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l Aooo LXXVII • Fase. 1-11
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GENNAIO-FEBBRAIO 1929 - ANNO VII
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GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE
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DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA
ROMA
PubbUcarione metmle
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N.B. - A questo fascicolo è annesso il supplemento dei RUOLI D'ANZIANITA DEL CORPO SANITARIO :MILITARE (Ufficiali medicì ed ufficiali chimici-farmaCisti in servizio permanente effettivo) al 1° geflnaio 1929.
SOMMARIO Alli abbonati ed al lettori. . . . . • . . . . . . . . . . . . . .
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XXXIV CONQREIIO NAZIONALE DI MEDICINA INTERNA - ROMA, Oin'OBRE 1928 - 8E· ZIONE DI MEDICINA MILITARE. D'Ambroalo. - I ùl~turt.i funzi onoli clc•l c:n cu'<) iu r'llJli'"''to a l sc·rYizlo militare. • • I cllsturbl ruuzivnall tlol ""''''" in r:ipl) <OI'l" al sc:r·,•l:dn rni litnro - S t mllo
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ARGOMENTI DI ATTUALITÀ: Costa. -
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NOTE DI IGIENE PRATICA: . De Porcettlnls. - . L a pr~.teur·tzznJ.Ione olui lati · • . . • . • . . . . . . . . • . • . . . CONIIRE8SI . •• • .• • . , ••• • • . . • • • • • •• . • • • • • • RIV,IBTA DI TECNICA E SERVIZIO SANITARIO MILITARE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . RIVI&TA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA
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CON,ERENZE ICI ENTI FICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI .•. ••• (
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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA M/L/TARE ROMA- Vid XX Settembre - Ministero della Guerra- f\ OMA
COLLANA MEDICO-MILITARE PUB~LI CATA
DAL MINISTERO DELLA GUERRA
DmEZIONE GENERA.LE DI !'<A.S ITÀ MI L ITARE
I - F . TESTI. - Storia retrospettiva dell~iene nell'Esercito italiano. Un vollUne di pa,gine 112 ...... . .. . .. . .... .. ... ...... . . . II - Riouohe biologiche degli Uffici psico-f!siologici di aviazione militare. - Un volume d i p agt.:;. 23ti con 46 ligure e 2 ta,·ole .. . .. . Ill - E. SAIO TORO. - Ferite addominali di guerra - Prefazion e d el pro fessore N . Gt.ANNETTASro. - Un \'Olumo d i p a gg. 400 con 38 figure IV - A. Lusno - A. Busrnco. - I • gas di guerra •· Impiego ed e!Yetti
- Provvedimenti e cura. -
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Un volume di pagg. 104 éOn 3
tavole microgrnfiche a c olori ........................... . V - A. Lusno. - Brevi ce:nni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-918).- U n volume di pagine 32 con 21 figure . ............................... .
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Agli abbonati ed ai lettori ! Nessun periodico scientifico italiano può vantarsi di una longe~-it1i eccezionale come il GIORNALE DI MEDICINA MILITARE, che col 1929 inizia., con la sua consueta puntualità, il 77° anno di vita. E, per non venir tneno alle antwhe consuetudini,· Bi dispensa dal fare u solito programma, che sta tutto neUa sua prospera vecchiezza. Sorretto dalla coBtante benevolenza e dal consenso unanime dei suoi fedeli abbonati, in. s~rt>izio ed i-n. congedo, che ancora una. volta hanno risposto compatti all'appello, u GIORNALE DI .MEDICINA MILITARE si accinge ad intraprendere quest'aUra tappa di 81lO lungo cammino, nella fiducia che non gli sar4 per mancare quella stima e simpatia intellettuale e morale, che lo hanno costantemente accompagnato sin qui e che rappresentano u fattore più saldo di ogni successo e l'incitamento migliore per superat·e le ognor crescenti difficoltà tecniche e finanziarie.
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XXXIV CONGRESSO NAZIONALE DI MEDICINA lNTERN.l· ·;~ ·, .'·~• ,..'--'"h r'' .r .) '-r" . .>.:.:.~-'7
ROMA • OTTOBRE 1928
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SEZIONE DI MEDICINA MILITARE
. n Giornale di medicina milita.re inizia anche quest'anno la 77 t.appa 3
di. ~uo lungo cammino col resoconto dei lavori della Sezione di medicina
~ilitare al XXXIV Congresso nazionale di medicina interna, tenutosi
m Roma nell'ottobre scorso . .Anche in questa seconda riunione il Corpo sanitario militare si è ~aggiormente affermato con un'importante relazione sui disturbi funZionali del cuore in rapporto al servizio militare e con interessanti comunica_zioni, che ancora una volta hanno messo in giusto rilievo la attività BClen.tifica degli ufficiali medici. . n giorno 14 ottobre, alle ore 10, nella grande aula della Clinica medica, al Policlinico Umberto I , sotto la presidenza del sen. prof. Queirolo, 6 con l'intervento della maggior parte dei direttori delle cliniche mediche 6 degli ist~tuti di patologia medica del Regno, di S. E. il tenente generale me~co Ferrero di Cavallerleone, del tenente generale medico prof. Gualdi 6 ~ numerosissimi ufficiali mèdici e congressisti, si svolsero i lavori della BeZlone. · . n maggiore medico G. D'Ambrosio, dell'ospedale militare di Torino lifeli. sul tema ufficiale :
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I DISTURBI FUNZIONALI DEL CUORE IN RAPPORTO AL SERVIZIO MILITARE Relazione del dott. Giuseppe D'Ambroslo, maggiore medico
.Spesso il medico militare si trova di fronte a casi di estrema difficoltà. per la valnt<•zione clinica clelia forma morbo·m, e conoseguontemente per l'applicazione dei criteri medico-legali che goveruano e fì;s:;ano l'apprez· zamento dell'attitudine fisica al servizio militare. Uno dci capitoli della patologia e dei problemi, elle piit hanno a 'l:>illato la mente degli studiosi durante l'tùtima guerra, è stato quello de lle turbe fuuziom~li del cuore, prima per la. grande frequenza, con cui souo occo1·:;e alla osservazione, e poi perchè, essendo alquanto oscttre nell'etiolog-ia, nella patogonesi e nella prognosi, si sono mostrate alquanto difficili ad essere inquadrate in limiti e confini precilli, tali da potere addi venire alla valutazioue medicolegale di detti disturbi con saggi e non discutibili cri teri di presunzione. Dall'affermazione di insignì cardiologi scaturisce la nozione che quasi i 4/5 dei cardiopatici dm·ante la guerra rive::; ti vano la forma funzionale o nervosa che dir si voglia, e di essi la massima parte erano affetti dal cosi detto « cuore del soldato ». Tale turba funzionale, detta altrimenti te cuore irrita,bile », già. descritta nella guerra di secessione americana, ha avuto diversa e svariata. interpretazione patogenetica. TI Barry, il Reale <0 il Wilson trovano la spiegazione di detta. sindrome morbosa nel difettoso ed insufficiente allenamento; il l\ia.ckenzie dà notevole e quasi esclusiva importanza alle pregresse malattie infettive e ad eventuali infezioni latenti, seguito in tale concetto da Cotton, L ewis, Tele, Poynton, ed anche da Groedel; Magnus-Lewy attribuisce il cuore del soldato a processi endocarditici riaccesi; Devoto a focolai di miocardite lieve e circoscritta, la cui possibilità di insorgenza a seguito di aff<ltica.mento viene avvalorata e confermata dalle esperienze sugli animali di Cesa-Bianchi. Romberg dà valore al riscontro in atto di amigdaliti, di ascessi dentari, di lue, di arteriosclerosi giovanile, di tabagismo; solo in pochissimi casi rileva sintomi di ipertiroidismo; Caro invece nel 10 %· Stoney poi mette in stretta rel ~• zione tali disturbi cardiaci con l'iperattività tiroidea: secondo questo ultimo autore tali forme non sono altro che manifestazioni leggere del morbo di Ba.sedow. .A.schenheim invoca un disormonismo; anche Vaquez un tm·bato equilibrio armonico. n Pende d à. la maggiore i mportanza al criterio costituzionale, cioè alla analisi della costituzione, fatta dal triplice punto di vista, morfologico, biochimico e nemopsichico. Abra.ms, Schlosinger, l\ia.rtinet, Brugsh, Herz, Geigel, Fiirbringer, ecc. propend ono per una. genesi nervosa. Anche Ceconi è per la natura nevrotica della sindrome; però si associa a Schmidt, a Kraus ed altri nel d are importanza in alcuni casi al cuore piccolo ed al cuore non allenato, con conseguente strapazzo o fatica cardiaca. n Gallava.rdin è per una predispos.izione nervosa costituzionale-; il Lian invece per una costituzionale debolezza. circolatoria..
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1 DISTURBI FUNZIONALI DEL CUORE, ECC.
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Dalla enorme congerie di lavori, che sono :pullulati durante e dopo la guerra, si viene al convincimento che molteplici e svariate siano le cause del cuore del sO:lda.to. Partendo da tale nozione, credo che non sarà stato inopportuno :prendere in considerazione ed in studio tale forma morbosa. anche oggi che la guerra tace, tanto più che quasi unanimementegli autori sono d'accordo che nulla di nuovo e di morboso abbia foggiato e plasmato la guerra, nulla che non trovi riscontro nel periodo di pace dal 1_>unto di vista etiologico e nosografìco. A tale scopo, invitato dalla Direzione generale di sanità, ho istituito, durante l'anno deco1·so, una serie di esami, a cui sottoporre metodicamente e sistematicamente tut ti i militari inviati in osservazione all'Ospedale di Torino per disturbi cardiaci. Raccolta l'anamnesi dettagliata di ognuno, procedevo all'esame fisico con speciale riguardo al cuore, completando ed integrando tale studio con la determinazione della :pressione, colla :provocazione del riflesso oculo-cardiaco, con alcune prove funzionali piuttosto semplici, coll'esame dell'urina, sia. per scoprire eventuali processi morbosi a carico delle vie urinarie, sia per sorprendere eventuale ingestione a scopo autolesionistico e conseguente escrezione urinaria di alcaloidi vegetali. Esaminavo tutti ai raggi X, tracciando per ognuno un ortodiagramma, per stabilire e consacrare graficamente la forma e la grandezza del cuore; inoltre procedevo alla determinazione del meta~olismo basale con l'apparecchio di Krogh. , ..., Sottoponevo infine tutti ad un esame elettro-cardiografico, ed in questo ho avuto a collaboratore il dott. Bessone. c:;...,<,;· ·,- ~ "" Per ognuno ho raccolto il tracciato grafico nelle tre derivazioni clas~·~ ; :· .,( :~ siche, tanto a riposo che dopo uno sforzo alquanto estenuante, allo scopo .t· '·. . ' ' di poter studiare quale risposta dia il cuore in seguito a lavoro, se sempre ~·:ç uniforme ed uguale in ogni caso, oppure diversa con eventuali caratteristiche e differenze inerenti alla peculiarità della sindrome e al diverso genere e comportamento dei fattori che abbiano pot uto concorrere nel determinismo della alterazione funzionale cardiaca. I casi occorsi alla mia osservazione sono ~tati. 82; detratti pochissimi affetti da vizio organico di cuore ed altri, in cui i vari esami e le varie prove funzionali sono state completamente negative, il numero dei militari utili per il mio studio è stat.o di 71. In base ai ristùtati avuti, cercherò di passare in rassegna, e possibilmente dettagliata, le principali manifestazioni 'c ardiovascolari di natura fin ora creduta funzionale, cioè non legate a presunte o per lo meno sempre dimostrabili lesioni organiche, facendo possibilmente un parallelo, un raffronto fra ciò che venne riscontrato in guerra, e ciò che è frutto delle mie osservazioni e delle mie esperienze. CUORE IPOPLASICO.
n cuore piccolo, colle due varietà di cuore mediano e cuore a gocc-ia è stato interpretato da Wenckebach, piuttosto che una debolezza costituzionale, quale l'espressione di perpendicolarità, di allungamento dell'organo per inserzione o situazione bassa del diaframma. Per Kraus invece costituisce una vera deficienza anatomica: è dovuto ad arresto di sviluppo del cuore e dell'aorta che si determina verso il decimo anno. Si riscontra
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I DISTUltBI FUNZIONALI DEL OUOB&, ECO.
per lo più nei longilinei, ma può anche trovarsi, meno frequentemente, in individui senza sproporzioni soma.tiohe evidenti, e senza l'appannaggio del torace caratteristico descri tto da Kraus. Si tratta, dice il Pezzi, di una anomalia nei rapporti abituali fra cuore e gabbia toracica, e, se non si può dire che una tale configurazione implichi necessariamente il significato di una debolezza funzionale; certo è però che non la si osserva mai in soggetti perfettamente normali. <fflneralmente infatti è esponente di uno stato meiopragico, per cui la funzionalità di tali cuori è di rendimento sempre minore del normale. Partendo da tale nozione, mai co.me nelle nevrosi cardiache, è assolutamente necessario fissare ai raggi non solo la configurazione che è estremamente caratteristica, ma anche la grandezza del cuore, la quale in tali casi ci dà ragguagli preziosi per la diagnosi e per la patogenesi della forma morbosa. All'esame ortodiagrafico, dei diametri da assumere, il più importante e il più fecondo di risultati con creti è sempre il diametro trasverso. Però per i militari osservati io ho seguito il consiglio quanto mai opportuno di insignì radiologi, ·di non accontentarsi di tale semplice ed unica misura lineare, la quale, anche quando venga interpretata non in senso assoluto, ma in senso relativo a.lla taglia, al peso dell'individuo, come nelle tavole di Moritz, di Dietlen, di Vaquez, di Pezzi, in alcuni casi non è elemento sufficiente a trarre un giudizio ~satto. E pertanto è meglio corredare tale reperto con altre misure, con altri indici, èon rapporti comparativi fra le varie cavità cardiache e di queste con lo sviluppo toracico. Per ogni cuore io ho preso in considerazione, oltre che il diametro orizzontale, quello longitudinale, l'indice proporzionale, il valore complessivo, il rapporto cardio-toracico trasversale, l 'indice toraco-cardiaco trasverso-longitudinale, la corda inferiore, il rapporto ventricolare di Becchini. In una parte dei casi ho rilevato col metodo di P ezzi la corda ventricolare sinistra e la saetta corrispondente; in tutti poi l'angolo d'inclinazione del cuore, l'angolo puntale del Siciliano, la differenza fra i due, onde rilevare l'indice del Becchini, che nei miei casi ha perfettamente corrisposto per stabilire la verticalità o meno dell'organo. Ho completato lo studio radiologico col prestare speciale a ttenzione alle modifìcazioni di forma e di convessità del profilo ventricolare sinistro e della punta, e coll'osservare l'aorta e le varie sezioni del cuore nelle posizioni in obliquo. In genere si può dire che la massima distanza trasversale nei cuori ipoplasici è al disotto degli 11 centimetri; però nella maggior parte dei casi si aggira sui 10 centimetri, con cifre più frequentemente inferiori che superiori. A mio parere, ai valori che si accostano agli 11 centimetri, alle misure di 105-107 millimetri si ha da dare importanza, solo quando la taglia dell'individuo, il peso specialmente è in stridente contrasto e sproporzione con dette cifre. Nei miei ,casi il valore più basso del diametro orizzontale è stato di 87 mmimetri. In detti individui la sintomatologia è quanto mai caratteristica: notevole senso di stanchezza, esauribilità al lavoro fisico e psichico, tachicardia, dispnea, senso di fiato corto, ambascia alla regione precordiale, sensazioni vertiginose con tendenza ai deliqui. In genere banno il tono sentimentale alquanto depresso, so,no mela.nconici, tristi, ipocondriaci. Nel raccogliere l'anamnesi, il loro :racconto è quanto mai uniforme: fin da
I DISTURBI FUNZIONALI DEL OUO&E, ECO.
ragazzi non potevano prendere parte ai giuochi con gli altri comp&gni, perchè sopravvenivano subito fenomeni di affaticamento, senso di mancanza di fiato, oltre che batticuori molesti. Obbiettivamente si riscontra.: abito astenico, deperimento, crisi va.somotorie al viso facilmente alternantiai, raffreddamento e cianosi delle estremità, crisi di sudore. I loro disturbi, in piedi, si accentuano, e nella posizione supina si attenuano sino a scomparire. n polso, che nella stazione eretta è sempre tachicardico in misura maggiore o minore, coricato si rallenta fino a diventare talvolta nettamente bradicardico, fino a 50 ptùsazioni fra i miei casi. L'oculo-cardiaco è quasi costantemente negativo. A proposito di tale riflesso, non sarà. fuori luogo accennare che ancora è quanto mai controversa la questione, se dalla positività di esso si pos;:;a argomentare dello stato della fibra cardiaca (come vorrebbe Wenckebach, Hoesslin, Barlocco ed altri). Non si sa ancora se con detto riflesso si saggi il semplice tonovagate od il tono cardiaco; il certo è che la funzione vagale è indipendente dalla sua eccitabilità, come ha anche dimostrato il Loewi, nelle sne nltime esperienze sull'ormone cardiaco. Infatti quest'ultimo autore ba visto che, dopo la atropinizzazione, l 'eccitamento del vago dà. luogo ugualmente a produzione di sostanza vagale, capace di rallentare il ritmo del secondo cuore perbiosizzato. Nell'ipoplasia cardiovascolare la. pressione arterio~Sa. è nella pluralità dei casi bassa: è al disotto dei 110 rnmimetri di mercurio; il più delle volte si aggira sui 100 millimetri. Sono invidui ipotesi costituzionali permanenti, non transitori. Già. dalle ricerche delle Scuole del De Giovanni, del Viola e del Castellino noi sappiamo che la tensione varia nei diversi tipi morfologici, ma, quali ne siano le cause, è quanto mai controverso. Fra i diversi fattori che regolano ed equilibrano la pressione, la massa del sangue nell 'ipoplasia cardiaca non entra in gioco. P er la possibile influenza della viscosità, vi è un lieve disaccordo: per una. parte degli autori essa è in percentuale perfettamente normale negli ipotonici: per Lyon, essa è in stretto parallelismo con la tensione fino al 30o anno: questo prescindendo dagli stati morbosi, in cui rientrano l'anemia e la cianosi, nei quali la viscosità può giocare una parte importante. Anche Da Rin afferma che in linea generale si può ammettere un reale rapporto tra. viscosità e pressione. Fossier, avendo per lunga esperienza personale rilevato sempre in tali casi un' aorta ascendente allungata e l 'arco aortico ristretto, viene alla deduzione che l'ipotensione sia dovuta alla resistenza opposta da tale vaso arterioso al passaggio della corrente sanguigna. Certamente nell'abbassamento della pressione noi non dobbiamo prescindere dalla constatazione che la funzionalità di detti cuori sia. deficiente; infatti, se si calcola l'energia di essi, si viene alla con clusione inoppugnabile che il loro lavoro è ridotto (l\'Iart,ini). Tale diminuzione di potenzialità, che, come sappiamo, è in funzione del volume pulsatorio, del numero delle sistoli e della pressione differenziale, non può non avere una notevole influenza sulla regolazione della pressione arteriosa e sulla diminuzione di essa. Un altro fattore, che si ha da prendere in considerazione, è la rilasciatezza., la dilatabilità delle arterie periferiche, che, in contrapposto alla rigidità ed aumentata tonicità. di esse n egli arteriosclerotici con
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I DISTURBI F UNZIONALI DEL CUORE, ECC.
conseguente iperronsione, è nat urale e logico faccia pensare che possa avere un ruolo importante e forse principale nella spiegazione patogenetica di tali stati ipotensivi: il letto vasale, non più governato convenientemente dall'innervazione vasomotoria, avrà notevoli alternative, che trovano riscontro nei pallori e rossori improvvisi, nelle crisi di sudore, di poliuria, di salivazione, di diarree nervose riscontrabili in una parte di detti casi, e da interpretarsi quali veri e propri squilibri vago-simpatici. Martini e Pierach hanno t rovato su 220 ipotonici la pressione venosa relativamente alta, la pressione capillare piuttosto bassa, ciò che potrebbe ancora una volta a ttestare dell'indebolimento della forza cardiaca; ma inoltre hanno potuto sufficientemente dimostrare che le arterie in essi non si comportano come di norma; e questo son riuscito a provare per mezzo della p rova calorica, che mi permetto di riportare. Nei normali hanno visto a mezzo dell'esame capillariscopico che la circolazione capillare a seguito della compressione dell'arteria corrispondente a monte, si arresta in 6• 10". Se si pratica lm bagno caldo locale, tale tempo si abbrevia a 3" -5" per effetto della vaso-dilatazione. Tale reazione manca negli arteriosclerotici, le cui arterie sono rigide; ed egualmente manca negli ipotonici. Esperimento questo che ha un notevole significato, anche perchè con ogni presunzione autorizzerebbe ad avvalorare, in tali casi, la teoria dell'iposurrenalismo. Però, in merito a tale fattore etiogenetico, nessun altro fatto sicuro viene a rincalzare e comprovare, per cui Martini e Pierach avanzano l'ipotesi alquanto discutibile di um\ associ~zione con nna insufficienza ipofìsaria. Certo la bradicardia in posizione supina, le prove farmacologiche, la composizione del sangue in calcio e potassio farebbero propendere per una vagotonia; ma è quanto mai azzardato affermare in modo sicuro tale goue~Ji; piuLto:>t,o in. Lali sogget.ti si ba d a ammetlt~re urr inlreccio ili vagotonia e di simpaticotonia. Il meglio è, allo Rtato attuale delle no~tre conoscenze, riconosce•·e che detta forma morbosa ha un<\ genesi complessa, in cui dovranno essere presi in e:;ame, oltre allo scoordinamento delle secrezioni interne, le anomalie del ricambio, le alterazioni costituzionali del trofismo generale, lo squilibrio tra le sostanze tensive, squilibrio di natura molto presumibilmente costituzionale, ereditario. Per Aiello cc nella maggioranza dei soggetti si costituisce, come stabile equilibrio, una determinata potenzialità complessiva in sost::mze ipertensive ed ipotensive, che dà. così il tono arterioso proprio, individuale, che è più o meno costante». E come è costante l'ipotensione in tali soggetti, così ln genere si modifica poco lo stato funzionale e muscolare dell'apparato cardiovascolare di detti individui. In stretta relazione con la pressione bassa sono le vertigini e gli svenimenti abbastanza frequenti: secondo Lewis nei 3/4 dci casi. Essi compaiono tanto nel passaggio rapido dalla posizione coricata. alla eretta, quanto a seguito di turbe emozionali, oppure immediatamente dopo 'lmo sforzo. I deliqui, che insorgono nelle ultime circostanze, si spiegano per una ult.eriore e rapida caduta della tensione con conseguente ischemia cerebrale. E ssi di solito si accompagnano al rallentamento improvviso e brusco del polso, a nausea, a. profuso sudore; fenomeni che cessano secondo Lewis con una iniezione di atropina, il che dimostra la loro origine vagale. Questi
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i DISTURBI FlJNZlONA.LI DEL ()UORE, E CC.
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attacchi non sarà inopportuno mettere in rilievo e segnalare, acciò il medico militare non creda a simulazione, solo perchè la lipotimia sopravvenuta, per es. durante un esercizio fisico militare, non sia accompagnata da tachicardia. Per spiegare la. vertigine che insorge nel passaggio a.ll'ortostatismo, Hering recentemente ha fatto osservare che nelle condizioni ordinarie e normali, quando ci si alza in piedi, diminuisce in primo tempo la. pressione, specie nelle parti più alte del corpo, e sopratutto aUa testa e nell'aorta ascendente. Abbassandosi così il tono del centro regolatore della tensione, il cuore supplisce battendo più rapidamente e piì1 energicamente, per cui la pressione finisce per aumentare e ritornare a mantenersi sufficientemente alta. Allorquando questo meccanismo regolatore non entra rapidamente in funzione, si produce uno stato di ipoernia cerebrale. E questo si può avverare, sia quando i vasi c-erebrali siano ristretti (arterio-sclerosi), sia quando tale meccanismo sia divenuto torpido per il troppo protratto riposo a giacere, sia quando la pressione sia relativamente bassa già. nella posizione supina, come nel ' caso nostro. Delle poche prove funzionali, che io ho adottato per saggiare la funzionalità miocardica, quella della apnea volontaria, la prova di Stange, ha dato risultati nettamente negativi, ciò che contrasta con la teoria etiologica della deficienza respiratoria, e dall'altro canto armonizza con i risultati di Wallaoo Jones sulla capacità vitale nelle cardiopatie. Mentre nelle malattie organiche del cuore la C. V. diminuisce notevolmente (dal 100 % passa fino al 40 % nella stenosi mitralica con fibrillazione) non si sa se per alterazioni strutturali polmonari o per stasi nei capillari, nelle sindromi da sforzo invece il valore della capacità vitale scende all'So, eccezionalmente al 75 %· Tale grado lieve di diminuzione sembra molto strano all'autore ed in contrasto colla dispnea spiccata di tali pazienLi. E per Lanto l'A. viene alla. conclusione che la ta.chipnea n elle malattie funzionali del cuore abbia una patogenesi assai diversa da quella che si riscontra nelle cardiopatie organiche. Prima di procedere oltre, farò una digressione assolutamente necessaria e breve sulle prove di attitudine flmzionale del cuore, di cui solo di qua.lcuna io mi son potuto avvalere, oltre di quelle già accennate. Innumerevoli come sono, ed in mancanza di un esatto studio comparativo, non si sa a quali dare la prefenza.. Sia che la risposta del cuore venga provocata pel tramite del sistema vegetativo: o attraverso il vago (riflesso Dagnini, labirint{)-cardiaco, auricolo-cardiaco, naso-cardi<'l.co, oculo-atriotonico del Minerbi, oculo-va.sodilatatore ipotensore, faringo-esofago-cardiaco, riflesso di Walser, addomino-cardiaco e ort o-cardiaco del Livierato, sinocarotico, r. di Erben), o attraverso il simpatico (vertebro-cardiaco del Rubino, oculo-ca.rdioa.cceleratore, riflesso ortostatico di Prével, r. di Abrams, oculo-angiotonico ipertensore, riflessi di tonicità diretta del Minerbi, r. aortico di Epifa.nio, r. palato-cardiaco); sia che il metodo venga basato sulle variazioni della P. e della frequenza del polso (Recklingausen, A.zoulay-Varisco, Cardarelli, Amblard, Moritz, Valsalva, Mueller, Mosler, 8trubel, Herz, Schapiro, Mendelsohn), oppure sull'uso di determinati apparecchi (sfigmobolometria, energometria, viscosimetria); o sulla somminiatra.zione di sostanz·e farmacod.inamiche; a giudizio della maggior parte degli autori, quasi tutte le prove mancano di valore pratico.
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I DIBTURBI FUNZIONALI DEL OUOU, BCO.
Alcune di esse, dice il Grossi, benchè note e di facile applicazione, dànno risultati di interpretazione dubbia. Inoltre detto autore insiste u snlla discordanza dei risultati che in uno stesso individuo, sia sano che mala.to, possono aversi da ricerche di riflessi della medesima categoria». n Pende raccomanda di interpretarli con molta prudenza; il Ceconi confessa che manca un metodo sicuro di valutazione della. capacità cardia;ca. Wenckebach ritiene erroneo il criterio di misurare l'efficienza miocardica in base ai numeri tirati dalla misura della pressione sanguigna, dato che questa è sottoposta a numerosi fattori extra-cardiaci, che si in.trecciano senza che sia possibile dotninarli. È importante, dice e con lui altri osservatori, tra cui Vaquez e Donzelot, stabilire una buona anamnesi, procedere ad un esame clinico minuzioso e completo con dati grafici, manometrici e radioscopici: questo è il solo metodo utile per giudicare del valore funzionale del miocardio. Al m assimo, aggiunge il Wenckbach, si può ricorrere ad un metodo semplice, alla constatazione del come si comporta il polso dopo un movimento corporeo possibilmente natura le ed 11suale all'ammalato. Questa è l'unica prova , asserisce, che ci permetterà, se non in tutti, in molti casi di a vere un retto criterio sulla ca pacit~L cardiaca. In base a tali sani principi di semiotica , ribaditi ed avvalorati da l giudi.zio di innumerevoli aut ori, io mi sono limita to ad adottare dei saggi semplici, quale è la prova st atica e la prova dinamica del 1\Ia.rtinet, la apnea volontaria ed il riflesso oculo-cardi.aco, di cui già ho fatto cenno; qualche volta il riflesso di tonicità del l\Iinerbi nella manovra di Azoulay-Varisco modifica ta dal l\finerbi stesso. Non già che il riflesso di 1\brtinet, anche ridotto al semplice conteggio del polso, non presti il fianco, al par degli a.ltri saggi, a critiche e svalori.zzazioni; ma è il metodo che più di ogni altro è sta to usa to in guerra, con modifiche più o meno necessarie; è quello che più ha risposto allo scopo, perchè semplice, alla portata di t utti, non necessitando d ella percussione e della a scoltazione con la difficoltà e la soggettività inerente a tali indagini semeiotiche, e potendo all'occhio attento del medico scrupoloso, quando venga vagliato a giusta misura, non preso a sè, ma nel quadro generale della mala ttia, costituire un elemento quasi indubbi0 e di grande valore, specie nel campo della medicina militare. A tal proposito ho da dire che nei casi da me osserva ti non ho potut o che lod:armi della prova: ta nto la reazione sta tica che la dinamica nei cuori ipoplasici, come era da aspettarsi, è stata esagerata; e in genere il periodo di durata della accelerazione dopo lo sforzo è andat o oltre i 4-5 minuti. Se si può parlare di una caratteristica dei cuori piccoli, è che, nel passaggio alla posizione supina dopo i . 5 minuti di a ttesa~ il polso con grande rapidità passa dalla tachicardia provocata alla bradicardia: e questo, in alcuni casi, anche poco tempo dopo effettuato l'esercizio fisico. Dat i i suesposti reperti semeiologici, oggi che il concetto clinico del tono domina in patologia, viene spontaneo e naturale domandarsi se il comport amento funziona le dei cuori ipoplasici debba interpretarsi quale un disturbo della tonicità miocardica. Dalle ricerche interessanti del Meldolesi, estese sistematicamente alla maggior parte degli stati morbosi, risulta che nei longilinei a cuore pendolo, nelle tre prove da essi adottate, non si osserva mai reazione di ipotonia; non solo, ma quello che è interessante
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rilevare, è che alla ra.dioscopia il comportamento delle pulsazioni marginali è assolutamente diverso da quello che si osserva nei disturbi della tonicità. Mentre, in questi ultixni casi, vi è marcata diminuzione di ampiezza delle oscil.lazioni pulsatorie del cuore con conseguente diminuzione del rapporto diastolesistole, nell' ipoplasia cardiaca invece aumenta tale ampiezza: la vivacità, l'estensione delle pulsazioni marginali sono quanto mai evidenti ai raggi X ed aumentate considerevolmente in confronto al normale. Già Schwarz e Wenckebach avevano messo in rilievo tali caratteristiche; anzi Ohm vi aveva annesso tale importanza, da creare un tipo speciale di cuore, il cosi detto cuore attivo (actionstyp.). Queste differenze sostanziali Ini richiamano alla mente i risultati, che si ottengono con alcuni metodi di esplorazione funzionale di detti cnori. Infatti nel riflesso del Minerbi, specie con la tecnica di AzoulayVarisco modificata, non si ha la reazione caratteristica dei cuori deficienti, ma si ha una iperrefiettività, una reazione tonica esagerata, molto più intensa che negli stati fisiologici. Si ha cioè una notevolissima riduzione dell'ottusità cardiaca nella sua area totale, tanto che per l'A. e per Curupi, che ha esperimentato il riflesso su vasta scala, tale segno fisico assurge all'altezza di un ottimo criterio diagnostico per la nevrosi cardiaca in genere, ed in specie poi per i cuori ipoplasici dei longitipi, ciò che serve al c.aso nostro. Dall'altro canto il flebogramma di detti individui non dà spiccata elevatezza e verticalità dell'on4a c e v, che è- propria dello stato di ipotonia cardiaca secondo Ohm, e su cui richiama il Pende; ma in molti casi da torpore ed allungamento maggiore che nel normale della linea discendente di c e del sollevamento v. Il comple3SO di questi risultati rende quanto mai suggestiva l'ipotesi dell'ipertono costrittorio del Pende, cioè una nuova forma di compenso che si stabilisce, quando diminuiscono le resistenzé periferiche, e quando il cuore per ragioni insite nella sua carne non è più capace di distendere le sue fibre per mettersi sotto l'imperio della legge Starling-Maestrini. D cuore, stando a quello che ha dimostrato Stacey Wilson, se è in istato di intossicazione o incipiente degenerazione come in molte tossinfezioni acute, ovvero negli stati marantici, oppure dopo profuse emorragie, restringe le proprie carni, si rimpicciolisce, o perchè, data la diminuzione della massa sanguigna, il dilatarsi sarebbe un non senso fisiologico .che urterebbe contro il concetto del tono, che è più che altro adattamento al proprio contenuto; o perchè, in stretta relazione con la sua liinitazione funzionale, il cuore non è più capace di spingere nel torrente circolatorio che una minore quantità di sangue. Tale diminuzione di volume cardiaco, da adattamento, è constatabile ai raggi X ed è reversibile nelle suddette evenienze, in quant o col miglioramento e con la guarigione della forma morbosa l'ombra cardiaca ritorna alla grandezza di prima. Pare che le stesse modalità di funzionamento e quindi di compenso si stabiliscano, oltre che in tali stati patologici, anche nelle debolezze cardiache costituzionali ad impronta ipotonica. vascolare, di fronte ad un maggiore carico di lavoro: il cuore, allungando le sue fibre in tal caso, dovrebbe spiegare una maggiore energia di contrazione di cui non è capace, e pertanto supplisce, lasciando il sopravvento e la dire-
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zione del compenso al simpatico. Essendo però tale nervo catabolico per il cuore, e non anabolico come il vago, si spiega perchè tanto facilmente
si passa allo stadio di stanchezza; del miocardio, e si andrebbe oltre sino allo esaurimento, allo strapazzo anche irreversibile, se non intervenissero, quali segnali di allarme, il dolore precordiale, la dispnea. intensissima., e il deliquio o senso di lipotimia., che secondo me, in tal caso, riescono provvidenziali. È gil!luta finalmente l'ora di d omandarsi se tali soldati abbiano attitudine fisica al servizio militare, e di quanto presumibilmente sia ridotta la loro capacità redditizia. Dagli studi di Ménard, fatti durante la guerra, ristùta che nelle prime linee, .a, 100, 150 metri dalle trincee nemiche, la pressione ma:;:;ima e la pressione minima generalmente si abbassano per elevarsi nella seconda e terza linea. Associata a tale disordine pressorio, nella qua!Si totalità dei militari, in prima linea si riscontra tachicardia più o meno accentuata. Lo scoppio di tma granata nelle vicinanze ha per effetto di innalzare considerevolmente la Mn e poco la Mx; la stanchezza poi ed il surmènage elevano quasi sempre la. minima, riducendo la differenziale. Da tale nozione quant o mai interessan te scaturisce chiaro il criterio elle tali individui siano afìsolutamente inadatti alle prime linee; e questo anche prescindendo dallo stato di mi<~eria organica, che il più delle volte è iti triste a}lJ)annaggio di tali giovani, e dallo stato di minorata ca.pa.C'ità lavorahva, a. cui c~;si il più delle volte non riescono a sfuggire durante la loro vita. La possibile utilizzazione di e:;si si riconuctt.e al problema ancora insoluto dei vantaggi che possano trarre o meno dall'allenamento. Quantunque lo Schiffcr ed il Kr~~u s assicurino per e:;j)eticnza perso-
nale che giovani dai 18 ai 20 anni con torace e~igno e cuore a goecia abbiano potuto con l'istruzione militare e con la buona alimentazione svilupparsi tùteriormcntc, in quanto prima si sia prodotto aumento del diametro t.rasverso del torace e poi maggiore ampiezza del ventricolo sinistro, allo stato attuale delle nostre conoscenze ed a giudizio dei vari autori, si hanno da fare le più .a.mpie riserve, specie perrhè quasi costantemente all' ipoplasia C<'\rdi::wa è associata quella della aorta. Il Barlocco con incisiva e bella fmse dice che l'uomo non ancora possiede il segreto di trasformare l 'ape operaia in ape regina. Ed a tal proposito non sarà azzardato affermare che molto probabilmente esistano caratteristiche individuali costituzionali delle varie funzioni catdia.che, nel . senl:òo che la fibra miocardica sia più o meno capace di ipertrofizzn.rsi, sia più o me-no contrattile, eccitabile, o tonica; insomma possieda peculiarità individuali ereditarie e difficilmente reversibili, delle quali non sempre si riesca ad aver ragione. Certo sarebbe quanto mai interessante d'istituire anche da noi ricerche sistematiche al riguardo con controllo periodico ai raggi X allo scopo di stabilire se effettivamente l'allenamento razionale e progressivo possa essere benefico e possa dare qualche garanzia di successo. Per mia esperienza personale ho da dire che una buona parte di soggetti con cuori ipoplaski sono caduti sotto la mia osservazione due, tre, quattro mesi dopo la chiamata alle armi, durante il quale periodo avevano prestato un relativo Rervizio, quanto mai ridotto e sforzato; anzi uno di essi era da
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più di un anno arruolato e si era visto costretto a fare l'attenden te, pur di non esporsi a fatiche eccessive. Tutti codesti giovani erano in condizioni somatiche relativamente migliori che non quelli infìnitamente più numerosi osservati durante la guerra; e questo per la larghezza delle disposizioni attualmente vigenti in confronto a quelle del tempo bellico. Eppure, nonostante ciò, l'istruzione militare più o meno protratta non era riuscita a modificare e migliorare le note di deficienza organica e cardiaca di detti individui. .A tal proposito non sarà vano rammentare a qualche giovane medico militare di non lasciarsi influenzare dallo stato di bradicardia possibile a constatarsi nella posizione supina in detti soggetti, ma di procedere ugualmente ad un esame clinico minuzioso e completo, percbè solo da esso si possono trarre elementi di giudizio conformi e confacenti. Di regola l 'attitudine fisica di detti soldati è ristretta : sono utilizzabili solo per i servizi sedentari. Per quelli cbe hanno valori dei diametri cardiaci relativamente non molto bassi, sarà il caso di insistere in un periodo di allenamento progressivo, possibilmente sotto il controllo medico, specie se lo stato nutritivo e lo stato neuro-psichico dell'individuo siano soddisfacenti.
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Anche recentemente qualche autore (il Galatà) ha tentato di ricondurre lo scompenso cardiaco ad uno stato di intossicazione da veleni della fatica: questo dimostra quale importanza abbia per noi lo studio dei complessi meccanismi c.he intervengano per il ristabilimento dell'eqtùlibrio, allorquando la prestazione cardiaca di fronte ad un carico maggiore dovrà aumentare; e da l'altro canto quale significato di indiscutibile valore bisognerà attribuire, negli individui sani, allo stato di allenamento o meno del cuore. Il prof. 1\'Iaragliano in una sua conferenza dice: n n cuore, pur di un uomo sano, ha dei limiti nello sviluppo delle sn.e energie di riserva ». Che queste energie possano aumentare, ci viene insl'gnato diutumamente dalla ginnastica e dagli esercizi sportivi. Al pari che nei muscoli scheletrici, si ba da ammettere con Giuffré, che per !avoli progressivamen te crescenti nelle fibre miocardiche si fa più attivo il m etabolismo, minore diventa. il consumo della materia, più rapida l'eliminazione dei prodotti tossici e la. reintegrazione anabolica. n miocardio, cosi adattandosi alle nuove richieste di prestazioni con i suoi delicati e complessi congegni, di cui non bmogna dimenticare quello riguardante il sistema nervoso, riesce a dare un rendimento sempre maggiore. Questo però sempre c.he da un esercizio lieve e breve si passa gradualmente ad uno sforzo meno lieve e più lungo, quando da un movimento poco rapido e poco complicato ·si passa. ad uno più brusco e più complesso. Se l'organismo invece per mancanza di allenamento non ha raggiunto la facilità di manovra che è necessaria per dare una risposta adeguata e proporzionata al maggior carico di lavoro, le cose si complicheranno e diversificheranno: al pari c.he per l'apparato muscolare scheletrico, che va incontro a fenomeni di affaticamento, viene quanto mai naturale arguire che il cuore debba andare incontro a stanchezza.
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Questo è quanto è avvenuto durante la guerra: numerosissimi individui, più che altro impiegati, professionisti, bottegai, barbieri, ecc. hanno sofferto disturbi cardiaci, perchè insufficientemente allenati alle fatiche. La sintomatologia allo stato di acuzie a tutti è nota: respiro affannoso, sudorazione profusa, concitazione e disordine cardiaco, pesantezza degli arti inferiori, senso di peso e di pienezza alla regione cardiaca. È inutile insistere oltre nel quadro fenomenico, perchè quasi tutti i medici hanno avuto l 'occasione di portare le loro cure ai soldati, che si abbandonano durante le marce sui mucchi di ghiaia della strada, e quasi tutti avranno assistito al rapido insediarsi di uno stato di stanchezza del cuore in militari durante una ascesa in montagna, durante un bombardamento, a seguito di turbe emozionali violente. Se vi è un carattere differenziale, è che il cuore, oriiginariamente di grandezza normale, si mantiene invariato nel suo volume o muta di poco. In genere, oltre i fattori accennati, si ammette che ve ne concorrano altri, quali possono essere l'insufficiente e non congrua alimentazione, l'eventuale abuso di eaffè o tabacco, l'ambiente inadatto di lavoro, lo stato psic.'lostenico dell'individuo. n momento etiologico però più incriminabile, tale da cost.ituire una condizione predisponente di grande valore per una gran part.e di autori, è l'aver sofferto malattie tossinfettive. Una buona comprova di ciò si ha negli studi del Ruggori. Nel mentre nei militari senza precedenti anamnestici degni di nota, dopo un violent,o bomibardameuto e dopo un combattimento, si riscont.ra reazione emotiva nulla o bradicardica, e solo in pochi casi accelerazione cardiaca., nei soldati con anamnesi non muta quasi sempre si osi'erva reazione tachieardica intensa, che può dlll'are dalle 6 alle 19 ore. Questo net.to comportamento differenziale fa presupporre e presumere che in tali ulti.tni casi siano residuati dall'antica tossinfezione esiti non rilevabili clinicamente, ma affioranti, quando il cuore è chiamato ad un eccessivo dispendio di energia, sia questo dispendio di semplice natura fisica o sia di origine psicoemotiva. E questo prescindendo anche dalla possibilità. di lievi focolai di miocardite, su cui insiste il Devoto, per la semplice azione tossica della fatiea. Sorvolando, per brevità di esposizione, sulla natura funzionale del disturbo, il quale è con ogni presunzione a carico della proprietà tonica della fibra cardiaca, metto in rilievo l'opportunità per il medico militare di invigilare presso i corpi di truppa, acciò i ritardatari alla chiamata, e in special modo i rientranti al reparto dopo un ricovero più o meno lungo in ospedale per malattie soprav-venute durante le prime esercitazioni n:iilita.J:i, non vengano, come qualche volta si fa, sottoposti a fatiche e marcie eccessive, che, se per gli altri già. in periodo di avanzato allenamento militare sono senza effetto dannoso, per quelli non ancora abituat i possono dar luogo a spiacevoli conseguenze. Assolutamente necessita tale profilassi, perchè è appunto fra detti militari che il più delle volte si annoverano i casi di sindrome da sforzo, come è avvenuto per un soggetto, un impiegato, occorso alla mia osservazione. Di fronte a tale sindrome, quando si stabilisce acutamente, deve e.ssere un principio ed una norma elementare per il medico di non fare allusione in alcun modo alla gravità dei fenomeni: altrimenti il paziente, che il più delle volt.e è nn psicastenico, resterà in preda à timore e ad
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ansia, incomincerà a concentrarsi e ad auto-osservarsi, i ncomincierà ad auto-suggestionarsi colla continua rappresentazione mentale della crisi superata, tanto da ricadervi, anche per ragioni psico-emotive, oltre che meio.Pragiche cardiache, quando sarà chiamato a compiere un nuovo sforzo. Di regola tali disturbi si attenuano e scompaiono in poco tempo. Vaquez e Donzelot consigliano un riposo a letto di 3-4 giorni; poi quelli calmati dal riposo dovranno essere riutilizzati, ma dopo un congruo allenamento. Quelli che persistono ad essere tachicardici, nonostante la cura di riposo, dovrebbero per gli autori suddetti essere proposti per una licenza; termi· nata la quale, o ripresi per essere assoggettati ad un progressivo allenamento, o riformati. Certo colla licenza il più delle volte si ricuperano detti individui; ad ogni modo sono sempre elementi adatti per un servizio leggero, per cui, invece della riforma, sarebbe opportuno prendere un pt·ovvedimento di assegnazione ai servizi sedentari. Tutto dipende dalla forma più o meno accentuata della tachicardia, oltre che dallo stato generale dell'individuo; onde è affidato al giusto criterio del medico il provvedimento da prendere. TuRBE IN CUORE IPERTROFIOO.
Non sempre detto cuore è legato, accompagnato ad alterazioni funzionali; ma, appunto per questo, il medico militare dovrà avere ed usare molto discernimento, per sceverare caso da caso. n problema della grandezza del cuore si riconnette al quesito, che è necessario analizzare, se un sopralavoro, durato a lungo, possa produrre aumento di volume cardiaco. Certo, se volgiamo lo sguardo agli animali con speciale riguardo a quelli della stessa specie, noi veniamo a conoscere che la lepre ha un cuore tre volte più pesante che il timido coniglio, il rapido capriolo è fornito di uno dei cuori più grandi, e così pure la renna e gli uccellidalrapidovolo. Grober, Bruna e Kulbs fecero ricerche sugli animali della stessa nidiata, venendo alla conclusione che quelli sottoposti al lavoro raggiungevano un peso cardiaco superiore agli altri. Hirsch con accurate statistiche anatomiche sugli uomini ha dimostrato che la massa del muscolo cardiaco cresce in proporzione della massa muscolare sche1etrica. Dippelt vi ammette un vero parallelismo; RoMle ha trovato cuori più pesanti nei soldati che provenivano dalla prima linea durante la guerra. Moritz con osservazioni radiologiche ha constatato che l'istruzione militare produce ingrandimento dell'ombra cardiaca nel 50 % dei militari, specie in quelli a mestiere sedentario nella vita borghese. Studi di Herxheimer, di Deutsch e Kauf, fatti su migliaia di sportmen hanno dati risultati positivi per l 'aumento di volume del cuore, specie in coloro che praticano sporta di resistenza (skiatori, maratoneti, ecc.). A detti autori si contrappongono altri osservatori, che negano l'esistenza di una ipertrofia idiopatica, nel senso che i diametri del cuore, per il lavoro, raggiungeranno il limite superiore della norma, ma mai oltre. Spiegano i risultati contradittori dei primi, perchè in genere non hanno stabilito un rapporto fra la massa del cuore e lo stato generale dell'individuo: se hanno tenuto conto dell'età, non hanno preso in considera-
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zione il peso e la circonferenza toracica, i valori più interessant i e più probativi per stabilire tale rapporto di sviluppo. Fra questi è il Krehl. Eimer poi ultimamente ha confrontato le misure dei diametri del cuore assunte dagli studenti di M:nburgo, dell 'età media dai 18 ai 23 anni: colle cifre desunte da più di 300 campioni delle olimpiadi tedesche; ed ha concluso che a parità di peso le reali differenze sono piccole: il diametro trasverso degli olimpionici superava di un centimetro quello dei gruppi di studenti dt>ll'istesso peso, solo quando si trattava di persone di una. certà età, sui 40 anni. Data l'elasticità dei limiti normali, a cui noi ordinariamente facciamo capo per le misure dei diametri cardiaci, si viene alla deduzione che non vi siano differenze rilevanti e chiaramente apprezzabili ; deduzione che trova conferma nelle osservazioni di altri autori, tra cui il Vaquez, i quali affermano che l'ipertrofia da lavoro non esiste, e, seppure è rilevabile, si dilegua quando cessa la maggiore attività lavorativa e l'allenamento sportivo. Il cuore si adatterebbe all'aumento di lavoro non momentaneo, ma duraturo e protratto, con una maggiore dilatazione a ttiva, lasciando la direzione del compenso al vago (Schenk, Pende); donde l'apparente, transitorio e non eccessivo aumento di volume. Da quanto sopra, si ha da dedurre che il più delle volte, quando si riscontra ipertrofia non lieve del cuore, questa, oltre che col lavoro, si ha da mettere in rapporto, ciò che già opportunamente fece notare il Michelazzi nel 1910, con fattori intrinseci, cioè anomalie costituzionali, a cui si dOVI'à aggiungere l'azione nociva dell'alcool, dell'ipernutrizione, degli abusi sessuali e delle malattie tossi infettive pregresse. Partendo da tale presupposto, che la fatica non è spesso che l'elemento rivelatore e aggràvante di cardio-angiopatie latenti (Micheli), quando in tali cuori si stabilisce uno stato di deficienza funzionale, anche per stimoli solo psicoemotivi, quale può essere un violento bombardamento o il crollo di una trincea, l'ufficiale medico dovrà ben vagliare le circostanze, e guardarsi dall'a"ttribuire l'aumento di volume del cuore ad una dilatazione acuta. Egli dovrà ricordarsi che tali dilatazioni sono rarissime, tanto è vero che, nell'ultima guerra, si può dire che non siano state osservate, se non in casi più che unici; dall'altro canto dovrà tener presente la sint omatologia di dette forme, che riveste una gravità eccezionale con stasi retrograda. E cosi potrà ricondurre la turba funzionale, di cui facciamo parola, ad uno esquilibrio prodottosi in soggetto già predisposto per le sue condizioni meiopragiche, per quanto ipertrofiche, del cuore. In genere detti individui difficilmente vengono ricuperati per la prima linea; ordinaria,mente dovranno essere adibiti ai servizi sedentari. Questo, sempre prescindendo dalle forme gravi di insufficenza circolatoria, che possono insediarsi in tali individui, alla cui autopsia talvolta non si riesce a mettere in evidenza almma alterazione strutturale (donde la creazione di un nuovo nome, la miocardia). DISTURBI CARDIACI DA IPERTENSIONE.
Non è tanto facile e semplice assegnare ad un giusto posto e ad un adeguato servizio un iperteso, se il medico militare non userà attenzione ed oculatezza nello sciogliere il quesito diagnostico che gli si para davanti, se non cercherà e non riuscirà di trovare l'origine e la causa dell'aumento
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di pressione. Egli dovrà tener presente innanzi tutto che la tensione può
oscillare in limiti abbastanza vasti, specie per ragioni emotive, e pertanto non si limiterà ad una sola misurazione; inoltre dal punto di vista. della prognosi e della benignità, dovrà. farsi guidare dal discernimento che le pressioni anche elevate, ma oscillanti, vengono in genere sopportate abbastanza bene per decine di anni, mentre le ipertensioni fisse dovranno essere considerate con molta prudenza e con molta riserva. Non sar-d. inutile accennare che tante volte esse sono subdole, non vengono avvertite dal paziente; il più delle volte però negli individtù di media età. dà.nno irrequietezza, vertigini, cefalee, palpitazioni, dolore alla regione cardiaca, tendenza alla tachicardia, dispnea da sforzo. Sorvolando sulle ipertensioni rena.li e sclerotiche vasali, sull'ipertonie parossi.stiche da saturnismo e da tabe, perchè legate a malattie già contemplate a parte nell'elenco infermità, tante volte si ha da. ricondmre l'aumento della tensione alla cosi detta ipertonia essenziale, i cui fattori etiologici sono, a giudizio degli autori, talmente vari ed indecisi, d(~ rendere incerta e difficile la classificazione. Quello che in genere differenzia tale forma dalle altre, è che il ventricolo sinistro resta a lungo in stato di ipertrofìa concentrica, senza accompagnarsi a dilatazione (Micheli): col semplice esame clinico non è constata.bile alcun aumento di volnme; all'esame ra.dioscopico invece è rilevabile un'accentuazione della curva del ventricolo sinistro. Inoltre la pressione arteriosa presenta abbastanza notevoli oscillazioni, ciò che non avviene nell'ipertension·e da capilla.ropatia ; la. pressione venosa e la pressione capillare sono normali, non elevate come in quest'ultima. Quale dovrà. essere la sorte, dal punto di vista militare, degli ipertesi t Quelli senza ipertrofìa di cuore sono generalmente ipertesi transitori e possono an.che attendere a servizi alquanto faticosi. Tali individui si differenziano dagli altri, perchè in genere la pressione si abbassa quasi totalmente a letto. Quegli affetti invece da ipertonia essenziale con fenomenologia di una. certa entità, e gli altri iper t.esi, purchè i loro disordini funzionali non siano gravi, potranno essere assegnati ai :servizi sedentari,· specie a lavori di concetto. Non sarà fuori luogo accennare in tale capitolo alla arteriosclerosi giovanile, riscontrata con una certa frequenza nell'ultima guerra, la cui sintomatologia è quanto mai vaga ed affine alle sindromi da turbe funzionali. Essa offre molte difficoltà per essere diagnosticata; e per tanto necessit-a di molta oculatezza da parte del medico, per essere riconosciuta a tempo. CuORE BASED OWIANO.
Circa l'importanza da dare all'ipertiroidismo nella patogenesi del • cuore irritabile », durante la guerra vi è stato notevole disaccordo: Lewis con altri autori ammette il basedowismo solo nel 4 % dei casi; Caro dell'esercito tedesco nel 10 % quale reperto principale, nel 60 % quale reperto secondario. Per Stoney la guerra con tutto il suo corteo di orrori, di strapazzi, di si~zioni minaccianti seriamente l'integrità personale con conseguente scatenamento di emozioni violente, ha. funzionato da ottimo
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rivelatore di innumerevoli iperti.roidismi che erano allo stato di Iawnza. Nessuno disconosce il grande ruolo che giuoca l'elemento ereditario e l'elemento psichico, specie in soggetti, in cui vi è abnorme abbassamento della soglia delle reazioni emotive. Dall'altra parte è ben noto che il Basedow può essere la conseguenza immediata o lontana di una tossinfezione (sifilide, reumatismo, febbre tifoide), come pure l'espressione e l'esponente di piccole cause un tempo insospettate, come la piorrea alveolare, la carie dentaria, la stasi intestinale, che verosimilmente agiscono a mezzo della produzione di speciali veleni. La grande difficoltà a riconoscere ed inquadrare tali forme è nell'assenza dei sintomi caratteristici del gozzo esoftalmico. Nella maggior parte è appena accennata l'ipertrofìa tiroidea, e solo si apprezza un vago ed indeciso aumento di consistenza della ghiandola; mancano i fenomeni oculari, quelli a carico dell'apparato digerente ed a carico dell'apparecchio urinario. Non sempre vi è tachipsichismo ed eccitabilità; anzi in alcuni casi vi è notevole senso di depressione, di malinconia e di noia; qualche volta bulimia; spesso appetito scarso; quasi sempre dimagramento più o meno accentuato con remissioni ed alternative. n complesso della fenomenologia è legato più che altro a squilibrio vegetativo con manifestazioni specie nella sfera cardiovascolare. Per quanto tutti gli autori ora siano d'accordo nell'ammettere un disordine anfotonico nel Basedow, si ha da riconoscere che vi è una netta preponderanza simpatico-tonica. È superfluo perdersi in dettagli a tutti noti; quello che potrà avere una certa importanza, è l'accennare che l'oculocardiaco è costantemente negativo ed invertito, che le rivoluzioni cardiache, per lo più ritmiche, all'elettrocardiogramma si dimostrano disuguali per durata, con differenze che vanno oltre i 3-4 centesimi di secondo; che la T è frequentement~ molto elevata; il polso è quanto ma.i instabile, per quanto permanentemente tachicardico; l'efficienza cardiaca è quasi sempre scarsa, come si può rilevare chiaramente nelle varie prove funzionali. Nei miei casi credevo di poter fare affidamento sul piccolo segno di Lian, cioè dell'iperestesia ti.roidea, ma invece mi son dovuto accorgere che è alquanto infido specie tra i militari. . Anche la macchia dermografica di Maranon non è costante. Leggevo che durante la guerra qualche autore aveva dato quale carattere differenziale fra le tachicardie tireotossiche e le altre la mancanza di rallentamento del polso durante il sonno. Io in alcuni casi ho avuto ritorno alla frequenza normale del cuore già in posizione supina; dall'altro canto l'Osti su ammalati non dubbi di Basedow ha notato netta diminuzione di battiti (fin del 50 %) durante il sonno, certe volte con discesa delle p1ùsazioni da 125 fino a 60 al minuto. Tante volte si nota pressione differenziale piuttosto alta per abbassamento della diastolica; in qualche caso più che unico bo notato lieve ipertensione sistolica, ed ingrandimento dell'ombra cardiaca, più che altro a carico del ventricolo sinistro; meno infrequentemente ho osservato arrotondamento della punta. n racconto di detti militari è stato quanto mai diverso da quello degli altri precedentemente presi in considerazione: la maggior parte fa risalire le sofferenze ad una malattia pregressa, ad un di<>pi.acere provato, allo strapazzo cui sono stati assoggettati sotto le armi nei primi tempi dell'i-
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struzione militare: l'inizio di regola non rimonta ad epoca lontana, nè tampoco alla fanciullezza. Certe volte i disturbi sono comparsi subdolamente: accennano a vaghe sofferenze e a dimagramenti inspiegabili, ~tine cama, a cui sono andati incontro; le turbe cardiache in primo tempo furono minime, ma sotto le armi hanno assunto una proporzione che preoccupa, perchè anche a riposo, e certe volte a letto, specie di sera, il cuore s'embal.le, per usare la frase di Gallavard.in. Per ragioni non dipendenti dalla mia volontà. non ho potuto controllare in detti ammalati quanto asserisce il Gallavard.in: che la temperatura ed il numero dei polsi sia più elevato il mattino ed a letto, che non verso sera ed in piedi. Tale constatazione sarebbe per la sua semplicità. quanto mai pratica ed utile negli ospedali militari. Ugualmente sarebbe stato interessante ricercare, se il nuovo segno rilevato dal Galatà, cioè l'incompleta chiusura delle palpebre durante il sonno, si verifichi anche nel basedowismo frusto, potendo questo sintoma di facile controllo essere quanto mai prezioso .nella difficile classificazione della forma tachica.rdica. l!} utile far rilevare che l' ipertiroidismo non sempre dà accelerazione sinusale, ma qualche volta si manifesta con altre turbe di ritmo, a cui è necessario accennare. Bichel e Frommel a tale proposito su 80 Basedowiani hanno constatato tachica.rdia semplice nel 58 % dei casi; tacbica.rdia sinnsale parossistica nellO %; bradicardia normotropa nell' l,25 %; aritmia extrasistolica. nel 4 %; tachicardia parossistica tipo Bouveret nell'l,25; flutter nel 2,5% ; fibrillazione auricolare nel 23 %- Non si sa quanta part-e dei disordini gravi spetti all'insufficienza cardiaca, quanta spetti al muscolo, e quanta ai nervi intossicati dall'increto tiroideo; il certo è che l'iniezione di estratto glandolare sperimentalmente può realizzare tutta la varietà di aritmie sopra accennate. È vero che molte di esse si manifestano ordinariamente in periodo avanzato della malattia e nella matUl'a età, per quanto gli AA. suddetti riportino tre casi di fibrillazione in 3 giovani al disotto di 25 anni; ma questo non dispensa il medico militare dal tenerle presenti, per poter ricondurre le varie turbe funzionali alla loro vera natura ed alla loro origine etiologica e patogenetica. Intanto, se la reazione anfotonica del sistema vegetativo in gran parte spiega tutti i fenomeni suddetti, è importante conoscere se il muscolo cardiaco vi pigli parte ed in quale misura, conoscere cioè se è leso, oltre che funzionalmente, anche anatomicamente. Al primo quesito, nel quale è implicita la domanda quale sia la proprietà cardiaca intaccata nel morbo di Basedow, si può rispondere difficilmente. Poche esperienze sono state fatte al riguardo e per merito dei fratelli Meldolesi, i quali hanno potuto dimostrare in 10 casi, applicando i loro metodi di esplorazione funzionale, che il disturbo cardiaco è di natura tonica. .Ai raggi X poi, il Meldolesi raccomanda di non lasciarsi ingannare dalla concitazione e dalla frequenza dei battiti, che in primo tempo può apparentemente far credere ad una maggiore attività pulsatoria marginale. R solo dagli ortodiagrammi presi in fase sistolica ed in fase diastolica, che è possibile apprezzare a giusta misura l'ampiezza delle oscillazioni, la quale nel morbo 2. -
Giornali! di medicina militaTe.
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di Basedow è risultata costantemente e notevolmente ridotta; ciò che è indice di ipotonia miocardica. Al secondo quesito, se l'increto tiroideo possa produrre lesioni iatopatologiche nel cuore, si può osservare che già nei tempi passati erano state riscontrate, nelle forme non iniziali della malattia, vere e proprie ·miocarditi, che gli autori mettevano in rapporto di causa ad effetto con la disfunzione, ribadendo il concetto che l'alterata funzione posfla creare l'alterazione anatomica. Ma è proprio cosi Y Hasimoto nel 1921, a seguito di somministrazione di tiroide, osservò nei topi bianchi evidenti lesioni miocarditiche di tipo infiammatorio; N a tali e Sansoni nei conigli, con estratto omologo ed eterologo di tiroide, provocarono costantemente nel tessuto miocardico alterazioni a tipo degenerativo, irritativo-infiammatorio e a tipo emorragico. Questi risultati ci rendono alquanto perplessi e titubanti ad accettare l'interpretazione di cui sopra, e ci fanno trarre delle deduzioni diverse, cioè che bTI"\'Lll parte dei difìturbi del cuore possano essere dovuti non a sola influenza del sistema vegetativo, ma anche ad :intossicazione diretta ed a lesione anatomica della fibra miocardica. Come si vede, le cose non sono tanto semplici come sembrerebbero a prima vista, ma come del resto non potrebbero essere altrimenti, dato che il tono miocardico è qualche cosa di complesso che ripete la propria origine non dalla semplice fibra cardiaca e dal suo automatismo, ma anche ha per conditio sine qua tum, l'equilibrio neuro-elettrolitico, che su di detta fibra ha l 'ufficio di regolat ore, di freno e sferza a seconda dci momenti e dei bisogni. Oggi poi colle ricerche del Loewi e del Deruoor, colla sostanza estrat ta da Haberla.nd dal sistema. eccito-conduttore del cuore, con la automatina di Zwardemaker ritrovata anche nel sangue circolante e nei muscoli striat.i degli arti, coll'ormone ccmliaco di Zuelzer estratto dal fegato, si è entrato in un campo ancora più nebuloso, che speriamo presto abbia a rischiararsi. Che il suddescritto stato di funzionalità dinatnica nel morbo di Basedow finisca . per stancare sempre più il cuore, viene avvalorato dalle recenti ricerche di Meaus. Nel mentre nei normali per accresciuta attività muscoline a.d un aumento del metabolismo del 50 % corrisponde un aumento del polso del 25 %, negli ipertiroidei ad eguale cifra del metabolismo corrisponde un aumento di frequenza cardiaca del 65 o/o. Ciò dimostra che il cuore nel morbo del Flajani provvede ai fabbisogni circolatori più coll'aumento delle sistoli che col maggiore volume sistolico. Insomma il miocardio è incapace di sistoli energiche, donde la necessità, per raggiungere l'istessa portata sanguigna tota le al minuto, di aumentare il numero delle proprie contrazioni, e per conseguenza di abbreviare il periodo diastolico che è il tempo di riposo; donde la stanchezza e l'esaurimento. Nei 1rùei casi, per avere un elemento di giudizio altamente probativo della natura Basedowoide dell'affezione, mi son servito dell'apparecchio di Krogh per la determinazione del metabolismo basale in funzione della super:ficie corporea. I militari venivano strettamente sorvegliati, a cciò non toccassero cibo e prendessero nervini dalla sera precedente, e fossero a completo riposo. Prima dell'assunzione della curva, imponevo loro il decubito J>upino per quafli un'ora. In genere prendevo per ognuno due ed anche tre grafiche e nei risultati non tenevo conto degli aumenti del 10
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ed anche del15 %- Nella maggior parte dei casi bo avuto cifre del 25-35 % in più; in un caso del 60 %- Non ho praticata la. prova del Goetsch, perchè, se tale reazione poteva essere complementare alla prova del metabolismo, importava altra perdita di tempo non indifferente per i militari e gli iscritti già trattenuti due, tre giorni in più. Del resto ànche recentissimamente il Taddei ed il Morelli l'hanno· dichiarata infida e qualche volta causa di non lievi inconvenient i. Ho voluto però in molti casi esperimentare la reazione di Kottma.nn. Mi sembrava molto semplice, alla portata di tutti, suscettibile, per la sua praticità, di poter essere adottata ed u tilizzata n<~gli ospedali militari, dove in genere non si dispone dell'apparecchio di Krogh. Fondata. su un principio che il De Castro ha messo abbastanza bene in luce, e~~r~ col viraggio del colore del siero di sangue, trattato convenientemente con ioduro di potassio, nit rato d'argento ed idrochinone, saggia l 'attività tiroidea. in eccesso e in difetto. Per alcuni esperimenta.tori - il Petersen, il Saunders, il Doublier, l 'Heredia - tale reazione fo tosierocromatica. dà. risultati in quasi stretto parallelismo con i dati fonùti dalla prova del metabolismo; altri autori invece - il Fan ton, il Sebur, il L yttle, il Sutton - sollevano delle riserve. Io ho trovato maggiori difficoltà di quello che mi immaginavo; innanzi tutto la soluzione e la dose dei reagenti deve essere rigorosamente esatta; la pwezza dell'ioduro deve essere assoluta; la preparazione dei reattivi recente; il siero non deve essere minimamente emolizzato; insomma bisogna avere un'infinità. di accorgimenti, che rendono la reazione piuttosto indaginosa, meno pratica. di quello che speravo e di valore meno assoluto e specifico di quello che credevo. Iniziata un po' tardi, negli ultimi mesi, l'ho potuta esperimentare in parecchi militari, ma solo in pochi ipertiroidei, una decina; i risultati avuti non sono sempre stati concordi ai dat i del metabolismo basale, la cui determinazione resta sempre il miglior mezzo, anche non preso in senso assoluto, per saggiare la funzione tiroidea. Tali miei risultati, anche se scarsi, collimano con quelli ottenuti recen t issimamente da Etienne, Richard, Krall e Claude, i quali finiscono per dichiarare la reazione infedele ed incostante, capace di risultati così incerti da non poter essere utilizzata con sicurezza. Per l'assegnazione di tali nevrosici, l 'ufficiale medico si farà guidare dal grodo e dall'entità della forma. n più delle volte si tratta di turbe relativamente lievi e compatibili con tutti i servizi, ad eccezione della primissima linea; altre volte il servizio sedentario è il più indicato ed il più confacente. Se si tratta di forma accentuata, al confine col morbo di Basedow conclamato, si piglierà. un provvedimento di riforma. In. genere la gnerra ultima ha dimostrato che le remissioni ed i miglioramenti sono sponta.neamente possibili, ma che il più delle volte la malattia riesplode e più gravemente, se il paziente viene rinviato al fronte. Prima di chiudere questo capitolo, è necessario accennare ancora chC' i gozzi cistici, colloidi, senza aumento del metabolismo, possono per ra· gioni pnenmeccaniche, per compressione dei vasi e nervi del collo e della trachea, provocare un ritmo cardiaco affrettato, che potrebbe essere spiegato quale nn adattamento compensatorio alla deficiente ossigenazione del s.angne; possono inoltre col tempo produrre un affaticamento del cuore,
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il quale finisce per presentarsi ingrandito, specie nelle cavità destre, per
dilatazione e non per ipertrofia, come hanno dimostrato chiaramente le ricerche sperimentali del Guida. NEVROSI CARDIACHE IN SENSO STRETTO.
Che il cuore sottostia all 'attività encefalica superiore, è già risaputo e comprovato da numerosi fatti altamente dimostrativi (Maragliano). Anche recentemente il Minerbi ha esperimentato che basta descrivere la manovra dell'oculo-compressione al pàziente, per ottenere col semplice riavvicinamento delle dita agli occhi il riflesso auricolo-tonico bilat.erale. Questo comprova che l'elemento emotivo e psichico possa esercitare una vera azione tonotropa positiva, e possa presumibilmente giocare la sua parte anche sulle altre attività cardiache. Il cuore, al pari degli altri organi, come per es. lo stomaco, è presumibile che possa risentire perturbamenti da uno stato generale neurotico, ciò che dà luogo alle nevrosi cardiache intese in senso stretto. Il sintoma più comune e frequente è il cardiopalmo, che può non essere accompagnato da rinforzo e da acceleramento dell'azione cardiaca, dovuto ad una ipersensibilizzazione della parte toracica, determinata ed esasperata dall'autoosservazione e dalla concentrata attenzione del soggetto neurotico: ''il paziente, .dice il Galli, acquista un vero udito psichico per ogni sistole, debole che sia 1>• .Al cardioplàmo si associa la sintomatologia solita. Se vi è qualche carattere differenziale, è che la neurosi si esacerba accessionalmente per causa talvolta insignificante, per lo più a contenuto emotivo; inoltre sono molto accentuati i fenomeni vasomotori; vi è notevole instabilità dei fenomeni con brusco passaggio dal ritmo accelerato al ritmo solito; il paziente ordinariamente si presenta in un notevole stato di sconforto ed agitazione, che traspare anche dalla sua fisionomia. L 'itto ed il primo tono, quando non esiste soffio funzionale, sono energici; il polso invece non è corrispondentemente vigoroso: «la sistole, dice il Galli, sembra condensarsi ed esaurirsi nell'itto; per il cosidetto periodo espulsivo della si.stole non rimangono più forze sufficienti ». La pressione non di rado è in aumento, ma quello che è importante, è che presenta una spiccata variabilità, in momenti diversi di esame, più che altro in rapporto con lo squilibrio vasomotorio. ll nevrosico, dice il Barlocco, è uno squilibrato che sperpera energia cardiovascolare; quindi facile stanchezza del cuore, sproporzionata al lavoro. La nevrosi cardiaca può essere l'espressione della nevrastenia, e quindi ripete la propria origine o dalla psicopatia costituzionale, o da surménage fisico o psichico, dall'onanismo, dal coito interrotto, da sporta esagerati. O può anche essere un fenomeno dell'isterismo, per cui piglia impronta e caratteristiche speciali: teatralità, egocentrismo, logorrea, esagerata emotività, stigmate isteriche, ecc. La turba cardiaca, legata come è alla nevrosi generale, offre molte difficoltà. per la guarigione. Detti individui dovranno essere affidati a bravi medici, addestrati all'ortopedia psichica; possibilmente dovranno essere trattenuti nella zona di guerra e non inviati nella zona territoriale,
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da dove difficilmente verrebbero disboscati; dovranno essere sottoposti a cure ricostituenti e ad allenamento fisico. In tal modo si riesce a ricuperare alcuni per le prime linee, specie se la forma generale non sia congenita, ma acqu.i.si.ta da poco tempo ed in seguito a fattori etiologici importanti, che non abbiano però alterato lo stato di nutrizione e di sanguificazione sufficientemente buono. Però si ha da confessare che il più delle volte tale ricupero è per un periodo transitorio e non molto lungo. Gli altri poi verranno assegnati ai servizi territ.oriali o sedentari, sempre quando la nevrosi generale non sia tale da consigliare la riforma, anche allo scopo di impedire il contagio psichico sugli altri militari.
NEV1tOSI CARDIACA QUALE EPIFENOMENO DI ALTRE MALATTIE ORGANICHE.
Di regola sono turbe transitorie. Se il punto di partenza sia l'irritazione dei filetti terminali dei nervi vegetativi con conseguente ripercW!sione sul sistema vagosimpatico, donde una. atassia vasomotoria; o che siano semplici ragioni meccaniche, come nell'accumulo di gas nello stomaco, che giustamente e con bella frase Hoffmann chiama cattivo vicino del cuore; o che siano vere alterazioni istopatologiche del miocardio, come nelle malattie infettive (febbre tifoide, scarlattina, difterite, reumatismo, malaria, sifilide}; o che intervengano disturbi endocrinici; o che le turbe tachicardiche siano compensatorie, come nell'anemia, nella clorosi, nella sclerosi polmonare, nella compressione dei bronchi; il certo è che la patogenesi di tali disordini funzionali è molto complessa ed ancora oscura. Tali neurosi hanno minore importanza delle altre in casistica militare: necessita però tenerle presenti per la loro tra.nsitorietà e, nella pluralità dei casi, per la loro benignità. Molti di detti nevrosici con cure adatte possono essere restituiti alla prima linea.
NEVROSI CARDIACHE TOSSICHE.
Avrei dovuto raggruppare in questo capitolo anche il cuore Basedowiano ed alcune delle nevrosi riflesse, che traggono la loro origine da. un accertato e supposto disquilibrio endocrino, nel caso che fossi partito dal concetto di considerare quali veleni i prodotti del turbato equilibrio ormonico, tanto se la loro azione sia a preponderanza simpaticotonica che vagotonica; ma credo sia preferibile, per .maggiore faciltà di esposizione, riservare la denominazione di nevrosi tossiche a quelle turbe provocate e sostenute da veleni esogeni. Fra i tossici primeggia il tabacco per il largo consumo che se ne fa in ogni ceto sociale. Un tempo fortemente incriminato, ora dalla maggior parte degli autori si ammette che abbia una pa.rte secondaria nella produzione di alterazioni organiche e durnt~e, qua.li l'arterio-sclerosi, l'insufficienza. car-
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d.iaca, ecc. Dalle statistiche di Gallavardin risulta che il 50 % degli anginosi non luetici non sono fumatori. Detto autore non n.e ga la possibile influenza. nociva del tabacco, ma dall'altro canto viene alla conclusione che non è desso quella causa, ancora completamente ignota, capace di spiegare lo sviluppo della angina non. sifìlitica. n Wa ber viene a quasi identiche considerazioni: ((n tabacco, dice, è un fattore quasi del tutt.o trascurabile; il terreno predisposto è tutto, la causa provocatrice può essere niente o quasi ». Questo, come si vede, non infuma il concetto e la presunzione che il tabacco, più che altro per la sua azione vasocostrittrice, possa mppresentare quel quid sufficiente a scatenare in indj.vidui tarati, anche solo nel loro equilibrio neurotonico, fenomeni allarmanti, anginoidi. Anche recentemente il ~1oschcowi tz riporta tre casi di angim1. tabagica, totalmente scompar,;a rispettivamente dopo sette settimane, dopo otto settimane e dopo · t re mel.li dalla cessazione del vizio. Anzi quello cb e è importante, l'autore aggiunge che nell' ultimo dei tre è residuato un certo grado di sensibilizzazione, in quant.o il paziente ha ancora un lieve dolore anginoide ogni qualvolta si trova in ambiente dove si è fumato. Tali osservazioni, insieme alle numerosissime .fatte da altri autori, autorizzano a concedere un posto discreto al tabacco, se non come c.au6a determinante, almeno come causa occasionate. I fenomeni saranno diversi, a seconda che esista contemporanea alterazione organica cardiaca o meno, ciò che ci porta alla controverl:la e spinosa qttistione delle angine nevTosiche, la cui possibile insorgenza è meglio non approfondire per brevità di esposizione. Nel taba~ismo cronico i disordini si esplicano con palpitazioni, tachicardia, extrasistoli, algie cardiache, vertigini e stordimento da spasmo vasale al cervello, sen. o di agitazione, insonnia, malavog-lia al lavoro; nelle forme più inoltrate, disturbi vasali ~•i sensi (amaurosi, emia nopsia), a gli arti (spasmi, astenia), t utti fenomeni che pos. ono essere messi a carico di uno squilibrio vegetativo con conseguente distonia cardiaca; in proposito il Meldolesi in 4 strenui fumatori con extrasistolia ha dimostrato ipotonia miocardica. In tale forma tossica potrà servire quale criterio di orientamento il fatto r-iscontrato da diversi autori (il Lesieur, il Vernet, il Petzetakis), che cioè il riflesso oculocardi~co generalmente si presenti esagerato. In due ca.si repertat i fra quelli osservati, uno in un sottuffi.ciale con extrasistolia, la cui natura non poteva spiegarsi diversamente, ed un altro in persona di un carabiniere alquanto tachicard.ico, ma forte, robusto, senza tare e senza altro di obiettivamente constatabile ai vari esami, confermo di avere avuto effettivamente il riflesso positivo ed alquanto a ccentuato. l\fa se il tabagismo a lungo andare può dare i fenomeni suddetti pià o meno persistenti, per noi militari è di sommo interesse stabilire se acutamente e transitoriamente possa produrre delle tachicardie accentuate, insomma se si possa prestare ad autolesionismo. Prescindendo dalla forma acuta del fuma tore novi.zio, che subito salta agli occhi e si riesce facilmente a smascherare, molta importanza al riguardo nostro assumono le e sperienze fatte da Parkinson e Koefod su lO militati sani e su 20 affetti da '' cuore irritabile». Gli osservatori fecero fum are loro 4-5 sigarette in 40 minuti e constatarono che il polso nei normali aumentò solo di 6, nei '
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malati di 9 battute. Tale lieve a ccelerazione si stabilizzava fin dalL'lo prima sigaretta, e, finito di fumare, si attenuav a per dileguare totalmente. La pressione sistolica aumenta.va rispettivamente di 6 e 7 millimetri di Hg; la diastolica di 5 e 6 millimetri; non solo, ma quanto nella prova dello sforz·o dopo fumato, nei sani il reperto era identico a quello precedentemente riscontrat o senza aver consumato t&ba.cco; in metà dei malati invece veniva notato un maggiore affanno e una maggiore frequenza di polso. Da queste ricerche si ha da trarr!'l la deduzion.e che il tabacco possa contribuire ad aggravare uno st.ato di cuore nevrosico, ma che possa transitoriamente ingenerare un'elevata ta.chicardia, che persista per tutto il tempo dell' esame clinico, specie quando questo si protragga. di molto, vien quanto mai logico protestare al riguardo le più ampie riserve. Del resto i militari al tabacco ricorrono poco, almeno i furbi, p erchè sanno che è facile scoprire la loro frode, se non altro dall'odore caratteristico dell'alito e dalla colorazione mogano delle dita. Ad ogni modo io facevo sorvegliare i soldati fin dall'ora della sveglia, e, poco fumatore come sono, specie nelle ore mattinali, mi accorgevo infaUan temente e subito della trasgressione di tale ordine. Gli avvelenamenti cronici per abuso di altri nervini non sono molto frequenti; del res,to, per l'argomento che trattiamo, il cocainismo, l'alcoolismo, il caffeismo, il t.eismo cronico hanno relativamente poca importanza nella casistica militare. Quello a cui dobbiamo rivolgere speciale attenzione, è la possibilità di provocare tw·be cardiache con l'ingestione t ransitoria, fatta a.d arte, degli alcaloidi vegetali. A tal uopo, oltre che fare un esame completo delle urine assolutamente necessario per la eventualità che processi delle vie urinarie sostenessero i disturbi circolatori, praticavo immancabilmente la reazione di Bouchardat, consistente nella. aggitmta a 10 centimetri cub:i di urina di una goccia di acido solforico, e 10 goecie di un rea.ttivo iodico. (iodio metallico 1, ioduro di potassio 2, a cqua distillata 20). La reazione di detto rivelatore per la. maggior parte degli alcaloidi, specie la, chinina e per l'atropina, è molto sensibile: si ba nna colorazione bruna, financo un precipitato nerastro. Una riserva vi è da fare: nelle urine albuminuricbe il risultato è quasi costantemente positivo. Cerchiamo di passare in rapida rassegna i vari alcaloidi. La. chinina, la cui azione è stata esaurientemente studiata da. Olerc e Pezzi, pare che diminuisca ed a forte dose sopprima l'eccitabilità vaga.le, donde l'accele· razione del ritmo per l'azione antagonistica, prevalente del simpatico. Secondo Meldolesi invece, colle dosi deboli e terapeuticbe si ba azione eccitante sia attraverso il simpatico, sia direttamente sul tono miocardico. In tali evenienze la frequenza del polso piuttosto aumenta, mentre colle dosi tossiche si ha bradicardia marcata, che non si modifica nè col lavoro nè alle prove funzionali, ·accompagnata in genere a segn.i di alterata tonicità miocardica. A parte la discussa proprietà tonificante della chinina e suoi derivati, donde il suo uso nell'extrasistolia e nella fibrillazione, a parte la sua. azione poco dosabile per avere una netta e duratura tachicardia, io credo che si presti poco e sia stata poco adoperata durante la guerra a scopo autolesionistico, per quanto alcune pubblicazioni al riguardo ne facciano cenno. Ad ogni modo la reazione del Boucharda.t suddetta :potrebbe mettere
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sull'avviso, e la vera natura dell'alcaloide potrebbe essere svelata con le reazioni specifiche della chinina. P er l'atropina si possono fare quasi le stesse considerazioni.: nei normali dà scarsa accelerazione, che ordinariamente non va oltre i 40-100 minuti. La frode non si può esplicare in nn tempo sufficiente per avere garanzia di successo; del resto, come si è detto, si presta ad essere facilmente smascherata. L 'adrenalina, anche che venga introdotta per via ipodermica, ciò che credo difficilmente possa riuscire poco prima della visita medica, nel sano con perfetto equilibrio vago-simpatico, produce poco aumento del polso, ed in breve tempo esaurisce la propria azione ipertensiva ed eccitatrice del ritmo; somministrata. poi per bocca., è dimostrato che non ha alcun effetto pressorio ed accelerante, perchè quasi totalmente viene distrutta nei tessuti, specie nel fegato. L a. caffeina, a cui si ha da creder siano ricorsi durante la guerra con maggiore fiducia i simulatori, a dosi forti ha per effetto un acceleramento del polso che si può accompagnare ad aritm.ia extrasistolica. Esplicandosi la sua. azione diret tamente sul muscolo cardiaco, l'eccitabilità del vago non è soppressa, anzi aumentata, donde la possibilità di provocare il ri· flesso D~gnini. Tale prova, associata all'eventuale esistenza dell'extrasistoli&, che in condizioni patologiche di semplice natura nevrosica. non è tanto frequente in un cuore eccitato, l 'eventuale ipertensione, il notevole tremore delle mani protese, l 'esagerazione dei riflessi, lo stato di agitazione dell'individuo, la negatività degli altri esami clinico, radiologico, ecc., l'eventuale persistenza della. tachicardia durante il sonno, dovranno guidarci nella giusta valutazione di tale frode, che purtroppo il più delle volte non può essere svelata dall'esame chimico dell'urina.. Infatti gran parte della caffeina viene bruciata. e scissa nell'organismo ed eliminata sotto forma di omologhi inferiori d ella xa.ntina., donde l 'evenienza più frequente della reazione negativa.
ALTRE TORBE DEL R.ITMO.
Bradicardia sinu1ale. -
n medico militare tenga presente che il
rallentamento normotropo del polso può osservarsi in molteplici stati morbosi: nell'ittero, nell'uremia, nell'insufficienza tiroidea, in alcune psicosi (malinconia, cuore adinamico o p seudomiocarditico di Pende), nelle forme meningee, nella compressione del vago; può inoltre essere riflesso ed avere per stimolo, per punto di partenza una eimintiasi, una colica epatica, nefritica, vescicale, appendicolare, ecc. Quello che è interessante ricordare, è che può anche verificarsi nella convalescenza di alcune malattie infettive (difterite, reumatismo articolare, tifo), nei quali ultimi casi l 'ufficiale medico ha. da. prestare speciale attenzione per stabilire sicuramente l 'origine sinusa.le della · bradicardia, per non confonderla. con forme di blocco cardiaco possibili nelle tossinfezioni, di cui non è da disconoscere la gravità. e la relativa severità prognostica. E questo per poter prendere un giusto ed adeguato provvedimento. Prescindendo da tali
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DISTURBI
~'UNZIONAU
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stati bradicardici, la cui evoluzione ed entità è in .rapporto con la ma.latt.ia. fondamentale, il polso ra.ro notasi nei soggetti normali (nel 40 % dei giovani secondo Ma.kenzie); talvolta. è famigliare: Vaquez l'ha ritrovato in tre generazioni successive. Un carattere difierenzia.le è che la bradicardia è fatta ad esclusiva spesa della fase di riposo e si può modificare facilmente con lo sforzo, con l'ortostatimo, con l'emozione e la. febbre. L 'efficienza cardiaca di tali soggetti di regola è buona: il ritmo, che non discende quasi mai al disotto di 45, non si a ccompagna generalmente ad alcun disturbo; ec-cezionalmente vi possono essere vertigini, lipotimie per maggiore accentuazione della rarità del polso. Essendo il rendimento complessivo di tali bradicardici ottimo, non vi sarà da prendere alcun provvedimento medico legale. In questo capitolo raggruppo, per maggiore facilità di esposizione, il cuore vagotonico, caratterizzato da. bradicardia a riposo (sino a. 45), che coll'alzarsi generalmente si modifica di molto, per ridiscendere poi subito a 60-70. Vi si a.ssocia. aritmia respiratoria e extrasistolica, il più delle volte ipotonia. sistolica e diastolica, riflesso oculo-ca-rdiaco accentuato; minore reazione ta.chica.rdica allo sforzo che nei sani, e con abbassamento successivo notevole del polso al di sotto del punto di partenza. Questi sintomi a. carico dell'apparato cardiaco si accompagnano a innumerevoli altri a carico dello stomaco, dell'intestino, del sistema vasomotorio, tutti dipendenti dall'ipertono vagale, il quale trae la sua origine presumibilmente da un disquilibrio umora.le, da un rapporto anormale dell'adrenalina, della colina, degli ioni di calcio e di potassio, ecc. L'attitudine fisica di tali soggetti è buona; qualche riserva si ha da fa.re, quando sono frequenti le crisi di esacerbazioni (scintillii, vertigini, ecc.), e quando il loro stato neuropsicastenico ha subìto un aggravamento per le fatiche e le emozioni della prima linea. Allora potranno essere utilizzati nelle seconde linee, o transitoriamente nei servizi territoriali. · Aritmie sinusali. - Quella che più facilmente si incontra, è l'aritmia respiratoria, la quale, a seconda del rapporto che intercede tra le ondate di accelerazione e le ondate di rallentamento, può dare un complessivo numero di polsi normale, oppure minore di 70, fino a 55. Tale aritmia, che scompare coll'eccitamento cardiaco, che &i accentua. nella respirazione profonda e lenta e nel sonno, è compatibile con tutti i servizi. Certe volte le irregolarità del polso nei giovani si susseguono senza ordine, non legate agli atti respiratori; anche tali aritmie normotrope aono senza significato clinico. n medico militare dovrà aJ riguardo usare molta prudenza, solo quando tali turbe del ritmo persistano o si rendano manifeste durante uno sforzo; non cosi poi, quando compaiono un certo tempo ' dopo. Extra8istoli. - Vi è quasi una generale tendenza a svalutare le extrasistoli, solo pe:rchè, frequenti come sono nei soggetti nervosi e nelle malattie più varie degli altri orgalli, il più delle volte non compromettono, almeno apparentemente, la funzionalità cardiaca. n medico militare si ricordi che tante volte costituiscono il segnale di allarme del mioca.rdio insufficiente nell'ipertensione arteriosa con sclerosi renale o meno, nelle
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lesioni aortiche, nelle stenosi mitraliche, negli enfisematosi, nella. perica.rdite e sinf:si cardjaca.. Nelle lesioni luetiche poi, arteriti e gomme, possono essere gli unici indizi x·ivelatori di nn processo che si va stabilizzando, e che, se non cura.to a tempo, può portare in secondo tempo alla lesione irrimediabile del fascio di His. Sorvolando sulle e.xtrasistoli di natura organica, che per lo più sono mtùtifocali e che accentua-no la propria frequenza con gli sforzi, in casistica militare ci si troverà. eli fronte più che alt ro ad e:xtra,sistolia, di natura cosi detta nervosa; oppure riflessa. pN· malat.tie di molteplici orga.ni, ~;pe cie della sfera digerent.e; ovvero tossica per abuso di alcool, caffè, tabacco, e da medicinali (salicilato di sodio, digitale): qualche volta è espressione di un esito non clinicamente dimostrabile di una tossinfezione pregressa. Per distinguere ed inquadrare bene le contrazioni premature cosi dette anorganiche, ricordarsi che esse sono in genere unifocaJi; se persistono in piedi, dileguano immancabilmente con un esercizio violento, per ricomparire, e in genere con ma.ggior frequenza, nel rallentamento consecutivo del polso; non sempre sono mute e non dolorose come le altre. Di quale significato sono t Attraverso a qual mecca.nismo perturbatore si stabilisce l'ipereccitabilità. cardiaca, l'insorgenza degli stimoli eterotopi 'f Attualmente, non sarà. fuori luogo accennare, vi è una corrente, con a capo il Gossage, che riallaccia la comparsa. delle extrasistoli ad 1ma ipotenia miocardica.: il cuore, alterato nella sua funzione tonica., diventa ipereccitabile, come ogni altro muscolo cavo, lo stomaco e l'intestino, per es. Che vi sia tm disturbo della. tonicìtà, il Meldolesi ha confermato con i suoi metodi in 20 casi di extrasistolia più varia; resta però ancora da dimostrare' se tutte le Yarie cause agiscano o meno attraverso tale meccanismo. Certo la teoria. di Gossage è quanto mai seducente, specie se si consideri che essa concordi col fatto diuturnamente osservato, che le extrasistoli anorganiche scompaiono con l'accelerazione cardiaca. negli sforzi, quando cioè, a pare.re mio, aumenta il tono; ciò che viene comprovato dalla scomparsa dei soffi funziona-li, atonici. Dall'altro canto tale teoria, qualora sia nel giusto, secondo me potrebbe essere un elemento in più ad avvalorare l'ipotesi dell'ipe1·tono costrittorio nelle infezioni a.cute, nelle emorragie, e nei cuori a goccia. Infa.tti nel cuore ipopla.sico, fino a che non sia in stato di esaurimento, di fronte ad un carico maggiore di lavoro, noi non risconLriamo mai aritmia. extrasistolica, per quanto sia riconosciuta deficiente la funzionalità. complessiva di detto cuore e scarsa sia riconosciuta la risultante ultima del suo dinamismo. Nelle malattie infettive acute, dopo profuse emorragie, la fibra cardiaca non è certo in migliore stato nutritizio che nella miocardite cronica e nei vizi scompensati; eppure in tali forme morbose noi non rileviamo mai extrasistoli. Stimoli etero topi vi saranno anche per tali cuori più o meno attossicati, anzi il più delle volte in preda a processi di miocardite acut.a più o meno circoscritta; e perchè in tale stato non vi è insorgenza di extrasistolia l Non è questione di diminlllita eccitabilità da disturbo trofico, ciò che del resto si dovrebbe verificare, con ogni presunzione, anche nei cuori miocardici cronici e scompensati; ma è questione di tono, ed in ·questi casi con tutta probabilità di ipertono costrittorio, constatabile, come bo detto, ai raggi X e reversibile con la guarigione della tossinfezione; forma di
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compenso che ha. messo in luce il Pende, in forza del quale il cuore restringe la propria cavità per rendere quel lavoro che può e meglio può. Da tale aumento di tono costrittorio deriva la mancanza di extrasistoli, le quali, ancora una volta è da presumere, sono con ogni probabilità in rapporto con una deficienza della proprietà tonica del miocardio. Dopo questa digressione, che mi sono azzardato di fare, vediamo quale criterio dovremo avere in merito all'idoneità fisica degli e:xtrasistolici. Astraendo dalle extrasistoli sintomatiche di altre malattie già prese in considerazione nell'elenco infermità, il medico militare non dovrà dare alcun peso alle contrazioni premature, quando siano rare e scompaiano con gli sforzi, anche quando il soldato pretesta lma pena, una sensazione molesta alla regione cardiaca. N o n cosi invece, quando le extrasistoli sono piuttosto frequenti, perchè allora effettivamente si ha da presumere una limitazione del circolo, lieve e transitoria se si vuole, ma inoppugna· bile: in genere sono individui di minore rendimento, e potranno pertanto essere adibiti alle seconde linee o ai servizi ten-itoria.li o ai servizi sed<'nt.'lri. Con quasi certezza, in detti giovani, l'allenament o razionale e progressivo, la buona alimentazione, le cure ricostituenti, se neces::;iteranno, potranno dare utile e notevole vantaggio. Quando vi è bigeminismo, e quando l 'extrasistolia si presenta a salve, oppure con una certa frequenza in uomini dell'età media, specie dopo gli sforzi, a.ll.ora neces:;ita una scrupoloaa sorveglianza medica, e, come provvedimento medico legale, o il servizio sedentario, o la riforma.
Tachicardia paros8istica tipo Bouveret. - Rara nella pratica militare. Sorvolando su quelle legate a forma organica cardiaca, si va dal caso lievissimo, in cui gli accessi durano pochissimo e sono distanziati di mesi e anche di anni, al caso in cui la frequenza, la durata e la gravità degli attacchi mette in seria preoccupazione. A seconda dell'entità della forma, potranno adottarsi provvedimenti vari; dal servizio di prima linea alla riforma. In proposito è utile accennare al sugg·crimento fatto dal Galli di usare l'atropina come mezzo diagnostico. Detto autore dice che, quando vi è una reale disposizione alla tachicardia pamssistica, l'atropina per via sottocutanea determina un tipico accesso, ciò che permette di eliminare il sospetto di simulazione in individui che protestano tale malattia. Disturbi di oond1toibilità. ---~Si va dall'allungamento di PR alla dissociazione a..trio-ventricolare o completa e al blocco di branca. n medico militare dovrà sceverare, prima di prendere un giudizio, con l'iniezione di atropina, o meglio e più rapidamente con il nitrito di amile, quanta parte giochi l'elemento nervoso, e in spec~al modo lo pneumogastrico, nella determinazione di tali turbe. In genere dagli autori si ammette con molta prudenza e con molta riserva l'origine n ervosa di tma dissociazione per manente; il più delle volte, quando non è reversibile e transitoria è dovuta a lesione anatomica del fascio di His o delle sue b ranche, o per sifilide, o per esiti di reumatismo articolare, o per sclerosi. n medico militare rivolga la propria attenzione alla possibilità che, per allungamento irregolare e vario di PR, si possa stabilire un ritmo alquanto bradicardiaco, che può ad un esame superficiale essere confuso con 111Da banale bradicardia
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sinusale irregolare. Quest'ultima, come già abbiamo accennato, specie nei giovani, non ha alcun significato clinico; la prima invece necessita di severità di apprezzamento agli effetti della funzionalità e della prognosi. Inoltre nelle malattie infettive (difterite, tifo, reumatismo acuto) possono comparire disturbi di conducibilità, che rendono il polso raro, e che devono essere giustamente valutati, acciò il giudizio medico legale da un canto non sia superficiale e fallace, e dall'altro canto non cada nell'eccesso opposto, quale quello di prendere un provvedimento definitivo quando sappiamo che tali alterazioni regrediscono col tempo e pertanto abbisognano solo di un congruo periodo di licenza. Quando la. dissociazione è a base organica già stabilizzata, i disordini funzionali si esa.gera.no con gli sforzi corporei; e pertanto, quantunque il blocco totale sia meglio tollerato del parziale, tutti e due necessiteranno di un provvedimento di riforma. In casi speciali, come per esempio in persona di ufficiali, si può fare assegnazione ai servizi sedentari, più che altro per adibirli, nei limiti del possibili, a lavori di concetto. Flutter e fibrillazione auricolare. - Tanto l'uno che l'altra possono essere essenziali o sintomatici, più che altro a seconda che il cuore sia indenne o meno. Nella forma transitoria, parossistica acuta, che è alquanto rara, quando gli accessi sono bre-vi ed a lunghi intervalli, si potrà prendere un provvedimento di servizio sedentario; nella forma organica invece, sempre più grave, nonostante che alcune volte decorra subdolamente e sia meglio sopportata, si adotterà il criterio della esclusione da qualsiasi ser vizio. Prima di chiudere tale capitolo, credo che non sia fuori luogo accennare alle importanti ricerche che anche in questo campo ha fatto il Meldolesi: su 34 fibrillanti ha trovato costantemente diminuzione del tono ed anche disturbi di cont rattilità. Egli ha osservato inoltre che il ritorno al ritmo normale con la somministrazione della chinidina porta ad un. ripristino della tonicità cardiaca . Questo dimostrerebbe secondo lui che la. chin.idina agisca più che altro sulla. proprietà tonica della fibra miocardica: il miglioramento ed il rialzo del t ono va di pari passo colla scomparsa dello stato di fibrillazione. Questa constatazione della scuola romana vale la pena di rilevare e segnalare, tant o più che potrebbe essere di appoggio e sostegno ad un'altra ipotesi italiana, quella accampata da Pende sulla. origine atonica della fibrillazione. Secondo quest'ultimo autore, la grande ipereccita.bilità dei centri atriali eterotopi, la grande propagabilità degli stimoli, la grande esagerazione della contrattilità delle fibre auricolari, sebbene senza sinergia e senza efficacia fisiologica, t utte insomma le alterazioni funzionali che si notano nell'atrio fibrillante, fanno capo ad un unico disturbo, e propriamente all'atonia.. Sarebbe alquanto spinoso entrare in merito alla questione, ma io mi son creduto in dovere di non sorvolare su quanto la scuola italiana ha posto a base dell'interpretazione dei fenomeni bioh>gici, specie quando tali nuovi principi, tali nuove leggi si rinsaldano, anzichè sfaldarsi, al lume delle nuove ricerche e delle nuove conquiste della scienza. Sorvolo sul cuore alternante, che è sempre legato ad una forma organica. grave, e passo alla
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PARTE STATISTICA DEI OASI OSSERVATI.
Come ho già detto, degli 82 militari presi in esame, solo 71 si sono prestati per il mio studio. Di questi ultimi sono risultati ipertiroidei 43, cioè il 60 % degli infermi ed il 68 % dei tachicardici. Quasi tutti hanno avuto la conferma dell'alterato equilibrio ormonico dal saggio del ricambio basale; solo, in pochissimi, non ostante .il valore medio normale d~l metabolismo, io ho ammesso il distiroidismo, traendo tale criterio diagnostico dal quadro generale della forma morbosa, più che altro dall'esistenza dell'ipertrofla tiroidea, da qualche sintoma oculare ben rilevabile, dai · tremori, dal nervosismo, dal dimagramento, ecc. Quello che è necessano segnalare è che il disormonismo tiroideo con una certa frequenza può innestarsi su uno stato di meiopragia costituzionale, donde l'associazione in uno stesso individuo di cuore piccolo e based.owismo. In tali casi i fenomeni morbosi si intrecciano, si sovrappongono, ed in parte si elidono. Infatti il diametro trasverso cardiaco può raggiungere cifre che si avvicinano ai 105-107 millimetri, più che altro per arrotondamento della punta; l'aorta nella pluralità dei casi non si presenta cosi esile come nelle pure ipoplasie cardiovascolari; la pressione arteriosa o resta bassa, o il più delle volte risale ai, 115, 120, 125 rom. di Hg.; l'eretismo cardiaco è maggiore; la tachicardia è più accentuata e più persistente; anche che tal volta in decubito supino si abbia ritorno del polso alla norma od al disotto della norma, in genere l 'accelerazione cardiaca risente meno del cambiamento di posizione, per cui non subisce il netto distacco, la brusca caduta in posizione giacente, come nella maggior parte dei cuori ipoplasici non complicati; l'efficienza cardiaca alle prove funzionali risulta meno buona, nonostante l'apparente miglioramento dello stato pressorio; lo strapazzo cardiaco è più frequente, donde la facile constatazione di soffi funzionali, atonici; l 'oculo cardiaco pre.sentasi spesso invertito, anzichè solamente assente; insomma è un intreccio di caratteri dell'una e dell'altra forma, che bisogna aver presente ai fini del provvedimento medico-legale da adottare. Di dette forme miste, che sono assommate al numero di 18; cioè al 28 % dei tachicardici e al 41 % dei basedowiani, 2 meritano di essere segnalate per la peculiarità che avevano assunto: notavasi infatti una pigmentazione diffusa della faccia, che in un caso si era esLesa anche alla mucosa gengivale, insorta, a detta degli infermi, rispettivamente 8 mesi e 3 me.si prima. Vi si associava aument-o di tensione tanto sistolica che diastolica: in uno 155/95; nell'altro 140/96 mm. Hg., le cifre più alte che io abbia constatato. Tale comportamento speciale richiama alla mente altri casi consimili registrati nella letteratura (Etienne, Chauffard, Girot ecc.), e fa avanzare l'ipotesi, già da altri prospettata, che qualche volta, se anche non si voglia ammettere nella pluralità dei casi, le surrenali giochino la loro parte patogenetica nel determinismo del multiforme quadro morboso, se non altro per eccitazione glandolare e conseguente iperadrenalinemia.
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Degli altri militari osservati, 13 avevano ('Uore ipoplasico non complicato, cioè il 20 % dei tacbicardici; uno, cuore non allenato, cioè 1'1,50 %; uno, turbe cardiache da temperamento eminentemente nevrastenico ; uno, tachicardia. da esiti a.der~nziali di pleurite sinistra recente; uno, da tabagismo cronico; WlO, da disturbi gastro-enterici; uno, da sclerosi apicale con oligoemia; uno, da oligoemia e tabagismo. Quattro individui, cioè il 5,49 % dei pazienti, avevano aritmia extrasistolica: uno di natura tabagica, uno da affezione gastrointestinale, uno da sclerosi apicale con oligoeinia, uno da cuore vagotonico. Altri quattro presentavano pura e semplice aritmia sinusale, di cui la metà legata agli atti respiratori.
Tali percentuali sono nat uralmente diiierent.i da quelle del tempo bellico, e la. ragione è orna. La larghezza delle disposizioni vigenti permette di eliminare dall'esercito gran parte dei longilinei, donde la minore frequenza. dei cuori ipopla.sici; l'istruzione militare regolata, progressiva, non affrettata, migliora confacentement.e le condizioni soma.tiche e funzionali di quegli che hanno professione o mestiere sedentario nella vita borghese, senza che circostanze superiori ed improrogabili obblighino detti individui ad esporsi inopportunamente e uon gradualmente a fatiche eccessive ed a shock emozionali. Dall'altro canto l'elemento psicoemotivo, cbe in guerra domina. su tutti gli altri fattori per la provocazione degli stati tacbicardici, specie della forma basedowoide, in periodo di pace ha un ruolo secondario; eppure, come ognuno può constatare, si ·è ~•vuta un'alta percentuale di basedowia.ni, ciò che fa pendere la bilancia pro quegli autori, che hanno intraveduto negli scarsi sintomi rilevabili nel cuore del soldato un alterato ormonismo tiroideo. Non già che possa quest'ultimo momento etiologico spiegare sufficientemente e pienamente tutt.i i casi di nevrosi cardiaca del tempo bellico; ma è la constatazione cbe più si impone, è il fattore che più necessita tener presento per la giusta valutazione clinica dei .casi. Che all'origine di tali forme morbose stia o meno sempre una malattia infettiva, come vorrebbero alcuni autori, o semplicemente un alterato ricambio determinato e sostenuto da molteplici cause, di cui non ultime ,quelle a contenuto emotivo, non ancora si può dire, perchè qualsiasi asserto mancherebbe di fondamento e di sostegno, oltre che di conferma anatomopatologica; ma il certo è che un passo avanti si è fatto. n 4 % dei primi anni di guerra ha perduto di consistenza e di valore: oggi la maggioranza degli autori conviene e dovr'à. convenire nel dare maggiore credito all'interpretazione basedowiana della più gran parte dei cuori
irritabili. È una spiegazione patogcnBtic.-., se volete; non etiologica; ma è quella che ci mette stilla retta via per giungere convenientemente ed adeguatamente a. sciogliere molti dei quesiti diagnostici, che una volta erano insuperabili, e che ancora attualmente offrono serie difficoltà a potere esser affrontati e risolti.
I DlSTU:RBI f-uNZIONALI DEL CUORE, ECC.
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RICERCHE ELETTROCARDIOGRAFICIIE.
In questa parte io mi limiterò ad accennare solo ad alcuni dei risultati ottenuti, in considerazione che un congresso non è il luogò più indicato per una arida esposizione di cifre e di misurazioni elettrocardiograficbe. I militari in osservazione, come ho già detto, esegtùvano, con gli elettrodi già applicati, un J.a.voro alquanto estenua.nte, per lo più flessiorù stilla ginocchia, fino ad ansare affannosamente. Innanzi tutto dagli eletLroca.rdiogrammi a riposo io rilevo delle particolarità, che meritano di essere segnalate. · In tutti i libri leggcsi che nei cuori verticali la S in I derivazione è profonda, nella III assente; la R si. comporterebbere inversamente. Nei cuori ipoplasici puri da me osservati la S in I è mancata in circa la metà dei casi ; nell'altra metà. non ha quasi mai sorpassato il valore medio normale (2.06); in III poi, anzichè essere costantemente assente, è stata. nella maggior parte dei casi superiore alla grandezza. media. normale (1,73). Tale comportamento della oscillazione S, come pure la sua grandezza, non è stato in alcun rapporto costante con la maggiore o minore verticalità. dell'organo. La R in I effettivamente non è stata mai molto alta: si è aggirata sul valore medio (5,16) o alquanto al disotto: in III poi ba sorpns8ato in pochi casi la media normale (6,61); e questo sempre senza corrispondenza con la maggiore o minore perpendicolarità del cuore. :Selle forme ipoplasiche commiste ad ipertiroidismo, la. S in I ha quasi sempre oscillato sulla cifra media, sorpassandola in alcurù casi ed anche raggiungendo il valore massimo (6); in III poi è stata spesso assente, ma in qualche caso elevata. La R ba raggiunt o in I la grandezza media; in III non si è spostata da tale comportamento, ra-ggiungendo in alcuni casi cifre superiori, in altri cifre inferiori, ma senza prevalenza delle une sulle altre. Come vedesi, dai risultati avuti io bo da fare delle riserve circa le caratteristiche dell'E dei cuore verticaJi, in quanto esse possano, e non raran1ente, subire delle ecceziorù: non sono fisse, immutabili, ma influenzabili da altre condizioni, la ctù natura. è difficile investigare. Nei disordirù nervosi del cuore Striibel nel 90 % trova S evidente in I; Kraus e Nicolai anzi chiamano tale oscillazione « dente nervoso ». Però Nicolai aggiunge che si può trovare S spiccato anche nelle cardiopatie orgarùche, nella destrocardia, nel cuore trasversale e nel cuore a goccia, come pure nel cuore normale dei bambirù e dell'adulto. Effettivamente in tutti i cuori nevrosici che ho osservato, ho notato anch'io, ad eccezione di pochi casi, quasi sempre presenza di S aggirantesi il più delle volte sulla lunghezza media. Tale constatazione potrà costituire dunque un buon criterio di orientamento, ma non potrà d'altro canto essere considerato come un segno patognomorùco, tanto più che il rapporto R/S non è sceso costantemente a 2, come vorrebbero i suddetti autori, ma solo in un terzo dei ca.si. · Nei ba.sedowia.ni Hoffmann trova rilevatezza. di T; effettivamente anche negli ipertiroidei caùu~i sotto la mia osservazione la T in I ha
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quasi sempre sorpassato il valore medio, avvicinandosi in molti casi alla. massima; in II poi ha r~ggiunto cifre quasi sempre molto alte. Passiamo ora a considerare l'E d a sforzo. Ho avuto, senza eccezione, accorciamento della sistole (Q R S T), anche quando la accelerazione si è avvicinata alle 140 pulsazioni. Secondo Zuntz uno stato di stanchezza dei miocardio si tradurrebbe con allungamento delle sistole. Dalle ricerche di Pende e Plesh risulta che anche nei sani è possibile tale comportamento insolito, più che altro in rapporto ad una vagotonia costituzionale, o meglio ad una dilatazione attiva con maggiore distemione diastolica della. fibra. e conseguente aumeoto di potenzialità derivante d alla legge StarlingMa.estrini. Però faccio notare che in tali ultimi casi si ha in genere poca reazione tachicardica al lavoro, ciò che contrasta con quello che avviene nei cuori affaticati; donde si ha da arguire che l'associazione di una frequenza alta del polso con un allungamento della sistole è sempre l'eepressiono di un cuore deficiente e stanco. Nei miei casi non vi è mai stato tale segno di esaurimento cardiaco; però fa.ccio osservare che, per la iscrizione dello E, gli infermi dopo l'esercizio fisico venivano fatti sdraiare. Ohe in posizione supina migliorino le condizioni del circolo, io ne ho avuta conferma costante, in quanto che il numero delle pulsazioni raggiunte e segnate nella I derivazione è stato quasi sempre nettamente inferiore a quello consta-tato in piedi dopo lo sforzo. Non so pertanto se questo abbia potuto influire più o meno sulla mancanza di allungamento della sistole, oppure sia stato effettivamente lo stato dinamico di detti cuori nevrosici non al grado di insufficienza voluto per la produzione del suddetto reperto. .Anche P Q è sempre diminuita; mai vi è stato allungamento, ciò che sarebbe stato indizio di strapazzo cardiaco secondo Nicolai e Muller. Anche questo, come vedesi, non potrebbe essere un criterio a cui a~ fidarsi, per giudicare dell'efficienza dei cuori nevrosici. Partendo dal presupposto che il cuore, a seconda della forma. da. cui è affetto, possa. allungare od accorciare la propria sistole, la propria. diastole ventricolare o la propria. fase di riposo totale, io dalle varie cifre ricavate nella misurazione degli elettròcardiogrammi ho desunto la durata. relativa., percentuale di dette fasi per ogni ammalato, ed ho fatto uno studio comparativ;o, un paralldo fra le varie categorie di turbe cardiache tanto prima che dopo lo sforzo, sempre ad egual numero di polsi. Ho da confessare che non vi sono reperti speciali al riguardo: i tempi variano da caso a caso, e non da turba a turba. Una eccezione vi è da fare, e per gli extrasistolici, sempre quando detta aritmia, non è legata a. vagotonia; solo allora la P Q, sia misurata in senso assoluto che in sen.so relativo, in genere è breve, mentre è lunga. la fase di riposo totale ( T P). La Q RJ S non ha mai sorpassato gli otto centesimi di secondo. La. P nei cuori piccoli in I è restata invariata dopo il lavoro nella maggior parte; solo in qualche caso è aumentata, ma di poco; nelle altre forme in genere non si è modificata. in altezza. Non ho avuto mai esagerata elevatezza. di tale oscillazione nè prima, nè dopo lo sforzo. La T in I nelle varie categorie di ammalati ha. fatto rilevare un eguale comportamento: è diminuita; solo in pochissimi casi non è va.rill.ta. Tale risultato non diversifica da quello che ha riscontrato Pende negli
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individui perfettamente sani, nè da quello che ho notato io in sette stud.enti, in ottimo stato di salute; dall'altro canto si differenzia nettamente da ciò che ho osservato in tre casi di insufficienza mitralica. n compenso in detti infermi era perfetto, l'efficienza rniocardica buona, tanto che le prove funzionali non riuscivano a svelare alcuna deficienza; eppure, invece di diminuzione, io ho avuto in essi aumento della T. Ma se tale comportamento abnorme può essere ·di ausilio in alcuni casi particolari, e non molti, la T per le turbe cardiache funzionali non fornisce , come vedesi, alcun elemento di giudizio probativo. La R è diminuita quasi costantemente in misura maggiore o minore: eccezionalmente e rarissimamente è restata invariata. La S ha subito delle escillazioni, più che altro in aumento, ciò che armonizza con i reperti normali. I rapporti R/T, R/P, RfS, T/P, T/S, in gran parte dei cuori piccoli e ba.sedoWiani, hanno subìto diminuzione dopo lo sforzo, contemporaneamente tutti, in tutte e tre le derivazioni; però, essendovi delle eccezioni e non uniche e rare, non si può dare a tale reperto la dignità ed il valore di un dato infallibile e patognomonico. CONCLUSIONI. Brevi e più che altro pratiche. Partendo dal concetto e dalla considerazione che la patologia cardiaca presenti ancora delle lacune nel campo funzionale, che attualmente solo in parte vengano colmate dai molteplici esami che si possono e si devono esperire, non si può sempre con sicurezza affermare l'esistenza o meno dei più piccoli disturbi del cuore. Ad ogni modo ai fini pratici possono servire alcuni accorgimenti d'ordine semeiotico e d'ordine precauzionale. Innanzi tutto molte reclute presentano tachicardia emotiva o di consultazione: basta in tali casi metterli al riposo, sdraiati, parlare loro senza sussiego e senza tono autoritario, trat. tarli paternamente, benevolmente, per vedere rallentare il polso in poco tempo, specie poi se s'invitano tali soggetti a respirare profondamente per qualche minuto. Ottenuto il ritorno alla calma ed all'equilibrio normale, lasciare che tale stato si stabilizzi in posizione giacente; e intanto si può approfittare per procedere all'esame fisico. In genere il ritmo non subisce ulteriori "Scosse od alternative, eccettuato che non intervengano altre cause estranee alla presenza intimidatrice del medico. Solo in tal momento, e non prima dovrà prendersi la pressjone arteriosa, saggiare l'ocnlo cardiaco, contare il polso, praticare le prove funzionali più adatte. Con tale modo di procedere, senza precipitazione e senza avventatezza, si vedranno sfumare, dileguare molte tMhiéal'dié. Nei casi dubbi poi necessit, rà naturalmente maggiore cautela, maggiore sorveglianza medica., e la decisione al riguardo !'arà devoluta. agli ospedali da campo specializzati o agli ospedali territoriali. A tal riguardo non sarà inutile insistere sulla opportunità che durante il periodo bellico vengano installati degli ospedali o reparti appositi, foruiti di ogni .mezzo di indagine diagnostica, affidati a provetti cardiologi, come già a. fine di guerra si è fat.to presso quasi tutte le nazioni belligeranti; 3. -
Giornale di medicina militare.
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anzi sarebbe il caso di non lasciarsi cogliere alla. sprovvista, di prepll.rare
e organizzare tale servizio specializzato fin dal tempo di pace. Ma il medico militare, oltre che cercare di utilizzare i vari elementi per quello che possono rendere e quindi nei posti che il loro stato di salute comporti ed imponga, ha anche un altro compito molto più importante, quale è quello della profilassi di tali disturbi cardiaci e della messa in opera dei mezzi, che possano even tualmente esperirsi per ricuperare detti individui per la prima linea. In Inghilterra, per saggiare la capacità del cuore durante la guerra, fu istituito un metodo speciale, tutt'affatto militare. Partendo dal concetto che la funzionalità dinamica di un cuore venga. meglio valutata nel cortile delle caserme che al letto, i soggetti in osservazione venivano raggruppati in plotoni e comandati ad esercizi ginnastici. Tali esercizi venivano protratti fino a che un primo poi un secondo, poi un terzo militare e via di seguito non desse segni di stanchezza, più che altro non divenisse dispnoico. n giorno dopo tali soggetti riprendevano gli esercizi, e così si continuava P.e r lo spazio di un mese. In tal modo venivano allenati e ricuperati gran parte di essi. Che questo sia. un mezzo alquanto spinto e non applicabile sistematicamente a tutti i casi, è quanto mai ovvio; ma, se non altro, ha in sè il germe di ciò che dovrà essere la nostra regola e il nostro indirizzo terapeutico a riguardo di gran parte dei nevrosici. Necessita cioè per molti di essi, qualora la. forma morbosa lo consenta e lo imponga, esperire .un periodo di allenamento progressivo, ancora più lento e più graduale di quello accennato, sotto la stretta sorveglianza medica , in reparti da crearsi appositamente e a tale uopo. Solo quando anche tale esperimento fallisca, allora è il caso di prendere il provvedimento medico legale opportuno, confacente al grado ed aJla. natura del disturbo funzionale. Nello sfruttamento ulteriore poi di detti individui il medico militare dovrà ancora sceverare caso da caso; dovrà ricordare che, se le formulazioni generiche di idoneità ai servizi sedentari od ai servizi territoriali comportano un tenore di vita assolutamente diverso da quello della prima linea, dall'altro canto comprendono condizioni di lavoro il più delle volte non molto diverse o eccessivamente differenti. L'assegnazione ai servizi non di prima linea è troppo generica, per cui all'incompleta precisione della frase dovrà ovviare il medico reggimentale. Non si può certo per ogni singolo creare un provvedimento apposito, nè sminuzzare e classificare i vari servizi a seconda che si adattino più o m eno oJ.la minorata c.fficienza funzionale degli individui affetti da malattie le più svariate, le più diffe· renti e le più diverse per il grado della loro entità. · Pertanto è il medico reggimentale che dovrà aver cura di assegnare il minorato ad un congruo lavoro, ad un servizio adeguato, tale da non menomare sempre più la capacità redditizia di tale soggetto. Cosi si evita di perdere definitivamente dalle file un elemento che può sempre rendere qualche cosa, e dall'altro canto si evita che egli costittùsca un ingombro, una passività nei continui trasferimenti da un ospedale a un altro. n saggio criterio di assegnazione poi apporta un altro servizio quanto mai importante ai fini militari, quale è quello di rendere liberi per la prima linea elementi, la cui potenzialità fi sica sia buona.
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Insomma bisognerà informare il proprio operato a sani e coscenziosi criteri di discernimento, perchè solo a tale condizione si potrà fare buon uso del prezioso materiale umano, che ci verrà affidato in tempo di guerra; solo cosi la Nazione si potrà avvantaggiare dell'opera dei suo figli, sempre quando questi ultimi, nei limiti delle proprie forze fisiche e intellettuali, daranno quello che possono ed anche oltre, senza manchevolezza e sen:~Ja tentennamenti, ciò che è sempre molto poco in confronto a quello che offrono sull'altare della patria i combattenti, immolando la propria vita sui campi di battaglia. Ringrazio il professore Micheli dei preziosi suggerimenti che mi ha dato e dei mezzi che gentilmente ha messo a mia disposizione nella sua clinica. La relazione, ascoltata con la massima attenzione ed interesse, venne alla. fine coronata da. vivissimi appl:ausi. Discussione: Qmmww (Pisa). -
Desidera. portare qualche contributo personale alla im-
f.Ort&.nte relazione del collega dott. D'Ambroaio. Egli ha largamente illustrato
il cuore allenato: ora. l'O. può portare a questo capitolo il contributo di osservazioni fatte nella sua clinica, le quali hanno dato questi risultati : }o ~ualche tempo dopo la fatica, nei soggetti sani ed allenati si ha costan· temente diminuzione della superficie cardiaca. ; 2° nei soggetti 88tni non allenati si ba pure diminuzione, ~ miuore ; ao nei cardiopatici in compenso la superficie rimane inalterata ; 4o negli soompensati si può avere \l'ingrandimento della superficie cardiaca., se lo sforzo ebbe a determinare una maggiore dilatazione del cuore. Questo impicciolimento è spiegabile con la teoria cardiotonica. I risultati ottenuti nella sua clinica in soggetti sani ebbero la conferma nel 1914 dalle ricerche di Zuntz e Niccolai in quattro soggetti sani. È evidente la importanza di queeti reperti per la valutazione dello stato del cuore in rapporto al servizio militare. L'egregio relatore ha riferite le conclusioni di Hirsch, Dippelt, ecc. sulla ipertrofia. del cuore per sforzi muscolari. Una sua oeservazione contraddice in maniera decisiva queste conclusioni. In un atleta con enorme sviluppo dei muscoli del collo (collo taurino) e dei muscoli del torace e degli arti, il volume simulava vere e proprie tumefazioni, l'esame accurato e ripetuto clinico-eemeiotico e ra.dioscopico escluse, nella maniera più assoluta, anche ogni minima. ipertrofia cardiaca. Non è quindi accettabile la conclusione di Dippelt, che ammette un paralle· lismo tra la massa del muscolo cardi.a.co e quello della massa muscolare scheletrica. Se le lepri hanno un cuore più voluminoso dei conigli, e cosi le renne, i caprioli, gli uccelli a volo rapido hanno un cuore più grosso, ciò deve attribuirsi a. condizioni ereditarie, non a lavoro individuale. Il relatore ha dedicato un capitolo alle nevrosi cardiache riflesse da altre malattie, Specialmente da quelle dello stomaco. L'O. può anche qui portare un contributo decisivo: oltre alle aritmie, che le alterazioru delle funzione gastrica producono con frequenza anche in cuori sani, l'O. ha riferito al congresso di Padova nevrosi più gravi, riflesse da lesioni gastriche: ha descritti tre casi di angina. pectoris, evidentemente provocati da alterazioni gastriche, attraverso agli stimoli condotti dal vago sensitivo, la cui sen~b~tà si eealta tanto facilmente per i processi tossici dello stomaco e degli ~test~, e riflesso sul cuore per il simpatico motorio, come hanno confermato i r~sulta.t1 favo-
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l DISTURBl FUNZIONALI .OEL CUOR E, E CC'.
revoli della. estirpazione dei gangli del simpatico cervicale praticata per cura della. angina di petto. Si tratta, evidentemente, di disturbi funzionali cardiaci, legati esclusivamente alla lesione gastrica, e che con la. guarigione di questa, scompaiono. Esprime, infine il desiderio, che nel capitolo delle nevrosi da. alterazione della funzione t iroidea, sia, nella relazione., associato a l nome di Basedow il nome di FJajani, che per primo individualizzò e descrisse questa. sind1·ome clinica. A. CAN1."ANI (Napoli). - Ricorda alctmi suoi studi sull'angolo cardio-epatico, da cui risultò una sensibile differenza nella forma di questa regione semeiotiea a seconda dei vizii cardiaci, con un aspetto caratteristico nei vizi t ricuspidali e con netta differenza tra vizi mitralici ed aortici, p er cui si può avere un importante criterio per la diagnosi differenziale. Avendo ora. notato in individui con cuore mobile e con insufficienza.eardiaca delle nette differenze nell'aspetto di quest.a regione, a seconda delle diverse po· sizioni e degli s[orzi muscolari, egli crede che lo studio di questa regione, che ha speciale importanza pe1· ciò che riguàrda il cuore destro, potrebbe essere utile anche per l'indagine della funzionalità cardiaca nei militari.
DE NUNNO (Napoli). - Osserva che, fra le prove funzionali del cuore sarebbe opportuno includere anche la ricerca della temperatura dell'aria espirata col metodo da lui adottato. Riferisce, a questo proposito, come uella 11111 Clinica. medica di Napoli, egli abbia sottoposto, ad uno stesso lavoro, oltre trenta giovarti, dell'età di venti anni, d i robusta costituzione, e di aver constatato che, in colo1·o i quali sopportavano bene gli sforo, la T. A. E. ritornava alla n orma in 5-10 minuti di riposo; in quelli poco resistenti, invece, in un tempo molto più lungo, LA F.nANCA (Palermo). - Loda la relazione e tmt.ta ùelle condizioni morbose che si stabiliscono e si svolgono nel cuore e che possono essere tenute presenti nell'esame dell'idoneità del soldato. Si occupa in 1specia l modo del blocco seno· atria le e delle forme cardiache ed extracardiache dell ext.rasistole. AmrnirtJ. i mdti progressi fatti nello studio delle nevrosi cardiache, ma ricon< :>ee tuttavia che bisogna anc •.ra colmare molte laeune. Si domanda - ai fini della valutazione medico-legale e miLtMe - quale importanza bisogna. attribuire alle lesJol.i de• fasci conduttori (atrio-ventricolare, seno atriale), e con ciò si r1porta ad alcuni recenti studi eseguiti nella clinica pediatrica di Palern.o; s-tudi che permisero di riscon· t rare con notevole frequenza un b.occo seno-atriule del bambmo tubercolotico. MELDOLESI (Roma). - A proposito del cuore ùa sforzo comunica il risultato di ricerche eseguite in que:;ti ultimi 4 anni in un numeroso gruppo di ginnasti, non in periodo di allenamento, per stabilire le loro condizioni car·diache. Sono stati esaminati complessivamente 248 individui dediti alle diverse forme di attività giruulstica ed atletica: fra questi, molti campioni di grido (nazionali od olimpio· nici). ln tutti, ortodiagraficamente, furono determinati, sia la s uperficie dell'aia cardiaca, misurata mediante il metodo di Milani, sia il diametro longitudinale il diametro trasverso. Le diversità dei dati così ottenuti nei diversi soggetti non di· mostrò in nessun caso quel rapporto di dipendenza del genere dello !;port esercitato, che viene affermato da molti AA., sopratutto tedeschi (Hexheimer, Deutsch e Kauf).
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Nel 60 % dei casi, ivi compresi alcuni campioni di grido, la superficie e i diametri del cuore sono.risultati nei limiti comunemente considerati come normali: in 66 casi (28 %) sembrò a. prima vista.che i dati riferentisi al cuore superassero i limiti normali; pex·ò, confrontando questi dati riferentisi al cuore con gli a ltri dati somatici di ciascun individuo e sopratutto con la massa splancnica (tenendo conto cioè del valore-tronco e del valore-toracico (Viola), è stato facile detem1inare che anche in questi casi la superficie e i diametri dell'ortodiagramma erano contenuti nei valori che si debbono ritenere normali in quelle determinate individualità, vale a dire non superavano i valori medi stabiliti col metodo delle seriazioni dal R ossi. Restano infine 28 individui ( 12 %), nei quali, senza. rapporto con speciali generi di sport, i dati relativi all'indagine 9rtodiagra.fica superavano la nonna,
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anche in rapporto ai coefficienti individuali. Questi casi sono stati o~getto di particoùue attenzione; si è potuto stabilire in -i ca.si la presenza. di un infezione Iuetica: in 20 ca.si la. presenza dell'anamnesi di malattie infettive gravi sofferte, e sopra.tutto (tifo, difteriite, malattia. reumatica), di malattie che sogliono attaccare il m.ioca.rdio. In altri due lo sviluppo corporeo si ora svolto .in modo rapidissimo, direi quasi tumultuoso, sull'età.della pubertà. e fin da giovani si erano sottoposti
a notevoli morzi fisici ed anche sportivi inconsidera.ti (<Ciclismo): in due inJìne,
senza. che i pp. ne avessero sentore, era. presente una forma. di ipertonia. arteriosa essenziale. · L'O. ritiene perciò che lo sforzo fisico da. solo, anche se continuato, non può condurre a.d aumento dei diametri cardiaci ra.d.iologica.mente consta.tabile, questo si stabilisce solo quando lo sforzo si esercita o su cuori che siano malati, o per lo meno minorati da malattie pregresse, oppure che non abbiano raggiw1to il loro perfetto sviluppo. Questi fatti, che trovano riscontro nelle classiche rice rche del prof. Queirolo e della su.a scuola trova.no riscontro anche in altre osservazioni eseguite dall'O. in occasione di esperienze eli controllo ad allenamenti ginnico-sportivi, sopratutto nella preparazione all'Olimpiade dell924. In questa. occasione, eli 6 campioni che si allenavano regolarmente sotto controllo medico, al pentatlon moderno, 2 dovet· t~ro essere eliminati per l'improvviso insorgere di fenomeni gravi cardiaci. In ambedue questi campioni, pur noti nel mondo sportivo e di provata. abilità, i Ji. miti del cuore erano eccedenti sulla. norma.: uno era affetto da lues ignorata.; l'a· namnesi dell'altro presentava una. serie notevole di ma!lattie infettive. · Lo sforzo fisico, sopra.tutt<> se prolungato, come esige talora la. prat.ica sportiva, fa affiorare facilmente minorazioni del cuore, che nelle normali abitudini di vita possono rimanere latenti, e può condurre così ad ingrandimenti del cuore, radiologicamente svelabili. Il q gros.o;~o cuore da spo1·t • va perciò considerato non già h·a le entità fisiologiche, come vorrebbe \ma. serie di AA., sopratutto tedeschi,ma come nna entità. patologica e come un segno di minorata. integrità. funzionale del cuore. PlnmE (Genova). - Essendosi occupato da. molti anni del problema della debolezza. cardiaca funzionale anche nei rapporti col servizio militare, plaude incon· ùizionatamente alla modernità di vedute e eli metodi d'indagine del relatore in un argomento semiologico e semiogenetico cosi a rduo. Può aggiungere che, fin dal 1914, l'O. ha dimostrato una prova elettrocarcliografica. della debolezza funzionale del cuore, che consiste nel fatto che i cuori deboli, dopo un determinato lavoro, come salire una scala di due piani, presentano una eleva:zione della. punta. atriale dell'elettrocardiogramma. postlavorativo, sintoma questo di sta..'Si, dilatazione ed ipercinesi dell'atrio destro nei cuori d eboli che lavora.no. :\'la più im portante ~Sembra il fatto che l'O. va. studiando da. qualche anno sul vario atteggiamento rispetto alla fatica ed all'insufficienza muscolare dei cuori d e strica.rdia.ci e dei cuon sinistroca.rdiaci. Nei soggetti a torace ecces.'9ivo, largo, come già il De Giovanni, pdma del Brugsch. aveva dimostrato, esiste una preponderanza cardiaca destra costituzionale, che non ha significato di maggiore energia del cuore destro, ma di meiopro.gia costit uzionale. Viceversa hanno cuori con relativa proponderanza sinistra. i soggetti ad abito longilineo, ma muscolosi e stenici. Ora le ricerche dell'O. hanno dimostrato che, mentre lo sforzo con i muscoli degli arti superiori e della cintura scapolare affaticano prevalentemente il cuore destro, il lavoro degli arti inferiori aff~tica prevalentemente il ventricolo sinistro. Se ne deduce che non è razionale adibire un soldato che abbia tipo brevilineo esagerato e C\JOre d estro cost-ituzionalmente preponderante, a lavori che affa.tichjno il cuore destro, come quello di portar pesi sulle spalle o sollevare pesi cogli arti superiori, ecc.; d'altra parte non è logico far compiere marcio faticose a. soldat i che abbiano una preponde1·anza esagerata e quindi una mei.opra.gia. del cuoro sinistro. Questo può, secondo l'O., t':'<>'ere un orientamento nuovo d ella selezione dei militari per i vari servizi che r·ichied?no :~forzi continuati, selezione foudata sulla. costituzione individuale e sul11t costttu2:ione morfologica del cuore destro e sinistro in particolar m odo.
Alla Sezione di medicina, militare furono pre.sentate le seguenti comunicazioni: I.
I DISTURBI FUNZIONALI DEL CUORE IN RAPPORTO AL SERVIZIO MILITARE STUDIO SPERIMENTALE SULLA REAZIONE DEL CUORE ·E DEl VASI Al LAVORO MUSCOLARE DEL SOLDATO per il dottor Ugo CasslnJs, maggiore medico
Fino dal 1860 medici militari e clinici furono colpiti dai disturbi funzionali che il cuore può presentare in alcuni soldati quando siano sottoposti ad intenso lavoro muscolare, come accade sopratutto in tempo di manovre o di guerra. Durante l'ultima guerra gli studi in proposito furono numerosi ed importanti e la terminologia di «cuore irritabile o cuore del soldato» si mutò in quella di strapazzo ca1·diaco o sindro1ne da sfarzo (Lewis). La caratterizzavano un insieme di disturbi funzionali rappresentati per lo più da cardiopalmo accessionale o continuo; da senso di costrizione, di morsa retrosternale talora unito ad angoscia profonda e penosa; da. polso piccolo, molle, celere durante gli attacchi e frequente fino a 150-200 al minuto ; respiro affannoso; stato di agitazione; vertigini; pallore; svenimento. Questi disturbi si ripetevano ad attacchi che potevano durare pochi minuti, come 12-24 ore, uniti a dilatazione del cuore e frequenti irregolarità del ritmo. Le discussioni sulle cause che potevano determinare tali manifestazioni furono numerose, gli uni dando valore alle pregresse infezioni, a miocarditi latenti; altri a stati neuropsicopatici, all'ipertiroidismo; altri a traumi, a tabagismo, a predisposizione costituzionale, a debolezza di costituzione. Da Costa però (1861) aveva notato che le diarree così facili nei soldati, favorivano il presentarsi del cuore irritabile, ed altx;i osservarono più tardi una relativamente facile dilatazione del cuore in seguito a fatiche fatte in periodi di disturbi intestinali. .All'ipotesi delle miocarditi latenti da infezioni pregresse si sostituì l'altra delle miocarditi provocate dalla fatica. o dallo strapazzo (Devoto) dimostrate sperimentalmente possibili, mentre molti altri sostennero che al di fuori delle cause patogene si dovessere in diversi casi attribuire i disturbi funzionali cardiaci soltanto a difetto di allenamento. La prima obbiezione però a tutte queste osservazioni è che nessuno degli individui esaminati quando erano presenti i disturbi attribuiti al
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cuore da sforzo, era. stato esaminato con la stessa cura. all'atto di essere aasunto in servizio. Tutte le ipotesi perciò si equivalgono quando non si conosca la capacità funzionale del cuore prima che i differenti soggetti si sottopongano ad una vita di lavoro intenso, di fatiche, di strapazzo. Wenckebach sostenne per primo (1915) che la debolezza muscolare cardiaca occupa un gran posto nella patologia e dimostrò che un muscolo cardiaco sano e capace di prestazione normale può funzionare aritmicamente in seguito a stanchezza. Insistette sul fatto poi che l'aritmia è un fenomeno primitivo, lo scompenso un fenomeno secondario e che l'aritmia resta spesso il solo segno clinico attribuibile a questa debolezza ca;rdiaca; in realtà. non esiste alcun segno, secondo questo autore; propriamente intrinseco al cuore che permetta di diagnosticarla.. . Maraglia~o sostiene che, poichè il miocardio esercita una dittatura sopra tutta la patologia. e sulla prognosi delle cardiopatie, è necessario conoscere, misurare la capacità di resistenza del miocardio non solo in chi già. presenti qualche disturbo, ma sopratutto in chi sia apparentemente sano, al fine di scoprire quei cuori che sono meno atti al lavoro e richiedano un'attenzione particolare, quei cuori che rientrano nella vasta categoria della debolezza. o insufficienza latente, di quello stato particolare di inabilità, cioè, del muscolo cardiaco a superare felicemente gli ostacoli che si oppongono al suo funzionamento. Ma. come in tutti· i campi della scienza medica l'eccesso di ipotesi o di mezzi terapeutici esprime le incertezze del nostro sapere, cosi la grande quantità di metodi per indagare le proprietà del cuore, le sue capacità di preataziQne, indicano che non se ne possiede ancora uno che sia più sicuro degli altri. Tuttavia i metodi basati sulla prova. di lavoro dinamico, per quanto incompleti, sono i più adatti a dare un concetto delle capacità funzionali del cuore, mentre sono senz'altro da scartare i metodi basati sugli ostacoli arti.ficiali alla circolazione. D più completo è indubbiamente quello suggerito da Barlocco che utilizza, per la parte dinamica dell'esame, gli esercizi consigliati da Makenzie: 30 piegamenti sulle ginocchia e 3 marcie a passo militare di 400-800-1200 metri, ma come tutte le ricerche troppo complicate manca di facilità. nell'attuazione pratica. N elle mie ricerche ho perciò anottat.o un metodo che pur essendo più completo possibile rendesse agile l'esame dei molti soggetti. Esso consiste nella misura a riposo ed in posizione eretta comoda : a) della frequenza del respiro e contemporaneamente della frequenza del polso per un minuto intero;
b) del valore della pressione Mx e Mn col Pachon a doppio brac-
ciale ; c) dell'asçoltazione del cuore; d) dell'esame ortodiascopico del volume del cuore tenendo conto della posizione del diaframma ;
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e) dell'elettrocardiogramma solo in quei casi nei quali la palpazione
del polso dia alterazioni del ritmo. Ogni soggetto era quindi sottoposto ad una prova di lavoro consistente secondo la sua capacità, in una corsa di 600 o 1200 metri fatta con la maggiore velocità. La corsa è l'esercizio più intenso che differenti soggetti siano capaci di eseguire senza bisogno di speciali insegnamenti, e rappresenta entro certi limiti uno sforzo al quale l'organismo si sottopone bruscamente. Mi sembra anche un'indice della intensità <li tale esercizio la frequenza con la quale si trova albumina nel!le urine in soggetti che non ne presentano mai a riposo. Appena. finita la corsa erano ripetuti successivamente i vari esami sopradetti, tenendo conto anche del tempo necessario per il ritorno al normale delle varie funzioni. Ogni osservazione era perciò continuata per un periodo oscillant~ fra 45 minuti ed un'ora dopo la fine della corsa. Furono così esaminati 149 soggetti che si possono suddividere in : 6 ufficiali (in allenamento per gare internazionali); 88 sottufficiali (allievi maestri di scherma); 34 soldati (9 a.nziani e 25 reclute fra le più deficienti) ; 20 studenti (in allenamento per gare internazionali) ; l allenatore di corsa. fra, costoro
solo le reclute scelte erano prive di qualsiasi allenamento sportivo, pur essendo taluna abituata ai pesanti lavori della campagna o dell'officina. Bisogna però ricordare che ogni soggetto, anche a parità di allenamento con altri, ha una propria capacità di reazione che è sopratutto in rapporto con la sua costituzione. La variazione della frequenza del re8piro ha valore relativo, perchè · vi sono alouni soggetti che anche senza alcun allenamento non presentano dopo un intenso esercizio alcuna modifica.zione del numero degli atti respiratori. Comunque anche qua.ndo si abbia variazione della frequenza del re- · spiro, ciò non significa che sia aumentato il lavoro dell'organismo ove non si esamini la profondità di ogni atto e quindi la ventilazione polmonare alla quale sarebbe utile unire l'esame dello scambio gassoso. Ricerca questa complessa e delicata. Quando però la frequenza respiratoria sia mutata si deve dar valore al tempo impiegato per ritornare al normale. In media nei miei casi, è iltato di 15-20 minuti, oltre i quali si deve ritenere che siano insorti ostacoli al circolo polmonare sempre da attribuire allo stato del cuore. Non mi è sembrato un buon segno il progressivo aumentare della. frequenza. del respiro per 40-50 minuti dopo finito l 'esercizio di prova, specie se accomP~ato al mantenersi elevata la frequenza del polso, al cadere dei valori di pressione ed all'aumentare dell'ombra cardiaca. Questi rapporti fra funzione respiratoria e cardiaca, capaci di per sè di mettere in evidenza una insufficienza da stanchezza del miocardio non sono frequenti e non si palesano ogni volta che il cuore mostra di aumentare di volume per effetto dello sforzo sopportato. Nel mio caso furono solo 2.
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Dell'esame del polso ha valore non solo la frequenza e la sua variazione dopo finito l'esercizio come il tempo necessario per il ritorno al normale, quanto e sopratutto la. qualità ed il ritmo. E siccome le variazioni possono durare non più di 30-60 secondi è necessatl'io fare l'esame nel momento steBso della fine dell'esercizio: il che come vedremo, è ancora più importante quando si voglia ottenere un ECG dimostrat ivo. Nei miei casi l'aumento della frequenza del polso subito dopo la corsa è oscillato :
fra un minimo di 30 ed un ma-ssimo di 80 pulsazioni al minuto negli ufficiali con una media di 57; · fra un minimo di 28 ed un massimo di 100 nei sottufficiali con una media di 5-8·, fra un minimo di 10 ed un massimo di 100 nei soldati con una media di 34,5; • fra un minimo di 20 ed un massimo di 75 negli studenti con una media. di 43,8. È ormai evidente che l'aumento della frequenza del polso non è del tutto in r apporto col grado di allenamento, ma molto più col tipo costituzionale. Vi sono soggetti, e sono i meglio costituiti, quelli cioè che più si avvicinano all'ideale tipo normale, nei quali l'aumento della frequenza del polso, dopo un esercizio intenso, è poco accentuato anche quando sono privi di qualsiasi allenamento e si vedono raggiungere più presto l'allenamento completo. La qualità del polso acquista valore quando presenti i caratteri del polso piccolo, molle, dicroto, il che si manifesta con gli abbassamenti della pressione sistolica, come vedremo, e molto spesso quando compaiono delle irregolarità del ritmo. n tempo per il ritorno della frequenza del polso al norml!>le è non tanto in rapporto coll'intensità dell'esercizio compiuto, quanto anche coi caratteri costituzionali e coll' allenamento. n minor tempo difatti lo ai ebbe nei soggetti meglio conformati, nei quali a parità di allenamento cogli altri, per il ritorno alla frequenza di riposo b~stano 40 o 50 minuti, mentre per gli altri si superò sempre di gran lunga l'ora. Cosicchè, riassumendo: l'effetto di un esercizio muscolare molto intenso che provochi uno sforzo fisico è non solo quello di aumentare variamente la frequenza del polso e di ritardare diversamente il ritorno alla frequenza normale a seconda dei soggetti, quanto quello di mettere in evidenza le alterazioni dene sue qualità e sopra tutto del suo ritmo che sono il segno palese dei disturbi funzionali cardiaci che solo lo studio Ecg. può far conoscere nel loro vero valore. Di ciò riparlerò più avanti: fin d'ora però faccio notare che 11 fra i 149 esamii.nati presentarono alterazione del ritmo cardiaco. La conoscenza dei valori ài pressione Ma; e Mn., ha importanza nello stato di riposo perchè non solo serve di base di confronto, ma permette di distinguere gli eventuali soggetti ipo od ipertesi e di seguirli più particolarmente negli effetti del lavoro muscolare.
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Nei soggetti a pressione normale, che nei miei casi hanno rappresentato la totalità, gli aumenti di pressione dopo lo sforzo acqui.stan valore solo quando siano eccessivi, mentre mi sono sembrate sempre degne di considerazione le cadute della pressione al disotto dei valori normali dopo l'esercizio. La pressione sistolica, appena finita Ja corsa, oscillò nel gruppo degli ufficiali fra un aumento minimo di 20m m. Hg. ed uno massimo di 175; la sistolica fra 5 e 20 ; la differenziale fra 35 e 215 rispetto ai valori di riposo. Nel gruppo dei sottufficiali la sistolica oscillò fra un aumento minimo di 25 ed uno massimo di 160 mm.Hg.; la diastolica fra 5 e 45; la differenziale fra 30 e 115 rispetto ai valori. Nel grupp() dei soldati la sistolica aumentò fra un minimo di 5 e un massimo di 85 mm.Hg. ; la diastolica fra 10 e 15 ; la differenziale fra 15 e 70 ris petto ai valori di riposo. Nell'allenatore che fece 10 chilometri e mezzo di corsa in 45 minuti, mentre la frequenza del polso aumentò di sole 68 pulsazioni, la pressione sistolica aumentò di 35 rom. Hg. ; la diastolica di 10; la differenziale di 45. Infine nel gruppo dei 20 student i, la sistolica oscillò f:ra un aumento minimo di 30 e massimo di 90; la diastolica fra 10 e 25; la differenziale fra 15 e 70 rispetto ai valori di riposo: TI ritorno ai valori normali ha avuto luogo nei soggetti meglio costituiti od allenati in 15 o 20 minuti senza oscillazioni, mentre negli altri si ebbe sem pre diminuzione della pressione sistolica da 10 a 50 rom. Hg. sotto i valori normali che dopo un tempo variabile di pochi secondi a molti minuti fino a più di un'ora ritornava ai valori normali. La pressione diastolica invece o non discese sotto i valori normali o, col discendere della sistolica, aumentò di altri 10-15 rom. H g. in più dell'aumento già determinato dalJa corsa. Se nel momento della massima diminuzione d ei valori sistolici il soggetto ripete la corsa, i valori ritornano ad elevarsi agli' stessi valori che avevano alla fine della prima corsa e ripresentano poi lo stesso fenomeno della diminuzione sopradet~critto. Poichè questa diminuzione si presenta sempre dopo almeno 25 minuti dalla fine della corsa è più facile che si debba attribuire alla vaso-dilatazione periferica J)rovocata o dal sudore o dal lavoro muscolare st.esso, piuttosto che allo stabilirsi d'uno stato di ipotonia cardiaea. Questo, come vedremo piil avanti, non è quasi mai tardivo ed in tal caso la diminuzione de.i valori della pressione sistolica dovrebbe aversi molto presto rispetto alla fine della corsa. Tuttavia tale diminuzione acquista importanza per un giudizio quando si accompagni ad aumento di vèlume cardiaco e specialmente quando permanga per lungo tempo. n che si è verificato in uno solo dei miei casi che per di più presentava alla fine della corsa notevole aritmia. Comunque è cosa molto diffieile sceverare la parte che spetta al cuore e quella che spetta alle pareti vasali nel determinismo delle variazioni di pressione per effetto del lavoro musoolare; non sono di certo di poca im· portanza la vaso-dilatazione e la vaso-costrizione che in momenti diversi nello stesso individuo, per oscillazione del tono del sistema vegetativo, possono concorr-ere a far variare i valori di pressione all'infuori dell'in-
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fiuen.za che su questi può avere il tono miocardico. La rapidità del ritorno ai valori normali è un segno di pnona funzionalità dell'apparat{) circolatorio e lo dimostra il fatto che in costoro non si ebbe mai aumento, ma
aibbene restringimento dell'ombra cardiaca. n ritardo di tale ritorno si verificò in tre soggetti, nei quali i valori si mantennero elevati per oltre 40 minuti dopo finito l'esercizio (di 100-145-76 mm. Hg, in più che a riposo rispettivamente per la sistolica; di 10-20-15 mm. Hg. per la diastolica; di 90-125-60 pe:r la differenziale) ed in questo caso due presentarono aumento dell' ombra cardiaca, uno nessuna variazione. È questo fenomeno determinato da antagonismo fra tono miocardico e tono vasale a tutto beneficio temporaneo della funzione del cuore ! di certo continuare nel lavoro in queste condizioni vuoi dire porre a dura prova la resistenza del miocardio. Sulla r~zione del cuore cioè sulla variazione ddla grandezza deU'ombra cardiaca (che va sotto il nome di saggio della tonicità miocardica di 1ehle) per effetto del lavoro muscolare, si sono occupati molti clinici fra i quali ricorderò specialmente Moritz, Bordet, Williamson, Querilo, Nissim , Barlocco, ecc. Sarebbe interessante intrattenersi sui metodi adoperati da costoro per tale studio; comunque sono da ritenersi più probative le ricerche di coloro che indagarono direttamente la rea~one del cuore nell'uomo sottoposto a lavoro muscolare che non quelle di altri che vollero dedurla da condizioni sperimentali artificiose. Fra coloro solo Willia.mson cercò di mettere la ortodiagrafta in rapporto colla fase respiratoria facendo l'esame 20 secondi dopo finito un intenso esercizio, mentre Querilo e Nissim aspettarono che polso e respiro fossero tornati al normale dopo l'esercizio per osservare il cuore. Williamson su 315 soggetti nè trovò 29 con diminuzione dell'ombra, 3 con aumento, 3 con nessuna variazione; e Querilo, Nissim trovarono che la diminuzione è marcata in tutti i soggetti sani e allenati, meno marcata nei sani non allenati, mentre non osservarono aumento nei cardiopatici compensati, ma evidente nei cardiopatici scompensati. Boigey ha osservato, senza tener conto della fase respiratoria, che gli esercizi intensi ma di breve durata dànno nei soggetti allenati diminuzione dell'ombra, mentre gli esercizi 'protratti provocano negli stessi soggetti allenati un aumento dell'ombra. Ritenne che il cuore in primo tempo entri in istato di ipertonicità durante il quale funziona con maggior energia per poi cedere il posto ad una fase di ipotonicità durante la. quale, sovraffa.ticato, si lascia distendere poco a poco. Ma queste ricerche riguardano solo i soggetti allenati e non tengono conto dell'altro più numeroso e più importante gruppo di soggetti non allenati a quel particolare tipo di vita. Ho fatto questa osservazione su tutti i 149 soggetti servendomi del metodo ortodiascopico. Ammetto subito che questo metodo, come del resto l'ortodiagrafico, può dar origine ad una quantità notevole di errori che però si possono eliminare in buona parte, mentre altri possono ripetersi per ogni osservazione e perdere cosi d 'importanza. Fra le principali cause d 'errore vi sono: il centramen to del tubo, la po~izione ~ello schermo, la posizione del soggetto, i rapporti fra. i movi- · menti costali, diaframmatici e la forma del cuore. Conviene centrare il tubo ~I re~icolo che si trascrive sullo schermo, fissare questo in apposito bracc1o artiColato che permetta di avvicinarlo e allontanarlo dal sog-
t DISTURBI l"UNZIO~ALI DEL CUORE, RCC.
getto secondo il piano antero-posteriore mantenendolo per ogni osservazione nella stessa posizione. n soggetto d.ovrà. posare i piedi e le spalle sempre allo stesso posto ed avere dei piombini fissati sul petto come punto di repere. Così nel periodo di riposo si disegna sullo schermo l'ombra del cuore nella fase di massima espansione diastolica, trascurando il limite di rientramento sistolico per evitare di commettere nuovi errori, È necessario segnare anche i limiti superiore o espiratorio ed inferiore o inspiratorio del diaframma. Si ripete varie volte l'esame per essere sicuri
Fig. n. 6. CATTANI. -
Pneumogt·amma e sfìgmogramma dopo la corsa.
dell'esattezza ~all 'osservazione. Dopo finita la corsa si att~nde che sia diminuita notevolmente la dispnea, per il che abbiamo visto occorrere almeno 10 minuti e si mette il soggetto di nuovo nella stessa posizione cercando che i punti di repere corrispondano. Si disegna la nuova silhouette del cuore, che per una buona parte corrisponde in media a quella disegnata precedentemente, ed i limiti delle escursioni diaframmatiche e si ripete più volte l'osservazione fino a che l'una e gli altri banno ripreso la posizione che avevano a riposo. In tal modo fra i 149 soggetti, 76 banno presentato un evidente restringimento dell'ombra cardiaca, 39 nessuna variazione, 20 netto aumento
I DISTURBI li'UNZlONALI DEL CUORE, ECC.
49
e talora accentuato, in 9 il cuore ha ritardato notevolmente a restringersi, in 3 ad aumentare, 2 prima aumentarono e poi si restrinsero. La nessuna variazione è parsa in qualche caso indice di lavoro insufficente in soggetti naturalmente reststenti al lavoro ed in soggetti allenati: continuando difatti nella corsa si assistette in taluni ad un restringimento, in altri all'aumento dell'ombra. Cosicchè il non variare di questa può significare in certi casi buono stato tonico del miocardio ma per esserne sicuri converrebbe sempre aumentare il lavoro fino ad avere una reazione netta. Tuttavia talora si osserva che l'espansione diastolica pur rimanendo in media nel limit-e di riposo, presenta di tempo in tempo dei balzi che superano notevolmente questa linea, il che già. deve interpretarsi come un accenno all'ipotono che, insistendo nel lavoro, in questi casi si manifesta coll'aumento dell'ombra. La variazione dell'ombra del cuore (aumento o diminuzione) è stata qua.~i sempre a carico del margine sinistro e per lo più della J)Orzione ventricolare di questo, raramente della porzione auricolare. Il margine destro è variato assai raramente, nè alcuna variazione fu mai vista a. carico dell'ombra del fascio vascolare. La reazione del cuore è apparsa sempre rapida rispetto al momento terminale dell'esercizio qna.ndo si è trovato l'aumento dell'ombra, il che fa pensare ch'essa già fosse avvenuta durante l'esercizio. La diminuzione invece della grandezza dell'ombra si è palesata cosi nel p~o momento d'osservazione, come tardivamente fino a 30 minuti dopo la fine della corsa. · · · Queste variazioni dell'ombra. sono del tutto indipendenti dalle escursioni diaframmatiche; tuttavia è da notare che pochi secondi dopo finita la corsa le escursioni del diaframma sono più ampie di quelle di riposo, mentre dopo 5-10 minuti il diaframma si abbassa e se l'escursione inspiratoria scende più in basso di quella di riposo, la espiratoria non raggiunge mai quella di riposo. In altri termini il tono diaframmatico aumenta e ciò è evidente particolarmente in quei soggetti nei quali si nota restringersi l'ombra cardiaca. Il diaframma invece nei soggetti nei quali l'ombra o non muta. od aumenta riprende assai presto le escursioni di riposo senza mostrare aumento del tono. Questo rapporto di tono diaframmatico a tono cardiaco è degno di ulteriori studi. La durata della modificazione dell'ombra è variata da 15 a 50 minuti dopo finita la corsa. Come ho potuto intravedere dei rapporti fra. certe variazioni della pressione arteriosa e della grandezza dell'ombra cardiaca, cosi mi è parso poterne indicare anche fra. questa e la frequenza del polso. A rigor di termini una. diminuzione dell'ombra cui corrisponde di certo una diminuzione del volume del cuore deve significare una diminuzione dell'afflusso sanguigno per ogni diastole. Per mantenere costante il suo volume-minuto il cuore deve crescere in tal caso le pulsazioni mentre le deve diminuire quando non muta di volume o quando aumenta . Questo
•· -
Giornale di medicina militare.
X DISTUBBI FUNZIONAU DEL CUORE, EOO.
aumento delle pulsazioni in rapporto colla. diminuzione del volume del cuore, e la diminuzione in x:apporto col suo aumento sono evidenti nello specchio seguente. E se in qualche caso sembra. che la reazione del cuore non si a-ccordi perfettamente con la frequenza. del polso se ne deve trovare la spiegazione nella facilità. con la. quale nel nostro organismo spesso rimangono velati, per l'estrinsecarsi di fenomeni compensa.tori, i fattori principali di ogni funzione.
NOME
Cattani. .......
Aumento Aumento Aumento della presdella tredella stono slstoquensa del trequonsa lloa p olso dopo del respiro la corsa
+
10
+
2
+
70
Aumento della press ione dlOBtollca
Vartu!one della pros- V&rfa:done alone dHre- dell'omb ren:dLile oardlaca
IDIXL Hg.
+
15
-
T
55
aum.
10
Anastasio ..... .
12
8
5
Mancini .......
20
5
45
20
25
" •
Di Lello ......
49
8
50
10
40
•
EgtUZ1 .. ..... ..
48
5
70
10
60
»
CanU:zo........
63
4
145
20
125
•
Raffo .........
33
4
150
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130
R
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83
2
65
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55
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Madonna ......
57
5
110
5
105
•
Riooobello .....
32
5
70
10
50
•
Cesaroni .......
68
2
:35
10
45
De Robertis ...
66
2
35
10
35
De Silva ......
88
8
130
15
115
Corradi. ... . ...
56
5
175
15
215
• • • •
Gagliardo .....
95
2
90
15
so
•
L'a$coltazion-e del cuore dopo la corsa per lo più ha. fatto notare eguaglianza fra il timbro del secondo aortico e polmonare, rare volte si è fatto impuro il primo a.Ua punta. ~ In conclusione dunque si ammette che il miocardio per effetto di un lav oro muscolare 'i nten so modifichi il suo volume a causa. di una modificazione del suo tono. Ove questo aumenti si ha la diminuzione del volume del cuore, ove diminuisca si ha l'aumento di questo volume. Se talora è così bene evidente l'azione dell 'ipotono è dunque possibile che, persistendo il soggetto nel lavoro fino alla fatica o allo strapazzo
I DISTURBI FUNZIONALI DEL CUORE, ECO.
61
.·
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I DISTURBI l'UNZIONALI DEL CUORE, ECC.
si possa ineorrere nella djlat:azione acuta del cuore' "Makenzie portò tutta la sua autorità contro una tale poHsibilità: <<Ho esaminato -egli scrisse - gran numero di giovani d 'ambo i sessi con cuori ai quali si attribmvano le modalità. del cuore da strapazzo e non ho trovato un . sol caso con dilatazione ed iposistolia. Che la, dilatazione possa prodursi per lo strapazzo in cuori s~n i è nozione diffusa, io però sono convint~ che è giustificata. - e conclude - « Non ho mai veduto un solo indjviduo che abbia sofferto dj dilatazione cardiaca come conseguenza dello strapazzo )> , Non è con l'atleta che si può arrivare a questa dimostrazione; il cuore allenato troverà sempre l'energia per reagire opportunamente mentre il miocardjo dei giovani non abituati all'esercizio fisico o per di più deficienti nello sviluppo muscolare complessivo sarà meno capace di bastare al sopralavoro che gli è bruscamente imposto. Fra i 149 soggetti da me esaminati infatti presentarono aumento dj grado diverso dopo la corsa, un ufficiale su 6, 9 sottufficiaJi su 88, 8 soldati su 34, 2 studenti su 20 e non presentarono a lcuna variazione un ufficiale, 21 sottufficia.li, 10 soldati, 7 studenti. Volendo riportare a.pprossimativamente a 100 i valori rispondenti agli aumenti, si trova che il massimo dei casi di djlatazione si ha nelle reclute colla non piccola cifra del circa 24 %· · Pur non potendo dar valore a questa statistica perchè gli studenti su i quali ho fatto l'osservazione erano stati scelti per gare internazionali e rappresentavano un gruppo selezionato e gli ufficiali e sottufficiali erano abituati al lavoro fisico, rimane sempre ilimostrato che i più deboli e i meno allenati dànno la maggior percentuale dj aumenti dj volume del cuore dopo un intenso esercizio. Alcuni autori (Barlocco, ecc.) vollero fare distinzione fra la reazione del soggetto normale e quella del soggetto indebolito; il primo dopo lo sforzo presenterebbe aumento della frequenza respiratoria, della. frequenza del polso, del valore della pressione sistolica con aumento da p1'Ìnoipio della superficie ca?"diaca e poi diminuzione, mentre il secondo reagirebbe con aumento della frequenza. del respiro del polso che tardano notevolmente a tornare al normale, con stazionarietà della pressione ed aumento della superficie cardiaca. I soggetti nei quali ho avuto da prima aumento del volume cardiaco e poi diminuzione, in tutto 2, hanno dimostrato dj essere pinttosto degli incompletamente o male allenati, mentre nei robusti o bene allenati la reazione cardiaca dopo la corsa è stata sempre di netta diminuzione del volume. Ciò nonostante neppure in questo ca11o possiamo asserire dj trovarci di fronte ad un cuore normale se trascuriamo un dato che assume la. massima importa-nza (come Wenckebach ha dimostrato), cioè il t'ittno. Perchè anche cuori che reagiscòno con iliminuzione del volume possono presentare dopo lo sforzo delle aritmie. In genere si . è parlato di extrasistoli ed anche nel recente congresso internazionale di medicina. dello sport in Amsterdam (agosto 1928) si è molto discusso sul ritmo del cuore nello sport e si sono portati esempi di extrasistoli come retaggio dj cuori ipertrofici. Qualcuno ha accennato al presentarsi dell 'aritmja respiratoria soltanto dopo l'esercizio fisico mentre non esisteva. a riposo, ma la maggior
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I DISTUltBI FUNZIONALI DEL OUOBE, ECO.
parte asserisce che essa. è un disturbo di poca. entità che l'esercmo fisico fa scomparire. Io l'ho vi.8ta molto frequentemente presentarsi per effetto del lavoro muscolare in molti soggetti. In altri, nei quali l'aritmia. respiratoria non era mai evidente, si sono presentate aritmie sinusali non respiratorie che sono rimast-e sempre come tali o in certuni sono comparse solo dopo periodi extra-sistolici. Per mettere in evidenza queste alterazioni del ritmo ho usato prendere l'Ecg al soggetto (cui era stato applicato un pneumografo di Gutzmann per mettere in rapporto il ritmo cardiaco con quello respiratorio) posto in riposo supino in prima e seéonda derivazione per almeno uno, talora anche due minuti onde esser sicuro della qualità. del ritmo. n soggetto, conservando applicati i due elettrodi d'argento faceva la corsa che finiva entrando nella stanza dell'apparecchio (Siemens), situata a livello dello stadio. Si metteva subito supino sul letto e mentre un inserviente fissava. i serrafili agli elettrodi io ponevo in azione l'apparec- ' chio. Cosi ho potuto avere dei tracciati nitidissimi presi D I e in D II, che sarebbero ancor più interessanti qualora fosse stato possibile prendere anche la. curva del polso venoso, e che hanno dimostrato come alcune irregolarità. non siano visibili che nel primo minuto dopo finito l'esercizio e spariscono poi completamente col diminuire della intensità della funzione cardiaca.. · La. dispnea data dalla corsa e le contrazioni muscolari involontarie facili ad aversi dopo un lavoro intenso hanno rappresentato una causa di intralcio che talora. è occorso superare con un addestramento speciale del soggetto. · Fra. i 149 soggetti, l l hanno presentato aritmie. In un primo gruppo si possono riunire i 5 soggetti che hanno presentato aritmie sinusali : D'Onofrio - reoluta -'- anamnesi negativa - barbiere - non ha mai fatto sport- condizioni generali soddisfacenti - altezza m.l,74. per. toracico 0,88 peso kg. 60, 100 - presenta leggera sporgenza della regione tiroidea. A riposo: toni normali - diametri cardiaci L = l 7,5 - T. 14,7 polso regolare 54 - respiro 18 - press. sist. 100 diast. 80 differenziale 40. L'Ecg. presenta oscillazioni dello SJ>&ZÌO R.R. fra l" e 3!20 ed l " e 7f20 mentre la distanza P .R. si mantiene mvariata intorno a 4/20 di secondo. Appena fatta la corsa di m. 600 in 2' e 55" il polso sale a 78, il respiro a 28 la pressione a 190-90, il polsp si fa piccolo, molle, e presenta delle irr~=tà che non sembrano in rapporto con le fasi respiratorie cioè, a periodi di p ·oni pib frequenti seguono talora periodi di pulsazioni pib rare, come l'Ecg conferma. Dopo 30" questa aritmia scompare. La distanza R.R. oscilla ora fra un minimo di 14/20 di secondo ed un massimo di l " 9f20; anche la distanza P.R. non è costante: oscilla fra 3,5 e 4/20 di secondo (v. fig. l). L'ombra cardiaca rimane immutata, i toni non sono modificati, invariato resta pure il tono diaframmatico. La pressione arteriosa dopo 30' torna ai va.lori di riposo senza oscillazione; la frequenza del polso e del respiro dopo 25' non sono tornate al normale. Dunque : ipotonia mioca.rdica. con aritmia simiSale non respiratoria poco accentuata e di breve durata. Ciccone - recluta - presenta lo stesso ùistw·bo dopo l'eseruiz.io e neeau.na variazione dell'ombra . cardiaca (v. fig. 2). Marinacci - recluta - falegname - non ha mai fatto sport, ha softerto li tifo l'anno scorso, è un deperito, altezza m. 1,58 - per. toracico 0,84 peso 49,500.
l DISTURBI :rtJNZIONALI DBL OUOllB, 1:00.
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I DISTURBI :FUNZIONALI DEL CUORE, E CO.
A riposo : respiro 17 - polso regolare 65 - press. 105-80 - differenziale 25toni puri - diametri cardiaci L .· 14,2 - T. 13,4. Dopo corsa. di m. 600 in 2' 42", il respiro è 23- il polso 112 la pressione 17095 - differenziale 75, l'ombra cardiaca. non muta., il dia framma. si a.bassa. un po, più che a riposo nella. ispirazione e s i solleva. alla. ste.~sa. altezza. che a riposo nell'espirazione, non ha. quindi modificato sensibilmente il t ono: l'ascoltazione non dà modificazione di toni, il polso è invece irregolare cioè dopo un certo numero di pulsazioni frequenti s i ha. la. sensazione che vi sia. un' inte rrrùtten.za. talora. due. L'Ecg. di riposo mostra. un ritmo quasi perfetto, la. distanza. R.R. oscilla fra. 18,5 e 19,5/20 di secondo. In D.II- P è poco marcata.; ma. mantiene la. distanza. da. R. di 5/20 di secondo. Dopo la. corsa. l'Ecg. mostra per i primi 10 secondi un ritmo più frequente ma m olto regolare con distanza. R.R. a. 14/20 e P .R. fra·3-5l20. Poi ad un tratto la. distanza. R.R. per una. sola. pulsazione si porta. ad un secondo e 3/20 il P. seguente si fa meno evidente ed accenna. al divenire negativo, altra. volta. si sdoppia. Queste irregolarità indipendenti dalle fasi respiratorie si ripetono a. distanze. fra loro per circa. un minuto e mezzo dalla. fine della. corsa. e corrispondono al divenire piccolo e m olle il polso. La. pressione discende sotto i valori di riposo quando il disturbo d e l ritmo è passato (v. fig. 3). Nella recluta. Alleino - contadino - denutrito con m . 1,62 di altezza., cm. 0,89 perimetro toracico e kg. 52 di peso non allenato allo sport, che nell'anamnesi ha solo un bronco-polmonite influenzale sofferta. vari anni addietro, il respiro di riposo è 15, il polso regolare 76, la p ressione 180 - 75 i diametri cardiaci L. 14,9 T . 13, i toni aortici vibrati. Dopo 600 metri di corsa in 3' e 6" il respiro è 18, il polso 96 la. pressione 18080. L'ombra. ca.rdia.ca. aumenta. ed aumenta. particolarmente il diametro tra.sverso con evidente deformazione del solo margine sinistro mentre il dia.fra.roma. non presenta variazioni di tono. L'Ecg. di riposo p resenta. una. notevole regolarità della curva ma. quando il soggetto compie un atto respiratorio profonqo mostra. un accenno fugace all'au mento della frequenza. del polso. Subito dopo una. corsa di 600 metri in D. II sono evidenti delle pause che quando si presentano corrispondono con lafine dell'ispirazione ed il principio dell'espira.zione e raggiungono la durata. di un secondo e 3/20. Il P. che si presenta. alla. fine della lunga. pausa è assai meno a.coentua.ta. che nelle pulsa.z ioni ordinarie distanti per lo più fra loro 13/20 di secondo. D opo una. seconda corSa. di 300 metri fatta di seguito alla p rima si fanno evidenti gruppi di pulsazioni frequenti (R.R. = I O - 12/20) e gruppi di pulsazioni più rare (R.R. = 14 - 17 20 che non hanno rapporto con le fasi respiratorie e mancano d ella regolarità e costanza. che presenta. l'aritmia. respiratoria. Non è che uh gradino a l disturbo che appare facendo ri~etere una terza. corsa di 300 metri: si fa. cioè p iù evidente il fenomeno dei grupp1 di pulsazioni p iù ravvicinate nelle quali la. distanza R.R. diventa. progress ivamente minore (12, 9, 8, 6, 5/20 di secondo). Le due ultime curve del gntppo dà.nno l'impressione che T . si fonda ~rada.ta.mente con P . - A queste pulsazioni frequenti segue un periodo di pulsaziOni più rare ne lle quali P. diventa sempre meno evidente fino a farsi orizzonta-le o lievemente negativo (R .R. 14{20 di secondo) (v. fig. 4). n respiro dopo le corse torna. alla frequenza nonnale in 30 minuti, il p olso stenta a. tornare al normale e conserva per 30 roinut.i la stessa frequenza che aveva alla fine della corsa m entre la pressione sistolica. ritorna al normale in 20 minuti senza scendere sotto i va lori d i riposo e la diastolica si conserva più elevata.. Il cuore riacquista il volume normale in 35 minuti. N ella 1·ecluta Cattani - cameriere non abituato allo sport - con anamnesi negativa, le condizioni generali sono soddisfacenti - l'altezza m. 1,68 - perimetro t.uracico m. O. Su peso kg. 5 1,300 (m~ questi dat i non bastano a de.re un con· cetto dello stato fisico). À riposo ha 17 atti respiratori - 64 pulsazioni regolari pressione 120 - 90-diometri cardiaci L. 15 - T. 14,5, torù normali. D opo la corsa d i UOO m etri in 3' e 30" la frequenza respiratoria diviene di 19 atti, quell~ del polso di 74, la. pressione 190- 105, l'ombra cardiaca aumenta a.
I DISTURBI FUNZIONAf,J DEL CUORE, iECC.:
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carico del ma.rgine ~tro. n polso ed il respiro vanno cre.<;cendo di frequenza per 30 minuti dopo la corsa nel qual periodo la. pressione scende sotto i valori di riposo ed il polso si fa molle e lascia. apprezzare delle irregolarità. L'Ecg. di riposo non ha. nulla di notevole: quello succes.'livo all'esercizio è molto intere;-sa"te e presenta la solita irregolarità caratterizzata da. periodi di pulsazioni rare con la. differenza dai casi precedenti, che il complesso auricolare di queste è rara.men.te €lrizzont&.le, per lo più fortemente negativo mentre torna a. fars1 positivo col ra.vvicinarsi delle pulSazioni. Questo fenomeno in questo soggetto ò stato costante dopo ogni sforzo. n cuore è ritornato in limiti normali dopo 25 minuti; il diaframma. come sempre quando il cuore è aumentato di volume non ha presentato evidente alterazione del tono (v. fìgg. 5-6).
••• In questo primo gruppo formato esclusivamente da. reclute apparen· temente sane e ritenute idonee al servizio militare i disturbi che il cuore presenta in seguito alla corsa sono: a) di manifesto aumento di volume (ipotonieità mioea.rdica); b) di latente deficienza funzionale dei centri nervosi del sistema di comando sinusale. È importante collegare i due fatti tra loro. Per quanto questo capitolo sia. ancora oscuro e nella letteratura. si trovino studi di Ecg. simili a questi, ma appartenenti a malati di cuore e non mi sia occorso trovare uguale
osservazione per il solo effetto di un sovra lavoro del cuore, conviene ritenere che si possa ugualmente parlare·di un disturbo analogo alla bra· diaritmia sinusale. Ho già accennato come sia fuor di questione l'aritmia respiratoria perchè non solo ~anca l'eguaglianza fra le f~si di ta.chicardia e di bradicardia così da stabilire in conseguenza dlell'a.lternanza un vero ritmo, ma quando nel tracciato si riporti an~he la curva respiratoria manca fra questa e le irregolarità del ritmo ogni evidente. dipendenza. La bradia.ritmia sinusale consiste invece di fasi lente e di altre più rapide che nei casi patologici non sono troppo rapide, nei miei lo sono di più per la diversa intensità del lavoro che l'organo deve compiere e quindi la diversa intensità degli eccitamenti che riceve. Le fasi lente comportano una lunghezza di intervallo tale (superiore al secondo) che si produce quasi sempre quel fenomeno che vien detto della « fuga ventricolare ». Cioè ritardando il seno a funzionare, il centro ventricolare automatico si libera e può restare libero finchè i fenomeni di inibizione del seno persistono. Questa fuga ventricolare può essere iso· lata quando il ritardo auricolare si ha per una sola contrazione. può osservarsi invece per una serie di contrazioni. Di qui allo « standstill » degli inglesi il passo è breve: una sensibilità più viva del vago o uno stato di alterazione più marcata. del seno e si ha. l'abolizione della contrazione auricolare seguita da abolizione della contrazione ventricolare; cosi una pulsazione intera è saltata. La variazione di forma del complesso auricolare scmbn-. sia èla. ascrivere alla variazione dli eccitazione del vago: P. può cosi diminuire di a.ltezza_ma restare positivo e la causa è da ritenersi di origino parasinusalè; può divenire orizzontale (come è il caso del soldato Alicino). Ed in tal
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I DISTURBI J'UNZION.ALI DEL CUOBE, ECO.
caso l'eccitamento proverrebbe non più dal seno ma dalla porzione della parete auricolare immediatamente sottoposta al nodo di Keith; può divenire debolmente negativo (vedi sempre soldato Alleino) e trarrebbe la sua origine ancor più in basso ma sempre prima di arrivare al nodo di .A.schoff. Si ammette anche che quando P. si rimpiccioliace ed il miocardio si mostra ipotonioo si possa pensare ad una minore liberazione di corrente elettrica dovuta proprio all'ipotonia miocardica.'
Fig. n. 10.
CANizzo. - Sfìgnlogramma dopo la corsa. Ed ecco infine che P. può divenire nettamente, fortemente negativo (soldato Cattani). In questo caso l'eccitamento auricolare non viene più dal nodo del seno che è totalmente inibito, ma risale dal nodo di Aschoff. E se T. negativo si presenta avanti al complesso ventricolare (come è il cas~ del soldato Cattani) l'eccitamento prenderebbe origine dal segmento superiore del detto nodo. Vi è dunque in questi soggetti una !abilità potenziale del nodo seno· auricolare vuoi autoctona, vuoi dipendente da squilibrio del tono simpa·
•
I DISTURBI J'UNZIONALI DEL OUOllE, ECO.
J
I Dl8Tl:1Uil FIJNZIONAi..l DEL CUOR E, ECC.
tico-vagale che si mette in evidenza per effetto del lavoro muscolare intenso provocando delle aritmie che ancora sono poco conosciute nel loro reale valore, ma forse non sono tanto banali quanto può sembrare a prima vista. specie per il fatto che non dànno sensazioni subiettive particolari. In un secondo gruppo si possono riunire 5 soggetti che hanno presentato ora aritmie, sinusali, ora extrasistoli di varia natura. Il sergente allievo maestro di scherma. Gravo.relli è un soggetto ben costituito (altezza. m. l, 79 perimetro tora.cico 0,88 peso. kg. 59) senza to.re nevropatìche, ma a.lquanto emotivo. È abbastanza. allenato a vari esercizi fisici ed a nche allo. corsa.. . A riposo: ha 19 respiri, 80 pulsazioni, pressione 1'40-90 diametri cardiaci L = 16 T. 14,2 - toni normali. Dopo la. corsa di 1200 metri in 6' 28" ha 20 respiri - 136 pulsazioni - pressione 230-100. l toni permangono netti, il volume del cuore rimane uguale per circa 20 minuti poi diminuisce per retrazione lieve della porzione inferiore del margine sinistro. Il polso per un minuto dopo la corsa. presento. delle irregolarità che l'Ecg. mette in evidenza come estrasistoli auricolari date dalla. somma. di T. e P. seguite da pausa compensatoria. Esse insorgono per lo più con un ritmo, una. cioè ogni 6 pulsazioni regolari. In questo soggetto allo stato di riposo non è stato mai possibile mettere in evidenza variazioni del ritmo salvo una certo. irre-
golarità nella. distanza R. R. n disturbo seno·.a.uricolare si presenta. sempre e
soltanto dopo w1 esercizio intenso e non supero. i 30-60". Il P. che segue allo. pausa. compensatoria è molto spesso sdoppiato. Questo disturbo che non è avvert ito dal soggetto è t utt'ora visibile a differenza di altri soggetti nei quali la manifestazione extrasistolico. è stata passeggera o si èo avuta ad intervalli (v. fig. 7-8). Il sergente allievo di schermo. Della. Corte è un giovane dall'aspetto robusto, altezza. m. l ,70 perimet o toracico, 0,87 peso kg. 67) è resistente al lavoro, ha anamnesi negativa. e non accusa nessun di.~turbo. A riposo ha. 21 respiri, 94 pulsazioni, con rare intermittenze, pressioni 90-8<Y diametri cardiaci L. 15 T. 14 toni netti. D opo lo. corsa di 1200 metri in 6' e 15" il respiro re.<;ta 21, il polso sale a 140, la pre.~ione 140-90. L'ombra. cardia.ca si restringe sopra.tutto a sinistra. ed il diaframma presenta aumento di tonicità. rimanendo per vario tempo ad un livello inferiore a quello che aveva a. riposo. L'ombra. cardiaca. tomo. normale dopo 30 minuti, la pressione invece diminuisce e si determina. male, il polso si fa molle e pre.~enta dopo qualche secondo dalla fine dello. corsa delle irregolarità L'Ecg. di riposo mette in evidenza. rarissime extrnsistoli o.uricolo· ventricola.ri sulle quali lo. corsa agisce facendole sparire e determinando la. solita aritmia, osservata nei soggetti del gruppo precedente, che insorge per lo p iù dopo i primi 30 secondi dallo. fine della corsa (v. fig. 9). Il sergente Ca.nizzo è anche allievo maest1·o di scherma. Giovane ben formato (altezza m . 1,65 perimetro toracico 0,89 p eso kg. 61) dall'esame generale appare robusto e sano. Anamnesi negativa. ~1 In riposo ha. 15 respiri- pressione 120-80 - pulsazioni 64 con qualche intermittenza. variabile per quantità. secondo i giorni, diametri cardiaci L. 16,9 T= 15,1. D opo la corsa di 1200 metri in 7' e 32" il respiro va a 22, il polso o. 126 con più frequenti intermittenze, la pressione a 260-100. L'ombra. cardiaco. è lievemente aumentata a carico del margine destro. In 20 minuti pressione e respiro tornano al nonna.le. L'Bcg. di r iposo in D. I. e D. II mette in evidenza delle extrasistole ventricolo.ri destre ora succedentisi con w1a certa. regolarità, senza caratteri particolari, nltre volte invece con accenno al comparire, dopo un estrasistole isolata seguita da pausa compensatoria, di periodi di taclùcardia seguiti da. periodi di relativa bradicardia. La cor,;a accentua la irerttlenzn. delle extrasistoli, che il soggetto non avverte ma regolarizza il polso fra l' w1a e l'altra extrasistole la cu.i pausa. cor;npensatoria quasi scompare.
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Questo disturbo durò più mesi durante i quali il soggetto fu lasciato al suo lavoro. Quindi fu ripreso in esame. Non mi è riuscito di mettere più in evidenza. alcuna extrasistole, neppure con sforzo fisico maggiore che però n.svegliò un tipo di aritmia sinusale identica a quella del V soggetto del 1° gruppo con P. negativo, nelle pause maggiori (v. fig. 10-ll). D settimo soggetto è un ufficiale istruttore, ottimo atleta che non aveva mai accusato alcun disturbo; durante un periodo di allenamento intensivo si affaticò alquanto ed un giorno avverti ripetutamente sensazioni moleste di urto nella regione card.ia.ca che lo misero in istato di grande apprensione. L'Ecg. rivelò a riposo delle extrasistoli ventricolari insorgenti per lo più ogni tre pulsazioni normali. Ma l'esercizio fisico anche intenso faceva scomparire qualunque manifestazione extrasistolica ristabilendo un ritmo perfettamente regolare. Il disturbo durò circa due settimane, con cure opportune disparve per ricomparire di 9.uando in q_uando in periodi di speciale tensione nervosa, pur permettendogli di dedicann completamente allo sport, ed infine sparire completamente (v. fig. 12). La .recluta Di Lello - contadino, nell'anamnesi famigliare ha una sorella morta. di tubercolosi, l'anamnesi personale è negativa. È un deperito. Pochi giorni dopo arrivato al corpo accusò disturbi intestinali, senso di angoscia. e malessere che si accentuavano di notte, e dopo un periodo, anche breve, d'istruzione. A riposo ha 21 atti respiratori - 67 pulsazioni che però a lunghi intervalli presentano delle irregolarità. La pressione è '120-90: i diametri cardiaci L= 15-T. 13,5. Riesce difficile fi~ nell'Ecg. di riposo qualcuna delle irregolarità di cui si ha esempio nel primo dei tre tracciati soprariportati per la loro rarità. Appena fatti 300 metri di corsa il soldato si poneva la mano sulla regione precordiale e si lagnava di grande malessere. Il polso si contava male intorno a 116, il respiro a 29, la pressione a 170-100. L 'ombra cardiaca era aumentata a carico del margine sinistro. Le extrasistoli assumevano una frequenza tale da far pensare ad un aritmia extrasi.stolica. Difatti l'Ecg. subito dopo la corsa presenta un succedersi di extrasistoli auricolo-ventricolari che dànno l'impressione. del polso bigemino e trigemino, mentre nell'Ecg. di riposo si alternavano a grande distanza: extrasistoli auricolo-ventricolari ed irre~olarità caratterizzate da una lunga pau>.~a (l' 18 ventesimi) nella quale è visibile 1l P. negativo molto ravvicinato alla pulsazioae precedente e l'assenza del complesso ventricolare. L'aritmia più intensa dopo la corsa durava. talora 2 e talora. 3 minuti per riprendere poi i caratteri di quella di riposo. I disturbi intestinali durarono circa IO giorni, poi guarirono, ed il soldato non accusò più alcun malessere. Non si riesce di fatti oggi ad avere alcuna. extrasistole anche aumentando la quantità del lavoro, ma sibbene si ottiene la solita aritmia sinusale notata nel primo gruppo (v. fig. 13). Sergente BrllZZese, allievo m!lestro di scherma. -Anamnesi negative- alt. 1,64, peso Kg. 50,400, perimetro toracico 83. A riposo il polso preAenta rare irregolarità, diametri cardiaci L . 16, T. 13,6. Ascoltazione del cuore normale. Subito corsa di 600 m. il polso diventa nettamente irregolare, l'ombra .c ardiaca non si restringe. L'elettrocardiogramma di riposo mette in evidenza rare extrasistoli ventricolari sinistre che diventlmo molto numerose con aggiunta di altri tipi extrasistolici dopo la corsa (aritmia extraaistolica. . Questo soggetto non si lamentò di alcun disturbo ed apparentemente tollerò bene lo sforzo, ma io ritenni di non doverlo dichiarare idoneo a seguire i corl!i fatiOOBi per maestro di scherma (v. fig. 14).
In questo secondo gruppo vi è dunque un insieme di disturbi più seri caratterizzati dai tipi diversi di extrasistoli. È noto come due dottrine abbiano fino ad oggi cercato di spiegare il fenomeno extrasistolico: quella del Lewis del movimento circolare che dallo stesso Lewis e presso
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di lui da Diescu e Sebastiani è stata riconosciuta insufficiente a soste-
nere certe aritmie quali ad es.: la tachicardia auricolare; e quella di Rothberger della cosidetta «parasistolia » secondo la quale l' exstras. è l'effetto d'un eccitamento di natura normale che parte da un punto anormale Non è il caso di discutere su queste dottrine; è evidente che la natnra dell'exstras. è molto oscura ancor 'oggi ma che valgono a chiarirla di più le conoscenze delle varie cause che concorrono a determinarla. La maggi<>r parte degli autori si accorda nell' ammettere che per produrla occorre che il miocardio sia pur transitoriamente in cattivo stato funzionale, e cioè sia sovraffaticato o intossicato. Le mie osservazioni dimostrano che l'ipotonia miocardica in genere è una base sulla quale la fatica e l'intossicazione agiscono determinando più facilmente l'extrastimolo. Su questo muscolo ipotonico agisce anche- ed ba molto valorel'aumento della pressione intraventricolare, determinato dal lavoro muscolare, che può :r appresentare un'altra causa di extrastimolo.
CONCLUSIONE.
n metodo seguito per queste ricerche si dimostra buono: ogni esame è collegato con l'altro ed appare indispensabile. Cosi dunque, su 129 militari, ben 50 hanno costituito la c.ategoria di coloro il cui cuore ba reagito con nessuna variazione o con netto aumento del volume al lavoro muscolare intenso e, fra questi undici hanno presentato disturbi funzionali cardiacì caratterizzati da ipotonia miocardica unita ad aritmia. Tre tipi di disturbi del ritmo sono comparsi : a) disturbi messi in evidenza soltanto in :seguito ad un lavoro muscolare intenso e non visibili e riposo in alcun momento; b) disturbi esistenti a riposo e scomparenti per effetto del lavoro ; c) disturbi esistenti a riposo e intensificantisi per il lavoro. Tra gli 11 soggetti aritmici 9 sono ipotonici, 2 ipertonici miocardici e solo questi rientrano nel gruppo dei disturbi clile scompaiono per effetto deì lavoro. A me sembra che i disturbi degli altri due gruppi, a-c, assumano una importanza maggiore di quella che non si sia abit uati a dare ad essi, sopratutto perchè la maggior parte dei soggetti eh& presentano tali disturbi è costituita dalle reclute sulle quali bruscamente si abbatte un cambiamento totale del tipo di vita così alimentare che morale e fisica. Fin dove questi disturbi sono compatibili col servizio militare e fino a qual punto questi soggetti rappresentano elementi meno atti e più facili a contrarre malattie od a rappresentare i cardiopatici che saranno eliminati durante il periodo del servizio dalle dell'Esercito dovrà essere dimostrato da più numerose complete indagini. Tuttavia è certo che quando tali d.istnrbi appaiono si deve pensare senz'altro ad una minorazione fisica sia pur temporanea del soggetto e di conseguenza, ad una minore
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capacità. di presti;azione non tanto del suo cuore quanto di tutto l'òrganismo che, nel rendimento lavorativo, è sotto il dominio delle capacità. funzionali del cuore. Da ciò sorge la necessità. di conoscere la presenza di questi soggetti per. regolare in primo tempo la loro· vita colle esigenze del servizio ed impedire che il lavoro muscolare, mettendo in evidenza, con frequenza disturbi del ritmo cardiaco, possa rappresentare un danno per il loro apparato circolatorio e determinare, in secondo tempo. la loro eliminazione dalle file dell'Esercito. Discussione: PENI>E (Genova). - L'O. conferma ancora una volta l'importanza che ha il sistema nervoso del soggetto alle alterazioni funzionali del cuore. L 'importanza che ha il vago in tali alterazioni è stata dimostrata anche con una ben conosciuta esperienza.: la. compressione dei bulbi oculari, oltre che bradicardia., determina una. diminuzione di altezza, talora. una. scomparsa dell'elevazione dell'elettrocardiogramma. Tale fenomeno è paragonabile alla. bradicardia. e a.ll'a.bbassa.mento del!& pulsazione osservata dal Cassinis nel cuore affaticato. È certo che alcuni cuori reagiscono allo sforzo invece che simpa.ticotonicamente, va.gotonicamente. Tali cuori vagotonici presentano è vero p er molto tempo soltanto delle lievi alterazioni funzionali. Ma. l'esperienza. clinica. insegna. che nel corso degli anni, essi vanno soggetti con frequenza a lesioni organiche .
•• • Cuore e morfologia del corpo. in rapporto colle norme del regolamento sul reclutamento. (A proposito di alcune osservazion~ del. Prof. PsNDE). N el recente XXXV congresso di medicina interna, tenuto in Roma nell'ottobre scorso, e in occasione della relazione del maggiore medico Giuseppe D'Ambrosia «Sui disturbi funzionali del cuore in rapporto al servizio mi.litare », il prof. Pende ebbe ad esprimere alcuni suoi concetti suille forme del cuore a seconda dei vari tipi costituzionali .e sui metodi di arruolamento in uso nell'esercito. n concetto fondamentale di queste vedute che il prof. Pende enunciò nella. discussione sul tema. e poi ripetè a me in un breve intervallo di riposo, è questo. a Nei tipi a largo torace prevale il cuore destro, nei longilinei il ,s inistro; i destrocardi hanno un cuore destro più debole; i sinistrocardi un cuore sinistro più debole. All'aumento di volume del cuore corrisponde sempre una diminuzione di efficienza •:
e passando poi alla questione militare, egli diceva di avere notato che u i servizi
militari più gravosi affaticano più il cuore destro, mentre il cammino stanca più il cuore sinistro: e che perciò non sia consigliabile ·affidare, come finora si usa, un brevilineo al trasporto di pesi o ad altri servizi di artiglieria pesante, nè, per la stessa ragione, destinare i longilinei alle marcia forzate, ecc. ». Dato l'ambiente del Congresso e il fatto che eravamo prossimi alla chiusura. e delle comunicazioni annunziate nemmeno la. ventesima parte erano state dette, non ritenni di dovere intervenire nella. questione prolungando una discussione già. abbastanza lunga: ma poichè ormai i giornali di indole medica hanno riportato questa discussione e taluni le parole precise del prof. Pende, e poichè d'altra. parte l'autorità del nome è tale da. dare gran peso alle sue parole, è opportuno discutere brevemente sulla giustez~ delle accuse che egli ci muove.
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ll relatore per suo conto rispose a queste accuse dicendo che la dottrina dal Pende sostenuta. cozza, nella. sua applicazione al servizio militare, contro una secolare esperienza che scaturisce dalla considerazione di tanti altri fattori, ma quello che avrei voluto dire allora non si riferisce alla esperienza più o meno vasta e più o meno lunga che noi abbiamo tratta dali>~. vi !.H. in comw1"' col nostro sold~to, ma alla essenza stessa. delle accuse, in quanto evidentemente il prof. Pende non aveva presente, nel dire quelle parole, il contenuto del nostro regolamento sul reclutamento. Nessun dubbio esiste sulla realtà. delle affermàzioni scientifiche del prof<'s.~or Pende, il quale, da Maestro quale egli è, ha messo perfettamente in chiaro quali siano i tipi di costituzione del cuore in rapporto ai tipi morfologici individuali; nessun dubbio quindi che nei tipi a largo torace prevalga il cuore destro : ohe nei longilinei prevalga il sinistro; che i destrocardi abbiano un cuore destro più debole; i sinistrocardi un cuore sinistro più debole; che all'aumento del volume del cuore, infine, corrisponda sempre una diminuzione di efficienza. Ma il curioso si è che noi medici militari facciamo proprio quello che il prof. Pende vorrebbe si facesse. Cominciamo, per esempio, dall'artiglieria pesante; citata dal P ende: il regolamento dice: • all'artiglieria da fortezza saranno assegnate reclute h~1·ghe di petto, robuste, e ben sviluppate, con statura da' metri 1,67 a m. 1,82 » Dunque per l'Rrtiglieria. da fortezza noi esigiamo individui alti di statura ma molto robusti e perciò prevalentemente fra questi devono esistere i longilinei che si avvicinano a un tipo medio e per la loro speciale robustezza sono proprio coloro che meglio servono al trasporto di pesi ed altri simili servizi. Lo stesso dicasi per l'artiglieria da montagna, la cui statura non deve essere inferiore a m . l ,72; pel genio zappatori, con statura da m. 1,65 a l, 78, pei pontieri i quali devono essere manifestamente robusti e con statura non meno di m. 1,66, ecc. Per contrario i destrocardi vengono in massima parte assegnati alle armi a piedi: cosi i bersaglieri devono essere ampi di petto, gagliardi, agili e resist,enti alla corsa, e quindi in gran maggioranza brevilinei; e la fanteria riceve tutte le reclute aventi statura inferiore a m. 1,65, fra le quali evidentemente sono compresi tutti i brevilinei. n regolamento sul reclutamento, il quale ha ormai trent'anni di vita. e che del resto sta per essere completamente rinnovato, non poteva certo prevedere lo sviluppo che da allora banno preso gli studi sulla mo~~ofea del corpo umano, sulle funzioni e sui disturbi endocrini, ecc; ma appare · esto dal poco che ho detto, e che potrebbe essere agevolmente ampliato, che l'esperienza lunga e addirittura secolare 'che abbiamo noi militari, ci ba indotti proprio a. stabilire per regolamento quello che il Pende ritiene scientificamente desiderabile. Alle armi che devono adoperare in prevalenza gli arti inferiori assegnamo i brevilinei, quelli cioè che banno il cuore sinistro meno sviluppato, ma più resistente, perchè il cammino stanca più il cuore sinistro, mentre a quelle specialità. le quali esigono un notevole impiego di forze fisiche destiniamo i longilinei i quali, avendo un cuore destro più resistente, tollerano meglio gli sforzi. Solo che noi esigiamo che per i longilinei esista contemporaneamente un notevole grado di robustezza. Unica eccezione è costituita. dai granatieri i quali sono armi a. piedi mentre sono in massima parte dei longilinei; ma è proprio questo il motivo per cui fra i granatieri noi osserviamo una morbosità. proporzionalmente più forte e pratichiamo una eliminazione maggiore. Si tratta peraltro di poca cosa., di tre reggiment! soltanto, per i quali eslStono motivi di tradizione che ne hanno sempre imposto la conservazione. E del resto è opportuno che essi siano riuniti, per poterli sottomettere a un allenamento speciale razionale.
Roma, novembre 1928.
c. B. MARIOTTI BIANCHI colonnello medico
II.
LO STUDIO DELLA PICCOLA INSUFFICIENZA C!BDilCl per il dott. Rocco Lovaglfo, tenente colonnello medico
La piccola insufficienza cardiaca è una sindrome legata ai primi sintomi della debolezza cardiaca, consistenti in disturbi funzionali, che si presentano quando il cuore viene sottoposto ad una attività fisica esagerata. Nel mentre che un cuore normale continua a vuotare facilmente le sue cavità, quando si raddoppia bruscamente la pressione arteriosa, che deve vince1·e, certi miocardi cessano di funzionare perfettamente tosto che l'organismo non è più al riposo completo. Si chiama debilità. cardiaca questa incapacità allo sforzo. Come è a conoscenza di tutti noi, il cuore dispone di due elementi essenziali necessarii alla sua energia. E cioè la forza che mette in opera costantemente, quella cioè che in fisiologia si chiama « forza attuale », e l'altra temporanea, a seconda degli atti da seguire e che si nomina «forza di riserva n. A quest'ultima si ricorre quando si deve fare un certo sforzo. Quindi la prima manifestazione, della insufficienza ca.rdiaca, dice Vaquez, consiste nella diminuzione della forza di riserva. L 'organismo in riposo completo consuma il 29 per cento di ossigeno arterioso; il 70 per cento, che il sangue venoso riconduce al cuore, forma una riserva che può essere utilizzata per il lavoro muscolare. Zuntz, studiando lo scambio presso i soldati in marcia, ha visto che dopo le marce moderate il consumo di ossigeno era cinque volte più del normale. Per fornire all'organismo la quantità necessaria di ossigeno il cuore aumenta l'onda sistolica e diastolica del sangue e Msì è costretto ad accelerare le sue contrazioni. Kraus distingue due tipi di cuore: il cuore robusto, che reagisce alla, mancanza di ossigeno per l'aumento della forza sistolica, ed il cuore debole, che non può aumentare questa onda sistolica e che rea.,nisce solamente per l'accelerazione delle contrazioni cardia-che. Se il grado di estensibilità del miocardio è ancora sufficiente, il cuore si adatta agevolmente alle nuove esigenze, avendo per risultato l'a.um~nto di volume dell'onda sistolica. Questa estensibilità del miocardio, in grazie alla quale si produce la distensione delle cavità cardiache ad ogni diastole, si trova. compensata dalla sistole susseguente. E ssa non ha. il carattere di una dilatazione permanente se non nei ca.si di cambiamento patologico del mioca.rdio od un a.ccrescimento ec-
cessivo del lavoro imposto al cuore. ETIOLOGIA.
Le cause della piccola insufficienza cardiaca sono numerose. Esse sono estrinseche, intrinseche e predisponenti. Fra. le prime vi sono quelle funzionali. n surmenage fisico e gli sforzi violenti sono considerati per i primi.
LO STUDIO DELLA. PICOOLA INSUFFICIENZA OA.BDIAOA
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La bibliografia ne è ricca di casi dimostrativi. Il Vaquez cita il caso del soldato di Maratona morto mentre portava di corsa la nuova della Vittoria ad Atene. Diim racconta. di un soldato, che per presentarsi puntualmente all'ora dell'appello, fn costretto ad eseguire una corsa precipitosa e cadde a terra morto mentre giungeva nel cortile della caserma. All'autopsia fu riscontrata dilatazione acuta del cuore e degenerazione delle fibre del miocardio. Ma per quale meccanismo lo sforzo det,ermina la debolezza cardiaca Y È esso solo capace di produrre la dilatazione del cuore t Senza dubbio, dice il Bordet, la dilatazione è uno dei mezzi principali di adattamento del cuore ai bisogni dell'organismo. Ogni lavoro muscolare aumenta l'attività. circolatoria, e di conseguenza il cuore deve dilatarsi per contenere la maggiore quantità di sangue che gli sopraggiunge. Starling ha dimostrato sperimentalmente che allorquando l'afflusso sanguigno è più abbondante, la ripienezza diastolica si accresce, la capacità delle cavità aumenta non solo nella diastole, ma anche nell!lt sistole, oosi che il volume permanente del cuore 11umenta. L 'autore analizza il lavoro cardiaeo nel seguente modo: Ammettiamo un uomo che funzioni ad una velocità normale sotto una pressione media. Il ventricolo sinistro può vincere la resistenza esterna, le valvole sigmoidee si aprono ed il sangue penetra, nelle arterie, ma ne penetra poco; le due pressioni si eguagliano subito : il ventricolo sinistro non si vuota completamente; egli conserva una certa quantità di sangue residuale. Durante la. diastole seguente il sangue venoso si riversa nella medesima quantità nel cuore. Il ventricolo sinistro adunque alla fine della diastole ha un eccesso di liquido: il sangue delle orecchiette e quello residuale e perciò il suo volume ne è forzatamente aumentato. L 'effetto che ne risulta è di rinforzare ii· potere di evacuazione dell'organo. Finchè la pressione esterna resta elevata, il ventricolo contiene un sovra~carico sanguigno, e per conseguenza. resta dilatato. Quando la pressione arteriosa torna al normale, il ventricolo si sbarazza subito del suo sangue residuale e perciò riprende il suo volume iniziale. La ragione di tale fenomeno Starling la attribuisce a ciò che egli chiama ula legge del cuore » o .legge dei tessuti contrattili. Lo stesso autore ammette che un allungamento delle fibre cardiache abbia per effett.o di aumentare la loro quantità di energia disponibile. Dice ancora che la dilatazione del cuore non è necessn.ri<tmente un sintomo di debolezza cardiaca, ma può essere un adattamento fisiologico ed una condizione essenziale per rendere il cuore capace di rispondere alle diverse richieste che gli vengono fatte nel corso di una esistenza norma.le. Il cuore dunque allo stato normale ha un g1:ande rna.rgine di adattamento. Per apprezzare clinicamente le sue reazioni allo sforzo con la radiologia. di precisione, il prof. Bordet, della clinica di Vaquez, ba studiato tale !fenomeno. Innanzi tutto P'remette che non si può valutare per mezzo dell'ortodia.,o-rafta il volume reale del cuore, ma la sua aia di proiezione per una direzione data. dal suo asse. I diametri della superficie piana. ottenuta traducono m· cifre lo sviluppo relativo della cavità car<l.iMa. '
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LO STUDIO DELLA PICCOLA INSUFFICIENZA CARDIACA
Egli si occupa del cambiamento di volume nello stesso individuo. Mentre è insignificante l'esame praticato durante la fase di inattività muscolare e di respirazione tranquilla; al contrario nella inspirazione ed espirazione forzata le dimensioni dell'ombra diminuiscono e aumentano in forte proporzione: così avviene al p assaggio dalla posizione eretta a quella supina. In che cosa consistono le modifìcazioni del profilo radioscopico del cuore presso l'uomo in pieno benessere in occasione di un esercizio violento' n Bordet riporta il risultato delle esperienze eseguite da Boigey, il quale ha esaminato dei giovani atleti dopo la corsa, la boxe, la lotta. E gli ha constatato la dilatazione del cuore quando il lavoro durava un certo tempo; è sensibile dopo una corsa di cinque mila met ri, mentre nell'assalto di boxe è leggera, nella scherma nulla . N elle condizioni più vicine alla normale, negli sforzi, ai quali l'uomo è chia.mato a fare durante la giornata, Boigey ha rilevato: o l'ombra cardiaca non cambia di dimensione oppure diminuisce. Egli attribuisce t ale diminuzione aUa ipertonicitA. dell'organo; così classifica gli esercizi fisici in ipertonici ed ipotonici. Anche Moritz e Scott hanno constatato tali fatti. n Bordet ha cercato di verificare queste constatazioni ed ha porta.to le sue osservazioni in soggetti sportivi e non sportivi, che godevano buona salute e li ha sottoposti a esercizi faticosi e corti, facendo salire e discendere HO scalini di corsa. Egli ha c<mstatato n ella sovrapposizione delle grafiche che l'aia di proiezione del cuore è molto diminuita n ella COJ,'Sa. A prima vista ciò sembrerebbe confermare i risultati degli autori, ma se si guarda più da vicino si nota che l 'altezza d el diaframma è cambiata e cioè la sua posizione è molto più alta. nel primo tracciat o che nel secondo. Gli ortodiagrammi quindi sono stati presi al medesimo momento dell'att.o respiratorio. Nel primo il soggetto si è messo in apnea in una fase intermedia , nel secondo ha bloccato il dia:framma nella inspirazione profonda. Quindi la. diminuzione reale del volume del cuore dopo un esercizio m oderato sembra illusoria. n Bordet si domanda: avviene lo stesso dopo gli esercizi v iolenti e prolungati, oppure si osser va al contrario un ingrandimento dell'aia cardiaca' Fisiologicamente il cuore si dilata, ·ma. l'allargamento dell'ombra è la traduzione pura di questa dilatazione lf O è in gran par te attribtùbile a modificazioni di ordine respiJ·atorio ! Egli ammette che gli ortodiagrammi presi n ell'espirazione non rilevano le variazioni vere della cavità. Procedendo all'esame radioscopico un certo tempo dopo lo sforzo, e cioè quando il ritmo respiratorio è normale, si può considerare l'ingrandimento persistente dei diametri ortodia.grafici come corrispondenti ad una dilatazione -reale del cuore. :M:a. bisogna esaminare i battiti cardiaci. Secondo Bordet l'ampiezza e la rapidità. dei battiti cambia sempre durante gli sforzi. Il ritmo si accelera ed i movimenti di espansione diastolica si accentuano. Valutando la loro oscillazione, si constata che essi raddoppiano facilmente il valore e cioè da 2 passano a 4 millimetri. Questo minimo ingrandimento in apparenza dell'ombra. diastolica. in proiezione piana implica. un accrescimento importante della cubatura
LO STUDIO DELLA PICCOLA IN8Uli'FIOIENZA C.A11.DIACA
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dell'organo. Perciò l'osservazione dei battiti mostra. una dilatazione del cuore dopo gli sforzi muscolari. Le cavità cardiache si dilatano ed il loro accrescimento si manifesta allo schermo per mezzo dell'ampiezza dei battiti cioè per una replezione diastolica più grande.
In.Bomma. la dilatazione fisiologica del cuore si traduce radioscopicamente per un aumento diastolico netto a differenza della dilatazione patologica che si caratterizza per un aumento sistolico e permanente. A ri~do della tonicità cardiaca, Starling ammette che vi è un cambiamento della lunghezza delle fibre del muscolo durante la diastole, ma un cuore ipertrofico si dilata meno nella diastole che un cuore con tono diminuito. Egli pensa che la tonicità. è il potere delle fibre muscolari di opporsi alla dilatazione della caviità; non è dnrante la sistole che si manifeàta la tonicità del miocardio, bensl nella dia.stole. La larga espansione di un cuore in superattività dipende dalla quantità di sangue che gli a.rriva, ma la sua reazione sistolica esprime solo la sua attitudine funzionale; la sua contrazione è tanto più forte e tanto più tendono le cavità a ritornare al loro volume normale, quanto più la fibra cardiaca è sana. . · È dunque l'energia di contrazione che corrisponde a ciò che si intende per tonicità. Infatti Rering dice che ipotonia ca.rdia<:a è fattore della ipertrofia. Le cavità possono seguire alla diminuzione della tonicità del miocardio risultando per conseguenza un aumento della lunghezza delle fibre. Anche Schott afferma che in seguito ad uno sforzo prolungato si produce una dilata.zione a-cuta del cuore, seguita rapidamente da un ritorno rapido alla normale; ma queste dilatazioni venendo a .ripetersi ne risPlta una vera sindrome morbosa permanente: una dilatazione cronica da sforzo. Malgrado ciò le nozioni a riguardo di queste dilatazioni da sforzo non furono ammesse senza riserve pel fatto che negli individui sani ciò non avveniva e per le ragioni che devono rendere riservata di una maniera generale la interpretazione degli ortodiagrammi. La rotazione del cuore intorno al suo asse dopo la corsa, battiti cardiaci più precipitosi, movimenti t umultuosi che lasciano difficilmente limitare la superficie, abbassamento del diaframma, la dilatazione polmonare contribuiscono allo spostamento del cuore. L 'autore ammette come principio che nella ipertrofia da sforzo la dilatazione è primitiva, reale dilatazione da stasi per afflusso di sangue nella cavità cardiaca e per conseguenza l'ipertrofia è secondaria. Egli ha cercato di eseguire delle prove più positive per mettersi al sicuro delle cause di errori precedenti. In parecchi individui ha osservato che dopo una corsa di cinque min.uti il cuore effettuando un movimento di rotazione attorno al suo asse longitudinale, pareva diminuito nel suo diametro traversale di proiezione, ma dopo una corsa più lunga appariva al contrario dilatato in tutte le sue cavità con abbassamento considerevole del diaframma.. In modo che lo Schott conclude che in ogni strapazzo muscolare spinto ad nn grado tale aa provocare una forte dispnea e palpitazione induce necessariamente una dilatazione acuta del cuore. Cosi Riviere, che ha esaminato 40 giovanetti dieci giorni prima e dieci giorni dopo una escursione faticosa di una settimana, ha rilevato
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all'ortodiagrafia ohe l'ottusità cardiaca si estende sette millimetri in dentro della mammillare sinistra. Anch'egli considera questa dilatazione come un fenomeno compensatore, che si produce allorquando l'accelerazione della sistole serve per fornire il sangue richiesto in eccesso dai muscoli in lavoro. Infine Grober ha fatto delle ricerche nel cuore di lepri e di conigli selvatici e domestici e ha potuto constatare : l o Se si paragonano i pesi proporzionali di animali che fanno del lavoro muscolare e di animali inattivi della stessa specie o di specie simile, si rileva che presso i primi il cuore è molto più vohtminoso che presso ~ secondi; zo La ipertrofia si fa a spese dei due ventricoli, specie del destro, e ciò può essere sopportato alle condizioni della pressione sui polmoni, all'aumento dellt>ro volume o alla, facilità meno grande della circolazione polmonare. Tra le altre cause estrinseche sono le cosidette tossi-alimentari. Le intossicazioni di origine alimentare sarebbero una delle cause più importanti di alterazioni permanenti della funzione cardiaca. Potein ha dimostrato l'importanza delle alterazioni delle funzioni gastriche ed epatiche. De Giovanni ba anche provato l' esistenza di cardio-arteropatici di origine gastrica. Muchar ba descritto sotto il titolo di dispnee tossiche alimentari una serie di accidenti alle qun,li erano esposti dei soggetti cardiaci che mangiavano molta carne. Dette infezioni possono determinare dei segni funziozionali cardiaci da far supporre una debilità cardiaca. Lo stesso vale per il cloruro di sodio. In certi cardiaci nella imminenza della insufficienza il potere di eliminazione del rene per detto sale è fortemente diminuito. La sua ritenzione produce oppressione e dispnea. L'intossicazione alcoolica è anche una delle cause. Secondo Vaquez essa può agire in due modi: sia determinando delle lesioni degenerative del tniocardio, altrimenti detta tniocardite etilica, sia diminuendo la resistenza dell'organo che lo rende inada.tto a sopportare gli sforzi fisici. Non cosl pel tabacco, che per lo stesso autore potrebbe agire sul sistema nervoso e favorire l'insufficienza cardiaca, allorquando interviene un altra causa nel medesimo tempo, come ad esempio nna infezione oppure un surmenage fisico . .Anche un grande numero di malattie infettive si accompagnano a. disturbi cardiaci. Autori affermano che certi veleni esogeni ed endogeni possono agire direttamen te sul muscolo cardiaco, come per esempio le tossine difteriche. In alcune si è provato anatomicamente che l'infezione agisce direttamente sul cuore, in altre quando l'esame anatomo-patologico è stato negativo, s'è incriminata l'influenza delle tossine sul sistema nervoso del cuore. Fra le infezioni la grippale è una di quelle che ha un'influenza spiacevole sulla fibra cardiaca. n wenkebach dice che la dilatazione cardiaca può prodursi in presenza di un lavoro molto violento o di un ostacolo da sopportare, ma sopratutto quando questi fenomeni si producono in modo brusco, tanto che
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il cuore non ha. potuto ipertrofizzarsi progressivamente. Ciò porta a studiare la questione da un altro punto di vista. Noi abbiamo visto finora
qnal'è l'influenza dello sforzo e delle cause estrinseche sul cuore allo stato .fisiologico, ma., come si comporta in presenza di det ti ostacoli un cuore debilitato Y Si può affermare che il cuore può o smascherare una cardiopatia. latente iìno allora compensata, o aumentare di intensità una. affezione cardiaca in periodo di compenso, ma gli sforzi prolungati possono produrre anche lesioni anatomiche della fibra cardiaca.. li còmpito del mio studio è di valutare dopo uno sforzo la funzionalità di un cuore debilitato. Noi abbiamo delle leggere forme di aortiti che vengono a gaJJ.a per semplici sintomi funzionali, specie nei giovani; delle lesioni valvolari mitraliche che si portano inosservate per molto tempo e che vengono smascherate con lo sforzo. J osuèe e Godelwisch riferiscono persino di un caso di disassociazione auricolare completa influenzata. dagli esercizi muscolari. Essi affermano che la marcia in terreno piano produsse un'accelerazione marcata delle orecohiette ed una leggera accelerazione dei ventricoli. L 'ascensione di una. scala determinò da prima un 'a~celerazione del ritmo auricolare e nel medesimo tempo un'accelerazione leggera ed un'irregolarità delle contrazioni ventricolari Dopo la terza. prova la disassociazione ò divenuta completa: le orecchiette si contraevano rapidamente, ma i ventricoli battevano 37 volte per minuto. Essi concludono che l'esercizio muscolare agisce sul cuore per eccitazione del gran simpatico. Bovari riferisce che la spesa eccessiva o la disarmonia della forza muscolare può produrre la sclerosi dei vasi tanto a forma circoscritta che generalizzata, come ha potuto rilevare nelle radiografie di alcuni soggetti (calzolai e lavandaie), nei quali ha riscontrato la sclerosi delle arterie delle braccia. Oltre alle cause anzidette vi sono quelle predisponenti:· Lo stato diatesico, sopratutto l'artritismo, anche la eredità, ad esempio, l'aortismo ereditario di Huchard, iniìne uno stato speciale del cuore. Anche l'alterazione della crasi sanguigna disturba. la nutrizione della fibra cardiaca. Il Boveri a questo :Proposito ammette l'importanza del chimismo, pur dando più importanza. all'elemento meccanico. A proposito della crasi sanguigna, il Pirrone ha. esaminato dal punto di vista cardiaco 25 casi di oligoernici i più diversi, che presentavano l'aumento di volume parziale del cuore destro, impulso epigast rico, l'accentuazione o lo sdoppiamento del secondo tono sulla pulmonare, il soffio sistolico, insomma tutti i fenomeni che allo stato fisico farebbero ammettere piuttosto un'insufficienza mitralica di natura organica, e d 'altra parte l'apparizione di sintomi funzionali misero in evidenza una piccola insufficienza cardiaca. Dopo la guarigione della oligoemia scomparvero neila maggior parte dei casi i segni fisici e la funzione cardiaca tornò normale. In ultimo il Ferrannini afferma che il surmenage del cuore può osservarsi in seguito ad anomalia costituzionale che porta sia all'angiospasmo che alla angioipotonia. Egli ha dimostrato che questa anomalia dei secreti interni può produrre l'angioipotonia generale e così essa disturba la funzione del miocardio . 1•
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ANATOMIA. PATOLOGICA.
l\1olti autori banno rilevato obe fra le molteplici cause d'i.usufficienza cardiaca sia la diminuzione della resistenza del cuore provoca.ta per mezzo di una alterazione organica. Tale concetto non è universalmente accettato, ad esempio le alterazioni organiche trovate in nn cadavere possono essere non la causa, ma l'effetto della insufficienza cardiaca, anche percbè non è possibile sapere a quale momento i focolai infiammatorii si sono sviluppati, potendo esistere anteriormente al surmenage fisico. Richiamando il caso del soldato di Dhm morto snbitamente dopo una corsa forzata, lo stesso A. non ba. esitato ad attribnire la morte alla degenerazione delle fibre del miocardio notata all'autopsia. ll prof. Cesa Bianchi ba effettuato Uil lavoro sperimentale per sapere se il surmena.ge cardiaco sia capace da solo di provocare delle lesioni organiche. Egli ha sottoposto per nn tempo variabile degli animali a sforzi ripetuti e violenti, ed ba constatato, esaminando dopo un tempo più o meno lontano dall'esordio dell'esperienza, delle alterazioni multi· ple. Ha rilevato delle modificazioni nel protoplasma contrattile delle fibre muscolari cardiache, di ctù la struttura caratteristica era sparita e che era divenuta la sede di una degenerazione ialina. Più tardi avrebbe rilevato la degenerazione grassa delle fibre con va.cuolizzazione dei nuclei limi· tanti alla lunghezza con sparizione degli elementi anatomici. Vi rilevò inoltre un'infìltra.zione di cellule embrionali fra le fibre muscolari, infil. trazione poco marcata all'esordio, più intensa ed estesa ulteriormente. n Vaquez dice che tali risultati coincidono con le osservazioni anatomoclinicbe riportate precedentemente. n Devoto in una lezione sul cuore stanco dice che all'infuori dell'importanza che il sistema nervoso ba nell'origine della debolezza cardiaca, la sta.nchezza del cuore, in seguito allo sforzo muscolare, è causata da una infiammazione acuta, talvolta sovracuta del miocardio; altri autori hanno incriminato una degenerazione infia.mmatoria del miocardio. In un muscolo stanco si sviluppano sostanze tossiche che sono neutralizzate per mezzo dell'ossigeno e si eliminano attraverso i reni ed i polmoni. Romberg dice che in un buon numero di casi di debolezza cardiaca il miocardio può essere fisiologicamente intatto. Ascboff e Tawara affermano che nella maggioranza dei casi le modificazioni del miocardio possono essere cosi poco mru·cate che la para.lisi cardiaca devesi interpretare come di natura funzionale. Stadler ba anche studiato le alterazioni che può presentare il cuore ipertrofizzato dell'animale in seguito a lesioni valvolari sperimentali. Egli ba notato una ipertrofìa netta delle fibre muscolari con tutti i suoi caratteri, alla quale si associa una proliferazione congiuntivale diffusa. Importante era che questa proliferazione del tessuto congiuntivale era molto variabiile secondo i ca.si, proporzionale all'intensità. della lesione da confermare, e fino ad nn certo grado alla resistenza da. opporre alla superdistensione cardiaca. Si tratta qui di un processo meccanico e non infiammatorio.
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n Vaquez contesta però che la questione è in effetto più complessa di quello che si crede e perciò occoiTe analizzare le diverse alterazioni di cui il miocardio può essere la sede e ricercare quelle che possono dare la diminuzione dell'attività funzionale del cuore, come, ad esempio, l'adiposi cardiaca. L'adiposi cardiaca, o l'alterazione grassa del cuore, si presenta sotto due forme: la prima, detta dal Vaquez sopraccarico adiposo, è caratterizzata dal deposito di vescicole di grasso nel tessuto connettivale del cuore (sottopericardico, sottoendocardico o intramiocardico ). N ella seconda la degenarazione grassa del miocardio è dovuta alla presenza di granulazioni grasse nell'interno stesso delle fibre muscolari. La infiltrazione grassa, detta anche ipertrofia. grassa del cuore, cuore polisarcico, si può riscontrare in ambo i sessi ed anche nei fanciulli. Usualmente accompagna l'obesità, ma ne può essere indipendente. In alcuni casi anzi la. infiltrazione cardiaca coincide con il dimagramento dei soggetti e può coincidere con altre malattie di cuore. Allo stato normale detta infiltrazione del cuore resta limitata allo strato cellulare sottopericardico e si riscontra. nelle regioni che corrispondono al solco interventricolare lungo i vasi coronari. All'origine dei grossi va,si, allo stato patologico, essa deborda più o meno largamente queste regioni e penetra nell'interno del miocardio . .Anzi nt>i ca.si avanzati nell'interno delle cavità ventricolari, specie a destra si distinguono dei gomitoli adiposi i'Ottoendocardici della grande?:za di un grano di riso. Il cuore è aumentato di volume nella totalità. All'esame istologico le fibre muscolari sono compresse e presentano un certo gra-do di atrofia: però non hanno perduto la striatura traversa le. Secondo Ziegler l'invasione adiposa del cuore pare sia dovuta ad una stasi linfatica interstiziale. La degenerazione grassa del miocardio è caratterizzata da una invasione nelle fibre di goccioline di grasso, ma è una forma rara. Infine Ga.skel ha. dimostrato che l'acido lattico diminuisce la tonicità cardiaca, e si sa che questo acido si trova in quantità abbondante nel sangue sotto l'influenza della fatica. Kraus afferma che non sempre le lesioni anatomiche sono parallele ai disturbi della piccola insufficienza cardiaca. n vocabolo mioéardite è mal scelto, perchè si tratta spesso di lesioni degenerative e raramente infiammatorie. Fra le lesioni degenerative cita l'infiltrazione grassa delle cellule muscolari e degli spazii intermuscolari. Fra le lesioni infiammatorie le più frequenti sono le miocarditi acute (reumatismo articolare setticemico ), e le sclerosi nel corso delle differenti affezioni croniche. SEGNI CLINICI.
Non vi è un solo segno che possa chiamarsi patognomonico della piccola insufficienza cardiaca. Dice Moritz la debolezza cardiaca è difficile a diagnosticare in una maniera certa. William riconosce che è assai difficile sovente determinare a che punto sono affette in un cuore che -presenta segni di insufficienza cardiaca incipiente, le diiiert>nti funzioni essenziali del miocardio (eccitabilità, contrattilità, conducibilità).
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n più sovente occorre seoprirla con la ricerca dei segni funr.ionali. Erling afferma che sovente il medico h diagnosi di debolt>.zza ca.rdiac'\ a.nehe qua ndo non esiste alcun segno di diminuzione della forza. di eone trazione del cuore. . Per Mn.kenzie i dolori cardia.ci néll'angor peatori8 sono esplicati per esaurimento della forza di riserva del cuore. Per l'autore questi sintomi subiettivi sono esplicati per un vizio funzionale del cuore, a.l qu:-tle parte· cipano anche i nervi. Durante la, guerra si sono eseguiti molti lavori al riguardo specie da parte di autori francesi allo scopo di scoprire il valore di questi segni fnm:ionali. Seconrllo Lian, la dispnea da sforzo costituisce il segno migliore ed il più precoce della piccola insutlh:ien7.a cardiaca.. n Gallavardin a proposito chiama forma benigna. quella a sintomi assai imprecisi, caratterizzata da oppressione abit uale e da dispnea da. sforzo. Il 1\la.ragliano denomina anche latente quella insufficienza che si manifesta e dura fìnchè dura la causa del lavoro esagerato e cessato il lavoro cessano i disturbi. Questa forma è difficile a diagnosticare. Haldane spiega cosl le cause della dispnea: da molto tempo si è pensato che la ventila1ione pulmonare si regola da sè stessa, grazie alle eceizioni tra<;messe al centro respiratorio per via del vago. Piedalla ed Halda:ne hanno dimostrato che qUesta ventilazione varia esattamente secondG i bisogni dell'organismo in maniera <la tenere costante la proporzione di C0/2 nell'al·ia alveolare, e per conseguenza, nel sangue arterioso che bagna il centro respiratorio. E ssi sono giunti a tale risultato prelevando dei campioni di aria alveolare ed hanno visto che quest'ultimo contiene sempre il 5,6 % di co;z ; lo stesso allorchè la proporziono di ossigeno nell'aria ispirata si trova. superiore alla normale. Allorchè la proporzione <li C0/2 si eleva nell'aria inspira.ta, la profondità. e la frequenza delle respirazioni crescono immediatamente e nel medesimo tempo si rileva un leggero aumento di 00/2 nell'aria alveolare. Nel lavoro muscolare la ventilazione pulmonare si accresce in maniera. d a ostacolare la proporzione di 002 dell'aria alveolare e sorpassare la normale. È possibile che la mancanza di ossigeno agisca direttamente sul centro respiratorio, ma procura nel sangue la formazione di acido lattico che rinforza l'azione di 002 su ques~o centro. Nelle affezioni cardiache la a-erazione del sangue si compie bene, ma. la aerazione dei tessuti resta imperfetta. Bisogna tener conto anohe della inca.p acità del cuore per rispondere aUe domande accresciute del lavoro muscolu.re. Altro segno è la palpitazione da sforzo. Per William questo è un disturbo del funzionamento cardiaco, qualohe volta leggero presso i ga-stropatici e gli emotivi, più serio presso gli ipertesi o ve indica un certo grado di debolezza cardiaca. Essa si produce con lo sfor zo e cessa col riposo. n polso non dà la misura della forza del cuore, la pressione può essere normale e similmente elev.ata. con un cuore immfficiente. n 1\'I oritz da un altro segno di surmenage del cuore ed è la tendenza. a. sbadigliare durante l'eserciziQ.
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Alcuni ammalati si lagnano di dolori toracici, di oppressioni e di dolori retrosternali. Questi sintomi sono considerati da Merk.len come dovuti a distensione del cuore ed a ipersensibilità del plesso cardiaco. Ma questi sintomi subiettivi non avrebbero alcun valore per apprezzare l'attitudine funzionale del cuore. Occorre ricercare i segni obbiettivi. E d'altra parte l'esame fisico del cuore dà relativamente poche informa-zioni apprezzabili. Quando non vi sono vizi valvolari per lo più si ode un leggero soffio sistolico alla punta che si rende più manifesto dopo lo sforzo e che non tende a propagarsi verso l'ascella. Per il Pedra.zzini WPa.rizione del soffio sistolico anorganico indica una idroemia relativa, ·ma sopratutto una asterua cardiaca. l ca.rdiaci con vizi valvolari compensati, come dice il Barlocco, pos sono comportarsi come un oggetto normale o al contrario presentare un aumento di volnme del cuore o delle modificazioni del polso & della pressione, tale si osserva classificamente al periodo iniziale di scompenso car-
diaco. Presso i vagotonici l'autore ammette che si possono trovare delle modificazioni volnmetricbe del cuore rispetto ad .un esercizio moderato e ciò in relazione all'azione dia-stolica del pneumogastrico. Al contrario nella sindrome sinlpatico-tonica si osserva, sia una differenza del volume del cuore allo sforzo, sia una riduzione del diametro del cuore.
*** Lo studio della piccola insufficienza cardiaca si basa sulla misura della _potenza del lavoro. Durante la guerra tale argomento è stato il principale oggetto dP.i cardiologi delle varie nazioni belligeranti per apprezzare le diverse attitudini del cuore ai speciali servizi mobilitati negli eserciti. Specialmente in Francia la questione è stata presa in seria considerazione; non tutti però i vari autori cbe si sono occupati dell'argomento hanno adoperati gli stessi mezzi o criteri per misurare le differenti funzioni del roiocardio. Cosi William si è fermato sull'accelerazione dei battiti specialmente nel decubito per desumere una certa. ipotonia delle pareti cardiache specialmente nei mitra1ici. Lian ba f~tto eseguire degli esercizi di ginnastica e dei mo"imenti di fle-ssione sulle ginocchia, poscia ba notato il numero delle pulsazioni radiali dopo qualche minuto, ed ba patagonato tale cifra a quella ottenuta durante il riposo anteriormente all'esame, desumendo la validità del cuore dalla celerità con cui il polso torna al normale. Ma.rtinet rilevò le pulsazioni e la pressione arteriosa · ava,nti e dopo lo sforzo muscolare e durante la stazione eretta e nel decubito dorsale. In un soggetto normale il passaggio dalla stazione orizzontale a quella verticale·produce un aumento da 4 ad 8 pulsazioni al minut o ed una ele·vazione di 5 mm. Gli altri casi sono considerati anormali.
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Clerc si è occupat o di militari indenni da lesioni organiche, ma presentanti dei disturbi funzionali assai accentuati. Egli per valutare la. capacità funzionale si è servito della radioscopia del cuore, della pressione e del polso. L'ortodiagramma in tali soggetti si è trovato sempre negativo. n Gallavardin ha studiato anche durante la guerra un gran numero di
militari che presentavano solamente sintomi funzionali da sforzo senza. lesioni valvolari. Ha eseguito delle ricerche sul ritmo respiratorio dopo esercizi di varia intensità e nella posizione all'impiedi, rilevando che esso si eleva da 20 a 25 respirazioni al minuto nei normali negli altri da 40 a 50. Poscia ha fatto delle ricerche sul contenuto di 002 nell'aria alveolare prima e dopo un esercizio. Infine in tali soggetti ha eseguito la prova dell'atropina e della adrenalina e ha rilevato la pressione avanti e dopo gli esercizi muscolari. Al riguardo della prova della pressione è da rilevare che dopo uno sforzo moderato una ascensione da uno a tre cm. di Hg. denoterà un cuore resistente, una pressione stazionaria malgrado una accelerazione notevole del polso significa una resistenza mediocre del miocardio. L'abbassamento della tensione cbe coincide con l'accelerazione del polso e della respirazione tradirà la d·ebolezza cardiaca latente. Con la radioscopia ha notato la tendenza dell'ombra cardiaca a diminuire dopo un esercizio muscolare, l'elettrocardiogramma è stato negativo. Moritz a proposito dei segni clinici della debolezza cardiaca al debutto dice che la pressione venosa è più.i strnttiva. Una pressione anormalmente elevata nelle vene del collo indica una sta.si in questo ptmto. Per constatare questo segno si fa stare corica-t o l'ammalato, poi si fa elevare una gamba in aria, e lo sforzo per mantenere quest'attitudine fa sporgere le vene del collo, tale segno indica l'insufficienza del Iniocardio. Piedalla ha parlato di fenomeni cardio-vascolari generati dallo sforzo nel cuore degli sportivi. Egli dopo aver classificato gli sforzi in relativi (corsa di mille e cinquecento metri in 5 minuti): in intensi (corsa di velocità di cento metri in 12 secondi), in intensi e prolungati, ba studiato la tensione, l'elettrocardiogramma e l' ortodia.grafia. Egli è venuto alle seguenti conclusioni: non ha rilevato mai diminuzioni reali del volume del cuore dopo lo sforzo. L'elettrocardiogramma mostra che la diastole si raccorcia subito fin dalla seconda contrazione che segue lo sforzo, poscia le sistoli si :rendono più frequenti e pilì brevi. Biron, infine, invece della prova della pressione ba adoperato quella di Katzenstein, questo metodo nelle insufficienze cardiache moderate non gli ha fornito alcuna modificazione. Inoltre il Pende a riguardo della modificazione dell' elettrocardio-. gramma in seguito a-d aumento di lavoro ha rilevato D;ei soggetti sani, come in quelli che presentano dei segni di insufficienza circolatoria relativa che la durata delle sistola si accorcia. Nei soggetti deboli dopo un esercizio muscolare faticoso vi è un aumento di P. che si accompa-gna sovente ad un allungamento dell'intervallo atrioventricolare e si nota spesso l'aumento di T. che manca presso i sani. Mosler infine dà un nuovo metodo per conoscere i disturbi funzionali cardiaci e muscolari. L'autore fa sedere l'ammalato, poi aJla fine di 3 o 5 minuti, tempo necessario perchè la pressione sanguigna di-
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venti costante, lo fa. inspirare profondamente per 25 minuti secondi e durante tale pausa respiratoria prende la pressione. Questa pausa aumenta il lavoro del ventricolo sinistro e la misura della :pressione sanguigna permette di svelare come il cuore risponde a questo lavoro; se la pressione sanguigna resta invariabile, si tratta di cuore sano, se aumenta si tratta di iperteso se si abbassa si tratta di insufficienza del muscolo cardiaco. Malgrado che molti autori di tutte le N azioni si siano lat·gamente occupati dello stesso argomento adoperando differ enti mezzi e prove per valutare la funzionalità cardiaca, non si è giunti a decifrare oriteri certi per svelare la piccola insufficienza cardiaca. Ora che si banno a disposizione mezzi più precisi, e cioè radioscopia di precisione, elettrocardiografia ho creduto opportuno portare l'attenzione sullo studio di alcuni soggetti che presentavano segni di piccola insufficienza cardiaca, E detto studio riveste un carattere di personalità, sia per il fatto della scelta dei soggetti, di cui parlerò fra breve e sia. perchè questi sono stati studiati con mezzi più probativi, esami che non furono tanto adoperati durante la guerra. In grazia al gran numero di malati cbe vengono alla consultazione all'ospedale de «la Pitié de Paria)) nella clinica del prof. Vaquez, al quale invio i più sentiti ringraziament i anchè per la cortese ospitalità addimostratami durante la permanenza di parecchi mesi, in quella clinica, ho preso in studio poco più eli trenta ammalati. Si trattava di pazienti di ambo i sessi e di età variabile dai 20 ai 40 anni, che presentavano notoriamente segni di insufficienza cardiaca senza surmenage del miocardio. Essi sono stati da me divisi in due gruppi; quelli cosidetti meno patogenetici, che cioè si lamentavano di disturbi funzionali: qnale dispnea e tachicardia da sforzo, dolori precordiali, alle volte senso di soffocamento dopo un lavoro faticoso o dopo un lungo cammino e che all'ascoltazione del cuore si udiva. un soffio sistolico alla punta quasi sempre netto, a carattere anorganico. L'altro gruppo con sistemi funzionali o fisici :più patogenetici era rappresentato da ammalati affetti da. vizi mitralici, stenosi ed insufficienza. Tale diagnosi era confermata anche ai raggi senza però presentare edema malleolare o il minimo segno di stasi. Per l'esame funzionale mi sono servito dei dati forniti dagli ortodiagrammi, dalla pressione del polso e dell'elettrocardiogramma. avanti e dopo gli esercizi moderati e violenti gli ortodiagrammi erano controllati personalmente dal prof. Bordet, radiologo nella stessa clinica. .Anche il materiale clinico veniva scelt o dal dottor Mouquin, uno dei più bravi coadiutori della clinica del prof. Vaquez. L'esercizio muscolare consisteva nella salita veloce di una scalinata di 40 gradini circa, jper due, tre ed anche quattro volte a secondo il caso. Gli ammalati erano sottoposti alla radioscopia avanti ed immediatamente dopo l'esercizio muscolare: ciò si faceva anche per la pressione arteriosa per il polso e per l'elettrool!J'diogramma. La pressione e il polso venivano misurati dopo l'esercizio fisico ogni due minuti fino a quando si ritornava a quella antecedente allo sforzo. Tutte le prove, specialmente quella radioscopica, quasi sempre si ripe-
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tevano con la massima tranquillità del soggetto per eliminare il fattore emotivo ai raggi. È inutile dire che i dat.i venivano paragonati con soggetti normali : 1o Nel primo gruppo agli ortodiagrammi si è riscontrato: o il comportamento del cuore normale: e cioè la diminuzione della proiezione dell'ombra cardiaca; oppure nè aumento, nè diminuzione dell'ombra anche dopo un esercizio violento. Nel secondo gruppo in alcuni si è avuto l'aumento dell'ombra all'ortodiagraroma solo dopo sforzi violenti, in altri nessun aumento, pur presentando dal lato clinico note obiettive e radioscopicbe manifeste (stenosi mitralica con dilatazione dell'orecchietta sinistra). 2o .A riguardo la pressione, si è ottenuto solamente una lieve elevazione della pressione sistolica dopo uno sforzo a.n che prolungato in tutti e due i gruppi : la pressione minima è rimasta sempre la stessa per tutte e due le categorie d 'infermi. sia avanti che dopo lo sforzo. La massima è tornata a quella antecedente allo sforzo dopo 3 o n minuti. 30 Il polso ha fornito dati più positivi. Esso si è elevato dopo lo sforzo da 10 a 15 pulsazioni nei primi e da 20 a 50 b attute nel secondo gruppo. Il ritoxno alla normale avveniva tanto più celermente quanto meno pronunziati erano i caratteri ana,tomo-clinici della lesione cardiaca. 4° L 'elettrocardiogramma dopo gli esercizi muscolari violenti nel primo gruppo, in quelli con pre-valenza di segni funzionali, fa rileva,re la distanza di P. R. in tutte e tre le derivazioni un po' raccor ciata. n P. si presenta qualche volta più acuto, come pure è alquanto diminuita la base di R., e quella di T . Più importanti sono invece i dati forniti nel secondo gruppo e cioè nei soggetti con vizi valvolaxi ben compensati. La distanza P . R. dopo lo sforzo muscolare in alcuni è un po' raccorciata, ed il P. è molto appiattito nelle derivazioni D. Dr.; esso si dimostra in altri leggermente negativo in D. La base di R . in D. si presenta dopo lo sforzo accorciata. n T. quasi sempre diventa appiattito nelle prime due derivazioni (D. D .), divenendo una negatività pronunziata in D. CONSIDERAZIONI. Come si è potuto rilevare, il tipo clinico di insufficienza. cardiaca che ho voluto mettere in luce è caratterizzato da inizio più o meno brusco in età piuttosto giovanile e media. Degli autori banno utilizzato il metodo di Lian dopo lo s!orzo, DHlt tale procedimento per Vaquez e Donzelot è fittizio: essi stabiliscono le loro conclusioni sullo stato delle le· sioni va.lvolari, la loro compensa,zione e le loro informazioni fornite dagli ortodiagrammi senza iniezione preliminare di adrenalina. Dai dati sopra nominati rilevasi che nessuno dei metodi adoperati dà risultati costanti patognomonici della piccola insufficienza cardiaca.
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I dati radioscopici, come lo dimostrano gli ortodiagrammi che presento, sembrerebbero essere in certi casi contraddittorii a quanto afferma il Moritz; può dipendere dal fatto che gli esercizio non siano stati prolungati, ma ciò nella pratica comune riesce difficile, ed a questo proposito mi piace raecontare un episodio. Un giorno insieme col prof. Vaquez e al dott. Donzeldt visitammo un individuo che presentava segni di piccola insufficienza cardiaca: l'infermo, che per giunta era un italiano e sulla cinquantina, mostrava alla radioscopia un leggero aumento in toto nell'ombra cardiaca. All'infermo si consigliò di montare la scalinata, come si faceva per gli altri ammalati fino a quando fosse stanco e cosi fece. Immediatamente dopo tale esercizio fu sottoposto alla radioscopia, ma l'ombra cardiaca si most.rò delle stesse dimensioni della prima. Lo stesso si verificò in altri casi di stenosi mitralica ben compensata. Ciò dimostra che anche la radioscopia di precisione non ha fornito dati costanti in tutti i casi da me studiati. Le modifica.zioni della pressione sistolica e diastolica nel corso del lavoro muscolare negli stessi soggetti non permettono di distinguere delle differenz·e sufficientemente nette per tirarne la conclusione sulla estensione della lesione funzionale del cuore. D Vaquez afferma che essa, presa isolatamente, non dà alcun valore, d'altra parte la ipotensione è dovuta anche a cause extracardiaehe e non ad affievolimento di energie del miooardio. Il polso ha dato qualche risnltato più probativo nel senso che nei patogenetici esso, oltx·e a essere elevato dopo lo sJorzo, è ·ritornato normale dopo oltre i cinque minuti. Medelsonn ha dato molta importanza a tale segno, pa.rtenqo dal concetto che un organo dopo il lavoro trova tanto più rapidamente il suo equilibrio, quanto più la sua .funzionalità è normale. Ma il fenomeno dell'accelerazione del polso dipende da quattro fattori: 1o dall'eccitazione del sistema nervoso acceleratore intra ed extracardiaco; zo dalla diminuzione della resistenza periferica per la più o meno facilità dell'evacuazionè dell'onda sanguigna; 3° dalla difficoltà della diastole e quindi .il difetto di replezione dei ventricoli. 4° infine da mancata energia della sistole dovuta ad a,ffievolimento dello sforzo ventricolare. I primi due sono extracardiaei, i secondi cardiaci. Concludendo, la tachicardia da sforzo non è un significato pronostico se non è associato ad altri segni di diminuzione e di energie del miooardio. L'elettrocardiogramma ba fornito dei dati solamente per i soggetti più patogeneteci, per gli altri invece nulla di patognomonico. Come })ill'e l'esame fisico del cuore per quelli che presentavano solamente segni fUiizionali dà relativamente poche informazioni utilizzabili. Insomma questi metodi non apportano la soluzione del problema della diagnostica sicura della piccola insufficienza cardiaca, ma un certo appoggio. E allora in cbe cosa consiste dal punto di vista clinico questa piccola insufHcienza cardia.ca' Essa. è un insieme di segni funzionali e fisici, ma più funzionali che fisici. Infatti lo Schie.ffer dice: va bene che l'aumento di volume e. -
Giornale di medteintl m!Zit4re.
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constatati in certi soggetti non è che l'espressione di adattamento necessario e proporzionale del cuore alla funzione (dilatazione fisiologica. dell'organo): tuttavia se essa è eccessiva, dolorosa, mal sopportata, bisogna diffida.re. E cosi per William la dispnea da decubito ha un sospetto di un certo grado di debolezza del miocardio, come pure l'accelerazione da decubito è un segno di gran valore indicando che il cuore destro si lascia distendere per l'a.fllusso di sangue venoso. La palpitazione indicherebbe per William un disturbo del funzionamento cardiaco presso gli ipertesi, ove indica un certo grado di debolezza cardiaca. Per Biron il fatto che il polso dalla stazione all'impiedi alla posizione di decubito dorsale non si rallenta, come avviene per l'individuo sano è un fenomeno della fase di non compensazione. Ed allora si affaccia subito la domanda : quali di questi mezzi finora adoperati può apportare un aiuto alla diagnosi in parola ! Non c'è dubbio che la radioscopia ne è la prima.• Il Bordet dice che se l'ombra cardiaca, dopo lo sforzo muscolare, non tende a diminuire leggermente la sua immagine, se pur ciò, come si è detto è un fatto illusorio, questo è un coefficiente principale per pensare alla flaiblesse del cuore. Bene inteso che se l'aumento .dell'ombra cardiaca. e per esso la dilatazione persiste malgrado il riposo, questa è sotto la dipendenza della diminuzione della tonicità del mioca.rdio. Gummisson e Meakin su cinque soggetti che avevano disturbi minimi dopo esercizi violenti trovarono una minim~ diminuzione del diametro trasverso. In altri soggetti c.on disturbi assai intensi (dispnea e vertigini) non fu possibile mettere in evidenza riduzioni appre:~~zabili del volume del cuore. Raab infine dice che se vi è dilatazione acuta del onore dopo lo strapazzo vnol dire che in avanti il cuore non era assolutamente normale: si aveva già dilatazione latente, che lo strapazzo ha reso salamente visibile. Certo che se il ntiocardio è indebolito, il lavoro non aumenta la forza di contrazione, ma produce una dilatazione. Dunque la radioscopia di precisione non è da trascurarsi assolutamente nell'esame funzionale del cuore, essa resta sempre un mezzo di esplorazione e di controllo necessario, che riesce ad interpretare perfino anche certi risultati terapeutici. L'altro mezzo attendibile per la valutazione fimzionale del cuore sarebbe il :polso. Il Vaquez è d'avviso che quando il polso dopo l'esercizio muscolare ritorna normale dopo due o tre minuti può essere questo un indice favorevole di un cuore normale. Altri autori pensano allo stesso modo e cioè non hanno di mira il grado, ma la celerità con cni il polso radiale ritorna allo stato normale. Nei malati da me presi in esame ho rilevato le pulsazioni dopo lo sforzo ogni due minuti, ho potuto effettivamente constatare, quando non vi erano altre influenze extracardiacbe, c.he in quei soggetti in cni la radioscopia dava qua.lche indizio positivo sull'ombra cardiaca, il polso, dopo lo sforzo fisico, non ribatteva allo stato normale nel tempo prescritto di 3 a 4 minuti. A riguardo dell'elettrocardiogramma pochissimi indizii abbiamo nei soggetti meno patogenetici, mentre nel secondo gruppo gli infermi dal
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punto di vista pronostico. patogenetico i risultati elettrocardiografìci sono interessanti. Tali dati permettono aJ medico di pensare se detti infermi sono in grado di fare un menage di vita relativamente normale o se al contrario bisogna temere una in.suflìcienza ca,rdiaca imminente, e condannare tali soggetti al riposo con trattamente terapeutico piuttosto energico. Ebbene in questi malati a lato dei sintomi funzionali, che hanno gran valore, si aggiungono certi sintomi interessanti dati dalle ricerche cliniche ; di laboratorio. È perciò che per lo studio della piccola insufficienza. cardiaca necessitano i due più grandi mezzi di precisione: l'ortodiagramma e l'elettrocardiogramma. Bisogna sempre pensare che il miocardio è la sede di lesioni latenti che si svilupperanno più tardi, specialmente nell'età. giovanile, quando il muscolo cardiaco è particolarmente vulnerabile, secondo Piedallu, duran~e l'epoca della pubertà. n grande merito della cardiologia moderna, è di aYer dimostrato l'importanza primordiale dei disturbi della insufficienza cardiaca al suo inizio senza disconoscere il valore dell'esame minuzioso dei diversi orifizi cardiaci. Lo studio e la maniera di svelare tali segni permettono allo stato attuale di scovare al suo inizio la flessione del miocardio e di rimediare tanto quanto più l'intervento teraupetico e precoce. Discussione : LUISADA. (Padova). - D esidera fare alcune osservazioni a proposito del paragrafo della relazione che è dedicato al cuore ipoplasico. E possibile parlare di cuore ipoplasico senza. considerare tutti gli elementi extraca.rdiaci che possono modificare le. sindrome? Abitualmente a. lato dell'ipoplasia cardiaca. esistono alterazioni congenite od acquisite e disturbi funzionali deUe arterie, dei capillari, delle vene; il non prenderli in considerazione può condurre e. conclusioni incomplete. n rela.tore ha parlato di bradicardia. clinostatica.; in qualche caso, questo è vero, ma neUa maggioranza il ritmo cardiaco è normale o frequente in posizione orizzontale, si accelera. notevolmente in posizione verticale: si ha quindi una. vera tachicardia. ortostatica, che può raggiungere gradi notevoli. Si parla. nella relazione di ipotensione arteriosa.. La. valutazione esclusiva della pressione massima. non basta, perchè essa conduce ad aggruppare insieme i soggetti ipotesi, con abbassamento della pression~ media e di poco abbassata., mentre si ha scaraa. pulsatilità, riduzione di ampiezza deUa pressione differenziale: gli iposfìgmici. La imp6rte.nza. deUa viscosità è assai scarsa; è ancora. discusso se essa determina o no alterazioni della pressione arteriosa: essa è abitualmente alta. negli iposfigmici. Per quanto riguarda le variazioni ortostatiche della. pressione arteriosa, esistono individui in cui l'ortostatismo determina. od accentua la. iposfigmia, per abba.ssa.mento della. pressione massima, inna.lzamento della minima.; a questa. iposfigmia ortostatica, spesso pa.ra.llela ad una. iposfigmia. da sforzo, va. dato significato sfavorevole, essendo indice di scarsa resistenza dell'apparato circolatorio di fronte allo sforzo e di scarso adattamento di esso. Circa la valutazione di quanto le prove funzionali danno, molti Autori le hanno criticate, ma sopra tutto per quanto riguarda l'apprezzamento reale di una lesione eventuale del cuore; esse pongono in giuoco elementi extracnrdia.ci del circolo ed elementi estranei al circolo. Però, per quanto riguarda l'attitudine del soggetto a compiere sforzi, cioè per quanto riguarda. il problema strettamente militare, esse hanno un reale valore. Circa. la possibilità di allenamento degli individui con cuore ipoplasico, è vero che brevi periodi di tempo non danno efficaci risultati; questi potranno essere ottenuti solo da un lungo e non troppo intenso periodo di allenamento, quale solo l'istruzione premilitare può dare, anche perchè si svolge quando ancora non è compiuto lo sviluppo.
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GIUFi'IÙ: (Palermo). L'O. chiede dei chiarimenti a proposito de! cuore ipoplasieo e della sua capacità funzionale, e particolarmente se questo sia ed in quanto modificato dell'allenamento. Rig uardo al cuore ipertrofico (ipertrofia da lavoro idiopatic:a. o da. adattamento( osserva. che il Relatore non si pronunzia nettamente se debba. o no arrunettersi; infatti se un tempo tale ipertrofia s i ammetteva. da. tutti, oggi dai più si nega, e si ammette invece che si tratta di dilatazione. In propos ito osserva l'O. che se si ammette che il cuore in alcuni lavoratori p ossa. abitualmente lavorare di più, che nella media, non c 'è ragione di negare che eventualmente si ipertrofizzi, come nelle identiche condizioni di lavoro si ipertrofizzano i muscoli dello scheletro. E se si ammette che esso sia. dilatato e nello stesso tempo capace di soddisfare maggiore richiesta di lavoro c he quello di individui dati a vita. seden taria, vuoi dire che si trova. in mig liori condizioni di funzionalità e quindi di nutrizione; e che per conseguenza possa trovarsi in uno stato di vera. e propria. ipertrofia. P er altro questo nel vivente non può apprezzarsi in altro modo che per il maggior volume e per la. maggiore capacità. funzionale. Ad ogni modo l'O•.anche su questo argomento chiede dei chiarimenti al rela.tore. . MICFTELI (T orino). L'O. constata compi110endosene che è la. seconda. volta. che l'Autorità sanitaria militare prende parte ufficialmente ai congressi di medicina interna con una. rela.zione propria. Cio fa onore alle supreme Autorità sanitarie animate da un lodevolissimo fervore scientifico e può riuscire molto u tile, perchè alcune questioni di fisiopatologia e di patologia, come quella oggi trattata, possono essere sviluppate con molta fortuna dai medici militari. E lo prova la brillante relazione del maggiore medico D' Ambrosie, che ha lavorato con grande passione, con molta. serietà ed acuta intelligenza. In tema di relazione, osserva. che le ricerche moderne tendono a mettere in evidenza c he una vera ipertrofìa. del cuo1·e da sforzo non esista oltre certi !limiti e che il lieve aumento conoscibile talvolta. in uomini di sports sia. dovuto ad un lieve grado di dilatazione diastolica del cuore attivo. Con maggiore riserva debbono essere apprezzate le sindromi d'insufficienza cardia~a da sforzo, che in alcuni casi dell'O. erano in re~ltà l'espressione di una. m.iocardite luetka senza alterazioni aortiche, senza ipertensione, ecc.
Risposta. del Rela.tore : D ' .AlltBROSIO. - Innanzi tutto ringrazia p er le parole. di lode, che gli sono state rivolte, e che vanno oltre i di lui meriti. Tali parole, può assicura.re che sanumo di incitamento per il Corpo sanitario militare, a che diventi sempre più attivo e fattivo. Nulla è più efficace, sprona di più ed infonde nuova. energia, quanto il riconoscimento dello sforzo fatto. Il tema svol to era quanto mai vasto ed arduo; confessa che g li sembrava. peccare d 'immodestia. anche ad affrontarlo. Molti punti, molti argomenti ha dovuto solo sfìorarli, non approfondirli, donde qualche manchevolezza rilevata. :Ma se questo è un difetto del lavoro, dall'altro canto ha dato modo, ha creato l'occasione che insignì maestri con la. loro autorevole parola aggiungessero nuova luce alle osservazioni da lui fatt.e. Per il prof. Queirolo dice che nessw10 disconosce il merito della sua scuola d 'avere p er prima studiato le varia.zioni di volume del cuore dopo lo sforzo. Oggi è ben comprovato, s i può dire è assioma-tico che il cuore si restringa, quando è in piena. efficienza, e si dilati dopo un esercizio fisico, quando è in stato di relativa insufficienza. E vero che poco fa dal maggiore medico Cassinis ha appreso che anche nei sani è possibile tale dilatazione, constatabile ai raggi: almeno egli ne ha riportato 20 casi su 149 individui. :Molto probabilmente tale comportamento si ha. da ricondurre alla. fatica eccessiva, allo strapazzo n on indifferente, a cui egli ha. sottop osto tali cuori, con corse di 1200 metri. Ad ogni modo il crjterio suggerito dal prof. Queirolo, se è applicabile in molt i casi, non è cl!a adottarsi nei cuori nevrosici. Ha già. detto nella relazione e ripete che il cuore piccolo, per quanto sia riconosciuta. de fìciente la sua f=ionalità., non si comporta. ai rag~i come un cuore stanco ed affaticato: di fronte ad un maggior cari co di lavoro S I ri.mpicciolisce, restringe le proprie cal'll.Ì, anzichè dilatarsi. Quindi il metodo anzidetto non è utilizzabile in tutti i casi di alterata funzionalità ca.rdi.a.ca.
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Circa l'ipertrofìa. ca.rdiaca. idiopatica., è grato al prof. Queirolo di aver portato an contributo e di aver convenuto su qua.nto egli ha concluso nel capitolo relativo. In proposito ringrazia. il prof. :Micheli d'aver risposto per lui al prof. Giuffrè; si permette di aggiungere che non è un unico autore che abbia. preso in considerazione tale argomento. Negli ultimi tempi, diversi autori, tra cui Vaquez, Eimer, Meldolesi, ecc., sono venuti ad identiche conclusioni : le loro osservazioni, specie radiologiche portano all'esclusione dell'ipertrofia. da. lavoro; e, se esiste, è minima non a.pprezza.bile. N elle misurazioni cardiache non si dovrà transiger~ e prescindere dalla massa. muscolare scheletrica., dal peso del corpo, dal volume toracico; perchè, :in base a tali rapporti, si vedrà che l'a.umento di volume del cuore non va mai oltre il limite superiore della norma. Se pure si constati un lieve ingrandimento, durante la fas e di super la.voro, di allenamento sportivo, ,questo è da interpretarsi a dilatazione attiva, entonogena, come direbbe il prof. Pende. Al prof. Giuffrè risponde che il suo appunto circa l'allenamento da esperirsi non è pienamente giustificato, ed ha la. sua. ragione d'essere solo perchè non ha. assistito alla. lettura. della. relazione e quindi non è a. conoscenz.a della 2a parte di essa, cioè della parte sperimentale e della parte conclusiva. N elle conclusioni egli è venuto all'istesso concetto suo, che bisogna cioè esperire un periodo di allenamento progre.ssivo, lento, razionale, prima di prendere un provvedimento medico legale. Sull'angolo cardio-epatico dice il prof. Cantani che non ba esperienza in proposito Gli è sembrato capire che il riempimento di tale angolo si riferisco. più che altro ai vizi va.lvolari. Nei cuori nevrosici si permette fare delle riserve, perchè, se vi saranno delle differenze dai cuori normali, queste dovranno essere minime; e noi già sappiamo qua.nto sia. difficile l'apprezzamento ra.diologico, che tante volte ha degli scarti di errore non tanto lievi e piccoli. Ad ogni modo ne farà oggetto di studio. Col p rof. La Franca. conviene nella complessità. della funzione cardiaca. Il cuore è un viscere cosi importante nell'economia vitale, da. risentire facilmente e frequentemente della rottura dei congegni nwnerosi, vari e delicati del nostro orga.. nismo; per cui già nella relazione egli h a detto che riesce estremamente difficile alcune volte affermare con sicurezza dell'esistenza o meno dei disturbi cardiaci, specie quando questi sono piccoli e lievi; è ancora più difficile poi ricondurre la turba funzionale a l meccanismo perturbatore. In merito al blocco seno-atriale, dice che dovrà. essere interpretato alla stregua degli altri blocchi, di cui ba. fatto cenno nella. relazione pubblicata. Meldolesi pare che abbia convenuto e sia. stato concorde con lui. Al prof. Pende conferma che la. P. nei suoi casi il più delle volte è restata invariata; solo in qualche caso si è accentuata. Conosce bene il lavoro del prof. Pende, e ricorda che in 4 o 5 dei 6 ammalati presi in esame egli riscontrò maggiore elevatezza. della. P . dopo lo sforw. Egli non può dire ugualmente per i cuori nevrosici, i quali si spostano poco dal comportamento dei cuori normali a. riguardo della. P. Del resto anche a riguardo deUa T. si vede che le turba funzionali del cuore non danno un risultato diverso da quello dei cuori normali. E pertanto tanto la. P. che la T. possono servire poco nel giudizio di efficienza. dei cuori nevrosici. Circa l'utilizzazione dei brevilinei e dei longilinei, circa. l'ipotesi del prof. Pende che q,uelli a. torace largo, e qmndi aprevalenza del cuore destro, si prestino meno de1 longilinei a lavori di fa~china.ggio, si permette far presente che tale concetto non trova conferma nella diuturna. osservazione, in quanto che son proprio quelli a torace largo che ve.ngono ordinariamente adibiti a lavori pesanti, e son proprio essi che danno il maggiore rendimento. Circa. l'assegnazione alle varie armi, i medici militari, partendo da tale presupposto, si troverebbero fortemente imbarazzati, se in artiglieria. pesante dovessero assegnare i longilinei. Essi debbono tener conto di tanti fattori, tra cui dolio. massa muscolare, dello sviluppo polmonare e dell'esperienza, secolare si può dire, a riguardo. n maggiore medico Ca.ssinis ha. preso in esame individlù sani, sott.oponendoli a. sforzi esaurien t i ed ha. fatto delle osservazioni, che possono essere complementari a quanto egli ba riscontrato nei cuori nevrosici. Conviene con lui che uno s tato di extrasistoli& è sempre patologico, specie quando persis ta. dopo gli s forzi in individui anche apparentemente sani: l'extrasistolia, come ha già detto nella relazione, non deve essere svalutata nel suo significato, come si tende a fare ordinariamente. Circa l'assegnazione degli extrasi.stolici, rimanda alla. relazione pubblica.ta..
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\" ACCfN AEIONI ANTITIFICO· PARATil!'ICME
Col tenente colonnello medico Lova.glio è concorde nel dire che non c'è da. fidarsi di nessuna prova. funzionale nel saggio della. capacità ca.rdiaea.; però deve confessare che se ne è avvalso, perchè alcuni metodi, vagliati n giusta misura., non presi a sè, ma. considerati nel quadro generale della. malattia, possono rendersi utili e dare dei buoni ragguagli. Ugualmente dice al dott. Luisada. Circa. l'appunto che egli fa di aver dato più che altro peso alla. grandezza del cuore nel primo capitolo della relazione, crede d'aver dato sufficiente estensione al quadro morboso, pigliando in considerazione tanti altri fatti che completano ed integrano il quadro stesso, quale è l'a.bbass&mento della. tensione, lo squilibrio vago·.simpatico, ecc. Se ha. intestato tale mani· festn.zione • cuore ipoplasico • è perchè il cuore piccolo è il maggiore requisito, è l'impronta maggiormente rilevabile. Non già che la bradicardia in decubito supino sia costante in tutti i~. me. egli ha detto che il polso si rallenta fino a. diventare bradicardico, in aleuni casi.
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VACCINAZIONI ANTITIFIOO·PARATIFICHE per il prof. Alfredo Germino, tenente coloJmello medico
CONCLUSIONI, I risultati delle ricerche sperimentali sulle vaccinazioni antitifico-paratifiche, proseguite nell'anno in corso, presso il laboratorio di biologia me. dica dell'Ospedale militare di Napoli, possono finora così riassumerai : l o Le vaccinazioni praticate su individui della nuova classe alle armi, con lipovaccini in veicolo oleoso di arachide e merluzzo, falibricati da oltre wn anno, non hanno provocato la formazione di anticorpi agglutinanti e batteriolitici. 2o Negli individui già vaccinati da undici me8i con lipovaccini (olio di arachide e di merluzzo) la ricerca del potere agglutinante del siero perdurava positiva nel 52 % pel tifo, 38 % per il paratifo A, 50 % per il paratifo B, al tasso medio dell' l : 100. 30 N egli individui già. vaccinati nelle stesse condizioqi e che hanno reagito negativamente dopo lo stesso periodo, la reazione agglutinante positiva è compa,rsa dopo circa sette giorni in media, dalla iniezione parenterale di una eteroproteina (latte), col tasso 1:100, nel 38 % pel tifo, 24 % nel paratifo A, nel 31 % nel paratifo B. 40 Reazione agglutinante nega,tiva per tutti e tre i germi, hanno presentato individui non vaccinati e trattati con la sola iniezione parenterate di eteroproteina (latte). 5o La reazione agglutinante è ricomparsa positiva in individui trattati con imuliazioni di raggi 1~ltravioletti dopo quattro applicazioni in media; tasso l: 100, nel 33% pel tifo, 15% pel paratifo A, 24% pel paratifo. 6o Hanno finora dato risultati molto confortanti le vaccinazioni con gernù tifo-paratifìci uccisi e sospesi in emulsione gommosa, dopo averli sensibilizzati con lipoidi animali (merluzzo). 7o Sono tuttora in corso le esperienze con tm vaccino sia in polvere, che incorporato in lanolina, per via nasale.
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SULLA DOTTRINA DELLA GENESI PLURIGHIANDOLARE DELLE ENDOCRINOPATIE per il prof. Rosolino Claurf. tenente colonnello medico
Quando, trent'anni addietro, cominciai ad occuparmi di cose endocriniche, le affezioni sponta.nee e provocate nel campo delle ghiandole sanguigne, non avevano un loro protocollo particolare; si era accumulata una massa piuttosto considerevole di fatti; ma, i suoi contorni essendo sfumati ed il contenuto incoerente, tali affezioni trovava.no posto nei capitoli delle malattie del sistema nervoso o del ricambio. Era ancora troppo grande l'influenza esercitata dall'autorità di Cl. Bernard, il quale· aveva ammesso che le secrezioni interne stabi.J.i.J:;sero le correlazioni funzionali per l'intermediario del sistema nervoso, perchè la. nuova dottrina di Brown-Sèquard, secondo la quale le secrezioni interne agiscono invece per la via degli umori, potesse, malgrado gli entusiasmi destati, spingere a dare autonomia al capitolo delle endocrinopatie. Uno tra i primi tentativi, se non il primo in questo senso, fu fatto con l'instituzione del capitolo delle aderw-distrofie nella l a edizione del1898 del Man-t~aze di terapia clinica del prof. Rummo, nel quale ebbi l'onore di collaborare. Questo tentativo non poteva allora tener conto che delle secrezioni interne in sè, senza pregiudizio del modo di loro azione, essendo allora, come oggi, quasi impossibile ogni precisazione. Ma evidentemente non poteva esistere un insanabile contrasto tra i due ordini d'idee, poichè si potè più tardi stabilire, per lo meno nel terreno ipotetico, una conciliazione cho ba condotto aU'oclcttismo attua.le. In quel tempo si-er;tno isolati per opera della clinica tutti i tipi fonda-
mentali di endocrinopatie e ferveva lo studio intorno alle innumerevoli anomalie della forma e della sessualità; ma nè la ingenua e feconda intuizione clinica, nè i fatti accertati sperimentalmente ed anatomo-patologicarnente, erano in grado di far superare la concezione ossessionante, secondo la quale ognuna delle forme anzidette dovesse essere l'effetto della passione d'una sola. ghia.ndola endocrina. Era il tempo che si potrebbe definire della genesi monoghiandolare delle endocrinopatie. Tale dottrina era però insufficiente per una logica sistematizzazione nosogenica tanto dei tipi fondamentali, quanto delle forme irregolari o complesse. Perocchè bene spesso gli appannaggi clinici degli uni e delle altre apparivano senza univocismo, potendosi riscontrare anche nello stesso malato un'associazione contraddittoria di segni e di sindromi riferibili a questa od a quella lesione ghiandolare. Si era già cominciato a parlare di effetti da deficit o da eccesso di secrezione interna; ma. la cosa, allora come oggi, non poteva togliere un ragno dal buco. Fu, nel luglio 1899, che, polemizzando con i proff. Ta.mbroni e Lambranzi a proposito del geroderma genito-distrofico da. poco affermatosi in clinica mercè l'opera geniale di Gaetano Rummo, seminai il germe della dottrina della poligenesi delle endrocrinopatie, che oggi ha consenso universale.
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cc Tutto sta a vedere scrivevo nel n . 154 della « Riforma medica » di quell'anno- se le note speciali ai singoli d-istrofi~i, che son<J tal-i p ercht il potere trofogenico di tutte le ghiandole trofiche, sedicenti o Mn, a secrezione interna o non, dipr.ndono dalla predo1ninanza di deviazioni trofogeniche delle &ingole ghi andole o tessuto dell'orgwnismo. P erocchè è improbabile che, alterata, deviata in qualsiasi modo, la funzione t?·ofogenica di 1ma ghiwndola o di U1l· tessuto, non debba, se non contemp01·anewmente, primigeniament.e, almeno consecutivamente, avveni·re mt disq1tilibrio nel potet·e trofogenico delle altre ghiandole o tessuti, per un anmtllamento o dtroiazione nei rapporti di t1·ofogenismo in cui certamente debbono sta1·e tutte le ghiandole, organi e tessuti dell'organismo ~ .
Accennando alle lesioni sperirnenta.U o spontanee della tiroide e della ipofisi, mi chieclevo cc .... le lesion·i od ablazioni di q1testi organi non souot01W forse il potere trofogenico eli t·utte le a.ltre ghiandole e di ttdti i tessuti dell'orga?tismo f >> Gli interventi sperimentali, le lesioni spontanee cc ... .. non guastano Se?nplicemente i l tneccanisnw trofogenico di 1tna sola pa1'te àell'organisnw, ma interrompono questo grande circuito trofogenic-o a cui ogni elemento organizzato porta il suo contributo )). E seguitando nello stesso ordine d 'idee : cc N e consegue che, interrotto alterato, deviato il t?·ofismo organico in q1t.alche punto del circuito, per il co·ntra.ccolpo maggiore o ntinore che ne risentoM certi gra'n di acett·mulatori di trofogenismo, si debbano avere delle deviazioni morfologiohe, che t·isentono t1ttte, è vero, della stessa m•iginaria alterazione, ma che stanno in maggior rapporto, al1neno clinicamente, con la p1·edominante alterazione di ·tma ghiandola o di un tessuto. Certe forme cl·iniche, che 1te provengono, p1·end01W così dei fe?wmeni allo stato di attenuazione, che in altre for-me in-vece predo·minano ». Discutendo sui coefficienti patogenetici del senilismo, affermavo che essi cc consistono essenzialmente 1wlla distrofia geniale (1), senza che con ciò venga aà essere menomato il concetto che altre ghiandole sia·no in causa 1~ella determinazione della distrofia generale, specie nelle forme anotna-l e r~~dimentali, fruste ''· Pensai allora, che, non solo nelle forme fondamentali, ma (( nel maggior nutnero delle forme fruste deve ammettersi una, distrofia molteplice ». Questa mia. concezione teorica, che era il frutto di una revisione generale di tutte le conoscenze allora esistenti in materia di endo~rinologia, precorse di buon tempo l'attuale dottrinarismo. Nel modo più esplicito, potendo quel cb.e scrissi un trentennio fa valere integralmente oggi, fissai l'attenzione sui seguenti punti : l o Le ghianùole endocrine sono, come accumulatori ili trofogenismo, inserite lungo un circuito, stabilendo cosl il principio delle correlazioni funzionali tra esse ; 2° Un'alterazione di qualcuna di essa si fa risentire sulle altre; 3o Di conseguenza un'endocrinopatia non può mai essere semplice, ma rileva nello stesso tempo la passione non di una, ma di parecchie ghiandole ; essa pertanto nel suo quadro clinico presenta in primo piano i segni dell'affezione primaria o più grave di una ghiandola e nei piani (l) TC\Io dlstrollC\ fu J> ) l a.na.tomo-patologl cC\ monto e patogenetlcamento dcftnlto. nel mio libro c 11 &enilism? ed ·i dismorfismi sessuali •. Biblioteca d1 FU osofta e Solenze. - Roma, 1918.
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secondari quelli dell'affezione contemporanea, o secondaria, o meno grave delle altre ghiandole ; 4° Nelle forme anomale, rudimentali, fruste deve ammetterai una distrofia molteplice. In questa teoria era lasciata in ombra la definizione della natura del filo conduttore nel circqi.to delle ghiandole sanguigne. Tale problema non può però ancora oggi considerarsi risoluto, come non lo sono quello della costituzione e del modo di azione degli ormoni, nè quello dei rapporti tra. questi ed il sistema. neuro-vegetativo: Poichè, malgrado siano migliorate le conoscenze sulla fisio-patologia del simpatico e sulla costituzione chimica delle secrezioni interne, non si è riuscito finora che a creare un'enorme massa. di nozioni con contorni assai indecisi e contenuto incoerentissimo. Comunque, in un tempo nel quale credo di poter bene affermare che nessuno avesse mai prima sognata la plurigenesi delle endocrinopatie, quel mio complesso teorico dovette rappresentare un ardimento da visionario, e cadde nel dimenticatoio fino a. quando Ola.ude e Gougerot non presentarono alla Société de biolog·ie di Parigi la loro teoria sulle insufficienze plurigbiandolari, la quale è una parafrasi se non una copia di quella mia del 1899. La teoria di Claude e Gougerot ebbe molti seguaci, prima in Francia e poi nel mondo, e fu estesa in Segtùto a tutte le endocrinopatie. ~el 1908, La.iguel-IJavastine, parafrasando integralmente le mie idee, classificò le endocrinopatie secondo la predominanza lesionale tiroidea,,
ipoftsaria, genitale e senza una particolare predominanza; nel1910, Orasset affermò che l'insufficienza di una ghiandola endocrina è creazione artificiale di fronte all'imporsi della dottrina delle insufficienze plurighiandola1i. Come è noto, tale dottrina. oggi domina universalmente in endocrinologia ed ha avuto se non altro un grande riflesso nel commercio di prodotti opo-terapici. Non vi è oggi individuo che balbetti di endocrinologia il quale non affermi che alla dottrina della genesi plurighiandolare delle endocrinopatie debba legarsi il nome di Claude e Gougerot. E sia. lodato Dio onnipotente se, da questo immenso coro di voci, ne ho sentito levare qua.lcuna a mio favore, ma da pa-esi stranieri. Feindel, per esempio, in un suo lungo e lusinghiero articolo, sul mio libro : Senilismo ed i dismarfism·i sessuali, nel n. 47 del Paris midical (25 oct. 1913) SCliveva: « ••.•• dè 1899 R. Oiaw·i présentait le senilisme comme 1t.ne synilro1ne plttriglandulaire à p1·édmnina-nce gé-nitale n. Io dovevo cosi trovare un po' di giustizia rivendicatoria soltanto nella terra di Francia. Ma la voce fu cosi fievole che si spense nel grande coro, ed io non curai di divulgare le mie idee. Pe.rchè se i fatti, a lungo andare finiscono con l'imporsi a.l giudizio universale, le ipotesi, come i prodotti commerciali, hanno bisogno di viaggiatori e di pubblicità che purtroppo non ho trovato in Italia. ' Comunque, quando la storia genuina di questo problema di endocrinologia sarà rifatta, voglio illudermi che l'onesto storiografo vorrà tenere in qualche conto quel che ne pensava un povero autore italiano sul finire del sec. xrx.
v.
SU DI UNA FORMAZIONE OSTEO-BLASTOMATOSA A CORAZZA NEL CELLULARE SOTTOCUT ANEO per il dott. Paolo ModestlnJ, tenente colonnello medico
AUTORIASSUNTO Dopo avere accennato ai vari casi esistenti nella letteratura (in complesso cinque) di osteo-blastoma di Lubarsch descritti in ordine di precedenza da Lubarsch, Schlagenhaufer, Herxeim.er, Hansemann e Bignami, l'O. espone quello venuto sotto la sua osservazione in un soldato: ca.so interessante sia per la. sede del tumore (tessuto cellulo adiposo sottocutaneo del braccio e di parte dell'emitorace destro), che per la diffusione assunta dal tumore in superficie. Esposta la storia clinica del paziente e la topografia della neoformazione, riferisce che l'esame macroscopico e microscopico eseguito su di una scheggia ossea formante il tumore osteo-blastomatoso tolta al sogge,tto, ha messo in evidenza come tale scheggia ossea avesse l'aspetto tipico delle ossa piatte e fosse costituita da due lamine di tessuto compatto racchiudenti un trabecolato di sostanza ossea spugnosa. Passa poi a descrivere l'esame microscopico del frammento osseo eseguito previa decalcificazione e colorazione con ematossilina ed eosina. Da tale descrizione si rileva. come carattestica della neo-formazione fossei'O accumuli di ostooblasii, man mano facentisi più numerosi, andando da lla. periferia al centro della neo-formazione stessa, accumuli osteobla.stici così individualizzati e talora cosl. ricchi di clementi specifici del tipo epiteliale da apparire come la neo-formazione principale. Il reperto riferito dall'O. r icorda principalmente quanto è detto dal Kaufmann a pag. 948 del suo trattato di anat~mia. patologica. (llitima edizione tedesca). Dal reperto microscopico l'O. giudica trattarsi di una formazione osteo-blastomatosa origina.ta.si nel sottocutaneo da elementi mesenchim.ali sviluppatisi nella direzione degli osteob~asti. Egli si ripromette di rintracciare il soggetto per poter accertare l'ruteriore decorso della malattia. che ha moltissimo interesse, più che per la formazione eteromatosa di ossa con midollo già nota in molti casi (atrofia del brubo oculare, necrosi anemiche, ecc.) e che è a ttribuita alla capacità di elementi mesenchimali spar~i in tutti i tessuti di ria.ttivarsi e di svolgersi producendo tessuti diversi, per la formazione osteo-blastomatosa di cui son Iioti pochissimi casi nella letteratura e che può comportarsi come un sarcoma. Trattando del provvedimento medico, legale da prendersi in questo ed in casi analoghi, l'O. afferma come esso non possa essere che quello della inabilità assoluta e permanente al servizio militare. Per quanto riguarda le cause determinanti l'orientamento degli elementi mesenchimali verso la trasformazione osteo-blastica, l'O. asserisce come esse nel caso in esame non siano individuabili.
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VALUTAZIONE MEDICO·LEGALE DI ALCUNE ALTERAZIONI CONGENITE ED ACQUISITEDELLA COLONNA VERTEBRALE (TRATTO LOMBo-SACRALE) per il prof. FUippo C&ccla. colonnello medico
N on è mia intenzione trattare in questa mia comunicazione quanto è già noto, specialmente per studi recenti, in merito ad alcune affezioni morbose che, da qualche tempo, vanno perdendo la vecclùa concezione patogenetica per essere inquadrate nelle forme ortopediche di origine vertebrale. Accennerò solo brevemente a quelle che ordinariamente sono oggetto di osservazione nei nostri ospedali militari, allo scopo di poterne meglio c~arire i concetti che debbono ispirare la valutazione medico-legale, inerente alla collettività militare. Le malattie più frequenti del genere che vengono studiate dal medico legale militare e che spesso mettono a ben dura prova i suoi poteri discriminativi di medico e di soldato, sono le lombaJgie, le sciatalgie e le enuresi.
Lo.MBALGIE-SCIATALGIE•
. È noto come insignì autori stranieri ed italiani, tra i quali è doveroso ricordare prima di tutti il Putti, che in I talia ed all'Estero ba contribuito efficacemente ad accrescerne e diffonderne la conoscenza, hanno messo in luce il fattore scheletrico, quale causa più probabile di tali affezioni.
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Questi autori banno dimostrato che quasi tutte le lombalgie, ad esame radio-clinico accurato, sono facilmente spiegate con il rilievo radiologico di alterazioni congenite od acquisite delle vertebre lombo-sacrali e specialmente della V lombare (malformazioni, vertebre a diabolo, rarefazioni dei margini od aumento di opacità di essi con formazioni di osteofiti, deformazioni,ecc.). Insomma il quadro così ben descritto oramai delle lombartrie del Leri che ha sostituita la vecclùa lombaggine, riferita in genere ad origine miogena. Però, oltre le lombalgie, è stato rilevato che anche le sciatalgie hanno quasi sempre origine vertebrale, le così dette nevrodociti, come in maniera comprensiva le ha voluto denominare Sicard o lombartriti, · come più razionalmente le ba definite il Putti. È noto che le apofisi articolari delle vertebre lombari e specialmente della V lombare, per la loro speciale conformazione, banno estesi rapporti nella formazione degli ultimi forami di coniugazione e che, seconùo il Putti, alterazioni anche minime possono provocaTe patimenti sui funicoli neTVo&i ohe vi sono contenuti, provocando cosl le sindromi dolorose lombo-isclùa· tiche.
Da parecclù anni, basandomi su tali cognizioni, io ho cercato, nei numerosi casi di lombaggini, di sciatiche e di lombo-sciatalgie (le più fre-
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VALUTAZIONE MEDICO- LEGALE, ECO.
quenti), inviati negli ospedali di Roma e di Bologna, e per i quali io dovevo pronunciare un giudizio medico-legale, di indagare se esistesse in esse qualche alterazione scheletrica. che potesse in qualche modo spiegare la forma morbosa allegata. Coa.d.iu va.to in tali ricerche dagli specialisti in radiologia e malattie del sistema nervoso dell'o8pedale, si è costantemente eseguito un accurato esame clinico-radiologico, e si è pot uto osservare che tati algie avevano quasi in totalità un addentellato anatomico nel tratto lombo-sacrale della colonna vertebrale. Particolari ricerche clinico-radiologiche-statistiche ho fatto per la intera. classe eli leva 1907, che è incominciata nell'ottobre 1927 e che è finita nel settembt·e 1928. Durante tale epoca i casi di lombo-sciatalgie ammontano a 22 su 3197 (0!7 %) ricoverati nel reparto osservazione dell'ospedale militare principale di Bologna. Dopo un minuto esame clinico, integrato da quello elettro-diagnostico, facevo costantemente eseguire l'esa,me radiografico. Nei casi realmente riconosciuti sofferenti, è stata costantemente-riscontrata, un'alterazione vertebrale. Sulla. scorta dei radiogrammi le lesioni scheletriche rilevate sono state molto varieJ alcune di origine congenita, altre di origine acquisita, altre miste. Le alterazioni congenite sono state riscontrate in 8 casi e, precisamente, solamente congenite in 5, miste in tre. L'importanza delle forme congenite sul determinismo della sindrome nevrodocitica dev'essere valutata molto cautamente. Nelle nrimerose radiografie esaminate ed eseguite per altroscopo, molte volte sono state riscontrate al~erazioni cong~nite (sacra.lizzazione, emisamalizzazione, vizi di differenznione, schisi) senza alcuna imptJrtanza
patologica.. Le alterazioni congenite rilevate n.Jgli 8 casi sono state le seguenti : Emisacralizzazione V. L. -
due casi, dei quali uno misto a lom-
bartrite; Lombarizza..:iono J . S. -
un caso, accompagnato a vizio di diffe-
renzazione rf'gi<male; un caso ; Schisi. - 4 casi: dei quali due accompagnati a malformazione delle vertebre lombari (V. a diaholo) e due a lombartrite. Di qnesti 8 casi, 4 sono stati dichilJ,rati idonei, dei quali uno trasferito alla compagnia di Ra.nità, 2 rivedibili o licenza convalescenza e 2 riformati, perchè oltrepassato il periodo d <!Ila rivedibilità. Nei casi dichiarati idonei si trattava eU alterazioni congenite (emisacralizzazione, schisi) senza alcun fatto obbiettivo ; I casi osserlJati di alterazioni Mquisite, che spe!lso però banno un sustrato anatomico congenito, ammontano a 14. Di questi in tre v'è nell'anamnesi un trauma loc:1le: in due un fattore flogistico (esit.i di Pott), negli alb:i 9 in quasi tutti ci sono preceòenti reumatizzn.nti o fli p,rtritismo; In qnesti C.'lsi erano in tutti ben rilevabili le note anatomo-radiùlogicbe della lombartrite, ma non in tutti esistevano sinclromi morbose corrisponOifosi g-iovanile dorso-lombare. -
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VALUTAZIONE MEDICO-LEGALE, ECO.
denti in atto, ovvero erano cosi lievi da guarire in breve tempo con cure opportune. valutazùme medico-legale. - n compito del medico legale militare, in tali ~<ù, è molto difficile, perchè qlla.si SP.mpre c'è la tendenza ad esagerare i sintomi subbiettivi e ad assumere andaturl) marcatamente claudic-anti con atteggiamenti alle volte grotteschi. n dare un giudiYio di giusta valutazione è purtroppo difficile, ma altrettanto necessario, poichè tanto il rigorismo esagerato, quanto la compiacenza eccessiva, è intuitivo, possono <'.reare gravi danni personali o disservizio alla colletthità militare. Donde la nec.esaità dell'esame molto coscienzioso e completo che permetta di rilevare una sintomatologia, spesso appena accennata. · E ssa è, in genere, la seguente: Laségue, note ipotrofiche più o meno accentuate, iper od iporifleAsività, variazioni all'esame elettrico; sintomi a carico della colonna vertebrale: rigidità, attitudini viziose (scoliosi crociata, omologa, alternante), diminuizione od esagerazione deJla lordosi lombare; caratteri del fenomeno dolore, suo comport·amento durante il ripo-so (scompare, si a.ttenuat), se esiste accentuazione nei movimenti e specialmente durante la correzione delle attitudini viziose, le quali, è risaputo, hanno nn aignificato antalgico; risveglio aJla pressione delle v erte bre, ecc. Formulato cosi il sospett.o di una origine scheletrica della sciA.talgia e · della lombalgia, si completa l'ellame con l'indagine radiologica, meglio se a proiezione ster~oscopica, la quale può avere un'importanza necisiva per la natura e la sede <Iella malattia. Stabilita la diagnosi, è agevole regolarsi per il giudizio medico-IE•gal<'. È opportuno esperire un perio<lo di cura prima <li pr~ndere un prQvvedimcnto! Io ritengo sia sempre opportuno nei militari in servizio, perchè la pratica giornaliera lo suggerisce, specialmente negli ufficiali e sott11jficiali, i quali possono curarsi ambulatoriamente, proseguendo il loro servizio almeno in parte. N egli i~critti e nelle reclute, quando i sintomi clinici sono ben maniiesti, specialmente quelli a carico della <>.olonna vertebrale, è utile rinviarli alla prossima leva (rivedibili). I casi lievi possono incorporarsi nelle Cùmpagnie di sanità ed al momento opportuno, se del caso, curarli. Quando la, cura falJiRca o si abbiano facili recidive, allora s'impone l'allontanamento d al servizio. Riepilogando, nei c':l.si osservati, sono stati dati i seguenti giudizi: Alterazioni congenite o miste (8)
Alterazioni acquisite (14)
l
l
Idonei 4 Inabili 2 Provve<limento temporaneo (rh·edibilitè., licenza conv.) 2 Idonei 5 Inabili 5 Rivedi bili o licenza. conva.lesconzo. 3
Servizi sedentari l
Dipendenza da cause di sen:izio. - J.e lombo-sciatalgie descritte poRsono t-ssere dichiarate provenienti da vere e proprie cause di servizio' È que11ta una questione di particolare importanza pe11 il medico legale militare.
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VALUTAZIONE MEDICO·LEGALE, ECO.
Ehbene, riferendoci alla pa.togenesi delle lombo-arti ti, quale è ammessa
dagli autori e quale si rileva anche nella grande maggioranza dei nostri ca~i (malformazioni congenite, artriti~mo, cause reuma.tizzanti, ecc.), dobbiamo senz'altro e~cludere, in genere, la. causa di servizio. In qualche caso, è vero, nell'anamnesi si rilevano piccoli e ripetuti traumi, speciaJmonte nei militari di arma a cavallo; ma possono questi lievi traumi, trascura.ti anche dagli interessati, assurgere a causa efficiente ehe ha provocato la lombartrite .allegataT . Io direi di no, poichè tali traumi lievi non banno fatto che rendere manif~at.a una lombartrite in evoluzione od una sindrome legata a malformazione congenita, insorta tardivamente. Quando invece ci tro"iamo dinanzi a ca-si di traumi di entità, con rili~vi obbiettivabili, specialmente radiografici, allora. la causa di servizio non è permesso discuterla. Fra quesL.i due estremi ci sono poi molti casi intermedi, nei quali il medico legale dovrà. valutare i fatti e decidere in conseguenza caso per caso. Il criterio dovrebbe essere il seguent.e: se ci si trova dinanzi a:i un quadro ra.diologico, caratteristico della. lombartrite o di una malformazione congenita (racbischisi, sacralizzazione V. L., ecc.) senza alcun esito di trauma rilevabile radiologicamente, in tali casi i traumi, anche di una certa entità., dovrebbero assurgere solo a significato .di concause e non di vera e propria causa efficiente dell'alterazione vertebrale rilevata. ENURETICI.
Gli enuretici osservati nell'anno ascendono a 19 su 3197 ricoverati in osservazione = 0,6 %Il sistema di esame adottato per questi è statO il seguente: Esame completo degli organi uro-genitali con tutti i mezzi d'indagine del caso; capacità. vescicale. Dopo avere esclusa una affezione di tali organi che potesse spiegare l'incontinenza di urina, e accertata la capacità. vescicale normale, si è praticato l'esame del sistema nervoso, integrato dall'esame radiologico della colonna vertebrale (regione lombo-sacrale). Nell'esame radiologico dei 19 casi si sono riscontrate in 18 alterazioni vertebrali. In 16 di essi sono state osservat.e malformazioni congenite, le quali, in due casi, erano associate a fatti acquisiti (lombartrite); in due alterazioni acquisite (lombartrite). Le alterazioni rilevate sono state le seguenti: Dismorfìe dei corpi delle vertebre lombo-sacrali 4 ; Sacralizzazione 3 ; Scbisi 6 ; Sa.cralizzazione e schisi 1 ; Scoliosi congenite-lombartrie 2 ; Lombartrie 2. Dei 19 enuretici esaminati, 14 sono stati dichiarati idonei e 5 inab11i. La norma seguita nella valutazione medico-legale è stata la seguente: Gl'inscritti, a contenuto vescicale normale, senza a lcun segno obbiettivo, anche dal lato neurologico, cbe potesse spiegare l'enuresi, sono stati dichiarati idonei. I militari invece, sotto le armi, che accusavano enuresì e che non presentavano alcun fatto obbiettivo che potesse spiegarla. sono stati tutti assoggettati a cura con iniezioni epidurali di 5 eme, di s.oluzione di stovailla o novocaina al centesimo.
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Su 12 curati con 6 iniezioni epidurali, una. settimana, si sono avuti 6 risultati positivi e 6 negativi. I casi negativi appartengono tutti a rivedibili per la medesima malat-. tia, in genere male intenzionati per ragioni utilitarie evidenti. N egli enuretici quale importanza ha la ma.lformaztone congenita' Molto scarsa, secondo le mie numerosi osservazioni. Infatti in centinaia di casi che, per altro scopo venivano osservate radiologicamente, non ostante l& alterazioni vertebrali acquisite e congenite più evidenti non esisteva enuresi.
:Mentre nei 5 militari della. classe 1907, con disturbi enuretici manifesti, e per i quali è stato pronunciato il giudizio di riforma, le malformazioni congenite erano più lievi che in altri fatti idonei in seguito a cura con esito favorevole. Questo fatto, per sé stesso, starebbe a dimostrare che le malformazioni, nei casi di enuresi, hanno un'importanza molto relativa. Spesso, negli enuretici, si trova schisi della V lombare o del primo o dei due primi anelli sacrali. Ora è risaputo che questi anelli non si saldano definitivamente che verso i 30 anni: quindi, nei giovani militari di 20-22 anni, tale incompleta saldatlU'a non deve interpretarsi come schisi, esponente di una spina bifida occulta, ma come fatto normale. Con ciò non intendo togliere sempre. ogni importanza all'esame radiologico, ma solo negli enuretici Je alterazioni della colonna vertebrale hanno scarso valore se non sono accompagnate da altre manifestazioni morbose. Quanto ho esposto non è che un programnm di lavoro: rimane molto <la fare. Molte cose oscure domandano- la loro spiegazione, altre debbono essere meglio chiarite o confermate. Noi, medici militari, in tale campo, è questo lo scopo principale della mia comunicazione, possiamo portare un efficace contributo nella risoluzione di questi importanti problemi, con lo studio completo dei numerosi casi che vengono alla nostra osservazione (41 su 3197 ricoverati = 1,3 %). La risoluzione di tali problemi ha non solo interesse scientifico, ma principalmente pratico per le applicazioni medico legali militari ed anche civili (infortunistica). In attesa che· questo mio contributo serva di spunto a mettere in luce nuovi elementi che valorosi colleghi militari potranno trarre dalle loro I)Bservazioni, mi permetto intanto fare dalle mie qualche deduzione. CONCLUSIONI. I . Le alterazioni congenite ed acquisite del tratto lombo-sacrale della C. V. sono osservate abbastanza frequentemente nei giovani; però spesso esse costituiscono un reperto accidentale senza alcuna sindrome morbosa in atto, propria di tali lesioni. _ II. Le lombo-sciatalgie, con sintomi clinici di un certo rilievo, hanno quasi sempre un'origine vertebrale, identificabile con un esame radiologico ben fatto. m. La valutazione medico-legale, con tali reperti obbiettivabili, è molto facilitata con reale vantaggio personale e di servizio della collettività militare. IV. Negli ennretici le malformazioni congenite od acquisite della colonna vertebrale, salvo eccezioni, hanno scarso valore per la diagnosi ed il conseguente giudizio mOOico-legale.
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SU LA COSI DETTA FRATTURA DI STIEDA per il dott. Francesco Mestka. maggiore medico
La conoscenza delle ossificazioni traumatiche para{lond.iloidee e delle fratturo per distacco del condilo interno del ginocchio, datano da quando la radiografia è divenuta prezioso aiuto nella ricerca dei segni obiettivi delle lesioni. N el 1905 Kohler nel suo atlante radiografico, per primo descrive e interpreta un'ombra radiografica anormale paracondiloidea interna posttraumatica del femore. Egli dice: a lato del condilo mediale si osserva una piccola ombra piatta e densa che può derivare solo da una ossificazione connettivale. Poco dopo Stieda raccoglie e descrive sei casi nei quali questa ombra per forma e dislocazione è da lui interpretata come il frammento spostato di una frattura per distacco parcellare del condilo. Si sono poi susseguite osser vazioni di altri autori e fra noi del Serra, del Ferrarini, del IJussana, del l\lainoldi, del Boidi Trotti e di altri. Pertanto non sembra inutile il porta.r e un modesto contributo aJla diffusione della conoscen,z a di una forma morbosa che ha notevole interesse pratico anche per i medici milita.ri, ai quali può capitacre spesso di essere chiama.ti a giudicare della invalidità provocata dalla lesione in parola in casi nei quali i dati obiettivi raccolti con la comune indagine semeiologica, anche la più attenta, sono minimi o nulli, mentre l'infermo insiste su disturbi soggettivi spesso anche intensi. Generalmente ci si trova di fronte a individui che per una distorsione in valgismo del ginocchio prodotta spesso da uno soivolamento in fuori del piede con un aumento brusco della abduzione -della gamba o in seguito a un trauma diretto sul lato interno del ginocchio stesso o anche per una improvvisa contrazione della gamba in estensione forzata, àccusano gravi disturbi funzionali consistenti in dolorabilità viva al ginocchio sperie nei movim('nti di flef'sione e ili estensione. Per la concomitanza di segni reattivi periarticolari del ginocchio si può essere indotti a far diagno'Ù di contusione guaribile con un breve periodo di riposo, dopo il quale, in genere poco più di una settimana, la scompa.rsa di ogni segno obbiettivo potrebbe far ritenere guarita la lesione nonostante che il paziente, anche a distanza di molti giorni da essa, lamenti ancora vari disturbi funzionali. Questi sommariamente sono i cara,tteri dei quattro casi sui quali brevemente riferii·ò, esaminati clinicamente e radiologicamente. CCUJo 10 - M. F. di anni 25. Cadde, ma. senza. urtare il terra il ginocchlo che fu sfol'ZO.Lo in forte valgismo. Avvertì Wl forte dolore al ginocchio, più intenso
dal lato interno, ove poco dopo comparve gonfiore che in breve si diffuse a tutto il ginocchlo limita.ndone i movimenti di flessione. In tali condizioni si presenta dopo quattro giorni dal trauma ed è sottoposto a.d un esame radiografico del ginocchlo in senso a.ntero-posteriore. Rilevasi un'ombra. ossea densa a lato -della parte alta del condilo interno, a forma. falcata., nel mentre il contorno del condilo,
SU LA COSÌ DETI'A FRATTURA DI STIEDA
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nel tratto più convesso ;della. sua. curva, presenta. una. certa irregola.rità scabra e
sfumata. Dopo dieci giorni dallalesione scompare il gonfiore del ginocchio. Perlristono invece i dolori localizzati nella parte mediale di esso che si accentuano nei movimenti. Casi. 2°, 3° e 4°. - F. U, di anni SO.- Z. C. di anni 18.- O. F· dì anni 21. Omettendo per brevità le precise circostanze determinanti il trauma. e l'epoca rispettiva in cui lo riportarono, i tre suddetti infermi caddero battendo col lato interno del ginocchio; dolore immediato, specialmente in corrispondenza del condilo interno del ginocchio steE~;o, ivi ecchimosi e tumefazione con con~egnente limitazione di ogni movimer1to. Esaminati nelle epoche diverse in cui si presentarono, ma tutt.i subito dopo il trauma, nulla radiologicamente si riscontrò di abnorme a carico del ginocchio, dei suoi contorni, dell'articolazione. Furono rispettivamente consigliati a ripresenta,rsi qualora i disturbi fossero continuati. Infatti si ebbe la. ventura di poterli singolarmente riesaminare circa due giorni dopo.
L'esrune esterno dell'articolazione non fece rilevare note abnormi in confronto
del ginocchio sano, mentre l'indagine radiografica mi-se in evidenza 1.m'ombra di densità non omogenea adattata al margine superiore del condilo interno e da esso completamente indipendente. n condilo stesso era a contorno regolare, liscio, perfettamente integro nel suo profilo.
Per quanto riguaa-da la patogenesi, secondo Stieda,, questa forma.zione paa-acondiloidea è da interpretarsi come un fra.mmento spostato di una frattura per distacco pa1·cellare del condilo femorale interno; facendo notare la contemporanea piccola lacuna nella superficie del condilo stesso, mentre Kohler, pensa che l'osso nuovo derivi da.Ua trasformazione, in seguito al trauma, del connettivo paraa-ticolare, una vera . ossifica.zione paraosteale rilevabile sotto forma di piccola ombra radiografica più o meno densa. Preister ritiene che per una deviazione in valgismo del ginocchio o il tendine d'inserzione del fascio inferiore del grande adduttore o il capo superiore del legamento laterale interno del ginocchio, strappino una liatereUa di periostio dal condilo, dimostrabile radiograficamente integro, listerella, che potrebbe poi, per proliferazione delle sue cellule osteoblastiche formare un nncleo osseo paa-acondiloideo che costituirebbe l 'ombra radiografica osservata nella lesione di cui trattasi. Serra, riferendosi all'etiologia della lesione, rappresentata a volte da un trauma diretto e in altl'i casi da una distorsione in valgismo del ginocchio pensa che si formi tanto per lo strappo del tendine inferiore dell'adduttore o del capo superiore del legamento laterale interno, quanto per la contusione diretta, un ematoma (numerosi piccoli rami dell'arteria grande anastomotica accompagnati da un ricco reticolo venoso decorrono lungo il condilo interno) che si trasforma in un vero tessuto osseo o pér lo meno osteoide per deposito di sali di cal<>io.
Le espe1ienze fatte sul cadavere banno dimostrato che in seguito ad una forzata inclinazione del ginocchio in valgismo si producono, in circa metà. dei casi, disinserzioni pa.r ziali o totali del legamento laterale interno e nell'altra metà distacchi ossei della superficie d'inserzione del legamento stesso sul condilo femora.Ie, distacchi di vaa-ie dimensioni ma sempre assai limitati e che corrispondono a quelli osservat.i radiografica· mente al lato del condilo, il cui contorno mostra in tali casi una corrispondente lacuna. 1. -
GIÒrlla/e di medicina milita·re.
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SU LA OOSÌ DE'rl'A F:RA'rl'URA DI STIEDA
Eliminerebbe ogni discussione, circa la natura dell'ombra paracondiloidea, la possibilità, dinanzi a ogni singolo caso, di fare un radiogramma del ginocchio a brevissima distanza dal trauma, poichè la negatività. di esso in tale momento e d'altra parte la comparsa dell'ombra in radiogrammi successivi fatti a distanza dal trauma stesso, escluderebbero la frattura parcellare condiloidea; il trovare invece l'ombra subito dopoil trauma indUITebbe nell 'ammettere la frattura secondo la convinzione dello Stieda. I casi osservati e riferiti dallo scrivente si prestano sia per l'una che per le altre interpretazioni: infatti il primo caso conferma beue l'interprezione della lesione, giusta l'idea dello Stieda (frattura per distacco lamellare, parcellare del condilo femora1e interno) mentre gli altri tre ca.sl rispondono evident.emen te alle ipotesi di una neoformazione ossea o osteoide denominata osteoma paraosteale traumatico del condilo interno del ginocchio.
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*** Il colonnello medico prof. G. B. Mariotti-Bianchi presentò infine una comunicazione « sul nuovo lipovacrino T. A. B., e le febbri tiloidi nell'Esercito nel 1927 », già pubblicata in questo periodico nel fasci colo XI del 1928, ed una breve comunicazione « sulla dengne e l'Esercito ».
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o l,.•,
Il complesso questa seconda partecipazione del Corpo sanitario militare ~l Congresso nazionale di medicina interna di Romi è stata una nuova e superba affermazione dell'operosità scien tifica degli ufficiali medici. )\.' .
*** Il XXXV Congresso si terrà nel prossimo autunno a Genova presso la Clinica medica di quella R. Università.
Il tema militare prescelto è il seguente : c Le lesioni croniche delle vie respiratorie in rapporto alle esigenze della vita militare )) .
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ARGOMENTI
DI ATTUALITÀ
LI IUflfl~ftf DElll Vl[[lftlliOftE IHTJTUBER[OURf [O l .. B. [. fi., per il dott. fausto Costa, maggiore medico
Nella tubercolosi, come nella sifilide ed in alcune altre malattie da. protozoi, l'immunità, rilevabile per la resistenza alle reinfezioni, si manifesta soltanto finchè l'organismo ospita elementi del parassita specifico ed alla espressa condizione che questi elementi siano viventi, ma in numero tanto piccolo e di così poca virulenza da non determinare lesioni gravi 'o disturbi funzionali incompatibili con la. vita.. ll carattere essenziale di tale immunità differisce dunque molto da quello dell'immunità contro la. maggior parte delle malattie infettive microbiche, in cui lo stato di refrattarietà è l egato sia. alla. malattia stessa. spontaneamente guarita., sia all'impregnazione artificiale dell'organismo con i prodotti della digestione intracellulare dei microbi o all'assuefazione dell'organismo alle tossine prodotte d ai microbi stessi nei nostri terreni di coltura. Il fatto che l'immw1ità contro la. tubercolo.si derivi dalla presenza di alcuni b acilli viventi nell'organismo, venne messo in evidenza molto tempo dopo che Roberto Koch aveva fatto conoscere il curioso fenomeno che va sotto il suo nome e che dimostra. la differenza. fra gli effetti prodotti da un'iniezione di bacilli tubercolari in una cavia sana e quelli che la stessa quantità produce in una cavia già tubercolizza.ta.. Soltanto nel 1906 Guerin e Calmette, e nel 1908 Romer di Marbourg e Krau.s di Vienna. hanno dimostrato che su questo fenomeno si impernia. tutta la dottrina moderna della profilassi contro l'infezione bacillare tubercolare, stabilendo cosi: l o Che animali precedentemente infetti e portatori di lesioni poco estese n on prendono mai una. tubercolosi grave q uando vengono reinfetta.ti, anche per via endovenosa, con dosi di bacilli virulenti, che portano invece rapidamente a morte gli animali di controllo; 2o Che le tubercolosi da. reinfezione assumono sempre un decorso cronico. Si è stati dunque portati logicamente a pensare che, per rendere gli organismi resistenti alle reinfezioni virulente, occorreva determina..r e anzitutto in essi una prima. infezione bacillare, quanto meno intensa. possibile, e che potesse essere tolle-
rata senza creare ciò che può dirsi la. ma.la.ttia. tubercolare. Ca.lmette e Guerin, acquistata. la certezza che la resistenza alle infezioni t ubercolari non poteva ess.ere ottenuta. se non . mediante una preventiva. infezione, vennero, attraverso a numerose esperienze, a. convincersi che, negli ambienti facilmente contaminati, occorreva che l'infezione vaocina.nte venisse effettuata fin dalla più tenera età e prima che l'infezione naturale avesse potuto avvenire. Dato perciò che i giovani soggetti sono estremamente sensibili alle p iù deboli dosi di bacilli virulenti, appariva necessario lo sforzo di creare con mezzi artificiali una. razza di bacilli tubercolari sprovvisti di virulenza per tutti gli animali sensibili ed incapaci di riacquista.rla anche dopo un soggiorno prolungato nell'or;
ganismo. Una. siffatta razza. di bacilli ereditariamente attenuata avrebbe potuto
pertanto essere usata per produrre in giova.ni.saimi soggetti l'infezione vaccinante che noi chiamiamo premunizione. Gli stessi autori osservarono che, colture di un bacillo tubercolare tipo bovino originariamente molto virulento, fatte in serie successive su bile di bue pura. glicerinata al 5 %, perdevano a poco a. poco il loro p otere patogeno. Questo terreno, estremamente alcalino e ricco di lipoidi, modificherebbe gradatamente la costituzione fisico-chimica !fel bacillo, senza nuocere a lla. s ua vitalità nè alle sue proprietà antigene, e senza modificare la sua attitudine a produrre tubercolina.
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AROO~U:: NTI DI ATTlJALIT.\
Con 230 p nssaggi l"u bile, per i quali sono occoi'Si 13 annj, dato che i passaggi venivano fa.t.tt ogni 25 giomi, g li AA. sono riusciti ad ottenere Wl O stipite c he, iniettato anche a forti dosi sia per via endovenosa, sia p er via intro.peritoneale o sottocutanea, viene benis:;imo sopportato dai roditori di laboratorio e dai giovani vitelli. A questo bacillo, l&cui innocui tà secondo ~li nut.ori ~rebbe ·dii. tutti riconosciutà essi hanno duto il nome di B. C. G. (bacillo c~~lmette·G uerin) . P a rte11d0 d alla nozione sperimentale che i bacilli tubercolari introdotti n el tubo digestivo attraversano fac ilmente la mucosa intestinale pas.<>ando nelJa circolazione linfatica, e special men te nei lattanti durante i primi giorni dopo la nascita, qu(lndo cioè ](l mucosa inte!'<ti.na le è costituita solament.e da cellule protoplasmiche a cons iderevole potere fa!Zocitario, Calmette o Guerin hanno pensato di utilizune questa p1·opriotil. dell' intestino dei neonati p er far loro assorbire, per via orale e nei primi g iorni dopo la nascita, parecchie dosi di B. C. G. per impregnare al più pr esto i gan!o{li e g li organi linfntici di un numero s ufficiente di bacilli non patogoni, ma produttori di tuborcoline e s uscettibili di azione antigena, ott-enendo così una aziouo di protezione identica a q uella d otcn ninat.a dall'in fezione a ccidentale da parte d i nlcwLi eleme nt i baci lla ri virulenti, senza i ri;;chi in sepa~·abili da questa infezione. Nel lug lio do! 1921 ad un primo bombino, noto da miHlre tuberoolotica. ed allevato pn-.~!;(1 la n on~lll> pru·e t uhe rcolot.ica, venner·o fatti im-z:ol'ire in tre ripre:<e, e c ioè il 3o, il !)O e il 7° giorno dopo In. nascita. due mg1·. di B. è. G. pe1· \·olta (totale 6 mg r.), senza alcun inconveniente. Il bambino, per quant o cresciuto in ambiente bacillifero, si è sviluppato n ormalmente ed ora ha nlggiunto i sette anni ed è in JPCI'fctta salut.e. A questa prima esperienza. ne seguirotlO tosto altre. Vista frattf<nto la p erfetta toHeranza dei bumbiui per il B . C. G., gli autori ne aumentnr-ono in seguit.o la dose, portandola ad nn egr. per ogni ingestione e cioè a 3 egr. per ogni bambino, pa.ri a circa 1.200.000.000 ili bacilli. Questo sistema di vaccinazione s i diffuse a poco a poco a tut.t a la .Francia ed a l p resente s i contano in Franda olt.ro 80.000 bn.mbini v nccinn.ti. Soconùo le statistiche rn.ccolt.e dal Cnhnctt.e, i risultati d el trattamento col B. C. (;L sarebbero molto bl'illa nti. Infatti il C:n!mette, esaminata la mor talità dei bambini nati ùn madri tubercolotiohe o cresciut i in ambiente contaminato, avrebbe trovato che essi, prima della fine del p rimo rumo di vita presentano una morttùità per tube rcolosi del 24 % ed wta. mortalità generale d el 50 % c irca. Il tasso di m ortalità per tubercolosi s i mru1terrebbe pre:sso a poco sensibilmeute eguale in altre nazioni (Belgio, Anz;entinn, ecc.). • Ora. sempre Recondo il Ca!mette, la morta liM per tubercolosi d ei bambini na ti da madri tubercolot.iche o a llevati in ambiente famig liure infctto, vaccinati alla loro nascita col B. C. G., non sarebbe s uperiore a l 0,9 ~o e la. mortalit-à generale . al 3, l %, mentre in Frnncia que.«ta mortalità. genera le per i bLUnbini fino all'età di un anno, è deU'8,5 %· Al di là del primo anno e fino o,J secondo i bambini vaccinati danno u.na mort~J,]ità per tu bercolosi che l'tlggiunge appena il 0,2 % e dai 2}ai 5 a nni non vi sarebbe più mortA.Iit.i\ per tubercolosi fra i vaccinati! Queste cifre sono calcolate su oltre l:i.OHO bambini seguiti n ei disp ensari e nei servizi sociali d egli os~>edali o dai medici curanti. li Calmct.te sostiene qu imli che il B. C. G. è inoffcn!;ivo, porchè su 80.000 vaccinati in !II'Uncia e su un numero prP,s.<;~och ò e.g uule di bambini vaccinati all'estero, non sare bbe mai s tat,o segnalato alc un accidente at.tr·ibuibilc all'ingestione del vaccino; afferma inolt re che è evidente che il H. C. G. esercita una. protezione efiìcace contro Je infezioni accidentali vimh:nte, poichò la mortalità per t ubercolosi nei bambini vaccÌlH\ti è, alnwno tino all'etA di 5 anni. di molto inferiore a quella dei bambini non vaccina ti viYent.i a contatto di bacilliferi. L 'argoment.o, d i un'importanza formidabile, trovò pres to in Francia e a ll'estero degli entusias ti che ndott arono il me todo Calmette e dal luglio 1924 la vaccinazione col B . C. G. s i è andata. d iflondend o in Franci11 e in alcune d elle sue colonje più important.i ed in seguito Ìll molte alt re n azioni, fra cui sopratutto il Belgio, l'Olanda, la Svezia, la Norveg ia, la Polonia, la Russia, la Hmnenia, la Jugoslavia, la Grecia & la Spagna in Elll'opa e in Arnetica il Canadù, I'Urugttay, il Chilì e l' Argentina, tantochè all'ora att\lalo, compresi g li 80.000 bambini vaccinati in Francia, si è giunti alla cifrn. totale di oltre 150.000 vaccinazioni. Non mancarono peraltro, comò è naturale, g li oppositoì·i che s i schierEu·ono contro, muovendo sev<'rO critiche a l metodo.
ARQO!IlENTI DI ATTUALITÀ
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Nobel e i suoi collaboratori, in recenti lavori comparsi sulla Wiener Klinische Wochenachrift trovano che nei vaccinati col B. C. G. mancano il più delle volte le reazioni alla tubercolina e sollevano pertanto dubbi sttll'assorbimento del B. C. G. attraverso la mucosa intestinale dei neonati perch.è soltanto pochi reagiscono alla tubercolina mentre nell'individuo infettato di tubercolosi, in qualunque modo l'infezione sia avvenuta, la sensibilità alEa tubercolina. non ma nca mai. Cosl pure il Lignières, in comunicazioni fa.tte all'Accademia di medicina di Parigi, studinnrlo l'azione del B. C. G. attraverso le reazioni alla tubercolina rileva che la vaccinat:ione dei neonati per ingestione del B. C. G. non è seguita da alcumt irmmmizznzione o che questa immunizzazione o premunizione è insufficiente e passeggeJ·a. Ca.lroet te da. parte sua sostiene che la ragione per cui spesso noi vaccina t.i m anca la. reazione tubercolinica. va ricercata nel fa tto che la. sensibilitt\ di un sol!aetto alla. tubercolina. non appare che allorquando si è costit ui ta la simbiosi dei bacilli tubercolari con lo cellule linfatiche o con l'endotelio vascola.re, sim biosi che cgli, molto elegantemente, paragona a. quella di un'alga e di un fun go pe r croo.re il lichene. Finchè que.<>ta sirnbiosi, che porta alla fo1·mazione della n uov a eutit<'l. 1·appresentata dalla cellula. tubercolosa non sia costit uita, iì.nchò cioè esiste un semplice stato di parassitismo fra la cellula fagocitaria e i baciW d.a essa ingloba ti, non può esservi allergia tubercolinica. mentre tutta via la. resiste nza alle reinfe zioni, e cioè l'immunità, è ma.nife:sta. Non è peraltro dimostrato, secondo gli oppositori, che s ia nel v ero l'ipotesi. del Calmette che questo parassitismo e cioè, l'esclusiva. esistenza di bacilli tubercoluri nell'organismo prima dello sviluppo di elementi specifici tu bercolnl"i, sia identificabile con l 'immunità, nè alc una prova. sperimentale o clinica è jn contradizione con l'opinione di Bessa.us secondo cui, sensibilità alla tubc1·colina e difesa speciJica tubercolare, si presentano come una funzione dei tubercolociti viventi. La rea..'Li.one locale, e in ciò consiste appunto la grande importanza della reazione allergica del von Pirquet, dimostra il potere dell'organismo a formare t-essuti tubercolari in seguito alla eccitazione tubercolinica: questa proprietà vione acq uistata. in seguito :ad una procedente invasione tubercolare e l'esistenza di essa dimostra che ha avuto luogo un'infezione. Pertanto, secondo il Nobel e collaboratori, sono da mettere in dubbio le asser-Li.oni originarie del Ca.lmette che possa istituirsi l'immunità antitubercolare con un ceppo vivente, ma avirulento e non tubercologeno. La fonnazione di una immunità deve essere legata alla condizione che il ceppo B. C. G. sia ta.le da. produrre tubercolosi ed essere virulento: od infatti, gli autori sarebbero riusciti a coltivare il germe dal vaccino B. C. G. originale, a trapia.ntarlo su adatti terreni di cultura e a trasmetterlo in forma virulenta su animali sani. Inoltre il Weill-Hallè riferisco su tre casi di morte di 17 bambini vaccinati con iniezioni sottocutanee, per quanto egli veramente neghi una tubercolosi quale causa di morte. Cosi pure il Lignières è convinto che il B. C. G. sia trop:po patogeno por la specie umana ed ha dimostrato che esso può dar luogo a lesioru tanto gravi da produrre, sia pure eccezionalmente, la morte dei soggetti. Ancora recentemente, nella seduta dell'Accademia di Medicina di Parigi del 23 ottobre, il Lignières ha riferito su duo sorelle di cui l'una vaccinat,a col B. C. G. sarebbe morta in conseguenza di gravi lesioni purulente (adenite cervicale, dovuta all'azione patogena. del B. C. G. ste.'>So}, essa. avrebbe infettato la propria. sorellina ; nel pus venne riscontrato il B. C. G. in grande quantità. Questa osservazione dimostrerebbe ancora una volta che il B . C. G. è troppo virulento pe1· la specie umana e che pertanto è un errore vaccinare con esso bambini nati da parenti sani od allevati in ambiente non infetto da tubercolosi. n Ca.lmette ha ribattuto che egli contesta formalmente l'opinione del Lignières, perchè le di lui affermazioni sono discordi da quelle ammesse dalla Commissione internazionale della. Società delle Nazioni per lo studio del B. C. G., la quale ha. riconosciuto l'innocuità e l'effica{lia di. prevenzione del B. C. G. Infine è ancora. da obbiettarsi che; allume delle moderne conoscenze sull'esistenza dell'ultra-virus tubercolare, le infezioni tubercolari intrauterine sarebbero molto più frequenti e numerose di quel che non si credesse per lo passato e che contro di esse la vacoinazione antitubercolare, eseguita nei primi ~orni dopo la nascita 81Tiverebbe in ritardo e rimarreboo perciò senza. alcuna efficaCia. n Calmette peraltro osserva che occorre stabilire 1.Dl& dema.rca.zione fra eredità dell'infezione bacillare e impregnazion.e tra.nsplacente.re del prodotto del concepì-
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N OTE D I I GIENE PRATICA
mento con gli elementi filtrabili del virus tubercolare (ultra-virus). Questo pasSa.ggio dell'ultra-virus attraverso la placenta d i donne tubercolose in gestazione sembra molto frequente, ma l'ultra-virus non sarebbe che eccezionalmente pericoloso per il feto o per il neonato. I fanciulli, nati da madri tuberoolose, che sorpassano l'età di qualche settimana non sembrano più soffrirne; l'ultra-virus non li sensibilizza di fronte alle reinfezioni esogene, n è nei riguardi della prevenzione a-rtificiale col B.C.G . A sostegno della vaccinazione col B. C. G. contro le obbiezioni mosse, rimangono le sta.tistiche del Calmette, già citate, che dimostrano la minima mortalità per tubercolosi nei bambini vaccinati, di fronte a quella che si verifica in quelli che non hanno subìto la va-ccinazione. Sembrerebbe peraltro che neppure queste statistiche possano reggereallaorit ica poichè, autorità scientifiche come Leon B érnard ed il Lignières le ritengono inesatte e, d'altra parte esse vennero di recente minutamente analizzate e confutate da.l Greenwood, professore di epidemiologia. e di statistica medica nella Università di Londra. Sull'argomento verte tuttora una viva polemica, i cui risultati non sono ancora prevedibili. Ad ogni modo, in atti!SA. che elementi sicuri ed attendihili veng~tno 11. AOl'<tenem l'efficacia della vaccinazione col B . C. G., sarebbe consigliabile, come ha già proposto il Lignières all' Academie de médecine di Parigi, di non adottare il metodo fino a quando non possa luminosamente dimostrarsi: l o che il B. C. G., somministrato per via orale ai neonati, abbia la capacità di provocare in essi una reazione tubercolinica. s ufficiente a fare ammettere un' utile premunizione contro il bacillo di Koch virulento; 2° che esso non possa, in alcun caso, riacquistare i caratteri del ceppo originario e che pertanto sia privo di qualnnque azione pat.ogena. per la. specie umana.
N O TE
DI IGIENE
PRATICA
LA PASTEU RIZZAZION E DEL LATTE per il dott. Carlo De Porc:elllnls, tenente colonnello medico L'approvvigionamento del latte sembrerà una questione vecchia, sulla quale anche i profani si possono permettere OJ·amai di dire la loro brava opinione, ma ad onta. di tutto non è cessato per esso il suono di11corde di varie voci, che propendono per l'tmo o per l'altro metodo d i approvvigionamento di cosi importante alimento. Tralasciru1do i piccolissimi centri di vita, ove la questione si regola automati camente, o dove, se si preferisce, una questione vera e propria non esiste, vediamo messi in opera da qualche tempo nei centri più grandi dei sistemi di provvedimenti per regolare la raccolta e la. di~;tribuzione del latt.e, che trovano la loro forma più evoluta e piit imponente nell'impianto di vere centrali per la raccolta e la pasteurizzazione, cosa naturalmente possibile solo nei grandi agglomerati urbani. Tale ultimo sistema, sull'esempio d i quanto viene praticato in molte città., specialmente scandinave, tedesche e americane, e che aveva. fmora. in Italia solo degli impianti privati, è stato recentemente adottato per iniziativa del comune di Nap oli ove particolari condizioni di vita imponevano una mgente e radicale soluzione del problema, per lo scopo di fornire un latte sano sotto tutti i riguardi e di tipo unico per t utta la p opolazione. Non mi è sembrato p'e rciò completamente inutile riprendere un tema già precedentemente trattato dal colonnello medico Mariotti Bianchi, integrandolo con le notizie relative a i processi di pa.steurizzazione. . Premetto che ho assistito alla evoluzione del problema del latte in una città come Napoli, ove da un sistema' primordiale, che agli occhi del solito volgo profan<r doveva rappresentare l'ideale, come quello che avvicinava direttamente il
NOTE DI lOIENE PRATICA
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consumatore all'animale produttore, si è senza transizione di sorta passati ad un sistema. ultra moderno, quale è quello di una centrale municipale per la ra()Colta e la pasteurizzazione del latte. La stessa rapidità di tale evoluzione mi ha permesso perciò, in un ambiente percorso dalle opinioni più disparate, tra quelli dei kuudatcru ~mporùl acti, che rimpiangevano le vacche sulla soglia delle abitazioni e quelli cui non sembrava vero di poter atteggiarsi ad innovatori ad oltranza con l'inneggiare alle nuove conquiste, mi ha costretto a.d una disamina spassionata, e, mi si passi l'apparente contraddizione, nello stesso tempo appassionata del problema, E sono venuto alla conclusione che anche in una città alquanto sui generis come Napoli densa di abitato e con una popolazione attaccata alle tradizioni fosse possibile, almeno parzialmente, un sistema intermedio, con la istituzione nei posti più adatti dei diversi rioni eli vaccherie modello, che sotto una ben diretta sorveglianza, non occasionate nè esclusivamente burocratica, ma vigile e basata su controlli scientifici, fossero in gt·ado eli fornire un lotte igienicamente sano, magari tale da poter essere consumato c1·udo ed eUminare cosi alcune delle più serie obbiezioni che vengono mosse alla cottura. La difesa delle buone ragioni che potrebbero consigliare l'adozione di tale sistema trova naturalmente molti scettici, nb dico a priori che la cosa sia molto facile in una città molto popolosa; non è perciò senza soddisfazione che vedo caldeggiata la stessa idea, almeno per certi riguardi, dal colonnello 1\Ia.riotti, il quale ha avuto il conforto della sanzione pratica, per averne vista una· parziale applicazione in un gt:ande centro come Roma. In un articolo poi del chiarissimo pro!. De Blasi, tanto competente in materia, ho vi'!ta. chiaramente affermata la. possibilità addirittura. di st.abilimenti centrali che raccolgano partite di latte provenienti da vaccherie modello per la distribuzione del latte crudo: è vero che con t.ale sist.ema egli mette implicitamente le vaccherie fuori dell'abitato, limitandone l'adozione ad alcune regioni che offrono speciali condizioni favorevoU, ma neppure io dico che il sistema debba essere generale, e d'altra parte la citazione mi sembra opportuna solo per una affermazione di principio e per le fina)jtà cui si inspira. Messi su quest'ordine di idee si potrebbe arrivare a patrocinare l'impianto di stabilimenti a gestione mista tra i produttori e le autorità comunali, con l'obbligo a quelli di tenere la proprietà del bestiame e curarne la manutenzione e il rinnovamento, e a queste di disciplinare la gestione e i mezzi eli controllo e di distribuzione. Ma temo, ciò dicendo, di diva..ga.re troppo, e poichè dopo un maturo esame del problemi:!>, iu wt granùe centt·o come Napoli si è t·ioouuLo opportuno tagliar corto alle questioni e non affrontare tma soluzione del problema, forse troppo ardua, tenuto conto specialmente dell'indole e delle abitudini della popola.zione, rientro nel tema, al quale mi sono attaccato perchè le osservazioni possono essere praticate su di un provvedimento giè. tradotto in realtà. D problema dell'approvviboionamento del latte sta tutto nella ricerca di un sistema, che dando la maggiore sicure1;za possibile di un prodotto sterile non induca. in esso dei mutamenti chimici ta.li da intaccame il potere nutritivo, riportandosi cioè alle condizioni natura.li che dànno tutto il loro valore al latte crudo proveniente da animali sani e igienicamente raccolto. Per quanto riguarda il primo punto è risaputo che anche con la bollitura del latte, se si riesce a distruggere tutti i germi patogeni o saprofitici, non si raggiunge lo stesso scopo con le spore, che in favorevoli circostanze possono poi riprodurre i germi, a meno di non raggiungere temperature superiori ai l i O gradi. Per quanto riguarda l'altra condizione è ugualmente risaputo che il calore elevato e prolungato altera alcuni componenti chimici del latte, intaccando e denaturando le albumine, e distruggendo specialmente i fermenti e le famose vitamine, che tanta importanza. banno acquistata nelle nostre conoscenze per la interpretazione dei fenomeni dell'accrescimento e eli alcune forme morbose identificate come malattie da carenza o avitaminosi. La limitata trattazione dell'argomento mi impedisce eli scendere ai dettagli relativi ai vari tentativi fatti in tale campo per raggiungere lo scopo: mi fermerò a dire che si è cercato di arrivarci con mezzi chimici e fisici. Al primo·jntento si sono sottoposte alla prova parecchie sostanze antisettiche, ma tutte più o meno sono fallite, o non dando una. garanzia eli successo, o alterando la composizione del latte o intaccandone i caratteri organolettici al punto da ren-, darne difficile il consumo (alterazioni del gusto, dell'odore ecc.). Al secondo intento scartata la ebollizione pura e semplice, o comunque l'adozione di alt-e temperature, per le ragioni già precedentemente esposte, si è provveduto coi processi di pasteu-
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N<lTf: DI lCrENE PRATICA
r iz:>.azione stùla guida. di quello ohe per primo a ttuò Pasteur per la. conservazione del vino e della birra. Anche per l'adozione di tale !ristema. 11on pos,;o dilwlgarmi, riferendo le numerose e indaginose ricerche eseguite per controlhune la efficacia, mo. debbo limitarmi o. dire olae le esperienze flltte in propo~it.o !!pccio lmente dallo Smith, d11l i\Ioc l<'adycnn, dal H.n;;:<~oll u da ~lLr·i igi~nisti o bnttoriologi, specialmente americani, hanno portato alto. conclusione che riscaldando il latte a 60o por 20 minuti si riesce ad uccide1·e il bacillo di Koch, rng~tmgonrlo lo sto."-'!O effetto con tma temperaturo. di 85° per soli 2 minuti: tali studi condotti por il bacillo tubercolare, che è p oi quello maggiormente in quc"tiono. possono ritonorsi comprensh·i per le altre iorme pntog(lno che p ossono inquinare il latte e che pmticamente poi si riducono al baC'illo di Bhcrth e pii:r rnrnm<•n(o 11 quello diiterico o a qualche strcptococco, in circostanze C<'C'C'zionali a.l vibrione colcrigeno. I ri>:nltftti di tali e!=perienze hnrmo formato i car·dini di due sistemi di pasteurizzu.zione, di!ltinti col nomo di alta e bassa, i qw\li sotto il pWltO eli vista del rngl.{itmo;im<'nto di uno dogli scopi rlel procosso pos.o:;ono equivalersi cd essere ~<c-elti indifforcntcmcnte, cic\ .cho porò non altre>ttanLo può clirsi per il C'Onsc•gui. mento del !locondo scopo. P or quo,nto riguarda infat.ti In eventuale dis•1·nzione dei componenti chimici del latte, lo esperienze condotte in tale campo hanno dimostrato che una vera alterazione drllo albwnine si può considerare prnticamente rilev~tbile dai 6.3 in su, e lo stes:;o limit~ può auC'he stabilirsi per i fer·menti. t·na os.~orvnzione spcri~tlo tncritn il comportA.lm<'nto delle vitamine, di cui pm-r.icolnnnonto l'A. C . sono presenti nel latte, IIOtl\ndolo di favorevole azione t\ntiraclrit.ica e anti.<;corbutica; per la. primo. si sa che essn rcsist.e a temperature non superiori a L00°, montre per la seconda i pareri sono molto discordi: a lcun i riten· ~ono che el:!SO. p ossa co:tsidorru·.;i gi~ dl~trul tu nlla LOmpcr·atura di 600; al tri invece pur non avendo argomenti diretti por provare il contrario si giovano di rilievi fa.tti nel campo pratico per dedurne che essa non subisca moditicazioni, anche a tempernture s uperiori e fondano le loro asserzioni spooinlmente sul fatto che animali sottoposti a dieta di latt-e bollito o anche solo pnsteurizzato non vanno incontro a ienomeni di scorbuto. Le osservazioni fatte in senso inverso da altri sperimentatori sono contestate con W1 ar~omento che non convince completamente, o cioè pel fatto che gli esperimenti ven~ono condotti essenzialm<'nto sulla cavia, unimale che per costituzionale predisposiziooe sonte W1 eccezionnle bisogno di vitamina C, ma ciò non toglie valore al fatto che lo e.'lperienze parallelamente condotte con diete di varia potonzio.litò. vitaminica hanno molto seriamente fatto pensare al pel'icolo di depauperare il latte di vitamina O con temperature a.ncho non molto elevate. A completamento di quanto riguarda la sterilizzazione del latte ò opportuno ~iW1gere che le forme saprofìtiche, rappresentat~ in massima parte da bacilli lattici, con la pa.stourizza.zione vengono quasi totalmente di.<Jtrutte e quello residuali non mostrano il potere di a.cidificare il latte, almeno per un rilevante nwnero di ore. in modo do. pormotterne la conservazione per un tempo sufficientemente )W1go prima dell'uso. Con la riservo. derivante da.lle osflervaxionl fatte circa la probabile distruzione della vitamina. C, anche alle temperature usate nella pa.steurizzazione bassa, possiamo in base o.i dati su riferiti asserire che tal genere di processo riunisca le migliori condizioni per coOBervare al latte le proprietà nutritive e renderlo batteriologica· mente inoffeOBivo, in quanto che con la pasteurìzzazione alta, mentre non si riesce ad ottenere una distruzione di germi più di quello che non sia consentito con la pasteurizzazione bassa, si va incontro invece certamente al pericolo di alterare il latte chimicamente e privarlo quasi completamente delle sue vitamine. La riserva fatta impone però naturalmente la necessiti\ di supplire alla probabile deficienza della vitamina O con l'aggiW1ta alla dieto. di cibi che ne siano largamente forniti, e nei bambini, nei quali non è possibile altra alimentazione equivalente, bisognerò. ri· correre all'uso specialmente di succhi vegetali (arancio, limone). , In W10 stabilimento per pasteurizzazione, e riporto in proposito i dati gentilmente concessimi dall'Ufficio d 'I giene del comW1e di Napoli per la sua centrale, dalle partite di latte provenienti dalle varie zone del territorio vengono prelevate delle aliquote, dalla cui miscel.a. si ricava il campione medio per l'analisi preliminare, che, oltre ai caratteri fìsiei e organolettici, deve fissare la densità, il conte· nut.o in grassi, che non deve essere inferiore al 3 %. il residuo magro che deve ra.g-
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giunger e almeno l' 8,50 o/o, il grad o ùi aciclità, nonchè la. eventuale presenza di sostanze aggiunte per sofisticazione. Assodata la genuinit-à. del prodot to e la s ua r ispondenza ai requisiti voluti, dopo w1a p rima filtrazione, che p rovvede a separare le impurità piil g•·ossolane, il latte passa. in vasche di ricezione e a mezzo poi di un sist-ema chiuso di t ubi, nel quale sono intru·ca.la.te batterie di filtri più perfetti, pas::;a. nelle vasche di miscela,
quindi nel prerisca.ldatore , ove il latte viene portato alla temperatunt di 65Q, e sue· cessivamente nelle vasche termost.atiche, ove viene agitato in pel·manenza, rùnanendo esposto per mezz·ora. alla temperatut·a di 63°-()5°. Compiuta. tale operazione il latte automaticamente scendo s ui refrigeranti, venendo e::;posto prima ad tma temperat ura di 10-11 gradi e p oi di 5 gradi, passando poi nell e bottiglie, a.utomatic~ mente riempite e chiuse. L'impianto è completato dai dispositivi necessari per la regolazione della. temperatura e per evitare le f rodi, e permette in lma città come Kapoli la distribuzione di 35.000 litri di latte pasteu.r izzato nelle 2<! ore. Ad onta di eventuali appunti che possono muover»i a l sistema (e quali sono i sistemi che non ne siano suscettibili!) il metodo offre le garenzie igieniche gi!Ì. descritte con la p ossibilità. di esaminare tutte le partite di latte raccolte, garentondon6 la genuini til e la percentuale di principi nutritivi e offrendo lm tipo di latte w1ico per tutta la p opolazione. Inut ile dire che la efficacia del sistema è periodicamente controllat-a da esami praticati n el laboratorio municipale su campioni del latte in dist-ribuzione. Natm almente occo1Te t.ener present.e la possibilità di frodi, ma a parto che quoste possono verificarsi con qualsiasi altm sistema, i perfezionamenti della tecnicu. e dispositivi meglio studiati p ossono rid urne al minimo la possibilità. D'al t.ra part.e bisogna tener presente che è stato e sarà sempre difficile ùnporre delle idee nuove e che nel campo della igiene, come del resto in tutti gli altri il passo pili arduo è quello tU aver la forza di attuare u n provvedimento, perchè il t.ernpo e l'abit udine fanno il resto, n è tante ùmovazioni e tante rivoluzioni si sarebbero attuate se pe1· l'adattamen.to, che è in fondo a.lla natm·a umana, n on si fosse formato una coscienza igienica che è diventat-a norma di vita e che sarà. p ronta a ricevere le nuove conquiste clell'avvenire per quel ritmo fata le delle cose uman e che t.endono sempre pili verso In perfezione.
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XIII CONGRESSO DELLA SOCIETÀ IT!ti!Nl DI ORTOPEDIA (ROMA, 10-11 OTTOBRE 1928) Anche quest'anno il Congresso di ortopedia è stato m olto interessante ed is truttivo per l'importanza degli argomenti trattati e per il numero degli intervenuti, tutti i cultori italiani della specialità ed inoltre i più eminenti direttori di clinica e di patologia. c~ca d 'Italia .
n tema di relaZione, L'Btiologia della scoliosi è stato sv olto dal prof. Lavermicocca, attualmente direttore dell'Istituto rachit ici di Torino, Ùl modo veramente esauriente e convincente, non osta.nte la. grande disparità di idee e di vedute nella interpretazione dei fatti causali delle deformità della colonna vertebrale. Premesso che bisogna. considerare il quadro della. scoliosi sotto il duplice punto di vista dello stato della. defonrutà localizzata nei limiti del t ronco, e delle condizioni che essa presenta in rapporto alle funzioni sta.tiche e dinam iche di tutto l'organismo, specialmente rispetto alla base di appoggio, l'O. espone i criteri, secondo i quali conviene raggruppa.re le scoliosi nel modo che segue ; l 0 S. congenite ; 2° S. statiche; ao S. dinamiche; 4o S. patologiche. Le scoliosi cong•enite, con la scoperta ed il perfezionamento della radiografia, hanno preso il sopravyento sulle altre forme , rivelandosi in grandissimo numero. ·
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Molte sono le forme di anomalia di sviluppo delle vertebre (variazioni numeriche, fusioni asimmetriche, a.lterazioni di vario tipo della loro forma per difettoso sviluppo, eteromorfic:~mo regionale ad evoluzione asimmetrica., eco.) e degli annessi della colonna vertebrale (anomalie che inter6Sl)rulo il cingolo scapoiMe, la gabbia toracica, la clavicola, lo sterno. ecc.). A seconda di tutte queste varie anomalie, la colonna ver·tebrale subisce gl'incurvamenti e le torsioni del grado e del tipo più diverso. Il secondo gruppo di scoliosi statiche, a seconda delle cause deformanti, l'O. le distingue in: 1° scoliosi statica basals, dipendente da squilibrio del bacino per difetti propri, per malattie congenite od acquisite delle anche, pe r differenza. di lunghezza dellli at·ti inferiori: 2° scolìosi da p68o asimmatricam(mte cvppticato ttul t-ronco, che può essere di natura organic(l. (differenze di carico degli arti superiori per amputazioni, paralisi infantili, ecc.) o può dipendere da esigenze professiona.li (portatori di pietre, garzoni, scolari, ecc.). Le 11colio,qi dilU:tmirhe sono consecutive a deformazioni clipendenti da squilibrio tonico e funzionale dell'elemento muscolare per m a lattie dei muscoli e del sistema. nervoso pe riferico o centrale (paralisi cerebrale infant.ile, poJiomielite, ecc.). Il gruppo delle .~coliosi patolo,l!iche flono determinate da affezioni loMlizzate o stati minot·ativi della re;;istenztl de lle s ingole vertebre o di tut.ta la colonna (rachitismo. altemzioni funzionali delle glandole endocrine, malnt.tie costituzionali ecc.). Dopo aver dimostrata una ricca documenta?.ione radiografica e fot.ografi<'a. delle singole va1·ietà, l'O. vieue alle seguenti conclusioni . • La et,iologia della scoliosi non è una questione cosl oscura. come si tende a credere. E sf'a non rnppresenta. un pro· blema. in«oluùile. Pu.r essendo un sintomo, o meglio una sindrome, occorre indagine como in ogni altra contingenza clinica por stabilire il suo s ignificato patogenetico. Lo scoliotico è un soggetto che va qLLindi f'<tudiato a lungo sott o un molteplice punto di vista. E cioò clinico, radiologico, fìfliologico, meccanico, statico, cinematico, dinamico, chimico-biologico, ecc. La ntgione del nostro pc»Simismo sta nella deficienza dei metodi e dei mezzi tecnici per entrare in possesso della <'hiara conoscenza e valutazione dei fatti che uno scoliot ico pn~senta o nasconde: deficie1w.a che doternùna t1·a i necessat·i elementi di giudizio tma speroquazione che facilmente fa deviare la mente dell'equilibrio che essa. deve sempre pos,;edere per gilmgere aù una giusta diagnosi. Necessita adunque migliorAre l'indir·iz:r.o ed adeguare gli espedienti per il rigoroso esame dei pazienti. Solo in loro possesso si ]JOtrà analizzare, valut.are e CI'Ìticare il quadro a volte assai complesso che lo scoliotico ci presenta. Ovviando così il pericolo di scambiare ciò che è causa predisp(monto co11 c iò che è oousa clct.erminante, troveremo la via per riduiTe il campo dingnostico differenziale ai quattro punti etiologici fondamentali: congenito, statico, dinamico e patologico. La concezione chiara di questi, e il ri:rrorto òeduttivo ad uno di essi delle manifestazioni primarie deformrutti di ogni singolo soggct to, ci darà il bando io della matassa da. dipun~re nei riguardi di tutti gli altri feno111eni soprag!!:itmtisi al momento ca~usale fondamentale della deformità. Con questa intesa, e a quest.e condizioni, la conoscenza della etiologia della scoliosi sarà di Ricura gtùda nella terapia. Essendo ~ià ben defi.rrite Je cara.tteristiche di cia:;ctmo dei quattro momenti causnli primitivi di una scoliosi, quali noi li abbiamo individuati, ne viene di logica conseguenza che ben corriflpondenti dovranno essere i mezzi di cura da impiegru·e. Si provvederà cioè, secondo i casi, a porre riparo nlle alterazioni statiche permanenti cong01ùte o acqu.isite e nel evitare quelle occasionali. Si rinforzerà il sistema dinamico muscolare. Si curerà la malattia organica. 1\fa poichè quanto può dirsi teoricamente non è sempre possibile tradurlo con profitto in pratica, cosi bisogna sempre tenere a bada il maggior nemico della stabilità del tronco. E cioè il carico. Sappiamo purtroppo quale potenza esso abbia nel dominare le sorti della deformi~\ e sappiamo purtroppo quanto occorre lottare di fronte a lla. sua vittoriosa affermaztone. E pertanto, necessitando prevenire il suo dannoso influsso,
impegneremo il potente e razionale mezzo del raddrizzamento forzato, anche nei casi inizialissimi e mobilissimi di sco.liosi, associandolo a tutte le altre provvidenze ortopediche e meccaniche, atte a compensare la statica e a rinvigorire la importante funzione dell'elemento muscolare. Seguono importanti comunicazioni sullo stesso argomento e quindi si apre la discus.c:~ione sul tema di relazione, alla quale prendono parte i professori Dalla Vedo-
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va, G&leazzi, Calandra, Curcio A., Anzillotti, Caccia, Scalone, Delitala, Maragliano D., Ba.rgellini, Marino-Zuco, Camera, Rollo, Ettorre, Albanese, Merlini. F. CACCIA (Bologna). - Come medico militare sente il dovere di compiacersi con il Relatore, il quale, come in guerra, seppe assolvere egregiamente il suo compito nella gloriosa 3a armata, portando un efficace contributo nella ricerca e nell'e· stra.zione dei proiettili con i suoi ingegnosi strumenti, così ora, nel proficuo lavoro di pace, ha saputo fare una relazione tale, che fa veramente onore a lui ed alla scuola dalla quale proviene. R ivolge quindi alcune osservazioni al Relatoz·e, il quale nella pag. 64 della sua. relazione scrive. • tutte le apertw·e dell'arco posteriore visibili alla radiografia dopo i due anni, debbono far pensare alla esistenza. di wta spina bifida occulta, ma la certezza. non può essere ammessa se non dopo gli otto anni. (dopo 10 anni e più secondo altri). Ora l'O., da uno studio fatto sui milital'i, ha potuto rilevare che sono molto frequenti le schlsi dell'arco post.eriore del 10 e 2° metamero sa.crale nell'età di 20-26 anni senza alcun significato patologico, poichè è risaputo che la. completa ossifìcazione di tali archi posteriori può ritardare fino a 30 anni. Quindi ritiene che taio incompleta saldatura, fino a tale età, non debba int.erpretarsi come schisi, esponente di una spina bifica occulta, ma come fatto normale. Altrimenti noi medici militari dovremmo riformare molti per spine bifide occulte che in realtà non sono tali. ll Relatore inoltre raggruppa le scoliosi sciatiche tra le S. dinamiche. Ebbene l'O. ha avuto occasione di osservare numerosi casi di tali scoliosi ed ha riscontrato costantement-e che esse dipendevano da un fat.tore scheletrico della colonna vertebrale, quindi, per tale ragione, ritiene che esse debbono inquadrarsi tra le scoliosi patologiche e non tra le dinamiche. TI relatore prof. Lavermicocca riprende la parola ed a tutti risponde esaurien temente. Seguono quindi numerose comunicazioni sui più avariati argomenti. Ne elenco qualcuna tra le più interes.<>anti per i medici militari : A.L:EssANDRI. n piombaggio delle cavità ossee con ges.<;;o e iodoformio, mostrando alcuni operati con esito buono; ANZILLO'I'l'J. Singolare rottura del tendine dell'indice; CRAINZ. - Sull'artrodesi del piede per mezzo dell'astragalectomia temporanea; DE GAETANO . Su cinque casi di malattia ossea di Paget (osteite deformante); DELlTALA. Sulla malattia di Madelung ; FonNI. - Sulla cura chirurgica dell'artrite deformant-e dell'anca; GAZZOTTI. Sulla cura della lussazione centrale del femore; MARAGLIANO D. Frattura del collo femorale; ROMITI. - Su due casi di osteo-mielite acuta ematogena della rotuJa.; UFFREDUZZI. - Sulla cura delle osteo-artriti tubercolari con innesti ossei, e molte altre che per ragioni di spazio non enumero. CACCIA.
XXXV CONGRESSO DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI CHIRURGIA (ROMA, 12-15 OTTOBRE 1928) Le riunioni annuali della Società Italiana. d i Chirurgia hanno assunto una importanza veramente degna dell'alto consesso, poichè, oltre i temi di relazione, i migliori cultori di chirurgia italiana portano contributi personali di valore ed espongono la loro opinione, corredata di argomenti e di fatti, sulle numerose questioni di attualità, a.cciocchè il medico pratico torni, come veramente avviene, all'agone chirurgico della pratica giornaliera istruito e confortato. D prof. Simeoni, della R. Clinica Chirurgica di Napoli, ha svolto egregiamente una parte del I tema di Relazione e precisamente: • Sulla cura chirurgica dei tumori maligni dell'apparecchio digerente. (Bocca, faringe, èsofago, grosso intestino escluso ii retto• "·Egli ha çondotto un'inchiesta presso i chirurgi, presso gli specialisti della
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vie aeree e digest.ive, presso i rn.dioterapisti ed ha avuto così la possibilità di ra.ccogliere un nuroero comple-ssivo eli 1H25 casi italiarù controllati di c.a.ncro degli or-
gani detti. Dopo un'esposizione dottngliata e molto elaborata. dei r isultati nelle singole regioni con considerazioni d'indole patologica., tecnico-operativa. e clinico-statis tica., egli è venuto alle seguen t i conclusio rti 1-!t:~nemli: I ris ultati della cuxa chirtll'gica. del cancro d el labbro e d ella ling ua possono dirsi a.bbastu.nza precari. La tecrùca. operativa. è a;;surta ad una perfezione , che non esita a dichiarare as soluta: la sede del mn.le consen te quasi sempre um1. ùiugnosi precoce; tuttavia le percent.na li di gua rig ioni sta bili rimtmgo no molto basse, anche nei rig trardi di cnsi iniz ia lissimi aggredit i da l chirurgo con energia ed ardimento. Questo per le forme iniziaH. P er le forme un poco più u.vnnzRt.e poi si aggiunge l'ag"gravante che imprescindibili esigenze ii.,;iologiche e funzionali limitano in modo a ssoluto l'aggressività d el chirurgo. L'auspic io di tula più precoce diagnosi, da raggiw1gorsi con mezzi di laboratorio qui no n ha luogo, dut a la possibiHt1\ di scoprire il male in queste sedi fin dal suo primo inl<orgore, ed ò così che il pe.n::~ie•·o si s vo lge con speram..a ai nuovi mezzi terapeut.ici fisici, il cui per·fe-z.i ona.moot o potre bbe forse portare una. radicale soluz ione d el problema. Lo stesso vale per il cancro d elle al t re rEJobYiorù d e l primo tmtto del tubo digerente (guance, p a vimen to d ella bocca, palato dlll'o e mollo), che pure consentono una precoce diagnosi sin dai primi sintomi, ma clw purtroppo, per circostan7.e cont ingenti, limita no l'azione del chirurgo, la. quale anche quando si esplica Hno ai maggiori limiti, si mostra nei ris ultati s po:;so vana e [a lla,ce. Bene altrimenti s i pre;;euta la questione nei rigutw<.li do! cancro del grosso intestino. Qui ci troviamo di fronte a un male, che p or sua na tu•·a ha una. evoluzione lenta nella maggiore parte d ei casi ; scarsa tendenza alla generalizzazione e perfino poca tendenza alla diffusione e neg li organi vici1ù. Nei suoi primi stadii. purtroppo, queste condiziorù di grande vantaggio ai fini della cma chirurgica, >:~ono frustrate dalla silenziosità s tossa. del male, che di soHto rima ne latente per hmg o tempo e non dh che seg ni vaghi e lievi d ella sua presenza. Ne consegue che la maggior parte dei casi giungo olio. cura attiva con un enorme ritardo e quando le condizioni generali e locali e la concomitanza di complicanze rendono la possibilità. di s uccessi definitivi molto sc{l.rsi. A nulla valgono in questi ca.si i più sublimi ardiment-i dei chirurgi più valorosi, e l'esito infausto prima o poi non ta1~J a a manifestarsi. È qui che io sento la necessità di auspicare L'avvento di quel sicuro presidio diagnostico di laboratorio, che permetta di accertare con la maggiore ptocisione la presenza del cancro in tutti quei pazienti che presenta.'lSero turbe sia. pur vaghe, e fo!';SCro in qualche modo sospetti per costituzione, per eredità o per età. Allora veramente si potrebbe procedere alla. cura chirmgica precocissima, che avrebbe le maggiori probabilità di riuscire definitiva ed efficace, debellando un malo cer·tamente mortale, non curabile con a ltri mezzi e che per la sua loca.lizzaz.ione non è neanche bene accessibile a i mezzi di cura fisici. È questo il problema che noi ci auguriamo venga pr~to risolto dagli studiosi, in ispecie dai centri di accertamento diagnostico testè costituiti in Italia, ed è con questo voto che noi attendiamo fiduciosi, per il bene della umanità sof ferente. Prendono la. parola sull'argomento d i relazione i professori Cavina, Poggi, Fasano, Cascino, Parlavecchio, Alessandri, B . Rossi, Fichera, ecc., ai quali risponde esaurientemente il Relatore. G. Baooro, professore di patolog;ia chirmgica. a Cagliari, svolge la seconda parte d ella relazione : u Risultati chir~rgici nel cancro dello stomaco e del retto ». l o Cancro dello stomaco. - La. cura del carcinoma gastrico è di spettanza. eminentemente chirurgica.. Infatti, mentre la clùrurgia gastrica in materia di cancro si è affermata, la radiotera.pia ha fatto solo dei tentativi senza influenza sulla soluzi one del problema. Il trattamento del carcinoma gastrico è costittùto dalla resezione, il t rattamento chirurgico palliativo dello stomaco ca.rciuomatoso è fatto con una gastro·enterostomia O una digiunO·Stomia. Il v a lore mediO di 32 percentuali di frequenza. operatoria dice che vengono operati 70 % dei carcinomatosi accolti d al chirurgo. I non operati m uoiono presto; le. durata medie. di vita d el canceroso gastrico è calcolata. ad u n a nno con valori estremi molto distanziati.
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Quelli oihe si fanno operare corrono il pericolo della morto operatoria, la quale va distinta in mortalità globale (media 23 %sui dati di 2lsta.tistiche) ed in mortalità separata; da lapa.rotomia esplorativa, da operazioni pallia.tive, da r esezioui. Espone dettagliate cifre sta.t.i stiche sui risultati ottenuti nelle operazioni p alliative o esplorativ~.
Ri8ultati lontani della reaezione. - Accettando il concetto fondamentale di prolungamento di vita invece che di guarigione e considerando le sopravvivenza dopo i tre anni, queste possono essere calcolate al 30 % dei sopravvissuti alla operazione. Dal punto di vista della tecnica oper atoria, oramai ben perfezionat~, non c'é da sperare innovazioni; ma sola sper anza è nella risoluzione del problema ane· statico. Ancìbe la precocità della diagnosi, più che dalla volenteroso. cooperazione del medico bisogna attenderla nell'educazione del pubblico. A ciò contribuirà il chirurgo con la fiduci a che saprà ispirare con i buoni esiti. 2° RiBultati chirurgici 8'Ul cancro del retto . - Il R. considera i risultati lont.ani sottoforma di sopravvivenza oltre i 3 anni, e trova. che i risultati migliori sono dati dalla perineale con ano all'addome: in misura d i 43 % di guarigioni; seguono le combinate, con 52 % di sopr avvivenza e 35 % di guat·igioni; le varie conglobiate con 35 % di sopravvivenza e di 27% di guarigioni; le sacrali con 23 %di sopx·avvivenze e 24 % d i guarigioni. Stando ai ris ultati suddetti in rapporto al criterio di operabilità, si trova che l'applicazione del trattamen to radicale va diminuendo progressivamente, a. mano a. mano che l'operazione diventa. più complessa, per modo che le operazioni radicali combinate vengono eseguite in proporzioni assai minot·i che le altre, rispetto a.l numero degli opera.bili. Le oper azioni per vie combinate presentano dunque lo svantaggio della maggiore mortalità e di una. minore praticabilità rispetto alle a.lt.ro vie. AUo st,ato attuale non si può dire quale sia l'operazione di scelta, il R., considerando la sede del tumore con prevalenza nell'ampolla ed i risulta.t i s tatistici, propende per le perinealicoccigee. D opo la lucida e precisa relazione del prof. Baggio ptendono la parola sullo stesso argomento Lussana, . Valdoni, Castagna, Scalone, Anzilotti, D 'Agostino, Bostianelli P., Fumagalli, Rossi F., Berla, Alcssnndri , Btlstianelli R., Ro1<si B., Ficher a., Cavina, Parlavecchio, ecc. A tutti risponde il relatore egregiamente con parola incisiva e com·inceute.
.. * .. La 36 relazione sul tema: Tumori del midolJo spinale e loro cura (in comune con la Società Italiana di medicina interna) ba tre r elat ori, prof. Schuffer (per la medicù1 a, prof. Dominici (per la chirurgia), Jl rof. Gort:an (per la radiologia). Mi limito solo alla elaborata e completa relazione del prof. Dominici. La chirurgia midollare ha fatto dei progressi veramente enormi e meravigliosi: dal 50 % di mortalità delle statistiche più antiche, scendiamo nelle più recenti da 25% a.l1'8, 10 %. I progressi sono dovuti sopratutto alla. più perfetta collaborazione fra chirurgo, medico e radiologo: fra i più bei risultati figurano quelli dei neurochirurgbi. lt1dicazioni operatorie. - Sono molto più estese d i tm tempo perchè l'anatomia cllirurgilca e le a u topsie hanno dimostrato che tali tumori in genere sono limitati, facilmente aggredibili, estramidollari e ueUa massima parte situati posteriormente. Inoltre l'esperien7a ha d imostrato che i tumori fq)inali, anche quando sono maligni, lo sono relativamente meno che in alt.re sedi, difficilmente recidi\·ano quando sono asportati completamente. Sotto il punto eli vist,a della gravità della. !'indrome spinale, il R. crede d i pot er affertpare che se si opera nel 1° anno vi è probabilità di completa guarigione funzionale, nel 2o, 3o anno si può sperare soltanto in un miglioramento funzionale, dopo il :!0 nessun miglioramento. . Da questi fatti emerge l'importanza della precocit à operat oria. Il R. sffeima che soltanto nei casi di sospetta s ifilide si deve tentate prima. la. cma specifica e che, anche in questo tentativo, non si deve perdere troppo tempo. Se i rinaltati non sono rapidamente e nettamente positivi, si deve fare operax·e l'infermo.
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Nei casi dubbi il R. consiglia la laminectomia esplorativa, per la quale non vi è alcuna controindicazione, purchè fatta. a tempo. Tecnica operatoria. - E neces.omria una tecnica molto accurata. con grande delicatezza, quindi npn bisogna. aver fretta (2, 3, 4 ore). Il R. discute le varie specie d i laminectomie e prende nel dovuto conto anche due metodi operatori ideati da due medici militari, quello del compianto prof. generale medico Bonomo e del generale medico Cavicchia., dando la preferenza al metodo Alessandri, il quale pur togliendo completamente le lamine, lascia intatte le apofisi spinose formando un tutto uno coi legamenti. Espone quindi i d~>tttJ.gli di t.ecniellt da seg\lire nei singoli Ot\Si d.i tumori extra, intradurali posteriori o postero·laterali (i più frequenti) ed anteriori e di tumori intramidollari. Enumera gli incidenti operatori e postopera.tori delle laminectomie per tumori spinali, indicando gli accorgimenti di tecnica per evitarli ed i rimedi da escogitare nel caso di sopravvenienza. Stati.9tiw di 218 oosi. - Mortalità operatoria 17,85 %; guarigione 43,58 %; miglioramento 19,73% ; arresto malattia 3,22%; peggioramento o recidiva 15,62 %. Statistica scuola chirurgica romana: morte operatoria l l, 11 %. guarigione o miglioramento 55,66 %; stesso stato 27,78 %: pegs;ioramento 5,55 %· Prendono la parola sull'argomento di Relazione, Monteleone, Castagna, Boschi, Alessandri, Pontano, Ferrata, ecc. A tutti risJX>ndono esaurientemente i Relatori.
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•** Alle relazioni ufficiali seguono numerose comuuicazio]U sui più svat:iati argomenti chirurgici. Ne riferiamo qualcuna., tra quelle che più interessano il servizio militare. ALESSANDRI R. (Roma) . - La narcosi generale coll'etilene, rappresenta un reale progresso ed un vantaggio non indifferente, secondo i risultati ottenuti nella R. Clinica di Roma. La difficoltà maggiore sta nel procure.rsi l'etilene puro per uso anestetico ed è ciò che auguriamo presto si realizzi per poter diffondere un metodo di narcosi generale così ben promettente. GIACOBBE C. (Firenze). - Disin,fezione della cute con soluzione alcoolica all'acido picrico (ricerche istologiche, batteriologiche e cliniche). È un lavoro fatto completamente negl'istituti militari (Ospedale Militare di Firenze per le. parte clinica e gabinetto d'igiene delle. Scuola di applicazione di Sanità militare per le ricerche istologiche e batteriologiche). Egli viene alle seguenti conclusioni: l o l'ac. picrico nella soluzio.n e alcoolica in uso per la. sterilizzazione del campo operatorio non sviluppa alcune. azione tossica per il paziente. È ben tollerata. e non provoca. ittero da. QS.':!orbimento ; 2o ha una spiccata. azione battericida sia nella. superficie cuta.nen. che nello spessore del derma; 3° non disturba l'eventuale esame radiografico postopere.torio o durante l'intervento ; 4° è economico; 5° è facilmente neutralizzabile con soluzione satura di bicarbonato sodico, ·onde si ottiene molto semplicemente le. detersione della regione pennellata. BoNOMO V. (Bari). - Sulla patogenesi dello shock traumatico. (Ricerche sperimentali). Fl:CHI'lRA G. (Pavia). - Indirizzo e tentativi odierni di terapie. biologica dei tumori maligni. GIOI~ ~- (Pavia). Ell\iomi e Uponecrosi. PARLAV"ECCruo'G. (Palermo). -Contributo alle. statistica degli sventre.menti intrapleurici. · MOLÈ (Napoli). - Flemmone putrido, e. scoppio, del cavo ischio·rettale. D'AGATA (M6aaina). - Sulle a.ppendico-colecistiti: riporta. casi di guarigione completa. di colecistiti consecutive ad appendicite, nei quali Bi è limitato ad asportare la sola. appendice.
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CACCIA F. (Bolagna). - Prende la parola. sulla comunicazione del prof. D'Agate. dicendo d'aver anch'egli osservato numerosi casi di guarigione complete., limitandosi alla. sola appendicectomia. Ricorda fra gli altri, un soldato, al quale, in seguito a.d un'appendicite acuta, quando il processo era già in via di raffreddamento avanzato, si manifestò una colecistite con itterizia piuttosto intensa. All'in· tervento, fatte. l'appendicectomia, mentre l'O. si apprestava a togliere la coleciste tumefatta, questa con manovre di modica compressione, si è vuotata completamente, disostruendosi cosi le vie escretorie. L'O. ha rinunciato perciò alla colecistectomia ed il malato è guarito, scomparendo in pochi giorni l'itterizia. Dopo 3 mesi di licenza di convalescenza il militare in parola ha ripreso regolarmente il suo servizio. · Prendono la parola sullo stesso argomento in vario senso Scalone, Fichera, Te.ddei. Seguono altre importanti comunicazioni sugli arti di Rossi B., Anardi, Purpura, De Gaetano, Cagnet, Del Torto. Del Rio, Catelmo. · Tra i presenti, in quest'anno, si sono notati parecchi medici militari soci : i tenenti c0lonnelli Casella. e Curcio, il maggiore Magliulo, ecc. È cloveroso notare tra i più assidui l'illustre e venera.ndo nostro ex Ispettore Capo, S. E. ten. generale medico Ferrero di Cavallerleone che non ha perduto una sola. seduta. Assistevano inoltre parecchi capitani medici. Va inoltre rilevato che, in questa riunione, per la. prima volte. un medico militare, ha fatto parte del Con.o:;iglio d irettivo della. S. I. CH. (';~. CCI A.
XIII CONFERENZA INTERNAZIONALE DELLA CROCE ROSSA AIA, 23·27 OTTOBRE 1928 Nei giorni 23-27 ottobre scorso si è tenuta all'Aia. la XIII conferenza internazionale della. Croce Rossa.. TI Ministero della guerra. era rappresentato dal tenente colonnello medico dott. Balestra. In una riunione preliminare furono stabilite q~attro Commissioni per la. trattazione delle questioni d 'ordine generale, d'ordine giuridico e di quelle riguardanti la guerra chimica, l'aviazione sanita.ria. ed il materiale di mobilitazione. Nella. sedute. inaugurale del 23 ottobre, dopo un breve discorso del Presidente della Conferenza S. A. R. il principe dei Paesi Bassi, recante il saluto della Croce RoS9a. olandese, il prof. Bouvier, vice presidente del· Comitato in~rnazionale iUustrò l'attività di detto comitato in rapporto alle grandi istituzioni aorte dalla guerra. ed a.i servizi di sanità degli eserciti di terra e di mare particolarmente per quanto riguarda la. standardizzazione del materiale sanitario e la creazione a. Ginevra di un Istituto internazionale di studio di tale materiale. Nella riunione del 25 ottobre furono svolte due importanti relazioni s ulla. que· stione dell' • Unione internazionale di soccorso » e sulla. « Organizzazione internazionale della Croce Rossa. •· La. prima. riguarda il noto progetto del senatore Ciraolo, già presidente della C. R . I., che ha portato alla. creazione di una unione internazionale di soccorso, costituitasi in Ginevra. nel luglio 1927 allo scopo di coordinare fra i vari stati contraenti, mediante una federazione, tutti i mezzi possibili ed utili per l'assistenza. alle popolazioni colpite dagli improvvisi flagelli naturali, in modo che la solidarietà possa. realizzarsi sotto forma. di reciproca mutua.lità.. Per quanto riguarda. la. questione dell'organizzazione internazionale della. Croce Rossa., è stato compilato un apposito statuto, che viene a. togliere ogni precedente dissidio fra il Comitato internazionale e la. Lega. delle Società nazionali della C. R .. Circa il tema della. guerra. chimica. e ba.tteriologica, la Conferenza., ricordando che il diritto delle genti ripudia. espressamente l'attacco delle popolazioni civili da. parte delle forze belligeranti, ha. votato un ordine del giorno di condanna della. guerra chimica e batteriologica e rilevando come il protocollo di Ginevra concernente la. proibizione dell'impiego in guerra dei gas asfiSsianti, tossici o similari e dei mezzi batteriologici del giugno 1925 non è stata finora. ratificata che da. un numero. asse.i ristretto di Stati, fa. voti perchè tutte le nazioni a.derisoa.no definitivamente al detto p rotocollo.
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Nella riunione del 26 ot tobre furono discusse le relazioni sull'aviazione sanitaria e sul materiale di mobilitazione. S1ùla p rima questione si è riconosciuto che nell'attuale momento l'impiego degli a.eroplani in guerra a. scopo sanitario presenta una. seria incompatib ilità tra l.e esigenze dello sgombero d ei feriti e quelle degli stati maggiori, sicchè la immunizzazione di questo mezzo di trasporto è ben lungi dal trovare la sua soluzione. Per contro, è possibile fru:e fin da questo m omento assegnamento sull'aviazione civile, verso la quale quindi si devono orientare gli sforzi della Croce Rossa. Per quanto riguarda la questione del materiale sanitario la pa.r~ più importante si riferisce alla standardizzazione, il cui concetto sorto d opo la grande gtten·a, fu elaborato e concretat.o dal Comitato internazionale della Croce Rossa con la creazione a Ginevra di un Istituto internazionale di studio del materiale sru1itario. :M;eutre però a ll'inizio si ebbe l'illusione di poter cren1·e un tipo atandard p er ogni oggetto, ben definito anéhe nei singoli elementi costituitivi e nelle carat teristiche particolari si è compreso in seguito che bisogna tener conto di a ltri fattod, fra cui quello eco· nomico di utilizzare e smalt ire gli stock ancora esistenti presso ciascun p aese, P erciò si è affermato solo il principio di standardizzare i ce.ratteri generali e le dimensioni, lasciando ad ogni nazione la facoltà di adottare quel tipo che sembra migliore. In particolare, le conclus ioni adottate per ogni singolo oggetto dalla Commissione speciale nominata dalla Conferenza alla quale preso p arte attiva, colla sua b en nota competenza il t.enente colonnello m edico B alestra, sono le seguenti:
I. - BAm~LLA DI CAMPAGNA. Sono stati definitivamente standardizza.t~ le seguenti dimensioni: a) l unghezza totale massima delle ast~ 230 cm.; b) larghezza totale massima della b arella 59 cm.; c) a ltezza totale massima al disopra del suolo con la tastiera alzata 40 cm.; d) distanza tra i hm·di esterni delle aste 55 cm.; e) distanza, tra i punti di sospensione e di sost.eE:,'llO sulla lw1ghezza delle aste 119 cm.; /) peso massimo 12 kg. Quanto alla forma che dovrebbe avere la barella dell'avveni1·e la Conferenza. si è limitata semplicemente ad c:;;primero il p arere che in ciascw1 p aese la. barella nazionale (ora. esistente) sia. modificata, appena possibile, nell"intcnto d i realizzare: l o La divi~ibilità in due parti rigorosamente identiche . 2° Una articolazione mediana delle aste, formata di due parti identiche e interscambiabili costituente un si..o;tema. semplice, solido e fac ile a fis.~aro anche nell'oscurità. 30 L 'amovibilità totale di ciasc1m mozzo telo. 4° La robm;tezza e la semplic ità (soppressione di ogni cerniera, di pioli, di parti separate). 5° L e dimension i e il p eso di già st.anùardiz· zati. 6° La trasportubilità fncile a bandoliera di ogni m ena barella. 7° L a possibilità. di utilizzazione di ogni mezza barella come barella da trincea.. !f. - CINGHIE RF.QOI-BMlELUi: (O DRE'.I"El .Ll:~). - l\TEZZI D1 SOSPENSIONE DEI TIU:NI Sru"'ITAIU. Per le cù1ghie fu data. la preferenza a l tipo polacco, costituito essenzialmente da duo bande di forte tessuto, larghe rom. i6, ù1crociallti~i sul dorso, a coulisse. Esse sono in complesso semplici, p ermettono d i regolarne la lunghezza a me-tzo di apposite fibbie e per la loro disposizione ripa.r tiscono regolarmente il poso sulle spalle, sul dorso, sullo scapole e ,:mlle clavicole: il loro costo è moderato. Reluti,·amellte ai mE'zzi di sosp ension e nei treni sanitari la Conferenza ha. riconfern~tlto la preferenza al sistema a sostegno, anzichò a quello a sospensione, ed h a. stabilito di stnndfu·clizzarne soltunto le dimcn!1ioni, che sono del resto le medesime di quello della barella. Ili. - PaccHET.ro Dl >'!F.DJt"AZJONE INDIVfDUALr.:. - La Commissione di standardizzazione, modificando in parte le sue conclus ioni del 1927, ha stabilito che il pacchetto di medicazione abbia i seguenti Tequisiti: l 0 D eve essere a superficie piana; 2o Deve avere a lmeno due ilwolucri, d i cui l' interno inde!initivamente impermeabile; 3° l:iu !l'involucro esterno de,·e po1t.are stampati Ìll maniera chiara. e stabile : una o piit croci rosse, od ogni altro emblema equivalente; le parole 1JCwchetto eh medicuz·ione rndit·itlvule nella lingua naziom\le; un segno indicator e del modo di apertura del pacchetto; sul secondo involucro il modo d'impiego; 4.0 Là medicatum deve e;:sere piegata in guisa da essere fucile ad aprirsi e a d applicarsi; 5° Il contenuto costituito da una fascia lunga 4-5 metri e larga 6-7 centimetri
CONGRt::SSJ
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e Ja due compresse formate di garza eJ ovatta, di cui una scorrevole sulla ft1>~eia., e con una superficie totale di 130-14.0 cm. 2 ; 6° Il punto per il quale la compresse. deve essere presa, come anche l'estremità della. fascia. alla. quale la compressa fisse. è cucita., devono es.<~ere indicati da un segno bene apparente (filo o disegno di colore); 70 La medicatura deve essere inùefìnitivament.e sterile; le sue compt·esse saranno impregnat-e d ' un antisettico, che d eve e.'I.'Set'e: chimicamente stabile, dw·evole, sterilizzabile senza decomporsi al calore a 110-115; se possibile, di costo modico: capace di agire sui piogeni e sugli anaerobi senza danneggiare i tessuti; d i azione lenta. e prolungata.. L a. questione dell'antisep~:~i deve però intendersi per ora solo come raccomandazione IV. - ' PLACCA o 'mENTITl. - Per la placca d'identità sono state di massima riconfermate le precedenti decisioni della Commissione permanente di standardizza.zione e cioè : deve essere in duralluminio di 2 rom. di spessore di forma ovale (40/50 mm.) divisa secondo l'asse più piccolo in 2 parti eguali da un indebolimento del metallo che ne permetta la ro·ttma.. La metà che serve alla sospensione al collo è perforata. da due fori presso il polo superiore, mentre la metà staecabile porta un unico foro. La sospensione al collo è fatta. con un laccio di filo metallico ricoperto d'una guaina di lana bruna tessuta. Le iscrizioni in lettere capitali, impresse in profondità e identiche nelle 2 metà èomprendono su una. faccia; il cognome, il nome, la religione; nell'altra faccia: il numero di matricola, il distretto o la residenza o il luogo di nascita ecc. ' V. - TA.l3EL.LA D IAONOSTICA. - Nulla di mutato nella tabellina diagnostica in rapporto alle conclusioni già. rese note dalla 'C ommissione .IJeriDanente nel 1927, e di cui le principali sono: • ta.belline riunite in w t fascicolo a madre e figlia (e non a duplicatore) • ; iscrizioni sul retto fatte secondo un ordine numerico immutabile, di cui il n. 7 riguarda l'annotazione internazionale in una Y; ta.bellina inquadrata. da bande dista.coabili e da vignette. Una innovazione nella dicitura della tabellina diagnostica è costituita dall'aggiunta della parola dell'avanti ; e ciò pe.r distinguerla de. altra tabel.lina. di nuova creazione e chiamata tabe.llina medica di ospe4alizzazicm.e. Quest' ultima dovrebbe essere impiegata a cominciare dalla prima formazione sanitaria in cui il ferito o malato viene ricoverato; ed essa dovrebbe avere i seguenti requi~iti: 1° ESSere fatta. su carta resìstente, piegata in due, delle dimensioni di cm. 16x22, in guisa da formare una specie di camicia per ricevere, a l bisogno, tutti gli intercalari utili. 2° La prima pagma deve riprodurre: a) lo stato civile nell'ordine della tabellina. diagnostica dell'avanti, intercalandovi la •·eligione, e aggiungendovi il nome e l'indirizzo della famiglia; b) le lesioni constatate, sotto forma d'uno specchio indicante comparativamente gli elementi della diagnosi iniziale e quelli della. diagnosi terminale; c) il modo di te1-minazione e di uscita; d) il numero della nomenclatura. internazionale; 3° le pa.gini 2, 3, 4 sono riservate all'osservazione clinica :rropria.mente detta. Un altra innovazione infine è rappresentata dalla busta tabella di evacuazione, la quale avrebbe lo scopo di contenere tutto il dossier medico di un ferito, malato, o gassato, compresa la tabellina diagnostica, e dovrebbe accompagnare l'interessato dalla prima formazione sanitaria fino a quella da cui egli uscità. in maniera definitiva. Tutte le suesposte conclusioni devono ritenersi di carattere definitivo; deve invece intendersi tuttora insoluta la 9.uestione riguardante il trasporto dei feriti 6 maiali a r/Qrso di bestia da scmta; e di ce.ra.ttere provvisorio quella relativa alla
nomenclatura dettagliata e alla numerazione delle ferite di guerra. Per la prima è stato stabilito di attendere che i vari servizi di sa.nità faecia.no pervenire all'Istituto internazionale di materiale sanitario i modelli usati nei rispettivi eserciti e le istruziotù stù loro modo di impiego, prima di poter decidere quali debbono essere i caratteri da stande.rdizza.re per un cacolet-l.ett·ìera meglio rispondente alle esigenze del trasporto in montagna. La. seconda questione poi mira a fissare le basi di una nomenclatura particolareggiata, riunenao in specchi d'ordine anatomico, lesionale ed etiologico le differenti ferite di guerra., le loro cause, i loro caratteri e il loro modo di cura. Ciascuna rubrica poi può tradursi con una lettera o una cifra. convenzionali, lp. cui semplice 8. -
Gio-rnale di medicina militaTe.
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RI\ ISTA DI l"J•:C'XICA F. SF.ll \' IZIO SdNlTA.RlO MILITABE
euonciazione permette in t11tti i puesi e in una fOJmA s inottica di interpretare subit.o la situazione medici\ d e l portatore del documento. Un ·ultimo problema. che s i ricoJIP.ga con la standardizzazione del materiale sanitario è quello d f'l bracciale di 'l'leutralitd. o, più in generale, del modo di protezione drll'embl&ma della Croce RotJsa in tutto ciò che concerne il personale e il materiale sanitario d ei servizi di >:a nitt\ delle parti belligeranti. Tale questione non si è creduto di doverla per ora affrontare, essendosi giudicato che essa presentemente esula dalla competenza. della Commissione e dalla stessa Conferenza, mentre ò d i competenza d e lla Convenzione di Oinev1·a., la cui rhmione è prevista per il mese d i giugno 1929. A riguarrlo della questione delle mi.s·ure adatte pé:r dimimtire il ?JUmero dci dispersi m1 dettagliato rapp011o d el Comitato internazionale ha concluso che tale diminuzione poti-ebbe essere ottouuta: a) con una migliore organizzazione dei servizi amministrat.ivi e dei servizi delle r etrovie (!;~omberi, i.numnzioni) là dove appunto i servizi stessi si fossero mostrati insufficienti allo scopo. b) con un buon servizio di informnzioni predisposto fin dal tempo di pace, flmzionante tra l'esercito e il territorio, il quale si occupi dei feriti, dei malati e dei morti. c) con uno scambio r egolare tra i paesi nemici, di notizie sui prigionieri, sui m1·l iati e feriti e sui morti. Per assicurnre lo scambio di que:;;t.e informazioni la Xlll Conferenza ba fatto voti perchè una Del e~azione delle Croci RoSSQ nazionali sia accreditata presso i servizi competenbì dell'esercito del rispett.ivo paese, coll'incarico di stabilire e d i trasmettere entro il più breve tempo al Comitato internazionale della C. R., a richiesta. della parte nemica., le list-e sopraddetto; e così il Comitato internazionale servirebbe da intermediario tra i belligeranti. Nel caso in cui un'altra r ichiesta (per esempio di un paese neutro) fosse in t.•Tado di funzionare come intermediario fra tutti i belligeranti, w1a copia delle suddette liste dovrebbe tuttavia essere inviata al Comitato internazionale, incaricato di centralizzare le informazioni. d) con l'introduzione in tutti gli eserciti della placca. d'identità, delJa tabellina. di ospedalizzazione, e della busta-tabella di ev acuazione. La prossima conferenza internazionale dE'Ila Croce RcH'Jl avrà luogo a BruxE>lles nel 1930.
RIVISTA DI TECNICA E SERVlZIO SANITARIO MlLlTARE Servizio sanitario in guerra - Dati generali sullo sgombero del feriti. (Archives de Médecine et de Pharmacie Mililaire8, ot.tobre 1928).
D dott. l\L Boyé, maggiore medico, espone i principi su cui oggi è basata. l'organizzazione del servizio sanitario francese in rapporto specialmente allo sgombero dei feriti. In base all'esperienza dell'ult.ima. guerra, egli calcola. che un'Armata. sia costituita. da un numero rli uomini che oscilli dai 240.000 ai 400.000, che occupi una fronte di circa. 30 chilometri di hmghozza in una profondità di 60 chilometri, e che perciò operi in un'area di circa 2000 chilometri quadrati. È ormai stabilito che l'intervento operatorio, secondo il genere di ferita, può eSSNO ritardato anche di 36 ore, purchè il fmito v enga poi affidato a mani espert-e. Il Bo~·é, come L ardeunois, classifica. perciò i lesionati, in base a ll'urgenza. terapeutica, in tre categorie: l~' di prima urgenza: gli emorragici, gli schoccati, gli addominali, i toracici, i grandi fratturati.
RIVISTA. DI TJj:ONlOA. E SERVIZIO SA...'ITrA.RIO
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2• di seconda urge,lZa: i feriti cranici che si pre'lumono ca vita ri, quelli della colonna vertebra.le, quelli con fratture SE!mplicj delle gambe o de::~:li arti s uperiori, quelli con ferite profonde degli arti inferiori, alle natiche, alla coscio. od a l polpaccio, e quelli con ferite superficiali multiple. 3a di terza urge-nn: i feriti alle pJ.rti m olli, eù i fratturat i d'appare nza benigna. La suddetta classificazione non ha -naturalmente Wl valore assoluto ma. deve essere regolata dalla. logica. e dal buon senso clinico. La. possibilità di poter dilazionare la cura di a.lcwù fer-i t i auto rizza lo scaglio namento i n profondità. delle formazioni sanitarie, specia lizza t-e per i vari trattamenti, le quali devono essere collocate in modo c he ciascw11.1. categoria di sgo mbrati arrivi alla unità. sanitaria. prestabilita entro il li1uite di tempo utile, percbè li trattamento possa avere la. maggiore proba.bilit.). ùi successo. Il concetto della. distanza, essendo strettamen te collegato a quello del tempo ntoeaSSadu pt)r percorrerla, è subordinato alla. qualit à. dei rnez:t.i ùi Lra.sporto. Lo sgombero ad una. distanza maggiore o minore, secondo l'urgenza. tera pe utica., esige che sia preceduto da. un'opemzione importantissima che è quella. d ella. scelta. dei feriti per uno smista.mento razionale e rapido, scelta. che viene pratica ta. specialmente nei pllll.ti di concentramento delle linee di sgombero e cioè nei posti di soccorso divisionali. (Sezioni di sanità italiane) e negli ospedali eli sgombero primario, che sono situati nella. zona più avanzata de l t erTitorio d èlle Armate. Nei posti di soccorso divisionali si compie una prima cerni ta , quale è po;.;sihile in vicinanza alla fronte. Questa. reclama. necessariamente una revis ione che viene fatta in special modo negli ospedali di sgombero primario. La.rdennois afferma che negli ospedali di sgombero primario, (dove occotTOn.o infermieri svelti, esperti, silenziosi e molti portaferit.i), ogni chirurgo ha potuto visitare, da ndo anche le esa.tte direttive, 30 feriti coricati e 90 seduti ogni ora. Nelle 24 ore, con due chiwrgi in permanenza. potr~bbero essere vio:;itati, indirizzati e sgomberati con scwpo losa esattezza 1000 feriti coricati o 3000 seduti. Il generale medico Rouvillois ritiene che due squadre di smistamento, che possano ricevere il cambio ogni 8 ore, composte ciascuna di tr·e medici, un medico ausiliario, cinque infermieri, e tre svestit.ori, possano sceg liere e smistare 600 feriti nelle 24 ore, rinnovando le medicazioni. La funzione degli ufficiali medici reggimentali deve limitarsi quasi unicamente alla raccolta. ed allo sgombero dei feriti. ll p osto di SOCCOt·so divisionale rappresenta. il primo e principale organo di smistamento. Esso ba lo scopo di raggruppare tutti gli individui e ripartirli come appresso: I o in quelli assolutamente intrasportabili; 2° in que lli dA. sgombemre di prrma. urgenza; 3° in quelli da. sgomberare di seconda e terza w·genza; 4° negli iprytizzat i; 5° nei contagios i; Go nei claudicanti. Quelli dello. l a categoria dovranno essere ricoverati s ul post.o, che è a llo scopo provvisto di una quindicina di letti. Quelli d ella. 2"' categoria dovranno essere diretti sulle formazioni sanitarie di Corpo d'armata.. Quelli della 3 3 categoria dovranno essere inviat i direttamente a llo fonn azioni sanitarie d'Armata. Quelli della. 4" categoria e cioè i gassati e gli iprytizzati, qualunq ue sia il loro stato, dovranno essere invece inviati tutti, sollecitamente, alla più vicina formazione di Corpo di o.nnata, già organizzata. per i primi soccorsi. Soltanto in questa formazione sanitario. avanzata di Corpo d'armata devono essere concent ra ti tutti i gassati indistintamente p er riceve1·e la. prima CLtra. e per e~seee poi smi.st.ati negli ospedali specializzati d ' Armata.. Quelli della 5• categoria., i conta.~?iosi, dovranno ugualmen te es.'!cre invia t i . nelle formazioni sanitarie d ' Armata gia stabilite e pronte o.llo scopo. Quelli della. 6& categoria, i claudicanti, dovra nno essere inviati a l d eposito de1 claudicanti situato di regola nelle vicinanze d egli ospeda li primal'i di ~gom.l>or? . È nella. zona di Corpo d'armata. che esistono le prime formaziom snruLH rie di cura, dove devono essere ricoverati i seguenti individui: Io g li iprytizzati e i ga.'lBa.ti in p;enere, di cui vengono trat tenut i i pitt ~~·twi e sgomberati gli altri nelle formazioni sa nitarie di Armata:
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RIVISTA DI TI!CNlCA. E SERVIZIO SANITARIO
zo i feriti A malati gravi di prima urgenza, per essere ricoverati nelle amàullifiZè chirurgiche, e negli ospedali eventualmente fon1iti daiJ'Arrnata. Al Corpo d 'armata oltre gli ospedali suddetti appartengono pure altre formazioni sanitarie e cioè la sezione di igiene, di lavaggio, e di disinfezione. Tutta la massa degli altr i individui da sgomberare viene inviata direttamente dai posti d i soccorso divisiona lj a lle formazioni sanH.a rie di armata rappresentate essenzialmente: l 0 dagli ospedali di sgombero primario; 2o dai centri speciali di Armata; 3o dal deposit.o dei claudicanti; 4° dagli ospedali complementari o di tappa; 5o dalle formazioni sanitarie regolatrici del moviment.o ferroviario. Gli ospedali di sgombero primar:o sono formazioni di 1500 letti in ragione di uno per ogni Corpo d'a~·mata, situati nella zona avanzata di Armata. I centri speciali dli Armata, situati di regola vicino agli ospedali di sgombero, primario posson o es& ere variabili di numero secondo lafisonomia della guerra. Se non si ha. guerra di movimento, potranno istitni.rsi i centri di sp ecializza.zione per fratturati, per i maxillo-fncciali, per i neuropsichici, ecc.; se si ha guerra di movimento è necessal'io di costituirne il minimo possibil e oltre quelli per i contagiosi, e per i r icuperabili in breve temp o. I depositi per i claudicanti in ragione di 2 o 3 per Armata, fww.ionano non come unità. sanitarie vere e proprie; ma come corpi di truppa. La presente organizzazione permette che tutti i feriti ed ammalati che giungono alla zona dell'Armata, vengano sottoposti ad un esame met,odico presso gli ospedali di sgombero primario, permette di t rattener&, od inviare ai centri di specializzazione vicini quelli che non possono sopport.aTe tm ulteriore trasporto (gli sgombrabili di 2a urgenza) e d i incanalare per ferrovia tutti gli altri che sono in grado di sostenere un ulteriore viaggio, tmitamente a quelli che son o s tati messi in condiz.ioni di viaggiare dagli ospedali di Corpo d'armata. D servizio sruùtado della zona de lle Armate, è qnindi un serviZIO di scelta. tecnica, di ospedalizza.zione e ili sgombero p e r feJTovia. Uli ospedali d i tappa banno una funzione complementare e rappresentano de lle riserve a disposizione delle Armate, delle valvole d i sicurezza, qualora l'afllusso agli ospedali di 1° sgombero fosse superiore alla lo ro efficienza. Di regola di.<:;tano una ventina di chilometri d agli ospedali prima ri di sgomber'O, con i quali sono collep:at,j, di massima, a, mezzo di autoambulanze. Sono centr·i ili ospedalizzazione e nei periodi di calma centri di ricupero. Un'altra formazione sru1ita!'ia è l'• Ècllelon de la gare regolatrice • situa.ta presso le sta?.ioni ferroviarie che provvede a tutto il funzionamento del servizi o di sgombero pe r fel'!'ovia: conosce i bisogn i lett.o degli ospedali primari di sgombero, degli ospedali di tappa, le disponibilità de-gli ospeda.li d 'Armata e teiTitoriali, r egola e controlla con un ultimo esame i feriiti ed ammalati che ad essa affluiscono e t rattiene tutti coloro che non possono compiere un uJt,eJ·iore· via~o. Da tutto ciò risulta che sono tre le correnti di sgombero. La prima nasce dai p osti di soccorso reggimentali. La seconda proviene dai p osti di soccorso divisionali. La terza da~l.i ospeda li d i sgombero prima rio. Dalla zona regp:imentale il t rasporto si effettua a . braccia con bru:elle o con carriole. Si calcola che approssimativamente con questi mezzi sii possa percorrere ogni ora l chilometro fino a 2 chilomet,ri e mezzo al massimo. In Ull dato p unto qt•esto sistema di trasporto viene sost.itu.it.o colle auto sanitarie divisionali che trasportano i fet·iti a l pòsto di soccorso divisiot\illé, situa.to a 5 o 10 chilometri eli distanza. Al posto di soccorso divisionale esist.ono autoambulanze e camions da trasporto. Le antOtlmbulanze vengono utilizzate per gli !'j!om brabili di prima urgenza diretti alle formazioni sanitarie di Corpo d' armata, i camions per tutti gli altri che vengono Sj!Ornbrati nelle Annate. L'esperienza dt>lr ult.ima j:\'Uerra ha dimostrato che su 100 sgombrati dalla. linea del fuoco, a rrivati a lla sezione di sanità, 40 dovono essere diretti al grup po ospitaliero di Corpo d'armat-a: di questi, lO di prima urgenza terapeutica e 30 gas:;ati. · ca lcola t·e l a CI·rra d 0 1· gassatr· e d egl'Llpr · yL 'A. fn t)s.c;ervare che è c11·ml Cl'le p oter tizzati. variabiliSi!ima seconda la natura dei proiett.ili adopet·ati, tuttavia, dall'insieme J elle pe•·Jite che si sono avute ne l 191H, si può affermuro che la cifra del 30 % sia molto approssimativa.
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RIVISTA DI TEONIOA E SERHZIO SANITARIO
Lo sgombero nelle formazioni d 'Armata si compie sopratutto coi camion.s automobili Le autoambulanze vengono riservate per i più gravi di 2a urgenza terapeutica, che possono essere calcolati il 17 %I camions automobili sono riservati specialmente per i seduti (16 uomini p er .camion8). Possono essere anche impiegati autocarri, dove p osson o prender posto 16 o 24 seduti. Questi autocarri sono utilizzati per gli ammalati leggeri e per i claudi-eanti, calcolati complessivamente, il 42 % degli evacuati dai posti di soccorso divisionali. È possibile prevedere il numero di camions che possono occorrere, facendo il -calcolo che è necessario disporre di un terzo di camions per ogni chilometro che separa il posto di soccorso divisionale dalle formazioni di Arma.ta. Per un'Armata quindi di 7 divisioni impegnate, dato che il posto di soccorso divisionale si trovi a 30 chilometri dalle formazioni di Armata, s i devono p rovvedere 70 cami011.s e cioè in cifra tonda 4 sezioni, tenuto conto dei cami01'18 indi<>ponibili. Si prevede che il posto di soccorso divisionale sgomberi con autoambulanze il 40 % di uomini sulle formazioni sanitarie di Corpo d'armata, il 17 % sulle fonnazioni di Armata ed il 4.3 % con camions sulle formazioni di Armata. l treni dalla zona avanzat.a di armAta possono avere destinazioni differenti, e cioè verso gli ospedali di sgombero secondario e verso gli ospedali nell'interno del paese. Gli ospedali di sgombexo secondario sono gt·osse formazioni sanitarie della {!Spacità. di 2000 e 3000 letti, p1·ovvedute di mezzi potenti chirurgici e di medicina. Essi sono situati nella zona più arretrata delle Armate a circa 6 od 8 ore di ferrovia dagli ospedali di sgombero di l" urgenza, ed in una. località in cui convergono le linee di affluenza di più Armat-e. Sono organi dipendenti dal Gran Quartiere generale. Vi si ricoverano quelli di 3a urgenza terapeutica, che non p ossono essere trattati negli ospedali di Armata, occupati da feriti ed ammalati più gravi. Vi sono raccolti tutti coloro che per le loro condizioni possono essere trasportati a mezzo ferrovia, senza incorrere nel pericolo di superare il limite di tempo dell'operabilità.. Queste formazioni sono capaci di assorbire in 24 ore p arecchi treni. p ossono .ricevere ammalati feriti e gassati, e sono costituite p roporzionalmente da un blocco medico e da. due blocchi chirurgici. Sono grand i ospedali che costit.\tiscono un'estesa riserva di soccorso terapeutico, immediatamente utilizza.b ile, solidamente costituit.a, non soggetta alle vicessitudini della guerra ed abbastanza~ vicina per essere utilizzata in un tempo relativamente breve ed utile. I t reni sanitari sono di tre tipi: 10 il tipo Berni-permanente., per coricati, è f01ma~o di 22 vetture di cui_ l~ ,per il servizio di sanità con gli apparecchi di sospensione e trasporta 300 indiv1dU1 coricati; 2o il tipo semi- pew;anC1'11e misto è com posto di 15 vetture d i cui 4 viaggiatori e 7 equipaggiate per il servizio sanitario cogli apparecchi di sospensione: trasporta 120 coricati, 240 seduti. Ogni t reno è provvisto di cucina, è I·iscaldato ed illuminato a sistema centrale. Si crea in caso di mobilitazione e per la durata de]] a gueiTa; 3° il tipo improvvisato, per seduti, si compone di vettw·e di tutte le classi ·e può t r asportare da 500 a 600 feriti seduti. Dai calcoli dell'ultima guert·a si può ~nnmettere che, quando un'Armata ò
in azione, occorra in media, per i p rimi due giorni, un treno per ogtù divisione impe· gnata: in linea generale si deve calcolare che il numero dei t].'( n i necessa.ri corrispon·da all'l, 6 o 2°/00 delle perdite. Così per 1000 feriti, malati e gassati occorrono l , 1/ 2 treni o 2 treni, a seconda. che predominano i feriti sedut-i o coricati. NOT.J.. - Le linee g.::ocrnU trn.cclnw dal m!l4l".rhro Medico .Boyè sul ~crvlzlo ~•llilt.ru·lo In guclTa, nel riguardi dello sgombero del feriti, sono ll<'gnfl dJ cou~hlcrn>-ifiU(', lUlchc so non pvg6( no eeH•re ccmpletamcnte ncct ttote da tuttl gli Stati, p~r uu c< m p le. so di rHgic ni t ecu!t he, ala dovuto alla dl1IC'rentc uganf2zazfc ne del bOI''·Izl , sia alla cr llfgut azione del ter reno. BAYON.
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA La midriasi da sforzo con p~rticolarc studio a11.alitico e sperimentale dei fenomeni pt,pillari m~l re.s]JÌro. (Rassegna <li studi psichiatrici, fase. 30, 1928). Richiamate e d iscusso le attuali nozioni e concezioni s ulla cmidriasi da sforzo• e s ui connessi problemi di fisio-patol o'(ia. e precisato, in corrolo:r.ione, lo stato delle conoscenze odierne sullo. anatomia delle vie e cent ri pltpilla.ri, l'A. espone la metoPn:RACCc;I. -
dicA. segLùto. e i risultati ott.e nuti m ediante lo. ricet·co. e lo studio personali del fe -
nomeno in numerosi so~getti . Passato quindi a ricercare il meccanismo di procluzione della « midriasi da sforzo •: osservato come, contrariamente all'opinione di qualche A., non possano assolutamente valere, a s pio~Z:o.re il fenomeno, le m odfficazioni respit·atorie e circolatorie ch e durante lo s forzo si verificano, o poM.o in rilievo como. anzi, 10. dilatazione pupillare durante il conato muscolare s i produca malgrado che le mutate condizioni respiratorie tendano a provocare una reazione pupillare opposta; esposti ed ana.Jiz. zati i risultati di ricerche personali intese a stabilire il m odo di comportarsi della pupilla nella.tvanovra del Valsa ln~. nell'apnea volontaria, nella n or naie r espirazione con aria iperossigenata e duranto i colpi di tosse; pa.<1sate in rassegna critica le div erse teorie già sostenute do. vari studiosi: l'A.. con l'a usilio dei ris ultati ottenuti dalle proprie esperienze e sulla base delle vedute rag~Xiunte . si pronunzia. p er l'ipotesi che n ello sforzo fisico generale volonto.rio si determini una dila.to.zione pupillare principalmente a. seguito d ella. complo.'l$a forte a.tt.ività coi·ticale concomitante. Altri elementi potranno in tervenire nella provocazione del fenomeno pupilla-re ma soltanto d ebolmente, sussidia.riamente. Con maggior s icurezza vie ne affermato, e in accordo con R edlich , che l' impulso alla. dilatazione pupilla.re, dallo s forzo fisico originato, prevalentemente aziona la musco!atura iridiena attmverso una stimolezione d e l sistemo. s impatico. A sostegno di quest'ultinta conclusione vengono addotti anche nuovi argomenti forniti da. casi clinici nel testo riferiti. E spone infine l' A. como il fenomeno dello. dilo.taziono della pupilla nello s forzo(o.ncbe all' infuori della utilizzazione che ne può es.ser fat.ta nei ristretti limiti riconosciuti quale «, s intoma <li Rodlich •, • ri~ditù. midriatico. spa.stica. •· sin torna. che l'A. studierà a. parte) p osso. offrire - svincolato. come dal presente lavoro r isulta, della univoca espres!!ione e sif:{Tlificazione finora. ad e.c;so assegnata. utili applicazioni nel campo clinico e medico-legale (particolarmente p er mettere in evidenza anisocol'ie latonti o dubbie; per cautelo.rsi di fronte o. reazioni pupillo.ri al dolore in soggetti sospet,ti ; per assicurarsi d e lla reo.le etlet.tuazione d'uno sforzo ecc.).
Su alcune complica/l::c dcll'i11/lum;;a. (• )lorgo.c;ni », 11. 12, 1928). L'A. ha voluto ana.lizzat·e d o.! htto clinico e patostenot-ico alcune complicanze· poco studiate dell'influenza. Ilh.L<~tra in modo po.rticohu-e il vomito, lo. sonnolenza., le. epistassi imponenti, le broncorrM:ie. la parotite. l'appendicite. la. neurite ottica retrobulba.re, l'albuminiurio.: apporta. un largo con t ributo casistico e fissa le caratteristiche nosologiche di o~ni complicanza o localizzo.ziono influenzale. Pitl diffusamente l'A. s i soffermo. sulle complicazioni e localizzazioni ronuli dell'influenza.. l o Nel corso <li un'affezione influenzale la presenza di una lieve albuminuria costituisce la. regola, non la mancanza. l'eccezione ; 2o Non sono molto froquonti. ma. pw·e esistono in ùubbin,mente gravi les ioni nefrotiche o nefritioh e como complicanze rle ll' inAuenzo.; 3o L e lesioni r ennli influenzali aono genera lmente o. decot'So fausto e raram ente passano allo stato cronico ne i soggetti primitivamente sani ; 4o Nella patogenesi di tali alterazioni bisozna invocare e considerare preYI\lontomente il fattore tossico. senza escludere in d eterminati ctl.Si il fattore microbico: tra.tta.si per lo più di tos<~ico-infe~ioni ; 5o Le nevrosi e le nefriti ~ rippa.li non dimostrano caratteri speciali che· servano a. differenziarle da. altro lc~-~ion i renali ripetenti un 'ori gine diversa. CELLI. -
NECROLOGIO
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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI Elenco deg li argo menti trattati (DII pncmt vtrnll ,mmll alla Dlrnlttt •~•mi~ 41 sultà 1111l1tar~ ul t• al 31 (lccmbn 1!28) A.NcoN.~. - Maggiore medico FBANCESC~ MESTICA : S u la cosi detta frattura di ~tieda. BoLOGNA. - Tenente colonnello medico Amom.o J.APOCE: Un caso d~ carie Buca di Wol~"mann delL' articolazione 8carpolo-omeral8 duflra. • - Tenente colonnello medico ANT01).'10 J Al'OCE: Contributo clinico ed operatorio sulle gasflrO·etlterostomie. CAGLI..A.RI. - Maggiore medico ANoELo GA.RAU: Funziona.menw del reparto chi· rwrgico dell'O~pedale militare durante il 1927. FmENZE. - Capitano medico GIOACCHINO BATTAGLIA : R eattivitd biologica della · cute agli agenti morbosi interni ed uterni e la sua funzùrn,e di protezione dell'organùrmo. NovARA. - Tenente medico GIULio JONA: La teoria dell'immunità ai giorni nostri. PADOVA. - Tenente colonnello medico Gros.EPPE SINoUTICO: ln81J,f!ìcienza m i · tralica. PERUGIA - Maggiore medico ANTON1o SINAPI: L e reazion.i i mmunitarie d.ell'ornismo nella diagnos-i e prognosi delle malatti e. » Sottotenente medico ALBERTO CASSOLA: S u un caso di edema acuto della gloUide da ascesso dell'aritm.oi.d.e. PiACENZA - Tenente colonnello medico ALESSANDRO GIANNELU : Un caso di emorragia dell'arteria ailviana. ToRINo. - Tenente colonnello medico Gruuo MassERANO. La lotta sociale contro il tiroidiBfTW, UDINE. Capitano medico P ASQUALINO SANTOLI : Un caso di leucemia linjoadeno-mieloidf. , a decorso acu/o. TRENTo - Maggiore medico GIUSEPPE MA.FFI: Il concetto deU'emia traumatica i n medicina legale militare.
NECROLOGIO Dott. cav. Francesco D'Albore tenente colo nnello m edic·o in A. R. Q .
D 14 novembre scorso è morto in Napoli, a. soli 43 a nni, il tenente colo1mello medico Francesco D'Albore. · Par tecipò alla. campagna ita.lo-turca. ùell911·12 e diede tutta. la l'ua .attivit à come capo reparto nell 'ospedale territoriale di T.ri poli. Nel 1915 accorse a. pre· stare soccorso alle popolazioni della. Marsico. colpite dal disa:,tro tellurico, e la sua opera piena di attività e di abnegazione fu ricompens ata con la medaglia d'argento di benemerenza. Durante l'ultima guerra prestò lodevole servizio come direttore di vari ospedali da ea.mpo e comandante di sezione di sanità, e fece parte della Missione italiana inviata nella. Russia meridicna.le per il rimpatrio d egli irredenti colil. prigionieri di guerra., esplicando il delicato mandato con elevatL::simi sentimenti, con zelo e con bontà d'animo. Modesto e serio, intelligente e riflessivo, di vasta. coltura profe.<;sionale e dotato di ottime qualità di organizzatore, ha. lasciato unanime cordoglio nella classe medica napoletana. e nei superiori e colleghi tutti che lo conobbero. Il Giornale di medicina militare si associa a. questa dimostrazione di cordoglio.
NOTIZIE V Congretso lntemazlonale di medicina e farmacia militare. (Londra, 6-11 maggio 1929). Nel maggio p. v. si terrà in Londra il V Congresso interna.zionale di medicina. e farmacia militare. Ecco il programma. della rhmione : Lunedi 6 maggio : ore 9 - Inaugurazione del Congresso ; » l 1.30 Ricevimento dei delegati esteri da S. M. il Re; • 12-13 - Visita dei delegati al Monumento ai caduti in guerra; » 15 - Assemblea. inaugurale del Congresso ; • 16 - Apertura dell'E sposizione sanita1·ia; • 19.30 - Pranzo ai delegati Ufficiali ed alle rappresentanze. Martedi 7 maggio : o1·e 9.30 - PRntO TEMA. - Sgombero dei malati e feriti per via acquea eper via aerea. Importanza del servizio sanitario nelle operazioni combinate ; 13.30 - Visita alla Scuola d ' igiene militare ; - Visita alla Scuola di medicina militare ; • 13.30 • 21 - R icevimento (limitato a. 500 persone) alle R. Ace. di medicina.. M ercol e(li 8 1naggio : ore 9-ll - Visita all' Esposizione sanital'ia; » l 1.30 - Visita alla Stazione Navale; " 14.30 - Ricevimento al Guildhall. Giovedi 9 maggio : ore 9.30 - SECONDO TEMA. - Le febbri tropicali di breve durata ; » 13.30 Visita al R. Aeroporto ; » 21 - Ricevimento al R. Collegio m edico militare. V tme-rdi I O 1naggio : 9.30 - TERzo TE.\lA. - Ferita dei vasi e loro esiti. ore 9.30 - QUARTO TEMA. - Analisi fisica e chimica delle vetrerie e oggetti in ca.utchouc utilizzati p er i servizi di sanità. ,. 9.30 - QurNTO TEMA. - Lo stato della dentatura e l'attitudine fisica. ·nei difierenti servizi milital'Ì. Visita alla R. Accademia e Museo Chirurgico . • 11.45 -- Visita al Museo dello. Società. Farmaceutica dello. G. Bretagna. - Visita al Museo W ellcom di Sc ienze mediche. Sabato 11 maggio: 10 - Sedut-a. di chiusura. ore » 12.45 - Banchet-to finale. "Coloro che intendono p1.rtecipa re al Congre ;;;o dovra.n110 inviare la loro ade · sirme tll seguente indirizw: To The Segre~nrl/ SIJ• ln!ernatio1Ull Congrell of Milit.ary Me'.licine and Pharmacy The War 0/fice, WhitehaU, Londmi S. W. I. England, unendo l'importo di lO scellini per i congressisti e di 7 scellini e 6 pences per le signore (mogli o sorelle nubili), n 'Jn p i \t tardi del l 0 febbraio 1929. Le eventuali comuni C".a.?:ioni non devono s uperare le 6 pagine di 50 linee ciascuna. I titoli ed i riass unti di .esse devono e.qsere inviati al Segretario del Congre3so per il l 0 marzo p. v. L ' uso dell'uniforme è facoltativo. E:~sa va pera l t ro indo >sah durante la se· duta. inaugurale ed in tutti i ricevi•nenti ufficiali.
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., Diretl.cre rellp:mBabile: ARTURO CASARtNI, tenente colonnello m edico
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Tratlam~nto e rgombno dEi fratt nrati degli arti in guerra. - Prdaz;or.e del prof. R. DALLA VEDOVA.- Un voll.lme di pagine 1()8 . ... ", .. , ..... .. , , ................ .. . L. 6VII - S. SALI N ABJ. - Insegnam.enti dell'qltima guerra sul trattamento delle ferite osteo-artioolari in 1° e 2° tempo. - Prefazione del prof. R. ALESSANDBr. - Un volume di p.agg. 1110 . ...... . . • 20Vlll - A. CAgABINI. - l a medicina militare nell'antica Roma. - Un volume d i pagine 28·. con 15 figure ......... ..... . .............. . . • 5IX - A. CASARJNI. - La oelebrazione dei medici caduti in guena. -Un volume di pagine 92 oon 16 fig ure ...... . . . ....... . ..... . • 10X - N. RoDJNÒ. - La profilassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pagg. 44 ......... . • 6XI - A. CASABINI. - La t celta dd piloti per. la navigazione aerea.:....._ Un v olurr.e di pagg. 232 con 97 figure .... : . •.. . .......... ... • :00XII - G. C.At>PELLI. - La cbimiea mililare e le sue rel~ioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - Gn volume di pagine 36. • 5XIII - S. SALINABJ. - L'autolj)Sionismo nelle' sue varie fonne e nei suoi esiti. - Un Yolume di pagg. 25 .... ............ ·...... .. ~ . • 20XIV - F. CAcciA e S. Rrcci. - Le occlurioni intestinali (ercluse le ernie stroaate). - Un volume di pagine 28 ..•. . ...... .. ... . .... » 5XV - G. GJUXONJ. - GEografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un , ·olume di pa.gg. 240 con 3 carte geografiche • 20 XVI - S. SALINABI. -· La razione alimentare del soldato ir. pace ed in guerra. - Un vol:ume di çagg. 240 •.... •• ..•. , ....••.... » 20 xvn .:. A. CASABJNI. - Per le • riozze di diamanU . del Giornale di medicina militare. - U n ,·clume di pa.gg. ~O con 9 figure ..... . » 7xvm - B. PALMIEBI. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napo1itano. - Un vol ume di pagg. 72 . • 7XIX - G. MEmw - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un volume di pagg. tO . . .. ..... . .... ... ....... : . . . . . » 7XX - A. CASABINI. .- La medicina militare n.ella leggenda e nella storia. - Un volume di pagg. 750 con 155 figure ..... . ......... . 60 XXI - Upovaccini e vaccinazioni antitifo.paratif.cbe nell'Esercito - Studi e ricerche (1927-28). - Un volume di f&g:no 12f> ........ . .. . ·s-
VI - F. CACCIA. -
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ALTRE PUBBLICAZIONI. A. CASABLNI. La fatica nella vita militare. Memoria pre-miat a al concorso Riberi, 19015. Un volume di pagg. 330 con 65 figure. - Roma., 1908 A. C.ASABINI. Le malattie ,. gli infortuni nella vita militare. Memoria. premiata a l concorso 'ltìberi, 1906. Un volume di }lagg. 402 con tavole grafiche e statistiche - R oma, 1908 ........................... . La lotta antitubercolare nell'esercito. - Un volume di pa.gg. 96 con 8 tavole Per Leonardo da Vino! nel IV Centenario della sua morte. - Un volume di
pagine 100 con 37 fìgul'e .......... ' ... ... ..... • . .. . .. . . . .. . ' .. Per Giovanni Maria Lanoid nel l i Centenar•o della sua morte. - Un volume di pagg. 106 con 28 figure ......... . ...... , ............. . .... . 1U Conferenza interalleata per l'~istenza agli invalidi di guerra. (Roma., 1019) - Relazioni ufficial i o comunicazioni.- Un volume di pa.)!g. 96 . .. .. I CongteSSo internaziònale di medicina e farmacia militare (Bruxelle;;, 1921). Relazioni ufficiali del Corpo sani t ari o militare i tali ano .. . . .... . . . Il Cougresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma., 1923). Atti del Congruso - Vol. I. - Relazioni ufficiali. - Un volurue di pagg. 416 con tre tavole .. ·.... . ·.:~,."" ~ .. . . ... ... . · ....... · ...... . II Congresso internl)aionale di medicina:·é .:f~aoia militare. (Roma, -1923). Attt del Oongruso- Vol.. Lavor i dèl Congresso e comunicazioni. - Un volume di p~g: 600 co n 33 ·tavole e 19 incisioni ....... . III Congresso intemazionale di medicina e farl;llacia militare. (Parigi, 1925).Lavori del Congresso e comunicazioni. - Un volume di pa.gg. 88 •
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GIOR~NALE
DI MEDICINA MILITARE OIRt:ZIONF. F.D
,UUIINISTRlZIO~E:
Roma - ltlinlstero della Guerra, Vta XX Settembre • Roma
CONDIZIONI DI ABBON,lMENTO. 1. li Oiom<lle di medicina tni!itare •l puhbl1ca Il primo giorno :di olnscun mORO, in faaclcolo di Quattro fov;U di stampa e.lmeao. 2. L'abbonamento è annuo e decorre dal l• gennaio. 3. n prezzo dell'a bbonamento è : Per l'ltalla e Colonle .•. .. ....... .. .. . ...... .. ..... ..... ........ .. L. 82Per t• Est.ero .. .•...........•.. .. ..... .. .......................•.. •44 -
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4 Por gli ufficiali tn6dlci e cht;nJcl farmacisti del R . Esercito (lo eorvlzio attivo, In posizion e ausiliaria, di com plemento, della riserva ed a rlpooo) Il prezzo dell'Abbonamento è rldott.o a L. U anticipak cd 11 proz1.0 del supplemento è ridotto a L. 8. - Non si tras mettono rice vute per gli abbonamenti personali. 5. Non el aocettano reclami trascorsi trenta gl •lrnt dalla speditlone del Giornale, cbe si et· fettua rcgnlo.rmonto al primo di ogni mese. Tra!!Corso tale termine, l faeclooll r ichiesti veDJODo spe. diti 16 dial)onlbiU, solo a pagamento. , •.Cl. l ~ignori abbonati mili t ari 1o e!Iettlvltà di r;ervizlo pagheranno l'Importo dell'abbona.mento por mezzo del rbpotti'l'l comandi dJ oorpo e direzioni. ... ·• . • 7. Per l soli urftclnU modici (doli' Eserclt:> e delh Mari no), in QualunQue posizione si trovino ~ tml.metso u n ABBONAl\(EN'fl) CU.,IU·LA'rt'VO al Oionvlle di msdi.aiM militare ed a,gl1 .&m~ali di medicina nauale e colllniale al urezzo di L. 39 annue. È Inol tre ammJ}.~So .u n ABBONAMENTO CUMULATIVO 1\llu Rivista aeronautica a! pro?.zo rll L . .C& snnue. od alla Rivi.sta mi~itare itaUana e:t·"3roz11o di L . ·.Cl a nnue. ti: Infine amuies'\O un ABI30NAllll'i~1'0 CUMULATI VO o! giornale l'Unì· eerso1 rivista geograllcll Illustrate. ai 'P,roz~o di L. GO annue. Per ottenere tali tactutazlonl cumula· tlve-.,g!l abbonati militari dovranno far JlCrrenlre l'Intero Importo all'Amministrazione del periodico del ~_prlb oor po. . 8, AJ librai si fa lo 'sconto del 10 ·»er·cento, ma soltanto per ~rll abbonamenti delle persone e degli en"t}. non· ni.!Utarl. · •~ • .. • •
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1. I lavori orllflnall, le noto, le r iviste - dattilogra(atl o scritti a ma no - devono oooup&re un Bolo Iàto·. del Coglio. eesere n()l ·testo definitivo ed accuratamente oorretU e riveduti dfl&'ll autori. SI fa.1 epoètale raooomaodatlon e che qucllt sorlttl a m ano alano ben legglbiU, per modo d1 evitare ov;ul dubblo di Interpretazione. In oMo cont rarlo, la Dlre,.ioue si vedrebbe ooetretta a sospenderne . la pnbblloaz.tone. 2. Sa.lvo casi eocezlone.IISBimf. la correzione delle bozze sa.rà fatta. dalla redazione anzloh& dagli autori, p er n <>n vincolare Il lavoro tlpografloo a gli lnovit:~oblll ritardi postall. 8. Le speso per gtf estuttl e quelle per le t o.vòle lttcgraflobe, totolfl'atl; he eoo., ohe aocom• pagnasee.ro le mem orie sono a carico degli autori. . •· Oli est ratti sono di due t ipi: - Tipo ..f) Senza. copertina e colla Impaginatura e numertl.-" ztone del fascicolo. - Tipo B> Con coper Mna stampata, tronteeplzlo, Impaginatura e nnmeraslone epeolale. · 6. D prezzo dogli estratti, per &'i l a11torl delle memorie <'he U richiedano, è regolato dalla 1eguente tarltia :
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Tipo A ...................... Tipo B ... . . · .· ...............
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80 90
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180 140
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Oli estratti. minori di un foglio si contano come /oolio intero per le ordinazioni di 100 utratU
o meno.
Per qtu;Ui. ohe su perano un /O{JliO, le Trazioni in pili. che non superano (t mezzo fO(Jlio, ri cena· t·ano come mel<l, pureil~ però l ' ordinaziom non sia inferiore a 5.0 copie. 6. I manoserlttl non al restltnJsoono. - I lavori brevi avranno la preoedellla.
(7167) - R OliA, 1920- A. \'Il - STABILIMENTO PoLIORAFICO PER L 'AillUNISTRAZIONE DlllLLoO S TATO
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Anno LXXVII - Fase. III MARZO 1929 - ANNo VIT
GIORNALE DI
DIREZIONE ED AMMINISTRAZlONE MINISTERO DELLA GuERRA
ROMA
Pubblica%ione mensile
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA ( DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE)
Giomale di medicina militare: 1851-1884 - Giomale medico del Regio EsercitA> e della Regia Marina: ~885-1 895 - Giornale me~eo del R. Esercito: 1896-1907. TELEFONI : 43-283 R. T. - 21-90 R. M,
SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI :
umpla. Vil'lllo. -
Funziono visiva e servizi ro11ltari .. . . . . . . . . . . . . . . . . • • . Ricerche sull'Impiego del complemento secco di cnv iu io ~lcrologlu .
Pag. 121 • 140
OAIUIITIOA CLINICA :
leato. - La ~!O IIde maligna Jlrococe e sun pntogcD<:Sl . . . . . ç;qp~a, - Sopra Wl caso di Qdomn ocut() larlngeo . . . . . . . .
Pag.
147
•
164
NOTI! DI IGIENE PRATICA :
Cuarlnl. - L'alcool nelle truppe coloniali . . • . . • . . . . . . . . . . . . . • . •
Pag. 167
RIVIITA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA • . • . . . . • • . • • . . • • • CONFERENZE SCIENTI FIOHE DEGLI OSPEDALI MILITARI. . . • • • . . . • . • • • • • • • • NEOROLOGIO. . . . . . • . . . . . . • . . . . . . . . . • . • . . . . . . . • • . . NOTIZIE • • • . , • . • . . • • • • • • • • • • • . • . • • • • • . • • . • • • • • • • • .
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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA - Via XX Settembre - Ministero della Guerra -
ROMA
COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO
DE~LA
GUERRA
DmEZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE
I - F. TESTI. - Storia retrospettiva dell'igiene nell'Esercito italiano. Un volume di pagine 112 . . . . . . . . . • . . . . . . . . ... . . . . . . . . . . . L. 7 H - Bioerohe biologiche degli U ff!ci psico-fl.'liologfai di aviazione militare. - Un \-olume di pagg. 236 con 46 figure e 2 t a vole . . . . . . • 15 III - E. Sa~ TORO.- Ferite addominali di gueaa - Prefazione uel professore N . GLo\NNETTASio. - Un volume di p agg, 400 con 38 figure • 31) LV - A. L URTIG - A. BusrNco. - I • gas dl guerra •· Impiego ed effetti - Provvedimenti e cura. - Un v olume di pagg. 104' con 3 ta vole microgrllfiche a colori . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 12 V - A. L usTIO. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas c!urante la guerra mondiale (1915-918). - Un volume di pagine 32 con 21 figuro .... .. ........ .... .... . .... . ·. . . . . • 7( !:>eque 3" vaohw del!<: ooperliM)
MEMORIE
ORIGINALI
FUNZIONE VISIVA ESERVIZI MILITARI u~ l
per il dott. Edoardo Lampl.s, capitano medico
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Capo reparto oftalmici dell'Ospedale militare principale di Verona
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Dato che necessità di cose importa una limitazione del tempo assegnato a ci.o.scun relatore, dovrò solo far cenno, più che parl.a.re, delle molteplici questioni che si presentano, sotto i più vari aspetti, nello svolgimento di un tema di sì vasta portata, quale è quello che abbiamo pre- . scelto, e cioè, la determinazione delle capacità funzionali dell'organo della visione in rapporto ai servizi militari. Dirò anzitutto che le esigenze delle diverse Forze armate - Esercito, Marina e Aeronautica - e delle stesse varie Armi, sono divenute molto più notevoli di quanto non fossero un tempo. La tecnica dell'offesa e della difesa non è più fondata sull'impiego di armi semplici ed elementari, ma trova riscontro nelle più sottili e raffinate risorse della scienza : dagli strunienti fisici di precisione - quali l'altimetro stereoscopico per misurare l'altezza di un velivolo, i calcolatori per il tiro d'Artiglieria, i cannocchiali per le misure del vento e della parallasse - ai complicati congegni dei sottomarini; dai servizi più o meno celeri di trazione meccanica all'arduo pilotaggio di velivoli di ogni sorta. Mentre una volta la guerra consisteva in una serie di battaglie, quasi direi di corpo a corpo, cte si iniziavano in un'ora qualunque della giornata e terminavano con il tramonto. del sole, oggi si combatte per. anni ed anni, di giorno e di notte, in terra, in mare, nel cielo, nel sotto· suolo e sotto le superfici delle acque, infine, senza nessun limite e con tutti i mezzi, ritenuti i migliori se riescono ultra.micidiali. Qui, o signori, il sentimentalismo non conta: conta preparare armi efficaci e organizzare masse di uomini, fisicamente e moralmente atti alla dura bisogna. A noi, medici militari, spetta anzitutto la scelta dell'uomo, la selezione dei combattenti. Abbiamo delle disposizioni regolamentari, ma esse non rappresentano, in verità, dei rigidi elenchi di infermità o di imperfezioni, che debbano essere seguiti inesorabilmente nelle nostre operazioni di reclutamento, ma costituiscono, invece, delle norme direttive, lasciando al medico perito la loro applicaiione adeguata, secondo un giusto criterio. In questa esposizione noi dovremo attenerci costantemente a queste disposizioni regolamentari, onde tra.cciarne il contenuto e rilevarne i criteri, più o meno razionali, cui si è inspirato il legislatore nel compilarle. Naturalmente non varcherò i limiti del nostro campo ofta1mologico. (l) Comunlcazloue al XXI Co11&'t'e8&0 dell' A.6Sooluzlon.e oft.almologica lta llann. -
lermo, 1118.
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FUNZIONE VISIVA E SERVIZI MILITARI
ACUTEZZA VISIVA. <
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VISUS lzq RAPP01i:ro .lU SERVIZI DELL'ESERCITO.
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- L 'articolo fondamentale della parte dell'elencò (allegato al R. decreto 14 gennaio 1923) delle imperfezioni o infermità oculari che sono ca.usa di inabilità assoluta o temporanea al servizio nell'Esercito dice: cc L a riduzione dell'acutezza visiva inferiore ad % della normale ili entrambi gli occhi oppure inferiore ad 1/ 12 in nn occhio solo (corretto l'eventuale vizio di refrazione con lenti sferiche, cilindriche o sfero-cilindriche) quando sia sostenuta da cause inamovibili ''· . Nota be-ne: Perchè il soldato sia dichiarato idoneo al servizio incondizionato, è necessario che abbia in nn occhio almeno un'acutezza visiva uguale o non inferiore ad Y:J. cc La riduzione dell'acutezza visiva sarà invece causa di limitata idoneità al servizio militare quando sia inferiore ad Ya in entrambi gli occhi (e cioè visus fra Ya e %in ambedue gli occhi, oppure fra %e % in un occhio e fra Ya e 1 / 12 nell'altro)., · Anzitutto notiamo che non si fa distinzione alctma tra. occhio destro e sit~istro : tale distinzione noi la ritroviamo se risaliamo molto più in dietro nel tempo e cioè negli elenchi annessi al r. decreto del 2 luglio 1890, secondo cui veniva dichiarato inabile se l'acutezza visi.va fosse ridotta di Ya soltanto nel solo occhio destro o al disotto di 1/ 12 nel solo occhio sinistro, ovvero, nei due lati, ad Ya nell'occhio destro e al disotto di % nell'occhio sinistro.
Questa distinzione trovava allora la sua ragione d'essere nell'importanza somma che una volta si dava. al puntamento del fucile, al tfro al bersaglio in genere, ed anche forse nella mentalità non del tutto spigliata dei nostri vecchi soldati: Oggigiorno l'arma del fante non è più unicamente il pesante fucile 70-87, di non facile maneggio, ma il leggero e perfezionato J:!10dello 91, il moschetto, le bombe a mano, le armi bianche, apprende egli con molta piu facilità l'uso delle armi, non prova difficoltà di addestrarsi nel puntamento e sparo, eventualmente con occhio e mano sinistra, ha come bersaglio, in guerra, gruppi o masse di uomini certo più notevoli di una volta, ossia un obbietto più vasto e più, quindi, facilmente colpibile. Già. con il r. decreto del 24 marzo 1892 il visus di un occhio non ha maggiore importanza del 'VÌ8tt-8 dell'altro: il modello del nostro odierno fucile ba la data del 1891 e la. mentalità era in via di evoluzione pratica.. Eppure in Inghilterra, per il servizio attivo nell'esercito, si richiede
che l'acutezza visiva. di ~ deve trovarsi nell'occhio destro, mentre nell'occhio sinistro può essere limitata. ad 1 / 10• Le ragioni! Una deve riscontrarsi nel fatto che l'Inghilterra chiama, per il servizio dell'esercito, nn contingente limitato, la seconda. forse nello spirito tradizionalmente conservatore di quella nazione. Anche nei regolamenti tedeschi si richiama. l'attenzione del perito stù fatto che, in fanteria, la. maggior diminuzione di visus nell'occhio destro può dar luogo a maggiori difficoltà nell'uso delle armi.
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La necessità odierna eli avere un ingente numero di gente addestrata alle armi in tempo di pace, e sotto le armi in f,TUerra, ha indotto il legislatore ad essere meno esigente anche nei riguardi della capacità visiva. Del resto, pur non entrando ora in merito a l grado visivo che si pretende almeno in un occhio (di relativa importanza, come si è detto, se nel destro o nel sinistro) non molto toglie alla funzionalità visiva il fatto che l'acutezza dell'altro occhio sia più o meno notevolmente diminuita. Nel milit~ue in genere, la. perdita della visione binOC\llare, determinante più che altro una minora.zione del senso stereognostico e una parziale del campo visivo, non ba gran peso. In ciò ha pure convenuto, in periodo di guerra, la legislazione francese con il decreto del dicembre 1916 che I'iebiedeva nell'occhio meno ca.pa.ce solo 1 /zo, e più ancora la. legirslazione tedesca che considerava la capacità visiva solo di un occhio. Per l'idoneità ai servizi ausiliari, anche in Francia e nel Belgio, si teneva soltanto conto del viS'ttS monoculare. Dobbiamo subito dire che, anche q\lÌvi, il rela.tivismo domina: se una nazione può avere il privilegio della scelta, arruola natura,lroente i più idonei fisicamente; se le necessità urgono, si va meno per il sottile e ri chiamano alle armi, con gli amboveggenti, i monocoli e, fra questi, pure i meno capaci. n collega Saverio Canitano, in uno studio sui cc Monocoli e }Iilizia l>, fa una bella e dotta rassegna della storia degli eserciti por scrutarvi la parte che in essi ebbero i monocoli, parte gloriosa e spesso gloriosissima, come nel caso del leggendario Orazio Coclite, di Filippo II di Macedonia, vincitore di Cheronea. e padre di .Alessandro il Gra.nde, di A.ntigono, uno dei genArali più abili di Alessandro Magno, dAtto « il CiC\lopA» per il suo difetto. Annibale stesso fu monocolo e Quinto Sertorio, vincitore di Met.ello e Pompeo, il Maresciallo di Francia Conte di :Ranzau, uno dei migliori generali di Luigi XIII, Giovanni di Ziska, eroe popolare di Boemia, il maresciallo di Roquelaure, il generale Pagan, il generale Russo KoutouzotT, il Re Venceslao, l'Imperatore .Alberto I di Alemagna, valorosissimo condottiero e vincitore di dodici battaglie, i generali americani Scofield e Millis; monocoli furono inoltre il glorioso maresciallo Massena, predilet,to di 'Sapoleone, il prode Ammiraglio Nelson, e molti altri. Del resto ufficiali e sottuffidali di carriera, monocoli di guerra, pm;sono essere t rattenuti sotto le armi; monocoli numerosissimi svolgono la loro piena attività. civile anche esercitando mestieri o professioni così dette visive. Signori, 80.000 monoveggenti austro-germanici davano il loro valido contributo di combattenti, al fronte, nella gro.nde guono. ! Gli strabici per ambliopia possono essere considerati, agli effetti della funzione binoculare, dei monocoli e il loro numero è ingente. Sap,piamo bene che un potere visivo di 1/ 12 o anche di 1/ 20 consente all'individuo di deambulare facilmente, dirigersi, riconoscere persone ed oggetti che non siano lontani, accudire anche a lavori non minuziosi : questa facoltà visiva, pure cosi ridotta, riesce poi preziosissima nei casi in cui l'altro occhio è messo, per cause temporanee, fuori uso, ciò che sotto le armi, e specialmente in guerra, non di rado avviene. È una riserva indubbiamente preziosa di cm si può e si deYe tener conto, quando lo stato delle cose, più facilmente in pace, lo permetto.
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Infatti il legislatore italiano ha. preso in considerazione, forse troppo adeguatamente, tale circostanza, {llome sappiamo, e più ancora quello inglese ed il belga che prescrivono, nell'occhio meno efficiente, un 'f>ÌSU8 non infe. riore ad 1/w Ma tra 1/ 10 e 1/ 20, non vi ha., dal punto di vista pratico, una. div~m~ità molto sensibile: l'un grado e l'altro, come si è detto, permette una certa attività, ma in ambo i casi la visione binoculare non è realizzabile. Consideriamo ora il requisito fondamentale del grado di visus nell'occhio pitì efficiente: in Italia, per l'incondizionato servizio, deve essere uguale almeno ad J'3. Perchè questo grado di 'fJisU8 e non un altro! D Bonalumi, nel suo trattato di medicina legale militare, commentando l'elenco infermità allora vigente, dice che cc- la cifra di un terzo adottata per l'occhio destro, non è arbitraria, ma basata sulle esigenze del servizio militare in campagna,. Infatti, l'obbiettivo del soldato in guerra essendo il soldato nemico, bisogna che egli lo possa distinguere alla distanza di almeno 400 metri per poter in tempo utile .segnalarne la presenza e servirsi della sua arma prima di essere sorpreso. Si è ritenuto questa distanza sufficient-e, - continua il Bonalurni, riferendosi anche ai concetti del Barthèlemy in quanto, siccome un occhio normale deve distinguere, a circa 1200 metri, un uomo di l metro e 62 di altezza su 42 centimetri di larghezza, cosi se ha perduto 2-f3 della sua acuità, lo vedrà ancora in modo sufficiente anche ai soli 400 m etri ''· Questo ragionamento può valere anche oggigiorno non ostante, come si è detto, i metodi di combattimento abbiano subito mutamenti: alla fine delle fini, in una battaglia, è il fante che deve sopprimere il fante av· versano e mettere il piede, nel senso materiale del termine, sopra il suoio dove trova.si il nemico, per affermare un diritto di vittoria. J\lla Ya di vis1'8 solo in un occhio è davvero sufficiente per le esigenze del servizio militare t Il Trombetta rispondeva, ante beUtHn, chiaramente no. Non so quale possa essere la sua opinione odierna dopo la conflagrazione europea. Forse l'illustre generale sarebbe stato perfettamente nel vero, anche durante il grande conflitto, se .la linea del fronte non avesse aruto la lunghezza di parecchie centinaia di chilometri e sotto le armi fossero stati chiamati meno di 5 milioni di uomini ! La quest.ione è tut.ta qui t In parte si: infatt.i, nel 1890 venne stabilito come causa di inabilità la riduzione del vi8us al disotto di % nel solo occhio destro, oppure al disotto di 1/ 11 nel solo occhio sinistro ; ovvero, nei due lati, un terzo nell'occhio destro e al disotto di % nell'occhio sinistro. All'inizio della guerra, invece, a meno di % della normale in entrambi gli occhi, ovvero n. meno di 1 / 12 in un occhio. Durante la guerra (luglio 1917) era incondizionatamente idoneo il militare con % di vi8us in un occhio e 1/ 12 nell'altro, per ritornare poi, dopo la guerra (gennaio 1923), ad almeno % di visu.s ·in un occhio e 1 / 1., nell'altro. Queste variazioni sono eloquenti di per sè stesse e non banno bisogno di ulteriori chiose. D 'altronde noi vediamo che in Inghilten·a, in Francia, in Germania e in Aust-ria e persino nel Belgio, in cui l'usUI·a del materiale uomo fu gra·
J'UNZlONE VlSlVA E SEBVIZl l\llLITAIU
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vi.ssima, non è stato ammesso un deficit di 'Via-ua monoculare inferiore ad Y2 per il servizio incondizionato. Non v'ha dubbio che, se l'abbassamento dei limiti dell'acutezza visiva si rende necessario per avere un maggiore contingente sotto le armi, sarebbe più razionale mantenere fermi i limiti del msua nell'occhio più efficiente e abbassarne solo i limiti nei riguardi dell'occhio peggiore, anche nella considerazione che non si vuoi dare importanza alcuna alla visione binoculare. E dobbiamo anche convenire che il vi8ua di Y4 in un occhio e di 1/ 12 nell'altro (misure stabilite in periodo bellico) è invero insufficiente per un servizio cosi detto incondizionato. Presentemente si richiede % in un occhio e 1/ 11 nell'altro e ci siamo di nuovo avvicinati ad un s~no criterio. Certamente - e oramai la gr~n parte degli studiosi e dei pratici conviene in ciò - sarebbe ancor più razionale innalzare il maua dell'occhio più efficiente ad %e abbassare il t"iaua dell'altro a 1/ 10, ed anche ulteriormente, in caso di penuria di uomini. . Per il servizio sedentario nell'occhio migliore è richiesto ~~ e ciò può essere sufficiente, nell'altro 1 / 11 ; anche a questo proposito diciamo che il .c ilus dell'occhio peggiore può essere abbassato ad 1 / 10 e, se necessita, del tutto trascurato, tanto più che trattasi di servizi puramente ausiliari. VISUS IN RAPPORTO ALLE VARIE ARMI. - Le disposizioni regolamentari non fanno specificazione nei riguardi delle varie .Armi dell'Esercito, salvo qualche eccezione: questo non dovrebbe significare che la capaci~ visiva appena sufficiente per il fuciliere, lo debba essere anche per le altre Armi, come, per esempio, la Cavalleria; questa, se nell'ultima guerra non ha avuto quel largo impiego come per il passato, pur tuttavia non ha perduto la sua speciale funzione d'arma atta alla ricognizione, all'esplorazione, ai rapidi attacchi, ai servizi, infine, di arditezza, in cui il requisito di una buona visione non è davvero trascurabile. È evidente inoltre, che chi monta a cavallo abbia bisogno di una capacità. vii!iva superiore a quella di chi si sposta con le proprie gambe. Se noi consideriamo lo stesso battaglione di Fanteria., come è oggi costituito, facilmente ci accorgiamo come abbia perduto quella. omoge-
neità. d'una volta, diventando un organismo assai complesso per l'introdllZione delle tnitragliatrici pesanti e leggere, le artiglierie d'accompagnamento, gli elementi di comando, di osservazione, di collegamento, ecc. Da questa spiooa.tissima suddivisione degli organi e dei compiti dovrebbe conseguirne la necessità di una distribuzione specifica. dei militari componenti l'unità anche in rapporto alle sue capacità visiva. Ciò certa.mente non può essere stabilito tassativamente nei regolamenti, perchè se ne accrescerebbe la mole smisuratamente a danno della spigliatezza e della. semplificazione che urgono ~egli arruolamenti e assegnazioni. Ma, tuttavia, si può tenere nel dovuto conto anche la speciale attitudine fisica., assegnando a questo o a quell'elemento, piuttosto una carica d'un 'altra: al punta.tore mitragliere è necessario un vi8us normale e parimenti aJ puntatore dei cannoni d'accompagnamento che fa solitamente mo della linea di mira naturale. Minore necessità di un mau.~ normale ha. il fuciliere, che, quasi sempre, è chiamato. a. compiere tiri collettivi su bersagli più vasti.
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Nell'arma d 'Artiglieria era necessaria un'acutezza visiva ottima., nei tempi in cui il puntamento stùl' obbiettivo veniva regolato unicamente secondo l'apprezzamento della direzione e della distanza, fatto ~ mezzo del senso della vista, puro e semplice, ossia, secondo la linea di mira n aturale. Oggigiorno questa necessità dell'artiglierie ltmgimirante è invero scemata, ma non del tutto scomparsa. Nello stesso tiro indiretto, ove chi sta al pezzo non vede di solito il bersaglio, vi sono funzioni delicate come quella del puntatore che deve dirigere la linea di mira al falso scopo (il punto, cioè, di riferimento) che di solito è situato tra i 100 e i 1000 metri, e talvolta a 3-4 chilometri a seconda delle circostanze. · ~ noto che oggid.l le carte topografìche, il cannocchiale panoramico, il goniometro, il telemetro sono i veri regolatori del tiro, ma è pur necessario un determinato visus per l'uso di questi strumenti di precisione. Se noi consideriamo che il personale ai pezzi è costituito, oltre che dell'ufficiale, del capo pezzo, il puntatore, l'aiutante puntatore, il gra.duatore, il caricatore, il porgitore, il tiratore del grilletto o della funicella, possiamo stabilire subito che in queRti singoli elementi vi ha una necessità graduale descresoonte di una buona attitudine visiva. Un quarto del personale dovrebbe avere un visua normale, agli altri 3/ 4 , impegnati in servizi ausiliari, basta un vis1's mediocre. Dobbiamo però ricordare che, oggi giorno, con l'arma dell'Artiglieria collabora. un altro genere di personale, i cosi detti osservatori terrestri o aerei, che accertano l'effetto dei colpi, indicando volta per volta le eventuali imprecisioni del tiro: elementi importantissimi cui è necessaria tma vista assolutamente normale. E accenniamo anche ad llna specialità. dell'Artiglieria che va assumendo, giorno per giorno, maggior importanza: la controaerea. Anche quivi si fanno uso degli strumenti di precisione per determinare la distanza, l'altezza, la velocità, la direzione del velivolo, di questo mobilissimo, direi capricciosissimo bersaglio, il quale, appunto· perchè tale, richiede, nel personale preposto al servizio, una grande attività visiva.. Anche nelle formazioni dei gruppi contraerei si dovrebbero richiedere, quindi, requisiti visivi normali o quasi normali. Nel Genio militare abbiamo la specialità ferrovieri, nei quali è superfluo rilevare l'importanza della funzione visiva: vi si richiede infatti 1·isus normale in 00. Una buona vista deve pretenderai anche dai militari conducenti nei reggimenti autotrasporti, non inferiore, certo, a quella. prescritta dalla legge per i conduttori civili : 14/ 10 in ambo gli occhi, tollerando 5/ 10 in un occhio. Nei marinai conducenti autoveicoli è prescritta l'unità in 00. Nell'Arma dei carabinieri si esige vis1l,S uguale a 9 / 10 in entrambi gli occhi ; meno nella Regia Guardia di finanza: Ys in ciascun occhio. Le esigenze delle speciali mansioni, che l'una e l'altra disimpegnano, ne danno ragione. VISUS ~ RAPPORTO Al SERVIZI DI .MARINA. Non v 'ba dubbio che il servizio a bordo pretenda una buona, se non ottima attitudine fisica, in ogni marinaio, pure nei riguardi della funzionalità visiva. Ma anche in
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questo servizio è giusto che si faccia distinzione tra mansioni e mansioni, delle quali· molte, ma non tutte, esigono speciali qualità fisiche: i regolamenti, infatti, ne tengono, in questa forza armata, tassativamente conto. È prescritto '1-'i&us uguale ad l in ambo gli occhi per i timonieri, i cannonieri e pnntatori, i palombari, i nocchieri, i semaforisti, nei quali il grado del visus è di precipua importanza, come è facile intendere. Mentre per i fuochisti artefici di qualsiasi specialità, per i fuochisti ordinari, per gli infermieri, per il ra.diotelegrafista, per i torpedinieri elettricisti, siluristi minatori, furieri, cannonieri armaroli e artificieri è sufficiente l'unità visiva solo in nn occhio (1/10 nell'altro) . .Anche per l'ammissione alla. R. .Accademia. navale si fa. giUBta distinzione fra i concorrenti al corso di vascello e quelli al corpo per le armi navali e al Genio navale: per i primi si esige la lettura, senza esitazione, di tutte le lettere tipografiche da millimetri 22 Y2 della scala Snellen, alla distanza di 15 metri con visione binoculare., alla distanza di 10 metri con visione monoculare; per i secondi, invece, la medesima lettura alla distanza di 8 metri con visione binoculare, di 6 metri con visione monoculare. Per gli ufficiali già di carriera, qualunque sia il corpo cui appartengono, è tollerato nn ~isus di Y2 in ambo gli occhi ed anche la riduzione ad 1 / 10 purchè in, un solo occhio, e ciò nella considerazione che non ai possono esigere, in individui arrivati a maturità, le condizioni vi.sive che sono richieste per l'ammissione di adolescenti all'Accademia.. Anche quiv,i la razionalità del criterio seguito è troppo evidente perchè vi sia bisogno di con.siderazioni. · Se tali sono i limiti di acutezza visiva per tutti coloro che en.trano, comunque, in volon.tario servizio di Marina - per ferma e ra.fferma o per carriera d'ufficiale - n.on uguali sono stati fissati per gli inscritti di leva che ven.gon.o obbligatoriamen.te.arrnolati n.ei Distretti marittimi. È ben.si vero che anche molti di questi marinai disimpegnano mansioni n.on. dissimili da quelle assegnate ai chiamati in seguito a concorso, ma bisogna parimenti tener presente che una buona parte del personale di :Marina è addetta a. servizi in cui non v'ha necessità di un'ottimo visus: intendiamo riferirei ai comuni servizi di coperta, che impiega numerosi elementi, a quelli ausiliari presso le macchine, presso il personale ufficiale, ai servizi di cucine, ecc., nonchè ai servizi presso gli stabilimenti di terra : basi navali, magazzini, ospedali e numerosi altri. La percezione visiva (corretti gli eventuali vizi di refrazione) deve essere % in ambo gli occhi e almeno 1/ 10 in un occhio per gli arruolati aventi obblighi di leva: una volta, poi, arruolati si procede ad una specie di classifica, presso g;li Ospedali militari marittimi, in base alltb quale le diverse reclute vengono assegnate ad un dato servizio o ad un altro, a seconda dei requisiti fisici, fra cui, di grande importanza, l'acutezza visiva. · Anche nella R. Marina si ha l'assegnazione ai servizi sedentari a terra e il minimo vi.Bus richiesto per l'arruolamento - cioè % in 00, o 1/ 1o in un occhio - va annoverato fra le imperfezioni che giustificano tale assegnazione.
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FUNZIONE VJSTV'A E SERVIZI MILITARI
Vuros IN RAPPORTO AI SERVIZI DELLA AERONAUTICA. - Ma ecco l'ultimissima arma, quella del cielo: ultimissima in ordine di creazione, ma
primissima in rapporto al nostro argomento. Gli accertamenti per l'idoneità al pilotaggio sono compiuti negli Istituti psico-fisiologici con criteri molto rigorosi, in considerazione delle eccezionali necessità di servizio, a tuteila. tanto di vite umane come dei materiali, le une e gli altri di altissimo valore. Molto si è scritto attorno alla selezione dei piloti anche in rapporto all'attitudine visiva. e uno studio sintetico, ma esatto, è stato compiuto ultimamente dal nostro tenente colonnello medico Arturo Oasarini, direttore del Giornale di med·ioina 1nilitare. «L'esame della vista, egli ·dice, assume un'importanza fondamentale nella selezione dei naviganti dell'aria e rappresenta uno dei criteri-base nel giudizio di idoneità. Nei combattimenti aerei, in tutti i servizi di ricognizione, l'aviatore deve possedere un grado di acutezza visiva il più perfetto: inoltre, per le fantastiche velocità ora raggiunte dagli apparecchi più moderni, deve essere in grado di apprezzare, con la massima esattezza, le distanze e distinguere le più lievi ineguaglianze di terreno, riconoscere i corsi dei fiumi, le strade, le condutture elettriche ad alto potenziale, le vie ferrate, i paesi, e sopratutto· i campi di atterraggio per poter eseguire, con sicurezza. le difficili e vertiginose manovre della discesa. << Deve, _ infine, abi:tuarsi alla visione delle ore crepuscolari e notturne e possedere una percezione integra dei rilievi e dei colori. Se si considera, continua. il Oasa.rini, che l'atterramento di un apparecchio si può compiere con una velocità fantastica di oltre 1000 metri al minuto, appare evidente la necessità che l'occhio del pilota. deve essere pronto e vigile ad avvertire istantaneamente l'avvicinarsi del terreno ed avere percezioni rapidissime per avvistare in tempo qualsiasi ostacolo imprevisto. Si può paragonare l'aeroplano, in discesa, ad una. automobile lanciata. ad una. velocità di 150-200 chilometri all'ora, contro una palizzata, ed obbligata ad essere fermata istantaneamente dal guidatore a pochissimi metri dall'ostacolo». È stabilito, quindi, un visus di 18/ 20 per ambo gli occhi, ma almeno in uno si richiede l'unità. In questo caso nell'occhio meno efficiente si avrebbe 8 / 10 del normale. Io credo che debba ritenersi, questa capacità visiva. minima richiesta, sufficiente, anche considerando i delicatissimi compiti cui il pilota è chiamato·, come sopra si è detto: una tale piccola. differenza di vi8us tra un occhio e l'altro non porta nessuna ripercussione sulla visione binoetùare, tanto importante nel pilota. VIZI DI REFRAZIONE.
I vizi di refrazione sono contemplati nelle disposizioni regolamentari riguardanti non solo l'arruolamento nell'Esercito, ma anche quello nella Marina, e, limitatamente a certi gradi, ne viene ammessa la correzione. Ciò non è per il servizio di pilotaggio di aeroplani, mentre può essere tollerato nei piloti di sferici e dirigibili, per il fatto che in questi la funzionalità visiva viene esplicata. in condizioni relativamente favorevoli. E più che giu.~to che i piloti d'aeroplano non possano far uso di lenti correttive: un'eventuale facilissima mancanza improvvisa di esse deter-
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minerebbe uno stato di inferiorità molto pericoloso. In verità anche àl marinaio male si adattano gli occhiali per l'attività veramente acrobatica che deve svolgere a bordo: infatti, a nessuno di noi è stato dato vedere un marinaio armato di lenti correttive, non ostante che possa essere regolamenta.rmente autorizzata la correzione della miopi&: è che in pratica tale autorizzazione non viene richiesta, e se il soggetto ha un vizio di refrazione tollerato dai regolamenti, o non lo corregge affatto, ovvero fa uso di lenti solo in certe circostanze o speciali servizi, come per esempio, di scritturaJ.e. . Anche nei riguardi di questa imperfezione, per i requisiti di idoneità al servizio nell'Esercito, si è andati sempre più largheggiando: la MIOPIA inabilitava, prima. del1890, se raggiungeva le 4 diottrie complicata dalla diminuzione del ·r18us della metà, elevata poi a 6 diottrie nell'occhio destro, e prima della guerra a 7 diottrie in 00 ; nel1917, in piena guerra, doveva superare le 10 diottrie, per l'inabilità assoluta e le 8 diottrie per quella relativa, e, tuttora, questi limiti persistono. Parmi che non si possa andare oltre, in quanto una miopia superiore alle l O diottrie - e si tratta di giovani o di uomi.n:i giovani - comincia indubbiamente a rivestire carattere di una vera e propria infermità, sia per le lesioni delle membrane profonde, come per le molestie subiettive, talvolta non indifferenti, che essa procura. n criterio adottato nel limitare a 8 diottrie il grado di vizio miopico per l'idoneità incondizionata, è fondata inoltre sul fatto noto che, con tale vizio di refra.zione, non corretto, pure avendosi la visione offuscata, riesce facile il dirigersi, e in guerra vi sono appunto delle contingenze in cui l'uso degli occhiali non è possibile, come quando, per esempio, si applica la maschera protettiva dai gas. Nel servizio obbligatorio di Marina è causa di inabilità la miopia. superiore alle 4 diottrie in ambo gli occhi: questa limitazione è legata al fatto che anche con tale vizio di refra.zione non corretto, è possibile il disbrigo delle mansioni che potremmo chiamare, con termine medico-legale, non visive. Si fa eccezione per gli aspiranti alla nomina a ufficiale del Corpo sani· tario e del (Jommissaria.to, nei riguardi dei quali i limiti della miopia reale, semplice od associata ad altra anomalia di refra.zione, sono elevati a 7 diottrie, sempre quando, a refrazione corretta, si abbia almeno i 2/ 3 di viJm.s in un occhio e 1/ 10 nell'altro: questa maggiore larghezza di tolleranza. è in rapporto con le speciali mansioni degli ufficiali medièi e di Mmmissaria.to di Marina, come è facile intendere. Un tempo per l'arruolamento nell'Esercito, venivano segnati i limiti anche per la IPERMETROPIA : la ipermetropia. totale di 6 diottrie almeno nell'O. D. rendeva inabile; dal 1892 in poi questi limiti vennero aboliti e si contempla, ora, solo il caso che, dopo correzione, ingeneri quella data diminuzione di vista, di cui, dianzi, abbiamo un po' a lungo parlato. È noto che qualsiasi grado di ipermetropia. importa spesso fa.tti di astenopia accomodativa, maggiormente considerevoli .se il vizio è di notevole grado e non corretto. D'altronde, si deve tener presente che non acquista mai andamento di progressione e che le forti ipermetropie di solito determinano, anche se corrette, un abbassamento visivo superiore ad Ys.
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fatto questo che toglie, di per sè stesso, almeno l'idoneità incondizionata. Fra le imperfezioni che inabilitano al servizio obbligatorio di Marina, l'ipermetropia è pur essa annoverata: non è indicato alcun grado diottrico e solo si tien conto dei noti limiti di diminuzione dell'acutezza visiva che essa può determinare, senza applicazioni di lenti correttive. Infatti, non v'ha bisogno nell'ipermetropia segnalare i limiti diottrici allorquando sono tollerati solo i vizi di lieve grado, per il fatto che, in presenza di questi, si ha una discreta acuità visiva, anche senza l'uso delle lenti sferiehe, da parte dei giovani inscritti di leva marittima. Anche per l'ASTIGMATISMO in genere non vi erano prima limiti per il servizio nell'esercito : doveva apportare quel dato deficit visivo. Nel luglio 1917 furono indicati i limiti solo per l'astigmatismo miopieo composto, e cioè, nella misura di 8 o di 10 diottrie nel diametro meno rifrangente, rispettivamente per l'idoneità incondizionata e quella relativa. Pure nei riguardi di questi difetti diottrici si potrebbero fare svariate considerazioni, ma mi limiterò alle necessarie, poichè temo di varcare i confini della discrezione. Molti sono dell'opinione che si dovrebbe tener conto anche del meridiano più rifrangente per il fatto che, quaon.to più questo si discosta da quello meno rifrangente, maggiormente aggravato resta il vizio diottrico e conseguentemente la visione: esemplificando, diciamo che un individuo, il quale abbia una miopia di poco superiore alle 8 diottrie e visus uguale ad Yz o anche 2/ 3 , dovrebbe essere assegnato ai servizi sedentari, mentre un alta·o, con astigmatismo miopico composto, in cui il meridiano meno rifrangente sia di poco inferiore alle 8 diottrie e quello più rifrangente raggiunga 14-15 diottrie, e con visus uguale ad %, verrebbe giudicato incondizionatamente idoneo. Diciamo subito che il legislatore non può entrare in merito ai particolari e considerare i più diversi casi, ma ha l'obbligo e la necessità di mantenersi nei limiti di una ragionata e giustificata generalizzazione, e aggiungiamo, inoltre, che non è semplice poter fissare gradi di eqlùparazione tra i vari difetti diottrici. n fatto stesso, poi, che quanto più spiccata è la differenza tra nn meridiano e l'altro negli astigmatismi, sia semplici che composti, miopici o ipermetropici, tanto meno si ottiene, anche con adatta correzione, una visione utile, determinerà di conseguenza l'eliminazione di coloro che presentano detta disparità. A gravi inconvenienti può andare incontro l'astigmatico, con meridiani corneali molto differenti, allorquando è costretto a privarsi degli occhiali: forse, tenendo conto di ciò, il legislatore non avrebbe fatto cosa del tutto superflua se avesse stabilito i limiti anche per il meridiano più rifrangente. Nell'astigmatismo miopico composto, come abbiamo visto, e non nelle altre forme astigmatiche, sono stati stabiliti dei limiti rispetto al diametro meno rifrangente: trova, questa disposizione, il suo lato giu· stificativo nella. possibilità di un raggU.a.gliamento tra l'astigmatismo miopico composto e la miopia semplice : infatti, possiamo considerare questo astigmatismo come una forma di miopia semplice complicata con
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astigmatismo miopico semplice. Dal punto di vista sopra tutto medicolegale il detto ragguagliamento è perfettamente razionale. Nell'elenco riflettente l'arruolamento nella R. Marina, l'astigmatismo, sia semplice composto e misto, è causa di inabilità. quando il vizio miopico od ipermetropico, che ne deriva, sia nei limiti contemplati dai rispettivi articoli : anche quivi il legislatore segue esplicitamente un criterio razionale di ragguagliamento. La correzione dei vizi di refrazione, un tempo, non era autorizzata: il nostro Bonalumi, nel chiudere il capitolo delle malattie e imperfezioni degli organi della visione, nel suo trattat.o di medicina legale militare del 1891, chiedeva che gli fosse permesso di ripetere« il voto già. da altri espref!so che, sull'esempio di quanto già. da lunghi anni si era fatto in Germania e dal 1877 in Francia, anche presso di noi fosse officialmente autorizzato l'uso delle lenti nell'esercito. Con questa provvida disposizione; egli aggiunge, si eliminerebbero di un tratto le difficoltà. oggidl derivanti dalle opposte esigenze del reclutamento e della scienza e l'Esercito ne risentirebbe un positivo vantaggio ». n voto fu accolto alla fine dello stesso anno (3 dicembre 1891) per i militari afietti da miopia e nel luglio 1892 cominciarono le peregrinazioni della cassetta con la serie di cinque paia d'occhiali, ben nota ai vecchi medici militari. Poi se ne estese, in guerra, la prescrizione a tutti i casi di vizio diottrico con l'uso di lenti sferiche e sfero-cilindriche, in seguito ad indicazione fatta unicamente negli ospedali militari. Yige tuttora la disposizione del 1891, del resto motivata, che le lenti siano montate in metallo bianco - ciò per la uniformità - con branche fiase elastiche cosi da incurvarsi intorno alla base dei padiglioni degli orecchi - e ciò per la stabilità. Come già si è accennato anche nel servizio - per obblighi di leva della R. Marina, è ammessa la correzione, ma limitatamente alla miopia. non superiore alle 4 diottrie, associata o no ad altro vizio diottrico: che uso pratico si faccia di tale ammissione regolamentare si è detto dianzi.
' ALTRE IMPERFEZIONI ED INFERMITA. Ed ora passiamo· brevemente in rivista alcuni altri articoli dell'elenco delle infermità ed imperfezioni che inabilitano al servizio nel R. Esercito, accennando anche, man mano che ne è d'uopo, ai corrispondenti articoli dell'elenco riguardante l'arruolamento obbligatorio in ~}{arina. A.NISOME~OPIA.. L'art. 39 si riferisce alle f<>rme di anisometropia: esse danno luogo alla riforma quarl.do, dopo la più utile correzione pratica tollerata dal soggetto, l'acutezza visiva sia ridotta nei limiti noti. All'articolo segue subito un'avvertenza, in cui si enuncia la convenienza di dare, ai due occhi, la lente che conviene all'occhio meno difettoso e che procura, al soggetto, una visione migliore per l'uso a cui l'occhio deve servire (per la visione da vicino o da lontano).
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Con questo chiarimento si esclude il caso che una correzione fatta per ciascun occhio secondo il suo stato particolare di refrazione, possa dar luogo a quella intolleranza della correzione stossa indicata. nell'elenco e ad una conseguente esenzione, in base ad una troppo benevole interpretazione del contesto dell'articolo in parola. STRABISMO. - Dello strabismo, prima della guerra., se ne faceva. una questione di estetica: infatti, quando il margine corneale di un occhio deviava al punto da toccare l'angolo della commessura palpebra.le, mentre l'altro era in prima. posizione, esso dava luogo alla riforma.. In caso diverso, si prendevano in considerazione la ambliopia o l 'ametrop~ da cui era determinato, se funzionale, oppure i disturbi alla visione, se da paralisi dei muscoli. · Nell'elenco del 1917 non se ne fa. cenno; in quello vigente è ripreso in considerazione nell'articolo 40 che dice: «lo strabismo funzionale, sintomo di ametropia, quando le imperfezioni che lo producono siano al grado voluto dell'articolo 35 (limiti del viswt); o sintomo di ambliopia, qualora persista oltre il periodo della rivedibilità ». Come avete inteso, quivi non si indica il grado di ambliopia: interpretando «ad litteram » dovrebbero essere riformati tutti gli strabici per ambliopia persistente oltre il periodo di rivedibilità. Ambliopia. significa «ottusità della vista. » e intendiamo di solito qualunque indebolimento di vista. con reperto ofitalm9scopico negativo, o meglio, senza manifeste lesioni anatomiche. Io sono del parere che, se anche il legislatore non abbia espressamente indicato il grado dell'ambliopia., questa. debba sempre riportarsi al grado voluto dell'articolo 35, come infatti espressamente indicava l'articolo 45 a) dell'elenco che vigeva prima. della guerra:. Anche per il servizio di Marina lo strabismo viene considerato sempre con esplicito riferimento al grado del visus, di refrazione o alterazioni organiche che lo determinano e previsti dagli articoli relativi. BLEFA.ROPTOSI, LAGOFTA.UfO, COLOBOMA, ECC. - Gli articoli 41 e 42 si riferiscono rispettivamente, il primo, alla blefaroptosi, l'altro, al lagoftalmo, coloboma, ectropion ed entropion, trichiasi, anchiloblefaro .e simblefaro. Sappiamo che, per l'inabilità, necessita che queste alterazioni debbano produrre notevoli deformità o essere di grave impedimento funzionale, ma non v 'ha. dubbio che, in molti casi, un intervento operativo di lieve portata. porterebbe la rimozione, almeno parziale, di tali imperfezioni. Circa l'obbligatorietà. dell'intervento chirurgico i pareri sono discordi ed io non voglio f}ntrare in lizza. Ma personalmente sarei dell'avviso che quando si tratta di un'operazione di lieve entità, senza pericolo alcuno per il paziente, dovrebbe esserne autorizzata l 'esecuzione. E cosi anche per il pterigio (articolo 45) e la. dacriocistite cronica (articolo 44). Signori, noi vediamo inscritti di leva (e più frequentemente, pensionati di guerra) che mantengono una loro dacriocistite, con tutti i riguardi e le premure che si potrebbero avere per un bel neo o una ciocca inanellata di capelli, mentre un intervento di poco momento libererebbe l'individuo da una. noia e un pericolo e lo stato da una passività. Per tali imperfezioni e infermità vi sono analoghe disposizioni nell'elenco della .R. Marina. e analoghe considerazioni ad esse si adeguano.
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L'articolo 46 è interessantissimo: riguarda il tracoma e le congiuntiviti croniche. Mentre nel primo periodo della guerra, le congiuntiviti croniche, comprese le granulose, portavano alla riforma di per sè stesse, con l'elenco del luglio 1917 limitavano solo l'idoneità. Anche a proposito di queste malattie e più particolarmente del tracoma, il campo dei tecnici e non tecnici si divise nettamente in due settori: in uno si erano schierati i difensori della disposizione ministeriale del periodo di guerra (l'accennato elenco del luglio 1917), che, includendo i tracomarosì nell'Esercito, non solo veniva a t agliare, secondo loro, il nodo gordiano dell'auto-lesionismo congiuntivale, specie tracomatoso, che, purtroppo, già prendeva proporzioni preoccupanti, ma eliminava definitivamente, da tutte le truppe, quel numero non indi.fferente di tracomatosi che ovunque si infiltravano e peregrinavano, dalla trincea agli ospedali e da questi a quella, con inevitabili contagi e sperpero di energie, specie da parte dell'assistenza sanitaria, non sempre adatta; inoltre detta disposizione creava il vantaggio di compiere opera di ris.anamento e profilassi e utilizzazione di molte migliaia di militari nei servizi o lavori delle retrovie. Ragioni non meno convincenti adducevano gli altri: venivano tolti alle non meno utili occupazioni civili, specie dell'agricoltura, migliaia e migliaia di contadini (fra cui massimamente si troverebbero i tracomatosi) che, conservati ai loro campi, avrebbero ançora daro il maggior contributo di fatiche, restituendo al fronte una gran part.e degli esonerati per i lavori agricoli ; l'inquadramento di questi minorati in battaglioni speciali, dava luogo a svariati inconvenienti, sia perchè essi male si prestavano ad un lavoro utile e continuato, sia percbè era ben difficile poter adeguare sufficiente personale specializzaw al compito grave di un desiderabile loro risanamento; infine, perchè chiamati sotro le armi avrebbero di poi allegata. - come di fatto avvenne - la loro infermità come contratta o aggravata. in servizio, determinando, in conseguenza, un sovraccarico di oneri di pensione allo Stato. La questione è molto grave e non è facile dare decisamente il giudizio proprio. Al Congresso di Oftalmologia. di guerra. degli alleati, tenuto nel marzo 1918 a. Parigi, la totalità dei eongressisti approvò la disposizione dell'elenco francese, che vuole esclusi i tracomatosi dall'esercito, e di questa unanimità faceva parte anche la rappresentanza del Corpo sanitario italiano. Noi, in verità, non ci trovavamo nelle stesse condizioni degli alleati, in quanto nei loro paesi la diffusione del tracoma è minima, in confronto di quella che si verifica nel nostro, e, quindi, diverso potrebbe presentarsi il problema, che dagli alleati venne considerato solo dal punto di vista tecnico, sopra tutto del contagio. Io mi auguro che la lotta antitracomatosa, in Italia, venga combattuta in sifia.tto modo che in un futuro eventuale conflitto, la questione non si prospetti ancora cosi ardua, come da noi nella grande guerra. Non solo, ma è anche augurabile che il fenomeno dell' auwlesionismo congiuntivale, tracoma.wao in ispecie, non rivesta caratteri di tale gravità da indurre, come per lo p8o88ato, le nostre aurorità militari a. prendere una decisione cosi radicale quale è stata quella, già accennata dianzi, d,elCONGIUN'l'IVlTI ORON.JICBE (IL TRACOMA). -
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l'inclusione di tutti gli oftalmici granulosi nelle file delF&ercito mobilitato. Comunque panni, in conseguenza di quanto è stato esposto, che, . risanando sempre più, secondo l'attuale indirizzo del regime, le classi popolari, moralmente, dal punto di vista del sentimento nazionale, fisicamente, da quello della grave forma. morbosa. in parola, ci si possa schierare decisamente tra coloro che deplorarono, nella grande guerra, l'arruolamento dei tracomatosi, sia perchè ne possiamo, oramai a ragion veduta, approvarne gli argomenti addotti in favore della loro Opposizione, sia perchè tutto fa prevedere che verrà. meno, in una eventuale futura guerra, la ragione prima del provvedimento adottato nel 1917, mirante allo sradicamento del contagio doloso. .Attualmente le congiuntiviti manifestamente croniche, compresa la granulosa, dopo il periodo di rivedibilità, costituiscono causa di inabilità assoluta e permanente. Nei riguardi di queste forme congiuntiva.li rispetto al servizio nella R. Marina, le disposizioni regolamentari di poco differiscono: non è considerato, per la riforma, il periodo di rivedibilità riguardo al tracoma, quando questo dia fondate ragioni di presumere che non possa guarire durante detto periodo . Criterio saggio, non seguìto nell'elenco del R. Esercito, ma che deve essere usato cum grano salis come è facile intendere. Inoltre vi si fa distinzione tra congiuntiviti comuni croniche « secementi " e « non secernenti '': queste ultime limitano soltanto l'idoneità, determinando, quindi, l'assegnazione ai servizi sedentari a terra. Onde escludere possibili diversità. di criterio nella diagnosi di congiuntiviti non secernenti, il legislatore, nelle avvertenze allegate all'elenco, giustamente fa noto, che per tali forme devono intendersi la. congiuntivite ipertrofica (papillare) e le follicolari di lieve grado, molto comuni negli individui esposti agli agenti esterni. Infatti, queste lievi alterazioni congiuntivali, quando sono limitate, non danno luogo ad alcuna secrezione, non producono fastidio od altri inconvenienti, nè impediscono all'individuo di attendere alle proprie occupazioni. Se siffatta distinzione fosse anche nell'elenco del R . Esercito, le ·così dette ' congiuntiviti manifestamente croniche )) verrebbero giudicate con criteri meno elastici e il perito saprebbe meglio regolarsi innanzi alle sopra cennate forme « non secernenti ,), che possono, invero, essere considerate come stati quasi fisiologici, non abbisognevoli certo di provvediment.o meòico-legaJe.
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L 'a.fachia (articolo 47) anche se unilaterale dà oggi luogo alla riforma. Nell'elenco del 1917 non veniva considerata in modo specifico e rientrava, per certi riguardi, nell'articolo delle forme gravi di anisometropie : forse sarebbe stato più razionale annoverarla sin da allora fra le alterazioni che limitano l'idoneità, se unilaterale, e fra quelle che determinano l'inabilità assoluta, se bilaterale, onde evitare il caso che un afachico monolatera.le potesse essere riformato per l'accennata anisometropia., quello bilaterale, invece, dichiarato incondizionat~ente idoneo, se, con lenti correttive, raggiungeva i limiti del vi.sus prescritti. .A.FACBIA. -
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ALTRE LESIONI, INFERMITÀ OD IMPERFEZIONI OOULAB.I. E- paS· siamo ora all'articolo 49 che globalmente considera tutte le malattie deUa comea, sclera, iride, cristallino,· coroide, retina, nervo oUi<:o, le quali, quando riducono l'acutezza visiva nei limiti prescritti, danno luogo alla rivedibilità, riforma (o assegnazione ai servizi sedentari) a seconda. della gravità e durata. L 'articolo è forzatamente generalizzante e riduce tutto ad un comWle denominatore: acutezza visiva. Quivi è necessario essere molto cauti nell'apprezzamento del viauB: un individuo che presenta, a mo' d'esempio, una cataratta. polare, in ambiente mediocremente illuminato, può avere lilla capacità visiva sufficiente, ma in piena. luce solare, tutt'altro che sufficiente. Inoltre, se l'interpretazione letterale dell'articolo regola il nostro provvedimento, si può incorrere in giudizi non del tutto equi: come dobbiamo oomportarci .di fronte a un individuo che presenta, per esempio, una sublussazione della lente cristallina con ·cisus superiore ad 1 / 12 Y E idoneo per l'acutezza visiva, ma lo è incondizionatamente Y Possiamo noi coscienziosamente sottoporre questo militare a. tutte le eaigenze del servizio: lunghe marcie, corse, esercizi ginnastici, equitazione, sforzi di ogni genere f E nei casi dei vasti leucomi aderenti, seclusione pupillare, iridodialisi, ecc., dobbiamo noj ritenere che gli strapazzi e le intemperie, iu tempo di manovre e, più ancora, in guerra, non debbano portare nocumento a chi ne è affetto ! Ripeto anche qui che il legislatore non può e non deve entrare in merito a tutti i casi particolari, ma non v'ha dubbio che lascia, volta per volta, al criterio del perito, decidere iu un senso o nell'altro, in questi singoli casi, e ne ha modo, ricorrendo o all'articolo 100 dell'allegato A o15 dell'allegato B, in base ai'qua.li può essere preso rispettivamente provvedimento di riforma o di assegnazione al servizio condizionato quando si è dinanzi a malattie, imperfezioni o deformità che, se pure non specificate negli elenchi, tale provvedimento parimenti giustifichino: in siffatta contingenza il legislatore esige solo un aooerta.mento collegiale. Non solo, ma. in sede di rassegna un militare può· essere utilizzato nei depositi dei reggimenti di fanteria o bersaglieri od anche, se ne ha i requisiti speciftcatamente prescritti, trasferito ad una compagnia di sanità o di sussistenza, qualora. la sua idoneità sia tale da renderlo meno atto ai servizi gravosi di marcia o esercitazioni tattiche o manovre: è una disposizione indubbiamente saggia in quanto ci dà modo di trattenere alle· armi, senza esitazione, anche coloro che presentano imperfezioni fisiche di lieve entità, quali, per esempio, i vizi diottrici che r asent-ano i limiti massimi tollerati, i reliquati di lesioni oculari non gravi, la diminuzione delvisu.s che si avvicina ma non raggiunge il grado determinante l'esonero, lievi fonne di congiuntivite o altri difetti, in genere, che rendono come si è detto, il militare non del tutto idoneo alle maggiori fatiche, ma non minorato in tal modo da doverlo giudicare idoneo unicamente al servizio sedentario. Nel contempo vengono resi ancora più efficienti, più agili i reparti delle truppe mobili. Anche nell'elenco delle infermità per l' arruolamento nella Marina v'ha un articolo analogo, riferentesi, cioè, a tutte le alterazioni e malattie
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in.sanabili del globo oculare che sono causa di riforma qualora riducono il "'-isus ai minimi noti. Le relative considerazioni già fatte rispetto al ser-
vizio nell'Esercito, potrebbero essere estese parimenti nei riguardi del 8Cl'· vizio in Marina: è superfluo quindi ripeterei. L 'emeralopia e una notevole limitazione del campo t>irivo rientrano fra quelle alterazioni che, anche per il servizio nell'Esercito, costituiacono una minorazione dell'attitudine fisica: infatti rendono inidonei al servizio incondizionato l'una, anche al servizio sedentario l'altra. Non cosi la lim,i ta.zione del Ca'mpo di sguardo, le anomalie della percezione dei cclori, la incapacità accomodativa e le deficienze della lltnzione aterccacopica. Sono queste delle vere imperfezioni, ma non sono considerate tali da menomare gravemente ta funzionalità dell'apparato visivo dell'indi· viduo, almeno in rapporto al comune servizio militare nell'Esercito. Costi· tuiscono, invece, delle manchevolezza funzionali di grande momento, se le riscontriamo nel personale addetto a certi particolari 8ervizi: ricordiamo solo, come esempio chiarissimo, la discromatopsia nei militari del Genio ferrovieri, in quelli incaricati della telegrafia ottica, e, nella R. Marina, nei noccllleri, timonieri, cannonieri, torpedinieri, siluristi, fuochisti e moto· risti per Ma.s, assistenti del genio navale, semaforisti e, in genere, in quelli addetti ai servizi di segnalazione, di rotta, ecc., servizi tutti in cui la per· cezione cromatica, come è ben risaputo, riveste importanza fondamentale. Infatti se ne tiene tassativamente conto n elle istruzioni per le assegnazioni alle diverse categorie e specialità. di servizio della R. Marina, oltre che in quelle per l'arruolamento nel Genio ferrovieri. In Marina si va ancora oltre e si esige sensibilità. cromatica normale anche per gli aspiranti ad ufficiali del Corpo sanitario e del Commissariato, ciò che non è invece nel R. Esercito. ·
LA FUNZIONE VISIVA IN NAVIGAZIONE AEREA. Ma dove la. funzione visiva è considerata in tutti i su.oi componenti è nella scelta dei piloti per la navigazione aerea, data l'enorme importanza che essa riveste, come si è già. detto parla,ndo dell'acutezza visiva, in un servizio di cosi delicata nat\U'a.. Non v'ha dubbio, perchè l'apparato visivo del pilota sia ritenuto r.iapondente veramente ad ogni necessità funzionale, debba esso presen· tare, oltre una buona. acuiti\. visiva, una. integrità dei suoi tre meC<}a.nismi di adattamento: il rifra.ttivo, il modera.tivo e il direttivo; e parimenti, integrità. del senso luminoso, di quello cromatico e della. funzione . ste· reoscopiea. Il pilota aereo ha mansioni non solo complesse e delicate, ma di con· temporanea esecuzione: regola e controlla il funzionamento del motore, dirige l'apparecchio, ne assicura. la rotta e gli è dato talvolta provvedere, nel contempo, all'offesa e alla difesa, a mezzo della. mitragliatrice. Questa sua molteplice attività. richiede un continuo, rapido e preciso maneggio o controllo di strumenti e oggetti di bordo (bussole, manometri, barografi, indicatori della benzina e dell'olio, le cartine di rotta, ecc.) e allo stesso tempo il riconoscimento esatto delle caratteristiche dei paesaggi che rapi·
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damen~ si succedono sotto ·u suo velivolo, onde- a.s11icu.i-aisi della · giusta direzione del volo. · · · '· . . L'apparecchio diottrico del suo occhio soggiace, in· conseguenza, a rapidi e continui cambiamenti del potere rifrangente,· di cui soltanto l'integrità funzionale del mecc01nisrno accomodativo può assicurare l'efficienza. E quanto influisca, per esempio, una semplice paresi della muscolatura ciliare nell'apprezzamento delle distanze ad ognuno di noi è noto. Va ricordato, inoltre, che coll 'andare degli anni l'ampiezza dell'accomodazione gradatamente scema, da. un massimo di 13 diottrie ~ a. 20 anni - secondo nn accurato studio del nostro colonnello professore Giordano, a quasi O verso il 750 anno. Si può essere oggi pilòti, non dico a 75 anni, ma a 40 anni e anche a 50 e più, e mentre negli emmetropi l'ampiezza accomodativa a. tale età è sufficiente, non lo è più negli ipermetropi, in cui tanto maggiore è il bisogno dell'adattamento rifrattivo, quanto più. notevole è il difetto diottrico. Giustamente quindi la capacità. accomodativa, che non permetta di leggere a cm. 12 il secondo carattere delle tavole di De Weoker e Masselon, è causa d'inabilità al pilotaggio. E una certf\ importanza ha l'adattamento mode-rativo nell'occhio del pilota: l'integrità dei movimenti della pupilla, non solo lo mette al sicuro dalle difettose· appercezioni dovute all'aberrazione sferica e cromatica (incresciose possono riuscirgli particolarmente nell'atterrare), ma anche, e sopratntto, dai fenomeni di abbagliamento: ed è noto che il personale addetto ai servizi d'aviazione, per la continua esposizione degli occhi, non protetti, ad una luce intensa, può andare soggetto a fenomeni di perturbamentp della retina e della sua funzione. Di .Qui la necessità. dell'esame . · · . funzionale della pupilla. Perchè l'adattamento direttivo · possa essere considerato, nel pilota, efficiente, è necessario accertarsi, non solo che ogni singolo elemento della muscola.tura estrinseca sia integro, ma che tutti i movimenti di ambo gli occhi si effettuino in perfetta coordinazione: sappiamo quanto questa coor~azione entri come coefficiente della visione binoculare, e conseguentemente del senso stereoscopico, altra funzione nel pilota importantissima, la cni deficienza è motivo senz'altro d 'inabilità. Anche nei monocoli può risconjjra.rsi una buona visione spaziale, ma è certo che la percezione della terza dj.mensione trova, nel doppio occhio, le condizioni fondamentali alla sua estrinsecazione completa e sicura. Vi sono eccezioni, bene intese; Hinkliffe, lo sfortunato eroe del penultimo tentativo di traversata atlantica, era uno dei più. quotati piloti della Aeronautica inglese: eppure, mancava di nn occhio! n pilota ha necessità assoluta di poter rapidamente apprezzare la forma, la grandezza, la distanza degli oggetti. Io non voglio troppo dilungarmi, ma sarebbe utile riportare non pochi dati statistici che met.tono in rilievo quanto parte abbia, negli incidenti di volo, l'inesatta valutazione della distanza del terreno o della posizione e direzione delle singole parti del terreno stesso. · · Nei nostri Istituti psico-fìaiologici, per l'accertamento della j1tnzione 8tereosoopica, invece che allo stereoscopio di H agg, come sarebbe prescritto, si dà la preferenza ad un apparecchio formato di tre aste vert.icali scorre2 -
GioTnale di medicina militare.
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voli, che l'esaminando, collocato in adatta posizione, perchè si evitino facilitanti fenomeni di parallasse, deve apprezzare nelle loro recipr-oche posizioni di profondità. Le deficienze del senso luminoso inabilitano al pilotaggio. Anche nell'esercito motivano l'assegnazione ai servizi sedentari, ma solo quando costituiscono una vera e propria emeralopia. La visione crepuscolare andò acquistando nella navigazione marittima del periodo bellico, importanza notevole: la guerriglia fra navi di superficie e sottomarini rendeva necessario un continuo servizio di vigilanza da un lato, e, dall'altro, quello di scrutamento e ricognizione su vastissimi specc~ d'acque: servizi che esigevano particolare diligenza e capacità di notte tempo, nelle ore in cui più insidioso era l'attacco, e, quindi, più ardua. e spesso impossibile la difesa. . Non scemerà certo tale importanza della visione crepuscolare, in eventuali guerre future, chè l'armi subacque vanno prendendo sviluppi e applicazioni sempre più n-otevoli. L'emeralopia non è specificatamente indicata nell'elenco della R. Marina, ma è fuori dubbio che essa rientri fra. le infermità che rendono palesemente non idonei a tutti i servizi di bordo: può essere, quindi, l'emeralopico assegnato ai servizi sedentari a terra, in base all'articolo 13, che considera in linea generale, tutte le malattie, imperfezioni o deformi~ che tale assegnazione giustificano. In aviazione non è tollerata alcuna, benchè minima, deficienza del senso luminoso, e va spiegato con il fatto che la navigazione aerea nottetempo, sopratutto nelle notti illuni, presenta difficoltà fortissime rispetto
all'orientamento e all'atterramento. L'esame della visione crep-uscolare deve essere fatto ad occhio adattato al buio, ma non è prescrittO il metodo ed è lasciata al medico di servirsi di tavole fotometriche, fotome-tri o altre prove strumentali. Di solito si fa. uso del metodo di Colombo ,c he corrisponderebbe bene nella pratica. Inabilita al pilotaggio pure qualsiasi grado di anomalia della percerione d~ colm'i. Se la discro~atopsia è incompatibile con il servizio presso il Genio ferrovieri e con molti servizi di Marina, come si è già accennato, non meno lo è con la navigazione aerea : il pilota non solo deve distinguere tutte le formazioni più o meno .cromatiche che costituiscono il paesaggio, preziosissimi elementi d'indicazione e di riferimento, discernere esattamente i segnali colorati che indicano i campi di atterraggio, le vie di navigazione aerea, l.a presenza e la direzione di altri velivoli, ma riconoscere, nelle cart-e di navigazione, le molteplici indicazioni di rotte, campi, condutture elettriche, linee ferroviarie, telegrafiche, corsi d 'acqua, vegetazione di ogni sorta, elevazioni del terreno, ostacoli, ecc. ; elementi questi messi in rilievo con le più svariate gradazioni cromatiche. I difetti di visione cromatica è prescritto siano accertati, nei nostri Istituti p.sico-fisiologici, oon le tavole, le lane; e nei casi dubbi, con metodi strumentali, fra cui quello fondato sui colori di contrasto (del Maggiore) o sul confronto delle miscele dei colori spettrali con nn colore puro.
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••• Signori, in questa rassegna, eseguita, come avete sentito, con ritmo accelerato, io ho anèhe tentato di prospettare t alune questioni che trovansi maggiormente in penombra: Voi, riprendendo con amore e dottrina lo studio delle nostre particolari attività militari, saprete spargere maggior luce in tutti i campi, traendo tesoro principalmente dal grande esperimento fatto nell'ultima guerra, di cui quasi Voi tutti siete stati non ultimi attori. Noi non vi chiediamo le sottigliezze troppo tecniche della vostra specializzazione, non sempre adatte, invero, alla risoluzione pratica di complessi problemi, ma il contributo largo, profondo della vostra capaci~ ed esperienza, che serva al collegamento e alla coordinazione preziosa delle civili attività professionali e dottrinali con quelle militari, si che in ogni eventualità, sopratutto di guerra, l'organizzazione della Nazione e delle me Forze Armate, che di essa sono l'espressione più nobile e più concreta, possa rispondere, con rapidità ed efficienza, al supremo scopo. Non bisogna mai dimenticare che 1•economia della guerra ha forme ·e d aspetti mutabili, complessi, imprevidibili, e che questo non deve invogliare nessuno a prescindere di compiere tutto quanto renda più agevole il suo svolgimento e più rigorose le sue definizioni: la conoscenza dei problemi, un saldo e severo metodo organizzativo, la valorizzazione di ogni lavoro compiuto agli effetti di sistemazione avvenire, limitano, non dico eliminano, quel complesso di incongruenze, di instabilità, di tumultuosità. che è propr.i.a dei periodi bellici, specie se lun.ghi e tormentosi come l'ultimo da noi vissuto. Più le necessità e gli eventi si moltiplicano e turbinano, maggiore deve essere la previggenza, più solida e più estesa la preparazione, più efficaci le norme, gli orgàni e gli uomini preposti alla bisogna. Anche questo, Signori, è un problema di volontà e la sua risoluzione il frutto d'una severa fatica.
OSPEDALE COLONIALE VITTORIO
EMA.i~UELE
Ili
T RIP OLI
Direttore : T en. colonnello medico O. CASTIOLIOLA
RICERCHE SULL'IMPIEGO DEL COMPLEMENTO SECCO DI CAVIA IN SIEROLOGIA pe.r il dott. Savtrfo VIrgilio, capitano medico Capo del laboratorio batteriologioo e del Reparto infettivi
Lo studio del modo come il siero di un animale, iniettat,o con un antigeno reagisce, porta a considerare due fasi succe11Rive: nella prima- l'anticorpo specifico si fissa snll'ant.igeno, nella seconda una sostanza complementare viene a terminare la diEtTm:ione dell'antigeno. Con meravigliosa similitud.ine Bordet. paragonò l'antigeno ad una StQffa avente bisogno di un mordente (antic-Orpo} per trattenere la tinta (complemento). È a tutti nota l'import.anza. che ha assunto nel campo imruunit:u·io il complemento, che non ha una denominazione fissa (complemento: Ehrlich, alessina: Buchncr, citasi: Metchnikoff}. e che si può definire una sostanza presente in tutti i liquidi di ogni organismo, specialmente nel siero di sangue, in quantità. e qualità che variano da animale ad animale, e che per lo stesso animale è in rapporto diretto al suo stato di salute. Sua proprietà essenziale è quella di poter essere più o meno fissato dalla r,omple8l!a azione antigeno-anticorpo (Bordefi e Gengou}, proprietà che da Wassermann fu applicata in modo meraviglioso per la sua reazione. Qnest-::. proprietà differisce nei vari complementi, potendo alcuni essere fissati, altri refrattari e d'altra parte non tutti i sieri freschi banno la capacità dii attivare i sieri di animali d'altra specie. Il siero di cavia possiede queste due qualità fissatrice e riattivante, non possiede per le emazie umane e di animali agglutinine, è poco sensibile al potere anticoruplementare del $iero di arumo.lat.i , e appunto per questo viene largamente usato in sierologia. Bisogna tener presente alcune comidern.zioni: 1° il comportamento del complemento di fronte al calore; qualunque siero di cavia perde le f!Ue proprietà complementari aJla t.emperatura di 56 O. per il periodo di 30 minuti ; 2° il titolo di una alessina può variare da ca~ ia a cavia; le cavie digiune danno minor quantità di complemento, ma più stabile, quelle che hanno mangiato ne dànno in maggior quantità ma in forma più labile, è scarso in quelle sottoposte a frequenti estrazioni; 3° i sieri di cavie femmine, specialmente se gravide, possono fissarsi sull'antigeno in assenza di ogni siero sifilitico e disturbare cosi la reazione probabilmente per eccesso di globuline. È per questo che nelle va1ie reazioni, ricorro auzichè al siero di una sola cavia a quello di due e ancbe tre cavie, digiune da otto ore c.irca, ricorrendo al prelevamento, col salasso o dal cuore secondo la quantità che mi occorre. n prelevamento va fatto sterilmente, e, data la particolare
BIOERCHE SULL'IMPIEGO DEL COMPLEMENTO, E()(',
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!abilità che caratterizza il complemento, è necessario sottrarlo all'azione di tutti quei mezzi (luce, ossidazione dell'aria, calore, ecc.), capaci di limitare od annull~rne l'attività.; perciò conservarlo in luogo fresco, e usa.rlo entro le 24 ore costituisce la norma. per valersi della. sua efficacia. Nella. pratica, tutto questo importa che le ricerche sierologicbe aventi per base la deviazion~ del complemento debbono farsi esclusivamente in giornate stabilite. Mi è capitato in questo Laboratorio di dover eseguire deviazioni di complemento in giornate differenti da quelle stabilite per il prelevamento del siero di cavia; ho sempre dovuto ricorrere a nuovi prelievi con sciupio di animali. Non bo usato dopo le 48 ore, quello che a volte rimane da,j precedenti prelievi, tenendo presente che se è ben vera la legge detta di supplenza del Noguchi, è d'altra parte anche vero che ad un certo punto l'a.Iessin~ non può essere compensata da almm eccesso di sen!:libilizzatlice (Rodet e Fabre). Ho pensato allora all'uso del complemento secco di cavia, opportunamente preparato e già usato in varie cliniche e ic;tituti; sent~ndomi spinto anche dal fatto di accertarmi personalmente di quanto vari autori affermavano o negavano, perchè mentre qualcuno aveva proposto il complemento seooo come tipo rli standardizzazione (Moses) altri
ne erano contrari (Stern-Poehlmann). L 'idea di trovare espedienti capaci di rendere il tit,olo complementare stabile per un periodo di tempo più lungo, rimonta al tempo che Wassermann rese nota la sua reazione. Nognchi già nel1907 procedeva all'essiccamento del siero di cavia su carta da filtro, ma con risultati non buoni. Austin raccomandava di conservare il complemento in una soluzione ipert.onica di cloruro di sodio. Thompson diluiva il siero di cavia con soluzione cloruro sodica a.ll'81 %o e lo ripartiva poi in tante fialette da un eme. chiuse alla lampada e conservate in ghiacciaia. Friedberger aggiungeva egualmente cloruro di sodio in eccesso. Gregorowitsch consiglia cloruro di sodio al 4 % o solfato di magnesio al5 %- Ronchelle il fluoruro di sodio perfettamente neutro. Rhami l'acetato di sodio. Dold l'ossalato di sodio al IO %- Sivori essicò il siero fre_sco di cavia in scatola di Petri senza aggiunta alc1ma. di sostanza conservatrice, ma ebbe a notare una diminuzione còsl forte del titolo da scon~ sigfun-e egli stesso l 'impiego del metodo. Spetta allo Stra.ube il merito di avere ideato un suo speciale
apparecchio, che ottimamente gli era servito per la conservazione dei sieri immuni ; egli richiamò l'attenzione di un suo allievo, il Koenigfeld, sull'impiego di questo apparecchio per la conservazione del siero fresco di cavia. Questo autore era riuscito infatti ad ottenere un complemento secco, che dopo di aver sottoposto a più prove, rit.enendolo di ottima qualità, ha affidato per la prepara1.ione ed il commercio all'Istituto Farmaceutico L . W. Ganz S. A., di Oberursel, che lo confeziona in fiale, di colore giallo scuro, di grammi l ; 0,50 i 0,25 ; 0,10. Per la preparazione di ciascun numero di operazione del prodotto, è adoperato , onde compensare ampiamente le diil'erenze individuali. e garantirne. la costante qualità e attività, il siero fresco di circa 6·800 cavie. La stabilità è garantita per vari meSi, purchè le ftale chiuse e non cominciate siano conservate al· l'oscuro, mentre quelle incominciate si possono conservare in essiccatore
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BICEROH E S U LL UtPIEOO DEL COMPLE!>IENTO, ECC.
ad acido solforico puro e concentrato, in cui si sia fatto il vuoto, ma sempre al buio ed al fresco. Per il suo uso, su 9 parti di acqua distillata,si sparge una parte di polvere di complemento secco di cavia; dopo pochi minuti (5-10) essa si va gonfiando leggermente per spandersi in seguito omogeneamente nel liquido, imprimendo un leggero scuotimento. Da questa soluzione ini?.iale sono partito per le diluizioni secondarie, come si fa per il siero di cavia fresco dopo centrifugazione.
••• Le mie ricerche, eseguite col complemento secco, contenuto in circa 15 fiale da gr. 0,1. la cui fabbricazione datava da oltre 6 mesi, sono state fatte: · l o Controllando il complemento secco parallelamente col compie·
mento fresco ; 2° Studiando l'azione che esso svolge nel sistema emolitico ; 3o Studiando l'azione che esso esplica nella reazione di Wassermann; considerando che il sistema emolitico non è impiegato t.anto come reazione a sè, quanto come indicatore per lo storno del complemento, reazione assai sfruttata nel campo della sierologia.
l . - CONTROLLO DEL COMPLEMENTO SECCO.
Dall'H febbraio al 5 m:~ggio 1928, nel dosare il complemento freaco per le settimanali reazioni di Wassermann, bo contemporaneamente, collo stesso metodo, dosato il complemento secco; il siero emolitico usato era di coniglio antibue, l : 250, e veniva usat-o nella dose di 4 unità emolitiche. n metodo di titolazione in questo Laboratorio è il seguente :
0,10
Siero di cav ie 1/ lOomo.
0, 09
0, 08
0,07
0, 06
0,06
0,0.
0,03
0,02
0,01
0,50 0,46 0,40 0, 35 0,30 0,25 0,20 0,16 0, 10 o,
. - 0, 05 0,10 0,15 0,20 0,25 {1,30 0,36 0,40 o, Ambooottore diluito eme. . 0,50 0.50 0, 60 0,50 0,50 0,50 0, 60 0,50 0,60 o, 50 Globuli rossi 5 % ome .. . . 0,50 0,.50 0,50 0,50 0,50 0,50 0,50 0,60 0,60 O, 50
Soluzione Fia. ome. .
RIOEBCIIE SULL'nu>IEGO DEL COMPLEMENTO, ECC.
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è i multati, settinii\nalmente, del complemento fresco e d.· ogni fiala di
complemento secco erano i. seguenti :
'
DATA
C. F. .
. .. . . 0,02 0,02 0,02 0,01 0,02 0,06 0,02 0,03 0,01 0,04 0,02 0,05
c. s.
.
.
. 0,04 0,05 0,04 0,04 0, 04 0,06 0,04 0,04 0,04 O, OIS 0,04 0,05 ..
Come si vede, confrontand()- i due risultati per 12 settimane, risulta ehe il complemento secco ha nna. certa minore attività alessinica del complemento fresco. Solo il 17 marzo i due titoli si sono uguagliati, ma si deve considerare che, quel giorno, fui costretto ad adoperare delJe cavie un po' minorate.
il. -
AziONE SUL SISTEMA EMOUTJCO.
Mi son servito prima di un siero emolitico coniglio antibue, preparato di recente in questo Laboratori~. La tecnica seguita è riassunta nel seguente quadro, e cioè: a dosi scalari di siero emolitico inattivato a 56 O., si aggiungeva l eme. di complemento secco, e l eme. di antigeno (globuli rossi al 5 %) ; parallelamente veniva compiuta la titolazione con la stessa quantità di siero fresco di cavia.
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SI ero emolltloo IDattlvato coni· glt n antlbuo 1 ome.
Com pl&mento dilul t o 1:10
Em&Zie 5%
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Lettura dopo 2 ore a S7 C.
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C. F. l
l : 100. . . .
eme. l
eme. l
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C. S. = complemento secco.
. . . eme. l eme. l - C. F .= oomplemento eme. l 3 1:600. . . . eme. l ± fresco. 1:800. • . . eme. l eme. l +++ + "6 l : 1000 . . . eme. l eme. l ++++ +++ 8 l: 1500 . . . eme. l . eme. l ++++ ++++ 7 1:2000 . . . ome. l eme. 1 ++++ ++++ l
l: 300.
In 1lDa seconda serie di ricerche, ho voluto esperimentare il comportamento del complemento secco di fronte ad alcuni sieri emolitici, di cui ero in posse880; e cioè: siero emolitico: coniglio antibue dello I. S. M. (due
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RICERCHE SOLL' IMPIF.GO DEL CO?ilPLEMEN'XO, ECC.
gualità ehe indicherò con a e b) coniglio antimontone I. S. M., coniglio antimontone della Casa Behring Werke. · · I risultati sono riaasunti nel seguente quadro :
Titolo stabilito con : Siero emolitico Complemonto seoco
l Complemento. freeco
Coniglio a.ntibue I. S. M. A . .
l: 200
l: 250
Copiglia a.ntibue I. S. i\I. B . .
l : 150
l: 200
Coniglio antinlontone I. S. M . .
l : 1500
l: 2000
Coniglio antirnontone Behring Wer:ko
l : 1700
l: 2000
Risulta evidente che il complemento secco ha tendenza. ad abbassare il potere emolitico dell'ambocettore, dando luogo a.d. un lieve ritardo nell'emolisi, che non ha il bel colore rubino. Questo ho potuto constatare anche nelle Wasserma.nn come risulta nel quadro seguente. Le esperienze sono sta.t& fatte sopra 114 reazioni, dall'll febbraio al 5 maggio 1928. I sieri sono stll.ti sempre cimentati con tre antigeni, di cui l della Casa Behring Werke, due .preparati e colesterinizza.ti in questo Laboratorio. Le reazioni sono state eseguite su tutte i sieri, istituendo ·l'esperimento indipendentemente e parall<;lamente con il complemento fresco e· il complemento secco, debitamente titolati, ed inoltre con gli stessi antigeni, lo stesso sistema emolitico e col controllo dei sieri, antigeni, complemento ed emolisina. Di ogni reagente veniva adoperato mezzo eme.; e le prove venivano levate dal termosla\to solo quando nei controlli pre' stabiliti era già avvenuta l'emolisi completa. (Citron). Còmé si vede, dalla tabella seguente, i ri.s ultati ottenuti nella deviazione del complement.o, sia col siero secco, che con quello fresco, si sono dimostrati sempre uniformi. Si è potuto notare solo qualche ritardo di emolisi, come si verificò il. 18-2 e ill0-3 col complemento secco in confrontò de! complemento frese{), ma ciò ha poca importanza nel buon andamento della reazione di t~eViazione, quando si procede rigorosamente aU~ titolazione; è da rilevare invece con pillocere che i s\eri ne~tivi, mezzanamente positivi o positivi completamente hanno reagito sempre nel medesimo modo con ambedue i complementi : fresco e secco. .. Potrò più in là riferire su altre applicazioni della fissazione de} COIIl· plemento, nei riguardi sempre del complemento secco. · · · ·
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Poeltlvo Incompleta -
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l C. S. c. li'. l c . s. .c. ... l ().
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RICERCHE SULL'IMPIEGO DEL COMPLEMENTO, ECC.
CoNcLU~lONF.. -
l 0 Il siero di cavia, preparato col metodo di Straube
eonserva inalterata la Ema attività complementare, sia emolitica che di fissazioue. 2° n complemento secco può essere impiegato nella reazione di Wassermann, senza provocare alterazioni nei risultati delle reazioni stesse, all'infuori di quella accennata che è di poca importanza; bisogna però sem· pre avere, precedentemente, l'accortezza di t itolarlo, o tit.olare il sistema emolitico. 3° Va mantenuto al buio e al fresco. 4° In base ai miei ri· sultati, confermati da illustri ricercatori (in Italia: Martelli, Busacchi e Cerredi, Nai, Lonero, Spicca, ecc.) ritengo che per la facilità con la quale può essere C·onservato, la semplicità con cui si prepara la solu· zione, la comodità di averlo a disposizione in qualunque momento si· curamente attivo, senza ricorrere continuamente a sciupio di cavie, ehe oceorrerebbero in gran quantità con molta spesa per il nutrimentù, il complemento secco debba avere un largo impiego nella pratica corrente di laborat.orio, specialmen te nei grandi Ospedali, dove le ricerche sierolu· giche sono frequentissime e non si possono rimandare. BIBLIOGRAFIA. CITBON. I Metodi dell'immundiagnosi e della immunterapia. MARTELLI. - Rinascenza medica, 1925. SPICCA. Policlinico' (Sezione pratica), fa.sc. 8, 1926. PlsToccm. - Preparazione e tecnica delle sieroreazioni per la. sifilide. NAJ. - Biochimica e Terapia sper-imentale, fa.sc. 8, 1924. B usACCHI e CE!u:Dr. Giornale di clinica medica, fa.sc. 9, anno VL LoNEBo. - Rinasce?Jza medica, n. 21, 1926. DoUIUS. - Guide pra.tique pou.r l'anal.ise du sa.ng. SIVOBI. A nnali Istituto Maragliano, vol. VI. DoLD. De'Id. med. WocheMchr. 1920. SCLAvo. - Riviata d'Igiene e Sanità pubblica, 1923. AscoLI A. - Elementi di sierologia. MARTELLI. - La sifilide ignorata e strana.. RUBINSTEIN. Traité p.ratique de aerologie et de seriodiagnostique. · MosEs. - Braail Medico, n. 19, 1924. M.e SnmN. - De'Id. Med. Woch., n. ·10, 1925. SIMONI. Zeit. F. Imm., 1913. liECHT. Zeit. F. lmm.. 1923.
CASUISTICA CLINICA OSPEDALE MILITARE PRINCIPALE DI MILANO Direttore : Colonnello medico CASTOLDI CLINICA DERMOSIFILOPATICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI MILANO Direttore : PBOF. P ASINI
LA SIFJLJDE MALIGNA PRECOCE E SUA PA 1,0GENESI Sesto, per il dott. Antonino maggiore medico Capo reparto dermoceltico dell'Ospedale militare assistente volontario della Clinica
Nel decorso della. sifilide, classicamente distinto nei tre periodi, primario, secondario e terziario, spesse volte accade di osservare una evoluzione atipica dell'infezione; già gli antichi autori avevano rilevato casi di decorso anormale della sifilide, e sotto il nome di sifilidi gravi precoci, sifilidi maligne precoci si trovano descritte forme speciali di sifilide con evoluzione grave del periodo secondario; ma la sifilide maligna. precoce non era considerata come u.na entità morbosa indipendente: venendo confusa con le altre forme di sifilide grave; solo nel 1864 essa venne individualizzata e distinta da Bazin e dal suo allievo Dubuc. Fin dall'inizio del periodo secondario la sifilide può manifestare un carattere di speciale gravità, che può essere dato o dall'interessamento dello stato generale, o dalla partecipazione morbosa di organi ed apparecchi (sifllidi viscerali precoci) oppure da un'intensità. speciale dell'eruzione (sifllidi intense precoci). Sono queste le sifilidi gravi: nel corso, cioè, del periodo secondario ed in coincidenza delle comuni manifestazioni (roseola, papule, placche mucose) · si manifestano degli accidenti terziari e particolarmente delle ulcerazioni ; ma un'altra cosa è, secondo Queyrat, la sifilide maligna precoce: sotto tale denominazione deve essere designata u.na forma speciale di sifilide caratterizzata essenzialmente dall'apparizione precoce d 'accidenti ulcerosi numerosi disseminati e talvolta generalizzati al posto delle comuni manifestazioni secondarie; e d 'altro canto, differenti dagli accidenti ulcerosi precoci del tipo terziario che sono localizzati, e che vengono descritti sotto ìl nome di sifilide precoce terziaria o sifilide galoppante. Ma per quanto la sifilide maligna precoce sia stata già nettamente differenziata, sussistono tuttavia delle lacune circa l'etiologia, il valore pronostico e la sua patogenesi, alla cui interpretazione è rivolto precipuamente il vresente studio. Prima di descrivere la sintomatologia clinica, ritengo necessario fare una sommaria rassegna dei tipi clinici con cui la sifilide maligna precoce può essere confusa. . Sifilidi gra'Vi precoci: tre gruppi di sifilidi gravi possono es·sere stabiliti: a) in un primo gruppo si tratta di sifllidi con sintoini geaernli intensi.
as
l.A SIFILIDE MALlG:SA PRECOCE E SUA PATOCEN'ESI
b) in un secondo gruppo la gravità è determinata da una mannestazione viscerale precoce, che viene ad aggravare prematuramente il decorso della malattia. c) in un terzo la sifilide è precocemente grave per l•intensità. dell'eruzione. l. SIFILIDE ORA VE PRECOCE CON SINTOMI GENER.ALI INTENSI: esplode in modo violento con febbre ele\·ata, intensa cefalea, stato stuporoso da simulare quello tifoideo; ben presto però il dubbio viene tolto dalla comparsa dell'eruzione, la quale può presentarsi o con i caratt,e ri di un esan; tema secondario comune, o qualche volta è particolarmente intensa da rivestire il tipo della sifilide maligna precoce. Oltre che dallo stato particolare tifoideo, la gravità di questo tipo di sifilide può essere determinata dall'intensità. dell'astenia e dell'anemia, dal deperimento organico, ciò che aveva permesso a Fournier di caratterizzare vari tipi: tipo anemico, tipo astenico o nervoso, tipo consuntivo ed infine un tipo misto dovuto alla combinazione dei tipi precedenti. li. SIFILIDE VISCERALE PRECOCE : durante il periodo secondario la localizzazione viscerale precoce <lel treponema può avvenire in parecchi organi; ordinari:1.mente è un solo organo attaccato: se è ilt·ene, si manifesta una albuminuria massiva, edema più o meno esteso che fortunatamente è influenzato beneficamente dal trattamento arseno-benzolico; se le capsule surrenali, sopravviene una ipotensione arteriosa, astenia generale; in altri casi sono gli organi di senso compromessi (sopratutto iriti, ret initi, sordità brusca); molto più raramente è l'apparato gastro enterico e l'apparato respiratorio. La più temibile di tutte è la localizzazione sul sistema nervoso (paralisi facciale, emiplegie precoci, attacchi epilettiformi, accidenti meningei, cerebrali e midollari). ili. SIFILIDE INTENSA PRECOCE: iu questa sifilide l'eruzione secondaria, in luogo di manifestarsi, come ordinariamente avviene, con la. roseola o con una eruzione papulosa. discreta, è costituita da una efflorescenza intensa di papule voluminose, confluenti, con presenza. di elementi ulcerosi; all'esantema. cutaneo si accompagnano intensi fenomeni generali con localizzazione diversa; cefalee violen.ti, iriti, osteoperiostiti, artropatie. È più resistente al trattamento specifico. Il Fournier ha isolato tre tipi clinici di questa sifilid e intensa precoce e l'ha denominate sifilidi secondarie ma· ligne; a) forma papulo-tubercolare; b) forma papulo-esfogliativa; o) forma papulosa-nigricante. · a) S ·ifilide papulo-ttibtrcolare i l'eruzione generalmente abbondante, talvolta confluente, disseminata con preponderanza alla faccia e agli arti inferiori, senza tendenza al raggruppamento ed eccezionalmente simulando una disposizion~ anulare si compone di grosse papule o papule-tubercoli geometricamente orbicolari, consistenti alla palpazione, di colorito speciale non di giambone affumicato, ma rosso-vi:vo (à. teinte coquelioot) e qualche volta con infiltrazione emorragica. È una eruzione a decorso lento e particolarmente resistente al trattamento. b) Sifiliik papulosa esfogliativa i succedendo in generale adi una eruzione papulosa, essa è costituita da larghe chiazze dell'estensione ·di una mano, •
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LA SIFILIDE lll.<I.LlONA PRECOC€ E SUA PATOOENESl
di due mani ed anche di più, a bordi irregolari, ricopert-e da abbondante
desquamazione, sotto forma di lamelle ·fogliacee, molto sottili, papiracee o come veli di cipolla. Questa eruzione si fa egualmente rimarcare per la sua tenacità. e resistenza alla cura. c) Sifilide papulosa nigricante; questa forma si caratterizza per la pigmentazione grigiastra o grigio-nerastra che fa seguito ad una sifilide papulosa non sembrando per sè stessa grave. Questa eruzione, come le due precedenti è particolarmente persistente e resiste energicamente alla cura più intensa. La gravità di queste sifilidi secondarie maligne è data non solamente dai caratteri dell'eruzione, ma anche, e sopratutto, dai sintomi generali inten.si, e dalle localizzazioni che l'accompagnano. In queste forme spesso si rilevano i sintomi di una tifoidea sifllitica, gli accidenti nervosi, un grado pronunciato di astenia, di deperimento organico, di anemia. Esse sembrano ben testimoniare, come dice Fournier, una infezione estensiva. SIFILIDE l'tlALIGNA PRECOCE.
Sotto questa denominazione deve intendersi una forma speciale di sifilide caratterizzata dall'apparizione precoce d'elementi ulcerosi, disseminati su tutta la superficie cutanea, che attacca raramente le mucose e resiste al trattamento iodo-mercuriale. Questa definizione della sifilide maligna precoce risponde alla concezione di Bazine Dubuc, che pei primi l'hanno individualizzata, e di altri autori che in seguito se ne sono occupati fra cui Marshall, Haslund, Neisser, Buschke. Per essi questa forma differisce totalmente dalle eruzioni del periodo terziario per la generalizzazione degli elementi ulcerosi, la mancanza dell'aggruppamento, della configurazione circinnata tipica, l'assenza di contorni serpiginosi delle ulcerazioni, l'infedeltà dell'azione. dell'ioduro di potassio. Tarnowsky comprende al contrario sotto la denominazione di sifilide maligna precoce degli accidenti terziari precoci e delle sifllidi viscerali gravi, quali le forme cerebrali e midollari che si manifestano durante il periodo secondario. Dubreuilh afferma che la sifilide maligna precoce è una sifilide secondaria, le cui manifestazioni eruttive cutanee, senza participazione dei visceri hanno una gravità anormale, rivestendo alcuni caratteri terziari, particolarmente di tendenza ulcerativa, pur conservando il carattere secondario della disseminazione. Per L-esser si tratterebbe di una forma di sifilide con insorgenza precoce delle manifestazioni terziarie, e con brevità o assenza quasi completa del periodo secondario. Queyrat, che più di tutti se ne è occupato recentemente, presentando due ammalati di sifilide maligna precoce alla Società francese di Dermatologia e Sifilografia nella seduta del 22 gennaio 1920, ha tracciato nettamente il quadro clinico, ed ha insistito sui seguenti caratteri : l ° Comparsa precoce, dopo il sifiloma, di elementi ulcerosi cutanei e mucosi con assenza abituale dei sintomi classici della sifilide secondaria (roseola, placch~ mucose, alopecia, ecc.) ; 2° Mancanza del treponema sulle ulcerazioni e pustole; 3° Siero reazione di Wassermann tardivamente positiva;
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LA SIFILIDE MALIGNA PRECOCE E SUA PATOOENESI
4° Presenza di sintomi generali, ma senza complicanze viscerali e nervose; 5° Poca o nessuna aziotUJ del trattamento mercuriale sull'infezione . I due casi che mi è occorso d'osservare e che descrivo rispondono alla
forma. clinica. di Qneyrat. l. - R. F. di anni 29, maresciallo di fanteria. Anamnesi famigliare; madre dell'età. di sessanta anni sofferente di disturbi ce.rdiorene.li; padre con settantanove anni d'età., s i conserva in buono ste.to di se.lute; un frateùo è e.fletto de. broncoe.lveolite tubercolare; altri 5 fratelli e una sorella viventi e sani. Anamneai persatUJle: da bambino soffrl polmonite bilaterale, poscia stette bene di se.lute. Arruolatosi sotto le armi e. 19 aiiDl, dopo alcuni mesi di servizio militare si ammalò di poliartrite reumatica, rimanendo a letto circa due mesi, e di cui guari completamente; a venti anni s.i contagiò di blenorragie. uretrale gonococcica, complicatasi ad orcluepididimite destra ed irite sinistra. Nei primi del dicembre dell'anno 1927 .in seguito a coito praticato con una donna. girovaga circa 20 giorni prima., comparvero due lesioni sull'asta, di cui une. piccola., superficialmente esulcerata sul solco balano-prepuziale. e l'altra piuttosto estesa., e. fondo ulcerativo, distruttivo, sulla pag.ina esterna. laterale S. del prepuzio; le ulcerazioni all'inizio furono accompagnate da ingorgo ghiandolare biinguinale dolente, che si risolvette dopo alcuni giorni spontaneamente, mentre esse ripararono dopo circa un mese di cura. Da un valente specialiste. della città le lesioni furono sospettate di natura luetica, ma due ese.mi microscopici delle. sierosità. riuscirono negativi per la ricerca del treponema. pallidum. Un mese e mezzo circa dopo la comparsa delle ulcerazioni, e cioè verso le. metà. del gennaio 1928, si manifestò un ese.ntema pa.pulo-vescicoloso, disseminato a quasi tutto il corpo, con elementi sparsi prevalentemente alla faccia e agli arti superiori; tali elementi nei giorni successivi aumentarono di volume fino a raggiw1gere le dimensioni di un nocciolo di ciliegie., mentre le ve.~cicole trasformandosi in pustole si rompeva.no e l'essudato si rapprendeva in una crosta brunonerastra con infossamento centrale; all'esantema si accompagnava movimento febbrile, senso di astenia generale; inappetenza, per cui il medico del corpo, con diagnosi di sospetM varicella, lo inviava per r1covero all'ospedale militare il 12 febbraio 1928. All'atto dell'entrata si notava : .individuo di buona costituzione organica con sviluppo scheletrico regolare, stato di nutrizione piutto~to scadente, coforito della cute e mucose alquanto pallido. Negativo l'esame obbiettivo dagli organi .interni. Temperatura febbrile (gradi 38°). Urine : essenza d'albumina e zucchero, nulla di anormale nel sedimento. Sulla verga presentava una piccola cicatrice sclerotica sul solco balano-prepuzie.le, ed una. cicatrice infossate., rotondeggiante, della grandezza di una. monete. di un centesimo sulla pagina esterna òel prepuzio esito delle pregresse ulcerazioni; all'inguine S. alcune ghiandole delle dimensioni circa di un fagiolo, dure, indolenti, sposte.bil.i; adenopatia epitrocleare latero-cervicale, nucale; alle. regione prea.uricolare S. si palpava una ghiandola grossa quanto una piccole. noociuola, dura, .indolente. Sul capillizio esistevano numerosi elementi pustulosi a tipo acneico. Sulle. faccia., .in corrispondenza delle. fronte, si riscontravano tre lesioni papulo.crostose, di cui quella. siituate. sopra l'incisura nasale raggiungeva le dimensioni di une. monete. di due soldi circa; una. alla guancia S. poco più grande di questa ultima; un'altra alla regione laterale S. del mento, piò piccole.. Negli arti superiori, s1ùle faccia estensorie, si trovavano: cinque elementi po.pulo·crostosi grandi, e nove papulo-pustule della grandezza di wl piccolo cece nell arto superiore D.; quattro lesioni papulo-crostose .in quello S.; alla regione anteriore del torace una lesione papulo-crostosa in corrispondenza della regione anteriore ascellare S. ed altri elementi postulosi sparsi, di piccole dimensioni. Rari elementi papulo-crostosi e qualche elemento pusttùoso ali addome, al dorso e agli arti inferiori (Vedi fig. l). Le lesioni erano costituite da elementi po.pulo-pustolosi, della grandezza. su per giìt di une. lenticchia, con base infiltrato., di colorito rosso·cupo, di cui alcuni con il tetto della pustola integro, teso; altri con il tetto afflosciato, con ombelicatura centrale; le. maggior parte delle lesioni era rappresentata da elementi papulo-crostosi di grandezza variabile da. une. moneta d1 un soldo, di due soldi a quella. di
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mezza. tira di nichelio, con base fortemente infìltrata di colorito rosso-cupo, rico· perte da croste bruno-nerastre, spesse, a strati concentrici ed avevano l'aspetto caratteristico della crosta ostrica.cea (rupia si.fìlitica). · Sollevand o le croste si mettevano allo scoperto delle ulcerazioni rotondeg~nti ' con bordi tagliati a picco, con fondo grigiastro, ricoperto da essudato siero-puriforme. L 'esame microscopico della sierosità delle ulcerazioni, trattata col Giemsa. fece accertare la presenza del treponema pallidum. Alla tonsilla D. esisteva. una ulcerazione delle dimensioni di una moneta di due soldi, scavata, ricoperta da essu· dato grigiastro; tutt'attorno la tonsilla, i pilastri e il palato molle erano tumefatti ed arrossati; l'ulcerazione era fortemente dolente, sia spontaneamente che durante la deglutizione; e nella notte il dolore intenso si irradiava all'oreccnio D. e gli impe· diva di prender sonno. La siero-reazione di Wa.ssen:nann p raticata il 15 febbraio, e cioè piil di due mesi dall'inizio dell'infezione, diede esito fortemente positivo. Durante la degenza l'ammalato ebbe un movimento feb brile per i primi 15 giorni che si aggirò intorno ai 38°. Iniziata subito una cura di iniezioni endomuscolari di un preparato di bismuto (Bisiacol dell'I. S. M.), dopo la seconda iniezione si ebbe una discreta reazione di R erxeimer con aumento della temperatura e ravvivamento delle le.'!ioni pust.olose e dell'ulcerazione tonsillare che durò pochi giorni ; dopo la terza iniezione di Bisiacol gli fu praticata la prima iniezione endomuscolare di Neo I. C. I., non ritenendosi opportuno per lo stato generale defedato e per il movimento febbrile, sottoporlo ad iniezioni endovenose di Neosalvarsan. Già l'effetto della cura si manifestò rapidamente: dopo poche iniezioni di Neo I. C. I. che ve· nivano. alternate con quelle di Bisiacol, lo stato generale cominciò a migliorare, la febbre cedette, le lesioni cutanee acceiiiU\rono a regredire, l'ulcerazione tonsillnre si fece più detersa e la tumefazione scomparve. Si continuò la cura. praticando settimanalmente una iniezione endove11osa di Neosalvarsan, M:eister Lucius, iniziando con la dose di grammi 0.30 e progredendo fino alla dose di grammi 0.60, che non venne oltrepassata, ma ripetuta fino a tutta la. degenza ospednliera.. Contemporaneamente alla cura endovenosa di.-Neosalvarsan, gli si praticava. setti· :manalmente un'iniezione endomuscolare di Bisiacol. L'ammalato si trattenne all'ospedale due mesi, venendo dimesso il 12 aprile 1928 in buono stato generale di nutrizione e sanguificazione. Complessivamente gli vennero somministrati g. 3,60 di Neosalvarsan e n. 12 fiale di Bisiacol ; primadi essere dimesso, praticata la siero-reazione di ·wasserroann, questa ebbe esito negativo. · All'atto dell'w;cita le le.c;iotù cutanee erano completamente riparate residuan· do al loro posto delle cicatrici rotondeggianti, leggerment-e i.ùfossa.te, pigmentate, con cç>lorito brunastro, piil accentuato alla periferia. A quattro mesi di distanza, avuta occasione d'incontrare l'ammalato, questi lu1. confermato di non avere avuta piil alcuna manifestazione e di stare bene di salute. Ha continuato però a curarsi ambulatoriamente. II: - Il secondo caso riguarda un ammalato ricoverato nel reparto celtico . maschile della. R. Clliùca dermo-sifilopatica di questa città dal 15 gennaio al 14 a.pt-ile Hl27. B. A. di anni 28, elettricista, di Venezia. - Precedenti morbosi ereditari negativi. Anamnesi personale: era. stato sempre bene di salute; solo all'età di 18 anni si contagiò di ulcet·i veneree complica-te ad adenite inguinale, di ctù guarì d opo circa un mese con adatte cure locali. Modico bevitore e fumatore. Da due mesi era affetto da un'ulcerazione sul solco balano-prepuzio.le che gli aveva dato però poco fast-idio e cl1e aveva curato localmente con polveri antisettiche. Quindici giorru addietro era comparsa una. eruzione disseminata a. quasi tutto il corpo di elementi papulosi, che poscia. erano divent.ati ulcerosi, della. grandezza variabile da una. lenticonia ad un cece. Alla prima eruzione ad intervalli irregolari ne erano sussep:uite altre, di maniera che all'atto del ricovero tutto il corpo era. disseminato completamente di elementi papulosi e pap1.1lo-ulcerosi. Si lagnava inoltre di spossa.tezza. generale e reumatalgie diffuse agli arti. TemperatUl'a febbrile (37°·7). Esame obbiettivo : Individuo di robusta costituzione organica, in discreto stato di nutrizione e sanguificazione, con ma.«se muscolari ben sviluppate e toniche, pam1icolo adiposo discretamente conservato, colot-ito della cute e mucose sen.si-
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bilrnente pallido. Negativo l'esame degli organi interni. L 'esame delle orine rivelò assenza di albumina, zucchero, pigmenti biliari e urobilina; nulla d 'importante nel sedimento. All'esame della superficie cutanea presentava sul pene in corrispondenza del frenulo, del solco balano-prepuziale e della pagina interna del prepuzio una lar· ga ulcerazione a tipo distruttivo con fondo necrotico, margini scavati, in.filtrati, di consistenza duro-condracea. Adenopatia biinguina.le con ghiandole della grandezza di un groBBo fa.giuolo, dure, indolenti, spostabili; micropoliadenopatia epi· trocleare, Jatero-oervicale. Sul cuoio capelluto numerosi piccoli elementi conici pn· stolosi, de!lle dimensioni di un grano di canapa, eli cui alcuni essicati, altri ripieni di liquido siero-purulento. Sul resto della superficie cutanea, ad eccezione delle mani e dei piedi, un'eruzione diffusa di elementi papulosi, della. grandezza variabile da una lente ad un cece, di colorito roBBo-prosciutto, in diverso stadio di evoluzione; alcuni pustolosi, altri crostosi ricoperti di croste seccne nere.stre, molti ulcerosi con ·margini netti, tagliati a picco, e fondo ricoperto da essudato sieroematico; attorno all'ano e allo scroto elementi papulosi umidi (Vedi figura 2). La reazione di Wasserma.nn, praticata due giorni dopo il suo ricovero all'ospedale, dette esito negativo(-- - ). L'esa.me microscopico dell'essudato delle papuJe umide scrotali fu po8itivo per la ricerca. del treponema pallidum, sia al parnboloide ohe nei pre~rati colorati. Durante la degenze., l'infermo ebbe modico movimento febbrile oscillante intorno ai 38° per circa 20 giorni. In seguito a cura mista di iniezioni endomuscolari di Bisie.col alternate ad iniezioni di Neojacol, endomuscolari in primo tempo ed endovenose successivamente, le lesioni regredirono completamente residuando piccole cicatrici piane, pigmentate perifericamente. Nel corso della cura fu ripetuta lareazio~ di Wassermann sul siero di sangue il 21 febbraio ed il 5 mano con esito negativo; negativa fu pure la reazione di Meinicke. ll 21 febbraio fu praticato anche l'esame del liquido cefalo-rachidiano: furono estratti 15 eme. di liquori, la puntura fu tollerata senza il minimo distorbo soggettivo. RiBultato tùlfUCI'I'M:
Wa:ssermann =negativa; Pressione = 32-22; Pandy =negativa; Nonne= negativa; Mastice = negativa; Citologia = l per mmc. L'ammalato venne dimesso in buono stato di salute, il 14 aprile dopo circa tre mesi di ricovero, il quale dovette prolungarsi per w1 proces.'lo erisipelatoso che gli si manifestò ai primi di marzo, alla nuca e regioni auricolari. accompagnato .da febbre alta (390-400), nefrite, e seguito poscia da notevole ingorgo ghiandolare latero-eervicate.
SINTOMATOLOGIA DELLA SIFILlDE ltfALIG?iA PBECOCE.
Si.filoma: alcuni autori sostengono che la lesione primaria della sifilide i.nWa oon ca~atteri speciali da far presagire l'andamento maligno del periodo seoond&rio; Bassereau, Lancereaux, Didey, Baumler tra gli altrii ammettono che la aifllide maligna preeoee si manifesta con un'ulcera fagedenica; :Baa~u aveva emesso questa regola: ulcera maligna, sifilide maligna. Badouin, allievo di Foumier, pur convinto che tale opinione era esagerata, ammeiteva la frequenza di sifilomi ulcera.ti o fagedemci nelle sifi.lid.i gravi pnooei e nelle aifilidi maligne precoci (12, 45 %>-Più recentemente ·Ta.rnowùy aot~teneva che la lesione illiziale :pNndeva un carattere ulceroso subito dopo l'ini:lio, oosl. da simulare l'ulcera venerea, accompagnandosi sovent-e ad adeniti suppurative. Queyrat 808tiene che l'inizio è ordinariamente un sifiloma largamente nleerato; ma ciò non è costante. 8 -
Giornale di JMdleina militare.
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Tale opinione non è ammessa da Haslund, il quale su 9 casi di sifilide maligna precoce non ha osservato che un solo sifiloma ulcerato; cosi pure Buschke pensa che il sifìloma iniziale non ha caratteri speciali. Piuttosto la. sede extragenitale del sifiloma è stata messa. in correlazione colla sifilide maligna. precoce: van Swieten ne aveva parlato molto tempo addietro; Fourn,ier lo ammetteva basando la sua opinione su una estesa statistica, Badouin ba osservato dei sifìlomi extragenitali nell'8,3 % dei casi di sifilide ma ligna, e Haslund ritiene egualmente che tali sifìlomi siano maggiormente motivo di sifilide maligna. PERIODO SECOND ARIO. - :MANIFESTAZIONI CUTAN EE,
Dopo la comparsa del sifìloma la malattia entra in una nuova fase d 'evoluzione, la za incubazione. Questo periodo d'incubazione dura in genere 40-45 giorni, terminando al momento del1'esplosione dei fenomeni secondari; nella. sifilide maligna precoce sembra talvolta accorciato: per Haslund ò di 4-5 settimane; per Tarnowsky di 3-5 settimane; in un caso di Brousse l'esantema è comparso al 30° giorno dal sifìloma. L 'eruzione generalmente esplode in forma violenta accompagnata da sintomi generali febbrili, astenia generale, cefalea, artralgia, insonnia. In seguito l'anemia, il deperimento organico si manifestano rapidament-e ed alcuni au tori insi:>tono sullo stato di denutrizione profonda degli ammalati. L'elemento pustoloso è la prima manifestaz;ione secondaria della malattia, sostituendosi al posto della comune roseola. Bazin e Dubuc descrivono due tipi principali di elementi erutti vi: forma purovescicolosa e for ma tubercolo-ulcerosa. a) Fonna p1tro-vescicolosa: s'inizia con una chiazza eritematosa, nel mezzo della quale si manifesta rapida mente una vescicola, poi una pustula, che si dissecca d.'l.ndo luogo a croste brunastre e verdastre, sovente ostricacee o rupiodi, circondate da un alone rosso-rameico, o d ' un rilievo bolloso. A seconda delle modalità differenti dell'ulcemzione o dell'incrostazione veniva dat o il nome di impetigine sitllitica, ectima. o rupia sifllitica. Questa forma corrisponde a quella descri tta da Queyrat. b) Forma t'l.tbercolo-ulcerosa: l'eruzione ali 'inizio è costituita da piccole papule rosse e rilevate, del volume di una testa di spillo, che poscia aum entano di volume raggiungendo le dimensioni di un grano di ,canapa, di una lenticchia, di un cece, e qualche volta quella di una ciliegia, di colorito rosso-scuro tendente al nera.stro, colorazione su cui insistono :Bazin e Dubuc. Una varietà di questa forma è la sifilide tubercolo-ulcerosa, gangrenosa, descritta da Dubuc. Allo stadio papuloso fa seguito uno stadio cancrenoso, caratterizzato da un focolaio necrotico al centro del tubercolo, con escara nera, secca, a ttorniata da un cercine duro, sporgente, di colorito rosso-rameico; caduta l'escara, si mette allo scoperto un'ulcera a base dura, infìltrata, che simula un sifìloma. Comnnque si manifesti, o sotto forma puro-vescicolosa, o tubercolo-ulcerosa, il processo che si stabilizza rapidamente è un processo ulceroso che ha i medesimi caratteri: ulcerazione profonda, regolarmente rotondeggiante, con margini tagliati a picco, di dimensioni
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variabili da uno a 3 centimetri di diametro. Le ulcerazioni sono dolorose ed emanano un odore fetido. Allo stadio ulceroso fa seguito uno stadio cicatriziale: le cicatrici, da prima rosso-scure, diven,gono a poco a poco più sbiadite, infossate, talvolta a stampo. L 'eruzione è disseminata su t utta la superficie cutanea, con predilezione al viso, al capillizio e agli arti: in un dato momento può assumere un aspetto polimorfo, perchè costituita da elementi in diverso stadio di evoluzione: elementi papulo-vescicolosi e papulo-pustolosi, ulcerazioni ricoperte di croste spesse, rupiacee, o larghe ulcerazioni in via di cicatrizzazione. M ucoae. - Queyrat insiste che mai nella sifilide ma ligna precoce si manileatano · placche mucose: talvolta si possono avere delle ulcerazioni profonde che interessano la volta del palato, e possono anche distruggere l'ugola. Haslund ritiene la mucosa pituitaria più particolarmente attaccata dal processo ulcerativo, che termina in certi casi con la perforazione del setto. Linfoglandole. - Landouzy ha insistito nell'assenza dell'adenopatia secondaria; cosi Brocq dice di avere osservato parecchi casi senza ipertrofia ghiandolare ; diversamente altri autori descrivono sifùidi maligne l'ltccompagnate da grosse .adenopatie. ' Disturbi 'l}isceraU. - Non si osser va abitualmente nessuna manifestazione clinicamente apprezzabile da parte dei diversi orgaui ed apparecchi. Solamente talvolta si è notata la complicazione di lesioru del periostio o dell'iride. Sintomi genérali. - La febbre in principio è quasi costante: dura in media pochi giorni, qualche volta 8-15 giorni; Bonnet riferisce un caso in cui la. febbre durò circa un mei!e. In certi casi la febbre non oltrepassa i 38 gradi, ma in altri raggiunge i 39 e i 40; la cura è variabile, talvolta quasi continua, altre volte ha delle oscillazioni che raggiun,ge un grado, un grado 1/2. Lo stato febbrile è a ccompagnato da alterazioni dello stato generale, con anemia, deperimento ed astenia generale. Siero-reazione di Wasserinann. - La siero-reazione di Wassermann diviene positiva tardivamente, a tal punto di avere fatto credere a Queyrat ehe fosse molte volte negativa; egli in due ammalati ebbe la reazione di Wassermann positiva dopo più di due mesi in uno, e dopo tre mesi nell'altro, all'inizio del sifiloma. Yei due casi descritti da Salaverri durante il periodo eruttivo, in uno la reazione fu positiva, nell'altro negativa. Diag~tQBÌ. La diagnosi cliruca deve essere completata dalla. sieroreazione di Wassermann e dalla ricerca del treponema pallidum nelle pustole o ulcerazioni. Come è stato rilevato, la reazione di Wassermann, diviene positiva con molto ritardo, e quindi non può essere sfruttata per una diagnosi precoce; d'alt ro canto le ricerche batteriologiche mostrano l'assenza di treponema nella secrezione delle ulcerazioni o nel liquido delle pustule. Dopo di Fischer e Buschke, Queyrat ha particolarmente insistito sull'assenza di treponemi nei focolai di sifilide maligna precoce, éd egli afferma di non essere mai riuscito a scoprire alcun treponema sia al-
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'esame del liquido delle vescicolo-pw.;tole, nè sulle superficie delle ulcerazioni, nè sui preparati istologici deHe papule o ulcf'razioni. Tuttavia Nobl, esaminando minuziosamente numerose sezioni, avrebbe trovato alcuni rari treponemi; anche Roscher e Lipsohutz l'hanno trovato; Herxheimer e Cohn su otto casi di sifilide maligna precoce l'hanno rintracciato cinque volte; Hecht dichiara che l'assenza non è costante. Bonnet, di due casi, l'ha trovato presente in uno, nell'a ltro no. Petò malgrado l'assenza di treponemi nelle lesioni, l'inoculazione alla scimmia avrebbe dato numerosi risultati positivi a Buschke, a Finger, a Neisser e a Tomascrewsky; anzi quest'ultimo ayrebbe osservati dei treponemi tipici nelle lesioni cosi determinate, tanto nelle ricerche al paraboloide che sui preparati colorati. Un certo numero di affezioni possono venire confuse con una eruzione di sifilide maligna precoce: prima fi·a tutte il vaiuolo. L'eruzione può infatti a un dato momento avere una grande analogia ed accompagnarsi con uno stato febbrile che può orientare il medico verso ndea di una esantema vaiuoloso. L'errore è stato commesso varie volte da medici sperimentati e sempre nel medesimo senso (sifi· lide presa per vaiuolo). Cazenave, Bazin dichiarano di avere commesso tale errore; .Julien confessa di essere rimasto in dubbio in un caso circa quattro giorni prima di fare una. diagnosi sicura. Bonnet (1921) riferisce di due ammalati che erano stati ospedalizzati nel Reparto vaiuolosi i un ammalato di Queyrat era stato inviato all'Ospedale per vaiuolo. La diagnosi differenziale si baserà : a) s1d caratteri dell'er1tzione; la. pustola vaiuolosa è circondata da un alone eritematoso, mentre la pustola slfilitica poggia su una base infiltrata, dì colorito speciale rosso-rameico i l'eruzione diviene subito multiforme nella sifilide, procede a gettate successive e non ba sede fissa nella distribuzione, contrariamente all'esantema vaiuoloso cbe ba una esplosione rapida, evoluzione uniforme, distribuzione caratteristica e durata molto più breve ; b) aulle lesioni concomitanti: talvolta si hanno t raccie della lesione primaria, e si possono avere papule umide nelle regioni genitali; c) sui jenonteni genet·ali: l'inizio nella sifilide maligna è men,o brusco e non si accompagna oon la rachialgia. intensa del vaiuolo i la febbre è meno elevata e sovente dura poco ; ma ciò non ha niente di assoluto; d) B1lllo stato degli antecedenti: vaiuolo precedente, vaccinazione recent-e oppure conoscenza dell'infezione specifica; e) sulla nozione epidemica : bisogna essere però guardinghi perchè l'errore è più facile quando in piena epidemia vaiuolosa si manifesta qualche caso di esantema pustoloso di sifilide maligna. Un'altra malattia alla quale bisogna pensare è la varicella: per quanto l'eruzione della varicella abbia caratteri morfologici speciali, in qualche caso l'errore è possibile i Renault (Società Dermatologica Francese 1899), mostrò un ammalato, in cui egli non si credette compet-ente di fare la, diagnosi di varicella o di sifilide. Oalliand (Società Medica degli ospedali di Pa· rigi 1914) presentò un ammalato, affetto da pustole ombelicate' in cui Diagnosi differenziale. -
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egli aveva fatto diagnosi di varicella grave, e che l'evoluzione dell'a1fe· zion.e dimostrò d ~essere sifilide maligna; ~nnet cita. un caso di sifilide vari.oliforme che era stato diagnosticato da un medico molto stimato di Lione come varicella, ma l'errore, aggiunge, ftl di breve durata..
Può avvenire una confusione con il vaccino. Barthelemy e Balzer, (dictionnaire de mèdecine et de chirurgie pratique: article syphilys) citano U caso di un medico che, tratto in errore dell'ombelicatura. delle pustule, scambiava le pustule siftlitiche con quelle vacciniche, inoculando la sifilide a 18 bambini. Qualche volta può accadere di fare una diagnosi di.fterenziale con le -,wd&rmiti: nei piccoli bambini si ricorderà l'esistenza di forme particolari rare, quali l'ectima vacciniforme siftloide di Petges, l'ectima terebrante o
VIU'ioolla cancrenosa degli Ant,ulo-americani. Nei due casi da me osservati non si può trattare che di una fonna di sifilide maligna. preoooo avendo presentato presso a poco la sintomatologia clinica che è stata descritta per tale forma di sifilide: comparsa di sifùomi largamente ulcerati, seguiti da adenopatia inguinale, contrariamente a quanto asseriscono Landouzy e Brocq ; esplosione del periodo secondario con elementi papulo-vescieolosi, pustolosi, ulcerosi, disseminati a tutta la superficie cutanea ed uloorazioni alla mucosa tonsillare, al postA> della comune roseola e placche mucose; p:resonza del treponema pallido all'esame dell'essudato delle lllcerazioni e delle papule umide, e ciò in. opposizione a quanto con insistenza afferma Queyrat; concomit.anza di fenomeni generali caratterizzati da movimento febbrile per circa lii-20 giorni, stato oligoemico, deperimento organico marcato, astenia g• nerale, ma senza complicanze visoorali e nervose; reazione di Wa.sserman.n positiva dopo circa due mesi dall'accidente primario nel primo caso, e negativa nel secondo in pieno periodo secondario. Non fu tentata la cura mercuriale, e quindi n.on. posso riferire in merito; alia cura neosalvarsanica gli ammalati furono molto sensibili, in seguito alla quale migliorarono rapidamente le lesioni cutanee e lo stato generale.
ETIOLOGIA E PATOGE NESI.
La sifilide maligna precoce è assai rara: 0.47 %, secondo H.aslund, un caso- su 200, secondo Drisdale ; Bonnet di Lione e il suo allievo Bernard riportano una casistica di 12 casi ·in 16 anni di servizio ospedaliero. Oauae predispon6tlti: Età. -Si vuole che la. sifilide maligna precoce si rnan.ifesti particolarmente nelle età estreme della vita, bambini e vecchi ; ma ciò non è costante potendosi avverare in tutte le età. Se88o. - n sesso sembrerebbe avere una certa influenza riscontrandosi 9 volt-e su lO negli uomini. Debolezza orgOHtica. - Qualche autore ha attribuito molta importanza ad uno stato speciale di debolezza. organica; scrofolosi, tubercolosi, malaria, alcoolismo. La tubercolosi viene accusata come causa predihpo-
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nente, ma i pareti in proposito sono diacordi: in (!ualchc ammalato c'è qualche precedente tubercolare, in altri manca affatto. Queyrat dice di avere ossenato casi di sifilide maligna precoce in t.oggetti molto robusti e persino in lottatori; La.capère, in seguito a molti casi osaenati presso gli indigeni del Marocco, attribui1:1ce molta importanza ad una deficienza delle ghiandole surrenaliche per malaria pl'egressa. Bonnet ritiene che l'alcoolismo debba avere· un 'influenza preponderante: metà dei suoi ammalati erano alcoolisti, e ciò, egli dice, può dare la spiegazione della maggiore frequenza nel sesso wascbile. Già Fournier ave·\'·a rilevato che l'in· tossicazione alcoolica. influenza uinistrarueut~ le manifestazioni cutanee siiilitiche, ma ciò non era stato messo in rapporto con la sifilide maligna
precoce. . Vin ts. - Per spiegare la comparsa p1·ecoce delle manifestazioni ulcerose nella .sifi1ide maligna precoce, si è inv-ocata sia l'inocu1azione di una grande quantità di germi, sia una virulenza anormale dovuta ad una razza s~ciale di treponema, ad un virus cioè particolare, paragonabile al virus neurotropo di Levaditi e Marie, ed ancora ad una forma eccezionalmente virulenta della varietà ordinaria. L'idea di una razza S].Jeciale di treponema non si regge al lume dell'osservazione: è stato dimostrati!) che scimmie, inoculate con uno stesso virus, presentavano l'affezione talune sotto forme benigne, altre sotto fortlle maligne. Lesser ha osservato che la sifilide maligna poteva contrarsi da un ammalato affetto da sifilide benigna, e il caso in\erso era ugualmente possibile. Gougerot ricorda una donna affetta da sifilide maligna, venuta a consultarlo prima della guerra europea, la quale era stata certamente con· taminata da. un uomo affetto da sifilide banale; egli ritiene che non si tratta di virus speciale, perchè dovrebbe ammetterai una. pluralità di germi si· filitici, ma. piuttosto di virus specializzato, ma unico. Carie d~~>crive due casi, in cui ha potuto controllare oon una inchiesta accurata. l'origine del contagio avvenuto con forme di sifilide comune. Gaucher e Boisseau nel dicembre 1905 presentarono un ammalato alla Società Francese di Dermatologia. il quale era affetto da sifiloma fagedenico e da manifestazioni precoci, ulcerose, mentre la moglie, da lui contagiata, presentava, una infezione si.fìlitica con decorso benigno. Le· redde opina che nou si può trattare d'una razza speciale di treponema, perchè allora i casi dovrebbero essere più frequenti; così pure la pensa Dubreuilh; Qneyra.t non ba voluto pronunciarsi, e si riprometteva di fare degli esperimenti sulle scimm1e antropoidi. Tarnowsky non crede ad! una razza sp~ciale di treponema~ e S!liega le precoci lesioni ulcerose con una infezione piococcica sopraggiunta, descrivendo una forma di sifilide maligna precoce sotto il nome di infezione mista pio-si.fìlitica. Gli è stato obbiet· tato che una tale infezione piococcica, sopraggiunta sulle sutlerfici così esposte, non avrebbe nulla di straordinario; e, d 'altro canto, nè i risultati terapeutici di una medicazione antisettica giustificano questa concezione. Già Balzer molto tempo prima aveva dimostrato che i cocchi, · trovati nel liquido delle pustule sifìliticbe, a.ppari>ano secondariamente, e che esse erano sterili; e d'altronde il trattamento specifico guarisce queste pustnle senza l'aiuto di una medicazione antisettica locale.
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I mtuNITÀ ED ALLE&GIA.
Finger, osservando che la sifilide rivestiva sopratutto il suo carattere maligno presso i popoli indenni di sifilide (Europei al XV secolo, attuali popoli a.fricani), ha espresso la supposizione che la forma maligna della sifilide si preseo.ti appunto in individui nei cui ascendenti non si verificò per lungo tempo infezione sifilitica, ed i quali perciò sono 'assai smcettivi al virus sifilitico, mentre nel caso opposto una immunità relativa spiega la mitezza del decorso. Più recentemente Gougerot ha emesso l'ipote.si che la sifilide maligna precoce si avvererebbe su un terreno speciale allergico sensibilizzato, e quindi l'intensità della reazione, come nella sifilide terziaria. Ed invero nelJe attuali conoscenze patologiche della sifilide, uno stato speciale allergico della cute e mucose può spiegare la patogenoesi delle manifestazioni ulcerose precoci della sifilide maligna. Cerchiamo di studiare da vicino il fenomeno di immunità e di allergia nella sifilide per potere spiegare le peet1liari manifestazioni cliniche della sifilide maligna precoce. Dopo l'inoculazione del treponema nella cute, questo incontra delle difficoltà ad acclimatarsi alle nuove condizioni di vita e di nutrizione, e non riesce a svilupparsi che quando è a contatto delle cellule viventi, e specialmente dell'endotelio che tappezza i vasi linfatici (Levy-Bing e Laffont). L'organismo cerca di difendersi e di sbarazzarsi dell'infezione, mettendo in azione i mezzi di difesa che in primo tempo son. dovuti agli elementi locali, a.i m.a.crofa.gi della cute (Besredka.), i quali, reagendo allo stimolo infettivo, si moltiplicano, si accumulano attorno al virus per cercare d'imprigionarlo, e localizzare l'infezione. n si.filorua è cosi costituito, il quale pnò manifestarsi o sotto forma di una piccola erosione leggermente indurita, o al contrario sotto forma di una lesione nummulare profondamente inftltrata, ed anche con una ulcerazione estesa. Quebte differenze clinicha si trovano sotto la dipendenza delle reazioni locali, e sono dovute alla sensibilità più o meno manifesta del soggetto, il quale reagisce con fenomeni allergici più o meno intensi. , L 'allergia è stata definita ,d a Von Pirquet: << La maniera differente con la quale reagisce un soggetto ad una nuova inoculazione dello stesso virus "· Questa reazione allergica è il prodotto di un doppio processo di resistenza e di ipersensibilità e i due fenomeni non sono che due aspetti diil'erenti dell'immunità. Nella sifilide cutanea, in li.aea generale, le reazioni allergiche aumentano d'intensità man mano che e3sa progredisce di età, di modo che alle lesioni superficiali, risolutive del periodo primario e secondario, sopraggiungono quelle inftltrate: profonde e distruttive del periodo terziario. L 'allergia pertanto raggiunge il suo massimo d'intensità. durante il periodo terziario. In alcuni soggetti però l'allergia si sviluppa più rapidamente che in certi altri, ed in qualche caso è già presente nel periodo primario, manifestandosi con. una. lesione clinica profonda, distruttiva: il si.filoma ulcerato. Nella sifilide maligna precoce, costituitosi precocemente uno stato speciale allergico cutaneo, esso influenza ~tte le manifestazioni del periodo secondario, ed invece di avere lesioni super-
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ficia.li, roseola, papule, placche mucose, si hanno lesioni a tipo distruttivo, elementi papulo-pustolosi, papulo-ulcera.tivi; d'altro canto queste intense reazioni cutanee, distruggendo rapidamente la maggior parte dei treponemi, questi difficilmente :possono essere trovati all'esame delle pustole od ulcerazioni. L 'assenza quindi del treponema nelle lesioni ulcerative della sifilide maligna preooce, carattere clinico importante secondo QueyTat, dipende dallo speci{\le stato allergico del sistema cutaneo. Un altro carattere clinico della sifilide maligna precoce è dato dalla negatività. della reazione di Wassennann in pieno periodo secondario, o meglio dalla reazione positiva molto tardiva. La reazione di Wassermann sembra non essere in rapporto coi fenomeni d'immunità., ma parrebbe piuttosto dipendere dal numer<> dei treponeuli che ospita l'organismo; essa è una reazione d 'in.feQone e non d'immunità; perohè, se cosi fosse, il massimo di p<>sitività. dovrebbe raggim\gersi durante i periodi di latenza, mentre l'osservazione dimostra il contrario. (Golay). D 'altro canto la percentuale degli esiti positivi della reazione diminuisoo a misura che la sifilide invecchia, perchè in questa, minore quantità di germi alberga l'organismo; cosi nella sifilide maligna precoce l'inten:>ità. dei fenomeni allergici distruggendo la massima parte dei treponeini, rende in primo tempo negativa la reazione di Wassermann, mentre più tardi diviene positiva, perchè diminuendo le intense reazioni cutanee, i germi rimasti possono riuscire a moltiplicarsi. La sifilide maligna precoce è legata pertanto ad uno stato particolare allergico dell'organismo, che riflette il meccanismo dell'immunità. Quali le cause di questo stato speciale allergico t L<> Zironi, parland'O della natura dell'immunità., dice che i fenomeni immunitari verso un gruppo di malattie infettive sono caratterizzati dalla capacità dell'organismo di reagire phì violenwmente e più rapidamente che di norma, con fenomeni locali e generali al contatto oon il microrganismo specifico o con certi prodotti chimici in esso contenuti, o da e8S~ sooreti. L'immunità. è un effetto di questa reazione iperergica. Aggiunge che << se si vuole ricercare in che cosa consista la capacità. di iperreagire, ei si trova subito di fronte ad uno di quei fenomeni vitali di cui si può dimostrare l'esistenv.a, ma non ricercare le cause perchè legate alla vit.a o. PltOGNOSI.
La prognosi della sifilide ma.Ugna precoce anticamente era di speciale gravità, e non era raro di vedere ridurre l'individuo in uno stato eachettioo che poteva terminare con l'esito letale. Tale concetto di gravità si è mantenuto sino ai giorni nostri, data la poca efficacia della cura mercuriale, ma in seguito alla scoperta dei preparati arseno-benzoliei, al eui trattamento la sifilide maligna :precoce è molto sensibile, la prognosi è ritenuta oltremodo fausta. Oli arseno-beilZOli in questa forma di sifilide dimostrano una vera superiorità di medicamento speeifioo. Ma la prognosi della sifilide maligna precoce deve essere considerata inoltre in rapporto all'evoluzione ulteriore dell'iniezione: in patologia silfilitica è un fatto di comune osservazione che le lesioni viscerali sono tanto •
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più frequenti quanto più rare e benigne sono state le manifestazioni cu-
tanee. Parrebbe ami oggi che i luetici a decorso benigno siano quelli più predisposti aUa tabe e alla paralisi (Fischer, Nonne, Plaut, ecc.) che come si può dedurre anche dai seguenti dati di Mattauschek e Pilcz che si riferiscono al decorso della sifilide antecedente alla lesione nervosa. Caal senzn
Casi oon una
CMI con pl\\
recidiva
rCC'Idlva
recidive
41.!3 %
3.51 °/o
1.33%
.
27 . 71 %
1.66 %
2.06%
.
5.15%
1.48 °/0
7.29%
Fonno nervose
Paralisi progressiva Taìbe dorsale.
..
.
....
SUìlide oerebrale. .
.
.
.
.
Fournier, che aveva studiato il fenomeno in relazione alle lesioni pansi.fllitiche, concludeva che la sifilide nervosa era dovuta. alla insuffiooru:a del precedente trattamento, insufficienza causata dalla benignità delle manifestazioni cutanee della infezione: allo stato attuale delle co~scenze patologiche tale opinione non è ormai a-ccettata. Due ipotesi si contendono il campo per spiegare il contrasto tra le lesioni cutanee e quelle nervose: Erb, Nonne, Mott , Morel, Savallèe ed altri, colpiti dal fatto che la paralisi generale e la tabe si manifestano ordinariamente presso individui, in cui la sifilide si è mostrata. povera di accidenti cutanei e mucosi, hanno cercato di spiegare questo stato di fatto i.l.ldiseutibile con la esistenza di una razza speciale di treponema. Secondo loro, esiste un treponema che ha una affinità. speciale per la p elle, tipo àermotropQ, e che provoca re manifestazioni classiche della sifilide secondaria e terziaria; ed un altro di razza differente ch-e si localizza specialmente nel sistema nervoso, tipo neurot.ropo; che prQvocherebbe l'ap~ NiQne della tabe e paralisi generale; tale interpreta.zione è stata ultimamente sostenuta da Levaditi e Marie. Alt ri autori con a. capo Sicard combattono taW opinione; essi ammett-ono che il oontrasto tra le lesioni cutanee e nervose è sotto la dipendenza di un differente stato di immutùtà. vis<Cerale. L 'immunità sifilitica non è paragonabile 'a quella che conf&ri.scooo la maggior parte delle malattie infettive, ma è caratterizzata essenzialmente da uno speciale stato dei tegumenti che li rende più o meno refrattari ad una nuova inonulàzione. Accanto a questa immunità cutanea, che oggi è bene conosciuta in seguito specialmente agli studi ed esperimenti di reinfezione e superin.fezione di Finger, Land:st(liner e di Neisser, e da noi di Cappelli, Piccardi, Trossarello e Pasini, esiste certamente uua immunità viscerale, ma questa non può paragonarsi all'immunità. cnatnea. La pelle deve essere considerata come un organo di protezione ; e!lsa di frQnte ad un gran nu mero d 'infezioni rappresenta u.n organo.: di difesa tutto speciale, esplicando una particolare funzione biologica. H offmann e
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Bloch, che più di tutti sostengono tale opinione, basàta su da.ti di fatto molto convincenti, ammettono una. funzione biologica protettiva per parte dellla pelle (esofilassi) per mezzo della q_ua.le essa può prodUI'l'é «sostanze protettive e curative » che proteggono, e difendono gli organi interni e il sistema nervoso nella. lotta contro i parassiti e i loro veleni. L 'immunità viscerale deve essere considerata pertanto non come immunità umorale, ma come un'immunità istiogena d'origine cutanea. Camel, analizzando l'essenza dei fenomeni immunitari dice che nelle malattie allergiche le reazioni istiogene sono quelle che hanno la funzione principale di difesa. dell'organismo per azione delle forze natUl'ali, mentre che i fenomeni umorali non sono che i testimoni del processo infettivo. Da ciò consegue che l'allergia. cutanea deve interpretarsi oome una reazione fa. vorevole alla guarigione, poicbè essa possiede un'azione immunizzante di fronte a tutto l'organismo. Gl'individui affetti da. sifilide xnaligna. precoce, presentando intensi fenomeni allergici, si vaccinano rapidamente contro l'infezione, la quale in seguito è incapace di manifestarsi negli organi profondi, compreso il sistema nervoso, e tali amxnalati resteranno per sempre indenni di manifestazioni viscerali, e delle xnanifestazioni più teinibili, la tabe e la paralisi progressiva. La prognosi della sifilide maligna. precoce, quindi, allo stato attuale, sia per l'influenza benefica e rapida del trattamento arsenobenzolico, sia per l'evoluzione benigna. del decorso ulteriore, specie per quanto riguarda la tabe e la paralisi, deve ritenersi più che fausta. Lo stato di malignità non è ox:mai un attributo essenziale di q_uesta forma di sifilide, estrinsecandosi la malignità solamente in una precoce reazione allergica della cute: la sifilide maligna precoce può essere considerata una sifilide precoee allergica. 01u·a. - La questione della cura della sifilide maligna. precoce ba fatto rapidi progressi in questi ultiini t empi con la scoperta del salvarsan e neosalvarsan. Anticamente, da.ta la poca efficacia del trattamento dell'iodio e del mercurio, la cura era liinitata ad una sostanziosa alimentazione ed alla somministrazione di preparati ricostituenti: cacodilato di soda, protoioduro di ferro, e con tali mezzi qualche volta si ottenevano dei risultati, che non era possibile sperare con le continue frizioni mercuriali, e coli 'ingestione di continue dosi di ioduro. Oggi i preparati arsenobenzolici hanno un'azione cosi meravigliosa e rapida che fanno sparire in breve tempo le xnaniiestazioni cutanee più intense, migliorando di pari passo lo stato generale. Contemporaneamente alla cura generale si cercherà di medicare le lesioni cutanee ; le papule-croste saranno trattate con cataplasini, impacchi di soluzione borica, le ulcerazioni si laveranno quotidianamente con acqua borica, soluzione dì sublimato all'l 0 / 00 spolverandoli in seguito con calomelano; d'altronde la cura varierà a seconda delle localizzazioni delle ulcerazioni. Se esistono estese e numerose ulcerazioni agli arti inferiori, si obbligherà l'infermo al riposo assoluto in letto. Nel caso che un'ulcerazione estesa minacci di distruggere rapidamente un organo, Salaverri consiglia di procedere nel seguente modo : raschiare, spolverare leggermente con iodoforinio, coprire -poscia la lesione con strisce di empiastro di Vigo e ogni 3 o 4 giorni sottoporlo all'azione dei vapori di iodio.
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Thibièrge cita. un caso di sifilide maligna precoce, in cui, stanco d 'avere provato la maggior parte dei rimedi classici, ebbe l'idea di applicare sopra alcune delle lesioni ulcerose, del coalta.r, ed ebbe la sorpresa di veder guarire le lesioni cosi trattate, mentre, le altre continuavano la loro evoluzione ; generalizzò il trattamento e l'infermo guarl. rapidamente. BIBLIOGRAFIA. DUBuc. - D ea syphilides malignes prt coces. Th. de Pari$, 1864. BAZIN. - La syphilis et les syphilides. Paria, 1866. BROCBIN. - La syphilis me.li~ne pré<-oce. Gazette du H opitaux, 1876. BAUDOUIN. - Contribution à l étude des syphil. gre.ves précocés Th. de Pam, 1899 AuDRY. - Congrès de Londres, 1898. HAsi.u ND. - Congrès de Londres, 1898. TA.BNOWBKY. - f;yphilis grave·. - Congrès de Londres, 1898. LANDouzy. - Syphilis maligne précoce sa.ns adénopathie. Bull. de Soc. Frane. de D ermat., p. 338, 1898. HoFFMANN. - Syphilis maligne. Ann. de mal. t:én., p. 36, 1916. (Extrait d'urol. a.nd cut. Rewiew e.nt., 1916). FlNoEB et Buscat<E. - Med. KUn., sept. 1906. FoURNIER. - Traité de le. syphilis, 1906. BALZE&. - Male.dies vénériennes. (Tre.ité de médecioe Gilbert et Carnot). FINGER- - La syph ilis et. les me.le.dies vénériennes, edit. 1907. ToMASCREWSKY. - Berl. Klin. Woch., 1911, p. 890. · NEISSEB.. - Bet. 2 patholog. und th ere.p. des syph., p. 63, 1911. MAB.saALL. - De le. syphili.<> maligne. Ann. de mal. vén., p. U)6. (Extra.it. d 'Urol. and cut. Review jour., P· 68, 1913). LESSER- - Male.ttie veneree e sifilitiche, ed. Ve.Uardi. BROCQ. - Traité élementaire de dermatologie pratique comprenant les syphilides cutanée, 1917. LAcAPÈRE. - B ·"U. de la Soc. .Frane. de dermatol., 11 dic. 1919. QUEYRAT. - A propos de le. syphilis maligne precoce. B-ull. de la Soc. Frane. de dermat., 22 gennaio 1920, p. 40. CouoEROT. - Le. syphilis en clientèle. Discussion de la comunication. Queyrat. Bull. de la Soc. Frane. de dermatol., 22 genne.io 1920. BoUTELIEB. Gazette HOpitau:c, 1921. Syphilis maligne précoce. BONNET. Les syphilides va.rioliformes et malignes précoces. Ljon Méd·ical, 1921. F'ERRANNINl. - Le attuali conoscenze sulla biologia dell'infezione sifilitica e loro applicazione alla patogenesi della paralisi proJp'essiva, 1923. DuJAJIDIN. - Sensibilise.tion. (Atti del Congresso de1 Dermatologi e Sifilografi di lingua francese. Bruxelles, 1923}. FoNTANA. - Diagnosi e terapia. della sifilide e male.ttie veneree, ed. 1924. Zmom. - Sulla natura delle immunità. Boll. lat. aie·rot. milanue, giugno 1924. SALAVEB.RI.- Gazette Méd. de Bilbao. La syphilis maligne précoce de Queyrat 1925, DuJARDIN et DEc..un>s. - L 'allergie un constitua.nt du terrain. (Ann. de malad. vén. t. XX, p . 942, 1925). DuJA.RDIN et DECAMPS. - Influence d'une sensibilise.tion esperimentai sur. l's.llergie et les heteroallergies. Ann. de malad. vénériennll8, t. XX, p. 145, 1925. JE.All' GoLAY. - La pathologie géneral de la syphilis, 1926. DuJAB.DIN et DEcAMPS. - Contribution à l'étude pathogenique des dermatoses. (Ann. de Dei"TTUltcl. et Syphilografie, n. 11, 1926. DuJAB.DIN. - Le role de l'ana:filassi en Dermatologie et Syphilogre.fìe. Acta Dermatologica R. D. 7 H2 S. 293. 30, 1926 AuoAONEUR et M. CAB.LE. - Précis de maladies vénériennes, ed. 1927. P ASINI. - Ricerche sperimentali di superinfusione sifilitica e fenomeni immunitari nella. pelle. Giornale ital. di Dermat. e Sifìlogra{ia, 1927, p. 94. DA.RXER- - Precis de dermatologie, ed. 1928. BESREDKA- - Étude sur l'immunité da.ns les nialadies infect.ieuses. Masson, 1928.
OSPED.-\LE MILITARE PRINCIPALE DI BOLOGNA Direttore: Colonnello medico prof. F. CACCIA
SOPRA UM CASO DI EDEMA ACUTO LARINGEO per il dott. Alberto Cazzola. sottotenente medico di compl emento assistente del repa.rto chirurgia.
Ritengo utile illustr-are un caso di edema laringeo acuto osservato in un militare, per le contingenze speciali nelle quali si è verificato e per l'esito favorevole ottenuto oon un pronto intervento. D 18 luglio 1928, alle 13 circa., veniva. tra;cportato a questo ospedale il caporale R. Innocenzo, del 3° reggimento artiglieria da campagna, che visitato sommariamente (dato il suo stato grave) appe.riva nel!e seguenti condizioni: Buono stato di nutrizione; sufficientemente sviluppate e toniche le masse mu,;colari; apparato scheletrico normale. D paziente era in posizione seduta. col tronco rivolto in avanti ed il capo in leggera flessione: colorito della cute del viso e mucose visibili cianotico. Le pause respiratorie apparivano prolungate: all'inizio del momento inspiratorio il paziente sembrava raccogliere tutte le forze per una fatica eccessiva. Spalancava la bocca portando la testa in atteggiamento di forte estensione ed il petto in avanti. Le palpebre si mostravano esageratamente aperte e notevolmente sporgenti i bulbi oculari. Gli sterno-cleido-roastoidei s'irrigidivano, mentre il pomo d' Adamo s'innalzava fino a scomparire sotto la mandibl)la. Negli spazi intercostali, al giugulo ed all'epigastrio, si notavano profondi avvallamenti e tutti gli arti si presentavano in preda ad uno stato di ~·igidità.. , L'immissione di aria dava luogo a.d. un suono stridulo che stava a dimostrare l'esistenza di ostacolo al suo pa.<:>saggio nelle vie aeree alte. Al termine della inspirazione il colorito del viso assumeva una tinta rosea che poi gradualmente andava dileguandosi durante l'espirazione, per lasciar luogo ma.n ma.no ad Wla spiccatissima cianosi. Il momento espiratorio, dapprima. brevissimo, seguìto da completa rilassatezza di tutti muscoli (onde il paziente a.<;.;;;umeva una posizione di completo abbandono) successivamente divent.aNa. pure esso oltremodo difficoltoso. (Dispnea espiratoria). Al collo, a des tra della. linea mediana, a.ll'altezza della cricoide fino al margine anteriore dello sterno-cleidoma..<;toideo, si osservava. una piccola. tumefazione rotondeggia.nte, dolente alla pressione, di consistenza. dura, a superficie liscia ricoperta da cute di colore no111U!ole, libera dalla pelle, non spostabile dai tessuti sottostanti. L'esa.me dell'apparato respiraterio risultò negativo all'ispezione, palpazione, percussione. I rumori respiratori che si apprezzavano all'ascoltazione prova.va.no l'integrità. dell'albero bronchiale. Xega.tiv.o apparve pure l'esame ca.rdiova.'!colare clte mise in rilievo soltanto Uil aumento <Ìi frequenza delle pulsazioni ed una di1uinuzione d'intensità.. Nulla di abnorme si riscontrò a carico dell'addome. La storia, ottenuta d&l paziente il giorno appresso, brevemente riassunta, s i riduce a quanto segue: unica malattia. di cui so!l'erse, una fistola postuma ad ascesso anale, operata tre mesi addietro allo stesso reparto chirurgia. n malato affermava di non el'~=<ere luetico, di non aver mai contmtto affez.ioni veneree, di essBlle modico
be,·itore, non fumatore. La malattia in atto aveva. avuto inizio tre giorni avanti il suo trasferimento in ospedale e cioè, la matt.ina del 16 luglio ,dopo una notte di servizio per cui non aveva potuto riposare che pochissime oz·e, si svegliò avvertendo un violentissimo mal di gola, accompagnato de. afonia e da febbre (37 ,6). Non a.v eva a.Yuto tof;se. La re>:pirazione era normale; perznessa. la deglutizione ma. esclusivamente di sostanze liquide. Recatos i dall'ufficiale modico del corpo gli furono con.si-
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gliate applicazioni caldo wnide sulla gola dalle quali però non trasse alcun giovamento s ia nei riguardi della deglutizione che del sintoma dolore s empre ÌJlCC!;sante e molto acuto. n giorno seguente, persistendo iJnmutati i fatti dianzi accennati, sempre per consiglio delrufficiale medico, sostituì alle applicazioni calt!e quelle ghiacciate ed in tal guisa riuscì ad alleviare modicamente il dolore, senza però ottenere alcw1 sollievo circa la deglutizione. Il terzo giorno seguitò cogli impacchi freddi, ma i disturbi presero notevolmente ad accentuarsi finchè sul mezzogiorno improvvisamente insorse difficoltà di respiro che solo amala pena poteva effettua n. i con sforzi eccessivi che impegnavano tutte le energie del corpo. n capitano medico prontamente avvertito dispose sollecitamente per l'immediato ricoYero del paziente in questo ospedale ove appena giunt<> fu sott.oposto allo atto opers.torio (tracheotomia). È da not.a.re inoltre che essendosi dovuto prat icare l'interve nto senza anestesia dato il grave pericolo d'asfissia esso riuscì oltremodo difficoltoso per gli sfoni enormi del malato dovuti al dolore e principalment-e al grave stat-o asfittico. Parecchie persone non erano sufficienti per immobilizzarlo. Praticata in un momento l'~pertura. della t~hee. ed introdotta la cannula, subito t11tti i fenomeni ces.'3arono
e l'&IIUllAlato riprese il suo colorito normale. L'esame laringoscopico eseguito il 19 (,·alea d ire il giorno seguente all'inter· Yento) dirnostrò: faringe d'aspetto normale, modico arrossamento tumefazione deU'epiglottide, spiccatissimo edema della mucosa int~ra.ritnoidea, (nessuno risentimento !infatico cervicale). Il giorno 20 il reperto laringoscopico ri~ava aumento dell'edema dell'epiglottide, più ridotto nella porzione inferiore. Corde vocali di colorito normale, Wl pò infiltrate, mobili. li 21 s i mise m rilievo uno s tato presso che identico al precedente: epiglottide sempre edematosa, diminuito più sensibilmente l'edema iJ1feriormente, corde vocali ben visibili, mobili, di colore normale, leggermente infiltrate. Alcuni giorni appresso con ripetuti esami era permesso apprezzare i:l graduale risolversi delfedema fino alla sua totale s comparsa. La diagnosi di edema acuto della glottide poeta per l 'accennata siutoma tologia, veni,·a dunque ad essere pienamente confermata dall'esame laringoscopico. Ora s i t rattava di ricercare la causa dell'affezione.
L 'edema della glottide o meglio dell'epiglottide, dato che questa è la vera sede dell'aft'ezione, può essere primario o secondario ed (~ rappresentato dall'in.filtra.zione sierosa del connettivo sottomucoso, il quale provoca il rigonfiamento gelatinoso. Ciò si verifica specialmente ove il detto t-essuto è più aggredibile, lasso; quindi sulla faccia inferiore dell'epiglottide, sulle OOl'de v~ false, al di sopra delle aritnoidi e con maggior bequenza sulle plicbe ariepiglottiche che, se eccessivamente infiltrate, riescono talora a poni a contatto, chiudendo in tal maniera l' aditus la·1·itlgis. Delle tre varietà in cui si distingne - edema cronico non infiammatorio - edema cronico infiammatorio - ed edema acuto in.fiammatorio - non era evidentemente permesso prendere in considerazione la prima che si verifica per stasi, quando esista 'i drope generale, nella cirrosi epatica, nelle aifezioni renali croniche, per fatti di compressione (tumori, gozzi, aneurismi) anche percllè esiO generalmente insorge in modo cronico e di rado raggiunge un g:rad9 elevato. Parimenti si d<>veva escludere la seconda forma che si presenta in casi di processi flogistici cronici della laringe, quasi sempre parziale, mai raggiungendo un grado elevato, sempre ad andamento lungo. Escluso l'edema polmonare caratterizzato da notevolissima dispnea inspiratoria ed espiratoria per l'e~a me obbiettivo con cui s'era accertata l'integrità. del polmone, e l'edema angioneurotico (ed. di Qoincke), per la storia e l'esame laringoscopico, restava in discussione l'edema acuto infiammatorio.
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SOPBA UN CASO DI EDEMA ACUTO LARINGEO
L'anamnesi eliminava l'ipotesi di qualsiasi traumatismo o ustione o cauterizzazione con veleni. Si poteva invece esser tratti a pensare al caso di propagazione di processi infiammatori di parti vicine, quali una faringite; ma l'esame del faringe negò tale s upposizione subito che si osservò fin dal
primo momento il suo normale aspetto. Si poteva pure pensare a una forma difterica, ma a nc.he per questa affezione non vi era sufficiente sintomatologia nel controllo obiettivo tale da poterla validamente sostenere. Non erano da tenere in alcun conto altre cause quali una tonsillite, una parotite, un'eresipela cutanea, una carie vertebrale, per assoluta mancanza di segni che le potessero affermare presenti. .Ancora si doveva negare nel modo più assoluto potesse trattarsi di edema acuto secondario a qualche malattia infettiva (scarlattina, vaiolo, ecc.) per le medesime ragioni sopradette. Una delle cause più frequenti dell'edema è infine rappresentata dalla pericondrite laringea: questa è raramente primaria, il più delle volte secondaria a tubercolosi o sifilide. Escluse dunque le varie cause suesposte come produttrici dell'affezione del presente caso, tenuto conto del vivo colore alla pressione sulla bozza rilevata al collo che presen ta va tutti i caratteri di una forma ascessuale profonda, valutato il reperto laringoscopico, l'et,à, il rapido sviluppo del morbo, :}ppariva esser e la malattia in dipendenza di un ascesso che aveva avut o inizio sulle aritnoidi. Manifestandosi imminent.e il pericolo, si sottopose immediatamente il paziente all'intervento eseguito con felice risultato dal colonnello ·medico Caccia e consistito in « < racbeotomia inferiore )), Fra le operazioni d'urgenza la tracheotomia è una delle più frequenti e talora delle più difficoltose ed emozionanti allorquando si debba praticare su di un malato in preda ad asfissia acuta e grave: le sue indicazioni sono massimamente date nel bambino dai corpi estranei delle vie aeree e sopratutto dalla difterite; nell'adulto dalla tubercolosi, dal cancro della laringe, dall'edema della glottide. Dal caso riferit o scaturisce evidente la necessità assoluta, anzitutto dell'esame accurato di ogni malato e secondariamente della decisione pronta per l'immediato ricovero in ospedale di coloro che si presentino in istato grave o che facciano dubitare l'imminenza di gravità; tanto più quando la diagnosi lasci in incertezza per la deficienza di sintomat ologia. Rammentando che in queste evenienze è sempre preferibile il peccare per eccesso di scrupolo. Appare evidente inoltre l'importanza per l'ufficiale medico del corpo di essere a conoscenza di quegli interventi d'urgenza che più frequentemente si presentano, se si consideri che essi, come nel nostro caso, possono rappresentare l'unico mezzo per sot trarre il paziente a sicura morte, e se si riflette che non sempre è sufficiente il tempo per il ricovero in ospedale od i mezzi per effettuarlo non tutte le volte sono a disposizione del medico.
NOTE
DI IGIENE PRATICA
L'ALCOOL NELLE TRUPPE COLONIALI per il dott. Arturo Casarfnl, tenent-e colonnello medico Fra. le prescrizioni pratiche di igiene da. impartirsi ai nostri soldati, che dalle coste libiche fino a lle p iù remote regioni equatoriali della Somalia p ortano nelle nostre lontane colonie la. loro opera di civiltà e di progres.~o, una delle più essenziali è.quella. dell'astensione dall'alcool. Nulla infatti è più falso e pericoloso del pregiu· diiio, assai diffuso, che nei climi caldi sia necessa.r:io l' uso dell'a.Icool, tanto da affermare che molte battaglie sono state combattute col coraggio della. bottiglia, ma i nostri reparti devono invece essere perfettamente edotti dei g ravissimi pericoli a cui li esporrebb-e l'intemperanza. «Sotto i tropici, e peggio ancora nelle zone equa toriali, scrive a. questo riguardo il Sana.relli, l 'alcool corrode ed uccide più rapidamente che sotto i nostri climi, rendendovi fatalmente mortali la p olmonite e le febbri, mina.ndovi la salute delle razze, m oltiplica.ndovi i degenerati •· Non v'è igienista esperto della vita. colonia le, che non abbia. confermato questa verità. Chitmque voglia resistere con tutti i mezzi, di cui l'organismo può disporre a l sole tropicale, deve imporsi l'a.·stinenza assoluta dalle bevande a lcooliche. Infatti ~'alcool, anche a piccole dosi, se viene ad aggiungersi all'anemia cerehrale, cosi frequente nei paesi caldi, ~ba le f unzioni psichic:he e produce dannose conseguenze impedendo l'a.cclima.ta.ZIOne di qua.lsia.~i razza. I n Australia, nella Nuova. Zela.nda., nelle Antille, nell'America del Nord l'immigrazione degli Europei ha costituit-o nn vero flagello per le razze autoctone, di cui alcune sono state s terminate, soprntu tto dall'abuso di bevan de alcoliche. E specialmente nell'Africa tropicale si può constatare l'a~ione deleteria dell'alcool sulla raz7.a. indigena: intere t,ribù, quali gli E nogas, t Gaba.s, i Lea.gas delle zone costiere, contaminat-e dall'alcolismo, si vanno lentamente estinguendo. Ben a ragione Ha.sford Battersby, a l VII Congresso internazionale alcoolico di Parig i, faceva rilevare che, « a causa d ella nostra politica d i vista corta, che pennette all'alcool d'impadronirsi del continente africano, noi ostacoliamo inco·scientemente lo sviluppo d el commercio onesto e proficuo, invece di stimolare le razze indigene ad apprezzare ed a desiderare la necessità e il conforto di una. esistenza civile, e già lo straniero è accusato di portare in Africa l'alcool, la miseria e la. morte per queste razze ». . Nella. vita coloniale, di solito molto attiva, per conservare l'energ ia. e tutta la resistenza organica è necessario, anzi indispensabile, la sobrietà. «L'alcool in Africa, scrive lo Ziemann, è più dannoso dello stesso clima"· Perciò nell'esercito inglese coloniale è stato da tempo abolito l'uso delle bevande alcooliche. Maometto stesso ha lasciato scritto nel Corano: « O credente. l'alcool, il giuoco, il destino delle freccia sono un' abbominazione inventata da. Satana: astenetevi e sar ete felici ! •: Uno dei più dannosi abusi dell'alcool in coloni a. è l'abitudine dei così detti aperitivi. Durante la conquista di Algeri, col pret-esto di coneggere il cattivo gusto dell'acqua potabile, fu importato dalla Francia l'a.<sSenzio in grande quantità e l'a.lcoolismo dilagò ben presto fra le truppe operanti. Cosi a l Marocco ili traffico dell'assenzio andò presto diffondendosi, ed i vendit ori ambula.nt.i seguivano le truppe in marcia. facendo ottimi affari. Analogamente nel 1\Tada.gascar, su 21 milioni d'importazione annua., ben 4 erano dovuti all'assenzio e ad altri liquori. Al contrario una opportuna legge, emanata dallo Stato belga del Congo, ha. vietato in modo assoluto l'importazione in colonia. dell'alcool sotto qualsiasi specie: Al tempo d ella. rivo luzione indiana. le truppe di Havelok non usavano altra. bevanda e ccitante che i.l caffè. Liebig, maggiore medico nelle Indie Nerlandesi. ha potuto accertare ch e, colla soppressione dell'alcool nella razione alimentare delle truppe della. spedizione di Suma.tra., si mantennero eccellenti le condizioni sanitarie per o ltre cinque mesi, ed anche Beyer dell'esercito degli Stati Uniti. durante la. spedizione ai tropici, ha. confermato tali risultati.
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NOTE DI IGit:NE PRATICA
Nella spedizione del Reed River, al comando del generale \-\'otseley, non fu somminis trato l' alcool, e la salute delle truppe si mantenne ottima. Nell'Africa del 1:>ud l'uso d el rhum era considerato come uno specifico ed una precauzione necessaria contro le malattie predominanti in quelle regioni. L 'antica abitudine fu intetTotta nella guerra degli Ascianti, e la mortalità si mantenne nella proporzione del 3,14 % in tutte le for·ze inglesi. Ancora nella guerra dei Caffri il rhum venne tolto dalla razione ordinaria, e nella campagna del tiuda.n il Si1·da r vietò l' uso di qualsiasi bevanda a lcoolica; e le t.ruppe si mantennero in ottime conclizioni di salute e di resistenza. Da una sta· tll<tica del Carpenter, sulle condizioni dell'al'l'nata di Madras nell' India, risulta che la morbosità e la mortalità nei soldati dediti a11'alcool fu del 215 e del 4,5 o/o. mentre negli astemi le medie discesero rispettivamente al 131 ed all' l %· Cosi al Basutoland, colonia interna africana· dell'impero britannico, senza coste Ill8fittime, ò interdetta l'importa7.ione di bevande alcooliche, n el Sudan egiziano un regolamento proibist-e la vendita del vino e dell'alcool agli indigeni e ai militari inglesi della g uamigion f', che 1.0n abbiano il grado di ufficiGle. . Riassumendo, tutti i medici militari in servizio nelle colonie hanno osservato che l'uso dell' alcool nelle regioni tropica.li riesce più dannoso che nei c limi temperati. I soldati assai robusti potranno dimostrare una certa resistenza agli abusi del bere, ma presto o tardi sconteranno la loFo in temperanza, perchè, ad un eventuale att.acco di qualche malattia tropicale. la. loro resistenza si rivelerà mo lto minore di quella di chi ha sempre mantenuto una vita sobria. N è si potrà. ritenere innocuo, come abitualmente si crede, anche l' uso di moderate quantità di alcoolici. L'esperienza secolare degli ufficiali medici inglesi in India ha dimostrato c.h e, tra le cause predisponenti al colpo di sole e di calore, principalissima è l'uso del· l'alcool. Il Fergusson, in proposito, ritiene pericol066 egualmente le picoole doei di alcool distribuite nel\a razione alimentare in India, ed afferma che il somministrare liquori, anche a dose moderata, al soldato sotto il sole ardente ed il pennettergli di usame quando deve sottoporsi a marce o ad esercit,azion'- è come dargli una mazzata sulla testa. Anzi, questa non lo metterebbe forse cosi completamente fuori di servizio, come l'alcool. E riferisce il caso di un reggimento inglese che, sbarcato a S. Domingo, intraprese una marcia di poche mi~ia, dopo aver consumato un' abbondante razione di rhwn. n risultato fu che llt uomini morirono lungo la strada e gli altri arrivarono a destinazione in uno stato di esaurimento impressionante. Incidenti analoghi sono ricordati da molti altri medici militari, per cui tutti vengono alla oonclusione che nei climi tropicali nessuna razione di bevande spiritose dovrebbe essere OODSUma.ta, sopra.tutto poi dUTanie le ore piò calde. L 'epatite e l'ascesso del fegato, frequenti nei climi caldi come complicanze di una caratteristica affezione, la dissenteria amebica, sono in stretta dipendensa. con l'uso, sia pure moderato, dell'alcool. \-Varing, in uno studio su 300 casi mortali di asçesso epatico, potè accertare che quasi tutti gli infermi avevano avuie abitu. dini di intempemnza. In altri 55 casi, studiati dal Rogers nell'oepedale europeo di Calcutta, t.ut.ti i pazienti erano bevitori, e il 16 % confessarono di aver abusato di alcool. Nelle affezioni intestinali dei paesi caldi, gli oftetti dell'alcool sì 80110 sempre dimostrati perniciosi; gli scienziati che h anno fatto studi sulla dissenteria raccomandano di proibire l 'uso di bevande alcooliche nei colpiti. A tale riguanio, è da ricordare che nella guerra di secessione americana, alle truppe eceglionate sulle rive del Potomac fu distribuita una razione di alcool nell' intendimento che questo potesse servire come mezzo di difesa. contro le mfezioni detl'app&rato digerente derivanti dall'acqua e sopratutto contro la dissenteria; ma l'effetto fu coel disastroso, per l'aumento del nUJilel'o dei malati e per la loro gravità., che la aomministrazione si dovette ben presto sospendere. Ugualmente il colera, cosi frequente nei climi tropicali, attacca sempre per i primi, come ha potuto accertare il Duncan, coloro che si abbandonano ai di.sol'dini dietetici e preferisce i bevitori. I-a paralisi vasomotoria è la causa pio frequente dell'esito letale di questa infezione, e ciò rappresenta naturalmente una controindicazione assoluta per l 'uso dell' alcool. Anche la polmonite nei etimi caldi si manifesta sempre con particolare gravità in eoloro che abusano di bevande alcooliche. Infatti nelle troppe del Bechaanaland
NOT~
DI IGIENE PRATI CA
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non si ebbe un solo decesso per polmonite, finchè gli spacci di alcool non furono riaperti; soltanto da. allora. cominciò la grave mortalità per questa. infezione. Un altro pregiudizio, assai diffuso nei paesi caldi, fa. ritenere che l'alcool sia. utile. contro l~etletto del morso dei serpenti velenos i; ma il Rogers ha dimostrato che il veleno delle vipere è micidiale, wprat\1tto, perché determina la. paralisi vasomotoria. e quindi, analogamente a quanto accade nel colera,l'alcool èassolu~anwnte controindicat.o.
Et! ancora. in colonia. è diffusa la credenza della supposta azione preventiva dell'alcool e del tabacco contro le malattie infettive, per la quale si distrnggerebbero i germi patogeni, specialment-e in coloro che debbono passare le notti all'aperto, ma nessun medico ba. potuto constatare fatti che potessero comunque indurre a p restar fede a. tale fallace dottrina, che non ha ombra di fondamento. Anzi la febbri intermittenti (malaria), specialmente nelle forme perniciose, secondo il • Moradro, sono piò frequenti e piò rapidamente letali fra gli intemperanti che fra ooloro i quali per principio si astengono da ogni genere di bevanda spirito~;a. La leggenda adunque della. necessità dell'alcool nei climi tropicali deve essere completamente sfatata. • Quando io arrivai in India, circa trent'anni fa, riferisce. a questo r iguardo sir Leonard Rogers, nella sua cla.ssica opera « L 'alimentazione nei paesi caldi •• trovandomi in una riunione di una ventina di medici militari, mi fu detto un po' scherzando e un po' sul serio, che sarei morto entro l'anno se intendevo aste· nermi dall'alcool. Ora io volli fa.re 11ubito l'esperimento, e il risultato fu che mi trovai in condizioni da poter compiere egregiamente i miei 27 anni di faticoso ser· vizio in colonia, senza aver mai fatto uso di bevande spirìtose. Numerose altre osservazioni fatte da altri nelle stesse località mi hanno persuaso che l'a.lcool non è a.ssolutamente necessario nei paesi caldi •· Tuttavia è da aggiungere che il Roge1"8 riconosce imparzialmente di non poter affermare sulla base di p·r ove inoppugnabili che l'uso assai moderato di b-evande poco alcooliche, come il vino, debba riuscire dannoso, specialmente se ingerito dopo il tramonto, nel paato serale e mai a stomaco vuoto. Questa. concessione potrebbe forse trovare ragione d 'essere per le nostre colonie libiche, e per alcune regioni dell'altipiano Eritreo, mai p6l· le zone costiere e per tutta. la So.m alia-. Ma sappiamo quanto sia difficile arrivare alla giusta misura nell'uso delle bevande alcooliche, e come sia ecce~ionale la virtù e la costanza di fermarsi in tempo sull'01•lo del precipizio; è molto più facile alla grandissima maggioranza dei soldati di abituarsi all'aatinenza completa. Nei paesi tropicali poi tale difficoltà viene enormemente accresciuta dalle occasioni che offre la speciale vita coloniale ed anche per effetto del clima. Quindi sarà. precetto più rfl()comandabile di potere abituarsi alla completa astensione, la quale poi richiede meno sacrificio che non si creda, in eolo1·o naturalmente che non siano jlÌà vecchi alcoolist.i. Per quelli che non si sentono a!l.<:~olutamente capaci di privarsi del tutto delle bevande alcooliche, specie del vino, si dovrebbe imitare l'iniziativa di Lord Roberts, il quale in India propose la formazione di una società tra gli europei che s'impegnavano di non con1mmare mai alcoolici almeno prima del tramonto del sole, e di farne un uso moderatissimo al pasto della sera. Questa iniziativa meriterebbe di lll\Sere ripresa e diffusa nallc nostre colonie, con una propaganda intensa da parte dello autorità militari, ed a mEY.~;zo degli ufficiali medici dei Co1"pi, con conferenze pratiche, accompagnate pos.c;ibilmente da proiezioni o da films, sui danni prodotti riall'alcool nei paesi caldj, e cercare, con premi di licenze o in danaro per 1 soldati, di fare prop&~~;anda fra coloro che s'impegnano a non far mai uso di alcool, almeno a digiuno e nelle ore calde, e a. limitarsi a modiche razioni di vino nel solo pasto della sera. . Con l'istituzione delle cosi dette meD8e de~li astemi nelle Indie. la. percentuale degli entrati nt>gli ospedali coloniali è senaibtlmente diminuita, si è avuto nna riduzioni:~ del 50% def numero delle udienze dei coD8igli di guerra e contempo· raneamente si è verificato una maggior diffusion' di abitudini all'economia. ed al risparmio da parte delle truppe. In conclusione, mai per nessun altra ragione, come per i nostri possedimenti coloniali, potrebb-e, ripetersi quanto andavano predicando gli antichi cinesi nella lotta. contro l~oolismo: «Beato quel paese, nel quale si vedono consumat.e le pietre delle110glie dei forni e crescere l'erba alta sm quelle delle osterie ». 4 -
Gicn-nale di medie ina mllita,.e.
RIVISTA DILLA STAMPA MIDICA ITALIANA l STRANIIR! GRUMBACH. - Sulla tecnica di dimostrazione della 8pirochete pallida. (Miinchener Medizinische Woehenscbrift, n. 16, 1928). L'A. ricorda. UJn metodo molto semplice di colorazione del treponema. pallido, che apprese qualche anno fa. nel laboratorio di No,llucni nell'Istituto Rockfeller, ma. che è ancora. poco noto in Europa. Il metodo, proposto da. Tilden, consiste nella. fif;Sazione del materiale in esame con una. soluzione tamponata. di formalina e nella. successiva. colorazione del preparato con le solit-e soluzioni coloranti per il metodo di r.ram. La. soluzione di formalina l1a la. seguente composizione: formalina (40 %) • IO cc., soluzione tampone di fosfati cc. 90. Il materiale in esame vien me.'!colato con una goccia. di liquido fissatore su un porta.oggetti. Questo vien mes.'!o poi in lm& ca. mera. umida. (e basta. porre un pezzo di carta. d& filtro inumictit-o con acqua. in una. capsula di Pet.ri ). nella quale si fa agire la. sol. di formalina sul materiale per 5 minuti. La goccia. viene poi strisciata in sottile strato e disseccata, come un preparato batterico ordinario. l preparati cosi ottenuti veng.Qno ora colorati per 30-60 secondi con violetto di genziana od anche fucsina carbolica.. Si ottengono con tal metodo colorazioni molto nette, anche su preparati di organi. LANGE. - Nuo1:e rirerclle 81.llt'in{l11.enza delle polveri nell'iniezion~ t·u.bercolare. (Bulletiu de l'lnstitut Pa.'òteur, n . 9, 1928). L'A. riferisce sulle nuove ricerche esperite sull'influenza predominante delle polveri virulenti dell'infezione tubercolare ed ha stabilito che delle goccioline di sputi, deposte su diversi oggetti, si disseccano facilmente, e se ne staccano poi sotto forma di polvere. J bacilli tubercolari contenuti in questi sputi resistono notevolmente al disseccamento, anche se in strati sottilissimi e alla luce d iffusa. n numero dei germi è costante nelle prime 24 ore; diminui.'òce in seguito lentamente, ma la virulenza non subisce alcuna modificazione. Queste esperienze confermerebbero i dati anteriori portati dall'A. e dai suoi collaboratori, ecl anche le esperienze di Cornet, di Chaussè e di altri sulla facilità con cui l'in.a lazione di polveri bacillifere infetta la cavia (quattro risultati _positivi su quattro animali esposti). Le esperienze deJI'A. mo~trano inoltre che il per10olo di infezione esist.e n011 soltant.Q nel caso di contatto con sput.i, ma anche con le quantità minime di polveri bacillifere che impregnano le vesti, ecc., anche dei malati più riguardosi. E senza negare la possibilità di infezione a mez>z:o di goccioline, l' A. pensa che, nell'infe".lÌone tubercolare umana, come nell'infezione sperimentale della cavia, è da considerare l'influenza. d~ll'inalazione di polveri bacillifere. MAzzocco:r.-,:. - L'acttità t·iai.t·a in rapporto deU'illu.minaz~e. - (Archivio di oftalmologia.. n. 2, 1928). È noto come l'esame dell'A. V. in uno stesso individuo, anche se praticato da specialisti di nota fama, dà risultati di,·ersi, a seconda delle condizioni d ' illuminazione delle tavole ottotipiche. Occorre quindi trovare il modo di evitare errori, mettendo tutti i soggetti, sottoposti ad esame, nelle medesime condizioni, anzi stabilire un'unità. di misura per tutti, in maniera da ottenere risultati fissi, non variabili nè probativi. L'A.• tenente colo.nnello medico nella R. Mari n a, ha istituito, all'uopo una serie di accurate e dotte ricerche presso l'Istituto elettro-tecnico della R. Marina in Pisa e presso la R. Clinica oculistica. della stessa città e si propone di completarle ulteriormente. Egli ritiene che i recenti progressi della fotometria consentano di poter determinare in modo molto più preciso e concreto, di quanto aia stato fatto finora., l'A. V. Questa varia, in relazione all'illuminapone, secondo un andamento tipico e ben determinat-o, ossia con legge logaritmica, entro due intervalli, l'uno al di sotto di circa 7-8 lux (in cui l'A. V. cresce rapidamente con l' illuminazione), e l'alt1·o al disopra (in cui l' A. V. ai avvantaggia relativamente poco di un ulteriore aun~ "nto d'illuminazione). Ciò fa ritenere che, per una buona. visibilità degli oggetti, l'illuminazione non d ovrebbe mai discendere al disotto di una diecina di lu x. v!l.lore che dovrebbe ulteriormente elevarsi quando le condizioni (abbagliam<>nbl, ecc.), fossero m eno favorevoli. CASAORANDI.
RIVISTA DEL'IA STAMPA MEDICA ITALLI..NA E STRANIERA
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ContribtJto aUo studio delle modifù;azioni deUa joroiA.Ila leu.cocitaria Ml'affaticamento. (Bollettino della Società medico·chirurgica di Pavia, n. 4, 1928),
VIOLA. -
Da ricerche eseguite nell'Istituto di medicina legale della R. Università di Pavia l'A. ha constatato che l'affaticamento anche di grado lieve produce modi.fì. cazioni assolutamente temporanee nella formula leucocitaria ed il ripristino delle condizioni normali si ha sempre completamente al massimo entro le 48 ore dall'af. faticamento, anche se questo fu di grado forte. Il ripristino delle condizioni normali della formula è graduale, e la gradualità è in rapporto col grado di affaticamento ; nelle modificazioni della formula leucocitaria di fronte allo stesso grado di affaticamento vi sono risposte individuali varie e vi possono essere casi di anormale resistenza o di spiccata !abilità . Le modificazioni cl1e si hanno nella formula leucocitaria durante l'affaticamento interessano tutti gli elementi della formula. Esse s.i possono sinteticamente cosi eepriJnere : 1o lpo ed anche anaeosinofilia costante nel tipo e nei gruppi d'individtù ma non generale e. tutti gli individui; proporzionale a.l grado di affaticamento; 2o Ba.sofilocitosi costante nel tipo e nei gruppi, proporzionale al grado di affaticamento e nei gradi cospicui generale a tutti gli individui ; 3o Neutrofilopenia incostante nel tipo rispetto ai gruppi c;l'individui ed a.i gradi di affaticamento, non perfettamente proporzionale al grado di affaticamento, e non generale negli mdividui ; 4o Linfocitosi costante nel tipo e nei gruppi, proporzionale al grado di affaticamento, e non generale negli individui ; 5° Monocitosi costante nel tipo, irregolare nei gruppi rispetto al grado di affaticamento e non generale negli individui. ' PAOE'rl'I. - Infezione ti/080 e tubercoloai. (Giornale medico dell'Ospedale civile di Venezia, n. l, 1928) · L'A. medico dell'Ospedale civile di Venezia., a propos ito delle notevoli difficoltà che in clinica possono presentare le diagnosi differenziali fra tubercolosi e infezione tifosa. riferisce due casi clinici occorsegli, nei quali prevaleva il tipo nosologico di una infezione tifosa, benchè vi fossero fatti polmonali attribuibili a tubercolosi. Negli ultimi stadi, clinicamente e poi a.natomopatologicamente fu cerzionata la tubercolosi con reperto negativo anatomopatologico per l'infezione tifosa. Le indagini biologiche in tra vitam e quelle culturali post mortem concordemente attestarono la infezione attiva da parte del bacillo di Eberth. In questi due casi vi era dunque l'associazione tifoide e tubercolare con esaltazione probabile del bacillo di Koch preesistente e latente e con probabili azioni inibitrici sopra le manifestazioni a.natomopatologiche comuni dei genni tifoidi sull'intestino. LEv ADITI e FoURNIER. - Valore della bi8mt1ù>terapia neUa sifilide. (The Lancet, n. 14, 1928). Le ricerche sperimentali degli AA. hanno dimostrato che il bismuto non ha soltanto un'azione battericida, ma agisce anche distruggendo le tossine. I preparati non solubili sono più officaci dei solubili. Essi ha.n.no adoporato in clinica il bismuLo combinato con preparati d'arsenico, e sono giunti alle seguenti conclusioni: il bismuto stovarsol somministrato per via orale viene sopportato molto bene per un periodo di 8-11 giorni in dosi giornaliere di 2 grammi, tanto se vien dato in formo. solida come in forma liquida. Con questa. dose elevata (corrispondente a gr. 0,82 di bismuto e gr. 0,3 di arsenico a.l giorno) non si osservano mai fenomeni concomitanti, ad eccezione di 2 ca.si che presentarono un eritema generalizzato che scomparve rapidamente. In casi di sifilide primaria e secondaria fortemente sieropositiva con spirochete, queste scomparvero rapid.a mente e le lesioni cicatrizzarono. Nella terapia perora}e le reazioni sierologiche divengono più o meno rapidamente negative ed in pareoohi casi rimangono tali per lungo tempo senza alcuna cura ulteriore. La terapia perorale col bismuto·stovarsol viene dagli AA. raccomandata in base a.. queste esperienze favorevoli, per quanto siano state sinora fatte su uno scarso materiale.
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RIVISTA DJiìi,LA STA.\U'A MEDICA ITALIANA
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8Tll.~NH:RA
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La speci(ccitd ,del/4 reazione emocùr8ica da tubercolina. (Rivista di clinica e patologia délla. tubercolosi, n. 4, 1928).
SANGUIONO. -
La questione della. specificità dello shok emoclasico è ~nata oggetto di studio da. parte di numerossissimi autori. Vanno segnalati in questo earnpo specialmente gli studi del D 'Amato, il quale fin dall921 aveva osservato che l'iniezione di dosi molto piccole di tubercolina determina nei tubercotici l'apparire di uno shock che non si riscontra mai nei sani. Le sue osservazioni compre.ndevano parecchie centi· naia di casi e in base ad esse egli proponeva di utilizzare la reazione ernoclasica per la. diagnosi della tubercolosi. I s uoi studi sono stati poi estesi ad altre infezioni e perfino alla diagnosi di gravidanza. Per quanto riguarda l.a reazio111e tubercolino-emoclasi.ca ne ha confermato il valore specifico anche il De Bonis e ult,ima.mente Sanguigno, il quale ha comunicato i risultati ottenuti in 94 casi seguiti nelle diverse istituzioni antitubercolari di Napoli. L 'A. conferma pienamente gli studi del d'Amato. L'iniezione di dosi piccolissime di tubercolina, fino a un centesimo di milligrammo, determina nei tubercolotiei, e in essi soltanto, una. crisi emoclasica, caratterizzata sopra.tutto daUa. leueopenia. Questa. reazione si ottiene anche con la tubercolina libera. da albumose ; essa non è dunque dovuta alle sostanze proteiche e infatti non si ottiene che con l'inie· zione di proteine grezze, ma è dovuta. ad un elemento specifico presente nella tubercolina, ed è legata allo stato allergico del paziente. Perciò la reazione emoclasica. di D 'Amato va considerata. come w1a prova assolutamente specifica, che può essere utilizzata per la diagnosi di tubercolosi, avendo lo stesso valore clinico della reazione di Pirquet. L'em·illter608copio. - Nuoro apparecch-i.c per /.a. diagnosi dell'amaurolfi monoculare simulata. (.-<\rchivio di Ottalmologia - vol. XXXV, n. 1-2-3). L'A. presenta un nuovo emiste1·eoscopio per la diagnosi della simulazione della amaurosi monocula.re. È un apparecchio semplice e fa~ile ad \lSarsi. Col movimento di quattro piccole leve si ottengono le varie posizioni dei diaframmi, prismi e della linguetta proprie a ciascun esperimento. Può quindi sostituire quasi tutti gli appa· racchi ed i mezzi ideati, e ne garantiRce meglio i risultat,i. Nelle prove pseudoscopiche la contiguit,à dei carat.teri che possono vedersi con l'occhio in cui si simtùa, e di quelli che pos.9ono vedersi con l'occhio sano, la rapidità di variarne i limiti rispettivi all'insaputa dell'interessato, l'incrociaroento delle immagini rispetto all'as.9e visuale d.i ciascun occhio, che si ha nella massima parte degli esperimenti, la molteplicit,à e la varietà delle prove mettono al sicuro di qlllalsia.si errore. La furberia d i chiudere \ID occhio da parla di chi viene esaminato rende per lo pià inutile· l'uso di un apparecchio, con cui non possono farsi che pochi esperì· menti simili per lo più l'uno all'altro, e talvolta ben conosciuto dall'interessato. Tale accorgimento non arreca. pregiudizio all'uso dell'emistereoscopio, sia perchè all'inizio di alcune prove, quando egli ha. tutto l'interesse di svelame il funziona· -mento, nulla riesce a comprenderne chiudendo un occhio, poichè quel che potrebbe vedere coll'occhio sano vede per intero con l'altro; sia perchè non può riuscir.e ~ precisare rapida.m ente i limiti della visione dell'occhio sano in molti esperiment1, non trattandosi di conoscere solo quale di due immagini situate a. destra o a sinistra deve accusare di vedere; sia perchè tali limiti sono variabili; sia. infine perchè le varie prove pos.c;ono essere immediatamente sostituite l'una all'altra., controllandone a piacere i risultati. L'ap~arecchio si può inoltre trasformare in stereoscopio, col quale per il gr~o dei prisrm impiegati e per la speciale disposizione dei caratteri sono possibili vane e singolari combinazioni di immagini atte a svelare facihnente la. simulazione od a confermare la diagnosi di amaurosi. L'e.~me è fatto alla luce naturale diretta e quindi nelle migliori condizioni d.i illuminazione per misurare l'acutezza visiva. nell'occhio supposto malato, come puo farsi a. luce artificiale, collocandone a conveniente distanza la sorgente luminosa dell'intensità. voluta. L'apparecchio si presta, infine. ad eseguire esperimenti pseudoscopici a.Jla di· stanza. d1 cinque met.ri. FAZIO . -
RIVISTA DELLA ST.UtPA MEDIOA ITALIANA F. S TRANIIUlA
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V ASCELLA1U. O<nltributo· allo •rudio cleUa filtrabililà del 11iru• tubercolare. (Il Policlinico, sezione medica, n. l , 1928). L'A. nell'istituto di patologia speciale medica d ella. R. Università di Padova ha. st emperato colture di tubercolosi di recente isolamento e d ella età di 215 giorni in soluzione fisiologica, quindi le ha filtrate per preAsione attraverso candele Cb.a.mberland B. F. L. e per aspirazione attraverso Berkefeld W. e Chamberland L, e LL,. · d et· fil tratt· nel1a. quanttt.. · l. d'1 2 cc. per ogm. 100 grammt. d 1' 'inocu.la.ztone animale portava infallibilmente a morte la cavia iniettata per via endoperito· neale, ma con un decorso e un quadro anatomopatologico differente a seconda che il filtrato fosse stato ottenuto per pressione o per aspiraz.ione. Infatti, mentre lo cavie trattate con filtrato aspirato decedevano dopo una sopravvivenza med.i a di 102 giorni con un quadro anatomo patologico quasi identico alla. solita tubercolosi generalizzata, quelle iniettate con il filtrato per pressione morivano dopo circa 160 giorni con fatti di iperplasia linfatica, specie a carico delle ghiandole linfatiche inguinaJi e retroperitoneali, senza il minimo accenno a caseosi. La ricerca. del bacillo di Koch, sia negli strisci che nei preparati istolo!rici dei vari organi, si è dimostrata facile Mlle cavie iniettate con filtrati aspirati e piuttosto difficile nelle altre.
Sul procuso emolitico t~ell'tmoglobinuria dei malarici. (Rivist-a di Mala.· riologia, fase. 2, 1928). L 'A. ha studiato il potere emolitico di vari sieri di malarici emoglobinurici (cinque casi di chinina, uno di clùnidina e uno di cinconina) eli fronte ad emazie di soggetto malarico o di soggetto en:oglobinurico, poste in soluzioM sia di idroclori· drato di chinina, sia di idrooloridrato di chinidina, sia di idrocloridrato di oinconina (tecnica di M. Ghiron). In presenza di chinina si è avuta, in tutti i sieri reazione positiva (emolisi); in presenza di chinidina solo se il siero apparteneva ad un emoglobinurico da chinidina o da chinina ; in presenza di cinconina solo se il siero apparteneva a emo· globinurico da cinconina. I controlli ebbero esito costantemente negativo. L'A. ne 9esume che i sali di chinina più facilmente degli altri pos.'!ono acate· nare l'accesso dei soggetti emoglobinurici; che i sali di cinconina sono· invece i meglio tollerati allorché l'accesso non sia stato provocato dalla stessa cinconina. Queste esperienze in vitro portano cosi a deduzioni che si accordano con i ri· lievi clinici di V. Ascoli (1919) sulla. tolleranza che i malarici colpiti da emoglobinuria da chinino dimostrano verso la cinconina. LEGA. -
La questione ddle dosi nelle tra•ftuJioni di sangue. (C. R. de l'Aca· démie de Medécine, luglio 1928). L•A , ricorda che la trasfusione di sangue risponde a due ordini di indicazioni molto differenti. Nelle grandi emorragie tende a s ostituire il sangue perduto; il fattore quantità in tali casi è primordiale; la dose di sangue da trasfondere deve essere proporzionata alla stessa emorragia. In tutte le altrtl indicazioni d ella trasfus ione sanguigna, sono le proprietà biologiche del sangue cne si utilizzano. Sono le qualità del sangue che contano; il fattore quantità passa in secondo ordine. Cosi si spiegano i malinte.'li fra gli AA. per i quali una quantità di sangue inferiore a gr. 500 è inefficace, e d 'altri AA., i quali considerano che una dose di g r. 50 può cQitituire w1a terapia efficace. In realtà si confondono con la stessa denominazione la trasfusione sangui· gna. vera e l 'omoemoterapia. Queste due terapie si distinszuono per i Reguenti cara~ri propriì della trasfusione sanguigna vera: l'urgenza spesso estrema, la grande quantità. di sangue talvolta necessaria, per conseguenza. il numero dei datori di sangue e l'iznportanza di utilizzare sangue puro e gli appareccni appropriati, la costante efficacia purchè si intervenga a tempo e con dose sufficiente. Cosi intesa la trasfusione sanguigna, salva delle vite UlllltJle ; nessun' alt1-a terapia può sostituirla nelle grandi emorragie. Invece l' omoemot;erapia non na. bisogno di alcun istrumento speciale e d'altronde la sua azione può essere sostituita o _completat.a col metodo di Whipple, il cloruro di calcio, ecc. TzANCK. -
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RI'v-:tSTA DELLA STAMPA llEDlCA lTALH.NA E STRANIERA
L'azione di 808tanze alcaline 8'ul cuore aQaticato. (Cuore e circolazione, n. 7, 1928).
GALATÀ. -
L'A. che si era occupato in un lavoro del 1926 (Cuo•·e e circolazione fase. di maggio), degli effetti cardiova.~li degli Olltacoli al circolo addominale. indicando il suo metodo dello pneumoperitoneo artificiale per sottoporre il cuore o. !n'ande aumento di lavoro, pubblica. ora delle ricerche da cui ha potuto rilevare che gli effetti sul cuore affaticato delle quattro sosta.m..e alcaline sperimentate (idrato di sodio, bicarbonato di sodio, idrato di potassio, idrato di calcio), sono stati, a parità. di condizioni. diversi. E precisamente l'idrato sodico iniettato per vie endovenosa ho. o.zione benefico. auJ ouoro o.ffo.tioo.to: iJ bioo.rbonato di sodio ha puro IUlo.logo. azione, ma di minore durata ed intensità.. L'idrat-o di pota.~'lio invece ha azione dannosa., e l'idrato di calcio non dimostra alcun effetto. Il la,roro del Galatà. si può ravvicinare a quello di autori inglesi che recente· mente hanno dimostrato una azione benefica del biosolfat.o di sodio per iniezione endovenosa sugli effetti della fatica.
EDJER. - lnfimnw del WVOf'o fi8ico Bul Ct4Qt'8. (Deut.sche mediz. Woch., n. 5, a. 1928).
L'A. ha fatt.o le det.erminazioni del volume del cuore, sopra. Wl& intera serie di studenti, prima e dopo esercizi ~innastici. Tn un lavoro fisico di breve o lunga durata, che si applica una sol volta., si ha generalmente un impicciolimento del cuore. ll lavoro corporeo faticoso, contin1tato per anni, conduce ad un )ejrgero ingrossamento dell'ombra del cuore. Nel primo caso si trovano segni evidenti di un aumento del tono del simpatico (aumento della frequenza del polso, della pressione sanguigna, ecc.), nel secondo molti fatti accennano ad un aumento del tono del vago (bradicardia, diminuzione della pressione sanguigna, costipazione spastica, ipersecrezione, ecc.). È ancor dubbio ee il lavoro eccessivo continuato conduca. a. una ipertrofia o ad Wl& dilatazione del cuore, oppure a tutte e due. GILL. - Epidltmiologia delw fabbrtJ tifoidlt rurale (Iourn. Amer. .Med. Assoc., vol. 89, n. 15, 1928).
L'A. 11& osservato che la febbre tifoide tende a scomparire dai grandi centri cittadini, mentre il maggior numero di eMi viene ora dato dai centri rttrali (80 %), e le condizioni che favoriscono tale diffusione della malattia sono: 1° la. provvista. di acqua, fatta raramente mediante acquedotti, ed il più deUe volte, invece, con pozzi di profondità varie, non protetti da contaminazioni, nel 90 % dei quali 1'681\me batteriologico rivela la. presenza. di bacilli gassogeni; 2o il latte, spesso prodotto nella. stessa famiglia; per gran pa.rt.e della po· polazione esso però non costituisce un articolo comune nell'alimentazione, quindi non assume grande importanza nella diffusione della febbre tifoide; 30 le condizioni igieniche generali, generalmente meschine, specialmente per quanto riguarda l'eliminazione delle deiezioni. In molte località. dello Stato di Alabama (Htati Uniti) quasi il 60 % delle case manca di latrina e di fo. gna.tura; · 40 il soggiorno in ambienti con cattive condizioni igieniche e la sorveglianza non accurata dei casi assumono grande importam,a. Molte delle così dette epidemie n.u·ali di febbre tifoide constano di uno o due casi originali, con Wl& catena di succe.'lsivi contatti; 5o i po1tatori. Da un esame fatto su olt,re un migliaio di persone, risulto. che vi erano 39 portatori di bacilli di tifo e 16 di paratifi, in comple.->so quindi il 5,1 %La. ricerca fatta su individui che avevano sofferto di febbre tifoide dimostrò che il 9,48 % di essi erano rimasti portatori. Sicchè, un una comunità ad alta morbosità. per febbre tifoide rimangono in un gran numero le sorgenti potenziali di infe~:ione~ da. cui possono a tempo opportuno, insorgere nuovi casi.
BlVlSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA
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GooLIA. - Sul pr#Jtuo antagonùmo fra tub&rcolo8i e cancro. Ossermzioni anatonw-patologiche. (Minerva medica, n. 31, 1928). Molti AA. hanno sostenuto quanto Rokita.nsky per il primo aveva affermato, che, cioè, vi fosse dell'antagonismo tra tubercolosi e cancro. Di questi, però, alcuni sono assoluti ed ammettono che l'antagonismo è completo; altri, invece, come Centanni e Rezzesi, non esitano a concludere suJJa stregua delle loro ricerche a.natomo-patologiche che l'infezione tubercolare solo quando è nel periodo di a ttività si oppone all'attecchimento del carcinoma; cessata l'attività dell'infezione la coesistenza dei due processi morbosi è possibile Trattandosi di una questione coeì dibattut.a. e di opinioni eme8Se cosi contro-
verse, l'A. ha voluto riproporsi il quesito e trovare una risposta che si accosti da vicino alla verità, studiando pazientemente tm ricco materiale di osservazioni a.natomo-patologiche abbastanza persuasive, compiute nell'Istituto di anatomia patologica della R. Università di Milano diretto dal prof. Pepere, desw1te da 412 casi di tumori su 2444 autopsie di 1m triennio. A tal uopo l'A. riassume in due tabelle gli elementi per le conclusioni. Nella prima t-abella sono registrati 39 casi anatomo-patologicamente studiati di coesistenza di tumore e tubercolosi in attività. Nella seconda altri 42 casi di canoro coesistente con un processo di tubercolosi spento. È sulla scorta di questo prezioso materiale raccolto nelle due tabelle che l' A. può categoricamente affermare che non esiste alcun antagonismo tra tubercoloAi e cancro. BEssoNE. - Ricerche elettrocardiografìche s-ull'aritmia eia sforzo. (Minerva medica, n. 29, 1928). L'A. ha eseguito le sue ricerche ricavando nei suoi pazienti l'elettro-cardiogramma a riposo, indi e.<~eguendolo di nuovo dopo che essi furono sottoposti ad un qualunque lavoro protratto fino alla comparsa della. dispnea. L'A. ha. diviso in tre gruppi i casi studiati e cioè: I gruppo: vi sono compresi 29 pazienti, nei quali l'affaticamento non ba indotto alcuna modificazione nel ritmo, ma solo un aumento nella frequenza dei battiti. Dal punto di vista elettro-cardiografico si nota un aumento dell'onda P., una diminuzione dell'onda R., una maggior ampiezza di S e tma diminuzione della distanza P-R e T-P. II 'gruppo: vi sono compresi 10 pazienti in cui l' A. dopo la prova dello sforzo è rius01to a determinare l'insorgenza di aritmie di vario tipo e a modificare i rapporti di distanza, prima normali, di diversi eventi dell'elettrocardiogramma. IIJ gruppo :sono compresi in esso 24 pazienti, che giò. a riposo presentavano disordini del ritmo o alterazioni nei rapporti in distanza fra i dive1-si eventi dell'E. ln essi l'A. f> riuscito a determinare ulteriori a!t,era2ioni nel ritmo dell'azione car· diaca o nei rapporti ora citati. in modo più o meno evidente. Dei vari gruppi egli riferisce i casi più dimoRtra.tivi. In tùt.imo discute ampiamente del significato e del valore della prova dello sforzo, concludendo che esso è di notevole interesse sempre che venga sussidiata. e controllata dal metodo d'indagine elettrocardiografico.
Contributo allo studio dellll sett·icemie da mi crococcus tetrauenus. (• Policlinico» , sezione pratica, n. 25, · tl)28).
CHtABRERA E REITANl. -
n micrococcus tetre.genus può produrre delle setticemie con sintomat.ologia varia, da quella mite e senza complicazioni a qt.1eUa grave e perfino mortale. Il quadro clinico, al quale più si avvicina là malattia nel periodo di st.ato è quella della febbre t ifoide. La convalescenza p:eneralmente è lenta per la grande prostrazione di forze che lascia La. malattia. J..a diagnosi ò solo pos.'libile con l'emocultura e successivo studio del germe, confermata dalla siero-agglutinazione. La cura. che dà i migliori risultati è quella praticata mediant-e l'autovaccino.
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RIVISTA D'BLL.-\ STA'Ml'A MEDICA. ITA.LIANA E 8(1'RA.NlERA
FzscHER E GLASER. -
Contributo alla epidemiolof!ia delle paratifoidi. (Seuchenbekampfung t. IV. 1927- Ree. in Bull. off. intern. .hyg. pubL 1928 f. 5).
In una. caserma. di Kla.genfurt., a.l ritorno di un battaglione di cacciatori alpini dalle manovre, scoppiò un'epidemia. di pa.ratifoide B. Vennero immediatamente pre!ie le misure più rigorose (isolamento de~li ammalati, disinfezioni dei loro effetti di veAtiario, disinfezioni della sala di visita. medica., sorveglianza rigorosa. :ml vitto e sulle cucine), ma., oiò nonostante, continuarono a manifesta.rsi _da. tre a quattro oasi al giorno. Si finì peraltro con l'accertar-e che tutti i colpiti avevano ricevuto il vitto da una stessa. cucina, sulla quale per· tanto vennero circoscritte le ricercne. Un nuovo esame batteriologico di tutto il personale di questa. cucina fece acoprire che un cuciniere era portatore di bacilli para.tifici. Egli venne isolato in ospedale e da.l quel giorno nessun nuovo caso venrle più accertato. Questo cuciniere aveva subìto fin dall'inizio dell'epidemia un esame batteJ.·iologico con risultato negativo. Dall'anamnesi risultò che egli, durant.e le manovre, era stato colpito da. una leggera affezione febbrile con aca.ricrte numerose. Dei 54 sospetti inviati in ospedale, 47 avevano sierodiagnosi positiva ma di essi soltanto 29 presentavano sintomi netti di paratifoide. L 'esame del sangue e delle feci di tutti gli uomini della compagnia permise inoltre di rilevare cue 15 soldati presentavano sierodiagnosi positiva, senza accusare alcun sintomo della malattia; 3 erano portatori di bacilli; negli altri non ne vennero trovati. . Gli AA. insistono sulla necessità di sorvegliare i cucinieri militari e su quella di rendere obbligatoria la. denunzia dei portatori. COSTA.
RmlANo. G. - La tubercolosi didimo-epididimaria nei suoi aspett·i anatom·i ci e clinici (Tipogra~a uLa Nu:>vissim'l. », N ~poli, 1928) L'A. in una accurata monografia trath delle varie forme a.n<Jtomiche e istologiche, e dei vari a3petti cliaioi d ella tbo del te.>ticolo, facendone una. classifica dedotta da accur:tte osservazioni e ricerche~ per3on<Jli. - Si sofferma anche sull'etiolo~h, sui fattori costit;uzion~t i, sulle vie di nropa.g tzhni d :>l b. di Kooh al t'lSticolo, citando pure dati speriment.Lii personali.
ScauLE. -Sulla trasmissione della DenJu~. (Ame :·. J nrn ù Trop. Me:l., maggio 1928). L'A. ricorla cho la prima trasmissione sperimentale della dengu'l, med.hnt.e l'Aedes a.egypti (Stegomyia fasciata) fu ottenuta da Cleland, Bra.ndley o Mc Donald nel 1918; segui rono le esperienze di Chandler e Rice (1923) e di Siler, Hall e Hitchens (1926). L'A. ha ripreso le ricerche, a Manila (Isole Filippine), mentre la m Llnttia era pochissimo diffusa., per m odo che era. praticamente da escludere la possibilità di confonde re la malattia conferita sperimentalmente con i oasi spontanei. L e esperienze vennero eseguire entro una corsia ospedaliera ben protetta da reticelle contro le ~nzare. n virus venne fornito da quattro indigeni dengosi. Si prestarono alla trasmission'l 13 soldati, che non avevano avuto la malattia. L 'esito fu negativo tutte le volte che le zanzare avevano punto i dengosi da soli 2-6 giorni; fu positivo quando li avevano punti da S-10-26 giorni. Dw1que lo sviluppo del vi.r us nelle zanzare richiede almeno 8 giorni. Nell'uomo l'incubazione fu di 5-9 giorni. Dei 13 so~gAtti, 5. si mostrarono del tutto refrat.t ari, anche facendo ri!JOtere le punture : probabilmente avevano avuto, in precedenza, atta:lOhi leggeri di dengue, pMsat.i inavvertiti.
CONFERENZE .SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI Elenco degli argomenti trattati (Ili 11f1US11 vmall ,avtt1U 1111 OjrUII11t tHtralc 41 saa!U •lllllft Ml t• tc•HI• 11 Z8 lnkllt 1!25)
Maggiore medico GIORGIO CHIABRERA: Sulla imnnu1wlogia t1t· bercolare. - Tenento colonnello medico c~;SA.RE MARCARA ; Commiss-ione medica ospitaliera e giuriaprudenza relativa. ANCONA. Cap itano ~edico MAtntANGELO BARBIERA: M alaUie s88suali e ma· tri1M11io. - Maggiore medico FRANCESCO MI,;sTICA: Encondroma del(a falange del dito met:lio destro - Igroma ltuper{ìcia.le cronico della borsa sottoacromiale sinistra a contenuto aieroso - Ferita d'arma da fuoco del cranio. BARI. - Maggiore medi<'o Vrrroruo D ONADEO: Fibroma duro del rinofaringe. - Maggiore medico V l'l'TORIO D oNADEO: Un caso di fibroma duro del rinofaringe. BoLOGNA. - ·Capitano medico GIOVANNI FAILLA: Sulle vitamine. " - T enente colonnello medico GESUALDO GIARRusso: Un ca.so di distroft.a muscolare p8e1tdoipertrofìca, tipo • ./)uc.henne "· BRESCI A. - Sottotenente medico FRANOO 0LI'ITIERI : Un caso di al;rofìa m ·uscolare progr88aiva neurale. - Tenente medico PASQUALE CIAMPOLINO: Un CCUIO di morbo di Pick. CAoLURI. - Sottotenentc m edico GIULIO GIUNTI: Colonia militare marina d~ ALESSANDRIA. -
Poetro. Maggiore medico Luxor T ATARELLI: Su. la dottrina pltico analitica di Freud e la paicogenesi delle nevrolti. CATANZARO. - Tenente colonnello medico PASQUALE TEccE: Due ca.n di traumatiltmi della. colonna vertebrale con importanti lC#ioni del midollo spinale. FIRENZE. - Maggiore mcdiCQ GIO\' ANNI BIAOINI : Un caso di morbo di F'1·iedreich !timi le. - 'Maggiore m edico VINCENZO TELESE: Un CCUIO di pseudoleucemia Unfatica. - Capitano medico AURELIO BOl'<."ELLI: Le malattie della bocca in rapporto agli altri apparati organici. - Sott otenent.e medico Gmo PA'J:'RASSI : Le moderne vedute della patogeneai dell' ulcera peptica. - Maggiore medico ALFONSO MAOLIULO: lll·u,strazione del quadro di Rourillois q·u ale mezzo di tra<;porto e di immobilizzazione dei feriti colpiti da frattttre gravi degli arti inferio"Ti, del bacino e del/a. colomt.a vertebra le. - Maggiore medico ALFONSO MAOLIUT.o: Un COM di e.sostosi muUiple (malattia esostosante). - Sottòtenente médico RAHAELE PA:tzAOLI: Si1ilonia patol.Q(JÙ:xt del-
CASERTA. -
l'addom,e d88tro.
P ADOVA. PERuGIA. !> -
T enente colonnello medico VITO CtAC:CIO: Un caso di apondilite lombare deformante. Ma~giore medico VINCENZO SINAPI : Un caso non frequente di guarlgione di anemia pernicioso progressiva. T enente coolnnello medico GAETANO FuNAIOLI: Il ri[l88BO oculo cardiaco nella pB-ico-nevroai e nelle sindrom·i vago-simpatico-toniche.
G io..-nale di medicina mili t<ln.
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CONFEB.E NZE 8CIENTIJ'1iCBE DEOU OSPEDALI MILlTABI
PIACENZA. -Maggiore 1r.edico N.AZZABENO V.AJOLA: Un CQ80 d'uantema d a mercurio. - Tenente colonnello medico ALESSANDRO GIA.NNELU : Un CQ80 di meningite tubercolare, - T enente colonnello mt>dico ALEsSANDRO GIANNELLI: Un 0080' di coloboma del neroo ottico. NovARA. - Sottotenente m edico AuousTo GOMEZ DE AYALA: L'aritmia perpetua. MILANO. - Capitano medico EDoARDo CA.RvA.ouo: Le nevrosi funzionali cardiache.
Tenente colonnello medico DANTE CASELLA : Oenn~ 8Ulla curo chirurgica deUa tubercolosi polmonare ed in particolare BUlla frenico-ezereai. SAVIGLIANO. - Maggiore medico DINO CAMERANESI: Nuovo regolamento per l'e· secuzione della legge I l marzo 1926, n. 4 16. ToRINO. - ('a pitano medico R.uT.AELLO SQUILLACIOTTI: La te;rapia chirtl.f'gÌCa del gozzo esoftalmico. TRENTO. - Sottotenente medico Gu.co:r.to .MA.Rcovxox: Sui mezzi. moderni e pratici per combattere la t7Wsca domestica. Sottotenente medico Uoo PA.RISE: Alcoolismo e delirium wemens. Maggiore medico FJ.u:NoEsco MIGNEMI : Pneumotorace terapeutico neUe ferite toraco polmonari ( l ). RoMA... -
L'O., dopo avere comunicato e descritto i diversi metodi di colasso polmonare cruento ed imcruento, entra in argomento. Fatta una rapida classitlca delle diverse ferite toraco-polmonari colla sindrome che contradistingue ogni singolo gruppo, descrive l'apparecchio di guena Morelli per il pneumo-torace terapeutico in dette ferite, illustra":done la semplicità., la sicurezza, la facilità dell'uso. Dice dei brillanti risultati ottenuti dal Morelli durante la grande guerra, ove ebbe campo di applicare il metodo su larga scala. I risultati sono veramente suggestivi sia per l 'impre:~siona.nte abbassamento dell'indice di mortalità (25 al5 %), sia per la perfetta restituzione della funzionalità. polmonare, a guarigione avvenuta. Descrive poscia l'apparecchio Morelli per toracentesi, soffermandosi sulla indicazione precisa all'evacuazione dell'eroitorace colla. contemporanea formazione di pneumotorace a mezzo dello stesso apparecchio e lavaggio del cavo pleurico verso l& fine dell'intervento. Anche di questo apparecchio descrive i pregi e accenna all'estensione dello stesso sistema di cura., che in tempo ordinario può adottarsi per le pleuriti essudative, sopprimendo in questi casi l'ultimo tempo dell'intervento (il lavaggio del cavo pleurico). La sostituzione di pari volume d'aria. al liquido estratto elimina tutti gli inconvenienti più o meno gravi che si verificano con l'antico P otain; e impedisce lo. formazione di aderenze pleuriche, evenienza che produce dei danni immediati (ipofunzione dell'organo) e lontani (impossibilità. di costituzione di pneurnotoraoe terapeutico nella non r ara. evenienza. che alla pleurite segua a più o meno lunga. scadenza un processo di tubercolosi). Tratta infine delle ferite o. breccia toracica beante, suddividendole in du e gruppi in relazione all'ampiezza della breccia. stessa. P er le piccole brecce il Morelli adotta palloncini di gomma a clessidra che, introdotti nella. breccia con insuffiazione. determinano chiusura ermetica.. A tale atto, segue il sistema. di cura delle lesioni polmonari a ferita. toracica già. chiusa.. I feriti a. breccia molto ampia, sicuramente inquinata, subiscono invec(l trattamento simile agli empiemi operati. La. cura consiste nella chiusura ermetica della breccia con sacchetto di gomma, attraversato da. robusto tubo di gomma. per il drenaggio del cavo pleurico. Tenuto in colasso il polmone per circa quindi ci giorni, onde determinare la cicatriz.zazione della ferita., s'inizio. il p rocedimento (1) Data l'Importanza. dell'argODH'nto, riteniamo utile d! pubblico re un brcTe sunto di que-
sta conferenza, mettendo In rllleYo lo. opportunità di applicare QD<'8to metodo oncbe nelle lesioni lnflnmwatorle d ella ph urn P<·r gli c1fettl lmnJedlotl <' per gli esiti lontani funz1onall.
NEOBOLOOlO
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curativo, unendo il tubo di drenaggio con una cannula di vetro ad un apparecchio costituito da un sistema di bottiglie raccordate e collocate ad altezze differenti. in modo tale da ottenere la dovuta aspirazione dal cavo pleurico, costringendo così il polmone ad una graduale maggiore espa.nsione e ottenendo l'eliminazione del pus man mano che si forma. Fa parte del sistema una bottiglia contenente liquido disinfettante, col quale si pratica il lavaggio del cavo pleurico, ogni qualvolta si sospetti ristagno di pus al disotto del tubo di drenaggio. I metodi di cura esposti, attuabili in parte anche in tempi ordinari per le pleuriti essudative, suscitano il più vivo interesse sia per gli effetti immediati, che sono brillanti, sia per gli esiti lontani funzionali. n tempestivo vuota mento della raccolta pleurica ~ematica od essudativa) seguìta dal pneumotorace terapeutico, evita la formazione di aderenze e di vere sinfisi pleuriche, che causano più o meno gravi menomazioni funzionali del polmone, gravi deformazioni toraciche, turbe cardiache, deviazioni viscerali. Quest'ultimo risultato delle cure suaccennate non è di minore importanza, perchè non può dirsi guarito il ferito o l'ammalato che rimane mutilato d 'tm polmone.
NECROLOGIO Dott. cav. Francesco Sllvestrl macclore generale medico a riposo
N ella tarda età di 81 anni è morto a Casalmaggiore, sua città nativa, il maggior generale medico, non più inscritto nei ruoli, Francesco Silvestri. Arruolatosi, ancora studente diciannovenne, nel Corpo volontari italiani, prese parte alla terza campagna dell'indipendenza (1866). Laureatosi nell'Università di Pavia nel 1871, dopo quattro anni entrò nel Corpo sanitario, prestando ininterrotto servizio fino al raggiungimento dei li· miti di età. Di animo infinitamente buono e generoso, di elevati sentimenti militari, di vasta colturer professionale e particolarmente versato nelle discipline chirurgiche, in tutta la sua lunga carriera, e specialmente nella Direzione dell'Ospedale militare di Perugia, e come insegnante di servizio sanitario in pace ed in guerra alla Scuola di applicazione di sanità militare, e come direttore, durante l' ultimo grande conflitto, degli ospedali di riserva di Firenze, seppe far rifulgere le sue elette qualità di mente e di cuore.
Dott. Cav~ Ugo Picclnlnl Maggiore medico in A. R. Q.
D 10 dicembre sco~o. a. Rieti, vittima. di morbo inesorabile, si è spento, a soli 43 anni, il maggiore medico Ugo Piccinini. Laureatosi a Roma nel 1909 con la mas.~ima votazione e eia.• sificato 3° su 85 a.llievi alla Scuol~ di a.pplicazione di sanità militare, fu nominato in seguito a concorso assistente medico chirurgo degli <>!'pedali riuniti della. capitale e successivamente aiuto chirurgo. Consegui inoltre brillantem ente i diplomi di perfezionamento in igiene, oculiética, ostetricia., radiologia e di medico di bordo. Prese parte alla campagna. anticolerica del 1911, prestando lodevolissimo servizio a. Cerignola e partecipò alla gue1Ta. ita.lo-austriaca conseguendo la croce di guerra. al va.lor militare per l'alto sentimento del dovere, spirito umanitario e sprezzo del pericolo dimostrato nei combattimenti di Zagora e Oslavia. del 1915. Chil'Ul'Ko valente .nel senso completo della parola, diresse con zelo e competenza unita sanitarie s.pecializzate per il ricovero dei feriti, specialmente degli arti, ottenendo brillanti risultati operatori.
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NECROLOOI O - NOTIZIE
Frequentò nel biennio 1921-1922 la clinioa chirurgica di Roma. con grande BSsidui.tà e profitto, tanto da. conseguire la libera docenza. in patologia chirurgie&. Di vastissima coltura., studiosissimo, di oarattere a.da.ma.nt.ino, energico ~ autorevole, dimostrò eminenti qualità. direttive ed orga.nizr.atrici in ogni cir· costanza.. Il GWrna.le d·i medicina militare invia. alle desolate .famiglie le più profonde condoglianze.
NOTIZIE Proposte per un Istituto nazionale per Il prolungamento della vita ed Il miglioramento della razza.
n maggiore m'3<iico Perilli, riferendosi alle p roposte ~ià avanzate da.l Pende e dal Rossi-Doria, lancia un a.ppelio sulla opportunità di far sorgere in Roma un grandioso I!ltituto di medicina preventiva, che, a. somiglianza di quanto è stato fatto altrove, dovrebbe avere sedi sparse nei più importanti centri della. penisola. e medici fiduciari anche nei più piccoli consorzi. Per questi ultimi, quando accorressero m ezzi tecnici non comuni, o si presumesse indispen!>a.bile l'e38.me di specialisti, le visite sarebbero completate alle se<ti provinciali od anche alla. sede centrale. L'Istituto a.coerterebbe la diagnosi, mentre alla cura provvederebber:> i medici di famiglia. e gli specialisti di fiducia. dei pazienti. E per l'at tuazione di tale progett.o si rivolge all'Istituto Nazionale delie Assi· cura.zioni ed a. tutti gli Istituti di previdenza, allo RCOpo di favorire in tutti i modi l'istituzione proposta, che, oltre a. perseguire un nobile fine sociale, apporterebbe agli Istituti stessi un grande aumento di reddito col diminuire le spese d'indennizzo per malattie, invalidità. e decessi procastinabili. Il maggiore Perilli confida. nell'aiuto e nella collaborazione dei colleghi del Corpo sanitario militare; ma ciò evidentemente rientrn nell'orbita dell'attività.
personale di ciascuno di essi, tanto più che non può dirsi con sicurezza se queamericano, non sarebbe per trovarsi in contrasto, almeno in certi punti, con istituzioni e leggi di oarattere BOCia.le, già esistenti nel nostro Paese.
;:.ta, organizzazione, di tipo
Corso di perfezionamento di tubereolosl per medici civili al Sanatorio militare di Anzio. I duecentQ medici civili che ~;~~guono a R oma. il co.11;0 di perfeziona.ment.o di tubercQJosi organizzato dalla Confederazione r~lle industrie e dalla Cassa nazionale per le As.<~icurazioni sociali, diretto clall'on. prof: E. Morelli, a gruppi sono inviati al Sa.nat<:>rio militare di .Anzio, ove re.'<tano internati per un periodo di venti giorni. Durante ques t.o l'oggiorno nel Sanatorio si Rvolge tm intero pt·ogra.mma di tecnica sanatoriale con lozioni ed eset·citazioni cliniche ili laboratorio e di racliologia. L'on. prof. E. Morelli h a inviato il seguente telegramma al Direttore generale della Sanità Milit-are . • Generale medico OALEGARI - M inistero Gt,erra - Ro-ma. • Ammira~issimo perfetta organizzazione (fCieltti(cco-didaUica Sana~rio dii Anzio, benemerita "''Wflni{i~(' opera Sanità miUtare, invio espressione mio cte.voto ringraziam ento - Direttore perjezionamenl.o - Prof. MORELLI ».
Direttore r~le: ARTURO ·VII - STAB.
tenente colonnello medico AMMINISTRAZIONE STATO • G. O.
VI - F. CACCIA. -
Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. -..Prefazione del prof. R. D ALLA VEDOVA. - Un vo· lume di pagine 108 . .. .. . .............. ..... .... .. .. : . . . L . VII - S. SALI NABI. - Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite osteo-artioolari in 1° e 20 tempo. - Prefazione del prof. R. ALESSANDBJ. - Un volume di pagg. 190 . . . . . . . . . » VITI - A. CA!IABINI. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un volume di pagine 28 con 5 figure . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • I X - A. CASARINI. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. -Un volume di p agine 92 con 16 figure . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • X - N. Roomò. - La profilassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un vol u.me di pagg. 4.4. • • . . . . . . . » XI - A. CABABJNI. - La soelta dei piloti per la navigazione aerea. - Un volume di pagg. 232 con 97 figure . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . _ » XII - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - Un volume di pagine 36. » XIII - S. SALINAa t. - L'autolesionismo nelle· sue varie forme e nei suoi esiti. - Un \'Olume di pagg. 25 . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . • XIV - F. CACCIA e S. Rocu. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie . strozzate). -Un v.olume di pagine 28 .. ...... ............. ~ XV - G. GaxxONI. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un Yolume di pagg. 240 con 3 carte geografiche 1 XVI - s·. SA.LINAP.I. - La razione alimentare del soldato i pace ed in guerra. - Un volume dl" pagg. 240 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • x vn - A. CASABINI. - Per le c nozze di diamanti .. del Giornale di medicina militare. - Un volumo di pagg. 60 con 9 figure . . . . . . • X Vlll - B. P ALMIEBI. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio tanitario militare napolitano. - Un volume di p agg. 72 . • XIX - G. MEMMO - L'alimentazione del soldato italiano in wmpo di pace. - Un volume di pagg. 50 . . . . . . . . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . » XX - A. CASABINI. 11- La medicina militare nella leggenda e nella storia. - Un volume di pagg. 750 con 155 figure . . . . . . . . . . . . . . . . • XXI - Lipovaccini e vaccinazioni antitifo-paratiftche nell'Esercito - Studi e · ricerche (1927-28). - Un volume di pagine 126.... ........ "
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ALTRE PUBBLICAZIONI. A. CASABINI. La fatica nella vita militare. Memoria premiata al concor;;o Riberi, 1905. Un volume di pagg. 330 con 65 figure. - R oma, 1908 L. A. CASABINI. Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria pr&miata al concorso Riberi, 1906. U n volume d i pagg. 402 con tavole grafiohe e s tatistiche - R oma, 1908 .. ..... . . . . .. . .. . .......... . • La lotta antitubercolare. nell'esercito. - Un volume di pagg. 96 con 8 tavole » Per Leonardo da Vinci nel IV Centenario della sua morte. - Un vol ume di pagine 100 con 37 figure ............. . .....................• • .. Pe r Giovanni Maria Lancisl nel II Centenario della sua morte. - Un \'ol ume di pagg. 106 con 28 figure ..... .. ... . . .... . . . . .. . . . . .. .... ... . • III Conferenza interalleata per l'assistenza &Ili invalidi di guerra. (Roma, 1919) -Relazioni uffit>iali e comunicazioni.- U n volume dipa!!g. 96 ..... » 1 Congresso internazionale di medicina e farmacia militare (Bruxelle.~ . 1921 ). Relazioni ufficiali del Corpo sanitario militare italian o .. ...... .. . • U Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923). AtU'del Congresso- Vol. I. -Relazioni ufficiali. - Un volume di pagg. 416 oon tre tavole ... .-·: .•. ........... . .. .. ......... .. .... . . • 11 Congresso internazionale di medicina· e ' (armacia militare. (R oma., 192:3). Attt del Congresso- Vol. ll. - La'vori del Congresl<o e comunicazioni. - Un volum e di,pagg. 600 con 33 tavole e 19 inoisioni . . . .... . • III Collll'esso internazionàle d1 'medicina e farmacia mUitare. (Parigi, 1926). Lavori del Con gresso e comunicazioni. - Un volume di pagg. 8~ . •
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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE Dlltt!ZIOM! F. li UUIINISTRAZIONR:
Roma - 1\liulstero d ella Guerra, Via XX Settembre - Roma
CONDIZIONI DI A..BBONAltiENTO. 1. Il Gior n<1le di m erlicina mili tare Pl pubblica il primo giorno "di clnscun meRo, in fniCloolo dJ quattro fogli d i stampa a lmeno. 2. L'abbona mouto è annuo o ùecor r e dal 1• gennaio. 3. I l prezzo clell'ahbouamcnto è : P er l'italia e Colonie . • . . • . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 82 -
P er l' E stero . . . . • . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . • 44 l l.n 1~\Lia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 6 · Un fascicolo separato costa .... · .. l all' Estero.. .. ....... . .. .. .. .. .. , 7 Il supplonumto contenente i l?uoli di In U alln . . . . . . . . . . . . . . . . • • . . . . • 15 an."ictnil<l del corpo ~cmi tario mil i· J all'Estero • . • . . . . . . . . . • . • . . . . . . • 18 tare costa 4 Per gli afficlnll medici e chJu) ici farmacisti ùol R . Esercit o (In ecr v i1.ìo att ivo, lu po~ l7.lo n o auslllurla, di complemento, della rise<·va ed n ripo,;o) il prezzo dell'abbonamento è rl dotr o a L. %4 ant icipate ed 11 vruzw L l cl s uvvlcmont ll ò r idotto t\ L. 8. - Non al trn~mcttono ricevute per gli aiJbonamontl persuonli. · 5. Non si a ccetto.nrJ recln ml t rascorsi trent.1. giorni dalla spedl7.lcone del Gloruale, che si e!· k t tua t eg'liMO.IOUte al vrlmo dJ ogni Ul'-"'C. TrMCo<·sv t a le t er nl inc, l rosclroll rlcblcstl vengono BPC· diti so dlaponlblli, solo a pagamento. G. l ~>ignori a bborwtl m ilitar i In el!ettlvltA di ser vizio pagheranno l'Importo dell'abbonamento per mezzo del rispettivi coma ndi di corv•J o dfrczlo.ul. 7. Per l s oli uUicla ll medici (dell' E sercito e della Marina), l n q unlunque poa:lzlone si t rovino è a nu:neaso uo AB I30NAM E N'l'0 CUMU L AT I VO al Gtom ale <l i medicinu milita~e ed agli 4 nnoli di m edicir..:~. navale e color1iale al prezzo di L . 39 annue. ~ luoltre t\mmcsso un ABBO NA III Il~ NTO OU111 ULATIVO alln Uivi$/u aer.,rum l k:a al proxw •Il L . ~ nor1ue. cd alta u;,vista ' " i lita.re italiana o. ! prezzo di L. 41 an nue. 'È lnl\ne am mesqo uu ABliO NA)lJ~:-ITO CUMULA'J'IVO al gi ornale l'U1ti · verso, •·lv !sta goog-ruO<;a Illus t rata. al prezzo dJ L . 50 annue. Per or tenere t a li racllltazlont cumul a · ttve gU a uiJona t l milit ul'l dov.ranno fa r pcr venlro l'Intero Importo all'Amm tnt stra.zione del p er iodico <\cl propr io 011rpo. · 8. Al librai si fn lo sconto del 10 per <'ento, ma soltanto per gli abbonamenti ùolle '!>el';one e de~tll enti non mJiitarl . -
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NORltiE PER LE PUBBLICAZIONI. 1. I lavor i orlgiuali , le noi.<', le ri viste - dat tllogrnfA.W o sor ltl! a mano - devono oocupo.re un &Ilio lato del Coglio. C~~.~ere nel test o dollnitl vo ed ar.euratumonte corretti e rivedntl dagli a utori. SI ra spoolalemcconlanclazlonc ohe quoUI scritti 11 1uun o s io.uo hon t ~gglblll , por modo di evlln~ ogul d ubbio ili ln lcrvretazioue. {n caso cout rMio, la Dlre?.lo ne s i ved reb be costretta a sospendcrne la pubbllcazion e. 2. Salv•> cas i oocezlonalisalmi, la corrozl•>ne doll o bozze sarà Cstlo dalla redazione llnzlohè dngll nutorl, p~:>r nun vincolare Il lavoro ~l pogrullco 1\gll lnovit o blll ritardi vostall. 3 . LA •P('-<o ver gli a• t r Httf e qneilo p or le b volo lltoa-rntlohc, totolr!'àfl.,he eco.. l!be BJ!COm • png(ta.88ero le mem orto sono a carico degli a utori. 4. Gli est ratti sono di d ue ti p i: - Tipo .4) Sen za copertina e colla Impaginatura e numerazione del raoclcolu. - 'I'lpo B ) Cou coper ti na stampata . rrontè6pl7.lo, lmva.ginatura e numerotlune avociale. 5. D prezzo dt•gll estra tti per g li a utori delle memorie <'Ilo 11 riohle<lano, è regolato dalla seguente t ari ffa:
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'
Anno LXXVII· Fase. IV APRILE 1929 -
ANNO
VIJ
GIORNALE DI
DIREZIONE E D AMMINISTRAZIONE MxmsTERO DELLA GUERRA
ROMA
Pubblicazione mensile
•
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA ( DIREZIONE G ENERALE DI SANIT À MI LITARE)
Giornale di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e della Regia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907. TELEFONI : 43-283 R. T. - 21-90 R. M,
SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI : Montanari. - Hcmi lli,()ollzc <' "'" "'··l.t: 11- lul •t:it·l o flsl" l'l't olv~!lci Coli illkrl trc·t·•· z i •ol r.tn a.k:uttù rnnz iuu i n«wtu:LII c :-tu pu••Licolu r l lufc•·uut.ù d e l >!\11\(lltl Il del rc•'ll.t <). • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • Curti. - l th· -.~lAtor(• d i lt•iunmrnt..! UI JI"JHl~èplnri llkta.Uki !otpHr..,_J 11t·l t":-.. n l,, e--••ttn · c u tnucu • . . • • . . . .
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189 195
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L n t o·usfuRi on o 111 >an~:u<• . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Capra. -Contro Il g'1:tl1"'0111a. :->(Hnplke ~l tlt>\1 t~ Jll't-'(t•l'irt· l." llOrnziun o cl.tt: ùt~ ]wr SCOJ)rl [u hozza li l tr;lllt.(• OJ'JlllrO I U. lrlù~d0111la l
~·~~~
OAIUISTIOA CLINICA: Cambiu. -
L'cpldcmill d i <1<-n:;uo 11c• l Pl'<•~idio tll Ho)•fl . . . . . . .
NOTE DI IGIEN E PRATICA: Reitanl. - L tl <i liC>liODI: ol.-1 t•atll. PER LA STORIA DELLA MEDICINA: Pellecrinl. - Per In ~torin d <'lll\ s<·md~>t 1<-11. . . . . RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA . CONFERENZE SCIENTIFICHE DEG LI OSPEDALI MILITARI. NECROLOGIO. NOTIZIE . . . . . . . .
P ag.
2 16
Pa.\!.
218
P ng. 22$ 2~6
237
•
2·•s 240
PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -
Via XX Settembre - Ministero della Guerra
ROMA
COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DIREZIONE GENERALE Dl ~A.NITÀ MILITARE
I - F. TESTI. -
Storia retro•pettiva dell'igiene nell'Esercito italiano. U n volume di pagine 112 ... .... ... . . . . . .. . . .. ... . ... . . . L. 7 H - Ricerche biologiche degli Uffici psito-tb.iologici <li aviazione militare. - Ua volumo di pagg. 236 coa 46 figure e 2 ta,·ole ..... . • 16 m - E. S A t:TOBO.- Ferite addominali di guerra- Prefazione del professore N. GaN N ETTASTO.- Un volume di p a.gg. 4UO con 38 figure • 3ù IV - A. LusTio - A. Busmcn. - I « gas di guerra •· Impiego ed ef!etti - Provvedimenti e cura. - Un volume di pagg. 104 con 3 t-a vole micrognofìche a colori ........................... . J" V - A. LusTio. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-918). - Un volume di pagine 32 con 21 fig ure .......... . ....... . . . ........... . ,..,•
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1 !;eque 8" VliQina tùJin cope.
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MEMORIE
ORIGINALI
REMINISCENZE E CONCETTI FISIOLOGICI E FISIOPATOLOGICI CON INTERPRETAZIONI SU ALCUNE FUNZIONI NORMALI ttV!~·-~ SU PARTICOLARI INFERMITÀ DEL SANGUE EDEL FEGATO C) \t~~~ \ .. )'.,~.,,
per il dott. Luigi Montanari, tenente generale medico
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lll·ustri Professori, egregi Colleghi, Con gli innumerevoli progressi che ci vengono ognora forniti da illustri cultori delle discipline mediche, ed in cui rifulge la profondità degli studi delle scienze affini, quali la fisica, e la chimica fisiologica e patologica, io, nella mia pochezza, non ho la pretesa d 'intrattenervi su di argomenti, soggetti di grande importanza, o di straordinaria novità ; ma soltanto è mia intenzione di sottoporre al vostro saggio giudizio alcuni miei apprezzamenti, sopra importanti funzioni del nostro organismo, dedotti dalla fisiologia e fisiopatologia, i quali furono oggetto dei miei studi e delle mie osservazioni e che per l'amore che porto alla scienza nostra, non disgiunto dal fervore che anima il mio spirito indagatore, costituirono non a guarì, nelle ore della quiete domestica, la preferita mia occupazione. <c Il fondamento d'ogni scienza sta nell'osservazione e nell'esperienza)) (ARISTOTELE). Come preambolo amo ricordare, com'è a vostra conoscenza, che nell'organismo animale si compiono fra gli elementi staminali dei tessuti, vari processi vitali, per i quali detti elementi, cellule, fibre e tubi, col loro funzionamento, si scindono, si scompongono, muoiono, e rivivono, e dirò meglio in forma sintetica che essi compiono tre specie di attività biologiche, cioè attività fisico-chimica, o di metabolismo, attività morfologica, e attività. dinamica; vale a dire, una ·per nutrire e vivere, una per riprodurre, ed un'altra per funzionare. Ne consegue poi che la reintegrazione cellulare, come è chiaro, viene in seguito effettuata coi prodotti della digestione alimentare per mezzo degli organi della vita vegetativa.
(l) Conferenza tenuta Il giorno 18 gennaio 1929-VII alla sede della Società medica ])N'ISSO la R. Università di Pa.r ma.
ll G I ORNALE DI MEDICINA MILITARE, per genti le CO'T!8€'n80 delf Autore, al quale
up'l"i1M i più 8eAAti ringraziamenti, ha r O'T!ore di poubblicare quu ta conjere:nza dell'illustre decano del Corpo Banitario, il quale, con le Bue 96 prima't'e1'6 8Ulle spalle, ~ert~a ancora mw inulligenza pronta e 'L-i'V(l('e ed una memoria nillida e preci8a, ta!' da poter affrontare le più moderne que8tioni di fiiJio.patcwgia, come l'origine <ki ptgmenti biliari - (N. ci R.).
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18:2;
REMINISCENZE E CONCETl'l FISIOLOOICI, ECC.
Ma, oltre a questi attributi, si deve considerare che chi coope:ra precipuamente all'esistenza del protoplasma cellulare, come sappiamo, sono le emazìe; infatt.i gli eritrociti, o globuli rossi del sangue, scoperti fin dal1688 dal celebre nostro Malpigb.i, sono i mobilissimi operai, o commessi viaggiatori, che trasportano l'ossigeno raccolto coll'ispirazione polmona.re ai vari tessuti, e ne esportano l'acido carbonico per riversarlo, coll'espirazione allo esterno, il quale acido è noto essere il prodotto della combustione
fisiologica. dei tessuti, favorita dagli idrati di carbonio sui proteidi del protoplasma cellulare. Pertanto, stimo superfluo ora il ricordare che i globuli rossi, anche essi, al pari delle altre cellule, esercitando le loro funzioni, si distruggono e si rinnovellano, poichè dovrò piit oltre tornare su. questo argomento, quando descriverò le fasi di quei processi, compreso l'emuntorio speciale destinato a raccogliere, e ad eliminare dal sangue i detriti risultanti dalla loro disgregazione. Ed a tale riguardo rammenterò che diversi altri detriti si incontrano nel torrente circolatorio, derivanti dalla riduzione organica funzionale dei vari tessuti; ed un esempio d 'un certo valore, anche pratico, si ha pa.rticolar-
RF.~1Uò'ISCENZE
E CONCETI'I FISIOLOGICI, E CC.
183
mente nel consumo dell'energia muscolare in conseguenza cioè della fatica. Sappiamo infatti che la fibra muscolare in azione, per la <:ombustione della miosina, provocata dagli idrati di carbonio (zucchero e grassi) produce creatina, creatinina, inosina, acido lattico, acido carbonico, sostanze tutte
che ossidendosi, si trasformano in urea, acido urico, urati, ed anche in ammoniaca, per essere eliminati particolarmente per mezzo dell'apparecchio uropoietico (1). Ma se per 'lo contrario, per insufficienza di ossigeno, da esagerata rarefazione dell'aria, e deficienza idrica, causata da abbondante diaforesi, non possono le dette sostanze essere trasformate in urea, ed esRere espulse, allora rimanendo nel sangue, determinano tale una grave intossicazione, talvolta tanto intensa, da simulare perfino il colpo di sole. · · E dirò che questa forma morbosa eccezionale, che io battezzai col nome di creatinentia (2), la potei constatare e diagnosticare in moltissimi soldati nella campagna di guerra del1866, durante, ~ conseguenza delle lunghe e faticose marcie, sotto la sferza del sole-, e del soffocante polverio delle strade, mentre col mio reggimento, appartenente alla Divisione Pianell, a marce forzate, si. passava dall'estrema sinistra, dal di là del Mincio, all'estrema destra dell'Esercito, nel territorio del Friuli. Ed ora, egregi professori e colleghi, consentitemi che io mi valga dei più recenti progressi, e responsi di autorità scientifiche, e che riporti alcuni cardini fisiologici, per ;. 'f'ii;~~· spiegare più chiaramente il mio modesto avviso, sull'origine di alcuni altri ;..,)'~·..~~t.: prodotti e di alcune secrezioni organiche, che costituiscono l'ultima mia ~'-· tesi; e, facendo astrazione dagli elementi morfologici del sangue, e dei . ' '·,;, ., . tessuti, cha già noi conosciamo dall'istologia, accennerò e ripeterò par- . ·. :-._, ·:. " , ..,. ::'f'.•·', :' ~·-'\.rC ticol:armente, ma in modo sintetico: ~ ._J.,. l 0 che esiste un continuo scambio materiale fra le cellule dei tes-~ · ... ,, ·· ~ · · · •· suti ed il sangue ; 2o che il plasma sanguigno di cui conosciamo i componenti e l'alcalinità col relativo siero, contiene dei sali inorganici liberi, ed in parte in comb~zione con elementi proteidi ; 3° che è un fatto constatato che le funzioni vitali si svolgono con processi fisico-chimici, e che perciò si potrebbe ammettere che il nostro organismo è un vero laboratorio chimico ; 40 che durante i processi ossidativi delle cellule, si ha lo sdoppiamento delle molecole proteidi in causa del metabolismo evolutivo e distruttivo delle cellule stesse ; 5° che in virtù delle loro proprietà elettriche, dette di affinità, i minerali circolanti nel sangue, provenienti dallo esterno, o dalla dissociazione cellulare, fosforo, zolfo, cloro, sodio, carbonio, ecc. si ossidano combinandosi colle basi più affini, formando fosfati, carbonati, clorati, ecc. ; 6° che l'emoglobina con la sua disgregazione si scinde in nucleina ed ematina, la quale ultima contiene un proteide distinto col nome di glo-
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.. \. · ' .• • , ,
(l) LUCIA!<.,. - Trattato di ftl<inlogia dell'uomn.
(2) Memoria. stampata n el Giomale di m•dir.ina militar-e tln clal 1868.
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• o }'.· •
184
RE M:INISCENZE E CONCETTI FISIOLOGICI, t;CC.
bulina, il di cui ferro in contatto cogli acidi disciolti nel siero del sangue, deve certamente dare origine a diversi sali di ferro diversamente colorati costituenti la bilirubina, la biliverdina della bile, e l'urobilina del' . . l unna. Risulterebbe inoltre che lo zolfo dei proteidi disgregati non tutto si trasformerebbe in acido soliorico, wa una parte di esso entrerebbe nella composizione della taurina e suoi compost-i, esistenti nella bile; ed aggiungerò che una parte del protoplasma degli eritrociti contiene dei lipoidi, o sostanze grasse, che si trovano disciolti anche nel siero del sangue, ed il cui sdoppiamento produce la lecitina e la colesterina, sostanze, specie questa ultima, la quale entra pure, come è noto, nella composizione della bile, ed anche di alcuni calcoli biliari, ed in forma cristallina in alcuni tumori, e perfino entro l'umor vitreo dell'occhio, in rari casi di sinchisi, come ebbi la fortuna di constatare nel mio lungo esercizio. Funzioni tutte le accennate superiormente, che nello stato normale, o fisiologico, si compiono con tale una meravigliosa armonia, da mantenere l'integrità dell'organismo, alla quale concorrono eziandio le forze medicatriei della natura; rappresentate, fra l'altro, dal fagocitiamo dei leucociti del sangue, capaci di distruggere tossine ed ·anche bacteri patogeni, proprietà bactericida che si verifica anche nel succo gastrico per influenza dell'acido cloridrico, e da recenti esperimenti, anche per una proprietà speciale, del siero del sangue, dovuta probabilmente alla sua alcalinità, ed in conseguenza pure dell'azione agglutinante dello stesso siero. Ma ciò non è tutto, poiché a Voi è noto che le funzioni fìsico-chiniiche, le quali si succedono, pel fatto del costante metabilismo cellulare, e del continuo scambio organico, dànn.o origine alle calorie fisiologiche, le quali mantengono normalmente una regolare termogenesi nell'organismo animale. Nello stesso tempo però che si sviluppano le calorie vitali, in conformità. delle leggi fisiche sancite dalla esperienza, si ha lo sviluppo anche di elettricità, la quale fu constatata dalla· presenza di alcuni atomi esistenti nel sangue, ed in altri liquidi organici, distinti col nome di ioni positivi e negativi, di guisa che in tal modo si deve ammettere e riconoscere nell'organismo la trasformazione dell'energia calorifica in energia elettrica; elettricità ben distinta dall'elettro-magnetismo che emana dalla gran pila costituita dalla massa cere.brale. A proposito dell'origine e della constatazione della elettricità animale, .stimo opportuno ricordare che il prof. Berlingeri, dell'Università. di Pisa, fin àal 1816 studiò l'elettrjcità del sangue nella salute e nell'infermità, e che la trovò intermedia fra quella del ferro e del rame, e negativa nella flogosi, e positiva nei morbi di lan.guore, teoria che fu anche molto combatt u ta, ma che però non esclude in ·ogni modo anche nel sangue dell'elettricità. E ricorderò inoltre su tale soggetto, come è noto, che molto tempo prima della fine del 1700 l 'illustre medico e fisico Luigi Galvani, nella sua memoria c1 De viribus electricitatis '' riconobbe nell'organismo umano l'esistenza di un fluido nervoso, che ora sappiamo esistere, malgrado fosse contestato in principio dal sommo Alessandro Volta..
RE)f.lNISCENZE E OONCETTI FISIOLOGICI, };CC.
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Riprendendo ora l 'argomento delle funzioni metaboliche, morfologiche e funzionali delle cellule, ed in particolare dei globuli rossi, ritengo del ~so ricordare ancora che essi col loro funzionamento si scompongono pure, e si distruggono per essere, come ognuno sa, ricostituiti dagli organi emopoietici, quali la milza. ed il midollo delle ossa, e da quanto sembra, per recenti esperimenti, anche per cooperazione indiretta del fegato, organo assai importante sia. per la principale secrezione delle cellule epatiche, che per la I!Ua funzione di epurazione; poichè, oltre a diversi materiali di riduzione organica., raccoglie anche sostanze estranee, e perfino veleni, o microbi esistenti eventualmente nel torrente circolatorio, per eliminarli colla bile, costituita. questa, come ritengo, dai detriti specialmente dei globuli rossi e per gran parte dell'emoglobina, la quale, come è noto, comprende fra. i suoi elementi primitivi, azoto, ossigeno, idrogeno, carbonio, ferro, zolfo, formanti la composizione dei proteidi, e dei lipoidi dei globuli sanguigni, i quali ultimi col disfacimento, si scindono dando origine alla lecitina, e come si disse, anche alla colesterina, elementi che entrano nella composizione d ella bile. E qualora si consideri che in un millimetro cubico di sangue si trovano cinque milioni di globuli rossi, si può immaginare l'enorme quantità. di detriti che devesi produrre in conseguenza della fase dissolutiva dei globuli rossi, nella quale, predominando la scomposizione dell'emoglobina, si completala costituzione di quei sali cromatici, i quali costituiscono in gran parte gli elementi della. bile. · In rispetto poi alla costituzione della bile che si vuofe da tnolti originata. dal fegato, spero, egregi colleghi, che vorrete perdonare il mio ardire, tna. io Vi confesso francamente ehe non ho mai potuto capacitarmi come la bile possa essere una secrezione del fegato, poichè quando si mangia. tale parte di animali commestibili, si dovrebbe sentire un forte sgradevole sapore amaro, mentre invece si prova un piacevole gusto dolciastro, effetto della secrezione reale delle cellule epatiche devoluta alla. produzione e presenza del glicogene scoperto, come sappiamo, fin dal 1849 dal Bernard, il quale per di più dimostrò che, colla puntura delle paret.i del quarto ventricolo cerebrale, si determina un'aumento della secrezione zuccherina, in modo da produrre una glicosuria artificiale, glicosuria che, oltre al costituire sovente un'entità morbosa, può essere prodotta anche dalla azione dell'adrenalina, secondo le ultime esperienze citate dell'Herter nella sua Patologia chimica. Riepilogando, premetto e concludo col ritenere che la bile non sia una vera ·secrezione delle cellule epatiche, ma bensi, come accennai, il risultato della principale trasformazione chimica del ph~sma., e dei lipoidi dei globuli rossi del sangue, nonchè dell'ematina contenuta. come si disse nell'emoglobina, in conseguenza cioè del disfacimento dei globuli stessi, il cui materiale verrebbe raccolto, e trasportato pel tramite delle vene mesenteriche, e della vena. pilorica. nella vena. porta, ed elimina.t.o colle ultime due diramazioni intraepatiche, nelle radici capillari dei due dotti del lobo destro e sinistro del fegato, e da questi fusi in un solo dotto epatico, e quindi col nome di coledoco nell'intestino duodeno, avendo fornito prima con un diverticolo il dotto cistico che, come sappiamo, ha il suo sfogo nella. cistifellea. ·
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RF.MINISCENZE E CONOETI'I FISlOLOOICI, t:CC.
E qui fa duopo, a maggiore chiarimento, il ricordare che, la vena porta se ba la stessa struttura anatomica delle altre vene, compie invece un ufficio ben diverso, e tutto speciale, e difatti essa non ba alcuna comunicazione colla. vena cava inferiore, nè colle azigos, e le stesse vene sopra epatiche ne sono affatto indipendenti, contenendo esse, oltre a 'sangue venoso, una cer ta quantità di glucosio assorbito dalle cellule epatiche, mentre invece le estremità della vena porta comunicano colle radici dei dotti epatici. Da tutto ciò si può quindi arguire ohe nella stessa guisa colla quale funzionano i reni raccogliendo ed eliminando l'urina, la vena cava, a mio modo di vedere, raccoglierebbe i componenti della bile proveniente pure dal sanf!ue per eliminarli colle vie già note, senza che il fegato concorra punto· alla sua integra e naturale formazione. Per farsi un'idea delle metamorfosi e delle diverse combinazioni chimiche prodotte dal disfacimento delle emazie, si possono accennare alcuni esempi materiali; e cosi noi osserviamo che nelle stesse emorragie sottocutanee, conseguenza di una grave contusione, l'ecchimosi che ne deriva, si presenta in principio con un vivo color rosso della. cute, susseguito dopo pochi giorni, da colore violaceo scuro tendente in seguito a bleu, ed anche al verdastro, e posoia al giallognolo, che grado grado scompare per lasciar riprendere alla pelle il colore naturale. Le stesse modifìcazioni hanno luogo altresì in quelle emorragie spont_anee che si riscontrano, specie sotto la cute degli arti inferiori, negli ammalati di scorl;mto. E qui fa duopo considerare che, in qt!este emorragie, vi ha la presenza non solo dei globuli rossi, ma eziandio, del plasma e del siero con tutti i suoi componenti organici ed inorganici di cui è costituito il .sangue, e che perciò così si possono spiegare le varie metamorfosi, e combinazioni chimiche derivanti dal disfacimento delle emazìe dove il ferro dell'emoglobina formerebbe la base di quest.i vari prodotti cost.ituenti i principali elementi della bile. · Ed a corroborare tale concetto ci viene in appoggio anche la patologia con diversi esempi; e così stimo opportuno richiamare alla memoria che nella cachessia palustre gli infermi, oltre al tumore splenico, ed all'anemia, presentano una marcata tinta subitterica, a fondo scuro della pelle; ed io mi domando come mai si potrebbe spiegare l'ipoglobulia, e quella tale colorazione della pelle t Dagli studi e dalle osservazioni microscopiche del compianto prof. Golgi, ed anche del prof. Marcbiafava, noi abbiamo appreso che gli sporozoiti della. malaria, entr-ati nel torrente circolatorio, intaccano a preferenza i globuli rossi disgregando l'emoglobina, la quale, ripeto, si scinde in una sostanza proteica, la nucleina e l'ematina, con un residuo di polvere nera detta melanina; l'ematina poi ci spiega come venendo in contatto, come è noto, coi diversi minerali disciolti nel sangue possa dare origine alle diverse combinazioni clùmiche costituenti anche i pigmenti biliari, causa. precipua della colorazione itterica della pelle, a cui si aggiunge quel fondo scuro prodotto dal deposito di melanina sul reticolo Malpighiano della cute stessa. Un altro esempio assai interessante, si può trarre da alcuni sintomi della splenomegalia del Banti, nella seconda fase di questa malattia;
ltEMINlSCENZE E CONCE'ITI FIS I OLOOIC'I , E CC.
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infatti sappiamo che contemporaneamente a l tumore splenico, ed a ll 'anemia, si manifesta la <-irrosi del fegato, che coincide colla comparsa dell'itterizia. Ebbene, essendo il fegato indurito, in forza dell"ipertrofia del tessuto connettivo intercellulare e della membrana del Glisson, colJa susseguente atrofia delle cellule epatiche, come si potrebbe spiegare l'origine dell'it-. terizia, se la bile fosse realmente una secrezione del fegato, mentre es~a ha cessato di funzionare in cau sa della sua d<egenerazione cirrotica T E qui viene in acconcio che io accenni altresì alla cirrosi epatica da alcoolismo, la quale coincide pure co.l'itterizia. Ed aggiungerò ancora, come è saputo, che nell'atrofia gialla acuta del fegato si manifesta pure la itterizia, come la si riscontra altresi nella febbre gialla, quantunque, in questa forma, non risulti che dipenda da ost,aco,lo all'uscita della bUe. Altri esempi si possono dedurre da diversi casi di avvelenamento, vuoi da minerali, vuoi da vegetali; come piomb o, clorato di potassio, idrogeno arsenicale, o per morso di scorpioni o di vipere, o di altri serpenti velenosi, vuoi per funghi venefici, dove infatti è constatato che questi veleni, al pari degli sporozoiti della malaria, ma con maggiore intensità e pericolo, i ntaccano i globuli rossi disgregando la loro composizione e favorendo quelle produzioni di cui si compone la bile, e determinando coi sintomi di avvelenamento la manifestazione dell'itterizia, la quale si può con siderare di origine ematogena, come quella da febbre gialla, e da infezione miasm atica, e per effetto di sostanze ven efiche. E su tale argomento credo del caso citare alcune rispettabili autorità come il Saunders, il quale espresse l'idea <'he l'itterii ia potesse derivare qualche volta da m alattia del sangue, preludendo cosi alla teoria più moderna deU'ittero ematogeno. E ricorderò eziandio che il Wirchow fin dal 1 84 7 ammise l 'opinione, secondo la quale, la itterizia può insorgere per alterazione della crasi del sangu e, e dirò pure che prima di t utti, fin dal 1782, come accenna il prof. Hert.en, nella sua patologia cromica, il Reil descrisse una forma di itterizia senza che esistesse occlusione biliare. Quindi, come ultima conclusione logica, a mio modo di vedere, non si può ammettere che la bile sia una secrezione del fegato, ma che per lo cont rario si debba ritenere : l o che il fegato ha per sua indise:n.tibile deputazione fisiologica la formazione del glicogeno per opera delle cellule epatiche ; 2° che oltre alla detta secrezione il fegato produca probabilmente un fenomeno, od una sostanza non ben definita capace di stimolare gli organi emopoietici per modo da favorire la generazione di nuovi globuli ; 3° che a lcuni fisiologi ritengono pure che il fegato, al pari della milza, cooperi al disfacimento dei globuli rossi ; ma tale opinione n on è an cora confermata dai fatti ; 4° che la 'ena }::ortà costituisce l'atrio, ed il primo ricettacolo ove convergono, e si completano gli elementi della bile costituiti precipuamente dai det riti organici, ed inorganici provenienti, come si disse, dalla disgregazione dei proteidi, dei lipoidi, e dell'emoglobina degli e:ritrociti o globuli rossi del sangue, e probabilmente dal disfacimento dei leu cociti;
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REMINISCENZE E CONCE'I'l"I FISIOLOGICI, ECC.
5o che i dotti epatici cioè, quelli del lobo destro e del lobo sinistro del fegato, colle loro radici capillari comunicanti colle estremitàt della vena porta, raccolgono alla loro volta gli elementi della bile, per versarli finalmente, per mezzo del dotto coledoco nell'intestino duodeno, in unione alla secrezione delle glandule mucipare semplici, ed a grappolo dei vari dotti epatici, colla quale si produce la viscosità. propria della bile ; 6o che la bile, colla sua azione catartica, mentre costituisce una epurazione dell'organismo, contribuisce all'eliminazione delle scorie alimentari, :provocando colla peristalsi intestinale la defecazione ; 7° che da qua nto venni esponendo devesi ammettere che l'itterizia, <>ltre essere conseguenza di cause meccaniche, può essere ta.lvolta causata da emolisi, e quindii dal disfacimento delle emazie, colle sue conseguenti combinazioni e metamorfosi cromatiche, per guisa da essere. questa specie di itterizia, considerata di origine autoctona, od ematogena.
Definiti cosi nel miglior modo che mi fu possibile, i concetti che formarono l' oggetto delle tesi propostemi, e valendomi al riguardo, compatibilmente alla mia ca.pacità, dei più recenti responsi dello scibile medico, finisco la mia lunga chiacchierata, col porgere all'illustre :prof. Camis, presidente di questa associazione scientifica, ed agli egregi colleghi i sensi della più viva riconoscenza per l'accordatami gentile ospitalità, e chiudo il mio dire col ripetere il saluto e aa dedica di Messer Lodovico : • N è che poco Vi dia. da imputar sono Chè quanto io posso dar tutto Vi dono ».
RIVELATORE DI FRAIIENTI CORPUSCOLARI METALLICI SPARSI NEL TESSUTO SOTTOCUT!NEO <•> COITBIBUTO ELETTBO-IlGifETICO ILLI CHIRURGII DI GUERBI per il prof. ing. Gaetano Curti
I metodi e gli apparecchi attualmente in uso per la ricerca e la localizzazione dei corpi estranei infissi nel tessuto animàle sono basati, quasi esclusivamente, sulla tecnica rontgenografica, accoppiata ai classici principi della geometria. Ma quei metodi e quegli apparecchi lasciano aperta una profonda lacuna nel campo della chirurgia di guerra. Essi sono, infatti, completamente inservibili quando necessita assicurarsi della esistenza o non di infimi corpuscoli, oppure di pulviscolo metallico, la cui presenza nelle regioni sot.tocutanee può diventare la causa di assai gravi malattie. Colmare questa lacuna in saggia collaborazione con il sanitario, è la ragione che ha indotto lo scrivente - come fisico - a pubblicare la presente, modesta nota.
*** Prima di passare alla trattazione dettagliata del metodo e dell'apparecchio in parola, sarà. opportuno esporne brevemente il suo funzionamento. Un minuscolo rocchetto elettro-magnetico B ed un apposito ricevitore telefonico T (vedi figura l) ne sono gli organi essenziali di manovra pratica. n sanitario applica al proprio orecchio il ricevitore telefonico e sposta convenientemente il rocchetto - o bobina rivelatrice - sulla plaga della superficie cutanea, al disotto della quale si presuppone l'esistenza di frammenti metallici. Se il corpo estraneo (metallo·magnetico) non esiste, il telefono non emette alcun suono; se invece esiste qualche piccolissimo frammento o pulviscolo metallo-magnetico (a distanza naturalmente limitata dalla potenzi8lità dell'istrumento, nonchè dalla abilità del sanitario), il telefono emette un rumore, il quale sarà tanto più intenso quanto più l'invisibile materia corpuscolare sarà pesante, voluminosa e vicina alla superficie cutanea.
(l) Riteniamo opportuno di pubblicare quuta nota, quantunque l'apparecchio in UMJ ducritro non abbia avuto ancora la 8an.tione clinica. (N. d. R.).
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RIVELATORE Dl FR.untENTI CORPUSCOLARI METALLICI, ECC.
TEORIA. SCHEMA. - Lo studio e la costruzione dell'apparecchio rivelatore in oggetto sono sintetizzati schematicamente nella figura 2, in cui le lettere e gli altri simboli hanno i seguenti significati: l e 2 - Morsetti di presa della corren te di alimentazione, la quaJe deve essere periodicamente variabile (sinusoidale o faradica). A - Amperometro.
;fb.-----p
Figura 1.
B 1 - Bobina. fissa, senza nucleo, a due avvolgimenti isolati fra loro, e avvolti nello stesso senso. B m - Bobina mobile (esploratrice) senza nucleo, a due avvolgimenti isolati fra loro, uno dei quali è a vvolto in un senso e l'altro in senso opposto. ,....._ - Simbolo della corrente periodica. T - Ricevitore telefonico. R - Resistenza variabile.
RIVELATORE DI FRAJIDIENTI CORPUSCOLARI l\IETALLICI, ECC.
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P, ed 81 - .Avvolgimento primario e secondario della bobina fissa: Pm e Bm - .Avvolgimento primario e secondario della bobina mobile. I, e 18 - Interruttore principale e interruttore telefonico. Cm.CUITO PRIMARIO.- Si chiuda l'interruttore lp. Ne seguirà che il circuito primario l A P 1 l p P m 2 ........ l sarà percorso dalla corrente variabile di presa, e ognuno dei due avvolgimt!nti P 1 e P m genererà. un proprio eampo elettro-magnetico variabile.
Figura 2.
Chiudendo ora l'interruttore 18 , per effetto dei noti fenomeni di induzione elettro-magnetica (1), in ciascuna delle bobine secondarie 81 e Bm avrà origine una forza elettro-motrice indotta periodica di frequenza uguale a quella della corrente primaria. CIRCUITO SECONDARI O. -
tw.m
WRÙoo..QQ! Figura S.
Figura ' ·
EQUILIBRIO D'INDUZIONE.- L'apparecchio in parola risponderà allo
scopo prestabilito soltanto se sussisterà equilibrio d'induzione elettrom~ gnetica nel circuito secondario ; cioè a dire, se sarà soddisfatt.a la condizione che le due forze elettro-motrici indotte rispetti11amente negli av-volgime·nti s, e Sm siano in ogni istante, uguali in grandezza e contrarie di dire-
zione. (l) A. ROITI. • E/Mne..Ji di Fi~ica, l'lrt'nze. ~;ca .-perimentale ad wo deUe Unit>ef'si là, vol. IV,
A. BAT'I'ELLt e P. C.t.RDA.NI. - Tra#aln d• F•·
Milano.
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:RIVELATORE Dl FBAMJ\IEN'l'l COBPUSCOLABI METALLICI, ECC. l
È evidente che, soddisfatta questa condizione, il circuito secondario I, S1 T S,. 13 non sarà percorso da alcuna corrente e, di conseguenza, il
telefono resterà muto. Ma se la bobina mobile (esploratrice) venisse a. trovarsi nelle vicinanze di masse metallo-magnetiche, il campo elettromagnetico di essa subirebbe una alterazione rispetto a quello della bobina fissa; ciò che darebbe origine ad una corrente periodicamente variabile e, quindi, ad un certo rumore emesso dal telefono (1). COME SI PERSEGUE L'EQUILIBRIO D'INDUZIO~'E. -
L'opposta direzione delle due forze elettro-motrici si raggiunge facilmente nel seguente modo: In una dell~ bobine, tanto le spire dell'avvolgimento primario, quanto quelle del secondario si avvolgono nello stesso senso (vedi figura 3), mentre nell'altra bobina, le spire del primario si avvolgono in un senso e quelle del secondario in senso opposto (vedi figura 4), (2).
A
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Figura 5.
L'uguaglianza delle due forze elettro-motrici si otterrebbe mediante la perfetta uguaglianza delle dimensioni geometriche e dei singoli elementi elettro-magnetici che compongono le bobine. Ma per la innata imperfezione dei sensi e delle funzioni psichiche dell'uomo (3), come anche per la struttura e natura inomogenea della materia (4) , tale uguaglianza non • è affatto raggiungibile. Allo scopo di spingere l'equilibrio d 'induzione in parola al massimo grado perseguibile, lo scrivente ha escogitato lo schema ra-ppresentato dalla figura 5, il quale si differenzia da quello fondamentale (figura 2) per una. semplice modifica. -
( l ) MASCART et J OUB&RT. - L~coru 81U' l'tkctriciU et k mauntt.:.nu, tome H UO EI I'S, Plulos. maq., (5 ], t , l i, p . i>Q,
n. H*· 981, Parls.
(2) C. MAx:>~ELL. - Tretu ise on. ekctrici tll an.d maqn.eli•m. - H. EfiKRT, .\1CJ(1'14#.:.CM E.rattftldU', Munchon. (a ) Vedi TT<JU<Jti a; psiCJ>Iogia.
( • ) V edi Trattmi di nutati.ografùl.
BIVELATOJI.E DI FJI.AMMENTI COJI.PUSCOLABI METALLICI, ECC.
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In esso, infatti, si scorge che i due primari delle bobine non sono per{)Orsi da tutta la corrente di presa, bensi da una frazione di essa. Ma, mentre la derivazione della bobina fissa ba le sue estremità 8aldate in c e d, la derivazione della mobile ha una estremità saldata in a e l'altra spostabile mediante il contatto scorrevole O comandato da apposita vit~ micrometrica M. n grado di sensibilità conferito all'apparecchio da questo dispositivo, varca, come hanno mostrato le prove ~rimentali, i limiti delle normali soglie dift'erenziali dell'udito e del tatto.
APPARECCHIO E MODO DI USARLO. DEBOR.IZIONE. - L'apparecchio completo è rappresentato, a circa 1/ 4 della sua grandezza naturale, dalla figura 1. Le lettere in essa contenute significano rispettivamente : P - Spina bipolare di presa della energia elettrica (corrente alternata degli ordinari impianti domestici). l'P e 18_ - Interruttore principale e interruttore telefonico. R - Bottone girevole per regolare la corrente di presa . .A - Amperometro della corrente di presa. M - Bottone micrometrico per perseguire l'equilibrio d'induzione. T - Ricevitore telefonico. Bm- Bobina mobile esploratrice. MESSA A ZERO O A PUNTO. - Ogni volta che si vorrà fare USO dell'apparecchio, si dovranno compiere antecedentemente alcune manovre : l. - Chiudere consecutivamente i due interruttori lp e 1•. 2. - Girare opportunamente il bottone R finchè l'amperometro A indicherà la giusta intensità di corrente. 3. - Applicare il ricevitore telefonico all'orecchio del sanitario e girare cautamente il bottone M in senso destrorso o sinistrorso fino a. tanto che il rumore emesso dal telefono sia ridotto alla minima intensità possibile (1). Quest'ultima manoVTa costituisce ciò che chiamasi « mettere a zero, o a punto l'apparecchio· rivelatore n, ESPLORAZIONE. - Dopo di che, il sanitario porterà la bobina esplo-· ratrice sulla superficie cutanea del paziente e la sposterà opportunamente sopra di essa. L 'eventuale esistenza di frammenti corpuscolari o pulviscolo metallo-magnetioo negli strati sottostanti la cute, sarà rivelata da un rumore mandato dal telefono, .i l quale, come si è già accennato più sopra, sarà tanto più intenso quanto più alto sarà il grado- di sensibilità dell'apparecchio, quanto più profonda sarà l'esperienza e l'attitudine del sanitario e quanto più numerosi, più grossi, più vicini alla bobina esploratrice saranno i corpuscoli sparsi nel tessuto interno. (l) n mutt8Dlo 11o880luto (totale, teor1co) del telefono, per le ragioni citate plil sopra, è lrroegJW~~rlbUe .
R;IVELATOB.E D I FRAMMENTI CORPUSOOLAJU ~rETALLICI, ECC.
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*** LIMITI DI BJ:VELA.B II,ITÀ. - Per un dato apparecchio rivelatore, la determinazione della profondità alla quale si trovano eventuali masse metallo-magnetiche rispetto alla. posizione della bobina esploratrice dipende essenzialmente : Dalla intensità del rumore emesso dal telefono. 2. - Dal peso, dal volume e dalla relativa distribuzione spaziale di dette masse. Ma per la impossibilità di misurare il rumore telefonico e di determinare il peso, il volume e la distribuzione di masse nascoste nel tessuto sottocutaneo, ne segue che la massima approssimazione raggiungibile è strettamente legata alla abilità e competenza del sanitario stesso. A titolo di riferimento, si riportano i seguenti limiti numerici medi, ottenuti da esperimenti eseguiti col tipo di rivelatore che forma. oggetto di questo scritto. - Otto masse del peso di 0,03 grammi ciascuna., collocate rispettivamente nei singoli spigoli di un cubo di mm. 10 di lato, sono rivelate alla distanza di circa rom. 30 fra il centro di gravità del cubo e la bobina esploratrice. - - Un agglomerato di pulviscolo metallo-magnetico compreso nello Bpa.zio di un cubo di mm . 20 di lato, è rivelato alla distanza di circa. mm . 60 fra il centro dal cubo e la bobina . l. -
•** Lo scrivente, nel chiudere questo breve e modesto studio, esprime l~ propria fiducia che esso possa rendere qualche vantaggioso servizio alle scienze mediche per il bE'ne della umana famiglia.
LA TRASFUSIONE DI SANGUE per il dott.. Edmondo Bayon, tenent-e colonnello medico
.
Traggo la presente nota dal mio volume che è in corso di pubblicazione, il quale compendia i principali la,vori, le innumerevoli ricerche ed osservazioni cliniche nei riguardi dei gruppi ematici, e delia trasfusione di sangue, che oggi ha varcato gli stretti confini delle cliniche, ed è entrata libera,mente nel campo dell'applicazione pra,tica, in merito agli studi di La.ndsteiner, dello Janscky e del Moss, dopo la conoscenza cioè delle 4 qualità del potere agglutinante del sangue umano, e dopo la semplificazione della tecnica sempre più perfezionata. Tutti gli ufficiali medici hanno sicuramente seguito, coll'a,b ituale interessamento, i fat.ti più salienti del movimento scientifico, che in questi ultimi anni al riguardo si è verificato in Italia, in Francia, in Germania, in Inghilterra, ed in America, ed hanno perciò un'esatta conoscenza delle proprietà biologiche del sangue, delle vicende storiche della trasfusione, del contributo degli studi del Sabbatani sul citrato di soda, del valore della ricerca dei gruppi ematici, della loro applicazione in medicina legale, e delle più comuni indicazioni della trasfusione sanguigna.. Gli ufficiali medici dott. Castigliola, Lovaglio, Maugeri e Viola banno già compiuto al rigua.rdo ricerche e pubblicazioni. Oggi però la trasfusione di sangue deve rappresentare per i medici militari, specialmente in tempo di guerra, una. risorsa tarapeutica. di primaria importanza, che tutti devono poter attuare nel momento del bisogno con quella rapidità cl1e le contingenze di guerra reclamano. P er riuscire a questo scopo è necessario che ogni ufficiale medico fin dal tempo di pace, abbia la sicurezza. del tecnicismo, che non si può possedere se non dopo una certa esperienza, acquistata negli ospedali militari in tempo di pace, la quale trasportata in campagna, può dare effettivamente i più brillanti risultati. Si estraggono pertanto dal lavoro sopracita.to, tutti quei dati che si ritengano utili al corredo delle nozioni indispensabili per la pra.tica della trasfusione nelle contingenze più varie.
GRUPPI SANGUIGNI .
È n oto che, fisiologicamente, quando i corpuscoli di un individuo si mescolano con il siero di un'altra persona, possono verificarsi tre fatti: l 0 la mescolanza uniforme dei corpuscoli col siero ; 2° la formazione di gruppi ·di grandezza variabile, di ammassi a carattere stabile, ciò che costituisce il fenomeno dell'isoaglutinazione ; . 3o la loro riunione per addossamento, ma senza carattere di fissità, ctò che costituisce il fenomeno della simpex.i (disposizione a, pila di mo-
196
LA 'I'RAS!'USIONE DI SANGUE
neta.), che comunemente viene anche conosciuta sotto il nome di autoagglut.inazione, e di pseudo-agglutinazione, benchè con queste tre denominazioni i biologi distinguano le diverse gradazioni circosta.nziali dello .stesso fenomeno.
Perchè si verifichi l'emoagglutinazione è necessario che nei corpuscoli rossi esista una sostanza agglutinabile, cioè l'agglutinogeno, e nel siero una sostanza che determini l'agglutinazione, cioè l'agglutinina. L 'isoemagglutinazione si ha quando il fenomeno avviene col sangue umano, l'eteroagglutinazione quando si ottiene col sangue di specie differenti. n sangue umano può contenere agglutinoge.ni ed agglutinine, può contenere i primi e non le seconde, oppure può contenere le agglutinine e non gli agglutinogeni. È logico che fisiologicamente in un dato sangue deve trovarsi presente quella qua.lità di agglutinina, capace di coesistere con la qualità dei corpuscoli (legge di Landsteiner). Esistono infatti nel sangue umano due specie di agglutinogeni A e B e due specie di agglutinine « e ~Da ciò sorge la classificazione dello Ja.nsky della divisione degli uomini in rapporto alle loro qualità sanguigne in 4 gruppi, con le caratteristiche .esposte nello specchio seguente :
.
Corpuscoli
Siero
con agglutlnogeno
con agglutinina
I
o
o.e{J
II
A B AB
Gruppi
Formula
'
III
IV
p o.
o
Oo.{J A{J Bo. AB
Ora percbè avvenga l'agglutinazione occorre che l'agglutina « si trovi in presenza dell'agglutinogeno A, che l'agglutinina ~ si trovi in presenza dell'agglutinogeno B. L'isoagglutinazione avviene per il fatto che gli agglutinogeni assorbono per elezione le agglutinine del gruppo antagoni.st.a. Questo assorbimento da.gli ematologi viene, infatti, chiamato elettivo. Le agglutinine assorbite dagli agglutinogeni possono poi essere riacquistate in soluzione con procedimenti speciali ; sono cioè reversibili. Nei riguardi della tra,c;fusione tutti gli autori sono concordi nell'affermare che i più gravi accidenti, che in essa si possono verificare, dipendono dalle sostanze tossiche che si producono per l'azione del siero del ricevente sui globuli rossi del donatore, e non per quelle che possono provenire dall'azione del siero del donatore sni corpuscoli del ricettore.
LA 'l'ltASP'USlONE DI SANGUE
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Tenendo presente questa massima ne viene la conseguenza : l 0 che il I gruppo (0 o. p) con tutte due le agglutinine a. e ~ è capace di agglutinare i corpuscoli di tutti gli altri gruppi II, In e IV e poichè non contiene a-gglutinogeni, i suoi corpuscoli non saranno mai agglutinati dal siero di nessun'altro sangue. Gli individui quindi del I gruppo sono, i datori ideali, i donatori così detti universali, quelli che dobbiamo preferire, quando è possibile : essi sono viceversa i peggiori ricevitori, perchè non possono ricevere che sangue dello stesso gruppo. 2°) Che il II gruppo (.Ap), contenendo l'agglutinina ~' agglutina i corpuscoli del m e IV gruppo, mentre i suoi corpuscoli saranno agglutinati dai sieri del I e III. Quelli del n gruppo potranno quindi ricevere sangue dal I e dal n gruppo. 3o) Che il III gruppo (Bo.), contenendo un siero con l'agglutinina a., è capace di agglutinare i corpuscoli del II e IV gruppo, mentre i suoi corpuscoli saranno agglutinati dal siero del I e n gruppo. Un individuo del m gruppo, quindi, potrà ricevere sangue dal I e dal III gruppo. 4°) Che il gruppo IV (.A B) non contenendo agglutinine nel suo siero, non potrà agglutinare i globuli rossi di nessun altro sangue umano: i suoi corpuscoli invece saranno agglutinati dai sieri di tutti gli altri gruppi I, n, III ; essi quindi potranno ricevere qualunque qualità di sangue; sono i cosl. detti ricevitori universali. Tutti i sieri non hanno il medesimo potere di agglu tinazione; in alcuni è più intenso, in altri meno, nei leucemici pe~ esempio il t itolo dell'agglutinina è talmente basso, da sembrare quasi annullato; alcune volte il tasso del potere agglutinante varia anche negli stessi individui: è più alto negli adulti, meno nei giovani ed in quelli avanzati in età. ~ on vi è spesso uguaglianza di intensità nemmeno tra le due ·agglutinine del I gruppo, in cui si tTovano accoppiate: il potere agglutinante dei sieri si conserva inalt-erato a lungo, anche per qualche anno, se viene prelevat.o con tutte le regole dell'asep si, messo in .fia.Ie, chiuso alla fiamma, e conservato in luogo fresco. Anche i corpuscoli dei diversi sangui sono variamente sensibili; quelli di alcune persone, (pur non variando ambiente e condizioni, nè la qualità di siero), si agglut inano più fortemente, quelli di altre in minor grado. Gli a.gglutinogeni dei corpuscoli possono conservare le loro proprietà anche per 15 giorni, se il sangue si mantiene in un ambiente fresco; si conserva però anche più a lungo, quando vien chiuso in tubetti sterili o viene mescolato con lilla soluzione di formalina al 10 %, nelle proporzioni di un grammo di soluzione in 60 di sangue. Le agglut inine conservano le loro proprietà specifiche anche quando il sangue sia esiccato, e parimenti gli agglutinogeni anche se i corpuscoli vengano sottoposti ad una temperatura di 100o. Gli agglutinogeni si trovano sviluppati nel sangue fino dal periodo fetale, le agglutinine invece solo dai primi giorni della vita extra· uterina. Ogni gruppo sanguigno umano rimane costante ed immodificabile per tutta la vita, nessun mezzo può cambiare le caratteristiche di sangue di ciascun mdividuo; esso fa parte della singola personalità dell'essere umano. 2 -
Giornale di m<~dieino militare.
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Le due qualità sanguigne A e B sono ereditarie e vengono trasmesse dai genitori ai figli con regole fisse e determinate conformi le leggi di Mendel. Ciascuna delle due qualità A e B è assolutamente indipendente~ Hirschfeld ha potuto dimostrare che in ogni raggruppamento etnico esiste UI!l. rapporto costante fra coloro che hanno l' una o l'altra qualità di sangue, e cioè un rapporto costante fra i 4 gruppi dello J ansky. In Europa appartengono al I gruppo circa il 40 % degli individui, al. II gruppo circa, il 38 % ; aJ III gruppo circa il 16 Yz% ; al IV gruppo circa il 5 Yz o/o. La qualità A predomina nell'Europa specialmente occidentale; le qualit~ B negli I ndù, Zingari, Indocinesi. Ebrei, Russi e Turchi-ma.cedoni. Ricerca dei gruppi sa:nguigni. - Sono i metodi pratici e solleciti che interessano al medico militare: tralascio perciò in questa breve esposizione quelli più complessi che richiedono gabinetti scientifici. " La determinazione dei gruppi sanguigni può farsi, con prove dirette ed indirette: le dirette si eseguono mettendo a contatto il sangue del ricevitore con quella del datore; le indirette mediante corpuscoli di gruppo già. noto del II o del III o con sieri già noti del II e ITI gruppo. n metodo diretto può eseguirsi con provette o con vetrini; se si vuole fare il saggio con le provette, raccolto il sangue del ricettore, è necessario estrarre il siero; a ta,le scopo si possono utilizzare i tubi N eisser ad U, o le ampolline del Wrigt, oppure, se si abbia a disposizione una centrifuga., se ne centrifugano 8 o 10 gocce. Prepa.rato il siero, si preleva il sangue del donatore con puntura venosa come per la Wassermann, coll'avvertenza. di far prima evaporare ogni traccia dell'etere, adoperato per la sterilizzazione della parte. Quattro di queste goccie di sangue si aggiungono a due gocce di soluzione fisiologica già preparata in tubetti, ed il tutto si mescola a 2 goccedel siero del ricevente, agitando bene la miscela. Se vi è incompatibilità di gruppo si ha una forte agglutinazione che si manifesta dopo qua.lche minuto con un grumo unico, persistente, di corpuscoli ammassa,ti, sospesi in un liquido chiaro : il grumo si spezzetta, se il contenuto viene agitato fortemente. Se invece tra il siero ed i corpuscoli non c'è incompatibilità, i corpuscoli si distribuiscono uniformemente nel liquido, che non conterrà grumi, ma avrà una t inta uniforme rossa.stra. Se si desidera fare il saggio con vetrini, il metodo migliore è quello del Lattes su sangue esiccato. Una goccia di sa,ugue del ricettore viene spalmata sopra tm portu,-oggetti, e la si fa esicc.ne. Vicino ad essa si deposita una. diluizione di corpuscoli del doua.tora all'l: 10, quindi si coprono le due gocce con un coprioggetti, in modo che la diluizione dei corpuscoli lambisca appena l 'orlo della goccia esicC<'\ta, e curando ·Che tra le due goccenon restino interposte bolle d 'aria. Se l'agglutinazione sarà positiva si formeranno nella zona di contatto grumi cara.tterist;ici di agglutinazione, quando fosse negativa i grumi non si formeranno, ed i corpuscoli rimarranno distribuiti unifoJmemente in tutto il liquido. n Lattes, per garantirsi che la prova positiva non sia un fenomeno di pseudoagglutinazione, usa l'a.rtifi.zio di rialzare il vetrino coprioggetti e di
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ricollocarlo immediatamente sopra; con questa manovra il siero della zona attigua, venendo a diluirsi con quello circostante, fa sparire il fenomeno dell'addossamento degli eritrociti; ma per maggior sicurezza il Lattea mescola direttamente ai corpuscoli una soluzione colloidale di lecitina, la cui preparazione è descritta nel suo trattato sull'Individualità del sangue. La lecitina determina alterazioni dello stato morfologico dei globuli rossi senza mi.norarne la proprietà agglutinogena. I metodi indiretti, che, come abbiamo detto, richiedono corpuscoli e sieri del II e del III gruppo, possono essere esegtùti o con ricerche più complesse come quelle della triplice prova, neces~aria quando il risultato di questo esame assurge ad una importanza, medico-legale, oppure con metodi più semplici e piiù solleciti Nella, pratica comune si può identifica.rt> il gruppo . ematico di un individuo coll'emodiagnostico forni to dall'Istituto Sieroterapico milanese, il quale è costituito da una scatola. che contiene un vetrino portaoggetti, due piccole pipette e tubetti capillari, chiusi alla fiamma, di tre qualità: azzurri che contengono la soluzione citrata.ta, bruno-giallognoli con siero noto del II gruppo, bianchi con siero testo del III gruppo. L 'opera~ione è molto semplice, si fa colare tutto il contenuto di un tubetto azzurro (2 gocc.e) da una parte del portaoggetti, (per es. a destra) il contenuto di un'altro tubetto azzurro da.ll'altra par·te (a sinistra.). Estratte poi, mediante puntura, due gocce di sangue da. esaminare, se ne deposita una. sulla goccia citratata di destra, ed un'altra su quella di sinistra. Ad una di queste miscele si unisce il contenuto di tm tubetto capillare bianco dellll gruppo, e all'altra miscela il contenuto del tubet t o bruno giallognolo del n gruppo. Si deve far in modo che la mescola.nza avvenga perfetta., ed allo scopo si fanno funzionare sepa.rata.mente i r elativi tubetti, come bacchette di vetro, e si imprimono movimenti e bascule al portaoggetti. · Dopo 10 o 15 minuti al massimo, la. reazione si è manifestata, e possono verificarsi le tre seguenti combinazioni : Agglutinazione eon ambedue i sieri. . . . . . . . - il sangue in esame è del I V gruppo Non agglutinazione con ambedue i sieri. . . - il sangue in esame è d el I gruppo Agglutinazione con capillare bruno del II gr. - il san-;ue in esame è del III gruppo Agglutinazione con capillare bianco del III gr. - il sangue in esame è del II gruppo
I fenomeru determinati dall'incompatibilità di gruppo possono essere nell'uomo immediati e tardivi, lievi e gravi fino a. produrre la morte. Le forme lievi si manifestano con un formicolio generale, dolori alla. regione precordiale, gravezza. del capo, 1;ossore del volto, eruzioni cutanee, aumento della fre·quenza del polso, e dolore lombare, fenomeru che si dileguono in breve tempo. Altre volte il dolore lombare è vivissimo, compare una dispnea impressionante, l'individuo dall'i'rrequietezza passa ad una viva eccitazione, ba il volto congesto, poi pallidissimo, ba nausee e vomito, anela l'aria che sente mancare, il suo polso diventa piccolo, frequentissimo, filiforme, ed ba brividi intensi di freddo. La morte tronca spesse volte il quadro r apida-
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mente, altre volte sopraggiunge a breve distanza di tempo, dopo un rialzo termico fino anche a 42° gradi, e dopo la comparsa di emoglobinuria., ema· turia ed anuria. Sono i due fenomeni dell'isoa.gglutinazione e dell'isoemolisi, sono le
reazioni degli isocorpi sui globuli rossi, dell'antigene cioè sull'anticorpo che insieme ai prodotti del disfacimento dovuto all'azione delle emolisine danno origine ai prodotti tossici che determinano il quadro sopradescritto. Tuttavia, anche quando i saggi abbiano dato l'assicurazione della perfetta compatibilità di due sangui, quando anche la tecnica sia stata incensurabile, si possono verificare, in seguito aJJa trasfusione, disturbi di lieve entità, caratterizzati da malessere, rialzo termico, rachialgia, coliche intestinali, eruzioni cutanee, nausee, midriasi ecc., di cui ancora non è ben chiara l'etiologia, se dipendano cioè dall'esistenza di gruppi intermediari, o di sottogruppi nell'ambito dello stesso gruppo, o da altre cause. Due sono le applicazioni medico-legali dell'individualità del gruppo sanguigno: la ricerca della paternità, e l 'identificazione dei criminali. Uscirei dallo scopo prefìssomi, di rimanere cioè nel campo pratico, necessario al medico militare se entrassi a trattare i suddetti argomenti. Sorvolo così sulle due teorie dell'Hirschfeld e del Bernstein, limitandomi 1\d enunciare che le leggi dell'ereditarietà vanno ad assumere sempre maggiore importanza nei ca>Si di contestazione della legittimità della prole, specialmente dopo la conferma della teoria di Bernstein dovute alle recentissime ricerche di Preger, Thomson, Lattes, Badino e Schaffer. Nei riguardi delle applica,zioni medico-legali dei gruppi sanguigni per l'identificazione dei criminali, dirò solo che i saggi del sangue non più fresco, ma deteriorato, in modo che non sia più possibile di agire sui corpuscoli, si compiono, per lo più, ricorrendo ai metodi basati sull'assorbirnento elettivo delle agglutinine d a parte degli agglutinogeni, e sulla loro reversibilità. T RASFUSIONE DI SANGUE.
La trasfusione di sangue ha subìto una lunga serie di tentativi, di moda.lità di t ecnicismo in ra,p porto all'evoluzione scientifica, ed alle numerose esperienze più o meno felici. Cosi dalla trasfusione diretta a.rtero-venosa si passò a quella da vena. a vena, dalla trasfusione diretta a quell'a indiretta, da quella con sangue puro a quella con sangue citratato, o glucosato, poi citratato e glucosato in un tempo e di nuovo alla trasfusione di sangue integrale. Intanto per le esperienze di Asby, di I ervell e di Placeo è stato accertato che i globuli rossi trasfusi sopravvivono nel nuovo ambiente, ed anche per un tempo abbastanza lungo di 30-35 giorni cir·ca, quanto cioè l'esistenza assegnata in media al globulo rosso. Il sangue trasfuso con i suoi elementi vitali, sopravviventi, e funzionanti, esercita nell'organismo rieettore a,zioni molteplici, che tendono concordemente al ripristino dell'equilibrio funzionale della vita organica, quando questa è pericolante per gli alterati rapporti biologici dei vari elementi e sistemi che la costituiscono.
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La trasfusione ebbe dapprima il suo naturale impiego nelle anemie consecutive alle gravi emorragie, ma le esperienze successive hanno luminosamente dimostrato che v'è un,a. lunga serie di forme patologiche che traggono da essa benefizi indiscutibili. Una manifesta proprietà della trasfusione è quella di ristabilire l'equilibrio circolatorio, il tono cardiaco, ed il tono vascolare ogni qual volta si sia verificato uno stato ipotensivo·. Essa evita infatti in questi casi i fenomeni della paralisi generale vasomotoria, il collasso del Gottlieb, evita la grave ripercussione sui centri nervosi dovuta all'anossemia cerebrale, evita la denutrizione dei tessuti organici da sottrazione rapida dei succhi cellulari, accorsi d'urgenza nel torrente circolatorio, per compensare la diminuzione della massa sanguigna; evita i fenomeni consecutivi all'ipocinesi miocardica, dovuti sia alla deficiente ossigenazione e nutrizione, sia a processi degenerativi, infiammatori o tossici delle fibre miocardiche. Lo studio della pressione sanguigna può dare buoni elementi per rendersi conto delle condizioni funzionali del cuore e dei vasi: si giudica infatti grave uno stato ipocinetico quando la •tensione massima scende sotto agli 80 mm ., la minima sotto ai 40 e la differenziale sotto ai 20. Molti sono stati i metodi ideati per un giudizio possibilmente esatto dello stato funzionale del miocardio, ma una prova rapida ed unica di certezza assoluta non esiste ancora : è possibile però di giungere a conclusioni molto approssimative facendo concorrere tutti gli elementi che ci vengono forniti dalla semiologia, dalla clinica e dalle indagini di gabinetto. Alludo alla prova statica e dinamica del Ma.rtinet, a~li ortooardiodiagrammi, agli elettrocardiodiagra.mmi, alla prova del Mortensen, alla prova del Cardarelli e Katzenstein, e del Waterman. Oltre a ciò la trasfusione ha la proprietà di ripristinare l'equilibrio degli scambi organici, quando cioè vengono specialmente ad essere alterati i rapporti quantitativi degli H ed O H joni liberi, ossia il tasso alcalimetrico del sangue per la rottura dello stato isoionico degli H ed O H. È noto che l'isoionia è mantenuta costante, in condizioni normali sia dai carbonati e bicarbonati che vengono a costituire (mediante la loro combinazione col fosfato monosodico e bisodico) le riserve acide od alcaline ; sia dalla acidità dell'emoglobina; sia dalle sostanze neutralizzanti (urea od ammoniaea) che vengono elaborate dal fegato, secondo i vari bisogni; sia dall'azione del rene, che è sempre pronto ad eliminare fosfato monosodico o bisodico, secondo le necessità, sia dallo scambio diretto degli alcali tra i va.r i tessuti ed il sangue, sia dall'eliminazione più o meno abbondante dell'acido carbonico, espirato in rapporto alla maggiore o minore valenza acida del sangue. Tutto ciò mette in viva luce quanta parte possa avere la trasfusione in tutte queste funzioni coordinate fra loro, e quanto validi possano essere i suoi effetti, quando essa entra in azione, come massa di elementi vitali, sulla. pressione sanguigna, sulla funzione respiratoria, sulla vita cellulare e 8Ulla. funzione degli scambi organici. Ma anche gli organi emotopoietici risentono l'infiÙenza del sangue tra.sfuao. Molteplici sono le funzioni a cui presiede la xnilza, organo linfogeno, ematolitico, di trasformazione del ferro alimentare in assimilabile,
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organo regolatore di tutti i corpuscoli del sangue, bianchi e rossi, il grande magazzino di riserva. degli eritrociti. Gli studi sperimentali del Barcroft, di Binet e Cardot i quali copcordano nell'affermare che basta. uno stimolo sulle fibre contrattili della milza, perchè essa la.nci immediatamente nel torrente circolatorio i globuli rossi immagazzinati come riserva, hanno messo in evidenza la ragione dell'aumento quasi istantaneo degli eritrociti che segue alla tl'asfusione del sangue, capace di determinare molto vivamente questa eccitazione delle tibre contattili spleniche, tanto in modo diretto che indiretto. Anche un'alt ra proprietà ha. il sangue per la sua intima. costituzione; esso favorisce la coagulazione, abbrevia il tempo di coagulozione corregge h~> piastrinopenia, e ridona il potere retrattivo del coagulo. Gli autori sono concordi infatti nel raccomandare la t rasfusione nelle sindromi emorragiche, (facili a verificarsi negli individui con tare ereditarie sanguigne o con lesioni del fegato e dei reni) dovute ad emofilia, a preparati Iosforici od arsenicali, come l'arsenobenzolo, il sulfarsenolo o stovarsolo, anche quando esiste una forma di anemia acuta aplastica. •, La trasfusione non trova indicazione nell'emogenia e nelle sindromi emorragiche da insufficienza epatica. Date le varie modalità di azione del sangue trasfuso, si comprende come possa essere stato sperimen tato nelle più svariate forme morbose, specialmente anemiche ed infettive. Dinanzi a qualunque stato anemico prima di decidere per la trasfusione bisogna ricercarne il momento causale, benchè alcuni autori ritengano che possa essere indicata. in tutte le forme di anemia più o meno grave. Vantaggi certi sono stati ottenuti negli stati anemici prodotti da infezioni prolungate, da reumatismo a.r ticolare, da setticoemia., da infezione puerperale, da malaria cronica, da febbre tifoidea, specialmente quando sono accompagnate da emorragie intestinali. Ottimi runùtati si sono avuti in quelle forme di anemie malatiche da emodiscrasia chimica, che non è raro di riscontrare nella pratica medico-milita,re. Sono influenzate benignamente dalle trasfusioni tutte le anemie prodotte dalle intossicazioni, dalle sostanze radioattive (Radio, Raggi X, Torio X); quelle prodotte da sostanze che fanno perdere .all'emoglobina il potere di fissare l 'ossigeno come l' ossido di azoto, di carbonio, l'idrogeno solforato e l'acido cianidrico; quelle dovute alla trasformazione dell'emoglobina in metaemoglobina, prodotte cioè dal clorato potassico, acido pirogallico, acido cromico, nit robenzolo, anilina e derivati, (antifebbrina, fenacetina, fenocolla, fenoftaleina (purgen), e le anemie prodotte da veleni emolitici dovuti all'inalazione di idrogeno solforato, .alla chinina, all'estl·atto di felce maschia, al guaiacolo, al veleno dei serpenti, scorpioni, ecc. Qualche anno fa si usava la trasfusione con qualche vantaggio anche nelle anemie perniciose progressive, tipo Biermer; oggi è stata, sostituita, come a tutti è noto, dalla cura Whipple, sebbene alcuni abbinino questa aJ.la trasfusione. Ha molto efficacia invece la trasfusione sia nelle clorosi gravi delle giovinette, purchè l'indagine etiologica risulti negativa, sia nelle anemie
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dell'infanzia dovute ad emorragie ombellicali, a cefa.lo e matoma, a melena -ed a. cattiva. nutrizione. Non ba invece alcuna. azione sulle leucemie acute e croniche sia mieloidi che linfoidi. Al C.ongresso di Chirurgia di Parma dell'ottobre 1927 venne trattato ampiamente l'argomento della trasfusione sanguigna che si consigliò di praticare in tutti quei ca.si ili cui, sia dura.nte che dopo l'operazione, si manifesta nel paziente uno stato ipotensivo, possibile a verificarsi specialmente negli int-erventi addominali, in quelli di lunga durata, dopo una narcosi cloroformica od eterea, dopo anestefia rachidea, e più frequentemente nei diabetici, nei nefritici, negli epatici, negli individui con infezioni gravi, ed in quelli sottoposti a.ntecedPntemente a lungo digiuno. È in particola.r modo da consigliare la trasfusione sanguigna preoperatoria. in t utti quei casi in cui si possa. prevedere un'emorragia. seeondaria e cioè in tutti gli indivivui con forme discrasiche, n('i quali sia ritardato il tempo di emorragia, ed il tempo di coa,crulazione, oppure entrambi. Anche nella lotta contro agenti infettivi, nessun mezzo di cura all'infuori di quella sieroterapica. può competere con la trasfusione sia per l'azione digestiva intracellulare dei Ieucociti, (dai piccoli mononucleari ai polinucleari ed ai grandi mononucleari), sia per le loro sostanze umorali, sia per lo stimolo che essa esercita nelle cellule midollari germinative generatrici delle nuove cellule mobili e forse anche formatrici di anticorpi. Si sono ottenuti infatti vantaggi sicuri nelle più svariate forme setticemiche e specialmente sorprendenti in quelle consecutive ad otiti o mastoiditi, su cui è bene richiamare la particolare attenzione. Anche nelle infezioni puerperali, la trasfusione, quando sia precoce, fatta cioè prima che sopraggiunga il collasso della tensione arteriosa, dà i più brillanti risultati. Nelle forme infettive però la trasfusione è stata esegtùta oltre che con sangue normale anche con sangue di convalescenti e praticata su vasta scala in Francia nei morbillosi e parotitici. La trasfusione ·e ntra in questo caso nel campo della sieroterapia. Oosì nel tifo esantema.ticoo le t.rasfusioni di sangue dei convalescenti banno arrestato la malattia e la sua sintomatologia, quando venivano pratieate prima dell'esan tema, se eseguite, invece, dopo l'esantema, banno sensibilmente attenuato la forma morbosa. Sono degni di essere conosciuti gli esperimenti di recente eseguiti nel Sanatorio di San Luigi di Torino sui tubercolotici. In 60 trasfusioni di sangue di tubercolotici convalescenti, che Rabino e Ravazzoni hanno praticate ad altri tubercolosi, essi ebbero la soddisfazione di constatare in tutti la scomparsa. del senso di stanchezza, il ritorno allo stato euforico, la scomparsa dei sudori notturni, della dispnea, della tacbicardia, l'aumento dell'appetito, del peso e del numero dei globuli rossi; la diminuzione della tosse, dell'escreato, un vero regresso insomma clinico, confermato dalla radioscopia. Anche tetanici gravi, trattati con la trasfusione di sangue di convalescenti, poterono essere salvati da morte certa.
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* *. Nei primissimi tempi la trasfusione fu eseguita con sangue eterologo, che venne abbandonato dopo tanti esiti leta.li tra qualche esito favorevole. Recentemente il Cruchet, Ragot e Caussimon hanno ripreso a studiare l'argomento e dopo una lunga serie di esperimenti sono venuti alla conclusione che è possibile di trasfondere all'uomo sangue eterologo, specialmente di cavallo, senza alcun inconveniente, purchè esso venga. trasfuso con regole determina,te, non venga, esercitata cioè alcuna pressione sul liquido, sia lasciato l'incarico all'organismo stesso di regolare la rapidità dell'efflusso di sangue che si trasfonde, non si sorpassino gli 80 cc. di sangue e questo venga diluito al terzo od a metà nel siero fisiologico citratato, all'l %. Per ora. illa.voro scientifico dei detti autori invita. ad ulteriori esperienze che affermino specialmente la lunga vitalità dei globuli trasfusi, ma dimostra luminosamente che la trasfusione deve compiersi con molta lentezza, se si vogliono evitare gli accidenti anche più lievi. La questione sull'opportunità di trasfondere sangue puro o no, ha subito varie alternative coi tempi. Oggi si può affermare che la trasfusione può compiersi indifferentemente tanto col sangue puro, che con sangue mescolato a sostanze anticoagulanti, e cioè a citrato di soda o glucosio, purchè siano rispettati alcuni principii fondamentali e si abbia a disposizione l'i.strumentario adatto per la buona riuscita.
Furono dal Castigliola utilizzati per la loro proprietà anticoa-gulante gli arsenobenzoli, ma data la loro tossicità non sono consigliabili che in condizioni del tutto specia,li, come in quelle, riferite dal detto ufficiale medico. La trasfusione citratata,, che è stata tanto ingiustamente sottoposta ad acerbe critiche, continua magnificamente ad essere usata nelle grandi cliniche, ed anche nel congresso di Parma n el 1927 venne sostenuta dal prof. Rossi. La scuola francese usa largamente la tra,sfusione citratata come quella. glucosata, la scuola americana, tranne qualche clinica, come l'Istituto Modello di clinica medica di Buenos Ayres, ha quasi proscritto il citrato di soda e trasfonde sangue puro. Non è il caso di discutere sulla innocuità o meno del citrato di soda; è pro>ato che la dose di l grammo per ogni trasfusione è ben lungi dal provocare i più lievi fenomeni tossici. Weil consiglia di fare la trasfusione citra.tata. in due tempi, perchè, sebbene possa sembrare una semplificazione la citratazione nello stesso apparecchio col quale si trasfonde, ciò costituisce invece un errore molto grave, perchè espone al rischio della coa:rulazione per la mescolanza che avviene, in questo modo, sempre imperfetta. Egli versa in una capsula. di porcellana 10 cc. di soluzione cit.ra.ta.ta. al 10 %, colla quale umetta bene tutte le pareti della capsula. e l'agitatore di vetro; poi ra.ccoglie il sangue, agitando sempre ed usando la precauzione che questo, fluendo dalle vene, non vada a spruzzare sulle pareti del recipiente ; aspira il sangue citratato della, capsula e lo trasfonde, adoperando due siringhe da 100 cc. a becco eccentrico.
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LA 'l'BASI'UBIONE DI SANGUE
La traafu.sione glucosata, quando non esistano controindicazioni, viene anch'essa utilizzata. con meravigliosi ris1ùtati. L'Albertoni aveva già dimostrato l'azione del glucosio sui reni e sulla circolazione sanguigna: gli studi che in seguito si sono succeduti hanno sempre continuato a confermare la sua proprietà energetica specialmente sul miocardio, la sua. proprietà restauratrice dell'equilibrio idraulico, la sua virtù anticoagulante; (2fa di siero glucosato ìsotonico stabilizzano infat ti un terzo di sangue per circa tre quarti d 'ora). Beraud e Dupuy de Frenelle, per la trasfusione, adoperano la soluzione iso tonica (47 °loo) di siero glucosato, ed adottano il seguente procedimento: trasfondono prima IOO grammi di siero glucosato tiepido, poi colano il sangue nell'ampolla in cui trovasi già il siero glucosato tiepido, e dopo essersi assicurati dell'esattezza. delle proporzioni stabilite, e della perfetta mescolanza, compiono la trasfusione. Con poco sangue ed abbondante siero glucosato si ot tengono risultati veramente meravigliosi anche nei casi più gravi. D vantaggio ~be basta una piccola quantità di sangue per ogni trasfusione per dare risultati identici a quelli ottenuti con forti quantità, non è un fatto trascurabile. Per il medico militare li metodo può essere molto utile perchè pochi militari potrebbero essere utilizzati in guerra come donatori. Prima di fare la ricerca. della qualità sanguigna del donatore bisogna assicurarsi del suo ottimo stato di salute e che non sia un malarico, per non incorrere nell'inconveniente di inoculare il parassita, come si è più volte veri.fica,to. La ricerca dei gruppi sanguigni deve essere sempre seguita dalla prova biologica, per evitare le conseguenze dovute a.d. errori eventua,li, e le incompatibilità individuali in seno al gruppo stesso. Allo scopo si utilizzano vene dell'arto superiore, opposto a quello destinato per la trasfusione; si prelevano IO cc. di sangue del donatore e si trasfondono nel ricevit ore con cautela e lentezza., assicurandosi, anche con frequenti domande, se avverta formicolii, dolori di testa, dolori lombari, addominali e se compaia anche un leggero grado di dispnea. Trasfusi i IO cc. si devono attendere circa IO minuti prima di iniziare la trasfusione. Nell'i stituto Modello della clinica. medica di Buenos A.yres non si fa la ricerca delle qualità sanguigne del donatore e del ricevitore, ma per evitare gli inconvenienti, sia pure lievi, dell'incompatibilità in seno al gruppo stesso, si pratica unicamente la prova biologica iniettando 2 o 3 eme. di sangue del donatore, dopo aver eseguito il conteggio dei globuli bianchi del ricevente. Viene ritenuto come elemento di saggio il lieve e passeggero disturbo colloidoclasico, dovuto allo squilibrio vago simpatico, che avviene nel caso di incompatibilità di sangue, la quale, pur non determinando manifestazioni esteriori per la piccola quant ità infusa, si può rilevare sia con una leucopenia del sangue periferico, sia coll'inversione della formula leucocitaria, rifacendo il conteggio dei globuli bianchi, dopo due o tre minuti dalla suddetta. inìezione. . Un'altra avvertenza da tener presente, prima. di eseguire una trasfnBlone, è quella di assicurarsi che il donatore non abbia. consumato da. poco tempo un pasto a base di carne, per evitare reazioni dovut e alle sostanze tossiche derivate dalle proteine ingerite.
LA TBASJ'UBIONE DI SANGUE
La dose di sangue da iniettare varia secondo le scuole e secondo i casi. I francesi non tra-sfondono volta per volta che 400 grammi di sangue a.l massimo; gli americani ne trasfondono anche 1000. I risultati si ottengono però ugualmente anche con le dosi medie, le quali hanno il vantaggio di non determinare il sovracarico del lavoro del cuore con tutte le sue conseguenze, tra cui quella. gravissima. della dilatazione acuta. Nulla impedisce, in caso di necessità, di eseguire, nei giorni successivi, una za e 3a traSfUSione. QuandO perÒ le CirCOStanze richiedesserO di ripetere più trasfusioni nello stesso individuo, è prudenza che venga cambiato il .d_onatore per evitare la possibilità di fenomeni a tipo anafilattico. La trasfusione deve essere fatta mantenendo il donatore ed il ricevente in posizione sdraiata, col braccio sinistro dell'uno vicino al braccio destro dell'altro o viceversa. Un tubo di gomma, fissato con una pinza emostatica, costituisce il laccio per comprimere la circolazione superficiale: esso perciò non deve stringere troppo la parte. Per assicurare la riuscita della trasfusione, è buona regola di tener .sempre pronti due apparecchi, qualunque essi siano, per fronteggiare l 'eventualità del blocco in caso di formazione di coaguli. Gli apparecchi più moderni che vengono usati sono nUlllerosi, e varia. il tipo per ogni nazione, e per ogni scuola. È stato già descritto quello di Weil per la trasfusione citratata. Accenno ad alcuni altri principali. In Austria ed in Germania si usa a preferenza l'apparecchio di Oeble-cker pel sangue integrale. Invece degli aghi, Oehlecker introduce, a cielo scoperto, nelle vene del datore e del ricevitore cannule di vetro, che fissa. -con fili di seta; e lega col catgut, prima e dopo la trasfusione, alternativamente, a monte ed a valle, tanto la vena del donatore che del ricevente. Le due cannule di vetro vanno ad una specie di rubinetto a due vie, nel quale s'innesta una siringa di 50 cc. Degli apparecchi ideati in I talia ricordo fra gli altri quello dello Schiassi, del Biancheri per la trasfusione citratata, quello del Dogliotti e del Quarella per la trasfusione di sangue puro; recentemente il dott. Ciocca ha presentato alla Società Lomba.r da di scienze mediche un nuovo apparecchio per la trasfusione indiretta continua. La clinica dell'Alessandri di Roma adopera la, siringa di Jubè, È nn cilindro di vetro o tubo di pompa, chiuso ermeticamente nel suo estremo superiore da una calotta piana che può essere tolta mediante svitamento per la pulizia dell'apparecchio. n cilindro comunica con due tubi laterali uno a destra e l'altro a sinistra situati nel mezzo della. lunghezza del tubo : il più inclinato, con tubi di gomma di raccordo, ..,.a all'ago da infliggere nella vena del ricevente, l'altro io quella del datore. Kella siringa Jubè il ·Concetto originale risiede nel pistone, il quale, per circa due terzi della sua. lunghezza, dall'alto al basso, ba una scanalatura longitudinale. Un ago con un'oliva smontabile viene adoperato pel donatore, ed un .ago tre quarti per il ricevente; la cap acità della siringa. è di cinque cc.; esi.stono anche siringhe di 15 cc., ma sono poco usate.
LA TRASFUSIONE DI SANGUE
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L'apparecchio, come del resto tutti gli altri destinati per la trasfu;aione di sangue puro, dopo la sterilizzazione deve essere paraffinato coll'olio di paraffina sterilizzato, già preparato in ampolle chiuse alla fiamma. La trasfusione si compie eseguendo una serie di movimenti di prona.zione e di supinazione della mano destr~ dell'operatore per la manovra del pistone, avendo avvertenza di tener rivolta la scanalatura di esso dalla parte del datore per l'aspirazione e dalla parte del ricevente per la iniezione. L'apparecchio è pratico e permette di compiere la trasfusione con una eerta lentezza ; il sangue viene molto frazionato, e questa condizione ha il vantaggio di far diminuire la possibilità che si formino coaguli. L'evenienza però non viene evitata completamente, tanto che è neces.sa.rio di tener pronte in ogni trasfusione due siringhe. La siringa Jubè è assolutamente inadatta per trasfondere sangue citratato e glucosato; deve essere riservata per la trasfusione di sangue puro. Dal Deuttche M edizin. Wochenschr., viene raccomandato l'apparecchio del Beck fornito dalla Ditta Pohlx di Kiel: sembra che esso risponda .abbastanza bene, ma è un pò complicato, e più adatto per uso ospitaliero. Nello studio che bo in corso di stampa descrivo due miei apparecchi: uno, per trasfusione di sangue puro, a tre vie, molto semplice, applicabile ad una comune siringa R.ecord di lO cc., privo di rubinetteria: che ha qualche punto di contatto con quello di Oehlecker, l'altro per ospedali, il quale, mentre ha lo scopo di trasfondere sangue con siero isotonico glucosato, a temperatura costante ed a pressione naturale, permette cbe al donatore . venga contemporaneamente iniettata una quantità di siero glucosatQ in ragione del sangue donato, P<trticolare che ha pure il vantaggio .di impedire la formazione di coaguli nel condotto di afflusso. Concludendo si può affermare che la trasfusione di sangue costituisce una risorsa terapeutica di primaria importanza., che il medico militare deve sapere apprestare con sicurezza e perizia, servendosi dell'apparecchio e _del metodo che per propria esperi.enza ritenga più rispondente alle sue convinzioni. Nulla impedisce cbe egli, dopo l'esperienza fatta in tempo di pace, possa servirsi ugualmente bene dell'appare<:chio per trasfusione di cui saranno dotati gli osr-edali militari da campo. Mi risulta pertanto che verranno quanto prima emanate le norme, perchè venga eseguita la ricerea. del relativo gruppo sanguigno in tutti i militari di truppa della Sanità militare, chiamati ogni anno alle armi, e che i dati qualitativi di sangue di ognuno, facciano parte dei segni caratteristici da registrare sul relativo foglio ma.tricolare.
OSPEDALE MILITARE PRINCIPALE DI BOLOGNA Dirett.ore: colonnello medico F. CACCIA
CONTRO IL GLAUCOMA SEMPLICE SI DEVE PREFERIRE L'OPERAZIONE CHE Hl PER SCOPO LA BOZZA FILTRANTE OPPURE LA IRIDECTOMIA? per il dott. uonlda Capra, capitano medico, capo reparto oftalmici
Quanto io vado esponendo nella seguente nota non è nuovo nel campo
oftalmioia.trico, poichè è stato largamente trattat.o attraverso una letteratura abbondante specie negli ultimi venti anni ed è stato oggetto di proficui studi da parte di autori, che nel glaucoma hanno trovato un pfLbulu'n~ veramente d 'eccezione. Prendendo lo spunto da una operazione praticata ad un ufficiale di fanteria, ho ritenuto opportuno riassumere alcune considerazioni snlla cura del glaucoma, ed esprimere infine il mio modesto parere su questo importante capitolo della specialità.. Al caso dell'ufficiale ho ritenuto opportuno aggiungere altri due casi di individui da me operati in quest'anno, cosi da portare un contributo di cinque operazioni praticate su tre individui, di cui accenno brevemente. I. -Capitano di fant.eria l\1. F., anni 38. -Nel settembre 1925 primi sintomi di glaucoma al O. S., consistenti in vela.mento del.lt. vista verso il settore n.a.sa.Je. Inizia la. cura medica (instillazione di piloca.rpina.) durata fino al giugno 1926. Aggravatesi le condizioni dell'occhio, ricorre all'ospedale militare, dove viene fatta diagnosi di glaucoma. semplice ed operato il 18 di detto mese di sclerecteiridectomia (metodo di Elliot) consistente in tra.pa.nazione sdera.le con iridectomia. periferica. Guarigione con formazione di bozza filtrante. Campo visivo aumentato di qualche grado (lato nasale); il Ml-8 migliorato. Le condizioni dell'occhio si mantengono ottime e la bozza filtrante funziona egregiamente dopo 24 mesi. Il 17 febbraio 1928 accusa. disturbi all'occhio destro. Ricorre ad uno specialista che consiglia cura. medica (instilla.zione di piloca.rpina.). Lo vedo il 20 dello stesso mese sotto accesso gla.ucoma.toso aeuto con T. + 2, pupilla fortemente dilatata, camera anteriore ridotta, cornea. smerigliato e potere visivo molto abbassato. Non è possibile spiegare un q uadro nosologico così imponente in un occhio che precedentemente presentava un abito glaucomatoso se non pensando ad un errore del collirio instillato, e la. prova su individuo sano mi conferma che il collirio da lui usato era un midria.tico (atropina.) contenuto in una boccetta con la leggenda a pilocarpina ~. Nella terza decade di marzo intervengo sull'O. D. con trapana.zione dell'Elliot ed iridectomia. a grande lembo. Guarigione in venti giorni circa con formazione di boz7.& fì.ltrante, tuttora ben funzionante a distanza di quattro mesi e vi~us = 10/ 10 scarsi. II. - Q . R., contadina, anni 41. - Presenta in O. D. glaucoma semplice datante da alcuni mesi, con forte escavazione della papilla., alterazione del fondo oculare da cerioretinite, vi.8u8 = 1/•o e campo visivo ridotto. O. S. glaucoma assoluto.
CONTBO n. GLAUCOMA SEMPLICE, ECO.
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TI 27 aprile 1928 viene operata di trapazione di Elliot bilateralmente. Gua-
nta con bozze filtranti ben formate dopo 15 giorni dall'intervento.
n ' tVu.t è salito ad 1/ 10 scarso all'O. D.
1/
Le bozze filtranti sono funzionanti in modo evidente ed il "'Ì8U8 si mantiene 10 dopo tre mesi.
ID. - C. A., benestante, di anni 75. - Presenta in O. D. glaucoma assoluto. O. S. glaucoma semplice (T + I ), escavazione della papilla, riduzione del campo visivo, lato nasale e tÌ8148 = 6/ao· Operata di trapanazìone di Elliot con iridectomia periferica all'O. S. il 6 giugno 1928. Guari~one in dieci giorni con formazione ben evidente di bozza filtrante,
•
tn8U8
= $1IO'
È operazione che d&ta da circa un mese e mezzo e dà buon affidamento per l'avvenire, essendo l'aspetto della bozza ottima.
Premetto subito che per essere il glaucoma. poco noto nell'ambiente militare come quella m alattia che in genere colpisce l'età tarda, la letteratura militare, a mia conoscenza, non è ricca su questo capitolo ed è agevole perciò essere tra i pochi, se non il primo, che nell'ambiente militare tratta questo argomento. Argomento che non va trascurato per quei pochi e rari casi che possono occorrere anche nel nostro ambiente, perchè, se è vero cbe di regola il glaucoma colpisce l 'età tarda, è pur vero che vi sono le dovute eccezioni in quelle forme rare di glaucoma nei giovani. Mi hl\ confortato nel compilare la presente nota la possibilità di poter ribadire alcuni capisaldi e principi e di confutare ciò che è antiquato. È in valso in un buon numero di trattatisti il sistema di ripetere quanto altri scrissero e qualche volta di riportarne capitoli interi quasi con le stesse frasi; si capisce come in molti trattati non è aggiornato questo grande capitolo, che tratta la cura del glaucoma e si trovi riportato come metodo curativo principe quanto fu scritto cinquant'anni or sono, mentre ~pecie, come dicevo, negli ultimi anni, passi a ddirittura giganteschi si sono fatti dal lato curativo: cost chi dà uno sguardo ai diversi trattati troverà ripetuto nella maggioranza di essi, anche nei più moderni, che la iridectomia è e rimane la operazione classica antiglaucomatosa., mentre io ritengo che oggi non si possa più sostenere ciò in qlU.Wto abbiamo pereorsa buona. strada in avanti con risultati così decisamente confortanti, in confronto di quelli della iridectomia, da essere autorizzati a. considerare questa come appartenente già alla storia, pur riconoscendone gli immensi servizi resi e decretandole gli onori spettanti a chi ha ben meritato. Poichè è mio intendimento, come dicevo, trattare il capitolo glaucoma per quanto riguarda la cura. di questa insidiosa. malattia, è bene che prima spenda poche parole sulla. sua essenza per cercare di essere più chia.ro in seguito. Glaucoma è espressione di uno squilibrio o meglio di un'alterato rapporto tra i liquidi che normalmente si formano nell'interno dell'occhio (umore acqueo) e quelli che, compiuto il loro ciclo e la loro funzione nell'interno dell'occhio stesso, vengono a fuoriuscire attraverso le prestabilite vie di deflUBso. · Una alterazione morbosa. quindi che provochi una secrezione di detti liquidi in quantità superiore a quanto le vie di deflusso comportino,
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ed anche e meglio una sopraggiunta alterazione di dette vie, tale che essenon siano più capaci di garantire il deflusso del liquido fisiologicamente-
aecreto, produce, in tutte e due le ipotesi dal lato fisico, la stessa conseguenza e cioè i liquidi endoculari, sostando nell'interno dell'occhio in quantità superiore alla norma, ne determinano un aumento di })ressione, cosicchè si ha il sintoma più importante del glaucoma, cioè la ipertensione. Tale ipertensione agisce uniformemente e deleteriamente sulle delicate membrane interne dell'occhio, mantenute queste e contenute da una membrana resistente, poco estensibile, la sclera. Specie la retina.r a struttura tanto fine e delicata, risente sfavorevolmente della aumentata pressione ed esplica le sue intime alterazioni con un aintoma subbiettivo: il restringimento del C. V. per una progressiva distruzione dei suoi elementi; restringimento che ha una propria caratteristica che lo differenzia. da alterazioni del O. V. di altra natura. Oltre la distruzione progressiva retinica accennata, vi è un dato. obbiettivo caratteristico che è di massima importanza diagnostica : Za. escavazione gla1womatosa della pupilla, la. quale, per essere la sua parete. contentiva più debole del rimanente della sclera. proprio nella lamina cribrosa, d'onde fuori escono le fibre del nervo ottico, si lascia distendere all'esterno, formandosi così una specie di scodella laddove normalmenteesiste Uha sporgenza, come la parola stessa. « pa.pilla. » fa intendere. Altro rilievo obbiettivo di una certa i.J;nportanza è queUo per il qualtt l'affezione prende il nome di glaucoma, il colorito cioè della papilla., che a volte è dato di osservare e che frequentemente trae in inganno il pocoesperto in oftalmoia.tria, il quale facilmente giudicherà trattarsi di una incipiente cataratta. Di una discreta percentuale di ciechi per glaucoma è responsabile il medico che, per il facile errore in cui cade, consiglia il malato ad attendere la maturazione della cataratta, che sarà operabile quando il paziente non ci vedrà più, quando cioè lo specialista farà diagnosi di glaucoma assoluto. Altri sintomi snbbiettivi ed obbiettivi: dolore in genere episodicoalla regione sopracigliare e frontale maggiore o minore a seconda della. varietà del glaucoma, annebbiamento della vista e caduta dell'acutezza visiva; visione dei colori dell'iride intorno alle sorgenti luminose. Specie nel glaucoma acuto in cui si alternano periodi di esacerbazione e di remissione si vedrà nei momenti di esacerbazione pupilla in discreta midriasi~ camera anteriore molto diminuita di profondità ed opacamento uniforme· della cornea, come se la sua superficie speculare fosse amerigliata od appannata. Abbiamo accennato a varietà del glaucoma, ed è bene conoscerle perchè ad esse corrispondono diversi trattamenti curativi: glaucoma acuto, sub-acuto, semplice, secondario, infantile, assoluto, emorragico: La descrizione particolareggiata di dette varietà mi porterebbe lontano dall'intendimento prefissomi; mi limiterò a dire che la sintomatologia sia obbiettiva sia soggettiva, di cui ho accennato, è più o meno completa a seconda della varietà, cosicchè, mentre tutta la sintomatologia in genere è presente e con tinte forti nella forma di glaucoma acuto; si attenua nelle forme successive fino a mancare in parte.
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Come in molte altre malattie vi è una cura medica ed una chirurgica.. La prima, la medica, dirò subito, è aleatoria, non sempre riesce efficace; in ogni modo è oura di attesa alla seconda., cioè alla chirurgica, che, per i suoi risultati quasi sempre r-isolutivi, acquista. importanza eccezionale. Siamo debitori al profondo intuito. di Von Graefe se un numero stragrande di occhi viene oggi sottratto alla. sicura cecità. Questo autore, di cui ricorre il centenario della. nascita, enunciava. nell856 che nel glaucoma, facendo un taglio perilimbare verso la sclera. e precisamente all'angolo irido-corneale ed asportando un tratto di iride, si otteneva nella maggioranza dei casi che il sintoma ipertensione cedeva e subentrava la tensione normale, ottenendo cosi la guarigione della malattia. Fino dai primi tentativi potè constatare che l'operazione in tanto riusciva. più efficace ed otteneva risultati qua.<>i sicuri, in quanto il taglio veniva fatto il più lontano possibile dalla cornea, cioè nella sclen~. Sulla scorta di questa constatazione Lagrange nel 1906 traeva la convinzione che l 'operazione di ir-idectomia di Graefe aveva valore in quanto più che l'asportazione di un tratto di iride veniva praticato un taglio sottocongiuntivale della sclera. ed enunciava la teoria della cicatrice filtrante. Si formava in altre parole una. cicatrice lassa che permetteva la. fi.ltrazione dei liquidi dall'interno dell'occhio all'esterno. Additò quindi una sua modificazione per ottenere maggiore fìltrazione asportando un tratto di sclera, praticando cioè la sclerectoiridectomia. Con questo atto operativo di indiscussa e straordlinaria importanza. ci avviciniamo alla modificazione di Elliot, medico militare inglese, che n.el 1909 deficrisee in. modo p~rticolareggia.to la tecn,i.ca di quell'intervento che Fergu.s aveva. già praticato poco prima: la tra.panazione della sclera.. Sarebbe giustizia perciò che questo metodo portasse associato il nome dei due autori « Fergus.-Elliot n. In luogo della dieresi sclerale, come nella operazione di Graefe, o la exeresi pure sclerale praticata col coltellino dall'interno dell'occhio all'esterno, come nell'operazione di Lagrange, operazione questa alquanto laboriosa, l'exeresi sclera.le col metodo di Elliot dall'esterno all'interno acquista una agilità, una semplicità e starei per dire una elega.n.za. col mezzo del trapano. n metodo consiste nel disseccare un lembo congiuntivale e nel trapana.re con tra.pa.n.o di 2 millimetri circa di diametro la sottostante sclera in modo che i liquidi fuoriescano attraverso la exeresi ottenuta. La tecnica è la seguente: l'anestesia. locale è sufficiente e si pratica per istillazione e per iniezione sottocongiuntivale e retrobulba.re. Nel primo tempo si prende con le pinze a denti la congiuntiva bulbare nella par-te superiore ad almeno dieci millimetri dalla sommità dellimbus e facendo ver-tice questo punto di presa si distacca mediante colpi di forbice un lembo triangolare che deve rimanere aderente lungo la base. La base di tale triangolo rimane sulla tangente al meridiano verticale · della circonferenza. limbare. Nel secondo tempo si applica. il t.r apano perpendicolarmente all'estremità superiore di detto meridiano verticale del tutto in prossimità. dellimbus e lo si fa girare sotto moderata. pressione da una. par-te e dall'altra fino a che si prova. la speciale senzazione di aver perforato la sclera.
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Nel togliere il trapano si vede in genere che il foro praticato viene subito occupato da una sostanza di colore oscuro, l'iride. Ho detto in genere perchè qualche volta l'iride non si impegna nel pert ugio praticato. L'iride impegnata importa il terzo tempo, cioè l'exciaione della sua parte prolassa.ta. Con questo tempo noi pratichiamo l'iridectomia, che sarà periferica o a grande lembo, a. seconda. del minore o maoo-giore impegno. Il quarto tempo consiste nel rimettere le cose a posto, cioè nel ribattere la congiuntiva. disseccata in modo che riprenda la sua posizione originaria ed assicurarla con qualche punto in alto e lateralmente. È intuitivo che ciascuno di questi 4 tempi dell'operazione deve essere eseguito con speciali accorgimenti onde evitare complicazioni immediate o tardive tali da compromettere l'esito in modo serio; perforazione anche minima del lembo congiuntivale, trapanazione parziale del disco per difettosa impostazione del trapano, ecc. n minimo pertugio che può verificarsi nella bozza filtrante che si formerà sarà veramente una spada di Damocle che incomberà sull'occbio trapa.nato in quanto potrà rappresentare la via d'ingresso ad una infezione a distanza. L'impostazione difettosa del trapano può portare come conseguenza che la sclera viene perforata in una minima parte della circonferenza del disco e può accadere che attraverso tale parziale taglio il liquido endoculare fuoriesca, la p-ressione diminuisca ed il trapano non possa. più funzionare per la. mancata resistenza della sclera. Non importa che io mi diffonda più a lungo sulla tecnica operativa: non posso però terminare questo argomento tanto importante nel campo dell'oculis,tica operativa senza aver prima mosso un po' di critica ai diversi metodi operativi ed esprimere infine il mio modesto parere. Mi è stato possibile osservare un discreto numero di iridectomizzati a scopo antiglaucoma.toso invia.timi dalle Commissioni mediche per le pensioni di guerra (congiunti di morti di guerra). Ho costantemente notato come il taglio fu per sistema nettamente corneale e come la ipertensione elevata. Questi individui, a domanda, hanno dichiarato che subito dopo l 'operazione avevano risentito un beneficio dell'intervento, beneficio che poi scomps.rve piano piano fino alla cecità in molti casi. Mi si può obbiettare che a me in genere è dato osservare gli esiti disastrosi anzichè quelli brillanti. In ogni modo il dato esiste, ed è bene che sia messo in rilievo e che cioè glaucoma per molti operatori significa dal lato chirurgico iridectomia e che questa, pur avendo una grande importanza, non è suf:fìcente, poichè dà una percentuale di guarigione di gran lungainferiore alla sclerectoiridectomia. Non porterei alcuna nota polemica agli esecutori della iridectomia, qualora per iridectomia si intendesse quanto Graefe ebbe a consigliare, vale a dire una iridectomia. attraverso una breccia sclerale e non corneale. Quando però e il taglio corneale, come è dato osservare giornalmente, .e l'iridectomia eseguita allo scopo antiglaucomatoso possono essere uguagliati in tutto e per tutto a quelli a scopo ottico, come possiamo giustificare il meccanismo di formazione della riduzione della pressione ! Se l'umore acqueo si forma nella camera. posteriore a spese dei corpi ciliari e della pagina posteriore dell'iride, e, passando nella camera ante-
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riore, viene a defluire attraverso il canale dello Schlemm, il tagliare un pezzo di iride al massimo vorrà. dire ridurre la. superficie secernente per cercare di ottenere un equilibrio tra il diminuito affiusso ed il deflusso: in tale ipotesi quanta superficie secernente dovrebbe essere asportata. per ottenere l'equilibrio idraulico Y Ne consegue, qualora questa ipotesi fosse giusta, che non si ha un dato preciso che giustifichi una maggiore o minore mutilazione dell'iride, la quale viene perciò tagliata. a. C:l>&accio con la possibilità. che la. parte tolta non sia sufficiente e perciò senza effetto. Vediamo difatti occhi mutilati di parte dell'iride a scopo antiglaucomatoso, riprendere dopo un certo periodo di tempo ad essere ipertesi e manifestare segni di recidiva. di glaucoma. Il taglio sclera.le di Graefe tende alla cicatrice filtrante: da ciò il successo quando la cicatrice riesce tale. Quindi Graefe, Lagra.nge, Elliot hanno enunciato, il primo, un grande principio: la necessità di formare una via di deflusso ai liquidi che in quantità superiore al.l.a norma. sostano in un occhio e gli altri due hanno completato il principio sulla scorta. del primo. Meno La.grange, più Elliot, scorrendo la letteratura, specie la nostra, sono fatti segno ad alcune critiche. specie da parte di coloro che non sanno decidersi ad abbandonare il consueto ritmo ed il vecchio adagio, che « chi lascia la via vecchia, ecc. ecc. ». Si legge che va tentato, prima di ogni altro intervento, la iridectomia e, quando questa non riesca. efficace, va praticata l'operazione filtrante. Ma perchè questo ' Ma perchè sottopone forse il 50 % di pazienti a due atti operativi! Non trovo una ragione logica di tale procedimento quando si è sicuri che con una buona tecnica l'intervento, che ba per scopo la bozza filtrante, non rappresenta. poi tutti quei rischi cbe i sostenitori della semplice iridectomia. si sforzano di far rilevare. È vere che la iridectomia è di ma.nualità. più semplice, più facile, meno preoccupante. Si capisce come molti lavori abbiano gettato il sinistro allarme sulle operazioni di Lagrange e di Elliot con lo spettro della infezione tardiva : fortunatamente per esse ai può però registrare che non sempre l'autore parla per propria esperienza, ma per il c< si dice 1•1 mentre non vi è dubbio alctmo con la evenienza della infezione tardiva è da riguardare con molta riservatezza, oome vedremo appresso. . Mi piace intanto qui affermare che l'intervento operativo che ha per scopo la cicatrice o bozza filtrante, quando è tecnicamente ben eseguita, ottiene il fine per il quale fu eseguita; che tale atto operativo mentre non richiede ulteriori eventuali interventi, come avviene per l'iridectomia, ed in una parola è definitivo e risolutivo, non presenta tutti quegli inconvenienti che gli si sono voluti attribuire. Possiamo aenz'altro enunciare che la bozza o cicatrice filtrante nella cura. a.ntiglaucoma.tosa oggi si impone nel campo chirurgico: che sia eseguita col metodo di La.grange o con quello di Elliot o con le numerose modiftcazioni apportate alla sclerectoiridectomia poco importa: basta che si ottenga. lo scopo di form~e qna breccia scl-erale, che regoli la pressione dei liquidi endoculari in modo che questi non produc.<tno ipertensione. Dalla 8 -
Glo'Miale di medicina militare.
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letteratura si vede pure come i diversi autori parteggino per un metodo piuttosto che per un altro: dall'uno viene proscritto quanto l'altro porta come metodo principe. N on mi è però sfuggita la coincidenza di osservare proscritto, per es., il metodo di Elliot proprio da coloro che non si sono formati una esperienza personale ma l'hanno desunta attraverso quanto altri banno scritto. Nel 1915 Butler proscriveva la sclerectoiridectomia. e sei anni più tardi faceva ampia ammenda. al torto fatto aJla trapana.zione e tornava. al metodo abbandonato, riconoscendogli che gli aveva procurato il 75 % di successi contro il 45 % della iridectomia . .Se attraversiamo la Manica, troviamo che la trapana.zione, contrariamente a quanto avviene da noi, dove lo spettro della infezione tardiva rende pavido un certo numero di operatori e serve a giustificare la iridectomia in un altro buon numero, è praticata su larga scala ed è il metodo in uso corrente nella cura del glaucoma semplice. Che lo facciano per sostenere un metodo di marca nazionale f Non lo credo, perchè non disdegnano gli altri metodi laddove ritengono esservi l'indicazione. . Hepbnrn nel 1922, in un lavoro, da me recensito p er il Bollettino d'oculistica, sulla scorta di 140 trapanazioni da lui eseguite e su altrettante eseguite dai suoi colleghi al Moorfields, il più grande ed il più importante ospedale specializzato inglese, dichiara che la infezione tardiva è estremamente rara ed è convinto che la sua ricorrenza è assai esa9erata. Da noi Spizzi rompe una lancia a favore di Elliot con 80 % di casi favorevoli: non lo seguiamo quando egli dichiara che Lagrange deve cedere il posto a Elliot. Le infezioni tardive sono in buona parte da attribuire a tecnica difettosa: trapanazione fuori della sede di elezione, fenestratura del lembo congiuntivale, perforazione della congiuntiva, impegno dell'iride nella cicatrice. I traumi possono pure influire a determinare l 'infezione tardiva per rottura della. bozza filtrante. Il medico pure può essere causa d' infezione tardiva, quando, a distanza di anni da una operazione filtrante, scambiando quella. valvola. di sicurezza per una pustola la punge con le conseguenze che facilmente si possono immaginare: panoftalmite e consecutiva enucleazione (come mi fu dato vedere in una suora). Da quanto sono venuto dicendo-e con la scorta della mia esperienza. personale non basata sui risultati delle due operazioni eseguite nell'ambiente militare, poco ricco questo di risorse per uno specialista nel campo del glaucoma, ma su quelli modesti della mia clientela privata e sopratutto su quelli veramente imponenti fornitimi dall'osservazione quotidiana dei casi ..di Bardelli di Firenze, concludo : l) la trapanazione dell'Elliot è e rimane un metodo principe tra. gli altri metodi, che hanno per scopo di formare una filtrazione; 2) non rappresenta più degli altri metodi filtranti una predisposizione alla infezione tardiva, a. patto però che sia eseguita bene; 3) è da adottarsi nel glaucoma semplice a preferenza di altri metodi, che potranno essere riservati e preferiti in altre forme di glaucoma.
CASUISTICA CLINICA
L'EPIDEMIA DI BENGUE NEL PRESIDIO DI RODI per il dott. Ettore Camblte, maggiore medico
Sotto il nome di denguc, dank, d4tlga è stata descritta, da molti ·~nni, una malattia epidemica contagiosa, infestante il bacino del :VIediterra.neo, l'Estremo Oriente, l'Africa, l 'America del Sud e le Antille. Essa è caratterizzata. da una breve evoluzione ciclica, da. dolori violenti, da eruzioni polimorfe e da una bradicardia caratteristica, e lascia come reliqua.ti un non breve periodo di astenia e di depressione. La dengue è una. malattia delle pianure, perchè sparisce completamente ad un'altitudine di quattrocento metri sul livello del mare ed ha m~lte analogie con un'altra forma morbosa, la febbre da pa.ppata.ci de1 tre giorni. La comparsa di quest'ultima nell'estate fece appunto pensar e che potesse avere un rapporto con insetti ed il Taussig Franz e Dovel" dimostrarono che essa è trasme.<>sa. dalla puntura di un piccolissimo dittero, il cosidetto pa.ppataci (phlebotomus pappatasi): Per la dengue inve~, pure ammettendo come insetto vettore ed ospite intermedio una zanzara, i pareri non sono ancora concordi, quantunque sia attualmente e Pl'incipalmente sospettata la stcg01nyia caloptta o fasciata. È que.<>ta una zanzara ad abitudini essenzialmente domestiche, propria dei paesi tropicali e sub-tropicali, quantunque la sua distribuzione geografica. sia delle più vaste, secondo Alessandrini dal 45° di latitudine Nord al 40o di latitudine Sud. La femmina depone le uova in qualunque raccolta d 'acqua, anche limitata ed anche se putrida, per esempio nelle fogne, ciò che rende assai difficile la lotta contro di essa.. L 'evoluzione completa. dell'insetto richiede circa. due settimane ad una temperatura. che si aggiri sui 25o. Sembra che le uova della stegomia. siano molte resistenti, sia alla. siccità che al raffreddamento, potendo, nei climi temperati, ibernare e schiudersi nella primavera successiva.. Le stegomie sono assai diffuse nelle Isole Egee e la loro presenza. è stata constatata. qui in Rodi, specialmente nei mesi di settembre e di ottobre. Esemplari di esse, insieme con altri del genere Culex, ne furono sempre rinvenuti nei locali ove si erano verificati casi di malattia, ma purtroppo la difficoltà. nell'identificare l 'insetto responsabile era aumentata per la contemporanea presenza dei flebotomi, a.nch'e.<>si numerosissimi in quei m esi, tanto è vero che parecchi casi, a prima vista. diagnostiC<'lti per dengue, si. rivelarono nella loro evoluzione clinica come febbri da pappataei. I Primi casi di dengue a Rodi furono denunciati dai medici militari nell'inizio del mese di settembre corrente anno. Essi si verificarono tra i
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r.'F;PID E )!lA DI OENC:UE NET. PRESIDIO DJ R ODI
militari di truppa. del 9° reggimento fanteria, nella caserma Regina., mentre tra la popolazione civile si erano contemporaneamente verificati altri casi della stessa malattia, importata certamente d&Ua Grecia ove era noto che quasi nove decimi della popolazione di Atene era stata colpit a d alla dengue. Dai primi di settembre a tutt'ottobre si sono verifica,ti tra i militari del Pre.<>idio di Rodi 72 casi di dengue, dei quali 54 nella caserma Regina ed i rimanenti nelle diverse località della città ove sono accasermati i militari dell 'Arma dei Carabinieri Reali, della R. Marina e d('Ua R. Guardia di Finanza. Tutti gli ammalati del 9° reggimento fanteria furono ricoverati nell'infermeria di corpo ed in una camerata. attigua e perfettamente isolata dal corpo principale della. caserma. Quelli delle altre armi e corpi furono ricoverati nell'ospedale regio. Furono prese immediatamente tutte quelle misure protìlattiche che la Direzione generale di sanità militare aveva emanate fin d al 27 agosto 1928 in occasione dell'epidemia di dengue in Grecia, e cioè: intensifiea.zione della lotta contro le zanzare, isolamento dei colpiti, anche se sospetti, in adatti locali protetti mecc.-'1-nicamente alle finestre ed alle porte, disinfezioni accurate, eccetera. La sintomatologia comunemente osservata, ed a vero dire a.ssa.i uniforme, è stata la seguente: F enomeni prodromici ordinariamente non se ne avvertono; a -volte sono costituiti d a. malessere generale, poche ore prima. dell'inizio febbrile, con renmatalgia. Il più spesso l 'insorgenza della malattia è improvvisa e 1>i manifesta con intensi dolori al capo, ai bulbi ooulari, ai muscoli dei lombi cd alle articolazioni, s pecialmente dei ginocchi. La febbre rapidamente sale per raggiungere 39o-4oo, accompagnata da relatiYa frequenza del polso. I battiti cioè non sono in du·etto rapporto coll'alta. temperatura fabbrile; è la caratteristica bradicardia della dengue. Sovente gli ammalati hanno nausee e vomito e spesso, p er tutta la. durat a della malattia, rifiutano qualsiasi alimento, anche liquido, sia per la ripugnanza che ne provano, sia per tema dei conati di vomito, che l' ingestio ne immediatamente provocherebbe L 'alvo è generalmente stitico. Un aspetto caratteristico è che s ubito colpisce alla. prima ispezione del dengoso è il colorito rosso acceso del viso a guisa, di una maschera.. Contemporaneamente si notano le congiuntive bulbari arrossate; la pelle è cald)l> e secca. Un altro fatto degno di speciale menzione, perchè lo si osserva quasi costantemente nei tracciati termografici di questi ammalati, come risulta anche dai grafici annessi, è il seguente : « Per lo più in terza giornata si h a una notevole remissione della. t emperatura, che in seguito si eleva nuovamente e perdura p er cadere bruscamente per crisi, e meno frequentemente per lisi, in 5a, 6a, 7a giornàta ,,, Caratteristica è l'eruzione cutanea, che p er Io più compare dopo due giorni di malattia e s'inizia sul collo, sulle braccia o sulle gambe invadendo successivamente il tronco, specialmente la schiena. Trattasi di un esantema polimorfo, ed è sim ile talvolta ad u na roseola, più spesso all'erUZione d el morbillo e qualche volta ad una orticaria. In p arecchi ammalati si è notato
L'EPIDEMIA DI DENGUE NEL PRESIDIO DI RODI
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esantema del palato molle e della. faringe, caratteristicament e pic-chiettati.
L'eruzione cutanea. è generalmente pruriginosa; essa scompare verso la fìn.e della malattia e qualche volta è seguita da leggera desquamazione cuta.nea fusfuracea o lamellare. Durante la malattia si ha intensa poliuria e qualche volta epistassi. Nelle donne è facile osservare un anticipo nelle ricorrenze mestruali, che sono più abbondanti del solito. Le complicazioni sono rare, eccetto un'albuminuria passeggera, che spesso accompagna il periodo febbrile eruttivo ed una parte della convalescenza. Durante tutto il decorso della malattia si ha. inappetenza ed un senso di malessere con profonda prostrazione di forze. Perciò i mussulmani di Rodi denominano la suddetta malattia << pa.cciavra »1 parola turca che vuoi dire s.traccio e che corrisponde alla parola «Dengue», che deriva forse dall'arabo, e significa. abbattuto, stanco_ La guarigione normalmente si ha dopo un breve periodo di convalescenza, qualche volta però persiste per qualche settimana astenia generale, insonnia, costipazione. Casi gravi e di morte per dengue non se ne sono avuti. La terapia è puramente sintomatica: riposo a letto, somministrazione di antipiretici, antireumatici. Specialmente all'inizio dell'epideinia si praticarono parecchi esa.~i di sangue, anche allo scopo di potere escludere un'eventuale infezione mala.rica, nella considerazione che la campagna dell'Isola dove la truppa si reca per le esercitazioni, è infetta più o meno da paludismo. Gli strisci furono colQrati con Giemsa. e Romanowsky-Leishman, ma risultarono tutti negativi. N o n vi si ossèrvarono reperti speciali, tranne l'intensa leucopenia., caratteristica di questa malattia. Sembra ormai accertato che la dengue venga. trasmessa mediante la puntura di zanzare bene determinate e cioè dalle stegomie, che si sviluppano e vivono nelle case e nelle loro immediate adiacenze, e che non vi è infezione per contatto diretto da. persona. a. persona. La profilAssi pertanto consiste principalmente nella lotta contro le zanzare in genere e sopratutto contro la stegomyia fasciata, di cui si conoscono abbastanza. la natura e le particolarità che non dobbiamo cercare lontano dalle abitazioni. Ricordiamoci che la lotta assidua e razionale contro questo stesso insetto, responsabile nell'America Tropicale della diffusione di una malattia ben più terribile, ha. avuto questi resultati: la febbre gialla è scomparsa da Cuba e la mortalità a Rio de Janeiro è ridotta da qualche migliaio ad una diecina di casi all'anno.
NOTE DI IGIENE PRATICA
LA QUESTIONE DEI RATTI per il dott. U~o Reltanl, capitano medico
La. lot.ta. tra l'uomo ed il ra.tto risale ad alcune miglinia. d i anni or sono, da quando l'uomo si accorse d i quali pericoli e di quali danni sono apportatori questi temibili roclitori. É noto che ~li ant.ichi E~iziani tenevano il gat.to come a m malo sacro sol porchè rappresentava il più strenuo nemico del ratto. Da quell'epoca a oggi le conoscenze sui pericoli e sui malefici effetti dei ratti sono di molto ampliate ed approfondite e si sono del pari moltiplicati i mezzi di lotta.: e tuttavia l'uma nità non riesce a liberarsi di questi suoi nemici. Oggi la que.'3tione ùei ratti è considerata un problema di igiene pubblica, ili igiene sociale, eli igiene mondiale, e le crescen t i preoccupazioni degli epidemiologi e degli igieni'3 t i in genere appaiono chiare a chi sfo!llia le moderne riviste d'igiene. A prescindere dai formidabili dann i economici che i ratti apportano all'agricoltura, a l commercio, all'industria, e che per la Gran B rettagnA. sono stati valutati a quindici milioni di sterline all'anno, per l'America del Nord a 200 m ilioni di dollari e per la Germania a 6 milioni d i marchi oro, e che anche per l'Italia si possono fare risalire, senza tema di esagerare, a parecchie d iecine d i m ilioni all'almo, quest.i an imali arrecano molestia sempre e, a taluni individui, invincibile rib1·ezzo e paura. Chi ha v issuto la guerra nelle prime linee n on può certo dimenticare quale disturbo. quale sensazione di nervosismo e perfino quale esasperazione davano talvolta a ll'animo, non sempre sereno del combattente, i ratti che pullulavano nelle trincee, nelle gallerie, nelle caverne. case diroccate e baracchett-e. Ma ciò che più da vicino c'int€ressa è l'importanza dei rA.tt.i quali t rasmett,itori di malattie infettive all'uomo e agli an imali. A questo riguardo le specie da prendere particolarmente in considerazione sono : J'\lltUI decumanus (Epimys twr tJegicus) o ratto grigio, che v ive nei sotterr a nei, nelle c loache, nelle buche, nelle gallerie lungo le t·ive dei fiumi. 1l1us ratt'u8 (Rattu8 rattus) o ratt.o bruno delle case e delle navi , che in 'Europa ne l xvru secolo fu terribilmente decimato dal Decumanus, senza però essere st~tto distrutto. Ratllu8 rattu., Ak:wndrimtS, caratteristico dell'Asia m inom e del Nord Africa, e che è una varietà del Mus rattus. Rattu.ll ratttUJ rufescens, ~t! tra·varietà d el l.\'fus t·attur-;, che è proprio dell'Ind itt, ma che s i può trovare quà e là in Europa. • Rattus rattm frwJÌvorus, abitatore dei tett.i e degli alberi, largamente diffuso dovunque. Tralasciando i caratter·i diffe renzinli, accennerò alla st1·aordinaria prolifi. cità d i questi roditori: una coppÙI, di ratti, posta in condizioni favot·evoli di vita, p uò dare origine in 18 mesi a 600 ratti, e, secondo le osservazioni di Miiller, a un numero f~ncora ma~tgiore, 862 in un anno! Le abitudini e la furbe ria di questi animali sono genemlmente note e danno ragione di certi episodi, che po trebbero sembrMe nlt rimonti ines plicabili. tieguendo l'accurat.a cla,.sificazione d i Uertmde Koelher, da l ptmto d i vista igienico-epidemiologico s i po,;sono tliv idere le malattie trasmesse dai ratti all' uomo ed agli animali in tre gruppi: ] o Malattie, la cui trasmissibilità è s icuramente accertata da ripetute e n um erosissi..me osHervazioni sperimentali ed epidemio logiche. 2o :vralattie, la cui tra.smi&>ione nll' uomo e agli animali può a vvenire di ta.n t.o in tanto, ecl in speciali condizioni.
NOTE D I IGIENE PRATICA
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.3 ° Malattie, la cui trasmissibilità appare probabile ma che non è sicuramente assodata. · Nel primo gruppo campeggia la peste. La conoscenza della parte che prendono i ratti nella. tramiss10ne di questa malattia è di antichissima. data (t). In ogni focolaio epidemico di peste, p iccolo o vasto, si trova sempre una. percentuale varia d i ratti infetti a pre.oscindere dalle infezioni dirette, è noto che la. peste bttbbcmica è legata da una epizoozia. dei ratti, che può decorrere in forma acuta o cronica. Gli animali infetti perdono la loro vitalità. e si lMciano facilmente catturare, da cui la misura di prudenza di diffidare dei ratti che si lasciano prendere con facilità. I bacilli della peste sono contenuti in enorme quantità negli organi e nel sangue dell'animale infetto (fino a 100 milioni per mm8 ). L'infezione da ratto a ratto e dal ratto all'uomo può avvenire per via diretta. o indiretta. Una malattia. che, nei riguardi dell'igiene militare, ha molta importanza., spe- · cialmente i n tempo di guerra, è la Spirochetosi ittero-emorragica (morbo di W_eil_, ittero infettivo). L'agente eziologico, scoperto nel IIH5 da. Inada e Ito in Giappone e da Uh1enhuth e Fromroe in G~nna.nia, la Spi. icterohaemorragiae, come è noto, è ospite freq).lente dei ratti; la percentuale di questi roditori infetta è Maai varia, ma si può dire con ragione che è stata. osservata ovunque. La malattia, in tempo di pace, si osserva specialmente in particolari località, in cui è facile l'infezione dal ratto all'uomo (villaggi lun~o le rive maltenute di fiwni., case site su corsi d'acqua non canalizzati, sott.errane1, gallerie, miniere, ecc.) ma in tempo di guerra, a causa delle peggiorate condizioni igieniche, l'ittero infettivo si prop~a con una certa facilità. Gli igierusti militari riferiscono che nella guerra di secessione americana. 40.000 up mini si ammalarono di ittero infettivo; nella guerra franco-prrussiana ne furono osservati oltre 2000 casi. La frequenza. di questa malattia nella grande guerra in tutti i fronti è notoria. Secondo la maggioranza degli autori, la. spirochetosi ittero-emorragica è una infezione primitiva dei ratti i q unii apparentemente non ne risentirebbero alcuna. conseguenza. Il contagio, nel pii! gran numero dei casi avviene, come si sa, a mezzo delle urine del ratto. Accenno soltanto alla parte che prendono i ratti nella diffusione della t.richinosi, perchè questa. affezione da noi rappresenta una rarità e mi soffermo piuttosto alla trasmissione dei bacilli del gruppo pa.ratifo - Gartner. Numerose os--servazioni sperimentali ed epidemiologiche (Uhlenhuth e Hiibner, Sa.va.ge e Read, Miihlens, Schem, ecc.) hanno permesso di accertare che i ratti poasono considerarsi frequentemente come dei portatori sani o a.mma.la.t.i del bacillo del paratifo A., del pa.ra.tifo B., del bacillo enteritidis Gi\rtner e di altr i germi del gruppo delle Salmonelle. Tutti questi germi che sono stati trovati nel tubo digerente, nella milza., nel sangue dei ratti, pos.~ono talora avere un grado notevole di virulenza e cagionare d elle epizoozie tra i ratti; altre volte invece si comportano come dei semplici saprofìti. L'animale che ba s uperato l'infezione acquista una certa immunità e resiste ad altre infezioni successive; una certa percentuale di ratt i s i mostra e.ddirittura refrattaria all'azione patogena dei bacilli suddetti. La carne ed Altri alimenti non protetti possono dunque essere inquinati per mezzo dei secret.i e degli escreti di ratti inietti. Un esempio del genere molto dimostrativo è citato da Ickert : nel 1915, 20 uomini, addetti a lavori di fortificazione, s i ammalarono di gastroenterite, dopo l'ingest ione di carne di manzo. Fu accertato che la carne era. stata inquinata d1 B . di Gartner da ratti penetrati nella cucina della fortezza., attraverso un canale di rifiuto. :Oi ~ecente la fondazione Hooper di S. Francisco, a causa delle frequenti epide~e d t paratifoidi, ha preso in esame un gmn numero di ratti catturati in varie part1 della città; su 775 ratti ne furono trovati 28 infetti di B. e nteritidis e 30 d i ~- Aertrick con una discreta percentuale di ceppi di decisa virulenza. Queste ncerche han voluto provare che l'inquinamento dei cibi pe1· opera dei ratti è un p_ro~le_ma sanitario importante, che va tenuto pre.osente specialmente in cert-e speClS Cll'Costanze. La possibilità di t r Mmissione di forme enteriche e paratifiche in (u~ maniera credo che non debba neanche essere trascurata fro. le truppe, quando a vigilanza sugli alimenti non sia. stata. scrupolosa, e sopratutto in t.empo di guerra. (l) A QU6ilto rli~rdo ba. e.nche Importanza. n topollno dome tlco. (.IILM mU$CUias).
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:SOTI:'! DI IGIENE PRATICA
:\la giova. anche ricordare che i rntti possono cli.ffondere meccanicamente i germi delle febbri tifoidi, paratifoidi e di altre malattie intes tinali. Una. ma.latt.ia. trasmes;;a. abitualmente dai ratti, frequente in Giappone, in Cina., è il Sodoku (Ogata), che può dare tUla mort-alità del lO%. Fino al l900 in Europa non s'erano osservati casi di tale malatti~. ma in quest'ultimi anni ne sono s tati descritti parecchi casi. In I talia. ormai assomma.n.o a,cl alcune dozzine. L'infez.ione ò data. da una speciale spirocheta, scoperta dal Futaki, che si trova in proporzioni del l-3 % nei ratti, nel sa-ngue, nei follicoli piliferi, nelle ghiandole lin.fatiche, nella. saliva. L ' uomo contrae la malattia a mezzo del morso del ratto e talvolta. anche del gatto inietto. È da rammentare ancora. che i ratt i sono non di rado affetti da dennatofizio, di cui taluna può essere propagata. all'uomo. E sempi Llel genere citano Draper, .Bonnet, Snùth, ecc. Il prof. Maggiora, che s i è occupato a ltmgo dei ratti, ebbe a constatare un caso di herpes circinna.to in una fanciulla (al braccio sinistro), che eli frequente prendeva in braccio w1 fox-terrier, abilissino cacciatore di Ciecumani, in un luogo in cui quosti risult-avano infetti di dennatofi.zie. 2° Gruppo.- È stato osservato talvolta che un Sarcoptes, Notoedris alepis, parassita dei ratti, può essere trasmesso all'uomo oltre che agli amimali. Altri acari del ratto che possono anche attaccare l'uomo sono il Lyponyssus Bacoti ed il Dermanyssus. La possibilità di infezione da Lamblia intestinalis all'uomo per mezzo della escrementa dei ratti è stata messa in luce da. vari autori. ::'1-Iathis, a cl e.~empio, insiste su questa eventualità fra le truppe costrette tt v ivere nelle difficili condizioni igieniche delle trincee. Tra i cestodi parassiti del ratto è accert.a.to che la Hymenolepis diminuita può essere trasmessa a ll'uomo. Cil'ca l'eventunlità della. trasmissione all'uomo del B. leprae murium e dell'identità o meno della lebbra del ratto e di quella dell'uomo. i pareri non souo concordi. Qualche caso di infezione da ratto . a ' uomo tuttavia esiste nella letteratura. 3o Oru'{J'pO. Non si sa ancora. con precis ione quale importanza possono avere i ratti nella trasmi~ione della Sporotricosi, del virus rabbico, d el vir!US della. peste suina, pur e::ssendo stato notato che sono sensibili a queste infezioni e che in qualche caso sono in grado di trasmettere. Come veicolo di tubercolosi da stalla a stalla e da animale ad animale, pare che i ratti abbiano una. parte non indifferente, specialmente per il ba.dl!o della tubercolosi dei polli (Rabinowitch). Una questione che interessa molto gli epidemiologi, è quella. della possibilità o meno di trasmissione dell'Enta.moeba hi.-stolytica da parte dei ratti. Izar nega questa possibilità; è da. ricordare però che Brug a. Giava sarebbe riuscito ad infettare de1 ratti con feci umane contenenti A. hist. e ne avrebbe ritrovato le cisti nelle déiez.ioni, e che recentemente il Chiang avrebbe trovato sper:imentn.lmente che il ratto s'infetta di A. hi.st., che può trasmet.tere ad altri ratti ed ai gatti. Qualche recente osservazione ammette anche la possibilità che i ratti, infettandosi di tulanmùa., la grave malattia scoperta e studiata in America, possano propagare il B . tularensis. Richardson attribuisce, senza però dare prove sperimentali, molta importan za ai ratti come diffusori della. poliomielite anteriore acuta. Sembra però che questa eventualità si debba escludere, dopo le ricerche di Amoss e Haselbauer, che d i most.ra.no la. scnrsi.'>Sima. vitalità del virus nell'organ.ismo del ratto e l'impossibilità di mettere in evidenza il virus stesso nei ratti provenienti da focolai epidemici. Tralascio di accennare agli altri numerosi.ssimi parassiti di natura vegetale e protozoaria, ai vermi, agli artropodi, insetti che infettano e infestano i ratti perchò di semplice interesse microbiologico ed entomologico. Dalla rapida rasse~;na che ho fatto appare evidente la. necessità di difendersi dai ratti, di combatterli, di att.enuarne gli effetti nocivi. :Scrive a tal pi'Opm:ito il mio mnestro A. Maggiora: 11 È vi\'arnent.e desider abile c ho ab bit\ a. cessare l'indifferenza che porta presso di noi non poche persone e gruppi collettivi a. vivere , con tutta ::sereni~ì. quasi in ;;imbiosi, con 9.uesti roditori, contro dci quali merit.a si e.~tenda e si inten;;ifichj, anche nei paes1 entro tana, l'atti va. e d eflicace cu.mpagna, che per cura. dell'Autorità sanitaria si conduce nei porti
NOTI': DI IClENE PRATICA
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di mare ». Ed in voritt'l. da piìt parti è invocata una re~rolamentazione organica per la. lotta contro i ratti, t.n~tt.isi di citti\ di mare o territori tlelfiJlt·erno. L a Da.nima.r ca, l'Inghilterra., il PortojZ:allo, la Germania hanno emanato apposite leggi, con le quali si mira. sopratutto a combattere il pericolo della. diffusione della peste bubbonica nelle citt.!\ d i mare. La questione dei ratti è stata posta all'ordine del giorno piit volte in qne-'iti ultimi anni da Accademie, Congressi, ecc., ed è stata molto agitata in seno al Comitato Internazionale d'i~iene pubb.licaNon è da nascondere che la campagna contro i ratti si presenta a;;!'Si più difficile di quella contro le mo,:;che, che pure urta contro tante diliicoltà. Ma. tma lotta sistematica, raziona le, pratica. dovrà pw· essere iniziata; e se s i riuscisse a diminuire il numero dei ratt.i attenuandone per conseguenza i danni da loro prodotti, sa,rebbe già un buon successo, chè, la distruzione completa di questi rodito1·i oggi pot.rebbe sembrare un'utopia. La,miglior maniera di difendersi dai ratti sarebbe quella che da 20 anni va ripetendo il Servizio di Sanit,à degUStati Uniti d'America. Costruire case, stabilimenti, magazzini, depositi, quartieri e intere città. nonchè navi di ogni tonnellaggio in mnnie1·a tale che i ratti non possano penetrarvi, o per lo meno non vi si possano riprodm-re nè allevare la loro progenie. Questa tendenza modema di lotta indiretta mediante la costruzione o l'adattamento di edifici e di navi rat-proof, e cioè impenetrabili ai ratti, sarebbe l'ideale, e può essere utilmente seguita nelle moderne navi, nei quartieri nuovi delle città., ne lle case signorili, in magazzini e stabilimenti di recente costruzione. Un brillante esempio ci è offerto dalla città di Nuova Orleans; da noi possiamo citare l'esempio di Torino, che dopo la costruzione della nuova fognatura e con la sistematica e severa applicazione di norme di pulizia e di igiene generale ha fatto diminuire in mi<mra notevoUssiroa il numero dei ratti, t.alchè parecchi quartieri ne sono del tutto liberi. Ma nelle cnmpagne, nei cascinali, nei paesi lontani dai grancU centri, nelle vecchie città di provincia (di cui l'ItaUa abbonda), nelle vecchie caserme, ecc., vi sono tante e tali difficoltn, specialmente di natura edilizia, che il sistema rat-proof perde un po' del suo valore. 'futtavia, sempre partendo dal concetto di evitare che i ratti possano prendere stabile dimora, è sempre utile adottare delle mislu·e precauzionali, come ad esempio: abolire gli spa7J inutili, chiudere cantine e sottelTanei in maniera che i ratti non vi penetrino, mantenere sgombri da 0g1u detrito o materiale fuori uso, che possa offrire riparo ai topi. gli spazi scoperti, le strade, i marciapiedi, tenere le case ben pulite e ordinate e sgombre da materiale inutile, chiudere con cemento le buche, porre delle griglie a mnglie non troppo larghe nei canali di scolo, vigilare sulle fognature e sui tombuù, evitare di porre alla. portata dei ratti sostanze alimentari o resti eU e.<;se, ecc. Semplici misttre eH ordine e di puUzia. contribuiscono quindi molto a tenere lontani i dannosi roditori. I mezzi diretti sono: caccia diretta dei topi, cattma a mezzo di trappole, impiego di animali cacciatori di ratti, uso di veleni vegeta,Ji, animali, minerali, sistema. dei gas tossici, impiego eli preparati batterici. La. caccia diretta dei ratti, in certe date condizioni, può dare buoni risultati, quando si tratti, ad esempio, di animali annidati in un maga,zzino o in un deposito o in un locale facilmente isola.bile. I pretni intesi a favorire la. cattura diretta hmmo generalmente buon esito; rammento che, in occasione di lm piccolo episodio di peste bubbonica a Catania, questo sistema. permise l'osservazione d i a,Jc\ule miglia.ia. di ratti, presi in parecchi punti della città. La. cattura a mezzo di trappole, che si riporta a pratiche tradizionali, non ò disprezzabile. Qualunque sia il tipo d i trappola. impiegato, questo genere di caccia richiede molta accortezza e molta vigilanza.. Accade sovente che una trappola. ben adoperata da persona pratica dia risultati proficui, mentre aveva da,to esito costantemente negativo a chi l'usava senza i necessari accorgimenti. La trappola deve esse~e fatta di fili meta.JUci robusti, ben mascherata specialmente nelle parti luc~~ti, ben areata, non deve sentù·e alcun odore umano, dovrà. essere esaminata diligentet;nente tutti i giomi e posta in sisti nei quali i ratti abitualmente convengono; e ClÒ che infine è indispensabile per il buon successo della caccia è una buona esca, scelta fra gli aUmenti che il ratto in una data locaUtit non può agevolmente trov~re e che lo attu-i con l'odore. L 'esca stessa va di frequente vadata; dopo tma 0 !l~Ul fruttuosa la trappola, lavata con acqua. calda e soda e abbondantemente riSCiaCquata, non sarà. più posta nel medesimo sito.
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NOTE DI I GIENE PRATICA
L 'impiego di animali come il gatto, il cane d i razza f ox-terrier, donnole, furetti
e in certe località mangust-e, colubri, è certamente utile e proficuo: tm abile foxterrier può uccidere-in una sola ~tiornata alctule dozzine di ratti, come io stesso ho potuto os.>ervaro. l\1a è da. considArare che quest-o genere d i caccia offre un notevole inconveniente e cioè la possibilità, di t rasmissione di malat tie a mezzo degli animali che si infettano dai topi, e in prima linea delia peste. Fra i veleni di 11<1tura vegetale il piil usato è la Scilla marittima; i btùbi freschi contenenti un glucoside assai tossico vengono t1·iturati e incorporati a paste variament-e confezionate. Esistono in commercio parecchi preparati del genere che, all'atto pratico però, non danno ris ult.ati proficui se non sono fre.<;chi da. Scilla è mal conservabile). Altri veleni di natura vegetale sono rappresent.ati dalla Gliric idia macuJata, dai semi delia Trichos.antes amara, dalla P alioconrea rigida, Psychotria noxia, dalla ~egala com uta, ecc. Jleleni (li tULtu rtl animale. Da qualcuno furono impiegati speciali boli preparab con Cantaride. Questo mezzo però ha scarso valore. Veleni di natura minemle. I principali sono il fosfo ro e suoi preparati, l'arsenico, la stricnina, i preparati di bario, convenientement-e impa.stat.i e mescolati a sostanze alimentari diverse. Esistono varie formule di sperimentata efficacia che si possono t rovare in qualunque manuale d'igiene. · I gas tossici sono il miglior mezzo di rleratizzaz.ione per le navi: è da d are la. preferenza al gas Clayton e all'acido cianidrico. La deratizzazione a bordo è resa. obbligatoria, come è noto, per le navi infette o sospette di peste, può essere ordinata anche per navi indenni, ed è raccomandata per tutte le navi almeno una volta ogni 6 mesi. Preparati bauerici. Il principio su c ui si basa qttesto sistema è quello di diffondere mediante alctmi virus delle epizoozie mortali tra i ratti. Dopo il virus Da.nysz son o sta.ti lanciati in commercio un gran mtmero d i preparati del genere (virus L iverpool, il Rattenfort, il Pogroro, il ?.faut-a.ba.ciUin, il Ratin, ecc.). I germi adoperati appartenJ<ono al g r uppo delle Salmonelle: B . typbi murium, B. en teritidis, B. di Aertrick ed altri. I risultati sono stati giudicati in mani~ra assai diversa secondo i vari autori; e ciò non dovrà sorprender·e, sapendosi che i virus suddetti non hanno azione costante, probabilment.e percbè i ratti, i quali frequent.emente si trovano inietti in modo spontaneo di tali germi, possono presentare liDO stato di immunità, come ho già 1·icordato. Volendosi praticare la lotta contro i ratti nelle caserme e specialmente nei vecchi edificì adattati a ca.<;erme o ad ospedali infestati da que.<st.i roditori, e nei magazzù1i militari, quale sL-;toma è da. preferire? La risposta merita ponderazione e non potrebbe quindi essere data. se non dopo aver ripetutatamente sperimentato alcuni met.ocli di deratizzazione con tutti i necessari accorgin1en t i e vagliare le eventuali spese in :ra.pporto alle disponibilità finanziarie. Credo tuttavia che alcune provvidenze ig ieniche di massima potrebbero dare buoni effet.t i. Come per la lotta moschicida, è neces&\ria la massima pulizia. Proibire severamente che i soldati gettino via qua e là resti tli pa-ne e di ranc io. Fare sistemati· camente piccoli lavori di adat.ta.mento in maniera da non offrire più ripari, nascon· digli, nidi, scappatoie ai ratti. }'are intensa propa~anda. tra i militari sulla necessità di difendersi da questi temibili animali. Aiutare e st.imolaro la caccia diretta, nella quale i soldati facilmente acquistano una. grande abilità. f:iervirsi di buone t-rappole con tutti gli accorgin1enti già. descritti. 'Usate <ielle paste fosforat.é di ottima preparazione con esche adeguate. È da aggiungere che fliovano anche molto a i fini della lotta ra.tticida le disinfestazioni con l'acido cianidrico. Quando i ratti s i accorgano che la vita è re.<:;& loro difficile, finiscono con l'ab· banclonare i s iti inospitali ed emigrano. E così, se ovtmque la campagna fosso im placabilmente sostenut-a, il numero di questi roditori tenderebbe, se p ur lenta· monte, a d im inuire con indubbi vantaggi igienici ed economici.
PER LA STORIA DELLA MEDICINA
PER L.~ STORIA DELLA SEMEIOTICA NOTA d el dottor Francesco Pellegrini, t enente colonnello medico insegnante nella Scuola di applicazione di sanità militare
« I nlerrupta retexam t.
È opinione piuttosto diffusa, che la vera semeiotica abbia inizio solo dalla fine del 1700 o dalla pr:ma parte dell'800, da quel momento cioè in cui, venendo dalla genialità dcll'.A.uembrugger e del Laennec valorizzati e diffusi i metodi d ella percussione e della ascoltazione, l'arte della diagnostica poteva raggiungere quel livello, non più t urbato anche da lle maggiori rivoluzioni e scoperte che in seguito si verificarono. L'opinione sarebbe quasi giustificata e sancita dalla denominazione di (( Inventum novum ,, dato al primo dei due metodi dal Corvisart, quando, cinquant'anni dopo la « scoperta n, lo divulgava fra la classe medica: analogamente anche oggi in una recentissima traduzione di un trattato tedesco di semeiotica si può leggere addirittura che percussione e ascolt.azione furono « ideate » da~'.A.uembrugger e dal Laennec. Sarebbe certamente imperdonabile follia negare che da quel momento il rinnovato tecnicismo dei metodi d 'indagine e, sopratutto, la loro pr-atica applicazione e la nuova critica interpretazione dei risultati, abbiano fatto fare uno· sbalzo enorme sulla via del progresso alla senieiotica, quale mai si è visto e raggiunto; ma corre molto fra ciò e l 'affermazione che si trova ad esempio nel classico trattato del Nimeyer (l) secondo cui nei metodi della ascoltazione e della percussione degli antichi si devono vedere solo dei « presentimenti sporadici n, ma non l'arte coordinatrice della st-meiotica. Sta il fatto che sapevano e3si giungere alla diagnosi differenziale tra una pleurite e un'affezione bronco-polmonare (Ippocrate- Celio .Aureliano - .A.reteo ), tra una peri toni te con versamento e una peritoni te secca e il met-eorismo (Areteo, Sorano, Galeno), che potevano indicare i confini del fègato e della milza (Ippocrate, Areteo), e basta per non.dilungarmi in inutili citazioni di fatti già. noti. È certo che gran parte del metodismo di indagine si è basato per molto tempo sull'ispezione intesa nel suo significato più largo e completo, portata e spinta ai più piccoli particolari : il << -rò bVvaa8m axonelv >> era per Ippocrate la parte essenziale dell'arte medica ; e dovrebbe esserlo anche per noi, come giustamente osserva il Paul .Martini nel suo recentissimo trattàto su cc L'esame diretto del malato >>. Ma molti passi sparsi tra gli .scritti che ci tramandarono gli antichi 'medici da Ippocrate fino al periodo storico suddetto, stanno a dimo(l) N.lMI'!YER. -
Pll&'lna 222.
Manuale di ~t. t perewa. traduzione ltnllana. Napoli 1870 '
'
Noto. alla.
PER LA STO!l.IA D.EL!..A ltEDIClNA
strare come anch'essi si giovassero - e non infrequentemente- di aUri metodi di indagine, quali l'ascoltazione e la percussione, allo scopo di conferma e di aiuto alla ispezione. Quindi il grande passo della ~emeiotica. non si baserebbe in rea.llià su di un cc inventum novum >>, ma piuttosto sulla rinascita o meglio su di un miglioramento, grande quanto si vuole, di ciò che anche prima si faceva o, per lo meno, era stato fatto. Non è mia intenzione trattare l'argomento dal punto di vista generale sperando e riservandomi di poterlo fare in seguito; bastami solo ora accennare a un particolare storico, forse non a tutti noto, della
FIG. l.
semeiotica del cuore, e precisamente ad uno strument o per lo studio del polso. · Poichè, pure a questo proposito, preoccupandosi troppo poco, sembrami, dal Iato storico, si suol dire che fino all'epoca ricordata, anche la semeiotica cardiaca era nulla o quasi nu1la: e che u l'oceano dottrinale"' in cui affogò per tanto tempo la medicina e con essa la semeiotica, in· ghiotti anche la dottrina sul polso, soffoc.'londo così fra h~ sottili disquisì· zioni e le violente diatribe, quanto poteva essere utilizzato a scopo d'ind& · gine e studio dell'attività e funzionalità cardiaca. Eppure, quando l'ascoltazione e la percussione entravano nella pratica comune come metodi nuovi, o, meglio, rinnovati già il De Baillou (l) aveva da molto tempo tèntato di porre le basi della semeiotica relativa all'ingran(1) Cfr . VAQt.:P.Z . - )..faladle~~ d •o ooour, etl. 1928.
PER LA STORIA DEL LA
MF.:DIC I~A
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di.mento d el cuore, il nostro Lancisi (l) aveva già potuto e saputo distinguere la d ilatazione della cavità destra. dalla sinistra, ed aveva fatto rilevare il rapporto esistente tra il polso d elle giugulari e dilatazione del v('ntricolo destro, il Morgagni (2), oltre alla sindrome che va sotto il suo nome, aveva richiamata. l'attenzione su numerose irregolarità del ritmo e sulle turbe respiratorie causate da alterazioni cardiache, il Senac (3), infine, da lle irregolarità del polso periferico era 1isalito ai disturbi del ritmo centrale. A ricordare che la << scienza del cuore , non è bambina, assai a proposito scrive il Patrizi (4) che l'artista quando « ba voluto raffigurare sulla carta e sulla tela il primo medico e il primo fisiologo, ba foggiato un uomo carco di p ensieri nella sua magrezza, assiso in sedia curule, nudo il petto, che con una mano si tasta il cuore sotto il capezzolo sinistro e coll'altra registra il numero dei battiti' nel rotolo di papiro spiegato sulle ginocclùa >l. E precursori ebbe anche il Marey . Prescindendo da altri tentativi del genere, anche precedenti, nell774, quindi quasi un secolo prima della introduzione del metodo grafico, un Volterrano, Raffaello Pagnini (5), proponeva e costruiva uno strumento, mediante il quale, dallo spostamento di indici appositi su di un quadrante graduato, si doveva riconoscere la dilatazione qualitativa e quantitativa delle arterie. Lo strumento, di cui riporto la figura (vedi fig. l ) togliendola dalla memoria dell'autore, non era certo bscabile come un moderno sfigmografo, e doveva essere applicato su di nn vaso messo allo scoperto, quindi solo su animali di esperimento. Ma è nondimeno interessante, poicbè, secondo l'intenzione dell'autore, non doveva già servire solo alla semplice con statazione d ella fisica dilatazione vasale, e alla ricerca se questa si compia attivamente o passivamente, argomenti tutti che in quell'epoca, e precedentemente, furono causa. di innumerevoli e spesso violente, quando ancora più spesso, sterili di.scussioni: ma, come scrive lo stesso Pagnini, d oveva riuscire a dimostrare che la «forza del cuore e la quantità del sangue,, influiscono sulla qualità del polso, indipendentemente dal tono vasale: e se questo si può dimostrare, scrive egli ancora., « il polso può fornire indizi dello stato della circolazione assai sicuri per dirigere il pratico n. Nella aua memoria il Pagnini accenna ad a ltri strumenti analoghi o simili al suo costruiti in precedenza da altri sperimentatori e studiosi : mi è sembrato ora sufficiente ricordare solo l'opera sua, per ristabilire intanto un :anello di quella catena del progresso scientifico che anche in questa branca si è svoltoi attraverso i secoli, a spese molto dello studio e del genio italiano, il qua e, oltre che nella clinica, anche nella fi:;io1ogia del cuore, brillò di prima luce mediante i nomi del Cesa.lpino, d i l\Ialpighi e dello Spallanza.ni. (1) L ANCISI. - De moto oordls et nneurysmatlbus. libro II, capo VI, prop. LYII. (2) MOBOAGNI. - De sedlbus, etc. l"O!. II. lott. XXII, XXI\ e al tro,·e . (3) SENAC. - Tralté du coeur, libro n, cap. iii, etc. (') PATRIZI. -Vedute uovlsslme della fisiologi a del c uore, su Bauliori ed ombre in medicina, pubbllot~:>Jtooe della Scuola di Sanità militare, Fl.-enle, 1926. (6) PA6lHNI. - Memoria sopra la éaglobe dol.la pulsazione delle arterie. ete .. - Oamblà~rl,
Flretu~o.
177J.
RIVISTA DILLA STAMPA MIDICA ITALIANA l STRANIERA La Bi(tlide ereditaria dal punto di viata clinico-aperi~ntale e 80· ciale. (Istituto editoriale scientifico, Milano, 1929).
DE NAPOLI. -
Fra i Ubri ch e sono stati pubblicati finora. in Italia in m a teria di s ifìlogra.fia. e di medicina sociale, mancava un lavoro completo, nel quale la sifilide ereditaria 0 congenita costit uisse l'argomento esclusivo dello studio ed il frutto dell'esp erienza clinico-scientifica, Tale lac una è ora. colmata. da quest'opera del nostro collega. prof. F erdin1111do D e N a poli. L ' A. ha trattati i problemi clinici e sperimentali, s ottoponendoli ad una critica acuta e v a lendosi d ella sua p ersonale sp erimentazione, di tma vast a coltlll"a, di diligenti l'icerche bibliografich e d i più di 700 autori. Ma egli non si è limitato a cons ider a r e l'argom ento dnl p u11to di vis ta tecnico e d ottrinale: ha. portato il suo s tudio n el campo socia le, anzi familiare, tratt a ndo d ella pro filassi an t is ifilit icae della. necessità e d e i benefici di una lotta che ha di mira il b en esse1·e delle famiglie e l' increm en to d ella r a zza. E ciò egli h a potuto fare per la sua. sp ecia le prepar a zio ne compiutas i nella. scu ola d i B ologna : p or la s ua pratica clinica, riconosciuta eri elogia ta anche fuori d ' I t alia ; pe1· l'e.'iperie nza da lui acquistata nell'assolvere com p iti e mansioni affidatig li dura nte la ~mnd e g uerra nella sua qualità. di cons ulente d ' Armata. e, più tardi, essendo egli st~tto incal'icato d ello studio e della compilazion e dell'a t tuale regolamento di profil t~,:;si nn t ivenerea. Il volu m e, p €1r ciò, n o n potrà che riuscire interessante ed utile in questa epoca, n ella quale la politica demografica iniziat-a dal Duce de ll'Itnlia nuova ha. di mira la l'igene1·azione e l'inc rem ento d ella n ostn\ stirpe , cos ì insidiosamente minat a dalla lue. da nn m a le, c ioè , ch e è causa cti immens i lutti e di trQ#ledie intime insosp ett.a.b ili, con la conseguen za pià n efasta p e1· la prosperità e p er l 'avvenire delle N nzioni, qua le è la diminuzione d ella p op olazione p er l'aumento d ei m orti e p er la diminuzione d ei n a ti. P. E:\HLE WEn. E POLET. - Il terreno ematico. - Cons iderazioni generali sulle mnlatt.ie fa miliari del sangue. - (Le Sang, n. 4, 1927).
C ii A.A. passa no successivament-e in ri v ista.: 1° le affezioni in cui dominano te a lterazioni d el plasma sangt1igno (emofì.lia, emogenia. a ssociazione sindromica d ell'emofi lo ·em ogenia di carattere quest'ultima m eno chiaramente familiare); 2° le m a lat tie d egli elemen t i figurati d el sangue (clorosi, anemie p erniciose criptogen et iohe, s indromi di ipere ritrolis i e s pecialmente em oglobinuria fa miliare, sindromi po licitemiche fa miliari) ; 3o malA.tt ie familiari d egli Orl!:ftni emn.t.opoietici (itteri emo litic i, congl;'ni t i, splenomegalie con anemia o p oliglobulia, mnlnt tia di Gaucher e infi n e cole-mia fumilin re ) ; 4° affezioni v a;;cola ri familiari tra le quali può trovare ugua hnen.t·O post.o l'em ogenio., l'ang ioroatosi emormf.(ica eroditari~t o matatt,ia d'Osler e tut t a unn serie di alternzioni t a lora er edit,a rie d ei grossi v asi ; 50 infine gli AA.. s i in t.rattengono à n che s ulle cris i em ato-pla!'.ma.t ich e come que lle che sopravve na:ono in RO!iruito arl lma m edicazione arsenobonzolica e che in certuni svelano uno. ins t.abi li tà eredita ria d el snnJrue . La (\o nc lwsion e a tta quale \Veil e P o llet g iungono si è che le malattie d el sa.n~ue s i svol~ono su un t erren o specia le di d obilità em atica. A sosteg·no o meg lio a spiega.· 11:ion e d el l~t loro t es i gli AA. pensano a w1 t urbato s viluppo d egli isolot t i m esenchim a li d i \\'olff -Panrler· ch e sono a ll' orig ine con tempor an P.am ente degli element i veri e propri dol su ng no, d o! plasmt~ e d ep:li endoteli vascola ri; ciò ohe spiega anche l'assoc iaz ione di ques t i elementi in t a nte estrinca zioni m orbo,:;e. I disturbi endocrini e sopr atutt.o la d eficienza e pat.ica ereditaria, secondo la d efini zione di Gi lbor t , fa rebbe ro parte di questo terreno di d ebilità ematica. \\' C'i l e P ollct infi ne fanno n otare la frequen za d ell'ered o .sifìlide a lla base eziolo~ i cn d~>i Yttri qna clri mm·hos i ,:;ebben e m olto spE>~'>so tn le fat t ore n on s ia. svelabile nè cli n icnmen t.e n è ;.ierolog icamen te n on risen tendo p era lt ro neanch e del trattamento specific>o. L t\ t •·as missinne ered itaria d ei g ruppi sangu i~i rivela un'eredità sanguigna fìRiologica ; n on s i sten t a ad a mmettere una p atologica. q ua ndo vi siano elementi d eterminant i.
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RIVISTA DE:LLA !'>TAMPA MEDIO ..\ ITAU ANA E STRJ\NIERA L FJUOHE. -
Di a.icuni fatti ut·i li a conoscersi nella. pratica deU'anestesia radlidea. .
(La Presse medicale, n. 15, 1928).
È ww studio molto importante che l'A, ha. condotto, specialmente per il valore pratico di esso. Intervenendo per laminectomie, e~li. a canale midollare aperto, ba eseguito a scopo sperimentale delle punture racllidee, dallo studio deiJe quali ha tratte le seguenti considerazioni: Se ad un ammalato seduto che respiri normalmente, al quale è stata. praticata una Jaminectomia. con anestesia locale, si punge con un ago la. dura. madre e si ritira. subito l'ago, dal foro spilla. un getto di liquor che diminuisce gradatamente di intensità e di forza, ma. che continua poi molto a lun~o sotto forma. di stillicidio, gia.cchè nulla oblitera. il foro praticato, nè coaguli, n è massaggio sui tessuti. La. toAAe, i movimenti e le inspirazioni più profonde determinano con un a.un1ento di pressione nuove fuoriuscite rli liquirlo. Se in tali condizioni, si inietta. un liquido nello spa.zio sotto durale e si ritira l'ago, tutto il liquido iniettato viene fuori più o meno velocemente, senza a vere a.vut.o il tempo di agire suiJe radici nervose. Cosi l'A. spiegt\ la. ragione dei frequenti insuccessi pratici dell'anestesia ra.chidea, e consiglia. d i impiegare molto tempo nel praticare l'anestesia lombare, almeno d ue minuti, e lasciare l'llgo in sito innesta.t.o alla siringG a pistone mantenuto compresso per altri cinque minuti per dar tempo a l liqtùdo di diffondersi e di agire. 11\t.er\•enendo chirurgicamente nel punto ove era stata. praticata. quattro giorni prima. una prmtura per an&--tesia rachidiana.. l'A. riuscì n raccogliere s ino a 20 centimetri cubi di liquido cefalorachidiano che, fuoriuscito per stillicidio attraverso il foro della. puntura., era.<ri raccolto in una r.avità fonna.tMi tra la dura. madl·e ed i muscoli. Ciò spiega che i fenomeni di ipotensione enrlora.chidea. nei raclùa.nesteti.zza.ti Rono sicuramente ed e.<Jclusivamente dovuti a lla diminuzione della pressione determinata. dalla prolungata fuoruscita del Iiquor attraverso il foro lasciato dall'ago. · Con successive esperienze l'A. ha provato che se, a meningi rachidee apet1;e. Si pratica una fleboclisi periferica di acqua distillata., dopo pochi minuti si vede del liquido che da.llo spazio sottoara.cnoidoo si ve•~ nella ferita. Tnfa.tti chi pratica sistematicamente questa fleboclisi in tutti i rachianestetizza.ti ha visto scomparire e cessare d'incanto quelle turbo nervose che furono attribuite a reazioni meningce ed a stati ru meningiRmo. La. dose dall'A. stabilita., di iniettare per ogni fleboclisi è di qWI.I'anta. eme. di acqua distillata.. Dal comples.<Jo di queRti studi l'A. viene alle s~enti conclusioni pratiche: l) Nelle anestesie lombari usare aghi sottilissimi; 2) iniettare l'anestetico con estrema lentezza e lasciare in sito l'ago occluso per 10 minuti; 3) rilevare la tensione del liquido sei ore dopo la puntura ; 4) ripetere p sr parecchi giorni, e sino a quando è necessario, l'iniezione endovenosa o sottocutanea di acqua di· s t illata. o s iero fisiologico.
LEoNI. - Ricerche su·i porta.tori di bacilli ti(ici. (Bollettino istituto sierot,erapico milanese, fase. Vlli·IX, 1928). L'A. ha fatto delle coprocultw·e giornaliere in 16 ammalati di febbre tifoide; a lc uni di que.<;ti ammalati furono esaminati nelle primissime giornate di malatti~t. E g li trova che l'eliminazione dei bacilli tifici por via intestinale si inizia precocemente negli ammalati d i ìebbre tifoide (in un caso in IV giornata) o questa elimiua.zione raggiunge l'acme nella Il e III settimana, nelle quali l'A. ha rispettivamente 1'87,5 % e il 75 % di positività sui casi presi in esame. Dali~ Ili settimana. l'eliminazione tifica va gradatamente diminuendo. I n due CtlSÌ l'A. constatò ancor a. la pre.<Jenza del bacillo tifìco nelle feci al V mese dalla gt1arigione clinica. L ' A. ha. esaminato pure le feci d i 300 convale.~centi di febbre tifoide, ott~nendo il 22,33 % di portatori convalescenti acuti d i bacilli tifici e 1'1,33 di portatori cronici. Avendo, inoltre l'A., esperimentato con 200 copJ•oculture diversi terreni eli c~tura ~ di arricchimento pel bacillo tifìco, ebbe i migliori risultati col tert·eno di DngalskJ-Conradi o col terreno di Endo al quale l'A. aggitmge del cristnl-violetto. CosTA.
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RI\"IST1- DELLA STA)IPA l!EDICA ITALIANA E
STRA~'IF.RA
Sulla terapia della compres8Ì<n~e cerebrale cronica. (Rass. Int. di clinica. e terapia, n. 8, 1928).
MARBCnc. -
NelJa. maggior parte dei casi si tratta di squilibri di liquido del cervello che sono causa della compres:oione; .ciò si può vedere ne i piccoli tumori deUe regioni mute. Così in un piccolo tumore frontale bo trovato un notevole rigonfiamento degli emisferi controlatemli cerebrali, ch'era causa di compressione e di mani· festazioni locali. Non si tm.tta. di edema, ma di quella combinazione idrica colloidale descritta da Reichardt. In qualche caso è dato trovare lUl. grave edema nei tumori che non è spiegato dalla sede di essi. Del resto è noto che i tumori possono dar luogo a dilatazioni idrocefaliche del ventricolo, anche se non abbiano sede sulla via di deflus'>o d el liquor. Da. recente ho ossorvato con frequenza notevoli sintomi di compressione generale in casi di encefalite e di emorragie relativamente piccole; ho ammesso che l'edema e il ringonfiamento cerebrale nei piccoli tumori abbiano un meccanismo analogo all'idrocefalo. Anche nei traumi degli adulti la ventriculografìa ci rive la dilatazioni idrocefaliche del ventricolo causa dei sintomi di compre.<;sione. Molti anni fa pensai di non influenzare operatoriam.ente la compressionecereb1·ale cronica utilizzando i mggi X e oggi, dopo averli applicati sopra notevole numero di casi con risultato veramente po>;itivo, ne espongo la t-ecnica che viene usata dal prof. Sgalitzer nella clinica d1 E isels berg. Suddiviso il ct·anio in due zone frontali, due occipitali, 2 o 4 temporo pariatali, viene irradiato a brevi intervalli e possibilmen te anche in giomi successivi per IO minuti con 3/4 della dose cutanea unitaria ma&;imale. Dopo la. }a irradiazione suole manifestarsi lieve oocitazione con vertigine che evito somminist.mndo preveutivameute J'Osmon che agisce come scaricante (nell'edema renate del cervello). Sei settimane dopo questa inadia.zione, ne viene effettuat.a una seconda serie, ed eventualmente, dopo altre sei settimane, una terza. Tale cw·a è indicata in tutt~ le compressioni, specie in quelle con papilla da stasi e cefalea. Solo un caso fu refrattario. Nei tumori inoperabili la cura mantiene il potere vismvo e int-errompe i sintomi subbiett.ivi. Nei casi iniziali di c. questa irradiazione è meravigliosa e fa scomparire la papilla da stasi. Per vero, non tutti i casi reagiscono prontamente mn rispondono a tale tratt amento migliorando i sintomi subbiettivi, come la cefalea. Questa cura influenza. !"accrescimento, lede il tumore ! Le mie ricerche anatoiniche p ersonali sono negative, specie per i tumori specifici (gliomi) e in certi casi notai influenza relativamente piccola accompagnat~~> dalla scothparsa dei sintomi generali. Che cosa. viene spooificatamente influenzat.o dall'i.tTadiazione ~ L a soorezione del plesso che diminuisce: ciò è confermat.o dalle r icerche dì ::>piegel e da Sga.litzer nel mio I st.ituto. Non escludo p erò la discu:::sione di altri momenti che abbassano la pre>;sione influenzando la. p ericolosa stasi della papilla. Concludendo: in casi di tumori di non sicw·a. ubicazione o di compressione generale da stasi. terapia R ontgen, che riesce in Wl grande nwnero di casi. T ener sempre presente però c!te un tumore, ad onta della regressione dei sint.omi generali, suole continl.lare a crescere, sicchè appena la dia~nosi È' sicm·a bisogna apprestare sollecitamente l'ù1tervento operativo. Cm.scroNE. CON'W"ELL.- Lt< frattu·re della. cla.viéola (Jomnal amer. med. as.soc. pag. 838, 1928).
Da llllO l'<tudio di 92 casi, l'A. arriva alle seguenti conclusioni. Quando si ha tma b uona posiziollC, senza complicazioni articolari, il migliore trattamento consiste nella semplice fa.scintura ambulatoria. Non è sempre neces>;ttria una perfetta. riposizione anatomica per avere dei risultat i ftmzionali perfett.i. È assai dubbio che la consueta fasciatw-a ambulatoria tenga a posto dei fram· ment.i che hanno notevole tendenza allo spostamento; in tal caso, una fasciatura che volesse raggilmgere lo scopo, dovrebbe essere applicata tanto stretta da provocare grande danno alla circolazione. nonchè dolori e disturbi. Quando vi sia una notevole sovt·apposizione o grande tendenza allo spostamento, s i ricorrerà alla trazione. · Le complicazioni articolari van.no sempre eliminate e tra,ttate con il braccio in abduzione e rotazione e.«t.erna, con il pnziP.nUo in letto: la fa.c;cia.turl\ amhulat.oria. si nserà in roguito. La riduzione a t:'ielo itperto non d.ovril. farsi se non dopo inutili t.entativi coÌ1 altri mezzi (tra7.ione). l bagni cnldi ed i moviment.i attivi e pass ivi sono di grande utilità nel trattamento Sll<'CO'>Si\·o.
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RIYISTA Dl."LLA STAMPA llEDICA ITALIANA E STRA...'IlERA
C,uus. -
La {ìfJ'iologia dell'apparato vestibowre (Zanichelli, P.ologna., 1928).
In tanto fervore di studi sulla semiologia. la.birintica. (ne~li ultimi due anni nn Congresso francese. un C'on!!resso italiano ed tmo internazionale sono stati dedicati a.llo studio dei problemi della. aemiologia e
fisiopato lo~oria.
la.bi•-intica)
1m particolare interesse acquista
per la scelta d ei piloti per la naviga?.ione aerea la pubblicazione del volume del Ca.mis, un vero t.rat.tato di fisiologia labirintica, reso anche più inte ressante dal fatto che in alcm1i capitoli l'A. discute briJiantemente, e anche polemizza, su alctml dei pii• impo1-tanti problemi eli fisiolocda la.birinticn, alla soluzione dei quali l'A. e la sua :-{cuoia dal 1911 ad oggi ha ru10 portato così importante contributo di studi. L. 'A., esposti i dati prù1cipt\li sull'anatomia del la birinto e i metodi operatori per gli studi di fisiologia spel'imenwle. passa, a.ttraver.'So lo studio dej!"li effetti della distruzione e dell'eccitazione dell'apparato Yestibolaro. allo studio delle funzioni labirintiche : la funzione del labirinto come orgauo do! senso di spazio e la funzione Jabirintica come funzione riflessa. Espone successivamente le 'cog"nizioni più recenti sui rappo•ti fra occhio e labirinto e a.naliz7.a., in base ai dati di fisiologia sperimentale. i singoli riflessi la· birintici. Un capitolo dedica ai riflessi 1abirinto-va!':omotori. che 1' A. ha scoperto, ed un capitolo all'esame dei riflessi lahirilltici nelJ'uomo. Tcrmiru\ con lo studio delle connessioni nervose nell'apparato vestibolare. n bel volume è corredato di un ampio indice bibliografico. ALHAJQUE. -
l
1'crapia cJ1irurgica corrente c d'urgenza (U. T. E., Torino, 1928).
In questo libro, oltre alla chirurgia d'urgenza, che si identifica per una parte nori piccola colle forme alte della terapia traumatologica, sono descritte le opemzioni di urgenza r elativa, che sono per lo più richieste da processi infettivi circoscritti, associati o meno a un risentimento dello stato generale. Un flemmone de!Ja mano, una pleurite purulenta, una mastite acuta esigono, fi.Cl esempio, un intervento sollecito, se pure non così urgente come certe lesioni traumatiche o anche certi acci· denti patologini endogeni rlel t,ipo dell'erniA. strozzat.n. o di una emorrR.gia viscera.le. Questo genere d'intervento costittùsce per così dire il terreno di pnssaggio dalla chi· rurgia d'urgenza ad un altro gruppo di operazioni, la cui trattnzione l'A. ha creduto bene di includere nella sua pubblicazione, operazioni la cui indicazione si presenta con grande frequenza, sia per allontanare sofferenze fisiche, sia per ovviare a poss ibili complicanze o aggravamenti ulteriori di tma malattia già. in corso, sia per conseguire certe finalità ortomorfiche o funzionali, e che sarebbero distinte dal fat.· to che sono relativamente semplici e quindi non solo non presentano difficolt4-\ alctma ad un medico, che si sia specializzato in chirurgia; ma dov·r ebbero formare parte della capacità di qualsiasi medico pratico. • Sarebbe, insomma, il gruppo di operazioni, che vennero d ette abitualmente di piccola chirurgia. L'A. fa osservare, che questo termine e poco corret.to, non essendo possibile stabilire un limite netto fra piccola e gra-nde chi1·urgia: la piccola chirurgia può d'improvviso divenire grande chirurgia, perchè lo stesso accidente m o r boso può richieder atti operativi eli grande o di Lieve entità, a seconda dell'in· tervento di questo o quel fattore occasionale; perciò egli preferisce applicare al gruppo di operazioni in questione il termine di chirurgia corrente. Ma l'appellativo corrente implica anch'esso, più o meno nettamente, il concetto di q uniche cosa un pò al.la. buona, di poco prezzo e eli secondo ordine; si è quindi ricondot.ti alla distinzione p1-ec~ente, d'altra parte perfettamente giustificata, poichè, ad esempio, pei tra~a.t1smi addominali, alla cui cura operatoria l'A. dedica pure un capitolo del suo libro, risulta. che in certi casi l'operazione salvat.rice è tanto complessa e difficil ~ da. supe~re, la capacità, nonchè dei medici pratici, anche della. maggior parte de1 c hirurghi. Però ~'A· sa. ~are alla, descrizione delle varie operazioni una sufficiente cbiar:ez· za., per cw il suo libro puo sorvire non solo come vademecum pel chirurgo a proposito d e lle operazioni meno facili, ma anche come guida pel medico prn.t-ico, che v oglia cono.scere bene q~egli interventi più facili, nei quali egli deve non di rado assistere il chirurgo, da lw chiamato d'urgenza a.l d omicilio del malato stesso. La pubblicazione è d\mque destinata a riuscir utile a larghe classi della professione. 4 -
Giornale di med.icina m ìlita re.
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RI\'ISTA DELT.A STA-'IPA ~IEDIOA ITALIANA E STRANIERA
DE GrAOOJ\10 E C'oP.sr.nr. - Sulla {r!!iopatoltx.lia di 1tn particolar disturbo mioclonico con~ecutit•o all'encefalite letflr:Jica IRiv. di patologia nervof>ll. e n•enta'e, fase. 4, l 928). Gli A.A. nella R. clinica d elle mnlattie nervose e mentali di Palermo diretta dal mio maestro prof. Colella in un malato affetto da \.na complessa sindromP. po· stencefalitica, in cui gli us uali sintomi di natura oxtrapiramidnle s'intrecciano con sintomi denotanti co~ pi(·m~ le~io ni anche del sistema cortico-spinale (pa raplegia spastica , demenza). hanno studiato speciali ftlnomcni a tipo mioclonico, che '"i riscontrano negli nrti inferiori e sperialmeute in quf'llo di ùestra. T a li fl:'nomeni consistono in cont.J·azioni cliniche del muscolo qundriciJ,ite femorale, che in realtà non sono mai spontanee e ('he si possono a.ncl1e artificialmente provocare con eccitamenti del suddet.to muscolo o in via. diretta, mediRnt-e stimoli meccanici, elettrici, ecc. o in Yia riflessn, mediant.e st imoli interessanti la seusibilità. profonda dell'arto medesimo. Quoote scoRso cloniche ha nno rit.mo prc.<;soch~ costante e quasi eguale a quello del clono do! piede, ecr.. Però la loro forma nei tmcciA.t.i miogrnfìci si differenzia da quelli degli ordinA-ri per la presenza di irregola ri contrazioni accessorie, che ne fra· stagliano i l contol'l1o. , ll loro m eccanismo fond run<mtale di produzione devQ rit.enersi piut tosto analozo a quello dei comuni cloni, anzichè a quello, del resto ancora molto oscuro. delle vel-e ruioclonie. Infatti sono da riferirsi, in questo caso, ad un enoi"Tile iperreflettività spinale, !a qualfl scmbta deri\'are a <~ua volta dA. lesioni cerebrali, prentlenti noll'emi sìf"ro d i sinist.J'~\. Le scosse cloniche da!5li autori e.QRminate non snno ident ificabili ('On ne~una delle varie specie di moclonie postencefalitirhe finora descritte, specialmente pe1· i loro ca.ratten di non essere mai verament.e spontanee, di e."sere sempre provorabili dall'os.<~ervatore, di ma.n care sempre quando l'arto in cui hanno "'ede si trova in perIetto riposo. Concepit.i come ri flessi policlonici di abno1·me amriezza e di fom1a insolita., tali contr~~tlioni muscolari, vur dipendendo essenzialmente d a le;;ioni dE'l sist.ema. cortico piramidale, mostrano tuttavia l'influsso de lle conconutnnti alterazioni extra piramidali. le quaLi esercitano la loro azione s ulla • componente tonica" di tali fenomeni riAc:;.<;i, da una parte eRaltandola per il sommarsi dell'ipertooiA. pi.ramida.le con q uella extrapìnuniùa.le, e. dall'altra parte modiJicandoln anche in senso qualificativo col generure le spocia li scosse accessorie, c he non hrumo riscontro in comuni cloni. In linea più generate, l'esempio clinico dagli autori illus trato dimostra che l'esplicar-ione d ei cloni di origine pirarnidale può non essere o;;tacolatn da concomitanti lesioni extrapira.midali, le quali anzi possono favorire l'intensità di questi cloni, determinando però, ne l toro aspetto miogralico caratter·istiche modificazioni.
AA..!.CRr. - il ttit!Ufini degli 11trabici al servizio militn·re. {Atti LU Congresso della Società. Oftalruologica Italiana., Pa lermo, 1928). L 'A. ha preso in esame gli articoli riguardanti l'att itudine degli strabici al servizio mili tare. Dall'esome di mille stra-bici raccolt i nella. Clinica di Firenze è arrivato alle seguenti conclusioni : }O Il VÌ8'U8 minimo Ys richiesto per l'occhio Che fissa è basso ed insufficiente ai bii3ogni deLla vita militare; · 2o Il t·isu8 di Ij12 per l'occhio deviato è invece molto a.lto ed inutile. Ma quello che è p eggio è che con 'e vigenti disposizioni si arruolano sotto le armi individui di deficiE>nte visus (es. t>Ì8U8 Ys in un occlùo, e V'Ì$U.9 1 f11 nell'altro); e si eliminano dalle file d ell'Esercito individtù di buona vista (es. vi.rus s/, in un occhio, e t-~t8 1 / 20 nell'altro occhio). P orta altri esempi dimolltrativi e convincenti al riguardo e termina proponendo di uj.!Uagliare almeno le nostre disposizioni per l'attitudine visiva in genere e per ~li strabici in ispocie, a quelle d i altre nazioni che richiedono un minimo di vi~WJ d i Y:! in un occhio e di 1 / 20 uell'altro.
RIVISTA. DELLA STAMPA ME:DI C.-1. rrALIANA E STRANIERA
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Sulla cura àfU'opilaaaia oaatmzial6 COil la malaria. (Rassegna Interna.z:ionale di clinica e terapia, n . 8, 1928).
RoDRIQUEZ ARIAS. -
La malaria sperimentale (cm-a Wagner Iaureg), oltre che nella paralisi progressiva, a poco a poco viene a.dope;rata nella ta.be, nell>l> sclerosi disseminata, patkinsonismo postencefalitico, schizofrenia, psicosi degenerativa, mania.co-depl·essiva, epilessia, come è noto. La valutazione dei risultati definitivi è molto difficile poichò la disorientazione sul significato della maln.rizzazione spet·imenta.le è tut.tora enorme. Aguglia. e D'Abundo, per i p1·imi adopertuono la mnlo.rioterapia in quattro epilettici con crisi ce'> nvulsive quasi quotidiane, le quali cedettero durante l'evoluzione della terza.na e dopo tre mesi erano ancora assenti. Corica, invece, notò un aggravamento in Ull bambino epilettico malarizzato. Noi in due epilettici con crisi convtùsiv e tipiche, frequenti e stati confusionali non molto distanziati, refratta1·i alle medicazioni classiche in uso, vraticammo la malarioterapia. L'iJ~eubazione della terzana. ebbe la s ua evoluzione regolare, e durant-e i dodici accessi febbrili che si produssero i s intomi couVlùsivi e psichici scomparvero completamente. D opo due mesi però si ripeterono le ma-n ifestazioni precedenti, sebbene con intensità e frequenza decrescenti, non solo spontaneamente, ma anche o maggiormente terapeuticamente (somministrando il lumina l come prima). Abbiamo p ro:>eguito l'esperimento della nuova cura biologica sn a ltri dodici epilettici: mentre nei primi sei, due terzi migliorarono negli ultimi sei il miglioramento è sceso a metà dei casi. D'altro canto proseguiamo g li esperimenti. E allora sono tributari della malariotel·apia tutti i casi di epilessia genuina o costituzionale? No. Tale cura s i deve riservare ai vecchi epilettici, saturati- di farmaci che giornalmente soffrono di c d si convuL<;ive ~gran male >>oppure risultano molto pericolosi per le loro perturbazioni psichiche varie. In questi cw;i è preferìbile saggiare priJna g li effetti Clnativi delluminal sodico per via spina.le od endove: nosa. ~essun caso di morte nè alcun incidente sgr adito abbiamo r egistr ato nei n ostn epilettici malarizzati. La nostra linea di condotta fu la seguente: stabilita la convenienza di ma.larizza.re un infermo (escluse lesioni cardiache, renali, cachessia, ecc.) soppressione rapida, durant-e il periodo di incubazione dei bromuri, luminal o boro presi dal paziente. Inoctùazione di tma torzana per via endo..,·enosa. (2 cma di sn,ngue, non defi: brinato iJùettati ist.antaneamen:te, oppure misti a sost.anze anticoagulanti citrato di sodio e destrosio ed iniettati lentament e} o per via sottocutanea (5 cm 3 di sangue) e nel cont-empo scarichificazione per assicumre il risultato della prova, nell'inv~rno: Il metodo intravenoso è indicato, p or la breve incubazione di due-tre giorm, ne1 casi urgenti. Vigilanza negli accessi, non obbligare il riposo al letto, qualche cardiocioetic~ durante gli tùtimi accessi, quantunque non sia da temersi un esito fatale come s~ vede nei paralitici. Dopo 10-12 accessi dare chinino per via ga.-;trica. (tre d os1 di mezzo grammo in tre volte nei primi 8- 10 giorni, e mezzo gt'ammO una s~la v?lt~ dopo durante trenta giorni} e salvarsan per via endovenosa (quattro a se1 dos1 d1 grammi 0. 15; 0.30, 0.45 ogni 5-7 giorni). . . Astinenza terapeutica anticonvulsiva fino al presen tarsi della prima crisi eptlettica. Infine, terapia solita: luminal e sali borici associati. È vero ch e dopo qua lche mese ripJ-ende la sua marcia inesorabile il p r ocesso epilettico, ma è meno intenso e -insensibile alle cm·e correnti, inoltre la rnahu·iotera: pia evita momenti pel'icolosi a.l soggetto per sè e per quelli ch e lo circondtHIIO e g li ispira fiducia nuova nelle cure. . In tre casi di ictus epilettiforme della pp. la malarioterapia li fece scompa.nre ~gll9rando il processo generale.. L'A. conclude che la sua. pubblicazi_one. ~~:a. a~ mdurre qualche studioso a spertmentare la cura su larga scala. negh llStli di ept· lettici. . Da parta n~stm rileviamo che una atatiatica col 50 0fO di m ·i glioramcnti su dodic~ ~·t è p~co confortante e poco -i?Uoraggiante per praticare la mcdariotera;pia su. vucch~ 6ptleU~c" quando il- benoficio ai riduce a coai poco: che dopo qtwlch6 m68e tor1~ano gl-t ~~81- con~laivi 6 bisogna continuare ad adopMare ill·umin.al e gl-i a.ltri a7ùt(;()nt;ulB7m corn6 pnma/ che fiducia volete che abbia allora l'infermo clw con <<ttt1tBiasmo st sottopose aUa cura e dopo aver sopportato la bellezza di 12 accaaa·i febbril -i nota e/w tornano
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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALI ANA E
STR.~NIERA
le eonv-ul8io-ni, per quanto meno intense, (egli non l6 v11de) ed il med·ico tor-na Gpro.scrivergli le solite medicine? Non parlo poi d ell'altra metà d6i 50 % che nessun vantan.qio risentono dalla mala rioterap ia e clw ·n on t:6!lono allrmtana-re le convulsioni noancl~ per un giorno. Ammett·iamo con l'A. che la m. et'ita 1nonwnt·i pericolosi p&r l'infermo a quelU che lo circondano, rna cloma·n dirmw: siamo sicuri che ciò durerà a l~mgo? che cominuamlo gli accessi corwulsi vi sebbmw meno inton.9i di prima, in -nn secondo tcmrpo non diventcrannc come i primi e forse peggio mano m<,nc che l'ammalato e la ln<,laUia invecchian'?? E poi, trattandosi cl·i v~~chi &pilett?.c?· con cri.9i di (gran male), nei quali la c-ura. è indtca.ta Msi sono tuUi ospadalhmti: dunque niente 1JÌÙ paricolcsità se sono ben guardati e sorveglirui. N è le jam·iglie 1'i1JTGnt.lRrtlbbcro ùt ca8a un infll'rmc di tale genare, il quale lascia molto da ·pe-nsare e dubita.rcJ da ttn momento all'altro. CRISClONE.
M ORETTI. - Contributo al tratwmen to d elle schegge enrlobulbari r.oll' elettrocalamita. gigant.e (Giornale di oculistica., n. 2, 1928). L 'elettrocalamit a. g igante viene oggi quasi universalmente usata, sia a. scopo diagnostico, sia a scopo ctuativo, nei casi di penetrazione di schegge ma.gnetizzabili ne ll'interno d el bulbo oculare. M atti, si applica une. prima. volta l'elettrocalamita, allo scopo di a ccertare la presenza della scheggia, che, quando esiste, si rende manifesta in un punto d 'avvistamento, e si applica una seconda volta per estran-e la scheggia., dopo di aver praticato una. iridectomia. nel predetto ptmto d'avvistamento. L'A., dietro una. lunga. esperien:r..a. si è convinto che tale modo di procedere è oltremodo dannoso. Ritiene che l'elettrocalamita non debba. mai usarsi a scopo diagnostico, perchè, determinando lo spostamento della. scheggia, provoca lesioni gravissime dei tessuti oculari, segna.tamente dei proscessi ciliari e d ell'iride, lesioni che s i producono anche q uando la. scheggia p ercorre la. via. già. fa.tt.a, raddoppiando le probabilità di complicanze. Sostiene che la diagnosi di presenza di corpo estraneo. debba. essere esclusivamente riservata. alla radiografia., sussidiata, se del caso, dalla sideroscopia., e praticata con lastre o pellicole immuni da. qualsiasi alterazione che possa. geoemre dubbi, e ripetuta varie volte, cambiando la. posizione. Con la radiogmfi.a. è possibiJG accertare la presenza di schegge della dimens ione di appena un rnm. L e scheg~;ioline minori, anche se dotate di massi ma. f01-za. propulsi va, non possono penetrare nel bulbo p erchè trattenute dal tessut.o mollemente e lastico d e lla congim1tiva e dell'episclera. e da quello compatto e rigido della. sol era.. Le soheggie penetrate attraverso la cornea. si arrestano c nel diaframma. irideo, o nella lent ~. o,·e sono visibili dopo qualche tempo, dando luogo alla. siderosi lenticolare facilmente riconoscibile. P er quanto x·igua.rda. l'uso dell'elettrocalamita. g iga.nt.o a scopo estrattivo. l'A. afferma. che, ogni qual volta lUla scheggia mettlllica ha oltrepassato il piano dt~l diaframma irideo o della. lent-e, non si debba più ten.tame l'estrazione o per la breccia corneale o sclero-comea.le aper ta dal corpo st.ra.niero stes.'3o dul'ante la p••netrazione e neppure attraverso a.d incisioni corneali o pericheratiche all'uopo pm.ti cate, ma s i debba. elleguire la sclerotomia preequa.toriale esterna inferiore, r egione in cui. per condizioni anatomiche fisiologiche e d i minore s uscettibilità. patologica d ella coroide p r eequatorinle, le proba.bilitt\ d' insorgenza. di complicanze sono mjnime.
Previa e.ne.'.ltesia locale e fissazioM del bulbo rotato in alto e a.ll'esterno. ed àpplica.zione del blela.rostato, l'A. pratietl, con un cherat-0tomo non magnetico (nichelato al 25 °b)· uu' inci.s ione orizzontale di mm. 7. tra l'inserzione del rett.o esterno e r etto inferiore, indi introduce nella. ferita sclera.le, un manichetto metallico a becco di gru sterilizzato, opportwl1\mente collegato, con tula ~>r>ira.le d'acciaio. alla bobina dell'elett.rocalamita., in modo che si affacci soltanto noHa camera. v itrea. In queste condizioni s'irute:::ta la. corrente elet.trica, aumentandola sino a. che si abbia.. nella mano. l'impre..<;sione dell'a.deren.:r.a della. sche.[!gia. È del tutto eccezionale il ca..'3o che il becco s i debba. introdurr·e per un certo tratto nel vitreo e solo qua..n do la. scheggia sia rivestita. di materia. che ne diminuisce le proprietà ma.gnetizzabili (untuositil., ecc.). Per quanto ri~ruMda. le sche~~e penet.rate nella lent.e. l'A. non usa. L'elettroca.la..mita., ma. con.:;iglia l'e.:;tra.zione del cris t.o.llino a.ffotto da. siderosi. CASAORANDI.
RIYISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STR.U."TERA
FRIEDBERGER. -
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Problemi atruali di epide-miolO(Jia con speciale cansiderazione
aUa febbre tifoide (Annali d'Igiene sperimentale, n. 12, dicembre 1928).
È questa. in exten.,o, la famosa c011ferenza tenuta il 10 maggio 1928 alla Società medico-chirurgica di Pavia. e per la quale gran parte dei no~<>tri scienziati erano caduti in ginocchio, adoranti, more solito, non appena lo straniero ebbe parlato. In realtà la. conferenza., fatta astrazione da. numerose ripetizioni, è di grande importanza, e merita. di essere meditata, perchè dice d elle grandi verità: prima fra tutte, questa, che, persual:>is i gli igienisti <li aver domato o di poter domare le epidemie, • troppo facilmente, troppo spesso, si volle dirnent.icare che non di rado le cose vanno bene anche senza. il noRtro concorso, e viceversa •· Che questo sia vero, non vi è igienista capace di dubita1·ne. Ma. il valoroso Direttore dell'Istituto di igiene e di immunologia di Berlino, partendo da. questo concetto, attacca. la. scienza ufficiale e specialmente quella burocratica in modo cosi insistente, da far temere che i risult-ati possano essere per avventura opposti a queUi che egli si. ripromette. È naturale che l'igiene burocratica debba fondarsi su quei postulati che la scienza., in quel dato momento, considera. come acquis iti: le varie Sanità pubbliche dei diversi Paesi non possono trasformarsi in organi di indagine, e fino a quando si ammetterà. che la febbre tifoide si possa diffondere talora per mezzo d ell'acqua potabile, le Sanità pubbliche dovra1mo per nece.~ità. preoccuparsi anche di que.<>ta possibilità. E questo vale anche per le varie Sanità militn.ri, di terra e di mare, e per tutte le altre organizzazioni sanitarie statali e locali. Prendersela dtmque con loro è inutile ed ingiw~to. n Friedberger esclude la possibilità delle infezioni di origine idrica o da latte inquinato, e sostiene la tesi con argomenti validi e convincenti; come è possibile ammetterle per esempio, quando il servizio del latte e dell'acqua. è attualmente cosi migliorato e cosi sorvegliato dappertutto ? eppure in Prussia esse oggi sono di nuovo molto frequenti. Come è possibile pensare a una cosi grande abbondanza. di bacilli di Eberth, vivi e virulenti, nell'acqua o nel latte, sì da infettare in blocco nwnerosissime persone, e c iò solo pel fntto che una donnetta., un giorno versò nel ruscello un vaso da notte di un tifoso, o un mungitore di latte era portatot·e, e aveva le mani inquinate? Tutto ciò è vero, ma è vero altresì che il fatto non si può escludere, anzi che vi sono casi certi di epidemie di febbri tifoiui trasmesse dalle acque potabili e forse, più raramente, dal latte. Tuttavia, e su questo io ho insistito altra volta, le epidemie da acqua potabile sono rarissime, eccezionali: e bisogna ritenere che ciò valga anche per le epidemie da latte. Anche lo scoppio esplosivo molte volte è apparente: giustamente dice il Friedberger che in generale una epidemia d i tifoide matura lentamente e che esistono sempre nun1erosi casi larvati che non sono diagnosticati. Perciò l'epidemia non insorge, ma si manijuta esplosivamente, ed è dovuta non all'acqua od al latte, ma a contatti, non solo coi portatori, ma coi casi lievi e fniSti, che sono frequenti all'inizio d i ogni .epidemm, specialmente nei bambilù e che passano india.gnosticati e perciò non sono denunziati. In conclusione, il Friedberger ritiene e sostiene che il bacillo di Eberth, e quelli dei paratifì, pos.-,ano esistere nell'organismo sano, ed essere solamente mobilitati, sia pure dall'acqua inquinata o da qualche altra so~tanza alimentAre nociva, producendo così la. m.nlattia. li fatto che que!!ti bacilli non s i trovano prilna dell'inizio della malattia nel contenuto intestinale di questi individui potrebbe spiegarsi ammettendo che questi germi abbiano tma fase non visibiJo e non coltivabile, ipotesi che l'Autore sostiene già da vari anni. Comunque, egli giustamente ritiene che la. nostra attenzione deve essere rivolta ai frequenti d isturbi intestinali, di forma leggera e innomù in apparenza, che precedono solitamente le gravi epidemie di tifo: questi casi, e non l'acqua, n ò il latte, sono i ftl t tori, per contatto, dello scoppio delle epidemie. Su tutto questo, e forse anche sull'esistenza di una fase del bacillo, invisibile e incoltivabile, possiamo essere tutti d'accordo, sempt·echè le cose siano equamente apprezzate; dove invece non s i può e non s i deve essere d'accordo col Friedberger, è sulla questione della utilità della vaccinazione antitifìca: il rlire, come egli fa, che fino adesso non abbiamo trovato nessuna prova d i w1a utilitÀ.
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111\J:STA DELL,\ STAJIU'A )tEDTCA ITALIANA E STRANlEllA
d ecisa d ella vaccinazione a.ntiW1ca; che le stat.i.c;tirhe militari tedesche s ulla vaccinazione ant.itifica non offrono a lcuna prova ~u lla utilità d i t.aJe misura preventiva; che la cosidetta vaccina.zione a nt it ificA. proli lnt.t.ica con bacilli uccisi è basata su \m princ ipio erroneo, è inf:(iusto e inesatto. Le ricerche recenti dei nostri batterio logi m ilitnri s ulle variazioni deg li umori nell'organismo dei vaccinati e i dati epidemiologici da me rife l'iti, che d imostmno l'elncacia indi.;;cutibile d ella vaccinazione mi renclono co•1:-o che queMA. non può esset·e discussa. È evidente che l'illustre .Maestro s i è lasciato qua e là prenJer la m a no dai paraclo~'li: non si spiega a ltriment.i questa affem1azione: • L'aver ricacciato in· diet-ro la peste ed estiq Jato la leubra a lta fine de l ~1erlio Evo, sono meriti a ssa i più grandi che non l'aver tlete1·rninato tma diminuzione drl tifo nell'era batteriologica o una diminu7.iono temporanea dc ll>t dift.erite o d ella scarlattina •· Aver ricacciato indietro? con quali mezzi? ma ltt pe:ste fUl ivn., nel :\[edio Evo, quando voleva! Invece sono ù11> mf)! tita re profondnment-e queste parole, che cos tituiscono la chiave di volta d i tutta l'igiene , come ho clett.o i.n altra occasione: « Solamente l'osservazione d elle pitt e lem t>n tari regole d i pulizia può impedire in misura n otevole la diffusione d el tifo , , Io d icevo nello stesso m ese eli maggio dell'anno scorso: «Insomma, pulizia, pulizia, pulizia; acqua, scopa, snpone; sapone, scopa ed acqua. Questo, insieme nlllt ricerNl. e sterilizzazione dei po•·tat,o ri, ed all'isola m ento rn.zionnle dei n'lalati ... cond tuTÀ. n Ila scomparsa d ell'iniczionc "· Dopo ~:wex· meditato :sulla con[ùrenza del Friedhel'gcr, sento di non dover nulla cambia-re a queste parole. )L'LRIOTTI·BIANCHI.
Unfl. grave qne.$tione intercsscmte l'esercito -
(Le' tttbereolosi nei militari).
Ho letto qunlche tempo fa una breve ma inte•·e~sante memori1~ del dott. I. Va lcles Lamhea, un valo•·o;:o medico dell'Eserci to spagnolo e capo d ei servizi di ti.-;iologia nell'Ospcdnle milit,are di J\·I adrid ( l ). E:-:sa ha il t itolo modesto di: "A-;pet,ti parzia li d el p roblema della tubercolosi ne ll'Esercito •, ma il contenuto è di una gravità senza pari. Il Lambea comincia col promot,tere b r evità, ma sinceritli. ed entrn,· s ubito in a rgomento con questt~ grave affennaziooe: «il numero de i soldati tubercolosi è vera.meute enorme: s paventa». Secondo r isulta da questo lavoro, è difficile avere idoa del grande munero dei tubercolosi attivi che prestano set-vizio fra> le file, e c he varo10 per i reparti di accertamento e per gli ospeda li militari, andando e venendo su e giù con diagnosi differenti. « Si im• p one dunque una scrupolosa selezione d ei soggetti, che debbono esset"e reclutati «come soldati, dal punt.o di v ista rlelln, t uberc<>losi, e tuttavia q uesta selezione "necessnria non si realizza... La massima parte dei soldati tubercolotici non " hanno contratto la tubercolosi in caserma; ma la vita militare interviene, ed «è evidente c he la m assima pnrte dei soldat i mort,i di tisi non sarebbero giunti « a tanto, se fossero r imasti nelle proprie case, facendo la vita dei campi. La vita • militare interviene in m aniera non disprezzabile nella mortalità generale d ella « p opolazione j!iovane per tisi ». Questi sono i dati di flttto: per rimerliarvi il Lambea rap p resenta " la a ssoluta necessit-à ed urgenza di creare nell'Esercito un corpo di tisiologi competenti ed intanto, nnn Scuola . militare di tisiologia. •· E per i soldati che si manifestano tubercolotic i dura.nte la ferma aggiunge: « Lo "Stato non può limita:tsi a rirna.ndare àlle proprie case con J' roposta d i riforma. a. • cento e cento, i giovani che nella ma,<;.<;ima parte dei cm:;i entrarono già fra le • fi le tubercolotici, che p eggiorarono appunto per il fatto d i essere soldati, e che • ritornano a casa nelle condizioni più adatte per diffond ere la malattia. Prat i~ camente, CJUAsi tut t i qnesti tubercolotici che ritonu.m o alle p1·oprie case come "inu t ili a.ll'Bsercito, muo iono pro.r;to, p erchè n on possono sottoporsi a l tratta• mento nece~sario, ed è evide nte che molte di quest-e morti vene bbero evitate, • se el'si fossero trattati come vengono t1·attati att.nalmente questi a mma.Jat.i nei • pHcsi colt-i che si p •·eoccupt~no d el problemtt .. . 11 soldato c he contrae nell'E ser• cito !R. febbre tifoicle, l:a scarlatttna o il morbillo, viene curato e accudito; quello ( l ) lli!•; i<Jia rle .'Sani<!a 'L militar, )lndricl, Settembr e o . 9, 192<'.
RIVISTA DEI.L.~ STAliPA ~1EDICA ITALIANA E STRANrERA
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« che per un accidente della vita. militare sia ferito, viene curato e Io s i ricompensa:
« colui invece che contrae la tubercolosi, lo si getta fuori dall'Esercito, e lo si « abbandona... I servizi ospedalieri di ti~iologia non possono continua.re ad esse1·e « un magazzino d i tubercolotiici, ma devono funziomu·e esattamente come i ser· « vizi ospedalieri civili, secondo i precetti generali del trattamento antituberco·
« !are moderno ... È un gran dolore che tutto l'Esercito spagnuolo non abbia
«sanatori militari antitubercolari... Dovrebbero esservi sanatori per tmppa e « sanatori per Ufficiali e famiglie ».
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certo che il quadro dipinto dal Lambea è gravissimo: mancanza di Uffi. ciali medici specializzati, mancanza di sanator i, tubercolotici curati spesso nelle corsie comuni degli ospedali militari, e soprattutto teoria del limone spremuto nell'eliminare, nel gettar fuori, come dice il Lambea, coloro che sono riconosciuti ammalati, tutto ciò è tale un insieme di cose da far fremere e d a far tremare. Che cosa ha fatto J'I tali&? Per fortuna il nostro Paese si trova già molto innanzi: e noi non abbiamo nulla da invidiare alle nazioni pitt progredite. I ntanto la. Sanità militare fin dall'epoca. della guerra creò i reparti di accerta· mento diagnostico per la tubercolosi, dei quali 18 sono attualmente in funzione. In essi, con mezzi di ricerca perfezionati si eseguono tutte le ù1dagini microsco· piche, radiologiche, biologiche e semeiologiche atte a scoprire le più fini lesioni tubercolari, che è possibile rilevare coi mezzi attuali. Ma poichè era vano ùn· piantare questi Istituti se non si avevano contemporaneamente buoni diagno· sticatori, a questo provvide l a Sanità militare non solo coll'invio di Ufliciali medici quali assistenti militari alle Cliniche migliori d'Italia, per due a.wù, ma soprattutto col chiamare 22 Ufficiali a quel corso magnifico di tisiologia che due anni or sono fu tenuto ad Anzio. Insegnanti della fama di Ma.1·ag liano, Ascoli, Alessanclri, Dionisi, Busi, De Carli, insieme a talwù Ufficiali di valore mcli<scusso, come il compianto generale Memmo, il R icci, il Ciauri, il Germino, il Bocchetti, per circa due mesi si dedicarono con fervore a perfezionare questi allievi di élite, già maturi per loro conto, sl che essi sono divenuti degli ottimi tisiologi. E quest'anno il corso si ripeterà, e sarà anche, se possibile, perfezionato. Quanto ai tubercolotici, è passato il tempo che essi erano da noi cmati nelle corsie comuni: forse questo avveniva. quaranta o cinquant'anni or sono, ma oggi ogni medico militare lo considererebbe un delitto. Nè la Sanità militare ha dimenticato il Sanatorio. È vero sì, che anche da noi la teoria del limone spremuto imperava fino ad una quindicina di anni or sono; il soldato che si ammalava, specialmente di tubercolosi, e che diveniva mutile all'Esercito, veniva riformato ed inviato a casa. Oggi non è più così: pur tenendo conto che la tubercolosi si contrae nella prima infanzia, o forse anche dalla madre durante la gestazione, come abbiamo appreso anche dalla recentissima VI Conferenza internazionale, e che perciò non può considerarsi dipendente dal servizio, l'Esercito non può dimenticare, come dice il Lambea, che le fatiche della vita. militare riattivano spesso una tubercolosi lat.ente. Esso non può dunque tli<sinteressa.rsi di questi suoi militi e specialmente di quelli con ferma p em!tl.· nente; senza contare che il restituire alle farniglìe i tubercolotici rappresenta disfare quel che faticosamente si va facendo per diminuire le cause di COHtagio, s ignifica portare le fonti d'infezione in mezzo alla popolazione, nella couvivenza. intima delle famiglie, fra i piccoli bambini e le donne gestanti, nella casa del povero, dove il tisico andrà a dormire nella stessa camera con il resto della famiglia, nello stesso letto dei suoi fratelli. P er questo l'Esercito si è costituito da 10 anni quel suo meraviglioso Sana· torio di Anzio, sul mare e fra le foreste di pini, Sanatorio che è l'ammirazione di tutti e dove il tubercoloso viene curato a lungo e assai spesso restituito, come uomo valido e produttivo, aiJ!a Società. . Purtroppo questa eccellente attrezzatura non è completa: manca un Sanatorio di montagna, per accogliere quelle forme polmonali che non pot.l'e bbero avvantaggiarsi di quello di Anzio. Non disperiamo: questo nuovo 8anatodo sorgerà; non sappiamo quand·o , ma sorgerà, perchè fatalmente le buone idee finiscono col prevalere. 1-IA.RIOTTI·BIA~CHI.
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"RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA.
Carlo Forlanini ed il pnewnotorace (Atti della II conferenza. dell'U nione Internazionale contro la tubercolosi).
MORELLT. -
Dopo aver accennato a. Forlanini intimo e brevemente ricordate le benemerenze patriottiche del grande Maestro, l'A. cerca di dimostrare come il pensiero del Forla.nini rispetto al pneumotora.ce, pensiero veramente geniale, superi il piccolo fatto contingente per assurgere ad una teoria che in volge w1a cospicua parte della. patologia e della tern.pia. delle affezioni polmonari. Gli argomenti si possono trovare in alcune idee espresse dal Maestro od integrate tlall'inter·pretazione dell'A., da convinzioni che il discepolo si è formate nella maturnzione degli insegnamenti direttamente appresi. Trascorrendo nna parte dei lavori pubblicati dal Forlanini, intanto si deduce che questi faceva. una netta distinzione fra t isi e tubercolosi cioè fra infezione e distruzione del tessuto: la tubel'colosi può esse1·e la causa più frequente della tisi, ma questa può insorgere tmche per alt re cause infettive che si abbattano sul pol· mone. La tisi ~~rivereb?e dalla cost~tuzione stessa. del polm~ne e più p1·ecisamente dalla sua elast1c1tà contmuamente crmentata dal contrasto dinanuco fra polmone e torace; per la insorgenza della tisi occorre che i ]Jrodotti riempiano per intero e per 1.111 tempo sufficiente, la vescicola polmonare. Altro fatto da ag~iungere è che nella formazione della tisi intervengono la espansione e la. 1·iduzione dell'organo. Consultando di poi il lavoro del Forlfmini, sul respiro in torci so, e senza dilungarci nel riferire le sue espressioni, possiamo avere la certezza che le cause che portano al respiro interciso sono per il Forla.nini, quelle che. accentuate ed in determinate condizioni, produrranno la tisi. DJ> questo e da quanto altro ha il Forlanini di poi aggiunto l'A. può fissare i seguenti ptmti: 1° Che la costituzione del tessuto ha la parte precipua, specialmente per quaut{) riguarda la. costituzione elastica, nella formazione della tisi; 2° Il respiro e più specialmente l'inspirazione, aumentando la tensione elastica, aumenta. la possibilità. del da.nno; 30 Per qualunque sfort.o inspiratorio, se le vie bronchiali sono per vie, non può insprgere la tisi; 4° Causa p1·ima della tisi è la stenosi delle vie aeree e specialmente dei bronchioli; 5o La stenosi deve essere petmanente e tale da impedire l'entrata dell'aria nell'alveolo; 6° Non è sufficiente la steonsi, ma oc.corre anche il riempimento stabile dell'alveolo. Considerando la compagine elastica del polmone, dobbiamo ammettere Cile anche la sola sua costituzione elastica, favorita dalla in.spirazione, sarebbe sufficiente a favorire una escavazione polmonare data la. presenza di w1a lesione che danneggi la fibra: il danno sarà anche più grave quando la respirazione non sarà fisiologica. Analizzando bene le cose, si vede come, sia nella stenosi assoluta che nella relativa, sul polmone viene ad effettuarsi uno sforzo che non è più proporcionale alla dilatabilità del polmone, ma bensi alla potenza. dei muscoli respiratori: l'osta~olo respiratorio porta a trauma grave sul tessuto polmonare. Se il t-essuto polmonare è sano, lo sforzo respiratorio non ò sufficiente; se lo stato catarrale è rimovibile, la tisi nou si ha. Dunque il trauma in.spiratorio in certe condizioni è di patente gravità, ma. anche nella espirazione, specialmente forzata, il tessuto può rimanere danneggiato. E quale potrà essere la. cura utile? Di certo quella che evita questi danni determinabili dalla elasticità e dal trauma respiratorio: il pneumotora.ce ne è la logica, conseguenza. L'irmuis.<>ione di gas nella pleura., non solo toglie la elasticità polmona.re, ma anche il tranma respiratorio, il quale invece di esercitarsi sul polmone si eserciterà. sul gas che lo circonda; mentre la trazione elastica ed il respiro banno tendenza a. trasformare il polmone tubercoloso in polmone ti;;ico, il pn.eumotorace, abolendo la. t ensione elastica ed il trauma. respiratorio, can1bierà il polmone tisico in polmone semplicemente tubercoloso, e, tolto il ripetersi del trauma, la tubercolosi nel polmone tende a guarire con facilità, e come il pneumo-torace così anche gli altri mezzi che possono rendere pervie le vie respiratorie e diminuire lo sforzo, specialmente inspiratorio, potranno essere usati per evitare la tisi o diminuime i danni.
CONFERENZE SCIENTIFICHE . DEGLI. OSPEDALI MILITARI Elenco degli argomel')ti trattati . .
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(Dal .,.cessi vcnill ,mmll alla Olrnltllt ttaerale 41Wlltà •llltart dal t• Il li ••rze 192!) Maggiore medico GIORGIO CHIABRERA: Elementi fondamentali di bi<~cllimica. - Capitano medico FILIPPO GRlFi: Uu caso dijjrattura della :rotula. ANCONA. - Tenente colonnello medico RoSOLINO Cra.uRI: Sindrome tala11w· striata bilaterale. BARI. - Maggiore medico CA11IILLO MAzzocCONE: Sull'envejalite post-ooccinica. - Capitano medico FRANCESCO CASSITO: CùJti da ech·inococco del fegato. BOLOGNA. - Capitano medico VrrroRro MIO NA m: Un caso di append·icite. a de- · corso non comune. BRESCIA. - · Maggiore mecHco AcHILLE ARA : Due casi d·i eunucoidismo, uno a tipo alta statura, td un secondo a t·ipo obeso. - Capitano ruedioo Rossi ATI'ILIO: SuUa sintomatologia radiologica dell'eunucoiài.mw. CAGLI.ARI. - Capitano medico GIOVACCBTNO LO\'ECCHIO: RiUevi del cmnpo visivo e del campo di sguardo nello strabismo conco1nitante. - Capitano medico GIOACCtUNO L OVECCHIO : Le iniezioni sottocongiunt·i vali di pepsi11a nella ct,ra delle opacità corneali. CHIETI. - Tenente colonnello medico GIOYANNI CASAPINTA: I nuo'IJi aspett-i deUa guerra futura. - Maggiore medico VINO ENZO DI PAL).lA: Sulle ghiandole a secrezione i nterna: FmENZE. Sottotenente medico DINo CAGLIERI: Si·n dromi lomboischialgiche di or·i gine Bcheletrica. N A.POLI. - Tenente colonnello medico SA VERIO CoRCIO : Due casi di cisti da ·echinococco. NOVARA. - Sottotenènte medico VITTORIO FORTUNATO : Le illeri!ie. PERUGIA. - T enente colonnello medico GAETANO 'F UNA IOLI: Arteriosclerori del midollo S'pinaw e sùtdromi eli n ielle relath·e. PIACENZA. - Capitano medico ANNIBALE MORI: Un caso di distacco E'pi(ìsario . ROMA.. - T enente colonnello medico PAOLO FRISONI : Organizzazione e funziona mento del servizio san·itario in gtterra secondo le n-uove norme. - Maggiore medico G!O\'ANNI PERILLI: La nuot·a indogine antropometr-ica. TRENTO. - Capitano medico GIOVANNI LORIA: Diagnosi clinica e mezzi sussidiari di indagine dtiagnostica. TRIESTE. - Maggiore medico ALESSANDRO 1\'IALJCF.: La trasfusione del sangue ed ilfunz·ionamento della siringa Jube. ToniNo. - Tenente medico LAZZARO ARIONE : R ernlù:onto clinico-statistico di un anno de~ reparto otorinolaringoiat:rico. VERONA. - Colonnello medico CALìMAN' PAVIA: Sulla plasnwéhinoterapia nei malarici. ALESSANURIA. -
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Giornale di medicina milit.t~n.
NECROLOGIO Dott. gr. ufl. 0/useppe Brezzi tenente ge ne ra le medico a riposo Il 6 febbraio scorso si è spento serenamente in Roma, in et.à. di anni 74, il tenente generale m edi co Giuseppe Br6'.r.zi. Entrato giovanis.'limo nel Corpo sanitario, ben presto Ri fece apprezzare per la sua eccezionale bontà d'animo, per la dirittura del carat.ter·e e per la sua vasta e profonda coltura scientifica. Pa rticolar·mente versato nelle discipline anat.omo. patolof{iche, in cui s i perfezionò come assistente militare alla scuola del 1\farchiavftfa, s i affer·mò con numerose e pregevolissime memorie, delle quali alcune premiate al concorso Riberi, come quelle s ulle malattie tropicali, sui vizi di refrazione nei militari, stùla medicazione asettica ed antiset.tica nella chirurgia di guerra~ stùlo sgombero dei ma.lu.t.i e fe riti in gue rra, compilata. quest' ultima in collaborazione col maggiore medico Bernar'tlo. N el 190!!, mentre ricopriva il grado di te nente colonnello, essendoRi riconosciuta la necessità di mettere un tecnico a capo dei servizi della Croce Rossa italiana, per l'importanza c he i detti servizi avevano assunto a causa del terremoto calabro·s iculo e della inten.'lificata preparazione nùlitare, il Brezzi, per unanime designazione, Iu chiamato a coprire l'altissimo posto. Perfettamente consapevole dell'incarico onet·oso e grave affidat.ogli, dimostrò fin dall'inizio di sape,·lo dis impej:!nare in modo superiore acl o~ni elogio. Nell'organizzazione tecnica, sanitaria. ed amminist.ro.tiva delle unità e dei servizi dell'Associazione egli prodigò con entusias mo e con pttss ione tutte le ener-gie nùgliori e più belle del suo ingegno, dedicò tutta la sua dotta esperienza e tutta la sua inrlefe.'>sa ed ine.'>auribile operosità, divenendo ben pre.«to un aus ilio prezioso per la Cr·oce Ros;;a, che deve in gran parte a lui se i servizi furono impiantati in modo da assicurare un funzionamento riconosciuto ottimo dalle superiori autorità. militari nelle ultime calamità. nazionali, nella g uerra libica e sopra tutto nel grande conflit to m ondulie. Terminata la guflrra italo·&lL'>triaca, nel dubbio che le condizioni di salute alquanto cagionevoli per l'immane lavoro sostenuto per oltre IO anni, non potessero permettergli di mantenere L'alto uffic io come egli intendeva, chiese di essere esonerato. N è valsero esortazioni a farlo desistere dalla determinazione presa: ade.r ì soltanto a far parte del Consiglio direttivo della Cr·oce R o,.sa, Italiana, nella quale assemblea portò per vari anni il contributo 1wezioso del suo grande ingegno e della sua. non comune competenza.
Dott. cav. ufl. Matteo Vlcedomlnl tenente genera le med ico a riposo A 76 anni, in Bad, è deceduto il 7 febbraio scorso il tenente generale medico .Matteo Vicedomini. D i animo buono e genero;;o, di modi di-stint.i, di ottime qualità professionali, pnrticolarmente ver><a.to i11 chirurgia, in tutta la sua lunga cnrriera, che continuò, anche dopo il s uo collocamento in po;:;izio ne a usiliaria col p;rado di colonnello, fino al l1H9, s i dirno>St.rò lavoratore inùofes:;o, integro e scrupo loso, tanto come direttore dogli O~'~ perlal i milita.ri di C11.va dei Tirreni e d i Ale&~andrin, quanto come direttore di >n\nit,!\ del Coq >o d 'Arm~:~t.a di Bari, disimpegnando le comples.se attribuzioni con competenzn ed impa rzialità, con rettitudine e con bontà. senza, pari.
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Dott. cav. uff. A n ton io Pinto tenente generale medico a rrposo
A Pisciotta (Salerno), RUB. terra nat ia, è morto il 5 febbraio scorso il tenente genera le medico Antonio Finto. Entrato nel 1866 nel Corpo sanitario col grado di medico aggiunto, prese parte a lla terza campagn a dell'ind ipend enza ital it).na, e durante l'epidemia coler ica del 1884 a Napoli, prestò opera efficace nell'assi.o;t.enza a i colpit i, tanto da meritare la medaglia ù ' a.rgento dei benemeriti della salute pubblica. Di inesauribile bontà, r!i vttst.a coltura, d i elevat.issimi sentimenti militari, in tutta la sua lunga e mai inten·otta. corriera., che lasciò nel 1904 coi grado d i colonnello, per le sue eccezionali doti di mente e di cuore seppe cat.t.ivarsi la stima. e l'aff·e tto d i quanti lo conobbero. È da. ricordare sopra t.utto il t riennio in cui fu alla direzione della Scuo ln d i applicazione di sanità militare, durante il quale si prodigò, olt rechè nell' imp•·irnere un rego lare im pulso n ell'andamento dell' istruzione tecnica, a riorganizzare i vMi sor·vi?.i, procu1-ando sen sibili vantaggi agli allievi, che lo amarono come padre ed ebhero per lui devozione affettuosa e profonda.. E l i cento e cento giovani allievi, oggi medici provett:, sparsi in tutta Italia, nell'apprendere che e scompan<n p er sempre la. buona e cara. immagine paterna d el loro ant ico direttore, m anderanno alla sua memor ;a. un reverente e conunosso saluto.
Dott. cav. Beniamino Piazza tenente colonnello medico in S. P. E.
Il 6 febbraio scorso in Palermo, dopo lungA. e penosa malattia s i è spento a 55 anni il tenente colonnello medico Beniamino Piazza. Distintosi nell'opera d i soccorso 1westata nei luoghi devastat.i dal terremoto del 28 dicembre 1908, partecipò in segu ito a.lla campa)!na itnlo-tlu·ca. e per aver d iretto nei ripetuti combatt.imenti con calma e sangue freddo il servizio sanitario reg gimentale in zone esposte al fnoco nemico, durant.e le twanzate su H oms de!J' ottobte 1911 e s u L ebda del ma~~:~io 1912, fu ricompensato della medaglia di bronzo a l valor militare. Conseguì inoltre l'attestato dei benemeriti d ella salute pubblica per l'opera efficace esplicata nella resvressione dell'epidemia colerica. D urante l'ultima guerra·, qua le dil·ettore dell'osped.-tle da cam{>o n. 20 e successivamente come segretario della direzione d i sanit dello. za arm ata, o ltre alla competenza t ecnica, dimostrò doti di ottimo organizzatore. . ·. Di caratt.ere fran co e lea-le , d i a nimo sensibile e gen eroso, d i tratto s ignorile, r •g1diss imo nell'adempimento del proprio dovere, di ott ima coltura. professionale, specialm ente nel campo della medicinl\ interna e dl'lla medicina legale, n.elle sue delicate mansioni d i a iutante maggiore dell'ospedale e ùi segretano d e lla Direzione di sanità militare della Sicilia , dimostrò zelo e ca.pacità. veramente encomiabili e chia r a conoscenza dell'ambiente civile locale.
Prof. cav. 0/useppe 0/ordano maggiore medico di com.plemento
_ D 27_gennaio scorso è morto in Na:poli il maggiore medico Giuseppe Giordano, a o9 anm. . Libero ~lo~nte di a natomia chirurp:ica presso l 'Ateneo nu.poletano, pur n on avendo obbli~hi _di sen-; zio militare, nel 1915 fu nom inato <'npit.ano medico d i complemento. ed uwrato in zona d.i gu err a, fu p d ma addetto all~1 221\ sezione d i sanità e successivam~nte all'ospéda.letto da campo n. 7G dimostr-andosi valente chirurgo ed esplet!l-n?o.il suo c;òmpito con calma e coraggio sotto il continuo bombardamento d e lle arttgben e e de1 velivoli n emici. N P~omof?SO maggior e nel 1917, fu assegnato all'ospeda.Je militare di riserva di apo!1 del Sacramento di cui tenne la direzione con lodevole capaci tà fino al maggto 1919. '
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NECROLOGIO -
NOT!Zffi
On. dott. cav. Basilio Mazzare/Ja maggiore medico della riserya
Il 2 febbraio scorso è deceduto in Sessa Aurunca il magg10re medico Ba' silio Mazzarella. · Eletto deputato al Parlamento Nazionale nel giugno 1914, pur non a vendo obblighi di leva., fu r ichiamato nel 1915 col grado di 1° capitano ed assegnato all'ospedale militare di riserva di Gaeta. prestando lodevole servizio nel reparto chirurgico e dimostrandosi abile operatore. "Egli h a lasciato unanime compianto uella popolazione di Sessa. Aurunca, da lui continuatamente beneficata. Alle angosciate famiglie il Giornale di medi~ina militare invia le più sentite condoglianze.
NOTIZIE Consiglio Nazionale per le rlcerçhe.
Nel Consiglio nazionale per le ricerche, insediato personalmente in Campido· glio il 2 febbraio scorso da S. E. il C'apo del Governo, fanno pa.r te del Comitato Nazionale per la rr.edicina i seguenti ufficiali medici : colonnello m edico prof. G. B. M:ariotti-BianciLi, per la Giunta : colonnelli medici p rof. A. Bucciante e S. Ricci per il Comitato, unitamente ai colonnelli medici A. Falso e M. Adami per la Marina e il tenente colonnello medico prof. A. Di Nola per l'Aeronautica. Il colonnello medico prof. G. Grixoni è stato inoltre chiamato a far parte della Commissione che il Comitato per la biologia ha creata con lo speciale in-
carico dello studio dei problemi dell'alimentazione. Agli ottimi colleghi il Giornale di medicina m ilitare esprime le più sentite congratulazioni. Libere docenze.
Con recenti decreti sono s tati abilitati a!Ja libera docenza i seguenti ufficiali medici : Tenente colonnello medico ·Paolo Romby, in igiene. Maggiore medico Ugo Ca.sSinis, in fi.~iologia umana applicata all'educazione fisica. Capitano medico Giuseppe Cola.ianni, in clinica oculistica. Capitano medico Francesco Pastore, in clinica. oculistica. Agli egregi colleghi inviamo le nostre più sentite felicitazioni.
tenente colonnello medico
VI - F. CA.cCIA. - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - Prefazione d el prof. R. DALLA VEDOVA. -Un volume di pagine 108 ....... ....... .... ......... ....... .. . L. 6VII - S. SALJ:"rABI. - Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamen to delle ferite osteo-artioolari in 1° e 2° tempo. - Prefazione d el prof. R. ALESSANDRI- - U n volume di pagg. 190 . ....... . • 20 VIli - A. CA~ABINI.- La medicina militare nell'antica Roma. - Un volume di pagine 28 con 5 1ìf,"Ul'e •...••••...•..•....•...•....... • 5IX - A. CASABINl. - La celebrazione dei medici cadut i in guerra. - Ur1 volume di p ag ine 92 con 16 fi,;ure ...................... . 10 X - N. Roomò. - La profilassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un v oi umo di paag. 44 ......... . • 6Xl - A. CASABINI. -La scalta dei piloti per la navigazione a~rea. - Un volume di pagg. 232 con 97 fig ure ........ . ... . ......... . • 20 Xli - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - Un volume di pagine 36. • 5xm - S. SALINAIU. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagg. 25 . ...................... . . • • 20XIV - F. CACCIA e S. Rrccx. - Le occlusioni int~stinali (escluse le ernie strozzate). - Un volume di pagine 28 . . ....... . ... . ..... . . 5' XV - G. GBIXONr. - Geografia medioa ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un ,·olume di pag". 240 con 3 carte gco,rrnl iche • 20XVI - S. SALI:"rARI. - La razione alimentare del soldato ir pace ed in l guena. - Un volume di pa.gg. 240 .... . .. . ........ . .. .. . 20 XVII - A. CASABINI. - Per le • nozze di diamanti • del Giornale di medidna militare. - Un volume di pagg. 60 con 9 Jiguro ..... . » 7XVTII - B. PALMIERr. - L'ospedale mililare di Napoli e le vicende del servizio &anitarlo militare napolitano. - Un v olum e di pagl!. 72 . 7XIX - Q. .MEl\n.to - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un volume di pagg. (;O •••••••••••••••••••••.•.•••••• n 7XX - A. CASABlNI. - La medicina militare nella leggenda e nella storia. -Un volume ùi pugg. 760 con 165 figure ............... . • 60 XXI - LiPovaccini e vaccinazioni antitifo-paratifìche nell'Esercito - Stndi e ricerche (1927-28). - Un volume di pagine l 2li . .......... . » 8-
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ALTRE PUBBLICAZIONI. A. CASABlNI. La fatica nella vita militare. Memoria premiata al concor, o Riberi, 1905. Un v olume d i pagg. 330 con 05 figure.- Roma, 1908 A. CASABINI. Le malattie e gU infortuni nella vita militare. Mernoria p remiata al concorso Riberi, 1906. U n volume d i pagg. 402 con tavole gra.fiohe e s tatistiche - R oma, 1908 ........................... .
La lotta antitubercolare nell'esercito. - Un volume d i pagg. 96 con 8 tavole Per Leonardo da Vinci nel IV Centenario della su3 morte. - Un ,·olume di pagine 100 con 37 figure ........... . ........... ... ..... ... •... Per Giovanni Maria Lancisi nel D Centenario della sua morte. - Un volume di pagg. 106 oon 28 figure ...... . ......... . .................. . IU Conferenza interalleata per l'assistenza agli invalidi di guerra. (Roma, 1919) -Relazioni ufficiali o comunicazioni. -Un volume di pa~g. 96 ..... l Congresso internazionale di medicina e farmacia militare (Bru.xel le>, l 021). Relazioni ufficiali del Corpo sanitario militare italiano .... ...... . 11 Congresso internazionale di medioina e farmacia militare. (Roma, 1923). Atti del Congresso - Vol. I. - R elazioni ufficiali. - Un vol ume di pagg. 416 con tre tavole ............. . ............... . ........ . 11 Congresso internazionale di medidna e farmacia militare. (.Roma, 192!l). Attt del Congresso-VolTI.- L~ciri \lei Congres..c;o e comunicazioni. - Un volume di pagg. 600 con. 33 tàv ole e 19 incisioni .... . .. . III CoiJIMSSO internazionale di medicina e farmacia militare. (Parig i, 1925).Lavori del Congresso e comunicazioni. - Un volume di pagg. 88 •
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GIORNALE Dl MEDICINA MILITARE DL'tt:ZIO:.R El)
&IIUIJNISTIU'l.!O~E:
Roma - 1\linlstero della. Guerm, Via XX Sc1tembre - ltÒma
CO~DIZIONI
DI A.BBO~,UU;NTO.
1. Il Giornale di mcdicinu militare Pl p ubblica Il primo glomo di ciascun mese, In flliiCicolo dJ quattro togll d1 stam pa a.lmono. 2. L'abbonamento è aunuo o deco r~e dnl 1• gennaio. 3. I l prezzo clell'abboniUUento è : Per !'!talla e Colonie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 82 Per l' Estero . • • • . • • . . • . . . . • • . • • . . . . • . • . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . • 44 Un fascicolo separ ato costa ....•• •
. . . . •. . . . . . . . . . . . . . . . . l) ,Atu....." ·Italiu E storo.................. .. .. •
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Il supplcm endto c<.• ntenent;e l Ruot~ldi J In Italia . . . . . . . . . • . . . . . . . • . . • . • 16 a ru::i atlit<l cl corpo samlctrio n11 .~· tare cost.a l aiJ'Esrero . • • • . . • • • • . • • . . . . . . . . • 18 4 Per gli ufficlull mc.cllci e cl.llwlcì farmuclatl del R. Esercit o (In ser vizio attivo, In poalzlone au.s!Uarln, di complemento, della riser va •e d a rlp<)oOl Il pretzo deU'ft!Jbonalllento è ridotto a. L. U anticipc<le ed U prc?.7.o del supplemento è ridotto a L. 8. - N o n al trasmettono ricevute per gU abbonamenti pcrsCJnull. 5. Non al accettano reclami t rasco1'8i trenta giorni ch\lln apedlzlono del OlornaJe, cbo si et· fettua. regQiarmento al primo d1 r.IT,ni mese. Tra~corECJ w le terntinc, i ruacl~oll rlciiJest i vengono ape. cl!ti se dlsponlbfl!, solo a 11a gamen t o. 6. I ~i gno:rlnbbouatl militod In ellettlvltà di set \"izlo po.glloranno l'Importo doll'a.bbonameuto per mezzo dei n ,;pcttlvl comand i di corpo e direzioni. ?. Per l soli uUlclall medici (doll' .h:serclto e ddla Marlon), In qualunque posizione si trovino è ummesso un ABJ30NA~lE N'l'O CV!\l ULA'l'I VO al Oior nule di me<li~ina militare ed agli 4nnaH eli medicina mtva:lc e coloniale al prezzo di L . 39 annue. È luoltre ammesso un ABBONAMENTO CUMUL ATIV O FlUa Rivista aeronautica a!. pre;o:zo di L. 46 ~wute. cd allo. Hioista militare italiana al prezzo di L . 41 a unuo. T-; luOue amtncseo un A.BB ONA)n~N TO CU MULATIVO al giornale l 'Uni• t~erso, r ivista geogrutJca lll uaLrat.a, aJ prezzo di L . 50 annue. Per ul t euere h\ li !acUJtazlonJ cumula· tlvo gli nbboontl mllilntl dovr anno far pervenire l'Intero ltnlJOt'to all'.A.tum lnlstraztone del periodico del proprio oorpo. . 8. Ai librai si f a lo sronto del 10 poer cento, ma soltauto por gli a.bbona.ruentl delle persone e degll enti no11 m.llitarl.
NOimE PEit U~ PUBBLICAZIO.NI. 1. I lavori originali, le note, le r lvlslc -
dattilografatJ o Ecrl ttl a mano- devono occupare
un eolo lnto del foglio, csijero nel tCflto doiunitlvo cd w;auratamente corretti e rlvcdntl dagli autori.
Si !a speciale r nccomoodazlon o che quelli .scritti n muu" s ian o hcn i~ggibiU, per modo dl evitare ogni duùblo ù f lo terpretazione. In caso coatral'lo, la Dlre?.i<>no s i vcdl'ebtJe costretta a sospendet.ne la. pubblicazione. 2. Snlvo cnel eccezlonali€simJ, lo. corre?.lono· delle bozze snrtì fatta dalla r edazione nnzlohè dagll autori, pE\r .n on vincolare Il lavoro llp ograoco agli inovitnblli rllnrdl postali. 3. L e spol!e ver gli estrllttl o quell<> pe r le t nTole lltog-raftob o, totogn\fl.:be eco., che e....,om . pnguMSero le memorlo sono a cnl'ico degli nutorl . f. Oli est rotti sono d i ùue tl pl: - 'l'i p o A) Senza COJ>ert.lua e coli n Impaginatura. e numerazion e del fascicolo. - 'l'l po B) Con coper tina stampata, !ron~c,;plzlo, Impaginatura. e numerazione epeclole. 6. D prezzo degU estra tti. por gll autori delle memorie l'ho 11 rlobiedano, è regolato dalla seguente tariffa :
PRKZZO DI CIASCUN FOGLIO DI STAJIP.A. TIPI DI ESTH..A.T T!
..
Tipo A . . . . . . . . . . . .. . . ..... Tipo B . ..................... o menn.
L. )
80 90
90 110
130 140
80 120
Ol i estratti minori ài un foglio si coniano come t oulio illlt.ro per le orcl·in~~ioni di 100 estratti
Per qttelU che superaJio tm !O{Jiio, le Jrnzioni in pitì, elle n<m .superano il meuo toolio, si ccnatano come metà, pure/t~ pero l'or<ii ntt::ione >t on si~• inferiore a GO ço71i~.
6. l ruanoS('.rlttl non ei ros t itniscouo. - I lnvod brevi avro.nno la precedenza . (1260) - ROMA, 1929 • \'Il - :STAlllLIM:B:~'l'O PoLI ORA FI CO PER L' AM.MINI9'l'RA :z:ION& DELLO S T&TO
Anno LXXVII • Fase. V MAGGIO 1929 ·-
A NNO VII
GIORNALE DI .
,
MEDICINA MILITARE . '
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA
ROMA
Pubblicazione menstle
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DIRE ZIO NE GENERALE D>I SANITÀ MILITARE)
Ciomale dJ medicina militare : 1851-1884 - Ciomale medico del Regio Eaereito e deUa Regia Marina: 1885-1895 - Giomale medico del R. Esercito: 1896-1907. TELEFONI : 43-283 R. T. - 21-90 R. M,
SOMMARIO MEM(!RIE ORIQINALl :
.Oaaeu:a. -
Coonl I!Uila ('ura. cblrnrt::l~n dclln tubercolosi pohuooo.re e<l ln partlco-
• lnro sulla !o·cnlco- excrcsl. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... ...'-dote. - Coosldornz looJ sopra 755 peri'-IC pslcb!atrlcho . . . . . . . . . . . . . \
Pag. Ul ~·~
La. tltrl\11 fnvo ~o <l~>vo c~qcro conq !Jor<~ta ancora como oausa di rlvoòibili tà. o dl riforma. ì . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Reltanl. - Sporo di anaerobi nella cn,·ltà !JLwcnlu di soldati . . . . •.. .. . . .
Paualacqua. -
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ARGOMENTI DI AnUALITÀ : Pltfia. -
Pag.
Sulla plo.smochinotcrnpio. nella. malnr ln..
2ll(
IlOTE DI IQIENEl PRATICA:
Pag. 237
Bertelll. - I b ngnl di mare . . . . . . . . . . . . . RIYIITA Dt TECNICA E SERVIZIO SANITAR IO MILITARE . . RIVIITA DIELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA . . .... CONFERENZE ICI ENTI FICHE DEQLI OS PEDALI MILITARI . . •. . . . .• . . . . NOTIZIE • . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . .. .
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291 292 2119 800
PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -
Via XX Settembre - Ministero della Guerra -
ROMA
COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DmEZIONE GENE RAL E
D( ~ANITÀ MILITARE
I - F. TESTI. -
Storia retrospettiva dell'igiene nell'Esercito italiano.Un volume di pagine 112 ................... .. ......... . L. 7 l i - Rioerche biologiche degli Uffici psico-fìsiologici di aviazione militare. - Un volume di pa.g!!. 23() con 46 fi gure e 2 t a vole ..... . • 15m - E . S ANTOB O. - Ferite addominali di guetra - Prefazione del profes· eore N. G IA.NNE'I'TASIO. - Un volume di p agg. 41!0 con 38 figure 30 IV - A. LusTtG - A. BusJNco. - I • gas di guerra •· Impiego ed effetti - Provvedimenti e cura. - Un v olume di pa.gg. 104 con 3 ta.,·ole micrografiche a colori . ................ . ......... . • 12V - A. Lusno. - Brevi cenni storici sulla evolnzìone della maschera contro i gas durante la guerra mondiale> (1915-918). - Un volume di pagine 32 con 21 figure ................................ . '1-
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( Segue 3" pagina della coperl{na
MEMORIE
ORIGINALI
OSPEDALE MILITARE PRINCIPALE DI ROMA Direttore : Colonnello medico L. 1\iAZZETTI
CENNI SULLA CURA CHIRURGICA DELLA TUBERCOLOSI POLMOHARE a<f':1J$ ""-:ED IH PARTICOLARE SULLA FRENICO-EXERESI : ··j /" ;:.. ~ .:·~....
per il dott. Dante Casella, ten. col. m t:clico - docente di patologia. chirurge~~ì <;::··1:' ,-,, i-1"'
Capo reparto II chirurgia
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Una modesta serie, qua ttro casi, di interventi sul n ervo frenico a scopo curativo di lesioni t ubercolari del polmone, mi porge l 'occa~;ione di parlare dei vari metodi operativi ed in particolare della frenico-exeresi, operazioni tutte che hanno lo scopo di portare modifìcazioni più o meno complesse nel polmone offeso e se non riescono a determinarne la restitutio ad integrum, almeno a rialza.rne e sostenerne le funzioni con provvidi compensi e processi riparatori. n polmone è un organo composto di tessuto lacunare delicatissimo ripieno di aria e as~;ai ricco di sangue, tanto che fu paragonato ad una spugna sanguigna, ed è esposto ad un incessante movimento ritmico di espansione e retrazione ; una ctll'a razionale richiede pertanto che sieno neutralizzate le gravi conseguenze che la particolare strutttll'a e funzione del polmone hanno sullo svolgersi della infezione tubercolare, che fanno si che questa più che in altri tessuti ed organi possa compiere con rapida. diffusione la sua opera d istruggitrice, e frustrare il processo riparatore che possono compiere e la natura e le risorse terapeutiche colla neoformazione di tessuto fibroso atto a circoscrivere e a sostituire il focolaio tubercolare. A questo fondamentale concetto è inspirata la collassoterapia con la quale si a.ppl.icano alla cura della tubercolosi polmona.re quegli stessi principi che si applicano alla tubercolosi esterna, cioè messa a riposo e immobilizzazione assoluta dell'organo leso. Con essa si ha l'effetto di: 1° determinare l'arresto della invasione tubercolare e favorire la riparazione connettivale che porta alla guarigione anatomica, 2° di abolire la funzione respiratoria che porta alla soppreflsione del fenomeno di aspirazione di prodotti patologici d el focolaio, preservando le parti ancora illese del polmone malato e il sono, 3o di sopprimere la corrente d 'aria evitando quindi l'arrivo di nuovi germi ed il per petuarsi delle infezioni secondarie che sono causa della febbre etica, 4° di modificare la circolazione sanguigna che però aon riguarda quella nutritiva che si compie per le arterie bronchiali che resta inalterata, ma la circolazion e funzionale che si compie attraverso le arterie e vene polmonari la quale è la sola a modificarsi; con ciò si avrebbe secondo alcuni una iperemia per stasi venosa., secondo altri, una riduzione della circolazione venosa coi vantaggi di sopprimere le emottisi e favorire il proce,;;so di sc lero~i;
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L'E:}<Nl SULLA Ct:RA CillRt:RClCA DELLA TUBERCOLOSI, ECC.
5o ùi wotlilican:J la circolazione
lìnfatica conseguenza del r a llenlaLo
c•ircolo sanguigno che favorirebbe l'arresto dell'invasione .tubercolare che predilige come via di propagazione vasi e spazi linfatici; 6o di ridmTe e anche abolire il rias~orbiment.o di tossine che avviene abitualmente per queste vie, per cui l'organismo vien messo in condizioni di meglio produrre le antitossine specifiche che determinano la scomparsa pil1 o meno rapida di tutti i sintomi di intossicazione; 7° infine di a vvicinare le pareti delle cavijià patologiche riducendole sino all'obliterazione. A ricordo storico accennerò che già Ippocrate aveva intuito che una caverna non potesl;e guarire sino a quando il polmone affetto avesse mantenuto la sua funzione fisiologica ed il t e:ssuto viciniore ne avesse tenuto distese le pareti, e già. da allora consigliava di insuflare aria nella cavità toracica; altri Joung (1815) Carson (1822) Ramadge (1833) avevano cercato di ottenere il collasso dell'escavazione ascessuale mediante l'apertw-a. del torace, ma disastrose ne furono le conseguenze. Alla mente geniale del nostro clinico Forlan.ini, che il Dumarest pone fra u les sommets de l'bumanitè )) si d eve là risoluzione del problema con il metodo del pneumotorace chiuso che accentuando tutti gli effetti della collassoterapia senza gli inconvenienti gravissimi del pneumoto :ace aperto, ottenné risultati assolutamente prima insperati e si può ritenere che allo !Stato attuale delle nostre risorse terapeuticbe, sino a quando il problema della tubercolosi non troverà la sua soluzione in processi curativi .sia chimici sia biologici e di profilassi sociale, questo sia l'unico att.o a guarire o per lo meno a modificare talmente l'andamento della malattia. da poter restituire utilment-e alla società elementi che prima ne costuivano un peso cd un perìcolo. · Tutti gli altri processi escogitati non sono che metodi atti a favorire il pneumotorace totale comunque impedito da aderenze che ostacolano il collasso del polmone o di supplenza e di fortuna tendenti ad ottenere <'On altri mezzi talvolta difficili e gravissimi, quella compressione che per speeiale evoluzione e complicazione della malattia non è più applicabile col pneumotorace. Tubercolosi a tipo prevalentemente essudativo, ulceroso, cavitario, emottoico, fibroso ad andamento progressivo, in sede unilaterale a polmone libero, cioè che può essere uniformemente e totalmente compresso, hanno nel pneumotorace il più valido e potente aiuto atto a creare le più favorevoli condizioni per localizzare e incistare le lesioni e successivamente sostit.nire con tessuto fibroso inerte quello tossicamente e necrobioticamente attivo; infi ne nelle emo tti~i ribelli che minacciano seriamente la vita, si può considerare rimedio sovrano per l' emostasi immediata che deternùna con il meccanismo dell'immobilizzazione e compressione e eolla ischeruia del polmone. Anche la bilateral ità delle lesioni, quando l'altro polmone non pre:;cnti focolai in attività evolutiva ma a tipo sclerotico, possono nel pneumotorace, compiuto sul polmone avente le lesioni più gravi, oppure simultaneo, ritrarre gran vantaggio, pneumoLon>ce in questo caso non più di compres:sione ma funzionale, sclettivo, di detensione cc Ascoli, Cardiff 1912 \Yerdcr 1916, Pedoija 1917 » atto cioè a mettere con piccole immissioni di ga.s, in ripo;;o le parti malate dei polmoni, e che può sembrare paradosS<lle se t\On si ri<'ordasse cbe i pazienti respirano come i neonati, cioè senza
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aria residua e di riserva, già Forlanini ne aveva emmciata. l'importanza quando affermava. che« bisogna sopprimere la lesione che minaccia la vita senza voler tutto risolvere >>.
*** Smfisi pleuropolmonari, raccolte sacca te possono impedire il diffondersi uniforme del gas nel cavo pleurico e la compressione in t oto del polmone, si otterrà allora a seconda dei casi il pneumotorace parziale o bollare che per l'azione pleurolitica della distensione del gas, rompendosi le ader enze possono trasformarsi in totale; ma se sono diffuse è indubbio che costituiscono un gravissimo e talvolta insuperabile ostacolo alla applicabilità del pneumotorace totale, già dallo stesso Forlanini int ravist o, ed il voler con .tr,::.ft·l.·~ pressioni elevate di gas distaccarle può costituire pericolo e immediato per ~<:~~·.~~;··:> le gra.vissime e spesso mortali emorragie ed em bolle, e a distanza per l 'inse. ' menzamento pleurotuberco!l.are dal parenchiloa su cui l'aderenza s'inserisce, ', ' : che è sempre sede di focolaio caseoso o cavitario, Unven-icht, Rist, Roll~nd. ~- ~·--: .., { : { - ~' . .
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P NEUMOLISI l NTRAPLEURJCA. - La permanenza di tali aderenzr;~> ...·_:. \·/Xi olt.re ostacolare il pneumot orace totale e inibire il processo di guarigione \.', :~ ·y costituiscono un pericolo pér l'ulteriore aggravamento dell'infezione tuber\~ colare e stato generale del paziente, sia per i forti dolori che provocano nella respirazione per la tensione permanente in cui esse si trovano, sia perchè mantenendo beanti le caverne determinano reazioni pleuriche infiammatorie e successivi empiemi; fu quindi oggetto di continui studi da parte d'internisti e chirurghi il modo di neutralizzare la funesta azione di esse sia. sopprimendole, sia eliminando lo stato di tensione che impedisce il collasso polmonare. Con questi intenti sorse il metodo della « pneumolisi intrapleurica >> che in aderenze particolarmente anteriori e laterali, aderénze non ulteriormente distendibili o distaccabili dalla pressione del gas e trattenenti beanti ed attive ed emorragiche le caverne, può ritenersi un utile contributo alla ctu-a pneumotoracica. Rowsing 1913 - Jessen 1914 - tentarono la sezione delle aderenze col bisturi attraverso una piccola incisione intercostale con esito infausto, con identico risultato il Sau erbruch sostituì al bisturi il termocauterio ed il J acoboeus che ne tentò le recisi one, sotto il controllo radi.oscopico, col termocaut.erio protetto da un trequarti ed il Paternoster col resecare ampiamente una costa e quindi distaccarle colla mano introdotta nel cavo pleurico. La soluzione del problema si deve al Jacoboeus (1913), già. citato, col suo metodo di << pneumolisi a cielo coperto o toracocaustica ». Individuata la zona delle aderenze, in UJno spazio intercostale viciniore, sotto anestesia locale si introduce un trequa.rti munito di cannello con valvola che impedisce la fuoriusrita del gas precedentemente introdotto, si ritira il trequarti e lo si sostituisce con un pleuroscopio molto simile al comune cistoscopio, con esso si procede alla ispezione della cavità pleurica, riconosciute le adeTenze s'introduce in un altro spazio int-ercostale un trequarti che viene subito sostituito da una cannula nel cui interno trovasi una ansa gal vanocaustica, con e~;sa si procede alla sezione delle aderenze sotto il controllo
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diretto delle vista; naturalmente si sceglierà delle aderenze la parte fibrosa avascolare che è nel mezzo e comunque ci si terrà in vicinanza alle ·coste per evitare emorragie e causticazione del parenchima polrnonare. D Leotta agli inconvenienti determinati dal processo Jacoboeus, causticazioni, difficoltà di fare con l'ansa la sezione delle aderenze nel punto più opportuno, emorragie per recisioni di vasi delle stesse aderenze; ed embolie gassose, per lacerazioni di vene varicose che possono rimanere beanti ed aspirare il gas, facili pleuriti 50 % ed empiemi 22 %, cercò di ovviare col suo metodo di « pneumolisi a cielo aperto '' che eseguisce in anestesia generale cloroformica: pratica un'incisione intercostale estesa a tutto lo spazio; aperta la pleura J>a.tietale, con un robusto divaricatore allontana le costole e ottiene una breccia ampia che permette di dominare tutto il cavo pleurico; con forbici seziona le aderenze, fra due legature quando sono grosse, falcate o membranose ; col termocauterio, le sottili fibrose, quindi richiude la breccia con sutura pericostale e muscolare, e dopo qualche giorno pratica il pneumotorace con azoto; con questo metodo le pleuriti sarebbero più numerose 62 % ma non si avrebbero nè le emorragie, nè le embolie gassose. COLLASSO-TERAPIA EXTRA-PLEUBlOA1 TORACO·PLASTICHE O TORACO-RESEZIOl'H EXTRAPLEU&ICBE. - Tubercolosi a forma produttiva a decorso eminentemente cronico, contemporanea presenza di caverne poco attive per se stesse, ma incapaci a guarire per pareti inspessite ed impigliate nelle produzioni sclerot iche viciniori continuantesi con aderenze pleuriche che meccanicamente ne impediscono il collabimento, forme ulcerose in cui le le lesioni ulcero~e e caverne uniche o molteplici, grandi e piccole esse siano, che si presentano superficiali e vicini alla pleura con estese aderenze, e perciò molto facili a rompersi nella cavità con formazione di empiema quando vengano stirate da un pneumotorace; molteplici e fitte aderenze massime se estese in superficie e a. sede alta, capaci talvolta di elidere completamente lo spazio pleurico (obliteratio pleurae), sono lesioni tutte. che mentre rendono impossibile o imperfetto il pneumotorace, non possono d'altro lato trovare nella pneumolisi intra.pleurica, sia per l'impossibilità materiale delle lisi di esse sia per i gravissimi pericoli di diffusione d el processo e di complicanze, la loro soluzione. Alle varie toraco-resezioni coll 'asportare sia in tot o le costole o parte di esse di un emitorace spetta il compito di ottenere quel collasso polrnonare non altrimenti raggiungibile e coll'interrompere la continuità dell'aTeo toracico permetterue, coll'affondamento della parete, la compressione senza dover aggredire le aderenze. Come il grave chock cbe l'intervento determina, comporta particolari condizioni, giovine et à (15-40 anni), stato generale buono, e di integrità cardiovascolare e della funzione rena.le e intestinale, perchè il paziente possa sopportarlo, cosl. il collasso che determina, sebbene mai totale è defini ti\·o, nè comunque può es!'m·e interrotto, necessita una integrità assoluta d ell'altro polmone bene constatata da esami clinici e radiologici, altrimenti l'aumentato suo lavoro funzionale, l'attivazione dei focolai per rapida autotubercolonizzazione, per aspirazione di secreto bacillifero, ne avrebbero ben presto ragione, con esito letale per il paziente, Lo scarso numero di operati, circa duemila e l'alta percentuale
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di mortalità 30 % e di esiti nulli 10-20 % non ostante tutte le precauzioni prese, provano quanto sia limitato il numero dei malati che possono beneficiare di questo intervento che, col rimuovere il trauma respiratorio defi-
nitivamente e con esso l'ostacolo presentato dalla. rigidit.à della cassa toracica, costituisce uu metodo veramente prezioso di supplenza al pnmunotor-ace. Dei vari processi se il Brauer-Friedrick , con resezione unilaterale completa delle costole, dà una riduzione della capacità emitoracica pressochè totale, è però assai grave e per lo choc che determina e per il profondo squilibrio che impone agli organi toracici e mediastinici tanto da far dire al Bertier che ule statistiche di questa operazione sono dei necrologi n; il processo di Wilms, columnare, con resezione a colonna ant-eriore e posteriore, per cui si mobilizza un tratto di paret e toracica che poi può essere affondata e tenuta in tale posizione con appa.recclù compressivi alla Brau<'r, se è assai meno tra.umatizzante del primo riduce però la capacità toracica di assai poco e non. ha trovato applicazione. Intermedio a questi sia pel trauma sia per gli effetti compressivi è quello di Sauerbruch o di toracoplastica paravertebrale che oggi, preceduto o seguito comunemente dalla f:renico-exeresi che favorisce il collasso polmonare colla messa a riposo della base e ne fa.cilita il processo di sclerosi parenchimale, è usato dalla totalità dei chirurghi anche percbè è adattabile a qualunque toracoplastica sia totale sia parziale. Esso consiste nella resezione sottoperiostale di porzioni costali tenendosi quanto più è possibile a ridosso della colonna vertebrale; s'inizia, rispettando la XII e la XI costa perchè formano il punto di sostegno del diaframma e perchè essendo libere non ostacolano la caduta e la rotazione dell'impalcatura toracica, dalla X reseca.ndone 12 centimetri, dai 12-15 centimetri dalla IX alla V, cm. 10 della IV e III, cm. 7 della II e 3 centimetri della I. Chiave di volta di questa operazione è la resezione della I costa che permette lo spostamento e rotazione in bas~o e in dentro della gabbia toracica necessari per rendere definitiva quella riduzione della cavità t oracica che la fibrosi successiva, la scoliosi che a grado si istituisce con spostamento da trazione del mediastino, renderanno più ampia e completa. Una sutura aceuratissima con drenaggio ed una fasciatura compressiva completeranno l'atto operativo che può essere eseguit.o in aneste!<ia generale o regionale in uno o due tempi; la gravità però di esso renderanno assai prudente il chirurgo e il motto «è meglio salvare operando in due tempi che uccidere in uno >> qui ba piena ed intera la sua sanzione. Quando le lesioni, qualunque sia la loro forma anatomica, ulcerocas4!osa, cavitaria o fibrosa, sono limitate allo bo inferiore, la toroel·plastica parziale inferiore, cioè la resezione paravertebrale alla Sauerbruch delle costole dalla X alla IV, è capace di determinare quel collasso polmonare che sarà più marcato e profondo se preceduto dalla frenico- exeresi. Nelle lesioni alte del polmone senza tendenza a estendersi, la toracoplastica parziale superiore con resezione panwertebrale alla Sauerbruch d elle -prime cinque costole permetterà quella retrazione impossibile ad aversi col pneumotorace e colla '' pneumolisi extra. J)lenrica o apicolisi >> ideata da Tuffier e Ba.er collo scollare la pleura parietale dalla parete costale a livello dell'apice polmonare, previa incisione intercostale il lo, ·con
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lembo cutaneo costale il 2°, e quindi ricmpendo il cavo così ottenuto con grasso dello stesso paziente e di altro o paraffina bismutata ecc. e della quale non resta che il ricordo storico percbè abbondanata. per gli scarsi risultati che si avevano non compensanti le difficoltà. e i pericoli inerenti alla tecnica e alla interposizione di un corpo sempre ·e straneo. Duval, Quenu, Welti (1928), rendendosi conto e del grave traumatiarno e non rueno grave mutilazione che il processo Sauerbrncb éOmporta, in particolare per la sezione di numerosi muscoli e vasi, cerC'arono con altr'd. via operatoria meno lesiva di ottenere i medesimi risultati di compressione polmonare. È questa la via a<scellare che, secondo gli autori, permette di poter asportare con facilità tutte le costole, quasi in tutta la loro lunghezza, compresa la a. con un minore 8acrificio di muscoli e vasi. Colla incisione ascellare si seziona solo il m. gran dentato in una zona avascolare, essendo il taglio compiuto a livello dei suoi attacchi costali, pure avascolare è la denudazione toracica compiendosi questa nel vasto spa.zio facilmente scollabile compreso fra il m. gran dcntat.o ed il gTuppo dei muscoli perit.oracici, col notevole vantaggio di r ispettare i muscoli posteriori della scapola necessari all' ul ~eriore funzione della spalla e del braccio. La r esezione costale, fatta con uno scollaperiostio as~ai lungo a manico incurvato secondo la forma delle costole ed il costotomo, di cui il tagliente poco alto permette di lavorare sotto i muscoli è incurvato ad angolo retto sul manico, non porta che alla sezione e legatura della a. mammaria esterna. La tecnica è la seguente : l 0 Il paziente è coricato sul lato sano, un aiuto fissa il bacino, un altro tiene il braccio sollevato, e cosl la paret-e toraci<'.a si trova ampiamente espos~a fra le linee ascella.re ::mtetiore e posteriore. 2° Inci'!ione degli strati parallelamen te e in avau ti al margine anteriore del m. gran dorsale; Rcppertolo, si sezionano gli attacchi di esso sulle qua,ttro ultime costole e cosi i fasci muscolari del m. gran dentato sono messi in e videnza; superiormente l'incisione abbandona il m. gran dorsale per non aggreclire la zona vascolare. 3o I n avan ti del m . gran dorsale si vede la faccia esterna del m. gran dentato, esso si seziona in vicinanza delle sue inserzioni cost-ali e Ri rispett a. così anche la sua innervazione. D chirurgo allora. porta hJ· mano indietro, nello spazio cioè toraco-dentMo, libera la parete toracica e l'articolazione costo-trasversaria. 4 0 Una valva sospinge in avanti i m .m. pettorali, una f..econda porta in dietro la scapola ed il m. gran dentato sezionato; con la solita tecnira le costole :-;ono denudate in vicinanza dell'angolo costo-tra,sver..,ario. 5o Importante, come nel proce.<sso Bauerbruch, è la rcsezione della prima costa che però per questa via, è assa.i più facile, avendo l'avverteuza di incidere parzialmente il margine inferiore del ru. gran pettorale, una resezione compiuta all'in fuori dell':tttacco del m. scaleno ante~iore p er una. lunghezza di 4 cm. è più che sufficiente. 6° Si pone un drenaggio nello spazio celluloso c·he sepaJ'a la plenra dall e ma.'>Se muscolari; sutura del m. gran dentato e degli altri Rtrati con cura. Gli A.A. pre.'!entano le fotogra.fie di uno dei loro operati, datante da tre anni, affetto da tubercolosi polmonare,: è att ua.!mente in perfet te cond izioni, i movimenti della spalla e d el braccio sono, si può d ire,
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normali e hanno conservato tutta la loro potenza, o non astante l 'enorme resezione costale, poicbè tutte le costole furono resecate in quasi tutta la loro lunghezza, la defor mazione toracica è minima, e la, colonna vertebrale non si è incurvata. FRENICOTO.MIA (STURTZ
1911) FRENICO-EXERESI (FELIX 1922). -
Una serie di lesioni ulcero-fibrose a tipo sclerotico più che per la loro entità, quanto per la sede, base del polmone e per le aderenze che questo contrae col diafl'amma, male si prestano a trarre giovamento e dal pneumotorace che non può essere totale, e dalla tora..coresezione che dalla trazione ritrnicil e ininterrotta del diaframma sui focolai tubercolari vedrebbe in parte frustrata la sua azione. Ostacolo alla guarigione pertanto di queste lesipni è il diaframma del quale se si è discussa di recente la sua azione, da prima attribuitagli, prevalentemente respiratoria, tanto da a ssegnargli in questo campo una parte affatto secondaria, poichè anche la paralisi totale di esso non solo . compromette la vita dell'individuo, ma si limita a rendere meno ampia l'escursione marginale inferiore del polmone e del murmure vescicola.re della sua metà inferiore; gli si è invece riconosciuta più importante quella di mantenere in posto gli organi addominali e di lottare contro la pressione che essi eserciterebbero sulla base polmouare impedendo cosi la loro aspii·azioue in alto, e di facilitare per la sua tonicità e per la sua posizione l'afflusso del sangue venoso della vena cava inferiore nel cuore destro. Funzioni tutte queste che se in un individuo normale sono tali da assicurare un equilibrio armonico fra i vari organi toracici e addominali e al polmone più facile il compito del ritmo respiratorio e più favorevole il cu·colo con la deplezioue del cuore destro, in caso di lesioni tubercolari della base del polmone, queste condizioni sono di ostacolo alla loro guarigione. Lo Sturtz rendendosi conto delle irnportant.i modifìcazioni di collasso e di riposo funzionale del polmone sia pure di modico grado e parziale, che la paralisi dell'emidiaframma corrispondent-e ad esso avrebbe apportato alle lesioni tubercolari della base, sia abolendo il trauma ispiratorio colla immobilità sopravenuta, sia colla ascesa della cupola perchè aspirata dalla pressione negativa endotoracica, con susseguente detension& dell'aderenze pleuro-diaframmatiche e di minuzione della capacità del cavo plenrico e infine colla replezione del cuore destro provocante un'iperemia venosa poco favorevole all'ulteriore sviluppo del bacillo di Koch, ideò nel 1911 la frenicotornia, intervento che in alcuni casi .da solo, o a~sociato agli altri che possono cosi espletarsi, liberati dalla funzione negativa del diaframma, può portare la sua azione benefica anche in altre più diffuse e complesse lesioni polmonari. • Questo intervento, della semplice sezione del nervo frenico, se inizialmente determina la paralisi dell'emidiaframma corrispondente, in seguito col suo rigenerarsi e col permanere intatti i numerosi nervi accessori si ha il ripristino funzionale di esso, il che annulla i risultati che si erano ottenuLi col suo riposo, coll'inevitabile riaccensione dei focolai tubercolari che erano divenuti silenziosi e che riprendono la loro attività. n nervo frenico che emerge fra le apofisi trasverse delle3 3 e 4a vertebrà cervicale ha un origine assai sovente complessa, si forma ordinariament.o da una radice formata dal 40 segmento cervicale, ma ~pe~so ad es,;n se D('
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aggiungono d ue altre provenienti rispettivamente dal 3o e 5o segmento cervicale, questo comporta che la sezione del nervo deve essere fatta al di sotto della riunione eventuale di questi tre rami. Così formato discende unico, coperto dalla guaina muscolare costituita dalla aponeurosi cervicale profonda, sulla faccia anteriore del muscolo scaleno anteriore che incrocia dell'alto in basso e dal di fuori in dentro; al terzo inferiore del collo e nell'apertura superiore del torace nell'abbandonare il margine inferiore interno del muscolo per penetrare nel mediastino, il nervo frenico riceve spesso un sottile fascio nervoso discendente dell'ansa dell'ipoglosso, un filetto nervoso trasversale che proviene dal grande simpatico cervicale e un altro filetto emesso dal ganglio cervicale inferiore dello stesso nervo. Infine il nervo del m. succlavio dà un 1° ramo accessorio important-e che incrocia trasversalmente la faccia anteriore dell.o scaleno anteriore per gettarsi nel n. frenico dopo aver incrociato la vena succlavia passandole innanzi, altra volta un 20 ramo accessorio dello. ste~so nervo del succlavio puo costituire un tronco a sè che discende nel mediastino parallelamente al n. frenico col quale si anastomizza a tre cm. dal diaframma. Questi i principali rami accessori, e se i primi contribuiscono alla sensibilità della pleura, quelli provenienti dal n. succlavio sono esclusivamente motori, e bene si comprende come la semplice sezione del nervo oltre che permetterne la rigenerazione, non sopprime per quanto in basso sia fatta la sezione, quest-e anastomosi (Perret). Goetz allo scopo di ovviare a questi inconvenienti cbe c.ompromettono i risultati dell'operazione, seziona il n. frenico e facendo trazione sull 'estremo distale ricerca il n. succlavio che emerge dal margine anteriore del plesso brachiale, lo seziona, quindi dolcemente fa trazione ancora sul n. frenico sino a scoprire i filetti anastomotici provenienti dal simpatico e ganglio cervicale inferiore, li seziona e al di sotto di tutte queste anastomosi incide infine il n. frenico. Questo processo sarà radicale solo quando l'anastomosi del n. succlavio oltre che contenere realmente la totalità delle fibre accessorie si compia in alto nel collo, ma questa eventualità si è visto non è costa-nte, e questo processo si rende nullo nel caso non infrequente della indipendenza del n . accessorio e della sua anast.omosi al di sotto dell'ilo polmonare a tre cm. dal diaframma. Fischer cercò di ovviare alla detì.cenza del metodo di Goetz collo strappamento violento dell'estremo distale del n. frenico sezionato, ma se con esso si raggiunge lo scopo di asportare molto del nervo colle sue anastomosi anche profonde, i pericoli cui si va incontro gravi per la lesione dell'arteria pericardicofrenica, per l'emorragia ed ematomi intratoracici, gravissimi per la lesione della v. succlavia qna.lora l'accessorio che l'incrocia sia così robnsto da resistere ~Lllo strappamento, lo sconsigljarono e fu abbandonato. Felix (1922) propose un met.odo che è quell.o comunemente usato dalla totalità dei chirurghi, cioè la frenicoexeresi intratoracica che consiste, dopo la sezione del nervo frenico, nell'esercitare sull'estremo distale una trazione lenta, graduale progressiva in modo da asportare di nervo quanto più è possibile e con esso inevitabilmente le anastomosi anche profonde. Con questo processo si rende impossibile la rigenerazione del nervo, si sopprimono le anastomosi, e gli incidenti di lesioni vasali si riducono al mjnimo, e mai della v. succlavia, poicbè la trazione dolce, ci ren-
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derà. accorti di eventuali resistenze, e l'intervento potrà essere a seconda delle circostanze modificato nel senso che prima di proseguire, di sezionare l'accessorio del n. succlavio. Coll'exeresi del n. irenico si ha la paralisi comple~'l. dell'emidiaframma corrispondente cbe resta immobile, poichè sono da trascurarsi e i lievissimi movimenti trasmessi dall'emidiaframma opposto, e quelli provocati dall'abbassament o ed innalzamento delle costole (respiro paradosso o fenomeno di Kienboch), e successivamente per raspirazione compiuta dalla pressione negativa endotoracica a pleura integra e per la trazione esercitata dalle aderenze pleurodiaframmatiche verrà portato in alto, si avrà cosi la sua ascensione che col tempo si a{;centuerà per la diminuzione del diametro traverso dell'emitorace e per la progressiva atrofia delle sue fibre muscolari, I'endendo cosi inoltre meno valida e più lenta l'inspirazione del polmone leso il cui tessuto sarà meno traumatizzato (Morelli). ImmobiJit,à, ascesa dell'emidiaframma, prest~ione dei visceri addominali liberamente esercitantesi sulla base del polmone per la sua cessata funzione, diminuizione del diametro traverso del torace, hanno per conseguenza una messa. a riposo, una riduzione di volume e compressione sia pure parziale del polmone con relativo addensamento della sua base tanto da formare un blocco, condizioni tutte favorevoli alla retrazione cicatriziale già spontaneamente iniziatesi nelle lesioni, e al colJabimento delle zone ulcerose e cavernose e all'arresto delle eventuali emottisi. Lesioni ulcero-fibrose a tipo sclerotico localizzate alla base del pòlmone, lesioni basali con sinfisi diaframma.tiche traggono da questo intervento, intermedio per la sua azione al pneumotorace e alla t.oraeoplastica per il collasso e per la retrazione cicatriziale che determina, notevoli giovamenti se pur non si raggiunge in alcune lesioni che la guarigione sintomatica, e in altre a tendenza cicatriziale la guarigione sia assai lenta.. Bene si presta la frenico-exeresi anche nella bilateralità delle lesioni, · purchè essa sia compiuta dal lato ove il polmone abbia le indicazioni riferite a carattere più evolutivo dell'altro, cbe però questo non presenti una insufficenza respiratoria anche di minimo gradoi così pure può essere bilaterale, avendo l'avvertenza di eseguire l'operazione a distanza di 15 giorni una dall'altra in quei casi in cui da ambo i lati esistono lesioni a tipo cic-atriziale localizzate alla base ad evoluzione favorevole con stato generale buono, poco espettorato e poca febbre; Leotta. ne operò un caso con esito favorevole. La frenico-exeresi come può essere consigliata quale intervento di supplenza in tutte quelle lesioni e condizioni generali del paziente nelle quali sono impossibili e il pneumotora.ce e la toracoplastica, con risultati se pure palliativi, data la gravità di essi, non meno brillanti, cosi può essere consigliata in unione, a seconda delle circostanze, al pnenmotorace o alla toracoplastica quando queste per le forti e numerose a derenze pleurodiaframma.tiche non sarebbero in grado di espletare la loro azione, complemento inoltre e primo tempo di una tora.co:resezione potendo mettere in evidenza Io stato funzionale del polmone del Iato opposto giudicato sano. Questo intervento da alcuni considera.to al di sopra di ogni sua possibilità, tanto da volerlo sostituire al pneumotorace perchè darebbe un riposo ideale del polmone (Brunner) da altri inveee di esito nullo (Klineberger)
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CENNI SULLA Ct:R.\ CHmtmCICA DELLA TUBI::RCOLOSI, ECC.
se applicato con prudente raziocinio, per la sua azione così poco traumatizzante e che si ~;volge lentamente, in maniera quasi insensibile, dolce-
mente, è consigli.a.bile perchè può dare miglioramenti immedi.a.ti e guarigioni a distanza insperati, modificando utilmente anche lesioni diffuse in altre zone del IJOlmone purehè non molto estese e ad evoluzione favorevole, e in organi a di:>t.a.nza come la laringe (Perret) e infine non pregiudica anzi favorisce la possibilità di altri interventi più comple.~:-;i e definitivi. L'operazione che porta alla scoperta del nervo frenico, pur non volendo esagerare le difficoltà non tanto di tecnica quanto per la delicatezza della regione, è di una certa importanza e richiede da parte del chimrgo una serena, attenta e vigile osservazione, allo scopo di non perdere i n•pporti sia pure a una certa distanza che esso ha con vasi e nervi importantissimi, e di evitare spandimenti sanguigni che potrebbero far perdere la visione di questo piccolo nervo1 impedendone l'isolamento. Se l'intervento è bene condotto non si possono avere seri incidenti ; così sarà agevole evitare la vena giugulare esterna che si trova all'esterno della regione, facile invece è la lacerazione dei piccoli vasi che sono nel batuffolo adiposo e nelle eventuali linfoglandole che coprono il campo, sarà opportuno di isolarli con pinze anatomiche e spostarli senza lacerazioni; particolare attenzione si porrà nel non ledere l'arteria cervicale ascendente che fiancheggia il margine interno del n. frenico, e l'arteria cervicale trasversa che l'incrocia in avanti alquanto sopra l'inserzione inferiore del m. scaleno anteriore. Una confusione del nervo frenico col n. pneumogastrico si d eve considerarla impossibile sia pel suo maggiore volume sia percbè all'interno e sotto la vena giugulare interna, ma non sarà mai inutile ogni precauzione specie quando il n. frenico non si trova sulla faccia anteriore del m. scaleno anteriore e lo si deve cercare o più all'interno di esso o nella faccia. posteriore della sua gua.ina. La lesione della vena succlavia non si produrrà mai se si avrà cura nell'incontrare resistenza nella avulsione del nervo di non insistere nella trazione, ma con circospezione isolando il nervo di andare alla ricerca dell'accessorio e ~i sezionarlo, così pure si porrà particolare attenzione nello ispezionare i tessuti v iciniori se presentino fenomeni infiammatori cronici, in questi C<"lSi è bene non insistere in una exeresi intratoracica che può diventare pericolosa; vant<l.ggi identici e duratmi si sono ottenuti anche con una resezione po.rziale del nervo nella sua porzione cervicale, e d ei suoi accessori. I quattro pazienti che io sottoposi ad intervento di frcnico-exeresi, e per la diagnosi e l'indice di operabilità. loro ebbi prezioso aiuto clinico e radiologico da.! chi::niiisimo col. mcd. Loreto dott. Mazzett;i e dai colleghi Cogliati e Bocclletti che fìentitamente ringrazio, nù offrirono campo di esperimentare appunto q11 e:;te con:siderazioni, poichè se potei praticare una frenicoexeresi di cm. 16 (1° e~~so) con il lieve incidente di una piceola emonagia da strappamento dPi piccoli vasi che si trovavano nel batuffolo adiposo ricoprente il campo operatorio, e di cm. 43 (3° caso) senza alcun incidente, nel 2° dovetti !imitarmi alla sezione di cm. 5 di nervo che in una. trazione un po' brusca si ruppe spont.aneameute per le aderenze probabili intmtoraciche che ne ost.acolarono l"avnlsione, nel 4° infine dovetti
OENNJ: SULLA CURA CHIRURGICA DELLA TUBk:RCOLOSI, ECC.
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per le resistenze incontrate inten·ompere la trazione, isolare l' acc~ssori o del n. succlavio che trovai assai robu8to, sezionarlo, e non ostante questo con la successiva trazione non potei asportarne che un pezzo non superiore ai cm. 10. Evenienze tutte che debbono far considerare questo intervento come delicato e con nna prudenza deLla quale non aVI·emo mai a pentirc·i. Allo scopo di rendere più estetica la cicatrice rcsiduale dell'intervento alcuni hanno proposto (Leotta) nn taglio verticale lungo il margine posteriore d el m. sternocleiùomast.oidco come se si trattasRe della legatura dell'arteria vertebrale, altri con differenze appena rilevabili (Jacbia, Tosio, Perret, Piquet, Redaelli) e in 8eguito lo !)tesRo Leotta, una incisione traS>ersale di cm. 4-5 a duo centimetri al di sopra della clavicola con punto di mezzo il margine esterno del fascio clavicolare del m. sternocleidomastoideo. Nei quattro casi che · io opemi, ho voluto rendermi conto del valore anche in rapporto alla maggiore o minore visibilità nel campo operatorio dei due metodi, il verticale e lo trasversale, debbo riconoscere che pur dando ambedue un~ eguale luce, lo trasversale per la appena visibile cicatrice che può essere facilmente coperta dal colletto, da una cravatta: è quello che più mi ba soddisfatto. Poichè l'atto operativo tranne la variante della incisione cnt<"l.n~.>a fu identico in tutti e quattro i pazienti, per nou ripetermi lo descrivo qui: limit.andomi ad accennare, nell'esporre i singoli casi, quelle variazioni che ritenni opportuno apportarvi e gli incidenti occorsimi. L 'anestesia· fu · quella regionale, la profouda con soluzione di no>ocaina al 0,50 %, la superficiale e quella lungo la linea incisoria all'l %: flllO SCOpO poi di ovviare ai molesti riflessj respiratori e cardiaci denunciati da qualcuno al momento dell'avulsione del nervo e dipendenti dallo stiramento delle anastomosi frenicosimpatiche, colla stessa soluzione procedetti all'aneSteSia delle 3 6 1 4a, 53 branche Cervicali. l 0 Tempo: incisione lunga cm. 4 a cm. 2 al di sopra del marg-ine superiore della clavicola e avente il ptmt.o di mezzo nel bordo laterale esterno del fascio clavicolare del m. !lternocleidomastoideo, il taglio interesserà la pelle, il tessuto cellulare sottocutaneo ed il pellicciaio e si avrà CUI'è'l. di mett~re in evidenza tanto durante l'anestesia qu~nto in questo tempo, la vena giugulare esterna per non lederla: ~;u lla guida della incisione cutanea e sempre trasversalmente s'incide l'aponeurosi superficiale ehe forma la guaina anteriore del m. sternorleidomao;toideo di cui si metterà bene in vista il margine esterno del suo fascio clavicolare che con un diq~ri ca.tore viene spostato all'interno.
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2° Tempo: si scopre così la guaina posteriore del m. storno-c:leidomastoideo che viene incisa in sono verticale, coll'avvertenza di non portarsi troppo all'indentro per non ledere la vena g-iugulare profonda, b~l.tnf foli di grasso ed (_n-en tuali linJoglandole occupano il campo, CliSi saranno .spostati ai lati con pinze ottuse e con delicl•tezza per non lederne i piccoli vasi che con spandimenti sanguigni potrebbero di:;turbare la visibilità. si presenta allora l'aponeurosi cervic-ale media e in alto il tendine intermedio
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I,;ENNI SOt.t.A CURA Cl:llRUROlOA DELLA TUBERCOLOSI, ECC.
del m. omoioideo che si riconosce facilmente per la sua. direzione obliqua e per l'angolo ottuso rivolto in alto 3° Tempo: divaricata , previa incisione verticale l'aponeW'OSi cervicale media e spostato in alto e indietro il tendine del m. omoiodeo, fa ernia del tessuto cellulo adiposo, col dito indice si esplora la regione sino a che si sente un rilievo e una consistenza carnosa, dati dal m. scaleno anteriore allora si rimuove il tessuto cellulo grassoso procidente e lo si spo.sta ai lati, manoVTa che sarà delicata per non ledere i vasi cervicali ascendenti e trasversi che l'attraversano; la guaina anteriore del m . scaleno anteriore costituita dall'aponeurosi cervicale profonda appare e se non comunque offuscata da. sangue o frustoli di tessuto, si vedrà al di sotto di essa il nervo frenico, che ba una direzione da,ll'alto in basso e dall'infuori all'in dentro. 40 Tempo : s'incide la guaina anteriore e si isola il nervo che viene anestetizzato con qualche goccia di soluzione novocainica, si pinzetta con una Kocber e si seziona, avendo cura che l'estremo distale sia bene trattenuto dalla pinza, e su di essa con dolce e progressiva trazione verrà. arrotolato, un dolore alla spalla e qualche volta all'epigastrio ci fa avvertiti che l'avulsione del nervo procede regolarmente, un improvviso scatto che si è ottenuto il distacco in profondità.. . 5° Tempo: asportato il nervo, si toglie il divaricatore, i tessuti riprendono i loro rapporti e i piani si ricostruiscono spontaneamente senza bisogno di suture profonde, quella cutanea, con seta o grappette, ultimerà. l'operazione (Perret) . 111 Osser·v azione. - C. Antonio - '906 - R . C. legione territoriale, Trieste. Ricoverato Sanatorio militare di Anzio. D iagnosi clinica-radiologica: tubercolosi p olmonare 6bro·ca$OOSa s inistra pre· valentemente basilare con decorso febbrile (38,8-39). T osse, espettorazione abbondante bacillifera K och + + 25 maggio 1928: previa anestesia. regionale mortionovocainica. con inci· sione long itudina le di cm. 4 lungo il mar~ne esterno del fascio clavicola.re del m. stemo-cleido-mastoideo sinistro procedo alla frenico-exeresi alla Felix. Nel momento in cui di~ocio colle pinze, per sportarlo ai lati, il batuffolo adiposo che ricopre la regione, si lacerano a.lcuni vasetti che provocano Wl'emorragia che viene prontamente arrestata. asporto cm. 16 del n . frenico; tre grappette chiudono la. breve incisione cutanea. Decorso operatorio ottimo; in settima giornata si tolgono i punti, guarigione chirugica per ln, continua la. cura nel sanatorio; a 16 giorni dall'intervento l'emidiaframma corrispondente si presenta raùioì!<copicamente immobile e a.Ua radiografia è risalito di cm. 4. I risultati immediati si possono ri· tenere ottimi , diminuita la. tosr;e, l'esame microscopico ripetut.amente praticato alla distanza di un mese fu negntivo per ricomparire positivo in seguito. Succes· sivamente il 14-11-23 del giugno, 1'8-16-2:1 del luglio vennero praticati pneumo· tornei di ossigeno di cm3 300-400, l'ultimo di cm 3 500; la temperatura diminuita. oscillante M. 36,8 S. 38,2, il 23 luglio M. 3(i,4 S. 37; il peso che al suo ingresso erfl> di kg. 52 e quindi l' l giugno di kg. 48 il l luglio era awnentato di k g. 8, era cioè asceso a l(g. 56. 2"' Ossen'G.zione. - S . Carmine- '901- agente P. S ., Roma. Ricoverato R eparto infettivi il 27 april.e 1928. Diflgnosi clinica·radiologica: tubercolosi polmonare cronica. A destra velatura. piuttosto marcata apicale e sottoapioo.le, leggermente mar· cata la trama bronco-vasale. .
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CEl-"'NI SULLA CURA CHIRURGICA DEI..LA. TURERCOLOSI, ECO.
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A sinistra opa.citl. apicale con grossa areola cavernosa sott~apicale, estese aderenze pleuro-pericardo-diafra.mmatiche. Tosse, espettorato abbondante bacillifero (Koch + + ), il 18 maggio emoptoe grave, cm3 100 di sangue rutilante. 2 luglio 1928: anestesia regionale morfio-novocai.nica con incisione trasversale di cm. 4 a cm. 2 dal margine superiore della clavicola sinistra con punto di mezzo nel margine esterno dal fascio clavicolare del m. sternocleido-mastoideo procedo alla frenico-exeresi; durante la trazione del capo distale, il n. frenico per forti resistenze incontrate ,per probabili aderenze intratoraciche si ruppe spontaneamente e ne ~sso asportare solo cm. 5, sutura della cute con tre grappette. Decorso operatorio ottimo, in settima giornata tolgo i punti, guarigione chirurgica per Ia, continua la cura nel Reparto infettivi. A 21 giorni dall'intervento l'emidiaframma corrispondente ai presenta radi.oscopica.mente immobile e alla radiografia è risalito di cm 0 3 Ya· Anche in questo caso i risultati immediati si. possono ritenere ottimi, l'areola cavernosa è quasi scomparsa, la tosse diminuita l'esame microscopico dell'espettorato eseguito il 17 luglio è negativo per Koch; apiretico, condizioni gene1·ali molto migliorate, aumento di peso e di appetito, tanto che per le insistenti richieste del paziente e dei famigliari, il 25 luglio viene dimesso. 3a OssertXJZi<>ne. - D. S. Giovanni, 1885 - bfigadiere RR. CC. legione territoriale Roma. Ricoverato Reparto infettivi il 28 febbraio 1927. Diagnosi clinica-radiologica: tubercolosi polmonare fibro-ulcerosa-cronica. A destra marezzatura diffusa con numerosi gruppi di calcificazione glnndolare, a sinistra infiltrazione di tutto il lobo polmonare sinistro con caverna della grandezza di un uovo di tacchino, estese aderenze pleuroperica,rdo-diaframmatiche; tubercolosi la.ringea, tosse, espettorato abbondante bacillifero (Koch + + + + ). 2 luglio 1928: previa anestesia regionale morfionovocainica, con incisione trasversale solita, procedo alla frenico-oxeresi sinistra che avviene regolarmente e asporto cm. 43 del n. frenico (viene conservato e fotografato); t re grappette chiudono la ferita cutanea. Decorso operatorio ottimo, in settima giornata tolgo i punti, guarigione chirurgica per t o, continua la cura nel Reparto infettivi. A un mese dell' intervento I' emidia.framma corrispondente si presenta radioscopicamento immobile e alla radiografia è risalito di cm. 6. 1\fentre nelle prime settimane si ha un migliora.mente notevole sia nelle condizioni generali, apiretico, euforico, aumento di appetito, e nelle locali, tosse diminuita, espettorato bacillifero Koch +. ed anche per quanto rigUiuda la laringe, voce aumentata di tonalità e di timbro, il 30 luglio si aggrava improvvisamente, tonsille tumefatte, arrossate, dol.enti voce velata, i processi distruttivi si aggravano a sinistra ed esplodono rapidamente a destra, ed il 14 luglio decede. 4" Osservazione. - M. Bruno - agente P. S., Roma. Ricoverato Reparto infettivi il 16 luglio 1928. Diagnosi clinica-radiologica: tubercolosi polmona.re ulcero-fibrosa. A destra. velatura apicale, ombre ilari e perilari, marcati gruppi di calcificazione gla.ndola.re. A sinistra. vela.tura. apicale, zone d'ombra discontinue con gruppi di calcificazione glandolare, aderenze pleurodiaframmatiche; zone bilaterali entisematose, ripetute scarse emottisi, tosse, espettorato abbondante, badlliiero (Koch + +>· 23 luglio: previa anestesia regionale mor.fionovocainica con incisione solita trasversale sinistra procedo alla frenico-exeresi, per le forti e tenaci resistenze incontrate, ri tengo prudente non insistere nella exeresi totale intt·atoracica, ma isolato l'accessorio del n. succlavio lo recido e asporto circa cm. 10 di n. fronico, tre grappette chiudono la ferita operatoria. Decorso operatorio ottimo; in settima giornata tolgo i punti, guarigione chirurgica per l•, continua la cura nel Reparto Infettivi. A 21 giorni dall'intervento l'emidiaframma si presenta radioscopicamente pressochè immobile, qualche movimento paradosso, alla radiografia è risalito di cm. 2. Anche in quest'ultimo caso i risultati immediati flu·ono tanto notevoli, cess~one della' tosse, scarso espettorato, negativo Koch, apiressia, aumento dell'ap~tito e_del benessere generale che per insistenza della famiglia e del paziente questi vtene dimesso il 17 agosto.
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C~NI SULLA CURA ClintURCICA D~;r.t.A TUBERCOLOSI, ECC.
I quattro casi che io ho brevemente descritti si prestano ad alcune considerazioni: gli e::;iti immediati veramente notevoli che si sono ottenuti confermano il benevolo giudizio che i più autorevoli tisiologhi hanno espresso su questo intervento, sia per le lesioni classiche della base polmonare, come per quelle interessanti altre zone del polmone e di forma piì1 grave come le ulcero-fìbrose, cavitarie con emottisi ecc.; non cosi altrettanto si può dire quando esistono concomitanti lesioni di altri organi, laringe, ecc.; l'intervento sembra provocare una diffusione e riaccensione più rapida dei fenomeni distruttivi. Dimost rativa è la sa osservazione, nella quale non ostante una perfetta e totale frenico-exeresi intratoracica con ascesa dell'emidiaframma di oltre cm. 6 i fenomeni distruttivi laringei che in primo tempo subirono un miglioramento, in seguito si ebbe una rapida diffusione del processo con esito letale. La frenico exeresi si è dimostrata atta a determinare utili modifìcazioni anche generali in particolare nella funzione dell'apparato digerente, importantissima questa per pazienti che debbano essere sottoposti ad una prolungata iperalimentazione; così pure è notevole la sua. azione come favorevole a determinare un maggiore collasso polmonare mediante il pneumotorace, caratteristica la l a osservazione in cui i rifornimenti da 300 c3 iniziali alla distanza di un mese dall'intervento si potè porta.rli
a 500 c3 • Per quanto riguarda gli esiti a distanza mi 4olgo di non poter riferire perchè i pazienti, per non lodevole insistenza loro e dei famigliari, si d ovettero dimettere. Sarebbe stato interessante in particolare nei casi 2o e 4°, nei quali non si ebbe una completa e.xeresi intratoracica, il poter controllare se la paralisi dell'ernidiaframma si fosse mantenuta permanente e l'ascesa avesse progredito, ritengo però che ciò si debba avverare perchè ;;i ebbe una exeresi cervicale completa e nel 4° si potè asportru-e anche l'accessorio del n. suelavio. Fortunatamente bo pot uto osservare il 2° caso alla ·distanza di quattro mesi dall'intervento, e a tre mesi e mezzo circa dall'ultima radiografL:'\; le condizioni generali (peso kg. 60 con aumento di 8 kg.) e locali sono migliorate notevolmente, alla radioscopia l'emidiaframma sinistro si mostra. immobile e risalito, alla radiografia l'ascesa è di sei centimetri e mezzo, cioè ha progredito di altri tre centimetri. Infine non posso pronunciarmi in modo assoluto sul comportamen to della frenico-exeresi in sussidio al pneumotorace, per quanto il l o (',a,so abbia dimostrato che esso debba essere prezioso. CONCLUSIONI. Il pneumotorace totale fra gli interventi è l'unico che possa. dare la. guarigione anatomica delle lesioni e, che non compromette la funzionalità del polmone leso; elle possa essere impiegato anclle in pazienti defedati, eli different.i età e già lesi nell'altro polmone, e che in unione ai vari processi di pneumolisi, che non banno valore per sè, ma in quanto rendono possibile il pneumotorace al quale viene affidato la vera cura dell'infermo può aumentare le sue possibilità di intervento; e quando perfeziona~
l'&~:I SULLA
CURA CBIRGRGICA DELLA Tl."BERCOLOSI, ECC.
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strumentario le lisi pleuriche si potranno compiere senza complicazioni e immediate e successive sia locali sia generali, la statistica delle guarigioni definitive sarà tale da rientrare nel quadro di quelle dei comuni interventi e tale da vincere la diffidente resistenza dei pazienti. La frenico-exeresi per il suo non rilevabile traumatiismo, per la. sua azione lenta, dolce, progressiva è tale da apportare da sola a delle guarigioni sia pure anche sintomatiche e da modificare utilmente in maggiore o minor grado anche lesioni estese in altre zone del polmone che non sia la base, e associata al pneumotorace e alla toracoplastica permette loro di svolgere un'azione non altrimenti realizzabile o che sarebbe deficiente. Prezioso metodo di supplenza al pneumotorace irrealizzabile è la toracoplastica che non ostante la sua limitazione per la grave riserva della integrità dell'opposto polmone, dell'età e delle buone condizioni generali dei pazienti, ne è la risorsa estrema e se il grave choc che si provoca in questi organismi, depauperati sempre, può !asciarci dubbiosi sulla sua applicazione ricordo quanto disse il Dumarest « in tisioterapia non si ha il dh·itto di mostrarsi molto difficili e bisogna essere di fa~ile accontenta.tura ». BIBLIOGRAFIA. DURANTE·LEOTTA: Trattato di medicina operatoria.. Chirurgia. del torace. Unione
Editrice Torinese 1925, Torino. GUILLElliNET: Tecnique indica.tions, et va.leur de la tora.coplastie extra.pleura.le da.ns la. tubercolose polmona.ire et da.ns la. dilatations des Cronches. 1925, Ma.sson Pe.ri.s. A. PERRET-A. PlOUET: L'exèrèse du nerf phrénique dans le tt·aitement de la tubercolose pulmonaire. (La Presse medicale, n. 29, avril 1925, Ma:;son Paris). D. Lo BIANCO : La pt•ofilassi sociale della. tubercolosi. Sicilia Sanitaria, Anno V,
n. S, Ct!itlmift 192 6.
~- LEOTTA :
Tra.ttamento chirurgico della tubercolosi polmonare. Relazione al congresso della Società. Italiana di chirurgia, tipografia. Ma.nuzio 1926, Roma. Fa. GALDI: La cure. chirurgica della tubercolosi polmonare. Relazione al con· gresso della Società. I taliana di chirurgia, tipografia. Manuzio 1926, Roma. L . BERARD : Phrènicotomie et phrènicectomie. La pratique chi.irurgica.le illustreé, V. Paucet, fase. X, Librarie Octave Doin 1927, Paris. :\f. REDAELLI: Tre anni di osservazione, in sanatorio - Stabilimento Stucchi, Mi· !ano, 1927. F. SPECIALE : Sull'impiego della frenicectomia ne!Ja cura chirurgica. della tuber· bercolosi pollmonare. Il Policl·inico, sezion.e pratica, Anno XXXV, fase. 29, luglio 1928, Roma.. BRAUER: Chirurgia. della. tubercolosi polmonare. Not~ esplicative alla comwùcazione nella VI conferenza dell'Unione Internazionale contro la tubercolosi, 27 settembre 1928, Roma.. MORELLI : Carlo Forlanini e il pneumotorace. VI conferenza. dell'Unione Interna· 7-ione.le contro la tubercolosi, 26 settembre 1928, Roma. P. Duv..u.: La. thoracopla.<>tie extra.-pleurale par voie axillaire, tecnique opéra.toire. Journal de chirurgie, t. XX:Xll, n. 6, décembre 1928, Massoo. Paris.
CONSIDERAZIONI SOPRA 755 PERIZIE PSICHIATRICHE ESEGUITE All'OSPEDALE MILITARE PRINCIPALE DI TORINO per il prof. Anselmo Sacerdote, maggiore medico di complemento docente di medicina legale consulente psichiatra dell' Ospedale Militare principale di Torino
'
Rendo qui relazione del la,voro cbe bo compiuto nella mia qualità di specialista e, in segwto, di consulente p sichiatra all'ospedale militare principale di Torino: uffici() il primo, coperto dal1922 al1924, carica, la seconda che conservo tuttora, mentre il servizio è affidato ad un ufficiale medico effettivo (l) (2). Ma poichè la pura esposizione delle cifre non avrebbe alcuna concludenza, le accompagne,rò con alcune considerazioni a ciascuna di esse relativa, esponendo infine qualche osservazione che mi sembra scatUl'ire d all'e.<;ame complessivo dei fatti. Credo utile, a questi scopi, di far precedere alcune- tabelle contenenti queste cifre che ho voluto in testa alla presente relazione non p er lusso statistico, nè per ostentazione del lavoro compiuto, quanto per averne una base ad a,lcune considerazioni sul loro significa,t o e sul loro valore.
*** Debbo premettere che la grandissima maggioranza delle mie visite furono compiute a.mbulatoriamente, esf>c~dosi trattenuti nel reparto di osservazione dell'ospedale solamente quei casi che a mio giudizio erano di meno f<tcile diagnosi, o di più ardua ril'oluzione dal punto di vfsta medicolegale militare. Di tutti gli esaminati ho redatta una relazione il più delle volte costitwta da un breve quadro clinico su cui poggiava la proposta dei provvedimenti, ma ta.lYolta formata anche come un'ampia disamina perit ale. Cosi è avvenu to in parecchi casi nei quali l'esame p siacbiatrico costi· tuiva il fondamento destinato ad appoggiare dei provvedimenti di >aria indole, ma particolarmente importanti.
(l) Precedentemente. o cl~ dal 1913, f]Unnc\o t<>rnal dal fronte per avvloondamcnto, m1 era stata a.tndnta la direzione del reparto psichiatrico dlpendcnLe daU'ospedruo mcdesl.ruo. ed aggregato a.l manl~mlo dJ Collegno: cUrezione QUeflta che conservru lino a che fu mantenuto, in eftloienza U reparto. (2) llfi tarda., In questa occa.siooa, dJ esprimere un vt~i:>.olmo o·lngr~tamento al sigg. oolon.oe!U medlcl Rnta dott. &\bastiano, k'rnnc!tl dott. Luigi, Gillone dott. C'nrlo elle si sono suooedntl nella. direzione clell'OsJlCdnle. 1 quali hauno facilitato ln ogul modo Il nùo compito; ed a. tutti 1 oollct!'IU. ulflcla!J medici dell' ospedale e dei collegi nledicl. per l'ulto spirito di coll~aw.a c-o:n cui mi banno coadiuvato.
CONSlOERAZION"I SOPRA 755 l'ERIZIIO: P .;tl l'H IATRH'i! E , E('C
257
TABELLE NUMERICHE RIASSUNTIVE
T A BELLA N. l.
VIsite · praticate. Militari in attività. d.i servizio. . . . . . . . . . . . . . . . . .
285
Borghesi inviati dal Consiglio d i leva o dai Distretti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
28
Ex militari inviati ·dai Collegi medici di Torino, Alessandria e Savigliano per giudicarne lo s tato in rapp01-to alla liquidazione cii pensioni. . . . .
364
od alla r iammissione in servizio . . . . . . . . . . . . . . .. .
78
TOTALE \"J S ITE...
755
TABELLA
Provvedimenti proposti per l militari In attività di servizio. Riforma in casi ..... .. .. . .. .. . Idoneità al servizio ..... . ... . . . Invio a l manicomio ......... . Invio in licenza di convalescenza Altri provvedimenti . . .. . .. . . .
174 (55.5%) 80 {ZO, 5 ~ ,,) 28 {8. 9~~) 20 {6, 3° 0 ) 11 {3, 5°·0 )
Classi a cui appartenevano l militari In attlvltll di servizio esaminati. 1901 {Età. - atmi 21·22) 1902 { D • 20-21) 1903 { • 19-20)
1904 {
" -
" 1905 ( -
•
• •
N.
18-19)
18) Parenti di iscritti d.i leva TOLALB N. 2
-
r; 10""' 1Crle ui medicina ·m ilitare.
• n
• • •
9 (2, goo) 34 {10, 8~ 0 ) {)8 (31 , 3~()) 78 (21, 7~ 0 ) 56 (14, G0 0 ) 8 (2, 5o o)
313
N. 2.
258
CONSIDERAZJO)ll SOPRA i55 PERI ZIE PSICH IATRIC HE, ECC.
l lllltri
forme morbose. C01"1 cerebropatie ...... . . ...... ..... . .. . Frenastenia ........ . 1' Senza evidenti les. cerebrop ........... . · Personalità. psicopatiche . ... .... ... .. .. . \ Pazzia morale........ . . .... ... . . . .. . .. . Paranoia. e delirio. querulo... ... .. ..... . Psicodegenerazioni .. . P si cosi ca.rceraria. . ... . ..... . . . . . . . .. .. . P sicopat ie sessuali •... . . . .. ... .. ... . ..• 1 P sicosi (isterica., neurastenica., fobica, ecc.) ( Epilessi.. èssenzia le... .. ..... . .... ..... . l Altre forme........... . ........... . . . . . P sicosi epilettiche ... ) Da. trauma . ...... ... ... .... .... ......• ( Con fren.astenia . . ... .....• . . . . . .. ... .. . Stato depressivo ....... ..... .... . ..... . Stato maniaco . . ........ .. .. ........ .. . Psicosi affettiva . .. . ) P sic. maniaco-depressiva. .. ....... . . .. . . P sic. circolare..... ........ . . .. .. .. . ... . P sic. periodica . . .. ............ . .. ..... . Ebefre~a. .. .... ..... . ..... . .. . . . . .... . Demenza precoce e Cata.tolllA ..... . . ... ..... . .. . .. . ..... .. · altre schizofrenia. . Paranoide e parafrenie • .. .. .... .. .. .... P sic. eensoria o allucinatoria. ........ . . . Alteraz. secrez. in.t. Cretinismo ...... .. . Psicosi tossiche endo· Altre ........ ... ........ ... ... . · · · · . · · · gene ............ . Alterazioni ricambio........... .. .... . . . Esaurimento .. ....................... . . P sic. alcoolica. ... .. .... ..... ....... ... . Da alcoolisrno cronico ................ .. D elirium tremens . ....... ........... .. . Psicosi t·ossiche esog. Da coca.in.a. ..... ...... .. .............. . Da morfina .............. . ............ . Da pellagra .... ..... ..... .. ..... .. . .. . . 1 Altre .................... .. .......... . . Psico~i . sifiliticb e: .... . ........... . .... . Paralisi progressiva ................... . Ta.bopa.ra lisi.......... . .. .. ............ . Da encefalite epidemica. .. .. .. ......... . Psicosi infettive . . ... Da tubercolosi .. .. . .... .. . . . . ......... . Da tifo . ............... . ....... . . .. ... . Da altre infezioni . .. . .... . ....... . .... . Delirio acuto-Amenza .... . ....... .... . . Psicosi presenile . . ...... . ... ...... .. .. . ·1· .. . . . ........... . . • Ps 1c0 Bl seru 1 • . • • • • • • Melanconia. D emenza. seiuvolutiva. nil e . ..... . . . . .......... ... .
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Demenza. arteriosclerotica ... .. ... . . ... . Psicosi da encefalo- 1 Trauma · · · · · · · .'. · · · · · · · · · · · · · · · · · .... . patie organiche . . . i Tumore · · · · · · · · · · · · · · · · ' · · · · · · · · · · · · · · . Alt.re neuropatie ........ . ............. . ~on riconosciuti ammalati. ..... . ......... . .... . Simulatori . ... .... ... . ........ .. ... .. .... . ..... . Già. guariti. ...... .. ... . ..... . ....... .. ... ... .. . Neuropatici non psicopatici .... . .. .. ........ ... .
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lx lilillri •
allilari ,rm· litali ~~ llrtoza o da upenalir1
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(•) H o credutO utile di servlra:ù p er questa statistica delln T(lbella adottata dall' U fftoio statistico C('Dtralo delle malattie mentali, da non molto Isti tuito, non per altro cbe per rendere
CONSIDEAAZION1 SOPRA 755 PERIZIE PSICKBTRICHE, ECC.
259
NeQe tabelle che precedono si rilevano alcuni fatti di indole più direttamente interessante per la medicina legale militare: cosi può giudicarsi proporzionalmente abbastanza rilevante che su 313 milit.-1.ri in attività di servizio inviati per l'esame psichiatrico , 80 (ossia i120,5 %) siano stati' giudicati idonei al servizio. Questo dimostra che in molti casi i disturbi mentali che vengono supposti o constatati nei militari (e specialmente nelle giovani reclute) o sono alterazioni del tutto fuggevoli o che assumono degli aspetti che un più attento esame dimostra ingannevole. Ad ogni modo, anche per alcune ragioni che esporrò in s~.guito credo che sia un bene che in t~•li militari l'accertamento sia stato compiuto dallo specialista. Per ciò ehe rigqarda. l'eziologia, noto subito che nei miei esami ho avuta netta. l'impressione che molti turba menti mentali- specialmente quelli meno gravi - fossero stati favoriti nella loro insorgenza assai più che dal reoente ricordo degli orrori bellici, dalla forse esagerata impressione dei rigori di caserma, talora meno temperata dalla abilità e dal tatto degli istruttori. Questo rilievo Pi riferisce specialmente alle reclute, che presentarono delle sindromi confusionali lievi, che in pochi giorni di quiete e con un po' di psicoterapia si a.ttenuava.no e guarivano. In particola.r modo tale osservazione si può riferire all'arma dei carabinieri, tanto che una volta mi ritenni in dovere di far notare al direttore dell'ospedale che oltre la metà delle reclute inviate per esame psichiatrico nelle accennate condizioni era appunto costituita da a.Uievi carabiilieri; il che può dipendere da una più vigile selezione, ma anche si può spiegare col maggior rigore disciplinare che è richiesto nell'Arma. Meno influent4:1 sopra l'insorgenza delle psicosi osservate mi è risultato essere il fa.Uore ereditario, se si voglia. eRcludere l'a.lcoolismo; nei miei e.c;ami non apparve infatti sensibilmente forte il numero dei malati provenienti da famiglie manifestamente tarat e. È però a notare che la nostra indagine anamnestica è particolarmente difficile nell'ambiente militare, perchè l'ammalato di mente o non sa o non può riferire le notizie che riguardano la sua famiglia; e manca, speciahoente per gli uomini di truppa, al medico militare la pos::;ibilità o almeno la facilità di interrogare i parenti; nè la raccolta di dati così delicati e talvolta di oosì difficile esplorazione è sompre conclusiva quando viene fatta per mezzo dei carabinieri che non ne hanno la capacità o il mezzo, quando non tratta.sì di fa,tti risaputi o grossolanamente evidenti. Ho già espre.<.lsa la mia impressiono sul fatto che l'eco dei fa,tti bellici, allora ancora recenti, non avesse agito come causa determinante prevalente nell'insorgenza d elle psicosi nei milito.ri venuti a lle armi od ancora. sotto le armi. Ben diverse furono infatti le manifestazioni che avevamo constatate al fronte, e quelle che ebbi campo di osservare durante ed immediatamente dopo la guerra nel reparto psichiatrico che dirigevo! E se ancora figurano nella mia statistica in numero assai rilevante l'isteria e la neurale oltre da m e espo~te eventu almente confrontabili con oltre rnccolto da tnlo utnclo. Con ciel intendo di fare ogut riser va sul modo como le forme morbo.;o utentn U sono qui vi raccolte ne i ,.ari gruppi e nello vru-le ovoch; ma lu tema. eU 8tntlst icbe di queste malattie sono tn ll e t.ante le tendenze (che non è qul luogo di esaminare) cbe, oucbo a co~to di un qunlcbe sa.crHlzio deU e proprie Idee, llli par che con>cngn adottare queUa nomcnclntu.ro. e quel roggru.ppilmentl che formeranno la base dl valutazioni generali. ,
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CONSIDERAZIONI SOPRA 755 P ERIZm PSICHIATRI CHE, F.Ct'.
stenia in co"nfronto delle alt re forme, conviene non dimenticare per un lato l'aumento di queste forme che in tutta la popolazione viene segnalato unanimamente; per un altro verso che alla guerra sono successi fermenti politici tali d a potersi considerare cause proporzionate a simili tur bamenti mentali; tanto più che fra gli uomini di truppa erano molti elementi e:he appartenevano appunto alle chwsi della. popolazione più tormentate da quelle lotte. Meno ancora che psicologicamente mi è risultato che il precedente ~tato d i guerra abbia agito, quale causa. degli insorti turbamenti mentali, in rapporto a privazioni alimentarie, o a.d eccessivo d i.<:pendio di energia fi. sica; nè ciò, p er vero, era da attendersi sia p ercbè le nostre popolazioni non furon o mai esposte, neppure nel periodo di massime limitazioni, a soffrire di fame, sia perchè le p sicosi da farne - da noi fortunatamente, come dico, sempre ignorate - non insorgono che quando la carenza di alimenti raggiunge delle proporzioni molto rilevanti. E que.~ta mancata causa è tanto più facilmente spil."gabile quando si pensi che la maggioranza delle truppe proviene da lle popolazioni rurali. Un altro fattore eziologico doveva CS.'ìere considerato nella epidemia influenzale dell918 -19. Questa. causa può infatti aver avuta qualche parte nel costituire una predisposizione all'esplodere dello stato maniaco nei casi (13) che abbiamo osservati, o anche in quelli (12) a. tinta d epressiva. Noto però eme il numero di queste malattie verificatesi in due anni non è così. rilevante, in proporzione della grande estensione e gravità. .di quella epidemia, da poterei consentire di collegare con certezza i d ue fatti. Questa r iserva è tanto più doverosa trattandosi di ammalati nei quali, come ho detto, è ben difficile e poco concludente la raccolta. dell'anamnesi. Esaminerò ora, commentando brevemente, le forme morbose osservate. .A) MILITARI Il'\ SERVIZIO.
Il numero dei frenastenici (43, pari al 10,5 % dei nùlitari esaminati) provenienti in gran parte dai Consigli di leva., mi sembra abbastanza rile· vante, dato anche il primo vaglio che evita l 'invio all'Ospedale militare d i molte reclute nelle quali certe stimmate soma.tiche, che così soventi si presentano in simili stati degenerativi, e certi difetti fisici sono causa per sè stessi di riforma . Certo che lo psichiatra. mi! i tare si trova, d i fronte ai meno gravi di questi casi, in una certa pe.rplesRità, dovendo giudicare in simili elementi, più ancora. che delle condizioni presenti, della capacità. ad un perfezionamento utile p er il servizio. Abbiamo infatti veduto al fronte che molti soldati veramente arretrati nello sviluppo mentale erano utilizzati beni.'>simo e rendevano dei preziosi servizi, meglio forse di altri più intelligenti; non altrimenti di quanto avviene nei nostri manicomi dove molte mansioni fra le più umili e ruateri•~li v engono affidate a certi dementi, imbecilli, cretinosi, e d etìcienti. :Ma anche qui la utilizzazione di simili elementi dipend e in :parte dalla capacità di chi li istruisce e comanda, ed in parte dalle necessità contingenti; per cui è a ritenere che, in tempo di pace, il criterio più sano sia. di mandare all'istruzione militare uomini fisicamente e p sichicn,rnente val idi, da i qu:l li si possa ricbiPdPre di imp<\rare e di agire.
CUNSlDERAZlONJ SOPRA
755 PERlZlf: PSIC I:II.\'l'RlCHJ::, El.:C .
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Gli elementi dì intelligenza. troppo scadente non sono in questa., come in ogni altra scuola, che d' inciampo: senza tener conto del pericolo, previsto dallo stesso regolamento, che essi costituiscono, per essere facile oggetto di dileggio e di sfruttamento per parte dei commilitoni. All'incirca un altro 10 % dei militari in servizio esaminati era rappresentato da personalità psic&patliche e da pazzi 1norali; e raccolgo insieme queste due entità nosologiche specialmente perchè ho considerate come personalità psicopatiche quelle nelle quali, più che altro erano prevalenti le note degenerative nel campo morale, anche se il loro passato non sempre recava delle macchie (1). Ora a me pare che questa cifra, ragguagliata alla forza assunta alle armi in due anni, non possa ritenersi molto elevata; tanto più che simili elementi sono così poco desiderati, e si rivelano cosl precocemente nella convivenza della caserma, che si può ritenere che la quasi totalità. sia stata inviata in esame. Ma il numero, per quanto scarso di costoro può riuscil·e funesto nei reggilnenti; perciò anche a questo proposito lo psichiatra militare si trova a dover risolvere un problema arduo. Durante la gueiTa si è dibattuta vivacemente la questione del valore terapeutico del servizio militare in guerra sopra silnili elementi, e molte argoment.'\Zioni furono esposte che fecero aprire molte celle delle carceri, e fecero di molti ospiti del domicilio coatto dei soldati. Non intendo rientrare in questa discussione; ma, avendo vi'>suta la vita del fronte, ho netta la sensazione che anche là questi elementi portassero più danno che vantaggio: meglio, a mio avviso, un uomo di meno, che un elemento disgregatore di più. E ciò anche se, come dicevano i sostenitori della convenienza di utilizzarli, in qualche raro, rarissimo caso, la loro primitiva infrenabile tendenza alle azioni violente vi poteva. essere utilmente sfruttata (2). Tralasciando perciò
di parlare dell'arruolamento di costoro in guerra, quando le trincee affamate d 'uomini, potevano far appru:ire tale provvedimento giustificato, sussiste la stessa opportunità. in tempo di pace t In altri termini, se lo psichiatra Inilitare propone e consiglia di introdurre nelle fila dell'Esercito questi individui, moralmente ta.rati, compie un'opera socialmente proficua tentandone l'emendamento attraverso quella scuola, o non piuttosto compie un'opera inopportuna introducendo fra elementi sani costoro, che potrebbero crearsi attorno una pericolosa zona di contagio morale t Nel decidere una simile questione è da tener gran conto non meno del passato dei singoli individui, da cui si desume la loro maggiore o minore proclività alle azioni antisociali, che del campo nel quale essi si manifestano moralmente meno evoluti. Perciò son questi i casi nei quali conviene procacciarsi ogni dato (l) Ho anche Illustrato nn caso di questo genere (V. SACERDOTE, Sinnolare ta.tuauuio di un cri-
ArcbiYio dJ plilcWatrla. dJ medicina. legale o di antropol. crlmlnale. vol. XLVJ, 1925) cho rl· g-uardo. appunto un m!Uta.re dal tipo cllllll'lco criminale, cbe pure non 1weva. fluo allora. commesso alcun reato. (2) Non bo notizia cbo durante la. guerra. si sleno, a.ll:neno parzialmente, attuate lo proposte della Commis6lone saoltnr!a. centrale della. Z. di G. che formarono Olll!'ctto di una. relal<lone spoolale rtguardante gli psicopatici; relazione di ouJ cita \a conclusione Il colonnello medico P. Consiglio, che ne tu redattore, nella. suo. comunlca.zlone al XVI Congresso della. Società F'ren. Italiana. <Roma, 1923) Intitolata: • CoTM ci si difende dauli anormali e dai <lcoenerati nell' /•:serri/o, e loro •lliliz:a.--io•te i n(Jrurra •· :!t certo però che presso le truppe operanti In 1\Ia.cedoru&, dove lo bo prestato servizio, nulla eraai !atto nel senso di applicare, sia pnrc In modo ridotto, le citate proposte; per ouJ le mio Jm pre8!!lonl rel&tl..-e alla guerra. al rUerlscono n quanto appunto ho patuto colil constatare . tnìiiCJÙ'.
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262
CONSIDr.RAZIONI SOPRA 755 PERlZtF. PSfCHIATRICHE, ECC.
anamnestico, tentando di riuscire a formarsi un concetto il più possibile oompleto della vita anteatta; e sebbene il dire questo possa apparire una superfluità, mi pare conveniente di insistervi, sopratutto per evitare che informazioni monche, e spesso anche tardive, riescano insufficienti allo scopo. Specialmente nei casi in cui si suppone che la recluta abbia un passato criminale trovo che sarebbe utile almeno la richiesta del certificato penale, che può rappresentare un ottimo elemento di giudizio. Certo che non sempre la natura dei reati compiuti, e neppure il loro numero, sono sufficienti a dimostrare l'inemendabilità: ma quando Ùua. minuziosa indagine metta in luce i rapporti esistenti tra i rea,ti consumati e le qualità del soggetto, il giudizio complessivo ha maggiori probabilità di essere esatto (1). Neppure, per contro, deve ritenersi sufficiente per giudicare idonei al servizio militare questi psicodegenemti, che taluno si presentasse col certificato p enale, come suo l dirsi, negativo (2): si_a perchè ciiò può dipendere da precedenti favorevoli condizioni ambientali, sia perchè conviene tener conto appunto del fatto che uno degli stimoli a reazioni improprie è sp esso costituito in costoro d alla mal tollerata coercizione della disciplina. Nè io credo sia a temere che l'applicazione rigorosa di simili principi possa far si che, per la sp eranza di sottrarsi al servizio militare, talun.o pensi a macchiarsi di numerose condanne: il che, so avvenisse, sarebbe pme indice di una mentalità degenerat.'\. In complesso, conformemente a queste idee, mi sono sempre attenuto nelle mie proposte ad un concetto piuttosto rcstrittivo pensando appunto che, in t empo di pace, non fosse conveniente introdurre n ell'esercito elemt>nti che ben difficilmente avrebbero riportati vantaggi dalla disciplina militare, mentre assai probabilmente invece sarebbero risultati di danno e di pericolo (3). La classificazione statistica che ho scelta (per le ragioni esposte nella nota apposta alla tabella n. 4 aceomuna in una sola voce le psicosi isteric.aneurastenica-fobica ecc., e perciò ho raccolti in una sola cifra (57, pari al 18,2 % del totale) i casi di questo genere, da me osservati. 'Ma debbo, a questo riguardo, esporre due o11servazioni: la prima che, almeno in rapporto ai casi di cui rendo qui relazione, non sempre si trattava di sindromi gravi o gravissime, per le quali è uso di riservare la locuzione psicosi; la seconda che (ricordando qui ciò che ho detto a proposito dei criteri che hanno presieduto alla compilazione di queste tabelle), si sono presentati al mio esame 19 forme prevalentemente ist-eriche e 38 nemastenicbe. La (l) Sarehho o. questo pr oposito a._qga~ Istruttivo. uno. statlstJc·a dct mlllltarl che furono oggetto di prooessl penali durante la guerra. e d1 quelli deferiti al tribunali mUltar! in tempo di paec, per con· sta.tare non solo 11 numero d1 essi oho erano preglndl<:atl priul.a dell' nrruolaruento, ma anche la
specie di reatJ cbe avevano coil81lJll&t!. (2) Alloho .uol progetto d1 un nuovo codloe penate doli ' on. Roooo è prospettata la figura del ckfinQ't«:nlc per t~ndenza o nel suoi con!rontl vengono disposte tnlsure r:igoroslssiu1e per la difesa sociale: sarebbe contraddltorlo dllendcre la società clvilo e non nltrett~nto la società militare ! (3) É ben evidente che questi couoett! colli.uumo perfettamente con quelli espressi dtl.l tenente colonnello medico C'.onslgllo neiJa comunicazione oltata, e nell'altro cspost.:. allo stesso Congresso ( • La mt:di.."ina militar-.,.,: iltloi rapporti <'O~> le dotlrim'. lombrol<iane •): oonoettl nel Q.uaU paro n me che si rlas8tlll:II\DO quelli che 11 medesimo A. ba màulrestatl In altri numeroai lavori. Senonchè non avendo ancora avuta applicazione pratica. neli' esercft.o molte proposte organl.zza.tive rclath-e al ratti d1 cul o1 stiamo occupando, è ben naturale cho nelle mio osservazioni lo non nùbla potuto tonor oonto se non deU 'ordinamento attualmente esistente, ben lloto se esse potessero concorrere ooo un pure modcstis;>iH\O IUipulso nf llligliornmcnti fl'h\ cosi auLorc.-oùneute nusplcatl.
CONSIDERAZIONI SOPRA 755 l'ERIZIE P.' llC H lATRlOBE. ECC.
263
maggio.r parte delle forme neurasteniche appartenevano a militari delle classi più anziane, ed erano rappresent.at~ quasi tutte da reduci di guerra, ~ncora in servizio. Dei rimanenti neurastenici pressochè tutti provenivano da popolazione urbana e da famiglie della media o alta borghesia. Le forme isteriche, dalla meno alla più grave, furono osservate nelle reclute o nei militari da poco tempo in servizio, e l'insorgenza della D'UI.lattia rimontava ad un'epoca anteriore all'arruolamento. Quasi tutti questi isterici provevenivano da famiglie tarate in vario senso, e specialmente da genitori alcoolisti. Gli epilettici esaminati furono 53 {16,9 % del totale). Questi ammalati sono, come si sa, uno dei più tormentosi problemi per il medico militare. Le frequenti simulazioni di accessi più o meno convulsi vi giustificano ampiamente le norme dei regolamenti che disciplinano questa materia. D 'altra parte è sufficiente una certa pratica di questi ammalati per sapere quanto sieno numerosi quelli, tra essi, che pur essendo effettivamente epilettici o non presentano una forma con accessi convulsivi, o pur avendo in passato sofferto di accessi, nella quiete della vita ospedaliera ed anche di quella igienica, · metodica e poco faticosa del reggimento, non ne presentano più; per cui ben difficilmente può avvenire l'accertamento dell'accesso per parte d i un ufficiale medico in un ospedale militare, come è prescrit to dal regolamento. Questa nonna reca, a mio modesto avviso, il pericolo grave di mantenere fra i militari quelli, fra i malati di epilessia, che sono forse i più temibili: i malati cioè che non s'impongono con la evidenza di un accessq con.rulsivante, ma. che hanno o degli equivalenti psichici, o un temperamento epilettico. Costoro possono sfuggire facilmente all'osservazione, che è sempre mediat a, del medico di reggimento, e vengono in genere misr.onosciuti dai superiori non medici essendo la diagnosi in questi casi ostacolata non soltanto dalla mancanza di competenza tecnica, ma anche dalla apparente tenuità. dei sintomi e dalla facilità di confondere il temperamento epi- . lettico col cattivo carattere. Ora non è medico che non apprezzi l'importanza di questi fatti. E sistono dei mezzi per riparare a · quest'o pericolo, senza incorrere nella possibilità di facilitare nei loro tentativi i simulatorit Non spett.a a me di formulare proposte: ma ritengo tuttavia che il problema meriti un attento esame, e debba da esso sca turire, per rispetto agli epilettici o supposti tali, un qualche sistema di accertamento diverso da quello attuale. Cosi come sono disposte ora le cose, mi si consenta di affermarlo, se men facile riesce l'inganno al simula.tore, pressocbè impossibile torna per contro il preservare l'Esercito dal pericolo sensibilmente grave che vi possono rappresentare gli epilettici senza convulsioni, o senza quelle convulsioni cosi classiche e cosi complete nei loro sintomi, quali debbono essere secondo l'elenco delle infermità, per dar luogo alla riforma. Dei militari esaminati 29 (9,1 %) erano affetti da ps·ioosi a.ffettive , in· sorte generalmente nei primi mesi di servizio; e non meraviglia che, in individui predisposti, il radieale mutamento di vita abbia costituito una causa 'occasionale determinante la insorgenza di una malattia mentale. Anche in questo campo la vita militare funziona da sensibilizzatore e, che rivela le debolezze psichiche latent i. Intorno alle schizofrenie si è tanto scritto durante la guerra dagli psichiatri di tutte le nazioni belligeranti, che i pochi casi da me osservati
24)4
t:ONSLOERAZIO.sl SOPRA 755 l'.ERIZIE l'SlOfiiA'l'RfCHE, ECC.
(15-4,7 %) non possono fornire elemento ad utili osservazioni. ~otp solamente che il numero di qt,testa stessa categoria. di psicopatici osservati fra
gli ex militari non apparirebbe sensibilmente superiore a. quello riscontrato nei militari in attività di servizio: 6,4 % d ei primi, contro 4, 7 % di questi 11ltimi. Ma conv iene tener conto che mentre dei primi non ho veduto che i casi gia dimessi dai Manicomi, o che non vi erano mai st;ati ricoverati, senza avere notizia di quelli ancora degenti nei vari ospedali psichiatrici, gli altri, ammalati in servizio, o present.atisi alla chiamata alle armi già infermi, vennero tutti da me osservati. Per cui il raffronto delle cifre non può essere affatto conclusivo. Pochi sono stati i casi di psioosi tossiche endogene: ed i 7 affetti da cretinesvmo provenivano tutti dalle zone montane del Piemonte, donde ancora questa malattia non è stata del tutto sradicata. I 5 casi di p sico~i alcoolica furono osservati .in militari anziani. Pochi in via assoluta; ma è stata per me causa di doloroso stupore il notare che anche questi pochi fossero stati mantenuti in servizio fino a quando le loro condizioni erano divenute del tutto intollerabili e repugnanti ed avevano raggiun to il grado di vere e proprie psicosi; mentre certamente da parecchi anni e:ssi davano un pes'simo esempio ai giovani commilitoni. Non mi pare che siano questi i casi in cui le disposizioni regolamentari dallo psichiatra militare si debbano applicare con indtùgenza. I 2 cocainomani erano ufficiali: ed è con compiacenza che sottolineo questa cifra cosi esigua, pensando all'inquinamento che altrove ha portato tale tossicomania. Searse di numero furono anche le psicosi infetti·ve; ed un solo caso mi si presentò di psicosi presenile. A completamento della statistica olt re alle<< voci »della scheda ufficiale dell'ufficio statistico ho creduto u tile, ai nostri scopi, d 'indicare i militari: a) 1wn riconosciuti ammalati. Essi furono 43 (10,5 % Numero questo forse anche troppo esiguo in questo senso; che l'esame psichiatrico richiedendo un.:'\ tecnica specialistica ed w1a particolare esperienza dovrebbe essere praticato in un gran numero di casi, quando al medico reggimentale anche solo si affacci il sospetto che il militare vi debba essere sottoposto. Solo cosl lo psichiatra dei militari potrebbe compiere opera verament~ utile essendo in grado di esprimere un giudizio precoce: e se anche gli accadesse di trovare che un gran numero di coloro che gli sono stati inviati possono ritornare in servizio, non è men vero che molte volte potrebbe segnalare ai comandi alcune loro manchevolezze, od alcune attitudini, cbe - nella lodevole tendenza attuale della Pedagogia militare ad individualizzare il trattamento degli uomini in servizio - potrebbero venire considerat(l sia per evitare dei danni, sia per conseguire dei vantaggii. b} I simulatori accertati furono 8 (2,5 %): e di nuovo qui.1ni occorse di osservare, come durante la guerra, che molto, troppo, si era esagerato intorno al problema della simulazione delle malattie mentali nell'Esercito. Esagerato in due sensi: ìl primo nell'indurre l'impressione che un gran numero dei malati di mente fossero simula tori; il secondo che codesti simulatori avessero d elle abilità e delle raflìnatczze così perspicue da rendere il piìt delle volte grave ed anche vano il compito dei medici. Ora, nel grande numero di militari psicopatici e non psicopatici che ho e:;aminati al fronte
CONSID"ERAZIONI SOPR.-\ 755 PERIZIE PSICHaTRICHE, ECC.
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prima, e poscia nel Reparto psichiatrico che ho diretto, bo potut,o constatare che il più delle volte questa·simulazione ::;i riduceva ad un'ingenua, puerile inscena.tura che non aVTebbe tratto in inganno neppure un infermiere, e che arolhwa col soffio di una risata. Dei casi più gmvi occorre distinguere due classi: la più numerosa costituita da elementi psicopatici, nei quali il fatto della simula.zione era esso stesso esponente non dubbio di malattia mentale, tanto che molti rinviati in servizio o denunciati come simnlatori, presto 'tornavano con qualche psicosi ben conclamata; l'altra composta di un numero assai esiguo in cui si poteva parlare di simulazione nel vero significato della parola, e che han dato non poco .filo da torcere nei reparti psichiatrici e nelle aule della Giustizia militare. Ora lo smascheramento di tutti costoro è solo possibile ad una condizione: che non solamente essi sieno sottoposti all'esame di un.o psichiatra che abbia familiari tutti gli atteggiamenti degli psicopatici e che può perciò sorprend ere ed insospettirsi degli inevitabili errori del simulatore, ma anche che essi sieno ~ottoposti ad osservazione in ospedali dove il personale sia addestrato a sorvegliare questi ammalati (1). Senza ciò saranno sempre facili i più grossolani errori di diagnosi: c) alcuni militari {5) furono inviati al mio esame che erano già guariti del fatto mentale precedentemen te svoltosi. L'apprezzamento della guarigione dei malati di mente è delic.:'lotissimo. Generalmente, e non soltanto nei militari, questi psicopatici u guariti » riguardano casi di intossicazione alcoolica a cuta, che ba prodotta. una sintoma.tologia più del solito tumultuosa. ed impressionante; svanita l'azione dell'alcool, l'individuo più o meno rapidamente guarisce. Ma non è sempre detto che queste forme convulsivanti o deliranti con oscuramento della coscienza sieno effettivamente di origine alcoolica se anche, specialmente pei profani, ne banno l'apparenza. E qui posso non solo richiamare quanto bo già e$posto relativamente agli epilettici, ma anche ricordare un caso che ba formato oggetto di una relazione peritale speciale (2): Si trattava di un carabiniere che venne sorpreso a commettere stranezze, p erqtùsendo senza alcuna ragione i u borghèsi », mentre si trovava in un caffè situato nella piazza stessa della sua. caserma, Fu considerato un po' alticcio, ma ragionava benissimo e pe.r suaso a mettersi a letto : il che però non avvem1e ohe me· diant~ un po' di energia per parte del brigadiere capo-camerata, perchè desiste.<>se dal disturbare i compagni. Nella notte e dopo parecchie ore di sonno il carabiniere si alza, si arma della rivoltella d'ordinanza e fatto l'atto di carical'la, senza effettivamente caricarla, si avanza. pw1taodo verso il brigadiere. Lo scatto pro· dotto dal tentativo di caricare l'anna tw eva però svegliati i compagni, che lo disarmarono. L'impressione generale di quanti assistettero alla scenft fu che quest'uomo ave•se agito senza sapere quello che si jace88e e che questo stato fos.->e determinato dall'azione del vino ingerito la sera prima. Fu p ertant <> . inviato al(l) ~n sembra cbe rosse stato u.oa volta proposto di costltuù-e tm corpo di lnfetmierl mllltari per evitare che l'ignoranza del personale che ass!ste gll ammruati pot<'88e rlu.sclro a <tuestl di danno e di pericolo. Pi!l che mal opportuno sarebbe di risolvere In questo scuso Il problema per ciò cho rl· guarda n reparto di osservazione degU pstcopatlcl, essendo appuoto prezioso per n modico che deve esprimere un glodJz:lo, di ricevere da un personale a ciò addestrato e dJ levatura sufficiente la relazione di quanto è avvenuto in sua assenza. Sappia.mo che nel manicomi molti fatti si avverano soltanto quando n medico non ò presente e sappiamo puro oho l simulatorl nllentn.no U proprio l!'io· eo solamente quando credono di essere meno . rigorosamente o meno competentemente sorvflQ'Iiatl.
I • piantoni • attuali sono evidentemente .lnsullloleoti per un compito cosi delicato e puro cosi OSIIenziale. (2) SACERDOTE. - SuUe causali pslohlche di un'azione compiuta nel eonno. ArchiL'ill di Psichia· trl<J, Medicina leqale e A11fropolouia criminale. vol. XLIV, 19~~-
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CON'SIDERA.ZIONI S OPRA 755 l'I·:RIZIE PSICBIA.TRIOHE, ECC.
l'ospedale solo per giudica-re di quanto appunto durante quella sera era a.vve· nuto. Ora le mie indagini hanno messo in chiaro che la quantità di vino bevuto (mezzo litro in tre persone) era s tata a.'lsolutamente insufficiente per produrre tutto quel turbamento psichico, il quale doveva interpretarsi in tutt'altro modo. Sta però che in rapporto all'impressione che il carabiniere fosse quella sera mezzo ubbriaco, tutto il rimanente veniva spie~ato come effetto dell'ubbriacbezza, ed . il successivo pieno benessere, come guarigione dell'intossicazione medesima, men· tre in questo caso il vino non aveva avuta. alcuna colpa.
Anche questo militare era dunque « guarito ))' ma. ciò malgrado 'la sua costituzione mentale si era dimostrata tale da consigliarne la riforma. Per queste r~oni, ed in vi&ta di simili casi, ritengo che dovrebbe essere prescritto che qualunque militare abbia. presentata una qualsivoglia e sia pure transitoria alterazione di mente, anche se attribuita al fattore alcoolico, non debba essere riammesso in servizio se non dopo aver subito un esame psichiatrico. B) EX J\ifl.,ITARI E MILITARI PltOVENfENTI DALLA LICENZA, ASPETTATIVA, ECC.
Più breve, anche perchè l'interesse di queste osservazioni è venuto sce-
mando coll'allontanarci dalla guerra, sarà la rassegna dei casi osservati in questa categoria di persone. Di esse la grandissima maggioranza (364) era costituita da ex militari inviati ai collegi medici di Torino, Alessandria e Savigliano, per l'assegnazione ad una categoria di pensione oppure per la visita necessaria per giudi· care intorno a precedenti pensioni temporanee: nei casi di competenza psichiatrica tutti costoro venivano mandlati al mio esame. I rimanenti (78) furono esaminati per giudicare circa la :riammissione in servizio allo spirare di una licenza di convalescenza o di un'aspettativa accordata per malattia mentale. Naturalmente, in rapporto allo scopo per cui queste persone venivano esaminate, il giudizio rifletteva essenzialmente le loro condizioni al momento della visita sia in via assoluta che in relazione collo .stato precedel1te, quale risultava dai verbali delle visite già subìte. Perciò riferisco quale fu l'esito dei miei esami, in rapporto a tale criterio, nella seguente : TABELLA
p er lo pens!oul
Militari provenlontt da. licenza d l con •·aleecen za o da. aspf.lttat l..-a.
26 34
25 23
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Ex olllltarl Inviati
Furono giudicati guariti. N. n migliorati. .............. stazionari » • agg ravati._ . .. ...... . . . . "• •l • simulatori .............. • • Non furono riconosciuti ammalati. ...... . • . o
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CONSIDER.~ZIO~'l SOPRA 755 PERIZIE PSICHIATRICHE, ECC.
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n compito di esprimere questi giudizi" era quanto mai delicato e talora anche molto difficile. Delicato per il senso di' rigorosa giustizia che doveva ispirarci di fronte a cittadini che avevano avute compromesse le loro facoltà. mentali per causa del servizio prestato in guerra, ed ai quali era supremamente doveroso di non togliere nulla. di quanto la legge loro accordava; delicato, per contro, per non espoiTe l'erario a corrispondere indennità non dovute, o non più dovnt~ nella misura precedentemente fissata. Ed anche arduo perchè trattandosi di una questione economica molte persone ci si presentavano preparate a «subire l'esame,, talvolta istruite, soventi esageratrici, sempre tenaci a difendere i proprii veri o supposti diritti. La difficoltà. era poi accresciuta dal fatto che le visite erano quasi sempre solamente ambulatorie, nè si poteva con facilità ottenere che costoro ri-
manessero in osservazione all'ospedale, se non in easi eccezionalmente dubbi. D'altra parte l'osservazione psichiatrica in ospedale non è fruttifera se il personale degli infermieri non è pratico di questi ammalati; per èui era inutile far soffermare queste persone all'ospedale militare dove l'osservazione praticata dai piantoni non aveva alcun valore nè positivo nè negativo: e non si poteva d'altra parte obbligare nessuno a ricoverarsi1 sia pure temporaneamente, al manicomio per intuitive ragioni sentimentali· ed anche legali. Cercando pertanto di temperare i danni di queste condizioni con esami anche più accurati, ed investendomi dell'importanza del mio compito, ho sempre proc<>Aluto con ogni cautela ed ho in ogni caso esposto i risultati clinici in modo tale che le commissioni potessero averne un fondamento ben motivato per la loro doterminazione. N è mi Pisulta. che le Commissioni superiori alle quali, molto raramente, fu fatto ricorso, abbiano modificato il mio giudizio clinico conclusivo: il che costituisce per me una ben legittima causa di compiacenza. Poche parole relativamente alle forme morbose osservate in questa categoria. Furono 21 i j1·enastenici; anche troppi, se si considera che essi hanno • potuto prestare servizio durante la guerra, riuscendo talora, bisogna riconoscerlo, anche di qualche utilità; ma reclamanti in seguito una pensione per tale infermità certamente precedente alla loro chiamata alle armi, e non suscettibile di essersi aggravata per causa del servizio. Poche personalità pBicopaUche (7). Dei paranoici (13) esaminati nessuno portava, nella forma del delirio, un riflesso dei fatti bellici. Il che era invece pressochè costante e ben e,-i. dente nei numerosi (87) isterici e neu1·astenici: questi ultimi si so n~ presentati con una grande uniformità. di sintomi dal punto di vista qualitativo: quasi tutti risentivano del trauma bellico e del disagio postbellico con una impressionante emotività. Moltissimi erano stazionari da alcuni anni, alcuni un pò migliorati, parecchi peggiorati. In grande maggioranza appartenevano alla popolazione più intellettuale; però i pochi neurastenici che provenivano dal oeto operaio (urbano e campestre) erano certamente fra i più gravi, e per essi il pronostico doveva mantenersi assai riservato. Gli ebefrenici. furono relativamente più numerosi in questa. catogoria che fra i militari in servizio esaminati; e ci6 si comprende, dato che questi ex militari provenivano da un gra.n numero di classi. Si può anzi affermare
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CONSIDERAZIONI SOPRA 755, PERIZIE PSICHIATRICHE, ECC.
che in confronto dei n1liilerosissimi dementi precoci ricoverati nei manicomi durante la guerra, ed all'epoca dei miei esami ancora degenti, quel rtnmArO rappresenti soltanto i pochi d.i essi che ne erano stati dimessi, o che non essendo mai stati ricoverati, si avanzavano allora con pretese di pensione. Anche sulla demenza precoce si sono svolte come ho già ricordato, durante la guerra., amplissime discussioni su tutte le riviste psichiatriche; nè il materiale che è caduto sotto la mia osservazione mi autorizza a formulazioni cliniche importanti; però l'esperienza mi ha insegnato che per questa diagnosi, forse più che per molte altre, occorre generalmente un tempo di osservazione assai maggiore di quello concesso (l mese) dalla stessa. legge sui manicomi e sugli alienati, perohè molte sindromi che si presentavano con tutta l'apparenza di una schizofrenia anche al vaglio della più attenta osservazione e degli esami più diligenti e severi, si vedevano poi cedere e non lasciare mentalmente traccia apprezzabile, o assumere la figura di altre men gravi psicosi. Per contro accadde che sindroxni meno gravi, per le quali inizialmente non s'arrischiava una. diagnosi così importante ai fini pronostici, si mostrava poi tenace volgendo progressivamente alla demenza grave. Durante la guerra eravamo tutti pressati dai Comandi, e per le necessità. belliche non si curavano troppo queste particolarità. che apparivano di minor conto; ma data l'indole speciale delle malattie mentali ed j. danni che derivano sia dal rinviare in servizio nn malato di mente, che dal riformare un sano, mi pare che doVTebbe lasciarsi allo psichiatra militare una grandissima elasticità di tempo per determinare le diagnosi più incerte e delicate (1). Sono evidenti le cause che mi hanno portato all'esame in questa categoria un maggior numero di casi di alcoolismo cronico, di psicosi sifìU.L'iche, di psicosi postencefalitiche, e di psi.cosi senili. D numero dei casi di psicosi da trauma osservati (33) non è molto grande se si consideri che sì trattava di tutti reduci di guerra. Tutte queste psicosi post-traumatiche erano notevolmente gravi, anche se non richiedevano il ricovero in appositi istituti; ma il più spesso questa libertà. costava immensi sacrifici materiali e morali alle famiglie, che venivano assorbite da un'assistenza non meno affettuosa che tormentosa. La visione d i questi casi, che ho avuta durante i miei esami, e che in molte occasioni portava nel mio gabinetto delle folate tragiche, mi ba fatto soventi ripemare al nulla che si è fatto nel periodo postbellico per i mutilati della mente, degni di assistenza. tanto e più dei mutilati del corpo; non alludo con ciò alle sovvenzioni più o meno sufficienti di denaro, ma all'assistenza morale. Ed è evidente cb e i maggiormente degni di questo sostegno morale erano appunto coloro i quali non erano sufficientemente gravi ed ottenebrati, o non raggiungevano quel grado di pericolosità. voluto dalla legge per essere accolti nei manicomi, e che in nessun altro istituto potevano essere ammessi e trattenuti. Grande, relativamente, fu il numero (61) di questi ex militari che non j1tr01w 1-iconosc-iAtti ammalati: a costoro, come a quelli che erano guadti ( f) J.a stessa coSA si potrebbe dire rclath·nmente ngU amm. occoltl nel -comuni mnniooml. ma purtroppo tutta la legge ohe disciplina quC<>tl Istituti è Informata ad un ffintastlco · 8CD80 dJ diffidenza. contro 1 modlol nUenL~tl: e questo dell'Imporro un termine fisso per esprimere una dlagnosl è un • prlv1Jeglo • r!.scrvato a no.I. in confronto dJ tutti gU 1\ltrl clio le!.
CONSlDERAZIOl\"l SOPRA 755 PF.RIZrE P S ICHJA1.' RLC HE, ECC.
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(28) i collegi medici revocavano o negavano la pensione; e, per le ragioni che ho precedentemente esposte, gli esami che portavano a siffatte conclusioni erano particolarmente cm·ati. È tuttavia rilevante che ad ex militari già forniti di pensione o che ne facevano richiesta e.-c novo, nel 23 % dei casi si dovesse togliere o negare; ed ove si pensi che le pensioni conferite ai malati di mente sono tutte abbastanza rilevanti, possiamo compiacerci di aver cooperato ad alleviare l'Erario di una spesa non do·v11ta,. o non più dovuta.
*** Dal lavoro che ho compiuto nell'ambiente militare durante e dopo la guerra credo di poter desumere qualche breve considerazione di indole generale. . I. - È mia impressione che le funzioni dello psichiatra nell'Esercito siano, anche in tempo di pace, più ampie e rilevanti di quanto possa apparire. Più ampie perchè ad esso dovrebbero venir avviati tutti i casi anche minimamente sospetti di funzionamento mentale men che normale, sieno tali sospetti fondati su alterazioni di contegno protratte o transitorie puramente patologiche, o criminologiche. Più rilevanti, perchè a lui solo do:vyebbero essere devoluti l'incarico e la responsabilità di tutti questi esami, e le conseguenti proposte di provvedimenti. II. - Per poter assolvere questi compiti: a) si dovrebbero affidare gli esami psichiatrici solamente a medici che abbiano una notevole coltura ed esperienza di questa disciplina; b) tale psichillitra dovrebbe avere la possibilità di costituire un reparto di osservazione nel quale gli fosse di aiuto un personale di infermeria pure specializzato. m. - A complemento della sua opera di clinico e di medico-legale militare credo che allo psichiatra militare dovrebbe affidarsi: a) l'ufficio di impartire delle lezioni di psico-peda.gogia militare a.gli ufficiali e forse anche ai sottnfficiali di tutte le armi combattenti; b) l'esame psico-a.ntropologico de~ militari deferiti ai Tribunali, e di quelli recidivi nelle più gravi mancanze ·disciplinari. IV. - Riterrei utile che il funzionamento di tutta l'organizzazione psichia.trico-criminologica dell'Esercito fosse armonizzato secondo un criterio prevalentemente profìla.ttico, moltiplicando le occasioni di esami psichiatrici.
R. CLINICA DERMOSIFILOPATICA DI PISA Direttore : Pr()f. C. LOMBARDO
LA TIGNA FAYOSA DEVE ESSERE CONSIDERATA ANCORA COlE CAUSA DI RIYEDIBILITÀ E DI RIFORI.A ? per il dott. Raffaello Passalacqua, capitano medico, assistente volontario
Nell'elenco delle infermità, ragione di rivedibilità. e di -riforma per il R. Esercito e pei diversi Corpi armati, figura la. tigna favosa; e questa affezione parassitaria. della cute è stata cosi considerata per:c hè: 1 o contagiosa ; 2o possibile causa di alterazioni del cuoio capelluto deturpante l'as_pet to del capo ; 30 a decorso cronico e difficilmente guaribile. Gli individui che si presentano ai Consigli di leva, sia con lesioni caratteristiche di questa malattia, o cogli esiti di essa, anche alopecie cicatriziali deturpanti, come quelli .che appaiono solo sospetti per scarsezza od atipia. di lesioni, vengono inviati all'Ospedale militare più vicino per le pratiche di accertamento. lvi giungono anche coloro che, sfuggiti nella visita a l Consiglio di leva, vengono riconosciuti malati o sospetti di questa affezione, alla prima. visita. fatta al Distretto, o al Corpo, o suooessiva.mente. Tutti, una volta sicuramente accerta.ta la natura dell'affezione, qualsiasi risulti l'entità. delle lesioni in atto, vengono fatti rivedibili. ~egli anni successivi il provvedimento di rivedibilità viene preso sia. dai Consigli di leva, direttamente nei casi di indubbia. persistenza dell'affezione, od ancora, dall'Ospedale militare, nei casi meno chiari. Egualmente si procede per il provvedimento definitivo, al termine della durata del periodo della rivedibilità. Questo procedimento viene seguito in tempo di pace, come -è stato osservato durante l'ultima guen·a, e a-nelle nelle continue revisioni dei rivedibili e riformati. Ma aJlo stato attuale delle nostre cognizioni, stilla patologia, clinica, e tera.pia di qilest'a,ffezione, è giust-o ed utile continuare cosi, o dovrebbe essere sostanzialmente modificata·ta.le procedura t Per consiglio del prof. Lombardo ho voluto raccogliere e coordinare gli elementi per rispondere a questo problema giovandomi del materiale ;enutomi. in osservazione, ai Consigli di leva., a-l Distretto ed al reggimento, sia in pace che in guerra, sia. in patria che nelle colonie; come anche di quello messomi a disposizione dal prof. Lombardo, di sua osservazione nelle cliniche dermosifilopatiche di Sassari e Pisa, e neu·ospedale militare, sezione Belle Arti a Firenze durante la guerra. ·
LA TJGNA FA \ ' OSA DE\'E ESSERI!: CO:l"SIDER.~TA, ECC .
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• * * .Anzitutto è ormai accertato che la tigna favosa è scarsissimameute contagiosa tra gli individui oltre la pubertà, e che occorrono condizioni particolarmente trascurate dell'igiene personale percbè il contagio si verifichi anche nei giovani, i quali sono notevolmente più recettivi all'infezio:\)e. Inoltre perchè essa porti a delle alopecie estese e deformanti, necessita che l'infezione stessa dati da molto tempo, e sia stata del tutto trascurata; il che di solito accade o in individui debilitati ed abbandonati, o in altri male intenzionati, che cioè si vogliono prevalere di questa lesione per evitare il servizio militare; mentre di solito l'affezione stessa si riduce a pochi elementi in atto all'epoca della leva. E d infine, e ci6 è per l'argomento che c'interessa, il dato più sicUio e più importante, la terapia di quest'affezione ba fatto pa~;si da gigante, da quando si è potuto disporre di mezzi adatti per ottenere nell'uomo la epilazione temporanea.. Nei bambini sotto gli undici anni è per ora accertato che basta la somministrazione da otto a nove mmg. per ogni kg. del peso corporeo, di acetato di tallio, per ottenere la epilazione totale del cuoio capelluto dopo sedici o ventj giorni, alla quale segue dopo altri venti o trenta giorni la rinascita di peli sani. Negli stessi, e negli adulti, una irradiazione, opportunamente dosata, della zona di cute che si vuole epilare, sia con i raggi X, che col radium, porta allo stesso risultato; l'uso dell'acetato di tallio non è consentito negli individui che si avvicinano o che hanno oltrepassato l'età pubere, dal predominare in questo caso dell'azione tossica generale del farmaco, su quella epilante. La tigna favosa quindi si deve ritenere che non è molto pericolosa per quelli che non ne sono affetti quando si tratta di individui oltre il diciottesimo anno; bastano le comuni regole di igiene personale, per impedire in tal caso la diffusione dell'affezione stessa, e ciò si ottiene a maggior ragione, se chi ne è affetto viene trattato con uno dei soliti mezzi antiparassitari di uso nelle micosi. D numero esatto di quanti casi di tigna favosa vengono osservati ogni anno, in occasione delle operazioni di leva in Italia, non ho potuto stabilire perchè nelle statistiche finora pubblicate, tale affezione viene a trovarsi inglobata tra le lesioni deformanti, le dermatosi di lunga. durata e di incerta. cura, le dermatosi parassitarie; ad ogni modo, senza essere molto elevato si può riportare sicuramente a qualche centinaio, se si tiene conto per esempio che io quest'anno a Pisa ne bo potuti osservare sci casi: nwnero che certo sarebbe maggiore se si dovesse tener conto dei dati riguarda.nti l'arruolamento nelle colonie. La terapia con la. irradiazione a mezzo dei raggi X ed anche colradium, quali necessiterebbe applicare nell'adulto, oltre ad essere di esito sicw·o, dà rapidi risultati, bastando nel complesso, dalle irradiazioni alla riet-escita dei peli, all'incirca due mesi ; e durante questo tempo basta fare una detersione giornaliera del capo con acqua e sapone, una frizione con
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LA TIGNA FAVOSA DE\• E
ESS~;Itf:
CO,'.SIDERATA, ECC.
alcool iodato, e l'applicazione di un poco di pomata. solfo-salicilica ; il che importa non più di quindici minuti per volta, e dopo le prime medicazioni, può essere fatto dall'infermo stesso. Tale cura potrebbe farsi anche nei casi estremamente rari di tigna tricofitica nell'adulto (affezione questa assai più diffusibile nelle localizzazioni alla barba ed alla cute glabra) che come è noto è assai frequente invece nei ragazzi e normalmente guarisce da sè in corrispondenza della pubertà. La irradiazione oramai, colla pratica acquisita dagli operatori, e gli esatti strumenti di dosaggio di cui essi dispongono, non importa pericolo alcuno, od almeno niente di più di qualsiasi altro intervento terapeutico; essa potrebbe quindi essere imposta, anche con la attuale concezione di limitazione negli interventi terapeutici obbligatori; ed a maggior ragione, se si volesse procedere oltre, come appare esservi la tendenza, nell'affermare il diritto dello Stato di obbligare a tutte quelle cure che portano vanta.ggio alla ()Olletti>Vità oltre che all'individuo, ed il dovere di ogni cittadino di curarsi specie delle malattie a carattere in qualsiasi modo diffusibile. . Gli iscritti di leva affetti da tigna. fa.vosa dovrebbero quindi, se per il resto validi, e se l 'affezione non avrà già procurato delle gravi alopecie cicatriziali, tali da deformare il cuoio capelluto, essere considerati alla stregua di altri che sono colpiti da affezioni facilmente curabili e guaribili ; e che perciò vengono inviati nell'ospedale o trattenuti all'infermeria (scabbia, tricofizia della cute glabra, piodermiti, blenorragia, sifilide, per restare nel campo della dermosifilopatica). Negli ospedali militari vi sono gabinetti di radiologia bene attrezzati, ed in mancanza di essi si potrebbe usufruire di quelli delle Cliniche dermosifilopatiche o degli Ospedali civili ; l'infermo potrebbe essere irradiato e continuare la cura al corpo, se si tratt.a di lesioni circoscritte o restare all'ospedale fino a che cadano e poi ricrescano i capelli, se a lesioni diffuse; se poi si volessero riunire molti malati, si potrebbe istituire un apposito reparto di infermi, che mentre vengono curati, potrebbero essere normalmente istruiti. ' Quest'ultimo provvedimento è stato recentemente preso in Algeria, poichè dall'otto al dieci per cento delle reclute indigene erano malati di tigna favosa,. e la percentuale accennava a sempre crescere; venne costituita una compagnia speciale accasermata in tm ospedaletto da cento letti, ciascuna settimana erano sottoposti all'irradiazione cinquanta individui, e dopo la epilazione venivano rinviati ai loro Corpi; in dieci mesi vennero curati 1235 ammalati, . ed il costo della cura risultò di circa 80 franchi per infermo. (Miramond-Journal de Radiologia - Costantine 1927). D primo provvedimento, che sia di pratica applicazione, lo possono dimostrare anche le seguenti osservn,zioni : Nel distr·etto di Sassal'Ì una recluta si presenti\ alla visita. richiamando l'attenzione su una lesione che da tempo aveva al cuoio capelluto ; pe r accertamenti venne inviato a.H'ambulatorio della Clinica. det·mopatica; ivi, essendo stato sta':>ilito che presentava una chiazza cit·coscritta.di ti~na favosa., viene trattato, col suo consenso, a m ezzo dei mggi X.
LA TJGNA J'AVOSA D EVE ESSERE CONSIDERATA, ECC. -W
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Dopo quindici giorni, durante i quali la recluta, pur r imanendo al Corpo ha praticato la piccola cura preecrittagli, i peli cadono, ed al trentacinquesimo giorno ricrescono in modo che, dopo altri quindici giom.i non residuano che due piccole chiazze cicatriziali mascherate perfettamente dai peli vicini sani. Un riformato .Per t igna favosa si presenta alla Clinica dermopatica di Pisa per essere curato di una lesione circoscritta al sincipite ; acoertat,o il diagnostico, viene fatto trattare con i raggi X e dopo due mesi presentatosi per l'arruolamento nei RR. CC. viene accolto.
Si dovrà quindi continua.re col sistemà attuale Y Io sono convinto dell'opportunità dei provvedimenti che ho dianzi prospettato, e perciò sono ad invocarli, poicbè di fronte a qualche lieve inconveniente, dei quali il maggìore potrebbe essere quello di nna degenza della recluta da trattare in ospedale militare per qualche mese, (nei casi di lesioni molteplici disseminate, che sono rarissimi, e nei quali bisogna fare l'epil.azione totale), si avrebbero molti e notevoli vantaggi di carattere militare, sociale ed individuale, dei quali sono ad illustrare i principali : a) intanto un certo numero di iscritti di leva per il resto validi, potrebbero essere senz'altro arruolati, ed essi nei successivi eventuali richiami delle classi anziane, essendo guariti per la. cura cosi fatta., sarebbero, per quanto riguarda quest'affezione, sempre abili ; per esempio : I . - T. R. classe 1908 di Prignano (Pisa).- Alla visita medica al diStretto, rilevo piccole chiazz-e alopeciche di aspetto cicatriziale al cuoio capelluto, ai bordi delle quali si scorgono qua e là delle squamo-croste attraversati da peli alquanto più chiari. Riferisce che all'età di tredici anni s'infettò di t:igne. favosa dal fratello, della classe 1901, il quale poi guarl completamente.
L'esame dei peli, prelevati dove era.nv1 lesioni infiammatorie, mostra che
alcuni di essi sono pa.rassitati in modo che la diagnosi di tigna favosa. viene confer~~. .
n. -G. R. classe 1908 di Frattamaggiore {Aversa).- Alla prima visi~ nel 22o reggiment.o fanteria dove è destinato, noto al cuoio capelluto una s ona dove i capelli sono pib scarsi ed a luce tangenziale presentano un certo grado di scolorìmento in confronto degli altri ; vi è lieve desquamazione, non scutuli. Procedo al'e38tne microscopico dei capelli, e li trovo con aspetto e distribuzione dei miceli e delle spore secondo iil tipo che si ha nella tigna favosa. m.- C. G. classe 1908 di Mondragone (Caserta). - Assegnato al 22° reggimento fanteria. Alla prima visita noto chiazze alopeciche di aspetto cicatriziale alla regione occipitale. Qualche elemento impetigoide in atto ; non scutuli. Riferisce che sin da bambino soffre di questa malattia e che parecchi altri del suo paese ne sono affetti. L'esame microscopico conferma la diagnosi di tigna. fa.vosa, che le lesioni cliniche avevano lasciato sospettare. IV.- O. V. E. classe 1908 da Afragola (Caserta), assegnato al 22° reggimento fanteria. - Alla prima visita rilevo al cuoio capelluto diradura dei peli con piccole chiazze alopeciche di aspetto cicatriziale ; attorno ad essi qualche crosta siero·ematica, non scutuli. Riferisce che da vari anni è affetto da questa malattia. L'esame microscopico portato su dei peli prelevati alla periferia delle chiazze, dove eranvi delle croste, ia rilevare miceli e spore nelle sostanze corticali. Tutti questi dopo l'osservazione nell'ospedale militare, dove venne oonfermata. la diagnosi prospettata, sono stati fatti rivedibili, e per contro se fossero stati trattati con i raggi X, essendo le lesioni che presentavano assai circoscritte, avrebbero potuto benissimo continuare nel primo pe8 -
Giornale di medicina militaTe.
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LA TIONA FAVOSA DEVE ESSERE CONSIDERATA, ECC.
Figura N. l
Figura N. 2
Figura N. 3
Figura N. '
LA TIGNA :B'AVOSA DEVE E~SERE CONSIDERATA, E CC.
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riodo l'istruzione militare anche durante la cura, e poi regolarmente terminare la loro ferma.. b) Si eviterebbe di prendere per essi un provvedimento temporaneo quale è la rivedibilità, che non ha probabilità di essere diverso nei tre anni successivi, nei quali normalmente tali iscritti si debbono ripresenta.re alla visita e che si concludono, passato tale limite, nella riforma ; poichè la recluta che conosce questa procedura, nella quasi totalità dei casi, si guarda. bene dal curarsi. Per esempio : La recluta A. S. classe 1905 da Caglia.ri destinata al 7° reggimento artiglieria da campagna. Pisa., viene da. me a.lla. visita. e.l reggimento riscontrata. affetta da. piccole e scarse chiazze di alopecia cicatriziale e quattro scutuli, alcuni al bordo delle lesioni precedenti, altri tra i capelli, circondati da alone iperemico e da qualche pelo scolorito (vedi tavola fot. n. l e 2). Riferisce che altri due fratelli più piccoli sono affetti dalla stessa. malattia. che dura. da vari anni. L'esame microscopico conferma. la diagnosi di tigna. fa.vosa. Mandato in osservazione viene riformato essendo trascorso il periodo di rivedibilità. · c) Si ovvierebbe a. che la. conoscenza di questa. ragione di riforma,
specie nella popolazione rurale1 induca chi vuole sottrarsi al servizio militare, a non curarsi questa infermi~ od a curarla parzialmente, o spinga i genitori a non curare o talvolta anche ad inocula.re addirittura la. malattia nei figli maschi, come è da. tempo noto, si verifica specie durante i lunghi periodi di guerra. Quanto appunto risulta per i famigliari di alcune delle reclute delle quali ho riportato succintamente la storia, è abb&atanza. istruttivo per questo punto. à) Si eviterebbe che specie 1m j richiamati .di cJa,ssi anziane nei periodi di guerra, si abbiano a verificare, i casi ultimamente accertati di individui che tentino di simula.re tale malattia., o che avendola avuta ed essendone dopo la rifortna guariti, cerchino di simularne la persistenza. Alcune di queste osservazioni lumeggiano bene tale circostanza. I.·- M. V. classe 1898 da. Casoria (Napoli) 70° reggimento fanteria.- Racconta. che due suoi fratelli sono colpiti dalla stessa sua malattia e che in lui si manifestò subito dopo l'arruolamento; ma per essa., solo dopo oltre quattro mesi che era. in atto, ricorse alla visita medica. Presenta. tre chiazze necrotiohe al cuoio capelluto grandi circa. cm. 6 x 3 disposte simmetricamente al sincipite (vedi fot. n. 3) a bordo rotondeggia.nte, di colorito bruno ; le escare sono secche, leggermente staccate ai bordi, contengono i peli che sono però più corti di quelli circostanti ; esse sono aderenti al fondo. con attorno poca. reazione infiammatoria. Medicate con impacchi caldo-umidi, nei giorni successivi si vanno stacca.ndo, ed il fondo dell'ulcerazione sottostante dapprima vegetante, poi viene lentamente ad essere epitelizza.to in circa un mese. Viene rimandato al Corpo il 10 agosto 1917. · Dal modo di sorgere delle lesioni, ,dai caratteri di esse, e dalla. evoluzione delle lesioni stesse, si dedusse trattarsi verosimilmente di esce..r e da applica.zione di soda. caustica.. . U. - M. V. classe 1896 da. Napoli, 84o reggimento fanteria.- Racconta. di sotlrif'e da. oltre tre anDi di lesioni simili a.lle attuali; per esse, venne fatto rivedibile e poz riformato; nell'ultima revisione dell'agosto 1917 è stato dichia.ra.to abile a. lavori sedentari ; riaccentuandosi pe.r ò le lesioni, viene inviato all'ospedale.
276 LA TlONA FAVOSA DEVE ESSERE CONSIDERATA, ECC,
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LA TICYA FAVOSA DEVE ES.i!ERE COYSIDER \TA, ECC.
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Presenta. al cuoio capelluto accumulo eli croste siero-ematiche che agglutinano i capelli ; di sotto ad esse si trovano qua e là. escare murnmulari di varia. gro.ndezza.,
alcune con prohmgamenti lineari da. gocciolamento, di colore bnmo nerastro, aderenti, attraversati da. peli monchi ; alcune sono in via di distaccarsi per la. reazione infiammatoria. sottostante. Vi è inoltre qualche cicatrice a.lopecica, reliqua.to delle lesioni precedenti. (Vedi fot. n. 5). Dal complesso degli accertamenti fatti si è concluso per affermare il diagnostico di escare da caustici alcalini. m. - P. F. classe 1899 da Pistoia, 83° reggimento fanteria.. -Racconta. di soffrire da. tempo di lesioni al cuoio capelluto che da qualche giorno si sono riaccentuate. Si rileva. diradura. al sincipite con qualche piccola. chiazza. alopecica cicatriziale ; verso la fronte quatt•·o escare mummulari brune, secche aderenti con solo i bordi staccati, comprendenti nello spessore i p eli più corti dei circostanti. L 'infermo probabilmente ebbe a soffrire di tigna favosa. della quale però è guarito ed ora presenta delle escare provocate da. a.pplica.zione di caustici. (Vedi fot. n. 6). IV.- C. D. da Noicota1·o (B~ri). cla.'l.'Se 1896, 128° reggimento fanteria. - Ferito nel maggio 1917 da. scheggia di granata al ginocchio, dopo guarito andò in li. cenza.; rientrato al deposito del suo reggimento, dopo tre giorni si presenta alla visita. per le lesioni che tm attualmente. D soldato dice di averne già sofferte prima di essere arruolato. Al cuoio capelluto si rilevano cicatrici a.lopeciohe depresse, pallide, mummulari, di varia grandezza; ed inoltre cinque escare necrotiche bruno nerastre, secche, leggermente staccate alla periferia, con peli corti compresi nell'escara. (Vedi fot. n. 4) Curato opportunamente esce guarito con piccole cicatrici dove erano le lesioni, dopo 33 giorni di degenza. Dal complesso appare probabile che l'infermo abbia veramente sofferto di tigna favosa da ragazzo, ed ora abbia cercato di simulare 1ma riacutizza.zione della ma.la.ttia, provocandosi delle escare con alcali attorno alle cicatrici preesi~tenti.
e) Si eviterebbe la grave spesa per lo Stato e la notevole perdita di tempo da parte dei Consigli di leva e delle Commissioni mediche, nonchè dei soggetti per i quali i provvedimenti vengono presi; basta pensare infatti che cosa vengono a costare i lunghi viaggi delle reclute dai paesi di origine al distretto, ai corpi, agli ospedali militari dove vengono presi i provvedimenti definitivi ; il mantenimento durante questo periodo e l'ospedaJizzazione; quanto tempo lavorativo viene perduto dalle reclute stesse, quanta attività di medici militari viene impiegata in queste pratiche, ecc. ecc., tanto più se esse debbono essere ripetute per tre volte in tre anni consecutivi ed eventualmente in casi di guerra nelle successive revisioni dei riformati. f) Si andrebbe incontro alla efficace tutela igienica degli individui che dovranno essere soldati ; g) Si agevolerebbero e completerebbero quelle provvidenze sociali che tendono ad elevare il tenore e la coscienza. igienica delle popolazioni e ad inculcare il senso del dovere che ogni cittadino ha di curare la propria sa.lnte; opera che certo porterà. alL'l quasi scomparsa di alcune malattie, tra le quali appunto la tigna favosa., che sono facili ad evitarsi ed a curarsi, e degradano così l'individuo che ne è co~pito e non si cura, come la Nazione i cui cittadini ne sono in numero ragguardevole affetti.
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LA TIGNA FAVOSA DEVE ESSERE CONSIDERATA, t•:CO
CONCLUSIONE.
La tigna favosa, salvo il caso che essa abbia già apportato alopecie estese deformanti, non dovrebbe essere considerata. come ragione valida di rivedibilità e di riforma. Gli infermi affetti da tale malattia, in qualsiasi circostanza vengano riconosciuti in occasione o durante il servizio militare, dovrebbero essere essere curati mediante l'epilazione provvisoria con i raggi X o col radium, non es~endo tale cura pericolosa e portando ad una rapida guarigione dell'affezione, in modo che consente anche durante la cura stessa, il proseguimento dell'istruzione militare. Si otterrebbe cosl il recupero di un certo contingente di individui validi, e si porterebbe un sicuro ed utile contributo alla lotta contro questa malattia, in attesa che i provvedimenti che si vanno prendendo per combatterla noi ro,gazzi, riducano o, zero il numero di coloro che si presento.no
alla leva con tale affezione.
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• ISTITUTO D' IGIENE DELLA R. UNIVERSITÀ DI TORlNO Direttore: Prof. A. MAooxoRA-VEROANO LABORATORI O DI BATTE.R IOLOGIA DELL'OSPEDALE HlLlTARE PRINOIP.\LE DI ALESSANDRIA
SPORE DI ANAEROBI NELLA CAVITÀ BOCCALE DI SOLDATI (l> p et: il dottor Ugo Rertanl, capitano m edico
I. C. Hall~ 1925, in una. nota sui fattori batterici ndla piorrea alveolare, rammenta che le nostre coiJ.oscenze sulla flora microbica anaerobica della bocca sono tuttora incomplete. Milner considerava le condizioni di aereazione della bocca. come non favorevoli allo sviluppo di anaerobi. Goadby sospettò la presenza di anaerobi obbligati gasproduttori, in ascessi alveolari, ma. non riuscì ad identificarli. Rodella fu il primo a isolare anaerobi dall!l- bocca (b. putrificua e il granulobacillus saccharobut yrricus di Gra-ssberger e Suhattenfroh). Kliger isolò in denti cariati 15 ceppi, consirlerati come b. putrificus. Ma Hall, per diverse ragioni, mette in dubbio i reperti ài Rodella e di Kliger. Nell917 Hall stesso t10vò il b. bifermentans in un denoo cariato. Luckett ricorda uu caso di infezione tetanica, dovuto all'e.'ltrazione òi tre denti cariati, nei quali le indagini accurate dimostrarono la presenza del bacillo di Nicolayer. Beli e Hol.mes à Court hanno ùsservato un caso di tetano consecutiv o a. un'infezione dentaria. Helly, nel manuale di Scheff di odontoiatria, fa cenno dell'importanza che può avere. il bacillo tetanico nei denti cariati e quindi nel ca'"o orale. Secondo Hall, non pare che gli anaerobi sporulati si trovino frequentemente con1e spore nella sa.liva. Quest'autore in 55 campioni di ~:~aliva, provenienti da 43 persone, di cui 39 detenuti e 4 membri della sua famiglia, tro>ò spore di anaerobi in 6 campioni: 3 volte il b. perfringcns in cultura pura, una volta il b. tetanoruorphus, nna vvlta il b. bifermenta.ns ed unl\. volta, nel campione di
sali,·a. prelevato da una sua ba.mbina, il b. tetani. Le cultnre erano ottenute insemenzando la saliva. nel mezzo nutritivo al cervello di v. Hiblder, modificato d& Hall con l'aggiunta del 2 % di peptone e 0,1 % di glucosio, e ponendole subito dopo a bagnomaria a. 80° per mezz'ora, per dil:ltruggere tutte le forme vegctative. Hall; avendo considerato l'argomento solo dal punto di vista della piotTea. alveolare, viene alla. conclusione che non v'è pro,·a che gli aua~robi po~;sano essere fattori determinanti di questa affezioue, pu.re ammettendo cile certe specie pos~ano partecipare nel deposito di calcoli ealivari e quindi indirettamente contribuire a irritazioni che, in molti casi, predispongono alla piorrea alveolare. (l) QuMte rlcerobo, Iniziate nel 11126 presso l'Istituto Universitario d'Igiene <11 Torino. sono lltate tlprt'se e portate a compime nto nel 1928, presso n Laboratorio ba~terlologlco dell'Osped ale oillJtare p rincipale d i Aleesandrla.
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SPORE DI ANAEROBI NELLA OAVJTA, ECC .
Con le mie ricerche io ho voluto dare un significato più ampio a questo argomento, che ho considerato dal punto di vista dell'igiene personale, sembrandomi che la presenza di spore di anaerobi, e segnatamente del b. tetanigeno, nella. cavità boccale non possa considerarsi del tutto scevra di pericoli, quantunque si sappia che tali germi si comportino generalmente come innocui saprofiti nel tubo dig(>rente dell'uomo e d·egli animali. Ho portato le mie indagini tra. i militari di armi a cavallo ohe, per il loro speciale senizio, vengono con maggior frequenza degli altri, in contatto con germi anaerobi sporulati, ed ho s(·elto sempre quelli che presentavano carie dentarie di uno o più denti, con affeziono concomitanti talvolta.. Le mie osservazioni si riferiscono a 85 soldati ventenni, i quali, a prescindete dal cattivo stato dei denti, godevano buona salute: i campioni di saliva, rat~col ti e sottoposti ad esa.me furono 94, poi ~he in alcuni oasi, come dirò in appresso, le indagini furono .ripetute. S'invitava l'individuo in e!!ame a succhiare nelle gengive e a raccogliere nel cavo bucoale la maggior quantità di saliva; questa era raccolta, in genere nelle proporzioni di 5-6 cc. in provet.t(l sterili. I campioni di saliva portati in laboratorio, entro lo spazio di ~ ora. erano insemenzati (1·2 cm.) profondamente, mediante lJÌpette Pasteur sterili in tuN lunghi cm. 30, nei quali il torreno di cultura giungeva all'altezza di 18-20 centimetri. Il mezzo nutritivo era costituito dal brodo al fegato di Tarozzi-Aperlo, con l'aggiunta di l % di peptone e di l % di glucosio, portato esattamente al punto neutro. Prima di n.sarlo questo mezzo culturale, quando non era di fresco, preparato, si poneva a bagnomaria per 20 minuti e quindi rapidamente si raffreddava. immergendolo in acqua fredda. Insemenzati prontamente e ricoperti di uno strato di olio di vaselina sterile di circa 3 centimetri i tubi erano posti a. bagnomaria a 8oo per 35' -45' a secondo dello stato di densità della. saliva, allo scopo di uccidere tutte le forme ,~egetative della flora buccale, essendomi accorto che la permanenza. per 30' a 80° non sempre è suffidente a. distruggerle, quando si trovano in mezzo alla massa di saliva densa e vischiosa. Così preparati i tubi erano posti in termostato a 37°: n.llorchè notavo intorhidamento del mezzo cultura-le e rapido sviluppo di gas, dopo aver praticato un primo ·esame morfologico di orientamento, facevo dei trapianti iu pia.<;tre di a.gar al fegat o peptonizzato e glucosato, allestite col metodo di Dinck (insemenzato l'agar si versa entro capsula di Petri posta su una last.ra refrigerante - a.ppena solidificato si copre con dell'agar sterile per uno spessore di 3-4 millimetri e quindi con paraffina (5-6 millimetri); per giungere alle colonie con l'ansa basta riscaldare i bordi della piastra e modiante una sottile lama si porta via per intero lo strato di paraffina). In questa maniera non è difficile di ottenere l'isolamento dei germi sviluppati:>i nei tubi di brodo, e preparare quindi culture pure con successivi pa,'3saggi in vari terreni- in condizioni di anaerobiosi (acido pirogallico e potassa). Degli 85 campioni di saliva han dato esito positivo 13 campioni. Ho ottenuto 9 volte il b. perfringens, in 6 campioni in cultura pura., in uno in associazione con b. bifermentans, in un altro in associazione con lo eporogenes e in un altro ancora con un anaerobio non identificato ; una volta. il vibrione settico iu cultura pura; tre volte il b. tetanico.
BPORE DI ANAEBQBI NELLA. OA VITÀ, ECO.
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Ho ripetuto altre 9 volte lo studio dei campioni di saliva provenienti dai 3 individui in cui s'era avuto reperto posi€ivo per il b. tetanico : ma l'esito fu costantemente negativo per due, positivo una sola volta (su 5 esa.mil per il terzo. D criterio di identificazione dei germi, che non sempre riesce agevole e talvolta anzi è difficilissimo o impreciso, nonostante pazienti ed accurate ricerche, è stato fondato sui caratteri morfologici culturali, biochimici e 8tllle prove (( in vivo» (cavie). Lo sviluppo di gas e l'odore assai sgradevole, talora nauseabondo, delle culture è già un primo criterio di orit:ntamento verso gli anaerobi putrefacenti. L'identificazione del b. perfringens è stata guidata dai seguenti caratteri: bacilli, simili a quelli del carbonchio, ma un po' più tozzi, talvolta riuniti in catene di due o tre elementi a estremità generalmente non aiTotondate, immobili, ana.erobi obbligati, Gram positivi, in comuni terreni nutritivi non s'è mai riuscito a mettere in evidenza nè la capsula nè le spore. Rapido intorbidamento del brodo con produzione di gas e odore di acido butirrico. Rapida coagulazione del latte con produzione di gas. Fludifìcazione della gelatina ma non sempre in maniera uniforme. Attacca quasi tutti gli zuccheri con produzione di ga-s e di acidi. Emolizza rapidament~ i globuli rossi di piccione. Tutti i ceppi isolati hanno mostrata spiccata azione patogena: cavie inoculate sotto la cute dell'addome, sono morte nello spazio di 24 ore circa col quadro della gangrena gassosa. n b. hifermentans, qua.n tunque asl:!ai simile morfologicamente al b. perlringens, si può identificare per l'abbondante produzione di spore., generalmente subterminali e per il comportamento nei terreni con :mccheri: infatti attacca con produzione di gas il glucosio, il levulosio e il rualtosio, si mostra invece inattivo in presenza di lattosio. Non ha dimostrato azione patogena sulle cavie, inoculato da solo. Il b. sporogenes è stato identificato per la mobilità, per la produzione di spore sub-terminali, per l'energica azione proteolitica, l'assenza di potere fermentativo nei riguardi del saccarosio, e per la mancanza di potere patogeno sulla cavia. n Vibrione settico si riesce a differenziare con qualche difficoltà da specie anaerobie vicine, specie dal b. Chauvoei (spore subterminali, rua più spesso centrali che dà.nno al germe un a.<:~petto fusato) per la motilità, per la. mancanza di azione fermentativa sul saccarosio e 8tllla destrina; per l'alta azione patogena. sulla cavia e per il caratteristico quadro a.natomo-patologico. Ma il reperto di maggiore interesse, e su cui indirizzavo specialmente le Inie ricerche, è stato quello del b. tetanico. È noto che spore tetanigene furono tro\"are da Uhlenbuth e Handel, oltre che negli abiti e negli stivali dei soldati, anche sulle cravatte, e da Hecker nella polvere delle caserme. n bacillo del tetano, come si sa, è stato inoltre ritrovato, in percentuale assai varia., nelle feci di individui sani o malati (Pizzini, Tulloch, Miss Cayley, Tenbroeck e Bauer, Buzello e Rahmel, Bauer e Meyer). Recentemente Ottino l'ha ritrovato in proporzione del 10,5 % nelle feci di persone addette a lavori di scuderia (stallieri, soldati). Dal 2% di Fildes e dal 5 % di Pizzini si giunge al 24 16 % di Bauer e Meyer in Californi.a, al 34,7di % Tenbroeck e Bauer, in cinesi ricoverati in ospedali, e
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~PORE DI ANAF.ROBI NELLA CAnTA, E CC.
al 33 % di 'Tul.loch in soldati britannici provenienti dalle Colonie. Spore tetaniche nella cavità boécale, oltre il caso di Hall, quello di Luckett e quello di Bell e Holmes à Court, dei quali ho fatt-o cenno, non pare che siano state ricercate da altri autori, per quanto io sappia. I tre campioni di sali va contenenti spore tetaniche provenivano da tre soldati d'artiglieria, affetti da carie dentarie. L'ident ificazione del germe, più che dai caratteri morfologici, i quali, come è noto, sono simili a quelli del teta.nomorpbus e possono dare soltanto un criterio di orientamento, dalla mobilità o dai caratteri culturali (scarso potere proteolitico, produzione di gas in brodo gluoosato, odore speOOùe), si è avuta. a mezzo della prova biologica sulle cavie. L 'inoculazione endomuscolare di cmS 0,20, 0,10, 0,05 di brodocultura di 48 ore in cavie del peso di circa 350 grammi produceva la morte degli animali in 2-3 giorni senza lesioni apprezzabili al punto di inoculazione ne in altri organi. L'iniezione di l cm3 di siero antitetanico, fatta un'ora prima dell'inoculazione di b. tetanico, salvava l'animale dalla morte. In uno dei tre soldati, l'esame ripetuto a distanza di 7 giorni, diede ancora esito positivo per il b. tetaniro : altri 8 esami, fatti a distanza varia di giorni, diedero reperto negativo in tutti. Quale valore si può dare alla presenza di spore tetanigene nella sar livaf Credo cbe a questo reperto, specialmente se ripetuto, il cbe si potrebbe ottenere estendendo le ricerche, si possa at tribuire eguale significato che a quello derivante dalla presenza di spore tetanigene nelle feci, tenendo presente però che nella cavità boccale di individui con denti in cattivo stato, le spore potrebbero permanere per qualche tempo. In linea generale però il germe si comporterebbe come un comune saprofìta. Tuttavia bisogna por ment-e al fatto che non si può mai prevedere quale possa essere l'esito di un'eventuale trauma con soluzione di continuo della mucosa buccale, attraverso la quale il germe può penetrare. È noto d 'altra parte come il tetano possa insorgere dopo interventi addominali; ancora di recente sono stati descritti casi di tetano dopo resezione dell'appendice, dopo riduzione di un'ernia intestinale, (Tnl.looh), dopo resezione dell'int-estino tenue (Knoblauch) dopo taparatomie (Kross), nei quali non si può incolpare la tecnica operatoria. n germe, presente nell'intestino, si aprireibbe una via attraverso la parete intestinale fortemente oongesta. Pertanto mi sembra, come bo già a.ecennato innanzi, che sia prlldente di evitare che le spore tet:a.nigene, da considerarsi come ospiti indesiderabili, giungano alle nostre mucose, e nelle anfrattuosità di denti cariati o quanto mai, che trovino ,condizioni favorevoli per sostarvi. Senza volere andare troppo oltre, a me pare che se ne potrebbero dedurre due ordini di considerazioni pratiche: l o necessità di perfette condizioni igieniche dei denti e di tutto il cavo buccale e frequente accurata pulizia delle mani, specialmente negli individui, che per il loro genere di lavoro si trovino in frequenti contatti con cavalli; 20 opportunità dell'uso di adatte maschere per chi lavori nelle scuderie e con foraggi sapendosi come nella polvere di questi le spore tetanigene si trovino con molta frequenza. ·
SPORE DI ANAEROBI NELLA CAnTÀ, ECC.
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ARGOMENTI
DI
AT T UALI TÀ
SULLA PLASMOCHINOTERAPIA NELLA MALARIA per il dott. Callman Pavia, colonnello medico
Nel Polic.linic.o (sezione pratica) del 20 g iugno 1927 i proif. Memmi e Schu· lema.nn hanno pubblicat-o una nota circa la plasmochina, derivato sintetico della chinolina, prepa.rato nel 1925 da Schulemann, Schonhofer e Wiugler e mes;:m in commercio dalle. Ditta Bajer quAle rimedio antimalarico. A nessuno è cer-to sfug~ita t>'lle nota: peraltro VOf:(lio trattenermi sull'argomento che ha un'impor·tan7..a. speciale, sia perchè la plP.Smoct.ina si va imponendo in questi ultimi tempi sopra tutti i numerosi medicamenti proposti Ìn sostituzione e come coadiuvunte del chinino, sia perchè un esperimento sulle proprietà antimalariche d ella. plasmochina. fu pure tent.ato presso !"Ospedale militare di Firenze e non è da escludersi che in proc;ieguo la D irezione genera le d i Sanità militare dic;ponga. che es;:;o sia ripetuto su più vasta scala prO.'<'lO i dipendenti Stttbilimonti sanitari. Nella nota citata è riferito quanto tut dimosh·ato Mi.ihlens, e cioè che la pla· smochina a lle dosi giornaliere di tre volte grammi 0,02 è in gra-do d i distruggere nella malaria t.erzana e quartana tutte le forme di parassi t i e che nella malaria estivo-autunnale essa svolge un'aziona del tutto differente da q·ue lla della chinina, cioè agisce poco !'lulle forme asessuali (schizonti) dei pat·a.•;siti r!ell'estivo-autunnaJe, e invece (ciò che ha grande impot·t-anza. epidemiologica) distrugge sicurament~ e rapida m ent-e le forme sessuali (l'<emilune), verso le quali eravamo finora impotenti, mentre come è noto, ln chinina ha invece azione spiccat-a sugli schizonti e prflSsochè nulla sulle fo:·me sessuali. D a ciò ne d eri va che la plasmochina non è surrogat-o d ella chinina, bE'nsl un medicamento sintetico di nuovo genere con proprietà. terapeutiche del tut.to particolari. D prof. .!\'lemmi e il dott. Schulemann hanno fatto esperienze terapeutiche con la plasmochina nell'nut.wmo del 1925 e nell'estate ed aut unno d el 1926 su circa 120 malarici nell'O~edale di Gmsseto, e nel primo fa.c;cico)o del 1927 della Rivista dj mr>lariologia, banno pubblicat-o di esse un este.c;o r ll!'oconto che io riassumo. E ssi hanno usato la plasmochina in compresse di 2 centigrammi e la. plas mochina composta in forma d i p astiglie contenent i {~ia.'<cuna un cent.igrammo eli pla.· smochina ·e 12 centigrammi e mezzo d i chinino, ed hanno const.ata.to che la plasmochina è in grado di distruggere tutte le forme d i sviluppo del pla~modium fli. vax (malaria. terzana) e d e l p~m.odium malariae (malaria qunrtana): con d osi di due centigrammi tre volte a l giorno di pl.asmochina la febbre è !'comparsa al l 0 -2° giorno di cura e i parassiti a l 50.60 gior no. Però essi consigliano di pro· seguire la cura per sct.t imane secortdo le indicazioni del Miihlens, e cioè propi· pina.ndo la. F<te..~ dose di plasmochin~t prima per sette g iorni, fl;l!cendo poi quattro giorni di pausa, riprendcnclola poi p·e r· tre gio rni con F'uccessiYi quattro giorni di pausa. e ri petendo la serie per· al tre quat.tro volte. P er quant.o riguarcltt l'a7.ione della pln.c;mochina sul plcumwdium falcipar um (malaria estivo -autunnale) ossa Agirebbe, come ho sopra det.to, in m odo affatto diverso dalla chinina: da.ppoichè, mentre questa agisce soltanto sugli schizonti ed è inefficnce sui gamet.i, la pla.'!mochina invece è poco effic!We sulle forme asessuali ed efficacissima sulle for·me seF'suali. dal che ne deriva che la plasmochina. non può es.«ere nella. ma.lari~t osti vo-autun n t~le un sun-ogl\to della chitùna, ma un ri.medio contro i gameti. Con alte dosi di sola plosmochina (due volt.e o! giorno cent.ijna.mm i 5) si riesce bensl a. far scomparire nnche nell'estivo-a.utunnale febbre, schizont i e gameti, ma d'altra parte per ottenere ciò bisognerebbe insistere a lungo nella ctua., mentre poi la dose è t.roppo vicina a quella toS>;ica. Nella malaria estivo-autunna le invece s i avrebbero J>:randi vantaggi con la. cura. combinat.a e cioè propinanùo tre volte al ~iorno cent,igrammi 2 di plasmochina. e 25 centigrammi di chinina ossia t re volte a l giorno due pastiglie d i plasmoehina.
ARGOM:EliTI DI ATI'UALITÀ
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composta. Con tale cura. scomparirebbero le sernilune entro sei o otto giorni e non si avrebbero i noti disturbi provocati dalle alte dosi di chinina (come senso di ebbrezza, ronzii di o·r ccchie, ecc.). L ' importanza massima di tale cura poi sareb be il fatto della distruzione (che finora non .era possibile) dei gameti. L a cura però nei casi di malaria est.ivo-autu.nnale darebbe buoni risultati solo se si usi la pla.smocbina composta in m odo continuo nella. dose giornaliera suaccennata per 14 giorni, intercalando poi brevi pause di due a quattro giorni l'una. Nelle infezioni più ostinata di malaria estivo-autunnale poi è probabile che non s i abbiano recidive qualora si prolunghi la cura iniziale, non int.errotta. da pause, da 14 giorni a tre, q_ua.ttro settimane. Colla cura plasmochinica si avrebbe anche la regressione sollectta. del tumore di milza perfino nei casi di malaria estivo-autunnale cronica ed il numero degli eritr~iti ed il tasso della emoglobina aumenterebbero rapidamente. ·Utile sarebbe poi l'uso della pla.smochina in casi di chinino resistenza, idiosincrasia alla. chinina e febbre emoglobinurica.. A riguardo degli effetti accessori della pla.smochina pare che essi si riducano a cianosi e dolori di ventre: però la cianosi sarebbe in parte corretta dalla chinina, per cui la plasmochina comJ?Osta agirebbe meglio della. plasmochina. semplice; e i dolori di ventre alle dosi mdica.te propinate dopo i pasti non si verificherebbero. Nessun altro effetto dannoso si avrebbe coll'uso della pla.smochina, non disturbi del sistema nervoso centrale, mai presenza di albumina nell'urina. Circa alla cianosi, l'inconveniente più temuto, essa dipenderebbe, secondo alcuni autori, da un disordine della conduzione degli stimoli nel cuore; pare però secondo altri che per opera della plMmoch.ina si formi nell' uomo meta.emoglobine. in notevole quantità. e ciò è affermat~ dal dott. Dalla Palma della clinica dell'Università di Padova diretta dal prof. Frugoni, Egli nella seduta. del 6 aprile scorso anno della. Società medico-chirurgica di Padova, dopo aver comunicato che in un ma.larico, dopo la. sommini.strazione cii grammi 1,16 di plasmochina. semplice in 18 giorni, notò la comparsa di una grave cianosi e corrispondentemente delle alterazioni morfologiche negli eritrociti, identificabili coi corpi di Heinz patognomonici della. intossicazione con sostanze meta.emoglobinizzanti, ba affermato che la cianosi in corso dii pla.smochinoterapia non è dovuta ad alterazioni del sistema circolatorio, ma alla formazione di meta.emoglobina. nel sangue, la quale può essere di tale entità da provocare alterazioni morfologiche negli eritrociti con formazione cioè dei corpi di Heinz, alterazioni morfologiche che però seguono e non J?TOcèdono la comparsa della cianosi per cui non possono servire di segno premorutorio. Ha anche aggiunto che alla comparsa della cianosi e ancor più a. quella dei corpi di Heinz contribuiscono condizioni speciali predisponenti (costituzione, lesioni ematiche precedenti, malattie intercorrenti, ecc.). · Della pla.smochina, successivamente alla comunicazione dei proff. M.emmi e e Schulemann fu trattato nella seduta del 21 ottobre 1927 al 33° Congresso di Medicina interna di Parma ove il prof. Schi.assi di Bologna ha riferito su ma.la.rici curati nell'ospedale di Ravenna con plMIDochina: egli pw·e avrebbe sempre ottenuta. la scomparsa degli accessi al secondo terzo giorno di cura e contempore.~mente la. soomparsa. déi parassiti dal sangue periferico; per cui esprime fiducia ~ .va.ntag~P della plaamochina nella cura della malaria soprattutto poi nei bambmt. avendo risolto le difficoltà della prohmgata somministrazione del chinino. mentre rileva la grande importanza sociale della scoperta denla pla.~mochina. per ~ profilassi malarica facendo essa scomparire i parassiti dal sangue e mettendo lO grado tutti i popoli di produrre in via sint.etica un medicamento che si dimostra realmente efficace nella cura dell'acces.c;o malarico. Peraltro nello stesso Congresso il prof. V. Ascoli si è mostrato diffidente, non ess~nd_o rimasto troppo soddi.c;fatto dei risultati ottenuti nella clinica di Roma nei ca.s1 d1 malaria benigna e maligna ivi ricoverati; e, pur ammettendo che la pla.smochina fa scompanre la febbre e i parassiti dal sangue periferico, come aveva affermato lo Schiassi, egli di.<JSe che dal punto di vista cnrativo la pla.smochina. non può sostituire il chinino sia per le modifìcazioni dannose della crasi sanguigna. (cia.nosi), sia perchè nei malati trattati con la pla.smochi.na manca quel miglio~mento delle condizioni generali e della sanguificazione che :ai verifica in seguito 'uso del chinino. Concluse perciò che non si debba considerare come defiltitivamente acquisita 1'-effica.oia della. pla.smochina essendo la questione ancora allo
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ARGOMENTI DI ATTUALITÀ
studio e che lo Stato non debba nè possa applicare un rimedio ancora sottoposto a. studi e controlli. Alla nostra Direzione generale di sanità non erano passati inosservati gli studi sulla. pla.smochina. e sull' azione a.utima.la.rica. di essa da. più parti vantati, mentre essa vaglia.va. i vantaggi che sarebbero derivati allo Stato daf poter servirsi nella lotta contro la malaria di un rimedio ottenuto per sintesi e che per ciò verrebbe a diminuire grandemente il tributo che l'Italia paga all'estero per provvedersi di chinino. E fin da.ll926 aveva in animo di addivenire ad un· esperimento sulle proprietà antimalariche di essa, ma ne venne trattenuta., sia per la poca
notonetè. e la poca. esperienze. che di essa. si aveva. in Italia, sia per ~li inconvementi
a cui la pla.smochina. poteva. dar luogo (soprattutto cianosi, dolon di ventre ecc.) P erò, dopo le ricerche e gli esperimenti del prof. Memmi e dei suoi comp~ni di lavoro che hanno dimostrato che, utilizzando la pla.smochina. in modo ra.z10nale e specialmente unita alla chinina., si può riuscire agevolmente a diminuire in modo considerevole e talora ad annullare gli inconvenienti lamentati, e che soprattutto ~anno .messo in evide~za che nessun pericolo reale il rimedio rappresenta. per gli 10fernu, ha acconsent1to alla propo:sta. fatta nell'ottobre 1927 dall'Ispettorato di Sanità della. TI Zona di esperimentare la. plasmochina nei pochi ma.la.rici recidivi che sarebbero stati ricoverati nella appoAita sezione ospeda.liera. dell'ospedale militareJj~cipalo di Firenze, che io allora dirigevo, disposta, qualora le ~rienze fossero · ostrative, ad allargare nella successiva stagione epidemica l uso del rimedio. In base a tale autorizz!l.zione, il sig. Ispettore di Sanità. della II Zona dispo~ che l'esperimento fos.<;e subito iniziato e si svolgeq<;e mediante prove comparative colle cure abituali, con criteri scientifici rigoro11i (esame del sangue pa.ra.ssttologieo e citologico, dei sintomi riferibili all'azione del rimedio ooo.) e con tutt-e le cautele che valessero ad evitare P•">SSibili inconvenienti ed a rendere più convincente e dimostrativa la. prova del nuovo rimedio. In seguito al mio tra.'lfcrimento a. questa sede io non h o potuto personalmente che presenziare all'inizio dell'esperimento che per difficoltà. incontra.te per avere la plasmochina, non potè aver luogo cha verso la. ·nietà di dicembre 1927. Epperò mi sono interes_qa,to per avere copia. della. r elazione inviata rla.ll' Ispettorato di Sanità della n Zona alla Direzione generale nell'aprile dello SCOri3Q anno. Stra.leio ora da essa. quanto può interes.'>l\re. Il numero dei mala.rici ricoverati fu estremamente esiguo e precisamente di quattro casi di terzana benigna. Raccolta scrupolosamente l'anamnesi, fissati i reparti obbiettivi, accertata. la diagnosi ematologica, si è in.o ltre fatto precedere e seguire all11. sornministrazione del medicamento, l'esame delle urine, della. pTes· 'lione sanguigna, del polso e della capaciti\. respiratoria, allo scopo di st.abilire gli eventuali rapporti fra l'azione del medicamento e le funzioni del rene, del circolo e del respiro. Si è inoltre praticato g iornalmente l'e.c;ame del sangue sino alla constatazione della. scomparsa dei parassiti che, in genere, è avvenuta fra. il 3o.4o giorno dall'inizio della. cura. Particolare attenzione inoltre' fu portata al compoTta· mento del tumore di milza ed alla comparsa di quei fenomeni rli intolleranza ed a.lt-erfl.zione del circolo periferico (cianosi) rilevati da. vari autori: solo in un caso, a. termine di cura., si osservò una lieve cianosi delle labbra senza. alterazione del ritmo o delra. funzione cardiaco. e senzn, che il soggetto accus.'la.sse alcun disturbo subbiettivo. In nessun dei casi parimenti si eblJero a constatare ricadute, sia durante la cura che nel periodo su sseguente in cui il malato veniva tenuto in O!!· serva.zione. A cma ultimata e dopo con~uo riposo si è regolarn\ente proceduto ai tentativi di riattivazione della infezione (vescica di ghiaccio nella regione aplen.ica., iniezioni di adrenalina) sempre con esito negativo. In complesso nei pochi casi irl cui si è potuto esperimentare, la pla.smochina. ha dato ottimi risultati per la scomparsa degli accessi, per il pronto mi~~:liora.mento delle condizioni generali, per la involuzione del tumore splenico, per l'as!lenza. di disturbi secondari. Speciale menzione merit.a il ca.<>o di un Rolda.to che, ultimata senza incidenti la cura,durante il periodo di osservazione susseguente alla. cura stessa, fn colpito in forma acuta ed abbastanza grave da. pleuropolmonite felicemente risolta.si.: ebbene, tanto all'i. nizio della malattia. quanto nel corso di essa. furono praticati ripetuti esami del sangue per la ricerca dei parassiti mala.rici, essendo noto con quanta facilità in occassione di malattie infettive in genere e delle polmoniti in sp-ecie soglionsi
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verificare le recidive malariche, ma gli esami del sangue risultarono sempre ne· gativi, non ricomparve tumore di milza e anche durA.nte la convale!!cenza non si ebbero accessi febbrili, quantunque ~ti soggetto non fos.<~e stato somministrato nè chinino nè altra plasmochina.; s i può quindi dedurre con sufficiente fondament.o, che la -precedente cura plasmochinina. era valsa. a sterilizzare il paziente dai parassiti malnrici. Questi i risultati dell'esperimento sull'azione della plasmochina nei malarici eseguito all'ospedale m ilitare di Firenze: naturalmente, dato il numero ristretto di casi curati col nuovo medicamento, non è stato possibile all'Ispett-orato di Sanità. di trame deduzioni assolute; d'altra parte non è a. mia. conoscenza. se, con quale successo a dove nella scorsa sta.~ione malarica. l'esperimento sia. stato ripetuti. Comunque da quanto sono venuto esponendo, si può venire alle seguenti conclusioni: l o Che è ormai da. tutti gli esperimentatori ammesso che colla plasmochina si ottiene sollecita scomparsa degli accessi febbrili e dei parassiti (al 2o.3o giorno di oura); . 2o Che e~sa. presenta il grande vant~gio di essere insapore e aolubile: perciò jpuò eas•:it•e s:>tnministrata., oltre che agli R.dulti, anche ai lattanti disciolta nel latte o in qua.lRiasi altro veicolo; 3o Che, 8e usata alle dosi volute e colle dovute cautele, non dà luogo nè a cianosi nè ad altri disturbi; . 40 Che essa, qualora ulteriori esperimenti confermino i risultati che da. più parti vengono segnalati, essendo un derivato 8intetico, recherebbe un grande sollievo finanziario all'Erario dello Stato. Per noi medici m ilitari l'Mgomento è di somma importanza, dappoichè almeno sette dei nostri Corpi d'Armata, oltre la Sicilia e la Sardegna, ha.rino una vasta zona di malar ia grave o gravissima, e delle nostre Colonie almeno due, l'Eritrea e la So,ma.lia., comprend6no vastissime regioni intensamente malaricho. Dobbiamo quindi seguire gli esperimenti che continueranno a farsi sull'azione della plMtno· china con interessamento e con l'augurio che essi confermino i risultati hrilla.nti finora da. vari autori segnalati.
NOTE DI IGIENE PRATICA
per il dott. Enrico BerteJII, tenente colonnello medico L'Italia., estesamente protesa nel mare, con spiaggia delizios& e di rinomanza mondiale, e con clima temperato, è certo il paese ideale per i bagni di mare. Antichissima è la prat1ca dei bagni marini, e la benefica loro utilità, dal punto di vista dell'igiene e della terapia, è nota da. secoli per lunga esperienza dei popoli, pure ignorandosene in passato il meccanismo di azione e la. composizione chimica dell'acqua. Oggi invece anche in questo campo si sono fatti studi accurati e profondi. che permettono di fìssa.re precise norme per l'impiego di questo prezioso mezzo terapeutico. L'.e.zione dei bagni di mare sull'o~anismo umano è assai complessa, ed è dovuta non solo all'acqua stessa., cioè a1 suoi componenti chimici, ma è oziando intimamente l~ta al clima. marino. Oggi, volendo spiegare l'azione dei bagni di mare. non possmmo prescindere dalla nozione dei componenti chimici dell'acqua, e dallo studio del clima.
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I componenti dell'acqua di mare sono essenzialment-e sostanze ino1aniche, cioè sali, tra. i quali predomina il cloruro di sodio in ragione del 29,42 Yo- Vi è poi il cloruro di magnesio ,(3,21 %); il I!Olfa._t? di sodio (1,35 %)\ il c!o~uro di pot:aB· sio (0,50 %); il bromuro di sodio (0,55 %>· V1si trovano inoltre, m mmuna quant1tà. l' jodio, il perossido di ferro, la silice, Io zinco, il nichel, il rame, ecc. e piccole quantità di sostanze organiche, per le quali l'acqua facilmente si altera, e si ba produzione di idrogeno solforato e solfidrato di ammonio. L 'acqua m.arina contiene i gas atmosferici disciolti; l' anidride carbonica vi si trova più abbondante negli strati più profondi, mentre l'ossigeno vi è in maggiore quantità alla superficie. La salsedine dell'acqua di mare è soggetta a variazioni dovu;te alla massa di acqua dolce che vi portano i fiumi, alle pioggie e al grado di evaporazione del· l'acqua stessa. Comunque l'acqua marina è sempre molto densa. In essa vi si trovano pre.~o le coste. grandissime quantità di batteri,. i quali diminuiscono notevolmente a pochi chilometri di distanza, e il loro numero diminuisce pure in modo accentuato in estate, por effetto dell'aziono sterilizzante della luco solare. Anche la temperatura della superficie acquea è soggetta a variazioni per effetto di influenze diverse: venti, correnti calde, presenza o no deE sole, variazioni della temperatura atmosferica tra il giorno e la notte. A tutti questi fatti bisogna dare il dovuto poso nella pratica del bagno. L 'azione biologica del bagno di mare -è in relazione a diversi fattori: temperatura dell'acqua, movimento di essa, sua densità, suoi componenti chimici, durata dell'immersione. Infine non s i può tra.scurare l'importanza della respirazione dell'aria marina, satura com'è di sali. La temperatura. dell'acqua, che è un coefficiente che varia a seconda dei mari, produce profonde modificazioni sull'organismo. Se il bagno è molto freddo, provoca d:a prima un senso sgradevole, i muscoli si contraggono, aumenta la. presstone sanguigna, il cuore pulsa con maggiore energia, il respiro si fa più profondo. Dopo il bagno avviene la reazione, cioè si ba dilatazione dei vasi muscolo-cutanei, arrossamento della pelle, polso più frequente, abbassamento della pressione arteriosa e rilassamento muscolare. Gli scambi gassosi aumentano e p-ersistono abbastanza a lungo per effetto del bagno di mare. Grandissima importanza ha pure il contenuto salino dell'acqua; nè è da trascurarsi l'effetto di leggiero massaggio eccitante sulla cute dovuto al movimento delle onde, effetto che è tanto maggiore quanto più l'acqua è fredda. Tale azione eccitante è molto più sensibile sui soggetti nervosi. Secondo le moderne vedute, gli effetti caratteristici della tale.ssotera.pia sarebbero dovuti sopratutto a~li agenti fisici e climatici, mentre in passato si riteneva che si dovessero esclusivamente al bagno, e in particolare agli elementi chimici dell'acqua. Le principali modificazioni che il clima marino porta all'organismo umano sono: aumento di assorbimento di ossigeno, e di eliminazione di addo carbonico; rallentamento delle pulsazioni cardiache e delle escursioni respirato.rie, che si fanno più ampie; aumento della traspirazione cutanea, aumento di escrezione di orina e diminuzione di a.cido urico; miglioramento dell'appetito, delle funzioni digestive e dei r.rocossi di assimilazione. L'amatosi si avvantaggia e si regolarizza. In una parola, ll clima marino stimola tutte le funzioni organiche. TI fattore clima è perciò importantissimo dal punto di vista medico. Le caratteristiche principali del clima di mare sono le seguenti: temperatura relativamente bassa. d'estate e relativamente alta d'inverno, per L'azione moderatrice della grande massa di acqua; le escursioni diurne e annuali sono limitate; l'umidità refativa è abbastanza alta, ma costante come la temperatura; le pioggie sono abbondanti ma non fr~uenti. Questo è evidentemente un vantaggio non trascurabile, perchè· mentre l'atmosfera viene purificata dalle abbondanti pioggia che trascinano al suolo t.utto ciò che vi è di impuro, la rarità di giornate piovose è contro-bilanciata da un maggior numero di giorni sereni. In riva al mare vi è alta pressione barometrica e relativa s ua s tabilità; le nebbie sono piuttosto rare. Tra le principali prerogative del clima. di mare vi è poi la ricca insolazione, che è elemento di capitale importanza. La grande lummosità dell'atmosfera è uno dei principali fattori di epurazione dell'aria, ed è un grande coefficiente del· l'azione vivificante del clima marino.
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In riva al mare abbonda l'ossigeno, per effetto dell'alta pr6i!Sione, e l'ozono atmosferico. L'aria vi è pura, e se ci portiamo a grande distanza dalle epiaggie, essa è priva di germi. D1 tutti questi diversi fattori bisogna tenere il dovuto conto nel prescrivere la talaeeoterapia., e bisogna poi che i bagnanti seguano fedelmente certe norme tecniche nell'attuazione di questa. provvida pratica se vogliono davvero tra.rne i maggiori vantaggi, senza incorrere m qualche danno, talvolta anche sedo. Non è infatti raro il caso di sentire individui che s i lamentano d i non aver ottenuto dalla. cura. marina tutti quei b~nefici che legittimamente speravano. n più delle volte questo fatto è dovuto ad errori di tecnica, e al non aver ottemperato alle nec6il8a.rie norme igieniche. Purtroppo accade in pratica che la massa dei bagnanti non segue direttive igieniche nell'uso dei bagni di mare, e li considera. alla stregua di uno svago e di un piacevole refrigerio. Così si spiega perchè talvolta si possono constatare effetti diversi da quelli desiderati, e talvolta anche nocivi all'organismo. Quanto deve durare il bagno? - È questa w1a. domanda. alla. quale non si può rispondere esplicitamente, con dati precisi, perchè la durata del bagno deve variare a. seconda di circosta.nze diverse, e ,P.riroa di tutto a. seconda della. temperatura. Si può dire tuttavia che il suo limite oscilla. tra un minimo di lO minuti ed un massimo di un'ora, a seconda delle speciali circostanze di ambiente, di tempo (pr~enza o no del vento, cielo sereno o no), della resistenza. fisica. degli individui, della loro età, del loro allenamento. Anche l 'esercizio fisico può contribuire a. fare variare la d urata del bagno. Infatti esso aumenta la c ircolazione muscolare, e quindi la termogenesi. E bene però non esagerare nell'esercizio fisico durante il bagno, perchè l'affaticamento segna la fine della. reazione tennica e il principio del raffreddamento del corpo. È certo che i movimenti del bagnante sono un pregevole fattore della cura., e t ra tutti il più utile è il nuoto, che è una ottima g innastica che mette in funzione tutti i muscoli del corpo. Ora. va. prendendo diffusione la pratica dei giuochi ginnastici in mare. Se questa è buona. abitudine per soggetti sani e robusti, non è però da permettere a.i deboli perchè è causa di un esagerato spreco di energia fisica. Concludendo, circa. il quesito della. durata d el bagno, possiamo stabilire come norma che è bene aver cura di interromperlo appena si avvertono brividi di freddo, o meglio, per essere esatti, non si dovrà. varcare come limite massimo il manifestarsi del secondo brivido, che è come un segnale d 'allarme dell'organismo. Questo fenomeno indica. che i poteri rea.ttivi del nostro corpo sono esauriti. È bene però tener presente che l'esperienza. vuole che non si giunga mai a questo estremo limite, poichè, quando il bagno ha causato il secondo brivido, è maggiore il danno che reca., del vantaggio che ci può portare. Qual' è la temperatura più adatta per praticare il bagno di mare? - Si ammette ormai da tutti che il bagno non deve essere fat to se l'acqua ha temperatura inferiore a 15° c. L'immersione deve poi essere rapida; quanto più breve sarà il primo brivido, tanto meno 6ilSO sarà molesto, e la reazione avverrà piò perfetta. Devesi anche tener presente che è dannoso entrare in a,cqua quando si ba freddo, come p ure non è conveniente prendere il bagno appena. alzati da letto. È utile invece l'eser cizio fisico prima dell'immersione. Cosa è opportune fare dopo il bagno? - Nelle giornate di sole vivo, con temperatura abbastanza elevata e vento moderato, sarà utile stare nudi ad asciugarsi al sole. I piccoli cristallini di cloruro di sodio che coprono la pelle, irritando le tenninazioni nervose cutanee, p rovocheranno una vantaggiosa in-orazione sa.n~uigna della pelle. Se il cielo è coperto, è bene asciugarsi rapidamente, strofinando il corpo con un lenzuolo ruvido e con energia, per rendere più viva la reazione cu tanea. Analogamente devono fare sempre g li individtù deboli, ai quali, dopo il bagno, è consigliabile tma bevanda calda per favorire la reazione. I bagni debbono essere vietati a tutti almeno per quattro ore dopo i pMti. Le ore del giorno da preferirai per fare il bagno sono quelle nelle quali splende più vivo il sole; non è igienico bagnarsi nè al mattino troppo presto, perchè la. temperatura. è troppo ba.ssa, nè dopo il tramonto per la. eccessiva umidità atmosfesfen ca. Normalmente basta prendere un solo bagno al giorno; solo gli individui molto robusti potranno ripete.r lo senza inconvenient i. ' -
Giornale di medicina militan.
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NOTE DI IGIENE PRATICA
Per i bambini a l disotto dei tre anni non sono consigliabili i bagni di mare. Indicazioni terapeutiche. - Dopo quanto è stato esposto in precedenza, è facile arguire quali sono le forme morbose che meglio si avvantag!lia.no dalla clima· totalas;.o terapia. I convalescenti di malattie infettive, spAcie se giovani, traggono grande vantaggio dalla talassoterapia; cosi pure gli individui debilitati e affaticati fisicamente e intellettualmente. In questi oasi, n ei quali occorre una azione t.onica, stimolante, si preferiranno per la .cura le stagioni intermedie invece dell'estate. Questi soggetti dovranno abituarsi gradualmente, dapprima con pa.'l.Seggiate sulla spiag· gia, senza spogliarsi; in seguito faranno bagni d'acqua di mare calda in vasca., diminuendo prOjZressivamente la temperatura. Dopo una settimana. s i comincierà a svest.irli ed esporli ogni (.dorno al sole gradatamente per tempi sempre maggiori fino ad avere la pigmentazione cutanea. In quest i essere emaciati e convalescenti il periodo di adattamento deve essere vigilato scrupolosamente. Si deve badare sopratutto alle reazioni organiche termiche, circolatorie e r espiratorie. Solo quando le condizioni generali saranno migliorate si cominceranno brevissime immer,:;ioni in mare. La durata del soggiorno al mare varierà da uno a due m esi a seconda delle circostanze ind ividuali. "Per le forme di anemia e clorosi è utile il clima. eccitante; è controindicato il soggiorno al mare nei periodi più caldi. Si faranno bagni di sole e bagni di mare brevi e m ovimentati, ginnastica medica. all'aria libera sulla spiaggia. Alimentazione molto so;.tanziosa. N elle forme di mllentato ricambio e obesità è utile il clima eccitante; la lun~a esposizione al sole; l'alternare i bagni di acqua di mare calda in vasca con bagni m mare aperto; la ginnastica al sole; il nuoto; il remare scoperti il più possibile. G li adenoidei, come tutti i soggetti linfatioi, scrofolosi, traggono immensi vantaggi dalla talassotera.pia: la cura dovrà durare almeno due mesi. I bagni marini sono pure utili nei casi di dispepsia, in certe affezioni croniche delle vie respiratorie, riniti, faringiti, ecc. Il soggiorno dei rachitici al mare può essere molto utile, purchè s i compia nei mesi freddi e temperati; mai n ei mesi caldi per i bambini al di sotto dei 5 anni, percbè fino a. detta età. varu1o molto soggetti alle malattie intestinali. Il ba~no di mare tiepido (32°-34°) della durata. di 12: 15' e seg11ito da frizioni, è utilissrmo nel rachitismo (Valagussa). La talassotera.pia è poi utilissima nella tubercolosi perltoneale e pleurica, la quale trae grandi benefici anche dall'eliotera.pia. Le esposizioni si faranno progres sivamente. Le forme ascitiche pure, senza reazioni generali e locali, danno i migliori risultati. (D'Oelsnitz). Le forme subacute a temperatura elevata. guariscono rapidamente. Per le tubercolosi gh.iand!olari la tala.ssotempia è indicatissima., integrata coll'eliot,arapia; altrettanto può dirsi per le f orme tubercolari delle ossa e delle art.icolazioni, e p er La tubercolosi cutanea. Le controindicazioni più notevoli sono: l'epilessia, le ca;rdiopatie, la neura.stenia, l'arteriosclerosi, la got.t a, la colelitiasi, l'abito pletorico; è pure controindicata. la talassoterapia p er i vecchi e per le donne gravide. In quo.«te brevi note non h o la prete.sa di aver trattato esaurientemente l' im·portante problema della cura dei bagni di mare, mi basta solo di avere messo in evidenza pe•· sommi capi l'immenso suo valore ai fini dell'igi6ne e della profilassi sociale. Se è vero che alla climat.otalassoterapia si può riv olgersi con fiducia in un numero grandissimo di ca;.i morbosi c he a llùrgono l'ttmana società., è altrettanto vero che non solo per i sogrzetti deboli e m~tlt~.ti, ma. talvolta ~tnche per le p ersone ancora. valide, è utile ricorrere al consiglio eli esperti in ma.tel'ia, sia per la scelta della spiaggia. più adatta ai vari ca:<i m or bo'>i, e a i vari temperamenti, sia per la. durata e per la tecnica della eu ra. Chi fa d e ll' empirio;mo, anche in questo caso corre a. s uo ris<'h io seri pericoli.
RIVISTA DI TECNICA l SIRV1ZIO SANITARIO IILlTARI Il servizio sanitario della V Armata austro-ungarica durante la 111 e la IV battaglia dell'lsoozo. (Rit'ista miUtare italiana, fase. II, 1929)
Dalle relazioni della 5• Armata. austro-ungarica sulle prime quattro battaglie dell'Isonzo riteniamo opportuno di riporta.r e la parte riguardante l'organizzazione dei servizi sanitari durante la 3• e la 4• battaglia:
l . Sulla linea avanzata: a) Prima asB'i.nenza p:1ediante personale sanitario di soccorso, spesso nelle trincee per tiratori, o subito a tergo, o nelle doline per le riserve di cQm· pagnia: in parte nei ricoveri. Possibile soltanto nelle pause di fuoco e talvolta solo di notte. Sgombero mediante barelle: non d i rado però (XV e XVI Corpo), cause. la mancanza di spazio in trincea, mediante coperte da campo, teli da t enda e gerle. Trasporro ai posti di medicazione spesso completamente allo scoperto e sòttQ il fuoco avversario. b) Posti di medicazione. Stabiliti in genere a gruppi di sot-tosettore (XVI Corpo); per singole unità, un posto per battaglione . (Ili Corpo): distanza dalla linea di combattimenoo, da. 100 a 300 passi: entro doline, ricoveri, dì.!;ado dietro a costruzioni solide. Lavoro possibile in massima soltanto di notte: vera attività operatoria impossibile per mancanza di spazio, di luce e di calma. Necessità frequente di spostare i posti a causa del tiro avversario. Sgombero in massima possibile solo di notte, spesso con barelle da campo, porta.feriti, portatori e personale civile: nei oasi più favorevoli, mediante carrette da montagna per feriti, ca.rreg(l:i locali adatta.t.i, carri per feriti, e anche autoambulanze: o direttamente sugli stabilimenti sanitari di brigata e divisionali, oppure sulle stazioni di concentramento feriti. . o) Stazioni di concentrame11to jer1'ti. Fra i posti di medicazione e gli stabilimenti sanitari di brigata o divisionali, fmono inseriti, quali elementi iritermedi: stazioni di scambio (in terreni montuosi); gruppi di presa in consegna, p osti di concentramento feriti. Sgombro esclu~ivamente mediante carri (in genere, caneggi locali, opportunamente adattati per tre barelle a sospensione elastica). d) Stabilffrienti Banitari di lwigata e dimsi011ali. TaJvolt.a Rervirono soltanto come poeti di sgombero: ta.l'aJtra, spiegarono molta attività sanitaria. Al riguardo è da notare che da. molti è statA. negata la necessità di valersi di detti stabilinÌenti e per il còmpito (che sarebbe per essi norma.le) di medi· oazione, per le seguenti ragioni : a) la cura dei feriti può già effettuarsi nei posti di medicazione o in quelli di concentramento ; b) i feriti possono essere sgomberati rapidamente in modo diretto sugli ospedali, mediante autoambulanze; c) conviene evitare il frazionamento di personale e materiale sanitario, prodotto da troppi organi ; d) dal troppo frequente cambio delle fasciature può derivare danno ai feriti. Da tali stabilimenti, si smistavano: i feriti più ~avi su ospedali per feriti gra_vi, i le~g~i (e ammalati) su ospedali per ammalati lt>ggeri, gli infettiv1 su ospedali appos1t1.
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RIVISTA DI TECNICA E SERVlZIO SANITARIO JIULITARI!!
2. Negli stabilimenti sanitari stabilizzati.
Gli stabiliment.i fi.<Jsi :erano :così ripartiti e di<Jlocati :
l
Casi RT8VJ
Caslleaerl
Infettivi
xv
Osped. da campo (Podmelec)
Osped. mobile di ris. (Podbrdo)
Os~. mobilè diris.
XVI
Osped. Croce Rossa (Gorizia)
Osped. da campo (Wippe.oh)
Osped. mobile di ris. (Haidenschaft)
Corpi d'annata
(
och Feistritz)
.
vu
Osped. da campo Osped. da campo o~. infettivi (Comen e P r uvacJna.) (Skroina e Duttonle) (Raniumo e Voisoica)
III
Gru~ chirurgico
(
ria.nsko)
I. D. S. A. 28 (a) Osped. da campo (Nabresina)
Osped. infettivi (V<>isoica)
L'a.ftluenza a ondate impresse spesso lavoro superiore alle forz&: cosl, l'ospedale da campo di Prvacina nel perioùo considerato curò 213 ufficiali e 9935 uomini di truppa. D III Corpo propose che durante le grandi battaglie si tenesse ad immediat-a vicinanza della. fronte il maggior numero possibile d i chiru~hi esperti: e il XV di tenere pronte numerose autoambulanze, perchè fosse pos.'3iblle curare chirurgica· mente sul posto e nel modo migliore i feriti o sgomberarli immediatamente sugli ospedali.
RMST! DILLA STAMPA IIDIC! ITALIANA l STR!NIIR! L' iniW> clinico della infezione tubef'OOlare - Con prefazione del senatore Ma.ragliano. - Foligno G. Campi, 1928.
ARGF.NTINA. -
È questo un libro breve e succinto, in t!.\.luni punti sin troppo, data l'im· portaoza e h vastità dell'argomento, ma contiene una rivista completa di tutti 1 mezzi di indagine che il dirigente di un reparto di accertamento diagnostico delle malattie tubercolari ha a. sua disposizione per cogliere all'inizio i casi che si verificano n ella. collettività miilita.re. Cosi esso rappresenta una guida e un ausilio e può riuscire in mille occasioni utilissimo. L 'Argentina. non è alle prime armi. e la sua. competenza è ben nota: perciò il libro, grandemente commendevole, merita veramente di essere t<enuto a por· t<.lta di m ano da. chi si occupa della. diagnosi iniziale di questa. malattia: non è pesante, nè grave di supercultura., ma. s i legge volentieri per l'intereosse che suscita. Il maggiore medico Argentina ha. fatto opera buona. ed utile e:l i colleghi tutti debbono essergliene grati. G. B. MAR.Io'lTI-BIANom.
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA
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La medicina militare nella leggenda e nella storia. - Collana medicomilitare, n. XX del G1.om.ale di Medicina rniUtarP, Roma, vol. V, di pa.g. 688, con 155 figure. (Minen~a medica, n. 3, 1929). ll ten. col. medico Caqa.rini, noto agli studiosi di storia della medicina per a.J. cuni suoi pregevoli studi nel campo della medicina militare, ha raccolto in questo volume, che si presenta. in una belli&qirna edizione e corredata di molte nitide incisioni, una storia. completa. della medicina militare dai tempi più antichi fino a.i giorni nostri. È questa la prima opera. completa e veramente corredata di una. documentazione ricca. e preziosa che veda la luce su questo argomento cosl interessante, poichè i brevi studi pubblicati dal Garrison e da alcuni studiosi tedeschi, non vertevano che .su singoli capitoli della. storia. della sanità militare. Dicendo dunque che il bel libro del Ca.~ni riempie una la.cuna non si ripete una. frase convenzionale, ma. si afferma. il grande merito di uno studioso italiano, il qua.le ha. osato avventurarsi in un campo oltremodo difficile ed ha compiuto un lavoro ammirabile. · · Dopo un rapido esame d'ella atoria. delle civiltà più antiche e delle t ra.ccie che esse ci hanno lasciato di provvedimenti sanitari per $li eserciti, il Casarini dedica. un capitolo particolarmente int.eressant.e alla stona. della medicina. romana., illustrando la. parte importantissima che ad essa fu attribuita da.lla. legislazione romana e mostrando quali attribuzioni avessero i medici nell'esercito di Roma.. Non meno profondamente elaborato il capitolo ch e tratta. della. Medicina militare del medioevo, e si l~era.nno con sommo diletto e profitto le p~ine nelle quali l'A. esamina la chtrurgia. della Scuola Salernitana e l'organizzaziOne sanitaria. degli eserciti mercenari. Via via attraveroo i secoli si giunge a quell'epoca che è più attraente per gli studiosi della medicina italiana, e cioè a. quel nostro me· viglioso Rinascimento che vide i fasti della scienza e della. pratica medica.. Giustamente il Ca.sarini rivendica. ~li italiani il merito di essere stati i primi grandi instauratori della chirurgia., militare. C.&.SARINI. -
La medicina militare del seicento offre all'A. l'ocçasione di esporre in forma chiara. e piacevole ad un tempo, i primi passi, ancora incerti, della rinnovata sistemazione della sanità militare. Ricca. di documenti ed illustrazioni pregevoli la parte che tratta. della chiru.r gia militare francese, che al tempo della rivoluzione e dell'impero giunse ad un altissimo grado di sviluppo: vi rifulgono le fiE del grande La.rrey, di Desgenettes e di tutti quelli insignì maestri che con l armata na.poleonica vittoriosa, portarono att.raverso l'Europa. i progressi notevoli.qaimi della. sanità. militare. Una. grande parte del libro è dedicata alla storia della medicina militare in I talia.: storia. che l'A. svolge con una perfetta cognizione dei fatti, con una limpida disposizione negli argomenti, eosl da far rifulgere i grandi meriti che l'Italia ebbe anche in questo campo della medicina. Le grandi figure di alcuni fra i più insignì organizzatori, geniali e appassionati cwtori della. scienza medica., in condizioni spesso assai gravi e difficili, balznno vive dal bel libro del Casarini; i servizi sa.nita.r1 militari come furono organizzati nelle varie gu~rre ohe insa.guina.rono l'Europa sino all'ultima guerra. mondiale, sono studiati con grande competenza da un medico che conosce a fondo l'argomento. I nfine, una. ricca bibliografia completa quest'opera, che, se è da. considerarsi indispensabile per il medico m ilitare che voglia. conoscere l'evoluzione dell'arte sanitaria ne~li eserciti attraverso i secoli, sarà pur sempre un libro di piacevole lettura. preztosa per la serietà. e profòndità degli studi con cui è stato condotto, per ogni medico colto e desideroso di approfondirsi nella storia. della scienza. Prof. A. CASTIGLIONl. Srsro. - M icrosoopia e Chimica clinica. - Unione t ip. ed. Torinese. Volume di pa.g. 564, con tre tavole a colori e 111 illustrazioni nel testo, 1929. Gli esami del sangue, dell'orina, del contenuto gastrico, delle feci dell'escreato, del liquido cefalo-rachideo, degli essudati e trasudati hanno assunto sempre maggior importanza nella pratica. La pratica. clinica. si è arricchita negli ultimi anni di tutta. un.a. te<:nica. parti· colare che, eseguita con la massima scrupolosità e precisione, permette di dosare
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una serie di importanti componenti del sangue nonnale e patologico, le variazioni dei quali prima potevano essere difficilmente seguite. Altrettanto può dirsi dell'orina, i vari esami della quale concorrono a stabilire la diagnosi di tante e svariate malattie. non sempre altrimenti facili a determinarsi con precisione. Evidente quindi l'importanza. del Manuale che il direttore della clinica medica della R. Università. di Modena ba scritto e che è stato edito con sobria eleganza e buon gusto dalla U. T. E. T. · A ciascuna sostanza da analizzare microscopicament-e e chimicamente l'A. dedica un particolare capitolo; partendo da nozioni generali, descrive i vari dosaggi e conte~i, i preparati, le colorazioni, i pesi, i residui, le concentrazioni, le reazioni, i datl spettroscopici, quando ne è il cnso. Un'accurata appendice è dedicata alla colorimetria, molto dei metodi di dosaggio di singoli com:{>onenti chimici in uso ora nella clinica essendo sull'uso dei colorimetri. Seguono 1mportanti paragrafi sull'analisi volumetrica, sulla acidimetria e alcalimetria, sulla ossidimetria e sulla iodemetria. Accrescono pregio al volume nitide tavole a colori e pregevoli illustrazioni di pratica utilità. Farrz;. -
Sulla diagnosi di IJCiatica. - (Brune' Beitrii.ge, vol. 143, fase. 4, 1929).
L'A. ha riportato circa 50 vari quadri-malattie che non raramente possono venir scambiate con la sciatica. Egli ebbe occa.sione di esaminare dalla fine della guerra 433 ammalati di sciatica e oltre 75 amm.a lati di sciatica sintomatica. n loro numero andò d'anno in anno decrescendo, m6l1tre il TJumero complessivo degli ammalat~ e il numero degli ammalati del bacino e di disturbi statici aumentò. L'A. riassume nel modo seguente le sue osservazioni: l) La sciatica irradiata descritta da Lindstedt, ossia sciatica s intomatica non è rara; 2) Inoltre esiste, nel materiale dell'A. in un numero discreto di casi una nevralgiiì. ischiatiéa genuina è di neurite sciatiéa, le. cui eziologia è tutt'altro che chiara per ogni singolo caso. 3) Spesse volte vengono designati con il nome di sciatica dei dolori alla schièna, alle natiche, agli arti che non ba.nno nulla a che fare con la sciatica. Questo errore si può evitare per mezzo di esami esatti & ripetuti. HEFTER E JonELowrrsoEI. -
Sintomi obbi&Jivi deUa stanchezza. (Medizinische
Wochensc, n. 5, 1928). La determiuazione dello stato di stanchezza in ba.~e all'esame delle condizioni tessurali e specialmente umornli dell'organismo è stato oggetto di molte ricerche, tanto più in questi ultimi tempi, n ei quali si i> sperato di ottenere in questo modo dei dati applicabili direttamente all'igiene del lavoro, ma i risultati che ~i sono ottflnuti finora sono stati assai incosta.nti ed incerti. Gli A.A. hanno raccolto a questo scopo dei dati non privi di un interesse coll"esame del sangue: Questo è stato sottoposto alla ricèrca della riserva alcalina, dell'acido lat.tico, dell'acido fosforico, d ell'acetone, dell'acido diacE>tico, dell' acido ossibutirrico. Ricerche comparative sono fi't.a.te prat.icate in artigiani (fabbri) e lavoratori del pensiero (maestri). Negli artigiani il sangue ha presentato un aumento dell'acidità; però non è stato constatato ohe esso dipendesl'l6 da un aumento dell'acido lattico: è vero che quest o durante il lavoro aumenta, ma scompar& poi molto rapidamente, mentre la stanchezza si trova ano ' r a al suo massimo. Invece s i ~,arebbe constatato che l'aumento dell'acidità del sangue dipende dall'accumulo di un altro acido, cioè dell'acido fosforico, e anche dalla presenza di corpi chetonici. n lavoro intellettuale non produce alcun aumento del tasso dell'acido lattico, bensì un aumento di quello dell'acido fos[orico : ma que~to è un aumento breve, che a nch'esso ~compare prima che sia cessata la stnnchezza. Questa indipendenza tra il ricambio materiale e il lavoro intellettuale puro (cioè non accompagnato da emozioni) è stata constatata, com'è noto, per nume rose altre vie.
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Ilreum'Jtiam'J articolare acuto; contributo allo st-udio della sua cura con l'immuno-vaccino antireumatico. (C. R. Societé de Thérapeutique de Paria), seduta del 10 ottobre 1928).
LAUTIER. -
L'A. espone i risultati che ha ottenuto adoperando l'immuno-vaccino antireumatico, a base di bacillo di Acha.lme, nella cura del reumatismo articolare acuto e delle sue complicazioni viscerali. Su 130 casi curati, 49 sono compresi nel quadro del reumatis mo articolare acuto, con o senza complicazioni viscerali. In questi 49 a mmalat i l'immuno-vaccino antireumatico ha dato la guarigione completa, che si mantiene senza recidive, per alcuni, da più di sei anni. N ei casi di re umatismo articolare acuto la guarigione è stata ott-enut,a ~enza complicazioni viscerali. Infine in un caso, in cui esisteva già. prima della cura una lesione mitra.lica con intenso soffio sistolico, l a guarigione completa dell'endocardite è stata raggiunta. L 'attività dell'immuno-vaccino antireumatico si è dimostrata costante anche nei casi curati in antecedenza con il metodo classico ed evidentemente resistenti alla cura salicilica. VA. conclude dichiarandosi favorevole alla generalizzazione d ella vaccinot-erapia del reumat ismo articolare ac uto e d elle sue complicazioni viscerali con l 'immuno-vaccino antireumatico, che s i è dimostrato un agente terapeutico attivo, fedele ed assolutamente inoffensivo. BARTOLl. - Timo e COil-Solidamento delle fratt-u-re. (Atti Accademia medico-fisica Fiorentina, luglio l 928). Gli st11di di Bu.'lch ( 1903) e quelli successivi di Soli, Bracci, Lucien, Parisot, ecc., che misero in evidenza l'intima correlazione che esiste fra timo e sistema scheletrioo hanno dimostrato anche tutta l'importanza che questa ghiandola ha · sul ricambio del calcio. In seguito a. questo fu ceroa.to pure di stabilire l'importanza del timo nella. formazione d el callo osseo e nel consolidamento delle fratture. Le ricerche però dei numerosi autori sulla. fisiopatologia di questa. ghiandola. a secrezione interna sono state per la maggior parte fat.te con ostratti timici eeterologhi e di questi si è servito pure Chia.riello per i suoi studi. che sono fra i più recenti. L'A. assistente alla Clinica chirurgica di Firenze, ha voluto nuovamente riprendere in esame l'arg omento convinto del diverso comportamento di un organismo di fronte all'iniezione di est.ratto omologo od eterelogo di una ghiandola. a secrezione interna, per il fatto che facen:lo dell'ormonoterapia ,·erùa.mo, con l'estratto eterologo, ad immettere nel torrente circolatorio dell'aJlÌIDale recettore, delle proteine eterogene e la. cui azione continua non· è solo indifferente, ma può riuscire danno!.'& per l'animale st-esso. Si è servito per le ricerche dei conisl:li nei quali il timo si mantiene funzionante per tutta la. vita. avendo cura eli adoperare animali g iovani dello stes.-w p-eso e per ogni gruppo di esperimenti. della stessa covata, ed ha diviso gli a.n.imali in 4 gruppi ognuno di 6 conigli. In un primo gruppo .praticava l'iper timizzazione omolo~a servendosi di estratto acquoso di timo di coruglio, in ragione di 5 cg. di ghiandola per ogni cc. di solUY..ione fisiologica e faceva tutti i giorni un'iniezione di cc. l di estratto. In un secondo gruppo di 6 animali iniettava estratto acquoso di timo di vitello colle ..stesse modalità di quantità e di tempo. In un terzo gruppo praticava la timizzazione previa resezione d ello sterno non sembrandogli gil!Sto ottenerla mediante l'irradiazione del t.imo coi raggi Rontgen. · Un quarto gruppo di 6 animali, gli ha servito di cont rollo. A tutti questi conigli praticava la frattura del radio non cruentemente, ma prendendo l'osso fra due dita ed una. robusta. pinza e facendo fare ad esso un movimento di torsione, si che l'una rimaneva sana e p oteva far d a stecca. ovviando cosi il pericolo di una f~ttura esposta. che difficilme nte. si sarebbe potuta., in questi animali, mantenere asettica. Le fratture del radio venivano a d essere quasi tutte nella. stessa sede e con la stessa direzione. Gll ani.m'lli li sacrificava in periodi vari, da l a 75 giorni do~ la. frattura, radiografando poi gli arti esportati e facendo dei preparati i.stolog1ci in corrispondenza del foc .>laio di frat.tura
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I risultati ottenuti, controllati ra.diograficamente ed .istologicamente si possono riassumere in una più abbondante formazione del callo negli a nimali trattati con estratto omologo rispetto a quelli nei quali fu adoperato l'eterologo, ed anche in un più rapido svolgersi nei primi dei fenomeni di ria..c1sorbimento della sostanz.a ossea ottenendo così una più celere ricostituzione dell'os:;o normale. Tali fenomeni erano molto meno accentuati nei controlli, mentre negli animali atimizzati si aveva anche dopo 75 giorni dalla frattura permanen7..a. di callo osteoide e solo in qualche zona si osservavano delle rare trabecole ossi!ìcate. Qll.alclte ccmaiderazione nella cura deUa peritonite diffuaa da appendicite. (Bollettino della Società medico-chirurgica Bt·esciana - A . II, n. 5). L 'A. fa anzitutto una rapida sintesi della evoluzione dei criteri operatori dell'appendicite accennando come dal sistematico inwrvento a freddo in uso fino dal 1902 si sia man mano arrivati al concetto del trattamento chirurgico precoce di tutte le appendiciti. Anche nel periodo intermedio o secondario si dovrebbe operare a.l più presto, poichè la cosiddetta a.c;pettazione armata importa il pericolo di·gravi complicazioni; solo la concomitanza di altre malattie acute, l'età avanzata o lo stato del cuore autorizzano di ritardare l'intervento, ma non devono neppure prevalere nei oasi gravi È lecito tuttavia attendere qualche giorno nei casi in via d1 evidente raffreddamento e che possono essere sorvegliati dal chirurgo allo scopo di una. maggiore semplicità dell'operazione e brevità del decorso operat-orio. Passando a trattare della peritonite diffusa, l'A. enumera i sintomi che la. caratterizzano, primo dei quali la. difesa muscolare e poi la. dilatazione delle vene della parete addominale; accenna quindi all'importanza dell'esplorazione della. sensibilit&. peritonea.le attraverso il canale inguinale e della esplora.z ione retta.le per poter riconoscere la sensibilità e la sporgenza del cui di sacco del Douglas; la reazione delle orine messa in evidenza da.Jlo Sgambati ba pw·e un notevole valore diagnostico e prognostico, e così pure può riuscire utile l'esame radiologico. In generale non è prudente attendere che la sindrome divenga completa per porTe la diagnosi, giacchè quando si presenti il singhiozzo, polso frequente, o addirit,turala. faccia ippocratica, il caso è già di problema ti ca riuscita. chirurgica.. Quanto alla. cura medica della peritonite diffusa, essa n on esiste, poichè l'oppio non dà. che · delle calme ingannatrici e i purganti aggravano considerevolmente la situazione. La cura chirurgica dev'essere diretta anzitutto all'asportazione dell'appendice, salvo che non vi siano contrindicazioni relative all'età dei pazienti o complicanze in atto. Dopo l'appendicectomia e • toilette» del cavo addominale si tende attualmente a praticare la chiusura completa del ventre: tuttavia molt-i chirurghi, fra cui l'A., usano ancora drenare specie nei casi in cui si rinvenga abbondante pus. Comunque, la chiusura totale o parziale del ventre va fatta con sutura. deHa parete addominale ad uno strato in seta, oppure in due strati, di cui il profondo in cat~t. L'enterostomia va praticata solo nei casi di occlusione paralitica e non in prlllo tempo, bensì qualora dopo l' operazione compariscano sint-omi di cc ostruzione sett1ca n. Allo scopo di facilitare la ricerca dell'intestino, in secondo tempo, l'A. usa. lasciare un pò lungo il laccio con cui lega il moncone dell'appendice, facendolo affiorare dalla ferita Iaparotolnica. La sieroterapia anticancrenosa può r iuscire utile complemento dell atto chirurgico. Sull'efficacia dell'applicazione locale di argento colloidale, vantata dal Solieri. l'A. non esprime un giudizio sicuro. Il decorso post,-operatorio va attentamente sorvegliato per poter prevenire e curare eventuali cris1 e complicanze. L'A.racco· manda la proctoclisi, la sieroterapia anticancrenosa e la sieroterapia preventiva ant idiplococcica al primo accennarsi di disturbi polmonari. La cura chirurgica della peritonite diff. ha migliorato notevolmente la prognosi che in passato ent assolutamente infausta: le statistiche recenti dimostrano che la maggior parte dei casi precocemente operati vengonoaguarigione;viceversa la mortalità globale per perit. diff. (compresi anche i casi non operati) oltrepassa ancora il 50 %· J.n prognosi è inolt-re più gmve nei vecchi e nei paz1enti albuminuriei L'A. concludendo fa voti perchè venga perfezionata tutt.a. l'orjlanizzazione dell'assistenza al malato e detta. una serie di riorme l'igu&rdanti l'ambiente famigliare, il farmacist,a, il medico prat.ico e lo stesso chirurgo, affi nchè sia resa possibile unasollecita diagnosi e il precoce e corretto t.rattumento chirurgico. PELLEGRINI -
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L'a8Ce/J80 metastatico della prostata (Bollettino della Società Medico-chirurgica Bresciana, A. I, n . 2).
CAVINA PRATESI -
L'A. riferisce un caso di ascesso metastatico della prostata secondario a foruncoli: Ragazzo di 14 anni con anamnesi remota negativa: 22 giorni prima di entrare in Ospedale ebbe qualche foruncolo al dorso, guarito quasi inavve.r tit&mente; 6 giorni prima del ricovero dolori perineali, che andavano via via aumentando; minzione rara, ma abbondante con senso di bruciore, defecazione difficile con dolori violentissimi, febbre continua. senza brividi: 38,6; l~;t sera precedente all'ingresso arresto della minzione e defecazione. Obiettivamente, decubito supino con coscie fiesse sul bacino e divaricate; dolore vivo al perineo e piò ancora all'orificio anale; a 3 cm. da tale ori.ficio l'esplorazione rivelò tumefazione sporgente liscia, regolare, grossa quanto una noce, dolentissima. L 'intervento, praticato dal Pellegrini, previa eteronarcosi incinione bisiscbia tica convessa anteriormente all'orifizio, mise in evidenza una tumefazione, da cui la puntura esplorativa ~trasse alcune gocce di pus; quindi inci-sione dei due lobi della prostata con abbondante fuonlSCita di pus, il cui esame culturale rivelò lo stafilocooco aureo; tamponaggio jodoformico; guarigione in 17o giornata. L'A. richiama l'attenzione sulla rarità dell'ascesso prostatico da piogeni di fronte alla frequenza dell'ascesso da blenorragia. L 'ascesso prostatico primitivo, sostenuto da alcuni, è smentito dal Taddei e dal B ettazzi, secondo i quali dev'essere preesistita un'infezione, anche lieve ed inosservata. Nel caso descritto dall'!A. solo la diligenza dell'interrogatorio anamnestico permise di accertare la. preesistenza. dei fornncoli, che fecero pensare alla po&<ibilità. della metasta.si, confermata poi dall'esame culturale. È importante le diagnosi precoce per l'immediato intervento, giacchè l'ascesSo prosta.tico lasciato a sè, a parte la setticemia, può dare origine a fistole uretro-prostatiche nonchè ad ascesso periprostatico con conseguenti fistole prostato-perineali e prostato-retto-perinea.li. GIURLEO. Malattie infettive e· condizioni mete'reolcgiche. cine de Lyon, 5 dee. 1928).
WORINGER -
(Journal de Méde-
Tra i diversi fattori che agiscono nei processi infettivi modificando il terreno organico, oltre la natura e la virulenza del germe infettivo si è mostrata di grande importanza anche l'influenza della stagione. Osservando la frequenza delle malattie infettive nella zona temperata si constata che le dette malattie coxTispondono tutte a due tipi, uno iberno-primaverile, con un massimo in marzo, un altro estivo-autunnale, con un massimo in settembre Nel primo gruppo, secondo l'A., rientrerebbero le forme pneumococcicbe, meningococciche, streptococciche, le tubercolari, l' en cefalite epidemica; nel secondo la febbre tifoidea, la ctissenteria, il colera, la poliomielite. La sola infezione attualmente conosciuta, che non corrisponderebbe ai tipi suddetti, sarebbe la dift.erite, la quale apparterrebbe ad tm tipo nettamente invernale. · La Rpiegazione di queste oscillazioni stagionali delle malattie infettive, non dovrebbe ricercarsi in modificazioni microbiche, ma sarebbe unicamente l'organismo umano, il quale, sotto l'influenza di fattori metereologici, subirebbe speciali modifìcazioni nella sua reattività. P er le infezioni iberno-primaverili sarebbe la deficienza solare, la quale prepara il terreno. Per caratterizzare i r apporti t ra infezioni e azione solare, l'A. ha chiamato eViofobe le infezioni del tipo iberno-primaverile, ed eliofile quelle di tipo estivo-autunnale. L'azione della luce suJle infezioni eliofobe implica una part.e attiva importante <:)ella pelle nel proct'SSO d 'immunizzazione: l'A. ammett.erehbe l'esistenza del pot.ere immunizzante a ctistsnza del rivestimento dermo-epidermico su tutto l'organismo, potere che egli ha chiamnti dermofìJassi P er le infezioni eliofile, resterebbe più difficile precisare il fattore m etereologico, che prepara il terreno: secondo l'A. proba.hilmente in e.'!.-se l'immunizzazione n~:m parte dalla pelle, ma dall'intestino (enterofìlassi) Questa concezione fisio-patologica permetterebbe aU'elio e all'actinotorapia. di prendere il posto preciso che loro spetta nella lotta contro le malattie infettive. L'impiego sistematico della luce come agente terapeutico e sopratutto profìlattico, sembrerebbe dover ridurre sensibilmente la morbilità e la mortalità causat.a dalle infezioni eliofobe. ~ -
Giornale eli medicina m ilitaTe.
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D uooESoRr. 1928) .
RlVHTA DF.LLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA
La soja e l'alim sntaziornJ nazionale. (Casa. Ed. F. Vallard.i, Milano,
Da quando il Governo nazionale con chiara visione in tu l tutte. la importanza. del problema alimentare del popolo italiano, impostando or sono tre anni quella battaglia del grano che, attraverso la saggia opera spiegate. a favore di tUla agricoltura., razionale e oon l'intensa. propaganda. a. carattere nazionale sostenute. dal Duce, sta. avviandos i lentament-e ma sic uramente alla vittoria. defuùtiva., ogni lavoro che rechi un nuovo contributo scientifico o pratico a. questo importante problema trova. un clima ben pit1 favorevole di quello di un tempo. Così è di questo libro del Ducceschi che viene in buon momento a prospettare a. tutti gli studiosi dell'argomento (governanti, medici, agrari) il problema della introduzione della soja in Italia.. Problema non nuovo .che ha. trova.t.o qua. e !è. ad intervalli più o meno lw1ghi, i suoi sostenitori, dando luogo a. periodi di entusiasmo e di esagerato ottimismo, ai quali son tenute dietro fasi di pessimismo e di oblio. Gli ~che il gesto di offrire un nuovo alimento ad una popolazione, ha. sempre poche probabilità. di riuscita, e gli e.':lempi di nuovi aUmenti, realmente utili, introdott-i in passato nell'alimentazione di un popolo stanno a dimostrare come non sia pos.':libile pervenii-e all'adozione definitiva e duratura senza. l'appoggio degli organi responsabili. Ma di ogni nuovo alimento di origine vegetale che viene proposto è necessario prima. controllare i pregi e difetti al vaglio di un attento e.<>ame sia agra.rio che economico e fisiologico . Nel caso particolare della soja., merita realmente que.':lta pianta di essere sperimentata in Ualia su una. scala più vasta? Non manca qualche autore che ha. risposto negativamente a questa domanda, ma il Ducceschi, sulla scorta. dei ;auoi dati e di quelli di altri sperimenta.tori, vi risponde in modo nettamente favorevole. L'essere pianta rustica, il preferire i climi temperati, l'esistenza. di centinaia di varietà con esigenze agricole assai diverse e l'esperienza della sua larga acclimatazione nell' Ame· rica del Nord, sono tutti fondati motivi per accogliere con fiducia questa nuovaleguminosa., che sostituisce la. carne e fornisce l'olio a migliaia di abitanti della. Cina. e del Giappone. Inoltre gli studi compiut i particolarmente in Italia - sopra.tutto da.lla Commissione nominata. dal Ministero della. guerra e dal Laboratorio di Fisiologia dell'Università patavina, diretto dallo stesso Ducceschi - sulle quantità. alimentari della soja nei riguardi dell'uomo, vengono a. sost.egno della tesi che essa. rappresenterebbe un ottimo acquisto per l'approvvigionamento del nostro popolo. Sono questi s tudi insieme a quelli di altri numerosi ricercatori - specia.lment.e americani - che costituiscono appunto la ragione del libro. In esso con metodo e chiarezza, sono esposti i vari capitoli sulla storia naturale, sulla composizione chimica. e sulle proprietà. biologiche del seme di soja. Anche- i diversi alimenti forniti da questa pianta e la. loro utilizzazione digestiva, nonchè le applicazioni mediche, degne veramente di una. più vasta popolarizzazione, sono ampiamente trattati. Dalla. lettura del libro il problema fisiologico e igienico di questa leguminosa. appare prospettato nei suoi vari termini e pre.ssochè risolto nelle sue linee fondamentali. Resta ora ai tecnici agrari ad agli organi politici, il compito di risolvere l'altro non meno importante quesito della sua. introduzione nelle nostre coltivazioni a seconda dei terreni dei climi e d i tutti i particolari bisogni di Wla nuova. colti ve.zione. LANGRLIN. - Sul meccani.smo di produzione del dolore p!eurico. (The Le.ncet. marzo, 1928. L'osserva1ione che il dolore della pleurite è massimo all'acme della inspirazione e nei colpi di tosse p ort9. l'A. alle s eguenti conclusioni : l) Il fattora principale del dolora ple urico ò dovuto allo stira.m:mto e alla lacerazione della pleura pa.rietale infia.rrunnta ; 2) lo stira.:n~ n to h9. il suo piano di azion3 p1.rallelo a quello della membrana., se n on vi sono aderenze; tangenziale ad esso, se le adere.1"Ge esistono; 3) altro fattore che concorre alL~ produzione del dolore è l' iperalgesia della pelle e dei muscoli intercosta.li; tale ip;m~lgesia . ò un fe 1om 3no ch3 dura 5 o 6 giorni ed anche più.
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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (DII ,.cessi vmall ~t11t1 alla Olrulttt tttenlt 41 suiiJ •lilla~ ul 1" al 30 aprllt ISH)
Maggiore medico MARio GAMBAZZU: Sulla sifilide ereditaria. Maggiore medico GIORGIO CaiABRElU.: D iOU&ione e decorso della infezior~re t1wercol{lr6. T enente colonnello medico R osoLINo CIAURI : La diagnosi degli
ALEssANDRIA. -
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A.NooNA. -
ictus. BARI. - Oa.pita.no m edico LUIGI R oSI ELLO: Alcune coMiderazioni ancuomo·fi8iocliniche sul sistema autonomo. BOLOGNA. - é a.pita.ni m edici AURELIO D E MA.BINIS e UMBERTO Colt:ELLI: Un caso di st<ui intestifl.{lte cror~iw. CAG.LIARI. - Capitano m edico GIOVANNI D E'l'TORI: Un wso di stenosi piloriw. FIRENZE. - Ma.g~iore m 3dico GI ULIO CIONINI: La. di,agnasi precoce della tuberco· losi polmonare dal punto di vista clin.i co. Nov ARA. - Sottotenente medico FLoRESTANO CATALDI: La quarta malattia venerea. - Cap itano m edico ETTORE At.BERTI: Le malAttie discrasù;he nel.le loro ripercU&.sioni stomatologiche. - Capitano m 3dico Rl':MIGIO PASQUALI : Semiologia dell'apparato r e. spiratorio. PADOVA. - Mag~iore medico GIOVAN BATTISTA ARGENTINA: L o stato allergko della tubercolo~ p olmonare. P .ERUGIA.- 'ren ent.e c olonnello m edico O AETANO F UNAIOLI : Erlures·i eostituzionale - Maggiore medico GENNARO R oM.-\NO : L' uremia n sl/{l valutaz ione. della rasietenza d~u· operando. PIACENZA. - Maggiore medico NAZZARENO VAJO LA : Co1~~ributo allo stu'.lio deUa leucemia acu.ta. ToB.INo. - Sottotenente medbo EDOARDO ScoLARI: Su.lla pr88enza dello aggluti nine aspeci fiche nel siero d~l sangt.U dei tubercolotici. - Capitan o medico GIOVANNI B oRELI..O: M etodi l){liemi di indagine radiologir-a.
Mawore medioo UMBERTO FotENA: Le moderne ooncezioni della vi.tam inologia e le loro applica;ioni pratiche, con speciale rigtwrdo all'a!imentazione del soldato. UDINE. - c~pitano m 3dico GIOVANNI l\{o~Ciii!:Tl'A: L :t diagn ni r.d.iologica della tubercolosi polmon.are. - Capitano medico GAETANO RoNGA: Un caso di psoriae·i diOUBa a decorso acuto. VERONA. - Capit ano medico EMANUELE CHIE3A: Indagini immunologiche, batterioscopiche e radi ologiche nella dia.gn08i precooe della tubercolost.
TBIBlSTE. -
NOTIZIE
Premio " Prassitele Piccinirù , per una monografia su argomento di medicina sodale. La Società italiana. di medicina. sociale, mercè la. liberalità del prof. Prassitele Piccinini, che ha messo a sua disposizione la somma di lire cinquemila. bandisce un concorso fra i medici italiani per una. monografia sul tema se· guente: "La m~icina pr6ventiva e la eel~ione profeBBiO'Iwle in rapporto alle prov· videnze Cl8Bietenziali ed aaeicurat1·ve, CCfiUI fatto ri d6l pot6f'lziamcnto della atirye ,..
I lavori, dattilografati in tre copi.,, debbono pervenire anonimi alla. Presidenza. della Società di medicina. sociale, Via Dogana. 2 · Milano, non oltre il 31 mano Hl30. Sopru una busta dev'essere ripetuto il motto stesso che contrad· distingue la monogre.fia. Entro la st.essa. busta, sigillata, deve essere racchiuso un foglietto col nome e l'indirizzo dell'autore. La busta. non sarà aperta se non dopo che il giudizio sarà stato emesso dalla Commis.«ione giudicatrice.
Congresso Nazionale di•patologia ed igiene coloniale. Nel prossimo ottobre si t errà in Roma. il II Congresso nazionale di patologia ed iigiene coloniale. Fra. i temi prescelti per le relazioni, sono comprEsi quelli della lebbra, della sprue, della malaria, della. febbre t nduJante e tripanosomìa$L
Congresso internazionale sulla malaria. Nella. seconda quindicina. del maggio 1930 a.v1à luogo in Algeri il II Con· gresso internazionale sulla moJaria., in occasione del primo cinquantenario della. scoper~a di L averan. Vi parteciperà una Dekgazione italiana. della quale faranno 'Par te uffì ciali del Corpo sanitario militare.
Congresso internazionale di microbiologia. Dal 7 al 12 ottobre p. v. si svoljl:erà, per iniziativa della. Società internazionale di microbiolo~in, a Parigi pres.oso l'Istituto Pa&-teur il I Congresso inter· nazionale di microbiologia, sotto la presidenza. onoraria del prof. R ome e sotto quella effettiva dei proff. Bordet e Kraus. Vi parteciperà il Corpo sanitario mi· litare ita]iano.
VI - F. CACCIA. - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - Prefaz ione del prof. R. D ALLA VEDOVA. - Un volume di pagine 108 .... .. . .. . .. .. . ... ... .... .. .. ..... . . . L. 6VII - S. SALI NABL - Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite osteo-arLioolari in 1° e 20 tempo. - Prefazione del prof. R . ALEssANDJLI. - U n volume di pagg. HlO ..... . .. . l 20 VIli - A. CA.'IABINI.- La medicina militare nell'antica Roma.- Un volume di pagine 28 con 5 figure . . . ......•.. . .... .. .. ....... .. . l 5IX - A. C.A.SARINI. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un volume di p agine 92 con 16 figure . .. . . .. ........ .. ..... . l 10 X - N. R oornò. - La profilassi delle malattie infettive dominanti nelle 6nostre colonie africane. - Un volume d i pagg. 44 . . . . .. . .. . • XI - A. CASABINI. - La seelta dei piloti per la navigazione aerea. - Un volume di pa.gg. 232 con 97 figure ... . . . ... .. . . . . ....... . • 20XII - G. CAPPELLL - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordi5namento dell'Esercito e la guerra. - Un volume di pagine 36. • x.m - S. SALINARI. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi 20 esiti. - Un volume di pagg. 25 . .... ....... . •. .. . ... .. . .. l XIV - F. CACCIA e S. R xcCI. - Le occlusioni intestinali {escluse le ernie ~ 5strozzate). - Un volume di pagine 28 ............ . ....... . XV - G. GarxoNr. - Geografia medioa ed igiene dei nostri possedimf'nti coloniali. - Un "olume d i pa~g. 240 con 3 carte geogl'afìche l 20 XVI - S. 8ALI NARI. - La razione alimentare del soldato ir. pace ed in guerra. - Un volume di pagg. 240 .... . ..... . ... . . . .. .. . • 20 XVII - A. CASAIUNI. - Per le • nozze di diamanti • del Giornale di medicina militare. - Un volume di pagg. 60 con 9 figure . .. . . . » 7XVIII - B. P ALMJERI. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napolitano. - Un volum e di pugg. 72 • l 7XIX - G. MEllflltO - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un volume di pagg. 50 .. ....... . . . . . . . ..... . .. . . .. . . l 7XX - A. CASARINI. - La medicina militare nella leggenda e nella storia. -Un volume di pagg. 750 con 155 figure ..... . . .... . . .. . l 60 XXI - Lipovaccini e vaccinazioni antitifo-paratifiche nell'Esercito - Studi e ricerche (1927-28). - U n volume di pagine 126 ... . ....... . • 8 --
ALTRE PUBBLICAZIONI. A. CASARINI. La fatica nella vita mìlitare. Memoria premiata al concorso R iberi, 1905. Un v olume di pagg. 330 con 65 fi~ure. - Ruma, 1908 A. CABARINI. Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria. premiata. a l concorso Riberi. 1906. Un volume di pagg. 402 con ta vole grafiche e s tat istiche - R oma. 1008 ................. . .. . ...... . La lotta antitubercolare nell'esercito. - Un volume di pagg. 96 con 8 tavole Per Leonardo da Vinci nel IV Centenario della su:1 morte. - Un volume di pagine 100 con 37 figure . .. ... . . . . . . . .. . .. ....... . . . ....... • .. Per Giovanni }'Ilaria Lancisi nel II Centenario della sua morte. - Un volume di pagg. 106 con 28 fig ure . ... . . .... . . ..... . ..... . . .. ....... . . W Conferenza interalleata per l'assistenza agll·invalidi di guerra. (Roma, 1919) - Relazioni ufficiali o comunicazioni.- U n volume dii?aozg. 9G .. . •• l Congresso internazionale di medicina e farmacia militare {Bruxelle.-;, 1921). R elazioni ufficiali del Corpo sanitario militare ita liano .. . ... . ... . 11 Congresso internazionale di mediciùa~ e~ fa;macia militare. (Roma, 1923). Atti deZ Congresso - Vol. I. _; R elauoni ufficiali• ....::_Un volume di pagg. 416 con t re tavole ... ..... . . ·........... . .. . ... . .. . .... .. . D Oongra<~So internazionale di medicina e farmacia militare. (RomD>, 1923) . Atti del Congresso- Vol. ll. - L.a vor i del Congresso e comunicazioni. - Un volum e di pagg. 600 con 33 tavole e 19 incisioni . •.. .. . . III Concresso internazionale di . medicina e .f~tpacia mllitare. {P arigi, 1925). Lavori del Cont,'T6SSO e oomuzu.~aziÒ]iil. - Uo volume di pagg. 88 .
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GIORNALE· DI MEDICINA MILITARE DI.BF.ziO~B
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!MBL~I8TBUJONE:
Roma • Mlnlatero della Guerra, Via XX SeUembre • Roma
CO!'fUIZIONI DI ABBONAMENTO. 1. D Giornale di medicina mil(tare 11! pubbUca U primo giorno di clasc1Ul meae, 1n fucioolo dJ Quattro foell di stampa almeno. 2. L'abbon!IDlento Il annuo o decorre dal 1• IICJtnalo. s. Il prezzo dell'abbon!IDlento è: ·, Per l'l talla e Colonie • . . . . . • . • • • . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . L. 8! Por l' Estero •••• • ••••.....•.•......... ..... ...... : . . . . . . . . . . • . • . . • 44 ·· J lll ltaJia . . . • . . . . . . • . . . • • . . • • • . 6Un fascicolo separato costa. · . · · · · \ all'Estero... . . . . . . . . . . . • . . . • . • • , 7Il sup.ple!fi&Ddtol cuntenent;e l ~uoli. di a n..'"l<lnttd e COI"1W scmllano m • •·
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1n ItaJin . , ...• , •.• , . . . . . . . . . . . , 16 1 18 tare costa all'Estero . . . . . • • • • • . . • • . • . • . • • , 4 Per lfll u11lclall mtdlcl e ohlmlcl rarmaclstl del R. F.aerclto Un eervb:to attivo, ln potitJon& a1111Warla, di complemento, della rJaerva ed a rlpo,;o!il prezzo deU'abbonawento è ridotto a L. U al!Jicipale ed U prezzo del supplemento è ridotto a L. 8. - Non sl trabmettono ricevute per gU abbonamenti Jll'rsonall. b. ,Non si nccettano recioml trascorsi trenta giorni dBJia spcdlzlnne del Giornale, cbe BI llf· Cettua regolarmente ul primo dl o(!ni mes e. 'l"m~corso tule termine, l fnS<:l<'Oll richiesti vengono epe. dltlee dlsponlbill, sol o a pagamento, 6. I Bfgnorl u biJonutJ mi!ILar i ln e!Tettlvltil di servl&lo pagheranno l'Importo dell'abbonamento per mezzo del rispettivi C<lroan<lf di corpo e dirozlortl. 7. Per l soli uUiotall medici (deli'Ea<•rclto e dcllr1 Marino.), In qualunque po8lzlone el trovino è ammesso un All BONA.\JENTO CUMU LATIVO 111 Giom<~le ài medici1w militare ed agli ..fn11oa di medicina navale e cvwniale al prozzo dl L. 39 annuo. È Inoltro nrumesso un ABBO NAl\lE NTO CUMULATIVO 1\lla Rivista aero11tmtira al prezzo d! L. ~~ nuuue. ed alla Riui$ta militare ital(ana al prezzo di L. 41 annue. È inOr1e wuruem> un ABBONAMJo::>i'l'O CUMULA. TlVO al giornale l'Uni· verso, rivista geografica Illust rata, al prezzo dl L. 50 annue. Per ol tenere tall facllltazlonl cumula· t.tvo gU abbonati mfllla rl dovrall.Dv !ar purven!re l'Intero inlport<.> all'An:~mlnlstrazlone del })criodlco del proprio oorpo. 8. Al Ubral al fa lo ilconto del 10 per cento, mn sol tonto per 1111 abbonamenti delle _personee degli enti non mlllLnrl. •
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(2362}- ROIU, 1929 • VII - S TABILU(BNTO POLIOBAFICO PER L'AJOUNIIITRAZIONJI DJU.LO STATO
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Anno LXXVII - Fase. VI GIUGNO 1929 -
VII
ANNO
GIORNALE DI
MEDICINA MILITARE· '
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DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MIN ISTERO DELLA G u ERRA
ROMA
Pubblicazione mensile
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAI.- MINISTE RO DELLA GUERRA ( DIRE ZI ONE GENE RALE D I S AN ITÀ MIL ITAR E)
Giornale di f!1Cdicina militare : 1851 -1 88-i - Giornale medico del Regio Esercito e deUa ,. · Hcgia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del H. E sercito : 1896-1907. TELEFONI : -13-283 R . T. - 21-90 R. M.
SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI :
Studio per la orguulzmziouc ùl u n Jabot·atorlo pt-e~~o t r u ppe Ln campagna, p e r l '(I.(!Cert a mento dh.gno~tlco e 11er In t·loorcn del • po t·t n torio nelle
Numi. -
lnH)rJouJ t Ilo l dJ. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • •
Qlannantonl. Plnunl. -
Pag.
fl p rololoma dello t\C(JUO lu l'ide a Uagni <Il :'. lo nteoatioi .
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Un nuovo t1po dl boccetta pot• ~ostan'e oo'o"antl.
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CAIUISTIOA CLINICA :
Dal CoHo, - Due oa• l ili lln fog,·nnulomato:<l .
Pag. 839
NOTE DI IOIEN.E PRATICA : Bruni. - La pa.rotlto ep hi0111lca. nell'e.<o~olto .
P ag . 349
RIVISTA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E ITRANIERA . . . . . • . . . . . . . . . . . . OOIIFEREIIIE SCI ENTI FICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI . . . NECROLOGIO. . . . • • • . . . . . . . . . . .
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PUBBLICAZIONI IN V ENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -
Via XX Settembre - Ministero della Guerra -
ROMA
COLLANA MEDICO-MILITARE P UBBLICATA DAL MINISTE RO DELLA GUERRA D mezrONE
OENIHtAL~
DI
SAN IT À
~ULITAltE
I - F . T ESTI. -
Storia retrospettiva dell' Igiene nell' Esercito itaiiano. U n v olu me d i pn.g ine 112 . ..... . . . . . . . .. .. .. .. ... . . .. . . . L. II - Ricerche biologiche degli Ufiìci psico-fisiologici di a viazione militare. - U n v olu me d i p :1_gine :!:!!i corr 4(i ligure e 2 tavole .. . . . . » lii - E. fiA"''I'OUO. .. - Ferite addominali di guerra - P ref1lzione de l p ro fes sore N . GI..-.N'KI~'f'l'MHO. - U11 volume di pul!~- 400 con 38 fig . IV - A. L t-sTIG- A . B1;!:HNCO. - I «gas di guerra• · Impiego ed effetti - Provvedimenti e cura, Un vo lu me d i pngi11e 104 con 3 t avole m ic ro;.!mfiche n colori .... .... ..... . ... . . . .. .. . .. . • V - A. L 'C!<TrG . - Brevi Cl'nni storici sulla e voluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale ( . 9 .5 -~ 9 : 8) . - l:u v olume di pu~ine :J2 ro11 21 ligu re ... . . .. ... . . . . . ..... . . .. .
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(SCOli( ·1' 11<<0irW rlr l/a C01X!rl ilW)
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MEMORIE
ORIGINALI
IST ITUTO SIEROTERAPICO MILA~TESE Direttore : Prof. S.
BELFANTI
SEZIONE DI MlCROBIOLOGIA D irigente: Prof. A. ZIRONI
STUDIO PER LA ORGANIZZAZIONE DI UN LABORATORIO PRESSO TRUPPE IN CAMPAGNA, PER L'ACCERTAMENTO DIAGNOSTICO E PER LA RICERCA DEI " PORTATORI , NELtE INFEZIONI TIFOIDI per il dott. Carlo Nannl, capitano medico, assistente militare
SOMMARIO. - I. Importanza. dell'indagine batteriolngica. nelle malattie del gruppo « tifo n. - II. Criteri di apprezzamento dei vari n·.etodi di ricerca.. - I II. Tecnica delle sin)l:ole ricerche di laboratorio. - IV. Metodica di laboratorio, per un t ifos.a.rio e per la ricerca dei, " portatori •.
La recente esperienza della guerra mondiale ha dimostrato che la. mancanza di unicità di indirizzo nell'organizzazione dei laboratori, per un pr onto ed efficace accertamento dia.gnostico, costituisce una delle maggiori difficoltà nella pratica attuazione dei servizi profilattici per la difesa degli eserciti contro le malattie infettive. Non tutti i laboratori sono prep arati ad organizzarsi, in breve tempo, in modo rispondente alle .specia,l i esigenze richieste da grandi masse in continuo spostamento e soggette a frequenti cause di contagio, per cui, in mancanza di direttive speciali o di apprestamenti preordinati, essi debbono valersi di u na organizzazione e di una metodica di laboratorio che in genere risulta insufficiente di fronte alle imperiose esigenze di una rapida e valida profilassi su vasta scaJa. Quantunque le recentii vedute di alcuni ricercatori (Friedberg, Casagrandi) - specie· in riguardo a quello stadio particolare del cc virus ,, tifogeno che successivamente evolverebbe nella forma ben nota e conosciuta di h. d 'Eberth - tendano a dimimùre l 'importam~a preponderante che sino ad oggi si è data al bacillo di Eberth in rapporto aHo sviluppo delle epidemie di tifo, tuttavia il pronto riconoscimento dei primi focolai d'insorgenza della malattia e la ricerca e la bonifica dei cc portatori ,, rimangono a.ttuaJmente fondMnentale presidio per la efficienza della. profilarssL Da, ciò la necessità che una collettività, in condizioni di vita speciale quale è quella di u n esercito in campagna, si avvalga di una organizzazione diagnostico-profilattica preordinata allo scopo. Questa oltre ad avere il pregio di essere basata su ricerche di laboratorio -prescelte ed aggiornate secondo le più recenti con oscenze, avrà il vanta.ggio di quella stretta unicità di in-
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STl)l)JO rER LA ORGANIZZAZIONE DI L'N LABORATORIO, ECC.
dirizzo che ne garantisca la. ma.ggiore sicurezza e conseguente concordanza di giudizi diagnostici. Per quanto sopra ho ritenuto utile intraprendere il presente studio di organizzazione e metodica di un laboratorio per l'Mcertamento diagnostico delle malattie del gruppo del tifo, tenendo conto delle speciali esigenze richieste da un laboratorio messo aJ servizio di truppe in campagna.
I. -
IMPORTANZA DELL'INDAGINE BATTERIOLOGICA NELLE MALATTIE DEL GRUPPO TIFO.
Proprio la. storia del tifo addominale, in quest'ultimi tempi, lia dimostrato nel modo migliore come per la determinazione di un quadro morboso siano infidi ed insufficienti i sintomi clinici e come anche la anatomia patologica non sia sempre in grado di dire la parola definitiva. Soltanto l'indagine batteri(llogica e biologica hanno dimostrato di poter assol· vere questo compito. Partendo dalle molteplici descrizioni dei quadri morbosi date dai tempi più remoti, con le quali vengono accomunati sotto la denominazione di «tifo » le malattie più svariate, arriviamo a questi ultimi anni in cui la ricerca batteriologica ha comportato nuove limita?.icni dimostrandoci che quadri morbosi del tipo noso!,'Tafico del tifo addominale possono essere causate da germi diversi dal b. d 'Eberth. Per tal modo vennero a crearsi le nette divisioni fra i germi atti a produrre sindromi tifose, fra i quali siriscontrano bacilli ca.rbonchio-simili, cocchi, protei, vibrio alcaligenes, ma predominano per importanza i paratifl.ci (Sohottmueller) germi che banno somiglianze, ma anche sostanziali differenze con il b. d'Eberth. Accanto quindi alla indagine ed alla diagnosi clinica., che non ci possono dare criteri etiologici precisi, sta l'indagine batteriologica che sola ci fa conoscere il tip o speciale di germi del gruppo intestinale in causa e quindi l'essenza vera della malattia con tutte le conseguenze terapeuticbe e igienico-pro· filattiche. ·
II. - CRITERI DI APPREZZAMENTO DEI VARI METODI DI RICERCA. L 'esame batteriologico ha il compito della dimostrazione diretta ed ind:iretta del germe specifico della malattia in atto. La dimostrazione direU.a si ha con l'isolamento e la cultura del germe dai tessuti e dagli escreti. Per tale scopo ci serviamo principalmente dell'amocultura e dell'esame delle feci, potendo essere tra.scurati gli altri metodi di ricerca (da.U'urina, e dai vari secreti, essudati) per gli scarsi risultati positi vi. che da essi si ottengono: possono essere utili, auzi talora sono particola~mente indicati nel caso singolo, ma non possono assurgere a metodi di ricerche generali e sistematiche.
STUDiO PER LA ORGANIZZi\ZlONJi: Df U N LABORATORlO, .ECC.
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Ernocult11ra. - R.appresenta attua.lmente il mezzo più precoce e più sicuro per la diagnosi. Inoltre è l'unico elemento diagnostico costante di cui disponiamo durante la prima settimana di ma.lattia. Quando venga. praticata secondo a,rte, essa è positiva, talora, già nelle prime 16-24 ore di malattia (dall'inizio della febbre), del resto può rimanere tale anche per tutta la durata della malattia (periodo febbrile) quantunque le possibilità di successo siano tanto maggiori quanto più precocemente venga praticata. Le statistiche concordano nel dare le seguenti percentuali di emocultnre positive nei vari periodi di malattia :
nel corso della prima settimana 93-100 "~ id. id. seconda. id. 78 % id. id. terza id. 56 % 1 1'd. 32 "r< 1'd . 1"d . quar t a 0
Peraltro oggi si conviene dalla maggior parte dei ricercat ori che il bacillo del tifo durante il periodo febbrile circoli nel sangue dal primo fino agli ultimi giorni di malattia in quantità decrescente ma sempre dimostrabile. Schottmueller dimostrò i ba.cilli nel sangue persino durante i rialzi termici effimeri del periodo della convalescenza. Egli afferma di aver constata.to che nei casi nei quali, togliendo sino a cc. 20 di sangue, non si trovano bacilli durante il periodo febbrile, appartengono alle estr-e me eccezioni e che anche in questi pochi casi negativi si deve cale 1lare sulla presenza di bacilli nel sangue del malato, sia pure soltanto in piccolo numero o in stato di difficile coltivabilità, ed è per questo che la prova riesce negativa.. Ciò probabilmente ci dà ragione anche del fat to, osservato durante la g ilerra mondiale, che nei tifosi previamente sottoposti a vaccinazione profilattica., la emocultura diede talvolta esiti negativi, quando non si voglia. trovare ragione del fatto nelle osservazioni dell'Oeller ·in proposito e cioè obe in seguito 11 all'insorgenza. di un certo grado d 'immunità post-vaccinale il b. del tifo si localizza assai più frequentemente nella milza e sopratutto nel midollo delle ossa.
Esa·me delle feci. - L 'isolamento del bacillo del tifo dalle feci è note· volmente ostacolato dalla grande ricchezza. della. flora batterica intestinale. È stato fatto il computo che per un ba.cillo del tifo si trovino nell'intestino dai 300 ai 500 germi saprofìti. Da ciò la ragione delle difficoltà. tecniche dell'isolamento, per cui un risultato negativo non può dirci nulla per la diagnosi. Tuttavia nei casi che vengono in osservazione in l!lD. periodo a.vamzato della malattia, quando essa è gL.ì. stata superata ed in quelli in cui gli altri metodi di ricerca sono falliti, l'esame delle feci è utile e talora d 'importanza decisiva. Di valore essenziale ed indiscutibile inoltre è detta ricerca per il riconoscimento dei «portatori di bacilli )), Al contrario dell'emocultura! l'esame delle feci ha ecarsa probabilità di riuscita quando venga praticato durante la prima. settimana di malattia. Pur essendo aooerta.to in maniera ind ubbia che il ba.cillo del tifo, in un numero .discreto di casi, possa essere eliminato con le feci già durante il periodo d 'incubazione della malattia
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STUDIO PER LA ORGANIZZAZIONE DI ON LA'BORATORJO, ECC .
(Mayer, Conradi, Frigge), tuttavia i risultati positivi aumentano a malattia inoltrata e verso la convalescenza. Ricerche sistematiche praticate (Jugens, Drigal.ski, Kaiser) hanno dato le seguenti percentuali di copro-culture positive: nel corso della prima settimana . • lM % id. ic! seconda settimana. 23,4 ~o id. id. terza settimana . . 33 ~'O id. id. quarta fino alla. d :lcima settimana.. 11 % dopo 3 m esi e più . . . . . . . . . . • • . . . 4,7 ~ o
Altri m etodi di 1·ice-rca cultttmle diretta. - Dal cavo orale, dal faringe, dall'esofago ed in particolare delle tonsille, alcuni ricercatori hanno avuto reperti positivi e con esiti migliori dalle roseole, dalle urine e dal succo splenico. Ma tutti questi metodi di ricerca, come si è detto, possono considerarsi secondari come importanza. pra,t ica per conduiTe ricerche diagnostiche colletti ve. La dimostrazume indi1·etta si ha con la ricerca: delle sostanze immuni nel sangue; dello stato allergico dei tessu ti; delle modificazioni ematologiche. Ricerca delle sost-anze in~muni. - Si basa. principalmente sulla dimostrazione delle agglutinine, potendo anche qui essere praticamente trascurati gli altri metodi di dimostrazione degli anticorpi per la tecnica complicata.. (Reazione di Pfei.ffer: batteriolisi in vivo; prova di Neisser e Wechsberg: batteriolisi in vitro; deviazione del complemento, reazione delle precipitine, indice opsonico). Il potere agglutinante del siero dei malati non è dimostrabile, in genere, prima dell'ottavo giorno di malattia; inoltre esso può anche mancare in
periodi più avanzati della malattia o presentarsi saltuariamente durante il decorso di essa. Quantunque non si possa sostenere l 'idea di un parallelismo fra presenza di agglutinine' .e gravità della malattia, pur tuttavia si può affermare che nei malati gravi fin dall'inizio, o nei soggetti fortemente debilitati per associazione mcrbosa, non è possibile la dimostrazione d~ agglutinine, o solo a titolo assai basso. Nei Ieucemici, nonostante che la. infezione tifica non di rado volga .a guarigione, le agglutinine di solito mancano (Moreschi). · Non è quindi un fattore di diagnosi precoce, nè costante. D 'altra parte il potere agglutinante di un siero può essere dovuto ad una pregressa infezione tifìca c quindi non essere in rapporto con la malattia in atto. A questo proposito però, oggi, si esclude da Lutti che il potere agglutinante possa conservarsi per anni nel siero di sangue di individlli che hanno sofferto il tifo e si ammette come limite massimo dai 5 ai 6 mesi dalla sofferta infezione, pur potendo persistere lo sta.to immunita.rio cellulare dopo la scompa.rsa di quello umorale cui è legato il fenomeno dell 'agglutinazione. Dopo tale periodo, unSI. agglutinazione positiva denota sicura.mente la perma.nenza del bacillo del tifo nell'orga.nismo. È interessante ricordare che le agglutinine per il bacillo del tifo possono ricomparire nel sangue di un vaccinato,
STUDIO PER LA ORGANIZZAZIONE DI UN LABORATORIO, ECC.
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o di un guarito di una infezione tifìca pregressa da anni, sotto l'influenza. di una infezione. Si parla in tali casi di agglutinazione anamnestica. Per questa constatazione si deve ritenere di scarso valore diagnostico l'agglutinazione nei soggetti che abbiano praticato la vaccinazione profilattica e ciò ba particolare importanza. per l'Esercito nel qua,le tale pratica è oggi rigorosamente e sistematicamente attuata. Nei vaccinati essa non è certamente utilizzabile ai fini diagnostici entro i primi tre mesi, e seeondo alcuni anche i nove mesi dalla subìta vaccinazione, per la presenza in circolo delle agglutinine da immunizzazione attiva. Se dovesse trova,re conferma il reperto di Seiffert, che, nei vaccinati affetti da infezione tifoide si trova una coagglutinazione del b. di Gatner nel 50 %, mentre mancherebbe in ca-so di altra malattia febbrile, questo dato costituirebbe un criterio differenziale utilizzabile. Allo stato attuale delle nostre conoscenze dovremo ritenere utilizzabile la reazione di Widal per la diagnosi del tifo nei vaccinati, quando siano già trascorsi tre mesi dall'ultima iniezione profilattica e, nei ripetuti esami, il potere di agglutinazione salga prontamente e intensamente. Tenendo tuttavia presente che l'iniezione di sostanze albuminoidi (eventuale trattamento proteino-terapico aspecifico) può da sola servire ad elevare il titolo delle agglutinine presenti. Fleckseder ha consta,tato un fa,'Jto particolarmente importante in riguardo all'importanza diagno ;;iut. (ella reazione di agglutinazione e cioè che malattie infettive secondarie a etiologia varia (affezioni streptococciche, dissent~ria, t. b. c., grippe, malaria ecc.) possono elevare il titolo d'aggl!ltinazione dovuto ad una infezione tifoide. Infine va notato che una prova unica d'a.~gl.ltinazione non può ~ em pre dirci l'etiologia esatta della malattia in atto. È noto che i bacilli del gruppo tifo-paratifo, insieme con le agglutinine specifiche, provocano nell'organismo la formazione di coagglutinine o agglutinine di gruppo e talora in una concentrazione maggiore delle agglutinine specifiche. Pertanto in tali casi, per una esatta diagnosi etiologica, non potremo servirei della valutazione in base al titolo maggiore delle agglutinine presenti per ciascun germe del gruppo, ma dovremo, sempre che si voglia. pervenire ad una esatta diagnosi, praticare la satura.zione della agglutinine eseguita col metodo della prova crociata del Oastella,ni.
-=- Reazion·i allergiche. La mttù·eazione. L 'oftai.morea zione, (Obantemesse) saggiata con l'endotossina precipitata con l'alcool, la spleno-reazione (Vincent), prat.icata con l'inoculazione sottocutanea di cc. 2 di autolizzato di b. del tifo - positiva secondo alcuni ricercatori nel 94 % dei casi allo stato attuale e con la metodica in u so non possono essere racoomandati come metoCii d 'impieg-o <'onen1 e a scopo diagn ost.ico. Secondo diversi ricercatori la cutireazione resta positiva dopo la guarigione di un infezione tifica per molti anni: questo reperto, ne limita, come ben si comprende, la importanza pratica diagnostica, mentre ne aumenta il valore nel riguardo immunologico. È infatti probabile che la cutireazione resti positiva alla inoculazione di tossine tifìche o di baeilli del tifo per tu tto iJ tempo nel quale l'organismo resta in condizione di allergia rispetto al tifo : cioè fino a quando persiste lo stato immunitario.
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STUDlO PER LA OR.GANlZZAZlONE DI UN LABORATORIO, ECC.
Modificazioni ematologiche. - n comportamento dei leucociti nel decorso del tifo può essere utilizzato a. scopo diagnostico, nelle forme clini· ca.mente sospette, ed anche prognostico sopra. tutto per merito delle ricerche del Na.egeli il quale ba stabilito una. curva tipica. dell'andamento dei leucòciti nei vari stadi dell'infezione tifoide con un'incrocio caratteristico delle traiettorie numeriche dei neulrofili e dei linfociti. Fatta eccezione dei primi giorni di malattia., in cui si ha un aumento dei leucociti, dalla metà del primo stadio in poi si ha leu.copenia con linfocitosi, leucopenia che aumenta con la gravità dell'infezione fino ali 'a.leuchia. In genere si hanno cifre di 2-4000 leucociti con linfocitosi sino al 50 %- Le eccezioni si banno nelle infezioni miste e nelle complicazioni ed anzi, allorcbè in queste ultime manca l'aumento dei leucociti neutrofili, si ba un segno prognostico sfavorevole, indice della mancata capacità formativa del midollo osseo. Queste conclusioni sono secondo molti ricercatori, ed in particolare secondo Oeller, infirmate dallo studio del decorso del tifo nei vacci.na.ti, nei quali non f. rara una iperleucocitosi assai notevole. Questa reazione non si ha in tutti i vaccinati, ma solo in quelli nei quali per effetto della vaccinazione residua uno stato immunitario che modifica profondamente la sintomatologia clinica del tifo: il che in altre parole significa che lo studio d ella formula ematologica viene a mancare allo scopo proprio nei casi nei quali sarebbe indispensabile trovare un segno diagnostico patognomonioo a sostituire tutti i segni usu~li, profondamente modificati od a ssenti.
III. - TECNICA DELLE SINGOLE RICERCHE DI LABORATORIO. Il principale ostacolo che si oppone allo sviluppo del b. del tifo dal sangue dei tifosi, usando i comuni terreni di cultura, è dato
Emocultu.ra. -
d alla presenza nel sangue stesso degli an1icorpi. Si :oono pertanto ricer cati i mezzi per annullare questo potere inibitorio. Senza. citare e vagliare partitamente tutti i metodi proposti si può affermare che l'uso della bile (Conradi), sola od in aggiunta ai comuni mezzi nutritivi, è quella che meglio risponde allo scopo. Essa infatti realizza tre notevoli vantaggi : l o impedisce la coagulazione del sangue e quindi l'imbrigliamento di germi nella. ma,ssa del coagulo ; 2o ha azione dannosa. sul complemento per modo che il potere battericida non può più esplicarsi per mezzo del solo ambocettore ; 3° ha azione dissolvente sui globuli biancni mettendo cosi in li· bertà. gli eventua.li germi fagocitati, da cui un aumento del loro numero. L 'unico inconveniente che pu ò derivare dall'uso esclusivo della bile è quello di impedire, più o meno regolarmente certo di non favorire lo sviluppo di alcuni microbi (in particolare il pneumococco e lo streptococco) per cui in presenza. di una forma febbrile acuta a tipo settioemico simulante un tifo, la. sola. emooultura in bile ci espone a degli insuccessi diagnostici. Pertanto è logico praticare simultaneamente (specie nei ca~ dubbi) anche u na emocultura, in brodo semplice e per ottenere anche in questo terreno,
STUDIO l'EB LA ORGANiZZAZIONE DI UN LA.BORATORlO, ECC.
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che non ha speciàli qualità. elettive, la inibizione del potere battericida del sangue insemensato, si userà una notevole quantità. di brodo venendo in tal modo a diluire il complemento oltre il limite di concentrazione entro il quale è attivo (l : 40). Ciò premesso esponiamo la tecnica più conveniente da usarsi: a) emocultura in bile: seminare sterilmente cc. 2-4 di sangue in un tubo contenente cc. 8-10 di bile di bue sterile. Tali quantità. sono sufficienti se si interviene nel primo settenario ed in soggetti non vaccinati. Se l'intervento è più ta.rdivo, occorre insemenzare quantità. maggiori di sangue e persino cc. 20 e più secondo diversi li. (Schottmueller). ' b) emocultura in brodo: seminare sterilmente cc. 5-10 sangue in un palloncino contenente cc. 200-300 di brodo p eptonato ordinario (Castellani). Le due emoculture debbono eRsere praticate contemporaneamente oèd ove non sia possibile farle al letto stesso dell'ammalato, si userà sangue citratato. In mancanza della bile si può ricorrere al metodo del Gildmeister la cui semplicità ile permette l'uso anche in mancanza di ada.tte installazioni di laboratorio. Tecnica del Gildmeister. Seminare cc. 2-3 di sangue in cc. 8-10 di acqua distillata sterile (basta l 'abolizione per mezz'ora) (l.). Questo metodo è stato controllato da Schottmueller il quale lo ha trovato pratico e raccomandabile in casi particolari. Certo anche con questo metodo semplicissimo si realizza un relativo arricchimento: il sangue apporta il materiale nutritivo e l'a.oqua distillata esercita un notevole
pot-ere anticomplementa.re. Brodo. - ll brodo di carne peptonato ordinario può essere convenientemente sostituito con brodo Liebig peptonato (gr. 10 di estratto di Liebig per litro) più economico ed egualmente rispondente. PREPARAZIONE
DEI TERRENI NUTRITrvi. -
Bile. - Si usa in genere bile di bue. La vescichetta biliare, prelevata al macello subito dopo l'uccisione dell'animale, legata perchè non si inquini, viene cauterizzata in lìll punto con una spatola arroventata alla. fiamma ed attraverso la zona coagulata viene ra<~colta la bile con regole di pulizia, bollita, filtrata .attraverso cotone, ripartita in provette e sterilizzata. a 115-118o. Si conserva allo scuro. La bile per se stessa. è povera di elementi nutritivi: quando viene seminata con sangue, esso vi apporta le sostanze nutritive necessarie per costituire un buon mezzo di cultura; negli altri casi è necessario addizionarla di peptone, glucosio, glicerina. Esame del{e feci. - L'isolamento del b.acillo del tifo dalle feci presenta le seguenti principali difficoltà: a) la con.temporanea presenza. di r.na. m,merosa. fiora batterica la quale, .nei comuni terreni di cultura, finisce col mascherare inevitabilmente la presenza del bacillo del tifo od impedirne lo sviluppo; (l) 2 co. dl oangue poseoDo eeeere pelevatl anche dal polpMtrello del dito, non occorre In temperatura di termostato per lo a• Uuppo, essf nd o 6Uftlclcnte ar.che Il Eoggiorno della. mls~ela 2angue ed acqua dl!tillata per 24·•8 ore lo luogo riscaldato od In estate a temperatura a.mt.leote.
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STUDIO PER LA ORGANIZZAZIONE DI UN LARORATORIO, E CC .
b) il metodo di isolamento in piastre di gelatina., classico e rigoroso, non è utilizzabile perchè il bacillo del tifo, pur presentando in detto terreno delle -colonie particolarmente caratteristiche, si sviluppa molto lentamente alla temperatura alla quale la gelatina resta solida, mentre si sviluppano attivamente i saprofiti dell'intestino che invadendo il terreno e liquefacendo la gelatina fru strano la ricerca ; a) molti ricercatori hanno notato che seminando insieme i bacilli del tifo ed il coli, ospite normale dell' intestino umano, quest'ultimo si sviluppa più rapidamente ed esercita slÙ bacillo del tifo, secondo Grimbert, una vera azione inibitrice che peraltro non è oggi più ammessa. n R.emy, pur riconoscendo che vi sia realmente un certo antagonismo fra i due germi, afferma che l'azione inibitrice non arriva mai a soffocare lo sviluppo contemporaneo del bacillo d'Eberth. La simbiosi potrebbe modificare profondamente le propriètà biochimiche del tifo (fermentazione degli idrati di carbonio) e fisico-chimiche; fatto di notevole importanza nella identificazione dei bacilli del gruppo tifo-paratifo appena isolati da terreni ove siano cresciuti con il coli-bacillo. A queste difficoltà si è cercato di ovviare: l 0 usando come terreno di cultura agar in piastre semina.to in superficie. All'uopo si è reso il terreno più compatto preparando l'.a gar-brodo al 3 %, distribuito in grandi piastre (Drigalski) per aumentare la superficie di semina in modo da ottenere colonie staccate e meno fatcili a confluire durante lo sviluppo; 2° aggiun~endo all'agar 3 % delle sostanze che impedissero lo sviluppo dei microbi associati pur permettendo lo sviluppo dei ba-cilli tifo-paratifìci. Pertanto sono state studiate nel loro comportamento numerose sostanza antisettiche ad azione elettiva, alcune delle quali realizzano il vantaggio notevole di impedire lo sviluppo di un certo numero di microbi cosi frequenti nelle feci (cocchi diversi, blastomiceti, muffe ecc.), ma la maggior parte di esse permette lo sviluppo dei coli-bacillo egualmente bene e talora. meglio di quello del ba-cillo del tifo. Non si possono chiamare antisettici elettiVi: l'acido fenico, il crista.l violetto, la. fucsina acida, l'iodio, l'ioduro di potassio. Per le altre sostanze la cui elettività è messa meno in dubbio: la caffeina (Hofmann e Ficker), il verde di china (Werbitzki), l'associazione del verde brillante e acido picrico (Oonradi), l'etere di petrolio (Bierast), esiste tuttavia la diversa tolleranza dei vari ceppi microbici verso ciascuna sostanza., per cui ne rimane spesso frustrata l'elettività. Anche il verde di mala.chlte (Loeffler), che sembra raccogliere le preferenze di molti ricercatori, non ha un'azione elettiva. • costante e spiccata in rapporto al coli-ba-cillo. Aesterlin, in uno studio sull'azione dei coloranti - cui a.ppl:IJ'tengono la maggior parte degli antisettici usati (aniline) - in rapporto allo sviluppo dei bacilli, ha trovato che: il Violetto di genziana, il cristal violetto, il Yiole!,to di anilina, il verde di malachite e la safranina determinano una inibizione selettiva dei bacilli grampositivi quando essi siano. presenti, nei terreni nutritivi, a delle concentrazioni determimLte. L'azione più pronunoiata è quella esercitata daJ verde di malachite. I batteri Gramnegativi si
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mostrano pure sensibili a tale azione, ma a gradi differenti; i più resistenti sono il b. piocianeQ e il b. lacti.JJ aerogeno. Da quanto sopra risulta che se si può raggiungere lo scopo di ottenere un sicuro arricchimento dei germi del gruppo tifo-paratifo rispetto agli altri germi sa.protiti dell'intestino, ciò è impossibile nei riguardi del colibacillo, e per la tolleranza pari, talora superiore di fronte alla maggior parte degli antisettici impiegati, e per la maggiore rapidità di sviluppo che esso possiede di fronte ai bacilli del gruppo tifo-paratifo. Pertanto oggi viene generalmente tralasciato l'arricchimento come operazione preliminare per la ricerca del b. del tifo nelle feci e si fa uso di terreni con elettività comune a tutti i bacilli del gruppo tifo-coli, ma pre.p arati con rivelatori cromatici che permettano il riconoscimento differenziale delle colonie del coli-ba-cilli da quelle del gruppo t.ifo-paratifo, per la. diversa attività biochimica che esse esplicano durante il loro sviluppo in detti terreni. Chiameremo questi terreni diagnostico-differenziali: ne esistono molti, alcuni anzi proposti in questi ultimi anni e che presentano qualche vantaggio. Se non che il fatto che essi richiedono una preparazione delicata e spesso difficile, l'a.ocaparamento di sostanze coloranti speciali non sempré e dovunque reperibili, che sono costosi e non conservabili a lungo, ne fa annullare i lievi vanta.ggi che sembra abbiano dimostrato in mano ad alcuni ricercatori. Per ciò, tenendo conto delle particolari esigenze del nostro studio, , il quale richiede terreni di facile preparazione e di mo~co costo dovendo essere usati in notevoli quantità, ci atterremo a quelli che oltre a questi requisiti posseggano : a) elettività per il gruppo tifo-coli ; b) netta differenziazione macroscopica delle colonie del :tifo-paratifo da quelle del coli. I texTeni che hanno i predetti requisiti sono: L 'Endo, il Drigalski e lo Chandelier. PREPARAZIONE DEI TERRENI DIAGNOSTICI E LE1"l'IJRA DELLE COLONIE. -
Enilo. - Preparazione: sciogliere gr. 30 di agar (lavato e strizzato) in un litro di brodo peptonato ; filtrare a caldo, neutralizzare esattamente al tornar;ole, quindi aggiungere M. 10 di soluzione di carbonato ;sodico secco allO %, gr. 10 di lattosio chimicamente puro, mescolando accuratamente ed infine cc. 5 di soluzione alcoolica satura (madre) e filtrata di fucsina basic~~. Il terreno prende il colore rosso. Si addiziona di cc. 25 di soluzione di sol.fìto di sodio al 10 %, preparata di recente; la. d-ecolorazione comincia. immediatamente ed è completa dopo la sterilizzazione. Il terreno viene suddiviso in tubi di cc. 15 circa e sterilizzato a 115° quindi conservato al riparo dalla luce. Al momento del bisogno, si liquefa a bagnomaria. il contenuto dei tubi, si versa nelle piastre di P etri e si lascia solidificare a piastre semiaperte per ottenere una superficie asciutta. adatta. alla semina per striscio. In genere dopo un paio di ore ed anche meno, se sono state poijte in termostato per agevolarne l'evaporazione, le piastre possono essere seminate e quindi poste col coperchio in basso a 37° per lo sviluppo delle colonie.
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STUDIO PER LA OROANIZZAZlONE DI UN LABORATORIO, ECO.
Esame delle colonie. - Le colonie dei bacilli che non attaccano il lattosio : tifo, paratifi, dissenterici, ecc. crescono incolori. Quelle del coli assnmono una tinta rossa al centro (dopo 15 ore) e poi divengono intero.monto rosse con riflessi metallici (dopo 24 ore). Generalmente dopo 24-48 ore anche le colonie del tifo assumono una tinta lievemente rosa, tuttavia esse si distinguono facilmente da quelle del coli, che sono fortemente rosso scuro, opache e che rimangono, nell'ulteriore sviluppo, più piccole di quelle del tifo. L 'elettività di questq terreno, dovuta all'azione antisettica della fucsina, è incostante, ragione per cui alcuni sperimentatori hanno ritenuto opportuno aggiungervi il cristal violetto e sembra con buoni risultati (Leoni). Drigalski-Oonmdi. - Preparazione: si pongono a macerare per 24 500 di carne, finemente triturata e liberata delle aponeurosi e dei tend ini, in un litro di acqua (carne di bue o cavallo che può anche essere sostituita con estratto di carne Liebig). Si spreme attraverso staccio, si fa bollire per un'ora, si filtra, si riporta al volnme. Indi si aggiunge : or~ in ghiacciaia gr.
peptonedi Wittegr.IO, cloruro di sodio gr. 5, nutrosio gr. 10, si porta all'ebollizione e si aggiungono gr. 30 di agar scaldando fino a che sia bene dh:cioltoì indi si alcaliniiza al tornasole e si pone in autoclave a 1200 per tre quarti d'ora. Si filtra al caldo e si sterilizza per 15 minuti a.n5o. A parte si prepara: tintura di tornasole gr. 150, lattosio gr. 15. Si mescolano, si fa bollire per 15 minuti e dopo sedimentazione si d ecantano sterilmente. A questo punto si mescola l'aga.r nutrosato sterile, liquefatto e portato alla temperatura di 50° circa, con la soluzione di tornasole e lattosio; si agita fortemente, si aggiunge una quantità. sufficiente di soluzione di soda allO % sterile, fino a che la massa prende una tinta leggermente bleu ed infine ancora cc. 3 di detta soluzione di soda e cc. 10 di soluzione sterile di cristal violetto al 0,10 %· Per la ripartizione, conservazione ed uso del terreno si procede quindi come si è detto per l' Endo.
Esame delle colo·nie. - TI coli, per l' azione sul lattosio, dà colonie rosse, opalescenti, circondate da un alone rosso. I b. del tifo e dei paratifi dànno colonie incoùn-i o bluastTe, trasparenti, simili a gocce di tugiada. Non tutte le colonie azzW"re sono per altro colonie di tifo o paratifo. Tutti i bacilli che non attaccano il lattosio dànno delle colonie che non alterano sensibilmente il colore del terreno. n colore azzurro delicato, t.enue più chiaro del fondo del terrP.no, la trasparenza, la regolarità, l'essere rotonde piuttosto piccole e a bordi netti sono caratteri distintivi per le colonie del gruppo tifo-paratifo. Questi caratteri ben rilevati se non servono per la. differenziazione con i b. della dissenteria (mobilità) servono a. distinguerli dai b. florcscenti delle feci che 9ànno colonie azzurre con riflessi verdeazzurro nelle prime 12 ore e tirano poi al verde chiaro verso la 18a o 24a • ora; dai protei che dànno colonie azzurro-scure, festonate; dallo streptococco faecalis che dà colonie azzurre, puntiformi, rilevate. Questo terreno risponde egregiamente e riscuote la preferenza della maggior parte dei ricercatori: è un terreno veramente elettivo e la presenza '
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del cristal violetto dà agli isolament-i un vero carattere di arricchimento in confronto dei gernù non appartenenti al gruppo tilfo-coli.
Ohandelier. - Preparazione: si prepara con la solita tecnica un litro di a.gar al 3 % con 1'1,5 % di la.ttosio, esattamente neutralizzato al tornasole e sterilizzato. Si fonde a bagnomaria e si porta a 50° quindi si aggiunge: soluzione di soda gr. 0,5 % cc. 100 e soluzione acquosa di rosso congo al 3 % cc. 100. Le due soluzioni debbono essere sterilizzate a parte. Il terreno cosi ottenuto assume un bel colore rosso, tra.sparonte. Per la ripartizione L'l tubi, cons~rva,done cd uso si procede come !d è detto r>er i terreni précedenti. P.it<Mne delle coll)'nie. - · J JC colonie- del tifo appaiono, dopo 24 ore, con l'aspetto di piccole masse appiattite, secche, sca.gliose, cupoliformi e di colore 1·osso chirtro. Le colonie del coli, spiccano per la colorazione bleu sc-ura sul fondo rosso. QuP.sto terreno, che è una felice semplificazione di quello di Schnlit,z, è raccomr.ndabile per l 'isolamento del b. ilel tifo (Calmette) ed anche a noi, in ::tlcuni studi compl\l'ativi con altri terreni, è quello che con il Drigalski ~i ha dato i uùgliori risultnti. ' Padle11ki. -· Preparazione : un litro di agar comune al 3 %, lattoE;ato
all'l % addizionato del 3 % di bile e a reazione lievemente alcalina. >iene fuM a bagnomaria. Indi si aggiunge : bile di bne cc. 5 ; soluzione di verde di walachite chimicamente pura (Hochst) cc. 5 ; Etoluzione fresca di solfito di sodio al 10 % cc. 10. Anche in questo terreno, come nell'Endo, il solfito di sodio serve alla. decolorazione. :Ripartire, conservare ed nsa.re nome i terrerJ precedenti.
Esame deUe cownie. - Quantunque la di~tinzione non appaia ~:~empre ben netta, forse in rapporto a.lla difficoltà della preparazione del t-erreno, in genere le colonie di tifo sono piccole, t raspa-renti, incolori; quelle del coli sono grosse, opache e ·verdi per la ricolorazione del terreno. In pratica non sembra dare risultati vantaggiosi sngli altri, come terreno di prii.••o isolamento. Viene piuttosto usato come terreno di arricchimento pel successivo trasporto sugli alt-ri tarreni diagnoz:;tici. Un metodo di arricchimento di un certo valore ~embra essere quello di Lentz e 1.'ietz. Preparazione: a un litro di a-gar al 3 %, neutro alla fenoftaleina, si aggiunge sterilmente : solnzione normale eli aeidb cloridrico cc. 10; soluzione alcoolìc.'l al 0,55 % di verde malachite, puro, cric;tallizzato cc. 5.
Distrib1ùto il terreno in pi!\stre di P etri con la 11olita tecnica. si distendono uniformemenw in !mJ>erficie alcune gocce della sospenE:ione di ft>ci; !li pone in termostato a 37° per 15·20 ore ott.enendo lo s•iluppo di una, pagina. continua senza distinzione di colonie isolate. Si ven;a, con precanzionc
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STUDIO PER LA ORGANIZZAZIONE Dl UN LABORATORI O, ECC.
sulla snpt>rficie di cultura della. piastra cc. 1-2 d i soluzione fisiologica e si imprimono dei movimenti di inclina:.done in ruodo chf>- la solu1-ione .fisiolo~ica operi un lavaggio delicato della superficie culturale arrestando i movimenti appena la soluzione fisiologiea. diviene torbida. A questo punt.o si decanta con pipetta la soluzione fisiologica stessa che servirà per l'isolamento su piastre di Drig::t.lski od Endo. Nota di teonica rwatica. - Tenendo presente le finalità pratiche del nostro stndio, suggeriamo la seguente tecnica di preparazione dei terreni D rigalski e Chandelier ritenendola particolarmente indirata per le eRigenze di una (',a,mpa.gna profilattica e per le dotazioni di labora.tort al seguito di t ruppe operanti. E ssa infatti presenta. i seguenti va.ntag~i: 1° tempestiva preparazione del terreno presso laborat.ori ce..ntrali con modalità. eli confezione che ne permette la conservftzione e l'invio a. distanza ad ogni richiesta; 2o immediata disponibilità di un terreno che con la tecnica usuale richiederebbe laboriosa preparazione, personale pratico e materiale non acl)nistabile O\nnque. Drigalski. Preparare: l o agar a.l3 %, nutrosa.to e lattosato all'l %, sterile a reazione net-
tamente alcalina alla fenoftaleina, ripartito in t.ubi ad alto strato; 2o tintura di tornasole diluita cc. 1000 : (l). la.t.tosio chimicamente pnro gr. 25; cristal-violetto all'l % cc. 35; Sterilizzare separatamente le tre Rostanze e mescolarle a freddo, indi ripartire il tutto in fiale da. cc.. 2. Al momento dell'uso si liquefa. un tnho di a.gar in alto strato, si lascia raffredd(Lte a 50o circa e vi si aggiunge sterilmente, a me1.zo di una pipetta. Pa.stenr, il contenuto di una fiala ottenendo in tal modo la quantità di Drigalski mfUciente per preparare um1 piast.ra di Petri. Oha.ndelier. Preparare :
l o agar al 3 %, la t tosato all'1,5 %, a reazione n entra, sterile, solidificato in tubi ed alto strato; zo soluzione acquosa sterile di rosso congo al 3 % in fiale ùa cc. 1; 3o soluzione sterile di soda a.l 0,5 % in fiale da cc. 1. AJ momento dell'uso, si procede come per il tflneno di Driga.lski a.ggiungondo sterilmente a.d un tubo di agar liquefatto il contenuto ili una fiala di ciascuna delle due soluzioni seconda. e terza.
(l ) Prepnrarior>.e tl<lla tintura tli lomtHolt (ruadr,•). - Sl soiolv:ono in l lltro di &equa dlstil• lnta g r. l lO di tor.ua <Oi l ID oonl; Al la.<cia por 3-4 giorni In t e rmoatato a gitando un palo d! volte al giorno, s i llltra por cartn bibula, ~~ LHiçiungooo ;!Su cc. di al~ool a 95•. Per l'uso sl diluisce una partA: d! questi\ soluzione oon t re parti di noqua distillata .
STUDIO PER LA ORGANtZU.ZIONE DI UN LABORATORIO, ECC.
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Altri metodi di ricerca diTetta. - Senza fare una rassegna critica eli dett.i metodi e ricordando la loro limitata importanza pratica per un acr.ertamento diagnostico sistematico e da condursi su va-sta scala, diamo la descrizione schematica della tecniC',a ordinariamente impiegata per cia~;cuna ricerca : Io RICERCA DALLE URINF.. - L 'eliminazione del b. del tifo dalle mine non si inizia in genere prima deli5o giorno di malattia. e eli preferenza verso il30o giorno, ciò che diminuisce il valore pratico della ricerca.
Tecnica. - Urocolttua di Ranque e Senez basata sulla. proprietà del verde di ma.lacbite: si raccoglie l'urina in un matraccio sterile contenente da cc. 0,5 a 0,8 di soluzione di verd€1 di mala.chite all'l p . 200 (dose calcolata per una minzione). Mettere il matraccio a137o e appena si avverte un'intorbidamento praticare una semina per· ottenel'e il ce'ppo da identificare. L 'urina stessa serve da materiale nutritivo, il verde di malachite impedisce lo sviluppo dei mi<:robi associat.i. 2o RICERCA DALLA BIJ.E. - In essa il b. del tifo compare dopo cb e nel sangue, alla fine della prima settin1ana e vi si ritrova poi costant.emente ed anche dopo che esso è scomparso dal sangue. Pertanto la bilictùtura avrebbe un vero interesse diagnostico quando l'emocoltura non ò posit.i va ed inoltre permetterebbe di svelare i portatori di bacilli più sicUl'amente che non la difficile ricerca dell'esame delle feci. PUl'troppo però essa richiede delle manovre che non è consigliabile praticare sui malati spesso gra.vi e depressi.
Tecnica. - Procedimenti di Weber e eli Kyralyfì. Si introducono cc. 200-300 di olio d'oliva sterile nello stomaco ùel malato dopo lavaggio gastrico con acqua distillata sterile. Dopo mezz'ora circa, durante la quale si invita il malato a non ingoiare saliva, si ritira il contenuto stomaca.le sempre a mezzo della sonda.. Dal liquido raccolto in recipiente sterile e lasciato sedimentare, si preleva con la pipetta lo strato inferiore formato da. una mescolanza di bile, succo pancreatico e muco, e si semina. in un tubo di biJe di bue. 3o RICERCA DALLE MACCHIE DI ROSEOLA. - Disinfettata la paJ"te, raschiare le macchie eli roseola con una piccola « cUl'ette )) taglia.nte sterilizzata e seminare subito il prodot.to di raschiamento in un tubo di bile. 40 RICERéA DALLA POLPA SPT~ENICA. -
Un tempo molto praticata per la costanza dei successi dovuta aJla presenza del bacillo del tifo nella milza del malato, è oggi ormai abbandonata per i pericoli che present.a e perchè è divenuta superflua in seguito ai risultati forniti dall'emocultUl'a e dalla sierodiagnosi. Si può dire riservata unicamente alle autopsie.
Tecnica. -.A mezzo di un ago lungo cm. 10,15 sottile, si preleva sterilmente il materiale con una puntUl'a della milza e si semina in bile di bue.
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STUDIO PER LA ORGANIZZAZIONE DI UN LABORATORIO, ECC.
l)o RICERCA NEGLI ESSUDATI. N-ei liquidi pleurico, pericardico e cefalo racbidiano (come pure nel midollo delle ossa) il b. del tifo si riscontra allo stato puro per cui, oròinariamente, è sufficiente la semina in agar o brodo comuné. D agli espettorati e dalle tonsille, come dai materiali ra.<>colti col vomito specie biliare, sarà necessario praticare la ricerca con l'isolamento per la pre::;enza di molti microbi saprofiti (vedi tecnica della coprocultura ).
Ricerca del potere agglutinante nel s·iero. - Essa. è basata. sul.la. constatazione che, mettendo a contatto il bacillo del tifo con il siero di malati di tifo convenientemente diltùto in soluzione di cloruro di sodio (fenomeno fisico-chimico specifico perchè legato alle proprietà. immunitarie), si ba un fenomeno di flocculazione per cui i germi perdono la loro mobilità. e si riuniscono formando ùei piceoli ammassi o fiocchi. Anche il siero normale ha la proprietà di agire in siffatto modo, ma la specificità del fenomeno nel siero dei malati di tifo consUlte nel provocare l'agglutinazione a diluizioni superiori. Detta ricerca può essere macroscopica e ruicroscopica. La tnaoroscopica si pra.tic~ nel seguente modo : preparazione del materiale; allestimento di agar-colture di .24 ore di b. del tifo e paratifo A e B; soluzione fisiologica al 0,80 % limpida, 15-20 provette da sierodiagnosi; pipette graduate sterili da cc. l . In pratica a.llorcbè si debbano eseguire giornalmente delle sierodiagnosi, allo scopo di evitare l'allestimento delle emulsioni batteriche ogni 24-48 ore, si preparano i così detti diagnostici (tifodia.gnostico, parati.fo diagnostico .A e B) i quali resta.no adatt·i per l'u so per circa 1-2 mesi. Essi sono costituiti da. emulsioni batteriche uccise con l'aggiunta di acido fenico o di formalina del commercio nella proporzione del 0,5 %, altri usano l'azione dei raggi ultra>ioletti (Stassano e Lematte). Gli istituti sierotera.pici pongono in commercio dei tifo diagnostici che permettono l'esecuzione della sierodiagnosi anche a chi non dispong:l di un laboratorio batteriologico. Chiunque può prepara.rli adoperando per l'emulsione bacillare della soluzione fisiologica addizionata del 0,5 % di a.cido fenico. Tecnica. - Si fanno tre serie di 4 diluizioni del siero in esame a concentrazione decrescente di l : 25, l : 50, l : 100, l : 200 in un cc. di soluzione fisiologica al 0,80 % per ciascuna diluizione. In essi si stempera accuratamente, in modo che non vi siano granuli di patina di coltura. in sospensione, un'ansata normale di coltura. di 24 ore: per la prime serie di b. del tifo, per la. seconda del pa.ratifo A e per la terza del para.tilo B. Si aggiunge qtùndi ad ogni serie una quinta provetta contenente cc. l di soluzione fisiologica in cui si sia stemperata un'ansata della cultura del germe della serie rispettiva senza aggiunta di siero. Queste ultime provette costituiscono i controlli che si debbono sempre istituire per rilevare l'agglutinazione sponta-nea. dei germi nella cultura usata, nel qual caso la prove non avrebbe valore. Potrebbe anche avvenire cbe il germe usato fossa iuagglutinabile (germi isolati di recente dell'organismo, azione dei terreni elettivi sulle proprietà fìsico-clùrniche dei germi) ed anche in questo caso la. W'idal trarrebbe in errore.
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.A questi inconvenienti si ripara indirizzando ' i a ceppi di coltura. che, da. precedenti operazioni di controllo con sieri agglutinanti a titolo noto, si siano dimostrati agglutinabili e che :inoltre non presentino il fenomeno dell'autoagglutina.zione. A questa ultima evenienza si può anche ovviare saggiando il comportamento del germe con varie concentrazioni di cloruro di sodio in modo da giungere ad ottenere una sospensione che resti omogenea. per qualche tempo ed usare quindi la soluzione fisiologica, per la diluizione del siero, al titolo di concent.r azione di cloruro di sodio dimo.stra.te.si adatta ad inibire l'auti-agglutinazione. (In genere concentrazione dal 0,35 al 0,20 %). Secondo gli studi di S. B. Hocber la scelta di stipiti di recente isolamento potrebbe avere una certa importanza sulle proprietà antigene delle varie razze di bacillo del tifo, fatto confermato dalla prova della saturazione delle agglutinine (Castellani). Dai predetti studi risulterebbe che gli stipiti giovani contengono tutti i complessi antigeni · del ba""!illo del tifo come si trova in vivo, mentre quelli vecchi perderebbero parte degli antigeni. Ciò è importante anche per la preparazione clei vaccini.
Lettura dei risultati della sierodiagnosi del Widal. - Dopo soggiorno delle provette in termostato a. 37o per due ore (optlm1~;m della lettura dopo un'ora) in genere è positiva l'agglutinazione dei germi, a piccoli e grossi fiocchi. n fenomeno è osservabile ad occhio nudo, solo eccezionalmente si richiede l'uso di una lente semplice d'ingrandimento (esiste anche un apparecchio apposito, l'agglutinoscopio, specialmente utile per la differenziazione dell'agglutinazione a piccoli o a grossi fiocchi cui, secondo recenti vedute del . Felix, dovrebbe attribuirsi un valore diverso). In mancanza di termostato le provette possono essere lasciate a temperatura a.mbiente per 12-14 ore, al massimo 20 ore, dopo di che si procede alla lettura. Alcune sierodiagnosi, raramente nel tifo, più spesso nell'infezione da Brucella melitense, possono presentare il così detto fenomeno paradosso di De Blasi per cui l'agglutinazione assente nelle diluizioni minori è evidente nelle maggiori: Trattasi in questi casi di reazioni positive delle quali il De Blasi ba messo in evidenza l'intimo meccanismo dovuto al fatto che nelle maggiori concentrazioni di siero la presenza di notevoli quantità di agglutinoidi - di cui è nota la maggiore avidità di fissazione all'antigene rispetto alle agglutinine impedisce il fenomeno fisico della agglutinazione. Non sempre tuttavia la lettura dei risultati è definitiva per una diagnosi etiologica esatta. Occorre spesso di osservare delle agglutinazioni a titolo presso che eguale nelle provette. In pratica si fa in genere la diagnosi, a. scopo clinico, in base a.l più alto titolo della agglutinazione come a quello che identifichi il germe causale della malattia, ma è bene ricordare che ciò non è sempre esatto, tanto è vero che, ripetendo l'agglutinazione a distanza di tempo, si possono avere risultati diversi nello stesso ammalato. n Pantauf - per primo - notò questo fa.tto in un ammalato in cui ebbe coaggluti~a:~one per il tifo e paratifo con maggior titolo per il paratifo B, in un esame 1ll1Zlale e ripetendo poi, a distanza di tempo, la Widal ebbe pure coagglutin_azione ma. con un titolo maggiore per il bacillo del tifo, ed in seguito nuscl. ad isolare dall'ammalato stesso il b. dell'Eberth. Ciò per altro non infirma il criterio d'interpretazione clinica giacohè non potrebbe attendersi
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alcuna utilità da una sierodiagnosi che per essere definitiva dovesse essere praticata alla .fine della malattia e d 'altra parte quella esattezza etiologica non ha alcuna importanza agli effet ti terapeutici, almeno fino a che la terapia specifica vaccinale e sierologica non avrà. dimostrato una indiscussa importanza curativa. La esatta determinazione del vero agente etiologico ha invece particolare importanza a scopo epidemiologico per tutto quel corollario di pl'ovvedimenti igienico-profilattici cbe la divena etiologia comporta e ciò specialmente in una collettività come l'E:;ercito. lnoltre il fenomeno della coagglutinazione oltre (be alla pre~enza di agglutinine di gruppo può essere dovuto alle agglutinine specifiche di più germi del gruppo come avviene nelle infezioni miste che, quantunque rare, possonp verificarsi. In tali ca-si è neces~:ario l'icorrere alla pro-va crociata del 0Mtellani . . Questi ha dimostrato che €a.turando ~iero immune con specie batterica corrispondente cessa. la coagg-lutinazione per le specie batteriche di gruppo. METODO PRATICO PER ESEGUIRE LA PROVA CROCIATA DEL C.A.STELLANI. 1o tf·mpo: Si preparano 4 provette numerate contenenti ciascuna
cc. l di siero in esame non diluito o diluito 1:5. Nelle prime 2 provette si stemperano da 5 a 8 ansate di patina batterica di b. del tifo, nelle a.ltre 2 di b. del pa.ratifo B, (paratifo A se del caso). Quindi si pongono in termostato a 37° per 6-12 ore o secondo altri, si lasciano in ghiacciaia una notte, in modo che si abbia l'a·:sorbimento degli anticorpi. Di poi si centrifuga fortemente in modo da separare il siero da.l materiale batterico agglutinato e si prova con aggiunta di nuove ansate di cultura, rispettivamente del b. del tifo per le prime 2 provette e del paratifo A per le altre 2, se si verifica ancora l'agglutinazione nel qual caso si ripete la sosta in termostato e la centrifugazione. Non verificandosi più l'agglutinazione si è certi che il contenuto in agglutinine, rispetto .al germe sa.ggiato è esaurito. 2° tempo : Sul siero centrifugato ottenuto dalle 2 prime provette (saturato con b. del tifo) si istituù;ce allora la prova originale del Widal in una per il tifo e nell'altra jper il paratifo B usando le solite diluizioni. Sul siero centrifugato ottenuto dalle altre due provette (saturato con b. del pa.ratifo B) si istituisce la prova del Widal: in una per il tifo e nell'altra per il paratifo B. La lettura dei risultati ,c he si ottengono dalle singole sierodiagnosi ci dirà in definitiva il germe in causa e le eventualità di una infezione n~ista.
GR.AFICO DELLA PROVA.
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1 }a provetta. (cc. l di siero all' l : 5 + b. del tifo) gruppo.·· 1 2a provetta. (cc. l di siero all' l : 5 + b. del tifo)
) 3a provet ta (cc. l di siero all'l: 5 + b. Pa.ratifo B) 2" gruppo.· · l 4a provetta (cc. l di siero all' l : 5 + b. ParatiCo B)
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STUDIO PER LA ORQANIZZAZIONE Dr UN LABORATORIO, E CC .
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Ja pro,·etta. S iero cent rifugato + T ifo ( l l l ) ·\ (de lla l• provetta del 1° te mpo) 50' 101}. 100 }O gl' •
20 gr. .
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J 4a provetta. Siero centrifugato + Para B ( _!_, r (della 4tl provetta de l 10 tempo) 50 ~~· ~)
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Questa prova, ottima quando si sa.ggiano sieri sperimentali, è meno fedele con i sieri umani per cui il suo valore clinico ~~ talora di dubbia utilità.
*** Agglutinazione microscopica. È un procedimento estemporaneo poco usato normalmente nella sua tecnica originale. Esso richiede infatti le stesse modalità di diluizione e preparazione delle sospensioni del siero e dei batteri come per la Widal al fine di ottenere grosse gocce delle varie concentrazioni che poi tra due vetrini si esaminano al microscopio. Ha il vantaggio della maggiore rapidità di lettura giacchè l'agglutinazione microscopica si produce in pochi istanti ed al massimo ent ro 15'-20'. Quando le diluizioni vengono fat te a gocce è importante usare delle gocce di emulsione ba.tterica e di siero esat.ta.mente uguali. Ciò si può ottenere usando le due pipet.te Pastem che si hanno rompendo nel mezzo dell'affilatura un tubo di vetro t irato alla fiamma: le due pipette, così preparate, poRsono considerarsi sensibilmente eguali nelle loro estremità. Perchè la reazione di agglutinazione sia positi n~ dovranno osservarsi quasi eslusivamente degli ammassi od isolotti ben compatti o pochi o.nessun bacillo libero nel campo microscopico.
N. B. - In poatlcn la nro,·n può e»Sere Um itnta tllle due solt' prù<"Ctte 2• e s• opc·ru ndo nel due tempi come SOPt'llt
2 -
Giorna.le di medi~na mi litare.
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ST\:010 l'ER LA ORGANIZZAZIONE Dl l ' N LA:BORATOR!O, ECC.
IV. -
METODICA DI LABORATORIO, PER UN 'fiFOSARIO E PER LA RICERCA DEI " PORTATORI ,.
Il batteriologo pre:;so truppe in campagna può essere chiamato a disimpegnare due compiti principa.li nei riguardi diagnostici e profilattici delle forme infettivo-epidemiche del gruppo tifo: l 0 essere addetto ad un ospedale specializzato per il ricovero dei tifosi, comunemente chiama.t.o (( tifosario '' ;
2° essere incaricato <lell1t. ricerca di eventuali u po1·tatori di bacilli » per speciali esigenze profiJattiche. Studieremo part.itamente la metodic.'l. di laboratorio nei due casi : l ° Fttnzionamento di ·u n tifosario. Con ricerche anamnestiche e cliniche e sulla. base di eventuali indicazioni del medico del corpo (dichiarazione medica allegata alla ba:;sa d 'entrata in ospedale) dovrà stabilirsi approssimativamente il periodo d 'inizio della malattia. Da quanto si è detto sui criteri di apprezzamento dei vari metodi di diagnosi ne consegue che le ricerche da eseguire saranno diverse a seconda dello stadio di malattia in cui sarà accolto il ma.lato. E precisamente nel:
Primo settenario (li malatti.a. - Emocoltura in bile e in brodo (vedi tecnica). Dopo un soggiorno di 12 ore in termostato, si fa un'esame in goccia pendente prendendo il materiale dalla superficie del tubo dell'emocoltura. in bile per ricercare la forma e la mobilità del germe eventualmente svilupp atosi. In presenza di un germe mobile, con movimenti di tra.sla.zione piutt.osto vivaci, e a forma di bastoncino, si proseguirà allestendo un preparato col metodo di Gram. In possesso di questi tre dati: bacillo mobile, piuttosto piccolo (O, 7 X 2 J-t), gramnega.tivo, ci si potrà già orientare verso il gruppo tifo per un reperto ottenuto dal sangue. In ogni modo si procederà alla semina di qualche ansata della bilicoltura in agar comune. I terreni diagnostici in qu.esto caso non sono indispensabili giacchè se il prelevamento è stato fatto sterilmente, sia dal malato (eventuale presenza di cocchi della cute nell'emocoltura) come dal tubo di coltura in bile, si ottengono colture pure e colonie ben distaccate usando la semina a striscio in capsule di Petri a mezzo dell'ansa di platino o <li una. spatola. od anchebacchetta del Drigalski (questa può essere fatta al momento piegando ad angolo retto una cannetta di vetro sulla fiamma di un becco Bunsen). Dopo 18 ore, circa, si ha uno sviluppo sufficiente di colonie ben caratteristiche per operare il prelevamento di nn poco di cultura che, stemperata in soluzione fisiologica, viene mescolata nelle proporzioni di una goccia con una goccia di siero agglutinante al terzo circa del titolo ed a. goccia p·endente si segue l'agglutinazione. Per controllo si allestirà anche una goceia pendente con emulsione del germe e soluzione fisiologica.
STUDlO PER LA OROANIZZAZIONE DI U N LABORATORlO, ECC .
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Oon queste modalità diagnostiche si può in 30-36 ore circa dare un responso positivo nei casi favorevoli. Naturalmente sarà sempre opportuno procedere anche alla identificazione esatta del germe. Oiò potrà farsi contemporaneamente alla semina in aga.r comune, che serve a darci il ceppo d 'agglutinazione, con prelevamento diretto dell'emocoltura. usando i terreni diagnostici differenziali od i terreni d'identificazione (vedi appresso). Praticamente si dimostra utile, e sufficente allo scopo, l'uso del tubo B . proposto da.! Besson. L'emocoltura può per altro risultare negativa per qualche giorno. Verrà quindi controllata con prelevamenti giornalieri fino al 5°, 60 giorno, epoca in cui può ancora risultare positiva. Se-:ondo e terzo settenario di malattia. - Emocoltura. e sierodia.gnosi del Widal (vedi tecnica). In genere si f'a un unico prelevamento dì sangue che serve per i due esami.
Persistendo la febbre - specie se alta e preferibilmente verso sera - si praticherà sempre l'emocoltura. avendo l'avvertenza di seminare una maggiore quantità di sangue (10-20 cc.) si praticherà inoltre la sierodiagnosi del Wìdal e, in caso dì esito negativo dei due esami, la ri~rca del b. nelle feci (copro-coltura) e nelle urine (vedi tecnica) . Qutwlo settenario di mal<tttia. -
2° Ricerca llei << portatori di bacilli >>. - Questa. ricerca è dì capitale importanza. nelle infezioni tifoìdi in una collettività come l'Esercito, data. l'età dei singoli e la comunanza. dì vita e d 'ambiente. A base della profilassi del tifo rimane tuttora la legge stabilita da Koch, che la sorgente del tifo è in ultima a.nalisi l'uomo infetto. Gli individui che albergano b. del tifo si chiamano << ospiti del tifo » intendendo sotto questa denominazione - secondo Fornet - tanto gli eliminatori di bacilli fra. quei soggetti che hanno sofferto il tifo, quanto i << portatori di bacilli », ossia quelli che non hanno avuto malattia dimostrabile. Tale stato può essere temporaneo o cronico. Gli AA. concordano oggi nel definire cc' portaWri temporanei » i convalescenti di tifo e quelli in cui la eliminazione dei bacilli cessa dopo tre mesi dallo sfebbramento o cinque mesi dall'inizio della malattia; «portatori cronici >> quelli in cui la eliminazione supera. detto periodo ed in generale tutti i portatori sani occasionati, ossia quelli che non hanno mai sofferto il tifo. Schneider (dell'Istituto Batteriologico organizzato da Koch per la lotta sistematica contro il tifo) ha trovato che il 3 % dei tifosi diviene ulteriormente (( portatore cronico » e Keyser dà. la stessa cifra mentre per altri ricercatori la percentuale oscillerebbe dal 2 al 6 % (Fonter 2 %, Conradi 6 %. Park 5 %). È interessante la constatazione che i giovani in genere divengono portatori temporanei e gli individui dì media età por-
N . B.- OltrJ Il r 'p)rt l d! o ocobl da lalUinf\Dllnto(mi1ro:oX"US aU>U$ cpid! rrnìd(' di Welchllta/lkJ·ozeUA cutis comunis S~"l'tl" - 11tatU«occt'8 olbUA) o be 8l puO avere e.ncbe dopo RCOu.rat.e. a.ntJsepsl della cute, !d può ottenere, specialmente da.ll'emocoltura In brodo, lo sviluppo di altri germi oa.U88. d1 eettloemle simulanti \10 tito . In tal caso 11e ne tarà la Jdcntlllcazlone con la t.c·
.nJca appropriata per ciascun germe.
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STU DIO PER LA ORGA.'<IZZAZJONE DI IJN LABORAT01UO, E CC.
tatori cronici e che, in quest'ultima categoria di portatori, è più frequente il sesso femminile forse perchè la calcolosi biliare, più comune nelle donne, favorisce l'insediamento dei bacilli del tifo nella cistifellea. Pertanto i cc portatori di bacilli >> sani o malati, rappresentano il maggior pericolo per la. diffusione della malattia e per ciò è di importanza capitale la loro ricerca. Questa si fa con l'esame sistematico di tutte le persone sospette: i convalescenti di tifo e le persone sane comwnque sospette per aver avuto contatto con ammalati o vivere in località dove si sono avuti casi di tifo. Per il primo gruppo di individui il saggio a mezzo della prova del Widal potrebbe servire, secondo alcuni ricercatori, per una prima cernita facile e pronta potendo essere considerati senz'altro cc portatori temporanei >> quelli con sierodiagnosi positiva. Per gli uni e per gli altri tuttavia una cernita rigorosa non può essere fatta che a mezzo dell'esa.me delle feci. Questa ricerca fondamentale per l'identificazione dei « portatori ,, comporta le seguenti operazioni: l 0 Raccolta di campioni di feci. - Per gli ammalati, i convalescenti ed i sospetti « portatori >• degenti in ospedale (tifosario) verrà fatta volta a volta dando all'uopo opportune istruzioni per ottenere campioni di feci emesse di recente e che non abbiano soggiornato a lungo nell'ultimo tratto dell'intestino. Per le truppe dislocate negli alloggiamenti dovrà organizzarsi un servizio di raccolta: a) materiale da predisporre:
•
Vasetti di vetro robusto con t appo di sughero su cui è innestato un cucchiaino metallico, oppure p1·ovettoni di vetro robusto pure con tappo di sughero e cucchiaino di vetro (questo può essere costruito al momento scaldando fino al calor rosso un tubo di vetro saldato ad una. estremità, soffiando quindi dall'altra fino ad ottenere la formazione di una bolla terminale ed aspirando infine, mentre una faccia della bolla è portata sulla punta della fiamma. di un Bunsen, per agevolare l'infossamento a cucchiaio che si forma all'estremità). Cassette porta-vasetti o porta-provettoni. Esse dovranno essere di legno verniciato (per il lavaggio antisettico) con telaio interno, metamco, asportabile, sul tipo delle comtmi scarabattole reggi-provette. Sarebbe desiderabile che, specie per i preleva.menti est<ivi ed a distanza, le pareti delle cassette avessero un 'in tercapedine da riempirsi di ghiaccio, ed avessero un'imbottitura sulla faccia interna del coperchio, eventualmente rinforzata, con falde di cotone grezzo, per assicurare una perfetta con tensione dei recipienti. Il numero dei vasetti, e corrispondentemente delle cassette, dovrà essere provvisto in rapporto all'entità degli esami da praticare. Moduli a stampa., con grafico e numero progressivo, per la registrazione dei dati di identificazione degli individui cui i singoli campioni appartengono. Etichette bianche, gommate, da apporsi ai vari campioni di feci con trascritti i dati relativi per ciascun campione.
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b) sistema di raccolta dei campioni: Prevì opportuni accordi con il medico di corpo, si òispoiTà percbè le operazioni si svolgano al mattino e sotto la sorveglia,.nza, di detto ufficiale medico, opportunamente coa<liuvato da.gli ufficiali d ei reparti per la parte disciplinare, e dagli aiutanti di sanità e dai portaferiti per le operazioni di controllo e registrazione. La raccolta del campione di feci verrà effettuata dall'aiutante di sarutà il quale avrà ricevuto, particok'l.-i i:'tJ uzioni sia. a.l riguardo delle manualità precise da ese,uuire, sia della quantità e parte speciale del materiale da prelevare. I struzioni queste cui l 'ufficiale medico dovrà da;re la massima importa,.nza, essendo esse il primo coefficiente per una efficace e scrupolosa indagine batteriologica. I va-setti, o provettoni, rec.anti i relativi cartellini riempiti dei dati riguardanti ogni singolo campione, verranno :raccolti man mano dal personale inviato dal laboratorio, curandone la sistemazione nelle apposite cassette a mezzo di porta-campioni. Trascriverà inoltre contemporaneamente i dati di ciascun campione sul modu lo a. stampa contenuto in doppia copia in ciascuna cassetta. .Appena. effettuato il p releva.mento del numero di campioni prestabilito, le cassette verranno celerment-e (auto-trasporto) rimesse al laboratorio. 2o Sem,ina deUe feci. - .A mezzo di una robusta ansa metallica si preleva una piccola quantità di materiale fecale. Se le feci sono caratteristiche si può fare il preleva.mento in un sol punto: si sceglie un grumo mucoso e, secondo la tecnica di Kolle, si lava e riprende più. volte in soluzione fisiologica sterile prima di procedere alla semina. N egli altri casi, in cui le feci non banno particolari caratteristiche - portatori cronici e convalescen ti in genere- ottenute con vari artifici (purganti, enteroclisi) le materie fecali che non abbiano rista.gnato nell'ultima porzione dell'intestino, sarà bene operare il prelevamento portando l'ansa successivamente in più punti
opportunamente scelt i. Sacquepée e Bellot consigliano di lavare ripetutamente l 'intestino con acqua bollita e seminare il materiale prelevato dall'acqua del terzo lavaggio dell'intestino. La pa.rte di feci prelevata con l 'ansa viene stemperata in soluzione fi::iologica sterile per rendere il materiale adatto aJla semina in superficie. A questo punto sarebbe consigliabile nn esame preliminare, con semplice osserva zione microscopica, per rendersi conto del numero dei germi della sospensione di feci per procedere eventualmente ad una maggiore diluizione. In queste operazioni preliminari sta la ragione principale delle diverse percentuali di successi ottenuti dai vari ricercatori quantunque, come si è detto sopra, essa sia subordinata ad una regolare raccolta dei campioni. Certo, dovendo fare ricerche in condizioni particolari per la dislocazione degli individui ed il numero degli esami, quali possono occorrere presso corpi di truppe, tutti i metodi preparatori di semina sono materialmente inapplicabili. Un metodo particolarmente raccomdandabile in questi casi, e che ren<l~ la manovra più rapida, è quello di stemperare l'ansa caricata del materiale fecale nell'acqua di condensazione che in genere si raccoglie sulla faccia .i nterna della capsula. di Petri in cui si deve fare la semina. Si tratta di un procedimento semplice, che dà ottimi risultati. Si pro-
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cede quindi alla semina per striscio portando l'ansa carica sul punto del terreno vicino all'orlo della piastra e depositando prima il materiale in questa zona ma-rginale ristretta, allo scopo· di omogeneizzare in certo qual modo la sospensione; quindi, partendo da questa zona, si striscia il materiale tracciando con l'ansa delle linee a zig-zag su tutta la superficie della piastra esercitando una pressione uniforme e senza ripassare con l'ansa su punti già tracciati; infine si torna a caricare l'ansa nella zona ristretta ove si è steropera.t o inizialmente il materiale e si tracciano alcune .linee di semina perpendicolari ai tratti già segnati. Con questo metodo si riesc.e generalmente ad ottenere lo sviluppo di colonie perfettament.e isolat-e. specie verso la seconda metà della piastra. a) te;rre?~i diagn.ostioo-àiffe-t'e?lziali pe1· la semina.
Riferendoci a quanto si è già detto sulle proprietà dei vari terreni in uso per le copro-(lolture, riteniamo opportuno la scelta dei terr·eni di Drigalski e Cbandelier. Sarà, bene usare possibilmente tutti e due i terreni per ogni campione di feci. b) svil1tpJJO e letttt1'a delle colonie. Le piastre seminate vengono poste in termostato a 37o. Ove non si disponga di termostati adatti per un considerevole numero di piastre, si può adattare una camera a termostato con uno dei comuni mezzi di riscaldament·o. oppure attrezzare nn armadio che può essere riscaldato anche a mezzo di una lampada a petrolio convenientemente sistemata e protetta. Dopo 18-24 ore si ha sufficiente sviluppo di colonie per procedere alla lettura. Da quanto si è detto in precedenza sulla proprietà elettiva dei terreni dia,gnostici rispetto ai varii germi contenuti nelle feci, avremo che le prime colonie che si svilupperanno saranno quelle dei bacilli del gruppo tifo-coli. Queste a loro volta potranno venire differenziate per i caratteri di colorazione diversa che avranno assunto in rapporto alla fermentazione o no del lattosio contenuto nei terreni (vedi preparazione terreni diagnostici e lettura delle colonie) .
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3° Bonifica del materiale 11,.sato. - I vasetti o provettoni, appena prelevato il materiale per le coprocolture, v.engono immersi in una soluzione disinfettante. A tale scopo si provvederà con l'allestimento di una vasca di cemento oppure usando una botte segata a metà. Come disinfettante ci si servirà del latte di calce (e successivo passaggio in soluzione cloridrica o solforica. per togliere la calce residua) opJPure di uno dei disinfettanti a base di creosoti e fenoli più in uso nell'Esercito. Dopo una sosta di un'ora o più nella soluzione ùisinfettante, i va setti •eng-nno risciacquati in altra va~ca o mastello con acqua corrent e. Le piastre, dopo l'uso, possono Yenir disinfettate con l'ebollizione a mezzo di una. stufa-botte a vapore fluente di facile impianto in qualsiasi località. Tuttavia tale pratica, per Ja natura stessa del materiale, è poco adatta verificandosi facili rotture, per cui ancbe per le piastre si ritiene più opportuno provvedere ad una disinfezione chimica con soluzione di acido solforico, successivo la.vaggio prolungato in acqua corrente e sterilizzazione prima del nuovo uso.
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!DENTIPICAZIONE DEI BACILLI DEL TIFO E P ARATIFO A E B.- Tecni-
P er procedere alla. identificazione è indispensabile trapiantare le colonie prescelte in un t ubo di agar per ottenere un ceppo m coltura giaccbè, s.e si procedesse a vari prelevamenti successivi della. stessa. colonia per praticare direttamente la semina nei teneni differenziali necessari per l'identificazione, si rischierebbe di produrre facili inquinamenti che falserebbero i risultati. Come indicazione speciale per le colonie azzurre ottenute dal Drigalski, sarà bene non limitarsi al trapianto di una. sola colonia. perchè si potrebbe capitare ad es. in una colonia di jecalis alcaligenes ed avendo già eliminata. la piastra non si sarebbe più in grado di praticare l'ulteriore identificazione delle altre colonie azzurre. In questo caso è bene prelevare il materiale da 3-4 colonie azzurre e trasportarlo in altrettanti tubi di Drigalski a becco di clarinetto. Si hanno in tal modo colonie staccate che vengono poi trapiantate in agar comune e contemporaneamente nei vari terreni differenziali per l'identificazione o sottoposte alla prova della. batterodiagnosi. Tale procedimento si può attuare nel caso che nelle piastre si sviluppino colonie molto distanziate fra loro: per lo più le colonie, anche se di aspetto tipico, al primo isolamento dalle feci non sono mai pure ed occorre da esse allestire delle pia-stre. C4 del preleva-mento. -
Metodi d'ide-ntifica.zione. - n metodo di scelta. per una identificazione rapida, quale comporta il nostro studio, è la batteriodiagn,osi a mezzo dei siero agglutinanti (a.nti-Ebertb, a.nti-Para A e B) a titolo noto, forniti dagli istituti sieroproduttori. . Tale procedimento è sicuro e rapido ed i risultati negativi che talvolta possono aversi con ceppi isolati di recente dall'organismo, sono così rari che non ne infirmano la. bontà. In tali casi negativi, tenendo presente che esistono dei bacilli d'Eberth autentici non agglutinabili dal siero antitifìco - fatto, secondo Nicolle, che andrebbe parallelo con l'assenza della mobilità - dovremo procedere ad un certo numero di trapianti del germe nei terreni di coltura prima di rinnovare la batteriodia-gnosi che, nei casi positivi, ci dimostrerà quasi sempre come il germe abbia in tal modo riacquistata. l'agglutinabilità con il siero specifico. La battericd-iagnoai rnacrosccrpica si pratica come la sierodiagnosi del Widal ma con diluizioni dei sieri diagnostici più elevate fino a. raggiungere persino la metà del titolo fissato dagli istituti sieroproduttori. n controllo con culture di tifo e paJ·atifo autentici, che eventualmente abbiano servito anche a titolare il potere agglutinante dei sieri, potrà essere istituito una volta tanto trattandosi di prove in serie. La batteriodia.gnosi può pratica.rsi estemporaneamente ponendo su un lato di un vetrino portaoggetti, ben pulito, una goccia d'emulsione di coltura omogenea (di 24 ore) ed unendola ad una goccia di siero agglutinante, diluito al/50 al momento dell'uso. Vicino, sull'altro lato dello stesso vetrino, si pone come controllo una. eguale goccia di emulsione batterica che si unisce con una goccia di soluzione fisiologica. n trasporto delle gocce verrà fatto a. mezzo dell'ansa per modo che esse risultino sensibilmente uguali. .A. mezzo di una. lente d 'ingrandimento semplice si può osservare, dopo qualche minuto, se avviene la formazione di fiocchetti. L 'apprezzamento, che spesso e con l'esercizio è possibile anche ad occhio nudo, è delicato e deve essere comparativo con il lato controllo.
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STUDIO PER LA OROANIZZAZlONE Dl UN LABORATORTO, ECC.
L'agglutinazione allo stato nascente, che si pratica con le stesse modalità della prova del Ba.ndi per il colera, è di raro impiego e non interessa. il nostro studio. L 'identificazione con lo st.u.dio c.olt1tmle del germe non è nel nostro caso di pratica attua.zione. Essa. comporta infatti l'ìimpiego di terreni nutritivi speciali di delicata preparazione (facile alterazione degli idrati di carbonio durante la preparrt,zione dei terreni) inoltre è piuttosto lunga, inda.ginosa e di risulta.to incost.ante d ata la variabilità delle proprietà biochimiche del germe. Tenendo cont.o d elle particolari esigenze del nostro studio riteniamo rac.cmnandabile, a.nche per nostra esperienza. personale, la seguente tecnica, per una pronta e sufficiente ident ificazione d ei b. del tifo e dei paratifi A e B: prepara.re per ogni germe d a identificare la seguente serie di tubi: t l'e t.ubi con diluizioni di sieri a.gglutina.nti per il tifo, para A e B; un tubo B; un tubo di latte sterile. La. preparazione del tubo B (Besllon-R anque e Senez) è semplice. Composizione del terreno: infuso di carne (brodo senza peptone) un litro, glucosio gr. 4, soluzione acquosa di rosso neutro all' l:lOO cc. 3. Si ripartisce in tnbi contenenti un tubettro d a emolisi capovolto che serve da tubo di fermentazione. I tubi, riempiti di un terzo del volume, vanno sterilizzati a noo per 20'; il colore non si altera e le provetti ne interne si autoriempiono durant-e la sterilizzazione. Il latte p uò essere provveduto faci lmente dappertutto. L ettura dei ris?tl!Atti. - I tre tubi della batteriodiagnosi già da soli bastano in genere a. dirci il t.ipo del germe in esame. In ogni modo i dat i da essi forniti sara.nno completati da.i risultati delLe altre due prove. B. - Lettura dopo 18-24 ore : B del tifo: t.inta amaranto, nient.e gas nel tubicino da ferment azione; P ara.tifo A: tinta amaranto, una, bolla di gas nel tubicino da. fermentazione; P aratifo B : fluorescenza, tinta orange nella provetta, gialla nel tubicino, mezzo tubicino ripieno d i gas ; T1~bo
Coli-ba.cillo: fluorescenza, tinta. gialla in massa, mezzo tubici no di gas ; B f. alcaligenes: tinta salmone nel t ubo, nessuna modificazione nel tubicino d a fermentazione e niente gas ; B proteus: earatteri di colorazione come il Para B, ma con una sola bolla di gas nel tubicino da fermentazione. Come risulta, a mezzo del tubo B possiamo classificaTi ~ germi nei gruppi seguenti: riduttori e non riduttori, quelli cbe non attaccano gli zuccheri, o li atta.cca.no sviluppando, o no, gas.
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STUDIO PER LA ORGANlZZAZlO:loo'E DI U N LABORATORIO, ECC.
Tubo di ùUte. - Serve a differenziare i para.tifi .A e B. II primo infatti, come il bacillo d 'Eberth, non coagula il latte mentre il secondo riesce a coagularlo portando il tubo di coltura, dopo 24 ore di sviluppo, a 10oo per 10' (prova del Biffi).
Specehio riassuntivo dei caratte:ri dIstintivi
suffldentl per la dllferenzlazlone culturale del bacilli del gruppo tlfo-eoll.
.
e "'
SI distl~ue :
~
caratteri dJstlnth" l
l
Con il terreno di Drigalski Con il terreno dello Cha.ndelier
B. del tifo Para. A e B Dissenterici
Coli
2
Con la. mobilità (goccia pendente)
B. del tifo Para. A e B
B. Dissenterici
3
Il Tubo B . o i Barsiekow (in tubi da fermentazione)
B. del tifo
Paratifo A e B
Con la. prova del Biffi (latte sterile a 1000 per IO')
Paratifo A
Parat.ifo B
:z
Il
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dal
' 4
AUTORIASSUNTO. Tenendo conto delle partico!ari esigenze richieste da un laboratorio al servizio di t ruppe in campagna, l'A. fa una rapida. rassegna. critica dei vari metodi di ricerca proposti per l'accertamen to diagnostico. d ei malati di tifo e per la ricero9. dei « portatori • nei riiguardi delle loro singole uti· lità ed importanza. pratica.. Descrive quindi la tecnica e, in relazione alle finalità. particolari del presente studio, suggerisce alcune norme per l'allestimento e la. conservazione d 3i terreni diagnostici, rilevandone l'utilità. pratica specie per una. eventuale dot!l.Zione dei laboratori da campo. Srudia. s ucces.<siva.mente la metodica. da seguire, e per l'accertamento diagnostico in un « tifosario ». e p er la. rioorca dei r ports.tori », illustrando in part icolare la modBlità d.i raccolta d ei campioni di feci. Prospetta. infine le. tecnica ra.ccoma.nda.bile per una rapida. identificazione dei bacilli del gruppo tifo.
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STUDIO PER LA OBOANI.Z.ZAZWNE DI UN LA.BORA'I'O&JO, E CC.
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SCUOLA DI APPLICAZIONE DI SANITÀ MILITARE La'toratorio d'Igiene, diretto dal ten. col. medi<'o R oMBY p rof. P AOLO
lL PROBLEMA DELLE ACQUE LURIDE A BAGNI DI MONTECATINI per il dott. Mario Giannantonl, capitano medico
Nelle gite a Bagni di Montecatini che ranno scorso la Direzione della Scuola d'Applicazione di Sanità militare ha fatto fare agli allievi ufficiali medici e agli ufficiali medici del corso d'integrazione, perchè vedessero ed ammirassero la magnifica organizzazione scientifica ed industriale di questa stazione termale che nell'impeto ascensionale dei tempi nuovi illustra sempre più la rinomanza di secoli e secoli, ho avuto occasione di interessarmi del problema delle acque luride nell'opera che è sta ta svolta per la canalizzazione. · È doveroso subito riconoscere che l'Amministrazione civica ben mostrù di essere pienamente conscia dell'importanza e del particolare interesse che il problema assumeva in questa cittadina, quando nel1914 chiamò l'ing. prof. Poggi, personalità fra le più illustri nel campo dell'ingegneria sanitaria, e il prof. Gasperini, dell'ufficio d'Igiene del comune di Firenze, perchè riferissero sul progetto, formulato dagli ingegneri Righetti, e quando. approvato integralmente il progetto, cominciò a tradurlo in pratica. Ed è tanto più doveroso questo riconoscimento in quanto che si deve tenere presente che questa cittadina non offriva in quell'epoca le migliori eondizioni per la soluzione del problema. Perchè se a Bagni di Montecatini la natura fu prodiga di molteplici e suggestive bellezze di paesaggio, se le diede una ricchezza veramente meravigliosa di acque. minerali di grandi ed indiscusse virtù terapeuriche, non volle d 'altra parte che nelle sue vicinanze scorresse un grosso fiume, nè volle che dalle sue ubertose colline, dai suoi ridenti poggi scaturissero abbondanti vene d'acqua. Questa mancata. prodigalità della natura ebbe ripercussione nella soluzione del problema delle acque luride in quanto che impose un maggiore sacrificio economico. E si noti infine che solo )1ilano, la città veramente moderna, ha in Italia fin da prima della guerra un sistema di canalizzazione e di depuralione delle acque cloacali, rispondente ai più rigidi dettami dell'igiene . Bagni di i\Ionteca.tini fu la prima a seguire l'esempio, subito dopo, per quanto si riferisce alla. canalizzazione. Ora attende ansiosa che presto si realizzino le condizioni di natura economica che permettano l'impianto biologico, di cui ha bisogno, che fu consigliato nel progetto e che assictuel'à nel n;todo più completo il perfetto funzionamento di questo importantissimo servizio pubblico.
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U. PROBLEI\L\ DELLE /. CQt' E LURIDE , E CC •
••• Che fin dall 'anth-hità si sentisse al bisogno di raooogliere le a.oque luride per poterle fadl.mente allontanare dalla zona abitata è dimostrato dai numerosi scavi fatti in località ove una volta fiorirono grandi città. Senza fermarmi a ricordare oome nelle rovine dell'antica Babilonia si scopersero canali sotterranei stradali e comunicazioni di questi oon le case ·e in quelli di Atene, canali destinati allo stesso scopo, basterà che iorammenti gli avanzi dì un'opera ohe dovette essere tra le più grandiose dell'antichità, la Cloaca Massima dove si scaricava la fognatura alla Roma,. repubblicana. Era il più importante e il più antico dei tre canali .collettori che a veva Roma ai tempi di .Agrip.p a e che immettevano ner Tevere. La Cloaca Massima ch e scendeva per l'A''idletum (Campidoglio) e traversava il Foro raccogliendo tutte le a cque immonde delle alture (',ir~ostanti (quelle del Capitolino e Palatino prima e poi più tardi anche quelle del Viminale, Quirinale ed Esquilino) se..:ondo la tradizione, fu costruita all 'epoca lontanissima dei Re; ma forse è da riferirsi a. questo periodo la ·sola arginatura , perchè la volta a tutto sesto, di blocchi di tufo a contrasto non può essere anteriore al II seoolo a. C. n loro sbocco nel Tevere, visibile quando il fi ume è in magra si presenta costituito di tre giri dì c-unei di pietra. connessi senza cemento e misura m. 4.50 di larghezza. per m. 3.30 di altezza. Questa costruzione ciolopica. che aveva una lungòezza totale di metri 531.40, non era la. sola, come si è detto, in Roma, altre ve n 'erano e furono rimesse in luce dallo stesso Giacomo Boni, dal custode geniale del Foro e del P ala.tino che visse tutta la sua vit a n ella religione d•i Roma eterna. Inoltre è noto come per la vigilanza, sul loro buon funzionamento esistessero i Ouratores Oloacarum, carica questa fra. le più alte nell'amministrazione della città.. n problema dello smaltimento delle acque luride · era, come si vede, nelle s ue linee fondamentali affrontato e risolto, perchè fin da allora erano ben note le proprietà elllineotemente pericolose e dannose dei rifiuti e sp ecialmente della. parte escrementizia. di essi ; e il loro allontanamento non era. solamente dovuto a un comune provvedimento di pulizia, ma anche al fatto dì impedire che le esalazioni putrefa.ttive dessero origine a molte malattie. Oggi si è ben lontano dall'ammettere tutto quanto una volta. si credeva. dovuto a.11•a.zione morbigena dei miasmi, ma anoora oggi non possiamo non annettere una grande importanza ai prodotti gassosi della p utrefazione, per l'innegabile influenza da essi esplicata sull'organismo e quindi sulla sa.lubrità generale delle comunità urbane. ll Puntoni, tanto per citare un lavoro, (Pol·i clinico, 1914), studiò l'azione dei gas di fogna e sperimentalmente dimostrò ehe i gas putrefattivi, inalati passano io eiroolo e sono poi eliminati attraverso l'intestino, cagionando la lesione della mucosa enterica e la virulenta.zione dei microbi ivi contenuti, specie quelli appartenenti al gruppo del bacillo tifi.oo. È quindi chiaro ehe i gas putrefat;tivi risvegliando l'attività patogena dei germi adattatisi a viver sa.protificamente nell'intestino, possano divenire
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IL PROBLEMA OELLF. ACQUE LURfDE, ECC.
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la. causa efficiente di malattie infettive. Ma nei tempi moderni in cui la batteriologi& h& svelato tanti misteri nel campo delle malattie infettive, il problema. delle &.eque luride si impone sopra tutto per evitare l'insorgenza di malattie sUBCettibili di manifestarsi e di propagarsi non solo per.iniezione diretta., ma anche per trasmissione indiretta, per mezzo di insetti, per il tramite del suolo e dell'acqua che venissero contaminati da escrementi contenenti germi patogeni e uova. di elminti. E queste considerazioni non valgono solo per le feci e le orine, che delle acque luride costituiscono gli elementi più dannosi, ma anche per le acque di rifiuto delle cucine, dei bagni, e delle lavanderie, in special modo, le quali"oltre a comprendere materiali ~rganici in decomposizione, possono tenere ancbe germi patogeni, avendo potuto servire a lavare recipienti usati da a mmala.ti o le loro biancherie ed indumenti.
*** Il sistema della fognatura. dinamica cio>è a circolazione continua che assicura. l'ininterrotta eliminazione delle acque piovane e cloacali mediante una rete di condotti sotterranei, è ormai considerato come il solo da adottarsi nelle comunità urbane, pur riconoscendo che in determinate circostanze (impedimenti di natura economica) e in un gran numero di Comuni può essere utile a.nche un razionale impianto di bottini mobili. A seconda dei materiali che la fognatura convoglia ed allontana si -distinguono due sistemi di canalizzazione: quello unitario o misto (« Systeme du tout à l'égout , dei Francesi) nel quale si immettono le acque di rifi uto e le acque meteoriche, di cui l'ambiente abitato deve liberarsi e quello separatore cosl d·et.to perchè mentre una rete di canali provvede al com•o.glio e all'allontanamento delle acque luride, un'altra provvedt> per le acque meteoriche. · Molto fu dibattuto fra gli igienisti e gli ingegru~ri la questione se si dovesse preferire l'uno o l'altro sistema, essendosi potuto mettere in rilievo vantaggi e svantaggi in tutti e due i sistemi di canalizzazione. Di fronoo alle tendenze assolutiste prevalse per un certo tempo, oggi, in via. generale si ammette che solo un'esatta valutazione delle molteplici ragioni igieniche, economiche, locali, può e deve indurre all'adozione di un sistema anzichè dell'altro. Questo infatti fu il criterio che si segui per la. scelta a Ba.gni di Montecatini. D sistema della fognatura in questa cittadina è quello della canalizzazione separata, e cioè, ripeto, costituita da una rete di condotti per lo scarico delle acque piovane e da una, indipendente, per lo scarico d elle acque nere. Questo sistema separa.tore si presentava, nel caso di Bagni di Montecatini, come il più indicato dal punto di vista igienico, da quello tecnico e da quello economico. Dal punto di vista igienico non era. consigliabile il sistema. unitario per varie ragioni, primo, perchè data la. magra delle sorgenti che dà.nno acqua a Bagni di Montecatini e data inoltre la grande a.tlluenza di curanti, ne l periodo estivo si sarebbe venuto ad avere. una quantità d'acqua minima
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IL PROBLEMA DEJ,LE ACQUE LURIDE, E CC.
per il buon r egime delle fogne a grandi sezioni quali sarebbero risulta.tenel sistema. promiscuo. Poi, perohè per grandi che potessero essere le sezioni delle fogne, quando queste avessero dovuto convogliare le acque piovane e le luride, non si sarebbe potuto fare a. meno di ricorrere a.l funzionamento degli scarichi per le piene. E le precauzioni da. attuarsi nel meccanismo d'intercettamento dello scarico non avrebbero eliminato gli inconvenienti dovuti alla. fuoriuscita delle acque dai loro canali durante un temporale. Inoo•nvenienti questi che si sarebbero presentati non troppo di rado e che avrebbero assunto l'arattere di notevole gravità nelle vicinanze delle sorgenti. Infine data la opportunità, anzi la. necessità. di sottoporre le acque cloacali alla. depurazione biologica prima di versa.rle nel pa.dule di Fucecchio, non si poteva. non tenere presente tutto quanto l'esperienza. aveva. insegnato e cioè il vantaggio indiscutibile di depurare solo illiquame luridoe non una notevole quantità di acqua meteorica., e la grande utilità che ha. un regime, il più uniforme possibile, delle acque nere per il fnnziona.mento e per la conservazione degli impianti per la depurazione. Regime uniforme che sarebbe venuto completamente a. mancare nel caso di sistema promìscuo. Dal pUDto di vista tecnico er a COil$igll.a.bile il sistema eep~atore perobè preesist('ndo, in città, una rete di tombini, sufficiente per la. raccolta. e l'allontanamento delle acque piovane, questa si sarebbe' presentata inadatta., per sezioni di forma, a convogliare anche le acque cloacali. D al punto di vista economico infine non era. da. adottarsi il sistema promiseuo non solo perchè si sarebbe dovuto tenere in nessun conto la. rete dei tombini esistente, ma anche perchè le acque luride, essendo ricche di cloruro di sodio per la loro miscela con le acque termali, non risultavano adatte all'agricoltura senza un trattamento preliminare costoso; questo trattamento sarebbe quindi risultato assai più dispendioso se si fo sse dovuto estendere a un volume d'acqua maggiore quale si sarebbe avuto unendo alle · acque luride anche quelle piova.ne. Per tntte queste ragioni fu deciso di continuare a provvedere allo scolo· delle acque piovane con la rete dei tombini, sufficiente e capaoe anche d'essere ulteriorernente estesa., e di provvedere, sepM'a.ta.mente, allo smaltimento delle acque luride e della. materie fecali mediante una rete di tubazione che, convogliandole, le portasse all'impianto di depurazione, donde, sufficientemente limpide ed inodori e sopra tutto imputreseibili, avrebberopoi potuto essere scaricate, per il tramite di un rio aperto (Rio di S. Antonio ), al padule di Fucecchio.
• •• Tutta. la. rete della fognatura a. Bagni di Montecatini è lunga. comples-· sivamente un diciotto chilometri. È costituita. d a. ùue principali canali collettori, uno di sinistra e uno di destra.. Nel mezzo dell'abitato v'è un t erzo, il canale collettore secondario meridiano. In que~ti tre c::~.o ali collettori si scaricano tutte le acque luride
IL PROBLEl!A DELLE ACQUE LURIDE, ECC.
33r
delle rispettive zone della città. Tutti e tre poi vanno a. versare il loro contenuto in un canale collettore generale che, portandosi fuori della. çittà, al di là della. Ferrovia., termina. nell'impianto di depurazione. Esa.miniamo ora il modo come sono stati studiati e risolti i varii problemi inerenti alla canalizzazione separata.. La rete delle tubazioni per convogliare e portare le sole acque luride ad un unioo collettore, fu eseguita. secondo i seguenti ooncetti: l o disporla. sulla Un~ più breve, sempre rettilinea.; 2° dare ad essa un~ sllfficiente pendenza.; so collocarla sotto il suolo a una. certa profondità; 4o impedire che poggiasse direttamente sul suolo; 5° costruirla con il materiale più idoneo. Ottima. è stata la. disposizione che ha voluto tutte le condutture r ettilinee. Le curve infatti, come del re.sto affermano tutti i trattati di igiene e di sanità. pubblica., determinano facili ingombri, facili intasamenti che difficilmente potrebbero essere rimossi con la pulizia senza ricorrere a rompere la. strada e il condotto. A Bagni di Montecatini, anzichè contentarsi di dare alle curve un grande raggio, come si nota. in t aluni impianti, si è provveduto ad eliminare le curve in modo assoluto, facendo sempre corrispondere ad ogni r isvolto una cameretta di raccoTdo ma. senza il pozzetto di deposito come da. taluui è consigliato. Il pozzetto infatti costituisce un ristagno di materie putrescibili, da evitarsi. La cameretta di raccordo nella canalizzazione di B3.oooni di Monteca.tini, ha. il fondo in continuazione dei due estremi rettilinei; quindi è impossibile che il liquame vi sosti. La disposizione d 'una. tubatura tutta rettilinea offre inoltre l'enorme vantaggio di permet tere una assai facile ispezione di essa. Basta infatti applicare ad un estremo una forte luce perché si sia. in gra.do nell'altra estremità, o direttamente o per m ezzo di uno specchio, vedere il tubo, come una canna di fucile; cosa. questa. impossibile se vi fossero delle curve anche a grande raggio. Per la. p endenza fu tenl!lta presente la. m assima dell'Hobrect e cioè che la. migliore pendenza per un collettore è quella massima. che può essergli data., nonostante uno dei vantaggi del sistema separatore sia, di fronte a.. quello promisouo, la. non assoluta necessità di dare alla tubatura una notevole pendenza., perchè essendo il condotto quasi sempre pieno per l'uniformità dell'afflusso, tutto illiqua.me viene asportato bene e presto. Ma, ripeto, per Bagni di Montecatini fu adottata. la massima dell'Hobrect p·e r una ragione di carattere locale :perohè nella. zona. al di là della ferrovia., I)er oui doveva pas8àre il canale oollettore generale, l'inclinazione è scarsa.; e mentre all'uscita dell'abitato il collettore veniva a trovarsi ad una certa profondità del suolo, bisognava. che nella sua porzione inferiore si elevasse sul piano della campagna e sul livello del Rio di S. Antonio perchè così assicurasse a.lliqua.me un sa.lto sufficiente per il funzionamento dell'impianto di depurazione, donde poi potesse proseguire per il detto Rio, recapito finale dell'acqua. depurata. In media la pendenza 6he ha. la rete a Bagni di Montecatini oscilla. dal 7% al 0.50 %~ (collettore generale) più ohe sufficiente, dato il diametro delle tubazioni, ad imprimere alliquame una V-3locit:\ conveniente per convogliare le materie pastose, le carte, gli stracci, e tutte le altre materie sospese in esso.
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IL PROBLEMA DELLE ACQUE L URIDE, ECC.
Tutta la rete giaoe quasi in ogni punto sotto i due metri e mezzo. Mol· to importante è anche la disposizione che ha impedito che la rete poggiasse dire ttamente sul suolo non solo nei punti di unione dei varii segmenti di tubo, oome in qualche rete si osserva, ma anche in tutto il loro corso. In tale maniera non è possibile che si vengano a. creare avvaJla.menti, gomiti piu o meno pronunziati, cause gravissime di ristagni di materiale putrescibile e di difficoltà nella. periodica ispezione. Tutta. la rete stradale giace su di uno strato di dieci centimetri di calcestruzzo ed anche il tufo è rivestito della stessa. sostanza.. Non solo così si viene ad ottenere una. gran· de sta.l;>ilità della rete in tutta. la. sua estensione ma si raggiunge anche un vantaggio tutt'altro che indifferente. Se infatti dovesse rompersi un tubo il liquame non si diffonderebbe nel terreno con la certezza di inquinarlo e con la. probabilità di inquinare falde idriche, ma. sarebbe contenuto dal calces·truzzo che viene quasi a formare un secondo tubo. Per quanto si riferisce al materiale usato nella costruzione dei tubi, varie furono la ragioni che consigliarono l'uso del grès per tutta la rete, meno per l'emissario generale che fu fatto di cemento. Il grès è costituito di argille impastate e cotte a.1200o per circa 15 giorni. Se durante la cottura vi si aggiunge del sale marino, questo, a contatto del grès, provoca la formazione di silicato di sodio che dà una resistenza maggiore venendo a costituire una vernice che non si stacca per nessuna ragione. Fu usato il grès e non il cemento per la conduttura stradale perchè con un tale materiale si ottengono, a parità di diametri, t ubi più leggeri; :perchè, a parità di spessore, si ha una resistenza maggiore alle pressioni interne ed esterne; perchè nell'interno di essi non si formano asperità che incagliano il regolare deflusso delliquame, perchè è resistente all'azione di acidi e di alcali, e sopratutt@ perchè più impermeabile (nella sua cottura, per l'alta temperatura cui sono portati i silicati, avviene nella pasta un principio di vetri.fìcazione). Kon si pensò ai tubi di ghisa perchè in essi, per quanto più solidi, a causa dei processi di ossidazione cui vanno soggette le loro superfi· ci esposte all'umidità, specie quella interna., si formano asperità che diminuiscono, con danno per lo scarico, la levigatezza. Fu invece usato il cemento, internamente catramato, affinchè fosse difeso dall'azione chimica delle acque cloacali. per la costruzione dell'emissario generale, pet'chè non ha searichi laterali, perchè attraversa in gran parte la campagna, perchè ha notevole diametro per·chè non è sottoposto a vibrazioni pel traffico di rotabili e infine perchè serve a convogliare e a contenere una massa liquida molto diluita e poco o punto acida.
** * Molto importante è nello studio delle fognature il raccordo dei tubi stradali con quelli della fognatura domestica. .Anche in questo campo i pareri aono discordi. ù'è chi sostiene che la fognatura casalinga debba libera.ramente e cioè senza intermediario di sifoni o d'altri incettatori, comunicare con quella stradale e c'è invece chi vuole l'applicazione di sifoni. Gli
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scopi da ott-enere con l'uso dei sifoni sono due: impedire che emanazioni putride risalgano dalla conduttura stradale ai tubi delle case; impedire che da questi passino alla fognatura delle strade corpi estranei capaci di determinare l'ostruzione. In linea teorica bisogna notare che la loro applicazione potrebbe considerarsi inutile perebè ~e la fognatura delle strade fLmziona regolarmente, com 'è da attendersi, cioè senza rist<>gni di liquame in nessun luogo. non c'e l'inconveniente che i gas mefìtici invadano le t ubature casalinghe, già munite sot to i singoli apparecchi sanitari di un sifone, adatto a difendere la casa da.i gas quando abbia sufficiente immersione e sufficiente resistenza agli sqnilibri di pressione; come pure non c'è nessun pericolo di ostruzione se si pensa che non è facile restino occlusi i tubi stradali sempre di maggiore diametro, praticabili, per oggetti che passano per i tubi delle case. Ma praticamente la cosa può essere diversa e alcune considerazioni possono logicamente indurre all'utile uso di sifoni nel raccordo tra le due tubature. Bagni di Montecatini ne dà l'esempio. Qui, molto opportunamente, se ne è consigliato l'uso perchè la tubazione stradale, pur funzionando benissimo e non determinando produzione di gas putridi, ha un diamet ro relativamente piccolo, e cosa non difficile poteva essere l'ostruzione. Un 'altra pluticolarità. che si ba nella canalizzazione ùelle acque di rifiuto .a Bagni di Montecatini è la seguente: lo scarico delle acque dalle case nella condotta stradale non è fat to, con l'intermediario di un pozz-etto di interruzione sottostante al marciapiede, ma in modo continuo, senz'alctm ristagno. E questa è ottima disposizione perchè principio fondamentale per eliminare gli inconvenienti legati alla proprietà fisico-chimiche delliquame è quello di tenerlo in continuo, ininterrotto movimento. In molte parti invece è usato il pozzetto. Deve essere visitabile, del tutto impermeabile di grès ceramico o di argilla, con la superficie interna ed esterna liscia perfet tamente per vetri.ficazione. Anche il Pagliani nel suo classico trattato di Igiene e Sanità Pubblica consiglia un tipo di fossetta a sfioramento ed a chiusura ad a cqua . È facile comprendere come qualunque pozzetto non a ssicuri tanto prontamente l'allontanamento delle acque luride domestiche quanto il raccordo diretto; nè il vantaggio di intercettare i materiali capaci d'ingombrare le congiunzioni dei tubi neri stradali con le case lo giustifica. D pozzet t-o, dice Poggi, impone una servitù alla strada pubblica, un'interruzione della corrente liquida uscen te dalla casa, un ristagno di materie putride. Nè è difficile che a ttraverso la presa d 'aria, sul marciapiede rifiniscano i liquidi della fognatura se per caso se ne otturasse il gomito di scarico.
*** Uno dei problemi che deve sempre essere tenuto presente e dall'ingegnere e dall'igienista che presiedono alla canalizzazione delle acque di rifiuto è quello della ventilazione. Questo problema assume poi particolare importanza quando il sistema prescelto per la canalizzazione è quello unitario, promiscuo, perchè in questo caso il sopraggiungere improvviso di notevole massa acquea per un temporale determina cambiamenti repen8 -
lì io t""Plo.le di medicina. milita?"e.
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tini di volume del liquido defluente. con conseguente notevole spostamento d 'aria. Invece nel c.aso del sistema separatore questi cambiamenti di pressione foni ed improVViSi non si verificano o sono contenuti entro limiti ristretti perchè grandi variazioni nell'afflusso orario non si determinano. Ad ogni modo dato che anche nel sistema separatore le variazioni di volume del liquido scorrente determinano una variazione del livello e quindi la posdibilità che una. parte della superficie inte111a della tubazione già sommersa dal liquido rimanga. scoperta. e da questa possano partire emanazioni putride, è cosa utile e razionale provvedere con adeguata ventilazione a rimuovere questi gas. Circa i mezzi consigliati per determinare la ventilazione nelle condutture stradali ne ricorderò uno che è molto semplice e nello stesso tempo utile. Nella parte più bassa di un tratto di condotta inclinata si pratica nna presa d'aria esposta. a settentrione o nella parte meno esposta al sole; nella part,e più alta si pratica uno sfiatatoio, rivolto a mezzogiorno o alla. parte più battuta dai raggi solari. È ovvio che verrà così a stabilirsi una corrente d'aria, dalla part-e ba~sa alla. parte alta e quindi in senso contrario al deflusso delliquame corrente che favorirà l'ossidazione d ei prodotti gassosi d ella putrefazione. Ma più che nella. conduttura stmdale il problema d ella. ventilazione
s'impone nella conduttura domestica. In questa , a differenza della prima, il deflusso è intermittente. Questo fatto porta con sé che le materie fecali pur accompagnate da acque finiscono sempre con lo sporcare le pareti e che queste restano all'a sciutto nell'intervallo fra una scarica e l'altra. Inoltre v'è un'altra differenza e cioè che mentre nella conduttura stradale la pulitura. meccanica rimuove periodicamente le materie putrescibili, in quella domestica specie se verticale, la pulitura meccanica non viene mai praticata e cosi le sostanze putrescibili vi rimangono aderenti per lungo tempo. Le emanazioni fetide che da queste provengono non si avvertono se il sifone, di cui gli apparecchi sanitari sono provvisti, funziona. bene, cioè se contiene sempre acqua; ma se questa viene a mancare è chiaro che i gas risalgono e invadono l'abitazione. Per ovviare quindi a tale possibile e non raro inconveniente necessitano due bocche, una di presa d'aria dall'esterno e l'altra di sfogo dell'aria che ha percorso la tubazione domestiea. La presa d 'aria si fa generalmente
dal basso, venendo così a determinare tina corrente d'aria che risale lungo la tubazione e che, portando con sè le emanazioni putride, va a sperdersi nell'atmosfera soprastante ai tetti. Ma non è infrequente il caso di una in.versione di corrent.e per cui l'aria con i gas fuoriu scirebbe dall'apertura in basso venend osi così a spandere al livello della strada. Per evitare tale dannosa possibilità. è utile munLre la bocca della presa. d 'aria, in basso, d'una scatoletta a valvola di mica che solo si apre verso l'interno quando la corrente d 'aria è quella che si vuole, mentre resta. chiusa in caso d 'inversione di essa. Questa applicazione, che potrebbe risultare superflua nei mesi invernali in cui, per la temperatura delle condutt ure domestiche sempre superiore a quella esterna, l'aria segue la corrente desiderata (dal basso in alto), è invece opportuna, efficace nelle altre stagioni in cui potrebbe esserci la condizione opposta.
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A Bagni di Montecatini il problema della ventilazione della conduttura stradale è risolta in questa maniera: vi sono prese d'aria nella parte più bassa, a valle della ferrovia, e sfiatatoi nella parte più alta della. l"ete. Dato che nella parte più alta della rete vi sono i principali stabilimenti terma.li dai quali scendono notevoli quantità di acque relativamente calde, in questa parte l'aria avrà una. temperatura più elevata che nella. parte bassa e quindi la. corrente si stabilirà dalla parte bassa alla parte alta, fuoriuscendo dagli sfiatatoi che sono posti sopra i più alti edifici.
* * * Una delle condizioni essenziali pe:ç il buo~ funzionamento del sistema di fognatura separato è la conveniente lavatura della rete tubolare di cui essa risulta costituita. Questa in genere si ottiene con tut.ta l'acqua che proviene dalle case e con <'..a.cciate automatiche di acqua nei tubi stradali, in tutto il loro percorso, specie in quei punti dove la deficienza di 1Jendenza può rendere meno attivo il movimento del ·liquame. Questa lavatura intermittente delle fogne non preoccupa quegli abitati ove abbondante è 1' acqua; ma a Bagni di Mont~catini, dove, come si è visto, si aveva scarsa disponibilità d'acqua potabile, non era possibile fare affidamento su di questa per l'allontanamento dalle fognature delle materie solide e per l'intermittente lavaggio. Si pensò pertanto di servirsi dei resi- . dui delle acque termali, e tra queste furono scelte quelle meno ricche di sali. Questo in un primo tempo perchè poi essendosi arricchita la disponibilità di acqua potabile per una notevole quantità proveniente da. due nuovi pozzi scavati nel tenitorio di Pescia, si iniziò a fare il lavaggio con quella dell'acquedotto comunale. Quest'acqua con apposita tubatura viene convogliata e portata nelle camerette di lavatura automatica, così chiamate perchè un sifone col ramo di scarico attraversante il loro fondo automaticamente si adesca quando l'acqua Iia raggiunto in queste camerette un determinato livello. Tale sistema è consigliato anche da. una ragione di carattere meccanico nel senso che l'acqua, quando fuoriesce dalla cameretta, viene ad essere dotata di una forza viva capace di rimuovere le materie aderenti sul fondo e snlle pareti delle tubazioni. In que~ti 1ùtimi tempi si va applicando in queste camerette un sistema che sostituisce il sifone e dà una garanzia maggiore di buon funzionamento: Mi intrattengo a illustrarlo perchè penso potrebbe con grande vantaggio essere impiegato anche nelle latTine delle nostre caserme per il lavaggio automatico intermittente. L'apparecchio in parola ècostitlùto di pochi pezzi. Delle due vaschette di cui risulta, separate da. lm tramezzo, ciascuna contiene nn galleggiante. Questi sono uniti da. una leva sospesa su di un perno, posto sopra il tramezzo. Attaccata alla leva dei galleggianti c'è un contropeso a bilanciere. Nel fondo delle vaschette sono applicate due valvole che se chiuse, permettono il riempimento della relativa vaschetta, se aper~ ne permettono lo svuota.mento. L'acqua per mezzo d 'un canale mobile, detto per la sua fun-
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zione invertitore dell"acqua, riempie alternativamente le due vaschette. Ecco come funziona: quando l'acqua, cadendo sull"invertitore abbassato verso una vaschetta. ha raggiunto in questa un certo Li 'Vello il galleggiante si solleva. Giunto in al to il braccio della leva che ad esso corrisponde, fa cadere dall'altra parte il contropeso a bilanciere, venendo così a determinare lo spostamento dell'iuvertitore che !!'innalza dalla part-e della vaschetta ripiena e si abbassa verso quella vuota. L"iuvertitore è legat-o con un filo di ferro alla valvola. Ke risulta quindi che il coperchio della .,.-alvola, tirato su la apre e cosi la vaschetta si sv110ta. I ntanto l'acqua, continuando a cadere sull'invertitore, va a riempire !"altra ''a~chetta, dove, quando illin llo dell'acqua avrà raggiunto la stessa altezza avverrà quanto Ri è di sopra descritto e cosi con l'apertura della valvola si avrà lo s'uotamento della seconda vaschetta. Dato questo meccanismo automatico che agisc.e ininteiTottamente è chiaro che costruendo le va~chette di una determinata capacità e regolando l'afflusso di a cqua che cade sull"invertitore si può stabilire, come piace, il tempo per il riempimento della vaschetta e quindi fissare ogni quanto tempo d eve avvenire lo svuotamento. Questo scaricatore automatico intermittente (Sist-ema a valvole) inventato da un a ssistente all'Ufficio tecnico di 'Montecatini, Moncini Arnolfo, già viene largamente adoperato non solo a Montecatini dove come si è detto, va sostituendo il sistema a sifone, ma anche altrove. Io penso possa assai utilmente sostituire nelle nostre caserme, nelle latrine, i serbatoi di cacciata d'acqua che funzionano con tiraggio della catenella. E le ragioni mi sembrano ovvie. Il lavaggio della latrina sarebbe automatico e quindi non più legato al senso di proprietà e di pulizia più o meno sviluppato nel soldato, e inoltre funzionerebbe senza, l'uso della catenella, che è tanto difficile vedere i.n tera. Non solo sarebbe sicuro il lavaggio intermittente, perchè automatico, ma tale sistema offrirebbe anche il vantaggio di una lunga durata, essendo semplice e rimanendo escluso dal suo funzionamento l'interven to del soldato. Si può obiettare che con questo sistema si può ''erificare uno sciupio d'acqua, inconveniente certo assai grave nelle località ove la disponibilità d 'acqua è limitata. Ma a mio modo di vedere questa ragione che indiscutibilmente può avere valore per quelle latrine che funzionano poco, non può essere invocata per le latrine diurne d elle caserme che sono occupate più o meno tutto il giorno. Caso mai se la scarsezza dell'acqua lo imponesse, potrebbe non essere adottato per le latrine notturne, in genere meno frequentate. In diverse caserme funzionano da qualche anno degli scaricatori automatici intermittenti col sistema a sifone, e i risultati sono veramente buoni. Pur non ritenendo consigliabile la sostituzione di questi con quelli a sistema a valvole p er la sola ragione economica, non può non rilevarsi che il funzionamento di questi ultimi è assai più sicuro degli altri, ove il sifone può non adescarsi per scarsezza d 'acqua e quindi non determinare il lavaggio con forte getto i mentre in quelli a valvole il funzionamento è sicUl'O con qualsiasi quantità d 'a cqua. Inoltre questi sono meno costosi per l'acquiRto, per la posa in opera, e p-er la manut-enzione. Per tutte queste ragioni io ritengo cosa ut ile ricorrere senz"altro al sistema a valvole là dove si volessero adot tare sc.aricatori automatici intermittenti.
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••• Oggi la ridente e frequentatissima cit.tadina della Val di Nievole. ha merit.atamente la grande soddisfazione di mostrare un sist.ema di allontanamento delle acque nere che non può non meravigliare quan.ti, giungendo da città molto più grandi, sono ancora costretti a vedere, in queste, sistemi c.he offendono l'igiene e la civiltà. ' Domani, quando alla perfetta opera di canalizzazione avrà aggiunta anche quella di un perfetto impianto biologico per la depurazione, già progettato, pc.trà. eon orgoglio dire di àVer risolto come meglio non sarebbe etato possibile, uno dei problemi fondamentali· dell'igiene.
pun to di vista igi.enico la canalizzazione esistente in Bag ni di Montecatini per lo smaltimento dei prodotti di rifiuto: nel sistema. prescelto (sistema separatore anzichè unitario), nella sua. costituzione (co ndottura sempre rettilinea so(!tenu ta nel sottosuolo da dieci centimetri di calcestruzzo), nel racC'ordo dei tubi, nel. s istema di ventilazione e del lavaggio intermittente (sistem a a va lvole, anzichè a s ifone). Conclude metttendo in rilievo quanto perfetta sia igienicamente questa opera di canalizza. zione per l'allonta namen to delle acque nere. A UTORU.SSUNTO. -
L ' A . ha studiato dal
SCUOLA DI APPLICAZIOI>."E DI SANlTA IYHLifARE L aboratorio d'II'fene e bn.tterlologln. diretto dn.l ten. col. medico prof. PAOLO ROMBY
UN NUOVO TIPO DIBOGGETTA PER SOSTANZE GOLORANTI per Luigi Pinzani, tecnico di laboratorio
Le bo~cette per soluzioni coloranti generalmente in uso in quasi tutti i laboratori sono del tipo a contagocce con tappo smerigliato o del tipo a contagocce con pipetta provvista o non di una peretta di gomma. Ognuno sa quali inconvenienti siano connessi a questi tipi di boccette : nelle boccette del primo tipo spesso accade che il tappo aderisca fortemente al collo della boccetta in modo da renderne fastidioso il maneggio ; inoltre è difficile trovare boccette con tappo a tenuta perfetta per cui succede che del liquido scorra. lungo la boccetta sporcando le mani di chi lavora o il tavolo ; finalment.e non è infrequente che o p er una ragione o per un'altra le · scanalature del tappo e del collo non combacino ed allora bisogna ricorrere a dei ripieghi o addirittura versare il liquido 1alla boccetta togliendo il tappo. Le boccette del secondo tipo, oltre ad avere in comune con le sopradette il primo inconveniente, hanno anche i seguenti: facile consumo e guasto della peretta di gomma; frequente rott ura della pipetta di vetro che pesca nel liquido. Ho quindi pensato di modificare la boccetta per soluzioni coloranti. Ad una comune boccetta da 50 o 100 grammi (fig. l) ho adattato un tappo di gomma a. due fori come per le bottiglie spruzzatrici : in nn foro ho applicato un cannello di vetro di circa un millimetro di diametro piegato ad angolo ottuso A), nell'altro un cannello di vetro dello stesso Figura 1. diametro piegato comE> chiaramente indica la figura. Il funzionamento è semplicissimo : basta inclinare la boccetta ed applieare l 'indice sull'apertura del cannello B) p er ottenere che il liquido fluisca a gocce più o meno r apide o a getto . .A.d evitare che il cannello B) per la. pressione del dito possa rompersi, ne ho fatto poggiare la, seconda curva sul corpo della boccetta. La b occetta che i o propongo è particolarmente adatta pei laboratori molto frequentati a scopo di esercitazione, e oltre ai vantaggi che ne p rovengono dall'uso, limita. il consumo delle soluzioni coloranti, è di facile confezione e di costo esiguo.
A .·
CASUISTICA CLINICA OSPEDALE ~ULITARE PRINCIPALE DI VEROJ\'A
DUE CASI DI LINFOGRANULOMATOSI per il dott. Augusto Dal Collo, maggiore medico
Credo non priva di interesse.l'esposizione dei due seguenti casi clinici di linfograntùoma maligno, sia per la forma morbosa nella nostra pratica, almeno, non così frequente, sia perchè ebbi la ventura di seguire uno di essi
fino alla morte, potendo cosi avvalorare la diagnosi clinica., che per esso era stata posta in una breve conferenza all 'ospedale, con il successivo r eperto a natomo-patologico e l'esame istologico. Ecco le storie cliniche con i relat ivi esami speciali : I. - T. A., e-.: militare, cla..'ISe Hl05. Gentilizio negativo. Ness w1a malat.tia degna eli nota, anterior<> All'arruolamento. TrovAndosi a prestare servizio militare nell'agosto 1921) a Civitavecchia, nmm.a lò di malaria; fru degent.a un mese all'inferm eria e nt> u.~ci con un mese di licenza, durante la quale. essendo ancora. colto da accessi febbrili, dovette ricoverare n.ll'ospedale militare di Parlova. per t.re mesi. Ritornato al Corpo non ebbe più acce.<>Si febbrili, però nell'aprile 1926 cominciò ad a v ·v ertire al lato destro del collo tumefazione ghiandolare, indolente. Do.Po un mese di degenza all'infermeria è inviato all'ospedale del Celio con diagnos1 di linfoadenite cervicale D.; vi rimane un m est:, curato con preparati iodici ed ottiene poi tre mesi d i convalesct>nza durante la quale O!<Oi 15-20 giorni, è colto da febbre che dura due-tre giorni, preceduta. da leggeri brividi di freddo e accompagnata da sudori. Ritornato al Cor po, è congedato nelSflttembre l926. Dopo il congedo, continua a. coglierlo saltuariamente la febbre, Ee ghiandole latero -cervif'a.li di D - aumentl\Jlo progre..«sivamonte di volwne, fino ad arrivare alla grossezza di un uovo. Nuove ghiandole avverte alla sopraclaveare D. e all'a<Jcella D., le condizioni generali peggiorano, per cui viene ricoverato nel gennaio e febbraio 1927 nella R _ clinica chirurgica di Padova, dove è sottoposto alla Rontgenterapia, colla scomparsa quasi complet-a delle ghiandole. Ritornato in famiglia, comincia ad avvertire adenopatia cervicale siniqtra; la febbre saltuariamente lo coglie, con dolori alla rE'gione ~plenica e nel febbraio e marzo 1928 ricorre alla R. clinica medica di Padova, dove viene cw-a.to con irradiazioni, oltre cht> alle ghiandole tumefatte, alla regione splonica e ad iniezioni endovenose di preparati arsenicali; viene pw-e praticat-a la biopsia di una. ghiandola cervicale. La R ontgenterapia fa ~<comparire la ff'bbre o le a.denopatie, ma, dopo la dimissione dalla clinica, ritl)ma la febbre c si aggravano le condizioni !lOnerali. At.tualm entc accusa.: profonda astenia, dolornbilih\ alla spilli a sinist ra e alla re~ione ~~ple nioa, salt,ua.riament.e, aumento di volume d elle ghiandole d el lato smistro dol collo. Non ha n:ai avut.o epistMsi nè emorragie gén!!ivali. !t' EsAME OBBIETTIVO: Soggetto di t·cgolare costituzione, ru~ di colore cerco, mucose Yiflibili notevolmente pallide. Alle due regioni latero-cervicnli, si palpano ghiandole dw-e, <;poRtabili indolenti, ben delinlitabili, d elia grossoz:.:a di un chicco di grano a grosse nocciole, cute rhe le ricopre, integra. Ghinndole coi medesimi caratteri, ai <'-avi ascellari e alle fosse soprarJavea ri. Subito al disopra della fossa sopraciRvea.re D., ciratricP. operatoria di sette cent. per asportazione d i ghinndolt\. Capo mohile in tut-ti i suoi ntovimenti. Pupille reagt'nti a lla luce e all'accomoda.ziono, Fondo dell'occhio: n('Ssuna alt.>rnzione, a ll'infuori di lieve pallore del fondo stesso. Tiroide non si pa lpa.
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DUE CASI DI
LINFOGRA.NULO:.tATOSI
A pparato res;"iratorio : ivofonesi marcata alla soprMlaveare sinist ra e sopraspinosa, cou n otevole a t-tenuazione d el r espiro. l/esame m.dioacopico del torMe nulla. rilflva di int.eres.<~nnte, non si rileva adenopatia mediastinica. Ap-p<.n·a,to circolatorio: p rirno tono impuro alla polmonare. Acùlome: aumento di volume, n es!:lun segno rli v ersa.mento, non si palpano ghiandole. l'egato: in alto nei limit i, nelle in!!lpirazioni profonde RÌ p a lpa appena il bordo inferiore. Milza: in alto,
arJ'iva. stila. 511 costa, deborda dall'ascellare an teriore fino a raggitmp:ere al di 11ot.to d ell'arca.t.a costale, il prolungt\ mento d ella mu•·:zinnl~ stel'flule sinif.tra, il polo inferiore, giun~e ad ot-to rent.. al di sot.to dell'nrcata. cost~tle, e s i palpa duro, liscio, indolent<'. Non si a:;coltano sfregamcnt i. Alvo r etrolare, ns.~en za d i san gue nelle feci. · · · E»AM~; SI!iTE~IA Nl:R \' OSO : )ìcl!ntivo, t.emperat.ura. feb brile, fino ai 390 ogni giorno, apire«.<;ia n l m attino, F<utlori noi fumi. Urine: t l'Acce di albumina- sediment o n egat.ivo - acido urico 0 .5Ll 0 / 00 , n rea 12°/00 . I.Jiazoreazione : intensamflnte positiva. Siero tli..ngnosi per febbre ,,,•clit(.:'rrw~~..a: negativa. Rwzione lVa.aserm.r11m M e·i nicke:
. 1 .. . negat.1vo. - l ntra-~rmorcaztone
(
l e 3000
l ) e cut1reanone . . I OOO
( 20 ) 100
alla tu-
hercolinn. : ne2:ative.
E"' AME DEL SAN(: o E, s ia n, gu~'ciA. spt>.'lsn, che sullo stri.<~cio colorato· (May, Grunwald, Geiml!il.), ripetuto, durante l' acce.'!SO dello. febbre e n el p el'iodo di defer·ve· E.>cen 7.a, negativo p er il pn.russita rna.ln.ri co. R'3AME CROMOCITOMETJUCO: E\mazie 2,000,000. leucociti l 1.0()0, emoglobina. 30, v alore glohuln.re O, 7 5. Stl{lli 8trisci colorati : leggera 1mif.socitosi e poichilocit-osi, assenz~~, d i globuli ro~Ri nucleati, a.::<senza di globlùi hianehi anonnali per <'.arat.t~ri m orfologici e di ~Johnli im mat uri. F'orm.ttff/, enwle-ucocit<u·ia: Monocit i 8, linfocit i l i, polinuclea.ri nentrofili 77, eosin ofili l. Colorazione vitrùe : &.'1Ren7.a. <li sol!tanza. grauuJo.filamentosa nelle emazie . A. freaco: le emazie s i dispongono regolarmente a. ·pile, di colorito pa llido, E11ito cl-i bio'(Hia <li ghiandola cervicale (ese~uita. nella R. clinica medica di P adov a.): Tipica. struttura. granulomatosa con numero:;oe cellult'l giganti di S!;emberg, cellule epiteliodi, polinuclea.ri eosinoHii, e plasma cellule, diRCret.a. produzione di connet t ivo .
II. - N. Giuseppe, R. G. di finan7.a, c iMse 1900. - Gentilizio n egativo. A 8 anni, adenite inguinale sinistra. che spontaneamente !!uppm·ò. P.restò servizio colla. sua c lMse 15 mesi in un reggimento d i fanteria, poi, per due anni, n ella. R. Gua.rdia, godendo 'sem!Jre buona salute. Si arruolò infine n ella. R. Gua.rdia di finanza. Ammalò
la prima. volta il 5 maggio di quest'anno, di una fonna febbrile di breve durata. Agli ultimi del rne!le stesso. cominciò avvertire tumefazione ghiandolare al la.t.o destro del collo, indolent.e. Dopo qu a lch e giorno, per ast-enia generale e febbre, fu ricoverato all' infermeria presidia.ria. di B olzano. Dm·ante la degenza. di poco più di un mese, la fabbro cont.inua. a car11tU>re remit-t.ente, a l mattino, con sudori notturni, non lo abbandonò ma.i, e ai primi rH luglio fu t• asferito all'o!!pedale di Verona con diagnosi di loncernia . D urante i period i eli febbre a-ccusa a.~t-enia profondo. e sudori, e spontanea.ment~ n ota ohe le IZhiandole a l collo Rssumon.o un v o!ume matZ:· giore. · E >;AME osarETTJVO (novembre 192Sì. Soggetto di costituzione robusta, st.ato di nutrizione ottimo, cute o muco'!O \'is ihili rli colorito piutt.o~to pallido, masse mui!CO· la ri toniche e bon avi luppl\te, cute del vo lt.o pigmentata o di colore un pò oscuro. colore che l'ammalato 1\."seriflce di non aver mt~i not.oto prima d ella malattia. attuale. Pupille ben e reagPnti. F ondo dell'occhio nflrmale. Al col.lo : tumefazione che occupa. tutto il lato destro - cute, normale - alla pnltJazionfl s i n otano dive~e ghiandole, clure, indolenti, spostabili, d ella (lrandezza da. un c hicco di gt'RnO, a
queltn. di !!l'osse n oceiuole: gh.il\udole, eoi mt'flesimi caratteri, si palpano pure ai
cavi a.sct>llari ed a12:Li in~l•ini . :Movimenti dP.l collo liberi ed indolenti. Torace: Ivo· foneai A.lla sopra srinosa e soprA. cla.vea.ro destra. con attemuuione <lei respiro; lungo lo stE>J'nO, specie a l 3D ~npe•·iore, subot.tusith deborclant.e Lateralmente o ltre le marginali F!t.ern>tli ver circa. due dita. R~tdioscopi ca.n•ente: Lo Rpazio retJ'OCardiaoo
OSPEDALE
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MiliTARE PRINCIPALE Of VERONA
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342
P UJ:: CASC DJ
LI~FOGRANl! LOMATOSI
è poco chiuro in COTI'Ì.'lpondenza. deU'ombro aor t ica, !JCl" c ui si puc'> dedurre che tale zona s ia. occupata da produzioni ghianllola.r i. Cuore: esame negativo, Addome: nella fosRa iliaca r<inistra, oir·ca tre dita a l disopra dell'arcata cr\llale, !'i va lpa una ghi:andola fuaiformP, della grof!sena di una n oc+', quasi parallela a ll'arcata s~a. dolente nei periodi fehbrili. Fcgnto: in alto alla quù1ta costa sull 'emiclavcare, si palpa i l mur·gù1e ùueriore dehorùunte dall'arcata costale circa due cm. piuttosto d olente. Milza: in alto nl f<f'-"to s pa zio, deborda ùall·af<cellare anteriori', e tre cm. daU'areata costale. Si palpa il polo inferiore rluro, indo len t-e, li.o;cio. Alvo re~oll\re, . ne~ath·o l'cl!tm•e d e l ~ istoema nervoso. Temperatura: facendo astrazione dal primo mese di de'?'enza a Bolza n o in cui la curva termica si mantenne ooi caratteri già acc-ennati, si rileva, òuranto la sua. degenza. in quest'ospedale. un tipo speciale di febbre, la coRì d~tta (febbre a tipo ricorrpnte cronico) (Ebstein) frequente nella forma di g ranuloma.tosi maligna, caratteri;r.zat a da periodi di apiressia di vari giorni lne l uoRtro ca~<o tla 10 a 15), se~uita da periodi febbrili per 3-5 giorni, nei q uali la tempe ratw·a, remittent.e a l mattino, to('ca il :~8.5- 39,5 la. sera con sudori not turni. 'ESAME DEL.L E URINE : chimico e microsoopico del10edimento, negativi. D ia zoreazione: debolmente posi t iv a . A cido urico 0,20 °/00 , urea 8 °/00 • Reazirme W11.98ermann e R. Meinicke: negAtive. ~ierodtiognos-i per febbre me· diterranea: negativa. · EsA ME CROJ\t OCITOM'ETRte:O : flmazie 3.700.000, Jeucociti 6000, emoglobina 70. Valore globulare 0,93. Formula emoleucocitaria: monociti 16, linfo citi 11, polinucleari neutrofili 68, LMo6Li !l, eosinoflii 3. Sugl·i strisci di son{J'Je rclorat-i (1\Iay Gnmwalrt-Gein1sa) anisocitosi, poichilocitosi, p1IDteggiat ura ba.ROfila delle emazie, assenza di globuli bianchi anormali per caratt.e1i ruorologici e di globuli bianchi imma~uri. Colorazione •>itole: a~enza di sost.a.nza granulofilamentosa nelle emazie : a fre!"CO : ne-ssuna alte1·a;r.ione nel modo di diporii rl.elle emazi*'. Intradern~reazùme alla tubercolina (1 : 3000 e l: 1000): negativa ·· cutireazione 20 %, nega.th·a. lntra vitam il paziente non acconsentì ad \IDa biopsia di ghiandola. cervicale.
III. - L 'ex m ilitare 'J'.A., dopo fatto l'acce rt-amento d ella sua forma morbosa allo scopo meòico -lc)<ale 11:wen do chiest.o che la malar·ia contratto dw·ante il servizio militare venisse conRiòernt.a d i p~ndente da cauM d i servizio), fu inviato in patria, e la /luardia rli fina.nt.>l N'. T .. dopo complef!.~h· i s••tte acoPssi di febbre a carattere ricOITente, e d•)P.O H c:iorni da ll' uJt.imo avuto, <•on malessere generale, astenia profonda, m ialgie, il 2i novembre scorso fu r·i presa da lla febbre che in due giorni ragg itUlile i 4Qo. Nulli\. di nuovo, ohbiettivnmente nei primi 2 o 3 gior·ni poi, manten utasi la teml>eratora sempre alt a, con r.-.miUcn7.e a l mattino \39°), le condizioni generali andarono p1·ogressiv1UT1ente aggravandosi. Il K. presentò a l quarto giorno di febbre, un aspetto cn.m ttcl'istico tifuso: lin1<ua secca, coriacea, così da impedirgli quasi la. parola, denti fuliggino8i, sensorio ohn ubilato, polso frequente. affanno di r e!!piro. sibili e r onchi diffusi all'apparato r e&piratorio, a lvo regolare; nel diciasettesimo g iorno d i febbr·e continuu e sempre molto n lt.u Ri ebhe la morte con adinamia cardiaca, dispnea, diffus i fatti polmonru'i cara.tt.erizzati da liove smorzamt'lnto di snono su tutt.o l'albero respirutorio, ::.pecialmentt- io bAsso, con prevalent-i fatti umidi a lveolnri ai lobi polmonari inferiori, vivo doloro in conisponden~.a d oll' ipocondrio D. (il fef!at.o, nllu percussione, debordava quattro dit.a dall'arcata cor.tale) oon r caziono v ivissima rli diff'.~u, muscolare, vomito !lenza caratteri speciali, t.inta. it-terica d elle congiu11tive, suhit t ericn d ella ente. Tera l>fluticamente noessnna influenza ebbe la cu1n arsenicale ad alte dosi anche p er via fli'Ìdovenosa (neo ~u l vnr-snn) . Dw·nntc qn<>sto pt?riodo febbrile, le ricerche spec ia li dNtero i ri.'lulta.ti ,;eguen~ i: t:motldtllrrr 1 in bile (Wptone, ~ luco..c;io) negativa per tifo e paratifo. Emocult.ura in brodo peptonato, a!-(a r, agariero-sgar sangue: nessun svi luppo d i !,!Crrno. Si(<r odiayno.<ri pe r tifo o puratifo: positiva per t ifo ad 1:50, ncg·ativa por tifo e pnm1ifo a dilu izione mnggio•·e. Crù1e: d.iazo reazione intenEa.meute po: it.i,·n, urobiliua e pigmenti bi lio ri (ll'l'>'enti. uren !',Of00 • albumina. tracce con qualelw elemento rrnn iP n{'o ] sed imento senu; i ~~imo.
DUE CASI Dl I.INFOORANU LQMATOSl ESAME DEL FONDO nELL'Or.CHIO:
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li<!vÌSSÌtnl\ ~offusione del margine pupillartl
in 00. E8ami etm.Uologici: (dicembre 1928) nel quru-to gion1o di febbre: emazie 3.500.000, leucociti 13.000, emoglobina 50, V. Gl. O. 71, formula lt'lucocitaria : monogro.<Jsi 9, pi<.:coli 17, poli nent.rofìli 7 4. Nel 13o giorno di febbre: emazie 3.000.000, leucociti t2.000, emoglobina 40,
V. Gl. 0,66, formula leucocitaria : monogrossi :l, piccoli l O, poli neuttofìli 87. Assenza di globuli rossi nucleati, nessuna forma immatura. E8ito· della necro8copia. : Presenza di ghiandole numerose a lla regione later9 cervicale di D. di varia grandezza (da un cece a quella di una noce), dure al tatto, aggruppate, non aderenti tra loro, nè aderenti alla pelle o ai tessuti circostanti, al taglio sono piuttosto li.gnee, a superficie grigia opaca, con tratti di aspetto biancastro, cicatriziale. Aperto il torace, si nota: assenza di liquido nella cavità pleurica, presenza di noduli numerosi, della grossezza di un chicco di grano, al di .sotto della pleura viscerale e nello spessore del parencJùma polmonare, s~rsi irregolarmente numerosi, d1 colore bianco-grigiastro, di consistenza dura al tatto. Fatti congestizi intensi ai lobi polmonari inferiori e di ipostasi, nulla agli apici e assenza dei noduli che sono sparsi sopratutto sul lobo medio ed inferiore del polmone destro e nella parte inferiore del lobo superiore e sul lobo inferiore del polmone sinistro. Nessun rilievo a carico del pericardio, quantità di liquido normale. Cuore piuttost.o piccolo con coloritop pallido del rniocardio. Numerose ghiandole linfatiche della grossezza di una. grossa noce, localizzate nel medi.astino, aggruppate, ma ncn aderenti tra loro; sono dure al .tatto, quàlcuna !ignea al taglio, con superfice di sezione di colore bianco giallognolo, nessun focolaio di rammollimento. Nella cavità addom·i nale : sul grande N. l. epiploon si notano vari noduli Sezione di gbJandola llnfatlca cerVicale bianco-grigiastri, grossi quanto In granuloma maligno. chicchi di grano, piuttosto duri al tatto. Fegato ingrandito, di Zona dJ necrosi circondata da alo·ni dl teasuto granucolor giallastro, cosparso sulla lomatoso. superficie inferiore, che è di co(.Mkrotot. Obb. 7 • Kor.). lor verdastro, e al disotto la capsula, di piccoli noduli dal. l 'aspetto e grandezza di quelle riscontrate s ulla superficie polmonare; al taglio, il parencbima. si presenta di consistenza. piuttosto molle, di colore giallastro senza le &f:.'p&renti formazioni nodulari descritte sulla. faccia inferiore. · CitJti/BllBa: ripiena di bile densa, di colore oscuro, quasi piceo, ghiandole linfatiche ingrossate, dure, all'ilo e attorno al coledoco. Milza notevolmente ingrandita (lunga cm. 15, larga. 18 e spessa circa. 4 cm.) cosparsa, sotto la capsula, di noduli giallastri. 4ella grandezza di piccoli ceci; al taglio si ba aumento di consistenza e la. superficie ~ostra u_n aspetto a mosaico con polpa. di colore rosso cupo, con numerosi focolai, 1rre~olar~ per ~orma, di colore bianco grigiastro, non sp orgenti !'<ulla. superficie di 1>agho, d1 conslStenza alquanto dura. Nul!a a carico dello stomaco ed intestini. Nel cellulare retroperitonea.le si ha tumefaz1one delle ghiandole linfatiche con caratteri simili a quelli riscontrati
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Ut ' E CASI ])I LINFOORAN ULO:IfATOSI
n elle ghiand ole media.stinic he, qualcuna raggiunge la grossezza di un uovo d i piccione; ed è duro-elasticaReni aumentati di v olume, capsula facilmente st.accabile, parenchima di colorito pallido. sopm tutt.o la corticale, cons istenza normale, assenza macroscopica d i nodu li o d i a ltre formazion i pntologic he. R eperto ù ;tologico: mentre nella sezione di qualche g'h iandola. linfa.tica che al t.;~tto F<i era presen t.ll.t a piut to><t·O rnolle. ~i osserva la struttura ghiandolare abbal"tA.uza. ben conserva t a cùn i<picct\ t& prolife razi one d egli elementi linfoidi, evidentAJ e pirernia va.~al e e ia t.ti di cariocine::;i, rw lle !*lzioni di altre ~~:l'liandole, la cui con~i ~ten?.a era duro ela.stiea. o dura. il r e pe•·t.o i!' diverso e Ri rileva: in alcune, perdita. p i it o men o arcent uata. d el In ~'<t-rut tura g hiando la re con prt>Senza di tessuto cti granulazione ne l q uale s i notano cellule e pit.e lioidi a forma poli eclrica o rotondeggiante, con pro t.oplnf'mA. con nu l'lei di ru; pett.o var·io, Jobat.i o a ferro di cavallo, ed altre cellule più voluminose. <·on pn.rocc-hi nnc!E~i a l centro d ella cellula (cellule giganti di 1"\oomber~ ) e. in qualC'he sezione . le cellule giganti sono co:;ì numerose da <:oslti· t11 ire d e i gruppi cellulari q ua"i ammasM ti. R ilevAons i inolt re d e lle zone u ec l'OtidH~ con detrito ce llulare e attorno ad esse qua lch e r a ra cellula. eo;.inofiln. nonch?! st.ri;:ce di tessuto connettivo fibrillare che clelimita irrego lnrmente le zone nocrot.iche. ).l'elle ~ezioni eli paren chima polmonare, in corris ponclenza d ei nodulini. st.I·ut.tura m o lt.o alt erat-a ùel tes.'!uto ste.<>so, zone di necrosi con d etri t-i cellulari e cellul e d i :-ite rnberg. Con la colorazione delle sezioni: al bleu di met ilene, al Grame allo Ziehl: negativa la ricerca di microrga.nismi.
li linfo granuloma maligno - linfogranulomatosi di Sternberg omalattia di Hodgkin-Sternberg - è tma affezione sistemica a tipo infiam-
matorio, ad eziologia. ancora. oscura., che colpisce il tessuto di sostegnodell'appa.ra..to linfatico, sia. nelle ghiandole linfatiche stesse che nei vari organi, con produzione di un particolare t.essuto di granulazione, e con decocorso inevitabile. I stologicamente, in un nodulo di linfogranuloma, si rileva produzione connettivale, con presenza di fibro-blasti, di cellule epitelioidi, di celluleeosinofile a nucleo polimorfo, di linfociti, e delle caratteristiche celll11le giganti di Sternberg che hanno, ora un nucleo rotondo o plurilobato, ora. parecchi nuclei uniti tra. loro da cordoni di sostanza cromatica, disposti al <'.entro della. cellula. Sono queste cellule che alla biopsia conducono con certezza alla diagnosi di granuloma maligno e fanno distinguere il nodU!lodi granuloma maligno dal nodulo tubercolare, percihè in quest'ultimo si trovano le cellule di La ngans, dove sono numerosissime le masse nucleari, disposte a t'orma di an ello alla. }}eriferia del prot.oplas:ma, o R un polo. Per stabilire l'eziologia di qne::.ta affezione, furono fatte numerosissime indagini microseopic~he, culturali speriment-ali; utilizzando il materiale asportatodalle ghiandole per la biopsia, ma non si è ancora giunti ad una conclusione positiva, ammet tendo alcuni una. natura tubercola re; altri negandola.. Si ammette cbe le vie di ent.mta nell'organismo del supposto virus~ Riano, o le mucose dell'albero respiratorio, o la mucosa del tubo digerente. La diffusione avviene precipuamente per via linfat.ica. La malattia predilige i1 sesso maschile - t ra i venti e 40 anni - di essa, i più preferiscono la classificazione secondo il criterio a.natomo-topografico a seconda della sede, almeno preva lente, dove piil si snlnppa e manife:;ta il processo morboso. Quindi: forme esterne (cu.tanee-ghiandolari-osteo-periostee) e forme in terne (toracica-addominale). La sint oma.tologia. più important-e è rappresentata dalle modificazioni delh1 g-hiimdole Un fat iche e p iù frecp1 ent.emente sono affette le ghian-
DUE CASI DI LINFOORANULO}lATOSL
dole del collo e, alla loro tumefazione, s~aue per lo più, queUa delle altre ghiandole. Quando la tumefazione è solamente a carico delle ghiandole in terne (meò.iastiniche-retroperitoneali) la diagnosi può essere molto difficile. Le ghiandole affette da granuloma maligno possono essere di grandezza varia: da un cece ad un arancio, e per il loro abnorme aumento di volume, si banno i sintomi di deformità, riduzione di movimenti, compressione di nervi e vasi ecc. Loro carattere è di essere indolenti, sia spontaneamente che alla palpazione; per lo più restano ben isolate tra loro, hanno con sistenza duroelastica, sono mobili e ben spostabili sui tessuti sottostanti, sempre integri i tegumenti che le ricoprono. Presentano per lo più oscil· !azioni di volume colla comparsa di elevazioni termiche e re.,<rressione al -volume primitivo, colla apiressia. Alterazione questa che è spesso rilevabile dal malato stesso (come nel caso della Guardia di finanza) e tale è un sintomo di valore notevole per la diagnosi di granuloma ma · ligno. Frequente è la comparwcipazione della milza al processo, ed è questo un ele· mento diagnostico di importanza notevole. n tumore aplenico si può rilevare di solito talora cospicuo. La splenomegalia talora (• un sintomo predominante, se non esclusivo, in tali casi il N. !!. d ecor:;o è relativamente ra~·e2looe di mllzo._in &Tanulomn mo.llgoo. pido ; con anemia profonda, Zooo. dl uecrosl oon zone cii tes~uw UoCogranu· lom~to.~o con l tlplo1 eleou n ti. sudori profusi, febbre remit[ (Mkro/ol. Ot.ò. 7 • Kor .). tente, oon milza molto aumentata di volume, di consistenza dura, a superficie liscia. Pure nei riguardi della milza si sono notate variazioni di volume, presentando aumento con la febbre, dimi· nuzione nei periodi di apiressia. Il fegato può pure essere aumentato di volume, ma mai in grado cospicuo, e il suo aumento può essere dovuto, o alla. compartecipazione diretta al processo granulomatoso o per una affezione secondaria (fo~e si tratta di fegato infettivo). La febbre, che costituisce uno dei sintomi più importanti, può insorgere fino al primo apparire dei sintomi ghiandolari, raramente però può anc he mancare. D suo tipo può essere continuo, remittente od intermittente, può infine assumere il tipo ricorrente cronico (Ebstein), caratterizzato da periodi di apiressia anche di vari giorni, seguito da periodi febbrili più o meno lunghi (come nel caso della R. G. F.).
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DUE OASI DI LlNTOGRANULOllATOSl
Sangtte: Il reperto del sangue non dà. alterazioni sempre costanti e spiccate. Le modifìcazioni riguardo alle emazie e al tasso emoglobinico, compaiono solo nel secondo stadio della malatti..'\ (come nel caso dell 'ex militare) e possono essere, come abbiamo visto, notevolissime. Se modificazioni si riscontrano, le più rilevanti sono a carico dei leucociti, sia per il numero che per la percentuale delle varie forme comuni - neutrofìli sempre in aumento (78-90%) ; eccezionale il reperto di mielociti. Talora aumentati gli eosinofili. Nellinf. mal. le manifestazioni cutanee sono rare, con piccoli noduli di colorito brunastro, da un grano di miglio ad una lenticchia .. A carico dell'apparato rurinario: talvolta albumimuia e nelle forme gravi positività. della diazoreazione (come nell'ex militare). All'a,pparato respiratorio e digerente: localizzazioni rare e in questoultimo noduli, infi.ltrazioni e tùcerazioni intestinali con ent.erroragie consecutive. N elle cavità sierose : raccolte dovute ad essudati, per diffusione del processo. Localizzazioni allo scheletro rare, rilevabili solo, ra.diograficamente. Per giungere alla diagnosi di granuloma maligno, sono anche da praticare ricerche biologiche, N. a. e tra queste, assume un Sezione di PS.I"eD')hlma epatico :l o granuloma maligno. carattere Speciale la prO• Focol aio granu loma toso oon le ca.~atterlstlebe cellnle g iva alla tubercolina. Menga.ntl di Sternbe..-g a plfl nuolet. tre generalmente, in tutti ( M i=roto!. Obb. 1 • B:or.). gH individui, si ha uno stato d 'ipersensibilità alla tubercolina (colla enti - o meglio coll'intrad ermo - r eazione) si possono trovare degli individui che non reagiscono affatto o per tubercolosi progredita (anergia negativa) o per cachessia da malattie esaurien ti (anergia assoluta} o per malattie intercorrenti (tipico il morbillo) che inducono anergia transitoria. A questo stato ,d i anergia transitoria, il Bastai crede d ii riferire la mancata reazione alla t ubercoHna degli individui affetti da granuloma maligno a ccertato con l'esame isto· logico, e nei nostri due casi, d ove l'intradermo e la cuti reazione àlla tubercolina, furono negative, l'anergia non può essere imputata a cachessia nella G. di finanza nè ad a ssenza assoluta di ipersensibilità, nell'ex militare, perchè in esso è stata dimostrata l' ipersensibilità colla intradermoreazione al siero di cavallo. L'anergia dunque è dovuta al gra-
DUE CASI Dl LINFOGRANULOM:ATOSI
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nuloma maligno ed è permanente perchè la malattia non si esaurisce che con la morte. Tale anergia completa Tnberc, non si ha nelle altre forme di linfomatosi: tubercolare e neoplastico. Data quindi la sintomatologia e la. evoluzione diversa da caso a caso del granuloma maligno nonchè l 'eziologia sua sconosciuta, si comprende come talvolta la diagnosi possa riuscire particolarmente difficile ed oscura, ed in tali casi non vi è che la biopsia intra vitam e talvolta l'esame istologico dopo la morte, che possano risolvere la diagnosi. Come elementi di diagnosi d·ifferenziale: la forma localizzata del gran. mal. che può durare a lungo senza altri fenomeni e senza tumore di milza, bisogna distinguerla : da adenopatie infiammatorie semplici e da linfoadeniti acute (nelle quali ultime nel sangue si ha polinucleosi neutro.flla) da adenopatie T. B. O. localizzate, dove le ghiandole si presentano di grandezza disuguale e consistenza varia, spesso aderenti tra loro e coi tessuti vicini, e a lungo possono ulcerare la cute e suppurare; nel caso siano mediastiniche, nel sangue si ha linfocitosi, e non si ha tumore di milza; dal granuloma sifilitico localizzato, di consistenza elastica, con anemia, leucocitosi aumento di linfociti. R. W. positiva : dal linfo sarcoma di Kundrat nel quale si ha diffusione del processo ai tessuti circostanti, senza aumento di volume della milza - non febbre - colpite spess<> anche le mucose. Però talvolta anche in quelSto caso bisogna ricorrere alla biopsia potendo essere la diagnosi particolarmente difficile. Se invece il gran. mal. è diffuso, potendosi trovare in un periodo di generalizzazione, per tumefazioni molteplici, spleno ed epatomegalia, febbre, bisogna distinguerlo : dal granuloma T. B. O. diffuso, dove le ghiandole sono duro elastiche, fuse nell'ulteriore sviluppo, spesso aderenti alla cute, febbre irregolare, stato generale compromesso, linfocitosi, ~enza oscillazioni di volume, con la febbre, delle ghiandole e della milza, prove positive alla tubercolina : dal granuloma sifilitico diffuso, dove la febbre elevata è rara, e si ha R. W. positiva. Più importanti nella diagnosi differenziale, sono le malattie dell'apparato linfatico ed emopoietico che hanno in comune: le tumefazioni ghiandolari della milza e del fegato. Nella linfo-adenosi leucenica: tutte le regioni ghiandolari sono colpite fin da principio, ghiandole molli ed elastiche, milza e fegato molto ingranditi, assenza di febbre, caratteristiche alterazioni del sangue e così della pelle. Nella linfoadenosi aleucemica (o pseudo-leucem.ic'\ di Oonheim) aumento contemporaneo di tutte le ghiandole così della milza e d el fegato, mancanza di febbre, però tutto ciò talvolta non è sufficiente per ghmgere alla diagnosi, e bisogna ricorrere alla biopsia. Nella rnielosi cronica aleucemica: si hanno tumefazioni ghiandolari a malattia progredita, e 1'\ loro localizzazione è più spesso alle ascelle e agli inguini, milza aumentat• ta notevolmente, rilevante epatomegalia, manifestazioni cutanee, sintomi emorragici, dolori nelle ossa, caratteristico l'esame del sangue (specie per la serie rossa); la splenomegolia del g-ranuloma maligno bisogna differenziarla dal M. di Banti per l'andamento della febbre e per le mo ~ificazioni del sangue (leucopenia) dalle splenomegalie infettive (si.fllitic~e, tifose, malariche, melitensi) colle prove microbiologiche e sierologiche.
DUE CASI Dl LINFOORANl' LQ_1,fATOSt
La d urata del gran1ùoma maligno è varia anche per le soste che può subire la. malattia, anche di anni. La prognosi è sempre' infausta. Riguardo alla terapia si è avuto qualche giovamen to passeggero dall'arsenico e suoi composti, un giovamento piit e,·idente, nelle manifestazioni g-hiandol:l.l'i, d alla RontJ!'enterapia. AUTOR!ASS!!NTO. - l O Caso - ex mili tare, 23 anni - Diagnosi con biopsia di ghiandola cervicale : notev ole grado di anemia, aumento di polineutr ofili 78 % , notevole tumo re milza, adenopatia r egredita con ROutgenterapia, febb re continuo-remittente. S udo ri. - zo Caso - Guardia di finanza, anni 28. - Durata malattia c irctt 7 me:'! i. :\la ncata biopsia. F cbb1·e remit:ente (tipo Ebste in), adenopatia ce rvica le, mediastinica, tumore milza. Exitus con forma infettiva acuta. N ecrosco·pia : milza as petto a mosaico, granulomatosi diffusa polmonare, grande epipLoon, noduli stll parenchima epat ico. - L.:;tologicam ente : nelle sezioni di ghiandole , pat·enchima polmouare ed epatico, presenza cellule giganti Sternberg. a ssenza di micr·oorgan ismi.
B IBLIOC:RAFJA. B ASTAI. - Aner~ia tubercolare e linfo granuloma maligno. Gazz.ett.a degli ~pedali e deUe cliniche n. 39, 1924. B ONANNO. - Un ca.':!o d i linfo granulom atosi accompagnato da elevata eosinofilia. Policlini~o (Sez. Pmt.) a. XXXIII, fase. 29°. - Rice rche sull'eziologia d el linfo-granuloma maligno (Mal. d i H odgkin-Stern berg). 13RANCATI. Policlinico (Sez . Pral. ) a. X."L'GV, fase. u o. FERRATA. Le emopatia. - Socie tà Editrice Libraria, Mila.no. - La linio granulomatosL - XX\' l Congresso Società Italiana di Medicina inter·na. FoA. - Trattato di anatomia p atologica, sa ngue ed organi ema t.opoietici. Unione Tip. Ed. Torine!!e, 1928. F n uG ONl. - Linfo~anulomat<>si carvico, axillo, mediastinica, in • L ezioni di Clinica Medica •. - Casa Ed. dott . A. Milani, Padova. GamoN. - Le malattie d el sangue. - Casa Ed. P ozzi, 1928. · ·GxuorcEA.NDREA. - Diagnostica medica e mezzi sussidiari di laboratorio. - Caaa Ed. L. P ozzi. 1928. · R oNZONL - La cutireazione applicata a lla diagnosi delle malattie delle linfoghiandole cerv icaLi. La tuberooloai, 1909. - Il morbo di Hodgkin nell' uomo• e negli animali. P'l'ocedit1.gs of the Royal Society oj M edicine, marzo 1926, in Policlinico (Sez. Prat.), a. XXXITI. fase . 23°. RosENTHA.L. - Deut.9che med. W ochenchenschrijt, n. 38°, 19 16. SATTA. - Hematolo~ia, vol. II, pa.g. <!07, 192 1. - Sulla linfo granulom.a.to.«i addominale. - Il m orbo di Hodgkin. - Pohclinico (Sez . Pral. ) a . XXXI.
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-TllENTI. -
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NOTE DI IGIENE PRATICA
LA PAROTITE EPIDEMICA. NELL'ESERCITO per il prof. Nicola Bnmf, tenente colonnello medico
Tra le malatt ie infettive più frequenti a ricorrere nell'ambiente militare la parotite epidemica è quella che per numero di casi domina sulle altre. N on in tutti gli eserciti però essa ricorre con uguale intensità. Prima della guerra i meno colpiti erano l'esercito inglese e tedesco, non superando la morbo~ i tà il 2 per mille della forza. n nostro esercito invece ne aveva da 3000 a 6000 casi all'anno, pari al 15 e 30 per mille della forza, e quello francese teneva una media annuale di 15000 casi, corrispondente proporzionalmente a circa il 30·40 per mille della forza. Se· guendo poi le cifre dei vari anni, taluno ha voluto riscontrarvi una certa periodicità, t anto da supporre che esista un vero ciclo polienna.le nel d ecorso epidemico. Anche durante la guerra questa malattia ha voluto il suo posto nella epidemiologia a fianco delle consorelle, e se poco se n'è parlato, ciò si deve al fatto che majom premebant. L 'esercito francese, che ha tenuto calcolo anche dei casi di questa infezione, ne ha registrati in 4 anni di guerra 59864 con 11 morti per complicanze sopravvenute (.M ignon). Ma non è tanto la gravità. della infezione che preoccupa r1e7 l'esercito quanto il numero dei casi e la durata della malattia stessa, poi,.bè i rE!parti che ne sono colpiti vedono continuamente scJemare il numero dei loro uomini. E se vogliamo è anche una malattia noiosa, perchè non colpisce d'un colpo un numero notevole d'individui e poi cessa: no, essa ricorre a spizzico; oggi un caso, dopodomani un altro, poi un altro fra 3 o 4 giorni e cosi via finchè passano anche 3 o 4 mesi prima che si abbia la cessazione completa. Si citano alcune epidemie che hanno avuto anche la durata di un anno. Ed i Comandi militari si irritano di questo decorso e vorrebbero che il medico troncasse l'infezione. Invece purtroppo per lo più non c'è che da aver pazienza. Per quanto riguarda la benignità, è necessario ben chiarire in qual senso deve intendersi. Se si vuol riferirsi alla mortalità, certo è una malattia d 'ìmportànza lievissima, poichè nelle statistiche militari i casi mortali sono eccezionalissimi, ma non sempre è così per le conseguenze, rlato t h.e la parotite deve considerarsi una infezione generalizzata e non limitata esclusivamente alla parotide. Difatti oltre quest'ultima ghiandola. essa può colpire organi svariatissimi (pancreas, ghiandole sotto-mascellari, tiroide, ghiandole lacrimali, mammelle, articolazioni, testicoli ed ovaie). E quando alla localizzazione parotidea si associa quella testicolare in un buon · numero di casi (secondo alcuni autori nel 40 % delle orchiti da orecchioni) segue l'atrofia del testicolo, e se la localizzazione è bilaterale, la sterilità. Ora quest'ultima evenienza, se pùre non grave quoad vita1n, certo non è ' -
Gior11ale dì medici11G militare.
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NOTE DI 1GtENE PRATICA
piacevole. Così alcuni casi di diabete giovanile sono stati imputati ad una pancreatite pr(\,<Yl'essa, causata dal virus parotitico . Quindi non sempre si può contare sulla assoluta benignità.. Per quanto concerne la comparsa della parotite, in passato si era ritenuto che notevole influenza esercitassero le con.dizioni meteoriche, specialmente l'umidità, ed an.zi nell'<:ra prebatteriologica si consideravano queste condizioni come causa efficiente, basandosi anche sul fatto che nell'esercito il numero maggiore di casi si aveva in inverno ed all'inizio della primavera. Ma non tutti gli autori sono d 'a<lcordo su questo punto. Ad esempio, Kelsch cita diverse epidemie che si iniziarono in maggio, giugno ed anche in piena estate. Rilliet e Barthez son giunti poi a. negare qualsiasi influenza della stagione. Ora, senza escludere l'im· portanza del fattore meteorologico, perchè indubbiamente ne ha, e Io dimostra il fatto dell'accentuarsi della epidemia in primavera, un altro fattore pure è da prendere in considerazione, che specialmente nell'esercito può darci meglio ragione delle oscillazioni annuali nel numero dei casi, cioè lo stato immunitario. È ormai ben risaputo che la parotite è una infezione che serpeggia preferibilmente nelle città, mentre assai poco è diffu~ nelle campagne, ed un primo attacco conferisce in genere l'immunità.. Le reclute peraltro sono in massima parte camp<•gnuole, quindi durante la permanenza in, fainiglia il pericolo di contagia1·si è stato per loro minimo. Invece, giungendo alle arini, e prendendo contatto con l'ambiente cittadino trovano moltissime occasioni di contagio, sia in caserma, sia fuori. È per questo che l'acme della epidexnia coincide in genere con i mesi che susseguono alla chiamata della classe. Dando uno sguardo alle statistiche di prima della guerra. ed a quelle successive e confrontandone le cifre si può facilmente convincersene. l. - SPEC'CIIIO DEI CASI DI PMOTlTE NET,T..'ESEIWITO ITALIANO Q UTNQUENNlO
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"' Chiamata. della classe il 15 novembre 1909
* Chiomata. della. classe il 25 nov. 1910
• Clùama.ta. della classe il 19 gennaio 1911 il 20 ottobre 1911 il 28 dicembre 1911
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NOTE Dl lOlE NE PRATICA
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* Chiamata. delhl classe il 5 settembre 1912
• Chiamata della classe 1'8 settemhre 191~
Difatti dai d::t.ti epidE-miologici del nos~o e;;ercito si rileva che negli anni dal 1909 al 1913 i mesi nei quali la parotite infierl di più (se può usarsi una parola così brutale per tale infezione) furono quelli dal novembre al marzo. E la chiamata. della. classe in quel periodo di tempo si faceva, per la maggior parte del contingente in autunno, e per il rimanente in primavera. Dopo la guerra la curva dell'epiidemia. ba. cambiato aspetto, poichè l'acme di essa coincide con i mesi estivi (giugno, luglio, agosto) quando la stagione è tutt'altro che umida.. Ed in questi anni appunto, come si vede dallo specchio n. 2, la. cjlia.ma.ta della classe è stata fatta e si contiuua. a fare a primavera inoltrata. 2. - SPECCHIO DEI CASI DI PAROTITE NELL'ESERCITO l'rALIANO Q UINQUE NNIO
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Annotazioni
• Chiai)lJ).ta della clns.ose il 23 aprile 1924
* Chiamata della classe il 7 maggio 1925
3229 *Chiamata della clas!le l' 8 aprile 1926
192:7 123 179 194 112 227 485 411 217 107 92 109 85 2341 • Chiamata della. classe
il 23 aprile 1927
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• Chiamata della. olas!\e il 23 aprile 1928
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NOTE DI IGIENJo: PRA'l'lCA
Del resto l'importanza dello stato immunitario per il decorso epidemiro della parotite negli eserciti è confermata dal fatto che in passato, quando non esisteva. la coscrizione obbligatoria e gli eRerciti erano costituiti di milita1·i di carrie1·a., quindi con ferme assai lunghe, questa forma infet· tiva era molto più rara. Ma un altro fatto rilevasi dai dati statistici del dopo guerra, cioè che il corso dell'epidemia, non è eessato nemmeno durante il periodo delltJ esercitazioni estive, quando le truppe erano lontane dagli alloggiamenti di guarnigione. Difatti, come rilevasi dallo s tf.>s~o specchio n. 2, negli ultimi anni non sono sta.ti pochi i casi di or~cchioni veriiicatL'>i nei mesi di agosto e settembre. Il che significa cbe l'infezione non è tanto legata all'ambiente quanto all'individuo ammalat o ed agli oggetti che stanno con lui ad immediato contatto (stoViglie, ind•1men ti, ecc.). Perciò in caso d ' epidemia lo sgombero delle caserme a sc,opo protìlattico facendo acc..'l.ntonare od acca.mpat·e i reparti non raggiunge l'in· tento di fa.r ceRsare l'epidemia, poichè l'infezione segue le truppe. Anzi l'accantonamento ed il ricovero sotto tenda, mettendo a più diretto contatto gli individui, facilitano la. diffusione del contagio. In Francia se ne ebbe una riprova in una epidemia ad Aix ed in un'altra a Maç-on (Dopter). Dal punto di vista etiologico le ricerche di Kermorga.nt, che ormai datano da qualche anno, avrebbero dimostrato essere l'agente specifico ' della pa.rotite una spiroeheta che trovasi. quasi sempre associata ad un batterio, a simiglianza dell'associazione fuso-spirochetica dell'angina del Vinrent . A riprova della specificità del detto microrganismo, stanno i rumltati della inoculazione di culture nella paroti .o e nel testicolo delle scimmie. avendo Kermorgan: ottenuto con tal mezzo la riproduzione di lesioni ti· piche. Anche le ricerche sierologiche confermerebbero la specificità di detta spirocheta, in ,q uanto nei Si(',ri dei convalescenti si troverebbero agglutinine specifiche. Ed un'altra conferma della specifìcità. si può avere, per quanto indirettamente, dalla terapia, poirh•! sembra che l'uso dello stovarsol e di t enui dosi di sal varsan facilitino la risoluzione del processo infettivo e nei casi iniziali lo facciano addirittura abortire. Ed è ben risaputo come i detti medicamenti agiscano efficacemente su alcuni parassiti protor.oari, ('d il S!~l!ondo specialmente sulle spirochete. Per la profilassi la. misura più importante ò indubbiamente l'isolamento dell'ammalato, cbe dev'essere rigoroso, perchè è da lui (tosse, parlare) e dagli oggetti di uso suo personale (stoviglie e bicchieri) che si diffonde il contagio. Perciò è preferibile che l'ammalato sia ricoverato in ospedale anzichè alle infermerie di corpo se si vuole veramente evitare la diffusione epidemica dell'infezione, poichè nelle infermerie l'isolamento è sempre relativo. · A. riguardo delle disinfezioni, in gener,e oggi, in tutte le forme infettive, si dà molta importanza alla disinfezione cosidctta concomitante, cioè da eseguire in corso di malattia, poca invece a quella terminale, cioè dopo la guarigione. E questo perchè, fortunatamente, i germi patogeni nell'ambiente esterno b ~n p resto !;Ocrombono; e le forme spirochetiche certo non sono fl•a le più re~;ist.C'uti.
Rl\"ISTA DELLA ST~IPA MEDICA lTALlANA :E STRANIERA
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Nell'esercito però, data la vita oollett.iva., come norma è bene essere sempre generosi nelle disinfezioni, poichè, se non altro, sarà. un'occasione rli più per fare una buona pulizia, e qt1incii se ne avvantaggerà. l'igiene generale. Perciò, an<.·he per i casi di pa.rotite, oltre il posto occupato dall'ammalato, si disinfetteranno i suoi indumenti personali e gli oggetti letterecci, nonchè le stoviglie. E, si badi bene, per la disinfezione dei pavimenti non è necessario ricorrere a disinfettanti 11iù o meno puzzolenti, poiehè basta una b1:or. a lavatura con soluzione di soda calda, t;Sata con lo spazzolone, per ottenere l'effetto voluto. Massima. sorveglianza meritano poi i luoghi di riunione (spacci cooperativi, sale convegno, ecc.), poichè è là che eonven,gono gli ammalati in periodo di incubazione, che sono contagianti anche se non presentano ancora manifesti i sintomi locali della malattia. Quindi pulizia giornaliera con sol uzione di soda anche di questi locali, come si è detto più sopra, pulizia delle stoviglie che vi si t1sano e delle sputacchiere. Alla comparsa dei primi casi, da un puntn oi vi$ta teori<'o potrebbe sembrare t; tile tenere in osservazione in h:ogo separato il reparto a l quale appa.rtt1ngono gli anm1alati. Giova però notcu·e ciJe l'o:l:servazione ùovTebbe essere protratta almeno per 21 giorni, tale essendo il periodo massimo di incubazione; e che ~:te nel frattempo comparis;;ero nuovi casi, cosa non difficile a verificarsi perchè, come si è detto, essi si ripetono a spizzico, il detto periodo dovrebbe essere assai più prolu1 gato. Ora tenendo insieme riunite parecchie persone per nn tempo cosi l ungo si correrebbe il rischio di favorire i contatti e q uindi la diffusione del contagio anzichè estinguerlo. Perciò il più delle volte qnesta. mist.ra ne n è consiglia bile. Sempre a scopo di profilassi, da alcuni sono raccomandati i gargarismi con soluzioni antisettiche, e certo non sarà male, quando possibile, prescriverli, senza però far troppo affidamento sulla loro efficacia.
RIVISTA DILLA STAMPA MIDICA. ITALIANA l STRANIERA MARIOTTI-BIANCHI
e COSTA. -
Igiene militare: M anuale pratiw per l'utfìciale
medico. (Roma. Studio editoriale degli Istituti universitari: Via Panispema
n. 215. Prezzo L . 40). È stata in questi giorni pubblicata, pei tipi della tipografia ago~>-tiniana di Roma, quest'opera degna veramente di attenzione e di plauso. I due Autori, che sono ben conosciuti nel mondo medico militare e civile, hanno saput.o riempire w1a lacuna <41. tutti sentita, perchè l'Italia mancava realmente di Wl completo manuale di Igiene militare: in questi ultimi cinquant'anni infatti non si erano pubblicate in Italia su questo argomento che monografia, molte delle quali pregevolissime, ma di cui nessuna poteva rappresentare un Manuale comple to. Gli autori hanno fatto invece opera completa ed utili.'>Sima: senza rimpi.Jnat·e il libro di arida. cultura teorica, senza a.ndR.re nel difficile, hanno tra t tato la ma t-eria con intendimenti pratici, in modo che il libro costituisse w1a guida fa cile e s icura per tutti coloro, anche non medici, che sono destinati a proteggere la sa lute del sol-
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"RIVISTA DELLA STAlltl'A li!EDlCA I TALIANA E ST"RANIERA
datò, in patria e nelle colonie. Le norme pt-ofilattiche ne ris ultano chiare e limpide, corredate da quel tanto di nozioni generali e teoriche, le quali apparivano indispensabili per rendere comprensibili i provvedimenti profilat.tici da ptéùdère. Il libm si divide in tre parti: la prima segue, a li 'ing rosso, la. divisione in capitoli d ella. Istruzione per l 'igiene dei militari del R. Esercito: dopo una breve premessa, sono tratt.a.ti in fo nna applicativa tutti gli argomenti che ci interessano: alimentazione del soldato; a.c qua potabile, igiene della pelle e pulizia della pen;ona, vestiario, esercitazioni e mtuce, a lloggiam enti, ospedali e nonne generali di ig iene ospit.a.liera, visite sanitarie e propaganda ig ienica, norn1e igieniche per i tra.c>porti, norme generali di igiene coloniale, malattie infettive in genera le. La seconda parte comprende cinque capitoli e rappresenta il vet·o va.de-mecwn del disinfettore e disinfestatore. La tet·z:a parte infine dà sommariament-e e in forma sinottica le forme igi.enicoprofila.ttiche pet· 8 1 malattie inf ettive o parassitarie rappresentanti ciò che maggiormente interessa l'Esercitò in p atria o in colonia. Ne risulta Ltn Libro ve ramente prezioso, che t u tti gli ufficiali medici, anzi tutti i m edici dovrebbero avere nella loro biblioteca. È incredibile la m as.r;a e la. varietà di notizie che esso con tiene, tutte a.ggiornat.e secondo g li ttltimi dettami della scienza e secondo i risultat i delle piì:l t·ecenti ricerche: a questo a.ggiw1gansi le figure, la. comodità. del formato, la rilegatura in pi.ena tela, la eleganza. della veste t ipografica, e si concluderà che gli autori hanno fatto opera verameate meritoria.
-La rMpirazione artificiale. -
(• La medicina. d e l lavoro », n. l , 1929).
Riteniamo opportuno di riportare le concltLr;ioni della relazione presentata. all'Associazione nazionale prevenzione infortuni da una Commissione m edica. presieduta dal prof. Aiello per lo studio de lla respirazione artificiale. La respirazione artificiale è il m ezzo più efficace che può essere applicat.o in tutti i casi d i asfissia o difficoltosa respu·azione; oltre ai casi rli infortunio do. e lettricità, sono da l"icorda.re l'artneg11meu to, l'avvelenamento da gaz, alcuni shock, come lo shock trawnatico, lo shock da clor·oformio o da sostanze tossiche in genet·e. Non vi sono casi di controindicazione: la respu·a.zione artificiale va sempre ed a lungo tenta.ta. Alla respirazione artificiale, che si può compiere con mezzi manuali o m eccanici, si può a,;socia.re la somministr·azione di ossigeno, l'applicazione di reVltkUvi esteriori, l'iniezione di sostanze eccitnnti (etere, caffeina, canfora, adrenalina). Le iniezioni possono essel'e praticate per via endovenosa o per via intracardiaca, col vantaggio di un'azione più rapida e completa. : appunto per questo d eve essere sempre chiamato il medico in ogni ca.c>o di a.c>fissia. La respirazione artificiale non è c he l'attuazione passiva, forzata dngli atti meccanici, coi quali si compie la normale respirazione, e partenrlo dal criterio ch e questa funzione non s i interrompe mai nello stato snno individua le, deve essere tentata. immediatamente la rìattivazione. I mig liori metodi, finora indicati, sono i seguenti: metodo di Sylvester ; metodo di Pacìni; motodo di Callia no ; metodo di Schaeffer. Il ntetodo di Schaefjer, il meno noto in Italia, è così da eseguire~ - pa ziente sdraiato sul ventre con w1 braccio d isteso oltre la testa l'alt1·o piega to al gomito; faccia v oltat.a verso il braccio cl isteso ed appoggiata s ull'altra mano od avambraccio, in modo che il naso e le. bocca. eiano liberi. Operatore in ginocchio, a. ca.va.lcioni d elfinfortun!l.tò, con le g inocchia. distaccate dalle anche; appoggiate le palme delle m ani s ui fianchi dell'infortunato con le d ita sulle costole in modo che il mignolo tocchi l'ultima di esse ed il pollice colle altre dita siano nella posizione natu rale; tenendo le bra,cc.ia rig idamente di':!tese, portare l'operatore il corpo lentamente in avanti, in modo che il suo peso venga a. poco a. poco a gravare s ul paziente; le spalle dell'operatore a lla fine del movimento in avanti debbono trovarsi verticalmente a l eli sopra delle sue mani. Metodo d·i CoZzi od a t1·azione pett.orale. - Individuo come nella posizione Syl vester. Tor·u.ce scoperto; operatore dietro il pazient-e, un po' più elevato . Si afferrano con le due mani i due pila.c>tri anteriori dell'ascella e si eseguiscono trazioni ritmiche e lente (12-16 a l minuto), tirando i pilastri ascellari obliquamente in alto e verso d i sè, mantenendoli per w1o o due secondi in t razione e quindi rilasciandoli.
RIVISTA. DELLA STAMP."" MEDICA ITALIANA E STRANIERA
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La Commissione medica. si è trovata òi fronte a l preciso quesito di indicare il
rnet~o di scelta della respirazione. artificiale, metodo che rachiudesse in sè i ca-
ratteri dell'efficacia e della praticità. La Commissione ha. tenuto anche conto di un fattore importante, cioè della co~oscenza che già molte m41:liaia. di persone hanno dei metodi fondamentali, e c~oè dei metodi finora più diffusi, il Sylvester e lo Sclaaefer. Ha cominciato quindi
a Circoscrivere le esperienze fra questi due metodi, che si impongono a prima vista per la loro popolarità e praticità. . P~r poter obiettivamente giudicare i vantaggi e svantaggi di ognuno dei due SJSterru, la commissione ha praticato, su diversi SOjlgetti, d i vario sviluppo muscolare e di differente costituzione, i diversi metodi Svilvester e Scaefer. l\llirando ad un controllo sperimentnle, e cioè ad accertftre la quantità di aria ?h~ può essere fatta penetrare passivamente nell'ambito respiratorio, vetmm·o tst1tuite delle esperienze col metodo della spirometl'ia, servendo;;i cioè di un appnrecchio (spirometro Boulite) destinato a misw·are la capacità respiratoria del polmone, cioè il volume di ll.l·ia espirato in tma respira.zione prolungata, dopo una inspirazione pt·ol.ungata. I risultati otten11ti comparativamente dai metodi Stlldiati furono i seguenti: . 1° Metodo Sy&vuter. - Durante la fase massima de lla inspirazione pasSIVa (provocata coi mezzi naturali ed indipen.dentemente dalla volontt\ del soggetto) si ottennero dallo spirometro dei valori almeno doppi (e talvolta tripli), di quelli ottenuti nella fase massima della espirazione passiva. , 2° Metodo .Scll,(u(jcr. - Durante la fase massima della inspirazione passiva, s! ottennero dallo spirometro dei valori all'incirca uguali ottenuti nelLa fase ma~ suna della espirazione passiva. Tàlvolta i valori della inspirazione superavano quella della espirazione, ma non raggiunsero mai il doppio come nel metodo SylvEJi>ter. Da rilevare inoltre, come differenza spirometrica sostanziale fra i due metod~ che la velocità con la quale l'aria. entrava od usciva, nell'apparecchlo era di molto superiore nel metodo Sylvester: e ciò perchè col metodo Schaeffer la inspirazione è lasciata al rilasciamento della cassa toracica a. mani dell'operatore. 3o Metodo Colzi. - I valori ottenuti si avvicinarono a quelli del metodo Sylvester; anzi talvolta li superarono nella fase ins piratorut. . Passando ad enumerare vantaggi e svant.aggi dei vari metodi ora elencati, SI può così riassumere la cliscu'3Sione avvenuta: l. Metodo SylveJJter. - Indubbiamente è il più conosciuto in I talia: con esso si ottiene, ad arti superiori integri ed a torace normale, w11~ inspirazione passiva di alto grado. Esige pochi sforzi, può essere praticato da una o due persone contemporaneamente. Pnò portare a contusione od a lesione delle articolazioni
scapolo-omerali, se a lungo prot1•atto e da. persone non molto esperte. 2. Metodo Schaefjer. - Ha. il vantaggio che si può applicare anche su soggetti con gli artì superiori lesL Dove essere praticato solo da tma perl;O!la per volta e richlede da q·uesta intenso sforzo, loco.lizzato soltaJlto a det.enninati gt·uppi muscolari (polsi, mani). Se praticato da persona inesperta o con sforzo non ben dosato, ;(>UO condurre a gravi inconvenienti (lesioni costali, epatiche, rotture di eventuali aderenze pleuriche, ecc.). Se largamente applicato, richiede l'intervento di vari~ persone e non sarà. mai possibile trovare che lo sfo·rzo di ogmmo l'in oftica.ce come quello degli altri. Inoltre la inspirazione passiva, che con esso è possibile ottenere, non raggiunge l'ampiezza e l'efficacia ottenibile col metodo Sylvester. 3o Metodo Colzi. - Richiede, come il metodo Schaoffer, sforzo intelliggente e localizzato a d eterminati gruppi muscolari: il ristùtato ottenuto si avvicina però a quello del metodo Sylvester. Da quanto esposto la Conunist;ione medica ritiene che allo stato attuale delle nostre conoscenze sia. preferibile, in Italia, la adozione uflicinle del metodo Sylvester. La Commissione ritiene che il metodo manuale sia sulliciente per ot-tenere in molti casi dalla respirazione artificiale la reviviseN1za del so~jlett.o colpito, ma. che convenga senz'altro studiare la possibilità di una adozione diffusa di mezzi meccanici (apparecchi per respirazione at-tilìciale e costruiti allo scopo di riprodurre i sistemi manuali). Le ricerche, a parere della Commissione, dovrebbero essere indi· rizzate verso un apparecchio che riproduca tanto il metodo i::ìylvester che il metodo Schaeffer e che produca specialmente w1a inspimzione profonda, prolicua, veloce.
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RIVISTA DEI.LA
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~lEDICA
ITALIANA E STRANIERA
Alcune considerazi?ni sulla ct~ra c 11irurgica dei tumori cerebrali. - Conferenza alla facoltà medica di Lione. - {Ras.<>egna medica di Clinica e T erapia, n. 8, l fl28).
C tiRLSTIANSEN. -
Durante i 25 anni di lezioni cliniche neurologiche fatte a Copenaghen ho osservato quanto può es.'Sere ditlìcile l'esatta. diagnosi di tm twnore cerebrale nel periodo della sua evoluzione precoce per i medici non neurologici, e più ancora. quanto divergenti sono le indiCltzioni terapeutiche. Nei diversi trattati e monografie sui t . cerebrali si attribuisce grande importanza. all'aumento della pressione endro cranica. L'ideale della neurologia moderna dovrebbe essere quell<> di diagnosticare un t . cerebrale prima della mlUUfestazione dei sintomi generali di compressione. Allora avremo la probabilità di t1·ovarc i di fronte ad tm piccolo t . e l'intervento chirurgico non sarebbe sensibilmente compromesso come allorchè sono appena evidenti i sintomi di aumentata tensione endocranica (indicatori di profonda lesione del tes.~uto cerebrale). Siamo ancora lontani da d etto ideale non perchè i medici non riconoscono i sintomi precursori di un t .• non per l'insutncienza d ei nostri esami. m n perchè molto spesso il danno proviene dagli ammalati che ignorano i sintomi iniziali della. malattia Cosi per esempio quelli di un t. d ell'angolo ponto-cerebellare spesso dopo lunghi anni richiamano l'at.tenzione d e ll'inlermo per consulta.r e un medico. Alt re volte anche un otologo, non riconosce .i sintomi e t•·atta l'ammalato come softe1·ente di nevrite dell'acustico o di altra banale malattia dell'orecchio. Gli a.mma.Jati ignorano spesso
una. sordità. unilaterale non suppongono un anestesia. della. cornea, meno ancore. l'aboli:r.ione della reazione calorica ve.<;t.ibola.re e ignorA.Do del tutto l'imp ortanza dell'iperalbuminosi nelliquot·e da me rilevata fin dall914. Circa l'etlicacia. di ltn intervento chirurgico trovo non legittimo il pessimis mo di Sir Fredrick e non divido l'ott imismo di tttnti altri. Davanti ai miei occhi questo intervento rimnne sempre uno doi più pericolosi, dei più gravii che esistano e di cui l'esito non può es.<>ere sospettato e tant.o meno previsto. Dura.nte g li ultimi 14 anni ho collaborato col prof. Schaldemose (chirw·go), curando più di 5000 casi dj t. cerebrali situati dovunque nella. scatola cranica. Ciò dà ai ri'lultati w1' uniformità. di vedute pe1·f<onali. ::t;l'on vi stanchez·ò con i ristùtati ot.tenuti. La statistica è la menzogna in cifre. Ho nel mio materiale 500 casi dei quali 6 successivi con risultati completamente felici, seguiti da forse altri 10 casi in cui tutti gl'infermi sono deceduti. Non si trovano semvre nella. storia d ella malattia. nè nella sintomatolo~ia, fattori cui possa. attribuirsi sufficiente valore per preved e re l'esito così different,e d ei casi clinicamente vicini tra loro. - La cl.ù·urgia dei t. del cervello è quella de-i t. e.ctra cere.brali. Un t. intracerebrale dà all'intervento risultati incerti e gn1.vi non solo nel risultato vitale dell'operazione ma stù futuro funzionnmento degli elementi nervosi colpiti. Ho vi~to una serie di affetti da t. extra-cerebrale che sopra vissero 20-25 anni in perfetta salute dopo operati, mentre il periodo più lungo <li quelli con t. intracerebrali è di 10 anni e rimasero quasi tutti invalidi incurabili. Ciò è dovuto a l fatto che i t. del cervello sono spesso di grandi dimensioni quando vengano d iagnosticati, i piccoli 't. sono rari e a. volte multip li o metastatici. La prognosi è più favorevole poi t. extra-cerebrali. d egli emisferi. Quelli p1·esso la protuberanza, facile alla diagnosi, sono invece inacces.~ibili all'estirpazione. Pei t. extra c rebra i dell'angolo ponto-cerebella•·e e del ganglio di ùasser sempre pieni d 'incertezza ·O an~oscia ci decidiamo all'intervellto chirurgico. Dill;rraziata.mente oso dù·e che non si potrà mai predire )a sede extra o intramldolla.re di un t. degli emisfez·i. L'inizio apoplettiforme più spesso è dei t. intracerebral.i, ma ciò l'ho notato anche nei t. extra-cerebra-li, per emorragie, trombosi o rammollimento del tes!luto nervoso sottostante. dunque non è segno infallibile. Meno ancora è provcdibile la grandezza di un t. extra-cerebrale: spesso sono grossi. infiltra.nt.i, non distruttivi del tipo dei gliomi, assai vascolarizzati con vasi sottili che rompendosi facilmente producono sintomi focali. In merito aU'est.irpa.zione di ques ti grossi t. s i11.mo diventati sempre più riservati e dopo esperimenti sconfo1·t.anti. se)'!uiamo un trattamento più com~ervat.ore. Clinicamente i t. intm-cerebrali presentano :3 e 4 categorie differenti. L a prima. l'ho giù. det to : dimensioni considerevoli, sintomi focali circoscritti manca o è poco
RIVISTA D ELLA STlllPA :\lEOICA ITALIANA E STRA..'IlER.A
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accentuato l'aumento di pressione introcJ·anica. In questi casi: craniotomia sperando trovare un tumore extra cerebrale o un piccolo t. Se la speranza viene meno, non estirpiamo il t. : la craniotomia funzionerà da trapunazione decompres.<~iva. In una 2a categoria con sintomi di compress·ione imponenti o focali estesi e ma.ssi.vi decidiamo la craniotomia decompre,;.;;iva specie a sini.!Stra per evit.are col nostro intervento un afasia irreparabile. Nd .a 3• cat.egoria. aumento di pressione intracraoica, così spiccato e torpore cosi p rofondo. l'inter·vento chiru1·gico è senza speranza e comunque senza ragione. Una. morte tranquilla è il trattmnonto pii! dolce e più unuUIO. N eli>\ 4 3 categoria in cui s'impone un procediment.o attivo. t: n t. corticale in UJ\ emisfero bisogna estirparlo radicalmente; se il t. è cisti.co sottfJCOI'ticule (rilevoto colla p tmtura) bisogna vuota•·e la cisti e asportare le sue membrane spe8so infìltrat.e dal tumore gliomatoso. In una piccola serie di casi, tlppena abba;;sata la dura mudre il t. rompe la corteccia cer·ebr·a(e: assistiamo ad w1 parto precipitoso della suu parte :;uporliciale. la sua pa.rt.e profonda si d iffonde nel tessuto c. ;.auo, non si può tmucleare. Il pericolo della brusca sospensione dAll'ipertenl'ione iu tracmnica è più grande 11el momento in Ollli la calotta viene sollevata e la dlLm madre ribattuta: parecchi ammalati morirono dopo la trapmwzione prima che la. dura madre fosse ù1cisa, anche quando l'operazione fu fatta in due sedute. La mia esperienza mi ha insegnato che l'e:<tirpazione r11clicale eH molt.i t. intracerebrali è piena di pericoli non solo; rna ·i ri.-,ultat i sono spef'.-.o molto incert i. Nei casi d i difficile localizzazione dolla sede dd t. o in cui pur essendo pr·ecisata è di ostacolo all'intervento radicale pnHicando la craniotomia pn.lliativn decompressiva, da più anni vantata da Babin;:;ki, ho avHto ammulnt.i sopravÌ.<o$1lti oltre 10 anni migliorFtndo la stnsi papilla1·e ed i sintomi focali . E quand'IU\che sono morti, morirono piCt dolcemente e meno peno;:~Rmente per essi e per i parent.i. R iassumendo: quando possiamo fare una diaJZnosi precisa di sede del t. e la sua localizzazione pe rmette l'intervento tenteremo l' nblazione (sempre nei t. extra-ce· rebra i degli emisferi ). In presenza di un t. intrnemi,;ferico, craniotomia come trapanazione palliativa decompressi va. Solo se il t. ha ÌJWHso la corteccia cerebr• le ·o se la puntura ceJ-el.Jrale fa rilevtue un t. cistico, o se il t. sot.toc<wticale rompe il tessuto sovrastante, facciamo tut 'ablazione pi.ù o meno completa. In tut.ti gli altri casi craniotomia decompr·essiva. Il tempo mi consente di t.rutt.are solo la cura dei t. delfan)<'olo po11to-cerebellare: sono extra-csn•brali benip:ni, de lla grandezza di una !!l'O&;a noce, rnrament.e più grande e bilaterale (piccoli neuromi dell'acust.ico sono ra•·i 11e ho ri<>contrAto l su 40 casi) sono fissati con larga base all'osso occipitale o alla par-te post. della rocca Non è vera l'origine del meato uclitivo interno, si tratta invece di un bottone mandato in esso dal t . Spesso le abbondanti emonagie sono cause immediata d el· l'esito fatale d'un intervento chiru1·gico per la vicinauza del t . con molti seni venosi e arterie a pareti sottili; con i centri circolatorio e respirat.orio. Non tratterò del metod o translabirint.ico d i Guix; 4 ammalati souo tutti morti con in più paralisi degenerativa del facciale e oftalmia neuroparalitica. La scelta del metodo (circa gli altri :S) è uno dei problemi più difficili e più delicati fatt o che il campo operatorio (anche praticando lU10. Craniotomia OCCi· pitale bilaterale) non offre una breccia abbastanza ampia per s.tudiare O!!ni caso. Infatti per averne i dettagli, dopo la puntura dei ventricoli lateraH, bisogna con esplorazione digitale stabilire la p osizione del t. grandezza, con1:1istenza e suoi
rei
rapporti. Tale esplorazione va fatta con molti riguardi per non provoctJ..re tm'emor·
ragia mortale. · L 'estirpazione totale, quando è possibile, ò l'ideale; i casi chs la permet.tano sono rari: contro 5·6 ammalati cosi operati con guarigione completa e duratura. Il metodo di Gus hing e Martel è prezioso ma a volte ingaru1a: in due ù1fermi il p ro f. Schaldemose asportò col metodo intracapsulare un t. quanto una noce. Quando dopo qualche tempo morirono rilevammo che metà del t . era rimasto nascosto sotto la p~otu~ra.nza sfuggend o anche all'esplorazione di~itale. In questi casi è indicato ~'esttrpaztone parziale del t. con la craniotomia decompressiva. I n altri casi in cui il _t. è grand. e e s~tuato sotto la protuberanza o sotto il cervelletto ci contentiamo o dt una esttrpau one parziale o di una craniotomia bior<'ipitale decompres:;~iva soltanto, 6-
Giornal e di medicina militare.
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RIVISTA DELLA STA.'\!PA MEDICA ITAL IANA E STRANIERA
L'O. conclude accennando a due casi clinici molto istruttivi. Il primo infermo si lamentava di cefalea. vertigine e diplopia saltuaria. Nev.rologicamente presentava soltanto stasi papillare di 4 diottrie visu~ normale ed emianopsia omonima sinistra. Colla radiografia. fu rilevata un ombra nel globo occipitale destro. Diagnosi: tumore in detto lobo. n pr:of. Sca.ldemose asportò un gr:osso t. incrostato di sali di calcio. D opo qualche tempo l'infermo morì. L'autopsia riscontrò un'altra. metà di t. iden· tica rimasta inos.<>ervata.. Si trattava. dunque di un t. d i volume imprevisto che aveva. provocat-o sintomi focali circoscritti e discreti che, pur essendo benigno, operato, produsse la morte. zo caso : una donna 8 anni fa a<:cusò scosse l aksoniane al braccio sinistro. Niente segni di pre.'>Sione intracranica, fondo delJ'occhio integro. Spedalizzata., dopo 3 settimane le convulsioni cessano per sempre, ma la radiologia rivelò la presenza di un t, incrostato di calcio nei centri del braccio dell'emisfero destro. Negli anni seguenti rivedo l'inferma 2-3 volte all'anno: niente sintomi generali di compressione, niente papilla da st,asi. Successivamente e molto furtivamente ba presentato lieve monoplegia del bra<:cio sinistro e indebolimento dei muscoli della. faccia e gamba sinistra. La diagnosi focale della lesione era certa. come la. I).atura del processo morboso, però la mancanza di sintomi generali eli compressione, di papille da stasi e il lento sviluppo dei sintomi focali mi decisero a \m trattamento conservatore. Il mio procedimento è illogico e incoerente, ma legittimo. So che l'inferma vive da 8 anni e forse vivrà ancora di più, ma. non so affatto il risultato di un atto operativo sul suo t. molto probabilmente intracerebra.Je. Non mi dolgo di non aver consigliato una craniotomia. 0RISCIONE.
Mezzi medici per afirettare il consolidamento delle frattttra. (La. Presse médicale, 22 agosto 1928).
MouzoN. -
L 'idea più semplice è quella di somministrare dei sali di calcio allo scopo di favo· rire la formazione del callo, ma non vi è nulla che comprovi clinicamente l'utilità di tale terapia: tutto quello che si può dire, si è che l ' ipocalcemia molto a-ccentuata. sarebbe sfavorevole e che va quindi combattuta. Alcune ghiandole endocrine avrebbero importanza sulla fissazione del calcio, il timo, i surreni, ma nulla dimostrA. la loro influenzR. sulla formazione del callo. Più importante è l'ufficio delle paratiroidi, in questo campo. Anche per esse però, nulla si può dire di concreto, nemmeno dal lato sperimentale, poichè la paratiroidectomia totale è \m'operazione tanto più grave che non permettE> la. sopravviv enza. degli animali sufficiente da poter seguire la formazione del cal.lo, mentre, d'altra. parte, la pa.ratiroidectomia. parziale è un'operazione trauma.tizzant.e ed un rischio di infezione, sicchè può riuscire di per sè stessa a ritardare l'ossifìca,zione. Gli estratti paratiroidei hanno l'inconveniente delle medicazioni troppo attive ed, a dosi forti, possono determinare accidenti di iperca.lcemia, che costituiscono un pericolo per il miocardio; il trattamento andrebbe seguito con ripetute determinazioni della. calcemia, ciò che costituisce un ostacolo. Anche l'azione delle vitamine nel metabolismo del calcio non è stata. ancora bene stabilita. In tutto questo problema, siamo dunque ancora. allo stadio sperimentale. ·Non bisogna però esagerare la portata delle condizioni generali ed umorali, in quant,o che il proce.\!So di ri parazione delle fratture è e.'lsenzialment~ un processo locale. Gli scambi cellulari e la fissazione del calcio dipendono anzitutto dalle disposizioni anatomiche in cui si trova il focolaio di frattura e dalle reazioni vasoolari locali. Sarebbe quindi opport,uno studiare, a t ale proposito, la. i nfluenza dell'innerva,zione simpat,ica, tenendo presenti i tentativi recent.i di Lericbe nel trattamento d elle pseudo-artrosi mediante la s impaticectomia periarteriosa.
NECROLOGIO
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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI {Dal proceul nrball pervenuti alla Direzione generale di aanitl militare dal 1° al 81 maggio 19291
BARI. -
Capitano medico L umi RosrEr.Lo: No<.ion·~ ed alcune COJWJiderazicmi anatomo-(WJio-cliniche 8Ul 8"i>Jtema atttonOJnO. CAGLIARI. - Capitano medico GIOVANNI MARrA DETr<>Bl: Un catJo di stenosi pilor ~ quasi assoluta. · • CASERTA. - Maggiore medico ANTomo 'PIOAZIO : St~lla traaj1t~Jione del aa.ttgue. - Maggiore medico CoRRADINO CoRCION1 : Lotta contro la tigna e mezzi per combatterla. - Capitano medico A .....rol'."'NO ... CENTORE: Igiene della bocca. NAPOLT. -
Capitano medico GIACINTO FELSANI : Sifilide nervosa e m.alarioterapia.
-
Maggiore medico VINCENZO POLOSA: Applicazione del R. decreto 15 aprile 1928, n. 1024 (G. M. 1928, circol-are n . 354). PALERMO. - Colonnello medico RAFFAELE PALMIE:RI: Un caso di lepra. - Maggiore medico ROSARIO SIONORINO : La 8"iringa da traaf1WJione del Bangue e i grwppi sanguigni. P ADOVA. - Maggiore chimico-farmacista G. BATT. D EL PIERO : Oppiomania, morjinismo, cocc,inù;mo. PERUGIA. - Tenente colotm ello medico GAETANO FUNAIOLL: Trattarnento curativo delle ~tittdromi algiche. RoMA. - Sottotenente medico L UIGI GtJALDI: Fisiopatologia degli Uteri secondo le vedu.te moderne. ToRINO. - Maggiore medico TITO Bocca; Febbre melU.wae, Bua etiologia e 8urz. .;;ura. - Ca pitano medico ENRICO LoMBARDI : Z 011wterapia. TB.u:sTE. - Capita no medico ALFREDO CoRREALE : S1~l valore pr;Wi<(,o della Binjo ed enzimoreazione nella diagnoBi e prognoai dell.e mal<tttie tuber· colari. UDL~E.- Capitano medico P ASQtJALE S.<\NTOLt: lll1WJtrazione di un caso di meneng·i te basiliare, r,on partec·ipa<.ione delle meningi spi1~-ali, di natura tuberr.olare.
NECROLOGIO Prof. comm. Seralino R.lcc/ colonnello medico in S. P . E. All'alba del 18 corrente spegnevasi improvvisamente in Roma il colonnello medico Serafiuo Ricci. La sua immatura scomparsa. è lutto gmvissimo per il Corpo sanitario, che egli amò come una. seconda. famiglia ed al quale dedicò tutta la sua. inesauribile attività e le doti elettissime di mente e d i cuore. Nato 55 a.nni fa a Chiaromonte (Potenza.) e la.urea.tos i con brillantissima votazione nell'ateneo napoletano nel 1898, fu classificato tro. i primi del corso 1898-99 alla Scuola di applicazione di sanità militare e fin dall'inizio della carriera riuscl
a catt ivtusi, tanto nei' serVizi reggimentali che ospedali eri, la stima e l'affetto vero e profondo di qu11.0ti ebbero la. fortuna. di avvicinarlo : sutJorlori. colleghi, dipèndenti. ·
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NECROLOGIO
N el dicembre 1908 accorse volontariamente a prestare soccorso alle popolazioni fune.<>tate dal terremoto calabro-siculo, ed anche in quello della. Marsica. del 1915 prodigò la sua attività.: e l'opera sua sapiente e piena di abnegazione f u degnamente ricompensata.. D edicatosi per le S\te spiccate t\ttitudini all'esercizio della chirurgia, nel b iennio 1909-910 frequentò come a.'kìistente onorario la clinica. chirurgica di Homa; ed educltto alla scuola del grande mael:ltro Durante, seppe ben presto col suo vivido ingegno e con la fe~rea volontà. a~ermarsi !ragli allievi I?iù distinti, ta.n~ da co~seguire con voto unarume dopo pocht rum t la hbera docenza lD pa.tologtaspectale chu-urgica.. Alieno per la sua. i:u.nata. model:!tia dtti grandi gesti, egli raccolse il frutto della sua lunga e paziente prepamzione scienti.fìca che lo portò ben presto fra i maggiori e più reputati chirLu·ghi del Cor·po St).n.it.ru·io. Infatti, At,udiA.ndo l'a.mmalato con. ~rran de amore, riusciva sempre a formulare la dittgnosi con g iusto criterio clinico e d a praticare con ardimento e sicw·ezza gli interventi più difficili, e nello stesso tempo con prudenza, ogni qual volta il cnso lo richiedes..:;e, dimostrandosi completamente padrone della tecnica chirm·gica moder·na in tutti i suoi particolari. Così fu ammirevole nella direzione clel1·eparto chil'urgico dell'ospedale militare di Napoli, che tenne in modo superiore ad ogni elogio per circa un biennio durante la campagna ita lo-tut·ca. curando amorosamente un gran numero di feriti rimpt~triati.' Così si prodigò nell'ultimo g rande conflitto mondiale quale chirurgo presso diverSe unitA san itarie avanzate e nell'ospedale contumaciale di Udine, strappando alla morte, risparmiando alle mutilazioni e restituendo alla prima linea centin.a ia e centinaia di combattenti, e it1 seguito, come membro della commissione Stl.nitaria speciale e come organizzatore dei nuclei chit•ttrgici di guerra; attività im>tanca.bile, meritament-e riconosciuta e premiata con la promozione a maggiore per merit.o di guerra. E sopra tutto diresse i reparti chintrgici e reparto ufr:ìciali doll'o-;pedale milit.a.re di Roma, con grande zelo e competenza per oltre un decennio e s i acquistò rapidamente fama perenne, praticando moltissimi iaterventi operator·i, molti dei quali di alta. chirw·gia con brillanti successi, guadagnandosi la. stima e la fiducia non solo dei colleghi, ma anche dei malati, che affollavano OVW1que i reparti per affidarsi alle sue eme sa.pienti ed affettuose. N è solo nel campo chirurgico seppe mettere in evidenza.1e sue eccezionali qualità., ma anche in quello medico-legale riìuLc;e mirabilmente la. sua attività. Nel 1918 fu nominato membro del Comitato di liquidazione delle pensioni di guerra e direttore dell'Ufficio medico per le p ensioni di ÌJlValidità.. Fu inoltre designato a. prendere parte ai lavori di varie commissioni per l'attuazione di importanti provvedimenti in materia di pensioni di guerra e fu anche delegato dal Ministero delle finanze alla III Conferenza interalleata. per l'assistenza. agli invalidi, presentando \llla importante r·elazione. Finalmente nel g iugno 1926 fu incaricato delle funzioni di Capo divisione presso la Direzione generale di sanità. militare, continuando contemporaneamente a prestare la sua preziosa collaborazione al Comit.ato di liquidazione. Ed anche in questa importante carica dimostrò una completa conoscenza dei servizi tecnici e medico-legali, dell'orgunizzazione degli ospechl.li militari e dell'assistenza igienicosanitaria alle tmppe. Ed è recentissima la sua nomina. a membro del Coroitat.o per la medicina nel Consiglio nazionale delle ricerche. Questa, per sommi capi, l'opera a...siduae tenace di Serafi.no Ricci. Ma sopra tutto è da ricordare« il cor ch'egli ebbe •· Egli infatti, di an.imo infinitamente buono, di rettitudine adamantina, di sentiment.i nobilissimi, trascorSe tutta la sua vita. beneficlllldo, amato ed apprezzato da tutti, senza suscitare invidie, nè rancori, e, quando nncora. la scienza e l'un1anità potevano attendere tant.o da lui, la morte inesorabile ha troncato fulmineamente questa ancor giova11e esistenza, lasciando un vuoto irreparabile. Il Giornale di medicina militare, cl1e lo ebbe da circa un ventennio prezioso collaboratore (ba..<<ti ricordare l'import-ante suo ultimo studio sulle occlusioni intestinali), si associa colla più viva commozione a questo plebiscito di dolore e di affetto ed esprime alla desolata Consorte le espressiorti del suo vivissimo e devoto rimpianto.
DELLO STATO - O. C.
r 10hlzioni :lei 1915 l drgna-
biennic ed l'do·
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o rlells aglliOn 11!11111·
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VI - F. CaCCIA. - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - Prefazione del prof. R. DA r. L A \'ed o va.. - U n V <>· lume di pagine l 08 ........................ .. .......... . SALTNARI. - Insegnamenti de'.l'ultima gtlerra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 2" tempo. - p,·eflt7i0 no d t•l p.rof. R. A.L'ES:;A::o<Dn.r. - Un volume di pagine 190 .•.....• VIII - A. CASARIN!. - Ll medicina milìtare nell'antica Roma. - Un v o· lume di pagine 28 con 5 figuro .. .. ..................... . IX - A. CaSARTNC. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un volume di pagine !12 c on 16 fig u•·o ........•.............. X - N. R oDL.'<Ò. - La pro:Uassi dalle mllattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - V n volu n !l di p \g ino 44 ........ . XI - A. CAsAB.rNr. - La scelta dsi piloti per la n a1igazione aerea. -Un volume di pagine 232 con !J7 fig ure ....... . .. . .... . ..... . XII - G. CAPPELLI. - La ehimic!l militare e le sne relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la g11erra. - Un volumo di pagine :36. XIII - S. SaLINARI. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di p .tgino 250 ........ ....... . ... . .. . . XIV - F. CACCIA e S. R1c c t. - L~ occlusioni intestinali (e3cluse le ernie strozzate). - Un v olume di P'l){ine 28 .......... ... .... .. . XV - G. Gn.rxoNr. - Gaogralla medica ed igiene dei n ostri possedimenti coloniali. - Un v olume d i pa~ ill ll 2l ) con 3 c11r te geog1'>1fich o XVl - S. SALINAm. - La razione alimentare d3l soldato in pace ed in guerra. - Un volume ùi png ine 2~0 .. . ........... . ... . .. . XVII - A. CASARlln. - Per le nozze di diamanti del "Giornale di medicina militare,,. - Un volume di p~lgì ne 60 co n \J fil!ll re .... XVIll - B. PALMIERt. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare upolatmo. - Un vo lu m o rl i p~gine 72 . XIX - G. 1\ol.EltMO. - L'allmenhzione del soldato italiano in tempo di pace. - Un v olume di pngine 50 . . .......... . . ••. ............. XX - A. CASAnJ::n. - La medicina militare ne]a leggenda e n ella storia. - U n volume di pagine 750 con 155 fig t;ro ...............• XXI - Lipo·1accini e vaccina?;ioni antitifo -parati fiche neli'Esarcito. - Studi e ricerche (1927-1929). - L' n v olume di p 1g ine 12u .......... .
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ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASA.R!Nr. - La fatica Mila vita militare. )[o n oria. prm 1it1ta 1d concor·s o Riberi, 190J. V n volum·~ 1li ìJ tg ina :l:IO uo n 65 fi gtll·e . - H.oma, l !JO$ L. A. CASARlNI. - ~ malattie e gli infortani n1lla vita militare. "Niomori R pro· mia.tn al c oncorso Ribed, l!J06. - Un v olume di pagine 4ll2 co n tavole grafiche e st.:tcis ~iche - H.om u, U)fJ8 . .................... . , La lotta antitubercolare nell'esercito. - Un volumo di pu,gl!. 96 cun 8 t u.voln • Per Leonardo da Vinci nel IV Centenario della sua morte. - Un v o:ume d i pagine 100 con 37 figu ·e. ...................... . ............. .. n Per Giovanni Maria Lancisi nel U Cent~nario de:la sua morte. - Un v olume d i pagine 106 con 28 figu ro .. ...... . ........... ....... ....... . m Conferen?;a interalleata per l'alsist~n~a agli inulidi di guerra. l ~o mA, I l) l n " - R elazio ni uffici.a li e comunicazioni - U n v o lume di p .tg ino !)G il I Congresso internuionale di m~dicina e farmacia militare. ( B ruxe lles, 1021) . R elazione ufficiali d e l Corp o s .mit.J. :io rni litue iLnliun o ......... . • n Congresso internazionale di medicina e farmacia militar<~. (R oma, l !l2:!) Atti del Congre.$SO, vol. I. - R el tz ioni u ffici rli. - Cn vo lu me d i p ngine 416 con tre tavole . .......... . ... . .... .. ..... .. ........ . ,. n Congresso internazionale di mediciiÌ:~. e farmacia militare. (Ro ma , l 92:l) . At.ti del Congres.>o, v ol. II. - Là~<~ti d e l Co ng r·o;sn e co munica.· zioni. -
Un volume d i plg lno 6:JO"con 33 t wol., e 19 in~ i:;ioni ..
ID Congresso internazionale di medie<ina e farmacia militare. (PMigi 1!125). Lavori del Congresso e comunicnioni. - Un vo lumo di p:1gine 8$.
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6685 60 ~
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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE :
ROMA - !Uinistero della Guerra, \ 'la XX Settembre CO~DJZIOl\1
ROMA
DI ABBONAMENTO.
1. I l r.; ortu.rlc t/i rnalidna mi/ilare f l pubblica Il primo giorno di clao;cnn mese, In fao;clco' o òl quattro foga òl ftampa a lmeno. 2 . L'abbonamento è annuo e decorre dal 1° gennaio. S. Il -prezzo dell'abbonamento è: P e~ l' Ualla e ColonJe. L. 82 P er l'Estero . . . . . . . •44 1 In l t..'\llll. 6 U n IMcicolo separato costa. / a!l' K,tcro 7 Il sUJ>P:cme~~ contcnente i. Ruo z~ dì ~ In Italia. . . . . . • . • . . . . . • 15 _ an:1 a 11tlti .....,. corpo sam 1ano m~ t are Jl• L·-•~ co..ta : a r..o vuro • • . • • • • • • • • • • • 18 4. Per g li urt1cln.ll rr.edlcl e chimici far~roolstJ del R. Esercito (In sen·lzto attivo, In po~l zione au>lliarla, òl comp:emento, della riFerva ed a J·lpO>O) Il prezzo dell'abbonamento è rldottoo a L. U anticipale cd Il prezzo llt:'l b~l J!JJ;emento è lit:otto a Lire 8. - Non si trasmettono ricevute per gli abbonamenti per>onall. 6. Non 1U accettano rcc:amt tr~cor~l t 1cnta glo:·nJ dalla spedizione ùel Glo""'la'e. c !le si ef·
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rettua regolarmente al prhoo dJ ognJ mese. Tta-ocor.o tale tcrm1ue, l rao;ctco:l rto:Ue.>tl vengono sped1t111o dJ"J>ouiblli. r o:o a pagau.ent.o. 6 . l ~Ignori nbl•on ~.>tl ulilltud In orrot t h ltà dJ ~errWo pagheranno l'I mporto dell'abbonamento per mezzo del •L•poLti"l cou.andi dl corpo e direzioni. 7 . Per i Eolt. ufficiali medici (• ' CII ' EEEuci<o c< el'a Madna), In qt:alun quc podzione si trO\' lno é ammesso un .AIH!OJ\;\Ml!:!''J O C\'~JULATl\'0 al Cio• 11ale tli mcduina militare ed aga At~nali di medicina r ara/e e ro'01·ialc al JllE'ZLo d i L. 39 anm:e . F. lno'tre ammesl'o un ABBON.A M EJS'TO CUliiULA'JIVO a lla .Ri1i..•·fa acronmilica a l Jli C1.ZO ol Lhe 46 annue, od a l' a RivisW. mi/Uar~ ilaliana al p1ezzo dt Lhe ~l· nnm;e , È lnthe om nlelf O t: D .AB I' OJ\AM h:J\'IO CUMULATIVO al glorna'e l' Unit:ert o, 11\ hta gcog,i\fca il hat•ata, al J'JE'zzo r. t Llre 50 a nm :e. Per ottenere tali fncl 11tazloni cumu lative g:l abl ona.tl mlllta~i èO'\'T~ nJ:o fnr pcnenlro l'intero lmpo1to all'AmDllnlstre.ztone del periodico d Ili Pl'OJ)JIO .COtJlO. ~ s..Ai Il bra! .Pi fa lo sconto del 10 per cento. ma soltanto p er g:t nbbouameotl délle persone e d~ll eQtl non mliitat'l.
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NOUUE PER LE I•UBBLICAZIONI. l. I lM"OI i odginall, le note, le 11\ h te - è aLtllografatl o &•ritti a mano - devono occupare un 1·o'o Jato c:el fos;:llo, eH c: c nel te; t or ct.nitho etl 1\C<'tuatamente corretti e ri~e:l ntt dag:t autori. 8 1 ra Fpccla~o •nccoruant'rudone cLo quelll fCl lt tl u n .o.no >lano ben leggibili, po•· modo di evitare ogni d1ob hlo t! t tnterpt ctazion e. In caro cont•arl o, la Dilezione sl Yedreube co; trotta n sospenderne la pnbb!ICtlzloue. 2. !'aho ca.< l eccezlonall<f lml . In coM'czione t.l ollo bozze Farà fatta dalla redazione nnzlchè dag li a uto• i. per non v inco'nre il la'<'OIO tlpos;:•·nl' co 11g!l Inevitabili ritat·d l po, talt. 3. J.c ~PC>e 1 e•· ga e.. trutti c qu elle 1 cr lo t aYolo litogt·afichc, rotog:a6cbe, eco., obe a.ooom· pngun.•! cro le Jl •emmle >ono n colico <!cg:l a11totl. 4 . C:ll c.·tmttl >ono di d •·o tipi: - 'fipo A ) senza copet·tlna e colla lmpa<dnntnra e numerazione del f~c:colo. - Tipo B) con ~opo1 tilm blampata, rront<.>splzio, Jmpaglnatura e numere.ztone speciu'e. 6 . Il p rezzo degli csk attl, por gli nutorl delle memorie obo Il richle !ano, è regolato dalla seguente t :l.d ffa :
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""' 20"""0,----
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6. I OH•no, ctltti non si rc., t ituL•cono. - I Ja,·o!l bro,-1 a''l'allDo In precedenza. (304 7) -ROMA, 1!129·>Jl • S T J 1111.1MENTO POLJCR.\ F1CO rim L' À MllnNJS1 JVIZIO !' E DEU.O STATO • O. O.
Anno LXXVII- Fase. VII LUGLIO
1929 -
ANNO'
VII
GIORNALE DI
MEDICINA · MILITARE
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA
ROMA
Pubblicazione mensile
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE .P UBBLICATO DAL MINISTERO DE LLA GUERRA (DIREZIONE GE NE RALE DI SANIT À MILI T ARE )
Giornale di m~dicina militare : 1 85 1 -1 88~ - Giornale medico del Regio E !ercito e della Regia Marina: 1885· 1895 - Giornale medico del R. E sercito: 1896-1907. TELEFO NI : 43· 283 R. T . - 21-90 R. M.
SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI :
f'lllnlelo . - n servizio ohJm.lco mJlltare pre.lJ\0 l ' Esercito lt&~ano l n campagna . ~la. - Contrlbuto statl!<tlco portato In dl'881\ do~l"a-t. 2 d.o ll'e'onzo de lle llllper rezton1 eJ !n.erm1t~ eol mentl ual ser vizio m1J taro . . . . . . • . . . . • Tedel~bl. - La cura dello adeniti venoroJ col va<cl.n o di Nl collo .
Pac.
set 370
3'i9
OAIUIITIOA CLINICA :
Mllft*ll. - Sop ra duo ca •! di appendicite a decorso non comune. Mentii. - U n cas o di emo~nla. . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Pag . 300
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NOTE DI IGIENE: PRATICA :
Le blatte. . . . . . . . . . . . . • .. . . . . .
P~~~r.
410
RIYIITA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E ITRANIERA .
P~~~r.
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Rodln6 . -
CONFERENZE ICI ENTI FICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI. . . . . . . . • .
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NECROLOGIO. . . . . • . . . . . . . . . . .
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NOTIZIE •. . . . . . . . . . . •. . • . . . . . . . . . . . . • . . . . . • . . • • . • . •
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PUBBLICAZIONI IN VENDIT A PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DJ MEDICINA MILITARE ROMA -
Via XX Settembre - Ministero della Guerra -
ROMA
COLLANA MEDICO-MILITAR E PUBBLICATA DAL MI NI STE RO DELLA GUERRA D m E ZJONE GE NE RAT.E
DI
SANITÀ
MO.ITAJtE
I - F. T ESTI. - Storia retrospettiva dell'Igiene nell'Esercito italiano. Un volume di pagine 112. . ..... .. .... .. .. . . .... . . . . . ... L. 7 II - Ricerehe bio:ogiche degli Ufilci psico-flsio:ogici di aviazione militare. - U n voi urne d i pn~ine 231) con 46 figure e 2 tavole . . . . . . • 15 III - E. SANTORO. - Ferite addominali di guerra - Prefazione del professore N. GlANNJtTTASI O. - Uu volume eli p<lgg. 400 con 38 fig. , 30 I V - A. LusTTG-A. B us lNCo. - I agas di guerra• - Impiego ed effetti - Pro vvedimenti e cura, - Un volume di pagir1e 104 con 3 tavolo ro iCI'O!l:m fiche n colori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • • • 12 V - A . LusTtG. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-19.:.8). - Un volume d i p agi no ::!2 con 21 ligure . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . • 7( Sroue 3" Pfl(fina della col)t'r i(M )
MEMORIE
ORIGINALI
I STITUTO CHThUCO-FARMACEUTICO MILITARE- Torn:s-o (. _..-:-~ ~:-~:
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IL SERVIZIO CHIMICO SANITARIO -~- _, ,, PRESSO L'ESERCITO ITALIANO IN CAMPAGNA / ...'; t
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per il prof. Alfredo Pagnlello tenente colonnello chimico-fannacista, dir·ettore
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FINALITÀ . - Uno dei rami più importanti del Servizio sanitario presso l'Esercito italiano in Campagna è il« Servizio chimico sanitario» iJ quale in seguito ai recenti studì condotti dalla. Direzione generale di Sanità. militare - ha raggiunto attualmente una perfetta organizzazione tecnica, frutto altresì dell'esperienza acquistata nel lungo corso della guerra mondiale e in conseguenza delle complesse esigenze manifestatesi durante lo svolgersi di essa. A tale Servizio è affidato il còmpito di svolgere, in zona di gueiTa, la propria attività. scientifica principalmente per ri-solvere tutte le questioni concernenti l'alimentazione, l'igiene e la salute delle t,r uppe e d'interesse, quindi, della chimica bromatologica, della chimica clinica, della chinùca farmaceutica e della. chimica tossicologica. Ma la disponibilità dei mezzi, unita.mente alla capacità tecnica del :personale assegnatovi, sono tali che esso può anche prestarsi per lo studio dei più svariati quesiti che eventualmente gli venissero proposti da altre Autorità nùlitari - all'infuori di quella sanitaria da cui direttamente dipende - e riflettenti, ad esempio, ricerche o indagini di : merceologia, chimica tecnologica, o attinenti a perizie legali; nonchè l'esame di: proietti, esplosivi, materiale incendi,•u-io, aggressivi chimici usa.ti <L'ill'esercito a.vversMio, Mt\Cretando, all'occorrenza, proposte adeguat-e circa i mezzi necessari per la cura dei colpiti. Il «Servizio chimico sanitario'' quindi, anche per analogia. e in o bbedienza alle disposizioD.i che figurano già. nella {< Prima Convenzione di Ginevra del 22 agosto 1864 n, nulla. ha di comune col «Servizio chimico militare '' - la cui attività rientra invece nel campo della vera Chi:mica beUica, coi suoi molteplici attributi di difesa e di oO'esa - e, infatti, il primo trovasi, come abbiamo detto, alla iJmnediata dipendenza, e eostituisce anzi una delle più elette funzioni del Servizio sanitario militare. L'orgaD.izzazione del Servi:r,io chlmico sanitario, per qnanto assai delicata e altamente scientifica, riposa su basi assai semplici; i suoi mezzi sono: il «Laboratorio chimico per Corpo d '.A.I·mata n, e il "Laboratorio chimico-ba.tteriologico-tossicologlco per Armata n, veri modelli di genialit<1, non tanto per la ricchezza, la giudiziosa scelt.-1>. e l'abbondanza del materiale in dotazione, quanto per l'ingegnosità del loro sistema di a!Jlestim eD.tQ; e il personale addettovi, che consta di Uffieiali tecnici, tratti dal Corpo degli Ufficiali chimici-farmacisti e scelti fra i più competenti, o sp ecializzati in materia.
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IL SERVIZIO CRlMICO SANITARIO, ECO.
CENNO STORICO. - Fin dai tempi più ant ichi, fu cura costan te dei b>Tandi condottieri di eserciti la ricerca dei mezzi idonei per proteggere la. salnt.e del soldato e procumrgli una sana e buona alimentazione, allo scop<r di mantenere sempre viva ed integra la di lui effieienza. fisica. Adottando opportune provvidenze, non solo il combattente viene messo in grado di sopportare validamente le estenuanti fatiche di guerra, quanto, più specialmente, si mTicchisce il di lui organismo di un potente fattore di resistenza contro le svariate influenze mm·bigene, alle quali nu esercito si trova facilmente e fatalmente esposto nelle contingenze dello stato di guerra. Questo importaut.e problema fu sempre oggetto di studi pazienti e di particolare interesse da parte delle Autorità alle quali spetta l'alta sorveglianza. sulla salute delle truppe; e i perfezionamenti raggillllti in questo campo, come i progressi fatti, fm·ono ampiamente ricordati in sede di discns~;ione del V Tema svolto nelle sedute del >> II Congresso internazionale di Medicina e Farmacia militare >> (1), tenutosi a Roma, fra il 28 maggi<r e il 2 giugno 1923. Fin dal1857, e cioè al primo fiorire in Italia degli studi di bromatologia i dirigenti del «Corpo Sanitario dell'.AJ:mata Sarda. >>portarono ùt loro attenzione sull'importante quesito dell'alimentazione della truppa ; e un indice del loro reale e pratico interesse si riscontra nel programma per il (( Concorso al Premio R.iberi » di quell'anno (2), basato sul tema : « Determinare quali siano allo stato attuale della scienza i viveri e le beva,nde che meglio convengano a.l Soldato, ed indicar il modo di riconoscerne la buona qualità. o le alterazioni o le adulterazioni>>. L'esito di esso fu che i premi vennero aggiudicati soltant o alle memorie che dettero il maggiore sviluppo e la. più alta importanza. a.ll'a.nalisi chlmica d egli alimenti e delle bevande.
Inoltre, dal tt Regolamento sul Servizio sanitario militare per l'.AJ:mata in Campagna ))' approvato da S. M. Vittorio Emanuele II, Re di Sardegna , ecc., il 23 aprile del 1859 e andato in vigore soltan to nel1866 (3),. si rileva fra altro, all'art. 49, che d F armacisti per le ispezioni f~uno parte delle Cominissioni che sono delegate alla visita dei viveri e bevande, ed esegui-scono in questo caso le analisi occorrent i >>. Non si conosce però in qual modo e con quali mezzi si espletassero quelle analisi, poichè le unità. sanit~trie da campo del tempo non avevano in dotazione reattivi, nè apparecclù adatti per tale genere di lavori. Tuttavia, ci sembra degno di rilievo il fatto che, già fin d 'allora, per quanto allo stato embrionale, si sanzionava la necessità di eseguire con mezzi tecnici il controllo degli alimenti e che il Farmacista militare incaricato, pur senza avere la possibilità di compiere indagini complete e perfette, doveva curare almeno l'accertamento delle eventuali sofistica.zioni e degli inquinamenti, sia pure fra i più grossolani; mentre, d 'altra parte, se ne eliminavano i conseguenti danni con precise e adeguate disposizioni. (1) PAGNTELLO e C~PPer.Lr. - I La•)oralm1. di ciii mica 'J)reJisO Ze Armate - Loro scopo- Loro 1n(;todi.- R elw.louo Urtlcta.le. Vt:di : .dtti UUiciali cttl Oot!Qre>;so, pagg. 381-395. S t.abiUmouto P oli-
grafico per l'Aunnlnl-;trazlono d e!Ja ~ruo rra., Roma. 1~23. (2) Gior'llale di M -.cli<:illa JJilu are del OorJJ{) Sa nitarir> dell' 4rmala Sarda- Torino, SO no· vembr e lll57 - Anno V, n. 48, pag, 3~3 . - Of.'>rnak di J\fedicitUl .~filitare d el Corpo Sam:tario àel• L'.drmala Sarda - T orino, 5 setw mt.rc 1~!1 - A nno V H , u. 36, png. 381. (3) VedJ : SupJJlomc nto n. 7 al Giomale Jlilitare ùel 1866, pag. 213.
IL SERVJZIO C IH:\!I CO SANJTARTO, ECC.
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Non passò molto tempo però che alle nnit,à, sanit<~rie pi1'1 imp1wt.anLi veniva data in dotazione la «CasseHa rrgolamentare per l'analisi dell'aequa. potabile e del vino >>. E, da qnesta prima formazione di indole st.rettamentR chimica - il éui allestimento fu rcalizzMo Hec·on.do l'« Istruzione >> che risale al 1882 - at:tr~werso su<:l'!lssive e in.interrot.te modifiche di miglioramento, ebbe origine il moderno, grandioso e compl<'to 11 Laboratorio chimico-batteriologiPo-t.ossicologico per ArmMa >>. L 'evoluzione della ·« C'n.Rsetta ))' attmven:o un Pi.nqnantennio di prodigioso sviluppo assunto dalla chintiea, hn, avuto un corso l'Cfblmente intere·sante. L 'originaria «Cassetta,,, allest.ita eon mezzi e materiali quanto mai rudimentali - col progredire della seienr.a e col molt.iplit:arsi dei compiti ad essa affidati, in relazione alle alunent.a,te esigem:e dello azioni di nna gueJTa moderna - si è a.ttmtlmen.te trasformata in. UIL'l. completa e grande unità sanitaria, la, qm~le può soddisfare rid1lest.e ~\ssai più ampie che non siano soltanto quelle, già per loro stesse di somma importanza, riguardanti studi, ricerche, indagini, per garant.ire la perfetta sorveglianza . ~.r:.·>; sull'igiene e sull'alimentazione dell'Esereito i1l. caml?a.gna.
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CASSETTA R.EGOLAME;-<TAltE PER L'ANAUSl DELJ...'ACllUA E DEL VINO.-
Le analisi chimiche che coi mezzi disponibili della 1c Ca:;setta. n era pos::;ibile eseguire, se risultavano alquanto sommarie e, nel <laSO dell' acqua, non suffraga te dal responso batteriologico, pm-t.uthwia, per quell 'epoca, potevano ritenersi sufficienti per assictu·are la potabilità dell'acqua - elemento essenziale per la vita dell'uomo e degli animali, particolarmente nelle condizioni di guerra - e la bontà del vino, bevanda eccitante, se non str ettamente indispensabile, sommamente utile per rinfr<tnca.re le forze e ridestare lo spirito, esausti dalle fa.tiche bene spesso ·opprimenti delle speciali e terrificanti contingenze di un campo <li battaglia. Col progredire degli studi e col diffondersi di nuovi metodi analitici, la " Ca.ssetta)) subì talune modifiche e venne maggiormente dotata, come appare dall'« Istruzione,, del 1890; e, sebbene le successive varianti possano ritenersi di lieve entità, altre ne furono apportate nel 1903. Secondo le disposizioni di quel tempo, la «Cassetta regolamentare ,, era asseoonata: alle Direzioni di sanità di Armata, a.lle Direzioni di sanità di Corpo d 'Armata, agli Uffici di sanità di Divisione. Ne erano normalmente forniti anche i vecchi ( O,spedali da campo da. 200 letti» - dei quali rappresentava precisamente il Collo n. 134 - e le Sezioni di sanità. Ogni «Deposito a.van,zato di l\fat.eriale sanitario » ne disponeva di quattro. Attua.lmen.te, sebbene non siano state emanate precise disposizioni superiori circa. la sua soppressione, pure essa non figura più nell'elenco dei materiali che costituiscono i nuovi "Magazzini di sanità d'Armata.)). Noi però ~:;a.remmo di avviso che la «Cassetta>> non dov'l'ebbe abolirsi, potendo rendere ancora u t ili servizi, presso truppe in zona avanzata, grossi nuclei o reparti staccati, ecc., tanto più che, in ripetute circostanze, abbiamo avuto agio di sp erimentare personalmente i beneficì risultanti dal suo impiego. Cosi, ad esempio: per l'esame e saggi preliminari eseguiti direttamente in sito, nel 1 909, sull'acqua di pozzi modenesi di nuovo impianto in taluni forti d e l Veneto; in una esercitazione di mobilitazione del Sel'vizio sanitario
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IL SEJtVIZtO C!illiUCO SAN!TARlO, ECC.
eseguita a Venezia, nell"agosto 1910, con l'impianto :a Chioggia deU'ORpedale da campo n. 170; nelle manovre divisionali del Friuli (campi mobili), dell 'agosto-settembre 1911, ecc.
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LABORATORIO CIDMICO-RA'l'TERIOLOGICO DA CAMPO. - L'importanza assunta al principio di questo secolo dal Servizio chimico sanitario e le esigenze connesse ai molteplici e svariati bisogni dell'Esercito in campagna, mostrarono facilmente agli organi direttivi l'insufficienza della '' Cassetta regolamenta1·e ,, avanti descritta. Infatti, oltre all"aequa e al vino, tuttii gli altri alimenti necessitavano dell'analisi chimica e del controllo batteriologico, mentre numerosi que11iti richiedevano speciale esame per la loro soluzione. Nell'intento quindi di poter eseguire prontamente e con sicmezza. di ristùtati le ricerche di chimica e di batteriologia nei campi più svariati, applicando metodi rapidi e precisi, l'Ispettorato di Sanità. militare faceva. allestire, nel 1910, il ,, Laboratorio clùmico-batteriologico da campo ,, che fu assegnato alle Direzioni di sanità d'Armata.. n materiale di cui questa nuova ttnità disponeva era scelto e congegnato in modo da essere sistemato in 8 colli; e cioè: 5 casse e 3 cesti di canna d'India - complc.<;sivamente, dol peso di q l. 4 e del volume di mc. 1,112 - e rispondeva al principale requisito di pot.er essere con tutt9 facilità. montato, smontato e t1·as-portato. D I>oco peso e il piccolo volume dei colli ren.d evano agevole una pronta dislocazione del 't Laboratorio ,, nei luoghi ove se ne mau;ifestasse il bisogno e dove esso ' poteva anche funzionare senza speciali ad~1ttamenti poichè, ad esempio, le stesse casse erano costruite in maniera da potersi eventualmente adattare a tavoli da. lavoro. . n ((Laboratorio>, era dotato di un cospicuo reagcntario e di numerosi attrezzi, in modo da poter consentire t.utte quelle prove di chimica farmaceutica, bromatologica, tossicologiea e di batteriologia ehe ~;i reputavano necessarie per la vigilanza sanitaria sul settore a cui era assegnato. n primo di questi "Laboratori ,, funzionò a Tripoli dm·ante la. Guerra. italo-turca, e si trovò subito sovraccaricato di lavoro, per le grandi esigenze reelamate dalla difesa igienic::. dolle truppe, in regioni scarse di risorse naturali e di a cque - molte delle quali inquinate dal nemico nella ritirata - nonchè per l'infierire di malattie infettive tra quelle popolazioni indigene, assuefatte a un regime di vita quanto mai primitivo. Ciò non pertanto, po.ssia.mo con orgoglio affermare che il " Laboratorio ,, di Tripoli svolse egregiamente e lodevolmente il suo non facile còmpito, durante l'intera. Campagna. Un esemplare del « Laboratorio chimico-batteriologico da. campo '~ figurò pure nella Mostra del ~linistero della Guerra., durante l'Esposizione internazionale di Igiene, effettuatasi a Roma nel 1911-1912, e fu ammirato e lodato da tutti i competenti che l'esaminarono. L 'originario tipo <li "Laboratorio chimico-batteriologico da. campo » in ùota.zioue, ideato per le esigenze richieste ùa.lla tradizioU<'tle guerra di movimento, costituiva., per una Direzione ùi sanità d' Armata, il mezzo scientifìc,o-tecnico che doveva. Jt.' ecessifà di scindere le due ju1.zio1ti scientifiche. -
IL SERVIZ10 C.I:IIMICO SANJ'l'ARJO, ECC.
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condividere, con gli altri organi sanitari gimisdizionali, le attribuzioni relative al compito strettamente attinente alla tutela. igienico-sa.utta.ria. delle truppe della zona. E , per tale fine, esso era costituito di materiale ridotto al p~o indispensabile, opport unamente alloga.to in. cofa,ni porta. t ili, con la cara.tteristiea della ma8sima. sen1plieiUL nelle n<>cessarie operar.ioni per essere montato e smontato in breve tempo. :-:>enondtè, per l'e:;teni;ione subito presa dalla zona di operazioni al nostro fTonte, dm·ante il confliLto mondiale; per l'ampiezza del tenitorio impegnaLo; ma, soprattutto, a causa del carattere di stabilità assunto dalle grosse unità e dai loro servizi, per effetto della guerra di trincea, a.cc..'\dde che i vari uffici diretti vi e amministrativi, come le Intendenze, e quindi anche ospedali, magazzini di sussistenza, tribunali militari, direzioni di commissariato, del genio, ecc., acquistassero anch'essi carattere di stabilità. e, con le loro Tichieste, amnentassero conseguentemente le attribuzioni, i còmpiti e il lavoro dei << Laboratori ». Natura.Irnente anche la fisonomia di questi subì una con·ir;pondente modificazione; t>..s~i, cioè, divennero egualmente stabili; mentre erano stati ideati, e perciò costruiti, per le occorrenze inerE-nti alla eventualità. di continui spostamenti. Le loro attribuzioni conseguentemente si estesero e si modificarono; e infatti, oltre alla collaborazione chimico-batteriologica che normalmente dovevano prestare ai nmnerosi e importanti ospedali da campo disseminati nella circoscrizione, essi furono costretti a fornire il loro sussidio tecnico anche a tutti gli altri Com-andi della zona i quali, pHrchè stabilizzati in località distanti dai comuni centri di attività scientifica della Nazione, ritennero più oppo1·tuno e spedito richiedere ai << La,boratori chimici da campo » della propria zona il loro contributo, per quanto riguardava le più svariate questioni di chimiea applicata. Per tali ragioni : le Direzioni di Cornmissariato ricors<'.I'O all'ausilio dei <<Laboratori. cbilnici da campo» per risolvere questioni di merceologia in genere e di bromatologia in particolare; gli Enti del Genio domandarono analisi di chimica industriale su campioni di materiali vari; i Tribunali m.ilit~i sottoposero lor'O i più disparati quesiti chbl'\ico-legaU ; gli Alti Comandi richiesero addirittura studì sugli aggressivi chimici e sui relativi mezzi di dif<>..sa; ecc. Ma un altro impreveduto fattore, che agì notevolmente a modificare l'indirizzo e l 'aspetto del servizio del << Laboratorio »1 fu dato dalla presenza nella zona di guerra delle popolazioni civili dei paesi redenti, rapidamente conquistati dalle armi italiane nei primi giorni dell' offensiva. Quelle popolazioni - cho per giuste considerazioni di Rentimento, di opportunità e di politica, non si vollero allontanare d<~i loro focolari rimasero mescolate alle truppe~ in territorio avanzato, partecipando con gli stessi soldati ai disagi e ai pericoli della guena. Le Autorità quindi dovettero pt'Ovveùere alla continuazione dei servizi pubblici loca.li, che la. guèiTa aveva inten'Otto o profondamente tw·bato e, fra g[i altTi, alla tutela. igienico-sanitaria, ospedaliera e annona-ria. P ert[Luto, a-nche i c< Laboratori chimico-batteriologici d 'Armata )) dovct.tN'O t'stendere il lOI'O servizio agli svariati bisogni delle popolazioni cinli. n loro còmpito si tt'Ovò, cosl, sensibiln\en te vari:'bto e talvolt~b enormemente ampliato, per forza ste.:>sa delle circostanze e c](>Jie esig(•.nze speciali.
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TL SJO:Jl\"IZJO CH L'>IICO SANlTARIO, ECC.
Da organi scientifico-tecnici, alla d ipendenza delle Direzioni di sanità d ·Armata, p er In ~o la t utela igieniea delle truppe, ta.luni si trasformarono in veri e propri ln.bomtori speciali di ana1iRi e di ricerche, a disposizione p('nnanonte tanto d<'ll'Autorità militare che di quella civile, con attribuzioni molto piil vaste, comprendenti, oltr(' quelle originariamente previste - chimiche c batteriologiche di indole Ranitaria - anche tutte le altre ben più complesse e disparate, ri_!tuardauti le s,·ariate questioni di chimica. a[)plicata. elle si foR,f'rO preRentate. Que::;L• successivp trasformazioni, p er canRe diverse, non si ,-erificarono però in tutti i «Laboratorh di gnen-a; e, principa.l mente, in quei<<Laboratori chimico-batteriologici " che furono impiantati in città abbastanza · an-etra.te, e q n indi in diretto conta.tto coi servizi pubblici normali; oppure in quelli che ebbero, per ragioni varie, uno sviluppo pii1 limitato. Per la III Armata, invece, che era tutta dislocata in zona molto estesa e lontana dai grandi centri, i servizi chimici e batteriologici - anche in r elazione alla. quantità delle truppe, al numero d<'i paesi occupati, alla intensità. della popolazione e, soprat.tutto, alle malattie epidenricbe manifestatesi - come d ·a,Jt.ronde tutti i Sf.'JTizì di detta Armata, presero un notevole increm.cnto, per ctù il << Laboratorio chimico-batteriologico d 'Arm:').ta ,. si dimostrò ben presto inadegua.to ai bisogni. La necessità di praticare anali~i chimiche molt<'plici e m-genti, e l'insufficienza del ma.teri<lle, promiscuamente in URO in dett.o « Laboratorio "• indussero l' .Autotori tà sanitaria dirig<'ntc a creare nn << Laboratorio chirnico d 'Arrnata ~. ù1dipendent(' da quello batteriologico. Tale utile suddivisione ebbe, in elTetti, una. decisiva influenza sullo sviluppo preso in seguito dai due << Labora.tori ''• i quali meglio risposero, così, al loro different;e scopo e alla tliv<'rsità del loro funzionamento. 11 suppoRto vantagg-io cconornico. elle f0rse Ri YoleYa ragginng<•re con la concentrazione, in un<L sola tmità, di'l llHtt.eria.Ie oceorrente per entrambi i sen~izì, fu inevitabilmente d<'luso dalle e.-:i~renze manifeRtat.esi 1 le quali fmono in V('l'ità. molto superiori a quelle ciJe si prevedevano nella ideazione d~·i cinque colli r<~golamentari. Una reale utilità si ebbe però con la vicinanza d<'i due laborat;orì, pPr il pronto e facile scmnbio dì consnltazioni fra, i dirig<'uti, per i neces~a rl :1ccorùi su determina.te ricerche, p er la collaborazione scientifiea spes~o indispensabile su questioni di indole clinica, o tm;Ricologica; e, partieolamwnt<', su quelle rig·narda.nti la salubrità delle accpw. IL NT ' OVO TIPO
" LA BORATOHIO CIJDUCO ,, E DI CIIDIICO-BAT'l'EJ<.roLomco-TossrcoLOGJCO ,, DA CA)IPO. TJ(
u L ABOR.ATORIO
Le considera-
zioni e i rili<'\' i che ma.n mano abbiamo esposto, e mal;~; imarucnte l'e~pe ri<•nza acqui:-;tata durantt' le YÌCE'l1lh' df'lht lnnga gucrnt mondiale, hanno rt'centf'tllt'llt<' iudol.to la Direzione g<'n('l'<tle di :::\anità miti.tare a riesaminare la quest io n<• riPI R.-1·vizio cltiJHii'O sanitario in Carnpagna e l'orgatùzza.zione di un tipo di << Laboratorio " dotat.o di apparecchi<~ di matt•riali fra i più appropriali ]Wr lP ('s igt•nze di una 1-fli('ITà moùema e indi::;pcnsn.bili per est>gnire le inel agi ni t<-nden t.i :l l!a so Juzin ne Ù<'!-!1i ;;,·ariatissi mi queRiti eh<' posxOilO < 'SSN'f' sott,opo"l i a l suo e"atn('. Gli ;;t udi l'<'lntivi si sono conct'eta.ti n<'llfl istituzione d.-l l-aboratorio chirniNI per Corpo d'Armata e del LaboraWrio
IL SERVIZIO ClUMlCO SANITARIO, ECC.
307
<:hi?nico-batteriologico-toss-ioologico pe1· Armata. i quali, pur avendo in comune ·COn le analoghe unità sanitarie in precedenza esistenti lo scopo della istituzione e la finalità dell'im.piego, presentano però conformazione e aspetto profondamente modificati. Nei nuovi « Laboratori n, infat,ti, sono state colmate molte lacune cbe nei primi erano state riscontrate, dipendenti da ma,ncanza. di apparecchi e attrezzi assai utili, e sì è provveduto alla sostituzione di varì strumenti ·COn altri più perfetti o di precisione. Inoltre, come è già stato precedentemente prospettato, si considerò necessaria. e venne praticamente attuata la. scissione delle attribuzioni, .che nel primo tipo di laboratorio figUl·avano riunite, rendendoue ben distinte le funzioni, a mezzo dei due tipi di laboratorio; e cioè: << Laboratorio chimico )) e « Laboratorio chiru.ico-bn-tteriologico-tossicologico », l'allestimento dei quali - oome d 'altronde di tutte le unità sanitarie di Juobilitazione - è curato, fin nei più delicati dettagli, dall'Istituto Chimico Farmaceutico Militare. LABORATORIO CHIMICO PF.R CORPO n'AtufATA. - La sua ricca e va.sta dotazione è contenuta in 13 colli perfeLtamente allestiti e convenientemente imballati, così .da risultat·e rispondenti alle speciali condizioni del Joro trasporto e delle molteplici operazioni di carico e scarico . Esso si compone di 8 casse regolamentari, aventi conformazione pressocchè identica, ferrate e verniciate, a.<>sicurate con due lucchetti di chiusura, e di 5 ·cesti di canna d'India, con armature metalliche di rinforzo, e lucchetto di chiusura : 3 di questi ultimi racchiudono damigiane della capacità di L 15 per la dotazione dell'acqua djstillata; e, gli altri 2, bidoni di lamiera di ferro stagnato, della stessa capacità, per la provvista di alcool denatura.to, ·da. ardere. Il peso complessivo del «Laboratorio » è di Kgr. 665; il suo volume è di D"\C. 2,083. Ogni collo, per maggiore sicurezza di spcclizione, è racchiuso in una gabbia di legno grezzo, del peso di Kgr. 25. Questo «Laboratorio n deve provvedere a tutto il · complesso Servizio chimico sanitario in campagna; è dotato perciò del materiale che, secondo le previsioni, si reputa occorrente, diisponendo inoltre di un reagentario completo, ripartito in 260 recipienti. Le necessarie operazioni di riscaldamento sono effettuate a, mezzo di laznllade Bunscn a vapore di alcool e con potenti lampade a benzina. LABORATORIO CBIMICù-BATTERJOLOGICO-TOSSICOLOGICO PER A.R:\TATA.H a una larga dotazione di materiale necessa.rio agli scopi a cu i è destinaLo. Esso consta di 25 colli, di cui 17 casse e 8 cesti, in tutto analoghi a qui"Ui del cc Laboratorio chimico ''i il sr.o peso comples>:ivo è di q l. 13 c il suo volume di mc. 4,174. Per maggiore esattezza, s i può dire che, delle 17 ·caase, 8 sono perfettamente identiche, per l'attrezzamento e la dotazioue, a quelle del « Laboratorio e:himi<:o ))' men1re le altre 9. <:onlengonu tutto lo speciale attrezzamento e i necessari materiali per effettuare complet.e ricerche batteriologiche. Quanto agli 8 cesti, 6 contengono damigiane per .acqua distillata e 2 i bidoni per 1'alcool donatmato.
368
TL SERVIZIO CHIMICO SANl'rARIO, ECC.
Questo « Laboratorio » è fornito di tutti i più moderni app arecchi di chimica. e di batteriologia. che po~sono avere impiego in un Laboratorio da campo; nonchè di una grande quantità di vetreria comune e tarata., abbondanza di attrezzi e utem~ili accessori e un ricchissimo reagentario con soluzioni tito late, rcattivi comuni o specifici, coloranti, ecc., contenuto in 360 recipienti di vetro. IL «Laboratorio >> è in gmdo, perciò, di affl'onta.re e risolvere, nel più breve tem.po, gli sva.ri<Lti quesiti intenlssauti la chimica bromatologica, farmaceutica, tossicologica, clinica, legate, analitica, tecnologica e di dar f'or.,;o a gli esp erimenti ed esami di b a.tteriologia, frequentemente richiesti. Il separato aggruppamento dci colli costituenti questo cc Laboratorio» consente che esso possa. essere impiantato ta nto in un solo stabile; con ambienti distinti per il Laboratorio chimico e per quello batteriologico, quanto in stabili diversi, per evitare promiscuità e quindi intralcio nei servizì. È m anifesta porò l'utilità della loro vicinanza pel sollecito scambio di vedute del personale s u argomenti richiedenti ricerche o indagini integrative, come quelle riguardanti quesiti: chimico-clinici, chimico-igienici, chimico-legali, tossicologici, o inerenti al m ateriale chimico di guerra impiegato dall'avversario })er offc..<;a e r.icerca dei mezzi adatti di p rotezione ; ma, particolarmente, p er quanto concerne l'approvvigionamento dell'acqua p er i bio;;ogni dell'Ar mata. Servizio idrico. -
D ser vizio idrico t ende al fine di provvedere al
rifornimento d eli 'acqua necessaria : tanto per beva!].da alle truppe e ai quadrupedi, quanto alla cottura degli alimenti e agli altri bisogni dell'esercito in ·guerra. P erciò, il cc Laboratorio chimico '' ha il compito importantissimo di controllare la potabilità delle acque destinate a scopo alimentare. Il problema dell'approvvigionamento idrico per le grandi masse di combattenti, presenta setupre gravi difficoltà, dovute sia alla fisonomia idrologica peculiare alle varie regioni, sia al continuo dislocamento delle truppe. È attribuzione del cc Laboratorio chimico >' quindi, in accordo col <c Laboratorio batteriologico n, la pra,tica di eseguire le necessarie analisi sulle acque, ciascuno per il proprio ramo, t anto prima quanto dopo i lavori di captazione, onde stabilire la loro bontà sotto il rispetto igienico. Ma., oltre alle acque ùi nuova, captazione, ai due laboratori spetta altresl l'esame di quella già in uso n ella zona, sia essa destinata al consumo della truppa, come della popola.zionc civile, "pccialmente dopo un'avanza.ta, o nel ca<;O che si ingeneri il sospetto della p1>R"ibilità di avvelenament~ o inquinamento da parte del nemico . Se l'acqua destinata alle truppe è dichiarata nociva alla salute soltantop er cause naturali ed cliruiuabili, e-;sa può ven~ re, a cut·a del cc Laboratorio chimico ,, sottoposta a proc ~Jss i di potabili.zzazione basati su metodi chimici, i qmLli sono- canveui.enti e pra.tici in specia,l modo presso i reparti di liuca. La potabilizzazione o depurazione delle .acque m ediante mezzi fis ici è af'fidttta, invece, alle c< SeziOtli di disinfc:·ion3 '>di Oorpo d 'Armata e-
IL SERVIZIO ORIMICO SANITARIO, ECC.
369
alle Sezioni di sanità di Divisione, che si servono all'uopo degli appositi potabilizzatori di cui sono dotate. I potabilizzatorii attualmente in distribuzione appartengono al << tipo Rartn;lann », e sono can-eggiati o autoportati; mentre altri ancora, « tipo Salus n, sono someggiabili. Essi offrono il vantaggio di fornire una notevole quantità. di acqua sicuramente priva . di germi patogeni, la quale conserva quasi comp.letamente i caratteri originali e può essere immediatamente somministrata per bevanda.
n «Servizio chimico sanitario » presso l'Esercito italiano in Campagna, studiato nei suoi più minuti particolari, si può attualmente ritenere perfetto,. adeguato all'altezza scientifica moderna e al progresso tecnico fin qui ragginnti, senza peraltro che sia preclusa la via a eventuali modifiche e a miglioramenti che, con l'andar del tempo, si ritenesse utile apportarvi. Ciò che si rendeva necessario si è che i mezzi relativi fo ssero preventiva.mente allestiti con quelle doti di perfezione e di praticità indispensabilL nelle contingenze in cui essi debbono svolgere il loro delicato e difficile · còmpito; ora., il « Laborat,orio chimico per Corpo d'Armata» e il « Laboratorio chiniico-batteriologico-tossicologico per ..Annata » rispondono perfettamente agli scopi pei quali furono creati. n primo campione di tali laboratorì, appena approntato, venne esposto, in un padiglione Decker, nel Reparto della Sanità militare alla «Mostra della Vittoria» dell'(( Esposizione internazionale di Torino, maggio-novembre 1928 ,,, suscitando alta ammirazione presso i numerosi e competenti tecnici, sia italiani che stranieri, che lo visitarono. Ciò non pertanto, noi possiamo anche citare Qhe sono allo studio altre eventuali aggiunte, come· ad esempio quelle tendenti a dotare il laboratorio di una <l Cappa di a,<Jpiraz.ione » smontabile e di una biblioteca meglio assortita che, se non troppo vasta, risulti fornita almeno dei volumi più essenziali, moderni e accreditati, in cui sia. trattata la parte scientifica, tecnica e analitica delle varie branche, o specialità, inerenti tanto alla Chimica quanto alla Batteriologia.. Il servizio chimico sanitario costituisce un'importantec· funzione del SetVizio S!J:nitario militare e la s ua at.tività scientifict\ è intesi\ principalmente a risolv~ re i q uesiti concernenti l'alirnent.a.zione, l'igiene e l'assistenza sanitaria. delle truppe. E3So ha rn!l.nsioni perfetta.m~lUte distinte d a quelle del « Servizio chimico militare » i cui c òmpiti di difesa e di off<:'sa rientrano. invece, nel campo della. vera Ohirr~i.;a bellicct. Il s uo costante sviluppo - · d11.lle origini fino a i giorni nostri - è me3SO in evidenza da questa es po.;;izione storica, che cont.iene una succinJ;a e chiara descrizione dei m ezzi impiegati i quali, nella loro. evolu.z ione, sezuirono gra.dat9.mente e di pari passo i progressi della Chimica. di quest'ultimo cinquantennio. AUTORIASSUNTO. -
ISTITUTO DI MEDICINA LE GALE DELLA R. UNIVERSI TÀ DI PAVIA
D irettore : prof. R. MAGNANUU
110NTRIBUTO STATISTICO PORTATO IN DIFESA DELL'ART. 2DELL'ELENCO DELLE IMPERFEZIONI ED INFERMITÀ ESIMENTI DAL SERVIZIO MILITARE per il dott. Domenico Viola, capitano medico, aiuto volontario
In questi ultimi tempi e da più parti sono state mosse critiche alle norme prescritte a noi medici ~nilitari per la valutazione della robustezza fhica ai fini del reclutamento in applicazione all'art. 2 dell'elenco delle imperfezioni ed infermità che sono causa di inabilità assoluta o temporanea al servizio militare (R. decreto n. 24, del 14 gennaio 1923). Taluno di noi ha già dimostrato con sicuri dat.i di fatto come alcune di quest.e critiche siano infondate. Io mi occupo qui di quanto, iu riguardo al suddetto articolo dei nostri elenchi, scrisse il chiarissimo prof . .Fra.ssetto, della R. Università di Bolof!na, in un lavoro eomparso nel n. 1, pag. 14 dell'.A,·chivio fascista .di medicina politica, anno 1928. L'A. riferendosi ai suoi studi di cc statistica antropologica sulle relazioni di norma.lità fra perimetro toraeico e statura " afferma anzitutto essere, a suo giudizio, insuffkiente per l'idoneità ·al servizio militare un perimetro ton•cico di cm. 80 per una stat.ura di m. 1,50, e fissa. in cm. 82 il perimetro tora.eico minimo indispensabile ai fini del reclutamento. L 'A. poi per le stature che superano m. 1,65 giudica insufficiente il proponionale perimetro toracico prescritto d alla tabella dell'art. 2. E propone la sua srgnente: Stature (in cm.) . . . . . .
150
l 65-l69
170-174
175·179
180 in su
Perimetri toracici parnnorfl lali minimi (in cm.} . . .
82
84.5
86
87
88.5
Ritiene a.n<·ora opportuno considerare per ogni statura anche i valori massimi del perimetro toracico, che, se rag-giunti, dovrebbero portare all'esenzione dal servizio m ilitare; e detta alcune cifre che si possono cosi riunixe : Stuture (iu cm.).
150
165-169
170·174
175·179
180 in su
P "'rimotri toracici panmormali massimi (in cm. ) . .
86.2
89. 7
90.9
92. 1
93.3
L ·A. fissa, q uinrli, in 9.3,3 il perimetro t.oracico massimo raggiungiùile, al di là vi dovrebbe essere sempre l'esenzione dal servizio militare E gli infine ritenendo che u llJla. maggiore garanzia di esatto giudizio sulla validità fisiea degli intlividui si otterrebbe Re insieme con la statura
OONTRIBOTO STATISTIOO :PORTATO IN DIFESA DELL.ART. 2, ECC.
371
ed il perimetro toracico si potesse considerare anche il peso, fì ssa, nella seguente tabella, le cifre dE>I peso paranormale minimo ri:>petto alle stature e perimetri toraeici : :Stt\ture (in om.} .
150
] 65-169
170. 174
175·179
180 in Sti
P erimetri torccici pa.ranormali minimi (in cm.) P e<o paranormal e minimo
82
8 1.5
86
87
88 .5
(in kg.) . . • • • . . . .
51.5
58
61.5
65.5
67.5
Un uomo quindi che pesasse meno <li kg. 51.5 n on dovrebbe esiiere arruolato. L 'A. non dà pesi paranorma li rnas~:~imi. Egli dice che ha ricavato i valori suddetti da.lle s tati~tic he delle leve ·del quinquennio 1859-186 3 (che son quelle della fondamentale opera del Livi} e domanda se i suoi dati pos~;ano adottarsi anche per le leve odierne. Io ho pensato, appunto, di vedere a quali risultati si giungerebbe se .si adottassero per le classi di leva attuali gli indici paranormali minimi e massimi suggeriti dal chiarissimo professore. Desidero però ricordare, anzitutto, eh<' quando furono :t rruola.te le classi dal 1859 al 1863 non esistevano g-li attuali elen <·hi delle infermità ·esimenti dal servizio militare e tanto meno erano state dettate norme precise per valutare le relazioni ehe debbono esservi fra statura e perimet ro toracico. In quell'epoca di veramente concreto noo. esi:)tevano che i !;Osidetti fogli sanitari ideati dal Guida ('he furono il punto di partenza di tutti i successivi studi di antropomet ria militare ; ma i fogli militari sanitari servivano a raccogliere dat i statistici e non dettavano norme. • Precise prescrizioni in proposito cominciarono ad essere stabilite nel 1892 quando col R. decreto 103 (atto n. 58, G. ::\L 1893), vennero aboliti i tre elenchi A , B, C, e venne sanzionato l'art. 2 che stabiliva in <'ID . 80 i limiti dello sviluppo del tora.ee per l'idoneità, ed in meno di cm . 75 p er la riforma, e da cm. 75 :L cm. 80 per la rivedibilità . Su e<·e:ssivamente con R. decreto 104 (atto n. 81, G. l\L 1896) furono apportate alcnu.e mod.ifkazioni all 'ele~co precedente per taluni articoli e fl1 introdotta p er la prima volta una tabella che stabiliva il rapporto fra perimetro t.oracico e statura a meglio integrare il concetto della robu ~;tezza fisica, mentre il limite minimo del perimetro t.orac.ico per la definitiva esenzione d:tl servizio militare !u portato da cm . 75 a cm. 77 al disotto dei qua. li ~; i doveva sen z"altro pronunziare il giudizio di riforma. L e avvertenze annesse a questa tabella indicavano che tale rapporto era da tenersi presente c.omc gui da nei casi dubbi· e non come tasl:!ati va pres('rizione, men tre il limite minimo di cm. 80 per l 'idoneità. a l servizio militare veniva. tassativamente stabilito per le stature che raggiungevano m. 1,55 e :non raggiltn.gevn.no m. 1,65. Queste prescrizioni rimasero in vigore f;in.o a.l1914 quando con R decreto n. 438 (Circ. 257 G. M., 1914), allo scopo di iu(·OlJ>Orare anche .giovani non pienamente at.ti a lle fat.ic!J e di guerra, m a idonei a. ta,luni
372
CONTRmOTO STATISTICO PORTATO IN Dll!'ESA DELL'ART. 2, EOO.
serVlzl dell'Esercito per i quali non è necessaria una completa validità. fisica, furono apportate alcune modificazioni ai diversi articoli dell'elenco· e fu abrogato l 'art . 2 riferentesi al p erimetro toracico. Ciononostante però l'avvertenza n. 13 indicava al perito i criteri da seguire per una esatta valutazione della robustezza fisica individuale, il cui giudizio doveva. avvalorarsi dei fattori principali rappresentati dalla misura. del perbnetro toracico e dal calcolo del p eso (cui si fa cenno per la prima v olt a) in relazione alla. sta,t W'a 7 tenendo preseut;e che in linea generale per le medie stature il perimetro toracico deve corrispondere alla metà o più della statw·a stessa ed il peso avvicinarsi ai decimali della medesima., mentre per le altre stature queste cifre p ossono essere an che inferiori alle pro- · porzioni suaccenna.te. Tali concetti veuivano successivamente riportati all'avvertenza n . 6 nell'elenco del D . Luogotenenziale n . 1156, del 22 luglio 1917 (Circ. 4.88 G. M., 1917) che fra le alt.re disposizioni nuove, sanciva un allegato B per le malattie inabilitanti ai servizi di guen-a ed in virtù del quale si faceva in modo permanente l'assegnazione dei portatori di esse ai servizi sedentari. Nel 1923 con R . decreto n. 24 (Circ. 45 G. M., 1923) furono ricompilati nuovi elenchi (quelli attualmente in vigore) ed in essi ricompa.rve l'art. 2 nella sostanza p erfettamente identico alla tabella dell'elenco· del 1896 colla differenza. che i rapporti proporzionali fra p erimetro toracico e statura hanno ora il valore di tas~:>ativa disposizione. In virtù di queste considerazioni storiche non mi pare del tutto · esatto, quindi, dire, come dice il Frassetto, che applicando alle classi
giovani queste norme e che <<persistendo a. seguire le norme attualmente· vigenti per il reclutameuto » si viene « ad includere nell'Esercito nn numero di individu.i. costituzionalmente deboli maggiore di quello che si è ottenuto adottando le predette norme per il reclutamento delle leve anziane» . Ed ecco ora quanto io bo osservato: ' Ho preso in esame i dati (statura, perimetro toracico, e peso, da me riuuiti, per vecchia abitudine, in apposita rubrica) raccolti all'atto del l'incorporamento nel R eggimento presso cui presto servizio, delle reclute di una delle recentissime fra le classi arruolate. È risultato che su 605 uomini arruolati se si fossero applicati gli indici paranormali (minimi e · massimi) suddetti, sarebbero stat.i idonei 214 mentre 391 avrebbero dovuto essere scartati; di questi ultimi sarebbero stati non idonei per deficienza di perimetro tomcieo 52, per deficienza di p eso 116, per · deficienza di perimetro toracico e peso 86: in totale, quindi, per non rientrare nei limiti minimi degli indici paranormali sarebbero stati non idonei 254, mentre gli altri 137 sarebbero stati non idonei per superare gli indici paranormali massimi. · Calcolando le percent uali s u queste cifre si ha che degli arruolati. con le norme attualmente vigenti, se si fossero applicati gli indici parc"l>normali suggeril.i, sarebbero stati idonei di 35,37 % e non idonei il 64,63 %. . Dei non idonei Slnebbero stati tali per non raggiungere i limiti parauorm;l>li minimi il 64 196 % e -per superare i limiti paranormali massimi il 35,04 %· .E sarebbero stati n on idonei per deficienza di perimetro-
CONTRIBUTO STATISTICO PORTATO IN DIYESA DELL' .ART. 2, ECC.
373
toracico il 20,47 %, per dAficienza. di peso il 45,67 % e per deficienza di perimetro toracico e peso il 33,86 %. Chiunque, come noi medici militari, si trovi nella condizione di esaminare giornalmente centinaia di uomini, e chi, come noi, è abituato a valutarne quasi a colpo d ' occhio la robustezza fisica, vede subito, già .alla lettura degli indici che mi occupano, come essi non si prestino per le nostre valutazioni; ma se qualcuno ne fosse dubbioso, i valori percentuali .che ho riferito penso siano sufficienti a dargliene certezza. Ma dall'esame delle cifre si possono ricavare utili ammaestramenti. ·Colpisce anzitutto il grande numero di individui che sarebbero da eliminare dalle file dell'Esercito per superare il limite degli indici paranormali massimi. n J5 % degli arruolati sarebbero da scartare per avere un torace -eccessivamente sviluppato. In questo modo si verrebbero a perdere elementi eccellenti per robustezza. fisica, e che, come in quei casi da me esaminati, esplicano ottimo servizio, non si ammalano, anzi traggono dal servizio militare notevoli ·vantaggi fisici. A maggior chiarimento ho riunito nella alligata tav. I alcuni esempi -presi a caso di questi individui che sarebbero stati scartati'. Orbene, se, come è evidente, non è possibile allontanare dall'Esercito .sempre tutti coloro i quali superano in perimetro toracico i cm. 93,3, a. me pare ancor più evidente non essere possibile di non accettare coloro i quali con stature che non raggiungono m. 1,65 hanno meno di cm. 82 ·di perimetro toracico. E questo mi sembra sufficientemente dimostrato dal fatto che avendo particolarmente seguiti quei 52 individui che si sarebbero dovuti ·eliminare per deficienza di perimetro toracico applicando gli indici paranormali in discw3sione, ho constatato che tutti superarono felicemente la -prova. del fuoco del servizio, non ~olo, ma che ben 40 di essi all'atto del congedo avevano tratto d~Ll servizio militare tali vantaggi fisici da raggiungere e superare i limiti degli indici pa.ranormali per l'idoneità. In altre parole il 75 % di coloro che non erano idonei al servizio all'atto dell'arruolamento, erano divenuti idonei per effetto del servizio all'atto del congedo. A maggior chiarimento, nella tav. II. porto alcuni esempi presi a -caso. In quella tabella il calcolo dell'indice di Pignet dimostra che la grandissima. maggioranza <li questi individui avevano un eguale grado di robustezza sia quando avevano un perimetro toraC'ico scadente secondo gli indici paranormali, che quando l'aggiunsero il perimetro toracico contpreso e voluto dai suddetti indici. È degna. di co1;1.siderazione d'altra. parte l'alta percentuale (45-67 %) '<iegli individui che sarebbero stati scartati per deficienza. di peso. Ora se .è indiscutibile che il peso del corpo ha una. grandissima importanza per la valutazione della. validità fisica individuale, è pure vero, e non va dimenticato, che 1.nù peso del corpo, a parte la. robustezza. fisica dell'individuo, influiscono una. grande quantità di fattori tutti importanti, spesso temporanei od occasiona.li, talora. periodici, tutti capaci di determinare va-
374
CONTIUBUTO STATI-8TlCO PORTATO IN DIFESA Dl!;LL'ART.
2, E CC.
riazioni il più delle voHe cospicue del JJeso del corpo, specialmente nell 'età. e n elle part ic•olari condizioni di abitudini e di vita in cui si vielle
a. trovare la. gr<~.ude massa degli arruolati all'atto della visita medica. durante le operazioni di lev}t, od anche all'atto dell'incorporamento alla. vi~iLtL medi(·a, l't'ggimentu.le. lo ho voluto seguire quei 116 uomini che· sa.rebbero sta.ti sc•artati all<l. visita appli<:a.ndo gli indiri paranorma.li :suggPriti dal prof. Frassetto, ed ho const.<tta.to eh 'essi non presentarono morbilif',;). P<btt icolare, che Ropportarono ben.e le vicende del servizio militare e, fatt,o notevole, che essi, t.utti 116, erano tanto aumentati di p eso ùura.nte la permanenza a reggimento che all'atto del congedo se la visita. di arruolamenLo si fosse d ovuta fare in quel momento, pure apJ)licando i suddetti indici, essi ll<t.rebbero stati tutti idon.ei. A maggior chiarimento, nella tav. lli riporto akuni e~empi presi a caso. Anche qui ùal calc·olo dell'indi.ce di Pignct, come si vede dalla tabella è risultato 0be qut>sti iuclividui in gran. parto risultarono ugualmente robust.i all'iucorporamen.to (quando si SfLrebbero dovuti scar tare) ed al congeuo (quando si sotrebbero potuti arruolare). · Dalla. tav. III si può dedurre ancora. una volta una conferma della. veri tà ormai universalmente ammessa, cioè <:he moltissimi degli individui esemplificati aumentH,rono non. solo di peso, ma anche di perimet ro toracico e statura, e che se qualcuno non ritra~;se questi vantaggi, nessuno dirnin.ul (non dico di st,atura, il che sarebbe difficile data l'età dei soggetti) di perimetro toracico (il che sarebbe stato pur poasibile). In quegli indici pamnormali suggeriti dal profcssor Fra.ssetto ma.n.ca.no, come ho detto, quelli massimi di pe!ìo. Ora io penso che come si vogliono e si possono stabilire per il pesoindici pa.ranormali minimi, si pot rebbero e si doVJ·ebbero fissare quelli massimi, dei primi altrettanto e forse più importanti, perchè l 'eccessivo sviluppo del peso del corpo può essere vera.mente l'espressione di unostato patologico dell'organismo e può costit,uire un reale impedimento al servizio militare. Le considerazioni che ho fatte mi sembrano sufficienti a dimostrare che le norme dettate nell 'art. 2 delrelenco A, cosi come sono concepite sono le più razionali per valut:ue la robustezza fisica ai fini del reclu-
tamento. Gli indici paranormali suggeriti dal prof. Frassetto saranno forse quelli che più si avvicinano a l tipo assolut o di robustezza, ma a me pare che non fanno al caso nostro, perchò ai nostri fini pratici è cosa vana vole.r fissare gli attributi morfologici del tipo umano perfetto: quest o può essere un piaeevole lm;so teorico. De. Giovanni diceva che h• perfez ione è una eceezione alla regob. Io d ir ei di più: la normali! à fì.-.;ica, intesa in senso assoluto, è nn.a.. eccezione. N ella grande pratica si incontrano comunemente le va.ria.n.ti al tipo morfologico normale, si incontra la normalità intesa in senso relativo, quel grado cioè di i.rnperfezioue che sta entro determinati limiti al di là. dei qut1li v'è lo stato morboso. In altri termini, la normalità relativa è l 'equilibrio dell'imperfezione. Lo squilibrio dell'imperfezione è l'anormalità.
.......
CONTRIBUTO STA1'18TICO PORTATO IN DIFESA DELL'ART. 2, ECC.
~
1"111J":i. . ._
375·
~ei limiti dell' imperfezione in equilibrio sta la v ita ordinaria; tosto che questo equilibrio tenda ad alterarsi sorgono in proporzione le pos:;ibilità. dell'assoluto squilibrio; le possibilità oscillano entro determinati limiti, sorpassati i quali si entra nel campo delle probabilità a.ncb'esse demarcate da limiti, superati i quali la malattia anche se non in atto è una certezza avvenire. Dicendo 11 certezza )) non intendo fissare l' ineluttabilità dell'avvenimento, ma intendo stabilire che le condizioni di cose sono tutte favOJ·evoli all'avvenimento stesso; mentre nel caso delle probabilità deve intendersi che queste condizioni di cose sono solo in parte favorevoli all'avvenimento; nella possibilità le condizioni favorevoli sono equilibrate o
distrutte da. quelle sfavorevoli .
.A noi interessa appunto considerare le possibilità e fare il calcolo
delle probabilità per conoscere l'equilibrio, perchò esso ci consente di stabilire i limiti al di là dei quali si ba certamente lo squilibrio. Noi dobbiamo accettare le imperfezioni in equilibrio, noi non. possiamo scartare che quelle in squilibrio. Perchè le prime, che sono la quasi totalità, stanno nel campo delle possibilità, mentre le seconde rientrano nel campo delle probabilità. Il prof. Frassetto dice che i suoi valori paranormali indicano la probabilità maggiore o minore che in una massa di casi le condizioni di salute o malattia si presentino più o meno frequentemente: giustissimo, ma per noi ciò non è suffi.ciente, perchè è nn campo troppo ristretto. A noi il calcolo delle probabilità è possibile entro determinati limit.i, entro quei Ìimiti, cioè, della probabilità vera e propria, e non già là dove la probabilità ha figura di possibilità: non solo, ma dico di più, io penso cbe noi entro i confini della probabilità dobbiamo quanto più e possibile avvicinarci alla certezza., intesa, si capisce, in giusto senso. La possibilità è l' ipotetico imponderabile, la probabilità è un concetto imprecisabile, soltanto la certezza è una realtà. E noi dobbiamo vivere nella. realtà! AUTORI.ASSUNTO . L'A. con ricerche su militari alle armi dimostra infondate le critiche mosse agli attuali concetti d'accertamento dell'idoneità fisica, particola.r· mente per il proporzionale sviluppo della. statura. e del perimetro tora.cico. Riferendosi ad una pubblicazione di Fra.ssetto in cui vengono proposte alcune modi1ìche alla tabella. dell'art. 2 dell'Elenco, l'A. dimostra. che le cifre proposte non sono a-ccettabili perchè attenendovisi si scarterebbero per sorpassare i limiti massimi individui eccellenti per robustezza fisica e per non raggiungere limiti minimi individui che il calcolo degli indici di robust&zza rivela di buona costituzione. L'A. conclude che per essere l'esercito costituito da massa di uomini non può essere formato da. perfezioni fisiche: l'eliminazione deve n.ssicurare negli arruolati un grado di equilibrio fisico, al di là del quale o la malattia è già in atto o l'evenienza di essa. è tanto probabile da potersi ritenere certa.
..•
-376
CONTRIBUTO STATIS:l'lCO PORTATO IN DIFESA DELL'ART. 2, ECC. T AVOLA I .
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StaturA.
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Perimetro toractco
Indice di PlgneL
-
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(cm.)
(cm.)
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l
172
92
71
9
robustissima
2
172
93
77
2
rob ustissima
3
176
96
66
14
robusta.
4
1()9
98
68
3
robu::;tissima.
5
178
98
67
13
robusta.
6
163
90
60
13
robusta
7
170
93
70
7
robustissima
8
174
94
18
buone.
9
158
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62
60
8
r obustissima
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172
92
69
11
r obusta
11
163
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66
l
robustissima
12
162
91
6(
7
rob ustissima.
13
161
91
64
6
r obustissuna.
14
172
110
97
35
robust issima
15
162
89
59
14
r obusta
16
160
89
54
17
buona
17
162
88
56
18
buone.
18
173
92
70
11
r obusta.
19
167
91
58
18
buone.
20
164
89
56
19
buona
-
•
.
OON'l'RlBUTO STATISTICO P ORTATO tN DIFESA D ELL'ART. 2, E CO.
377
T AVOLA II.
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Indice d1 Plgnat
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Statura
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robusta
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21
buona media
76
175
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77
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robusta
Il
robusta
85
62
175
87
62 27
mediocre
26
mediocre
167
82
58
167
85
59 27
mediocre
23
buona m edia
6
166
83
64
166
85
64 19.
buona
17
buona.
7
166
81
60
166
85
60 25
buona media
21
buona. media
8
165
83
60
165
86
60 22
buona. media
24
buona media
9
166
83
69
167
85
69 14
robusta
13
robusta
lO
166
82
62
166
85
63 22
buona media
18
bu ona.
11
167
84
68
167
85
68
robusta
14
robusta
12
160
81
69
161
82
69 lO
robustissima
10
robustiABima
13
165
83
63
165
85
66
9
robustissima
5
robustissima
14
164
81
55
164
82
55 28
mediocre
27
m ediocre
15
178
84
76
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76 18
buona
16
buona
16
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84
73
170
86
73 12
robusta
11
robusta
17
173
86
64
174
89
64 24
buona media
21
buona media
18
169
82
62
170
87
62 25
buona media
21
buona media
19
169
83
69
169
86
70 17
buona
13
robusta
20
168
84
70
168
85
70 14
robusta
13
robusta
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(cm.)
p. .. (cm.)
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(cm.)
(cm.)
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176
85
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3
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85
4
174
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(k g.)
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378
CONTRIBUTO STATISTICO PORTATO IN DIFESA DELL' ART. 2, ECC. TAVOLA III.
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All 'arrt'"o al corpo
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5
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All'atto del congedo
All'arrivo al corpo
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Indice di Plgnet
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cquJv a lenti
buona. media.
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buona m ed ia
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buona media
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21
buona media
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mediocre
20
mediocre
56
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58 24
buona. media.
24
buona media.
90
61
172
90
62 20
buona
20
buona.
160
85
50
162
85
52 25
buona m ediJ. 25
8
175
90
61
175
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66 24
buona. media.
19
buona
9
166
85
57
166
85
58 24
buona. media.
21
buona media
10
159
84
50
159
84
53 25
buona m edia.
22
buona media.
11
178
87
61
179
88
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debolissima.
35
debolissima.
12
173
90
60
173
90
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buona. m edia.
21
buona. medin
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buona. media
21
buona m edia
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66 25
buona. media
23
buona media.
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59 24
buona media.
21
buona media
16
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buona
19
buona.
17
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buona media
21
buona media
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buona. media.
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buona modia
19
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90
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buona
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buona
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buona. media
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buona
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buona. media.
OSPEDALE MILITARE PRINCIPALE DI BOLOGNA Dirett.ore : colonnello medico prof. F. CACCIA
LA CURA DELLE ADENITI VENEREE COL VACCINO DI NICOLLE per il dott. Nicola Tedes.chl, capitano medico Capo reparto dermoceltico, specialista d i Clinica dermosifilopatica
Le complicanze dell'ulcera venerea-adeniti e ulcere fagedeniche, costituiscono spesso infermità. che decorrono per uno o più mesi e raramente anche per anni, sottraendo all'attività. del proprio impiego quelli che ne sono colpiti. I venereologi si sono sempre preoccupati di ottenere la guarigione delle &<leniti nel minor tempo possibile ed hanno applicato nei tempi passati vari sistemi d'intervento chirurgico: ricordo lo svuotamento con enucleazione delle ghiandole, le generose incisioni, l'ago-puntura con introduzione di sostanze medi<'.-amentose. Altri hanno ricorso ancora all'applicazioni calde locali sotto varie forme, all'applicazione di pomate e più recentemente ai raggi ultravioletti. Fra. i metodi di cura generale ricorderò l'autoemoterapia e le iniezioni di latte, da me anche esperimentati con risultati notevoli, ma certo inferiori a quelli della vaccinoterapia.. H o accennato ai vari metodi di cura generale e locale senza aver avuto l'intenzione d'elencarli tutti, esorbitando questo dal mio.còmpito. 1\{olte malattie, specialmente veneree e cutanee, t endono :a giovarsi della terapia vaccinica. locale e generale, e riferendomi alle ulceri e alle complicanze da streptobacillo del Ducrey, ricordo che la prima applicazione terapeutica. fu eseguita da Tetsuto Ito da Tokio nel 1913. Egli ha usato un vaccino, ottenuto da una emulsione di streptobacilli uccisi dal calore (un'ora a 60°) e dell'aggiunta di acido fenico, per via endomuscolare, ed ha conseguito ottimi risultati, ma a prezzo di una violenta reazione locale. Nel 1919 Kurita, medico della Marina giapponese, ha. ripreso gli esperimenti con g~ stessi risultati. Altri studiosi in Europa proseguivano con tecniche diverse i tentativi d'ottenere culture da streptobacilli del Ducrey per applicazioni nella terapia , fìnchè Reenstierna della Facoltà. di Medicina di Stoccolma, riusciva ad isolare lo streptobacillo ed ottenere culture pure, adoperando quale t erreno l'agar al 3,5 % con aggiunta di sangue deftbrina.to di coniglio. Oon le culture, che si cons~rvavano fino a tre giorni, Reenstierna nel1920 preparava un siero, inoculando endovena per sei settimane a montoni, dosi crescenti di emulsione di bacilli del Ducrey prima morti ed infine viventi. Dopo nove giorni dall'ultima inocula.zione raccoglieva dai montoni il siero ed aggiungeva emulsioni del bacillo tiflco: egli iniettava per via. endomuscolare il siero così preparato conseguendo dei risultati buoni nelle adeniti veneree aperte, scarsi nelle ulceri e nelle adeniti u.lcera.te. n siero dava reazioni locali e generali intense e la sua fabbricazione era costosa: questi fattori, aggiunti a.i mediocri
380
LA CURA DELLE ADENITI VENEREE, ECC.
risultati terapeutici, dimostrarono la difficoltà. che la sieroterapia antistreptobacillare entrasse nella pratica. I lavori di Reenstierna hanno aperto la via ad altri studiosi per la preparazione di vaccini, e oon l'uso di essi Stumpk nel 1921, Crnveilhier nel 1922, Boid.i.n e Turpin hanno avato dei buoni risultati nelle ulceri ed adeniti veneree. Mentre proseguivano i tentativi di vaccinoterapia specifica il Delbet preparava un etero-vaccino costituito dall'associazione di tre specie microbiche: stafilococco, streptococco e B. piocian.eo. Pon.toizeau, Gougerot e Blum hanno osato per via endomuscolare q nesto vaccino con risultati soddisfacenti in adeniti veneree fistolizzate ed ulcerose, scarsi o negativi nelle ulceri semplici. n brodo di Delbet provocava reazione locale troppo viva, brividi violenti e temperatura a 40°. Garriga (Spagna) è entusiasta dell'etero-vaccino di Delbet , commercialmente denominato Propidon, e lo consiglia per via endomuscolare in qualsiasi soggetto che presenti ~lcera molle: egli con. tale mezzo ha abbassato la percentuale dei bubboni da 83 % al 3,5 %, ossia nelle proporzioni di 6 a l. Ravaut, Basch e Ducourtioux hanno ottenuto col vaccino di Delbet dei risultati notevoli. Gli autori tutti concordano nell'attribuire l'azione dell'etero-vaccino alle sue proprietà. altamente piretogene. Nicolas J . e Jean Lacassagne nel1925 hanno esperimentato a Lione il vaccino antitifico paratifico T. A. B. per iniezioni endovenose di 250 milioni di germi ed hanno avuto risultati brillanti in 22 casi di adenite su 24, mentre le ulceri risentivano scarsa efficacia: questi Autori paragonano questi risultati a quelli ottenuti col vaceino specifico di Nicolle. n prof. NicoUe ne11924, seguendo le indicazioni di :Reenstierna per l'isolamento del bacillo di Ducrey e modificando leggermente il terreno di coltura, preparò un vaccino, contenente circa 225 milioni di streptobacilli per centimetro cubico, messo in commercio sotto il nome di « Dmelcos » dall'Istituto Nazionale di Chemioterapia di Milano n Nicolle, aiutato nei suoi studi da Conseil e Durand, isolava i bacilli di Ducrey provenienti da u.lcere di reinoculazione e sviluppava le sue culture in Erlenmeyer, contenenti agar al 3 % con aggiunta di sangue defibrinato di coniglio. Per ovviare alle intense reazioni locali egli consigliò e praticò la via endovenosa a dosi progressivamente crescenti. Nicolle, Dura.nd, Conseil, Jamin, Ramery, Poisson., Oassuto hanno trattato 41 ammalati, di cui 25 con. ulcere veneree non.· complicate, guariti · in soli 12 giorni, e 16 con adeniti più o meno inoltrate, guariti in 16-17 giorni. n vaecino di N icolle dopo questi risultati entra decisamente nella pratica comu.ne e viene adoperato su larga scala da moltissi.Jni studiosi .all'estero (Dubreuille e Broustet, H udelo, Du.hamel, Drouineau, Loederick e Weil, Spire, Darre, Vigne, Fourn.ier ed Acquaviva, Cheinisse, Wisenbacb, di Vittorio ecc.) ed Italia da Piccardi, Mazza, Cavallucci, Donato, Maggiulli, De Candia, Nardelli, Levi, Rigo, Maccari, Devoto, Barbagli~, ecc. . Alla XXIII Riu.nione deUa Società. Italiana di Dermatologia e Sifilografia nel dicembre 1926 in seguito alle comunicazioni di Maccari, Devoto, .~arantelli sull'argomento, hanno preso la parola Truffi, Pasini,. Rebaudi,
m
LA CURA DELLE ADENITI VENEREE, ECC.
381
Cappelli, Bertaccini, Fiocco, .A.rmanni ecc. esprimendo pareri alquanto divergenti sull'opportunità o meno dell' uso del Dmelcos. Prima di riferire i miei risultati personali col Dmelcos, ricordo altri metodi di vaccinoterapia. Reilly e Rivallier hanno preparato un vaccino assai simile a quello di Nicolle: essi hanno adoperato non i corpi microbici, ma l'endotossina dei bacilli di Ducrey. n vaccino è preparato dall'Istituto Claude-Berna.rd ed usato per via ipodermica: secondo le esperienze di Lortat-Jacob, le Rasle e Fernet i risultati ottenuti sarebbero molto soddisfacenti. Ha.ba.bou-Sala ha messo in onore la vaccino-terapia venerea locale: egli ha. usato per le adeniti o le iniezioni intraganglionari o gli impacchi di filtrati di colture di bacillo di Ducrey in brodo con aggiunta di mezzo all'uovo, alla Besredka. Hababou-Sala raccomanda nel medesimo tempo anche la medicazione locale delle ulcere con compresse imbevute del suo filtrato-vaccino. Questo vaccino è conservato in tubi di 10 cc. sterilizzati per tyndalizzazione. n metodo di Hababou-Sala ha dato in generale buoni risultati a Lortat-Jacob e Le Rasle ed a Pautrier; invece a Piccardi e ad altri autori ha dato risultati negativi. • Jausion e Diot nel 1925 hanno adoperato un filtrato vàccino proveniente dalla flora microbica associata dell'ulcera molle, facendo delle punture-iniezioni per il riassorbimento dei bubboni. J..'ouruier L. e Longjumeau hanno esperimentato una miscela a parti uguali di culturè di stafìlococchi (acqua peptonata), di streptococchi e di enterococchi (acqua peptonata, glucosata o lattosata) veccltie di due o tre settimane e sterilizzate a .100°, usando nel medesimo tempo liquido di coltura e corpi microbici. Questa miscela, previa puntura svuotatrice, veniva iniettata nella misura di eme. 3 a 5 nell'adenite che in seguito bisognava incidere. Lortat-Jacob e Le Rasle hanno applicato il metodo di cura con un successo assai relativo, perchè lento. Gli stessi autori hanno esperimentato anche il siero artificiale ed il siero di cavallo con risultati incerti.
RISULTATI PERSONALI COL DMELCOS.
Ho adoperato il Dmelcos (emulsione fluorurata di streptobacilli provenienti da diversi stipiti: do8ata a 225 milioni per cc.) iniettato endovena complessivamente in 75 casi. La maggior parte di que.st.i casi presentava a deniti in diverso stadio, pochi solo ulcere veneree semplici o complicate. Si tratta di militari ammalati del Corpo d'Armata· di Bologna ricoverati nel Reparto Dermoceltico dèll'Ospedale Militare. Premetto che in quasi tutti questi infermi che presentavano i caratteri clinici ben chiari di ulcere e di adeniti veneree, ho avuto cura d'eseguire l'intradermoreazione. Prima d 'iniziare la cura vaccinica ho praticato anche la R. W. in quegli ammalati - ed erano i più - nei quali l'infezione venerea risaliva ad oltre venti giorni. Negli altri casi ho eseguito la R. W. a vaccinoterapia iniziata o anche terminata e ciò perchè gli eventuali anticorpi da lue fossero formati nel sangue e la R. W. pote3se dare risulta ti attendibili.
382
LA CURA DELLE ADENITI VENEREE, ECC.
Suddividerò le mie osservazioni in gruppi a seconda delle lesioni veneree che gli ammalati presentavano al momento di iniziare la terapia vaccinica. Ho incominciato la cura con la dose di cc. 0,7 o 0,8 a giorni alterni ovvero con l'intervallo di due giorni aumentando ogni volta la dose fino a cc. 2 Yz e anche 3 ed ho praticato le iniezioni tra le 8,30 e le 10 ovvero verso le 19. Le presenti osservazioni hanno avuto inizio il 15 novembre 1927 e termine il 9 luglio 1928. Continu o tutt'ora a trattare le adeniti col vaccino di Nicolle. Avevo preparato delle tabelle in cui per ogni caso erano indicate le iniziali del paziente, la data di ogni iniezione e la massima reazione febbrile provocata da ciascuna di esse. Dette tabelle sono state omesse per opportunità..
CONSIDERAZIONI.
Quasi tutti gli ammalati dopo 1-3 ore avvertivano un brivido molto simile a quello della malaria, cefalea talvolta intensa e continua con fotofobia, nausea e stimolo al vomito: la temperatura si innalzava bruscamente di circa 2 gradi. La durata della febbre dopo la prima iniezione oscillava fra le 4 e le 24 ore; però nel maggior numero dei casi da me osservati la durata era di sole 6-10 ore; questa febbre cadeva per lisi con sudorazione abbondante, lasciando nell'individuo un notevole senso di prostrazione. Gli ammalati, prea.vvertiti di questa rea.ziov.e, a.ppev.a sentivano il brivido e l'elevarsi della temperatura, si rannicchiavano sotto le coperte, rifiutavano il cibo ed attendevano così che la reazione cessasse; al mattino successivo erano sfebbrati per cui il giorno seguente io potevo e.'3egnire la seconda iniezione, che provocava una nuova reazione simile alla precedente a sintomatologia più attenuata, specie per quel che riguardava cefalea, stimolo al vomito e durata della febbre, e eosi per le successive iniezioni. Ma mentre molti autori segnalano quasi costantemente una notevole decrescenza della temperatura ad ogni successiva iniezione, io ho osservato nu merosi casi in cui la temperatura più alta non si è notata alla prima iniezione; ma ad una. della successive con elevazione oltre i 40o e questo pare si avveri più facilmente quando le prime iniezioni hanno provocato aumento di temperatura di un grado o di un grado e mezzo appena. Alcuni ammalati all'introduzione del vaccino hanno risposto con uua reazione generale scarsissima, presentando i sintomi sopradescritti molto attenuati e la. temperatura normale. Solo in due casi ho riscontrato nelle urine un velo di albumina senza elementi patologici nel sedimento: albuminuria che dopo 2 o 3 giorni era già scomparsa. Si trattava però di due individui, il primo studente di medicina, oligoemico, che alcuni mesi dopo venne ricoverato per pleurite essudativa, ed il secondo, un carabiniere scarsamente nutrito e sanguificato. Le iniezioni infine producono quasi costantemente un senso d'astenia, accompagnato da modico stato di oligoemia e lieve depro:imento, fatti che in pochi giorni però si risolvono, tanto che io potevo dimettere gli am-
LA CURA DELLE ADENITI VENEREE, ECC.
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ma.Iati, i quali spesso spontaneamente lo richiedevano, dopo 2-4 giorni dall'ultima iniezione. Non ho osservato obbiettivamente, nè mi vennero accusati altri disturbi.
VANTAGGI DELL'USO DEl VACCINO DI NICOLLE. La vaccinoterapia dell'ulcera venerea. è molto efficace, superiore ad ogni altro rimedio a me noto, come viene dimostrato dai seguenti gruppi di ammalati in tal modo curati. GRUPPO I. -
mcere veneree genitali 1wn complicate.
Ho trattato solo 5 casi di ulcere veneree senza complicanze, perchè ritengo che in questi casi le solite cure in uso, accompagnate dal riposo a letto in Osp edale, siano sufficienti a condurre a. guarigione, qua ntun qu e in un tempo alquanto più lungo della vaccinoterapia; ma per qu alche giorno in più di cura. non vale la p ena di provocare una forte reazione genera le. D 'altro canto, quando s'ha l'ammalato in continua osservazione, al primo apparire dell'adenite si pu ò intervenire con la. vaccinoterapia. La guarigione delle ulceri trattate col vaccino è avvenuta in una media di giorni 9 a 14. GRUPPO II. -
Ulcere veneree genitali cotnplicate a fom.osi o a linfangiU!.
Sono 9 gli ammalati di ulcere veneree complicate a fimosi e a linfa.ngite curati col vaccino: in questi casi l'indicazione del Dmelcos è più opportuna e direi necessaria per la. sua rapidità d'azione su forme ad andamento lungo e curabile con difficoltà con i mezzi ordinari: gli ammalati sono guariti in 8-15 giorni. Inoltre le ulcere con fimosi curate con mezzi ordinari sono a lento decorso e danno spesso come esito, fimosi post-infiammatorie non riducibili meccanicamente e quindi soggette ad operazione. La maggiore indicazione terapeutica p erò del vaccino sta nelle adeniti e sp ecie in quelle incipienti: il tratt amento di esso con vaccino dà risultati veramente brillanti. E dopo aver fatto osservare al sig. Direttore dell'Osp edale, colonnello prof. F. Caccia, l'efficacia del Dmelcos nelle adeniti, che ho ottenuto subito da lui l'autorizzazione di usare nel R eparto Dermo.celtico tale preparato. Colgo l'occasione per ringraziare il colonnello medico Ca.ccia p er i suoi incoraggiamenti e per i suoi consigli. GRUPPO ID-A). -
Adeniti inguinali ve-neree incipienti.
Sono 38 ammalati, che ad eccezione di due n ei qu ali si sono avuti insuccessi, hanno ottenuto la. guarigione in p oco più di una settimana. I casi di insuccessi si riferiscono: il primo ad un'adenite che è venuta a suppurazione, in cui è stata necessaria l'incisione chirurgica, il seco~do ad un militare
LA CURA DELLE ADENITI VENEREE, ECO.
dimesso dall'ospedale subito dopo la quarta iniezione e rientrato alla distanza di un mese per recidiva di ulcera: di qu esto caso ci occuperemo in seguito. Tutti gli altri 36 sono guariti delle ulcere che spesso coesistevano a.ll'adenite, ed in e.;si si sono risparmiate le sofferenze prodotte dal lento processo di suppurazione e dal conseguente intervento chirurgico. Ho accennato in principio ai numerosi mezzi curativi escogitati ed attuati per i bubboni; ma a parere di quasi tutti gli autori già citati il vaccino di Nicolle s'è dimostrato finora a tutti superiore. L'elevazione termica è stata fra i 38° e i 40°, che pochi hanno superato; è da segnalare come massimo la temperatura di 40o-9, accertata e sopportata bene dall'ammalato colpito, tanto vero che è stato dimesso guarito dopo tre giorni dalla. quinta iniezione. Quando l'inizio della cura coincideva con la data d'entrata in ospedale - e sono molti i casi - la degenza nell'ospedale stesso era. molto abbreviata, perchè la guarigione avveniva in una media di 10-11 giorni. Ho detto sopra che il secondo insuccesso si riferisce ad un militare rientrato all'ospedale alla distanza. di un mese. Egli s'è accorto che in una delle sedi delle p,regresse ulcere è ria.pparsa una. lesione lenticolare, sospettata luetica. dall'ufficiale medico del suo reggimento. Dall'adenite pregTessa non v.'è traccia.. La R. Wassermann e le M.einicke (D. M. R. e M. T. R.) negative, l'assenza di tutti gli altri sintoini clinici e la mancanza di nuovi rapporti sessuali, che avrebbero potuto fare ammettere una seconda infezione, m'hanno indotto a ritenere che si trattava di una ricaduta dovuta, forse, ad una sospensione precoce della terapia. Al militare infatti erano state iniettate solo quattro dosi : è quindi consigliabile praticare sempre qualche iniezione in più, anche a gua.rigio,n e apparentemente avvenuta.
Adeniti inguinali veneree in ma di suppurazione con raccolta di pus n<m ben manifesta.
G&UPPO ID-B). -
Questo gruppo di adeniti ammonta a 25 ed i risultati ottenuti sono molto brillanti, se si tien conto del momen,to in cui s'è iniziata la terapia. È pur vero che 6 su 25 hanno richiesto l'aspirazione del pus e che in Z casi si sono avuti insuccessi; ma questo non diminuisce il valore del vaccino. Infatti fin dalla prima iniezione si ottiene la. cessazione o la diminuzione del dolore locale, cosa. sempre grata all'ammalato. L'uso del vaccino endovena porta in genere al ria!!sorbimento dall'adenite, e se ciò non avviene, i fatti acuti scompaiono e la raccolta. ascessuale si localizza e si raffredda, raggiungendo in media la grandezza di un uovo di piccione. L 'aspirazione con un ago un pò grosso praticata una sola. volta è sufficiente per condurre a, .guarigione: ben rare volte occorre ripeterla. Dopo l'aspirazione lascio in sito l'ago e con altra siringa introduco nella sacca 2-3 centimetri cubici di alcool jod.'l.to e poi pratico una fasciatura compressiva.. Questo basta per guarire. n vaccino si mostra efficace anche sulle ulceri spesso non ancora riparate. La guarigione dell'adenite avviene in media in 12-15 giorni. È bene tener presente come rogo la generale che nella. pratica, quando vi siano ulceri è opportuno associare il trattamento locale a quello generale.
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GRUPPO m-C). -
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Adeniti inguinali veneree in avanzata fluttuazione od ·incise.
Sono solo 3 casi. Su queste adeniti l'azione del vaccino è scarsamente o non è affatto efficace: non ritengo che l'iniezioni praticate in 2 di esse abbiano notevolmente influito sul decorso dell'adeniti già incise: in questeoccorsero complessivamente oltre 40 giorni di cura. Mi pare degno di speciale citazione un caso di ulcere multiple, in principio da me ritenute veneree, con adenite inguina.le a netti caratteri infiammatori: il carabiniere P. Giovanni, ricoverato il 3 settembre 1928. Ho iniziato la terapia vacci..nica e dopo due iniezioni le ulcere si sono deterse, assumendo il carattere di sifilomi multipli, mentre l'adenite aveva perduto i caratteri infiammatori. E seguite le reazioni di Wassermaun e di Meinicke,. che sono risultate intensamente positive, ho iniziata la cura. La. R . Wassermann ripetuta. dopo le prime iniezioni endovenose di arseno-benzoli ha. dato inibizione assoluta. e l'ammalato ha presentato manifestazioni secondarie. E qui cade opportuna un'osservazione fatta a. proposito della. Wassermaun da me sempre eseguita e talvolta ripetuta durante le iniezioni di vaccino e alla fine di esse. La. R. Wassermann (eccettuato il caso precedente) è stat:l sempre negativa con emolisi completa,ecosl pure sono state negative le M:einicke (D. M. R. e M. T. R.). Posso quindi affermare che il vaccino di Nicolle non influenza il comportamente della R. Wasserma.nn, mentre alla. proteinoterapia. e specialmente alla ga.lattoterapia è stata. attribuita la po.s sibilità di provocare nella R. Wassermann qualche caso di aspecificità. MECCANISMO D'AZIONE.
Non è noto e nelle spiegazioni non v'è accordo tra. i diversi autori. n fatto che ad ogni iniezione segue un'elevazione termica notevole, e dalle mie tabelle ome ;~>e risultano parecchi casi con reazione oltre i 40°, in1urre'>be pensare che molto debba attribuirsi all'azione piretogena, ed infatti molti con.nettono il successo terapeutico alla violenza della reazione generale, di cui la manifestazione più evidente è l'iperpiressia. Altri pochissimi casi guariti con scarsa o addirittura assenza di reazione piretogena. contrastano o per lo meno svalorizzano questa ipotesi, intaccata anche fortemente dalla quasi specificità della intradermoreazione. Oltre l'azione piretogena è invocato quale fattore concomitante il fenomeno di choc, a causa delle· proteine batteriche contenute nel vaccino, come è stato supposto da. Droniseau, Hudelo, Duhamel, di Vittorio, i qua.li però non hanno rilevato gli. elementi caratteristici dello choc colloidale, all'infuori di una polinucleosi al momento dell'acme febbrile. De Candia ha ripreso gli studi e ba praticato ricerche sulla pressione arteriosa, ha messo in evidenza leucop.ania, inversione della formula leucocitaria con manifesta eosinofilia e conchiudc per una doppia. azione specifica ed aspecifica.
LA OURA DELLE ADENITI VENEREE, ECO.
Ho accennato qua e là all'intradermoreazione col vaccino di Nicolle, studiata presso di noi dal Maggiulli, che la ritiene specifica. Io l'ho prati·cata quasi in tutti i casi e l'ho riscontrata sempre più o meno positiva. Tarant elli, pur assegnando, all'intra-dermoreazione Ito-Reenstierna grande importanza, ammette qualche caso di aspeeificità ed .Artom aggiunge d 'aYer trovati positivi a.ll'intradermoreazione col vaccino di Nicolle individui -sicuramente immuni da malattie veneree, i quali erano positivi all'intrader:moreazione con la tubercolina. Ho in osservazione un appuntato della R. G. F. a nome L~ Carmelo, che in atto presenta sul ghiande cicatrici deformanti con perdita di sostanza. Egli è stato visitato e curato, da numerosi specialisti civili e militari, con ·ogni sorta di terapia (causticazioni, impacchi, incisioni, raggi ultravioletti, ·cure a.rseno-benzoliche e bismutiche, pur avendo avuto la R. W. sempre negativa) e riferisce diverse diagnosi. Ho cercato di valermi dell'intra-dermoreazione per la diagnosi retrospettiva. L 'ulcerazione genitale risale ad ·oltre un anno e mezzo fa. Ho eseguito col vaccino di Nicolle l'intradermoreazione che mi ha dato risultato positivo (papula con alone infiammato'rio) La R. Wa.ssermann, eseguita in diversi periodi e recentemente, è stata negativa per ben sette volte. E se una diagnosi postuma può essere fatta in seguito ai risultati di queste ricerche, mi sono convinto che il militare era ,s tato colpito da ulcera fagedenica. L'intradermoreazione di lto-Roonstierna ha molti sostenitori ed i ri-sultati positivi anche a distanza di anni in individui affetti da ulcere veneree, danno la presunzione della sua specificità. E qualora questa venga -confermata, la reazione assurge a grandissima importanza anche ai fini medico-legali. Il fatto che qualche ammalato è guarito dopo le iniezioni, senza che queste avessero provocata una. reazione generale, m'induce a ritenere che il vaccino Dmelcos agisca in virtù della sua azione specifica e -che l'azione piretogena ed il fenomeno di choc siano ottimi coadiuvanti. L'osservazione che l'autoemoterapia, le iniezioni di latte, il va-ccino antitifioo pur dando reazione generale e.febbre non dimostrano la stessa efficacia terapeutica del vaccino di Nicolle, depone per la sua specificità. Anche l'esperimento del Rivalier sulla scimmia, divenuta refrattaria a reinoculazioni di ulcera venerea (con pus dell'ulcera venerea e con culture dello s trepto bacillo) dopo un trattamento con una serie d 'iniezioni sottocuta.nee -di bacilli uccisi è argomento a favore della specificità. Armuzzi nel suo recente lavoro ha rilevato che il vaooino di Nicolle ba un comportamento reattivo specifico in chi presentava ulcere molli o in chi n'aveva sofferto anche nel passato lontano. Chi non soffri mai di tale forma rimase negativo e ciò dimostra la specificità ed il dermotrofismo di tale infezione streptobacillare. L'Armuzzi che è venuto a queste conclusioni ha lavorato con pus di bubbone venereo diluito in soluzione fisiologica {l: 5) e col vaccino di Nicolle. Venturi sn 500 intradermoreazioni praticate con vaooino antistreptobacilla.re h~ con~ta.ta.to che le reazioni nettamente positive dimostrano un quoziente di a.specificità molto ba.'>So, poco più dell'l %· Cascio-Rocca G., ritiene l'intradermoreazione specifica. Maggiulli, indagando il comportamento biologico dell'intradermorea.zione nei portatori di ulcere veneree ed adeniti, avendo dovuto ripetere
LA CURA DELLE ADENlTI VENEREE, :t:CC.
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per ragioni di studio La stessa prova in diversi individui, notò dei miglioramenti insperati nelle condizioni Locali delle lesioni del paziente e da questo fu indotto a tent~~re un nuovo sistema d'applicazione terapeutica: la intradermoterapia. Essa consiste in 5 serie di tre iniezioni intradermiche ciascuna (15 in tutto} praticate nella regione antero-esterna della coscia. a. giorni alterni o dopo due giorni; immettendo la quantità di vaccino suf(}iente a produrre un pomfo della grossezza di una lenticchia; la dose totale era così di Y2 ovvero 2/-:~ di cc. per ogni serie. Con tale sistema curativo ba ottenuto risultati brillanti tanto sulle adeniti che sulle ulcere. De Candia seguendo il metodo dell'intra.dermoterapia ha trovato che il vaccino è efficace, ma la sua azione è più lenta. Tarantelli invece eon l'intradermo-terapia ha constatato che solo raramente le ulcere semplici vengono a guarigione e per quanto riguarda le adeniti non ba notato alcuna. influenza nel loro deoorso. Levi ha usato il Dmelcos anche per via intramuscolare, per quanto sconsigliato dalla Ditta produttrice, e stù punto dell'iniezione ha provocato un dolore più o meno acuto della durata di alcune ore: ha avuto anche in qualche caso reazione generale intensissima (temperatura oltre i 40°, brividi ecc.}. Gli effetti terapeutici sono stati buoni, ma inferiori, e sopratutto meno rapidi di quelli ottenuti col trattamento endovenoso. Levi stesso ha usato pure l'intradermoterapia con risultati di gran lunga inferiori a quelli ottenuti colla terapia endovenosa ed endomuscolare. Mentre il giudizio sull'efficacia curativa del Dmelcos per via endovenosa è favorevole, molte voci sorgono ad intaccare l'azione curativa del vaccino per via intracntanea o intramuscolare. Alrintroduzione del vaccino endoven& viene però imputata la violenta reazione generale e la notevole elevazione di temperatura e qualche disturbo nei pazienti. Io bei miei 75 ammalati non ho mai osservato spiacevoli incidenti. Confortat o anzi dell'andamento benigno della reazione generale del Dmelcos, bo praticato la cura endovenosa smbula.toriamente. Ho eseguito le iniezioni alla. sera senza che mai gli ammalati si siano lamentat,i o abbiano richiesta visita di urgenza. Aggiungo che ho sempre prospettato agli infermi il quadro della reazione generale del Dmelcos e tutti hanno d&iderato ed insistito in tale metodo di cura. L'uso del vaccino di Nicolle realizza inoltre dei notevoli vantaggi economici, riducendo Ja durata della degenza ospedaliera ad un terzo; ed infatti tra. il tempo necessario alla fluidifi cazione del! 'asc.:esso ghiandolare e quello occorrente dopo l 'incisione a guarire, si posl>ono calcolare 45 giorni almeno, mentre la cura vaccinica delle adeniti incipienti o di quelle in istato d'iniziale suppurazione ha richiesto in media 15 giorni. Inoltre dal lato economico rispa.rmia tutte le medicature che sono anch'esse costose. La cnra vaccinica infine, col riassorbùnento dell 'adenite, non lascia alcuna cicatrice, il che ha la sua importanza specialmente nelle donne. Dal punto di vista militare e sociale la cura col Droelcos restituisce alle loro occupazioni i portatori di uloori e di adeniti in un tempo relativamente breve, e spesso permette loro di lavorare anche durante la cura. La rapidità della guarigione infine deve essere considerata una buona arma profilattica, che renderà meno frequenti le nlceri veneree.
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LA. OURA DELLE ADENITI VENEREE, EOC.
CONCLUSIONI. l. Il vaccino antistreptobacillare di Nicolle è il rimedio d'elezione nE\lle adeniti inizia.li, nelle adeniti in ist.ato d'incipiente suppnrazionet
nonchè nelle ulceri ve~~>ree estese o fagedeniche ovvero C(lmplicate a timosi. 2. La t.erapia endovenosa. è 4.uella che dà i migliori risultati e la reazione generale in individ.ui non tarati non provoca normalmente alcun inconveniente e quindi può essere praticata anche runbuTatoriament.e specie nei giovani. 3. Il vaf'cino di Nicolle a~isce per la sua specificità, doYendo~i considerare come coadiuvante l'azione piretogena ed i fenomeni di choc. 4. n vaccino di Nicolle non infiuen:r.a la ren.zione di Was11ermann, che perciò può essere eseguita a tempo opportuno con la certE'zza di risultati specifici. 5. Nei casi di ulcera mista il trattamento col vaccino di Nkolle facendo scomparire le alterazioni determina.tP. dal bacillo di Ducrey, affretta e agevola. lA di?.gnosi di lue. 6. Il vaccino di Nicolle può essere utilizzato con l 'intradermorea.zione ai fini medico-legali e rappresenta. infine una buona armà. di profilassi sociale per la rapidità di guarigione.
il vaccino di Nicolle per vie. endovenosa., a. giorni alterni o con l'intervallo di due giorni, in 75 contagiati da streptobacilli del Ducrey nei vari periodi, constatando che detto va.ooino è il rimedio d'elezione. specie nelle adeniti incipienti od in stadio presuppure.tivo e nelle funosi. L'A. aggiunge che la. via. endovenosa. dà i migliori risultati ; che il vaccino di Nicolle è sp ~cifico e, può esser J utilizza to, pochi giorni dopo l'infezione venerea, a. scopo diagnostico, e a. dista.ru~a. ai fini medico.lega.li ed infine che non infiuenza. la. reazione dì Wa.sserma.nn. AUTORIASSUNTO. -
L'A. ha. usato
L.A. OURA DELLE A.DE!-o"l:TI VENEREE, ECC.
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BIBLIOU.RAFlA. So.ggi di proteinoterapia aspecifica e eli vaccino terapia antistreptobacillare dell'ulcera venerea e delle s ue complicanze. R1nMcet1Za Medica, anno III, n. 11 , 1926. DONATO G. La vaccinoterapia anti~:Streptobacillare n ell'ulcera venerea e sue complicanze. Arch. !tal. DIJ'rm. Si/il. e mmtlr., v ol. Il, fase. Il, dicembre 1926, pag. 89. · MAGOIULIJ. La vaccinoterapia nelle u leeri e nell'adenit~ venerea mediante il vaccino di Nicolle. A.r.:hivi di Biolcgia, fase. I, 1927. Sul valore dell'intrademloreazione col vaccino ùi Nicolle • Dmelcos • nelle diagnosi di u lcera venerea. Dermosi{ìlO<Jrajo, febbraio 1927. L a intradermoterapia. delle adeniti ed ulcere veneree mediante il vaccino di Nicolle. Arch. Ital. Dcrm. Si(ù. 6 V61~6r., dicembre 1926. NARDELLI L . Sulla terapia dell'ulcera venerea e delle sue complicanze. Il Der-mo· Bifùcgrafo, a.nno Il, n. 3, marzo il927. RIGO L. - Grave caso rli ulcera molle datnnte da circa quattro anni guarito colla vaccinoterapia specifica. Dermos1:(t.lograjo, ann o II, n. 7. D E CANDIA. - n vaccino di Nicolle nella cw·a dell'ulcera molle e delle sue comvlicanze. Il Dermosifìlografo, n. 2, 1927. MACOARI F. L a. vaccinoterapia specifica dell'ulcera venerea. e delle sue complicanze. Giornale !tal. Derm. 6 Si(rt., fase. II, maggio 1927, pag. 379. DEVOTO A. - Va.ccinotera.pio. dell'ulcera venerea. Giorn. !tal. Dermat. s Si{ìl., faso. II, maggio 1927, pa.g. 384. VENTURI. Osservazioni sull'allergia cutanea n ella infezione da streptobacilli del Duorey. Giorn. l tal. Durmat. e Si(ìl., fase. m, giugno 1928, pag. 958. DACIOITO. Stilla comparsa di una R. W. positiva nel siero di individui non sifllitici trattati con iniezioni di latte. A.rchiv. ! tal. Der-m. Siftl. 6 vener ., v ol. II, faso. I, ottobre 1926, pa.g. 6;;. ARMuzzr. - Fenomeni allergici nell'infezione da streptobacilli del Duorey. BoU. I stituto Sieroterapico Milanese, faso . VIII-IX, agosto-settembre 1928. TARANTELLI. Sull'intradermovacoinoterapia dell'ulcera senza. complicanze e con complicanze. Il Dermo.sifìlografo, marzo 1928. CASCio-RoCCA G.. L'intradermoreazione col vaccino di Nioolle nella diagnosi eli ulcera. venerea. Riforma Medica, settembre 1928, n. 37.
CAv ALY.UCCI U. -
P er la bibliografia completa sull'argomento vedi i lavori degli AA. sopracitati.
CASUISTICA CLINICA OSPEDALE MILITARE PRINCIPALE DI BOLOGNA Direttore : colonnello medico prof. F. CAcCIA
SOPRA DUE CASI DI APPENDICITE ADECORSO NON COMUNE per il dott. Vittorio Mlgnanl, ca.pitano medico assistente al reparto chirurgico
Mi è sembrato opportuno illustrare due casi di appendicite osservati nella Sezione chirurgica di questo ospedale, ritenendo che essi possan(} avere una notevole importanza pratica, sia per il loro decorso non comune e sia per la rarità. di uno di essi in rapporto specialmente alle casistiche ospedaliere militari. I -
Il 1° CWJO clin-ico riflette il soldato B . Marcello, della classe 1906, del
reggimento Aosta Cavalleria, di stanza a Ferrara, ricoverato nello. Sezione chimrgica. di questo Ospedale ill9 ottobre 1927, ed operato il 19 novembre di appendi· cectomia. Dall'anamnesi nulla risulta nel gentilizio: nat.ivo della ? rovincia di Rovi~o. di m estiere contadino, t.Emore di vita normale. Nel mese di marzo 1927, senza. cause apprezzabili, e~li incominciò ad essere molestato da. un senso di dolora.bilità diffusa a. tutto l'addome, che compariva periodicamente ogni tre o quattro giorni, dopo qualche ora. dai pasti, loca.lizzandosi specialmente al quadrante inferiore destro, dolora.bilità che scompariva. dopo due o tre ore do.l suo inizio col semplice riposo. Non risulta. daU'anamne.<Ji che tali disturbi si accompagnassero a febbre, ed il. pazient-e ha. assP-rito che non vi fu mai vomito e che l'alvo si mantenne regolare. Chiamato alle armi nel m~tggio dello stesso anno E>.d assegnato ad un reggimento di ca.valleria., durante il periodo dell'istruzione a. cavallo, cont·inuò ad essere mole.'Stnto dai dist.urbi sopra. accennati, disturbi a cui il soggetto non diede soverchia importanza, essendo ormai essi tollerati come fatti abiturlinari. NeUa nott.e dal 17 al 18 ottobre 1927, im<orsero improvvisamente violenti
dolori, prima diffusi all'addome, ma che poi si localizzarono alla fossa ileocecale e che scomparvero dopo qualche ora in seguito ad applicazioni ca.lde. Permase però una dolenzia e peso alla regione cecale, una stanchezza gene- • rale, inappetenza, per cui ill9 era inviato in cura in questo Ospedale, con diagnosi di a.ppendicalgia. Pare che durante l'accesso sopra descritto, il malato avesse un movimento febbrile, che oscillò da 37..1 a 37.8; non vi fu vomito e vi fu invece una sca.rica abbondante semi·diarroica. n suo stato obbiettivo al momento del suo ricovero era: fisica.mente gracile, cuore e polmone nulla di anormale; addome ben trattabile, si palpava. profonda· mente alla regione ileocecale una tumefazione cordoniforme in posizione trasversale, che all'atto di sfuggire da sotto alle mani, suscitava dolore; pure dolente era il punto di Mnc-Burney: nessun altro fatto obbiettivo apprezzabile degno di nota. Fu dimesso ed inviato al reggimento il 7 novembre, ristabilito e p erch.è non desideroso dell'atto operativo. Durante la. breve degenza fu sempre apiretico; i fatti obbiettivi rilevati non furono più osservati dopo 10-12 giorni dal suo rico· vero; fu rilevato invece che egli era abitualmente stitico.
GiW'lto a.l re~gimento e sottoposto ancora al regime comlme, fu nuovamente
colto da dolori all'a.ùdome, del carattere di quelli sopra descritti, per cui era inviato ancora in questo Ospedale il 12 novembre. I fatti obbiet.tivi ril1wati al suo rientro in Ospedale erano molto sca.rsi; solo la palpazione metteva in evidenza una piccola tumefazione cordonifonne. ,
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coi cara.ttell"i di quella. precedentemente descritta, alla regione appendicolare •. che era leggermente dolente. Rimase così in reparto dal 12 al 19 nove m h re. Furono e:1eguiti esami di urine che ritL'Jcirono negativi; negativi gli esami degli altri organi ed apparati ; fu sempre a.piret.tico ed abitualmente stitico. mn.ttino del 19 noveml:re persistendo dolenzia al quadrante inferiore. destro, specie dopo l'ingestione dei cibi ed es.<•endo egli disposto all'atto operativo•. previa. rachianestesia stovainica, fu sottoposto alla laparatomia. pararettale destra sottombellicale e fu eseguita l'appendiC'.eetomia.. L'appendice tolta era di forma allun~:~:at.a, con estremità a clava, intensamente congesta. ed aderente al suo apice al tenue e si trovava in posizione medio-cecale. n decorso post-operatorio può essere cosi ria.sslmto: il giorno H> le condizioni del malato si mantennero buone, ebbe minzione spontanea, la temperatura saU • a 37.7; il 20 e 21 le condizioni generali dell'ammall\to si mantennero ptLrO buone•. la temperatura oscillò da 37.7 a 37. 9; si not<'• lieve congestione al volto e depres-sione; egli lamentò inoltre lieve intox·pedimento dell'arto inferiore destro: il polso. alquanto frequente, era valido e buono, la psiche un po' ottusa. n giorno 22 la temperatura. sali al mattino a 38.8 e alla sera. a. 38.6; il pa-ziente lamentò senso di nausea, ripiouezza dell'addome, ma non più intorpedimento dell'arto inferiore de.stro; si praticò una peretta glicerinata e si ebbe beneficio abbondante: l'esame del mala-to non fece rilevare che arrossamento del faringe, tumefazione ed arrossamento modico delle tonsille. n giorno 23 il pazienteche era sempre stato tenuto a dieta. liquida, lamentò sete insistente, urente; li\ temperatura da. 38.6 al mattino, scese alla sera a 37.9. L'infermo riferl di quA-lche• dolore alla nuca e formicolio all 'arto inferiore destro, cho però muoveva. bene: il. viso si presentava lm po' congesto, occhi lucidi, quasi infossa.ti; le condizioni del faringe come nel giorno precedente, il polso frequente, ltn po' teso. n giorno 24 il malato allegava. benessere ed appetito. Fu eseguito l'esame delle urine che dette il seguente ri.«ultato: urine torbide, peso specifico 1030. reazione acida, albumina presente 0.25 %. sc.ar.:ci globlùi bianchi e grossn quantità di urati; temperatura al mattino 37.8, sera 37.7. n giorno 25 le condizioni generali er~tno buone: l'e.<same obbiettivo generale· non rilevò fatti de~i di nota-; alvo aperto, temperatura 37.6 al mattino ed ~tlla sera 37. Il giorno 26 si ebbe leggero rialzo termico 37.5 al mattino e 37.6 alla sera, l'infermo accusò cefalo.'!. intensa ed ipoacusia sinistro, con dolori all'orecchiocorrispondente; il vi'JO leggermente congesto, null'a.ltro all'esame obbiettivo. Alle ore 16.30 di det.to giorno furono tolti i pnnti e la cicatrice la.parat-O-· mica si presentava riunita per prima inten7ione. Alla controvisita sarale, verso le ore 22, l'Ufficiale di guMdia. non notòalcuna modificazione dei fatti rilevA.ti nella giornata; solo il Ballani allegava malessere gEinerale, irrequiet.ezza. ed insonnia. Circa alle ore quattro del 27, l'infermiere di guardia s'accot?e che il malato era stato colto da. nn accesso convulsivo. per cui chiese subito l'intervento dell'Ufficiale medico di guardia, il quale rilevòi seguenti fatti: ammalato completamente incosciente, in preda a. contrazioni cloniche diffuso a tutto il corpo, compreso i muscoli della faccia, che presentavano contrazioni rapide ed irregolari e davano al viso particolari e mutevoli atteggi~tmenti mimici; polso frequentissimo, oltro a 150 M', piccolo, aritmico ed irregolare; respiro frequente, dispnoico e ra.ntoloso; viso cianotico e cosparso di· sudore, oute fredda, pupille midriat.iche e non reagenti alla luce, riflesso corneale assente ; rifiessi tendi nei presenti ed esaltat-i ovunque ; riflessi addominali. non saggiati, perchè l'addome era. bendato, oremasterici non provocs.bili, data la. retra.zione dello scroto in toto. Nell'accesso vi fu perdita abbondant-e di urina. L'accesso si iniziò sni gruppi muscolari dell'arto tora.cico deAtro, gua.ilagnò l'arto pelYico corrisvondente e quindi si generalizzò rapidamente in tutto ill corpo ed ebbe la durata di venti minuti circa., dopo di che le contrazioni cloniche cessarono, ma permase inooecienza, il respiro divenne meno frequente ed il polso rallent-ò di poco il suo ritmo. rimanendo piccolo ed ~gol~re; !!COJD.parve la midriasi e ricompa.rve il riflesso. alla. luce, il riflesso corneale torpido, permasero inalterati i riflessi profondi. Dopo circa un'ora, durante la. quale il malato presentò alt.ema.tivme.ente· dei movunenti di flessione ed estensione dell'~trto superiore ed inferiore di sinistra., mentre i due arti di destra l"imasero quMi del tutto immobili, venne nuovamente colto da un accesso a. tipo convulsivo, avent.e gli stessi caratteri di quello·
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sopra descritto; tali acces.'!i si ripeterono con le st.esse modalità di manife."!tazione, Tispettivamente alle ore 5.30 - 6:30 - 7 - 7.35. Non si apprezzarono segni di ri!riditA. della nuca, ed il segno di Bahinschi assente da entramhi i lati; sensibilità dolorifica assente durante gli accessi, molta attutita durante il periodo intervallare. lnjezioni cardiotoniche migliorarono fugacemente lo stato cardia~o, ma non influenzarono affatto lo f!tato generale. Alle ore 8 le condjzioni si mantennero gravissime, fu eseguito il ~A.teterismo della vescica e si estrasse 100 cm. cubi di urina, che fu' tosto esaminata; l'urina apparve opalina, peso specifico 1026, albumina tracce evidenti, acido urico grammi 0,50 %, cilindri grMuloai e ialini,
-qualche globulo bianco e qualche globulo rosso.
. Fu pratic~tto un salnsso e contemporaneamente \m'ipode·rmoclisi di grnmmi 250 di soluzione fisiologica ed una iniezione rli canfora e ca.ffeina, senza però notare alcun miglioramento .uello stato generale del malato, che rimase quasi sempre incosciente: accessi di brt'lve durata comparvero alle 9 ed alle 9.30, alle ore 10.15, alle li, sempre nell'emilato d i sinistra, con interessamento del fi\.CCio.le; il polso si fece sempre più frequente e piccolo, persistò lo st.ato comatoso fìno alle ore 13.15, ora in cui il pazient.e Cef\SÒ di vivere.
Davanti ad un caso clinico ad andamento così poco comune, la. cui .sintomatologia. era tanto blanda da. contrastare fortemente col quadro clinico cosi imponente, inatteso ed improvviso, che ha preceduto l'exitus, è naturale che io che avevo operato il paziente abbia cercato una spiega~one del come si è ordito l'episodio brutale che ha tratto a morte l'infermo da uno stato di apparente benessere: ed è quello appunto che io mi sono prefisso con quanto sto per dire. La letteratura è muta. in simile materia e i colleghi a.i· quali mi ero rivolto per meglio indirizzare le inie osservazioni, non hanno mai osservato casi simili, per cui io riassumerò episodicamente come il caso si è presentato. 'l'r~lascio pertanto di prendere in consider~ione il tratto cbe riguarda il periodo, chiamiamolo cosi, preoperativo, non tro-vando in questo, .nessun fatto che possa servire da interpretazione dei sintomi che seguirono l'atto operativo; passo subito quindi a considerare invece quei sintomi e quei fenomeni che si manifestarono prima di quella serie di accessi convulsivi sopra ricordati, per vedere se sono sufficienti a. ricostruire ed a riconoscere nel deceduto, le ragioni del decesso stesso. Nel primo periodo post-opera.tivo, cioè quello più lungo che ha pre-ceduto l'accesso terminale, l'infermo ha presentato vari tipi di disturbi: 1 o disturbi digestivi: nausea, senso di ripienezza addomi.na.le; 2° disturbi circolatori: congestione del viso, polso iperteso; 3o disturbi nervosi: cefalea, prostrazione delle forze, ottundimento del sensorio; 4° fatti inerenti .alla cen estesi: sete impellente, urente che generalmente non si osserva. cosi forte negli operati non narcotizzati; 5° fatti patologici nuovi: faringotonsillite, che nel caso presente, mi pare abbia un grande valore a spiegazione dell'albuminuria, che fu riscontrata all'esame delle urine in quinta giornata dall'operazione; le urine anzi, avevano peso specifico un po' superiore alla normale (1030). D'altra parte, dobbiamo anche tenere presente il valore che può avere una appendicite nella patologia renale (ematuria essenziale, glomerulo nefrite). Nel caso in esame dunque, i reni del nostro infermo avevano perduto la loro capacità concentrativa, cosicchè per eliminare le scorie di rifiuto, il malato era stato costretto a diluire le sue urine e quindi a bere :più abbondantemente. Ma poichè in questi malati vi è una diminuita
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rapid!ità di eliminazione, ne viene di conseguenza che smaltiscono più lentamente e quindi trattengono più durevolmente, sia i liquidi che le .scorie organiche, rendendo così più facile la. intossicaziQne e la ipertensione (Strumpell). Possiamo fin d 'ora arguire dunque che nel nostro malato -esisteva, in quinta giornata dall'atto operatorio, il quadro dell'uremia latente da incipiente insufficienza renale, poichè a questo punto, ci sono tutti gli elementi e le ragioni per affermare una nefrite nel nostro malato. Se i fatti sopra ricordati fur.ono dunque quelli che precedettero il fatto ultimo acuto cioè l'accesso, come si rese possibile quest'ultimot Quando alle volte in questi malati si vedono esplodere episodi acuti, senza apparenti ·ragioni, si è perchè (qualunque ne sia. la. causa perturbatrice) è intervenuta una crisi vascolare; qui noi abbiamo rilevato una ipertensione, sicchè noi possiamo affermare essersi costituito in via spastica, un gravissimo ostacolo circolatorio, contro cui ha dovuto lottare il cuore già intossicato e perciò sono state lese le attività capillari, quelle arteriose e quelle miocardiche, derivandone tutti i segni già. riferiti nell'accesso finale dell'infermo: nulla di più logico quindi ammettere una insufficienza rena.le acuta. con uremia. cerebrale. Nell'uremia grave infatti, il sintomo più caratteristico è la convulsione uremica, che nei suoi particolari corrisponde quasi ad un accesso epilettico: esordisce cioè con un breve periodo iniziale tonico, nel quale tutto il corpo si estende nell'opistotono, quindi seguono forti contratture cloniche nella faccia e nelle -estremità: il viso diventa cianotico, le pupille ordinariamente si dilatano, sono senza reazione, la respirazione è affannosa, il polso diventa piccolo -e frequente; non è anche molto raro che una metà del corpo sia. colpita dagli accessi piu fortemente dell'altra, che può rimanere anche paralizzata (emiplegia). Soltanto di rado si verifica un solo accesso convulsivo, molto più spesso gli accessi si ripetono dopo pause più o meno brevi, che portano rapidamente alla morte, come si è verificato nel nostro caso. L'uremia è una sindrome clinica che può manifestarsi in ogni alterazione dei reni e che deriva essenzialmente dalla cosi detta insufficienza renale, eioè dalla. diminuita funzione depuratrice dei reni, per cui il materiale di disassimilazione del ricambio organico ed in generale i materiali tossici che sono introdotti o formati nell'organismo e che dovrebbero essere eliminati per mezzo dell'urina, sono invece ritenuti ed accumulati nel sangue; ma poichè in tal caso si spiegherebbe solo l'uremia collegata ad un grado più o meno notevole di permen.bilità. renale, mentre essa può svilupparsi anche quando la diuresi . sia. apparentemente normale, è probabile che nella. sua genesi concorrono altri fattori tQssici, rappresentati, secondo alcuni da una alterazione generale della. vitalità cellulare nei nefropatici; secondo altri ancora da insu:fficienza funzionale del fegato o da alterazioni di altre ghiandole endocrine, come ad esempio delle capsule surrenali. Ohecchè ne sia l'uremia è indiscutibilmente dovuta ad intossicazione. complessa che nella turbata funzionabilità dei reni, trova la sua ragione precipua e che perciò può insorgere sempre, quando i reni siano colpiti da. un qualunque processo patoLogico (Strumpell). L'episodio dunque a cui abbiamo pre11enzia.to, aveva. infatti tutta. l'impronta dell'episodio uremieo: fatti uremici si possono quindi considerare la nausea, l'ipertensione, la. congestione del viso, la. cefa.~ea, l'ottundimento del sensorio ; 3 -
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la depressione fisica, e successivamente il fatto ultimo convulsivo. Da quanto sopra, sembrerebbe quindi semplice affermare che nel nostro malato non, vi era stata lesione cerebrale: sembrerebbe cioè che tutto l'epi· sodio dovesse essere interpretato come uremia acuta, in campo di insufficienza ren,ale acuta. A questo sembra portare la logica cli..nica, ma in questo ca.')O non è stato così. Un'altra è la condizione che ha strappato alla vita il B. per figliazione uremica forse, ma non per uremia sola, come cercherò di spiegare in seguito: Io credo infatti, che gli accessi epilettici che hanno preceduto l'exitus, non siano nel nostro caso da riferirsi ad uremia cerebrale, ma che·la.·fìgura clinica jaksoniana di dette crisi convulsive epilettiche, 4iebbano fare pensare ad un processo encefalico a focolaio, diagnosi che io ritengo più sostenibile che quella di uremia cerebrale, in cui la epilessia si presenta generalizzata e ad attacchi più o meno intervallati. Qui nel caso in esame, la sintomatologia degli attacchi, il susseguirsi ravvicinato (stato epilettico} con la persistenza di mioclonie-epiletticojaksoniane dell'emilato sinistro (coscienza per quanto obnubilata, presente durante le mioclonie) nell'intervallo delle crisi motorie generalizzate, lascia facilmente pensare ad una emorragia cerebrale nella region,e rolandica di destra, con irritazione della zona corticale corrispondente. Ma ritornando ai fatti rilevati nel decorso post-operativo, se noi prendiamo in esame i prodromi dell'episodio finale, vediamo che un primo' sintoma, rivelato dall'infermo stesso, fu quello che egli lamentò intorpidimento dell'arto inferiore destro; vi furono anestesie o parestesieY Non furono rilevate. Si istaurò una febbricola remittente 37.5 - 37 .9; solo un giorno 38 .e qualche decimo; sì ebbe cefalea quasi continua, dolori alla. nuca, sensorio torpido, prostrazione di forze, ronzii agli orecchi e anche dolori specie a quello di sinistra. in settima giornata dall'atto operativo; irrequietezza ed agitazione con perdita d'urina ed insonnia in ottava giornata, cosicchè da questo momento attraverso ad un aggravamento rapido e progressivo il malato fu tratto in poche ore a morte, in preda ad accessi convulsivi gravi, che si succedettero numerosi ed a brevissima distanza, lasciando quasi sempre l'infermo incosciente, e completamente paralizzato da un lato, col quadro che già ho sopra ricordato. Non è detto che l'uremia non possa dare la sintomatologia sopra ricordata, ma questa serie di fatti, se non scuote il concetto di uremia. pone anche il quesito come sopra ho detto, se non sia esistito un'altra: condizione morbosa, che possa spiegare la morte così repentina dell'infermo. Si delinea fin da qui, dunqu.e la supposizione di una emorragia cerebrale. Infatti, considerando il decorso della malattia e la sintomatologia di essa, noi troviamo una raccolta di sintomi di scarso valore individuale, se presi a sè; ma se raccolti in gruppi ed esaminati alla luce dei fatti successivi, essi acquistano valore di prodromi veri e propri dell'insulto, dipendendo essi probabilmente da pic-cole emorragie, le quali non di rado prevengono le emorragie più gravi (Strumpell). Questi sintomi premonitori d'altra parte non sono costanti e possono spesso ma.ncare, presenta.'!ldosi l'insulto d'emblèe. Lo Strumpell distingue tre serie di casi: nella prima serie l'insulto si manifesta dopo la comparsa di sintomi precursori per settimane e anche mesi prima; in una seconda. ser~ i sintomi precursori mancano completamente: i malati in mezzo ad ~ uua sn.lut.e apparente, cadono a terra di un colpo. In una terza serie
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infine, i sintomi dell'insulto non si man.Uestano repentinamente e con tutta la loro intensità, ma si sviluppano grado a grado nel decorso di alcune ore o di un giorno, Questo processo, il quale dipende da una emorragia che ha luogo • lentamente e m:esce grado a grado, è indicato col nop:1e di insulto apoplettico lento o protratto. G)i infermi divengono confusi, agitati, spesso si manifestano delirii, il braccio e la gamba di un lato sono attaccati da
paresi· ed a grado .a grado, sempre più fortemente paralizzati, fino a che, dopo alcune ore si verifica anche completa perdita della coscienza. Fra i sintomi dell'insulto lento e di quello repentino, si presentano natural· p1ente tutte le gradazioni, ed il caso nostro in esame, rientrerebbe secondo me, appunto in tale gradazione, presentando una sintesi della prima. e della. seconda serie. Tornando quindi aJ caso in esame, possiamo ritenere come veri e propri sintomi precursori la cefa.lalgia., il ronzio agli orecchi e stanchezza muscolare, la debole~za. dell'arto inferiore: fatti che a. mio parere, non erano che la. conseguenza di disturbi circolatori determinati dalla tensione vasale già esistente nel cervello, e che dipendevano probabilmente d~ piccole emorragie o anche soltanto da fatti congestivi, che come già sappiamo, possono precedere la comp arsa de~ emorragia. profusa, alla quale seguono sempre perdita di coscienza., convulsioni epilettiformi, paralisi di moto, variabili secondo la sede del focolaio emorragico e per lo più di forma emiplegica, come nel nostro caso (emiplegia destra). Ma da tutto questo sorge una logica domanda, ma. perchè è av~ venuta la emorragia ed in ultima analisi, quale è stata la eziologia della emorragiaf Noi sappiamo che la rottura delle arterie cerebrali si verifica in seguito a.d una. alterazione delle loro pareti, dovuta aJ.la. sclerosi comune o ad una. speciale endoperiarterite, con formazione di aneurismi migliari, o a.d. endoa.rterite sifilitica, oppure ad una. degenerazione grassa p ia.lina, cosicchè quando esista. una di queste alterazioni, tutte le cause che danno luogo a congestione cerebrale attiva (ci<>è aumento della. tensione arteriosa endocranica) possono favorire emorragie nel cervello, specialmente in individui di età ·avanzata o comunque già, predisposti per abito apoplettico. Nel caso in esame, non esisteva nessuna di queste due ultime condizioni, ma siamo in presenza di un soggetto giovane, tutt'altro, come sappiamo dall'esame obbiettivo, che di abito apoplettico; noi abbiamo però nel nostro malato tutte le ragioni per riferire le emorragie alla nefrite ed alle crisi ipertensive; nessuna meraviglia quindi, che in terreno nefritico sia insorta una emorragia cerebrale. · Questa ha simulato nel nostro ammalato un quadro di uremia acuta cerebrale, ma l'analisi clinica, ci ha permesso di ben distinguere e sceverare, affermando da. un lato l'ureinia da nefrite acuta e dall'altro la sovra.pposta complicanza. emorragica cerebrale. Del resto in molti casi, anche in soggetti costituzionalmente predisposti, l'eziologia della emorragia cerebrale rimane del tutto oscura, malgrado le più minutè indagini. Talvolta fatti di meiopra.gia originaria dell'apparato circolatorio nella struttura istologica dei suoi involucri, bastano per spiegarci la. diminuita resistenza delle pareti vasali a pressioni arteriose bruscamente e fortemente aumentate. Alla necroscopia eseguita de t tenente colonnello medico J apoce, il reperto anatomo .patologico ha confermato pienamente la diagnosi di emorragia cerebrale in
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soggetto nefritico, mettendo in rilievo a carico dell'apparecchio urinario: reni più grossi del normale, con note anatomo patologiche di glomerulo nefrite; a carico del cervello nell'emisfero sinistro: focolaio emorragico, del volume di una piccola noce, nella parte media.~sotto corticale della zona raggiata, con soffusione emorragica a. tutta la zona sensitiva-motoria; aracnoide congesta, seni venosi e vene ripiene di sangue. Nulla ai diversi ventricoli e nuclei ed altri organi ed apparati. La diagnosi clinica quindi in questo caso, è stata comprovata dalla diagnosi necroscopica. II - · Il 2° caso clinico riguarda il soldato T. Ilario, della classe 1908, del ao reggimento ArtiglieriA. pesnnte campale, di stanza. ad Osoppo (Udine), ricovora.to d'urgenza in qnosto Ospedale il 2 ottobre 1928, operato di o.ppendi· cectomia. il 3 novembre 1929 e dimesso dall'Ospedale clinicamente guarito il 23 novembre 1928. Da.Jl'a,na.mnesi ris ulta: gentilizio negativo; nessuna ma.la"&tia. o disturbo degno di nota prima dell'attuale infermità; la. nott-e rla.l 26 al 27 settembre, in caserma, fu colto improvvisamente da un acutissimo dolore, con senso di attanagliamento in tntto l'ambito addominale: insorse quasi subito il vomito, che dapprima aveva il o.o.ra.t.tere del cibo ingerito la sera. avanti, e che poi assunse l'aspetto di nn liquame scuro, colore di cioccolata. La sintomatologi& predetta rimase presente tutta. la nott-e; il mattino ricorse al medico del ('..orpo, che con:;igliò all'infermo ìl riposo assoluto e dieta, invitandolo a tornare alla visita medica il giorno seguente. Avendo però il paziente migliorato e sent-endosi libero da ogni disturbo, senza. cura,rsi dei consip:li del medico, ripre.'le servizio, continuando il suo tenore di vita normale, fino al 30 set.t-embre, giorno in cui partl per la licenza breve, giungendo presso la sna famiglia la sera. stessa. Il mattino del JO ottobre, pR.re dopo un pasto abbondante, mentre camminava in bicicletta, fu colto da mlattacco doloroso all'addome, che si ripetò con gli stessi ca.ratteri di quello preceden· temente descritto. Impossibilitato a. muoversi, e raccolto per via. da conoscenti, (u t.rasporta.to alla propria abitazione, dove il medico condotto, accorso poche ore dopo, lo giudicava in grave stato e nella mattinata successiva lo consigliava di ricoverare all'Osperl.ale. L'infermu ginnse cosl alla Sezione chirurgica di que;;to Ospedale, il mat.tino del 2 ottobre 1928. TAl sintomatologia rac~olta al momento del ricovero, può essere così riassunta: Infermo di colorito p1lllido, di aspetto sofferent-e, agitato, con naso affilato, occhi infossati, labbra e lingua aride, freddo alle estremità, polso piccolo, frequente (95), ritmico; nulla. degno di nota a. carico dei polmoni e del cuore, eccetto una maggiore frequenza dei toni cardiaci, che peral.tro erano r·i tmici. !)addome era un poco spianato, leggermente met-eorico, con pareti modicament-e t-ese ed immobili negli atti respiratorii; dolentissima la palpazione su tutti i quadranti, ma con speciale intensità nel quadrante inferiore destro, su cui le ma.nualità anche leg~~;ere, provocavano viva reazione di dife"ID di tutta. la paret-e addomin~tle; si l'ilevava inoltre. sulla linea. spino-ombellica.le di destra, una tumefazione a suparficie ineguale, eli consist-enza duro-lignea, estendendosi verso sinistra oltre la linea xilopubica e superiormente fino a raggiungere quasi l'ipocondrio destro. L'alvo era diarroico, la. minzione normrl.le, t-emperatura. 38; l'infermo era molestato inoltre da eruttA-zioni acido-amare, prostrazione generale, cefalea e dolori spontanei e intensi all'addome,
Dal quadro clinico riportato, era facile indurne Jllla diagnosi di peritonite localizzata. Ma quale la pa.togeu.esi di essa t · Benchè l'età del paziente e specialmente la. sindromé· clinica, richiam~sse l'attenzione stùla fossa iliaca destra, tuttavia in considerazione che il malato era caduto sotto la nostra o::;servazione solo d,opo otto giorni da.l 10 episodio ac'nto, non eravamo autorizzati a pensare, m~grado il referto obbiettivo locale, soltanto ed esclw~ivamente alla peritou.ite seeonùaria a. perfo1·azione dell'appendice, ma era razionale che prendea~ .simo iu e::;ame anche la peritouite da pcl·forazione duoden~e. Sappiamo
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iniatti, come spesso un quadro di appendicite acuta, non sia che la maschera che nasconde una lesione ben c;liversa, quale è la perforazione duodenale, e che ciò è tanto più comune, quanto maggiore è. il tempo che decorre dall'episodio acuto, al momento ii!. cui il malato cadde sotto la osservazione nostra. È vero che nel caso in ~ame, la storia. clinica è muta. su qualunque disturbo pregresao, sia. d'origine gastrica, che appendicolare; ma. d'altra parte, una storia pregressa di disturbi gastrici, non escluderebbe una lesione appendicolare, al medesimo modo che una pregressa storia di disturbi appendicolari, .non sarebbe affatto probativa per l'esclusione di una lesione gastrica o duodenale (Gamberini). In qual modo dunque il referto obbiettivo poteva portare ad una diagnosi di perforazion.e duode· naie, a.nzichè a.ppendicolaret Spesso nella perforazione gastro-duodenale ciò che più colpisce, oltre la. r~sistenza lignea di tutto l'addQme, è la prevalenza di una intensa. sintomatologia appendicolare. E la ragione ne è la seguente: . I liquidi del duodeno, si espandono sulla guida della radice del mesentere verso la fossa iliaca destra, dove per forza di gravità esercitano una pressione dolorosa, che si esacerba ad ogni movimento dell'infermo ed alla palpazione di ehi esamina. È facile assai quindi errare diagnosi e pensare cioè a fatti appendicolari e regolarsi di conseguenza. Nell'interve,nto si trova cosi pus nella fossa iliaca destra, si asporta l'appendice, ma poi il pazieJJ.te .muore di peritonite . .Altra volta, sopra tutto se il paziente non è osservato nelle prime ore, il quadro perde tutta la sintomatologia alta e può ridursi ad apparente e pura localizzazione cecale, con sintomi attenuati, ed in attesa !ii un trattamento a freddo, può sopravvenire un aggravam.ento mortale (Gamberini). Qualche altra volta ançora. accade che si interviene per appendicite e si trovano esiti infiammatori pericecali, che .falsamente coniermano la diagnosi di appendicite, e si pratica l'appendicectomia, ma poi bisogna intervenire nuovamente per la. lesione duodenale (Majo). . Il rilievo dunque di un'intensa sintomatologia cecale , assume altissimo valore diagnostico di versamento libero. peritoneale, a conierma . della lesione duodenale, cui ci portano anamnesi e dati obbiettivi raccolti in primo tempo di tensione lignea dell'addome, nella parte alta e più specialmente a destra, accompagnata da vivo dolore. n quadro tardivo però, non è più genuino e simula il quadro di un attacco appendicolare. . Ne! caso nostro, le condizioni del paziente migliorarono rapidamente e già in sesta giornata dal suo ricovero la . temperatura era caduta, la tensione addominale era molto diminuita e la resistenza alla. fossa iliaca. -cecale s'era rid.otta quasi solo alla regione appendicolare, per cui risultò clinicamente esclusa la forma duodenale. Oosi fu scartata l'idea. dell'intervento a caldo, non solo perchè era presumibile che int orno al processo peritonitico purulento, ai fossero ormai formate aderenze omentali solide, in modo da localizzare il -processo infiammatorio, ma anche perchè le manovre dell'atto operativo, avrebbero potuto facilitare la di.ffus.ione del processo _:peritonitico e cor)lpromettere i:trimediabilmente la guarigione dell'infermo n Trebbi continuò ancora a migliorare e alla fossa. iliaca cecale si -palpava ormai soltanto un corpo cordoniforme della grandezza ·di. un dito pollice, un· po' dolente, ma residuan<le alvo !)istema.ticru.nente stitico,
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SOPRA D UE OASI DI APPENDICITE, ECC.
con qualche dolore addominale a carattere tardivo, fu deciso l'intervento il 3 novembre 1928 (Op. capitano Mignani). Previa anestesia stovainica, fu praticata la laparatomia pararettale destra, sotto ombellicale, con il metodo Mac-Burney: l'appendice di forma clavata, aderente nella sua prima metà., si mostrava strozzata, con segni evidenti di pregressa perfo.razione, mentre la parte distale, era ancora ripiena di pus. n r eferto operatorio di perforazione appendicolare fu quello dunque che venne a confermare la diagnosi in modo assoluto. Stabilita cosi la natura del processo, rimane ancora da accertare nel caso in esame, quali siano state le cause dell'infezione appendicolare e come si sia resa possibile la perforazione dell'appendice. Mentre è facile nel nostro ammalato, riferire la perforazione allo strapazzo dietetico e allo strapazzo fisico compiuto dal paziente il mattino del 'l 0 'Ottobre 1928, perchè già. esisteva un processo all'appendice, il cui tessuto era friabile per flogosi recente e quindi facilmente lacerabile, non è invece cosi facile stabilire quale sia stata la via d'infezione appendicolare. Infatti, come si è potuto determinare il primo accesso appendicolare! Sappiamo che le vie d 'infezione dell'appendice sono diverse, e diverse sono le teorie in proposito. Nel caso nostro, a mio parere, la teoria che può
essere più plausibile, credo sia quella della cavità chiusa. Quando si trasforma l'appendice in cavità chiusa, a mezzo della valvola di Gerlak, i microbi normali (bacterium coli, streptococco) così imprigionati, esaltando la loro virulenza, possono trasformare l'appendice in un focolaio d'infezione. Si viene cosi a scartare la teoria della calcolosi cecale, perchè ·nell'appendice non furono trovati i caratteristici coproliti, propri di questa forma, e si viene ad elimina.re la teoria d'infezione sia diseendente che asc~n dente o di vicinanza, non avendo riscontrata alcuna malattia degli orga ni vicin.i e specie della cistifellea e suo dotto deferente. Così pure è da scartare la teoria traumatica per mancanza di dati e non v'è ragione di ammettere l'infezione per via ematogena ed enterogena, per mancanza di fatti patologici in atto. Ma qualunque sia stata la causa dell'infezione appendicolare, è mio parere che il presente caso clinico, abbia una notevole importanza pratica e possa essere di grande insegnamento per i giovani medici militari, che prestano servizio presso i Corpi. Venendo essi molto spesso a trovarsi isolati nella loro pratica giornaliera, impareranno infatti a far seguire sempre ad una anamnesi di turbe gastro-enteriche, un accurat o esame dell'addome, per potefe escludere fatti a carico dell'appendice : fatti, che se anche lievi, ma non convenientemente trattati, possono portare a complicanze e conseguenze irreparabili, come del resto poteva succedere nel caso sopra descritto, se il processo infiammatorio non avesse trovato un arresto nella. resistenza e risorse naturali dello stesso infermo. AUTO!tlASSUNTO. Il primo caso s i riferisce al meccanismo etiopatogene. tico, che determinò il decc1sso dell'informo avvenuto in nona giornata dall'atto o~rativo (appendlct'Ctomia), in preda a convulsioni epilettiformi, 8BSO()ia.te ad emiplegia destra in rapporto ad un focolaio emorra.ggico cerebrale sottooorticale sinistro, da apoplessia pAr intossicazione uremica. (diagnosi confermata al tavolo a natomico. - I l secondo caso si riferisce all'etiopatogenesi, cho determinò una. perforazione intestinale dell'appendice, in un militare mentre peda.lava in bicicletta. senza che l'infermo aves.~ accusato in precedenza altri disturbi, tranne che una colica addominale otto giomi prima, che non gli aveva impedito il normale disimpegno del suo servizio. I segni de!la perforazione furono rilevati al tavolo operatorio alla metà d ell'appendice.
OSPEDALE MILITARE PRINCIPALE DI FIRENZE Direttore: colonnello medico prof. M. VoLPE
UN CASO DI EMOGENIA per il dott. Mario Morelli, capitano medico
Mentre le malattie del sangue e degli organi emopoietici formano capitoli della patologia ancora in evoluzione, ~ le affezioni emorragipare in pa.rticolare sono state oggetto di studio e di ricerche. Specie per l'opera indefessa di Weil e della sua scuola, nell'ultimo decennio, si è andato accumulando un ricco materiale d'indagine clinica e di laboratorio, che ha fatto meglio conoscere le malattie emorragipare. N on pertanto esse affezioni sono ancora allo studio, nè è stata formulata una cia.ssificazione che sia stata accettata dalla maggior parte degli scienziati. Lo studio comparato del tempo di emostasi e di coagulazione del sangue, della r etrattilità del coagulo, del segno del laccio, hanno circoscl'itto quadri clinici ben caratterizzati e tra loro difierenziati. Accanto alla già. nota. emofilia, si è posto una. analoga ma difierente affezione costituzionale: l'emogenia, ed al lato di queste due forme tipiche, altre forme di transizione sono state riconosciute, e formano il quadro della emofilia-emogenia, che trae sintomi propri dell'una e dell'altra malattia ed è sindrome associata delle due affezioni È stato poi con.statato, ed è questo un capitolo di sommo interesse, che l'emorragie che si riscontrano nel corso di varie malattie, sono precedute e determinate in parte, da alterazioni della composizione del sangue e da modifica.zioni tra.n.sitorie dei sintomi sperimentali del sangue stesso, modificazioni che si avvicinano ai reperti propri, ora della emofV.ia, ora della emogenia, sicchè si annoverano sindromi emogeno-emofiliache, sintomatiche di altre affezioni. Tali ad esempio l'emorragie che intervengono nelle affezioni del fegato, taJi quelle dei brigtici, ma altresì l'emorragie dei tifosi, dei tubercolotici, ecc. Passeremo rapidamente in rivista. i sintomi propri della emogenia, confrontandoli con quelli della emofilia, per illustrare un caso di emogenia capitato sotto la nostra osservazione. ·L'emogenia non è una malattia. nuova, essa fu prima. denominata da Weil discrasia emorragipara. disendotelio-pla.smatica., ma più profonde sono le conoscenze clie se ne hanno attraverso i recenti studi che hanno permesso di difierenziare questa malattia dal grande quadro delle porpore croniche e di con.sidera.rla come una forma costituzi()na.le a sè stante. Essa formava pa.rte.intrinseca di quello che era il quadro del morbo maculoso del Werlhof, specie nella forma cronica, C()ntinua, costituzionale di questo. ·
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È bene però precisare che il morbo descritto dal W erlhof, era una.
malattia ad andamento acuto e che solo gli autori successivi allargaron(} il quadro dell'affezione, inclu.dendovi quadri morbosi distanti dalla primitiva descrizione. L'emogenia, di fronte alla tipica eredità matria.rca.le della emofilia~ non è ereditaria, il gentilizio è o assolutamente muto o al massimo può riscontrarsi una. certa tendenza familiare alle alterazioni vasa.li (varici, emorroidi, angiomi). Il gentilizio è piuttosto spesso inficiato nei riguardi delle affezioni a carico del sistema endocrino o delle funzioni epatiche (alterazioni tiroidee, ittero, calcolosi, glicosuria), spesso la sifilide entra nella ereditarietà. L'affezione è più frequente nelle femmine che nei maschi, pur non essendo questi esclusi dall'affezione. Nella emofilia si può affermare invece tutto il contrario, essa è prGpria dei maschi. L'emogenia. nelle donne si manifesta più clamorosamente specie e prevalentemente per l 'emorragie legate alla funzione sessuale. La comparsa dei primi fenomeni emorragici non avviene, come nell'emofilia, alla nascita o nei primi anni della vita, ma spesso verso il 4° o 5° anno o ancora più tardi, alcune volte è la pubertà femminile che svela, attraverso metrorragie imponenti, il primo segno del male. La malattia si manifesta con larghe echimosi che insorgono p er picco·e contusioni o spontaneamente, forse il trauma che le ha provocate non è stato nemmeno avvertito, oppure si manifesta con epistassi prolungate spontanee o provocate da lievi traumi. Spesso insorgono sulla pelle delle petecchie e delle ecchimosi più o meno estese; frequenti sono l'emorragie gengivali spontanee o provocate dalla alimentazione o da manovre della pulizia della bocca. Gli ammalati a ccusano spesso un costante sapore di sangue in bocca. Le gengive non presentano mai l'aspett(} proprio dello scorbuto. L 'ecchimosi, spesso grosse ecchimosi, ciò che le distingue dalle petecchie delle altre forme emorragiche, subiscono tutte le varie alterazioni di colore, proprie del sangue stravasato. L'emorragie nasali o di altri organi, se alcune volte sono provocate da traumi, hanno più sovente il carattere della spontaneità, come spontaneamente insorgano petecchie e macchie a gttisa di ecchimosi. Ecchimosi e petecchie si manifestano contemporaneamente a crisi emorragiche o come segno premonitorio di queste, o anche senza apparente relazione colle emorragie. ll carattere della maggiore spontaneità. differenzia l'emorragie della emogenia da quelle della emofilia, che sono più specialmente provocate da traumi o da ferite chirurgiche. La compartecipazione delle articolazioni alle emorragie, con versamenti ematici endoarticolari è meno frequente che nella. emofilia.. Nelle duune il quadro morboso si estrinseca quasi esclusivamente o prevalentemente con disordini delle funzioni catamenali; sono mestruazioni prolungate o succedentesi con maggior frequenza, che si protraggono anche dopo la menopausa, o che acquistano il quadro di una imponente metrorragia.; altre volte è il p eriodo mestruale che coinvolge emorragie di
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altri orga.ni, o queste sostituiscono com.pleta.mente od in parte il flusso· mestruale. La gravidanza, sebbene non costantemente, può sospendere completamente le manifestazioni emorragiche finchè la gravidanza stessa dura. Alcune volte anche il successivo allattamento passa. in completo benessere, mentre dopo il divezzamento risorgono i fenomeni emorragici. La malattia si può estrinsecare anche con emorragie degli organi interni: sono emottisi, ematemesi, melene, ematurie, estrinsecazioni patologiche che si possono alternare con altri fenomeni emorragici cutanei o · muccosi (epistassi, ecchimosi, petecchie) o presentarsi quasi in modo esclusivo, come che la malattia si fosse localizzata in un organo interno. La ragione di queste speciali localizzazioni viscerali si può ritenere probabilmente legata ad una maggiore fragilità vasale in questi dati organi (endotelite pa.rcellare emorragica, secondo Roskam) non uniforme in tutti i distretti capillari . .A seconda della localizzazione delle manifestazioni emorragiche, l'emogenia. viene divisa. in E. cutanea che si estrinseca solo con fatti petecchiali ed ecchimosici, in E. comune che ai fenomeni cutanei aggiunge quelli delle muccose e dei visceri, in E . viscerale con esclusiva localizzazione viscerale delle emorragie. . .Alcuni casi presentano in modo più o meno costante, precedentemente o successivamente alle crisi emorragiche, fenomeni di orticaria, sicchè alcuni autori (Glozeman, Becks) ne hanno voluto creare una forma a parte di E . ana.filattoide. Lo stato colloidoclasico di tali soggetti è rivelato sovente dalla cura. sieroterapica con siero fresco di cavallo, durante .Ila quale, ad ogni iniezione, insorgono crisi di orticaria. TI sangue non ,rivela speciali alterazioni nei globuli rossi e bianchi,. se non quelli propri degli stati anemici più o meno intensi. n fatto fondamentale e caratteristico è la diminuzione ed anche l'assenza delle piastrine. È questo un reperto differenziale dalla emofilia in cui questi elementi non subiscono modifìcazioni. Questo reperto subisce delle oscillazioni e le emorragie si manifestano quando le piastrine diminuiscono. Con un numero di piastrine inferiore ai 30 mila per centimetro · cubo, si hanno di solito le emorragie imponenti. Le piastrine subirebbero, secondo alcuni, anche alterazioni morfologiche nel senso che apparirebbero più grandi del normale, ed avrebbero perso la normale proprietà. di agglutinarsi sul vetrino fra. loro a formare degli ammassi, proprietà. che avrebbero perso anche in vivo, e ciò distur-· berebbe ed altererebbe la formazione del trombo. n tempo di coagulazione del sangue misurato in vitro si mostra il più spesso normale, qualche volta leggermente ritardato od anche più accelerato che la norma. Il tempo normale di coagulazione, come si sa, oscill~ dai cinque ai quindici minuti. Ecco un'altra ben netta distinzione dalla . emofilia, nella quale il tempo di coagulazione è ritardato, spesso enorme~ mente ritardato, anzi di tutti i sintomi sperimentali del sangue questo è l'unico reperto positivo e caratteristico della. emofilia. È però da tenerpresente che, accanto ad uno stato emorra.gipa.ro, può sussistere nella.. emogenia uno stato di ipercoagulabilità. del sa.ugue ed aversi facili flebiti. e trombosi. ' ·'
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n coagulo nella emogenia, una volta formatosi, ha poca o punta tendenza a retrarsi, retra.zione che nel sangue di un soggetto normale !!Uole avvenire in poche oré. Tale retrattilità è legata alla maggiore o minore presenza di piastrine e poichè ques te diminuiscono, come abbiam visto durante le crisi emorragiche, durante queste anche il coagulo ritarda maggiormente la sua retrazione o questa non avviene affatto. Il coagulo rimane più molle, più imbibito del normale e più rapidamente che nel normale si scioglie e si sbriciola. n siero che fuoriesce dal coagulo è più intensamente colorito che nel sano. Questi sintomi sono negativi nella emofilia. . Il tempo di emostasi sperimentale (l) e prolungato, questo prolungamento non è costante quantitativamente ma soggetto a variazioni frequenti anche in una stessa giornata, sicchè occorre saggiare tale fenomeno varie volte. Inoltre mentre nel sano la piccola ferita prodotta versa gocce sempre più piccole e cessa dopo 2' Yz circa negli emogenici lo stillicidio durante la prova ora aumenta, ora diminuisce d'intensità. (aritmia di Weil). n prolungamento del tempo d'emostasi può arrivare ad ore e la ferita che ha. cessato di sanguinare, può spontaneamente nuovamente tornare a sanol7llinare dopo qualche ora. n prolungamento del tempo di emostasi sperimentale manca nella emofilia. Nelle piccole ferite sperimentali ed anche in quelle accidentali i bordi presentano una infiltrazione emorragica ecchimosica caratteristica (fenomeno di Koch) che le rende visibili anche dopo vari giorni. n segno del laccio (2) è costantemente positivo; è una :fioritura di piccole petecchie che insorgono sulla pelle dell'arto costretto dal laccio. Altro sintomo questo che differenzia l'emogenia. dalla emofilia. Se si iniettano due o .tre centimetri cubi di soluzione fisiologica si ha la formazione di un ematoma (prova di Hess) che è indice di fragilità. vasale. n decorso della emogenia è eminentemente cronico, esso dura quanto la vita del soggetto; si sono però notate remissioni ed attenuazioni notevoli del sintomi emorragici. Forme dapprima imponenti si sono andate attenuando. La menopausa influisce spesso nell'attenuazione dei fenomeni emorragici. Accanto a forme chiare che attraggono l 'attenzione del soggetto e del · medico, vi sono forme frustre larva.te di piccola emogenia;. esse sono le più pericolose, perchè possono sfuggire ad una anamnesi accurata, mentre possono manifestarsi con fenomeni imponenti durante una operazione chirurgica. _ È a notare che la. puntura e la ferita di un grosso vaso non espone alle emorragie come la ferita dei capillari, come se l'intimo meccanismo della emorragia fosse tutto nei capillari stessi. (1) Il tempo dl emosta~l sl pro.,.a punaendo un dJto o Il l obulo dell'o~hto sempre con un medesimo strumento. ad esempio un \'acdnostUo. per pr odurre sempre un uauate Plooola terlta; nel soggetto n ormale l'emorrft8la cesse. dopo ael o sette gocce di volume decrescent~ obe vengono r accolto su una striscia dJ cat ta IJ! bula, con intor,·atll ugtJall dJ tempo: un quazto, un mezz" minuto. (2) Il ~egn<l d o! lacdo. prop osto ed eeperlment~to da Frugonl. st 8aggfa applicando ad un arto 11 laccio elaotlco colle modalità note pel prele,·a.mento del sangue dalla vena del aomlto. arresta.n<tn ~tolo la drcoli\Zlone venosa. Il laccio à mnntcnpto in posto 6' circa dopo l'lnildo dell4 cl&llosi Se :POaltl vo, sulla cute sl foi'IIl&llo delle oeteccble più o meno numeroE>e. ESBo è IDdJoe dJ craelllta v&Aale.
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In genere se le emorragie della emogenia sono anche esse qualche volta gravi, non raggiungono però mai un grado cosi imponente come quelle della emofilia; e questo carattere ha un valore prognostico e differenziale, per quanto si descrivano casi rari di emorragie gravissime in emogenici. Gli emogenici possono avere uno sviluppo normale, raggiungere la vecchiaia, essere anche soggetti robusti, ciò che negli emofiliaci non suole avvenire. Voglio riunire in uno specchio· i sintomi sui quali si basa la diagnosi differenziale fra l'emogenia e l'emofilia e da questo si vede che l'unico sintomo rilevabile dalle ricerche esperimentali che controdistingue l'emofilia, è il ritardo del tempo della coagulazione del sangue in vitro, di fronte ad un normale tempo di emostasi sperimentale, in una affezione per eccellenza emorragipara. QUADRO SINOTTICO.
SESSO
E MOF ILIA
EMOO EN lA
Prevalentemente mascbJie
Pre,·alentemente femminile
Matriaroale Eredolue
Nessuna ereditarietà o faoi· lità. alle emorragie nel gen· tilizio. Malattie di fegato. Alterazioni endocrine.
Globuli rossi
Quadro corrispondente alla anemia.
Quadro corrispondente anemia -
Globuli bianchi
Normali o reazione mid oliare.
Normali o reazione midollare
Pia.strin.e
Normali od aumentate
Diminuite od assenti
Tempo di emostasi
Normale
Aumentato. Artmia nella emorr.
Tempo di coaguJ&. zione
Molto aumentato
Subnorma.le, normale o lievemente prolungato.
Retrattilità. dE'l coagulo
Normale
Diminuita od abolita
Siero (colore)
N ormale
Più colorito èel normale
Ereditarietà
.
Dissoluzione del coagulo l N ormale Segno del laccio
l Negativo
l
alla
Accelerata. Sbriciolamento
Positivo
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Varie sono le teorie emesse per spiegare la patogenesi dell'emogenia, ognu.na delle quali prende in speciale considerazione un sintomo piuttosto che u.n altro. Teoria splenica. Si basa sull'azione che la milza ha nella distruzione delle piastrine e sui buoni risultati ottenuti dalla splenectomi.a. in alcu.ni casi di emorragie a tipo emogenico, nei quali si ebb,e successivamente aumento del numero delle piastrine. Kalznelson da tali fatti ne deduce la teoria che l'emogenia si determini per aumentata attività della milza nella funzione piastrinolitica. Teoria midollare di Frenk-Duke: L'affezione deriverebbe da una diminuita attività formatrice delle piastrine per parte dei megacariociti, i quali avrebbero subito u.n'azione tossica. di ipotetici veleni di . otigine intestinale. Sarebbe quindi alterata la piastrinogenesi, più che aumentata. la piastrinolisi. Queste due teorie prendono in considerazione il fattore piastrine; senonchè gli esperimenti hanno dimostrato che la sola diminuzione delle piastrine non determina i fatti emorragici (Bedson) e si conoscono pia· strinopenie senza lesioni emorragiche, ed il decorso degli splenectomizzati mostra che le emorragie possono scomparire anche rimanendo le piastrine al disotto del normale, dopo u.n primo notevole aumento post-operatorio. Le piastrine avrebbero perso la normale loro proprietà, di agglutinarsi tra loro, di aderire alla paret e dei vasi capillari beanti e di occludere le aperture che le cellule endoteliali dei capillari lasciano tra loro. Teoria vascolare di Roskam: causa dell'affezione sarebbero le alterazioni dell'endotelio dei vasi; (endotelite parcellare di Roskam, an.giopsatirosi di Ceconi) . Tale alterazione vasale non sarebbe costantemente uguale in tutti gli organi nei singoli momenti. Ciò spiegherebbe le forme localizzate della malattia estrinsecantesi con emorragie solo in dati organi. Essa non tien conto delle modificazioni fisico-chimiche e cellulari del sangue. Mentre Roskam pone la massima importanza nelle alterazioni dell'endotelio, altri in studi più recenti danno maggiore importanza alle alterazioni del tenne connettivo reticolato lamellare che fascia la parete dei capillari sanguigni (Volterra). , Ma un'altro elemento è da prendersi in considerazìone quale fattore emorragiparo: l'alterato complesso autoregolatore dei capillari, sia esso un meccanismo umorale, nervoso o tissulare, e che· è la proprietà. dei capillari di contrarsi e di deviare la corrente sangni.gna ·dal punto leso dei capillari e che nelle malattie emorragipare sarebbe appunto alterato. Ma l'importanza. di questo elemento nel determinismo delle emorragie è ancora a chiarire (Lapiccirelll~). Teoria endocrino-simpatica (Weil): L'emogenia sarebbe determinata da una complessa alterazione di tutti gli organi emopoietici ed .ematolitici (fegato, midollo osseo, milza). A base di questa alterazione starebbe unà modificazione della funtione delle ghiandole a secrezione interna e del sistema nervoso vegetativo con ipotonia delle due sezioni (Alessandri· e Terzani). In primo lnogo starebbero alterazioni delle ghiandole surrenali. Qttesta ultima teoria è quella che forse più si accorda coi fenomen~ cosi complessi della a ffezione; essa non éi spiega l'intimo meccanismo Patogeneai. -
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patogenetico nè la conelazione tra i diversi organi, nè quale sia la lesione primitiva. Può darsi che queste alterazioni delle ghiandole emopoietiche ed endocrine siano primitive, ma vari autori le imputano al fattore tubercolare (Schupfer) altri invece dà importanza alla sifilide ereditaria. Veniamo al nostro ca -so. P ... A ... di anni 43 agente municipale del comtrne di S . C ... B ... Anamnesi ereditaria. Il padre mori di bronco-polmonite nel 1911 ; era d i costituzione ·robusta non sofferente di malattie di fegato nè d i emorragie.La madre è vivente e sana, non ha. mai avuto aborti, non ha. sofferto di emorragie uterine nè di altra. sede. Essa ha. avuto sette figli. quattt·o femmine e tre maschi, due dei quali viventi, l'altro mori di spagnola. nel 1917. Il fratello e le sorelle del P. sono saru e non sofferenti di emorragie. Il P. ha conosciuto il nonno materno c he era. sano; mori a. ottantaquattrci anni di affezione acuta. intestinale. Ha conosciute le cinque sorelle della mo.dre : n essuno di questi pa.renti hanno mai sofferto di forme emorragiche. Non ha. conosciuto la nonn!L materna e il nonno paterno morto in età ~iut tosto giovane, non gli consta. però che entrambi soffri.'!Sero d i affezioni emorragtche. La nonna. patema. morì in età avanzata. di malattia acuta. e a dett.a del P. fu sempre sana. Il gentilizio è muto circa difetti di conformazione, non g1ga.ntismo nè na.ni.smo, nè altra alterazione morfologica. spiccata ch.e avrebbe dovuto colpire la memoria del P., non gozzo negli a scend enti nè nei collaterali. n p. nacque a. termine da. parto fisiologico, ebbe infanzia sana, sviluppo -corporeo normale, camminò presto. Nega i comuni esantemi dell'infanzia., nega lue e malattie veneree. Non ha abusato di vino nè di liquori, discreto fumatore. · Si è sposato a diciotto unni con donna sana ed ha avuto nove figli di cui due morti per affezioni enteriche in tenera età, quattt·o maschi e tre femmine sono vivent1 e sani: ne.':l!>uno di questi soffre od ha. sofferto di emorragie nè presenta. fenomeni simili a quelli del padre. Il P . è stato llempre sano salvo l'affezione emorragica di cui andiamo parlando. · · All'età di quattordici anni ebbe la prima emorragia nasale dopo un lieve urto. Da. quell'epoca ebbe prolungate e frequenti emorragie, s pecie epistassi che da giovinetto lo colpivano anche due o tre volte al mese e che insorgevano sponta· neamente, o per l'intervento di un piccolo trauma. Ogni urto anche lievissimo produceva e produce delle larghe ecchimosi Slùla cute. H a notato spesso, specialmente sugli arti, presentarsi delle piccole macchie, delle petecchie puntifonni di colorito rosso scuro che apparivano s pontaneamente, senza evidente relazione coll'emorragie. Quando· il P. si produce una piccola ferit.a, -come puntura -di una spina di rovo; ne insorge w1o stiiJicidio sanguigno che dura parecchio tempo, anche delle ore e che qualche volta. si rinnova spontaneamente dopo essersi arrestato per qualche ora. Sul punto d ella ferita resta. un piccolo sogno nero che rimane visibile per lungo tempo. Presenta spesso frequenti emorragie a stillicidio dalle gengive, spontanee o provocate dagli a limenti un po' duri, sovente sente in bocca sapot-e d i sangue. L 'emorragie specie l'epistas.'<i che presentava da ragazzo erano molto intense, tanto da ]asciarlo alcune volte alquanto estenuato; non lo hanno mai però messo in peric<>lo di vita. Ha notato che se un'emorragia era copiosa le succes.o;ive si pt·esentavano a maggior di.$tanza d i tempo, se era lieve si ripetevano dopo pochi giorni. Su-ccessivamente coll'età l'emorragie si sono andate a.ttenuando e dirada.ndo, -sicchè attualmente l'epistassi si presentano solo quattro o cinque volte all'anno e son o più frequenti nella stagione estiva, q_uando si espone molto al sole. Non ha nmi avuto ematurie, emottisi od emat-emest; da giovinetto ha presentato qualche fatto enterorragico; non h a mai presentato tuméfa7.ione delle articolazioni. L'ultima eyiatassi ri:'lale a circa quindici giorni fa, e fu di modica intensità. I 5 agosto 1926 dopo un.a causa reumatizzante , ebbe una fenomenologia assai imponente. Cominciò a. sentire confusione, rumore di campane, di musiche. di cascate d 'acqua dall'orecchio sinistro successivamente dopo poche ore ebbe
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vertigini molto accentuate, talchè andando in istrada., gli sembrava di essere ubriaco e che tutto intorno ~li oggetti gli girassero. n senso di verti~ine era. tanto intenso che dovett-e metters1 in letto. Stette degente per circa. dieci giorni senza potersi muovere. Fu quindi accompagnato a Roma. e visitato da uno specialista otorinola.ringoiatra. gli fu diagnosticata una. emorragia a carico dell'orecchio intenlO sinistro. I fenomeni si attenuarono lentamente; per quattro me.~i dovette stare assente dal lavoro: in tale periodo notò che di giorno poteva camminare e dirigersi senza avvertire vertigini, mentre l' inces.~o gli era ostacolato durante la notte. Di giorno per dirigersi, fa notare il P., fissava collo sguardo un oggetto distante innanzi a sè e ciò gli permetteva di dirigersi senza. a.vveTtire vertigini, di notte che questo compenso della. vista gli mancava., trova.va. maggior difficoltà. a. ca.mmina.re ed avvertiva. vertiglA ' ni. . . . . ··>. . . t ra.. ttua1mente non h a pl'ù vert1~1D1 ma accusa f orte sordi .,.. a SllUS Gli furono praticate inie'. doni di siero di cavallo dopo l'emorragia. dell'orecchio interno; notò che ad ogni iniezione si produceva. sulla pelle una. eruzione, che egli descrive come i ponfi dell'ort.icaria. · Se i fenomeni emorragici sotto forma di epistassi si sono attenuati egli ha tuttora, come prima, i fenomeni a. carico della. cute, ecchimosi, petecchie, ecc. Si riassume l'esame obiettivo: Individuo di costituzione robusta megalosplacnico, ben nutrito tendente al pletorico, con masse muscolari molto sviluppate e toniche, colorito della cute e delle muccose roseo. Sulla cute del dorso si contano irregolannente distribuiti quattordici nei cutanei della grossezza varia da una lenticchia ad un chicco di miglio, più o meno leggermente rilevati, di colorito rosso scuro, altri più chiari; altri quattro sulla cute dell'arto superiore de.~tro, uno sul sinistro, altri numerosi piccoli sugli arti inferiori. Alcuni di questi nei acquistano l'aspetto telo.ngettasico come dei piccoli angiomi. Colonto della cute roseo, non ittero nè subittero, non edemi nè varici. Due ecchimosi larghe come il palmo della mano s i riscontrano stùla cute dell'addome; esse sono insorte senza apprezzabili cause traumatiche rimaste note al :P. Occhi, leggero grado di esoftalmo, non M:oebius nè Gra.efe. Solero di colorito normale. Niente a carico del fondo dell'occhio, non emorragie retiniche. Niente a carico della muccosa boccale nè della. lingua, non si riscont.rAno ecchimosi nè petecchie, non macchie. Dentatura in buone condizioni. Le gengive sono retra.tte dal colletto ma di colorito normale. Toccate con un batuffolo di cotone sanguinano al loro margine. La tiroide appare leggermente aumentata di volume in toto, di consistenza,. norma le. Apparecchio respira.tol'io; torace ampio ben conformato: l'esame- sistematico non fa rilevare alcun fatto patologico a suo carico. Cuore: aia di dimensioni normali. Ascoltatoria.mente toni di timbro normale su t utti i focolai. Polso ritmico fieno facilmente compre.."!Sibile di normale. F ega.t.o: sull'emiclaveo.re i margine superiore dell'ottusità si a al margine inferiore della sesta. costa, l'inferiore sulla medesima linea incrocia l'arcata costale. Nessun reperto patologico nella zona epatica. . Milza: non rleborda. dall'arcata costale nelle profonde inspirazioni, colla. percussione i limiti appaiono fisiologici. ' Esame nevrololl;ico. Ad occhi chiusi e con basi di sostegno ravvicinate costante tendenza a cadere sul lato sinistro. Oculomozione normale, pupille regolari con riflessi pronti alla. luce ed all'accomodazione. Riflessi tendinei deboli. Non tremori delle mani protese. E same otorinolaringoiatrico. Negativo l'esame d el rino-faringe. Ipoa.cus ia di origine cocleare ed ineccitabilità laberintica sinistra da probabile emorragia laberintica.. Chiazza emorragica. recente nella membrana timpanica. destra lungo il manico del mart.ello. Esame delle orine: ha dato pre.<;enza. di tracce evidenti di urobilina., essendo gli altri elementi no rmali, ed es.->endo assenti altri componenti anormali. E 5ame microscopico del serliment.o nego..ti vo d i reperti patologici. R eat.ione del '.Vassermann neg11tivo.
freW=nza.
UN CASO Dl EMOGENIA
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Esame cromocitometrico del sangue : Globoli rossi 4.516.000. Globoli bianchi 8000. Emoglobina. 85. · Valore globulare 0,94. Formula. lencocita.ria. : Polinucloo.ti neutrotlli 60 1 /t %Polinuclea.ti basofili l % Poliuuolea.ti eosinotlli 6 %Liniociti 19 %Grandi monocloo.ti 8 %Forme di passaggio 4. Mielooiti 2.
Le piastrine nelle varie conte hanno oscil.lato tra le 40 mila e le 8(1 mila (l).
n segno del la.ccio: applicato il laccio a.l braccio si è constatato dopo 5 mi-
nuti l'insorgenza. di petecchie puntiformi numerosissime, esse si sono manifestate in numero maggiore vicino a.l laccio, mentre sono rimaste più rade più distaimente, anzi la. parte di'i!ta.le dell'avambraccio e la. mano sono rimaste indenni; vicino a.l la.ecio si è avuta. una. fioritura. di piccolissime petecchie ravvicinate tra. loro su fondo uniformemente ecchimotico. Il colorito uniforme e lo petecchie era.n<> persistenti anche tre giorni dopo la prova. In corrispondenza. del laccio si era. prodotta. un ecchimosi netta. e di colorito intenso, continua come un monile. n tempo di emostasi sperimentale usando un sottile e tagliente vaccinostilo fu ripetuto tre volte, con i seguenti risultati 8' · 14' -55', ptmgendo sempre i lobuli degli orecchi. La. piccola. emorr~a. eveva. il carattere della. aritmia ora quasi frenandosi, ora. le gocce facendosi p 1ù grosse e più frequenti. La. prova della coagulazione: raccolto il sangue della vena del braccio si & visto il sangue coagulare dopo Hi' completamente. Il coagulo si è retra.tto in circa. sette ore ma non completamente, retra.endosi a. meno di un t~rzo della provetta e lasciando un siero più colorito rlel .norma le; il coagulo era più imbibito e meno dnro del coagulo di un sangue normale. Il coagulo in ca.~sula. sterile in termostato ha iniziato rapidamente la sua. dissoluzione, ma. non s1 è sbriciolato ed è rimasto a. lungo così assottigliato. Considerazioni diagnostiche. Eredità completamente negativa. s ia. dal lato delle malat-tie emorragiche sia.. della sifilide, nessuna. malattia epatica. nè delle ghiandole a secrezione interna. per quanto ce ne possa. dire il paziente. L 'anamnesi ereditaria sta in favore dell'emogenia.. L'inizio dell'affe7.ione a 14 anni epoca tardiva. per la emofilia. Il quadroemorragico si è ·limitato ~;~>lle emorragie muccose nasali e gengivali forse a qua.lch& rara enterorragia., alle emorragie da ferite cutanee. Nell'in.sieme l'emorrag ie non sono state mai molto gravi ed hanno permesso un'accrescimento ed uno svilupp<> normale ed anche uno sta.to di benes.~ere. n decorso è ca.ratteric;tico per l'emogenia. Sono mancate complicazioni a carico delle articolazioni che sogliono presentarsi nella. emofilia.. li fenomeno più grave che ha colpito il paziente, non per l& quantità della. emorragia ma per la. loca.lizza.zione, è stata l'emorragia. dell'orecchio interno, che ha. lasciato una ipoacusia grave e disturbi lievi dell'equilibrio, ma. eh& dette luogo a gravi fenomeni rilevati a.na.mnestica.mente. L 'affezione si è andata attenuando cogli anni come è stato altra. volta. osservato, pur rimanendo netto il quadro cutaneo.
(1) Per la conta delle pla.;trlne è stato usato 11 ll1uido di Atra.na-;slew cnmposto di <'lorur~ Il! sodlo, 0,6, pe;>toJe di Wltte 0,6, metll~loletto l:IOO.COO grarnm.i 100. I glob\lll r osd dopo POCO tem.Po veagon) dhfa.ttl e non a.upalono se n on come om!lre, le pla>trl.ne a.~qulstann il colore del m.etllvlo:etto. La d lllllzlone si fa. nel!~ plpett& da glo ·mll blan •111 deU"a.pparoochlo Tbom.M·Zel~ .
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UN CASO DI EHOGENIA
Dal lato soma.tico è da {>Orre in evidenza il lieve aumento della tiroide senza peraltro sintomi di ipertiroidismo. n fegato per quanto non alterato di volume, dimostra una alterazione della funzione colla presenza di lieve urubilinurie.. È notevole il numero dei nei cutanei. Lo stato del sangue ha dimostrato un buono stato di ema.tosi corrispondente .al fatto di non essere intervenute recenti gravi emorragie ed al fatto che il so~etto ha sempre ben resistito a queste. Si può notare un certo grado di reazione midollare dimostrato da un modesto grado di mielocitosi insieme ad aumento delle forme mononucleate e di passaggio. Nessuna alterazione di globuli rossi che dimostri una sofferenza della emocitopoiesi, solo una modesta oligocromemia. In eontrappo~to a ciò tma lieve leuc.ooitosi globale ed una leucocitosi eosinofila lieve, che non ha trovato una causa evidente nelle ricerche eseguite. È evidente la dirÌtinuzione delle piastrine. Le prove sperimentali depongono concordemente per l'emogenia; prolungamento del tempo d'emostMi in forma chiara, emorragia aritmica, diminuita retrattilità d.el coagulo e ipercoloraziono del siero. Il tempo di coagulazione normale differenzia il caso nettamente dall'emofilia. Infine il segno del laccio completa il quadro che è netto per l'emogenis; .difetta solo lo sbriciolamento del coagulo che non è sintomo costante nè essenziale. Non abbio.mo potuto t rattenere il paziente per un lungo periodo, in quanto veniva a noi al solo scopo medico-legale, per esperire altre più accurate ricerche ·sperimentali, nè abbiamo potuto esperimentare un metodo di cura. Per completare il quadro della malattia dirò brevemente quale è la terapia consigliata dagli autori. · In caso di gravissimi stati emorragici si è ricorso alla splenectomia od alla legatura della arteria splenica, specie quando si aveva tumore di milza. Questa terapia è legata al concetto che la milza sia l'organo che presiede alla piastrinolisi. Non in tutti i casi di splenectomia si è avuto un aumento di piastrine, nè si è ottenuto un miglioramento dei sintomi emorragici anche aumentando quegli ·elementi. Per la sua azione emostatica è invece largamente usato con buoni risultati il siero fresco di cavallo, sia per iniezioni endomuscolari, sia localmente sulle ferite o nella garza usata por tam.l?onamento. In mancanza. di Aiero di cavallo, riesce bene anche il siero antidiftenco che nei casi urgenti à più facilmente reperito. n siero di cavallo può essere usato sia. durante l'emorra~ia sia in modo preventivo. Per favodre la coagulazione potrà essere sommi.rustrato il c}o:ruro di calcio per bocca o il calcio sotto qualunque altra forma. La trasfusione massiva del sangue, usata in qualche caso grave, non ha dato nell'emogenia i medesimi buoni risultati che nella emofilia. Weil hà. sperimentato con buoni risultati le iniezioni di sangue di altro soggetto, in toto, di venti o qua·ranta. centimetri cubi per via sottocutanea. Se eseguite sistematicamente per un lungo periodo una volta al mese, la cura ha dato luogo a successi çluraturi. E stata preconizzata la terapia tiroidea, nei soggetti ipotiroidei in associazione ad estro.tti testicolari, od il siero di animali stiroidati nelle forme associate .ad iprtiroidismo ed in genere la terapia ormonica. Contro lo stato anemico ed in quanto le altera:r.ioni epat.iche entrano in modo precipuo nella patogenesi dell'affezione, si preconizza. l'opoterapia. epatica, dando due o tre volte la settimana od anche giornalmente cento grammi di fegato confezionato in modo che sia possibilmente accetto al malato ed il meno cotto pos· .sibila. Qualora tale cura sia fortemente disgustosa all'ammalato, anche commisto ad aromi e superficialmente arrostito o saltato al burro o dato in forma. di boli su ostia, si può tentare la somministrazione della spremitura di fegato per proctoclisi. AUTORIASSUNTO. E sposto il quadro della. mala~tis. quale è stato formu· .lato da ·Weil e dalla sua scuola riassunte le teorie patogeniche, l'A. descrive un -caso della. malattia.
UN OASO DI Eli10GENIA
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Giornale di medicina militare.
NOTE DI IGIENE PRATICA
:B LA.T,..r E per il dottor Nicola Rodlnò, capitano medico
Non c'è più ai nostri giorni angolo sia pur remoto di mondo civile, che non abbia, con rinnovata coscienza igienica, dichiarata guerra aperta a quel detestabile insetto, ironicamente chiamato « Mosca domestica », noioso e schifoso, ma specialmente e sicuramente pericoloso all'uomo, percbè attivo vettore di malattie infettive: Questo immondo dittero, però, di fronte a tante pericolose qualità. negative, compie anche importanti incarichi in natura a prò della stessa umanità, quale ad esempio la diffusione, attivazione e moltiplicazione, come per molti germi infettivi, cosi dei fermenti che tanta parte necessaria hanno nella economia della natura e nel vasto campo enologico (Rossi cit. da Fiorani), fonte inesauribile di ricchezza nazionale. Esiste invece anche in natura, abituale ed affatto gradito ospite della nostra dimora, un altro insetto, il quale, senza possedere al suo attivo alcuna qualità biologica a beneficio dell'uomo, è certamente altrettanto ripugnante e forse anche più funesto della stessa mosca domestica. Intendo qui parlare della blatta, della quale anche le nostre caserme, specie quelle a dattate da vecchi edifici, risultano addirittura infestate. Le blatte, viventi rappresentanti degli antenati degli insetti, e forse della stessa mosca, furono tra i primissimi ad apparire sulla terra- i bla.ttarii - perchè facenti pa.rte della. meravigliosa fauna. del periodo carbonifero (Berlese). Perciò, fin da quando l'uomo è sulla terra, si è tirato dietro questo sudicissimo ospite, passivamente e fatalisticamente subendolo, quale retaggio ineluttabile della vita terrena, senza tentare di liberarsene e senza cercare di indagare il danno di cui poteva essere apportatore. In Italia si annoverano finora cinque specie di blatte, ma la più diffusa è la blatta comune - Periplaneta orientalis, Linneo - il famigerato bagberozzo, secondo alcuni importata dall'Oriente con i traffici marinari, mentre da.Ua maggior parte dei naturalisti viene considerata una specie iodigena ed autoctona. · Tutti purtroppo conosciamo le blatte, perchè poche sono quelle abitazioni che ne risultano non infestate. Le blatte femmine si distinguon o dai maschi per essere prive di ali, per la maggiore grandezza e per presentarsi di colorito nero-lucido. Esse depongono le loro uova, da 12 a 18, dentro una piccola valigetta di circa cinque millimetri di lunghezza, chiamata ooteca, formata da un liquido secreto dalla stessa madre a.ll'atto della deposizione e che subito solidifica. I maschi banno ali corte che superano di poco la metà dell'addome, ma non. atte al volo. Le piccole bla.t te presentano colorito tanto più pallido, quanto ... più immature. Le larve, che sortono fuori dalle ooteche, fino al-
N01'E DI IGIENE PRA1'IOA
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l'ultimo stadio de~ metamorfosi, impiegano un anno secondo il Rau e per Takahashi anche due. Le abitudini delle blatte, insetti omnivori e notturni, si OO.S.tta.no a quelle dell'uomo, col quale abitano. Essendo insetti piatti, si celano di giomo, e di notte quando vengono sorprese, dovunque esista. una fessura. anche piccola, e rapidamente vi si rifugiano possedendo zampe forti ed agilissime. È invece di notte che le blatte, indisturbate ed al buio, raccogliendo con gli ocelli i minimi raggi di luce ed orientandosi con gli organi ta.ttili ed acustici che fanno corona 'a lla testa, escono dai nascondigli e si diffondono per la casa, andando dapertutto, tutto invadendo e facendo strage di quanto trovano di commestibile nel loro cammino, con speciale predilezione nelle cucine e nelle dispense. Fornite di un apparato masticatore resistentissimo, tutto intaccano e trangugiano, umett~do copiosamente il cibo con una speciale saliva nerastra, imbrattando ed insudiciando con essa il nostro pasto, sul quale famelicamente si assidono e lordandolo ancora con copiose feci. La smodata ingordigia richiama le blatte anche fra le immondizie e sul sudiciume, che non disdegnano di ingerire, alternandolo alle cibarie umane, con le conseguenze antigieniche facili a comprendersi. .Ad aumentare la ripugnanza umana, esse, come la cimice da letto, se aggredite, si difendono emanando un peculiare e ributtante puzzo, causato da un liquido, che segregano da speciali ghiandole situate all'estremo posteriore del loro corpo. Le blatte completano la. loro deleteria presenza, risultando ancora pericolose trasmettitrici di germi infettivi e di parassiti, poichè, allo stato odierno delle conoscenze epidemiologiche, esse già appaiono nella loro luce sinistra e bagliori scientifici illuminano la mente umana. sulla perniciosità di questi d·etestabili esapodi. • È dimostrato infatti che le blatte trasmettono le spirottere del cane (Grassi cit. dal Lang) e quelle del topo - gongylonem.a. neoplasticum capaci di provocare in questo roditore il cancro del piloro. n Fibiger, fin dal1907, aveva. osservato la. presenza della. spirottem neoplastica entro i tumori dello stomaco di ra.tti e di cavie, notando in seguito la scomparsa endemica di neoplasmi spirotteri fra i ratti di una raffineria, dove erano state rinvenute abbondantissime blatte infestate da gongylonemi. E sebbene i fautori della teoria infettiva.. del cancro, fra i quali il Borrel, asseriscano che i neoplasmi da parassiti, lo siano invece da un virus filtrabile, di cui detti parassiti sarebbero i veicoli, pure mancano ancora al riguardo prove sperimentali. Le ricerche del Fibiger, largamente discusse nel luglio 1927 al Congresso Internazionale del Cancro tenutosi a Strasburgo, hanno confermato che la. produzione dei cancri spirotteri è esclusivamente l'effetto dello stesso verme, senza che vi partecipi alcuna. causa. infettiva. Sembra perciò che i gongylonemi abbiano un effetto assolutamente specifico (Fibìger-Wassink) anche perchè le lesioni dello stomaco infestate da spirottere risultano in rapporto diretto col numero dei parassiti che ne hanno invaso l'epitelio, si presentano prima. della eliminazione delle uova. da parte di detti vermi ed infine nei neoplasmi spirotteri si riscontra sem-
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NOTE DI IGIEloo"'E PRATIOA.
pre una spiccata eosinofilia: dati questi che suffragano l'azione cancerigna del gongylonema essere dovuta a tossine dallo stesso parassita secrete. n Gongylonema si incista nella muscolatura della blatta, ciò che è stato confermato anche dalle ricerche del Franchini eseguite su tali insetti della Romagna, i quali hanno presen tato più d'una volta delle spirottere incistate. Il Fiblger infine, facendo ingerire a topi delle blatte infestate, è riuscito a riprodurre in essi il cancro dello stomaco. n Sambon, basandosi sulla scoperta del Fibìger, incrimina senz'altro vari insetti quali abituali trasmettitori del cancro all'uomo e fra questi in prima linea le blatte. Le (l case del cancro >> dall'autore ispezionate in Romagna nel 1924, ospitavano in grande abbondanza di tali insetti. Il Nègre, in una inchiesta praticata a Labstide-Rouairoux, paese molto colpito dal cancro, ha trovato forni da pane nelle case più colpite, la propagazione del cancro nelle donne casalinghe e la localizzazione del morbo nelle case vecchie risultate sempre infestate da molte blatte. Anche secondo questo ricercatore sono le blatte, nelle panetterie, che mantengono il ciclo del n.ematode, il quale a sua volta provoca il cancro all'uomo. n Mefre, mentre ha potuto assodare che i batteri tifici, paratifici, dissenterici ed il gonococco non si rinvengono mai nelle feci delle blatte, ha accertato che i bacilli tubercolari, quelli della lebbra, le amebe e vari altri protozoi, come pure le uova di elminti, possono percorrere il tubo digerente della blatta senza risentirne alcun danno, rimanendo perciò patogeni per l' uomo. n .Moyell (cit. da Goodwin) invece ha addirittura. dimostrato che le blatte riemettono con le deiezioni il bacillo tubercolare dopo a verlo virulentato, e sono ancora iu grado di diffondere, pure attiYamente, i blastomiceti, di cui sappiamo quante specie, ogni giorno che passa, risultano patogene per l' uma.niti\. Lo Schwenck ha recentemente accertato, sia con esperienze di laboratorio che con prove cliniche, che le blatte, infestandosi molto spesso di uova di parassiti intestinali, specie di ascaridi e di trichiuìidi, le diffondono con le feci, essendo vettori di tali infestioni pa.rassitarie specie a danno dei bambini, per l'abitudine di questi di tutto assaggiare portandosi ogni cosa alla bocca. Da quanto abbiamo esposto, senza volere addentrarci nella. intricata questione circa l'unicismo o la pluralità etiologica del cancro, risulta chi&ramente che le blatte banno una parte preminente e preoccupante quali vettori di alcuni neoplasm.i, che certamente si riscontrano nei roditori e probabilmente anche nell'uomo; mentre non possiamo più considerare innocua la presenza di questi insetti nelle nostre case, specie per quanto riguarda la tubercolosi umana., la. diffusione delle m.icosi pa.togene e dei parassiti intestinali. D distruggere con ogni mezzo le blatte dalle case rappresenta perciò oggi un canone epidemiologico di grande importanza igienica, sanitaria ed ancora sociale, a salvaguardia della sanità. della razza. dato il solo dubbio che le blatte partecipino, fra l'altro, alla. propagazione di due tristi piaghe sociali : cancro e tubercolosi. Abbiamo per la distruzione delle blatte mezzi biologici, meccanici e chimici.
NOTE DI IGIENE RRATICA
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Fra i nemici naturali della. blatta nelle case, e: la natura purtroppo ci ~ stata al riguardo matrigna, conosciamo soltanto una piccolissima vespa, -di circa un centimetro di dimensione, dal curiosissimo addome peduncolato, di color nero e vivacissima - evania appendigaste1·, - che depone le sue uova proprio nelle ooteche delle blatte e la larva, che ne sorte, disti u~tge cibandovisi, le uova ivi racchiuse. Questa vespett a è un en.dofago delle blatte e sarebbe prezioso nostro ausiliare, se non fosse cosi rara a trovarsi. I mezzi meccanici sono rappresentati in genere da speciali trappole, sfruttando la impossibilità delle blatte di anampicarsi su superficie levigate. Sono conformate in modo che, attirando le blatte con alimenti di odore penetrante - banane pelate, birra stantia., fettine di cocomero, JleZZÌ di formaggio, lardo rancido posti in recipienti metallici o di vetro, esse, attraverso un piano inclinato o un trabocchetto, cadono dentro il recipiente senza potervi più uscire. Al mattino un pò di acqua bollente ucciderà le prigioniere. Di trappole per blatte esistono in commercio vari tipi e tutte basate, su per giù, sul principio ~uddetto. Ricordarsi però che, come i topi, le blatte non abboccano tanto facilmente alle trappole, specie se si sono ~1rccorte che altre prima di loro ne hanno avuto danno: perciò, perchè qt:esto mezzo meccanico sia efficace, ·è bene adoperarlo di tanto in tanto. Buon mezzo anche meccanico, p t. rchè usato con grande diligenza, è quello di ostruire con gesso tutte le minime fessure delle pareti domestiche, integrando questa pratica meccanica con la più scrupolosa. pulizia anche dei locali più angusti della casa, provvedendo alla immedia ta rimozione delle immondizie o tenendovele racchiuse in recipienti a. chiusura ermetica, ed infine, per chi adopera carbone come combustibile, ispezionarne accuratamente i sacchi quando viene por t a t o in casa, perchè è in genere con esso che le blat te penetrano nelle nostre abitazioni. Di mezzi chimici ne abbiamo molti e t ntti efficaci; alcuni però non scevri di pericoli e per gli animali domestici e per noi stessi; per cui è prudenza, nell'adoperarli, agire in modo da evitarne la diffusione e la contaminazione umana.. Molti veleni poi, l'arsenico ad esempio, vengono riconosciuti e perciò rifuggiti daUe blatte. n fosforo però è un ottimo ingannatore e le blatte lo ingoiano sen.za diffidenza ed a ripetizione. n Berlese consiglia all'uopo di fare della colla di amido o di farina di frumento che contenga dal 2 al 5 % di fosforo: di qt:esta si cospargono -con un pennello delle foglie fres<.: he SJlecie di lattuga, della quale le blatte sono ghiottissime, e si distribuiscono nei luoghi maggiormente da esse frequentati. E ' bene disporre l'esca avvelenata la ~era, ten.endovi lontani gli animali domestici e rimuovendola al mattino. Le blatte, colte dal vomito, muoiono nelle tane e le compagne, sempre sudicie ed ingorde, ingoiano la sostanza Ii ,gettat·.a trovan.dovi anche esse la morte. L'Alessandrini consiglia di spruzzare dentro le tane, dentro le mostre delle porte ed in tutte le fessure della casa, del petrolio l;>ene emulsionato con acqua alla proporzione del 5 % ripetendo questa pratica ogni 15 giorni. La benzina è micidiale alle blatte, ma è troppo pericolosa: così ·dicasi del calore che a 52° uccide le blatte, purchè le raggiunga nelle tane.
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NOTE DI IGIENE PR&TIOA
Le essenze di la.vanda, di timo, di ruta, di eucalipto, disciolte in. alcool e spruzzate nei nascondigli, fugano le blatte, come pure la. canfora e la trementina. Le blatte, una volta fuori, possono venire meccanicamente uccise. Buone ricette, tanto vantate dal Lang, sono le seguenti: gesso una. parte e zucchero due parti; oppure borace in polvere a parti eguali con zucchero; oppure fluoruro di sodio tre parti e polvere di piretro o di crisantemi (insetticida) una parte, da spargere di notte nelle località. frequentate dalle blatte. Ca.meron adopera anche il fluoruro di sodio quattro parti con una. parte di acido borico in polvere, da distribuire, negli spigoli della casa, !asciandovelo per alnleno due settimane onde, le blatte adulte possanoportarne piccole quantità nei crepacci e nelle buche, dove si annidano. i piccoli. Lo stesso autore (cit. dal Gardenghi) riferisce il metodo del Peking: Union Medicai College che adopera la seguente miscela a scopo blatticida: Salda d'amido . . . . . . . . . . . . . . . . . . gr. 225 Zucchero. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ,, 425 Calce vi va. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 85 Borace . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 145 il tutto ben polverizzato, da conservarsi ben secco in scatole di la.ttar
cospargendone di notte gli ambienti infestati. Ancora l'Alessandrini consiglia l'uso di alcune polveri, che vanno in commeréio sotto il nome di Ablattol, da cospargere con un fine setaccio o sul pavimento o meglio intorno a delle foglie di insalata fresca. Le blatte, per nutrirsi, vi passano sopra e si insudiciano della polvere venefica. Essendo esse per il proprio corpo molto p ulite, procedono dopo alla toletta servendosi della bocca e di conseguenza. avvelenandosi a poco a poco. Abbiamo per le pratiche blatticide anche mezzi chimici allo stato gassoso; ma, per ovvie ragioni, non sempre consigliabili per disinfestare abitazioni, mentre si possono adoperare per liberare sia le navi da questa loro. piaga, come pure le nostre Caserme. n solfuro di carbonio è efficace nelle proporzioni di gr. 100 per metrocubo di ambiente. Ricordarsi però che i suoi vapori sono tossici anche per 1•uomo, che allo stato liquido è infiammabile e che vapori misti ad aria possono formare miscele esplosive. P er grandi ambienti, dove l'uomo non risiede abitualmente, il solfuro di carbonio però è di sicura efficacia. Le fumigazioni di zolfo fugano le blatte dai loro nascondigli ma non le uccidono. Perchè lo zolfo sia micidiale occorre la. claytonizzazione, che può essere adottata per le navi, da eseguire, secondo il Goodwin, per tre volte ad intervalli di 14 giorni, onde pervenire alla distruzione delle ooteche e di conseguenr.a della intera generazione. La cloropicrinazione infine, ma specialmente la. cianidrizzazione sonoentrambi disinfestazioni niicidiali alle blatte, ed anche per la specie, purchè ripetute, come si è detto sopra, ad intervalli e per tre volte almeno~
RIVISTA DiLLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA J{EITANI e M.tliONE. L a e:z1olcgia della r:arGtite c'[Yid<rnica. (AEEcciazicne n:t.dico· chirurgica di Al e~Eandlia, E€dut a del 14 dicembre 1928).
Gli A.A., dopo aver accennato al le più tecenti indagini wll' eziologia della p ar otite epidemica, riferiscono i risult a ti della loro prima serie d i ricerche, ch e sono state negat.ive n ei riguardi della spirochete di Kermogant. Sono stati inoculati dei conigli, nella vaginale del t esticolo e nella camera anteriore all'occhio, col liquido sieroematico, ricavato con la puntura d ella paro· tide di soldati ammalati di orecchioni con saliva non filtrata e colla stessa, sottopo· ·sta a filtrazione su Candela Chamberland, L S. Su lO conigli, inoculati con la sierosità provl:'niente dalla parotite, non è stato· possibile mettere in evidenza element.i spirochetici: in uno residuò incapacità alla proliierazione. Su altri l O conigli, inoculati con saliva non fi ltrata, si è avuto in 3 .ascesso testicolare con atrofia consecutiva e sterilità. Negli strisci fatti nei vari pe· riodi dell'infezione e n elle sezioni son o stati osservati elementi spirali, da riportare morfologicamente alla spirochete buccalis (Provazeck), alla Sp. media (Provazek e Hoffmann), aHa Sp. dentium (Provazek e H offmann). Su 10 conigli inoculati con saliva filtrata n on s'è osservata alcuna. spiron emacea: in 3 si notarono fatti d 'or· cbite, con sterilità consecutiva in liDO. Ne~li strisci fatti con succo tE>Sticolari ottenuto da due malati iJ1fetti da orchi-
te n on s è notata a.lcuna !orma di spirochete. Come crit.erio ex iut:antibus gli A.A. hanno v oluto provare la terapia arsenobenzolica, giudicata da taluni come specifica, ma il risultato n on è stato soddisfacente. DUVAL P. -
La toracoplastica extra·plwrule per t-'ia ascellare: (tunica cperatcria). (JoW'nal de chirurgie, t. xxxn, n. 6, 1928).
Dnval, Qnenu, Welti (1928), r endendosi conto e del grave traumatismo e non meno grave m utilazione che il processo di toracoplastica paravertebrale di Sauerbntch comporta, in particolare per la sezione di numerosi muscoli e vasi, cercarono con altra via operatoria meno lesiva di ottener e i m ed esitni risultati di compr essione polmòflare. È questa. la via. ascellare che, sèCòndo gli autori p t'rmèttedi p ot er asport·are con facilità. tutte le costole, quasi in tutta la loro lunghezza, compresa la 1• con minore sacrificio di muscoli e vasi. Colla incis ione ascellare Ri seziona solo il m. gran dentat<O in una zona avascolare, essendo il taglio compiuto Iii. livello dei suoi attacchi costali. pure avascolare è la denudazione t oracica, compiendosi <tuesto. nel vasto spazio facilmente scollabile compreso fra il m. gran dentato ed il gruppo dei muscoli peritoracici, col n otevole vantaggio di ri;;pet.tare i muscoli posteriori d ella F>capolo. necesllari all'ulteriore funziont~mento d ella. spalla e del b raccio. L a. r esezione costale, fatto. con uno scollaperiost.io aS!!ai lungo a ma1ùco incurvato secondo la formA. delle costole ed il costotomo, di cui il tagliE-nte poco alto permette di lavorare sotto i muscoli, è incurvato ad angolo r etto' sul manico, non porta che alla sezione e legatur a d ella a . mammaria esterna. L a tecnica è la seguente; 1° il paziente è coricato sul lato sano, un aiuto fissa il bacino, un altro
tiene il braccio sollevato, e così la parete tomcica si trova ampiamente esposta fra. le linee ascellare anteriore e posteriore; 2o I ncisione degli st.rati parallelamente e in avanti al mar!!ine anteriore del m. gran don•ale; scopertolo, si sezio11ano gli attacchi di esso S1!.11le ql1attro ultime costole e così i fasci muscolari del m. gran dentato sono m essi in evidenza; superiorment e, l'incisione abbandona il m. gran dorsale per non aggredire la zona vascola.re. 3o In avanti del m . gran dorsale si vede la faccia esterna del m. gran dent,at.o: esso si sezionò. in vicinanza delle sue inserzioni costali e s i rispetta così anche la sua innervazione. n chirurgo allora porta la mano ind ietro nello spazio cioè torace-dentato, lib era. la. parete toracica. e l'articolazione costo-trasversale; 40 Una valva. sospinge in avanti i m.m. pettorali, una seconda porta. indietro la scapola ed il m. gran d en· tato..sezionato; con la solita. tecnica le costole sono denudate in vicinanza dell'angolo
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RlVISTA DELLA STAMPA MEDIOA ITA.Ll.uiA E STRANIERA
costo-trasversario; 5° Importante, come nel proces.oro di Sauerbruch, è la resezionedella. l• costa, che però per questa. via è assai più facile, avendo l'avvertenza di incidere ea.rzialmente il margine inferio re del m. gran pettorale; una resezione compiuta all infuori dell'attacco del m. scalano anteriore per una. lunghezza di 4 cm. è più che sufficiente; 6° Si pone uu drenaggio nello spazio celluloso che separa la pleura. dalle mas'.!e muscolari, sntura del m. gran dentato e degli altri strati con cura. Gli A. A. presentano le fotografie di nno de i loro operati, datante da tre anni. affetto da tubercolosi poimonare: è attualmente in perfette condizioni, i movimenti della spalla. e del braccio sono si può di.re norm!loli ed hanno conservata tutta. la. loro potenza.. e nonostante l'enorme re:>ezione costale, poichè tutte le costole furono rese este in quasi tutta la loro lunghezza., la. deforma.z ione toracica è minima, e la colonna vertebrale non si è incurvata.
DESMAREST e DrAXANT-BERG.I!IB. -
Frattura àìafuarie delle ~ della gamba. (La..
Presse médicale, n. 8, 1928).
Dall'osservazione di 28 casi gli AA. tr&ggono alcune conclusioni sulla progno· si del trattamento. La prognosi può considerarsi favorevole nelle fratture della. tibia senza. frattura del perone; il lieve spostamento e l'applicazione facile dell'ap· parecchio riducono a.l minimo l'incapadtil. dell'individuo; uno dei malati lasciava l'ospedale al 26° giorno, camminando bene con il suo apparecchio; altri hanno avuto tm'incapacità. al lavoro di 2-3 mesi. Grave è da considerarsi la frattura della. d iafìsi tibia.le con frattura del malleolo. esterno, quando la frattura interessa. il terzo inferiore della tibia e lo divide obliquamente. La prognosi è grave per il fatto che è interessata l 'articolazione tibiotarsica e per la difficoltà della nduzione. Per 9-uanto riguarda il trattamento, gli AA. consi~liano quanto segue: l) ogni frattura d1 gamba va trattata d'urgenza e ridotta sotto il controllo della radiografia; ogni or a perduta rende più difficile la esatta riposizione. D servizio radiografico ospeda.liero deve quindi essere organizzato in modo da portare ogni precisione nella diagnosi; 2) Una buona riduzione non può farsi che con anestesia completa., per cui gli AA. consigliano la. rachianestesia; la riduzione manuale di un tempo va quindi abbandonata. Ottenuta la riduzione, questa va mantenuta con un apparecchio gessato. Si riserba l 'estensione continua per i casi in cui non si può fare subito la riduzione; 3) Tutte le fratture di ga.mba vanno costantemente sorvegliate per evitare che la. deformazione si riproduca o per correggerla, se si è riprodotta.
OLITl!ìORONA. -
Il valore diagno8tico dei ri{lu8i addominali per le a!Jezioni acute
deU'addome. (Acta chirurgica Scandinava, vol. LXII, n. 3-4).
Nei quattro qui.nti dei cASi di peritonite acuta o di reazione peritoneale si trovano d elle modifico.zioni d ei riflessi addominali sotto forma di abolizione totale oparziale. Tali modificazioni costituiscono un sintomo obiettivo, che prende un valore particolare quando manchi la cosl detta difesa muscolare. L'esten.<~ione dell'abolizione dei riflessi non è in rapporto costante, nè con la. intensità., ne con la estensione del processo patolo~ico; in linea generale, si può dire che i disturbi dei riB..e ssi sono più estesi n elle perttoniti che interessano la totalità o la maggior parte della cavità. peritoneale che nelle peritoniti circoscritte. Al pari della difesa muscolare, i disturbi dei rifie.<Jsi possono osservarsi anche durante pro· cessi e:\.-traperitoneali, per irradiazione al segmento vicino dell'eccitazione provocata dal processo morboso. L o stato dei 1·ifle.<>si addominali può anche avere un valore pronostico, nel senso che nelle peritouiti, ad esito favorevole, i riflessi ricompaiono generalmente entro 24-48 ore, mentre, nei casi di complicazioni intercorrenti o d! iloo o nelle peritoniti estensive, i riflessi scompaiono nuovamente. La causa deL disturbi dei riftessi è ignota; è probabile che la ren.zione p eritona.le produca un'ini· bizione del riflesso.
RIVISTA DELLA Sl'A)IPA MED I CA ITALIANA E ST.RAN!Ell'' EINAUDI. -
4-17
Variazioni della pressione sat1guigna durante ·gli atti operati1--i. (?ili-
nerva m edica, n. 9. 1928). Osservazioni praticate applìcunclo lo sfigmomanometro Riva- R occi, il giorno prima dell'inizio, durm1te e dopo l'anE'stesifL dall'A. h anno dato questi ris\dtati: Su 80 malati, sottoposti ad ancstCl"ia locnle con n ovoicainn-ndrenulina e nqvoca.ina con preYia injezione di morfina, hanno rilevato lievi;;,;imc ult e•·a:~;icni de lla pressione pet· piccoli int en ·enti (ernje, vvricocele ecc.), mentre per interve11t i di maggiore gra...,ità. o per diificoltà tecniche, si ò avuto f1cque1 temente dimi • uzion e e talvolta caduta della pressione (gozzo, gustro-entcrost orn ia). N on sempre la digitale e la cafreina l'ono stat e efficaci per combat.t cre t a le aLlJal"l'amento. Con l'anest.ia genemle, si è sempr-e osservata caduta della pres~ione, più sensibile che n egli stessi interventi p r·aticat.i con l'anestesia lccale. I comuni tonici car diaci no n riescono sem p.re ad evitare la caduta della pressione, ma g iovano però in alcuni ca,o;i ad attenuarla, e po:;sono t a lora anche impedirla. Q\r alor a lo condizioni d el'a.pparato dj gerente lo pm mettano, la pr('pnraz ione più consigliabile è l'infuso di digita le (g. 2,25 di polvere d i foglie, somministrati in tre giornj). MA.YE"R. -
Le morti da anestetic-i locali (J ournal of American Méd icul Association,
n. 16, 1928).
L ' A. ripor ta \ma statistica di 14 casi di m orte, di cui: 3 per cocaina, 2 p er cocaina, uovocaina, 8 p er novocaina, l per butina : n ella metà dei cusi, s i t r attava. di anestesie per tonsillectomia. N ei casi di m orte per coçaimt-novocaina, la cocaina. era stat a usata per prima, in uno di essi s i era usata la cocaina in pasta, che è dich ia •·attt pericolosa. Negli otto casi let a li per novocaina, vi era piocardite in 2 ed ipertrofh,. t imi ca e tiroiri l'a
in uno. L 'A. os.<>erva che la cocaina vien e usata m eno che un tempo e solo per esplorazioni e per interventi endolaringei; ciò n onostante, il numero delle morti è r elativamente a lto. Il cloridrato di novocaiua. sarebbe il p iù sicm-o degli anestetici in uso.
RxcE. - L 'anestes·ia locale nella riduzione delle jmttut·e. (Joumal of American Médical Association , pag. 1768, 1928) L'applicazione dell'anestes ia locale in ch irurgia si va ~empre più e~tcnd endo, invadendo i campi ove fu sino ad oggi ue;ato. l'aneste!>ia generale. 11 rapido diffond ersi di questa pratica s i verifica sopr atutto in America, mantenendol'i i chirmghi europei più conservativi a l riguardo. L' A., del Minne.apolis Generai H ospital, descrive dettagliatamente l'applicazion e dcll'onestesia locale con novocaina e procaina alla ridln ione dciJ(J frattme del braccio. E gli h a usato con su ccesso q\1esto metodo in una serie d i più di 50 casi, presentatisi in otto mesi all'ambulatorio ospitaliero. In n essun caso lo manipolazioni di riduzione provocarono dolore, m a soltanto sensazione di prel'sione e d i l!"ggero indolenzimento. L a riduzione stessa fu poi facilitata e 11on fu mai necessario usare una forza ecccse:iva. grazie al ril assamento muFcohu-e provocato dall'anel"t etico. Vennero usate solu7.ioni di cloridrato d i proCilina all' l %- Dopo la. sterilizzazione del campo con alcool e tintura di iodio si pratico no injezioni sottocutunee in lm primo tempo e in secondo tempo si npprofomla l'up-o sino al livello ddl'o,·;::o fra.tturato. Quando penetra nella siringa del sang1.rf', lo s i m e~cola all'anest<~tico e lo si inietta in profondità. L a. quantità di aucstet.ico u sntt\ è di 15-60 eme.• e le manoVl·e di riduzione vanno iniziate mezz'ora circa dopo aver praticato le iniezioni. Il metodo non può essere usato in caso di infezione o di fratturn complicato . Il fatto cha l'anestesin rll1ra per un certo pel·iodo di tempo permE>t1.c l'esame rad io lo~ico dopo la riduz ione e, se è necessario, la correzione cli una posizio11e impropria de1 framment i di fra tt ura.. Il metodo è particolarmente utile nE'i soggetti atrziuni, pletorici, alcoolisti, in cui n on è consigliabile l'ru1cstes ia gPnernle. · l> -
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Giomale di medieinG mtlitare.
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nrnS'.CA DELLA S'I'Al\lPA )IEDlCA ITAT.fAN"A E
MELLAMBY. -
STRA~lERA
Eziologia della carie dentaria (Brit.ish Dental Journal, XTX, 192S,
pag. 769). Le teorie sull'eziologia della carie d ei denti sono molteplici: si possono ricord are la vitalistica, la chimica, la chimica-parassitaria. e la. pa.rassita.ria. pura. La principale differenza tra le due ultime teorie, cb.e godono l'appoggio della maggior parte d egli autori, sta nel fatto che, secondo la teoria chimico-pa.rassita.ria, il fatto primat·io è rappre;;entato dalla decalcificazione del dente per opera dell'acido lattico, cui seguirebbe l'invasione secondaria dei microrganismi, mentre, sec ondo la teot·ia. paras.<>itaria pura, in primo luogo avviene l 'immigrazione dei batterii :1ello smalto, e secondariamente la decalcificazione e la s usseguente distruzione d el dente. Alle teorie succitate oggi se ne contrappone una. terza, che viene chiamata nutritivo-pa rassitaria., in quantochè è ammesso in un primo tempo un disturbo nella nutrizione propria d el den.t.e, in rapporto a disturbi di nutrizione generale, a cui seguirebbe la decalfìcazione della dentina e dello smalto; tutto ciò in seguito ad una ipofunzione d elle ghiandole endocrine, o ad una insufficient.e o meglio deficiente alimentazione. Nella decalcificazione i microrganismi patogeni trovano facile tet·reno di sviluppo o di azione: la teoria compendia quindi tutto il processo che precede e che accompagna. la carie. Un recente lavoro della Mollamby sulla eziologia della carie si riconnette con la t eoritt suesposta: anzi la Mellamby parla di w1a v era e propria teoria dietetica d ella cade. La calcificazione è in rapporto con due fattori, che la favoriscono: la vitamina antit·achitica, fornita all'organismo s ia a mezzo d egli aliment.i, sia a mezzo dell'espo,;izione del corpo ai raggi sola ri, il calcio e il fosforo, fattori minerali contenuti noi cibi. L e diete ricche di cereali, in cui è StQota identificata dalla Mellamby una sostanza nnticalcificante, sarebbero dannose, mentre una dieta adeguata, a c qntenuto a lto di vitamina e povero di cereali, produrrebbe d en t i perfetti nel bambino e preaerverebbe dalla carie i denti perma.nent.i. L a vitamina D sarebbe il più attivo fa.t.tore calcificante ed è quindi raccomandabile di somministrarlalargamente. Le esperienze e le osservazioni sui denti decidui dei bambini hanno m~sso in evidenza w1a più completa calcificazione dei d enti appartenenti a quei bimbi, cui sia stata regola rmente somministrata la. vitamina. antirachitica in contrapposto a quelli che non vennero sottoposti ad una cura rica.lcificante. Indubbiamente l).lctmi fattori alimentari entrano in giuoco nel riguardo del m etabolismo dei minerali, di c ui è precipuament.e costit ui to tutto l'apparato dentario, e la teoria trofomicrobica della. ~enesi clelia carie è fo ndata su solide basi. In ogni ca.~o non ò priva di fondamento la teoria sostenuta dalla. Mellamby, che n elle die,te comuni esista una d eficienza di calcio a lato di una deficienza di \'itamina. e GAUTFH!o:R. - Le forme periferiche riell' erv·cjafit.e. (Archives de Médecine et d e pharmacie militaire, n. 6, 1929).
FRIDOtm0-13t ANC
~carsarnente sono note le locR.liz-,;azioni periferiche della ence falite. F ra le loc.1.li-,;zazioni basse, il t ipo più frequente , è la forma. algomioclonjca, sia essa c ompleta, dissociata o rirlotta. a d ei distur·bi dolorosi, s ia carattel'izza.ta. da sole mioclonje. Altra localizzazione è ·Ja nevra.<;site periferica, caratterizzata anatomicamente da lesioni d el neurone p eriferico. Fra le forme basse e le nevrassiti è facile trovare form3 di tXt<;<;o,~gio. Accanto alle fo rme cliniche, nelle qua.li il n ourone periferico è le!lo firlO dalla s ua origine, esi<;tono a ltl'i tipi, che attaccano prevalentemente la. p~rte più perifer·ica di es:<o: sono le forme a tipo polinevritico. La lesione è spesi'!o limit.ato. n.d un certo gr·uppo di mu'lcoli; prevalentemente colpisce gli art·i inferiori. In alcune forme mali~ne può esistl:'r·e il tipo ascendente, alla Laudry. Q tte~ t.!l. p:wa.lisi è rlel tipo flaccido, si accompagna spe.:;so ad abolizione dei rifbs~ i . ipotonia. muscolare, sonza. g ran rle a.miot.rofia. La lesione della sensibilitil. intere;;sa, s ia le fnnzioni obbiettive che le soggettive, ed è costarttc. La malattia evolve per lo piò senza. febbr·e: lo. regre«;:;ione di tutta la :;int,omatologia cost.itnisce la. rego lo. e frecyuen tissi ma è la. l,l;U&l'i!Zione. Come t t·nttmnent.o. è consigliabile l'u<~o di urotropina. e di ;:;alicilnto di sodio in siero gl uco:;r:t.t.o por iniezioni endovenose : a. ciò ,-a associo t t\ lo. fi sioterapia.
CONFERENZE SClENTIFICflE DEOLI OSPEDALI MILITARI
4lb
<JHA.LIER e LEVRAT. - Le ulcerazioni oraU o di B ouveret nella febbre ti/oide. (La Presse Mèdicale, n. 59, 1928). Gli AA. hanno descritto di aver trovato nel 13 °f' rlei t-ifosi le ulcerazioni descritte per il primo dal Bouveret. Sede delle ulcerazioni sono per lo più i pilastri anteriori del palato molle, bilateralmente, ma. talvolta sull'ugola e sulla faccia interna delle guancie: hanno aspetto ovalare, del diametro da 1-2 {lentimetri, con margini ritti, non scollati, il fondo piatto, biancastro, che, raschiato, non sanguina; non sono dolorose, tanto da passare inosservate. Esse appaiono durante la. seconda settimana.. e durano da 7 a 15 giorni. La mortalità comparata dei tifosi con ulcerazioni sarebbe un po' più elevata che in quelli che non ne presentano ; ciò concorderebbe con la constatazione che le ulcerazioni si presentano' più frequentemente nelle forme gravi, prolungate e -complicate, in quelle con emorragie e specialmente con perforazi01ù intestinali. CAuSSADE e TARD!EU. - Gli edemi nel corso della tuhercololli polmonare. (Arch. med. ohir. de l'Appareil respiratoire, n. 12, 1928). Secondo gli AA. non è affatto difficile trovare nel corso di una tubercolosi polmonare cronica delle crisi di edema. acuto o subacu to del polmone: questi edemi sono caratterizzati da un abbondante espettorato, schiumoso, assai aerato; banale è la flora microhica. Si tratta evidentemtmte eli un trasudato che non modifica in modo npprez·zabile l'evoluzione delle lesioni tubercolari produttive, ma che è interessante riconoscere clinicamente, poichè questi edemi potrebbero venire confusi Mn quelli che caratteriz7..ano la rapida e ma.'!sima estensione dei focolai ulceroca.seosi. .CALOGERO. - De epi8ta88i nelle varie /a$i della crescen-::c,. (Archivio italiano di Otologia., n. X, 1928).
L'A. rit.iene che le epistassi siano frequenti in quelle fasi della crescenza. durant-e la quale l'organismo subisce le più forti spinte evolutive nell'al!ung!\mento, e che queste epistassi si pos;~ono considerare come disgenopatie idiopatiche. Le ·epi:;tassi sono rare quando l'individuo ha raggiunto la maturità organica, rare nella menopausa, rarissime nello. vecchiaia. Le espistMsi sono più frequenti nei maschi : la maggior frequenza si ha verso la. pubertà.
CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal processi verbali pel"lenutl alla Direzione generale di sanità militare dal 10 al SO giugno 1929)
Tenente colonnello medico FRANCESCO SECOIII: Un C<J8o di lesione combirlata del cordone lcUfJTale e posteri ore. - Capitano medlco GtOROIO SINIOALLIA : La trasftt.llione del sangue. FIRENZE. - Maggiore m edico QUINTILIO V ANNOCCI : Le e7Yiden~ie influenzali secondo 'le più recent-i vedute. "TRENTO. - Maggiore medico Vrro FANELLI: Un caso di pseu.doleucemia lin/Cllica. - Capitano medico FRANCESCO FROGOIO; Le paratlentiti e le para.d!Jn· tOBi sacondo le moderna ricerche. BRESCIA. -
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NOTIZIE
NECROLOGIO Dott. Comm. Pasquale Pressacco tenente generale medico a riposo 11 9 m aggio scorso è morto a Forli il tenente generale medico Pasqt1ale .Pressacco, in età di a.nni 73. Partecipò alla campagna d'Africa del 1896 e fu per circa un decennio insegnante aggiunto e poi titohue di se1vizio sanitario m tempo di pace presso la Scuola. d'applicazione di Sanità militea1 e, ove, per il suo carattere franco e leale, per la sua grande bontà d'animo e per la sua vasta coltura professionale. seppe guadagnarsi fin dall'inizio la stima e l'affetto dei collegbi e dei numerosi di· scapoli. In seguito tenne lodevolmente la direzione degli OS)Jedali militari di Parma, di Catanzaro e di P alermo e quella di Sanità militare del Corpo d'Armata di
Firenze.
Durante l'ultima guerra, diede tutta la stia attività ccme direttore di Sanit.à.
dell& zona Carsica, adempiendo sempre e S<lrupolosamer.to il proprio dovere e spingendosi fin sulle prime linee por assicurare e so1vegliare l'organizzazione dei vari servizi. Fu in uno di questi momenti di assillante ed aspro lavoro, duumte la pri· mavera del 1916 nei giorni della lotta sanguinose. sul Pal Piccolo, cbe fra le tante barelle deposte attorno a hù, ravvisò il cadavere del figlio, Clldut,o eroicament~ al fron t~ e morto durante il trasporto al p osto di medicazione. Ma dopo aver dato sfo~o al cuore di pRdre amoroso, per quanto straziato nell'anima, con tmo sforzo d,i tenace volontà proprio degli animi forti, continuò la sua opera di S<lienza e di umanità. sino al termine della battaglia.
n Giornalo di m fdicina militare invia Rlla desolata famiglia. le più sentite condoglianze.
NOTIZIE Nel lascia.t·e la cm·ica di Direttore generale di Sanità militan·e, mi è grato porgere a tutti gli uffi.ciali ed impiegati del Corpo i se?IB:i deUa mia affettuosa riconoscenza e i miei cordiali, memori saluti. Roma, 31 maggio 1929
Ten. generale medico G. B. CALEGARr.
(481J )- 110\!A, 1020· \·11 !<TAB. POLIOUAEié~ P;àf L•AMJIUNISTRAZIO-,."E DELLO STATO· O. C. :
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VI - F. CAcCIA. - Tra"amento e sgombero dei fratturati degli arti ir. guerra: - Prefazione del prof. R. D ALLA Vedova.- U n volume di pagine 108 .. • . . . ...... . . ... . . . . . . . . ..• . • . . . . ... VII - S. SALINARr. - IDseguamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite osteo·articolari in 1° e 20 tempo. - Prefa;l'ione del prof. R. ALEs~ANDRI. - Un volume di pa.gine 190 . . .....• VIII - A. CASARINI. - La medicina militare nell'antica Boma. - Un vol ume di p agine 28 con 5 figure . .. . .. . . .. . ... ..... . .... . . IX - A. CASAlUNI. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - U n volume di pagine \J2 con 16 figure ..... . . . . .. .... . •...... X - N. R oomò. - La pro:llasai delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pagine 44 . . .. . ... . XI - A. CASARINI. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea. - Un volume di pagine 232 con 97 figure .... .. . . .. .. ........ . . XII - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - Un volume di pagine 36. Xill - S. SALINARl. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagine 25:) . . . ... . . . ...... .. .. . ... . XIV - F . CACCIA e S. R rcm. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate). - Un vohune di pngine 28 ......... . ......... . XV - G. GRIXONI. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un v olume di pagine 240 con 3 carte geografiche X VI - S. SALINARr. - La razione alimentare del soldato in pace ed in perra. - Un volume di pagine 240 .. . .... . ... . .. . ...... . XVII - A. CASARINI. - Per le nozze di diamanti del "Giornale di medicina militare,. - Un volume di pagine 60 con 9 figure .... xvm - B. PALMIERI. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napoletano. - Un volume di pagine 72. XIX - G. MEMMO. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un volume d i pngine 50 . . .. . .... ..... • •. . ........... . XX - A. CASARINI. - La medicina militare ne:Ia leggenda e nella storia. - Un volume di pagine 750 con 155 figure ..... . . . . . ..... . X X I - Lipovaccini e vaccinazioni antitifo-paratifiche nell'&eroitc. - Studi e ricerche (1927-1929). - Un v olume di pagine 126. . . . •......
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ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASARINJ. - La fatica nella vita militare . .Memoria premiate. al concorso Riberi, 1905. Un volume rli p~gine 330 con 65 figure. - Roma, 1908 L. A. CASARINI. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria premiat a al concorso Riberi, 1906. - Un volume di pagine 4.02 con tavole grafiche e statis~i che - Roma, 1908 ......... .. ..... . . . . . . » La lotta antitubercolare ne11'esercitc. - Un volume eli po.gg. 96 con 8 t-avole » Per Leonardo da Vinci nel I V Centenario della sua morte. - Un volume di pagine l 00 con 37 figure... . .......... . ..... . ... . .. . . . ... . . •• .. • Per Giovanni .Maria Lancisi nel n Centenario della sua morte. - Un vol ume di pagine 106 con 28 figure .... . . . . . ... . ..... . . ............. . . • Conferenza interalleata per l'assistenu agli invalidi di guerra. Roma., 1919 - Relazioni uffìcinli e comunicazioni. - Un v ohLme di pagine 96 • I Congresso intem azionale di medicina e farmacia militare. (Brul<elles, 1921) . Relazione ufficiali del Corpo sanitario militare italiano .... ~ ..... • n Congresso intemaziona:e di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923) At ti del Congresso, vol. I. - Relazioni u :ficinli. - Un volume di p agine 416 con tre t.avole . . .. . . . ....... . .. . ... . ..... .. ....... . • • n Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923). Atti del Congres.c~o, vol. I I. .:. Lnvor.i del Congresso e comunic,\· zioni. - Un volume di p~giÙe 600 con 33 t avole e 19 incisioni .. • Congresso intemazionale di medicina e fàrmacìa militare. (Parigi 1925). -.-Lavori del Congresso e comunicazioni. - Un volume di pagiue 88. •
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88663660-
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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE :
ltllnlsfero della Guerrn, lia XX Settembre - ROMA t!ONDIZIO~I
DI ABBON.UU;~TO.
L Il r:ionurle tli metlùirta miWare ~l pubbllcn. Il pdn:o giorno dJ cla«cun mese, In fa..<cloo!o di quattro rogJ di ,tampa a lmeno. 2. L 'abbonamento è annuo e <lecorre dn.l 1• gettualo. s. Il pre~zo dell'ahbonamento è :
Per l'Italia o Co!oule. Por l'Estero.
L. 82
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Un fn.·· clcolo ~eparato co~ ta.
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In I tal ia. aH'I<:.;to~o
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Il •upn'emento contenente i R•toli tli In Italia. a ndauita del cor])Q sa11ilario mi /ilare all'l,;,tero . 18CO•ta: 4. Per g 'l ufliclall n.odlcl e chlmlcl rarmacl•tl del R . F.l!erclto (In ~ervb;lo attt,·o, In postd one ausl ltn.rla. di comJ>'cotento, del. a rlFer va e l a •·l1•o•o) Il prezzo delt 'ab honamcnto è riJotto a L . ~ anticipate cd Il prezzo del ~ni)Jilemonto è l'l dotto a Lire S. - 1\on s i t1asmet.tono ricevute per g:J aùbooamontl por.ona' l. 5. 1\on Fl nccctt:mo t·ec'aml traocnr• l trenta giorni rtalla ~pedJzlone •lei Gloroa•e. che si ef· fettna rego'armento a l Jl:ilno di ogni mo., e. 'l'1ascor•o tale termine, l f~clcoll rloblestl vengono spediti Ile di-J>onihll, ~o· o a pl\gl\u.onto. 6 . I >igno lllbhooatlnollta· i In crretth' lt.A di ~ervlzlo pagheranno l' Import<~ dell'abbonamento per mezzo del d ' pcltid couumdl •Il oor·po e d i ezloul. 7 . Per l ~oli u lftcla.l mo Ilei ( !e:t'I.:Fo:cl io c dol'n 1\larlna). In QPnhmquc posiziono 8i t rovino è ammo•Ro 1111 A.Hl!ONAi\lgl''I'O C.:ll M U J,ATl\'0 nl Giom<ue di mtdicina milita re e:l agi Anna/( di medi<:ina >ICll'(<k e ro'ouù.ùe al prcuo 111 L. 39 nonne. ~; !ne' tre a mmo;.'o nn ABUONAM EI'TO C!JM U LA'riVO alla Ril'i.<la aeronmlli~a nl prezzo di Liro 46 nnnue, e;t alla Rlr'isla militare ila'iand al prezzo di LJ·e 41 MOlle. F. Infine nmm- o un A IHIONA M J::II:TO CUMULATIVO a l gloroa'e l' Ut~i.,.-r~o . rhl·ta lft'og atlca l llmt•atto. a l prezzo tll Lire 50 a nnue. Per ott.cnere ta'l fa.clltaztoul oumulath·e gli nbùont>tl miUtad dovr·on110 rnr per' enh·c l'Intero lmpor·to all' Ammlnl striU:Iooe del periodico dal vrop lo corro. s. Al ll l.l1al ~~ fa lo fiCOnto ile! 10 vor oeoto, ma soltanto per gli abbonamenti delle veraont e deg:l enti non militari.
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180 140 l~
80
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P er flllt 11i r he S1<Prr Mw tm Jou11o. le /razioni in 1Jir~. che 110n superano (l meQo foofio, ft ooll tano ,ome m..toi, pu.rch.i' p~rò l'ortli<w::iolt.e tiOII o-io i nfr rlorc a 60 eopie.
6. l m aoo." 'rlttl non si restltuJ~cono. - I la,·orl brevi a vranno la precedenza.
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ROMA, I n29-V II • STA BILl MENTO POL!OR ,\FIOO PER L ' AJOliNIBTRAZIOI' E D&LI.O STATO • O, Oo
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Anno LXXVII - Fase. VIII-IX AGOSTO- SETTEMBRE 1929 - ANNO VII
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MEDICINA MILITARE
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA
ROMA
Pubblicazione mensile
.. GIORNALE DI MEDICINA MiLITARE PUBBLICATO DAL MIN ISTERO DELLA GUERRA ( DIREZJONE CE NERA.J,E Dr SANITÀ MlLfTARE)
Giomalo di m~dicina m ili tare : 1851- 188-J. - Giornale medico . del Regio E sercito e della Regia Marina: 1885-1895 - Giornale m edico del R. Es ercito : 1896-1907.
TELE FONI : 43-283 R. T. - 21-90 R. M.
SOMMARIO PER IL SOLDATO DI SANITA' CADUTO IN GUERRA. . • •. • •. • V Clntreuo lntemazlonaJo di rMdlclna e Urm1ela m111111re- L'lfldrL - L•·SIGNOR~ DALLA LAMPADA (Fiorenza Nl&htlnf'lk ) - Oma]'glo .lo\ Oi~rnt~dime'liri>~a , ,.iJUt.re o.J Corpo so.nlto.rlo mntaro lng!e se. - . . - • - . . • . . • . . • . . - . . - . . - • LuMdt 6 maocrlo - Seduto. lno.u~uulo • . . . . . . . • • . . . • . . • . • . • • . • Marleàl 1 >~uVJ(Ti? - I . Tema : L o s~ombe·o dol mo.' o.' l e rorltl po< · vlo. ooquea o por v lo. o.orea. lmporto.uzo. dol ser vizio sao.lto. ·lo nelle OPO~azloo.J combinate. Giovecll 9 moofl(o- IL T cnm: Le febb ri t •oplcall dJ b · evo du ra to. . . . . . • . . . • Vemrdt JO ma(}(Tio- Ill. Ttmo. : L e forlte del vo.sl o loro e ' ltl •• . . . . . . . • . • Vern:rdt 10 mQ{Itrio - I V. Tema : A.no."lsl ftslc:~ o ohlmloa d olle vet.rerlo o ogge tti I n oa outobouo u UII.zzntl po r· l s~r' lzl fil ~anltb , . • • . . . • • . • . • . . • Yenerdt 10 mao/1\1 - v. Tem~: Lo otato do! ll\ dentatura e J•tittl tud!n e fisica nel vari
Pag.
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ser·,·!zl mf 1' &71 • . • . . .••
Sabato 11 mQ(){lio - Sed uto. dJ <'hhtBurl\ . . . . • •. . • . • . • • . . •• . • . . . • •
MEMORIE ORIGINALI : &.apponi . - Del ,-nlore tero.peutlco della • 1•1 <Smochlna • c Hne o.ntlm.a.Ja •loo .•
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Pag . 530
NOTE DI IGIENIE PRATICA': Plwettl. -
P ag. 1534
lnqo.Jn amentl dello soato.ur.e o.llm •ntarl o modi dJ w oto.rll. • . . .
RIVISTA DI TEOIUOA E SERVIZIO SANITARIO MILITARE • • • RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA • . CONFERENZE SCI ENTI FICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI • • . • • IIEOROLOQIO. • • . . . . . . . IIOTIZ:IE . . . . . . • . • . • • . • . • • • . • • . • . . . • . • • •
Paa"-
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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -
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ROMA
COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DIREZIONE GENERALE Dr
SANITA
llrtLlTARE
I - F. T ESTI. - Storia retrospettiva dell'Igiene nell'Esercito italiano. Un volume di pagine 112...... . . ... .... . .. ..... .. . . .... L. 7 ll - Ricerche biologiche degli UfJoi psico-ftsio'ogici di a viazione militare. - Un volume di p~gine 23fl con 46 figure e 2 tavole...... • liS m - E. SA.NTORO. - Ferite addominali di guerra - P refazione del pro[essore N . GIA.NNETTA.SlO. - Un volume di pagg. 400 con 38 fig. • 30IV - A. LusTio-A. BusiNco. - I •gas di guerra» - Impiego ed effetti - Provvedimenti e cura, - Un volume di pagine 104 con 3 tavole micr og rnfiche 1\ colori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 12 V - A. Lus-rro. - Brevi cenn.i storici sulla e·,otnzione d9lla maschera contro i gas darante la guerra mondiale (1915-1918). - Un volume di pagine :~2 con 21 figure......... .. ......... .. . .. • 7(Seoue J• plli)(M d<lll.a COP<'rffna)
PER IL SOLDATO DI SANITÀCADUTOINGUERRA n 5 giugno scorso, nella ricorrenza della festa del Corpo sanitario militare, si è inaugurato solennemente alla !l ugusta presenza di S. M. il Re nell'atrio dell' ospedale militare del Celio. il monumento dedicato a l soldato di Sanità caduto in g-neiTa, opera pregevole dello scultore Bartolini,
PER lL SOLDATO DI BANlTÀ CADUTO IN GUERRA
che il Gimnale di medicina militare ha l'onore di riprodurre nella prima. pagina di questo fascicolo. La bellissima epigrafe, dettata dal colonnello medico lt{ariotti Bianchi e scolpita sotto il monumento, dice: AL SOLDATO DI SANITÀ CADUTO NELLA GRANDE GUERRA MCMXV· -
U~IILE
MOMXVIll
EROE
. DELLA PIETÀ E DEL DOVERE DELLA' BAT'U.GIAA NON CONOBBE L'EBREZZA E PUR DIEDE SERENO LA VITA
PER. LA SALVEZZA DEI FRATELLI PER LA GLORIA. D ' Il'ALIA
Un plotone di reclute dell'Sa compll.gnia di sanità. e di militi della. C. R. I. era schierato nell'atrio in servizio d 'onore, unitamente alla. banda della R. guardia di finanza. A:sirteva inoltre una rappre ;enta.nza. di soldati delle compagn,ie di sa'lità di tutto il Regno, co nandati al Miois e·o della guer a. l/ingresso dell 'ospedale e l'atrio erano decora.~.i con trofei di bandiere nazionali e internazionali e con piante .sempre verdi. : D tenènte generale medico Riva:, direttore generale della. Sanità. militare, coadiuvato dai colonnelli medici Caccia, direttore di Sanità del porpo d'Armata di Roma e Mazzetti, direttore dell'ospedale, facevano gli onori di casa. · .Alla semplice, ma commov.ente cerimonia, intervennero S. E. il Sottosegretariò di Stato alla Guerra, generale Gazzera., col suo capo di Gabihetto generale Grossi, S. E. l'òn. Bottai, sottosegretario alle Corporazioni, S. E. Carusi, S. E. il t.enente generale medico Ferrero di Cavallerleone, S. E. il generale .Pè Angeli, in ra.ppresenta.nza del Capo di S. M. della. Milizia Nazionale Volont~tria, S. E. il senatore Cremonesi, Presidente della C. R. I., il p··of. Dalla Vedova, preside della facoltà medica., i tenenti generali medici Della Valle e Galli, il generale Giovagnoli comandante la Divisione, i generali medici Bernucci, Tobia e La Grotteria, il generale Palizzolo, in rappresentanza del Comando generale dell'Arma dci bO. RR., il generale d 'artiglieria M:oizo, il generale del genio Malioghe ·, il ron; ole generale medico De P lato, direttore generale dei servizi sanitari della M. V. Ed ancora, gli onorevoli Perna, Irianni e Fioretti, in rappresentanza, quest'ultimo, dell'Ordine dei medici e del Sùidacato medico fasci sta, il prof. Sirleo e comm. Labranca. in rappresentanza di S. E. il Prefetto e del Direttore generale della Sanità Pubblica, il gr. uff. Cotta, Presidente degli ospedali riuniti di Roma col segretario generale comm. Corelli, il prof. Pecori per il Governatorato, il dott. Quirico, medico di S. l\f., il generale medico Baduel, direttore generale della O. R. I., i colonnelli
PER IL SOLDATO DI SANITÀ CADUTO IN GUERRA
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medici Marantonio, Mazzncconi e tenente colonnello medico La Porta, in rappresentanza del Corpo sanitario militare marittimo, il n. u. Franco De Cavalieri del Sovrano Militare Ordine di M~1lta, i protr. Alessandri, Galli e D'Avack, il maggiore medico Rellini per l'Aeronautica; e per il Comitato esecutivo del monumento il comm. Bastiani ed i sigg. Branchi, Brugnoli, e Gagliardi, oltre buon numero di mutilati, di ex: combattenti e di famiglie di soldati di Sanità caduti sul campo dell'onore. Erano infine presenti un gruppo di infermiere volontarie della C. R. I. decorate al valore, un foltissimo stuolo di signore e signorine, tutti gli ufficiali medici e chimici-farmacisti del Presidio ed una larga rappresentanza di ufficiali delle varie armi e corpi. Alle 17 precise giunse all'ospedale S. M. il R.e, accompagnato dal Primo aiutante di Campo generale A.sinari di Bernezzo, e dagli ai,1t.anti di Campo, generale Martinetti e colonnello Rossi, ed ossequiato dalle Autorità, mentre la musica. e le truppe rendevano gli onori. I convalescenti dell'ospedale, che gremivano i loggiati del cortile, accl~marono entusiasticamente il Sovrano. Ad un cenno di S. M. il Re, venne fatto cadere il velario che ricopriva. il monument.o, e la musica in tuonò l'inno del Piave fra. la. più vi va. commozione di tutti i presenti. S. E . mons. Bartolomasi, Ordinario militare d'Italia, assistito dal cappellano del Celio, imparti la benedizione al monumento, innanzi al quale furono deposte magnifiche corone d'alloro di S. M. il Re, della Croce Rossa Italiana e degli ufficiali e soldati della Sanità. Quindi prese per primo la parola il colonnello mediço Caccia, presidente del Comitato, il quale pronunciò il seguente discorso: Maestà, Eccellet~ze, signore, signori generali, ufficiali, sottufficiali e soldati. Mentre nella arterie della Patria pulsa rapido e vivo il buon sangue 8ineero, e la rinnovata vita italiea si nwnifeata in una sinfonia meravigliosa di opere e di fatti, garebbe stato per noi medhi militari veni·r meno ad ut~ aaw·o dcvere se 1Wn avessimw raccolto oun entus·iasmo l'idect g&nerosa, sorta da un gruppo di ex-soldati di sanità, di erigere un monumento, che con la pietra e col bron:w ricordasse ed onorasse la ·memoria del sold..1.to di sanità caduto in g?.Wrra. Quello che un giorno fu visione generosa di pochi, e che io, per fortunata combitwzion.e, acoolsi per prinw con fede entusiastica, è oggi d .ve·nuta UM magnifica reaUà, mercè l'opera as8idua dei ·miei benem&riti p1·edecessori colonnello medi. o Cint·ino e colonnello medico Fmrwhi ed il concorso dc'Ue iatituzioni medi.che della Capitale, delle pubbliche Autorità e del benemerito Comitato d'ono' e. E mi è grato qui ricordare le oontribuzioni sponta.nee delle Direzioni di Sanità clel R. Esorcito (Ufficiali e truppa), degli 16tfic'iali medici tkùa R . guardia di fitwnza e della R. attronautica, dell'Ordine diii medici dalla Provinc-ia di Roma, degli Ospedali t·iwtiti di Roma della Croce Rossa Italiana, del 8indacato tnecli co fo.scista, del Sindacctto fa.r nuw mtico fascista, della R. CommiBBion.e straordinar·ia per la Provincia di Roma e della Asso-
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PER U. SOLDATO DI SANlTÀ CADUTO lN GUERRA
ciaz"ione nazionale mutilati ed invalidi. A tutti quuti benemeriti vada il commwsso notJtro 1·ingraziamento e le e8pres8ioni del nostro animo grato. Il monttmento è piccolo e nwdesto, ma è grande per il suo significato, perchè gt·an de è stato l'amore con il quale è stato eret~, perchè grande ed eroico il saorifù:io r.he ricorda, p erehè grandt è l'insegnament.o che dà, speci{l};mmtte a voi, o giovani soldati di S anità. G-rande ed eroico sacrifido! . . . portaferiti, angelo deUa oarità e deUa pietà - proprio com'è 1·ap'P"resentato simbolicam.ente in que.sto bronzo milite del dovere - protetto solo daUa rossa croce - twn partecipe al tu1nulto ed all'ebrezza della battaglia, calmo e sereno, va, sotto le raffiche del fuoco nmnico, alla 1-icerca dei co1npagni caduti, li cura, li ristora e li trasporta in luogo sicuro, a prezzo stesso deUa 81~a vita, c.ome attestano i tanti cadt~ti che noi oggi onoriamo. SB si dovesse con una sola parolll significare quale sia la caratteristica d.ei soldati di sanità,, twn si potrebbe che pronu.nciatre il sacro motto cc DovERE ». Q1testa grande, augmta, n.obile parola è l'insegnamento che deve trarsi da questa pietra e da questo bronzo che prendono anim,a e vita da1 l'Ublime ideale del dovere. compiuto ad ogni costo, anche a prezzo della vita in mniltà di silenzio. Ed è per me som•m o orgoglio poter 1-ievoca1'e q1testa sacra missione dinanzi alla Maestà i!-il nost:ro Eroico e M agna?ti?no Re, che spesso, clurante la grande guerra, onorò e valorizzò -il nostro silenzioso lavoro co1t il c,onforto
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ambito <leUa Sua A.ugmta presen~, con l' incoraggimne·nw s~ente deUa Bua Regale parola. Mai lavoro più ard1w ebbe prmnio e rico1wsoi1nento mtgliore, o soldati di sanità. A voi i1t epecial ?nodo oggi io mi rivolgo, perchè siate smnpre - ...t~ og-ni occasione - degni del titolo di nobiltà, che a voi deriva dal sa.crificio dei voatri compagni eroicamente caduti sul campo dell'onore dove ·c< l'estremo p ericolo non Ju limite neUa grande, umatw opera pietosa». A me, ?nodesto 1M fedele pioniere della Sanità militare, è oggi concesso alto onore di consegnare a voi, direttm:e degno di quuto Ospedale, tetnpio mastrimo pa-lpitante della nostra operosità sanitaria militare, questo ?nonumento, simbolo della nostra azione passata, faro lt~minoso della nost·r a condotta avvmtire.
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.Al colonnello medico Coocia seguì il colonnello medico Mazzetti, direttore dell'ospedale de] Celio: cc Sire, egli disse, nel prmulere in consegna dal nostro clirett.Qre il monu·m ento testè inaugttrato alla me1no1·ia del soùù:lto di Sanità, caduto in g'u.erra lto il d.Q'Vere di ricorda1·o che oggi è il 5 giugno, data questa che ci è ca.ra, perchÌ; ci ra.t nmenta un prmnio ambito, la ?tJ,edaglia d'argento al valor militare, assegnata al Corpo p er le benO?nerenze conseguite dttrante la campag1ta 19151918: m·i sia quindi permesso rivolgere un pensiero devoto alla quadruplice centt~ria degli ·ufficiali medici ca.dtLti in combattime-nto, a questi m·oi, chtJ dovunque fecero il loro dovere e che pmron.o dona?tdo la vita per salvat· qu.eUa dei loro fratelli. Essi non fecero il sac?'ifizio deUa loro giovane esistenza nell'entusias?no delle tmnpestose azioni, nell'ebrezza o •nel furore della mischia, ma du1·ante il freddo e pensoso adempimento del loro sacro dovere, e furono ghermiti a..ana morte mentre con mani sic-ure medioava·m> feriti disperatamente
l'Elt lL SOLDATO DI SANITA CADUTO IN GUXRRA
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itnploranti; e con qu88ti il loro sangue confusero e su questi caddero facendo loro scudo del proprio corpo. Per questo essi sono a'IW<ìra più grandi, per questo ci SO?W ancora più cari. Ho dm.to che quattrocento ne caddero combattendo, e di questi 14 appartenuvano alla benemerita Associazione della Croc6 Ros,a, che col Sovrano Ordin6 di M alta divi1e con noi pericoli e disagi, e quasi altrettanti perirono di malattia. Queste cifre con orgoglio noi ricord·iamo, oggi CM elaltiamo il martirio dei nostri Eroi. N è dobbiamo dimentica.re in q1testo giorno le dame pietose della carità, che, guidate dal mirabile esempio di S. M. la Regina e di S. A. R. la Duchessa d'Aosta, accorsero con caritatevole e patriottico sl{Lncio, mentre infuriava sul fronte l' uragoo-0 della guerra a let~ire le sofferenze dei combattenti, che cadevano lungo il sangui1wso calvario per la redenzione d'Italia. ' Ed ora che abbiamo mandato un memore e riconoscente pensiero a questi angioli della carità, qualcuno dei quali cadde 'mentre adempi·v a alla sua nobile missione, un altro dovere c'incombe: quello cioè di ricordare gli umili militi della pietà umana, che tanto bene han fatto e tanto sacrificio di sangue hanno offerto alla Patria; anzi quest'anno abbiamo volut-O celebrare la festa del nostro Corpo inaugurando appunto alla loro memoria un ricordo scultorio in br(Y(I,Zo. Questo nostro desiderio ha tard{Lto molti anni ad essero realizzato, ma la l·unga atte1a non ha affievolito i nostri sentimenti di rioonoscenza ed amore verso i compagni fedeli del nostro tormentoso lavoro, e davanti a questo monumento, che ricorda molti eroismi oscuri e molti caduti gloriosi, SO?W convenuti, cO?ne in mesto pellegri-naggio al seguito del nostro beneamato Sovrano, num6TOse .Autorità, i rappresentati dei mutilati e dei combattenti, delle .Associazi-Oni di guerra e di soccorso. Quasi tutti costoro SO?W stati ospiti dei fragili ospedali da campo, dei nostri attendamenti crociati, di oui era cosparsa, a guisa di piccole oasi del dolore, la travagliata nostra zona di guerra. Molti di tJostoro, CO?npreso l'eroieo bombardiere di Doberdò, il nostro Du06 Glorioso, con le carni straziate dalle ferite ebbero da voi, soldati di Sanità, il primo soccorso,. e. da voi f1trono portati in salvo nei nostri posti di medicazione, dove, nello spasimo del dolore, oonobbero la dolcezza immensa del conforto frater'M. Questo monumento, l'ho detto, ricorda tutta una folla ose1tra di soldati, che sotto le-inseg-ne cro&iate ~ eroicamente sui campi di battaglia, ed a glorificazi-One di tutti citerò due soli nomi, che 001nprend01W tutta una schiera di eroi morti per la Patria e per l'umanità. n primo, soldato .Angelo Vannini, decorato di medaglia d'aro al valore militare, colla seguente motiva.zione: « Portaferiti, diede 'mirabile pr(YIJa di attività, fermezza, coraggio, recandosi con nobile spirito di cameratismo pi·ù e pi1ì volte oltre la ?Wstra prin~a li-nea per raccogliere e trasportare i feriti sempre ine1trante del fuooo netnico. Accortosi che un co1npagno, caduto a pochi metri dalle feritoie avversarie, invocava socc&rso, volle accorrere in suo aiuto, mentre i -nemici, rilevato tale tentativo, com·incia·vano a tempestare la zona con fuoco di fucileria e lancio d·i bO?nbe. Costretto per ben due volte ad indietreggiare di fronte alla furia delle offese aV'VtJ"rsarie, non 1'inunciò all'imp-resa; poichè le invocazioni del fqrito si facevano più. lamentose, in un terzo, prodigioso sforzo, ~ttraversò di un balzo la zona interdetta. Colpito egli stesso alla testa, cadde al suolo; ma, rialzatotti poco dopo, prese il compagno s1tlle bracr.ia e la tras&inò fino alle nostre linee (YIJe giunto spirò col nO'InC d' I tal·ia sulle
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PER IL SOLDATO DI SANITÀ CADUTO IN GUERRA
labbra, «fulgido 6S61WpW d'altruismo e di alto 3tmtim.ento del d<n!ere». n secondo, soldato Vincenzo Gtmtile, nei rigu!Lrdi del quale chieggo il pttrmesso di leggere integralmente un bra.no inedito di 1m diario di guerra di un uffù:iale, il tenente di fa,nteria Giuseppe Bartolotta, morto gloriosamente in oombattimento: <<Sono stato vioino alla morte. Un uragano di fuoco mi si è scatenato sopra. Ho visto quasi tutti i 'miei soldati cadere colpiti ed ho atteso avanzando il colpo immancabile per me. M a non ho tremat.o, non ho pregato, ho avuto solo un brivido e, in un attimo, mi sono passati per la mente Cl}tne un sogno i miei lunghi anni di sacrifici e di speranze, i miei vecchi lontani e la fanoiuUa aspettante laggiù,. P()i il colpo è venuto, mi ha ri~!t() verso la vita, e la vita mi è pa1·sa bella come mai prima. cc Oh! Vincenzo Genti.le, soldato di S01nità, che m!hai p()rlat() a spaUa, tranquillo s1dla ?nobile passarella del Timavo, mentre le mitragliatrici austriache rabbWsamente la colpivano, e dopo, senza indugio, sei ritornato al di là del fiume ~ raccogliore altri fratelli feriti e quasi ti sei sorpreso dell' ammirazione e della gratitudine ,che ti maftifestai, perchè quello era, tu dicesti, il còmpito dei portaferiti. Il tuo sprezzo del pericolo mi ha fatto dinuttticare 'ln()lfe viltà, il tuo c()Taggw mi rende fiero di appartenere alla t~ razza». Sire, l'educazU>ne che con vigile cura il Règime fasoista impartisce alla nostra gi.ovent-ù, oi rende sicuri che le Jlt•hiere degli uomini capaci di tali 8'r()ismi non an.dran?W certo diradandosi e che, se se M presentasse la necessità, sarebbero pr®ti ()Ta e sempre a ja1·e C()?~ gU>ia il sacrificio della wo esistenza per la grandezza deUa nostra Patria, per la gloria del nostro Re>>.
S. M. il Re espresse il suo alto compiacimento agli oratori per la significativa celebrazione ed all'autore del monumento, e quindi, ossequiato dalle Autorità, lasciò il Celio: all'uscita gran folla del popolare quartiere improvvisò al Sovrano una fervida dimostrazione di omaggio. La cerimonia, quantunque svolta nei limiti voluti di un'austera semplicità, ha avuto un altissimo significato per la commemorazione degli umili eroi della pietà. e del sacrificio caduti per la Patria e per la rievocazione delle gloriose tradizioni del Corpo sanitario militare. Avevano aderito con telegrammi gli I spettorati di sanità militare, la Direzione della Scuola di applicazione di sanità. militare, quelle di Sanità militare dei Corpi d 'armata. e coloniali e di numerosi ospedali militari.
1 CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA EFARMACIA MILITARE LONDRA - MCMXXIX OMAGGI O nEL "GIORNALE DI MEDICINA MJLITARE,. AL CORPO SANITARIO MILITARE I NG LESE.
La.''Signora dalla lampada,, (FIORENZA NIGHTINGALE) .Aliche in questa quinta riunione internazionale il Giornale di ntedicina militare, che già. fece sentire la sua modestissima voce nei precedenti congressi d_i Bruxelles, di Roma, di Parigi e di Varsavia; vuole èssere pre.sente alla nuova adunata delle Sanità. militari di tutW il mondò e recare il .suo fervido saluto augurale ed il voto sincero di un lavoro fècondo., · Nè in questo solenne avvenimento megUo saprebbe rendere più dove.roso omaggio alla forte e generosa Nazione britanniCa., cb~ ·rappresentò nei secoli un fattore prezioso di civiltà e di P.:tf)gresso ed al suo valoroso Corpo_sanitario militare, che col rievocare i "legami di schietta amicizia e di sincera. fratellanza, che da tempi remotissimi uniscono 'l.'Italia ·all'Inghilterra. Non vi è certo bisogno di spendere molte parole per ricordare_la simpatia secolare che avvince queste due Nazioni, simpatia che si può ritenere ~ostituisca una vera fratellanza di popoli, più che l'espressione di trattati ufficiali. N è è qui il luogo di ricordare i tenaci v.inço-Ii· che si vanno sempre più rinsaldando tra i due Paesi, cosi diversi di razza e di clima, nel campo ~elle scienze, delle lettere e delle arti, per cui hanno avuto il vanto di essere 1in da epoche remotissime culle di civiltà. ;Ed anche oggi il popolo . in.gl~e ~ol sno detto famoso: I am Briti8h sembra rinnovare la m~ca potenza del motto : Oivis Romanus sum. .. · I legami invero che uniscono l'Italia alla grande Nazione britannica risalgono fino ai tempi lontanissimi in cui le aquile romane raggiunsero vittoriose quelle lontane regioni, lasciando orme indelebili, che gli scavi archeologici, che si vanno tuttora compiendo con somma diligenza e competenza, mettono in luce e ci danno una prova evidente della grandezza -e della potenza di Roma imperiale. Non è qui ·il momento, nè abbiamo la competenza, di rievocare questo vasto e prezioso patrimonio artistico che si è andato rinvenendo in terra britannica.: ci limiteremo soltanto ad accennare che il gruppo più numeroso m iscrizioni e di sculture romane esistenti in Inghilterra è senza dubbio quello che proviene dal vallò di Adriano, la famosa opera militare di ~ifesa. che si estendeva da. Newca.stle a Carlisle. Sebbene rozze di forme e prive di eleganza, le iscrizioni del vallo di Adriano sono di grandissimo interesse, se si considerano dal punto di vista del contenuto, poichè si riferiscono quasi tutte alla vita delle unità ausiliarie dell'esercito, ci danno una preziosa miniera di notizie sulle speciali funzioni di detti reparti e valgono inoltre a farci conoscere le credenze religiose professate da queste truppe di frontiera.
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Così sono state a noi tramandate le dedicazioni di are erette da una intera coorte o da.i comandanti a Giove Ottimo Massimo ed agli Dei della religione ufficiale: altre are furono innalZate a Marte, ad Ercole, alla Fortuna, ed a Mitra, divinità molto venerata, quantunque non appartenesse agli dei del mondo romano. Ed anche gli dei indigeni erano tenuti in particolare considerazione: attraverso la Britannia si può infatti intravedere una rete di culti celtici più o meno locali nelle loro manifestazioni, mentre non vi è traccia. di una. deità celtica importante venerata in ogni singola regione. E per non dilungarci più oltre, basti soltanto ricordare il recentissimo terzo volume del Inventory of the Historical Monument8 in London, pubblicato dalla Commissione Reale sovraintendente ai monumenti storici, che rappresenta la più iinteressante e preziosa collezione di tutto ciò che riguarda ·l'epoca romana della metropoli britannica. D dott. R. E. Mortimer Weeler, con la sua indiscussa competenza, afferma in questo libro che Londra sia stata fondata dopo la conquista della Bretagna avvenuta nel 43 d. C. dalle legioni romane, contro l'ipotesi che attribuisce il sorgere dèlla città al re indigeno Cunebelin, del primo secolo, ricordato da Shakespeare, di cui la capitale fu prima St. Allans e poi successivamente Colchester e contro la ipotesi di una città Figura 1. preromana, basata sovratntto sulla PIETRA TOlCOLAllE DBL llEDIOO lllLlTARB ANIOIO lNGil!~OO. DBLLA PR!l!.\ COORTE scoperta dei frammenti di vasi, riteAOSILIARtA TONORIO.\. nuti di fabbrica anteriore alla occupazione. Nè il fatto che il nome stesso di Londra sia di origine celtica non infirma per nulla l'affermazione sostenuta dal dott. Weele:r, poichè la storia dell'Impero dimostra più volte come fossero preferiti i nomi indigeni nella denominazione delle terre conquistate. Si può quindi ritenere che il primo nucleo della grande metropoli londinese non abbia preceduto oltre dieci anni la conquista dell'impero romano e, co~e avvenne nella Gallia ed in· altre regioni, un primo gruppo di legionari provenienti dall'eterna Città vi abbia anteriormente preso dimora, costituendo degli empori di commercio. Cosl, con la forza e la potenza di cui poteva disporre, ed in condizioni naturali molto crìtiche, Roma riusci a determinare un rapido e meraviglioso sviluppo della città, che, secondo quanto ci ha tramandato Tacito, rappresentava nel 61 d. C. un grande centro commerciale, tutto dedito ai traffici.
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L'importanza di Landinium, durante que-to periodo, è dimostrata dal famoso itinerario di Antonino, secondo il quale sette delle quindici grandi vie di comunicazione tracciate dai Romani, facevano capo ad essa. Ed ancora oggi nella City, in Cannon Street, il visitatore p :1ò osservare, murata &ul basamento della chie:.a. di S. Swithin e protetl.a da un'inferriata, la pietra miliare (London 8ton ) dell'antico Foro della città, che rappresentava il centro di diramazione di tutte le vie romane e dalla quale si misuravano le rispettive distanze. Ma sopra tutto noi medici militari non dobbiamo dimenticare due pietre funerarie di nostri remoti predecessori. Una, rinvenuta ad Housesteads, nel luogo ove sorgeva l'antica Borcovicium, ed ora nel museo di N ewcastle, dedicata alla memoria del medico ordinario della prima coorte ausiliaria tungrica Anicio Ingenuo, morto a soli 25 anni (fig. 1). Dalle truppe ausiliarie reclutate nelle provincie, colle quali era sta.ta costituita. tutta la cavalleria dell'esercito roma.no ed in seguito anche un gran numero di coorti di fanteria, si erano andate formando le coorti.ausiliarie, della forza di 500-1000 uomini, di cui ciascuna aveva. il proprio medico. Curioso in questo monumento è il disegno scolpito nella parte superio.re, rappresentante una lepre, la quale, per alcuni, che attribuiscono al medico origine iberica, significherebbe l'emblema della Spagna, per altri indicherebbe il simbolo della vigilanza. li Simpson, che si occupò diffusamente di questa pietra tumulare nei suoi saggi di archeologia. pubblicati ad Edimburgo nel1872, ne dà una curiosa interpretazione, ritenendo rappresenti i clienti che scappano, perchè i tempi sono cambiati. Egli ammette che le ornamentazioni e le sculture della lapide funeraria siano una prova evidente della grande stima e considerazione che questo medico, ancora. giovane d 'anni, si era acquistato n~Ua. coort~, e<l il lavoro -<l ello scalp~llo. è più accurato e perfetto che nelle numerose are erette dallo stesso reparto. in onore degli dei. Secondo il Firth, il monumento rimonta all'epoca. della spedizione di Agricola: i Tungri costituivano un reparto delle truppe au-, siliarie romane in Britannia. Un'altra pietra votiva, dell'epoca di Traiano, venne rinvenuta a Binchester, l'antica Vinovia, su cui è ancora conservata la figura di Esculapio, grossolanamente scolpita con arte barbarica, mentre della dea Salus non rimane che la testa ed una parte del tronco: è dedicata a questa · divinità. da Marco Aurelio Abrocomas alla salute dell'ala dei Vettoni, di cui era medico. Le ala.e equitwrn costituivano, come è noto, gli squadroni di cavalleria ed avevano anch'esse una forza di 500-1000 uoinini.
•• • Ma, senza risalire a questi tempi remotissimi, nei quali le aquil,e romane si erano avanzate vittoriosamente fino a quelle lontane regioni e venendo ad epoche più moderne, noi italiani non possiamo obliare i vincoli della più schietta simpatia e leale alnicizia che unirono l'Inghilterra ed il nostro Paese durante l'epico periodo del nostro risorgimento. Il generoso popolo britannico, educato ai principi della più sana libertà, completamente partecipe del movimento politico suscitato dal governo del piccolo Piemonte, auspice il grande statista Cavour, che con fine accorgi-
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mento politico da tempo assecondava le patriottiche aspirazioni, accolse i nostri esuli con amore fraterno e con manifestazioni della più grande benevolenza, in modo da destare subito nei nostri emigrati l'impressione di trovarsi in una seconda famiglia, sviluppando cosi i sensi di un vivissim.o affetto e di una incancellabile gratitudine. Già l'opinione pubblica. di quel liberissimo ed >Ospitale paese aveva cominciato a farsi udire in favore dell'Italia, fin dal 1851, allorcbè Gla.dstone, l'insigne statista, in due memorabili lettere, rimaste famose nella storia, aveva attirato l'attenzione del mondo intero sul fatto che uomini di elevati natali e di mente preclara. giacevano incatenati come belve nelle luride prigioni di Castel dell'Ovo ed erano trattati come i più volgari delinquenti dal Re di Napoli, unicamente per le loro idee politiche. E, con inusitata franchezza e coraggiosa lealtà, bollava a fuoco il governo delle due Sicilie, contribuendo efficacemente alla ri'lcossa edl alla liberazione delle nostre provincie meridiona1i.. cc Negazione di Dio >> : questa fiera espressione contro ii governo borbonico non è veramente del Gladstone, come finora si è ritenuto dalla maggioranza, ma egli la senti pronunciare in Napoli, e, secondo le ultime indagini storiche, se ne attribuisce la paternità al patriota Giacomo Lacaita di Manduria; essa .nella sua forma originale dovrebbe essere così ricostruita: «Questa è la negazione di Dio, eretta a sistema di governo ''· Un'onda di sdegno e di simpatia, in seguito a tali rivelazioni, fece vibrare il cuore degli inglesi, così freddi in apparenza, ma che furono giustamente paragonati a vulcani coperti di neve. E questa corrente di fraterno interessamento riuscì a penetrare nei rigidi ambienti del Gabinetto di St. James, tanto che un grande uomo di Stato non esitava a scrivere all'esule siciliano Scalia che l'Italia era riuscita a rendere gli inglesi poeti nella loro politica, fatto fino allora molto inusitato nella Gran Bretagna. In breve tempo l'Inghilterra divenne il centro di quella emigrazione . di generosi che la tirannia e la prepotenza dei regnanti, i quali &padroneggiavano in quell'ep oca in I talia av:evano allontanato dalla Patria. Cosi fu ospitale esilio e primo sepolcro, nel piccolo cimitero di Turnham Green, di Ugo Foscolo, il qn·ale subì il fascino delia cjviltà inglese, come già l'avevano sentito Enea Silvio Piccolomini, Vittorio Alfieri, Antonio Canova, Alessandro Vclta ed Ippolito Pindemonte. E ne divenne, si po· trebbe dire, la Mecca, poichè li attirava in quella ospitale nazione, potent~ calamita del pensiero, Giuseppe Mazzini, il profeta del nuovo verbo, il quale doveva cambiare radicalmente la situazione della terra natia oppressa. Viveva egli in un' umile casetta nella Fulton Road sotto il nome di signor Ernesti, tra i suoi libri, le sue carte, i fiori che tanto amava ed ìllila grande famiglia di cardellini e di canarini, che volavano in libertà intorno a lui. Nè v'è davvero da far meraviglia che la bontà e l'affetto, di cui gli inglesi circondarono i nostri emigrati, abbia fatto esclamare al grande pensatore: «l'Italia è la mia Patria, ma l'Inghilterra è la mia casa». P arole fatidiche, che fanno degno riscontro con quanto Tina Whitaker Sca.lia., figlia dell'esule, amico di Mazzini, scriveva. nel suo libro «Sicilia ed Inghilterra "· «L'Italia è rinata e deve vivere, e la memoria delle rivoluzioni gloriose che le diedero la sua indipendenza., dovrà rimanere per sempre un'eredità preziosa per i discendenti di coloro che combatterono e soffrirono pel loro P aese. Possano gli ·Italiani non dimenticare
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mai l'aiuto silenzioso della Nazione inglese per la loro unità e la magnanima. accoglienza, simpatia e bontà, colle quali venivano trattati gli ·esiliati in quel pa.ese veramente grande e lib-erale >>. Cosi, mentre i nostri migliori elementi del pensiero e dell'azione chiedevano fiduciosi la più larga ospitalità alla popolazione britannica, un'a.lttà ·corrente di giovani forze inglesi, animata da. non meno nobili sentimenti ·ed entusiasta del purissimo cielo e degli splend.ori dell'arte italiana, veniva. · .a portare a. Firenze, a Roma ed a N apoli, dove il sole era più fulgido, tutti i tesori dell' inesauribile energia della loro razza intelligente e laboriosa. Da questo scambio di nomini e di idee derivò ben presto nn mutuo Tisp-etto ed una grande simpatia fra le due Nazioni, che nella. stessa antitesi -dei costumi impararono ad amarsi, e sempre più si rinsaldarono fra i due popoli i legami della più sincera fratellanza. Ed in particola.r modo, dopo 1a seconda campagna dell'indipendenza italiana del 1859, tale amicizia si rese ancora più indissolubile, allorquando nell860 numerosi volontari in• glesi sceserò in Italia per indossare la tradizionale carfiicia rossa· e costituirono interi reparti britannici, agli ordini di Giuseppe Garibaldi, che, a com. penso di tanto entusiasmo, non poteva offrir loro di meglio che fame e ' privazioni d 'ogni genere. ' E di queste epiche falangi di volontari britannici ci piace ricordare i reparti del Forbes e del Windham, i battaglioni bersaglieri della brigata Dnnne, che furono assegnati alla divisione Medici, la legione inglese costituita da reparti di fanteria e di artiglieria, rispettivamente al comando dei <1olonnelli Peard e Devoling, caratteristiche figure di apostoli e di soldati, · <1he si batterono eroicamente al Volturno, ove il nucleo dei mille animosi . ,garibaldini salpati dal cc fatal scoglio di Quarto n aveva raggiunto la forza • oonsi'derevole di 25.000 nomini. . Moltissimi di questi volontari inglesi, ritornati in patria, costituirono ..; più tardi il nucleo di quelle organizzazioni volontarie che si andarono gra~ · datamente formando in quell'epoca e che dall860 in poi rappresentarono · in Inghilterra. la. grande riserva p-er la difesa nazionale, tanto necessaria in un ! paese, il quale, dedito in pa.rticolar modo agli armamenti navali, disponeva ~ di nn esercito a reclutamento volontario e di limitata efficienza numerica. E sopra tutto noi italiani dobbiamo con legittima soddisfazione rievocare, contemporaneamente a queste dimostrazioni di tangibile ed efficace <lOlla.bora.zione popolare, l'aiuto spontaneo che ci venne in quest'epoca. critica del nostro risorgimento dallo stesso Governo inglese. Deve essere sempre vivido in noi il ricordo dell'inizio della prima campagna. dell'Unità. d'Italia. del1860, allorchè il nostro esercito varcava la frontiera delle Marche entrando negli Stati pontifici. Mentre tutte le potenze d'Europa si affrettavano a ritirare da Torino i loro rappresentanti diplomatici e ad inviare lettere di rimostranze o per lo meno di riserva contro un'invasione che veniva .a ledere interessi generali di governi riconosciuti, unica l'Inghilterra, in una memorabile nota del 21 ottobre 1860, riconosceva coraggiosamente e lealmente· negli italiani il diritto sacrosanto di unirsi a Nazione, sotto lo scettro di Vittorio Emanuele II. La nota che incoraggiava gli italiani ad agire contro il Borbone, il quale aveva rotto ogni legame coi propri sudditi, terminava con queste parole, che tutti gli italiani doVTeb bero meditare: cc Si apprezza nel suo vero valore questo grato spettacolo dli un popolo, che costruisce l'edificio della sua libertà e consolida. l'opera. della p10pria indipendenza.
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••• Ma nella fa.lll!ta. ricorrenza di questa quinta. adunata internazionale delle sanità militari éhe si tiene nell'immensa metropoli londinese, il Giornale di medicina militare, più che queste date ed avvenimenti ormai consacrati alla storia, con un còmpito più limitato e con fini più modesti, vuole ri· cardare ai colleghi del Corpo sanitario inglese un legame gentile che rinsalda ancor più ~ verace amicizia fra le due N azioni : Fiorenza Nightingale,
Figura. 2. VILLA COLOK11AIA. Ul FLBBNII&, VIA 1\LuuGNOLLB N. 2, liUO&I PORTA Ro!IUNA
OVB NACQUll FIORBNU NIGKTINGALB IL 12 JlAOOlO 1820.
la. donna che, nata sotto il purissimo cielo d 'Italia, seppe assurgere ai più aJ.ti destini, dedicando tutta la sua vita all'assistenza dei malati e feriti in pace e:l in guerra. Questa creatura eccezionale, che onora una Nazione ed un'epoca, si può ben considerare come appartenente alla nostra faniiglia sanitaria militare e per l'eroismo dimostrato sui campi di battaglia durante la campagna di Crimea, e per le sagge riforme introdotte nell'organizzazione dei servizi sanitari dell'esercito inglese, e per lo studio dei miglioramenti igienici delle caserme e degli ospedali, e per le accurate rilevazioni statistiche sulla morbosità. e mortalità delle truppe metropolitane e coloniali.
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Rievocare in questa solenne circostanza l'opera di Fiorenza. Nightinga.le, tutta spesa. per il bene dell'Umanità a vantaggio dei soldati malati e feriti, riteniamo sia. dovere di italiani che ebbero la fortuna. di averla a.
FiiQl& S. RITRATTO DI FIOIUINZJ. NIOHTINOALI!, GIOVIN'E'l'!'A.
(Da un dùttmo lldl'opera di S. L Toolel/).
connazionale ed il tesserne qui brevemente alcuni cenni biografici ci lusinghiamo possa. tornare gradito alla nobile Nazione inglese, che sempre con memore affetto, nelle scuole e nelle caserme, nei palazzi e nelle abitazioni operaie, nei campi e nelle officine, ricorda l'eroina di Scutari.
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Fiorenza Nightinga.le nacque il 12 maggio 1820 in Firenze a Villa. Colombaia (fig. 2), sulle amene colline di Marignolle, fuori porta Romana,. dove i genitori Shore Nightingale, seguendo le <Onsuetudini dell'aristocrazia del tempo, erano scesi dalla brumosa Inghilterra, verde di parchi,. ma grigia di nebbie, ed avevano preso da qualche anno stabile dimora, attratti dalla purezza del cielo e dalla dolcezza del clima tos··ano. E, di comune a C'-cordo, vollero chiamarla Fiorenza, in omaggio alla città d~i fiori. Cosl il destino veniva ad imprimere fin dalla nascita uno speciale significato al nome di questa eroina, che doveva. un giorno far parlare tanto di sè, accoppiando a Fiorenza, che ri<:hiamava alla mente la purezza e la fragranza floreale, quello di Nightingale, che rievocava il melodico cantodell'usignolo. I coniugi Nightingale ebbero soltanto due figliole: Pa:rtenope, cosi chiamata, perchè nata nel1818 sotto l'azzurro e limpido cielo di Napoli, che fu più tardi Lady Verney, e Fiorenza. Questa ereditò dalla madre un carattere profondamente riflessivo, uno spirito di larghe vedute e di grande filantropia, che si manifestò fin da.ll'infan.zia con una vivissima aspirazione di dedicarsi alle opere benefiche a sollievo dei soffcrenti e dei diseredati, infrangendo cosi quei legami di casta, cui era avvinta ancora in quei tempi la nobiltà inglese. Ed anche nel padre trovò uno strenuo patrocinatore di una più elevata missione della donna nel mondo, poichè, con idee molto avanzate in quei tempi, ne propugnava un indirizzo più elevato di quello che non fosse la semplice coltura femminile e la tradizionale abilità nei lavori domestici. Allevata a questi principi, Fiorenza, che, per la grazia innata (fig. 3), per il censo, per l'elevata posizione sociale, per 1o svegliato ingegno, aveva innanzi a sé un brillante avvenire, fin dai suoi printi anni comindò a dedicare tutta la sua attività nel prestare assidua e fraterna assistenza agli infermi ed ai naufraghi della vita, e per l'eccezionale bontà. e spkeatissima intelligenza divenne ben presto l'angelo protettore dei tuguri degli umili ove era accolta <.ome una fata benefica. Trasferitasi in seguito la famiglia in Inghilterra aLea Hurst e successivamente in una solita.ria. vili~\ presso Embley, Fiorenza fu attratta dalla sua. vocazione verso i poveri malati del paese o, pur appartenendo ad una delle più cospicue famiglie inglesi che poteva frequentare l'alta Società., tanto da essere anche invitata ai balli a Corte, preferl fin dalla prima giovinezza di appartarsi dal mondo, trovando soltanto nel conforto dei sofferenti l'unica aspirazione della sua vita. << PregJ e lotto, cosi scriveva nel suo diario famigliare, ma il sentiero non lo trovo. Soltanto fra i più miserabili, i più diseredati, i più malati del villaggio. che si annidano nelle <:a.supole basso e annerito dal fumo, riesco a formarmi un ambiente di pace. Aiutare gli umili che mi asp ettano c.ome una consolazione, diventarè loro ami a ed insegmtre: ec<~o la mia missione! ,,_ Nè verso gli animali fu' m eno prodiga di pietosa protezione ed assistenza.. Fra i t1mti episodi che si ra...:<.ontano delia sua. giovinezza, è rimasto famoso il seguente: Nelle sue quotidiane passeggiate a cavallo per i boschi se<;olari di Embley, aClOmpagnata dal reverendo· p arro<:o Giftard, ebbe un giorno Ol;ca.sione, p er orrendo un sentiero abbandonato, di imbattersi in Cap, il cane di un pastore scozzese, a
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nome Roger, che, preso a sassate dai monelli, era stato ferito gravemente ad una zampa, e giaceva tramortito al suolo, tanto che il padrone aveva. p ensato, sebbene a malincuore, di disfarsene.
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F igura 4. FtO&Bl'U:A NtUBTlNOA.LE, PJU3lA DELLA !SUA. l'A.ltTKl'fZA 1'lU' l.A. Cttl.)BA.
(Ritratto a penna disegnato du.lla sorella Partenope).
La fanciulla balzò prontamente da. cavallo, nè potendo disporre sul posto di altre bende, non esit ò a stracciare la giacca del pastore e ad applicarne strisce, imbevute d'acqua, sulla. parte colpita, indugiandosi fino a iarda ora a. prestare amorose cure alla. povera. bestiola, che finalmente
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cominciò, poco a poco, a rianimarsi, con grande sorpresa e consolazione del padrone. Così, altra volta, la vecchia cavalla P eggy, ormai abbandonata nella scuderia della villa paterna e destinata a non lunga scadenza ad essere abbattuta, per suo vivo interessa;mento, venne risparmiata e circondata anzi di maggiore attenzione e di miglior governo. Più tardi, in un viaggio in Grecia, durante la vi~ita ai meravigliosi avanzi del Partenone, avendo scorto un monello che maltrattava barbaramente una piccola civetta, gliela strappò di mano, prodigandole le maggiori cure e se la portò in Inghilterra, allevandola per qualche anno colle più assidue attenzioni. In un raro disegno a penna (fig. 4), eseguito dalla sorella e riconosciuto dalla madre come uno dei migliori ritratti eseguiti prima della sua partenza per l'Oriente. Fiorenza è rappresentata nella sua florida giovinezza appoggiata ad una balaustra, e su questa è precisamente riprodotto il rapace notturno. La stessa sorella· Partenope scrisse un brioso poemetto: •• La vita e la morte di Atena, la piccola civetta del Partenone ••, che rallegrò Fiorenza durante la sua grave malattia a Scutari.
* * * La nostalgia del bel éielo italico. indusse dopo non molto tempo i genitori~ fare ritorno verso la teiTa del sole. Un viaggio in Italia assumeva
allora in Inghilterra il carattere di una moda elegante, tanto diffusa che Enrico Mattheus era solito affermare che non vi era paese al mondo ove si potesse viaggiare con altrettanto profitto quanto il cosi detto «giardino d'Europa n. Perciò, fi.n dalla metà del secolo xvm, era stato istituito in Londra il <c Dilettant's Club ,,, nel quale, condizione indispensabile per l'ammissione, era la prova di aver fatto un viaggio in Italia. Interrotta questa usanza. dalle guerre napoleoniche, venne più intensamente ripresa, appena ritornata la pace in Europa. Ed ecco le due fanciulle dirette alla loro te1Ta natale... Viaggi deliziosi compiuti nelle vecchie diligenze fra grande strepito di ruote, festoso schioccare di frusta, suono di cornette di postiglioni e tintinnìo di sonagliere. Le pesanti vetture attraversano città. e villaggi, valicando monti e colline, percorrendo sterminate pianure e sostano al tramonto alla fioca luce di lanterne nei malselciati cortili dei piccoli alberghi ove si·pernotta per il cambio dei cavalli e per il necessario ristoro e riposo, per ripartire affrettamente alla prima luce dell'alba. Così Fiorenza ritorna nella rid·ente Toscana, nella città natia, ove con tutta la famiglia è accolta festosamente dall'alta Società con inviti a ricevimenti, a concerti, balli, t eatri. Il bel canto italiano, di cui la fanciulla è en.tusiasta, è in quell'epoca nel maggior trionfo nella città dei fiori. Alla Pergola suscitan.o delirio le voci affascinanti della Malibra.n, della Grisi, del Rubini, nelle melodie immortali di Pergolesi, di Cimarosa. di Rossini e di Don.izetti. Lé serate rousica.li, le riunioni intellettuali, i balli dell'aristocrazia, le feste mondane nelle·· sontuose sale dei palazzi dei Lungarni, sfolgoranti di luce, sl succedono ·ininterrottamente in un turbine di armonie e di colori.
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Ma, in mezzo a tutta questa tumultuosa vita di sfarzo e di divertimenti, non dimentica la sua assillante vocazione ed umanitaria missione, e con lo stesso zelo, col quale da bambina attendeva allo studio dei classici latini e greci, raccoglie con minuziosa accuratezza osservazioni e notizie sulle condizioni sociali della popolazione locale e specialmente sul funzionamento degli istituti di beneficenza ed ospeda.lieri della città. Ed appena apprende che nella stessa casa che la ospita una giovane dama inglese è caduta gravemente inferma, dimentica musica e danza per accorrere subito al suo capezzale ed assisterla premurosamente; e non l'abbandona fino a che non la vede ormai convalescente. Ritornata più tardi con la famiglia in Inghilterra ad Embley, nella grande villa fatta ricostruire dal padre, la fanciulla non desiste dal fermo proposito di dedicare la sua vita ad un apostolato di carità e di amore verso gli infermi, e si consiglia in proposito col dott. Howe, amico di casa, dal quale riceve consigli e suggerimenti e raccoglie consenso e conforto.. Ma quanti ostacoli insormonta'bili le si parano innanzi per l'attuazione del suo nobile sogno! Quale lotta paziente ed ostinata contro difficoltà di ogni sorta, quanti pregiudizi da combattere, quante diffidenze da dissipare ! Il mestiere di infermiera è in quell'epoca esercitato dalle donne più volgari di Londra, di dubbia moralità, reclutate nel più basso strato sociale, e si svolge fra la più grande arroganza e svogliatezza in un ambiente ospeùaliero di incredibile corruzione fisica e morale. Basti ricordare l'ubriachezza con tutte le sue dannose conseguenze, tanto frequente in questo personale: la famosa Sara Gamp, cosi magistralmente descritta dal Dickens, non è purtroppo, nella sua impressionante realtà, che un ritratto preso dal vero. Nessuna donna che si rispetti potrebbe quindi esporsi a sentire od a vedere le quotidiane volgarità e sconcezze, di cui disgrazia.! amente sonG teatro le corsie dei nosocomi londinesi. Soltanto le suore di carità di San Vincenzo de' Paoli, animate dai più alti ideali e sorrette da una vocazione sovrumana, che ha la più ambita ricompensa in un mondo al di là, nè mosse da alcuna avidità di guadagno, esercitano degnamente negli ospedali presso i poveri malati la loro umanitaria missione; ma Fiorenza non è cattolica, nè può farsi monaca. Anche la signora Fowler, moglie di un distinto medico iinglese ed assidua visitatrice delle sale ospedaliere, è contrarta alla vocazione di Fiorenza.. Sarebbe una ben grave responsabilità per una. giovane della migliore Società vivere in questo difficile ambiente, forse meno pericoloso per donne ~nziane, come lei. E Fiorenza. vorrebbe non essere più giovane ed avere già le chiome argentee, pur di realizzare il suo sogno assillante. Soltanto una donna, Anna. Nicholson, intima di casa, la. conforta ad attendere; e le parole di pace scendono come un balsamo nel suo cuore agitato e le infondono nuova lena per l'aspra battaglia impegnata. Così, torturandosi nella. sua idea, la. salute della fanciulla va deperendo lentamente, come un fiore senza. rugiada e senza sole. I genitori, che la idolatrano, sono non poco preoccupati e pensano di distrarla proponendole un nuovo viaggio in Italia. Ed ecco la. nostra. eroina, accompagnata dai coniugi Bra.cebridge, intimi amici di famiglia, intraprendere ancora una volta. il lungo viaggio verso il paese del sole, che ora ha per meta Roma, la. città eterna. In quell'epoca gli Inglesi raggiungevano 2 -
Uiortl4le di· metlìci11a milita.,.e.
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nell'Urbe il numero di circa 2000, in confronto dei 140.000 abitanti che contava la città, tanto che il popolino aveva adottato come designazione antonomastica di quallsiasi via,ggiatore facoltoso quello d 'ingrese, e Ghetro dell'ingresi chiamava piazza di Spagna, (fig. 5), che ra,pprescntava. allora il centro degli alberghi per i forestieri. Ma Fiorenza non è attratta dal turbine della Città.. I meravigliosi capolavori, che ella va osservando nelle gallerie, nei musei, nelle chiese ed annota o commenta mirabilmente nelle sue lettere, dimostrando una finissima cultura artistica, le parlano della, bellezza c della forza divina e del dovere di ogni creatura di ascoltare i precetti che vengono dall'ente supremo, nè la distraggono dalla sua idea ormai irremovibile: e rimane sempre più ferma nel suo nobile proposito. Ed ecco ritirarsi nel convento della Trinità dei 1t'[Oillti fra le dame francesi del Sacro Cuore ove, strano contrasto, furono un t empo gli orti di Messalina, della donna fatale trucidata in questa stessa località da un tribuno che il liberto Evodio ave\ a guidato sulle di lei traccie. Dalla piccola finestra della sua cameretta, che si apre sulla piazza di Spagna, domina tutto l'incantevole panorama dell'Urbe, con lo sfondo della maestosa cupola :àfichelangiolesca, che si accende di fuoco nei meravigliosi tramonti. Accanto al convento, è la Chiesa ultimata da Luigi XVIII, Re di Francia, innanzi alla quale si erge aguzzo l'obelisco F>allustiano, sormontato dal giglio della restaurazione. Innanzi si stende la scenografìca. gradinata barocca di travertino, dai fianchi arcuati come una gigantesca (etra, ed in fondo alla. piazza, la popolare << barcaccia •> getta le sue c piose e fresche acque, a poppa ed a prua. in un duplice ventaglio, fra il sole raggiante e le api dello stemma ba.rberirùano. Ed al suo spirito meditabondo pa.ssano innanzi le ombre di lord Byron, di Shelley e di Kea•s, spentosi in una ca..c;a all'angolo della scalea monumentale. La. madre superiora, suor Colomba, e le altre sorelle infondono a Fiorenza nuovo ardore e le svelano il segreto di quella forza arcana che è la base più solida. di ogni progresso spirituale dell'umanità, e che si può da tutti raggiungere con la severa imposizione della più stretta. disciplina. Giornate indescrivibili sono queste del1848 in Roma, quando Pio IX, seguace del pensiero giobertiano, nei prirni atti del suo pontificato suscita con l'amnistia politica e con riforme temperate, emanate nello stesso anno, l'entusiasmo degli italiani, ed allo scoppio della prima guerra per l'indipendenza, benedice le milizie romane al grido fatidico: «Gran Dio, bene::lite l'Italia! )) . E Fiorenza, italiana nell'anima e nel cuore, esulta con la folla al passaggio delle bandiere tricolori, che guidano i suoi fratelli sui campi di battaglia a oombattere la prima guerra d 'indipendenza contro il giogo austriaco, a vincere ed a morire per la. libertà. della Patria. A Roma stessa ella ha la fortuna d 'incontrare Sydney Herbert, il futuro ministro della guerra, che avrà. poi una decisiva influenza sul suo avvenire. Questi rittfàue subito conquiso dalla grazia e dall'intelligenza della fanciulla, ed in lunghi colloqui ·va elaborando con lei un progetto, da lungo tempo meditato, di fondare ad Embley un piccolo ospedale modello ed una casa di conva,lescenza per i poveri.
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• *. E Fiorenza ritorna in Inghilterra alla sua casa paterna più entusiasta e più irremovibile nel suo fermo proposito. N è valgono a dissuaderla nuove proposte di viaggi in Egitto ed in Grecia, che ella accetta a malincuore ed intraprende l'anno seguente. Ma nè le tombe vetustissime dei Faraoni, nè i tesori artistici di Tebe e di Abn-Simbel, nè la bellezza immortale dell'arte greca nella sua età deil'oro, ohe rifulge nelle armoniose linee del Pa.rtenone, nè la IJlagnificenza dei templi riescono a distoglierla dalle sue assillanti aspirazioni. Soltanto la sua felicità è al colmo quando nel 1849, ritornata in patria, ottiene dal padre, mentre la famiglia trovava.si alle cure idropiniche . di Carlsbad, di poter trascorrere quindici giorni a Kaiserswert, sul Reno, vicino a Dusseldort, ove Teodoro Fliedner, pastore d'anime, senza sottoscrizioni e senza l'intralcio di comitati di vigilanza o di statuti ampollosi, ma con spirito essenzialmente pratico, ha fondato nn gruppO d 'istituzioni che le diaconesse dirigono con ammirevole abnegazione: un ospedale per i poveri, un asilo per gli orfani, una scuola per bambini1 un penitenziario. :È facile immaginare la sorpresa e la curiosità delle diaconesse quando vedono una giovane, di aristocraticafainiglia, di ricco censo e di svegliata intelligenza, ent.rare spontaneamente nel loro istituto, assoggettandosi alla più rigorQsa disciplina ed all'ardua missione di assistenza agli infermi ed iscrivendosi semplicemente come infermiera volontaria.. La « Fraulein Nighti,ngale ))' indossata la modesta uniforme di allieva, si trova subito a posto fra le compagne, tanto diverse per razza, per istruzione e per posizione sociale. Ansiosa di apprendere, si iscrive regolarmente a tutti i corsi e disimpegna alternativamente i turni di infermiera. di giorno e .di notte, confortando i malati con la sua grazia squisita e la sua innata bontà, assistendoli di persona durante i più ardui e pericolosi interventi chirurgici. E su queste istituzioni pubblica nel 1850 una memoria illustrativa, che viene accolta e commentata in Inghilterra col più grande favore. Compiuto questo corso preparatorio, Fiorenza, prima di ritornare in patria, si reca nel febbraio 1853 a Parigi e, munita di un permesso, ottenuto per interessamento dell'abate De Genettes da.ll'..Amministrazione dell'Assistenza pubblica., visita minuziosamente gli ospedali, gli istituti di b eneficenza, le ca.se religiose dell'immema metropoli, facendo larga raccolta di notizie, opuscoli, statuti di ogni sorta; e rileva con dolorosa sorpresa come l'a.<>..~istenza. agli infermi sia affidata ad un personale femminile poco istruito e p er nulla. coscienzioso. Frequenta giornalmente le cliniche dei più rinomati medici e nelle sale operatorie assiste agli interventi dei più valenti chirurghi dell'epoca: e, quando ha tutto osservato e notato, libera da ogni preconcetto religioso, per intercessione del cardinale Manning, che ha conosciuto a Roma, si reca dalle s uore di carità di San Vincenzo de' Paoli presso la casa della Provvidenza di via Oudinot per studiarne le numerose opere che hanno ormai acquistato fa.ma mondiale, quali un orfanotrofio, un a.~ilo ed un ospedale per bambini, un ricovero per cronici; ed ammira l'organizzazione meravigliosa di quella vasta comunità. cattolica. ~a è
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cosi intell83 la. sua febbrile attività in questo periodo che, affranta dalle fatiche e per il continuo contatto con gli infermi, cade ammalata di roseola. e viene curata ed assistita dalle suore stesse con intelligenza e con · amore di sorella.. Appena. in condizioni di sopportare i disagi del viaggio, ritorna in patria. e trascorre alcuni mesi fra Embley e Lea Hurst, per assistere la nonna gravemente inferma. e successivamente visita gli ospedali di Londra., di Edimburgo e di Dublino, nonchè gli stabilimenti sanitari dell'esercito e della. marina, dedicandosi nnovainente al-
la. sua. grande missione umanitaria verso i sofferenti ed i poveri. E ne dà una prova inconfutabile più tardi, durante l'epidemia. colerica. scoppiata a Londra, prestando servizio all'ospedale di Middlessex, o ve, come infermiera. volontaria, si prodiga. di giorno e di notte nell'assistere· i colpiti dal morbo. N el frattempo Hi è costituito nella Capitale un comitato di pie dame, nell'intento di fondare una casa . di ricovero per vecchie governanti ammalate. Fiorenza (fig. 6), che già aveva. cercato di proteggere e di addolcire la vita di tutte queste povere donne che soffrivano in silenzio, neglette dalla. Società e sopraffatte dall'acerba, quotidiana lotta per l'esistenza, Figura e. non avendO potUtO realiz. FI ORENZA NIOH~l~ O ALB Zal'e il progetto di Creare (foto11rafta eoegulta durante la dlrezlono della Ca~& di ricovero un'istituzione di diaconesse dt • Harley s treet • J. evangeliche, assume gratuitamente il 12 agosto 1853 la. direzione dell'ospedale per istitutrici ad Hupper Ha.rley Street, e s'incontra con un'a.nima. gemella., ma di diverso temperamento, Elisabetta Fry, ehe ha. dedicato tutta la sua vita alla protezione delle donne carcerate, fondando una scuola e un laboratorio per la redenzione morale delle detenute e costituendo un patronato per le liberate allo scopo di ricondurle sulla via del bene.
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Come per incanto, sotto i s uoi ordini categorici ed autorevoli, nonostante i vari comitati femminili di ispezione e maschili d'amministrazione e le molteplici commissioni burocratiche di vigilanza che le intralciano l'estenuante lavoro, in pochi giorni l'Istituto; che mancava di ogni più elementare arredamento ospedaliero, è pronto a funzionare ed a. ricevere le prime ricoverate, che Fiorenza si propone di accogliere senza distinzione di classe sociale e di religione, non volendo dare alla casa fin daU' inizioun carattere professionale. 1<; riesce a radunare un primo nucleo di volonterose infermiere che assistono fra.ternamente e pazientemente le povere malate e ad introdurre radicali riforme nella provvista degli alimenti . e nella distribuzione dei medicinali, che portano in breve tempo ad una sensibile economia nell'amministrazione. Miss Nightingale ha raggiunto ormai l'età, nella quale la grande maggioranza delle s ue compagne sono spose e madri felici. Anch'ella, con la sua grazia e con la sua illwninata bontà ed intelligenza, non ha mancato di destare affetto e simpatia in quanti l'avvicimtno. E vi è già chi le ha offerto il suo cuore, le sue ricchezze, ed aspetta da anni il sospirato consenso dell'amata e la realizzazione del suo sogno. Ma Fiorenza, come non ba voluto d.e dicarsi alle belle lettere, che le avrebbero procurato un posto notevole nella letteratura, essendo fermamente convinta che << è miglior cosa vivere una bella vita che scriverla », ha nel:l'anima una passione più forte dell'amore. Ella non si sposerà. mai e rimane fedele ad un ideale di vita, superiore a quello che un non perfetto legame potrebbe concederle. Incrollabile nel suo pensiero dominante, nel suo assillo continuo, nella sua innata aspirazione di soccorrere !"umanità, sprezza le vanità mondane e si va sempre più isolando di giorno in giorno, tutta assorta nella sua pietosa missione. E la mamma, che sognava per la prediletta sua creatura le pure gioie di una famiglia, è oltremodo accasciata, e teme le critiche e le maldicenze del mondo, che non può persuadersi come UJUa giovane, di spiccata intelligenza, di così vasta coltura e di ricco censo, possa battere una strada tanto diversa da quella delle sue coetanee, abbandonando gli agi della casa per frequentare ospedali, per affrontare pericoli, per essere sempre in contatto col dolore e con la morte. Miss Nightingale coll'aiuto prezioso della zia May, che la comprende e simpatizza per gli alti ideali, infondendoleserenità. e coraggio, e coi consigli delle sue amiche Lady Inglis e Lady Byron, attende serenamente il suo destino, mirando ad una meta altrettanto più nobile quanto più aspra e pericolosa. è la via per raggiungerla. E sente di spianare un orizzonte non per sè sola, ma anche per tutte quelle giovani che seguiranno in avvenire le sue orme, precorrendo cosl i tempi con un'opera immateriata non solo di amore e di fede, ma anche di genialità. l'·
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Nell'anno 1854 grandi avvenimenti insorgono in Europa, e la guerra viene dichiarata dall'Inghilterra, alleatasi con la Francia e col Piemonte contro· la Russia, che ha rivolto le sue mire sulla Turchia con la pretesa di un protettorato su tutti i sudditi del sultano professanti la religione cri-
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stiana. Si inizia cosi la campagna di Crimea, che ha :per scopo l'investimento di Sebastopoli, una delle più potenti piazze forti del tempo. La flotta inglese si raccoglie nel Mar Nero, al comando dell'ammiraglio Lord Napier, che in un famoso proclama, dopo ' aver ricordato il coraggio e la potenza del nemico, cosi conclude: (( La fortuna dipende dalla rapidità e dalla sicurezza. Compagni, affilate le spade e la vittoria sarà. nostra ! ». Ma le notizie dei primi combattimenti vittoriosi di Alma e di Ink.erman degli eserciti alleati sono accompagnate da un'impressionante descrizione di soldati feriti e ammalati inglesi, privi di .!lualsiasi assistenza sanitaria.. E fra il giubilo nazionale per i primi successi, nella stampa e nella opinione pubblica inglese insorgono già vive lamentele contro l'imperdonabile negligenza del Ministero della guerra, che fin dall'inizio , delle ostilità. si è reso responsabile di una difettosa organizzazione sani· taria. facendo mancare bende, fìlaccie, medicinali, materiale ospedaliero, mentre i viveri di conforto, che erano stati caricati nelle navi sotto le munizioni, sono lasciati marcire in un amma-sso di casse c~ ora ingombrano le rive del Bosforo. In vero la. preparazione sanitaria del Corpo di spedizione inglese si era dimostrata fin dai primi giorni affrettata e insufficiente. I quadri del Corpo sanitario erano assolutamente inadeguati alle necessità della campagna, tanto che si era dovuto ricorrere perfino all'opera dl ufficiali medici richiamati dal congedo, carichi d'anni e di acciacchi, ed i feriti si ammassavano in numero fantastico negli ospedali ove l'assistenza era affidata a scarsissimo personale, per lo più esausto dalle fatiche e forse malato non meno di coloro che avrebbe dovuto curare. Lo stato di deplorevole abbandono delle ambtùanze inglesi contrastava ancor più duramente di fronte alla perfetta organizzazione di quelle italiane e francesi, i di cui Corpi di spedizione disponevano di un buon numero di suore di carità, che sul campo stesso di batta.glia, fin sotto il tiro nemico, e negli ospedali delle retrovie prestavano la loro opera pietosa con grande abnegazione ed imperturbabile serenità, prodigandosi nell'assistenza ai malati e ai feriti, nell'apprestare viveri, medicinali e medicature. A questo .p roposito Guglielmo Howard Russel, corrispondente di guerra del Times: in Crimea, precorrendo Enrico Duna.nt, che col suo fa.mosd diario <( Un aouvenir de Solférirw » doveva affrettare l'avvento della convenzione internazionale di Ginevra e l'istituzione della Croce Rossa, scriveva: << Tutto manca negli ospedali: la pulizia e la decenza. sono un mito. . I soldati giacion.o alla rinfusa come furono deposti dai compagni, che sono stati costretti per mancaliza di barelle a traspo:rtarli a spalla. dalle linee del fuoco e muoiono senza. che si sia fatto il minimo tentativo per salvarli. tt I feriti affi:Uiscono dalle trincee e sono imbarcati a Balaclava su un vapore male attrezzato e quindi lasciati per otto giorni nel più completo abbandono, prima che un chirurgo possa. prestar loro il più elementare soccorso e soccombono fra. atroci dolori, sballottati qua e là, privi di qualsiasi cura, senza che l'uomo dell'arte, tanto invocato quando fa il suo ra· pido giro per la. fetida nave, possa sostare un istante ·negli angusti locali
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dove sono alla meglio accucciati. Ed anche, quando sono sbarcati e trasportati all'ospedale di Scutari, qove si potrebbe credere che qualche cosa fosse stato organizzato per provvedere alla loro cura, è deplorevole constatare la. mancanza. completa di quella. rudimentale assistenza sanitaria che pur si trova. nei più modesti luoghi di ricovero. Ed i feriti inglesi devono morire solo perchè i medici dell'Esercito non si sono rammentati che per medicare le lesioni di guerra occorrono armamentari, medicinali, bende e fa.scie... ((I francesi sono molto superiori a noi sotto questo rispetto. Le loro organizzazioni sanitarie sono eccellenti ed ai numerosi ~hirurghi non manca la. larga. ed efficace collaborazione delle suore di San Vincenzo de' Paoli, che impavide hanno accompagnato la. spedizione. Queste religiose sono provette infermiere. ((Nessuna. donna inglese vorrà dunque partire ed assistere i fratelli che soffrono e muoiono per mancanza di cure YNon vi sono fra noi donne devote, abili e volonterose, disposte ad andare a. soccorrere i soldati malati e feriti negli ospedali di Scuta.ri ' Le figlie d 'Inghilterra in quest'ora di catramo bisogno non sono pronte ad un lavoro di dedizione e di amore' La. Francia ha mandato le pie suore di carità, e dobbiamo noi rimanere così inferiori ai francesi, per devozione e spirito di sacrificio, in un lavoro santamente benedetto da Dio ' ». Fiorenza Nigh.tingale, alla lettura nel Tirncs di queste sensazionali notizie, ha un fremito di sdegno, e, senza esitare un istante, decide la. sua immediata pa,r tenza per il teatro della guerra nel lontano Oriente. Le parole che ha letto nel giornale descriventi la tragica situazione sono riJIÌaste scolpite nel cuore. n bisognq è urgente; occorre far presto a. partire immediatamente con poche volonterose alla volta di Seutari. Prende pertanto immediati accordi con Lady M:ary Forester, disposta anch'essa a partire, la quale offre inoltre 200 sterline per poter condurre altre due infermiere di sua fiducia in Oriente. Interessa Lady Elisabetta Herbert, moglie del Ministro delJ.a, guerra, non meno entusiasta del progetto, la quale, appartenendo al Comita,to di vigilanza della Casa delle governanti, si adopera sollecitamente per ottenere un congedo a. Fiorenza, senza del quale, dimostrando questa grande lealtà e delicatezza, non vuole abbandonare l'I stituto, e contemporaneamente scrive allo zio per convincere i genitori a !asciarla partire per la guerra. Ed il ministro Sidney Herbert, precorrendo l'aspirazione di Fiorenza, designa senza esitare un istante la giovane Nightingale quale direttrice del gruppo delle volontarie, come l'unica persona che possa essere, per qualità personali, per posizione sociale, per pratica ospedaliera. e ca,pacità amministrativa, la più indicata. per l'ardua missione, e le fa ottenere la necessaria autorizzazione del generale medico, capo della sanità militare, Andrea. Smith. La. nostra eroina accetta il delicato mandato senza il minimo indugio. Grave è il compito <'Jle le si affida, ma. ancora più grande è la sua volontà, già virilmente temprata alle dure lotte della vita, e più forte è la. sua passione per un più nobile ideale. E si assume intera. la. responsabilità dell'arruolamento e oongedo del personale, richiedendo nello steaso tempo l'assoluta direzione e la facoltà di poterne disporre come meglio ritiene opportuno.
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La nomina di Fiorenza a direttrice del gruppo delle volontarie infermiere è accolta con sorpresa dàl pubblico inglese, che naturalmente si domanda chi è miss Nightingale. Ma -trova la più eloquente risposta in nn articolo biografico dell' Examiner, riportato dal Tilmea.
Figura 7. FJOJtBNZA NIORTINGALE DITJI.ANTE J.A, GUERRA DI CRllfEA.
(Bmlo di ClaydOll).
«La signorina Nightingale è una creatura divina, votata ad alti destini. ~oche ~' un solo sguardo ne rivelano la natura eletta. Semplice, intelgente, di grande dòlcezza, tutta benevolenza, è una donna affascinante e llerletta.. Alta e pallida, ha il volto illuminato dalla bontà. e grandezza
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dell'anima, ed il RUO sorriso· è simile ad un chiaro e limpido giorno d 'estate. << Giovane graziosa, ricca di censo, esercita un forte a,o;;cendente su quanti avvicina. Ha amici in tutte le classi sociali, in tutte le comunit~ religiose, ma il suo centro è la famiglia, e la s ua. divisa si riassume nell'obbedienza. devota ai genitori"· Cosi, sorretta dal consenso unanime deUe varie autorità, e da tutta. la cittadinanza. ed animata dal più fermo proposito di rendersi utile alla Patria, in pochi giorni Fiorenza, con una serenità ammirevole ed una presenza di spirito impareggiabile, riesce a raccogliere ben 38 infermiere che l 'accompagneranno in Crimea: 14 a ppartengono alle suore di S. Giovanni della Chiesa inglese ortodossa, e fra queste, la reverenda madre de B ermondsey, 10 alle suore della carità di San Vincenzo de' .Paoli, 3 sono state designate da. Lad.y Mary Forester ed 11 scelte con oculato criterio fra. le numerose aspiranti. I coniugi Bracebridge di Atherstone H all, amici fin d all'infanzia. di famig lia, il rever endo Sidney Osborne e nn corriere si unio;;cono alla spedizione. Questa, dopo essere stata ricevuta dal Ministro d ella guerra, parte da Londra il 19 ott obre 1854 e si imbarca sul piroscafo « Angel Band »1 che la m attina seguente approda sulla costa francese a Boulogne, accolto dall'entusiasmo indicibile di quella popolazione. Il gruppo si dirige successivamente a P arigi, ove si trattiene qualche giorno presso la casa madre delle suore di San Vincenzo, e riprende quindi la via di Marsiglia, donde salpa a bor<lo del << Jle"f.is n a lla volta di Costantinopoli· il 27 ottobre
successivo. La traversata del Mediterra neo è quanto mai burrascosa ed una tempesta, scatenatasi improvvisamente, per poco non mette in p ericolo la nave. Sbarcata a Scutari, Fiorenza Nightingalo (fig. 7) viene ricevuta con grande cortesia da Lord Raglan, comandante in capo dolile forze inglesi, ed è subito incaricata delle funzioni di direttrice del Corpo di infermiere del Levante, assumendo il titolo onorifico di « Lady in chief ». E per vincere le inevitabili diffidenze delle a utorità militari e del personale sanitario ed amministrativo, sin dai primi giorni si sottopone con le compagne alla più rigida o severa disciplina, all'obbedienza più assoluta, astenendosi da. ogni manifestazione sentimentale. Oltre che sugli ospedali impiantati sulle rive del Bosforo e del Mar N ero, la s ua vigilanza si estende .sopratutto al grande ospedale di riserva della capacità di éiTca 6000 letti, allestito nell.a grande caserma di Scutari, in un enorme edificio massiccio rettangolare, con 4 torri agli angoli e grande cortile interno, sopra una collina dominante le fa ntastiche cupole e i minareti della immensa Costantinopoli. Una di queste toni, quella situat a a nord-est, è a-ssegnata per alloggio alle infermiere, ma è mal riparata d al vento e dalle intemperie. Un vasto stanzone serve contempora neamente per ufficio, parlatorio, cucina, magazzeno ecc. Quivi s i accumulano colli di biancheria, di effetti lett erecci, di suppellettile ospedaliera, di indumenti, casse di medicinali, di viveri di r iserva, di libri, ecc. Tutti i soldati delle varie nazioni alleate s'incontranò in que.c;to locale, t utte le lingue. si incrociano, e vi è già. chi ha battezzato questo dcpo~it o la torre di B abele. !l'in dal primo giorno Fiorenza si trova dì fro nte a difficoltà d 'ogni sorta : i feriti, ai quali sovente non è stato pre-
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stato il primo necessario soccorso sul campo di battaglia, giaciono alla. rinfusa colle uniformi intrise di fango e di sangue, inzuppate dalla pioggia e colle piaghe sommariamente medicate, tuttorà sanguinolenti, con le membra fratturate, non ancora ridotte ed immobilizzate. Trasportati a Balaclava dalle trincee, sono stati imbarcati (fig. 8) sopra una vecchia nave e dopo parecchi giorni di viaggio son.P arrivati a Scutari, ove a piedi o trascinati dai compagni o trasportati alla meglio a braccio o sulle spalle, hanno raggiunto per l'aspra collina, in una tragica processione di sfinimento e di dolore, il tanto sospirato asilo di pace. Ma l'ospedale, che era per loro l'unico miraggio di un pò di tregua alle vive so.fferenze, purtroppo invece non offre alcun conforto e soccorso. Mancano le lenzuola, le coperte, i matera.'>si, le fodere, gli asciugatoi, le vesti d'ospedale, tanto che i feriti· ammucchiati nei corridoi sono costretti a.d. indossare ancora le uniformi intrise di sangue e di fango. Scarsissima. la dotazione di camicie e le poche disponibili sono di tela cosi grossolana ohe gli infermi emaciati preferiscono di essere lasciati nelle lorQ coperte. Scriveva a questo proposito un'infermiera: « Quando un malato mi dice: signora ho bisogno di parlarvi, il cuore mi si spezza, perchè sono sicura che mi domanda una camicia di flanella e non posso accontentarlo! n. Mancano le stoviglie, i recipienti per l'acqua, i più indispensabili utensili di cucina. Non bende, non filacce, tanto che si è obbligati di frequente a disfare qualche lenzuola per poter far fronte alle più urgenti roedicature. Ed a completare questo triste quadro, difettano i viveri: non una goccia di latte, il pane è ra.ffermo, il burro rancido, la carne dura, simile a cuoio macerato. E la distribuzione degli alimenti, come quella dei medicinali, si compie nel più grande disordine. La vasta caserma, che di ospedale ha solo il nome, è tenuta in un deplorevole abbandono: i topi, i vermi e gli insetti più schifosi vi regnano sovrani. In alcune corsie, su cui si aprono direttamente le latrino, mal tenute e senza il più elementare sistema di sifoni, il puzzo è tale, per difetto di aria e di luce, che quando si aprono le porte si è subito costretti a ritirarsi per le ondate di fetore. Non è quindi da sorprendere se il medico si trattenga il meno possibile in quei luridi locali. Sotto le finestre degli stessi reparti stagnano pozzanghere di acque putride, avanzi di carogne in· decomposizione e la fognatura stessa mal protetta esala emanazioni insopportabili. Il bucato fino allora è stato un mito. A stento si può credere che la direzione dell'ospedale ha fatto lavare in un :tb.ese soltanto sette camicie, e queste sono ritornate in uno stato deplorevole, essendo state sciacquato soltanto con l'acqua fredda. Inoltre non sono stati separati gli indumenti ed e.ffetti letterecci dei colpiti da. malattie infettive da quelli dei feriti. È da aggiungere ancora che nell'ospedale di Scutari la lavanderia era affidata in precedel,l.Za agli Armeni, che rubavano a man bassa quanto più potevano, tanto che i soldati si separav~p.o a malincuore dai loro oggetti di corredo nel timore di non vederli più restituiti. . Fiorenza Nightingale, per ovviare prontamente a tali inconvenienti, ha preso in affitto una casa turca, presso l'ospedale: e yi impianta in pochi giorni, ricorrendo ai suoi fondi privati ed a quelli raccolti per pubblica sottoscrizione del Times, una lavanderia completa, fornita di grandi caldaie ed allestita secondo criteri igienici, non mai fino allora seguìti, e, come
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personale, vi recluta numerose donne, mogli di soldati inglesi., accantonate a &uta.ri. Ed il bucato degli indumenti personali e degli effetti lettereooi è rapidamente assiéurato per il servizio ospedaliero. Inoltre in un solo trimestre fa provvedere colle sue risorse personali di oltre 10.000 camicie i soldati ricoverati. È questa una vera provvidenza, perchè l'Amministrazione militare, che ha ricevuto 27.000 camicie dall'Inghilterra, si è rifiutata di aprire i colli sbarcati a Scutari fino a che l'apposita Commissione di vigilanza nominata per il controllo della spedizione non abbia esaurito il còmpito delle sue lunghe pratiche burocratiche, che richiedono non meno di tre settimane. Ed ella stessa intanto provvede alla confezione di un mantello di flanella, facile a prepararsi, su un modello da lei stessa disegnato e che serve egregiamente a coprire le spalle degli infermi.
Ed ancora, in appena IO giorni da l suo arrivo, riesce ad improvvisare una cucina in posizione centrale e non in un angolo del fabbricato, come era prima situata, evitando così gli inconvenienti del ritardo nella somministrazione degli alimenti, i quali disgraziatamente per l'addietro arrivavano freddi e scotti nelle corsie lontane, perchè ogni distribuzione richiedeva in media dalle 3 alle 4 ore. In tal modo ella ora può provvedere comodamente al vitto di oltre ottocento infermi, con grande sorpresa delle autorità militari, le quali, talmente ossessionate dalla paura della responsabilità, si limitavano in antecedenza, per evitare noie ad eseguire soltanto gli ordini categoricamente ricevuti, e, pur constatando i continui inconvenienti, non si azzardava no a porvi rimedio. Ed in poco t empo riesce ad allestire nuovi reparti in locali fino allora ritenuti inservibili, arruolando di sua iniziativa 200 operai e pa.gandoli di sua borsa, destando meraviglie e querimonie da parte delle autorità burocratiche, ma intanto la capacità dell'ospedale viene accresciuta di altri .500 letti. Fiorenza vuole assumersi tutte le responsabilità. Dotata di spiooatissime qualità organizzatrici e di grande spirito di osservazione, sotto le sue mani di fata, tutto si trasforma e si riordina, destando la meraviglia e l'entusiasmo della. stessa commissione sanitaria ispettiva inviata dal Governo inglese sul t eatro della guerra e diretta dal dott. Giovanni Sutherland. E si preoccupa. non solo del normale funzionamento dei servizi tecnici dell'ospedale, ma dà. tutta la sua febbrile energia per assicurare agli infermi un ambiente confortevole ed igienico, tanto necessari per affret tarne la guarigione. •
••• La inesauribile attività della n()stra eroina non è soltanto diretta alla vigilanza dei vari servizi ospedalieri, ma sopra. tutto è assorbita dal· l'assistenza dei m alati e feriti, che trovano nella dama aristocratica il sorriso ed il conforto della madre e della sorella lontane. Ed anche qui, come per gli ufficiali di amministrazione, deve superare lo scetticismo e l'invidia. del personale sanitario, ma col suo t atto, con la sua intelligenza ed esperienza, riesce rapidamente a farsi strada attraverso i regolamenti·osp edalierì antiquati, che paralizzano la. sua attività. E dopo
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pochi giorni le prevenzioni cadono, le diffidenze si dileguano, poichè gli ufficiali medici debbono lealmente riconoscere in Fiorenza la professionista· provetta e non la dilettante d'occasione. « Ogni giorno, scrive in proposito Sydney Osborne, corrispondente del Tvme8 e testimonio oculare della sua !>pera meravigliosa, porta qualche nuova complicazione di miseria, sempre scoperta dal genio organizzatore della « Lady in chief 1>; ogni giorno porta con sè la sua prova per l'infaticabile che ha preso su di sè il fardello di una immensa responsabilità in un campo inesplorato e con uno stato maggiore del proprio sesso, al quale tutto è nuovo.
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Figura 8. GUERRA DI CRiliEA - IMBARCO DEl l'&RITI A BALACLAVA!
.<Da 4m acquar•llo di Jff. Simp1cm).
" Le sue delicate mansioni richiedono il coraggio di un Oa.rigan, il tatto e la diplomazia di un Palmerston, l'ascendente di un Howa.rd e lo spirito filantropico di Miss Fry. « La si vede all'atTivo dei convogli di malati e feriti restare in piedi 24 ore di seguito nella giornata, per le pratiche di accettazione e ripartizione-nelle varie sale, preparando gli alloggi,·distribuendo viveri, dirigendo i lavori delle compagne, assistendo alle più dolorose operazioni, quando la sua presenza può dare forza e rassegnazione al paziente, passando ore intere a.ooanto al letto dei soldati morenti, non abbandonandoli fino all'ultimo istante, e disponendo anzi che i più gravi sieno ricoverati presso la. sua stanza per poterli sorvegliare più di frequente. ·
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E quando medici e chirurghi, scarsi di numero, sono costretti ad abbandonare i casi che loro sembrano più disperati, per·· rivolgere ad altri più abbisognevoli la loro assistenza con maggior speranza di guarigione, Fiorenza non si dà per vinta e, fincbè rimane la più lontana ombra di un esito favorevole, lotta imperturbabile contro la forza del male, moltiplicandosi con ogni premura verso coloro che sono in perirolo di vita. Così un giorno, avendo OH~>ervato che cinque feriti, agonizzanti per esaurimento, sono lasciati in disparte e privi di qualsiasi assistenza, per poter recare ad altri il soccorso dell'arte con maggior probabilità di successo, non esita un solo istante a rimanere tutta la notte al capezzale di quei moribondi, e li nutre pazientemente a piccoli sorsi di brodo e riscalda le membra già invase dal gelido della morte, fino a che riesce a far riacquistare loro i sensi e ritornare gradatamente le forze. E la mattina seguente i chirurghi, con grande sorpresa, constatano che essi sono in condizioni di sopportare quell'operazione, dapprima non indicata, che li strapper.\ miracolosamente alla morte. Un'altra volta un soldato doveva essere sottoposto ad un'amputazione di un arto, ma ella ritiene che l'intervento chirurgico non sia cosl urgente e che una metodica ed oculata medicazione possa risparmiare l'operazione: ·ed infatti, mediante le sue pietose, assidue cure, il soldato guarisce senza alcun atto demolitivo:· In un'altx;a. circostanza, invece, in cui è urgentissimo l'intervento, riesce con la sua·parola a persuadere il ferito, rilutta1;1te, a farsi trasportare in camera operatoria: .«.Figliuolo mio, abbi pazienza, fatti coraggio. Sof#irai ancora, ma poi verranno i giorni tranquilli. Se tu non ti lasci sottopporre all'operazione, dovrai certo patire molto di più, e forse la morte ti potrà cogliere improvvisamente » n soldato, dal volto cereo-, guarda. trepidamente Fiorenza colle pupille spente, e negli occhi azzurri di. lei inspiranti grande bontà e serena fiducia. trova. una tale forza di simpatia. e di persuasione che ne rimane tutto conquistato. << Si, signorina, farò come vuole lei, purchè stia vicino a me >>, Questo è il desiderio di tutti i feriti, di tutti i doloranti: soffrono meno quando vedono quel ~olto cosi dolce, quegli occhi cosi luminosi, che confortano e sentono. E la coraggiosa infermiera accompagna i soldati nella sala operatoria, assiste impavida alle loro torture, nè inorridisce alla vista del sangue spruzzante dalle carni lacerate, nè si turba aJ. sinistro stridere delle seghe amputa.nti le ossa. E quando la Regina Vittoria desidera notizie dei feriti ricoverati negli ospedali di guerra, anzicbè servirsi dei lenti uffici burocratici, ricorre direttamente a Fiorenza, che, al corrente di tutto, la informa in brevissimo tempo, e dall'Augusta Sovrana viene perciò inca.ricata ezian.dio della. distribuzione dei doni. La stessa Regina vuole essere periodieamente tenuta al corrente del funzionamento dei servizi sanitari in Oriente e degli eventuali mig"iora.menti da introdursi; e la infermiera in capo, in lunghi memoriali, libera. nelle sue azioni da ogni preconcetto politico nè lega.ta a nessuna disciplina burocratica. espone crudamente alla Sovrana la penosa situazione degli ospedali di Scutari e del teatro della guerra ed inoltra una serie
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di proposte pratiche per lma. migliore riorga.nizzazione d.el personale medico ed un più adeguato stipendio e per una. più efficace sistema-
zione dei vari servizi di sanità., di sussistenza e di commissariato.
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Figura 9. L.l c SIGNORA DAt.LA LAIIIl'ADA t .
Monumento cretto In Londra nella plaua Waterloo, aceanto " quello d el eadotl In Orlmea. e do! !Jllnlatro della guerra del tempo, alr Sydney JJcr~rt.
Ed anche nelle ore notturne, quando le altre compagne si concedono ·un po• di meritato riposo, poichè Fiorenza ha ordinato categoriCamente che dopo le otto di sera nessuna di esse devEli trovarsi nei repa.rti, la u Lady mc:hief », dopo l'estenuante lavoro della giornata, è ancora sulla breccia. Ecco accendere Ull8t piccola. lanterna. da campo ed entrare nelle corsie in-
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terminabili, immerse nella oscurità. e più tristi della tristezza delle tenebre, umile nel suo semplice vestito nero, con una. modest a cuffietta attillata. ed il grembiule bianco. Silenziosa e leggera, pare una luce .che avanzi come un'apparizione; la luce della carità e dell'amore (fig. 9). I poveri infermi scorgono quella. tenue fiamma da lungi e non si sentono .più isolati in quella. solitudine ed in quella quiete, rotta di quando in quando dal ge. mito degli agonizzanti e talvolta dal delirio dei feriti, che credono ancora · di trovarsi in trincea nell'aspro tumulto della battaglia. n piccolo lume proietta lontano una grande ombra rnisterios;lo che pare una visione: quando e3sa. si avanza strisciando sui letti e sulle pareti, qualche soldato si solleva. per baciarla con compunzione e si riaddormenta con una viva gioia nel cuore ed una grande serenità nello spirito. Ma la. luce vagante si arresta : la. dama ha sentito un fioco lamento venire dal capezzale di un malato grave, ove forse sta per discendere l'angelo della morte: La lampada viene posata a terra, e Fiorenza si china sul paziente, solleva un cuscino, rimette una coperta, cs.rezza il volto sbiancato dall'agonia, sussurra un'ultima parola. di conforto, e gli arsi dalla febbre scorgono in quel volto sereno le sembian.ze della madre e della s~rella. lontane. Poi riprende la via., continua la ronda e la grande ombra scompare nella lontananza come una visione. E rimane soltanto la dolcezza. e la. pace nei cuori degli in!ermi doloranti. Cosi Fiorenza sa.rà chiamata. d'ora innanzi la signora dalla lampada: e questo nome, che riassume tutto un apostolato di pietà e di amore, rimarrà come caratteristica designazione e distintivo d'onore della. nostra eroina., e sarà eternato in un carme del poeta americano Longfellow. In questa visione poetica Fiorenza viene rievocata come S. Filomen~, la giovinetta ma.rti.r~ cristiana, cosi soavemente dipmta dal Sabatelli, discesa dal cielo circondata dagli angeli, a recare conforto ed assistenza ai sofierenti. L 'anno 1855, se rappresenta per la campagna di Crimea una tregua nei combattimenti ed una sosta nella grande affluenza dei feriti dai campi di battaglia negli ospedali, non. è per Fiorenza un anno· di tranquillità, poichè le malattie infettive, e sopratutto il colera e le febbri tifoidi~ scoppiano terribili tra le truppe, immobilizzate in trincea durante il lungo assedio di Sebastopoli. Fortunatamente ai 3 di gennaio arriva ·a Scutari un nuovo gruppo di 50 infermiere, fra cui diverse suore di -caritl\ venute dall'Irlanda. È una vera provvidenza, poicbè a queste donne, pratiche di assistenza ospedaliera, e devote fino al sacrificio, i sanitari possono tranquillamente ora affidare la sorte dei malati gravi, incaricandole di quell:e mansioni che gli infermieri soldati non sanno o non si curano di disimpegnare. Queste oscure volontarie della pietà e del sacrificio lottano tenacemente contro il morbo insidioso, compiendo prodigi di eroismo, ma la mortalità è sempre molto elevata ed il maggior numero di vittime anzi si verifica fra i giovani più robusti. Cosi, per giorni e giorni, una. lunga fila di barelle sale tristemente la collina col doloroso carico dei colpiti, mentre un'altra, non meno tragica, ne discende per trasportare i morti alla fossa comune. E con la sua ferma volontà ed autorevole persuasione la cc Lady in chief >• riesce ad ottenere dal Governo inglese che i soldati deceduti per malattia durante la campagna d'Oriente abbiano lo stesso trattamento di pensione dei caduti sul campo dell'onore.
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Fiorenza Nightingale è sempre prima al sacrificio, e la sua attività e prodigalità si estende anche alle unità sanitarie dei corpi di spedizione alleati. Con le proprie dotazioni rifornisce di medicinali e viveri di conforto gli ospedali francesi , e provvede generosamente le suore della carità dell'esercito piemontese, che per un fortuito incendio erano rimaste prive di una grande quantità di materiale sanitario. E soccorre ugualmente gli ospedali turchi e prussiani, per cui lo storico Baudens non esita ad affermare che durante la campagna ella estende l~ sua illuminata e benefica azione a ben tre eserciti alleati.
}' lgura 10. FIORENZA NIORTING~l.fl IN ISPEZIONE SUl CA!ILPI DI BATTAGLIA Ili CRIXKA .
Il Macdonald, corrispondente del Tinw, così descrive la quotidiana sua febbrile attività: «Ovunque scoppia un'epidemia nelle forme più gravi, ovunque gli orrori della guerra seminano rovina e morte, appare questa fanciulla sublime. La sua figura diafana come una visione passa per le corsie: vero angelo consolatore, getta un rifi'esso di pace sui volti agonizzanti ed intenerisce i cuori di un sentimento di gratitudine. L'istinto popolare non si è ingannato quando, alla partenza dall'Inghilterra per la sua missione di carità, l'ha salutata come un'eroina: nessuno più di lei merita questo nome. Cuore di vera donna finemente educata, essa unisce alla prontezza e risolutezza di carattere una meravigliosa calma di giudizio >>. Ed ancora .Alessio Soyer, il famoso capo cuoco del Circolo della riforma di Londra, che volontariamente ha lasciato l'Inghilterra per recarsi in Oriente ad offrire i suoi servigi alle truppe combattenti ed ha ricevuto l'incarico della vigilanza delle cucine degli ospedali, riuscendo a farle funzionare in modo da poter preparare una grande quantità di alimenti per un gran numero di ricoverati, senza che le vivande perdano delle loro 3 -
Uiornale di nu1dieinn mllitnre.
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qualità appetitose e nutrienti, ci ha lasciato nelle sue memorie « una campagna culinaria ,, tmo dei ritratti più caratteristici della. dama. di carità: (<Alta., di bella. complessione, di aspetto gracile, capelli bruni semplicemente aooomoda.ti, occhi celesti, penetranti, che esprimono sentimenti profondi e brillano d'intelligenza.; bocca piccoll;' e ben fatta. con movimenti di labbra che sembrano il riftesso del cuore e parlano prima ancora di articolare un suono. Nelle conversazioni più gravi un gentile sorriso passa. radioso s ulla sua fisionomia. a testimoniare la serenità del temperamento; nelle conversazioni gaie si abbandona all'allegria che invade il suo volto di donna graziosa e amabile. In abito grigio e nero, con 1ma. cuffia bianca ed un grembiule grossolano, tutto il suo aspetto è religio~;amente ·~ust;ero semplice e inappuntabile. Lontana dagli ardui doveri virili, che richiedono nervi ercnlei, quali esstl possiede in caso di bisogno, è simile alla Rachel sulla scena., nelh• tragedia e nella commedia ». L 'attività della nostra eroina si può riassumere in queste cifre, molto espressive, per quanto laconiche: 41000 fra feriti e malati sono stati rico· verati nell'ospedale di Scutari durante la sua permanenza, dei quali si sono avuti oltre 4600 deeessi. E l 'entusia-smo e l'ammirazione dei tanti beneficiati arriva a tale pru·o1513ismo che qualcuno (>. fermamente convinto nella sua ingenuità che1 se un giorno la Regina venisse a manca.re1 l'unica. donna che potrebbe prenderne degnamente il posto è Fiorenza. '
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***
Ma l 'instaueabile operosità di miss ~ightingale non si esplica soltanto nella ristretta cerchia degli ospedali di Scutari ove ··al principio del 1855 sono ricoverati non più di 1000 solda.ti e la mortalità è discesa dal 60 al 22 °/00 : la (( La.dy in chief '' spinge la sua attività. fino sui campi di battaglia a sorvegliare le più remote formazioni sa.nita.rie, e per int.ere giornate, in un modesto calessino di vimini (fig. 10), che t uttora si conserva. religiosamente nella villa di Lea Hurst, od a cavallo di un focoso destriero, percorre le aspre vie del teatro della guerra, lottando eontinuamente contro i disagi della stagione e talora contro bufere di neve e di tempeste. Sono giorni e giorni di lavoro estenuante, in cui provvede e prevede le più urgenti necessità degli ospedali, anche di quelli impiantati fin sulla. linea del fuo co e di quelli improvvisati nelle retrovie in una capanna, in una. casupola diroccata o in semplici tende (fig. 11), in cui i feriti si affollano in modo impressionante, tras-portati con i p iù vari mezzi improvvisati (fig. 12) o con sedie o let tighe someggiat e {fig. l;")). A Balaclava, ove quattro ospedali funzionano egregiamente c.on personale infermiere femminile da lei dipendente, quando a.ppare sul suo sauro veloce, è accolta da ovazioni entusiastiche ed in vista di Sebastopoli, avanzando per le trincee fangose sulle quali passano sibilando i proiettili, e dove giunge ancora il fragore della battagliar è acclamata con triplice urrà da.i soldati combattenti che ha,nno sentito parlare tanto di lei, e già la conoscono e ~entono profonda venera.zione, prima, a.ncora di a.verla veduta. Ed ella, -sprezzante del pericolo, non si arre11ta e si spinge fino alle estreme linee di avamposti sotto Sebastopoli, che da mesi resist-e all'assedio,
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raggiungendo la batteria denominata dei ~ tre mortai >>. I vi è trattenuta dalla. sentinella, che l'avverte della posizione molto battuta e continuaplente esposta a.lle raffiche nemiche. Ma Fiorenza risponde semplicemente: • Fratello, dalle mie mani sono passati più morti e. feriti di quanti tu avrai occasione di vederne sui campi di battaglia per tutta la vita: io non bo paura della morte >>. Allora Alessio Soyer, il fido collaborator~ che l'accompagna, fa salire la nostra eroina sul baluardo e la fa. sedere su di un mortaio, poi con entusia.smo esclama : . «Camerati, guardate questa dama gentile, seduta coraggiosamente sopra. un terribile strumento di morte. Mirate l'eroica. figlia. di Albione, l'a.-
Figura 11. GOF.RIL\ DI C RUIEA - A liBOT.A!IZA DI li'ERITI sono TBN'OA.
mica dei soldati >>. E tutti i presenti gridano <<Bravai Evviva la figlia di Albione ». Quando Lord Ra.glan, il comandante delle forze inglesi, viene a conoscenza del gentile episodio, ordina che quel mortaio sia d 'ora inn~i battezzato col nome di « mortaio N.ightinga.le "· Senza lasciarsi' vincere dalla stanchezza del viaggio pericoloso, Fiorenza, quantunque indisposta, reduce dalle trincee, si reca a visitare l'ospedale di Balaclava. ove sono raccolti tutti i feriti inviati dal campo di battaglia, in attesa dell'imbarco per Scutari, ma, a bordo della nave << Lonclon· >> , mentre si prepara al ritorno, affranta dalle continue veglie, dai disagi e da.lle privazioni sostenute nei giorni precedenti, è colta. da improvviso malessere, con temperat~a. .molto elevàta. e delirio. I medici
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fanno diagnosi di una forma grave di febbre infettiva, la. cosidetta febbre di Crimea, e ne ordinano l'immediato sbarco e trasporto in luogo di cura. Fiorenza attraversa Balaclava fra la costernazione generale e viene ricoverata in una capanna. retrostante le baracche-ospedale. P er a lcuni giorni giace in gravissime condizioni, lottando disperatamente con la morte, assistita con amore dalla signora Roberta, sua amica prediletta e da due medici. « P er con'to mio, mormora. delirante, ho compiuto il mio dovere ed ho identificato la mia sorte con quella degli eroici fratelli feriti sul campo 11. La giovane inferma è fatta segno di un plebiscito di affetto e del più vivo
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(Do lta!n~ del/'tPCcal.
interessamento, ed ba l'onore anche di ricevere la visita di Lord Ra.glan, il comandante supremo, che si presenta nel più stretto incognito, come un semplice soldato. Ma la terribile crisi è felicemente superata, e lo stesso capo del Corpo di spedizion e può inviare all'Inghilterra, la qua!e aspetta giorno per giorno an siosamente notizie, un telegramma rassicurante che Fiorenza è gi~ fuori di pericolo: dalla Regina Vittoria all'umile popolana inglese in un sol grido di giubilo ne esultano e ne rendono grazie a Dio. 'La « Lady in cbief ,, fa ritorno a Scutari sul yacht di Lord Ward, e fra la. commozione generale di tutta la popolazione, che l'attende ansiosa. sulle ban chine del porto, viene sbarcata in barella e più tardi trasferita a Terapia, residenza estiva dell'ambasciatore inglese: e, bencbè il tragitto sia breve, i soldati da lei assistiti con amor di sorella , fanno ressa per disputarsi l'onore di trasportarla a spalla.
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V CO.!"CRI':SSO JNTERNAZlONALE DI .\fl: DI C'JNA l:: FAR.\fAC'!A .\fl LlTAR.E
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*** D 9 settembre 1855 la fortezza. di Sebastopoli, dopo un lungo, accanito assedio, finalmente è espugnata, e la caduta della piazza segna la fine .della · guerra.. Londra accoglie con entusiasmo la notizia. Dagli a.rsenali si spa.rano salve di cannoni; dalla cattedrale alle più umili chiese dei sobborghi suonano le campane, dai più sontuosi palazzi alle più modeste ca-se del popolo sventolano le bandiere a festa. E alle grida di entusiasmo di tutta la Nazione- in onore dell'Esercito vittorioso si unisce il nome di Fiorenza Nightinga.le.
Figura 13. GUP.JtRA DI C Rill i;.\ - TRASPORTO DI FERITI SU s ~;ou; F. LETTIOH& SOliEGGUTE.
L'Inghilterra, dal mondo ufficia.le alÌ'umile gente del popolo, attende con ansia la donna che ba alleviato tanti dolori ricevendo la benedizione dei valorosi combattenti e desidererebbe accoglierla. degnamente con onori e trionfi. E già carmi poetici, romanzi sentimentali,' composizioni musica.li sono a lei dedicati; ed i giornali pubblicano lunghi articoli e biografie ed i ritratti dell'eroina vanno a ruba. Ma Fiorenza, per natura, rifugge da ogni dimostrazione. D'altra parte la guerra è finita, ma rimane ancora nelle corsie degli ospedali di Crimea un ingente numero di feriti e malati abbisognevoli dì assistenza. Perciò la pietosa infermiera., animata dal più elevato senti~ento del dovere e dall'immenso affetto per i soldati, non abbandona d suo posto di combattimento, ritenendo ciò un atto di '\l'era e propria diserzione e rimane fino all'estate del 1856 sulla breccia, ardente nella.. sua missione, di carità, ancor dopo la firma del trattato di pace, sino a che l'ultima spedizione di infermi e convalescenti sia rimpatriata.
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Ha infatti tante idee ancora da realizzare! Ed ecco aprire una piccola banca, diretta da lei stessa, per mezzo della quale i soldati possono inviare alle famiglie lontane modesti risparmi, pazientemente raggranellati, ed in pochi mesi oltre 14.~00 lire sterline sono spedite in Inghilterra. .Ed ecco inaugurare una sala di ritrovo e di lettura per i convalescenti, che, a differenza. d elle cantine reggimentali ove la truppa di frequente si ubriaca e gioca d 'azzardo, costituisce un luogo di amena e sana ricreazione. E, come ultimo atto pietoso, dopo aver provveduto ad una sistemazione generale delle tombe dei caduti, ordina, a sue spese, l'erezione di un monumento, consistente in una grande croce di marmo bianco, che si eleva sulla collina sopra Balaclava, dedicata alla memoria degli eroi che riposawo il sonno eterno nelle lontane terre di Levante, e vi fa. incidere una semplice iscrizione: « Signore, abbi pietà di noi ,•. Ed i naviganti · sul Mar Nero, ai qùali appare da lungi la croce gigantesca, rivolgono un sentimento di devozione per la nostra eroina, che volle in tal modo onorare i fratelli immolatisi in: terra straniera.. Non è perciò da. meravigliarsi se alla fine di un pranzo offerto agli ufficiitli di terra e di mare che avevano preso parte alla guerra d i Crimea, essendo stato proposto ad ogni commensale di scrivere il nome della persoha destinata alla posterità con la fama più duratura per i gra.ndi servigi resi alla Patria durante la campagna,, ogni foglietto recasse il nome di Fiorenza Nightingale, ch"e riporta.Ya cosi un meritato plebiscito di ammira.' .... zione. Ma la. «Lady iu cbief» non vuole far ritorno in patria sopra una nave da guerra nè e:;sere salu~ata all'arrivo da salve <li artiglierie, <la musiche, da bandiere e da folla enorme di popolo: l'eroina., elle ba compiuto il proprio dovere nelfombra, rifuggendo da ogni esteriore pubblicità, ha bisogno di solitudine pe1· riposarsi dalle immani fatiche. Più tardi s "imbarca sulla prima nave trasporto che salpa e ritorna in Inghilterra 1'8 agosto 1856, accompagnatu dalla 1.ia May, d ;e raveva raggiunta in Oriente, quando i coniugi Bracebridge erano già rimpatriati. Arriva. di nascosto a Wastandwell, e, dopo una breve sosta presso le suore di Bermondsey, prosegue per Lea Hurst e giunge alla villa paterna, percorrendo a piedi il breve tratto dalla. stazione a casa. Ben presto nelle borgate vicine si spa.rge rapidamente la voce del suo ritorno, dopo due anni di assenza, e la buona popolazione, da lei tanto beneficata, vorrebbe reca.rsi a renderle doveroso omaggio, ma. se ne astiene per ottemperare al vivo dl'sirlerio di Fiorenza, che eerca soltanto solitudine, pace e riposo. Nè vuole per ·sè alcuna ricompensa,. Un ma1.zetto di fiori c:-ampestri raccòlti sulle terre insanguinate di Inkerman è l'unico ricordo di guerra che ha portato dall'Oriente. A chi sollecita pubbliche sottoscrizioni la si~nora H erbert, la sua preziosa collaboratrice, fa. rispondere sui giornali: « Una sola prova di riconoscenza può essere bene aceett,a a. Fiorenza Nightingale. D a molto tempo ella desidera rli fondare in Londra un ospedale modello, secondo le norme più moderne di assisrenza infermiera, ed a chi ha richiesto il mio parere ho suggerito di versart> le oblazioni aUa. banca Goutts dové sarà aperta, una sottoscrizione. intitolata: fondo per l'ospedale Night ingale n. Ed in pochi giorni un apposito comita.to, costituitosi sotto la -presidenza dello stesso ministro Sir Sydne.v Herbert, riesee a raccogliere
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' in Inghilterra e nelle Colonie oltre 45.000 lire sterline: un solo concerto di Yenny Lind, frutta oltre 15.000 sterlìne. Ed i soldati reduci di guerra sono i primi a sottoscrivere con entusiasmo per un giorno di paga, come tenue segno di riconoscenza dei tantì beneficì ricevuti dall'eroina di Scutari durante la c-ampagna.
*** Ma il meritato riposo non trova Fiorenza (fig.14) nella villa paterna di Lea Hurst. La sua debole fibra, non resiste a tante fatiche sostenute, è colta da una stanchezza lent.a, che assale tutto 11 corpo, ed è presa da uno strano malessere, da un senso di freddo, che invade le, spalle e la nuca. Anche il sonno ristoratore da tempo viene a mancare e l'appetito si va affievolendo: la sue esile persona pare un'ombra ed il viso è sbiancato. Eppure nella sua solitudine, quantunque stremata di forze ed obbligata alletto, e nonost:mte le ingiunzioni del.medico curante che le ha ordinato di astenersi dal leggere, da,Uo scrivere e da qualsiasi occupazione intellettuale, Fiorenza Ilersegue i suoi ideali di riforme sanitarie. Col concorso del dott. Sutherland, il più fervente dei suoi ammiratori ed il·più intelligente e prezioso collaboratore e con l'aiuto del dott. Farr, capo dell'ufficio di statistica, del colonnello Lefroy, del Ministero della guerra, di Sir John Mac Neill, di sir Robert Rawlinsone e del colonnello Tullocb , che ha conosciuti in Crimea, inizia un poderoso, lavoro di ricerche statistiche sulle condizioni sanitarie delle truppe metropolitane che la tiene occupata per quasi tutte le ore del giorno. È intitolato: «La mortalità dell'esercito inglese )). In poche pagine, per mezzo di grafici, formati da linee, quadrati, circoli, delle più diverse dimensioni, variamente colorati in rosso, verde e giallo, tanto che Fiorenza li chiama argutamente a.rlecchini, mette in evidenza le percentuali spaventose di morte rilevate in tempo di pace nelle truppe inglesi, che per l 'età e la scelta rigorosa dovrebbero rappresentare invece l'elemento più robusto della Nazione. La mortalità dell'esercito sale fino a l 20 per 1000, mentre, fra i 20 o 35 anni, quella della popolazione civile non supera iliO per 1000. Questo opuscolo. dai disegni a smaglianti co~ lori cbe attirano subito l'attenzione, si diffonde nelle case ed arriva fino alla reggia; e, come i buffoni di un tempo delle corti medioevali dalle casacche multicolori, sotto questa vest.e variopinta si propaga in tutte le classi sociali gettando un grido d 'allarme: e ra.ppresenta un mònito solenne. Occorre risanare le caserm~ e riformare gli osped ali militari. La sua fragilità di donna non trova ostacoli nell'affrontare l'arduo problema, che da anni attende una radicale soluzione. Invitata da Sir Giacomo Clarcke, medico della R,egina Vittoria, a Balmoral, residenza estiva di Corte, nonostante la sua precaria salute, vi si trascina a stento e riesce per di lui interes8amento ad ottenere frequenti colloqui con l'Augusta Sovrana e col Principe Consorte, ai quali espone l'arduo piano di riforme sanitarie, da tempo -meditato, e li convince rapidamente. E riesce anche a convincere il Ministro della guerra del tempo, Lord 'Pannure, che è soprani;lqmina.to il b isonte, tianto è corpulento nell"aspetto, tardo nel disbrigo delle pra.ticbe burocra-
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tiche e testardo nelle sue risoluzioni; ed è autorizzata a presentare una relazione statistico-sanitaria sulla campagna di Crimea e sulle eventuali riforme consigliate dall'esperienza della lunga guerra per i servizi di sanità. Pertanto, come degno coronamento delle tante fatiche, Fiorenza ottiene la sua prima vittoria. L'll maggio 1858, sulla base di queste statistiche, Lord Ebrington svolge alla Camera un 'interrogazione circa le condizioni sanitarie delle caserme e la morbosità e mortalità delle truppe e presenta un ordine del giorno reclamante ra{}icali provvedimenti, ordine che viene approvato all'unanimità. dall'assemblea, la quate nomina una Commissione Reale d'inchiesta per lo studio delle riforme ritenute più urgenti ed indispensabili nel campo sanitario ed amministrativo, presieduta dal medesimo Sir Sydney H erbert. E Fiorenza è chiamata innanzi all'alto consesso per portare il suo valido contributo di esperienza. Ed allora, dalla solitudine della sua stanza di inferma, nonostante conceda pochissime ore al sonno e si nutra scarsamente, con entusiasmo sempre crescente, fa uscire articoli, corrispondenze, opuscoli diretti a tutte le persone autorevoli, che possono giovare in qualche modo alla santa crociata. Ed ecco in breve tempo il sogno diventare realtà: le caserme sono più razionalmente ventilate mediante l'apertura di nuove finestre, laddove per il passato il numero di qu este era ridotto ai minimi termini sotto lo specioso pretesto di favoril'e il riscaldamento delle camerat,e durante la stagione invernale, e sono dotate di buon '~cqua potabile a mezzo di nuove condutture, mentre si provvede contemporaneamente ad una appropriata fognatura . Ed ecco l 'ospedale di Netley, che fin .allora era considerato dai tecnici come un reale progresso dell'ingegneria sanitaria, rappresentare l'ultimo stabilimento costru.ito all'antica secondo il tipo dell'unico edificio, poichè. d 'ora innanzi. contro il parere del dott. Andrea Smit.h, sarà adottato il sistema di elevazione a padiglioni isolati. Ed ecco istituirsi. durante il carupo di A.ldersoth, nel1857 la scuola pratica di cucina per insegnare ai rancieri reggimentali ed ai cucinieri di ospedale il modo di confezionare ra zionalmente le vivande per una numerosa collettività; e si prescrivono nuove tabelle dietetiche più rispondenti ai fini di una sana e sostanziosa alimentazione, per cni dalla cucina non emana più odore nauseante di cibi guasti o mal preparati, ma b~nsi quello gradevole di vivande appetitose. E sorgono le piccole biblioteche, le scuole serali, le sale di lettura e di ritrovo reggimentali, quelle sale che Fiorenza ha istituito per la prima. volta in Crimea, già fin dal 1855, fra. lo scetticismo· e l 'indifierenza. generale. Ed i soldati vi accorrono lietamente e ripu· diano l'alcool e il giuoco, ai quali in precedenza si abbandonavano nelle luride cantine. E sorge l'ufficio di statisti<ia dell'Esercito inglese che raccoglie le varie rilevazioni sulla morbosità e mortalità delle truppe metropolitane, in confronto di quelle della popolazione civile. E si riformano radicalmente le norme ed i regolamenti sul servizio ospedaliero. E viene infine fondata la Scuola di sanità militare, che preparerà i nuovi quadri degli ufficiali medici, e sono fissati programmi più razionali di insegnamento. Risultato tangibile di tutte queste appropriate riforme è la constatazione che la mortalità nelle truppe nel triennio 1859-61 è scesa della metà. Fiorenza è chiamata. perciò giustamente la provvidenza dell'Esercito. Ma~ sempre instancabile, tenta. ancora l'ultima difesa di queste riforme a.ffron-
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tendo forse uno dei problemi più difficili e spinosi : la riorganizzazione della burocrazia del Ministero della guerra : ed in questa ultima aspra battaglia trova un potente alleato nel suo fido amico ritornato al po-
~· lgura
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I'IO&J!!iU S IG HTISOALE DOPO LA CAli PAGliA DI CJ.UOA.
tiét'e per i suoi meriti insignì, contemporaneamente a Lord Gladston6, · DOminato Cancelliere dello &aoohiere. Purtroppo un male inesorabile, che da anni va minando la robusta fibra, conserveJ'l\ Sydney Herben
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per poco tempo alla direzione del Dicastero ed il prezioso collaboratore, quello che Fiorenza chiamava <• my dea1· most, (mio caro maestro), doVrà abbandonare ben presto l'alto ufficio e finire i suoi giorni: nella solitud.ine. N è dopo la pubblicazione delle note statistiche sull'esercito, che hanno portato così rapidi e copiosi frutti, mi,<;s Nightingale dà tregua alla sua inesauribile attività, ma prepara. in 6 meRi un altro libro di 22 capitoli, le t< Note .~ull'am:~n'i?~·istrazione degli ospedaU militm·i ,, che, secondo il dott. Hurd, è uno dei più importanti contributi all'organizzazione tecnica oed a.mministrativa degli stabilimenti sanitari. <t Può sembrare strano, scrive a questo proposito, di affermare come requisito fondamentale di un ospedale il principio che non deve nuocere in alcun modo ai ricoverati. Eppure è necessario stabilire questo caposaldo, quando si è potuto accertare che la mortalità negli ospedali, specialmente in quelli delle grandi città, lmolto più elevata della mortalità dei malati curati a domicilio». Ed aggiunge ancora: "Riparare un vecchio ospedale significa sprecare il denaro: uno stabilimento sanitario costruito secondo i criteri moderni dell'igiene a padiglioni ed in località eccentrica, tanto dal punto di vista tecnico che economico, rappresenta sempre una più logica e preferibile soluzione dell'importante problema dell'assistenza sanitaria ,,, E suggerisce utili e pratiche modificazioni alle rilevazioni statistiche ospedaliere e provvede alla loro unificazione. Ed ell2 stessa dà utili e preziosi suggerimenti per la costruzione dell'ospedale militare di marina di Woolwich; e dal direttore generale dei servir.;i sanitari marittimi ottiene che vi sia assegnato il personale infermiere femminile della sua scuola. Queste note, oltre che in Inghilterra, sono diffuse largamente nel Belgio, nella Germania , in Portogallo. Nel 1860 Fiorenza dà. alle stampe due rltri opuscoli, di carattere popolne: 1< Sotes on the N~'rsing» e <<b'ott<s?dl'assisten.::a dei mala ti •~, com ~ è e cot:ne dovrebbe essere », di cui sono distTibuite oltre 100.000 copie nella sola. Ingl1ilterra e 15.000 nel primo mese e ne sono fatte numerose ~?dizioni in italiano, tede11eo e francese {questa con una prefazione di Guizot), che si moltoiplica.rio fino al 1898. Con questo libriccino· ella non ha la pretesa di presentare un manuale completo per le infermiere, ma. si propone il còmpito più modesto di esporre succintamente e chiaramente alcune norme di assistenza sanitaria, a tutte le donne, perchè ognuna di esse, in un momento qualsiasi della vita, per cause urgenti ed impreviste, può e:Ssere richiesta delle più elementari mansioni di infermiera. E con esposizione semplice e concisa ed in forma brillante, prima. della scoperta dell'a~;epsi bandis<:e una crociata igienica, intesa a far riconoscere che l'aria. e il sole sono i veri amici da accogliere in casa, e traccia la. via alle futurè assistenti volontarie, che ella chiama missionarie dell'igiene sociale. per una più nobile ed elevata funzione. . n dott. Giacomo Paget non esita ad afferrpare che in nessun· altra pubblicazione ha potuto apprendere tanti utili insegnamenti come in questo piccolo manuale, che denomina alfabeto dell'igiene; il dott. Giacomo Olark dichiara che nessun 'altro opuscolo può richiamare ·più efficacemente l'attenzione su lle norme moderne di igiene fl,migliare, ed il o o<:elebre scrittore Martine.au lo definisce addirittura un'opera di genio.
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L 'opuscolo è accolto col più grande entusiasmo ; viene letto e meditato nelle città e nei villaggi, nei palazzi, nelle officine, nelle case operaie e rurali. E la fata benefica ancora una volta entra eol dolce sorriso e la suadente parola fra il popolo, come un tempo entrava con la piccola lampada nelle corsie degli ospedali di Scutari nelle ronde notturne. Ed affronta ancora il grave problema di migliorare l'assistenza della maternità, dedicando un fondo notevole per istituire n ell'ospedale di King's College un corso semestrale di levatrici, e pubblica una relazione interessante sui· servizi ostet.rici. mettendo in evidenza la necessità dell' isolamento delle sale delle partorienti e della massima pulizia e proprietà. Ma con tutto questo laborioso e complesso programma, che va rapidamente realizzando , Fiorenza non ha. dimenticato il sogno della prima giovinezza, di fondare cioè una scuola di infermiere per istruirle ed elevarle ad un vero apostolato di pietà e di sacrificio e che ella stessa vorrebbe dirigere se la malferma salÙte non lo vietasse. PMsa pertanto in rassegna gli ospedali di Londra per scegliere quello che le sembra più conveniente per diventare sede dell'I stituto, poichè tutti i nosocomi della città aspirano all'onore di accogliere le infermiere della signorina Nightingale. Ma la sua scelta cade sull'ospedale di S. Tommaso, magnifico fabbricato eretto sulla sponda destra del Tamigi, di fronte al Parlamento, presso il ponte di Westminster. e come direttrice vi destina la signora Wardroper, tempra eccezionale di lavoratrice e di organizzatrice, la quale ad una spiccata intelligenza associa una rigida disciplina. E la scuola si apre il 24 giugno 1860 alle prime quindici allieve, che la u Lady in chief ,,, senza poterai allontanare dalla. sua st.anzetta, nella sua solit.udine, guida, anima, conforta, richiedendo ogni mese per ciascuna di esse un rapporto informativo circa la loro capacità, zelo e proprietà personale. Questo primo nucleo, per ordine di miss Nightingale, non viene utilizzato nell'assistenza a domicilio, ma bensì è dist ribuito ed assegnato ai vari ospedali di Londra allo scopo di cost.ituire altrettanti nuclei di ottime infermiere.
*** Fiorenza ha già compiuto i quarant'anni, · nè la sua salute cagionevole è ancora motivo più che giustificabile per concedersi un po' di meritato riposo : l 'eno1·me corrispondenza che quotidianamente le arriva. da ogni parte del mondo, le numerose inchieRte, le relazioni sanitarie, le rilevazioni statistiche la tengono costantemente occupata per quasi tutt~'t la giornata. Ha appreso in questo frattempo che, sopra mille sold<oti che partono per i lontani possedimen ti delle Indie, ne muoiono ogni anno 60, e la responsabilità di questa elevata mortalità risale per la più gran parte alla completa disorgal!I,Ìzzazione sanitaria di quelle colonie: e di questo alt ro gravissimo problema affronta un'immediata soluzione. Riesce intanto ad ottenere dal Ministero della guerra la nomina di una commissione tecnica di inchiesta, la qua le intraprenda per le truppe coloniali la stessa campagna che già sta dando buoni frntti in In.ghilten·a. Ella stessa ai n~parti militari dell'India invia tt.na circolare, richiedendo ·le più part icolareggi<tte infor-
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mazioni circa le condizioni sanitarie, la morbosità. e la mortalità. dei numerosi reparti colà dislocati. Quando nel 1861 Sidney Herbert non è più, e Fiorenza ne prova il più grande dolore di sua vita, cominciano ad arrivare da tutte le parti delle colonie le risposte, ed ella ha un immenso lavoro da sbrigare da sola, senza la preziosa collaborazione del fido amico. Le risposte pervenute al queRtiona.rio sono oltremodo sconfortanti. Si lamenta la mancanza d 'acqua potabile e di un razionale sistema di fognatura delle caserme. Queste lasciano non poco a desiderare dal lato igienico: sono infestate da. insetti, tenu te in maniera deplorevole ed affollate oltl·emodo da soldati, pa· la maggior parte abbrutiti dall'ozio e dall'alcool. La situazione è ancor più aggravata dall'ambiente svdicio in cui vive la popolazione civile indigena, ignorante e superstiziosa. E questa lotta assume maggior difficoltà, dovendo urtare contro t re organi burocratici: il Ministero della guerra, il Governatorato indiano e l'Ufficio sanitario per le Indie. . Fiorenza, immobilizzata nel suo letto di dolore. preoccupata solo della salute e del b ene altrui, raccoglie tutte le sue deboli energie per una. lotta che ella ritiene piit aspra di quella sostenuta in Crimea., ed ha ancora la forza di scrivere nn libro di oltre due mila pagine. « Osserva::.irmi s11Ua 'l}ita coloniale in India ))' e si affretta ad inviare alle autorità coloniali nuovi progetti, istruzioni, circolari, ecc. Poi detta nn breve memoriale di 11 pagine : (( Oonw x i pub vivere o non mor-ire in l ndia. ,,, che viene lètto fra acclamazioni al Congresso di scienze sociali di Edimburgo. · · E ri~scè ancora a con vincere Sir Strafford N ortwot, Ministro delle Indie ad istit :.z ire un Ufficio di sanità militare coloniale, ed ha in proposito un lungo aolloquio con Lord Ma.jo, nuovo vice re di quei lontani possedimenti, dal quale è incaricata. di scrivere un lungo memoriale contenente un piano di proposte e di provvedimenti radicali, che compiono in breve tempo il miracolo. Si cominciano già in quelle vaste colonie a spazzare le immondizie, ad asportare i rifiuti dalle strade e dalle abitazioni, poichè miss Nightin gale, per principio, non disdegna di occuparsi delle cose più umili, nè ha vergogna di farsi chiamare la serva di ogni sudicio lavoro. E si costruiscono nuovi ospedali p er sfollare gli infermi e ripartirli con criteri più scientifici, e si aprono nuovi dispensari, in aggiunta a quei pochi che fino allora erano lasciati nella massima incuria ; si isolano in appositi reparti femminili le disgraziate riconoseiute affette da malattie <·eltiche ; si ris~lnano i pozzi che provvedono l 'acqua potabile, proteggendoli dagli inquinamenti e si impianta un nuovo sistema di fognature. Contemporaneamente, si regolano e disciplinano i pellegrinaggi, le fiere, i mercati, che sono causa di agglomeramenti e frammischiamenti della popolazione indigena e sono fonti di infezioni di ogni genere; e si prepara un progetto di nuove tasse per provvedere al miglioramento igienico delle città e dei villaggi, provvedimento accolto ostilmente, in sul principio, dalla. popolazione fatalmente ignorante e superstiziosa. . Si emanano altresì norme igieniche popolari per la pro.filassi contro le malattie infettive, e sopratutto contro il colera e la peste che infestano quelle regioni; e si bandisce una santa crociata in difesa dell'igiene, che è fonte di salute, e, conseguentemente, di benessere e di ricchezza. E l' As- '
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sociazione bengalese di scienze sociali, in seguito all'attiva propaganda di Fioren.za in difesa della salute della popolazione indigena, nomina la nostra eroina membro onorario. Ed anche per l'Esercito coloniale si istituiscono circoli ricreativi, si chiudono cantine, si aprono snle di ritrovo, si costi-
tuiscono associazioni militari di temperanza. Da ultimo un 'altra strenua campagna Fiorenza sta intraprendendo in difesa delle povere popolazioni indigene. Una terribile carestia invade l'India in quel tempo ed affama doun.e, uomini, vecchi e bambini. È un'immel\Sa turba di gente scheletrita, che si è ridotta a sfamarsi succhiando erbe inaridite: e si contano oltre 4 milioni di vittime. Miss Nightingale, in. un articolo •• Gli indirmi. n, pubblicato nel «Secolo XIX,,, lancia. un appello disperato ed un. grido d'allarme. I I Governo inglese, spronato da questa campagna, si appresta a promuovere una serie di provvedin1enti diretti alla. bonifica integrale, a mezzo di un razionale sistema di irrigazione, che renderà quelle terre lontane, finora incolte ed abbandonate, fertili e prosperose. E si incoraggia l'industria privata, mediante prestiti ed esenzioni di tasse, a scavare pozzi e canali, a colmare acquitrini, contribuendo alla. redenzione di quelle zone abbandonate. Ed arriviamo al1870. - Un'altra guerra immane, da lungo tempo covata, è scoppiata in Europa. fra Francia e Prussia per la successione al trono di Spagna del principe Leopoldo di Hohenzollern. L'Associazione della Croce Rossa., creata da qualche anno a Ginevra, non è ·ancora una forza internazionale, ma la Società. nazionale inglese per il soccorso dei feriti e malati in guerra manda già le sue volontarie infermiere a.d assistere i combattenti dell'uno e dell'altro campo. Fiorenza, che sa ohé cosa è la guerra. e che ha vividi ancora innanzi alla mente gli orrori della campagna di Crimea, immobilizzata nella sua. modesta casa di Londra. a Street Park Lane, non può accorrere come un tempo sui campi di battaglia, ed il suo cuore freme d'angoscia. Ma la sua parola convincente ed il suo spirito ancora animoso spronano le migliori doun.e inglesi ad arruolarsi volontarie per compiere il pietoso ufficio di sorelle, di madri verso i malati e feriti, a. qualunque nazionalità appartengano, e con una lettera aperta, pubblicata il 5 agosto 1870 nei giornali londinesi, illustra la missione umanitaria dell'infermiera in guerra. E le dame inglesi partono per gli ospedali di Francia e di Germania, e Fiorenza., anche da lontano, dalla sua piccola stanza di malata, le incita, le consiglia, le aiuta. La stessa principessa reale di Prussia., per suggerimento di Fiorenza, istituisce a Berlino la Scuola. infermiere '' Suor Vittoria " sul tipo di quella di S. Tommaso. Ed anchè, terminata. la. guef!a, le infermiere della signorina Nightingale, che, oltre a possedere una vera vocazione, hanno ricevuto una completa istru.zione tecnica ed una fine educazione morale, sono ricercate da ogni parte del mondo, e, novelle missionarie di una non meno santa crociata, sono inviate in Svezia., in Germania e fino negli Stati Uniti d'America, nelle Indie, nella Nuova. Zela.nda. e nell'Australia. E la modesta uniforme delle «piccole Nightingale » rappresenta un simbolico emblema internazionale di pace e di umanità.. Da che cosa è originata tale predilezione verso le infermiere. di Fiorenza t Il motivo è moJto semplice, e la parola stessa della loro direttrice ce lo rileva :
cc Le donne, ella scrive, che int.raprendono le llhtnsioni di assistenza. non
devono essere entusiast.e sentimentali , ma. <~ma.trki since.re di un lavoro duro. Se esi:ste un'opera che è una semplice e severa necessità, questa è l 'assistenza ai feriti e ai malati dopo una. battaglia, il servire negli ospedali da guerra, l 'osservare ed eseguire i cento e mille noiosi uffici che sembrano insignificanti, ma poilsono determinare la. vita. e la morte del vostro paziente >>. Ed ancora, in un alato mes~a.ggio, la nostra eroina e.~pone meravigliosamente lo spirito che deve anirnare l 'infermiet·a volontaria. e ne precisa i doveri: cc Una. donna, ella os~;erva, che nell 'assistenz<t vede solo il iat.o sentimentale, è peggio <:he inutile; una che pensa di ~acrificarsi non serve a nulla., ed una che ritenga inferiore alla I'Ua dignit.à, il compiere sia pure il più umile servizio nosocomiale sarà sempre un impiccio. Se noi non abbiamo sentimento vero e <M;pirazione religio:-;n., la vita d 'ospedale, la più alta di tutte, quando non siamo nelle disposizioni di spirito (Jhe le si convenga, diventerà un lavoro meccaniro ed abitudinario, oltre che una fatica e una pena. n. Ed a questo proposito è da ricordare elle Paolo Des Guttes 1 segretario generale del Comitato internazionale della Croce Rossa, nel 1920, in occasione del centenario della nascita. della nostra eroina., scriveva giustamente: «Anticipando le esigenze proclamate oggi dovunque come una neeessità imperiosa, l<'iorenza N ightingale non fu contenta al richiamo della sua natlll'a, ma volle una formazione teorica e pratica.. S on per dilettantismo, per vano bisogno <li notorietà, per <'<tpriccio superficiale o per invito della moda ella volle curare i malati. N o, e.lL'l li rispettava troppo, li amava tropp.o per aiTiachiarsi di dar loro a~si:stcnza non appropriata, per non volere procurar loro il ma~simo di ilOUie,·o e di guarigione possibile con le cure' meglio studiate e sperimentate ». Cosi, ment1·e il censimento del 1861 registrava 27.618 infermiere classificate nella categoria del personale domestièo, nell901, dopo le radicali riforme apportate da miss Nightingale nell 'assi~Stenza ospedaliera, sali· vano ~• 64.214, e venivano più logicamente trasferite nella categoria del personale sanitario. Dall'umile domestica Fiorenza aveva elevata la missione dell'infermiera ad una prezio:-;à, indispensabile collaboratrice del medico .
.Pochissimi ROllO i visit<ttori di Fiorenza nella. vecchia casa di Londra. a Street Park Lane. l•'ra. questi, il reverendo Beniamino J owett, filosofo e predicatore, che riesce a convincere la no:5t.ra inferma a lasciare la capitale ed a ritirarsi n ella vecchia villa p<bterna di Embley, ove l'aria pura dei bosr.hi vanà meglio a ritemprare le forze affievolite. Eppure grande entusiasmo regna ancora attorno al suo nome e la sua fama va. ogni giorno ingigantendo. Tut.ti vorrebbero conoscere la giovane eroina: dalL'l Regina d 'Olanda a lla più umile popolana. )fa Fiorenza,
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r;r.hiva di ogni rumore mondano e di ogni vuoto suono di elogi, rimane chiusa. nel suo erèruo volontario e non riceve nemmeno la Regina. Ad uno solo, e noi italiani dobbiamo eRserne orgogliosi, rievocando qui il gentile episodio, la sua casa si apre : ad un vecchio Duce di popoli, a. Giuseppe Garibaldi. !<'in da bambina Fiorenza.. ha. sentito per lui una. grande .venerazione. Egli era allora un animoso condottiero, affascinante nella sua chioma leonina e nei suoi occhi fulgidi d 'eroismo, che i giovani, ai quali non aveva saputo offrire altro che fame e privazioni, seguivano fino alJa morte, fino · al martirio. Questo c.onquistatore di regni, che passa come una leggenda fra l'entusiasmo di due mondi che lo acclamano cavaliere dell'umanità, questo eroe, che oltrepassa mari e monti per a.ccon·ere in difesa degli oppressi di tutte le terre, è ora un vecchio stanco, dai capelli candidi come la neve e dallo sguardo di fanciullo. E con l'animo ancora pieno d'entusiasmo giovanile, egli parla di giustizia. di bontà e di ideali: come ha dato l'Italia agli italiani, egli vorrebbe ora darle anche un governo forte e temuto, come quello inglese, che la protegga contro i tenebrosi attacchi dei nemici esterni ed interni. Fiorenza rimane attonita davanti a quel vegliardo, lo guarda est~l. siata, colpita da quegli occhi azzurri dolcissimi, che hanno visto tante battaglie, da quei capelli argentei, da quella voce che a Varese aveva incitato: '' A vanti figliuoli, avanti &empre col calcio dei fucili ! n e dalle balze del Trentino, fulgido esempio della più severa disciplina, aveva risposto: '' Obbedisco ! >>. Ed innanzi a questo generoso difensore degli oppressi, vincitore di 37 battaglie su 40, l'eroina di Scutari non può dimenticare la fiera risposta da lui data ad una deputazione di cittadini inglesi che gli aveva offerto a Londra una spada d 'onore: «Io non sono affatto nn soldato, ma ho veduto la mia casa, la mia Patria invasa dai briganti e mi sono armato per scacciarli : io sono nn agricoltore n. Ed un altro commovente episodio merita qui di essere ricordato, che mette in nuova. luce la figura di Fiorenza Nightingale e ne fa risaltare ancor più il suo grande amore verso la Patria diletta. N el1866 l'Italia muove la terza guerra dell'indipendenza contro il giogo austriaco, e le città fanno a gara per allestire ospedali di riserva. Anche Firenze è tutta . piena di attività per l'organizzazione dei soccorsi ai feriti ed ai malati, e desidera ardentemente di avere la sua illustre concittadina anche pe:r un giorno solo, perchè possa. recare il suo prezioso contributo e la sua grande esperienza. nell'assistenza agli infermi. Ma la nostra eroina, invitata dal cav. Sebastiano Fenzi a venire a Firenze a dirigere personalmente il lavoro iniziato negli ospedali, risponde con una lettera piena di consigli e di amore verso l'Italia, che viene pubblicata integralmente nella << N azione>>, in un numero del giugno 1866 e di cui ci piace qui riprodurre l'ultima parte: << Fin qui ho dato solo dei cO?'t$'igli, il meno che potevo fare, 1na dovete PC'I'mette-nni di aggiungere che, se io posso qtudche cosa pe-r voi, disponete liberamente di ·me, ed i-o mi sti·merò f<Yrtunata di servire la vostra ca1tsq. Sono tm'invalida. prigio'niera della 1nia camera e sopraffatta dal lavoro; altrimenti avrei aderito alla vostra proposta c sarei venuta a pl'estare l'opera
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mia nella cara città nativa. Se il sacrificio della mia povera vita potesse anticipare la vittoria di .Bolo mezz'ora, sarei felice di offrirla all'Italia. Ma 11oi Mn avete biaogno ài eroine, di martiri ; la volrtra. terra ne aa dare a do-vizia. Ricordo ancom lo sbarco dei berBaglieri italiani a Balaclava, undici anni fa. Il nostro vecchio gmertile Lord Clyde era nel porto, e di-sse, voltandosi ad un aJ.to funzionaria : '' Vorrei poter nasoondere il rossore che mi sale al viso ricon.oscendo la perfetta istruzione di queste truppe gloriose )). E che cosa hanno fatto gli italiani in questi ultimi undici anni f Il lavetro di qtUJB'i undici secoli. Ricetrdo anche l'ospedale sulle altu1·e di Balaclooa e la sua ammirevole organizzazietne. Eppure quanti progressi da quel tempo ! Invocando l'ai ttto di Dio per la li bertà e l'i ndi pendenza italiana., m·i dico vostra devotissim.a FlOREN ZA NIGHTINGALE Il .
*** Il grande ideale e l'assillante preoccupazione della « Lady in chief » è sempre la miglior organi~zazione dell'assistenza ospedaliera. E la sua attività non ha t regua, nonostante sia ostacolata dalle cagionevoli condizioni di salute. N eU' ospedale. annesso alla casa di ricovero di Li verpool i maliati sono assistiti dalle donne pit\ degradate ed ignoranti, reclut ate nei bassifondi sociali, cacciate dalla miseria e dal vizio, ed un grande filantropo, Lord Rathlone, per riparare a. tanta miseria e disorganizzazione, propone a Fiorenza d 'inviare a quell'ospedale un gruppo di 12 infermiere, assumendone da solo tutte le spese inerenti. Ed ella aderisce alla richiesta: sceglie 12 volontarie, fra le migliori, e le invia a Liverpool ponendovi a capo Agmese Jones, nipote del Governatore dell'India, la quale, come un eroe sul campo di battaglia. rimarrà in seguito vittima di un'insidiosa malattia infetti va, contratta nel pietoso esercizio della sua missione e la farà cadere sulla breccia. E nel 1865 fa una completa relazione del funzionamento del suddetto ospedale e casa di ricovero, nella quale sono posti in evidenza i notevoli vantaggi conseguiti dopo l'arrivo delle we allieve. Ed ancora nel 1882 le infermiere di Fiorenza sono mandate in Egitto a prestare assistenza ai malati e feriti durante quella campagna, ed anche in questa circostanza la povera malata non può accompagnarle che in ispirito, ma anche da. lontano le sorregge, le guida e le anima con i suoi consigli. Ed il bene che queste giovani volontarie apportano ai combattenti è incommensurabile. N el 1885, in occasione delle feste cinquanten.atie dalla assunzione al trono della Regina Vittoria d 'Inghilterra ed Imperatrice delle Indie, l~Augusta Sovrana si degna di devolvere il fondo nazionale sottoscritto dalle donne inglesi per le sue onoranze all'assistenza dei malati poveri, e la scuola delle infermiere volont.arie di S. Tommaso in Londra si trasforma in un più perfetto e completo istituto.
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Nel 1886, a 66 anni, Fiorenza dà alle stampe un altro opuscolo: << .Assistenza al malatu e al sano ». Questa pubblicazione riporta nn graude successo al congresso femminile di Chicago e per molto tempo costituisce uno dei manualetti più pratici e completi sull'istruzione delle infermiere. In questo opuscolo Fiorenza insiste sulla necessità che esEe siano energiche, attive, organizzatrici: ma vuole anche, come ha voluto sempre, che siano mamme, che siano sorelle e sopratutto che siano donue, e raccomanda loro insistentemente la pazienza, il tatto, la perseveranza. <<Una povera infermieruccia, ella scrive, che piange disperatamente con la testa nel grembiule, perchè un bambino malaticcio è morto, che non le ha dato altro che fatiche e pensieri, è un angiolo, mentre la professionista che se ne va tranquillamente per le corsie prendendo nota di quanti bimbi son morti da quando ha fatto il suo ultimo turno non è per niente uu augelo. « L 'aSsistenza agli infermi è un'arte, ella prosegue, che per essere considerata come tale richiede una completa dedizione, un severo studio, come il lavoro di un pittore o di uno scultore. Perchè, che cosa è una tela morta o un freddo marmo in confronto di un corpo vivo, il tempio dello spirito di Dio T L 'assistenza agli infermi è una delle arti belle, ed io direi la più bella fra le arti belle 1>, Ma la sua opera umanitaria non è ancora compiuta. N el1892, a 72 anni, intraprende un'altra energica crociata per migliorare le condizioni sauitarie dei distretti rurali inglesi e particolarmente della contea di Buckingham. La legge del1890 per il miglioramento delle classi operaie ha richiamato la sua attenzione su questo vitale problema. Ma purtroppo le disposizioni legislative uon riformano gli usi nè i costu mi di un popolo. « La legge sanitaria, ella osserva, è perfetta nella forma. teorica.; tutto stabilisce, diritti e doveri, tutto prevede, ma per l'applicazione pratica mancano i due coefficjenti più importanti : denaro e buona volontà. Se fosse severamente osservata, i tre quarti dei distretti rurali in Inghilterra si spopolerebbero; se le abitazioni malsane fossero dichiarato inabitabili, migliaia di persone si troverebbero senza tetto li. E nell'anno successivo pubblica un altro articolo: «L 'igiene nelle città e nei villaggi .., scritto in forma chiara e concisa, il quale arriva direttamente allo scopo che si prefigge, ed è accolto col più grande entusiasmo alla conferenza delle donne operaie tenutasi a Leeds. . . Nel 1904, in occasione del suo ottantaquattresimo compleanno, Fiorenza Nightingale è fatta segno a solenni onoranze ed a commoventi attestazioni di stima e riceve omaggi da tutte le parti del mondo. La Regina Vittoria le aveva già offerto la Croce di S. Giorgio di smalto rosso in campo bianco, con le iniziali V. R., sormontata da una corona ?i diamanti e circondata da una striscia di smalto nero con la leggenda m oro « Blessed are the men·ij7tl ». Edoardo VII, in compenso della sua opera altamente umanitaria, le conferisce il titolo di u Lady of Grace ,, dell'ordine di S. Giovanni <li Gerusalemme. Il Sultano le invia un magnifico braccialetto tempestato di pietre preziose e l'imperatore di Germania, in escursione per la Gran Bretagna, le matlda una splendida cest.a di fiori, unitamente ad un autografo. ' -
Uionaale di nwdieino militare.
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V CONGRES~O CNTERNAZ.IONALE Dl ~IEDICINA E .li'ARMAClA lULITARE
Nel 1907 lo stesso Re Edoardo, per riconoscimento degli incalcolabili servigi resi alla Patria ed all'umanità, nomina. Fiorenza membro dell'Ordine del merito, istituito nel1902, e composto originariamente dei 12 uomini più insignì d'Inghilterra nelle scienze, nelle lettere e nelle arti: Fiorenza è l'unica donna che ha l'onore di prendere posto in quest'alto consesso fra gli immortali. E nella stanza di dolore accoglie commossa la delegazione ·• inviata. dal Sovrano per offrirle le insegue. Nel maggio 1908 la. nostra. eroina. ha compiuto felicemente 1'88o anno di età. I suoi capelli sono bianchi come la. neve, gli occhi grandi, azzurri, ancora penetranti, il viso energico e sereno, la bocca piccola e ferma, la fronte alta e ben disegnata. Ma l'aspetto è sofferente; va soggetta a frequenti palpitazioni, il corpo è esile, le mani bianche, diafane, delicate, la voce stanca, la. vista e l'udito debolissimi, la memoria affievolita.. Tutti i suoi fidi amici, vicini e lontani, sparsi per ogni parte del mondo, l'immensa falange dei suoi ammiratori, fra cui Lord Kitchener, le mille scuole di infermiere americane, le Croci Rosse di tutti i paesi, l'infinita schiera delle allieve volontarie e tutte indistintamente le donne inglesi, in unione alle associa.zioni di assistenza, si uniscono in un plebiscito di affetto e di venerazione e le rivolgono i più fervidi auguri. Persino la principessa. reale del Giappone, a nome delle 1500 infermiere volontarie di Tokio, le invia un nobile messaggio. Ed i veterani e i mutilati della guerra di Crimea mandano fiori a profusione. Londra, che le avrebbe volentieri concessa la cittadinanza onoraria fin dal suo ritorno dalla guerra di Crimea, ma c,he per vivissimo desiderio dell'eroina di non uscire dalla solitudine e dal suo silenzio della vita privata ed anche per il rigido conservatorismo di un'antica corporazione non aveva potuto realizzare il voto, a mezzo del Consiglio municipale (Court of Common Council) approva con entusiasmo all'umanità la deliberazione proposta dal deputato Wa.llace: u che la cittadinanza onoraria di Londra sia offerta a miss Nightingale con una pergamena racchiusa in nn astuccio 'd 'oro del valore di cento ghinee, a testimonianza di stima per la sua opera filantropica e per la felice iniziativa a. favore di un miglioramento nell'assistenza ospedaliera, che ha. dato risultati inauditi a sollievo dell'umanità. sofferente ». E la città di Firenze, che ha avuto la grande fortuna di averle dato i natali, a mezzo del Sindaco, interprete sicuro dei sentimenti di tutta la popolazione, dirige in qnesta circostanza alla cittadina onoraria di Londra il sE>gnente messaggio :
Firenze, 21 marzo 1908.
ll.lu8tre Sign~Jra, al dovero8o t·ribuw d·i ·ricono8cenza. che la città di Londra Ze ka decretaf4 conferendole la cittadinanza orwraria, per un.a. vita tutta infonnata al più fervido altnJ-i8mo e c<m8acrata agli alti ideali di umanità, che debbono 68881'~ guida e sprone a tutte le anime buone, permetta, iUmtre e· ve-neranda aignorfJ, che vi aggim~ga il 8ent·i mcnto della mia verace simpatia ed ammirazione d4
\' c; ONGRESSO IN1'ERNAZIONAU·: OI )[ED I CINA F. FAR)1AI".IA ) ti1 . 11'AUI0:
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parte di Fi1·enze, che la con~tidera come una delle sue figlie piit car~ c preclilette, superba eli averle dati i natali, orgogliosa eh ' ella ne porti il nmne, chl· P4r . ~ei è !ff.Q,to ancora' 1una volta sinWolo di dolcezza, di sa.l'rifì.(}io, di alme-
gtÙÌone. Con ossequio disti1~to, Il ::; i nclaco
ave. FRANCESCO SANGI ORGI. 'l
Ad onore de!l' l talla, questa non è la prima voce che si eleva a glorificare Fiorenza Nightingale. Già molti anni prima Carlo Cattaneo la desigqava come modello delle donne italiane nel riferire l'elogio che di esse faceva Fiorenza in una lettera diretta a Sabilla Novello, sua intima amica in I talia. A ques~a scriveva infatti: (( Le donne italiane sono degne assistenti di quelli che versano il loro sangue per la Patria oppressa. Dotate di speciali attitudini come infermiere, più di quelle di ogni a ltra Nazione, possiedono ricco organismo per quanto v'ha di utile e generoRo )), •,
* *:;: Ma due anni dopo k,ioren~a Nightingale si spegne serenamente in Londra il 13 agosto 1910, alle ore 12, nella tat'da età di 90 anni. Fino al giorno precedente la nobile vegliarda si era mantenuta in condizioni eccellenti di spirito ed aveva potuto rieevere nel maggio precedente dai più intimi amici manifestazioni di giubilo e di affetto per il suo genetliaco. D Governo inglese avrebbe voluto dare degna, onorata sepoltura alla grande eroina. fra gli immortali nella. cattedrale di S. Paolo in Londra o fra. i grandi nella abbazia di Westminster, ma p er deferenza alla sua vita, condotta sempre nella più austera semplicità e nel più completo ritiro, i funerali non ebbero carattere ufficiale. Così nella più stretta intimità. un modesto corteo, nel mattino del sabato 20 agosto 1910, moveva dalla casa della nostra eroina, Rituata in South Street Park Lane, 10 (presso H yde Park). Il feretro era ricoperto semplicemente da uno scialle in seta bianca; che la defunta portava di frequen te, e sul quale era.{\o state deposte soltanto due corone, una dèlla famiglia ed un'altra inviata dalla R egina Alessandra. Una grande corona. simbolica, rappresentan te una gigantesca lampada che ricordava l'infermiera in capo dell'ospedale di Scutari, veniva. portata dietro il eai.ro funebre. • ·.AI momento in cui il corteo si avvicinava nl pa-lazzo Reale di ckingha.m, il corpo di guardia uscì e presentò le a.rmi, rendendo gli onori alla valoro~a infermiera di Crimea, e così avvenne nel passare innanzi alla. cas('rma di Birdcrge-W9olk, mentre tut.t.e lo fiuestre deU'(lspeda le S . Tòmm2so erano chiuse e parate a lutt o. Alla stazione di W.:terloo otto granatieri e guardie di Scozia trasportarono il feretro D<'l treno speciale elle attendeva.
Bu-
Flg11ra 1". M O~V )U:STO
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Ftaura 16. llOI'IOliBNTO EllnTO ALI.A NBliORIA DI t'lORENZA ~IGI!Til'O.U..B NEL PRIMO CHIOSTilO DI S. CROCI! L.~ }'JRI: lltE.
.A East-Wellow, o ve la sa Lma fu trasportata, tutti gli abitanti del villaggio erano accorsi a rendere le estreme onoranze alla grande eroina, ed il corteo attraversò la foresta di Embley ove nell'infanzia Fiorenza aveva dato le prime prove della sua grande bontà d 'animo, cnrando il cane del pastore. Sotto il portico della capp ella del piccolo cimitero, venuto da lontano a portare l 'ultimo saluto, trovavasi un veterano di Crimea, che aveva perduto un occhio a Sebastopoli ed era stato assistito da Fiorenza per ben tre mesi all'ospedale di Scutari. Sulla tomba di famiglia fu posta u na ;;emplire iF<·rizione: FIORENZA NATA NEL 1~ 20,
KtGHTINBALE \!ORTA NEL
1!)10
Contemporaneamente ai modestissimi funerali, nella cattedrale di B. Paolo. ove erano convenuti i più alti dignitari della chiesa. anglicana, venne celebrato un ufficio funebre alla presenza dei rappresentanti del Re, della Regina e della R.egina. Madre, delle alte cariche dello Stato, del Lord Major della città di Londra, delle autorità civili e militari, di miss Beecher, direttrice del servizio delle infermiere dell'esercito colle i spett.rici miss Mao Carthy e miss Sidney Brown, di oltre un migliaio di volontarie infe.r miere e di gran folla commossa di popolo. Durante l'ufficio funebre furono eseguiti dalla mu sica milita1·e il •'-'andus della messa solenne di Gounod e dall'organo la marcia funebre di Chopin. seguita da due cori prediletti dalla .defunta: la marcia funebre di Saul ed «il Re d'amore e 711ÌO wcstu!'e ,, di Gounod. N on fu celebrato alcun discorso ed il nome di Fiorenza Nigbtingale fu rievocato una sola volta durante le preci. Una lastra · tombale venne post.a lo stesso giorno nella catt.e<hale per ricordare l'eroica infermiera di Crimea. · Nello stesso anno 1910 al Carnegie Hall di New York fu celebrato il (:inquantenario della fondazione della Scuola delle infermiere volontarie presso l'ospedale di S. Tommaso ed in una solenne assemblea, sotto la presidenza di miss Adelaide Nu tting di quella università, Fiorenza Nightingale fu degnamente commemol'ata dal dott. Finl.ey, dal prof. Osborne, dal colonn~llo Van Hoff, del Ministero della guerra, da Giuseppe Choate, ex amoasciatore d 'Inghilterra e dal dott. Guglielmo Pollr. Più tardi, nel febbraio 1916, nonostante l 'imperversare della guerra mondiale, nella cripta di S. Paolo venne inaugurato un monumento (fig. l ii) alla memoria di Fiorenza Nightingale, rappresentante l'eroina curva su un ferito. n bassorilievo è in marmo bianco e la cornice in alabastro porta in alto l'iscrizione «Beati i misericordiosi>,, ed in basso le (lue date della nascita e della morte. Ed anche Firenze decretò pochi anni dopo la sua morte un ricordo marrrlQreo (fig. l G) alla sua illustre concittadina. Nel primo chiostro di ~. Croce, sotto il portico trecentesco, fra le tombe di Giuseppe la Farina, storico e patriota messinese e quella di Girolamo Segato da Vedana (Belluno), scopritore del metodo della pietrificazione dei cadaveri, il solit.a,rio visitatore è attratto dalle dolci sembianze di una fanciulla avvolta in un ampio manto e reggente nella destra una lampada. La statua spicca
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in un fondo ovale e sul basamento reca una semplice iscrizione : << H oram <fl.escitiR », il motto esprimente l'assidua vigilanza della « Lady in chief )) sulle ambulanze in Oriente. Al di sotto sono scolpite due spade incrociate eon la dicitura : « Scutari >, . Il monumento è opera dello scultore Sargant, ehe ha voluto fare della << Signora d«lla lampada)) una figura simbolica. n senatore I sidoro Del Lungo dettò la seguente iscrizione, posta sotto il monumento :
FIORENZA ~IGHTINGALE MDCCCXX -
L'EROINA DI CRIMEA - MDCCOOX
LA SIGNORA DALLA LM1P ADA - COME LA CBIA.'~IURONO I SOLDATI CHE LA EBBERO INFERMIERA MIRABilE -
NELLE NOTTI DI SPEDALE ANGOSCIOSE
E FIN D'ALLORA ANHdA'TRTCE CON LA VIRTÙ DELL'ESEMPIO- A QuELL'OPERA VOLONTARIA DI PIETÀ INTERNAZIONALE CHF; POI FU LA CROCE ROSSA .- HA NELT.A SUA FIRENZE, DOVE NACQUE E NE PORTÒ LL NOME GEN'riLE -
QUESTO RICORDO DI VENERAZIONE E D'AFI-'ET'l'O
n Comitato internazionale della Croce Rossa, avente sede in Ginevra, per onorare la memoria di Fiorenza Nightingale decretò una medaglia da assegnarsi alle infermiere volontarie crocerossine di tutto il mondo, che ._m aggiormente si sono rese benemerite in pace ed in guerra. Secondo i è.eliberati della Conferenza interna7.fona1e di Wasbington del 1912, a partire dal 1914, fu iniziata la distribuzione delle medaglie. l>er l'Italia S. A. R. Elena di Francia, duchessa d'Aosta, ha iniziato la fulgida schiera delle eroine della pietà e del sacrificio. Accenneremo infine che dopo il 1926 le infermiere volont<~.rie ameriea~e hanno stabilito di celebrare ogni anno la data di nascita di Fiorenza N' ightingale nella domenica prossima al 12 maggio con una funzione r-eligiosa nella Cattedrale di S. Giovanni di N ew York. E tutti gli anni, : in questa ricorrenza oltre 2500 infermiere, nelle loro caratteristiche unil fo:rmi, si raccolgono nel tempio per ascoltare discorsi commemorativi dell 1•eroina di Scutari e per celebrare un rito religioso .
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Qrestl.~ a ~andi linee, l'opera umanitaria di Fiorenza Nightingale, . .~ fata b&l.'efica dei soldati in pace ed in guerra, che si può tutta riassumere ' m queste semplici parole: una grande intelligenza messa al servizio di un gran cuore. \,;··\ :E! nel chi dere q··este modeste pagine ci sia consentito ricordare an1· ~ra il f eneroso tributo di sangue dato dalla Nazione inglese all'Italia ; ~urante la grande guerra. n contingente inviato al nostro fronte pl·estò
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il suo valido aiuto durante gli asp ri cin1enti e sopra.tutto nelle epiche giornate del Piave, contribuì efficacemente a quella. memorabile o:!en· siva, che, come disse il Poeta. soldato: « con la forza del cuneo romano riuscì a spezzare il nemico in due tronchi convulsi n . Nel piccolo cimitero di Montecchio Precalcino, sotto le pietre tu· mula.ri, allineate in candide fila (fig. 17), le salme dei gloriosi caduti inglesi riposano nella p ace eterna, e suggellano nel sangue la secolare amicizia fra i due popoli, mentl'e le ~ .2:.!9 decorazioni di guerra concesse ai reparti britannici, di cui 1207 agli ufficiali, ne dimostrano luminosamente il v}Liore. Nel maggio 1923 i Sovrani d 'Inghilterra, accoro. p a.gnati dal generalissimo Cavan, durante il loro viaggio in Italia, resero doveroso omaggio agli eroi morti p er la nostra grande g :.~erra di redenzione e la loro prel:!enza dieùu occat>iune a. g:ranùi manife15taziuni spontanee di stima e di simpatia verso la.. grande Nazione britannica (fig. 18 ). Nè si deve dimenticare l'opera spiegata dalla Croce Rossa Ingle>e al nostro fronte con l'impianto di ospedali e oon il funzionamento di una sezione centrale e di parecchie sezioni avanzate di autoambulanze, la cui attività si può rias:mmere nelle seg uenti cifre: nell'ottobre 1915 trasporti compiu ti 2300 p er set timana; nell'agosto 1916, 2436; nel maggio 1917 pi ì1 di· 4800. Sopratutto si deve ricordare lo sgombero dei malati e feriti eseguito dalla sezione comandata da Mr. Geoffrey la sera del 9 agosto 1916 dopo la presa di Gorizia. Ed infine merita di es~ ere qui rievocata l'opera di Miss Hilda Vynne, che già. aveva dato prova di eroismo su tutti i fronti dell'Intesa, Sllecht\mente nel Caucaso e·l a Salonicco, la qurtle, con 10 a.utoambu- · lanze, 1intessenùo incessantemente una spola di umanitario ardimento fino alle estreme trincee, dw·a.ote l'epica difesa del Piave del 1918 prestò; yalidiRsimo aiuto ai glmiosi fanti delJe brigate « Sassari» ed «Ancona ed ella stestla, emula di Fiorenza Nightingale, guidò la sua autoamb~la.nza ove più a spro e continuo era il pericolo. Nell'accaui ..o eomb!\ttimento di Pralungo del 19 ghtgno, avanzatasi nella zona più mHra.glia;ta dal1a furia nemiea, riuscì a salvare ben 23 ferili gravi, e d il suo 1eroismo fu degnamente ricompen'Sato con la medaglia d 'argento al valor militare. sihch è b en giustamente Mr. G. M. ~D:evelyan, CQmanda.nte in capo di q uestel ttuità,, concludeva : «Non è solo. all'edificiQ -del nostr() prestigio che n oi la;yoriamo in questa guerra, IDl'l! a qualcosa di molto più alto ancora: ad uniopera di solidarietiì u mana per la libertà contro la servitù, per la civi tà contro le barbarie, per la fraternità. contro la prepotenza ad oltran a .. Noi siamo venuti qui p er la fratellanza dei popoli >> .
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Questo tentat.ivo di riesuma.zione storica, che nella rnent.e del compilatore non doveva costituire che un piccolo atto di presenza ed w1 modesto ornagg;o al Corpo sanitario inglese del Giornale di medicina militare, pel' seguire le consuetudini delle precedenti riunioni, ha avuto la fortw1a delle più favorevoli accoglienze e l'insperato onore di essere ricordato ed elogiato nel discorso inaugurale del Pre.~i dente del Congre!So e di e.'>Sere benevolmente commentato da un gran munero di periodici inglesi ed italiani. Fra. le tante atte!!tazioni, ci sia permesso di ricordare queUa di S. E. Paolo Boselli, Presidente dell'Istituto storico italiano dell'arte sanitaria, il quale espresse tutto il suo compiacimento c per l'onore reso ad w1a donna, che è genio di pietà iniziat.rice, genio italiano: mente e cuot·e. È lampada fiorentina che ci appartiene •. Ed ancora quelle del Comandante il RoyaJ Army .Medicai College, dei Presidenti del Royal College of SurgeotlS e del Royal College of Physicians, del Master della Society of Apothecariu, del dott. E. Malcoln, conservatore del Museo Welcome di storia deUa. medicina., di fama mondiale, dei generali medici Barrow, Blenkinsop, Bradford, Colli ns. Herringam. Bowlby, del direttore del Briti.'lh Medical Jou.rnal, del generale medico Rouppert, capo della delegazione polacca e degli altri presidenti delle delegazioni estere. E d infine rli S. E. l'Ambasciatore d'Inghilterra presso S. M. il Re d 'Italia, di Sir Renne! Rodd, ex ambasciatore o. Roma, degli addetti alla R. Ambasciata. d'It-alia a. Londra, di Sir John Barra.n, President.ù della Lega Italo-Britannica, dei proff. Co.stiglioni, Giordano, Bilancioni, Garrison, Capparoni, di S. E. il Px·esidente, del Direttore generale e deJJa Delegata generale per l'infermiere dt'llla C. R. I ., del Direttore delia Revue intemational de la Croix R c.uge, ecc.
- RESOCONTO DEL CONGRESSO RELAZIONI E COMUNICAZIONI ll V Congresso internazionale di medicina e farmacia militare, che si è tenuto a Londra dal 6 al 12 maggio scorso, ha richiamato alla grande metropoli inglese le rappresentanze dei Corpi sanitari di ben 38 Nazioni t>d un larghissimo intervento di ufficiali medici e ebimici-farmacisti, in attività di servizio ed in congedo, di ogni paese. Erano inoltre rappresentati il Comitato internazionale della Croce Rossa e la Lega delle Società della Croce Rossa. . .Anche questa riunione, come quelle precedenti di Bruxelles del 1921, d1 Roma del 1923, di Parigi del 1925, di Varsavia del 1927, ha rappr"sentato una solenne affermazione del più simpatico cameratismo fr_a. le Sanità militari di tutto il mondo ed ha me.: so ancora una volta in gt~to rilievo la grande importanza della medicina, chirurgia ed igiene militare. tanto in tempo di pace che in guerra.
Le nazioni Cht> hanno partecipato al Congresso di Londra con delegazioni proprie, sono state: Albania, Argentina., Australia, Protettorato di Bechaynala.nd, Belgio, Ca.na<là, Chili, Ceco Slovacchia, D·animarca., Equatore, Egitto, Estonia, Francia, Grecia, India, Indie olandesi. Irlanda, ltalia., Jugosla.via, Giappone, Lettonia, Messico, ~uova Zelanda, Not:vegia, Paesi Ba:-;si, Persia, Perù, Polonia, Portogallo, Rumenia, Salvador, Siam, Spagna, Stati Uniti d 'Anwrica, Svezia, Svizzera, Ungheria, Uruguay. Per l'Italia, oltre alla D elegazione ufficiale, costituita dal tenente generale medico U. Riva, dal ma.ggior generale medico A. Tobia, dai tenenti colonnelli medici: I. Fiorenza, G. Delogu, e ten. colonnello chimico-farmacista prof. A. Pa.gniello, dal membro d-el Comitato permanente colonnello medico prof. F. C<wcia, e dal delegato nazionale di detto Comitato, direttore di questo Giornale, intervenne un rappresentante della ~1. V. S. N., nella persona del console gr. uti. dott. G. Liebman ed uno della R. Marina. nella persona del t.enente colonnello medico G. Ceccherelli. P arteciparono inoltre al Congresso circa una trentina di ufficiali del Corpo sanitario militare italiano, in S. P. E., di eomplemento ed a riposo, tutti del R. Esercito. La delegazione italiana offrì, quale omaggio al Congret;SO ed al Corpo sanitario militare inglese una elegante inonografia., pubblicata dal Giornale di nwdicina militare dal titolo : cc La signora della lampada ))' che viene integralmente pubblicata in prineipio di questo fascicolo. Questa monografia riuscl quanto mai opportillD.a. ed accetta a.l Corpo sanitario inglese, tanto che il tenente generale medico sir Mathew Fell, Capo della sanità militare dell'Esercito e presidente del Congresso, ebbe a menzionarla ed a compiacersene vivamente nel discorso tenuto alla. seduta inaugurale. n V Congresso internazione di medicina e farmacia militare ebbe a Presidente Onorario S. M. il Re Giorgio V, a Vice Presidente onorario S. A. R. il Duca di Connaught ed a membri onorari le più alte cariche del Regno Unito. n comitato organizzatore ed il Corpo sanitario inglese dedicarono ogni cura ed attenzione per la preparazione del Congresso che, sopratutto per l'infaticabile attività del maggiore medico Stirling, segretario generale, si svo!Be in una atmosfera di simpatica e reciproca cordialità fra i pa.rtecipanti delle numerose nazioni intervenute. Le sedute si tennero in Tavist<Ock Square, nei locali magnifici della Brii'ish M ediMl A.~socia.tion Ho·use, Corporazione di medici, che conta. oltre 30.000 soci.
* ** L 1mecli 6 'maggio. - Al mattino, dopo una preliminare adunata nella sede del congresso per il ritiro dei distintivi, degli atti ed altri documenti, le Delegazioni di tutti i singoli Stati convennero, verso le ore 12 nella storica Abbazia di Westminster a rendere omaggio al Milite ignoto inglese.
V CONC:Rl,~SO IN'CEitNAZIONA Ll-~ OI ~IIWIC I N A T' l'AR~lAl'IA )tJI.J 'l'All.l·:
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Con austero rito, fu deposta sulla sua pietra tombale una corona recante i nastri di tutte le nazioni rappresentat-e al Congresso, e fra questi, naturalmente, anche quello italiano, portante la dedica cc n Corpo sanitario delle forze armate d 'Italia. all'Ignoto milite inglese '' e fregiato dello stemma Sabaudo e del fascio littorio. Come comportava la solennità del luogo e del momento, non si tennero discorsi: ma nei due minuti di eommosso raecoglimento attorno alla tomba dell' cc Ignoto n aleggiò fra le maestose arcate del Pantheon inglese e nel cuore dei presenti la grandiosa tragedia della guerra, la, santità del 81\crificio e la bel1ezza del simbolo, che personifica in cc T'no '' tutt i i morti per la patria. Alle ore 15 dello stesso giorno, nella. A1ùa Magna della B1·itish M rJdical Assoc•iati<m adornata, con semplice eleganza, di bandiere e di fiori , -ebbe luogo la solenne inaugurazione del Congresso co11'intervento di S. E. il Ministro della guerra, di Sir Ewen Ma~lean president-e dell'Associazione, del tenente generale medico Fell, diret.tore generale dei servizi sanitari dell'Esercito, del vice-ammiraglio Gaskell, direttore generale de~la sanità milita.re ma: ittima, del tenente generale Mumo, direttore generale dei servizi sanitari aeronautici, di Sir Rose Bradford, presidente della R. .Accademia di medicina., di tutti i delegati ufficia.li delle varie nazioni e di una numerosa. folla di congressisti e di signore. Prese per primo la parola il Ministro della guerra, Sir Laming Worthington Evans M. P., il quale diede il benvenuto a.i delegati dei vari pa~si, ed anche ai rappresentanti delle Croci :Rosse e delle Società volontarie di soccorso, la di cui opera umanitaria aveva tanto contribuito ad alleviare le sofferenze della guerra. Ciò induceva a pensare che nel campo della. medicina, comunque sia, le Nazioni del mondo avevano raggiunto quell'unanimità di intenti e di sforzi, che fu sempre difficile ritrovare in regime di politica internazionale. E la ragione si doveva ricercare nel fatto ch.e i servizi sanitari militari nei differenti paesi erano tutti ordinati nello stesso intento, contro un comune nemico, chiamato morbo o lesione e che nella sfera del1a medicina militare era po:;sibile unire insieme e scamhiare liberament-e i frutti dell 'esperienza e gli ultimi risultati della scienza a. vantaggio dei feriti e malati. n vostro, disse Sir Laming, è un più facile compito di quello dell'uomo di Stato. Voi potete identificare il nemico contro il quale voi siete uniti e se non potete sempre conoscere donde egli viene e dove egli va, siete sempre in grado di riconoscerlo come un nemico. Gli uomini di Stato si trovano invece in più grandi difficoltà: mentre desiderano di unirsi contro la. guerra, come voi vi unite contro le malattie, essi non possono così f.a.oilmente identificare la càusa della guerra. Voi avete già fatto passi notevoli in questa materia. di coo}l(lrazione, ed io spero che gli uomini di Stato vi potranno seguire1 con eguale successo, su questa via. Il Ministro poi si lusingava che dalla varietà del programma stabilito, includente le vi>~it,e al Centro na vale di PorliRmout h, del campo ~ilitare di Aldershot, e degli stabilimenti della R. Aeronautica ad Halton, l congressisti avrebbero potuto rendersi conto dell 'organizza.zione sanita.ria milita.re inglese, e finiva con un ringraziamento ali'AsRociazione
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\' CONG&F;sso IJ''rl-~11":\.~ZI()l'i:AL~: DI ~IEDWI N.A .~: FAR~lA CIA llll.lTARI-:
)[edica Brittanica per avere così generosamente messo a disposizione (!el Congresso le sue magnifiche sale. Seguì il tenente genera-le medico Sir Matthew Fell, Presidente del Congresso, il quale portò il più cordiale benvenuto ai colleghi di tutte le parti del mondo. Questi congressi, di cui l'attuale era il V, dopo quelli di Bruxelles, Roma, Parigi e Varsavia, ebbero origine dalle riunioni dei constùent i chirurgi degli eserciti alleati tenutesi a. Parigi durante l'immane conflitto. Il prof. Tnffier, che fu presidente di quelle conferenze interalleate, era rimasto profondamente impressionato dei benefici da esse ricavate, ed espresse il desiderio che fosse trovato il modo per continuare in tempo di pace questo scambio internazionale di idee e di esperien:rr..e, che era sta.to così proficuo durante la guerra. I servizi sanitari degli eserciti devono necessariamente funzionare in accordo con i principi e le limitazioni richiesti dalle esigenze tattiche delle grandi unità combattenti, cui devono provvedere: in qualche caso, conseguentemente, essi possono variare in og.ni esercito, come, a.d esempio, a seconda del clima e del terreno in cui essi operano. Auche durante l'ultima guerra vi furono limiti prescritti da necessità puramente militari, ma la maggior parte dei compiti dei servizi sanitari furono gli stessi per tutte le forze armate, intesi ad assicurare una perfetta organizzazione, che, con il minor ritardo possibile. potesse portare all'ammalato ed al ferito i più C'ompleti e moderni sussidi della medicina., della chirurgia e dell'igiene, Ed a questa sa-piente organizza.zione Mllaborarono efficacemente le grandi Associazioni volontarie di soccorso, senza il di cui generoso e spontaneo concorso, la ~. orte dei feriti e malati dell'ultima guerra sa· rebbe stata ancora pii1 dura. Dopo aver riassunta la storia. dell'assistenza· sanitaria. in guerra dalla epoche più remote, fino ad oggi, compia.cendosi del contributo italiano dato reeentemente a qutlsti studi, Sir Fell mise in evidenza. gli irmegabili vantaggi che, a parte ogni considerazione umanitaria, una perfetta organizzazione dei servizi sanitari reca alle forz.e armate. D 'altra parte dimostrò che i grandi conflitti avevano una grande importanza nell'accelerare la genera.le applicazione delle scoperte della scienza medica. Egli ricordò che, essendo presente in questa sala d~e anni fa, alla celebrazione del centenario della nascita di Lister, sentì magnificare i reali benefici che la medicatura. alla Lister aveva portato al ferito in guerra, ma quelle Nazioni che quasi sessanta anni fa vedevano i loro feriti morire per nùgliaia di infezioni <:hirurgiche avevano già sentitO urgente il bisogno di promuovere fin da quell'epoc-a, ed avevano iÌlfa.tti promosso, i principi che Lister predicò, ma che in Inghilterra furono solo in ritardo accettati. Cosi la più recente esperienza britannica nella, guerra del Sud-Africa, con le terribili perdite per enterite, indubbiamente stimolò un brillante stuolo di ricercatori, nell'elaborazione di un metodo preventivo, il trattamento vaccinico, di mù beneficiò in segtùto tutta l'umanità. Accennato alle molte difficoltà incontrate nella. preparazione di un tale Congresso, anche per quanto rigna.rda. la conoscenza delle varie lingtw, il generale Fell, fra nna.nirni appla.usi, t·oncluse a-ffermando che gli
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sforzi degli uomini di Stato di tutto il mondo, intesi a Tendere i grandi confiitti più rari, erano seguiti da nessuna altra classe con maggiore s.impa.tia. che dalle sanità militari, le quali per l'opera. diuturna di !' SCuro sa-
crificio venivano a trovarsi, più di ogni altra, in intimo contatto con tutti gli orrori che involge la guerra. Prese quindi la parola. il tenente generale medico dott. La.une, ~lpo della. delegazione francese, il quale, come più anziano, recò, il saluto a nome di tut :.i i delegati ufficiali e dei congressisti, e fece una simpatica allusione alla. recente malattia del He Giorgio, augurando la completa guarigione. Il generale medico Ronppert, capo della delegazione polacca e presidente del precedente Congresso tenut si a Varsavia, rilevò infine l'importanza di queste riunioni, che, oltre allo scambio dei progressi scientifici, servono ad affratellare le sanità militari di tutto il mondo. Dopo la cerimonia inaugurale ebbe luogo l'apertura della E sposizione di medicinali, oggetti di medicatura e materiale sa,nitario (borse, zaini di sanità, barelle, ecc.) allogati, dalle diverse ditte espositrici e dalla R. Marina e R. Aeronautica, in numerosi stand, nei vasti locali superiori ed al pianterreno della stessa British Medicai .Association House. In un reparto figurava un grande impianto per la. sterilizzazione
su vasta scala dell'acqua, a. mezzo del cloro; in' altri si osservavano macchinari e apparecchi pratici per la potabilizzazione dell'acqua col processo dell'ozono. Degne di nota, infine, una riuscitissima mostra di svariatissimi strument i e ferri chirurgici per odontoiatria, ed una ricca esposizione di libri scientifici delle più note case editrici inglesi. Alle ore 17 del giorno stesso i prinioipali delegati ufficiali flll'ono a n:abilmente ricevuti dal Principe di Galles, nella storico palazzo di St. James, secondo l'ordine alfabetico delle Nazioni partecipanti al Congresso e presentate dal ~:linistro della guerra e dal tenente generale medico Fell. Fece parte del programma della stessa giornata 1m banchetto ufficiale offerto ai principali delegati ed un ricevimento del Governo inglese, al quale intervennero tutti i congressisti. Il primo ebbe luogo all'Hotel Ceci!, uno fra, i più grandi e lussuosi alberghi di Londra, e fu presenziato da S. E. il Ministro della guerra. D ricevimento si tenne invece nella Lancester House, ricco e signorile palazzo attualmente adibito a Museo di Londra e contenente ricordi illustrativi della storia della città, ricchissime collezioni di stoffe, bronzi, argenterie, oggetti antichi ecc. Al Ministro della guerra. ed alla. sua Signora, che graziosamente attendevano in capo all'ampio scalone d'ingresso, furono presentati man mano tutti gli invitati e per tutti essi ebbero una gentile ospitale parola di benvenuto. n ricevimento, allietato da. una scelta orches~ra, si chim;e con un signorile rinfresco.
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*** Ma'l"ledi 7 magg-io. -
Alle ore 9,30, con numeroso intervento di congre~:~sisti, si inizia la tra.ttazione del l 0 tema : «Sgombero dei malati e feriti per via acquea e per vht a-erea; coordinazione del servizio sanitario nelle operazioni combinate >1. Fu relatore per la prima parte del tema. il Surgeon Comma.nder A . G. V. Elder per l'Inghilterra. Ecco tm la.rgo riassunto della relazione : Per lo ~gombero dei maJnti e feriti occorre ossPrvare due norme: realizzare la mas:rima celerità che è consentita ;.enza nuocere ai pazienti, dare agli stessi massimo conforto e sicurezza nei limiti del possibile. Il trasporto per via a,cquea, dipendendo da fattori atmosferici, non può sottostare a norme fisse, le quali ri~uarrlano tre tempi: l'imbarco, il trasporto e lo sbarco. I mezzi di sgombero potranno variare dai palischermi rimorchiati fino alle navi·ospedale. Per lo sgombero dei feriti e malati barellat.i si può disporre di tre mezzi, tnlt quello che meglio risponde in ogni circostanza è la cuccetta·ba.rella, a.ssi<'urata a corde metalliche, r iunite in un unico verricello, che si attaccano eJ g11ncio dell'albero di carico. Con questo mezzo possono essere imbarcat-e brande tmvali, barelle ed a.nche malati e feriti non barellati. Per la branda navale è opporttmo l'uso di Lmo speciale apparecchio a zampa d'oca, con un di.stenditore di legno c ui si lega la branda per issarla a bordo ; indicata specialmente quando per lo sgomber·o si adoperano i peJischermi, occupando poco posto, al contrario d ella branda cuccetta. Per le barelle d ell'Esercito si ado~ra una braga di tela ideata dal ten. colonnello Faulkner durante le opern:r.iom di Gallipoli; si tratta di un rettangolo di tela che avvolge la ba.I'ella proteggendola dai fattori atmosferici ed evita anche ìl r•ischio di cadute. Nelle operazioni combinat e si potrebbero evitare molte difficoltà, usando una bat·ella di tipo unico, e quello navale risponde meglio a tutti gli scopi. In questo modo il paziEmte potrebbe essere sgomberato dal fronte direttamente agli ospedali base, senza trasferimenti di sorta; barelle vuote a disposizione p otrebbero esset·e anche utilizzate sul percorso dei trasporti per lo scambio delle barelle cariche. Nel treno ospedale le barelle verrebbero sospese al tetto e fissate semi rigidamente alle pareti della vett\U'(\; all'arrivo a destinazione i barellat.i sarebbero trasfe>rit i ,:;ulle ambulanze nella loro st-essa. barella, con risparmio · di tempo ed a.nche di sofferenze. I treni ospedale intanto, ricevendo un numero equivalente di barelle vuote, potrebbero senza ritardi rimetterf.Ù in moto. Sa,. r ebbe inoltre opportuno di avere a disposizione anche a,pparecchi speciali, ad esempio la barella • Nei! Robertson •, ma in quantità ridotta. Il mezzo ideale di sgombero è il così detto po-nte di cont1lnicazione, per mezzo d el quale si realizzo. un semplice trasferimt>nto t.ra i vari reparti, con risparmio di tempo, senza provocare emozione a l paziente, come si verifica coi va.ri sistemi eli sospensione per l'imbarco. Le na.vi·ospeùa.le devono avere, da ambo i fianchi dei ponti, delle porte adatte a ricevere i pazienti e spazio sufficiente per i movimenti a bordo quando giungono g li infermi. Ogrù nave-ospedale dovrebbe anche disporre di una congrua dot.azione di porta·ba.relle a due ruote pneuma.tiche per eseguire pii• agevolmente il trasporto delle barelle. Qua.nto all'assi.st.enza ai mttlati e feriti, bisogna alleviarP il dolor e, la fame~ la. sete, il <'aldo o il freddo; del pa•·i si dovrà. p rovvedere a tenere lontane lé mosche ed altri insetti nocivi e noiosi. Nè bisogna trascurare l'effettQ sedativo del taho,cco ($ÌC), che peraltr o è cont.roindicat.o nei colpiti da gas. P er il dolore potrà bastare l'allentamento delle fasciature, ed è da tener present-e anche l'uso della morfina; sebbene non si pos.~a. fare affidamento sull'uso d i questo sedativo da parte di persone inesperte, pure è certo che dopo i combattimenti si sono avut.i .]Jiù mort·i per "shock • che non per uso di morfina. I
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cofani di sanità dovrebboro avere, in dotazione, oltre alla. morfina., anche com· presse di anodina; in tutti i casi l'uso di dette sostanze dovrà essere notata stilla t.abellinR. ciP.ll'ammalllto, RpP.cifieanrlo anohe l'ora in cui furono ~ammini strate e le dosi rispettive. Ogni nave-ospedale dovrebbe esser provvista in grande quantità di limoni o di succhi di limone ed acqua, di e.affè caldo, di cocco, da conservare in thflrmos, ed ancora più indispensabile nei trasporti a ltmga distanza. Lo 11gomhero definitivo agli ospedali base è effettuat-o ordinariamente dalle navi-ospedalo ed il servizio viene disimpegnato da personale sanitario all'uopo i.~truito.
In generale i feriti durante la navigazione hanno buon appetito, stimolato anche dnlraria di mare. Salvo casi di controindicazione, il medico direttore della nave ospedale si assicurerà che l'alimentazione sià più che abbondante; in tal modo si otterrà li.Jla guarigione accelerata e la maggiore spesa sarà ampia.roente ricompensata. Non si dovrà pennettere che gli attendenti accompagnino gli ufficiali feriti sulle navi-ospedale, essenrlo ciò assolutnmente vietato dalla Convenzbne di Ginevra.
, Sullo stesso argomento presentò una relazione il capitano medico di gruppo H. V. Wel.s, che qui riassumiamo: L'utilizzazione degli aerei non ha trovato vasta applicazione in Inghilterra, ma nelle colonie e protettorati se ne usa largamente: nell'Iraq è stato adottato come mezzo normale di sgombero : specie nelle regioni desertiche o montagnose, questo modo si dimostra di grande utilità. Si può ricorrere per lo sgombero tanto ai dirigibili quanto agli aeroplani, ma. il relatore tratta unicament-e di questi ultimi. Gli apparecchi sanitari devono essere capaci di tra.~portare harelle e devono essere provvisti d'uno sportello per l'ingresso dei malati e feriti. Possono dividersi in due categorie: grandi apparecchi per numerosi infermi, e piccoli appnrecchi per uno solo, utili specie in regioni dove i terreni d'atterraggio sono ristretti. · Gli apparecchi El&nitari per trasporto aereo devono essere di costruzione a sistema a cerchio di botte, così da evitare le crociere nell'interno d ella fusoliera, ma nei casi di urgenza, quando si dispone solamente di velivoli non adatti, l'infermo, coricato su di una barella speciale, può essere disposto semplicemente sopra la. fusoliera stessa. Questo mezzo di sgombero offre il massimo di celerità e di facilità e permette di dare assistenza ospitaliera quasi immediata agli infermi 'più gravi. Permette ancora la centralizzazione dei mezzi ospitalieri, dalla quale ris1ùta. un'economia, tanto di unità sanitarie come di personale. Le limitazioni di questo mezzo di trflSJ?OJ"to sono inerenti specialmente alle condizioni atmosferiche, e richiede per di p1ù adatti terreni di atterraggio nelle vicinanze degli ospedali. O~ni aeroplano sanitario deve disporre di supporti per le barelle e di con. venienti attacchi. li materiale è costituito di coperte, guanciali, acqua, strumenti chirurgici e medicinali di pronto soccorso. Nei grandi apparecchi sanitari deve prendere posto un infermiere per la necessaria assistenza durante il viaggio. Un modello di bare!Ja Wliforme per tutti i servizi sarebbe molto vantaggioso, ma. per i velivoli è da p1•eferire un·tipo con scheletro di metallo leggie1·o. Sarà necessario costruire apparecchi sanitari per trasporto aereo subito dopo la dichiarazione di ostilità. Le guerre possono dividersi, in grande guerra, piccola guerra e guerra in climi torridi. Nella grande guerra si farà il trasporto dei feriti gravi dagli ospedali mobili avanzati agli ospedali fissi, nella piccola guerra si eseguirà il trasporto dei feriti direttamente dalle a.mbulall7-e da campo·agli ospedali fissi, mezzo utilissimo per sgombrareJli infermi; nella guerra in climi torridi si farà il trasporto dal fronte agli osp ali fis.~i. evitando la. lentezza d'un trasporto per sentieri stretti e strade impraticabili e il fastidio degli insetti ecc., col vantaggio di avere anche lo. 6 -
Uiornale di medic:ina militan.
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possibiliti1 di sgombrare feriti ed ammalat i d'unità assediate. È importantissimoche la responsabilità per lo sgombro dei feriti ed ammalati sia. stabilita preventiva.mente, in modo da non permettere equivoci. Quando lo sgombro di feriti ed ammalati si fa per barca od idrovolante, la Marina. deve decidere se questi possono essere trasportati direttamente sulle navi ospedali. Gli apparecchi impiegati per tali servizi devono però restare sotto la dipendenza d ell'Arma aeronautica. Gli apparecchi di volo utilizzati solamente per scopi sanitari devono godere della prote:z;ione della Croce R ossa. È difficile st.abilire segnali fa.cilmente riconoscibili di giorno da terra e nel cielo; ma. .di notte questo è più facile impiegando fanali speciali. Non è infine possibile delimitare nè la quota di volo nè la rotta da tenersi.
Sugli sgomberi per via aerea riferì il tenente colonnello medico Schickelè, per la Francia. : L'aviazione sanitaria in questi ultimi anni ha J'eso tali servizi che si deve considerare ormai come un mezzo normale di sgombero. La maggior parte dei vari tipi di aeroplani possono essere adattati al trasporto di malati e feriti: in rapporto a lla capaciti\, si distinguono aeroplani di piccolo, medio e grande tipo. · La sistemazione degli aeroplani deve soprattutto prevedere il trasporto di infermi coricati, avendo cura di assicurare il massimo di comodità per l'imbarco e lo sbarco ed anche un certo conforto e sicurezza durante il viaggio. L'aeroplano sanitario fornisce infatti un trasporto veloce senza scosse e conviene in modo speciale agli infermi gravi. Può essere anche utilizzato nei casi ~nti, sia nel portare soccorso, sia nel trasportare rapidamente ammalati o feriti ai grandi centri ospedalieri. Anche nelle colonie l'aeroplano sanitario può recare utilissimi servizi. Nella guerra. m&rittima l'impiego d ell'idrovolante sanitario è molto problematico; l'unica utilizzazione possibile può essere fatta nel caso di una nave di combattimento da.nneggiàta e rifugiat-a in una rada riparata. L 'idrovolante sanitario deve essere a scafo, con catena, del tipo anfibio, provveduto di due motori. e possibilmente di grandi dimensioni. La cabina per il trasporto degli infermi deve eR· sere protetta, ben chiusa e di accesso facile. L'utilizzazione dell'aeroplano sanitario solleva parecchie questioni di diritto internazionale, delle quali occorre sollecitare la soluzione, e la loro neutrali.zzazione non pare debba dar luogo a serie contestazioni. Per quanto rigwl.rda lo sgombero dei malati e feriti in montagna, le teleferiche possono essere efficacemente utilizzate per il tra.'!porto. CiB.ScunR. installazione si compone di una o parecclùe funi r obuste d'acc.i aio, fissate alle loro estreJnit,à ed appoggiantisi nell'intervallo sopra piloni di ferro. Degli adatti vagoncini scorrent-i sopnl una fune di trasporto vengono t rainati da una fune trattrice, (bifune) o sono semplicemente attaccati ad una fune in movimento continuo (monojune). Le condizioni di.fiÌcu.rezza sono inerenti alla resistenza ed integrità delle funi:
non sono però da trascural'Si .i pericoli di guerra. Naturalmente i servizi sanitari non possono di'lporre di speciali teleferiche per gli sgomberi, m& utilizzeranno le linee già impiantate per altri servizi: occorre soltanto provvedere speciali cabine, ben riparate, per il trasporto degli infermi coricat.i.
Circa la coordinazione del servizio sanitario nelle azioni combinate, riferì per la Francia, il medico capo di l a classe, Oudart, sullo sgombero per via acquea : Gli sgomberi per a cqua si possono eseguire tanto per via 'fluviale che per via di mare. La prima comprende le vie d 'acqua natw·ali (fium'i, laghi) e quelle d 'a cqua artificiali (canali).
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Le vie d'aequa. natura.li hanno nna direzione fiJlsa ed un corso immutabile verso il mare. Le vie d'acqua artificia.!e uniscono bacini fra loro e llono permanentemente navigabili: esse richiedono opere d'arte a mezzo di conche e di dighe ed un sistema. speciale di alimentazione idraulica. Per lo sgombero dei malati e feriti, le autorità sa.nit.ttrie .militari utilizzeranno i battelli in uso sulle vie fluviali, convenientemente attrezzati: questi dovranno pn.ssa.re nelle vicinanze delle formazioni sanitarie che debbono essere sfollate con tale mezzo di trasporto. Il rendimento è ancora debole, ma potrà sensibilmente
aumentare col perfezionarsi dell'alaggio meccanico.
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Gli sgomberi per via di mare completano i t.rasporti1 terrestri_ed aerei e si possono anche sost1tuire ~;~.d essi pei' colleg~tre tra. loro vari porti ciel continente. ll trasporto per vi& marittima. potrà essere utilmente impiegato por il servizio dei corpi di spedizione. Durante le prime operazioni, le nA.vi-ospedale r>otra.nno essere sostituite alle wùtà sanitarie nou ancora sba1:cate e non in grado di funzionare : in questa. eventua.lità è opportuno rlisporre eli piccole navi veloci, organizzate per i servizi chirurgici, che, cureranno i feriti durant.e lo. na.vigMione verso la propria. base; se la distanza. di questa è troppo grao.rle, sì potranno utilizzare basi intermedie. · " ·· · La guerra marittima in alto mare poco si prest.a all'int.ervento di una naveospedale, salvo per recare aiuto a.d nn bastimento danneggiato rifugiatosi nelle acque calme. Nelle spedizioni coloniali l'azione tattica. è spesse volte ridotta, e la. naveospedale sarà particolarmente attrezzata per l'assist-enza, medica., con possihilità di eseguire anche interventi chirurgici di urge=.a. Si possono allestire tre tipi ili navi-ospedale: chinuogi&o, medico e misto. La nave-ospedale deve essere molto robusta, Rtabilissima, silenziosa, con nn minimo di oscillazioni: il suo medio spostamento sarà di circa 8.000 tonnellate, e la sua velocità di 15 nodi all'ora.. ' Le installazioni riservate agli a.mmalnti saranno particolarmente curate ed allestite secondo i più moderni dettami dell'igiene: avranno nna capacitò. di 50-100 letti. con un minimo di 6m3 d'aria per ciascuno occupante; i letti saranno smontabili, senza piani, nè saranno a.ccoppiat.i a. due. Si dovranno ancora. approntare dei reparti di isolamento ed una. o parecchie cabine a pareti imbottite. Tutti i corridoi saranno tenuti sgomberi e gli accessi a. bordo saranno quanto mai praticabili. I servizi chirurgici saranno iustallati sul ponte in uno o parecc hi gruppi operatori a.l completo, con le sezioni dì sterilizzazione, radiografia, batteriologi& ecc. I mezzi di salvataggio e le segnala.zioni di sicurezza saranno per queste navi accresciuti. L'ideale esigerebbe che 6n dalla loro costruzione le navi destinat.e al trasporto eventuale di molati e feriti fossero studiate in vista della loro speciale destinazione, e le autorità sanitarie militari dovrebbero essere commltate per la scelta del naviglio e per le varie sistemazioni che pot1·ebbere subire. La nave-ospedale a. tipo chirurgico non dovrebbe imbarcare, dopo rigorosa scelta., più di 300-400 feriti, da ripartirai in quattro reparti, dei quali ciascnno dovrebbe disporre di nn nucleo chirurgico a. sè. Le na.vi-ospeda.li per trasporto di malati o ~ssificati, dovrebbero inoltre prevedere la faeile separazione delle diverse ca.tegor10 di infermi. n servizio a. bordo della. nave-ospedale deve essere identico a quello degli ospeda.li di terra: il medico in capo è direttore responsabile del servizio e del personale di assistenza m entre il capitano di marina saril. responsabile solamente della navigazione e degli uomini destinati a. questa. missione: sarà opportuno che il personaJe' medico sia ben allenato alla navigazione. I rapporti tra. i servizi eli sanità di terra. e di mare devono essere quanto mai
strettamente collegati tra loro: tanto alla. partenza che all'arrivo devono flUl.Zi.one.re, da una. parte una. base sanitari& militare e dall'altra una. base sanitaria na.va.le. La. base sanitaria militare prepara. gli sgomberi, riceve i rapporti sul numero e q_ua.lità degli infermi da. tra.!!portare e provvede i mezzi di trasporto fino allo scalo di unba.rco. La. base sanitaria navale riceve avviso della. rotta delle navi-ospedale, di cui è a conoscenza. della. capa<lità e specialità, e d'accordo con le autorità marittime, prepara. i locali ed i mezzi necessari di imbarco da.llo scalo a. bordo. Quando deve farsi uno sgombero per via. di mare, la. base sanitaria. militare sceglie i malati e feriti da imbarcare e li trasporta allo scalo ne.l giorno ed ora. con-
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venuti: la base sanitaria navale cu1·a invece l'imbarco sulla nave-ospedale. All'arrivo a destinazione, le operazioni di sbareo si eseguiranno in senso inverso: la nave-ospedale informerà in t.empo utile con radiotelegramma. il porto di sbarco del giorno ed ora di arrivo, e del ntunero e qualità. degli infermi tras'portati. Gli sgomberi sanitari per via di mare fanno sorgere parecchi problemi di diritto int~rnazionale, che rendon o necessaria una revisione della convenzione dell' Aja .del 18 ottobre 1907. '
Alle ore 13 Y-l una lunga colonna di autobus trasportò oltre 500 congressi"ti ad .A ldershot, la città militare posta a circa km. 70 da Londra, dove ha sede la scuola di igiene, quella di educazione fisica (training centre) ed un grandioso ospeda.le militare: mentre per quelli che non potevano partecipare alla. gita e per le Signore, nelle sale del Congresso venne tenuta dal maggiore Jan Hay Beitb (ben conosciuto in letteratura coll'abbreviativo di Ja.n Hay) una conferenza, stù tema: 1'he English sense
uf Humour. Dopo una visita ai baraccamenti all'ospedale militare, al centro odontoiatrico, ed annessa sezione di sussistenza con panificio e macelleria, i gitanti 1 i recarono al campo sperimentale di igiene, ove erano dimostrati i V'ari tipi .di latrine, cucine da campo, mezzi di depurazione e sterilizzazione dell'acqua potabile, risanamento delle trincee, bonifiche dei terreni aequitrinosi ecc. Fu fatta una dimostrazione pratica di sterilizzazione dell'acqua col metoqo della cloramina (p. l : 1.000.000) dovuto agli studi del maggiore medico Hàl'old. Tale metodo è attualmente in prova nell'Esercito britannico; e.dagli esperimenti già effettuati in Inghilterra, nelle Indie e in Egitto si sarebbero ottenuti risultati molto favorevoli, con vantaggi superiori a quelli offerti dal processo al cloro. I principali si riferirebbero alle seguenti constatazioni: a) la clora.mina non altererebbe menoma.mente il gusto dell'acqua, la quale resterebbe sterilizzata dopo mezz'ora soltanto di contatto; b) essa non verrebbe assorbita dalle sostanze organiche eventualmente presenti, e quindi la dose calcolata risulterebbe sufficiente per trattare le acque in qualsiasi modo contaminate ; c) la cloramina sarebbe ritenuta molto stabile, per cui un eccesso in quantità sufficiente, permanendo per parecchi giorni nell'acqua potabilizzata, la proteggerebbe contro ogni possibilità di successive eventuali contaminazioni. Ugualmente interessante riusci anche l'altro esperimento dimostrativo eseguito con la vettura per la potabilizzazione dell'acqua con cloro gassoso, procedimento largamente sfruttato -durante l'ultima guerra. Trattasi di un furgone automobile, nel quale è installato un macchinario adatto, di fabbricazione inglese, capace di fornire 5400 litri di acqua pota.bilizzata all'ora. Dalla macchina in funzione, a mezzo di quattro speciali rubinetti, possono prelevarsi i campioni dell'acqua: 1° dopo l'alluminatura e fUtrazione; 2° immediatamente dopo la clorurazione; 3° dopo il contatto; 40 dopo la declorurazione e presso ad essere attinta potabile; con i quali il chimico può seguire con precil$ione tutte le fasi dell'opera,zione mercè saggi . qualitativi ed appropriate determinazioni quantita.ti ve · rapide: pel clor9, con soluzione titolata di iposolfìto di sodio; e, per l'a-nidride solforosa, con soluzione titolata di iodo.
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Seguì nell'annesso campo sportivo un saggio ginnastico di squa.dre della locale scuola di educazione fisica con esercizi a caratteristica prevalentemente acrobatica. La giornata si chiuse con due grandi ricevimenti offerti dal Royal College of Phisicia.ns e dal Royal College of Surgeons, che permisero ai congressisti di rendersi conto della importanza e del valore di queste antiche e famose istituzioni scientifiche di Londra.· Al Reale Collegio dei Chirurgi è annesso un Museo anatomico di grandissima importanza non solo per il numero rilevante dei pezzi e preparati fisiologici e patologici che vi figurano ma a,nche perchè fu fonda.to nel 1787 dal celebre anatomico John Hunter . Al Reale Collegio dei Medici in a.p posite sale fu ordinata una mostra interessante di ritratti, autografi, cimeli di medici militari inglesi dal secolo XlV ad oggi; fu anche esposto il diploma originale di. laurea di Guglielmo Harvey, conseguito a. Padova nel 1598.
*** Mercoleài 8 1naggio - La giornata fu interamente dedicata .allà visita. della grandiosa. base navale di Portsmouth, alla quale parteciparono tutti i delegati ufficiali e la maggior parte dei congressisti, trasportativi con treni speciali. Giunti verso le 12 alla città marinara, formidabile difesa e stazione principale della flotta inglese, i congressisti furono cordialmente accolti dal Lord Mayo.r, che o.fferse, nella sede del Guildhall un sontuoso lunck.
N elle prime ore del pomeriggio con numerosi autobus i congressisti, divisi per gruppi, visitarono il porto, il Royal Nava,l Hospital ed il Subma-
rine Depot at Fort B lockhouse. Sulla corazzata « H ood "• una delle più grandi della marina inglese (45.000 tonn.), fu dagli ufficiali medici della nave tenuta una dimostrazione pratica sullo sgombero dei feriti e sul funzionamento del servizio sanitario durante un combattimento navale, simulato da tiri a salve dei cannoni, che riuscl efficace ed istruttiva. La interessante gita si chiuse con la visita del Museo navale, ricco di antiche e venerate memorie e con quella della vecchia gloriosa nave ammiraglia « Victory >>, sulla quale Nelson, morta.lmente ferito, morì nella. battaglia di Trafalgar il 22 ottobre 1905, pronunciando le parole, scolpite, non solo sulla colonna onoraria eretta in suo ricordo in Londra. a. Trafalga.r Square, ma anche nel cuore di ogni inglese : « Englcul(1 e.cperttt every 11wn will do his duty » . La « V ictory >> ormeggiata in un bacino di carenaggio, è tenuta quale monumento nazionale ed è oggetto della ma-ssima cura e della più grande devozione per parte della Marina inglese, che ne è gelosa custode.
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*** Giovedì 9 maggio -
In seduta, nella sede del congresso, fn svolto il 2° tema ufficiale : << Le febbri tropicali di breve durata »; relatori per l'Inghilterr& il tenente colonnello medico W. P. Mac Arthur, il maggiore medico S. F. Dudlést ed il capitano medico E. Whittingan, i quali vennero alle seguenti Conclusioni: Le febbri t ropicali di breve durata 'non possono essere be.ri determinate, sia perchè sono sindromi attonuste di infezioni ben note, sia perchè sono entità cliniche a sè che aspettano ancora una descrizione completa.. La prima categoria include casi leggeri od abortivi di tali condizioni, come febbre tifoide, paratifoiòe e omlulante. lJna semplice ipè1'tennia' può anche spiegare qualche attacco febbrile mal determinato nei fanciulli o dopo un esercizio faticoso nei climi caldi. Dengue e febbre da pappataci sono riconosciute come entità cliniche ben dis tinte, ma sono talora confuse con sindromi analt:Jghe. Così dicasi dell'infiuenza., molto diffusa nei tropici, ma di rado accompagnata da catarro nasale. La formula emoleucocitaria nella dengue e nella febbre da pappataci molte volte non è a bbastanza distinta da qt\ella. dell'influenza, per individualizzare queste malattie con certezza. Recentemente 'la tSpirochetosi ba richiamato l'attenzione degli studiosi come causa di febbre di breve durata. Come gruppo le leptospire dimostrano diverse varietà, che, quantunque n~m rlisti.ngtùbili morfologica.mente, tuttavia sono capaci di produrre sintomi clinici, che variano da tulo o due giorni di piressia, accompagnati da inie.z ioni congiuntivali e tracce d'albwnina nell'urina, fino ad una itterizia tossiemica grave. Il Morbo di Weil probabilmente è stato riportato qualche volta come dengue. Le forme più gravi di dengue e di febbre da pappataci dovrebbero tuttavia essere distinte dalla spirochetosi per mezzo del rispettivo esame di sangue: il morbo di Weil, a sua volta, può di solito e.c;sere distinto dalla febbre gi.a.Ua. per la quantità di albumina. contenuta nelle urine. . I tentativi fatti per distinguere e dc!!crivc1·e le febbri indet~rminate di poca. durata non sono ri usciti, e la confusione è aumentata per l'abitudine invalsa di registrare i casi anche quando la diagnosi è sconosciuta con un nome definito a scopo statistico: se un caso, nonostante tutte le ricerche possibili, rimane classificato come piressia d'origine sconosciuta, deve e.'!.<~ere lasciato come tale nella tabella clinica dell'ammalato.
Sullo stesso tema fu relatore per l'Olanda il medico di 1a classe I. G. Gerards. Ecco un largo sunto della relazione : Le malattie febbrili nei tropici, prima differeuziate solamente per le manifestazioni clirtiche, possono oggi essere raggruppate in modo scientifico, grazie ai metodi di ricerche perfezionati che pOS!lediamo. La durata e la distribuzione geografica., come mezzi d'identificazione, sono st-ati ora sostituiti dalla scoperta. dei germi patogeni, che ne sono la causa per modo che un si<>tema razionale di classificazione ed una migliore nomenclatura sono ora possibili. In questi ultimi anni è stato dimostrato che parecchie febbri int.ermittenti sono causate da germi sim..ilari. Esse sono le seguenti : Febbre gialla. - Una volt-t\ endemica nelle Antille sul litorale atlantico del Messico e d'America, e diffusa all'interno hmgo i fiumi e sopra. il litorale oécidentale d'Africa., fu anche riscontrata alle porte d'Europa. Urazie alla. scoperta del-
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l'Aedes Argentetl8 come portatore, alle misure di quarantena, alla lotta contro le zanzare ed all'Istituzione Rochfeller, questa malattia è oggigiorno controllata. in America. Ma rima.ne endemica in Africa, a causa delle cattive condizioni igieniche. Grande progresso fu fatto dopo i lavori di Reed, Carroll, Agramonte e Lazea.r, relativi alla trasmissione della malattia per mezzo della zanzara. Nogi.lchi sembra avere trovato che la causa è la Leptospira icteroides. Parecchi ricercatori ritengono che la L. ictuoidea e la L. icteroemor.ragica del morbo di Wei1 sono identiche. Tuttavia molti osservatori ritengono che l'Aedea Argenteua non. può trQ.BJllettere ambedue le Leptospire eù ammettono che la febbre gialla, propagata senza dubbio dalla zanzara, non può es;;ere causata d'alla leptospira icteroidu. Nel 1927 Stokes, Bauer e Hudson infettarono alcune scimmie di febbre gialla, e provarono che la malattia è trasmissibile da scimmia a scimmia, tanto per iniezione di sangue, quanto per punture di Aedes. I segni clinici sono identici a quellì della stessa febbre nell'uomo. Le culture di sangue furono negative e la Leptospira non fu ritrovata nei visceri. La febbre ~Ila si trova solamente nelle zone tropicali ~ subtropicali: non vi è immunità di razza, come una volta si credeva. L'Aedu ·feJQmina punge solamente di notte, ma le ~iovani. femmine, prima della fecondazi6ne, pOBBono pungere di giorno. Il virus, che 1mpi!!ga presso a poco dodici giorni per svilupparsi è presente e capace Ci'infezione durante tutta la vita dell'insetto. Il periodo di mcubazione della malattia è da tre a sei giorni. La diagnosi differenziale va fatto con la malaria, il morbo di Weil a Dengue. · Morbo di Weil ed altre S pirochetosi. - Ricerche sulla 'causit' lii queste malattie datano da quindici anni. !nata., Ito ed altri hanno riconosciuto la L. icteraemorra(/ica come l'agente causale nel 1915 e parecchi riceroa.tor'IThanno confermato. Risultati concordi di molti osservatc!"i hanno dimostrato che la L . icteroides e e L. icùroetnorragica sono "le medesime, e che la L. ù~ica del .morbo di Weil nell'uomo è la·stessa che si riscontra nei topi. Ublenhuth e Grossmann ritennero che le Ieptospire vivessero · in aoq_ua sporca. Baermaan- e Zieltzer considerano che la leptosp~ra dell'uomo, dei top1 e quella trovata nell'acqua sono tutte dello stesso genere, alla quale hanno dato il nome .di L. icterogena. · Si suppone, adunque, che le malattie non siano dovute a specie diverse; diversità di sintomi clinici sono spiegate da gradi difterenti di virulenza, della doSE> del veleno e del diverso potere di resistenza dell'individuo. Fra le malattie di questo gruppo sono da ricordare le seguenti : a) Morbo di Weil. - Descritto da Weil nel 1886, si't1·òva in Giappone ed in molte località d 'Europa: la L. ideroemorragica probabilmente penetra. dentro la pelle attraverso piccole lesioni, od entra attraverso il tubo gastro-enterico. Il periodo d'incubazione è di cinque a sei giorni. La diagnosi è confermata dalla pre· senza del micro-organismo nel sangue, nel primo periodo e nell' urina più tardi. La profilassi consiste nello. sterilizzazione degli escrementi, nella distruzione dei topi e nella proibizione dei bagni di mare presso gli sbocchi di fogne. b) .Febris e.bdcm.adia. - Si trova in Giappone, specialmente al principio dell'autunno. È causata dalla L. ~:.bdomadis, che è simile alla L. ictuo6Tiwrragica, ma differenziabile dalle prove sierologiche. n topo di campagna (Microtus monJe" vellcl) trn.sporta il virus, che è probabilmente trasmesso dalle punture d'insetti. La leptospira si trova nel sangue durante i primi -giorni, e nell'urina dopo otto giorni. I sintomi rasaomigliano a quelli del morbo di Weil. La mortalità è nulla. c) S-pirochaetotJia ·icterogenica epident·ica afriama. - D escritta da Blanchard, Lefrou e Laigret, assomiglia alla febbre gialla ed al morbo di Weil, con due tipi, 1m0 come febbre gialla, l'altro come polmonite con itterizia. Le spirochete si trovano nel sangue, nell'urina e nello sputo. Non viene trasmessa dall' Aedes Argentetl8, ed è diffusa dalle pulci. d) Febbre emoglobinurica. - Secondo Schuffner, Blanchard e Lefrou, esiste una forma. di questa malattia ~usata da una leptospira. . e) Spirochaek>lris febrilia. - ·Il Kouwe~aar ha descritto sotto questo nome alcune condizioni febbrili 0888rvate a Deli. Dal punto di vista clinico, si rasso·
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migliano alla febbre emoglobinur-ica. con O•senr.a. itte rizia. Le Leptospirae t rovate nel saogue e nell' urina sono chiamate L . pirogena J1ervoort. Ba.ermaan crede che queste febbri sono dei casi t ipici del rno•·bo dei We il. · f ) Febbre dn pappataci. È stata. descritta la prima volta da Pym nel 1804; (i medici militari italiani vi hanno por·tato un largo contributo ili studi e di ricerche [n. d. R. ]). Doerr ha trasmesso la mnlattin pet· inocnlazione di san~ gue e ha dimostrato che l'agente è il pappalace {fe.botomo. Trova.si lungo it Mediterraneo, nell'Asia :\iinore, I nùia del Nord, Egitto e America Centrale. J.'agent~ cau...c;ale vero è scouosciuto e<l i sintomi rassomigliano al dengue. 11 Lambert descrive quattro tipi clinici ili questa febbre, che lli solito è benigna, ma di lunga convalescen7.a.. g) D engue e malattie del grtqrpo clengu.e. - Buone descrizioni di q uesta malattia datano sin dalla fine del 18° secolo. l:ii. t rova in ogni paese tropicale. tii credeva che fosse tra.smesso dalla eu/ex fatigwM. o•·a invece si t·i tiene che sia traspor: tato dall'Aedes Argenteu.s. Il virus è sconosciuto, l'incuba7ione dura da. cinque a nove giorni e la convalescenza ò lenta.. . n virus è presente nel sangue fin d& due o tre giorni avanti la. manifestaùone dei sintomi. La zanzara ò contagiosa per un periodo di undici. a quattorùici giorni dopo la puntura. L 'immwùtà è di breve durata e la malattia può attaccare il pa, ziente parecchie volte durante la stessa. epidemia. La febbre gialla. e dengue hanno parecchi pw1ti in comune ; metodo eli t rasmissione ; dmata di incubazione ~ propagaZione della malattia. . . h) Febòre di cinque giorn·i di Giava (Va der Schet·). - I sintomi rassomigliano al dengue. Si crede sia una febbre polineurit.o-astenone.uralgica, rassomigliante alla febbre asteno-mialgica di Bernard, per la quale questi ammette il bacillo astenofèJ!lco di N òel come agente ca usale . .il Febbre d'A-neon. -Descritta nell912 da Deeks nella zona del Canale di Panarna, è chiamata c la febbre di sei giorni•. È benigna e rassomiglia alla febbre di sette giorni (R ogers). · k) Febbre di sette giomi (Rogors). -
D escritta como fòbbro sp oradico. o
endemica, si trova nei porti Indiani. Si dice che rassomiglia al dengue e viene riscontrata nelle Filippine ed Australia, ma non è universalmente accettata comé una malattia. distinta.
In una sala a parte si tenne J.a. riunione dei delegati nazionali, nella
quale furono approvate varie proposte · per la più intensa collaborazione al Bollettino internazionale del Comitato dei Congressi, intesa a mettere in evidenza i progressi della medicina militare delle varie nazioni ed a intensificare la propaganda per la diffusione del periodico. L 'Italia figura fra le Nazioni che hanno d~to più attivo contributo a questo Bollettino. Nel pomeriggio i congressiati furono tra-sportati ad Halton, grandioso campo d'aviazione .. Oltre gli stabilimenti sanitari furono visitati la scuola professionale degli allievi meccanici per costruzioni aeronautiche e fu fatta una dimostrazione pratica di carico e scarico dei ferit i negli aeroplani sanitari. Seguirono alcuni voli a.crobatici con lancio di paracadute . .Alle ore 21, su invito del Comandante e degli Ufficiali del Royal Ar-my ]fedical Corpa, ebbe luogo la visita all'I stituto di perfezionamento di medicina militare dell'esercito inglese, fornito di vastissimi laboratori di ebimica e batteriologia, di un museo e di una ricchissima biblioteca. In essa i giovani ufficiali medici, specialmente quelli che banno già fatto qualche anno di tirocinio nelle colonie, vengono chiamati a frequentare un corso della durata di tre o quattro mesi per perfezionare ed aecrescere le proprie cognizioni sotto la guida di appositi insegna.nti. Questa I stituzione gode di larga e meritata fama nel mondo medico inglese..
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n Comandante si compiacque di nominare tutti i delegati italiani
a soci onorari dell'Istituto. Altro non meno sontuoso ricevimento, ma in una. cerchia più intima, fu dato nella stessa serata dal dott. Enrico S. :Molcome, direttore del Museo di storia della medicina, istituto che gode meritata.mente di fama mondiale e che in grandi sale raccoglie anche cimeli, plastici, fotografie, materiale dci servizi sanitari inglesi nell'ultima guerra,.
*** Venerclì 10 magg·io ll 3°, 4° e 5° tema ufficiale, ciascuno in distinta sezione, furono svolti n·ella mattinata. n 3° tema sulle 11 Ferite dei vasi sanguigni e loro esiti >> fu trattato ampiamente dal col. De la Conr e dal Surgeon Commander H. E. R. Stephens p·er l'Inghilterra, di cui riassumiamo le conclusioni : Le ferite vascola.ri non differiscono nei punti essenziali da. quelle delle parti molli d'altre regioni, ma due fattori apportano difficoltà notevole nel trattamento chirurgico: la loro estensione relativamente piccola e la costanza della loro funzione vita.le. Contu.sioni localt'.zzate. - Si riscontx:ano più facilmente nella chirurgia militare che nella chirurgia civile. Queste ferite sono di solito seguite da. trombosi precoce spontanea; sono talvolta trascurate ed in conseguenza passano inosservate a cau.sa. dell'obliterazione del lume. n campo della lesione si estende sempre in ~ura molto più grande che non indicherebbe il semplice esame ocullue, la loro importanza pratica è notevole per i seguenti motivi : a) nei più lievi ~adi un coagulo si forma nel sito della rottura. dell'intima e potrebbe divenire origine d'emboli; b) benchè la. lesiol\e possa guarire spontaneamente, rimane però un punto debole che è soggetto più tardi a dilatarsi ; c) nelle ferite infette può da.r luogo frequentemente ad emorragia ~ conda.ria; à) può essere causa sufficiente d'aneurisma t raumatico ; e) la. trombosi, parziale o completa, produrrà un insufficienza. permanente della nutrizione dei tessuti nutriti da.l vaso, con conseguente anemia mu~;colare o ca.ngrena ischemica, secondo il grado della t rombosi. Ferile delle arterie ; a) laterale. - Dal punto di vista chirurgico, i migliori . resultati si ottengono in caso di lesioni longitudinali limitate. Le ferite trasversali sono largamente beanti quando di più di un quarto del calibro è interessato ; e quando è lesa la. metà, si verifica un'inversione dell'asse va.sale. · b) Perforazione tra8Veraa.- È da. notarsi che questa specie di ferita può manifestarsi in vasi assai più piccoli del calibro della pallottola stessa. c) Reci8icme completa. - Si ha quando i vasi sono incapaci di grande spostamento o quando essi sono colpiti in uno stato di relativa tensione. Ferite àeUe vene. - Differiscono dalle ferite delle arterie principalmente per la tenuità delle loro pareti e la sottile tunica muscolare tra l'intima e l'avventizia. La irombosi è anche molto frequente. Ripa~ione cki tJa8i feriti Molti guariscono spontaneamente. Quando le breccie sono beanti, si forma una fistola. arteriosa. che di solito comunica. con un aneurisma. traumatico. Nelle contusioni gravi o nelle lacerazioni incomplete delle
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pareti, ne risulta una trombosi spontanea, ed il vaso è permanentemente chiuso, mentre in una p iccola ferita localizzata. una. trombosi si forma., ma. non ha. intima relazione con le pareti vasali al dì là del punto danneggiato : si retrae, permette il ripristino d ella circolazione, e può finalmente assorbirsi completamente.
Eaiti tklle ferite 1Xl8colari - I sintomi d'emorragia. primaria e secondaria sono troppo noti per richiedere una d escrizione. A) TRATTAMENTO DELL'EMORRAGIA PRIMARIA; a) Locale - l ) Legare d ' ur· genza. i vasi sanguinanti nella ferita aperta; 2) quando tm va.w ferito è visibile in una ferita aperta, legarlo anche se non sanguinante; 3) allo stesso modo si tratta un vaso trombizzato per evitare la emorragia seoondaria; 4) l'intervento in primo tempo su un vaso grosso che sia stato ferito per il tragitto d'wla pa.llottol& che abbia attraversato il corpo o un arto è inopportuno, se non vi sono segni d'emorragia. o quando non vi sia indicazione che la vitalità della parte distale del membro sia compromesso, ma si aspetti la. forma.zione d'un aneurisma trau· matico. · b) Generale - l) Nell'emorragia. primaria improvvisa ed abbondante l& trasfusione di sangue immediata è indicat&; 2) Nei casi meno gravi la soluzione di ~u::na arabica. di Boyliss può essere applicata; seguita più tardi se necessaria, tra.sfuzione di sangue; 3) Nei casi lievi cercare di far prendere dei liquidi per bocèa o per via rettale, se necessario e praticare l& trasfusione del sangue:
B) TRATTAMENTO DELL'E.l\IORRAOIA SECONDARIA; a) Looa/.e - La legatura . diretta del moncone sanguinante è il solo metodo soddisfacente. Non si può fare affidamento sulla legatura pft?ssimale; tranne nelle arterie glutee e sciatiche. b) Generale - La trasfusione di sangue immediata rappresenta il metQdo più sicuro. Alterazioni tklù parti irrorate dal 1Xl80 ferito. - A meno che la morte in· tervenga per grave emorragia, la mancanza della massa di· sangue fornita da un vaso ferito alla circolazione periferica, conduce per gradi diversi alla perdita di volume della parte colpita, alla diminuita nutrizione dei tessuti irrigati, o alla cs.ngrena.: i tes.<suti che più soffrono negli arti per l'anemia primaria sono i muscoli. Aneurùtmi traumatici - Alcune forme d'aneurisma. si verificano nel 54 , 4 % delle ferite dei grossi tronchi arteriosi. Dal punto di vista pratico, vi è differenza nell'importanza immediata degli aneurismi arteriosi od a.rtero-venosi: gli arteriosi sono molto più gravi, perchè hanno una tendeDZ8. a rlilatarsi e sono facilmente soggetti a rompersi, e per il loro modo di formarsi possono lasciare nervi compresi nelle parti del sacco.
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Metodi di trattamento delle feri~e VMColari - Alla Conferenza interalleata di chirurgia tenuta nel maggio 1917, fu stubilito cl1e la legatura simultanea dell'arteria e della vena, quando ambedue 1 vas i sono feriti, non atm1enta il pericolo di cangrena, anzi lo diminuisce; anche quando la ferita è limitata all'arteria; la legatura della vena è sempre da raccomandare. In qualche regione, particolarmente nella coscia, <'\uando l'emorragia primaria è statt\ libera, è stato impiegato un canale prOVVISOrio per mn,ntenere la circolazione coi migliori risultati: a questo scopo il Tuffier ha usato un tubo d'argento. Tuttavia, la sutura dei vasi è il solo metodo col quale si possono ottenere risultati ideali, quando vi sono speranze fondate di mantenere la ferita immune d'infezione. Le ferite laterali che intet·eoosa.no non più di un terzo del calibro del vaso le più adatte alla sutura. Quando si tratta di più di un terzo, allora occorre fare la. resezione del segmento ferito e tentare l'unione dei due monconi. Non è consigliabile la ricostruzione d ' un vaso impiegando la parete del sacco d ' un aneurisma. Usando aghi sottilissimi e seta giapponese 0000, si presume ottenere ottimi risultati. Le arterie carotidi, femorale e poplitea. sono le più adatte. per la sutura.
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Trattamento generale degl·i aneurismi - Nella fase ùi ematoma la legatura diretta di entrambi i lati delle. ferita dell'arteria è indicata: • l. Nell'emorragia continua; 2. Nell'aumento rapido di volume o in eRSO di diffusione di sangue nella zona limitrofa; 3. Nella diminuzione progressiva del polso periferico; 4. Nell'inizio della cangrena; 5. In caso di pressione dei tessuti collaterali cioè: vene, nervi, visceri; 6. Nell'emorragia secondaria. o quando vi siano sintomi ùi estensione dell'infezione ai tes.'luti vicini. Mancando queste indicazioni, è da preferire un'attitudine aspettante, specialmente in caso di recente emorragia primarie. o secondaria. N ella fCUJe aneurismt~.tica. - La consolidazione spontanea è rara. La legatura diretta dei vasi è il metodo di solito applicato in ogni caso; la legatura prossime.le sarà fatta solamente quando è inevitabile. La legatura diretta può essere combinata con l'escissione del sacco, ma è da evitarsi quando una dissezione maggiore è
necessaria.
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Quando è praticabile, la sutura delle ferite dei vaai più grossi, dev'essere consi-
derata come preferibile ad ogni altro metodo. · Ogni aneurisma arterioso richiede l'intervento chirurgico. Questo è raccomandato come norma generale nell'aneurisma arter.io-venoso a causa dell'ostruzione venosa. Gli aneurismi venosi possono spesso essere trascurati, e quando un'operazione chirurgica è necessaria a causa di dolore ecc., la sutura della breccia anostomatica attraverso la vena liberamente aperta è una cura facile ed efficace. Il trattamento successivo alla legatura d ' una grossa arteria d 'un arto richiede altrette.Qta attenzione quanto l'operazione chirurgica. Subito dopo l'operazione chirurgica l'arto dev'~re inviluppato in cotone ed essere mantenuto a conveniente temperatura a mezzo çli bottiglie calde o termofori. Qualsiasi ostacolo che inceppa la circolazione, ad esempio fasce o apparecchi stretti, è da evitarsi rigorosamente. La fama cattiva assegnata· alla legaturi\ della poplites è dovuta principal· mente alla trascuranza di queste precauzioni.
Sullo stesso tema riferirono per la Francia il cofonnello medico Maissoneue e per il Belgio il maggiore medièo Voncken, che vennero alle seguenti concllUiioni : · La gravità. imme iata delle ferite vascolari è assai notevole: la mortalità. è più elevata nelle ferite da proiettili di guerra che nei traumatismi in tempo di pa.ce. Le ferite vascolari richiedono un trattamento immediato, capace d'essere eseguito anche al momento stesso in cui il ferito è staio colpito. Il tourniquet, malgrado i suoi svantaggi, è un metodo indispensabile. Lo studio d 'un modello di semplice tourniqu.et, pratico e non dannoso, merita di essere intensificato. Il trattamento chirurgico è complesso. La. natura delle lesioni, l'associazione delle ferite concomitanti richiedono il più delle volte la legatura. È necessario di poter disporre di vie d'accesso larghe cd usare m1a tecnica capace di permett-ere il migliore ripristino della circolazione e la migliore restaurazione funzionale. li prognostico remoto è riservato e dipende tlngli esiti tardivi, e cioè dall'insufficienza di circolazione colle sue manifestazioni diverse; disturbi trofìci e funzionali vaso-motori, e degli aneurismi nelle loro diverse varietà.. Il prognostico può essere migliorato dal trattamento di queste conseguenze; quella dei disturbi funzionali resta ancora allo studio; quelle degli aneuri.~mi sono di solito la resezione d'una parte del sacco seguita dalla legatura necessaria. Le operazioni ricostituenti sono come la sutura vascolare, del resto raramente applicabili nella. chirurgia militare. I diversi esiti devono essere ricercati con gran cura pe.r; stabilire il grado d'invalidità dei feriti in vasi sanguigni.
Seguirono quindi le· comunicazioni inerenti al terzo tema, fra oui d ue del.ctlonnello xr.edico F. Cac<:ia ed una del tenente medico di complemento F. Garofalo, .c.he ;riproduc-iamo integralrr:en te:
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I.
FERITE DEI VASI SANGUIGNI E LORO ESITI per il prof. Filippo Caccia, colonnello medico·
Uno dei vantaggi indiscutibili dei Congressi internazionali è certamente quello che parecchi eli Nazionalità diverse portino ognuno un contributo, del P aese che rappr.esentano,. sull'argomento di relazione. Cosi la singola documentazione può essere più precil:;a, essendone più ristretti i limiti.
Appunto perciò io riferirò sulle ferite dei vasi sanguigni in guerra, osservate dai Chirurghi Italiani, che ho potuto raccogliere, oltre la mia statistica personale. Ritengo opportuno, come giustamente fa rilevare l' Alessandri (1), di mettere in rilievo che le prime sicure applic~~>zioni di legatura vasale avvennero in Roma per opera di Aulo Cornelio Celso, come pure deve attribuirsi all'Assalini di N a poli la emostasi con mezzi mecc.anici comprimenti, processo che poi P areo ha riesuroato e sistematizzato . .Anche la cura degli aneurismi è vanto della chirurgia italiana . Anello fece in Roma la prima legatura a monte del sacco aneurismatico ed a Torino pubblicò la memoria relativa (1714). Spezzani di Modena nel 1781 le-· gava la femorale al terzo inferiore pet un aneurisma della poplitea, mentre sono del 1785 i casi operati in modo simile da Desault e dall' Hunter, i due chirurghi ai quali si suole dare il merito di aver riesumato il metodo di Anello. Io ·considero in questa mia nota solo le ferite vasali di guerra, primarie e le complicazioni più importanti ·di -esse (emo.r ragie secondarie, aneurismi post-traumatici).
F erite dei vasi sanguigni pt'imitive. - Inconiincierò con il riportare la. mia statistica personale, sebbene Limitata, avendo perduti i documenti nella. ritirata dell'ottobre 1917; della mia numerosa casistica di circa quattro anni, bo i dati solo di due trimestri s precisamente del t rimestre giugno-agosto 1915 e del trimestre luglio-settembre 1917. Periodo scarso in vero rispetto ai quattro anni, ma sufficiente per avere un concetto abbastanza preciso su tali feriti ed anche sul diverso comportamento clinico ed anatomo-patologico che tali ferite presentavano al principio della nostra ca-mpagna (1915) e verso la fine (seconda metà del 1917). Trimestre gi~tgno-agosto 1915 (2). - Ho curato nell'ospedaletto da campo n ... da me diretto, 20 ferite vasali così ripartite: Collo (ca.rotide primitiva) l ; arto superiore 8 (A. radiale 2, omer ale 2, A. e V. a.scellari 4); arto inferiore 11 (A. tibiale posteriore 1, A. e V. poplitea 4, A. e V. femorale 6). (l) .&.LEi<i!A.~DRt. - Chirurgia d e l ouore e del gro~ql vMI. Relanom al V 0011{1ff880 d.clla Sot:Utll Jnle.-n«ziott(lle di Chirurgia. Parigi. 19-23 lugllo 1020. ( 2) OCIA . - Appunti di Chlrurg:a cii Guerra nell' Attu~e Conflitto ltalo-austrlaoo. Gior· naie di M~ic>na militare. otto bre 1915. '·
c..
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Le 20 ferite vasali sono state osservate su 1252 feriti, avendo cosi una percentuale complessiva di 1,6 %· Le lesioni anatomo-patologiche osservate sono state le seguenti: nelle arterie spesse volte ho osservato-recisioni complete per ferite da pallottola da fucile, nelle vene invece. la lesione è stata per lo più pariatale con lacerazioni più o meno estese. Spesso ho trovato occlusa la lesione vasale da grumi sanguigni; quando poi la ferita interessava il vaso à tutto spessore, ho trovato i due monconi perfettamente trombizzati anche in grossi vasi (arterie asc~llari). La diagnosi di lesione amriosa il più delle volte non è stata fatta per l'emorragia in atto, ma per lo più per la mancanza di pulsazione locale e periferica. Imponenti emorragie primarie non le ho osservate nell'ospedaletto. I feriti vasali, da me operati, sono stati ricoverati non prima di 3-4 ore dal trauma, ed alle volte anche dopo 24 e 48 ore. In tutti i casi riferiti ho eseguito l'allacciatura in Zoco vulneria, solo in un caso di ferita della vena ascellare per ferita parietale ho praticata la sutura della piccola lacerazione venosa. Decorso post-operatorio. - Nelle 8 ferite vasali dell'arto superiore si è verificato in sette guarigione senza alcuna complicazione, compreso il caso della sutura venosa; in un caso di ferita dell'arteria omerale si è dovuto ricorrere all'amputazione del braccio per cangrena gassosa sopravvenuta. Negli 11 feriti dell'arto inferiore si sono verificati otto casi di guarigione senza complicazioni: uno è morto per aneinia acuta consecutiva a grave emorragia avuta nella prima medicazione aJ.la Sezione di Sanità per lesione dell'arteria e vena femore.le. È giunto all'ospedaletto quasi esangue con i vasi pinzettati; ho rimosso le pinze, legando i vasi, ma si è verificato il decesso qualche ora dopo l'intervento, non ostante le cure opportune. Inoltre in due casi di allacciatura dell'arteria crurale si è dovuta praticare l'amputazione per .complicazione di cangrena gassosa. La cangrena gassosa nei tre casi riferiti di amputazione si era sviluppata per l'applicazione del laccio emostatico troppo a lungo tenuto (oltre le due ore). L'amputazione, eseguita tempestivamente, ha potuto salvare la vita d-ei feriti. Tri'mestre luglio-settembre 1917 (JL). - Su 539 feriti. si sono verificate 20 lesioni nei seguenti vasi: arterila carotide primitiva l; arteria ascellare 3; vena ascellare l ; arteria radiale 3; arteria cubitale 2; arteria femorale 3; arterie tibiali anteriori 3; posteriori 4. La percentuale delle ferite va.sali è sensibilmente più elevata in questo trimestre (3,7 %) per due r agioni: 1° :perchè nell'ospedale erano ricoverati solo feriti gravi ed in secondo luogo perchè in quest'epoca hanno predoinina.to le ferite da proiettile d'artiglieria e di bombe (87, 75 %), mentre quelle da fucile in predominanza nel ·primo periodo della grande gueiTa, in prosieguo rappresentavano una piccola percentuale (12,25 %). Le ferite (I) CAN:IA. - :Full.ziOilllU\\'nto ohirurrioo Oapedllle da campo III, 1918.
m~Uare, f111>0.
o&r ew., Qwrncrlc di .l1cdirina
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quindi erano divenute marcatamente più gravi e mutilanti. Le uniche costituivano un'eccezione; non di rado se ne riscontravano 30,40 e persino 50 nel medesimo ferito. Non si sono più verificate le recisioni complete dei va.si, ma sempre lacerazioni più o meno estese. Tratta1nen.to. - È st.ata eseguita sempre l'allacciatura in loco vulneris. Decorso post-opet·atorio. - È stato molto più grave poicbè i feriti, data la molteplicità e la gravità delle lesioni, erano spesso jn preda a shock ed anemia. Su 20 feriti, 14 sono guariti senza complicazioni; 3 sono stati amputati per cangrena asfittica; due per cangrena gassosa (era stato applicato il laccio emostatico), ed ambed_ue sono morti, uno per emorragia seeondaria sul moncone ed uno per set ticemia. Questi cinque casi appartengono tutti agli arti inferiori. In un 6o caso si è avuto emorragia. secondaria della femorale in campo settico, seguita da decesso. Complicazioni delle ferite vasali primitive. - Le più importanti complicazioni da me osservate riguardano le emorragie secondarie e gli aneurismi post-traumatici. Emorrag-ie secondarie. - Costituiscono una ~-omplicazione abbastanza frequente (12,5 % nei miei casi). Io l'ho osser vate solo in ferite con decorso settico e principalmente nelle infezioni ga-ssose. Oltre i due casi di emorragie secondarie delle arterie femorali, già accennati avanti, si è verificato un caao di emorragia dell'arteria glutea in una ferita suppurante cbe fu dominata con lo zaffamento, ottenendo guarigione. Inoltre bo osservato due casi di emorragia secondaria della carotide esterna. In nn caso si verificò di notte ed il soccorso non potette essere tempestivo. In un secondo caso, in una ferita infetta. del collo, si verificò emorragia secondaria della carotide esterna in vicinanza della biforcazione della O. primitiva., mentre l'Assistente, capitano medico Casale, medicava. Egli rapidamente l'arrestò mediante la compressione digitale ed io cosi ebbi l'agio di poter intervenire, legando la carotide primitiva e contemporaneamente la vena giungulare interna che era sana. Ne seguì guarigione completa senza . alcun disturbo. Legai a,nche la giungulare interna, persuaso dell'utilità di tale metodo italiano, preconizzato d a Ceci, anche per mia esperienza personale.
In Libia nel1912, in caso di lesione della carotide interna ed esterna sulla biforcazione, legaJ la sola carotide primitiva ed ebbi morte i~me diata (1). TaJe sistema di legatura di arteria e vena satellite contemporaneamente mi ba dato sempre risultati soddisfacenti anche negli arti (A. e V. a-scellari, A. e V. femorale, A. e V. poplitca). Mai negli arti, in tali casi, ho osservato cangrena asfittica anche parziale.
(l) CAOCL\. - Le. fol'lte d'arma da fuoco ooaer vatAl nel oon1lltto ltalo-tozoo. (!Jl 0(1'11(1rU110 M ~leo regionale .~l>r IL::O· .lfolisRnq. .Aqulla, Ull2).
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Inoltre ho osservato un caso di trombosi estesa obbliterante dell'arteria succla.via in seguito a. contusione del vaso da palletta di skrapnell in reperto di autopsia.. Aneurismi post-traumatici. - Ne bo operati due, ambedue arterovenosi femorali caratteristici per ferite da proiettili di fu cile. In uno ho fatto la quadruplice legatura, asportando il sacco; nell 'altro, tmttaodosi di una fistola artero-venosa con canale ristretto, ho potuto fa,r e la legatura laterale dell'arteria e della vena; ambedue guariti (t). In conclusione le ferite vasali osservate sono 46 su 1791 feriti, ossia il 2,66 %· Consideriamo ora la percentuale delle lesioni dei singoli vasi sulle 46 ferite osservate- carotide 2 = 4,35 %; succlavia l = 2,17 %; a.r.teria. e vena. ascellare 8 = 17 14 %; arteria. radiale c cubitale 7 = 15,2 %; arterie omerali 2 = 4,35 %; arterie tibiali anteriori e posteriori 8 = 17 %; arteria. e V. poplitea 4 = 8,7 %; arterie e vene femorali 4 = 30,4 %Facciamo ora un rapido cenno delle sta.tisticbe, dei cb"irurgbi italiani, che ho potuto ra~cogliere. n prof. Alessandri, il clinico di Roma, ba. già fatto un'importante relazione sulle ferite dei grossi vasi al V0 Congresso internazionale di Chirurgia a. Parigi (1920) ed alla quale rimando il lettore, dato i ristretti limiti concessi dal regolamento. Riferisco solo due casi inediti del prof. Alessandri : 10 F. MichP.le F . anni 40, entrato 3o padiglione Policlinico, 9 marzo 1924. Aneurisma post-trauma.tico arterie. vertebrale destra da ferita di oolt. ello inff'rto.
26 giorni p rima e guarita a.setticamente. Tumefazione della ~rander.za di una noce dietro la ma.stoide destra, pull!8.llte sincronamente al polso, molle-Pla."tiea che si riduce con la contrazione del muscolo eterno-cleido-ma.<~toideo; rumoM rude di soffio si'ltolico. Intervento: Isolamento della sacra aneurismatica in modo da identificare bene la sua dipendenza dall'arteria VPrtebralP.. J.a sacca si rompe durante l'isolamento; emorragia, zaffamento; allacciatura dell'arteria verwbrale n~>l triangolo sopra·clavicolare. L'emorragia è minima. e viene facilmente dominata col tamponamento. Nel decorso poqt-operatorio è inte~nte notare che si è sviluppata la sindrome di Bamard-Horner da paralisi del simpatico cervicale (anoftalmo, mio::~i, costrizione della rima palpebrale a destra). Tale sindrome in prosieguo :;;i è molto attenuata. Dopo circa 70 giorni è dimesso guarito. 2o B. Lui~, a. 26, entra al Policlinico il 2f> ottotre 1921. · Ferito in guerra dR. pallottola d1 fucile co~iR. sinistra nel 24 m~gio l 9 17. Nel febbraio 1R durante esel"<'izi ginnastici, avvertì improvvisamente seru;o di lacerazione a livello tlell'antica ferita, dove comparve tumefazione pu!Rante (terzo medio CO."Cia sinistra). Tumefazione grande come un gro~so cedro, eon pulsazione espan.c1iva isocrona alla. femorale, soffio a.<~pro sistolico, non thrill. · !ntet'Vento 5 novembre 1921: .asportazione delle pareti della Mcra, asportazione del t.ratto che unisce i due monconi dell'a. femorale di a.'lpetto quasi cicatriziale; riunione dei monconi capo a capo alla Carrell, Decorso po<>to·operatorio: edema temporaneo. ' Guarigione 24 dicembre 1921. (l) OAOCU. - Lelr4tura lateralo nell'amurlsma tl'<lu.matioo ooo. (So<;, Ilaliatta d' Oh,n.w· $ . 11121).
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n prof. R. Bastianelli, di Roma, cortesemente mi ha messo a disposizione il suo abbondante materiale ed il mio ex assistente, capitano Giacobbe, ha potuto stralciare solo cinque casi di legatura in primo tempo per ferita vasale recente (A. ra4iale 1; art. ascellare 2; A. e V. iliaca pri· mitiva. l; a. femorale 1), ottenendo in tutti i casi guarigione; inoltre ì seguenti casi d'intervento per aneurismi post-traumatici: l-aneurisma carotideo-cavernoso D.; intervento, legatura carotide interna destra - guarito; 2-aneurisma arteria ilia-ca esterna: aneurismorrafia; guarigione; 3-aneurisma artero-venoso iliaco-femorale sinistro; legatura art-iliaca esterna sinistra, sutura orificio venoso = guarito; 4° aneurisma a. femorale: asportazione della. sacca tra due legature; guarito; 5o aneurisma della a. femorale nel canale degli adduttori; aneurismorrafia secondo Matas; guarito; 6° aneurisma artero-venoso vasi crurali sinistro; asporta.zione sa.cca tra due legature; guarito. I casi descritti del prof. Ba.stianelli sono inediti e perciò sento il do· vere di ringrazia.rlo pubblicamente, come pure il prof. Alessandri per i due casi riferiti. Le ferite vasali di guerra osservate dal prof. Donati, clinico chirurgo di Torino, sono in numero di 46 e sono oggetto di una pregevole monografia (1). R.iporto solo alcuni dati: La frequenza delle lesioni vasa.li in rapporto al numero dei feriti degli arti da lui curati è circa dell'l %- Nella -sua casistica le emorragie secondarie figurano 10 volte (1/5 dei casi). Delle 46 ferite, 18 sono state prodotte da proiettili di fucile (40 %). Le emorragie secondarie sono state tutte osservate in ferite inferte da proiettili
d'artiglieria, solo in un caso da proiettile di fucile. Oltre questi 10 casi di emorragie secondarie egli lH~ osservato: 16 ca.'>i di emorragia esterna primaria, dei quali uno solo con laccio emostatico; 2 casi di trombosi occludente; 9 ematomi aneurismatici (arteriosi o artero-venosi), 2 aneurismi arteriosi, l artero venoso. Le lesioni vasali osservate sono le seguenti: A. ascellare (3 casi); A. circonflessa. posteriore (2 casi); A. omerale (9 casi); arteria radiale e cubitale (8 casi); vasi femorali e loro collaterali (10 casi); vasi poplitei (4 casi); vasi gamba (10 casi). Esito: A. ascellare 3 guariti; A. circonflesse omerali= un morto, uno guarito; A. femorale, 6 guariti senza complicazioni, 3 con amputazione; A. radiale e cubitale tutti guariti; A. femora,li e suoi rami, guariti 9 (uno amputato), morti uno; A. poplitea, guariti 2 (l amputato), morti 2; arterie gamba, guariti 9, morti l. Castiglione (2), - Direttore dell'Istituto di Patologia Chirurgica di Milano, riferisce su 6 casi di aneurismi dei seguenti vasi: A. tibiale posteriore, anteriore, femorale profonda, carotide esterna, ascellare (due casi). Egli ba eseguito la legatura in sito 4 volte, due volte a valle (un caso dell'ascellare ed uno della. carotide esterna), ottenendo in tutti guarigione. (l) DONATI. -
Ftritc del \'M I SADg"'J! gni d <)gll urti. (Ohiru.r{JW deoli Organi di .Mo<imento,
maggio 11117). (2) C'ASTIGUO:<K. Me4. e Biol., vol. v.
Aneurismi traumatJol da ferite d'a.rmA da fuoco. Soc. Lombarda se~.
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Felice .Ro88i (l), Chirurgo ·dell'Ospedale Civile di·. Aquila, ha curato 20 casi di ferite vasali; .in tre casi si .trattava di emorragia primitiva, in 8. casi di aneurisma arterioso, in 4 di an. arterò-venoso; in 5 di emorragia secondaria settica. I vari feriti sono i segu_enti: Art. carotidee 5, delle .quali tre della carotide interna e due della car.otide 'primitiva e giungula.re interna; succlavia 2; a. omerale e suoi rami 3, di cui l a. omerale, 1 radiale, l cul?itale; a. femoral~ 3; a. poplitea 2; a. tibio-peronea 2, A. tibiale post. l, ·a. tibiale ant. 2. Ento; - Nelle ferite della carotide, 2 guariti, 3 morti; succla;via, l guarito ed uno· morto; a. femorale, l guarito; a. radiale e cubitale, 2 guariti; a. femorale, guariti 2, morti l; a. poplitea., guariti due (uno amputato); arterie gamba tutti guariti (2 amputati). Sbrozzi (2) (Fano):--: Riporta una· statistica di 37 lesioni vasali cosi distl,ibuite : A. ascellare 2 =una volta legatura, un'altra zaffamento, guarigione; A. omerale 2, legatura· in ambedue i casi., uno guarito, in uno si ebbe cangrena ischemico-gassosa, seguita da morte per tossiemia; A. radiale 2, allacciatura-guarigione; a. cubitale 2, allacciatura, uno guarito senza complicazione, uno amputato per gangrena ischemica gassosa; A. radiale .e cubitale l, allacciatura, guangione; A. glutea, l legatnra; guarigione; A e V. iliaca esterna l = tentata la sutura che falli, si praticò la quadrupliM allacciatura • guarigione; A. femorale comune 2 =allacciatura= in Jtm caso segui cangrena ischemica del piede, amputazione guarigione; nell' altro si ripetè emorragia secondari~ due volte per erosione· settica della parete al di sopra della legatura, allacciatura dell'iliaca estel'na, ne segui cangrena e morte ; A. femorale superficiale 3 =in due casi legatura con consecutivaì cangrena ' lschemico-gassosa, amputazione seguita da guarigione in un caso, ' da morte nell'altro, nel terzo (aneurisma artero-venoso), escissione della sacca e quadruplice allacciatura, ottenendo guarigione; A. femorale profonda 3, alla-cciatura 2 casi guariti, uno morto per emorragia secondaria· e ·settico-piemia; A. poplitea 3 = arteria trombizzata nei tre casi, coesistevano gravi lesioni osteo-articolari·, 3 amputazioni seguite d~· guarigione; A. tibiale e peroniere 9 casi = due allacciature· per emorragie in atto guariti, due morirono subito per emorragia senza ·intervento, 5 furono amputati per cangrena ischemica in atto, 3 guarirono e 2 morirono per cangrena gassosa sopravvenuta; A. tibiale aateriore 3 casi= iu necessaria in tutti e tre l'amputazione per cangrena i.schemico-gassoaa; seguita da. guarigione; A. tibiale posteriore - l caso = allacciatura, gu~trigione. . ' Prof. P. Ba.8tianelli (3). - (S. Giovanni Valdarno) ha operato 5 casi di aneurismi post. traumatici del periodo bellico: 1° an. artero-venoso del tronco tibio-peroneo sinistro; asportazione, previa quadruplice legatura; morte per carigrena gassosa: 20 An. artero-venoso iemorale al triangolo di Scarpa; sutura laterale dell'arteria e della vena in Ospedale territoriale, (l) F. Ro\!o,~I. - Note su 20 c.a.sl dJ ferite YO.SI\11. Chi.rt<r(JW orucmi llfor., VI. 1922. • (2) 'SsR07.7.J. - Lealònl dr Gnorra det ' vBSI degli nrtl. Ul22. (8) P. BASTI.t.NELLI. - Aneurismi trauml\ticl eco. Clinica chirurui<;a, 1920.
6 -
Uior'tlale di medicina militare.
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guarigione; 3o E~atoma diffuso dell'A. ascellare sinistra, alla.cciatura, guarigione; 40 aneurisma A. poplitea, arteriorrafia laterale, guarigione; 5o aneurisma della cubitale; asportazione, legatura., guarigione. Laurenti (1). - (Della Clinica Chirurgica di Roma, diretta allora del prof. Durante), riferisce sui seguenti aneurismi post-tra.umatici; 1o aneurisma artero-venoso ascellare; allacciatura. succlavi.a tra gli scaleni; guarigione; 2o Aneurisma glutea destra; tampoii.a.mento; guarigione; 3o Aneurisma artero-venoso femorale; !i>llacciatura dell'arteria. femorale, fleborrafia laterale della vena; gua,rigione; 4° Aneurisma femor.ale; svuot.amento della sacca, duplice allacciatura; guarigione; 5° Aneurisma femorale; emorragia. secondaria, legatura del vaso in sito; dopo 5 giorni si ripete l'emorragia e si allaccia la femorale a monte (triangolo Scarpa); guarigione; 6o Aneurisma dell'A. poplitea; allacciatura della femorale nel canale di Hunter indi svuotamento della sacca con duplice legatura della poplitea, guarigione; 70 Aneurisma A. poplitea; medesimo trattamento del caso precedente; so An. omerale; allacciatura dell'omera.le a monte; guarigione chirurgic-a, ma persistenza dell'aneurisma rimpiccolito. La statistica. riferita. costituisce evidentemente solo una parte delle numerose osservazioni italiane di feriti vasali della grande guerra, però ritengo che essa. sia :sufficiente allo scopo di dare un'idea. abbastanza precisa 81llla frequenza delle ferite vasa.li in genere e sulla frequenza relativa dei singoli vasi principali lesi. In tutti i casi riferiti ho esposto il trattamento curativo usato e l'esito in modo da poterei formare un concetto, il più che è possibile approssimativo, sull'esito immediato delle singole ferite vasa.li che giungono alle nostre cure, essendo ben noto che molti feriti di grandi vasi (aorta, cava, carotide primitiva, succlavia ecc.) muoiono sul campo di battaglia o appena giunti nei luoghi di cura. Inoltre è da osservare che tra le diverse ferite va.sali curate negli Ospedali da campo c'è una sensibile differenza tra quelle prodotte da fucile, predominanti nel l o :anno di Campagna., e quelle provocate da proiettili di artiglieria e bombe che hanno predominato dopo il primo anno. Queste ultime risultano più gravi non solo per la morte immediata sul campo di battaglia, ma anche per le più facili e gravi complic-azioni consecutive (infezioni1 emorragie secondarie ecc.). Esaminiamo ora. la statistica globale dei casi riferiti con la relativa percen~le di lesione dei singoli vasi in rapporto agli esiti vicini che ne conseguono. Ciò allo ,scopo principalmente di poterli paragonare agli esiti lontani che vedremo nella comunic-azione successiva in modo da segmr.e le lesioni vasa.li dal momento della ferita fino agli esiti più lontani. Le lesioni vasali della statistica da me raccolta raggiungono la cifra di 180, delle quali 136 appartengono alle ferite primitive e 44 agli aneu-
(l) LAU itF.~"TI. uka. 11110.
' Contributo oasl•tlco BnouriJ:tml trBumntlcl Brtl. Policlin~, Se,. 0/Krur•
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rismi. Le emorragie secondarie osservate, consecutive alle 136 ferite primitive, raggiungono la cifra di 22, una percentuale del 16 %.
A. A8Cellari A. Om8rali
l = 0,55 % 11 = 6,1 % 4 = 2,2 % 18 = 10 % 15 = 8,3 % -
A . Ciroonfl68se
2 = 1,1 % -
A. Vertebrale A. CarotidtAJ Swxlavica
A. Radiali e Cubitali 24 = 13,3 o/o A. F emorali 44 = 24,4 % A. Poplitea
16 =
8,9 % -
A. Tibiali_e Percmee 38 = 21,1 % A. IUioohe A. Gluteo
4 = 2,2 % 3 = 1,7 tY o -
guarito l. guariti 7 = 63,6 % - morti 4 = 36,4 %guariti 2 = 50 % - morti 2 = 50 %· guariti 18 = 100 %guariti 14. (cori 4 amputazioni) 93,3 % morti l = 6,7 %· guariti l = l morto per emorragia secondaria. tutti guariti (uno amputato). guariti (5 amputati) 35 = 79,5 % - morti 9 = 20,5 %· guariti 14 (5 amputati) = 87,5 % - morti 2 = 12,5%guariti 33 (3 amputati) = 86,8 % - morti 5 = 13,2 %· guariti 3 = 75% - l morto 25 %guariti 3.
Questi dati serviranno di base per l'esame degli esiti lontani delle ferite vasali, come vedremo in prosieguo. Intanto dallo studio di essi se ne possono dedurre le seguenti
CONOLUSIONI. lo Le ferite vasali da proiettile di fucile presentano un decorso sensi-
bilmente m,igliore di quelle provocate da schegge di proiettile d'artiglieria.. 2° La grande maggioranza delle ferite vasali appartengono agli arti con sensibile prevalenza degli arti inferiori. 3° Le ferite dei grossi vasi del collo sono osservate con scarsa frequenza nei luoghi di cure, perchè in genere provocano la morte nel campo di battaglia. 40 L 'applicazione del laccio emostatico costituisce nelle ferite di guerra un grave pericolo per il facile sviluppo di ca.ngrena gassosa. che causa sempre la perdita. dell'arto e spessissimo compromette la vita del ferito. Evitarne l'applicazione è ottima. norma ed, in caso di assoluto bisogno, non mantenerlo oltre 1-2 ore al massimo. 5° Nei casi di legatura per lesione dei grossi vasi, la legatura contemporanea della vena satellite riduce la mortalità. ed i gravi disturbi della. legatura della carotide primitiva ed evita, nellè' legature delle grosse arterie degli arti, lo sviluppo di cangrene asfittiche.
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,. <:O NGBESSO nrTERNAZIONAU: DI MEDICINA E .FABMACIA MILITARE
II.
COISIDEUZIOII CUIICO-STITISTICHE E IEDICD-LEGILI IIFUTUIISTICNE~· SUBLf ESITI TARDIVI DELLE FERITE 01 GUERRA DEl liSI SliGUIGII per il pl'Of. Flll~po Caccia, colonnello medico
Numerose pubblicazioni. italiane ed estere riferiscono sugli esiti immediati delle ferite dei vasi sanguigni, seguendone il decorso post-operatorio per breve tempo (qualche anno), rari sono i casi seguiti a llÌnga distanza. .... . Statistiche d'importanza sugli esiti lontani dei feriti dei vasi sanguigni dell'ultima grande Guerra, ch'io mi sappia, non sono state pubblicate- Ed è per questa ragione che io ho usufruito del copioso materiale· di studio, osfervato in una Commissione medica per le Pensioni di guerra, che visita tutti i feriti che reclamano diritti a risarcimento pensionistico di 9 provincie. E precisamente ho esaminato le cartelle cliniche di 4 anni dal 1925 al1928 incluso, ossia 14136 feriti di guerra. Mi sono limitato a questi 4 anni, perchè gli esiti morbosi lontani persistenti delle lesioni dei vasi sanguigni verificatesi tra il 1915 ed il1918, sono stati tutti osservati in tale periodo nei sopravvissuti delle 9 provincie. Infatti essi sono stati visitati periodicamente ogni due, tre, quattro anni al massimo e quindi tutti i feriti vasali con esiti morbosi di una certa entità persistenti, sono stati riosservati nel periodo eletto. Quelli invece che hanno presentato disturbi più lievi che si sono esauriti dopo uno a qu'a ttro anni, hann·o avuto assegni temporanei una volta tanto o anche due volte e quindi non sono più tornati a visita. Quindi, con questi dati, si può rilevare quali sono le ferite vasali che producono fatti morbosi persistenti lontani e quali le ferite vasali con fatti morbosi temporanei che scompaiono in un certo numero di anni (1-6). Certo non è da dubitare che gli interessati non valorizziuo, a scopo pensionistico, disturbi anche minimi. Per quest'insieme di ragioni i dati che seguono banno valore non comune, percbè basati su dati di fatto ineccepibili, sebbene limitati solo ad "Una parte del territorio italiano (9 provincie). . Su 14136 feriti di ogni genere solo 34 hanno presentato .esiti di lesione dei vasi sanguigni (1). Nat1;ra1mente i casi, e sono parecchi, che si sono ripresentati due volte in tale periodo di tempo, sono stati considerati solo una volta. Questi 34 casi di ferite vasali (0,24 % di tutti i feriti esaminati) sono cosi distribuit.i: Lesioni vasali del collo 6 = 0,04 % ; lesioni vasa.li dell'arto superiore 7 = 0,05 %; lesioni vasali dell'arto inferiore 21 = 0,15 o/o. · E spongo ora le lesioni va.sali delle diverse regioni. (l) Molti dJ tali rcrll l, vr-e.-eatatlel oel 1927 e 1928, sono ~tatl vlaltati da me t>Ol'Booalmente.
.
L.
V CONGRESSO lNTE.K..NAZIONALE DJ MEDICJN.o\ E FARMACIA JIULJTA.R.E
~~
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·. FERITE DEI VAST SANUUIGNI DEL COLT.O .
·Io Data ferita e generalità: ottobre 1918,'solclato V. E., 86o fanterie., classe 1897, bracciante. - Le8Wne primitiva: ferita da palletta di shra.pnell nuca. con lesione dell'arterie. oocipite.le. - Succe88ione morbosa: aneurisma. arteria. occipitale (fremito, doppio rumore di soffio). - I~rvento: sbriglia.menti estesi regione mastoidea. e laterocervica.le sinistra per sepsi sopravvenuta.. - Esito tard.it-'0: limitaz.ione flessione, estensione, lateralità e rotazione capo. - Categoria e pemione: quinta. categoria pensione (con as.<>egno per tre anni). - Lesione cancomitar1te: N. N. 2o Data ferita e generalità: 30 ottobre 1918, soldato V. E., 36o fanteria, classe 1897, bracciante. -Les-ione primitiva: ferita da palletta di shrapnell regione cervicale post.eriore, con frattura della metà sinistra della 2• vertebta cervicale e proba· bile contusione dell'art. vertebrale corrispondente. - Successione morbosa: Aneurisma arteria vertebra.le sinistra (rumore di soffio doppio, fremente e continuo). Intervento: sbriglia.mento per un tentativo d'intervento. - EIJito tardivo: disturbi lievi a carico dell'encefalo e rigidità difensiva dei muscoli del collo nei movimenti del capo. - Categoria pen8ione: 16 marzo 1927, 5• categoria pensione (assegnazione definitiva). - Luione cancom.ita~: frattura 2a vertebra cervicale (metà sinistra). 3° Data ferita e generalità: agosto 1917 soldato F. M., 23° fanteria, classe 1896 bigliettario tranvie. - Lesione primitiva: ferita da scheggia di granata regione laterocervica.le destra con lesion e carotide primitiva. - l~rverlto: Legatura della carotide primitiva d estra. - Esito tardivo: cicatrici aderenti infossate limitanti lievemente movimenti collo. Cefalea che lo disturba nel lavoro (bigliettario): sbaglia. nello scrivere i numeri e deve talvolt.a tralasciare il servizio. Nessun altto disturbo . - Categoria pen8ione: 4 giugno 1926, 6• 1:ategoria pensione (aa.~efZno · aefi nitivo ). - Lesione concomitante: lesione deUo stemo-cleidomastoideo per intervento operatorio. 4°' Do.tn./mt..~ e gen.P.f'alità.: ottoh re 1915, F.ioldA.to C. F., 14/lOfiUÌtA'irio., cla.qgel896 - Lesione primitiva:· ferita da. pallottola. di fucile regione cervicale destra con lesione carotide primitiva. - Successione morbosa: dopo qualche mese dall'allacciatura, durante una medica.tura, perdè completamente la coscienza e sopravvenn~ lma paralisi del lato sinistro (embolia) che in pro!lieguo migliorò. D opo 11 mesi insorse. « F:renosi maniaco depressiva •. - Intervento: allacciatura d'urgenza della carotide primitiva destra. - Esito tardivo: 24 marzo 1928, decadimento cerebropatico lieve. Emiparesi organica. sinistro. lieve. - Categoria peniJione: 24 marzo 1928, 4a categoria (globalmente). Assegno rinnovabile per due anni. - Lesione concomitante: esiti ferite. frattura branca. orizzontale destra mandibola con lieve deturpa· zione facciale. 5° Data ferita e generalità: 20 gennaio 1918, soldato M. P.; 55()a compagnia mitraglieri, contadino. - Lesione primitiva: Ferita da pallottola di fucile a canale regione cervicale destra. Paralisi arto superiore destro. - Succesnone morbosa: Aneurisma carotide primitiva sulla biforcazione, tumefazione grandez7AI. e forma. di una piccola mandorla lrmgo il decorso della carotide, pulsante sincronnmente ad ~ dolente alla pressione, tesa., mobile lateralmente, non in senso longitudinale m corrispondenza del prolrmp;amento del margine superiore della cartilagine tiroide. Soffio che precede il ?rimo tono. - Esito t-ardivo: 24 ottobre 1928. Aneurisma circoscritto carotide prunitiva senza disturbi di entità. Sindrome di lesione parcellare della porzione radicolare del plesso cervico-bracbiale destro (parte alta) con ipotrofia del cingolo sca.p oJo.omerale (M. sopra e sotto spinoso, deltoide, bicipite e tricipite omerale). - Categoria pen.!ione: 24 ottobre 1928, 9 categoria pensione (a vit.a). - Lesione ccmcomitarlte: Lesione ple.'3So cervicobTachiale. 6° Data ferita e generalità: 2 luglio 1916, soldato B. A., 890 fanteria, clnsse 1896 operai?. - Les-ione primitiva: Ferita da scheggia di granata regione st.erno-cleido mastou~ea destra.
con leeiono della carotide primitiva. o d o! nervo ricorrente. .-
Succesnone morbosa: Aneurisma carotide primitiva destra. Ecto.sin. e tortuosità.
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dell'arteria temporale sinistra. - lnt~~nJento: Asportazione dell'aneurisma dopo pa· recchi mesi. - Ettito tardivo: Sindrome vertiginosa con capogiri comparsa solo da sette mesi (mano 1928). - Categuria pen8ione: i dicembre 1928, ti" categoria. Nel 1917 fu assegnata·la 9* categoria per sei anni. - LeaùJm concomitat1U: Esiti di ferita frattura osso molare destro con permanenza di frammenti metallici. Paralisi della corda vocale destra. - Osservazione: La sindrome vertiginosa, sebbene comparsa dopo 12 anni, è stata attribuita a disturbato circolo cerebrale dell'emisfero destro. CONSIDERAZIONI SULLE FERITE DEL COLLO.
Gli esiti lontani delle ferite vasali del collo raggiungono la cifra di sei feriti su 34 raccolti, ossia. una percentuale del 7,6 o/o. Di questi un caso riguarda rarteria. occipitale, uno l'arteria vertebrale e 4 la carotide primitiva. C-ertamente dopo 10-14 anni di distanza, non tutti i feriti vasali del collo presentano condizioni di risarcibilità e quindi non tutti possono essere oggetto della presente statistica. E questo dovrebbe costi· tuire una riprova che la grande maggioranza dei feriti vasali, soccorsi in primo tempo, in condizioni opportune, lege artis, dovrebbero aver decorso bene con guarigione anatomica e funzionale in modo da non aver bisogno di alcuna categoria vitalizia di pensione, ma. solo di un risarcimento temporaneo. Ed è perciò che non compariscono legature delle arterie della testa e di molti vasi del collo (carotide esterna, lingua.le, facciale, mascellare interna, ecc.). L 'aneurisma osserrato dell'arteria occipitale è poco importante, il risarcimento è dovuto principalmente alla vasta cicatrice del collo, con· secutiva a sbrigliamenti per suppurazione delle ferite, che limitano la funzionalità del medesimo. Per l'aneurisma la. guarigione definitiva potrebbe ottenersi facilmente, purchè l'interessato si assoggettasse all'intervento chirurgico. Più interessante invece riesce il caso di aneurisma dell'arteria verte· brale sinistra. La patogenesi di esso, si è potuta ricostruire con un reperto radiografico accurato. Infatti con tale esame si rilevano esiti di frattura della massa laterale sinistra della 2a vertebra cervicale con riduzione della metà corrispondente dello spazio intervetebrale e con una conseguente ri· duzione del foro vertebra.le. A ciò si aggiunga che non esiste più un'esatta corrispondenza fra il foro vertebrale sinistro della seconda vertebra e quelli immediatamente sopra stante e sotto stante. Ora dato che l'arteria ver· tebrale scorre nei fori delle masse laterali delle prime 6 vertebre cervicali e che appunto in corrispondenza dell'epistrofeo e dell'atlante, essa descrive normalmente 2 incurvature abbastanza accentuate, rese ancora più pro· nunciate dagli esiti della frattura della metà sinistra dell'epistrofeo, e se a ciò si aggiunge la conseguente stenosi del canale vasale sinistro, dove passa l'arteria vertebrale del la,to corrispondente, è facile dedurne un ostacolo non indifferente alla circolazione di essa. Di conseguenza, seppure non vi fosse stata nel fatto traumatico una lesione delle pareti del vaso, doveva di necessità, data l'irregola.rità del tragitto vasale ristretto e tortuoso, determinarsi una dilatazione a valle, donde l'aneurisma bene evidente all'esame obbiettivo e<l i conseguenti lievi disturbi di <:ircolo cerebrale.
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Anche in questo caso un intervento ben oondotto potrebbe guarire definitivamente l'infortunato, essendo ben precisata la sede dell'aneurisma, come abbiamo già visto per il caso operato dal prof. .Alessa.ndri, guarito completamente in seguito all'intervento. Le considerazioni veramente interessanti dal lato patologico ed infortunistico riguardano gli esiti lontani delle ferite dalla carotide primitiva.. I casi considerati sono quattTO. In due è stata. praticata l'allacciatura per lesione vasale immediatamente dopo il ferimento, in uno è stata fatta l'estirpazione dell'aneurisma, consecutivo alla ferita e nel quarto persiste attualmente l'aneurisma., non essendo mai stato operato. R itengo interessante di fare un breve cemno di o~uno. I. Soldato F. M., classe 1896, tranviere. Fu ferito nell'agosto 1917 da scheggia di granata che gli cagionò lesione della carotide primitiva che gli fu subito allacciata. Complessivamente fu degente tre mesi in ospedale, uscendone con tre mesi di convalescenza. Subl poi visita collegiale ed ebbe 1'8• categoria di pensione. Nel 1924 ebbe la 6• ed infine nel1926 ebbe confennata la 6& con assegno definitivo., Nella visita del 4 giugno 1926 si riscontrò una cicatrice lineare, lunga 15 centimetri, larga 2, ben consolidata, infosse.ta ed aderente nella sua parte superiore, che va dall'angolo destro della mandibola a l giugulo, incrociando lo stemo-cleidomastoideo che fu sezionato nella metà inferiore per procedere all'allacciatura della carotide primitiva. Il paziente ha il capo inclinato verso il lato destro ed i movimenti di lateralità sinistra si compiono lentamente ed incompletamente. Nessun disturbo a carico del faringe e laringe. Disturbi nffVOBi: Cefalea che lo disturba durante il suo lavoro di biglietta.r io nelle tranvie di Modena. Spesso ha. dei richiami perchè erra nello scrivere i nu" meri e talvolta deve tralasciare il servizio. Tali condizioni sono le medesime di quelle riscontrate nel dicembre 1924.
II. Soldato C. F., 1450 reggimento fanteria.. Fu ferito a. Pe.lgrande (Carnia) nell'ottobre 1915 da pallottola. di fucile al collo con lesione della carotide primitiva destra che ~li fu allacciata. Dopo circa un mese, durante una medicat ura all'o~:~ope da.le Vittono Emanuele a Spezia, ebbe embolia cerebrale destra con emiplegia completa sinistra. Migliorato sensihilu.ente dell'emiple~a. nel 1l917 subl un episodio psicopatico, per il quale fu ricoverato nel manicomio di Imola per « frenosi maniaco-depr~siva ~. per circa l il me<3i. Nelle due visite subite nel 1921 e nel 1928 a Bologna presentò una sindrome p~ochè immutata di « erripare<Ji organica. sinistra e lieve decadimento cArehropatico ». . Nel 1921 gli fn assegnato la 5• categoria di pensione, nel 1928 la 4• con assegno rinnovabile per 2 anni.
In questi due casi con lesioni ed intervento operativo identici, gli esiti vicini e lontani sono stati molti divenii e quindi diverso il risarcimento. La ragione della gravità. maggiore nel 2° caso deve ricercarsi nella complicazione settica della. ferita, donde l'embolia, mentre nel l 0 il decorso asettico ba permesso un esito migliore tanto che può essere adibito al suo servizio di tranviere. Vediamo ora il decorso delle ferite della carotid~ .,J?rimitiva con complicazione di aneurisma.. ID. Soldato B. A., 890 fanteria, classe 1896, operaio. Fu ferito nel luglio 1916 da ~heggia di granata. al collo con lesione della carotide primitiva provocando sucCe881va.mente un aneurisma che fu operato nell'Ospedale militare di Torino. Ebbe 8 mesi di degenza ospede.liera. Nel 1917 gli fu assegnata la 9• categoria per sei anni.
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Nel dicembre 1928 subisce nuova visita per aggravamento, assegnando la • · · Stato d el ferito il 20 gennaio 1929. Cicatrice post-operatoria. latero-<!eryicall,' d estra. con asportazione del fascio dello' sterno-cleido-ma..<Jtoideo'· cile· si att:a.cca al ma n ubrio dello sterno. Inoltre si osserva. l'arteria. temporale s inistra. assai' Sétpiginosa., rilevata., rigida. Non si rileva. l'arteria. temporale destra.. La pressione arteriosa, presa.. al braccio con il Pa.ohon, a sinistra (min. 95, massima 140), a. destra. (min. 90, massima 130). L'arteria. radiale di entrambi i lati non presenta alterazione di sorta. polso ritmico, pieno, senza: differenza di frequenza (92 al minuto primo in ent.rambi i lati). · Esame oftalmoscopico negativo. Sistema. nervoso : Accusa capogiri a periodi irregolari con sensazione di equi· librio senza caduta, nè perdita di coscienza, nè amnesia post-parossistica.. Tali fe nomeni vertiginoidi sono cominciat.i solo d a 7 mesi. Esame neurologico negativo..
oa categoria..
. Questo caso presenta un particolare interesse, pérchè dopo 12 anni, dalla ferita riportata e dalla conseguente allacciatura della carotide primitiva, è insorta la sindrome vertiginoide esposta. Tale sindrome è in dipendenza della ferita riportata! Non mi pare vi possa esser' dubbio, se si vagliano accuratamente i fatti obbiettivi riscont rati. Infatti l 'arteriosclerosi cosl. manifesta ed evidente d~ll'o.rteria temporale sinistra d eve
far pensare razionalmente che anche le arterie cerebrali anteriore e media debbono aver risentito del maggiore lavoro subito dai vasi del lato sinistro d ella testa per la ricostituzione della circolazione collaterale. E se tale fatto è ben manifesto in una arteria periferica, molto maggiormente lo deve essere per le arterie cerebrali. Per molti anni il superlavoro vasale per la circolazione vicariante è stato sopportato senza disturbi, ma stabilitosi gradualmente un processo arteriosclerotico da. sovraffaticamen te vasale, dopo 12 anni, essendosi accent uato, ha. provocato i disturbi subbiettivi descritti, mai prima accusati. Per tutte queste ragioni debbono rit.enersi veritieri i fatti subbiettivi allegati non solo, ma essi sono una vera e propria successione morbosa dell'interruzione del circolo cerebrale nella metà sinistra, causata dall'estirpazione dell'aneurisma. della carotide primitiva di quel lato, che ha im: posto ai vasi un superlavoro tale da menomarne la. resistenza per un processo a.rteriosclerot.ico sopravvenuto. A conferma che solo questa è la ragione del proClesso patologi.eo sta il fatto che gli altri vasi periferici sono normali (uomo di 35 anni). Degno di rilievo è anche il fatto d ella differenza di pressione, diminuita a de-s tra, non ostante che a questo lato sla superiore in genere negli individui destri, come il nostro . .Anche questo fatto, non riscontrando altri elementi pat.ologici, dovrebbe essere dipende~te da lieve lesione centrale per disturbo di circolo cerebrale. IV. Soldato M. P , 550 compagnia. mitraglieri, classe 1892, contadino. Ferito nel1918 da scheggia di granata a l collo con lesione d ella carotide primitiva destra. Sopravvenne aneurisma. che persiste t uttora. bene evidente aulla biforcazione della carotide primitiva... Contemporaneamente alla ferita vasa.le fu leso il ples.t~o cervicobra.chia.le d ello stes.<Jo lato, producendo emiparesi dell'arto superiore sinistro. A ttualmente ris ulta q uanto è descritto nel quadro avanti.
T ale ca.~o è degno di rilievo solo per il fatto che è contemporanea la le:rione va<:ale e n ervosa, fatto del resto abba3tanza frequente. I di-
sturbi rilevati all'ultima visita (ottobre 1928) sono principalmente a
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carico della lesione pa.rcellare· del plJsso cer vico-braehia.le. L' aneuri~ma pen circ~scJ;{tto nòn p rovoca. alcun disturbo 'nè subbietti\lo nè ·obbiet-. tivo. ·
. . Ai casi descritti. ~ esiti lontani di f~rite nervoo-vascolari deL collo, ritengo utile aggiun.geme uno molto interessa.nté, operato còn successo dal De Gaetano (l} nell'ospedale dei P ellegrini a. Nap,oli. Si tratta di una d onna che nel luglio 1 9 1~, per. ferita. da. coltello al collo, subi recisione completa. delJa carotide primitiva, della. giugulare interna. e del vago. Fu allacciata. immediatamente l& carotide e la giugu.., lare in loco vulner•s, non fu suturato il vago, date le gravi condizioni della ferita.. D decorso è s tato seguito a lungo. Nessun disturbo seguì all'allacciatura contempora.nea. della. carotide primitiva. e della. giugulare interna.. I n seguito alla recisione del vago, non sutura.to. ne consegui afonia quasi complet-a., difficoltà della. deglutizione, disturbi respiratori e cardiaci. Tali fatt.i in prosieguo migliorarono progres.~i vamente tanto che dopo 4 anni le condizioni della malata. torna.rono normali. L ESIONI V.ASALJ DELL' ARTO . SUP ERIORE.
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}o Data ferita e generalità: 16 settembre 1917, soldato C. O., 83° fanteria:Luione primitiva: Ferita. da scheggia di gra.nata della regione sopraclavicolare si·: nistra. con lesione dell'arteria succlavia.. - Successicm.e morbosa: Emorragia seconda.ria. eJ 12o giorno dalla ferita.. - Intervento: Allacciatura d'urgenza della succlavia. - EsiiA> tardivo: Cicatrice non aderente regione succlavia senza disturbi funzionali; trofisroo e circolazione normali. - Categoria pensione: 30 aprile 1920, atisegnata. 10& categoria per a.nni uno. Il 29 ma.rzo 1928, rivisitato la Com.missione non ha creduto proc_edere a. nuova assegnazione. 20 Data ferita e generalità: Soldato G. C., 24o fanteria, classe 1897, applicato Ma.nifa.ttura tabacchi. - Lesione primitiva: F erita da scheg~ia. di bomba con lesione del fascio vascolo-nervoso regione ascellà.re destra. - I ntervento: Allacciatura in primo tempo deW arteria ascellare. - Esito tardivo: e ioatrice ben consolidàta., non aderente regione ascellare. - Categoria di pensione: 9 dicembre 1925, sa categoria. (defini tiva}. - Leaioni concomitanti: Lesione parcellare del plesso brachiale con sensibile ipotrofia. dell'arto corrispondente e lieve ipofunzionalità. ao Data ferita e genetalità: 16 giugno 1916, soldato G. G., 150<> fanteria. - Le Bione primit-iva: F erita. da pallottola di fuèile braccio sinistro (terzo superiore} con lesione arteria. omera.le. - Succ.essione morbosa: Aneurisma dell'arteria omerale, piccola. tumefa.zione puls.a.nte sincrona.mente battito cardiaco; rumore di soffio. Oategr>ria di peMione: 1924, 7a categoria di pensione {definitiva}. - Lesioni CQ?tCQmitanti: Lesione pa.rcella.re del nervo radiale con ipofun.zionalità della mano corrispondente. 4° Data ferita e generalità: 1917, sottotenente S. E., 120 fanteria. -Lesione primit-iva: F erita. da. pa!lottola. fucile braccio sinistro con lesione del fascio vascolonervoso. - Succ.essione morbosa: Aneurisma. a.rteria. omerale sinistra (tra il terzo medio e il terzo inferiore}. - Intervento: Asportazione dell'aneurisma. - Esito tardit,'O: Le«ione nervosa. con lieve ipotrofia ed ipocinesi della. mano sinistr: Lieve ipoestesia. avambraccio. - Categ(}ria di pemwne: 1926, 7a categoria. (definitiva) .. - Luioni concomitanti: Lesione descritta. nell'esito tardivo. 5° Data ferita e generalità: 30 ottobre 1917, soldato U. L. 154o fanteria, classe 1897, muratore. -L~ primitiva: Ferita. da. pallottola di fucile regione antero interna. braccio sinistro (terzo inferiore} con lesione arteria. omerale. - Succusione morboaa: Aneurisma arteria ome~e (della. grandezT..a. di una piccola noce, pulsa.nte e soffiante). Decorso asettico della ferita.. - E'~nto tardit,'O: Nessuna alterazione trofica, funzionale e circola.toria. - Categoria di pernrione: 22 dicembre 1925. 7a categoria. (definitiva.).- Oaservazioni: Aneurisma consecutivo a. ferita. con decorso a.settico, perciò nessun disturbo di circolo o trofico.
(l) DE GAETANO. -
Ft>rita da punta e taglio dl tutto Il :fAACio ner•· co-va&CO'are e zc. Jfed -
pratica - Anno Vl, rMe. 2'.
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60 Dala ferita e genemUtà: Novembre 1910, app. RR. CC., B. A., Leg. Roma. -
Luione primitiva: Ferita lacero-contusa polso con lesione arteria radiale. - Sue· cessione morbosa: Aneurisma radiale piccolo (grosso cece) a.l disopra dell'apofisi stiloide, pulsante, ben spostabile lateralmente. - E11ito tardivo: Nessun disturbo; à potuto proseguire regolarmente il suo servizio di Carabiniere. 7o Data ferita e generalità: Soldato D. T., 430 fanteria, classe 1890, pescatore. Luione primitiva: Ferita da scheggia di bomba al terzo merlio avambraccio de· stro con lesione dell'arteria cubitale. - Intervemc: Allacciature. arteria cubitale. Esito tardivo: Ipofunzionalit.\ notevole dell'avambraccio per perdita di sostanza muscolare e lesione del nervo cubitale. - Categoria di pe118ione: 7 rlicembre 1925, 2• categoria. (per 3 anni). - Lesioni concomitant-i: Lesione nervo cubitale, perdita sostanza. muscolare e frattura cubito. CONSIDERAZIONI SULLE FERITE VASALI DELL'ARTO SUPERIORE.
Gli esiti lontani di tali ferite sono stati riscontrati in 7 pensionati su 34 = 20,6%. Un solo caso di ferita dell'arteria succlavia è stato osservato nei visitati dei 4 anni e questi nel1920 ha avuto nn assegno temporaneo di nn anno. Rivisitato nel 1928 in seguito a sua domanda per allegato aggravamento, la Commissione non ha creduto procedere a nuova assegnazione. Quindi in tale caso l'allacciatura della succlavia non ha provocato conseguenze morbose di entità e tali condizioni normali sono state riscontrate anche a. distanza di 8 anni dalla prima visita. Non è supponibile che altre allacciature dell'arteria succlavia non vi siano state, ma se ne deve dedurre che il decorso di tali feriti è buono e non lascia conseguenze morbose risarcibili. Un solo caso di esito lontano di lesione dell'arteria ascellare si è riscontrato nei 4 anni esaminati ed in tal caso gli esiti lontani risarciblli sono a carico della lesione parcellare nervosa, concomitante. Nessnn altro caso di lesione di arteria ascellare è stato rintrac.ciato, eppure le ferite di tale vaso, durante la gra.nde Guerra, hanno raggiunto una percentuale dellO % sui feriti vasali. Quindi anche per le lesioni dell'arteria ascellare con conseguente allacciatura se ne deve dedurre che gli esiti lontani risarcibili sono nulli. Altrettanto deve dirsi dell'artetia radiale ed ulnare. N el caso unico riscontrato della lesione della radiale, questa lesione non ha importanza alcuna. Diversamente vanno le cose per l'arteria omerale, sebbene in modo molto tenue. Tre sono i feriti dell'omerale osservati che ànno avuto risarcimento, tre aneurismi, dei quali uno operato. Hanno avuto tutti la categoria 7a di pensione. In due si sono osservate lesioni po.rcellari del radiale. Le fe-
rite dell'arteria omerale osservate non sono state curate in primo tempo, perciò in tutte e tre ~i è provocato nn aneurisma. Ferite dell'arteria omerale allacciate in primo tempo non ne compariscono nei quattro anni presi in esame. Ciò significa che le ferite dell'arteria omerale, curate in primo tempo con l'allacciatura, non lasciano dist.urbi lontani risarcibili. In complesso quindi le ferite vasali dell'arto superiore, riguardo agli esiti lontani, hanno un'ottima prognosi, poichè la grande maggioranza guarisce completamente. Degno di rilievo il caso quinto che, non ostante l'aneurisma, nessw1 disturbo trofico e funzionale si osserva dopo oltre sette anni. La ferita aveva avuto decorso asettico.
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LESIONI VASALI DELL'ARTO INFERiORE.
1° Dala ferita e generalità: 14 maggio 1917, soldato M. A., 205° fanteria, classe 1882. - Le81cme primitiva: Ferita da scheggia di granata penetrante nel quadrante inferiore sinistro dell'addome con permanenza di scheggia, identificata in vici· n8Jl7.a. dello sbocco della vena iliaca nella cava. - Succe88ione morb080: Cicatrice appena visibile nell'addome a tre c. m. rlalla spina pubica sinistra. Varici accen· tuate fino alla radice della coscia. sinistra. Edema. arto inferiore sinistro accent.uato.. - E8ito tardivo: Quello descritto nella successione morbosa. - Categaria di pernrione: 2 febbraio 1917. 7• categoria (per tre anni). Nel 1923 gli fu assegnata la 9&. - Le8icmi conco-mitanti: F erìt.a. alla spalla senza import.a.nza medico-legale. - Osaer1Jazicmi: T descritti disturbi del éircolo venoso possono spiegarsi con inbrìgliamento cicatriziale compressivo dell'iliaca sinistra, dovuto all'incapsulamento della scheggia. metallica. arrestata nei tessuti perivo.scolari. 20 Data ferita e generalità: 4 giugno 1916, caporale C. G., 1400 fanteria, classe 1893. - Lesione primitiva: Ferita da pallotola dì fucile re~ione co~cio-addominale con lesione della vena iliaca esterna e delle vene superficiali dell'arto inferiore dì destra. - Stteeu8ÌQn.<J morbosa: Flebectasia. profonda e superficiale a carico dell'iliaca esterna e delle vene superficiali dell'arto inferiore destro. - Esito tardivo: • Edema cronico arto inferiore accentuato; notevole sviluppo di circolo venoso quadrante inferiore destro dell'addome e nella parte supero-interna anteriore della coscia (caput Medusae). - Categaria di pen$wne: Maggio 1927, 5• categoria (per due anni). - Le8ioni concomitanti: Esiti di frattura del femore destro (intertrocanterica.) con callo ipertrofico. - Osservazioni: Con operazione opportuna, specie in primo tempo, il grave edema poteva evitarsi; come consecutivamente poteva guarire o per lo meno migliorare. 30 Data ferita e generalità: 16 novembre 1915, tenente complemento, L. G., classe 1895. - Le8ione primitiva: lo' erìta da pallottola di fucile nella regione iliaca intenu.. sinistra con lesione della vena iliaca esterna. - SuccetsHione 77wrbo8a: . Ematoma fossa. iliaca sinistra da emorragia secondaria. dopo qualche mese. Eait{) tardivo: Edema arto inferiore sinistro piuttosto accentuato. - Categoria di pe1UJÌ{)n.e: 15 aprile 1917, 5'> categoria globale (tre anni). - Le8ioni conc<>mitami: Esiti di ferita da scheggia di granata nel faringe con lesione dell'ìpoglosso. • 40 Data ferita e generalità: 13 settembre 1917, soldato P. M., 540 fanteria, clo.sse 1885. - Lui<me primitiva: Ferita da pallottola dì fucile coscia sinistra (terzo s uperiore) con lesione arteria femorale e probabile lesione venosa. - Intervento: Allacciatura arteria femorale. - E8ito tardivo: Varici arto inferiore sinistro, ipotrofìa coscia, edema piuttosto notevole gamba, ohìazze cicatriziali gamba consecutive a piaghe varicose. - Categaria di pensione: 12 marzo 1926. 7• categoria (definitiva). Nel1920 ebbe 1'8• confermata nel1923. - Ossert;azioni: Evidentement-e le ulcerazìoni furono consecutive a disturbi dì circolo (varici). so Dala ferita e gtneralità: 5 ottobre 1917, soldato M.A., 95° fanteria, classe 1893. - Lui<me primitiva: Ferita da palletta di shrapnell coscia sinistra, (terzo superiore) con lesione arteria e vena femorale. - Succuaicme m<lriloaa: Anet.trisma arteroven~ femorale (20 mesi di degenza ospedaliera per grave suppurazione sopravvenuta). - lnU:rvento: Estirpazione aneurisma artero-venoso; El!!trazìonc proìett.ile. - E8ito tardivo: Cicatrice lunga (cm. 21), irregolare, infossata, aderente, retrat.ta. lpotrofìa ed ipofumionalità coscia: anchilosi (lin.occhio; semirigidità t.ibio-taraica. Edema gamba con ulcerazioni varicose. - Categaria di pensione: 6 dicembre 1926, 3• categoria globalmente (definitiva). - Osservazioni: Evidentemente la hmga suppnraz ione à. ~gravato le lesioni vasalì anche per le cicatrici aderenti ed estese disturbanti il 01rcolo. L'immobilizzazione p rolungata à provocato le rigidità articolari. 6° Data ferita e generalità: 4 maggio 1917, tenente complemento. B. A., 2o gra· natieri, classe 1895. - Le81<me primitiva: Ferita da pallottola di fu cile coscia des t.ra (terzo superiore) con lesione arteria femorale. - .S1teee88Ìone morbosa: Probabile emorragia secondaria da suppurazìone della ferita. - Intervento: Allarein·
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tura femorale dopo 35 giorni. - Esito tardit'O: Vasta e lunga cicatrice, aderente infossata. Lieve ipofunzionalità. - CategQrÌa di pemJione: 8 marzo 1926, 9• categoria con assegno temporaneo per anni sei. - Lll8ione concoinitanu : Lesione parziale nervo crurale con ipotrofia coscia, ipotennia. ed ipoestesia gamba. e p iede. 7 0 Data ferita e generalità: 27 novembre 1915, soldato G.F., 2• compagnia sussistenza, classe 1892. - Leaione primitiva: Ferita da pa.llette. di shrapnell regione anteriore coscia sinistra con lesione arteria femorale. - Intervento: Allacciatura arteria femorale. - Esito tardivo: .cicatrice ben conformata.. Lieve edema gamba. - Cateqoritl di pemione: 10 maggio 1927, 9• categoria per anni 4. - Lesioni concomitant,·: Ltmga. cicatrice aderente, info.ssa.te., regione posteriore medesima coscia da ferite. scheggia. granata.. 8° Data feriia e generalità: 8 novembre 1915, caporale F. L., 227o fanteria, classe 1891. - Le$one primitiva: Ferite. da. pallottola. di fucile regione crurale sinistra. con lesione fa.~cio-vascola.re. - Successione morbosa: AneÙrisma arterovenoso triangolo Scarpa. Ca.ngrena consecutiva piede e successivamente gamba corri.~pondent.e. - Intervento: Operato di disarticolazione piede sinistro nel 3 gennaio 1916, poi di amputazione ~amba febbraio 1925. - Esito tardivo: Cangrena. asfit-tica dopo 10 anni per disturbi circolo consecutivi all'aneurisma. Vasta piaga. del moncone di amputazione ancora persil!tente ( 1927). - Categoria di pen$Ìo-ne: 1927, l• categoria con a.s.c;egno di superinva.Jidità. -Lesioni concomitanti: Esiti di frattura comminuti va coscia destra (terzo medio) con callo esuberante; rigirlità articolare anca e ginocchio corrispondenti. - Osservazioni: La. cura opp<>rtune. in • primo tempo avrebbe evitato le gravi successioni morbose. 9° Data ferita e gen.eralità: 21 giugno 1916, soldato G. G., 740 fanteria, classe 1884. - Le8i(Ène primitiva: Ferita. tra.sfossa. pallottola. fucile coseia sinistra (terzo medio) con lesione arteria femorale. - Succes.,ione morbosa: Emorragia secondaria. (dopo 13 giorni) mentre ponzava chino per defecare. - Intervento: Allacciatura femorale. - Esito tardivo: Lw1ga cicatrice (cm. 27), larga. (cm. 2). Edema arto inferiore sinistro di lieve entità. - Categoria di pensùme: Novembre 27, sa categoria (per tre anni). Prima. aveva la. 9"' ( 1922). 10° Data ferita e y~meralità: 27 giugno 1916, tenente R. A., 7(j0 fanteria, classe 1896. - Le8ione primitiva: Ferita da. pallottola di fucile regione crurale con lesione f88cio va.'<colo-nervoso. - Intervento: Allacciatura femorale triangolo di Scarpa. EtJito tardivo: Cicatrice aderente, infossata (cm. 22). - OategQrÌa di pemione: Giugno 1917, 7• categoria (definitiva.). - Lesioni concomitanti: Lesione nervosa con equinismo del piede. lpoestesia tenno-dolorifica di tutto il piede. 11~ Data ferita e generalità: 1916, soldato F . E., 6So fanteria, classe 1891. LtBione primitiva: Ferita pallottola di fucile coscia. sinistra (terzo medio) con le-· siorre arteria femorale. - InterventO: Allacoia.tura. femorale. - Esito tardit-"<>: Cicat~oe lunga., ~clerente infos.<mte.... J-1\rici ~a:mba. con u~ce\azioni. -;- Ca~~- di. penswne: Gehna10 1928, 8"' cat-egor1a. '(definitiva). - Luwn1o concomttant\: Esiti di congelamento alluce destro. 12° Data ferita e generalità: 5 ottobre 1917, soldato M. A., 95o fanteria., classe 1893. ·- Luione primitiva: Ferita. palletta. shrapnelì coscia. sinistra (terzo medio) con lesione arteria femorale. - Succusione moroosa: Aneurisma arteria. femorale·. Sepsi. - Intervento: Estirpazione aneurisma femorale. - E$Ìto tardivo: Semirigidità ooxo·femorale, anchilosi retta. ginocchio; rigidità. tibio-tarsica.. Notevole ipotrofia coscia. - Oategoria di pet18~: 23 agosto 1928, 4• categoria. (anni, 3). Oa6ervazioni: La suppura.zione pr~hmgata. e. la. conseguente immobilizzazione à. pro· vocato i fatti articolari con la conseguente anchilosi ~rigidità. articolari. 13° Data. ferita e generalitd: 24' novembre 1925', sergent~ S. G., 710 fanteria, meccanico dentista.. - Lesione primitiva: Ferita. da. pallottola di mitragliatrice coscia sinist,ra con lesione arteria femorale. - St.teee8sione m.orbQsa: Emorragia secondaria. consecutiva ad infezione locale e genef!lole (setticemia. co~ pleuro-polmonite ed artro-~inivite spalla. dest-ra). - . Intervento: Allacciatura. femorale (terzo superiore). - Esito tardil:o: Cicatrici irregolari, aclerent.i coscia; ipotrofìa. coscia, edema ~amhrt dn var-ici. Rigidità. t'lrticolazione spalla. destra.. - Oategoria di pen8Ì01le: 18 febbraio 1925, 6• cat-egoria globale. (per anni t re). - Osservazioni: Non
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ostante si tratti di ferita. da pallottola ~:>i è avuta· infezione. settica con emorrngia second~~oria ed a.~essi mult.ipli. con conseguenti cicatrici (9), o~tacolanti il circolo refiuP. già comprpmesso .dall'jL)la.cciatura in campo settico. · · ! • 14° Data ferita e genercùild: 19 giugno 1918, soldato T. F., 8so fanteria; classe 1896 carrettiere. - Lesione primitiva: Ferita da paltottola di mitragliatrice regione inguino-crurale dest.m con lesione arteria femorale. - Successione morbosa: A neu risma arteria femorale triangolo Scarpa. - Categoria di pe1l8ione: 14 settembre 1925, 5• categoria (per anni 4). Anche nel 1918 ebbe la 5•. 15o Data ferita e genercùità:- 15 giugno 1915, caporale maggiore E . A., I lo fanteria, classe 1893. - Lesione primitiva: Ferita da palletta di shrapneU coscia siniRtra con lesione safena interna. - Succes8ione morbosa: Flebite saiena interna. - Esito tarilioo: Varici arto inferiore sinistro con ulcerazioni gamba. cicatrizzate. - Categoria di peMon.e: 9 febbraio 1927, 9" categoria con assegno temporaneo anni 4. 16o Data ferita e generalità: 1915, soldato G. ·G., 6o bersaglieri, classe 1890.LeJJi.One primitiva: Ferita pallottola fuciile coscia destra con lesione safena. ..: Sue· cuai<me morbosa: Suppurazione ferita. Ectasia venosa lungo safena. interna. Intervento.: Allaoeiatura safena interna (terzo medio). - Esito tardivo: Non edemi, n è ipotrofìe. Varici !!-1 di sotto della cicatrice. - Categoria di pe?l8ione: 14 marzo 1927, 9• categoria per ':'nni 4. • 17° Data ferita e genercùità: 19 17, t-enente colonnello, L. F .,-28o fanteria, classe 1884. - Lesione primitiva: Ferita trasfossa coscia sinistra con lesione safena interna. - Successione morbosa: Flebite della safena interna O!ltmente. - Esito tardivo: - l ndurimento a corona lungo il decorso della safena. nella coscia. - Categoria di pens-ione: 8~ categoria (an1ù tre). - Lesioni concomitanti: Perdita del test.icolo. Lesione dei •·ami del crurale. 18° DaUI. ferita e generalità: l 0 maggio 1917, soldato M. R., 7"' fanteria, cla.~~e 18~2. - Lesione primitiva: Ferita da scheggia di granata regione poplitea sinistra con lesione arteria e vena poplitea. - Successione morbosa: Aneurisma a.rterovenoso poplit.eo (<"avo popliteo rilevato, pulsazione sistolica con fremito e thrill eviden t.issimi ). - Esito tardivo: Edema cronico dell'arto (cm. 4 in pitJ del sano). Ectasie venoae nel polpaccio. - Categoria di pensione:· 26 aprile 1927, 2• categoria globalmente (pensione definitiva.). Anche p rima usufruiva. della 2•. -Lesioni concomitanti: Notevole ipotrofia. mano destra per esiti di ferita da. scneggia. di gmna.t.a.
190 Dam ferita e genercùità: 3 agosto 1917, soldato R. G. 23° fanteria, cla.<Sse 1898 - Luione primitiva: Ferita da. scheggia. di bomba regione poplitea. destra con lesione arteria poplitea.. - Successione morbosa: Aneurisma cirsoideo artero-venoso sottocutaneo del cavo popliteo (pulsa:r.ione sincrono. con il polso radiale, non rum ore di soffio. La tumefazione della grandezza di una noce scompare con la pressione e subito si riproduce. Dà la sensazione come di nodi varicosi). - Intervento: Legatura. dell'arteria poplitea in primo tempo. - Esito tardivo: Non ipotrofia, nè disturbi di circolo. - Categoria dt. pe118iane: Febbraio 1928, 6• categoria a vita. Ossertoazioni: La. Com.missiol)e à fatto diagnosi d i aneurisma della poplitea parzialmente trombizzato. . 2()0 Data ferita e generalità: 16 maggio 1916, tenente complemento 1\1. C., classe 1896, avvocato. - Luione -primitiva: Ferita da pallottola esplosiva nella regione poplitea destra con lesione del fascio va~:>colo-nervoso e scheggiamento del perone. - Successione morbosa: Emorragia secondaria e infezione della ferita. Setticemia. - Intervento: Allacciatura della poplitea e delle tibiali d'urgenza per emorragia secondaria. - Esito tardivo: Paralisi periferica gamba destra per lesione sciatico popliteo intemo ed esterno. Modica diminuzione funzionale <iella coscia (ipotrofia). Deambulazione con scarpa ortopedica e bastone. - Categoria di pensione: 1° ·giugno 1928, Pensione 1• globale (a. vit-a). Ha avuto prima la 4a (1917) e la. terza nel 1924. - Lesioni concomitanti: Lesioni dello sciatico popliteo interno ed esterno. Sche~giamento perone con osteoperiostite consecutiva. Ectasia aortic~;~o secondaria ad mfezione settica; non rilevata nelle visite antecedenti. - Ossert1azioni: S i è aV'tlW aggravamel1to per la comparsa di aortite con ectas ia dopo circa 10 anni. È 'questa in di~ndenza ; della setticernia subita ? QuP..stion•e molto delic&ta a risolvere! · · 1 • • •
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21° Data ferila e generalità: 14 agosto 1916, soldato G. S., deposito aviatori. Torino, classe 1896. falegname. - Le8io1u primitiva: Ferita. da pallottola. di fucile regione poplitea destra con lesione artero-venosa poplitea. - .Succusi<me morlxna: Aneurisma a.rtero-venoso popliteo. - lnterventc: Estirpazione dell'aneurisma a.rtero-venoso popliteo. - E8-ito tardivo: Edema gamba. destra accentuato (cm. 6 in più del lato sano) con varici molto accentuate. Cicatrici multiple gamba. consecutive ad ulcerazioni varicose. - Categoria di pensione: 24 marzo 1926, 7• categoria. (per anni tre).
00NSIDERAZIONI SULLE FERITE DEI VASI DELL'ARTO INFERIORE.
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Gli esiti lontani spiccatamente più numerosi appartengono alle lesioni vasali <legli arti inferiori, rappresentando una percentuale del 61,8 %· Inoltre tali esiti sono molto più gravi e di conseguenza superjori le categorie di pensione. Però, relativamente, anche· in questa categoria di lesioni vasali, le pensioni vitalizie sono piuttosto rare. Quando si pensi che su oltre 14 mila feriti presi in considerazione si trovino solo 21 pensionati dal1925 a l1928, per esiti tardivi di lesioni vasali degli arti inferiori e dei quali 4 hanno la 9• cat.egoria, ossia un assegno temporaneo, bisogna dedurre che la grande maggioranza anche dei feriti vasali degli arti inferiori sono guariti definitivameJ:!.te. I pensionati vitalizi sono in gener~ solo quelli che hanno avuto lesioni concomitanti o complicazioni infettive. A questi si deve aggiungere un certo numero di aneurismi che gli interessati conservano a scopo utilitario per mantenere la loro pensione. Quindi, concludendo, anche per gli arti inferiori, gli esiti tardivi conseguenti alle ferite vasali vere e proprie sono scarsi. Gli esiti più gravi sono dovuti a disturbi di circolo refluo non tanto per la lesione vasale, quanto principalmente per le cicatrici vaste ed aderenti consecutive ad interventi chirurgici per complicazioni settiche sopravvenute . Negli arti inferiori le lunghe suppurazioni e la conseguente immobilità. dell'arto non rare volte ha provocato ant~hilosi o rigidità. articolari, donde ~a maggiore gravità.. Riguardo poi agli aneurismi, che dopo 10-15 anni si osservano ancora nei feriti, perchè si ostinano, a non lasciarsi operare, subendone gravi danni, come nel caso del N. 8 che si è ridoLto a lasciarsi amputare la gamba per cangrena asfittica da disturbi di circolo consecutivi ad aneurisma arterovenoso della regione crurale, ci sarebbe un quesito da porre. È giusto che tali feriti non curino la loro affezione, quando un intervento fatto lege arlis, potrebbe guarirli definitivamente o per lo meno molto Inigliorarne le condizionif La questione è delicata, ma merita di essere presa in considerazione in modo che i timidi e specialmente gli utilitari siano frustrati nelle loro intenzioni poco edificanti. Si tratterebbe, dopo tutto, di beneficare le persone non solo, malgrado la loro volontà, ma an.che la collettività. ed il pubblico erario. Basterebbe per raggiungere lo scopo sospendere la pensione a quei malintenzionati, per lo più persone poco colte, che, potendo sicuramente beneficiare di una cura chirurgica, non se ne avvantaggiano. È vero che c'è sempre il rischio operatorio, ma oggi questo è nullo o quasi con i progressi tecnici operatori, oramai indiscutibili.
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Molte altre considerazioni si potrebbero fare, ma. i limiti imposti dal regolamento del congresso me lo vietano. Dopo quanto ho esposto ritengo che possano dedursene le seguenti :
CONCLUSIONI. I . L 'intervento precoce e la conseguente profilassi chirurgica. delle ferite è il principale e più importante fattore per l'ulte.r iore decorso favorevole anche delle ferite va.sa.li. II, L 'a1lacciatura in primo tempo delle lesioni vasali è l'intervento da preferire in guerra., perchè esso, ·alla stregua delle numerose osservazioni degli esiti delJe ferite vaaali, corrisponde bene allo scopo immediato e lontano. III. La sutura vasale, operazione da preferirai nelJa chirurgia degli ospedali territoriali, non offre sufficienti garanzie nella chirurgia di guerra da campo, non tanto per ra.gione di ambiente operatorio, quanto per il genere della speciale ferita, sempre inquinata, e principalmente per la ingente quantità. di feriti che aspettano soccorso urgente e rapido. Una allacciatura richlede molto meno tempo e dà maggiore affidamento nelle ferite di guerra. IV. La grande maggioranza. dei feriti dei va-si sanguigni guariscono seza esiti lontani, anche quando siano interessate arterie importanti come la succlavia, l'ascellare, ecc. V. Gli aneurismi degli a.l'ti inferiori, persistenti dopo molti anni, in genere aggravano i disturbi di circolo dell'arto inferiore; non si può dire altrettanto dell'arto superiore e degli aneurismi della carotide primitiva, poicbè essi spesso decorrono senza alcun sensibile disturbo. VI. Gli esiti lontani delle ferite dei vasi venosi sono nulli o scarsi ed assumono unn- certa importanza pensionistica. solo quando intervengono fattori infettivi (flebite con conseguente ostacolo al circolo reftuo).
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V t;ONOREJ;.$ 0 Jl'oo,-ER.NAZIONALE DI Hl!;DlClNA E FARMAOIA MlLI'rARE I
m.
èONSEGUÉt\ZE IMMEOIATE ~; REMOTE DI FF.R lTE VASALI per il dott. Francesco Garofalo, tenente medico di complemento assistente alla Clinica chirurgica della R. Università di B ologna.
AUTO RIASSUNTO.
L 'A. ha scelto fra il materiale della Clinica chinll'gica di Bologna di questo ultimo decennio, 5 casi di a,nourismi traumatici, di cui 2 erano reliquatj di ferite di guerra, mentre gli altri 3 erano govuti a. lesioni acci· dentali. n l o caso riguarda un aneurisma della arteria radiale destra da s~heg gia di bossolo, in un bambino. di 8 anni. n 2° un ematoma pulsat ile per ferita Mlla grande anastomotica sinistra da scheggia di granata in un uomo di 34 anni; il 3° un aneurisma della suf'..clavia. dt-.stra da contusione, in un uomo di 27 anni; il 4° uri a neurisma. da ferita. da punta della éarotide primitiva destra in un uomo di 50 anni; il 5o concerne un aneurisma arterovenoso della femorale, sinistra in un ferito .di guerra di 38 anni, da paUottola di fucile trapassante la. coscia. Quattro di questi casi flll'ono trattati chirurgicamente; il portatore dell'aneurisma arterovenoso femorale ha ricusato l'inter:vento. n trattamento chirurgico consistè in tre casi nell'escissione completa della sacca aneurismatica, previa legatura a monte ed a valle dell'arteria: nell'aneurisma settico della carotide primitiva, si legò il capo prossimale della sola arteria e si vuotò e zaffò la sacca aneurismatica. Non si tentò la sntu.ra vasa.le perchè nei nostri casi ci sembrava un intervento poco utile, anzi inopportuno, nn semplice atto di virtuosità come lo disse il DE~lbet. L'operato da aneurisma della succla.via. destra morì in quarta giornata per broncopolmonite e quello della carotide sinistra, che era settico, decedet~e per flemmoné del collo ed encefalo-malacia dopo 12 giorni dall'inintervento. Gli altri due stanno tuttora bene e non presentano alcun disturbo funzionale. Date le sedi diverse delle lesioni, diversa fu la sintomatologia; in genere il primo sin torna che attirò l'attenzione dei feriti fu jl dolore e l'insorgenza della tumefazione. Nel primo, terzo e quinto caso la diagnosi fu fatta tardi vamente. Nel 2° caso l'ematoma pulsa.tile comparve dop~ 9 anni da una ferita da scheggia di granata. L'esame istologieo eseguito sulle pareti della saccà aneurismatica del primo, secondo e terzo caso ci ha. permesso di vedere quale fosse il comportamento delle tuniche arteriali nelle ferite complete longitudinali, nelle contusioni e in quehe da erosione (2° caso). Inoltre si è potuto constatare quali elementi intervengono nella costituzione delle pareti degli ematomi pulsaWi. Le ricerche microscopiche fatte dall'A. hanno confermato quanto il Tillmann, lo Czcrny, l'Orth ed altri hanno scritto in proposito : cioè la parete delle sacche aneurismatiche risullia costituita dal trombo parietale e dal connettivo circostante, che può anche subire la mctaplasia ossea.
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Nell'aneurisma. a.rterovenoso della. femorale sinistra. trovammo con la. :radiografia delle chiazze allungate di rarefazione della diafìsi tibiale e pe· ronea corrispondenti, per · sede e disposizione ai canali di Havers, e · le in~rpretammo come ~one di necrosi da infaJ;tO (sequestro . anemico di Ricker).
*** In altra sala del congresso fu discusso il 4° tema: « Anali~i fisica · e chimica delle vetretie e degli oggetti di caoutchouc utilizzati per i servizi di ~ a.nità.
n chimico-farmacista capo Lewis Smith :per l'Inghilterra, svolse la sua rèlazione redatta in collaborazione con il chi.xmco farmacista della R. m arina F. Hooper. · Esposti brevi cenni storici sulla fabbricazione del vetro, fin dai tempi più remoti, e messi in evidenza i progressi raggiunti nella lavorazione industriale moderna, preoccupandosi quasi escl usivamente dell'alcalinità del vetro e della 90n seguente azione di questa. sugli alcaloidi, rivolse la sua attenzione alla ricerca di saggi pratici per il collaudo della vetreria destinata agli usi normali di farmacia, ritenendo all'uopo come sufficienti e adatte la prova di Kroeber (1914) con cloridrato di narcotina e la determinazione di Turner; mentre, per i vetri dà. impiegarsi per s trumenti ottici, trovò più indicato il saggio con la jodeosina. Infine, giudicò utile che le vetrerie per uso medico-farmaceutico recassero un contraasegno, da servire di garanzia alla bontà di esse per gli usi a cui sono destinate. · Quanto agli oggetti di gomma elastica, rilevò la difficoltà del loro collaudo, sia per causa della grande varietà degli articoli, e sia per la diversità della composizione della materia prima adoperata. e delle modifiche a cui va facilmente soggetta. Accennò perciò alle prove più semplici e generiche che, nell'interesse dei rifornimenti, possono dare risultati soddisfacenti all'esaine· di collaudo, ma, riconoscendo che i saggi pro_P<>sti sono troppo generici, stimolò gli studiosi ad approfondire meglio la quest10ne, allo scopo di stabilire modalità analitiche più precise. . TI maggiore chi.xnico-farmacista Maiz ~leicegui, per la Sp~a. fece una coscienziosa rassegna della letteratura moderna riguardante gh studi sulla vetreria da laboratorio, soffermandosi maggiormente sulle qualità del vetro adoperato per la fabbricazione delle ampolle e su quello impiegato per costruire i termometri. · Quanto agli articoli di gomma elastica utilizzati pel servizio sanitario, il relatore ritenne che la classificazione più accettabile sia da considerarsi quella fornita dal Colonnello farmacista della Lettonia, dott. Blamentals, che fissa ano~e i dati più essenziali circa la loro composizione. Mentre, per ciò che concerne i metodi di analisi, si rimise particolarmente a quelli indicati dal «Bureau of Standard, Join.t Rubber Installation Committee n, e dei « Writters Laboratories • di Chicago, con le modificazioni introdotte da Duboso, Bedin e altri autori; nonchè alle norme propQste della Commissione dei metodi analitici del Reparto chimico della Gomma, della • American Chemical Society ... li tenente colonnello chimico-farmacista prof . .A. Pa.gniello fece su questo tema. la seguente comunicazione :
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Uiorna!e di medicina militare.
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ANALISI FISICI EGHIIIGl DELLE VETRERIE EOGGETTI DI GlOUTGHOUC UTILIZZI TI PER I SERVIZI DI S.ANIT1 per il prof. Alfredo Pagnlello, tenente colonnello ohi.mioo-fa.rm.acista direttore dell'IStituto Chimico Farmaceutico Militare
Nei servi?.i di sanità trova.Iil.O largo e diffuso impiego svariatissimi e delicati appareechi e recipienti di vetro, nonchè molteplici articoli di gomma. elastica. (oaoutchC»tc) i quali, sia perchè appartenenti, con maggiore proprietà, al campo della merceologia, sia. a causa della complessità e varietà. della loro composizione, non furono mai descritti e tanto men~ inclusi nelle varie ~'armacopee. Pochi e rinomati Stabilimenti si erano specializzati nella fabbricazione sia degli uni che degli altri oggetti summenzionati, fornendo ottimi prodotti, ritenuti sicuramente dotati dei requisiti voluti; e tale fiducia eliminava quasi la. necessità di approfondire, con rigorose prove analitiche, l'esame di collaudo che li riguardava. Ma, dùrante la guerra mondiale e nell'immediato dopo -guerra, tanto l'industria vetraria, quant.o quella della gomma elastica, per ovvie necessità, ebbero anche in Italia un fiorente sruuppo raggiungendo, con pazienti studi e lnngo·ed accurato lavoro, risultati soddisfacenti. L'opportunità, quindi, di dare la preferenza al consumo dei prodotti di fabbricazione nazionale; i grandi progressi fatti dalla tecnica farmaceutica, specie nelle preparazioni per uso ipodermico, per ciò che riguarda le vetrerie abbisognavoli; la vasta applicazione degli articoli di caoutchouc e particolarmente di uno speciale tessuto gommato nel servizio sanitario militare; hanno resa. indispensabile ~a. istituzione di una. somma di prove e indagini atte a stabilire, con fondata sicurezza, i requisiti e le condizioni da inserirsi nei «Capitoli d'oneri» per gli appalti delle forniture, nonch~ i metodi di analisi o le particolari ricerche, a. cui debbono essere sottoposti i detti materiali, norme che figureranno prossimamente nella ristampa del << Manuale dei Medicamenti '' pel R. Esercito italiano, in corso• di revisione. Pertanto, allo scopo di non estendere soverchiamente i confini di questa. succinta comunicazione, noi ne limiteremo l'esposizione, prendendo in esame un esempio soltanto, fra quelli di maggior rilievo, di ognuno dei due vastissimi argomenti messi in discussione e rin1andando a questo, per analogia, le considerazioni che possono estendersi, com'è il caso delle vetrerie,. a tutti gli oggetti che trovano impiego affine anche negli usi di batteriologia, come della medicina e della chirurgia in genere. Per quanto concerne l'esame delle vetrerie, ~ più particolarmente di quelle adibite per l'allestimento e la conservazione dei liquidi iniettabili, ci corre l'obbligo di mettere in evidenza gli studi e i perfezionamenti dovuti al dott. R. Baroni in questi ultimi venticinque anni della sua costante e preziosa attività profe."siona.le nel campo farmaceutico militare; nonchèqut'lli scientifici e tecnici condotti con rara competenza dal prof. dott. A.. ){,~uri, Direttore della « Scuola di Chimica industriale vetra.ria. »di Ve-
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nezia. Per gli articoli di caoutchouc- la. fabbricazione dei quali costituisce spesso un segreto industriale - la somma dei sa.ggi e delle ricerche ohe li riguardano non potevano subire dei ·progressi soverchiamente notevoli, anche pel fatto che gli oggetti stessi non sono di.pertinenza e, quindi, di interesse diretto ~elle nostre ·Farmacie militari. Ciononostante, e massimamente per il tessuto . gommato - ora largamente impiegato, all'infuori degli altri usi sanitari, per 'l'allestimento del « pacchetto da medicazione individuale -militare ,, - · le ripetute e delicate prove di esame di oui è stato oggetto hanno condotto a poter stabilire le caratteristiche necessarie e i saggi analitici a cui dev'essere sottoposto, onde ottenere la. garanzia sufficiente che occorre per accertare la .bontà di esso e la. sicurezza di una lunga conservazione. . Con la tela gommata ~uddetta viene, infatti, costituito il rivestimento protettivo atto ad .assicurare la. « indefinita durata impermeabile ,, al sopra.indicato pacchetto « tipo standard )), secondo le finalità prospettate nelle sessioni del1926, '27 e '28, dei Convegni internazionali della Croce Rossa. Scopo quindi delle accennate indagini - frutto delle quotidiane osservazioni e della. lunga. esperienza, quali si svolgono nei peculiari Reparti tecnici dell''' Istituto Chimico Farmaceutico Militare ,, che ho l'onore di dirigere, e che qui di seguito vengono illustrate - non è, in genere, la. ricerca dell'esatta composizione chimica delle materie prime.che servirono alla fabbricazione degli oggetti che c'interessano; bensì il controllo fisico e chimico, secondo i metodi in atto presso l'Istituto anzidetto, dei loro più importanti caratteri; quelli necessari, cioè, per sta.bilpoe l'attitudine degli oggetti stessi per l'impiego che è loro . ti!>erva.to. A) VI1TR.ERIE IMPIEGATE NEL SERVIZIO SANI'fARIO. - Gli oggetti di vetro che si adoperano nel servizio sanitario possono raggrupparsi in quattrò distinte categorie : a) vewerie ordi·nMie ; b) varerie speciali ; '• l c) vetrerie per uso ili laboratorio; d) vewerie per soluzioni di uso ipodermico e pe~· altri p'rodotti da nerilizzare ; delle quali prenderemo in esame soltanto l'ultima, sia per brevità e sia. pcrchèo essa presenta il maggiore intere..<!se. Vetrerie per so~uzi<mi d·i uso itpodmnico e per altri prodotti da steriliz.. zare. - Gli oggetti di vetro che si impiegano per conservare le suaccennate preparazioni sono, in generale: fiale, di forma. e capacità diverse, per liquidi da servire per iniezioni ipodermiche, tanto di uso medico quanto veterinario; ampolle, o fialoni, da cc. 250, per soluzione fisiologica, sia. semplice che medicata.; forcelle e tubi, da saldarsi alla lampada, per contenere roinugie sterilizzate (catgut) con liquidi di conservazione ; tubetti per mcchiudervi, a secco, la seta sterile da suture; boccettine di vetro giallo, con tappo smerigliato, per cc. IO di soluzione di adrenalina cloridrica 1:1000; o, quanto alloro esame di collaudo, esso è analogo a. quello che indicheremo per le fiale, particolarmente da cc. uno, che prendiamo come tipo, perchè di impiego più esteso e diffuso. ·
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\' CO NGRF. SSO lNTERNAZJ.ONALJ'; DI MEDlCINA E FARMACIA Mll.ITAB.E
La vetreria in genere, che si impiega per l'allestimento di soluzioni per uso ipodermico, e particolarmente le fiale debbono essere fabbricate con « vetro neutro n. Si richiede inoltre cbo tale vetro sia privo di zinco, poichè - indipondentcmcntc dl\lla eventualità che l'ossido di zinco commerciale, di solito adoperato nella fabbricazione del vetro, può essere accompagnato da piombo - esso è causa della appannatura e della devetri.ficazione, o sfaldamento, delle pareti interne della. vetreria. Questo sfaldamento si verifica talora con separazione di minute scagliette che vengono cedute alle soluzioni che vi hanno contatto, in special modo se esse, coi relativi recipienti, dehbono l'lubire le alte temperature e le pressioni inerenti alla sterilizzazione. I recipienti di vetro debbono altresi rispondere alle prove della resistenza meccanica, della ?·esi8tM"-~a termica e della resistenza chimica. Per quest'ultima, la tolleranza rutl.'isima di cessione a ll'acqua è fissata in mgr. 6-8 per dm 2 di superfieie interna esposta all'(ISame. Nei riguardi del saggio dell'acidità, si rifiutano i vetri rhe, a freddo, fanno volgere al ro.3FO solferino la tinta gialla iniziale della soluzione rea.t tiva di Rosso metile; e, quanto all'alcalinità t.otale, calcolata in Na.20, essa deve mantenersi nei limiti da mgr. 1,5 a 2,5 per dm 2• Caratteri fisici. - IJe fiale per soluzioni di uso ipodermico, all'esame , fisico, debbono presentare perfetti caratteri di limpidezza, trasparenza e uniformità del vetro; possedere regolarità di as.petto, uguaglianza di spessore, dimensioni e capacità pre.'lcritte. ERame ohimico. - I saggi chimici più essenziali ai quali vanno sottoposte sono i segnenti : a) Ricerca dello zinco, del piombo, del bari,o - la sola pre.<senza dei quali è motivo di rifiuto della partita; come pure di notevole quantità di calce, per la facile alterazione che questa produce nEigli arseniati, fosfati, ca.codilati, ecc. b) Ricerca e determina.z iune dell'acidità e dell'akalini.td - impiegando il metodo di Sorensen per la misurazione dell'esponente idrogeno: col potenziomctro; oppure coi sistemi coloriroetrici, come, ad esempio, quello della comparazione con le tavole cromatiche di Clark, applicato da Mauri, o quello modificato da Baroni.
Si respingono le fiale che diano luogo ad una colorazione ,(rosso solferino » della soluzione rcattiva di Rosso metile, giacchi> a tale indice con·isponde nn valore pH di almeno 5 e, a questo, una cessione di 2 decimille.<;in•i di mgr. (gr. 2 · 10· 7) di BFl, per fiale da cc. 1, ossia 2,5 mille.c:;imi di mgr. (gr. 2,5 • 10"8 ) per dm 2 di superficie. Una tale acidità è reput:1ta nociva per alcuni prodotti per iniezioni ipodermiche e massimamente per le soluzioni di gelatina. ex.) Ar.-idità. -
/3) Alcalinità. - Sono da rifiutare le fiale che, alla solmdone reattiv(t di Bromutimol bleu, imprimono la colorazione io ,( azzurro deciso n, alla quale corrisponde un pR di almeno 7 ,6, pari alla cessione alcalina espressa in .NaOH - di 25 decindllesimi di mgr. (gr. 25 · 10 ·7 ) per fiale da C<'. 1, ossia 3 centesimi ili mgr. lgr. 3 · 10·6 ) per dm2 di superficie.
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Questo saggio può anche effettuarsi impiegando la soluzione reattiva di Rqsso fenolo ; e, tenendo come limite di tollerall7.a il valore pH di 7,4, accettare le fiale che imprimono al r eattivo una colorazione variante dal giallognolo all'arancio chiaro - <<beige rosé ,, dei Francesi- (pH da 6,6 a 7,4) e rifiutarle, invece, se tale colorazione è compresa fra le tinte dal rosa al rosso (pH da 7,6 a 8,2). L'IstitutO Chimico .Farrna.ceutico J\Ulit!U'e si attiene al limite di tolleranza. proposto da Baroni, in 20 decimillesimi di mgr. di NaOH per ftA>le da cc. l. " La presente Nota era già stata redatta, allorch è siamo venuti in « possesso della recentiss im~ ristampa del pregevole volnme di Clark (1), <<
dal quale abbiamo rilevato l'escltL~ione del Rosso metile e:ia dalla tavola
<< cromatica e
sia dalla tabella n. 11 degli indicatori e dalle alt re sue-
« cessive.
•
1
« In sua sostitw.ione, si consiglia di dare la preferenza a un indicatore
scelto fra quelli proposti da Cohen (1927) e, precisamente, al Bromocresol verde (Tetrabroruo-m. cresolsolfonftaleina) - pH da 3,8 a 5,4 << che offre tinte dal giallo all'azzurro. Questo indieatore È' dotato di « maggiore stabilità, ri.rm lta poco influenzato dalla temperatura., e pt>.r<< mette di superare talune difficoltà tecniche d 'impiego. « Ciò premesso, facciamo riserva di esaminare con prove pratiche i « vantaggi che possono risultare da siffatta sostituzione anche nel caso « speciale che ci interessa, e cio?- nei sa~gi per la ricerca e la determinazione « dell'acidità delle vetrerie ». <<
<<
B) ARTICOLI DI GOMMA ELASTICA ADOPERATI PER I SERVIZI DI SANITÀ.
Gli oggetti di gomma elastiea (çaoutchouc) adibiti per uso sanitario sono numerosissimi; fra quelli in dotazione alle Unità sanitarie del nostro Esercito, possono citarsi : b orse da ghiaccio e borse pe a<>.qua <·al è a; candelette ; cateteri per nomo e cateteri per navallo ; ciambelle; cinti erwari ; doppie-palle per insuffiazione j fascie di tessuto elastico j grembiali e guanti anti.x; guanti per chirurgia; pere e schizzett.i; sonde del FaucheT ; tappi ; tela gommata impermeabile ; tubi per usi di versi: drenaggio, emostasia, ipodcrmoclisi, irrigazione, nonch?- per conduttnre di gas, di liquidi vari, ecc., dei quali non è possibile, per le ragioni premesse, trattare det tagliatamente in questa breve comunicazione. Tela gommatct impe-rmeabile. -
l'articolo di più largo consumo presso l'Istituto Clùmico Farmaceutico :Militare, servendo, massimamente, per il rivestimento protettivo del u pacchetto da medicazione individuale » e, presso gli Stabilimenti sanitari, per la copertura. impermeabile di letti e tavoli chirurgici.
(1) W. MA!fflPillt.D OL.uur:. -
Ba.l.l.ltère, Ttnd&ll and Cox, 1P28, ~.
È
Tì\e Dekrmt"na«on oj Hvdrooen Jont1; m F.d., London. -
o•.
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.Al collaudo, occorre che essa. risponda. pienamente ai requisiti di appalto fissati per le forniture e, in specia.l modo, ai seguenti: risult~e costituita di un te>!Buto serrato e uguale di cotone « greggio purgato » composto da 40 fili di ordito e 36 di trama per cm 2, d~l peso di gr. 70-75 per ru 2 - uniformemente ricoperto, nelle due fa.ccie, da successivi sottilissimi strati contintù di caoutchouc, in modo da. garantire la perfetta impermeabilità all'acqua. La gommatura, nella proporzione di 100110 grammi per m 2, dev'essere fatta con una mescolanza contenente gomma pura, di prima qualità. - vulcanizzata a caldo e non a cloruro di zolfo, priva perciò di cloro - con l'assoluta assenza di fatturati e rigenerati. Sarà soltanto addizionata dello zolfo necessario e degli acceleranti per la vulcanizza.zione, nonchè del 22 %, al massimo, di cariche minerali inerti, con esclusione però di composti dannosi, a base di: antimonio, arsenico, cromo, manganese, piombo, rame. De"e resistere all'invecchiamento, senza subire alterazioni.
'
Esame fì.sico. - La tela gommata deve presentarsi di <olore giallognolo e conforme in tutto al campione-tipo; essere allestita in pezze intere alte m. 1,00, cosparse in tutta la loro superficie di talco, a.rrotolate su rulli di legno e protette da un rivestimento di carta robusta. Peso. - gr. 175-185 per m 2 • - Spesswe. - mm. 0,17-0,20. Inoltre, deve resistere ai saggi dell~~ impermea-bilità e deWinvecchia1nento a;rtifìciale. DetermiMzioni e saggi chimic-i.- Un m2 eli tela gommata deve risultare di gr. 70-75 di tessuto e gr. 100-110 di gommatura. J;e titolazion,j seguenti s'intendono riferite ad un m 2 di tela gommata, tipo 185/110. a) Umidità e sostanze volatili - ·al massimo, gr. 3 ; b) Talco pril:vere - non superiore a gr. 4 ; c) Oeyteri. - al ~assimo gr. 26, escluso il talco ; d) Estratto a.cetonìco - dev'essere, al massimo, di gr. 8 (resine, .zolfo libero, cere, oli gra-ssi e oli di resina) ; e) Sostanze BapMLifìcabili - una buona tela gommata deve contenerne non più eli gr. 1-1,5 (assenza di fatturati); f) G01nma elastica (caoutckwc) - la quantità di caoutchouc puro dev'essere non inferiore a gr. 75; g) Zolfo totale e zolfo libero - una buona tela gommata deve contenere al massimo gr. 3,50 di zolfo totale. La quantità. di zolfo libero non deve superare gr. 0,50; h) Oloro totale - è consentita la presensa soltanto di traccie di 6loro; se questo risulta in quantità eccessive, la tela gommata è da rifiutarsi (vuloa.nizzazione a freddo e fatturati bianchi); . i) Cessione ai solventi (8olfuro di carbonio; benzolo) - eseguita tenendo in macerazione nei detti solventi, a temperatura ambiente e per 10 giorni, la tela privata. del talco superficiale -- non deve superare gr. 10-11 % della gommatura stessa, vale a dire gr. 10-11 per m2 di tela;
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k) Resistenza all'acqua buUente e aUe ~toluzioni disinfettanti. - Vna.
buona tela gommata., lavata. con acqua bollente, non deve alterarsi; nè .subire moditicazioni, dopo 24 ore di macerazione in: soluzione di bicloruro ~i mercurio 1-2 %; soluzione di fenolo 5 %; alcool a 95°. Oi corre l'obbligo di rilevare che, dalla cordiale e proficua collabora~ione t'ra gli studi scientifici di laboratorio e quelli tecnici intesi a portare
Qpportune modifiche nei metodi di lavorazione, per i due ca.rupi da noi esaminati, le industrie nazionali hanno tratto utilissimo insegnamento pel loro progresso. Cosicchè, al p1·e~ente, tanto l'industria "etra.ria - con la produzione di pregiati vetri neutri, non inferiori a quelli fin qui forniti dalle più rinomate e antiche Ditte straniere -- quanto l'industria della gomma elastica, per la bontà degli a.rti<oli finiti e la perfezione dei generi fabbricati, hanno contribuito in larga misura all'emanc.ipazione del Paese dalle importazioni degli analoghi prodotti dall'estero.
*** Finalmente nei locali della Briti8h Dental Association, con largo (!Oncorso di specialisti odontoiatri, fu discusso il 5° tema: << Sullo stato {iella dentatUI·a in rappo; to all'attitudine fi:dca nei diversi servizi miti· tati >>. Relatore per l'Inghilterra fu il capitano odontoiatra S. H. Woods, (!be venne a.lle seguenti conclusioni : Le alterazioni dentarie possono produrre due effetti Ìiocivi alla salute : a) a causa della perdita della. potenza. mastica.tor.ia e conseguente riper~uss.ione sulla nutrizione dovuta alla mancanza. di alcuni denti. Benchè questa. possa. essere rimediata con un pronto apparecchio di protesi, la necessità di questi s~iali apparecchi presenta un problema. molto grave nelle forze armate, poichè -ogni marmaio, soldato o aviatore, è potenzialmente inefficient-e. Per ridurre al minimo queste difficoltà., ciasctm'arma ha norme speciali riguardo alla. dentatura per l'arruolamento, allo scopo principale di eliminare ogni recluta che non possegga. sufficiente numero di denti per la masticazione normale, cioè quelli che dovranno servirsi di apparecchi di protesi. b) a. causa. delle malattie dei tessuti dentali dovute a infezione, la. quale può produrre uno sepsi chitl8a o ape-rta o tutte e due. Gli effetti aulla. efficienza. fisica causati da. cambiamenti patologici nei tessuti dentali dovuti a. infezione, dipendono da 4 fattori: virulenza. dell'infezione; quantità dei prodotti assorbiti; durata. del processo e resistenza fisica. I rapporti di questi fattori possono essere espressi co~ la seguente formula : effetti aulla idoneità. fisica M
= virulenza. + quantità. toS$ica + durata del processo resistenza I sintomi secondari o costituzionali prodotti dalla sepsi dentale entrano in tre gruppi principali secondo le vie dell'infezione organica: a) condizioni dovute all'assorbimento dei prodotti tossici attraverso il sistema linfatico, èome nell'infezione dentale chiusa.. Queste condizioni sono di solito le lesioni più gravi e localizzat-e, come artrite infettiva, endocardite tossica, neurite tossica, ecc.; b) condizioni dovute a.ll'assorbimento dei prodotti tossici attraverso l'apparato digerente, come nell'infezione dentale aperta, della. quale la piorrea. alveolare è la manifestazione principale. I sintomi, a, parte le infezioni secondarie
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del detto apparato, in questo gruppo n on sono ordinariamente localizzati e cioè, debilitò. generale, reumatismo, anemia, ecc. ; c) condizioni dovute a. diffu!:lione diretta, a causa. dei rapporti anato· miei, cioè, malattie dell'antro, oreccruo, na.•m, gola. È de. notare che gli ufficiali pre:lomina.no nei casi di sepsi dentale chiusa, che produC'-e le lesioni organiche gravi, ed è per lo più conseguenza. della conservazione (spesso l'uso della. corona) di denti se!l7.a polpa. Il riconoscimento da parte degli odontoiatri m oderni dell'incerto risultato d ella cura dei denti infetti e i gravi sintomi che cosi frequentemente seguono tale cura, limiteranno in futuro il numero dei casi d'infezione chiuse.. n risultato del tratta.mento sistematico attnalmente usato a.i marinai, graduati ·e soldati dell'esercito e dell'aviazione dttrante il loro servizio dovrebbe rende.r e impossibile ogni ~rave danno causato dall'assorbimento dei prodotti tossici dei dent i o tess uti victni. Il relatore riporta infine numerosi casi, che si verificarono tra. gli arruolati prima che misure adeguate fossero prese per il trattamento odontoia.trico delle reclute.
Segui un'altra relazione del capitano odontoiatra M. Kla'!'k y Masca.ro, della sanità cubana. Alle 13 nella sala dell'antica Associazione << Of Apotheca.ries n ebbe luogo un sontuoso htnch, limitato a pochi delegati ufficiali, al termine del quale il generale medico A. Tobia brindò in inglese fra appianai alla prosperità dell'Associazione, attualmente composta di soli medici, ed alla secolare amicizia italo-britannica. n Lord Mayor della città di Londra volle, nella serata del 10 maggio, riunire nell'antico palazzo della Guildhall (1411) tutti i delegati e partecipanti al congresso, da prima in un ricevimento tenntosi nella Common Oouncil H all e poscia ad un pranzo di gala imbandito, con fasto ed eleganza., nella Gran Sala, ornata di numerose opere d' arte e di ricordi storici. n superbo e caratteristico cerimoniale che, in simile ambiente ha accompagnato ogni fase del ricevimento e del banchetto, gli sfarzosi abiti di gala, integralmente riprodotti dall'antico, lo squil.J.ar delle trombe argentee, hanno fatto rivivere nei presenti una delle più fastose scene medioevali cui sia dato oggi di assistere ; ed ancora una volta hanno provato quale sia l'attaccamento del popolo inglese alle sue vecchie tradizioni. Ai brindisi, dopo che ebbe parlato Lord Moyniham, presidente <'el Reale Collegio dei Chirurghi e chirurgo di fama mondiale, ed i Capi delle Delegazioni di Francia, e degli Stati Uniti d'America., il tenente generale medico U. Riva pronunciò le seguenti parole : Lords, 8i{l'lwri,
Ho a.tteso con desiderio questa magnifica occasione per portare, quale Capo della, rappresentanza della Sanità militare delle forze armate d'It.alia, il più fervido saluto agli illustri e gentili colleghi deUa Sanità milita.re inglelle ed a. tutti quelli delle altre Nazioni che sono convenuti al Conc;resso sin da.lle più lontane re.gioni del mondo. E poicbè il Congresso sta per chiudersi, io sento qui nel Gu.ildhall, cuore della vecchia Londra, anche il dovere di porgere i più vivi ringraziamenti alle autorità civili, e
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particolarnente a V. E. Lord Major, ed a quelle militari, che ci banno accolti fraternamente e resi largamente partecipi della tradizionale ospitalità inglese, rendendoci oltremodo piacevole il soggiorno in questa grande Metropoli, dove pulsa un potente fervore di vita e di civiltà. n Congresso, organizzato sapientemente dal Comitato e svoltosi in un'atmosfera di fraterna cordialità, ha. raggiunto, come era da pr.evedersi., ottimi risultati, ed ha dimostrato ancora. una volta quanto possa l'unione dei cuori e delle menti sulla via del progresso anche nel campo sanitario militare. Gli italiani, che vi sono convenuti con entusiasmo e numerosi, consci della importanza. degli argomenti in programma e della opportunità che i più gravi problemi della medicina e farmacia militare siano risolti con la colla.bòrazionè è Ml contributo di tutte le Nazioni civili, le cui finalità scientifiche non hanno confini, gli italiani,?dico, partono ora con un caro ricordo delle giornate londinesi trascorse e col desiderio che a ltri convegni del genere si rinnovino spesso, giacchè questi servono anche a. cementare, attraverso conoscenze personali, lo spirito di solidarietà del Corpo sanitario di tutte le Nazioni ed a tenere uniti i cuori attorno alla santa fiaccola della scienza e della carità. Un caro simbolo di questa vivida luce è cc la Signora dt.~lla lampada», Fiorenza Nightingale, la p ia sorella di tutti i sofferenti, la instancabile benefattrice e lenitrice di ogni dolore. Ed a. me pare di raffigurare la soave, dolcissima eroina italo-inglese, non più tra i miseri tuguri e fra i campi della Crimea, ma qui nella solenne silenziosa maestà di Wéstminster, china sull'ignoto milite della Patria, quasi in una mistica comunione di sacrificio e di amore. E nel rievocare questa purissima figura di donna, cbe ba il suo monumento in Waterloo Place, il mi,o pensiero si rivolge mesto e reverente alla memoria di tutti i medici caduti in guerra, eroi oscuri di un sublime ideale di umanità, di un sacro dovere di patria!
Lorà8, Signo-ri.t La Sanità militare italiana è lieta di esprimere, a mio mezzo, il suo vivo e sincero consenso alla gioia della Nazione britannica per la salute riacqnistata. dal suo amato Sovrano, ed in Suo nome io a.lzo il bicchiere e brindo alla prospet:ità. del grande popolo inglese, della Sua incomparabile Metr<Opoli, ed a quella dei Corpi Sanitari militari rappresentati al Oon· gress:o.
*** Una festa. più intima ma. non meno accetta. e gradita al nostro cuore di Italiani venne offerta alla Delegazione ed ai congressisti d'Italia dalla « Briti8h Italia-n. L8ll.f}ue »1 associazione costituita in massima parte da Inglesi, che, per essere vissuti od aver comunque conosciuta. l'Italia, la amano e vogliono tener vivi i rapport i di affettuosa cordialità fra i due popoli. Anima di questa Lega è Mrs. Gordon Watson, la quale, durante la guerra sul fronte italiano mantenne a sue spese un posto di ristoro ove a.ftluirono migliaia di feriti e malati.
Le accoglienze fatteci dall'intero comitato esecutivo con a eapo Sir John Barrane la sua gentile Signora, e da tutti i soci della Lega, nonchè
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dai rappresentanti delle colonie italiane, furono quanto mai cordiali e simpatiche e lasciarono nei congressisti ita.Uani il più gradito ricordo. Ai brindisi augurali per l'Italia e per i congressisti rispose il tenente generale medico Riva, vivamente compiacendosi per cosi spontanee e sincere manifesta~ioni di italianità, ricordando quanto esse tornino accette al Governo N azionale e ringraziando il Comitato ed i soci della simpatica e calda accoglienza ed ospitalità.
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Sabaw 11 maggia. - Alle 10 ebbe luogo la seduta plenaria di chiusura. In essa dopa elevata discus!'ione, alla quale paJ tecipò anche il Capo della Delegazione it~liana, furono votate ed approvate le conclusioni definitive proposte dai relatori per i 5 temi ufficiali, trattati n,elle precedenti sedute, che qui riproduciamo:
I
TEl'tfA. -
Sgcnnbet·o dei feriti e malati per via nerea e per via acq11ea.
1 o È desiderabile che di alcune navi da passeggeri e da carico sia esaminata la pianta prima della loro messa in opera. in cantiere, e ciò a llo scopo di poterlc utilizzare eventualmente come navi-ospedale durante la guerra. Le piante dovranno avere perciò l'approvazione, dal lato tecnico, della Direzione del servizio sanitario marittimo. zo La Direzione di sanità militare marittima. dovrà. esprimere il proprio parere fin dal t.empo di pace sul na.vig1io suscettibile d'essere tra.<>formato in nave ospedale durante la guerra. Stabilirà perciò con le autorità competenti i piani di trasformazione e ne preparerà la mobilitazione. 3° L 'ufficiale medico direttore della nave ospedale dovrà essere commissario governativo e comandante della. nave, tanto se essa. appartiene alla. R. Marina, quanto alla Marina mercantile. n. Comandante di Marina rimane responsabile della navigazione e del governo dell'equipaggio propriamente detto. 4° È opportuno che siano discusse e definite in una riunìone di delegati internazionali alcune questioni sull'organizzazione delle navi· ospedale, non ancora ben definite o non prese in esame nella convenzione dell'AJa. · 5° Le Nazioni rappresentate al Congresso favoriranno il maggiore sviluppo dell'aviazione sanitaria, in modo che questo eccellente mezzo di sgombero possa offrire, nel presente e nell'avvenire, tutti i vantaggi, che da esso si ha il diritt.o di pretendere.
II TEMA. -
F ebbri tropicali di breve durata.
1° Le malattie possono essere indeterminate, siano esse esempi tipici di infezioni ben note, o siano entità c1iniche a sè che aspettano ancora. la designazione completa. Nel primo gruppo sono compresi i casi leggieri o aborti>i di febbre tifoidea, paratifoidea e ondulante. La malaria si presenta spesso con una febbre bassa, continua, s.enza. paro ~sismi
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e con reperto parassitario nel sangue totalmente scarso da sfuggire all'osservazione. zo Un semplice a.cca.loramento può anche spiegare qualche attacco febbrile mal determinato, nei fanciulli, e dopo un esercizio faticoso nei ~limi caldi. La dengue e la febbre da pa.ppata.ci sono riconosciute come entità cliniche ben definite, ma a ragione della loro mancanza. di sintomi ~tteristici, spesso sono confuse con sindromi analoghe. Questo specialmente è il caso dell'influenza, che è molto diffusa nei tropici, ma di rado ~accompagnata da catarro nasale. Il reperto ematologico del dengue e della. febbre da. pappata.ci molte volte non è abbastanza. distinto da quello dell'influenza per distinguere que-ste malattie con certezza. Recentemente la. spirocha.etosia, come causa di febbre di poca durata., ha richiamato l'attenzione degli studiosi. Come gruppo le leptospire hanno diverse varietà~
· le quali, benchè non distinguibili morfologicamente, tuttavia sono capaci di dare sintomi clinici, che variano da uno a due giorni di piressia, accompagnata da inizione congiuntivale e tracce d 'albumina nell'urina, fino ad un'itterizia. tossiemica grave. n morbo di Weil probabilmente è stato riportato qualche volta. come dengue. Le forme ph\ gravi di dengue e di febbre'da. pappata.ci dovrebbero tuttavia essere distinte dalla spirochaetosis per mezzo del rispettivo reperto ematologico. Il morbo di Weil, a sua volta, può di solito essere distinto dalla febbre gialla per la quantità relativa d'albumina nell'urina. Se l'urina con l'ebolJizione dà un forte precipitato di albumina, la diagnosi è febbre gialla; se invece si riscontrano solamente tracce d'albumina, allora è morbo di Weil. I tentativi fatti per distinguere e descrivere le febbri indeterminate di breve durata., non sono riusciti, e la. confusione è aumentata, per l'abitudine, che esiste in qualche posto, di dare alle varie forme, anche quando la diagnosi è sconosciuta, un nome definito, a. scopo di pubblicazione nella statistica ospeda.liera.. Se un caso, malgrado tutte le rice.rche possibili, rimane una. cc febbre di origine sconosciuta », esso deve essere lasciato ~ome tale nella cartella clinica e nella statistica. sanitaria.
m TEMA. -
Ferite dei vtUi sanguigni e loro esiti.
l o La gravità immediata delle ferite vasco lari è considerevole e la
mortalità è più elevata nelle ferite da proiettili di guerra di quella dei tra.umatismi in tempo di pace. zo Le ferite vascola.ri richiedono un trattamento immediato, capace d'essere eseguito anche al momento stesso in cui il ferito è stato colpito. n laccio emostatico, malgrado i suoi svantaggi, costituisce la risorsa di necessità. S'impone lo studio di un mezzo d'emostasia. efficace e non dannoso. 3o 11 trattamento chirurgico è complesso. La natura della. lesioni, l'associazione delle ferite concomitanti richiedono il più delle volte la legatura. È necessario scegliere vie d 'accesso larghe e tecnica. adatta, allo scopo di permettere il migliore ristabilimento della circolazione e la migliore restau.razione funzionale. 4° La prognos~ lontana è riservata e dipende dagli esiti tardivi: a) insufficienza di circolazione con le sue manifestazioni diverse, disturbi trofìci, funzionali, vaso-motori ;
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b) aneurismi colle loro diverse varietà.
5° La. prognosi può essere migliorata col trattamento delle suooes· sioni morbose : a) quella dei disturbi funzionali resta ancora allo studio ; b) quella degli aneurismi è di solito la resezione di una. parte del sacco seguita dalle legature necessarie. 6 ° Le operazioni ricostruttive, come la. sutura vascolare, sono rara· mente applicabili nella chirurgia militare. 7° I diversi esiti devono essere valutati con gran cura per stabilire il grado d'invalidità d-egli individui presentanti ferite dei vasi. IV T EMA. -
Analisi chi?nica e fisica degli oggetti di vetro e di caoutchouc impiegati nel servizio sanitario tnilitare.
l o L 'uso pratico delle cognizioni scientifiche riguardanti il vetro
cominciano gradatamente ad attirare tutta l'attenzione che meritano. 2° Si richiedono pro ve semplici e tali da poter essere .facilmente esegnite nelle comuni farmacie. Le prove più a.datte a tale scopo sono la prova del cloridrato di narcotina e quella di Turner. 3° Il vetro del materiale di laboratorio e quello dei termometri dovrà. essere esente da piombo, quello delle ampolle contenenti sostanze medicamentose dovrà essere esente da piombo ed avere un ph. da 5 a 8.2. 4° La scala. dei termometri clinici dovrà. essere graduata secondo il sistema « Celsius » ed avere una graduazione da 34° a 42o, divisa in decimi di grado. Soltanto i termometri muniti di un contrassegno di controllo ufficiale potranno essere ritenuti come sufficientemente esatti. 5° La. prova degli articoli di ca1utchouc deve sopratutto tener conto della res-istenza alla tensione e della compoaizione chimica. Per l'esame della resistenza alla tensione si raccomanda l'impiiego del dinamometro di &hopper e per quella della composizione chimica lo <c Standard Methods of the America.n Chemical Society ». Tutti gli oggetti in ca.outchouc rosso dovranno essere privi di arsenico e di piombo. V TE?I1A. -
Lo stato della dentatura e l'attit1tdine fisica ai differenti servizi
militari. 1° Considerato che sono generalmente riconosciute le relazioni esistenti tra lo stato della dentatura e l'attitudine fisica al servizio militare, è desiderabile che sia richiesto come condizione di ammissione presso le unità. combattenti un tipo fisso di dentatura. ·« sta.ndard n, in rapporto alla capacità. mo.stica.toria., e che siano attuati dei provvedimenti per mantenere tutto il valore dovuto a questo tipo di dentatura.. 2° Si raccomanda inoltre nei paesi, a servizio milit.a.re obbligatorio, che sia utilizzato il periodo di tempo trascorso sotto le a ·mi, per inten ificare l'opera di educazione popolare di profila.<.JSi in materia. d'igiene dentaria. Fu ancora approvato il seguente ordine del giorno: Il V Congre.qso internazionale di medicina e farmacia milita~e, con· siderata. tutta. l'importanza che i lavori della Commissione di Stand.ardiz-
V CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA E J'A.RMACIA MILITARE
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zazione hanno per la Medicina militare e tutto l'interesse che la Commissione pone a continuare tali lavori cui dedica tutta la sua opera fattiva; Considerato che queste riunioni biennali costituiscono l'unica rappresentanza internazionale della Medicina militare dei vari pae.si ; Emette il voto che il Comitato permanente dei Congressi internazionali di medicina e farmacia militare .sia rappresentato dal proprio Segretario generale nella Commissione di standardizzazione. Si stabili inoltre di modificare la denominazionedei successivi Congressi semplicemente in « Cçngresso ~ternazi<;>nale di ~edicina Militare >>, intendendosi che tale dicitura abbr~ci e comprendat tutte le branche del servizio sanitario militare. · Infine fu acclamata Budapest, quale sede del VI Congresso da tenersi nel 1931, e furono proposti i Eeguenti temi ufficiali che in esso dovranno essere trattati : lO Re<'lutamento, formazione e pe1 fezionamento dei medici e dei farmacisti militari. (Relatoxi: Unghel ia-Iugoslavia). 2° Psiconevxosi di guerra. Gli effet ti immediati e lontani della guerra sul sistema. nervoso èei combattenti e non combattenti. (Belatori: Ungheria-Stati Uniti d 'America). 3° I mezzi di emostasi sul campo di battaglia. Unificazione del materiale di primo soccmso e delle modalità di applicazion,e di esso. (Rela.tori: Ungheria-Italia). 40 Preparazione e conservazione delle ampolle medicamentose in uso nei servizi sanitari milita.Ii di terra e di mare. (Relatori: UngheriaRumenia.). 5o Gli esiti dei tra.umatismi di guerra dei denti e del mascellaie inferiore: loro trattamento. (Belatoti: Ungheria-Polonia). Al termine di questa sommaria relazione il Giornale di medicina militare non può a meno di rilevare la sapiente organizzazione e magnifica riuscita del Congresso, che, per numero di aderenti; per importanza di relazioni e di comunicazioni, per l'interessante mostra sanitaria., ha raggìunto un successo uguale, se non superiore, a quello delle precedenti riunioni internazionali. Con legittima soddisfazione è da ricordare infine la particolare accoglienza e le squisite gentilezze usate ai congressisti italiani, a. prescindere anche dai ricevimenti ufficiali, e lo schietto cameratismo con il quale la nostra Delegazione fu ovunque accolta. A questa simpatica affermazione del Corpo lanitario militare italiano il Giornale di medicina militat·e è lieto di aver portato ancora una volta. il suo tenue contributo col modesto omaggio alla grande eroina di Crimea., « lampada. fiorentina cbe ci appartiene n, cosi viva e presente tuttora nel cuore di tutti gli inglesi da essere riprodotta nel diplomaricordo del gran banchetto al Guildhall e da meritare ogni mese, nel giorno anniversario della. morte, innanzi al suo monumento, che sorge nella piazza Waterloo, un tributo di fiori, un pellegrinaggio di riconoscenza ed un plebiscito di affetto e di venerazione.
MEMORIE
ORIGINALI
OSPEDALE MILITARE PRINCIPALE DI ROMA Direttore : colonnello medico L . ?liA.zzETTr II
REPAll'l'O
Hli: DIO! N.\
Dfl VllOR~ TfRIPf.UJI[O Oflll "PlliiMBI!I, [Oif ABJIIIliii[O per il dott. Guido Lapponf, tenente colonuello medico, ca.po reparto
PRIMA COMUNICAZIONE Per incarico avuto dalla Direzione generale della Sanità. militare, ho esperimentato nell'estate e nell'autunno dell'anno 1928 un preparato che, derivato sintetico della Chinolina., è ritenuto un buon rimedio antimalarico. Voglio pa.rla.re della Pla.smochina, la. cui azione antimalarica. è confortata. dai discreti successi avuti nel periodo di prova sopra indicato su ben 60 ammalati sottoposti a tale trattamento terapeutico, per quanto tali benefici effetti del farmaco abbiano bisogrio ancora di ulteriori studi in condizioni forse un po' diverse di quelli che furono fatti nell'anno corrente. n Ghera.rdt distillando con pot,asRa. fusa la chinina, ottenne una baseche fu poi denominata da Wohler <<Chinolina n. Bofmann la trovò in seguito nel ca.rbon fossile; ma mista ad un suo isomero solido. In seguito si preparò per sintesi da varie sostanze ed il Gherardt stesso la ottenne fondendo con potassa il metil chinolo ed i suoi derivati bromura.~i. È essa un liquido incolore molto rifrangente, di odore speciale, poco solubile in H 2 O di peso specifico l. 1081 a O gradi, e che bolle a 236o. Korner per primo ammise che la. piridina. e la chinolina si "possono considerare come benzene la prima., e nafta.lina la. seconda., nella quale un gruppo C H è sostituito da un atomo di azoto. La chinolina., pertanto, ha. per carattere precipuo una base terziaria (azoto senza. idrogeno) e si unisce con gli acidi per formare dei sali. La. chinolina oggi per i suoi derivati costituisce un capitolo importantissimo della. cbinlica. organica., tanto pi1'1. che alla chinolina si collega la queRtione della costituzione di numerosi alcaloidi U<'\turali e sopra.tutto della chinina. Oggi essa si prepara purissima, per sintesi e, fra le tante sintesi, la più usata è quella di Skraub, che scalda. l'anilina con glicerina,. acido solforico e nitrobenzene. n numero degli isomeri della chinolina è grandissimo, e grandissimo il numero dei derivati. Vari tentativi furono fatti per la prepara~ione artificiale della chinina. dai derivati della chinolina., ma questa preparazione sinora appar-
DEL VALORE TERAPEUTICO DELLA PLASMOCHL."<A. CO~ ANTIMA.LA.lUCO
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tiene al campo delle speranze. Uno dei derivati della. chinolina ottenuto da Schulemann, Schonhofer col Vingler fu appunto la plasmochina, che chimicamente si definisce un alchilammino - 6 - ossimetil chinolina., che ba azione più o meno benefica sulla malaria, con proprietà terapeutiche del tutto particolari e che deve essere considerato non im surrogato della chinina, ma un medicamento sintet.ico, atto a combattere le varie forme di malaria. Come si è accennato, sessanta. furono 1 casi di malaria curati nel reparto specializ~to dell'oApedale principale di Roma. Dividiamo per specie d'infezione i malati delle varie forme, terzana benigna, quartana, estivo autunnale. · I GRUPPO. - Malati affetti da infezione terzana benigna., microscopicamente accertata. n. 24. Di essi due soli recidivi malarici; gli altri erano tutti colpiti da infezione primitiva. La maggior parte dei malati contrasse l'infezione a Nettuno, Poligono di Tiro. Per la cura fu eseguita la. istruzione annessa al preparato che prescrive nelle forme di terzana benigna la somministrazione di gr. 0,06 di plasmochina pro die (tre compresse al giorno). Dopo un primo periodo di sette giorni di cura continuata, il medicinale si somministrò Raltua.riamente per tre giorni intervallati a 4 giorni di pausa, per cinque settimane. I risultati ot.tenuti con la sommin istr~~zione della plasmochina nelle forme di terza.na benigna furono eccellenti. I malati beneficiarono tutti del trattamento terapeutico, ad eccezione di due per j quali si dovette sospend~re la cura. Uno di essi al 40> giorno, fu sorpreso da dolori viscerali con fatti di colite. Si persistette per altri 3 giorni nella somministrazione della plasmochina. Dopo i 4 giorni d 'intervallo prescritti, si somministrò ancora per 3 giorni il farmaco; i disturbi colici, che si erano attenuati, ricomparvero imponenti, tanto che si ritenne opport.uno sospendere la somministrazione del preparato, ritornando al vecchio antimalarico, il chinino. Le turbe intestinali scompàrvero dopo due o tre giorni, e non si ripeterono più. Un seconùo caso anche esso con reperto positivo microscopico; sopportò per 22 giorni, la somministrazione del preparato. Negli ultimi• due o tre giorni il paziente cominciò ad accusare disturbi intestina~ che, essendosi accentuati, consigliarono la sospensione della ,s omministrazione
del farmaco. Ripresa la cura chininica, i fatti colici diminuirono, la lingua che prima era intensamente paniosa si deterse; la temperatura che si era alquanto elevata al di sopra del normale con un andamento che poteva far ;pensare anche a febbri intestinali ridiscese al disotto di 37°. Continuata la cura cbininica, l'ammalato in 12 giorni rimontò nelle condizioni generali di nutrizione: la milza che debordava di l dito dall'arcata. cost.ale rientrò quasi nei limiti. .In tutti gli infermi, che si beneficiarono delle somministrazioni della plasmoch.ina, la diminuizione d~i globuli rotH;i, che si verilicò in ma-
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niera. molto limitata. a.l principio della. malattia, rapidamente scomparve, come pure regredi rapidamente il tumore di nùlza.. 2o G-RUPPO. - I casi di qruu-taM che ai ebbero in cura furono solamente 41 di cui 3 primitivi ed uno recidivo. Tut.ti i 4 pazienti beneficiarono della cura della plasmochina semplice, senza che in essi si avessero disturbi apprezzabili a carico del circolo : il tumore di milza regredl in maniera soddisfacente ; il numero degli eritrociti ed il tasso emoglobinico aumentarono abbastanza sollecitamente. 3o GRUPPO. - I casi di malaria terzana. maligna, dati dal Pla.smodium estivo-autunnale o preco.c, furono ph'l numerosi (32), di cui solo 4 recidivi! gli altri 28 erano forme primitive. Di essi 32 casi, 10 casi non beneficiarono della cura, ed uno non si potette seguire perchè inviato in congedo dopo pochi giorni dall'inizio del trattamento, poichè era. in condizioni generali buone e domandò inRistent.emente di seguire le sorti della clasRe che veniva messa. in libertà. Risulta. però che negli ultimi giorni della sua degenza. ospeda.liera, non ha mai avuto accessi febbrili. Dei 10 calri, in cui non si ebbero benefici effetti dalle somministra.zioni del farmaco, un l 0 caso, dopo un mese e mezzo circa dall'inizio della cura, quando cioè si era. compiuto il ciclo prescritto dalle norme anneRse al medicamento, ebbe qualche accesso febbrile: l'esame del sangue rilevò la presenza. di anelli di terza.na maligna.; mentre nota.Yasi un notevole persietente decadimento delle forze. Il ripetersi degli accessi febbrili consigliò il curante ad iniziare la cura chininica.; subito dopo lo stato di depressione, in cui si trovava il ntalato, e gU aecessi febbrili scomparvero, mentre le condizioni generali del paziente snbito rimontarono, tantochè dopo pochi giorni potè essert> trasferito al Convalescenziario di Perugia.. Negli ultimi giorni di degenza
nel nostro reparto e dòpo la cura cbininica. Inigliorò la. sangnifìcazione: l'esame ematologico dette un maggior numero di globuli rossi e aumento della emoglobina del sangue. Per altri due casi, per quanto le condizioni . degli ammalati migliora:Jsero dopo poehi giorni dall'inizio della cnra con la Plasmochina composta. e si ave8se una. regresR.ione nella. grandezza della. milza, si dovette sospendere dopo circa un mese la somministrazione del preparato, per i forti disturbi intestinali sopraggiunti, per l'astenia generale in cui erano in preda i malati, che presentavano intensa cianosi delle labbra, e qualche disturbo nella ritmia del cuore. Iniziata la cura del chinino i disturbi cessarono. In altri 3 casi, dopo 20 giorni dall'inizio della. cura plasmochinica, essendo intervenuti nuovi accessi febbrili, si praticò un ulteriore esame del sangue, che dimostrò la presenza in circolo di numerosi anelli di ter· z::ma maligna. In seguito a questo esame e per le decadute condizioni generali dei soggetti, complicate a forte oligoemia, si sospese la cura pl.asmochiuica, sostituendola con la chininica. I malati rapidamente migliorarono.
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c·o\m AN'I'J.\IALAIUt 'O
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Negli ultimi 3 c:~si che non risentirono gio,·amento del prepn.mto in questione dopo parecchi giorni della cura, in genere da lO a 15, si ebbero nuovi accessi febbrili imponenti ; la temperatura si elev() di colpo ai 40o circa, con grave stato di collasso, tanto che, per combattere la forte depressione dell'organismo, si dovette ricouere a pront-e iniezioni eccitanti e alla somministrazione di chinino per iniezjoni e in un caso anche per via endovenosa, onde cercare di vincere la violenza del male. che poteva mettere in serio pericolo la vita. degli infermi. l/esame del sangue dette preRenza eli forme a.~e:;suate di pln.ynwilium
precox. Gli alt.r i 21 individui colpiti da. forme di terzana. maligna, beneficiarono della somministrazione della pla.smochina. composta (compt·esse di 0,02 di pla.smochina con 0,25 di solfato chinino). Nor. si. ebbero recidive febbrili ecl in questi sog;get;ti le c:ondizioni generali rapidamente rimontarono cosi da poter essere sicmi di una. stabile e duratura guarigione. Non si ebbero mai disturbi dell 'apparato rena.le negli individui sottoposti alla. cura plasmochinica: non si ritenne di eseguire e~a.mi sierodiagnostici nei casi in cui la febbre, a tipo continuo, era accompagnata da. disturbi dell'a.pparato digerente, inquantocllò tali distmbi cessavano e scompari>ano con la sospensione del trattamento t.era.pcutico, e ricomparivano quando esso si riprendeva; segno evirlente che tali disturbi erano prodotti dall'azione del farmaco e non da specia,li condizioni dell'ambiente. Per le ricerche fatte si possono mpicbrnente ri.'tssumere i risultati ottenuti nell'esperimento pratieato. Nelle forme di terzana. benigna e nelle forme dovute ad infezione da plasmodimn mala·rie (quartana) la plai>mochina. è di massima, capace di aggredire le forme di sviluppo del parassita. I pochi insuccessi si debbono a speciali condizioni individua.li, in soggett.i che avevano probabilmente il sistema digerente alterato per precedenti malattie intestinali e per i qua.li il farma.eo rappresenta.va indubbiamente, se non un irritante, un disturbatore delle funzioni intestinali: è da notare che si è avuto sempre cura. di somministrare, come suggerisce il Memmi, il farmaco dopo i pasti per evitare gli inconvenienti che si hanno introducendolo a stomaco vuoto. Per quanto riflette la malaria estivo-a.ut.unna.le, h• Plasmochina. (quella composta) agisce in maniera òel tutto part.icola.re. Come sopra. si è accennato, dopo qualche tempo dall'inizio della. cura, ripetuti gli esami per l 'insorgere di nuovi accessi febbrili, si sono trova.t.e per~istenti le forme asessuate; mai, o raramente le forme sessua.te. Di modo che è da ritenere indubbio che la. Pl.asmochina. agisce sui gameti e non sugli anelli che sono invec.e attaccati dai sali di chinino. Forse i sali di chinino contenuti nella. Plasmochina composta, non sono in quantità ::mfficiente a distruggere le forme asessuate. Come si è detto, la sornminist razione della Plasmochina semplice o composta. ha, oltre i disturbi intestinali sopra accenm~ti, prodotto disturbi del circolo (cianosi, colh.t.sso, stati profondi di astenia, el'C.): i gravi stati di collasso che si verificarono in alcuni dei casi sottoposti alla nostra osservazione furono certamente dovuti a disordini degli stimoli del cuore: tali distmbi scomparvero rapidamente, una volta som8 -
GioTnale di medicina militclT6.
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NOTE DI H:IE:>E Plt.\ Tit"i\
ministra.ti, a dosi ma~>sive. sali di chinino, onde è da ritenere che sia la PJ..a.smochina la provoc.ttrice di tali di-;ordini della funzione cardiaca. mentre la quantità di chinino ellistente nella composizione del farmaco f- insufficiente a compensarne l'effetto; contemporaneamente alla scomparsa rlei disturbi che si ottiene con la. sommini<>trar.ione di sali di chinino. a dose m assive, il tono generale dell'organismo, il valore globulare del sangue, il tasso emoglobino prontament~ risorgono.
La cianosi è in rapporto ai detti disordini cardiaci; non assurse mai, nei c.asi da noi studiati, a grado imponente all'infuori dei cinque ca~i cit~t.i m colpiti da forme estivo-autunnali, nei quali è. però, da notare che grande era il decadimento dell'organismo, fin dal primo ingresso al reparto. Il decadimento, si associava sempre a grave stato di astenia generale, e non risentiva beneficio dalla somministrazione della Plasmochina composta. A questo proposito, non mi sembra fuor di luogo azzardare un'ipotesi, che dovrebbe però essere controllata con ulteriori ricerche chimiche e di gabinetto, che cioè i derivati dal catrame e con essi la. Plasmochina negli individui molto defedati, a scarso valore globulare, quali sono in genere i colpiti dal parassita. dell'estivo-autunnale, possano avere azione deleteria, cosi da mettere in evidenza altre tare individuali, specie del sistema endocriuico, azione deleteria che potrebbe non essere insufficient~mente compensata. dal valore tonico del chinino ad essa associato. Questa riserva non ci permette di dare al momento un giudizio definitivo sulla Plasmocbina. semplice o composta, quale specifico assoluto contro le infezioni malariche di qualsiasi genere. Onde è che, allo stato attuale, mi sembra opportuno ripetere quello " che già si era affermato in principio di questa relazione, doversi cioi' la Plasmochina considerare non come un surrogato dei sali di chinino, ma come un medicamento a si.>, atto a combattere alcune forme di malaria, e prin<'ipalmente le forme lievi (terzana e qua.rta.na).
NOTE DI IGIENE PRATICA
m~DiftiMEIIU Dfllf ~OnutlE lliMEftTIRI EMODI DI ~V[URU per il dott. Francesco Plvettl, maggiore medico
Assai numerosi Rono i microrganismi che in diverso modo possono inquinare le sostanze a.Umentari, ma sostanziaJmente diversa può essere da.l punto di vista clinico e igienico la loro importanza. Si· può tuttavia distinguere un inquinamento involo?tt.ario, determinato dalla presenza accidentale di germi patogeni, ed uno volontario, proYocato da germi saprofiti non p atogeni, i quali vengono ad arte mesco1 ati ad una data sostanza alimentare allo scopo di modifi<>arne la sua in-
~OTF.
DI JGLJI::NE PHATll'A
tima costituzione e renderla. altre:;ì più saporita e pitt assimilabile, come si verifica per le salsicce, per certi formaggi, ecc. Nel primo caso i germi patogeni che capitano sugli alimenti, trovando un substrato favorevole, mentre da una parte si moltiplicano, d a.ll'altra si diffondono per mezzo dello, sosta.nza alimenta.re stessa, provocando in tal guisa per contagio diretto o indiretto una malattia infettiva. Cosi il latte delle vacche tubercolotiche, specie se con localizzazioni alle mammelle, può trasmettere l'iniezione alle persone che ne fanno uso; le ostriche allevate in acqua inquinata dal bacillo di Eberth o le verdme crude coltivate in terreni concimati ed i~naffiati con acque cloacali possono determinare un'iniezione tifoidea nelle persone che le ingeriscono; il pane inquinato di bacilli difterici può rappresentare il veicolo di un focolaio di difterite anche a distanza, ecc. Nla oltre a questo modo che si chiama diretto, i germi possono anche agire indirettamente per mezzo dei loro prodotti tossici, trasformando l'alimento su cui capitano in una sostanza tossica, e determinando così una intossicazione alimenta?·e. P~r svelare i
microrganismi esistenti in un alimento che ha provocato l' infezione, si adoperano metodi d 'ind agine che sono propri ad ogni singolo gruppo di microrganismi. Cosi, stando agli esempi citati, il latte d(~ Ua vacca sospetta tubercolare si inoculerà sotto la cute di una cavia, nella qua.Ie alla necroscopia, pra.ticata dopo un tempo che va dai giorni 15 ai 40, si troverà la formazione del tubercolo caratt.eristico al ptinto di inocuHizione, ed i segni della tubercolosi generalizzata negli orga.ni interni. ll latte può anche seminarsi in un terreno speciaJe prepa.rato a base di tuorli d 'uova, brodo di carne, alcool e soluzione alcoolica di violetto di genziana all'l % (mezzo di Petro:ti), e si attenderà. lo svilUJ)PO delle colonie, che si mostrano dopo un periodo di 8-15 giorni di permanenza in termostato. P er isolare il b:willo di Eberth dalle verdure o dalle ostriche sospette, si seminerà.· l'acqua o l'alimento stesso nei vari terreni speciali (Endo, Drigalski e Conradi, alla caffeina, all'acido fenico di Parietti, all'aceta.to di piombo di Orlowski, ecc.), cbe permettono tutti di differenzia.rli dagli altri germi del gruppo (baater·ittnt coli comm.une, paratifici). Per la ricerca del bacillo della difterite nel pane o eventualmente su altre sostanze alimentari si adopererà. il terreno di Pergola, al telluri to di potassio, che è un ottimo terreno speciale per differenziare questo microrganismo dai simildifterici. · / INFEZIONI DI ORIGINE ALIMENTARE. -
Intendo qui riferirmi solo a,lle cosl dette intossicazioni microbiche, tralasciando quelle dovute a veleru ani· mali o vegetali, le quali - pur potendosi manifestare con sintomi simili alle prime ne presentano però altri clinici caratteristici ed inerenti alle diverse varietà di veleno introdotto. Nei casi di intossieazioni a.limentari microbiche occorrerà. anzitutto tener conto dei sintomi clinici che l'ammalato presenta, e che da soli possono orienta.1·e verso la conferma, e la esclusione della presunta diagnosi. Sarà necessario inoltre procedere ad una rapida e minuziosa inchie:sta ed al prelevamento di nn cam'[)ione della. sostanza da esamjnare. lNTOSSICAZIONI ALIMENTARI. -
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NOTE Dl ! C:U J:!"E PH A Tlt'A
IJ•int ossicazione aliment-are può produrre nell'ammalato turbe gastroenteriche, carat.teri1.zate da vomiti, diarrea sotto forma di scariche coleriformi, ipo od ipertemia; oppure dist1t1·bi nervosi sotto forma di paralisi. .La forma gastro enterica può essere determinata dalle ptomaine, che sono gli a.lcaloidi della putTefazione, o può anche essere invece l'espressione di una vera e propria infezione, che si produ ce per lo sviluppo nell'orga,oismo del germe in causa, senza che l'alimento sia ùa esso alterato (bacillo piocianeo, proteo, e :wpratutto bacillo paratifico B). Le sostanze contenenti ptomaine emanano un ca.r atteristico ed evidente odore di putrcfazione, da non confondersi con quello emanato dalla selvaggina stagionata, odore elle si deve ad una modificazione della flora cadaverica, che varia con l'alimentazione dell'animale, e cbe produce sostanze aromatiche senza tossicità. Per la ricerca dei germi della putrefazione occorrerà prat.icare il loro isolamento mercè il metodo Libori.us- Y eillon, seminando profondamente in agar glucosato all'1,50 % e inoculando contempora neamente un animale, in cui, nel caso posit ivo, non tarderà a manifestarsi nel punto d 'inoculazione una gangrena , cbe potr:t anehe produrne la morte. Si avranno eosì elementi precisi per potere determinare la natura della speciale infezione dell 'alimento sospetto. Occorrendo, si potrebbe anche ricorrere alla ricerca chimica delle ptoma.ine contenute nell'alimento. Qualora invece la. sostanza alimentare non emani alcun odore e quindi apparentemente non presenti alcuna alterazione, si impone la ricerca del para B., il quale - come È' noto - provoca un'infezione simile a quella determinata dal bacillo di Ebertb, dalla quale si differisce per il decorso più mite e per i sintomi intestinali più imponenti. Per isolare il para B si praticherà anzitutto l 'esame microscopico diretto dell'alimento inficiato, e poseia si faranno semine sui terreni di coltma comuni e su quelli diagnostici o d 'elezione, che rispondono ai tcerreni usati per la ricerca ùel bacillo tifieo. Allo stesso fine si praticherà la inocula zione agli animali recettivi. Con questo esame si potranno anche isolare il proteo ed il piocianeo,
però raramente, mentre nella maggioranza dei ~asi potra.nno trovarsi le due varietà del para. B, e cioè il b. enteri d is di Ga1incr ed il b. aert1-ycki. La forma nervosa delle intossicazioni alimentari è do\uta alla tossina del b. botu.linus, tossina resistente all'azione del ~;urt·o gastrico, elle si propaga per via nervosa, e che produce paralisi per la distruzione delle cellule nervose. La sostanza inquinata da bot11Jisrno (conserva di carne, pasticcio, conserva di legumi o di frutta) emana un caratteristico odore di acido butirrico (burro rancido). Il b. bot11li1ws è strettamente a.naerobio; è quindi n eces~'>aria la sua ricerca con il metodo Liborius-Veillon, già ricordato, od ancbe con altri speciali (organi p:arencbimatosi). Se la coltura in questo caso d à risultati negativi, s'impone l'inoculazione sotto cute ad una cavia o ad un topolino, i quali presenteranno ben presto paralisi multiple, specie dei nmscoli addominali e di q 11elli del collo, ed il più delle volte con rapido esito letale. Alla necroscopia di questi animali, riesce difficile trovare negli organi interni il b. botulimts, percbè esso in un primo tempo rima,ne localizzato nel punto d'inoculazione, ed in seguito provoca i dist.urbi nervosi
per mezzo della tossina, cbe rapidamente elabora. La tossina botulinic·a agirebbe perciò alla stt>ssa stregua di qut>lla difterica e tetani<·tL ALIMENTI TR.ASFOR~IATT D.A GEHMI SAPROFITI CHE VI SI UNISCONO
Sono molti~;simi : i più comunemente d.ift'usi sono rappresen· tat.i dalh~ ferm entazione del luppolo e dell 'orzo, prodotta dalla. presenza di un blastomicete, il scwchanYmyrf's cere'tiisiae e che dà come prodotto finale la birra; l'aceto, dovuto alla fermentazione acetica del vino, prodotta da uno schizomiceta il micoderma ncl'ti; i formaggi, prodotti dalla. fermentazione spontanea del latte per l'azione di due variet.à prinripali di germi: il b. acid·i lactici e lo streptococcus acidi lactici, e che subiscono in seguito una maturazione con emanazione di odori, dovul.ì ad altri germi nel caso dei formaggi comuni, o ad ifomiceLi, appositamente mescolati al quaglio o presame, nel caso del form aggio di Roqul'fort o del Gorgonzola . Il latte inacidito, da. parecchi se<·oli usato empiricamente, è reso facilmente digeribile dalla ecces~;iva quantità. di acido latti('o, che esso contiene. Questo eccesso di acido lattico impedisce lo sviluppo dei germi della putrefazione, ed è perciò che il latte inaddito ogl!idi si adopera, oltre che come alimento, ancbe a. scopo terapeutico come disinfettante intestinale, nel corso di alcune diarree. La flora microbica di questo latte varia secondo le regioni in cui si adopera. Si conoscono il ko11m:ys preparato con latte di giumenta inacidito (R-ussia meridionale), il gioddu (SaJ·degua ), illebcnraib (Egitto), il jou.ghourt (Bulgaria), ecc. La costanza della flora, perchè si ottengano risultati sempre uguali, viene assicurata con mezzi elementari nelle popolazioni che consumano detti latti; cosl per es. il gi.{)ddu viene prepa.rato ùalle laboriose massaie della Sardegna facendo inacidire il latte in scodelle di leg-no, che svuotano <li volta in volta, ma ch-e si guardano bene dal lavare. In generale l'inacidamento del latte può dirsi che sia dovuto o ad una varietà di streptococco, o ad un bacillo grampositivo, immobile, asporigeno, aerobio e produttore di acido lattico a spese del lattosio. Questo bacillo presenta tipi diversi secondo le diverse qualità di latte, e per cui prende ancbe nomi diversi: b. bulgar·i cus, cat1casicus, a.cidi lacti<-·i, delbruki , caoSei, granul~rU'm, nazum, kèpll:l/r, ecc. L'acidificazione può anche talvolta a.vvenire sotto l'influenza di speciali saccaromiceti. La trasforma.zione del latte per mezzo di tali germi <·onsiste nella peptonizzazione delle sostanze azotate contenute nel latte (caseina) e nella produzione dell 'acido latti co. Secondo cbe l'azione dei fermenti si prolunga per due o tre giorni, si ba un grado minore o maggiore di acidificazione. I germi contenuti nel latte inacidito vengono isolati seguendo la tecnica generale della batteriologia, che porta al! 'identificazione. AD ARTE. -
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RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO SANITARIO MILITARE Cenni sull'organizzazione del Corpo Sanitario militare dell'esercito inglese Ne lla Gran Bret.f\l.{llfl. bisogna l'i!ònlire fìu o a l 16111). d1u·a.nte l~ r·e.-.tant·azione di Carlo II p er trovt~ t·e un e;;et·cito rf'go lare. fn quell'epoca il servizio sa nitario era e.<;clusivamente r oj:!:gimentu.le: ogni t·eggimenw dis ponevo. ùi Wl ufficiale medico o di un nssi.~<tento. Quando in oaso di gnet·t·a l' Eser<,ito s i mobilitava, s i allestivano degli ospoouli da. cam po s imili a qut'I U esi.-<tenti negli eser citi d el continente. Il per'l:!on~lle di questa fo t·rmp:ione ospedaliem. la qua le ebbe tma piì1 va;;tn organizzazione durant-e il <":.overn o di Re Uu!-{lie lmo e della R egina Maria, sogltiva l'e· sercito e trasportava i fe riti e i malati pi1~1 gravi. dagli osped11li reg~iment•1li (equivaleut,i alle 1:lezioni di sanità uttuali) ng li o;;pedt\U territoriali. Que.-;ti ospedali mobili chiamati ospedali di marcia od o.~J>edali vol<t nt i , p er distinguerli dai piit grandi stabilimenti sanitari. ch e e rano uhianmti ospedal·i fìs8i o ge-nerali. L'o:lpedalo da ca mpo e n1 dire~to dai modid co n perso nale d'a~i'!tenza composto di infermiere e di po•-tafer·it i; erA. p t·ovvisto ugu~tlmente di vettur·e per t r·a· spo•·t.o d egli infe rmi. L \L.,-;ÌStfll'lZt\ 10anitaria ai feriti P malati era disimpegnata dagli uflì t· i•l.li m edi c-i rt>ggimenta U, ch e potevano d b;poJTe eli piccoli ospedali di reggimento. N e l mttrzo l!li:3, que:;ti os ped11li furono aboliti, eccezion fatt-a p er i Corpi l!'oot <:unrct e Hou11dwlcl Gavolry. GU utncia li m edici so no nei rc~ggim~mti con:'lidemt,i com e gli a ltri ufficiali combattenti; e.~:<i po r-t.a.no inolt r·e In ::;texsu uniftH'rne de l reggimento. Non vi è personale s pecia le pc>r il sen ' izio d e!{li o>'~pc)(lali reggirne tltl\li; gli uomini che vi sono rle.':>tinati provengono <h1g li s t.e..,-<i rt>ggimeuti. Per l'as-"istenza dei malati e ferit.i trA.-;for·iti dnll e unit i1 S>lnitf~rie reggimenttl li agli ospedali gen erali v i è un orga.nico compl et amente dist.into di uniC'ia li m edici erli uo mini d 'altro grado. Gli ufficiali medici erano pt·irna in fo•·ztt nllo :-itl'\to maggiore de ll'osped ale, o in caso di mobilit"'zione a quello c:lol Gon cnl.lo oomo~ndnnto lo. .;podizione; pitt tar-d i furono considerati come uffido.li di :-itato mnggiore, ~;otto la denominazione di .Me4.ical Sta.ff Corp.-;. L'organizztlzione restcì ta le s ino a l l !lliO, nella qua le e poca gli ufficiali medici u ppart.emlero ali'A-nu ,11 .l1.rd irnl DPpartmenl. (;li ufliciali d ello ::>tato Maggio re sanitario a veva n o l' unifo rme <'fl mtteri.'ltica, cioè una tunica ros8ft 0011 d ei pa.ramn ni di velluto net·o e p oti.anwo tma piuma di gallo a l cappello; quesut cost,it.uivn la divi;;a di tutti ,!.!li uffic-iali d el Corpo sanitario militare. Il personale subaltc m o, arldetto ugli o:speda.Ji gen emli, era. formato di soldati prove nienti dai ruoli dei comha t ten t.i, ed in seguito appoAit-amente istruiti, in rapporto ttl sm·vizio o~pednliero . Quest-i formavano un Corpo speciale, chiamato M edical Su:!(} Corp8; O.'iSi em no comantlnt.i n on ùu uffi ciali m edici, ma da capitani e luogot enent.i tle ll'ar·rn n c<>mbnttente: l'uniforme eli C]Ltesti soldati era di colo r bleu. L'anno seguen te la d esign nzione di Jllr>diml Stafj ()orps fu cam bi1tta in quella <:li Army HoRpita l Corps . Quo::;t.o era fonnnto su 10 Compngn.ie di 120 liomini cia.sctmn, che pel soldo e lll Jist·iplina, e rnno agli o •·<lini degli ufficiali del Dipartim etlt o di Comm iiJ8ariato dell' l:Jse.rcito. ln ;:.oguito il Corpo o::;petlalier o milit.tu·e fu complet11t0 ù a i portaferiti, c he seguivano l'eser·cito insieme ngli uiTi C'inli m edici d ei Cuq >i, con i yuali disimpegnavano il servizio sanitario ne llo di ver><e fo rmaz io ni o;;pedalie re . !n I.Jlll~nto all'impiego d e l Coq10 &tnitario ospt!duliet·o, in campttgna, è inte t-e.-s...anto ll0 Ut1'6 Ch e [a po·ilntt COmpugnito di (IUI'LUÌt'lt'ilÌ fu isti tuittl llt:l 1879 p or a.ccompagmwe l'esercito di ::iir lhLmet. \\' olseley nel ::iud ·Al'ric:a co ntro Seku.kum..i. Questo snnitario e ra composto di 2 ullk inli. 4!1 sottulliciuli e soldati reclutati dai reggimenti ; in piLt 18 uomin i di V>ll'i ~ra di pmvrenionti d l\l Cot·po ospedaliero militare. Una Commissione COllt.itui tf\ nel l H!l:l. per st udia t·e un p iù razionale funzionamento degU ospedali militari ed una m iglior orgau..izzfl.zione nel trasporto dei malati e feriti. p ropose ili fondere, l'Army Uo.~pitl!l Corps e l'A rnvy M eclical departm.ent i n una formazione unica chiamata R oy(ll .Medical Gor7>s, di cui gli ufficiali avreb -
RIVJS'l'.A DI T),;t')'.'Jl'A
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'SERYIZIO SANITARIO )!ILITA'JU'
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bero avuta. piena. autoritll n egli ospedali militari e tutto il personale sarebbe stato ai loro ordini. Ma queHto progetto non fu approvato ù1 quel momento, anzi si ritornò alle vecchie de.o;ignazioni ili 1\J cdical StoO per g li uffil'iali e di M eclical StaO Corps pct· gli altri grndi. Il comtmdo appurt.eneva u!!li uflicinli e la loro lmiforme da ross·~ fu modificata in alt.rl\ di colore bleu, simile a que lla delle truppe. I gradi nel 1\Jletlical Staff Corp.9 erano gli s tessi, per qmmto conceme i g radi subalterni. Ma gli ufficiali, i titoli rlei quali nell' Army 1ll edicol De]xtrl11tent erano: ohimrgo, chirurgo maggiore, deputato i;;pcttor·e. geuemle, ed i:;pettore g..,Hentlc. non tweVIUlO effettivamente che l'assimilozione a l grndo corrispondent.e, lir10 al momento in cui questa organizznzione fu abolittl, nel 1ll86, lnsc·iuncloli nelltt situazione sfavorevole di non a vere Wl grado be n do>linit.o uell' Eserdto. Si ehbe, per conl'>eguenza, un periodo in eui i m<'dici, da.te le >"<'tll'Se attrattive della cardera.., non si an·uolnvano neL ]1.1 e<lical ::>ta[!. Allo scopo di fa\·orime l'ammissione, un decreto I·eale, nell'ago::oto 189 I. attribuì agli ufficiali l m grado effettivo, con i titoli eli luogotenente medico, ca pit.ano medico, maggiore medico, luogotenente colonnello medico, luogotenente colonnello modico eli brigata, colotmello medico e maggiore generale medjco. Questi gradi dati agli ufficiali deUo ~tato maggiore medico rimase1·o in vigore fino al giugno 1898; da questa epoca g .li utrici.a.li e ltt t.ruppa formamno un Corpo speciale per decreto reale della Re~na Vit-t.oJ"ia. Ad eccezione del grndo di generale medico, gli ufficiali del Royal Army Medical Corps ebbero i g •·adj appellativi, che andav ano da quello di luogotenente a quello di colonnello, sew~n l'a)lgiunta della parola mrdico. Il dist.intivo del corJlO, una col'ona (che era ugualment-e quella dell'Army Servi.c-11 Corpa e deli'Army Orclimmce Corp-~). fu cambiato e il.ppa.rve sostituita dal distintivo attuale. L'un.iforme fu ancho notevolmente modificata. Per quanto riguarda il copricapo, per gli nomini, al disvpra del grado di sergente, il pillbox, fu sostittùto dal glenganJ cap. Il servizio sanitario ent.t·ò allora in una Jmova fase di sviluppo al principio della guerra sud-afdnana, infatti questa fu la prima guerra nella quale il Corpo sanitario -del R . Esercito ftmzionò come corpo autonomo. E ·precisamente fu lord Lansdowne, Ministro della guerra, che per primo prO!JOSe che il servizio medico fonna;:.se un corpo unico; egli parlò in questo senso in un banchetto dato ai medici dal Jord Mayor di Londnt, il 4 maggio 1898. L'opera spiegata dal Royal Army lr.fecl·ical 0Cirp8 durante la guerra sud-africima, fu la prova del reale progresso dell'or~~cmizzazione dei servizi sanita1·i inglesi; tanto che una commissione nominata per riferit·e sulle cure e sul trattamento ap· prestato ai feriti ed ai malati, coqclu se che " tutta l'esperienza acquistata nelle guerre precedenti pennetteva di affermare che in nessuna altra campagna i feriti ed i malati erano stati così ben trattati come in quella •· Fu per merito della Regina Vittoria, nel J 898 che il Corpo sanitario dell'Esercito prese il nome di • Reale •. Infatti, :Sua Maestà, riconoscendo giustamente i servizi resi dal corpo sa1ùtario durante gli anni precedenti e sopra tutto durante la guerra sud-africana, dal 18$>9 al 1902, volle, di sua iniziativa, concedere questo titolo onorifico. Da quell'epoca. l'ot·ganizzazione del Corpo sanitario inglese fece sensibilissimi progressi. Dopo la. guerra di Crimea, seguirono corsi di p erfezionamento di medicina militat·e, chirurgia, igiene e patologia, alla ~cuoia di sanità annessa all'ospedale di F ort-Pìtt. a (;hatham. Jn seguit,o que.<>ti corsi furono impartiti al R. Ospedale Vit1toria. a Netley, ove fu i<>t.ituita, fìn dal 181i0, lUla Scuola di ~ta militare. Dopo la guerra sud-africana questa Kcuola fu t-ras ferita a Londra, in un ampio fabbdcato costnùto nella. Gr osvenor Road, ;;:ul la riva :;inistra del
Tamigi. Gli altri gradi del Corpo sarùtario del R. Esercito seguirono un corso d'istru· zione e di p erfezionamento, unit.amente agl i uflicia.li, allievi, a l Depot a.nd 'l'·ra:inig Establishment, costituit,osi ad Alclershot. Dopo la guena sud-africana i progi·anuni. di insegnl\mento per il servizio sanitario in pace ed in guerra furono considerevolmente pet·fezionati, e durante il ctmflitto mondiale il valore di questa organizzazione fu ben dimostrata tnnto che il Corpo sanitario militar·e inglese non fu inferiore agli a ltri corpi armati dell'Esercito per eroismo, attività ed abnegttzione. Non sarà infine inutile ricordare -che le forze militari inglesi comprendono : l ) un Esercito regolare permanente, nel quale il volontario contrae una f erma di 12 anni, costituente un vero esercito coloniale, suddiviso fin dal tempo dj pace fra
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l'J'ALIANA E STRANIERA
le metropoli e le colonie aJ avente il compito eli for·mare a mezzo delle uniu\ metr·opolita.ne, in c•\:so <li guerr·a. un corpo di ~:~perlizione ; 2 ) un Esercito territoriale, non per·manento, inca1·icato della dife:'la del tenitorio d el Regno, reclut.ato con fe rme eli 4 !Lrmi; 3) un'AerortH.utica, completamento indipendente dall ' Esercito, col quale partec-ipa alla difestt d elle colonie olt.re c he fornin) squad r·iglie aii'Eser· cito e alla :Vl al'Ìna. L'eser·cito rC!!O ittre permanente comprende : l ) l'E,;ercito ut.tivo, della forza di 214.000 unmirri fra. nll"iciali e truppa, ripat·tito !Jre;.,;o t\ poco ugualmente fra il Regno uuit{) e le colonie: le urtità m etr·opoli tane in tempo di p!tce souo raggruppnt.e in 4 (livisio•ù ui fanter·ia ed l di cav.lller·itl; 2) la. riserva r·cgoiiU'e, della forza di 97.000 uomini; :3) la r·i..;;Af'va supplomentar·e di 23,212 uomini.
RIVISTA DELLA STAMPA MIDIGA ITALIANA ESTRANIERA SALVATORE SALTNARL -
1'raumatolortia di anerra,. -
~lilano,
Soc. An. Istituto
editoriale scientifìco, 1929.
n generalo medico Scdinari ha dnto a l Cvq >o snniturio militare un altro dei suoi bei marinati: questo. che vede ont la luce e che s'int.itoh• " Tt·aumutologia di guerra "• ò forse di tutti il meglio riu:>cito e merit.a veramente e he t.ul ti gli ufficiali medici lo leggano e lo meditino. ~ La t. nwmut.olo~ia di gucrrn, dice giu:;tarnente l'Autore nella profll'l.ione, non è >;oltanto chirnr[fÌfl d '·U1'fll!ll:w, nl!l senso onlintuio della pa. rola, ma è anche chir1~rgia cl'occe~ione e, ,;i può 1tggiungcre, di espedienti: e:s:;a tende a svolgere il suo corupit.o co n i mezzi pii1 f<emplici, piì1 rapidi e sicui'Ì. Il chintrgo infatti che t.rovft."i >< ul campo di battagli11 hu il dO\·ere di agire presto e bene; e cioè non solt.anto di sregliet-e su due piedi, e sovente nelle pitr st.r •me condizioni di tempo e di fltti<:a, l'intervento migliore e piir f••eilmente e.;;eguihile, mn. ben anco di porre suhito mano a.d es;.o; il ritmtn ltu·lo ftl gior110 sl."guent~ nella. speranza. che la notte g li porti co nsi)!l io, oltre tt me tter·e in pericolo la ;;orte del ferito, sconvolgerebbe il piano n/ott.Jrr'ìdo dell 'ntt ivitÀ- d<'l snnitn l'io ». Tutto questo è ver-issimo, la.pa.lissitlnO : e poidtè, pur essendo In <'hiru rgia eli guerra funzione, in jlenerale, di chirurghi provett.i. tutti i medici militari possono trov.~r::;i, all'improvviso, nella. impellente nece:o<sit.à di opernre, così è non solo utile, ma inrlispensabile a tutti la conosceuzn. eli questa mitterin e In lettura di qut>.JSto libro. Esso Jm vrima di tutto que,;ti grandi me1'iti: no.t• è tmppo voluminoso e si legge volentieri. Una parte generale illustra le nrm i da guerra, le fe1·ite c he esse producono, il decor::;o e tmtta.mento primitivo d elle ferito stesse; e poi i mezzi m oderni di dingnosi. i met.odi di aneste>lia applicat.i e apJJiicabili in zona di guena, la tecnica della sterilizzazi.one chirmgica delle ferite, e finalmente i ca.mtteri delle lt>.sioni dei vasi, dei nervi . ecc., e le infe7.ioni d olio ferite. E tutti questi argomenti sono trattat.i con vera mRE'stritl. ~<enz11. ecee:<;;ivo sviluppo, specialmente teorico, ma sempre in vista d elllt prntica di guerra. C'on l' in tent.o di dttre una guida. sicw·a a. tutti colm·o che s i trovera.nuo cost.ret.ti ad impugnare il bisturi per salvare vit.e umane. l::legue la parte speciale, che si occupa delle fer·ite d'arnm dtt fuoco delle varie regioni del coepo, dalla te.<;tA. alle c11.vitil. ed t\gli ar·ti: e unche quì l'argotnento è trattato con piena conof'cenza d e lla mut.eria e con sano crit.er·io; i ricordi di amlto· mit\, di fisiologia e di fisiopatologia si sus.-;eguono senza pos•t e set-vono ad illuminare di vivida luce le più (l:rAvi que;;t,ioni che ttll 'argomento ste:;so s i riconnettono. La parte che rignarda le Je.,ioni del cranio e specialmente quell.e encefaliche, colle questioni t·iferenti:<i nlle localizzt~zion i c:erebr·Hii. nlln p rcseH7.a di corpi estranei nell'encefalo, alle infezioni diffm;e e loc•llizzate dei centri nel.'vosi; l'altro non meno grave ar·gomento d el tmttnmento doi feriti m·ticoln.ri, settici e non settici; infine quello delle ferite toraciche e specialmente adùomiHt'tli, co nnesso coll'altro dell' intcl'vento o del non int.ervento, sono trattati in modo chittro, convincente. esauriente. di modo che iJ let.tot-e, anche se non specializzato, rie.,ce a formarsene un concetto preciso.
UlVJS'l'A OF.f.LA STA .\ lPA )lEDI(',.\ l'TA LTANA E STIUNlE.H A
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Chiudono il libro due parti di wall(le, pre va len te inter esse pel medico militare:
r una l'iguard1~ i r eliquati delle leF<io11i osteo·urticola •·i, l'ultm lu racco lta, il ricovero o lo sgoml>et·c d ei feriti. Questo m>n è un trtttluto volumino.-o, di com;ul tHz ioue, da tenere in biblio, t.eca, ma tutt.i possono appnmdere d a es;;o: è CJ nesto il bt·eviario ch e ogni medico deve avere da presso, p er lo m f'no fino tl che l'età nun lo abbia esclw;u da llll pos,;ihi\e servizio in guerra. E difutti fu sc ritto por servirn da testo dei cOI'l'l cit tJ·ulnn utolo· gia. di guerra da impartire nelle Università; e il Min.i..;tero dd la Pubblica l llt•·uzione, su proposta deUa. Coromi!l-"io n e a ll 'uopo n ominntu, lo g iuc.lioò il mig liore fru. que lli presentati e gli assegnò il premi o tiJnbitissimo. :\{AlUOTT I·lhANCBJ. F LORANI·GA t....orra. -
..tlcool·i.,uw . (C T . F. .. T 01·ino Hl ~t\).
L 'A. direttore dell'Ospt:nl.tlt: di Trevisv e d ocent e di l.~icllt· ""ll'università. di P uùova, ha pubblicato in quulit!\ di ruonografiu np par tH<ente al T rattato lt aliano ù i Igiene dir·ett o dal prof. Calingrmuli, un a dotta. e chiara espos•zi<JJLC fiello stato nttuule della question e tlell'alcoolismo. 11 volume comincitt ( ·On una serie d i no1>e st.orich e, corredut.e cti numorO!'<O iJlw;tnw.ioni: alt:un e df'llo note s i riferiscono a par· ticolari, che so no stati linom poco ~tudia ti. 'l l•eili del modo con cui si è sviluppata. la t e<'nica della prapnr·nl'.iune dell'alcool: vi si t rovu. fru. l'u lt ro, spiegato l'origù1e d 'un termino d'nfi<O popolare, ba~nomuri u; e:>>~o nmr ha uessu tt r-iferim ento r f• lig ioso, sibbene d eriva d a l n ome di una donnA, )fllt·ia I'Jiibrca, l'h" pN' la lll'irna u.pp licò il metodo nlla pr!"parazione doll'nlcool por· di!;t illazinne. nel l II secolo dopo Cr isto. L'A. trattn poi la pnrte hruma \ o loj!ica d e l RHO t e111a l".'itt-nclend osi oppor twu~· mente su gli tll'tifici di lu\' Ontz ion~: ... d'ndultco-•·uziono ch-'l vi uo e clelia b in·a. Seguono due capitoli, sul valore a lim(lntu ro ciCIIJ'nkool <~sulle uzion i fi.-iolo~:,riche di esso. Vi è ricordata ltt cur·va di {ht'ltunt, Pltc, tnwl'iuta ,-n ll u bn~o d i umnero»e ricen:he Rpel'i· mentali, dimostra d m l'alcool l\l'•..;o!'!Ji! o nel .;un!{ue vi s i muut ieno iu una concentra· zione relntivttment e a lta ((in o H, 50 mnw. per l 110 c·m<'. di san~ue d np o l'in~estione d i tmn do,.;e di :')()eme. eli u leool, in soluzioni' ul H! 0 .,, per kg. di pe~>o dell'a nimale ) dalla seconùu u Ila. q uiutft ora dn po r ing-estionf', pe r Yt' l ti,. poi eliminaLo g •·u• lutam eute nelle oro successivo, sic·ehi• l'elimiumdone iJ complcttt!tt in c·apo a ~ 4 ore. Quanto a.I valore ig ienico de lr nlcool. l'Aut- rml lo ri l il'nO n:-;~ai bas:-;o: egli ammette solo un'azion e eupevticL\. d elle d o;:i lc'ggere di vin o e d i birra, poiche', qu a nto au·a· zion e alimentare o energetica, C()llìO s i suoi d ire th :ll'n lcool, E:'Ssa è neutmlizzata. da altre azioni, c he pronta mente d ivoatano tossieho. suj:di organi più divol':;i. L'A. d escrive poi le azioni vnto logich~ d<'lle btwnude aleooliche, soffern uUl d osi specialmente !'l ll quelle a emico Jel >:~istema nervoso c cl1"l feguto, n ella cui trattazione dimostra di essere a l co rrente del mov imento <li idee piì't t'f'cent.i, secondo il quale, non solo a complicare il quad ro ddle le:-;iOJti clell'alc-oolismo cronico in quei due or. gani, ma anche n determinam e la fo rmu, ent rerebbe a~><a i pi\1 c·he nou si crPdesse un tempo l' individualitA fisiCfl e psichica ùf'l mn ln to. L 'A. c ita anche il sintomo d i Quinqunud, d iv ulgnto du Aubry, c.he con siste in uno speciale crepitio che :;i percepisce fncendo p remere le dita distese d a l malato sulla fa<:cia ':'olare ~ellu- propria n:nno:_ secondo L evi cn ik e;so sarebbe un sinto~o costante oelhtlcoohsmo. )fa l'A. diCe <h averlo trovato mu ncuu te anche 1.11 alcooh z znt i inveteJ·ati; sembra che siit doV ttto ttllo sfregament.o di asperità at·ti<:olari, cioè t\\Tebbe sede nelle articolazioni e non nei muscoli. Anche alla ue uri te retro bulbare, malattia di grande interesse clinico, sebbene relativamente poco nota, l'A. dedica a lctme pag ine molto interesstlnti, rilevando la frequenza con cui s i sviluppa n ei casi ùi associll.l'.ione tossica a lcool tabagica. Nel pa· ragrafo dedjcato ugli effetti blastoftorici dell 'alcool egli 1·ifet·isce una interessante tabella compilata ..;ulla baso di pitl che t.redicimi la casi dal pro f. D otti, della Clinica pediatrica di Fh·enze; essa pone in evidenza le fH'opor1.ioni con c uj <·er te mtt-lattie s i presentano uei figli eli genitori a lcoolisti. n D otti ha trovato che su <·ento brHnbini a ffetti d tt epile~siu ben -! 2 lrunno go· rtito ri che abusano d e ll'alcool. L'ultima parte di questn p regevole munogmfin. è dodicata alla trathtzione dell'nlcoolismo in qualitù. di malattia :-;ocia le; anch'essa è ricca ùi d ati s tatistici, donde risulta che l'alcoolismo non è così raro in Italia come vogliono alcuni; e con· tt~ne sobri~ e g_indiziose considerazioni e proposte q uanto alla profilassi in forma. d i rrusure legrs lat1ve di repressione, d'assis tenzn sociale, di propaganda. Y-
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L'A. dell' f~'<t itut o di p ttt.olog ia c hirw·gica di T orin(J, ltn co ndono 11110 ~'<~udio ><u lO tn.si clinici J)<'r vedere il r om portamento cl.~i glnl111li trm;f,, .;:i, n ;;crnnda. d r•llc C() tHl i1,ioni. organichfl ciel riNwcn Le . i~ conform ata in modo ;;ir um la lunga pe r;;i;:;t onza j!Pl\(' ri<"u d Ai l):lolmli tru· ;;ìu~:; i. che> ne'i pt•imi gio rni non presentano 1 ntccie di altent:t.ion i morfolog-id10 ochr> ,;nlo d opo a lr uni g iol'l1 i o Hettimt~ne co mi np iun() a JW<''-'<'ntnt'f' 11m1 pro({res..::ivn d imi IIHZionc. · Qu e~t a por-<i;;tenZtl il mu.•..;simn. (tino ti, 411 g i()m i) IH•ll<· rw om ic pn,-t -enHliTag i<:lu> e molto not ovol€1 ne iiP 1\IIPTni<' soco nd nrie nd orc·lusiniH' cu n <·t>ri~rnu P n t,niJCJ'<'Oio"i ~hirurgir ·a (dtt 20 a :lo giomi). ì·~ mino re, da Ili a l !l !!ionti, ''~'i cu:<i di f<f' t.tic o· pioflmit"l gravn, prolmhilr_nnnte ptw il pers istere d ell 'azion e nn emizzun te e>'eT·c·itlu u dtdlc· t ossine ci,·colant.i. E l'i~'<u l tn.ta. in tìno bl'fwi-<sima (di po<'hi giomi) ne l <'<!><O di it.t<•ru e:n olitic·o. in Glli i ,trl n iJI.!li ht\11110 subito t'lll' iclum!'lliC J'e moJi.:;i che e ><inlonw -r.>lrnt.te i'Ìstieo •le llu m nlatt ia . l~ st.nr.o al (lontt-al'io Jts><n i nntr>vo le la per·sisteJlZi\ nPI ca.;o di n.n emÌ!l pomicio,a. non o4antc lo stat o di f..(I'LI \' 0 po1-;;is t unte anf'rnia d el p a 7.icn te . Ln l'f'....;ist.on-.u dt"i globu li cl nll'nmo li><i f. •·i:-mlt.a t !l no tov olmout.e d in1lnuita dol l'aggiunt.!t d(l) eitmto di ~odio. P: qnestu f'.r•nfr ,·ma lo ri cerche " in \' itru;;" rl i Pi nardi. che h u ris<'ontl'l1t.t) un:t .<nn><ihile d im inuz ione di l'<'sis tenzn. globulino d op o fn)!u:iuntn di cit rAto di ::<0diq it l ~11ngue . Ln reazioni' hl•rH:> fi!'l'l du p:\l't.e d {',!.(li o rgnn i flmntnp.,ieti<·i del r·il'e ,·ente s i nottt in forma a pprca.aiJilo soln d opo l 0-J 5 gio l'lli d a llu tl"asfnHione. p er· cui durante (]Uesti p1•imi !!iorni f' Ì de \' e pl'ovnlt>n t.omcnt o cont-n.re ><ullu pt·<'~cnzn droi !l'lohuli t·l'll·sf u-:i.
/,r CH II·YC. ed i l /.r. tllam~·~~to rl<'iht cnn nPl/rt polmiJil i t,· {rAm r e. (Hrit is l,. Medic:al .) otmml, ap1·ile . l !)28).
CA N l'O:->. -
L'.--\. l'ilm·u clH'I il pnounu)cocco pmd uce de ll'oss igeno, il qua.l<' n~i :;1·e irt priuw tem pn ftwor!'volmPJ'Ite sul s no !>viluppo (nei tn òz7.i di colt.Ul'a) : m a, ad 111i Mi't~ p nriod u. J' os.; i!!<'llO JWO\Iot.t o è in Cj llnnt.itiL coco.c;siva, il ch e to rn a di r.kt.rimen to al pnc111 nocoeco c lo fa mur·iro. Vi (> CJUÌndi un limi te rli ul ilizz~tziono c l c ll 'o~s i~cno tln ptu·te d e l pnPwnococ:<'o. o lt re il quale cs-:o rlivellb\ d a nnoso. Quando l(ttesto Limi Le~ nt~l.(inHto noi co rso d ella p nl mo11ite . si h tt IH ct·isi e ltt Lcmpcr~tt u ,·a rito rn a. alla norrua.lo e1l <tn<'ho i.nfcwiore. La ;;omminis t.rnzione di ossigeno è quindi <'l i gnmde impor tanza n el tJ·atta monto rlolla. polmoni.te. "Però è ncc:c.~sario c he esso s ia dnt.o ctl.ldo, a ltrime nti pu.-, fare pii1 clnnno che hone. L'A. ri t it>tHl cho Il. CJllesto fatt.o si debbano attribuire molt i casi di mort·o in pnonrnonit ici, poich i> i polmoni s ubiscono un mt'freddsunento e l' individuo non s i può :>ttlvare d a llo « sh o<'k "· L 'ossigeno viene ri-;cnldMn fat:undolo l''"'";;>lre a.tti'J)ver,:;o tubi a serpentino imme r:-;i in bn.ttno-ma,·i>t a. ci•·cn ii0°; i l pa..c;!5a~g-io e, rL<;pettivnmontc, lu. sonuninist.razione eli oRsi!!cTLO dovo110 farsi con una. certa lentezza; la tempet'atw·a d ell' ossigeno a ll' uscitn dei t ubi è <li poco pih di 37°. Il colla.~,::o n l momento della crisi viene impedito dalla somm inistriL:r,iono cdorn n.liora di 'h em e. di p itu itrina (per due YOite. mat tiuo e sertt). m entro !t~ va liùit ÌI cardiaca vicno assicurato con la sommin ist•·aziono d e lla dig-itale, m etodo antico, ma scrnp r·e di g rande u t ilitìt. Nol ltt s t atistica d ell'A., il nume i'O d t"i re.'>pi r i, che, nella maggior parte d ci cnsi em da -!0 a. 47, cadde, soi ore d opo l' inizio d ol trattam1~nto con ossigeno, n 27. Tl tnl>ttamcnt.o s i dimostrò in oo mp losso us:mi r.worevol~.
CONFERENZE SCIENIIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Oal processi verbali pervenuti alla Direzione generale di sanlti milita re dal 1° al 81 luglio 1929!
ALl':SSANt>JtrA. - Sott0ten~:ntt} ml3ùico Ar.DO NELI.I: Un 0080 di opatito da pro· brt,'Jile '"nebia.ri. ANcoNA. - Sottoteuente medico eli complemento RAFFAEf.E CosTA : Un ca.so di eritrodcnnùt <>.s foliativa rleUe IUJt·remitiÌ. BoLOGNA. - Colonnello medico GIOVANNI GRIXONI: Sulla razione c~limentare del soldato italiano in pace ed in guerra.. .CAGLIARI. - Capitano medico OrOACOHIXO Lo\"E('CIJTO : Un raso eli tracoma della congi~mtiva bulbare. c.~SERTA . Maggiora medico I...trror T A'rA!tELI.I : Lo broncorragie. - Capitano medico PASQUAL"E MusTO: La cttra scleroyante cl6lltJ varici. CareTr. - Maggiore medico Gumo DE At.nRN·ru s : .l ga.s da combattimonto. · - Capitano medico Rrcc.mno Z.•\ NFAONA : ll mitlollo s-pinale (ricordi anatomici). - Sotwteuonte medico Rr<:eAa.l>O FoNzr: L'aziono rltlll'rt,lcool etilico, del caffè a ddl'acqua rli Fitt[]gi stdla quantità o su./.l'acùlitd rleU'ttrina. Lrvo&NO. - Ca)Jitano medico R ucGERO D E HrE&oNnrrs: Diagnon racliologica deUa tu~ercolosi poltnowve. PERUGIA. - Maggiore medico GENNARO R oMANO : Epifi8iti <li. cresC611Za. - Maggio re medico PAOLO TRANI : Di(I{Jtto.si clinic.a delkt t1tbercolosi polmonar6. PIACENZA. - T en. colonnello medico At;Es~ANDnO G rANN~:t.LI e cnpitano medico ANNmALE l\1oP.~ : Un cMo rli empimn.a curato con la toracentasi od il pMu1n'>tora~e Jl-! ort~lli. - Capitano medico FJI,ENO TATTONl: Appandi.ce od indagini m diologich(l rolative, con brevi accenni sull" sbudio deU'intoatino te-m'e o grosso. RoMA. - T enen te colonnello medico ENRICO CA.NDIDORt : Un caso di cisti folUcolare del 11WittJCU8pidato auporiora incluso nol mascallare. TORINO.- T enente colonnello chimico-farmacist.a.AL'FREDO PAGNIELLO : V etrerie ed oggetti di caoutchotte imp iegati nel sanizio sanitario: i rt$'1tUati del Oonfl'I"68SO internazionale dti Londra. - Capitano medico RAFFAI;;r;f: SQUlLLACIOTI : Rapporti tra trauma e sarcO?na. T RENTO. - Tenente colonnello medico CESARE PENNETTI: Un 0080 di pelioais reumatica o malauia di ScMnlein. TRIESTE. - .Maggiore medico ALESSANDRO MALtCE: L'attività del reparto chirurgico dell'Ospedale militare di Trieato nel 1928. UDINE. - Capitano medico GAETANO RoNGA : Piroto e malariotorapi.a mlla aifì,lide.
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:::-IO'J'IZJE
NECROLOGIO Dott. cav. Domenico Miele mag giore m e di co d i co m plemento 11 25 maggio scorso è deceduto in Napo li il maggio1·e medico ui complemeuto D omenico Miele. Durante la. gum·ro. itala-turca fu encomiato ùaJ Ministero dclJa guerra. per l'efficace assisteJW.a prestata n ell'ospedale militare di Napoli agli ammalo ti e foriti provenienti dalla L ibia. Partecipò alla cam{;agua itala-austriaca 19 15- 18 come comandante del 2o rl'parto som egtrinto dclln. Seziono ùi sanità della 36& Divisione e coxue ùi1·ettore d ell'ospeù a lo <.la campo 11. uO e <.lell'ospeda le di r iserva di Moggiu Udinese dimost.randosi premmoso eù int~:lligcH Le nella. cura degli infE'nni Il lui affidati. 1n occasione d eUa grande epidemia iufiuenzule, prestò servizio dall'agosto 19 1S al gennaio 1019 presso la. R. Pre fettura d.i Cntanza ro e fu ins ignito d ello medtlglìu. di brouzo pe1· i benemeriti d ella salute pubblicu per l'utti\·ità spiegatu. Invi111110 lE' più \'i,7e conùoglian:ce u lla d t>:<olatu fum iglia .
NOTIZIE Concorso per studi sulle assicurazioni sociali. L t\ Commit;..,iou!l :lf!giudicatrico lloi premi nei corwor·si p~r stuùi Rtdle n:;si(·lJr ozioni socia li, bauditi daUn Cassa mw.ioua.lo infor·t.uui, de liberava ad unanimità d i premiare il lavoro d el generalo mad ico !JI'Of. ::l. ::iulina d , contrus.segnato col 1uotto a wxata ([l.lrWstio •, od avorJte per tcmt> : Cut·a r.1l imlunnizzi como riparazionG dei tla11ni proft.ss-ionali . E cco i l giuJi:cio della CommiSFione : u È una trat~azione m ooogra fica cho &-tuùia ampiamente il t.t·ma assw1te, e cho per la ordinata esposiz ioue, p or la obbiettività dello nnali,;i. per il rigo1·e ùolltt criticu , per le vaste conoscenze culturali. }JOl' la olabor nta 1'respet.tata OJ'ganizzoziouo nssistenzialc, pe1· le COClrd inate JWOJlOSte ritormt• ll'gi!'4ltltive, mer i tn s peeialo rilievo, _
Nomina del colonnello medico p10f. G. Grixoni a dottore "honoris causa11 dell' Università del Cait o. Il co!OJmello medico prof. G. G rixoni. di1·ettoro di sanitA del Corpo d'Annata cE Bolognn, in occasioue del Congresso di potolo~ia esotica. tenutosi al Cairo n el novembre 1928, è stat-o nominato dottore honori.• raNJa, insieme ul prof. sen. A. Castellani. Quest'alta distinzio ne, mentre onora gra.ndeJJ'Ient.e il colonnello Grixoni ed il Uorpo sarutario militare, acquistn t.anto maggiore valore, in quanto è stata conc0S!lli contemporaneamente al prof. Castellani, che è !l piìt grande tropiculist u vivente. TI G-ùnnal6 1li m adiri11a mililfrre espri111e nt.:li antichi su o i colhtbClrator i le piìt vi ve felicitazioni. Dir11ttore '1'68ponsabi.le : ARTORO CASARINI, tenente colonnello medico ( 1811) - RO~fA, 192!J-3(t (\' 11-\' 111 ) • lSTI'rC'l'O POLI(;J<AEI L'O OF.t.r.O S TA'l'O - t: . ç .
VI - F. CAoota. - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti .ii. guerra. - P refazione del prof. R. D ALLA Vedova..- Un volume di pagine 108 .................................. . •. L. 6 VII - S. SALINARI. ~ Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 20 tempo. - Prefa1ione del !Jrof. R. ALESSANDRI. - Un volume di pagine 190 ... - · ... • 20VITI - A. CASARINI. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un vo· lume di pagine 28 con 5 figure ......................... . • 5IX - A. CASARtNI. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un volume di pagine !\2 con 16 figure . .. ... ..... ..... ... .. . . • 10X - N. RoDINÒ. - La proilassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pngine 44 ........ . • 6XI - A. CASARINI. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea. -Un volume di pagine 232 con 97 figure ......... ............ . 20 XII - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordi-
•
namento delllEsercito e la ·guerra. -
Un volume di pagine 36. XIII - S. SALrnanr. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di p agine 250 .. . • ...... . . ...... .. .... XIV - F. CacctA e S. Rtcc r. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate). - l'n volume di pagine 28 ................... . X V - G. GnrxoN!. - Geografia ~edica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un volume di pagine 240 con 3 carte geografiche XVI - S. SALINART. - La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. - Un volume di pagine 240 .. . .... . ... ... .. . .... . XVII - A. CasARtNI. - Per le nozze di diamanti del "Giornale di medicina militare,. - On v olume di pagine 60 con 9 figure .... XVIII - B. PAL\\trERr. - L'os![ledale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napoletano. - Un volu me eli p agine 72. XIX - G. MEMMO. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Gn v olume di pngine 50 ..............••.............. XX - A. CASARtNT. - La medicina militare ne!la leggenda e nella storia. - Un volume d i p agine 750 con 155 figure ... . ........... . XXI - Lipovaccini e vaccinazioni antitifo-paratiftche nell'Esercito. - Studi e ricerche (1927-1929). - tT n vo lume di pagine 126 .......... .
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ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASARINI. - La fatica nella vita militare. Memoria premiata a.l concorso Riberi, 1905. Un volu me d i pagine 330 con 65 figure. - Roma, 1908 L. 12A. CASARINI. - Le malattie e gli info: tuni nella vita militare. Memoria. pre· mia.ta. a.l concorso Riberi, 1906. - Un volume di pagine 4.02 con tavole grafiche e statistiche - Roma, 1908 ..... . .. ............. . 188Llllo«a antitubercolare nell'esercikl. - Un volume rli p t\gg. 96 con 8 t-avole Per Leonardo da Vinci nel, IV CentJnario della sua morte. - Un volume d i pagine 100 con 37 figure........................ . .. . .......••.. • 8Per Giovanni Maria Lancisi nel D Centenario della sua morte. - Un volume 8di pagine 106 con 28 figure .... . ................... . . .. .. .... . • m Conferenza interalleata per l'assistenza agli invalidi di guerra. Roma, 1919 6- Relazioni ufficiali e comunicazioni. - Un volume di pagine 96 I Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Bruxelles, 1921). 6Relazione ufficiali del Corpo sanital'io militare i taliano .... . .. . . . n Congresso intemaziona:e di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923) Att.i del Congre;;so, vol. I. - Relazioni u ffichtli. - Un volume di pagine 416 con tre tavole . ............... .. ........... ...... .. . 35n Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (P.oma., 1923) . At.ti del Congresso, vol. Il. ·- L avori del Congresso e comunica· zioni. - Un volume di pagine 600 con 33 t a vole e 19 incis ioni .. • 60 m Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi 1925). L avori del Congresso e comunicazioni. - Un volurrie di pagine 88. 1-
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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE :
ROMA - ~llnistcro della (;uerr;t, \'la XX Settembre - llOMA CONDIZIONI DI ABBON.utENTO. 1. I l Gìonwle d( t~wdicina mU(lare hl :pubblloo Il primo giorno dJ cl!L'"cun d J quattro rogU di stampa al me.no. 2. L 'abbonamento è annuo e decorre dal 1• l!t)Dllalo. 8. li '!)lezzo tlell'abbonnmento è : Por l'lt.aUa e Co:onle . . Per l'Estero . . . . . . .
~~ In Italia . .
Un ra.~clcolo 601)1\r&lu CO'ita.
e.!I'Estcro •
Il ltUJ>p!emonto contenente i Ruoli di ~ In ztatt ~~Ud del corpo sa11ilario mUUare ( all'Es~ :
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In faE:olcolo
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•· Per gli ur6clo.tt medJol e oblmJol farmacisti del R. E>e•clto (In Ecn Wo atth·o, In posWone -lllarla, di complemento, della rt~en-a ed n rlpo~o) Il preu;o dell'ab\ onamento è ridotto n L. ~ cml(c(pate ed U prezzo del supplemento è 1lcJotto a Lhe 8. - Non ~l tuwmettono ricevute per 1r11 abboll&lllentl por; ooall. 5.. Non el accettano reolamJ tr~cOI'l' l trenta giorni da ll a spedWone del Giorna le. obe si et· fettua regol armente a l ))rliUO dJ ogni me.e. TtatCOI'tO tale teru.lne. l Jaoclco'l llchleett vengcmo apedltl se dJ'I!lonlbl.l, 80io a pngo.u.onto. 6. l >Ignori nbbonntlluJlltal'i In e rrot tt,-lt/1 dJ •erYWo p~Lernnno l'Importo dell'abboDGmento per mezzo del rb'J)Otth l comandJ di corpo e direzioni. 7. Per l bOli urllclall mecJiol (dell' ~:.,erclto e doliG ?il atina), lo qualunque poUzlone Ili trovino é ammooso un A UBONAJ\l EN'l'O CUMULA'l'lVO a.! Gìomale d( mcd(citltJ nrilitare ed agli .d1111alC df med\qna na rale e r o'oniale al pre:uo di JJ, 3!1 annue. lF. Inoltre &mmOSf;O un ABBON.AMEKTO CUMUL A'l'I\70 alla Rir\$/a aeronm1ti<'a al prezzo dl Liro ((; annue, etl a Ua RCtula mUUc.rt Ualiana al prezzo di Liro 41 anm:e. t ln!ùte ammesf o un AB OONAM h: N'l'O CU.M UL.A TIV O a l lrfor~na.:e L' UnCuerso, rh l<ota googrnl!cn Uluet ra.w, Gl Pr eu:o di Lire so nnnce. Por ottenere tali racl.ltMJonl cumu lative gli abbonati mUltar-l don&nno rur pervenbe l'Intero lmpo1to a ii 'Amn..tnlstra.zlone del perlodJco dal vropr lo corJ'Io. s. .Al librai si fn lo sconto del 10 ver conto. ma. roltaot~ per g li abbonamenti delle Pllrl!ono e deglt-qptl non militari.
NOU!IlE PEU LE PU88UCA7JONI. 1. I 1&.\'0rl orlgfoa.ll, le note, le rh·Lote - dattllogu'lfGtl o ac:·tlttl a. mano - de,-ono occupare on so!o lato del foglio. CSEere nel ~to ••ennlttvo ed IWI'UJatnmente corretti e rt,·edutl do«' t autor:l. S I ra. speclu.Je raccomandazione che quelli Fcrl ttl o mano ~>lano beo leegtuiiJ. per modo ùl e'•ltare ogni dubbio di Interpretazione. In caso contrarlo, l& IJI.roz;lono fil 'edretJbe co>trettn n €OSJlCDd91'ne la pubbUouz.loJle . 2. Sah•o oa_qJ cooezfonalls$1mJ. la correzione delle b oue sa rà ratta dalla. redazione onz.lobè degli autor i. per non Tlncolaro t i !uTero t.lpocrnfico agU Jn.evltablll r•IJGròl po~ta!l. 8. Le spese ver gli Ohttnttl e onelle per le favole Jltograllche. rotogratlobe, eco., ohe acoom· pacnasrero le memorie ~ono a. oo!lco ùeg:t a utori . 4. Gli e:?trattl F.ono dl due tlpl : - Tipo A) senza copertina e colla tmpa_~atura e nnmera.mone del ra.~olcolo. - 'rtpo B) oon <opertlna stampata, t_rooteeplz.lo, lmpll&'lna.tura e numerazione &l>OOia!e. r;, 11 prezzo degli estrnttt, per eU autori delle memorie che JJ rlobJedano, è J"e8'01nto dalla e;ecueute tnrttrn :
t•flE7..ZO DI tJIAStJUN FOGLIO DI STUIPA. ~U.MRRO D&Lr~
'riPI DI E S'l'H t~'M'I
-----Tipo A..... . .. . ............. Tipo B......................
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Per ogni centinalo ol tTe :tO:)
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Per 171Ldli che mpe ~ano un toulic, ~ f~az{c ll( in ))(Il, eh~ non S!lporano (l mt::zo fO(Ilil>. ri COli· leno come metà. purcM. per () l ' ordilladon.e not~ sia (nferìore a 60 copie. 6. I manoscritti non Ili restltuhcono. - I la.,·ort brevi a.vronno la. :p~ena.
(180) • ROMA, 1929-30 {VU·VTIJ) - ISTITUTO POLIORAli'ICO DELLO STATO -
O. O.
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Anno LXXVII · Fase. X OTTOBRE l 929 - ANNO VII
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GIORNALE DI
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO D E LLA GuERIU
RO\fA
Pubblicazione mensile
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE P UBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DIREZIONE GENE RALE D I S ANITÀ MILITARE)
Giomale di medicina mi litare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio E sercito e della R egia Marina: 1885-1895 - Gio rnale medico del H. E sercito: 1896-1907. TELEFOi\ I : 43-283 R. T. - 21-90 R. 1\f.
SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI : Grixonl, Bruni,, Bardelli. - .J.:~pcrìcnzo o.li ' 'l\Colnnziono nell'uomo coo l'auntoRsioa totanica. aatvinl. - I ><ìntomi oculari nella diag no.<i ddfc a t!cziooi t<crebrali. • . . . . . • • . . . CASU ISTICA CLINICA: Pavia. - Su alcuni <-a•i tli i pori rollii a ~n! n doli:~ ti roide maoHC$tnti• l pres~o il 2• reggi· m ento ari iY::Iicriu tiH montn~ua . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Imperlale. - <:ontri!.ulo allo studio dello t·oonplicHnze uritmr .ì e uclle fratture del i.n<'ioo . BlaginÌ. - t: n cn...:o di morbo Ili E't·ic•lrcich-~imilo. . . . . . . . . . . De M:u-inia. - !"tn<i in! c-l in a lo t·ron lt·n e suo 1rutlan\Coto ch lruri(ìco Gallassi. - Frau 1ll'n cu.U.ll>lc•!n ùcllu !.6Ul. tlol r adio • . . . . . . . . .
P ng. MS 554
Pug.
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RIVISTA SINTETICA: Mennclla. - t .n gul'rra. bu.lL.:rica . .
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NOTE DI IGIENE PRATICA : Angellni. - Oli s pnti tubl'rcolnri . . . . . . . . •. . • . . . .
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RIVISTA OE:LLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA •• CONFERENZE SCI ENTI FICHE DE~ LI OSPEDALI MILITARI •• • NEC ROLOGIO • • • • • • • PARTE UFFICIALE • • • • . • • • . . . • • . • . • . • • . • • .
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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L' AMMINISTR~IONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -Via XX Settembre - Ministero della Guerra -
ROMA
COLLANA MEDICO-MILITARE P UBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA D IREZIONE OENER.,\LE
DI
SANITÀ
l\liLJ.TARE
I - F. T EST I . -
Storia retrospettiva dell'Igiene nell'Esercito italiano. Un volume di pagine 112 ..... . ..... . ........ • ...... .... L. 7 i l - Ricerche biologiche degli Uffici psico-fìsiologici di aviazione militare. - U n volume di pngine :!;!lì con 46 figure e 2 tavole .... . . 15 ili - E . SA.NToRo. - Ferite addominali di guerra - l'relazione del professore N . GIAN)!ETTASIO. - Un volume di pagg. 400 con 38 fig. 30IV - A. L usTro-A. B osrNco. - I aga~ di guerra• - Impiego ed effetti - Provvedimenti e cura, Un volume d i pngir.e 104 con 3 ta.voìe micro~afìch e a rolori •... . .... . . . ..... .. ..... ... . 12V - A. L osTIG . - Brevi cenni' storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durant.e la guerra mondiale (1915-19 18). - Un volume di p agine :.>2 con 21 figure . .. . . . ... .. . ... .... .... . - • 7-
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(Scutu: 3" voui na dcllt1 coJN rt\na)
MEMORIE
ORIGINALI
ESPERIENZE DI VACCINAZIONE NEL· L'UOMO CON L'ANATOSSINA TETANICA per i proff. Giovanni Grlxonl, coL medico - Nicola Bruni, ten. col. medico Plinio BanleiiiJ maggiore veterinario
Le fortunate ricerche perseguite in questi ultimi anni per immunizzare attivamente contro la tossi-infezione difterica. a mezzo di un nuovo antigene - la cosidetta anatossina, tutta diversa dalle mescolanze di tossina ed antitossina impiegate in precedenza- fecero nascere la speranza di larga applicazione del nuovo metodo ad altre malattie altrettanto temibili, per quanto meuo frequenti, della difterite. Nella pratica militare di pace, ed in ispecie di guerra, l'infezione tetanica. si prospetta sopra tutte minacciosa e micidiale, donde l'obbligo di non lasciare intentati i più recenti mezzi di lotta che la scienza fa supporre capaci di debellare cosi terribile complic:anr.a ùelie ferit-e. Nel nostro Esercito, durante l'ultima. conflagrazione mondiale, la profilassi antitetanica fatta col siero aveva portato van~aggi davvero straordinari. Ciò però non doveva impedire che si compissero nuovi studi i quali, per via diversa, ci mettessero eventualmente in grado di conseguire risultati ancor più brillanti. Fu perciò che la Direzione generale di sanità militare ci diede incarico di procedere ad esperienze di vaccinazione umana con anatossina tetauica., allo scopo di constatarne l'asserita innoouità, stabilirne l'esatto dosaggio, e determinare il grado e la dw·ata dell'immunità che si ottiene col nuovo procedimento. L'anatossina doveva esserci fornita dal locale laboratorio militare produttore del siero antitetanico, diretto dal maggiore veterinario professore Bardelli, il quale aveva in precedenza studiato l'azione ed efficacia sugli animali e compiuto altre indagini che vedranno la luce quanto prima.
Riferiamo in forma molto succinta i risultati fino ad ora ottenuti, riservandoci di far conoscere in un secondo tempo l'ulteriore decorso delle ~~~~-
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Preparazione dell'anatossin,a. - Per 1wepa.rare l'anatossina da servire per le nostre esperienze fu usato un ceppo di tetano corrispondente al tipo sierologico Tullocb m, che fu semina to in geJ.a,tina. mantenend~ la.
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ES.PERlE::.OZE D l VAC• IXAZlONE NELL UOZ\l0, ECO.
cultura in termostato a 37° O. per 20 giorni. Prima di procedere alla filtrazione e successivi trattamenti, la cultura, che p1·esentava l'odore c.•natwristico ad eRsa. proprio, fu osservata al microscopio, riscontrandovi non solo presenza di bacilli, alcuni dei quali riuniti in lunghi filamenti ed altri isolati, ma anche di spore, separate ovvero unite ancora al bacillo. Accertato il perfetto sviluppo della cultura, questa fu sottoposta a doppia filtrazione, prima per candela Berkefeld Successivamente ne fu controllata la tossicità, riscontrando che della filtrazione essa uccideva in due giorni una cavia del peso alla dose di cc. 0,0005 per Kg. di peso. Nella stessa seduta fu aggiunto il formolo in ragione del 3 °f 00 e quindi il filtrato della cultura fu posto in termostato a 37° O. Dopo circa 50 giorni fu aggiunta ancora l'l per mille di formolo. Dopo una permanenza in termostato di 58 giorni, il dettò filtrato costituiva quelle che da Ramon è stata chiamata anatossina, cioè un liquido privo di germi, nel 'quale la tosf'ina. per l'azione combinata del formolo e del ca.l ore, aveva perduto, l'azione to s:~ ica, conservando invece quella immunizzante. Tale liquido si presentava perfetn.mcnte limpido, ambraceo, fluido. P er cont rollarne l'innocuità ne furono inoculati eme. 10 a due cavie d el peso di circa. gr. 450 ciascuna, e nessuno di questi animali pl'esentò nè rialzi termici, nè alcun altro fenomeno morboso, sia locale che generale. · Itlòltre, come controllo della sterilità, furono eseguite semine in brodo tanw per la. ricerca di germi a~robi come anaerobi. E questo non solo per accertare che la filtrazione fo~se Jo;tata p erfetta, ma, anche per scartare la possibilità di un inquinamento accidentale con germi comuni. Tutte le sellline rimasero sterili. L'anatossil1a fu poi messa in fiale di l e di eme. 5 ed anche dopo l'in. fi alamento furono fatti altri controlli della sterilità, sempre favorevolissimi. · P er controlla.re l'efficacia dell'anatossina non si credett.e di ricorrere a l metodo deùa ftoculazione preconi.zzato da Ramon, poichè, secondo osservazioni di 1!-:umeJ:osi ricercatori ed anche dello stesso Bardelli, tale fenomeno non sarebbe costante nelle miscele siero-tossina o siero-anatossina tetanica, nè si verificherebbe per tutti i sieri e per tutti i ceppi di tetano. Si ritenne invece più opportuno saggiarne il potere antigene nella cavia. Infatti in cavie trattate con 2 iniezioni di anatossina di cc. l ciascuna trovammo che il loro siel'o aveva acquistato un potere antitossico di 1:10 (non si provarono tiroli superiot•i ma da ricerche precedenti di Bardelli il titolo risultò superiOJ·e a l : 100) e· che le cavie stesse sopportavano impunemente l'iniezione di almeno m. d. m. 50 di tossina tetanica.
R icerc11 e sqtgli animali. - Quest-o per quanto riguarda la preparazione dell'anatossina. Ed ora prima di passare alle esperienze della. immunizzazione sull' uomo crediamo opportuno riferire i resultati ottenuti da.l maggiore Bardelli sugli animali. Ciò percbè i detti risultati ci hanno valso come termine di confronto per l'efficacia immunitaria e di essi ci siamo serviti ;m<;lw come punto di part.enza p er stabilire le dosi da usare per l'imm unizza.1.ione 1111\all:t .
547
ES!'Eill.ENZE DI VAC'Oll<AZIO~E :oi'El.L'ùO::'.fO, E CC.
Risultato delle esperienze sugli animali. Ceppo dJ tetano col quale fu prepMata
l'anotosslna
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Ceppo
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Titolo a.otltosslco
I mpiegata
neUe singole lntezloul
trovato nel siero del cavallo
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2 iniezioni di eme. 10
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Come rislùta dallo specchio surriportato, le esperienze nei cavalli hanno dimostrato che l'anatossina. è capace di determinare un potere antitossico notevole nel siero degli animali con essa vaccinati, purchè la dose sia conveniente e le iniezioni in numero di tre. Dopo la prima iniezione il valore antitossico d'èl siero è virtualmente quasi nullo; sensibile dopo la ~econda iniezione (poco più di l: 100), raggiunge gradi elevati dopo la terza Iniezione (da l: 1000 fino a l: 3000) . E sistono differenze individuali che in qualche caso sono assai notevoli, poiché in alcuni cavalli, nonostante 3 iniezioni della stessa anatossina, il valore antit-ossico del siero risulta ba~sìs Simo (1 : 2). In base a qu~sti resultati, tenuto conto che la mole del cavallo è circa. 8·9 volte superiore a quella dell'uomo, dato che nel primo si erano impiegati eme. 10 di anatossina per la prima iniezione e da 10 a 25 per la seconda e terza, nell'uomo si stabili di partire da eme. l per la prima iniezione. Per la seconda iniezione si stabili la dose di cm c. l e di 2, salvo poi ad aumentare o diminuire tali dosi in base ai resultati ottenuti ed anche ad aumentare il numero delle iniezioni. . Per fissare la dose da iniettare siamo partiti da quest-o criterio comparativo, cioè dalla dose usa.t a per i cavalli, proporzionandola. poi all'uomo, tenut-o conto che è generalmente ammesso che la sensibilità dell'uomo verso la tossina del tetano sia pari o quanto meno molto prossima a quella del cavallo. Del resto anche per dosi abbiamo tenuti presenti le ricerche di :R:amon.
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·r t
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ESI:'ERII:;~ZE: lll VACOI~AZ!Ol"E ~t~t.L'C10MO, ECC.
Espe-ri,cnze sull'uomo. - I militari da ~ott.oporre alla vaccinazione con l'a.nato~siua fru·ono tratti dalla 6a Compagnia di sanità, e tutti si offrirono >olontariamente. n numex·o di essi è stato complessivamente di 23.
Prima di procedere agli accertamenti immunita.ri abbiamo voluto affrontare una questione preliminare, cioè se nel siero di qualche individuo fosse cont-enuta naturalmente antitossina tetanica. Per accertare tale particolare si è preso il l>iero sanguigno di dieci wdividui, ai quali era stato f~Ltto il salasso a scopo diagnostico, e si è mescolato, nella quantità di l e 2 eme. con una dose minima mo:rtale di tossina tetanica inoculando ciascuna m!}scolanza iLd una cavia di gr. 350. Uno degli individui fornitori del siero sanguigno era affett.o da tifo ed un altro da lue, gli alf;ri sieri erano normali. Le cavie inoculate nel modo suddetto sono tutte morte. con. fenomeni di tetano generalizzato nello spazio di pochi giorni. In lllla soltanto la morte fu leggermente ritarda.ta. Quest.o significa che il siero di indiviclui non im· munizzati specificatamcnte per il tetano non contiene di per sè antitossina nemmeno in piccole dosi. E ciò del resto concorda con quanto è stato osservat.o da numerosi ricercatori, i quali anzi non banno trovato anti· tossina nemmeno in individui che avevano precedentemente sofferto di infezione t,etanica. Questa. prova preliminare ci dava, la sicurezza. che i resultati che avremmo potuto ricavare nel corso delle esperienze av1·ebbero dovuto a,ttribuirsi esclusivament-e all'azione vaccin<l.nte dell'anatossina. Le iniezioni sono state fatte alla regione sottoclavicolare, alla dh;tanza di quattro settimane una dall'altra, ed il prelevamento del sangue per i controlli sierologìci dopo 8-10 giorni dall'ultima iniezione. Localmente l'iniezione di anatossina non ha determinato il minimo disturbo nè si sono avuti sintomi di rmLzione generale. Non malessere, non cefalea,, non febbre nemmeno alla dose di 3-4 eme. di anatossina, tantochè i militari -vaceina,ti non banno avuto la minima. riluttanza. a. sottoporsi alla seconda e terza. iniezione. È sta,t a esaminata anche l'urina , ma in nessun wdividuo si è notata L1. comparsa nè di albumina nè di zucchero. Quindi l'anatossina (> beni!lsimo t.ol!Prat·a e non provocn, la benchè minima alterazione renale.
Potere imnwni:::zante. - Per controllare il valore ••ntitossico posseduto d al siero dei vaccinati, e quindi l'efficacia della vaccinazione, abbiamo ino: culato contemporaneamente nelle cavie di controllo eme. 1 del siero de%lt individui vaccinati e dosi progressivamente crescenti di tossina tetall;Ica (tipo tossina Tizzoni), cominciando con una dose minima mortale di ~ssma fiDo al limite Dl::tf;simo sopportato. Le inoculazioni sono state fatte ne1 ~a scoli della cos<;ia, e le cavie sono state tenute sotto continua osservaz1one sia per accertare il momento in cui avveniva la morte, sia anche per con: stata.re se-, pm· non essendosi a>uto el)ito letale, fossero compa.rsi fenomeni eli teta.no locale. . Abbi:~mo con~iderato favorevoli i resuUati solo allorquando, in segmt~ alla iniezione d ella mescolanza siero-to><sina, non comparivano fenoroem tetanici n(• generali ne locali.
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l 'oer c·omodità di esposizione riferbmo i resulta.t·i ottenuti raggruppando gl'ind i-v;dui vaccinati a second a del n n mero delle iniezioni pra.tieate e della qua.nt-it.à di ana.tos~<ina ini<>tbt.,..
SPECCHIO ~ . 1. -
l e Il iniezione di l eme. di anatossina.
TI t olo antltoF.dco
-"X .\ ' 01'AZION l
tro"'ato nel siero dopo la :!• lni<·ziono
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2
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N. N.
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N. X.
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N. X .
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Agli stessi individui fu poi praticata una :la iuie<r.ione di 4 eme. (V<'di specchio N. 6).
SPEccmo N . 2. - l iniezione di l eme. - Il iniezione di 2 eme.
--Titolo A.ntltosslco trovato nel aJer o dopo la 2• lnlozionu
l
x. x.
•) ~
3 4
5
6 7
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N. X l : l l : 10
x. x. N. N .
Ag li stessi i ndividui fu p o praticata una 3• iniezione di :3 e me. (V edi specchio N . 6).
550
ESPERIENZE DI VACCINAZIONE NEI.L'l-OàiO, ECC.
SPECCHIO
N. 3. - l iniezione di l eme. e Il di 3 eme.
Titolo antitossico riscontrato n el storo dopo la 2• iniezione
l
l : 1000
2
l ; 50
3
l: 1000
4
l: lO
SPECCHIO
AN.\'01'AZTO.V I
X. 4. - l iniezione di 1 eme. e Il di 4 eme.
Tlto!o antitossico rl>contrato nel siero dopo la 'l' Iniezione
l
l : 1000
2
l : 500
3
l :50
4
1 :200
SPECCHIO · ~.
l : 500 franco l : 1000 morte in 4a giornata.
u. - l infezione di l eme. - Il ~~ 2 eme. - 111 dJ 3 eme.
Titolo antitossico '
A .V.VO'I'-•IZlO.VI
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riscontrato nel siero dopo la 3' !nled one
.J.N.\'OTAZtONI
C: l i s tessi individui dello spec-
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2
l : lUOO
3
l: 1000
4
} : ]111)(1
ch io N. 2.
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:SPECCHIO
N. lì. - l e Il Iniezione di t eme. - III di 4 eme.
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Tito lo antltosaico
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A.v.vo:r AZ IO.\' 1
riscontrato noi siero dopo la. ~· lnlt·zione
l . lll!l
Uli ste:<.:; i individui dello specchio N . I.
2
l : 511()
Non furono saggia~i titoli superiori pt'rch è esaurito il siero•
3
l : IIHHl
l : 1110(1 fenomeni locali tardi,·i e mot·te i.n 7a giornata.
- - - .-=~==========~-=-=-=-~-==-=-=·
( '0\"l'L FKIOSL
Dalle suddette esperien~ pos~Jono l ra.r~J i le ::~eguenti conclusioni: 1° L'anatossina teta.nica è perfettamente iuuoc.ua., non provoca disturbi locali n.è generali a nche in do:<i relativ11>mente alte (fino a eme. 4), quindi è beniR!:ìirno tollera.La ed ba una rcatle efficacia imrouuir.zante. zo Per ottenere pora.lt ro unn. sul:ficiento prodnziono di antitossina nel siero dei vaccinati e quindi la sicurezza. della immunità, occorrono a.lmeno due iniezioni ma è preferibile che siano tre, inoculando complesSiva.mente eme. 6 di anatos:;ina. . 3° Non è possibile per il momento stauilire l<b dumtu. della immurutà lltessa. inquantochè le iniezioni vaccinanti sono nelle nostre esperiem;e terminate solo un mese fa e quindi è manca,to il tompo per controlla.re la durata. del PQtere antitossico dei sieri dei vaccinati. In ogni modo, prima del congedamento della classe, potrà ripetersi la tit-oln.r.iono o ricercare anche questo dato. Sarebbe anzi assai utile fare altri cont.mlli in periodi più tardivi. cioè a distanza di u.no o due anni, ma nei miJitari lti leva le COndizioni della ferma non consentQno tale accertamento. Perciò sarebi.Je fPPortuno ripet.ere le esperienze di vacctnaziono in militari con fermfL unga, ,
4o V~ sarebbe poi da accertare se la. mescolanza ùcl vaccino a.utitilìco
~il anatossma aumenta l'efficacia di quest.'ultima., come pare sia stabo a q_ualc~e autore aceertato. N el nostro Esercìt{) p<'raltro attualmente la. Yacetnaz1one a.ntitifica si pmtica con il lipovaccino, il quale rir.hiede uua
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ESPET<IENZE DI VACCI~AZJONE ::•n :LL'U0,!\10 1 ECC.
sola Imez10ne vaccinale, quindi manca l'opportunità dell'abbinamento delle due pratiche vaccinanti e conseguentemente manca anche la possibilità del suddetto accertamento d ato che per l'anatossina occorrono 2-3 iniezioni. 5° Resta infine un tùtima considerazione da fare, che riguarda in modo particolare l'adozione su va.sta sca.Ja dell'anatossina n ella profilassi antitetanica nell'Esercito. In tempo di p ace a noi non sembr a. che sia il caso di prenderla in considerazione, inquantocbè le lesioni accidenta.Ji tra11mMiche non sono così numerose da richiedere la vaccin azione prevent.iva di tutta la truppa, p otendo, per i traumi che ~i verificano , eRsere sufficienti le iniezioni profilatt.icbe di siero antito!lsico. ' Inoltre la profilassi su vasta scala n on è consig]ja bile anche in consid el'a,zione del numero limitatissimo (molti anni ness1.mo) dei casi di t etano che si riscontrano nell'Esercito. Se mai l':matossiua potrà e!lsere impiegata negli'infortunati gravi, per i quali si riconosce la necessità <:ella iniezione di più dosi di siero profilattico. ln tal cr.~o potrà contemr o1·aneamente eseguirsi la iniezione di siero e quetia <li anatos:Jina, in moo.o (lhe quest'ultima possa far risentire la sua efficacia immunizzante quando sta per cessare quella passiva determinata dal siero. Si evite1:ebbero in tal moclo gli inconvenien ti anafilattici ed i casi di tetano cosi d etto tardivo, che però sono assai rari. 6° E veniamo alla profilassi del tetano in tempo di guerra. Nell'ult.imo grande conflit.to si è potuto constatare la sicura efficacia della profilassi specifica, poichè non solo è risultato a:ssai minore il numero dei casi di tetano in confronto alle guerre del passato, ma è risultata notevolmente diminuita anche la letalità. I noltre si è riscontrata, come risulta specialmente dalle st;atistiche francesi, una n otevole differenza fra il primo peJiodo della guerra, nel quale la. profilassi antitet:mica era imperfetta, e l'ultimo periodo in cui tale pratica profilattica si eseguiva scrupolosamente. E poicbè indubbiamente l'anatossina, anche secondo i resultati delle nostre esperienze, è capace di provocare una immunità attiva tale d a ga.rantirci contro l'infezione tetanica, p ercio in tesi generali è da ritenersi u tile l'arlplicazione. Però nella pratica militare ~tndiamo incontro ad un grave incoveniente, cioè quello della necessità di ripetere le iniezioni tre volte ad una notevole distanza, di t,empo l'una dall'altra (quattro settimane). Qtùndi l'immunizzazione complet.a non si ha che dopo circ.;a due mesi. Ora nell'ambiente militare, specialmente in tempo di guerra, il seguire i vari individui per un periodo eli t-empo così lungo rappresenta una dilfteoltà che può dirsi insupera.bile e ciò è confermato dall'esperienza della vaccinazione anLitifìca eseguita d urante l'ult·imO grande conflitto, nel quale appunto molte volt-e la vaccinazione risultò incompleta proprio a causa della pluralità delle iniezioni cbe riclùedeva. l\e è il caso ùi abbinare la vaccinazione antitifica a quella a.ntit.etaniea in quanto Ot>nhti, come si è eletto, nel no>:tro Esercito la vacci-
ESPERIENZE DI , . .\ t·CrN,\ZfO~a; Nl::LL'vOMO, E C C ·
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nazione a.ntitifica è ridotta ad 1ma. sola iniezione mentre per ranàtossina. ne occorrono tre. Per conseguenza, per il momento, a nostro modesto parN·e, non sembra che sia il caso di pensare, nemmeno durante la guerra, ad una vaccinazione attiva di tutte le truppe con l'anatossina a causa delle difficoltà pratiche che presenta. Yi è però da augurarsi che, come per h vaccinazione antitifica si è riusciti ad ottenere un vaccino che richiede una sola iniezione, altrettant-<> si ottenga, per la v:-u:cinazione antitetanimt coll'anatossina. D'altra parte però, pm· riconoseeudo che la vaccinazione antitetanica di tutta ~~~ truppa non è consigliabile, non per questo vogliamo negare che, anche qual'è attualmente, l'a,natossina possa trovare in guerra un'utile applicazione. Ed ecco come. Data la maggior frequenza con la quale in periodo bellico si verifica ·il tetano come complicanza delle ferite, si potrebbe associare la sieroprofilassi alla vaccinoprofilassi per tutti i feriti ricoverati in ospedali, specialmente se gravi. In tal modo, come si è detto, si potrebbero evitare gli inconvenienti a.nafiln.ttici provocati dalle ripetu:te iniezioni di siero e si preverrebbe ~che lo sviluppo del cosidetto tetano ad incubazione ritardata, dato che
l'Immunità passiva determinata dal sie1·o è assai fuga.ce . .-\UTORrASSUNTo. L'anatossina tetatlica conferisce una sicura illliUunità, sanza dar luogo a reazioni generali nè locali. . )la. occorrono per ora due o meglio, tre iniezioni vaccinanti da eseguirsi ad 1 ~tervalli non inferiori a venti giorni. Ciò rende in guerra il metodo non prat tco, anzi non attuabile agli effetti di una profilassi delle masse combattenti, ~e~tr~ risultati favorevoli può dAre in casi di trauma.tismi gravi, nei quali a.l11~~eztone di siero può aggiungersi quella di anatossi.no., allo scopo di conferit·e un tmmunità attiva, che esplichi la. sua azione protettiva quando viene a scomparire quella passiva. data. dal siero.
IST11T l'O 111 CIJXICA ~IElJIC.\ t;E~ElL\ LE !IELLA P.. UNfVEHS IT.~ DI PISA dir-etta da l sen. prof. G. B.~T'l'ISTA QuEm.or.o
l !IDIOMI O[UlARI DELlA DIAfiiiO~I DELLE AfffliOftJ [fRfBRAll per il dot.t. Cesare Salvinl, cùpitn11o medico, ns;:istente militare
La molteplicità. e l'intimità ùoi rapporti che la natura ha posto fra l'occhio ed il cervello spesso ben giustificano, non solo dal lato morale ma anche da queUo fisico, il detto che << l'occhio è 1'.1. spia del cervello 11. Che il primo sia parte in tegrante dea secondo e che i vincoli che intercedono fra l'uno e l'altro siano intimi>~simi ce lo ha ·dimo!lt.rato lo studio dell'anatomia e della fisiologia.. Rico-rdi emln:iologici dell'occhio. -
È noto infatti c)le dalla base del
ta.lamo·encefalo si originano due vescichettc laterali, le « vescicbette oculari primitive 11, le quali si dirigono in fuori verso l'ectoderma della testa. Es~e sono scavate e la loro cavità, per mezzo di un peduncolo pure cavo che le unisce con il cervello intermediq1 comunica. con quella del terzo ventricolo della quale essa è considerata come un prolungamento. Nel tratto in cui la vescicola oculare si congiunge con l'ectoderma, questo si invagina. dando luogo alla formazione di una piccola fossetta, abbozzo del cristallino, e contemporaneamente la. vescicola. oculare si trasforma. : il suo fondo, opposto al pednncolo, si ripiega in dentro e, a poco a p oco, la vescicola prende l'aspetto di un calice a. doppia. parete, la. «cupola vescicola.re )). n cristallino sì incastra nell'apertura di ta le cupola i cui due foglietti, l'esterno e l'interno, in breve si accollano l'un l'altro provocando la completa scomparsa della cavità della vescicola oculare primitiva.. Delle due lamine che costituiscono la parete della cupola., l'interna darà luogo alla retina. e l'esterna a llo stato epiteliale pigmentato. n mesoderma. si dispone attorno alla cupola ottica per formare la coroide e la scler otica, mentre la pelle, posta al davanti della cupola, si trasforrn.'l. nella cornea. trasparente. Organi accessori infine completano l'appa.rn.to della visione. (Dal 'l'rntt,~to di. a.natumia del 'l'e8'tu.t.).
N C'I'VO ottico. - Dell'occhio uormale uno degli elementi principali, per non dire il più importaut;e, è il nervo ottico. Senza. addentrarmi sul significato delle sue fibre costitutive, seguia.molo nel suo decorso, d alla. sua origine retinica. sino alla sua termina.zione nel lobo occipitale. Le fibre dell'ottico, entrate nella cavità crauiea attraverso il fora.me ottico, dopo· un brevissimo tra.t,f.o, si portano nel cb.iasma il quale non si adagia esatta.tnente nella docciflltura ott.ica (Tcstut) m::~. è situat o leggermente a.ll'inclietro di questa, riposando sulla tenda dell'ipofìsi ed innanzi all'infuodibulum. All'esterno ha a ridosso la carotide interna, mentre posteriormente con trae rapporti con il terzo vontricolo cerebr*\le. Suj)eriormente è unit o alla ba.$e cerebnLlc per mezzo di una lamina di sostanza l:rrigia che1 come è noto, .
l SINTOì\11 OCULA:RI NELLA DIAGNOSI O~;rJLE A.FJ'l':ZIOKI CEm;;JlRM.l
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viene descritta. col nome di cc mdice grigia. dei nervi ottici » o di cc lamina sopra. ottica. ''· Tale lamina. chiude in questo punto il terzo ventricolo. Sel chia.sma le fibre subiscono una semidecnssazione si che la bandellet.b ottica di un ta.to viene costituita da fibre provenienti da ambeduo i nervi ottici, cioè costituita da fibre che hanno tratto origine dalle due metà omonime della. retina. Le benderelle ottiche. che vengono chiamate anche « tratti ottici ,,, staccandosi dal chin.sma. si dirigono all'indietro ed all'esterno, divergendo tra loro ed avvolgendo per un certo tratto il peduncolo cerebrale. Px·ima di lasciare il peduncolo, la benderella. si sdoppia iu due radici delle qmtli quella anteriore raggiunge il corpo genicolato laterale e la posteriore quello media.le. Il corpo genicolato latemle, per mezzo del braccio anteriore, si unisce al t.ubercolo qnadrigemello 1·mteri.ore e quello mediale, mediante il braccio posteriore, al tubercolo qua(tt·igemello posteriore. Le fibre dell'ottico sorpassano le eminenr.e qnadrigemine e gitLngono al ta.lamo ottico. Come è noto, il pnlvina.r del talamo ottico, le eminenze bigemine ed il corpo genicolato ei\tcrno mppt·esentano i centl'i ottici primari subcorticali. Quivi le fibre del nervo ottico colle loro termiuazioni arboriformi entrano in rapporto colle ~ltrc cellule ganglionari da.Ue quali si dipartono nuovi cilindrassi che ragginugono il terzo posteriore della C..'lpsula. interna; di qul si -eSJJandono dando luogo alla co:stituzione delle radiazioni del Gratiolet le quali terminano nella corteccia dei lobi occipitali e precii:amente nel centro corticale visivo. È questo il cosidetto centro ottico secondario il quale comprende principalmente la 1:!\lpcrticie del cnneo ed il contorno della scissura ca.lca.rina (~'estut, Luciani: Fuchs) . Non va dimenticato che le fibre che penetrano nelle eminenze bigemine entrano in eonnessione coi nuclei dell'oeulo-motoro e regolano in tal modo il movimento degli occhi e delle pupille. Riepilogati così i dati anatomici più iruportanti dell'occhio embrionale e dei nervo ottico nel suo tratto intracerebrale, soffermiamoe.i brevemento a. considerare queste nostre conoseonze slli decorso e s ui rapporti delle fibre dell'ottico perchè esse - è da tutti risaputo - banno tLna. grande importanza nella pratica in quanto po8sono permetterei di affermare non solo la probabile esistenza di una lesione cerebrale, rua. ancbe di determinare abbastanza esa.Ltmnentc la f!edo qua.lon~ l' n.IIezione interessi direttamente le vie ottiche. Non è intanto chi non intuisca che por poco che aumenti il 0onLonnto del terzo ventricolo il chiasma. si troverà compre,;so e schiacciu.to tra l'apo~i cliuoide ed il ventricolo stesso; e così una modilicazione delb~ carotide mterna dovuta o ad un aumento di tensione o ad una degencmr.ione ~\te romatosa o ad una p eriarteritc, no11 può non offendere, non vutuenLre il chiasma. Se da indagini oftamoscopiche si verrà a conoscenza della esistenza di un difetto fisico in un solo occhio, ovvero in :1.mbeduo ma non simmetricamente, si sarà indotti a ritenere che la. le~one (>siste nello stesso nervo ottico, cioè innanzi al chi:~sma., giacchù du. nDzioL.i d.i pa.tologiu. octLla.re ci è noto che le interruzioni al di là del chiasma determin::mo comuucmeD:te ~lterazioni simmetriche dei campi visivi. Le sLcs:le r::J.gio11i ci faranno att:IbUU'e la sede di lm'l1.ffezione inuanzi al chiasrna. qu:tnJo t\ì'i>'Le uua cecità completa in un occhio mentre il voLeTe vixivo dell ·,~lLro i· a.nrflr·~ buono. La semidecussa.zione delle fibre ùcll'ottico n el <:.lliasm<~ . : spie;; t
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I SlNTQ)U OCULARI NELl.A DI.AONOSX DELLE AFFEZIONI CE:REBRALI
quell'importante specie di à..Lsturbo visivo che è chiamato u erniopi.a. » o emianopsia ». Innanzi ad un caso di erniopia temporale la lesione dovrà ri~>iedere nello stesso cbiasrna e sono colpite soltanto le sue fibre crociate: ciò si v·erifica quando la lesione ba sede nella. parte centrale del chiasma., nell'a.ngolo anteriore o posteriore di esso, come frequentemente si ha nelle a.ft'ezioni dell'ipofisi (tumori, ad es.). Di solito vengono compresse anzitutto le porzioni mediane dei tratti ottici, e quindi si ha emianopsia bitempora.le, siccbè cessa di funzionare la metà nasale della retina in ciascun occ·hio. Progredendo la. compressione sulle bandellette, si avrà prima. amblio])Ìa ed infine amam·osi. Se invece la pressione è circoscritta al tratto ottico eli un solo lato si avrà prima la emianopsia terupomle, più tardi l'ambliopia ed infine amaurosi dell'occlllo di quel lato. Solo raramente ed assai tt~rdi, a quanto affermano i tra.ttatisti, pare si possa a,\·ere atrofia del nervo ottico. La constatazione di una emiopia omonima nonchè di difetti piccoli :ma. omonimi del campo visivo di un pazient-e ci faranno pensare ad una lesione al dilà del cbia.sma. Se si sarà a conoscenza che è perduto a.nche il riflesso luminoso della pupilla, quando si proietti luce stùla zona. cieca della retina, la conduzione deve essere interrotta al disotto di quel punto donde partono le fibre che vanno al nucleo dell'oculo motore, cioè a. dire nello stesso tratto ottico. Se invece il riflesso luminoso della. pupilla è normale, l~ lesione risiederà molto più in sopra, -per es., nel ta.lamo ottico, nella capsula interna o finanche nella corteccia cerebrale (l!ùchs). Consideriamo ora. il nervo ottico nella sua strutttU'a. perinervea.. È noto dall'anatomia che detto nervo, fino al passaggio nel forarne ottico, è avvolto da tre gua.ine e cioè dalla durale, dall'aracnoide e dalla pia.le le quali non rappresentano che la continuazione delle stesse membrane dell'encefalo. La dm·ale è la più esterna, l'aracnoidea è l'intermedia e la. pia,}e è quella aderente al tTonco nervoso. Tra la guaina durale, l'esterna, e la guaina piale, l'interna, vi ò uno spazio che l'a.racnoidmt divide in due p~trt.i e cioè lo spazio sottodmale e quello sotta.racnoideo. Nello spazio inten-aginale vi è un liquido in scarsa quantità che è lo stesso liquido enc.efalico e spinale sottaracnoidale, siccbè si ba una strettissima. comunicazione tra il liquido degli spazi sottaracnoidali e ventricolari. Tenendo conto di tale costituzione anatomica e basando il suo studio su leggi mecemicbe, lo Sdlmidt-.:\lanz emise una teoria colla quale intese spiegare quella forma di neurite detta « da stasi >> o (< papilla da stasi n. LfL Clinica insegna che le malattie cerebrali., sia per stasi, sia. per diffusione del processo flogistico, possono fare ammalare il nervo ottico e cbe esse rappresentano la causa più frequeute della. neurite ottica. <! La stasi si verifica. precipuamente in quelle malatt.ie cerebrali, le quali determinan9 un aumento della pressione intracranica, e quindi, il 11iù delle volte, nei tumori cerebrali e nell'idrocefalo. Un tumore cerebrale, in conseguenza del suo sviluppo, tende ad occupare sempre più spazio nella cavità cranica. Poicbè la capsula cranica non è cedevole, si determina. llll aumento della prcs~;ione intracranica, per cui una parte , del liquido tcrehrospinale è spostata dalla cavità cranica, e refiuisce in parte verso il n1idollo spinale e in parte. verso il nervo ottico. Gli spazi intervaginali del nervo ottico, ebe comunicano cogli spazi linfatici esistenti fra. le meningi N·r<"brn..li, sono allora ailatati per accumulo di liquido (Stelwag) onde si ha
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il coiiidetto idrope della, gua.ina del uorYo o l t ico. Sopra. questo f~.Ltto si fonda la. teoria di Schmidt·Ma.nz sulla genesi della neurito. .Por l'accumulo di liquido nello spazio intervaginale, si produce stasi doli;\ linf•t nello stesso tronco del nervo ottico, specialmente nell'ambito ùell<l. lamiua cribro:;;~. le cui lacune linfa.tiche stanno in rapporto collo spazio interv~tginale. L'edema della lamina cribrosa dotermin~t una compressione dei vasi centrali, la quale agisce sulla vena centmle ùol nervo otLico più per tempo ed in grado maggiore che sull'at-teri[• centt'<tle. E, poichè ~•Ltraverso quest'ultima n.tlluisce continuamente nella pa.pilla ùol nervo ottico una corta. quantità di sangue, la. quale non può defluire completamente <tttraverso l.'l· vena centrale, perchè è ristretta, si produce una stasi venos<\ del nervo ottico, il quale perciò si rigonfia., e, nel punto do vo esso è strotta.mente racchiuso nel forarne sclerale, t;Ubisce uua inrarcera.zione, per effetto della quale si sviluppa nella papilla strozzMa. un forte edema. La, neurite cosi prodotta è, quindi, meno una infhtlllm<6Zioue propriamente detta., quanto piuttosto un edetru~ infiammatorio, onde \"ione indicata come netLrite da sta.si o « papilla da stasi ». (Fuchs) . Secondo A. V. GraJe tale forma ùi nourite dipenderebbe dalla compressione del sono cavernoso, nel quale sbocca la venaoft.ahnica.: gli fu però obbiettato che il sangue della vena ofta.lmica troverebbe pur sempre modo di defluire nella vena faeciale. l::ìecoudo il Leber eù il suo allievo Deutsclu:nann la papilla da stasi dipenderebbe da fa tti infiammatori o neuritici, ma parecchi oftalmologi di grido hanno dato loro torto. Ad~~m kiewicz sostenne, ma senza b~bsa.rsi su alcun dato di fatto, che la neurite da. sta.si dipende da. cli~turbi trofici, per la lesione di certe zone cerebmli. Fra tante teorie, quella dello Schmidt-Ma.uz è quella che ha ancora ur1 maggior numero di fautori. .A.llorquauùo, viceversa, vi ~ tlUa iulìammtt.:r.ione del cervello e sp ecialmente della base, come, ad es., nella meuingiLe t ubercolare, allora si am· mette una diffusione diretta del processo dal cervello al nervo ottico lungo il nervo stesso e le sue guaine sino alla pa.pill~1: la. nenrite discendente. Ma. i sintomi di una neurite discendente si possono anche riscontr::\re in casi di tumori, quando cioè un neoplasma deLermin<\ nelle s ue ...-icin<>nze immediate una infiammazione- Le di'ltinzioni perta.nto appaiouo un po' troppo assolute ed il Fuchs afferma. cho le due forme di ueurite non possono fra loro essere distinte così. esattamente come vogliono le teorie poichè vi sono gradi di transazioni tra papilla da stasi e new·ite discendente. Bgli ammise che la. stasi sia il fattore più importante nelL't genesi della pavilh~ da sta.si, però vi concorrono pure i processi infìammator.ilnol tronco e nelle guaine del nervo ottico. Fra le affezioni a focohtio del cervello, le qu<"Lli, sebbene di ra.ro, possono dare tma nourite ottica vanno ricorcbLi, oltre a.i tu.moti cui già si è .-~ccennato, i focolai di rammollimento, gli ascessi, l<\ tromb·osi dei seui; gli aneurismi, le apoplessie, le cisti, la sifilide cerelm\lo gommosa. Fra le malat.tie cerebrali diffuse sono la sd crosi ùù;sominata, la meningite acuta e cronica, com e pure l'idrocefalo. Che la papilla da sta:si sia frequentissima e risco utrasi nei t umori cer ebrali è un fatto ormai acqtùsito <la Lempo e lo dimostrano le concordi statistiche dallo quali si desume che essa secouùo :tlctmi llllmchcreb bo solo nel 3 % dei casi e secondo altri nel 10-30 % ;ti nH\:Ssimo nei c.tsi sud-
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I Sl~··rmn Oct'LAltl NEU.A DIAGNOSr J)}·:Lt..:F: ' \FFJ-;ZlONI CEREBRALI
detti. Essa merita tant.o più di essere presa in collSiderazione in quanto cho un tumore cerebrale spe:;so per lungo tempo può non manifestarsi con alcun sintomo evidento e cagionare, per es., salo la. cefalea, la quale può anche mancare. Dal modo come la papillite decorre, se rapidamente o len· tamcnte, qualora si sia fatta cUa.gnosi di tumore cerebrale, si pellSerà ad un tumore <li catt.iva. natura, che per lo più ~ un sarcoma, rispettivamente ad un tnmore henigno e s~~ri\ per lo più un glioma. Pf'r quanttl riguarda. inficlù l'atrofia del nervo ottico, va rammentato che l'atrofia. semplice può esser~ prortot.ta da,Ua. compressione diretta che il nt>opla<;ma esercJta sul chiasllJa o sopra i segmenti iutracranici del nervo ottico che allora si atrofizza,. Ed un esempio lo abbiamo in alcuni casi interessanti <li tumori dell'ipolisi, i quali mediante pressione sul chla· sma cagionano l'atrofia dei nern. ottici con emiopia temporale. In altri e.'tsi, <'ome conseguenza del tumore, si produce un a.ecumolo <li liquido nel terzo ventricolo, per cui la sua porzione autero-inferiore fortemente dif<tesa, preme sul cbiasma. In tal modo si verifica nei tumori cerebrali l'amaurosi, o con reperto oftalmoscopico negativo, o col quadro · di un'atrofia semplice. Mu~coli rnotor·i dell'occhio c loro in.nerva;;;ioue. -Dallo $tudio delle patologie abbiamo appreso che in ba.se alla natura delle paralisi ed al modo come sono insieme combinate, conoscendo con esattezza il punto di origine, nel cervello, dei nervi motori dell'occhio ed il loro decorso sino al globo ONùare si può molto spesso stabilire una. esatta diagnosi di natura e di Rede della malattia cerebn~le. Indubbiamente ciò che al me<lico pratico interessa, innanzi ad un caso di paralisi dei muscoli dell 'occhio, è lo stabilire h"1. natura, se cioè, ad esempio, sifilitica o da sclerosi o meningitica per un opportuno trattamento terape\ttico variando questo da ca.so a e.'ltso, ma non si può negare che riesca di grande soddisfazione per il mc<lico, se non per il malato, il poter determinare anche la sede. Sarà pertanto opportuno tiepilogare brevemente i punti più importanti riguardo all'origine ed al decorso dei nervi motori dei muscoli dell' occhio. Lo stndio dell'anatomia ci ba insegnato c.he tutti i muscoli dell'occhio, eccetto due e cioè il retto esterno che è innervato dal sesto paio (l'abdu· cento) ed il grande obbliquo che è innerva.to dal quarto (il patetico), sono iunervati dal terzo pa.io, l'oculo·motore comune. Le ricerche anatomiche e fisiologiche insieme hanno dimostrato cbe i movimenti dei muscoli oculari sono regolati da centri nervosi <li differente ordine. Quelli <li ordine supcJ'iore sono i nuclei sul pavimento della fossa romboidale, da cui trag· gono origine gli stessi tronchi nervosi. Essi hanno azione subordinata a quella dei centri di ordine superior~ per l'azione sinergica dei singoli muscoli octùa,ri: centri <li associazione. I centri di ordine più elevato si troYano nella corteccia cerebrale e sono i centri cort.icali per i movimenti dell'occhio eseguiti volontariamente. È probabile che essi non abbiano nella sfera motrice della corteccia cerebrale una esatta. delimitazione. Più esattamenlo uoti 11ono i centri di ordine inferiore. Essi stanno sotto l'Acquedotto ùi l::lilvio e sul pavimento del quaTto ventricolo, ad ambedue i lati del rafe. Quello situato più in avanti è il nucleo dell'oculo·motorc. Le
I SINTOMI OOULAIU NELLA DIAGNOSI DF:LLE AFF.F.ZlONl CERE!.itl.ALI
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fìbre di tale nervo si rec.'1no, attraverso i peduncoli cc1'ebra.li, alla. bn.se del cervello, dove, riunite in un comune tronco nervoso, emergono snl margine anteriore del ponte. Da questo punto l'octùo-motore, attr~verso il seno cavernoso e la fessura sfenoidale superiore, penetra nell'orbita. Il nucleo del patetico o trocleare segue quasi immediatamente all'estremità posteriore del nucleo dell'oculo-motore, si che potrebbe quasi essere considera.to come l 'ultimo dei suoi nuclei parziali. E sso sta sotto il paio posteriore dei corpi qua.drigemini. Le fibre cbe da esso partono, senza associarsi a quelle del terzo paio, si dirigono in sopra .ed all'indietro, nel velo midollare anteriore da cui passano sull'altro la.to e quindi si incrociano con quelle di questo lato; poi, gil'ando a ttorno al peduncolo cerebrale, si recano alla base del cervello. ll nucleo dell'abducente sta abbastanza indiet ro rispetto ai nuclei degli altri due nervi, ma in vicinanza del nucleo del facciale, quasi davanti alle strie midollari. I,e fibre nervose che provengono dal nucleo decon-ono tra i f:'l.sci dci cordoni piramidali, si dirigono verso il basso e fuoriescono dal margine posteriore del ponte. Sia il trocleare che l'abducente, giunti che sono alla base cerebrale, decorrono, come l'oculo-mot ore, in a vanti, attraversano il seno <.:avernoso e la fessura sfeno-sfenoidale e penetrano nell'occhio. La lesione delle fibre o dei n uclei di uno o di tutti e tre tali nervi per l'azione di un'affezione cerebrale porterà alle pa.l'alisi dei muscoli oculari. Queste pertanto rappresenta~o un sintomo al:lsai spesso rilovabile di mal.a.ttie cerebrali. La paralisi dell'oculo-mot ore è, fra. tutte, la più fl·equente. Ogni paralisi di uno dei t re nervi suddescritti si accompagna spesso <b diplopia; anzi molte volte è questo sintomo che porta a ricono:scere la, paralisi. Quando c'è diplopia. (cbe è effetto della falsa orientazione dell'occhio paralizzato) si nota un altro sintomo, la vertigine (che è conseguenza della. falsa orien tazione), per evitar la quale i pazienti ricorrono alla posizione obliqua del capo. Ma tale fenomenologia non va per altro sempre inte~>ll. come conseguente ad una lesione cerebrale perchè le paralisi dei tre nervi suddet.t.i possono essere anche dovute a lesioni periferiche od endorbitali. Quest'ultime si lasciano riconoscere facilmen te tenendo conto ùa chi 1·iceve· offesa il nervo e dei sintomi concomita.nti; le paralisi periferiche sono piuttosto rare e qua.ndo esistono esse non sono complete ma. dissociai~ . Ammesso pertanto di trovarci dinnanzi ad una lesione endocranic<b, cerchiamo, seguendo la guida anatomica e fisiologica non chè clinica di determinare prima la, sede e poi la natura. n focolaio morboso può interessare i centri di ordine superiore che ~:!Ono nella corteccia cerebrale (paralisi corticali), oppure i centri di :lssocia :r.i.one, .oppure quelli di ordine inferiore cioè i nuclei nervosi situati nel -pavimento del quarto ventricolo (paralisi nucleari), oppure possono essere lese le fibre che uniscono fra loro questi centri, o le fibre che dai nuclei vanno alla superficie del cervello per riunii·si quivi ai trochi nervosi (paralisi fascicolati). Possono infine essere lesi gli stessi tronchi n ervosi alla base del cranio e si hanno allora le paralisi basilari. Le lesioni dei' centri di ordine superiore :non producono mai parali.~i dei singoli muscoli dell'occhio. Vi fa solo eccezione la paralisi del muscolo elevatore della palpebra (ptosi) perchè talvolta si osserva isolata nelle lesioni della corteccia cerebrale. Comunemente le affezioni morbose del
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l SlSTO)l! OCn:..-~o.Rl :-1E LI .A DlAG:-IOSl DEr,LE AFFEZWNI CEREBRALI
centri superiori producono paralisi coniugate, cioè quelle paralisi assooiate che non attaccano i singoli muscoli sebbene i movimenti associati. Si viene pertanto a perdere la facoltà di guardare a destra. od a sinistra, in basso od in alto, oppure di convergere lo sguardo. Non di rado gli occhi, per spasmo degli anta.gon.ii:;ti, vengono attratti verso il lato opposto producendosi ciò che si chiama t<deviazione coniugata.». Le paralisi coniugate, sia che ad esse si unisca o no !.a deviazione degli occhi dal lato opposto, si verificano nelle lesioni della corteccia cerebrale, dei corpi quadrigemini, dei grossi gangli cerebrali, specialmente del tala.mo ottico ed in quelle delle cc erma cerebelli ad pontem ». La deviazione coniugata. è certamente nn segDI.o di affezione cerebrale sia che si accoppi o no ad emiplegia. Supponendo il caso di una emiplegia e contrattura insieme con la deviazione coniugata, a seconda. del modo come sono associate, la sede è diversa. Se l'occhio e la. testa deviano in senso opposto al lato emiplegico, si riterrà sede della lesione gli emisferi cerebrali; se la deviaziione è dal lato della emiplegia. la sede sarà. nel me~en· cefalo. Quando invece vi è convtùsione si avrà l'opposto e cioè, se la de· viazione è dal lato della contrattura, la sede della. lesione è negli emisferi cerebrali, se dal lato opposto nel mesencefalo. (Oarda.relli). Le lesioni dei centri inferiori, cioè dei nuclei nervosi situati nel pavimento del quarto ventricolo (le paralisi nucleari) danno generalmente luogo a paralisi di parecchi muscoli oculari. Si ha, cosl, l'oftalmoplegia centrale, che inizia subdolamente perchè la paralisi colpisce prima un muscolo e poi snccessiva.mente gli altri. E :;sa può essere sia unilaterale cbe bilaterale. La ptosi è lieve; comunemente i muscoli intrinseci dell'occhio (pup.illa ed accomodazione) non sono paralizzati salvo i casi in cni sia interessato lo stesso tronco nervoso. Pertanto innan~i a.d una ofta.~moplegia esterna, si potrà pen~a.re ad una probab.ile paralisi nucleare, mentre in· nanzi ad una oftalmoplegia totale, la. lesione può avere sede d 1 t<~rente, può cioè essere nucleare come può ei!sere una lesione dei tronch i uervosi alla base del cranio e fin:1nche della fessura orbitale superiore. rn simile circostanza riesce difficoltoso, molto difficile solo sulla, scorta delle lesioni oculari giungere a diagnosticare la probabile sede e converrà tener conto della fenomenologia concomitante. ~fu lesioni interessanti i nuclei nervosi possono provocare, per altro, paralisi dei singoli muscoli. Ciò si riscontra principalmente all'inizio dellà tabe dorsale e, meno frequentemente, nella sclerosi disseminat:\ in cui, di solito, le paralisi sono di origine nucleare. Infine nelle lesioni dei nuclei si possono a. vere paralisi dell' abducente e del facciale contemporanea· mente per .il fatto elle i lol'o nuclei si trovano molto ravvicinati. IJa diagnosi di para.lisi fa.scicola.re conseguente a lesione delle fibre nel loro punto di uscita dai nuclei sino alla base cerebrale, si può fare quando ~;i nota paralisi dell'oculo-motore di un lato e quella degli arti dell'altro lato: la cosidotta cc paralisi alterna ,,, In tale evenienza si ammette l'esistenza di una lesione nel tratto caudale del pedunr,olo cerebra.l& che interessi coutempora.uen.m·ente le fibre deU'oculo-motore che attraversano il pecluncolo in modo da paralizzare il nervo dello stesso lato e vulneri altresì le vie pimmidali. Poichè è risaputo che queste si incrociano più in basso, si verifica la emiplegia dol lato opposto a quello ove esiste il
I ST•"TOlll OC~ART NELLA DIA ONOS I DELLE AFFEZI O"!'<I CEREBRALI
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, focolaio n ervoso. L a paralisi omola.terale dell'oculo-motore si spiega facilmente seguendo il decorso delle sue fibre dalla periferia verso il centro. ', Giunto coi suoi fascicoli radicali a livello della sostanza nigra~ l 'oculomotore l 'attraversa, penetra nel tetto del p eduncolo e n el nucleo rosso e raggiunge in tal modo il suo nucleo il quale, come si è visto, posto presso il rafe, occupa lo spazio fra la commessura posteriore ed il limite fra il corpo qna.drigemino anteriore e quello posteriore. Si vede adunque che durante tutto tale decorso le fibre dell' oculo-motore non si incro1 ciano: l'incrocio avviene più in alto, nel cervello, oltre i nuclei e quindi oltre il livello del peduncolo cerebrale. Caratteristica è la sindrome della paralisi completa dell'oculo-motore: si ha paralisi del muscolo elevatore della palpebra, quindi questa pende inerte ed il malato è incapace di rialzarla (ptosi)i il bulbo è deviato fortemente all'esterno ed un p o' in basso per il sopravvento preso dt•l muscolo r et.to esterno innervato dall'abducente e dall'obliquo superiore innervato da l trocleare i il movimento dell'occhio sia verso l'alto che verso il b asso sono limitati o sospesi p er la paralisi dei musçoli retto superiore, ret~o inferiore ed obliquo inferiore innervati da.ll'ocnlo-motorei la pupilla. si presen ta midriatica ed è immobile per la. P<•ra.li:;i del suo sfintere; l'occhio è accomodato per il punto remoto per la. p ara lisi del muscolo ciliare e si ·appror.r.a a nche un leggero grado di e>~oftalmo perchò i t re mnf\c oli retti ha.nno perduto il loro tono che serriva ad attran-e in dietro il bulbo nf'll 'orbita. Le lesioni della base, paralisi bn;,;ilari, p ossono ugualmente interessare uno o parecchi nervi o non ùi ra,do ùa tntti e due i lati. I sintomi da cui si può presumere pii1 o meno probabilmente la e~isrenza <U para lisi dei n ervi alla base sono o la 1.mccessh 'l\ l)aralisi di un1.b inten~ serie di nervi cerebrali, come i nervi motori dell 'occhio~ il facciale. il trigemiuo, l'ottico, l'olfattivo i o l'in~orgcnz~L di una leRione del tril!'emino sotto forma di n evralgia poichè questa non si rilenL mai, a qmmto si afferma nei t rattati, nelle paralil\i cen trali, o la cecità> complet;b di un occhio. ment re la vista è conservata nell'altro, !'enza c:he r esame ofb lmoscopico ci ri,·oli corrispondenti alterazioni. Questo dato che ci viene fornito da.ll'oculi.;ta. ci farebbe dedurre infatti che la !e.-ione i estende anche al segmento intracranico di uno dei nervi ottici. Le inteiTuzioni clt> Ile >ie ottiche di conduzione, prodott~si più in alto, si afferma che comunemen te non ledo~o tm solo occhio, ma quasi costantemente arrecano rlist.urbo visivo in tutti e due gli occhi, sotto forma di etniopia. È pur vero che questa è stata. riscoutmta in qualche caso di lesione a c.arico della baso ccrebmle, m~~ in tale evenienza la. aft·ezione morbosa si è trovata dietro il chiasma in modo da interc::;:mre uno dei tratti ottici. Per quanto riguarda la natma delle le:;ioni ùagnosticabilo in base alle varie specie di paralisi dei muscoli oc:tùari. ci è stato insegnato che la sifilide è la causa più comune. Innanzi a casi di paralisi oculare e diplopia gli autori affermano che bisogna pen. are in primo luogo alla lue per il fatto che in tut ti i processi cranici la sifilide ò quella che p iù ::;pocia.lmente produce paralisi. Ricord soleva dire che le paralisi oculari sono lo stigma della. sifilide sull'occhio": n on meno il Fournier. NelL'\ sifilide le paraLisi si producono lentamente: dopo una cofalalgia, quasi a forma apoplettica, si vede comparire la paralisi oculare. D opo la lne cerebrale si potrà p ensa re 2 -
Uiornale di medicina milita-re.
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I SIN T O::'III OCLLARI :1\EJ.LA DJAONOSI D ELLE AFFEZIONI CER:F.BRA.L l
a11 'atassia locomotrice: mentre pel'ò nella prima. circostanza la pupilla rimane per lo più indifferente o è midriatica, nella seconda quasi sempre si ha miosi. (Cardarelli). Non -va dimenticato che spesso nell'atassia il primo sintomo è t alora um~ lesione oculare. Dopo tali affezioni morbose vengono i t umori cerebra li e le alterazioni diverse della base del cranio. Susseguono per frequenza , fra i morbi cronici, la. sclerosi disseminata, la pa,ralisi progressiva. Vi sono poi altri processi morbosi di cui uno a fortna a tuta e l'altro a forma violenta cui possono seguire paralisi oculari: la meningite ed il traumatismo. Ciò vale per le paralisi più o meno complete; ma vi sono dei casi in cui si rileva paralisi dissociata, la paralisi dell'elevatore della palpebra. !Ja blefaroptosi non viene ritenut.o un segno di lesione endocranic-a., ma nel maggior numero dei casi si suole dare ad essa questo valore. << Se - affermava il Cardarelli nelle sue magistrali lezioni - nel corso di una forma di apoplessia, della quale non è sempre possibile dire se si tratta di apoplessia cerebl'ale, se in qt1esto stato apoplettico vi accorgete della blefa.roptosi, giurate pure che si tratta di apoplessia cerebrale, non importa la natura e la sede. Così pure, se in un morbo acuto febb1·ile eh~ voi credete essere tifoide, febbre reumatica o ga strica, vedete la }Jalpebra cadere, ponetevi in gt1ardia perchè si tratta di meningite da offesa. endocranica. Allo stesso modo si badi in un'affezione cronic.a. In un individuo sifilitico che ha presentat o dolori vagbi alla spina, se vedete blefaroptosi, non dite più elle si tratta. di fatti nervosi, ma ammettete un'affezione endocranic-a ''· Un altro difetto infine conseguente ad alterazione dei muscoli esterni dell'occhio è il nistagmo. È di comune conoscenza la nozione che il nista.gmo è costituito da movimento dell'occhio brevi ed a. sca.tti che si ripetono con grande rapidità e sempre allo stesso modo, una specie di oscillazione dell'occhio, convulsiva. Esso, che è stato distinto in orizzontale, verticale e rotatorio, molto spesso si accompagna con la deviazione coniugata. oppure la precede e gli autori sogliono assegnargli lo stesso valore clinico. B un sintomo di parecchie malattie del si.E tema nervoso centrale, ma specialmente della sclerosi disseminata.
D·ist11rbi di motilìtà dell'i1·ide. - Per quanto riguarda l'iride è ben noto quanta sia complicata la. sua fisiologia ed il suo cerchio riflesso, ed i trattatisti affermano che non è facile precisare dai suoi movimenti un'affezione cerebrale. Nell'iride si hanno infatti due muscoli antagonisti, uno costrittore innerva.to dall'oculo-motore ed uno dilatatore innerva.to dal simpatico. Per la paralisi delle fibre dell'oculo-motore si ha una dilatazione deJ.la, pupilla verificandosi allora. la midri.asi paralitica, come si può avere una midriasi irritativa per irritazione del SimJJatico. E cosi la miosi può essere spastic.a per la contrazione delle fibre irido-costrittrici o paralitica per pa,ralisi delle fibre irido-dilatrici. Non rare volte nasce pertanto il bisogno di cono:>cere se la midri.asi o la miosi dipendano da un fatto paralitico od irritativo e non è chi non veda come spesso non possa venir soddisfatto non solo perchè la pupilla subisce dei mutamenti per i motivi suddetti ma anche per poca sensibilità, o per azioni riflesse, per azioni che partono dal collo, ecc.
l SINTOMI OCULAlU ~EJ.LA D f~A<~ XOS I OE LL E .\FFE Y.!ON l CEREBRALI
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Il Drouet, in un suo lavoro sui segni semiotici della pupilla., dava. a. questa 9 centri che producono la. miosi e numerosi altri che producono la midriasi. Indubbiamente però, se prese isolatamente, sia. la midria.si che la miosi, non possono subito farci ammettere una lesione cerebrale o del sistema nervoso centrale in genere, l'una o l'altra, unitamente ad altra fenomenologia, può indirizzarci verso una esatta diagnosi. La reazione della pupilla a~iene inconsciamente. Può essere riflessa se lo stimolo viene trasmesso ai nervi dell'iride per le vie nervose centripete; o è associata se le fibre dell'oculo-mot.ore agiscono contemporaneamente ad altre fibre dello stesso nervo. La reazione pupillare alla luce è un segno prezioso per affermare l'esistenza della percezione luminosa. E la sua importanza diviene ancora più grande perchè la percezione luminosa di un occhio si manifesta in ambedue le pupille per reazione consensuale. È noto infatti che dalle retine dei due occhi si distaccano, come le fibre dell'ottico, anche le fibre pupillari che, seguendo quelle, si portano al chia.sma ove subiscono una semidecmsazione. In conseguenza di tale comportamento uno stimolo luminoso che agisce su un occhio viene trasmesso tanto al nucleo dell'oculo-motore di quell'occhio quanto dell'altro ed ognuno di quest.i due nuclei provoca allora. il restringimento della pupilla del proprio l.a.to. Normalmente pertanto le due pupille debbono essere uguali sia quando un solo occhio riceve lo stimolo della. luce, sia quando la. percezione luminosa è differente nei due occhi (Fncbs). J~ 'anisocoria adunque va sempre interpretata come un sintomo patologico e rappresenta un segno di notevole valore diagnostico specialmente nella paralisi progressiva e nella tabe dorsale. Noi sappiamo inoltre che esistono casi nei quali la, reazione alla luce manca pur esistendo la percezione luminos!~- A parte q nei casi in cui la paralisi dell'iride è conseguenza dei midriatici o di lesioni endorbitali, ve ne sono di quelli in cui la mancanza di reazione è in rapporto con interruzioni dell'arco riflesso. E ciò si verifica nelle malattie del midollo spinale, specialmente nella. tabe dorsale, eome pme nella. paralisi progressiva. Si ha allora rigidità pupillare oppure esiste reazione alla convergenza ed all'accomodazione ma. manca quella alla luce (fenomeno di A.rgyll-Robertson). In tale ultima evenienza si ba l'interruzione dell'arco riflesso che dal nervo ott.ico va al nucleo dell'oculo-motore, rimanendo inalterati i rapporti dei centri per l'accomodazione e per la. convergenza. che dallo studio dell'anatomia e della fisiologia. sappiamo essere l'uno pro&simo all'altro nel nucleo dell'ocnlo-motore. La. midriasi si avvera. eomunemente nelle convulsioni eclampsicbe, epilettiche (è infatti elemento medico-legale per stabilire se un attacco convulsivo sia di natura epilettica o simulato), isteriche, nella ca.ta.lessìa., nel sonnambulismo provocato, nell'apoplessia, nella sifilide cerebrale, nei tumori cerebrali, ecc. La. miosi si riscontra nella congestione cerebrale, nella. meningitè acuta, nelle emorragie, nei tumori noncbè nella tabe (miosi spinale) e nella paralisi progressiva nelle quali ultime si accompagna anche a rigidità pup~re. È ovvio che l'una o l'altra sarà spastica. o paralitica a seconda che sta provocata da. nna irritazione o da una paralisi dell'oculo-motore o del simpatico cervicale. E più precisamen te si ba una midriasi pru:a.litica.
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I SJNTO:IH OCCL~RT NELLA DIA(iYOSl DELLf: AFFEZIONI CEREBRAI.I
(che è la più frequente) nell'apoplessia, nella sifilide cerebrale, nella meningite, nei tumori del cervello, ecc., ed una midriasi spastica nei traumi, nelle lesioni dolorifiche, nelle mieliti per irritazione del simpatico cervicale. Parimenti la miosi spastica nella meningite, nella congestione, nelle emorragie, ecc., e quella paralitica per compressione di tumori, di aneurismi, ecc. Ho così accennato. · in modo molto sintetico, ai vari disturbi oculari in rapporto con le affezioni morbose più comuni del cervello tenendo conto solo di quattro delle 12 paia di nervi cranici, cioè solo di quelle paia destinate esclusivamente all'occhio. 1\fa non vanno dimenticati altri due neni, il trigemino ed il facciale, i quali esercitano sull' organo della visione una non trascurabile importanza. Il fatto solo che una metà dei nervi cranici interessi l'occhio più o meno direttamente, dimostra abbastanza chiaramente quali strettissimi vincoli debbono esistere fra l'occhio ed il cervello e come quello debba. spessissimo risentire delle lesioni di questo. Indubbiamente non si può asserire che i sintomi oculari descritti abbiano, presi isolatamente, >a.lore di segni pa.tognomonici in quanto di pa.tognomonico non esiste che la sindrome. Si può solo affermare che inn anzi a casi di disturbi oculari, lo studio di essi, eseguito in modo es!~tto e minuzioso colla cooperazione dello specialista, può molto spesso indirizzare verso la tliagoosi di molte affezioni acute e croniche del sistema nervoso centrale.
RIBLlOGRAFIA. Trauat o t/i lnlologia l' tera pia specialiJ n~edica, C. E. L.
EtCHORST. L GCIANI. -
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CARDARELT.J. -
CASUISTICA CLINICA DIREZIONE D! SANITÀ ~IILITARE DEL CORPO D'.-\R~IATA DI VERO~.\
SU ALCUNI CASI DI IPERTROFIA ACUTA DELLA TIROIDE MANIFESTATISI PRESSO IL 2° REGGIMENTO ARTIGLIERIA DA MONTAGNA per il dott. Callman Pavia, colonnello medico
Durante le esercitazioni estivt• drllo sc:Ol'SO anno. nelh1- prima quindicina di agosto, mentre tre batterie del gruppo Vic<>nza del 2o 1·eggimento artiglieria d a montagna di sede a Bre:s. anone eseguiva-no e11cursioni nell'Alto Adige, si verificarono contempora.neamente tra i militari alcuni casi di ipertrofia acuta della tiroide. L'episodio presentando una certa irnportanz;\, da l punto di vista etiologico ed epidemiologico, credo utile illustrarlo facendolo seguire da alcune considerazioni. n mor bo insorse abbastanza repentinamente nel ~'olger di 2-3 giorni, senza febbre, con soli sintomi locali di ingrosl)amento di diverso grado di uno dei lobi della tiroide o di tutta la glandola e <'onseguente di.stm·bo del respiro e della deglutazione. In ne:ssun caso furono rilevati sintomi che potessero far sospettare trattarsi di Basedow. Su 440 militari delle 3 batterie i colpiti furono 14, e cioè 3 della zoa batteria, 5 della 218·, e 6 della 33a. Di es~; i solo nno fu i.udato d'urg~nza in cura all'Ospedale militare di Trento e rientrò al reparto guarito dopo 24 giorni di degenza, durante i quali risultò e·ffic.'lce a debellare la sintomatologia la somministrazione di preparati iodici e di tiroidina; gli altri fmono curati al reparto con riposo e cure di tiro·idina per via interna e pomata iodica esternamente ottenendo pure buoni ritmltati. Da una prima inchiesta intesa ad appurare i precedenti an~mmestici dei militari colpiti, e cioè se erano originari di zone gozzigene e se avevano o meno pa.renti gozzuti ed ad indagare se analoghe mari.ifestazioni morbose si fossero verificate fra le popolazioni del!le zone percorse dalle batterie, è risultato che dei colpiti soltanto alcuni erano nativi di v~~lli in cui il gozzo è endemico ed avevano parenti affetti da gozzo, altri inveee erano oritmdi di paesi e località immuni. Invece effettivamente nella zonll percorsa dalle truppe durante !e escursioni (Val Senales, Val Venosta e Val Passiria), è emerso che il gozzo è abbastanza diffuso ; peraltro ad escludNe la causa locale idrica, è risultato che le batterie fecero le escursioni separatamente fermandosi in località diverse e non soggiornando m~ti piì1 di due giorni nella stessa località, quindi usando per breve tempo di differenti sorgenti driche. In seguito fu completata l'inchiesta epidemiologica indagando an-
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SU A.L.CUS[ C.o\Sf DI TI'SRTROFlA ACUTA, ECC.
che sulla eventuale carenza alimentare specialmente nel contenuto di iodio degli alimenti consumati dai militari delle batterie, quindi sul tipo di razione distribuita, sulla sua composizione, sul luogo ove venne eseguito il prelevamento delle derrate alimen tari, sul t ipo di sale da cucina consumato per la confezione del rancio e dove ne venne eseguito l'acquisto, ma i risultati di tale indagine non approdarono a mettere in evidenza la causa determinante del fenomeno. Nel (( 1ll&rgagn·i)) 11 (1915 parte TI, n. 10) il Venturelli, allievo dell'Istituto d'Igiene della R. Università di Torino, allora diretta dal prof. Pa.gliani, in uno studio sul gozzo cita. un fatto, riferito da. Thea, accaduto nella guarnigione militare di Cuneo, dove nello spazio di 45 giorni si ebbe il 40 % di soldati gozzuti durante l'autunno 1899. L'epidemia cessò col cambiamento di. residenza e colla somministrazione di preparati iodici, e il Thea attribuisce la genesi di detta epidemia di gozzo acuto alla circostanza che la guarnigione beveva acqua attinta direttamente dalla condotta, mentre la popolazione si serviva di quella rimasta. nei cassoni posti sotto i tetti delle case. Succedeva cosi che, mentre quest'ultima lasciava depositare gli elementi gozzigeni, l'altra invece li conteneva ancora sospesi al momento in cui era adoperata. Ora, senza entrare in merito alle cause che allora hanno, presso le truppe del Presidio di Cuneo, originato l'epidemia di gozzo acuto, quali sono state quelle che possono aver dato luogo all'analogo fenomeno verificatosi tra le batterie del zo reggimento artiglieria da mont~ana 't Le teorie stilla eziologia del gozzo sono molteplici, ma tra quelle che riscuotono maggior consenso sono quella geologica, inclusavi la teoria dell'acqua gozzigena, quella del con tagio e dell'intossicazione, quella della carenza del iodio. La teoria dell'acqua di certe località goz;zigene che può essere sorgente di gozzo se somministrata per lungo tempo agli uomini ed agli anima li (teoria ammessa da Lustig e Carie, con trobattuta dal Gra.ssi c Munaron, i quali peraltro non escludono che in determinate condizioni l'acqua possa diventare mezzo di propagazione del gozzo) potrebbe forse nel nostro caso essere ammessa quale uno dei momenti etiologici dei casi di ipertrofia della tiroide sviluppa.t.isi nelle truppe delle batterie alpine, ma certo non può essere stata l'acqua la causa unica ed efficiente del morbo inquantochè i militari fecero uso di acqua eventualmente gozzigena. per troppo b1-eve tempo, essendosi trattenuti sempre assai poco (2-3 giorni) nella stessa località, mentre non si può ammettere che t utte le acque dei luoghi in cui transitò la truppa . dm·ante il periodo delle escursioni fossero gozzigene: n·n.ltra !)arte RCarso è stato relativamente il numero dei militari che ne ftu·ono colpiti. La teoria del contagio e dell'intossicazione è sostenuta da M~c Carrison, essendo 'riuscito ad ottenere un certo ingrossamento della tiroide su animali (capre) e perfino su sè stesso con l'ingestione di acqua fortemente inquinata con deiezioni di gozzuti; egli ammette perciò l'esistenza di un virus gozzigeno che si troverebbe nell'intestino dei gozzuti e sostiene che il gozzo sia una malattia infettiva il cui germe penetra nell'intestino dall'esterno; epperò il gozzo insorgerebbe specialmente in quelle regiQni ove vi sono condotti d 'acqua pot-abile non riparati e particolarmente
Sl: A r.!'O:-;r C.\ S l !H JI' Jo; HTH O FIA A C'l ..l'.\ ,
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quando è posilibile h• contamin~zione con le feci umane. Non dice però S<' si tratti di virus vivente (microrga.nismo) come ha asserito il dott. Bn.lp nella seduta del 4 marzo de~ 1927 della R. Accademia di Medicina di Torino, oppure di un virus chimico (veleno). Anche con questa teoria, se fosse provata, potrebbero essere s piegati i casi di ipertro.fia della tiroide veri.ficatisi tra i militari in escursione, e ciò in analogia di quanto avviene nell'infezione tifoide di origine idric~1., ben sapendo come sia facile l'inquinamento delle acque nei paesi di montagna e come così spesso i militari durante le escursioni facciano uso di a cqua non sicuramente potabile. Oggi peraltro l'ipertr-ofia della tiroide è quasi unanimemente riportata alla carenza iodica; difatti, mentre il gozzo è sconosciuto nei paesi con razione iodica normale, es:-~o invece infierisce nei territori poveri di iodio nel suolo, nell'aria, nell'acqua e nei prodotti vegetali ed animali che servono di alimenti mentre è poi provata. l'effiC<1.cia contro il gozzo dei preparati iodici, ed è noto che già i Cinesi antichi senza saperlo cu.ravano il gozzo con infusi di spugne e di alghe marine (cd il iodio è stato scoperto da Bernardo Oonrtois nel 1811 est-raendolo appunto dalle ceneri delle alghe marine). Ma come si verificherebbe l'ipertrofia, della tiroide per la carenza di iodio 'f Il Grassi e ìi i\'lunaron (1905) ritengono che essa, derivi da nn ad~~t tamento della tiroide alla scarsezza dello iodio netl'~unhiente e nel sangue e cioè la tiroide si ipertrofizzerebbe per affetTare quanto più è possibile il iodio circolante, mentre il Lugaro, dopo di avere obbiet tato che non si conosce esempio di iperplasia di un organo che sia determinato dalla deficienza di una sostanza necessaria al s uo chimismo specifico, considerato che La tiroide ipertrofìca contiene meno iodio che la tiroide normale sia in rapporto dell' unità. di peso sia in ra pporto alla massa totale, ritiene che l 'attività delle ghiandole endocrine in genere sia regolata secondo bisogni sentiti non dalle ghiandole stesse ma dall'organismo intero che agisce sulle ghiandole sia in semo positivo o negativo per mezzo di stimoli chimici e che perciò nel caso sp ecifico l'ipertrofia della tiroide possa rientrare tra i fenomeni dovuti all'autoregolazione fisiologica, e cioè essa sarebbe dovuta a sollecitazioni chimiche da parte di altri organi o dell'organismo intero che reagiscono alla scarsezza degli ormoni tiroidei (determinata dalla deficienza di iodio), reclamando d••tla tiroide tma maggiore attività.. La tiroide cosi stimol1-1.ta si ipertrofizzerebbe, pur non riuscendo egualmente a fornire il suo l.lect·eto in quan tità sufficiente per difet to di iodio, cioè di una materia prima necessaria per fabbricare l'ormone specifico. Tale teoria etiologica e patogenetica si adatterebbe a spiegare se non completamente in buona parte il fenomeno epidemiologico di cui ci occupiamo, in quantochè può ammetterai che negli individui che furono colpiti dall'ipertrofia tiroidea, per aver dovnto esxi sopportare le lunghe fatiche del campo e delle escursioni in ambiente povero di iodio, si siano verificati precisamente le sollecitazioni chimiche per parte di altri organi o dell'organismo intero a iperproduzione di ormoni tiroidei donde la maggiore attività della tiroide e l'ipertrofia. D'altra parte non devesi dimenticare che alla produ.zione dell'ipertro.fia. della tiroide nei militari potrebbe aver contributo anche la compressione da parte dei tiran t i dello zaino sui vasi della base del collo producendo
SU ALCUNI CASI Dl IPERTROFlA. AOOTà• E CC.
congestione nella ghiandola•. Noi sappiamo quanto sia ricca la vascol:uizzazione della tiroide alla quale arrivano quattro gx·osse arterie, due tiroi-
dee superiori dalla carotide esterna e due tiroidee inferiori dal tronco ti-
ro-bicervo-scapolare che n asce dalla succlavia e talora (11 % dei casi) un 5° vaso, la tiroidea media, che può àvere differente origine (dall'aorta, daJ tronco brachio-cefalico, dalla carotide comlll\e, dalla succlavia) mentre poi partono tre gruppi di vene tiroidee, superiori, medie ed inferiori ; e sappiamo pure che l 'ipertrofìa della tiroide può mettersi in rapporto a turbamenti del circolo sanguigno (ricordo al riguardo le periodiche iperemie congestizie tiroidee nella donna, premestruali e nella gravidanza. Concludendo, a parere mio, l'episodio epidemiologico verifìcatosi tra le batterie del gr11ppo Vicenza nelle escursioD..i della scorsa estate trae indubbiamente la sua origine non da un solo momento etiologico, sibbene da un complesso di cause costituite sia dalle fatiche del campo e delle escursioni che possono aver prodotto in individui deboli e predisposti la rottura dell'equilibrio tra le diverse ghiandole del sistema endocrino, sia dalla deficienza di iodio nell'ambiente in cui essj sono vissuti per lungo temp<Y, sia infine dalla compressione dei vasi sanguigni con conseguente congestione ed ipertrofìa della tiroide in individui in cui, per originaria costituzione, la vascolarizzazione della ghiandola fosse. anomale. Comunque, non deve sfuggire l'importanza del fenomeno verificatosi nelle truppe delle batterie del gruppo vicenza durante le escUl'sioni dell'estate scorsa e gli ufficiali medici delle truppe alpine faranno opera meritoria se, d 'ora innanzi, vorranno fermare la loro attenzione sull'even tuale ripetersi di esso. AUTORIAS.3UNTO. - L'A. dopo averJriferit-o circa alcuni oasi di ipertrofìa acuta dellla: tiroide ma.nifestatisi presso il 2o Reggimento ar·tiglieria da montagna dw·ante le esercitazioni estive dello soorso anno nell'Alto Adige, espone le varie teorie etiologiche su tale manifestazione morbosa, vagliando quali di esse possano essere ammesse per la spiegazione dell'episodio, e conclude che questo abbia tratto la sua origine non da un solo momento etiologico, sibbene da un complesso di cause costi~uite, sia dalle fatiche del campo e delle escursioni, che possono aver prodotto in individui deboli e predisposti la rottura dell'equilibrio tra le diverse ghiandole del sis:t~ma. endocrino, sia dalla deficienza di iodio nell'ambient,e in cui essi sono vissuti per lungo tempo, sia infine dalla compressione dei vasi sanguigni, con conseguente congestione ed ipertrofia della tiroide.
ISTITUTO D1 CLI~ICA CHlRURlilCA DELLA R. U\IVERmA DI GENOVA Direttore: prof. G. Tl;SU\'1
CONTR IBUTO .\LLO STUDIO DELLEC0}1PLICANZE UR1NARIE ~ELLE FRATTURE DEL BACIXO per il dott. Cesare Imperlale, maggiore medico, assistente
Le fratture del bacino possono dar luogo a. complicanze numerose e gravi. Sono infatti registrate complicanze intestinali, vascolari, nervose, e - prime per frequenza - .complicanze m·inarie. Tutte queste lesioni possono talvolta essere determinate direttamente per l'azione di frammenti ossei, ma - nella ma-ssima parte dei casi - conseguono agli stiramenti ed alle trazioni che muscoli ed a.ponevTosi vengono ·ad esercita1·e su gli organi contenuti, per il fatto degli spostamenti ossei dovuti aiJa frattma. Fra le complica.nze intestinali sono state osservate lacerazioni del retto (Harras-Kil's tein). Il retto e lo sfintere possono essere strappati od anche può aversi lacerazione ch·colare dell'intestino nella sua porzione extraperitoneale. Quasi sempre è la trazione esercitata da muscoli e da aponevrosi che vale a disgiungere il retto dell'ano; tuttavia in casi di frattme trasverse del sacro, la lacerazione del retto è stata anche riscontrata come dil·etta. conseguenza della disloèazione anteriore del frammento inferiore. Rarissima la compromissione del tenue che è sta.ta nota.ta, in un solo caso da Hircb. Nella donna sono state inoltre osserva.te lesioni del1a va.gina in casi df fratture doppie verticali di Malgaigne: Accennando alle complicanze vascolari, ricorderò come sia.no frequenti a costituirsi ematomi retroperitoneali, i quali possono talora trascorrere senza dare sintoma.tologia apprezzabile; in altri casi invece determinano segni di intensa reazione peritoneale, cosi da far sorgere il sospetto di possibili lesioni intestinali. Solo la lapa.ratomia esplorativa potrà. - in certi casi - chiarire la diagnosi. Fu. riscontrata anche la rottura dell'arteria iliaca interna, la trombosi dell'arteria stessa per stil'amento delle pareti vasali al quale conseguivano lesioni dell'intima e della media; inoltre la felita.longitudinale della vena femorale causata da un fl:ammento osseo stacca-tosi da l pube nel punto di frattma. Quali complicanze nervose sono state descritte lesioni del nervo otturatorio per frattme della cavità cotiloide; lesioni dei nervi che forniscono la innervazione motoria al retto ed alla vescica (IV-V paio sacrale); lesioni dei grossi tronchi nervosi (sciatico, crurale) nelle fratture ver ticali doppie. Ma le complicanze più importanti e più frequenti ad osservarsi sono indubbiamente lè complicanze minarie, le quali si riscontrerebbero nove volte su dieci nelle fratture del pube secondo Rose; secondo Ratì.n. nel 5 ·% dei casi <li frattw·e del bacino in genere; secondo Legueu nel 30 % dei casi <li fratture della cintura pelvica.
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CONTRIB UTO ALLO STUDIO DEL-.;,E COMPLICAN ZE URTNARIE, ECC.
Possono aversi· lesioni a carico della vescica, o a carico dell'uretra membrt.nosa; in qualche raro caso vescica ed uretra sono entrambe - nello stesso tempo - compromesse. La. rottura. della vescica può essere intra od ca:tm-peritoneak Nell'adulto - aUo stato di yacuità - la vescica è situata dietro la sinfìsi pubica ed è rivestita di peritoneo solo nella cupola e nella parete posteriore. Ma allorcbè la vescica sia. distesa, essa viene a sollevarsi al di sopra. del pube, ed anche la porzione più alta della sua parete anteriore si riveste di peritoneo. La rottura intraperitoneale scoppio avviene quindi di solito nella. vescica per una brusca riduzione del diametro antero-posteriore del bacino in seguito alla quale la vescica viene ad esser compressa contro il promontotorio sacrale. E ssa è localizzata alla parte più alta della parete posteriore che - come è stato dimostrato anche sperimentalmente - costituisce il punto meno resistente di questo organo allo stato di sovrariempimento. Si tratta per lo più di una fenditura longitudinale o ad y della lunghezza di cm. 4-5, situata pressochè sulla linea mediana.. Esistendo quivi rivestimento peritonea.le verrà così ad essere stabilita una comunicazione fra la cavità della vescica e quella del peritoneo. N e consegue uno spandimento di urina entro all'addome, il che a.ggrava singolarmente la prognosi per la fa,cile infezione peritoneale. Questa infezione è legata al contenuto in germi dell'urina; parrebbe anche possibile però che la semplice azione irritante di questo liquido potesse provocare una migrazione di germi dall'interno dell'intestino alla sierosa peritonea.le. Del resto se la quantità di urina versata nell'addome è notevole, il suo assorbimento da parte dell'organismo può determinare la morte, anche se essa sia sterile, per il fatto della sua concentrazione tossica (Tufller, Stra.uss). Queste lesioni da scoppio si iniziano sulla mucosa vescicale per esten-· dersi alla muscolare ed alla sierosa; in qualche caso possono quindi limitarsi a.lla sola mucosa (Zuckerkland). Santy - intervenendo in un ca-so di l'Ottura intraperitoneale della vescica per frattura dell'arco pelvico anteriore, ebbe ad osservare cbe attraverso alla, fenditura delle cupola vescicale un'ansa del tenue si era fatta strada allogandosi nella cavità della vescica stessa.. La rottura extraperitonea.le della vescica può essere dovuta: o ad un frammento osseo che - spostandosi - viene a ferire d.h·ettamente la. parete vescicale (per lo più ciò avviene in seguito a fratture delle branche pubiche); in altri casi è causata da uno strappamento esercitato da parte del legamento pubo-vescicale; altre volte ancora consegue a fenomeni di scoppio. In qualche raro caso (Fromel) può l'orificio uretra.le venir strappato dalla porzione vescicale corrispondente. n mecca.nismo che determina questa rara lesione sarebbe il seguente : . Essendo la vescica distesa, un violento traumatismo del bacino (che può portare ad una frattura o ad una semplice dislocazione della sintW pubica) fa si cbe il diametro antero-posteriore di esso subisca una. brusca riduzione. Come abbiamo visto, nella, maggior parte dei ca.si si determina
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CONTRtatl'rO ALLO Sl'lJDIO DEI,LE COMPLICANZE t:RINARIE, ECC·
' allora la rottura ù1traperitoneale da scoppio; talora per6 la parete vescicale resiste in alto e si avvera invece una lacerazione a livello dell'orificio uretrale. Nelle ferite-fratture del bacino per armi di guerra, la lesione vescicale è naturalment-e assai frequente. Le fra.ttme interessano per lo più la cintura. pelvica anteriormente, risiedendo sulla branca orizzontale o verticale del pube o s1ùla sinfisi. È ovvio che - dato il fatto che la frattum è esposta e cl1e essa è in comunicazione colla vescica, ed il suo contennto, l'infezione si determina con estrema facilità. Si produrranno così gravi osteomieliti e le cosidette fistole osteopatiche della vesci('.a.. Inoltre - versandosi nella vescica i prodotti della snppura.zione - essi potranno facilmente dare origine alla formazione di calcoli. È da notare inoltre che le frattme del bactno per arma da fuoco danno quasi costantemente comple:sse lesioni anche dei visceri a-ddominali. Le lesioni indirette dell'uretra ne interessano la porzione membranosa. Dati i rapporti di conne~:~:;ione che l'uretra membranosa contrae con lo stretto inferiore del bacino, al quale viene tenuta saldamente fissa per mezzo del diaframma. uro-genitale, ogni lesione dell'anello anteriore del bacino che ne determini il dislocament;o, si riverbera necessa.ria.mente sul diaframma uro-genitale e sull'uretra membra.nosa che lo attraversa. La ferita uretrale si loca.Iizza. nel puuto di passaggio della porzione prostatica colla porzione membranosa; può essere di varia intensità; interessare semplicemente la mucosa., o determinare una fenditura a tutto spessore, od anche 1mo strappo circolare completo. Oltre a queste lesioni indirette dell'uretra può raramente avvenire che monconi ossei dislocandosi feriscano l'uretra direttamente: tale ferita sarà allora variamente localizzata a seconda dei casi. Lo spostamento dei frammenti ol:lsei può in questi casi determinare deviazioni del canale uretrale che renderanno talvolta impossibile la pratica del cateterismo ed anche la riparazione dell' uretra stessa. Allorcbè trattisi poi di lesioni dell'uretra consecutive a ferite di guerra, focolai osteitici che possono costituirsi attorno all'uretra pelvica rappresenteranno una costante sorgente di complicanze (flemmoni uro-osteitici) ed una causa di ritardo prolungato per la cicatrizzazione delle fistole minarie. Può ancora. aversi - in ispecie per cadute a cavalcioni, una frattura. primitiva dell'uretra a CtÙ segue -secondariamente- la fi·attura del pube. In casi di fratture del bacino, specie se risulti interessata la cintura pelvica, occotTerà sempre tener presente la possibilità di lesioni collaterali, particolarmente a carico dell'apparato uriuario, e ricerca.rne la eventuale esistenza. Queste lesioni hanno del resto - nella maggior parte d.ei casi - una. sintomatologia clinica sufficientemente caratteristica. C~sl noi potremo sospettare una rottura intraperitoneale della vescica a.llorchè esistano segni di reazione peritoneale quali la contrattura dei muscoli della parete addominale, accompa,gna.ta da vacuità della vescica constatata per mezzo della sonda,. È da ricordare però che la. contrattura della parete addomimtle può osservarsi - oltrechè per la esistenza di lesioni viscerali - a.ncbe per il DIAGNOSI. -
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CON'fRffit'TO ALLO STUDIO DE[.LE CO:\IPLI CANZE UltrNARTE, ECC·
fatto dello stabilirsi di ematomi retrope1·itoneali o soVTaperitoneali. Cosl un ematoma dovuto a lesione dei muscoli retti a,ddominali può dar luogo a sintomi peritonitici (Hartmann). Nei casi sospetti la diagnosi sarà sta,bilita a.l tavolo operatorio. Nella rotttua extraperitoneale della vescica, l'u1ina- tinta di sanguesi spande nel cavo di Retzius e s'infiltra gradatamente nel tessuto sottoperitoneale delle fosse iliache, sotto la pelle dell'addome, alla l'adice della coscia.. D paziente non può urinare, non esiste globo vescicale, la sonda. oltrepassa agevolmente l'uretra. e riconduce mina sanguinolenta che scende a gocce. Vaugbam e Rudnick hanno recentemente preconizzato un metodo per rkonoscere queste rotture della vescica. Consiste nell'iniettare in vescica, attraverso un catetere, 50-100 cc. d'aria. Sotto controllo radioscopico si osserverà che l'aria attn-.~ersa il cavo addominale, raccogliendosi fra diaframma. e fegato, allorrhè si tratti di rottura intra,peritoneale. In caso di l'Ottura e.xtraperitonea.le l'aria sfuggir à nel tessuto lasso prevescicale, infiltrandosi negli !itrati muscolari ed anche sotto la pelle dell'addome. La vescica integra viene distesa e dil. immagine regolare. Alla rottura dell'uret1·a membranosa corrisponde una sintomatologia. clini<:a, assai differente: a vTemo in questo caso ritenzione di mina che il paziente non può emettere; riscontreremo quindi globo vescicale teso, doloroso, che sorpa:~sa. il pube. Si riscontrel'auno spesso ecchimosi del peri neo e dello scroto. Può aversi uretrolTagia la quale però è meno abbondante che nelle rotture dell'urett·a permeo-bulbare. L 'esplorazione rettale potrà fa.r notare pastosità e dolore a livello della regione del becco prostatico. La sonda esploratrice, dopo aver facilmente superata la uretra anteriore, verrà a-d arrestarsi in colTispondenza della punta della prostata che non potrà oltrepassare a meno che la lesione uretrale non sia incompleta. Dalla sonda fuori escìrà, sangue, non urina. Naturalmente il cateterismo deve essere pra,ticato con molta pn1denza pe1· non correr rischio di rendere più grave una lesione uretra.le esistente. Alcuni (Stolper) lo sconsigliano. Quale sintomo tardivo potranno aversi fatti di infiltrazione urinosa. Raramente possono coesistere lacerazione dell'uretra e lesione vescicale. La diagnosi di queste complesse lesioni diventa allora particolarmente difficile, dato che il cateterismo- nella massima parte dei casi - riescirà impossibile. Potremo avere qua.lcbe indizio della concomitante lesione vescicale dalla mancanza, della ottusità nella regione ipoga.strica. Ma questo segno non ha alcun valore allorcbè il paziente a.bhia minato poco prima dell'accidente. Quasi sempre la diagnosi della lesione vescicale sarà stabilita al tavolo operatorio. Come segni tardivi potremo avere fatti di peritonismo in caso di versamento intraperitoneale; infiltrazione urinosa per lesione extraperitoneale. Occone ricorda.r e da ultimo che - nelle fratture del bacino - la rit.enzione di urina venne spesso osservata senza cbe per altro vi fossero lesioni a carico dell'apparato urinario.
CONTJl.I:BU'l'O ALT,O STC'DIO DEI,LE CO)!PLICA.."'<ZE URINARfE, ECC.
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Emorragie della parete vescicale, lesioni nervose del p lesso sacrale ; ematomi che comprimano l'uretra sino a determinare la chiusura del suo lume, possono spiegarci questo fatto. PROGNOSI. - Le lesioni delle vie urinarie considerate quali complicanze delle fratture del bacino, ne aggravano singolarmente la prognosi e vi apportano il più forte coef:Ilcente di mortalità. I versen riferisce di aver a vuta la morte in sei casi su sette di fratture del bacino complicate a lacerazione dell'nretra posteriore. Orator ha 12 morti su 71 casi di fra.tture del bacino; 9 di questi avevano presentato complicanze urinarie. In una recente statistica, Hirsch su 102 casi di fratture del bacino, dei quali 17 con complicanze urinarie, riferisce di aver avuto 9 morti. Cinque di essi avevano presentate lesioni vescico-uretrali. È da notare che le statistiche più recenti mostrano un sensibile decrescere della mortalità.; ciò è in evidente rapporto coi progressi realizzati nella cura, le cui modalità. sono oramai esattamente sistematizzate. CURA. - Allorchè sia p osta la diagnosi di una complicanza urinaria è necessario procedere immediatamente a llo intervento chil'llrgico, allo scopo di evitare al paziente i fenomeni infettivi e tossici che lo trarrebbero a morte. E sistendo i segni di una rottura iutraperitoneale della vescica, si eseguirà quindi una laparatomia mediana, sotto-ombelicale, e, riscontrata la lesione, se ne esegLùrà. la sutura in due piani. Successivamente sarii, p o:>ta. una son da a permanen7.<t. Se è stata constatata una rottura ex.tra.peritoneale si ricercherà la lesione con incisione sovrapubica; se es:la è facilmente aggredibile, se ne esegue la s utura in dtte pia.ni e si rinchiude la parete addominale lasciando un piccolo drenaggio: indi si pone la sonda a p ermanenza. .Allorchè invece la lacera.zione non pos:;a essere seoperta o non sia aggredi bile, si esegue la cistostomia e si pone in vescica un tubo di Marion. Anche nei casi di diagnostica.ta rottura ex.traperitonea.le parecchi autori (Guibal·l\Iiginiac) ritengono prudente esegtùre d apprima una. bottoniera peritoneale onde a.ccert~Lre che non esista.uo lesioni, n è versamento endoperitoueale.
n trattamento della rott ura dell'urctra membranosa va eseguito in due tempi: In un primo tempo - eseguito subito dopo l 'accidente - noi eseguiremo la cistostomia e l'introduzione in vescica di un P ezzer. In un tempo successivo si aprirà. la loggia prostatica mediante una perineotomia. I due capi dell' uretra saranno facilmente ritrovati spingendo una sonda dal meato ed un B eniqué dall'orificio sovrapubico; la sonda verrà. poi introdotta in vescica al seguito del B eniqué. E inutile tentarne la sutura; lasciando la sonda a permanenza, l' uretra si ripara su di essa. Si potranno tuttavia raccogliere i tessuti attorno a lla sonda, per mezzo di anse di ca.tgut pa:.;sate con ago molto curvo. La ferita, cutanea sarà parzialmente suturat.-.. lascia ndo un piccolo drena.ggio.
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CONT!t!U t.;TO AL LO f:T l"IHO DEt.Lt•: C0\11'f, I CANZF. l "ltlNAJUE, f: ('C.
La sonda sarà lasciata in posto per 3-4 settimane eseguendo in questo tempo frequenti lavature della vescica e somministrando antisettici. AlJorchè questa vien tolta, può per qualche tempo. residuare una flstoletta penneale e sono - di solito - necessarie cure di dilatazione. In generale però il risultato definitivo è ottimo, poichè l'uretra membranosa offre minor tendenza alle stenosi che non la perineo-btùbare. La cistostomia sovrapu bica di derivazione delle urine, costituisce an che il trattamento di scelta e spesso indispensabile nei traumatismi deU 'uretra pelvica e nelle ferite della vescica consecutive a lesioni del1a cintura, pelvica per armi di guerra.. · Natura.Imente in questi casi occorrerà eseguire un'accurata disinfezione del tragitto della ferita, ricercare le scbeggie ossee libere, estrarne i corpi estranei eventualmente esistenti. Sarà inoltre necessario di esplorare anche la cavità della vescica per rimuove1•ne gli eventuali corpi estraMi che possono esservi pervenuti. Possono talora residuare in seguito a lesioni urinarie per fratture del bacino che abbian determinato gravi spostamenti ossei, tali alterazioni che renderanno necessarie complesse operazioni di plastica onde ristabilire la permeabilità della via vescico-uretrale. Cosi - in un caso di questo genere - il mio m~Wstro ha spostato l'uretra all'innanzi del pube, innestandol:a alla parte antero-superiore della vescica. Si trattava di un bimbo di sei anni il quale - per esser stato travolto sotto un carro - aveva riportato frattura delle osSa. del pube, rottura della vescica e rottura dell'uretra membranosa. . In un primo tempo era stata praticata da altro chirurgo una cistostomia sovrapubica e si era stabilito un drenaggio vescico-perineale ed uno ipogastrico. Successivamente - in seguito ad una estesa suppura.zione - erano stati eliminati brandelli di vescica e di uretra necrotizzati. Allorché il piccolo paziente si presentò aHa osservazione del prof. Tusini, si notava all'est.remo inferiore della regione ipogastrica una apertura. di circa 3 rom. la quale si apriva. al centro di una cicatrice raggia.ta. Introducendo uno specillo in questa apertura, questo, dopo esser p88Sa.to all'innanzi delle ossa del pube infossate e deformate, fuoriusciva da tma secdllda. apertura esistente alla regione perinea.le. L'urina. veniva emessa quasi completamente da questa apertura perineale, pochissima da. quella ipogastrica. Non era pos· sibila penetrare in vescica 11-ttraverso i due tragitti fistolosi, e l'uretra si mostl.'ava obliterata anche nella porzione balanica. Quando - di tratto in tratto - avveniva una spontanea chiusura dell'orificio perineale, si poteva avvertire una tumefazione profonda ovoida.le che si dirigeva verso la regione iliaca destra ed offriva una. consistenza teso-elastica fluttua.nte. Tutto il perineo si mostrava deformato e costi tuito da tessuti di cicatrice durissimi e dalle ossa pubiche approfondite e saldate viziosamente. Cosi stando le cose, il prof. Tusini si propose di ricostl'Uire l'uretra nella sua porzione peniena. e perinea.le e di innestarla poi alla vescica. Per questo, in un primo intervento, introdusse tma. sonda. soana-lata nella fistola perineale facendola fuoriuscire dall'apertura ipogastrica. Fatto sollevare lo scroto incise a. strati sul mezzo del perineo sino a rintracciare la mucosa del residuo canale uretrale obliterato di cui venne esciso un piccolo cuneo in corrispondenza. dell'apertura perineale del tramite fistoloso. Un catetere - introdotto stilla. guida della sonda scana.lata attre.v·erso la fistola ipogastrica. - venne imboccato allora nel moncone inferiore dell'uretra e fatto fuoriuscire per l'antico meato ricostituito chirurgicamente. Un lungo occhiello venne praticato dorsalmente SlÙ catetere; la ferita peri· neale fu suturata al disotto ili esso, l 'urina prese allora a defluire attraverso il catetere.
CONTRIBUT O ALLO STUDIO D~:r.u; CO~[I'Ll CANZE UlUN.\RIJo~, ECO.
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Ristabilita così l'uretra. peniena e perineaJe occorreva metterl a. in continuità colla vescica. P er questo - in un intervento successivo - venne ricercata. - con incisione ipogastrica - la vescica che apparve raggrinzata. ed a pareti fortemente ispeesite. Ape.r ta.la e fatto penetrare in essa un catetere venne s uturato allà stomia vescicale l'estremo cruentato dello sbocco ipograstrico dell'uretra.
Tolgo dalla casistica della Clinica, clue ca'>i di le~ioni u.rinarie pel' fratture del ba<!hlO che ho avuto occasione di os,·e:-vare. R . France8C(), di anni 47. - Travolto da un a utobus, presentava - (al s uo ingresso in clinica - sensorio obnubilato, pols o piccolo, filiforme, e lamentava. dolori vivissiroi alle regioni lombari ed ,alla regione ipogastrica..
Fignrn 1.
... In corrispondenza della sinfisi pubica, esisteva una vasta. ecchimosi estendentesi sino1alla radice dello scroto. Altre ecchimosi di varia grandezza ~ notavano al quadrante inferiore destro dell'addome ed a lle regioni lombari. La. palpa.zione provocava una viva dolorabilità. in corrispondenza. della sinfìsi pubica, ove, le dita della. mano esplorante potevano abnormemente infossarsi; l'esplorazione rettale ridestava dolore a lla compressione delle tuberosità. ischiatiche. I movimenti attivi e passivi di rotazione e flessione deg1i art i pressochè iropos sil?ili. ll controllo radiograpco dava il seguente reperto (fig. 1). Da.llato di destra esiStono due soluzioni di continuo dell'osso, di cui una taglia la branca orizzontale del p~be alla sua origine verso il cotile, l'altra la branca verticale nel punto in cui essa BI continua con la branca ascendente dell'ischlo. ~ pube reso così libero è spostato fortemente in basso per un movimento di rotaztone, facente perno sul cotile. La branca orizzontale non si è spostata. notevol-
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CONTRIBUTO ALLO STCD(O DELLE (;Q)tp{,IC ANZE U RIN.\J.HE, ECC.
mente ; la branca. discendente è invece distaccata ùa. quella del lato opposto di circa. 3-4 centimetri. li pube appare anche ruotato anteriormente. Dal momento in cui aveva subito il trauma, era. stato impossibile al paziente emettere urina. Praticando. il ca.teterL'lmo si notava come la sonda penetrasse agevolmente in vescica, riconducendone una piccola. quantit9. di urina emorragica. L'addome era. però trattabile; i muscoli della parete addominale non si m ostrava no contratti. Gli esami praticati fanno porre la diagnosi di frattura. delle branche iscbiopubiche con soluzione della sinfisi. R ottura extrap eritonea.Ie della vescica. Eseguita d' urgenza uua. incisione ipogastrica si constatava sulla parete anteriore della ve:;cicn, ul di sotto della plica. p eritoneale una. rottura irregolare che la percorreva in senso orizzontale per la lunghezza di 4 cm. circa. Esisteva modica infilti·azione urinosn. dei tessuti circostanti. Si pratica la cisto· stomia c he - essendo migliorate le condizioni del paziente - viene dop<? due !!ettimane rimpiazzata da un semplice catet.eterismo a permanenza che s 1 lascia in sito per circa 40 ~iorni. Guarigione d'all'infermo qhe vie ne dime.<so dono 9-l gio mi (li degenza. R . Filippo, anni -!2, jn.c=Mno. - È rima~o compr esso e schiacciato fra due aut ocarri. Vient- portato in clinica in istato d i Rnbcoscienu:~, in gravi condizioni generali.
Figura 2.
Il controllo radiologico 1·ivela che a destra l'ischio ed il pube sono complet amente staccati dall'ileo e portati in alto di circa l <'entimetro. La linea di frattura. percorre diagonalmente la cavjtà. dell'acetabolo. La testa del femore è in sede. A sinistra esiste una soluzione di continuo all'inizio della branca orizzontale del pube, in prossimità dell'acetabolo, ed un'altra sòl~zione di ?ontinuo è visi bile in corrrispondenza. della tuberosit?l. ischiatica. V1 è una lieve dislocazione della sinfisi pubica; gli altri frammenti no n presentano alclm notevole spost am ent o (fig. 2).
CONTRIBU TO ALLO STli DIO DELLE COMPLICANZE URINARIE, E CC.
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L'infermo è a.nurico da lla sua entrata in clinica. Al cateterismo si osserva come la sonda si arresti in corrispoudenza. della porzione pl'ostatica. dell'uretra., la..<>ciando fuoruscire qualche goccia di urina fortemente etm:t.tica. Esiste voluminoso globo vescicale. Con diagnosi di fra ttura. della branca ischio-pubica; frattura dell'uretra., viene d 'urgenza praticata una cistostornia sovrapubica. Dalla stomia. fuoriescon o 300 cc. d'urina con caratteri normali. Successivamente - risolleva.tesi le condizioni del paziente - viene praticata la sutura. dell'tu-etra. che si presenta. rotta in più punti ma non distaccata nella sua. continuit:l.. Applicato un catetere a. perrna.nen?:a si procede poi alla sut.ura. della. vescica. ed a lla clùusura. della parete ttddomina.le. Dopo circa sei mesi residuava qua lche d is turbo dolla. minzione per fa tti di stenosi cicatriziale dell'uretra, della quale si ebbe ragione con la dilata.zione graduale progre.">Siva.
CONCLUSIONE.
L'esame della letteratura sull'argomento ci port a a fi ssare alcuni concetti di grande importanza pratica. l 0 Di fron te a fratt ure del bacino è sempre da. tener presente la possibile coesistenza. di lesioni nretro-vescica.li. 2° Queste lesioni - se costituis('ouo indubbiamente complicanze · assai gravi, pur tuttavia - allorchè siano immediatamente diagnosticate e convenientemente curate - comportano oggigiorno una prognosi più favorevole che non per il passato. 3° La rottura intraperitoneale della vescica impone una immediata. laparotornia allo scopo di render possibile la sutura della lesione. 4° N ella rot tura extr.aperitonea.le della vescica si esegillrà ancora. la sutura allorchè questa possa essere rintracciata. e sia a.ggredibile; altrimenti dovrà praticarsi la derivazione delle urine mediante cistostomia sovrapubica. 5° La cistotomia sovra.pubica rappresenta anche il t rattamento d'urgenza nelle lacerazioni dell'uretra. membranosa.. 6° La cist ostomia. sovrapubica di derivazione delle urine è ancora il trattamento di scelta nelle ferite per armi di guerra che abbiano interessato l'uretra pelvica o la vescica e lo scheletro circostante. L'A. dallo studio delle lesioni della vescica e dell'uretra che complicano frequentemente le fratture del bacino trae le seguenti conohL<>ioni pratiche: la rottura intraperitoneale della. vescica. impone una. immediata laparatomia per render possibile la sutura della lesione; nella rottura extraperitoneale si eseguirà. ancora le. sutura della ferita, se essa è aggredibile. N ella. rottura extraperitoneale della vescica. in cui non sia possibile eseguir la sutura; nelle le.cerazioni dell'uretra.; nelle ferite uretro-vescicali per anni di guerra., la cistostomia. aovrapubica costituisce il trattamento d'urgenza a cui si dovrà., nel maggior numero dei casi, ricorrere. AtrTOlUASSU N'XO. -
3 -
liiOTna~e
di medictnG militar<!.
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CONTRmOTO ALLO STUDIO DELLE COMPLICANZE UltlNAltiE, ECC.
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OSPEDALE 1\llLITALE PRIXC'JPALE DI FIRENZE Direttore: colonnello medico prof. M. \"oLPE
UN CASO DI MORBO DI FRIEDREICH-SIMILE (1) per il ciott. Giovanni Blaglnl, mogg iore medico CRp o repnrto molnttie nerYose e mentali
G. Mario, della cl n><~e Hl09, da Firenze, inscritto eli levt\. ANAllfl'<'E!:II : L'in;:critto e i di lui genitori escludono tn..••sat ivamente ereditarietà nouropatica. LR madre ehhe duo F:rnviclnnze co ndotte a termine. U fi!!"lio mnl.!· giore conta. attualment~ 30 anni di età: prestò regolarmente il servizio militare in qualità di ufficiale di compleu1 ento : goù e attualmente buona salute . D P. nncqm· da pnrto fisiologico, ebbe allattamento m i.st(l (clnpprima m a terno, poRcia mercenario). L 'inizio del cnmmino si verificò in epoca normale, così non esistettero o non furono rilevnti disturbi a. carico cleUa. p tLrola. n è dell'intelli~enza. All'età di tredici nnni soffrì di tma forma grave di morbillo per cui si troYò in pericolo di vit·n. Da allora vengono fatti risalire i primi tlisturbi. Il P. notava una. particolare debolezza degli arti inferiori, che maggiorment-e si manifestaya n ella cot-so.. Alle esercitazioni di ginnas tiCR, non potevn più garegg-iare coi propri compagni. La parola div enne cadenzata; gli oggetti gli cadev a no irequentemente di mano. Andò lentamente, ma gradatamente p el!giorando sino al punto di ~ssere difficoltato in serio modo nella scrittura. Jmpiegnva lunghiss imo tempo nd eseguire i còmpiti scolastici ed essendo il dis turbo più accentuato n ello <:lr nozioni o qua.ndo si sa. oggetto di osservazione, era impo!'Sibilit.o,to a compiere i lavori i classe. Dovette ripetere qualche anno scolas tico ed a 16 anni trovuudos i ancora in terza. ginnRSiale, per consiglio degli insegnanti che lo consideravano UJ1 1munalato, dovette interrompere g li studi. Non può portare un hicchiere di acqua alla bocca senza. vert>ame il contenuto e per soddisfare tale n ecessità deve servi.rsi di ambedue le mani. Si accentuarono i disturbi del cammino e l'andatura divenne alqua.nt.o bar· collante. Stato presente : Habitus longit.ipico. CostittJzione scheletrica regolare. Assenza di deviazioni della colonna vertebrale. Assfmza di stigmate degenerative'lf!omntiohe. Dentatura: .Alterazione di sviluppo dei denti. Nulla meritevole di rilievo a carico degli apptwati respirntorio e circolator io. Fegato e milza nei limiti fisiologici. Addome trattabile. P olso regolare, ritmico : n. 80 in piedi; supù10 n. 74; con la compressione dei bulbi oculari si riduce di quatt1·o battiti. P ressione sanguigna 123-75 (Braurn-Katz). All'esame delle urine: assenzft di elementi patologici. Wassermann nel siero di s11ngue e nelliquor negn.tive. Equilibrio statico : nella posizione di R omberg lieve instabilità ed evidente tremore della te.<>t(l, (lievi oscilla7.ioni della. testa in tutti i sensi, ma prevalentemente in senso laterale) Il disturbo non aumenta ad occhi chiu1<i. Andatura tabeto-cerebellare (per quanto questo fatto non sia ad wl grado molte avanzato, purt~ è bene evidente). Si nota chiaramente la mancanza. di misura n el cammino, con esagerato innalzamente degli arti iuferiori. Tale fatte 1\u· menta lievemente nella marcia ad occhi chiusi, nella quale devia prevnlentemente, ma. non costantemente, verso sinistra.
(l) Il malato ru PJ'e!'('ntato agli ufllciall medtol del P re-ldlo di Firenze e ratto o~tto dJ nn& conferenza Eolentlflca neli'O>IJCda:e militare nei no,·e•nbro 1928.
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CN CASO D.I MORBO FR IEDREICH·SUU LE
Oculomozione normale; pupille ugnali con riflessi presenti alla luce e all'ao· comodazione. Assenza di nistagmo. E same del fondo oculare normale. VisU8 = l in 00 (esame praticato dal ten. colonnelo medico Porru cav. Pietro). Funzione dei nervi, 7, 11, 12 normale. Masticazione e deglutizione senza disturbi. Parola stt·ascicata; lenta, saccadè. Arti superiori : motilità segmentaria senza difetti. Di<>metria, atassia ed ipermetria ben manifeste. I nvitanòo il P. a compiere il movimento indice-n.a.so, ol· trapassa costantemente l'obbiettivo, presentando pure disturbi dismetrioi e atassici. Modlca adlodococinesia bilaterale. ' Scrittw:a pressochè impossibile. Impossibilità di bere senza versare i liquidi. Plana nel prendere gli ogget-ti. Motilità segmentaria, tono e trofismo muscolare senza apprezzabili a.ltera· zioni. Arti inieriori : piede del tipo Friedreicb (seconda varietà di Soca). Lieve· atassia. Gli arti inferiori sollevati dal letto presentano modiche oscillazioni laterali oltre che precoce insorgenza di oscillaziom nel senso della gravità, per abnorme• stanchezza. Non sorpassa il segno nel movimento calcagno-ginocchio. Non Babinski, ma r. di Marie. I riflessi tendinei sono addirittura assenti, sia agli arti superiori che agli arti inieriod. Sensibilità : le forme semplici (tattile, termica, dolorifica) sono integre su tutta la superficie del corpo. n riconoscimento dei movimenti pnssivi e il senso di posizione degli arti non presentano apprezzabili alterazioni. Senso stereognostico integro. La sensibilità vibratorifl. è invece abolita .agli estremi distali degli arti inferiori. Sensi specifici: la vista (come dicemmo), l'udito, il gusto e l'odorato non presentano alt-erazioni. Esame psichico : tenut-o conto dello stato sociale e dell'educazione ricevuta dobbiamo ammettere esistente nel soggetto una lieve fatuità.
La reazione di Wassermann negativa nel liquor e nel siero di sangue, il comportamento nella sensibilità. oggettiva, il contegno dei riflessi pupillari, l'assenza del fenomeno di Romberg, la sintomatologia cerebellare, oltre al fatto dell'età. giovanile del soggetto, costituiscono un insieme tale da 1·ifuggire con sicu.r9zza dall'ipotesi di una forma di tabe dorsale. Dato che la malattia si sarebbe iniziata nel 1922, quando infieriva l'encefalite .epidemica e sapendo che questa. infermità nelle sue forme croniche, è capace di riprodurre quadri i più :svariati, vogliamo fermarci fugacemente su questa eventualità.. L 'ipotesi di una forma di paralisi agitante sine 1·igidita.te, è l'unica possibile nel caso attuale, ma. può essere facilmente scartata. Infatti tale forma (che comporta generalmente una prognosi meno infausta delle altre (K. Mendel) mentre qui l'andamento del male è .chiaramente progressivo) esige la presenza dei caratteri clinici propri del .t1·emor. Qui manchiamo assolutamente e di segni obbiettivi e di dati anamnestici per poterei orientare verso una forma anche atipica di Parkins omsmo. Maggiore ponderazione occoiTe per l'esclusione di una forma di sclerosi in piastre e per la ereditarietà almeno apparentemente mancante e per l'accenno a. due dei tre sintomi classici, i quali meritano appunto di essere presi in considerazione. n ni.sta.gmo, come dicemmo, è assolutamente assente. La parola non è scandita, ma laboriosa, a timbro nasale e saccadè.
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L.N CASO Dl )I OHBO Flti E DH B I CH·SDilLr:
An che il disttu·bo degli arti ~n peri ori non <'Ostii uì:;c·oe nn tremore intenzionale vero e proprio. I disordini >;ono intenzionali in quanto si manifestano quando il soggetto vuole afferrare un oggetto, v11ol portare un bìrchiere di acqua alla bocca, v·uol<' s<·rìvere e(·<·., ma non sono animati da un tremore, bensì da disordini chiaramente atassici. Esiste ipermetrìa, adiadococinesia. Cosicchè resta obbligatorio paragomLre i dati elini<:i presentati dall'infermo con quelli che i>i riseontrano nelle eredoata:;~ie. L 'insorgenza della. malattia prima dei venti anni, l'abolizione <li tutti i riflessi tendinei, la deformità caratteristica dei piedi, il comp01tamento delle sensibilità e se vogliamo anche il distm·bo della parola, sono elementi che ben si. adattano con la diagnosi di morbo del Friedreich od atassia spiu~.
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Senonchè esistono sintomi che ri ~~u éstano uu sicuro patimento cerebellare : l'andatura (tabeto-cerebellare). l'ipernu~tria , l'a<liodococinesia (a prescindere da.Ua parola saccadé che secondo Dejerine sta più in favo1·e della forma cerebellare che della. Rpinale). Si riscontrano commisti siutOf!!i di atassia spinale con altri di atassia, cerebellare, fatti che non più ci mera.-
vigliap.o, dato che la dottrina. uuici&ta. delle atassie ereditarie è ormai la dottrina dominante. Essendoci già O<lCupati dell·argomento (vedi bibliografia) non si crede di dover insistere su quanto allora scrivevamo. Dal lato clinico nessun dubbio di trovarci di lronte a una sindrome del Friedreich abbastanza., tipica, della quale si hanno esponenti chiari di un patimento spinale e cerebellare. Ma siamo noi autorizzati nel caso specifico ad emettere diagnosi <li morbo del Friedreich, ehe è quanto dire <liagnosi eli malattia emin entem ente ereditaria.? Ecco quello che non crediamo o p er lo meno ci apparirebbe azzardato. Non è con questo <:he non si voglia tener conto dei cosiddetti : " Casi sporadid )) . .Anche rerentemente i dott. Vercelli Ginseppe pubblica un caso sporadico di malattia di Friedreich <'On man<·am:a dci fattori " eredità n e << famigliarW1 >>. L A fa giustamente rilevare come " l 'assenza dE'Ila famigliarità non depone affatto contro il carattere El.redit.iu·io dell'rul'ezione » dato che il tipo anormale che l'ammalato ripete " por.;:;~b ri brovarRi in generazioni lont.ane dove non si può risalire ron indagini "· .Ma non vi è chi non veda. la differenza tra.llati positivi e dati neg<"ltivi. Ci troviamo un po' nelle <'Ondizioni an aloghe di queHo che sarebbe una reazione di Wasserma.un negativa di fronte al sospetto di sitìlide. A noi sembra doveroso esser guardinghi ad annOY<'rn.re senz'a,ltro n el capitolo delle malattie ereditarie lln quacù:o morbo~o, che pur ~1>venùone tutte le parvenze manchi de! primo reqttiJ;ito, reJ·e,ì itarit>tà neuropa.ti<'a.. A. prescindere che nel nost.r o caso non esiste cont.rollo anatomico, non si <le>e dimenticare l'esistenza di forme sim ili amme~se da nt·urologi di valore. Sappiamo int.anto in modo indubbio come ~ ~~ sifilide può ùMe casi clinici analoghi al morbo di Friecù:eieh . Nell908 Giannelli ne rifer~ un caso al congreR~o italiano di neurologia. L'Oppenheim rit,iene a.ppunto come nei en..:i ron. siflli<le uon si sia trattato di atassia ereditaria, ùensì <li forme cb(, si somigliano e la cui diagnosi differenziale è molto difficile. Ora come Schob pubbJ.ca un caso ùesiguandc>lo come cc malattia simile al morbo di Friedreich )), accettando la lue eong<'n.ita come nwmento
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UN CASO 01
~tOHBO
FRlRO RF.lCR·StMl.LE
occasionale, così da parte nostra appare opportuno segnalare il caso come u morbo di Friedreich simile n tanto più che qualche nota disvolutiva può far insorgere il sospetto che anche nel nostro caso !a sifilide ereditaria possa essere esistita. Non è che si voglia. fare assm-gere a troppa importanza l'alterazione di sviluppo riscontrata a cariGo dei denti; ma non dobbiamo dimenticare che i genitori. per quanto negassero la lue, non potero.no essere sottoposti ad esame. In lùtimo ci sembra utile accennare come fattori tossici e infettivi a cquistino sempre più importanza nel deoormismo delle sindromi atassiche. Come scrivevamo nel 1926 u nessuno vuole oggi più sostenere che le malattie esantematiche, le malattie acute dell'infanzia, la pertosse, l'alcoolismo, la tubercolosi possano avere in sè il valore di cause determinanti •, ma è indiscutibile come fattori infettivi aggravano facilmente la sintomato~ogia, quando non segnano addirittura l'inizio della malattia come nel caso attuale. Per mantenerci nel campo delle malattie esantematiche (dato che i distm-bi nel nostro P. ebbero inizio dopo una forma grave di morbillo) citiamo il caso di Cohn consecutivo a scarlattina e il caso di morbo del Friedreich in seguito a roseola di Segrè. Già. sembra pacifico come fattori tossici ed infettivi contribuiscano, agendo in un sistema ner voso congenitamente difettoso, a determinare lo sviluppo del quadro anatomo-clinico delle atassie. Un avvenire più o meno prossimo deciderà se il difetto congenito debba risiedere sempre nell'ereditarietà nemopatir.a o anche in cause da quella dissimili. AUTORUSSPNTO. - L.A. riferisce un c~:>o cliniC'> con esponent i chiari di tm patimento spinale e cerebella re, da costituire n ell'insieme una. s indrome del F riedreich abbastanza tip ica. D esigna il caso come morbo di F riedreioh-simile, sembranrlogli doveroso esser guardinghi ad annoverare nel capitolo delle malattie ereòittiJ"ie, un quadro morboso che m a nchi del primo requisito, l'ereditarietà neuropatica. E sposti altr i m otivi che a. ciò lo conducono, conclude come l'avvenire dehba ancora decidere se il difetto congenito necessario allo sviluppo d elle atassie d t> t>ba sempre risiedere n ell'er edita rietà riE"IIropatica o anche in cause da () Uesta. cli..simili.
BIBLIOGRAFIA. Contributo clinico e anatomico alla conoscenza dell'ata.~ia ereditaria (B ibliografia annP.ssa). Giornale di medioi11n. militare 1926, fase. 1°. BONAS.F.RA. - Contributo a llo st.udio dell'atas:o;ia. ereditaria (malattia di Friedrcich ) P olic/ini.w (Sez . Jfedica) n. 5 . H125. C.u.LIGAm~. - Il s istemn mot.orio extrnpirnmidale . Soc. An. I stituto Editoriale soientifico. )1ilnno, 1927. VERC:EJ,LI. Cn'lo spM>tr!ico di m.alntt.itl. di Frieclr<>ich. TU/orma medica, n . 18, 1928.
BIAGfNl. -
OSPEDALE MILITARE PRINCIPAL E DI BOLOGNA Direttore : colonnello medico prof. F . CACCIA
STASI INTESTINALE CRONICA E SUO TRATTAMENTO CHIRURGICO pflr il dott. Aurelio De Marlnls, capitano medico
Benchè la letteratura sull'argomento sia. ricca di numerosi lavori, ed important i studi siano stati fatti in questo ultimo veuteuuio sulla etio-patogenesi e sulla cura. della stitichezza abituale, tuttavia il quad.To clinico della malattia è cosi vario, la sua etiologia cosi discussa, la frequenza così rilevante che stimo di un certo interesse illustrare la seguente osservazione, sia per una speciale sintomatologia presentata, sia per il trattamento chirw·gico adottato, al solo scopo di dimostrare che realmente molte volte, nelle affezioni dolorose della fossa ileo-cecale, con conseguente stasi intestinale cronica., possono bastare degli interventi chirurgici meno gravi, per rimuovere definitivamente la causa. della stipsi e con essa. le sofferenze di cui i pazienti sono affetti. Il caso clinico caduto sotto la mia ossorvn.:r.ione riguarda il soldato C. G. della classe 1907 appartenente al 350 reggimento fanteria. Arruolato in ritardo per· chè emigrato in Francia., dove lavorava n ella qualità di manovale murat.ore, si è presentato alle armi il 10 giugno u. s. E~li si presentava quasi quotidianamente alla visita medica accu.<>ando molteplici mali ed impossibilit.à. fisiett alle marce ed e. qual"'ia.si servizio militare, lagnandosi di et.itichezza ostinata, chP. precedentemente, a suo dire, si era alt er· nata. a periodi di diarree., spesso con emissione di muco. . TI gentilizio è negativo. Non ricorda di aver sofferto malattie nell'infanzia. Riferisce che do. qualche tempo soffre di disturbi di stomaoo, consistenti in un senso di peso all'epi~trio, specialmente dopo l'ingest·ione di cibi, e di leggeri dolori allo sterno, che si esacerbano nelle profonde inspirazioni. Si t rattava di un soggetto in buono stato di nutrizione, ben snnguifìcato con masse muscolari bene sviluppate e toniche. l .'addome nei ripetuti esami pt;aticati si presentava sempre tmtta.bile, leggermente meteorico, 'lingua. impaniata. Gli vennero somministrati e. più riprese dei purganti e dei lassativi che davano solo un giovamento temporaneo allo stato del militare. D etti disturbi andarono sempre più accentuandosi ed incominciarono e. farsi evidenti delle alterazioni a carico delle condizioni generali e sper.i>llmente a carico del sistema nervoso: incominciò a dimn.grire, aveva poco appetito, s i pcosontava sempre piagnucoloso, come rattrappito, ed oltre ad accusare i soliti disturbi a carico dell:appe.rato digerente; consistenti in un senso di peso allo stomaco, leggeri dolori che non sapeva bene localizzare e st.it.ichezza. ostinata, si lamentava di soffrire di cefalee. persistente a caratt.e re gravativo, facile ed abbondante sudorazione, ed
amnesia. Si notarono frequenti ipertermia sub-febbriii, della durata di poche ore, irregolari non riferibili ad alcun tipo determinato. Asseriva. che non era capace di ricordare quello che gli veniva comandato di fare che lasciava. spe•sso il corredo in disordine, e non era pronto nei servizi tanto, de. maritarsi delle punizioni. Accusava insonnia. Poco o nulla di importante fu rilevato nei ripetuti esami obbiettivi, a carico dei va ri organi ed apparecchi; tmnne illcggero meteorismo già accennato e gorgoglio nella fosse. ileo-cecale. n dolore spontaneo e provocato alla palpazione, sempre abbastanza indeterrnine.t.o, e vago n ella sede. n 9 settembre 1928 venne ricoverato all'Ospedale militare con diagnosi di psico-astenia. di probabile origine tossica, in rapporto &l maggior assorbimento di materiale tossico per stasi intestinale cronica.
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STASI INTESTINALE CRONICA E SUO TRATTAMENTO CHIRUROI CO
All'esame new·ologico non furono notat·i fatti degni di rilievo, come negativo risultò l'esame p sichico. Pertanto, avendo presentato persistente stitichezze., lin.gua. impaniata ed o.oou.sa.ndo i soliti dolori addominali viene trasferito al reparto medicina, ed anche ivi i ripetuti clisteri, la.."Sativi, disinfettanti e sedativi intestinali, nonchè una cÌU'a. ricostituente non fecero afftato migliorare lo st.at.o del paziente; anzi 9.uesti inco· minciò a rifiutare i medicamenti dicendo che non gli apportavano alcun g10vamento. Ripeteva. sempre che si sentiva la parte destra dell'addome come paralizzata. D capo del Reparto medicina. ebbe a riscontrare nella pressione digitale profonda. del quadrante inferiore destro, dei punti leggermente dolorosi, non sempre bene indi· vidua.lizza.bili, ma. molt<O vicini al punto (ti Mac Burney, mai resistenza muscolaro. Reperto radiologico apparato · digerent-e (Cap. Comelli). P. O. latte + BA 400 cc. Stomacc e IY>dbo duodenale: Nulla. di notevole per morfologi.a. e funzionalitÀ.. - ll cieco inizia il riempimento dopo circa. 4 ore dalla som:ministrazione del P. O., è un po' contratto, mobile, dolente aJla. pressione. Permanenza degli ingesti opachi nel colon pros::.imale 48 h dopo la sommini.strazione del P. O. Appendice non visibile per quanto accuratamente ricercata, doi lente la sede anatomica. Un po' ectasico l'ascendente. Angolo colico destro duplicat o a canna. di fucile, non dissociabile, contenente bolle di gas nella. porzione più • elevata (segno di Buchy-Fuld), ristretto. Qualche spasmo anulare nel trasverso. Stitichezza del tipo ascendente. Oonclu.<tione: Probabile perioolite memhra.nosa. del colon destro (angolo epa· tico ), tifl.o-colite con appendicite. Dalla breve rassegna dei sintomi accusati dal paziente appare evidente come la dia.lfllosi di queste forme riesca. estremamente difficile senza l'aiuto della radio· logia; il To.ddei dice che la stipsi intestinale cronica di natura. chirurgica. è di diagnosi radioscopica. Infatti non era fadle formulare una diagnosi di certezza. basandosi sui distttrbi generali accusati e precisament-e sui disturbi digestivi: dolori spontanei all'addome non bene localiz7..a.bili, rilievo obbiettivo di una l~ra distensione del cieco, gorgoglio nella fossa ileo-cecale e disturbi generali tosstci. Nef:.-suno dei sintomi o segni è caratteristico della malattia. Fu l'esame radioloche che diede dei dati !;'ositivi importanti per una Ricura diagnosi che poi venne ben confermata dali atto operativo eseguito dal signor colonnello medico prof. Caccia.. . Intervento operativo 27 ottobre 1928. Previa rachianestesia. stovainica parzia.le seguita. da eterizzazione (Sott. Ga.llassi), con le abituali regole asettiche e antiset· tiche, fatta la laparatomia pararettale destra sopra. e sotto ombellica.le si scopre subito il cieco che è sit.uato in bas.o:;o verso il bacino, fissato dali 'appendice la quale sot to-cecale, è aderente alla parete postero mediale della fossa iliaca destra, m esenterio retratto ed i.spessito; appendice strozzata da. cicatrice nel suo terzo medio presenta. in tal punto un infossamento; parte prossimale dell'appendice di volume . pressochè normale, parte distale metà in volume della precedente, retra.tta e conformata a fet-ro di cavallo. Appendicectomia pe:ritoneiz?..azione della superficie cruentata, affondamento del moncone con borsa di tabacco. Si esamina quindi il colon ascenclente, l'angolo epatico del colon ed il trasverso che si presentano sensibilmente dilatati e di lunghezza. anormali (ectasia e dolicocolon). Tra il mesocolon e il tratto superiore del colon ascendent-e esiste una bri~lia cicatriziale, bianco-perlaces.. abbastanza. spessa. Incisione trasversale della medesima e sutura in sen!lo longitudinale peritonea.lizza.ndo la. superficie cruenta. te.. Altra. briglia. come la precedente t ra. il mesocolon trasv-erso e la prima. porzione e la. porzione mediana del colon trasverso; incisione trasversale ; sutura longitudinale. La. parte intermedia. di colon fra. le due briglie si presenta molto dilatata e con una disppsizione a ferro di cavallo esplicantesi verso l'ipocondrio destro. Intomo a. questa parte di colon esiste una. pericolite molto manifesta, potendosi ri-
conoscere con difficoltà le tenie. Colon-plicatio longitudinale del colon trasverso
ectasico riunendo con seta la. tenia. anteriore con la. postero-interna fino all'angolo epatico del colon compreso. Colon plicatio del colon ascendente, longitudinale tra la ten.ia anteriore e la. postero-estema.. Colon plica.tio trllSVersaJe della. parte molto lung& dell'angolo epatico del colon" ed in parte del trasverso. Alla fine dell'intervento il colon operato presentava un volume alquanto inferiore al normale e con disposizione anatomica. regolare. Lavaggio addominale con etere. Ricostruzione
STASl l~T.ESTI~ALE CRONICA E S'CO TRATTA:\!ENTO CH1RL".RGICO
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della parete addominale a piani. Seta nelle suture intra-addoroina.li, parete in catgut, maglie metalliche per la cute. MediCittura AAettica.. Opera il colonnello Caccia prof. Filippo, assistono i capitani medici De )larinis e ;\lignani. Esame microscopico dell'appendice: non si può allegare il reperto istologico dell'appendice resecata, perchè l'assistente incadca.to la smtlrrl. Esame microscopico: l 'appendice presenta segni evidenti di pregressa flogosi. Le membrane sono evidentemente legate ad lm proce!<so flogistico e si distinguono già macroscopicamente per il loro aspetto fibroso e non tipicamente vascolarizza.te. Etio-palogenesi: I dati radioscopioi, la sintomatologia, il reperto· anatomopa.tologico dell'appendice e delle membrane possono spiegarci chiaramente la etiopatogenesi delle alterazioni riscontrate. Si può escludere che le malformazioni siano di origine congenita ed ammettere la genesi infìamma.toria, perchè il paziente ha avuto l'inizio della fenomenologia dolorosa soltanto qualche anno fa e precisamente dopo il suo ritorno dalla Francia. per adempiere i s uoi obblighi di leva., molto probabilmente in rapporto ad tm processo colitico, come stanno a dimostrare le frequenti alterazioni febbrili, i periodi di diarrea, e l'esame radioscopico che ha dimostrato il cieco alquanto contratto. È stato not.ato all'esame obiettivo che il paziente ha dolente alla palpazione il punto di Mac-Burney per cui è stata. posta. la diagnosi clinica di appendicit-e cronica, confermata radiologicamente. All'atto operativo si è trovata l'esistenza dell'appendicite. Quale la genesi delle aderenze nel nostro caso? Possiamo pensare che le neo-fortnazioni siano delle complicanze dell'appen· dicite cronica f La flogosi dell'appendice può alterare la motilità del cieco ed il volume di esso determinando la st.a.si intestinale cronica, che a sua volta può provocare delle forme di tifiiti e coliti primitive le quali danno luogo a perititliti e pericoliti, il cui esito frequente è lo stabilirsi di aderenze pericoliche che aggravano il processo di · colite e portano conseguentemente allo sviluppo di nuove aderenze. In un grande numero di appendiciti, operate a freddo, l'attentae splorazione deg.l i intestini e specie di quelli contenuti nella fossa ileo-cecale e del pruno tratto del colon ha messo bene m evidenza briglie di aderenze pericoliche e pericecali. In parecchi casi di stitichezza ostinata ribelle a tutte le cure mediche si è potuto stabilire che la causa era da ricercarsi in una. appendicite sfuggita all'osservazione che aveva dato luogo con l 'andare del tempo a dei processi infinmma.tori delle parti viciniori che avevano provocato a-derenze ed in prosegtùo dilatazioni intestinali. L'indicazione dell'intervento fu data dalla presenza di deformità. del colon (inginocchiamenti, megacolon) consecutive ad aderenze, ostacoli meccanici, che andavano necl:lssaria.mente rimossi, e che indubbiamente non potevano guarire con delle cure mediche. · Decorso post-operaklrio: Normale, guarigione per primam della ferit.a lapa.ra.tomica. Nei giorni che seguirono l'operazione e durante la degenza dell'ammalato la stipsi già tanto grave ed ostinata. accenna a divent,are più attenuata, giacchè più facilmente si hanno evacuazioni aiutando l 'intestino con qualche somministra.z ione di medicamento e qualche cli~tere. Un non piccolo vant.aggio della operazione è costituito dalla scomparsa completa. dei dolori addominali, del meteorisma, dei rialzi termici. Rarissime cefalee, a ll'esame obiettivo ripetuto non s i è constatato gorgoglio nella fossa ileo-cecale. Le condizioni generali sono migliorate. Radioscopicamente non furono messe in rilievo modificazioni funzionali apprezzabili a c.arico dell'apparato digerente per il breve tempo intercorso dall'mtervento operativo (poco meno di un mese) ed il risultato di interventi per tali affezioni si può giudicare solo a distanza di tempo. L'ammalato viene dimesso il 12 dicembre 1928 ed inviato in licenza di convalescenza di giorni 90 ritenendolo non più abbisognevole di cure ospedaliere, ma di cure igienico-dietetiche. n giorno 8 gennaio c. a. il paziente rientra in Ospedale in uno stato ipomaniacale (confusione mentale). Dopo alcuni giorni ritorna norma.le. Egli non accusa pii:l i soliti disturbi in rapporto alla stipsi perchè durante il periodo di tempo di permanenza in famiglia l'alvo si era vuotato regolarmente e spontaneamente pressocliè ogni giorno.
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STAS{ INTESTtNALE CRONICA E SC"O TP.Arl'A.\fENTO CHIRt:RC:ICO
Attualmente la. funzionalità. dell'iute.'ltino si ma.ntiene discreta, mediante l'uso a. giorni alterni w qualche lassativo o di qualche clistere di glicerina. Escmte radiologico: 25 febbra io 192\l. Ombra. gast.rica e bulbo rluodAnal<>: nulla. di notevole. Cieco a lto in !'lede ilil\ca, r·i;;;trett.o, mobile; ascendente corto, angolo epatico del colon a lto, contenente bolle di gn.'i; tra.'lverso diagonnle con flessura splenica. alta. n tra.<>verso come tutto iJ colon h~t lll\ carattere di contrazione con aspetto non Wlifonne del contenuto e della aust ra . Dopo 46 ore dalln somministrazione del P. O. residua WlB piccola. quantità. di barite nel cieco; l'ascendente è quasi vuoto così pure persiste la flessura epatica. del colon che sembra come spezzata. da. lievi rasidui di barite, nel colon sinistro si notano alcune scib1tle di barite. L 'esame radiologico mette in evidenza una migliorata. funzionalità. del cieco, dell'ascend ente e della prima. porzione del trasverso.
È da presumere che una cura psico-terapica. già iniziata, potrà dare buoni risultati detiniti,i, completando quella chirurgica, che altrimenti rimanebbe senza effetto, quando in realtà la stipsi dipende oltrechè da fattori mecca.uici, a.uc;lle funzionali in rapporto ad una grave depressione del sistema nervoso come nel nostro soggetto,a costituzione vago-tonica, il quale è affetto da una grave forma di neuro-psicosi isterica. Credo che il trattamento chirurgieo eseguito dal prof. Caccia abbia risposto sia alla cura della flogosi appendicolare mercè l'appendicectomia sia al migliora.ment.o delle condizioni di volume del cieco e del colon a cui ha provveduto cou la plieatio, ,;ia alla soppressione delle angolature croniche con la sezione di briglie e membrane e la peritoneizzazione della superficie denudata,, in modo d~\ impediTe che esse si riformino; e la stipsi è stata bene influemata dall'intervento operativo. Sento il dovere di ringraziare il sig. colonnello medico prof. Caccia, Direttore dell'ospedale, che mi fu largo di consigli e di ammaestramenti uel trattamento del C<l'>O riportato. AuTORtASSUI\'TO. - Descrizione rti un caso cliruco di stasi intestinale cronica (me!!acolon, dolicocolon, presenza di membrane, con a ppendicite): illustrazione d cUa s intomntologia, della etiopatogenesi, d ella indicazione d ell'intervento. Descrizione d ttl t.rattamento chirutg ico est'guito: ttppenwcectomia. recisione w mPmbrone, colonplif'atio lon~titudinnl!" e t rasversale. CQntributo dato dall'inda.· gine radio]oj!ica s ullo. diag:nnà Df'scri.done d el decorso post·otwrativo e rilievo dei vantaggi ra(!giunti con l'intervento, dimostrando cosi che n('gli individui giovani e d eboli le opernzioni plastiche, con il metodo conservativo Pa.rlavecchio, possono da re bHon i J'i:mlt•tti.
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OSPEDAI.E MILIT.-\RE PRJXCIPALE D I B OLOGXA
FRATTURA COJVIPLETA DELLA TESTADEL RADIO per il dott. Augusto Gallassi, sottotenente medico assistente a.l Reparto Chit·urgia.
Le fratture dell'epifìsi pros:simale del radio sono, come è noto, assai rare. P arecchie monografie vi sono sta.te dedicate (l\:[oucbet, .l\falga.igne, Lexer, Ceccarelli, Stoeckling, Severi, Jotti, Cuttler, Feute!a.is, Pizzaga.lli, Stork , ecc.) ma tutta-via credo non privo d 'interesse l'esame di nn caso clinico osservato n<-1 Repa.rto Chirurgia di qut'sto Ospeda-le. AnamnMi . - n g iorno 5 ottobre 1928 venne ricoverato il soldato Vitangelo della cla..9Se l 90S 1~ppartenent e al 350 reggimento fanteria.. TI soldato riferì . che il giorno 4 u. s., a. CaSI\ralttt, mentre transitava. su una. passerella. perdette l'equilib rio cadendo in un fossato sotto~'<tante. Nella caduta. urtò violentemente a terra l a palma della mano destra. avendo l'avambraccio in semiflessione e prona.zione. Ke riportò un vivo continuo dolore localizzato nettt\mente alla. regione del gomit o destro e impos;;ibili tà a compiere qualunque movimento. Esame obbiettil'o. -- Individuo di costituzione schelet1·ica regolare, in buone condizioni di nutrizione e san~<uifica.zione. Negati.vo l'esame degli organi interni. n gomito destro si presenta flesso ad angolo di 110o cit·ca, assai tumefatto in corrispondenza della testa. del radio che è assai dolente alJa. pressione. Mobilità flexo-estensorio ridotti.'ò-'lima.; pronazione pure ridotta e dolorosa., supù1azione ineseguibile. I capi articolari s i palpano in sede, non esistono alterazioni della funzione nervosa dell'arto. Diagnosi clinica. - Frattura completa della. testa del radio destro. Controllo radiologico. - Frattura. completa. deUa. testa del radio destro. (7 dicembre 1928). Cura. - Appn.recchio a. trazione continua in estensione e Rupinazione (7 ottobre 1928) con piccoli movimenti giornalieri della. at·ticola.zione del gomito ( 16 ottobre 1!)28). Rimozione della trazione. Risultando da.U'esame radiografico la non completo. consolidazione della. frattura si riapplica la. tr>~.zione. 26 ottobre 1928 Rimozione definitiva cleUa. trazione; bagni caldi; legget·i ma.'>Saggi; mobilizza.zione attiva e pass iva. . Esito. - Al momeJ1to dell'uscita dell'ammalato dall'ospcdt~le i movimenti dell'articolazione del gomito non sono ancora completi, il movimento di fles· sione dell'avambraccio sul braccio è possibile fino all'angolo retto e più ; l'esten· sione è modicamente limitata., un po' limit;ati pure sono ancora i movimenti rli supinazione e prona?.ione.
La sede non comune della frattlll'a e il buon esito del trattamento curativo incruento rendono meritevole d'esame questo caso clinico. Come è noto le fratture del gomito avvengono generalmente nei bambini (Ombredanne) con particolare frequenza nella seconda metà del primo decennio di vita (Zanoli) e in adulti giovani (Jiit~erot, 'l'reves, P lagemann ecc.) per ragioni a-natomiche funzionali e la loro buona terapia è di m assima importanza agli effetti individuali e soriali.
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FRA'l'TC:RA
CO~IPLETA
DELLA 'l'ESTA DE'L RADIO
Secondo la recente statistica dell' I stituto Ortopedico Rizzoli le fratture del gomito in genere sono molto frequenti, shh per t'ispetto alla totalità delle fratture (12 %) sia per rispetto alle fratture dell'arto superiore (29,54 %). La frattura della testa e del collo radiale aVI"ebbe, rispetto alla frattura del gomito, una frequenza del 5,79 %. Eccettuati i distacchi epifisari puri, che si osservano in percentuale minima (2,13 %), sarebbe quindi la frattura della testa e del collo radiale la varietà di frattura più rara da osservarsi. Fra le fratture della testa e del collo del radio 1 per la maggior parte trattasi di fratture incomplete (89,47 %) assai più raramente di fratture complete (36,84 %) .. Il meccanismo di frattura sarebbe verosimilmente (Bergmann) la pronazione forza.ta per ca..duta sul palmo della ma.no. Alla a..ffermazione
Fig. 1.
l<'lg. 2
di questa teoria si oppone con dati sperimentali J'otti il quaJ.e,.ripetendo tale meccanismo sul cadavere, non ba ma.i riscontrato il prodursi di fratture. L 'insueces,·o di que:;ti espérimenti si deve evidentemente al fatto
che, agendo sul cada·Hre, non si può tenere conto di tre fattori di grande importanza. quali sono la fm·za nw8colM·e, ht rc.qi.sten.za. dei legamenti, l'entità del tra·uma.
Il legamento anulare del radio oppone di solito una resistenza cosi notevole da. impedire la lussa,zione: la superficie articolare della testa del raclio urt.a. cosi violentemente contro il co11dilo omerale il quale oppone una resistenza tale da fa.r saltare un segmento della testa radiale, segmento che può essere così piccolo da interessa.re la sola. concavità articolare o così grande da interessare i 3/4 della testa radiale. Queste fratture possono avere decorso verticale od obliquo e, quando per la loro lunghezza. interessano il collo, possono divenire extra articolari.
FKA'l"TlJRA CQ)JPI.l';'l'A DELLA TESTA DEL !t.\DIO
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Ritornando al caso in esame si può dire che il meccanismo di fratt.ura si è esplicato nel modo seguente: P er caduta sul palmo clella mano, ad avambraccio flesso sul braccio e in pronazione, la testa t·adiale, i·mpedita a lmsarsi dctlla 1·obustezza delle fibre del legamento anulare, ha urtato violente-m,ente contro il con<lilo omerale fratturandoRi. L a conoscenza esatta del meccanismo di esplicazione del trauma, la tumefazione e dolorabilità dellA test a radiale, la difficoltà e dolorabilità dei movimenti di flexoestensione e pronazione assieme alla abolizione del movimento di supinazione, il reparto palpatorio dei capi articolari in sede, sono altrettanti elementi che conducono in genere agevolmente a d una diagnosi esatta. Un accurato controllo radiografico svelerà tutti quei sottili particolari della lesione di importanza capitale per il giusto indirizzo dei pronedi-
Fig. 3 .
Vi g.
~.
.tnenti curativi che l'esame clinico il più accmato ·è impotente a mettere inrevidenza. E non solo ha importanza l'esame radiografico per la indispensabile esattezza della diagnosi e pèr la. rèlativa. a.pplica.zione di razionale trattamento, ma ha. importaza di egnale :valore se non anche maggiore per il continuo e sistematico controllo del buon esito del trattamento curativo istituito; e precisamente nel caso in esame la radiografia mise in evidenza come il frammento frattmato fosse a contatto della superficie di frattura del ra dio mantenendo l'avambraccio in estensione e snpinazione (fig. l) mentre, facendo flettere l'avambraccio fino all'angolo retto circa, il frammento si spostava assai dal focolaio di frattura venendo a portars al ,d avanti della articolazione a ostacolare in modo grave e indubbia-
mente permanente la sua normale funzione (fig. 2).
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F.RA •.l'l'VRA CO:'olPLETA DELLA TESTA DEL RADIO
n decorso del trattamento terapeutico fu sorvegliato radiograficacamente e partendo dal principio della necessità di una precoce mobilizzazione, dopo dieci giorni fu tolta la trazione. A vendo però il controllo radiografico dimostrata una. insufficiente formazione di callo osseo con conseguente permanenza della mobilità del frammento fratturato, fu applicata di nuovo la trazione, la. quale fu poi tolta. di nuovo e definitivamente dopo altri dieci giorni risultando radiografica.mente la saldatura. del frammento fratturato nel focolaio di frattura. (fig. 3-4). L 'esito della cura è stato quanto mai soddisfacente, per quanto al momento dell'uscita dall'ospedale del paziente, il ripristino funzionale, già ottimamente avviato, non fosse ancora completo. Concludendo, dall'esa,me dei dati clinici ed ana.tomo-patologici in genere e nel caso in ispecie, è tacito che la cura di elezione debba essere la cura incruenta (in questo senso pure conclude la recente statistica del l'Istituto Ortopedico Rizzoli, cinque casi dei quali, quattro trattati incruentemente con esito ottimo, un caso trattato chirurgicamente con esito buono) per quanto da parecchi autori (Jotti, Severi) si sostenga la necessità sistematica della cura chirurgica la quale credo, in via di massima, debba essere invece riser vata per quei casi esclusivamente di frattura alla testa radiale in cui il frammento fratturato va ad incunearsi nel cavo articolare in modo tale da non poter essere allontanato con manovre incruente, agendo cosi da corpo estraneo si da impedire o comlmque ostacolare in modo grave e permanente il normale gioco articolare con esito fatale in anchilosi. In tutti gli altri casi, di gran lunga più frequenti, non vi è alcuna ragione di procedere ad un intervento operatorio che, per quanto semplice, pre..,euta f'empre dei rischi per quant.() generici, mentre un t 1attamento terapeutico incmento, sapientemente applicato e attentamente seguìto, conduce ad esiti brillanti. Per ciò che riguarda il rip;ist.ino funzionale à bene tener presente la necessità di applicare, a indispensabile complemento della cura, sia questa indifferentemente cruenl a o incruenta., una precoce cura di bagni caldi e leggeri massaggi unita all'applicazione di graduali movimenti attivi e pa.~ sh'i . Già. durante la trazione è necessaria una mode1ata leggera mobilizzazione giornaliera. Particolarmente importante, ai fini del perfetto ripristino funzionale, è una oculata prudenza nella massoterapia essendo eventualità purtroppo tutt'altro che rara l'insorgenza di imponenU fatti di artrif e e periartrite consecutivi ad una irrazionale massoterapia. La facile insorgenza di tali spiacevolissimi fatti, particolarmente frequenti nei giovani militari, e osservata anche in un caso in questo ospedale, deve consigliare la più g1ande oculatezza e una sorveglianza rigorosissima nella cura massoterapica. AUTORIASSUNTO. Tra.tta.si dì un caso di frattura completa della testa del radio destro. Esposto il meccanismo di frattura l'A. illustra l'importanza della cura incruenta superiore a. quella della. cura. chirurgica., e in particolare l'efficacia di una ben applicata trazione con mobilizza.zione precoce e accurata sorveglianza ra.diologica. Conclude col ritenere da. preferirai la. cura incruenta e col consigliare accurate ed oculate cure massoterapiche, elementi indispensabili ai fini del ripri-
stino funzionale.
J'B.ATTURA COll.PLETA DELLA TESTA DEL RADIO
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.R l V l STA S l N T E T l C A
LA GUERRA BATTERICA per il dott. Arcangelo Mennella, tenente generale medico
Mentre i filant ropici rappresenta nti della Croce Rossa, di varie nazionalità, nel passato aprile iniziavano lo studio di proposte contro la. guerra chimica e batterica, a. Ginevra presso la Società delle N azioni la Commissione, dopo due giorni di discussioni, votava. a debole maggioranza la seguente proposta belga : << Le Alte Parti contraenti si interdicono sotto condizioni di reciprocità l'impiego in guerra di gas asfissianti e tossici e di ogni liquido, materia, o processo, che siano analoghi. Si interdicono in modo assoluto qualunque mezzo di guerra batteriologica l). L'a,utorizzazione alla ritorsione è inutile, perchè ogni nazione senza alcun dubbio ne farà uso anche se l'areopago di Ginevra fosse stat o di parere contrario. Con questo ordine del giorno la. Società delle Nazioni ammette la guerra chimica, mentre si mostra. assolutamente contraria a quella batteriologica. n pensiero, che una nazione in guetTa possa. essere colpita. da. svariate epidemie per opera del nemico, ~ uscita. un senso di terrore a·sai superiore a quello prodotto dai gas asfissianti. n rappresentante tedesco, più obbiettivo e con maggior senso pratico della g uerra, aveva proposto il divieto assoluto di bombardamenti aerei, di qualunque specie, richiamandone i pericoli, gli orrori e le stragi. Ma il delegato francese ottenne il rigetto di ta.le proposta, che significava l'abolizione pura e semplice degli apparecchi da bombardamento e dell'aereonautica militare. n delegato inglese, d 'accordo con quello della Rumenia aveva presen t ato un ordine del giorno per concedere le rappresaglie non solo, ma per obbligare le Alte parti contraenti a mettere a. disposizione di qualunque Stato, vittima di simili offese, le materie prime, i mezzi necessari per rispondere a simili aggressioni, autorizzandone così la fabbricazione. Più assurda fu la proposta del rappresentante della Colmnbia, il quale propugnava invece l 'uso di queste armi, perchè «inventando ed impiegando nella maniera più scientifica i mezzi più distruttivi e abominevoli, la guerra finirà sicuramente cv n l'essere cancellata dal pianeta della 'l'erra ». Dopo queste vane elucubrazioni dell'areopago di Ginevra·, mi accingo a svolgere l 'argomento stilla guerra batteriologica, con lo stesso senso di pratica realtà, cbe mi ha guidato nel trattare quello sulla guerra chimica. E dirò subito che l'arma batteriologica. non ha serio valore, e che il terrore da essa suscitato, non è giustificato dalle attuali eonoscenze di batteriologia. N o n vorrei esagerare per soverchio ottimismo, ma credo, che l 'arma batteriologica, in una guerra futura, non sarà adoperata, come non fu adoperata nella passata guerra. n successo sarebbe molto inferiore alle aspettative. Anche dura nte la guerra passata siamo vissuti sot to la fobia di una guerra batterica, ma i confetti ed i cioccolatini, ripieni di bacilli tifosi e colerici, non souo mai piovuti dall'alto, di dove gli aeroplani invece lanciavano bombe esplodent i ed incendiarie.
LA (;l"E.RRA JIATT.ERI CA
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Nel 1917, a Bagoliuo, nella valle del Ca.ffaro (Giudicarie) scoppiò in modo inat,teso una epidemi<l di ileotiio. Nell'acqua potabile fu rinvenuto il bacillo di Ebertb, e si pensò ad inquinamento di quelle acque per opera di un m alvagio emissario. Ma un'accurata inchiesta sulle origini di quella epidemia dimostrò, che in quelle acque eraao stati lavati oggetti di biancheria di un convalescente di tifo, e che quei bacilli entno di origine italiana e non austriaca, e, quello che più importa·fa, di provenienza umana, e non provenienti da gabinetti batteriologici. .Anche durante la guerra ita.lo-turca si lanciò il sospetto, che i turchi avrebbero inquinata l'acqua dei pozzi con cnlture di tifo~ o gettandovi cadaveri di arabi morti in seguito a.d infezioni tifose. Ma nulla di simile, che io sappia, si tentò, perchè una infezione epidemica di questo genere, colpendo le truppe italiane, non avrebbe ce; to risparmiata la popolazione araba, più esposta ad esserne attaccata, date le condizioni igieniche di quei popoli e di quei luoghi. E voci infondate si diffusero durante la grande guerra, le quali affermavano, che le truppe inglesi, qua.ndo, dopo Caporetto, venivano in Italia, non volessero passare per la strada della Cornice, dove sarebbero morti molti cavalli dopo una abbeverata in alcune località della Riviera Ligure. Ed era uua menzogna ! Vi furono, è vero, tentativi tedeschi di impiegare ctùtm·e rnicrobiche per la diffusione della morva e del carbonchio sul fronte francese (1917) e in :ij.omenia. (1916). Una nota del 26 marzo 1917 del Gran Quartiere generale francese avvertiva le armate di una manovra destinata a provocare lllna epidemia di morva nella cavalleria francese. <(Un agente tedesco arrestato nella zona delle armate ò stato trovato portatore di un brodo di culture per provocare una epidemia di morva tra i cavalli della cavalleria francese, versandolo nel foraggio e con toccamenti nasali mediante batuffoli bagna,ti in quel brodo » . Un nuovo avviso fu ripetuto daJ Comando supremo francese, tre mesi dopo, il 6 giugno 1917, per un secondo tentativo. In Romenia, poco prima della dichiarazione di guerra contro l'Austria, il 27 agosto J.916 l'addetto militare della I;egaziooe <li Germania' a Bucarest, riceveva, per mezzo della Legazione bulgara, varie cas~e e una scatola, che vennero sepolte nel giardino della Legazione, quando q llesta fu obbligata a lasciare Bucarest. E si vide, che le c,asse contenevano cartucce ad alto esplosivo, mentre nella scatola erano cinque piccoli astucci con :fiale di cultura, un.a di morva per cavalli e quattro di carbonchio per bovini. Annessa vi era l'istruzione per usarle. << Ogni fiala serve per 200 capi. Per quanto possibile inoculare nella bocca, altrimenti mescolare agli alimenti. Si prega far conoscere con breve nota il ristùtato ''· 1Questi attentati non ebbero esecuzione, nè io Francia, nè in Rumenia. Francamente sarebbero stati attentati puerili, e tali sarebbero in avvenire per la scarsa sicurezza di risultati, per il pericolo cui si esporrebbero gli emissarii, e per la scarsa diffusione dell'infezione, che sarebbe presto domata con l'isolamento e con misure igieniche. È puerile, ripeto, pensare di vincere una guerra, infettando di morva e di carbonchio pochi animali di razza equina e bovina. Come sono strani i timori del prof. Cannon, esperto presso la Soeietà delle Nazioni, per eveni
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Uiomale di ntedicina militare.
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LA GUERRA BATTERTCA
tuali tentativi di distruggere le messi e le culture agricole con parassiti speciali lanciati dall'alto, quando sarebbe più semplice e più efficace lanciare nei campi qualche bomba incendiaria. L 'arma batteriologica potrebbe agire, o p er l'aviazione, o per emissarii: la prima con lancio di bombe· di vetro ripiene di culture microbiche, i secondi infettando acque e animali. Si deve escludere l 'aggressione batteriologica sul fronte di combattimento, perchè, in caso di successo le infezioni dell'aggredito possono facilmente tornare all'aggressore per mezzo di m osche, insetti, contatti nei combattimenti, per mezzo di prigionieri. Si presume perciò che gli attacchi dovrebbero svolgersi nelle zone interne del paese. Ed allora farò osservare, che è facile ritrovare i frantumi di una bomba di vetro con Cttlture, ed è assai più facile una rapida e sicura disinfezione, quando queste bombe sono lanciate in luoghi abitati. Una assidua vigilanza può rendere difficile e pericolosa l'opera di emissarii. Infatti furono scoperti e arrestati in Francia, durante la guerra, come era vigilata la Legazione tedesca in Rumenia. In ogni caso le culture di germi infettivi nelle acque non credo che condurrebbero allo sviluppo di epidemie. Dunque si può vivere in una relativa tranquillità, e non preoccuparsi troppo dell'arma batteriologica: e possiamo sorridere alla frase catastrofica di un tedesco, il capit~tno Mejer, il quale ha scritto, che una cinqu~ntina di agenti sarebbero sufficienti per infettare un paese es teso, come la Germania. <<Sarà vittoriosa la Nazione, che avrà saputo trovare il bacillo più virulento per diffonderlo presso il nemico, ed i vaccini più efficaci per difendersene ». Stia tranquillo, quel capitano. I vaccini efficaci e sicuri contro le infezioni più diffusibili (colera, tifo, peste) esistono da gran tempo, mentre allo stato attuale non vi sono culture batteriche con sicuri effetti di distruzione sulle popolazioni. Dell'uso e dei pericoli di una guerra. con microbi si son oce~,tpati illustri batteriologi come i proff. Pfeiffer di Breslau, il Bordet deU 'I stituto Pasteur di Bruxelles, il W. B. Cannon dell'Università di Harvad, il Th. Madsen di Copenbagen, i quali sono giunti a conclusioni tutt'altro che terrificanti, ma, rassicuranti nello stato a.ttuale della batteriologia, facendo naturalmente delle riserve per l 'avvenire, se cioè per nuove ricerche si riuscisse a trovar modo eli dare a questa arn:ta una efficacia maggio1·e di quella, che ora possiede. E gli stessi concetti rassicuranti e con uguali riserve ho avuto da due illustri maestri di batteriologia. in Roma, dal profe.:sore Sana.relli e dal prof. Puntoni. Le culture di microbi, di continuo ravvivate, nei gabinetti, non sviluppano nell'uomo molta virulenza. Noi laboratori di batteriologia si vive in mezzo ai microbi, si studia la loro vita, il loro sviluppo, si ricercano mezzi per combatterli, si rinnovano le loro culture, si fanno ricerche miscroscopiche, esperienze su animali, ma se quelle culture, per svariate cau.se, penetrano nell'organismo, gli effetti non sono cosi micidiali come si crede. P arecchi studiosi di batteriologia si sono infettati con culture di bacilli colerigeni e tifosi, e tutto il male si ò ridotto a brev.i e non gra~ disordini gastro-intestinali. Io stesso con un collega., preparando culture di bacilli virgola, abbiamo preso il colera di gabinetto; e~ dopo uno o due giorni di lievi disturbie dell vie digerenti, tornammo in perfetta salute.
LA IICJ·:RH.\ BATTF.IH('o\
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Del resto è noto, che tutti i batt,erii pa.togeni, che sono causa di gravi infezioni delle vie digerenti, muoiono in ambiente chimico acido. E se con l'a-cqua infett.ata da qnelle ·cnltme miliardi di microrganiRmi giungessero nello stomar.o sano, l'aciùo cloridrico del succo gas1·.rico darebbe loro rapida e sicura. rriort.e.l microrgan.ismi acquistano viruJenza assai pericolosa, quando attraversano l'organismo ntnano; e quindi per procurarsene occorrerebbe fare esperienze sull'uomo; ma ciò non è ammissibile, nè concepibile. Allo sviluppo di epidemie di tifo e di colera, occon·ono pre<lisposizioni individuali, di ambiente, di stagione e cosi via. L'illustre prof. Sanarelli mi ba detto: "Koi non sappia.mo come e percbè scoppi una epidemia, di colera e di tifo, e come e percbè l'infezione cessi». Il prof. Puntoni, da me consultato sulla questione della, gueiTa con batterli, nù ba. confermato l'inutilità di ricoiTere a germi di iniezioni già endemiche nei nostri pa.esi, perchè tutto si ridurrebbe ad aumento di qualche caso di malattie esistenti. Si può pensare ad un 'eYentuale possibilità di sviluppo di infezioni altamente diffusibili, come peste, tifo esantematico, colera, sia con allevamenti di enteropa,rassiti infetti, sia, studiando mezzi per mantenere la virulenza di vibrioni di ·colera per via orale. Le riserve del prof. Puntoni per i futuri studii ed eventuali esperienze collimano con quelle fatte dal pro f. Pfeiffer e ·dagli altri illustri batteriologi già ricordati. Bisognerebbe insomma fare un colossale allevamento in gabbie ada,tte di puJci speciali per la, peste, e di pidocchi per il tifo esantcmat.ico, da lanciare su citbì. nemiche; bisognerebbe studia.re il mezzo attraverso cuJture del sangue di anjmali infetti, per mantenere altissima la viruJenza di batterli patogeni. Son cose facili a dirsi, ma che offrono gra~' issime difficoltà, anche pericolose per i preparatori. Ma vi è un ·altra considerazione a fare, ed è questa : nella d:cmnata ipotesi, che il nemico riesca a provocare 1wa larghissima diffusione di tali epidemie, è molto possibile il ritorno in patria di tali infez ioni, per prigionieri o in contatti dmante il combattimento. Ed il nemico sarebbe colpito dn.ll'arma da lui prescelta. In ogn.i caso bisogna mettere in rilievo la. dinìcoltà. di grandi diffusioni di infezioni, a causa dei nostri mezzi di isolamento e di vaccinazione. Durante la guelTa tutte le truppe a.Ilcat,e e nemiche sooo ::;tate vaccinate ed immunizza,te contro le iniezioni del gruppo tifo e pall'a1.ifo e con.tro il colera.. Le truppe francesi, che va.nno in Oriente, prima di partire, sono vaccinat-e ed immunizzate anche contro la peste. Le vaccin.~zioni banno impedito lo sviluppo di epidemie tifose e colerose, che nelle passaw guelTe decimavano le truppe in proporzioni assai maggiori che face ssero le armi. Nell'ultima guerra russo-turca, per esempio, si ebbeJ'O 23.000 mort.i per ferite, ma 32.000 per tifo. Dopo l'uJtima guerra si sviluppò tra i yrigioili('ri au~triaci una. epidemia di dermotifo, e la città di Roma. era dn.:uHa dall'infezione. Anzi in città si verificarono due casi sporadici, ehc l'I 'Sb~Tono isoln,ti. Ebbene con rigoroso isolamento, con la distruzione dei piclo<:<:hi, facendo. radere capelli e peli, con bagni ed a,lt.re norme igieniche, l'infezione di tifo esantematico fu domata, c non si diiJ'w;c nrU 'Urbe, nè altrO\'('.
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NOTE DI W IENE PRATICA
Il prof. Puntoni, quando andai ad intervistarlo, ocncluse con queste p arole: (( Farebbe assai pi.ù danno una bomba esplosiva, come lei ben dice, che una botte di culture di colera lanciate su Roma ! n. Con questa a ffermazione finì la nostra conversàzione, e con essa finisco l 'articolo. ·
NOTE DI IGIENE PRATI CA
GLI SPUTI TUBERCOLARI per il dott. Antonio Angellnl, m aggiore med ico
La contagiosità della t ubercolosi, a mmessa dagli antichi, fu negata nel Medio Evo e solamente con la Scuola italiana del 1700, ebbe la sanzione ufficiale. Già in un decreto emanato daUa Repubblica lucchese nel 1699, t roviamo l'obbligo esplicito fatto ai medici di den unziare gli affetti da (( mal di etisia ». Appunto sullo sputo, caddero i sospetti circa il contagio della tubercolosi, nelle primordia.li osservazioni empiriche su questa malattia. Tale nozione, che la scoperta del bacillo tubercolare avvenuta nel 1 884, doveva poi rivestire di una verità rimasta incrollabile, si è t ramandata attraverso le generazioni e si può dire che il classico motto « ·1w1~ sputare 1.n te·rra >> sia veramente il precetto di igiene più popolare e più conosciuto fra le masse. In passato, con una eccessiva unilateralità di azione, imperniata nell'aggredire gli sputi e con essi la vitalità del bacillo di Kocb, si sperava di arrivare a soffocare l'insidia secolare. Se il tempo ha deluse le speranze, dimostrando che bisogna battere in pieno vie diverse verso la meta da raggiungere, giacchè molteplici e complessi sono gli aspetti della, questione antitubercolare, ciò nulla toglie d 'importanza al problema degli sputi tubercolari, che nella lotta rimane il piil arduo: esso è il tormento diuturno, perchè è sempre il contatto diretto col malato bacillifero che sputa e tossisce, il maggior pericolo per i sani. Prendiamo in esame, dal punto di vista, pratico, la reale portata del pericolo degli sputi t ubercolari ed i mezzi razionali della loro sterilizzazione. È risaputo che, fra i germi patogeni asporigeni, il bacillo di Koch, specie se è contenuto nei prodotti patologici, è il pii1 resistente all'essiccamento ed all'invecchiamento; dunque, a differenza di alt re credenze popolari, la facile preoccupazione di chi debba occupar e una ca.~a lasciata da altri, riposa sopra un oat.o scientifico inoppugnabile. Evident,eruent.e non vi possono essere dati precisi circa, i limiti di sopravvivenza del bacillo tubercolare negli espettorati, percbè essa è troppo legata a diversi fattori ambientali, t utti-soggetti a facili variazioni, come il grado di luminosità, lo stato igrometrico, la temperatura, il ' movimento dell'aria, ol. re allo spessore dell'espettorato stesso. Cosi si spiega l'apparente discordanza fra i varli sperimentatori al riguardo, i quali debbono avere la vorato in condizioni di esperienza diverse. Ad esempio, secondo le vecchie rirerche di Savinski, gli sputi abbandonati nella camera del malato perderebbero la, loro virulenza in capo a due mesi e mezzo, e nell'oscurità la conservereb-
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NOTE DI ICHENE PRATICA
bero indefinitamente; invece secondo De Torna gli sputi abbandonati .a sè, dopo quindici giorni, sarebbero innocui. }falassez e Vigna.!, constatarono la conservata virulenza., dopo parecchi mesi, di sputi sottoposti :ad a.lternative di umidità e di dit~seccamento. . Nel solido edificio scientifico della patogenesi ed epidemiologia tubercolare, un posto di onore spetta alle ricerche sperimentali di Fllig-ge .e di Cornet. Dimostrò Carlo Fliigge che a circa un metro dalla bocca del tubercoloso che parla, ad alta voce, è possibile di raccogliere da quaranta .a cento finissime goccioline salivari contenenti bacilli di Koch, e da. cento :fino a ottomila goccioline, pure bacillifere, di secreto bronchiale, qualora .egli tossisca. A queste goccioline aspirate dai sani, attribuisce il FlUgge grande valore per la diffusione della tubercolosi. Ecco perchè, nella educazione igienica del tubercoloso, si deve insistere che egli eviti di tossire in direzione delle persone~ specie se queste si t rovino a distanza minore <li un metro, e che ad ogni buon conto egli, nel tossire, porti d.inanzi alla bocca il fazzoletto, il quale dovrà essere cambiato e disinfetta.to durante la giornata. Cornet riuscl a tubercolizzare ben trentaquattro cavie delle trentasei di esperienza, facendo loro respirare polveri bacillifere. In questi importanti dati di fatto e nei non meno importanti rilievi di Ghon, se<eondo il quale nelrottantotto p-er cento dei casi di tubercolosi. la localiz:zione nei polmoni risulta essere l'unica esistente, non può non vedersi una base granitica e suggestiva della, concel'lione aerogena o broncogeùa della tubercolosi polmonare, sebbene qualche voce di opposizione abbia .obbiettato non essere certo che con il meccanismo di Fliigge e Cornet, i bacilli specifici possano arrivare nelle vie a,ere~ profonde. .Anche le osser-vazioni epidemiologiche, qua.ti l'indice morbigeno specifico assai più -elevato nel personale di cura ed assistenza dei tisici, che non in quello :addetto ai malati comuni, il facile cont.agio che si verifica tra coniugi, parlano in favore dell'importanza della inalazione dei bacilli tubercolari. Del resto, anche nell'opposto campo della teoria enterogena della t uber<lolosi, non viene negata importanza ai bacilli degli espettorati, disseccati e trasportati dal pulviscolo, giacchè Calmette, che ba in parte ripreso la nota teoria di Behring, è d'avviso che i bacilli tubercolari ti})O umano penetrino nella bocca con il pulviscolo, siano quindi deglutiti e raggiungano il polmone attraverso l'intestino. Non è inutile ricordare, percbè rientrano nell'ambito della epidemiologia tubercolare, le interessanti ricerche di !Jauge e Jochinsen, i cui resultati · tenderebbero ad allargare l'importanza patogenetica dei germi dello sputo veicola.ti dalle polveri, anche se trattisi di germi poco resistenti :all'essiecamento. I ricercatori ridussero in goccioline minute, con una pompa da bicicletta, riprodncenqo così ciò che a.vviene nella pratica con i colpi di tosse, escreati contenenti bacilli di Pfeiffer. Constatarono che la polverizzazione delle goccioline, specie se queste si trovavano nei fazzoletti, avveniva, prestissimo e _prima che avesse perduto la propria virulenza il suddetto germe, di per sè poco resistente all'essiccamento. È ben nota la intensa tubercolizzazione (non nel senso cUnico) delle grandi città; è addiritturà impressionante là cifra del 9.1 % di adulti che a Parigi reagiscono alla. tubercolina., e preRso a poco lo stesso avviene in tutte le città molto popoln.te. Se, come quasi tutti ammettono, il bacillo tnbercola.re non è nn saprotìta dell.'ambiente, non può non pen:;nrsi che
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NOTE DI IGIENE PRATICA
in questa grave t ubercolizzazione cittadina., molta importanza debba spettare alla diffusione del germe con gli escreati, oltre a quella che possa attribuirsi al latte, ai derivati del latte, alle carni. ~on è nella via cittadina, nella quale ogni giorno passeggiano, sputano c tossiscono molt i tubercolosi, che c'è il maggior pericolo di contrarre la tubercolosi. Gli sputi della strada sono a-sportati di frequente dalle scope degli spazzaturai; d 'altra parte, l 'inaffi.amento stradale non ne favorisce l'essiccamento, e se pure ciò avviene, la loro polvere trova nelle correnti a~ee notevolissima diluizione, si che i bacilli contenuti, esposti pure alla sfav orevole azione della luce, vengono a rappresentare una earica batterica molto ridotta, carica perciò subinfetta.nte e che potrebbe preparare la rea.zione immunitaria, difensiva dell'individuo. Ma purtroppo ben altro è il pericolo di contrarre la tubercolosi negli ambienti chiusi ed affollati, privi di luce, con insufficiente cubo d'aria, dove le pratiche di pulizia e di spolveratura sono primitive o quasi, e sopratutto nelle abitazioni, dove il t ubercoloso ineducato, non costretto a letto, sputa dovunque, ed avvicina bambini, i quali possono anche portare alla bocca le dita imbrattate di sputo raccolto per terra. Questo incresciuso stato di cose culmina nei bassifondi della cit.tà, dove s pesso la. casa è ridotta a{l un vero alveare umano, nel quale la profilassi a.ntituberc.ola.re deve penetrare e penetrare a fondo. Qui, non più le cariche paucibacillari, non infettanti, sibbene le cariche massive, ravvicina.te, infettanti, e perciò pericolosissime. È certo che il pericolo tubercola.r e dell'ambiente cittadino non è compreso a dovere dall'elemento rurale, che nella. immigrazione ''erso la città paga nn alto contributo alla tubercolosi. Gli sputi tubercolari abbandonati per ten a sono con facilità ingeriti dai cani, di cui favoriscono la t ubercolizzazione. È provato infatti dalle osservazioni di Cadiot ed Ebert, che i cani delle città, ammala no di tubercolo~i nella proporzione dal 6 aJ 9 %, infettandosi con gli espetto1·ati degli ammalati e con i loro resti alimentari. A loro volta, i cani tubercolosi diffondono il germe con i vomiti ed alt re escrezioni. Circa il trattamento per rendere inotiensivi gli escreati tubercolari, v'è da pl'emettere che esso deve consegtùre la uccisione di tutti i bacilli di Koch contenuti, non essendo accettate le vedute di chi s i accontenta di una disinfezione parzia.Lc, dicendo che i pochi germi superstiti sono poco virulenti e poco pericolosi. C'è poi l'altra pregiudiziale, che questa disinfezione, sia essa fisica o chimica, d(:>ve avvenil'e i?"' toto entro il recipiente raccoglitore degli sputi, e non limitarsi alla disinfezione del recipiente stesso, dopo aver gettato il contenuto nella fogna, nella latrina, o peggio ancora altrove, il che evidentemente non metterebbe al riparo da una disseminazione bacillare. La disinfezione. con mezzi fisici (calore umido), è la piit rapida, e quel che più conta, la, più sicura. Basta l'ebollizione per un quar to d 'ora (dall'inizio della ebollizione, ben'inteso) in una soluzione al 5-10 % di carbonato di sodio, per avere la morte dei bacilli; mezzo questo prezioso, perchè sicuro, semplice, alla portata di tutti. Nei sanatori e t u bercolosari s i è a.ffermata la d isinfezione fisica degli sputi, sia con la. ebollizione, mediante un serpentino ove circola vapore, di va-sche in cui i mala.t i versano il contenuto delle sputacchiere, sia con speciali apparecchi, tipo autoclave, doYe si ~terilizzano sputi e recipienti. Di tali appat·ecchi, un tipo più in grande, eomunica da un Iato con lo scarico delle sputacchle.re,
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NOTE DI fC I ENE rHATII'A
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in s pec!e di quelle a circolazione continua dì acqua, e da ll'a ltro c:on la fogna, dove viene immesso il liqna.me, dopo il tta.ttamt>nt.o sterilizzante.
Molto difficile è la disinfezione chimica . In tanto, non esi~te una sostanza che, a freddo, sia capace eli sterilizzare con celerità lo sputo. Le soluzioni disinfettanti s u cui si possa fare maggiore a~,;egnamcnto in pratica sono le seguenti: fenolo al 5% con q ua t tordici ore di contatto; soluzione saponosa di cresolo al 5 % con contatto di sette Ol'e ; mi:-;cela di cresolo al 3% e di soda caustica all'l,50% con l~ ore di contatto ; cloramina al 5 % con 4 ore di contatto. Occone che il volume di queste soluzioni d isinfettanti sia a.lmeno il doppio di .q uello della massa di espettorato da tratt<l.re. È da tenere in considem.zione pratica un met odo, suscettibile di buoni resttltati, co nsi~ttente nelrac·cogliere gli sput i nel latte di ca.tce, che avrebbe il solo ufficio di omogeneizzal'!i, e nell'a.ggiungMe poi, pezzetti di buona calce viva. Per la forte rea~ione termif'a elle si S\"iluppa, si aVl·ebbe iu venti minuti la morte dei bac illi tubercolari. È ovvio che il materiale di cui è fatta ht s putacchiE>ra deve poter sopporta.r e l'alta temperatura che così si l'a.ggiungl" (sop·a. i 100°). Il s11hlima. ~o l"ia da. ~olo che asl"Ocia.to agli alcali, è da sca.rtarsi, come già d<t tempo dimostrò il D i Vestea, mediante la ben not<t prova. consistente nel tra.tt<tre escreati nummulari con s ublimato e succes~ivam ente con solfmo di ammonio. I fazzoletti e le biancherie da letto, imbntt.ta.te di Aputi umidi o disseccati, si tratteraùno a preferem:a Mn la lisch·iazione (3%, a, temperatura sui 100 gradi, p er almeno venti minuti), escludendo, b en s'intende, i tessuti di lana. Se la liscivia.zione non è possibile, la loro immersione in soluzione di cresolo at 2% per un'ora., o in i'.Olnzione a l 3% di l isolo per un 'ora oppure in soluzione aL 5% di lysoformio per quattro ore, ne as:>ic urerebbero la innocuità, secondo le ricerche· di Ulllenllllth e Ha iler. È noto che t racce di espettorato e di liquido saliva.re bacilliferi, possonò rimanere aderenti alle posate ed ai bicchieri, s in nella proporzione del 54%, <limoc;trata dalle inda.gini di Carrieu su amma lati di nn t ubt'rcolosario. Le posate saranno (a.tte boll ire in soluzione a.J 3% di ca.rbonato di sodio~ rimescolando di frequente hl ma!o!sa; quindi si risciacquano abbondantemente in acqua. a 50o e poi l> i asciug;lno. I bicchieri, si pongono, a frecldo, in una soluzione al 2-3 % di ca-l'bon<1to di soda, ello si porta lentamente alla temperatura di cbullizione, che va mantenuta per dieci minut i. Secondo Oa,rrieu, la, scmt?lice immc1·o:ioue dei bicd1ieri pe1· dieci minuti in soluzione al 4% di carbonato di soda, anche- F<e r·i;.:cald<t!a a 50° non sarebbe s ufficiente a garantire la morte dci bacilli tubcrcohtri, :;pccie se questi si trovino aderenti alle p•treti. D issi che il precetto di igiene del non sputare per terra. è il più diffuso fra le masse. Ciò non s ignifica a ffa,tto, però, che questo precetto sia. osservato e seguito; inf<lt;ti sputi se ne vedono sempre da.ppert,utt.o. Ohe la cosa dipenda da mu.uchevolezze della coscienza igienica è evidente, ma non è men vero che alla diffusione di quel precetto va troppo di ru.do accoppiata la possibilità a chi r~bbia bisogno di sputare, ùi fnrlo iu a ltro posto che non sia il pavimento . All,!!lU'Ì<HnOf'Ì pertanto c:lto ru~o Ù~'lla sputacchiera. sia d iffu:;o con la maggiore larg-lte.zza., elle· qucst.a. di !fusione sia razionale, in specie per ciò che rig ua.rda il suo contcuuto di:>iufe~L:1nte, e elle trovi l'indispensabile appoggio nella conYiuzione profonda delle masse circa il pericolo dello spu1-o.
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA SCHMIDT. -
Profilassi dell'influenza (Deutsche Medizin. Wochenschriit, n. 4,
1929). Numerosi sono gli aut{)ri che ne~ano la possibilità di una profilassi proficua contro l'influenza infettiva epidemica; infatti essa si p1·esenta molto difficile,
perchè sono ancora ignorati il meccanismo d'infezione e l'azione patogenetica del germe agente, il quale con tutta probabilit;il. À rappresentato dal bacillo di Pfeiffer in simbiosi con streptococchi o con pneumococchi. La potenza di tale germe è massimamente basata sulla sua estre:ma. piccoazza, che gli rende possibile la penetrazione nelle mucose e nel parenchimo. polmonare. Il contagio può avvenire, perchè il malato d'influenza espelle colla tossa. numerose goccioline, che portano con sè i germi, vengono inalate e giungono a contatto della. mucosa delle vie areree o si depositano sulla congiuntiva. oculare, sulla mucosa. del naso o sulle labbra; questo ultimo modo di contagio può verificarsi quando vengono toccati gli occhi, il naso e le labbra con le mani sporche di materiale infetto. I casi di conta.g io per la via oculare sono messi in dubbio da alcuni; solo è certo che anche la congiuntiva part-ecipa sovente al processo morboso e che in molt.i casi è possibile trovare i bacilli di Pfeiffet• nel casso congiuntivale; fu pure negata la possibilità di contagio per deposit.o di germi !mila mucosa nasale anteriore o sulle labbra, come pure è rara, l'infezione per via delle dita portanti i germi a contatti di tali mucose. Senza dubbio è estremamente più pericolosa l'inspiraz.ione dell'aria carica èli goccioline emesse dai colpi di tosse da \m colpito di influenza; di queste goccia una parte, cioè quelle più pesanti cadono presto al suolo, e le rimanenti, più leggere, stanno sospese nell'aria per un certo periodo di tempo. Come conseguenza è chiaro il pericolo di inalazioriÌ di tali goccioline e dei genni in esse contenute, a cui è esposto chi soggiorno. più o meno a lungo in locali ove sono radunate molte persone, molte delle qmdi possono, tossendo, diffondere i germi patogeni. · Questo modo di c::liffusione della malattia molto comune in caserme, educan dati, ecc. non solo serve ad aumentare il numero dei casi di influenza, ma anche la gravità di essi, come se il passaggio del ~erme da \m individuo all'altro durante i primi giorni della malattia, quando cioè esso è maggiormente infettant-e, ne aumentino lo. virulenza. La difesa. contro tale modo d'infezione è appena possibile per la indolenza e l'incomprensione di molti; non sarebbe necessario un isolamento dell'individuo, mentre sarebbe sufficiente, per diminuire notevolment.e il pericolo d'infezione, la filtrazione dell'aria inspirata applicando piccoli batuffoli di cotone nelle due aperture nasali e la. protezione degli occhi con adatte lenti. Quelle persone poi che dovessero, a causa della loro professione, esporsi ma~giormente al pericolo di contagio, potrebbero inoltre spalmare sulle la.bbra ed intorno alle aperture nasali una. crema di lanolina in sottile strato. Una pulizia scrupolosa delle mani e l'astenersi da ogni toccamento d el na.so e degli occhi colle dita costituiscono un altro valido mezzo di difesa. Dal lato profilattico sono molto più pericolosi i malati d'influenza leggeri, che cioè non sono obbligati a lett.o, specialmente poi se essi non conoscono o non os.<:~ervano alcuna regola igienica nel tossire; a. que.;3to scopo è necessario pretendere da ognuno, durante i periodi di epidemia influenzale, di tossire o sternntire dentro il proprio fazzoletto. Quest.o è difficile ottenere in pratica, come pure non è facile che il tossicoloso si mantenga ad 1ma distanza minima di un metro da.lle persone colle quali parla. La dis infezione della bocca, anche praticata sistematicamente, non può dare notevoli risultati riguardo alla profilassi, poichè è difficile che il disinfettante raggiunga il punto, che può considerarsi la porta d'entrato. del germe nell'organismo.
Rl\"ISTA DELr.A ST ·UIPA :lrF.:Dl('A I1'ALIA~A E STRAXIERA
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Quando l'influenza si manifesta con e~uattere maligno è doveroso adottare ' più rigorosi provvedimenti cioè proibire ogni agglomeramento di persone e ciò allo scopo di interrompere od almeno ritanlare il suceedAr><i dci ii' inie?.inni tm i vari individtÙ; in questi casi il guadngntu t.E'mpo può 1<igniticare tuta limitazione dell'o· pidemia o la diminuzione della virnl o:~nza del germe. È evidente però L'indispensabilità che Ai rwovvedimenti uffi('inli vada unita la. cosciente cooperazione dei si.ngoli individui, i qnali, durante i periodi di speciale pericolo, dovrebbero, nei limiti del pos.':'ibile, adattarsi ad un relativo volon tario e provvisorio isolamento. Non sarebbe i nopportuna in tali occni'ioni nna settimana profilattica contro l'influenza, durante l a quale si evitassero i via~gi non nece>;><RI'Ì. si proibissero le riunioni, e ciascuno lirnitas;:;e il più possibile il contatto con alt.r-e persone. Come profilassi individuale è consigliabile il soggiorno all'aria. libera., poichè l'influenza epidemica è indipendente da Oj!ni cau"S. remnat.ica. È certo che il danno economico chQ sarebbe ca,nsato da una rigorosa profilassi dell'influenza è molto minore di quello che può dorivnre da una epidemia ùi influenza. CIUZZOLA. -
Lo stJwlio rad1'oloqico delJ.'wppendice cecale. (La Rt\cliologin 1\fNiica.
n. l , 1920). L'appendice, sanu e mp.ln.tn che sia, dev'e,;:;ere considontta como r·adiologico.mente visibile, qnancl(> la sw1. comunic,\Zione col cieco è li bora e la sua cavità accessibile: la vi:;ibilit->l. (o la invi><ihilità) doll"append icc non potrAube costituit·e da sola tm elemento snlliciento di gindizio per la normalità (o l'anormalità) di {',SSa. Su 353 individui sott-oposti a. st.udio, l'appendice si re-<se vi:;ibile in una pr~ porzione complessivo. del 51 por cento. L 'A. ritiene che questa percontua.le sia quella che pratict\Illente si può avere come media no?g!i esami eseguiti por lo stu. dio di quest'01·gano in inùividui d i diver-se età e nelle differenti condizioni nelle quali possono presentarsi ulle nostr·e ricer('ho. Quest.n ciira si tt.ccorùa mziont\l· mente con le posl<ibilità anatomiche, fisiologiche e an!ttomo·patologiche eli riempimento e con le e-o;igenze pratiche dei nostri esami. Il: sempre utile un 'accurtLl,t\ preparazione del soggetto pt·irna de~li esami, perchò è possibilA ottenere in tal modo un notevole miglionunento della p ercentuale di visibilit.à. Sotto questo riguardo non si sono Ìll\'ece ott.enuti più brillanti risultati con lA. sornmin.istra.zione del pasto opaco preparato con solfato di rn,...gnesio (C.:zepa.). Questa tecnica presenta. qualche inconvetliento do\·uto all'azione eccitomot;rice del Jlnrgo.nte salino, praticamente evita.bilo se Ri somministra il pmga.nto almeno 24 ore pl'ima. d inizil\re le ricerche. Le modalità. di riempimento e d i evacuazione tlell 'nppendice sono molto diverse da caso a caso e possono pure vari!\re f>\cìlmcnte nello ste><so individuo, e ciò anche indipendP..mento da processi patologici doll'orgtmo. TtLli m otl>tlith, dipendenti da fattori intrinseci ed estt-io.seci dell'appendice, non sono somprl:\ rlisciplina.bili, ed è in ogni caso impossibile stabilire 11er· es,;c delle rego le fisse. Da l punto di vista. topografico si pos.o;ono distinguere f.J.Imt Lr·o tipi fondamentali di ·~ppendice : l o tipo ascendente; 20 tipo discendente; 3<> tipo rnodialo; 40 tipo lfl,· t-ende. La. nozione delle variotò. topografìche cloll 'appendice è sempr·e utile a.l r adiologo ed al chirurgo. . L'esame radiologico va ritenuto sommt\mente prezio>5o J)Cr: la. cUu.guosi dell'appendicite cmnioa. L'iudagiJte però non dove e&;er·e tintit.at.a alltL wgione ileo cecale, ma. deve essere estosu n tutto l'n.ppu.rnto uigoronte ed evontu.~trnente devono a.ncho essere esaminati a ltri or gani ed apptwnti dell'a.Jdome. I segni m· diologici che caratteri?.zano un processo di appendicite cronica possono essere di tre ordini: 1o segui fisici; 2o segni funz.iontLii; 3" scgrù extr'u·l~Lppcndicohu'i. Tali segni si trovano di regola n\L"iarnente riuniti nei diJicrenti casi. Sul loro ~omplesso deve basarsi il nostro giudi7.io, non su tti un sintomo soltanto, pvichè 1ll questo caso ci esporremmo fMiJmonte ad erro ri sempre inci'Qscio:Si. Va. irt O!lni modo tenuto il ma..'lSimo conto d egli insegnamenti e d ci dat.i che ci possonJ c.'>· sere offerti dallo. Clitùca.. 6 -
Uior11ale di medicina militare.
fi02 ])t>;
Fn.u•prs. -
Sulla rrpecifwiUì della reazione cr01natic.a di Takata nelle uri-n{'
(Giornale di Cliuica Medico., fase. I X, 1929). La. ret\zione di To~ko.ta. consiste nell'a.ddizionare a. eme. 5 di mina. eme. 2,5 di tlCido cloridti.co concentrato e ili stra.tificarvi sopra dell'olio di paraffina.. Dopo ebollizione per mo:.r:zo o IUTI minuto, in caso d i positività, la. paraffina assume co· lorito ro~"JJ porpora. , 'econdo Ta.kt~ta. detta reazione sarebbe positiva nel 100 '% dei ca.si di peritonite tubercolt•re e nel !l3 % dei casi di tubercolosi intestinale, .ed avrebbe quindi g r·a.nde vrdore clittgno»tico. L'A. hn il"tituito delle prove ili controllo, per constntare se detta. reazione è solt.u.nto positiva in quelle u.fl'ozioni descritte da Ta.kMa. o anche in altri processi morbosi. e<l ha const.tl.t.a.to che essa è comune a svariate forme morbose consuntive t• t> tutt.i qnf'gli stA.ti morbosi a cui si associano dist.urbi dell'apparato iligerentc c:m pntrefa.zioni a.bnor·mi. Si è inolt.re rilevato l'affinità dcllt~ sostanza della rNt<tione di Tnka.t-a con l'in· dtwano, dimostrando che detta aftinità è di ordine clinico, poichè In. reazione dr 1\ r.kata è positi\·a soltanto n elle m·ine in cni si tro,·a. a.nehe i.ndo.cu.no; di ordine chimico, per la. proprietà che ha dctt.a sostu.n'l:a di tra.->forma.rsi in b ianco di indac.o e in isfr.tint>, nonchè di dare all'O&').me spettroscopico un assorbimento delln luce come quollo dell'indMo bleu. P er tali caratteristiche l'A. crede di poter negare allt\ reazione di Taka.tn, ogni valore ùia.gnost.ico specifico, che le è sti\t.o att.ri.btùt.o .
.Pr-:usM.ro. -
Igiene dei paesci caldi. (Firenze, Ist.ituto fl.!!ricolo coloniale italiano,
l 929). J"); qttestn. la secon(la, erli:t:ione di un li.bro che h1\ uno scopo nobilissimo, quello
<li
volgr~rizzar·e
lA. ml'dicino. e l ' igiene tropico. le e colonjnle. 11 capitu.no medico dott. Persan:"> ha adempiuto a que.~to postula.to con effi. cada e con sano critel'io. cosicchè il libro, e~qenzia.Jment.e di volgti.rizzazione, è t·iuscito utilo A.nche ai medici i quali pos.<~ono trarvi una miniera. di notizie spe· cialmente uti li:>.:~imo a. coloro che devono recs1.rsi in Colonia. Ltt proliln.<;;o~i dnl le m1dn.tt.ie infrt t i ve e><Otiche, l'igieno delle abitazioni, ht prat.ica dolio disinfe7.ioni, ecc., ccc. sono tmt.tate sobria.monte, ma. con efficacia: e !òebhene in qut"\lche punto si posi\n non essere d'accordo con l'Aut,ore, tuttttvia il libro rappre.<;f'nta llll 11tile vade-mecum per chi è costretto a dimorare in r egiOl)i tropiMii o<.l ettuntot·i ttli. E un libro cChc non dovr·obbe mancare nolla biblioteca del medico mili tare e colonia.le, come del r m;to non dovrebbe mancare in quella dei nostri Ospedali militari. MARIOTTl·BIANCHI. - 'frattato di patoloyia tropicale. (Bologna., a La gra.folito" t.dce, l 929).
FRA N CII rxr.
ooi·
È stato pnhblica.to di questi giorni il trntta.to di patologia tropicale del professo t·c FnJ.nchini, che tutt.i n.ttendevamo. A una veste esteriore e tipografica belh~ ed elegtmte corrisponde un cont<:'nuto di evidente utilità. 'M algrado che in qualcho punto si possa dissent.ire rlalle idoo dell'Autore, bisogna riconoscere che qncst.o liht·o italiano sull'nrgomonto hn pregi indiscut.ibili e rappre.c;enta. una guidl\ preziosa p er il meilico che si l'CCt"\ in Colonia.. For·se si potrebbe diro chn in Cfllt\ll·he i>unto la zoologia. ha. pre>'o il sopravvento sulla patologia; ma, in fondo, questo non è un malo p er le poche conoscenze 7.0ologiche di molti mc· dici giovntlÌ. Bi~<og11a gHA.rdtLre con vero compiacimento questo risveglio degli studi sulla patologia ed igieno tropicale in Ita.ua.: questo dimostra. che ai facili entusiasmi a. b~~.::>e di Q l'ripoli, bel suoi d'a.more u di un tempo sono succeduti i forti e virili propositi e gu studi pr{)fonùi, che in un argomento attuale e interessante, aome la vita coloniale, non potranno non recaTe grandi frutti. Ecco soprattutto perchè . l'opera del prof. Francl1ini merita lodo incondizionata: ecco perchè essa merita di essere udciitata all'attenzione di tutti i Colleghi. MARIO'ITI·BIANOirl .
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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dal proceui verbali pervenuti alla Direzione generale di sanil• mi lltaro dal 1° agosto al 30 settembre 19291
ANzro. ~ ro.pitano meùico l.UlGl B OLLA! 'l'erapia delle peritonil i
crol~iche tU• b(:rcolari. Capitano medico Do.'t !':N reo Sà)ITORSOLA: L 'art. 1° clell' r.·zenco delle in-
fermùll.
Capitano mc<iil'o AN"OELO PEnm:-~r: Ca lt1bercolosi ed i su;oi grandi mae.Wri. Cnpito.no medico FEDERWO BocrRB'I"TI: Le teorie passano e gli ammalati restano. Cn.pitano medico L uwr BoLLA: 'l'ubercolosi e costitu.zimti organiche. Capitano mcdii'O Do~m~nco SANTOH'iOTu\: Da tnbercolosi m•lle vie urinarie. Capitano medico FILrPPO MAssA: Sui gas da combattimento. (;Aor,rARI. Capit.rtno medico GrusEPrE Ar:K LLO : Sostanze chimiche ag!JresBiv(l. FmENZE. Capitano medico ALBERTO MANTJ-;Rr: Sui gas da combattimento: mezzi eli eli/esa ·i ndividuale e coUeUiva. ?.b:ss tNA. - Tenento colonnello medico SAN'rl BtunuoJ.IA: Un IXIM di situs viBoLOGNA. -
·~cr.rum ùw,:t·su-~.
MaJ.nri<)re meò ico N AZZAR.BNO VAJ OLA: Simb·onU' di Froin in un caso di moni ngite tubc<rcol-are. Pr;:_auou. - Capitano medico Po:m'l"O SeVERI: l reperti rculiologici delle lesioni tubercol-ari del polmone. PIA C'ENZA. -
T enente colonnello medico dùcu.8sione di eu si eli nici.
Ro"1A. -
GA.ETA..'iO
CRtSCIONE:
D emenza precoce:
Capitano medico Uco FERRAlti: Un wso di morbo di Quinke. Mnggiore medico OmsF.PPE MAFFI : L'otiologia 6?Jatogom;.9i delle ang·in6. - Tflnnnte colonnollo medico C'ESA RE PENNETTt : Stommtinotera11ia nella cura d11l!As in/1tz;oni dal gruppo tifìc.o. - Sottotonon~a medico SANTO lGNACCOLO: Conni st~lla tempict insulinica 1wl diabete m.e.llito. T nrESTE. Map:giore meùico FEDERICO B ucLTARELLO: Un caso di morte da influenza timica. UvrNE. - Maggiore rnE'clico VtNGEN7.0 SciLLIEJH: Un caso clinico di tubet·colosi miliare.
TnENTO . -
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'NF.CllOLOGIO - PARTE OFFTCI ..H.E
NECROLOGIO Dott. Comm. Arcangelo Mennella tenente generale medico dalla r iserva A 71 anni, il 2 agosto scorso si è spento in Rionero in Vulture (Potenza.) il tenente generale medico Arcangelo Mennella. Partecipò alla campagna. d'Africa d el 1895-96 e, durante l'ultimo grande conflitto, fu comandato a dirigere l'ospedale della. Piazza marittima ili Spezia, della capacità di oltre 800 letti, ed in seguito fu nominato direttore di sanità del III Corpo d'a.r~te. mobilitato, poi del Corpo d'armata. ten·itoriale di R oma. ed infine della. III Armata; e disimpegnò in ogni circostanza. le sue delicate fun 7.ioni con 7-elo e eompetenza, dimostrando spirito di inizia.t.iva. e qua.lit à. preelaro di organizzatore. Di versatile ingegno, di intelligen7.a pronta., di vasta. coltura. professionn.Je, non disgiunta. da. una larga conoscenza dei classici, forbito conferenziel'e, fu per molti anni apprezzato collaboratore d el Gior11.als fvi medicina militare. il quale, nel pubblicare in questo stesso fascicolo l'ultimo s uo scritto, esprime ai d esolati congiunti le più sentite condoglianze.
PARTE UFFICIALE -~ ··· ·
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A) GIORNALE MILITARE UFFICIALE
(Estratti dalle dispense n . 1·50 del Giornale militare ufficiale)
Cm cOLARE n . 509 del 15 agosto 1929. - Esito del concorso a prerwi pe-r la1--ori au temi mWitari fra uOlciali i n servizio permanente effettivo.
n tenente colonnello medico prof. N . Bruni ha. conseguito un primo premio di L. 1600 per una. memoria. dal t1tolo: La sterilizzazione della m.edicatura per uso m-ilitare. AJ maggiore medico F. Costa è stato assegnato un tet'ZO premio di L. 400 per w1a. monografia. dal titolo : E •p idemie di guerra. Agli eg•·egi collaboratori il Giornale di medicina militare esprime le piì1 vive felicitazioni. ·
Direttore r68J'on&abile : AR-ro
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BINI.
tenent e colonnello medico
----------------------------~·FS·~~~-- --------------------------(.1~0) • RO\tA, 1929-:lO (VIl·Vlil) - ~S:i_,'il~u !!O!..lOHAFICO DET.LO !'l'T'A'T'O - G. ('.
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VI - F. CACCIA. - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - P r efazione del prof. H.. D ALLA Vedova. - Un volume di p agine lO .... _ ..... .. ........ . ........•..... _ . L. VII - S. SALINA.Rt. - Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in l 0 e ZO tempo. - Preiarione del p r of. R . Ar..l!:SS•\ND&r. - Un vo lume di pr~~i n e HIO ....... . » VIII -A. CASARlN r. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un volume di pagine 28 con 5 fìgu ro ... . .. ............ .... ... . D IX -A. CASA.RrNl. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un v olume di JJa gine !J2 con lti ligure .. . ........ .. ......... . » X - N. RoDTNÒ. - La profilassi delle malattie infettive dominanti n elle nostre colonie africane. - Un v olume di p nl!ine 44 . .. .. ... . u XI - A. CASA.&rnr. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea. - Un volume ili pagine 2:J2 con 07 figure ............. ... .... . . • XII - G. CAPPELLI. - . La chimica militare e le sue relazioni con l' ordinamento dell' Esercito e la guerra. - Un volume di pagino :J6. • XIII - S. SAI.TNARt. - L' autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pugino 25:1 ....•... .... ....•..••.• . • XIV - F. CACCIA e S. R •ccr. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate). ·- 1.1 n v olumo di P<i!!ino 2!; . .................. . • XV - G. GRTXONT. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un volu me di pagine 240 con 3 cnrte geogr11fich e XVI - s. s .~LTNA.Rr. - Le razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. - Un v olume di pag ino 240 . .... ...... . . . . ...... . • XVII - A. CASA.RINt. - Per le nozze di diamanti del "Giornale di medicina militare,. - Un volume di pn~ine CiO con 9 (Ì!!Ul'e .... • XVlll I)AL)UEll.T. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napoletano. - Un vo lu rno di pn~ine 72 . • XIX - G. 1\'hm~m. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Vn v olu me di pngine 50 ..............•............. . . • XX - A. CASARINt. - La medicina militare nella leggenda e nella storia. - Un v olurno d i pngino 7.30 con 155 li!{• n·o ..... ... . . . . ... . XXI - Lipovaccini e vaccinazioni ant itifo-paratitìche nell'Esercito. - Studi e ricerche (1927-1929). - L'n vol tune di pag ine 120 .......... .
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ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASA'RTNI. - La fatica nella vita militare. 1\{omoria. pr<'miu.ta. al concorso Riberi, 1905. U n vol ume d i pngine 3:10 con ti5 figure. - Homu, l !JOt> L. 12A. CASARINI. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Mernorin premiata. a l concoTSo Ribel'i, lOOU. - Un volume d i p1~gine 4H2 con t avole grafiche e stn tist i cb e - Roma , l !JOS . . .......... .. ..... . . . » 18 La lotta antitubercolare nell'esercito. - Un v olume di pagg-. 96 con 8 tavole » 8Per Leonardo da Vinci nel IV Centenario della sua morte. - Un vo lume di p agine l 00 con 37 lìg nre . . .............. . . ..... ....... . ... .••.. 8Per Giovanni Maria Lancisi nel n Centenario della sua morte. - Un volu me di p agine 106 con 28 figure .. . . .. ... . .... . .. ....... . ......... . • 8 -· Conferenza interalleata per l'assistenza agli invalidi di guerra. RomH, l !)l!l - R elazioni ufficia li e comunicazioni. - Un v olume di pngine 9G » 6I Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Bruwllos, 1921) . R elazione ufficiali dol Corpo snniturio mi li ture itH iiuno ...... ... . 6n Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923) At~i del Congre..,;so, vol. I. - H olazioJlÌ 1.1ffici uli. Un v olume d i pagine 416 con tre tavole . . . .. .. , .. ............................. . » 35 n Congresso internazionale di medicina e farmacia mi litare. (Roma, 192:!) . At.ti del Congres;::o, v ol. IL - Lnvori d ol C'ongrosso o corn u nic.tzioni. - Un volume d i pndllo uHO con 3:1 t nvolt' A l O inci.-<ioni .. 60 Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Pnrigi l!J2,j). L o.vor.i del Congresso e comunic,lzion i. - Un volurno di pugine 88. • 7-
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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE :
R0:1U - l'tlinislcro della Guerra, \ 'ia XX Settembre - llOMA. CO~'DIZIONI
DI ABBONAMENTO.
l. I l Oiornt~lr di mrrlt.,·infl noi/ilare Fl pubblica U primo ~rlorno dJ ciascu n mese, 1n la.sclco dJ qua ttro fogli tl l , ttunpa. a lrotooo. 2 . L 'abbonamento è anouo o decorre dal 1• gcuna.lo. s. I l lli'Ot,ZO òell'ahùonamento è :
L. 82-
Per l • ft a lla e Co'ouJe. Per J·E~tero .• . . . . .
•44 67
~ In I talia..
t;o fa ,ctcolo ~epo.rato co;,ta
l a ll' J,:Stero
I l ~upp!omonto contouooto i R•toli di ~ 1n I talia. t a n...-tawilu d~ l corpo st.<otilario militare co-ta : a ll' J•:,toro 18 4. Por gli urnclo.ll ntedlcl e chim ici rnr.macl~tl del R. l':~et·cito (In Een ·lzlo atth·o, in posizlone au.Jlla.rla, di complement-o, <Iella rl-et·, o. cl a r lpo, o) Il prezzo doll"nbhooumento è ridot to a L. ~ antiri1•alc ed Il prezr.o <lei ~uvvlcmonto è riolotto a J,h·o 1! . - 1\on sl tra ,mcttono rloe'I"Ute per g li aubouo.meotl puc-oua!l. fi . 1\oll • l nccctt;uoo t·ccla.m l trMcol"'-1 trenta gio•·n l <lallo. ~pcdJzlone olol Glom ale. elle El etrett"a. t·ego'ann.,nte o.l pdmo di ogni mese . T•a-co•·.,o tnlo termine, l ta-clcoll l'lobleotJ Yengono S('ellitl ~C di•]'Oll ltJi J. • o\0 0. 1>1\ltl\IIICnto. 6. l , ;guo t aul.ouatl tni <itad io orrottl<-ltà dJ ~ordzlo pagllor-aono l'Importo dell'a bbooa.monto por mezzo del ' 1-p~Uh l co:t~nncll di corpo e cllrozloo l. 7. Per l ~oli u1 Ilei" l m o l Ici (<loll"l•:::erclt oft) uoll a Mari na), lo qua lunque p osizione ~;l t.rortno é o.mn to<.•" 1111 AHHO:-J ,\MI•:NTO Ct i ~ ! U LATlVÙ a l C:iornnle di ntrtliriua 111ilila re e<J agli Annali di ntc•d idun •rc•··ctlr e •·o•o,.iole al J>t ·e uo •Il r_,_ 39 o.onne. }; Inoltro a mn1usso un ABB ONAM E:KTO CU ~ l UL ATl \ " l) allo. Rki.-;l a a.•r otvwli ca al prezzo <.Il L ir·e 46 annuo. o•l a lla R i 1>i.8la m(l iture ilalwna a l lliCZZO d i Llr·e 4 1 o.on •tl'. F. lnl lne ammc.,>o un AUIION .\:Ill•: ì\''1'0 Cli i\I ULA.TIVO al giornale l' U71ir·• r.<o, •·h l· to gcog-n\tt<:a ill ll >to·nt:>. al ptezzo di J,Jro 50 a nnue. Por ottenere t ali fo.cllltazlonl enum la.tlve gli aiJbono.tl milita.-! dovranroo Cotr J>ervenJro l 'Intero Importo a ll' .Amministrazione d el pe:·JodJOO tll\1 III"OIJtiiJ OOfi•O. !! . 1\l ll l>tal • ' fl~ le sconto olel 10 por cento, m a soltanto per gli a bboncw:tentl delle persone e d•·>:li enti non mllltad.
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PE R LE PUBBLIC.tziO~I.
l. I IM·orl odg!nall, lo noto. le rh-l-te - <lo.ttllog-t-o.fatl o S<·rlttl a mano - do ~ono oocu p~ un >olo lato del ro~llo. e-, et·e nel tc-to dctinlth o oJ acc-tu·at<>meoto corretti e r h·eJutl dagli a utori. ~l fa Apcclalo 1"(\ccomaodn.zloou che quelli >Orlt t i n mo.no ~ln.oo ben lcgglhlll, 1•or modo di e vitare ognJ dnbhlo •Il iutor·prcto.ziooo. In caso contmrio, lo. JJirezlonc si vod.rolobo cost t-etto. o. sospeoderne l« vu bb!louzlono. 2 . :-ah·o oo.• l cccczloon'l" ltnl. lll con-ezlone delle hoz1.e mrll. ratto. da lla redazione nnzlohè dagll a utor·l. per non \ lucoia ro Il l.o\"Ol'O thJogru!tco agli tnovttahlll rlt o.r.! l ro-tall . S. J.o ,pe<e per JIJ!"!I o,twttl e cwelle JHJt• le !a Yolo Jltogra riche, fotografiche, eoo., che oooom po.goM: ero le '"cmo•lc ,ono o. cal'ico dcgll a utol'i . 4. 011 e>Lmttl >Ono ù.l tluo tipi : - 'rlpo /1) senza copcrtlol\ e collo. lmpa.,.Jnatura e n ume1:a · zJono rio! fa., clco:o. - Tipo B ) con copet·tloa stampata. frout&plzio, lmpaglno.tura e numerazione epoolo.to. 5. I l prezzo dogli estra tti, por gli nutorl delle memol"le che U rlobledano, -è relrOinto dalla seguonto tarli l" :
PREZZO DI CI.\SCUN FOGLIO DI ST.1MPA.. 'l'lPI DI E::>THA1'TI
Tipo A Tipo B . . .. . . . .. . . . . . .. . . . . .. ••••• •
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GU esl rulli mi nori di tm /O!Jii.o s~ conrano come foglio i n tero per k ord, nazion.' d' 100 estrati
o meno.
P er Q11rlli rl1'. .<ll'fltrriTIO " " /O_qlio. le frn.:·ioni in Trit'J. eh-t non
oruperano ' l mazo foglio, •i co~t
latw rom~ mrld. purct.io 1J<"rò t·ordi.ntr:ione tiOJI siu i 11/criore a SO cop(e.
6. I lllano~cdtiJ non si r&tlt ubcono. - I la vo•·! br0\'1 a vranno la I)T«lldoDA.
(.3:W} • ItO~fA, 19:!\l-:30 (VH· VlU) -
lSTll"UTO POLIO RA.J'ICO D :U:LLO STATO -
G. O.
Anno LXXVII . Fase. XI l\'OVEMBH.E 1929 - ANNO VII
GIORNALE DI
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA
ROMA
Pubblicazione mensile
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE}
Giornale di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e deUa Regia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907. TELEFONI : 43-283 R. T. - 21-90 R. M.
SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI :
Mlrlotti-Bianchl. - Le febbri tìtoidi n cii' Eser <:ito n el 192~ Placentlnl. Bocchettl. -
P a.g.
R on illco nt o ataf istico d e llo ope ra zi oni ohirnrg lc be eseguito negli stnbilitucnt i ij!J.u itnri m ilitar i tlur untc gli a nni 1927-28 . . • •. • . • , . . , . • • .
605 614
l'r o lueione nll' ioternato n el S onr.tor io rnllitaro di Anzio ùel m edic i cb- Ili
del Cor- o di pOrCe ziont\mento di tubet·colo~i, <liret l.O tlr•ll'ou. Pl'OL !::ugouio Morelli - Uomn, l ll28-20. . . • . . . . . • • . . • _ • • • . _ _ _ . . . . • . •
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CAIU18TIOA CLINICA: /
Cutelll. -
Sopra un aMO dJ lperrunziono mnmm urln .
Pag. s:;1
NOTE DI IGIENE PRATICA :
Fotena. - Problema alimentare o vitamine . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
P ag . 658 Pag. 000
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E ITRANIERA . CONfERENZE ICI ENTI FIGHE DEGLI OSPEDALI MILITARI. •
6fH
PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA M/L/TARE ROMA - Via XX Settembre - Ministero della Guerra - ROMA
COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINI STERO DELLA GUERRA DmEZIONE
GENERALE
DI
SANITÀ
MILITARE
I - F. T ESTI . -
Storia retrospettiva dell'Igiene nell'Esercito italiano. Un volume di pagine 112 ... .. ..•.. • .. . .. • ..... . ..•..... L. 7 II - Ricerche biologiche degli Uffici psico-fisiologici di aviazione militare. - Un volume di pagine 236 con 46 figure e 2 ta'vole ..• -.. • 15III - E. SANTORO. - Ferite addominali di guerra - Pr efa zione del professor e N. GraNNETTasxo. - U n v olume d i p a gg. 400 con 38 fig. • 30I V - A. LusTro-A. Buswco. - « I gas di guerra» - Impiego ed eftetti - Provvedimenti e cura. - Un volume di pagine 104 con 3 tavole m icrografiche a colori .. . .. . .. .. .... . ...... . ... . . . • 12V - A. LusTro. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale ( 1915-1918). - Un volume di p agine 32 con 21 ligure .. .. . .. . . . . . .. .. . ... • .. .. • 7VI - F. CACCIA . - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - P refazione del prof. R. D ALLA Vedova.. - Un volume di p agiue 108 . . .. .. . . . .. . .. . .. .... .. . . . ........ . . . • 6(S~o ~ J" pagi na tùlla C01J<'rl(na)
MEMORIE
ORIGINALI ~·t:. ":~~~ '.;.(...~ .:.:;~ ...; :.
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LE FEBBRI TIFOIDI NELL'ESERCITO NEL 192~:~~,;~·: :;;~;:;~:0 per il prof. G. Batt. Madotti-Bianchi, colonnello medico
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Merita la pena, mi sembra, di riprendere per un momento la que· l3tione delle febbri tifoidi nell 'Esl:lrcit.o, in rl:lla~ione al vaccino T. A. :B. nuovo tipo, sospeso in olio ve~etale. Già l'anno scorso misi in evidenza i risultati ottenuti dopo il primo anno di prova con questo nuovo lipovaccino (l): tutto quanto è discus·
sione, critica dei precedenti e dei risultati ottenuti da altri sarebbe oggi superfluo. J'l[i limiterò a dire cbe dal lato pratico novità sostanziali, dal novembre scorso non ve ne sono, tranne forse una, cioè la tendenza. ad ammettere che la durata della immunità conferita dalla vaccinazione sia molto più lunga di quanto non si ritenesse in passato. Negli Stati Uniti d 'America, (U. S. Nav. M. Bull., vol. XXVI, 1928, pag. 57, analizzato nel Bulletin, de l'O ffice international d'hygiène publique, 1929, fase. IV), lo studio della epidemia del 1920 nella popolazione civile avrebbe dimo· strato che una donna su 8 fu colpita, mentre fnt gli uomini che erano stati vaccinMi durante h1 guerra si ebbe soltanto un caso su 70: analogamente, in Francia si è messo in evidenza (Lemierre ed alt ri) cbe le febbri tifoidi sono ùopo la guerra più frequenti nella donna cbe nell' uomo, che in singole famiglie sono rimasti sani gli uomini <;be a.vevano fatto il servizio milit~Lre durante la guena, e ii sono spiegati questi fa t ti colla. persistenza di uno stato di immunità. residuato dalle vaccinazioni (si è ca.lcolato che in Francia furono vaccinati durante la guerra oltre otto milioni di persone). All'infuori di questo, del resto importa.ntissimo elemento, e all'in· fuori delle ricerche scientifiche eseguite in alcuni nostri laboratori, ma non ancora di pubblica ragione, fatti nuovi non sono stati pubblicati: anzi le recentissime ricerche del Ca,Jisti (Bollett i 11o della Be:ione italiana della Società internazionale di rnicrobiologia, fa:-;c. \'III, agosto 1929), hanno confermato i dati dei nostri sperimentatori. E maJgrado che vi sia, taluno che insista sulla entero-vaccinazione, oggi siamo al punto del· l' anno scorso e la grande ma.ggioranza di coloro che dell'ar~omento si occupano continua ad applica,re la vaccinazione per via. parentcrale, coi vaccini in sospensione acquosa od oleosa. N oi ci siamo trovati benissimo col nuovo tipo di >a<' cino sospeso in olii vegetaJi. Assenza di inconvenienti generali e locali e dimostra.zione
(l) :\[AntO'l"l'I·BI.\t:C'RI - Il nuovo Upovaooino T. A. H. o lo !ebbri tiroidi uell'c;;orcito nellO~<, Giornale di m.<dicina mil-ilare, !asc. XI, 1028. - Policlinico (::>czlone prlltica,), 1928.
l LE FEBBRI TIFO IDI NltLT;ESERClTO Nll:L J 9'28
606
chiara ed evidente della ricomparsa, negli umori, di quegli anticorpi rileva.bili coi nostri mezzi d'esame, i quali erano scomparsi o quasi coll'uso del vaccino sospeso in olii minerali, in coincidenza perfetta colla ripresa. delle febbri tifoidi nell'Esercit o, mentre col nuovo lipovaccino quest e sub irono immediatamente 1ma diminuzione veramen te cospicua, ci bannoindotti a perseverare su questa via. Il secondo anno di applicazione del nuovo lipova ccino me.rita perciò una brevissim a illustrazione.
* ** Ricordo che n el 1926 fu usato ancora il vecchio vaccino, sospeso in olii minerali: nel1927 dalla chiama.ta della nuova classe (aprile) comincia l'uso del nuovo lipovaccino. Perciò su quetlta base debbono farsi i confronti. · Ricordo pure questo fattore : i ca.si di febbri tifoidi nella popolazione civile furon9 nurnerosissirni in Italia nel1926 (42360), numerosissimi pure nel 1927 (40187); le cifre del 1928 sono ancora incomplete, ma si giunge di già a 34708 casi (Rapport mensuel de la section à'hygibne de la S ociété des N ations, n. V, 15 mai 1929), e questa cifra. crescerà ancora. È dunque in gran parte una leggenda quella che si è creata. un po' dappertutto durante il corso del 1928, che cioè il numero dei ra,si eli tifoidi nello stesso anno, abbia segnato, in Italia, una cospicua diminuzione. In realtà. si dovette restare di ben poco al disotto dei due anni precedenti. Ciò premesso, ra.c('olgo senz'altro in qualche specc.hlo i dati raccolt.i nel l 928, in confronto con quelli dei duo anni che precedettero. SPECCHIO I .
Casi di febbri tifoidi nell'EEercito durante gli- anni 1926-27-28. Corpi d''' rmata.
1026
1927
55 50 149 175
22
• Torino ........ , .... . .... . l Alessancù·ia ..... . . ...... .. 1\'lilano .. . , ....... . ....... Veront~ ..... .. .... . .. . · ·. · U dine ..... , ... .. ..... .... T riesto . ..... , .. . . , ....... Bologna , . .. .... . , ....... . l Firenze ............... . . .. Roma ..... ... .... ... . .. .. ll Bari ... . .. . ... .. ...... . ... l Napoli Sicilia . .... .. . .. . . .. . .... Rardegn" ..... . .... .... .. ••
•
•
••• •
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••
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41
35
OFs,·r,·aziOni
lll2S
l 4:1 l Ltt 1·ipa.rtizione d ei casi pc r 25 l Corpi d 'Armata i> s t&ta f a t.ta
43
non in base alle denunce per venute d alle Direzioni di Saniti~ 8 ma in base t\llo studio accurato 43 43 )5 d elle storie clinich e, seguat e 40 23 43 29 35 ne11e schede clinico·epidemiol o29 9 giche iustituite per le febbri t i :30 165 114 SG foidi col 10 gennaio d el 1928 42 N e è d erivato che talurù cas 60 65 130 71 38 sono ri.c;ultati contratti in l oca 23 lità diverse e lontane du q uell e 80 55 15 21 23 l do.ve la. malat tia. si iniziò e per l , <1 ualche dtffP• . CIÒ ne i• J,·lSultata - - ,· - - -- ~ renza d a lle cifre inclicote dalle 1018 611 414 Direzioni eli Sanità. 46
l
i
22
.
1
LE J'EBBB I T l i'OIDl NELL'E SERCITO NEL 1 9-~8
607
Dallo specchio risulta una. diminuzione sensibile di casi nel 1928 in confront o del 1927, anno che già aveva dato ristùtati eccellenti, <'ome dissi l'anno scorso. QnM!ti di questi casi sono imputabili a insufficienza del nuovo lipovaccino t Risponde a questa domanda lo specchio II.
SPEccmo n .
Casi di febbri tifoidi nei vaccinati o rivaccinati col nuovo lipovaccino negli anni 1927-28.
t ~><>en azioni
Jfl2~
Torino ........ . .. .. . ... .... .
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42
Alessandritt ........ . ........ .
l !l
)filano .. ........ . .......... .
38
Ver ona ........ .. ........... .
:l9
21
Udine ..•..... . ....... . .... .
34
7
Trieste .. . ....... .. ...... ... .
26
B ologna.. . ........ . . ..... . .
t!)
25
Firenze ... .. .......... . . . ... .
16
8
Roma... . .............
. .. .
71
ii
Bari .... . ................... .
-!ti
:34
Napoli ..................... .
31
Sicilia ... . ........ . ......... .
Il)
Sardegnn. . .. .. .... .. ....... .
2
388
35()
In complesso, il 1928 segna. ancora. un miglioramen t o, percbè i ca::>i verificatisi fra i vaccinati dell'anno e i vac<'ina.ti del 1927 col n uovo lipovaccino, e che perciò possono addebitarsi ad insuffi.cienza di questo,
furono 356, contro 388 nell927. A meglio analizzare il fenomeno serve lo specchio m ; in esso i casi sono distinti a seconda che si verificarono fra i vaccinati o rivaccinati nel 1928, o fra i vaccinati nel 1927, o fra coloro che ebbei'O vaccinazioni antecedentemente, spesso a parecchi anni dì distanza., c di norma col vecchio lipovaccino, o non furono mai vaccinati.
T.F. FE il ORI TH"O I O! NC:J.L'F.SERC I1'0 NF.L
1928
SPECCHIO ill.
Casi di febbri tifoidi nel 1928 distinti a seconda dell'ePOca e del metodo di vaccinazione.
Corpi <I'Arma.tn
Vacclnuti Ynccln,.tl Vuc<'lnntl Totale lu rutte · <~ o dvacotuntl nel 1927 ÙODU\ vnoci unti nel 1028 col vecchio nel 1927 llpovacclno nuovo nuovo llpo,·ncciuo e 192S o non \'IICOlDIILl llpovucciuo
-
-
TOTALI
Osser,·a.zfonl
1927 e 1928 nuovo lipovac· cin o, anterior· mente vecchio
l
T orino ...... ..
3!)
3
42
3
45
A lessamlri n .. .
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' e . i ammette che la durata della immunità prodot ta dalla vacc.i· nazione sia J.n·eve, la maggior parte dei 72 casi della seconda colonna dovrebbe ritenersi non addebitabile ad insufficienza della vaccinazione stessa.: in tal caso il numero degli insuccessi si ridurrebbe a 284 o poco piil. ~Ia noi non giungeremo a tanto e ci baseremo sulla intera cifra di 356 per stabilire la morbosità. La forza metlia dell'E sercito nel 1928 (carabinieri compresi) fu di 286870 individui; la. massima di 363561. Risulta. pertanto che i casi di fe bbri tifoidi raggiunsero 1'1,241 11 / 00, in confronto della forza media; ma, come avver tivo l'anno scorso, poichè la grande maggioranza dei casi di febbri tifoidi si verifica nel periodo di forza massima., cosi essi in confronto di questa, scendono a 0.979 Ofo0• Nel 1927 queste cifre furono pari all'1.47 e rispettivamente a.ll'1,04 Ofo0 • n confron to fra queste cifre dà a ncora un sensibile miglioramento nel 1928 in confronto del 1927, anno che rappresen ta già un progresso veramente cospicuo in paragone del
LE FEBBRl TJFOlDI NEI.L.ESF.RC I'l'O NEL
11128
609
1926 e degli anni antecedenti. Siamo ritornati presso a. poco alle cifre del periodo bellico e dell'immediato dopo guerra, e questo per il solo fatto d 'aver cambiato il veicolo nel quale il vaccino è sospeso. Dal 4 °/00 ed oltre che si ebbe nel 1926 il passo è vera.mente assai lungo e possiamo coDBiderarlo con vero compiacimento.
*• * Come contributo allo studio della nosogeografìa dei para.tifi in Italia, riporto anche quest'anno i casi osservati, distinti per Corpi d'armata e per specie dell'infezione. 8PECCR10
IV.
Distribuzione geografica delle infezioni da bacillo d'Eberth e da paratift A e B in Italia nel 1928. Corpl d' Armnta
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I presidi in cui si osservarono casi di paratifo A furono quelli di Ciriè, Bra, Genova, Tirano, Milano, Borgo Val di Ta.ro, Verona, Udine, Modena, P isa, Roma, Perugia, Trani. Milano e Perugia ne diedero 3 .casi, Verona cinque, tutte le altre località sopra indicate ne diedero uno.
610
LE J'HBBRI TIFOIDI NELL'ESERCITO NEL 1928
[l paratifo B si osservò a. Torino (3 casi), Savona, Alessandria, (2 casi), Verona (3 casi), .Zara. (2 casi), Roma (3 casi), Civitavecchia (2 casi) , Bari (2 casi), Aquil.a (6 ca.'ili), Caserta (3 Ct\Si), Napoli (2 casi); e poi un caso a Ciriè, Cuneo·, Milano, Rivolta. d'Adda, Melegnano, Vigodarzere, Gorizia, Idria, Agordo, Rifugio d 'Annunzio e Villa del Nevoso (!stria), Bologna, Sa.nginesio, Fiuminata, Macerata, Pesaro, Sanigallia, Livorno, Tagliacozzo, P erugia, T avarnelle (Perugia), Andria, Corato, Brindisi, S. Nicola a Tremiti, Montereale (Chieti), Barletta, Sassa. (Aquila), Battipaglia, Messina, Adernò, Tempio, Cagliari, Sassari. La. diagnosi fu fatta spesso per mezzo dell'emocal.tura, molte volte con la agglut,inazione (Widal) a titoli elevati. Quando non si poterono us1ue p er la dia.gno >i i mezzi di laboratorio, si classificarono i casi fra i non precisati. Perciò la diagnosi deve, almeno nella gran maggioranza clAi casi, ritenersi come sicura.
*** Nulla dico dell'andament o stagionale della infezione. Esso fu all'ingrosso normale, in quanto i casi cominciarono a crescere in giugno(24), a umentarono ancora in luglio (38) 1 raggiunsero il massimo in agosto, settembre ed ottobre (rispet.tivamente 91, 81 e 88 casi) per diminuire in novembre (29) e più ancora in dicembre (16 ). Vi furono tuttavia dei Presidi, come Roma, in cui l'acme fu raggiunto in ottobre, parallelamente alla pJpolazione civile, e questo spiega la cifra complessiva di 88 verificatasi in ottobre, cifra che ò pari a quelle di agosto, settembre e in realtà. è fuori del comune.
* * * Un argomento importanti~s imo, sul quale anch-e l'anno scorso richiamai l'attenzione dei lettori, è quello dei focolai epidemici, faville o piccoli fuochi, talora. incendi violenti, che sogliono svilupparsi improvvisamen te, in mezzo al più comune svolgersi di casi endemici. Ne abbiamo avuti nell'Esercito esempi tipici, come quello di Camerino, del 1924. Quando si trattò di focolai vasti e improvvisi, come appunto a. Camerino, fu logico, qualunque cosa ne pensi il Friedberger, rivolgere l'attenzione ~tlle acque: quando invece i focolai furono limitati, si pensò giustamente afl. altre cause (cucinieri portatori di b acilli, mosche, verdure crude, ecc.). Comunque questi focolai servono b ene a. stabilire il grado di immunità raggiun to dalla t ruppa. per effetto della vaccinazione. Dis~Ji già l'anno scorso che a questo riguardo potevamo dichiararci soddisfatti per lo scarso numero e la scarsa entità di questi f<Ocolai epid emici. ~el 1928 si può dire che essi mancarono del tutto ; e ancl.te questo rappresenta un progresso non solo sugli anni dal 22 al 26, ma anche sullo stesso 1927. Vedemmo che i focolai principali osservati nel 1927 furono quelli di di Sa.rissola (19 casi), Rezzo (9 casi ), Cormons (9 casi), Camporosso (11
611 ca~i),
Aquila (33 casi), Ascoli (6 casi), Cagliari (12 casi). Nel 1928 si può tutto a,l più parlare di un focolaio a Torino (H casi), di altri due a. Sassa.ri (7 e rispettivamente 4 casi), di uno a Roma (9 casi). Li illustro brevemente. A Torino l'epiHottio si ~ avuto nella Caserma Dogali fra i militari del .to reggimefito bersaglieri. Sono stati in tutto l i c~"~>si, tutti in ottobre e distribuiti 9 nella prima decade, 4 nella seconda ed! tmo nella terza. Dalle indagini pra.t.icate si è creduto di poter rifedre i casi aU;uso di la.tt,(• non bollito, ma le Autorità sanitarie locali non ne hanno dato la dimostrazione in quanto non fu accertata nè la. presenza del bacillo di Eb('rt.h nel lMte, nè quella di portatori nel 1)ersonale delle va.cchede che ventlevauo il latte ai militari. Cosicchè non è esclusa. qualche altra origine, come per esempio tm portatore fra i cucinieri, o simili. Due foeolai epidemici, ma di poca importanza si verificarono a Sa.:ssa.ri nei mesi di agosto e ~et tembre. Uno di esl'>i di.ede 4 casi fra gli avieri dell'aeroporto di Mon;;errato, lontano alcuni chilometri da Sassari; l'a,ltro ne diede 7 nel 16° reggimento ar tiglieria,, accasermato in città. Questi 7 casi, tutti da bacillo d 'Eberth, si verificarono in settembre e in ottobre e precisamente un caso sul finire della 13· decade di settembre, un secondo il 16 dello stesso mese, gli altri cinque fra il 20 settembre e i primi giorni di ottobre. Non è st;~to possibile stabilire dove e da chi a1>bia tratto l'infezione il caso della prima decade di settembre, ma è da ritenere per certo che da que to primo si siano originati gli al tri sei. Dei .;J: c~s i sviluppa.tit'l i fra gli avieri dell'aeroporto di J\Ionlìerrato sappiamo soltanto che si trattò di paratifo B : ci manca. ogni altro dato, appunto percllè non si trattava di militari del R. Esercito. A Roma, fra gli altri ca~i distribuiti in tutti i corpi della guarnigione con tutti i caratteri di manifestazioni sporadiche, si ebbe arl osservare in ottobre un piccolo focolaio epidemico, sviluppatosi fra gli scritturati e piantoni del :Ministero della Guerra, alloggiati nella Caserma Giacomo Medici in via Pa.olina.. Si trattò di nove ca.si, tutti fra il 15 e il 30 ottobre, su.;seguitisi cosi : 15 ottobre un caso di paratifo B ; 16 ottobre, un caso di febbra tifoide (Eberth} ; 20 otto~re, un caso di febbre tifoide (Eberth) ; 21 ottobre, due casi di febbre tifoide (Eberth) ; 25 ottobre, un c~1.so di febbre tifoide (Ebertb) ; 26 o ttobre, un caso di febbre tifoide (Eberth); 28 ottobre, un caso di paratifo B. ; 30 ottob1·e, un caso di febbre tifoide (Ebcrth) .
Lo studio accurato del fenonwno portò arl Clicluclcrc senz'altro cause iMit-e nella casel·ma, la quale è molto curn.ta e igienicamente ben tenuta. Così pure fu esclusa la possibilità. che l'infezione fo:>fie :;ta.ta contratta al Mini,tero della Guerra. Risultò invece che i nove militari, app<1.rtcnenti a compagnie e camerate d iverse, erano tutti nativi rlell'Ita.lia settentrioni\-le e ogni sen~., liberi d;tl ser\'izio, and<l.V<~no a maugi<~re, à bere e u.
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LE FEBBRI TIFOlDI NELI.'ESERCITO NEL 1928
1ra.ttenersi, tutti insieme, in alcune osterie, sempre le stesse, del rione in cui trovasi la caserma. È perciò da ritenere che l'infezione sia, sta.ta di origine alimentare e che sia. stata contratta in qua.lcuna delle osterie frequentate dai militar). E la riprova si ba, nel fa,tto che, impedito ai soldati di recarsi in quelle osterie, la piccola epidemia. si estinse senz'altro. Dei 9 individui, otto erano stati vaccinati nell'anno, uno nel1927. Si trattò in genere di forme cliniche piuttosto miti! È interessante ciò che si è osservato nel presidio eli Aquila, dati i precedenti. L'andamento dell'infezione ad Aquila viene seguit.o da noi con grande attenzione. Questa, c.ittà ha da qualche anno la non invidiabile prerogativa di dare una casistica di febbri tifoidi molto abbondante. Si volle attribuire il fatto alla scarsezza e poca bontà delle acque potabili e si sperò che il nuovo acquedotto risolvesse la situazione: in altre parole si gridava alla infezione di origine idrica! ll nuovo acquedotto si è incarica,to di smentire questa Cl'edenza, tanto è vero che le ricerche inst.ituite dall' uffidaJe igienista della. Direzione di Sanità milita.re di Bari hanno messo in cliÌai'O che i casi di tifoidi ad Aquila. furono 191 nel 1927 (prima del nuo-vo acquedotto) e più di 200 nel1928 (dopo il nuovo acquedot.to ). Il presidio ebbe in-vece (soli militari del R. Esercito) S'B casi nel 1927 e 13 nel 1928. Bisogna dunque ammettere che il nuovo lipova.ccino cla un lato e la intensificazione delle comuni misure di igiene e di pulizia, imposte ed attua.te con rigore, compresa. la lotta contro le mosche, furono la causa di così grande diminuzione di ca.~i, in confronto della popolazione civile, le cui condizioni sa.n itarie fm·ono nell928, a questo riguardo,. nguaJi, se non peggiori dell'anno precedente. Ecco tma prova della necessità di aggiungere alla vaccinazionela. scopa, l'1m1ile e best.iemmiata ramazza., il piì.1 importa.nte alleatodell'igieni'lta.
** * Dopo quanto ho detto posso !imitarmi a confermare punto per puntole conclusioni a cui giunsi l'anno scorso: e mi è causa di grande soddisfazione il vedere che i nostri sforzi banno raggiunto lo scopo. Eravamoin autunno del 1926, quando ottenemmo dall'Istituto Sieroterapico Milanese la promessa che ci avrebbe dato, per la chiamata dell'aprile successivo, un lipovaccino sospeso in olio vegetale: e ricordo il fervore col quale taluni egregi colleghi dell'Esercito (Bruni, Germino, Lovaglio 1 R.omby, a cui si 1mì subito dopo il Foce) accolsero qui a Roma il mio invito a dedicarsi con passione a nuovi studi sulla vaccina,zione antiti.fica, peruscire dalla morta gora degli insuccessi in cui deficiente stato immunitario e reazioni locali ci aveva.no in quel tempo gettati. Ed essi ben risposero alla chiainata, e i loro studi, pubblica.ti e taluni da pubblicare, hanno portato un contributo prezioso alla soluzione di questo problema,. <'OSÌ importante dal punto di vista, teorico e pra.tico, e specialment-e perl'Esercito.
L"E FEBBRI TIFOIDI NELL'ESERCITO ~7-.L
1928
Volli che, sotto molti punti di vista,, si riprendesRe la questione ab ·i mis f'undamentis, e possiamo esser contenti dci risultati ottenuti. Kon intendo che con questo l'opera sia esaurita: pro:segniremo i nostri studi perchè bo la convinzione cbe molto ancora da e~::;i po~sa. a.vyaota~rgiarRi l'Esercito. l\la intanto possiamo va.ntarci di possedere oggi un tipo di vaccino che con una sola iniezione ha sah·ato e S<blverà vite in buon numero, senza produrr.e dist11rbi. Con esso l'Esercito può con si0urezza guardare in faccia l '~venire.
COYCLUSIONI. La, vaccina.zione antilifo-pa.ra!ifica, eilCI!ltita nell 'Esercito col lipovaccino sospeso in olio vegél ale, ba. <lato nel 1~:!8 eccellenti ristùtati. N essnn inconveniente locale, sufficienza, di una sola. iniezione, e, insieme, una solida immunità sono i pregi che Ja, va<·citl<.tzione con questo metollo per via parenterale rendono pratiea, ed efiieaee. Si è avuto un sensibile miglioramento nei ri:;ultati ottenuti in confronto del 1927, cb e rappresentò già. un pieno ed i neon t nt.stato ottimo SIH'Ccs;;o del metodo. La morbosità è scesa all'l,2.J.l o/oo, e forse meg:lio, al 0.979 °/oo in confronto della. forza, cifre ben lonta.ue dà quella del 4 °/oo ed o lt re che si ebbe nel 1926. Sono pure scomparsi quasi del tutto i focolai epidemici che si osservavano qua e là negli anni precedenti e che erano un inilizio sic·nro tli. mal conseguita immunità. .AUTORIASSUNTO. -
Roma, agosto 1929-(A.. vn).
MIXISTERO DELLA G(;ERRA UIH~ZIONE GE~I::RALE DJ\' ISIONE D -
DI SANITÀ :\IIL11'ARE ~J;:ZIOXP.
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RENDICONTO STATISTICODELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE ESEGUITE NEGLI STABILIMENTI SANITARI MILITARI DURANTE QLI ANNI1927-28 por il dott. Giuseppe Piacentlnl, ·capitano medico
L'attività operatoria negli stabilimenti sanitari militari durante il biennio 1927-28 non presentò per quantità e qualità di interventi differenze sensibili fra i du_e anni, in ciascuno dei quali superò lievemen te quella d.e l 1926. Il presente rendiconto st..-.tistico concerne tutte le operazioni propriamente dette, più o meno importanti, che escono dal campo della banale chirurgia giornaliera. Non vi figurano, pertanto, i comunissimi interventi di piccola chirurgia, come l'incisione di ascessi superficiali, adeniti suppu rate, foruncoli, ecc., nè quelli attinenti al pronto soccorso per traumi di poca entità, come suture cutanee, regl)larizzazione e disinfezione di ferit ,, ecc.: interventi che, naturalmente, salgono a parecchie centinaia. Neppure vi sono registrate le riduzioni incruente di fratture e lussazioni, il etti numero si aggira intorno a 500 per le prime ed a 150 per le seconde. Considerate entro tali limiti, le operazioni chirurgiche del biennio sommano complessivamente a 9029, delle quali 299 sul oranio, 1758 sulla faccia, 133 sul collo, laringe e trachea, 99 sul toraco, 2594 sull'addome, 2510 sul baciM, cavità pelvica, perineo, 1076 sugli arti, 53 sulla C'Ute, pii:ì 377 per a.bla.zione di cisti e tt1mori superficiali e 131 per estrazione di corpi estranei.
La. sterilizzazione del campo operatorio fu ottenuta, di prefe1'enza, con la tintura (li jodio, applicata secondo il metodo di Grossich; venne però anche usata la soruzione alcoolica di acido ·picrico al 5 od a l lO ofo · Nelle operazioni aset-tiche la guarigione per primam., eccett.ua.ti pochi casi, fu la regola.. È da rilevare che in un certo numero di interventi il processo di riparazione delle ferite chirurgichè venne ritardato pel mancato riassorbimento del catgut - specie se grosso - e la conseguente eliminazione entro un periodo di 20-90 giorni e più. Gli interventi ai quali segui la. m.orte dell'opcrat.o in un lasso di tempo più o meno lungo furono 93. Tut ti i principali metodi di. a.nestesia trovfl.rono la loro applicazione. ~fa,ggiormente impiegata (2866 casi) fu l'anestesia lor.tale per infiltrazione con novocaina al Yz od all'l %, sola od associata ad adrenalina., con
RE:-;"DI CONTO DELLE Ori!JR.\ZlONI CHlRURGICKE ESEGUITE NEL 1927-28
615
la quale si eseguirono, fra l'altro, numerosissime appendiçectomie, cure radicali di ernia, di va.ricocele, ecc. Oltre che con la novocaina, l'anestesia locale fu praticata con la cocaina - per infiltrazione o per imbibizione - (852 casi), la stovaina (49 casi), la tutocaina (24 casi), la tmpococa:ina (9;; e con polverizza.zione di .cloruro d 'etile (646 casi). , Largo impiego pure ebbe per gli intervent i sull'addome, sul bacino e .sugli arti inferiori la rachianestesi<~ bassa od alta - fino alla 12a dorsalemediante stovait~a (1424 casi), tropococaina (517 casi), novocaina (459 casi) -e oocaina (5 casi). In 167 casi fu adoperata l'a·n'e.stesia regionale con novocaina o novocaina-adrenalina. L'anestesia generale contò 733 etero o morfio- etero-t~arcosi, 295 clero o morfio-cloro-narcosi, 122 narcosi tniste e 46 con cloruro d'etile. Nessun particolare rilievo è da fare circa l'azione di questo o di quell'anestetico; nè inconvenienti furono dovuti lamentare in seguito all'anestesia., all'infuori ·di un caso di broncopolmonite da etere risolto favorevolmente e di qualche altro di ritenzione d 'urina prolungatr•si fino a. qua.ra.ntott'ore, dopo rachianestesia novocaino-adrena.linica.. Le operazioni sul cranio comprendono 15 fra craniotomie e craniectomie, 259 mastoùlotomie, 17 antro-atticototnie, 6 interventi per periostite Mlle OBsa craniche, una apertura del seno laterale, ed un'estirpazione di neoplasma. osseo . Delle <mmiotomie con le1nbo osteoplastico una venne eseguita per epi.lessia. jaksoniana post-tra.umatica, un'altra. per sospetto tumore dell'emisfero cerebrale sinistro, una terza. p er frattura. della. base del cranio seguita ·da perfetta. guarigione, ed una quarta per ascesso cerebra.le. Su 11 cran·iectomie praticate per frattura delle ossa. craniche da ferita. ·d 'arma. da fuoco o d a. calcio di quadrupedi, in 8 si ebbe guarigione senza disturbi postumi organici o funzionali, anche in casi di particolare gravità, come in uno di frattura. comminuta. del frontale con fuoruscita di sostanza ·cerebrale. Degna di nota è l'estirpazione di un osteo-sa.rcoma. del frontale che invadeva la dura madre e si estendeva interessando il tetto dell'orbita.. Tre cra.niectomie per frattura. cranica. furono seg~ti te da, morte dovuta a. meningo-encefalite. Cost pure si ebbe esito infausto in un caso di f~rita la-cero-contusa fronto-pa.rietale con avvallamento osseo, nel quale mercè craniotomia si procedette allo svuotamento di un grosso ematoma intradurale ed all'autopsia. fu riscontrato u n ascesso occupante il lobo frontale e parte del parieta.le; e dopo altra craniotomia per ascesso cerebrale diagnosticato come tale. Seguiti da decesso dovuto a complicazioni settiche furono cinque interventi sulla mastoide. .Alle operazioni sulla fcwoia il maggior contributo fu dato, come sempre, d alla. specialità oculistica ed otorinolaringojatrica, la prima. con 466, .la. seconda con 1258 interventi, che non escono però d al campo comtme.
616
RENDICONTO DE LLE OPERAZIONI Cl hRURO TCRE ESEGUITE NEL 1927-28
Si è dovuto la.meut:we un decesso per etmoidite acuta purulenta, per la quale si era praticata la trapanazione del seno frontale e del mascellare. J!"ra i 133 interventi stù collo p1·edominano le incisioni di adenoflemmoni e le enucleazioni di nodi linfatiei iperplastici. Sono però da notare 20 interventi sulla t-iroicle consistenti in estirpazioni di gozzi cistici & parenchimatosi, enucleHzione ed enucleo-resezione di adenomi multipli. 4 jr·enicoexeresi eseguite su pazienti affetti da tubercolosi polmonare dettero in tre ca-si ottimo riRultato cliniço. Gli interventi sul torace sono in maiì~ima parte rappresentati da ·reseZ"ioni costal·i per empiema (77 casi, di cni 65 con esito in guarigione). Sono però d a registrare dne epatocisf.otom,ie per echinococco esegtùte p er vi<~ transplemodiaframmatiea ed altre quattro tora,eotomie, una. per echinococco d el polmone, s<>guita da deees~c.:o, e ire per ascesso ~:mb-frenico di cui due con esito in guarigione. Per l'ad<lcrne il grnppo di operazioni pih cospicuo è costituito dagli interventi per ern-iet (1964), 0ioè dalla cura radicale di 1736 ernie inguirwh - complicate in 153 nasi da \'!tricocele, in 9 da ectopia del testicolo - ed ingtt.i no-scrotali, 23 cnt.rali, 18 epi. ~astr··iche, 4 vent1·ali, 3 ombelicali e da 18 chelotom.ie per strozzamento. La cura radicale clell'ern.ia. inguinale fu pra.ticata., di massima, col tipif 'O processo Bas.sini ed in un limitato numero di ca.si coi metodi di Postempski, M tt.gnai, Kocher, ecc. Per l'ernia crurale fu sempre adottato il prtr ces,ço R ttggi . Va segnalato il caso di un 'ernia epigastrica costituitasi a spese della parete a.nteriore dello stomaco, della grandezza di una noce, con aderenze tra il colletto del sacco e l'anello fibroso, che producevano fenomeni intermitten ti di strozza,mento, i-iopm t u tto dopo i pasti. Sopra un totale di 585 lapamtmnie, ·4n vennero eseguite per appendicite. Si tratta. per la magf:.rior parte di appe-1Hlicecto•mia. a freddo, ma. non mancano casi di appendiciti a.cute con peritonite operate d 'urgenza con buon esito. I tagli di J a.lagt~ÌC'I' e di R otcx furono i J)iù usa t.i. Rkhiesero la laparatomia 21 casi di t:rattmi a.cldominali, ferite d 'arma . da fuoco penetra.nti e contusioni da cu.Icio di quadrupedi. In due ca:;i di rott.nra traumatica della milza si praticò la splenect,omia; in un caso di spa'l)polamento del rene, la, nefrectomia, con sUJccesso. Degno di nota dal punto di vi >t tt clinico è il caso di un nùlite rimasto preso tra i respingenti di due carri ferrovia.ri. Con l'applica,zione dt>lle comuni cure le condizioni del paziente si mantennero per diciotto giorni taJj da non presentare a.l<>una indicazione per un intervento operatorio: addome tra.tta,bile, funzioni intestinali e minzione regolari. In diciottesima ~i ornata, insorsero improvvisu,mente gravi sintomi peritone:;tli. La Jn,pn,ratomia immediatamente esegtùta mise in e'ndenza una. lacera.zione della grandezza di una monetn, da dieci lire situata sn di un'ansa del digiuno. La, lesione tu suturata, ma la morte sopraggiunse a dieci gi.orni di dista,n?.r~ dall'in tervento.
RE~ O I CONTO DELLE OPER..\Z lO:" [ CHlRUR(llC HE ESEGUITE NEL 1927-23
617
22 laparatomie furono praticate per peritonite tubercolare e 22 per peritonite acuta diffusa. La. chirtbrgia gastrica è rappre:-;cn tata da. 17 gastn;-enterostornie e 3 ga.stropessie che dettero, di massima, buoni rislùtati funzionali. In un caso il paziente, affetto da grave ulcera gastrica., con anemia di alto grado. venne operato d'urgenza, in anestesia regionale, di gastrodigiunostmni<t ana Von Hacker, con ottimo esito: guarigione per prima, scomparsa della, melena e rapido ripristinarsi delle forze. Fra gli interventi sull'intestino è da notare un caso nel quale, non r.ius.cendo possibile vincere la tenac·ia di aderenze stenosant.i il tenue, il cieco ed il colon, poi'tumi di appendicite con a"ce:·so, si pra.ticò, con buon 1·isultato funzionale l'ana.stomosi dell'ultima ansa dell'ileo libera col trasverso. A 14 complessiva-mente somma.no gl'interventi sul fegaio e sulle vie bilia1-i.
Si registrano trà. i primi 3 incisioni di ascesso epatico e 6 epatocistotomie per eclùuococco. In mm di qneste si ebbero ad osservare, in conseguenzadi puntura della cisti e del versamento di modica qnn,ntità di liquido, dei fatti di a.na.fila, si consistenti in movimenti atctosiei del capo e dei muscoli del collo; tali f<'l.tti miglior::~.ro no e gu11.rirono r,on . la sommiuistra,zione di cloruro di calcio, prima. per bocc~t, poi per via endovenosa. Le operazioni ~nlla cù1tijellca furono 5 colecistecto·rnie e 2 colecistostomie.. Degne di nota una colecistectomia sottosierosa per via retrograda, con incisione alla Donati, per co1ecistHe e pericolecistite cronic~•; ecl una colecistostomi<~ per angiocolite suppurata. ed ostrur.i(1ne infia.mm atori<l> del eoledoco, gravissima: guarite, l'una per prima intenzione, l'altm per set·onda, con residuo di fistola biliare. Trovarono la loro a.pl_)licu.zione in un totale di ~9 cnsi i principali interventi tipici sul rene : scttp.~ulam,ento - per amu-ia con:;ccntiYn, ad appendicite sub-acnta - · nefrozJessia, nej1·otom i a., nejrosto11hia-, pielotom.ia., 'ncfre.ctom ia. Dei 259-1 interventi c~t>gu iti !inll'addomc - pareti, ca.,.·ità pcritoneale. tubo digerente addominale eù an ne~s i, rene - 48 ebbero esito infa,usto. I gra.vi traumi nei quali la laparotomia fu scgtutn. da morte furono, oltr·e alla contusione addominale di cui inna.nzi è cenno: una ferita. d'arma da fuoco interessante torace ed addome, con foro d'entra,ta. a.U'11o spa.zio intercosta.le destro e foro d'uscita al fianco sinistro, che aveva prodotte lacera-zioni del primo tratto del djgiuno e del colon in C\Orrispondenza, delle in:.fiessioni epatica e splenica; un'altra ferita. d'arma da fuoco, toraco-a.ddominale, ledente lo stomaco, l'intestino ed il diaframma; ed una terza da projettili a mitraglia, della regione inguinale sinistra., penetrante in cavità con lesione della vescica. Sono poi da. aggiungere tre contusioni addominali con gravi lesioni intestinali e dei vasi. Morte segni pure ad una laparatomia esplorativa per tumore, risultato. all'apertura del ventre, inoperabile aneurisma dell'aorta addominale; e ad altre tre laparatomie, di cui una per addome aC1.tto, due per peritonite tubercolare. Degli interventi per peritonite acuta di.ffusa, solo uno ebbe esito in guarigione. Si trattò quasi sempre di peritoniti da perforazione di or~gine
618
RENDICONTO DELLE OPERAZIO~l CH IRU RGICHE ESEGUITE NEL 1927-28
appendicolare. In un caso si riscontrarono all'autopsia molteplici ulcerazioni tubercolari del tenue e perforazioni numerose, con appendice normale. Altri casi di decessi postoperatori si verificarono in seguito ad appendicectomia. per appendicite acuta. o ad incisione di ascesso appendicolare: 8 complessivamente, dei quali nno per coma. Uiemico apparso improvvisamente in sa giorn~\ta, ed un altro per broncopolmonite j a gastroenterostomia, pme per broncopolmonite; a gastroenterostomia con gastropessia in soggetto in gi'aYi condizioni per ulcera duodenale ad una colecistectomia, e ad una colecistostomia. In quest' ultimo caso l'autopsia. mise in rilievo la presenza di ascessi epatici multipli e di un ascesso splenico non dia.gnosticaJ.o. Si ebbero poi due casi di morte per paralisi intestinaJe, sopravvenuta. in uno dopo cura ramca.le di ernia inguinale doppia, in nn altro dopo intervento per eventra.mento post-operatorio. Altri tre, tn seguito a nefrectotnia, per shock OJleratorio o per complicazioni settiche; ed uno, infine, per -nsuffi.c ienza epa-tic·a c·onsecutiva ad. omentopessia per cirrosi. Fra le opera.zioni sul bacino, cavità pelvica, perineo ed annessi occupano il primo poi'tto quelle sugli organi genitali con 1681 ini<.>rwnti, dei quali principale l<~ cura radi<:<lle del v arirocele (964 casi) es<>glù1 n nwrcè la flc bectomia, i?lgtd·nale rrllct }; arat,h, la flebectomia sr•rotale, o. n•c·uo frPquentemen te, la resezionc dello scroto. A 403 sommano le> circonciiiìoni. Per la cura. radicale dell'idrocele (150) si a-dot.tò rewr:sione o l'cscissiom'. pa.n:ia.Jc o totn.le, della vagina.le. Numerosissimi furono pure gli interventi Sllll'ano e sul retto (786), dei quali 507 per emorroidi, consistenti nella legatura (>d escissione dei noduli emorroidari tol termoca1 e urio. Solo in 6 (·asi venne eseguita. la t ipi<-a OJJcrazione ùi l\'hiteheacl. La chinwgia vesc-icalB fu rappresentata da 11 cistotomie soprapubiche per <·a.lcolosi 1:' da 2 intl"rventi per lesioni traumatiche. Di questi ultimi uno fu :seguito da morte. Si trattava di ferita al pube con lacerazione della vescita e riteuzione in questa di tm frammento di stofia.. Eseguita l'estrazione del c·orpo estraneo e la sutura parzia.Je della vescica, il pa-ziente soccomLet.te a. scpsi da inliltrazione d'urina. P er infezione urinaria ascendente si ebbe pure e,.;lto inf<nJsto in due cistotomie. ?\l'Ila chirurgia degli arti occupa. un posto degno di nota. la. cura. crucn la delle fra. t l ure, con 80 osteosintesi interessanti tutte le ossa dei vari segmenti degli arti ; specialmente numerose quelle della clavicola e della, rotula. È degno di esser notato un caso di mixo-lipoma della regione anteroh1tf'ra.le del gomito, con par1.iale dcgcn<'razione cistica, la cui asportazione Ju pf~rti<'olarment.e laboriosa perchò il tumore conglobava il nervo radiale ilissocia.ndon<> il ramo profondo che rimaneva scontinua.to durante la. dissezione, Hl da dov<>r richiedere la. sut,ura. . .Altro caso da rilevare è quello di nn of:teo-~arcoma ddl'avambraccio che venne a;:;porta.to mediante disarti-
RENDII''ONTO OELLE O'PEHAZIONI CRIHCROl i'RE F.SEGI "ITE NEL
1927-28
619
colazione del radio nella sua part.e prossimale e resezione alla base dell'apofisi stiloide. Frequentemente usato nelle emartrosi ed idroemartrosi fu il pne1tmoartro curativo precedu to da a.rtrocentesi e lavaggio endoarticolare con liquido di Dakin o soluzione fisiologica: secondo il metodo Cac~ia. Esso ha dato ottimi risultati nelle contusioni e distorsioni semplici, se precocemente applicato. Alcuni gra"i intern•nti demolitivi sugli arti furono seguiti d:1 morte. In un caso tra.ttavasi di ferita da proiettile di rivoltella, a canale, intere,;sante l'emi torace sinistro ed il braccio dello stesso lato. In primo tempo si eseguì lo sbriglia.mento della ferita e lo svuotarnento di numerosi ematomi. In secondo tempo, rileY;J,tesi lf'sioni della, succlavia fino all':..scella, con formazione di falso aneuri,<m1fl! artero-venoso, si -procedette all'~"Ha.cciatnra del vaso ed all'amputazione d<•l braccio. La morte sopravvenne in ~,a. giornata per sepsi generale con loca.lizzazioni m?ningee. plemic-be e peritoneali . .Altri casi di morte si ebbero : in un ~mputato delle d ue cosce per ca-ngrena. da endoa.rterite obliterante; in un amputato di coscia per fTattura comminuta del femore con maciullamento dei tessut.i molli, operato tre ore dopo il trauma; in un amputato di gamb~• per cangrena consecutiva a ferita da scoppio di granata; ed in altro paziente che pure in seguito a scoppio di granata aveva sofferto lo strappamento della gamba e ferite multiple, e che fu sottoposto alla regoh>rizzazione del moncouc ili strappamento. Seguiti pure da morte furono una trapanazione del fpmore per osteomielite acuta ed altri due interventi, uno per flemmone settico del braccio complicato da empicma, uno per eresipola cangrenosa della gamba. Nelle tabelle che seguono, gli interventi operatori eseguiti nel biennio 1927-28 sono elencati distintamente, per ciascuna delle due annate. Una tabella ..4.) indica particolarmente i diversi tipi di operazione ed una tabella B) la ripartizione dE'i vari gruppi di operazioni per ciascunostabilimento sanitario.
•
u20
RENDICONTO DELLE OPERAZIONI CRIRUROICBE ESEGUITE !NEL 1927-28
ANNO J927 - TABELLA A. ESITO
Numero
Ol'ERA.ZIONI
l
totale
4: 2:
2
6
l
83
2
3 85 14:
l
l
OPERAZIONI SUL CRANIO Cra.qiectomie. .. ............... . ....... .... ... . Craniotomie ........ . ........................ . Mastoidotomie . . ............................. . Antro-a.tticotoroie .. . ... ...................... . Apertura. del seno laterale ...... . ............. .
2
gqarltl morti
14
-
-
OPERAZIONI SULLA FACCIA A) Ocomo ED
ANNESSI
Asportazioni di caln.zio ............. ...... ... . Operazione per siroblefu.t·o ..................... . Blefa.roplastiche ............................. . Stricturotomie . ..... ..... ................... . . . Estirpazioni del sacco lacriroale ................ . Incisione di ascesso periorbitale .............. . Enucleazioni del bulbo oculare ................ . Asportazioni di tumori congiuntivali ............ . Plastica congiuntivale .. . ................... . Asportazioni dì pterigio ...................... . Sutura d.i ferita congiuntiva.le ................ . Estrazioni di corpi estranei corneali ............ . Cheratocen tesi. ..... : ......................... . Jridectomin .................................. . Tenotomie per strabismo ..................... .
56
56
l
l
7 6
7 6
11
11
l
l
7
7
6
6
l
l
23
23
l
l
65
65
l
l 2 4
2
4
B) ORECCHIO
Incisioni di otoematoma. ..................... . Plastica del condotto uditivo .. ..... ...... ..... . Ablazioni di polipi del condotto uditivo.......... . Miringotomie .... .. .......... .. ............... . Ossiculectomie......... .... .............. .. ... . Ablazione di polipi della cassa ................ . Raschi&menti della cassa
40
40
2
2
l
l
4
4
Da ripc;rtar6 . .... .
351
4 l
4
6
357
REN"OICONTO DEC.LE OrER AZIONI C Hl&URGIC IlE ESEGIJ lrE ~EL 1!)27-28
():21
ESITO
Numero
Ol'ERAZIOXI
guariti mor~f
Riporto ... .. .
3;)1
totale
3.37
C) NASO E CAVI1'À Al\o"NESSE
Rinopla.stiohe . ................ .. .... . ........ . Scttotoll1io sott;omucose ....... . .. .... .. .... ... . setto ... .... ... ... .
:r;
Decorticnzioni di turbi nn ti ..................... .
2
Re.~ezioni rli creste e spine dol
Resezioni d i t m· binati ......................... .
!.lG
Etrnoidotomitl ................. . .............. .
l
t
Adonoidectomie ... ......... .. .. .... . .. . .... . .
40
-Hì
P oli pec.tomic ............... . ............ .. ... .
2U
21)
Aspor·tazione di siucchia delle fosse nasali ........ .
l
l
Aperture del seno muscellare . ... .... ... .. .. .... .
6
6
D) BOCCA., RET.R.OOOCCA E F .A.RfNGE
Chciloplastiche ... .. .......... . ............... .
4
Incisioni di flemmone elci puvimento boccale ... . .
2
2
R ec;eziono clc•Ha lingnu .......... . .. . ......... .
l
l
E stit·pazione ili ranula .... .... .... ..... . .... . .
l
l
Estirpazione d i cpnlide ....... ...... ..... ... .. .
l
l
Ablazione di pttpilloma del volopendolo ......... .
l
l
Incisioni di asce;;si e flemmoni t.onsillari .. ....... .
:!6
36
Ablazioni d i tonsille ... . ...... ...... . ..... .. .. . .
141
l4J
Incisioni di fl emmone parotideo ... . .... .... .. . .
2
2
Asportazioni d i tumore mis to parotideo ......... .
2
2
R esozione della. s infi!!i m ontonicra. .............. . .
l
l
Osteosintes i della mundiboltt .. , ......... . . ..... .
3
3
Da ripol'lare ....
188
E) GLA..''DOLE SALIVA.RI
Aspor·tazione di twnore della. glandola. sottoroascell. F) SC.FO;;LE'rRO DET.LA FACCIA
2 -
CiiOTnal e di medici11a m ilita'Te.
6
794
622
Rl!:NDJCO!'.TO DELLE OPERAZIONI ClURUROJCBE ESEOU1TE N"BI. 1927-28
ESITO
Numoro
OPERAZlONJ
guurllll morti
3
Uiporto ... . . .
78~
Sequestreetomie della mandibola ............ .. . .
2
Ra.schia.menti della m andibola ................. .
2
Cura radicale di fistola sottomentonieru. ........ .
2
6
-
2
OPERAZIONI SUL COLLO, LARINGE E TRACHEA Incisioni di 11.emmoni cervicali ............ . ... .
27
27
Enucleazioni di nodi linfo.tici ............. .. ... .
)7
17
Cure radicali di fistole ......................... .
2
2
Enucleazioni di adenomi tiroidei multipli ........ .
3
3
5
Asportazioni di polipi delle corde VOCflli •.••••.••••
:1
3
Estrazione di corpo estraneo laringeo .... ....... .
l
l
Tracheotomia ........... .... .. ...... ......... .
l
OPERAZIONI SUL TORACE Incisioni di flemmone della parete to1·acica ..... .
:l
:l
Osteosintesi dello sterno ...................... .
l
l
Rasobiamento dello sterno .................... .
l
l
Pleurotomia. .. ................. .............. .
l
Resezioni costali per empiema ................. .
7
41
2
Resezioni costali per ascesso polmonare ......... . 5
794
2
Estirpazioni d i gozzo ....................... . . .
4
totale
OPERAZIONI SULL'ADDOME A) P.mETl ADDOl\llNALI: ERNIE
Asportazione di cicatrice laparatomica .......... . :!
Lombotomie per esplorazione renate............ . Lombotomie per ascesso pararenale ............ .
2
Incisione di flemmone della fossa iliaca. . ...... . Da riporl.a1·o . .... .
8!)()
!5
!114
1927-28
RENDICONTO DELLE OPERAZIONI CIURURGIORE ESEGUITE NEL
ESITO
623
Numero
OPlJ:RAZIONI
guariti morti
totale
Rip()rlo . .... .
l 8!)9
Cura radicale di fistola. della fossa il inca ..... ... .
l
Cure radicali di ernia inguinale ................ .
961
Cure radicali di ernia. crur&le .................. .
15
-
15
Cure radicali di ernia epigastrica .............. .
8
-
8
Cura. radicale di la.parocele postoperatorio ... ... .
j
·-
l
Chelotomie per strozZAmento erniario ... . . . .... .
6
-
6
B ) PElUTONEO, TUBO DIGERENTE ADDOMINALE
j i)
-
914 l
l
962
ED
ANNESSI .
1
La.para.tomie esplorative
3
Laparatomie per peritonite tubercolare ......... .
8
La.para.tomie per peritonite diffusa ....... .. ... .
-
-
Gastrorrnfia. ............... . ................. .
l
Gast roenterostomia .... .. . . ........ . . . .. . .... . .
5
Enterorrafia. .............. .. ............ ... . . .
l
8
:3
3
l
2
-
-
4
5 1
-
l
Enteroa.nastomosi .. ....... ....... . . ............ .
l
Appendicectomie .. .. ...... .. . .. . . ......... - .. .
189
6
195
Incisioni di ascesso appendicolare ... . . .. ....... .
7
2
9
Epatotomia. per ascesso .................. .... .
)
Colecistostomie . . ............ .... . .. . ... ...... .
l
Colecistectomie .............. . . .. ...... . . ..... .
2
-
2
~plenectomia ........... . . . ......... . .... . .. . . . . .
l
-
l
Omentopessia. ................................ . Int-erventi per cisti di echinococco ........... . .. .
l
-
l l
-
l
3
-
2
l
3
C) R ENE E BAOIN'ET'l'O
Nefro4>mie
••••••••••
•
••••
•••
••••••••••••••
o
4
••
Pielotomia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1
N e.frectomie. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
6
Da riporlar6......
2124
l l
7
2157
624
BI':N'DU:O ~TO l1EL;r,E OPER \ZION I CRIBUR(;lCI'iE ESEGIJITE NEL 1927-28
liSITO
OPER AZIONI
R iporto.... . . 6
Xumero
guariti morti
tott<lc
2124
2157
OPERAZIONI SUL BACINO, CAVITÀ PELVICA, PERI NEO A) PARETI D E L BACl:-;O
lnci:;ione d i fl emmone coccigeo . ........ . ...... .
l
Cme m tliculi di fìstoln sact·a le . ..... ............ .
•)
Cure radicali di fìstoln coccigea .. ...... . ....... .
2
Coccigect{)n1ie ................................ .
2
E stirpaz ione eli c isti d'echinoct:o del ;;nero .. .... .
l
R aschi f~mento
l
dell'ileo ... ............ .... .. ... . B) RETTO ED A NO
Iuci:;ioni di asce..:;si pt•rianuli ed ischio-ret.tnli . ... .
14
Cure radicali <ii fis toln anale .................. .
121
121
E scissioni di n oduli cmorroidnri ..... ..... ... . .. .
:?l(i
21 6
Opcrn7.i oni d i Wh it chcad . ... ....... ...... ..... .
4
4
A Illazione di polipi t·ettali ..................... .
3
C) V ESCICA. rnr·:1'R A
Int.on ·cnto per lacerazione clelia ,·escicn ..... .. . .
l
Cistot.om io soprapubiche ....................... .
6
7
I ncisioni di ascf'sso perilii'Ctralc ... .... . .. ...... .
2
2
l:retrotomia e,;t ell'rHt . ..•... ... .. •.. .......•.•..
l
l
Uret.mtomitl int-crntt . .... .... . . .. . ............ .
l
C'um radicale di fi><tola urctmlc .............. . . .
l
1;retmplns tid 10 p er ipospndia . ........ ........ .
R<-'sezioni dello serole per \'uricoccle
14
u
Cure rad ic·\li di iclroc·PIC'
.)8
58
2577
:W l l
Da riporta re ..... .
REN DI CONTO nELLE OPERAZIONI CHJRtmGll' HE E SEG C ITE NEL 1 9~7-28
ESITO
::>umero
OPERAZ I ONl
z Riporto oooooo
i
Q"Uarlt l
morti
totale
2ii77
34
2611
Asportazioni di cistoi epididimario e funicolari
22
22
Epididimectomie o oo o oo oo •• o oo o oo o oo o. o o oo ooooo
7
7
Orchipessie o o oo o oo o oo o oo o oo oo o oo o oo oo o o oo oo ooo
l2
12
Orchiectomie o oo oo o oo o oo o• o oo o oo oo o oo o oo o ooo ooo
8
8
o oo oo oo o o oo oo o oo oo o o
.i3~
539
Circoncisioni o o oo o oo oo o oo o oo o oo o oo oo oo oo oo oo ooo
206
206
Incisioni di flemmone dcll'ttsta o oo o oo o oo oo o oo o ooo
2
2
Amputazioni di braccio oo o o o o.... o.. o oo. o. o o ooo
l
2
Amputazione di avambrncc io ooo o oo oo o.. o o. oo.•.
l
l
Amputazione di mano o. o•. o oo. o. oo...... oo o.. .
l
l
Flebectomie per varicocelo
l
625
OPERAZIONI SUGLI ARTI
Amputazioni di dita o o o oo o• oo..• o o.... .•.. o ooo
2
Amputazioni di coscia o o o.. o.. o... . •..•. o o. oo. oo
5
Amputazioni di gamba o. .. o o• o.. . oo oo.. o • o o • oo
4
Disarticolazioni radio-carpiche . o....•...• oo.. oo.
5
6
Disarticolazione carpo-metacarpica .. o o oo. o..... o
l
l
Disarticolazioni metacarpo-falangee .. o. .. o. o o. o. o
u
12
Disarticolazioni interfalangee o. o..... . .. o... o • ..
li
11
D isa.rticolazione tarso-meta tarsica (Lisfnmc) . o. o..
l
l
Disarticolazioni m et.ata.rso-fala.ngee o...... o o. o o.
6
6
.dstraga.lectomia : o o... o. o• o. o. oo. o.. o oo o , o oo. oo
l
l
Resezione di metatarsi .... oo.. o. o • oo oo... o . o o. o
l
l
Osteosintesi della clavicolu, • oo. o o• o oo oo o.. o.. o. o
7
7
Ost.eosintesi dell'omero o. • o. o oo o o.. o. ... o.... o.
:l
3
6
2
6
Osteosintesi dell 'olecrano o • o oo o o. o.. .•. o. o•... o.
2
OsteoBintesi dell'ulna .. o o• o. o. .... o. o......•. oo
3
Osteo!lin tesi del radio oo o o• o. o.. o...... o......• o
4
4
Da 1'Ìiportare .•. ooo :l4H
3482
626
B ENDlOONTO DELLE OPERAZIONI OBUOBGIOBE ESEGUITE ~EL 1927-28
ESITO
Numero
OPE RAZIONI guariti morti
totale
Ri;porto. . . . . .
3444
3482
Oateoaintesi del femore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
2
2
Osteosintesi della rotulo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
4
4
Osteol'intcsi della t ibia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3
3
Osteosintesi <iella tibia e del perone.. . . . . . . . . . . . .
l
l
Operazione per sindattilia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
l
l
Asportazioni di dita sopranumerarie. . . . . . . . . . . . .
5
()
Asportazione di ossa sesamoidi . . . . . . . . . . . . . . . . . .
l
l
Asportazioni di eeostosi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
!l
9
Osteot<>mie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
2
2
Regolarizz83'ione di moncone d'amputazione . . . . .
l
l
Intervento per ferita osteo-articola.re . . . . . . . . . . . .
l
l
R~gol.wizza7ioni di focolai di frattura ............
16
16
Sequestrcctomie e rasehiamenti ossei . . . . . . . . . . . .
Il
11
Capstùorro.fia. per lussazione recidivante. . . . . . . . . .
l
l
Menisceotomie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
2
2
Asportazioni di corpi liberi articolari ........ .. . .
4
4
9
f)
]O
li
l
3
3
........................ 1
17
li
l
9
f)
l
l
l4
14
Allacciatura dell'arteria omera.le . . ............. .
l
l
Allacciatura dell'arteria cubitale . . . . . . . . . . . . . . . .
l
l
Allucciatura dell'arteria glutea . ............... . . •
l
1
Asportazione di aneurisma dell'arteria radiale.. . . .
1
l
Safeneotomie per varici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
}.}
15
Pa.racentesi art.icolari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
l
Artrotomie ....................... ........... . . Estirpazioni di einoviali t eodinee ......... · · · . · . Est~ioni di ganglio
TenorraJìe ...... ...... · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · Tenoplas t.ica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l Estirpazioni ùi igromi e box-siti. . . . . . . . . . . . . . . . . .
Da ri1>0rtaro. . . . . .
l
l
35!11)
:38
39
3629
B.ENDlCONTO DELLE OPERAZIONI OJURURGI CHE ESEGUITE N'EL 192"7°28
J.:,.;ITO
:\umero
O l'E'RAZI ONI
l B i1JOrlo
o
o
o
o
totale
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3()29
39
42
42
Intervento per contusione del nervo sciatiico. . . . . .
l
l
Neurorro.fia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
l
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N eurolisi ..
1
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•
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•
•
•
o
•
•
•
•
•
•
•
•
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2
Estil"pazioni eli unghia incarnata. . . . . . . . . . . . . . . .
158
158 '
Interventi per paterecci e flemmoni ùegli arti. . . . .
!lS
o
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
OPERAZIONI SULLA CUTE
8
Estirpazioni eli cheloide .. .. ...........
••••••••
4
4
Plastiche per cicatrice ........................ .
6
6
Innesti alla Thiersch .. . . .............
Incil:!ioni di favo .... .... .............
o
o
••••••••
3
3
o
••••••••
25
21>
ABLAZIONI DI CISTI E TUMORI SUPERFICIALI o
••••••••
S!l
-
89
o
••••••••
19
-
19
•••••••••••••••••
4
-
~
••••••••
2
-
2
e) F ibromi, fibrosarcomi, fibromixomi, ecc...... .
!)
-
9
/) Liporni .................................. .
26
-
26
g) Angiomi .............
Hl
-
10
~!!)
-
39
(f)
Cisti sebacee ...... ..............
b) Cis ti dermoiòi ................... c) Pn.piUomi ..............
o
d) Epiteliorni .............. .. ......
o
o
•••••••••• o
h) Elajomi ....... . ........... . . ... .
lO
o
gunril l morti
Enuclefl?;ioni di nodi linfatici ascellari e crurali . . .
Simpaticectomie perifemorali .. ........
9
o
627
o
•
•••••••
••••••••
ESTRAZIONE DI CORPI ESTRANEI E strazioni di proiett.ili e frammenti diversi dai tessuti d el tron co e degli o.•-t·i .••.....•••......
i6
TOT ALI.. . ...
420;;
76
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4244
628
RJ:::-;Dl cO~TO DELLE OPlo:R.\ZI 0:'\1 CBl R LìWlCHE ESEC:CI'TE NEL
1927-28
ANNO 192 S T
ANNO 1927
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1
l
Operazioni sul Cranio.
2
Operazioni sulla F accia .
3
Operazioni sul Collo, Laringe, Tra<'hea
6 -
4
Operazioni sul Torace
:l
5
Ope razioni sull'Addome.
SI 12 42 .)4 12 H
- 183
6
Operazioni ~ u l Bacino, CaYità pelvica, Perineo
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26 27 4.f; :?8 3!l
- 179
7
Ope l'azioni sup:li Arti ..
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2 l :l 2-1- 23
13
5 3f
8
Operazioni s nllo. Cute.
1
2
l
3
-1-
9
Ablazioni di Cisti c Tumori superficiali
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2 14
8
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E st-razioni di Corpi estranei.
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l
6 43
RENDICONTO DELLE OPERAZIONI CHlR'CR GlCIIE ESEGUITE l\'EL 1927-28
( 29
TABELLA B ).
B ILIM ENT I
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630
RENDIOONTO DELLE OPERAZIONI OHIRtJRGlCHE ESEGUITE NEL 1927-2!>
ANNO 1928 -TABELLA AESITO
Numero
O l' F; RAZ!ON l guariti morti
totale
1 l
2
OPERAZIONI SUL CRANIO
Craniectomie ................................... .
1
l
2
Craniotomie .. .. ............ .. ....... . . . .. ... .
3
l
4
M:astoidotomie ............. . ................. .
172
2
174
Antroa.tticotomie .. • ...........................
3
-
3
Estirpa~one di osteosa.rcoma del frontale ....... .
l
-
l
Interventi per periostite delle ossa craniche . .. . .. .
6
-
6
Asportazioni di calazio.......... . . .. . ........ . .
98
-
98
•.t\sportazioni di cisti e tumori palpebrali . .. . .. . . .
()
-
(Ì
Blefa.roplnst.ica. ......... . .. ...... ... .... . ..... .
l
-
l
Stricturotornie ............................... .
Il
-
11
E stirpazioni del sacco lacrima.le ................ .
10
10
Incisioni di ascesso periorbitario . . . ............ . .
...
-
7
Incisioni di ascesso retrobulbare . .. . . . ........ .
l
Enucleazioni del bulbo ooule.re . .... .. ...... . .. .
8
-
8
Exent.eratio del bulbo oculare .. ............ .. . .
l
-
l
Asportazione di cisti cougiunt-ive.li . .. ... . .. . .. .
1
-
l
Asportazioni di pterigio ... ........ .... ....... ,
15
-
15
Peritomie. ............... . .. .. ... ......... ... . Suture. della cornea . .... ... .. .. . . . . ... ...... . . Chera.tooentesi. ......... ... ............. . .. . .. . Estrazioni di corpi estranei corneali .. .......... . Escissione di prolasso dell'iride ....... .. ...... . . Asportazione di sinechia. dell'iride ..... . ....... . .
l
-
l
l
-
l
2
-
2 94
OPERAZIONI SULLA FACCIA A ) O como ED A.NNESST
l
Disoissioni d i cataratta .. ............. .. .... ... .
~
-
Tenotornie per strabismo ... . . .. ... ...... . ..... .
13
-
Da. r iporiat'IJ. .....
4li0
H-! l
l
l
l 1 2
13 4
~64
RENl>ICONTO DELLE Ol'EitAZlONl CHIR.t:;RI: ! CHE F.S E CU ITE XEL
192i-28
l'S ITO
631
).7nmero
0l'};R A7.IONI
g;uu·ill
Riporto .... .. 1
\ Hl)
totalo
morti
l
41i4.
l
B) OREe<:mo
l
2
2
P lastiche del padiglione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ..
2
2
Incisioni di foruncolo del condotto uditivo ...... .
3
3
Incisioni di ascesso del padiglione
!)
Ablazioni di polipi del condotto ............ · . . .
1 Miringotomie .. . ..•..................... . ..... ' Ossiculectomia . ............................ . . . Ablazioni di polipi della cnssa ....... .. ... . . .. . ·
104 l
l
4
4
1
2
E xenreratio della. cavità timpanica . .... .. ... · · · 1 l 0) NASO E OJ1VITÀ ANNESSE
Plastica naso-labiale .. . .................. .... . . ,
l
Riduzione di frattura. delle ossa. nasali .......... .
l
Incisione di ematoma. del setto ................. .
l
Incisione di ascesso del setto . . . . . . . . . . . . . . . . . . ..
l.
l
Elettrocausticazione di varici del setto .......... .
l
l
Ablazione di fibroa.ngioma del sett-o . ....... . ... .
l
l
Settotomie sottomucose ....................... . Resezioni di creste e spine del setto ............ .
93 18
l$
Decortica?:ioni di turbinnJi . ........... . .. .... . .
Resezioni di turbinn.ti . .... .. . ............... . .
24 .i/
57
E tmoidotomie
l ti
16
Adenoideotomie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ..
.>s
:)8
Polipectomie . .. ....... ....................... .
IH
19
Ablazioni di m1xom1 ......................... .
s
s
Asportazione di sinechia delle,fosse nasa li
l
Rascbiamento delle celhùe et.moidali ........ . .. .
Apert-ure del seno mascellnre .............. .. ... . Da t•ipnrtare . .... .
IO
]()
.J.
l
632
RE:-< DI CONTO DELLE Ol'ERAZIO~I CHIRURGICHE ESEGUITE Nl>f, 1927-~8
E:5ITO
Numero
OP.ERAZlO~I
guariti morti
Rip!Jrto . .... .
S!JS
4
ApertuJ'O del seno frontale ....... .. ... . ....... .
t o taio
!)()2
2
Apertura dei serù frontale e mascellare ......... .
l
l
D) BOCCA RETROBOCCA E FARI!'WJ:J
Aspot·tazioni di epitelioma del labbro •.. ....... .
2
2
Incisioni di flemmoni d'o1·igine alveolare ........ . Incisioni di flemmone del pavimento hoccule..... . . Incisione di flemmone de!ln lingna ~ • ........... E sti1-pazione di ranula .. . .................... . Asportazione di cancroide del palatQ .. .... . . .. . . Asportazioni di pa.pillomi delle fauci . . . . ....... . Asportazioni di fibroma. della tonsilla .......... . Incisioni di ascessi e flemmoni tonsillari .. . ..... . Ablazioni di tonsille .. . .. .... .... .... .... .. ... . Amputa.zion.i d'ugoln. . ............ .. .......... . IncisiOJù d'ascesso latero-faringeo ..... ...... .. . . Incisione di flemmone faringeo .. . . ............ .
5
3
5 3
l
l
]
l
l
l
3
3
2
2
72
72
232 4
232 3 4
l
l
3
E) GLANDOLE SALIV.nu Inci~ione di ascesso paroti.deo ..... . .. . ..... . ... .
l
Asportazioni di tumore p urotideo . ... ........ . . .
2
2
E st.razione di calcoli snlivari . .. ...... . ...... .. .
l
l
Riduzione di frnttura dell'osso zigomotico ...... .
l
l
Interventi per pcriostiti dei mascellari. .... . .... .
12
12
F) ~CH ELF:TilO Dl":LLA FACCTA
Cura radicale di fìstQ)a rnentonier~~> ........ ... . .
l
C) ALTRI 1~1:'ERYE:-<Tl SULLA FACOlA
JnterYento per aneltl'isma trnumat.ico dell'arteria t emporale .. .. .... . .. .... . . . ............... . Da riportare ..... .
l
1:?491
5
1!!54
RENO I CO:-:To DE!.LE orJo:IU ZlO:>I CHIRUR l:ICHE 1-~SEGl:lTE NEI. l O:!ì .28
1~1-'JT O
Numero
O l'E RAZI OXI
totale
gua ri t i morti
R-iJJOrto ......
3
633
12-!!)
OPERAZION I SUL COLLO, LAR INGE E TRACHEA Incisioni di fle mmoni cervicnli ................ .
23
23
Enucleazioni di nodi linfntici
21
21
. Cure radicali di fistole ......................... .
l
l
Ablazioni di gozzo ........................... .
1:!
Asportazione di cisti ematica . ................. .
2
Asportnzioni d i p olipi delle corde Yocali ... .. .... . Aspor tazione d i polipi hwin~ei ........ . ...... .. . .
4
4
Trach eototn ie ........................... . .... .
2
Frc nicooxe r-esi ................................ .
4
.
OPERAZIONI SUL TORACE Incisione (H flemmone sottopct tomle. . . .. .... .. . .
l
R esezione oost.•lle po1· regolarizznzionf\ di focola io di fratt ura .... .. ........ .. . . .. ...... . ... ... .
l
l
Asportazione d i os teo-cond roma costa le ..... ... . .
l
l
Cure eli fistola toracica ........................ . I nter venti p er curie dello sterno e de lle co;;te ..... .
4
R esozioni costali per empìoma ................ . .
:n
Tornco t.omia p er eehiuococco del polmone ....... .
5
Torncot-om:ie p er echinococco del fegoto ......... .
2
T oracotomie per asct-sso s uhfrenico ............. .
2
-
l
l
l
l
3
OPERAZIONI SUll'ADDOME A ) PARE TI ADDOM!NAU, ERNIE IPC;" .IO ru• .u.< r:, RemnlOlll· d e11e pa1•e t i· . . . . . . . . . . . . .... . • L•
-l
Int-e.rvento p er· miosite tubercola re òei muscoli 'o bliquo e trn.sver«o . ............. . .... . .... . .
D a ri portara . .... .
2
2
1370
11
l
ltF.NDI CO)oiTO l>ELLE UPERAZ!O:Sl CllTROltGICRE ESEGUI'l'l!: l'l~L ]!)27-28
634
!l
ESITO N umMO
0 P f•: R l\ Z I O N l gnMltl morti
Riporto......
1:1711
Ablnzi•me di cisti dermoide della parete addominale
J
Ablazione di cisti di echinococco della. massa lombare. . ..... . .. ... .. ........ . .... . ....... . ..
l
Intervento per eventramento postoperatorio . . . . . l
totale
li
l
-
l
Lombotomio per ascesso perirenale .. . . . . . . . . . . . .
3
3
Cure racticnli di punta d'ernia. e varicocele........
tr.3
153
Cure rndicali di ernia ingninale . . . . . . . . . . . . . . . . .
7i4
774
Cure radicali di ernia crurale . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
8
l)
Cure radicali di ernia epigastrica . . . . . . . . . . . . . . . .
L()
lO
Cure radicali di ernia ombelicale . . . . . . . . . . . . . . .
:1
3
Cure radicali èi laparocele .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
3
3
Cw-e radicnli di ernia ed orchidope.>siA- .•. . • . . . . . . .
9
9
Chelotomie pe r strozza.mento erniario . . . . . . . . . . . .
12
12
Laparo.tomie esplorative . ....... .. .. .. ... ..... .
6
12
L!lpa.ro.tomie per peritonite tubercolore ......... .
12
2
14
Laparntomie per peritonite diffusa .. ........... .
l
18
19
:i
-- l
3
B) PERITOJS"EO, TUBO l>IGEREI'."'l'E .A.DDOli.IINALE F.D ANNESSI.
Lapa.ratomie per dis tacco di aderenze vi!':cerali ... .
l
Gast.ropessia . . .. . .... . . . ... ............... .. . .
l
Gastroentero~tomie ... . .. . ..... .. . . .. ...... ... .
l Jll
1
11
.... Gast-roenterostomia con gnstropes::>ia ... . . . .... . .
3
J
4
l Enterotomia per occlu~i one intestinale . . . . . . . . . . l E nteroanastomosi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l
l
l
l
l
l
Appendicectomie ....... .. ................ . ... . Incisioni di as cesso appcndicolar·e ... .... . ... ... . . Epatot:is totomie per echinococco ....... . . .. . . . .. . Colecistectomie .. ..... ...•.... . ............ . . .. Splenectomja. .... . ... ........... . ... _... . .... .
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268
4
5
4
4
Da riportaro. . . . . .
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2
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l
44
2706
REifDIOONTO DELLE OPE RAZIONI OBIRUBGICH:E "ESEGUITE NEL 1927-28
636
ESl TO N um ero
OPERA.ZION1 gunrltl morti
totale
Riporto. . . . . .
:W(l2
2706
Scapsula.rnento rena l<' ................ . . ...... . .
l
l
2
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Nefrostomia. ................................. .
l
1
Nefropessia ................................... 1
l
l
Pielotomie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l
2
2
Nefrootomie .. .... ........................... .
8
0) RENl!.l 1ll BAOlNE'rrO
Nefrotomie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . .
l
2
lO
6 OPERAZIONI SUL BACINO, CAVITÀ PELVICA, PERINEO A ) PARETI DEL BACINO
Escissione di fistola sacro-coccigea ...... . . . ...... .
l
l
Incisione di ascesso coccigeo ................... .
l
l
Interventi per periostite dell'ileo . . . . . . . . . . . . . . . . '
2
2
Ablazioni di oondilomi anali ................... .
2
2
Divulsioni anali per ragade ........ . ........... .
16
16
Incisioni di aseesso perinnn.le ........ . ... .... ... .
:22
22
Incisioni di ascessi ischio-retta li ......... ....... .
lì
6
Cu.r e radicali di fistola. anale .. ................ .
86
86
E scissioni di noJtùi emonoidtll'i ........... .. ... .
201
:Wl
Operazioni di Whiteheaò ...................... .
:!
2
Asportazione di polipi rettnli ............. . . .. . .
l
l
Asportazione d i fibroma. a.no-n·lt n!<' .. .......... .
l
l
R esezione di p rolasso rettale . ... ..... ........ . .
l
l
Intervento per ferita vescicale . . . . . . . . . . . . . . . . . . Diatermoooagnlazione di polipo vescicale . . . . . . . . .
l l
l
Da ripcrtarB. . .. . .
3lll
B ) RErro ED ANo
G) VESCICA, PROSTATA, URETRA
l
46
3157
RE:-;DlCO::\TO 111-;J. U: OrEHAZIO:S! CRIRl.'RC!CIIE F.;;J,;(;l"[Tr: :~n; r.
636
192i ·:!S
l ' SITO ~umero
0 r l R.\ :t. l O N I
tot.ak
l
Riporto .. ... .
:3 11 1 l
Cistotomie soprnpl.tbicho ...... . .... .... .... .. . .
al
I ncisioni d'ascc~'IO pro~tntico .. .. . . ....... . .... .
*
46
~H :)i'
l
Incisioni di ascesso pcriun•t rale .. . ............ .
4
4
.•
•l
Ut·otrotomia e:>tornn .......... .. .............. .
..
t:retrotomie interne ........ . . . . ... ........... .
1. D) P I-: RllS'EO, GENITALI
,,
,,
n esezioni dello scroto per vnricocele . . . ......... .
Il
li'
Cure J·a·.licali di idroc(•!t• .......... . ........... .
!l~
!l·'
A:;portnzioni di ci~ti cpiclilmuie e ftmicolnri ...... .
!ti
16
Epididimcctomio .......•........ .. ............
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3
Orchipessie . . . . .. . .... . . .. . . . . .... ... .. . . . .. . .
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Orchiectomie ............... . . . . .. .. . .... . .... .
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Flcbedomie per Yùricoct'le . .. . . .. . . . .......... .
4:!.)
42.3
13
13
l nci;.;ioni di nscc~;;o pel'inoale . .. . . ......... . ... . I nte•·vento por in(ilt,nw.ione urino:<o . . . . ......... . Cura di ftstoln pcri•wale . . ..... . . . . . .......... . Cunt di futola scrotnle ... . .... . .. . . . .......... . Rcsczione dello scroto pPr ascesso freddo ........ . 1
Ablùzione di contlilomi d e l glnnde ... . .......... . Tiiduzio11i crueutc di pnrafìmo«i ................ . Sbri~liamcnti di fimoc;i ........................ .
Circonri;;ioni .................................. . 7
OPERAZION I SUGLI ARTI
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Amputnzione di dillt o fnlnngi ...... . ..... . .... . Amputo zio n i di co~cia ..•..... . ................
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.\ mputazioni di gamhn
3 Da rip:Jrfar,J. . . . . .
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curp0·111t"t>lCm-picho.. . . . . . . . . . . .
4
4
Disar·ticc)luzioni 111ctucnrpo·fnlungeo.. . . . . . . . . . . . .
X
s
Di;-;articolazionì interfu lnn!!CO . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.1
15
Di~~trtiooln.zioni
d Pl ginor·C'hio . . . . . . . . . . . . . . . . . .
2
'2
A-<trngnleotomilt . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Di.«nrticolazioni
Di-<Mtioolazione turso-metutn t'$Ìca.
(LisfrA.n~) .....
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Ditillrticolaziouo metnta•-so-falangr·•1 ............ . Rr·~ezione
della testa omcrA.Ie ................. .
l
RL'::<czioni fnlaJ1go-faliwginoo por dito a marte llo ..
2
Osteosintesi ddla clavicoln ....... . . . .... ... .... .
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OsteosintPs i dcll'omcro .... ...... . .............. . O steosintes i df.'ll'olecntno . ..................... . Os'teosint~>.;;; i d el
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Q.,'teoRin t.()l;Ì d oll' ulna ......................... .
2
O;;te<l~>inte~i del•·l\diO o dell'ulnn
..... . .......... .
3
3
0 :-;t,;osi nt~;.i d olin rotulu. ........ .. .. ........... .
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10
O:~tt'osi lli.t-si
<h' li H t.i bi a . . . . . . . . . . . .. .. . .... .. . . .
O:<t~·osi ntc~i del molleolo ...................... .
Int!'JTcnti p!.'r d mozione di o~<teo'linte!;i. ... ..... .
l
2
2
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01 >t'J'l~7.ioni per si ru lutti l io. ............... • ..... •
A!!-pnrtozioni di rlita sopranu.mot·A•·i,· . . . ........ .
As p<•t'tazioni di <'s<J,;to:<i .... . .............. .. ... .
..
A:<JWI'tttziono di o,ten-sr\!'COma . . . . . . .. . _ ..... . . .·haJ<H't>LZÌOile di ltllXO·Ii!'oma ....... ............ .
1
A,:;p<H1:uzionc di ostoouu1 .........•.............
l
Rrgolarizza~.ioni eli mouconi d'amputazione trau· 11 •ati ca, f>cc . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... · · · · · · ·
14 l
Regolarizzazi0ni eli focolai eli fra.ttUJ'a
24
24
+OSi
.tJ3(ì
Da ri1>0rla re. . . . . . :t.- <iìorna.le di mcdicttta lllilìUir6.
638
Rt:NDICO::-ITO OF.L!..F. OPERAZIONI C'RmURGICHE ESF.OUIT1E NEL 1927-2~
N lliDCt:O
O P gRAZIO N!
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gua riti moo·ti
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4!:1
4130
lnterven.ti p••r o~teiti acut-e . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
2
l
3
Sequ~strcctomi~ e
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raschiame nti O'lSl' Ì
lO
Riduzioni cruento di l•1ssazione ...... . . . . .. .. .. .
2
Sut1tra d el lagament.o rotulco . . . .... ........... .
l
l
Paracen resi ~trticolari con pn1·tu 11arlnJ .......... .
1\J
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Artroto10ie . . .... ..... .. ..................... .
3
.Asportazioni di corpi libori art.icolari .. ........ . .
3
1\:l eJùscect.omie ............... ............. . .. .
2
2
H.iduziotù di ermA. muscolnrc· ... . . ........ ... .. . .
4
4
Intervento pf'r miositc os.c;iiicantc ........ . . .... .
l
Estirpazione di cisti d'echinococco sott.ouponcurot.ica. della regione gluten . . . . .... . .... ... ... .
Svuotamento di emntomo. sotton.poncurotico .. ... .
l
E stirpazione eli lipoma intramuscolare . .. .... . .. .
l
l
Estirpazioni di s inoviali tendinoo ... .. ....... . .. .
3
3
Estirpazioni di ganglio ... ..... .... ... ....... . . .
14
14
Tenorrn.fia , ..... ........... . .. ........ . .. .. .. .
15
15
T fln.dtomic ... .. .. . ..... , . , , . . , . . ........ , , ... .
4
4
Estirpazioni di igromi e bors iti .. . ... .. . ........ .
13
13
Asportazione di aneurisma ci.rsoidcC\ . .. . . ....... .
l
l
Safcnectomie per varici .. . .. . ........ .. ....... . Enuclcnzioni eli no. I; linf:ot ici in!!uinali <' r-1·urali . . . .
20 20
20 20
Asportazione di linfang!., roon . .. .... .. . ......... .
l
l
Neurorr:tfie . . ........................ , .. .. ... .
3
Ncurolisi ............................ . ....... .
l
l
Siropaticcctomia perifemoralo ............... ... .
l
Est.iJ:pnzioni di unghia incamato .. . . . . . . . . . . . . . . Intorvcriti per paterecci e flemmoni degli arti .. . . I ntervento per fedta d'arma da fuoco della radice d ella cosciA- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
126 122
l 126
Da r·iportan• . . . . . .
4482
2
l
124 l
52
4534
RENDICONTO DELLE OPERAZTO~"' CfiiRURGlL'HE ~;SEGUITE .1\J':L 1927-28
E>"ITO
Numero
guariti morti
Riparto.
s
9
lO
639
totale
4534
OPERAZIONI SULLA CUTE .Plastiche por cicatrice ..... . .... .
2
Lmesti alln. Thiersch ........ . ... .
4
Asportazioni di verruche .. . . . . . ..... . . ....... .
2
Incisioni eH favo .. ............... . ........ . .. .
7
-
2 4
2 7
ABLAZIONI DI CISTI E TUMORI SUPERFICIALI
114
3
-
h) Epi t.eliomi . . .................... .. ...... .. .
l
-
l
i) Adenon1i ..... .... .... ........ ............. .
3
3
;) Fibromi, fìbroadenomi, fìbroangioni . . .... .... .
3
-
. liporm. . ....................... . k) Liporm,. mu:o
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11
l) Angiomi ........ ... .... ....... ... . ......... .
9
-
9
m) Condromi . ............. .. ................ .
l
-
l
n) Ela.jomi . ... .................. .... .. .... .. .
7
-
7
Estrazioni di proiettili e frammenti diversi, dai tessuti del tronco e degli arti ............... .
55
-
55
T OTALI. ....•
4.730
a) Cisti sebacee •. .. ....... .. .................. .
114
b) Ateromi .................................... .
l
c) Cisti dermoidi ............................. .
21
d) Cisti ematiche . ............................ .
2
e) Cisti si erose ............................... .
l
f) Cisti mucose ......... ........ ............. .
l
!J) Papillomi ................................. .
l
21 2 l l
3
3
ESTRAZIONI DI CORPI ESTRANEI
52 l
4.782
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Operazioni S1Ù Collo, LariJlge, Trnc1tc-n.
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Operazioni sul Toraf'O. . . . . . . . . . . .
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Operazioni sull'Addome.
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Operazioni S11gli Arti ..
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PROLUSIONE ALL'INTERNATO NEL SANATORIO MILITARE DI ANZIO DEI MEDICI CIVILI DEL CORSO DI PERFEZIONAMENTO DI TUBERCOLOSI DIRETTO DALL' ON. PROF. EUGENIO MORELLI - ROMA i928·29 peor il dott. Federigo Bocchettl, capitano medico, direttore
Le mie lezioni durante il vostro internato in questo Sanatorio dell'Esercito, saranno brevi, personali e desidero che la parola attinga forza. più che dalla dottrina, dalla mia. esperienza. di un decennio di Direzione dell'Istituto, dall'efficacia realizzatrice dell'azione e dell'opera. Esse quindi aaranno fatte sempre col malato che insieme sarà studiato alla luce del l'indagine clinica e coll'aiuto del laboratorio. Le dott rine nel campo della tubercolosi passano, si rinnovano giorno per giorno, sfumano come il fumo di una vaporiera e di esse non ne resta. · nelle nostre menti che un ricordo incerto, impreciso. n piccone demolitore dell'indagine scientifica giorno per giorno sconvolge e prepara il terreno per nuove ricerche. n progresso delle scienze biologiche, specialmente nel campo della tubercolosi, è in continuo, incessante rinnovamento, conquiste e dottrine rinnovantisi senza posa modificano e sotterrano giorno per giorno le credenze più accreditate della vigilia. Voi che in questi giorni siete a contatto dei nostri più grandi Maestri, sicuramente noterete quanto oscuro sia. il campo della tubercolosi nella comprensione dei suoi vari problemi patogenetico, immunitario, clinico, biologico, sociale e che è veramente arduo il tener dietro ad un cosi rapido movimento di idee e di nuove dott.rine. In un sanatorio tutti questi problemi vi si riaffacceranno alla vostra mente ed aVTete la conferma tangibile che le dottrine passano e gli ammalati restano ; che la tubercolosi è ancora un mare misterioso pel quale non abbiamo nè barche, nè vele; che essa guarisce o uccide a causa di una. riaceens~o ne allergica, di una vivacità biologica, inattesa, improvvisa, latente, di cui ancora ci sfugge l'intimo meccanismo. Ma prima di addentrarmi nelle poche cose che vi dirò questa prima mattina debbo inviare un vivo, devoto ringraziamento all'illustre Ma-estro, Direttore del corso, on. prof. E. ·MoRELLI che volle il vostro internato in questo Sanatorio Militare. Io ed i miei ferventi e giovani collaboratori far emo quanto è in noi possibile per rispondere degnamente al desiderio del prof. Morelli col pratico intendimento che voi impariate prima di tutto l'esame del malato di petto, e nel medesimo tempo acquistiate la pratica conoscenza. del funzionamento di un grande Sanatorio. Non un minuto dev'essere perduto delle vostre 10 ore giornaliere che passerete nel Sanatorio : non vi fermate alle sole impressioni, ma andate fino alla comprensione più intima di questo grande congegno igienico, scientifico, sociaJ.e nei suoi molteplici servizi e nelle sue più svariate funzioni. Col tempo molte cose che vedrete in questi giorni acquisteranno importanza ed attualità e quest o avverrà specialmente il giorno in cui
PROLCS!O:'<E ALL 1NTE1~:-;ATO m;L S.\::-<ATOlUO lH ANZIO, ECC. 1
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da. soli sarete chiamati alla responsabilità della direzione di un'istituzione antitubercolare, allorchè dovrete da soli, e tra innumerevoli difficoltà, organizzare e far funzionare questi congegni di cni presto si arricchll·à il · nostro Paese per il sollievo di tanti sofferenti e per la. dignità della Nazione. Ed ora, limitandomi a poche sintesi comprensive, entriamo nel vivo delle tante questioni che nel campo della tubercolosi maggiormente c'interessano. Questo grande Sanatorio che occupa uno spazio immenso t ra il mare e la pineta folta di circa 11 ..000 pini, che oggi ospita oltre 200 infermi, è un Sanatorio vero e proprio, o un Ospedale sanatorio ' Dico subito che è un Sanatorio cosi come non potrebbe essere diversa.mente. Quei medici che parlano di Sanatorio puro, cioè di un congegno sa.nitario dove si entra esclusivamente per guarire sono dei teorici che non ha.nno vissuto la vita dei tubercolotici. :Xoi tutti sappiamo come neUa tubercolosi polmouare un fatto domina tutta la nostra esperienza: l'incostanza e la irregolarità dei fatti clinici e quindi l'impossibilità di far le§!gi e dare regole generali. Quale ammalato ili tubercolosi noi dobbiamo considerare come sanatoriabile' Non tutti i cnsi purtroppo si prestano ad un giudizio sicuro per cni dobbiamo spesso dichiara,re sanatoriabile quel mala.to le cni condizioni facciano pres·um(')'e che con un periodo di almeno 6 mesi di soggiorno, sottoposto ad una. ra~ionale Cttra igienico-dietetica, di riposo in ambiente climatico, possa raggiuugere la gttarigione clinica. o almeno quell'equilibrio sufficiente perchè la parziale capacità lavorativ[L riacquistata possa essere messa in opera senza il pericolo di riacccnsione di processo immediato. Si tratta quasi sempre di una pres1mzione che spesse volte ci dà delle amare disillusioni. Quanti mala.ti dichia.rat i sana.toriabili, mentre si avvia.no ad una guarigione apparente, ad un tratto si aggravano nonostante tutte le cure ed il nostro ottimismo prognostico' A questi mala ti che vivono nell'ansia continua della febbre che ritorna e dell'emottisi che ricompare, che vivono sempre nella speranza di poter raggiungere la guarigione, sarebbe inumano dire: « Tu sei aggravato, devi lascia.re il sanatorio e devi andare al tubercolosario ». Ciò significa semplieen1cnte « preparati a morire >>. Se è giusto ed umano che questi malati seguitino a rimauere in sanatorio, è anche giusto cbe i medici sieno molto severi nel dare il loro giudizio di s:anatoriabilità e non si la,<gcino suggestionare da quel senso di inopportuna. e malintesa pietà o eccessiva com}Ji<tcenza nell'avviare ai sanatori malati fortemente evolutivi e che, data la particolare organizzazione dei sanatori, nonJ possono fruire di quell'assistenza ospedaliera che manca. Appunto per poter dare ricovero a tanti poveri infelici, non più sanatoriabili, si pensa ora in Italia di costruire immensi ospedali-sanatorio, o tuber-colosari, con 1000, 2000 letti. Io penso con orrore a queste gigantesche -costruzioni monumentali la cui dovizia di marmi e liuolewn non riuscir~ a togliere l'impressione di uno spn,ventoso moritorio.
44
PROLUSr()'l\"E Ar.r:rNTBUK ATO ~EL S.HI",\TOlt iO DI ANZIO, l~CC .
.Amebe per questa triste falange di malati che si avviano aJ.la tisi occorre crea.re ambienti quanto mai ridenti, quanto mai estetici, in località. climatiche. In Italia, in quasi t utte le cl:.H;si sociali e specialmente nel popolo c·tancora tanta riluttanza per gli ospedali e giustamente gli infermi sentono una viva avversione per quei posti dove è notorio eho si va per morire. Allora restano a casa e muoiono a casa . In ta,nti anni di vit-a sanatoriale molte volte ho pro,ato la gioia di vedere dei ricoverati, la cui vita. era ridottn, M. unn. pa llida fìa.mma vacillante risorgere improvvisamente a nuovo, inaspettato splendore. Porae questi se fossero entrati in uno dei eosìdettì tubereolosa.r i :o;arebbero morti. Il morale occupa gran parte eli tutta la terapia della tnb<'l'C:Olosi. . Com'o slato risolto questo grave problema ad Anzio! L ·ampie?.:r.a dello !:pazio, i servizi disseminati in padiglioni separati ed nbi<~n H in n1odo dn costituire ciascuno tm piccolo mondo, se da un lato banno reso un po· pi\t faticoso il servizio, dall'altro ci banno consentii o la crea:doue di 1m tipo di Sanatorio il più adatto al genere dPila maht!ia ed alle qua lità peculiari rlella nostra razza latina mediterranea. n grande palazzo in muratura, i piani sopracle,~mti si alla maniera a-mericana, le gloriose corsie inondate di luce cl1e abhaglia e che scbiaifrggia., lo splendore dci marmi, i pavimen ti spemùnri, sono sicmamcnte belle cose, cbc possono impressiona.r c gli blCompetenU, l<' commissioni fatte di 110mini venerandi ed inconclndcnti, ma non noi cbe da un decennio viviamo la vita a conta tto continuo, assillante (]eg-li ammalati. Si sente spesso ripetere: «:Ma in Germania, ma in Svizzera ecc. '' · Ma noi siamo in ItalirL ed ogni paese ba la sua f:nma c la sua flora. ~ chiacchiere, con disegni, con schizzi, con progclfi si fanno vedere tauLe co.~e belle che sono cose vaghe ed arbitrarie e JlOn praticlte, m a quando si in11ttA di organizzare seriamente una opera di realtà che clev'es:-;cre falla col ID<ì teriale umano della, nostra viva sostanza nazionale allora oceone dar bando a.Ue dottrine, allo teorie e servirsi speeialmente dell'cspei·ienza ammonitl'ict·. In Italia manca una dottrina ed una, pra.hca, pro}wia in ma,teria (li assistenza ai tubercolot.ici e si vuole imitare l'esi ero. ::\Tolti I stituti giù creati secondo questi criteri, belli apparcntemen t•!, non funzion ano e possono paragonarsi a dci veri e prOIJri carrozwni rugginosi cbe non si muovono. E penso che occorre creare un tipo di I :;tit.Hto corr:ispondent e alla notitrn. natura spirituale, agli scopi da raggiungere. Occorre creare a.nche in questo campo una dottrina ed 1ma pratica tutta no:stra. elle meglio corrisponda, a,ll'indole dei no.st.ri infermi sforza,ndoci di ottenere il massimo rendimento annonizzanclo tP.<·.nica ed cs perienz~t . D prof. :llorelli vi ba sicuram en1e parhtt.o eli 'illagg;i sanatoriali cioè di aggruppamento ili sanatori nella ste:;;sa. località climati(·a; questo tipo di orgauizr.a7sione costituisce rcalment r uu vanta~gio notevolissimo per H fnnzion<lmento e l'economia e siamo sicm'i c:hc prest.o ai programmi succederà la rcaJtà . Girando questi giorni per il Sanatorio di A nr.io vi accorgerete che qui, favoriti dalla natura, s "è cercato di creare un a. m bif\ute \eramente origina! t" in cui il mahtto si sen1·e come a. casa 1wopria. c• f;uaé allerti dr~tn us •• ·
J-r, !.UH!tl~r: .\LL'n;l'I·: US .\TO NlèL !'i 1~.1 •r.otUO DI .\;\"l\TQ, J-:cc.
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Il silenzio alt o e q uasi sacro che <lomi.un. tutto l'ambiente ha un faf:Cino avvolgen te e vi ricorda om la grande ~i Ila ron1ana orn, il quit>f o o.c:.:iln di riposo fra-ncescano. E qu esto uu parco pl'io<· ipe~>ro ed nn Sanatorio ad un tempo, uua imm en sa. casa. di campag-na ed un'opera di mnana pieH\., un doloroso sei tore d el do]lo guen a e<l nn crnnpo ili nnwn<L n·sulTP7.ione. Vedrete ('}J(I h o cercalo <li distruggere ('Oll intiniti a<•ror~iniPUti <ìrl istici, pittorici, ltma.ni, lluc cose hrultP: ro~ pc•tlale e In c::t~t'l'IIHl e credo di esserci riuscii o . S Pi t rnihili mnbien ti o"l'cda lit•ri i t nhc·rrnlotici di>en ta n n cattivi, a.n tiSOC·iaJi e SÌ l'I'Ollit•Ì7.7.:tnO. ) l ::t l'amhiP!lfC Ili fal11Ìgli:t 1 l:1 .!!1'aUdÙt· 8it.à dcll;~ uatura hauno un <>fl'etlo ~-:iem·nnwntP l'('dafiYO :;nlla I•~<iche ill lt · gua le e tormPn taf a. dei t ul)('r<·.,lotici. Oceorre creare intorno ad es~i 1111 amhit·nl<' anwno, eslt•lic-o, 11n nllthien lo in c ui po:;xa11o sl'tll ir<• il Illt·no J)Ossihilc ri:;olanwnf·o a mù ~ono tostreLti, etl in <·Hi pOi'i'n.no I!I'Ìlup]'nrc l,ntla la propria vila psit·hìt·o·Jlluralv: occorrf' iiOIIl'atut t.o riar<\NIII{'J'e in loro la Ii<ltwia. 1wUa ~ttarig-iutu• .. . e turt '' fj u est:opern-, elte sfttg;!e all'o.~serva;~,ioue suprrli<·i:tlP. _vien fai fa in qne:-;tu Maunlorìo . .\l:l il 1-i:wa torio :.\JiJitarc tli . \ tt~io god<' di nu pri\·iJc;!iu din·i quasi unico: c:-;;;o :-;i :t\'ntut:tg,!!i:t di utl <lnplit~ dinw, dint;l tnarino f' clim:t eli fores ta. T t ti t i :;on <L'<lC'I'<IJ'(i() s llll'imporla.nza e hP lta il ~·lima ul'lht cw·:t della lnbl·rtolosi. m:L qu:tlP sia il pilt adatto, i vari (~-t·apist i Jl<l tm·o.lmentu n on sono ù'ae<·ordo. P- qttPsl o di~<acconlo eatllbia :wcondo lf\ cpodw. ì paesi. le doU ri11e JH'!·,·:deu t i, la mmla, e, fli r·ia molo p mc, :;econ du g li 1ut ereRsi. J,e OlJinitmi ,.:ouo I>Ptltpr(• <·tmlrastanli 1ul t l' k ,-oli\• <·hr 11tmH:a un:t hasc !'Wit•ntili<::t :-;irm·a ..\ la in Jn:tncn-nz:L dt:lla l:!Cienlla c·~ J'(•s]writ·nza, cio\· · la norma. rh(' ~i l tac qttah• frul ltl d'osservazion(' ::-n di llll<l no( p,·oiP qunn1i1à d i malati . f~ la cono.'it'CHza 1klle ~\' ariat e form<· l'lini<:hc dl'lln utabtlia elle SPrve <h L l ilo <·omlut t ort• come in Ltll la la prat ka 1 i.~iologit-a. Oc·corn• fare molle di:-;1 inzinni poi<'11è il prohlf'ma diagnosi ico cun le snc c<~ìgel.lZc tli sicu re7.li<L e di JH't•<·i>~ i one dotn in a c rise h iara la n mg-;.!'ior pari e d d le <lise n,_ sioni clini<'hE' sulla. htiJI'rcolo:-;i. L a clini<·a-, C11111e sf.uùio dPIIa. inc1iYitlnalit;'t mnrùo;o;a, in nlotlo S}w· ci a.le JWlia tuh~r<•olosi. è• e thw·essere coslit nziOJlali;;t icn p,•r<:ltÌ' in Ot!'lli ca"'' il m edico è costretto :1· riecmo~>ePre la si111lrumc ntorbo:>a coli<• onne caratteristiche e stn·ttantf!nte indil'idnali che l'organitlmo Je imprime. Da qn<'slc :;entpli<:i eiluneia;~,i oni di ,·priti'l. scaf uri~ce chi;tra la gran difficoltà ill cui si troTa 1m me<lir.o allcm·u.:· si ÙOIIIHUdu: al lllare o all:t mont a g na.t Si aggi1mg-a ]lo i che ogni monl H~!'t\:1, ogni Kp i:t;.:-~ia h:t il SHo clima differf\.nte. l'uno dall'a ltro. ~010 qniucli dctlla (·OtiOi't'Pil;t,:t del lllO<lO di rea.g ir e ùi qnèll.rH'g;tnis rno in qHrl dato d ima può :>e:1l nrir<' la norma tera· peu t ica. sieum. 'l '<lnto il m:tre d1e la. monln~na Yanno eousidet:ì.ti comL' rimedi attivi e quindi O(·(·on·c grande pnttkn;~,a lll·lla lH'es(·t·i;~,ione eli eK,.:i on d e evi tar e ri:wegli en.>h tlivi e roHttre di eqnilibrio in le:-;ioni stabilizz:~lt·. · È qnesla una grande Yeri l:t <L larga porlniH t·ltP io adclito ai lwncvoli colleghi. Sw1ct.i;~,zanùo tlico <-ho pt·r ht c ura tlE.'lla Lttbert·olo~i polmonan· n o n esiste u n clima !!}Jecilìco. Tanto la. mont agn;t che il m aro souo ò H t' f.,rrandi per:;ona-lit~t f'limaf ir!ie. n~ a in entrambi ot·ctllTc molta prudenza pt·r le f ox·rne fortemPntP evo! n t in~. i
c·a~i in l>irn:L
pou.,gdtJ o (\11101 l oici gr~1.Yi.
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}'f.t(II.I'SIONE .\r.t: DITERN :\TI l ~F. L S.~);.\ TORIO UJ .\)."ZJO, EC:C.
È di moda oggi ripetere da pa,rte dei me-dici che al mare la tubercolosi polruonare non si deve curare. In dieci anni di vita al mare ho potuto conetu.ta.re che la cura sanaLoriale marina è efficace oltre che per tutte le forme di tubercolosi chirurgica. anche per moltissime forme di tubercolosi polmonare ed in certi momenti -della loro evoluzione. Molti medici mandano gli ammalati al mare senza tenere nessun C()nto delle comodità, del controllo sanitario che qtù troveranno. Tanto il tm~re che la montagna sono dci potenti mezzi ematiti della tubercolo~i, a condizione però che gli ammalati trovino in questi ambienti climatici tutte le possibilità per una rigoro~a clli'a eli ri:poi-iO e di aerazione, con regime rigoroso igienico-ilietetico. I fattori climati(·i senza i presidii per la cura. di riposo igienico-dietetica e viceversa scmo insufficienti per la cura ùella t ubercolosi. Le formo di tubercolosi polmonare nelle quali si sono riportati dei veri successi in quesLo Sanatorio sono le recentissime sopratutto e quelle non recenti a decorso subacuto, scarsament-e febbricitanti, senza complicanze, torpidc o poco evolutive (infiltrazioni fibrose, fiùro-caseose, forme bronchi<tli, enfì~;ematoso, cortico-pleuriti, lùe;N·o-fibrose non troppo estese con scarsi movimenti termici). Ma su qnesro importa.nte argomento ci ritornerò sopra nei giorni prossimi ed ora m 'interessa soltanto rammentarvi che il Sanatorio eli Anzio è ubicato in '-ricinama del mare e sotto una f()lta pineta ed i vari fattori meteorologici che ne derivano conoonono armoniosamente a proYocare rea.zioni hiologiehe non ccecssive dell'orga.nismo e quindi ci con sente eli cura.re non soltanto le forme eU patologia esterna tubercolare ma anche moltissime forrue tli t.u bercolosi poùnonn.re. Si tratta di un dima. marino attenuato da un clima di foresta. A c:tncsto vantaggio di alti<;f\imo vaJoro terapeutico del Sanatorio ~1ilita.re di L\.nzio ed alle sue qua.tità peculiari clima tologic:hc si debbono i risultati notevoli fmora ottenuti. D el re~ to ;\.n7.io lm una. larl!a e vccd 1ia. fama come sl::t7.ione climatica per tubercolotici polmonari. · Il clima pl'h·il.cgiato di questo Sa.natorio non è n.ffa.tto da paragonarsi agli altri climi marini di mnxi occanici o non moilificati dalla ·11resenza di foreste e tli pinete'; il clima dd ::>ana t orio di Anzio è ùa paragonarsi invece ai climi della. nostra. riviera, della costa a.z?.una. fra.nccsc la cui fama eli stazioni per t.ubercolotici è sPcola.re. Uno dei fatto1·i l)l'ineipali della guarigione eonsi:$te nel riposo all'aria· apert-a : è clliaro qHirHli C'Ile questa terapia non si può applicare se non in un ambiente cl.imittico. :\[a nooo::>tante tutte qnei>Le ra.gioui per cui i san atori dehb:~no costruirsi in posto climatic:o, lllll'f uttavia si seguita a costrub:e alla p<'riferia rlPllc città, vere h è rea lmente non sempre è comodo prestar sm·vizio sulla cirua, di un monte o in una modesta, citta-d ina marina. « I Sa.nntori auch ·essi ma.laugumlament.e tendono <tll'urbanesimt .Alla p eriferia di Roma stanno cos t.rncndo altri nuod sanatori, colonie postsan<~toriaJi, ed altrettanto, seguendo lo sci ~~gurato esempio dell' Urbe si fa in qualche citi à. senza pensare che uato il fenomeno dell' urbanesimo incessante del quale non ancora s'int.ravede la parabola discendente, i confini si allargano scm lH'C pitt e presto quincll i sana.tori co;;truiti saranno in-
l'RQLI'Sro;-;J;; .\f.r; rxTEitN .I'l'O NI:L SA:-:.,·roHro nr .INZIO, 1-:, ·<:.
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globati dalle città piovre, tclltacoluri. Fare <lcll'aerol era pia in questo ambiente è come fm·e il podismo in uu carcere '' (1). Oltre il clima, l'alimentnzione razionale ed abl>ondanlo, il pneumotorace che noi applicllirtJno llopo um~ severa incbgine, la f.rcnico-excre i, in questo Sanatorio si sono adoperati numerosi rim('ùi lcrnpeu tici. In dieci anni di esperienza rtbbiamo subite molte e pcnm;e delusioni nei l'igna.r di dei concetti inforrnati vi delle moderne e nre della, t nbercolosi. I./incoscienza di molti medici, la febbre di guadagno delle case produttrici, la facile credulità degli ammalati hanno fa.L1 o ~i <:Ile la vaJanga, ùei rimedi sia andata sempre piit ingrossawlosi in modo vel'ftmente impressionante. E tutti i giorni noi medici S<~nal oriali siamo presi di mira da parte delle case industriali e gli allettament sono molteplici pr1·cbò il « rimedio miracoloso pw· non essendo uno specifico n sia provato nel Sanatorio collo scopo di aver poi una rela.zione, tm cerLificato. Non poche volte ho visto arrivare insieme con le casse dei rimedi anche delle casse 1li champa.gne, penne stilografiche d'oro, accendisigari. ecc... Tutto ciò non è certamente serio e dovrebbe richiaroa.r e l'a.ttenzione dei pubblici poteri. Tutti i rimedi da. noi provati, ad eccezione di poclli.s~imi che ci banno dato qualche rìsulta.to, si sono rivelati incapaci di arresta.re il decorso della malattia se l'organismo è sprovvic;to di qualsiasi resistenza specifica all'infezione tubercolare. Himedi chemioterapici, tnbercoline, bacilli vivi e morti, disintegrati di bacilli, cacodilati, morruali, cinnn.mmati, terre ra.re, lipoitli, colloidi,vit<Lmine, prcparah d'oro, di rame, di calcio, tuLto o.bbin.mo provato, tentando le più sv:~ria.te vie e da, questi esperimenti abblamo tn~tto la convinzione che la tubercolosi per ora non si cura con le, medic4te, cbe spesso determinano tmùe digesth·e, impediscono l' alimcnt,a;'.ioue del malato, dimin uiscono la sua resist.enza, o lo allontanano dalla vera eura. In ftttCH<l> che il laboratorio ci dia lo SilecUico, per ora, il pneumotorace, la frenico-exeresi ed il Sanatorio in cui si attuino il riposo, la vita igienica, aJl'aria aperta ed in ambiente <lima t i co, tonico, Htimolanle o sedativo, l'alimentazione razionale restano i soli rimedi pllr ctn'al'e alcune forme di tubercolosi. .:Ua perchè allora seguitiamo a dare dci rirucdi ! Innanzi tutto percbè i malati ci credono e poi non trovo giu~to quel nicllili~mo tcrapeutico eccessivo ed intransigente. L'ecclettismo in fatto ili terapia di uo male di cui è ancora sconosciuto lo specifico pih che una nece:-<sità è un dovere. Sono convinto inoltre che se vi è un campo della terapia in oui o corre elastif.'ità, onestà, equilibrio di criterio clinico è proprio quello della tubercolosi. A tal uopo ho sempre pensato che nei Sana.Lori bisogna fare ricercl1e utili e pratiche che, scendendo dall'olirnpo della scienza IJUm, spesso sprovvista di ogni contatto con la realtà e fondata su sogni di uomini, anc.he mal forniti di fantasia, si occupino delle cose cbe intcr·cssano alla Ctll'a delle malattie tubercol<Lri. Si può dire che pressochè nnJJa è ;:;taio la~cia1;o eli
(l) Dnl libro Il i'iw.,.Jorio 111ililwc di .ll•::io ùollo ~tcs·;u .\.11wrc.
fruga.re in tema di tuller colosi, liUl ])Qn p o<'o 0 Rf a to fn.U o si:;tema.ticament.e, anche perr·hl'> eolm·o i qnali a.vevano in mano ~li ammalati, <'ioè i medi<'i aanatorirtli. o si sono c>sa.11riti e logor;Lti nella p:nU> Ol'l!:tnizzn-tiva. dell'l· i'itil uto o h:mno voluto fnrc dell':LHa R<.:i<•nza,. d<:ll'nlfu elinicn e si sono in· golfa.ti tH:lln biologia, <lPJl 'infPr.iune 1nhercohne, con ril'mltnti non sP.mpre lieti per la ronosc(•nz:t.. A tu io motlo <li n•e1rre ~an•.bhC> 1111 grave errore d 'in· flixizzo in 1111 l"ana1 c)l'io sP rwlle Tirt•rc·IH' C'i nllon1 anaR,;imo clag-li anmw.lati che vanno >:.1 nrli;r1i con a rnnr<.' c c·nnlinuilù e c·i IIH•ll<•ssimo nrl nrzigogoJare :mila patolo~in clt>lla ca\'ia o dPI <'oniglio. Di rie·t•i'c·:tfori eli labw·atorill, elre si af'lannano :t el:n·<' la ::-<·alntn dr·l badllo di 1.\<wh, f·e n·~ fin troppo ed a nni invece medi<.;i il<lllator·iali i.ncoruhe il dov<>n' di <lan• al no;;tro ln.voro <tuell'incliTi?.W che ei mcttr iu condir.iouj di r('alnH'nlt' gio\<H'C alle giova,ni gen!'r'azioui che la f':rtl'ia ci artì<la. t.)ua1nnque Sa natorio oggi tlPv'e:-;:-;Pl'O consitll."rato c·ome la vera eli· nicn. ekllt' mnlal t i C' t ubercolari, il H ' l'O e proprio J,;1 il nf·o sc.if'ntifì<'aH1 cnt e orgnnizz:rfo pPr alfronl:rrP l 'arduo prolJ!em<\ della trrapia antitubcrrolar<'. Xnn hn:-::fa. fnre la <li a_rri\ORi eli tubercoloRi. lllil Ot('Ol'l'C }n'f'CiMn·ne In forma. la 1NHknza :tila :;drro);i o alln di:;tnr?.ic)rw, la ltl('ali;~,z~zione esatt<1, la e:-:!Pn ~ione r le ;lltPJ·azioni ;l\"'\ c>nnlfl nl'l tPssnt·o polmonnre sia nel pal'en· <·h ima eh!' nello si rom :t. sia m• Ile ~lliandolf' eh c nPi Yasi sanguig-ni: l'a.t.t i· ,.il:\ e la iunttiYi!:\ <1<'1 hatlllo, le eYcntuali conrplic·anz<• c ma.l:1tf'ic concomitan ti t•<l iuflne ricernt.n' le r<'flr.ioni tlif<:nsivc Ol':!<1llitlrt•: lo s tato gene· rale <' quPIJo <lPllP ~Lugolc fnnzioni. :.\Ia. per l'll.(!'~i uug-ere tu H a q nPst a. com plc·:.:~;.t pt>rf<'r.ioue 1lial!·11ostica d'inf<'zionc c di tPl't'l'l10 or~anit·u, aunlorni<·n e fnnziun:dl' . orcorrc tutta un'or~nrnir.7.az.ione moe.lc•rua. ~;<·i•·nt ilil'<l. Pnr ammet temlo ehe l'rn, tu t te l<' rieerelte una <l<·,·p dominare tutte le al! n~, doè lo Rl wl io <lcl lllalato, ho Yoln t o org:Lnir.z:~n' nrl l-:ìn n:1lorio d ei c·ompiPfi lnboratori sr.i<•utilld c·he fnnz ionano Jl<'l' llJt•rito di <'gl'P/...>Ì. eolie· giù <' o t fimanH•nf P assolvono il c·ompil o a. " ~n l :1~.!!io ddJa cma d t'gli in · fermi cd il ll<'rfc:zicm:urrenl.o t1Plla cultura. dt•i nH•eli<''i. Gnido Bat·e,pJH, gelfauùn lp baRi tlPII"att.iYitù ùcll<' genera?.ioni dei nwdici cliRse : «l-'i no vrec;i]nto 11er c·f>Ri era di aec·orùarP le sintesi llOi>Ologicbc Rc·olpif'(' 1lr1i grandi p:Ldrì ddht ntN!iC:Ìlhl con h fin<' Z7.~L ùell<' anaJis i nuove <li la bor:tlt>rio; e pa,;,;;mùo ihtll'<•s<ulle c cb Ilo sf udio fn t li al let.l·o dell'in· fc·mw, entr;i.re con pas~o ~ i c m'o n d I;alH>l'<1 torio, s;tpf'lHlo che ùa questo );l deve tornare alla ( 'linica., conte J'ichiP<lc l'ut iJjf i\. clellfl. scienza e la. santità. dell'arte 11. Scn7.:'1 YOler mc•ttcre iu o pposir.iou<' il lnboml 01·io e la clinica è certo elle la sola presenz<l· t l eL b::willo ncll'espcl 1orn l o <'i dù la sicme?.r.a assoluta clcll~L <liaguosi eli trtborcolosi. Altro elcmcu1 o imporhlntc pc1· la clia!!'no:;i di 1uùcrcolosi è dato daJ}'p;:ame tadiologico E'cl il Rnnatorio è dotato di. nn nppare<'chio int-euRi.vo p{·r dbgno~ t i<·a e (pr;q·,in . · ].; fonw iJ piìr nwd<•rnu lli quanti "<.' ne i'ìiano in COIIlllH'ruio. Poicllè io JWil!'lO eh e ht rauiologia n hbia nn notevole ruolo scnwiologico nella. tuber· t·olusi I>uluwllarc ho scnqn-e pret e$o dr t• tutti i 1uNiici, ~'>ot.to la guida di nuo spewiul i~ta, s'impratil'hissero si:b nl'l nra.nc•i!~O e1t•li'a.ppnrecchio che 1wlh~ lettura dei rncliogranrmi. Orarn:ri quando la radiolog ia. è seriament e
fa t t a può con:;iùerarsi come l'anAtomia. patologiea f<\,l ta. >;n l vivo ed i :ralliogrammi, allorchè sono se,·cramcnt e interpl'(•t al i, COlSI it uiseono dei veri documenti L<'Ssutari ili ,!!TatH.li::;:;irno valore, sia pt>r pt·rfc•~:ion::tmcnto di una diagnosi che per l 'orientamenl o ili uu~1. ("lìi'a. J1a diagnosi di una tllbercolosi p()!monare ripo~;a, su qnesti cluc capi:>aldi fondamentali: la consl:<ttazionc di una lf'8iouo del pa.renc:hima polmoua,x·e o hl> dimostrazione d eU~~ na Lura specilìca dt•lla lesione stes;;a . Ora. è indil:icutibilt> che l'esame clinico solo non ci rlarà la c<wtezza assoluta., la. dimostrazione eviùente della natun1 tuhercohlre di una lesioni:' e la, superiori ti\, ùella ricerca r::~tliologica e d i l:~horat Mio in ql te.~ l o caso {• inconte:;tabilc. Qualunque diagnol:ii eli l nhNcolosi polmonare non controllata nt~ al labonLtorio nè alla. radiologi:t ~~ poco siclll'a. La soh ricer C<b t'ii nica corre il rischio di non ri<'onoscN·c· una tuberc.olo"i che c'ò e vi-ceV(·l'Ml di ammettere mt;;~> tubercolosi che non c'è. )In i . m·vizi che 1:1 r9-<liologia. rende ;tlh.t. clinica Mu si lin'litano sollauto alla constat·ar.ionc 1-\Ì(' lll'a dell'alterazione del parf'ncbima polmona.rc, m:~ ci rivela. con JUagg-iorc precisione c.bc la semplice percussione e l'armolta;r,ionc, la !:lede (' l'c.--trnsionc del pro<:cs::;o, d mette in nviùenza. le localizzazioni centrali ancora mute, silenziose ai comuni mezzi d'indagine e sc·opre fatti cavit.ari nemmeno lo n t n.name:1te sospettati in Cl'rti periodi germinali o iniziali ùella malattia., ci fa seguire iL prOCCI$SO nelle sue va:rie fa}li e ta.[Jpe evolutive, ci è ùi gttida pret.io::;a. in tutte le applicazioni di colla.ssot-era.pia. I nfine la ra.diologia non soltanto va considerata come una bran<:a della semeiolog in., ma essa compie una scrin, nn·i.<;ione dei valori in materia di rlutgnostkn. c ci è poi eli guida uelht progno!;i e nella cura d{'Jla, tuberc·o!Oi~i.
Tutto questo che va.do dicendo sarà. oggf'tto di conxtatazione in questo ·ço.~h·o breve soggior no nel fìa 11:1 torio. I labora,tori di batteriologia., eli biolo::d<t1 di mdiolog-i~t sono tutti a vo~;lìra completa di::>posizione come pure J)aìlsenumo soLto la vostra inda gine cliniea ben 200 infermi con tuUe le piil s•ariate form e della patologia t nhPrcolare polmonare cd ossea. Ed i 25 giorni <li internato pa:>Reranuo J'lrN;to pt•r dar posto agli altri gt·uppi; passeranno J)1·esto o graditi io p<mso. Gli c:;crc·.izi di tecnica sanatoriai<' e di t-tlnLpia a.ntitubcrcola.r e saranno completal i <hL poche lezioni teoril'he. Inoltre i pomeriggi del :riovedì e del sabnto x:unnno dedicati alle (·(mversazioni scientiliclie tra gli ufficiali medici del Ra nMorio a cui pa.r tcc·ip<·ranno anche i colleghi del 0-orso ed infine rlopo (·hc ciaseuno ha com:pihtto storie cliniche, fatti esami di laboraLorio, esami radio~rralici e visto jl i-'anat·orio nella s u~t maschera, e nel suo volto, nella sua organizr.a.zione e m•lla :ma funzione, nei suoi pregi c nei suoi difetti, si organizzer~t una gita di chiusura perchè qnei '\incoli c:tmerali che in questi giorni si tenderanno fl'<L di noi htscino un solco profondo nel nostro spirito. Ed io ho terminato, con la. spemnza che questo breYe periodo di int(>rnato riveli realmt~nte n, voi la. vera, fiflionom.ia spirituale di questo Sanu.turio che è t,utt.:t la mh fede e tntto il mio iormenf o, tutta. la mia passione e tutto il mio orgoglio.
Sappiate che a q11csto 1s t il uto la Direzione Generale di Sanità militare, uniformandosi alle piì1 mor1Prne vcdntc nel campo dell'assistenza. ba dato tutti i m ezzi pcrc·hè~ r ag-giungesse l 'attuale perfezione e che ad esso 1inOJ'a olt re 100 medici J1anno data la loro attività, e 4000 malati sono st::tt.i curati con una perccnl uH l(' impressionante di guarigioni e miglioramcn ti. La natnra. provvidn.. i ~u ì'sid i dt·lla Scienza., i pa lpiti dell'umana pietà banno depos to nei cuori di tanti gion:wi le dolci S1Wl'anzc della vita, hanno riacceso enet·gie spente, hanno ricomposto trame spezzate - giova1ù esistPnze ritornate alla feconùa. por~ia. della famiglia e del lavoro, polmoni faticosame.nte c pazientemente ricOlllJ)O:<ti in salde cicatrici che ora si l'ia,bbevera.no alle fo nti dc~lla vita, mnni c piorli corrosi dal ta.rlo tenace cbe si riabbronzano sott-o il Role opcro:;o d elle <·ampagn(l d'Italia., voci spente che si riaccord:mo nei canti nel lavoro. Il Sanatorio, oltre le resine aromat-iche, gli efliuvi ma;r ini, gli infiniti appres tamenti igienif'o-dietetici, diede loro la fede nella guarigione. Qui giunti con la febbre d ello sfinimento in volto e la più profonda accorata malin(·orli;t ncll '~Lnima, ricominciarono ad a mare la, vita e l'amarono anche con la })arola. ridotta ad un soffio, profondamente intuendo che le for:r.e morali hanno il pil1 grande potere sulle logore resisteme fisiche. È stata, questa la. mi~sione del Sanatorio in dieci anni di vita. l\liei Colleghi, ho finito. In questi 25 giorni vedrete molti malati, leggerete molti radiogrammi, ;;<:overete molti rantoli, ma. non soltanto questo io deside.ro che impa.riate, io desidero ben altro, desirlero che ciascuno di voi lasci il Sanatorio con il fermo p roposito di porta.re. il proprio contributo in questa. immane lotta cont ro la tubercolosi, cbe ciascuno di v oi accenda nella propria anima una nuova lìamma che un giorno potrà con luce propria illuminare un'oJJera, un'ist it uzione, un dispensario, una colonia, i1lD Sa.oatol'io. Io penso di aver parlato a giovani di fede e di passione. Ebbene la nostra vita, come quella di tut.t i, è un meschino travaglio di piccole cose attra.enti che non appagano e di dolori che prostrano e che consumano, ma essa s'illuminerà di una nuova luce se cia.scuno di noi si dedicherà aJla rea.liz:r.::t7.ione di un'opera di bontà, di fode, di p assione. A UTORIASSUNTO. L'A. nella prolus ione tenuta nll'inter nnto nel Sanatorio ;'llilitaro di Anzio degli a llievi del Corso di tubercolosi diretto dall'on. p rof. E. Morelli, acconna o.i vari problemi inerenti alla. t ecnica sanatoriale con speciale riguardo al clima, o.tlo. organizzazione d ei vari servizi, aDio. diagnosi ed a lla cw·a della tube rcolos i. Inoltre espone i risultati della cura mnrina nelle vorie forme cliniche di t. b. c. polmonnre. fr·ut to CJ uesto di dieci anni di esperienza ed in· fi ne pnd o. dclln grande im portanza che ha l 'assistenza morale sulla psiche inu· guaio o tormentntu rlP.i tubon:oloti ci.
CASUISTICA CLINICA
IXFER)IERIA • PHOFETA • - LUGH - So~rALtA h•ALttL'A
SOPRA UN CASO D'IPERFUNZIONE MAMMARIA per il dott. Dario Castelli, teMnte medico
:\lerri' il 1·or1 e::ìC in l (>]'(•ssa lllt•nto del H. Hrsidcul e di Dolo, ùunlllte una mia rcc·ent i~;:illla vi<:ita ~tl c·ouline abi · ~ i no, ho aYuto orta;; ione eU rarr-<•gliere qual cb e no t a, sul c::tso cii() mi a pprei'to a riferire : I loulei Gambu;; - Gl rerm Mn.ro, d i anni 50. - Sposò. irllpuhc r·o, a l O a.uni. :\fenstruatu. l'anno dopo, u. dodici concepì. I.e mwqno::'ro succe:<:;i,·•ur1ente sei fi gli, due dei quali da parto prcnraturo: <'inq ue lo dt~cC'dettero :>ul>ito dopo la nn.scita. e fn1. q uesti, 1\dtimo, sei ~Lnni or ;:ono. In un certo per·iodo a.nkC(Jdl'rrte a quell'epoca, la donna 11.vrebbe 1·ilevn.to stùla p ropria cute mnnife,<;t~Lzion i di nnturu. luot.icl\. Di niun a ltro fa.o;tidio dichia1·a eS$01'Si rnu.i querelnta: menstntn.,ion i sempre regohwi por ritmo e durata, con flussi piuttost.o ·abborrd ~~nti, mai dolorose. Ha snpern.t.o il clirnMcrio con grll.(hmle scontparsn. dei fenom eni ca.tameniali, dn. quo.tt.ro (Ltmi completamente sopp1·essi. Dieci mesi or sono, os.senrlole deceduto. l 'unico. fìglia in p net·porio, si accinso ad allattare il nipote. sen1.a ricorrer<.' n.d a ltre prat.iche all'infuo ri di quella di accostare il poppant.e al proprio se11o. In c;apo a quattro j:~:iorni, e ll11. t\.';SC'ri,;ca, fu in grado d i recare valid o corrtri bnto a li·;\li moHtlL"-iOne del neont\to. E.same obbil!t' i 1·o - StaturE\ meditL. Apparat.o St~heletri co di stru ttura normCLle e di sviluppo armonico fra i vnd :;o_gmcnti. Cuto di color nero ll10j!!UIO, liscia. so.flice, privo. di focatnre, sott.eSit dn nn conn('t.tivo ancora e llicionte, rispt~rmiato dai s.-gru dell'involuzioue cho a.pp1wi:::;couo al ,·olto. Le mnco~e oculo.ri, ,;onsibilmente ini,·tta.te ai fornici, lu.scim10 rilevare unA. :;clora. bianc1\ lucente. la cornea, l'iride, h\ pupi Ila perfettrunente normali. Nolla. ca,·ità clelia hocca la dentatura èl St\na, regolnre completa., le mucose normn.li. L'apparato linf1\t ico modicamE~nto svilupplLto, tt·olica la muscolatura.. Cilindrico il collo, un po' rilevltto sopra i lobi ln.tonLii clel ia tiroide reperibili a.Ua. palpazione. Negfl.tivo l'esame degl'o.ILri ot·gani od apparat.i, :;enonchè a.s;;enti appaiono i riftessi rnucosi, g li !!Alclomimtli, i plrlnttwi, e;;u.gorati i rotltlei. Non si r invengono punti ist.crogeni. il orrj t.oceamento determini ;;en:;azioni partieolo.ri. Genitnli Ut.L pluripara, in j,:;to.to ili funzionn.le riposo. Dallo marnmPlle pi.riforrni, a i<[U>l.nt.o c-onsistent.i e turgiàe, ;;ebbene un po' pendule, gemo alla. spremitura liove, un latt-e dai caraLteri comuni, c-he s i raccogl.ie al fondo d ' un1\ provetta lo.<>ciu.ndone lo po.reti intrise di uno sLraterello tmtuoso, bianchiccio. L'orfano poppante è florido e nutrito. L'atteggiamento composto, lo. mimica castigata.. l'esrrc_.::sionc intelligenti', il tono rapido e conciso con cui la. donna ri.c:ponde e, oltm o. ciò, la valentia dell'interprete, m'incor~gà;' 'tta.duzì, tentati \"O d'indagine strlle m~1.niiei'tazioni esteriori del com_r.l.f-confusion i. L a denon.~ Ttt . t tt d ·'"·itt.o. frequentemente posseduto. dal « ginrti n _.,ao lu a.men e eqmvoca, ra. an os1 1 tal"ie •. oessa.rie. ·o è, cosl afforrna., tut.t.ora. 4 -
Uio,.na.ls di medici'lla. milìtMe.
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I/o.~:servaziooe ei porta, a. nùo p<u·ere, di fronte a una :sindrome gla.ndo-
hl·e, e be, pur luugi dal rappresentare una ver:1 originalità fis iopatologica (nota l\ ln. biblica storia di Bl.isabct.ta, la mMlre di Giovanni), merita di ~·~f;erc nel suo momento ezi.ologico beu preeisata. ~el caso sm·riferito, non è improba.bile elle una ptegt-essa infezione lnetiea. entri patog-enet·i(·aruente a fm· p:Lrte del temperamento endocrino 1lella òoJuln.. È da. tener 1n·e:;cnte pc1·ò l'assenza di manifcst.azioni .appa.ri,,.,enti a confor\t1J'JH' la te::;i, m;tlgra.do l' irregolarirà, eli due gt·avidanze e la cospicua, mortalità in fan t ile della progenie. L'esame fisico esclude qualunque segno tli basedowismo anebe larvato, hE>nc·hi· la tiroide !Wenda incontcst abilmente in campo a rappresentare noa p;trte non trascura hil.t? n eli:\ comple~;sa genesi ùel fenomeno della su~ produzione, onde non eqni vorare sn cau!ia t>d eiTetto: neppur giudico amm.is,;iuilc si debùa, i111put:ne l'ipPrtiroidismo climaterico di pari pa-sso l'Ol quale: se mai: ùon·E'bhe procedere nn gener·ale processo in>olutivo. Del pari, il modico a1m1ento glandolarc che l'esame fisico fa riscontrare, potrebbe rivestire il signiHcato d'una iperplasia secondaria e fisiologica, sul genere di quella che accompagna la gravidanza e l'allattaJnento noi casi norma.li. Epperò i pochi. ma eloquenti dati fornitici dall'esame neuro-psichioo fa.nno piuttosto propendere per un preesistcnte perturbamento del sistema endocrino-simpatico. Su questo avrebbe in seguito rinvenuta la propria hasc d' impi:wto 1ma. speciale sinrlrome mammMio-tiroidea.
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NO T E DI IGIENE PRATICA
PROBLE~IA
ALIMENTARE E VITAMINE
per il dott. Umberto Folena, maggiore medico
Com'è noto il concetto dominante fino a pochi an.o.i or sono nella determinazione di una razione n.limentaro sufficiente al m~mtenimento della. vita era quello che considerava le sost;anze alimentari soltanto dal punto di vista termodina.mogeuo. In. base a.d esso, cs<;euziale interesse aveva. il calcolo delle calorie ~:tilizzabili, restando in.difierente se l'apporto delle calorie fosse dovuto a sostanze azotat e o a sostanze grasse o a carboidrati, elementi considerati tutti insostituibili. In progres~;o di tempo, fn pot nto riconoscere, prima che occorreva un rni11 imo pmteico, per quella parte di sostanze azotate devoluta alla ripar~l.zione delle perdite <li materiale albuminoideo e ai bisogni dell'accrescimento dell'org1"Lnisrno animale, poi anche che la qualità di questo minimo proteir.o non è indifferente e che è necessario altresi un m·in·i mo q11.anti,ativo e q'tutli taii??o di ami noacidi. Ma ulteriori accerta.menti sperimentali mostrarono che oltre alle sostanze sopraricordate, !ìia pur integrate opportunamente e da sali minerali e da acqua, in una reazione aliJncntare devono essere presenti altri fattori, in mancanza dei quali gli animali vanno incontro a fenomeni morbosi di cm·enza, capaci di condurre a forme di inanizione e alla morte. Questo nuovo concetto, intraveduto già da. tempo da,l Luuin e dall'Hopkins all'estero e dal Coppola e dal Pasqualis in Italia, ebbe particolare sviluppo a partire dal 1912 per opera del Ftmk e della. sua scuola, con ricerche e studi larghissimi ed accuratissimi, onde ebbe inizio un nuovo capitolo della scienza della flSiologia. alimentare, di grande interesse teorico e pratico; il capitolo delle 'V'itamine. Successive indagini hanno ampliato e complicato questo capitolo, che oggi usufruisce di una. letteratura. vastissima, senza però che fino ad oggi si sia potuto venire ad una conclusione definitiva sulla natura di queste sostanze, sul ruolo che esse hanno e sulla maniera della loro azione nell'organismo. n Funk, ammettendo come dimostrata l'esistenza di principi cA-paci nella loro deficienza di produrre fenomeni di carenza, concluse dapprima trattarsi di sostanze a formula chimica non definibile allo stato at tuale, ma comunque contenenti azoto legato in forma aruinica; ondo il nome di vitamine (amine della vita) da lui proposto e passato poi nell'uso comune. Tale denominazione, riconosciuta poi del tutto impropria, perchè anche in ~uelli di quei priucipii in cui azoto è realmente contenuto esso non è però lU forma ami.uica, .è usata anche oggi, come meno equivoca dell'altra de~OIOÌl.\azione princip'ì accessori, della alimentazione, che aveva preso voga ln Italia per inesatta traduzione dall'inglese, e come termine di comodo per evitare confusioni. La denominazione di fattori accessori difatti è assolutamente equivoca., trattandosi di sostanze fondamentalmente neoessarie. 4 -
Giornale di m edi cina militare.
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NOTE DI lGlE);E PHATICA
Queste sost~nze integrat.rici hanno a.zione in quantità pi<:.colis:;ime, i.n.tinitesimali addirittura; bastano dosi minime per prevenire i fenomen i di carenza o pex· attenuarli o eliminarli se già in atto. Per tale modo di azione quasi catalizzatrice es:;i sono stati ravvicinati (secondo alcuni anche come costituzioliè int.ima) ~~gli uomini, to.nto da ri<:-évere il nome di eso-rrnon.i: certo è che esiste una intim<1 reta.zione fra vitamine e glbiandole a secrezione interna; e l'Houtbert dimostrò l'influenza delle sostanze ad a~one vit.aminica. sul funziona.mento della ghiandola snrrenale, rapporti intimi poi confermati dal Lumil·re. Il )!'unk e la sna scuota in primo tempo fissarono l'esistenza di tre sos1 :IJlze ad azione vitaminica, che furono chiamate con le prime lettere del!' alfahet,o e a seconda della carenz~ pro(lotta dalla loro defki('nza nella reazione alimentare: 'Vitamina A o jatLore (mtirachitico o fattore etttrofìco ; vitamina B o fattore Mttineu1·Uico e vit.amina C o fatto-re .a·ntiscm·btt· tico; la pritnrL li]Josolnbile e quindi legatn. a sostanze grasse, le altre due
idl'osotnbili. Più recentemente, il Fnnk stesso, dope aver riconosciuto l'esistenza. di fattori vitaminici nella cui costitnzione clùmica l'azoto non entra, ha portato il numero delle vitamine ad almeno sei, divisi in due gruppi : a) v·ita.m·i ne vere, azotate, idrosolub·ili; b) vitaste.rine, o vita.steroli, non .azotate, hposolubili. :Sel gruppo o) sono comprese:
1° la vita1nina H (definita dal Funk non sostanza unica, bensì complesso di corpi vitaminici non ancor definito) o fattm·e a·ntin.euritico, assai. termoresistente, diffusissima in natma, con azione nettissima sul ricambio delle sostanze idrocarbonate; essa è particolarmente abbondante nel giallo d'uovo, nel tessuto ghiandolare in genere, nelle cariossidi delle leguminose e nella crusca dei cereali ;
20 la vitamina C o f~ttore antiscm·btttico, assn.i termolabile (distrutta talora a.n.che a 50°-60°), non resistente al disseccamento, acidoresistente; essa è presente nei fJ:utti degli agrumi, in quelli del pomodoro, nei semi germogliati e nel fegato degli animali ; 3o la. vita1nina D o fattore eccita.ntc lo sviluppo b("ttm-ico; su questo fattore molto si è discusso, ma la ques1;ione è tuttora oscura e si dubita che si tratti veramente di una vitamina ; 4° a questi, da alcuno si aggiunge la vitarn.ina P o fattm·e ant'ipel· lagroso, la cui cru:enza sarebbe responsabile della sindrome pellagrosa.
Al gruppo b) appartengono : l 0 la vitasterin a A o vitasterolo antùverojtalm:ico, da riferirsi al gruppo delle colest.erine (biosterine del Takahashi), molto diffusa in nat ura, specie nei legumi e nelle piante a clor()fìlla; ricchissimo nè è l'olio di fegato di merluzzo, e cio è dovuto al fatto che il merluzzo si nutre di piccoli or· ganismi del pla.nkton che della vitasterina. A sono molto ricchi. La vita.· sterina A sarebbe molto resistente al calore; resisterebbe alla ebullizione
NOT.E 0[ 1011-~N'E Pll .\TlCA
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e anche a temperattn·e di 180°-200o, specie se i~olata e pmifìcata. La carenza prolungata di vitasterolo .A. è imputata di bvorire le infezioni delle mucose, i Galcoli urinari e biliari con sviluppo di proliferazioni atipiche nella vesciGa e nello stomaco fino a veri cancli (Saihi e Fujimaki); 2° la vitasteri?UT E o vitrtsterolo antirachitico; è stata recentemente differenziata dalla vita.sterina. .A con la quale prima era compresa; essa pure è molto stabile; avrebbe azione fosforo e s-pecialmente calcio-fissatrice. :B contenuta in grande abbondanza nell 'olio di fegato di merluzzo: la contiene çon certezza anche il rosso d'uovo. La colesterina n.cquisterebbe tutte le proprietà della vit.a.sterina E solo esponendolo all'azione dei raggi ultravioletti; e 1'\ inadiazione ultravioletta sarebbe capace di fa.r comparire il fat.tore E in alimenti che prima ne erano privi (attivazione o jecorir.za.zione). La attiva.r.ione della colesterina sarebbe dovuta non proprio alla colesterina in sè, bensì alla sua costante associazione con piccole quantità di altra sostanza, l'ergosterina. del Windaus ; 3o la '1'- itasterina F o v'itasterolo della riproclttzione, estraibile dagli emÙboni dei semi di frumento e dai lt>gumi freschi (Evans). Q,uesta rapidissima e necessaria.ruente incompleta corsa attraverso lo sterminato campo teorico degli studi sulle sostanze ad azione vita.minica ha voluto servire soltanto a preparare il terreno a qualche considerazione pratica di alto interesse per la igiene alimentare generale e in particolare per l'igiene alimentare del solùa.to. Qualunque possa essere l' opinione sulla più o meno grande molteplicità di questi principi integratori, sulla loro origine, sulla loro mtura chimica e chimico-fisica e sul loro intimo meccanismo di azione, certo è che in un regime alimentare, perchè esso possa dirsi sufficiente, deve essere contenuta una determinata proporzione qualitativa e quantitativa di essi e che la deficienza di uno o più gruppi di questi principii è capace di determinare alterazioni profonde del ricambio organico e del metabolismo cellulare. Non sempre si avrà conclamato il quadro classico del rachitismo, o della :xeroftalmia, o dello scorbuto, o della. poliueurite, o di altre malattie da carenza (avitaminosij: poichè per la produzione di una sindrome caratteristicamente completa occorre la tot.ale asseuza del fattore integrante corrispondente; ma anche semplici deficienze qualita.tive o quantitative SOli.O capaci di indulTe a lungo andare condizioni morbose, o direttamente o indirettamente, provocando una diminuzione di resistenza a influenze patogene, cui si ha il torto di non dare generalmente troppo peso. Le classiche esperienze di Canalis e Morpurgo, secondo le qnali i colombi, normalmente refrattari alla. infezione carbonchiosa., diventano recettivi dopo un periodo di digiuno, e quelle successive del Petragnani, del Guerrini, dell'.Arloing e del Dufourt che confermarono il fenomeno fiell 'acquisita recettività; al carbonchio nei piccioni soltanto avitaminizzati, banno dimostrato quale importanza abbia nella diminuzione della resistenza alle infezioni la carenza di un regime alimentare, anche in fattori · vita.minici integratori. E ciò sia detto senza entrare nella. complessa
NOTE DI f(}fKNE l':RATICA
questione se quella diminuzione di resistenza sia fenomeno dovuto a un &l.llllt>nto della virulenza del germe infettante nel particolare terreno costituito dA.ll'organismo carenzato, oppure a un affievolimento delle resistenze organic·he generali òell'organismo st.esso, ipotesi quest'ultima che appare più .-erol'imile. Re0enti ricerche hanno permesso di pensare ' che grande influenza abbia la deficienza di fattori vitaminici in rn.pporto al contagio tubercolare; la avitaminosi, JHU: forse non agendo nel senso di facilitare l'attecchiment o del b n.rillo del Korh, accelererebbe il decorso della infezione (l\ionriquaud e collaboratori); e questo specialmente nel caso di •carenza del fattore O. Per cout.ro, diete opportunamente scelte con ricchezza ·di fattori 'Vitaminici integranti, in particolare di vitasterine .A ed E, servirebbe a promuovere e a coadiuvare i processi di riparazione d all'organismo tubercolosoi e questa azione spiegherebbe la grande efficacia d ellla somministrazione dell'olio di fegato di merluzzo e della adozione di diete ricche di grassi attivi nella terapia della tubercolosi. ],o stretto rapporto, cui gi~L si è accennato, fra. le sostanze ad azione vitaminìca e le ghiandole endocrine, fa inoltre mgionevolmente sospettare che molte altre forme morbose di origine non infettiva. possano essere collegate a caren ze vitaminiche, sia quantitative che qualitative. Per riferirsi a. fatti che frequentemente si rivelano alla osservanza. di chi sia in contatto professionale con collettività a tipo militare, avvien di dover constatare in particolare dopo la affluenza di nuovi elementi, un insorgere talora tum11ltuoso di fatti di deperimento organico e di diminuita resisten za fisica, che non trovano sufficiente spiegazione nel solo brusco cambiamento di metodo di "·ita e di lavoro; e, insieme o indipendentemente, il presentarsi di alcuni individui con precedenti ottimi e senza. ta.re personali o famigliari, di anomalie psicb.iche talora larvate e talora conclamate, quali malinconie, cambiamento brusco e radicale della condotta e del carattere, piccole manie, ecc., che talora sbocrano in vere forme morbose gravi della psiche. Ogmmo sa quale influenza su questi fatti organici e psichici abbiano le disfunzioni delle ghiandole a secrezione interna, specie nella età giovanile ; la rotttm.l. dell'equilibrio fra le secrezioni dei vari ormoni è stata recentemente e autorevolmente invocata a s-piegare la comparsa di certe anomalie del carattere dei giovani, più spiccata nel primo periodo della età pub('re, anticamente attribuit,a a ben altre cause; così la comparsa improvvisa o quasi, di riottosità e eli insofferenza di disciplina, la. modificazione brus<:a. in SC'uso prog:reAsi vo o regres11ivo delle facoltà intellettuali e mnemoniche e dei poteri. di attenzione e di applica-zione allo studio e al lavoro, la non meno brusca attenuazione o esagera.r-ione òi tendenze mistiche, perfino le devi.a.zioui sessuali e i pervertimenti del senso morale, ecc., si da do H.rf'i pensare a 1ma vera attenuazione dolla responsabilità. Questi fen.omeni. J)Sichi.ci, legati strettamente a fatti org~•nici la cui' natura in ma~llima parte ci sfugge, sono più particolarmente propri dell'èt~ critka, qun.ndo il fattore pnberLà interviene a turbare profondamente l'equilibrio ormonico; e si ripetono, se pure c:on int,ensità e modalità diverse, allorcM la c·essazioue delle attività secretive sessuali interviene di nuovo a indune nn simile, in senso contrario, turba.mento endocrino. Non po-
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trebbero quindi per ovv i motivi cronologici, ragionevolmente invocar:;i nella collettività militare, a sufficiente spiegazione di fatti del tutto analoghi che i medici con essa in rapporto cotiùiano banno così spesso motivo di osservare e che costringono a interventi disciplinari talora gnni e di provvedimento medico-legali anche definitiYi. quale p1tò essli're q n indi la. più probabile causa che interviene a t;urùare di nuovo l'eqnilibrio armonico, per stimolazione o insufficiente o eccessiva di alt-une ghiandole endocrine ~ È logico pensare al b~;tore alin1entazione, c:ue è quello elle in(lnee nelle abitudini degli individui affluenti nell'esercito una. piì.t profonda modific.azione. :Kè si può pen~:>a.re che il nuo,·o regime a limentare ctù qnesti individui sono assoggettati pecehi p er defk ien:r.a quant.itativa dei va.lori termodinamogeni o delle proporzioni fra le sostanze proteiche, i carboid.ra.ti e i gJ'll$Si introdotti ed utili:r.zati; chè anzi nella maggior p arte ùei casi la nuova ra:r.ioue alimentare (teoricamente sufficiente dal ptmto di vista delle calorie lorde offerte al fabb isogno dell'organismo) rappresenta un miglioramento notevole in confronto del regime alimentare cui durante la precedente vita civile la recluta era. stata costretta. E allora, per quanto sopra si è a.coonn3oto, è logico e ~pontaneo il sospet to, quasi certezza, di una deficienza. a.limentare di altra natura, che sia capaee o di turbare direttamente l'eq1ùlibrio ormonico per sue influenze immediate sulle funzioni endocrine, oppul'e di iudwTe nell'organismo carenia di azioni ormonisimili (a seconda delle vedute teo1·icha che si vogliano adottarè); di una deficienza cioè o qualitativa o quantitativa dei fattori vitaminici. Questi fattori di integrazione sono tutti sostanze di apporto, non sembrando allo stato ·attuale delle conoscenze che l'organismo umano sia cH.paee di farne la sintesi; occorre quindi che con la. razione alimentare ne sia introdotto almeno tutto il qua.ntita.tivo necessario e che nella razione essi abbiano un rapporto delle singole aliquote ben equilibrato. Una rott ura di questo equilibrio e la deficienza qualitativa colTispondente, come ptu'e una. deficienza quantitativa generale, indurrebbero comeguenze ::maloglle e simili ai disturbi dell' eqtùlibrio ormonico. Da tutte qnestte considerazioni, scaturi:<e~ la, nec·essità di una <bJ>plica.zione praticlll della teoria vit.a:minica nella risoluzione cotitliana del problema della ~-.limentazione delle collettività. e p a.rti<:ohumento ùell;t soeietà militare. P e1· restm·e in qu('sto ultimo campo, 1mò dirsi che la razione del soldato, c·osi come teoricamente è distribLtit:l, possiede in generale nn giuAto apporto di fattori vitaminici B e O; ne sono ri<·chi infa.tti i ccrea.li, i legn mi e i vegetali a 'Clorofilla, materiali di cui tanta parte della razion.e è costituita. E ssa appare invece deficiente di fattore A (vitasteriua A ed E), il quale ·è contenuto in sostanze grasse di di\ersa natma, m~• è pressochè assente nei grassi animali di deposito; cosi il lardo, che è il g1·asso più la.rgan1ente usato nella nostra alimentazione militare, ne è pri,·o, ta.nto che Mac Oollum, Osborne e Mendel ottenn.ero avit<tminosi t;tratteri;;ticlle da fattore A in ratti tenut.i a diete sint.el'iche OYC i gras:;i Prano ra.ppresenta.ti da lardo, mentre normali erano gli altri componenti (:sostanze azotate e carboidrate, sali, acqua e vitamina B sotto forma di lieùto) . Ricchi ne sono il bul'l'o e il latte; ne contt'ngouo in abbond;tn,za gli • It ri
u5S gn~ssi di organi atti\i: il fegato ad esempio è
un deposito di accu.mnlo di fattori A; esso è reperibile inoltre nel giallo d'uovo. Ma alimenti di questo geni.'J"e non entrano a,t,tua.lmente nel11. razione del soldato; e l 'aliquota di Yitasterina E apportala dalle foglie verdi è troppo scarsa, tanto da potersi considerare trascurabile. Ora, la vitamina. .A. è fatto1·e essenziale nel controllo del metabolismo del calcio; e ognuno sa quanta imporbmza abbia questo elemento nella profilassi e nella terapi::1. delle forme tubercolari. E già si è detto quale sia il ruolo della vitamina .il rispetto alla resistenza dell'orga,ni.i;mo animale alle infezioni. Cosi 1a lamentata deficienza ùi !attori A porta a una con~eguente diminuzione della resistenza immunital'ia cont ro tutte le infezioni iu genere e in particolare contro la invasione del contagio tubercolare. E nella vilk'> di nt\a collettività, quale è la collettività militare particolarmente, è indispensabile mantenere al loro più alto livello tutte le resistenze immunitarie, essendo le c~'tuse di contagio più facili e numerose e piil }leric-olose e minacciose le esplosioni epidemiche conseguenti. Occone quindi rivedere da questo punto di vi.,t..a gli a.nticlù concetti di igiene della alimentazione, ancora domiua.n ti nella pratica; e nello studio di una razione alimentare atta, a sodd.iisfare in ogni loi"O' parte alle esigenze della vita,teuer cont,o non solo del f!tttore termodinamogeno, pur cosi importante, e non solo del fattore dei ·m.im.ùmi, specie proteico e di :mùnoacidi, ma anche, e con grande accuratezza e cognizione di causa, di quello che ò il f:tttore vitaminico. E ciò tenendo conto della necessità, prima proclamata dal Frank e confermata poi dal Frontali, che nelle ra.zioni siano rappresentate le diverse vitamine in un determinato rapJ)Orto quantitati vo. Queste considerazioni valgono per quanto riguarda l'apporto bruto, lordo, dei fattori intPgranti. Ma occon·e tener conto, inoltre, delle aliquote di utilizzazione, cioè della quantità di vitamine ehe realmente~ introdotk'\ nen·org.-Lui.smo e da es:;o sfl'uttata. Poicb,è nelle manipola?.ioni cui· le varie soMan ze a.limenbwi sono sottoposte prima di arrivare alla loro deiiti.uazione detìnitiva, modificazioni essenziali ven.gono ad essere apportate nell:-. loro composizione intinu~, specialmente per quanto ~~ppunto riguarda i fa.tt.ori ntaminiri . l\Ja.ssi ma importanza hanno da questo ptmto di VÌJ$ta i metodi di cottura.. È noto che gran parte dei fattori vitam.inici ha caratteri di termolabil ità. o almeno di scarsa tcrmoresistenza . Le vitamine liposolu bili (Yitasterine) resisterebbero assai Iliù delle altre, a patto però che siano isoh~te e purificate; ma è acc;ertato che il latte sterilizzato o au.cile :.;olta.nf,o pa:;torizzato ne è privo, ciò che fa sospettare che la termoresisteuza della ,~itamina liposolubile sia relativa e legata a condizioni di re<t.zione del mezzo o ad altre ragieni contiugeut.i, in prat.ica 110n 1·ealizza.te. La vitamina B I'COU1pt~Te sicur:lmente dopo eiJ·ca tre ore di esposizione al calore umi.ùo e satmo fluente (Pctragnani); alcune riecrche ])ersona.li mi permettono di ;1.liermare c-he, più che raltezza della temperatura, ha in,fiuenza sul fattore R la clunt.t ~~ di es!Sa e la ripetizione delle azioni eli calore: cosi, ia polinem·ite <lei colombi fu ùa me ottenuta assai più rapidament-e con ÙCCthime IJli,;t.o a\ltOClaY<1.tO a 1100 per tre \"Olte <.li seguitO, UU 'Ora per
:\OT:I:: DJ l(, l G:"èi .Pl< .\ TI('A
V'()lta, che con lo stesso becthime antocla-vato una volta sola a 133,9° (2 atmosfere di pressione) per un'ora, o anche ant.ocl:~vato a 110° per tre ore di seguito, senza frazionamento. La vitamina O è distTutta anche dal semplice disseccamento cd è qu[ndi la. più la.hile.
Selle diete o,·e abbondano ~~Limcnti crudi o semicotti, eome quelle <lella vita Ol'dinaria, il fattore cottura ha minore importanza, bastando in g-enerale le vitamine cosl int.r.oùotte senza modilicazioni minora.tive a mantenm·e l'equilibrio e impedire la carenza; per qnanto sia ad ogni modo igienicamente da deprecar:n, ad esempio, l'uso orrna.i tanto diffuso nelle famif!lie, di l'ecipienti di cotttua (modilìcazioni della. llent;ol:1 del Papm) medi~nte i quali possono m~giungersi sott o eleYate llressioni tempera.tme ftno a ieri sconosciute nello cucine, le quali impo1'tano una profonda alterazione delle sostanze ternarie e quaternarie degli alimenti, oltre che lfl. distruzione completa o quasi delle vitamine. Ma nel regime alimentare del solò.::>to n.limenti crudi n.on entrano . E la. cottma noi v:tri componenti della mzione è nece:;sa.Tiamente egegnita senza tener conto di nessun presllpposto teorico, e spesso è prolung:\t a eccessivamente, così da indune con ogni pt·oha.bilitl'li e con molta frequenz~ le stesse alterazioni della intima costituzione chimica e le sh•:;se di~;trnzioui, sia pm· parziali, dei fattori vitaminici che sono prodotte dal sonariscn.ld amento. E ciò mentre il soldato, nel periodo della sua vita precedente al servizio nùlitare, in generale, specie se proveniente dalle ma~8e rumli, abbondava in alimenti crudi ed era quindi abitnato ad tma introdur.ione ed a nna ntilizzar.ione di sostanze ad azione vitamiuil'<l. le1 cni bm~ea e continuata soppressione o diminuzione, o quanto meno l'a.lt.erazione dei rapporti quantita.tivi e qualita.tivi, non può uon essergli nociva. OccolTe osservare che gli inconvenienti sono bensì att(!uuati nella massa dal fatto che almeno parte dei militari pro•·vede a c.ompletarc il fabbisogno vitaminico riconendo aù acquisti di alimenti ·che consuma crudi (frutta, verdure, latte, blllTo ecc.); ma questo vn,le solt~ml'.o per una aliquota degli individui sotto le anni, i quali posseggono risorse economiche che permettono questa aggiunta provvidenziale all'ordi.na.Tia razione. E non è logico nè giusto calcolare su tale coutiugenza; sl che occone provvedere a che la generalità. degli individui possa trovare nella razione tutti i componenti necessari e alla riparazione delle pcrclite e all<L fornitura del materiale enm·getico e alle esigenze del metn.holi;;mo organiro in ogni loro parw. · Non. è qui certo il caso di formttla.re proposte pratiche; ma l' a.ver accennato a questa più moderna impostar.ione <lel problenla aliment:-Lre mi è -parso non privo di interesse. Tanto più in quanto è elementn.re do\'er nostro non solo di intervenire a reprimere le forme morbose che si affa.ccia.no nell'individuo e nella collettività, ma anche, e sopratu tto, di fal' opera. a che le cause predisponenti e determinanti eli esse sin.no per quaut;o è possibile eliminate, o, in dannata ipotesi, trovino un suhst1·ato di resistenze organiche tali da oppon·e l' ostacolo più valido •~l loro dili~gare.
RIVISTA DELLA STAMPA MKDICA ITALIANA ESTRANIERA r(J/t..si<ler(l:jo,ti Stti rapporti fra i gruppi sangniglli ed i comuni caratteri rmtrflpologici . (I3ollottino rklltt Società medico-chirurgica eli Pavia, 1921)).
\"roLA - -
~el fascicolo TV c . a . d i que.~to giomale il ten. colonnello medico Bayon pub- . b licò una not.a. sullo studio dei gruppi sanguig ni dal punto di vista clinico. l n quel s uo lavoro l'A. proi>pett;a In prolmbilità d ciii\ p r·ossirnu, emamw.ione di norme tendenti '"' fswe MP.gtùre In. I'Ì<'P T'CA. d e l gr·uppo smrguigno in tutti i militari di truppa delltL Sanità, chiamati ogrù anno alle 1nmi, allo scopo di avere ad ogni occorrenza dogli ~tdatti d onu.tor·i iu oocu,;ione di trasfusiorli (li sangue. Quost'ovAutualità. rni spinge a pubblica.re qui quanto segue per prospotta.re la questione dei gruppi sanguigni da nn altro punto ili vk;ta, quello etno-out.r·opoJogico. A far questo uol no><tro giornale m i induce anche la considerazione che la r icer"l'lt r!P l ~mppo ~<angu igno fatta n ei mili tar·i a scopo clinico potrebbe, al tempo stesso, es,.ore sfrutètttu. per raccogliere matedale atto a delucidare sempre piit e sempre ml'glio l'appns:<ionunte ed i.n;::oluto pt·oblcma della costituzione biochimica ddle mzze. Lo studio doi gr·uppi sanf!ui.gni, dal punto rli vista nntropologico, è di somma importa.nzn, parche l'eredità di essi è tulo degli esempi pin tipici delle leggi ereditarie nelruomo. Infatti, secondo L~tttcs, oggi si deve ritenere come certi~ la. trasmissi one ereditaria. dei gruppi sanguig ni secondo una regola mendeliana, in cui le proprietà i.'>OI'lgglutinn nti A e B sono i caratteri dorninanti; la tralSmissione dol gruppo a,vvieHe me<li>mte due caratteri, allelomol'fì l'uno proveniente dttl po.dre l'altro dalla madre ; gli allelomorfì roulèipli pos.<<ibili sono tre dalla cui combina· :l-ione a due a due derivano sei gruppi genotipici. Le proprietà dci gruppi souo indubbiamente legate a fatto d etno-antropologici ed è ce1·to che le diverse razze, ed i diversi popoli prosent!tno percentuali db.-erse di frequ enza dci gruppi. L 'influenza della composizione etnica di nna popolazione si esercita stùla proporzione degli agglutinogenl A e B nella ripartizione dei gruppi sanguigni. Gli Hirszfeld atYermarono di aver osservato che nell'Europa centrale ed occidentale prevale il grup po d ed e in difetto il Be che nciJ'Asia e nell'Africa p revale il B ed è in difetto l 'A. Il gruppo A avrebbe avuto come punto di origine l'Occidente ed il gmppo B l'Oriente, donde le attuali ripA>rtizioni sarebbero il risultato doll'inliltmzione in propot·z.ioni differenti di queste due razze biochimiche l'una nell'a lt•·a. ' Og~:;idì è comwrementc ed approssimativamente ritenuto ch e la ripartizione perccmtuale Jei gruppi in Europa sia la seguente: 1° gruppo 40 % : :?0 gruppo 38%; 30 gruppo 16 1/2%; 4° gruppo 5 1/2 %· Per quanto riguarda l'Italia. non vi sono ancora cifre a.ccettabili, senza discussione. l nui rice t·cutol'i (Hirszfeld, Cavalieri, :'\fino. Rizzatti, D ossena, R omanese, Soldsbein, Einaudi, L ovaglio, Cuboni, Viola, Nicolctti) pubblicarono risultati percentuali notevolmente ùiffcrenti fra loro, e ciò probt~bilmcnte perchè condussero le loro ricen·he in regioni diverse d'Italia, ed il piìt spesso su gruppi di individui \ti unR sola n•ginno. P erchè è indiscutibile cho nelle varie regioni si trovano differenze perceutuuli con,.iderevoli. In un suoluvol'o col quale ha portato Wl contributo alla distribuzione regionale doi gruppi sanguigtù in Italia, studiando 1000 .individui (v. Boll~ttino Soc. Med. Cltir. di Pa1·ia, fase. \", 1928), J'A. mise in e videnza il fatto che, esaminando i Vtdori percentuali della f•·cquenlf.l\ dei gruppi pt>r provincia, per l'identità. delle cift-e s i ùevono mggrupporo insieme le regioni s ituate a Nord e ad Est e quelle ~"' ::lud é ad Ove<>t rispetto alla catena montana cJegti Appennini, lnsciando a sò la :::inr<k,::mo. D.tl punto <li d sta biochimico come da quello antropologico, le popolaziotù d'Italia rìticutono di quelli cho furono ne i S!.lcoli gli ir1croci d i razze avvenut-o pet· il succoders i delle nu·io dom inazioni nel bacino Mediterraneo; ed io ossernti che le \·ariuzioni proporzionali di froquenz:a dei gruppi sanguigtù nelle po-
RIVISTA DELLA ST'A MPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA
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polazioni italiane, da. me ottenute, collimavano con i risultati degli studi antropologici di Giuseppe Sergi. Donde l'interesse di stabilire le eventuali corrispondenze fra gruppo sanguigno e caratteri antropologici, per stabilire la. recipr·ocità dei loro rapporti come inalterabili ed ereditari caratteri di raz7.a. Alcuni Autori si sono pronunziati negativamente circa l'esistenza eli relazioni fra i gruppi e gli altri caratteri costituzionali; Rir·schfeld, \>\·e~zecki e Wemar affermarono che non v'è rapporto fra i l gruppo sanguigno e le dimensioni e peso del corpo, colore della cute e dei capelli; per contro nel .1924 R.ietz (Sv. liiksallsk; forhandligar, n. 12, 1924) dimostrò un rapporto esistent.e fra i gruppi e la. forma de l cranio constatando la predomina.nza del gruppo II sul III nei dolicocefali in confronto dei brachicefali: queste d cerche furono confermate da Klein ed Osthoff, R osenfeld ed a ltri. In .Italia, nel 1926, R omanese (Rass. Int. tli Olinica e T erapia, n. VII, 1926), notò differenze fra i Sardi e gli altri italiani e fra i sardi biondi, castagni e bruni e frn. i dolico e i brachicefuli, nel senso che il gruppo II prevale nei biondi e castagni i n confronto dei bruni e nei brachicefali in confronto dei dolicocefali: nel 1928 Nicoletti (Riv. San. Sù:ilianct, n. X III, 1928), trovò l'indice bioc himico di r·azza più basso nei bruni dolicocefa li col naso corto e narici divaricate, ed iadici alti nei biondi. Le differenze più marcate le osservò rispetto al colore dei capelli, minime per le dive1-se fm·mo del cranio e del naso. L'A. (Com. alla Soc. Med. (;hir. di Pavia) in 1·icerche condotte su 670 individui nati in regio1ù d.ivet-se d'Italia. ha notato che esiste una magJ,>iore n'&{uenza del gruppo B negli individui port11,tori di capelli bruni con cmni o dolicocefalo quale che sia. la regione nella quale es."i sono nati, raramente la frequenza del gruppo A è superiore a quella del gruppo B : q uesta prevalenza è più frequente negli individni con capelli bruni e cranio brachicefalo. n gruppo B pt•evale negli individui con capelli bruni e cranio dolic·ocefalo (31,8 % rispetto a 26,9 %) mentt·e in quelli con capelli bruni e cranio brachicefalo prevale il gruppo A (33,3 % rispetto a 15 %); questo gruppo è più frequento dell'altro nei bruni anche quando si considerino per il colore dei capelli indipendentemente da.lla fo rma del cr anio (30,1 % rispetto a 26,9 %) e n ei dolicocefali quando si considerino per la. fotma del cranio indipendenten1ente dal colore dei cap~lli (35,9 % rispetto a. 22,9 %). La prevalew_a del gruppo A nei bruni e nei dolicocefali perde il suo vttlore se raffrontata alla prevalenza evidentissima e talora assoluta ùel gruppo stesso A nei biondi con qualsia8i forma ct·anica (56,7 % t·ispetto a 8,9 %) e specia lmente nei biondi brachicefali (58,8 % ris}Jetto a 4,7 % ed anche nei brn.chicefali con capelli di qualsiasi colore (4.9,4% rispetto a 3,7 %). Come già. Romanese e Nicoletti, anche l' A. ha osservato che gli indici biochimici più bassi si hanno neg'li individui con capelli bruni e cranio dolicocefalo : ed ha trovato indici bassi (sebbene un po' meno dei primi) anche nei bruni brachicefali e nei bruni con qualsiasi forma cranica e nei dolicocefali indipendentemente dal colore dei capelli: viceversa gli indici più alti si hanno nei biondi brachicefali e nei bt·achicefali indipendentemente dal colore dei capelli, e nei biondi e castagni con qualsiasi forma cranica: si osserva infine frequentemente che mentre i castagni brachicefali hano indice alto, i castagni dolicocefali l'hanno bas.'!o. Queste constatazioni non possono più lasciare dubbi sul reale valore che hn. lo s tudio dei gruppi sanguigni per la risoluzione del problema delle razze. Osservazioni parziali non possono in a.lcwl modo autorizzare a trarre conclusioni, ma le indagini meritano di essere approfondite ed estese, onde dal coot"dinamento dei risultati individu ali si possano trarre conclusi oni accettabili ed in certo sen.so definitive. N oi medici militari ci troviamo in privilegiate condizioni per praticare queste ricerche, e l'A. spera che questa sua nota varrà a t·ichiamare l'atten1.ione ~u questi problemi. Sembra che siano Ìlr istudio e che sa1·anno presto prc:>critte ce1·te ~chede sanitarie antropologiche da compilarsi .a i Corpi. Data li~ possibilità. che vi è per ognuno di ricercare sempre agevolmente il gruppo sanguigno, si potrebbe, nella scheda, richiedere che fosse :fissato in~ieme ai caratteri A.ntropologil:i anche il gruppo ·sanguigno. Queste schede antropologiche sa.1ùtarie militari verrebbero cosi a costituire il materia le migliore per lo studio dei gruppi sanguigni dal 6 -
Uio'Nlale ài medicina. milita-re.
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lÌIVlST .o\ DELLA STAMl'A ME '>ICA t TALIANA E STRANIERA
punto di vista. etno-a.ntropologioo; esse, come già. le schede d61 Guida servirono al Livi per creare l'opera che fu base d'ogni studio eli antropologia. militare e eli molti di a ntropologia a.nohe non m ilitare, potrebbero in avvenire fornire il materiale vasto e necessario per trarr-e le defirùtive conclusioni eli questi interessanti problemi.
L'acqua termale dello Stabilimento miLitare citi A .cqui. (Annali di Chimica. applicata, fnsc. VII, 1929).
CoRTASSA. -
Da. Ma.lacarne (1778) al Bunsen (1870) e a.l Biginelli {1900). vi è tutta. una. serie di chimici egregi che ha.nJrO studinto le sorgenti termAli di · Acqui, ma nessw1o C[Ucora. le aveva eso.mir<ate sotto l'nspetto del potere radioattivo. Inoltre l'analisi a.ua.li-quantitativa dello sorgenti che scaturiscono nell'interno dello stabilimento militare di Acqui non era mai statn. finom. eseguitn. A colmare q1le:sta lacuna, ha. provveduto l'A. maggiore clùmico farma.cistn., con uno studio molto accurato, nel quale sono particolarmente ùa rileva.rsi la piccolis.simn. emanazione di radio trovata, l'a..'lSenza. d i emanazione di Torio, la mini ma. mùioattività dei gu.s o vapori o il nes.•mn indizio di rA.dion.ttività dato dal fango termale disseccato. La. composizione chimica. dell'acqua. dello Stabilimento militare confermerebbe l'opiruone dolla comune origine delle sOJ'genti t-ermali d i Acqui. I nfatti dalle determi nazioni eseguite con m etodi rigorosi, risulta. che essa contiene in notevole quantità. sali di sodio, e d i calcio, cloruri e solfati, contiene sali di pota..c;sio, di litio, di stronzio, bromuri, carbonati, solfuri, borati, silicati e piccolissime quo.ntità, d i snli di a.mmonio, di mu.gnesio, di fen·o, di allumio e di ioduri. Il re.<>iduo fisso a 100 C = g r. 2.4139 per litro; la temperatw·a è d i 52o, 5 C. (dell'aria, 14 C). Le misurazioni de lla radioattività hanno dato i risultati seguenti: Emanazione di radio - E m. Ra per litro - O, 14 milligra.mmi secondo ; 1,80 x 10-1 o millimetri cubi ; 3 x IQ.to- 10 curie (0.30 millimicrocurie).
Quoot' Mqna pnò essel'e dunque definita: acqua Slllfurea, clorur ato-sodica bromo-iodo-litinica-borica; radioattiva debolmente; iper terma.le; per bagno. Suz2ao Federazione nazionale i talia.na fascista per la lot.tu. contro la. !tubercolosi. Roma V I conference de l ' Union int ern.ationale' contre la. tu.berct~lose 25· 27 septembre 'L928 (Roma , 1929-VII). È u;;cito il volume degli Atti della VI Conferenza dell'Unione internazionale contl'O la. tubercolosi, fatica paziente, nobile ed ottirnt\mento riuscita. del Collegn D ella Sett\. È un volume di oltre 700 pagi.no, preceduw da tm magnifico autografo del D uce: esso c i fa. rivivere i giorni in cui vedemmo gli scienziati di tutto il mondo riuniti a Roma nel Palazzo cleli'E,;posi'lione in Via Nnzionale e li udimmo iltnflggia.re a lla concordia. dei popoli nella lott.a cont.ro il gl'O.nde flagello. E scorrenùolo, ho rivisto cogli occhi del pon;>ier·o l'episodio più belllo e gentile ùi t utt.a la riLmiOll.O, quello avvenuto la sera del banchetto, quando, (.)opo le belled)arole del Cal mette e la improvvisata risposta, in fmncoHe, del Mara.glia.no, i due >n'tndi si gett.nrono l'tm nelle braccia dell'altro. Quoot'atto, con tutto ciò c he simboleggia, bn.<>ta. dn. sè a far giudicare ben riusciti\ la Conferenza. D libro intere;;sa tutti, rigutHdA. tutti. Il Duce nel suo discorso il dl ùell'inaugm·aziono, pose i capisaldi dt>l ltr. lot-ta: u J~ impos<!ibile ottenere re~'>nltati decisivi all'infuori di nn piano d'nzione sisternnt.i<'o ». E poi: " L o Stat-o solo, grl\ZÌf' a lla. potenZt\ e tllle risol.'se di cu i di,.,pone ha i mezzi di intrltpl'ondere questn. lot.t~t nel quE~.<lro di una org>tniàazinrw unica •· Il Duce, come sempre, ho. viHt-o giuf'to: è orn. di finirla coi Comitati, colle pn.t.rone:>Se, con tutto quoli'Mtifìcioso e incoucludent.u oornpl<'"-;o di mnbizioni eh ~~ lntnno per m1t·aggio llllll croco o l·~ prosidonza di ur1 comitato femmini le. Lt~ lotta a11titubercohr.re non può farla cho lo t>tato.
.R.JVIBTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA
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Uno dei risultati più importanti della Conferenza fu la messa. a punto della. qnO!ltione sulla filtro.bilità. del virus tube rcolare. Oggi, dopo la. Conferenza, è questa una.~cqu~izione definitivA., C!~pa~'~ di s:riluppi fino a i er~ i.nconcepib ili, come quello dell infeziOne tra.nsplacentnre; sviluppa non solo pmt1ea, ma anche dottrinali. La questione dei virus filtrabili va acquistando importanza e valore imprevisti: e non son più solamente ta.lune spirocbete che harmo una fase filtrabile. L'l\l'gomento fu trattato da maestro dal Calmette. Rocco Jemma trattò quello della tubercolosi nell'infanzia, importantissimo, anzi capitale, perchè lo scoprire i casi fra i bambini e conseguentemente il rinforzare, il bonificare questi piccoli esseri rappresenta uno dei punti essenziali della Iotto.1L'inglese Willia.m Brand trattò l'argomento della organizzazione della profilassi antitubercolare nei distretti rnra.li, problema anche questo di grande importanza. Un t-empo si diceva che la campa~rna era poco adatta. allo S\riluppo della. tubercolosi, che que.;ta era il retu~gio delle citt.t\, dove mancano la. luce e il sole, dove il lavoro ecco.<>sivo e ma lsano minn. In. !<>llute. Oggi ;;o.ppiamo che anche nelle cMe spo.r~e. dove Inca e sole A.bbonda.no, dove il lavoro è fatto all" aperto, la tubercolosi miete le sue vittime. È dunque necessario lottare per salvare il contadino, così importante non solo per l'economia della Nazione, ma. anche per la lotta. demografica che il Duce ha intrapresa. Il volume contiene tutte le discussioni su questi temi, e tutte le conferenze che alla trattazione dei temi ufficiali seguirono. E il problema della tubercolosi fu sviscerato, illustmto in modo complet\o, sì che tutti hanno molto da apprendere da questo magnifico libro. MA.&rOTTr-BrA.Nom. QOEmOLO. -
L'angina di petto ( • La Riforma medica, n . 5, 1929 • ).
L'A. in una magistrale lezione espone il suo concetto personale e tratta l'argomento con lucidità. non comune. Ne tra~ occasione da alcuni casi clinici osservati, con valore di esperimento. I sintomi essan7..ia.li sono : l ) il dolore accessionale costrittivo precordiale e retrostemale ; 2) la irraggiazione del dolore alle braccia: 3) il senso di angoscia mortale ; 4) la morte fulminea nei casi nei quali la crisi termina con esito letale. La mancanza di tm costante rapporto fm le condizioni del cuore anche più più gravi con l'accesso di angina di petto dimostra che altra è l'essenza della sua
pa.togenesi. Questo concetto è convalidato dalla fulminea esplosione dell'accesso anginoso in soggetti, nei quali una malattia cardiaca non era. mai statasospetta.ta o, se esisteva, non aveva. mai dato segno della sua esistenza, nèmai aveva procurato sofferenze, o determinato fenometù di insufficienza cardiaca. Ancor più riesce di conferma l'e.<:~plosione dell'accesso anginoso in soggetti completamente immuni do. qualsiasi lesione cardiaca e nei quali l'accesso, che pure riveste tutta la classica smdrome dell'angina di petto, si produce e si svolge in rapport.o conmalattie com· plota:mente estranee al cuore ed all'aorta e a queste maln,ttie si mostra. totalmente ed esclusivamente congiunto, così per la sua esplosione come per la sua evoluzione e per i suoi esiti. L'elemento comune a. tutti i Ctl.Si di angina di petto è il sis tema n ervoso. Lo stimolo scatenante può essere uno spasmo delle coronarie, un'alterazione del :mioca.rdio o dei suoi apparati nervosi, ma possono essore affezio11i di nitrì organi, f!tomaco, vie biliari, appendice, ecc. o croniche iotos:sicazioni do. thè, caffè e tnbacco, ecc. Gli element.i costituzionali (Cnstelliuo, P ende), ngi<Jcono solo come preùispo· nenti. Il fenomeno si svolge nel seguente modo : Lo stimolo periferico si trA;;mette da. una delle zone suindica.te at.traverso le vie sent>itive a l centro noi-v o~>o tlnnde si riflette attraverso ai rami del simpatico rootorio con un angiospa..<>mo, l:!ugli organi e territori che sono compresi nella sind•·ome anginosa. Gli esiti diversi dell'accesso sono connessi alle condizioni normali o anormali del cuore.
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CONFERENZE SOIENTII'ICBE DEGLI OSPEDALI MILITARI
I batterio/agi come m~zo d'esperimento. (Zschr. f. Hyg. u. Infektions· krankh.; vol. 109, f ase. I) .
LEITER. -
I.; A. riferisce che negli esperirnen ti s ulla diffus ione per l' aria dei corptt.'lCOli piccoli.o:;simi s i possono adopera.re senza difficoltà tecniche anche i batteriofagi. Il praticare g li esperimenti coi batteriofagi riesce comodo, rapido e dà risultati sicuri. A seconda rlello scopo degli esperimenti stessi, si può quindi operare con materiale lli volume molto dlVerso, con licopodio ,30 JA-}, con le specie comurù di bacteri \3 JA-} e con batteriofagi (0,03 JA-). D' ARRIOO. -
Trauma e m.eningite t·uòercola1·e. (Riforma medica, n. 380, 1929).
All'osservazione dell'A. sono capitati due casi di meni ngite tubercolare che seguì un tn:tutllil non diret.to >Jul capo. L'ordine cronologico dei fatt.i e i sintomi precen tati d agli ammalati ùal momento rlel trauma, rendono evidente il n esso che corre ora. esso e la manifestazione meninjlitica. D opo aver·e esposte le diverse ipotesi, ot5gi considerate per spiegare il ràpporto tra trauma e tuber·colosi. nelle quali si t10n conto solo cle i t raumi locnli, l'A. ttvo.nza quella che il tr'a uma . cadendo su J'egione nve aveva sede un tube1·colo allo stato latente, come avvenne in uno de i casi in c ui ella caduta s ui piedi seguì un urto a l ton'l.ce con frattura di costole, abbia cau· :mto il passaggio in circolo di bacilli ivi contenuti. La cadutn sui piedi con i piccoli stravasi Stl.nguigni meningei consecutivi a lla <'ommozione cerebrale ha stabilito poi il loculi minoris resi8tentiae e quindi la concliz.ioue di attecchimento dei germi co· munque presenti in circolo. Dal pw1to di viAta medico·legale deve q ui.ndi venir considerato anche il caso che , quando un t rauma sia c(l.(luto sulla serle di un tubercolo latente e siasi in se· ~-ewoo ma.nife:-;tata. meningite tubercolare, que:-;tà sia da considerarsi in dipendenza dell'infortunio potenòo l'individuo anda re esente d a manifestazioni in mancanza di t r·allmtt.
CO~FERENZE SCIENTIFICHE DEGli OSPEDALI MILITARI ELENCO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dai processi verbali pervenuti alla Direzione generale di sanità militare dal 10 al 81 ottobre 1929)
AN7.to. -
Capitano m edico LmGI B OLLA : L'elioterapia delta tu!l6rcolo8i polmo·
114re. -
Tenente medico GIUSEPPE F ILmEr<: Elementi dii eliof,era.pia. cli matotr.mpia
o b(1lneoterapia mar·i na. - Sottotenente medico E ooA ttoo ZAFFIRO : La c.alr.iotera-pia. PtACI--:NliA. - Capitano medico SKRAFINO MA'rARA SSO : Dne casi di herp68 zoster rlr.l tronco, S6c01tdari (L nevralgia di data amica. 'l'ORINO. Capitano medico ENRrco LoMBAROl: Le~ diagnosi della tuborcolosi ùwipienJ.e nei giovani.
VII - S . SALINARI. -
Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 2" tempo. - P1·efazione del prof. R. ALEssANDRI. - Un volume di pagine 190 .•...... VIII - A. CASARlNI. - La medicina militare nell'antica Roma. - Un vo· lurno d i pagine 28 con 5 figure ......................... . IX - A. CASARINI. - La celebrazione dei medici caduti ·in guerra. - Un volume di pagine 92 con 16 figure ............... ... ... . . X - N. Ronrnò. - La profilassi delle malattie infetti ve dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pagine 44 ... .... . . XI - A. CASARINr. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea.- Un volume di pagine 232 con 97 figure . ... . . .. . , ..... . . .... . XII - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - Un volume di pag ine 36. XIII - S. SALINART. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagine 25G ....••..•• . . . ........... XIV - F. CACCIA e S. R1ccr. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate). - Un volume di pagine 28 ...... . ..... . ... . .. . XV - G. GmxoNr. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un volume di pagine 2-!0 con 3 carte geogr,tfiche XVI - S. SALINARI. - La razione alimentare del soldato in pace ed in guerra. - Un volume di pagine 240 .. . .. . . . .............• XVII - A. CASARINI. - Per le nozze di diamanti del "Giornale di medicina militare,. - Un volume di pngine 60 con 9 figure .... XVITI - B. PALMlluu. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napoletano. - Un volume di pagine 72. XIX - G. MEMMO. - L'alimentazipne del soldato italiano in tempo di pace. - "C"n volume di pngine 50 .....•........ • •. . ......... . .. XX - A. CASARTNI. - La medicina militare ne]a leggenda e nella storia. - Un volume di pagine 750 con 155 figtue ............... . XXI - Lipovaccini e vaccinazioni antitifo-paratifiche nell'Esercito. - Studi e ricerche (1927-1929). - Un v ol ume di pagine 126...... . ... .
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ALTRE PUBBLICAZIONI A. CASARTNT. - La guerra di ogni giorno. Note pratiche di fisiopatologia e di igiene per le forze armate. Un volume di pagine 34J con 108 figure - Roma, 1920. • . • . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 20 A. CASARINI. - La fatica nella vita militare. Memoria premiata al concorso Riberi, 1905. Un volume di pagine 330 con 65 figure. - Roma, 1908 • 12A. CASARINI. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria pre· · miata al concorso Riberi, 1906. - Un volume di pagine 4.02 con tavole grafiche e statis t.iche -Roma, 1908................. . ... . D 18 La lotta antitubercolare nell'esercito. - Un volume di pagg. 96 con 8 tavole D 8Per Leonardo da Vinci nel IV Centenario della sua morte. - Un vo!ume di pagine 100 con 37 figure. . ... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • • . . D 8Per Giovanni Maria Lancisi nel Il Centenario della sua morte. - Un volume di pagine 106 con 28 figure. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 8Conferenza interalleata per l'assistenza agli invalidi di guerra. Roma, 1919 - Relazioni ufficiali e comunicazioni. - Un volume di pagine 96 • 6I Congresso internazionale di medicina-e farmacia militare. (Bruxelles, 1921). Relaz.ione ufficiali del Corpo sanitario militare i t.aliano . . . . . . . . . . • 6-n Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923) Att~ del Congresso, vol. I. - Relazioni u fficinli. - Un volume di pagtne 416 con tre tavole . .... ... ; .. . .. .. . .. .. . .. .. . . . . .. . . . .. . » 35 n Congrea~o internazionale di medicina e farmacia militare. {Roma, 1923). ~t-t1. del Congresso, vol. II. - Lavori del Congresso e comunica· z1oru. - Un volume di pagine 600 con 33 tavole e 19 incisioni . . • 60 Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi 1925). L avori del Congresso e .~omunicazioni. - Un volume di pagine 88. •
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GIORNALE DI M-EDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE :
ROJU - i\ liuistcro della Guerra, l 'ia XX Settembre - ROiUA CO~DIZIO~I
DI ..lBBON.UU;~TO.
l. Il Oiomalc di medicina militare si puùbllca Il primo giorno di ciascun mese, In rasclcolo di quattro rogll d i stampa a l 111cno. 2. L'abbonamento è nnnuo e decorre dal 1• geo,n alo. a. Il p rez>.o dell'abbonamento è : Por l'Italia e Co!oo.Ie. L. 82 Per l'Es tero. . . . . . . •44 lo Italia. 6 ......, U n ra•clcolo • epa:·ato co•ta. a ll'Estero • 7-
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Il ~llJ!P'cmedoto contooonte i_ Ru'?,'~ (li. l'o Ita:fo.. . lo _ a n.."'WIIt .Ut e cOrpO sa n1 1a rtO 111\ llarc l .• te 1 , ta: a l' w; ro . • 18 00 4. Pe1· g iJ urllcfa.ll medici e ohlr:nJcl far mnch;ti rlcl n . E~erclto (In , :, lz!Cl atti vo, In poorJone o.u , lllar la, di oomt>leruento, della rl-on a e,l a •·l poso) Il prezzo d oll 'aù bonamet.Lo è rhiotto a L. :t4 " "lit;iJJ<;tc ed Il prc~zo <l e l :mppfemouto è rl.Jotte o. Lire ~. - 1\on &1 t• a.m.cttono ricevute per g iJ abbonamen ti P'-'" onall. • 6. Xon "' accettano reclami trn~cor»l t 1onta giorni tlo.ll n ~pedl?.fooo tlel GIOI'nJ•Ie, ohe ~l erlett .. o. 1cgo larlllent... o.l pd u•o di ogof m e,;e. 'J'1~co:·eo tale termine, 1 lasclco!l rlcblestl Yeogono HP ~dlti ~o dH>onJbl. f. ~olo o. paga mento . 6. I ~iguo1'i ablJouatl mi litari In c rret.th·ltà di Fe rdzlo pagheranno l'Importo dell'abbonamento por mozzo del l'lspcLtld comandi d i coo·po o d irezioni. 7. Per l •oli ufficfo.i! mc.lfcl (<l ell't.;sercito e della 1\farfna). ln qno.lu uquo po;.lzlone si troYlno é a.mme•st> uu A Il 130N A M 1•::-<TO CU ~l l,; LA'L'l V O o.l Uionoale di mcdì<'i11a milita re e l agli .dn.nali di medicina 11 a o·alr e ~o'o»iale a l Pl ouo t! l L. 3!1 o.uuue . ~: !uo:tre amo.uo;.• o uu AB 13 ON AM F. !:o.''!"O CUM UL A'l'I\' O u.lla. Ridsta ueroooulica al prezzo d i Li re 4& aonuo, ocl a lla Rims/a miliiarc ilaliano ' o.l prcz•.o eli Lire -Il annu<'. F. lnli uo ammc<~o un AIJBONA~I I·:NTO CU M ULATiVO a l g!orua:e l ' Unit'PTsO, r!l·i• ta g-eo~ralica lllu>trat;), al PIOzzo ù l Lire GO annue. Per ottenet·e t.all fo.cllUulanl cuoun tath·c g li abbooo>U milito.!'! d o vt·uo uo hlr pervonJre l'Intero lmvorto aii'Amuilnlstro.zlone d el po.loclico d a l prop• io cor1>0 . 8 . Ai llln·a.f ~1 ra lo sconto <lei 10 pet· cento, nw. soltanto per g:l abbonamenti delle persone e degli enti nou millto.d .
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NOUUE r•m~ LE r• UBBLIC,l.ZIO~I. l. I lu.,·orl origina'!, le note, le rl vkte - dattilografati o ~· -ritti a mo.no - devono ocoupare nn Eo' o lato 1101 fo<:lfo. c.•, e :e nel testo tlell nith·o e..l a.ct:ul-atamcotc COJ'II'ttl e rlveJutl clagìl a Qtorl. l"l f<• oPoclalc l·r•ccomu.n·lazione cloe qocl!i • o•·lt tl u mauo • fano hen leggi iJIII. per modo dj edtare cgoj •l u bi>lo tU luto•·l'rctazione. I n ca>.o contmrio, la !JL·c zione si Yer.ll oube co>'tt-etta a sospeoderne iu pubb!lomr.ione. 2. :-<al\·o casi occezlooa! l~•lmt ht correzione (folle bozze sa rà latta d alln redo.done llll%1cbè d agli a••torl. por non dncola •·e 11 l;"·oro tipogi'HUCO agli lne•·lta!•lll rltar111 r>o>tail. 3. ~pese pe r g!J e.•trotti e Quelle per le (a vol e lltogratlc be, rotogmtloue, eco., che o.ccom· pagnllllo>e ro le wcmorlo . ouo a ca: ico dcga a utori. 4 . G li a. tmttl Fono tll tllle tipi: - T ipo A) senza copertina o colla tmpM:ln!l.luro. e nnmer&· zlone rlel fa.,c lco lo. - T ipo lJ) con copert ina stampata, fronte.;plzlo, impo.glna.tura e nume,.azlone pocfa.:e . @ 5. I l prezzo dogli estratti, per gll nutcrl d ello memorie che U r lcblednno. è regolato dolla seg,lente t nr! Uu :
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u. I mnoo-c:·lttl non si l'& t ltul.:.cono. -
(~S:).j) -
R Q)!A,
19:2\J-:JO·{Vll·VIll) -
I la ,·orl bre vi a n anno la pr<JC<>donza.
ISTITUTO POLIORAFICO DELLO STATO -
Q , C.
Anno LXXVIT ·Fase. XII
:•
DICEMBR E 1929 - ANNo VIII
DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA G u E RRA
ROMA
Pubblicazione mensile
-
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DIREZIONE GENERA LE DI SANITÀ MILITARE)
Giornale di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito o della R egia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907. TELEFONI : 43-283 R. T. - 21-90 R. M.
SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI : Arcentlna. - fl li clementi e la nccu~~l l~ rli cu i iC~<amcuto o di collal>or·n.zfon c del centri tl!agUo>tlcf D<>r le WiLiutLic 1 ubot·colc>rl n c lliL org,ul.i?.Z>~r.ionc generale d l(on· si va. <iella Ntt~J,,uc cout.ro la. lubot·coJ.,,i. •• . • • . . . . . . . .• •• • .• Franclll . -
::ici eMI rli • situs viscorLllll i u,· crsus totalls • .
Pa.g. 005 679
NOTE DI IGIENE PRATICA : Rtltanl. -
Pag. 701
I sapon i. • • . • • •. .
RIVIITA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA . . • NEGLI OSPEDALI MILITARI . •. . IN MEMORIA DI SERAFINO RICCI • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . NECROLOGIO. • • , • • . • . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1929. . . . . . • • . • . • • . . • · . .
Pag. 707
OOIIF~RENZE ICI ENTI FICHE
711
711 716 111
PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DJ MEDICINA MILITARE ROMA -
Via XX Settembre - Ministero della Guerra -
ROMA
COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DIREZ!ONE GENER ALE
DI
Sa NITÀ
I>IILIT&RE
I - F. T ESTI. - Storia retrospettiva dell'Igiene nell'Esercito italiano. Un volume d i pagine 112 .. . ... . . . .... . ... . ..... . ..... . . L. 7 II - B.ioerohe biologiche degli Uffici psico-flsiologioi di aviazione militare. - U n vol ume di pagine 236 con 46 figure e 2 tavole . . . . . . lo 15 III - E. S&NTOR O. - Ferite addominali di guerra - Er efazione del professore N. GIANNETTASIO. - UJL volume di p agg. 400 con 38 fig. • 30I V - A. L usnG-A. BusrNco. - • I gas di guerra • - Impiego ed el!etti - Provvedimenti e cura, - Un volume di pagine 104 con 3 t avole m icrografiche a colori . . . . .. . ....... .. .. .. ... . . . . . • 12V - A. L OSTIG. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915- 1918). - Un vo· lume di pagine 32 con 2 1 figUI'e . . ...... . . . ....... .. . . ..• • 7VI - F . CACCIA. - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - Prefazione del prof. R . DALLA Vedova.- Un vo· lume di pag ine 108 . ... . . . ..... . .. . .... . . . . . . . ...... .. . . • 6(SrQ<te 3' pn(Ji na dellt< co perUna)
MEMORIE
ORIG I NALI ' \•
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611 REIEIITI E LA nEUSSITÀ DI tOLLf6AMEIITO EDI tOLLABORAZIORE DEI tEftTRI DIA&nDSTitl PER LE MALATTIE TUBERCOlARI nELLA OR6AnlllAZIDnE 6EftfJAI.E DIFEIISIVA ORLA nAZIOnE tOitTRO LA TUBf.RtOLOSI (1)
C:> . -· ..· ..
per il dott. Glov. Battista Argentina maggiore medico del Ccmtro diagnostico di l'adova
Sell'a.ttnale fervore di opere e di provvidenze legislative per la. di-
fesa nazionale contro la tubercolosi che pone, in questo, come in tutti gli altri campi in cui il Governo N'azionale Pascista. affronta, i più delicati problemi sociali con intendimenti moderni, l'Italia in primo pia-no nella lotta contro le malattie sociali, il gran pubblico e forse la maggioranza. del pubblico medico italiano, non è a perfetta conoscenza della importante funzione di un anello della. grande catena pro.fiL<tttica, i centri o reparti militari del Regio Esercito di accertamento diagnostico per la tubercolosi. I quali, creati durante la guerra e per le necessi~~ impellenti di essa, rimangono non solo a testimoniare il primo contTibnto che lo Stato ba dato nella lotta antitubercolare modernamente intesa, ma rappresentano un congegno di difesa igienica nazionale e più preziosi· si dimostreranno se in avvenire sarà più efficacemente realizz~tbile tm più intimo collegamento di essi con le varie istituzioni civili. Congegno indispensabile non solo a salvaguardia dell'Esercito in tempo eli pa.ce, ma della nazione tutta, in pace, e nel futuro in armi, quando la necessità della guerra di nuovo imporrà sollecitamente, ma scrupolosamente la scelta di un numerosissimo contingente di citta,d ini che, nella loro integrità ftsic.a. assolut.a dovranno I'ispondere della sicurezza. e della difesa. della Patria. Crediamo sia. dovere nostro di medici milita.ri elle più da, vicino si occupano di questo importante argomento, e che in certo qual modo sono i funzionari tecnici responsabili immediati del servizio antitubercolare nell'Esercito, di volgarizzare e illu~>tral'e in questo bvorcvole momento di vita antitubercolare nazionale, questo prezioso elemento di lotta, riferendoci per chi non è edotto o male edotto dall'inizio dell' istituzione, definendone quale sia la funzione attuale di essa, indicando quali, secondo noi, possono e dovrebbero essere le necessità> di collegamento e di collabora,zione tra i nostri reparti di aceertamento per la tubercolosi (attualmente (l) Comunlcazìon<~ al n Cougresso della Socìetà Italiana fascista eli studi sf'icnti Ilei snll:~. tubercolosi.
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OIWANIZZAZIONE DIFENSIVA DELLA NAZIONE CONTRO LA TUBERGOLOSl
in funzione presso tutti gli ospedali milita.ri principali ed in qualche ospedale seconda.rio di maggiore importanza) e le orga-nizzazioni civili, ora che il Governo Nazionale tende a tutti la mano percbè tutti contribuiscano nella lotta immane, ma che sarà completa e vittoriosa se il rinnovato spirito di roma.nità della nuova Italia continuerà ad essere gu).dato dall'Uomo che le fortune d'Italia hanno posto a capo di ogni valorizzazione nazionale. Tale conoscenza noi crediamo indispensabile a tutti coloro elle si occupano di lotta antitubercolare e deve servire a ricordare a tutti cbe il servizio d'accertamenbo tubercolare dell'Esercito non può essere considera.to come cu.'coscritto per le necessità di selezione dei contingenti di leva, fine a sè stesso, ma deve fa,r parte del piano di lotta generale, ancora. per il fatto che le armate moderne del tempo di pace non sono che i quadri di mobilitazione delle nazioni armate. Dico questo perchò è davvero incomprensibile che mentre ovunque si scrive e si parla di lotta antitubercolare non è stataancora. sufficientemente dimostrata la necessità di ritenere come sia indispensabile che ta.Ie lotta debba avere la sua integrazione coll'unico servizio di Stato, del quale trattiamo, che si occupa del riconoscimento delle affezioni tubercolari in un periodo della vita del cittadino in cui questi deve passare in un momento in cui maggiore è la instabilità del suo sviluppo organico in rapporto alla peculiare sua costituzione e in un delicato momento del suo equilibrio organico-ilnmunitario dalla vità. libera della ca.mpagna e della città quella metodica, obbligatoria, costrittiva (date le necessità della. disciplina e del servizio) della caserma; questa che rappresenta una collettività specialissima in cui i giovani, anche se utilizzat.i a secondo le loro attitudini e la loro speciale costituzione organica, subiscono l'influenza delle varie contingenze della speciale vita. in comune. Ai nostri reparti di accertamento affi uiscono i giovani inscritti dalle più diverse professioni della vita. civile, dalle più diverse condizioni di 1ita e dai tipi più vari di costituzione organica, militari alle armi che riconosciuti in perfetto stato di allergia e quindi dichiarati idonei al servizio, tale allergia tendono a perdere in rapporto a circostanze varie inerenti alla. specialissima vita di un determinato periodo di tempo in cui prestano servizio militare, pur non essendo tale perdita allergica in rapporto unico e immediato al servizio militare stesso. Oramai tutti sono d'accordo che come non sia mai esi<>tita una tubercolosi di guerra, cosi non esista una tubercolosi militare nel senso che la vita militare stessa possa provocarla quale causa vera e propria, che dal punto di vista medico-legale quella come tale possa essere considerata. Ciò è oramai pacifico come è divenuto dogma scientifico volgare che un ernioso in tanto, a seguito anche a lievissimo sforzo, diviene tale in quanto esso era costituzionalmente un ernioso. Per il tubercolotico vi è di più, in quanto è noto come il focolaio primario tubercola.re col suo complesso successivo compare in quasi tut.ti gli uomini nei prilni ~esi della 'ita extra-uterina e la infezione tubercola-re pur nelle sue proteiformi manifesta.zioni può rimanere Ja.t ente e può sfuggil'e al più accurato osserva.tore. Pacifico quindi che la tubercolosi non può essere in t'apporto al serYizio militare, non si può nega.re però che questa possa in specialissime circostanze avere una influenza, sulla marcia. della infezione lieve o latente.
OROANI~ZaZJONE D(FK:'ISlV.-\ DET,LA NAZIONE CONTRO J.A TLDJ::lH;OLOSl
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Indubbiamente in un buon numero di ca.si un esa.me clinieo attento :mssidiato dai reperti radioscopici, radiografici, di laboratorio permette di dichiarare se una lesione minima polmonare, pleurica o ilare di aspetto cicatriziale sia o pur no so~(:ettibile sempre di ria.ttiva.zione in un soggetto di venti anni. llrfa sono abbastanza frequenti i casi in cui non è possibile a,vere la prova. se un soggetto dalle ~tpparenze sovente floride è capace di a<latta.r si alla -vita reggimentale (esami periodiri comparativi esprimenti lo stato della costit.uz.ione, altezza, peso, perimetro toracico, capacità respiratoria, tachi carclia da. sforzo, ecc.) senza a.ttenclere l'apparire di sintomi rivelatori di lesioni ana.tomica.mente organizzate. Un iscritto è anuolato definitiYamente idoneo al servizio militare rloJ>O a.ver subìto le visite pres<'ritte dai nostri regolament.i al Consiglio di leva, al distretto, al Corpo; dopo un certo periodo di tempo alle volte di solo qualche mese, a seguito di un inciclente morboso qualunque che lo t•ost.ringe a presentarsi al medico del suo Corpo, lo si t.r ova porta-tore di una lesione evolutiva per cui esso viene riconosciuto un non valore sociale, nn carico per la collettività, una sorgente eli contagio. Certo la vita militnre non ha creata q11esta tubercolosi rivelat.rire di una prima infezione che rimonta all'infanzia, o all'adolescenza.. Due distinti utfìciali medici clell'Esel'cito fra.ncese, Levj e Jea.ndidier, al Congresso Internazionale rU :Medicina Militare del 1925, facendo seguito ad un loro recente lavoro statistico notarono c.be il numero dei tubercolotici, riconosciuti dumnte il servizio militHre è principalmente determinato dal rigore più o meno grande che viene port.ato nella. eliminazione dei deboli eli costituzione. Essi dicono che una ta.le constatazione, come è a conoscenza. di noi tutti, non ha niente di sorprendente se si considera la parte importante che ha.nno le cause seconde (terreno organico) nello sviluppo della tubercolosi. Crediamo inutile, perchè note a tutti i colleghi specialmente milita.r i, ricordare le eloquenti dimostra.zioni del Keilsch, il quale scrisse che a 20 anni siamo tutti più o meno bacilliferi, questa, essere la C<Lusa seconda. <•he ci rende tubercolizzabili. I)a, patologia militare fa, conoseere, egli aggiunse, come tutte le circostanze che mettono moment-aneamente l'orga.nismo in difetto sia per usUl'a eccessiva, sia, per ripa.razione instlf'fìeiente, si traducono a breve scadenza in aumento delle atiezioni tubercola.r i dei ~ppi sottomessi a, tale influenza.. La vita militare, agghmgia.mo noi, può dare occasione di qnesto risYeglio :per uno sforzo di adattamento ad una vita collettiva e un lavoro spesso minore di quello a cui anteriormente nella sua. vita civile il giovane t!Ottosta.va, ma di un ritmo uniforme più penoso per alcuni soggetti di quello individuale precedente al quale si era.no fino allora ada.ttati. Cogliere di questo risveglio i primi sintomi di questa deficienza di afhtttam ento al momento in cui essa a-ppena si delinea nella vita del giovane soldato, collocare il soggetto, che minaccia. di cedere, fuori delle condizioni favorevoli ad una evoluzione ulteriore, è compito, tecnica· ment.e e socialmente, delicato e di responsabilità del medico militare che per la sua situazione specialissima ba un posto di primo ordine nella difes~l. peculiare della collettività e della Nazione contro la tubercolosi:
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ORGAN I ZZAZIO~E D I FENSl\' A Dt::U• .\ NAZI0:-."1': CONTRO .r.A TlTBERCOLOSl
elemento di difesa quindi il etù orizzonte non può essere limit..1to dai muri della. casNma.. L 'Ele11co delle impèt/ezioni è ti1jerm.ità, t:dizione 1892, !li esprimeYa relativamente nei rig uardi di inabilità per tubercolosi polmonare: La tu· bercolosi polmonare incipiente accerta.ta con l'osservazione in ospedale militare. L'a.rl;irolo 77 dell'El. A., di cui R. D., n. 24 del gennaio 19~:~ prescrive. <l IJa tubercolosi pohnonare iu qualunque stadio, accertata, c.on osservazione in Oi!peùale lllÌlitare; le forme ~o~pe tte di essa accertat;e con os::;ervazione in ospedale mjlitare e trascorso il periodo della rivedibilità ' · E prosegu(' nell'aVTertenza : ll ~ell'in terpretazione del presente articolo, 2° capoverso, il perito porterà speciale att.enzione su quei soggetti i quali, pur non presentando in aUo a.ltri fatti clinici C\'identi di lesioni specifiche dei vari organi e tessnti, fanno fonda-tamente ~ospetta.re, per le loro condizioni gPnerali dec~~d u te, e specialmente per il tipo morfologico organico, una malattia. tubercolare latente. L'importaD?;a delle nuove disposizioni laconicamente pre:scritte nel nuovo elenco, è chiara ; e dimostra quanto il lPgislatore si !>ia. preoccupato di addivenire in forma di legge all'esPn· zione dal servizio milita.re non solo di quegli elementi che presenta.no forme indubbie di ::~ ffezioni tu berc.ota.ri, ma a lt re si di tutti coloro i quali comunq ue ta.rati. possono far presumere di p erdere il loro stato di equilibrio organico, e, qualora incautamente assoggettati a.lla vita milita.re, pre~;en tare un rapido ris>cglio delle manifestazioni morbose >J . ~ei primordi della. guerra venne preteso dall'amministrazione mili· tare il ri:;areimento dei da.nni di t ut.ti i militari alle a rmi riconosciuti afft? tti da, ma.la.ttie tub~rco tari, qua.le malattia aggravatasi o dipendente dal ser vizio, dato che, si diceva, ogni militare p er essere idoneo doveva essere st<1·tO riconosciuto immune cla, qua,Jsinsi mal~1ttia. Era evidente p er i soliti facil01ù cbe le affrettate tumtùtnose visite ai consigli di lc,·a J)Otcvano dare la più ampia sicurezza di giudizio . Ciò non era mgionc,~oJmente nè scientificamen te esa.tt.o, a nclH• se a ta[C' servizio fosseTo stati preposti lumina.r i rlelle sc.ienze mf'diche nei riguardi ùi una, corretta. diagnosi per le forme tubercolari. Ma se costoro p oteva.no giustificare h:t loro }H'et,esa. era. pur ·v No <:-he l'Amminist.razione militare non a.,-eva. ancora }>rov n•duto ad un pronto e sicuro acC('rtamento nei mal a t.i eli tuberc•olo:;i manc-ando di istit uti acla.tti, e ciò in rapporto ~mche alla, mancanza, in Italia di adeguate disp osizioni legishttivC' riAettent i il riconoscimento di tubercolosi, specialm~nt.e thtl punto <li Yista profilattico. A ciò il1\1inistero della guerra provvide l'Oll ri::;tjt,uire nel territorio di ciasc~1n Corpo d 'al'mata i'lp e<'iali ospedali o l'eparti di accertamento diagnostico dest.ina.t i alla pronta e corretta ident.it1<:.azione delle lesioni tubercolari o presunte tali, forniti di quei mezzi; che ·vnle::;s<'ro a. far promwciare uua dia.gnosi preeoce: precisa, compresi gli appa.recchl per le ricerche ra,diologicllc. questi i~;tituti, che nel primo t empo si nominarono centri antitubercolari e che vennero affidati a.i più espert i specia listi sia in servizio attivo, sia, in congedo, sotto l'alta. sorveglia.nza dl"l senat.ore Maragliano servirono non solo come organi di selezione degli inscritti, ma altresì come ospedali di cma p er tubercolotici gili alle armi e per quelli che restituiti da.i paesi nemici quali grandi inYalidi abbisognavano di eme ospeda.liere o sanat oriali prima di poter far ritorno senza al· cnn pericolo presso la. propria. famiglia., a.t proprio domicilio. Senza. !:lo(-
ORGA~ZZA:!.IONE DJFENSlVA nELLA N.~ZIO:'\'E C'ON1'RO LA Tl' Bl:~!lCOLOSl
(H)!)
ferma.rci al còmpit,o :>IT<Wnlina.riament.e um<mita.rio e delil'a t o cb e dm·ante il periuùu ùella. guernL (' ùdl'imnteùiat o dopo guerra, tali ( 'en tri attraverso
numerose vicissitudini banno espletato, amministrati e fatti funzionare ,lall'Amministr a.zione militare, credia mo utile ricordarP- (Jua le fosse la costituzione l'd il funzionn.mt:'uto di es!\i <:h(' avevano a.nchc le funzioni di cura e c he tntt 'ora, ridotti al solo servizio di accer tamento, esist;ono quali reparti di accert-amento dia~nostico in tut.ti, come si disse, ~li ospt>da li militari principa.Ji ed in qualche ospeda.le seconda-rio, a cui afftui'l<·ono oltre gli inscritti e i milita.ri di truppa. a.n('he gli ex militari ùtYiati dalle commis!!'ioni mediche per le pensioni di guerra. alle dipendenze del Ministero delle lìna.nze. Le norme per il fnuziomunent·o tecnico dei rC})a.rti di a.ccerta.men to, inflt·ituit i con circola.re 801 d(;'l dicembre 1916 dell'ufficio oauitario (Ministero della gueJTa.) ' enuero preei~ate defiuit iYa mente dalla. Direzione Generale Sanità. militare con cù·coh'tre 4(i5 del 16 luglio 1918 ('E'di " La vrofilassi antituhercola.re nt>ll'Eser cito » 1 eb'cola ri e istruzioni per la. loro applicazione, ~lini:.;tero dt>lla guerra, 1918) e che ba.nno, quasi tutte, Yigore di legge an eh e attualment e, si JlOssono riassumere come segue: Premesso c·h<' ogni reparto di ac~rtamento deYe essere fornito di un laboratorio chimi<>o bat t eriologico e ratliologico è prt>scritto: 1° Tutti coloro che entrano in reparto ùe>ono essere sottoposti a una. prima, • isih1. per modo di scp.arare :;ubito q1wlli che prt>sentano segni c•Yiden t i rli nl<1ht.ttia t ub('rcolar(' rl<t coloro che tali s intomi non presenta.no arl un primo esa.me. 20 H a<·<·olta ùi t.nt,ti i da.t.i :mamn(•sti<'i e<l e::ame di eventuali do-
cnmenti. ~o
I<egist.ra.ziOJw della, ;;tatura , del polso, del peso e del respiro, dello stato di nutrizione e sangn.ifi<'a.zione; c ~a.m e <'Ompl(•to degli organi ri'SJ)ira.tori, <:.ompreso l'o:;:;el'Y<lZiOue degli Sputi. 4° E sa.me d<' lla la rwge e degli altri organi ed apparati . 5o Stato dei gan~li linfatici. U0 Esistenr.a di tubercolosi in atto e po;;tum i di tubercolosi.
7° Temperat ura nelle ·varie ore ùel giorno.
go Cut irea.r.ione. 9° Indagini biologiche (presenza di antigt>ni, ;l uti,·orpi, ricen·he sierodia.gno;:;ticbe (quando q n este occorrono). 10° Esanù ratliu::;topic:i e l'<t.<liogrn.tici.
Le pre13c1·ir.ioni ll<t.te per l'esecuzione delle suddette indagini dimostrano chiaramente Io ~wopo che ba avuto di mim il legisla.tore p er a.ddivenù·e a.d un sollecito allontanamento daU'Esercito degli individui non adatt i a, questo ambiente per mezzo di una pre~oce dia.guosi. A complemento irn})OI·tante delle norme da.te il Mini.;;tero prescrive ancora. non solo ài periti p~esso i Consigli di leva Nl i dist.rett.i, ma. anche a.i medici di Corpo ed a.lle direzioni degli ospedali militari l 'in.vio a.i repa.rti di accerta.mento dei sospetti i quali sono da. ritenersi ta.li: 10 che presentino qualche dato anche
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ORGANIZZAZ!O'Nt·: 011-'I::NSL\ 'A OE f.C.A NAZlO~é: CON1'1W LA TUBERçOLOSI
non perfetta,mente dimostrativo, compre!>o in questi i diagnosticati in maniera imprecisa sotto il nome di oligoemici e deperiti organicamente e cioè esistenza, in essi d 'infezione tubercola.re l:lia latente sia a focolai circoscritti dell 'appa.rato respi.Jratorio o di altri organi; 20 che a.bbiano qualche segno di malatt.ia tubercolare spenta o loca.lizza.ta o che present ino anoma,Jie degli apici polmon~~ri (rigidezza, poca espansibilità), rantolini mobili, oppure postumi ili pleurite, di lesioni glandolari, di lesioni ossee, di tubercolosi della pelle, peritoncali, anche se queste risultino perfettamente guarite. In base a questi concetti vengono senz·a.ltro eliminati dall'Esercito per·manente t.utti coloro che prescnta.no fatti cavitari, bt·onco-alveotiti con espettora.to in cui l'esame microscopieo sia positivo per la ricerca del bacillo di Kocb sia nella sua forma classica , sia nella sua forma granulare (gra.uuli del Uircoli-.ùfuch). Coloro che non presentano tali carat.teri espliciti della tubercolosi o con espet.torato negativo, sono sottoposti alle più fini indagini, quali le prove tubercoliniche Rotto forma di cutireazione o di ipodermoreazione, alla inoculazione di prodotti pat ologici in cavie e ancora alle sieroglutiua,zioni, a lla dimostra,zione degli antigeni, ecc. Qualora le rL<>ultanze di ta.Ji indagini ristùtino positive e dimostrino senza. dubbio lo stato di tossiemia tnbercola.re, l'individuo è in questo ca,so a llontanato anche se il rept>rto dell 'e:svettorato fu negativo con gli usuali mezzi di ricerca. Sono da ritenersi come fortemente sospetti, poi tutti coloro nei quali focola.i spenti. bronchioliti circoscritte si present ano in concomita,nza a decadimento generale della. nut rizione, di squilibrio t-el'lnico, specialmente dimostrabile con la prova della marcia, od adenopa.tie specie cer>icali ed ascellari. Tali individui ntnno senz'altro inviati a nuont visita e non possono assolutamente essere ammessi 11eanche ai servizi · seclentari. Ciuesti ultimi non do nanno in ne:ssuu modo rientrare, attra.verso le visite distret,tnali, nell'Esercito, ove prima non siano riesaminat.i nel Reparto di accertamento dal quale fmono rlimesf;i e fàtti oggett.o 1li 1ma nuova decisione . Le disposizioni emanate dal Ministero della g-uerra :tssegthbno ancora con più precisione il compito di eiasenn sanitario militare nell'ambito d t>l proprio ufficio, e d i conseguenza viene prc:;el'itto. Presso i Cou.~·i.gli. di' lcra . - I periti ai Consigli di le\'a. non de\'ono pronunciare giudizi definitivi su coloro che pos;;ono ritenersi sospetti 1li inquinamento t'ttbercolare, ma devono sempre inviarli in osservazione uf'i 'a.ri reparti per accertamento diagnostico .. Si dovranno poi i detti medici astenere, quando un Rogget.to faeda sospettare per il suo stato generale deperito o da altri sintomi, eli. essere atretto di lesioni t ubcrcola.ri la.rvate, dal prontmciare delle dia.gnosi nou precisi' od indefinite (oligoernia, deperimento organico, ecc.) che masrht'rn.udo la verità, inducono a provvediment i inadeguati che hanno J't'ffetto di rirondurre, dopo qualc.be t.empo l'infermo a.lle armi. Ogni sospett0 deve venire osservato ed accE'rtato. Sono, a mente delle circola.ri, d<~ riteneri\i prinripalmente Rospet.t.i : a) coloro che presentino qualche ch1to che accenni possibilità della esisten11a in es,;i eli infez ione tubercolare, sia. a llo stato di latenza sia in
ORGANIZZAZIONE DIFENSIYA DELLA NAZIONE CONTRO LA T UBERCOLOSI
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forme di focol.'\i circoscritti localizzati tanto allo vie aereo quanto altrove. E ~i pongo:~ ben mente che ad ordinare l'invio ai repa.rti di accertamento
non si richieclono fatti nettamente dimostrativi, ma che basta qua.lche elemento di puro sospetto ; b) coloro nei qua.li si abbiano segni di forme che attualmente paiono spente di malattie tubercolari comunque loca,lizzate, ed in modo particolare: a nomalie a.picali di qualsiasi forma (modificazione di suono, fatti bronchiolitici, ecc.); postumi di pleurite sotto qualsiasi forma; postumi di lesioni glandolari guarite; lesioni ossee guarite; postumi di tubercolosi cutanee guarite ; postumi di tubercolosi peritoneale guarite. Presso i di.st·retti. - I medici dei di<;tretti devono provvedere con i criteri sovrainrlicat.i per i meilici periti eli leva. Presso i va.ri wrpi. -Quando i meclici che prestano servizio nei vari Corpi, verific.~no in qualche militare l'esistenza dei fatti esposti che per sè ste:ssi costituiscono, senza discussione, sospetto ed altri che possano indurre sospetto nel senso sopraindicato, devono senz"altro inviarlo ad un reparto di accertamento. Presso gli ospeda.li in genere. - Quando in un militare degente per qualsiasi forma morbos*t, si abbiano i dati di sospetto sovraccennati, questi dovrà essere passato ad un repa.rto di accertamento. Devono così e::;scre sempre mandati in osservazione prima dell'inno al Corpo od in Licenza i milita.ri ricoverati per emot.t isi, pleuriti, laringiti, cd altre malattie delle vie aeree di lunga durata, peritoniti sospette, adenopa.tie, tubercolosi cutanee, ecc. Presso le direzion-i (legli ospe<lali 'milita'l'i. - Quando nei reparti di accertamento i milit,ari esaminati vengono dimessi dalle direzioni degli ospedali per le risoluzioni definitive, queste risoluzioni devono uniformarsi strettamente alle constatazioni fatte nei riparti medesimi. Le autorità sanitarie militari (commissioni centrali, direttori di ospe<lali) non hanno facoltà di infirmare le constatazioni fatte nei reparti di accertamento; solo quando abbiano mgione di dubitare della esattez2!a dei reparti loro annunciati potranno provvede1·e ad un controllo della diagnosi promovenclo dal Ministero l'autorizzazione di far ripetere l'osservilizione da altro repa.rto di accert!!>mento diagnostico. Le risoluzioni da prendersi sono quelle che le circolari pre.scrivono, cioè: n) le mal..<t.ttie tubercolari in piena evidenzlt: riforma; b) le malattie tubercolari sicuramente spente nelle quali in seguito ad esami ripetuti più volte negli appositi reparti, non esiste alcun segno di persistenza, d'infezione tubercolare: inabilità temporanea ed invio a visite venture; c) per i soggetti noi quali in base a dati clinici od indagini biologiche si debba emettere fondatamente il sospetto di infezione tubercolare
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ORGA~IZZ.-I.Zl ONI!: DIFENSIVA DELt.A NAZiONE CO~:rRO L A. TUBERCOLOSI
latente o di stati pretubercolari: inabilità temporanea e rinvio a visite venture se inscritti, ricovero negl'istituti climatici, licenza di 6 mesi se militari. Si deve poi in modo assoluto ritenere che i soggetti sospetti di infezione tubercolare sotto qualsiasi forma anche latente o larvata, non possono essere amme~si in nessun servizio ed esclusi anche dai servizi sedent<lri. Le commissioni cent.ra.li nei loro giudizi sui sospetti od affetti di infezione tubercolare non posRono prendere decisioni diverse d a quelle sta.bilit<> dalle circolari, nelle presenti istruzioni. Nessun militare che si tl'Ovi fuori di servizio per disposizioni in rapporto a.lla profìlassi antitubercolare dell'Esercito può e::;sere riammes:so in servizio senza pr·evio accertamento nel reparto ove furono fatte le prime constata,zioni (Circolare n. 333) almeno che dette eonstatazioni non siano state eseguite in uno dei eentri di smistamento, nel quale caso il nuovo es<'Hne potdb venir fatto }Jl·esso il reparto di accertamento del t erritorio ove l'infermo ha dimora . Le stes~e norme sovra indicate dovranno essere a.pJ)licate anche a.gli utfìnia li nei riguardi dei qua.U tutte le autorità sanitarie (commissioni centra.li, collegi medici, direzioni di sanità ed ispettora.to n€ssuno eccettuato) non potnumo emettere giudizi di non esistenza di tubercolosi senza prev:io accertamento negli appositi repart.i, le rni constatazioni di fatto do-vmnno servire di base al giudizio medico-legale. A indispensa,bile completamento delle disposizioni sopra riassunte, la Sanità, milit.are provvide e provvede eh~; a capo di tali delicati servizi di accertamento sia preposto un personale tecnico spedalizzato. Tale personale è rappreserit a.to da ufficiali mediei che una competenza, completa in Tisiologia hanno acquistato a mezzo di corsi regolari seguiti presso i più noti istitut i universitari del Regno che si occupano di malattie tubercolari e recentemente a mezzo del primo corso di Tisiologia tenutosi ad Anzio nell'~wno decorso. Con la circolare 366 del Gi omale 1liilitaTe, 1919 ve1me tassativamente pr·escritto che il persona.le direttivo in parola non debba essere distratto per altri servizi salvo diverse urgenti esigenze, dov('ndosi considerare come non facilmente sostituibile. P er quanto concerne il rnateriale il Ministero raccomandò che i suddetti reparti fossero integrati di tutti i mezzi di iudagine che i progressi della scienza oggi richiedono. Tali prescrizioni vennero ribadite e ricordate in seguito e, anche recentemente, con la. circolare riservata del gennaio 1929, il Ministero ba ordina.to che i dirigenti dei rCJlarti di accertamento diagnostico per la tubercolosi dovranno occupare la ca.rica per la qua le furono istruiti e per nesstma ragione, salvo necessita Vèra.men.té assolute, ne dovrà.runò essere tòlti nè t anto meno essere proposti per trasferimento. Vennero invitati i du·ettori di sanità e di ospedale a curare che il reparto di accertamento abbia un JJersonale appositamente istruito stabile e tale da daTe la più completa garanzia . Colla stessa Cu·colare il Ministero ha ricordato ht necessità cbe i b:-~tteriologi addetti al reparto accertamento si servano con ogni diligrnza dei mezzi più moderni di indagine per gli esami di laboratorio che vengono richiesti dall 'accertamento tubercolare e che i laboratori batteriologici corrispondano agli scopi voluti anche perchè essi sono diretti da ufficiali cbe per aver seguito speciali corsi <li perfezionamento debbono corrispondere a quanto si può da loro pretendere.
ORG.HilZZAZIONE lllF.F.~~T\' A DELLA .:-iAZIO"!\C: CO~ 'rRO LA TUBt:RCOLOSt
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Comt> si vede da.l suesp<.sto la San it·à militare non ha nulla. t.ralascja.to pf'rrbè l'ERerc,ito ahhia un r·ongPgno di rlifPsa. antit.nberrohu·e rhe Io metta in grado di provvedere al ricono1;cimento delle forme t ubercolari per una ptonta e precoce elimina.zione di e:;se <la.lle file dell'Esercito: ed evitare l'ingrt>sso in esso dei colpiti anche dalle forme })iù lievi o comunque Iat.ent i. l\Ia d etto <}uesto noi crediamo cbe si possa fare di viù e meglio l:ìe si YUole che il nostro servizio antitubercolare risponda alle necessit·à del momento cd alle esigenze tecniche d ·una lotta naziona.le antitubercolare, se si vuole che l'azione del medico militare non si limiti solo al diagnostico della. tubercolosi e a ll'eliminazione.dei tubf'rcolotici dalle armi, ma debba ingTana.rsi e collegarsi con gli a ltri orga.ni di difesa rappresentando e::;sa uno degli elementi più importanti e preziosi d i questa d ifesa nella Società moderna. La diHgnosi pre<:oce delle tubercolosi nPU'Esercito con tu tte le conseguenze medico-lega li e l'ottima organ izznzione tecn ica. allo scopo fun zionante non può allo stato delle cose rimanere qna le fine a sè stessa sott.o minaccia cl1e tali servizi militari rimanga,no isolati e all'infuori e con d anno (li nna buomL organizzazione sociale ruoderna.mente intesa. Occone che l 'accertamento tu bercolare dt>II 'Esercito abbia la necessaria, collaborazione con le altre organizzazioni civili. Disse il nostro co mpianto generale medico prof. 11-Iemmo, nella sua prolusione a.l corso di Anzio, che lill largo e più intimo leganw dovrebbe .esistere fra il nostro reparto accertamento e la Federa.zione Nazionale Iti~liana per la lott<L contro la tu beTcolosi cbe orgallizza tu t.ta. la lotta sociale, fondendo insieme tutte. le energie finora operanti senza connessione e talora in cont.rasto. Koi crediamo che ta.le sia la speranza di tu tti coloro che si oceUI.Jano d ella lotta in parola e che per il bene di tutti vonanno comprendere la neces$ it~L della u tilizzazione dei nost.ri reparti di acceJ'htmento nei servizi di prolilassi na.zionale. Allo stato attuale qua.l'è in matt•ria di tu bercolosi il collegamento tra le unità sanitarie civili e quelle militari~ Esist-e soltanto la denuncia obbligatorièt d ei militari sotto le armi riformati per tubercolosi polmonare in at.to, d a 1>arte delle direr.ioni degli ospedali e per gli in::;critti d a parte della Presidenza. dei Comigli di leva (Circolare 1503-56, febbraio 1917). Ma tu tte le forme sospette o larvate dei militari e degli inscritti di leva rivedibili non rientra.no n<'lla. ca,tegoria della. denuncia obblig'atoria . Quali sono le segnalazio11 i che il medico milit.are riceve sugli antecedenti famigliari personali morbo8i d el giovane inscritto d a p arte delle au torità civim Quali s<'gnalazioni è prescritto ehc vengano fat,te d alle a.u torità militari e quelle civi li oltre la denunzia, in O(;<:asione della riforma, dei giovani inscritti o del militare riformato per t.ubercolosi~ Nulla è prescritto a rigua.rdo. ~oi che da molti a.nni viviamo del pToblerua antitubercolare pensiamo che da, chi ùi noi più sa, venga provveduto a lla necessità di un più intimo collegamento t.ra nostri servizi di accertamento e le orga.nizzazioni civili. Gli elementi di collegamento, sec·on<lo noi, pota·ebbero essere intt'Si come segue : 1° La conoscenza da parte del mediro miJit.a.re sia. in servizio di leva, ai distretti, sia. all'OS})edale, nella funzione di dirigente del reparto
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O IWAN1ZZAZJONE OIFENSI\-A DELLA NAZION""; CONTIIO LA TUDE&COLOSI
accertamento d iagnostico, degli ante<:ed enti familiari personali dell'inscritto che dovrebbero essere segnalati alle autorità militari sia dai medici privati o d agli ufficiali sanitari, sia da,i medici dispensariali che doVJ'ebbero aver l'obbligo di tale segnalazione nei riguardi di quelli inscrit ti, che soggetti al servizio militare, fossero d a loro conosciuti in sede di acCNtamen to O })er cura. Allo stato attuale delle cose mancano a l medico- militare ragguagli precisi sui precedenti personali o laterali, ereclit;ari dei giovani solda ti, sul loro C'U1Ti<"!flttm 'Lilae, anteriore. ~u l mezzo del quaJe essi sono vi~>s uti, le condizioni nelle quali hannQ passato la loro infanzia e la loro adolescenza, i contagi più o meno diretti ai quali essi si sono esposti. Non dovrebbe essere difficile, dato il senso di disciplina ebe pervade attualment~ la Nazione, stabilire le modalità di t.ale sistema di segnalazione. Questa se non sempre si possa ottenere per ragioni di vario ordine dal medico pl;vato potrà iaciù11ente essere resa. obblig<àtoria d a pa.rte degli ufficia.U sanitari, medici scolastici, medici dispensa.riaLL Il medico militare non possiede di tali raggnagli cbe quelli che po~ sono o vogliono essere forniti dagli interessati. La conclusione del reclutamento se lo si vuole a l copert.o di errori non può essere che il risultato delle osserva1.ioni frttte dlnrant.e i primi periodi di adatta.mento alla vita militare corroborati d alla. conoscenza precisa degli antecedenti del reclut ando. L 'osservazione sanitaria. d el fanciullo e dell'adolescente fatta. all'età scoL'1re e al corso della sua vit.a post-scolare, i ragguagli eventuali forniti dal dispensario doVTebbet·o essere le basi per tm libretto medicate del soldato del quale diremo. Senza il collegament,o delle altre a.rmi in<lispensa.bili della Sanità pubblica il medico militare, qualunque siano il suo zelo e la sua competenza non può fare che un'opera i ctù risultati sono in gran parte soggetti al caso. 20 St>gnalar.ione d~1 parte dellt> Autorità militari (a ~Ptr ni to di Yi !lit.<b nei nostri centri diagnostici) alle Au torità civili (dispensari) non solo di tutti i casi di tubercolosi accE>rtata occorsi a Ile armi, ma di tutt.i gl'individui sospetti di forme iniziali o larvate di tubercolosi polmonare che Yengano rima.nda ti nel luogo d ella loro resi<lenza abitua.le, riformati o rivedibili. Il medico dispensariale potrebbe in tale maniera essere messo nelle e.ondizioni di poter intervenire presso le famiglie per proteggere il mezzo ove in avvenire dovrà, vjveer il mala.to, egli potrebbe il più delle volte rimontar(' fino al primo focolaio ove il malato venne contaminato prima della. stm partenza, alle a.rmi e prendere là tu tte le-misure profiblttiche necessarie. In tale maniera H medico militare può divenire uno d ei più efficaei co llaboratori del d ispensa-rio antitubercolare civile. L~ segna lazione di cui sopm potrebbe con maggior probabilità di successo venire facilitata d<l una sched a o libretto Ranitario che dovrebbe segilire il giovane inscritto dall'aJTivo a Ile anni al t.ermine del suo l;ervizio. Ta.te libretto dov-rebbe Rervire ad avere del giovane i più esatti elementi di valutazione organica ge m'mle e spE>cia lt' per i sospetti di malattie t ubercolari. A simiglianza di ciò <'he abbiamo visto praticare presso l'Esercito belga (in O<'Ca.Rione d ell'incarico da noi riceYuto nel 1924 d a l l\Iinistcro dell'interno per lo studio delle ol'ganiizazioni antit.ubercolari io Belgio) ogni inscritto che passa d a-
ORGANLZZAZ[QNE OIFENSlVA J)J::LI.A NAZ!ONE <:ONTRO LA TUBERCOLOSI
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v anti al Consiglio di reclutamento dovrebbe ricevere un libretto sanitario personale; se egli è riconosciuto non idoneo a.l servizio in esso viene indicata la causa della sua non idoneità, e segnate oltre lo stato sanitario generale, le sue caratteristiche morfologiche organiche. In questo libretto il medico civile curante in a,vvenire l'inscritto potrà. trovare e consultare tutte queste note. L'inscritto può essel'e idoneo al Consiglio di leva, ma può contrarre un 'affezione, specialmente la tubercolosi, nel periodo che intercede fra quel momento e quello d ella sua entrata. al servizio delle armi che ha luogo parecchi mesi dopo. Durante questo lasso di tempo il medico del dispens<l rio antitubercolare che frequenta il ma.l ato potrà segnare in un'apposita pagina del libretto l'affezione t ubercol:1re sopravvenuta . Il primo giorno di arrivo sotto le armi il libret to verrebbe consultato d a.l medico del Corpo che troverebbe gti elementi necessari per evitare al giovane soldato un solo giorno di caserma, che potrebbe essergli nocivo e pnmdere fin dal primo giorno le misure di invio in osservazione ospetla.liera che fossero necessarie. Durante il se·rvizio militare nel libretto sanitario di cui sopra , in cui dovrebbero essere annesse d~lle schede speciali di visita per trinlestre, il medico milita.re del Corpo dovrebbe segnare tutte le modificazioni comunque sopraYvenute nello stato di salute generale del soldato, visita to appunto a. mezzo di visite periodiche obbligatorie. Ogni deficienza che a.vviene nel corso generale del ·servizio si traduce automaticamente nelle note trimestrali della scheda speciale, in maniera che con la semplice lettura delle tavole, l'a.ttenzione del medico milita.re viene attira-ta in modo particolare. L 'istituzione di tale libretto, noi crediamo, non sarebbe di diffi cile a.ttuazione e porterebbe nei riguardi della profilassi antitubercolare frut ti ili non lontn.no, ma di immediato valore. A questo proposito ci piace ricorda>~·e nei riguardi dell'argomento che trattiamo un'encomiiabile iniziativa che il Comando Generale della Milizia Volontaria, per la Sicurezza Nazionale, così come apprendiamo da i giornali politici (.Milizio fasaista, marzo 1929) sta per tradurre in atto. Il Coma.ndo Genera,le in parola è venuto nella determinazio'ne di istituire una scheda ili val11ta.zione O'rganwa e ginnico-spm·tiva per gli appartenent i alla Milizia. Doppio è lo scopo cui si tende con questa istituzione. Ai fini del servizio si vuole riconoscere ed enumerare qua,Ji e quanti siano gli appartenenti alla Milizia, idonei : a) a incondizionato servizio militare;
b) a servizi incondizion~bti in speciali reparti scelti colonie, battaglioni Camicie Nere), ecc. ;
(montagna,
c) alht cultlll'a ginnico-sportiva in genera.le ed in pa.r ticolare, a servizi meno gravosi di ufficio ecc. Ai fini sociali si tende a riconoscere ed a individuare i meno robusti, a consigliare ai bisognosi ada.tte cure e opportun<> norme igieniche genera.li e speciali, ad assistere i tarati o quel.li l1ffetti da posttuni di sofferte infermità, a segnalare i minora,t i agli Enti assistenziali in generale e della Mili?Ja in ispecie.
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ORGXN17.Z.AZ10~E lJ!FE)rSl\"A D'J.;LLA ::-'AZIONE CONTRO LA TUBElH' OT.OSI
Tutti gli a>J)partenenti a.Ua ~lilizia do,'ranno essere sottoposti a particolaJ'i visiste mediche dura.nte le quali si avr-à. modo di annotare sulla scheda i dati volut i. Tali visite saranno eseguite da ufficiali medici della ::\Jilizia col concorso, se del caso, degli specialisti constùenti. L 'el'iecuzione delle cw·e eventua.lmente prescritte avvenà di massima, }Jre!iso gli ambulatori clinici, istituti, ecc., funzionanti in moltissime località oppure a domicilio del ~anitario o dell'intere:;sato. I riconosciuti curabili (oligoemici o deperiti, tracomatosi, adenoidei, celtici, ecc.) e gli affetti da postumi di pregresse malattie specialmente quelle cont ratte in periodo bellico (malaria e lue) o quelli con difett.i o imperfezioni fisiche (utilmente modiftcabili con op})Ortuni mezzi) dovranno P:ssere sottoposti tutti ad adatte cure. Nel s<>gnalarE> questa nnoYa benemerenza della nostra consorella in armi crediamo che anche questa istituzione che già si occupa della vita premilitare del giovane, dovrebbe anche essere all 'E f>ercito collegata nei riguardi pro fi lattici dei quali parliamo. Crediamo non ultimo elemento di pro.fila.ssi sociale la cura, dei tubercolotici nell'Esercito. R-ecentemente il Brouardel all'Accademia di Medicina di P arigi h a ~tv~w zato una proposta (riportata da La, P1·èsse _ llfP.d.icale, n. 26, 1928), in merito ad una. nuova pratica di profilassi sociale cont1·o la. tubercolosi con un progetto perfettamente reaUzzabile che si b;tsa snlle ;;eguenti con!litlerazioni : Attualmente i giovani riconosdnti tubercolot ici a.Ila visita, di leYa. e riformati restano nel loro amhiente domestico ove spesso si trovano in pessime eondizjoni igieniche, o d'aJtra, l><H'te rapprésentano nn pel'iéolo grave di contagio per le persone che li circondano. Sa.rebbe invece assa.i più ra.ziona.Je ed utile che questi gionni dalla. leva venissero segnalati ed inviati d 'autorità a cmarsi nei sanatori C'h E> ,;i potrebbero facilmente impiantare in molto vecchie caserme disabitate e situate in montagna o -presso al mare. In tal modo queste giovani reclute sarebbero tenute alla cura obbligatoria pPr tutto il periodo di tempo che corrisponde al loro servizio militare e contemporaneamente verrebbero cduc~tte nelle abitudini igieniche t• nelle precauzioni necessarie per evitare il cont.agio nell'a.mbiente che le circonda.. 11 Brouardel ba quindi proposto all'Accademia nn voto perchè il periodo del servizio militare sia utilizzato a favore dei tnbercolot ici, mettt·ndoli in condizione di poter es:>ere cma.ti con profitto ed efì;;ere educati tlal punto di vista della profilassi dell 'ambiente in cui dovranno vivere. In attesa che tali proposte sia,no per avanzarsi in Italia e in attesa. <:he anche il nostro Esercito sia provveduto, a simiglianza di altJ·e nazioni europee, di sa.natori per milita.ri specialmente di monta-gna per aJiezioni ]lolmona.ri rE>CPntemente auspicati da uno dei nostri più distinti ufficiali medici del no::;tro Corpo sanitario (la magnifica attrezzatma del Sanatorio di Anzio sul mare non essendo sufficient-e ai fu twi bisogni nè sufficientenwnte adatta. per malati di forme polmona.ri) noi non esitiamo a ritenere <'hc, pertanto, per m1 supremo scopo di profilassi sociale sia indispensabile trattenere in cura pres:;o g-li o:spedaH m.ilitnri (in um• sezione del Centro
ORC:ANIZZAZ[ONl': t>lfJo:N$1 \ 'A DEC.L\ !SA'l.JON~
< ON'l'H(I
LA Tt.:13ERt01.0SI
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diagnostico facilmente attrczzCLbile allo Sl:opo) quei militari nei quali {• presumibile possano essere mesl'i in condizioni tali da òin•nta.re innocui per l'ambiente ove saranno in,·iat.i. In un nostro la ,·oro sull'organizzazione e funziom~mento dd n•parto al·r·ertamento per !a tubercolosi in C'dine (Giornali' di Tisiofogia n. 2 e 3. 1U2-l) noi abbiamo gii't. ::;ppcifk<lt.o le rondi:doni e le mol1alità. del contributo cura.tivo dei nostri ospeda li militari a Yantaggio dr·~li afT('1.ti di tubercolosi polmon:1re. :Non potenrlosi tra.tt.cnere in o:;pedali i eMi gravi e1l insnnnbili, formo bronco-polmonari bilat.r•rali c;asrose, fibroraseose, ca vita.rie ci.Je sa.rebbero segnalate alle varie }WOVYiùeuze <:idii e a.l eomune cui appartiene il militare, le form<' liP,·i, iniziali. unilat.erali del polmouc, le pleurotubercolari, ecc., don<'hbero ess(.'re trattenute sia pure per breve tempo assieme alle forme sospette di ta.li ~~ll't•zioni. E qui è bcuc cita.re dei sin~?oli <:<lf'i. A seguito dell~L rliagnosi di <LC:N•rta m<'nto si hanno individui che riconosciuti a.ff<:'tti da. dette forme iniziali e C'nra.bil.i vengono propol-lti pN la. eliminazione tempora.n<:'a o definjtiva dal ser>izio previ<1 a:;sicnrazione, sec·ondo le disposizioni >ig-enti, dei mc1.7.i eli snssist<'nza, df•lla famiglia. È noto che lo :Stato in casi speciali (m;llattie non ascrivibili a.d alcuna <:ategoria di pensione por cause di servizio) a.ss<'gni una mod<'sta grat.iti.c.uione evidentemente non sutliciente alla cura ulteriore specie di quei'ti malati di petto. l\ l' Ua gran maggioranza d<:'i casi è wro, i mezzi di s ussistenza vengono di<-h ia.ntt·i dalla famiglia s ufficien ti 11er le cure ulteriori del loro congiunto dinwsl'io flall 'ot'peda.le: ma è pur vt•ro clw non s<'mpre l<' famiglie hanno una esatt,a compr·ensione della cnrabilit:\ del m;\.le fli cui è affetto il loro parente P quindi delle s pe:se, alle volte!' ri!C',·anti, che p er esso debbono sopportare e che, spesso a.ncbe per famiglie agiate si climostrano superiori alle loro risorse economiche. Ma in buon numero ùi casi la fanriglia dichiara di non fLVcre mezzi snftieienti per rasiiistcuza sia. diet.eticèt sia curativa. In tutti que:~ti oasi, alcuni addirit.tura pietosi, noi crediamo che
questi polmonr~ri debbano essere trn,ttenuti in ospechde p<>r tutt.e quelle cure, sia. generali, si<h speciali, compresi gli int;(>rvent.i pneumo-tor~.cici. allo scopo tli mettere l'ammalato in condizioni di clif(•::m. organica tale rla poter essere in seguito dimc!'iso senza alcun pericolo imminente. Si farebbe opera. profìlatti<·a. in qna.nto tali malati potn~bbero e~'>scre restituiti alle famiglie in condizioni meno peri!'olose di contagio, pur non rappresent<o1.ndo, noi crediamo, la loro permanenza in ospedale un aggraYiO di bilancio superiore a quello cht> lo Stato in altre forme a~"istem:iali civili, e a mezzo delle note concessioni di pel'iodi vari, alle volte lunghi, eli licenze, di convalescenze e di aspettativa, sostiene per essi, e : >i compirebbe opera. altamente umanita,ria (data anche la sca.n;ità dei posti-letto per i malati polntonf~ri sempre lamentata e non soltanto in It~tlia.) . dimostrando così l'interessamento che è giusto si abbia. per una, categoria di m ala t. i che non debbono, <li nostro parere, avere l'impressione di essere eliminati dalle file dello Esercito, senza cbe si shl· provveduto a.Ue prime cnre del loro male che se non si può affermare dipendente sempre dM sen· izio, certo in questo ambiente vieue riconosciuto in militari~ sp<'cie di c:1-rriem, clw, fino al tempo del riconoscimento della. a.ffe?:ione a •ev;11no compiuto il loro dovere di soldati.
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ORGANIZZAZIONE DlFF.N!>JY.A nELLA NAZIONE <'ONTRO L.~ Tt:tlF.IlCOl.OSI
J.,a funzione dell'accertamento tubercola-re nell'E sercito, integ1·ata, dal libretto indhidua.le già menzionato, dalla reciproca collaborazione e collegament.o <·on le orgauizr.nzionj <'ÌYili, così in t.es<~, non si linùterebbe alla pura. aztone di visita, e di relat.iV<t elimimtzione di questi mala,ti, ma si innesterebbe eon diritto c con logicn, utilità nel tronco comune della, lotta. antitu bPr<'olare mtziona i<'.
At:T~)RJASSt-'NTO. - L'A . invoca che tra gli clementi eli lotta antitubercolare nazionale siano compresi i C'ontl'i diAgnostici militttri p er le m a lattie tubercolari che dovrebb ero essere collocHti a lle organizzazioni civili mediunte i seguenti mezzi di collaborazione ; a) istituzione di un libretto m edico del soldato ; b) denuncia scambievole aneho doi sospetti d i nffozioni tubtll'colari; c) cm·a dei mili· tnri per restituirli in seguito olio fomiglio in condizioni llleno pericolose di con· tngio.
OSPEDALE "'fiLITARE PRL.~CIPALE DI TORINO Direttore: Colonnello medico L. FRANCHI lSTITUTO DI ANATOMIA PATOLOGICA DELLA R. UNIVERSITÀ DI TORINO
Direttore: Prof. F. VANZETTI
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SEI CASI DI'' SITUS VJSCERUM INVERSUS TOTALJS,<I> per il dottor Filippo Franchi
D Situa viscel'lm~ i n rersus o eterotassi (E:ugoç-•ae~ = diversa diS}Josizione) fu, con una fra.se felice, definito da P erla e Ziegler «l'immagine speculare della situazione normale del corpo umano n e da Jlo?·ster classificato fra i « monstm per fabbricMn (~f.ienam >>. La disposizione invertita flegli organi era già nota negli antiehi tempi. A'l'istotele nel suo libro « intorno alla generazione degli animali » descrive la trasposizione dei visceri, risultato di una osservazione fatta, se non sull'uomo, su animali certamente. Nessun accenno all'argomento, tranne una dubbia breve ed incompleta nota di Comelio Gemma, medico di Lova.nio {XVI secolo), si riscontra nella letteratura medica sino alla metà del secolo XVII; spetta infatti ad Antonio B ertranà, chirurgo parigino, la prima osservazione anatomica completa di tl'asposizione totale degli organi (1650). Bouilla1·à (1824), per primo, e dopo di lui Kuchemneister (1883) trattarono l'argomento; ma sopratutto importante é il lavoro di Ma1·tinotti, il quale, oltre a darci un completo elenco dei casi resi noti sino al 1888, riferisce in merito alle numerose teorie enunciate sulla genesi della trasposizione Yiscerale e sulle principali quistioni legate all'eterotassi. Nella letteratura posteriore al 1890 troviamo altre casistiche e, sulla base di studi embriologici, nuove teorie etiopatogeneticbe. L 'eterotassi fu riscontrata e studiata non solamente nei vertebrati ma anche nei tipi inferiori dell'ordine animale. Nell'ultimo cinqua.ntennio i casi di trasposizione totale degli organi sono divenuti di osservazione meno rara e più completa, e ciò per merito specialmente degli .Anatomo-patologi, poichè tali casi furono frequentemente diagnosticati soltanto al tavolo necroscopico, dove ù 'altronde si possono rilevare particolarità dell'inversione, che non è possibile stabilire con l'esame clinico, per quanto l'indagine radiologica abbia portato un notevole impulso alla diagnosi ed alla osservazione di questi casi sul vivente. E, poichè la visita militare è divenuta oggi una selezione razionale ed accurata, e, per l'elevazione intellettuale, il popolo, ormai liberatosi d~ ~olti pregiudizi si affida con maggior frequenza all'indagine medica, <lifficilmente i casi di eterotassi sfuggono alla osservazione.
O) Tesi dJ laur('a dichiarnta degun di stampa: R. t:nivcrsit.\ ùl Torino.
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DI '' S!T\.'S \'lf'<'ERl: .\1 IN\'ERSCS TOTALJS
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Io bo a;vuto la fortuna ili poter studia.re sei casi di inve1·sioue completa degli organi, di cui quattro all'ospedale militare principale di Torino, uno all'Istituto di Anatomia normale ed nno all'Istituto di Anatomia patologica della. "R·. Università di Torino. Su di un caso fu possibile eseguil'e l'autopsia.; su a.ltri due, conservati in liquidi fissatori, fmono disseccate le parti molli e scheletriche per mettere in evidenza gli organi trasposti lasciati in sito ; negli altri la òiagnosi clinica fu completata. con un rigoroso esame radiologico. · L'illustrazione di questi casi, a compendio della ricca bibliografia, mi dà modo di intrattenermi sull'argomento anche dal lato patogenetko e di fare alcune considera.zi01ù. I Cu.so. - C. Flavio, di Giuseppe, nato a Brusaschetto (Torino) nel 1907, celibe, muratore. Recluta del distretto di Torino. Inviato al Reparto Osserva zione dell'Ospedale Militare di Torino per vizio organico di cuore il 29 aprile 1927; de· ceduto il 1o mng:~io 1927. Dalle indagini fatte presso il medico di famiglia mi risultò che la. madre del C. presenta l'inversione di tutti gli organi controllabili clinicamente ; inoltre essa è affetta, sin dalla giovinezza, da un vizio organico d i cuore·; ebbe sette gravidanze eli cui solo quattro a termine. Il padre, i fratelli e le sorelle del paziente sono vivi, sani e regolarmente con· forrna.ti. Il C. ebbe all'età. di l O anni. un reumatismo articolare acuto, dopo di che ini· ziarono gli attuali disturbi cardiaci. Non mancinismo. E. O. - Nulla. di notevole al capo. Vortice capillizio normale (destro·giro). Il lobo destro della. tiroide, è leg~ermente aumentato di volume. Nel 3o spazio intercostale destro, a 3 centimetri all'esterno della linea. emi· claveare, si nota nn imptÙSo forte e scuotente e con la palpazione si rileva un fre·
mito molto manife.qt.o. Con la percussione sull'emitorace destro si delimita tm'area di ottusità relativa. riferibile a quella cardiaca, aumentata in tutti i suoi diametri:
giunge in alto al margine superiore della sa costa, in basso al ()o spazio intercost.a.le, a sinistra a l centimetro e mezzo dalla marginale sinistra dello sterno, a destra a cm. l Y2 dalla. emiclaveare destra. Su tutti i focolai di ascoltazione, in posizione sinunetrieameute im:ersa alla norma, i toni, ed in par t icolar modo il 1° sulla punta e sull'aorta, sono sostituiti da rumori di soffio a.s sai rudi. Alla percussione sul· l'emitorace sinistro suono chiaro polmonare in tutto l'ambito. Esaminando l'addome si riscontra l'area di ottusità. della milza nell'ipocondrio di destra ma in limiti. L'area di ottusità epatica è pur essa invertite., essendo nella regione ipocondriaca di sinistra, ed oltrepa.<>Sa di poco i suoi limiti normali. Il mar· gine inferiore dello stomaco ~unge alla cicatrice ombellicale; l'area di Traube pure in limiti, è a destra della linea mediana. I genitali esterni sono regolarmente sviluppati e conformati, ma si nota che, contrariamente alla norma, l'emiscroto destro scende più in basso del sinistro. E. R. - Ambito pohnonare uniformemente chiaro ; escursioni diaframmati· che ampie e simmetriche. La cupola destra del diaframma è alquanto più bassa di quella di sinistra. L 'ombra cardiovascolare, ingrandita in tutti i suoi diametri si profila maggiormente nella metà destra del torace, col suo asse longitudinale volto dall'alto verso il basso e da sinistra verso destra. L'esame particolareggiato del cuore nella sua rivoluzione dimostra che questo organo non è soltanto spostato verso destra, ma anche funzionalmente invertito in tutte le sue parti. Previa sornministrazione del pasto al bario s i osserva molto nitidamente a destra, sotto la. cupola diafram.rnatica, l'ombra caratteristica. dello stomaco con la sua bolla aerea evidentissima; piloro e duodeno sono a sinistra della linea me· diana. L 'opacità. sottodlaframmatica a sinistra è data dal fegato. I vari segmenti dell'intestino e gli altri orga.ni endoaddominali hanno pur'essi invertito la loro po· sizione. La mattina del l 0 maggio 1927 alle ore 5,30', mentre ancora trovavasi a letto, il C. moriva im provvisamente. Da.U'ulficiale medico di guardia gli fu praticata. Wl&
SEI CAST DJ
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SITUS nSCER t:rM IN,'ERSUS TOTALIS »
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iniezione di adrenalina intracardiaca, al 40 spazio intercostale destro, ma senza risultato. Mi consta che il C. il .sriorno prima eli essere ricoverato in osservazione, aveva percorso oltre 30 chilometri in bicicletta, allo scopo di ottenere più facìlmente un
1 - cuore -
2 - fegato -
Figur a 1. 3 stomaco - 4 cieco e appendice.
giudizio di riforma, che sarebbe stato ugualmente pronunciato, data la gravità del vizio d i cuore. L•autopsia prat icata il 3 maggio 1927 dal prof. F . Vo.nzetti porta alle seguenti constatazioni (autopsia n. 1365 dei Registri dell'Istituto eli anatomia patologica della R. Università di Torino). Per opposizione della famiglia n on si può procedere all'esame della cavità. cranica e del rachide. 2 -
Uiornale fii medicina
milita~e.
6S2
SEI CASI DI « SITUS VISCERU:\1. INVERSCS TOTALIS •
Aperto l'addome e sollevato il grande omento tutti gli organi endo addominali appaiono invertiti di sede ~ur mantenendo fra loro i pormali rapporti (figure. l ). La cupole. diaframmatica giUnge a destra all'altezza del margine superiore della 6~L costa, a sinistra in corrispondenza della 5" costa. La milza occupa l'ipocondrio destro e non deborda dall'arcata costale. Mentre il lobo ma~~iore del fe~ato è nell'ipocondrio sinistro, in rapporto con la cupola sinistra del dtaframma, il lobo minore oltrepassa di tre dita, verso destra, la linea mediana ed è in rapporto con la piccola curvatura dello stomaco ; stùl'erniclaveare deborda di cm. 2 dall'arco costale. La cistifellea e le vene sovraepatiche sono situate nel solco longitudinale sinistro, a sinistra del legamento sospensore ; il legamento rotondo ed il condotto venoso nel solco longitudinale destro. Tutto il pedtmcolo epatico (coledoco, arterie. epatica, vena porta) è a sinistra della linea mediana. Dello stomaco : il cardias e la. grande curvatura sono a destra, occupando in parte l'ipocondrio destro ; la piccola curvatura è parzialmente a destra e guarda, con la. sua concavità, verso sinistra ; il piloro è a sinistra, a 10 centimetri dalla mediana. n duodeno è pure a sinistra ed ba la concavità volta. verso destra ed avvolgente la. testa del pancreas, di cui il corpo e la coda si spingono verso destra sin quasi a raggiungere la. milza. L'intestino tenue mostra la flessura digiuno-duodenale a destra della linea. mediana. e la terminazione dell'ileo nella regione iliaca. di sinistra, dove si trovano pure cieco ed appendice. n colon ascendente è a sinistra; il trasverso va da sinistra. verso destra; il discendente, insieme al sigma-colon, è a. destra; il retto origina a destra della linea mediana. Aperto il torace si osserva. il timo molto voluminoso, del peso di gr. 38 ; al taglio grigio roseo, con struttura. acinosa. evidente. Il sacco pericardico è per 2/3 contenuto nella metà destra del torace; l'area cardiaca è notevolmente ingrandita in tutti i suoi diametri ed ha il maggior asse volto dall'alto al basso e da sinistra verso destra. Nel pericardio sono contenuti circa 15 cc. di liquido limpido citrino. ll cuore è molto aumentato di volume tanto nel diametro trasverso che in quello verticale ; è invertito di sede ed ha la punta volta verso il basso e verso destra. La faccia anteriore è costituita prevalentemente dal ventricolo venoso (destro) situato a. sinistra (l); da esso origma. l'arterie. polmone.re che si dirige in alto, indietro e da. sini.-;tra verso destra. Il ventricolo arterioso (sinistro) è situato a destra. ed è visibile solo verso. la punta, che da. esso viene completamente costituita. L'aorta. alla sua origine è coperta dalla polmona.re e si spinge, in questo tratto, leggermente verso sinistra, per poi ripiegarsi in addietro e verso destra. Da. essa. origina successivamente il tronco branchio-cefalico sinistro (anonima), la carotide destra., la. succla.via. destra ; passa. quindi nel mediastino posteriore incrociando il bronco destro. Il cuore asportato pesa. gr. 870. L'atrio ar· terioso (sinistro) è a destra e riceve le quattro vene polmona.ri. Dal ventricolo venoso (destro), situato a. sinistra, origina l'arteria polmonare. L'atrio venoso (destro) è a sinistra. ed accoglie il sangue delle vene cave e della. vena. cardiaca. L 'esame delle cavità cardiache mostra un'imponente sclerosi e retra.zione dei veli va.lvola.ri aortici e rnitra.lici con parziali aderenze fra. di loro e con consecutiva. insufficienza e stenosi dei rispettivi orifìci e con dilatazione ed ipertofrie. dei due ventricoli. Foro di Botallo chiuso. Gli orifìci delle arterie coronarie sono pervi ; il decorso di questi vasi è pur esso invertito in rapporto alle. destroversione del cuore. All'esame dei polmoni si nota che il polmone situato nel cavo pleurico sinistro è costituito da t re lobi ; il lobo medio presenta un solco profondo che lo divide incompletamente in due lobi. Parenchima. edematoso e congesto alla base. TI polmone situato nell'emitorace destro è bilobato. n bronco sinistro, di calibro maggiore del bronco destro, si divide in tre rami, mentre il destro si divide in due, contrariamente alla norma, ma. in dipendenza. della invertita. lobature. dei due polmoni. Lo stesso avviene nella ramificazione dell'arteria polmonare, che accompagna le suddivisioni bronchiali. Le arterie bronchiali sono tre : due vanno al polmone destro, una. al polmone sinistro. Le carattet·istiche di decorso, di lunghezza., di rapporti delle vene anonime e dei grossi tronchi arteriosi che originano ùa.ll'a.rco (t) Ad evitare confloslone nella interpretazione della nomeoclatura del segmenti cardiacJ ho nddottato l termini di cuore urleri.oJo per Indie •re la met\ normalmente o. sinistra del cuore e dJ cuore renoso quello. di nor ma n destra, n seconda cloil del tipo di SB:>II'ne In esse oontenuto.
SEI C'ASl DI « S lTU S VISCE RUM INVERSUS TOTALI$ »
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aortico sono invertiti di posizione, poichè si riscontra a destra ciò che normalmente è a sinistra e viceversa. A livello della 4a vertebra dorsale l'esofago è situato a sinistra dell'arco aortico; nella sua porzione epibronchia.le ha la vena a7.igos alla sua sinistra ; essa infatti passa col suo arco a sinistra della tra..chea e sopra al bronco ed al peduncolo polmona.re sinistro, per terminare nella cava superiore, posta. a sinistra. A destra ha rapporti con il nervo ricorrente destro e col dotto toracico, esso pure trasposto. Invertiti sono i rapporti dei due nervi vaghi con l'esofago. La faccia. inferiore dell'arco aortico è in rapporto col nervo ricorrente di d~tra, che l'abbraccia. ad ansa, e col bronco dii destra che l'incrocia obliquamente. La faccia. anter o-laterale destra dell'arco incrocia il nervo frenico ed il vago destro, mentre la postero-laterale sinistra corrisponde alla trachea. Milza da sta.si, con forte iperplasia dei follicoli linfatici. La capsula surrenale destra è situata più in alto che non la sinistra, e cosi pure il rene destro è più alto del rene sinistr o. La vena spermatica destra sbocca nella vena. renole di de6tro., la quale a sua volta, passando innanzi all'aorta addominale (che giace a destra della colonna vertebrale) sbocca nella cava ascendente, posta a sinistra dei corpi vertebrali. La vena spermatica sinistra termina direttamente nella cava ascendente. L'arteria renale destra è corta. ed origina dall'aorta un poco più in alto della renaie sinistra, che ò più lunga e decorre dietro la cava ascendente. Reni da stasi. U reteri normali. Stato linfatico della vescica trrinaria. dello stomaco e dell'ultimo tratto dell l'ileo. Fegato da stasi. L'aorta toraco-addominale è alquanto ipoplasica, (rom. 45 di diametro all'arco), e corre a destra dei corpi vertebrali, mentre la cava ascendente è leggermente a sinistra della colonna. ·La tiroide è notevolmente aumentata di volume. Le tonsille pala·· tine sono iperpla.sticbe. DU:lgnosi anatomica: « Situa viscerum inversus totalis ». - Stato timicolinfatico con notevole iperplasia. dell'apparato linfatico gastro-intestinale> e vescicale. Insufficienza e stenosi aortica e mitralica, con ipertrofia e dilatazione di cuore. Milza, reni e fegato da stasi. II Caso. - F eto a termine, di sesso femminile, della lw1gbezza di cm. 48, conservato in formalina nel Museo dell'Istituto di Anatomia PatQlogica della. !t. Università di Torino, senza indicazioni di data e di provenienza (figura 2). Nulla di notevole al capo, tranne l'inversione del vortice capillizio (sil<' lgura 2. nistro-giro). . 1 - cuore - 2 - fegato Lo scheletro dell'avambraccio destro è costituito dalla sola ulna, sottile e incurvata. La. mano, in forte abduzione, manca del pollice; l'indice è legato da aderenze fibrose all'involucro cutaneo del medio ; le due unghie, ineguali di volwne, sono divise da. un profondo solco. Il sacco pericardico è stato aperto dal settore ed il cuore si mostra assai chia· ra.mente neU'emitorace destro, invertito ed in sede omologa. alla normale. L 'aorta.,
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SEI (;ASl Dl « STTUS \"ISCERU!It INVERSUS TOTAI.TS •
la polmonare e tutti gli altri grossi vasi hanno invertito la lor<. origine, decorso e terminazione, in rapporto con la destrocardia e la destroversio.1e del cuore. Tale fatto è molto evidente per l'iniezione nei vasi <.li cera colorata. Il polmone situato e. sinistra è bilobato ; il destro presenta, sul suo margine esterno, una incisura a.ese.i breve, che dimostra l'incompleta bilobatura. dell'organo. Tutti gli organi endoaddominali sono invertiti. È conservato un breve tratto del cordone ombellicale e si può vedere il dotto venoso <.li Aranzio, spostato a sinistra, che sbocca nella cava ascendente, pur'essa a sinistra. L'esame istologico di frammenti del parenchima polmonare <.limostra.n.o che il feto è nato vivo, avendo respirato. Diagnosi anatom.ica : « Situs viscerum inversus totalis «. Peromelia, perodattilia, sinda.t-tilia fibrosa fra indice e medio, nell'arto superiore destro. III CAso. -
Tronco di ca.davez-e <.li sesso maschile, da cui sono stati aspor·
tt.ti il capo e g li arti : COJ1Set-vato in formalina nel Museo <.li Anatomia Umana. della R . Università di Torino, con la indica· zione : « Situs Viscerum lnversus. Crimi nale-ladro » (figura 3). I vari elementi del fascio vascolo-nervoso del collo, hanno invertito i loro normali rapporti. Il cuore è spostato quasi completamente nell'emitore.ce destro; il suo asse maggiore va dall'alto al basso e da sinistra a destra ; le varie parti del cuore sono invertite e con esse i grossi tronchi arteriosi e venosi che da esso originano ed in esso terminano. Non si può controllare l'inversione della lobatura polmonare poichè i due foglietti pleurici ade· riscono in parte fra loro e, unitamente e. membrane connettivali, mascherano i lobi. L'apice del polmone destro è scavato da numerose caverne tubercolari <.li varia grandezza. Tutti gli organi endoaddominali sono invertiti. Nell'intestino tenue, e.lla distanza di circa 80 centimetri dalla valvola t ileo-cecale, si nota un'appendice del volume di un dito, lunga 8 centimetri, a fondo cieco ; ha pareti sottili e comunica largamente con il lume dell'ansa intestinale sulla cui parete è situata, in un punto • . opposto all'inserzione del mesenterio. Tale organo si identifica con il diverticolo <.li Figura 3. Meckel. t - cuore 2 - fegato Diagnotti . anqtomiçq : u !)itus viscerum inversus totalis ». - Persisten.za del <.liverticolo <.li Meckel. Tubercolosi cronica ulcerosa polmona.re. Pleurite fibrosa ade· siva. cronica. IV CAso. - E. Attilio, fu Luigi, nato a Castiglione Olona (Varese) nel 1C06, celibe, contadino. Recluta del 920 reggimento fanteria, inviato al Reparto Osservazione dell'Ospedale Militare di Torino per u Situs viscerum inversus • il 4 maggio 1927- dimesso il 13 maggio 1927 (figura 4). Nulla di notevole nel gentilizio e nell'anamnesi. Non mancinismo abituale. E. O. - Costituzione scheletrica regolare. Nulla agli organi del capo e del collo. Vortice capillizio normale (destro-giro). Nulla a carico dei polmoni. L'itto della punta. si riscontra. nel 5° spazio intercostale destro sulla emiclaveare; l'area
SEI CASI DI « S !TUS \'JSCERU.II lN\'ERSt:S TOTAI:-IS »
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cardiaca di ottusità relativa è invertita. e leggermente aumentata nei suoi diametri; toru puri. L'area di ottusit.à. epatica è a. sinistra; la milza occupa l'ipocondrio destro ; pure a. destra è delimitabile l'area di 'l'ra.ube. Ai genitali, normalmente sviluppati, si nota. che l'emiscroto destro scende pii:• in basso del sinistro. Nulla di anormo.lo o. carico dci canali inguino.Ji e dei funicoli. Nulla agli arti. R. \V. negativa. E . R. - La radiografia. del torace (in.rigiditù post-espira.toria) è stata eseguita. in proiezione postero-anteriore : ad un primo sguardo della positiva radiografica
Figure. 4.
' sltu3 normnlt· •
si ha la comprova della. diagnosi clinica. Nulla. di anormale si rileva a carico della
trasparl)nza e alla motilità dei due polmoni. Ombre degli ili pur esse di aspetto normale. L'ombra cardiaca si presenta col suo grande asse diretto dall'alto al basso e_ da sinistra verso destra ; oltrepassa la linea mediana di pochi centimetri verso Slnistra., m entre s i estende più che di norma nel cavo tora.cico destro. Sul contorno la:terale di destra dell'ombra cardiaca non s i può riconoscere con precisione i punt-i di passaggio fra i ~rossi vasi del peduncolo, le auricole ed il ventricolo, ma le particolarità funzionali comprovan t i oltrechè la de.'Strocarclia anche la. destroversione so~o state rilevate con l'esame ra.dioscopico. La cupola. dia.frammatica. di sinistra a.rnva sulla emiclaveare, al 6° spazio intercostale, mentr.:: la cupola. destra arriva alla 7a. costa.
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Dopo il pasto al bario viene eseguito l'esame radioscopico e quindi in proiezione postero-anteriore la radiografia dell'addome (figura. 5): sotto la cupola sinistra del diaframma si rilevo. l'opacità epatica., mentre a. destra. ai riscontra l'ombra. dello stomaco, col suo grande asse posto verticalmente e diretto da destra. verso sini'iltra. ; si nota un accentuatissimo allungamento nella. vertica.Jità del viscere, ta.ntochè lo stomaco passa abbondantemente sotto l'ombelico sino a giungere col suo fondo a. livello della linea bisiliaca (gastroptosi). n piloro è a sinistra. della. linea mediana. Il bulbo del duodeno con la sua caratteristica. forma a tronco di cono è nettamente visibile a sinistra ; il duodeno è pure a sinistra della linea mediana. Ini&l:ione regolare di tutto il crasso : il colon trasverso presenta una. marcata inflessione della sua metà. sinistra. Cieco ed appendice sono nella fossa iliaca di sinistra.; è evidente l'inversione del sigma, il quale si trova, in parte, nella fossa iliaca destra, scende lw1go lo psoas destro, passa nel bacino, lo percorre da destra a. sinistra, si infiette poi un'ultima volta e si continua col retto, Non è possibile rilevare radiograficamente le ombre renali e quella epatica.. V CAso. - P. Matteo, di Bartolomeo, nato a. Carpeneto d'Acqui, nel 1907, celibe, contadino. Recluta del l 0 re~gimento artiglieria da. montagna, proveniente dall'Ospedale 1\>lilita.re secondario di Savigliano, inviato in osservazione per esame radiologico all'Ospedale Militare di Torino il 12 maggio 1927. Dimesso ti 15 maggio 1927. Nulla nel gentilizio e nell'anamnesi. Non mancinismo. E. O. - Costituzione scheletrica regolare. Ntùla. al capo ed al collo. Vortice capillizio normale (destro-giro). Nulla ai polmoni. Itto della pimta. al 5o spazio intercostale destro sulla emiclaveare. L'area cardiaca. di ottusità relativa ed assoluta è invertita ma. in limiti. Area di ottusità epatica a sinistra.. l\Hiza. a destra. ; pure a. destra. è lo spazio di Tra.ube. Genitali esterni ben sviluppati e conformati ; l'emiscroto destro scende più in basso del sinistro. Nulla. agli arti. R. W. negativa. E. R. - Dopo il pasto opaco viene eseguito l'esame radioscopico e quindi radiografie del torace (in rigidità. postespiratoria) e dell'addome in proiezione postero-anteriore (figura 6). Non sì rileva. nulla di anormale a carico dei polmoni. li cuore è apostato a. destra ed invertito. La cupola. sinistra. del diaframma. è più alta di quella destra. L 'ombra epatica è a sinistra. Lo stomaco, molto evidente per il bario che contiene ancora., è invertito, e si osserva. a. destra la sua. bolla. aerea, mentre il piloro è a sinistra, come pure il bulbo del duodeno. Invertiti sono tutti gli altri v.isceri endoaddominali controllabili radiologìca.mente. VI CASO. - A. Lorenzo, di Alessio, nato a. Sost{lgno (Vercelli) nel 1907, celibe, contadino, recluta. del 4° reggimento alpini. Inviato al reparto osservazione dell'Ospedale Militare di Torino per • Situs viscerum inversus • il 15 giugno 1927. Dimesso il 28 giugno 1927. . Nulla di notevole nel gentilizio e nell'anamnesi. Non mancinismo. E. O. - Costituzione scheletrica regolare. Nulla. al capo ed al collo. Vortice capillizio normA.le (destro-giro). Nulla. a carico dell'apparato respiratorio. Con la percussione si delimita sull'emitorace destro un'ottusità a. figura triangolare; l'itto della punta. si palpa. al 50 s~;>azio intercosta.Je destro, due dita all'interno dell'emi· cla.veare. Toni puri e validi. La risonanza gastrica, l'ottusità epatica e splenica. sono in sede simmetricamente opposta alla normale ma. in limiti. Nulla. di notevole a.i genitali, fuorc h (l l'omiscroto dostro che scende più in basso del sinistro. · L'esame ra{!ìologico conferma la diagnosi clinica..
ETIOLOGIA. Dallo studio della letteratura su questo arduo tema crederei di dire che nulla di certo si è potuto affermare sino ad oggi intorno a quelle
che sono state ritenute le cause di formazione dell'et.erotassi. Virchow basandosi su ricerche personali e su altre di Werner, Hutchinson, Monille, Reiner, Fowrnier, Moncorvo, Eger, OppolsQr, Barthelemy, ecc., volle legata l'origine del silus i.nversus alla sifilide dei prooreatori, attribuendo ad un fattore etiologico unico l'eterotassi e le malformazioni,
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che si possono talvolta riscontrare uniti, e di cui potè talora dimostrarne la concomitanza con stigmate luetiche. De Cast1·o rit.iene che anche la tubercolosi (Feré) la pellagra., il gozzo endemico (Ceni), distrurbi di nutrizione, intossicazioni esogene ed endogene, ecc., creando un minor valore dei procreatori, possano produrre variazioni nell'evoluzione del prodot1o del concepimento ; però, secondo Laubry e Pezzi, la causa nociva operante sul germe non deve essere molto grave, alt.rimenti esso verrebbe a morte. Ma allora. come interpretare quei cnsi numerosi di inversione viscerale pura, oserei quasi dire normale, non accompagnati cioè da malformazioni nè da stigmate ereditarie t Tali infatti sono cinque casi da me esaminati, in quattro dei quali anche le prove sierologiche hanno dato risultati negativi per la lue. Ed a qual causa far risali.re l'eterotassi riscontrata negli. animali, notoriamente esenti dal contagio sifilitico, e l'eterotassi nei molluschi della classe dei gasteropodi, che non sono recettivi al bacillo di Koch l N ella bibliografia ho trovato diversi casi di eterotassi famigliare ed ereditaria: Rogi, Liotta, Bianchi, Lenmr, Lowenthal, Kinlay-Reid, Reinhard, Neuhof, Ochsen·i1ts, osservarono infatti l'inversione dei visceri in collaterali e in discendenti; io stesso bo riscontrato la trasposizione degli organi nella madre del l 0 caso da me illlL'Jtrato. Secondo Fotwnier, già il Lancia~ (1714), avendo osservato tre casi di destrocardia in membri della stessa famiglia, volle ric-ercare sa la mutata posizione degli organi fosse fattore ereditario; Speemann, Haerter (1918) Kegel (1925 ) Perukopf (1926) basandosi sulle osservazioni precedenti ripresero in esame la questione, e, secondo P erulwpf, pur non essendo dimostrato in modo assoluto il momento della ereditarietà, tuttavia la combinazione delle masse ereditarie e di particolari qualità ereditarie giuocherebbe una parte importante nei riguardi della formazione degli. abbozzi degli. organi. Al contrario Pecl<nte (1928) vorrebbe escludere il fattore ereditario nella formazione della eterotassi. Riassumendo io non credo si possano accettare le ipotesi di Virchow e di De Castro, poichè non ci danno una interpretazione sicura della causa di formazione delsitvs int ersus, convalidata dalla osservazione e dall'esperimento, mentre l'aver riscontrato casi di trasposizione ereditaria dovrebbe invece far tenere in qualche considerazione tale fattore anche perchè, per il passato. molti casi di eterotassi sono pervt:>nuti a noi mancanti o quasi di notizie precise e sicure sul gentilizio, il che ci impedisce di poter escludere con sicurezza se non ve ne siano stati altri fra gli ascendenti, i collaterali ed i discendenti. C'è dunque da raccomandarsi che per l'avvenire siano raccolti con cura i dati anamnestici dei casi che vengono osservati, onde poter con ma.ggior sicurezza trame qualche in.qegnamento. Dobbiamo quindi per ora ritenere l'eterotassi una anomalia di sviluppo del germe, che costituisce una deviazione dal tipo normale, indipendente da alterazioni dei procreatori (Zenoni) e, a mio modo di vedere, probabilmente legata a fattori ereditari. TERATOGENESI. La straordinarietà della cosa, dagli antichi popoli. osservata sugli animali, fu interpretata come castigo degli Dei, influenza di spiriti maligni imperfezione e tm'bamenti dell'atto fecondatore, ecc. (Demomito, A?istotele). Ma, tralasciando queste spiegazioni che il popolo dava ai fatti
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ritenuti soprannatlU'ali, mi limiterò ad una rapida scorsa delle principali teorie dirette a spiegare il mecca.nismo di form azione del situs viscc-ru.1n iuvers~Ls, per quanto molte di esse oggi non abbiano che un v::~.lore- storico, poichè l'interpretazione della genesi dell'inversione ha fatto molta strada col progredire degli studi embriologici. Von Baer (1828), e più tardi Dnval, ritennero c.he la trasposizione degli organi dipendesse dalla ca,mbiata posizione dell'abbozzo cardiaco, dovuta. questa al ripiegamento dell'embrione a destra della vescicola ombellicale anzicbè a sinistra, come di regola avviene; essi citavano a sostegno della loro teoria le osservazioni fatt-e in qualche mostruosità doppia, in cui un individuo (quello a destra della vescicola) presentava l'inversione degli organi, mentre l'altro era normale (Thomson). Invece secondo Dareste (1877) e Th01na l'invertita posizione del cuore 11arebbe la causa dell'anormale ripiega.mento dell'embrione. Comunque fu riscontrato ed anche ottenuto sperimentalmente l'un fatto indipendentemente dall'altro (KoZliker-RenwJ:), per cui tali ipotesi vengono a cadere. Martinotti (1888), confermato da De Yecchi, credette che la invertita involuzione dei vasi onfalomesenterici fosse la ca-usa per cui la vena porta, il fegato e successivamente il cuore e tutti gli altri organi si formerebbero in j;ede oppo:.La alla n~ rmale. Secondo un'altra ipotesi di Marlinotti, poichè si ritiene che l'a;:immetria de1 cuore sia prodotta dall'ineguaglianza dl calibro del1e vene onfalomesentericbe, coll'inversione dei termini di questa ineguaglianza, .~i n-Vl·ebbe la. trasposizione del cuore e successivamente quella degli altri organi. Lochte ritiene invece che l'inversione del cuore sia in dipendenza dell'involuzione invertita delle vene ombellicali. L'embriologia ha però dimostrn.to che l'incurvament.o del tubo cardiaco avviene prima che si inizi la circolazione, il che sarebbe in contrasto con le ipot-esi di .llf m·linotti; Lochte, e De Vecchi. , Anche Lombarclini, Wr,rinsky, Fol, Rindfle·isch (1864) ritennero che la invertita torsione del tubo cardiaco (da destra verso sinistra) sia causa della formazione in sede opposta alla norma di tutti i visceri asimmetrici che compaiono dopo il cuore; Dareste, Fol, Wm·inshy (1883) dimostrarono sperimentalmente cbe la rota-zione avveniva da quella parte dell'ansa vascolare che maggiormente era sviluppata rispetto all'altra. Serres (1832) e Saint Hilaire (1837), riferendosi ai C.'tSi di trasposizione osservati nei mostri doppi epat,Qdimi complessi, credettero che prima si verifìcasse l'inversione dell 'abbozzo epatico (Martirwtti) cbe, secondo Vit·chow, poteva essere prodotta dall'invertita torsione del cordone ombelli- . cale (da sinistra verso destra). Questi autori però non tennero conto che nella inversione parziale degli organi j) fega.to fu talora riscontrato in posizione norma,l e e, a quanto mi risulta, non sono infrequenti le anomalie di torsione del funicolo pnr non essendo alterata la topografia degli organi. MuUer e Valsuani (18G9) vollero far dipendere l'eterotassi da una invertita rotazione, sul proprio asse, dol tubo gastro-enterico 1 prima ancora che cla esso si siano abbozzati i ,~ari organi. Ancora. recentemente SpeC'Ina-tm (1910) e Prcbler, sperimentando su l~~rve di tritone e di rana, mediantP. aghi di vetro e di ch itina, portarono un picèolo pezzo clel tetto dell'abbozzo deU 'intestiuo anteriore in una posizione inversa alla normale e osservarono
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che l'abbozzo del fegato si piegava a sinistra an.zichè a destra e che gli organi si sviluppavano in una posizione speculare alla normale. In un caso, pur non essendo stato tocc~Lto l'abbozzo del cuore si verificò l'inversione di questo organo. Speema1111~ e Boveri ritennero quindi che la posizione del canale alimentare può esercitare una certa influenza sulla posizione del cuore, forse per tramite del fegato, organo asimmetrico, il cui sa.nguf.> si getta nel cuore in direzione verticale. Fcirst'!r (1861), Henriet (1898), De Castro considerarono l'eterotassi come l'espressione di una primitiva mostntosità duplice od una anomalia della diplogenesi, ma giustamente Perls fa osservare che l'eterotassi nei mostri doppi non è che un 'anomalia occasionate e non un carattere costante. Secondo Schwalbe il momento di formazione dell'eterotassi sarebbe precocissimo ed avveiTebbe sia in seno all'uovo fecondato nello stadio dc! primitivo ordinamento e differenziamento dei blastomeri per cause insite nell'uovo stes~o, sia. nei primi periodi dello sviluppo, quando però non sia ancora riconoscibile l'abbozzo clei vari organi. Le ca.use traumatiche (escludendo con Fe1·es po~sibili influenze cbiruiohe) avrebbero buon giuoco nella genesi di formazione del situs ùn:ersns, però Schwalbe non crede si possa addivenire ad una conclusione sino a che non sia cbiarito l'ordinamento negli organi negli stadi più precoci. Zen01ti (1913) basandosi :;u ricerche eli S~Jhultze, Driesch, Zoia, Chiamgi, IA.vini, è propenso a ritenere l'eterotassi come una deviazione, in p10babile dipendenza di un coefficiente asimmetrico della meccanica dello sviluppo, ma non causata da a.rresti dello sviluppo stesso. Secondo Wilhelnti (1920) l'uovo avrebbe una microsrtuttura bilaterale simmetrica e al carattere speculare dei suoi antimeri 'corrisponderebbe una asimmetria dinamica tale da portare le due metà dell'uovo a rapporti inversi fra <li loro e quindi alla norma.le asimmetria fra le due metà dell'embrione, quando det-erminate tendenze all'incurvament.o cessano di essere in equilibrio fra di loro; in conclusione l'asimmetria dell'uovo sarebbe determinata dalla. prevalenza dinamica di una delle due metà ùell'uovo stesso. Tutto ciò fu convalidato da esperimenti di W arinsky, Fol e M(l/1~golds i quali ottennero il situs in ~:ersus producendo delle lesioni all'ant5metro destro di un uovo, per cui ne risultava disturbata la tipica ed armonica situazione degli organi. Bisogna però tener presente che nell'esperiment.o non si poté evitare una traumatizzazione non lieve che di per sè può provocare dei perturbamenti e delle variazioni. Guntm· (1923) crede che fattori esogeni possano forzare la struttW'a molecola-re dell'uovo già asimmetricamente costituita mentre, secondo Spee?nf11nn, la microstruttura dell'uovo fecondato è già asimmetrica, e da essa deriva la tipica strutturo dell'embrione, come egli poti· osservare in stadi precocissimi di alcuni gasteropodi a divisione spirale; inoltre le due metà dell 'uovo non essendo equivalenti nella loro capacità eli agire non possono essere considerate come sistemi equipotenzia-li. Nei due antimetri esisterebbero anunque due diverse tendenze alla futura disposizione degli organi e mentre di solito prevale quella della metà sinistra, per cui si ottiene la. tipica e normale posizione destra, prevalendo quella della metà destra si avrebbe il sit11s in-versus. Infatti in osservazioni sulla segmentazione dell'uovo, il gemello di sinistra è stato riscontrato colsif,us normale, mentre
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nell'embrione di destra vi era qualche cosa di simile al situa viscerum inversus. Speemann e Conclin ritengono quindi che fattori esterni,. già prima della fecondazione abbiano agito sull'uovo, per poter prodtnTe una struttura inversa dell'uovo stesso, che originerà un situ3 in1:ersus. In recentissime esperienze Speemann unì due metà embrionali di due embrioni diversi in modo da formare un nuovo embrione, ehe risultava quindi di due metà di uova aventi in sè diseguali energie di accrescimento; egli potè, in un caso, ottenere l'invertita posizione dell'intestino, mentre cistifellea e fegato era.n o ancora in un piano mediano. Speemann ritiene quindi che essendo diversi i rapporti di accrescimento delle due metà embrionali, ne risulterà il S. I. nel caso in c.ui predomini le metà di destra. Perukopf crede che soltanto per le armoniche condizioni dell'embrione si raggiunga 1ma forma e una disposizione tipica degli organi e che le energie di accrescimento degli antimeri giuochino la parte più importante nella determinazione del situa. Tali differenze avrebbero un pa.rticolare significato nella riunione dei plasmi embrionali, anche se esse non si possono più da vicino caratterizzare. In alcuni casi poi già dalla fecondazione si sarebbero det-erminate speciali condizioni che porteranno al S. I. e che in rapporto alla forma tipica e normale sono da ritenersi come non armoniche. Sempre secondo Perttkopf è possibile che le determinazioni delle potenze relative alla struttura dell'uovo fecondato non abbiano sempre a portare all'inversione completa, per cui talvolta anche alcune parti soltanto possono essere coinvolte nell'inversione; in tal modo si spiegherebbe la genesi d el situa im:ersus partialis: infatti per le differenze di accrescimento che si trovano negli antimeri, che non banno disposizione armonica, si raggiungono forme che dimostrano in certo qual modo di essere stadi di passaggio nello sviluppo. Bisogna quindi far dipendere le eventuali manifestazioni della asimmetria di forma e di situazione degli organi essenzialmente da un meccanismo di reazione al quale costituzionalmente è ascritto lo sviluppo, ed alterazioni di questo sviluppo dovrebbero ricercarsi nelle alterazioni di quelle relazioni qualitative e quantitative che, nella forma· zione, sono espressione di differenze di accrescimento fra i due antimeri, differenze le cui basi sono state poste attraverso le fecondazione, con la creazione di quella particolare struttura dell'uovo a noi tuttora sconosciuta (Pentlwpf) . Al momento attuale le conclusioni di Pel'u kopf mi sembrano le più attendibili fra le molte spiegazioni avanzate, e ciò specialmente perchè basate sopra recentissime ricerche embriologiche sperimentali, seriamente condotte e compiute nei printissimi stadi dello sviluppo, in quel periodo in cui, ancor oggi, è estremamente difficoltoso seguire ogni minima varia· zione del germe che inizia ed evolve il suo sviluppo sino a quella perfet·. tissima unione di elementi e di organi che lo renderà atto alla vita. FISIOLOGIA. !;a trasposizione completa degli organi è l'immagine speculare della normale topografia degli organi, per cui, non coesistendo alterazioni di altro genere, quali più facilmente si riscontrano nel situs invers118 partialis, la funzione dei vari apparecchi può svolgersi indisturbata senza deviazioni nè osta,coli, e senza dar luogo di per sè a manifestazioni morbose di alcun
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genere. Si può quindi affermare che il situa visce~·um im;erB'ltB totalia è perfettamente compatibile con la vita. lunga e regolare e con il pieno esereizio di tutte le funzioni. A tale criterio si attiene infatti il Regolamento Militare sull'arruolamento che non annovera l'eterotassi fra « le malattie, imperfezioni o deformità che rendono palesemente inabile al servizio militare incondizionato (art. 15 - E. B.) 11. Individui con l'inversione degli organi vissero sino a tarda età nel pieno possesso di ogni attività fisica, spesso senza accorgersi dell'inversione, che venne rilevata occasionalmente ed in alcuni casi solo alla autopsia; altri esercitarono mestieri faticosi e pesanti, prestarono regolarmente servizio militare, presero parte a campa.gne di guerra, dimostrando di non risentirne alcun disturbo. E parimenti come la trasposizione dei visceri non si oppone al corso regolare della vita individuale, cosi non. impedisce il perpetuarsi della specie, eome facilmente si rileva c:ai non pocl.li casi -che ebbero prole sana e numerosa. Kegel a tutto ill925 ba raccolto nella letteratura 272 casi di inversione viscerale, a cui bisogna aggiungere le osservazioni recentissime di Schwa1be, Liotta, Lewa1d, Perukopf, P edone; credo quindi di portare un notevole contributo alla casistica del sittta viscerum ·i.n versus con i sei casi che ho .ampiamente illustrato. Secondo quando avrebbe stabilito L ewald la percentuale dell'eterotassi sarebbe l : 1400, ma tale cifra, molto personale, mi sembra piuttosto alta, avendo rilevato dai registri dell'Istituto di Anatomia Patologica che su 18.895 autopsie eseguite dal compianto prof. Foà e dal prof. Vanzetti fu {)Sservato un solo caso di inversione completa (caso n. 1). Per quel che riguarda la maggior frequenza dell'eterotassi in rapporto al sesso, secondo Schwalbe e Lamari, si avrebbe la proporzione di 2 l ò. Ma a mio parere tali cifre sono t roppo relative poichè solo in questi ult imi t empi le osservazioni di eterotassi sono divenute meno rare, grazie al miglioramento dei metodi di indagine ed al progredire della medicina in ogni clasEe .sociale, per quanto un certo numero di donne sfugga ancora ad un controllo medico sistematico quale è la visita militare o quelle visite a cui oggidl -enti, società e stabilimenti sottopongono i proprii dipendenti all'atto dell'assunzione al lavoro. Inoltre nei temlJi passati l'ignoranza ed il pudore femminile contribuirono non poco a sottrarre le donne all•esame del medico. Alcuni autori, basandosi su reperti, in verità rari, in cui eterotassi e mancinismo erano concomitanti, banno appoggiato le loro osservazioni alle teorie che mettono questa anomalia funzionale in rapporto con una miglior circolazione sanguigna nell'arto superiore sinistro, dovuta ad aumento della pressione (Luciani-Scan.àola) o addirittura ad asimmetrie ~d analogie dli origine dei grandi vasi (Pacini-Sabatier-Hirtl), ovvero, secondo la teo·r ia di Lussana, con il miglior sviluppo di quella metà del -cervello che è maggiormente e più direttamente irrorata dal cuore. Bu.acaino invece ritiene che in alcuni dub!bi casi il mancin.ismo sia di origine -cerebropatica, ma che in numero~i altri esso C05tituisca una vera e propria anomalia psicomotoria familiate (Lat.tes, Sticr) in alto grado ereditaria (secondo V&n Ba.t·delcben nel 90 % dei casi: molti fat ti starebbero :a dimo.strare l'origine centrale e non periferica del mancinismo, che, sempre secondo Buscaino, è segno di abnorme costituzione.
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Certamente u n qualche contributo alla ~oluzione della questione può trarsi dall'esame d ei casi di inversione viscerale completa. Calori per primo (1881), notò, in un eterotassico, la inversione di peso e di volume delle due metà del cervello, ineguaglianza di proporzioni e di decorso dei va.si, e notò pure disparità di forma nelle (lue metà d ella scatola cranica : rilevò inoltre un minor calibro d eli 'a. vertebrale di sinistra in confronto della. destra, ma eoutrariamente a quanto afferma la. teoria cerebropatica, potè escludere nel modo più assoluto il mancinismo. A questa Begu.irono altre osservazioni analoghe. :Malaugura.tamente fu impossibile, per l'opposizione dei parenti, procedere all'esame clelia cavità cranica nel caso n. l, il che mi avrebbe permesso di controllare le osservazioni precedenti. Ma il fatto stesso che in nn gran numero (li inversioni viscerali fu potuto stabilire il destrismo del paziente, come del resto ho potuto io stesso riscontrare nei quattro casi esaminati clinic.'lmente e ben sapendo che il mancinismo può aversi indipendentemente dall'eterotassi, non accompagnato da alcuna modificazione anatomica, mi pare di poter escludere l'ipotesi che lo ritiene in dipendenza. di alterazioni anatomiche, per quanto le mie cognizioni e le mie osservazioni in merito non mi permetta,no di affermare recisamente la fondatezza dell'ipotesi di Buscaino e di Von Bardeleben. PATOLOGIA.
n siltts risterum ineersus totalis deve ritenersi una anomalia od una malformazionel Plino, .1li alacame, A ndral, Ohaussier, Dareste, Darwin ed altri ancora, variamente definirono e fissarono i caratteri ed i limiti fra anomalia e malformazione. . Wolf, Ot1lp, D e V ecchi ritengono l'anomalia una deviazione più o meno grave dal tipo specifico, non sempre trasmessa, ma in cui l'ereditarietà. si manifesta, talvolta con sicurezza; la mostruosità sarebbe invece una. gravissima devizione dal .tipo, mai trasmissibile. K iichemneister, non riuscendo a stabilire una netta. linea di divisione fra le malformazioni e le anomalie, sarebbe propenso a considerare il situa l'iacerum im'erstts 'Piuttost.o come un punto di passaggio fra di esse. Veramente l'eterotassi non Ila. nessuno dei caratteri contemplati nelle varie definizioni di mostrusità poiché infatti non ostacola l'esplica,zione delle normali funzioni in quanto gli organi mantengono rapporti e struttura normali. Meglio, se mai, si potrebbe annoverare fra le anomalie di formazione, ricordando cbe si tratta di una. mutazione di piccolo grado, di cui talvolta. ne fu accertata l'ereditarietà. P ur tuttavia, con Schwalbe, io crederei di poter ritenere il situ-' i m·crsits totali a una 7Jiit mm vctrietcì di wilu.ppo, tanto più che le recentissime ricerche di Spcemann e tli P eru.kOJJf hanno ltppunto interpretato la genesi di formazione dell'eterotassi come la prevalenza. delle energie din<\miche di accrescimento in una metà dell'uovo piuttosto che nell'altra.. Già si è visto , t·ratt.an1lo clell'etiologia dell'eterotassi, come ben poca luce, per non dire nesf\tma, sia Rtata fatta stùle eventuali influenze, che fare dei genitori possono avere sull'inYersione degli organi e non si possa quindi giudicare fa \'OI'('1'0im<'nte cir<'a i rapporti di questa con quelle mal-
SE I CASI Pl w SlTUS \"1 8\."E ll U)I IN\"ER SUS TOTA LI S "'
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formazioni che furono talvolta rilevate concomitanti ad essa e nemmeno trarre un indirizzo utile da queste osservazioni. Si può credere che la trasposizione completa degli organi non influisc.a sulla morbilità endouterina (De Gm;t1·o, 1909), mentre nell'inversione incompleta i variati rapporti topografici, se portano ad una alterata funzionalità, potrebbero favorire lo svolgersi di fatti morbosi non solo durant.e lo sviluppo ma anche nella vita extra.uterina. Occorre però notare che non pochi casi che la letteratura riporta sono di assai dubbia interpretazione sia per il modo incompleto con cui furono descritti o di come ci sono pervenuti, sia ~r l'esame troppo su perficiale a cui furono sottoposti, e che divel'8i casi di sil1ts im:ersus partialis furono erroneamente interpretati come tali, mentre t alora lo spostamento degli orga-ni altro non era che l'esito di gravi lesioni pregresse. Beandola cita. in merito numerosi casi in cui si confuse; o troppo facilmente lesioni patologiche acquisite con spostamenti congeniti. Poicbè l'eterota,si fu riscontrata al tavolo necroscopico in feti nati morti, in neonati ed anche in fan-ciulli, si volle attribuire una precoce mortalità all'inversione, ma sta di fatto che in tali casi la morte sopravveniva in causa di altre gravissime malformazioni che indipendentemente dall'inversione coesistevano nell'individuo e cbe lo banno portato ad un esito letale. Non si può fare una ~tatistica <Iella frequenza oon cui le mal· formazioni accompagnano l'eterotassi poicbè è facile capire come più spesso possano sfuggire all'osservazione medica ed eventualmente dell'anatomopatologo i casi puri di inversione, quelli éioè non accompagnati da gravi alterazioni esterne od interne, o da manifestazioni morbose che richiedano l'intervento del medico o che richiamino in modo speciale l'attenzione. Le malformazioni che più di frequente sono state trovate concomitanti all'eterotassi sono quelle a carico dell'apparato cardio-vascolare e in modo particolare la persistenza del foro di Botallo, la mancanza totale del setto interatriale o di quello interventricolare, varia zioni nello sbocco e nell'origine dei grossi vasi dal cuore, anomalie di vario genere nei vasi del circolo epatico, ecc. Naturalmente in tali casi, la vita non ba potuto protrarsi a lungo, come del resto sarebbe avvenuto anche in individui col situi normale. In ordine di frequenza seguono le malformazioni a carico della milza; questo fatto fu nt;tzi interpretato da Hyrtl come costante nella inversione viscerale ; ma io stesso posso escludere ciò dalla osservazione dei miei casi, in cui, senza eccezione alcuna, la milza era invertita , ma normalmente conformata. È pur vero però che alcu.ne volte la milza fu trovata. multilobata o suddivisa in parecchie pièCORe milze succenturiàté e irrorate da altrettanti rami di divisione dell'arteria splenica. (Sangalli-Kalnotf), ovvero furono riscontrate soltanto traccie di quest'organo, variamente modifìfìcato (Deboni1·-Scheiber). La letteratura riporta anche una mezza dozzina di casi in cui non fu trovata la milza; da queste osservazioni non si può però credere con sicurezza che realmente quest'organo mancasse, poichè potrebbe dal'8i benissimo che fosse suddiviso in n umerosi piccoli lobi, sparsi nel cavo addominale e che quindi abbia potuto molto facilmente sfuggire a ll'esame macroscopioo, od essere confuso con linfoghiandole mesera.icbe.
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Secondo Kauf?nann la lobulazione della milza può talora, come piccolo difetto organico, far giudicare della costituzione generale dell'individuo, ma d 'altra parte occone ric-ordare che non infrequentemente si trovano malformazioni unicamente a carico della. milza, come io stesso, per gentile concessione del prof. A. Canelli della. Clinica Pediatrica, ho avuto occasione di osservare in una bimba, nella quale questo organo era lungo alcuni centimetri e della grossezza di una penna da scrivere, con un decorso da sinistra verso destra, paragonabile a. quello del colon trasverso, per quanto con maggior concavità verso l'alto. Furono riscontrate con qualche frequenza anomalie nel numero dei lobi polmonari, ed il 2° caso che ho illustrato ba infatti il polmone sinistro bilobato, mentre il polmone destro presenta, sul suo margine este· no, una
breve incisura che sta a dimostrare la incompleta lobatura. l\1a occorre e~sere oltremodo guardinghi nell'esame, poichè da affezioni dell'a,pparato pleuro-polmonare possono residnare delle alterazioni che vengono a mascherare la lobatura polmonare impedendo l'osservazione. Occorre perciò tenere in maggior conto il numero dei bronchi primari per avere un idea esat ta di qual'è il numero dei lobi, poichè rarissimamente furono riscontrate anomalie di rapporto fra i lobi e i bronchi (Leboucq 1881) ; nell'inversione dei polmoni si trova.no infatti costantemente invertiti i bronchi e i ra.mi dell'arteria polmonare (.Aeby-W eber). Anomalie e malformazioni dei reni (a.genesia, fusione a ferro di cavallo, ectopia) fistole in varia sede, atresie, ermafroditismo, spina, bifida, anomalie intestinali e del mesentere, persi~tenza del diverticolo di Meckel (caso n. 3°) cheiloschisi, cheilopalatoschisi, microftalmo, lobatura del fegato, malformazioni scbelettriche (casa n. 2°) furono anche, sebbene più raramente, osservate in ca~i di eterota~si. L'inversione dei visceri, per lo più parziale, fu t ahra riscontrata nei melli monocorii ; nei mostri doppi fu assa,i più frequentemente osservata l'inversione completa degli organi. Frn·ster, Schvltze, S&rres, DMeste, vollero sostenere che questa eterota~s i era un fatto cost ante e cioè l'effetto necessario della posizione che uno dei gemelli occupa. rispetto alla vescicola ombellicale, ma contro questa ipotesio stanno le numerose osservazioni in cui i due mostri non presentavano variazioni alcuna nella topografia degli organi, per cui tale fatto può ritenersi occasionale (Mar~inotti\.
CLINICA. La diagnosi d ell'inversione degli organi è molto importante poichè nell'esame dell'ammalato e negli interventi operatori devesi tener conto della variazione topografica di tutti gli apparecchi, e ciò non tanto per quello che riguarda gli organi pari, ma in partioolar modo per quelli impari, sia. che occupino l'una o l'altra metà d el corpo, sia che si trovino sulla linea mediana (esofago, duodeno ) poicbè il loro decorso e i rapporti con gli organi vicini saranno necessariamente variati. Per l'indirizzo diagnostico si è cercato di rilevare alcune particolari variazioni visibili all'esame esterno e di regola concomitanti all'inversione d ei visceri:
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L'inversione del vortice capillizio (sinistro-giro) fu appunto interpretato come un segno esterno di trasposizione, benchè tale fatto non possa dirsi costante; io l'bo riscontrato ne12o caso soltanto, d'altra pa.1 te su alcune centinaia di soldati normalmente conformati, che bo esaminato in proposito all'Ospedale Militare Principale di Torino, ho trovato l'l % circa di inversioni del vortice capillizio; ho avuto inoltre occasione di vedere alcuni individui, ed in special modo membri di una ~tegsa famiglia, che presentavano ben evidenti due vortici, uno destro-giro e uno sinistro-giro: in tutti questi casi gli organi erano normalmente situati. In base quindi alle mie osservazioni ritengo qnindi di poter escludere qualsiasi corrispondenza fra questi due fatti, soltanto talvolta fortuitamente coincidenti. Del pari, non hanno valore semciologico le v~r htzioni di volume fra le due metà. della scatola cranica, in dipendenza dell'inversione dei due emisferi, come K iiohenmeister e. Bottrioh avevano proposto. Anche l'a.simmetrin della forma esterna del corpo, per cui apparirebbe più sviluppata la ·metà. sinistra, è da metterf'i in rapport o con il tnancinismo: i miei quattro pazienti, esaminati clinicamente: non erano mancini e non erano maggiormente sviluppati a sinistra piuttosto che a destra. Un'altra variazione, che fu talvolta riscontrata, è l'inversione delle curve laterali fisiologiche della colonna vertebrale. Da escludersi perchè sempre troppo poco appariscenti sono la curva cervicale e lombare a convessità. volta verso sinistra: un poco più pronunciata è quella dorsale a convessità. volta verso destra, che in qualche caso di eterotassi fu trovata nettamente invertita, in altri casi a:flente (la colonna era rettilinea), mentre in altri ancora, come in cinque dei casi da me esaminati (essendo il 2° caso un feto e quindi la colonna senza curvature), questa scoliosi fisiologica permaneva come di norma. Inoltre bisogna ricordare come ta.li incurvamenti non siano costanti: Péré (1900) li riscontrò nel 93 % dei casi esaminati. Sabatier crede che questa scoliosi dorsale sia dovuta an una pressione esercitata dall'aorta sulla 3a, 4 8 , i>a, 6 8 vertebra toracica, mentre P éré e OhalìJY (1901) la riferirono all'ineguaglianza dei movimenti di lateralità. del tronco. Dall'esame dei miei casi iio ritengo che .l'inversione di questa curva sia puramente occasionale e per nulla costante nell'eterotassi ; credo perciò di poter affermare che l'arco aortico non debba esser chiamato in causa nella determinazione di essa. Una variazione esterna caratteristica, in rapporto con l'inversione degli organi endo-addominali, fu per la. prima volta osservata dal Baille (1788); egli, in un caso di eterotassi, vide che il testicolo destro, contrariamente alla. norma, discendeva nelle borse più in ba~so del sinistro. Grisolle invece (1834) in un caso di inversione trovò i testicoli regolarmente disposti; ma altri autori, dopochè l'attenzione fu richiamata su questa. particolarità., osservarono costantemente l'invertito abbassamento dei didimi. Tutti i cinque casi di sesso maschile da me esaminati presentavano evidentissimo tale fatto: il testicolo destro era infatti molto manifestamente più basso del sinistro. Io ritengo perciò questo dato, di una notevole importanza, non risnltandomi infatti che si mai stato osservato in individui con i visceri normalmete disposti, e, come ho già. detto, essendo stato invece rilevato nella quasi totalità. dei casi dii eterotassi sino ad oggi illustrati.
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Si può ritenere inoltre confermata la tooria anatomica che fa dipendere la normale situazione dei testicoli d alla terminazione delle rispettive vene spermatiche, essendosi appunto nella eterotassi riscontrata la inversione d el modo di terminazione di esse, ed il testicolo destro essendo più in basso del sinistl'o, come ho potuto io stesso controllare nell'autopsia del caso n. l. Generalmente molti individui con l'inversione viscerale riferiscono di aver avvertito, sin d all'infanzia, la pulsazione cardiaca nell'emitorace destro, :per quanto i pazienti non si siano potuti accorgere della trasposizione degli organi, mancando altri segni manifesti; ciò :però deve bastare per far sorgere nel medico il sospetto dello spostamento del cuore e quindi di tutti gli altri organi. Alla destrocardia, nel 8itus viscermn invers·us totali8 si accompagna l'inversione di sede degli orifìci valvolari, per cui anche i suoni ed i rumori hanno invertiti i focolai di ascoltazione. Bisogna però sempre tener conto • c.he lo spostamento del cuore non raramente è conseguenza di fatti pat,ologici, quali lesioni pleuriche alla base di destra, tumori del mediastino, ec.c., occone quindi scarta.re l'ipotesi di eventuali processi extrauterini, rilevando come si comportano gli altri visceri, vagliare accuratamente i d ati anamnestici ed eventualmente richiedere l'ausilio dell'esame radiologico, per controllare l'inversione dell'arco a,ortico, che per altro non è accompagnato d a di>turbi di circolo, e quello dell'esame elettrocardiografico. Non mi è stato possibile eseguire l'elettrocardiogramma dei pazienti che bo esaminato clinicamente, ma tutti gli Autori, che si occuparono del l'argomento e lo controllarono, sono concordi nell'affermare la costanza della in vendone delle curve elett· iche quando ci sia l'inversione funzionale d elle varie parti del cuore, come si verifìc.a precisamente nell'eterotassi in cui alla d estrocardia si unisce la destroversione del cuore (Vaqt~ez· Do1ttelot, Lau'&ry-Pezzi, Pulchiero-Bruno). Con la palpazione delle aree :polmonari si rileva che il fremito vocale tattile è più forte a sinistra che a destra essendo invertito il volume dei bronchi, poicbè l'intensità del fremito è appunto in rapporto col volume delle prime diramazioni bronchiali (Seitz-Bottrich) ; con l'ascoltazione si nota cbe il rumore inspiratorio è più forte a sinistra che a destra ed il rumore espiratorio è più forte a destra, contrariamente a quanto ac.ca.de di norma (Seitz). L'esame degli altri organi (fegato, milza.) varrà a rafforzare la diagnosi. Ba~lantyn,e ba trovato che anche nell'utero, organo impari e mediano, · si riscontrano traccia dell'inversione, che si fanno molto più manifeste durante la gravidanza: infatti l'utero, cbe di norma è leggermente ruotato sul suo .asse sagittale da sinistra verso destra, fu da questo autore osservato, in un caso di et-erotassi, ruota,to d a destra verso sinistra.. Clinicamente l'eterotassi porta quindi ad un cambiamento nosografico di grande importanza, anc.he in ordine ad alcuni sintomi subbiettivi, nel complesso di varie malattie, come ad esempio in alcune algie viscerali (colica epatica, angina pectol'is, appendicite, splenalgia, ecc.), per cui sia per il medico che per il chirurgo è assai importante d iagnostic.are l'inver-
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sione per prevenire gli eventuali eiTori nella diagnosi, nella prognosi e nella terapia: tali errori non furono ra.ri per il passato, derivandone grave danno al paziente. L'attenzione di chi esamina questi pa.zienti è attirata da sintomi paradossali, positivi e negativi, per cui deve sorgere il sospetto di una probabile inversione, cl1e facilmente può venire esclusa o confermata del,imitando gli organi con la palpazione e la percussione. I dettagli della ascoltazione non fanno che confermare ciò che si era potuto stabilire. Certamente l'esame radiologico è di grande aiuto per la diagnosi, rivelandoci con ricchezza di particolari anche gli spostamenti del tubo digerente, previa introduzione del pasto opaco, ed illuminandoci sulle variazioni di sede e sulla posizione di molti altri organi. Tale esame ci toglie quindi ogni dubbio, ~r quanto non sempre sia possibile riconoscere l'ombra opaca della milza, che assai di frequente si presenta abnormemente trasparente all'esame radiologico, essendo talora suddivisa in piccoli lobi. Fra gli esami speciali ricorderò quello laringoscopico, che ci permette di rilevare l'inversione dei grossi bronchi (Schrotter). Credo inutile ritornare quì su quanto ho riferito in merito alla prognosi, quo ad vitam e q1w ad valetudinem, della trasposizione completa dei visceri. .Mi sia concessa. una. considerazione: l'ostetricia ci insegna che la situazione del feto, di gran lunga più frequente, è la. longitndinale cefalica, poichè, per legge di gravità, l'estremo cefalico tende a. portarsi in basso e per legge di adattamento fra contenente e contenuto, la posizione dorso-anteriore del feto è quella che meglio si adatta alla salienza convessa della parete posteriore dell'utero sollevata dalla colonna vertebrale; inoltre la maggior frequenza della posizione sinistra di vertice si spiega con l'azione del fegato del feto, che per la grande massa tenendendo a portarsi in basso, si pone verso la parete anteriore dell'utero, in normale antiflessione. E poichè il fegato si trova alla destra del feto, sarà il fianco destro di esso, quello che verrà a trovarsi in rapporto con la parete anteriore dell'utero ed il dorso si troverà a sinistra rispetto alla madre (0. I . S. A.). Ma se ciò vale per i feti nol"ll1ali non può dirsi ugualmente per un feto eterotassico; infatti in questo il fegato viene a trovarsi a sinistra., derivandone allora, di naturale conseguenza, per quanto ho sopra esposto, la posizione del feto in O. I . D . A. Sarebbe interessante sapere quale era la posizione ostetrica dei miei pazienti e di tutti i casi di inversione viscerale esaminati, ma tale notizia anamenstica è, per motivi di facile comprensione, assai difficile a poterai raccogliere e difficilmente controllabile. In ogni intervento dovrà tenersi conto dell'inversione degli organi e degli apparati e cito ad esempio il mio primo caso, che fu colpito da paralisi cardiaca, per cui dall'Ufficiale medico di guardia, a conoscenza dell'eterotassi del paziente, gli fu praticata un'iniezione intracardiaca di adrenalina nel VI spazio intercostale ·destro: il risultato fu negativo, pur tuttavia bisogna ricordare che se il Sanitario non fosse stato edotto dell'anomalia di quel soldato, avrebbe, come di nol"ll1a, fatto l'iniezione nella sede di elezione, iniettando cioè il liquido nel cavo pleurico o addirittura nel parenchima polmonare. E a maggior ragione nelle operazioni S -
Giornale df m.edicina mt1itare.
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chirurgiche si ponga mente a questa completissma variazione della wpografia degli organi: l'inversione delle curve laterali dell'esofago porta ad alterazioni di rapporti di esso con la carotide primitiva, con la tiroide, con i nervi ricorrenti; l'esofa.go si p1·csenta quindi, per l'avvenuta inversione, maggiormente accessibile ad interventi diretti (esofagotomia) dalla metà destra del collo più che dalla sinistra, contrariamente alla regola. Così pme hanno variati i rapporti gli elementi che costituiscono il fascio vascolo-nervoso del collo, ecc., ma in modo particolare tutti quegli organi che nell'eterotassi hanno completamente invertita la loro posizione wpografica e che bisogna quindi ricercare in posiziono omologa, nella metà opposta alla normale. L 'inversione totale e parzia.le dei visceri è stata trattata anche nel campo medico-legale per stabilire se l'eterotassi poteva costituire una «concausa di morte'' e cioè se doveva considerarsi, o non, una conformazione per la quale diviene mortale una lesione che tale non sarebbe se fosse irrogata su persona aUo stato sano (hrvpaUotneni). I1n7Jallomeni cita in merito il caso di un eterotassico il quale venne a morte per u na ferita da taglio penetrante in cavità all'ottavo spazio intercostale destro: egli ritiene di poter escludere dal novero delle concause le condizioni teratologicbe (cuore spostato, gibbosità, ecc.) e non patologiche, poicbè in que~;ti casi «l 'evento con~;umativo del delitto potrà bensì Msere stato facilitato dalle condizioni del .soggotto passivo, ma sifatte condizioni non hanno aggiunto al fatto del colpevole (per se stesso sufficiente a produrre la morte nel caso concreto) alcun elemento causale attivo>,. Questo Autore crede infatti che le condizioni preesistenti che possono attemuue la responsabilità, dell'agente «devono essere tali che eccitate od attivate dal fatw criminoso determinino una mo<lifì.cazione produttiva della morte)). Lazza1·etti è anch'e gli contra1io all'ammissione delle concause; Filom;usi le ammette quando siano tali da rendere le conseguenze di tm trauma più gravi dell' ordinario ; Borri accetta come concause le anomalie che portano ad una minorazione della personalità, quelle che Oampani ritiene rendano particolarmente vulne1·abile il corpo, per cui anche un trauma eli per sè lieve ha effetti g1·avi, in condizione dell'anomalia. Ho consultato le sentenze della Corte di Cassa.zione del Regno dell'ultimo decennio, rigua.rdanti l'articolo 367 del Codice P enale, ma nessuna di esse si riferisce alla trasposizione dei visceri. Epperciò non ritenendo il situs visl'entm. intersus t<,talis una malattia nè una anomalia: che porti a<l una minorazione della personalità o che proùuca una maggior vulnerabilità del corpo, credo giusta l' esclusone, del sit1ts viscenttn ·inversus totalis dalle concause anawmiche (teratologiche), che d'altronde trova concordi la maggior parte dei giuristi italiani, sempre che non sia accompagnato da alterazioni di sorta. CONCLUSIONI. Ho avut o occasione di studiare sei casi di inversione viscerale completa: nel p.rimo di essi l'esame clinico e ra-dioscopico furono controllati e precisati al tavolo uecroscopico; in altl'i due la topografia degli organi fu studiata. attraverso ampie breccie condotte nelle parti molli e schele•
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tricbe; gli altri tre casi infine furono accuratamente esaminati clinicamente e radiologicamente. Con l'must.razione di questi sei C<'1Si io confido di porta.re un qualche contributo alla casist.ica del sit1ts viscerum inversus totalis, poichè in tutta la, letteratura. me1lica sono noti meno di 300 casi di eterotassi, molti dei quali imperfettamente osservati e descritti. Dall'esame di questi casi e <lalla. rassegna della ricc.-'1. letteratura rit~ngo <li poter formulare le se~enti conclusioni riassuntive: 1. Nell'etiologia del sit1~s viscen~m. inversus sarebbero da escludersi quelle malattie (lue, tubercolosi, ecc.) e quelle cause (traumi, intossicazioni, ecc.) che da alcuni 'autori furono ritenute fattori di molta importanza nella formazione dell'eterotassi: infa.tti soltanto talvolta è stato possibile dimostrarne la concomitanza e mai del resto, chiarirne la in· fluenza etiologica.
Resterebbe invece da tenere in qualche considerazione il fattore ereditario cbe numerosi autori hanno riscontrato e che io stesso ho rilevato in uno dei miei casi: ulteriori diligenti osservazioni potranno apportare maggior luce in merito. 2. La teratogenesi del situs viscerwm, invcrs1ts, che fu da molti attribuita a spostamenti primitivi di singoli organi o di sistemi, dopo le recenti ed accumte esperienze di Speemann, fu, da questo Autore e da Perttkopf, fatta risalire al prevalere delle energie dinamiche di accrescimento in una metà dell'uovo anzichè nell'altra, espressione questa di differenze di accrescimento fra i due antimetri, ùifierenze le cui basi sono state poste attraverso la fecondazione, con la creazione di quella particolare struttura dell'uovo, a noi tuttora sconosciuta. . 3. n sit11s vis[erum invers1ts totalis non accompagnato da malformazioni, è COID})atibilissimo con la vita lunga. e regolare e col pieno esercizi~ di tutte le funzioni. 4. La frequenza con cui si riscontra. l'eterotassi non si può ancor oggi stabilire e la grande disparità delle cifre proposte da>i vari autori ne è la miglior dimostrazione; parimenti non si può <lire quale dei due sessi presenti con maggior frequenza l'in versione degli organi ; certamente è da escludersi nesso alcuno fra sesso ed eterotassi. 5. Il mancinismo non è st:btO da me riscontrato nei casi esa.mina,ti clinicamente! mentre non è infrequente 1iscontra.rlo in individui col situs normale: ritengo quindi di PQter escludere che il mancinismo debba ascriversi a varia.zioni od altArazioni a.nato miche, per quanto io non possa
interpretarlo, con Hust·a.ino e -con Barrleleben, come un'anomalia psicomotoria ereditaria. 6. n sit1ts vi8cerurn inversus totalis .si può considerare u una rara varietà di sviluppo n non presentando i caratteri della malformazione e neppure t utti quelli dell'anomalia., anche se talora può riscontrarsi accompagnato da malformazioni o da anomalie di singoli organi (casi n. 2 e 3);. comunque non si può attribuire all'eterotassi predisposizione alcuna a. fatti morbosi di qualsiasi genere. 7. Nell'indirizzo diagnostico dell'eterotassi non si può tener conto dell'inversione del vortice capillizio (caso n. 2) come segno esterno di
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inversione, poichè ho potuto osservarla in individui co1ait1t8 normale (nell'l % dei casi esaminati) e alcune volte, sempre in individui normali, ho trovato persino il vortice capillizio duplice (uno destro e uno sinistrogiro). Poco valore hanno pure le eventuaH differenze di volume fra le due metà della scat<>la cranica ed i due emitoraci, differenze sempre di a11sai difficile appre<'Jzamento. 8. La scoliosi dorsale fisiologica della colonna vertebrale nm~ si presentava invertita in cinque dei sei casi esaminati ( in uno la colonna era ancora rettilinea, essendo un neonato). Questo fatto mi permette di rifiutare l'ipotesi di Sabatier, che ritiene questa scoliosi dovuta alla pressione dell'aorta sui corpi vertebrali. 9. L 'abbassamento ùel testicolo destro, maggiore del sinistro,
è costante nell'ete:n·otassi ed io ho riscontrato tale fatto in tutti i cinque casi di sesso maschile esaminati. Credo che questo sia l'unico segno esterno sicuro nell'indirizzo cliagnostico dell'eterotassi, non risultandomi sia. stato osservato in individui col situs normale. Inoltre l'aver ·r iscontrato invertito il modo di terminazione delle vene spermatiche in correlazione all'invertita discesa dei testicoli nelle borse, mi pare sia la miglior conferma alla teoria anatomica che ~pi~ga questo fatto fisiologico. 10. Poicbè in gravidanm, la posizione del feto nell'utero, nella presentazione cefalica, è det.erminata in parte dall'azione del fegato, per l'avvenuta inversione di questo organo, io ritengo che i feti eterotassici debbano trovarsi nell'utero in posizione di O. I. D . .A. con maggior frequenza che in O. l . S . .A. 11. Quanto bo riferito riguardo al caso n. l chiaramente dimostra come debbasi da.J medico tenere in considerazione l'inversione di tutti gli organi nella diagnosi delle malattie e negli interventi chirurgici, per non incorrere in gravi e fatali errori. 12. Medico-legalmente ritengo che il •ritua ·riM:ennn invers1ts totctl.is si possa escludere dalle « coneause anatomiche (teratologiche) ,, quando non sia accompagnato da alterazioni di sorta. Vivamente ringrazio il chiarissimo prof. G. Levi 7 Direttore dell'Istituto di Anatomia. Normale ùella. R. Università di Torino, che mi ha fa.vorito in esame un caso di eterotassi ; ringrazio il capitano medico dott. G. Borello, Direttore del Gabinetto Radiologico dell'Ospedale Militare Principale di Torino, per le belle radiografie eseguite, ed in mo.do particolare il chia1issirno prof. Ferruccio V a.nzetti che mi fu largo di consigli e di aiuto. AuTO-RIASSUNTO. L'A. dopo aver arnpia.mente descritto sei casi di eterotassi, est\minati clinicament-e ed al tavolo a.nat0mico, illustmndoli con varie fotografie e radiografie, passa in rassegna. le principali teorie etiopa.togeneticbe del • situs inversus •; tratta. quindi della fisiologia, patologia e clinica della. inversione, esaminando e chiarendo alctme questioni, in base alle osservazioni proprie, corre-
dat.e da ricca bibliografia.
NO TE D I IG I EN E PR ATI CA
I
SAI?O~I per il dot.t.. Ugo Reltanl, cApitano medico
I saponi, come è noto, sono COi.> l ituiLi essenzi<llmcnte dai sali pota,;;,-ici o sodici degli acidi grassi (aC'ido ol<•i<'o, stearico, maq::-ariro, palmitico ecc.). I dati sulla costituzione cbimca e tìsica sono ntriabilissimi in dipendenza della loro diversa composizione, risultando essi dnll'azione degli alcali caust.ici su svariatissimi grassi sia di nat.nra vegetale che anirua1e, come olio di oliva., di cotone, di cocco, di arachide, di mandorle, grasso di T'acca,, di pecora e spesso su una mescolanza di pilt grassi. I graRsi, come si sa, sono eteri glicNici degli acidi grassi suddetti che reagendo a caldo con alcali cau.<;tici si saponificano. I saponi ili soda sono duri, quelli di potassa pastosi e molli. Oltre ai sali suddetti nei saponi v'è acqua e, secondo il modo di fabbrica7Jone e l'uso a cui debbono servire possono trovarsi anche alcali liberi (idrati e carbonati) grasso neutro, colofonia., allo stato di resinati alcalini, sosta.nze est;ranee varie come carbona ti - cloruri - solfati, silicati, borati alcalini, ca~lino, ta.lco, amido, zucchero, glicerina, alcool, ecc., nonchè oli essenziali, nei saponi profumati, oppure sostanze antisettiche o medicamentose (nei s::t.p oni medicinali). I saponi puri sono quelli cosi detti liquidati o lemti sopra lisciva, che si ottengono per preci}Jitazione dalle glicerine e dalle liscive con cloruro sodico e quelli che si preparano con gli acidi grassi liberi. Questi saponi sono neutri o leggermente alcalini: a,ppartengono a questo gruppo: i saponi da toilette in genere, quello bianco cosidetto di Marsiglia, alcuni saponi mannorizzati. Essi non contengono eccessi di acidi, si sciolgono completamente nell'alcool e la soluzione non arros ·a con la fenofta.leina; contengono qua.ntità trascurabili di glicerina e di sali estranei (cloruri, solfati). I saponi detti a impas~, cl1e si ottengono saponificando i grassi con una lisciva senza poi aggiungere cloruro sodico, sono generalmente molto a.Icalini; contengono la glicerina e tutte le impurità che esistono nelle materie grasse e negli acidi adoperati. I saponi potassici appart.engono a questo gruppo. Ai saponi per profumeria vengono aggiunte essenze, la cui prescuzn. si rileva facilmente dall'odore, ma ove questo lasciasse qualche dubbio se ne potrà fare la ricerca sul distillato. Certi sa.poni, anche ordinari, si profumano sovente con piccolissime quantità di es:;enza di mirbano (nitrobenzolo), quelli preparati con olio di palma conservano l'odore carMteristico che ricorda l'ireos o la violetta, odore che non è asporta.to dall'etere, come quello dovuto a profumi aggiunti. La glicerina, come già si è detto, trovasi sempre nei saponi molli, ma in questi casi essa è in quantità corrispondente agli aciùi grassi; nei saponi detti alla glicerina se ne trova quasi sempre una qnantiti\ maggiore. Questi saponi inoltre ha.nno una traspa.renza caratteristica.
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NO'.rE Or IGIENE PRATICA
I saponi di potassa sotto forma di soluzione a-èquosa costituìSéoiio lo shampooing ordinario, economico, mentre lA. soluzione di un buon sapone di soda in alcool, in glicerina. o in lilla mescolanza di questi due liquidi forma lo shampooing piir costoso, ma preferibile. Per queste soluzioni, almeno nell'alcool, occorre adoperare saponi fa.tti con olii vegetali, percbè un sapone animale precipiterebbe con il raffreddamento e si avrebbe un deposito simile a quel sapone trasparente che va sotto il nome di balsamo di Opodeldoch (con l'aggiunt.a di sostanze medicamentose). I saponi di soda e di potassa, non conteuenfi sostànze estranee sono completamente solubili nell'acqua distillata e nell'alcool: le loro soluzioni agitate spumeggiano, quando son fatte a caldo e abbastanza concentrate; per raffreddamento si rapprPnclono in una rna s~a gelatinosa più o meno trasparente. Quando son trattate con un sale solubile di lm metallo alca.lino-terro~So si forma un precipitato bianco di sapone terroso. La soluzione acquosa di un sapone, trattata con ac·.ido minerale s'intorbida e lascia separare gli acidi grassi liberi, sottoforma. di grunù bia.ncogiallastri o verdognoli, secondo la natura dell'olio con cui fu preparato il sa.poue: per riscaldamento questi grumi si raccolgono alla superficie del liquido e a poco a poco fondono, formando uno strato oleoso, il quale per succe$Sivo raffreddamento torna allo stato solido. L 'acido ca.rbonico che trovasi disciolto o semicombina.to nell'acqua rende i saponi insolubili. La soluzione acquosa di un sapone trattata con cloruro di sodio in polvere o in soluzione concentra.ta lascia depositare il sapone inalterato. I saponi di olio di cocco sono più difficilmente precipitabili del cloruro di sodio, i saponi di resina non lo sono che in piecola parte; quelli di calcio, di barite, di magnesia, di piombo sono in:;olubili nell 'acqua e nell'alcool. Tutti i sa.poni, riscaldati fortement-e, bruciano spandendo odore sgradevole· e lasciando un redisuo di carbonati alcalini o di ossidi metallici secondo la loro natura. Tutti i saponi solidi, compresi quelli cosidet ti neutri, dànno reazione alcalina in soluzione acquosa: in soluzione àlcoolica tale reazione è data soltanto da quelli alcalini. Un buon sapone non deve dare schluma nè troppo rapidamente nè troppo abbonda.ntemente: la schluma è tanto più abbondante qua.nto maggiore è l'alcalinità (Veyri~res et Guibert). I migliori saponi del commercio sono quelli preparati con olii di man dorla. e con olio di noce di cocco e che meglio si sciolgono in alcool. L 'analisi chimica verte sulla det-erminazione qua.ntitativa dell 'a~qua, del grasso totale, degli alcali, resina, glicerina, sostanze estranee varie (minerali, organiche, alcool, profumi, sostanze medicamentose, oli minerali di resina paraffina, trementina, ecc.). Un buon sapone neutro deve rispondere press'a poco alla seguent.e composizione quantitativa: Umidità 30 %, alcali totali 7.8 %, acidi grassi 60 %, sostanze estranee l %, alcali liberi tracce minime. Il sapone bianco, cosidetto di J/ ro·,çi glia o sapone na.tnrale che rappresenterebbe il tipo di sapone sodico pmo e che molti preferiscono a ogni alt-ro, spessissimo non ba la composizione che don·ebbe a.vere (umidità 30,
NOTE DI ICJENE PRATICA
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alcali totali 6, acidi grassi 64) abbondando gli a.! cali liberi ; acl ogni modo i saponi tipo JIarsiglia e i marmorati non contengono resina e non possono contenere molta acqua. Qualche diffidenza però può sorgere per l'aggiunta di sostanze estranee a scopo di frode. Dei saponi comuni colorati in verde, in giallo, in bruno bisogna spesso diffidare percbè può esservi nn forte contenuto di resine. Hanno tuttavia il vantaggio di poter essere utilizzati con l'acqua di mare, il che, iu certe circostanze può tornare assai utile. Ma quello che a noi più int('ressa è l'impor tanza che i saponi hanno nei riguardi dell'igiene pratica. Non v'ba. dubbio che essi non ltHnno nulla perduto del valore loro attribuito da tempo, specialmente nell'igiene persona.le. Acqua calda e sapone rendono veranwnte gmndi sen-izi all'igiene e occorre diffondere sempre più l'abitudine di tm largo consumo, specialmente fra le persone che non ll<lnno molta dirnest.ichezza. con que:;to t~ern plice e utili~simo mezzo di p1ùizia.. Gli individtù cbe banno a biludini di nettezza personale provano una vera sofferenza fi sica e anche morale quando son privi di sapone. Ciò sanno coloro che nei primi mesi di prigionia in Germania furono eost.retti a la,arsi con acqua t~emplice o con un ersa!z di sapone cbe nulla aveva di tale sostanza. Keg-li imperi centrali invero durante la, guerra la mancanza di b110ni saponi fu sentita a tal punto cbe un pezzo di tale sostanza era considerato una cosa. veramente pre1.iosa. Da molti si ritiene cbe il valore igienico dei saponi riposi sopratutto sulFeffetto detersivo per mezzo degli OH-ioni che si mettono ìn libertà per idrolisi, anche ·dai saponi neutri iD· soluzione, e, a maggior ragione, nelle soluzioni di quelli cbe contengono un eccesso di alcali. Circa il meccanismo di tale effetto detersivo però non tutti sono d 'accordo: taluni credono che una parte importante debba averla, la solubilizzazione per vera e prop1ia saponificazione, mentre altri afferma.no che l'azione principale del sapone non è quella d'un alcali, cioè di sciogliere e saponificare i grassi. Il sapone s'interporrebbe tra il tessuto e le i.mptll'ità, distruggerebbe la loro aderenza lubrificandone le superfici e metterebbe quest-e materie in uno stato di divisione tale che esse restm·ebbero in sospensione nell'acqua. Questa spiegazione fu già data molti anni fa da Dorvault: e sembra che nel medesimo modo agiscano il legno di Pa:nama, la saponina, certe farine, certe semenze. Oggi, con le nozioni che si posseggono sulla fisico-chimica,, è da pensare che nell'azione dei saponi agiscano anche fattori fisico-chimici (modiftcazioni della tensione superficiale): ad esempio secondo Geppert ed altri l 'azione detersiva è dovuta ali'abbassamento della tensione superficiale, che provoca la dissoluzione delle particelle di sporcizia aderenti al substrato e le attira nella sfera di attrazione della schiuma. È indubitabile che con l'azione meccanica cbe esplica, specie se ~da., la soluzione di sapone, si allontana. col sudiciume una gran parte di ìmcrorganisrni, si diminuisce il pericolo d'infezione (.Maggiora) e co· mun~~e ?i affezioni della . cute, e si pone quindi questa nelle migliori condizwm per adempiere al suo importantissimo compito fisiologico.
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NOTE DI IOlENE PRATICA
Una questione assai dibattuta è quella dell'a.zione germicida dei saponi. Dalle esperienze di R.. Koch dal 1881 a oggi tutta una serie di sperimentatori banno studiato il loro potere disinfettante con risultati non sempre concordi, in dipendenza della tecnica adoperata, della qualità.
del sapone impiegato e degli apprezzamenti fatti. Kocb trovò che una diluizione di sapone di }>otassa l: 1000 aveva un potere inibitorio su alcuni germi patogeni. Reic.bcnbach dimostrò cbe i sa.poni derivati dagli acidi non sat.uri erano privi di qualsia-si pot{':re disinfettante mentre che lo stearato, il miristato e sopratutto il palmitato di pota.s sa erano dotati di potere germicida stù b. Coli ed altri germi. Lamar affermò che i saponi degli a"Ùidi non sa,turi eran capaci di distruggere il pneumococco e lo streptococco, e le sue osservazioni furono confermate da Nichols, che si servi dell'olcato di soda. Secondo J olles il vi brione del colera. è ucciso in 15 minuti a ! 5o da nna soluzione di sapone di potassa a.l 5 %· I bacilli del tifo sa.rebbero distrutti, secondo Reitbofer e Rodet in 5 minuti in nna. soluzione di sapone al 10 %, che non ha invece alcuna azione disinfetta.n te sugli stafilocchii. Behring, Nyland, De ~f:attei, Serafini ed altri ammisero nna vera azione disinfettante dei saponi. Meritano di essere ricordate le conclusioni alle quali è giunto Walker dopo lunghe e accurate esperienze, abbastanza recenti (1926). I sar>oni preparati con acidi grassi puri differenti, hanno proprietà germicide differenti, mentre l'azione dei saponi di soda e di potassa del medesimo acido grasso è press'a poco la stessa. I sali degli acidi grassi inferiori (butirrico, valerico, caproico) hanno scarse proprietà germicida. Lo stafi..lococco aureo è resistentissimo all'a.~ione dei ~aponi ; il pneu.mococco è sensibili'lsimo all'azione dei la.ura.ti oleati linoleati, un po' meno sensibile si dimostra lo streptococco. n bacillo tifico è distrutto in 15 minuti da soluzioni all'1,5 % dei saponi degli acidi saturi. n sapone prepa,rato con l'olio di noce di cocco s'è dimostrato molto attivo contro il bacillo difterico, il pneumococco, lo streptococco, il ba-èillo tifico. n meningococco ed il gonococco sono uccisi in 2-3 minuti da soluzoni deboli (0,4 %) di sapone degli acidi grassi (laurato, miristato, oleato, linoleato di soda, palmitato e st.earato di potassa). Un qualunque sapone da toilette accuratamente impiegato esplica azione disinfettante su tali germi. I bacilli dissenterici e paratifici e il b. Coli si comportano come il bacillo tifico. È interessante conoscere, dal punto di vista pratico qual'è la proporzione di sapone esistente nella schiuma, che si produce in generale nella lit\a.tru·a. accurata delle mani: Pare che si aggiri all'8 %, mentre se si prolunga l'insa.ponatlU'a senza togliere la schiuma la percentuale può arrivare al 20 %· Se l'insaponatlll'a dura solo alcuni secondi la, percentuale è appena del 0,3 %· Lo esperienze fatte da Walker per ricerca.re l'effetto dei saponi sui germi della pelle lla.n dimostrato che lo staJilococco albo resiste a un'insapona.tm·a delle mani con spazzolino ripetuta tre volte in 5 minuti con una sebiuma contenente il 20 % di sapone.
NOTE Dl IOlENE PRATICA
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Un'accmata insaponatura delle mani fatta con sapone ordinario distrugge i bacilli difterici, gli streptococcbi, i pneumococcbi, i gonococchi eventualmente aderent i; con sapone all'olio di noce di cocco si uccidono i bacilli tifìci in 3 minuti quando si abbia cura di produrre una scllituna molto spessa. Questa. nozione ba una certa importa.nza n ella profilassi individuale cont ro la febbre ti.foide. È noto che l'azione disinfettan te della soluzione di saponi cresce col crescere d ella. temperattrra. Ad esempio gli sta,filococch i ch e a temperatura ordinaria resistono all'~1zione del sapone, quando si elevi la temperai nra della soluzione a 40°, secondo Dzerzgowsky e Stepanowa, vengono uccisi in 50'-60'. È noto altresl che le sostan::r.e estranee come siero, h1·odo, sali, acidi e la n aLura. d eli 'acqua in cui avviene la soluzione modificano molto il potere germicida dei saponi, e sarebbe quindi inut ile di cercare di disinfettare a esempio sputi, materiale purulento, feci con tal mezzo; e così anche n(.llla prat ica della. disinfezione della biancheria l'azione germicida riesce poco efficace sia perchè i tessuti non si lasciano facilmente penetrare dalle soluzioni concentrate di sapone, sia perchè le sostanze di cui le stoffe sono imbrattate, ne attenuano l'azione. Ottimi servizi può rendere il sapone strofinato con lo spazzolino nella pulizia dei denti e disinfezione d-ella b occa, specialmente per quanto riguarda i pneumococcbi e gli streptococchi. Le soluzioni alcooliche di sapone banno un potere germicida non disprezzabile. Per la disinfezione delle mani di persone che assistono malati con tagiosi Scbiema.un e Landau raccomandano un3t soluzione saponosa. concentrata (80 %) di sapone di olio di ricino in alcool a 75 % u sato in quantità di cm. 5·20 strofinando con batuffolo di cotone. Come s'è visto dunque, ptrr sapendosi che le condizioni di esperimento in laboratorio sono diverse da quelle della pratica corrente, un certo potere disinfettante dei saponi non si può negare. Come si può spiegare tale azione germicida ' Behring pensava che fosse dovuta al contenuto in alcali libero; le ricerche di Beyer, Hcller, F oerster, Seratìni, Rasp non confermarono questa ipotesi. Reichenbach dimostrò sperimentalmen te che l'azione germicida è dovuta alla presenza di acidi saturi ad alta molecola. Scema il potere disinfettante man mano cbc decresce la grossezza della molecola. L'idrolisi esplica anche un'azione disinfeltu.nte non trascumbile; non bisogna poi dimenticare che l'abbassamento della tensione superfi.ciale prodotta dai saponi, anche se molto diluii i, ne aiuta L'azione disinfettante. L 'azione battericida dei saponi profumati ha suscita.to numerose ricerche con risultati non sempre concordi: Secondo Xyltm<-1, Conradi, R.asp, sembra che gli oli eterei che si aggiungono ai saponi e::Jplicano azione ba.ttericida o antisettica. Già Kocb, Caldeal, 1\Ieunier, Belu'ing, Loewenstein, avevano messo in evidenza l'azione disinfettante degli oli eterei. Laubenheimer osservò che una soluzione di menlolo all'l:6000 impediva lo sviluppo dello stafilococco e quello del bacillo tillco, e quella di olio di terpen tina all'l:15000 impedisce del pari lo sviluppo dello ~:~tafilo eocco. In pratica però noi]. si può fare soverchio affidamento su que-
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NOTE DI IGIENE PRATICA
st'azione poicbè è nec~ssario poi prohmgare l'azion e per lungo tempo
perchè s ottenga l'effetto voluto. L 'aggiunta di sosta.nze disinfettanti ai saponi in genere non sembra che ne accresca il loro potere germicida, per cui in pratica basta· servirsi di un buon sapone bianco. L'industria. che di tanto in tanto la.ncia in commercio qualche sapone con l'aggiunta di sostanze disinfettanti vanta done le mb:abolanti qualità microbicide non sempre s'è preoccupata delle scomposizioni e alterazioni che avvengono nelle sostanze medicamentose incorporate. I saponi del commercio al fenolo, alla formalina, al sublimato non ba.nno maggior potere ba.ttericida dei comuni saponi; e poi bisogna, pensare che la sosta.nza disinfettante aggiunta agil·ebbe in una diluizione pra.Licamente inattiva.. Buzzi, Iessner, confermando le idee di Unna affermano di non esser riusciti ancora a trovare un sapone all'acido che possiedo. lo proprietà germicide desiderate. Per quelli alla formalina, così diffusi, vi è da dire cbe data
la vola.tilità- della. formaldeide in essi contenuta dopo poche settimane non se ne trova più che poca o punta. Nel sa.p one al sublimato, stù quale il popolo ripone 1ma gran fiducia come energico diiiiufettante, avviene una doppia scomposizione: si formano sali alcalini e sali ruercuri:lli degli acidi grassi, i quaJi va.nno rapidamente incontro a-d un processo di riduzione, che rende il mercurio inattivo. Lo stesso si può dire dci saponi ai sa.li d'a,rgento. Qualche anno fa Polettini, studiando l'azione battericida di 1m sapone liquido della Società S. A. I. D . A. (Saidol sa.pone) nel qua.le era incorporato un clorofenolo, avrebbe Of;servato che, fatto agire sulle mani a scopo di lava.ggio, uccide entro 4 minuti tutte le forme vegeta.tive dei germi. I vantaggi dell'uso di detto sapone furono poi riconfermanti da Ehren-
zweig. Pur non mettendo in dubbio la serietà delle osservazioni di tale o tal'altro sperimentatore, ripetiamo che in generale gli igienisti non ripongono sovercbia fiducia sulla ~t pronta e sicura azione germicida dei saponi medicinali n lanciati in commercio con brillanti attestati, pur ess~ndo tu tti concordi nel ritenere che un buon sapone puro rappresenti un mezzo non disprezzabile nella profila,ssi individuale contro certe malattie infet· ti ve.
RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA Nuvou. -
La radioterapia. t~cll'tncrfnlitc epidemica tlel suo stadio acuto. (Polidi-
nico - Sez. M., l o apt·ile, 1920). L 'A. a iuto d ell'Istituto rA-diulogico medico d i Roma, cln. 5 t~-nni attende allo studio sull'azione dei raggi R On tgon noJl'enccfalite letargica allo stadio o.outo. Bnl'lundosi su gli ottimi ri'!t tl tnti ch o Bordier aYcvn. ott{lnuto ro ll'applicn.zione dei raggi Rontgen n ella mn.lat.ti a di H cin-mcdin. i n virtù drlln. loro proprietà a ntiflloQ;isticn. per l'az.ione di ~t rutt iva d <'~l i elementi infiltt·ativi di origine or natica ed istiogene, e bnsnndosi sul fut.t o cho anriJe il virus rahbico e quello dolio pol ionwlite sono m olto sen sibili nllc mdiozioni X. ha sot.topo:>to al lrut.tnmcuto lR casi di encefalite. il cui quadro io::toputologico prE"~entn molti C>lruttN·i che hanno stretta nnn.login con quello del t·irlM rn bhico <'della polionwlito tUltcr·ioro ucuta. L 'A. usa l'irradiazione profonda con appurccdti inten-<i\·i e con ru1!:.d molto pcnctt·anti e filtranti: celi adopcm mm "t· in t illu C'quh·alC'ntc di cm. 40, una intrnsità di 2 millia.mpòrc, tUl filtro di mm. ~~ di zinco, più mm. 4 di nlluminio con di:.tnnza focale di cm. 23. E gli converge l'irr~ulinzione vcl'l'<o i gangli dello bno::o cd il mc><rnrefalo, prnticondo 5 campi frontali cd tlllO bulbaro posterior·e ul li\·cllo d ella articoh•ziono ittlanto-occipitale di ~m. 4 di dinmc tro l'uno. e sommini:otm Rll Ojlni ctunpo . 3/4 della dose eritema. All 'in ndinzione succede snhito nn pc~gioramonto d ella s intomntologia. c he è tmnsitorio lt~ temperatura s'nlza o si rnnut.icne per più gior ni sopra i 40 , con vomit i ostiunti, dovut i pr obnbi lmonLo nl rin!'<~<O rbimento d egli in fi ltrnti: dopo 5 e 6 g ior·ni però tutto scompare o si inizi11. il miglioramento. D opo 25 a 60 giorni l'nmmn luto può pr·c;;cntnre 1111a ricndut.u. e ripeter:;i In »in.toma.t o login: in questo caso IJi~ognn ll<'lll JH'C' praticare una !'<<•conda irradiazione, la quale n on pro\·ocn. jl:nwi flmom<'ni rt>nltivi. Xon tanh1 th\ tulo momento l'inizio dol mit,dioramento cho condure olln guru·i~:rione. L 'A. aff.•rmn che i mit.:liori r isul tati si ottengono quando la cura si iutmprende non olh·tO' i 15 j!iorni daU'inc;orgcnza della malattia, e cioè prima che l'i ano avvenute distruzioni ìrrepunthili del sistema n ervoso, ed illustra 12 cnsi dì 18 che ha sottoposto allo ìrrA.diazioni, di cui l O god on o d a anni ottima salute. Egli deduce che se la radioternpia non può avere alcun of'fotto sui posttUni di OliCefalito letargica, nelle piia varie forme acute da lui tritttate (letnrgiche, mioc loniohe, parkinsonoidi) ogli h tt os.o;servato sempre l' identico modo di comportam on to tra la forma morbosa e In cum. e risultati superiori a tutti gli altri me'Lzi ternpeutici. Tuttavia l'A. s i mantiene ancora in una m ol to p md ente riserva, nonostante gli ottimi risultati, ed invita i colleghi a proseguire gli espet·imenti, che m eritano effettivamente sisno intrapresi su vasta scala. BAYO~
V xv ALDO. - Epilesaia traumatica con.'tecUJiJ--a a ferita di proiettile. (Prensa Med ica A rgentiua, n. l , 1929).
N on tutte le ferite o i traumi cranio-encefalici producono epilessia. Secondo la regione cerebrale colpita. dalla ferita o dul trauma la epilessia 1\\' rà maggior o minor probabilità. di comparire. La d i><tnnza di tempo fra la produzione della ferita e l' inizio d ell'epilessia è vari abile. In tutte le epilef';;io traumatiche, sisno esse pai"Liali o generali, la comparsa deszli acces.c;i è legata. a ll'in contro di un terreno favor evole e cioè alla costituzione apoplettica dell'accidentato.
VALLS. -
Le fratture gravi del calcagno e loro cura. (La Prensa Medica Argen-
t ina, n. l , 1929). Le fratture ù el calcagno generalmente dovute a cnduto dall'alto in po!'<izione verticale presentano una notevole gravità, aumentnta dnl frequente s t abilirsi di fenomeni artritici. La cura. delle fratture recenti può con;;ìst cr•e nella riduzione incruenta, che si limiterà ai casi lievi senza spostamento dei frammenti o nell'intervent:o chil'UJ'gico la. cui técnica varia. a seconch\ de~li operlltori e consista generalmente m un'osteosintesi, ottenuta coi vari metodi in u so.
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RIVISTA DELLA STA~lPA lllEDlOA ITALIANA E STRANIERA
VELDE~. -
La convalescenza neU'inje:;ionc infiuenzala (« Deutsche Medizinische \Vochenschrift, n. 7, 1929). Ad un processo influenzale , anche a decorso benigno, fa seguito in molti casi
uttt'l. conndescettzn. molto lunga, dovuta. a re liquati post-iniettivi negli organi stati colpiti d a l proces.-so morboso od a riacutizzn.;o.ioni di vecchi processi non specifici locnlizzn.ti in corrispondenza di tUla delle varie axticolazioni o di una sierosa o dei polmoni o del cuore. In tutti quo.;ti cas i è n ecessario sto.bilire se persista uno stato postinfettivo, che si rom1ifesta con una sin tomiltologia preva lente del sistema nervoso vegetativo, e specin.lmente d ec:li orgmù circolatori e d e l tubo digerente o se esista una s indrome fiog istica dell'orgnno stato colpito dnl fa tto influenzale o di qualche altro organo che presenti aocom re liquati <li procedenti processi infettivi. È st.1.to dimostrnto che liovi rialzi di temperatura non sono sempre in questi cnsi d ovuti a llu. presistenza d el processo infiammatorio, ma però in pochi casi que-:;to rapporto può essore esclu..s o in m odo assoluto. Del resto <\ molto importante stabilire con precis ione la dio gnosi eli questi stati subfebbrili, che possono essct·e con>'C'.g uenza di proco.:;si flogistici degli annessi, della vescichetta biliare, delle vie bili:,1,ri, del duodeno, d ell'ulbero respiratorio, d ei seni nasali, dell'endocardio, d e l sistema nervoso o di altri organi: una diagnosi ritardata può riuscire di gr·ave d~1-nno al convalesceute di influenza, che già presenta. condizioni di debolezza fisica e psichica. Di grande utilità può riuscire a questo scopo l'est~me del sangne, poichè nello studio post-influonzn.le anche n..:;solut.nmente a.febbl'ile, si manifesta fre~uentemente e persiste a lungo il sintomo d ella devinzione sinistra e delle alteraziOni nucleari tossic he. Ancho quaudo in segu ito n minuzioso e.•;nme non si è riusciti a trovare tmr.t bnse or~San icn, Ri disturbi lamentati dal paziente, è prudente concedere ad esso eli riprendere solo in modo lento e graduale le proprie occupaz.ioni. In molti casi d'Ritrondo lo s tato subfobbrile può durare anche per molte settimane, benchè la mahtttia abbia avuto un decorso di lieve entità; è facile allora riscontrare nel pa ziente, oltre ad 1.1n0 SttLto di de bolezza maggiormente marcato della eircolazione perifel'ica, con tendenza a l collnssò e con tutti i disturbi da tale debolezza derivat-i, la pe1·s i!>tenza di reliqnat i ne lla. cavita dei seni del nas o. Questi fa.tti flogistici p erò non richiedono ne lla mnggi.oranza dei cusi un intervento chirurgico. La cura conservativa, che potrà anche es.o:ere molto lunga, consisterà in impncchi caldo-umidi, da ripetersi tre o quat.tro volte al giorno per la durata va.ria da m ezz'ora ad un'ora: con questo metodo s i ottengono migliori risultati che colle llpplicazioni di calore secco o colla fototerapia. Talora però sono utili i preparati jodici e come autinogisti.ci i stllicilnti, i preparati rli antipirina o di atopha.n od un miscuglio di essi; nei casi torpidi sono cons igliate le iniezioni di sangue del malato o eli so,;trmze prote iche, come la cibalbumina. Trn. i roliquo.ti d e ll'influenza sono abbastanza rare le alterazioni circolatorie or.g aniche; solo s i ve rificano con certa frequenza riacutizzazionì di vecchie tromboIle biti come anche di pro<'eRsi nrtritici di varia natura. Cosi pure si ridesta.no talora vecchi processi di colecistit i od tmtiche lesioni tubercolari da lungo tempo assopite. Di tali fatti è g iust.ificat.o i l sospetto, qnnndo porl'\ istano nel convalescente d 'influc~ za un ria lzo febbrile , anche lieve, un senso di prostrazione e dolori localizzati, nspettivamente a lla vescica bili11re od a l torace. In presenza di d olori torncic i è opportuno ricordare che i fattori neurotossici d ell 'influenza entr11no in llZÌOt•O specialmente n&l periodo iniziale della. malattia e ne llo stttdio post-infottivo, Rotto formn <ii ischialgie, di nevralgie occipite.li e de~ trigomino e non rarnmente a nche di nevrulgie iote rcostali. Focolai intercostah però possono essere tnanife.~taz ion i sintomMiche non solo di lesioni nervose, come nevrH.Igie o ne vri t i. ma anche d i proce~«i int.erf'"'!anti la plenra od il polmone o l_e ghinn• lo le bt·onch ia li o di un orpcs-zoster post-infet.t.ivo. Inoltre non si deve dtnK·nticurc che non sono eccezionali i Cl;lsi di encefal ite manifestatisi nello stuto sucCPl'<:<ivo nll'i.nfluenzn, e r;hc, anche CfUondo non si verifìcnno forme di vera influenzo. gnstr:o-in tcstinule, pl'rò ne Uo in fezioni influenzali a d ecorsog rave sono fr~ q uen Li, ulmeno clur·anto il periodo p ost-infottivo, tlna persistente aoore.<>Sia. e dtsturlti gtt;<t.ro-ink>:t.inali. sia s\"cr·cl.ori che m o tori. P <•rciò ò indispensabile cho il medico non abbandoni il malato durante il lungo statlio di ri parazione d e ll'infezione grippale.
RlYISTA DELLA STA:\IP,-\ :\fEDl CA ITALIANA E STRANIERA
AMBROGIO. -
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Sui jenmneni immunita·r i nella blenorragia. (li det·mosifilogi·a fo,
n. 8, 1929). L 'A. pt·esente. un nuovo contributo di osserv=ioni sperimentali, rigu o.rdanti le prove di immundia.gnos i nelle infezioni gouococcich é . Si è occupato nello sue ricerche della cutireazione , de lla intru.ùermot·eazione ed ~n modo specia le della reazione di deviazione del complemento. Espone in modo particola.rareggiato la t ecnica seguita in questa. prova, mettendo in rili evo alcuni fu.tti incidentalmente osservati. che p ermettono U1l utile confronto dei pregi e dei difetti nella. ma..crorca.zione e nella mict·oreazione e che possono l\SSumere un certo valore per la interpret a.7. ione dei risultati d ella. prova.. Fa >SO~l !ÌJ·e tlU 'analis i cri t ica dei risultati della gonorea.zione applicata alla clinica, ripor-ta i r eperti personali n elle v a rie forme di ma.Jattia. e raccoglie p er confronto i risulta.t.i o tten uti da a lt ri AA. m casi corr ispondenti. A fine di valutare la sp ecificità. della gon oreazione, controlla il comportamento della. pt•ova. in individui indenni da. blenorragia e per via inversa il coruportn.meuto dei s ieri blenorragici di fronte ad o.ntigeni non ~onococcici. Riferisce circa i n~pporti d ella p rova sierologiea con i vari momenti dell'infezione e le variazioni della sua sensibilità in rapporto alle modifica.zioni d e l quadro c linico. Riporta le osservazioni fatte ci.-ca l'influenza. c he può esercitare sulla prova la inocula.z ione di vaccini specifici è di proteine eterogenee. Presen ta infine i ris ultati delle due fmme sp eciali della. vaccino-diagnosi che furono oggetto di e.'lpedmento. CroToLa.. - Diffusione della tubercolo~ti in Eritrea- (Archivio italiano di scienze mediche e coloniali, n. 2, 1929). L'A., dopo aver fatto notare che i casi di tube rcolosi polroonn.re sono numerosi nelle truppe eritree, che hanno soggiornato in Libia., ritiene che tale razza indigena sia molto predis posta alle affezioni d ell'albero r espiratorio e qtlÌJldi alla tubercolosi, ma che questa forma non trovi nell'ambie nte d ella nostra colonia condizioni favorevoli a.l suo diffonde rai. Anche i casi autoctoni sviluppatis i in Colonia, seconclo l 'A.. sar ebbero in relazione con casi importanti e la diffusione avverrebbe dirett-a· mente d a persona a persona, ma non n ell'ambiente. Il pericolo quindi non st:~rehbe grave, e facili le misure di prevenzione.
PrETRANTONl e RrzZATTI. -
Traumi (lcl cranio ccl esiti delle lesioni laòi?·intiche.
(L' Aterteo pa.rmense, fo.sc. V, 1929). Gli AA. consideranrlo che in ogrù traum:.~.tizzato del labirinto da trauma in· diretto del cranio, la. sindrome che s i x-iscontra è quasi sempre tma s indrome di associazione alle volte complea;;a di lesioni labirintiche e cerebrali, hanno condotto uno studio sistam'ltico otoneurolog ico su 47 traum:\tizzati del cr:1.nio, segaiti p eriodicamente a di<lt.luza varia dal tro.uma da pochi giorni fino oltre duo anni, ricer cando in ogni paziente tutti i segni di al terazione - acusticn, lab irintica, n ew·ologica e psichica., la loro durata e il loro valore clinico e medico-legale. App rofittando de lla loro p ersonale esperienza e di quanto g it\ da a.Jtri è stato detto in. m ateria, g li AA. pre;;entano sull'argomento un stl,g gio critico dovo il J?rO· bioma del trauma labirintico è schematica.mente considertt.to n ei suoi lati praticamente più importanti, dalle linee di frattura della rocca p etrosa., ai vari rag~ppa· m enti clinici, alle modalità dell'e.<;a.me e dello studio dell'infortunato e a i criteri che devono gllid arci nella valutazione del danno subito dal paziente. Gli AA. hanno d.a~ diffusione particolare a quegli argomenti, che per la loro completa trat~azion~ r1_ch1edo~o la stretta collaborazione d ell'otologo e del neurologo, come la. d_u;\g!loSl d~~.;,ramaale di alcune particolari forme di vertig.ine, e l'associazione di les10m lablrmtiche e cerebrali. Seguono, pér ultimo, alcune eonsideraziorù sui criteri che d evono guidarci nella valutazione medico-legale della sordità e della vertigine labirintica di origine traumatica, condotte in b!l.'le allo studio dei vari indirizzi seguiti dalle legislazioni in.fortUllistiche di numerosi Stati.
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RIVJSTA UELl.A STA:\fPA .\lEUfCA ITALIANA E STR.ANlERA
Bm':'<DAU)I e VoraT -
Su alcune complicazioni della blenorragia (Deutsche Me-
dizin ische Wochenschdft, n. 8, 1929). L'unico trattamento teraupetico, che dia garanzia di w1a v era guarigione del proce><so blenorragico, cioè di una distruzione del gonococco e d ell'e liminazione cii ogni p ericolo di una sna ricomparso. n e l malato stesso di tm possibile contagio, è quello cito interessa ogni seùe di localizzaz ione del gonococco. Tanto nel passn,to, come nttunlmcnte, s i con;.;iglìa da uJcuni, nei casi di blenoraggia di data recente, um\ condotta. aspettante, e ciò per evitare il pericolo che Wla terapia precoce ed intensiva possa. dar luogo ad una eventuale diffusione ùel processo all'apparato sessua le. Gli AA., dallo studio di 128 casi di blenorragia della. prostata e di 133 cas i di epididimite blenorrn.f!ica., hanno potuto s tabi lire che nell'87 % d ei casi di prostatite mni ern. s tfl.ttt iniziata ttlcuna cura o tutt.'a.l pi•'t era st.ato praticato un trattamento insuniciont.e sotto forma. di iniezioni ur·etrali. Inoltre potè essere accertato ch e nel 73 % dei cnsi di epididim ite non si erano praticnti mal';saggi o manovre n scopo di:·l .gnostico sulltt prostata. p1·imn d elln, comptl.rsa dC;'\ procc.-.so fiogist.ico e che viceversa nei casi di prosta.t.ite non s i ebbe mni a verifìca1·e un caso di complicante epididimi te, n onostan te ch e in tutti i pazienti siano !"tati fatti mnssnggi delle ghia.ndole a scopo diagno><tico dopo la somrni.nistra.zione di sufficienti dosi di atropina o di pnpaverina. È ovvio porò che un mag_c;nggio t·t·oppo violento, od eseg uito intempestivamente e senza una provia preparazione del malat.o con atropina, è spesso causa di epiclidimite. Perciò in otrni caso acuto o subacnto di flogosi della prostttta si devono e vitare i n1>1~aggi a scopo curati,·o e dovono praticnrsi colla mnssima prudenza quelli a scopo diagnost ico : e ciò por evi.tuJ·o una u lteriore diffusione del processo infe ttivo. Gli AA. notarono una rnaj!gior frequenza di casi. di epididimit.e iniziat.isi nella giomata del luned ì, fatti dovuti agli strapt"tzzi ed n lle ùanze della domenica rwecedente o ad E>Sagcrati sforzi a scopo ~>POJ-tivo: in pochi cnsi egli potè accortnre ln. compa1·sa df'll'epididimite dopo uno o due g iomi dall ' indn~ine clinica prat,icttta S\Jlla pro~t>~.ta, e p•wciò. pur non e.<>cludendo che essa in tali casi fosse causata dal mn><suggio, s i deve ritenere più pwbabi le che l'epididimite fo:::Re do· v uta ud orrori di tecnic(t che non vet·amont~' a l metodo di investigazi011e d iagnostica.. G li AA. accennano puro ll l fn,tto che non rnt·amente l"epididimite si fal'f1 iniziare durante o appena dopo una cura d i urtigon o di preparati di latte, e spe· cialmente dopo la renzione febbrile nel essi dovuta; è possibile anche una relazione trn la cura di ma><:saggi e di instiilazioni alla Gyon ed il processo blenorragico dell'epididimo. Ad ogn i modo, è prudente evitare ogni t.mttnrnonto locale della prostata n e l giorno pre cedente ed in quello successivo ad ogni iniezione di vaccino. Dnllo studio dei casi d i pros tatite e di opitl idimite b lenorrag ica, trattati dn~li AA., ri:su lta che in circa il 75 % dei pnzienti ln malattia si è verificata senza che fosse stata. proceduta da a lcnna curn od almeno da una ctu·a sufficiente. Queste complicazioni sono ine,·itabili in uj:!n i ca.:.;o 11ncho se trottati con cure npproprinte , mn. ciò non è sufficiente per ncgure che una cura regolare della blenorragia iniziale non sia l' n.nico nwzzo per impedire la d ifl'u~ione del processo ui diversi organi comu;1ico.nti. colle vie urinarie. STEIN.- Cum della $it;osi d ella. barba nella pratica. ( « Aerztlich e Praxis •, n. 2, 1()29).
L'escara della s icosi della barba s i può allontanare nel modo seguen te: frizioni delle parti cutanee ammalate con crema borica (acido borico in soluzione acquo!la 3 %, 20; lanolina 20; vMelina 40) dello spessore della lama di un col· tello. Dopo la pomata si fanno impacchi con soluzione acquosa. di acido borico al 3 %, che s i debbono cambiare OgiÙ mezz'ora. Quando la crosta è rammollita, la si fa cadere con cauti. lavaggi mediante acqua borica. Poi si d ebbon depilare i follicoli del pelo infetti e condtu-re a fine la cura mediante impacchi di resorcina a.cquosa all'l % durante il giorno e fasciature con unguenti a l precipitato giallo al 5 % n ella notte. ' ·
IM )1E~IOR IA DI SEfu\ FINO Rll'CI
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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ELENCO DEGLI ARGOMENTI TRATTATI (Dai processi verbali pe rvenuti alla Direzione generale di sanhà mi lita re dal 10 al30 novembre. 1929)
Sottt>tf'nente mrdico GwsE PPE PINETrt: Fisiologir-' e ]Jatologia del organi l!mopoiet.ici. GENOVA. Capitano medico LunAXO ()F.~'?' A HO: S ui di.~turl- i visivi. in ,,ua nwnta,gna,. XovAttA. - Tenente colonnello medico u.\tfll•: RTO )'lo:--:ovzzt : L e r Pcenti t,'(!(lute ·i n rrtpporto u Ile car<liopal i e ecl ugli si al i 1U Ìll.$uf(ìoiew::a cardi are,. TRENTO. f'ott.otcnent.e medico T ULLO S.ulBWNr: Un ccL8o di 1)etitonite biliare s enza pcrfomzione. BRESCIA. -
sallgt~-e e d!·ftli
IN MEMORIA DI SERAFINO RICCI n colonnello medico prof. F . Ca.ecia., di.rctt.ore di. S<bl1ità. del Corpo d'armata di Rom~~. alla presenza di t utti gli ufficiali medici c ch irn.ici·h~r- . ma.cisti del presi<lio e di una larga mpprcscntnnza eli medici civili, ha commemorato, nella, biblioteca ùell 'Ospeda le militare del C'clio, il colonnello medico p.J;of. Serafino Ricci, al quale era lcga.to per tanti ann.i d:~ fraterna amicizia. Presentato con opportune parole dal tenente generale medieo U. Riva, direttore generale della, sà.nità milita.re, che espresse il vivissimo rimpianto per l'immat ura perdita del c~u·o estinto, il colonnello Caccia h~1 pronuncin.to l seguen le discorso, ('be il Giornale di medicina militm·e riproduce integralmente, in omaggio aUa. memoria del suo amat-issimo colln.boratorc.
'' Il nome di Semtino Ricci resterà. acquisito <\Ila storia. del Corpo sanitario militare, come quello di un medico militare completo. Ottimo chirurgo operatore, diagnosta fine ed apprezza,to, medico coscenzioso e valente, magnifico organizzatore, medico-legale valoroso, uomo da lle qualità impareggiabili, che aveva saputo contemperare in una sintesi armonica le esigenze ferme e precise del carattere militare con una. forma m ateriata di bontà, di tatto, di signorilità. Poche volte una commemorazione ha. suscitato tanta unanimità di consensi; una perdita tanto plebiscito di rimpianto. I o, che ebbi la ventlll'a di con oscerlo fin dali 'inizio della sua carriera medico-militare e che ho vissuto con lui la comunità intima del lavoro ospedaliero nelle liete e nelle avverse vicende, che ho diviso tante volte con lui le soddisfazioni dei successi, e le sconfortanti preoccupazioni degli insuccessi, ho sentito
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IN MEMORIA DI SERA.FINO RICCI
imperioso, e ad un tempo doveroso, il bisogno di doverne rievocare la memoria. Lo faccio tanto più volentieri ora, quale direttore di sanità, perchè parlando del caro estinto, posso dimostrare ai giovani ufficiali medici un esempio luminoso del buon medico militare, ben persuaso che lo esempio giovi più di qualsiasi migliore insegnamento dottrinario. Serafìno Ricci nacque a Chiaramonte nel 1874. n padre di Lui, dott. Vincenzo Ricci, appartenne per molti anni al Corpo sanitario Inilitare, da,! quale si ritirò per esercitare la libera professione. .Anche dal lato materno scorreva nelle sue vene ereditarietà professionale. Laureatosi briJla.ntemente nel 1898 nella R. Università di Napoli entrò subito a far parte del Corpo sanitario militare e fu nominato sottotenente nel 1899, tenente nel 1900, capitano nel 1908, maggiore per merito di guerra nel 1916, tenente colonnello nel 1918 e colonnello nel 1926. Da sottotenente medico effettivo egli fu assegnato all'l1° artiglieria in Alessandria e, sebbene ad un reggimento, egli frequentava con assiduità l'Ospedale militare, assistendo immancabilmente a tutti gli interventi da me eseguiti nel reparto chirurgico. E fu cosi che Egli, che fìno allora era stato buon cultore delle discipline mediche, cominciò ad orientarsi verso quelle chirurgiche, tanto che io, di qualche anno più anziano di Lui, lo prescelsi quale mio assistente di fiducia e lo iniziai in quella branca che ha proseguito a coltivare con costante entusiasmo e che tante soddisfazioni gli ha poi procurate, facendolo assurgere ai massiini fastigi della chirurgia Inilitare in pace ed in guerra. Dopo lma pratica chirurgica fondamentale di parecchi anni nell'Ospedale. militare di ..Alessandria., dove egli in prosieguo mi sostitul nel reparto chirurgia, vinse il concorso di perfezionamento per le cliniche universitarie, e, sotto la guida sapiente del sommo maestro, Francesco Durante, completò i suoi metodi d'indagine, integrò la sua cultura di patologia. chirurgica, creandosi subito un'atmosfera di stima e di simpatia, tanto che potè presto sostenere brillantemente la prova di abilitazione alla libera docenza in patologia chirnrgica nella R. Università di Roma nel 1914. Dopo tale epoca incominciò un'attività chirw:gica sempre crescente nell'ospedale Inilitare di Roma, nell'ospedale militare di Napoli, durante la guerra Italo-turca.; nell'osJwdale contumaciale di Udine e nell'ospedale di riserva di Treviso, dw·ante la guerra italo-austriaca, e che infine ha culininato nel lungo periodo di dirigente i reparti clùrurgici dell'ospedale militare del Celio, che fu l'agone migliore deHa sua. Inirabile attività di pa.tologo, di clinico, di tecnico operatore. Molti di voi qui presenti ricorderete i tant.i casi difficili studiati con scienza e coscienza, discussi con serenità ed acume diagnostico ed operati infine con tecnica impeccabile, e come da essi Egli trasse quelle sodisfazioni intime di diagnosta ed operatore, che erano sprazzi di luce, vere oasi morali in mezzo ad un deserto di angoscie, di preoccupazioni di disagio, che costituiscono l'appannaggio del chirurgo in genere e del chirurgo militare in modo speciale. E non solo nel campo chirurgico Egli esplicò la sua attività; da vero medico Inilitare nello spirito e nell'anima, coltivò con amore di apostolo la. branca. medico-legale in tutte le sue più svariate :manifestazioni.
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ME:\tORIA '(>I ST-:R.\IìJNO RT!..,('l
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Nel1918 fu nominato membro del comif.a l-o di liqnidaxionr di'Il<' pl'nsioni di gnerrrL e d irettore drll'Uftitio mNlico 1wr le pl'nsioni ù'invali!lità. Fece parte di parecchje commissioni in malcri;l> pPns ionist-ira. L 'azione esplicata in qnexl<' dilficili l' !lelicaf.e mansioni fn così riassunta dal suo direttore generale: ((n pro f. }ti cci ha <'ftnf.ribuit o e cont.rihui;;e(> eon mro zelo e vaste cogn i:~.ioni mP<I ico-l<'ga l i all'inqwn<'n te hn·oro deferit.o al Comitato di liquidaziom', }H'<>rHiendo pa.rt,e alle. frNJucnti fl!'d ule nelle quali si trattano alTari ammiuiRt.rati vi t\ ali(' udienze pubblich<• P<'r gfi affari contenziosi, e la. sua opNa. <~t.f i va ed int.elligPnie è preziosa. per il Comitato, al quale dà il contributo dc•lla sua dot t rina. per la risolu?.iorw dei m1merosi qupsiti <l"i:ndolo t<'cni<·a che giornalnwnte si pr<·St•nta.no "· Ell inoltre: « Questa Amministmr.ionc nel riferire circa gli alLi mcrit.i d<'l prof. Ricci, rileva ptue con compianimento c he anche in momenti wra,mente difficili, per la ingent.e qwmtità di !:n-oro, Bgli si l> volt'ntN·osamente prestato, con personale saerificio, per fat·e fronte a t utte le esigenze straordinarie del servizio n. La sua efficace ed illuminata attività culminò in un'importante relazione: "Pensioni di guerra a-gli in v;olirli )) prc,entat.a. all<t III Conferem:a interalleata per l'a:ssistenza agli inYalidi, qua.le ùt?lcgato del Ministero delle fmanze. Infine alla. promozione a colonnello, per i s uoi ecccL'>i mNiti di J)rofessionista militare nel più ampio scuso della. paroh1, fu nomina to C'apo divisione presso la Direzione generale di sauiLà lllilitare, dove ogni giomo pit\ potè esplicare la sua complet.a conoS(\Cnr.a dei servizi tecnif'i e mediC\o-lt•g:~li, dell'organizzazione degli ospedali militari, c dell'assistenx:~ igienico-sa uitaria alle t r uppe. Pochi, come Lui, avrebbero pot uto esplicare nl('glio le loro mansioni, perchè Egli aveva Yistmto a lungo in qu('gli org~~nisrni svariati e ne conosceva q1ùndi l'intima, compagine, p er poterne tra.rrcgiudizi competenti ed equilibrati. Era. insomma veramente uno prepa.ra.t.o al suo posto, come con termine comprensivo si fiuol dire.
ATTIVITA SCIENTIFICA. Sera.fmo Ricci, non volle f'ssere solamente un uomo di azione, ma., ~onsape·ro le dol proprio vA.lo:-o e della ~ U:l misf;ione eli st tulio,o, ha sentito .l bisogno di tramandare il tesoro della SU<\ esperienr.:t a<'quixitl~ con il fervente amore allo studio ed al lavoro, per l'inS<'gnamento ai gionmi, come attestano le sue 11 monografie di ·patologia e clinic,~ ehirurgic;b1 (ti tecnica operatoria, di mecti.cina-lt.'g~\le, ccc. . E ben a ragione, per queste sue eminenti qualità, il Com il etio or· rlinatore del II Congresso internazionale ili nwdieinu. e farmaci;~ militare, tenuto a Roma nel 1923, lo nominò relatore per l'Ital ia di una. d<•llc questioni po~te all'ordine del giorno. Ed anche iu quell·assisc iut.e rn:~7.iODa l<'. Rc•rafìno Ril·r.i, f<'<'<' onoro a ~è stesso ed al proprio Pt~ese, Holg<'IHIO in mod1) Y<'ranwnl<' csauriPntf' e brillante il tema di r('l!tzione d'indol<•<·hirurgi<·a: « Esit.i d<•IIP f<•rile toraeoPolmonari n. Tale sui~> rcla.zione fu mol Lo a]>pn•r.xa.ta dalla stan1pa rw:t.iona.le 4 -
(iiot·uo/~ di mt•tl,·c ;,u, militare.
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IN MEMORIA DI SERAFINO RICCI
ed internar.iona.le, venendo spesso citata nelle pubblicazioni successive, che si sono occupate dell'importante argomento. Tt·a le sue pubblicazioni ritengo doveroso citare anche la pregevole memoria fatta nel R. I stituto chirurgico dell'Università di Roma sulle <<ferite lacero-contuse da taglio e da punta del fegato ''· Egli ha portato sull'argomento un notevole contributo istologico, confermato ~mtorevol mente da a ltri ricercatori.
Art'lviTA OSPEDAUERA.
Il suo campo di azione vero e maggiore è stato però, come ho già rilevato quello di capo-reaprto di chirurgia nell'ospedale militare di Roma, dove per un decennio circa ba profuso la sua attività competente e coscienziosa in un lavoro giornaliero lungo, minuzioso, affaticante, che solo un grande amore alla propria professione poteva far tollerare. Come il suo lavoro fosse apprezzato, lo ba dimostrato la schiera interminabile dei suoi benifìcati, che dolorant i seguivano le sue spoglie mortali in un cor. teo, che rimarrà memorabile negli annali funebri. Sertlfino Ricci, da vero p.ioniere della chirurgia militare, che tanto ha con tribuito ad elevare nell'estimazione universale, l1p. elargito profusamente la sua esperienza. ai giovani, formando, nella sua lunga carriera, numerosi a llievi. Ed E gli, nelle corsie dell'ospedale, nella camera operatoria, con bonarietà serafica, con amore, con competenza, impartiva. proficue lezioni di pa.tologia, di clinica chirurgica, di anatomia chirurgica, di tecnica operativa, da vero maestro, senza alcun sussiego cattedratico. Non crediate che la Sua innata bontà non gli permettesse di essere eqnilibrat~~mente e dignitosamente severo verso quei giovani ufficiali medici, cbe dimostrassero un qualche segno d'impazienza o di improntitudine verso ciò che Egli riteneva che essi dovessero apprendere. Allora si vedeva il suo viso bonario diventare congesto, e con fare dignitoso impartiva loro apprezzate lezioni di deòntologia medica. Infatti, dopo tali incidenti, con bonarietà ISOleva ripetere: << Questi guaglioni credono di s:lpere tutto, non comprendono ancora che per fare i medici ci vuole molta esperienza, che si acquista solo con gli anni )) . Parole auree, che, nelrattu~~le periodo ~1opologetico della gioventù, è necessario ponderare. Ed a. voi mi rivolgo specia.lmente o giovani, perchè se, è giusto che oggi si tenda a ><dorizzare la gioventù, però non bisogna esagerare. La gioventl'1 non deve dimentieare che ci sono degli anziani, che associano al segno c·anu to il cora~gio e l'energia giovanile. · Lo slancio e l'entusi a~mo dei giovani sono certamente preziosi, ma e~na. lnwntc prezioso è il consiglio me(lit.ato degli anziani. E voi, o giovani ulli<-il~li nwdiei, f'Crtatc di mcclitare le opere e le azioni del comph1ont o c'oiiC'ga, e('r(•a t<• di imi f arnc l{• orme: renderete così un servizio a voi stessi Nl all)aese, mcnt re onorerl't.o la m P mori<\ di un collega esemplare.
lll liU:MOltlA DI SERAFlNO RICCI
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IL MARITO E L'AMICO. Questo l 'uomo di studio e <li azione nel campo scient ifwo. Ma sentirei di venir meno ad un mio preciso dovere se non tentast~i di tratteggiare la. figura. luminosa del marito esemplare, dell'amico prezioso · ~ raro. Di Lui la Sua degna e seonsolata compagna cosi mi scrive: <<Se dovessi parlare delle qualità dell'animo Suo, dei tesori della Sua bontà, non so quando fiQirei e se saprei rendere il mio pensiero. « Dirò solo che una. caratteristica speciale della. Sua figura. morale era quella di fare sempre il bene per il bene, senza a lcun fine recondito, scnzn. neppure l'aspirazione di trarne motivo di onori, che avrebbero. punto la Sua innata sincera modestia. Animo fiero e pieno di rettitudine, 'nel ser vizio co-me nell'esercizio della professione, portò sempre una nota di dignitosa. bontà e di orrore per t utto quanto potesse significare transazione con principi di onorabilità. o del dovere. Quando suonò l 'orad el pericolo, Egli andò senza nulla dire là dove il dovere lo chiamava, e li, come sempre, prodigò tutto sè stesso per lenire le sofferenze altrui, senza mai richiamare l 'attenzione altrui su di sè, s ul suo spirito di abnegazione. · << Credo che nessuno dei suoi commilitoni sappia che una palla a ustriaca gli forò il berretto, mentre era intento a fare raccogliere i ferit i sul campo di battaglia , . Povero amico, fosti risparmiato dal piombo nemico, ma non dal morbo inesorabile. Eppure se la potenza della volontà, l'impeto del desiderio, il calore dell'affetto fossero bastati a fermare il corso fatale del tempo, noi avremmo fatto questo miracolo per Te, amico carissimo. Purtroppo~\ nulla valgono i nostri sen timenti ed a rendere il Tuo distacco ancora più straziante, le forze imprescrutabili delle cose hanno voluto che quest.o fosse improvviso, brutale. È in questo distacco come un tumulto di cose angosciose. n Capo, che è strappato dal suo ufficio dopo averlo tenuto con tanta passione di giustizia, con tanto zelo di dovere, con tanta luce d'intelletto, con tanta bontà di cuore, con tanto equilibrio di azione moderatrice; il chirurgo, che è costretto ad emigrare dal suo alto minisLero quasi per re~ti tuirgli con le opere ciò che gli eonquistò con gli studi; l'a.mico, che si d ivide da una fitta schiera di amici, scavando nel cuore d i ciascuno m1 voto che solo la nostalgia del ricordo e la t ristezza del rimpianto, potranno colmare. Ma in questa folla d 'idee una grandeggi~• più accorata delle altre : la perdita di un Superiore impareggiabile. Dicendo la Jlarola «Superiore ,,, intendo riferirla proprio anche a me, che pure ho avuto la fortuna e l'orgoglio di averti additato per il primo " la missione chirurgica militare ,,, pere hè se la superiorità vera è t! uella che si qualifica. dall'elevatezza delle doti intellettuali e morali, io debbo essere il primo a riconoscerti ed a proclamarti tale. Nell'esercizio delle nostre complesse e delicate funzioni professionali, di tecnici, di medico-legali, di funzionari, verranno le occasioni nelle quali il dubbio avrà bisogno di essere chiarito, il punto oscuro illuminato, la via giusta additata ; ed allora noi tutti ricorderemo ciò che sei stato in
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NI!:~UOI.OOLO
mome nt.i difflcili e delicati nelle nostre altcme vicende della vita mediconlilita.rc. Cercheremo invano allora di Te, e non potremo pill sentire la tua. vo<:c piena di saggezza, il ll' uo COUI:iiglio <l<mso di esperienza, il tuo giudizio formato cl"i otuito e di penctrazione, (l"inùipcndcmm e ùi comprensione, di rettitudine e di equanimità, di a ustNità e di dolcezr.a. In quello oerasiOJù la Tua fi g ura si eleverà nella tristezza del ricordo e comprender<~mo ancora, <li più quant o a.bbia.mo perduto, perdendo Te. Tu ora, amko, riposi m>l luogo dei giu~ f;i e dei benefattori. Vorrei che hL 'J'ua. a,nillléb ave:;)le la SPnsazione di questa nostra rimembranza. JH!l' ltl'lbm e i sorrisi di una primaven• eterm~, vorrei c he tu raccogliessi que.sti scnt.imenti spontanei e }Jcn;onificati da,i colleghi e dai dipendenti, dai t uoi be ndil·'at,i nel corpo e n eli 'a.nirniL, dai presenti e rla.gli assenti. A me è spett.~\to il còmpito e l'onore di riunirli in fascio in qut>sta sa.h~ della. bibliot;cra, dell'ospedale militare del Celio, che tante volte ba ascolf.;ot.o la tua. voce saggia, motlcra.t rice e sapiente nelle vivaci discussioni scientifìehe, e di d(•por li inna.Hzi t~lla tua memoria come l 'omaggio I>iù puro dci nostri cuori, il pegno pitl sicm·o d Pl h• nost:m devozione, il viucolo p ossente che ci ha. unit i e ci unirà ora c sPrn p re ;bila Tua memoria, al eli fuori ed al ùi sopra dci eonlini segna,t.i dalle nos t.re per~;one. B Iicr(' h è l 'eco di queste nost.ro Yoci non si spe nga è nostm ferma inter1r.ione intitol:ln• ·~ 1'c qmLielle eosa Ù(•grm, c he scrn1. a mantenerci viva la risonanza, nel tempo, del 'l'uo nome amato e sLima.to.
NECROLOGIO Dott. Cav. Gaetano Rossi Tenente colonnello medico della riserva 11 7 oLI;o_b ro :;<'orso in Vollo d!'lln Lu(·ania., suo p aose natio, è d eceduto il
tcn. colonne llo nwdieo < :1wtu.no R o,.;.<;i. Prose p u·te (~111~ ctLrnpagua d'Africa d el J8!);3-9G ed a quella itulo ·t\ust.rinca dd llli5·Hl, eia priana <·nmo rapo uffì<:io di ~-anita\ n c ll n 1.2" Divis ione, poi com e d irt·tlo rP d e l l 'o:;pl'du lc d n caunpo 11. 21!:1. !::illet·e..:.~ivt\111Pn te, o fino al s uo rollo· !!tLillLI IlL() in con\.!;odo, t<)ll llO la v ico-dia·czi<mP ddl'ospou(LIC ui I'Ìi>OI'VO. di Napoli, csplinutclo le :;ue fun·t ioni con zelo o compPt<' II UI,. Ha lmw into in V IL!Io cklltt Luc·unin, (.>Ve s i era riti "'"t·o du. v a l'i n1mi, unan.i·· m o t·umpiau t lo [JVI' le suo dll~i t li nwnt.e o t li CliO l'C- Il Oiorttal~ di m edicina m ilitare s i o.-<Su<.: iu ulla ruuHifl)sl az io tH' d i co rd o~l io.
INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER
L ' ANNO 1929
AClLL ABBONATI ED Al LET.rORl. . • • . . . . • . . . • . . . . . • . • . . . . . . . . . • . . .
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PER IL SOLDATO DI SA.N ITÀ CADUTO IN ClUJo~RRA ... . . .. ......... . • • • .
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MEDICINA lNTBRNA - R oma, ottobre J928 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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XX.x.IY CONGRESSO NaziONAl.E DI
SEz.IONE DI Mt:DTC'!NA MILITARE.
D 'MtBRosro ·amsEPPE, maf(giore n\òdico.' -
I disturbi funzionali
d e l cuore in n~pporto al setviziomilitaro...................... . CassrNtS Uco, maggiore medico. - I disturbi fun:-.ionali ùel cuoro in rapporto al se1·vizio mi litare - (SLudio sperimentale sulll~ reazione del cuore e dei vasi al ftavoro muscolare del soldato) ...... . LovAOLlO Rocco, tenente colonnello m edico. - Lo studio dollu piccola insufficienza cardiaca .. . ..... . .. . .. . ..... . .... ·.... . GEBMlNO Ar.FREDO, tenente colonnello medico. - Vuccinazione o.ntitifico-paratifìche ................... , ......... . ......... . . CIAURI RoSOLINO, tener'lte colonne llo medico. - Sulla, dottrinu. d elln genesi plurighiandolare delle endocrinopat.ie ................ . Mo DESTINI PAoLO, tenente colonnello m edico. - Su di tma fonuuziouo osteo-blastomatosa a corazza . noi celluln.resottocutaneo.......... . CACCIA FILIPPO, colonnello m edico. - Valut-azione medico-le~nle di alcune alterazioni congenite ed acquisito dalla colonna verteb rale (tratte lombo-sacrale) . . ..... . ..... . ...... . .. . . . .... . MESTICA l!'J:u.NOESCO, maggiore medico. Su la cosidetta frntttu·a di Stieda .•..............................................
V CONGRESSO INTERNAZIONALE DI 'MEDIOINA E FARMACIA .illLITARE Londra, maggio 1929 LA SIGNORA DALLA LAMPADA (Fiorenza NigMingalr.). - Omn)Zj<io del Giornale di medicina militare al Corpo sanitario militm·o iuglese ... .. .............. .. .. . ..... . ..... . ......... . . . ... . . Lunedi 6 maggio - Seduta inaugurale.......................... . Mart.odi 7 maggio - I Tema: Lo sgombero d ei mo.Inti e feriti per via acquea e per via aerea - Importanza del :;ervizio sanitario· nelle operazioni combinate.......................... . ........... . Giovadi 9 1naggio - TI Temn: L e febbri tropicali di breve diU'ntn.... . Vc1wrdi 10 1naggio- !TI T ema: L e ferite dei vasi e loro esiti . . .. ... . Venerdi 10 1naggio - IV Tema: Analisi fisica e chimica dello vetrerie e oggetti in caoutchouc utilizzati per i servizi di sanità ... Venerdì 10 maggio - V Tema.:. Lo .stato della .dentatlU'a e l'attitudine
fisica nei vari servizi militari.. ... r • Sabato 11 maggio - Seduta di chiusura........•........ .. .... . ... t
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lNDlCE GENERALE DELLE MATERIE
MEMORIE ORIGINALI. ARGENTINA G. BAT'l'lSTA, ma!!gioro medico.- Gli elementi e hl necessità. d i collegamento e di collaborazione dei centri dia.gnost.ici per le malattie tubercolari nell'organizzazione generale difensiva della Na1.ione contro la tubercolosi.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . BAYON EoliiONDO, tenente colonnello-medico. - La trasftlsione di sangue ..................... . . .. .. .... .... .. .... .... .. ... . BoccKETTl FEDERICO, capitano medico. - Prolus i.o no a ll'internato nel SA.natol'lo militare d i Anzio dei medici civili del Corso d i perfezionamento di tubercolosi d iretto dall'on. prof. Eugenio l\i orelli - R.oma, 1928-29... . . . . . • . . .......•.... .. .. . . . ..•...• CAPRA LEONIDA, capitano medico. - Contro il glaucoma semplice si deve preferire l'operazione che ha per scopo la bozza filtrante oppure la iridectomia 1 .... .. .• . . .. •. . . .. .. . . .. ........ .. . . CASELLA DANTE, tenente col01mello medico. - Cenni sulla cura chir urgica della tubercolosi polmonaro ed in particolare sulla. frenico-exeresi. .. .... .. ..... .. . .. . . . .. . ·. .... . ....... . ... . . . . . CUR.TI GAETANO, professore. - Rivelatore di frammenti corpuscolari mett>llici sparsi nel tessuto sottocutaneo .... .. . . . ... ..... . .. . . FRANCar FILCPPO, dott. - Sei cas i di situa viscerum inversua totali>11 GIANNANTONI MARIO, capitano medico. - ll problema delle acque luride a Bagni di Montecatini . .. ............. . .......... . . GRIXONI GrovANNI, colonnello medico; BRUNI NtCOLA, tenente colonnello medico e HARDELLl Urus.EPPE, maggiore veterinario. Esperienze di vaccinazione nell'uomo con l'anatossina teta.nica .. . LAliiPI~ . Eo_OAR.DO, capitano medico. Funzione visiva e servizi mtlttart ... .. . . , ... .. . ... . ............. . ......... . . . .. . . . .
L APPONI Gumo, tenente colonnello medico. - Del valore terapeutico della u ptasmoch in a »come antimalarico ... .. .. ... . .... . .. . MaRIOTTI-BrANcm Gtov. BAT'l'., colonnello medico. - Le febbt·i tifoidi nell'E sercito nel 1928..... .. . . .. .. . . .. . ........ . ..... . MONTANARI LUIGI, tenente generate medico. - Reminiscenze e concetti fisiologici e fisiopatotogi.ci con interpretazioni su a lcune funzioni normali e su particolari infer·mità del sangue e del fegato NANNI CARLO, capitano medico. - Studio per la. organizzazione di un labot·atorio presso truppe in campagna, per l'accertamento diagnostico e per la ricerca dei a port!ttori >> nelle infezioni tifoidi PAON'IELLO ALFREDO, tenente colonnello chimico-farmacista. - Il servizio chimico saniturio presso l'esercito italiano in campagna PASSALACQVA RAFFAELE, capitano medico. - La ti~a. favosa deve essere considerata ancora. come causa. di rivedibilttà e di riforma? Pu.cENTINI Grus·•~PPE, co.pitano modico. - R endiconto statistico delle operazioni chintrghiche eseguite negli stabilimenti sanitari militari dmante g li amù 1927-28..... . ... . .. . . .. . . ............ . . PtNZANI Lmot, tecn ico di laboratorio.- Un. nuovo tipo di boecett.a. per sostanze coloranti . •.•...• . . . ... . .. . .. .. . . •. . ..... .. .... REITANI Uco, capitano medico. - Spore di amterobi nella cavità buccale di soldati. .. .. .. . .............. . .......... . ..... . .
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INDICE GENERALE DELLE MATl!lRIE SACERDOTE ALsELMO, maggiore medico. - Considerazioni sopra 755 perizie psichiatriche eseguite all'Ospedale miJitare principale d i Torino............... .. ................... .. ...... . SALVINI CESARE, capitano medico. - I sintomi oculari nella dia.gnosi delle affezioni cerebrali. ...... ..... ........................ . TEDESCHI NICOLA, capitano medico. - La cura delle adeniti veneree col v8(}cino di Nicolle................... . .................. . VIOLA DoME~tco, capitano medico. - Contributo statistico portato in. difes~ dell'arti?~lo 2 ~~~Il 'Elenco delle imperfezioni ed infermità esm1ent1 dal servtzto m1htnre .... . ...... . .. . .............. . VmGILLO SAVERIO, capitano medico. - Ricerche sull'impiego del complemento secco di cavia in sierologia...................... .
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CASUISTICA CLINICA. BlAGINr Grov.ANNI, mnggiore medico. - Un caso di morbo di Friedreich ·Si m ile ......................................... . CAMBISE ETTORE, maggiore medico. - L 'epidemia di dengue nel presidio eli Rodi....... . .............. . .. .. ............... . CASTELLI DA~Io, tenente medico. - Sopra un caso di iperfunzione mammar1a .. ..• . ....... . . . ,. •....... . ..... . .. . ....... . •. . ....
CAzzoLA ALBERTO, sottotenente medico. - Sopra un caso di edema acuto laringeo....... ... ......... .. ....... . ... ... ......... . D.u. CoLL~ AUGUSTO, maggiore medico. - Due casi di linfogr~uloma.tost . .. .. ............................................ . .
AURELIO, capitano medico. - Stasi intestinale cronica e suo trattamento chirurgico ........ . ............ .. . . . GALAsSI AuousTo, sottotenente medico. Frattura completa della testa. del radio . ... . .............. . ................. . ..... . IMPERIALE CESARE, maggiore medico. Contributo allo studio delle complicanze urinarie nelle fratture del bacino.... . ....... . M:t:ONANI VITTORIO, capitano medico. - Sopra due casi di appendicite a decorso non comw1e .. .. .... ......... . .... .. .. .. .... .. . . MoRELLI MARio, capitano medico. -Un caso di emogenia., .... . .. . PAVIA .CALntAN, colonnello medico. - Su alcuni casi di ipertrofìa ~uta della. tiroide rna.nifestatasi presso il 2° reggimento artiglio· na. da. montagna ......................................... . SESTO ANTONINO, maggiore medico. - La sifìHùe ma.Hgna precoce e sua. pa.togenesi .............................. .. ........ · · DE MARINlS
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ARGOMENTI DI ATIUALITA. CosT~ FAUST~, maggiore medico. -
La questione della vaccina7.'lone antttubercolare col "B. C. G. ». . . • . . . . . . . . • . . • • . • . . • . • PAVIA. CALIMAN, colonnello medico. - Sulla pla.smochinoterapia nella malaria.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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INDICE OENERAT,E DEI.I,E ~{ATERTE
NOTE DI IGIENE PRATICA. ANOELtNI ANTONIO, maggiore medico, - Gli sputi tubercolari. .. . BF:RTELLI Erm.TCO, tenente colonnello medico. - I bagni di mare.... . ilRUNI NICOLA, tenente colonnello modico. - La parotite epidemica nell'esercito ......... ... .... ... ..... . .................... . CASARINI AnTURO, tenente colonnello medico. - L 'alcool nelle truppe colouiali ... .... ........ ..... ............................ . D E P oncEr.r.TNIS CART,o, tenente colonnello moclico. - I-a pasteurizzaziono del latt.o ... .• . . .. ... . .. ... ......... .. ..... . ..... ... FoLENA UMBERTO, maggiore medico. - Problema alimentare e vitam ine.. . ... .. ........................ · · ..... ·· .. ··.········· P IVETTI FRANCESCO, moggiore medico. -Inquinamenti delle sostanze alimentari e modi di svelttrli .. . ............................. . REITANI Uoo, capitano medico. - La questione dei ratti .. ....... . R EITANr Uoo, capitano m edico. - I saponi ...................... . RontNÒ NxcoLA, capitano medico.- Le blatte.................. .
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PER LA STORIA DELLA MEDICINA. PELLEmttNr FRANCESCO, tenente colonnello medico. - Per ·]a storia della semeiot.ica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
RIVISTA SINTETICA. MENNEU.A ARc ANOELO, tenente generale medi co. - La guerra batterica.... .. ... .... ............... .. .. .......... ....... ........
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RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO SANITARIO MILITARE. Cenni sull'organizzazione del Corpo sanitario militare nell'esercito ing lese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Il servizio snt't,Ìtario dellt~ V nrmnta austro-ungarica durante la III
e la IV bn.t.!.ag lio. uell' Isonzo ........ . ........... ..... . .. ... . Servizio sanitario in guerra. - Dati gonernli sullo sgombero dei feriti
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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA. Acqua (I..') tt.:n-male dello s labilimento militar·e d'Acqui.- ConTASSA Acuità visiva (L') in rapporto dell'i lhnninnzione. - l\1A7..ZUC'
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Alcoolismo. - FxonA~r-G,n.r.o·I'T.-1. ............................. . Anestesia. (L') locale nella. riduzione d elle fratt.ure . - Rrct: ........ . . Angina. di p ett o (L'). - QuE:moLo ..... ........... ...... . ....... . Antagonismo (S ul p•·eteso) frn. t ube rcolosi e c~1n cro - Osservazi oni ano.tomo-po.tologich e . - GoGLlA ........................... . Ascesso (L') m eta.statico rlellfl. prostatn. - CAVL'IA-PKATESJ ........ . Attitudini degli s trabici al servizio militare. - ARAC!H............ . Batteriofag i (l) com e rnezzo d 'esperimento. L ~;ITI':R . . • . . . . . . . • • Bismutoterapia (Valo•·e d elln) n ella. s illlid(•. - L.,;YAOITI e Foun~UER
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Blen onagia (Su alcw•e complic-anze d e ll u) BIHNllAUM e Vot•:T ... . Blenona.gia (Sui fouome 11i immunitari n e lla). - A~maon 1o . . .... . . Carie d entaria (Eziologia della.). - ~l ~,T.LA_MBY ................... . Carlo Forla.nini ed il pneumotorn.ce. - MoRJ::LU . ... ............. . Conferenza. (VI) dell'Unione internazionale conti'O lt1. tubercolosi .. . Considerazione (Qualch e ) nella cura clelia p eritonite diffusn da appendic ite. - PELLEGlu:-;t . . . . . . • . . . . • . • . . . . • . • • . . . . . . . . . . . . . . . Cri>si nella polmonite lombare (Le cau se ed il tmttamento d elltL). CANNON ................... ... . .......... ..... . .. .. ... .. . Cura chi.nn·gica d ci tumori cere brali (Alcun e cons idemzioui sulla). CHRCSTlANSJ::!-1 .................. . ........................ . Diagnosi di sciaticu. (Sulla). - l:'HIT7. •..•••.•..•••••.••••••••••••• D osi (La questione d elle) nella tru,;fus ione di sttng ue. - TzANCK ..•.. Ede mi (C:Ii) nel COl'SO della tubercolosi pohnonure. - C'A USSADE e TARou::u .......... .............. .... ................... . . Ernistereopsco pio (L'). - Nuovo ttvparecchio por la diagn osi d ell'tt· maurosi m on oculare simulata. - FAzto ............... . .... . Epidemiologia d ella febbro tifoide rural e. - Gn.L. •. . . . . . . . . . • . .. . Epidemiologia d elle pamtifoidi (Contributo alla). - l"JsCHEn e G LASER
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GENERALE DEI..t.E )1.-!.TERIE
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Epilessia essenziale (:::iuUa c ura d ell') con la mala ria. - ARlAS ...... . Epilessia tmtunatica consecutiva a ferita d i prdiet.t.i le. Vl · VALl)O ... ·. · .. ...... · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · Epista.s.~i (Gli) n elle v arie ft,si d ella cr escenz11. CALOGERO ........ . Eziologia (La) deJla parotite epidemica. - RElTANI e MmONE ...... . Fatti utili (Di alcuni) a conosce•-si n elln prat ica dcll'aneste:<iu. ru chidea. - L ERICI;{ E •. . . • • • • • • • . • • • • • . • • • • . • . • • • • • • • • . • • • • • • • . • • • • Filtrabilità del virus tube•·colare (Cont-ributo allo studio d ella). V ASCELLARI . . • . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ...••..• · •••• Fisiologia (La) dell'apparato v est.ibolare. - CAM!s......... . .... .
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Fisiopfl.tologia (Sulla) di un particolare distmbo mioclonico consecutivo all'encefalite lctargi ca. - D E GIACOMO e CoRSERI ........ .
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Forme (Le ) p eriferiche d c ll'en ccfulite. - l'.BUJO U.RG-BLA.'IC e GAU· THIER .............................................. .... . Fratture {Le) d e lla chwicola. - CONNELL ........................ . Frattw·e (Le ) gravi del calcagno e l oro cura . - V A.Ll.s .....•..... Fratture diafisarie d elle ossa d e lla gamba. - DES~JAREST e Dil01A..."T· HERGER. ......................... . .... .. .. ... .. .. .... .. . . 6 -
<iìornale di medrcina mil itare.
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l ~ DlCE GE ~E R A LE
DE LLE l.IATERIE
Igiene d ei p aes i culdi. - PF:n SANO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . Igiene milita re - Mtuwttle prat ico p er l'ufficia.le medico. - :MA· RIOTTt-BtA::-;rCHI e CosTA ................................... . infezion e influe nza le (La con,·alescenzu ucll'). - VELDEN .. Infezione t ifosa e tubercolosi. - PAC.ETTL..................... .. . . Influe nza. (Profìl tl.Ssi .d e ll ' ) - SciDIID'r.......................... . Infezione t.ubercolare (L'inizio clinico d ella). - A.RGF.NTI~A .......• . Influen za (Su alcune complic(~nze dell' ). - CEr.LI................ . La medicina militare n e lla leggenda e n ella st oria. - CASA.RfNl. ..... . Lavoro fisico (Influenza. d el) s ul cuo re . - gnrEn..... : . ......... . Ma lattie infettive e condizioni meteor ologiche. - WoRrNGER ....... . Meccanis mo (Sul) d i pt·od uzi on e del d olore pleul'ico. - LANGHLll:' .. . Me7.zi m edici p er t'tfirettare il consolidamento delle frattw-e. M omON ......... . ..................................•.... Microsco pin e ehimica clinica. - :-:iiSl.'O .......................... . :'dirlriasi (LF!) d a sfot·zo con p ;u· t.icoltt re s tudio a n a Jit.ico e s perimentale d e i fen om eni pupilla ri n el re;;pit·o. - PI ERA<.:CINI. ............ . Modifica zioni (Con t ri bnto allo studio delle) d ella formula leucocitaria. n ell'affaticamento. - \'tOLA.......................... . Morti (Le) da anestetici locali.- ~{AYER •.•.•..•••••.•••••.•••• •• P o lveri (_:.;fuove ricerch e s ull ' influenza d ello) Il UII' infezione tubercolare. - LANGE ............. . ................................• P o rta tori di ba cilli t ilìci (Ric.;erch e s ui ). - L EO :-<!. . . • • • . . . • • . . . . . . . • P•·.H'lione s ung uigm\ (Va ria zio ni d ella ) duran te g li a tti opera.t i,·i .. Er:-<A UDr . . . . . . • . . . . . . . . . • . . . . . • . . • . . . . . . . . . . . . . . • • . • . • . . •
Pro blemi a t tnttli 1li e pidomio logia , con sp l'll:ia.le considernzi one alla febbre tifoide. - FR u -: oB E RGER . • • . . . . . • • . . . . • . . . . • • . . • . . • . . Processo emoli t ico (:-:iul) n e ll'e moglobinw-ia d e i m nlarici. - LEOA . . . . Questione (U na grave ) in terflssante l'esercit o - La tubercolosi nei militari. ?lfARI OTTL· BtA.NCiiL ........................... . R ac.liote rapia ( Ltt) n ell'enc<'falite epidemica nel s uo s tadio a cuto. Nuvor. r ..... . ... ............. ............... . ...........• R a ppo rti (Cons idtwazioni s ui) f•·a i g ruppi sanguig ni ed i comuni cara tted a ntropologic i. - Vto LA . . .......................... . R eazion e emocla'lica (La s p ecific ità. d ella.) da tubet·colina. - SANGUIGNO ...... . .......................................... . R espirazione o.rt ifì.cia le (Lu ).............. . ..........•..........• R eltmat is mo (Il) a rt icola re ac ut.o ; con t ribu to ttllo s tudi o di'Ila sua cw·a. con l'immuno-vaccù\o on t it·eumatico. - J..AUTlER ........... . Ricerch e ele ttrocard iogrnfich e s u li ' Mitmia d<~. sfo rzo. - l3 F:sso :-."E .... . Sangue trasfuso (~ulla. sor te del ). - P LACJ,O ............ . ..... ... . Setticemie da micrococcu..~ Utmgenu.s (Cont.ri b n to a llo titudio d e lle ). Cl!IAURERA e RE rTANl .................................... . Sicosi d ella ba r ba (Cura d ello.) nella prn.tictt - STF:tN .. . ........ . Sifilide et·edib~tr ia (L a) rlal p u n.to d.i v ista c linico sp erimentale e sociale. - DE NAPOLI ..................................... .. ... . S in tomi obbiottivi della s tanch ezza. - H Er'Tmn'e .Jon F.LOWITSCR .... . Soja. (La) e l' alimcnt-a;-;ione naz.ionalì:'·. - . Du·c· ~- ~ .. . ....... .
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INDICE GE!);""ERALE DEJJ..E MATERIE Sostanze alcaline (L'azione di) sul cuore affaticato.- GALATÀ. ••••.• •• Specificità della reazione cromatica (Sulla) di Taka.la nelle urine. DE FILIPPIS . ...... . ................. . ..... .. .........•. . .•. Studio ra.diologico (Lo) dell'appendice cecale. - CHJZZOLA ....... . Tecnica (Sulla) di dimostrazione di spirochete pallida. - GRUMBACR. Terapia chirurgica corrente e d'w·genza. - ALRA.IQ.O'E . ... .. .. . ...•. Terapia (Sulla) della compressione cerebrale cronica. - ?.'!ARBURG. Terreno ematico (ll). - WEIL e PoLET. . . .. .. .. ................. • Timo e consolidamento delle fratture. - BABTOLI.....•. . ..... .. .. Toro.ooplastica (La) extra.-pleurale per via ascellare (tecnica opera· toria) . ........ .. ................................ . ...... . Trasmissione della dengue (Sulla). - SCliULE ................... .
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Trattamento (Contributo al) delle schegge endobulbari coll'elettro-calamita. gigante. - 1\loRETTI ..... .... .. .. .... ... .. . ... . Tt·attato di patologia tropicale. - FRANCRINI ................. . Trauma e meningite tubercolare. - D'ARRroo . .... .. .. .. . .. . ... . Traumi del cranio ed esiti d elle lesioni lo.birintiche. - PmnANTONI e RIZZATTI ................. .. ..... . •............... .. ... ...... Tra.urnatologia. di guerra. - SALIN ARI. .. . .. . .. ........ .. . . ..... . Tubsr~~l osi didimo-epidimaria (La) nei suoi a.o;petti anatomici e clintct. -ROMANO . .. ......... . .. .. . . .. .. . .. . . .............. . Tubercolosi in Eritrea (Diffusione della). - CIOTOLA .... . ......... . Ulcerazioni orali (Le) o di B ouveret nella. febbre tifoide. - CHAULIER e LEVRAT.. . .....• .. .. . ..... .. .... .. .... .. ................ Valore (ll) diagnostico dei riflessi addomina-li per le affezioni acute. OLlVECRONA ...... . ..... . ... .. ... ... .............. .. ... .
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CONGRESSI. X.."{IX Congresso della Società italiana di ortopedia - Roma, 10- ll ottobre 1928. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . XXXV Oongr6-980 deLla Sociatà ital·i ana di chirurgia - Roma, 12-15 ottobre 1928 .. .. . ..... .. ............................ . .... . XIII 0lfn/erenza int6rnazionale della Orow Rossa - Aia., 23 ottobre 1928 .. .. . ....... ... .. .... .. o
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CONFERENZE SCIENTIFICHE NEGLI OSPEDALI MILITARI. Pagg. ll9, 177, 237, 299, 359, 419, 543, 603, 664 e 710.
NECROLOGIO. BREZZI GIUSEPPE, tenente gonerale medico a riposo...... . ......... . D'ALBORE FRANCESCO, tenente colonneUo medico in A. R. Q ....... . . GIORDANO Gr u s EPPE, magg10re ·· medico d'1 com p 1omen t o . ........... .
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INDICE GENERALE DELLE MATElUE
)l.AZZARELLA BASILIO, nwpjliore medico della riservo............... .
:\U:NNELLA ARCANGELO, tenente generale medico o. riposo ........ . MrELE D mmmco, maggioro medico di complemento.............. . PIAZZA BENIAMINO, tenente colonnello medico in S. P. E .......... . PrcCINTNI Uoo. maggiore medico in A. R. Q .... .•............... PINTO ANToNio, tenente generale medico a riposo ................. . PRESACCO P ASQUAtE, tenente jlenerale medico a riposo ............. . R1ccr SERAFINO, colonnello medico in S. P. E ............... .. .. . . Rossi GAETANO, tenente colonnello medico della d.serva ...... : . . . S ILVESTRI FRANCESCO, ma~~iore generale medico o. riposo.......... . VIC.EDOlliNI )lATTEO, tenente ~~:onerale medico a riposo ............. . IN :.\lEMORlA DI SERA FINO Rrcc1 ................................ .
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NOTIZIE. V Congre;;so int.ernazionnle di modicina e farmacia militare..... ... . Proposte per un Istituto na?.imtnle per il prolungamento della vita. ed il miglioramento de lh~ mzzo ......... .. .. .. ................... . Corso di perfezioname11to di tubercolosi per medici c ivili al Sanat.orio militare di Anzio ... .............................. ...... .. . Consiglio X azionale por le ricerche...... ........................ . T. ibere docenze ............................. ................... . Premi? .• Pra.~~tele Piccinini • per una monografia su argomento di me· d rema socrale .................. . ..........•............... Congresso nazionale di patologia e di igiene coloniale.... .......... . Co11g r·os..,;o internazionale sul l~:~ malaria ... . ..................... . Con,grosso i.nternnzionalo di mior·obiologiu.......... .... ........... . ('ongedo del t.enent.e genemlo medico G. B. <.:alcgari ............... . ~orninn. tlel colonnello m1'<Jico prof. O. (h·ixoni a dottore • honoris causa • d eii'Univer-,itù.del <..:ait·o............................ . ('oncor'lSi per studi sulle Assicurazioni sociali... . ... ........ ... .
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PARTE UFFICIALE. A) CmnNAr.E ~IlLlTARE U:~~'FIC!ALE. Oircolare n. 509 de l 15 t\gosto l !)29. - E sito del concorso a premi per l ~wot·i s u temi militari fra uffi ciali in S. P. E.... . . . .
Dirett()Te r68poMabile : AR'l1TR.o CASARINI. tenente colonnello medico {:!4 ' ."\) • RO:.\U, l!J29·30·(VII·VTIJ) • ISTITUTq,~UAFICO DELLO STATO -
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VII - S. SALINARI. -
Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 20 tempo. - Prefazione del prof. R. ALESSANDRI. - Un volume di pagine 190 . ...... . VIII - À. CASARINI. - La medJcina militlll'9 nell'antica Roma. - Un vo· lume di pagine 28 con 5 figure .. .... .. . . .... .... . .. .... . IX. - A. CASAlUNI. - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un volwne d i pagine 92 con J 6 figure ...... . .. ..... . ....... . X - N. Ronmò. - La proftlaasi delle malattie infettive dominanti nelle noth'e colonie africane. - Un volume di p11gine 44 . .. .. . . . . XI - A. CASARINr. - La scelta dei piloti per la navi«azione aerea.- Un volume di pagine 232 con 97 figure ..................... . XII - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra. - Un volume di pagine 36. XIII - S. SALINARI. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagine 250 .. .. . ... •............... XIV - F. CACCIA e S. Rrcci. - Le occlusioni intestiuli (.-~ w ernie strozzate). - Un volume di pagine 28 ............ . ...... . X V - G. G:aiXONT. - Oeografta medie& . . ìSiftle dei nostri possedimenti coloniali. - Un volume di pagine 240 con 3 carte geografich e XVI - S. SALINARI. - ~ naiODe alimentare del soldato in pace ed in guerra. - Un volume di pagine 240 ........ ... . .... ... . . . XVII - A. CASABINI. - Per le nozze di diamanti del "Giornale di mediCina mllitare ,. - Un volume di pagine 60 con 9 figure .... xvnr - B. P ALlitTERI. - L'ospedale Inilitlll'9 di Napoli e le vìcende del servizio sanitario Inilitlll'9 napoletano. - Un volume di pagine 72. XIX - G. ?rlE:\t~ro. - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un volume di pngine 50 ..............••.. , .......... . XX - A. CASABINI. - La medicina militlll'9 nella leggenda e nella storia. - Un volume di pagine 750 con 165 figure ..... ... . . . .... . XXI - Lipovacoini e vaccinazioni antitifo-paratiflohe nell'Esercito. - Studi e ricerche (1927-1929). - Un volume di pagine 126 .......... .
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ALTRE PUBBLICAZIONI \. CASARlNl. - La guerra di ogni giorno. ~ote pratiche di fisiopatologia e d i igiene per le forze armate. Un volume di pagine 3fi0 con 106 figure - Roma, l 930 . .. .. . ..................... . ... . . .. ... . . . .. . L. 20 A. C.ASA.RTNI. - La « Signora dalla lampada '' (Fiorenza NighJ:ingal~ ) -Un volume di pag. 56 con 18 figure ...... .. ......... . ... .. .... .. . . » ' i A. C.ASARINI. - La fatica nella vìta Inilitlll'9. Memoria premiata a l concorso Riberi, 1905. Un volume d i pagine 330 con 65 figure. - Roma, 1908 » 12A. CASARINT. - Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria pre· miata al concorso Riberi, 1906. - Un volume di pa.gine 402 con , tavole grafiche e statistiche - Roma, 1908 ............... . ..... . li 18 Per Leonardo da Vinci nel IV Centenario della sua morte. - Un volume di pagine l 00 con 37 figure...................................••.. • 8Per Giovanni Maria Lancisi nel n Centenario della sua morte. - Un volume d i pagine l 06 con 28 figure .. . . .. . .... .... ....... .. ..•.... .. .. • 8m Conferenza interalleata per l'assistenza agli invalidi di guerra. Romn, 19Hl - R elazioni ufficiali e comunicazioni. - Un volume di pagine 96 6I Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Bru xelles, 1921) . Relazioni t•ffioiali del Corpo sanitario militare italiano . .. .... .. . n 6D Congresso internazionale di medicina e farmacia Inilitare. (Roma, 1923) Atti del Congre.'òSo, vol. I. - Relazioni u ffici11 li. - Un volwne di pagine 416 con tre tavole . . ........... . .... ... .. .......... . ...• • 35D Congresso internazionale di medi.c ina e farmacia militare. (Roma, 1923). Atti del Congresso, vol. II. - Lavori del Congre:>So e comunicazioni. - Un volume di pagine 600 con 33 tavole e 19 incisioni .. • 60 m Congresso internazionale di medicina e farmacia Inilitare. (Parigi 1925). Lavori del Con~;,Tes:so e comunicazioni. - Un volume di pagine 88. • 7-
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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE :
ROM ..\ - )linistero della Guerra, l 'la XX Settembre - ROMA CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. 1. Il C"rioNwlr eli mcdidt~a tui/Uon Rl pubblica Il primo giorno di cla5()un mese, in fasc.lcolo di strunpa almenb.
~tro fogli
2. L'abbonamento è annuo e decorre dal 1• gennaio. s. D prezzo dell'abbomunento è: L . 82-
Per l'Italia e Colonie. Per l'Estero. . . . . . . .
Il supplemento contell(mte i Ruolì d (
a n.:ianila dd corpc sa>tilario 111ililare
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~ in I talia. 1 all'J:.:.:.<tea·o ( In lta:Ja. .
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costa : 1 a ll'Estero . 18 4. Per ~TI nfflclall medlcl o cùfmlcl farmacl.;tl rlcl n. E~ercfto (In ~ervWo attl~o. In posizione ansfllatia, di complemento. della rfl;ern1 cd a riposo) Il p rezzo dell'ab bonamento è ridotto a L. U anlici11a/e ed Il prezzo del $liJlJl~cruento è 'h!otto a LI• o Il per l soli abbonati . - Xon si trasmct· t ono rice.-ute per g li "bbonnm<'nti pors"m•li. (). Xon Al nccettono teolnml trl\1'cor."l ta enta giorni dali n Rpedlzlone <lei Gloa·nale, che si ef· fettna regolarmente a l pri mo di ogni mu:oe. 'fa~corto tale tern.lnc. l !a:ocfcoll rlobiestl Yengon,o spedltl, ~e dl• pouiblll. Folo a pngt1wonto. 6. I • ignori abhountl rnllltarl In erretti\'ltà di f'en izlo pagheranno l'impoa to dell'abbollAI!lento per mezzo del rl<pcttld coauandl di corpo e cJ irczlonJ. 7 . Per l soli u!ficinll medici (dell' E~er'Cito e rlella ~larlnn) , In qualunque po~Wone si trovino è ammll(!$0 un A H HO:--! Allt I>K' I'O CUlli UJ.AT l\' O al Gior>~ale di medicina m ilitare ed agli Annali eH medìeìna 11at·a/e e co1oniale al prezt.o t!l L . 45 annue. 8. A l llhral ~1 fa lo roonto tlel 10 per cento. ma wltanto per gli abbonamenti delle persone e degli enti nou mi litari. · ·
NORUE PER LE PUBBLICAZIONI. l. I la,.oa·l originali , le noto, le riviste - dattllogm!atl o scritti a mano - devono occupare nu solo lato •lei fog lio, e.<>er e nel te, to delinitb·o ed a cc.·matnrneote corretti e rh·edntl dagl i autori. SI fa spcclulo rnccowanclazlone che quelli Fcr lttl n mano >lano ben leggibili. per modo di evitare ogni dnbblo di luterpa·etazlono. I n caso contmrio, la lllrezlono· si ,·eùrcbbe costretta a sospeuderne la pubbUcnzlone. I lavori brC\1 Sllrt\nuo IH'C· !C'ritl: • 2. Per !liSiros izionc etei Co.n.-ig l!n nazionale <tollo ricerche, l'Autore dt'Ve unire al lavoro un breve nutvt·itlSsUlltO (non più tlì H rig h e ). 8. l"ah ·o ca.~! eocezlon al lsslml . In correzione tlelle bozze sarà fatta dalla rodazlone onzlohè dagli Autori, per non vlncolat·e U I:I\"Ot' O tlpograllco agli lnevitaWII r-11 ardi pestai!. 4. Le sJ)<''O per lo tavolo Jltograalcho. rotogo·aOohe~ eco., ohe neoomptlgoas•<lro le memorie sono a CI>J:ìeo <lt·i,:li .Aulvti. Le biblì t•!:Ta(ic !rUigh•J • i pubb li<:lluo colo u cgll c~trattl. b. Gll B!'trnttl sono ù l due tipi: - 1'1po .J) senza copertina e colla lmpa~lnatura e numera· zlone del fa.•clcolo. - Tipo B) con copeo·tina stamptlta, rrontc<>I>Izlo, Impaginatura e numere.zlone speciale. :-:=--: 6. A~ll Autori saranno concossl gr·atuitamonl<' 25 estratU. tipo 4. - r,a ricblest~ dJ estratti In più o QUella di estrai ti i,ì po B ~·"·a uno ,. en rico clot;U Autori ,tc~sl. 7. 11 prezzo degli estratti, per gll .Autori dolio memol'ie che il rlohletlatio, è ~lato dalla. seguente tar.ltlt~ :
PREZZO DI CIASCUN FOGLIO DI STAMPA. TIPI DI E STRATTI
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Gli estrotu mirtori rli mt foJlio si contano come fOillio in tero 1Jer le ordi nazumi d( 100 utrat"
o meno.
Per qutlU r.hc SIII>Crano un to~lio. u lrn--ioni irt viù, che non s11perano i l mceeo foolw, fi con·
tano com~ '11Uià. ]Jurcl•~ per6 l 'ordiMdona ttO il ~-iu i n/cri<>re a 50 copie.
S . l mano!'C'rlttl non si roscltul~cono. - I la-·oa·l bre,·i avranno la preoeùenza.
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ISTITUTO POLlORAFI CO DELLO STATO -
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MEDICINA MILITARE
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RUOLI D'ANZIANITA DEL
CORPO SANITARIO MILITARE . (UFFICIALI MEDICI ED UFFICIALI CHIMICI-FARMACISTI IN SERVIZIO PERMANENTE EFFmJVO)
AL l o GENNAIO 1929 • VII DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MtmSTEBO DELLA GuEBBA
ROMA
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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINlSTERO DELLA GUERRA (DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MU.ITARE)
Giornale di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Eterdto e della Regia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907.
TELEFONI: 43-283 R. T. - 21-90 R. M.
PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -
Via XX Settembre - Ministero della Guerra -
ROMA
COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELI.A GUERRA Dl.BEZlONE GENERALE DI !'IANITÀ .MlLITABE
I - F. TESTI. - Storia retrospettiva dell'igiene nell'Esercito italiano. Un volume di pagine 112 ..................... . . . ...... . L. II - Rioerchè· biologiche degll Uffici psico-ftsiolOJici di aviazione militare. . . - Un volume di pagg. 236 con 46 figure e 2 tavole ..... . n ·"' hl ':- E. SA!'TOBO.- Ferite addominali di guerra - Prefazione del profes. · 11ore N. GLANNETTASJO, - Un volume di p agg. 400 con 38 figure » IV - A~\LusTio - A. BustNco. - I • gas di guerra». Impiego ed el!ettt - Provvedimenti e cura. - Un volume di pagg. 104 con 3 taYole microgrofiche a colori ........................... . • V - A. LusTio. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-918). -Un volume di pagine 32 con 21 figure .......... .. .................... . • VI - F . CACCIA. - Trattamento e ~gombero dfl fratturati degU arti in guerra. - Prefazio1~e del prof. R. D A LLA VEDOVA. - Un volume di pagine 108 .. .... ..... . .........•....... .. .... .. ~ VII - S . SALI NARI. - Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite osteo-arlicolari in 1° e 20 tempo. - Prefazione d el prof. R. ALESSANDBI. - Un volume di pagg. 100 .. . ..... . » VIII - A. CA!'IABINI.- La medicina militare nell'antica Roma.- Un volume di pagine 28 con 5 figure ............................... . • IX - A. CASARINI. - La celebrazione del medici caduti in guerra. -Un volume di p agine 92 con 16 figure . ........ .... ......... . • X - N . R oDJNÒ . - La profilassi delle malatUe infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pagg. 44 ......... . t XI - A. CASABtNr. - La reelta dci piloti per la navigazione aerea.- Un · Yolume tli pagg. 232 con 97 figure ...... .. . .... . ...... .. . • XII - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordinamento dell'EsercUo e la guerra. - Un volume di pagine 36. t XIII - S. S.\LINARr. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un Yolllme di pagg. 25 .......... . .... .. . ....... . • CSegw 3• p-rgintJ
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àdlll coperliMI
SUPPLEMENTO AL FASCICOLO 1·11 del GIORNALE DI MEDICINA MILITARE -
(ANNO LXXVD) 1929 -
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RUOLI D' ANZIANITÀ DEL
CORPO SANITARIO MILITARE a.1
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gen.r~.a.l.o
19SI9 (VII)
AVVERTENZA l cortesi abbonati, che riscontrassero nel presenti ruoli qualche errore od omissione per le Indicazioni che loro riguardano, sono vivamente pregati dl darne sollecita comunicazione alla Direzione del Ol ornsle di medicina mllitare • Ministero della Guerra • Roma • valendosi deU'apposlto modulo che trovasl a pag. 3.
ROMA StABILIMENTO PoucRArtco
PER L'AMM INISTRAZIONE DELLO STATO
1929 - AN:o:o \'Il
(27) • Roma, 1929 · Anno VII -
S t.abil hn ento P o lig r a ftco Amm. Stato.
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AGGIUNTE E VARIANTI
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al RuoU di anzianità degO UlftclaU medici e degli umclall chimici fannac:Jst~..-J ~ · ~ ·' ' In servizio pennanente effettivo ,...,.. /~~ ·:~ fr.c.~~~
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Grado ............................................................................................... ..... ............ .............................. . Casato e N ome ..............................................................................................................................._. Data di na.scita. .................................................................................................. ...:............................
Luogo d i na.sci ta. .............................................................................................................................. Stato civile ..........................................-.............................................................................................. Titoli accademici .........................................................................................................................-·Decorazioni e ricompense ............................................................................................................
Campagne ............................................................................................................................................ . ...... .............................................. ................ ............................. ...................................... ................................. ;
Anzianità. .-..............-...............................................................................................................-.......................... ..............................................................................................................................................
P osizione ..............................................................................................................................................
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L 'UFFICIALE
SI prega staccare e spedire d' ufficio AL PIÙ PRESTO Il presente modello, colle aggiunte e varianti, alla Direzione del GIORNALE DI MEDICINA MILITARE - Roma.
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SPIEWIIIE DEl SEGII IIDICIITI LE DECDRAZIDII ELE lBBREYilliDII MM.
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ì\l c tll.'lrll"- mn.urlz.la.na.. Cavaliere del SS. .Maurlslo o Lazzaro . Id. della Oorooa d • IUilla. Id. coloo..lale della Stella d 'lt&lla .
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davanti al eea-nt delle doooraslonl sopre. lndlcate
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lo~:d~rouC:·olale.
•• v ... Oommoodatoro. Uftlclale . u Medaglia d 'oro pel benemeriti della salute pubblica . Id. pel benemeriti del terr.moto 1908 • Medo~rlia d 'argento al valor mUltare. Id. al valor ch ilo. o Id. pel ~Demeriti delle. aa.lut~ pu bbllca. ~ Id. poi beuem.,rid del terrtmoto del 11108 • Medaglia di bron zo al valor w.Uitare. Id. al Yalor civile. Id. pei benemeriti dello sal11te pubhllca. ~ Id. poi be nemeriti del terremoto del 1908. Crooc al m er ito di guerra . ® Medaglia commemorativa per le campa~rne d'Africa (l). Q Id. per la campagna della Cina ( l). Id. per la campagna della Libia ( 1). ~ Id. per la campagna lt&Jo..e.ustrl&oa 1916·18 ( 1). ~ 6'~ Id . lnterallcsta d oUa VIttoria. (.il) Id. dell 'Unità d'Itallo. l!l Id . pel benemerltJ del terremoto del 1008. Crooe d'oro oon corona per anzfanltA d i servlslo Id. per :ualanltA di aervisio. ~ P romozione per m erito di guerra. .A-lt. in/...-. AsoeLt••tlva per lntermltA . Asp>~ttatl?a per motivi speciali. 4 •J*t. mot. r. q. fuori quadro IX6p. Min. A d isposizione del M.lni ..toru. com. comandato. L . O. LI boro d ocente u ni versi tarlo. u s. mtl. w..'<d, t ento mlllturo. Olr. ucntr. san. mll. D irm lone centrale di snol tà millt.ere. I sp. AD. mll. Iapot.tore di Hanlt.à mllltaro. Dir. capo dlvla. lno. Dl rcttoro capo divisione lnoarloato. Capo .._,,., l no. Capo sezione Incaricato. Con.;lgl. l no. Comlltllcr c Incaricato. Ooll. mcd. leg. Colle do m ed leo legale. Dlr. San. DI'OIIiooe d i saniiA. Dir. san. Dl <;'lttore di Pani U.. oap. ospedale mUltato prìnolpalo o secondario. Dir. os p. Direttore dcll 'ospedale rnllltl.re principale " seooodnr lo. lnf. Infermeria p resld larla. Scz. dlsl nf. Seziono d i dlelnf 'Y.iooc di oorpo <l 'armata. Centro e.otom. COntro o.utomobi tlsLico. o. a. corpo d'armata. So. di oppl. lliln mll. !:looula di appUcuzlooe dl aanitA miUturc. I n•. llt. 1° ~rro<l o In<Otnllnto ti tola re di 10 grado. lua. t it. ~"' g ·o lo I o,olfnl\nto t •tolaro di ZO g rado. bt. ohlm. tnrm . rnll. I stituto chl.mloo ro.rmaooutloo mUltare. Centro cb:m . m i l. Contro obimloo mtll t a.re. a. ammoellato.
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li) I numeri ru:;,ouonll ln<lkaoo le cntnl>l~e.
CENNI STORICI SUL CORPO SANITARIO MUJTARE Primo. del 1831 non e>~isteva un vero Corpo sanitario uell'Esercit o: v eran o dei sanitari. degli ospedali reggimentali, senza. unità di inelirizzo. Re Carlo Alberto, con H. Y. del24 dicembre 1831, iniziò il riordinamento del servizio sanitario con lo. creazio ne degli ospedali militari divisionali, in sostituzione d i q uelli reggirnontali. Con successivo R. V. del 22 dicembre 1832 istitui il Consiglio sup eriore di sanità militare, cui venne affidata l'alta dire· zione del servizio, e con altro R. V. del 4 giugno 1833 emflnò tutt.e le n orme ordinative e regolamentari relative al personale ed al servizio s anitario m.ilii· tsre, con assimilazione ai graeli militari. Con R. V. del o settem bre 1843 furono apportati nuovi radicali ordin.amenti, rendendo obbligatoria la doppia laurea in medicina ed in chirurgia per l'amm iss!one ne~ Corp?•. e con R. ~· 30 o.tt.obr.e. l~ si. fu.se~ .le due~~~ ~orie di mechci e chirurg hi m quella. di med1c1 m•lita.n, d18tmt1 m medJCJ di divisione, di reggimento e eli battaglione. Con R. D. del 13 ottobre 1851 furono soppresse le infermerie reggimentali e di p residio e sostituite d agli ospedali succursali, che funzionarono alla dipendenza di quelli divisionali. Con R. D . del 10 ottobre 1865 fu stabilita una nuova gerarchia, con l'ass im ilazione ai gradi militari e fu creato il grado di modico a)Lgiunto. · Con legge del 28 giugno 1865 avvenne la. fusione del Corpo sanitario dell'Esercito Sardo con q uelli delle altre provinrie. Con legge del 30 settembre 1873 fu conferito il grado effettivo agli uffi. ciali del Corpo sanitario militare, ed il Consiglio superiore di sanità. fu sosti · tuito dal Comitato di sanità militare, che col 1° n ovembre 1887 assunse la denominazione di Is~ttorato di sanità m ilitare. Con la stessa legge furono istituite 16 Direzioni di sanità militare ed altrettante compagnie di sanità, una J)flr ogni Divisione. Con legge del 22 marzo 1877 le Direzioni di sanità militare e )e . compagnie di sani tà furono portate a 20. e con legge del 22 giugno 1882 r~dotte a 12, una per Corpo d'armata.. Nel 1923, con l'abolizione di 3 Corpi d'armata e la. creazione di un nuovo Corpo a. Trieste, le Direzioni di sunità e dipendenti compagnie furono ridotte a. 10. Nel 1926, col nuovo ordinamento dell'Esercito, fu riprist inata la. D irez:ione di s~tà di Alessandria, con relativa. com pagnia di sanità, e fu istituito u.n ufficio di sanità. a Cagliari con la 12& com pagnia di sanità. Con R. D. del 20 aprile 1920 l'Ispettorato di Panità fu soppre~so e sostituito dalla. Dire-.tione centrale di sanità militare, che già funz•on a.va fin da.! 1917 come Direzione generale del Ministero della guerra. Con R. D. n. 1203 del 6 luglio 1925, furono istituiti 3 l!~pE>ttorati eli sanità m ilitare, con sede a Milano, Firenze e Napoli, diretti da m aggiori generali m edici. Con R . D. n. 1821 del 14 ottobre 1926, vennero piÌl particolarment-e deter minate le attribuzioni dei maggiori g enerali medici 1spettori e fissati i Corpi d'armata e i Comandi militari ùi loro giurisdizione. Con R. D. n. 1925 del 4 novembre 1926, il numero d~li stabilimenti sa.nitari fu fissato come segue: 11 ospedali militari principah, 16 ospedali militari secondari ed 8 infermerie preaidiarie. Con R. D . n . 1539 del 5 agosto 1927 il numero delle direzioni di sanità !Uil ita.re. e quello delle compagnie di sanità. venne riapettivBmente stabilito m l 2 e m 13. Fu pertanto costit uita in Udine l' ll• compo.gnia di sanità e quelle della Sicilia e della Sardegn'\ presero la. n umerazione di 12& e 13"'. Con R. D. n. 327 del 23 febbraio 1928 la Direzione centrale di sanità militare 881JU!l8e la denominazione di Direzione generale di sanità militare. Con .cJ.re?la.re n .. 494 del 19 luglio 1928 fu soppre:<So l'ospedale militare seoondano di Venmaa. Con aircolare n. 719 del 10 novembre 1928 l'infermeria presidiaria di Livor no fu trasformata in ospedale m ilitare l'econdario.
RICOMPENSE AL CORPO SANITARIO MIIJTARE. MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALOR MILITARE c Per :gli importa.ntl servizi resi nella. oa.mpagba. di guerra. In Libia. 1911·12, ove l'estremo pericolo non fn limite nella. grande, umana opera pietosa •·- R. D. 19 oennaio 1913.
f.
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II.
-MEDAGLI A D'ARGEN'l'O AL VALOR 1\liLITARE per la. cumpagna di guerra 1915-18. • lnata.ncablle, modesto, sereno, confortando di cure e di amore t sanguinanti fratelli negli s tessi rimentl della buttagli&. o sotto le implacabili lontane offese ncmlohe, detto costante, mirabile eaemplo di ardore di valore, di sprezzo del pericolo o di d~vozlone al dovere {1915·18) •. R . D. 6 (IÌU(TIUJ 1920.
e
III. -
MEDAGLIA D'ORO per l 'opera data nell'or.ca.olono del 'terr emoto del 28 di• cembro In Calabria e Sldlla.. - R . D. 27 m4(1uÌO 1911.
IV. -
MEDAGLIA D'ORO a.l merito della salute pubblica. -
R. D. 15 marzo 1922.
ORGANICO DEGLI UFFICIALI MEDICI E. CIDMICI-FARMACISTI IN S. P. E. ( Leuoe 11 marzo 1026, n. 39u).
r. - UFFICIALI MEDICI .4) ART.
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UFFICIALI MEDICI.
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. TE NE NTE GENERALE MEDICO I N P. A. a F o n t a n e Il a (Be rgiUilO)
7.11.59 ~ Calegarl (}lo. B attista, M M. U t\, O ® " '"• C ,........, <P •u.,•,
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Direttore geo. slllli tà mU. M.iq. Guerre..
1. 1.2fl 23.11.86
TENE NTE GENERALE MEDICO.
a Modena . .••.. 31. 1.67 9 Rlve. Umberto, •• C -!>.® '"'" · <!j, ® .,,.,,, @), @.
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Di8J~. .lllin. Guerra.
16.11.28 12. 6.90
(Direzione geo. sanità mJI.) .
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Bassano ee.n u)
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22.12.28 1. 7.95
1
COLONNELLI MEDICI DIRETTORI DI SANITÀ DI CORPO D'A.RMA.TA..
dal D. l aJ D. 2. a S. Donato (Na. poU>
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Costanzo, •· U +. (), Dir. san . Bnrl.
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so. 9.23 l. 7.9 l 13. 6.26
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O.t.lSATO le NOME POSIZIONE
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Sl . 3.24 l . 7.95 13. 6.20
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dal n. 3 al n. 12.
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Ventimiglia 18.12.07 SantlnJ Federil:o, • • U <!>. ® '"' " • 19 ........... ~. @. e. (Palermo)
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Id. Jdllano.
30. 0.24 28. 1.9~ 18. 6.26
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Id. Palermo.
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Id. Alessandria. 30. 0.24 u. o. 1.10.26
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Id. Verona.
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Id. Trieste.
17.12.25 l. 5.97
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COLONNELLI MEDICI DIRETTORl DI OSPEDALE Mll, ITARE PRINCIPALE .
dal n. l al n. 2. a
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16. 4.70 '<Il Caccia FUivpo, • .~•• • l!l.c!) •n·n, ~, ............ ~. ~,!'. EB. L. D. lo trau·
Dir. osp. BolognL
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13. 2,27 4. 7.97
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16. 3.27 1. 9,05
Dir. Osp. R oma.
l. 9.27 22. 8.0:1
Id. Id.
Bari.
6.11.21 4. 7.97
Id. Id.
Torino.
14. 2.28 4. 7.97
AS/I~tt. in/er.
l. 6.28 4. 7.117
Dir. Osp. Firenze.
l. 6. 28 18. 9.99
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TENENTI COLON1\ELLI MEDICI.
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ANZIANITÀ:
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CASATO E NOME
LUOGO
POSIZIONE
di
lll NASOITA.
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DECORAZIONI E CAMPAGNE
di
di
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Id. Milano (lspctt. san. mll.).
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C n p o Uft. Sanità Sardegna .
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o Torre Pelli o e
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22. 9.18 18. 9.99
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2. 6.74 Ferretti .4rrigo, eli'.
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Qsp. Udine.
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22. 9.18 18. 9.99
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a Brescia.....•• 17.11.74 Forelltl 41berlo. •· .V. tU•I'f•U,
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ANZIANI T A.
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CASATO E NOME d1
DI NASCITA
POSIZIONE di
DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita
di
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Disp. Min,
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a Lugo (Ilavonnal 7. 7.71} Casagrantll Olauco••• +.O.Q, 4). ~ . Oap. Roma. ~ " ', (ib, rG, L. D. In ocull stlca nella R. U . d1 Padova (1).
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Alessandria .... 14.10.73 l\!argara Cesare. • · t!>. ~ . ~ .........,
2Ul.18 1.9.900
Itl. Alessundrla.
24.11.18 1.0.900
Id. Roma.
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Ceaalbor d l n o {Cblotl)
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3. 1.74 Plazr.a Beniamino. • · t!>. Q, I!J, 4). ~ "'• @), @,
Dlr. San. Palermo.
Sl . 3.23 1.9,UOO
13.11.7~
Osp. Catanzaro.
31. 3.23 1.9.900
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Id. Roma.
31. 3.23 8.10.01
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Id. Roma.
31. 3.'.!3 8.10.01
Dir. San. Milano .
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In otorlnolari.Dgola· trta nella R. u. di Roma.
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DECORAZIONI E O.AJ4PAG NE nuoit&
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dal n. 38 al n . 52. 11 T riggiano (Bari ) 20. o. 77 S urdi Domtnico, • · + .O.O ,(!l.lf), >J<.
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AIN!Isl (Perugia) 27.10.77 Modestlnl P oolo, • • ti-· I!J,<I) '"·".+• Min . 1r 'er r a, Capo 80· 30. 0.23 ~~. 8.04 ~.
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&'one lnc.
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O" t t o lo n g o 12. 9.77 Soocbl F ran«8CO, <§>, <1),@ , ............ CBresclf\) @, @, +-
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Amat rice q ui\ a )
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30. 0.23 22. 8 .04
S. 4. 70 De Bernrdlnls L ui(li, • · U <§>.o. O. I d. nom a (com. I st. 30. !l.23 22. 8.04 (!], <!;\, ~. 19 • u·tt·u · u, @, @. • · •!•. cou~r·. s t.ntieetca).
a Torino .· . ..... 24. S.7!l Orosso Jlilloril), ~'· O. !IJ. ftl ""''· ~ ltU • It .. l':'·ta , ~. @. •
•
0 8('. Bl'\l8cla
Id. Udlno.
30. 0,23 22, 8.0.
Id. Pale rmo.
30. 9.:!3 22. 8.\H
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Lercara Friddi 15.10. 77 Giordano G i 11~ppe, t§> , O. Jl:. <D. (Palermo} 19 ,,......., (0, (lÌ), + .L. D . lu cUnlca oculi~tlca nolln Tt. U . di Pulcrmo.
14
(Segue) Tli:NENT1 COLONNELLI MI':DI OI
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- LUOGO
.s
DI NASCITA
~
cn
ANZIANITÀ
DATA
CASATO E NOME POSIZIONE
dJ
nai!Olta.
di
DECORAZIONI E CAMPAGNE
di
grado servizio
dal n. 53 al n. 66. a
a
Be.rbanll\ rlno)
(To· 24. 6. 77 Oaiottlno Carlt>, c§!, ~ "t-J', 6§ ....... f lT·U, •
•
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Onotdo,
Nola (Napoli) 16. 6.78 Rlnaldl
~ ltll•lf•IT· ll1 @), @, •
•
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Oep. Tori no.
30. 9.23 22. 8.0i
lo.t. CavaTirrenl.
so. 9.23 22. 8.0~
11
Soave (Verona)
9.10. 76 Pomlnl Guuw, tf:, ~. [], 6§ ............. @, @, +-
Osp. Verona.
31. 3.24 28. 4.0:1
a
Vazzano (Ca· tnnzaro)
4.11.77 Conciatore Do~nico, c§!, ID'"""• ~ ......, ..,_"· (2), @,
Id. Livorno,
31. 8.24 27 . 7.04
(Pa· 13. 2.77 Delogu Gino, •· O. @ , ~ "'"", ~ ,...,•., .,., @, @,
Id. Roma.
3 1. 3.24 19. 8.05
6. 6.79 S1mula Ubaldo, c§!, ID ' "·", ® .,,.,.. .,,.,•• @, @, L. D . in mooio. operutorlo. nelln R. U. di Sassari.
Iut. Slulsa.rl.
31. 3.24 19. 8.05
(Ma· 31. 7.79 L appoo.l Guido, • · t§l, ~. ~ ........., @, @, • •
Osp. Roma.
31. 3.24 I. 9.t 5
o Conselve dova) a
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SassarL.. ..... .
a Pol,len:ta corata)
+·
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+·
a Polla (Salerno l 27.11.79 C n r o l o
Scwerio, •· <jìo,
ID •u-n,
l
l I d. Napoli.
o. >§o, • • c CapUA. . . . . . . . 18.10.77 Flerro Michele, <jio, @, + ...... ... . Int. Bolza.nc. ~
a
30. 6.2, l. '9,CS
Palermo ...... 22.lll .80 Fiorenza lo•I4Zio, <jìo, O. [!], ~ .,,.,., .n .,, .....,.,. r.. u~
Osp. Trieste.
30. 6.24 21. 3.C6
*•cj!>, ~""·"·",
I d. Novara .
30. 6.24 6. -4.06
Id. Milano.
31.12.24 6. ' 4.06
Id . Messlne.
31.12.24 6. 4.06
Id. Roma.
31.12.24 l. 9.06
' W • ~~
\i5f
a
30. 6.24 1:1. , 1.08
......., .••• @, @,
Roma • . ...... 11. 6.79 Monguzzl Umberto,
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~- ·
·~ ~ IU•I t •U•I•, @, @, • • ~'
+•
~.
a
Salò (Brescia) .
8.10.79 L a u dr l a n l Roberto, cj!>, ®. ~ •u·lf•H•ll, @, @. ..§..
v
Nizza S l ollia (McaslnA)
9.10. 79 BrigugUo Santi, <jio.O, ~. ~ ......., ..., (0, @,
a
Parma .••. ,.. . . 30. 6.79 Casella Dmd<!, tjp. O. ®, ~ .,, .....,..., <1)•11-lt•u-u-u_, .~~. ~ uu-u: .. n-u, @, @, L. D. in patologia clùrur· gica prt•so la R. U. <li Pndo,· a.
+·
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r (*) In valido di guerra.
( Seuue) TE:SE.VTI COLOSNELLI MEDICI
LUOGO
ANZIANITÀ
DATA
CASATO E NOME POSIZIONE
di
DI NASCITA
oasotta
16
dJ
DECORAZIONI E CAMPAG:>IE
dJ
grado aervfzio
dal n. 67 al n . 80•. c
MezzoJuso (Pa· 16. 6.79 C r l s c l o n e O a e t a t~ o, ~. 4) ' """, !er mo) ® ,,..,..,.,•• @ , @, ~-
Osp. Roma.
a
Pizzo (C& t a n· 26. 7.79 Accorlntl Vince11.eo, ~. O. ITJ, <P. zaro) ~ .,.....,.u, ®, @, ®.
Disp. M i tt.. AerOMUtica 31.1 2.24 19. 7.00
+.
31.12.U l. 9.06
+. a Catania . ..... 25. 8.80 OlarrussoOuualào, * ·*·<tl"'"",e'"' Oap. B ologna.
31.12.2! 5. 3.07
•n·n-u, ®.@. + ,L. D. ln clin. ncn-
ropslohiatrla nelle. R. U. di Bologna. 0ampob888o . . 21. 2.80 Collttl Silvio, =fto,<P,® "'·"·"·u, @,@,+
Id . NapoJJ.
Sl. 3.25 29. 3,07
Dir. San. Vei'Qna.
Sl. 3.25 20. 8.07
~.
Id. Id.
Napoli.
30. 6.25 20. 8.07
o Caprarola (Ro· 16.11.80 Fabrl zt Nicola, • · U t§>, O. <P "'• ma) ® ,,..,.., .u, @. @, •}o, ~.
Id. ld.
Roma.
30. 6.25 20. 8.07
n S. calogero <C&· 16. 8.81 Rombolà .A.•!lonio, t§>, O. 0), ® " '·", tanza.ro) @ , @,
IXsp. M\n. Finanu.
30. 6.?5 20. 8.07
Id.
so. 6. ~5 20. 8.07
a
a Gargnano <Bre· 7. 1.81 Bertelll Enrico, <!•. O. O. O) , ...., scia.) @ . ............ @, @. (!].
+.• . *·
a Napoli...... ..
8. 9.8~ dc Poroolllnls Carlo, tjp, 4) , , . ,., ~ .,
•. ,••,•.,
~.
@, • •• +.
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a Palormo
J8. UO D'.A.ilfià Oiuseppt, • •:i>. (!], 5, 9 '"" IH•l1•1t
~:'?,
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' W • ~'
+' ,.,_
tll•li•U ~ot;;~ ~
id
Id.
..L ~r ·
a
Su.ea <Torino>. . 18. 3.83 Oatti Dwnl{ri, • · tJP, <D. ® ,..,•., .u, @, @, • • ~ -
Os p. Torino.
31.12.25 20. 8.07
8
Mout.etorte (A- 27.12.81 Forino Salvatore, t§>, <P "''" 'VeDI no) ® .,..,..,.,•. @, @.
Id. Napoli.
31.12.25 22.12.07
c Roma .. ...... 1 7.11.8~ IngravalloAl/redo, • · U <ft., o.o. O. ~. <f) tlh1t•IJ •U, ~ 8 J,. .. I &•U•U (YJ, @, 1
Comando Corpo S. M.
Sl.S.26 7. 7.10
8
Osp. Torino.
6. 5.26 ~o. s.o1
Se. dl appl. san. mll. (!ns. tlt.).
5. 6.2610. 9.0;
+.+.
Torino.·· ..... 25. 3.82 Masserano Giulio, '*'· O. ®. O) • .,..... ® .,........... @, @, ,• • ~l
a
~orona • · · · ·..
4. 4.83 Pellegrini :Francesco, +.<9 "!"' ®'"· ~ . @, ctl, o{<.
....,.,. +'.
16
Q)
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C:·
ANZIANITÀ
DATA
CASATO E .NOME
LUOGO
POSIZIONE
dJ
DI XASCITA
:n
na.wita
d1
DECORAZIOX( E (.'A.JIIPAG :\E
d1
dal n. 81 al n. 93. a. 'l'eol.la (Cuneo) 15.10.8~ Perrler Slc/ono, •· tlt•U t
~ tU•It•U•U•
+. d\ , O, 4;'"''", Scuola di guerra.. @, @, +'•
a
llfontolto Mar· 19.12.81 Condldori Enrico, <!:. ~ . @ '"'"'"'", che (Asooll P.) @), @.
o
Rieti
11. 6.79 Turllll .J:nlonw, cjto, O. Q , 4) ....... ~ ........ .., .... _ @. @.
c Cortona (Arezzo ) 15 3.81 Bruni N;cola,
~.
Q. 4) ,.. . .,.......
+', @ '"'"'"'", @, (Q), L. D, In
Osp. ltoma.
Il. 6.26 16. 8.08
5. 6.26 28.11.07
Id.
21 6.26 80.11.07
Dir. San. Bologna.
l . 1.27 10.12.07
Id.
Igiene R. U. dJ Oeno\'a.
c Moliterno (Potou?.a)
c
7.11.85 Oermiuo
Lll/redo,
*-· C, 4) .,....... , Osp. Xnpoll.
9 ..,.... @, (lp, *· L. D. In patol.
spM. modica. nella. R. u. di l'a· poli.
C..~tllorl. • . . . • .
+·
Se. Ran. mll. (ID5. tlt. tU !l'rado).
1. e.21 16. s.oa
Osp. ilari.
6. 11.27 28.11.07
Id.
M.ilaoo.
13.12.27 16. 8.08
Id..
Po.1lov{l..
13.12.27 16. ~.08
Id.
l'alormCJ.
13.12.27 29. 7.06
Id. Torino.
13.12.27 10. 8.09
+. Dir. San. Roma.
13.12.27 16. 8,08
l L 5.82 Rom by Paolo 4)"•-u, @ .,......,.,., @, @, • • di. d\.
a Venosa(Potou7.a) H. 1.80 Lova.gllo Rocco, <!'· CD.,, ............,
19 l li•lf•l1'·1t, '@. @ .
c
16. 3.27 7, 7.10
+.
Spezia . . . . . . . . 29. 6.81 Camoriano Pietro, @ , L. D. ln pa· tolo~:"la chirurgica nella R. U . di Oeoon~.
a
tiorrast ro tta 16. 7.80 S lnglltlcoOiuscm>e,e, 'Ì!J, ~ ..........,. , CCat.anzaro) @, (ij), +.Q).~ .
a
Pnlormo ..•.•. 2~.12.78 Snlcrn .Aiesscmdro,
+. ~ ........,, @,
@.
e'"·
v
Villa!ra.nca (A· 26. 8.82 Os-gcro Cesare, T· O. 1!), Q), lo.<sandria l
a
B-oma... . . . . . . 15. 1.82 Bat.t.ist.inl C!cm&illo, • · ~ • .t;, !l;\, @. @.
a
A \'B?.Zft no
qui! o.)
(A- ·29. 3.8~ Do Bornardinil! Viruil&w, •· oft>, ~. QSI,
o. ITJ. Q) ....... ......• d\.
Osp. Roma.
13.12.27 8,16.08
, (Segue) TJtnNTi OOX.ONN&LLI & :>U.OO lORJ llltDI<'I
1T
DATA. LUOGO
CASATO E NOME di
POSIZlONEI DECORAZ10~1
DI NASCITA
E CAMPAGNE
oe.solta
d1
d1
~ado
servillo
dal n . 94 al n. 103. a Cagliari. . • . . . . 16. 7.U Cretlpellanl Carlo, ~. O. 4>, ~ ~ "'' .,, .. ., . .. , (g. @, . .
Osp. Firenze.
13.12.27 16. 8.08
a Y ontesarchlo 9. 6.82 Iapoce Antonio, eH>.~. O.@, •. l!), .g l l t• U •If•U t ®, @ (Benevento)
Id.
10. 1.18 IO. 9.09
o Sambuca Zabut 23. 7.81 Gi accio JI'Uo, f•, {!), ~ , ,. ...,ou.u, (AI!"'Igonto) ~ ........, ..., ~. @,
Id. Padavt.,
l. 6.28 16. 8.08
Id. Rom&.
12. 6.28 16. 8.08
Id. Bolosna.
26. 7.28 16. 8.08
Inl. Pa rma.
7. 9.28 16. 8.08
+·
a
Palombara Sa· 21. 6.81 For ti lflifl(), c!,, O. bina (Uoma) @,@ (' ).
~. ~. ~
o Snntnoroco Cn· 13. ol.83 Ma.ng~tnaro Carmelo, morlna (Sira • ~ .,,........., @!, (W,
"',
+. @, . .. ..., +'• 'Ì'· ~
Bologoa.
oueal o Derooto (Parma.) 20. 7.81 VlsoonU O i u • t p v t. Q) • U·U•U·U.
~.
~ tJ.I•H-11·11,
5. O.
@, @, +•
o Cnrbonart. Sori· 2i. 2.83 Carbono Vincmzo,e, ~. @, ~. ~ .... Dir. San. Aloss aodrla. 15. 9.28 21. 6.08 via (Alosa.)
.... @!.@
+.
a
Vltt.orla (Sira • 29. 4.83 Pa:nagla .dntoniM, O. O, +. ~. ~ . . ..... .. u .. u, @), @ .. cu.sa)
a
Moorcalo lormo)
a Savona
1Pa.· 26. 7.81 D'Accnrdo Salvatore,
'*'· ••
1!],
O) . ....... @ ............. @. @ .
...... 17.12.81 Ciarlo Sil~io, '~'• (61 , ~.@ '""" @1,@·
Os p. Novara.
5.10.28 16. 8.08
Id. Pulurmo. Id. Sa"l&"llt:~n o.
5.12.28 tG. 8.08
+. @ , ~ ...... . , ,.,., Osp. Piacenza.
28.10.17 10. 8.08
1
MAOOIORI :lfEDICI .
dal n. l al n. 3. a SI\n Rom o (I m- 10. 2.8J Ram p! Pietro, p erlo.) @, @ . a
Napoli
. . • . . • 10.11.84. A bate A lusandro, @,@.
+•q;, ~ ,.,.,...,...,
+. O. ~ ......,
a Cnuna (Coseoza) 8. 6.81 P ltrelll Nitolo.. U, o. ... '+Cl ......• .0. \IJt '"' ~· v:y. ( •) Invalido di snerra. 2. -
Ruoli di auianild del Corpo San(tario miliJMe.
I d.
Trieste.
28.10.17 16. 8.08
I d. Chieti.
28.10.17 16. 8.08
(.Segau:) )IAGGIORI !ILEDI CI
18
ANZIA:\"ITÀ
DATA
CASATO E NOME
LUOGO
POSIZIONE
di
DI NASCI1'A
nascita
di
DECORAZIONI E CAJ!PAONE
di
grado d&r..uio
dal n . 4 al n. 15. a
Andria (Bari). .
l . 1.8! Slnlsl Guide, •· t§>, (!J. ~. il) ......, @ •n·at·U·l•, @, @.
e. Roma ...•.... :JO. 8.84 Lucci ~nw-tao. •· <§l, ~ . il) ' "·••,
Min. guerra Oonslgl.
2.12.17 10. 8.09
l no.
+· Osp. Rotne. (com. Min. 2.12.17 7. 7.10 guerre.).
• a Vlzzin (Co.taula) 8. ~.82 Co.t!arelll Btntddlo, ~. I!J, il), ~ "''
Id.
Palermo.
2.12.17 16. 8.08
a Messina . . • • . . 21. 6.80 De Domenico Fram:UCIJ, <§l, il), O. ® tU•U•U•U 0 @, @.
Id .
Messina.
2.12.17 16. 8.08
6.11.82 Malll Oiweppe. <!:. il), ~ "'·", @, @, • ••
Id.
Trento.
2.12.17 lG. :!.09
Dir. San. Napoli (Il()· grotarfo).
2.12.1 7 lO. 8.09
Osp. Genova.
2.12.17 10. 8.0)
Min. guerra (ooDSlgl. loo.).
2.12.17 10. 8.011
Osp. F irenze.
2.12.17 10. 8.09
.......,, @, u]). L . D. In patologia speoinle ml'<lion oolla R. U . df Palormo.
e. Roma . . . . . . . .
n
Lngouegro (Po• 25. 7.83 Gal lotti Oiov<mni, • · elfo, il),~ . ® "''"'", @, @. tonza.)
e. Pontremoli 2. 6.M Sa'C'lnl Oualtiuo, •• @. ®. o. rn. il), (Massa Carrarn)
+.
+•
~ tu·n·lf·u.
+·
a
Sru!!'ru'l •...... 21.10.8!! Costa Fall$1o, • · ~.I!J, ®.il)"'·", ~ @, @,
a
Pian Co.stagnnlo (Slona)
o
Orsogna (Chieti) 4. 2.83 Tenaglia Oluttq>pe, IIJ, <P. ~ "''", ~. @, L. D. In otorinolaringolatrla nella R. Un h ersltA di Mllnno.
Id.
Milano.
10. 1.18 IO, 8.0!1
o Caf:anln....... !!6. 3.86 Maugerl NicoM. U, o§!, O,@. il).~ ..,. I U•U•U, ~ @.
Id.
Firenze.
10. 1.18 7. 7.10
a
+.
"''"•
+·
7. 6.82 Bassi Giuseppe, c§o, O. O, ITJ, 9 .... 111-n, @, Q}). 4> tu.
+,
+. o.
Collino Attann- 17. 2.82 dc A.lbentlle Ou ido, et>. (!'], il)....... slo (Teramo)
Id, Chieti.
10. 1.18 l o. 8.09
(Seuuel ~uoo l..>Rl
LU OGO
~ED l l'l
Ul
A.XZIAXITÀ
DATA
CASATO E NOME
dJ
01 NASCITA
ua;;clta
POS IZIONE di
dl
•
grado
seni~lo
Osp. Pulcrmo.
10. 1.18 10. 8.09
D ECO RAZ IONI E CAMPAGN E
dal n. 16 al n. 29. a
a
.:llal"!Uila
(Tra- 26. 6.81 :O:I~norlno P. o1w rio.
pa n l)
~ .,,.......,., ~- 1tf,
!'npoll ••..... . 21. 6.86 lfarnlll .!llberlo,
u :!>. ®. ~.
+. o{•.
e. +. n.. ........
1Ji$p. Mi11. ..tferonaul. 10. 1.18 7. 7.10
a A.clroalo (Cala· U. 5.83 Ind ellcnLo GiiiAtlnlc, <é:-0-0, o. ~-
0$p. )l .!8Minu.
10. 1.18 7. 7,10
a Salerno. . • • . . 18. 4.84 Buonopano Carlo, <j!>, O . Qì.... ....
Id
20. 1.18 7. 7.10
nh~)
a Or<I!118.DO di Sutri (Homo)
•
~. ~ .,,.,,.,..., (W,
1.0·
7. 2.82 Pcllc~rrlnl Ort81e•• U r!o. q; "'. ~·,.·••. Contro chlm. mll.
+·
cr.. ~ .,,_,. ®•"·". O•p. Ancona.
a Cnt.tU11.nro ..... 12. 4.8:~ Sorb11ra Emilia, 'i'. 4) , 17. 3.85 F'ndda Siro. tlt •H•If t (;:/) ,
+ ..... ....
r.·.O. çsl. <V "'-", ~
a
t U•
\Q), • • ~-
o Rélfhlbnto (Ca- 27 . 8.83 Fin m or re cl d o f' inc<mzo, tunln)
20. 1.18 7. 7 .lO
~.!;t• • .
IW<'anotl (.:llaoe· 16. 1.86 Fcllclan!;'('ll Guido, rat.a) @,. ([,
a Cagli ori
N•\JIOII
*·+·0.0.
Ili. Catanzaro.
20. 1.18 7. 7.10
23. 6•18 7. 7.10
A dia '· liHni-111. rrJi<l1lie 23. 6.18 7. 7.1 o por In o. d,. fie In Sorn nIla
Osp. 'l'rlost<:.
28. 7.18 7. 7.1 Q
Q) . ..... ,, ~ l t'•lt•11•1t. f.Y). ~c; ,
n u \"O d l Puglia 22. 5.84 Caldnroht Franuli<'O, e , ~.O . 0 , O S'c. appl. san. (i ns. tlt.). 22. 9.18 7. 7.1o (Dari)
® ' "C.. ~ • U•U •H•U ~ t f • • • \..;.t, •
a A n1.ano d ~glt lr- 24. 2.85 R oSl!l J!l nlo11io, :fio, Qì
•• o
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•• o •• o
o
o
pini (A \'CIII no ).
0 Ap. ~BPOII (~tnbllim. 22. 9.18 7. 7.1 o l <<'bln).
o Troroa (Catan · 11. 6.85 Lolacono ..dnlo11io, ~. ~ -........ . z.a ro)
I d. lllcsFino .
22. 9.18 7. 7.1 0
a Varallo (N ovaro.~ 2 L.l2.84 Bacohlulonl .dclol/o. elio, o. 4.> '"""'
Id. Oono\'a.
22. 9.18 7. 7.10
I d. Vcron11 .
22. 9.18
tlt•U,
o Galluuo CFit-cn· se)
9 tU .. It•U·U, @ , tW.
3.. 2.83 Fusi Pitlro, ~. 11), 4), -& .,,.,..,.. ", ~
@. + '·
s. 1.oa
(Segue\ )!AU<HORI MI!!DI OI
20
l
l...
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ANZIANITÀ
DATA
o
LUOGO
3a!
DI NASCITA
CASATO E :-:OME
di
00
na.solta
POSIZIONE di
DECORAZIONI E CAMPAGNE
•
dJ
grado servt1Jo
~a.l n. 30 al n. 44.
o
Aol'reu za CPo· 22. 6.84 Polosa Vincenzo~. O. O. <P. ~ .... ten7A) .,••.,..., (21, @,
+. +·
a Sommatino (Ca!· 1.11.85 Cammo.ro.ta Giovanni, .§>, lP ..... . tauisscttll.) a
Sestu (Co.glia:rl) 15. 2.83 l1ercu Rosoli?W, a!:. C, O. ;V '"'"'"• ~ tl.)•la.U-11, @, (ù', • ·
a
Craoo (Potouzn)
6. 1.82 MJadonna Anumio. :f.. O.©"'''', + ,
€; .,..... u ..u, ® ' Q;;,+·
e Bra (Cuneo) ..• 27. 2.82 Petlti Pali(fltale, U *·C.<!> "'• /r..
Osp. Napoli.
13.10.18 7. 7.10
MJ.n. Gu err11 Coll. Mcd. Jeg.
13.1o.t8 7. 7.10
Di.8p. Min. .llervno.uiica 13.10.18 8. 7.09
Dl.r. Snu. Bari.
13.10.18 21. 6.0g
Di.8p. Min. Colon. (So· 2i. t0.1817. 6.09 malta).
a
S. Apolllnan· 17. 3.82 Mazzocoone Camillo,*·~. II], (!;!, Cb i o t i n Q • @ ,............, @, @. (Cbioti)
Osp. Bari.
27.10.18 8. 7.09
a
Palerrnn. . . . . . 30.11.82 Riccò Ettore, t§., O. [!!. Q) ' 11· " , 9 m·
Id. Bologna.
27.10.18
. . . . . . . ...
""'
l~
' W• \'::ti•
•
•
o v....,to (Chlet.l) • 6. 4.84 Rltucoi·Chluni Aoostino, tj!>. ~. @, ;V .... u, "'·".
o B ernalda (Po- 16. 2.84 Rinaldl Gì'U$eppe, <§>, [!], lP"'· ® .... llt-U tenza) ,@;, @. Pomaro (A.Ics· sn.ndriu)
7. 9.82 Vigila n! Federicc. '!!'· ~
tn-n
'
•n-u
+.
-r...
+. [!], <!), ~·"·",
1 14•11•1•
Osp. Ll\•orno.
~
·a Gnbhionote (Ore· 28. 1.84 Fiorini Mtuio·Ftrrucclo, + .O. <P ...... ~ ............. @, @, • . moua)
.
• •c .
o.
27.10.18 8. 7.0 9 27.10.18 8. 7.09 27.1G.l8 8. 7.09 27.10.18 15. 7.1 l
Dir, Snn. F irenze (Se- 27.10.18 1. 7.1o gretarlo).
Q';) •n.u. .... Osp. Palermo. *· . ~. @, +'.+.
e. S. Angr lo .\foxn- 7. 5.8i Circo 01.1l•'<IJIPC, ro (Agrigento)
.llS)J. i'lllf,
o. <D •u·n, Dir. San. Torino.
a Jaksonvillo· Fio· l. 2.86 Rizzo Cornelio, C. O, 0, O. 0, rida (America ~....... ® "'' ", @,@, • • ~. c Co ll e longo 25. 6.83 De Caria .Auostino, (AquJia) @. @. • •
Di.8p. Mi••. Colon. (Eri· 27.10,18 7. 7.10 trca).
+. lt\, ITJ, +· .. .llsp. inJ.
o Felitto (Salerno) 5. 6.83 1\llgliacoio lùmw?W,
c
s. 7.09
I d. Verona.
27.10.18 27. 7.1 o 21.10.18 1. 7.1 o
21
(,Segue ) ~IAGGIORI MY.DIOI
C)
~
o
.s00s
ANZI A."<iTÀ
DATA
..
CASATO E NOME
LUOGO DI NASCITA
nascita
'
POSIZIONE
di DECORAZJONI E CAMPAGNE
dJ
dJ
~do
sorvlzio
dal n . 45 al n. 59. a
Martina Franca 27.12.82 Basile Ant<mio, +. O. O. ~- @ , 4> .. (Tal."l'nto )
Min. guerra. (ponslgl. 27.10.18 8. 7.09 i nn.).
c
Atella (Potenza) 2. 8.82 Orazlola Gerardo, tjp, O. O. (f), 4>. ~ .,..... .,... , @, @,
Osp. Rorno.
27.10.18 8. 7.09
Id.
7.11.18 8. 7.09
*·
o M o n t osa rcblo (Benevento)
S. 0.83 Parente Ferdinmulo, tjp, ~ .,,.,..,.,., @, @,
+'·
*·
@, 4,;1" 1 ' 11
+. ~ . <V, +• ~ u..
a
Samo (Salorno) :.!4. 2.81 Oterl Pincenzo, ,.,. .,.,,, @, @.
a
Locco ...... .. 12. 1.82 Greco Dom.mico, + .O, @, <P '"·••, ~ tll•U•U @, @.
UdJne.
I d Bologna (SegretiU'lo).
7.11.18 4. 2.o9
I d. Verona.
1.11.18 21. 6.0 8
7. 2.8~ Muratori Carlo·Fel~e. E§>.@, <ti '"·", ® .,........... @ , @.
Dlr. S a.o . Torino (segretarlo).
7.11.18 7. 7.1 o
3. 1.86 Sa varino Saeerio, ;!>, <P. ~ ~ .,..,..
Osp. Palermo.
• .11.18 7. 7.1o
nammacca (Ca· 25,10.82 Zappalà Giacorrro, :§o, 0. f!) , <P "'·"•,
All'f)ett. i.n/erm.
7.11.18 8. 7.09
Sr.. appl. san. mll.
! .11.18 7. 7.1 o
t
a
TrinitA ((.'un~o)
a. Pa.rtluloo !ermo) a
(Pa-
+• +·
tanla)
o Coglie Messapico 18. 1.81 Suma Commo, (Lecce) @, @.
+·
+. ID. ~
a
Meselna.. • . • . . 21. 2.81 Roggerl Antonino, tjio, O. 4,;1,
a
Saluuo (Cuneo)
*.... Osp. Messina.
'· 7.8t Bocca T ito, E§>,® ....,..,.,,..,, ID"''"•
7.11.18 27. 6.07
Id. Torino.
7.11.18 7. 7.10
6, 2.83 Vannoccl i;)ui.ntilio, + .O. f!:), 4>""·", ~ '""" '"'"• @ , @. +, >f.
Id . Firenze.
7.11.18 8. 7.09
1. 2.82 Cnmblse Ettore, ~. I!J. ID "''"• "'·", ® m•li•U•II, • • e, @), @.
I d , Bart (com. P re· stdJo RodJ).
7.11.18 8, 7.09
~ 111·11, @,@, • ·
a
MonteoatluJ Val d l Ce o! n o. (Pisa)
a
Pescina. (Aquila)
s
C..rlentlnl (Sirn- 19.11.82 SestoAnlonino.:J!o.O, @, I!J, 4ì "''", ousa.) (!?> ........,.,., @. @
I d. Milano.
7.11.18 8. 7.09
a
Torriglia. nova)
+. ® ,,.,..,.,.,
Id. Cagliari.
7.11.18 7• .7.10
CGe- 22.10.83 Croslglia. Et:arùto, @. @.
(Se(TIU)' MAGGIORI MEt>l t'l
ANZIAN I TÀ
VATA
CASATO E NO::\!E
LUOGO
~
., U)
di DI NASCITA
uasoita
POSIZIONE d1
DECORAZIONI E CAMPAGNE
di
grado ser\'lzlo
dal n . 60 al n. 74. "
Napoli. •.•.• .. 30.12·82 De A.ngclis .drduino, ~- O, ~ . [!], ~ • u•tt•U•U @. <Q).
Osp, Napoll.
7.11 .18 8. U 9
..,.......... Id. Perugia.
17.U.18 7. 7.10
1
a
Itri (N &Ilqli)
27. 2.8, S lnap(
Vì~. ~·* ·~• ~
@. @._+ · a
S . Benedetj;o del 12. 2. 84 Cunteranesi Dino, cj!:, O. ~ Tronto
o
Donestaro (Reg•
L 2.83 Porcara l kidoro. ;!s, lDu\ ~ •u·lt ... n·".
glo Co.labrla l
Id. SavlgUano.
17.11.18 7. 7.10
Id. Bo logna.
17.11.18 7. 7.10
@. @, • ·
v
Torlnc. ..•..... 22.11.84 Valento Gìoacch111o, • · ~. O. ~.. .
So. appl. cnvall.
17.11.18 7. 7.10
a
Castolluccio de' 10. 2.81 Oelormlni Lui(fi. ~- (). O. tV ,.,_,._,.. Sauri (Foggia) [!]. ~ . ............ @, (!J).
O~ p. Pado,·a.
17.11.18 8. 7.09
+·
o Gildoce (Cam· 14. 2.84 Del Vasto Oiuuppe, • · <!>. O. O. O. pob&"'lo)
I>isp. llfin.. .deronau- 17.11.18 7. 7.10 tìca.
a
Casale l\lonfcr· rat()
7. 1.84 Ara AcMI/e, ~. O ,O. 9"''"'""", ($?, Osp. Drcrola.
o
Torr aoa (Sa·
2.10.8~
17.11.18 7. i.I O
@ Q:;l"''"·
s. 7.09
VIggiano .J.I/rcdo, tf>, ITJ, ~.. ......
Int. Gorlzta.
17.11.18
a
C h l a v a r l (Oc-- l S. 3.85 Noce Oio1oan.n.i, <§>, O. ~. ~,., ..,_.,_", n ova) @, @ .
Osp. Verona.
17.11.18 7. 7.10
o
Asiago (V.Ioon7.a ) 16. 8.8, Ferra !l'l Giot:anni .J.urelw,
l orno)
+. Q, ®. D i..']). Min.. F'nanu.
tV. +. ~ ........,..., @). @, • •
o Racalmuto (Agri- 16.11.82 Grillo Girolamo, <§>, ~. ~ .,,.,.• .,.,., gonto ). @, ©
17.11.18 7. 7.10
Osp. Palermo,
17. 11. 18 7. 7.10
Id. Romn.
17.11.18 15. oL 09
........,.,.,
Id. Caserta,
11.11.18 '.l7. 8.07
+. O. O. !!J, tV.
Id. Roma.
17.11.18 8. 7.00
a
Roma ...•. ... 18. 9.82 Cogilat i-Dezza Giuseppe, C~.O. [!J, <(), . ~ ._.,.lf·U·U., ®~ @.
n
Cascrta (:\apoll)
9. 2.82 PlcazEo .Antonio, <§>, tV.
~
@, @. a
S . Pietro A,·ellana. (CampobaSSO)
7.11.83 Perllll Giovanni, ~ •u, @, @.
23
(Seoue) MAOOIORI li:EDIOI
.A.l"\ZIANIT A
DATA
LUOGO
CASATO E NOME POSIZIONE
di DECORAZIO~I
D I NASOITA
E CAMPAGNE
naaclta
di
di
grado scr,·tzlo
dal n. 75 a.l n. 88. a
Peecina(.AQu!la) 14. 8.83 Ippoliti Arnaldo, •• oJ!l, Q, Q, C!:], @, <V. ~ ............. @), @. • .
1\Un. guerra.
17.11.18 8. 7.09
a
S. Giorgio di Ca· 26. 2.83 Mlgncml F ram:eaoo, ~. I!J, <V...... tanta.
J)fllp ..Min. FiMme.
17.11.18 8. 7.09
o
Galla.ratc lo.no)
a
Maddaloni (No.- 28. 7.85 Corclonl Corradino, :!>. ®. ~.,,.......
(Ml· 14.11.~ Blnlllrhl .d/berlo , <§>, Q, Q, <V •••. • •
~U)
c Roma.. . . . . . . .
o
Marolao.l8o (Na. pOli)
Id,
Id.
Id,
Osp. Caserta.
17.U.18 7. 7.10
17.11.18 7. 7,10
~.@
3.11.80 Rlnaldl Pimo, • · <§>,O. <V. 9"''"' ....... @, @, • •. 6. 2.83 Adlnotft Salvatore, ~ ............. @). @.
~-
M i n. .doronau- 15.12.18 8. 6.10
tìco.
+. Q, ~ •u·" , Osp. Ud1ne.
o Fcltre (Bollnno) 5. 6.83 Oa~a Emilio,+,O. ~. !!!. ®.<P. +.
31. s. 23 8. 7.09
D i'f), Mi~• .dtf'Ona~ 51. S.23 8. 7.C!9
«ca.
~ ....... @. @
t. Nocoraintorloro 11. 1.82 Vlwto E1mrlanuek, •Ho, l!],~. 9'"·"· (S alerno) ' "'11 • @). ©·
Osp. Bologna,
l. 3..23 8. 7.09
a Slrnonsa. . . . . . . 13. I.M Bordone Carmelo, <§>, O. 4), ® ....... Se. eottull'. co. RR. 81. S.23 7. 7.10
....... ®. ;g. • · a
Monteleone di 22.1.1.85 Pci'TCttl Cristoforo, o§>, Q, O. 4)"'""• Calabria (C&~ .,, •.,..., @), ©·
Flrenze. Log. aJI. carab. Roma. SI. S.2S 16. 7.11
tanzaro) •
Cam&ndona(No· 29. 1.82 Sogno .dnnando, vara)
•
+. ~ -.. .........
Osp. Torino.
+. o. O. Q, • · Id. Catanzaro. I!J, ~. <P ~ , ............ @), @.
Serra S. Bruno 26. 6.82 T edeeohl GWcomo, (Ca~ro)
o Bad. • · • •.... . 18. 7.84 Do Uso Carlo,
+. O, ®, ~
Id. Bari.
Sl. 3.28 1. 2,09
st. s.n
1. s.09
Jl. 3.23 16. 7.11
t U•U
•
Torino. • · •..• .
S. 6.84 Rattazld Ttdf(o,
<W. @.
+. ~. ~ '".....,..., ~- M (n. F'lnonoe.
81 S.iS 10. 8.10
(Segue) MAGGfORI MlWf Cf
LUOGO
ANZIANITÀ
DATA
CASATO E NOME POSIZIO~E
dJ DI NASCITA
n &.$Cita
di
DEOORA.ZIONI E CAMPAGNE
di
gr4do serrtzlo
dal n. 89 al n. 102. a
San.tamarlna S. 4.84 Pcllegriuo Lor~o. o!=. O. ~ '"·", (Salerno) tu-a.•, t1a.u, tu.u, n•-1•, ~ •••-n·u,
Osp. Trieste.
81. 8.28 IO. 8.10
Ooll. m ed. legale.
31. S.28 10. 3.12
+. O, ~ ·", ~,.,.,.. Dir. San. Trieste.
31 3.23 30.11.09
@), @. o Cagliari . • • • • •
7. 1.84 Zudda s Silt~io, •· tlt•l.t
a
Napoli.. . • . • . .
cJ., o. <P •••·u,
0. t U •U•U•ll IO. ti1\ A ' \5I ' W • ~~ "6'•
6. 9.86 Manclnl Luifri, IU•II @, @, • ·
11
1
a
Arroolfes (Bue· 12.12.83 Gatti Giuseppe, cJ., <l';l, ® .,..,........ DOS AYre8 )
Osp. Sa 'l'lgllano.
31. 3.23 1. 2.10
@), @.
o Alessandria . . . 18. l 86 Talenti Cesare, +. O, 4;>. @ ..,...., , @), @ .
Disp. Min. .4cronau· SO. 6.2~ 16. 7.11 tica.
Palmi (Reggio 20. 3.83 Loprestl .J:ntonino,+. <!ì. @"'·"·"·", Calabria) @, @ .
Ooll. med. l<!gale. (So- 30. 6.21 16. S.ll gretarlo).
a
o Santhià (No- 24. 2.86 Cbla b rera GioraU>, var a) @), @. <P, ~·
"
+. O. ®
Muros (Sassari) 12. 8.86 Manconl Michtle, ~. 4), ~ t u ·u·IT· u.
Osp. Alessandria.
30. 6. 2~ 15. 7.11
0011. med. leg&le.
so. 6.24 16. 7.11
@), @. ~ .L.D.Inotorlnolarlngola· trio. nella R. U. d i Roma.
..
a Veroolll •••.••. 27. 4.85 Bert lnett l Marcellino, •· =!•. O. 4ì. Osp. Ne'l'ara. a
Fano (Pesaro) . 19. 7.85 Piccoli Gioronni, tjp, ~. ~. ®
a Lenola (Napoli) 30. ~.81 Tatarelll Luioi, ~ " ''" , @).@
® .......,
. Id . Bologuai
+. <l';l . ...,.......,
so. 0.24 t6. 7.11 30. 6.24 15. 7.11
Id. Caserta.
30. 6 2i 15. 7.11
Id. Genova
30. 6.24 16. 7.11
~ ....... .,...
Id. Torlno.
so. 6.24 15. 7.11
a Capannoii(Piaal 30.\ 2.84 ClonlnJ Giulio, ~. O, O. ® ............. @), @. <l;l.
Id. Firenze.
so. 6.24 15. 7.11
a Torrlgllo (Gono · 21. 8.86 Imper-lale Cesare, =!>, <l';l. @ .,,.,......., va) @), @. o Mondovi (Cwleo) 5. 7.85 Basso Gio. BaUW.a, @, @ .
+.<l';l.
(Seg,<e) lUOOJORI lo&EOICJ
LUOGO
DATA
ANZIA!\JTÀ
CASATO :il' NOME POSIZIONE
di
DI NASOTTA
di
DECO RAZIONI E CAMPAGNE ne.solta
di
grado ser \"l zlo
dal n. 103 al n. 117. a
+. O. @, <1), I:!J, Os p. Perngta.
Casalduni <ne- 30. 1.86 Romano Gennaro, nevento) @ "'·". @, @. oi<.
SO. 6.24 1S. 7.11
a Giove (Prruglu l 6. 6.86 Marlnucol Marino, ~. 1), ® "''"• I>Up. :Min .Aeronautica 30. 6.24 16. 7.11 ~. @. •
.
0
lfazzsra (Tra- 26. 6.86 CAstelli Epifania, t§=, <1). • • • • • • • • • • pani)
Osp; Mllano.
30. 6.24 15. 7.11
a
Casto! S. L oronzo (Salorno)
2.10,84 Maffco L'li(Ti, <ifl, O. ~ ,... .,..., @ ,@ , 4)"'·"·"·". L. D. 1m In otorlna-la rlngolatrla nella R. U. di Napoli.
Id. Napoli.
so. 6.2. 15. 7.11
+. ~. ~ "'"", ~.
I d. Torino.
30. 6.24 15. 7.11
a Meduna di LI- 17. 9.84 SMcomua.l Gioroio,ci>, ~ "'·". @, @,
I d. Udine.
30. 6.24 15. 7.11
Inf. Ravenna.
so. 6.24 u. 7.n
o Spezia.. ... ... 30· S.85 Sa batinl <Jngdo, li!)• • •.
venza (Trovleo)
a MJrto (Millllllna ) 2. 9.83 ).lachl S~ba&tiano, '§>. O, @,~..,.,.,._ @, @,<l)• • •
+. O. @ , <l) . . • Osp. Bari.
30. 6.24 16. 7.11
+.O. O ~.,..
lù. Brescia.
30. 6.2-l 26.11.10
a Sambuca·Zabut 11.10.U Compiei BaldaMrrrre, cJ!•, O. O.~ ,,..
Id . Milano.
so. 6.2i 15. 7.11
Id.
so. 6.2. 16. 7.Il
a
Procida (Napoli) 29. 1,83 CostagUola .Antonia,
a Suoolvo(Na poU)
(GI~ntl)
a a
C r ema (Cremona)
7. S.82 PoJumbo Giuseppe, .......... @. @. <1).
' " ·", @, @,
Q;).
6. 1.86 Vuld&merl Gi~Ueppe, +, O. ~ ....
Accadia (Ave!- 21. 8.83 V~U Gietlanni, ~ ® .,..,. , @, @, Uno)
Id.
•••·u-u, @. @, cf;, • · Id. Napoli,
SO. 6.2. IG. 2.12
Dir. San. Palermo.
so. 6.24 16. 7.11
({) tn-u, • u-u.
a Catania ....... 2-l. 7.86 PivotU Franu~. <§>, O. @, ~ " ' '
+· a Soh!o (VIoonza) 31. 7.86 Dal Collo AU(1UIIto, +. ~ """", (\?1, Osp. Verona. .......... @, @, <~)"''"• ~ • ••
so. 9. 24 16. 7 11
@,4). a S.StetanoCama- 21.11.86 Cerniglia Domeniro, ~. ® '.......,', @). stra (Meealna)
@. ({) t n·n, •u .u ...... .
Id. Palermo(ass.m11.) SO. 9.24 l • .12
26
( StCTUt) MAGGIORI l1411:.DICI
LUOGO
DAT.o\
CASATO E NOME POSIZIONE
dJ
DI NASCITA
di
DF..CORAZIONI E CAMPAGNE nascita
dJ
gTado SP.rvt.z1o
dal n. 118 al n. 130. a
Andria (Bari}. l~. 1.81 Civita RaQatle, .;,, O, ~ ..,..,.,,, @), (!;), cD.
o
Va roso Ligure 10. 2.85 B3ronlo Darlo, ;!o, (Gonova) ~ "'·".
a
F rancavllla 23. 1.86 Argentina Oio. Battista, tifo, @. 1:!'1. (Looce) @ lll•U•f•. @, Ol). 4:> •u-u. ua.u.
~
' "• '@, @,
Oap. Bari.
so. 9.2.( 16. 7.11
R. Truppe Col. (Eri- so. 9.2~ 16. 7 11 trea}. Osp. Padova..
31. 3.25 16 7.11
~-
a Casamarciano 10.10.85 Graziano CarmiM, tifo, 4ì '"'"..... CNapoU) a
Puhno chltu'O
Id. NnpoU (lap. san. 31. 3,25 15 7.11 m il.).
Monte- 18.11.85 Yalola Na:::nrerw, cio. O. O, Q, ~ ,,. ......, @, @. cD
PII\C<'D%8.
SI. 3.25 15. 7.11
Di8p. M(n. F-maue.
31, 3.25 5. 9.08
a
Nool (Bari).... 5. 8.84 Gallo .drlttro, i •. O. ~ ................ Collegio mll. Roma. ® t @, ({) tlt•U•U•U, • • +•
Sl. S.25 16, 6.11
a
Bari.···· · · · · · 26. 6.81 Donarleo Vittorio, <!>. ~ flt-~>-~•, ®· !Jl). cD ....... • ·
Oap Dari.
31. 3. 25 15. 7.11
a
:lfozmna Bigli 27.10.83 Ccl l&idoro, ~. O. ~ w-••. @, @, (Pavia) • •• 4;. ~.
Id. Alessandria.
31. 3.25 15.12.10
a
S. Oluacppe(Pa- 28. 8.85 SuOS<•rl Oiu&e~. !ermo) q;.
Id. Palermo,
31. 3.25 16. 6.1
I d. Milano.
30. 6.25 30, 1.1
Id. Tri este.
so. 6.26 31.12.10
JX,rp, Min. Rnm~.t&
31. 8.25 1. 8.1S
(Agri-
Id .
gonto). a CntanJa ....... 11. 10.81 DI Stefano OitUeppe. ~. ~ .., ....,...., &!J. @. • • • • cD ....... >§<.
m.
.w,
<ii>. ~ ........., @,
o Colloe Ligure 12. 2.82 Scantwioo Xtt11rlM, :.§., I!J, cD..... (Oouovn) (Pa- 12, 6.81 Olallowhtll'{io Ortale, tf>, ®"''" '"'" @), Q9. +' cD"'·", " '·
a
Partinico !ermo)
a
Calabritto (A- 10.11.81 Cnrlu<'cl
vellloo)
Ra~aele,
®. (\P. ~ ..........
.Z,, O. 4) ""''·",
(Segue) MAOG!OBI M:EOICI
DATA
LUOGO
.ANZIANITÀ CASATO E NOME
Posrzro:-.:E
di
DI NASCITA
na8<llta
27
d1
DECORAZIONI E CAMPAGNE
dJ
srrado servizio
dal n. 131 al n. 144. a
Canale (CUneo) H.l2.83 CMctta C l!<la re, <!) , ~ .,...., @. @.
a
Regalbuto (Ca- 15. 8.8·1 T erranova .tJ.I/ìo, tanla) @, ~. <!).
c
Montalclno (Sle-
+
Ace. mfl. ar t. e geni o.
+.O. ~ ,.,.,..,.,.. Osp. Bari.
+. O. O. O. ~. ®'"'"'""", @, @, +• tl;l.
~0.
9.25 1. 6.11
31.12.26 15. 6,11
6. 1.87 Angeli n l .tJ.nton.in,
Dir. S an. Firenze.
31.12.25 10. 3.12
6, 2.85 De Cesare Vinc~nzo, O. @,~......
Osp Verona.
31.12.25 15. 0.11
a Sassari ........ 13. 6.81 Aromando AtiQelo, ctl"''" .. . . . . . . .
Jd. Cagliari.
31.12.25 10. 3.12
Dir. San. Trl ete.
31.12.25 10. 3.12
Os p. Chi eU.
29. 3.26 15. 7.1l
ua).
c
Roseto Val!orte (Foggia)
9. 8.88 Folena U mbato, @ , ctl ................ . .
v
Termini Imoreso (Palermo)
a
S ..Ella a Pianisi 26.L0.85 DI Palma P i n<:tlt.ZO, ctl"''"• ~'"·", @. (C-ampobasso) @, IIJ,
a
Sl.roousa . . , • • .
+. +. +•
+. "''"• '"'"• ou-u,
8.EJ.86 Cnsslnls Uoo, ~ i§ . ...... ~. @. • .
Id. R oma (So. centr. 29. 3.26 10, 3.12 mu. cd . ns.).
o Sissa (Pai'Uia)..
7. 9.80 Pedr!ni.Anlonio, !fl,Q,@, ~. 9 "''", @. @. + ·
Id. Genova.
29. 3.2G26.12.10
a Lonigo (VIOO!lZA)
'·
8.86 Scarplerl Cesare. (j, <!) '"'"'", ® .,,. .....,.... @, @ • .
Id. Tronto.
29. 3.26 15. 6.11
a Tram (Bari)..
9.1 2,85 Bini 1Jo-menico, 1), ~ 010 ' 11 ' 10 , @, @,
+· .A.oc. tant. e cavali.
29. 3.26 10. 3.12
a
Trapani •. • : . • • 25. 5.85 Giglio Rocco,
+. ~ ........,.,., @, @, .Disp. Min. Aa<m«U· 29. 3.26 16, 6. 11
~. · ~.
a
Caluso (Torlno) 11. 3.86 Passera Tancredi, ~ .....,..., @ , @, ~ ....... "'""·
a Ae•tsl (Perugia) 21.12.87 MalmòneJ;Nqalt!!Q, 'lf, §"'·••·"·",@, @, ltl. • ·
t(ca. S c. appJ. eao.mU.(Ins. 29. 8.2615. 8.11 tlt. 1° grado). Os p, Roma.
~$.
S,26 10. J.12
28
(Segue) )UOOIORI K.WDICI
DATA LUOGO
3
s
ANZIANITÀ CASATO E NOME POSIZIONll:
dJ
DI l\ASCITA
dJ
DEOO RA7.IONI E CA.llPA GNE Dll301ta
CD
di
grado servizio
dal n . 145 al n. 157. a
Camerino (Ma· 16. 8.86 Mesti ca Fraru;uco, rfi, cD ....,.. ® ,.,. cerata) .... .,..., ~. liì). +.
+.
o Bari
a
0 r8.81'&DO
(l'O·
12. 7.26 l. 8.12
23.10.86 Crlstlnl .Alfredo, ci•. @ , ® "''"'", (\?). @. • • cD ..........u ....
Irt. Roma. (com. l\1ln. 19. 7.26 IG. 2.12 Guerra).
H. 4.86 Cnn! t ano Sm:erin, 0, cl)"''"'"'", ® "''", @. @.
..t!Up. nwt. Bt~ec.
28. 8.2G10. 3.12
8. 8.811 Angeli Ilo .41/cmM, ~. O. cD.......... ~"'. @,@• • •
0Rp. Trieste.
28. 8.26 16. 6.11
o. +.
tenm).. . . • .
Os-p. Ancona.
a
Nola (Napoli)
a
Tivoli (Roma) .. 8.10.85 P118Qunl1Jlincent~J, ~ "'·"'·" ,®' "'"• @, @ .
.Asp. tnt.
L 1.27 l. 4.1:!
a
Canicattini (SI· 26.1<'. 86 La Rocca Poo/(), +.O. cD"''"'", ~mraousa) ,.,......, @. @
Osp. Pado\'a,
l. 1.27 l. 4.12
a ::-<oicattaro (Bari!25. 9.80 Decaro Nirola, :!), cD ""'' ®"''"'"
Id. Ancona.
6. 1.27 10. S, l2
Id.
Ut>no.-a.
13. 2.27 10. 3.12
+', +•
(2). ©. + a
S. Olu,oppo Ve· 21.10.8• Catapaoo Eduar<lo, ®'"'"'"'" @, @, su .-Inno (Na· cl).
+·
poli)
o
Partinico (Pa- 28, 8.87 PaaJalaoqua Gioacchino. ~. O. cD, !ermo)
Id.
Palermo.
16. 3,27 l. 1.13
n
Sanee vero (Fog·
7. 1.88 l\lalfco .A.Iessandro, + .O.O®"''"'"'''
Id.
Trieste.
31, 6.27 16. 1.13
o Con vors a no 28.10.83 lo'enolll Vilnntnnfo, ®"''"'"'", @,@ (Bari) cD'"·"·"·".
Id.
Trento.
l . 9.27 10. S.13
o Cnl.-nno (Nnroll l 30. 3.88 D'AmbroAio GfW1r.P71e, O. Q , cl)....
Id.
Torino.
l . 9.27 10. 3,12
Siena. . . . . . . . . 30.11.88 Biaginl Giat~annf, Cl), ® '"·"·". @. @.
Id.
Fircnz<'.
6.11.27 28.12.13
gia)
a
(\?).@• • •
29
(Srcnu) MAGGIORI l\IEDIOI
DATA
LUOGO
ANZIA!'ITÀ OASATO E NOME
POSIZIONE
di
DT NASOITA
naaolta
DECOR.~ZIONI
di
l!! Oc.&MPAGNE
di
gra.:to • crvizlo
dal n. 158 al n . 171. o Colletorto (Oun· 29. 8.S8 Ml\8trantonlo Vincenzo, ;.., ~ ........
® "'"''• (21, @,
pobasso)
a
Casaca.lenda 11. 2.85 Corsi 41/redo.
'*'· O,
~
.,,...., ..,_
Mln.guerra(cons.tno..). 1:3.1 2.27 10. 3,12
Osp. Udloe.
1:3.12.27 10. 3,12
(!';i. 23. 0.87 Bu~tllarello Federico, O. <[>. + --....
Id.
Triesto.
13.12.27 16. 1.13
(21, @,
Id.
Udine.
13.12.27 10. 3.12
Roccadebo.lt1l 26. 4.86 Brur1o Carlo, ~. ~ '"'. ~ IU•U · U ' (G'unoo) (21, @,
Id.
Id.
13.12.27 IO. 3.12
7.10.81 Bonaccorso Ldleri.o,
a Lo n ti n l racusa) a
troa).
~ ............, @. @.
(Campob881!o)
c MCSI!Ina
R. truppe ool. (Eri· 13.12.27 6. s. a
Andria (Bari) •. ll, 6.86 Pomo F elice.
~.... . .....
~ ......., ... ,
<D 11: - lt•H, • • a
+·
a Canicattini (SI- 27. 4.82 Naccu.rato Filippo.+. O. [Il,<!) • . mcusa.) c Cdgllarl•...... 17. 6.86 Cambazzn M ari o , ~ ....... @.@. •
~ ' "'",
'"'"
Id . Firenze (com. !3. 12.27 28.12.13 I • p. san.). Id.
A.lcesandrla..
l. 1.28 l. 4.12
·
9 111' 11, @, @. ..
Id. Torio".
Il. 4..28 l . U2
Dir. San. Udine (u!t. tglen!ata).
l. 6.28 28.12.13
O~p. Udine
l. 6.28 l. ~.12
Id. !\ovara.
n
.,,•.,•.,...,
Id.
Flrcnzo.
5. 7.28 28.12.1:
(Slra- 25. 8.86 Scllllorl Vince11.w, ~ . Q;! ............, ~ .... .,... , @, @ ~- • •.
Id.
Udine.
26. 7.28 l. 4.12
o Rl pacàl:idlda 13. 1.85 FIUlCO .4»(1t /o, <!), (Potonza)
a. Terranova l\tar- 12. 7.88 Do Cl\8tro 11/MZ'io, ~. ~ "''", @, © ~thorlta.
(Tra-
pani) v &
c
Canosa (Bari)
18, 1.81 Pesce Nicola, * · <P .•..• '.........
Piatto (Novara) SO. 7.86 Gurgo Picrino, 0. Q;!, ~ ........., @, @, • . Frlgoano llfa~t- 27. 7.S8 giore (Napoli)
a Comiso cusa)
M~llulo
.tll/Ott8o,
(21. @ , +-
<[>,
~
6.28 1. 4.12
30
)IAGGIORl E C'APITANI MEDI.C I
-o o
;;
..
..,o ...,
ANZIANITÀ
DATà
CASATO E NOME
LUOOO
POSIZIONE
d1
d1
DECORA.ZIOJS"I E CAMPAGNE
DI NASCITA nascita
Vi
ai
STildO serçlzlo
dal n. 172 al n . 176. a Sperlonga (NavoUJ
.
•. 6.84 'T l'lini Pao/t), 4), ~ tU•a•U•Ut @), @.
c
Durazzano (Be- 24. 8.83 Telese Vincenzo. uevento)
&
Acq uarormosa 10.10.8~ Buono
@,@.*· • ·
'*'· ~. 9
I U ..I t •tl•ll,
Demetrio, ~ .. .....•......
O s p. Pérugla•
20. 8.28 l . 4.12
Id. Firenze.
7. 9.28 8.1010.
I d. lllessandrla.
15. 9.2S l. 4.I
Id. Ll çorno.
6.10.28 l ....2
Id. Firenze.
10.12.28 6. 6.1
(Cosenza)
6. 0.88 (!orl~lìnno Enrico, • · cjo, O, 4) .... u, ® ............. @• • •
'l
Cosen za , , , , , ,
a
Hibblena (Aroz- 12. 2.90 F erri Guido, • ZO) @, @ • • .
w.
+·
+ O * ® <!), ®"''",
CAPITANI MEDICI.
dal n. 1 al n. 8. a
El>oli (Su lcrno) 21. 8.83 Culti cl!. t>uye~1ic, ~. ( 0 ) . . . . . . . . . . .
In f. Cnva del Tirreni.
16. 1.16 IO. 3,12
a
C\los.~ina . • • • . .
770 lant.
16. 1.16 l . 4.[2
a
)fossina. . • • . . 31. 8.86 Scarcella Vincmzo. O. <!), ~ , @. @.
30 art. costa.
16. 1. 16 l . •1.12
(Co· 19. 8.87 Rngo
14 fant.
16. 1.16 l. 4 12
<Oa· 17.10.85 Patanè Lucio. '*'·<!)"'·"·"·". ~ "'·", @, ©·
Leg.
l. 8.85 Rainerl Umbcrll>, @. ©. (•).
~.
~ .,,.,........
•.
(•).
a
Ca n n a 8()07~)
a Aclcntcnn tanla)
Gio~ann,, O. <!) .,,.,..,........ ® ....... @ , ~ • •. .
CC.
RR. M es - 16. 1.16 1. 4.12
sin~ .
a
F or r n z za n o 12. 2.85 Mlsltano Giovanni, ·~. 0.4). ~.,,....... (R. Calabria) @ , @.
:20 fAnt.
16. 1.16 l. 4.12
a
Vieste (Foggln) 12. 1.84 Cas.~itto nob. )Jatl'iz!o d! Ravello France$CO, ~. cl!, ~ .,,.,.,
O s p. Barl.
16 . 1.16 l. 4.12
a
flh·ongi (R. Ca - 24. 4.86 Fiorenza Femando, cl!, O. ~ ..... labrla}
Id. Udine.
16. 1.16 l. 4.lZ
+·
+·
(0 )
t. q. ha rlnuucht o nll'nvnu ;o;nmento.
31
(Segue) OAPITANI 14Ell1 C"I
d... o 3
!!
ANZIA.:-:ITÀ
DAT.~
CASATO E r\OME
LUO OO
POSIZI ONE
dl
D l NASOIT A
Cll
DECOR~ZIONl E
di
CAMPAGNE
dl
oascltn
da.l n 9 al n. 23. a
Sperlonga CN n· U.l2.83 Trani Natnlirw. O. 4#. ® •u·u·n·••, poli) &.. ~
+'·
Roolus. mll. Gaeta.
c F' r a n o& v Ili A 20. 7.83 :Uarcdouio JficMlangeto. ~. ~. ~.... Min. guorro.
16. 1.16 l. 4.12
16. 1.16 l. U2
(DrludiPI) o
N 1c o s ia (Ca - 13.11.85 llastrojnnnl A nlot1lno, <t'l"'·", ~ .... tanta l
2° ves. campate.
16. 1.16 l . , ,12
a
Cast rovlllnrl 22.1''.85 Cn6iillllC~O o.-w•eJJpe, @"'""· (!;! '""" (<.:OIIcnza) (!?! .....,...• @, @.
lllu. g uerra.
16. l.l G l . U 2
16. 1.16 10. 3.12
o :'!J)drlonga <N npoli)
4. 6.8! Soatcntl J!Jlbcrlo. @ , 4>, ®"'·" , @, @.
13 arL. oamp.
a
' · 2.86 Guadruupl Uo~rlo, ~- O. O. 4# .• •.
Disp. Min. Aeronau- 16. 1.1 6 10. 3.12
Brindisi. ••....
lica.
a :\lanrrodonia 11. 6.86 Gucrn\ Vi1tctn.e0, t~l , ((), ® 'u·tt·n-u, (Foggia) @, @. ~-
R. C. T. C. dt>lla Trlpo· 16. 1.1ti 29. 2.12 llt anJa).
o Cnnoi!Udl Puglia 23. 9.84. Panlloelll Sa.,illo, ~. @, 4>
~o
art. camp.
16. 1.16 17. 3.12
(Bari)
o Oornouo uoo) a
(Cu- 27. 2.87 llcl ncrl Luiol, @. l!.l)
O. <t'l. ~ ,., •., ...,
Diii •. .lllin. .dcro11au- 16. 1.16 l li. 1.13 li~Vl.
Osp. ~upoll.
16. 1.16 l . 1.1:1
.Jll.>. in/.
16. 1.16 1. 4,12
1. 6,8T Langclla Francuco, +. O. O. 4)"'·"
.A.rs. R. E. Napoli.
111. 1.16 16. l .lS
6. 4.88 Clo.prlnJ Gino,c!:.~.4>"'·",~"'·••·"·".
A11p.
mot. Bi ec.
16. 1.16 16. 1.13
Knpoll. : . .•... 31.10.87 de :\lnrtlno Uoberlo, ~ ,,. •.,.,.,®o~!;.
ctl • • • a
'
Vittoria CSI- 10. 6.8! llazza 1-«nar io, O. 4>.. ........... PIICU&a)
a S. Gln8Cppe Vewu vlano CXn:>oll)
a Aqulla · •...•..
@. ~.
a
Ce.stoUammarc 10. 7.81 Plala N alale, '~'• 4>, ~ ......, @.@. (Trupanl)
a Ooeana(Novara) 29. 3.87 F erraro P aolo, ~.. ....... . ......
Osp . Napoli (1\68. rull.). 16. 1.16 16. 1.13
90 tant.
l ù. 1.16 16. 1.13
(S'eoue) CA PITAXI MEl>IC'l
32
ANZIANITÀ
DATA
CASATO E NOME
LUOGO
~
.,
POSIZIONE
dl
DI NASCITA
'fl
oa.scltn
di
DECORAZIONI E CA:lli'AONE
d1
grado servizio
dal n. 24 al n. 38. a
S. Paolo di Civl· 22. 7.86 Lombardi Enrico, ~ . . . . . . • • . . . . taio (Foggia)
Aco. art. o genio.
c Sa;oca(Messlnn) 7.11.87 Toscano Vincento, O, 4;111·"·", ~ "· j bers. U•a..•l.t, @, @, • ••
16. 1.16 : 6 . 1,13
16. J.lfl Il', 1,13
a
Napoli •....•. 21. J.87 Cnsant Marimw, ~. ~ '"·"·• ··~>, [!, @. • .
As. . in/.
16. 1.!6 :6. 1.13
a
Pellcz'•'no (Sa· 18. 7.87 FloN) Oer~ia . . . . . . . . . . . . • • . . . . . lerno)
Oop. Rom~
16. 1.16 28.12.13
c
R l p a tra nsono !!8. 8.85 CelllnJ lmiui, <!.j, ® .,,.,..".", ®· @, • iAscoll Piceno)
Ace. m!l. fan teria e 16. 1.16 l 6. 1.13
~
A.ndrla (.BMJ) .. 26. 9.8ì Cieco Oicvann1., 0,1), ® "'""• @,:W
Osp. Torino.
a
Roma .. ....... 25.11.8ì Massi Emilio,+.~..............
PiemonleRcaleca.vall. l G. 1.16 28. 12.13
c nccanatl (Ma<» 13. 1.80 Olorgl Oiorow. ra.ta)
cavall~rla .
o. 4>, ~ " '""· @, @ .&sp. In/ern~.
a
Samugheo (Ca· 10. 6.88 Mura Salvatore A. natlo, 4>. ® '"'"'"• gllarl) @,@. ~-
a
Conto (Ferrara) 1.1 9.87 Comelll UnwerVI, O.
:s. 1.16 t8.!2.l3
16. 1.16 28.12.13
Dl.etr. mll. Pisa. (11118. 11•• 1.16 !!8.12.1:l mU.).
O. ~ ........., Osp. Bolognn.
20. 7.16 28.12.13
@,@. o Castroglovann l 28. 1.86 PoUnl Antonio @ "'"", @, @ .. . . .
A.s11. inferm.
20. 1.16 1. , ,a
A.8p. i-n/enn.
20. 7.16 l. 4.12
Osp. O ono va.
20. 7.16 l. 2.U
( Cilltanl s~ett.u l
a
Rocca di Noto
1.10.86 Sacco Rosario. + . O. ® "'·". ~ .,..
(Ciltan•.aro)
c
l Borghetto d ' Ar· 17, 6.89 Mnssono Giacomo, ro~cln
<I mpe·
~.
O. ®'"'"'",
@, @.
rlal a
T orl'aciua (Uo- 27. 8.88 GonznJc.q A.l/1'edc, ~.O. O. 4>, ~.,,. mal ,.,.,. @, @.
Id. Roma.
20. 7.16 :48. 6.U
a
Caldarola (;\,In- 22. 1.88 Gr! O Filippo <!.j, ® "''"• ®. @, • ·
Id.
20. 7.16 6. 6.14
<'.<>rata)
AleSFandrla..
[~tgtU) OA PI?.UII liLEDIOJ
DATA
S3
CASATO E NOME
L UOGO
POSI7.1 0~E
dJ
~
~
di
DECORAZIONl E CAMPAGNE
Dl NASCITA ne.sclta
dJ
grado sen·l.zlo
dal n . 39 al n . 53. a Isola del Or&n 10. 8.88 Tattonl Filtno. ;!-. cp. Sasso (Teramo)
o Jotontopulo l a n o
*·
~ t>>->•·
6.10.l!9 Chlmcnll Ferdl1111ndo.. . . . . . . . . • . .
O.p. 'Trento.
20. '1.16 21. 6.13
1-ol'>!.
20. 7,16 28. 6.14
2
(Siena)
a Frattamngglore 17. 1.88 Pcz2nllo Luioi. ~ ,.,. .,..., @. tjt •. (:\a poli)
a
O. p. i:\a pali (COm. lsp. 20. 7.16 28, 5. H san).
ri'lt'CJuo ...... .. 20. 8.88 Morelli lll ario ............. ... . . .
L clf. Tcr~. OC. IHL F'l· 20. 7.16 28.12.13 rcnzo.
<W,
Osp. Bari (com. pres. 20. 7.16 28.12.13
o .Fl.N)nso ...... 1,. 6.87 TarchJ VirgiUo, <f),
~ ·u-n·u,
Tlodl).
-0. • · a T la v o (Piacenza) 1.10.87 O> Pcdraul .il rriqo. O- 4), &"''"'"'" ~-!t- • •.
a Mammola (Rcg- 26.10.87 AgosUno Jlinccn:o. "'· O . . . . . . . .
Scuola san. miUt. (lns. tlt. ~o grado).
6.10.16 l • .j 13
Dlstr.Mil. Reg~elo Ca!.
4. 3.17 11. G.14
.iiSJJ. in/trm.
' · 3.17 6. 6.14
glo Calabria) a Limbadi (Catan- 10.10.89 Lazzaro Frrmcuco .ilntonlo........ r.aro)
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4. 3.17 21. 5.14
4. 3.17 28. 5.1t
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4. 3.11 7. G. H
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4. 3.17 16. 9.1:
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4. 3.17 6. J.H
Snlttalore, ~ ....... ~ ..,.,. .
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(Salor no)
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Osp. Napall (<'OW. I· spett. san. ro.il.).
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Di.qp . .lltin. Finanu.
4. 3.17 t8. 5.14
A
Roma • . . . . • . . 11.12.88 Calvan l Federi~. ® "''"'"'", ~. (!t.
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4. 3.27 l. 4.14
3
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Ruolo di anzianità del Corpo aanìtario mililou
(Segut)
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LUOGO
0.\II'ITA:SI ).I&DICI
ANZIAKITÀ
D.~TA
OA::$ATO E NOME POSIZIONE
di
DI NASOIT A
aaaclta
di
DECORAZlONI E CAMPAGNE
dJ
grado serrulo
dal n. 54 a.l n . 67. a S. Croco bùno- 9. 6.89 li'ailla Giovanni. (%;l 111·". 9 tu· 11·'''1•, Usr1. llologn~ rlon (Siracusu) c
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Bal'i... . . . . . . . J4 . 1.88 Pepe Ra(Jae/1<>, O. '4), ~ .,..,, ......, ~.
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Pa-ria .... · • .. 19. 5.84 Vonl"ront Ctrrlo, Q. Q. {!!. ~ *11 , ~ . ......... ~. (!J,. • ·
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ConAIIino. (Sah:rnn)
S. 4.8~ Cappelli .4.1/rtdo.O.O.O.fP"''",,v_,. r·
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35
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D ATA CASATO E :-<OME
LUOGO
~
POSIZIONE
di
DI NASOITA
00
nascita
di
DECORAZIONI E OAllfPAGNE
d
grado s.:rvlzlo
dal n. 68 al n. 82. a
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O•p. Mes!l!na.
4. 3.17 U.11.15
c Cus:.ino (Napoli ) 18. 3.89 del F·oco 0/torilw... . . . . . . . . . . . . . .
lei.
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4. 3.17 28.12.13
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Di>tr. mll. Bolzano
4. 3.17 28.12. 13
D·i.s11- 1"1-/in. Fi•vn~U.
4. 3. 17 28.12.13
Genova cav.
' · !1.17 28.12.13
Cl:. p. B a ••l.
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4. 3.1717. 9.H
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Modduront <Nnpoil)
2. 9.88 Hatl'oue .1.!/0IUJO .. . • . . • • • • • • • • • • •
a Treotlmm• (:'in - 17.1'1.88 ea,·aJio Eugenio, f) , lc:'rnol c
Fin a. l " Emilia 25 1.88 Guaroùdi Carlo, O.
~ , ,.. ... .,. .. _
!J ..... . ......
(ì\Io<lc:'oa)
o S . Maria Castel· 16. 1.86 Rosi e llo Lu i!ri • • . . . . . . . . . . . . • • • • . !abate (Sa lerno)
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P aglieta (0blet1) 25. 6.87 D! N ella ll"iccla, O . . . . . . . . . . . . . .
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13.HI.91 Bugliar! Giu.sem>r. O- ~ .......,, :!.,
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(Cosenza)
.m.-m.
Min.
Cotante
4. 3.17 1.10.14
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à c Cl u a lundat.a 17. LO.S!> Pastore Francesco, O. O. O. (!)"'"". <!.?> ,., ....... @,. (Q), L. D. In oJinlca. <N ..polll
4. 3.17 1.10.14
odootoiatrlca nella R . u. di No,. poU.
(Ca·
J. 2.8~ LamJJI S f:dou tdo, 4.'; ""·", $? ,.,. .,..., @ , Il];.
a
Sanluri ltliarl)
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NoOc>ra lnferior-o 17. 1.8!.1 D'Alèssaudro &Oarle...... . ......
Id. Veronn.
29. 4.17 1.10.1-t
Inf. cava de' 'fh·reni. 29. ~.17 1.10.14
(Salerno) c
Glnrro (Catania) 16. 7.89 Pt•tanè Carmelo, 1> "'_,._,,.,.... . ...
Osp. nom t\ (n s:s. mll.). 29. 4.17 1.10.14
a
Meatre(Vonozia) 25. 2.88 De Carli GWillloo ~) .......... . .. .
Lcg. CC. RR. Padova. 29. 4. 17 l.IO.H
a
M od l ca (Siro.- 23~ !).UO Bnrono Giovanni, CIIAA) (i;!:, • ·
1)),
75 fnnt·.
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Perugia · .... • . Il. ~.88 Caterlul Federico @, • .
g ........,..., (~.
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29 . ·1.17 1.10.14
Leg. 00. RH. Pon1gln. 29. 4.17 1.10.H
( ~egtU:) O API'!' ANI MltDICI
~
DATA
·a•
L UOGO
S
DI NASCITA
ANZUNI'l'À CASATO E N OMI!: POSIZIONE
di
!
al
o uscita
DEGOR.lZIONI E OAMPA.ONE
di
di
grado serrlzlo
dal n. 83 a.l n. 97. o. Peccioli (Pisa ). . 7. 9.88 Catttrzf OUorino, ~. ® '"· @. @... a Pisticci (Potenza.) 25. 2.89 S fllettl ll1i cllcle. a
Ovada IAlossau· drla\
® .....,..,..., @, @.
7. 8.8~ Cort.clla Jfr ancellco, •!!>. Q,' O. ~, /t,
+.
S.l:ll~lo PI.ntani
,a
Ischitella (FogId o.)
53 fant.
29. 4.17 1.1o.u
])isp,Min• .dMWUrtltica 29. 4.17 1.10.14
R. t ntp, coL (Trlpo- 29. 4.17 1. 10. U lit ania ).
8. 2.88 do Cata D <Ymenico, 0-.... ........
I:nt. Cnvn de' Tlmml. 29. 4.17 1.10.1t
Gr otte di Cnatro 26. 6.89 S pora pnnl E lp ià·io. ® .,,..,.,., @, @ (Ro ma)
a. Castiglione llfOI!- 17. 2,88 Moschctta GioMnnì....... . ...... S<.'r
Osp. Bolo~ (1!.88. mij.) 29. 4.17 l . l O. H
20. 8.8.9 Ouarnncc!D. Girolamo. ~ . : ......••
(Agrigento)
: a
29 . 4.17 l.lO.H
• • 4:) ""'''· @ .
C i\i onto'<<'a'!'lfOSO 21. 3,9'() Casella TJenedtUo, O. <V. €; .,, ........., (Potenza) @. li]J. L. D. In otorloolat1n· gu1 atrlo nella R. U. di Rorue.. o
])isp, Miti , AcronatJiica
3 grana t.
29. 4.17 Ll0.14
Oap. Udine.
29. 4.17
1.10.14
R aimondo
('fc rsm o )
o Ciro (Cat.anzat'Q) 4. 6.8!l Sah~ttlnl .11 ~1• ro, ~ Q. .......... @. @, • .
*•@,@ .,.. Dìap, .Mi~t, / nurnf,
• o. Asolo (Treviso) 31. 7.89 Za.nni n1 L••i!ri·, ® " ''"'"'", @, @.. a
29. -!.17 l. lO. 14
29. 4.17
1.10.·14
;\[o nteoolvo Ir- 26.11.87 Fonzone Lorenzc, 4:) ............ .. plno (AveUlno)
Scu ole. Ali. U tT. e sott. 29. 4.17 Campo basso.
1.10.14
5. 2.89 De Bcronrdo Ji'ran. Antonio, ® ....... ~. @ + \ · o}.·
Dlr. San. Milano (com. 29. 4.17 RCz. dl>l of.)
1.10.14
o Collcto•·to (Carnp r•basso)
AaveU. i njerm.
'o
Bitonro (13n ri ) . 16. 3.87 ~lod ugno Domenico, O .. . . . . . . . . .
O si). Trieste:
29. 4.17 1.11).1!
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:Ut•lc (G coO\'a) . 19. 8.88 l\!antero T.orfftlzo. ~. ®"''"'", ~. @,
S!l te.nt.
29. 4.17
1. 10.H
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Monwpulc:lano Li. 1.89 Oion nottl Dìno, €; .,,.... .,, @, @ .. (Siena) l
011p. :P' Ir , nz o (co m. 29. 4.17 1.10.H
l sr>ctt. san. mll.).
DATA
LUOGO
.s
.!
CASATO E NOME P OSIZIONE
di D~
NASCITA
UJ
nascita.
U ECORA.ZIONI E ()~P·AONE
di
l
di
grado fservlzto
dal n. 98 al n. 111. a
Ca stiglion del Lago (PerllltlnJ
a
8. 8.91 BlaocbloJ .Acrisio, ojp, O. ~- ~ •n · .,.., .... @, ©. • ·
+· •· O.
)fontev~rde (A· 10. 6.87 Bocchettl Fetùrioo, •· v('mno' ~- <Q, ~ .,, ...... , @ , (Q). • ·
a Catnnzaro.. . . . 18. 9.87 De Paria @. @. a
Llvomc. . .... ..
.dtl{ltUif.o,
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~ '".
l, 8.84, wPolese Nello. 0. ~ ., ,.,. ..,..., @ , (Q:.
a Mootoleone
a
Oç. Fircuzo.
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4.17 1.10.H
Id. R oma (c ump. •e.:.t. 29. (.17 1.10.14 Anzio).
56 !aut.
Osp. NO.pOII (ass . m11.). 25. 6.17 l. 6.16
<11 li.lll.88 Severi Pompeo.. . . . . . . . . . . . . . • . • . Orvieto (Pc· rup;lal
Id. PcrUKia.
13. 8.17 1.10.1.
Alossandrla . . . 16. 8.89 Fenarl Uoo, O-. . . . . . . . . . . . . . . . . .
Id . Roma.
23. 8.17 l.lO.H
Di8p.
23. 8.17 31.12.14,
c Plaa........ ..
6. 6.92 Bianchi Vut<>rio, 0...... . ........
M 4n. Col oni<!
(Somalia:. c Rodi Garganioo (Foggia)
3. 1.89 Do Nunzio Francesco.............
152 fant.
c Noto (Siracusa ;
6.12.90 Reltanl Uuo, O +. ~.*· ~ "''''"",
Dir S!lD. Alessandria. 23. 8.17 21. 1.16
23. 8 . 172~ .1.15
@, (Q). c M ònteoastello 10. 3.90 Piccotti Eoidio. (Alessandria) @. @. ~ -
29 art. ca m p.
23. 8.17 2~. 1.16
a Ponte- S. Pietro 28.10M Cattaneo .dchille, ~.O. '1:>. ~ "', ~. <Bergamo) I!J),
2 Id. moot.
23. 8.17 2•. 1.15
Os p. Ba.t·l.
23. 8.17 21. 1.15
+·
a
Giugliano In '· 2.90 Sa.rneUJ T mnmoao, ~ " ' '"'", @, @, <:arnpaula <Ne • . POli\
c
~lerno
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9.12.90 De Cesare Lui(IC, ~ " '·", @J> @ , L. D. In radiologia ed el3ttr ot\ll'tl.pln nello R. U . di Roma.
a Cu••aJovo (No- 30. 6.88 CE'ntore .dtJion,·uo, .n - r.. --eo YSJ • ' • ·':o, ~, ~ .. POlll
/X"f'. Min . .deromm- 23. 8.17 31. 1.16
tica.
Osp. Cuserta.
23. 8.17 [.1. 3.16
38
(Segue)
.. o
.9
CA Pl1'A~I 3l1Wln
Al\ZIANlTÀ
DATA LUOGO
CASATO E NOHE POSIZIONE
di
01 NASCIT.\
nascita
di
DECOll AZIONI E CAMPAGNE
di
grado son'izio
dal n. 112 al n. 125, a
Gottasooca. (Cu- 13. 7.87 Germano Giuse7>P.e, O. ~ · "·", 6,;. @ neo)
a Sannl•and roGar- 26. 6.88 Paclltl .ll lfrcdo, O . . . . . . . . . . . . . . gnntco
l a.t·t. pos.
23. 8.17 14. 3.15
Dlstr. nlil. ('aglio.-!
2~. 8.17 18. :l.15
(l~ng·
g[(l.)
c C a p an n o r i
2. 6.90 Bertolu~cl O(fltl, Q, ~ • 11 •10•11 • 11 , Q;.,@ O• i>· \'erona.
23. 8.17 13. 3.16
13. 3.89 Spagnuolo Vigorfta Nicola. ~.O. ~ "'• .Y;. @.
Cotl('gfo M:U. Napoli.
2:!. 8.17 28. 3.16
9.10.87 Sca.mbin Gwvan11i, (8"'·"·", &. ,uJ.
Os p. Catanzaro.
23. 8.1 i Il. •l.l5
2 gw wJ.t.
23. 8.17 13. 5.15
c Genova . • . . . • 27. t.84 Costa Git18eppe .JUQusto. ®'"""'"'",
ABJJ. inferm.
28. 8.17 20. 5.16
(Gc- 12. 2.87 Quc!rolo Emilw .ErMsto, U tj<, O.
Os p. Genova.
23. 8.17 2n. 5.15
Disp. Min. Colonf.e
23. 8.17 30. 6.16
(Lucca.)
a
Ca~ trop!gnauo
(Co m pobnsso)
a ~lotta S. Olo· v a nni (Reggio Calabria)
a Caccavono(Cam- 28. 2.86
~lounro Aur~lio . . . • • . . . . . . . . • . . .
J)()bllSSO)
Q?. ,l i), ù . • . 1) ............ .
a
:\[oconC61 00\'8)
o. Snluzzo (Cnnoo) 21. 2.86 Cbiabrcro Carlo Luigi .. : . . . . . . . .
( ~:rltnla), o Gua rd !alftem 22. 1.89 Buocl Paolo, ® . .......,.,., (Oampob&•sol
c Ocuova . . . . . . .
8. 0.87 Ooligo.rls Carlo. +· ............. :.
a
:'ioun . . . . . . . . . 25.10.86
c
Casul e (A lessa n-
drin) n
• . @. ~· ..
Gram~gua
Oi011anni.
3. {.00 Gaoora Ro>mwlclo, (\(;. @, (!] .,..,•..,,
Volt.ri (C>coo\'a) 17. f>.88 Fabiani Pietro, :Z,
6 genio.
23. 8.17 :!(), 6.1 5
O~p.
23, 8.1i 17. 6.1 3
Bnr!.
+ . . . . . . . . . . 3 al p.
<l· @, ~ ,,..,...,_
+·
DisiJ· ll.fin. Cnlonw
23. 8.1711. 6. 15 23. 8.17 2l. 6.51
( Er·ltr<>a). O ~p. Oeno~a..
23. 8.17 21 . 6.15
(~tfl!U)
39
CAPITA SI lll:DJOI
DATA
C.l.>'ATO E NO.\lE
LUOOO DI
NA SCI T A
dJ n Molta
POSIZIONE
l DEC'0 1t.\ ZION I E CA:\IPAG:\'E
di
di
~:"rado
ser,·fzio
dal n . 126 a l n . 139. c
~lalorl (Salorno)
16.11 .9\J Coofalone Ral!aele, ~. <J;, ® " ''" '",
O~p. Xapo ll (a· s. mll.).
23. 8. 1i 2t. 6.1 6
IY), (l j • • • ( • )
a Siraousa . . .... 1U.10.90 Trombntor" Vinc=,
~
.,, .,........ ·l tunt.
~3.
8.17 ~ 1. G. l5
~: . l ' • • ••
a All'limo rrrara· 6. 10.8:1 Scalisl / oll(uw, ~ .,,.,........ \S9. <t). . 6 n rtlg l. camp.
23. 8.17 8. 7. 16
n l)
c
A volli no..... . . 12. 5.89 $
a
!"ironw • . . . . . .
Sandulll Pieiro, O . . . . . . . . . . .
8. 4.89 Carv"'CIIO E'doardo. O. 0 · ~ ............. (.\t, (lÌ!. • •• 4).
a. La nclano(tlhf eti) 18. 6.81 Da Pasqaa Oiusetme. O,
.......
S. Valen t l no
a Vorbera (Ales·
t!), . ,_
~
crJ,
,,........
2S. 8.17 li. 6.15
Os p. Trieste.
23. 8.18 l. 5. 16
30 t o.nt.
23. 6.18 l. 5. 16
9. 5.85 Dc Marlnls A urelio, ~. ~ , ....., @, S5
id.
28. 7.18 l . 5.16
@. • •.
(Salome ) a NaDOII
,~ l
~.
10 nrt. cnHIJl.
6. 5.91 Ciotola A/berle•, ··~· ··· ~- (t'), L D. lo 118lOiogla chlr ur · glca nolla H. u. di Rom&.
e"•·••·"·". ]){.sp. min. Co l o n ie 28. 7.18 1. 5. 16
6, 6.87
Dorella Gf useppe.. .. ...... ......
( Erilrea ).
t! tant.
28. 7.18 1. 6.1 6
O, p. Verona.
28. 7. 18 l. 5.16
I d. Fi renze .
28. 7.18 l. 6. 16
167 f ant.
28. 7.18 l. 5.16
BO.Odrta)
a Torroorsala(Sa- 28. 8.87 Girardi Oilldeppe. 4) "', ~ ' " '"'", ~. ~. \.\). ,ij. lem o)
+·
a Tev e rola (Na· 19. 4.89 P ecorarlo Ra(!aeU . O. DOli ) ' 11 ' 11 ' 10 , 6/;. lQl. • •
*· 4), ~ "'·
a l'erraclna(Roma ) 10. 3.88 Salvt nl Cuore, ~ ,.,..,, . .,..., ®. ,i~. a
MelegnAno (MI· 29.10.89 Monti C.:aela11o, ~ ..,.,...., @, @, lano)
a. Ga ngi (l'alermo) 28. 8 .90 Centlnco Sa1lle,
..a-.t, • ·
+· .IMp. M in. Finanee.
o. ~ ,,........... ®. Os p. Pal ermo.
28. 7.18 1. 5.16
28. 7.18 l . 6.16
40
(~)
.!
.. <l
LUOGO
C U'ITAIU M&DIC I
ANZIANITÀ
DATA
CASATO E NOME POSIZIONE
di
DI NASCITA
na ~cltn
dJ
DECORAZIONI E CAMPAONE
dJ
grado sen'izio
dal n . 140 al n.. 154. a
V azza no (Cfl· 15.Lt.87 Luciano Fu!!Cà Fdiu, tao.zarol (Y;, ~-
a Salerna. . . . . . . 17. 9.00 Corree.le 41/redQ, <S;. @, • •.
+. O.
~ ........,,
Osp. Torh1o, slofu.)
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,.,..........
<' -· dl· 28. 7. 18 1. 5.16
I d. Trleae.
28. 7.18 3. 9.17
c Teramo . .•.... 12. 6.91 Vetusobl P~U~QUale .. • . . . • • . . • . • • •
Id.
Bolo~raa.
n Roma......... 16. 7.88 D'Amico Oittllti'1Je, ~ ........., 6?,. (i'.
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28. 7.18 l, 6.16
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28. 7.18 l . 5. 18
6
Caaorta (Napoli) 9.10.91 So6o SanH. O . . . . . . . . . . . . . . . . . .
20 art. campa -:nn.
28. 7.18 l. 5.1 6
081>. Snvtg :Jnno
28. 7.18 l . 6.16
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118 art. campagna.
28. 7.1 8 l . 6.16
~. ~ . ........... ,
10 art. J.)ell. camp.
22. 9.18 1. 5.1 6
6
22 U8 l. 6.1 6
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1 . 2.86 Brunetti Oiuse)JIJC, O. ~ ,,..,........
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Regzio Calahrln 13. 8.87 Suracl Bru'IUI, O. ~.@, • .
c Cnh·ano(:-<apoli) 25.12.89 Lanna Leoni d a,
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C.nijte lplanlo 27. 6.90 Ricci Anlo1tw, (A ncona)
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Id.
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a S. Gh>llano:ll llB· n L'Se (~lilnno)
1. 2.01 Carlmntl G1Wierme.O, & ............. (.\;, Oep. M Il a n o (com. 22. 11.18 l. 5.16 (!);, • • l @Jl()tt. tnn. ).
n S. Remo (Trupe-
6.11).8• Pigutl Oioranrti. ® ,.,.,....... ,
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22. 9.18 l . 5.16
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22. 9.18 l. 6. 16
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13.10.18 l. 5.1 6
2.12.110 OuU!lv Oi~ep~. ·~. ~......, 2 '" ""
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13.10.18 l. 5. 16
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(Pc- 20. 7.90 Mn~nlni E•1ca, + . . . . . . . . . . . . . . . .
Dc r nta n1gin)
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c l acu r sv t.o.n7..t\ru).
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I.StOIUI CAPITANI MEDICI
A:o;ZIA:-<ITÀ
DATA LU OGO
CASATO E l'OME
di DI N A SCI T A
nascita
POS IZIONE
di
DECORAZIONI E CAMPAGNE
di
grado ~~ervlzlo
dal n . 155 al n. Iii. c
Diso (Looce)...
2. 7.90 Buccl Pa"!uale..................
Se. al'pl. san. mlL 13.10.18 1. 5.16 (ln..cg. 20 grado).
c
O unrdla San fra· mondo (Bene·
:l. 4.00 Do Blaslo 01t.ldo, Q, ~ .,,., ...,.,., ...,
A ap.
nwt. n>ec.
13.10.18 l. 6.16
~. (t;,.
V'Oiilto)
Morbello (Alll3· 27. 3.88 Colombara Gv ldo, O . . . . . . . . . . . .
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Osp. Alessnndrla.
13.10.18 l. 6.16
1 ort. cotta.
13.10.18 l. 6.16 13.10.18 l. 5.18
~ndrln)
s. 7,90 llforluo bJ'nrìoo . . . . . . . . . . . . • . . . . .
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Sal uzzo (Qisooo)
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Bordlgbora(Por· 25. 8.92 Cblosa Emanudt . . . . . . . . . . . . . . . . tlO :\f&U!Ulo)
Osp
Verona.
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O~tO\'O .••... , 16.10.!10 3olerl CXot·auni, ~.Q,~. ~ou -u -u-, ~. \11. • •
Id.
Ocno,•n (tUI'. mll .) 13.10.18 24. 6.15
a
tl~antova. .,.... 15. 3.89 Cnpra L«~nida, ~ """, @. @ . . . .
Id. B o:ogna.
13.10.18 l. 6.16
o
Aq 111Ua. . .... . .
1. 8 .88 Propenl Curti B tottd.:#c, <!), ~ " ''
Mln. ~ruerra.
13.10.18 l. 5.16
o. Onsso.no Irpino 29. 6.91 M"sslruo l' rmocuoo, ~"'·". @. @, <!)_ Os p. No.poll (u.ss. mll,). 13.10.18 1. 5.16 (A vomnol
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l>Up M i lt. F i Mnu.
1:1.10.18 1. 6.16
Oip. t'at'ortu.
13.10.18 1. 6.16
• Core.to (B&rl) .. 19. 3.90 P lcca.rrota hanct800, Q.® .......,, 9 reu. aento.
13.10.18 l. 6.1 6
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9. 8.89 Polito R~ 1r io. cl), ~. @ . • .
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!l nrt.. <'nmpasw ".
13.10.13 l. 6.16
A s)J('lt. tMI. 8/JfC.
13.10.18 l. 5.16
42
(Segue ) OAPITAXI liEDll'l
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LUO GO
3
DI NASCITA
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ANZlAN I T.!
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P OSIZIO NE DF.CO RAZlONT E CAMPAG NE
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CT.l
di
di
grado
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d>tl n. 169 al n. 182. a
S . J\lnrco Argcn · 16. 5.8!J
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MJn. guerra.
13.10.18 l. 6.1 6
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27.10.18 l . 6.16
a Gangi ( f'nlerrno) 11. 6.89 Lo Vecclùo Gioaccllino, O. @ .,,.,.. ....... ~. @, • · Qì.
Osp. CogUari .
27,10.18 l. 6.16
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3 art . camp.
27.10.18 I. 6.16
Dlstr. mll. S iracusa.
27.1 0.18 1. 6.16
22 a.rt. ca mp.
27.10.18 l. 5.16
.drn(lldo. . . • . . . . . . . . . . . .
wuo (Coscnta) a
S . Stoft<nodi Ca- 27.11.89 Zo.ffiro Gi<n~atmi, ~ . ...... @ , \W·... mnstra (Mes · :~i nn)
o Solarìn o
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c Milano
2.12.85 Cipo111 nn Ulisse, O ............. .
c Osilo (Snssarl)
10. 1(!.91 Dott-ori Gio. Moria, €? '............. @ .
27.10.18 l. 6.16
Osp. Cagliari.
27.1P.l8 l. 6.16
:•:D. •· a
Bologna..... .. 27 . 7 .91 Giongo Franco, O. ~ "'"", @, @. +
Id. )J ilano.
27 .l 0.18 I. 6.16
a
Sora (Frosinone) 24. 2.86 VendittJ Emilio, O. & .,, .......,., @,
.ds]Jt!tt. in/erm.
27.10.18 l. 6.16
T>iS/J. Min. Colonie (TrtpolltanJo.).
27.10.18 l. 6.16
ut;. o Scnlatl (f':a iorno) 14. :5.90 Budl R(I(Jatle .. .. . . . . . . . . . . . . . . . .
c
l\{oucucco T o- 21.1 J .87 Uor'Cll o Gto. Giuseppe, (9 • .......,...,(y;, O op . T orin o. rinoso CAJcs · @. sandria)
27.10.18 l . 6 .16
o
Dcilauova(Rcg. 30. 4.88 Faraone J7alerio, \9 .,..,•., ..., @ , (!]), glo Calabrin) ltJ.
Aspe ! t. tnf.
27.10.18 l. 5.16
Il g-on1o.
27.10.18 l. 8.16
+• +•
c T orricella Sicura (Teramo)
+·
5. 3 .86 !lferlini Camdlo, ~ ............, @, @
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L U OGO
DATA
<'AI'ITAXI
A::\ZlANIT! C.\ !;ìA.TO E NOME
dJ
~
DI NASCITA
..,
lXI
nascita
MKOII'l
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POSI7.10NE
C~'fPAG::\E
di
di
grado s en-lzlo
dal n. 183 al n . 196. S. Gonnnro CNa- J8. 6.8~ Do B e rnardo
a
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Fmnasco,
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e 13itonto (Btlri}. . 2.11.87 Ambrosi Lttiqi, O, ~. (i;t!, @, • . a
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O I o la Tauro 13.12.86 Gianne tti Bernar<l.o, ~- q;, ... .... .
Castro ft llppo
21. 1n. t s 1. ~.16
Osp . rrreoze(a.ss . mi!.). 27.10.18 1. 5.16
Icl. l:lo los:-nA .
27.10.1.8 l . 5.16
S al p.
31. 3.23 5. 3.17
Se. C<·ntr. fa nt. (Ch•l· :H. 3.23 5. 3.17
(ltegg. Clllahr.u l
o
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t.a,·ecchi a)
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31. 3.23 li. S. l 7
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Pisa.. . . . . . . . 29. 4.89 Dc lllcrooym.is Ruo(ltro..........
:a Gualdo Tadl no 19. 4.90 N anni Ca.-lo, ~ ,,......,..., !Sì;, I!J).
Osp. Lh·o rno.
31. :1.23 5, 3.17
+· Id. Bologna.
SI. 8.'13 6. 3,17
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31. :l .2~ 6. :!,17
O•V· B ologna .
31. s. ~3 5. 3.17
Torino.
31. 3.23 19. 3.16
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31. 3.23 5. 3.11
(Perugia).
c S aviano (Napoli) 6. S.90 Allocca Antonio. 1). ~ ......,
©. • . a Serra S. Bruno 10. 1,90 T edeschi Nicola,
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(Catanzaro)
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1. 1.87 Vitale N icola, ~ '"·",@.. ·.W ..... .
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NASCITA
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di
DECORAZIONI E C.~MPAGNE
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Alessandria. . . . 13, 1.90 Gatti Giovanni. . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Sl. S. 2S 6. 3.17
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Regg. genio ferr .
SI . 3.23 6. 3.17
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31. 3.23 6. 3.17
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Roma.
SI. 3.23 16.12.17
Id. Pa.do,·a.
SI, 3.23 6. 3.\7
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31 . 3.23 6 - S.\7
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Roma. . • . . . . . 8. 3.02 Potitl>on Lodouico................
3l. 3.23 5. 3.17
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31. 8.2S 6. 3.17
111. Bari.
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DI :\ASCITA
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DECORAZIONI E éAMPAOXE
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dal n . 213 al n. 227. a
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ContNl r hl.m. mil.
31. 3.23 5. 3.11
Il! lnut.
31. 3.23 5. 3.17
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Cerl~rnoia (F<~~r·
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2. 2.90 D'Eugonio .t!ht/ouio. Q.~ • n - t•-u-u, ~.
1-eg, Tr· rr. C.C. R.R. 31. 3.:?3 5. 3.17
Trio-t o.
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a Napoli ..• • •.. a
S. 8.89 Pagnotta Umberto, <lì ~ .,........ +• HH. truppo col. (Ci· 31. 3.23 S. 3.17 reo alca). ·~· ty).
Vi i l nmontorcbl 20.10.85 Al berti Ellore, ~ ....... ~ · ,l!J, (A rezzo)
+ ..
c Portici (!\apoli l. 6. 4.90 Torro SolT'fllorc, t!-. ~ •u·••·"-u, @,
17 art. com p.
31. 3.23 5. :).17
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30. G.21 5. 3.17
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o Cetaln (Poienno) 20.11.92 La ~lortlna nosario, l
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Boio~ron. 3ll. 6.24 16.12.17
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30. 6,21 16.12.17
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di
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DI NA.SOITA
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Osp. llollln (oes. m lL) 20. 0.24
l. 8. 2 l
c
M a g I la n " •1•·1 2. 9,91 Di Lor~uzn Odoordo. . . . . . . . . . . . . . Mar·•l (AQuila)
Centro c hi mico m lli t. SO. 9.24 I. 8.10
a
Rt~--auo C'nlabt•o 15. 7.95 Oui ùo GiOI'IInni.... . .. . .. .... ... .
ms,. M i n.
ColonO., so. 9.2.
I. 8.2 1
(Som aLia).
a
Sq nll lllCc (Ca· 17. 6.96 ~qallii\Clotl lla(Jucl~. 9 t:onr.aro)
c
l'ottiCI (N ap oli)
c
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8. 1.95 r.~llon~: . htlmtio , ~ , .,.,..... ~, 11;..
(Si- 11. 9.9! Astut.v GiulltPI>C, .g •.,..., y,. r(),
Oti p. 'fori no.
so. 9.24 ]. 8 .:!1
$c. tiro lll't. Nc tlu no. SO. 9.24 l. 8. 2 1
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so. 9.24 l . 8.2 l
rocusn) 3. 8.9! ì\lnra·u G!ncomo. &> , ......" , v. ,ù; . .
c
Sa» nr·l. . . . . . .
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)1··•-ina... . . . . 18. 6.96
)Ja·t ro~ia,·omu 0 l4ido, ~··•·"·", ~· r·,
Disp. ,l/ In. Cl)/tm!c (C I1t~nn lra).
30. 0.2~ L 8.21
3 font.
so. 9.24 l . 8 . 21
LUOGO o ~
-
DATA
CASATO E
~OME
c1l
DI :>I ASOITA
UJ
naaclta
POSIZIONE d1
DECORAZ rONI E CAMPA GNE
di
gra<l o servizio
dal n . 245 a l n. 258. a
Grottaferrata
1. 8.92 Tapp i Primo,
Q.................
Disp.
.llia.
Colonie 30. 9.2i 1. 8.21
(Erltr~a).
( R OIW\)
c
:'\n poli . . . . . . . 14. 8.94 Po.lmlorl . 11/r(.liu . . • . • . • • • • . • • • • • •
12 tu n t.
c
:"\ola. (Nnpo:f).
3.10.94 Turano RCI(Iade........ ...... ....
Disp, Min. (Somnlit').
a
1'n• tin i co
(Pa-
2. 2.95 A \'f'liOul' Oaetcmn . . . . . . . . . . . . . . . .
4'1 ro.nt.
30. 9.24 l. 8.21
c C'a rlcutlul (SI-
2. 2.94 Falli a SflhVJt ore. . . . . • . . . . . . . . . . . .
Dl.sp. Min. Colonk (>'omnlln).
30. 9.24
59 fao t.
30. 9.24 l. 8.21
30. 9.:!4
l. 8.t l
Cnlon(lo 30. 9.24 1. 8.21
lcrmo)
raousn) c
Uou orva (!"as- 23. 5.93 :"\urta A ntonw, ~ "', v/), ,Q) • • . • . . Bari)
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Turluo ..... .. 28. 9.95 Ro"i J1ar io <t),
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Min.
L 8.21
Coloni<. 30. 9.24 1. 8.21
(Somnlla). a
On~<'lltnfif<'lliCO
11.11.90 flo Mlohdl·Corratlo, ~"'' 11 '"' 11 ,~.~~
l. art. mont.
30, 9.24 1. 8.21
(Aiossandria' c
c· n v a
Tlrrt·nl 20.10.95 F~l'l'l Aulonio. ~ "' .....,..., ~- •i]. +·
a
Cotll'O ........ ~- 4.96
Di~p.
.Min.
Colonie 30. 9.24 l. 8.21
( Somalia).
(:-:aloroo) B~z7.i mot>anni. ~ .......... ~.
<W..
R. truppe col. (Cire- 30. 9.24 1. 8.21 t~:•lcn).
n
l'artlolco (Pn - 26. 6.95 l'a.-nlncqua llaQOA:Ie ~ . ...........,g,l-, lenno)
n S ~o n n c.Jigllano 22. 6.91 Onn•nnto . lmweo, (Napoli! ~. -!i;. +-
~
22 fant.
........,.,,......, Dlstr. m li. A,·e rsn.
o Vitllll'i ll (Sira- 19. 5.9-1 C'ult1·um• Sril1•atore, ®"''"'"'", ©.\!;}·
30. 9.24 ) . 8.21
30. 9.24 l . 8.21
DiS/1. Jlfin. F'ina~.
30. 9.24 1. 8.21
Osp. Mllnno.
3;). 9.24
OUSI\)
a
Augullta (Slrn- 22. 5.9~ Patta vi un Drrmenìoo .. . . • . . • . . . . . OUBB)
J. 8.21
( .Seatu:) C'APITANI ldl!:D l Cl
48
UATA Lt:OOO
~ .., u:
ANZIANITÀ
OASA.TO E NO:UE POS IZ!O:\E
di
Dr NASCITA
11111101 te
dJ
!JEOORAZIONI E CAJ.'\!PAONE
di
I!Tndo •er'<'lzlo
Qal n. 259 al n. 273. c
Venafro (Cump obasso)
3.12.96 Aluuxu Ruuouo............. .. ..
Savoia ca'<'all.
a
C'atanla.. . . . . .
3.1 0.92 ~! as u1nat't a Nicfl/t) . . • . . • • • • . . • • . •
Dir.
snn.
30. 9.24 l . 8.2t
Palermo 30. 9.24 1. 8.21
(com. se~. ills lnfcz .). o Na poli .•. .... 24. 4.\14 Flumo Ouoliclmo, ~ "'"", @, @ ..
O s p. Padova(&~>~~. mll.). SO. 9.24 1. 8.21
a
S. Gn'l:tnrln Mu- 10. 8.!1(1 (:olt.•Nll tu{yi, ~ ttt-u-u, @. @ ... gno (S"Icrno)
94 fant.
:10. 9.21 l. 8.21
c
Acerra (NI.IJJOJI) 18.10.95 Buttlvllooc Michele . . . . . . . . . . . . . .
10 Id.
30. 9.24 1. 8.21
a
S a.l ~ml
O. ~ ,.,...., ..., @,
O alp.
30. 9.2~ l. 8.21
frrnpanll 17. 8.95 f'crrlcono Giuseppe, ® "'"", ~.@ .•
Osp . 1\leaina.
30. 9.2. l. 8 21
® nc-n -u, @,.W . .
U art. 01AmJ>.
30. 0.2.
Cavali. A.IC>SOodrla.
30. 9.21 l. 8.21
('J'ru- 23.11.01 l'atti Gituem>e
p ani)
@• • •
o
VIta
a
C'oSMnnnl Jonlo 17. 4.90 Dio nn Evuenio,
l. 8.21
(0l'8CDZ.I.I)
c :oi<'&llllo(A.qnlln) 17. 6.91 U•·l lo'nltore Ouolie/TM, ® Q;_, l!> o
Form icolo (Na- 11. 6.92 Olulluno Celestino, ~ m-~t-u-u, @, \.0 57 font. poli )
30. 9.2~ l. 8.21
c
S. A p n llluarl' 22. 6.91 :llu llozzl /Jmerigo.... . . . . . . • . . • . . . (Napoli)
30. 9.~ l. 8. '21
n
l'asLOII.triUilk
8. 2.9\l Ouapnrrlnl Nicola, ~ "', ~.@ ...
Dir. 8&D. NnpoU (com. 30. 9.21 1. 8.21 se~ . dlson ruz.).
2. 8.UG LI!> t& Domenico. ... . . . . . . . . . . . . . .
6 bcrs.
so. 9.21 l. 8.~1
(Pol!'D7.6)
o C'ltMalvoJi no ;'lfn·
83 Id.
rlu~ (>'ai<JrnO)
o
:-.=aptJII •.•.... 2:1. 6.9:1 Uutlnlnconlro Antonio . ... ....... .
.dspel/. lnferm.
ao. 9.2-& t. s.21
o
Fn•nno (Dr l o- 12. 1.8:! Pulcnzo. L11ioi. O................ diKI)
2 (nn t.
:n. 3.2$ 6. :1.11
(Se!Ml} CAl'IT.t.Rl lmDIOl
LUOGO
ANZIANITÀ
DATA
CAS ATO m NOME
dl
DI NASClTA
nascita
POSIZIO NE di
DEOOR.AZIONI E CAMPAGNE
di
grado serl'ido
dal n. 274 al n . 289. a
Barra f ran ca 16. 3.00 Paraninfo .411{Jelo, ~. ~. ~,,. •.,......, (Colt&oillSOtt.a) @, @.
lO bers.
a
Naro (.Agrlge n- 16. 4.91 Crultrono vo Gtutano ... .... .. .... . to)
D lst.r. n\i l. Caltaula- 31. 3.26 1. 9.20 setta.
' Portolandolto iJI. 7Sil Rlnaldl Orasrio .... .•... ... •• -~·· (Benevento) .
16 (nnt.
• 31. 3.26 l. 9.20
+·. Osp. P nlolmO
31. 3.26 l. 9.20
a
-
~~- 3.25 16.12.17
.....
a
Acireale (Cota- 21. 9.112 Foti A lfio, ® "''"'""", @, @, nla.)
n S. Seve ro (Fog - 28. 4.91 Ca si>a.no L oren::c, ~ . ~"''", ~.@
+ Il art . pes . camp.
31. 3.25 l . 8.21
g i n) (A- 31. 8.!15 Glacobùe Corradino, @, @....... .
c
Pagnnloa. quila)
a
Salento (Salcr- 21. 1.97 Scarpa .4 n(IÌ(llirlO ® '"• @, @, ~. . n o)
Osp. Rom a (n.'!<!. mll.). 30. 6.25 1. 4.22
.,
o A.ndrln (Ba ri) o
~oto (Siracusa)
9 fa.nt.
30. tl.2S l . 4.22
Emanuele.. ... .......
Coll. mcd. leg.
30. 6.25 l . -1.22
7. 8.91 Avello Caro Guido ...• .•• ~ -.....
O•P· P aler mo.
30. 6. 25 l. U2
17. 8.08 'l'roplcolonl
a Mormanno (Co- 30. 3.97 Pandolfl E Mardo ® ..., @, @ ..• •
.
aenzn)
o Palermo a.
13. !l.U6 Lo B ianco Donwmico •. . . ...• •
l ..
Id. Udine (com. se. 30. G.25 l. 4.22
nppl. san. mil.). 81 fnnt, (I!.SII. mJJ.).
30. 6. 26 l . 4.22
Roma . •.••.. 22. 7.92 Gelanzè Ce/u Mno, ® "'"", @, @, +• Osp. Flreuze(as~.mJl.). 30. 6.25 l. 4.22
ç Ostuni !Brindisi) 2:.!. 5.9(; Santor;:ola Domenico, ® '"·", @, @,
~.
•·.
Id. Rom a (ce.rnpo 30. 6.25 1. ·1.22 sa11. A nz io)•
o Pelloina(A.quUa.) 6 . 6.96 Ta.rQuloi Cairoli ..•......••••.••
Id. T orino (BB {. nùl.). 30. 6.25 l. U2
o Buoola.no (Be · 12. 4.96 BeUelli Oarlo ....•••• •. ••••••••••
Diap . M in. (Eritrea).
.
noventa) a
Vittoria. (Slra- 30. 6.93 Paollllo Stanutao, Cl,), ® ............,@, CU86)
4o -
@• • •
Buolo di an•ianità del Corpo aanita,-io milit.G,-e.
70 tnnt.
Colonie 30. 6.2:; l. 4.22
30. 6.25 1. 4.22
(Segue) CA P ITANI Jd:&DIC I
60
.,
DATA
:Eu
L UOGO
.s.,
DI NASCI T A
...m
A."'<ZIA.NIT À. CASAT O E NOME
dl
POSIZIONE DECORAZIONI E CAMPAGNE
.
nascita
dJ
dl
grado servizio
dal n . 290 a l n. 305. c
Palormo
•
•
•
•
o
17. 6.91 Pavone Oiu..<eppe, (Q.
9 llf-17•11 ' @,
O~p.
Palermo.
30. 6.25 l. 4.22
©. ~. • · 4.22
c
Nardò (Lecce)
20. 10.90 Manlerl .d.lberto ••• .. ..• . . ... •...
Centro chlm. mll.
a
Nicolosi (CataDla)
4. 4.96 Longo Domen(co ® "'·",@,@. +.~.
R. truppe col. (Trlpo- 30. 6.25 1. 4.22
litania). 6.IÙ6 L a Rocca Rflberlo ~. s •n·lt @. @.
30. 6.26 L
r
1!8 tant.
30. 6.25 l . 1..22
Romano L o m- 8. 9.90 Mori .d.nnU>ale ••••••••••..•••••. bard. (Bergamo)
21 art. campagna.
so. 6.25 l. 1..22
o
Oas tella ùtite Il. 2.96 Matarazzo Lucio •.••••......•... (Salorno)
Osp. Pado va.
30. 6.25 l . 4.22
n
Aquila ..•. . ..
2. 1.95 Sand retti E mesto . .. ......... .. . .
Ars. R. E. Torino.
30. 6.25 1. 4.22
a
Teano (N apO,lll
4. 7.96 Cipria no S alvatore ..•••••••••....
So. all. Ult. S poleto.
30. 6.25 l . U 2
l. 1.9' Pernice Vincenzo, ® •.,.,., @, © ..
e tant.
30. 6.25 t . •. 22
so. 6.25 l. 1..22
a
P alermo
a
c Ce f altl lcrmo )
o
o
o
••
(Pn -
a
Vairano (Na- Lli. 6.91 ZanCagna Riccard.o poli) •
Osp. Cbl etl.
n
v 1t t orla (SI- 26.10.98 Salmè EUnre . • • • • • • • . • • • • • . • . . . .
Ott. a ut. R. E. Bolo- 80. 6.25 1. 4.22
l
raousa) a
Palermo . • . . .
5. 1.96 Mona.stra Sal11atore,
gna.
® .......... @.
5 art. p os. oamp.
so. 6.25 l . 1..22
@. • · a a
Settingiano 26. 1.96 VIrgilio Saverio .... ... .... .. .•. . (Cataozaro) Padula lcruo)
(Sa- 16 . u s Accetta .d. mitcart,
~ tU•It•U•hl 0
@,
R. truppe col. (Tripo - so. 6.25 l . 1..22 litania). .d-spett. in/um.
so. 6.25 l . 1..22
@, •· 7. 3.90 Palmera Ugo, ~ m ·••·u·u, @, @, . .
a
Na poli .••....
a
Napoli ....... 17. 3.97 do Ceoaro Oiann(M , . • • • • . • . • . • •
Dir. san. Verona (oom. 30. 6.25 l. •.22 sez. dlsentez.). 26 fant.
,
(Seoue) C APITANI MEDICI
SI
A).ZJAXlTÀ
s
~
LUOGO
OASA TO E NOME
POSIZI OXE
di
DI NASOtTA
<O
na.telt.A
DECORAZIONI E O.L\1PAGNE
di
di
grado -crvlzlo
dal n. 306 al n. 322. c A.rlano di Puglia (A vellino)
2. 1.97 l'urearo 01t~p~ . . . . . . . . . . . . . . .
o P c t.rtzr.l (Catan· 15. 6.116 A.ra01·l .tnlonw • . . • . . . . . • • . • • . • .
36 fan t.
so. 6.25 l. 4.22
O~p. Flrcnze(w.s. mJI.).
30. 6.'26 1. 4.22
lnf. Parma.
so. 6.25 l 4.22 30. 6.26 t. 4,22
zaro)
o S. StA:ltano Q ui· 18. 9.93 Caool atoro SQ.ulnu (Acri· (\?). @. g eato). o
C a l v t Rl~orta (CIItaoznro)
8.1 2.U6 Zona Demdrio, q), ~ '"· @, @ .. ..
5 pos. •·arop 1
a
C a s orte. (Nn-
2. 8.97 Tlll!c lll Mario ................. ..
R. truppo col. (Trlpo- 30. 6.25 l. 4.22 Ut e.nla).
15.11.81 Carrucolo .tntonlnn .... ... . . . .. .
Disp. Mtn. .tertmaul.
J)Oil)
9.11.26 9.11.26
a
Rom a
1.1 1.80 Fcrri~tU Jl(toillh ...... . ....... .
I d.
l d.
l d.
9.11.'26 9.11.25
a
Rom a.
21. 6.86 AJORilfo Paolo • •. .••.••.. . •... ..
Id.
Id.
l d.
9.11 .'26 9.11 26
e. Ferentino (Ro- 2. 6.79 St.crblnl Enr(co • • •••••.••••••••
Id.
l d.
td.
9.11.1!5 9.11.25
ma)
w •
a Catan ia .. • .•• 25.1 0.89 MlduUa Carmelo ••••••••.••••••
9.11.25 9.11.1?5
Osp. Rome..
c S. Oluheppe Iato 22.11.82 Terranova Salwdt>re .••..••.•••,; • D(sp . Min. .ftrAIGIUf. (Palermo)
9.11.26 9.11.26
Valeou.no (Ro- 14.12.78 Pazz~~giJe. Dommloo .••••••••••• ma)
Id.
l d.
Id.
9.11.26 9.11.26
a A.rne.re. (Frosl· 29. 7.80 Sal n1.torl Guolùhno •.•• ••.....•
Id.
id.
Id .
9.11.26 0. 11.26
a
DODO)
t- . ~
l
a Oalt.rwlsaott.a .• 21. 8.76 Soarlat.a Sal11al.ore • ••••••• .•. • ..
Int. Oorl.z1a
9.11.26 9.l1.26
a Taranto ....
17. 4.97 Oludloe CamUlo
4 art. C&IDJ)
3 \, 3.26 l. 4.22
o Vltole.no <Benovonto)
9.12.07 Solaldono Bartolomeo, (!),
' a.lp.
31. 8.26 l. 4.22
•••••• o
••• o
•••••
~ flf·ll,
®, @
c Tav o rna {Ca- IS. 6.86 PaaPaole Catm(llt ••••••••.••.... t~ aro)
.
27 art.
OIJlii.J).
SI. 3.28 l 4.22
62
LUOGO o
s
ANZIANITÀ
DATA POSIZIONE
dJ
DI NASOlTA
!Il
nascita
dJ
DEOORAZI0:-<1 E CAMPAGNE
dJ
gra-do St!nùlo
da.l n. 323 a.l n. 339. a
Torino . . . . . • . 11. 7.95 flizzo Co.rlc, Q, ~. ~ ........,..., @),
Osp. Napoli (a.ss. mll.).
l. 7.26 l. 7.23
©. +· c
Viterbo . ..... 17. 8.97 Mazzaroul Giacomo, + 4i. ~ "',@,@
Min. guerra.
l. 7.26 l. 7.23
a
Ariano ù l P n- 31. 8.U6 Galcagui .J.mato. ~ g!la (.AveUlno)
® "'· @, (!j). ..
Osp. Roma.
l. 7.26 l. 7.23
a
Ale$sandrla. . . 27. 9 ,93. liogatlche Carlo, ® ,.,.,..,..., @,@
.4.8pelt. interm.
l. :1.26 l. 7.'.!3
a
13!tonto (Bari) 23. ,5.96 Porrinl .J.noclo, ® , ...... @. © . . . .
Os p. F'irenze.
l, 7 26 l. 7.23
o
Oeraco Marlna L4. S.95 Ohtrl eo Jl:fichele, ® ,.,..,....,., @, L!ì). (R Pggio Cnl.)
Min. Guerra.
L 7.26 l . 7.'.!3
So. all. UJI. lllon<'allorf.
L 7 26 1. 7.23
Osp. Roma.
l. 7.26 l . 7.23
Aidone (Calta- 25. l.IH Piazza Anlonino, @ '"·", @), :0 .. ntssetta)
Souol o. e.ppl. s a.n. mll.
l . 71.21) l, 7. 23
Olola del CoUn 25. 6.95 Pa,·ono .J.n.tonio, ·® ,,..,.....,,, @. @.
R . truppe col. (Eri-
o Chlu~a Sclllfaol (Palermo)
7. 2.97 L ombardi Salwtore, @ ""• @, @ ..
o Palena (Chieti) 3. 3.98 Campana 4•1io~io. ~m·u, @), (ij) .. a
a • .. • _ , _
.
.J.ll~tri)
o F!denzia. (Parma.J
' 9.11.95 Oua.ldl Jlincen.zo, ~. @ '"·"·"·", @,
(ins. agg).
l. 7.26 l. 7.23
trea) . Os p. Oenova.(a.ss. m.ll.).
L 7.26 1. 7.23
9.1Z.9!l Amoro~l Osoolclc. ® '", @, @ . • . .
7 art. p es. ou.mp.
1. 7 26 1. 7. 23
o C a l to.glrone 30. 1.900 Nlca.stro .drturo ................
26 art. <'ampagno..
l, 7.2G l, 7.23
~ ..,.... @. @. .
So. all. uii. e aottn1r. Casert.a .
1. 7.26 1. 7.23
o Modena ...•. .. G. 1.97 Adarnl Felice, @ " ', @, @, +··...
Dir. S an. Trieste (com.
1. 7.26 l , 7.23
a Chieti........
©. +·
,,..
(Catao.la) a
CamJ11o ou.sa)
(Stra· 12. 7.97 Bertene GiW>eppe,
sez. dlslnf.) a Napoli........ 9. 6.97 T ri fl 1ottl l(l(M, @ "'·.., @, @ .. . • .
2 1 !a.nt.
o Montano An ti lia 26. 1.97 Del Senno Gm-anni, ® '"; @,@ . (Sa1erl\o)
1
Id.
1. 7.26 1. 7.23 l . 7.26 l •
..'
(Seaue) OAPITA.Nl KEDlOl
L U OGO
DATA
63
AJ-lZIANIT À CASATO E NOME POSIZIONE
di
DI NASCITA
nascita
dl
DEOORAZlON! E C.UIPAGNE
di
grado servizio
dal n. 340 al n . 356. 0
Sortino (Siraou• 22. S.99 Astuto Girnlamc, ~ ' 11 , @, @ ....
1 centro controt\erei.
1. 7.26 l. 7.23
:14 fant.
1. 7.21l l. 7.23
R egg. genio pont. lagunari.
l . 7.26 1. 7.23
6&)
c A.Pcoll Piceno. 14. 6.97 Sacchetti N(cola, ® "'• @,@ .... c
Cli.stelhottaocio (CampobMAO)
a Cata.ol a . . . . . .
6. 8.97 Oe Lisio Gimlanni, 9
"'·", ~. @ ..
t. G.2i 1. 4.22
2. l.llG AieUo Gimeppe •• ... .• .... ..... .
o Montcpuloia n o 25. 9.98 lliaroooo Luigi . ...... .•.• • ...... (Siena) ~ "', @. @
Dir. San. Firenze (com.
l. 6.27 l. 6.24
sez. dlsln fez.). 8 genio.
1. 6.27 l . 6.24
o Genova .. .. . . 9. 7.901 De Paoll Poolo •. • . . . . . . . . . • . . . .
Disp. Min. Colonie (Eritrea).
I . 6.27
c Bisceglie (Bari) 28. 4.97 Barbier a Mauranuelo, ® "', @, ©
Oep. Ancona.
1. 6.27 t. 6.24
o
Fano (Pesaro) .
5.1 0.98 Ripari Enrico
.. . . . .
l . 6.24
a
Salerno ••.... SO. 4.98 Vitale Salvntore ~. ® ' ""11 • @.@.+ 10 genio.
t. 6.27 l. 6.2,
a
Navelli(Aqulia ) 17. 6.98 Piooioll EnneneglltùJ, ~ ' ", fS!J, @ ..
lS fant.
l. 6.27 l. 6.24
a
Teramo . . . . . . 2:1. 6.93 Dazio Francesco,
R . truppe col. Cire-
l. 6.27
•. o.
€l ' """., @, @
o Molfetta (Bari) 15. 2.99 Spagnolcttl Galileo•• ••• •••.•• •.•.
71 tant.
o
Gibellina (Tra· pani)
3. 3.9() Palermo Carmelo, ~ "', @, @ .•..
5
a
Pienza (Siena)
9.11.97 Santol;onl Umberlc...............
R. truppe col. (Tripo· litania.).
a. Palermo v
® ....... @, @, • .
o Ca!a.ndlo (N a- 11. 8.98 Rossi .J.tl(lio, ® "'. @, @ ..... ... poli)
1. 6.27 l. 6.24
Id.
..... 25. 3.99 Viola Dom.enico, ® '""".,@, @, • . s genio.
Cetona (Siena) 23. 8.96 CortloellJ Mauro,
l. 6,2,
ne.Jca) .
I . 6.27 l . 6.U
l . 6.27
l . 6.24
7. tant.
1. 6.27 1. 6.U
Oep. Brescia..
l . 6.27
l. 6.24
(Segue)
.. = o
LUOGO
~ .,
DI NA.SOITA
4>
O.lPl'I.lNl II.BDIOl
ANZIANITÀ
DATA.
CASATO E NOME POSIZIONE
dJ
00
nascita
DECORAZIONI E
di
CAMPAGNE
di
grado servizio
dal n. 357 al n. 373. Caillarl • • • • • .
8. 8.97 Scb1rru Giuseppe, O . . . . . . . . . . . .
Scuola ali. u1L o aottua. Pola.
1. 6.27 1. 6.24
o Sciacca (A<:rl.· sento)
9. 2.00 Barbiera Oiustppe, 4) ••••••••••.•
R. trupJ)G col. ('l'rlpoIl tania).
l. 6.27 1. 6.2,
a Siano (Salerno) 21.11.95 Gatti .4.rluro . . .... .... .... ....•.
12 art. camp.
l. 6.27 1. 6.2t
6. 6.99 l\1agglo Pi.dro, ~ m·u, @, © ....
Cav. Flronze.
1. 6.27
2. alp,
1. 6.27 l. 6.24
231 tant.
l. 6.27
t. 6,2t
Di.sp. Min. Colonie
l . 6. 27
t. 6.24
a
· o Accettura (Po-
l . 6.24
wnza)
a
Noto (Siracusa) 20. 4.90 Cnrplntcri Ermstc,
c
Belpasso ta.nia)
....
o Tricarico
(Ca- 30, 9.98 Oomos Sebastiano, ~ "', flJ, @ .•••
(P o· 11.7.900
tcnza)
c
~ "''", @, @,
Gagliardi P~uale .. ............ . ,
Poknza . . . • . . 30, 6.98 Salvati Gl.meppe.. . • • • . . . . . . . . . . .
(Eritrea).
61 fant.
1. 6.27 t. 6.24
c Palermo ..•...
l . 2.96 Manz<'lla Oiu.sev1~ ~ "'• @. @ . .
60
ld.
l. 6.27
Pal ermo ......
9.10.99 P ccorolla Mariano,L ••••• , •••••••
TS
l d.
l. 6.27 t. 6.2
c
o Be lpaJ>s o (Ce.· 13.12.98 Ouglle lmluo Lucio, ~.®. @ ...
00
l. 6.2 t
•
Cav. Novara.
l, 6.27
l. 6 .. u
l pes. camp.
l, 6.27
l. 6.2
l. 6.27
t. 6.u l, 6.2
tanta)
c Licata (Agrlgen· 12. 2.96 D'Angelo Eman~. ~ ..,..., Q;), @. @ to) a
Tropea. (Ce.ta.n·
9. 4.98 COC'cia Giuseppe, ~ ......, @, @.
+· t6. fant.
•
~aro)
o Trau1 (Barl).•. 15.11.900 Spczza!crrl .4.ntonia............. .
Dir. S an. Ronta (com. sez. d.Jslnrez.).
l, 6.27
o Ceea.rò (?iit>eslna) 23. 2.900 Zlngalc Salt>atore, Q;). . • . . . . . . • . . . .
11 pO<f, oamp.
l, 6.!7 l. 6.
c Bagheria (Pa·
7. 9.900 Sclor tino Solt>aU>re.. •• • ••••••••••
So. centr. mll. eduo. fisica.
l. 6.27 l. 6.24
8.12.00 Val<'nzano Giuseppe, O.~ "''", @, @, • •
2{
l~rmo)
c
Rutigliano (Bar! l
raut.
'
u
l. 6.27 l . 6, 24
(Seg ue) OA.PIT.Ufl :101:0101
ANZIANITÀ
DATA
CAS ATO E NOME
LUOGO
~
PO SIZIONE
di DI NASCITA
;>
(/)
oi\6Ci ta
Dli:COR.\ZIONI E CAMP!GNE
d1
di
grado
~ervl zlo
dal n . 374 al n. 391. 6. 9.~8 F enga Eduardo, ~ " ' '",
•, ,Q). .. .
a
Cat.&nla... . . . .
o
Ca s t e ll a batc 22. 6.9i Cnmmarnuo r i ncenzo, ~m-u, ~. -!) . (Salerno)
E11rico, e "''" @, @, + ....
o P aduli (Benevento)
1~. 7.98 !!' albo
o Mola di Bad..
2. 1.9~ Olgant.l Donato, ~ "'·". ~ • .!J,
l. 0.27 l. 6.24.
Os p. T rieste.
l , 6.27
Cav. Vitt. Em.
l. 6.27 l, 6.24
I d. Sa luzzo.
l. 1.28 l, 11.24.
+'. .
a
Torino ••••... 21. 6.92 SIUlSOnl Carlo .... .. .... ... .... ..
o
Pnrttnloo (P&- 27. 6.97 Cnnnlzzo SebustifmO, @ , ®, ©· ...
!ermo) o Palermo.. • . . . .
l bors. ciclisti.
8. 9.98 Ce.! vello Solt>alore •••.•..•....••.
l, 6.24.
l. 1.28 l. 6.24
R. truppe col. (TrlpelitiUlla).
l, 1.28 l, 6.24.
12 1)08 , CI\IUJ).
l. 1.28 l. 6.24
c Po.lcrmo... . ... 16. 3.9G lnfsmtlno S imoM , & "'· (\/), ~ .. ..
l
genio.
l, 1.28 l. 6.24
a CIU!erta .... , • . 21. 2.97 Clg.> la 1lfurio, 0, ~ ' 11' 11 , @'. @.••
62 rant.
l, 1.28 l, 6.2,
a
T bers.
l. 1.28 l, 6.24
Dlstr. mJIIt. Barl etta.
l. 1.28 l. 6.24
Cav. Guide,
l. 1.28 t. 6.24.
Avellino .... .. %8.8.96 L&brnna ViUorino, ('g "'. @•, @. + ..
a Altamura( Bari) !8.10.!16 Sardono Anlonw. ® "'· @. @. ..•• o Ora.gnano (Nn-
.
...
t, 8.98 Dello I o lo Oi.ot>onni .••. •. •.. . •.••
P Oli)
o Tr e quanda 22.10.94 T<!rzl Federico, @ '"'"'"'" , Q, +. S mont.
1. 1.28 l, 6,24
®. ©
(Siona) c
Bari .. . • . . . • .
a
V OBt.igru
8. 8.96 Caputl Giottann(, ®. ~. @.,......
Osp. Bar!.
l, 1.28 l, G.24o
3 mont.
6. 6.28 2.S. 6.25
o C&serta(Napoll) , .11.87 Papa Gennaro ................ .
So. appl. san. m1L (lns. tlt. 20 s:rado).
6. 6.28 25. 6.25
a Magherno (Pa- 18. 3.93 Fortunati Pietm ......•• • .••..•
Dii!' · .Iliin. Colr.nit (::>omalla).
6. 6.28 25. G.25
Se. ali. Utt, o sotluft.
6. 6.28 2S. 6.26
('l'ori- so. 8.115
)(anfn!dJ
Oreau . . . • ...•• , •• .. . •
no)
vta)
a Cal as c ibetta 7. 9.89 Vita Guido .............. .. ... . (CaltaoJ.seetta)
Verona.
(S~ue)
OU'I'l'.t.Nl MltDIOI
AN7.I.A.NITÀ
DATA
CASATO E NOME
LUOGO
POSIZIONE
d1
Dl NASCITA
di
DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita
grado aervtllo
dal n. 392 al n. 409; a
eU
-
S . Ella a Pin- 20.11.89 Colalanni Giweppe, ~ , ....,.... ,., .•. 11191 (Compo, baeso) •, "' ' Bra (Cune~) ,:,. . 16. 8.89 -Lucèa Gut!IbortOuolulmo ~ ,,..,_.,_,,
; · Se. app. l'a n. nùl. (Ine. tlt. 2<l grado).
6. 6.28 25. 6.25
Osp. "C'dine
6. 6.28 25. 6.25
a. TriUll (Bari) • • 21. 6.88 Laurora OarlJ, ® .,,.,._,,_,,, +. O. <t
Dletr. mll. Kllano.
6. 5.28 25. 6.25
o Chieti .. . • • • . 30. 3.88 Ccoce Guidi>, ® •.,.,,..,..., + ..... .
Osi'· Chieti.
6. 5.28 25-. 6.25
98 ta.nt.
6. 5.28 25. 6.26
Osp. Roma.
6. 5.28 25. 6.25
Se. ali. Eottuft. Rieti.
6. 5.28 25. 6.25
6. 5.83 Nlcotra S u/valore, ® " '"''. . . . . . . .
Com. se. oontr. mll.
6. 5.28 26. 6.25
c Elena (Caserta) 25. 6.89 Loccese .Jnt.onio, 9 '"• O . . . . . . .
So- ali. u.tt. Lucca.
6. 5.28 2S. 6.25
Leg. UH. 00. Cagliari.
6. 5.28 :15. 6. 25
c
..
,
..
a . Castolnuoo> 26. 3.86 D'Ettorres Giusep1.c, ® ··~·lt·"·u,+ Donnlno (Foggia) 7. ~-89 Mczzottl Gu(d.o • • • • • • • • • . • • • • • •
o
Roma. . . . . • . .
"
Mtranàt\ (C&tu- ,3, s_po ~!Ìtl Gtemrdp, biVi~)
l
~
:: .Gl&.rrc (CotauJa)
e
'
a. Sua.sarl.. • . • . .
7. 4.91 Corda .es·-·~·~ ., No(l7......., Q
o Mottola (Taran·
9. 8.88 Farn.one .A-n/.."ff'{•
~
to)
c
Portico S. Ben&detto (Forll)
tu•h•li•U . . • • • • •
........ • • • • • • • •
~~ "'"", + ... H !aut.
9.10.88 BonelU A.11rclin, ® ,,._.,_,._ . . . . . . .
a. Avola (Siracusa) 29. 4.84 Calvo A.ttili.t>, ~ '""""""''• + .. . . . a. Motta S . Lucia Sl. 6.88 NotMiannl (Cotan.znro)
V~ •..•••••.. , ,
O•
Vallata (Aveilino)
1.9.900 Rosa 011-ido................... ..
c
Napoli
17.1.900 Romano Enrico
o Roma . . . . . . . . 28.6.900 Plastlna llfai"W e
Roccapiemonte 27,11,99 Slniscalchl Carlo, ~ "'. @, © ....
(Salerno)
6. 6.28 25 6. 25
2 radio te:egr.
6. 5.28 25. 6.26
3 pes.
6. 5.28 26. 6.25
15 os.mpale.
6. 6.28 25. 6.25
45 rant.
25. 6.23 25. 6,25
25, 6.28 26. 6.25 81 tant. Disp. Min.
25. 6.28 25. 6.25 Col~
(Tr1po l~DlaJ,
25. 6.28 25. 6.25
(S~)
LUOGO
O.LPIT AN I KJU)Jot
57
ANZIANITÀ
DATA
CASATO E NOM E
di
DI NASCITA
nascita
POSIZIONE
dJ
DECO RAZIONI E CAMPAGNE
di
grado servizio
dal n. 410 al n. 426. o Capua (NapoU) 23.1.900 Scafè .A~<ko..... .. ........ . ...
9 bora.
o Terranova. (Cal tantesetta)
3.7.90u Falcone RaOaeù . . . . . . • • . . . . . . . .
2 Centro esp. art.ClrD. 2J. 6.28 25. 6.26
o
16.11.000 Leonardl Domenico.......... .. . .
10 Centro cont.roa.erel.
Solopaca (Bo· ncvonto)
c Corleone lermo)
(Pa- 2.10.900 Lipari D<m~ico • . . • . . . . . . . . . . . .
l
Disp. Min.
M otta d'Atrer- '24. 7.98 Flumo.ra .dfll<m(no, Q, ~ "'"", fS!J, mo (Me~sioa) \Q),
o
S p l n n z z o la 29. 7.98 Carrara Niool() .ddelf>W, ~ "',
+·
@,
+·
l a.rtlgl. camp.
fS!J, '4 fant .
o CanJcattl (Agt1- 4. 8.98 Contrino F erdi>wnda, ~ '"'", fS!J, 52 Id. gento)
@,
+·
Agira (Catan la) 23.3.000 Troina Francol8co. . . • . • • . . . . . . . . .
l
25. 6.28 25. 6.25
l
.Acrorwu- 25. 6,28 25. 6.25
tira.
a
(Barletta)
25. 6. 28 26. 6.26
l
26. 6.28 26. 6.25
l
26. 6.28(5. 6.26
25. 6.2Sr>- 6.25
4 genio.
25 . .6.28,25. 6.26
o Napolt •.. .• •• 27.11 .98 Ctùtondo Miclltù, ~ "'"'', @, @.
8 a.rt.lgl. Cl\lllpagno..
25. 6.28( 6. 6. 25
o Sa<~..arl .. .. . ..
37 !aut.
25. 6.28125. 6.26
o Paupls! (Bene- 21 . 7.99 Bianco Gio11. BattWa, ~ "', fS!J. 33 id.
25. 6.28 25. 6.26
o
vento)
•·
8.1.900 Bua. G!mep~......... .... ......
@, +-
"· · +'· '·"
a Noto (Siracusa)
6. 6.99 Cultrcra Franasco, .. • . . . . . . . . . .
73 Id.
" h'orl no (Avo!Uno}
1. 1.99 Santucct Giuseppe,~ "',@, @, + ·
10 Centro conttoaerei. 25. 6.28 26. 6.26
a Tortoreiia (Salerno)
8.1.900 Tanorodl U rbano
232 rant.
25. 6.28 25. 6.26
66 Id.
25. 6.28 26. 6.26
0
Sassuolo (M o- 21.10.99 Grilli Mario
dona)
0
Roma· . . .....
.. • . . • • • • • • • • . . . . . .
4. 8.98 Bolla Luigi, 19 '.""",@, @, ..• ,. .
Osp. Roma (oom. cam- 25. 6.28 26. 6.26 ~o san. Anzio).
° Cautano (B e- 26. 4.99 Mat&raz%o Sera/lno... . .......... nevento)
Id.
Plaoeru:a.
25. 6.28 25. 6.26
68
OAPITA.NI B TKNPT! KEDIOI
LUOGO
DATA
ANZIANITÀ CA-SATO E NOME
di
DI NASCITA
POSIZIONE DECORAZIONI E CA..MPAGNE
nascita
di
di
grado sen-lzio
dal n. 427 al n. 436. 6. 4.98 Clcclmo.rra Gadano, ~ "'"", @, (ìj).
1 Centro controo.eret. 26. 6.28 25. 6.26
c
Riposto (Q\· 8.10.900 V&Sta Gimeppe . ... .••..• ..•... . tanla)
R. truppe Col. (Tri.PO· 25. 6.28 25. 6.26 Utanta)
c
Po.rtinloo (Pa!ermo)
9. 1.97 Lodato Gaspare, 19 •n·n, @, @. . . .
o
Mcs;,lna . . . . • .
4. 2.98
o Grumo Appulo. (Bari)
a !'' arnese {Roma)
11 art. campagna.
25. 6.28 26. 8.25
5 al p.
25. 6.28 25. 6.25
+ 11 fa.nt.
26. 6.28 25. 6.26
cali DCJ'IIumi.co, ~ "'• @, @ . . . . . .
6. 3.97 Brlgautl.dntvnio, 19 "'"""", @. @,
a
P aolisi {Bene- 23. 6.97 Bltnno .duqusto, 19 '", @ , @ .. . . . . vento)
62
a
Napoli . . • . . . . 24. 9.99 BM·a .drturo . • ••••.••...•••.••.
16 art. camp.
26. 6. 28 25, 6.26
o
Molfetta (Bari) 26.6.900 Fontana Nico'kJ, 11) ••••••••••••••
2S tant.
6. 7.28 25. 6.25
c
Napoli . . . . • • .
Di8p • .Min. Colcni.c (Trlpolltanla).
9. 7.28 25. 6.25
161 fant.
16. 7.28 25. 6.26
.dsp. mot. sr~
l. 4..22 1. us
Barra (Napoli ) 11. 2.98 Vivio.nl &xrol/o, ~ ....... ®.@, •·
..d8JI . in!
l. 6.24
c Agira {catania) 22. 4.000 Colombrlta Filippo ••.....•.•....
65 fant.
26. 6.25 25. 6.26
o Sciacca
l. 1.98 DI casola Giuseppe.. . . . . . • . . • . . .
( .t..gr. 14. 1.98 Magllentl Fratrcuco . . . . . . . . . . . • •
Id. (com. Min. Guerra).
25. 6.28 25. 6.26
gento)
TENENTI MEDICI.
dal n. l al n. 6. c Ntopoli . . ..... a
12.10.92 Gargiulo Fran.usco •..... ........
l. 6.24
a
Bari ..•....•. 12. s 98 Vimercati .Lmui ••..•..•••. ..••.
28 Id.
25. 6.25 25. 6.26
a
Napoli . .... ..
7.2.900 D'Alossandro Antimc .... ... •.. ..
16'f Id.
26. 6.26 25. 6.26
c
P erugi a •• • ..•
7. 9.97 Pollldc rl Rodol!o, 19 "', @, @ ....
38 Id.
26. 6.25 26. 8,26
69
ISe(IWl TENXNTI IIIEDlCl
LUOGO
DATA
ANZIA.KITÀ CASATO E NOME POSIZIONE
dJ
E
DI NASCITA
Z m
nMCita
DECORAZIONI E CA.MPAOJ\E
di
di
grado
grado
dal n. 7 al n. 19. o Molaazana 13.11.98 Magnanl .dbelt ••••.••...•••.•. (Massa) c
N i c o s i a (Ca-
3.3.901 1\!astroianni Dtcio •.......•.. ...
tanta) c
9. 7.26 9. 7.26
( F.ritrea) IXsp. Mini-et, Colonie
9. 7.26 9. 7.26
(Somalia)
Palt:rmo ..••. . 10.9.901 P iazza Guido ••• •.• •••.• .•. • . ..
c Caua.nodl Tra· mJgnà
IXsp. Minist. Colonie
6.6.901 Castelli GU.mbattista
M rant.
9. 7.26 9. 7.2 6
Dh7'· Mi11i8f. Colonie
9. 7.26 9. 7.26
(Somalia)
(Ve-
rona.) c
P etr o nà (Ci\tan.zaro)
6.3.901 Carpino Rodolto ••.••...•••••••
o
Ba.ghoria (Pa· !ermo)
1.1.901 Caputo Bw{IW •• . .•.•..••.••••.
l d.
id.
R. truppe ool. (Trlpo-
9. 7.26 9. 7.26
9. 7.26 9. 7.26
Utania).
o Bari ......... 13.11.900 Ta.gliaflerro ..trmando .....••.... c Bellosa-uardo 21.12.9$ Mo~rono Luigi (Sa1u.no)
~ ..........
225 faut.
9. 7.26 9. 7.26
+. @), @ . 1o a.rt. costa.
c S. Stef. Quisqui· 16.3.901 Aronloa Ferdinando • • ••.••.. .•.
na
Id.
(A.grigen·
9. 7.26 9. 7.26
Dillp. Mjnist. Colonie. (Somalia)
9. 7.26 9. 7.26
l i bers.
9.7 .26 9. 7.20
IXsp.Min. Colonit (So·
9, 1.2r. 9. 7.36
to)
o
Raa-usa (Stra· 17.9.9111 Blundo Luigi .....•... . ........ c usa)
o Anzio (iRoma).
4.3.!101 FiUboot Giwqyp'...............
malia).
c 4rp1no (.!!"rosi· 21.2.901 Panara Carlo ••••.••..•.••..••
Id,
Id.
Id.
Il. 7,\lR 9, 7,26
none) 0
Palermo . . • • •
9. 2. 901 Zuretti Saloatore............. . .
R. truppe col. (Clren aloo).
9. 7.26 9. 7.26
60
(Segue) TmNBNTl MBDIOJ
ANZIANITÀ
DATA LUOGO
CASATO E NOME d.l
DI NASCITA
POSIZIONE DECORAZIONI E CAMPAGNE
nascite.
di
dJ
grado
grado
dal n. 20 al n. 34. c Ri.Zzlconl (Reg- 5.10.900 Stagnttti Francesco . •.•....•••• ~rlo
Calabria)
c Spinazzola(Ba-
7.6.900 Ctùogero VUo •..•••.. . ..• .....
rl) o Cervinara (Avelli no)
1.6.901 Fuoclo Gio11atmt .•••••..•••..••
c Galazzo (Na.· n. 9,99 Annarumma Ermamw, 9"', @, @.
R. truppe col. (Cirenaica).
9. 7.20 9. 7,20
Disp, Min. Colonie (T ripolitani&).
9, 7.26 9. 7.26
Id.
id. (SomiÙia).
(TrlpoU-
9, 7.26 9, 7.26
o Livorno ...... 29.I.ll01 Ce! Fil1be1'1o • • • • • • • • . . . • . • . . . •
R, truppe col. (Trlpolitonl n).
9. 7.26 ll. 7.26
n. 2.45 Galdi FloriaM, ~,. .....u, @, @ . .
Dist' · Min. Aereonaut.
9, 7.26 9. 7,26
Disp. M i n. Onùmie (Erit-rea).
9. 7,26 9. 7.28
poll)
o P o Ili o a lerno) 0
(Sa-
Giuliana (Pa.- 2.12.901 Bella. !ermo)
Vfncet~.zo . • . • • . . . . . . . . . . .
Id. Id. te.ni!L).
9, 7,26 9 7.26.
5,4,901 Oregorlnl Pùtro ••••. , • ..•.. , ..
Id.
id,
ld.
9. 7.21
o. 7.28
o Palermo. ... ..
6.1.902 Ingria Lorenzo. • . . ....•. .•.••• .
Id.
Id. (Somalia).
9, 7.26
o. 7.26
c Snssarl ..•••..
8.2,902 IdJ ni Fraru;u.co . ........ ... .•..
Di8'(,, Min. Ool<mie (Eri t rea).
Il. 7.26 9, 7.20
o Pal ermo .. .. . .
8.4.901 Toma.sellJ AniOAto •.....••.....
12 Centro contraerei.
9, 1.26 9. 7.26
C a s telle.mare 19,9,901 Colombe. Nicol6 . . . • . . . • • . . • . . . Goito ('rrapaol)
Disp. Min. Colonie (Eritrea).
9. 7,26 9. 7.28
4, 9.99 Papagno Michele . .. ...... ......
Disp. Min, Oolon.ic (Som nlio).
9. 7.20 9. 7.28
Salvitelle (Sa- 23. 2.95 I mbrenda Matlco, 9 '"'""", @, ©·
R. t.ruppe ooL (Otre-
9. 7.26 9. 1.26
o Alcamo (T rapani)
c
o Trani (Bari) ..
a
nnlcn.
lerno) o
Leroara (Po.ler- 7.10.901 Battaglia MU:hde .... ... ..... . . m o)
1
Id.
id.
l d.
9. 7.26 9. 1.26
(Segue) TJt.l'ò&.'ITI KJt.DIOI
..
::; >
LUOGO
.sd
DI NASCITA
:l
DATA
ANZIANI1'À
.
CASATO E NOME POSIZIONE
dl
"" 00
81
dl
DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita
di
grado ser.-lzto
dal n. 35 al n. 48. e Palermo ......
8.10.99 Me.nglone Giu~.
~ "''", @), @.
Disp. Min. Colonie (Soma\ lti).
9. 7.26 9, 1.28
c Torino .... .. . 16.10.99 De A.Icssl Evatic..............
R. troppe col. (Clre· n alca).
9. 7.26 9. 7.26
VIggiano (Potenza)
3.11.98 Di Rago Prospero, ~ . @, @ ....
I>i8p. Min. Coleulie(So-
9. 7.26 9. 7.26
Laurito (Salerno)
1.6.901 Panzuto. Filippo ..........••...
R. trn p p e col. (Cire · naica).
9. 7.26 9. 7.26
7, 2.99 Mirabella Claudio .. . . . . ....... .
R. trunpe col. (Ciro-
Il. 7.26 9. 7.26
~
c
c Pozzuoli
(Na·
muUa).
•
naie a).
poli)
a San Giovanni a 14.1.900 Croceo Giuseppe .•........ . .... Piro (Salerno\ e Apice (;Be ne- 22. 3.99 Paragona Pietro, ~ "'·", vento)
Oarlognaoa (Massa)
lil anla.).
R. truppe col. (Tr!politanla).
9. 7.26 9. 7.26
(Na-
3.1.900 Montone Arturo .............. .
R. t r UJlPO col. (Trlpolitania).
9. 7.26 9. 7.26
Hatnaoca (Ca-
7.7.900 Flslchella G{a.nlba1tulla .•••..•...
R. truppe col. (Tripo-
9. 7.26 9. 7.26
Saviano
POU) a
9. 7.26 9. 7.26
+. @), @. R . truppe col. (Trlpo- 9. 7.26 9. 7.26
o Castlg!Jone dl 20.12.97 Morgantl Paolo, ~....... +• @), @.
c
R. truppe col !Trlpolltanla).
te.n.ia)
litania).
o BisacqUino (Pa- 6.1.900 Marino SaltJatord • .•..• .. .•••.•. !ermo)
R. truppe ool. (Tr!po-
9. 7.26 9. 7. 26
llt.aul al.
c Terranova(Cat- 19. 5.98 M.Uana Gaetane, ~"'. @), @ ..... tantssetta)
R . truppe col. (Trlpolltanla).
9. 7.26 9. 7.26
o Bu~iJlo (Sater- U.1.900 De Lucia Raf/~ .........•...
I>i8p. Min. Ool. (Somalla).
9. 7.26 9. 7.26
Ceuturlpe (Ca- 11. 2.97 Drago Calogero Q, Q, ~"''",@,(!j),
Di8p. Min. Col. (Eritroa).
9. 7.26 9. 7.26
no)
0
tanla)
+·
($eQm) TEI\'El\'"TI HEDIOI
L UOGO
ANZIANITÀ
DATA
CASA.'fO E NOME
di
DI NASUITA.
POSIZIONE dl
DECORAZIONI E CAMPAGNE
nascita
di
grado oer1·tzlo
d al n. 49 eJ n. 67, c V!II8Til.lldQ (Cil.· 7.10.000 Nicolosi ..dnlqni(>, , , , , , , , , , , , , , ,
R, trqppe Co!. (Trl-
o Paternò (Cata-
9. 7.26 9. 7.20
polltanla).
tanla) 1
,.8.900 Chiara Giweppe ••.• .. •..••. .. .
nia)
il
IX&p. M(n, Col. (Eritrea). Id.
c Caivano (Napoli) 19,10.97 D'Ambrosie .Alessandro ••••• ... •
Jd.
Id.
9. 7.26 9. 7.26 9. 7.26 9. 7.t6
o Messina......
6.1.900 Campagna Ga.;rpa re •.•••.•..•.•.
R. truppe Col. (Cirenaica).
9. 7.26 9. 7:26
o Napoli.......
6. 9.97 Clampol!Uo Pasqu4le,...........
2 art. m ont.
9. 7.26 9. 1.26
a Cotalil (Pe.ler-
1. 2.9s Prlvttera BcneiÙtio •• ...•• ••••.•
1
rad. tel.
9 7.26 9. 7.26
!DO)
Roma ..... ... 22. 8.93 Pedroll GI.<UBeJ}{Je .. ...... ..... . .
1Xs11• Min• .dereonaut.
o. 7.26 9. 7.26
o Sora (Frosinone) 11.11.99 Bruni B runo .•..•• .. .....•....
R. truppe Col. (TrlpO· polltanla).
9. 7.26 9. 1.26
a
o L uoe•·n (Fog<da) 20.!0.000 De Trolo. RnOa··le • ..•. ..... •.. .
Id.
id.
Id.
9. 7.26 9. 7.26
Roma. . • • • . . . 18. 1.91 Norlengbl .&lbcrto ••••...•....••
Id.
id.
id.
9. 7.26 9. 7.26
Id.
id.
id.
9. 7.26 9. 7.26
c
a Panni
(Fo~glo.)
5. 8.92 Manuppelt1 GerardQ • • •. •••..• ..•
r. l:lorgnmo • • • • • 21.11.89 Rodrlll;uez F elV.:iaM. • . • . • . . • • . .
Disp. M(n• .d e- onaut.
9. 7.26 9. 7.26
o Bellona (Napoli) 7. 7.93 Della Cioppa D.m~ni<-o .. . • • • • • .
29 fant.
9. 7.26 9. 7.26
a Caivano (l\a- 10.5.900 Homt\no Pa/l'luale ...•........•.
R. trnppe Col. (Trlpo-
9. 7.26 9. 7.26
litania).
poli)
o Rlooh\ (Campo· JS. 8.98 Masola Gi~eppe basso)
!Xsp, Mit~.. Ool. (Cire-
c
n. truppe Col. (Trlpo-
\'"lttoria (Ra- 18. 8.98 CarO .dntoniv .. • • • • • • • • • • • • • . • gu;,a)
a M. S . S avino 16. 293 Faenzl .Aldo ... ....... ,........
9. 7.26 9. 7.26
naica). 9. 7.26 9. 7.26
litania). Osp. Roma
O. 7.26 9. 7.26
2.10.98 Mnn:.~o GWvanni ••• , ••. • ••••••
Di..•p . .IIHn. Ool. (Soma Un).
9. 7.26 9. 7.26
a Piana del Greci 25. 7.99 Cuocia Fr(JJ'I.Usco • ••• • •••••• • •• (Palermo)
D i8p. Min. Col. (C!fenaloa}
O. 7.26 9. 7.26
(_\t"e7.ZO).
c T orre Annunziata (Nnpoll)
t l!:
6S
(Sequel TENENTi lolEOICI
A!':ZI.A:-1 ITÀ
DATA. LUOGO
CASATO E NOME POS IZIONE
di
DI NASCITA nascita
DECORAZIONI E CAMPAGNE grado
a~rvfzio
dal n. 68 &l n. 84, o
Lucano 19.10. 000 Mennonnn. Gerardo ..•..•. , .• •... (Potenza.)
MW'O
o N lo astro (0 U.· 9.12.901 San toro N ic-Jl( no •• .• •••••••. •• tanzaro>
J)i.&p , Min. OoltmW.
R. truppe ool. (TrtpoIJtanla).
9. 6.27 9. 6.27
Id.
9. 6. 27 9. 6.27
9.99 Floridia F r ancuco • •• , , •• , ••• • •
o Spaocato rno (Siracusa)
~.
o Salemi (Trapa-
4.9.90 l Culla Steta110, • • •••.•••• • •••..
9. 6 .2 7 9. 6. 27
(tiorualla).
Id.
.
d.
R. truppe col. (Ciren.)
9. 6.27 9. 6.27
9~
9. 6.'! 7 9. 6.27
nl)
o San Cataldo 9.9.9()1 Mt•lra Oe~~are • ••••••••.•••.••• (Calt.nnlsotta) o Bl.saquioo ( P alermo)
l . 3.99 Spatntora. Givs~ppe . •••.••. . • .•
rant.
R . truppe ool. (Oiren.).
9. 6 .1!7 9. 6 .27
o Canicatti (Agri· 14.8.901 Grànat.n Salwtore •••• •.• ••..•. ge n to)
Id.
Id.
Id.
9. 6. 27 9. 6.27
o Gr!es (Trento) 27. 7. 99 Tanzar Fraflcesco •••••.••.•••••
Id.
Id.
(Id.)
9. 6.27 9. 6.27
c R l p n o a n dldu 13.10.000 Musto Mkhele • • • • • • . • . • . . . . • • (Po tenza.)
Id.
Id.
(Id.)
9. 6. 27 9. 6.27
Id.
Id.
!Id.)
9. 6:l7 9. 6.27
o LI o a t a. (Agri· 21, 7.98 Bonelll .drtur o • • , ••••••••••••• gent o)
Id,
Id. •Id.)
9. 6.27 9. 6.27
o P esc ara (OhJotl) 27.1.901 li'lglloll Bemdetto .•.•. •. .•••.••
Id.
Id. (T r lpol.)
9. 6.27 9. 6.27
o
Tusa (Messina) 12.8.901 DI Maggio li'r a11Cetlco
o Gangi
••••••
CPaler· 28.10.900 Balsanelll Filippo . . •••. .
o
•••
65 fant.
9. 6.27 9. 6.27
o Leon!or te (Ca- 10.7.9.03 Ventura Vittorio • . ..••..•• •... tenia)
S b ers.
9. 6.27 9. 6.27
o Nocera lnferlo· 23.9.901 Borzelll GW1Y.Inni • • • • •••••••••• re (Palermo)
R. truppe col. (Trlpol·)
9• 6.27 9. 6.27
o Serradifalco 4,12,.9 6 lngllma .4~deo • • • •••••••••••. (Oaltanleetta)
J)i;.sp. Min. Ool,onie
9. 6.27 9. 6.27
o Sala ConsUma 17. 7.97 De VIto GtUJiaflO • ••••••••• •• ••
R. truppe col . (Ciren.).
o
o
••
m o)
(S&lerno)
(Tdpolltanla). 9. 6.27 9. 6.27
'
(S,q.,e) TENENTI MltDJC.I
l .!!
...
ANZIANITÀ
DATA LUOGO
OASA\rO E NOME
. di • s DI NASCITA DECORAZION1 E OA.MPAONE
'8
!l
POSIZIONE di
nascita
ID
di
ça.do seri1J:Io
dal n. 85 al n. 99.
.
o A.l'lano 'd l Pn· 18,,.001 lllllllAt'One Getli!:roso •••••.•••••• glia (A,·ollino)
Disv. Min.
o Pietrame !:l te- 27,9,900 Torella Gi011arrni. , , • , • , , , , , , , •
Id,
.
Ool,m'~
9. 6.27 9. 6.27
j!l,
9. t6.27 9. 6.27
(~om alla).
Id.
musslmo (Foggla)
.Dis)). llfln. Oo l m ie (Trlpo1Jta.n1)a.
o. 6.27 9. 6.27
Angri (Salerno) 21.2.901 De V i vo Oiuli;) , •. •...... . , ..•
n. truppe col. (Ciren.).
9. ·6.27 9. 6.27
s. Bartolom eo
Id.
c
Mon Lemaggìore 12.10.901 DragO (Palermo l
c c
Don~wno• •. . •..• • , •• • ••
7.4.900 Oam:ranelln .&rrioo •• ••••••.•••
l d.
Id.
(ld.).
9. 1(}.27 9. 6.27
Id . Id.
Id.
(Id.).
9. '6.27 9. 6.~7
Id. id.
Id.
(Id.).
9. 1(}.27 9. 6.27
Id.
Id.
id.
(Id.).
n. e.n 9. 6.27
Id. Id.
Id.
(Id.).
9. '6.27 9. 6.~ 7
tn O aldo (Be· ne venLo).
c
Manfr e donia 27.7.901 Gnnla Lcr= . . .............
(roggla) c O a ton a nuo,· a
G. 1.99 Oocuzzn Sal!Xllbre • ••• . •••••.••.
(Catania)
c
R cg(llbuto (Ca- 8.3.000 Ca.stt•n•~ JltnCCIIZC Lonia)
c
Leonforte (Co.·
8. 7.000 L oneri Oi?acchino
•
o
...
•
••
.
.......
.
o •••••••••
ll~nltl-)
e Cb ero n
(Eri· 20. 1.96 Nnst.aal .dn!onino •.•.......•.•
84 liUlt.
6. 6.28 6. 5.28
t rea)
e J>fsa •••••••• 18. 2.03 Sottlnl Gioo~nmi .. ••. , •••. . •• • Dis.n. Min . Oovmù:
6. 6.28 6. 6.2 8
(Cirenaica). a
DadoIl (Catan- 22. 7.93 Procopio B elwrmino •....•..••• zru-o)
Id.
Id.
l d.
Id.
6. 6.28 6. 6.2 8
a
PartlnJoo (Pa· lermv)
l. 4.97 Marchese AOOBtino • ••• • •••• , • , •
Id.
Jd.
l d.
l d.
6 . 6.28 6. 6.28
Disp. Min. Oolome
6. 5.28 6. 6.28
a Mat<lra ••.•. , 15. 2.92 Paladino Poolo •.•••••••••••••
(Trlpollta.nla) a
Gang i (Paler- 10. 3.93 Plll'P\lr& Giovanni • • • • • • • • • • • • • m o)
Id.
!d.
!d.
!d.
6. .6.28 6. 6.28
(Snrue) TESESTI MEOICI
.!! '!:
-"3
u:
CA:-:.ATO F. NOME
LUOGO
dl
o
-~'
ANZIA..'\ITÀ
DATA
o
65
DI NASCITA
.
uasclta
l'O" IZIO1\ J•:
'
DOOOHAZI OXI E CA111PAGKE
dJ
di
g r·ado <e:' lzlo
dal n. 100 al n. 113. c Palermo
o
o
o
••
12. 9.!17 Poro leo
17\rr~rneo ......•.•..••.
Disp. Jllirf. Colonie
6. 5.28 G. 5.28
(~omalJa)
. c Pelrnlla Sopra· 14. 13.98 Llo Oiuse1•ve • . ........•..•. . . na (Palermo)
Id.
Ili.
Ja.
lù.
6. 5.28 6. f.i.28
c Bnlaoo (Compo· 2. 3.91 Colnccl Francrsro
••••••••••• o
l cl.
lcl.
ltl.
Id.
G. 5.28 6. 5.28
7.95 Prot o Anlonio . , ..•. , • , , •.....
Jd.
Id.
Jù.
Id.
G. 5.28 G. G.tS
Id.
Id.
Id.
Id.
G. 5.28 6. 5.28
l cl.
Id.
Id,
l cl.
G. 5.28 6. 5.:!5
Id.
hl.
Id. { El'ltr.l
6. 5.~8 6. 5.~s
o O&Itao1s:;etta .. 17. 7.96 Gentili A lcs'Sì:md r() . ...•. .... , ..
Jd.
Id.
Id. Svmal)
6. 5.28 6. 5.~8
c Pletrabbondan • 19. 6.98 ''assolo .J.n'<mio
14 fnnt.
basso)
.
n Torre S. Susan· :o n (Lecce)
"·
Il
Sperlonga (Ca· scrtn)
o
'
l. 2.98 Zlcchlerl J.er.w: ••..•••.••..•..
c Cnsclnn {Pisa). H. 2.03 Ch lelllul Guulo
o
o. Thiesi (51l8Rnrl) 19. 9.95 S<>rra Oiots•r•re
•••
••••••••••••••
o
•••
o
•
o
•
o
•
o
•
/
••••••••••
o
o
•
•
6. 5.28 6. 5.~8
te (Campo· basso)
u. 4.93 Ynstol:\ 111ario . .•..•..••..••..
Di8•1.
(A·
7.4.900 l\lcgnro ;1f icl<rle . •.. , •.•••••.•.
l d.
(Pa·
2.12.09 Baudo A nionio .•....•..•....•
n. truppe Col. (C'Ircn )
6. 5.28 G. 5.:?8
I d.
Id.
Id. ('l'l'lp.)
6. 5.28 6. 5.28
Dis •.
;1/ ;-,,.
C'olo11ic
6. 5.28 G. 5.~8
n 8. Yalentlno T o·
l'lo (Salerno)
o Calabritto
.l/ in. (.-:ou:alln).
Id.
'
1(\.
C ·lollie
6. 5.28 G. 5.28
id.
6. 5.~8 G. 5.:?9
velli no) '
c Misilmeri !ermo)
c
s. Miniato (FI· ~w. 5.9i Pc!Uctnl Ferrunle rcnze}
••
o
•
o
o
•••••••
l
a C l vi t avcccl,Ja 21.11.92 Borghi Leonid•r. • , .........•... {Roma
(;-'Ollll\110).
l
'
.> -
Ruolo di an;ianità del C OP'J)O snnilario militare.
66
(.Segue) TENESTI MEDICI
2
:..
Q
3d ·r.
ANZIA.." HTÀ
DATA
LUOG O
CASAT O E NOME !tl
DI NAS CITA
nascita
POSIZIONE DEC ORAaiONI E CAMPA ON ~-:
di
di
grodo , er,.blo
dal n. 114 al n. 117. o Car in o le (Ca.- 23. 8.96 QenUI.e Yitanuelo sorta)
"
•
o
•• •
•••••••
Disp• .Min. Onlonie
6. 5.28 7. 5.28
('rrt pollta :~l a).
A&eoll l:!atrlan o 25. 2.99 Jppollto .&ll(ldo·.U·i4/lele •••• ..•.• (Foggia)
H. trupp.s Col. (otre·
a Il
S. Mar:la C. V. 21. 2.9a .A vota Francesco •.. .. •... .••. .
Id. 14.
Id.
Id.
6. 5.28 6. 5.28
ld.
Id.
Id.
6. 5.28 6. 5.28
6. 5.28 6. 5.28
n alca).
(~·er~)
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UFFICIALI CHIMICI-FARMACISTI
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DI NASCJTA
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CASATO E NOME
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DECORAZIONI E CA MPAGNE ua...oclta
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Cesena (Forlll .. 26. 5. 72 S uzzl dott. Filippo, •· C, ~ ....... ~- <Q). •
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TEN. COLO:-<NELLI CRJMlCI-FARMACIS TJ.
dal n. l a.l n. 4. a Multi (PotenZA ). 31.8.87 Po.gnicltodott.Allrrdo, U <i>. flt ,L. D. In chl m . brom. n c lltl R. U. <lo Roma. c
Palor·mo . • . . . . 29. 9.79 Co rradl Remo,
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n Galatina !Lecce) S. 8.78 Hcgard dott. Pidro, U. +·... . ...
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24. 9. 7~ Muzzloll A n.lonjo, • · lj!=, (.\)'" '", ~· ·•· 001 0 ' ' {!], 11.), ~ "', ~ @
Dir. bt. chlm. rnrm. mll.
4 . 7.2216.9.08
Osp, Palermo.
31. 3.23 15. 9.02
Id.
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15.12.26 5.12.94
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dal n . 1 al n. 4. n Milano··.... . . 16. 6.75 Dorlinctto dott. Orulc, n
Pndo,·n ·... • . .
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21. 4.77 T od orl nl del Gagliardi~ della Volta noh. dott. './. 1eodnro. ~. ~ •n-u,
Osr. l'lacenzo.. .:l spett.
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16. 12. 16, 15. 9.02 l. 5. 16 16.11.02
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Padova ·.. .... 14, 5.78 Gherardlnl dott. N aldo, :j>, 11;),,. ..
Os p. Bologna.
l ,12. 1G 28, 1~.02
a
Perugia ..... .. 17, 1.81 )Jnrlnl dott Carln . ~. ~ "''"·", ®"'· @. ©. -I<.
Comitato moblllt. Ind ustr . (Genova).
l, 3.17 l . 7.07
63
(SC(1U<l) MAGG IORI C BUIIC I·FAIUUC ISTI
ANZUNlTÀ
DATA
LUOGO
CASATO E NOME POSIZIONE
di
DI N ASCITA
nascita
di
OEOO IL-\ZIONl E C-AMPAGNE
di
grado $ernz!o
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Bologna ....... 25. r..s~ Moz<llll8 d oLt. Carlo, :!f>......... .
Comit tllo mobilit. In · dust1·. ('torino).
1. 3. 17 2. 5.0~
a
Roma ... . .... 15. J.S~ L ombardi d o Lt. Mon/io, :§>, ~. ~·ul h~lf. @, @ .
Osp . ftnmtl .
l. 3 . 1i :10. 1.08
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Id, Savigllnno.
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I st. chlm. farm. mil.
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Anconu . ...... 22.10.82 .\hcl":lì '/ ljl)dorico. :ji:, I!).Q,ì"', ~ ., ,.
Os p . .A ncona.
l. 7.22 2i. 2.1 3
Ist. chi mico Carru. nl:ll.
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Comitato mohlli t . lnduslr. C::\apoli).
l. 7. 2'! ~ 7. 2.13
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l. 7 .,.. 30. 11.09
dott. Ermc1141ildo ,
5.11.83 Uorreto dott. CM·Io, :f., Q) • . . . . • .
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~l<'l'<'atollo 1'81'0)
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(Po- 14., 3.86 l'arri dott. W'alter.
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Val di Cecina (Pisa) .
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Corucllnuo ù'.\1· 17.11.86 Sl<~o rcll Guido ~.il) ..... ..... .. ba (Cunt•o)
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Ist. ch hnlco farm. ruil. 3 1. 3.24. '!4.11. 13 O~p. 'l'ricstc .
31. 3.24 24.ll.l3
I nt. chirulr:o rarm. nd l. 31. 3·24. ?O. 9. 14 O~Jl. l.irline.
31. 3. 25:?7. ~. 1 3
Id. Ale~suod rla.
31. 3. ~5 20. !). 14
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O• P· Firenze.
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CAP I'l'A~I
ANZIAl\lTÀ
DATA LUOGO
CASA'fO E NOME
POSIZIONlt
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DI NASCITA
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69
COllUCl·FAR):{ACISTI
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DECORAZlOl'H E CA.."\IPAONE
d1
grado s ervizio
dal n. 21 al n . 27. 1. 1.84 Fortunt<to Lt:.o>wriW. :l• Q;ì, ~ ......., @ , QD.
O s p. Ocnova.
l. 1.27 ·!4.11.13
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l. 1.27 23. 6.16
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OIITonl Valle Piana (Solcrno)
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Os p. Mc,;•loa.
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Trento.
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Polrlqo o'ro- 2(). 2.83 Arpino rln o>
Pitlro. Q;ì • ..... ....... ..
Id.
Novara.
l. 1.27
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Id.
B~"ea<:la.
l . 1. 27 l. 6.14
Id. P crogJa.
l. 1.27 l. 6.16
l. 5.14
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Ca sn l bordino 2T. 3.88 Moll~nul dott. R icciardo. (Chieti)
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CAPI'I'.-'LNI CIU:M1CI-FARMACISTI.
dal n. l al n . 6. a Taranto. . . • . . 11. 2.86 Labbruzzo Me11otti ( 0 ) . • • • • • • • • • •
Osp. Ro mn.
l. 7.16 l. li. U.
a F l u m o r re d d o 9.10.83 :\lazznronc Ji'ilippo ( 0 ) • • • • • • • • • • •
Id. Napoli.
l. 1.17 l. 5.14
Offida (ARcoll 27.12.86 SnC<'occla Emidic, ~ ......, @:, © (•) Piceno)
Id. Bari (com. pres. Hodt).
'· 8.18 '27.12.1 4
1S. l\Iru·Ja Capun 11. J.OO Palmlori dott. Mario ........... .
I st . ohllll. !arm. mU.
l. 8.25 l. 8.22
Sassart . . . . . . 18.. I.!Jll La_,. dott. Dillo . • . . . . . . . . . . . . . .
"In!. Sassari
Bruzio (Cosenza) 0
a
Vct.' ro poli)
a
(Na.
c Fossa (Aq uila) 14.!1.!100 l'lac.lùl dott. [i;ltm·e.............. ( • ) f. Q. ltn rlnunzlnto aJI'f\\' 1\II~ILlliCIItO.
Centro chlm.lco mll.
31. :J.~G l(l. 2.23
10
ANZIANITÀ L UOGO
CASATO E NOME
DI NASCITA
DECORAZIONI E CAMPAGNE
POSIZIONE nascita
di
di
grado servh.lo
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Strt.dolla (P av1 a)
19.1J.9~
Glo~l
d ott. OWgio, <!) "'"", @, (1~,
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Vacri (Ohictl) 18. 6.93 D'Alessandro dott. Luigi... ... ..
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na.cconlgl (Cu- 12. 7.118 Rovelll dott. OWacchinn, neo) @, qp,
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18t- ohtmloo l arm. mtl. 31, 3.2$ 16. :1.23 Osp. Bolo..Wl.
31. 3,26 16. 2.23
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o Dergalll88CO(A· 10.12.900 Bragglo dott. Oiovmmi....... . .. les~and rla)
Centro cblm. mll.
31. 3. 26 16. 2.23
a
Su s a (Torino)
3. 3.9:1 Zlnl dott. Giovanni...... . ...... .
Osp. Torino.
:n. 3.26 u1. 2.23
a
Torino
26. 1,99 Gugllelmlnettl dott. Sillrio, ~·u-at, @ . @, o • •.
Ist. ohlm. far m. rnll.
11.11.26 16.11.23
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Al vito (frosl none)
6,2,901 DI Tulllo dott. Odori$W • . . . . . . .
0 Ap. Udine.
11.1 1 ~26 16.11.23
o
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So. oent . educ. fllle&.
11.11.26 16.11.~3
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Di•P· Mil~. Cohm'ie
11.11.26 16.. 11.23
lcrno) a
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(TrlpoUt.anla).
Trop o a (Ca- 31,10.94 A.dllardi dott. Giulio, ® "'"", tanzaro) • @ . @.
o Alvito (Frosl- 21.10.92 Fantozzl dott. Luìgi. none)
+. Osv. Romn.
e"'"", @. @
11.11.26 16.11.23
Tnt. Cava Tirreni .
11.11.20 16.11.23
5. 2.90 M:a'$58o Save1'iu ... •...•. . , . . • • .
Osp. CbleU..
6. 5.28 6. 5.28
c Oravioa (Dari)
2. 8.88 De l-'alma dott. JòiliPJ)(I . . . • . . . .
Id.
Lin>rno.
6. 5.28 6. 5.28
c
Luz>~l (Coseo?.l\)
29.12.88 De Marco Ct/Jal'e • . . . . . . . • • . . . .
I d.
noma.
6. 5.28 6. 5.28
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Plao:za Armerina 3. 3.88 Ub?.o O<Oelan'> • • • • • • • • • • • • • • • • •
Id.
Id.
a. S em.lnura (Ho:gl o Calabria)
6. 6.28
o. 5.28
(CnltanJ~~..o.etta)
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Id.
Vcronn.
6. 5.28 6. 5.~
a
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Id.
noma.
6. 5 .28 6. 5.28
Id. Cata.nst.ro.
6. 5.28 6. 5. 28
1st. c himico rarm. mll.
.6. 5.28 6. 5.28
•
c;
Ut.slcò(MOI'sina) 13. 2.S4 Chlof&lo lltaoiu. • . . . . . . . . . . . . . .
a
!v?ea (Aoata) •
6. 3.8-l Trevcs .A.ristWe , • . . • . . . . . • • . • . •
11
CAPITANI E TENEI'Tl CBIMICI•I''AR.,IACISTI
.,
.. c;
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DATA
LUOGO
ANZI ANITA CA~ATO
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dJ
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DI NA~CITA
nascltn
Cl'.
di
bEUOHAZIONI t-: t:AMJ'AONE
di
grado ~erçJ~Io
dal n. 26 al n. 27. c Calliano Mon· 25. 1.90 Millino dott. D onuniro ....
~
.....
Jnt. Gorizia.
G. 5.28 6. 5.28
Oap. A le...andrla.
6. 4.28 6. 6.28
ferrato (Ales· ~>nn drla)
a L ignana (No·
5. 3.89 Fcrrarl• Sfllr:afore •. .. ••....•••.
vara)
T ENENTI CHI.MICI-F A..RMACISTJ.
dal n. t al n. 12. c Firenze . .••..
7.7,902 Nocentlnl dott. NitiO ••••
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9. 6.27 9. b.\!7
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c l\l'l88ina
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6.7.902 Seottt dòtt. Gftt3tppe • • • . • . . • . • •
Osp. Romo.
9. 6.27 9. 6.27
4. 7.99 Sauna dott. .dltuonàr o.• . ..... ••
Id. Mllnno
9. 6.27 9. 6.27
Id. Palermo.
9. G.27 9. 6.27
Id. Milano.
6. 6.28 6 . 5.23
Id. F'lrenzll.
6. 5.28 6. 5.28 6. 5.28 6. 5.28
4.~902
Zodda dott. Ald<J • • ••••. • •••• : ••
o Monglas s ano 15. 6.96 DattUo A1l!/iOll1W (Coeenaa)
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Homo. ........
2. 8.96 Yochi dott. n~to ... .... . .....
Id.
18. 9.99 Do Benedlctls dott. RatJaele •••••
Id. Bari.
6. 5.28 6. 5.28
c Parma .. . . . . . :li. 2.98 Zanelll dott . Alberto • • , ...••..••
Id. Trieste.
6. 5.28 6. 5.28
c S pezia ...•... 15.11.900 Alblzzatl dott. Dat:UJ.r • • • • • •••••
td. F'lrcbze.
6. 5.28 6. 5.2l
c Patti (Mes:lina).
H. truppe col. (Trlpbl.)
G. 5.28 6. 5.2l
Os p. R oma,
6. !i.28 6. 5.!!1
o Bari
c
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7. 2.900 OrlAndO Tt.odoro . ... .. .. .....•
Rl b era (Agri· IO. 6900 Frlscla Pietro . . ... .•......... , gento)
Napoll.
RIPARTO DEGLI UFFICIALI MEDICI E CHIMICI-FARMACISTI IN S. P. E. FRA I DIVERSI COMANDI, CORPI ED UFFICI
MINISTERO DELLA GUERRA. Direzione generale di sanità militare. T.O.M. C&legarl Gioranni BaltWa (di rettore generale).
C.M.
D'Arni<'o GtUk7111C (com.).
0.1\1.
Prop.,rzl Curti D~nedctto.
C.::\f.
Glnrleo MicMk.
C.M.
Blfano .J.uousto (com ).
T.G.:r.t. IU<a Umbuto (a d!sposlzlone)
Marlottl Blonoh! Gim:anni Datti-ala (capo divisione).
T.O.M. OualdJ Carlo
Col.M.
R !coì Sera/1M (capo dh·lslono).
llf.O.l\1.. La Grotteria PaiQuale (sost, del p resi d.).
Col.c.~·.
Suzzl FUippo. ·
Col.M. Do S arlo l'.'uoenlo.
Coi.M.
T.C.M. Casarinl .drturo (capo sezione),
M.M.
t'ammarata Gioranni.
T.C.M. Bayon 1-:diMttd:> (com.) (dtr. osp. :.\!es· alna).
M.M.
Zuddas Sil,W.
M.M.
L oprostl 4nlonino.
M.M.
lll anconl Michele.
C.M.
Trepiccionl .èmanuek.
T.C.M. Balestra Duilio (capo 6czlouo). Id.
T.C.M. Modestlni Paolo
Id.
ll:.M.
Slnlsl Guidi) (oonslgllere).
M.M.
Costo. F'auslo
M.M.
Lucol .Jmerioo (com.).
M.M.
Dnslle .Jnlonio consfgUore.
:\l.::\1.
Ippoliti .J.riWid"·
ll.M.
Cr:stlni .41/rtdo (com,).
ll:.l\1.
Corsi .dl/redo.
C.M.
Maeedonlo
C.M.
CILS$anese Giukp1JC.
M.G.M. Dcrnuccl Rod.IJI/o (ispettore).
C.~l.
~loulredl .<fTitOldO
M.M.
Naccnrato FiliiYPO·
C.M.
)[azzaronl Giacomo
C.M.
Oinnnotti Dina.
Ispettorati di Sanità militare.
Id.
l • Zo1111 (Milano). l\1.0.::\J. :'olassarottl Gimeppe (ispettore). T .C.'M. Armand· Ugou Giot:an?ti. C.M.
t:ar1matl Gitut1J1Jt
~1iclulanoelo.
T.O.ll!.: tenente generale medico; M.O.M.: maggtor generale medJco; Col.!'lt.: colon· neUo o1edìco: T.C.I\1.: tenente colonnello medico; M.M.: maggiore medico; C.M.: capitano medico. T.:-.1.: tenente medico; Coi.C.F.: colonnello ablmlco·farmaolsta: T .c.C .fo'.: t-enente colonnello obJ· mico -farmncista; M.C.F.: manloro chimlco·farmaolsta; C.C. F.: capitano ohimico·farmaolsta: T.C.F.: tenente cblmlco·farmacista .
.&!Jbrevia..··ùmi. -
73
(Sr!rt<e) RJPAtlTO D&GLI OFPIOl ALI ~tEDIO! F: CIIIMlCI-Jl'All.\IAC'I'ITI Y.CC.
3• Zona (.VapoU).
C.C.F.
Pabnlorl .ilJarCo.
M.O.M. T obla Arl"ro (Ispettore).
C.C.F.
Giorgi GCoruio.
?.f.M.
Orazlano CarmiM
C.C.F.
Gughelmlnottl .Silt;Cn.
M·C.
Manfrodl Alfredo .
C.C.F.
Revclll Gioocrhino.
C.C.F.
Tre,·e~
Scuota di applicazione di sanità militare (Firenze). Coi.M . Ducc lante .-J.I/rcdo (di r ettore).
.Arislicle.
Comando Corpo Stato Maggiore · (Roma). T.C.M.
Jngra,·alle Al/redQ.
T.O.U. Pellegr1n1 Frwu:esco (l ns. tl_t. di 1o iT&do) T.O.M.
M.M. Suma Oonmo. MM
Scuola di guerra (Torino).
Romby Poolo (l ns. tit. di 1o grado). T.C.M.
Porrler Sk/arw.
Caldarola France.!Co (!ns. tlt. di 1o grado)
M.M . PIUisora Tnn~rrdi
Id.
Id.
M.O. F. Cappolll OiU8tp~
hl.
IJ .
(los. ttt. di 20 grado)
Scuola d'appl. di fanteria (Parma). T.C.M. Corrndl t-'urna.
C.M.
Pedri\Zzi Arr(uo
C.M.
Olaunautoni llfarw. {
C.M.
Degli A.zzi Guidn.
C.M.
Piazza A nton1no.
C.M.
<..:olalannJ Gitl$t .Jtt- (
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Id.
M.M.
Bini Domeni<-o.
C.M.
Garbagnl Oiu~e Jt:t
lfl.
hl.
C.M.
CelltuJ Luiul.
C.M.
Ducol Pas<iual···
Id.
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C. :'lt.
l'ap& Ge•maro
Id.
Id.
Id.
Id.
T. C. F. Noccutlni Di n IJ.
Id,
Id,
(!ns. tlt. di :!O grado)
Scuola d'appl. di cavalleria (Pinerolo). M.M.
Accad. mll. di fanteria e cavalleria (Modena•.
Accad. mll. d'artiglieria e genio (Torino). M.M.
Cnsotta Orsare.
C.M.
L ombardi F.n.ri('O.
Is tituto chimico-farmaceutico militare di Torino. T.è.C.F. Pa~rnl ello 41/redo (direttore).
V&Joute 0(oo('c1ttno.
Collegi militari. M.M.
Oallo Arturo CRoma).
C.:M.
Spn~nuo lo ~lgorlta l•iicQla
(NapoU).
M.C.\o' .
Mozzano Carlo.
M.C .l:'.
VIta Gaeta/W.
Comando scuote centr. mllit. (Civitavecchia)
M.c.~·.
Oor rota Carlo.
C.M.
M.C.F.
MU68U
M.C.I'.
Valenti A nl<mw.
Scuola centrate di fanteria (Civitavecchia).
M.C.F.
Corta88a Siltlio.
C.M .
N Joot.ra .Sol11:tlore
Enrico.
Giannetti
JJ~rnc.rdo.
(Sevue) BlPARTO DEGLI U'FFIOIALI IOIDICI Il CIJU((CI·FAIUIACI8TI EOC.
Scuo/4 A . U ••4. 6. B ,:olelo
Scuola centrale di artiglieria (Civitavecchia).
-------·--·-·-·············-··--······-
C.M.
Cipriano Salwdore. Brucia .tf. . s. Ridi
Scuola centrale Ilei pale (Clvltavec~a). C.M.
Scuola A . U. A. S. Ca11ula.
Scuola untr. mlllt. di t4ucaz. fisica (Roma). T.C.M.
Paollnl Adolfo.
M.M.
Casslnls Uoo.
C.M
Solorti no Sa/'IHJÙ)rt.
c.c.~·.
Brooalonl !Prr;nm.
Conti Gtrmdo
C.M.
Bertone Gtuse~. ~ftlol·
C.M.
A..
u. A. . s. c-po&eùo.
Fonzone IA'reru:n.
SMiolca A.. U. A.. •'S. PGluMo.
Scuola di tiro d'artiglieria (Nettuno).
....,,- •• -• • • • • - • • • • •• • • u oo ouo o• ... • • • -·- • • • •
C.M.
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Oagllone Antonio.
Servlzlo chlmlce militare. Scuole allievi ufficiali e sottufflclall. S t uoia .4. U . ..4. S. M01uoolieri. C.M.
Lombardi S ult:$rt . Scuola .d. u. .d, S. Bra.
C. M.
Buonlncontro AnJtmi••·
S cuola .4 . U . .4. S . .Mt/attQ.
M.M.
l'eUogrlnl Orute.
M.M.
Ferri Gu((h.
C. M.
Manler l A.lbeMo.
c.M.
Forrnloro Giuatppe.
O.l\1.
DI Loronzo Odoo.tdo.
C.C. F.
Placidi Ettore.
C.C. F.
Dragglo OWt>ctnn(.
················································································•·
StoUimtnU militari di peoa.
S cuola A. U . ..l. S . Vrtotta.
c M.
\'lta Guido.
Scuola A. U . .4. S. MOikM.
Reclmorio mUitore (Gaeta) C.Y .
Dlrulonl di aanltà 111 Corpo d'armata e atablllmtntl sanitari. DIRKZIONK DI BAKITÀ
Scvola .4. U . .4. 8. Pola. C.M.
Traui 1\'alaotno.
OEL COIU'O O'A R~I.\TA Ol •roRillO,
Scbl rru Oiu~tePJ)t. Col. M. Ruttt ·S~ba;.tiarw (direttore). St'tlola A . U. A . F;, Ltum.
C.ll.
M.M.
Muratori Carto F rliu .
M M.
Vi gUani
Ftckr~.
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(Scoue) R IP ARTO DEGLI !n'Pl OI.U.l 1101:1.>101 E CUIWIOI•PARIUOUITI EOO.
VIR&IUON& DI SA.SJT.l DEL C0111'0 D'AIUI A"l'A DI.AI.I':Sl:!A!>DntA.
Col. :M. GlUone Carlo (direttore). T.C :\1.
Mon~na..l Aldlio.
Col. M. Ca.•tcllanJ Romro (di rettore).
T.C.M
Oalottlno Cttri<J.
1' C .l\{. Cllrbono P'i11rr11zo.
T .C.M. l\13;,scrano Giulio. T .C.M.
UMtl J)ionioi.
T.C.::\{.
Og-gero Cttllre.
M.M.
Bocca Tito.
l!eltanl Uoo.
C.M.
O~ptdalt
1-r ìncipok di Lllcii3Gndria.
Col. M. Gcnùll Andrea (direttore). T.C.::\1.
Marg81'8 Cuore.
M li!.
C'lllabrern Gio• oio.
M.M.
M.M.
C'ambauu Murio.
M:.ll.
M.M.
Buono Demetrio
M.M.
P118<pm11 •·;,,ce,.:o.
t '.l\[.
Colo m bara OtAido.
(".M.
Grill F1liP1-0.
l\I.C.l!'.
Ah•lglnl Giorgio.
C'.C.F.
Ferram Snltntve.
lll.M.
:4oguo Armando.
M.M. C.M.
Cfcoo Giotlanni.
0.1\1.
Scauill!ICIOtl n11f!at/t.
C. M.
\ ltalo 1\'lcola.
C.M .
Carbone Tert~io.
C.l\L
Luciano FtL'!C~ Fdiu.
C.l\1.
Borollo Giovanni Oiuserne.
C .M.
TarqnlnJ Cairoli. (ass. millt.)
F.ç.
Applottl Fertlina••do.
C.C. F.
ZlnJ Giot:an n l.
Os1 ulolr ~ro11darìo di Gtllova.
0Bptdalt ~~trondario di Nowara.
T.O.M. Sa rti VWorU> (direttore). T.C.M.
Mon~ . Umw:o.
T .C. M. Pan~~«ta A n.lonino. Bert.lnettl Marcel i no. .M.M .
Ourgo Pitrino.
:&t.O.F.
A rpino Pie!ro.
T.C.IIL
FciT&ri- Lelll Francuco (direttore).
M.M.
PavlnJ C'rt.Wltltro.
:M.ll.
DRCcbJalonJ Adolfo.
IIU.i
Jmporll\lo Cuare.
M.M.
Pcdrlnl A•Jonio.
M.l\f.
C11tapuno F.'du a--do.
C.ì\!.
Do Leo Saloalore.
C.M.
Gualdl r'incfflZO. (MI!. m1Ut.).
C.M.
Massono Giacorno.
C.M.
Quclrolo EtnilU> Ernu!o.
C.M.
Gennaro Loctano.
c.:u.
FablanJ Pielro •
O.l\1.
Solcrl Gi11~am~i. (asa. mU.
.
M.C.F. Fortunato Leonardo.
75
(SCOIIt) RIPARTO DEULI U:FPIOIALI MEDIO! & CO I:\IICI-FARMACISTJ ECC.
06l)edalc ucondario di Bre&ei4.
Ospedale scconf/ar-w di Savloliano.
Foreatl .Aiblr~ (d irettore).
T.C.M. Dedei lllaurizf 1 (direttore).
T.C.:'\1.
M.M.
T.C.M. Secchi Francesco.
O 111tti Giuseppe.
T.C.:Ii. Ciarlo .Sil~;o.
M.M.
Ara A chllk.
M.)l.
Cameranesl Dino.
M.M.
Palombo Giu&'ppe
C. M.
Brnnotti Gluuppe.
C.M.
nossl Attillo.
M.C.F.
~lino
!\I.C. F. Aocossato J::rmmeoild!), DIREZIONE DI 8.\liiTÀ
l:larlo.
Ospedale IJ<condario di Piacenea.
DV.L CORPO D'ARliATA DI MILANO.
Col. :r.I. Snntlnl Fe<lerico (dirt>ttore).
T.C.M.
Fooo Edgardo.
T.C.M. Tedde Giuseppe. CM.
Ve Bernardo Francesco .Jnlonio. 08~dale
C.M.
pdncipak di .llfllano.
T.C.M. Oiannelll .4lcssandro (direttore). M.M.
R&mpi ~lro.
M.M.
Ve.iola .Vazzaretw.
C.M.
!\Iatnrnzzo StrCI/lllV
M.C.F.
Borllnctto Oresk.
Dcrnardl Luioi (direttore).
Infermeria. prc6idiaria di
Parma.
T.C.M. Ion.nizzotto Carnulo. T.C.M. Lo.ndriani ROOcrlo.
T.C.M. Visconti Olmeppe. Cacclato11e Domenico.
C.::\1,
T.C.l\1.
Co.moriano Pietro
,M.M.
Tcnagli n Giu«?>pe.
M."l!.
Sesto ,dnlqn{no.
"l!.M.
CostelU l!.'p(/anw.
M.M.
Cnmp!si 1Jaldas6<lre.
M.M.
Valdamerl Oiuu~.
M.M.
SC'nna\>inO Z ctfiro.
C.M.
Vcndra SQlttalorc.
T.C.M. BcrteUI Enrico.
C.M.
Cari m atl Giuseppe (com. lsp. ~an.).
C.M.
C.M.
Pott&\·ina Domenico.
0.)1,
(.l longo Francesco
.
:\!.C. F. Muzzloli .11 11lonlo•
DEL CORPO D'ARMATA DI VllRONA.
Col. M. Pa.-la CaUman. T.C.M.
Oazzà .J.lasandro.
Pnlmera Uuo. 0STIC'tÙlle principale d( Jlcrona.
Col. M. De ~tepb4J!IS Giuuppe (direttore).
T.C.F. Dnltlln AnowlìM.
T.C.M. Pom i nl Guido.
T .C.F. :;unn n .dle#81màro.
.M.M.
Fusi Pietro•
(.StOIIt) IUP.\Rl'O DEGLI UFPICI,\LI U EDICI l!! C RUIIC I-F.\IUI.\CI!rl'l .,;cc.
M.M.
Fionnì ~fu:io.
M.M.
P oli ca-ri uo Lore~L:C.
M.M.
Del Collo 4uou•lo.
M.M.
Ji'lumofreddo
} l .l't1.
Noce Oiot·anrti.
M.M.
Olu.llombardo Oresk.
?.LM.
De Cesare Vincrn:o.
M.M.
A ngellllo 4/fom;o.
M.M.
Gr eco D cmt4"71tCO.
M.M.
)l alleo 4lt.,sandro .
C.M.
L ampi& ~doardo.
M.M.
BugUarcllo Fcck rico.
l'.!ll.
Girard i OiUstfYT)(.
C.M.
Correalo 41/rcd••·
C.M .
Bertoluccl Gitto.
C.M.
Modugno D mrnmi<'o.
C. M.
Chl.,sa EmattW!It.
C.l\1.
O ammarano ViiVCII.:O.
T.M.
PedroU Giuse111 e
C.M.
Montlnl Gioronni. (In"". guc·rrn)
c.c.F.
Garofalo r-ito.
C.ll.
Carva~,tlio
P"iiiCCII:O.
Edoardo.
M.C. F. Isol a E111ilio.
Os-pedale suo•ldario di T rentc. ·r.<.;.)[.
T.O.F.
:lanolli Alberto.
Peon ottl Cesctre (direttor e). OII!&:GIOXR DI 8 .\:0:ITA
:\1.){.
DEL COfli'O D'AUlt.•T.\ DI B ot.OG:O:,\
M .M.
Sca rplerl Cesare.
M.M.
Fanelli ritan lmtio.
C.M.
T attonl Fllnto.
C.C.F.
Marra OittscmH'.
CoJ.:~1.
Orlx on! GiCJvanni <direttore).
T.C.M.
Bruni JYir'ola.
T.C.M. i\langannro Car~/o.
c.:u.
Infermeria pre.idiaria di Bol::ano. T.C.ll..
fi'icrro M ichtl.:.
DLREZIOXE
Ospedale prindpalt di /lol oonu.
Col. )1. Cacel& Fili1>VO (direttore). D I Sc\ XITA
DEL CORPO D'.Ami A"TA Dl TRt&STF:.
(;ot. M. De Maria Nicola (dlrctture).
M .M.
!.<' olona U 111berl o.
:\1.:\f.
Mancini Luiqi.
C.M.
Adruni Felice.
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.c.:u. F'orrcttl .tl.rr ioo.
T.C.M. Glarrul!l'o GeltuaWo T.c.~r.
Alronao Luiyi..
T.C.:\1. lnpoce .Antonio. ll.ll.
ruco.) l:.ltorc.
M.M.
1Unald1 Giuseppe.
M.M.
Otc ri T"incrn.:o .
M.:\1:
Porcarn ] l'i doro .
Col. M. Rluutl Giu8t7)]JC (dh ettore).
li!.:\l.
VIto lo Emaruult.
T .c. !\f.
Fiorenza l una :io.
l .U I.
Plrooll Oi1ranni
M.~J.
Abat e Alt8S'W dr<l.
C ..:II.
C< molli Umberto.
Ospedale prillt: ipalc di Tr ir.sti'.
(S t g..e) R IPARTO D EGLI U FWIOT.t.Ll JUIIDICI a CHIUICI-FA IUU.l'18TI &CC.
ib
• C.M.
SJJiettl ~icMl~ (&&l!. mll.).
T.C.M.
Crcspellanl Carlo.
C.llf .
Vetusohl Pa.'IQ!Urle.
M.M.
lliaugorl N i ooliJ.
C.M.
Cnpr11 ZA<nt«14.
M.M.
Mlgllacclo Romano.
C.l\1.
l\llgnani ViUorio.
M .M.
Clonlnl Giul io.
C.:\1.
Tedeschi NtcolG.
M.M.
llMsl GiUMppe.
C'.)!.
Fallla Oioou•mt
M. M.
Bi agi D l Gionatuti.
C.M.
Naunl Corio
M.M.
ll!ogllulo ~ltonso.
M.C. F. Oherardlnl Nal.do.
M.M.
•r oloso Jli nccntm.
C.M.
Porrinl .J.norlo (com. so. a ppl. aan .).
c.:u.
Righi Giu$tppe (a.ss. m ll.).
C.C.F'.
D'Alessandro L" iui.
C.M. T.C.M. Claurl R oso!ino (dl rettAl re).
C.M.
Blaochtnl ~cris{o.
C.M.
Peoora rlo Ra/1~~:
C.M.
Delliiarlo Gtulio.
:'d.M.
Feliclangoll Guido.
M.M.
Mostlca Franccaco
?>U.I.
De Caro ;\'i,-olu.
C.M.
Octanzò Celulino. (0811. mll. )
C.M.
Saurino Dallid.
C.M.
ÀJ'Rcrl A>l'Onìo (WIS. mll.)
C.M.
Barbiera .llaura>t!]elo.
1\l.C.F.
.Pol\'orlol An{liolo.
C.M.
Faro ono V alcrio.
M.C.F.
Fnrlt11L Fr.lice
;'.l.C. ~'. Mioholl T eodorico.
T .C.F.
Oumtolo I..oYenz~.
T.C . ~'.
Albb:zatl Dal'idc.
I n/ermuta JJretlid(4rfa di Rat:enna. lf..:\1.
:Machl St!Jastiano. T.O.M. ~upolltl\lll MdcMor rc. (dJrottore) l)m~;ztON&
T.C.M. Conoh•tore
DI SANITÀ
DEL I:ORPO 0'.\f\M.ATA DI FIRE:>ZY..
Col.l\1.
Fe~ro·Luzzl Jla<~•im ilillno
lf..M.
Angolini
:IL:\!.
De Caris A uosti,.v.
C.:li.
Marocco IA;fgi .
~ttlonfo.
(direttorel.
lHm~mco.
M.M.
Rizzo CorJtelio.
M.M.
CorlgiiRno
C.::ll.
De R lerooymls Ruuocro.
F.nrf~o
M.<;.F. T otlcrlnl 'l'eodorn. C.C.!-'. Do J>l\hnn Filippo. DtnEZIO~E DI BANITA
I>FI. CORrO D'AR XAT..t. DI ROliA.
Col. M. \'olpe ;\Jaz:ini (cllreltore) .
<;ol. M. F'ranohl T.uiui. (direttore).
T.C."M. P orru Putro.
T.C.:If.
Fnbrlzl .\"icolt•.
{Se~) R II'Ain'O DBO LI
IJJ'J'IOJ.._LI X BD IOI Il CIDMJOI-F AIUIA 0 18TI P:CC.
79
T .C.M.
Bnttb<tlnl Camillo.
C.M .
Lepo re Fra~t«:o.
C.M.
Speaaaferri .4nJo ,.io.
C.M .
Fedele P aaquak (C. Batt. CC.Rll. Gaeta).
C.M.
Slnl b n ldi G1•ulielmo (ass. mil.).
C.M.
Olncobbe Corradino. (ass rnll.).
C.M.
Cola Franctsro (ass. mil.).
03,edal e principale eli Roma. Col. M. :\lanett.l Lor eto (d ir ettore).
Colomba Caare.
C. lf.
Magt"on o ..f:n1·deJ. (ass. mll.)
T.C.M.
J>e LoQ'U Gino.
C. M.
)l~zzc ttl
1'.C.M.
C(LSBirandl Glauco.
C.M .
Cnlcognl Ama'o.
C.M. T.C. M.
Mollsa nl .41/ redo.
J>etlt-Bon 1.-udo~it·o.
T.M.
F'acn zl A l do.
T.U.M.
Zalllro ..4nla><i•ol).
M.C. F.
J.om bardl .M a nlio.
T .C.M.
l-'risoni P aolo.
C.C."E'.
l>nbruzzo .1I~no!li.
T.C..ll.
L BJI PODI Guido.
C.C.F.
Ad ilardl O iu lf.o.
T.C.M.
Cll...<clla Da n' e:
C.C.F.
DI M ..roo C< la' t .
T.C.M.
Crls clout- Oaelaow .
C.C. F.
Hlzw Oa~tan'>.
T.C.M.
Candldor l E nrico.
C.C.F.
Cormdl Pit l rn.
T.C.F.
Scot.U G iudtppe.
T .C.ì.\1.
T uriiU ..4ntonio.
T.C.F.
Frh cla Piel. o.
T.C.M,
De llcrardlnls Lui(li (con.. Ist. ccnt. et.) .
1'.C.M.
Fort i I qìno.
T.C.M.
Do~
M.M.
Lucci Anu riol) !com. )Un. Gn<-rra) .
M.M.
Grazlola Gerardo.
M.M.
Pe r llll Gìocartll i.
M.M.
Cogll a tl Dczr.a Glu$t>ppe.
M .M.
Malruono [)(loali no.
M.M.
CrL11tlul 4/Jrtd 'l (com. )Jln. guerra).
C.M.
Oouzales .A 1/redo.
C.M.
Bocchotti F rtluioo.
C.M.
Morii no Vero
C.M.
::ò nntorso~
C.M.
Pat anò Cnrm~lo (n$S. mi l. ) .
C. l i .
Bolla L t~ i(li.
C. M.
Mldulla Canlldo.
C.M.
Forrarl Uuo
C.M.
Cnmpant A ntonio.
Col.l\1.
Tompcsta Costanzo (dir ottare).
C.M.
Flore Gcrernw
M.M.
lt iadonna .A niO••Io.
C.M.
n·...m lco Oiu.seppc (<'om. Min. guerra),
C.M.
Ro !lJnò N icola.
C.M.
Dat t ilo Giusem>e.
C.?.J.
Dnrna ba L eoMrdo
T.C.M.
Ber nard inls Jlìrqinio.
Ouic/0.
Ospedale scc<m darlo di l'cruui a. T.C.M. Funuloll Gadt>nu (d or.:ttore ). Trani P nolo.
M.M.
R omano Genua ro.
li.M.
!?lnapì V incenzo.
C.M.
::im·cr i POiflJXO.
~f C.F.
llollsuui liit c.rrav.
Ca mpo clirnal ico sanalor~ale di 4u~io.
D ommi(Jo.
Duu~ztO)o: K 0 1 s.~... •TÀ
OP. L CORPO D 'AR~lATA DI
B An!.
80
(Segue) RlP.\RTO DF!OI.I O'FJ'ICIALI MEDICI p; OBTMICI-F ,\IU1AOIBTI ECC.
O,>pWa~ principa~
Coi.M.
di Bari.
Dffi&ZIOS& D I SANITJ. D E l. COili'O J)'AI\.\1.\TA DI :-\Af>OI,(,
)(arengo Lorenzo.
T. C. M. Surdl Domtti.ÌCI\,
CoUJ. lMono Fra11U8cn (di re~tore).
T.C. :.l. Lo vaglio TlQCI:'o.
T.C.M. Dc Pnrcolllnls Carlo.
M.M.
lllnzzoccono Camillo.
M.M.
Oallottl GiQvmmi.
M.M.
De Liso Carlo.
C.M.
Oll8parlnl Nicola.
M.M.
Tcrrano,-a ..tfl/ìo.
M.)l.
Costagliola ..tf11louio.
M.M.
ct ... lta RaQadc.
:.t.M .
Camblsc Ello ·e (com.
M .:.J..
Donndeo Vi/lorio.
C . )(.
Cas.• itto FrallCt'-<CO.
C.M.
Ros!ello Lui{Ji.
C.M.
Cnputl Giovanni.
C.M.
i'arnoiU Tommo110-
Coi.M. pro~.
Rodi!.
(dirett<l•o).
T .<;.!Il.
lllon ooo ..tfrturo.
T.C.l\J.
Curo:o Sat:crio.
T .C.)l.
Colittl .S11trio.
T.C.l\1.
l•'nr!no Salt:aloro.
T.C.M.
Gcrm!uo ..tfl/t'f do.
M.l\1.
Buonopnntl Cari().
M.M.
RoiiSI .d11lonio.
(Com.
Stab,
Tcrw. J •cbla )
C.M
Tarcbl Virqi' io (com. pro~ . Rodl).
C.)J.
Callgarls Car lo.
l\l.l\1.
Poiosa
C.M.
Papale Girolamo.
M.M.
Monco l.uiqi .
M.l'.F.
sa,·luo Vit-a.
l\{.)1.
Vas,nlll Giovan11i.
C.C. 1•',
~nococc!a
M.~I.
Do Augclls A rdui11o.
'l'.< ·. F.
Do. Bonodlotis Rc•ll•ctl~.
C.M.
Po:ezulio fAiìOi .
C.M.
Fclsnnl Giacin/o.
C.M.
Voi Fooo Otforino.
C.M.
f'lnJn .Vul•tle (Ma mll.) .
c.M.
Mn•slono Frunccaro (ns•. m.il.).
c.Y.
Cl od nro
C.M.
Dc Ml\rtlno Robtrlfl.
C.M.
f'ulo o .\'rllo (nss. mil.).
C.M.
ltlt.7.0 Cn,rl' (ns•. m il.).
C.M.
( 'untn!ono RaOacle (nss. m li.).
C.C F.
::ll•Jzznrono Fi.·ì.;1po.
T.C.F.
Rogar<l / 'id ro.
T.C'.F.
FochJ Uohcr lo.
Emidio (Colll. prO:!. Rodi).
O.tPtdale secondario di Chieti.
T.C.:'Il. CMaplnt~ Gioocm:i. (direttore). ~ur.
Pltrel!l ;\'it:ola.
)1.:'11.
DI
1\Uol.
D o Al ' cntils Guid J,
C .M.
Zanfngna Hicc< rdo.
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Co·oce Guitlo.
C.M.
.À('(•C(( /
l"incc-n~.
Ra(Ta~lr.
Pa!mn Vuu:..n:;o.
All.il. 1(.
::-.r.c.F. l'nrlu u Ftlirr.
•
baln eo
(.Sti)1Lt) 811'.\.,R TO DEGLI Ul'll'lOIALl MEDIO! li: ORill!Ol·F ARMAOIST l ECC.
Ospclale secm•dario di Cas.:rta.
M.M.
S cilllerl Vincenzo.
T.C.M..
Consiglio PwciiVJ (di rettore).
M.M.
Paren te Ferdinarulo.
M.M.
Ploazlo .Jn/onio.
M.~l.
Pesue Nicola.
M.M.
Co rcionl C<YI'ra.di•a.o.
C.M.
PaSt<•rc France8CO.
M.M.
Tatarclli LuiO'I.
C.M.
Giorgi Gio,gio.
C.M.
Ceotore .Jrnonio.
C .M.
Moschctta Giovmmi.
C.M.
Musto Pa.,ruale.
C.M.
Pandolfl Erloa do (com. se. apJ)l.).
C.M.
::iaotoli l'a squali,.,o.
C.M.
Ronga Gaclauo.
C.M.
Lucca Cuthl.lert Guulirlmo.
M.C.F.
l:'iconrdl Guido.
C.C. F.
DI TulJio Odo>itio.
Ospedale secottflario di Catm~aro. T.C.M. T ecco Pasquale (direttore). T.O.M. Stella Vinc<:IIZO.
M.M.
Tedeschi Gi4com.o.
M.M.
Sorbarll EmMo.
C.M.
Scaml.ìa Gu>1:anni.
C.M.
La 13runa FrallCellCO.
81
Ospedale sec01Ularìo di Padmla.
O.C·F. Ch!ofalo Biaoio.
T.C.l\1.
MartogUo Fe•ditla:ndo (direttore).
T .C.M.
Singlltico Giuseppe.
T .C.M. Cìaooio Jl'iJo.
lnter-rru:ria vrcsidiurìa di CMa lki Tirreni .
M.M.
La ROO<' B P aolo.
T.C.M. R lnaldl Otw!rio.
M.M.
Oelormlni Luigi.
C.M.
D ' AJol!llcmdro RaOaele.
M.M.
Argentina O. B aUisf(l.
C.M.
De (.;ata Dom.·nico.
C.M.
Mazzenga Giat:omo.
C.M.
Cuttlca b:utJi ni<'
C.M.
Maturazzo L ucio.
C.M.
Canep'a RomoZo (IlA;&. mll.).
C.M.
F"lume Ouo/U.Im o (aee. miL).
C.C.F. Fantozzl Luigi DlRf:'L!ONE DI 8 ANITl DEL CORPO D'ARMATA DI UDINE.
Coi.M. Castold1 Eiiott (<.ll r~ttor.:).
M.M.
Bonaooo111o LUtelio.
M.M .
De Ca;;tru [Ur!(lzio.
Internu:ria presidiaria di Oorizi.a. M .M.
VIggiano .Alfredo.
C.M. C.C. F .
Ml.lllno D ...,nenico.
08'p«late principale di Udine. DTREZ!Ol\"1-: DI 6ANIT! DEL CO;\.IANDO !llll.l'l'AR!l
T.C.M.
Zanuttinl Primo (dh:ettore).
T.C.M.
Grosso P'ill<•rio.
M.M.
Bruno Carlo.
Coi.M. Coda Carlo (dir ettore).
M.M.
Saooomannt Gioruto.
T.C.M. P iazza Bmiamino.
M.M.
Adinoltl Salvolore.
M.M.
Pt,· cttf F rancesco.
M.M.
Pomo Felice.
C.M.
M usnmaM"n Ni•o'6.
6. -
D I>LLA S!OILIA.
Ruoli di annani/d dtl CortiO Sanitario militare.
(8~) RIP.l:RT~ DEGL1 UF:ÌIOLUd HEDIOI Il OBIMIOI•FAIUIACISTI E OC,
12
Col..M.
Palmlt>rl &Oaek (dJ~etto re).
C.M.
Perricone GiUIJepr.e.
T.C.M.
Lombardo .Uonid4.
M.C.F. Orignanl Euocnw.
T.C..M.
Aooa.r dl MGrlo.
T.O.M.
Glordauo Giusep~.
T.C.M.
SeJem · .dl.e#an.d~o.
T.O.M.
D'Acoa.rdo ~alvaton.
M.M.
Caffarelll Bt1U!<Ùtlo.
M.M.
Cerniglia Domenico (ass. mll.).
M.M.
Slgnorl no Roso.rlo.
M.M.
Clroo Giuseppe.
M.M. }.US.
UJ'li"I OIO DI S ANITÀ DlCL COMANDO lfit.ITA.BB DELLA SARDEGNA.
T.C.M.
{direttore). Ospedale secotularù> di Oaolìari.
T.C.M.. .VIola Pietro (direttore). M.M.
CroslgUa. Et10rislo.
Savarlno Save ~w.
M.M.
Aromando .dnoelo.
Grillo Gerolamo.
C.M.
Dot tori G. Maria.
é.M.
LovoooWo Gio(l.cr hiru>.
M.M. M.M.
Pa&'lllacqua Gù>aechtrw.
C.M.
Foti .4ll)o.
C.M
P avone Glus~Pfl'-·
T.O.M. Simula Ubaltlo.
C.M.
Contlneo Sante.
C.C.F. Lay DiM.
C.M.
.Avollo Caro G.ndo.
lnjermerìa presidìaria di Sauari.
Legione Allievi cc. RR. Roma.
T.C.C.F. Corradi Remo. T.C.F.
Zodda .ii/do.
M.M. Perrettl Orislojoro.
Oapedale 8eeo11darù> di M e81rina.
Legione AJIIevl CC. RR. Torino.
T .C.):[. Baron Ednwndo (direttore) (oom. Min.
guerra).
Scuola Allievi Sottumclall CC. RR. Firenze
T.C.M. Brflfllgllo S01ot1'.
M.M. Bordone Carmelo.
:!\.l.M.
DI Domenico F ranctBCo.
~.M.
Loi acono .d ~nino.
M.M.
Ruggerl ..<lnlonin<t.
·- -- - -- - · -·-····------- -
M.M.
Indellooto Giuseppe.
Legioni territoriali del Carabinieri ReaU.
M.M.
ZappiiiA Gir nlMno (UBp,
C.:\1.
Soudorl Gimepfle.
.dlc88a11llria.
l nf,),
13
(Segue) RlPAltTO DEGLI UFJ'ICULI li!BDIOI B OBUIIOI·,.ARM.ACIBT! 11:00.
Bari.
Peru(l(a.
...
~ ~·-----
C.M. Caterinl Fwmco.
BologruJ .
-·····-·-----·----Cauliari.
Torino.
C.M . Corda .dntonio. Catanzaro Tre11lo•
•
----------··-·-
Clli.cU.
Trl.e~.
C.M. D'Eugenio .d•tl(mio. Fire n.u.
________
C.M. Morelli Mario.
Genova.
-·---..-·-······-----··-·.. -·-··--··-·--
P'erona. , , , _,
______ __ ,
Reggimenti granatieri e fanteria di linea. 1 o uranatleri (Roma).
Livorno. C.M. CeJvanl Fulerico.
C.M. Lazzaro FrcmceStX:J.
2° oranatieri (R017!4l.
M es.stna.
C.M. Moau"C Aurelio.
C.M. Pate.nè Uucio. Miùlrw.
________
___ __
,_,,
..........
30 granat-ieri {ViUrbo).
C.M. Spero.pani ElpWio. 1o tankria (Sacile ).
Napoli.
C.M. Del Se1111o GW!xlnni. 20 fanteria ( Vdi11e).
Padova.
C.M. Potenza Luicri.
O.M. De CarU Guata110,
3 o fanteria (.i\ :fem n<~).
Palermo.
--------.......................... .. ____ ,_ ,
C.M. Mastrogiaoomo GuWo.
(Se{1U4!) RIPARTO D&GLl O'I"FFOU.LI H:BDIOI B OBUIIOl·F.Hl.\IA ClBTI ECO.
•
0
fanteria (CaUmia).
C.M. LlpanJ .Ànlonino 5o tanleria (Girgenli). c.~l.
Palermo Carnl<!lo,
60
fanteria (Paler mo).
C.M. Pernice v~. 70 /G7Ueritl <Milano).
• ............................ ····························............................so tankria (Milano).
c.M. Berretta GiustmPe. 90 farateria (Rodi). C.M. Scarpa .;{noioUno.
J OO /anUria (Bari).
C.M. Buttlgllone Michd& 11o t anima (Forlt ). C.M. Brleantl .;{ntlm.io,
C.M. RinaldJ Ora::io.
JGO
/ar~ia (.Monteleone
C .M. Cooola Giusrppe,
1 70 fanteria (Grc:d'-:a).
C.M. MeMinar. .Ànoelo. l SO fanteria (Trento) •
C.M. Loria Giovanni.
JllO /an~a (Cala?IZGTO
O. M. Fl.t!ohettl Giusw •e.
200 fanteria (Reooio Caùlbfia).
C.M. Ml sitano Giovanni.
2 1o fanteria (Spuia).
C.M. Trl filetti I oi no.
220 fanteria (Pisa).
C.M. PMSalaoqua Raf!aele.
120 /amena ('l'riUU).
2ao ' ''nteria (OM'ida).
c.M. Palmlerl .ÀL( redo.
C.M. Fontana
l'\~ld
130 fanteria (.Àquila).
().M. Plcololl ErmenegU®,
O. M • 1\rtaua Ro8ario.
O.M. Yalcnza:no Giuse.r'fe.
ao /anUria (Chieti). C.M. Rago G~nni. T.M. Vassoio Anloni.o.
C.).
C.M. De CesaTe Giannùw.
(Segue) RIP~RTO DEGLI OTriOU.LI M:&DIOI B OHTKIOl-II'AIUU OISTl ECC.
270 J<m.Uri& (Ferrara).
C.M. PecoreUa OW!-anni.
C.M. Denza Roff.~Uk.
2~0
400 fanteria (Navoli).
fanteria (Ravenna).
'l
o fanteria (Sawna).
Q.M. Bn.sl Uuo.
T.M, VImercati Lui(ll..
290 fanJeria (Potenza). T.M. Della Cloppa Dontenko.
' 20 frmter(a (S. Remo). (;.M. Plgatl Oiooonnl.
300 /anU ria (Nocera In/.).
C.M. De Pasqua Gillstppe.
31 o fanteria (Napoli)
fankrW (Cuneo).
C.M. Bianco O. Batt~ -'-
~ISO
fanteria
(S<l8sari).
C.M. Rosa Guido.
3' 0 tanJeria (Fo.<aa1W).
0.14. Saoohcttl N icolcr.
350 fanteria
Jant. (Ninli Lillure).
C.M. Carrar~> Nl.wl<o.
C.M. Torre Salvatore.
~30
"o
' GO /IJI-.kria (Cagliari).
C.M. ·Aiello Of.~tP/Je .
( Bol orma).
O.M. Do :\lartnls Aur tli o .
360 fanJeria (Modena).
410 fanteria ( T.ecce).
C.M. Avellone Oa•lano.
4!JO fanteria (Jfani<JM),
C.M. Puroaro Giuseppe.
:no ftmleria (Alessmadria). c .M. Bua Oi~6J!/.e. 38• fanteria l Alba).
T .:ll. PoiUdori Rod....l/1>.
:'iOO t<mterCa (Cremona).
C.M. Manz<~lla Oiu~rppc.
61 ° /tmleria (Pct·uuia).
C.M. Magnlnl F:aw.
86
81
($~) RIPARTO DEGLI O"J'J'IOIALI lll&DIOI Bi OBTMION'ARMAOISTI BOC.
52o fanteria
(Spoleto).
0.11{. Contrlno li'erditumda.
660 /atlleria (Jùooio Emilio).
C.M. OrUll Mario.
C.M. Bltano .duow;to {com. l!t1Jn. Guerra). 6 70 fanteria {Come). 5:10 fanteria (Vercelli) .
C.M. Lam.endola FiliJ>f)(J.
C.M. Cortella F rarwescu. 680 fanteria (Ncmara).
"''ofanteria (.IIJQVara) . O.M. Amoroso Bartol omeo.
C.M. Pasquali &miqio.
•
70 ° fanteria (4. re.z::o).
65o fanteria (Tretri-io).
C.M. PaoiUlo Stant.8tuo. T.M. Colombrita Filippo. 7 10 fanteria (venezia). 560 tanterl4 (Ooneoliano).
C.M. Spngnoletti Galilw. C.M. De Parl.e ..d'IV,/U8to. 7so /atùeria (Pola) 57° fanteria
(l'icenza).
C.M. Ctùtrel'a Francesco. C.M. Oiullano Celestino. 1(0 fanteria (Pola).
68° fanteria. (Padotla). C.M. Faraone ..dntonio. 7 so /anuria (Siracusa).
69° fanteria (La Maddalena). C.M' Barone Giovanni. C.M. Nurra 4.ntonio.
770 fan/erta (BrU{ia). 111o fanteria (Parma). C.M. Ratneri Umberto. C.M. Salvati Giuseppe. 780 fanteria (Berganw).
6zo fanteria (Parma).
C.M. PecoNila M ari«n...
O.M. Clgal& Mario. 790 tameri« (Verona).
63° fanteria. (Salerno).
C.M. La Martina Rosari~!, C.M. P epe llaOaele. Slo /anUria (Roma).
660 fanleria (Pi.acenza) T . M . Balsatnclll Fili !'l o.
C.M. L o Bianco Domen-ico (ass. mU.). C.M. Plastlna Mario.
(S t Otle) RIPARTO Df.:OLJ U'PJ'JOIALI liCEl>lOI S OlotDIIOI·FA_lUU.C IBTI E CC.
sso fontrna <P'-tcia)
C.M. Mallozzt .dmerloo.
167° fatrùrl4 (Ztua).
C.lt. Salvlnl CnJa-re.
T .M. D'AleaRII.lldJoo ..CntiJJW. u o tanlei'W (F(nmu).
T . .M. Piazza O" ido. T.M. ~astast .dntonir10.
226• tanterw. (.d4COH Pioeno). C.M. Romano Enrico
T .M. Tagllatlcrro .drmotUÙI.
sso fa~Wria (Trapan(). 2s1o fanteria (Merano).
············································ ............................................11:!0 /a~rla {Lil'Orll<>), C.M. La nocca f({oberlo. 8 0° /anterW. (Genotrat.
c. M . Comee Sebulllwno. 232° t~a (Bolcano).
C.M. Tan.orcdl UrbCl'Jto.
Reatmentl di berugllerf delfatL
C.M. .Mantero Loremc. l o berla(1lieri (Napol().
so> tantuw <Torino ).
C.M. Ce.n ntg!Ja .dl/ redo.
C.M. Ferr aro Paolo. !O berla(1lieri (Rortl4).
91° fanteria (TmM).
C.M. Chlmenti Ferdinando.
C.M. G a t ti GW!lann(. SO berla(1lttn ( LùlorltO),
1120 fcmJeria (ToriM). T .M. :l!afra CttJ<tre. 930 fantei'W (.dncona).
C .M. D' Ettorree Oiuuppe.
T.M. Ventura Viltor(Q.,
• • bersaOlun <Torino).
C.M. Toscano Vincenzo.
t • berMolun <Siena). C. M. FroelnJ Dino.
o•• fanteria (Fano). O.M. Goftredt LuiO(.
6• ber8aglieri (Bologna).
C.M. Lista .Do?Mnko.
161° /allUna (Trf.:•te).
7o ber-Baoltel'l <Br~>« ia).
C.M. Maa'Uentl F rofli:UC<,. C.M. w'bruoa 7 ( ttnrio. 16 2° fanWrla (TrfeJOte). C.M . De NuJUio Francesco.
ao ber3CJ(1lierl (JTtr01tG). C.M. l'e~~~ra EdU<ll'do.
87
(Seq~) RIP.ARTO DEGLI O"FFIOlALI MEDICI B CID!.llCI·PAIUI\OlSTl &CC.
88
u• òersautieri ( Asti). C.M. Vendittl Emilio
uo alpiM (Gvri::iaJ . C.M. Cappelli .Alfredo.
C M. " ootò .A rrl<!deo.
10• bersaglieri CJ>al~nw). C.M. Pn•·aolnfo .J.·n odo.
uo ber,aglieri rOradi$00). T.M. Dlundo Luigi. 120 bersaglieri (Milano).
C.M Cipollina UliiiSI!.
Reggimenti alpini.
Reggimenti di cavalleria. Nizza Caval~ ria ( Torbw).
C.M. SansouJ Carlo.
Oaoolleooeri VWorio Emanuele II ( Voohera).
C.M Falbo E11rico,
Sa.,ma Ca.,allcria Clllflmw) . C.M. Alonzo Ruuoero, Caoolleoucri OuUk CPadova).
l o alpini (Mondovi).
C.M. Dello lolo Oio.,anni.
C.:\1. Allocca A.ntonio
zo alpinf (CUI~>).
Cavalleoueri Monferrato (Udine).
C.M. Cnrplnt<:rl l:.:r Msto.
Getwro Oaoalleria CBoiO(Jn.a). 30 alpini (Torln<•)
C.M. GuaraJdi Car lo,
C.M. Gramegna Oi:n:anni.
,o
Ca.,all~oueri .J.os!a (Ferrara)
alpini (lffèa).
C.M. Scl aldone BOTU>Iom.eo.
,so alpini (MilaM). IJ.M. Cali D nllenico.
60 alpitli ( llr( 88CIIl11.m\t), C.M. Patti Oiusq>pc. 70 alpini (Bdlun<JI.
C.)l , VI Monaco J>uriàe, ~o
al1rini (Udine ).
C.1>I. Ambrosi Luigi.
· - -- - -..·---..............................- .. CaiJilllt!ooeri Saluzzo (Porclenone).
C.M. Gigante Dorwto.
Cavalleooeri Novara (Parma:).
C.M. GugllchnJno Lut:W. C®allr.ooeri .Alessand r ia
(Firm~).
C.M. Del Fatt.oro Ouollelnw.
Pienwnte Reale Cavalleria (/loma).
C.M. Mossi Emilio.
89
(.':it(}Ue) Rll'ARTO OEOLI OJ'I!'IOLALl HEDIOI E OB.BilOI·P'AIWAOISTJ Y.OC.
Ont>allrggtn Fircn:e CSa,wli).
C.M. i\1.&4;gto
Pi~ro.
120 art.
da campagna
(C·•PU<I).
C.M. Gatti .Jrtur o. 1 30 art. da campagna (R{IIIIa).
Realmentl di artiglieria da campagna. C.M. 'Soatfatt .4/bcrto. 10 art. da rampaqna tFoligtw).
C.ì\l. Fiumara .4wonitto. 20 art. da campaq11a (Pesar o).
C.M. :Qi Nelln .VIrnla. 30 art. <la ca1npaqna (lJoloona).
C.M. D'Agostino .Agostino. 40 ari. da cnnlll<lOna (Pùla'.
c.M. Glud.l ce Camillo. so art. da cam.pagna ( J'~noria Reale\.
oo art. da canlll<lgna cOorizw). C.M. Soallsl Ign t;iu. 70 art. da campagna (Pisa).
C.ll. Àfianlnl T cof/lo. so a r l. da campagna ( Verona). C.M. Call endo MicMle. 90 a rt. da campagna (Trento).
C.M. Frogglo Franrt~o. 100 art. da campaona C01l$('r ta ).
u o art. da r ampauna (Ilari ). C.M. Diana Eugenio. 15° art. da campagna <H•·grJio Em(L.).
C.M. Kotarlannl P'inoeueo. 160 art. da campaona (r(l(lllarll.
C.M. DaVI\ .dr.'uro. 110 art. da campagna (Nooora).
,C.M. Albertl l!:ttore.
180 art. da cam1>aona (.4vuila).
190 art. da campaon.a (Firet~).
C.M. Battaglia OioacchtM. 200 art. da campagna (Padotlo).
C.M. Softo Sante. 210 art. da campagna (Piacenca).
C.M. Mori dnniba lr . 220 art. da campagna (Pal' "''"'l·
C.M. Salomono OhWIJ)Ir. 230 a r t. da campagna (Pulnta•wva).
c.:u. SanduiU Pietro. 11° art. da caniJ,Ja(Jna ( 4lt8Balulria).
C.M. Lodato Oospnrr.
240 art. da campagna (Me.88itlll) .
C.M. Zaftlro Giovanni.
90
(S cqw) BrPARTO DEOLI O"J'J'IOUJ.I !omDIOI B OBUUOI·PARliACIH'l:,l BOC.
250 art. d4 campaqna (Nola).
C.M. De Bernardo Franu sco.
20 art. pU. campale (GCMI:IG).
C.M. Costa .4uou.tto. C.M. Ml>~~trola.oni .J.nto11ino.
2 60 art. da campagna (Ferrara).
30 art. pes. campale (Cremona). C.~l.
Nlca.stro .Arturo.
C,M. ll'lore Ma..W.
z;o art. da campagna ( .MLlan(l), (O
C.M. Passante Carmine.
zso art. da campaqna (Fos.tano). C.M. Suracl BrvfW. 290 ar t. da campagna (.&cqu{).
C.M. Plcootti Euidw.
30° art. da campaqna, (Brucia). C.~.
Paulloolll S lltriM.
art. pes. campale <Montoro).
C.M. Urtoler Ferrwndo. 60 flrl. pu. campale (Pola).
C.M. Zona ·~111C1rio. 60 art. pe&. campale (Modma).
C.M. Rlocl Antonio.
70 Grl. pes. campale (/,ttiOrno). C.M. Amorosi Osroldo. ho
Reggimenti di artiglieria da montagna.
art. pes. campale <Roma).
C.M. Pa.rlet Ennio.
10 art. da m()11tagna (Torino). go art. pa. campale (FOOl/la).
C.M. De Mlchell s Corrodo. zo arl. d4 m<mJagna {Bergamo).
C.M. Cattaneo A chtlk. T .M. Clampolillo PQ8Qualc. 30 art. da mo ntagna (Gorizia).
C.M. ~anfredJ Orub (com. so. appl. ean.). C.'N. Terzi Federloo.
Reggbnentl d.l artiglieria pesante campale. 10 a r t. JH!&. campak !Casale Monferrato)
C.M. D' Ana'eio E montlde.
C.M. C&8S&no Lort;nZO. 100 art. pu. campale <Napolt).
c.M. Lanna Leonlda. J t o art. pes. campale ( Ud(M).
C.M. Zlogale Sal~e. 12" arl. pu. cam1.ale (Palermo). C.M. Cal vello SalMiore.
Reggimenti di artiglieria pesante. 1o art. pc.t. (Torino).
C.M. Germano Gfu.lepf't.
(Se(TIU) RIP ARTO DIOOLI urFIO!.&LI KBDIO! •
zo ari. pes. (.dle8San<lrl4).
so ari. pes. (PalmaMM).
C.M. Calvo .dtttlio. 40 art. J)eB . (f>(ftcmzal.
91
OBDIJO!·FA1UlACI8TI •co
6 0 cmtro controacre( (Tne$1e).
·------------···---·---------··70 centro controacrei (Fir=>·
O.M. Cl colroarra Q(ttlallo.
so art. pes. (Perona).
so emiro c<mlroac.-e( (Roma).
C.M. Mone.stra Sal vatore. g o cmtro controacre( (Pescara).
Reggimenti dJ artiglieria da costa. 10 ari. da CI)Sfa (Spezia).
------·---·-··----
100 cenlro contrt)(Urt i (NapoU).
C.M. Morino E11ri ..o.
C. M. L oonardJ Domellf.co.
T .M. Morrone Luigi.
C.M. SantuooJ Giuseppe.
20 ar t. da costa (J'~rla).
O.M. Iannluotto ..tlntonw. 30 ari. da costa (Mt88ina). O.!f Scarcclla 'Pi11renzo.
Reolli17W'to arllglieria a cavali" (Milano).
C.M. BoldJ T eresio.
·----------------
u o centro controacrei (PaltnnO). T.M. Tomtu~elll ..t1ntonw. 130 emiro controaere( (Oaoliart).
- --·------·---·-----·--StabDimenti d' Artfcllerla .drsenale R. E. <Torino).
C.M. Sa.ndrottl Emulo.
Centri controaerel. ..tJrserwle R.E. ( .P(act~..a). l o. ctntro controaerei ( Uhol' >·
0.1\l. Astuto Girolttmo. 20 centro controacre( (Omot>a).
C.M. Ca.stella.neta PinctftZO.
so ctntro contrO<Ie1'e( ( T,t.Jd().
--------·---- ·-------·---···--------
- - - ---··---- ·- -----------.P(rokcn~
R. E. (Boloona).
----------····------------Fabbrica d'.4rm( R.E. (Tertt( ).
------·-·
----·-
Lalxmlwrto prec(s(lme R.E. (R.nna), P!Jl~(tt:W
R .E. (Liri).
4° centro contrcaerei (M~). Spulettclìno R.E. (.R9mo).
·-----·--···--·----------------·--·----·----
( 8 - ) RIPARTO DIIOLI WFIOL\Ll JOWIOl J: OBDliOI·P'ARMAOIB'I'l ECO.
4tunak R.E. (NoJ)Oli). C.M. LA!IgoUa Fra'Jl«<ICC
70 reqg. CltllW (Firen.u).
c.M. CorUcciU M auro.
--··--·--10 ce?&iro esp. art. (NeUunc).
so reao. oenio (Rom4). c.M. Ripari Ettrloo. IJO reoo. aenw CTrtmi).
20 centro csp. ar t. ( c•nt).
C.M.
Ca p. l!. Falcone RaOot~le. OOI<"i11a au'omob. R.E. (BolognG)
100 regg. genio es. Maria Capua l"ekre).
C.M. VItale SaiM 1ort!.
C.::\1. S.lmt'l Ettore.
Reggimenti Carri Annatl.
Plooa'l'ota. Francesco.
uo reog. genio (Tre~>iso). C.?>!. Merlint Camillo. 120 reao. gen!o (Palermo).
O.M.
Astuto Gi UJJr ppe. Regg. oenio ilO!Uieri (Piacenza).
C.M.
Do Lisio Ginoonni.
10 reoo. anaw radio·teleoral'i8« (Roma). T.M. Prlvltcra Btnl'dt lto
Reggimenti del genio.
zo regg. oenio radio-teleora!lslt (Firenu).
1o reog. ooni<J (Vcrcell().
C.M. lu!antlno Sinwne.
C.M. Bonelll 4urelio.
Reoo- oenio temwierl (Torlnc). 20 regg. (ltflio (Casale Monferrato).
C.M.
Bo r&gno Giuseppe.
Battaql ione mUlto genio della S ardegna (Or ieri). ::so reog. oenio (Paria). C.ll.
\'lola Domrnico.
Gr ttPJl3 are .sUni {lloma). C.:\1. Zlngalcs Gi"'eppe (!n'l'. guerra).
' o reoo. uetti<l ( Verona).
C.M. Troina Frances<·o.
Stabilimenti del Genio.
60 r egg. ueni•J C7'riuie). C.M. Bucc l Pttolo.
··~·····----· ·········· ·-
0/fidn.a R.T. cd E.T. (Roma). ......................... ..... .. ........... ........... . -·.... -------·-....................--..-
-
-
-
($eq~) RIPUTO DEGLI UJTIClU.Ll MEDIO[ B OHIMJOI·l"A..RMAClSTI EOC.
Distretti militari.
Cefalù .
.4velli1W.
.4ver.a.
C.M.
Dons anto
.d~M<ÙQ.
Gnwva.
Barletta.
C.M.
Sa rdooe .Anumio.
Lecce.
Bari.
Livor no. BeMVen.t<J.
···•·················································································· Boloq114.
Mantom.
--·-········--··································································· B olzano.
C.M.
Raffooe Alfonso. Brescia.
___________
- ........._.......- ...-
..........
Cagliari. C.M.
P aoUii .Alfredo.
Milano.
C.M. Laurora Carlo.
NU!Jara.
Caltanissetta.
O.M.
Castrooovo Gaekmc. N a po l(. Oampol>asso.
Catania. C.M.
C.M. Deoine. Camillo.
PeruuW.
Plzzarelll Sebostiono (lnv. d i guerra). Catanzaro.
----........................ ............. .- ......................._
]>(sa.
C.M. Mura Salvalore (ass. mU.).
93
(.Seque) RIPARTO DEGLI UJTIO:LU.I M:&DXOL K CBDilOI·PA.B&IAO!STl KCO.
Reg17W Calabria. C.M.
.A3Qstlno Vit!Ce1UO. &oi1W Emilla.
R oma.
O.:M.
Cannlzzo Sebastiano.
C.M.
Guotra f' incenzo .
C.M.
S lnli!calcl!ù Curie.
C. M.
So.ntobonl Umbert<-.
C.M.
Barbiera Giuseppe.
C.M.
DI Casola Giusrv pe
C.M.
Vasta Giuseppe.
f.M.
Oaputo Biagio.
T.M.
Cel Filibqf<-,
T .M.
Croceo Pietro.
f.M.
Morgnntt " P M l o.
f.M.
Montone Arturo.
f.M.
Ftslohelln. Giambaltisltz.
TM.
l\iarlno Salvat'We.
T.M.
Calogero Vito.
T.M.
Milann G<ttltmo.
T.M.
Ingllm.a .dmedeo.
T .M.
Par~ooa
Sar.zanG.
SiracU$0.
Sulm<»Ul.
C.M. Caasonc Giusev11e. T eramo.
Torino
C. Moootlghe Varie (nsp. l.ntcrm..). Trapani.
T.M.
1
PW•·o.
Nicolosi .dnùmio.
T.M.
Floridia Fra•J.C.&Jeo.
T.M.
Sa.ntoro Nicolino.
T.M.
Borzelll GiOl><mn(.
T. M.
logllm a .d. rned.ec.
T.i\1.
Drago Damiano.
T.C.M. Clllltlgllola O..lando.
T.JIL
De Troh\ RaOacu.
C. :\I.
QuarnBA:cla Girolamo.
T.M.
Norlengbl 41berto.
c.~r.
Budl R4(Jaele.
T.M.
Manuppclll Gerardo.
C.:\l.
Longo Domenico.
T.M.
Romano Pusquale.
C. :\1.
VIrgilio Sav<'rio..
T.i\1.
Ca.rfl Anlonio.
C.M.
!aselli .Mario.
T.i\1.
Cuccia Francesco.
UFFICIALI MEDICI E CHIMICI-FARMACI· STI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE COLONIE. 1. -
Trlpolitanla.
(StO'Ue) R!P.\RTO DEGLI Ol'I!'IOIALI MEDICI E OHL\UCJ·FARMAOlSTI ECC.
T.M .
Figlioli Beuedello.
T .M.
Baudo .dnfonio.
T ..M.
Paladino Paolo.
T .:'ri.
lppolito 11ngelo Miclulù,
T.M.
Pt11'1.1r3 Giovarmi.
T .:\1.
Aveta F r«rn:s o.
T.lll
l'elllolnl FaranJ ..
T.M.
Lo Vecchio Giuuvpe.
T.M.
Gentile Vitanuelo.
T.M.
I mbrenda M atte,·.
C.C.F. Pesso lano .dllgtlo.
T .M.
Battaglia Michele.
T.C.F. Orlando Teodoro.
T.M.
De Alesnl z,;·vfl8io.
T .M.
P ao7.UtO Fili.J>J){).
T.M.
Mlrabella Cla udio.
T.M.
Zurettl S alvatvre.
n. -
Cirenaica.
T.C..M. Cadeddu Alberlo.
C.:M.
Dazio /i"r(wcu co .
C.:\1.
Bre~:tl (}ioranni.
C.:\1.
Murrù Giarom.o.
M.M.
Rltueci-Chionl Agosti110.
C.M.
Pagnotta Umberto.
M.M.
Baronia Dorio.
T.M.
Campagna 0CUJJ)Q.rt.
M.M.
Mastran tonlo Vince11.zo.
T.M.
Calla Sfe/a11o.
C.M.
Dubbiosi Emi l io .
·r .M.
Spatafora Giwu•pre.
C..M.
Chiabreto Carlo Luicri.
T.M.
Oranata Salvalcrc.
f!.::lf.
fl n gllnrl Giu<eJ>,;e (ass. mll.).
T .M.
Tanzer Franc(J;jco.
C.M.
Ciotola .dlberto.
T .M.
Bonel ll .arturo.
C.M.
P uJtrone RaOaele.
T.M.
Musto JJ1iclu-le.
C.M.
T appi Primo.
T.M.
Cocuzza Snlvatore.
C.M.
Bellelil Carlo.
T.M.
Lnnerl Gioar<·hino.
C.M.
P a ,·o ne .dntonio.
T.M.
Garzla Lormzo.
C.M.
Ganora Nomuc.l<lo .
T.M.
Caatana Virwcnzo
C.M.
Gsgllo.rdl Pasou{lk.,
T.M.
DI Maggio Francesco.
C.M.
De Paoll P aolo.
T .M.
Stagni t ti Francesco.
T .M.
Drngo C a ltJoer fl.
T.lf..
De VIto Gustavo.
T.M.
Chiara Gi.U8e·ppe.
T.M.
l\fMcia Git~5ttJtJe.
T.M.
D'.Acmbroslo .4 leManàro.
T.l\1.
Do VIvo Giulio.
T.J,I,
Magnanl .dbelt.
T lll.
Sottln l Oiooann·i .
T.lf.
Co.omba NiccolO.
T .M.
Procopio Bellarn~ino.
T .M.
Idlni Francesco.
T .M.
Marchese Aoosli11o.
T.M.
Bella Vi11eenzo.
III. -
Eritrea.
96
96
T.M.
{$t~) RIPARTO DEGLI U1'11'10l4.Ll KEDIOI B OBIMIOI-PAJUUCIBTI ECO.
Oregorlnl Pietro.
T .M. >'erra Giuseppe.
rv. - Somalia.
r-ne.
'l'.M.
ZlocbJert
T~.
ChJolUnJ Guido.
T.M.
Gentili -tJ /US(lndro.
T.M.
Va.stola Mario.
T·J\1.
Mcgaro Mi<"llele.
T ..M.
Bol'1fh1 .Uonido.
M.M.
Ft'<lrla Siro.
C.M.
\'oneronl Carlo.
C.l\1.
Fortunati PWro.
C.M.
Bianchi Viffot'iD.
C.M.
Rossi M am.
C.M.
F'errl ~n.lonio.
C.M.
Tufano RuOne~
T.C. .M. Aud lsio l'idro.
C.M.
F'a.llla Salmlore.
T.C.M. Bat"llo Ftl(U.
C.M.
Ou ldo Gi()ti(Ltmi.
T.C.M. Faragg1 aua F r mu:esco.
T .l\1.
Castelli Giuvann.i Battlstc..
T.C.I\1. Rombolà ~nlonio.
T .lll.
lannaron o ikntroll().
T.C.M. D'Anna Gius~f,pe.
T .M.
Fueelo Giot'(.rnni.
M.M.
Fer rar! Giot>ann' ~urdiiJ.
T .M.
DI Hago Prospero.
M.M.
Bi naghl ~/berlo.
T.M.
De Luola. Rafi<Uk.
M.M.
Rattau! Tullln.
T.M.
Annaruuuna E1'111anM.
M.M..
DI St.e tano Gi~.
T .M.
Toro liti Giovanni ,
?tt.M.
Cn r lncol RaOade.
'l'.M.
Meunouno. Gerardo.
C.M.
Monteleone Vincenzo.
T .M.
Carpino Rodolfo.
C.M.
Ca vallo Euocnw.
T.M.
Flllbeck GiU!!(ppe.
C.M.
MllettJ Ern«to.
T.M.
Panarn Carlo.
C.M.
Lepore l.uicrt.
T.M.
Ioglia wrenzo.
C.M.
CUltrone Salrolo1-e.
T.M.
Papagoo Miclu:Ze.
C.M.
Monti Gadnnn.
T.M.
Mnnglone Giusrppe.
T.M.
MastroiAnnl Deéio.
T.M.
Manzo Ginranni.
DEL MINISTERO DELL'AERONAUTICA.
T.M.
Pl'rnJce VitlCt'>I-ZQ,
T.C.M. So.nta Maria ~lberto.
T.M.
Llo Giuuppe.
T.C.l\1. Ballo. .4/~rlo.
T .M.
Colucci h'runccsco.
T.C.lt. Acoorlntl VìneeMO.
T ..M.
Pruto . Jn 'oni'> .
M.M.
UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE FINANZE.
UffiCIALI MEDICI A DISPOSIZIONE
Marulll .Alberto.
(Seqw.:) RTPARTO DEGLI Ul<'l'IOIALI MEDIO! E OIIUIICI-FARMAOIS TI 1':00.
M.M.
Morcu Rosolilio.
C.M.
Scala Enrico.
M.l\1.
Del Vasto Giuseppe.
C.M.
Lipari Domenico.
M.M.
Riualdi Pidro.
C.M.
Carrucclo .dqoslino.
M.M.
Gaggia Emilio.
0.11!.
Ferretti Vtrqilio.
M.M.
Talenti Cesa.rc.
C.M.
.Aless io P aolo.
M.M.
MarinUCCl Marino. Giglio Rocco.
c.M.
S terblnl Enrico.
M.M. C.M.
Guadalupl Roberto.
C.M.
Terranova SaltKJiore.
C.M.
Mcloeri Luigi.
C M.
Pazzaglla Domenico.
C· M.
Catarzl Ottorino.
C.M.
Salvatori Guglielmo.
C.M.
Casella Benecktto.
T.M.
Rodrlguez Feliciano.
C.M.
De Ces are Luigi.
T.M.
GaldJ FÙlriano.
7 -
Ruoli di anzianità del Corpo Sanitari., m iUiare
97
INDICE ALFABETICO
A
A.bate .Alesaandro 17 12 Accardl ~farlo Aooc· tta .4.m(lcare 50 4CO >rintl Viru:emo 15 Aceosaato Ermerae· f)iJ.do 68 Adaml Fell.ce 52 A.dllnrdl Giulio 70 A<ll nolll Salval<lre 23 A-gostino Vincenzo 33 Aiello Giustppe 63 j5 Albortl Ett{)rt Alblzzatl Dari& 71 61 Alessio Paolo AJConso Luiqi 18 Allocca .Ank>n:io ~3 .A.lou zo Ruooiero 48 Alv!g!nl Gioroio 68 Arnbrosl Luioi 43 A morosi Osooldo 59 Amoroso Barlolo· meo 34 A.ngcllllo Alfonso 28 Angeli n i· Antonio 27 .An n a r um m a Er• mat'no 60 Ara .Achille 22 A.raorl .A11Umio 61 .A.rga.nint 7'eotuo 84 Ar~tentlna. Glo. Bill· tista 26 Arrnand·Ugon Gio· vanni 11
Aromando .J.nqelo 27 A.rooJca F erdinando 59 Arpluo Pietro 69 AsLuto Girolat1w 63 Giuseppe 46 Aodl slo Pidro 11 .A. vellono Gaetano 47
Bianco Gicwam'i Battista 57 Bianchi ViUorio 87 Bi aocl<lnl ~lcl"k'<io 37 DiCano All(IUSI<I 58 B Bi o aghi .d lberlo 23 Bini Do n~nico 27 Blundo Lui(li 59 Bacchlnloni Adolfo 19 Bocca 7'ìlo 21 Balestra Duilio IS Bocoh~ttl Feduioo 37 Balla .d lbul<l 13 Boldl Ttr<.8io H Bal5anelll F\lippo 63 Bolla Luioi 67 Beoo1•delll Bologna Booncoor~o LeUerio 29 Git~B~J)1)e 65 BoneUl .Arturo 63 Barbiera Giuseppe 54 .dureliCJ ~6 M auranQelo 53 Boragno Gi<u.crrpe 44 12 Barile Felice Bordone Oarn~lo 23 Barnaba Leonardo 45 Borello Gio. Oiu· Barone Giovanni 35 seppe 42 Baronlo Dario 26 Borghi lMmid4 65 BMile .dn!Qnw 21 Dori! netto Oresle 67 D8i;8l Giuseppe 1S Borzclll Gi~vnnn( 63 Uoo 33 Bro.calonl Lorenzo 70 Basso Gicrv. Bntl.isla 24 Braggio Giovanni 70 Battaglia Gioaccl!i • B rezzi Giovanni 47 no 34 B riganti .dnlonio 68 M ielle/e 60 Briguglio Santi 14 Battfstln! Camillo 16 Brunetti Giuseppe 40 Bava .drturo 68 Bruni Brw'O 62 Bayon Edmondo 11 16 Bruni Nicol" Bando .dnlonio 65 Bruno Carlo 29 Bodei Maurizio 11 B ua Giuseprre 57 Bella Viru:enzo 60 Buool Paolo 38 B ellearlo Giulio 46 PQ.6(JW1.le u 49.' B oUolli Carlo Ducclante .Alfredo 9 Bernardl Luil]i 10 Budl Ra(!aele 42 Bernnocl R odo/lo 7 Bol'l'Ctta GitUtP1Jt 39 Bugllarello Ftdem o 29 Bugliar! Giuseppe 85 Bortelll Enrico 16 B erti notti Mare~/Duoniucontro .A n· litw 24 l<lnio 48 Dertoluccl Gino Buono Demelrio 38 30 Bertene Oiu.seppe 52 Buouopaue Carlo 19 Biagio! Gio~ann.i 28 Buttlgliouo MicJ1ele 48 A \'Ota Fran~c8c<J
66 A.volio Carlo Gtdtù> 49
.
l l
c Caooi a FilìP1XI 8 Cacciatore Dome nico 51 Ca.dedd u .4.Tberlo IO CafYarclli B~ 18 Calcagni .Amalo 52 Caldarola Francesco 19 Calcgari Gio. Balt. 7 Cali Dcm~nico 58 Calia Stcfan<J 63 Caliendo lllichcle 57 Cllllgarls Carlo 38 Calogero Vi!Q 60 Calva.nl Federico 33 Ctù vello Salvak>re 55 Ctùvio Alli/io 66 Ctunllo.z.zu ;.llarlo 29 Cambiso Ettore 21 Caaneranesl Dino :l2 Canunn ra.no V in· cenzo 65 CnmmiH&ta Gìo· vu-nni 20 Cnmoriauo P ielro 16 Campagna Ga$pare 62 Campana Anlo,.io 52 OampaJlelia .4.rrigo M Campi si Baldassare 26 Candldorl Enrico 16 Canopa. Romolo 34 28 Ca.nitano s~erio CannJzzo Seba8tiallo 55 Cappelli .dlfr~ào 34 Giuseppe 68 Capra Leoni<ùl 41 Caputl Giovanni 55 Caputo Biaoio 59 Car boue V incenzo 17 T ercsio 43 62 Carll .4.n.'onio
(.Senue) J»OlCE ALF.•BETICO
100 Ql.rlmatl Gtwerme 40 Carluooi Ra(Jaeu 26 Caroselli Giacinlo 56 Carpinterl EM~Uio M Carpino Rodollo 69 Carrara Nicolò A· 67 deltno Carroccio Anfanino 51 Carvngllo Edoardo 39 Cnsugra.udi Glauco 12 Crumpiota Giovanni 10 Caaari nl .Arturo 11 Caaelln BenW.elto
36
Dante 14 Casetta Caare 27 Cli8snneso Giuserme 31 Caal<IUio Lurenzo
49
Cassinis Uoo 27 Cassltto Franusco 30 Cassone Giuseppe 4.2 Oaatnoa V inc.:nzo 64 . Caatellnneta V i n.·
=
44.
Caatellanl Romeo Caatelll li>pi/anio
8
25 GiambattWa 69 Cnetlgliola. Orlando 11
Caatoldl EUore CW~tronovo
Gaet.
8 4.9
Catapano Edoardc- 28 Catnnl Ottarino 36 Caterinl FM.erico 86 Cattaneo Ach.i!U
ca vallo Euoenio
37 35
Camniglla .Al/rM.o 46 26 Col lwidoro Ftllberto 60 32 Collini .Luioi Centlneo Sante 39 Centore Antonino 37 Ccrnlglla Domenico 25 Cbiabrera Gior(Jto 24 Cblabrero Carlo
.Luioi
38
Chiara Giu8('1)pe 62 Chielllnl O l<idf> 65 Chi esa Emanuele tl Ohi me n ti Ferdi'flrtndo 33 Chlofalo BiMio 70 Clncclo Vito 17 Clampo lillo PaBQt<alc 62 Claprinl Gino 31 Ciarlo Silvio 17 Ciaurl Rosolino Il Clcclmnrra Gactmw 68 Cieco Giovanni 32
Clgala Mario 55 Clodnro Ra(ladlo 44 Clonlnl Giulio 24 Ciotola A /berlo 39 Cipollina Ulisse 42 Cipriano Salvatore 50 Circo Giustppe 20 Ch•ita RaOade 26 Cocolo. Giuseppe 54 Cocuzz e. Salf)(Jtore M O<ld a Carlo 8 Coglia ti· Dezza Giu · seppe
22
Cola Francesco 45 Co la~cl Fronresco 65 Colnlann1 Giuseppe 66 Colittl Silvio 15 Colombe. Ionazt.o 43 Nico/.d 60 Colorohnra Guido 41 Colombrita Filim)Q 58 Colomba Cuore 10 Comelll Umbulo 32 Comcs Sebast utno 54 Conclatoro Dome· nico
14
Con talone Tla(Jaele 39 Coosl gllo Placido 11 Conti Gcrarllo 66 Contrl no Ferd.i· r~ndo
57
Corclonl C ornzdino 23 Corda .tl:n:011io 66 Oori gllaoo Enrico 30 Corradi Numa 13 P wtro 70 Rema 67 Oorreal e LJ..l/rW.o 40 Corsi Al/rW.o 29 Corta.~a Si.lttlo 68 Cortella Francesco 36 CorUoclll A1auro 63 Costa Fawto 18 Giuseppe .4 u· o~
38 Costngllole. .dnJ.onw 25 Crcspcllanl Carlo 17 Crisciono Gaetano 15 Cristi n! .tl l/redo 28 Croceo Oiu<~em.>e 61
Croco Guid<~ 66 Crosl~lia Evari8to 21 Cuccln Fra!U'C>IC'> 62 Cultroru FrmteeJlCO 67 Cullr.,ne Scùoolore 47 Curatolo Lormzo 71 Curclo Saverio 14 CuEnnl Mm-icrnt> 32
Cuttloa Euoenio
SO
D D' A.ccardo Sal11a· lore
17
D'Agostino .4gostino 1.2 Dal Collo ..d.ugu61o 26 D'Aloi!Bandro .dttl·i· mo 58 Luioi 70 Ra(Jaele 35 D'Ambrosie Giu· Ile~ ~ro
28 62
D'Amico Oiut~eppe 40 D'Angolo Emmnult M D'Anna Giuseppe 16 D attilo Gimepve 40 .Anniolino 71 De Palma Filimw 70 Dazio Frcmct:SCO 63 De Albontlls Guido 18 De Aloss! Etla.'lio 61 De A.ngelia .drd·tti· no 22 Anoiolino 71 De Bo rardlnls .LuiOi 13 De Bornardlnls
De Luola RaQaele 61 Delia Cioppa Domer1ico 62 Dello J o! o Giooann' 55 Delogu Oin.o a Del Senno Giot>an· nl 62 Del Vnato Oimev· 1)1:
22
De Marco Caare 70 De Maria Nicola 8 D e Marlnia Aurelio 39 de ~Iartlno Roberto 3 1 De.MichellsCorradc 1.7 De Nunzio Fran· c~
37
Denza Ra(Jaek 45 De B encdlctls Ila/· fod.e
71
Do Paoll Paolo 63 De Pas qua Giu· HJ>pe 39 De Parla Auqutto 37 De Porcelllnla Carlo 15 Do Sarlo EU(Ienio 9 Do Stepbanla Giu· Beppe 9 De Troia Raflaele 62 D'Ettorr os Oiu· 8&/l ]:e
56
16
Dottori Gio. Maria 1.2
De Berno.rdo Fran· cuco 43 Francuco ..dln·
Deugenlo .Antonio 45
Jliroinio
ton.io
S6 41
De Dlaalo Guido De Caris .Aoostin.o 20 D o Carli Gw;/.afJ<J 86
De ~ro Nù;o/a
28
De Cnatro l (}1tazin 29 D o Catn Domenico S6 De Cesare Giannino 60 Luioi
37
Vincen.ro 27 Decina CamiUo 1.0 De Domenico FranCtiiCo 18 De-gli A.zzl Guide 46 De Hi oronym l s Ruogero 43 De Loo Saleatore 33 Dol Fattore Guglielmo 48 Del Foco Ollorino 36 De Lisio Oiottanni 63 De Liso Carlo 23 De Lucn Silttio 63
De Vito Gustotx~ De VIvo Giulio Diana El.l(lenio
63
61. 48
DI Caso la Gfu· seppe 68 DI Lorenzo Odoardo 1.6
DJ Maa-glo Frtm·
cuco 63 DI Monaco Parlde 1.6 DI Nella Nicola
Sii
DI Palm a P'in·
ceneo
27
DI Rago h~o 61 DI S t e fano Giu· seppe
26
DI Tulllo OdorVio
70
Donadeo Vittorio
26
Donsanto .4~ 41 Dra.go Calogero
61
Damia-no Dubbiosi Emilio
M 31.
101
Fablnnl Pidro Fnbrlzi Nicola Fadda Siro Faenzl Aldo l<'ailla GiotUJnni
88 15
19 62 34
Salv«Uore Falcone liaffaele Jo'albo EnrU:o
(7
lt' e.nelll Vilanton(o Fnntozzl Lv.-iui Faragglana F rancaco Faraone Antonio Valeria Farina Felice Fedele Pastl1lale FeUclangeU Gui® Felsanl Giacinto l•'<'uga Edoardo Ferra rl Giotumni
28
Uoo
67 65
70 18 66 42
68
49
8 71 l2
Frogglo Frat~cesco 41 Froslnl Dino Fucclo Oiooonni Funaioli Godano Fusco Anaelo Fusi Pietro
44 60
lO 29
19
U
65
22
37 lO 71
Ferrarh! Salucdore Ferraro Paolo 31 Ferraloro Giu · Bt.Ppe 45 Ferrett i .J.rrioo 11 'Viroìlio 61 Ferri .Antonio 47 Guide
Foti A l/io Frane h l Lui(Ji l"rlscla I't6tro Frlsonl Paolo
19 84
Ferrari Lolll Fra n ·
cesco
F'onzono Lorenzo 36 Foresti Alberto Il Forino Salvatore l5 Forti Ioilw 17 Fortunato Leo~aardo 69 Fortunntl Pietro 55
30
Ferro-Luzzi Massimiliano 8 Fierro Michele a J:"lglloli Bmcdetto 68 F'iliùek Giuseppe 50 Fllograun Pasquale 46 Flore Gertlnia 32 Mario S! Fiorenza FerruJndo 30 Ionazio a Fiorini Dante 67 Muzìo Ferruccio 20 Flscbcttl Gitt11eppe 48 Flstohclla G i a mbattista 61 Flumaru. Antonino 57 !<' lume 01J(Jl ielmo 48 Flumctreddo Jl(n- ~ cenzo 19 Floridia Francesco 63 Foco Edgardo 12 Focbl Roberto 11 Folena Umberto 27 Fontana NicoM 58
Uaggla Etllilio 23 Gagliardi Pa..oqtlllle 64 Gagllooe Anttmio 46 Oalottlno Carlo 14 Galdl lr' lorùmo 60 Gallo .Arturo 26 Galfot.tl Gio11anni 18 Ganora Romualdo SS Garbagnl Oiuse1>Pt 33 G~>rglnlo Francesco 68 Onrornlo vito 70 Oarzl a L<!ren:!O 64 Qas parriul Nicola 48 Gatti Arturo 64 Dioni{}( 15 Giova.n ni Giuseppe Gazza .4lt&jlandro
13
16
Oerulll A11.drea 9 GberardJnl Naldo 61 OiaooiJIJOCorradi11o 49 Olailombardo Oresle
,n.o 70 Guglielmlno Lucio 54 Guido Giotwnni 46 Gurgo Pterino 29
44 24
Gelanzè Cel>J.titto 49 Golormlnl Lui(li 22 Oellllaro Lttcicmo 45 Geotl'o Al~sso.ndro 65 66 Ge rmano GiusemJe 38
Germino .4.1/redo
Giglio Rocco 27 Gillone Carlo 9 Glongo Frat~co 42 Giordano Giuseppe 13 Giorgi Gioroio m . 32 Oior(lio t. 70 GirardJ Oimeppe 39 Gluclioo C<1milto 51 Olulinno Celestino 48 Olurleo MicMle 52 GoJfrcdJ Luigi 48 Gonza!es A 1/redo 32 Gorreta Carlo 68 GramegnaOio,anni 38 Granata Sal'Jaivre 63 Graziano Carmi·n e 26 Grazlola Gerardo 21 Greco Domt~&ico 21 G reg o r inl Pietro 60 Grifi Filippo 32 Orlgnaul Euoenio 69 01·11ll Mnrio 61 OrUlo Oirolam.o 22 Orlxonl Gi0t1anni 8 Grosso Vittorio 13 Guadalupl Roberto 31 GualdJ Carlo 7 Vinceneo 52 Guaraldl Carlo 35 GunrOAccia Girola· mo 36 Guerra VinceMo 31 Gugliolll.llnettl Sil·
26
Glannaotonl Mario 46 Olannclli Alessandro 1 O Ole.nncttl BeMlardo 43 Glaunottt Dino 36 Olarrusso Ouualdo 15 Glgnnto Do110to 65
lacono FrancescJJ 8 Iannarono Gt:~Uroso 6<1 lannlz~otto Car· melo 13 .4 ttlonfo I apoce Antonio I nselli Mario rdlnl France.:co
45 17
51 60
Imbrenda Matleo 60 I mperlala Cesare 24 Ind elicato Giuseppe 19 Intontlno S\mone 55 IngUroa .Amedeo 63 loJl"ravnllo Alfredo 16 l ngr la Lort~~-to 60
Ippoliti Arnaldo 23 lppolito Anqelc Mi· Ch(!/C
Isola Emilio
66 68
L. Labruzzo Menot:i 69 Labruua l •·ra11cesco 44 J7ittortfiO
55
La Ma.rtlnu. R osario 45 Lamcndola Filippo 46 Lo mpis Edoardo 95 La.ndrianl Roberto 14 L an eri Gioachino 6~ J..angclla F raw :esro 31 Ll\uoa Leonida 40 Lappool Guido l<l La Roooa Paolo 28 /lf>~rto 50 Lnurora Carl<J 66 Lay Vino 69 Lazzaro Frcmcesco Antonio
33
L ooceso Anlonio 66 LGOuurdl Dom~ico 57 Loporo Fra·n cesco 44
Llo OiustJIPt Llpanl A11tonino Lipari Donter~.ico
65 43 57 48
I:.lsta. 1Jomc11ico Lo Bianco Dom~11ico 49 Lodato Gaspare 58
Lojacono .dnlollio 19 Lombardi E11rico 32 Manlio 68 SalllOtore 62 Lo m bardo Le0t1ida · Il Longo Domenico 60 LOIJrostl .dnl0t1ino 24 Loria Giovanni 45 Lovagllo R occo 16 Lo..-ccchlo Gioacchi:ro 0iUSCP1)C
42 66
Lucca Outhl ert Gt.qliel7110 66 Lucci 4meriqo 18 L n ciano FuecA Felice otO
M Moccdonlo :a-Uclte1afi{Jelo
lllachl Sebastio11o
30
26
(Sram) INDICE ALFAITETI('<l
102 Mafteo Luigi 25 MMI1 (}-iu8C71Pt 18 Maggio f'Utro 64 Maglieotl Frrmct:sco 58 Mngnanl Abele 69 :\ingllnlo Alftrngo 29 :\lago in l Enea 40 Mngrone .Amedeo 44 Malt:none Doyalino 27 Mnlra Cesare 63 Malico .d lessan(lro 28 Mallozzl Llmerioo •s Mauci u i Luioi 24 1>1auconl Mie/tele 24 Man!rcdl Alfredo 33 Arnaldo 42 Orc8le 66 Mangnuu.ro Carmelo 17 Mang!one Giuseppe 61 Mauiet·l .411/erlo 50 :'lfnntcro T.orenzo 36 Mauuppelli Oe•·ardo 62 'Mnnzella Oi1UI(1me 5t ì\Iatuo Giovanni 62 Mnr~hese Aoostin.? 64 1\Inrcugo I.orettzo Il Margaro. Cesare L2
67 Mnrlno Salvatore 61
Marini Carlo
Marluucci il/arino 26
llltHiottl- Bianchi Oio. J)att. S Marocco L'Ui{li 63 Marra Oirtseppe 69 Martoglio Ferdi1Wndo 11 Marulll .tf 1/>erlo 19 M:\Scia Giuse)J1JB 62 :-r,.ssa Filippo 45 MassarotU O i usevpe 7 Me.sseo S 'IIJttrio 70 lllasserano Gitt/io 16 :\lassi Emilio 32 Massimo France ·
se·•
41
l\Iassouo G uzcorno 32 Me.strantenlo Fin· cen~o 29 l!o.st rogiacomo Gui· do 46 Ma~trojnnn l .d nto7>ino 31 Dtcio 51l Matnt nzzo L urio 60 Sr.mrino 67
Mtmgo ri NicoltJ 18 ) !"zza Rnsario 31 lllJ.zzarono Fili1rt:o 6J Maz:zaroni o;aC011W 62 Mnzzon),:a Oiacomo 44 ~[azzotti Lorclo 9
M usto Pas"lll.ale 41 Micllde 63 Mttsumrura Nicolt) -18 llluzzloli .Jnt.onio 67
>~rWo
N
~o
Mì n dOnlll\ A11Lonio 20 :llic iH' Ii 1'corlorico 68 61 Mltl!UIIa Carmelo :\Ugli!\ccio Roman.o 20
Miglino Mario 69 llligmmi Vittorio 43 11lignom i Francesco 23 Milana Gacla11.0 61 MiiCltti b·Nicsto 41 ll1llliuo J)omrn il:o 71 Mlrabellu Claudio 6L llflsl:tano Giovanni 30 Moa.uro Aurelio 38 Modcstiol Paolo 13 lll o d u g n o Dom.t:· 36 11ic0 Mogallcbe Carlo 62 Moiisnni .dl/rcdo 12 Ricciardo 69 Monaco A.rluro JS Monnstra Salualore 50 Monguzzi Umbtrto 14 Montanari Att-ilio 12 ll.ontl,lleono Vi11· 38 c.mao :-tonti Gaetano 39 Montone .Arturo 61 Moro!'il l M a rio 33 l\lorgantl l'aolo 61 ?lrt>rJ .4nnibale 50 Morjuo E11r'k o 41 Mo r.ro n~; Luigi 69 ~[OR chott a Oio·
vanni
lllozzana Carlo ~tura .Salt·utore ~!uratori Carlo Fe·
36 68 32
21
/ic e ~ru n-u Giacomo
~6
~luJJ.$0
6S
I::nrico
34.
Vincen~o
28
Passalacq ua Gioacchino 28 Rat/tUle
~Iaz?.occono Co-
Mcgnro Mi-l•d~ 65 ì\lolneri Luioi 31 llloudola Ger olamo ol9 Mon,nonna G.:rarào 63 Mcrou U us<>lino 20 li!e rH n l Co m:illo 42 Mor!ino V ero 34 )fcs>'lna An{]elo 43 l\I(•Stiet\ l'"rMIUSCO 28 Mczzcttl Guido 66
Pasquali Remioio
Naccarato Filippo 29 Nnnnl Carlo 43 Napolltanl Melcltiorre 10 N ast n• l An!oninn 64 Nicastro .d:rturo 62 NlcoloHI .ilnlonio 62 Nlcotr<\ Salvator e 66 Noce Oiovamu: 22 Noceotini Nin,o 71 l'\ otarlt\.Dnl Vince7~eo 66 Nurra Antonio 47 Norlenghl Llllierlo 62
o Ot>.(fcro Oesar~ Orlando Te<.à•>ro Otorl Villctnoo
J6 71 il
p Pacilll 4.1/rcclo Pngnlrllo Alfredo Pn!(notta. Umberto P o!ermo Clrt711t:lo Paludino Palllo Palrncra Uoo l?nlmlcrl .tllfrtdo
3S 67 45
63 64 60
47 69
co
47
Patti Giuscp11e Pauli celli Sal>'ino Pavia. Caliman Pavona Antonio
48 31 8 62
GftL~tfJpe
(iQ
Pazzaglla Domenico 51 Pccornrlo RoOaele 39 Pecorcllo. Gi~~anni "44 ilfariano 64 Pcdrnzzl A rriao 33 Podrinl Antonio 27 Pcdroll Giusepr-e 62 Pellegrini Francesco 15 Oreste 19 Pellegrino Lore11zo 24 Pcillrlnl F errante 65 Penncttl Caarc 11 Pepo Raffaello 9~ Perilli Gio.-an.ni 22 Perolcc f'it~ret~zo 60 Vinrmzo 65 Perrcttl Cristoforo 2a Perrlcouo Giuseppe
Porrlo r Steta11o Perrlnl A11!ltlo Pesce Nicola
.lllarl<l RaOacle 9 PalumiJo G-it1SCPT1e 26
Pcssolano Anvelo Potlthon Lodo-
PanoJ"in A ntonù10 Panaro. Carlo l'Bnll o lft Edoardo Panzuto Fili'IJ1)o Paoilllo Stanis1czo Panlìni Llclol/o Papa Gennn ro Pupagno Mie/tele Papale Girolamo
17 69 49 6l 49 10 bll 60 H
P<.'titi Paequale Pczzullo Lu.i<ri Pla11za Anton(no Beniamino Guido Picazio .dtttonio
Pnrn~na
61
Pietro
Pamninto .d n(lrlo 49 Parente Ferdi· nando 21 Pnrlsi Ennio 46 I'!lrri )'Valtc:r GS
47
Pe.ssRnte Cwm'ne 61 Pnssora Tancredi 27 Pastore Franct&e.o 35 Patanè Carmelo SS Ltzcio 30 Patta vino. Dom~i-
vico
48 16 52 29 70
H ~o
33 62 12 69 ~2
Piccal"!'etn Frane~~
41
Plccloli Ernu:n~oilclo 63 Pic<'oll G-iovanni 2' P!<'cottl E!lidio 37 Hr;ati Giova.tmi 4.0 Pistilli Alberto 36 P itroiJI Nicola 17
• (.\fOI~ I
Ph·c~tl Fmnc~sco
Piaci d l Ettore Plaln Xa/(r/t. Plnstlna Mnrio PolCijO l\' ello I'olloo Rosario Polizr.l Antonio Pollldorl Rndolto Pnlosn. V(rtccnzo l 'oh ·crlnl A.nai olo l'orulnl Ouìdo Pomo Felice Porcartl l sidoro Porru Pietro Po1t!'nzn. Lrri(li
26 69 31 66 37
U
Riva Uml>crlo Rizzo Carlo Corndio Gaetano Rlzzutl OiuseJJpe Rodi nò Niroln
!':a'\'arlno Saurio S<:H·inl Guall~ro Sa\' ino Jlilo Scnfè A.m«leo .-:cala E11rico l"caltati A lbtrlo !'<calisi 1{111ado
20 70 9 45
Roùrlgucz Ftli"i(l-
20
Roumoo E11rico Oenn11ro Homnuo P usfJualc Rom !Jy l'MIO
66 26
Rombo!~
l6 40 56 35 19 63
69
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13
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PrO<'oplo Bel/armi,. no 6~ Proponi·Cnrtl Bt.1trrlr/ln H Pr·oto A n IMIio 65 Pultrono RaOaelt. 46 Pui'OI\ro Oiusemx: 51 Pul'l)nra Giovanni 64
Q
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Quolrolo F.nrilio T':r· 38
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Ttntrono Alfonso Uago Giot·ann( Rnlnorl Umbtrlo
25
Rl\rnpl l'idro Rntt:.azr.l Tullio Hn~turtl Pietro Roltanl Uao Ro'Vcl!l Cioacclrino
17 23
30 30
67 37
70 40 9 20
rucol A n Ionio .Scra/itlo Riccò 1-:ttore JUgh l Giusep pe '3 Rln nlùl Giuseppe 20 Onotrio a Orazio 49 Pietro 23 Ripari Enrico 53 Rltuool- Chino! A.ooelino 20
A.11tonio
Ronga. Gaetano Ro~l\ Guido Hoslollo L11ioi Rossi A nlottio .ifllUio :Mario
02 16
47 Huggurl .ti nl<>nino 21 notn Scùa~tlano 7
s Saba t lnl .iftauelo
26
Arluro S1cchettl Nicola
36
l?osario Saccoccl a Enrfdio S.nccnmoni Oiorrrio l"alom Alnnr~ttm ::!nllt url Gir olamo Sl\~mè EUore
32 69
~::~.eco
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7 52
32 68
Prfçftcm Benedetto
1:- UICB AI..F.\B~:T!CO
~3
26
16
69 60
103
68 61 44
31 39 scam bla Oi<H·arm\ 38 f'c-nruwinn ZrOìro 26 f:'carlata Scrlva1orc 61 :::oarro. A.n(Jiolillo 40 Scarpicri Ccgare 27 Scarcetlo. Finun:o 30 Schirru Giuuppe 64 Soialdooc lJarto· tom!a .51 :-lcilllcri Vinc~o 20 Sc•ortino Salratorf 60 Scotti Giuseppe 71 ::icudcri Giuseppe 36 Sccch l Fr(IIICtsco 13 ~CITI\ Oiu81'])fl f 65 Sesto A 11tonitto 21 Sovorl Pompeo 37 Slccardl Gt1ido 68 Si.tmorino Rosario 19 i-;illcttl M ici> clc 36 Simul a Ubaldo 14 :';inapi Vinct>ll:o 22 Sioglltico Oiuacp6 Pt' Sbibaldi Gugll cl· mn 46 Slnlsra:chl Carlo 66 ~inl~l Gu idn 18 ;o:()fJo Scr nti. 40
SalornnnE> (liuBtppc 42 8o~rno A r1n<nulo 23 Sal vati Oi•t.•wpe M. • Soh\1'0 Lllt!!stmdro 06 Snlmt.orl Guolicl· Sol~ri Gioran11i 4l 1110 61 Sorhara Emilio 19 Snh·lnl Cesare 39 i"ottl ~1 Oioranni 64 Sl\ndrettl Ernut.J 6(} !)pagoolcttl Galtlco 53 Sand u 111 l' ielro 39 Spagnuolo Vfgorfta Sano::~. .il lt$8'rndro 71 Sif'nla 38
Snnsonl Carlo 65 Santa Maria Albfrto
12
SMtlnl Ftdtrico 8 So.ntobonl Umberto 63 So.ntoll Pasq11ali110 a• Snotoro Nicolino 63 Santorsoia Dome· 11ÌCO
49
Sautuoci Oitl8cppc 67 Snrdono At~IOitio 66 Sarnolll To1nmaso 37 Snrtl V\Uorio lO Saurino Dat:lde
"
Sp~tofora Giu,eppe 63 Spcrapnui Elmdio 36 Spezza ferri .ttnlon!o 54 Sq u lllnclotl Raffaele 46 Slngn.lttl Franec·
sco Stella Vincmeo StorLinl E11rit'O Suaoo. Cosimo Suosori Giuseppe Suracl Bruno Surdl Domenico Suzzl Filippo
T
21 18
Taglla!lcrro 4. r mando
Talenti Cesare Tanr•-t-d l Urbano Tonzer F rance11co Tappi l'fimo TBrohl Virr:ilio Tnrq u.lnl Cairoli Tnt.urclll l.1<i(Ji To.ttonl Fileno 'l'ecco Pasqv.alc Tcddo Giustppe Todescbl Giacomo 1'\icola J1ince11zo
69 24
57 63 47 33 '9 24 33 10 12 23 43
'l't'l~so
30 Tempesta OosCanlo 7 Tonn~:lia Giuseppe 18 T e rranova A l/io 27 Salva/o-
re
51 Terzi Fttlcrico 55 TlreiJI Elio 9 T o bla A rluro 7 Todor!ni del Ga· gUardie Tcod. 67 Tomasolll A.nlonfo 60 Torella Oio""nn( 6i 'rorro Solr:atore 45 Toscano Vincenzo 32 Tron l l\' alalino 30 Paolo 30 T rq>lcolonl Ema· m~le 49 Tro•·c• Aristide 70 Tt•lillcltl luino 62 'l'rolnn Frmtcesco 51 Trombntoro Jlin · 39
CC/ISO
Tro\'anclll Luioi 1'ufano R4Uaele Turllll Antonio
7 47
16
u Urtoler Fernando
43
60 12
61
21 26 40 13 67
v VoJola N=reno 26 Valclamcrl Giuseppe 25 Valente OioaccM-
... 10-1
(SC!IILt ) INDICE ALFABETICO
Valenti Amenin<> 68 Valenzano Giu· 81!/PPt
M
Ve.nnoool Quin· Wio
Vassalii Giot>annC V&S$010 .Jnlonio Vassola Mario Vasta Gimeppe Vendltu Emilio Vondra SaltJatore Veooronl Carlo
21 25
Ventura 'PiUorlo 63 VeliUSChl Pa~e .o Vlggta.no A.lfredo 22 Vlglia.nl Federico 20 Vimercati Lui(ll 58 Viola Domenioo 63
65
Pietro
11
65 68
50
42
Vlrglllo SatHJrlo Visconti Giuseppe Vita Gaetano
17 68
33 3.&
Vita. GuiiÙJ
66
Vitale N(cola
43
Vitale Salf/aWre Vltolo Etnar.uele Vivle.nl Rodello Volpe Manini
53 23 58 9
ZaneUJ A.lbYto 11 V.an(agna Rfccal'do 60 Z a.nnini Lui(ll 36 Za.nuttinl PritnO 11
12 42
Zleoh!eri Leone Zlngale Sal't1alore Zlnl Giot>cmnC Zodda Aldo Zona Demarlo Zuddas Silllio Zurottl Sal~e
Za.ppe.là GiacotnO
z Zaffiro Antcmino GiotJflnni
21 65 6i
70 71 51 24
59
XIV - F. CACCIA e S. RccrL - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate). - Un·volume di pagine 28 .............. .. .... . XV - G. GBIXONI. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un Yolume d i pagg. 240 con 3 carte geogratiche XVI - S. SALlNABI. - La razione alimentare del l 01dato i pace ed in guerra. - Un volume di 1 agg. 240 .. .......... : ........ . X VII - A. CASABINI. - Per le • noue di diamanti • del Giornale di medicina militare. - Un n lume di pagg. 60 con 9 f gl4!'e ..... . XVIII - B. P ALMlE BI. - L'ospedale milllare di Napoli e le vicende del servizio ~anitario militare .napolitano. - _Un ,vol um e d i p agg. 72 . XIX - G. M ElllMO - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un volume di pagg. C.O ••...• • .. • . • • •• • •••• . .• . ••.••• XX - A. CASABINI. - La medicina militare nella leggenda e nella storia. - Un volume di pagg. 750 con 155 figure ... .. . . .. ...... . XXI - tipovaccini e vaccinazioni antitifo-paratifiche nell'Esercito - Studi e ricerche (1927-28). - Un volume di pag:ne 126 ........... .
L.
5 -·
20 -
l
• 20 •
,_
l
7-
•
7-
• 60•
8-
.
ALTRE PUBBLICAZIONI• A. CASABINI. La fatica neUa vita militare. Memoria premiata al concorso Riberi, 1905. Un v olume d i pa gg. 330 con 65 figure. - Roma, 1908 L . 12 A. CASABINI. Le malattie e gU infortuni nella vita militare. Memoria p remiata a l concorso Riberi, 1906. U n Yolume di p agg. 402 con tavole grafiche e s tat ist.i che - R oma, 1908 . . . . .......... .. . .. ........ . )l 18 La lotta antHubercolare nell'eserci!o. - Un volume di pagg. 96 con 8 tavole )) 8Per Leonardo da Vinci nel IV Centenario della aus morte. - Un volume di pagine 100 con 37 figure ... ........... .. .... .. . ... ... . . . .. • •.. l 8Per Giovanni Maria Lancid nel n Centenario della sua morte.- Un volume di pagg. 106 c on 28 fig ure . . ..... . ...... . .. ....... . .... .. . .. . . l 8W Conferenza interalleata per l'assistenza ac1i invalidi di guerra. (Roma, 1919) -Relazioni ufficiali e comunicazioni.- Un voluroe-dipagg. 96 .... . 6l _Congresso internazionale di medicina e farmacia militare (Bruxelles, 1921).Relazioni ufficiali del Corpo sanitario militare italiano ... ..... . . . l 611 Congresso intern.azionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923) • ..4tlt del Congresso - Vol. I. - R elazioni ufficiali. - Un volume di pagg. 416 con t re tavole . . . .. . .......... . . .. .. . ... . .... ....... . » 36 Il Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Rdma., 1923). Attt del Congresso- Vol. LS\"(lr i del Congressu e comunicazioni. - Un volume di pngg. 600 con 33 tavole e 19 incisioni .... .. . . 60 III Congresso internazionale di medicina e farmàcia 'mllìtare. (Parigi, 1926). Lavori del Congresso e comunicazioni. :... Un volume di pagg. 88 . ' 7~oDe di ~nedioina militare e coloniale. - Congressi mPc;lici riuniti di l'arma (ott obre Hl27). Relazione ufficiale e com un:cazioni. - Un volume di pagg. 120 ......... . ... .. .. ...~.... .. . ... . ... . ....... . ... .. . . . . » 8•• < IV Congresso internazionale di medicina e f.VJll~cia militare. (Varsasia. 192i). L twori del Congresso e comunicazioni. - U n··v olume d i pag. 11 6 » 8Congressi medici rtunìti di Parma. - Sezione di medicina legale e militare (ottobre l 927). La,·ori della sezione e comunicazioni. - v n volwne di pa.gg. 108 ... .. . . .. . . ... .. ·... . .••....... . . ~ .... . .. . » 8Studi e riotrche sulla tubercolosi negli ospedali militari.- Un volume di r a gv. 48 • 5AN'rBOP()MEl'BlA MILITARE. Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli sanitari delle classi 1859-1863: due volumi in-4° con atlante ; Vol. I (dati antro· polor~ici ed etnolo:ì'i ci con a tlante c:ella geograf:ia nntrt p ologica del. l'I talia - Roma, 18!)6 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 36 Vol. II (dati dcmoJrafici e biologici) - R oma , 1905 . . . . . . . . . . . . . . • 15-
,.
n.-
•
fili
GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIO!Ul ED
.UUl~I81'1U.ZIONE :
Roma - Mlnlllero della Guerra, VIa XX Se~~mbre - Roma OO.~DIZIONI
DI .!BBON.lMEiftO.
1. 11 O~rMU dl ~!cina milUare Il! pubblica Il primo giorno .dJ claacun m-. ln fa.clcolo dJ quattro tocll di stampa almtnlo. 2. L'abbonamento è a nnuo e decorre dal 1• cennalo. 3. n prezzo dell'abbonamçnto è :
Per l'Italia e Colonie .•.. :. . . . . . . . • • . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 8! Per l' Estero ••... ... ...•.... . ..••.. · ••. • · · • · · · · · · · · • • · · · · · . ·. · · · · · • 44 J ln It.alla . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . , 6 U n fascloolo separato costa • · · · · · · l all'Estero... . . . . . . . . . . . . . . . • . . . , 7 -
11;::1i~~i~~~ =~~~,~~~~~~ J In Italia . . . . . • . . . . . . . . . . . . . • . . , 16 tan costa ] all'Estero . . • • • . . . . . • . • . • . . . . . • • 18
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4 Per a-U uiDola U m6dlol e ohl•olcl fannacletl del R. F.serolto (Jn servizio attivo, ln poeiz;lone analUarla, di complemento, della rleerva ed a rlpo.;o) U preuo dell'abbonamento è rldott.o a L. U cmticivate ed U proz"o del supplemento è tldotto a L. 8. - Nou el trasmettono rtoevute per gli abboUll.menti personali. 6. Non si accettano reclami trascorsi trenta giorni dalla epedUione del Oloroale, obe el ef· fettàa rè#'\llitruénte ul primo dJ ogni mese. TrMeorso tale termine, l ta8èlooll l'lehlt!atl vengoliO Sfltl· diti 1111 dl.tpoolblll , solo a paa-amento. 6. l 8lgnorl abbou..tl militari In ellettlvltA dJ servlmo Paa'heranno l'Importo dell'abbonamento per me:a110 del rtspettlvt comandi di cor po e dlrozloDl . 7. :Per l soli ufftclall medici (doli' Eserolt<) e della Marina), In qualunque posizione al tro·v ino è ammesso un AB80NA~EN1'0 CUMULt.TIVO al GiomaU di medicina miUtare ed 841'11 .&nnoli di medicina •wool6 t cnloni<IU al prezzo d1 L. 311 alllllue. È Inoltre aromt;l!llo un ABBONAMENTO CUMULATIVO alla R-ivista aeronautica al prezzo di L. 4$ ~onue. ed alla Rivista militm"e italiml.a al prezzo d1 L. 41 annue. È lo flue ammes>~o un ABBONAMESTO CUMULATIVO al.;l <Jrnale l'Uni· oerso, rivista geografica Illustrata, al pre~zo d1 L . 118 a nnue. Per ottenere tali faciJitazlonl cumula· tlvo gU abbonati m!Utart dovranno far pervtnlro l'lnWo Importo all'A.mml.nlstrazlone del periodico del p roprio onrpo. · 8 . .A.l Ubl'tli si fa lo aoonto del 10. per.:cento, ma soltanto per eli abbonamenti delle persone e degli enti non militar i.
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o m61&0.
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