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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE 1928

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Anno LXXVI- Fase. 1-11 GENNA lO-FEBBRAIO 1928 - A. VI

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DIREZIONE ED ·AMMINISTR AZIONE: MINISTERO DEI, LA GUE RRA

ROMA

Pubblicazione mensile


N.B. - A questo faacic.olo è anneno il aupple:nento d e 't RUOLT D'ANZIANITÀ DEl CORPO SANITARIO M ILI rARE ( Ufficialr medici e ufficiali chimici larmaci.ti in •eroizìo permanente el fettioo al 1° gennaio 1928 ).

SOMMARIO. • . . . . . •. . . . . . .

Agli abbonati ed al lettori

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CONGRESSI RIUNITI DI MEDICINA INTERNA E DI CHIRURGIA - PARMA - OTTOBRE 1927 - SEZIONE DI MEDICINA MILITARE E COLONIALE.

Ynootnuzionc OJJtlt.lllca ucll'l~s<!'rclto l 'ng Foce. - Hicc·rc he ~ulle n ·. relul In l ne c snlla baltcriclollt• tlu~"rwi.utto d,.,,,. """''"''"'ono con 0110\'0 litlOVIIt'<'iiiO a ol OCCiJJionl.o OloO·\'O~'I·lalc olcll' l slilUIO »uJ·iuterujJ!CO tniJUIICSO • . . . . Bruni. - IJ.;>er •a?.loui c rrlcerclm rolnllvo ad lll<·nnt Vll<'clul nnt.itilkl usati uell'l!><ercfl e Loncllo. - LIL fOI'illll~iomo .to;cli ..nt.ìcorpl n.·l lo ,·ucd unzioni antltili<-lw • . • . . • . • DI-Nola. - A \la:t.ltJne sunitnriu . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rluutl. - C'on~ldcmzloui Fnllc cnt<""<•l'olttt u:;JJL'<.:tJieuo c<l nnw~naw tnt•tMt.n lic he lu rnJ> · porti nl rc lnlld 1\l'rx·rl:ull<·nLI Lonttel'iolo!licl. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Corradl e M3nlredi. - Akuuo rlce•·cho so l ~•u.gue llf!l:'Li "lll rn:\lnti tll LHo JX'I.e<TI•inlo . . Patanè. - li posto atf IUtle ru•llu Cln:UIIÌ<'n IIOJI:L OI>ÌÙI'IUO io:.d•• dt•ll:< ll'i -<IUollti iÌ O~ i nol Nord Germino. -

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Pednuzl. - LJucslti clcll'ncclltnntnzJone e Il ' woh lt•ma t·mjgralcn·itJ Jt;ui~tno . Cotell4.tlerrL - Orgnulzza.: donr l:'H tlilatin coloniale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Mlcllalo. - Snlln frattura clt-lln lmsc dd pl'i111o JIIOLt•o:ut· t•P 111'1 l'"" ti]Je<·tal· · III(~T<~ui~tltu

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NOTE DI IGIENE PRATICA : Mariotti-Bianchi. - I crR~i <' gli orinatoi In n~o nell' J.;~o•·cito . RIVISTA DI TECNICA E SE R.VIZIO SANITARIO MILITARE . RIVISTA DELLA STAMPA MEDI CA ITALIANA E STRANIERA . . . . • . • • • • • . . • • . CONGRESSI • . • • . • CONFERENZE SC I ENTI FICHE DEGLI OSPEDALI lt!ILITARI • NECROLOGIO • . • NOTIZIE • • . • . . . . PARTE UFFICIALE • . . . •

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PUBBLICAZIONI IN VE.NDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DJ MEDICINA MJLJTARE. ROMA -

Via XX Settembre - Ministero della Guerra -

. ROMA

COLLANA MEDICO-MILITARE ~ U BBLI CATA '

DAL MI NISTE RO DE LLA GUERR A

D mEZI O:--'E Ct·::"TR.\LE

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~.\:"11',\ hHLITARE

l - lt'. T ESTI. - Storia r etro>pettiva dell'igiene nell' Esercito italiano L. II - Ricerche biologiche degli Uffici psico-fisiologici di aviazione militare. - Un YOlUtnl' di po.g!!. zan con 46 fi;.!llre 6 2 u~,·ole . . . . l> H L - E. SANTOn.o.- Ferite addominali di guexr a - Prefazione del prol'ossnro :\. GLu..,.~ BTTAl:iiO. - Un ,-oluruo di J>U!!g. 4-I JU con 3S figure • l \" - A. Lr"TIO - A. Ht::-il:'\C(>. - I "gas di gLterra •· I mpiego ed effetti - Provvedimenti e cura. - Un vu!u11lO di pal!l.!:. 104 c-on :~ tt~,·ole mi•-rogndìchù o. C•l lori . . . . . • • . • . • . . . • • V - .\ . L nsno. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera co ntro i gas durante la guerra mondiale (1815-918).- Con 21 figmo •

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(Segue 3' 1J(Il]ina <Iella C•))>crtimr)


Agli abbonati ed ai lettori ! Con la co?!Bueta p1mt1wlità il Giornale di medicina militMe intraprende 1a 76~' ta.ppa di suo l1mgo cammino e, segue·ndo le antiche t?·adizioni, modesto nena forma e schivo da ogni esibizionismo, si dispensa dal fctre jJromesse e dal t?·acc-ia.re un programma, che è t1ttto compreso nella su.a florida longe1;i tà. Sorretto dal conse?J:Bo unanime e da.na bene1;olenza dci suoi abbonati, che hawno co1npatti risposto all'appello, compresa 11na larrthissima. rappre.sent.anza di 1t.ffìciali ?neclici in congedo, il Giornale di medicina militare trae di:L dò nu{)VO incitamento per superare le continu.e difficoltà e per 'Inanten ere l'ambito posto che li.a saputo faticosamente conq1dst.arsi nella stampa ·medica ita.liana e straniera. ~·

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CONGRESSI RIUNITJ DI 11EDICINA INTERNA E DI CHIRURGIA .- :· ~.;· - ~

PARMA - OTTOBRE 1927

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SEZIONE DI MEDICINA MILITARE E COLONIALE

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n Giornale di medici-na n~ilita·re non potrebbe meglio iniziare il sedieesimo lustro di sua. lunga e prosperosa esjstenz~ che coll'offrire ai lettori un esteso resoconto dei lavori della Sezione di medicina militare e colo.niale, istituita per la prima volta. e ammessa, a far parte dei Congressi riuniti di Medicina interna e di Chirurgia., che si sono svolti in Parma nell 'ottobr e scorso. Con questa. importantissima riunione il Corpo sanita.rio militare è -entrato felicemente nell'agone dei grandi congressi italiani di medicina -e .di chirurgia, .portando un note,·ole contributo di studi e di esperienze. L'esordio è stato quanto mai brillante : le interessanti comunicazioni furono assai apprezzate dall'alto consesso ed hanno messo in giust,a evidenza l'attività ed il progresso colturale degli ufficiali medic.i nonchè l'importanza scientifica e sociale della medicina militare. n giorno 19 ottobre~ alle ore 14,30 nell'alùa della Cli.nica m edica della R. Università;, sotto la presidenza dell'on. prof. Gabbi, del sen. prof. .Maragliano e del tenente generale medico prof. Gua.ldi, e coll'intervento di un'eletta rappresentauza. di professori universitari e di numerosis~imi nffi~iali medici dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, in servizio -ed ~ congedo, fra i quali il venerando tenente generale medico 1\fontan.an, d~cano del Corpo sanitario, ebbe luogo l'ina ugura.zione della SeziOno di medicina militare e coloniale. _Dopo applauditi discorsi dell'on. prof. Gabbi e del tenente generale ~e<?co prof. Gualdi, fu data lettura delle numerose adesioni. A vevano ~Vl~to telegrammi recanti il Raluto augurale per l'ottima riuscita della nnmone S. E . il tenente generale Cavallero, sottosegretario di Stato per l a guerra, S. E . il tenente generale Monta nari, comandante designato .

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\"ACCI:\'AZIO'SI A~TITIOCHE !"ELL'ESERC~

d'armata, che ringraziò vivamente per le onoranze re.;;e al suo amatissimo genitore, i generali medici ispettori dot.t.. Riva e prof. ::\{enlmo, i direttori della. Scuola di sanità milit.ara e dell'Istituto medico-legale per l'aeronautica di Firenze, i direttori di sanità militare dei Corpi d' armata di Bologna, Firenze, Romn,, Bari, ~apoli e Palermo, i direttori degli ospedali militari di Alessandria, Milano. Trieste, Udine, Bologna, Firenze, Roma., Bari, Kapoli, P alermo, Savigliano, ~ovara, Pia-cenza, Padovn. Trento, Venezia~ Perugia, Ancomt, Caserta. Catanzaro e Cag·liari ed infin-e i direttori dAlle infermerie prcsidiarie di I-<.avenna, TJivorno e Cava dei Tirreni. Il tenente colonnello medico prof. A. Germino, dell'ospedale militare di Napoli, svolse la rela.zione ufficiale sul segnente tema.:

VA.CGINA.ZIONI A.NTITIFICHE NELL'ESERCITO Relazione d~ prof. Alfredo Gennlho, te:~ent3 colonne!b medico, calJO del laboratorio di biologia medica., dell'os JedtÙe militare principale di Napoli doc3nte di patologia spec:ia.le medica.

n numero dei cnsi di febbre tifoidea e d 'infezioni paratifiche verificatisi in Italia nel 1926, in notevole aumento su quello dei casi denunziati nell'anno pt•ecedente, come rilevasi dal BolleltiM> ilélle 1MltLttie -in f etti. v del Regno, n. 27, nonchè l'obbligatorietà della vaccinazione antitifica, recentemente estesa per decreto ministeriale ad alcune categorie della popolazione civile, hanno ridato al problema della. vaccino-profila.ssi qua.si carattere di attualità, benchè il problema. stesso conti già molti anni di vita e vanti risultati intesi favorevolmente, se non in senso una.nirne, certo da numerosi studiosi e sperimenta-tori di ogni paese. Senonchè, mentre quasi tutti aderiscono al principio di va-ccinare quelle grandi collet.tività che costituiscono gli e8erciti e le armate, molti pensano che non si possa estendere ed imporre alla generalità della popolazione civile la pratica vacciuale, che, così come finora pra,t icata, ostacola. per alcuni giorni la vita consueta, deve essere ripetuta a distanza non ancora precisata, certo non molto lunga, senza che dia assoluta certezza d'i solida immunità in tutti i vaccinati ; allorchè grandi risultati si possono nella profilassi delle forme tifoidee sempre ritrarre dalle misure generali. Vi sono ancora degli altri il cui giudizio è discorde sul tipo del vaccino da adoperare e sulla via da segt1ire : ed ancora alcuni, pochi, che negano alla vaccina.zione antitifica qualsiasi valore reale di difesa.. Non mi dilungherò molto per rievocare il complesso problema della vaccinazione antitifica, abbasta.nza noto nelle sue linee generali, specie dopo lo studio riassuntivo fattone molto recentemente per cura dell~ Direzione generale della Sa.nità pubblica, allegato alla relazione al Consiglio superiore di sanità., nel quale sono raccolti, ordinati e commentati i dati importanti sulla vaccinazione stes.·a. Tuttavia, poichè penso che allo stato a.ttuale delle cose, il problema abbia valore ancora prevalentemente militare, mi propongo di esporre alcu-

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VAC<::lNAZIO~l .~NTITIFICHE ~ELL' ESEBCITO

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ne considerazioni generali e riferire i risultati di recenti ricerche, la etti esecuzione la. Direzione centrale di sanità militare si compiacque di affidare ad alcuni di noi, allo scopo di portare nn ulteriore contributo alla interpretazione di fatti ed alla soluzione di quesiti non ancora del tutto risoluti. La vaccinazione preventiva ~ntro le forme tifoidee è ritenuta anche oggi fra le più efficaci misure profilattiche per premunirsi contro il contagio o )imitarlo quando esso siasi determinato. Il metodo è nato allorquando le ricerche di laboratorio potettero dimostrare che si riuscivano ad immunizzare contro il tifo animali recet.tivi. Questi fatti uscirono dai confini del laboratorio quando Pfeiller e Kolle da nn lato, e Wright dall'altro, dimostrarono, nel1896, che le inomù azioni eli materiali batterici determinavano n<>glì animali cosi t rattati, la produzione di anticorpi (agglutinine, bat teriolisine, ecc.) analoghi a quelli che si potevano mettere in evidenza nel siero d 'individui guariti da una febbre tifoidea di recente sofferta. · Gli esperimenti furono allora este. i agli uomini e confermarono ciò che le ri<!erche avevano fatto constatare negli animali. Wright condusse le indagini senza tregua, ed a lui spetta il merito incontestabile di aver allora esteso l'applicazione del metodo aJ maggiot· nume1·o di uomini e di aver cosi contribuito a stabilire le basi pratiche della vaccinazione antitifìca.. Tuttavia, tnalgrado i buoni risultati fino ad allora ottenuti, il metodo non sfuggì ad_ una. violenta campagna sfavorevole condotta nella stessa lnghilteiTa, per ?w .ne fu vietata l'applicazione ; tale divieto durò fino al 1904, allorcbè Jn seguito ad un giudizio favorevole di un consesso scientilico, il College of . Pby-s icians, le vaccinazioni fw·ono riprese, senza ulteriore interruzione fino1 ad oggi. . lJurante questo periodo lavorarono nei la boratori sullo ste~so problema molti studiosi, specie in .Aust.ria, in Germania, in Francia ed in Russia . . .l: tedeschi nella campagna contro gli Herreros ebbero l'occasione d'iniZiare 1ma larga applicazione della. vaccinazione nelle proprie t ruppe decimate d alla tifoide, e ne affidarono il controllo ad una commissione formata da ~och, Gaffky, Kirchner, Di:init.z e Kolle ; i ri~;ultati ottenuti furono giu<"llcati favorevoli. Xn Italia, Sciavo ed altri nell905, nonchè P aladino e Blandini, preparal'ono ed impiegarono vaecini tifici con buon risultato. ~ell909 , Russel estese la vaccinazione all'esercito ed all'armata americana., mentre Vincent in Francia, preparava un vaccino secondo un nuovo metodo, il va.ccino all'etere, che fu applicato nel 1911, su va-sta scali\ alle t rn'Ppe coloniali francesi dell'.Africa del nord, e sempre più largamente impiegato fra le stesse truppe negli anni successivi 1912 e 1913. Qua.si con-

temporaneamente la vaccino-profila,ssi fu a{}ottata dai Belgi nelle loro truppe al Congo, dai Greci a Larissa, nonchè dai Serbi bulgari, turcln, ecc. . ~ell912 e nel 1913, durante la. guerra libica, la vaccinazione antìtifica fu introdotta nel nostro esercito, specie fra le truppe operanti ; fu poi resa obbligatoria per tutti i reparti con la legge 29 marzo 1917. Le prime vaccinazioni furono fatte con vaccini acquosi, con materiale prepara.to sia col metodo di Wright-Leishman, di Pfeiffer e Kolle, che con qu~llo all'etere di Vincent, praticando tre iniezioni sottocutanee succcsstve, con l'intervallo di circa sette giorni l 'una. da,JJ'altra.

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\"ACCI~AZIO~I A!':TlTIFICHE NELL·E~ERCITO

I risulta,ti allora ottenuti furono ottimi, come riferi il generale Ferrero di Cavallerleone, poichè di fronte ad una morbilità del 35,3 %o nei non

vaceina,ti si scese al 7,2 Ofoo col vaccino tipo Kolle-Pfeiffer ed al 0,3 %o con

quello tipo Vincent. .Al Congresso internazionale di Medicina di Londra dell913, la questione della vaccinazione antitifìca fu messa all'ordine del giorno, e Russel, W. Le:ishman, F errero di Cavallerleone, Broughton, Alcock, Calcagno e Vincent, comunicarono importanti dati statistici che confermavano la bontà del met,oclo. La riunione del Congresso segnò una data importante nella storia della va{}cinazione preventiva, che dovunque applicata, aveva dato risultati cosi favorevoli, che Leishman ritenne fin d 'allora la questione come risoluta, fa,c endo solo delle riserve sulla necessità di appmtare nuovi perfezionamenti al vaccino da adoperare. Ma è stata la grande applicazione della vaccino-profìla,gsi ed i suoi risultati su milioni di uomini durante la guerra mondiale, che hanno stabilito in maniera indiscutibile l'alto valore di questo metodo come arma preventiva. In tutti gli eserciti belligeranti la vaccinazione, resa obbligatoria per le truppe, ha ridotto ad un grado infimo la morbilità e la morta.lità per febbre tifoidea e per infezioni paratifìche, malattie che sono state in precedenza sempre elevate nei periodi di ostilità, specie se prolungati. Durante l'ultima guerra la vaccinazione antitifica fu iniziata· nelle nostre truppe sul finire del1915, fu completata nel 1916 e ripetuta poi negli anni successivi. S'impiegò sul principio idrovaccino monovalente, col solo ba-cillo di Eberth, successivamente, avendo le ricerche batteriologiche rivelato nelle truppe in zona di operazioni la diffusione delle infezioni, paratifiche B ed A, si arrivò gradualmente ad impiegare il vaccino bivalente (T-B) ed infine il trivalente (T-A-B) . l?er mezzo della va{}cino-profilassi si ottenne nell'esercito un notevole progressivo abbassamento della morbilità per febbre tifoidea e forme paratifìche, che dal 17,9 %o nel 1915, di<:~cese al12 %o nel 1916, al 2,6 %o nel 1917 ed all'1,3 o/0 0 nel 1918, epoca n ella quale la va~inazione era stata completata ed era stato impiegato il vaccino trivalente. Nei tifosi va~cinati la morta-lità fu molto meno elevata che nei non vaccinati e la durata della mala.ttia ristùtò notevolmente abbreviata. Tali risultati fecero sì che la vaccinazione antitifo-paratifica fosse non solo continuata dopo l'armistizio fra le truppe, ma che s'iniziasse ad est.enderla aUe agglomerazioni civili. Tuttavia la triplice vaccinazione con gl'idrovaccini ha presentato anche i suoi inconvenienti, che per l'esercito non sono per niente trascurabili: la necessità del riposo ai vaccinati dopo ogni iniezione, e quindi la non rapida disponibilità dei contingenti, specie in p eriodi di azione, il doverla ripetere per tre volte a notevole intervallo di tempo, la difficoltà che ne deriva di praticare regolarmente tutte e tre le va,ccinazioni, le reazioni locali e generali ripetute e mal sopportate dai soldati. Per il complesso di questi motivi le nostre autorità militari ritennero preferibile addivenire ad una vaccinazione unica, resa possibile dall'impiego di un vaccino in veicolo oleoso, lipovaccino misto (T-A.-B), sul tipo di quello fabbricato in Francia da Le Moignic e Pinoy, lipovaccinazione che è stata adotta-ta per


VACCD<AZIO!'òl

A~TITIFICHE ~ELL'ESEBCIT0

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l'esercito con circohne ministeriale del 20 febbraio 1920, in sostit uzione delle precedenti: essa viene di regola pra.ticata alle reclute al loro arrivo al reggimento, circa 30 giorni dopo la vaccinazione antivaiolosa. La morbilità nell'esercito per febbri tifoidee ed i nfezioni p ara. tifi che da. un minimo del 0,2 Ofoo raggiunto n ell919, risale gra{}.ualmente al 0,5 Ofoo nel 1920, al 2,8%0 nel1921, al 2,7 °/00 nell922, al 2,2 0fo 0 nel1923, al 4,0 %o nel 1923, al2,750fo 0 nel1925 ed al 5,00fo0 nel1926. Questi dati ci permettono di rilevare fra l'altro, un progressivo aumento negli ultimi quattro anni nella. percentuale del numero dei colpiti, che a volte segue quasi quello verificatosi, per lo stesso periodo, nella popolazione civile del Regno. È proba bile che molte e varie, per qua.nto non sempre tutte identificabili, possano essere la cause di tale aumento generale della morbilità per febbri tifoidee ; tuttavia mi domando: se l'aumento della morbilità nella popolazione civile avviene per quel tale complesso <li cause conosciute o non che siano, perchè tale aumento si determina anche nell'esercito, il quale partecipa, è vero, delle stesse condizioni ambiente della popolazione civile, ma. a difierenza di questa, è sottoposto ad uno speciale trattamento vaccinale profilattico, attuato con il lipova{}cino misto (T-A-B), sul tipo di Le Moignic e Pinoy 'f Che se poi, per poco che varino le condizioni ambiente, e le truppe dopo disagi e fatiche, durante sbalzi bruschi di temperatura e variazioni atmosferiche, vengano a contatto di una sorgente d'infezione, allora le cose cambiano a tal punto che nel1924 e nel1925, si sono dovuti lamentare alcuni episodi epidemici non privi d'importanza, registrati ed illustrati nelle relazioni ufficiali sul servizio igienico profilattico nell'esercito, che rievocherò brevemente. n primo è stato ampiamente studiato dal generale Memmo ed è l'episodio di Camerino. In breve : il 20 reggimento di artiglieria da campagna di guarnigione a. Pesaro, nei primi di a·gosto 1924 si trasferisce col grosso dei suoi effettivi a Camerino, per compiervi le esercitazioni annuali di tiro ; le condizioni sanitarie del reggimento eccellenti fino al sei agosto, destarono subito dopo serie preoccupazioni per il rapido delinearsi fra le truppe di una epidemia ti.fica, di origine idrica, batteriologicamente accertata, che raggiunse l'acme nella prima quindicina dello stesso mese, con una cifra complessiva di 153 colpiti, che rapidamente declinando, si estingue poco . dopo la prima metà. del settembre successivo. Su di un totale di 956 uomini si ebbero 259 casi difebbre tifoide, e fra questi 37 morti ; qua-si tutti i militari del reggimento erano stati sottoposti alla va{}Cinazione antiti.fica nei mesi di giugno e luglio con lipovaccino preparato nell'Istituto Sieroterapico Mila,n ese, di riconosciuta validità. Su 826 vaccinati si ebbero 239 casi di tifo (28,81 %), con 35 decessi (4,23 %) ; sui 130 non vaccinati si ebbero 20 casi di tifo (15,38 %), con·2 decessi (1.53 %). Malgrado tutti i fattori che vi abbiano contribuito, diligentemente vagliati dal Memmo nella sua dotta relazione, sta il fatto che la vaccinazione sembra sia stata insufficiente a proteggere le truppe dal contagio né a limitarlo da sé, ove non fossero intervenute misure di profilassi gen erale, rapidamente applicate. n secondo episodio si verificò nel 91° reggimento fanteria, che verso la fine del luglio dello stesso anno 1924 si era recato con altri reparti di tl'llppa


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VA.CC'IllfAZIONI ANTITU'ICBE NELL.ESERCI TO

nella zona di ~1ollières di Cesana (Valle della Dora Riparia, a 1350 metri di altitudine). Le condizioni sanitacrie della truppa furono buone durante il periodo del campo, ma non appena il reggimento rientrò il 31 agosto nella sede di Torino, si manifestarono in breve volger di tempo, sia in esse che negli altri repart·i che furono in quel periodo insieme al campo, numerosi casi di febbre tifoidea ; su di un totale di 964 uomini si verificarono 155 casi con 19 morti. La maggior parte dei milita.ri era stata vaccinata con lipovaccino dello stesso Istituto produttore; la. morbilità fra i vaccinati fu del 14,65 %, fra i non vaccinati dell'88,8 %· Le cause che diedero origine alla epidemia non risultarono netta.mente identificate, e sembra che dovessero farsi risalire a vari fattori di contagio verificatisi durante gli ultimi giorni del campo nei quali vennero effettuate manovre di movimento. .Anche in questo secondo episodio, nel quale si ebbe la morbilità del 16,09% e la mortalità del12,25%, con un rapporto fra vaccinati e non vaccina.ti, il cui va.lore è diminuito dal fatto che non sono riportate le cifl'e assolute di esse, ma le sole percentuali;· malgrado le cause occasiona.li, predisponent i ecc. non sembra che la vaccinazione antitifi.ca abbia reso tutto

quello che ci si attendeva da essa, se pure dopo tutto, le cose siano andate un po' meglio che a Camerino. Nel1925 le vaccinazioni a.n titifiche vengono eseguit e presso tutti i corpi e reparti dell'esercito con lo stesso tipo di lipovaccino, estendendole ad un totale di circa. 195.000 uonùni; viene per la prima volta applicata nel Corpo d 'armata di Roma l'enterovaocinazione alla Besredka a circa 8000 uomini. I suoi risultati immunitari accuratamente vaglia,ti dalla Direzione centrale di sanità militare non furono ritenuti nettamente favorevoli, tanto che per le reclute della. clas!ìe 1906 fu prescritta la sola. lipovaccinazione. La morbilità nel 1925 per infezioni tifoidee nell"esercito fu sensibilmente inferiore a. quella dell'anno precedente, non ma.ncano però dei piccoli episodi epidemici verificatisi nel territorio di alcuni Corpi d 'armata : a Caserta, presso ill5o fanteria si ebbe un numero complessivo di 23 colpiti: nel Corpo d 'armata di Milano, preRso il 40 alpini nn totale di 42 colpiti e per ultimo, nel Oorpo d'armata, di Verona., presso il 3° artiglieria di montagna un numero di 24 colpiti. Sono cifre globalmente modeste che mal si prestano per giudicare sulla efficacia delle eseguite vaccinazioni nell'a.nno. La morbilità abbastanza alta raggiunta nell926 è ancora. oggetto di studi e di ricerche che si conollceranno appena ultimati.

Se può esser ve:ro quanto dis:se Belfanti, che nessu no ha preteso, nè :,;i poteva pretenderlo, che la vaccinazione cancellasse il tifo dal novero delle

epidemie, non si deve d'altra parte negare, che se le cose debbono giudicarsi alla, stregna dei fatti riferiti, la va.c,cinazione, così come è praticata, non riunisce in sè il maggior numero di elementi atti a conferire una immunit-à utilizzabile.


\- ACCINAZlONl ANTITlFlClJE NELL'ESERCITO

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Il fatto osservato fin dalle primissime esperienze di Wright, che non t utti i vaccinati erano sicuramente e perfettamente immunizzati, non modificherebbe le conclusioni dianzi espresse, perchè, se esso è contenuto entro alcuni limiti percentuali, rientra nel campo non del tutto noto della variabilità dei fenomeni biologici in genere, per i quali non è ancora possibile enunciare delle leggi, ma attenersi a delle regole che ammettono anche le loro eccezioni. Tuttavia la pratica della va.ccina.zione antitifica prima e durante la grande guerra aveva sorpassato tale fase d 'incertezza e di perplessità nei risultati da raggiungere ; e se delle riserve potevano farsi, queste furono fatte dal Leishman fin dal Congresso di Londra dell913, allOl'chè egli si pronunziò del tutto favorevole «1ulla . efficacia del metodo profilattico, salvo a migliorare il tipo del va.c<:<ino e la tecnica della vaccinazione. Allora e dopo si sono u sati gl'idrovaccini, da noi sostituiti in seguito dai lipovaccini per le ragioni dette in precedenza. Solo che si rivolga l'attenzione, un po' più da vicino, a questo tipo di vaccino adoperato, non dovrebbe esser tanto difficile orientarsi su di un problema che appare così controverso. · Che nella guerra libica e nella guerra mondiale la vaccinazione antitifica, praticata con gl'id!·ovaccini a più riprèse, abbia avuto il modo e l'occasione, e non soltanto da noi, ma anche presso gli altri eserciti, di arrestare sicuramente sul nascere epidemie tifiche e !imitarne il contagio, è fatto quasi universalmente riconosciuto. Nella storia e nella esperienza recenti della lipovaccinazione antit.ifica, alcuni degli episodi rileriti vanno ricordati non ·per altro, perchè rassomigliando di più a quelli che sono soliti a verificarsi nelle truppe in campagna, non ci lasciano del tutto t ranquilli sulla efficacia della immunità conferita dal lipovaccino usato ; per quanto .su tale giudizio vadano fatte le stesse riserve che faceva Belfanti nel 1915 sugli idrovaccini, giustamente concludendo che i dati migliori sull'efficacia delle vaccinazioni potevano sofo aversi dalle grandi cifre globali, e che i risultati statistici parziali eran·o (}a, prendersi con riserbo. Lo stesso Belfanti scriveva allora •< cbe il concètto primitivo che domanda al vaccino solo quello che in realtà può dare, pare sia stato dimenticato e sostituito da. un'altra formula più assoluta, secondo la quale il vaccinato non deve ammalare di tifo e, se per disgrazia ammala, ciò accade :perchè o il vaccino è di catt.iva qualità o perchè la vaccinazione non corrisponde al suo scopo ''· · · È una giusta osservazione che conserva tutto il suo valore. Tuttavia, se Belfa.nti dovesse esprimersi oggi sulla stessa questione, ma riferirsi specialmente ai lipovaccini, forse sarebbe indotto a p ensare che, se la vaccinazione non ha risposto sempre al suo scopo, potrebbe anche esser dipes·o ?al ])erchè il tipo del vaccino non è stato il più adatto, senza con ci-ò 1nfirmare il concetto di non pretendere dalla vaccinazione di più di quello che essa in realtà può dare. . Anche nello studio fatto da Memmo affiora questa ipotesi, allorchè eglli SI ~omanda. quale possa essere il tipo del vaccino da preferirai e se la dose de1 germi che attualmente s'impiega s1a la dose giusta. D 'altronde può.trattarsi di qualche dettaglio, in quanto la preparazione dei vaccini in fondo è semplice ed è fatta in Italia, così come in genere la. si fa all' estero.


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VACCI:-;"AziONI .A.:!o/TITIFICUE NELL'ESERCITO

Finora. i vari metodi di vaccinazio ne adoperati, possono raggrupparsi secondo Lustig nei seguenti gruppi; li enumererò brevemente sorvolando sui dettagli conosciuti : l 0 V aocinazione con C!tlture attenuate : a) metodo Castellani: brodocultura di 24 ore, attenua-ta alla tempera-tura di 50° (per 50-60 minuti) . Si fanno varie iniezioni di cc. 1-1,5 ad 8-10 giorni di distanza. Castellani ha anche proposto i vaccini polivalenti, capaci di difendere contemporaneamente contro il tifo ed il colera, e cc. b) metodo di Metchnikoff e Besredka: bacilli vivi sensibilizzati

mediante siero specifico. zo. V aocinazione con cult!Lre rnorte : a) metodo 'di Wright : brodoculture di 24-48 ore, scaldate a 53° per 70 minuti. Si praticano due iniezioni di cc. 0,5-1, con l'intervallo di 8-10 giorni. b) metodo di Pfeiffer e Kolle: aga.rculture di 18-20 ore emulsionate in soluzione fisiologica ed uccise mediante riscaldamento per un'ora a 60°, indi fenicate col 0,5 % di fenolo. Si praticano tre iniezioni da cc. % a l %, a distanza fra loro di 8 giorni ; c) metodo di Vincent: autolisato di bacilli viventi, coltivati in gelatina per 24-48 ore e messi in sospensione fisiologica, indi uccisi con l'etere. Lo si libera facilmente dall'etere che volatilizza e se ne fanno quattro iniezioni ad 8-10 giorni di distanza da % a 2 centimetri cubi; 3° V aocina.~ione con estratti bacillari : (non sono stati finora largamente sperimentati) ; 4o V aocinazione con bacilli sensibilizzati : bacilli trattati con sieri immuni e perciò carichi di anticorpi che favorirebbero la lisi nell'orga nismo di corpi batterici, le cui endotossina costit uiscono l'antigene più utile~ dovendo il siero acquistare proprietà antiendotossiche ; ·' 5o Lipovaocinazione secondo L e Moignio e P inoy : bacilli uccisi in parte col calore a 60° e trattati in seguito con piccole quantità di essenze antisettiche (eugenolo), sospesi'in veicolo oleoso, vaccino che presenterebbe sugli idrovaccini diversi vantaggi, fra i quali quello della ipotossicità,~ della iniezione unica, della più lunga conservazione, ecc. , 60 L ·enterovaccitnazione alla Besredka: co n' la quale si mira ad attuare la vaccinazione locale della mucosa intestinale (nel caso particolare delle infezioni tifo-paratifiche). E ssa si pratica mediante ingestione al mattino a digiuno, di tavolette compresse di germi uccisi, contenenti 12 miliardi di bacilli del tifo, 6 miliardi del bacillo paratifo A, e 6 miliardi del bacillo }Jaratifo B ; a giorni alterni, facendo precedere di mezz'ora l'ingestione di bile secca in pastiglie, che liberando l'epitelio intestinale dal muco che lo ricopre, faciliterebbe l'azione locale del vaccino. Di tutti i metodi enunciati mi occuperò solo della lipovaccinazione attualmente in vigore presso le nostre truppe, e dell'enterovaccinazione in seguito. Il metodo risale al 1916, quando in Francia, Le Moignic e Pinoy comunicarono a.lla Società. di Biologia di aver preparato un n uovo tipo di

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VA.CC [N'AZW~I ANTITif'I:JHE: N'ELL' E ~E RCIT:>

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vaccino antitifico, illipovaccino misto T-A-B, il cui concetto si fondanL sulla ipotesi che l'eccipiente oleoso rallentasse l'assorbimento dei bacilli nei soggetti iniettati, attenuandone' i loro effetti tos::;ici; e la cui preparazione consisteva nell'incorporare ba-cilli tifici e paratifici uccisi ad una miscela di lanolina ed olio di vaselina. La formula iniziale fu in seguito completamente modificata, perchè si riconobbe che la lanolina non era un intermediario necessario e che l'olio di vaselina poteva determinare lo sviluppo di tumefazioni infiammatorie. Le Moignic sostittù queste due sostanze con un miscuglio oleoso, avente fra le sue principali proprietà derivanti dalla costituzione chimica, quella di assorbire, in proporzioni determinate, una piccola quantità di acqua. La tecnica di tale preparazione fu oggetto di uno studio speciale, ma non tutti i suoi dettagli sono stati comunicati; si sa però che ogni centimetro cubico (dose vaccinale) contiene 7 mili~rdi di germi (2 miliardi e 600 milioni di bacilli di Eberth, 2 miliardi e 275 milioni di bacilli paratifici A e -2 miliardi e 275 milioni di bacilli paratifici B); e che per la sterilizzazione del b. tifico si è adoperato il calore a 57o per un'ora e per i paratifi la sterilizzazione mista, cioè il calore a 57° come per il tifo, più l'aggiunta all'eccipiente oleoso di una piccola quantità di essenza antisettica, incapace per sé sola di uccidere i germi, anche agendo in modo prolungato, ìna che rende più completa la sterilizza,zione della miscela, nella, quale i paratifi mostrerebbero una maggiore resistenza a lasciarsi uccidere alla stessa temperatura adoperata per il tifo, e meno denaturante il pot-ere antigene complessivo dei germi stessi. Veniamo ai lipovaccini fabbricati in Italia dal1923 in poi; anche per essi disponiamo di scarsi dat i sulla loro preparazione. Si sa che la. quantità di germi per centimetro cubico (dose vaccina.le) è pari a gr. 0,002 di bacilli tifici, di gr. 0.00175 di b. paratifici A, e gr. 0,00175 di b. paratifici B, complessivamente oltre sette milia.rdi di germi sospesi in un liqtticlo oleoso e denso; e tale proporzione viene conservata anche in alcuni dei t ipi più recenti (Lipovaccino T -A-B. (nuovo tipo) fabbricato dallo I stituto sieroterapico milanese). Nel tipo preparato dal laboratorio batteriologico della Sanità pubblica il numero dei germi per centimetro cubico (dose vaccinale) è di 5 miliardi di bacilli tifici, 2 miliardi di bacilli paràtifìci A e 2 miliardi di bacilli paratifìci B ; mentre che in quello preparato per uso della R . marina dallo stesso laboratorio, il numero dei bacilli per centimetro cubico (dose vaccinale) è di l miliardo di bacilli tifici e di mezzo per ciascuno dei due paratifici. Sulla natura del veicolo oleoso, si sa che il laboratorio batteriologico della Sanità. pubblica impiega un composto di olio di ma,ndorle col 5 % di la.nolina ; e che il vaccino fornito dallo stesso alla R. marina è un glicerovaccino preparato secondo il metodo di Castellani. Per quello preparato d a altri enti siero-vaccini produttori non si conosce, almeno in linea ufficiale, nulla di preciso, all'infuori che trattasi di liquido oleoso e demo. :B logico supporre che qualche tipo di lipovaccino, almeno fra i primi, sia stato preparato secondo la tecnica originaria e con gli eccipienti poi abbandonati da Le Moignic e Pinoy ; ed infattiin tale ipotesi ci sorreggono le ricerche di Cappelli, comunicate all'Accademia medico-fisica fiorenti-


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VA(' ClNAZIONI Al>TlTIFICflE il\ELL'ESERUTO

na nell'adunanza del 10 giugno 1926, ove egli riferi di aver analizzato chimicamente, dal1923 al192o, molti campioni di lipovaccino T A B di diversa provenienza, i quali avevano dèterminato ascessi nei soggetti che avevano subìto la vaccinazione, nonostante che i medici vaccinatori avessero seguito la tecnica più scrupolosa ed esatta nel praticare l'inieziona sottocutanea.. Le ricerche del Ca.ppelli, interessanti per un lato, ci banno detto che l'eccipiente oleoso era olio di vaselina, cosa ben diversa da una miscela olio-la.nolina, o lipocerea, o semplicemente oleosa. Egli trovò ancora nei campioni esaminati che l'olio di vaselina risultava alle sue ricerche non rettificato ed impuro per tracce di catrame; ma, a parte la considerazione nei riguardi fra impurità dell'olio di vaselina e formazione di speciali ascessi chimici, ed in qualche caso di tumefazioni a piastra del tessuto connettivo sottocutaneo, espressione di una flogosi cronica (elaiomi); re:sta provato che l'eccipiente è olio di vaselina, e ciò per i lipovaccini fino al 1926 incluso. Per i lipovaccini fabbricati nel1927, le cose dovrebbero esser cambiate: pere hè per quanto l'Istituto :sieroterapico milanese ma.ntenga nelle istruzioni per l'uso, annesse alle scatole del lipovaccino T -11-B, le stesse dosi di germi e la stessa dicitura di Uq11'ido oleoso e denBo, pur tutta.via una stampigliatura avverte ~e trattasi di un« nuovo tipo )); la innovazione introdotta non è fa,tta nota. Per il·lipovaccino misto T-A-B fornito dall'Istituto sieroterapico nazionale di :Napoli, ed impiegato nell'anno in corso su parte delle truppe del X Corpo d 'arma.ta., la dicitura si limita ad enunciare che tratta~i di e?mLlsione oleosa. eli. baC'illi, senza che essa appaia perciò più espansiva. delle precedenti. Questi erano su per giù i dati &tù quali potevamo fondare, allorchè la Direzione centra.le f).i sanità militare affidò ad alcuni di noi il còmpito di ristudiare il problema della vaccinazione antit,ifica, lasciando a ciascuno ampia facoltà di trattare l'argomento nel modo che sembrasse migliore, sia sperimentale che clinico. È noto che le prove dell'efficacia della vaccinazione antitifica preventiva sono date da constatazioni di laboratorio e dalle statistiche sulla morbilità e mortalità tificbe, osservate comparativamente in individui vaccinati e non vaccinati. La prima fase delle nostre ricerche si è estesit finora alle sole constatazioni di laboratorio. Dappertutto, nei primi tentativi di prove sperimentali, ed in mancanza di altri procedimenti, si sono impiegati quasi esclusivamente i piccoli animali da laboratorio per controllare l'efficacia delle inoculazioni delle culture tifiche. Per quanto incoraggianti questi tentativi non erano di tale natura da dare una prova sicura, pe·r la difficoltà di osservare l'azione patogena di un germe di fronte al quale la recettività degli animali è soggetta a numerose variazioni. l\Ietcbnikoff e B esredka che ebbero per i primi l'opportunità di provocare la, febbre tifoidea sperimentale negli chìmpanzé, poterono dare la prova del >alore del metodo. A tre cbimpanzé, ai quali avevano iniettato sotto ~ute del virus-vaccino vivente sensibilizzato, somministrarono per via orale dei bacilli tifici in cultura viva; nessuno degli animali così trattati


\'ACllNAZIONI Al\Tl'l'lFICliE NE'LL'E~ERCITO

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contrasse l'infezione tifica sperimentale, mentre un animale controllo non vaccinato, Jna infettato nello st-esso modo, ammalò di febbre tifoidea. Queste esperienze non poterono avere una maggiore estensione e si fu costretti a servirsi di prove più indirette, quali la presenza nei soggetti vaccinati degli anticorpi specifici, che se non costituiscono l'immunità, sono dei testimoni delle reazioni difensive di cui è sede l'organismo. Le ricerche dimostrarono che dopo la prima iniezione vaccinante appare verso il nono giorno nel siero di sangue il potere agglutinante ; che il suo tasso s'abbassa dopo la seconda iniezione per aumentare in seguito, raggiungendo il massimo verso il 22°-25o giorno (Leishman, Harrison, Hetsch e Kutscher, H . Vincent, ecc.). Aumenta del pari il potere battericida dello stesso siero; in quello di individui trattati col vaccino di Pfeiffer e Kolle esso dall'l % raggiunge sette od otto giorni dopo la prima iniezione perfino l'l %0 , mentre che col vaccino a.ll',etere di Vincent si eleva. dall'l % fino ad 1-3000 ed anche più. Si è potuto parallelamente mettere in eVidenza la produzione di bat teriolisina, di opsonine, di stimuline dopo la vaccinazione, e si è dimostrato che tali proprietà persistono nei sieri per molti mesi secondo Wrigbt, fino a circa sei mesi per Bassenge, per piil di un anno secondo Shiga, per d ue anni per Feulerton e qualche volta fino a quattro per Harrison, il che conforterebbe l'opinione che l'immunità conferita da codeste pratiche vaccinali sia solida ed abbastanza durevole. Questi fat ti sono ancora confermati da casi d 'ingestione di culture di bacilli tifici vivi, verificatisi in alcune circostanze <li laboratorio, sia volontariamente che in modo accidentale, per i quali Vincent dimostrò il benefico influsso esercitato su di essi dalla vaccinazione. Quest-e ultime osservazioni Tappresentano delle vere e proprie esperienze di laboratorio, la cui importanza ed il cui valore sorpassa di gran lunga quello della ricerca degli anticorpi ; ma noi non abbiamo avuto agio di farne e ci siamo dovuti limitare, come la maggior parte degli sperimentatori, alla .ricerca di quelli. Le ricerche sperimentali istituite quest'anno nei diversi laboratori di ospedali di Corpo d 'a,r mata hanno dat o i risultati che seguono: Lovaglio, a Bari, ha ricercato le batteriotropine e le agglutinine in un gruppo di soldati vaccinati contro il t ifo da oltre sei mesi con lipovaccino T-A-B 192(), I-S-M e che soffrirono i cosidetti elaiomi. ll lavoro pubblicato negli Annali d 'igiene 1927, anno 37°, viene alle conclusioni cbe nei soggetti esaminati è possibile mettere in evidenza nel loro siero di sangue, anche dopo sei mesi dal trattamento vaccinale, agglutinine e batteriotropine; e che mentre il titolo agglutinante è ba-sso, 1:50, 1:100, il titolo batteriotropico è più elevato (1:200). Egli ritiene che la presenza di batteriotropine nel sangue sia da considerarsi come buon indice e Inisura dello stato immune conferito dalla vaccinazione stessa, che pratica.ta per via r<ottocutanea produrrebbe più antic orpi litici che agglutinanti. L 'esperimento è stato praticato su 15 uomini. Romby, a Firenze, ha ricercato le agglutinine, le batteriolisine e le ~atteriotropine nel siero di sangue di 11 tnilita.ri vaecinati nel 1926 con lipovaccino T-A-B-I-S-M 1926; in alcuni dopo 4 mesi dalla vaccinazione, negli altri dopo 7.


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VACCD<AZIO~ I A~TITIFICIIE NEr. L'E ; E R CITO

I risultati sono stati del t utto negativi. Osser·vazioni fatte su <'Onigli e cavie trattati con lo stesso lipovaccino sono anche riuscite negative per le agglutinine e le batteriolisina ; pure quelle intese a ricercare nelle cav-ie l'espressione di una immunità istogena, in a.<;senza di quella umora.le non rivelatasi. Seguono ricerche sulla presenza di agglutinine e ba.tteriolisine nel siero di sangue di .93 militari va-ccinati con lipovaccino T-A-B-I-S-?!1: 1927. (nnovo tipo). · Le agglutinine per il tifo sono state messe in evidenza nel maggior numero dei vaccinati al titolo di 1:60 a 1:200, in qualche soggetto hanno raggiunto il titolo di 1:400 fino ad 1:800. In un numero minore i casi (12 %), l'agglutinazione si è mantenuta a titolo basso (1:30-1:40), in 6 soggetti la prova agglutinante è riuscita sempre negativa. Le batterioli.c;ine per il tifo sono state ricercate in 12 individui vaccinati come i precedenti; la ricerca è riuscita positiva con titolo oscillante da 1:80 ad 1:120, dimostrando ancora che la comparsa delle batteriolisina si verifica quasi di conserva con quella delle agglutinine. Le agglutinine sono comparse già dopo otto giorni dalla iniezione, aumentano nei giorni successivi, raggiungono il massimo dopo un mese circa, diminuiscono in seguito progressivamente per scomparire quasi dopo tre mesi. Altre ricerche istituite per rivelare la presenza di batteriotropine non avrebbero dato elementi decisivi di giudizio, a.tlche su quei sieri che già presentavano alto potere agglutinante e batteriolitico. Negativa è stata la ricerca di agglutinine e batteriolisina in animali (conigli e cavie) inoculati con lipovaccino T-A-B-1-S-M 1927 (nuovo tipo); mentre agglutinine sono comparse in animali della st~ssa specie trattati con emulsioni acquose di bacilli tifìci e paratifici B uccisi, attenuati e vivi. Molto dubbia sa1·ebbe ancora risultata la protezione verso l'infezione sperimentale degli stessi animali trattati preventivamente con iniezione endoperitoneale di lipovaccino, ed ai quali si praticava dopo otto giorni l'inoculazione di emtùsioni batte1'iche vive, per quanto sarebbe confermato dagli stessi esperimenti che le cavie, vaccinate o non, resistono alla inoculazione anche per via endoperitoneale di forti dosi di brodoculture di 24: ore di bacilli tifìci vivi. Le ricerche di Romby, a differenza degli altri, sono state e.'>eguite presso la Scuola di sa.nità militare di Firenze. Foce, a Milano, ha ripartito le sue esperienze in tre gruppi. In un primo gruppo sono comprese le ricerche sul potere agglutinante e su quello battericida, esplorat.i sul siero di sangue di 14: uomini, i quali avevano tutti subito la vaccinazione antitifìca con lipovaccino T-A-B-I-S-M 1926, circa 10 mesi prima, mentre a.lcuni di essi erano stati vaccinati ancora una volta con lo stesso lipovaccino cinque mesi dopo la prima va-ccinazione. n siero di questi uomini non ha lasciato rilevare per alcuni, anche dopo le due lipova.ccinazioni, quegli elementi che abitualmente sono ritenuti indice d 'immunizzazione o che per lo meno l'aecompagnano. Su questi stessi individui è stata praticata una. terza lipovaccinazione, ma questa volta col vaccino T-A-B-I-S-M 1927 (nuovo tipo). Fatto un primo salasso dopo 15 giorni, i sieri hanno mostrato un potere agglutinante, calcolato sulla media dell'l:lOO (tasso raggiunto o sorpassato),


VACCI~AZl0;-1 1 A~TITIFlCJIE 1'\ELL'E ~ER'::ITO

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del 64,28 % per il tifo, del 42,80 % per il paratifo A, e del 64,28 % per il pa,ratifo B. n potere battericida esplorato in 'V'ivo, per il solo tifo, nelle cavie ha da.to il risultato positivo del 78,28 %· n tasso agglutinante degli stessi sieri, esplorato in epoche successive, farebbe desumere all'A. che la produzione eli agglutinine, conseguente alla vaccinazione col nuovo tipo di lipovaccino, sia più persistente per i paratifi che per il bacillo di Eberth. Risulterebbe ancora che la produzione di agglutinine tifo-paratifiche nei rivaccinati, nove mesi dopo le vaccinazioni precedenti, si manifesti già fm da.l15° giorno dalla iniezione, raggitmgendo il massimo verso il 38-40° giorno, decresce in seguito, persiste ancora dopo 113 giorni, per scomparire dopo i 150 giorni. È questo un genere di ricerca che presenta il suo valore, malgrado sia stata fatta su individui che avevano subito, a.Icuni di essi per ben due volte, la lipovaccinazione col vecchio tipo, condizione che a. prima vista ne limiterebbe l'importanza. È chiaro che ripetute iniezioni parenterali di materiale antigene, per quanto esso siasi dimostrato volta per volta sierologicamente poco attivo, finiscano, specie se interviene un nuovo fattore, in questo caso rappresentato dal vaccino nuovo tipo, per concorrere a provocare una immunità, se per tale vorrà· interpretarsi la comparsa di quegli a-nticorpi, piil solida e più duratura di quella. conferita da una sola vaccinazione con il lipo nuovo tipo. Se dei rilievi oooorrerà fare al lipovaccino vecchio tipo, questi, come, vedremo, riguarderanno principalmente il veicolo (olio di vaselina) che usato al fine di regolare sul lento ritmo il passaggio in circolo di materiale antigene, lo rallenta a tal punto, né sappiamo se in parte riesca anche a denaturarlo, da renderlo generalmente inefficace ai fini protettivi, come ci è stato rivelato dalla quasi totale assenza di anticorpi circolanti nei vaccini e · dalla fia~ difesa istogena al controllo epidemiologico. Ma nei vaccinati, esiste una reazione d 'ipersensibilità, che appare quale unica prova derivante dall'introduzione parenterale per mezzo di quel veicolo (olio di vaselina) del materiale antigene; essa infatti riesce a dar ragione del perchè in alcuni episodi epidemici siano stati colpiti principalmente quelli che erano stati vaccinati e da poco, ed aggiungiamo subito con una dose attiva di va~cino dimostratasi insuffiaiente e che mentre l'infezione è decorsa nei più, con caratteri di benignità, per la durata della malattia e per la comparsa di complicanze, in altri individui è stata invece apidamente mortale. È ben chiaro che intesa così, l'ipersensibilità debba intervenire anche quando il vaccino conferisce l'immunità, ma in questo caso la sua azione nociva è transitoria ed è rapidamente superata da quella. protettiva rappresenta,ta dalla immunità. Alstaedt fin dal 1915 dimostrò che i soggetti che non risultano aver precedenti anamnestici di tifo reagi<;cono ùi solito negativamente ad iniezioni intracutanee di estratto di ba~illo ti.fico, mentre reagiscono positivamente quelli che hanno sofferto il tifo. Colla vaccino-profilassi antitifica la sensibilità cellulare a. reazioni locaU è notevolmente aumentata, sia nei precedentemente sani che nei precedentemente 12olpiti ; tale ipersensibilità


VACCI~AZIO~I A~TITIF'IC IIF: NEC.L F.~ERCIT.J 1

cellulare artificiale può o::;serva.rsi anche dopo dieci anni ; cost Peters ritiene che la vacdnazione antitifica. dia ipersensibiHtà immediata notevole, ma l'.ipersensibiHtà nei sof.{getti validi è s upera,t a nei suoi effetti nocivi e concorre a costit uire il complesso della immunità; se cosi non fosse non sapremmo darci ragione del perchè si hanno reazioni generali e locali notevoli allorchè si vaccinano individui debilitati per processi da poco guariti od in corso, fatti che hanno poi motivato le cont roindicazioni dalla vaccinazione antitifica. nei diversi Stati ehe l'hanno re:-;a obbligatoria. per le truppe. In un secondo gruppo sono comprese le ricerche fat.te su 12 uomini d ell <~ classe 1907, che avevano subìto la vaccinazione antivaiolosa un mese prima; le ricerche prelimina ri del tas~o di agglutinazione per il tifo ed il pa1·a tifo B del potere battericida ver~;;o il bacillo eli Eberth hanno dato ri:-;ultati negati vi. (-luindi nellsuna apprezzabile influenza della vaccinazione antivaiolosa sui poteri agglutinan ti e batt-eriolitici dei sieri, non specifici Questi stessi uomini hanno poi su bìto il t rattamento vaccinale con il lipovaccino '1.'-A-B. 1927 I.S.:U. (nuovo tipo); la reazione agglutinante valuta.ta su di un tasso medio dell"l:lOO (raggiunto o spesso superato) non sat·ebbe com parsi~ prima di un mese, ra.ggiungendo a tale epoca 1'83,33 % per il tifo, 1'8,33 % per il paratifo A, ed il 50 % per il pA>ratifo B. ll tasso più elevato di agglutinazione si è avuto verso il 400 giorno: esso va d.i pari passo col potere baM.ericida ; entrambi diminuiscono verso il 4i$O giorno per scomparire del tutto (nei rapporti del baciiJo tifico ) verso il 70o giorno. Le agglutinine }ler i p aratin persisterebbero di più che non per il tifo, come pure il potere b atteriolitico sarebbe a.ncora presente quando è già scomparso il potere agglut.ina.n te per gli stessi germi. Un terzo gruppo di 12 militari è stato sottoposi o ad enterovaccinazione col vaceino in pastiglie dell 'I stitu to sierotcrapico milanetie; per t u tti loro le prove di agglutinazione e del potere battericida sono risultat-e negative. L 'A. conclude che, a.llorchè si voglia conferire una solida immunità dura.nte un periodo epidemico di febbre tifoiùe, occorre praticare duo lipova.ccinazioui antit ifiche alla distanza di 40-60 giorni l'una dell'altra ; questo intervallo di tempo corrisponde al periodo nel quale si è rilevato una maggiore quantità di anticoTpi circolanti (agglutinant i e battericidi) nei vaccinati. Praticando la ordinaria vaccinazione ant itifica alle reclute 20 giorni dopo quella antivaiolosa (fra la seconda metà. di maggio e la seconda di giugno), come attualmente si fa, l'epoca della seconda eventuale lipovaccinazione coincidere.bbe con i primi dell'agosto succ.e~sivo; il Foce si riserba di sperimentare se per questa seconda va,ccinazione potrà utilizzarsi la via orale anzichè la sottocutanea, fatto che potrebbe presentare i suoi vanta~gi. l\'I ennonna, a Napoli (Istituto d'igiene). ricercaudo, le :~gglutinine e le batteriotropine n el siero di sangue di 30 rnilitari della cla;;:;e 1906 trattati con lipovaccini T-A-B 1926 I-S-M (vecchio tipo), noncbè in quello di couiglì inoculati con lo stesso lipovaccino, viene a conclusioni negative; mentre è rius<'ito a mettere in evidenza agglutinine ad alto t itolo e discreta quan tità di batteriotropine in conigli trattati con iniezioni d'idrovaccino ' alht Wright.


VACC'D<.~ZIONI ANTITIFICITE NELL'E;;ERCIT0

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Germino, a Napoli, al q naie si è pres;entata la po.,~ibilit,à. di estendere le ricerche a più di 400 uomini, ha studiat-o il problema sotto aspetti dif-

ferenti. Va premesso che la Direzione centrale di sanità. militare .aveva stabilito che le reclute della classe 1907 del Corpo d ·armata di Napoli fossero vaccinate con prodotti fabbricati dal locale Istituto sieroterapico na.zionale, la maggior parte con lipovaccino misto T-A-B, mentre alcuni reparti lo fossero con enterova.-ccino sia in forma sciropposa. che in pastiglie compresse (enterovaccinazione alla Besredka), ed altri uomini ancora con l'enterovacC'ino in compresse dell'Istituto sieroterapico milanese. Si presentava allora l'occasione dì pratica.re l'esperimento su di un numero cospicuo dì uomini, ma. bisognava per ovvie ragioni limitarsi ad un solo tipo di ricerca, che estesa a tanti individui, potesse servire in secondo tempo come base per il prosieguo delle indagini cliniche ed epidemiologiche. J;a r icerca ha mir<tto alla messa in evidenza ed alla successiva valutazione del solo potere agglutinante nei sieri dei vaccinati, in qualunque guisa. lo fossero stati (idrovaccini, lipovaccini, enterovaccini ecc.); né sta.rò

qui a dilungarmi molto sul criterio che hanno fatto preferire sugli altri tale tipo dì ricerca.. Si voglia o non attribuire alle agglutinine valore dì fattore immunitario, non si può loro negare quello di ra ppresentare almeno dei testimoni dì una modificazione nmorale dell'organismo, sia in seguito all'iniezione in ~ttto o sofferta, che al trattamento vaccinale prnticato. Dànno agglutinine: il siero dì sangue d'individui affett.i da tifoide in a.tto, quello dì guariti, quello dì vaccinati, qualunque siano le condizioni di tempo e dì modo nelle quali il fenomeno abbia la possibilità dì esplicarsi. È ammesso e dimostrato da molti che il potere agglutinante si esplichi anche quando sono presenti nel siero di sangue altri fattori, ai quali si vuole attribuire maggiore importanza nel mecca.nismo immunitario (potere battericida, batteriotropico, batteriolitico ecc.), non importa gran ché, se pur presente, esso non ~:~empre proceda dì pari passo con essi; né può affermarsi in senso a.ssoluto che esso sia d estituito di qualunque valore indice della gravità. dell'infezione, allorché si voglia tener presente che SJlesso manc.a nei casi gravissimi ad esito letale, e si rivela quasi sempre in quelli che evolvono in guarigione. Senza andar troppo lontano, basterebbe scorrere rapidamente il recent-e lavoro di Bajla sull'ileotifo (1926) per rilevarvi che in quasi tutti i casi citati era presente la, reazione agglutinante del siero (reazione dì Gruber-Widal), e quasi tutti vi compaiono gun,riti. Altro è dire che l'immunità sia costituita dal fenomeno agglut.inante, da. solo od in modo preponderante, e credo che ben pochi lo abbiano pensato o lo pensino tntt.ora, altro è dire che il potere aggluLinante non possa rappresentare uno dei segni del grado d 'immunità; a rigore dì termini ciò non potrebbe neanche sostenersi per nessnno degli altri anticorpi più o meno dosabili in vivo od in 'Vitro. Agglutinine compaiono negli ammalati dì tifoide in atto, compaiono nei guariti, passano a volte dalla madre ammalata al feto secondo le ricerche di Jehle, dì Lohr, nonchè dal latte delle puerpere che banno superato la maL'lttia ai bambini allatta.ti da esse, secondo Widal e Sicard: fatt.i


\ACCI~AZIONI Al'TITilil CIIE "'E LL'ESER CITO

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rios!5ervati negli animali (cavie e conigli) da Remlinger, Statibli e da Dieu~ donné ; compaiono nei vaccinati per via parentcrale, qnalche volta anche nei vaccinati per os, secondo le ricerche di Dietrich nel 1922, secondo il quale la vaccinazione per os rientrerebbe nel quadro della immunità umorale; perchè dunque privarle di un qualsiasi valore nei riguardi della immunità~

Eppure non si negò loro un certo favore quando si trattò di accreditare i primi tipi di vaccini, gl'idrovaccini alla Wright, alla Pfeiffer-Kolle, alla

Vincent, ecc., i quali come si è provato, malgrado i loro inconvenienti conferivano una sufficiente immunità. Senonchè, si è visto che un pò a screditare le agglutinine contribuì specìa.l mente illipovaccino vecchio tipo, diciamo cosi per intenderei ; si è detto e giustamente che il lipovaccino T-A-B. (vecchio t ipo) dava scarsissima quantità di agglutinine e che a volta non si riscontrano in modo assoluto subito dopo la pratica vaccinale; ma, quasi a voler salvare un po' il prestigio del vaccino stesso, si disse pm·e che ciò non infumava il suo valore profilattico, aggiungendo che il fenomeno troverebbe riscontro nelle più recenti opinioni, secondo le quali l'agglutinazione non starebbe più a rappresentare una reazione d'immunità, bensi d 'infezione. È pur vero che se quel tipo di lipovaccino non dava agglutinine non cònferiva neppure immunità (episodi epidemici ricordati, ecc); ora c'é da domandarsi se tali opinioni saranno rima.neggiate allorchè si sa o si saprà che tanto illipovaccino T-A-B 1927 1-S- M (nuovo tipo), qua.nto gli altri che abbiamo preparato a Napoli in via sp_erimentale, dànno agglutinine e molte; altrimenti come potrebbero esse in questo caso rappresentare una reazione d'infezione, che non v 'è e non una reazione d 'immunità che potrebbe esserci e ce lo diranno le successive indagini epidemiologiche e cliniche' Nei rapporti fra antigeni, anticorpi ed il comPlesso immunità risultante ò opinione di molti che il processo dell'agglutinazione non possa essere deliberatamente svalutato. Lasciando, da parte come dice Rondoni, la teoria di Herzfeld e Klinger, che ha vari punti deboli, specie la non spiegata proporzione qnantitativa fra anticorpi prodotti ed antigene usato, la reazione agglutinante, avente valore di reazione immunita.ria, è riconducibile essenzialmente a fenomeni colloidali. Le agglutinine si legano ai corpi batterici secondo le leggi dell'assorbimento, ed i noti studi di Eisenberg e Volk hanno dimostrato che i batteri fissano una quota proporzionalmente maggiore di agglutinine da una diluizione meno concentrata che non da una più concentrata; e si è potuto calcolare la formula della curva di fissazione delle agglutinine che corrisponde proprio a quella di Freundlich per i fenomeni di assorbimento. :Mentre la sospensione batterica. prima della fissazione degli anticorpi si comporta come un colloide emulsoide, e non è flocculato dagli elettroliti in bassa concentrazione, dopo la fissazione delle a.g glntinine quella sospensione è come denaturata, ha acquistato il carattere di sospensione non protetta, di un snSJlensoide, ed è sensibilissima agli elettroliti, tanto che bastano quelli della soluzione fisiologica. per flo ccularla.. TuttaYia questa interpretazione puramente colloidale non spiega, e


VACCINAZIONI ANTITU'ICHE NELL'ESERCITO

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secondo Schade, è probabile che non sarà spiega.bile sulle attuali basi chimico-fisiche, la specificità delle reazioni immunitarie, non assoluta, ma certo caratteristica in confronto ai modelli inorganici, artificiali creati da Landsteiner e J agic con colloidi ben definiti, e da Doerr, c<;>n i qua.li essi hanno riprodotto le più tipiche reazioni colloidali (emolisi, agglutinazione, ecc). Fra le due fasi dell'agglutinazione, quella della fissazione dell'anticorpo e quella, della comparsa della modificazione chimico-fisica, s'intercala un processo misterioso per il quale la concezione geniale e puramente chimica di ·Ebrlich conserva tutto il suo valore espositivo ed illustrativo sulla specificità della reazione fra antigeni ed anticorpi. E ssa in questo caso va orientata verso le non meno misteriose funzioni ed attività dei proteici; e le interessanti ricerche di Barinetti sono lì a confermare che il potere agglutinante specifico dei sieri è una funzione delle proteine liofobe di Ruppel, globuline che precipitano nelle soluzioni povere di elettroliti. Abbiamo tanto premesso per indicare· come anche il potere agglutina.nte prescelto quale elemento discriminante delle nostre ricerche, è stato assunto, malgrado le riserve derivanti dall'atmosfera di relatività che lo circonda, quale un elemento che vantando delle benemerenze, si prestasse più degli altri a farci saggiare l'attività dei vaccini a.ntitifici già in uso, ed a mvdellarne e plasmo-me gli altri verso di esso più attivi. Pare che i risultati ottenuti abbiano corrisposto alle nostre aspettative. Le ricerche sperimentali iniziate presso il laboratorio di biologia medica dell'ospedale militare di Kapoli, sono continuate per un periodo di quatt ro mesi, dal giugno a tutto settembre 1927, e si sono estese a 420 uomini appartenenti a vari reparti della guarnigione di Napoli. Le esperienze sono state condotte secondo tutti i dettami di tecnica in uso ed i risultati vagliati secondo la maggiore obbiettività. Le ricerche si sono susseguite su gruppi di 30 uomini ciascuno, qualc.he volta di 60, e quasi sempre nelle stesse condizioni, ricercate ed ottenute con cura. Ciascun individuo ha. subito il salasso preventivo e il trattamento vacclnale nello stesso giorno; poi il salasso conl:iecutivo dopo un nUlllero di giorni eguale per ciascun gruppo e per ciascun vaccino usato. I salassi e le vaccinazioni sono stati eseguiti il mattino a digiuno; la reazione agglutinante è stata praticata su sospensioni batteriche in soluzione fisiologica sterile al 0,85 %, la cui agglutinabilità era preventivamente saggiata con sieri ad alto titolo e di provenienza diversa. Le diluizioni del siero sono state condotte secondo le norme classiche volumetriche e le prove in serie delle diluizioni progressive più sospensione batterica, sono state esaminate dopo una permanenza di 24 ore in termostato a 37°; i risultati registrati allorchè macroscopicamente netti. È ' stato assunto per tutti, come valore medio del tasso agglutinante, la diluizione 1:100, sia perché è stato difficilmente raggiunto nelle prove positive di agglutinazione preliminare, sia perché i salassi consecutivi erano fatti succedere alla vaccinazione dopo un periodo minimo, calcolato per i diversi tipi di v~~;ecino, da 8 a 15 giorni. 2 -

M•in. Guerra • Giornale di Medici11a M ilitare.


VACCI~AZIONI ANTITIFICI:iE NELL' ESERCITO

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I valori agglutinanti sono riportati al netto, sottratti cioè della percentua,l e di agglutinazione preliminare positiva, corrispon dente allo stesso tasso. Eccone i risultati sommari, i cui dettagli sono esposti in un lavoro in corso di pubblicazione: RI CERCHE DELLA REAZIONE AGGLUTIX.\:'<TE IN

I NDIVIDUI

ENTEROVACCIN.lTI -

B ESREDKA.

l o Enterovaccino cmtit·ifico e parati fico A B preventivo dell'Isti t,u.to ttieroterapico 'nazionale di Napoli (1927) . Forma di emulsione sciropposa. D ose vaccinate cc. 50 contenente 100 miliardi di germi uccisi del tifo e 50 miliardi di ciascuno dei due p aratifi A e B, ripartita in tre giorni con. secutivi. La vacci nazione è stata preceduta il primo giorno dall'ingestione di un p urgante salino. Vaccinati 30 uomini del 40o reggimento fa,nteria (11 giugno 1927). Ricerca dell'agglutinazione 10 giorni dopo la prima ingestione del vaccino. Risultati negativi per il tifo, il parati.fo A e B. Nessuna rea.zione generale (febbre, senso di stanchezza) ; non reazioni locali (disturbi enterici). 2° Enterovaccino antitifico e paratifico L S. ~. 1927. In forma di pastiglie. Dose vaccinate 4 pastiglie (con tenenti la quantità dei germi come per il precedente) più 2 pastiglie di bile di bue secca, ognuna delle quali è ingerita un'ora prima delle pastiglie di vaccino. La dose è stata ripartita in due volte; a giorni alterni. Vaccinati 30 uomini del ~lo reggimento fanteria (8 giugno 1927). Ricerca dell'agglutinazione 10 giorni dopo la prima. ingestione del vaccino. Risultati negativi per il tifo, per i paratifì A e B. Nessuna reazione generale e locale. 3o Enterovaccino 1nisto preventivo ti fo e paratifi A e B. I stituto sieroterapico 1nilanese 1927. Forma in compresse. Dose vaccina.le 8 compresse, ognuna delle quali contiene 12,5 milia,rdi di bacillo tifo, 6,25 miliardi di ciascuno dei due paratifi A e B più estratto secco pari a cc. 2,5 di bile fresca. La dose è sta,ta somministrata per due matt ine di seguito, in ragione di quattro compresse per volta. Vaccinati 30 uomini della 103 compagnia di sanità (10 luglio 19~7). Ricerca. agglutinazione 10 giorni dopo della prima ingestione del vaccino . Risultati negativi per il tifo ed i paratifi A e B. Nessuna reazion e generale e locale. 4° Vaccino misto T-A·B. In sospensione glicerica preparato dall'I stit-uto sieroterapico nazionale (a nostra richiesta e secondo nostre indicazioni), per via pertonsillare. _ Sospensione glicerica contenente per cc. 40 miliardi di bacilli del tifo e 30 miliardi di ciascuno dei parat ifi A e B, uccisi con l'etere, applicata mediante pennellazione a giorni alterni sulle tonsille e sull'epifaringe,


VACCINAZIONI AS"TITlFICEfE NELL'ESERCITO

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per sette volte. Vaccinati 30 uomini della 10 8 compagnia di sanità (21 luglio 1927). Ricerca agglutinazione dopo 15 giorni dalla prima applicazione del vaccino. Risultati positivi tifo 6,66 %, negativi paratifo A, positivi paratifo B 6,66 %· Nessuna reazione generale, lievissima reazione locale (modico arrossamento e tumefazione delle fauci). Sono risult.ati che confermano per gli enterovaccini, quelli ottenuti dagli a.ltri sperimentatori e che tutti insieme meritano un breve commento. È noto che le prime esperienze d'immunizzazione pe1· os controil tifo rimontano al 1910, allorchè Metchni.koff e Bcsredka all'Istituto Pasteur, somministrarono a degli chimpanzé, allo scopo di controllare la efficacia di alcuni vaccini, delle culture di bacilli tifici uccisi col calore ; i risultati parvero allora accreditare l'opinione che l'assorbimento di prodotti batterici per la via intestinale sia suscettibile di provocare un certo grado d'immunità. Successivamente in Francia, Courmont e Rocha.ix nel1911, e Lumière e Chevrotier nel 1914, esperimentando su altri animali (capre, conigli e cavie) poterono dare una conferma sperimentale di tale immunità, mettendo in rilievo anche la comparsa nel siero degli animali iniet tati per via intestinale (rettale) mediante lavaggio, di proprietà agglutinanti, batteriolitiche e battericide. Altri tentativi furono fatti in Germania fra il1906 ed il1910, su cavie e su topi, da Loef!ler, Kutscher e Meinicke, da Wolf e da Bruckner, i quali dimostrarono che la vaccinazione per os contro i bacilli del gruppo tifico era non solo possibile, ma anche facile ad effettuarsi. Tuttavia essi, ad eccezione di Loeffler, pensarono che si trattava d 'immunità generale, .non solo perchè avevano riscontrato nel siero degli animali vaccinati agglutinine ed altri anticorpi, ma sopratutto perchè gli animali vaccinati per via enterica erano in condizioni di resistere tanto alla prova infettante per os, quanto alla inoculazione sottocutanea del virus. Dopo la guerra Besredka riprese lo studio sperimentale del problema della vaccinazione antitifìca specialmente per deluci~arne, come egli dice, il meccanismo, nonchè la natura della immunità che si determina nella febbre tifoidea. I risultati di numerose esperienze su conigli dimostrarono che era possibile ott~nere mediante l'ingestione preventiva di bile una speciale permeabilità della superficie intestinale che permetteva ai bacilli ingeriti (morti) di essere riassorbiti dalla parete intestinale e di provocare la comparsa di una speciale forma d'immunità, che a sua volta si manifestava con impermeabilità della stessa parete verso ba-cilli vivi, impedendone il passaggio in circolo; questa si manifestava già dopo il terzo giorno dalla vaccinazione. Dopo questi fatti il concetto che si aveva sulla immunità antitifica, risultan~ sia dalla. malattia in precedenza sofferta che dalla vaccinazione, si è radicaJ.mente modificato; essa sarebbe tanto serica, qua,nto e sopratutt.o istogena.


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\'A CCI !:'i AZIONI A='lTITIFICHE NELL'E'>EBCITO

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Per l'immunità che si stabilisce in seguito ad una febbre tifoide sofferta, non sorprende che ciò cosi avvenga, trattandosi che l'intestino in questo caso è come impregnato dall'antigene tifico. Queste condizioni iembrerebbero differenti nei va.ccinati, tuttavia Besredka sostiene che i bacilli tifici, parati.fici e dissenterici hanno una ta.le affinità per l'intestino, che vi giungono sempre qualunque sia la via per la quale vengono somministrati. L 'enterotropismo di questi microbi si manifesterebbe in modo evidente quando s'iniettano le cult.me per via sottocutanea; malgrado la lunghezza del tragitto che è loro imposto, ma.lgra.do tutto ciò che separa la cute dall'intestino, essi verrebbero ancora ad elaborare in quest.'organo l'immunità in questione. Sembrerebbe logico che l'immunità diverrebbe di tanto più solida a mislua cbe i germi arrivano in numero maggiore in contatto con le cellule recettive (intestinali) ; si è perciò prescelta la via orale supponendo che così i germi giungano più direttamente a destinazione; è nece::;sario però che la parete intestinale sia liberata dal suo stra,to di muco che la ricopre, mediante la somministrazione preventiva di un colagogo (bile, benzoato di sodio in ca.psule nei T~' phus-Immunoids di Laboschin 1 ecc.). Il metodo viene a-ttualmente esteso alla vaccinazione umana : tuttavia le obbiezioni che gli si fanno non sono poche ed i risultati finora ottenuti sono non del tutto favorevoli; occorrerà farne una larga applicazione e giudicare principa.lmente sui risultati epidemiologici e non sulla comparsa degli anticorpi circolanti, che alcuni hanno potuto mettere in rilievo, mentre a noi la ricerca è riuscita del tutto negativa. L'applicazione peritonsillare di vaccino antitifico-paratifico, da noi tentata forse per i primi, malgrado la bassissima percentuale di risultati posit ivi ottenuti nelle reazioni agglutinanti, non può per ora fornirci alcun criterio sulla possibile immunità conferita. Ciò potrà ristùtare in seguito al controllo epidemiologico. Seguono le ricerche sulla vaccinazione pratieata per.via sottocuta,nea, avendo del tutto sca,rta.ta la via endovenosa, secondo il metodo di Loeffler, anche se utilizzata 11er semplice contr-ollo, stante la delicatezza della t€cnica e sopratutto per la notevole vivacità delle reazioni da essa provocate che non ne consiglia-no l'adozione per le truppe. Si è praticata invece una. vaccinazione controllo con idrovaccino. 5° Id1·ovaccino misto T-A-B (Vincent) 1-S-N 1927. Contiene per cc. 700 milioni di bacillo del tifo e 300 milioni di ciascuno dei bacilli paratifìci A e B. Dosi va,-ccinali progressive da cc. 0,5-1-1,50, iniettate nel connettivo sottocutaneo delle regioni sottoclavicolari, a distanza di 8 giorni l'una dell'altra. . Vaccinat.i 30 uomini della 10a. compa-gnia di sanità (12 luglio 1927). Ricerca dell'agglutinazione dopo 8 giorni dalla 1 a iniezione (20 luglio 1927'). :Risultati positivi, tas. o 1:100. Tifo 25 %- Paratifo A 8,33 %, negativi per il paratifo B. :Ricerca dell'agglutinazione dopo 8 giorni dalla 2a iniezione (28 luglio 1927). :R.isultati positivi, tasso 1:100. Tifo 1>8,33 %, parat.ifo A 25 %, paratifo B 16,66 %· .


VACCIS'AZIOYI A~TITIFICHE NELL' E'lE&ClT.)

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Ricerca dell'agglutinazione dopo 8 giorni dalla 3a iniezione (5 ago1927). Risultati positivi, tasso 1:100. Tifo 96,66 %, paratifo A 33,33 %, paratifo B. 16,66 %. I tassi agglutinanti per il tifo hanno raggiunto per alcuni anche valori da 1:500 1:800-1:1000. Discreta reazione generale dopo le due prime iniezioni, trascurabile la reazione locale. 6° Lip<>Vaccino n~isto T-~-B Istituto sie1·oterapico nazionale ài Napoli 1927. Dose vaccinale cc., l contenente mmg . 5,5 di germi (mmg. 2,5 bacillo tifìco, ed 1,5 di ciasctmo dei due paratifì A. e B). Vaccinati 30 uomini dell 0 reggimento bersa,glieri (8 giugno 1927). Ricerca dell'agglutinazione 15 giorni dopo la vaccinazione. Risultati negativi per il tifo ed il paratifo B, positivi nel 3,33 % })CT il p aratifo A. Ricerca dell'agglutinazione dopo 3 mesi dalla vaccinazione. Risultati negat ivi per il tifo ed il paratifo B, si mantiene il risultato pofoitivo per il p aratifo A nel 3,33 %· Nessuna reazione generale, trascurabile e passeggiera reazione locale, a distanza di 3 mesi nesslm indurimento infiammatorio (elaioma) nel sito della iniezione. Seguono i ristùtati delle vaccinazioni praticate con lipovaccini preparati con veicoli oleosi vegetali ed animali dell'I stituto sieroterapico nazionale di Napoli, su nostra richiesta ed indicazioni, di cui i dettagli di preparazione sono riferiti nel citato lavoro in corso di pubblicazione. 7o h ipo-oli·ve ·misto T-.A.-B.

Dose vaccinale l cc. contenente mmg. 5,5 di germi, dei quali mmg. 2,5 del bacillo tifico, mmg. 1,5 di ciascuno dei due para.tifì A e B, sospesi in olio di olivo deacidifìcato, fornito in fiale da cc. 5 dall'Istituto chimico-farmaceutico di Torino per l'uso degli ospedali militari. Vaccinati 30 uomini dellA. 10a compagnia di sanità (8 luglio 1927). Risultati po.sitivi, tasso 1:100 tifo 53,33 %, paratHo A 16,66 %, parat.ifo B 53,83 %. Discreta rea,zione generale, acce·:1no di reazione locale, in pochi casi alquanto protratta. 8° Lipo-ara.:hide ·misto T-A-B. Dose vaccina.le ecc. contenente lo stesso numero di germi del precedente, sospesi in òlio di arachide (tipo extra) a cl}uistato dal commercio locale. Vaccinati 30 uomini della 10& comp. sanità (23 luglio 1927) . . Ricerca dell'agglutinazione dopo 10 giorni dalla iniezione. Risultati positivi, tasso 1:100, tifo 53,33 %, paratifo A 36,67 %, paratifo B 76,66 %· Modica reazione generale, trascurabile quella locale.

9° Lipo-tnandorZe tni~to T-A-B. Dose vaccinale cc. l contenente lo stesso numero di germi del precedente, sospesi in olio di mandorle dolci fornito dalla locale farmacia. militare. Vaccinati 30 uomini della 10a compagnia di sanità (1° agosto 1927).


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VACCLllfAZIONI ANTITIFICBE NELL'ESER CiTO

Ricerca dell'agglutinazione 10 giorni dopo dalla iniezione. Risultati positivi, tasso 1:100, tifo 76,66 %, paratifo A 10,33 paratifo B 46,66 %. Modica reazione generale, tracurabile quella locale. 10° Lipo-merluzzo misto T-A-B. Dose vaccinale cc. l contenente

lo stesso numero di germi del precedente, sospesi in olio di fega,to di merluzzo fornito da.Ua locale farmacia, militaTe. Vaccinati 30 uomini della 103 compagnia di sanità (26 luglio 1927). Ricerca dell'agglutinazione 10 giorni dopo l'iniezione. R isultati positivi, tasso 1:100, tifo 66,66 % , parat.ifo A 50 %, paratifo B 50 %Modica reazione generale, nessuna o quasi reazione locale. •

no Lipo-c7oppio misto T-.A-B. (arachide merluzzo). Dose vaccinale cc. l contenente lo stesso numero di germi del precedente, sospesi in una miscela a parti uguctli di olio di arachide e di olio di fegato di merluzzo. Vaccina.ti 30 uomini della 10a sezione disinfezione (7 sett,embre 1927). Ricerca dell'agglutinazione 10 giorni dopo dalla iniezione. Risultati positivi, tasso 1:100 73,33 %, paratifo A 66,66 %, paratifo B 66,66 % ·

.Modica reazione generale, trascurabile quella locale. 12o Lipo-triplo misto T-A-B. (olive-mandorle-merluzzo). Dose vaccinale cc. l contenente lo stesso numero di germi del prec~dente sospesi in una miscela a parti uguali di olio di olive, mandorle e merluzzo. Vaccinati 30 uomini della 103 compagnia di sanità (22 agosto 1927). Ricerca dell'agglutinazione dopo 10 giorni dalla iniezione. Risultati positivi, tasso 1-1001 tifo 56,67 % , paratifo A 40 % , paratifo B 50 %. Modica reazione generale, trascurabile quella locale. 13o Lipovaccino misto T-A-B Ist<it1tt,o sierotera.pico 1nila.nese., 1927 nuovo tipo, avuto in esperimento dalla Direzione centrale di sanità. militare. Dose vaccinale cc. l. Vaccinati 60 uomini della 10a sezione disinfezione e compagnia sanità (19 e 20 agosto 1927). Ricerca dell'agglutinazione dopo 10 giorni dalla iniezione. Risultati positivi, tasso 1:100, tifo 41,66 %, para tifo A 30%, pa,ratifo B 23,33 % -

Modica reazione generale, trascurabile quella locale. I risultati delle nostre esperienze finora dimostrerebbero, ed ancor più se ven-anno confermati, che è bastato variare il veicolo oleoso, considerando inalterati gli altri fattori, perchè sia cominciata a compatire nel siero dei lipovaccinati la reazione agglutinante, la cui variazione percentuale, per un determinato tasso, ha seguito molto davvicino la natura dell'eccipient-e adoperato. Scartato a priori l'eccipiente minerale (olio di vaselina) per i noti insuccessi avuti dagli altri, confermati anche da noi, e saggiate le attività


VACCINAZIONI A.N TITIFIOHE NELL' ESERCITO

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dei vaccini p1·epa.ra.ti con alcuni oli vegetali ed olio di fegato di merluzzo, si è visto che i risultati migliori erano dati dalle miscele olii vegetali più olio di fegato di merluzzo. Il fatto non sembra privo d 'interesse, perchè fa pensare che il centro di gravità, per così dire, tende a spostarsi nel processo d'immunizzazione verso la concezione di un più attivo intervento dei lipoidi nella funzione antigena. I lipoidi, come è noto, sono composti che hanno in comune la proprietà di essere solubili nei narcotici della serie alinfatica; essi infatti per struttura chimica non presentano caratteri tali da poter costituire un gruppo omogeneo e distinto, nel quale sono compresi, ad esclusione dei grassi neutri i fosfatidi, i cerebrosidi, un gruppo costituito da composti chimicamente non ancora ben definiti, e le colesterina. Sebbene da tempo si sia ritep.uto possibile considerare i lipoidi come antigeni, solo recentemente è stato possibile mettere in rilievo le condizioni nelle quali essi acquistano tale proprietà. Diversi autori, con risultati non sempre concordanti, hanno tentato di dimostrare il potere antigene dei lipoidi batterici : Waelsch, iniettando un ceppo di bacillo subtilis aveva ottenuto antisieri che deviava.no il complemento in presenza di estratti acetonici degli stessi bacilli ; estratti incapaci per sé a suscitare la formazione di anticorpi. L'autore spiegava questo fatto con la presenza di tracce di proteine nei lipoidi. Meyer, iniettando grandi quantità di lipoidi di vermi piatti (tenie), insolubili in acetone, riuscl ad avere antisieri specifici, capaci di rea-gire in modo spiccato (in prove di deviazione del complemento) con estratti alcoolici e debolmente con antigeni proteici ; egli estese le sue ricerche ai lipoidi dei batteri, particolarmente a quelli del bacillo della tubercolosi, e come aveva osservato per i lipoidi delle tenie, riuscì con essf a suscitare nel siero di animali da laboratorio, la formazione di ambocettori capaci di deviare il oomplemento in presenza dei lipoidi usati per il trattamento. Stuber dopo ripetute iniezioni di grassi e lipoidi del bacillo del tifo, avrebbe osservato la produzione di agglutinine per lo st-esso bacillo; Halber ed Hirzfeld con bacilli dissenterici, tipo Shiga, hanno ottenuto antisieri capaci di reagire con lipoidi, senza però alcuna specificità.. Risultati positivi recenti sarebbero quelli di Warden, che in grassi specifici estratti da batteri avrebbe riscontrato proprietà antigene ; e di Zurukzoglu, che, iniettando negli animali l 'estratto benzolico di culture essiccate di bacilli tifìci, ha rilevato una netta reazione agglu~inante per i bacilli stessi. Ma. le ricerche più estese in proposito sono quelle di Mnch e collaboratori che ha-nno studiato lungamente le proprietà dei lipoidi e dei grassi dei batteri acido-resistenti. Fu osserva.to che la produzione di anticorpi capaci di reagire in 'Vitro con i lipoidi è tanto più scarsa e lenta quanto più puri sono i lipoidi, mentre è facile e rapida, quando i lipoidi sono iniettati in associazione a sostanze di natura proteica. Per Much, Kleinschmidt, e K. Meyer, le miscele di lipoidi e proteine sarebbero molto attive per la produzione di anticorpi verso ciascuno dei costituenti presi separatamente, mentre per Schmidt ed altri il lipoide sarebbe cosl. legato alle proteine che non è possibile scindere le proprietà antigene dei due componenti.


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VACCI NAZIONI ANTlTIFICHE :-IEt.L'ESERC'ITO

Tuttavia la miscela di un lipoide con una proteina, anche senza la formazione di nn nuovo composto sta.bile, favorirebbe la formazione di anticorpi, analogamente a quanto avviene per altri corpi, come Gay, Robertson, Browning e Wilson avrebbero dimostrato per la caseina e la. globina. E così Landsteiner, che ha messo in rilievo che gli apteni, sostanze solubili in alcool che reagiscono in vitro ma, che sono incapaci di suscitare anticorpi nell'organismo, diventano antigeni quando vengono coniugati ad un corpo proteico. Lipoidi batterici, già legati alle proteine costitutive dei germi ed immersi con questi in un mezzo oleoso (olio di fegato di merluzzo) molto ricco a sua volta di a.l tri lipoidi : ecco le condizioni verifica tesi nei lipovaccini preparati con olio di fegato di merluzzo, cui corrisponde un'altra percentuale di pot-ere agglutinant-e del siero degl"individui vaccinati. Potrà discutersi sul modo di coniugarsi dci Upoi di del mozzo oleoso (lipoidi esogeni) a corpi proteici, rappresentati dai germi, forse pel tramit-e degli st-essi lil)oidi batterici, ed un qualche sospett.o nasce dal fatto elle i germi inizialmente sospesi nel mezzo oleoso, raddensandosi in seguito, assumono l'aspetto di una massa di color giallo-marrone (probabile adsorbimento da parte dei batteri del lipocromo dell'olio di fegato di merluzzo e con esso dei costituenti lipoidei), e potrà riconsiderarsi se si sono verificat-e condizioni analoghe a quelle in cui altl'i si sono t.rovati; ma i fatti esposti sussistono. Che negli a,nticorpi agglutina.n tisiacomprosa unafra.zione antilipoidea, verso i lipoidi batt-erici, pare finora già me<>so in rilievo ; che questa attività antilipoidca dei sieri possa essere accresciuta, anche se in modo non specifico, dalla introduzione associata, pareut.erale, di altri lipoidi appartenenti al m ezzo (veicolo oleoso), col risultato di rinforzare l'azione complessiva dell'anticorpo (agglutinante) sull'antigene, è un fatto che potrebbe sospettarsi dalla constata,zione dei risultati avuti, sul quale tuttavia non m'indugierò oltre, per non rendere più oscuro un problema che tutti cercava.mo di riscbiaral'e. O~ncludendo, ci é lecito affermare in quanto vieno riconosciuto da più

parti: l o Che l'enterovaccinazione autitifico-pa,ratifìca alla Besredka,

effettuata con pastiglie ed emulsioni sciroppose di germi con o senza bile, non provoca nei vaccinat.i la comparsa in circolo di anticorpi sicuramente dimostrabili fra quelli già noti (agglutinanti, battericidi e ba.tteriolitici); zo Che ove mai nel prossimo avvenire potrà esser dimostrato che questa vaccinazione conferi<>ce sufficiente immunità, la pratica vaccinale, per la facilità di sommiuistrazione. del vaccino, per l'assenza assoluta di reazioni post-vaccim~li, per la sua innocuità, non avrebbe alcuna contrindicazione e potrebbe essere attuata senza tema nel maggior numero dei soggetti. 3o Che il tenta.t ivo di vaccinazione per via tonsillare, per le moda,lità di sua esecuzione e per gli scarsissimi risultati agglut inanti parziali che ba dato, pre:.Emta per ora semplice valore di ri<'erca di laboratorio; salvo le deduzioni che potra.nno tra.rsi in seguito dal con trollo epidemiologico.


VACCINAZIO~I ANTITIFIC:HE NELL'ESER"::ITO

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4° Che i lipovaccini mist.i T-A-B, finora preparati con eccipiente di olio minerale (vaselina) I-S-11! (vecchio tipo) ed I-S-~ 1927, non hanno in genere dato luogo alla compa.r sa in circolo di anticorpi (agglutinanti, litici, ecc) rivelabili con i mezzi a.ttualmente in uso. Le ra.re eccezioni segnalate non infirmano questo giudizio globale, in qua.nto alcune si riferiscono a casi speciali, complicati dall'insorgenza di manifestazioni flogistiche locali (elaiomi) . È ammesso che essi diano ipersensibilit.à e che pertanto non siano stati sempre del tutto estranei nello influenza.re in modo benefico il decorso della infezione tifoidea in un dato numero di vaccinati caduti ammalati; 5o Che i lipovaccini misti T-A-B., preparati con oli vegetali ed animali (di fegato di merluzzo), o vegetali ed animali insieme, in diverse combinazioni, dànno luogo, se iniettati negli uomini, aJ.la comparsf~ di anticorpi agglutina.nti ; numerosi e con tasso elevato per tutti e tre i germi costituenti il vaccino, se si t.iene presente che compaiono già fin dal decimo giorno dalla vaccinazione e che comparativament-e e"si sono di gran Lunga più numerosi di quelli che compa.iono con gl'idrovaocini alla sto<osa data; 6o Che le variazioni del tasso percentuale di agglutinazione in rapporto a ciascuno dei germi, pare siano infiuenza,te dalla nat.tua dell'olio adoperato; e che comparativamente le percentuali più alte per tutti e tre i germi siano state raggiunte, prima col lipovaccino doppio (arachidemerluzzo), associazione oleosa che non pare sia stata mai adoperata da altri, specie sull'uomo, poi con il tipo-merluzzo, segue il lipo-triplo (olio di olive, mandorle e merluzzo, ecc.) ; . 7o Che tutti i lipovaccini prepara.ti con oli vegetali o di merluzzo, o vegetali e merluzzo insieme, banno provocato modiche reazioni generali e trascurabili reazioni loca.li ; nessun ascesso. È pertanto dimostrata la loro perfetta tollerabilità da. parte dell'organismo umano ; 8° Che illipovaccino misto T. A. B. I. S. M. 1927, nuovo tipo, dà luogo alla comparsa in circolo di agglutinine, batteriolisine, nonchè di potere battericida; che le percentuali di agglutinine non differiscono da quelle da noi riscontrate nei vaccini preparati con olii vegetali (olive, mandorle, a.rachide); tuttavia ci sono risultate comparativamente inferiori a quelle dateci dalle miscele arachide-merluzzo, merluzzo solo, ed olive, mandorle e merluzzo insieme ; 9° Che i risultati ottenuti ci appaiono attendibili se confrontati con quelli degli altri sperimentatori : 10° Che infine ci appare abbastanza fondato ritenere che la sostanza oleosa, veicolo dei germi nel vaccino, non solo non è indifferente di fronte alle proprietà immunizzanti dell'antigene, ma domina, a nostro debole parere, gran parte del problema della lipovaccinazione. Si ritiene infine che sia da preferirsi la confezione dellipovaccino in fiale contenenti la dose individuale. Si è più sicuri di somministrare, agitando le fiale prima dell'uso una quantità più costa.nte di materiale antigene in sospensione.


VACCL.~AZIONI A.>ITITIFICHE NELL'ESER CITO

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Senza pretendere di aver trovato nulla di nuovo, ci sembra che qualche ostacolo possa considerarsi rimosso, percbè la Yaccinazione antitifica continui a percorrere la sua via benefica. Il giudizio definitivo sulla bontà dei metodi e delle loro varianti nuove, spetta senza dubbio alla epidemiologia ed alla clinica; e tale responso attenderemo fiduciosi , e lieti se supremo di non aver fatto finora opera vana. La prima tappa sulla via additata da.Ua Commissione del Consiglio superio1·e di sa.nit.à, sul finire della sua relazione al Consiglio stesso, è stata in parte percorsa ; e gli studi per migliorare la preparazione dei vaccini sono sta,ti iniziati con fede e serena obbiettività. Restano, è vero, tanto altri fa t ti quanto mai importanti nel problema della vaccinazione ed immunità antitifica che attendono di essere chiariti e spiegati. E ssi, secondo una felice espressione di La.kemann, rappresentano come dei fari, che appaiono all'osservatore superficiale soltanto come luci strane, senza speciale significa.to, che brillano nella lontananza oscura, mentre pel navigante esperto sono segnali che a volte indicano punti pericolosi da schivare, m.a quasi sempre additano alla sua attenzione la rotta da seguire per condurre in porto la na.ve. E di naviganti esperti non si può dire che si difetti sol che si volga lo sguardo intorno, oltre ogni confine ; e la, nave sarà guidata sicuramente in porto. Con questo augurio e con questo vaticinio do fine alla relazione, ringraziando l'illustre signor presidente per l'onore concessomi di prendere la parola, il Congresso per la benevola attenzione prestatami, la Direzione centrale di sanità militare. che questi studi volle fossero ripresi con fede e vigore rinnovati.

n prof. GABI1I apre la discussione sulla relazione del tenente colonnello me· dico prof. A. Gerl]lino "Vaccim1.zioni antitifiche nel R. esercito», che è stata alla fine salutata da vivissìmi applausi. Prof. ZIRONI. - H a potuto constatare che noi vaccinati l'andamento d ella. roo.lattio, fu più grave che nei non Yaccinati. Vi è cioè iperscnsibil ità nei vaccinati. Dai s uoi studi ed esperimenti rìl'<u lta che la vaccinazione predispone all'infezione, i vaccinati sono iperecettivi. H.i t iene che ciò o,vverri\ quahu1que sia il vaccino usato, qualunque sia il suo eccipiente. Chiede al r c latore notizie sulla età del Vtlccino usato, considerando che la validità di esso è poco durevole. Non s ì sente di affermare se vi sia r apporto tra le agglutinine ed inununitù e discute sulle azioni dei le ucociti accorsi al punto dell'iniezione e f!n ) loro potere fngocitario. F a la distinzione fra le agglutinine a piccoli fiocchi e agglutinine comuni . Prof. Pt{ETI. - Confenna l'awnent.ata morbilità di questi ultimi anni. L'antigene ha una funzionP che d eve ess<>re rilevata : però nella grande guerrn. si è con· stnwto che il lipovnccino usato ha effettivamen te giovato. Come spiegare la con· tradizione? Ritiene che il vaccino d ia sì immlu1ità, ma di breve dm·ah1., e che esso giovi ma)!giormenta a l vaccinato, per cui egli cessa di essere portatore di bacilli, il che è utili~simo. Si d eve ciò n Ila forlllazione di anticorpi. E spone il suo concl'tto sull'cnterovaccinazione n Ila R esredka: se il tt•bo gastro· intest-inale è suno, il vuccino pns.-;a e g:iova, in ca so contrario n on passa e riesce inutile. Hitil'nc si d ebba e:>Sere molto circospetti n el dare giudizi in proposito. :Prof. PONTA..'>O. - Hitiene che, se il vaccino non provoca .ag{!lutinine, non significa che osso non abbia ntccinat<>. l\lolti individtù senza. presenza di agglutinine non ammalarono durante infezion i. La questione è a ssai comf>lessa, ma. è dimostrnto che talvolt'a un s iero qunls insi p11ò creare dife;;e ut.ilissime. Osse rva. p er ò che il relutore trattò solamente dell'a ssorbimento del vaccino. •


VACCINAZIONI ANTlTIFICHE NELL'ESERCITO

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Prof. M.utASSINI. - Addetto, durante la guerra., a reparti tifosi, rivolse le sue indagini all'andamento dell'infezione, più che ai soggetti vaccinati o no. Egli trovò evidenti differenze fra i non vaccinati ed i vaccin~tti: nei primi la malattia aveva un decorso più lungo (6-7 settimanE!) con febbre alta, gravi fenomeni generali, nei secondi l'andamento fu a~>Sai più mite. F ece l'esame delle feci e trovò in quelle dei non vaccinati, oltre il bacillo eli Eberth, t ma immensa quantità di germi para.tifìci e numerosi altri (tutti assai ut.ili allo sviluppo d el bacillo eli Eberth) : quindi il decorso della. malattia è favorito dalla fiora. intestinale. Constatò che i portatori a hmga. durata erano non vaccinati. Nei vaccinati trovò quindi : 1o Abbreviazione della. durata della ma.lattin; 2o Modificazione della fl.ora intestinale (bacilli parat.ifici e altri germi con proprietà. agglutinanti) ; 3o Scomparsa. dei germi paratifìci nei portatori. Egli ritiene si debba fare 'distinzione fra. infezione ebertbiana (provocata negli animali) e febbre tifoidea. nell'ammalato (presenza del bacillo di Eberth-para.tifo A e B e altri germi che agiscono favorevolmente stùl'attechimen.to del b. di Eberth). Ciò può portare differenze sulla. infl.uenza d ella vaccinazione. Vi sono dei bacilli di Eberth molto virulenti e molto tossici, altri lo sono assai meno. E ssi rispondono in modo diverso alle ricerche batteriologiche (ve ne sono che non si agglutinano). La. flora può variare sempre e portare le sue conseguenze sulla. malattia., essa esige numerose e laboriose ricerche che non possono essere eseguite da. uno solo. Nelle indagini tendenti a combattere le malattie dobbiamo sempz·e riferirei alle reazioni naturali dell'organismo e non alla reazione alla vaccinazione e specialmente le reazioni degli tùtimi periodi saratmo le più utili ed istrutt.ive. Si devono stimolare i poteri reattivi che difenderanno dalla infezione, se n6 si perderà tempo inutilmente. Prof. I zAR. - Ha dovuto esperimentare durante la guerra che la vaccinazione ha giovato. Nei vaccinati la malatt ia aveva un decorso più benigno. Si domanda. : qual'è il migliore vaccino da usare? Si dovrebbe d ire: vacciniamo, ad esempio, mille uomini con vaccino A-B·C e poi inoculiamo loro il tifo ! Ma ciò, si capisce non è pos.~ibile.

Gli esperimenti si dovranno fare nelle epidemie. È un fatto che il soggetto si rinforza. colle vaccinazioni. Accenna anche ad una azione chemiotattica dei globuli bianchi. Loda. il relatore per aver voluto pt·ovare i vari vaccini, e consiglia di continuare su quella via finchè si potrà tovare il vaccino migliore. Prof. C,uoocnossr. - Fu direttore di ospedali da campo durante la guerra. Ebbe ad osservare 1600 ammalati, in massima pal'te vaccinati. li suo reparto fu visitato dal compianto prof. Galeotti, il quale con insistenza lo pregò eli inviargli il sangue del maggior numero possible dj tifosi, il che egli fece. Nel sangue inviato il Galeotti trovò numerosissimi stipiti di baciJJj infettivi. Se ne conclude che l'infezione può essere eli molteplice origine. La varietà dei germi presenti nel sangue può naturalmente influenzare sulla vaccinazione. Ritiene che l'agglutinamento è più fenomeno fisico che chimico: se esso manca non è cosa di molta importanza. Prof. CESA·BIANom. - Parla della enterovaccinazione e r it iene che essa a bbia poco valore. Accenna ad w1 vaccino, ora ingi ustamente dimenticato, eli facile preparazione e da cui si ebbero brillanti risultati, benchè spesso dia. reazioni troppo vivaci. Esso si usa per via endovenosa. Tenente colonnello medico FoCE. - Pa.rla dei stzoi esperimenti fatti associando all'iniezione eli tipovaccino, una somministrazione eli vaccino per via orale (Alla Besredka). E gli praticò l'iniezione e riscontrò la presenza di anticorpi dopo 60-70 giorni (secondo altri gli anticorpi si riscontrerebbero anche dopo 150 g iomi). Dopo tale periodo però, somministrando cinque pastiglie di enterovaccino, notava un'abbondante ricomparsa eli anticorpi, che per l'oratore avrebbero importanza per stabilire l'immunità. Tale fatto si potre bbe se mai sfruttare per la rivaccinazione. Colonnello medico CASTELLANI. - Afferma. che in Libia e nella grande guerra. mondiale, la vaccinazione antitifica ba realmente giovato, tanto è vero che la morbilità era. assai diminuita. Se ora essa è aumentata, può riteners i che ciò dipenda dalla costituzione del nuovo vaccino usato. Forse, dice, sarà bene ritornare al vaccino usato prima., il quale si è dimostrato assai efficace.


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VACCL'<AZIO.:.I ANTITIFICliE NELL'ESERCITO

Tenente colonnello medico CoRnAor. - A.•iserisce che il dubbio compi~rso sulla efficienza d ella vaccinazione antit,ificn è in realtà. tm poco tardivo Il fatto massimo della efficacia del vaccino non era discutibile due anni fa. Dice che dopo la sostituzione dell'antico vaccino con quella di nuovo tipo si ebbero a constatare numerosi ascessi sul punto d ell'iniezione. Parla di una p ercentuale alti.s sima (80 %l( !). ~iccome la membrana che circondi~ l'ascesso a.gL<;ce da barriera in· sormonta.bile per la ponct.razione del ,·a.ccino in circolo, non si ebbero che scarsi be· nefici da esso, sicchè nacquer·o dn Il' epoca dell'introùuz.ione del nuovo vaccino i d ubbi e le discussioni sull'utilità dol io. vaccinazione. Colonnello medico CACCIA. - Afferma in moLlo cat-egorico che, se l' iniezione d el vnccino è fatta corna d eve farsi, la comparsa dell'ascesso è quasi impossibile (li 4 % al massimo). 8 9 vi sono ascessi, dipende solo da difet.t i di tecnica enull'al· tro: signi.fica eioò che l'iniezione non ,·iene ÙLtto. nel te:;suto sottocuta.neo, come è tassaf.ivamonte prescrit.to. mo. noi tessuto muscoline o sotto l' aponouro.;i. Tenente colonnello medico TntELLT. - Rispon(le affermando che non si debba in linea generale i.mputare all1'1. manca nr.a eli tecnica da parte do! m eclico la comparsa dell'ascesso. I medici militari hanno ormai in fatto d'miezioni antitifiche w1a pra· tico. !tmghissima ed una indiscutibile e~perienza, avendo prn.ticnto ormai migliaia e migliaia d'inicz.ioni: non s i p ossono tacciare d'in;:ipienza con sì fonmtli assei-.tioni. Egli poi ritiene cho in realtà non s i tratti di a-scessi, ma di vA.selinonù. Del resto è noto come molt.i g iovani, per sottrarsi al servizio milita re s i provocassero ascessi mediante iniezioni di petrolio o eli altre sostan?.e irritanti. L 'analogia è evidente.. Colonnello medico FERitARO della R. Marina. -Anche in marina, nell911 a. Tobruk, v ennero ioizi nte le vaccinnzioni antitifiche. Si è constatato che llll forte numero di v accinati durante la guerra. conservò a Lungo l'immunità, s ì che torntLndo alle loro case, ·vi portnrono il beneficio della vaccinazione subita sotto lo nrmi. Ri vide inh:ttt.i che in opidemi1t di tifo. mentre ammalavano molt issime donne e molti bambini, pochissimi furono g li ammalati

fra gli individui che sotto le armi subirono la. vaccirutzir.he ant.itifica. Nel 1924-25-26, la morbilitll. aumentò, come chiaramente risulta dalla rela· zione d el tenente colonnello Germino. Cita i mtmorosi casi verificatisi o. Pola. Si tratt.a forse delln. ft\<~ilo recettivit.ù. tlei vaccinati, come ebbe a dire il pro· fessore Zironi ? Ve ro 'è che s i potrebbe pensare che i vaccinati fossero portatori eli bncilli, ma ciò non spieghe rebbe come fosse duJ·awt sì a lungo ta.le proprie t~\. Trattasi forse di una carica di vaccino relativamente superio re a l potere di resistenza eli tali in d idclui Egli const.atò che h1. durata dell'immunità (misurata colla presenza delle agg lutinino) è di assai breve duro.ta: eS&~ scompare dopo cinque o sei m esi. Ne con· segue la necessit.à rli ripetere la vaccin.aziorte. Con i perfezionamenti di tecnica accennati dal Germino si avranno di certo migliOI'i difeso e verrà maggiormente provato che la vaccinazione è utile. E gli ritien e che l'enterova.ccinazione alla B osredka non abbia dato ancora risultati 'utili Senatore prof. Eoo.wno MAltAGL1ANO. - La t•ela-z ione del tenente colon· n ello medico Germino sulla vaccinazione antitifica nell'esercit.o fa onore al Cor po sa.nito.rio militare; ftttta con precisione, criterio e vivezza, prova la grande tenacia e l'insto.neu.bile attività. che i m edici militari hanno consacrate a cosi importante problema prol'ilattico. Sel!tù con at.tenzione i vari esperimenti fatti per trovare il vaccino più utile e pil1 eflìcace, e simili :;tu(li nessuno può farli meglio dei medici militari per il grande munoro dci soggetti c he sono a loro di,.posizione. Finora non vi sono dati precisi ed as.->oluti por spief{ar·e l' immunità che esiste o IUanca, ma certamente si può a.ssoriro cho se nott vi sorto vere immunità, vi sono

stignwte di immu.nit.à. Che cosa si propone la vaccino.zione antitifica 1 Di poter difendere molti uo· mini rla.ll'infezione: ciò è un fatto. Non vi ò alcun dubbio che In vaccinazione an ti ti fica ha potere immunizzante: è solo se s i ontra nei purticola.ri che nasce la discuss ione sulla sua utilità. Ne è esem· pio la lotta ello r·ocent.ernent.e è sorta in Inghilterra contro la vaccinazione antivaio· losn. che da. si lur\go tempo vive incontntstata. Le quistioni dot.trinali riguardano l'itnlllunità; la vaccinazione fece seguito u. varie discussioni ed a varie particolarità di vedute.


VACCINAZIONI ANTlTIFICRE NELL'ESERCITO

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L'oratore loda la sobrietà. di parola e la. chiarezza con cui il prof. Zironi, biologo puro, ha trattat.o l'argomento della ipersensiblità. degli animali; tale argomento fu molto discusso e lo è anche oggidì. Però l'infezione c he si può contrarre in qualsiasi luogo e modo è aaaai diversa da quella sperimentale, per cui le deduzioni si

devono fare con molta cautela, e devono basarsi su numerosissimi casi. La questione ora verte stù vaccino più o meno efficace, e l'orat"Ùre si augura venga trovato tm vaccino benefico che risolva il problema: gli studi rivolti a tale fine sono lodevolissimi. Le questioni dottrinali non devono impedire di attuare i provvedimenti di ctti è conosciuta l'utilità. Non si deve aspettare l'ottimo, che è il nemico del bene ; ot!corre accontentarsi del bene che si ha. La vaccinazione è innocua quindi si faccia ; i vantaggi appari1·anno di più, se si eserciterà la vaccinazione su larga scala. Prof. on. GABBI. - Dice che l'interessantissimo argomento non può finire senza conclusioni: anzitutto la vaccinazione è tm fntto assodato, la vaccinazione antitifica non s i può risolvere collaborutorio, ma coll'esperienze stùl'uomo. E perciò che il Governo èlntervenutoed ha imposto la vaccinazione; di chogli va dato plauso_. I medici militari [urouo i primi a t.mttare l'argomento Slùla ut.ilità. della vaccinazione antitifica. . Cercherà che vengano provvedute di vaccino anche le cliniche, e fa voti che vengano imposte le vaccinazioni contro tutte le rmtlattie infettive, se esse sono innocue e furono trovat-e efficaci.

n relatore tenente colonnello modico prof. A. GERMINO risponde in fine ai vari oratori : Al pro[. Z.mom risponde: Confermando quanto ha espresso nella rt-lazione letta e convenendo che la vaccinazione dia ipersensibilitò. ed a volte iperrecettività., la prima persiste più o meno lungamente, e si associa alla. immunità. che successivamente si stabilisce al trattamento vacoinale. Ammette anch'egli una fase di iperrecettività, però di breve durata, causa per alcuni di elevata morbilit.à., transitoria nel maggior numero degli a ltri casi e facilmente sorpassata dallo stabilu'Si dello Rtato immune. Non saprebbe dare alcuna nuova spiegazione sul fenomeno della ipersensi· bilitò., fenomeno ancora cosi intimo.monto oscuro. Circa i vaccini usati, fa notare che essi erano di riconosciuta validità e di data non superiore ai quattro mesi dalla. preparazione. Non si è valso del cdte1·io discriminante ~r l~ aggl.utinine a piccoli e grossi fiocchi, in quanto il fatto ò ancora argomento dt dtscu~<>tOne controversa.. Riafferma il concetto espresso che, pur non costituendo le agglutinine un sicuro fattore d i immunità, esso è quasi sempre un testimone di una modificazione umorale spesso capace di rivelare uno stato di immw1ità. costituitasi od in via di affermarsi. Non crede di dare maggiori ragguagli sul meccanismo della funzione antigena dei lipoidl, in quanto essa. è tuttora soggetta ad investigazioni. È probabile che i lipoidi del mezzo, in unione con quelli batterici, esercitando un'aziona chemiotattica positiva verso i leucociti, permettano a questi tùtimi accorsi sul focolaio di iniezione vaccinale, di prendere parte notevole allo stabilii'SÌ della immunità., secondo le modalità finora conosciute (azioni ferment.ative, interventi del sistema reticolo endoteliale). . Al .P~f. PRETI fa ~i levare .c~e la vaccinazione ~urante la guerra, fu fatta con tdrovaccmt e non con hpovaccuu; ammette che l'unmunità. antitifìca provocata artificialmente, riesca in effetto transitoria, ma sufficiente per i fini che ci proponiamo nelle collettività. militari ; un'immtmità definitiva non la conferisce a rigore nemmeno l'infezione sofferta.. Sul problema dell'utilità. della vaccinazione non ritiene di dimostrare di più in quanto ne è stata confermata la indi.s cussa utilità. negli eserciti ; le cifre globali sono formidabili e del tutto rassicuranti. . Non può prommciarsi sul modo come un vaccinato cessi por que.<;ta ragione d t essere un portatore di bacilli ; biso~ava almeno ammettere che avesse contratta la. malattia anche nella. più benigna delle forme. È più ammissibile che, se il vA.Ccinato presenta una quantità sufficiente di vari anticorpi, l'infezione non abbia più probabilità di determinarsi. È d'accordo nel ritenere che la pratica vaccinale per os possa, come finora


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VACCINAZIONI ANTITIFICHE NELL'ESERCITO

è attuata, conferu·e una. irmnunità. non molto notevole; se immunità v'è, risulterà alle prove epidemiologiche. Al prof. PoNTANO fa omaggio per l'alta ed indiscussa. competenza nell'ar~o­ mento, e lo ringrazia per l'intervento nella discussione; a lui fa osservare che, riaffermando i concetti e.'lposti nella relazione, la reazione agglutinante non è immunità : tuttavia è fra le reazioni di laboratorio quella che più si prestava per il tipo delle indagini pz·aticate e quella verso la quale si d eterminava il maggior -consenso sperimentale e clinico per farla ritenere un im portante elemento rivelatore dello modificazioni umorali nella infezione e nella pra.tica vaccina.Je. Trattandosi che le ricerche nella prim.a fase hanno riguardato le constatazioni di laboratorio, si è ritenuto che accanto alla ricerca dei poteri batteriolitici, batteriotropici e battericidi fatta dagli alt.ri colleghi sui sieri degli stessi vaccinati, potesse bene figurare la ricerca degli anticorpi a!lglutinanti, secondo le modalit-à e le interpretazioni largamente svolte noi tema di relazione; agglutinine compaiono negli ammalati che hanno .'luperato il tifo; nei pochi casi in cui questo fenomeno non si è determiJ1ato, ci è stato possibile in tutti rivelarlo dopo una o due irradiazioni ultra-violette con lampada di Bach. Al prof. .M ARASSINI risponde che lo studio della vaccinazione antitifioa è per ora: l.imitato ai fatti sperimentali ed alle relative constatazioni eli laboratorio; esulano quindi i rilievi clinici, argomento di indagini successive negli stessi vaccinati. È partigiano d ella teoria setticemica dell'infezione tifosa con speciali localizzazioni nell'apparato lin fatico. Emimera brovement.e le varie localizzazioni della setticemia tifosa, con i qltadri diversi di malattia cui dà Luogo; non esclltde che la flora batterica intestinale possa essere influenzata dalla vaccinazione. Le ricerche compiute nel Laboratorio di biologia medica di Napoli vennero eseguite in collaborazione, sotto la guida dello stesso relatore. Ringrazia. il prof. IZAR per l'autorevole cont.ributo portato dal suo interVt'nto alla discussione. E g li ho. posto il problema nei suoi veri limit.i. Concorda pienamente con quello che egli ha detto, e fa rilevare quanto oscw·o sia ancora il meccanismo dello intervento d ei lipoidi nella funzione antigena, per quanto abbastanza provata. Al pro f. CA.POGBOSSI risponde che, dovendo vaccinare grandi masse di uomini non ci si può rivolge re che a ceppi tipici di provata virulenza. Sarebbe desiderabile vaccinare con ceppi isolati da speciali focolai, ma ciò è impossibile in determinate occasioni epidemiche. La vaccinazione antitifica è obbligatoria nelle truppe, e può essere fatta col materiale preparato in precedenza, da servit·e a.nche nelle improvvise contingenze di ordine militare. Riu.fft:>t·ruu. to-Hclo't:>gli cht:> hlreozione agght~i uto-nte è Ùt\ ripurl.ansi al tipo di reazioni colloidali chimico-fisiche ; tuttavia le attuali conoscenze chimico-fisiche non ne spiegano il suo carattere di specificitt\. Ringrazia il prof. Cesa-Bianchi per il suo intervento nella discussione, avendo egli portato una nota di alta dottrina e di gmnde obbiettività. Conviene con lui sulla mancanza di dati per p1·onunziarsi sulla efficacia dela vaccinazione orale ; e con lui ritiene che es.~a, come è attualmente praticata, possa essere di molto dubbia utilità. Ammette che fra i migliori metodi di vaccinazione possa considerarsi quello per via endovenosa alla Loffier; ma essa, non tanto per la d elicatezza d ella tecnica (che è sempre dt1. tenersi in conto), quanto per la notevole vivacità della reazione provocata, non è da mldottMsi per vaccinare grandi masse di truppe. Ringrazia ancora. tutti gli altri oratori e specialmente il prof. senatore Queirolo, il prof. senatore Maragl.iano e il prof. on. Gabbi, che tanta luce di dottrina, di esperienza e di amabilità, hanno portato nella discus.~ione che si prefiggeva. un solo fine, quello di giovare alla. fiorente giovinezza dell'Esercito.

In fine della seduta l'on. prof. Gabbi diede lettura del seguente ordine del giorno, che fu approvato ad tmanimit.à: Il 3:3o Congresso di Med·i&ina interna, 11dite le intetessa11ti oo?nwticazioni dei 'fneflic..'i militari e civili sulle vacc:inaziorti antitifiohe, plaude all'opera compiuta s11n'interessantc argomento secondo i più moderni c -rigidi r~tP.ri st:ientifici dai nwdici militari e civili.


RICEBClJE SULLE AGGLUTINL'òE, ECC .

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OunE<tata come girì le applicazioni pratiche abbiam> da-W ·notevoli pro1:e àell'eflìcacia del 'ffl(;todo e come le i·nfezioni eb~rthia1bC e parMbc1'thiane possano essere prevetmte, come risulta dalle relru:ion·i statistiche dci medici ·militari, i pri-mi a ·n~eltere in vitì larga azione il 1nct,odo pret•ent~vo. Pla1ule al Governo /MCÌ8ta e per esso alla Direzione di sanità, che hanno ·i.mpo.<Jto per legge, ove si poteva., la 1.:accinazùme; fa 1;oti che il Governo d·i a alle Cliniche ed agli Istitu.ti ospedalicri il ·vaccirw s1t larga mis·u.ra, richief1endo cla essi -il t•eJJoconto sta..tistico ,i,ll'opem eontpiut(t, per muovere con più aicttro cam~minu alla t·edenzio·ne delle inte.-·ioni ti,foùlef!. e paratifoidee. cagione di nu·me-rosi àa111r1.i individu4li, sociali e nazi-onali. Fa vot-i che il Gu·verno voglia. prcm~uoverP. lP. applicazioni di t1ttte le wc~]ina.rioni prmu~ntive possibil·i contro le ·varie miJ.lattie infettive~ quanclo i mPzz·i da. usar11i ri~tultitw s-icnra1nente innocui, dal ·momento che 11olo da 1tna larga q,pplicnzione 81tll'nomu p·u.ù eR.~ere llinwstrtttu la reaJ.e. efficacia (li ogni va.ccina.:ione preve·at iva. Sen. M;,\RAGLIANO, On. G ABBI, Sen. QuEmoLo. S ul tema ufficiale delle vaccinazioni antitifiche furono presentate iEl seguenti comunicazioni :

I.

I)[EIEftE SILlf IG&LDTiftllf ESOW BITTfii[IDII DETEIIIUTE DIW VI[DftlllOftE [OL ftDOJD LIPOfl[(lftO ID E{[IPIEftTE OLED·YffiETILE DELL'IUITITO SIEIOTERIPitO IIWESE per il dott. Edgardo Foce, tenente colonnello medico.

L 'episodio epidemjco di tifo del 2° Reggimento artiglieria, da campagna, svoltosi durante il campo di Camerino dal 7 agosto a l settembre 1924 (259 casi con 37 morti su una forza di 956 uomini, e quindi 27,1 % di morbosità ; 3,87 % di mortalità globale e 14,3 % di letalità) ; quello del 91o reggimento fanteria iniziatosi il 30 agosto 1924 a.ppen:a rientrato in sede il reggimento dal campo di :1\follières di Ce~ana (155 c.asi con 19 morti su una forza di 946 uomini, e quindi 16,9 % di morbosità e 12,25 % di letalità) ; quello del 40 Alpini, battaglione Ivrea, dal 1° settembre al 3 ot· tobre 1925 con 47 ca,s i e 13 decessi t:~opra lma forza di 468 uomini; ed infine la, la,rga diffusione dell' infezione tifoida fra le truppe nell'estate del 1926, con focolai numerosi ma di poca entità, perchè prontamente ed Elne:rgicamente domati, con decorso particolarmente grave, (tanto che nell'episodio della Scuola aUievi ufficiali e sottufficiali di Milano, su 15 casi, si ebbero 6 decessi), costituiscono una serie di fatti eh(', in unione :al numero piuttosto elevato di ascessi chimici e di vaselinomi consecutivi alla iniezione dellipovaccino vecchio tipo, determinarono alla sostituzione del lipovaccino olcu mi.n~rale C(lll un nuovo lipova-ccino in sospensione d'olio vegetale.


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RICER':!IIE SULLE AGGLUTININE, ECC.

Già il Tribondeau, l'.A.ndreuzzi, ecl altri, studiando n ell'uomo le reazioni dei sieri dopo le iniezioni di lipovaccino T. A. B., trovarono che la maggior parte di essi a_g-glutinavano il paratifo A. e quello B. all'1:100 e il bacillo di Eberth all'l:1000 aHa fine del primo mese, mentre nel secondo mese pochi sieri agglutinavano ancora. il E. del tifo all'l:100. E di settimana. in settimana questi 'al ori andavano diminuendo, tantochè dopo la 1 711 Hettimàn:1 (119 giorni) Andreuzzi trovò che appena nella. metà si trovavc1no ancora agglutinine arl un tasso appena dosabile. Altri ricercatori invece, e fra questi il ciott. Girardo Meunona., del l'I stituto d 'igiene della, R Università di Napoli, stndiant o il comportamento del siero dei vaf'cinati della classe J 906 col tipo vaccino T. A. B. ad olio minerale dell'Istitutu SierotPrapico .Jfilane::e, nei riguardi dell'agglutinazione del bacillo tifìco, ottenuero risultaLi nega.tivi. Giunta. alle armi la classe 1907 e posto ill distribuzione il nuovo lipovaccino dell'Jstitut.o sierotera.pico milanel':e ad eccipient-e oleo-vegetale, volli sperimentare le modifh:a.zioni da esso indotte nel siero dei vaccinati per quanto riguarda la produzione di .anticorJ>i ag~luti.J1a.ti e battericidi. Sul sangne di 13 militari della cl:lsse anziana, tutti già >accinati nel maggio-giugno 1926 <' bLlnni ri,·accinati nell'ot.tobre 1926 contro il t ifo e i para.t.ifi con YaCC'ino vecchio tipo (so:;penf'ione in olio minerale) . furono iniziate il l 7 marzo 1927 le esperienze per isLndiare lo stato delle agglutinine e della battericiùia in vivo prima e dopo la rivaccinazione con lipovaccino T. A. B. ad eN·ipiente oleo-vegetale. n 17 marzo 19~7 alle 8 del mattinQ ed iu soldati a digiuno fu fatto il primo salasso di cc. 10 per ogni soggetto. n sangue si lasciò sierare spontaneamente in frigorifero e quindi i sieri vennero centrifugati. Puro no pratica.te per ogni siero le di verse diluizioni, e, mescolatele lege-artis col diagnostico dell'Istituto sieroterapico mila.nese, postele in termostato, ne fu btta la lettura dopo 18 ore. Nel siero dei salassati prima dell'impiego del lipovaccino T . .A. B. nuovo tipo. fatta eccezione pel n. 6 (che agglutinò il bacillo del tifo al titolo di 1:100) e pel n. 9 (cl1e dette una agglutina.?.ione di 1:50 pel paratifo B) non poterono dimostrarsi a.gg1utinine specifiche. Nè l 'uno nè l'altro dei militari contro-distinti coi n. 6 e n. 9 ebbero à soffrire infezione tifica o simihne. Si de,:nme da ciò che (( no,t si p~u) eRcludere in 'VÌa aS'soluta z.a prodltZÌOIIe e la pcrsisten-::a (li ngglutini·~~-e tifo-pamtifiche nel siero dei vaccinati e riva(·cinati col lipo-vaudno rccchio tipo dell'Istit·uto sicrotera.pico 'milanese, anche a pm·ecchi ?llCSÌ ili clistanza rlalla vaccinazione, .~ebbl'ne du.e wccinaz ioni pratiratc (t IJUattro mesi a7)prna di clistanz<L u·na dall'altra non abbimw prodotto, o per e.~sere più esatti, al momento dell' r.~ptJrirnento nm~ abbiano lasciato sussistere nel sangue, che in 1·ari casi, ed a ba.ssn titolo quegli elC1nent'b (a!Jgl11.tin i ne) che abit·u.ulme,tte sonu ri te;111ti .st Ì111male della im.rnuni tà e che, gi'HI'mlmente la accompafj,WilO ''· Il 23 marzo Hl:27 fu fatta la ' '<LCcinazione autitifì<:n. col nuovo liJJOvac·cino ad ec:e:ipicnte oleo-vegetale; cd il 7 aprile, cioè 15 giorni dopo, alle 8 del mattino come il !.?3 marzo fm·ono vrele\·ati ce. 10 di sangue ad ogni :->Og)!Ptto in esa.me. Il siero di qu;tsi tutti i salas::;ati dette una forte agglutinazione per i tre hatilli T . A . B .


&ll 'EROHE SULLJ!l AGGLUTINTh"'E, ECO.

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D siero del n. 13 però dette una leggera. agglutinazione al titolo di 1:20 esclusivamente pel paratifo B. Praticato sempre nelle identiche condiziolÙ d'esperimento un altro salasso di cc. 1 O di sangue il 30 aprile, cioè 38 giorlli dopo ia vaccinazione, tutti i sieri, tranne quello n. 13, dettero evidenti agglutinazioni ad alto titolo per tutti i tre i germi ; mentre il n. 13 restò ancora del tutto inerte, ed anche alla susseguente prova. della battericidia i1l 'Vivo, si dimostrò inattivo. (',oi sieri del sangue prelevato dai 13 militari il giorno 30 aprile fu saggiato il potere battericida. Era stata preparata il giorno precedente una coltura di tifo contrassegnato Nossa già usato in pl.·ove precedenti e che uccideva sicuramente in meno di 24 ore la cavia di gr. 250 alla dose di mezza ansa normale. Di ciascun siero fu prepararata una diluizione a 1:500. Si inocularono quindi per via endo-peritoneale con cc. l di emulsione batterica corrispondente a 1/2 ansa, piit di cc. l della diluizione 1:500 di ciascun siero le giovalÙ cavie di r,rr. 250 circa. c-aduna, opportunamente contnts:;egnate. Contemporanea.ment.e veunero inoctùate quattro cavie controllo, due con la sola emulsione hatterica e 2 con emulsione batterica e siero norrua,le diluito 1:500 ed 1:1000. Le cavie vennero poste in tre gabbie d'osservazione distinte: in una i controlli, nelle rimanenti le altre. Dopo circa 6 ore dalla inoculazione tutte indistintamente preRentarono pelo arruffato, elevazione termica., inappetenza e torpore. n mattino successivo a 22 ore da.U'inoculazione erano morti 3 controlli e 2 ore dopo moriva anche il 4o. Tutte le altre (meno quelle iniettate col siero n. 10 e n. 13 che morirono entro 38-36 ore) erano ancora vive e vispe dopo quindici giorni. Alla sezione delle cavie morte si rilevò una piccola. quantità di siero leggermente torbido nella cavità peritoreale ; milza e fegato leggermente iugrossati, numerose zone emorragiche lungo l'intest.ino, particolrmente lungo il tenue ; notevole iperemia dei vasi mesenterici, leggera tumefazione delle ghiandole, nulla. a carico dei polmoni e del cuore. La causa della morte deve quindi imputarsi alla infezione tifica provocata. Altri due sa.las~i furono praticati il 14 luglio ed il 23 agosto, e cioè a 113 ed 153 giorni di dista.nza dalla vaccinazione. A 113 giorni dalla iniezione dellipovaccino, nuovo tipo, col siero del · 70 % dei vaccinati della cla.sse 1906 presi in esame, si aveva una agglutinazione positiva al tasso di 1:100-1:200. Nel n. l si ebbe una leggerissima agglutinazione all'1:20 solo pel paratifo B. ; nei u . 13 e 14. non si ebbe traccia. di agglutinazione. A 153 giorlli soltanto nel n. 6 persisteva. l'agglutinazione all'1:200 e nei n. 4 e 5 all'1:50 pel ba,cillo del tifo. Tutti gli altri sieri erano privi d'agglut.inine pel tifo, mentre in qualcuno (n. 5 e 12) si aveva ancora un tasso d 'agglutinazione all'l:150 ed all'l:lOO pel paratifo A e all'l:l50 e 1:50 pel paratifo B. Se ne de~mme che la prod·u:done à'agglutin·ine pe-i paratifi conseguente alla vaccinazione col nuO'VO lipovaccino, compare più lentamente ed è più. persi8tentc che non quella pel bacillo di Eberth. 3 -

liln. Guerra - Ofomale di Medicina Mìlita-re.


RICER CHE SULLE AGGLv TINl;)IE, ECC.

R isulta pure e·vùlente che nei rivaccinati col lipova.ccino nuovo tipo, 'Mt:e mesi dopo una precedente '1/accinazione antiti:fìca, la prod·uzione di agglutinine tifo-paratifiche, è già positiva al 15° giorno dftll'i·niezione; raggiunge il massi·mo grado al 38°-40o giorno ; persiste ancora dopo 113 giorni ed è quasi scomparsa dopo 150 giorni, m entre nei ,9oggetti n·uovi, come vedre'TI'Ih in seguito, scom.p are molto pii' rapidamente. n 13 giugno 19:!7 sempre nelle identiche condizioni d 'esperimento, si è salassato un secondo grul)JJO di militari della classe l 907, ripetendo le stesse ricerche siero biologiche. Nel siero di questi militari, che venticinque giorni prima avevano sublto con esito spiccatamen te positi>o la vaccinazione antivaiolosa, non potè essere dimostrato alcun potere battericida anti tifo-paratifico, nè alcuna agglutinina specifica contro i bacilli del tifo e contro i p aratifi. N e consegue che la ·vaccinazione antiv(l'iolosa non. determina produ.zio-ne d·i anticorpi capaci di ·influenza.re, sia pu·re in grado leggerissimo, il potere aggl1ttinante del siero di san gue stti bacilli ilel ti fo e pa:ratifi, nè co·nferisce al sangtte 1m potere batteridida geuerica:ment.e pitì. elevato. Pra.t.icata la vaccinazione antitifica col nuovo tipo di lipova.ccino, si determinarono p eriodicamente il tasso di agglutinazione e la ba.ttericidia, per dimostrare il tempo occorrente per raggiungere il potere agglutinante più elevato ; per stabilire dOI>O quanto tempo si inizi e come proceda la discesa del pot-ere agglutinante specifico e del potere battericida1 desumendo indirettamente da ciò, quale sia il periodo più opportuno per praticare la vaccinazione a.ntitifica. in rapporto ana cronologia epidemiologica del tifo (che, come è n oto culmina nell'agosto settembre), e per accertare qua.ndo conven ga praticare (occorrendo), la rivaccinazione. Dallo specchio dei ris ultati delle agglutinazioni e della battericid.iastù secondo gruppo di sieri {Gruppo B) ristùtfl. evidente : 1° Ohe come nel gmppo A , il tasso più. elevato dell'a.gglutinazione si ha 1J8rso il 40o gio·rno ; 2° Che acl u.n tasso ele-vato di aggl·utinazione corrisponde un elevato pobaUeri-cida del siero in esame (vedi ris·u.ltati àelle prove del 30 lttglio 1927) ; tere 3o Che le aggltdi·J~ine e la battericidia per bacillo del tifo nei soggetti che nmb ,<J1tbirono precedenti vaccinazioni antUifiche, dopo il 4S 0 gio-rno dimimtiseono ra.pidarn.ente fì,1w a ~tco·mparire qua.s·i. (lel t1ttto (pel bacillo del. tifo) vet'.<JO il 70° giorno, m entre negli anziani rivaccinati se ne trovano a·n co-ra dopo 113 e 1 53 giorni; 4o. Che le c~gglu.tinine pei paratifi si svilttppano p iù ta?Yli e in grad.ominore, rna .~ono più persistenti di q1telle del tifo ; 5o. Che i l potere batteriolitico del sangue tlei vaccinati, persiste più a lungo del potere agglutinante. E confrontando i da.ti del gruppo A con quelli del gruppo B , appare evidente che il ta.<tso di a.ggl u tina~one pel bacillo del tifo e pei pa.mtifi è molto più persistente nel sangue dei rivaoc--inati che non in quello dei soggetti; sottopo11ti per la prima 1;olta alla ·vaccinazione. Proseguendo le indagini, i militari del gnlppo B, vaccinati il14 giugno 1927 col lipovaccino nuovo tipo e che, fatta eccezione pel n. 5, erano risultati privi di agglutinine tifiche fin dal giorno 23 agosto (71 giorni dopo.


RICERCHE SULLE AGGLUTININE, EOC.

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la vaccinazione) furono rivaccinati coll'entero-vaccino dell'L S. )J. per via orale (sommistrando a stomaco vuoto 6 pastiglie di bacilli-bile al mattino del 25 ed a.ltrettante al mattino del 26 settembre, avendo cm·a che i soggetti in esperimento fossero completamente digiuni al momento della ingestione, e non prendessero cibo se non due ore e mezzo dopo la a.ssunzione dell'entero-vaccino. La rivaccinazioue dunque fu fatta 103 giorni dopo la. prima vaccinazione pe1· via ipodermica, quando già da oltre un mese le a-gglutinine erano scomparse. n 13 ottobre, cioè 17 giorni dopo l'ingestione dei tabloidi bacilli-bile con l'identico metodo già descritto, si procedette .alla ricerca della agglutinine e si constatò che es~>e erano ncomparse ad alto titolo per il bacillo del tifo in 7 sieri, mentre 4 sieri non agglutinarono affatto. n n. 9 agglutinò anche il paratifo A. e B. al l :200. Le prove della battericidia non risultarono prohative e sa-ranno ripetute, come pure sarà ripetuto in altro gruppo la ricerca delle agglutine. ln altri 12 militari (gruppo O) della Scuola allievi ufficiali, fu e::;eguita il 3 e 4 agosto la vaccinazione antit.iftca per via orale coll'entero-vaccino d ell'I stituto sieroterapico milanese; ma le. prove di agglutinazione e di battericidia eseguite il 23 agosto, cioè 18 giorni dopo la vaccinazione per via orale, furono del tutto negative. Constatato dunque che le agglutinine specifiche ed il potere battericida del sangue conseguenti alla vaccinazione col lipovaccino tipo olio vegetale, sono qua.si totalmente scomparsi dopo il 70° giorno nei soggetti nuovi (che non subirouo preeedente va.ccina~ione antitifìca), mentre nei riv-accina.ti scompaiono tra il 115o e il 153° giorno in proporzione del 50 % ; considerando le agglutinine e le battericidine come stimma.te immunitarie, t>nnerge la opportunità di praticare dwJ tmoc~nnzion·i antitifiehe alla distanza di 70-100 gi-orni tl-na dall'altra qttando si voglia conferire una cura e solida imm1l-1t:ità dtmtnte un periodo epidemu:o di- tifo.

E considerando che : 1o La curva epidemiologica di questa malattia ascende lentamente dall'aprile al luglio facendo poi nn balzo brusco nell'agosto e l!cttembre, e raggiungendo l'acme alla fine di questo mese, per poi scendere rapidamente fino a zero nei mesi di novembre, dicembre, gennaio, febbraio e marzo; zo Che i valori più elevati nelle agglutinazioni e nella battericidia si hanno fra il 40° ed il 5oo giorno per scendere poi rapidamente a zero verso il 7oo giorno negli individtù nuovi, praticando, come attualmente si fa, la vaccinazione antitifica all'arrivo dellè reclute 20 giorni dopo la vaccinazione antivaiolosa (fm la seconda metà di maggio e la seconda metà di giugno), qualora ricorresse un episodio epidemico, di febbre tifoidea sarebbe opportuno praticare una seconda vaccinazione nel mese di agosto, specialmente se le truppe avessero a sottostare ai d isagi del campo; rivaccinazione che potrebbe eseguirsi coll'entet·o-vaccino, dal momento che esso si è dimostrato capace di stimolare energicamente la produzione delle agglutinine specfftche, già da. tempo scomparse. Se i dati statistici epidemiologici sono il più sicuro indice della effica~ia. prev-entiva di un vaccino, sebbene troppo breve sia ancora il periodo d'osservazione, tuttavia il n uovo tipo-vaccino T. .A. B. oleo-vegetale


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RIC'EROllE SULLE AGGLUTININE, ECC.

dell'Istituto sieroterapico milanese, risulterebbe ben rispondente allo scopo. Appare evidente infatti l'enorme differenza d'altezza delle due curve epidemiologiche degli anni l 92tì-27 nel Corpo d ·a.rmata di ~filano e la fortissima differenza. numerica dei casi osse-rvati cronolog-icamente e per ogni corpo nelle dne annate. Infatti, nt-1 Corpo d 'annata di Mila.no fino aJla met:ì dell'ottobre 1926 si ebbero 110 casi di febbre tiioidea con 33 decessi, SO]lra una. forza di 25.000 uomini, mentre nel 1927 ~i veriJicarono soltanto :.!2 casi con 4 decessi sopra una, forza di oltre 30.000 uomini. Non solo, ma mentre nel 1~2Gle forme di infezioni tifoidee ebbero un decorso generalmente g-rave, nel 1927, tranne poche eccezioni, il decorso fu mite ed abbreviato. · 'falvolta auzi la na.tura. eberthiaua di una forma, sn svelata esclusivamente dalla emocoltura, ohe, per disposizione emanata dal Ministero della guerra, Direzione cent.rale di sanità milita.re, Ili prat.ieava. sistematicamente in tutte le forme ga.stro-enteriche febbrili invinte dai Corpi agli ospedali militari dipendenti. Fu così che poterono mettersi in evidenza casi abortivi di infezione ebertbia-na, i quali~ sen?.a l"cmocnltura. sarebbt>ro passati per forme di banale catarro gastro enterico acuto-febbrile. n più tipieo di es~;i, si ebbe in persona del soldato di s!mità B. Angelo della clasRe 1906, cuoco della cucina ammalati, il quale entrato in ospedale il 18 luglio, dopo tre giorni di malessere febbrile, con disturbi gastrici e stipsi, il giorno 26 agosto era già apirettico. L 'esito positivo dell'emo-coltura si ebbe il 28 agost.o, quando cioè dopo soli sette giorni di malattia il B. era già da. due giorni apirettico, e sarebbe stato logico formulare la diagnosi di catarro gastro-enterico acuto febbrile in base al solo accertamento clinico. Se i dati epidemiologici e statistici raccolti dagli egregi colleghi degli altri Corpi d 'armata collimano con qua~ti e se nei prossimi anni si

avranno ri<;ultati dal pari favorevoli, si potrà aver la conferma della reale efficacia del nuovo lipovaccino T . .A. B. dell'Istituto sieroterapico milanese. Però, come l'infezione tifoidea non conferisce sempre ai colpiti una immunità dureYole, non è po::;sibile attendere che essa sia tale per lH. vaccina?.ione an ti tifo-para tifi ca.. Quest.a non può conferire che un'immunità relativa e temporanea; ma aplllica.ta. tempest.i vamen te e, o ve occorra, ripetuta anche a distanza di pochi mesi sia pure per via ontle con l'entero-vaccino, potrà. rendere, tanto nell'ambiente militare, come in quello civile, specialmente dlll"anl·e un' epidemia, segn<tlati servizi all'esercito ed alle collettività civilL E se, pl.'r suo mezzo non potremo riuscire (come in virtù della vaccinazione J enueriana, accade pcl vaiolo), a far sparire la infezione tifoidea dal novero delle grandi <~lamità soeiali, potremo c-erto ridurne enormemente le vitt.ime. Kel rendere noti i risultati delle ricerche su e: poste, comp io il dovere di riugrar.iare il prof. Viganò, il dott. ~calfi ed il capitano medico Sahini della. loro preziosa colla bor·azione.


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II.

OSSERVAZIONI E RICERCHE RELATIVE AD ALCUNI VA CCI Nl ANTITI flCl USATI NELL'ESERCITO per il dott. Nicola Bruni, tenente colonnello medico

Nessuna collettività più di quella militare è indicata per il controllo delle vaccinazioni profilatticbe, sia perchè le operazioni vaccinati possono 613sere convenientemente regolate e seguite, sia perchè è possibile un controllo non solo dal lato sierologico, ma anche da quello epidemiologico. E questo sopratutto nel caso della febbre tifoide, dato che l'età del servizio militare è quella ph\ favorevole per lo sviluppo di tale infezione e perchè, anche in tempi ordinari, nono:stante le più scrupolose misure igieniche, le occasioni del contagio non mancano, specialmente dmante i periodi estivi di campi e rnanovi·e. Insisto sulla circostanza che il controllo più interessante che può fare l'Esercito è quello epidemiologico, perchè, a mio modesto parere, è questo il criterio fondamentale per giudicare della efficacia dei metodi vaccinati. In paJ;sato, troppo affidamento forse si è fatto sui risultati delle ricerche di laboratorio, le quali senza dubbio hanno il loro valore, ma non possono costituire la base fondamentale del giudizio. Troppo errerebbe chi dalla sola presenza di agglutinine o di batteriolisina ecc., in individui vaccinati deducesse la efficacia di un vaccino. Un tempo, quando la teoria immunitaria di Erlich sembrava costituire un edificio incrolla,bile, la presenza di anticorpi significava immtmità, ma oggi troppe eccezioni abbiamo viste a quella teoria. E del resto non riscontra.nsi casi di ammalati tifosi con bacilli in circolo c con un forte potere battericida del siero 1 E non sono state osservate pme ricadute con emocultura positiva nonostante la presenza evidente di batteriolisina! D'altro canto l'immunità naturalmente acquisita non per:;ist.e anche quando il potere battericida del siero e gli anticorpi sono scomparsi ' Hanno dunque questi anticorpi un valore cosl llSSoluto' n dubbio è legittimo, dovendo pur convenire che l'intima essenza della immunità. a noi purtroppo ancora sfugge. Anzi oggi domina, a questo riguardo, un nuovo concetto che attriblùsce la funzione immunitaria al sistema reticolo-endoteliale, che poi in realtà non è un reticolo e non è sernplicemente endoteliale. Tale funzione sarebbe dimostrata dalla possibilità, negli animali, della abolizione della immunità mediant-e il blocco del reticolo stesso. Vedremo se anche questa nuova concezione resisterà alla critica e alla e.<Jperienza e speriamo che ne risulti qualche co~a di positivo. Ma intanto, per essere pratici, manteniamoci al fatto epidemiologico. L 'igienista è il clinico della medicina preventiva, quindi come per il clinico della medicina curath·a è l'esame dell'ammalato iJ fatto fondamentale, così per l'igienista la base è il criterio epidemiologico. n laboratorio è un elemento di sussidio e di controllo, ma non il fondamento diagnostico. Ora, anche su questo punto, come dissi in principio, l'Esercito può essere di aiuto preziosissimo.


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OSSERVAZIONI E RICERCHE, ECC .

Difatti è proprio dall'Esercito che, nel caso dell'infezione tifoidea, abbia.rno avuto la. conferma dell'efficacia della pratica vaccinale. Basta dare u.ilo sgua.rdo alle statistiche, che sonò evidenti di per sè. Nel periodo prevaccinale la morbilità per febbre tifoide oscillava, nel nostro E sercito, fra u.n n:tinimo di 1,9 ed un massimo di 5,1 per mille. Solo dm·ante la guen-a. libica que:;ta proporzione fu notevolmente Ruperata fino a l'aggiungere il 7,1. E chi ha pre. o parte a quella ca.mpagna non ha certo dimenticato quale devast~tzione produceva fra le truppe tale infezione l Così, all'inizio della grande guerra mondiale, la proporzione subì una notevole ascesa fino a raggiungere il17,9 per mille. Ma non appena potè farsi risentire l'efficacia della va ccinazione il numero dei ca,~i di tifo subito diminuì. Difatti, già nel 1916 sia.1uo al 1 2 per mille, e via via si è aYuta una gradua.Ie decrescenza negli anni successivi, sino a toccare il minimo ne1 . 1919 con una proporzione di 0,2 per mille, cifra veramente iiTi:soria. Anche nell'E sercito francese da 64.000 casi verifìcatisi nel 1915, prima che fosse larga1uente diffusa. ht Yaccinazione, si sce~;e a soli 665 ca,<;i nel 1918. E giustamente Dopter si domanda quali proporzioni avTebbe in guen-a r~'~>ggiuuto la cifra del tifo, se non fosse iut~rvenuta la vaccina.zione. Oggi dunque, in tesi generale, non è assolutamente possibile mettere in dubbio la reale efficacia della vaccinazione, che è stata confermata dai dati statistici di tutti gli eserciti, e, :';6 anche qualche voce discorde è a,ppa.rsa, non ha però avuto seguito notevole. MORBOSITÀ PER F EBTIRE-TIFOmE ~ELL'ESERC'I'J"O l 'fALlANO.

Auni

Totale del casi

Propor· ziouo per LCJOO

Note

Anni

T ottùe del casi

Propor· zlooe fiCl" 1000

•\"o le

della torzn

ÙClill fOI'Zil

1904

934

4,4

1915

-

17,9

1905

1107

5,1

1916

-

12,0

1906

940

4, -1

1917

2,6

1907

662

3, 1

1918

-

1,3

1908

693

3,2

1919

-

0,2

1909

255

l, 3

1920

0,5

1910

410

l,9

l9.H

-

1911

9ll9

4, 0

1922

-

2,7

1912

1227

i, l

19:o!3

(iti6

3,0

1913

1563

7, 1

1924

971

-1,

1914

-

8,5

1925

581·

2,55

1926

1117

5,0

Guerra libica

2,8

o

Vacci ni acquosi

Lipova.ccino


OSSERVAZIC•l'<"l E RICERCHE, ECC.

39

La stessa statistica. però ci indica che negli anni susseguiti alla guerra, nel nostro Esercito, il numero dei casi di tifo è tornato ad elevarsi fino a raggitmgere il massimo nel 1926, in cui si sono avuti oltre 1000 colpiti, oon una proporzione di quasi il 5 per 1nille. E d 'altro canto, a tutti sono noti gli episodi epidemici di Camerino, di Torino, ecc., in cui realmente lo stat.o immunitario delle truppe si è dimostrato assai problematico. Ma, se torniamo a dare uno sguardo alla. statistica, colpisce subito il iatto che l'aumento dei casi di tifo ha coinciso con l 'adozione di 1.m nuovo tipo di vaccino ad eccipiente oleoso, il lipovaccino. 1t ben noto che la scelta di questo nuovo prodotto vaccinale è dovuta aUa sua. utilità pratica, sia percbè richiede una sola inezione anzichè tre o due come occol'l'eva praticare con i vaccini acquosi, e non distoglie quindi la truppa per un periodo troppo lungo dalle ordinarie occupazioni, sia per l'assorbimento più lento della massa batterica, di guisa che minori sono gli effetti tossici e la reazione è più debole. D 'altro canto però sono pure ben conosciuti gli inconvenienti ai quali ha dato luogo questo nuovo mezzo v accinante a causa dell'olio di vaselina con cui era preparato. In alcnni individui, per i quali forse esiste una certa predisposizione, l 'olio di vaselina e le impurità che esso può contenere provocano una infia.mmazione reattiva capace di da.r luogo o alla formazione di ascessi ovvero a. quelle reazioni fibrose camtteristiche, che hanno preso appunto il nome di vaselinomi. Rd è anche da convenire che lo scarso successo del vecchio lipovaccino può essere in parte att.ribuito~ non al principio in sè dell'eccipiente oleoso, ma alla qualità dell'eccipiente stesso, in quanto l'olio di vaselina è una sost.anza che l'organismo non trasforma nè assimiJa, ma che elimina come elemento eterogeneo. Difa.tti, all'esame iatologico dei vaselinotni, in mezzo ad un tessuto fibroblastieo, riscontransi delle ca.vità cistiche che contengono olio di vaselina e eellule giganti, le quali appunto racchiudono, per azione fagocitaria, delle goccioline di olio di vaselina. Se però gli ascessi sono nna lesione di lieve entità, non altretta.nto lievi sono i vaselinomi, percbè spesso richiedono l'intervento chirurgico, al qnale consegue una cicatrice non trascurabile. Perciò dinanzi alla possibilità di nn danno certo nella persona e alla efficacia relativa. a riguardo della immunità, il giudizio per questo tipo di vaccino ha dovuto essere poco favorevole. E giustamente la nostra Direzione centrale di sanità, ben valutando questo complesso di fatti, si è decisa ad abbandonarlo, sostituendolo con altro lipovaccino a base di olio vegetale, di cui dirò fra breve. Del resto, anche in Francia., i danni dell'olio di vaselina erano stati rilevati dagli stessi ideatori del lipovaccino, Le Moignic e Sezary, i quali avevano perciò sostituito un altro eccipiente oleoso vegetale, al cui natura è ignota agli stessi medici militari francesi. È poi da notare che nell'Esercito francese non è così semplice il controllo statistico, poichè il medico è libero di scegliere la qualità di vaccino antitifico che preferisce, cioè o quello acquoso od il lipova.ccino, ed in casi speciali anche i vaccini per via orale. Questa libertà di scelta, da un punto di vista t.eorico, sembrerebbe che permett~sse anche un


40

OSSER'\.UIOSI E RICERCHE, ECC.

migliore confronto fra i vari vaccini impiegati, ma ognuno di noi sa che nell'Esercito, e questo vale per tutti i pa.esi, i meccanismi molto complicati, in pratica, da.nno ristùtati assai problematici. Quindi l'adozione di un unico vaccino, come si fa da noi, è fon•e preferibile, e perciò i nostri dati hanno valore veramente probat.ivo, specialmente se confrontati con quelli della popolazione civile. Ora, dando uno sguardo alla tabella che rappresenta la morbilità. per tifo fra la popolazione civile, vediamo che e~> istono, è vero, not-evoli oscillazioni annuali; però da 20 anni a questa parte la media è andata gradatamente scema.udo, nonostante l'aumento della popolazione. MORBOSITÀ PER FEBBRE TIFOIDE FRA LA POPOLAZIONE CIVILE. ANNI

l

Numero lota.Je d el cas.l

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Nnmeru totale dol ca~ l

1915

35.798

191()

44.812

HH7

37.150

Hl18

35.758

1004

45.768

1905

45.609

1906

44.799

1007

34.647

1908

31.365

1919

23.400

1009

34.969

1 9~0

32.487

1910

33.643

1921

35.527

1911

37.474

1922

~3.3 1 6

191!

30.558

1923

27.626

1913

34.119

1924

28.074

1914

29.141

1925

2!.~64

1926

35.649

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l

Difatti, se nel 1904 si ebbero 45768 casi di tifo con una popolazione di poco più di 33 milioni di abitanti, pari all'l,4 per mille, nell926, che, dopo la guerra, è stato l'anno con morbilità più eleva.ta, se ne sono avuti 35.906, con una popolazione di oltJ:e 40 milioni di abitanti e con una proporzione inferiore all'l per mille abitanti. Nell'Esercito invece, nello stesso anno 1904, si ebbero 934 casi di tifo, pari al 4.4 per mille e, nel 1926, se ne ebbero 1117, pari a circa il5 per mille. Indubbiameut~ quindi, mentre nel periodo della guerra i rilievi epidemiologici sono stati favorevolissimi alla vaccina,zione, negli anni successivi lo sono stati ben poco. E , poichè la riprosa. dei casi di tifo ha coinciso con l'adozione del lipovacf'ino in olio di vaselina, logicamente dobbiamo pensare che esRO non abbia esercitato sufficiente protezione.


OSSERVAZIONI E RlCER CIIE, ECC.

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Per tali considerazioni ho già accennato che la Direzione centrale ba adottato un nuovo tipo di lipovaccino, in cui all'olio di vaselina è stato sostituito, come eccipiente, un olio vegetale, lipovaccino che come il precedente, è preparato per l'Esercit.o dall'Istituto sieroterapico mila.nese. E giustamente, la nost,r a Direzione cenh·ale. introducendo nella pratica questo nuovo prodotto vaccinate, ba volnto che fossero controllate non solo le rea1.ioni ~he provona nell'or_gftnismo ma an<'.he le moòificazioni umorali, affidando tale inca.rico a diversi laboratori, in modo ehe i controlli fossero molteplici per es,;ere a.nche meglio prohativi . Avendo contribuito a tali rict>rche, da parte mia posso dire che nelle vaccinazioni praticate in circa 30.000 militari, Ria apvartenenti alla classe 1906, sia alla clasr-;e 1907, non si è verificato il minimo inconveniente. Le iniezi01ù sono state ben tollerate, senza reazione locale, e con reazioni generali (febbrili e suhiettivo) impercettibili. Solo in pochi individui (non più di 10 in tutto) si è avuta ht formazione di piccoli asceRSi. In due casi in cui bo potuto praticare il controllo batteriologico del pus non ho riscontrato alcuno sviluppo hatterico. q uh1d i tratta vasi di aRcessi chimici. È poi interessante la constatazione cbe uno· di questi individui, essendo stat,o fatto rivedibile al corpo nello scorso anno, era stato già vaccinato con il vecchio tipo di lipovaccino, ed a.ncbe allora l'iniezione vaccinale aveva dato luogo a.lla formazione di un ascesso. Questo ripetersi dello st.esso fenomeno reattivo induco a supporre che la comparsa o meno degli ascessi dipenda da una suscettihilità individuale. Da notare poi che tutti due gli individtù nei quali si era avuta la forma,zione di ascessi, non presentavano affatto tumore di milza e la prova dell'a.gglntinazione era. riuscita. completamente nega.t.iva. Trattandosi di due soli casi non è certo possibile trarne delle conclusioni generali. Siccome però il fatto non è contrario aJla logica, è da ritenere che la forma.zione dell'ascesso abbia. impedito V assorbimento della. massa hatterica. Ne viene di conseguenza che que~>ti individui dovrebbero eonsiderarsi come non vaccinati, e perciò da. rivaccinare o con vaccini acquosi o per via orale. Ma, come ho detto~ i ca;;i sono cosi pochi che meritano ulteriore conferma. Oltrechè alle reazioni locali e generali ad un a.ltro particolare assai importante ho rivolto l'attenzione, cioè al comportamento della milza, essendo stato già constatato per i vaccini acquosi che in seguito alla vaccinazione può svilupparsi un modico tumore splenico. In 100 individui che ho esaminato, tutti in perfetto stato di saluto, vaccinati fra 22 e 27 giorni, per i quali era af!solutamente esclusa la infezione 1nalarica pregressa ed altre forme infettive recenti, anche di lieve entità (angine, catarri bronchiali, ecc.), ho trovato con la percussione: in 42 individui margine a·neriore d alla milza all'ascellare posteriore id. 9 id. id. id. all'ascellare n edia id. 25 id. id. id. all '~; scellare anteriora id. id. l 2 id. id. all'arco costale id. l id. id. .id. ol tre l'arJo costa.Ie

Quindi, pur con le dovute riserve, causa, la variabilità individutl.le nel modo di presentarsi della ot.tusità splenica, potendo la milza rite-


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OSSERVAZin:NI E RICERCIIE, ECC.

nersi aumentata di volume da quando il suo margine anterioxe raggiunge l'ascellare media, complessivament-e in cirea la metà degli individui vaccinati di cui è stato fatto il controllo, si sarebbe prodotto modico tumore di milza. Per quant.o riguarda le rice,·che sierologiche: queste sono state fatte su 23 militari della Compllg-nia di snnità, a vari periodi di tempo dalla iniezione vaccinale, ricercando in tutti 23 il potere agglutinante del siero, tanto per il bacillo tifico come per i paratifici A e B, ed in 4 individui è stata fatta a.uche la deviazione del complemento. I l'isultati sono stati i seguenti : nella [!rande m aggioranza i sieri .esaminati banno presentato agglutinino, essendo la prova risultata completamente negativa ad un primo esame solo in 6 ·u 23. E poichè in alcuni di questi il prelovamcnto del sangue era ~:~tato fatto a breve distanza dalla Yacc·inazione, allo scopo di ·accertare Re i risultati negativi fossero ·da att-ribuire alla brevità del tempo trasror~;o dall'irùezione va.ccinale, nel senso cioè che non fos~e stato sufficiente aJla formazione di agglutinine, a-"'li stessi individtù è stato prelcvat;o il sangue in epoca più tardiva e ripet.uto l'esame sierologi<:o, con il risultato che in tre individui, prima negativi, la prova è ristùtuta positi.va. n che vuoi dire che la compa.rsa. di ngglntinine nei vaccinati non ili verifìea prima dell'ottavo giorno. K el complesso quindi, nella maggiora.nza dei casi, si sono aVJ,tte .agglutinazioni anche a.ct. un tasso elevaLo. E di questo occorre tener conto nelle ricerche sierologiche a scopo diagnost.ico in casi di febbri di dubbia natura. A tale proposito, interessando pure conoscere per quanto t.empo nei vaccinati persistono le agglutinine, in quegli individui per i quali era riu· scita positiva. la prova dell'agglutiml>zione, ho prelevato nuovamente il sangue dopo due mesi, ma nella quasi totalità dei casi la nuova prova. è riuscita completamente negativa, solo in l è risultata. positiva, ma unicamente per il pa.ra.tifo B ed al tasso di 1 :80. Oltre l'agglutinazione ho fatto anche la ricerca. della deviazione del eompleme11to, controllandola per il solo bacillo del tifo, dato che col medesimo le agglutinazioni erano state più marcate. I risultati però sono stati assai incerti ; p oichè di 4 sieri es~l.minati, su due soli la. prova. è risultat.'\ positiva. Oltrechè gli accertamenti nei militari vaccinati, ho praticato ricerche, a scopo Aperimentale, anche nei conigli, inoculando il lipovaccino alla stessa dose usata per l'uomo, sia per via endoperitoneale come per via sottocutanea. Nonostante che per i conigli questa dose sia relativamente alta, la prova dell'agglutinazione è riuscita completamente negativa, anche saggiata dopo un mese dalla iniezione va<:ciuale. Questo comportamento anormale dei conigli, (che in genere sono lar· ga.mente produttori di agglutinine) dinanzi alle iniezioni di lipovaccino era stato già notato da Le Moignic e SE>zary, e non trova una facile spiegazione, dato che il materiale vaccinale è stato regohumente assorbito, non essendosi avuto sul punto della iniezione, la bencbè minima reazione infiamma t.oria. N el complesso, quindi, questo nuovo lipovaccino preparato con olio vegetale non ba dato nessuno degli iuconYeuienti lamenta.ti per il tipo·


OSSERV..U:IOJSI E RICERCllE, ECC.

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vaccino vecchio tipo, si è dimostrato tollerabilissimo, e nella massima parte degli individui ba. provocato la. formazione di anticorpi nel eiero sangtùgno. Quindi ba indubbiamente determinato nell'organismo dei vaccinati un movimento reattivo ben evidente. E quali le conclusioni a riguardo della efficacia immunitaria t N on bo che da ripetere quello che bo già detto in principio, cioè che occorrerà attendere i rislùtati epidemiologici.

* •• Oltrecbè il nuovo tipo di lipovaccino, preparato dall'Istituto sieroterapico milanese, dalla Direzione centrale di 1:anità militare mi fu affidato l'inca.1·ico di conti·olla.re un altro tipo di vaccino antitifìco in soluzione colloidale, (gelatina idrolizzata), che prepara l'Istituto sieroterapico t{)scano, e ebe è stato recentemente impiegato per la vaccinazione degli allievi della Scuola allievi ufficiali di complemento e sottufficiali di )fodena. Gli individui vaccinati sono stati complessivamente 225. Come aspetto esteriore il detto vaccino si presenta abbastanza fluido , cosicchè basta un leggero sbattin1ento della fiala per diffondere uniformemente la massa batterica. Ugualmente come per il lipova.ccino, anche per questo basta per la vaccinazione una sola iniezione di l eme., quindi la truppa è distolta una volta sola dalle ordinarie operazioni. Come reazione locale, in tutti gli individui vaccinati ha dato solo un lieve indolenzimento della parte, in nessuno si è verificata la formazione di ascessi nè a.ltre éomplicazioni. Le reazioni generali sono state invece piuttosto marcate. DOJ)Oun paio di ore dall'iniezione, in un certo numero di individui compal"Ve un brivido piuttosto intenso, cefalea e in qualche caso vomit o, poi febbre, che in genere si mantenne in limiti piuttosto bassi, in alcuni casi però si elevò a nche fino a raggiungere i 39° ed oltre. :Kella maggioranza degli individui la. febbre scomparve già nel giorno

seguente alla. iniezione ovvero il secondo giorno, al terzo giorno poi tutti gli allievi pot-erono ripr endere le normali istruzioni. Anche nei casi in cui la febbre fu assai elevata, nessun riHentimento si ebbe da parte della funzione renale. Per quanto riguarda la milza, dagli accertamenti fatti insieme al collega tenente colonnello dott. Frigieri, dirigente il servizio sanitario alla detta Scuola, si è potuto rilevare che nella maggioranza degli individui essa presentava un modico aumento di volume. Difatti : in 111 il margine ant-eriore della milza raggiungeva l'ascellare posteriore; in 34 raggiungeva l'ascellare media ; in 35 raggiungeva l'ascellare anteriore ; in 45 raggiungeva l'arco costale. Per ~ontrollare le reazioni umorali ho prelevato il sangue a 20 individui, scegliendoli in parte tra quelli che avevano avuto reazioni febbrili piuttosto elevate, ed in parte fra quelli che non avevano avuto quasi nessuna reazione. Siccome non era opportuno ripetere più volte il prelevamento del sangue, tenendo conto delle precedenti ricerche, ho proceduto alla estrazione di questo in 15a giornata, quando cioè poteva ritenersi che il tempo fosse stato sufficiente per la. comparsa delle agglutinine.


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OSSERYAZIONI E R ICERCHE, ECC.

Anche per questo vaccino bo eseguito la prova. dell'agglutina.zione per tutti tre i tipi di bacilli tifici, cioè per il tifo Ebertb, per il paratifo A e per il paratifo B. Tanto il ceppo Eberth come il paratifo B sono stati gli stessi usati per il lipovaccino, ed isolati nel nostro laboratorio. n paratifo A, data la ra.rit:\ di tale infezione nei nostri infermi, mi è stato favorito gentilmen te dall'Istituto d 'igiene di Bologna ed agglutinava fino al lindte massimo segnato dal rispettivo siero agglutinant.e diagnostico. Dalle dette ricerche è risultato che in tutti i sieri clegli individui esaminati sono comparse agglutinine a nche ad un tas:;o assai elevato. Difatti ho ottenuto, come masRima agglutinazione, controllata col metodo macroscopico, l : 800. Questo titolo però è stato raggiunto solo per il tifo, mentre per i paratifi si è mantenuto sempre <tl'Rai più basso, senza peraltro che vi sia stata una netta proporzione. E questa differenza può dipendere sia da lla quantità di germi dei vari tipi inclusi nel vaccino, poichè in genere il bacillo di Eoorth è in quantità doppia di ciascun paratifo, sia dai <'..eppi impiegati per la prepa.razione del vaccino stesso. P er quanto riguarda la deviazione del complemento, i risultati sono stati un po' differenti da quelli .ottenuti con il lipovaccino nuovo tipo. Difatti, dei 5 sieri esaminati, due l'hanno data nettamente positiva e tre debolmente. Anche per questo vaccino bo creduto utile procedere a ricerche di controllo nei coqigli, inoculandone due per via sottocutanea e due per via endoperitoneale. Ho proceduto al prelevamento del sangue dopo 15 giorni dalla iniezione del vaccino ed il ri<;ultato è sta.to, in uno completamente negativo, e negli altri tre piuttosto sc·arso, non avendo l'agglutinazione superato il tasso di l : 200. In due corugli in eui l'esito era sta.to negativo o searsi<>simo, ho ripetuto la iniezione vH,ccinale nella solita dose di l eme. e dopo a ltri 15 giorni, cioè ad un mese di distanza dalla prima iniezione, ho prelevato nuovamente il sangue a tutti quattro i conigli. Ripetuta la prova dell'agglutina.zione, l'ho riscontrata positiv~~ nel siero di tutti 4 i conigli e per tutti tre i germi, però ad un tasso più elevato nei due conigli vaccinati due volte, e specialmente per il t ifo Eberth che dette rispettivamente l : 640 ed l : 320. Negli altri due conigli l'agglutinazione risultò positiva solo fino ad l : 320. Per i paratifi., anche nei conigli, bo avuto tassi d 'agglutinazione un po' minori cbe per il tifo, specialmente per il pa.ratifo A. Quindi, a differenza del lipovaccino nuovo tipo, che nei conigli non mi ha dato alcuna agglutinazione, il vaccino in soluzione colloidale ha provocato reazioni di agglutinazione positive, ma più tardive a comparire che non nell'uomo . Per quanto riguarda la deviazione del complemento, è risultata positiva per tutti 4 i conigli inoculati, ma aRsai debolmente, cioè con una pa.rzia.le emolisi. I n conclusione, il vaccino in soluzione colloidale, prepar ato dall'I stituto sieroterapico toscano, provoca anch'esso evidenti reazioni umorali nel siero sanguigno dei va.ccinati, e nella quasi totalità di questi dà agglutinazioni ad un tasso comparativa.mente più elevato che non il lipovac-

' ~


LA FORMAZIONE DEGLI A..,..-TICORRI, ECC.

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cino. Dà pure reazioni genet·ali un po' più marcate, specialmente febbrili, sebbene di non grande entità e senza alcuna con.<seguenza. Ora vi è da chiedersi : queste reazioni generali febbrili più evidenti sono una controindicazione per l'uso di tale ·vaccino da parte dell'Esercito Y Dal lato pratico certo sarebbe preferibile che non comparisse alcun disturbo per non distogliere le truppe dalle ordinarie occupazioni, ma d'altro canto la nessuna reazione generale, sia subiettiva che febbrile, è un indice veramente favorevole a riguardo della efficacia. immunitaria Y A mio modesto parere, il rialzo termico, siccome è i.n limiti ristretti e non provoca conseguenze, dovrebbe essere tutt'altro che un criterio sfavorevole, riservando però anche per questo vaccino alla riprova epidemiologica il giudizio definitivo. E chiudo questa mia comunicazione con un augu.rjo : cioè che da parte nostra, voglio dire di tutti noi medici militari, non manchi il massimo scrupolo nell'accertamento delle forme tifoidee, e si stabilisca bene, come vuole la nostra Direzione centrale, la diagnosi, non solo clinica, ma anche batteriologica, accertando il tipo del germe con il controllo della emocultura o con la cultura dalle feci, non limitandosi alle sole sierodiagnosi, poichè, come abbiamo visto, agglutinazioni po,s itive possono aversi pure in seguito alla. vaccinazione. Anzi, vi sono alcuni i quali ritengono che, anche con una febbre di natura non tifica, possa aversi la ricomparsa di agglutinine per i bacilli tifici in individui già vaccinati con questi germi da parecchio tempo, agglutinine che sono state appunto chiamate anamnestiche. Non da tutti tale fenomeno è stato accertato, ma in ogni modo occorre tenerlo presente. Giova però aggiungere che i nostri dati epidemiologici potranno essere veramente probativi, per un giusto apprezzamento circa l'efficacia della vaccinazione, solo se scrupolosamente raccolti, potendo rendere l'Esercito, anche i.n questo ampo, un segnalato servizio, tanto alla scienza, come alla profilassi sociale.

IU.

LA FORMAZIONE DEGLI ANTICORPI NELLE VACCINAZIONI ANTITIFICHE Nota. preventive. del dott. Rocco Lovagllo, maggiore medico

L 'argomento circa l'immunità. antitifica ha da molto tempo appassionato maggiormente la medicina militare, per cui fin dallo scoppio della guerra mondiale venne adottat.a nel nostro esercito la vaccinazione antitifìca-paratifica. I risultati ottenuti nel campo pratico, come tutti i medici sanno, furono olt.remodo soddisfacenti, tanto che la percentuale della morbosità per tale malattia si abbassò notevolmente ed a.ncbe l'andamento clinico


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LA .t'OR~lAZIO:\E DEGLI A:\TICORPI, JO:CC.

di questa, nei soldati vaccina.ti, fu benigno in modo che la mortalità divenne minore. ~el periodo della guerra Ri adoperò il trivaccino (tifo-paratifo) in eccipient~ acquoso e venivano effettuate tre iniezioni con intervallo di cinque giorni l'una dall'altra. Quest.o vaccino, che si assorbiva rapidament-e. e che produceva però reazioni locali generali, fu sostituito poscia fino all'anno scorso, m.ediant,e una sola iniezione, dal Lipovaccino T. A. B. in cui l'ec.cipiente anzichè acquoso era olio di vaselina. Senonchè questo negli ultimi anni nel punt.() d 'inoculazione produceva degli ascessi chimici. Per coincidenza poi si verificò anche fra le truppe vaccinate qualc·he focolaio importante di tifo in qualcuno dei Presidi militari, come in quello di Camerino tre anni adclietro e che fu poi bene illustrato dal nt)st ro generale medico ispettore prof. Memmo nel Giornale di medi&ina militare. Perciò da parecchi nasceva il dubbio che il Lipovaccino profilattico non venisse assimilato, perchè le sostanz~ si incist.avano per la probabile formazione di una membrana e quindi non si procma.va la voluh1 immunità antitifi.ca. Per tale ragione mi souo accinto, col permef;SO delle mie Autorità superiori, alla ricerca degli anticorpi nel ~:~angue r.it·colante di detti va-ccinati. E quest~ ricerche le bo intraprese fin da.ll'anno scorso nell'Ist.ituto d 'igiene della R·. Università di Bari diretto dall'illustre prof. Neri, tanto competente in materia, anche j)er e:ssersi occupato tempo fa in ricerche spel'imentali sugli animali a riguardo dello stesf;o argomento. Naturalmente per l'applica zione delle mie rieerche il cardine della discussione si basa stù seguente quesito : Esistono o no nel sangne circolante di individui sottoposti alla vaccinazione antitifìca, mediante il lipo· vaccino, anticorpi specifici. in modo da poter con,;tatare se il siero eli detti vaccinati possa mostrarsi indifferente o sensibile in presenza del ceppo batterico della stesRa specie 'i La risposta si basa, appunt~ su alcune ricerche che ho intraprese e di cui 1ni pregio darne qualche comunicazione. Così, come dicevo, verso la fi.ue dell'anno scorso ho studiato un prilllo gruppo di militari sottv}10st.i alla vaccinazione antitifìca con il lipo-çaccino da ben sei m.efli e che a.v evano sofferto nei punti d 'inoculazione i cosi detti ela.i01ui. In questi ho eseguito la ricerca delle agglutitùne e delle bact.orio-tropine. Per quanto l'agglutinazione non abbia un valore assoluto, perchè il potere agglutinante di un siero non è da ritenersi un vero indice di difesa organica, t utta.via vari sono stati gli autori che hanno eseguito la ricerca delle agglutinine ant.itifiche avendo diversi ristùtati nella percentualità. Il Galeotti riscontrò che le provrietà a,gglutinanti del siero dei vaccinati sono scar~>e e raramente sorpa s~ano il titolo di l: 50. Certo che la. differenza dei risaltati ottenuti nello studio delle agglutinine ha origine da vari fattori, e cioè : P er le diven:e forme del vaccino impiegato, la differente >Ì<~ d'introduzione e le differenti reazioni che offre l'organismo. Negli individui vacc:inati col lipovaccino e da me esaminati, ho rilevato che il potere agglntin<:tnte del siero è stato persistente anche dopo


L.o\ FORMAZIONE DEGLI ANTICORPI, ECC.

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sei mesi per quanto a titolo basso raggiungendo al massimo quello di l : 100 e qualcuno anche oltre. L~ reazioni erano nettamente decisi ve e controllate in modo da non essere dubbio sulla loro interpretazione. Ma come dicevo le mie ricerche non si fermarono alle sole agglutinine e bensl. ad altri anticorpi e propriamente alle bacteriotropine, anche· perchè recenti ricerche tentano di mettere in luce la importanza della fagocitosi di fronte a batteri nel processo di difesa dell'organismo. :te sostanze del siero, sia che esse esistano normalmente, sia che si producano in ~eguito ad immunità e che hanno la funzione di facilitare o produrre la fagocitosi, hanno molta importanza nella difesa organica e !$Ono anche un indice attendibile dello stato immune. Il metodo adoperato per la ricerca delle bacteriotropine mi è stato suggerito dal prof. Neri servendomi di leucociti di coniglio anzichè di quelli di cavia. Da~rli esperimenti praticati ho rilevato costantemente che il potere bacteriotropico era molto elevato e superiore al titolo delle agglutinine. Le ricerche furono estesè sistematicamente a gruppi e per un buon numero di sieri, e i ris1ùtati si m,a.ntennero sempre costanti. Non ho potuto continuare le ricerche degli altri anticorpi negli stessi soggetti perchè questi si A.llontana.rono. Venuta sotto le a1·mi la nuova classe di leva ho ripreso le ricerche; frattanto al lipovaccino in olio di vaselina si è sostituito quello in olio vegetale. Dopo qualche mese dalla vaccinazione con tale vaccino ho esaminato prima il potere agglutinante dei sieri dei soldati vaccinati. Questo ha raggiunto il titolo quasi in tutti di l : 200 ed in alcuni anche quello di l : 300. Intanto sto procedendo alla prova di Bordet-Gengou per la fi ssazione del complemento, ricerca quanto mai delicata che per il passato da pochi studiosi è stata adottata al riguardo, per quante ricerche abbia potuto effettuare nelle riviste scientifiche. Tale reazione eseguita sistematicamente per un buon mm1ero di vaccinati, può dare affidamento sicuro per la identificazione degli anticorpi. Oltre a ciò sto effettuando anche la prova in vivo di Pfeiffer ; infine d esidero eseguire ricerche complete ed esaurienti per rintracciare gli anticorpi nei sieri di detti vaccinati. I primi risultati non ancora sono · definitivi e non posso quindi per ora renderli noti ma tuttavia essi m'incoraggiano sempre più a proseguire nelle ricerche intraprese. In conclusione p osso attestare che le vaccinazioui autitifiche eseguite col lipovaccino producono nel sangue circolante anticorpi tali da far ritenere che assicurino una adeguata immunità aJ.la infezione in parola e per un buon periodo di tempo. Ciò trova conferma anche nel campo pratico, giacchè da ben quattro . anni h o agio di curare un buon numero di tifosi ai quali era stata praticata la suddetta vaccinazione antitifìca preventiva ed ho potuto riscontrare nella maggior parte degli infermi la benignità dell'andamento clinico della malat.tia, come ebbi e riepilogare in una breve nota pubblicata nella << Riforma medi<Ja n nel 1925. L e formazioni di anticorpi si verifica in seguito alla vaccinazione col lipovaccino tanto in eccipiente di olio di vaselina quanto in quello di olio vegetale, con la differenza. che non si verificano con quest'ultimo le·


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A.VIAZIOSE

SASITAJUA.

temibili complicanze locali frequenti in seguito all'introduzione di tipovaccino con olio di vat;eliua. Ho creduto annunziare i prirui risultati delle mie esperienze, i quali quando saranno completati, credo apporteranno un modesto contributo alla soluzione dei punti fondamentali della. vaccinazione antitifica, e che p er quanto siano stati sottoposti al riscontro sperimentale possono tuttora dare argomento di diSCU1$SÌODe, rima.nendo ancora lontano da quell'unicità di criterio che si desidererebbe in una pratica di così lunga. applica zione.

Nei giorni successivi, sotto la pre~idenza del tenente gene1·ale medico pro f. Gua,ldi, vennero svolte e djscusse le seguent i comunicazioni :

I.

•

AVIAZIONE SANITARIA per il prof. Angelo DI Nola, tenente colonnello medico capo dell'Ufficio i:ianitario dell'Aeronautica.

Fin dai tempi della più remota antichità si attribuì grande importanza allo sgombero dei campi di battaglia e si escogitarono tutti i mezzi per il pronto allonta.namento da essi dei soldati, feriti, oltrechè per rimuovere elementi inutili?.zabili cd ingombranti ai fini bellici, anche per tenere alto il morale dei combattenti che con maggiore ardore si gettavano nella misclùa, sapendo che per essi era organizzato il serYizio di sgombero e di assistenza sanitaria. Se si passano in rassegna i mezzi coi quali si trasportavano i feriti, si constata facilmente che, attraverso i secoli, essi hanno di poco progredito, perchè ritroviamo ancora oggi dì gli ste!lsi metodi per quanto perfezionati, che erano in uso nell'antichità. Nel campo dei trasporti la vera innovazione è portata dai mezzi aerei che hanno contribuito a risolvere il problema che per sef'oli ha a.':lsillato la mente dei chirurgi e dei condottieri che cercarono sempre senza riuscirvi di usare mez1.i rapidi, eomodi e non ingombranti. Tremila anni avanti Crist.o, troviamo fra i popoli primitivi dell'India, all'epoca della lotta gigantesca impegnatasi fra gli eserciti di Ràma e quelli di Ravana, le traccie dei primi sgomberi che dal campo di battaglia si facevano a dorso d'uomo. Omero, nel trama.nclare ai posteri le gesta degli eroi greci, narra che i feriti erano condotti a braccia e Senofonte cita più volte soldati che venivano liberati dallo loro armature e che erano incaricati di trasportaTe i caduti durante la ritirata dei <'liecimila. Tasso, nella Gerusalemme Libemta, fa portare Tancrcdi òopo il combattimento contro Clorinda., nella sua tenda sulle brn.ccia dei soldati. Il tra>:porto a dorso d'uomo è stato praticat.o in tutte le epoche : recent~­ mente n€'ll'occupa.zione dell'Erzego,rina e della Bosnia, i dalmati sprovvisti di mezzi di trasporto regolamentltri Rgombrarono i loro numerosi feriti sulle spalle e non ne lascin,rono neppure uno sul campo in mano agli austriaci. Nelle guerre di montagna lo sgombero dei feriti a dorso d'uomo, pur non essendo da preferirai agli altri mezzi, giacchè il peso di un ferito costituisce un carico non indifferente, deve essere inevitabilmente messo a profitto soltanto quando non è


AVIAZIONE .SANITABIA

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possibile ricorrere ad altro mezzo in quei terreni dove non possono arrivar e le bestie da soma o dove riesce impossibile la manovra di una barella. Nella guerra anglo-boera si vide la necessità d'organizzare bene il trasporto a braccia nella \'ia di sgombero. Fu perciò istituito un corpo di port.aferiti "Co-rpo dei volo-ntari di ambulanza del Natal ))'il quale fu portato fino al numero di duemila uomini, che resero ottimi servizi. I feriti anticamente erano anche adagiati sugli scudi : a prima vista può sembrare alquanto strano che questi si potessero adattare ad un simile scopo, ma non si deve dimenticare che nei tempi lontani lo scudo, di grandi proporzioni, era tale da ricoprire il combattente dalla testa ai piedi, tanto che Omero paragonava ad una torre lo scudo di Aiace. Senofonte narra che Euriloquo d'Arcadia pose. sul suo scudo un soldato che, avendo una gamba stritolata, aveva smarrito il proprio ed anche col loro scudo i Macedoni trasportarono nella tenda Re Alessandro con una freccia conficcata nella spalla. Ed oltre che cogli scudi, perfino colle armi, quando mancarono alt.r i mezzi, s'improvvisarono i trasporti adagiandovi i feriti : Virgilio, nell'E1teide, riferisce che sulle proprie armi a Mesenzio fu riportato il figlio di Lau..C!O che era perito sotto i colpi di Enea. . A seconda delle diverse regioni, il trasporto dei feriti a grande distanza si fa a. mez:r.o dell'elefante, del camello, ùel cavallo, del mulo e dell'asino. Smucker, dopo la battaglia di Lei~tz, racconta che cinquecento feriti furono sgombrati a cavallo. E Larrey, l'esimio chirurgo di Napoleone, narra che, dopo la campagna di S. Giovanni di Acri, egli stesso e molti altri ufficiali cedett.ero i loro cavalli per trasportare feriti ed ammalati. In Crimea non poche volte s'impiegarono i cavalli degli squadroni per inviare ammalati o feriti a.gli ospedali. Nella nostra guerra eritrea molti dovettero la loro salvezza alla celerità. con cui poterono raggiungere gli ospedali, percorrendo molte diecine di chilometri a cavallo dei mtùetti. I muli del resto erano già. stati proficuamente usati nel medio evo ; più tardi si adoperarono i camelli e di essi si servi lo stesso Larrey, disponendo nella gobba di ciascun animale due panieri a fonna di culla, sospesi a. cin~hie elastiche; però tale sistema1.ione non era scevra d'inconvenienti pE>rche si determinava Wl duplice movimento di beccheggio e rullio che fece chiamare il camello la <<nave del deserto>> I carri furono sempre in uso : li ricorda Omero che si rende conto della rapidità. del mezzo di trasporto in confronto deJla salvezza individuale, tanto che narra., che, allorquando Macaone fu ferito da Paride, ldomeneo eccitava Nestore a trasportAr] o al più presto sul suo catTo veloce gridandogli «affrettati, precipita. i cavalli perchè Macaone da solo vale parecchi uomini >>. ~AJl'assedio di Troia i feriti erano messi sui carri: Diomede dopocM fu ferito da. P aride, Ulisse dopo il colpo di lancia ricevuto da Soco ed Ettore dopo che Aiace lo ebbe colpito. Nelle stampe che riproducono monumenti inediti nell'epoca greco-romana si ammirano solidi carri a due ruote trainati da. buoi ò da cavali. Cesare in "de bello Africano>> riferisce che Labieno, dopo la batt.aglia di Ruspina, fece trasportare ad Adrumeto i colpiti sui carri ed Alessandro Severo, secondo Lampridio, procurò ai soldati feriti dei carri a molle (carpenta). Tutti gli sgomberi dei campi delle più importanti battaglie sotto l'impero r omano, nel medio evo più remoto, sotto gli ostrogoti, i bizantini, i longobardi, i franchi, i berengari, si eseguirono a mezzo di carri; anche questi nel secolo XIV furono adoperati in vasta scala, specie nelle guerre tra Francesco I e Carlo V e nelle guerre di successione che si svolsero dall701 al l749. Ed il carro, pur restando il miglior mezzo di trasporto attraverso tutte le epoche, non raggiunse mai un grado di perfezionamento tale da poterlo ' -

Min. Guerra. • GiO'mal6 di Medicina Milita1'e.


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AVI AZIONE SANIT ARIA

far tenere in speciale considerazione. Ai tempo di Luigi X I V e Luigi XV furono trasformati, per ospitarvi gli ufticia.li, in lussuose berline ed in comode sedie da posta, trascinate spesso da superbi cavalli. n Colom bier, nel 1772, pubblicò un ,, codice di medicina militare,. e si occupò dell'organjzzazione dei t ra,<spor t i dei ferit.i fino allora non r ispondenti, studiò e adattò dei tipi di carri su cui era possibile sospendere quattro lettini e non tra.<;~curò l'assist-enza chirurgica durante la loro marcia. Nel novembre L792, la Convenzione nazionale, in Francia, decretava la costruzione di carri a sospensione per il trasporto dei fer·iti e degli ammalati dell'esercito e stabiliva un concorso a premi, per il miglior modello presentato, ma degli undici tipi escogitati nessuno fu ritenuto degno di considerazione. Dopo questo nobile, ma infruttuoso tentativo della Convenzione si ritornò agli antichi cani che si requisivano ovtmque, ma. il germoglio lanciato portò più tardi i suoi frutti ; venti anni dopo era. serbato al secolo del vapore la pratica attuazione dei progetti studiati e abbandonati: ai carri del commercio adattati provvisoriamente per i trasporti furono sostituiti quelli costruiti appositamente e che furono successivamente migliorati fino a giunp:ere alle trasformazioni in autocarri ed autoambLùanze speciali, alle quali furono sospese apposite e comode barelle stùle quali i feriti a mezzo di treni at.trezzati o eli treni ospedali furono dai lontani campi di battaglia. avviati e decentrati in tempo relativamente breve agli ospedali cittadini. Pei tragitti lunghi si adoperarono anche altr i mez1.i di evacuazione r icorrendo a.lle vie fluviali ed essi furono per la pr ima. volt.a usati pei feriti de!Ia batta.glia di Datt.ingen che furono imbarcati a l:;eligestadt sul Meno, e, risalendo il Reno, f ttrono inviati in Alsazia. Nella campagna di Egitto i medici di Napoleone ricor~ero allo sgombero per via. d'acqua a mezzo di un convoglio di barche, provved uta ciascuna di barelle flessibili, ed infine, nell'assedio di Roma del 1849 parte dei feriti furono imbarcati su due tartane rimorchiat,e da un vaporino fino a Fiumicino, ove vapori atti alla navigazione ma.rittima li tra.«portarono a Civitavecchia. Pet' il passato in I talia la navigazione dei

fiumi e dei canali fu in generale poco sviluppata, perchè, quando la tecnica non aveva raggiunto i progressi odierni, si ritenne difficile il traspor to a cu.usa della pesantezza delle navi ftuviaJi che richiedevano immersioni molto profonde.

** * La poca praticità. dei mezzi usati in ogni tempo, il loro scarso rendimento, il sacrificio dello vite umane e l'ingombro delle retro>ie che è determinato dalla. lentezza degli incomodi trasporti debbono spronarci a d allest-ire gli apparecchi sanitari aerei che offrono tutti i vanta.ggi ntJI massimo interesse della salute e salvezza dei feriti e dei malati, militari o civili. Il trasporto ha urla grande influem.a sul decor;,o delle ferite e sulle relative complicanze : in genere si deve ritenere che l'esito di qualsiasi lesione organica, <mcho più lieve, è s ubordinata aJle modalità. con cui viene avviata al luo~o di soccorso e alla rapidit.< Ì colla quale viene curata; necessitano quindi mezzi sollt>citi' e comodi su cui A.dagin.re i feriti onde poter prestare cttre efficaci. Il trasporto, non ben eseguito, può ridestare un'emoraggia arrestata o produrla q ua.ndo non esi:<te. Il Kiirtner, il grande chirurgo rlella gnerra anglo-boera, attribttisce la mMsima importanza alla buona immobilizzazione ed al delicato trasporto per il favorevole decorso della ferita con frattura e della. ferita art icolare, ed afferma che, a.nche facendo Mtrazione dai tormenti che si cagionano ai pazienti se non sono opportunamente tlistemat.e le loro lesior1i ossee ed articolari, que3te non sortono buon esit.o.


A. V14ZIONE SANITARIA

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n trasporto di un ferito del cranio, fatto in fretta, con scosse, per terreno ineguale, su carro, in ferrovia, può prodmre elevazione della pressione intracranica, fuoruscita della polpa cerebrale, emorragie e può facilitare l'infezione. .€ anche particolarmente dannoso nelle lesioni spinali per l'emolTagia che si possono produrre, specialmente per le continue vibrazioni che danno le ferrovie. I colpiti al torace, trasportati malamente, peggiorano le loro condizioni per il versamento sanguigno che talora si può produrre nel cavo pleurico e per le emoraggie interne tardive che sono le dirette coMeguenze del diRagio subìto. n trasporto poi dei feriti addominali è fra i più delicati, giacchè, se non bene eseguito, provoca dei movimenti nella cavità peritonale. Le statistiche de~a grande guerra, senza tener conto di quelle delle minori fra.nco-prussiana, anglo-boera, hanno fatto riJevare come vi sia un gran numero di feriti intras portahili, la maggior parte dei quali sono destinati a morire senza soccorsi sui campi di battaglia. Vi sono feriti la cnj intrasport-a bilità è indiscutibile, oltre che per La gravità delle lesioni, per la mancanza dei mezzi adatti al loro sgombero, molti dei quali sono raccolti nei campi di battaglia per un sentimento di pietà e sono avviati ai posti di r;occorso più vicini, ma il viaggio peggiora le loro condizioni, aument-a le sofferenze e non li sottrae alla. morte certa. Si deve ritenere per certo che se ne1la eventualità di future guerre i velivoli, opportunament-e a<iattati, e collegati ad importanti centri di soccorso potessero pre.~tare l'opera loro, sarehbero risparmiate innumerevoli vite e la percentuale dei morti sul campo di battaglia diminuirebbe notevolmente, come assai minore sarebbe la mortalità negli ospedali di prima linea ove i feriti gravi diventano gravissimi dopo un trasporto lento e disadatto. Pertanto deve essere preso in particolare considerazione il trasporto per via. aerea, il quale non è scevro di difficoltà, ma si potrà trovare il modo di rimuoverle allorquando si sarà fatto strada. il convincimento che l'aeroplano sanitario può spesso salvare vit.e umane, che sarebbero senza di esso, irremis· Aibilmente votate 1\.lla morte. I problemi dell'aviazione sanitaria si può dire che siano sorti non appena nacque l'aviazione stessa e furono studiati sotto vari aspetti, sia che servissero per trasporto di feriti o di chirurgi, o di materiali sanitari, sia infine che dovessero pratica.~;e l'esplorazione dei ca.mpi di battaglia per la scoperta dei nidi di feriti. D generale medico olandese dott. Mooy è stato il pioniere dell'avia,zione sanitaria, perchè, fino dal 1910, nef ece oggetto di particolare considerazione e propo:,;e l'impiego dèi velivoli nello sgombero dei campi .di battaglia. Nel1912 il dott. Duchausoy di Nizza, nella sua qualità di segretario dell'associazione delle dame francesi, mise a concorso un aeroplano per trasporto feriti che aveva ideato l'aviatrice Hèlene Dutrieu. Nello stesso anno il senatore, medico e pilota, Reymond che poi morì gloriosamente in un combattimento aereo nel 1915, impiegò nelle grandi manovre l'aeroplano per i servizi sanitari dell'esercito francese. L'Italia fu tra le prime nazioni ad escogita.re la possibilità di usare i velivoli per lo sgombero dei feriti e degli ammalati: s'iniziarono studi e si preRent&rono progetti, traCl~i notevole quello di Riccardo Ponzelli, che ideò i trMport.i aerei durante la grande guerra. tra le prime linee e gli ospedali di l\Iilano. Nel 1917 il deputato Chassaing, maggiore medico nella riserva, costruì un aeroplano speciale per trasport-i feriti : egli fu l'apostolo e il propagandista dei m ezzi a~rei di sgombero che, secondo i di lui intendimenti, dovevano essere considerati non già come mezzi di eccezione, ma come modi di sgombero razionale e normali sia. per il tempo di pace, come per quello di guerra, asserendo che essi si mostravano necessariamente indispensabili per i feriti del torace e _dell'addome, per i fratturati gravi e per tutti coloro che erano minacciati da


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A \' lAZIO:-! E SAN ITA.RI.A.

emorragie mortali o da infezioni a. rapido decorso. I..'a4:lroplano prescelto per la bisogna fu il tipo Dorand A. R., la cui fusoliera potè più agevolmente e con minore spesa trasformarsi e adattarsi ad ospitare due feriti post.i uno sull'altro. Più tardi lo stesso éhrussaing potè tra.~formare numerosi apparecchi Bréguet 14 A 2, messi fnori uso èd organiZ7.Are un prezioso servizio nel l\f.a.. rocco e più tardi ta.Je apparecchio veniva trasformato nel t.ipo comodo ed elegante attuàlmente in uso e capace di portare due feriti corica.ti. Nel 1'919, il dott. Tilmant, aiutato dall' ing. Nemiroscky costruì un «aerochir )), fornito di materiale chirurgico speciale per la sua leggerezza e capace di raccogliere feriti . Nell'auturmo e nell'inverno del 1920.21 l'aviazione sanitaria fu adoperata dai francesi in vasta scala nel levante, ove, nonostante le condizioni atmosferiche Rfavorevoli, in solo 3 giorni furono trasportati all'ospedale di Aleppo, in meno di quattro ore, 80 feriti, per il cui tra-~porto normale a dorso del mulo sarebbero occorsi quindici giorni oppure cinque giorni a mezzo cii auto. Nessun incidente si ebbe mai a deplorare. I1 dott. Epaulard, che nella sna qualità. di medico capo nel Marocco ha seguit..o le operaziorù di guerra ed ha riferito che dal maggio 1921 all'ott.obre 192:3 furono per via d'aria trasvortat-i circa 1200 feriti e malati, senza regi'>trare un solo accidente, volando ad una velocità media di 130 km. all'ora., e tra· sportando, senza che le loro condizioni si aggravassero e senza disturbi causati dalJa depressione barometrica, feriti al petto, all'addome, del cranio e perfino tifosi in grave stato. La l!'rancia per le sue condi1.ioni coloniali fino ad ora ha dato maggior sviluppo all'aviazione sanitaria e ci offre COJ1.l3eguentemente la più ricca e pro· bativa statistica: in tre anni furono sgombrati circa 2800 feriti e malati gravi, che non sarebbero potuti essere trasportat.i con altri mezzi e i due terzi!di essi, cioè 2000 vite umane, furono pot.uti sah are. Nell'attuale guerra del Marocco la .Francia ha potuto pet·la sua esperienza da.re maggiore impulso all'aviazione sanitaria che com]Jie miracoli : tutti i feriti gravi vt>ngono in breve tempo tra."porta.ti comodamente a mezzo di velivoli (Brégnet-Ha.nriot) ai grandi ospedali delle retrovie di Fez, Ta.ra, Rabat. Un soldato ferito aU'Overga, dopo un'ora e mezza era operato a Casablanca. Ormai tutte le nazioni si sono rese conto della grande importanza dei seryj7.i sa.nitari aerei e stanno studiando di adattai;e o costruire a.ppa.recch.i che rispondano meglio alle esigenze medico-chirirgiche. Da questi studi trarremo i migliori a1llspici perchè nel giorno in ctù vari paesi avra.nno un'aviazione sanitaria propria sarà più facile prendere accordi sulla sua. neutralità, fino ad ora non raggiunta nonostant.e gli sforzi dei pochi interessati. R ecentemente in Francia la casa Hanriot ha presentato un apparecchio « H 14 sanitaire 11 tipo 1925 con motore Rbòne 80 c. v. e che alla grande stahilità accoppia la facili tà dell'atterraggio anche in terreni meno adatti ed ha. il pregio di non esset·e troppo costoso. I1 posto del pilota ò situato anteriormente alla cabina.. L'adattamento sanitario è stato ottenuto a mezzo di una cabina che attraverso un'ampia porta permette assai facilmente l'ingresso della barella regolamentare adottata per i servizi sanitari dell'esercito franoose. Vi sono dei vetri laterali e superiori che asr<icurano un'ottima illuminazione. Possiede un apparecchio Chenard per la ventilazione se i trasporti avvengono in paesi caldi ; se invece l'apparecchio attraversa r egioni fredde, le pareti sono doppie e riscaldate elettricamente. L'apparecchio }Jesa col passeggero coricat.o circa kg. 800, sale a 1000 metri in otto minuti e ciecolla ed atterra in circa 50 metri. Esso trasporta il combustibile per tre ore di volo e la sua velocità. media oraria è di oltre km. 100. D motore r otat.ivo <.li 80 c. v. può essere sostituito da un motore fisso di 12.0 o 7


A VIAZIOI\"E S.o\NlTARI A

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140 cavalli ; si raggiunge oosl una. maggior velUocìtà. e l'apparecchio lotta più efficacemente contro il vento contrario e sale pi\'t in alto. t ipo di apparecchio su descritto sembra. più rispondente a fini civili che militari, potrebbe essere bene impiegato giomalmente per portare con ra-

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pidità ma,lati o ferit.i gravi ai lontani ospedali. Per fini bellici sembra meno adatto perchè non è pratico in linea dì massima impiegare un apparecchio e distrarre un pilota per port.ar via wt solo uomo dalla linea di combattimento. In Inghilterra l'aviazione sanitaria è stata oggetto dì profondi studi ed attualmente si stanno trasformando degli apparecchi militari allo scopo di renderli adatti ai servizi di ambulanza. Dalla loro esperienza si vuol trarre buona norma per costruire ex novo degli apparecchi adatti al trasporto feriti . I mezzi aerei sono stati usati nelle regioni dove per le particolari condizi.oni di viabilità gli altri mezzi potevano difficilmente es,;ere adoperuti, per ta.te ragione la maggior parte dei tra.<>porti aerei è stata eseguita in Mesopotamia. Durante il mese di aprile drl 1923, a Kourdistan, scoppiò fra le truppe della prima linea \ma gravissima epidemia di dissenteria. Lo sgombero di tali malati si presentava oltremodo difficile, gia.cobè il trasporto doveva effettuarsi quasi esclusivamente in regione montuosa. L'aeroplano salvò la situazione, perchè in hrevis!;imo tempo da Kourdistan furono trasportati all'ospedale di Bagdad 198 militari e le operazioni relative f•rrono compiute senza alcun inconveniente in 128 ore di volo e 45 minuti primi, percorrendo una distanza rli 9615 miglia. Altri sgombri per via aerea. in piccolo numero ed intermittentement.e furono effettuati in Mesopotamia dove, nel periodo dal 18 maggio 1923 al 15 luglio 192-t, furono trasportati in volo 161 militari all'ospedale di Ba.gdarl. Gli inglesi hanno coi loro velivoli create delle vere ambulanze aeree e di tipi diversi : vi ha. l'ambulanza Vickers-Vernon che pnò portare dodici pas seggeri oltre alle due persone dell'equipa.g~io. È un biplano munito di due motori di 450 cavalli Napier Lion Serie 11. . Il suo volo dura circa tre ore con tJnn. velocità. oraria di 90 miglia. ll peso totale a carico completo, è di 12,500 libbre inglesi, corrispondenti a 5675 kg. La. sua. larghezza è di 68 piedi (circa 20 metri) la lunghezza è di circa 43 piedi (circa 13 m etri) l'altezza di circa 15 piedi (circa 4,80 metri). Un altro tipo di ambulanza è l' Andrò-Andover, ma questa non è stata ancora sufficientemente sperimentata, possiede un motore Condor III. di 660 HP ; può trasportare, oltre due p ersone dell'equipaggio ed un infermiere, 4 feriti o malati. Ha una velocità massima di 102 miglia all'or a all'altezza di 1500 metri ed a tale altezza con 1350 litri di benzina dura in volo 7 ore. Negli Stati Uniti si sta sperimentando un apparec~hio della casa CoxKlemin con motore Wright di 60 HP, capace di trasportare un medico e due feriti in barella.

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L'a viazione sanitaria non solo è stat.a di prezioso ausilio nelle guerre CO· loniali, ma. è stata. anche valorizzata ai fini civili, pei quali ha corrisposto egregiamente. Nel Siam è stata usat.a sn vasta scala : in tale·rcgione gli abìt.anti vivono sparpagliati ed essendo fra. essi a.ssai difficoltose le comunicazioni ne consegue che il servizio sanitario non è bene assicurato in tutte le regioni. In tali condizioni un'epidemia che si sviluppa nell'interno del paese porta. gravi danni alle popolazioni. P erò l'aeroplano sanitario è giunto a buon punto e con esso si trasportano rapidamente medici, chirurgi, materiali rli medicazione, ecc. Nel Siam vi sono alcune pla.ghe sprovviste di buoni ospedali e dì buoni medici. A mezzo dei


AVl .AZlO:-iE S A!SITAlU.A

velivoli i pa.zient.i in brevissimo tempo sono traaporta.ti ai posti di soccorso dove non potrebbero giungere in tempo utile con altri mezzi a causa. della distanza e della. montuosità delJa regione che renderebbe disagevole ed incomodo il tra.sport.o. L'aeroplano nel Siam ha bene corrisposto ed esso attualmente t rasporta. a gran distanze malati, feriti, medici, chirurgi, strumentario, materiale di medicazione. Nel 1921, nella provincia d'Ubol (est) scoppiò una grave epidemia e in un de t t>rminato momento mancarono perfino le medicine per soccorrere gli abitanti. In vista della grave situazione le autorità di tale provincia domandarono telegraficamente al oipartimcnto della sanità pubblica a Bangkok di far giungere con mezzi aerei, sa.nitari coi medicamenti necessari; ed infatti e:"si arri>arono a destinazione dopo sole tre ore di viaggio, potendo salvare a tempo la situazione cd anche un gran numero di vite umane. Le aut-orità e gli abitanti di tale provincia, dopo questo fatto probativo, convinti dcll'utilitit dell'aeroplano aprivano sottoscrizioni a.l fine di dotarne il servi:r,io sanitario siamese. Le principesse della famiglia rea.le e le dame di corte contribuirono alla costruzione degli appareccni sanitari per metterli al servizio del pubblico. Presso le altre nazioni l'aviazione sanitaria non ha avut-o grande sviluppo, anzi alcune di esse non hanno neppure iniziati gli studi per l'adattamento o per la costru:z.ione eli aeroplani sanitari. Prima di riferire su quanto si è fatto in Italia, si è ritenuto opportuno accennare brevemente a quanto si è fatto specialmente in Francia ed in Inghilterra, nazioni che hanno al pari di noi gravi interessi nelle colonie dove mezzi nuovi di trasporto debbono trovare pratica ed immediata attuazione. Nell'interno della nostra colonia libica, dove non esistono reti stradali e nodi fenoviari, l'aeroplano diventa un mezzo di trasporto necessario specialmente pcrchè si sostituisce con poche ore di volo alle tappe lunghe e penose che si debbono percorrere in molti giorni faticosamente sotto la sferza del sole. Il tenente colormello Felice Porro ha particolarmente studiata la nostra. colonia libica e riferisce come l'assenza di vegetazione nelle grandi distese desertiche offra possibilità d'atterra-ggio quasi in ogni luogo facilitando l'impiego dci velivoli; senza neppure ren~ere necessario il lavoro di sistemazione del terreno. Egli aggiunge che !e condizioni atmosfericne delle colonie sono favorevoli al volo perchè il numero delle giornate volative si può considerare nell'alta percentuale del 98 %- Le nubi e la nebbia sono quasi ignorate, il periodo delle pioggie è breve e la calma luminosa delle notti equatoriali ò ottima. per i voli. Le dilficoltà dovute alla elevata temperatura estiva ed a.i forti squilibri fra il giorno e la notte sono eliminat~ dalla tecnica costruttiva degli apparecchi metallici i quali non Roffrono i deterioramenti e le deformazioni, cui sono sottoposte le macchine costruite in le~no e in tela. Fatte tali premesse, il Porro accerma alla facilità. con cui in colonia si procede a mez1.0 di aerei al trasporto dei feriti. Nel 1922 truppe operanti a Giose (km. 100 da Tripoli) ed a Bir Gbnem ebbero complessivamente una settantina. di feriti, il cui sgombero per via di terra a dorso di camelli li avrebbe sottoposti per la disagiata marcia ad un peggioramento e forse alla morte, tanto più che per talnni di essi s 'imponevano atti operativi urgenti. In tale contingenza i Caproni furono attrezzati come ambulanZe aeree e senza. scosse con un volo di ci.rca un'ora trasportarono all'ospcda.Je di Tripoli le barelle coi feriti; dci quali oltre una metà., a giudizio dci medici, dovettero la loro salvezza al mezzo rapido di trasporto.


AVIAZIONE SANITARIA

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n Ministero dell'aeronautica tenne buon conto di questa improvvisata

esperienza e studiò l'importante problema dei trasporti sanitari aerei studiando divtli'Si tipi di apparecchi e più tardi accettando la. proposta della Croce Rossa Italiana., insieme con questa. studiò l'impiego dei mezzi aerei di sgombero in caso di ca.la.mità che continuamente potessero affliggere il nostro paese dove purtroppo terremoti, alluvioni interrompono cosl spesso le vie ordinarie. TI tenente colonnello medico L. Falchi, pilota aviatore, ha. recentet~mente studiato il problema. dello sgombro dei feriti dal campo di battaglia. mediante aeroplani, quando le condizioni del terreno ne rendano possibile l'impiego. Egli ha fatto notare come l'organizzazione sanitaria attuale metta. il ferito in condiziorù di essere continuamente trasportato da una unità sanitaria all'altra con grave danno prima di raggiungere lo stabilimento sanitario territoriale ed ha rilevato come gli aeroplani sanitari eliminino tutti questi organi intermedi, trasportando rapidamente, e perciò anche econotnicamente, i feriti dalle unità sanitarie più avanzate alla loro destinazione definitiva. TI Falchi ha proposto l'attrezzamento dell'apparecchio Caproni 450 HP. in apparet:-chio sanitario porta-feriti, perchè dà maggiori garanzie di funzionamento, in quanto, essendo provvisto di tre motori, può sostentarsi soltanto con due; e perchè potrebbero essere utilizzati a questo scopo gli apparecchi Caproni 450 che ancora rimangono e che per gli scopi bellici sara.nno sostituiti da apparecchi più moderni. Le modifìcazioni principali per l'attrezzamento dell'apparecchio Caproni 450 HP in aeroplano sanitario sarebbero le seguenti : Io. Alleggerimento dell'apparecchio, mediante la rimozione della torr etta, del lancia bombe, delle armi e accessori, e mediante la riduzione dell'autonomia di volo; 2o. R imozione degli attuali serbatoi della benzina e loro sostituzione con un unico serbatoio a cassetta da fis...qargi sul fondo ?ella carlinga ; 3o. Adattamento nello spazio ottenuto, per quattro (e forse anche per sei) feriti orizzontali nelle barelle d'ordinanza. Adattamenti per due feriti seduti. L'appare<:chio sarebbe cosl capace di trasportare almeno otto feriti.

•• * Prima di por tertnine a questa breve nota. sugli aeroplani sanitari è opportuno riferire succintamente quanto si è escogitato nei riguardi della loro neutralizzazione ; fino ad ora gli studi non hanno sortito buon esito, ma non si deve disperare per l'avvenire perchè all'umanità sofferente non può essere negata. l'adozione del più rapido e comodo mezzo di trasporto che finirà. col trionfare sulle esigenze militari e sulle esitazioni dei giuristi internazionali. Fino dall912la Lega nazionale aerea francese aveva formulato voti perchè il governo prendesse l'iniziativa di una conferenza internazionale per la protezione di velivoli sanitari. TI gr.a nde conflitto europeo, scatenatosi improvvisamente, trovò le nazioni partecipanti assolutamente impreparate nei riguardi dell'aviazione sanitaria la cui opera. fu durante la grande guerra semplicemente a.nedottica. I probletni contingenti del periodo bellico e postbellico portarono Wl& stasi nella. risoluzione dell'importante questione. Questa fu nuovamente agitata nell921, alla X conferenza internazionale della Croce Rossa. M. Fra.nk Hostin, in nome della Croce Rossa Serba, in Inghilterra, invitò il Comitato direttito a sollecitare i governi firmatari della


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A VIAZlO!'E SANITARIA

convenzione di Ginevra a rivederla per aggiungervi gli articoli inerenti all'aviazione sanitaria ed il Comitato invitò in data. 22 gennaio 1925 le Croci Rosse dei vari paesi a far conoscere le esperienze fatte al riguardo ed i relativi pareri, pregando le di designare un esperto col quale poter corrispondere ed eventualmente convocare in una riunione preparatoria. La questione è stata infine affrontata. senza pot.er essere risoJt.a , al XII congrest!O interna.zionale tenutosi a. Ginevra dalle Croci Rosse nell'ottobre 192;3. A taluni sembrerà prematuro di parlare g ià di convenzioni internazionali per l'applicazione alla guerra aerea dei p1·incipì di Gine,·ra, ma di fronte ai grandi senrizi resi già dall'aviazione sanitaria ed innanzi all'avvenire che senza, dubbio le è riservato, a tutti i popoli s'impone il dovere precipuo di affrontare la questione con buona Yolontà di risolverla nel miglior modo possibile. Non si deve na.<>condere che il problema è quanto mai arduo sotto il duplice a.c;petto che esso pre.'lenta, sia della ricerca dei feriti sui campi di battaglia., sia dello sgombero di essi. Quando lo permettano le t-..sigenze tattiche l'utilità pratica del velivolo nella ricerca dei feriti sul campo di battaglia ò incontestabile. Pur non tenendo conto dell'ultima guerra, l'esperienza di quella anglo-boera e russo giapponese ci ha ammaestrato rivelandoci una quantità. enorme di feriti , che sperduti nelle anfrattuosità del terreno, e smarriti nei b,oschi, sono restat.i per parecchi giorni abbandonati senza soccorsi,giaccbè alla loro ricerca nulladi effica<:epoterono fare neppure i cani sanitari, su cui si era ripost.a t-anta fiducia. L'aeroplano è il miglior mezzo per praticare la ricerca dei feriti, ma dal lato tattico e strategico non si può negare che il suo impiego non è agevole: lo sguardo dei velivoli è troppo penetrante perchè domina dall'alto un'estensione considerevole di terreno ed è difficile poterlo impiegare in una zona in cui lo svolgimento delle operazioni belliche siano in corso. La questione della neutralizzazione diventa più difficile e delicata quando, \m apparecchio debba volare s ulle linee nemiche per andare alla ricerca dei feriti, per esempio, in una piazza assediata. La questione è già stata ansiosamente discusaa e dagli studiosi sono state escogitate e formulate proposte che non sembrano poter avere pratica attuazione. Alcuni von-ebbero che ogni aeroplano Ranitario prima di elevarsi, per mezzo di rn.dio, dovesse ottenere uno s peciale permesso dallo st<~to maggiore avversario, il quale, a seconda delle circostanze potrebbe concederlo. Altri pretenderebbe che il velivolo dopo l'esplorazione non atterra-sse nella zona dell' Armata nemica, ma. invece dovesse essere obbligato a prender t-erra in d~termi­ nate stazioni sotto la direzione della Croce R.ossa, in ca.mpi di atterraggio che servono esclusivamente gli aeroplani sanitari e che siano controseguati dei segni della neutralità. Quinton, g ià presidente della lega aerea na.zionale francese, ha presentato un progetto in cui è fatto ohbli,go tassativo per ogni pilota di trasporto sanitario di atterrare. dopo l'esploraz ione, nel campo nemico e di costituirsi prigioniero fino al momento in cui gli si permetta di mggiWlgere gli avamposti del suo esercito. Tal progetto nùn sembra pratico, specie se i considera che un gua..<>to del motore può co'>tringere ad att.errare ovunque. Infine si vorrebbero utilizzare gli appn.recchi inalat.ndoli quando lo permetta l'allontanamento del nemico, ma si compt·ende facilmente che questa proposta rende inefficace l'esplorazione che deve e.s:;ere pronta. P er quanto rig uarda l'e)lp!oraziolH' <bi campo di battaglia, si aggiunga. altra difficoltà., perchè dall'a.lt,o è assai difu:;ile ancbe al più provetto esploratore poter distinguere fra i corica.t.i i f<:>riti ed i morti : bisog11erebbe che i caduti, che ne fossero in grado. face~>ero dei seglla li che, oltre a.d c3serd percepiti con difficoltà, comporterebbero oq 11ivoei e so;pr~tti.


A VI:AZIONE SANITAlUA

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Si è pensato, ma con scarsa praticità, a costituire fin dal t empo di. pace una flotta aerea sanitaria a carattere internazionale : non è facile indurre i neutri a partecipare ad un conflitto che non li riguarda e nel quale pur spiegando opera altamente umanitaria potrebbero essere traseinuti ad un qualsiasi lieve incidente, senza contare che i neutri di oggi po,.;so~o essere i belligeranti del domani e che i popoli, per affinità. di razza o per interesf!i commerciali, p ur restando nel campo df'.lla più stretta neutralità, sono indotti a simpatizzare per un belligerante piuttosto che per un altro. I nomi ed i numeri degli aeroplani sanitari dei belligeranti e dei neutri ufficialmente a cooperare col servizio della sanit-à dovrebbero essere al pari di quelli delle navi ospeda-li (art. 1-3 della convenzione X dell'Aia del 18 ottobre 1907) comunicate alle potenze belligeranti prima dell'impiego e queste dovrebbero riservarsi il diritto di visita, di controllo e di eventuale detenzione in cacSi di grave circostanze, ma anche ciò darà luogo ad una serie di proteste, di contestazioni, nelle quali la santità della protezione della Crooe Rossa ne risulterebbe gravemente compromessa. Per poter con maggiore facilità addivenire ad una convenzione bisognebe che gli aeroplani adoperati avessero speciali caratteristiche che li rendessero assolutamente inadatti alla gul\rra. Occorrebbe inoltre che i piloti fossero adibiti esclusivamente ai servizi sanitari e per nessuna ragione disimpegÙ.assero servizio bellico nè come piloti, nè come osservatori ; separando nettamente i ruoli potrebbero ingenerarsi nuove diffidenze. N è giova l'affermare che non si possano nutrire sospetti contro l'aeroplano sanitario perchè da questo è possibile l'esatta osserva.zione delle posizioni nemiche : infatti volando anche con apparecchi sanitari si vengono a carpire al nemico preziosi ragguagli sulle sue posizioni e non è umanamente possibile che il pilota, atterrando fra i suoi, debba tenere custodito un segreto che può compromettere la buona riuscita di un'azione, l'esito finale di una battaglia. Nè basta invocare la reciprocità. fra i belligeranti, perchè fra e:<si ve ne sia sempre uno che per diversità di posizione strategica, ha sempre meno da temere dell'indiscrezioni dell'altro. La standardizzazione degli apparecchi sanitari non giova alla causa della neutralità; l'adozione di un t ipo uniforme costituirebbe la cristallizzazione dell'aeroplano sanitario, l'arresto del suo sviluppo. La standardizzazione al più dovrebbe limita.r si alle barelle per poterle agevolmente passare da un apparecchio all'altro. Nell'interesse supremo dei feriti occon-e elle le varie nazioni studino, i diversi tipi di aeroplani, entrino in gara per migliorarli e perfezionar!i. Del resto - per restare nel campo pratico - dal lato militare è necessario che l'aeroplano sanitario sia di modello rassomigliante a quelli in uso nell'Esercito rispettivo per molte ovvie ragioni. La specializzazione abbisogna di un'organizzazione particolare, complica i rifornimenti e può condurre in determinate circostanze alla mancanza del materiale di ricambio; per i piloti poi devesi tener conto delle attitudini e delle istruzioni. Riguardo poi all'adozione di apparecchi più o meno capaci di trasportare feriti nulla si può dire di assoluto perchè tanto i grossi quanto i piccoli offrono vantaggi e svantaggi. L'aeroplano di piccole dimensioni, il quale tras porta uno o due feriti è di minor rendimento e di poca praticità bellica perchè dist.rae il pilota da un più utile lavoro e se si dovessero istituire dei trasporti isolati troppi piloti si renderebbero impegnati. L'aeroplano piccolo risponde più ai fini civili per trasporto ammalati o feriti, pei quaLi si richieda un soccorso urgente, ma esso deve es.:;ere anche pron-


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A \'IAZIO~E SANITARIA

to in auerra come mezzo di trasport<> di eccezione e per condurre in casi spe· cia.li il sanitario presso il ferito. Ed a tal proposito sorge un'altra questione non meno importante. L'aerocopiano deve condurre il sanitario presso il ferito, o il ferito presso il sanitario? Nella pratica civile moderna ormai è invalso il concetto che colui che ha bisogno di cur~ debba essere portato nelle cliniche, negli ospedali ove con maggiore larghezza di mezzi e con più rigorosa asepsi viene curato, quindi il ferito in linea. dl massima sarà portato dal medico; potrà praticarsi un'eccezione

t.enendo particolare conto e della personalità del ferito o del genere della. lesione, per cui si pronunzi giudizio d'intrnsportahilità assoluta. Da quanto esposto risulta. che l'impiego dei velivolo sanitario è bene ris pondente ai fini civili per il rendimento particolare che offre laddove per disastri tellurici o alluvioni non f.>.sistono più stra-de, ma trova gravi difficoltà di applicazione in guerra per ragioni strategiche. Alcuni autori hanno risoha la questioHe 't roppo sernplioistica.rnente di un colpo proclamando l'inapplicabilità delle disposizioni protettrici della con· venzione di Ginevra., perchè il pilota dell'apparecchio destinat.o ai fini umanitari può riferire indicazioni utili al proprio esercito nei riguardi di quanto inevitabilmente ha scorto nelle linee nemiche. Questo modo di trasporto porta troppi vantaggi per potervi a priori rinunciare e a torto da taluui lo si vuole eRcludere dai benefici della convenzione di Ginevra la quale del resto nell'art. 6 della riunione dell906 contemplò anche la cessazione della protezione delle formazioni sanitarie nel caso che si volesse usare dell'immunità. per commettere atti ostili al nemico. L'accordo sarà forse assai difficile per quanto riguarda il oorvizio di esplorazione, ma sa.rà più facilmente raggiungibile per quanto riguarda lo sgombero diretto dei foriti nei grandi ospedali, eliminando le tappe nocive nei vari sW.bilimenti di linea. Talora nei pressi dei campi di b(l.ttaglitl. non giovano neppure i migliori, i più rapicli e moderni mezzi automobilistici che rispondono solamente dove la strada da percorrere è libera e buona. Purtroppo in gucrm nelle retrovie, bisogna tener conto degli agglomera menti delle truppe che non possono essere arrestate nel loro cammino, degli ingombri prolungati dei convogli che si pressano e si urtano, vicendevolmente ritardando la marcia ed in fine delle cattive strade peggiorate dall'a.normale circolazione ; c tutto contribuisce alla rlic;agiata marcia dei convogli dei feriti. Si è visto che sin dall'epoca più remota attraverso i secoli, nessun mezzo di trasporto di feriti ha corrisposto a i fini sanitari che si proponeva e pertanto si ha il precipuo dovere, senza venir meno agli interessi snpreJui della sicurezza nazionale, di convergere ogni no!>tro sforzo all'incremento e alla praticità dell'aviazione ~a.nitaria come la più atta a. salvaguardare le vite preziose di coloro che combattono per la grandezza. della Patria. On. prof. GABBI. - Espone e conferma la sua speciale simpatia sempre nutrita. pel Corpo sanit.a.r io militare. Quando alla Camera dei deput-ati egli constatò che si cercava. di J'endere quasi nulla la funzione del Corpo sanitario militare, egli insorse a difenderlo con tutte le sue forze. • NE'l campo poi dell'aeronautica ha una vera irl.olatria per l'aviazione sanitaria. È r<"goh:u·monte mtmito rlel librt>tt.o sanita rio di volo e. malgrado la. su.. età, ha volato anche ad aJtezze superiori ai quattromila met.ri. :'!tndiando su sé st;esso g li effet.t.i del volo. Di tali suoi studi parlerà nel pross imo Con~esso int~rnazio· naie rlella navigazicme aerea. Egli ritiene che non si debba solo pensare a creare degli apparecC'hi por l'aviazio11e miUtare, ma O<'con e l'istituzione di un Corpo sanitario aeronautico. Allo st.e.'\So morto vorrebbe che lr-1. Scuola di sanitÀ mititaro di Firenze non veni«se più chiamata così, hensì col nome di Accademia di


CON~IDERAZII'\Nl

SULLE El'iTEROCOLITI, ECC.

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sanità militare, poiché vi convengono non solo sturlenti, ma. medici, ed egli spera. di ottenere tale più onorifica denominazione. Come avviene in Francia., C'xermania., Inghilterra. ed in America, anche in I talia. il Corpo sanitario militare deve avere la. considerazione e l'importanza che si merita.. I med.ici milit-ari non hanno, in genere, cespiti di gtutdagno allo infuori del loro stipendio, è quindi necessario che, come si fa in Inghilterra, essi siano bene e degnamente retribuiti ; spera che ciò avverrà ben presto. Colònnello FERRARO della R. M. - Ringrazia vivamente l'on. Gabbi per l'interessamento dimost-rato pel Corpo sanitario militare. Rin~razia. pure il tenente colotmello medico Di Nola per le !me espressioni verso la sanità militare l'tlru"Ìttima, e parla della. nece;;sità che sia provveduto per l'est.ensione dcll'av;nzione sanitaria allo coste ed alla flotta, a me-t.zo di idroplani sanitari, costituendosi così un tratto di unione tra aria e mare, fra idrovolanti e trnsporti fluviali ed autoa.mb1.1lanze marittime. Ten. colonnello medico DI NoLA. - Ringmzia. l'on. Gabbi per il vivo interessamento dimostrato verso il C01·po sanitario militare e specialmente per l'avia?..ione sanitaria militare. Non saprebbe, e d'aJt,ra. parte non potrebbe, riferire dat.i rigunrdant·i l 'attuale stato e l'efficacia. attuale dell'avia,zione eanitaria militare: l'argomento, è estremamente delicato per molti riguardi. Conosce bene l'argomento coloniale, ma dice che la Francia. è senza. confronto molto superiore alla stessa Ame1;ca ed all'Inghilterra in fatto di ricchez~a d 'apparecchi per l'avia~iono sanitaria: la sua flotta aerea ai pttò dire formidabile. data la possibilità che, il deputato Chassin ebbe d i sfruttare numerosi apparecchi Bregué qual'i inservibili pei servizi comuni, e da lui saputi adattare e sfruttare: la. Francia. qu.indi è in prima. linea. Certo che se oggi in Italia si clùedesse Wla ftot.ta sanitaria, o comunque w\ adeguato numero di apparecchi aerei pel t,rn-sporto dei feriti, si pot-rebbe e:<sere tacciati eli pazzia, poichè il pensiero è rivolto per ora a problemi aviatori di carattere più generale, per la sicurezza nazionale : occorre quindi as pettare pazientemente. n T en :nte generale medico prof. GuALDI. - Ringra·tia il relatore per l'intc ressa.nti~ sima relazione. Fn. auguri per l'istituzione d el Cor po sanitario aeronaut ico, ed inneggia a,lla. fratellanza che esist-e nel Corpo sanitario militare. A nom9 d i tutti i m€dici militar i ringrazia l'on. prof. Gabbi. Tenente colonnello medico DI NoLA. - Afferma che i le,~tami d'amicizia e di coll'l.bornzione nel Cor po sanitario militare saranno sernpre niù forti, n è può ossere altrimenti : infat t.i gli ufficiali medici. che era prestano servizio nell'aviazione. vengono tutti dal Regio Esercito e dalla Rel!;ia !\farina dove ebbero i primi in segnamenti ed i più n obili entusiasmi.

II.

CONSIDERAZIOMI SULLE ENTEROCOLITI ASPECIFICHE ED AMEBIOSI IETASTATICHB, IB RAPPORTO AI RELATIVI ACCERTAMENTI BA'l'TERIOLOGICI per il dott. Giuseppe Rlzzutl, colonnello medico

Mi ha dato argomento alla presente comunicazione un reperto raro

di amebe coli, osservato nell'agosto u. s., nell'acqua di due pozzi artesiani, in uso a scopo potabile, nel comune di Latisana.

n Comando del genio militare, dovendo provvedere all'approvvigio· namento idrico di un Reparto di truppa. a Latisana, inviò al laboratorio batteriologico dell'Ospedale militare di Trieste alcuni ca,mpioni di acqua prelevati dai pozzi suddetti.


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CONSIDERAZIONI SULLE E!'ITERO COLITI. ECC' .

Io, oltre alle ordinarie ricerche batteriologiche e chimiche, feci eseguire l'esame microscopico del sedimento dei campioni d'acqua, appena pervenuti in laboratorio e nei giorni consecutivi e furono messe in evidenza numerose ·amebe coli, sia sotto forma. di cisti, che di forme vegetative mobili, che conservarono la mobilità sino al 15° e 20° giorno dal prelevamento, a temperatura ambiente. La profondità di detti pozzi oscilla fra i 90 e 110 metri. Dagli esami chimici e batteriologici l'acqua risultò batteriologicamente pura, per sca.rso numero di colonie, con percentuale minima di fluidificanti ed assenza di bacterium coli. A tracce di ammoniaca, d'ordinario presente nell'acqua dei pozzi artesiani, non erano associati nitriti nè nitrati. Successivamente, nel settembre n. s., fu. eseguito l'esame su di un campione d 'acqua prelenl>to da un altro pozzo artesiano di Latisana, scavato recentemente alla profondità di 200 metri, e non si riscontrarono amebe nei ripetuti esatni microscopici del sedimento. Da indagini eseguite sul posto e da informazioni avute dal medico provinciale di Udine, le condizioni sa.nitarie della popolazione civile di Latisana sono risultate ottime e non sono stati in essa mai osservati casi di malattie infettive intestinali d 'origine idrica. Il reperto, che è abbastanza raro, per quanto è a mia conoscenza, trattandosi di acque profonde, quali sono quelle dei pozzi artesiani, molto meno soggette alle comuni cause d'inquinamento, della falda acquea superficiale, nel bacino imbrifei'O dove sono impiantati, sta a portare conferma. a quanto in oggi è già ammesso dalla maggioranza degli autori sull'assenza di potere pa.togeno delle amebe coli nell'eziologia delle enterocoliti. Secondo l'Emmerich, la presenza di protozoi saprofiti nell'acqua avrebbe funzione depu.rativa, divorando essi i germi, fra cui quello del tifo. Il Fallers sostiene che tale fu.nzione è incompleta, non riuscendo a distruggere tutti i genni pre;;;enti nell'acqua.. Non mancò però uno scarso numero di esperimentatori, quali il Loesch, Lewis, Cunningham, Normand, Ross, che gettarono un po' di diffidenza su tale reperto nelle acque, attribuendo all'ameba coli l'azione di destare processi di ente1·ocolite, ta lvolta dissenteriformi lievi e tal'altra gravi, da mentire la dissenteria. Anche in esami di feci di enterocolite fu riscoutrs,ta l'ameba coli in Egitto (Kartulis, Kruse e Pasquale), in Russia (Loesch), in India (Lmvis) ed in Sicilia dal Grassi. I n Libia io riscontrai in un caso di enterocolite dissenteriforme l'entameba coli, che non dimostrò a.lcun potere patogcno nella prova biologica sui giovani gatti. 'Mancavano le esperienze in vivo sull'uomo e queste furono eseguite dal Walker e Sellard a M:auilla e nelle I sole Filippine, con colture di amebe saprofite ottenu te dalla conduttura dell'acqua potabile di :Manilla e da. altre sorgenti e dalle feci di individui sani e di ammalati di enterocolite dissenteriforme. Di 10 uomini assoggettati all'esperimento, nessuno presentò sintomi di enterocolite e l'esame microscopico delle feci risultò costantemente nega,tivo.


CONSIDERAZIONI SULLE ENTEROCOLITI, E CC .

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Allo stato attuale delle nostre conoscenze, sulla scorta dell'espt>rienzt. eseguite sugli animali e sull'uomo, cui mi permetto aggiungere ora il reperto di Latisana, è da a mmettere, quanto dicevo dianzi, l'assenza di potere patogeno delle amebe coli. Accennato cosi brevemente al valore da dare al reperto di amebe saprofite nelle acque e nelle feci uma ne, accennerò all'altro valore non meno importante, di quei reperti batteriologici di feci, che molte volte i labotori, nonostante ripetuti esami, d.ebbono dare negativi, pur trovandosi di fronte a casi di enterocolite, la cui sindrome si avvicina a quella della dissenteria e che talvolta assumono per giunta dei caratteri di diffusione rilevante, sopratutto preoccupante quando serpeggiano in mezzo ad altri fo colai di dissenteria vera. Un tempo nello studio della ,d issentet·ia vi fu molta confusione, quando non si riusciva a precisare l'agente specifico e si ammettevano le dissenterie vere e le pseudo e paradissenterie. Fu persino fatta la distinzione a seconda dei gruppi di individui colpiti, come ad esempio: dissenteria dei bambini, dissenteria degli alienati, ecc. Oggidi dopo le numerose rjcerche cliniche e batteriologiche, messo da parte il vecchio concetto della pluralità delle dissenterie, si è circoscritto in un netto dualismo tra dissenteria determinata da parassiti animali, protozoi appartenenti al genere amebe e da schizomiceti, bacilli dissenterici. Accanto a queste due forni.e di dissenteria., J.a. endemica a.mebica e la epidemica bacillare, occorre però ammettere una forma sporadica, a sintomatologia. affine a quella epidemica, più o meno grave, non imputabile a microrganismi determinati~ cui il prof. M. Ascoli ha dato il nome di aspecifica e ne ha tracciato la sintomatologia nei suoi dettagli, da servire di guida preziosa alla clinica ed epidemiologia. È la forma che bisogna tener presente, tanto in attesa dei responsi del laboratorio, tanto di fronte alla negatività dei responsi stessi, in modo da non ingenerare dubbi nell'applicazione razionale delle misure profilattiche. L'Ascoli sostiene che, ment re la dissenteria è il prototipo delle enteriti localizzate al grosso intestino, tale veste può essere indossata da malattie diverse : dall'enterite da balantidi, da bilbarzia., da proctiti ossiuriche e da tanti altri processi infiammatori acuti e cronici intestinali. Si aggiungono inoltre le enteriti acute da ingesti, che agiscono irritando l'i1;1testino per via meccanica, o chimica o fermentativa. Non è anche improbabile che microrganismi, del tipo del bacterium coli o protozoi del gruppo dei balantidi, possano in determinate circostanze occasionati favorire o per lo meno preparare il terreno a siffatti processi infiammatori intestinali, senza che pertanto perdano il loro carattere di saprofiti o altrimenti detti commensali. Fra le truppe in campagna. non mancano ta.li cause in rapporto agli strapazzi &ici, ai traumi psichici, alle variazioni atmosferiche ed alla alimentazione. Nelle nostre-. colonie, sopratutto nel primo periodo d'acclimatazione, quando l'intestino è esposto d 'un tratto all'invasione della. fiora. indigena, è frequente il caso di osservara fra le truppe l'insorgenza di ent~rocoliti dissenteriformi, sia da sd~e, che associate ad altre malattie, malaria, kala-a.zar, ittero infettivo, spirochetosi intestinale, ecc.


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CONSIDI<~RAZIONI

SULLE E)!;TER()COLITI, ECC.

Cosi in Libia, in vari periodi dal 1911 a.l 1917, potei constatare tale evenienza, con risultati negativi degli a.ccerta.menti ripetuta.mente eseguiti sulle feci o con reperti di germi non specifici. Analogo fatto osservai durant-e la. g-Uerra mondiale, sopra.tutto nei campi di concentramento dei prigionieri di guerra. Notevole fu il lavoro dei laboratori batteriologici delle armate per gli accertamenti batteriologici delle feci, sopratutto dei prigionieri di guerra, prima. del loro int<•rnameuto in territorio e notevole fu la percentuale dei rìslùtati nega.t.ivi nei ca.si di enterocoliti dissenterifonni, che dal modo di propagarsi, ù.tl decorso clinico e dai caratteri d elle ferì si dovettero effettivamente ascrivere al gruppo delle enterocoliti aspecifiche. Un Mso gravissimo e rapidissimo di. t ali forme Ki verificò a Verona, in un soldato scrittura.lc del Oom~~ndo dell'Armata, deceduto in poche ore, da far sospett.are una forma algida di colera.. L'::mtopsia, eseguita da.l prof. De Vecchi, fece rilevare int.ensa. iperemia intestinale, mentre furono negativi gli accertamenti batteriologici eseguiti sul contenuto dell'intestiu_o. È la conferma di quanto ba sostenuto da. tempo sull'argomento l'Ascoli, e cioè che a torto è stata addebita.ta alla batteriologia., in casi consimili, una grossa cambiale in sofferenza verso la cluùca., pPr una partita scoperta ascendente aH'80 % di diagnosi batteriologiche fallite. Ritengo che, se anche la perccntua.le dovesse aumentare, è sempre giustificata dalle numerose osservar.ioni acquisite sull'argomento, tanto nel campo della clinica che dell'epidemiologia.. Ricorderò inoltre che ri<mltati nega.tivi sugli accertamenti batteriologici delle feci si possono riscontrare, oltrechè nell'enterocoliti a specifiche, nPlla stessa dissenteria amebica, quando si presenta nelle sue varie sindromi metasta.tiche. È noto che, con l'identificazione successiva delle metastasi della dissenteria, s'è venuta a. d elineare l 'enltità clinica delle amebiasi, da. con-

siderare come mala.ttia protozoaria vera e propria, al pari della malaria e della sifìlidc, il cui agente infettivo è suscettibile delle più svariate localizzazioni e trasmigrar.ioni, mentre non di rado manca una localizzazione primaria intestinale. · Con ·t.ale concezione nn o va, delle amebiasi, dopo gli studi dell'Izar, Pontano, Juspa si è potuto assodare chn mentre la forma classica di dissenteria non è così disseminata in Halia. e nelle zone temperate, come nelle zone ca,ldo, sono da. consider~wsi non più tanto .ra.ri i casi di localizzazioni extraintestina.li dell'amebiasi, le cui sindromi proteiformi, come i quadri subdoli a tipici, souo da tener presenti ai fini della profilassi. A questo proposito debbo aggiungere un'ultima considerazione circa la valutazione dei reperti negativi nella ricerca dei portatori di amebe. In tale ricerca bisogna tener conto dei lunghi periodi di latenza. dell'agente infettivo da,Ue feci, SOlJra.tutto dopo il trattamento emetinico, analogamente a quanto si verifiea quando si vuol ricercare nel sangue il parassita della mala.ria cronica. In siffatta evenienza si suole ricolTere alla somminiRtrazione del purgante, la quale, mentre da un canto riesr,e il più delle volte a facilitare l'espulsione deUe amebe e· qttindi la diagnosi, dall'altro produce


CONSIDEBAZIOS I SULLE E l"TEBOCOLITI, ECC.

alterazioni sostanziali nelle cisti amebiche, da. renderue più difficile il riconoscimento, di per sè stesso non tanto facile anche per esperimentatori esperti. Con la fissazione e colorazione dei preparati sono riuscito in molti casi ad identificare, anche d opo la somministrazione del purgante, le cisti dell'ameba coli, che si distinguono da quelle dell'n.meba istolitica per la loro grandezza e forma sferica e per la maggiore rifrangenza., che lascia più facilmente vederne il contenuto. Nei casi in cui tale identificazione non è più possibile o lascia dei dubbi, occorrerà ripete1·e la somministrazione del purgante per la seconda. e la terza volta per l'espulsione delle forme mobili. Le brevi considerazioni esposte, oltre ad apportare un modesto contributo alle nostre conoscenze circa la conferma di assenza di potere patogeno delle a moebe coli nell'acqua potabile, conconono a mettere in evidenza la valutazione da dare ai risultati degli accertamenti batteriologici di fronte alle enterocoliti dissenteriformi aspecifiche, alle amebiasi metastaticbe ed alla ricerca dei portatori sani o convalescenti di dissenteria amebica. Su questa comunicazione prendono la parola : Capitano m edico PATANÈ. - n re latore dice giustamente che il r eperto di ameba coli in pozzi a rtesiani è un fatto che dà. a pensare erl appare strano, poichè s i ritiene che l'acqu a. di tali pozzi sia assolutamente amicrobica. M a n ello st,esso tempo fu fortunato il r alatore, poichè n on ebbe a trovare in quei pozzi che l'am eba coli. Egli può dire invece che in Libia in p ozzi artesiani super ficiali, oltre ad amebe coli, ve1me trova.ta anch e l'ameba istolitica. D ice che ciò può clipeudere d a l fatto che colà i pozzi artesiani non sono molto profondi. ed attorno ad essi il terreno è facilmente inquinato per la poca i~iene d ogli indige ni, e per l'intenso movimento che si verifica pres.'lo quei preziosi punti di dissetnmento. Trovandosi sull'argomento dell'ameba e sulla cura ch e si fa d ella dissenteria coll'ematina, crede opporttmo òire qualche parola sulla vantata specificità CUI'tt· t iva di questo alcaloide. Perohè le scariche a.lvine diminuiscono e l'affezione sembra. in via di guarigione ? Si ritiene che l'ematin a agisca specificamen te sull'ameba, ma non si pensa che tale alcaloide può a.vero tm'aziono paralizzante sulle fibre liscia dell'intestino, e ciò s i ha p el fatt o che essa deprime la pression e sanguigna. Xon è forse usata. tmche per combattere le emottisi ? Abbas:;a la pressione sanguig na. vengono paralizzate le fibre muscola.ri liscio dei bronchi e la s i usa basandosi s u tale criterio. P er analogia può l'ematina esercitare la sua azione paralizzante sull'intestino, ed a llora si capisoe como le scariche diarroiche diminui:.;cu.no. Con questo, l'obbiettante n on vuoi dire che l'ematina non ngi:>ca anche direttamente sull'organ ismo dell'ameba istolit.i.ca, ma rileva come la sua specificit<'t si trovi a.lqna.nto scossa. Dott. P ULLÈ, aiuto d el prof. Franchini - B ologna. - Egli dirige tm Ospizio marino presso Riccione e cita due ca.si di amebiasi s \•iluppat-isi iu b!lmbini de l suo r eparto. Con ene rgici provvedimenti l'infezione venne spenta. propagando,;i solamente ad altri tre o quattro individui tlella popolazione. Trattasi quindi d i un reMrto r a r o, e ritiene che, se nell'Udinese si rinvenne~:o numerose amebe, lo si d eve ' forse all'intenso passaggio di truppe d'ogni paese e provenienti da ogni p a rte durante le vicende belliche. Cita numerosi esami d i feci fatte all'Istituto di Patologia c oloniale di Bologna:: le feci appartenevano ad operai che lavoravano alla costruzione della d irettissima B ologna-Firenze, e si trovò spesso l'ameba. Non c 'è da meravigliarsi che l'emetina possa. agire s ulle fibre liscio dell' intestino ; parla. infatti di lievi pa.ra.plogie osservate in molti che fecero uso d ell' emetina. Essa agisce dunque sul midollo spina le e può bonis,;imo avere influenza sulle fibre liscia dell'intestino. la cui innervazione può aver sede in qualche segmento d e l midollo stesso.


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ALCUNE RICER CHE SU'L SANOUE DEGLI A.l\UlALATI, ECC.

Prof. LORF.NZANI. - n r elatore dic:e tli aver trovato nei pozzi artesiani delle amube coli e di a...-ere osservato che erano molto mobili, ma a lui consta che tale mobilità. si ha solo fuori del corpo um nno. Si è n otato infatti che l'ameba coli fuori dell'organismo umano è assai mobile: nell'organismo invece perderebbe la sua capacità di vivere. Caratteri differen· z ia..li tra l'ameba istolitica e l'ameba coli sarebbero : l'ameba coli fagocita germi e non i globuli rossi ; l'ameba istoliLica fagocita germi e g lobuli rossi. Il relatore concorda con Cf\lànto ha. detto il prof. Loren:w.ni circa i caratteri ùifferenziali d ell'ameba coli nelle acque e nell'intestino e sul potere di inglobare soltanto microrganisnu e n on eritrociti, a difft>renza dell'ameba. istolitica. La ricerca, cui a ccenna il P at.ané tlclla arneba coli nelle acque dei pozzi in Libia fu precedentemente esegu ita da l rc latore e soltanto in qlUMche p ozzo superficiale, mal costruito dagli a rabi e poco protetto d alle cause d'inquinamento, riscontrò amebe coli e mai l'ameba ist.olit.ica.

m.

Al(UHf RUfR[Hf ~UL ~AHfiUE DtfiLIIMMAliTI DI TIFO Pflf[[HIIlf per il dott. Numa Corradl, tenente colonn ello m edico, g ii\. consulente igienista. dell' Armat;a del Grappa e de~rli Altipiani, direttore del laboratorio batteriologico d'annata. e per il prof. Leonardo Manfredi, capitano medico di complemento, gi1\. d i rettore del Lazzarott.o di Vicenza

Occorre premettere che le osservazioni di cui è oggetto la presente comunicazione banno necessariamente un carattere sehematico e incompleto, percbè le particolareggiate annotazioni redatte a suo tempo e le documentazioni delle esperienze andarono smarrite all'epoca della smobilitazioue. D ovremo perta,nto limitarci ad esporre in ·succinto il risultato delle emoculture fa,t te e della identificazione morfologica, culturale e biologica del germe isolato. Non potremo riierire in dettaglio circa i risultati delle inoculazioni del germe stesso nelle cavie, per la mancanza, come dicemmo, dei relativi protocolli. Dette osservazioni furono fatte nel corso di una epidemia di dennotifo sviluppatasi tra i prigionieri di guerra nel novembre 1918, immediatamente dopo l'armistizio. Si trattò di diversi campi di concentramento situati nelle retrovie dell'armata Grappa-Altipiani, dove l'epidemia, oltre a non essere gravissima di per sè, fu ra,pidamente e completamente tron· cata, applicando con la massima severità e pratica efficienza la nota profilassi della bonifica umana diretta alla distruzione dell'ectoparassita trasmettitore, il pidocchio dei vestiti, sicuro e necessario ospite intermedio del virus dermotifico. Sembra ancora. dimostrato che il virus medesimo subisca, nel corpo del pidocchio, o una, fase evolutiva, analogamente a quanto avviene nel corpo della zanzara per il protozoo maJarigeno; o, quanto meno, una maturazione, un esaltamento della virtùenza, o una, semplice moltiplicazione! sì da renderlo adatto ad infettare ruomo.


ALCU~E

RICERCHE SUL SANGUE DEGLI .utliALATI, ECC.

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Questa ipotesi trae la sua principale origine da osservazioni epidemiologiche ed anche da talune constatazioni sperimenta.li: per es. il pidocchio che ha succhiato il sangue di un ammalato di tifo esantematico non è capace di trasmettere l'infezione ad un uomo sano, se non dopo alcuni giorni (quattro a sei secondo Nicolle). Non vi sono altre documentazioni dottrinali o sperimentali che confermino detta ipotesi, per il fatto che l'age-nte specifico della malattia non ~ anco-ra noto.

• •• Non è qui il caso di richiamare tutte le osservazioni fa.tte al riguardo dell'agente eziologico del dermotifo, perchè esse non hanno resistito a l controllo della critica e non conservano più ormai che un valore storico. La maggiore attendibilità sarebbe, allo stato attuale delle nostre conoscenze, per le osservazioni di da Rocha Lima, il quale trovò nelle cellule epiteliali dell'intestino dei pidocchi, che avevano succhiato sangue di dermotifosi, dei corpuscoli, simili a bacteri, più piccoli del micrococco melitense : non li vide invece mai nei pidocchi non infetti. Questi corpuscoli sarebbero verosimilmente da identificarsi con quelle formazioni endocellulari già precedentemente messe in evidenza dall'americano Riketts e dai tedeschi Prowazek e J ochmann, i quali tutti, veri ed impareggiabili eroi, pagarono con la vita l'ardore delle loro ricerche. Tuttavia, forse per nessun morbo epidemico come per il tifo petecchiale, assistiamo al fatto, apparentemente paradossale, che con tanta, oscurità nel campo eziologico, si sia raggiunta la massima perfezione nella difesa profilattica. Ancora una volta, analogamente a quanto avviene per la clinica nei confronti delle indagini di laboratorio, l'epidemiologia ba preceduto la parassitologia. Dobbiamo per questo, visti i risultati pratici, quasi insuperabilif della accennata difesa profilattica, abbandonare il tormentoso problema eziologico del dermotifo 'l Certo che no. E non tanto per una semplice considerazione di ordine scientifico e dottrinale puro, quanto perchè, una volta riconosciuto, individualizzato, identificato il nemico, conqtùste ulteriori nel campo profilattico riusciranno possibili, come ad esempio : scoprire se eventualmente e in speciali circostanze vi possano essere altri veicoli del virus che non sieno il pediC1tlus veatimenti : se e dove esso possa conservarsi vitale, pronto a spiegare la propria offensiva non appena condizioni esteriori o di ambiente lo randano possibile.

••• Prima di venire alla esposizione delle nostre ricerche, non si ritiene inopportuno accennare ancora. ad alcune constatazioni precedenti. Dopo che, nell916, Weil e Felix comunicavano di avere isolato da.ll'orina. e dal sangue di malati di dermotifo dei ceppi di proteo che venivano, a diversi titoli, agglutinati d al siero di dermotifosi, e che tra questi ceppi uno, il proteus X 19 (come essi lo denominarono) era agglut,inato in altissime diluizioni, t utti i ricercatori che studiarono il fenomeno, con5 -

:Miin. Guerra • Gi ornale di Medicina Militare,


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ALCUNE RICER CHE S'Q'L SANGO'E DEGLI AMM.A LA.TI, ECO.

fermarono in modo indubbio la verità e ·praticità del fatto, che fu perciò denominato : reazione di W eil-Felix. Non abbiamo bisogno di dire che noi stessi, sperimentando sul sangue di circa un centinaio, tra ammalati in acto e soggetti guariti (è noto che la reazione di W.F. persiste per parecchi mesi in coloro che ebbero il tifo esantematico e anche fino a due anni secondo l'osservazione del prof. Lustig), abbiamo avuto la conferma piena ed assoluta del fenomeno.

*** Intanto er~ perfettamente logico che i ricercatori si domandassero quale era la natura di detta reazione, presente in tutti i casi di dermotifo, e quale l'interpretazione patogenetica che le doveva essere data. 1o La prima ipotesi, la più ovvia, fu che il proteo fosse l'agente eziologico del tifo petecchiale. Essa fu sostenuta dal Friedberger, ma non sembrò reggere alla critica. 2o Altri ricercatori avrebbero spiegato il fenomeno con la dottrina

della paragglutinazione, secondo Kuhn e Woithe. Si tratterebbe cioè del fatto che certi protei, ospiti saprofiti banali dell'intestino, per causa delle modificazioni umorali e cellulari dipendenti dalla malattia, acquisterebbero la proprietà di essere agglutinati dal siero dei dermotiiosi. Saremmo dunque di·fronte ad una mutazione di ordine biologico del germe per causa delia modificazione del terreno su cui vive : mutazione biologica del germe che non crediamo siasi potuto dimostrare. 3° È stato dimostrato esservi dei virus di talune malattie che hanno la proprietà di aumentare ed esaltare le agglutinine normali, ·già esistenti nel sangue. A parte il fatto che, in tale ordine di osservazioni, non crediamo siasi mai arrivati a constatare dei tassi cosl. elevati come avviene per il proteo (fino a 1:50000) si deve tener conto che le agglutinine normali per il proteo, nei sani, sono scarsissime e perciò con poca probabilità suscettibili di tanto aumento. 4° Teoria della azione antigena eterogenetica. In altri termini : nel siero dei dermotifosi vi sarebbero dei recettori dotati di una affinità per il gruppo aptoforo dell'X 19. Si tratterebbe (ci sia permesso il paragone) di una chiave fa1sa o, per lo meno, di una chiave che ha la proprietà fortuita di aprire una serratura che non è quella per cui è stata fabbricata! Ciò però non è teoricamente impossibile, perchè Friedberger e Schifi, iniettando nei conigli delle cellule renali di cavia, ottennero delle emolisine per i globuli rossi di montone. Come si vede, l' int~rpretazione dottrinale del fenomeno di Weil-Felix rimane fino a questo punto assai problematica ed oscura.

.:--:.··

RIASSUNTO DELLE NOSTRE ESPERIENZE•

Furono prelevati 5-10 c.c. di sangue in venti ammalati di dermotifo, sempre dopo la terza. giornata di febbre ed anche verso il declinare della malattia, ma in ogni caso durante il periodo febbrile.


ALCUNE RICERC HE SUL SANGUE DEGLI A!"MAI.A~, ECC.

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Le se~ine furono fatte col metodo in uso del Castellani per il tifo, per il melitep.se, ecc., insemenzando cioè contemporaneamente p~l'ecchi tubi di brodo (una diecina) con piccole quantità di sangue. Nei primi due casi, dopo la permanenza dei tubi in termostato a trentasette C per 48 ore ed anche dopo qualche giorno, i brodi rimasero limpidi, tanto che noi li ritenemmo sterili, come pure negativo fu l'esame microscopico in goccia pendente di ansate di brodo prelevate nella zona al di sopra del sangue che appariva sedimentato al fondo delle provette. Nei diciotto casi successivi, avendo avuta la precauzione di agitare i tubi prima del prelevamento della goccia, si vide una nubecola salire verso la superficie del brodo e la goccia pendent-e ci ba dimostrato un batterio agglutinato in grossi ammassi. Con passaggi successivi in brodo e agar si ebbe lo sviluppo costante di un germe che, per i suoi caratteri morfologici, tiutoriali e biologici (fermentazione degli zuccheri) ci si dimostrò essere il proteus vulgaris. Esso er~ agglutinato, anche dopo vari passaggi, ad alto titolo (1:1000, 1:2000; 1:3000) dal siero di ammalati di tifo esa.ntematicQ, ed aveva gli stessi caratteri di un ceppo di proteus X 19 avuto dal laboratorio del prof. Casagrandi e di ceppi di altra provenienza. Inoculato nelle cavie per via sottocutanea e per via endoperitoneale, diede luogo ad una. setticemia con febbre non molto. elevata (380-380,5) della durata di due a tre settimane. Le cavie inoculate non presentarono esantema. n loro siero di sangue aveva e manteneva potere agglutinante per il ceppo impiegato per l'inoculazione, per quelli avuti da altri laboratori e per gli altri protei da noi coltivati dal sangue di vari infermi di tifo peteccbiaJe. CONCLUSIO:NT. l o Dal sangue dei dermotifosi febbricitanti (almeno dopo i primi tre

o quattro giorni di malattia.) si isola costantemente, o qu&>si (nel novanta per cento dei c~si secondo le nostre osservazioni) un germe che, per le sue caratteristiche morfologicbe, tintoriali e biologiche (comportamento di fronte gli idrati di carbonio) deve essere identificato per il proteus v'Ulgari8 e che, a sua volta, deve essere ritenuto identico al germe che Weil e Felix denominarono X 19. Questa. è anche l'opinione del dott. Fulvio Pulgher di Trieste, che ha studiato a fondo, con grande copia di materiale e con non comune competenza, l'argomento. -=20 Inoculato detto proteo nella. cavia, tanto sottocute come per via endoperitoneale, produce una setticemia con elevazione termica della durata di due a tre settimane e con la comparsa di un forte potere a-gglutinante nel siero della cavia stessa. 3o Non furono mai coltivati altri germi del sangue dei dermotifosi da noi osservati. 4° I ricercatori che ci precedettero non ottennero cosi frequentemente l'emocultura positiva del proteo nei dermotifosi (per esempio Wolf isolò


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ALCUNE BIC'ERCUE SUL SANGUE DEGLI AMMALATI, E CC .

il proteo del sangue dei dermotifosi solo otto volte su 78 casi), perchè, per l'altissimo potere agglutinan te del siero, si verifica il fenomeno della, ag· glutinazione aUo stato nascente (fenomeno del Bandi e che il Bandi stesso utilizzò per un suo metodo di isolamento rapido del vibrione colerigeno dallefeci) e i germi man mano che si sviluppano sono immediatamente immobilizzati e trascinati al fondo nei brodi di cultura, sicchè i brodi stessi, ad un esame sommario, sembrano st.erili, mentre non lo sono. 5o Resta a vedere se il proteo isolato dalle feci di soggetti sani ba pro· prietà febbrigene per le cavie o per altri animali da esperimento, e se esso si dimostra agglutinante del siero di ammalati di dermotifo. 6° Stabilire con ulteriori r icerche se è possibile isola.re il proteo dal corpo del pidocchio, sia direttamente con culture, sia con opportune inoculazioni negli animali. 70 In complesso ci è sembrato che, quantunque esistano molte analo· gie con altri morbi verosimilmente causati da virus filtrabili (hog-cholera, scarlattina, influenza, ecc. ) e nei quali compare, come parte secondaria (testimone specifiùo, come dice il Pulgher, un agente bacterico, non si debba, a.Uo stato attuale delle nostre conoscenze, perdere di vista, nelle ricerche che verranno, l'importanza eventuale ed ipotetica fin che si voglia, del proteus vulgaris nella eziologia del tifo esantematico. E tanto più s'impone oggi questa riserva, dopo la dimostrazione fatt-a nei riguardi di alcuni germi, come a-d esempio per il B. tubercolare, per cui cioè si deve ammettere la p ossibilità che essi attraversino un periodo ultramicroscopico, filtrabile, dopo il quale possono essere ricondotti alla di· mensione e alla forma primitiva. Su questa comuniC'azione prend ono la p arola: Colonnello medico FKRRARO. della R. marina- Avendo avuto occasione di trasportare in Rumenia duecento individui di Avezzano, i quali erano stati af· fetti da tifo esantematico, ne esaminò il sangue e solo in pochissimi trovò in at.t.o

l'azione agglutinante; nel maggior numero il reperto fu negativo. Chlede quindi al relatore quanto tempo dopo egli fece l'esame per l'agglutinazione: ciò per stabilire se un individuo con azione agglutinant~ in atto possa essere o meno pericoloso per gli altri. Chiede inoltre quanto è la durata dell'agglutinazione. Tenente colonnello medico FocE. - Addetto a reparti di prigionieri di guerra ebbe occasione di fare ripetuti esami di sangue di individui che soffersero di tifo esantematico. Egli trovò che l'agglutinazione dura 45-50 g iorni.

n tenente colonnello medico CORRADI risponde affermando che il proteo scompare dal sangue collo scomparire della febb1·e. Se il proteo è testimone specifico dell'infezione, esso si comporta appWlto cosi. Circa l'agglutinazione dice che esss dura parecchi mesi, tanto è vero che tale osservazione servì per la diagnosi retrospettiva. Vi fu qualche caso in cui si trovò l'agglutinazione perfino dopo due anni. D pericolo d'infezione scompare collo scomparire del pidocchio delle vestimenta. T enente generale medico prof. GuALDI. - Fa voti che la questione importante venga. approfondita e si augura che il relatore possa essere inviato sui luoghi dove si presentino casi di tifo esantematico, per fare nuovi studi.


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IV.

IL POSTO ATTUALE DELLA CIRENAICA NELLA EPIDEMIOLOGIA DELLE LEISHMANIOSI NEL NORD AFRICA per il do~t. Carmelo Patanè, capit.ano medico .

I fondamentali lavori di Leishman, di D onovan e di Wright, che h anno inaugurato il periodo veramente scientifico della storia delle leishmaniosi umane, risalgono, com'è noto, a poco più di un ventennio; ed è del1908 la prima osservazione di leishmaniosi canina spontanea, segna~a.ta da Oh. Nicolle e O. Conte in Tunisia. La mole d 'indagini biologiche e sperimentali, di osservazioni cliniche, d'inchieste epidemiologiche ed entomologiche ecc., compiuta al riguardo in tale non lungo elasso di tempo, ha veramente del prodigioso. Tuttavia il capitolo della etiologia di questa complessa e pressochè cosmopolita affezione protozoaria è ancora seminato d 'incognite : unicità o pluralità dei parassiti e degli agenti di trasmissione, riserva eventuale del virus in natura in vertebrati inferiori ecc. Diverse specie di artropodi, d 'ordinario ematofagi, dalle abitudini biologiche più svariate, sono state incriminate della diffusione della malattia. Ma le rispettive ipotesi - già non ' sempre accordabili su larga scala eon conoscenze nosogeografiche mano a mano acquisite non hanno potuto ottenere concorde e convincente suffragio dall'esperimento. Recentemente una serie d 'interessa.ntissimi lavori ba di nuovo richiamato sui flebotomi l'attenzione degli studiosi dell'argomento. Lasciando da parte le notizie storiche - entrate ormai nel dominio dei trattatirelative ai primi sospetti formulati a carico di questi piccoli nematoceri, essenzialmente nei riguardi con la trasmissione della leisbmaniosi cutanea, non possiamo qui accennare di sfuggita a quei risultati delle più recenti indagini in proposito, che per il momento sta,nno a rappresentare come i punti cardinali del nuovo orientamento subìto da questi ordine di studi. N el 1921, Ed. ed Et. Sergent, P arrot , Donatien e Bèguet (C. R . .Acacl. àes Se., 21 novembre 1921) riescono per primi a provocare nell'uomo la produzione di un bottone d 'oriente tipico nel sito d'inoculazione di una aliquota del prodotto di triturazione di 7 flebotomi (Phl. papata8i Scopoli) provenieinti da Biscra, classico centro di endemia di questa affezione in Algeria. Successivamente, partendo dalll\. cultura ricavata dal materiale della. predetta lesione sperimentale, ottengono nel topo albino e nel cane rispettivamente lesioni testicolari e tegumenta.r ie del tutto simili a quelle che si possono provocare negli st.essi anima.li mediante il virus naturale d el bot.tone d'Oriente (.Ann. Inst. Pasteur, m aggio 1926, .Arch. I nst. Pasteur d' Algérie, n. l, 1926). Nel 1922, Beaurepaire Aragao (Brazil M ell., 18 marzo 1922) a Rio de Janeiro, ottiene sul naso di un ca.ne una lesione ulcerosa., ricca di elementi


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IL POSTO ATTUALE DELLA CmE:<AICA., E CC.

leishmaniformi, inoculando una emulsione di 5 flebotomi (Phl. interm.eclius Lutz e Neiva) nutriti su di un paziente di leishmaniosi americana. Ulteriormente, Adler e Theodor (Ann. of. trop. med. and parafit, ~. giugno 1926) segnaJano di avere ottenuto sull'uomo, dopo 35 giorni d'incubazione, una papula contenente numerose Leishtnanie nel punto d'inoculazione di 3 P hl. papatasi di P alestina (Gerico). Anche la commissione nominata dal Governo dell'India Britannica, nell'aprile 1924, per uno studio bene organizzato sulla locale epidemiologia e sulla terapia del Kala-Azar, ba fino ai primi mesi di lavoro, orientate le sue ricerche sui flebotomi. Sperimentando con Phl. argentipes, la cui distribuzione risultava generalmente concorde a quella del Kala-Azar, ha potuto vedere che il20-30 %di quest.i ditt.eri, cattura.ti in natura. o provenienti d'a.llevamento, s'infettavano se nutriti su malati, presentando nell'intestino un rigoglioso sviluppo di forme Herpetomonas, che in qualche caso si sono potute seguire anche nel faringe (1). Ecco cosi tornata all'òrdinè dèl giorno - circoscritta in termini più precisi e sotto una. veste assai più suggestiva che in passato - un~ delle quistioni della patologia umana che più hanno appassionato i ricercatori in quest'ultimo ventennio. Certo non breve, e per giunta inasprito da un cumulo di peculiari difficoltà, è il cammino che ancora si separa dalla completa soluzione definitiva dell'intrigato problema etiologico. N è vanno, fra l 'altro, dimenticate le restrizioni imposte all'esperimento dal fatto che i flebotomi - anche all'infuori delle zone di endemia di leishmaniosi - possono trovarsi spontaneamente infetti da Herpetomonas, non differenziabili morfologicamente dalla Leishmania e patogeni per il cane, per il topino (Laveran e Franchini Soc. path. exot., luglio 1920) e forse anche per altri animali noti come recettivi al virus naturale del Ka.la Azar e del bottone d 'oriente. Ed allorquando tante e così pazienti indagini di laboratorio permetteranno di formulare le rispettive conclusioni, a queste spetterà. a.n cora di subìre la prova pra.tica del collaudo sul t-erreno della nosogeografia. Si vedrà allora. in quale misura i ristùtati otoonuti in sede sperimentale riescano attagliaòili ai fatti epidemiologici naturali accertati nei diversi continenti, e forse si potrà essere ph\ direttamente guidati ad individuare quei fattori locali a cui sono dovute, ad esempio, la più o meno completa immunità di certe regioni e la suscettibilità di altre, magari limitrofe, la distribuzione dissociata dei focolai di endemia del Kala Aza.r e del bottone d 'Oriente in uno stesso paese, ecc. È perciò che nel riferire intorno a.d. un decennio di miei tentativi di ricerca delle leishmaniosi umana e canina in Cirenaica, a me è parso opportuno inquadra.rne i risultati fra le conoscenze che possediamo intorno alle odierne condizioni dell'endemia e dell'enzoozia in tutto il resto del nord Africa, in modo da offrire la possibilità d 'istituire agevolmente dei reciproci confronti epidemiologici non solo fra le diverse regioni locali, ma anche fra queste ed i paesi dell'opposta sponda europea. (l ) L'Indole del n ostro tema ono P<'l"mette d"ln<luglnrci oltre In particolari lnt.QTDO a questo accurnte c d fH !l\l compl~•~<e lnrlng inl perultro n o n a n r nrn ultlmnte (v. lnd. joum. ot med. rt6. 11125 e segg., e Rnp}Jortl uffic io il lo 1J~111. de l'O(]. 111tr.nwtior1al d' HllrJ · pubbl., 1926 e segg.),


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POSTO A'Pl'UALÈ DELLA CmEN.AICA, ECC.

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KALA . AZA'&•

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Osservando una. ca.rta della distribuzione del Kala Azar nel bacino del Mediterraneo, I)Ì fanno subito notare, per la loro evidenza, i seguenti particolari, riguardo al ~ontinente Europeo: a) orientamento prevalente dell'endemia verso le zone litoranee; b) più fitta disseminazione delle sedi dell'endemia stessa in quei territori peninsulari ed insulari che più s'internano nel Mediterraneo (Spagna, Italia, Grecia); con progressivo aumento in questi da nord a sud, dell'importanza morbigena dei focolai, la quale effettivamente vi risulta massima a carico delle régioni più meridionali (centro e mezzogiorno della. peniàola Iberica, Italia meridionale e Sicilia, Grecia meridionale ed arcipelago). Ora, giudicando, per·nn momento, per semplice analogia in base agli anzidetti rilievi nosogeografici, 'potrebbe sembrare legittimamente presumibile che, almeno rigua.rdo alle città capitali dell'Africa del nord - nelle quali esistono laboratori la.rgamente dotati, ottimi ospedali civili e militari e un più che sufficiente numero di medici non nuovi alle quistioni di patologia coloniale - la cronaca locale del Kala Azar debba offrirei delle cifre di morbilità per lo meno non inferiori· a quelle di molte altre città litoranee dell'Europa meridionale. Ciò tanto più che, come è oggi generalmente ~esso - e come per primi hanno concordement~ dimostrato Gabbi per Messina, Feletti per Catania ed J emma per Palermo - a.n che nel bacino del Mediterraneo il Kala .A.za.r si è dimostrato appannaggio quasi esclusivo del proletariato urbano e rurale ; ed indubbiamente, nel reciproco confronto delle condizioni di salute e d 'igiene domestica, la popolazione dei quartieri indigeni delle città. nord-africane non avrebbe proprio affatto dei punti di merito in eccesso da cedere a quella abitante nei qua.rtieri operai più periferici delle città europee del mezzogiorno. Vedremo subito come i fatti fìn'oggi constatati non si prestino ad avvalorare una simile presunzione. Marocco (1). - Un unico caso à stato segnalato fin'oggi nel Marocco francese in persona di una infermiera infettatasi probabilmente a Mecnes. Un secondo caso è stato osservato a Tangeri in un bambino. Per quanto riguarda il Marocco Spagnuolo, il dott. Benzo, ispettore provinciale di Sanità a Cordova, mi ba di recente comunicato gentilmente che sta raccogliendo i dati relativi al Kala .Azar in quella regione. Algeria. - Otto casi figurano attualmente accertati ed uno diagnosticato clinicamente ; di questi, quattro àd Algeri, compresovi quello segnalato a Mayer e Reinard, concernente un tedesco reduce dalia prigionia. Le località dove è stata contratta l'infezione app81rt~ngono tutte al territorio del nord. Tunisia. - I casi riscontra.tivi, controllati tutti con l'esame microscopico, ammontano a 75, cosi distribuiti da nord a sud : (l) Per la. bJbllolft'alla rleuardo all'Africa letleDtrlon a!e fraDo~Eo, fiDo alllt25. v. RAYNAUD:

La lelehmanloet dans l'Afrlque du Nord, Rapr-orlo epi<kmioloqico, n . 85. alla Scx:UM d~lle Nation·i , XII, 1925. Per la C&81stlca. della. Tunlala tEgliO la Dota p!ù tecer.te di ANDER SO N, CrcD!que dcs Lei· ebmanlo.ee en Atr1que du Nord, Rt~. T1misitttne dtll ScitttcinJ Mtd., morzo 1926. '


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IL P03TO ATTUALE DELLA. CmENAIOA, ECC. Con ~roll" di Biserta.... . . . . . . . . .. .

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... 8 • Tunisia città. . . . . . . . . . . . 32 • Tunisia dintorni. . . . . . . . . 26 » Begia................... 2 el Kef . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5 .• Cairuan............. . .. . l • Tozeur....... . .......... l

Come è facile scorgere, la quasi totalità dei casi (7 4) appartiene al territorio del nord della. Reggenza. Col caso constatato a Tozeur l'enden:ùa ba dimostrato di potersi inoltrare nei territori del sud fino al disotto del 350 di lat. nord. Degno di rilievo il fatto che il 92 % dei colpiti risulta costituito da europei, fra cui figurano il 72 % d'italiani. Questi dati, secondo Oh. Nicolle, tenderebbero a provare l'origine straniera del Kala Azar in Tunisia, dimostrandovisi la malattia, finora, essenzialmente in rapporto con la distribuzione dei gruppi etnici immigrati. Tripolitania (sensu strictc). - Nel1910, Tahsim Ibrahim, medico milita.re ottomano, segnalava i primi due casi di Kala. Azar in Tripolitania, concernenti rispettivamente un indigeno di 17 anni, nativo di Homs e residente da 7 anni a Tripoli, ed un israelita di 11 anni, sempre vissuto a Tripoli (Soc. path. exot., ottobre 1910). Nessuno altro caso risulta accertato nella stessa città. dopo la nostra occupa.zione e sembra che la malattia non sia. stata finora sufficientemente ricercata nell'interno del territorio. Oire?baica. - Nel giugno 1912, Salvatore, (Giornale di ?nedicina fnilitare, n. 6, 1912) accertava. post nwrtem un caso di Kala Azar a Derna in persona di un soldato, nativo della campagna Romana, sbarcato in Cirenaica a fine febbra.io dello stesso anno. Ma, poichè il viaggio del paziente, per la colonia., era stato intermezzato da una sosta di 20 giorni a Napoli e da una successiva di un mese a Catania, l'A. non si è sentito autorizzato a concludere senz'altro per l'origine autoctona dell'infezione. Durante dieci anni di mia permanenza in Cirenaica (1915-25) io ho costantemente rivolta l'attenzione a.lla ricerca del Ka.la Azar, sia fra gl'indigeni nomadi o sedentari, come fra gli europei, nè ho mancato di insistere presso i colleghi militari e civili perchè m'inviassero per gli esami opportuni anche le forme di splenomegalia ed etiologia appena non chiara, cosa tanto più agevole data l'assenza di locali focolai malarici. Ciò nonostante non sono riuscito a constatare che un solo caso della malattia nel 1916, a. Tolmetta, il primo indubbiamente autoctono. Trattavasi infatti di un ba.mbino indigeno di 15 mesi, ftglio di genitori nomadi, che da più anni vivevano nel territorio di el Merg. La diagnosi venne accertata mediante gli esami microscopico e ctùtnraJe del succo splenico . (Pathologica, l 0 luglio 1917). Xon sono manca.te nella mia breve pratica in ambiente indigeno osSEn·va.zioni di casi di splenomagalia infantile (nove in tutto) a decorso d 'ordinario febbrile ed esito mortale. Ma ripetuti esami n:ùcroscopici del succo splenico (ed in sette infermi a.ncbe culturali) mi hanno permesso di ritenere fuori ca.usa la L eish?nanùt. A complemento delle mie osservazioni dirette, ho voluto infine ese-


IL POSTO ATTUALE DELLA. CIRENAICA, ECC,

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guire un'inchiesta negli archivi dell'ospedale militare coloniaJe di Bengasi, esaminando i registri del movimento ammalati dei primi 13 anni di nostra occupazione (1913-24), allo scopo di accertare se non vi figurasse qualche caso - fra quelli etichettati con diagnosi di cachessia malarica, deperimento da malaria cronica ecc. - che dalla consultazione del rispettivo diario clinico potesse ritenersi sia pnre semplicemente sospetto di Kala Azar. D paziente lavoro non è riuscito del tutto sterile in quanto mi ba condotto alla scoperta. di un caso inedito di Kala Azar, accertato microscopicamente (dott. Costa) solo post mortem, come risult-ava dal protocollo dell'epoca del laboratorio batteriologico dell'ospedale stesso. Trattava-si di un ascaro del 7° battaglione eritreo, ricoverato il 23 agosto 1913, con febbre, grave deperimento organico ed enorme splenomogalia, e deceduto ill4 settembre successivo (diagnosi clinica: mara-sma da ptalaria cronica). Risultava dall'anamnesi che egli aveva contrat~o quattro anni prima infezione ma.larica in Abissinia, e che, giunto in Cirenaica da circa cinque mesi, aveva sempre quivi prestato irregolare servizio, perchè assai spesso febbricitante. Credo che anche questo caso, al pari di quello descritto da Salvatore, non possa considerarsi decisamente a1,1toctono, tenendo presenti il relativamente breve soggiorno dell'infermo in Cirenaica - costantemente trascorso in uno stato d 'incerta salute - e la di lui diretta provenienza da. una regione dell'Africa orientale, indubbiamente non indenne di leishmaniosi viscerale (Di Marzo, Studi di medicina trop. sull'Eritrea) vol. 1, Bergamo, 1914) e per di più confinante col più importante territorio di endemia di Kala. Azar del Sudan anglo-egiziano.

Basso Egitto. - Cinque casi autoctoni vi risultano finora accertati : 2 da Philips, al Cairo (Brit. tned. journ., 23 luglio 1914) e 3 da Pa.nayotatou, ad Alessandria (Soc. path.. exot., novembre 1922). Quest'ultima A. tiene a significare nel suo lavoro che i medici esercenti da anni n ella città, interrogati in proposito, le hanno concordemente risposto « che il Kala A.za.r non esiste in Egitto m~ al Sudan ». Riassumendo: i casi ~utoctoni di Kala A:::ar che fin'oggi ri8ultano accertati in hdto il nord Africa ammontano a 93 ; di questi soltanto 1mo spetta alla Cirenaica. LEISIDIANIOSI CUTANEA O BOTTONE D 'ORIENTE .

Com'è noto, in tutta l'Europa meridionale il bottone d 'oriente risulta finora estremamente sporadico rispetto al Kala Azar e vi ha una distribuzione geografica che, pure non senza più o meno gra.ndi lacune, può dirsi essenzialmente sovrapponibile a quella di quest'ultimo. Nell'Africa settentrionale, invece, non solo assistiamo al fatto inverso sotto il riguardo quantitativo della morbilità, ma altresì le zone di più cospicua endemia delle due affezioni offrono peculiari caratteri di discordanza nello spazio. Marocco-Algeria-Tunisia. - È soltanto in queste regioni che esistono i veri e propri focola.i nord-africani di endemia del bottone d 'Oriente, nella maggioranza dei quali l'affezione è riscontrabile abbastanza regolar-

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mente in un buon numero di soggetti ; ed in a.lcune località, in certe annate, può assumere carattere epidemico (zona di Biscra, di Gafsa ecc.). La ripartizione geografica di questi focolai ha, grosso modo, per limite settentrionale una. linea ideale, che, partendo da Bu Anan - nel Marocco sud-orientale - passa sulla zona di Figuig, attraversa il sud Algerino toccando Laguat, Uled Gicllal, Biscra, ed el Ued; e, mantenendosi al disotto del 35o di lat., passa per Metaui, nel sud Tunisino, e qui vi si arresta ad oriente di Oafsa (1). n limite sud in questo immenso territorio, non ha naturalmente nulla di definitivamente stabilito ; tuttavia, per attenerci ai fatti constatati, possiamo immaginarcelo momentaneamente come coni uso col 31o di lat. nord. Non è peraltro che manchino osservazioni nei territori del nord, fino litorale, ma si tratta generalmente di casi del tlJtto sporadici, salvo forse a Mila e dintorni, dove nel1923-24 Et. Sergente collaboratori constatarono undici casi di leishmaniosi euta.nea, fra cui uno sul cane. La cronaca aggiornata di tutti questi casi disseminati a nord della zona Sabariana è la seguente (2): M aro?co: di.ntort;li di Fc z~. . . . . . . . . . . . . . . . . . . Algerw: D•pa.rt1mento d l Orano . . . . . . . . . . . . Id. Algeria........... Id. Ccstantina. . . . . . . . . 1'w1is1a: Saldet Sidi Yossef . . . . . . . . . . . . . . . . T OTALE...

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Tripoz.itania (sensu striato): Gabbi e Visentini (Malaria e ma.l attie dei paesi caldi, 1910, n. 4), prima della nostra occupazione, osservarono a Tripoli tre casi di bottone d 'oriente in una famiglia indigena da poco giunta da Bagdad; mentre non riuscirono a riscontrarne alcun esempio autoctono fra i numerosi indigeni che allora frequentavano l'ambulatorio modico tenuto dalla suore Giuseppine. Unico caso sicm·arnente autoctono, finora pubblicato, resta quello osservato da Mantegazza a Pavia (Jfa.lmia e 1nalattie dei paesi caldi, 1914 n. 3) in un soldato 1·educe da quella colonia, il quale aveva notato l'insorgenza deU'affezione mentre trovavasi in 1m presidio dei dintorni di Tripoli. Cirenaica. - Nessun caso vi è stato aneora segnalato. Da parte mia, per dieci anni bo fat.to sistematicamente oggetto di esami microscopici tutte le lesioni esterne, osservate su indigeni sedentari o nomadi, che per il loro aspetto ulcero-crostoso circoscritto, la loro sede, durata ecc. mi fossero ap1>arse anche Yagamente a ddebitabili a L eishmania tropica. Purtroppo non mi è riuscito di registrare alcun risultato positivo. Credo qui opportuno notaxe che il terreno predesertico della Cirenaica non è esatt amente paragonabile a quello che nell'Africa settentrionale francese è incluso nella zona del bottone d 'oriente. Già esso ha inizio in CiTenaica fra 50-100 km., a volo d' uccello, dalla costa; e d'altro lato tranne ( l) JJ de<'<>rf'O rll qtJestn linea • n l Umile m~rldlc nn le d egli oJUplan.l, d o'l'e gd u ltimi ('Ontraft ortl d t'll'Atlautc rtecllnano ver~o il d e; erto. uun f HIÒ n on ritb !o m are alla memoria !e an alogie con ln d i;;trl bm.lone di akuni d <?l prl ncip~ ll fl>c·vl ~ i dcii'.A>lll O('ddeutole (Aleppo, Ba gdnd, Bertutj e dell'India (lJe iW) ne i ri ,pett i~f riguardi col dc:>erto ::;irlnco e col de,erto di Tllbrr cChatton). Soc. JJ(lth. e7ot., m-8'l(lo . 11114. · (2) Per la pnt"t<l della. hlb lfogrnlla. po~terlore 111 !92>, (~. Ltrch. lnsl. Ptl81eu r d'.di{JU{t, l02G).

n. 1 c ' · 1927, n. 1).


IL P08TO ATTU ALE DELLA c mENAICA, ECC.

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la zona nord-centrale del cosidetto SiruaJ.i - specie di deposito fluviale coltivato ad orzo dai nomadi ed abbandonato al termine della mietitura in tutto il resto impera sovrana una misera steppa a fiora xerofìla, che va dira{}and~si sempre più ma.n o a mano che si procede verso il pietroso de-

serto. Questo immenso territorio risulta poverissimo di fauna epigea, e particolarmente di quella entomologica più delicata, che, spazzata dagli impetuosi e asciutti venti meridionali, ha cercato in _qualche modo riparo verso nord nelle depressioni del terreno montano. Accenno appena ad alcune mie ricerche - eseguite in parte a Tolmetta ed in parte a Bengasi dal1916 al1921 - nei riguardi con la nota ipotesi di E. ed Et. Sergent, Lemaire Sénevet, tendente ad imputa.r e ad alcuni rettili muricoli, specialmente Tarent·ula mauritanica, la funzione di deposit-ari naturali del virus del bottone d' oriente. Esaminai ·microscopicamente strisci di sangue ed organi interni di più di 400 di questi piccoli saurii, di cui 176 Tar. 'mauritanica L., 109 Steoodactylu.$ elegans Fitz, 83 H &~n.id.actylus t1trcicus ed una cinquantina di altri esemplari non determinati. D reperto di elementi leishmaniformi risultò negativo. Ma non avendo praticato alcun tentativo culturale, un tale esito non autorizza naturalmente a concludere altro che non mi è occorso d'imbattermi in casi d' infestione massiva. Basso Egitto. - Ferguson e Richards, nel1910, (Ann. of Trop. Meà. and Par., 25 luglio 1910) segnalarono a Cairo le prime osservazioni di leishma-niosi cutanea (forma verrucoide) fatte sui fellah e su qualche studente di quella Università. Per quanto. mi consta, non sono stati resi noti altri casi autoctoni di bottone d' oriente nel Basso Egitto all'infuori di quello riscontrato ad Alessandria nel 1923 da Oeconomou e Petzetakis (Bun. Soc. Med. des Hop . de Paria, 28 dicembre 1923) e che, secondo gli A. A., sarebbe il primo osservato in quella città. I due casi di bottone d ' oriente non ulcerato studiati a Khartum da Thomson e Balfour (Bull. soc. path. exot., dicembre 1909) concernono due fellah dell'Alto Egitto, nella storia di uno dei quali figura un focolaio familiare.. Questo particolare la.scerebbe sospettare che nel territorio del sud del.ln, regione l'a.ffezione non debba essere rara. LEISHMANIOSI VISCERALE CANINA.

Marocco. - Nel 1916 Dela.noe e Denis hanno trovato a Casablanca 5 cani infetti su 25. Nella regione di Tangeri le ricerche esegnit~ in proposito da Séjournat e successivamente da Bel hanno avuto esito negativo, (Remlinger: Arch. Inst. Pa1te~tr de l'Afrique du nord, n. 3, 1921). Algeria. - Dopo i primi casi constatati dai Sergente Sénvet nel1910, quet'ultimo ha trovato l'anno successivo 1,6 % di cani infetti in primavera e 8 % in estat~. Da agosto a sett~mbre 1912 Ed. Sergent, Lheritier e Lemaire ne hanno riscontrati infetti l %e nella primavera del1913 2,57 %· Tutte le ricerche anzidet~e riguardano esclusivamente la. città. di Algeri. Tunisiar. - Tunisi città: Cb. Nicolle trova nel1908 una proporzione di 1,8 % di cani infetti, ulteriorment-e W. L e N. Yakimo.ff ne riscontrano


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1,67 % e Gray 1,6 %- J annot, limitando gli esami ai soli animali di aspetto più sofferent~, ottiene una percent,uaJe di esiti positivi del 5,5 %· A Kereddin, presso la Goletta, un caso è stato osservato da Nicolle. Tripolitan·ia.. - Unicamente Funaioli (Arch. I tal. di S e. Mediche Oolon. 19:?5, n. l ) ha eseguito delle ricerche in proposito a Tripoli, dall'a· gosto 1922 al settembre 1923. Su 177 cani esaminati l'A. ba avuto due reperti positivi (1,13 % ) e precisamente uno in agosto ed uno in dicembre 1922. Oirenaica. - Unico caso segnalatoci fìn 'oggi è rimasto quello di Finzi, consta.t.a,to in Italia (Soc. path. e.vot., luglio 1916 ). Tra.ttavasi di un cane fox-terrier, nato in Cirenaica, che nell'agosto 1915 era stato .Portato dai proprieta.r i (famiglia di un ufficiale) direttamente a Torino. L'A., nel marzo del 1916, ebbe quivi occasione di fare l'autopsia dell' animale, che trovò affetto da t ubercolosi generalizzata e cL:'l. leishmaniosi viscerale. Le mie ricerche locaJi vertono su un numero complessivo di 638 cani, di cui: 7 esaminati a Merg nel 1915, 76 a Tolmetta dal 1916 al 1919 ed il resto a Bengasi dal 1920 a.J 1925, con la seguente distribU7.ione stagionale, purtroppo assai irregolare : ~fesi

invernali . . . . . . . . . . . . . . n. 223 ld. primaverili . . . . . . . . . . . » 106 Id. estivi . . . . . . . . . . . . . . . . , 78 Id. autunnali . . . . . . . . . . . . • 231

La ricerca dei corpi di Leisbman-Donovau fu tentata solo microscopicaiuente, quasi esclusivamente sul midollo tibiale e sempre poco dopo la morte. D risultato fu costantemente negativo. Gli ectoparassiti catturati sugli anima.li erano rappresentati da : Rhipicephalus sanguineus Latr., Hippobosca cape·nsis Olf. e Cten~ce­ phalus più comunemente della sp. (o sottosp.) feli~ Boucbé. Queste pulci, a B engasi, mi risultarono infette d a Herpeto.,nonas cte~wcepkali Fa.ntham in proporzione variabile dal 7 al13 %· N'elle culture su N . N. N. il detto protozoo ba costantemente presentato le note forme contorte a spirale.

Egitto. - Nessuna notizia mi è sta.to possibile rint racciare intorno a ricerche esegtùtevi sull 'argomento. r ontltulrndo, i dati suesposti, pl.tl'e rivestendo per il momento valore di semplici sondaggi circoscritti della enzoozia, lascerebbero legittimamente pensa.re che in gr~Ln parte del nord Africa la leishmaniosi canina viscerale debba essere più frequen te della omologa forma umana. F LEBOTO'!III.

In virtù dell'attività spiegata sistematicamente dagli studiosi francesi per la conoscenza, della entomologia, medica delle loro colonie del nord Africa, oramai sapJliamo che i ftebot,omi locali (distribuiti con variabile predominio nel tem}JO e nello spazio) sono r appresentati prevalentemente da: Plù. papatas-i, Phl. 1ninutu.s var., Phl. perniciosus, Phl. Sergenti. È altresì accerta.to che q uesti ditteri esistono d al Morocco alla Tunisia


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quasi ovunque esistono a-gglomerati di popolltzione; ed in alcune loealità., specialmente in quelle comprese nella zona del bottone d'oriente, possono riuscire in certe stagioni addirittura infestanti.

Per quanto rigua,rda la Tripolita.nia, non mi è riuscito trovare in proposito che le notizie di Gabbi e Visentini (op. cit.), i quali per primi osservarono a Tripoli la. febbre dei tre giorni nel 1910 e poterono facilmente accertare in città. la. presenza. di Phl. papatasi. In Cirenaica, Testi, direttore della Sanità militare della Colonia dal 1912 al 1916, e che, durante questo periodo di t~mpo, con vivo entusiasmo e particolare competenza si fece animatore delle prime indagini sulla erpetofauna e la entomologia medica della regione, non riuscì a venire in possesso che di pochissimi esemplari di flebotomi, in parte Phl. papatasi. Purtroppo però egli non potè curare al completo l'identificazione della raccolta, avendo questa subìto gravissime ava.rie dura.nte il viaggio marittimo dell'A. per l'Italia. Ragazzi (Malaria e m.alattie dei paesi caldi, 1916, n. 2), che dall'agosto al settembre 1915 ebbe ad osservare a Bengasi due casi di febbre di breve durata con le ca.ratteristiche della febbre dei t,re giorni, per quante

ricerche avesse fatto nell'estate e nell'autunno dello stesso anno, non riuscl a dimostrare nella città la contemporanea presenza di flebotomi. D padre Vito Zanon, missionario Giuseppino, appassionato studioso di entomologia e raccoglitore instancabile, esplorando dal 1915 al 1920 la zona bengasina, ebbe a catturare in tutto due flebtoomi, che ·riferl alla sp. minutm, identificazione confermatagli in seguito da Grassi (Bollettino informazioni del Ministero delle colonie, n. 4, 1922). Fino a tutto il 1925, nella ricchissima collezione del museo entomologico dell'Ufficio agrario di Bengasi - frutto di circa un quinquennio delle attive e sistematiche esplorazioni di tutto il territorio della Colonia, fatte da G. Kruger, colto e veramente valoroso tecnico specialista- non figurava alcun esemplare di flebotomi. Le mie lunghe ricerche ad hoc, praticate per diversi anni da primavera alle prime piogge d'autunno (a Merg, Tolmetta e Bengasi) sia nelle ore diurne che alla lampa-da, e scegliendo regolarmente come siti di caccia i più propizi (case indigene poco illuminate, stalle~ latrine ecc.) mi banno dato il seguente ben magro risultato: 2 maschi di Phl. papatasi r ispettivamente nell'estate dell921 e del1923, 6 maschi di Phl. perniciosus, l di Phl. papatasi e 3 femmine indeterminate nell'estate-autunno del 1925, tutti catturati a Bengasi. Infine, in una nota di osservazioni entomologiche sulle colonie italiane, Franchini (Pathologica, 15 maggio 1926) dice d'avere riscontrato fra le diverse collezioni di ditteri pervenutigli da Bengasi (catturati in città e sobborghi) solo « qualche raro esem~lare » di Phl. papatasi. CONCLUSIONI. a) riguardo al Kala Azar, il posto spettante alla Cirenaica nella epidemiologia della malattia nel nord Africa, risulta attualmente l'ultimo in ordine d'importanza, come dimostrano le seguenti percentuali concer-


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nenti i 93 casi autoctoni finora constatativi dalla sponda Atlantica. a quella del Mar Rosso: Marocco 2,1 %; .Alger-ia 8,6 %; Tuni8ia 80,6 %.; Tripolitania 2,1 %; Cirenaica 1,07 %; Ba~so Egittto 5,4 %b) pure ammettendo largamente la possibilità di un ulteriore apporto di casi, in virtù di più accurate ricerche estese ai gruppi indigeni dell'interno privi di assistenza, medica continuativa., a me pare che le cifre suesposte ci permettano già di concludere che il Kala Azar è nel nord Africa di gran lunga più sporadico che nei paesi meridionali dell'opposta. sponda europea. Ci basti in proposito un semplice confronto fra le due città marittime che attualmente risultano le più colpite dei rispettivi • continenti: Ca.tania e Tunisi. Catania (252.000 abitanti) ha registrato, dal 1909 aJ 1926, 681 morti per Kala. Azar (La Rosa : Riv. Banit. Siciliana, 15 giugno 1927) e nella sola Clinica PedriatiCc'1 di quella R. Università, dal1910 al 1925, sono stati accertati ambula.toria.mente o curati 1424: casi della malattia, di cui ben 1164: in ba.mbini della città (Pamdiso, Pediatria, giugno 1926). Tunisi (172.000 abitanti), dal 1905 al 1927, ha registrato appena. 32 casi di Kala Azar. c) la leishmaniosi cutanea non ristùta endemica in Cirenaica, o, per lo meno, possiamo dire che sicuramente vi manca-no finora dei focolai analoghi a quelli del sud Algerino e Tunisino. c) la leishmaniosi canina viscerale sembra esservi, per il momento, estremamente rara, ma le ricerche meritano di essere riprese allargandone il numero, fino al massimo della possibilità, durante i mesi caldi dell'anno. e) forse non privo di un interesse più generale potrà riuscire il rilievo che in Cirenaica la estrema rarità attuale di tutte le forme di leishmaniosi coincide con la insignificante <c densità,, locale dei flebotomi, i quali finora-, effettivamente, - vi rappresentano quasi una vera curiosità. ent-omologica.

v.

QUESITI DELL'ACCLIMATAZIONE EIL PROBLEMA EMIGRATORIO ITALIANO por 11 dott. Arrigo Pedrazzl, cn.p ita.no medico.

Se tutte le ère storiche, nelle quali si può più o meno artificialmente dividere il cammino di questa. nostra agitata umanità, ebbero ciascuna un'impronta propria, una no~a. saliente che le distinse dalle altre, la caratteristica. di questo ultimo ciclo, che inizia con i primi del1800, e che prende il nome di storia. contemporanea., è un gigantesco bisogno di espansione, che non trova riscontro, per la sua grandiosità, con alcun altro del genere delle epoche passate. Alcune stirpi, alcune nazioni, impotenti ormai a


QUESITI DELL'ACCLIMATAZIONE, ECC.

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oont~nere in troppo angusti confini la esuberanza di un gigantesco accresci-

mento demografico, cercano in altre pla.ghe ancora suscettibili di popolamento, lo spazio indispensabile a.l libero e rigoglioso syiluppo di tutte le loro attività_ Mentre infatti il formidabile centro di pressione, che mezzo miliardo di genti gialle crea sulle rive del Pacifico, tende a,ffannosamente, per mille strade, a una via di salvezza nelle Filippine, nell'Australia, e perfino nelle due Americhe, e dal suo urto contro barriere politiche elevate sul suo cammino, matura rapidamente gravida di incognite, quella che viene chiamata «La questione. del Pacifico >>, il grande gruppo dei bianchi ormai compresso nelle ristrette spiaggie europee, da tempo ha iniziato un fenomeno di esodo, la grandiosità del quale, assurge ripeto al più vasto dei problemi contemporanei. È a questo esodo infatti, iniziatosi sui primi dell9° secolo, e progressivamente salito a proporzioni giganti, che debbono la loro grandezza gli Stati Uniti, più che triplicati cir·ca in un secolo; è a questo esodo, che debbono la. loro prosperità le varie repubbliche del Sud America e del Sud Africa ; è per questo esodo che cominciano ad affacciarsi nelle zone tropicali i primi nuclei di audaci pionieri, affrontanti, insieme con infinite difficoltà di ordine va.rio, il terribile e proteiforme problema dell'acclimatazione nei climi caldi. Problema questo veramente complesso, problema poliedrico, denso di incognit-e e ricco di sorprese, problema che dovrà essere ormai affrontato seriamente sotto l'urgenza della famE> di terre nuove, problema che oggi è fondamentale e peculiare della razza bianca. Se noi, :infatti, prendiamo una carta geografica, che segni la ripartizione, attraverso tutte Forbe terracqueo, delle tre razze fondamentali dell'umanità., noi osserviamo un fatto, che, preso nelle sue grandi linee è molto interessante. La razza nera è andata col tempo creandosi un quasi assolutp monopolio dei climi più caldi. Noi la troviamo infatti a c.waliere della linea equatoriale occupante tutta l'Africa centrale e meridionale e inviante rappresentanze, se pure non purissime, nelle isole della. Malesia della Melanesia ed anche nell'India. La razza gialla presenta invece un maggiore eclettismo. Pur conservando i suoi più formidabili nuclei nella zona temperata (Cina, Giappone, Mongolia, Tibet), da un lato spinge i suoi aggruppamenti etnici nelle zone tornde dell'Asia (Indocina, Malesia, Filippine), dall'altro si affaccia con sparute, ma caratteristiche rappresentanze, nelle zone gelide, del nord, anche di là dal Circolo Polare Artico (Esquimesi, Lapponi, Burlati). La razza bianca mostra invece una vera predilezione per le zone temperate. n suo limite verso l'Equatore non oltrepassa quasi mai le linee dei Tropici, i suoi spostamenti avvengono costantemente lungo i paralleli; e se qualche aggruppamento sembra oggi infrangere questa regola gener~le, esso rappresenta il resultato di emigrazioni avvenute in epoche remote con regime climatico a noi poco noto, e acclimatatesi attraverso millenarie vicende, delle quali ci sfuggono i particolari, o nel caso di aggrup.pa.menti di origine recente rappresenta l'esempio più chiaro del fenomeno che enunciavo in principio, cioè il bisogno irresistibile di terre nuove per vivel'e e per prosperare. È qu~sto bisogno infatti, che a tanti millenni di lontananza dalle origini dell'uomo, spinge la razza bianca a varcare quei limiti climatici entro


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i quali vive dai tempi oscuri delle ère più remote, e sulla soglia dei quali aveva saputo o dovuto sempre arrestarsi; la spinge a infrangere abitu· dini di vita plurimilleuarie, che le hanno creata una sua caratteristica sensibilità verso determinati fattori meteorologici ; è questo bisogno che fa porre oggi nel modo più assoluto il problema se il bianco possa non solo vivere, il che non basta, ma addirittura lavorare attivamente, prosperare, moltiplicarsi, in quelle terre calde, che furono fino ad oggi quasi esclusivo monopolio della razza nera. Ecco dunque che questo problema della acclimatazione, che fino a qualche tempo fa potè sembrare solo elegant-e palestra di dissertazione per studiosi, e al quale numerosi scienziati banno già portato un magnifico contributo di osservazioni, oggi assurge a gigantesca questione sociale, direi quasi a questione di potenza o di decadenza per alcune stirpi, come vedremo più tardi ; e il medico solo può, in questo angoscioso dibattito. portare al sociologo l'immenso aiuto della sua lucidità di studioso, della sua. acutezza di osservatore dei fenomeni più complessi della vita. Può dunque il bia.nco affrontare le zone calde con la sicurezza di essere completamente vittorioso di tutte le battaglie contro le avversità. climatiche! Se è vero, come la maggior parte degli antropologi afferma, che l'umanità da un suo primitivo centro di origine sorto, forse nelle zone oggi desertiche dell'Asia Centrale, si disp-erse p-er tutta la t-erra attraverso un fenomeno emigratorio, le cui fasi più antiche si perdono nella notte profonda del periodo terziario ; se è vero che, per quest.o fenomeno emigratorio, uomini derivanti dallo stesso ceppo vivono oggi indifferent-emente :r-69 come presenta l'inverno di Wercboyansk in Siberia, e a 65 sopra zero come non di rado è stato riscontrato nel Sabara, se è vero questo come, lo è, il problema dell'acclimatazione è un problema storicament-e ris.olto, e ozioso potrebbe sembrare il riportarlo alla ribalta. Ma non è cost che noi dobbiamo posare la questione. Queste acclimatazioni avvennero in tempi da noi cosi lontani, che anche supponendoli noi non possiamo precisare i fenomeni meteorologici dell'epoca, e avvennero inoltre per successivi gradi. Quelle emigrazioni remote, sia in grandi, gruppi sia in piccole schiere erano improntate ad un enorme ritmo di lentezza. L& tribù erranti indugiavano nelle piaghe attraverso le quali passavano, per lunghi periodi di anni, fino a che le loro risorse einegeticbe o peschereccie ne fossero in pa.rte diminuite, cosicchè a.lla. zona torrida, stazione di arrivo della famiglia, giungevano i discendenti di numerose generazioni di quei primi che si erano dipartiti dalle zone tempe· rate. Ecco perciò che attraverso queste marcie, che duravano dei secoli l'acclimatazione poteva forma.rsi con lentissimo adattamento, cosicchè per le successive eliminazioni dei più deboli solo i più vigorosi ed i più preparati arrivavano alla plaga inospite. Oggi il problema è profondamente diverso. Le formidabili masse umane, che oggi tendono a spostarsi verso le zone tropicali devono com-. piere lo sbalzo in pochi giorni, senza una preparazione fisica, impossibile a farsi spesso senza una preparazione morale, anch'essa necessaria; devono subito nelle nuove terre estrinsecare una attività. pari, molte volte superiore a quella loro abituale, per poter risolvere la messa in valore del


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territorio nel più breve tempo possibile ; devono infine partire non soltanto gli uomini vigorosi, ma le famiglie intere, donne fanciulli, vecchi, tutti esseri questi profondamente pii1 fragili che il cozzo contro un clima avverso potrà tarare od infrangere. Sotto questo concetto, non più storico IPa incombente, è l'acclimatazione possibile YO per meglio dire è essa possibile in tutte le terre tropicali come, almeno dal punto di vi-,ta climatico, lo è in tutte le zone temperate Y Anzitutto noi dobbiamo fare in materia una prima di<;tinzione. Nella enorme superfice occupata dalle cosidette terre tropicali, noi troviamo territori che sia. pure soggiacen.ti a cert~ regole fondamentali della climatologia. dei paesi caldi, presentano regimi meteorologici profondamente diversi. Vi sono terre alte e terre basse; terre ampiamente spazzate dai venti, e terre flagellate dalle afe notturne, terre ad alta umidità costante, e terre aride, terre dai calori torridi e terre deliziate da una eterna. primavera, tutta una gamma insomma di manifestazioni climatiche, che possono separare fra loro nel modo più completo molti di questi territori, pur compresi tutti tra il Tropico del Cancro e quello del Capricorno. Si comprende, che se il Perù, l'Equador, la Columbia, il Messico, ecc. presentano zone arrampicate tra i 2000 e i 4000 e più metri sul livello del mare, se il Katanga., il Benguella, il Ruanda, l'Abissinia, l'Eritrea ci offrono altipiani superbi e giogaie montane tra i 1500 e i 3000 metri, queste regioni non hanno di tropicale in fondo che la loro posizione geografica, perchè l'elevatezza dell'altitudine compensa ad usura la bassezza della latitudine, e il loro clima, pur conservando linee generali a caratteri tropicali, si avvicina tauto a quello delle zone temperate, da rendere per esse enormemente più lieve il problema della acclimatazione. Ma vi sono ben altre terre da prendere in considerazione e rappresentano purtroppo distese immense, le più fertili, le più smaglianti per bellezza e per fascino. Sono gli sterminati bassopiani umidi ed insalubri, flagellati d ai morbi, infestati da miriadi di insetti, sottoposti a una temperatura torrida e costante, percossi da. pioggie diluviali e frequenti i vasti bassopiani nei quali serpeggiano lenti i grandi fiumi equatoriali, e dove la calma dei venti induce un vero senso di soffocazione. Sono i bacini del Congo, del Niger, del Senegal, dello Sciari, dell'alto N ilo, dello Zarnbesi, e quelli del Rio delle Amazzoni, dell'Orenoco, dell'alto P aranà; i bacini del Gange del Basso Indo e del 1\fekongo, le spiaggie del golfo di Guinea e del ma.r Giallo Meridionale, tutta insomma un'enorme superfice fertilissima, la sola che si presenti in parte spopolata e libera per le maRRe umane che gravitano avide di territorio. È a. qneRte regioni aopratutto che noi dobbiamo portare adesso la nostra attenzione, perchè qui le condizioni climatiche profondamente avverse paralizzano la robusta attività del bianco, modificano il ritmo della sua fisiologia, ne attaccano profondamente la vitalità di uomo e di razza. Può dunque il bianco acclimatarsi in questi paesi T Per quanto i pareri non siano tutti concordi, la maggior parte degli autori a questa domanda, risponde recisa.mente in modo favorevole. « L'acc.limatazione è una questione d 'igiene» afferma il Rho in una delle sue più belle lezioni, e con lui sono moltissimi tra i migliori igienisti. Il Cruz, il grande medico al quale il Brasile deve il risanamento di tante 6 -

M'In. Guerra • Giornale di areclicinct Militare.


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piaghe, dopo un viaggio in Amazzonia scriveva. ''La mortalità vi è molto elevata, toccando un coefficente, che indica. una urgenza di provvedimenti i ma i suoi fattori non sono diversi da quelli che si incontrano in altre zone, non verificandosi malattia alcuna., che non sia aggredibile con le odierne misure di profilassi ». Ed il Rho aggiungeva in un altra sua lezione '' riteniamo che l'Europoo possa vivere e moltiplicarsi nelle regioni dei tropici e dedicarsi anche al .lavoro agricolo più faticoso. Ripetiamo col Sambòn, che non il clima. è da temersi ma solo le malattie infettive e pa.rassitarie, e sono come tali prevedibili con una buona igiene pubblica ed individuale n. Certo le ragioni per avvalorare questa opinione, che il Rho esprime con parole così assolute, non sono né poche né prive di importanza. e tutte le statistiche tropicali stanno a comprova-re che l'enorme mortalità delle terre calde presenta caratteri tali da doverla attribuire più ai disastrosi effetti delle endemie e delle epidemie locali, che a fenomeni pretta.mente climatici. Se si va infatti a guardare un po' addentro attentamente agli schemi statistici concernenti l'occupazione delle zone dei tropici, noi vediamo come gigantesco fosse il tributo che gli occupanti pagarono nei pritni tempi, sia in morbilità sia in mortalità, e vediamo anche come questo tributo andasse progressivamente diminuendo attraverso misure elementari di dilesa igienica. Prendiamo, per esempio, le statistiche raccolte dal Reynaud: Regioni troplc~ll

Senegal • • • Giava . . . . Indie ln2le3ie Connincina . . Tonkino . . . Algeria. . . . Kamerun . . . Africa. O. Ioglese

Periodi

1815-1855 1819- 1828 1800- 1S.'l6

Pnrdlte annua.Jl su 1000 euro p el

106 170 84 . 101

18'31- 1862 1855

255

18!0-1849 1890-1895 1894-1895

112

63

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Siamo in tempi ancora alquanto lontani dagli ultimi progress1 lgienici, e il bianco è quasi indileso davanti al genio epidemico delle varie zone e ai vari fattori climatici. Eppure il progresso è già grande di fronte ai disastri di spedizioni ancora più antiche, come ver esempio quella fatta dallo Choiseul in Guiana nel1763, nella quale su 12.000 partiti dopo due anni solo 918 avevano potuto sopravvivere alla teiTibile azione del clima e delle malattie. Oggi certo i progressi dell'igiene hanno notevolmente spostate queste cifre; e la mortalità è discesa a numeri veramente confortanti. In Algeria l'antica mortalità fra gli europei (soldati) cosi alta, quand() il Duiverier soleva dire che le sole colonie sempre in accrescimento erano i cimiteri, ba ra.ggiunto le cifre, quasi, delle guarnigioni europee. In Concincina, in un secolo, dal 115 per tnille siamo discesi all'li per mille. In Tonkino, da una percentuale del 225 per mille nel1885 siamo passati dopo solo 15 a nni alla cifra del 16 per mille, e nelle Indie Neerlandesi, infine, i soldati bhtnchi, dopo accurate dilese profilattiche, presentan() una.


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.cifra di decessi del 16 per mille, inferiore a quella degli stessi indigeni, mentre un secolo prima la mortalità. raggiungeva il 170 per mille. E non solo questo si verifica oggi in periodi di guarnigione, ma la campagna nel paese degli Ascianti, condotta con incredibile larghezza e sapienza sanitaria, rivela che, pur durante operazioni militari, e in zone particolarmente insalubri, come quella sopra citata, la mortalità non fu superiore al 18 per mille. Resultati magnifici adunque, resultati che statistiche più recenti rendono ancor più clamorosi, resultati che rivelano come, pur essendo rimasto invariato il fattore climatico, sia. bastato modificare anche leggermente, il fattore infettivo, perchè piaghe, notoriamente malfamate, perdessero la. loro terribile nomea, e diventassero zone nelle quali la vita non corre rischi di gran lunga maggiori di quello che non li corra nelle zone temperate. Molte grandi città. coloniali oggi presentano una mortalità. e una morbilità., tra gli europei, non superiore a quella delle consorelle di altre zone, e perciò non a torto notissimi colonialisti giudicano la abitabilità delle zone calde come una questione risolta, quandQ sia una completa ed accurata difesa igienica. Questa è dunque l'opinione di molti, opinione, a quanto risulta, abbast.anza ben basata. Ma è poi questa concezione, che raggiunge presso alcuni accenti cosi assoluti, esente del tutto da critiche t :B dunque soltanto la misura igienica la pietra di paragone sulla quale si deve saggiare il problema della acclimat~ione nei climi caldi f Malgrado la chiarezza e la evidenza delle cifre (del resto anch'esse meritevoli se non di discussione, almeno di interpetra.zione), noi n.on possiamo chiudere il problema in termini cosi angusti. L'acclimatazione nei climi caldi è un problema fisiologico oltre che igienico, e se per questa seconda pa.rt,e vale tutto ciò che abbiamo, sia pure sommariamente esposto, la prima è degna di altissima considerazione e assurge ad una altissima, forse capitale importanza. È questo problema delle modificazioni fisiologiche che l'uomo incontra nei climi caldi, quello che va esaminato, non quando ci si domanda 'Se l'uomo possa vivere nei tropici, ma quando sopratuUo ci si chiede, se possa lavorare con quel ritmo di attività, per lui abitudinario nelle zone dalle quali parti. Ma non tutte le modifìcazioni fisiologiche sono perfettamente chiarite, numerosi sono i giudizi contrastanti, e in questo campo, ancora cosparso qua e là. di ombre molto vi è da fare molto da completare. Si può dire che ancora oggi ogni capitolo fisiologico sia pieno d'incertezza e aperto alle discussioni per le contrastanti, a.nzi opposte conclusioni dei vari esperimentatori. Incerto infatti è il giudizio sul comportamento del ritmo del respiro, sia nei primi tempi dell'acclimatazione, sostenendo alcuni (Rattra.y) ·un minore numero degli atti respiratorì, obbiettanti altri (Plehm-Yousset) una maggiore frequenza, che può salire a 4-6 in più ; sia nei periQdi più tardivi, ignorandosi ancora se detto ritmo ritorni alla normalità. numerica, ed apra così il varco ad un costante deficit di ossigeno, o compensi questa deficenza con ·una maggiore ampiezza delle escursioni respiratorie. • Incerto è il comportamento del ritmo cardiaco. Vogliono alcuni


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(Rattray) una diminuzione della frequenza del polso; asseriscono altri (Parkin-Yousset-Feris-Plehn) un aumento di 10-12 battiti al minuto; dichiarano a1tri ancora (Castellani) un fugace aumento nei primi tempi, con rapido ritorno alla normalità; sembra che permanga però una certa }abilità cardiaca rivelantesi ad ogni minimo sforzo o sotto l'attacco di forme morbose. Un campo solo sembra raccogliere una insperata concordia, quello concernente la digestione. Tutti riconoscono che l'efficenza dell'apparato digerente, preso nel suo grande complesso, viene ad essere notevolmente diminuita, per una vasta serie di cause, sulle quali sarebbe qul fuori luogo insistere ; ma dove le discrepanze ricominciano è sulle conseguenze estreme di questo fa.ttore. Mentre alcuni infatti pensano che l'acclimatazione riesca ben presto a creare un equilibrio nuovo armonizzato con le nuove esigenze, altri pensano che questo equilibrio sia di natura molto instabile, e sia poi spesso pagato, a lunga scadenza, da fenomeni morbosi complessi, che trovano appunto la. loro prima origine in questa alterata attività digestiva. Ma vi è poi un argomento dove il contrasto sale ad un altissimo diapason, ed è quello della temperatura del corpo. Sembra strano che un rilievo di tanta facilità possa essere fonte di opinioni così contrastanti. Da. coloro che conclusero per una diminuzione della t~mperatura corporea. (Furmell, Morhead, Chalmers), a coloro che non trovarono differenze a.p . prezzabili (Castellani, Rho); da chi constatò un aumento di cg. 0,3·0,5(Maurel, Eydou.~. Souleyet) e chi lo vide ascendere a cifre piit alte : cg. 0,5-1-1,5 (Tawy, Brown Sequa.rd, Jousset, Plehn) le ·differenze sono troppo stridenti perchè non debbano destare sorpresa. Troppo seri ed accorti gli esperin1en· tatori, e del resto troppo semplice l'indagine per poter pensare ad errori di tecnica ; troppo contrastanti i giudizi per restare indifferenti davanti a loro. Vi è qui un problema, che va risolto, non solo per pura indagine scienti.f:ìca, ma per le ripercussioni che può avere sul contegno del medico; e la risoluzione sua non può avvenire, che da una nuova seriè di speri· menti sistematici ed accurati, che t.engano conto soprattutto più strettamente dei fattori climatici, cioè delle va.r ie differenze di umidità, pressione, temperatura, elettricità, ventilazione, luminosità, che caratterizzano le va,rie zone tropicali, differenze che sole possono dare una spiegazione su di un fenomeno così complesso. E se a queste, che sono ripercussioni fondamentali della climatologia dei paesi caldi sulla fisiologia del bianco, noi aggiungiamo le altre a carico della sudorazione, della. secrezione urinaria, della funzione sessuale, dell'ac· crescimento e infine a quelle a.ncora più gravi sul sistema nervoso, noi non po ·siamo non restare pensosi di fronte al notevole sforzo, che l'acclimata· zione doQJ.anda all'organismo um.ano, a queste profonde e costanti modificazioni delle funzioni vitali, che essa induce, e alle conseguenze che da queste modi.ficazioni, sia pure in parte tempora.nee e da questo sforzo si~L pure progressivamente più lieve, possono derivare alla efficenza delL'\ vitalità del bianco. Ecco pere!~ io penso che non bisogna arrestarci soltanto sul fattore igieuico. Per ciò che concerne la difesa della vita, la misura igienica nei p~~>esi caldi è certo di capitale interesse, anzi di gran lunga la più impor· tante, ed infat.Li, come vedemmo una volta, risanata una regione la sua


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mortalità discende a. cifre cosi basse, che possono reggere il confronto, senza eccessivo svantaggio, con quelle di molte zone temperate. Ma non è questo il tutto; l'odierno problema dell'acclimatazione, è oltre che òi vita un problema di lavoro, un problema dunque molto più va-sto. Non si tratta solo di sapere se il bianco possa esistere, si tratta, come dicemmo più sopra, di vedere se in queste terre calde, oltre che vivere, esso possa lavorare e rendere a sé e alla società quella dovuta efficacia. Ebbene, la storia di questo secolo di emigrazione ci dimostra, che, qualche eccezione a parte: nelle zone ,rera.mente torride a clima caldo umido, il bianco non ha fatto fin oggi che un lavoro di direzione, lasciando agli indigeni la fatica del lavoro manuale. Se a.l Brasile, che è nelle zone tropicali, milioni di bianchi lavorano attivamente, non bisogna dimenticare che essi si sono scelte le plaghe più favorite dello Stato ; elevate in altitudine, come San Paulo, o accarezzate dalla fresca brezza degli .Alisei, come negli Stati lungo le rive dell'Atlantico; ma nella parte interna, nel bacino del Rio delle Amazzoni, dòve il.clima caldo umido è di not~vole intensità e grandemente depressivo, il bia.nco non solo è scarso, malgrado la ricchezza di quelle zone, ma anche compie funzioni direttive o lavori di lieve fatica. Lo stesso avviene in Africa. Troviamo zone calde asciutte, elevate sul mare, dove coloni di origine bia.nca compiono pesanti lavori a.gricoli, ma. nelle piaghe più inospiti del Basso Congo, del golfo di Guinea ecc. il bianco esiste solo come elemento dirigente e vive, per resistere, una vita privilegiata, qualche volta insufficiente anch'essa a salvarlo alle conseguenze del clima.. È vero, che anche in queste zone, particolarmente inospiti, vi sono europei che vi hanno trascorso 10-20 e più a.nni senza tornare in Patria e senza risentirne troppo gravemente, ma, a parte il fatto che essi ra.ppresentano un elemento di eccezione, noi non possiamo affermare che essi si siano acclimatati nel profondo senso della parola. Spesso essi devono la loro esistenza agli agi dei quali come dirigenti poterono circondare la loro vita, e del resto nel confronto con europei della stessa età, secondo numeròsi osservatori (Navarre, Treille, Poskin, Maurice) essi presentano una precoce senilità fisica e qualche volta psichica, cosicchè basta guardarli in volto per capire con quale terribile nemico essi hanno dovuto lottare. Ecco dunque che il problema ritorna semplice come fu posto. Si tratta di vedere se la pratica abbia convalidato la teoria, che le terre tropicali siano colonizzabili in toto, permettano cioè una emigrazione in ma-ssa di genti, che debbono quasi tutte dedicarsi ai lavori agricoli ; o se vi siano terre invece nelle quali, malgrado ogni difesa igienica, per pure ragioni climatiche, l'abita,rle induca tale sforzo organico da ridurre notevolmente ogni capacità di rendimento, nelle qua.li cioè l'acclimatazione presenta tali difficoltà, tale spreco di energie, che numerose generazioni dovrebbero sacrifica.r e ad essa tutta la loro Inigliore attività e pagare un larghissimo tributo di vittime. E bene, noi dobbiamo riconoscere, perchè l'esperienza lo conferma, o almeno abbiamo il diritto di supporre, che pur restando ormai assodata la possibilità anzi la relativa facilità di buona acclimatazione, in larghe zone che fanno parte delle terre tropicali, in alt,re piaghe invece, dove si hanno temperature medie annuali di 28-30 gradi con oscilla.zioni giorna-


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liore rli 2-4 gradi, dove si possono avere fino 250 giornate piovose all'anno (Nigeria) una spaventosa umidità costante, dove nelle soffocanti afe notturne nessun filo d 'aria viene ad agitare l'a,tmosfera plumbea, i bianchi non possono trovarsi nelle condizioni di vita migliore per prosperare e per moltiplicarsi, e che quindi, praticamente, queste terre vengono ad essere sottratte ad una colonizzazione in grande stile. Si afferma perciò, ancora oggi, sempre limpido il vecchio concetto, che « l'acclimatazione è facile stù Paralleli, difficile sui Meridiani ,, e cbe quando si voglia infrangere questa regola si possa farlo, solo in zone particolarmente favorite (altitudine o ventilazione), e che nelle altre terre tropic-ali, che sono immense, il bianco debba condurre una vita di stile artificiale, che possa cosi permettergli di resistere al nuovo ru:nbiente, restando per sempre schiavo di ferree, limitatrici regole igieniche. Signori, non da un puro concetto di indagine scientifica, che d 'altra parte da sé solo basterebbe a giustificarla, io sono stato trascinato a fare questa corsa rapida e sommaria attraverso i J)roblemi dell'aeclimatazione, m a anche da intimo pensiero di venire a. qualche conclusione pratica., che dia a, noi una falsa riga da seguire nel problema gigante delia nostra. espansione coloniale. Delle razze europee, che gravitano sulle rive dei loro mari, con la irrestibile spinta di una pressione demografica di anno in anno crescente, la nostra Patria, rappresenta. quella, che, più di ogni altra, ha un irrefrenabile bisogno di aprirsi nuove strade, di cercarsi nuove terre. È per noi ormai, o sarà se non adesso fra qualche anno una questione di vita o di morte, una questione di potenza o di decadenza. E non si tratta intendiamoci di una emigrazione èlite, di una emigrazione cioè, di cla.-,si dirigenti, che sotto ogni latitudine, possano, dall'altezza del loro tenore di vita, trarre le possibilità di resistenza ad ogni nuovo clima; si tratta di masse costrette a colonizzare i nuovi territori .senza grandi risorse economiche personali, col solo aiuto della loro gaglia.rdia di lavori e di una mirabile adattabilità ad ogni rude fatica. P er queste masse divenute ormai difficili, o chiuse per barriere politiche, o per temporanee cause di saturazione, le vaste terre temperate delle Americhe o della Australia, non resta a disposizione che il vastissimo mondo tropicale, ed è verso di esso ehe dovranno incamminarsi le coorti dei nostri emigranti, mondo che, da loro, quasi esclusivamente, attende le forze vive per la propria rinasc~nza, per la. propria. floridezza futura,. Ed è per questo, che davanti a questo domani, che si delinea ormai come preciso e sicuro, i medici italiani, dediti allo studio delle questioni coloniali, devono riprendere d alle sue radici l'esame dell'acclimatazione in tutti i suoi lati, perchè è da loro che le supreme gerarchie dello Stato aspettano la collaborazione più preziosa per la soluzione di questo problema, che certo per la nostra Italia è il pii1 grande di tutti quelli contemporanei. n còmpito, che davanti a loro si stende è vastissimo, ma può essere raggruppato in due fondamentali capitoli. l 0 Esame sistemat.ico ed accurato dei problemi fisiologici dell 'a<lelimatazione, e delle loro ripercussioni snl rendimento del lavoro m anuale. :JOStudio preciso e dettagliato delle varie zone tropicali per vedere


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in quali una emigrazione italiana sia possibile, anche in grande stile, con sicurezza di futuro, sia dal punto di vista. de!la esistenza, quanto da quello della completa attività fisica e psicbica. Riguardo al primo compito, credo che pochi dubbi debbono restare. L'esposizione, che ho fatto più sopra, rivela che tutti i capitoli della fisiologia, nella acclimatazione nei pa.asi caldi, sono ancora in discussione, Possiamo noi medici assistere, come spettatori assenti o disinteressati, a un esodo di milioni di uòmini, verso zone nuove, senza essere ancora sicuri delle modificazioni fisiologiche, che questi uoinini subiranno, senza una base esatta per un giudizio sullo ripercussioni eventuali di forme che morbose possono avere su di loro. Occorre, ripeto, 1ma serie sistematica di studi che porti a conclusioni basali veramente solide, una serie di studi che ci diano un materiale di giudizio, sul quale non sia più possibile disertare, come ancora si sta faeendo. Ma possiamo noi italiani coi nostri mezzi coloniali assolvere un simile éòmpito t Noi lo possiamo di certo. N ella profonda nostra povertà di colonie in rapporto a questi studi noi siamo abbastanza ben situati. Delle terre africane di nostro dominio, una, la Libia, giace nella zona temperata calda e in part-e nella predesertica; un'altra, l'Eritrea, è situata in piena. zona tropicale; l'ultima, la Somalia, si distende a cavallo dell'Equatore, cioè in plaga equatoriale pura. Tutti i climi quindi delle zone calde sono in esse rapprescn.t ati. Se da un lato, infatti, la J,ibia. nelle oasi Sabariane può darci i 56-58° all'ombra~ e contemporaneamente le terribili oscillazioni diurne di un clima desertico, dall'altro la Colonia Eritrea è attraversatadall'Equat.ore termico, cioè dalla linea che aegna la massima temperatura media annuale africa.na ; se le coste della Somalia ci offrono un clim:l. caldo, ma !'ecco e ben ventilato dai monsoni, dall'altro ~1assa.ua. ci dà, insieme all'altissima media annuale di 30 gradi, una tale umidità costante, che, non a torto, l'ba resa celebre come l'inferno del Mar Rosso. .Abbia.mo dunque nelle nostre colonie una variabilissima gamma climatica, gamma dalla quale saranno esclu~:~i certi eccessi termici o igrometrici che noi .POSsiamo trovare sulle rive del goHo di Guinea., ma !lempre sufficenti a permettere tutte le osservazioni possibili, tutti gli studi fti quali vogliamo dedicarci. Il secondo còmpito è importante certo quanto il primo e fors1• più. Noi abbiamo visto come: in alcune zone tropkali, l'ncclimatazione sia facile, in altre difficile, in altre ancora quasi impossibile, almeno per grande masse emigratorie e di questo aia in rapporto alle forme morbose, sia in rapport.o alle modificazioni, fi.ltiologiche. Ma il quadro non è cosi sempJice come si pensa. Terre magnificamente situate, dal punto di vista climatico, possono essere inabitabili per i morbi che le flagellano, t.erre nelle quali l'acclimatazione dal punto di vista. fisiologico è poco facile, possono invece px-esentare una relativa Ralubrità. a loro favore. In alcune il lavoro agricolo è a.gevole, in altre faticoso, in altre addirittura insostenibile dal bianco. Dove dirigere la nostra. emigrazione T Dove, per meglio dire, prepararsi a dirigerla ' Domanda angosciosa che i Supremi Gerarchi hanno diritto di fart> a noi medici coloniali, i soli che possiamo rispondere, i soli anzi che a.b biamo il dovere assoluto di rispondere.


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OR GANIZZAZION E O!AN ITARIA COLON IALE

E cco quindi il bisogno da parte nostra di uno studio rapido e serio intorno alle zone colonizzabili delle terre tropicali; ecco la. necessità di esaminare dal punto di vif:lta dell'acclimatazione questi vastissimi telTitori, con una serie di ricerche, delle quali troppo lungo sarebbe accennare qui lo svolgersi. Quando i dirigenti dei destini della Patria a.Vl·anno dava.nti a loro carte a.ccurate e complete, che indichino dove l'emigrant-e possa diriger~i con probabilità di successo e normalmente, sarà più facile il lo1·o còmpito nell'affannosa ricerca di terre nuove, per incanalar v·i il flusso annuale che si sprigiona potente dalla nostra esuberanza demografica. E clù meglio del corpo sa.nitMio militare può incaricarsi di una simile impresa, chi meglio di noi~ ufficiali medici, che tutti passammo attraverso la vita vissuta delle colonie, e tra i quali moltissinli attratti dal fascino a.fri cano, soggiornammo nei t ropici por lunghe serie di a.nni, può affrontare con maggior passione un così complesso problema. l I n epoca non lontana, qua.ndo il Governo Belga offerse alla nostra emigrazione alcune plagbe sulle rive del Ta.nganica, fu un capita.no medico di marina, il Baccari, a-d essere incaricato di giudicare la bontà dell 'offerta, e si deve al suo responso limpido, sereno, profondamente motivato, !ie infinit i lutti furono ri!;parmiati ai nostri fratelli erranti alla ricerca di terre nuove. Nelle nostre file numerosi sono i conoscitori dell'Africa e perciò a noi potrebbe essere con fiducia affidato il còmpito di questo accurato esame africano, in collaborazione di tutti quegli altri elementi militari o civili che potessero essere ritenuti utili alla soluzione del problema. Non è una proposta che io faccio, signori, è solo l'augurio fervido che al Corpo sanitario milit.are, a premio della sua ltmga esperienza coloniale, dell'ancor più lungo martirologio africano, sia riservato il pesant~ dovere di studiare ~curatamente le nuove piaghe della nostra colonizzazione in Africa.

VI.

ORGANIZZAZIONE SANITARIA COLONIALE per il dott. G. B. (:otella-Cerrl, mags iore medi-::o della R. Marina R IASSUNTO.

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•

•'

Accennato alla grande importanza delle ricerche in n1edicina. esotica, e come l'Inghilterra, nazione ricca di secolare esperienza coloniale e che possiede un modello d 'orga.nizza;;\ione per assistenza sanita.ria e per ricerche mediche ai t ropici, a.bbia attualmente deciso di migliorare ancora le sue istituziOJù, l'O. espone un suo proget.to d 'a-ssistenza igienico-sani· taria e di ricerche mediche nelle nostre colonie. E gli dimostra la necessità di istituire in Italia : 1 o un Corpo di medici coloniali, specializzati in medicina esotica pri ma della loro partE>ur-a per l'Africa; 2o un « I spettorato generale sanitario coloniale n alle dipendenze del Ministro delle Colonie : 3o una << Scuola superiore di medicina esotica >> ; 4° un << Ospedale per le malattie tropicali ».


~TJLLE

FRATTURE, ECO.

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L'Ospedale e la Scuola dovrebbero essere riuniti in un medesimo edificio affinchè gli ammalati ricoverati potessero ser vire di" soggetto per lezioni cliniche e ricerche del caso. Mentre l'anatomo-patologo dell'Ospedale sarebbe nel contempo il professore di anatomia patologica speciale della Scuola, l'Ospedale potrebbe servirsi dei diversi laboratori della Scuola per le indagini di microscopia clinica,, neeessarie all'esatto accertamento diagnostico. I:O. afferma ancora che in Colonia si dovrebbero riunire tutt.i i laboratori di scienze mediche ed affini in un unico « Istituto di ricerche »1 la cui direzione dovrebbe essere affidata a persona di assoluta competenza, a cm non mancassero nè i mezzi nè il personale tecnico specializzato. On. prof. GABBI. - Ricorda com9 es.rli. dopo un discorso a lla. Camera., abbia. ottenuto la nomina. di una. Comnùssione ministeria.le incaricata. di presen· ta.re provvedimenti per l'istituzione di tma Scuola di patologia coloniale. La Commissione, dopo due anni, presentò una. relazione al Mlinistro delle col onie, alla quale è stato allep:ato ttn progetto di " Legge Sanitaria coloniale», che risponderà cer tamente a i desiderati del map:,:riore Cotella-Cerri. Colonnello medico prof. G R L'XO::.I. Riconosce la competenza del maggiore Cotella-Cerri in materia. d'organizzazione sanitaria. coloniale. Apprezza il p rogetto presentato, ma teme però c he e:;.<so sia finanziariament& troppo oneroso per il nostro Paese. P er quanto concerne l'invio di medici militari in colonia, egli è di parere che non si debba permettere la part.enza per l'Africa d i ufficiali medici prima che essi non abbiano m~orgi tmto il grado di capitano, grado che assicura loro maggiore pratica profes.c;ionale. D ott. PuLLÈ. Propone di intensificare l'istruzione d ella. protìlns>i delle malattie esotiche nei missionari, infermieri e vigili sanitari che s i recano nelle colonie. Propone che sia introdotto l 'inse~nmeto delle malattie esotiche in tutte le università per i medici che dovranno esercita re in Colonia. Colonnello medico FERRARO della R. M. - Esalta la benemerenze del Corpo sanitario militare marittimo in rapporto agli studi di medicina t ropicale. TI maggiore medico COTELLA·CERRI è lie to di tributare sincera e' sentita. r icono.c;cenza a ll'on. prof. U m berto Gabbi per essere riu.c;cito ad attirare l'attenzione delle supreme gerarchie statali sull'importanza. della Patologia esotica e s ulla. necessità di una piit efficiente as.«istenza igienico-snnitaria in c olonia. Ritiene però ohe l'ordinamento S!\nitario colon.iale proposto d alla Commiss ione min'steriale precitata, non sia. il migliore.

VII.

SULLE FRATTURE DELLA BASE DEL PRIMO METACARPO CON SPECIALE RIGUARDO AL LORO MRCCANISMO DI PRODUZWNE (RICERCHE SPERIMENTALI E OSSERVAZIONI OLINlCHE)

per il d ott. Alfonso Magllulo, rapit,ano medico RIASSUNTO

L 'A: ~iferisce su nove casi di frattura della base del primo metaca.rpo osservati m poco più di un anno, di cui quattro intra-a.r ticolari, del tipo Bennett, e cinque extra-articolari, delle quali uno obbUqua e quattro trasversali.


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SULLE FRATl'URE, E CC.

Egli nel richiamare l'attenzione su tale frattura, che tra le lesioni dei meta-carpi occupano il primo posto, mette in rilievo che, contrariamente a quanto viene ammesso da alcuni autori, le fratture della base del primo meta~arpo se non possono considerarsi come frequenti certo non sono molto rare. Il fatto st.esso di a-verne potuto esaminare nove casi in quattordici mesi, di fronte al numero di fratt ure di tale lesione fin ora pubblicat-e, sta. a dimostrare che queste fratture spesso passano inosservate perchè vengono confuse o interpretate come semplici contusioni specialmente quando, difettando l'indagine radiologica, si voglia trarre la dia.gnosi dalla S('.arsa ed incompleta sintoma.tologia, che in alcuni casi specia.lmente non appa.re sempre manifestamente chiara. L'A., dopo di aver messo in rilievo che fra i nove casi da lui studiati, set.te si verificarono per causa indiret ta e due per causa diretta, evenienza quest 'ultima molto rara, richiama l 'a t tenzione sulla etiologia di due casi, nei quali la frattura si produsse per caduta sulla testa della prima falange, dando luogo in un caso a fratt ura intra-articolare di Bennett ed in un altro a frattura ext ra-articolal'e obliqua nella base del primo meta~arpo. Siccome secondo alcuni autori tra i fattori etiologici non è ammesso come possibile, nella produzione della frattura della base del primo metacarpo, la caduta sulla t.esta della prima falange del pollice, l'autore ha creduto utile condurre alcune ricerche sperimentali sui cadaveri in soggett.i dai 25 ai 50 anni allo scopo di studiare il meccanismo di produzione delle fratture della base del primo met aca.rpo in genere e in special modo quelle per cadqta sulla testa della prima falange, osservate in alcuni dei suoi ca.si clinici e negate come possibile anche dal lato sperimentale da altri. L 'A., apportando alcune modificazioni alla tecnica già usata da. altri ricercatori e da luj ritenuta p0<'-0 adatta, ha potuto ottenere sperimentalment-e sui cadaveri t ut ti i tipi di fra t tura della base del primo meta~rpo, compreso quella di Rolando, nonchè la fratt ura extrarticolare obbliqua e quella intrarticolal'e di Bennet t mediante un trauma esercitato sulla testa della prima fa.lange del pollice. Sebbene siano in corso altre sue ricerche pure sperimentali, ana,tomopatologiche sulla etiologia delle suddett-e fratture specialmente per quanto riguarda la parte strutturale del primo metacarpo uei rapporti dalla patogenesi della frattura della b ase di detto osso, l' A. ritiene che i risultati sperimentali da lui ot tenuti sono molto at tendibili e inducono, in base alle attuali conoscenze su tale argomento, a trarre le seguenti conclusioni: l 0 Le fratture della base del primo metacarpo sono da rit.enersi relativamente frequenti rispetto alle fratture degli altri meta.c arpi. La gravità è maggiore in quelle a tipo intrarticolare tra cui le fratture di Bennet t, che non rivestono sempre un tipo unico, ma assumono forme varie a seconda della grandezza del frammento prossimale ed a. seconda che esiste o non un m aggiore o minore spostamento dei frammenti. La lussazione del frammento distale non è la regola, ma può in alcuni casi essere presente. 2° Tra le cause indirette capace di produrre la frattura della base del primo metat•arp o, oltre all<t caduta stùla testa del primo met.n.carpo e sulla reg ione tenare, già ammessa come quelle più comuni, deve annoverarsi a.nche quella per caduta sulla testa della prima falange.


NOTE DI lGJENE PRATICA

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3° Il meccanismo di produzione delle fratture della base del primo metaca.rpo non è sempre unico : esso è in rapporto oltre che alla struttura. dell'osso, alla posizione che assumono fra di loro le superfici articolari della base del primo metacarpo e quella del trapezio sotto l'azione e la direzione del trauma, cui concorre l'azione muscolare e quella dei tendini che ricoprono la regione dorsale del pollice. 40 Tra i diversi tipi di frattura della base del primo metacarpo prevalgono le fratture extra-articolari trasversali su quelle intrarticolari, di cui il tipo di Bennett è il più frequente. 5° La sìntomatologia non è sempre manifestamente chiara : essa varia a seconda del tipo e della gravità della frattura. Quelle trasversali sono per le più ingranate e come tali, mancando uno spostamento dei frammenti, esse passano innosservate per le scarse modiftcazioni di forma della regione e per la poco diminuita funzionalità. del pollice leso. Nelle fratture con spostamento dei frammenti accompagnate da sublussazione trapezio-metacarpea, la sintomatologia è più manifesta. 6° Il trattamento può essere cruenro o incruento. TI primo trova la sua applicazione in quei casi in cui lo spostamento dei frammenti è molto accentuato e che non può essere modificato colla riduzione manuale e con l'estensione meccanica. Buoni risultati si ottengono in genere col metodo incruento specialmente con l'immobilizzazione, previa riduzione, per una durata molto breve seguita dal massaggio e dalla mobilizzazione precoce.

**• Nell'ultima seduta della Sezione di medicina militare e coloniale venne dal Presidente propost.o ed approvato all' unanimità il seguente tema ufficiale per la prossima riunione che si terrà a Roma nell'ottobre del 1928: « Lesioni cardiache in rapporto al servizio sanitario militare >> . Questa prima adunata ufficiale scientifica del Corpo sanitario militare non poteva avere migliore riuscita, ed il giusto riconoscimento dell'attività scientifica degli ufficiali medici ha avuto u~ degno interprete nell'on. pro!. Gabbi , presidente dei Congressi riuniti di P arma , che cosi telegrafò al Direttore generale della sanità militare : cc Sedute scientifiche sezione medicina militare e coloniale furono superba a-ffermazione valore medici militari >>.

NOTE DI IGIENE PRATICA

I CESSI EGLI ORINATOI INUSO NELI,'ESERCITO per il colonnello medico G. B. MarlottJ-Bianchl Accade molte volte all'igienista di trovare inge~eri che non conoscono l'ingegneria s anitaria : cosi spesso l'igienista, che la conosce davvero, trova proprio nell'ingegnere l'ostacolo maggiore. Nella mia lunga vita professionale ho visto, a questo riguardo, assurdi inconcepibili; e il bello si è che il\ fatto di ospedali, scuole e impianti igienici in genere le Autorità locali, le opere pio inte rrogano bensì l'ingegnere


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NOTE DI IGIE:o;E PRATICA

o il ragioniere, ma credono superfluo interrog~tre l'ufficiale snnita:.rio o il professore d'ig iene. colla conseguenza, a cose fatt e, di mostr·uosit,à igieniche irreparabili. Ho detto Autoritit locali, perchè tutto quanto dipende da quelle centrali, di norma, sfugge a quest.i pericoli. Lo Stato ho i suoi or~ani igienico-profìlattici, il cui parere è obblig~ttorio: e i s uoi ingegneri. ci \' iH e militari, hanno una preparazione ben maggiore. in fatto di igiene. e di ingegneria sanitaria. Non è det.t.o peraJt,ro clu~ nel le a1.iende statali non si commettano mai errori. Una prova. n on piccola in veritiì. o almeno, evidente, si ha nel JTlOd<) di costruire le latrine delle coiiE>t.t ività . ;;;pecialrnent.e militari. Entriamo in una caserma: tro· veremo quasi sempre che le latrine migliori. quelle rise1·vate ài sottufficiali e IJer· sino nglì uffi ciali, sono alla turea. l)erchò nei rinnovamenti o nelle costruzioni più recenti si ritenne che questo si<;tcmil di lat.rine rappreflentns><e il nec plwt ulJ.ra della perfezione : e sarà. mo.lto se s i troverà una latrina, quella del colonneUo, che abbia il vaso all'inglese. CoF;ì la latrina o.lla turca è la modernitil, la ptùizia, l' igiene, la eleganza per antonomasia. Ma non sono le ca"'erme solt.anto le fortunate che posseggono questa celebrata latrina: l'ho vista in numerosissimo scuole, specialment-e dell'Italia meridionale, e persino in alberghi che si ritengono e si vantano buoni. Vediamo !;è la ia.ma deLla latrina alla turca corrisponda alla realtà. La persona chiamata a servirsi della latrina entra e trova un piano, eli solito inclinato e a cemento, che va dalla porta al vaso o tazza bianca, porcellanat~, tutta di un pezzo, che costituisce la part.e essen~Gial e : ma questo piA.no a cemento è sempre bagnato. Si bagna spontftneamente, per gli spruzzi di acqua durante lo scari co della cassetta; si bagna soprattutto per le scope rlegli incaricati della pulizia. Se si trova bagnato il piano di cemento, si trova anche pii• bognata la tazza porcellanata : ma. spesso questa, olt,re che ba~rnata, si trova insozzata da materie fecali. Ora si domanda come sarebbe possibile evita.re ciò: e la risposta può clarsi osservando ciò che avviene quando se ne serva una persona che non emetta fMi perfettamente for· mate; in questi casi gli ~pruzzi di feci sono lanciati in tma zona. circolare di almeno trenta o quaranta centimetri di raggi o e quindi anche s ui cosidetti pedali e all'in· tomo di e!;si. Ghi viene dopo. qunsi con assoluta certezza calpest-erà gli spruzzi e trasporterò. così i materia li luridi fuori d ella lttt rinft. Ma non bn;;ta: colui che ha Rpruzzato di feci i dintorni dei p edali riceverà cer· tament.e degli spruzzi anche sulle sc1upe e sulla pa.rte inferiore dei pantaloni; e quando si toglierà le sca1·pe si insudicerìt le mani ; e se è un portatore di germi di qualche malattia infettiva. le sue mani saranno pcrico.lose non a lui stesso, che è quasi certrunent.e immunizzato, ma agli altri. Così è una intera catena che viene a formarsi e che rappresenta una serie ind efinit,a di pericoli. Si dirà. che lo scarico d'acqua che si provoca prima di uscire dalla la-trina evita gran parte di questi pericoli, lavando abbondantemente la tazza porcellanata.: orbene chi vorrà sostenere che questo luvagJZ'iO a sporti v~ramente tutto e che dopo di esso la t-azza sia divenuta sterile o almeno inn·o cua? Non parlo poi delle persone p oco, anzi n ient,e pulit,e. le quali defecano fuori del foro, non curandosi di m ettere i piedi sui pedali : non parlo di chi per tuinare si mette a distanza, s ulla porta. in modo c he spr~tzzi di urina rimbalzano e insouano dappertutto: e tutti sappiamo come frequentemente si è portatori di germi anche n e lle urino, Certo s i è che molto speF;.-<o la lat rina alla turca si trova sporca, e la parte inferiore del muro è piena di spruzzi di feci e di urine : COflicchè in defi· nitiva essa è sudicia, ripugnante, e soprnttutto grandemente pericolosa. D eve dunque essere nbbanùonat.a ? Si. senza dubbio, perchè dà una. garnn· zia che si dimostra fa.Jlace, nnzi pe•·chè non rlh. nessuna garanzia. Per impedire il disseminrunent.o dei materinli luridi non vi è che un mezzo: le natiche devono combaciare, essere ad immediato contatto coll'orlo ciel vaso. Se quest-o non avviene, la lat rina non dà igienicamente le gManzie \·olute ; e se si deve impiegare unt> lntrina alla turca. non $i vede pE'rclu) non possa ricorrersi al v ecchio tipo di latrina a bancone. c0n i!Cilrico di anqna automatico e periodico, come quello dei reparti comuni rlell'ospeclale d el Celio. l:ie non a lt.ro, si economizza dell'acqua in quantità, e si ha1mo inconvenienti minori elle colla lat.rina alla t.uroa. Questa dun· que n on r npp1·e,.;c>nta un progre.'<so, ma un rP.gresso in confronto di quelle del Celio di cui sopra. ho d etto, e va bandita senz'altro.


NOTE DI IOIENF. PRATICA

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La latrina. igien'ica, l'unica. che dia garanzia completa, è la cosi detta latrina all'inglese : ma. deve essere senza tavoletta. e senza pedali, e coll'orlo sottile e rotondo, e leggermente inclinato in avanti, onde non si riesca a salirvi sopra coi piedi. A questo riguardo è ctll'io.~o il pregiudizio, diffusissimo, che sedendosi sulla latrina si possano prendere malattie o ectoparassiti. Io non ne ho visto un caso e non ho mai udito alcun medico affermare di averne visti : domando anzi a tutti i medici se ne hanno mai osservati. Sta di fatto che, fra gli ectoparassiti, gli unici che bazzicano nella regione, gli ftirii del pube, non si trovano mai sulle na- · tiche ; lo stesso dicasi dell'acaro della scabbia. ; quanto alle malattie vere e proprie, la pelle delle natiche difficilmente è lesa, e la. cute sana. non consente, come è noto, se non con speciali artifici, attecchimento o passaggio di germi. Nulla vieta. del rest-o di strofinare bene l'orlo del vaso con più pezzi di carta, prima di sedervis i ; e questo mezzo è tutt'altro che privo di effetto. Un'altra accusa è quella. nhe il vaso all'inglese nelle collettività non dura e viene con fa.cilith infranto. Non sono di questo parere: basta educare i propri uomini ; basta. insegnar loro che nei cac;i d i o t.tmazione non bisogna mai spingere con bastoni od altt·o, ma si deve, a tazza piena d i liquido, con appositi uncini o scopottini ritirar su ripetutamente il materiale ostruente, fìnchè tutto trovi precipitosamente la. sua via; basta soprattutto ricordare che bisogna fornire gli uomini di carta da cessi, che non ottura mai il vaso. Con questi riguardi la. latrina. all'inglese può durare e dura anche nelle collettività, e ne ho fatto larga e buona prova ; ma prima di ogni cosa bisogna ricordarsi che le collettività hanno bisogno di recipienti per get.tare i rifiut·i, e quando questi ci siano, nessuno penserà mai a recarsi alla latrina per gettare le os.«a o gli a.va.nzi della pasta o del riso, mentre ha per tale scopo dei recipienti a portata. di mano. Comunque, se a.n che per ara non fosse possibile servirsi delle latrine all'inglese nelle caserme, almeno non si venga a dire che non possono usar-si negli ospedali, i più pericolosi dal lato igienico, n egli uffici, nelle scuole, negli opifici, negli alberghi e simili. In questi ca.'3i l'usare altra. latrina che non sia. quella all'inglese non è degno di tempi civili: lo sostengano sempre gli ufficiali medici, e.Io sappiano tutti gli uf. ficiali. . Complemento della latrina è, di solito, l'orinatoio : questo spesso è semplice m ente obbrobrioso: n:ta quando vuoi darsi l'aria di igienica modernità., per lo più è una piccola tazza, a margine costituito da un. arco di cerchio, e che viene fissata all'angolo fra due pareti. Ora, in coseienza, mi dica qualsiasi medico se dall'osser vazione prolungata può dire quale di queste due afferma~ioni sia. vera, se cioè l'orinatoio è quella cosa in cui si orina, o quella intomo a cui si orina. La. risposta non crerlo pos.<>a esser dubbia. Anche per essi dw1que bisogna provvedere, perchè i tipi più comtmi oggidì sono causa degli stessi &rravi danni igienici che abbiamo rilevati pel cesso alla turca. A niuno è ignoto infatti che taluni convalescenti sono diffondit.ori di germi per meno delle urine. Bisogna abolire il sistema dell'orinatoio all'angolo fra due pareti, applicandolo invece sul piano di una sola. parete: così per necessità il tipo da adottare diventa quello assai più ampio, a semicerclùo, invece che a settore di 9Qo. E la parte più s porgente deve essere a largo e lungo becco, molto più prominente di quello che già si osserva. in alcuni tipi. n becco viene allora per necessità compreso fra le co: scie divaricate e lo spandimento delle urine viene ad essere praticamente annullato. Dico praticamente, perchè per annullarlo in modo assoluto bisognerebbe ori· nare alla. maniera dei musulma.ni, il che val quanto dire, bisognerebbe sedersi ~~a.latrina. all'inglese, come fanno le donne. Questo, che sarebbe un reale progresso Igiemco, non sarà possibile attenerlo oggi e forse mai. Contentiamoci perciò del meno peggio. Roma, ottobre 1927.


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RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO SANITARIO IILIT!BE Nuovo velivo!o per trasporto malati e feriti. (Rivista aeronautica n . 9, 1917). La. Società anonima costruzioni aeronautiche di Marina di P isa ha fatto ve· nire recentemente in Italia due tipi di apparecchi • Dornier Merocurio • per usi civili. Un tipo è l'apparecchio per trasporto pa.sseggieri ; l'altro è l'apparecchio attre<.tzato per servizio sanitario. A) Veli~'Olo commerciale u Mercurio •·

Il monoplano • Dorier Mercurio», per uso civile, deriva dal • Dornier Komet ». La costruzione dell'apparecchio è interamente m etallica, le parti sottoposte a grandi sforzi e forti resistenze sono in acciaio : tutte le altre parti sono in dura}. luminio. Part icolare interessante è il sistema di unione delle lamiere mediante doppia fila di chiodi ribattuti, che si presenta economica, solida e di lunga durata. I cavi di comando del timone di profondità, di direzione e degli alettoni sono fa{:ilmente verifica.bili e sistemati in modo da consentire la loro manutenzione in modo praticissimo. I serbatoi della benzina, dell'olio e dell'acqua Rono collocati in m odo da poter fare rifornimenti con comodità ed econ omia di perso· nale. Gli strumenti di· bordo sono raggntppati in lm quadro armonico, che con· sente ai piloti di osservarli rapidamente e seguirne le variazioni senza sforzo al· cuno. n carrello di atterraggio costruito in modo molto semplice, :risulta robusto e molleggiato. · Sull'apparecchio «Mercurio • è installato il motore B . M. W. VI 400-500 c. v. à raffredd&.niento ad acQl&. n ra.diatorè è piazzato anteriotmefite all'a.ppa.roocllio, sotto:il castello motore1., Il combustibile è contenuto in serbatoi della capacità

Fi~. l

di litri 840, pari a kg. 670, quantità che assicura all'apparecchio, alla velocità normale di crociera ed a ca.rico completo, un'autonomia di 1200· 1400 chilometri. Dal serbatoio superiore, situato nell'interno dell'ala, la benzina va al motore per caduta, m entre dai due serbatoi supplementari, allogati sotto i posti dei piloti, la benzin·a affluisce mediante una pompa comandata a mano. I serbatoi dell'olio contengono complessiva.me~te litri 60. La cappotta del motore, una volta aperta, serve da pedana ai motoristi per le riparazioni e le verifiche.


JUVIRTA DI TECNICA E SER VI ZIO SANITARIO MILITARE

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La scelta del mot{)re B. M. W. VI ha. assicurato all'apparecchio una riserva di energia notevolissima, ta.ntochè nei voli di crociera si può tenere il mot<lre a

due terzi del regime massimo, con conseguente riduzione della velocità massima. di 20·30 chilometri, ma. Qon vantaggio per il coll8umo che si limita a mezzo chilo5 gramma circa di essenza per chilometro volato.


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RIVISTA DI TEC~IC'A E SERVIZJO S-\NlTARlO ~ULJTABE

B) Vclivo lo sanitario • Mercurio ».

L'apparecchio sanitario ~ Dornier Mercurio • non differisce, per ;caratteristica costruttive e di volo, dal suddetto aJJparecchio per trasporto pas.qeggieri, se non per la particolare attrezzatura della cabina (fig. l ). La cabina infatti, dell'a.ppareechio sanitario, oltre la normale porta. di accesso, presenta. una vasta. apertura longitudinale, che assicura. il comodo passaggio delle barelle per i feriti o amma.Iati gravi (fig. 2). L'operazione di carico e scarico è favorita. da. speciali congegni meccanici, che rendono ogni manovra speditis· sima. I due ferit-i od ammalati gravi, che sono adagiati sulle barelle vengono ad essere piazzati uno sopra. l'altro (fig. 3). n sistema meccanico destinato a fis."'are le barelle è munito di speciali dispositivi, che at.tutiscono le scosse dovute alla

Fig. s.

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all'atterraggio dell'apparecchio. Altri quattro feriti o ammalati meno gravi trovano posto in un comodo sedile, ben molleggia.to di fronte alle barelle. Vi è pure un settimo posto per ilmedico o per l'infermiere. La. cabina è pure fornit.a. di W. C., di impianti di iJlwninazione e di riscaldamento, di armadietti speciali per presidi sanitari, farmaceutici e chimici di pronto soccorso e di vasca. per l'acqua. corrente. Nell'apparecchio "trovano posto due bagagliai e il deposit-o dell'acqua. La cabina rischiarata da otto finestre, misura m . l, 72 di altezza, m. 1,45 di larghezza e 3,05 di lunghezza.. Il volume è di circa metri cubi 7. La. stabilità. in ·v olo dell'apparecchio è tale da conc;entire, come è stato constatato praticamente, medicazioni e atti operatori, e la. struttura. del carrello è stata.. studiata. per ammortizzare sensibilment~ le scosse dovute alla partenza. ed all'atterraggio dell'apparecchio, cosicchè i feriti o g li ammalati gravi non abbiano a. risentire alcun danno, durante tali manovre.

'% P.,i: tq.< l:'oi;.

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA AIELLO. - Pawlogia dei raggi X. (Atti del V1,I Congt·esso di medicina del lavoro, 1927, Parma).

Le lesioni da rag~i X sono oggi divenute rare, per mezzo dei progres.->i della. radiobiologia. e per gli ac.curati studi sui sistemi di protezione, mn il pericolo non è ancora scomparso, come è dimostrato dalle statis tiche e dalle pubblica.zioJti scientifiche, che analizzano non solo le modalità dell'accidente, ma si occupano dei problemi biologici connessi con la radiosensibilità., cellulare e t.issurale. 'Gn gran numero di fattori influisce sulle lesioni da raggi X, ma la. prima questione da affrontare è quella della disposizione di certi soggetti alle lesioni da rag~i X : è certo che le ricerche preventive anamnestiche. semeiotiche, farmaco-din.arniche dànno utili d eduzioni ai fini dello studio del terreno biologico. Le radiazioni, oltre a localizzars i elett.ivameute in ce rti organi, esercitano a seconda dell'inten'!ità o per altre circostanze, delle azioni necrobiotiche distl'llt· tive; nè sono tra..~cura.bili lo:> azioni biolo~iche (singolari mostruosità nate da uova fecondate con spermatozoi irradiati) nè l'azione eccitante sui vari organi, capi· tolo assai dibattuto. In quanto alla nosogra.fia delle lesioni da ragqi X, ol~ro le radiodermit.i nelle loro varie forme (eritama.tosa, flittenoide, ulcerosa, uecrosante), è stata. recent-e· mente rilevata la frequenza di radionecrosi tardive dei tegtm\enti delle parti molli, dello cartilagini delle o;~sa, della lù1gun, dell'inU.,:;tino : la comparsa di queste r adionecrosi, delle quali le pil1 comuni sono le cuto.noo, avviene o.nche a dista.nro di molt·i rntlSi dalle inadiazioni, An un terreno apparent-emente intesrro, e può essere favorita. da fattori locali da infezione. I caratteri t;enf'ral i più comuni della radionecrosi tardiva sono : l'inizio brusco, i sint.omi di mortificazione tissura.le, la. lentezza. di eliminazione, l'a.<>.'!enza di istolis i, ma la particolarità. cliniche cambiano a se~onda della sede, del terreno hiologico. Lo studio del comportamento del sog!?:etto in esame, di fronw alle mnzioni cutanee ed int.r adermiche, il modo di reagire col vescicante (fra~iliti\ capillare, richiamo leucocitario, consocutiva pigmentazionc cutanea) p uò dare utili raggu~li ai fini della prevenzione delle les ioni da raggi X. Il cancro dP.i radiologi. notat.o fin dal 1902 (sette anni dopo la mirabile scoperta) colpisce circa il 30 per cento di coloro che soffersero le radiodermiti, mA. non è risultato diretto dell'azione dei raggi X, solo una tmsforma7.ione delle azioni irritative croniche da. essi spie~ata sui tegumenti. Alcuni autori a..se~ano arl esc;o i tipici ceratteri istologici dell'epitelioma. spinocollnlar~, m~ vi sono ancora Alcuni che lo avvicinano allo xeroderma del Kapo::i : è necesMrio ad o~ni modo lo ~tudio istopa.tologi<'o precoce, per<'hò es!'<o fornisce dati '!icnri, anche quando mic-ros<?opic!Lmento non apparo cito unal!cmp !ice <'hera.tosi. Ri~•a.rrlo P.i disturhi genP.rali, ehe sopravven~ono nei malati c:ottoposti alln a7.ion~ dci raggi X, Fii tt'l\f.tn. g-enera.lmonte di VE"rtigini, cefalea, nausea, talvolta di vomito, o tosse persistente: la patogonP.Si di questo disturbo è an<'ora incerta, ma s i può ritenere I\8S8.Ì proha.hile la presenza nel san.gue di prodotti di scissione dell'albumina, da dis truzione di tessu~i. P<,tolo(Jia canalicolare del nervo ottico. - Contributo RontJensureoscopico. (Le. radiologia medica, ottobre 1927, faso. 10).

BERTOLOTTI. -

L'A. m ette in evidenza. l'importanza dell'indagine rontgen-stereoscopica. che utilizzi le proiezioni orbitarie oblique per lo studio d elle lesioni tronculari del nervo ottico, dalla sua emergenza chia.srn.atica sino al!a sua porzione orbitaria. ove si immette l'arteria nutritizia centrale della retina. Le inciden'Le usate sono quelle di Mac Millian e di Rhe<5e. Nella prima i tre punti d'appoggio del cranio facciale sulla pellicola radiografica sono : il naso, il mascellare inferiore e l'osso malare; nella seconda: l'arcata. orbitaria, il naso e 7 -

JaNn.

Guerra. · Gioma:l6 di Medicina M ilitare.


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RIVI~TA

nELLA STAMPA ~! ED I CA ITALIAXA E STRANIERA

l'osso malare. Si può calcolare così il calibro del canale ottico fu1o al decimo di millimetro ed i rapport,i di esso col seno sfenoidale, con la cellula etmoidale postrema (li Onodi e talvolta con lo sfondato poster·iore del seno frontale. n diametro ma!'!.«imo del canal~ non dovrebbe Pssere inferiore a rom. 4.68, e, qualora fosse più ristrE'tt.o, il Van-dor Haeve e il White ritengono necessario ricorrere alla chirurgia dell'antro sfenoidale a scopo decongestil'.io. l\Ia contrariamente o. qua.nt.o !\i riteneva un 'tempo, che cioè la ca'lS&. di soffel'enza, del nervo ottico consistesse principulmente in \m restl'Ìllgimento osseo del forame, tale eYenienza è mra : notevole importanza invece hanno i mucoceli del sistema etmoido-sl'enoidale e le periol'<titi canalicolari. In t,ati casi rli nevrito ottica rino~ena, si ha nn Regno radiologico di grande valore: l'esagerata impronta dei canali diploici e delle vene meningee, fa.t.ti che stanno n siznifioare una ricca comunicazione tro. il circolo venoso intra ed extra. cranico, turbe ciroolntorie alle quali Yengono att:ribuite nltresì le nevriti retobu1bnri da. cause tossico-infettive, che hanno in comune con le prime il meccanismo patogenetico consistente in un disordine circolatorio, dov-uto ad iperten;:ione vasale loca.tiz~ata. CaESPELLANI.

GAB CIN. -

La colecistOiJrafèa. -

Ritmlt~ti e valore della prova del eale di tetra.iodo

per via boccale. (Journal de radiologia et d'electrologie, n. 10, 1927).

L'A. descrive i risultati ottenuti in 52 casi, nei quali ha studiato l'aspetto ra.diologico della cistifellea, mediant.e l'ingestione del sale di tetraiodo. La tecnica è semplice ed innocua : la dose del sale destinato a rendere visibile la cistiiellea è di gr. 0,10 per chilogl'anuna di peso del soggetto in esame, esso v-iene incorporato con del miele, o distribuito in cachets o in pillole di cheratina. La. dose viene ingerita durante il pasto serale (ore 19 circa), dopo il quale il soggetto deve os;;ervare una dieta. assolutamente rigorosa, fino al momento dell'esame. Le radiografie sono eseguite fra la 13a e la J6n ora.. La cistifellea. si à re.qa, visibile in 37 casi su 52. Le ima.gini della cistifellea normale sono assai svariate, sia per lo stato di maggiore o minore ripienezza, sia. p er la forma, sia per la sede: si può dire che la fo1·ma ò varia. nei vari soggetti, per cui non si devono dare giudizi aff:J'e ttati; occorre tener conto sopratutto delle dimensioni, delle deforma,z ioni del suo contorno (aderenze e retrazioni cicatriziali) delle immagini lacunari (calcoli) e delle deiormazioni per compressione di orp;ani vicini unche senza che vi siano aderenze pericolecistititiche. D difetto di visibilità non cost.it\Ùsce \Ut si<:uro criterio dello stato patologico della vescica o dello vie bilia,ri, ma deve essere tenuto in considerazione, in rappozto agli a ltri sintomi clinici presentati dal so~getto. Quando essa. non sia imputabile a difetti di tecnica. o a preparazione difettosa del soggetto in esame, essa può indicare: Jo una, perdita di potere eli concentrazione della vescica bi· liare, in seqtùto ad uno stato infìammntorio della sua mucosa; 2o urlO ,stato di sclerosi della. vescichetta ; 3° uno stato di impermeabilità della vcscichett.a biliare, per ostruzione del condot.to cistico ; 4° uno stato di insufficienza epatica. L'alta percentuale di vi~ibilit.ò. (70 % dei casi) e la semplicità. e l'innocuità del metodo, che può dare solo qualche rara volta nausee e qualche diarrea. lo rendono raccomanda bile in modo da farlo entrar,e nella pratica corrente radiodiagnostica. CRESPELLANI.

Un caso di diverti('olo in[imnmatorìo dell'appendice - Diagnosi radiologi ca e conferma op••ratoria. (La H adio1ogia, metlica, fase. lO, 1927 ).

GnESPELI.AKI. -

L'A. de;.<'rive un cai'O. osscrYato in m1 milit-are, di djverticolo infiammatorio dcll'nppendice, il CfHnle, mediante l'ingcstioue del pasto opnco, sì presentava sullo scheruto e sulla. JlE~lli('O i a come un'ombra. ovoidtde uJJ'intemo do! cieco. Tale ombra ovoicla.le si ' '"notava parzinlnwnte con l 'espressione manuale. 1\fediant.e clistere opaco non si riusciYa a mettere in evidc>nzn tale formazione. L'intervento operativo conJermò la diagnosi J'adiologica.


RIVISTA DELLA STAMPA :MEDICA lTALlA:>A E STRANIERA

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Ricenhe sperimental-i 81.'lla febbre da pappaklci. (Bull. Società de Pathologie Exotique, 9 marzo 1927).

LEFINE. -

L'A. ha comunicato il risultato di osservazioni cliniche e sperimentali fatte a proposito di 127 casi di cosidetta febbre dei tre giorni, osservati o. Boirouth (Siria). È sempre nelle prime >ontiqm~ttro ore che la. temperatura rng~iunge il massixno 39,60·40°); sintomi costanti: iniezioni delle sclerotiche e conjrestione del viso ; asS9nza. di eruzioni cutanee, d'ittero, di tumore s plenico. 1\lortalità nulla.. L'esame metodico del sangue durante il breve periodo di virulenza (primo gi - rno) non ha rivelato nessun germe figurato. Negative le colture su mezzo Ncguclù o su mezzi analoghi, l'moculazione del sangue virulento nelle cavie non determina. che lieve reazione febbrile e non sempre. I conigli c,i mostrorcbbe,·o alquanto pil1 sensibili. In una esperienza di inocolazione nell'uomo, il periodo di incubazione fu di tre giorni ed otto ore. D sangue virulento, scaldato a. 55° per dièCi minuti, non trasmette pil1 l'infezione. Su·i vecchi e mwvi metodi di colorazione dei bacilli tubercolari. (R.ivist(l. di P atologia e Clinica della Tubercolosi, giugno 1927 ). L'A. in una. rivista. sintetica ricorda i principali metodi di colorazione del ha· cillo tuhercolare e dei granuli •li Muc:h, co.t esponu il risult1>to di rieerche p ersonali com? iute su espettorati di 600 tubercolosi, su liquidi plew·ico, cefalo-rachidiano, urina, su materiale ana.totuico umano e di cavie, usando la colorazione di Ziehl, di 1\fuch P di Gas':Jo.rrini. In base alle sue osservazioni ritiene che il metodo migliore è qttello di Gnsbarrini fondato sulla decolorazione con una soluzione così composta: blett di metilene in eccesso; acido lattico cc. 40; acqua distillata cc. 160 (una parte) con alcool a 95° (quatt ro parti). E sso permette di vedere pil1 bacilli che non gli altri metodi e li dif· Cerenzia dalle forme pseudotubercolari, appunto perchè per la. sua azione blanda. decolora il b ~cii lo di Koch senza alterarlo. PAOLtNI. -

COMBY. -

Gli o-recchioni. (La Presse Médi~nle, 31 agosto 1927).

Gli orecchioni sono molto contagiosi nelle agglomerazioni dei giovani: scuole, caserme. As:::>·umono a.Uora un comportamento epidemico e si diffondono rapidamente intorno ai loro focolai d'origine. Il contagio s i fa direttamente per mezzo dei portatori di germi, fin dall'inizio, magari ancor prima della comparsa delle pa.rotiti. E poco probabile che la. contagiosità persista dopo la regressione delle tumefazioni salivari. L 'incubazione degli orecclùoni, che si può ritenere di una. ventina di giorni, è pil1lunga di quella delle febbri eruttive. Secondo le ricerche di Y. Kermorgant (Thèse de Paris, 1925) il germe pato· geno degli orecchioni sarebbe uno spirocheta speciale che si trova all'i1ùzio nella saliva e si può coltivare in mezzi anaerobii. Inoculando questo spirocheta alla. scìm· mia (macac~ sinicua) il dott. Kermorgant ha riprodotto gli orecchioni. Ha ottenuto l'orchite in conigli con l'inocuu~1.ione tcsticolare. Molto benigni nei bambixù, gli orecchioni non assumono caratteri di una certa. gravità che negli adoloscenti e nei giovani a.dtùti di· sesso mascolino, in seguito a possibili metastasi testicolari: non recidivano qunsi mai. Fra i mezzi terapeutioi l'A. consiglia i seguenti: 10 Stare a letto per una settimana, in cnsa per un'altra settimana; l'ammalato può uscire dopo .quindici giorni, salvo complicazioni; 2° Regime latteo durante il periodo frèbbrile, poi dieta latteo-vegetariana; non carne prima di quindici giorni ; 3° Sciacquarsi la bocca. molte volte a.l giorno, principalmente dopo la ingestione del latte o di altro alixnento, con un cucchinio in m ezzo bicchiere di acqua. tiepida di acqua OS.'iigenata. a. do::lici volumi : gr. 250. 4° Mantenere l'alvo libero con clisteri o lassativi; per es. acqua. di Vichy tiepicla; · 5° Unzione, mattina e sera., sulla. tumefazione parotidea con vaselina. gr. 50. gua'acolo gr. 5 Coprire con uno.strato di cotono e bendare. pri~ioni,


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.RJ\'l;,TA D'ELLA STA)IPA MEDICA l'rALIA-'U.

r: STRA~LE .RA

ao L'aJlontanamento dalla scnola dei bambini affetti dagli o recchioni deve ridursi a quindici giorni contati dall'inizio apparente della mala·ttia (gonfiezza parotidea). 70 In casi d i e pidemie eli orecchioni si devono disinfettare gli appartam enti, e camerate delle caserme? La disinfezione dei locali, secondo l'A., più o meno onerosa, non serve; non si deve consigliada nè imporla. Rost·::'>JDURO. - Les·ioni 11<11"cola1i da (ji·uochi spor.'it·i. (Deutche Medizinische \\' ochenschrift, n. '2.7, l 9J7). La trauma.t.ologia dei giuochi sport.ivi merita ormai di costit uire una branca de lla chirurgia a ~è. ;\leni re le sindt·omi più importanti di essa sono costituita n atu ralmente dalle lesioni delle ossa, son tutt'altro che scarse e t rascurabili anche q uelle co.~tituite dalle les:oni dei muscoli. L'A. ne ha raccolte ten •17 osservazioni, delle qnali 42 a carico degli arti inferiori. All 'e;:ame obiettivo si riscontrano Lei muscoli a t'"etti subito dopo l'accidente, o parecchio tempo più tardi, delle lacerazioni o delle lacune, ovvero delle diminuzioni o degli S.ltmenti circo>critt,i della resistenza. Il n eccanismo della patogenesi non é sempn ben preci; abile. In generale i casi di laceraz'one sono rolat1vamente meno fre·,ueut,ì d ì quanto uon si crede in genere: le donne ne t'ono colpite piì1 di rado degli uomini. l'pesso la !acerazione è provocata. dn ll'ultimo ::-l orzo di sc.ttto rlopo un lungo pel'iodo eli tempo di ten.;;· one superiore al norma' e: ~ 1ipico. la '<Hnparsa del d ulore improvvi." o. La cura d i regola ~le\'O es-<ore con~ ecutiva. l n via profi~attica èo importante, dice l'A., una corrispondonte gi nnastica: !t'l\ le pause ( ell'atti\.-ita spot"tiva son da evitar:,i i r ttftùlddori e la esposizione all'wntdit.à. T BALKEtMF.R, Sulla deyaslro .enteroana.slomo$i (.Journal de chiruJene, T. XXX octo·

bre, 1927. La g. e. (h\ dei risulto ti ot.t imi, sia nello st.enosi piloriche, sia nell'ulcerR duodenale, ma in tutti i casi di sintlrome pilorica dove l'osplot·al.iono non ha tro· vato l' ulcera ; essi sono mediocri e la g. e. pì\t bc·n fatta dà risultati fallaci e deter· mina w1o. s intomatologia speciale det~Ja malat~ia della g. e. e elle guarisco col sopprimere l'anostomo;;i. La tecnica è la seguente : apert,o l'addome, seguendo la cicatrice del primo intervento, si solleva il colon traverso e l'epiploon e s i ricerca l'anastomosi g. e.. che si delin1ita. con lo dì tn, e con le fOI'bìci l'<Ì lib(lrn il nwsocolon, e cos.l si n~etw allo scoperto In stomia. cho s i isolu. con compt·t,sse e compresso1·i dal l'est,o dell.a cavità. . Si apre il digiuno a 2-:! millimet.ri dalla anastomosi e lo s i separa con taglio lon!!itnùina le sulla faccia. a nteriore, dopo sullu fnccia posteriore; questa incisione si s utura t t·asversulmentf' a due pinni, muco·muco;::n in catgut, in seta sieromu· scolare. Sullo stomnC'o colle for·bici si -reseca a 2.;{ miJli.motri tutta l 'antica linea di s ut ura ÌJ] direzione ,·erticale. e s i sutur·a. a triplice stnlto lUUCO·lnucoso e siero· muscolare i11 catgnt, siOJ'O·SiE>ro><o in seta ; quindi si !=:p inge lo stomaco nella retro· cavit.fi, e la breccia mesocolica si chiude con punto a borsa di tabacco. C~sì si ristabilisce la s ituazione unl\t.om ic~t. normole do?llo stomaco e òel di~tmo . Prima d i clriud<'rc. esplot"(ll'e accurntn.mcnte l'addome e in pa,rticolare verifi· care la regione appendit"()lure, ove si trovon\ sovente la vera cnusa delle ttu'be di-speptiche. Su !111 g. e. praticate da Uossct e suoi assistenti, furono eseguite 5 degast.ro.enteroa.nastonrosi. CASELLA.

PELT.J::<..mNr. - Tcr11ica gener<1le delle amputazioni comuni secondo il Ceci e i suoi ranlaggi. (La chirm!ria degli orgnni di movimento, vo l. XI, fase. V. 1921). L 'A. illustra questo mE'todo generale di anqmta-zione: incisijone coll' ampu· tante s ino all'o;;so, tagliA. rnpidarnl•nte il periostio e a llonlana !'.arto amputato, rimettonùo la sezione -ùefin ìti\'O. doli 'ol>So dopo il trattamento delle pa1·ti molli dl'l moucone.


RIVISTA D ELLA STAli PA MEDICA lTA.lJ.-\l~A E STRANIERI\

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Rimosso l'osso, escissione dei tronchi nervosi ed emostasi ; si t-oglie il laccio elastico e si controlla. l'emostasi. Si esegue quindi il denudamento del periostio del moncone, in modo che si possa resecare questo m olto in alto, sutura. del mnnicotto perio~tale, delle superfici aponew·otiche esterne dei muscoli anteriori con quelle dei posteriori, sutura della pelle. Vantaggi: dopo eseguita l'amputazione piana ed avvenuta la. retrazione muscolare primaria, si può calcolare con esattezza ove deve cadere la sezione ossea definitiva ; è applicabile in q uasi tutte le amputll?.ioni e d isa.rticolazioni ; facilita la ricerca dei vasi e dei nervi suJla superficie di sezione, perchè non avven· gono spostamenti di parti molli ; conservazione massima eli esse e minore pericolo di contaminazione per processi settici ; e infine monconi ben ricoperti di part.i molli. CASELLA. BAQUIS. Cisticerco solloretinico c~acioni, n. 9, 1!127).

ed injortu1rio sul lavoro. (Medicina delle Assi-

L'A. aiuto p resso la sezione oftalmica dell'o~pedale San Giovanni di Dio di Firenze, in 1\1edicina delle As8icurazioni Soc·iali t-ratta dal ptmto di vista medico legale, principalmente, qllindi scientifico, il caf'o di un colono, il quale, os,;endo rimasto colpi t<> in O. S. •< da una frasca» fu, a distanza di poco più c.! i un mose, riconosciuto affetto da cisticerco sottoretinico nello stesso occhio. Egli, per il fatto che qualche A. ha arrunesso fra le cause predisponenti della cisticercosi, si diffusa che oculare, • razione traumatica • (Kuckeruneist-er ) e che, in conseguenza, il traumat.izzato potrebbe accampare diritto a risarc-imento adeguato alla gravissima deficienza visiva che presentava, esamina il determinismo del cisticerco sottoretinico, per nej::are, attraverso w111 dotta cl'it.ica cl.inicn, qualsiasi relazione di causa ad effett.o fra il trauma e la infezione accertata. Preme!lSa una minuta e.. brillante esposizione dei fatt.i clinici osservati, fra cui, interessantis.»ima, l a descrizione della cisti, dei movimenti del parassita, dello stato funzionale dell'occhio colpito, nonchè dell'esit.o delle ricerche sussidiarie eseguite (presenza di u ova di taenia solium nelle feci : renzione di Ghedini-\\'eimberg positiva per l'echinococco; formula Ueucooit.aria con spiccata leucocitos i eosinotila 16 ~~) fa tma attent.a disamina di quei casi di cisticercosi oculari. ripor·tati in lettemtura come tma diretta conseguenza di traumj : sia che questi. por discontinuità apportata sulla congitmtiva o sulla cornea (Brier ; C\mier) avessero rappresentata la porta di passag~io del paraEsita dal corpo contundente inquinato n ell'occhio; sia che essi ne avessero facilitata la local iz~nzione per alt(.>rnzione di continuità anatOJnica o solo ftmzionale (rallentato ch'colo per dilatazione) imlotta s ui vasi (Beclart; Boucourt). L'A. n ella la possibilità di un tale determinismo nelle localizzazioni sottoreti niohe del cisticerco, perchè vi si oppongono 1·a~on.i <li anatomia, di fisiopat-ologia oculare, e di biologia del parassita; sostiene invece che l'unica e più razionale spie· gazione del fatto si trova nella concez.ione della diffusione ematoj!ena degli embr·ioni della 'tenia. che, immettendosi nel torrente sanguigno dell'apparato vasc.olare gastro-intestinale, raggiungono ht retina attraverso le nrteri(.> retiniche o coroidee. La coincidenza, quindi, fra tra1UITlll. e l a prima osservazione subbiett.iva del deficit visivo nella cisticercosi ocular e posteriore, è puramente ca><uale, e nessun nesso pat.ogenetico può essere ammesso fra il primo e l'alt.ra, che ha. sempre e sol tanto origine ematogena; nel caso specifico confermata dal reperto microscopico delle feci. L 'A . inoltre, par tendo dalle conclusioni del Bardelli circa il mpporto fra segni oftalmoscopici (!!randezza e stato della cisti. movimenti del pnrassitt\, alterazione dei tc;:suti vicini) e quelli funziona]i (acutezza v;s iva, ampienza dello scotoma) nel cisticerco endoculare, dimostra come s ia sempre po~sibile determinare il tempo in cui questo ~ insorto, in reltizione alla data del trauma ; e se ne a.vvru1ta~~ia per dare un'altra dimostrazione della tesi sostenuta. che, d'altronde, trova indiretta conferma anche nei dati statistici circa la frequenza delle spontanee localizzazioni endocula.ri del parassita, in confronto del munero t.rascurabile di quella. veriticatasi in ordine di tempo posteriore a traumi dell'occhio o dei suoi annessi.


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IUVfSTA DEr.J,A S'l'.~"\tl'A liiEDlCA JTAr.JANA. E STRAN.!ERA.

Da l lato scientifico l'A. richinma l'nt.t-<'m.ione su rlue fatti accertati; l'alta poreentnnlo d C'IIa lr u eocito~i eo~inotiln n;;Ro lutamente insolita, spie!:(nnrlola come una conseguC'nza della dup lice lucnlizzazione del pnmssit.a.- endoculare ed intestiuul"' - la rt:uzion"' pus i Liva pt: r l 't:~la iuo(:Occu ch"' "'!.d i. lu.:corcluudosi al pew<iero ùi parecchi AA.. sostiene dov<"rsi com>iderare come reazione d1: (J'fuppo, e come tale non cnpacf• d'indurre dubbio sulla natura dol purns,.itn, tnnto pi~1 <:'ho il rigoroso e.c;amo ùegli org~tni oRpiti abiwa li dell'echinococco, è ri11scit<> ns.~olutamente negativo. BASILE. 1\IEr.NO'l'TE o F ARJOT. -

Trallonu•,:to de/le, f••ll/,ri tifoidi Nn la vacC'inoterapia dige-

stivu..- (Com11tes rE>wl.Ht< :-iof·i•'·té de binlol!ie t. XCTrT, n . 22.8 jtLillet 1927. R<)Cens. jn Ollice inte mat. li'Hygi•)ne publiquo T. XJX, Fasr.ic. 10. 1927). La febbre tifoidc può f';":SC'rc F:t.wlintn nrl :\lnrocco nello COJl(li7.ionj piit favore,·oli. dnta la frequ<'nza o la .! lrnvit ò. con cui e:-AA •·i Ri presenta. La mort.nl ità in que:<ti ultimi am~i \"Ì ha infl'ttti rné.'giunto in m<.>clin il 21ì 0 {> (20 °<> f•·a i vac()inat.i, 32 °~ fr11 i non vaceinnti) per In. fphiJrt> tifnidc, ed il 12,ii ~~ (3,8 °~ fra i vacr inati e 22 ~.) fra i n on vnc-cinnti) pt>r la pnrotifoide A. Dal l 0 aprile l O:W a l l o p;ingno l !l2i gl i AA. hnnno applicat-o in 210 ea,<;i la vaccinot.e rn pia per· ' 'in dil!ef<tint con rif<u ltnti ottimi. T loro vacc-ini vennero preparati Rccondo In t<'c-niNl <li Fow·ni~'r <' Sr·ltwnrtz: ì"Pmina su ngnr òi ceppi da emoctùtttrn. in !;:Catole di R.oux ; emul:-<ivnc d <•lle <:'tllt.u.ro (li 2·~ ore in cc. 200 di acqua per seatoh1; ripnrti1.ione in mntrnePi; stPrili zznzione pE'r l() min11ti a l lù 0 • Il vaccino venne ut.ili zzato pPr os, nlln clo:;e quot icliann eli cc. 2110 (cioè la cultura totale di w1a scatoln ùi .Roux, pari ado ltr<' SUO miliHnU di corpi h11tterici), in un liquido aPquoso C]tl(lltmque, lontano dai p>tsti. PE-r i hronhini, In rloi'a dt•ne ridottA seC'ondo i principi della posologin infantilo. 11 metodo si è dimostruto di m1a assoluta inocuità, e di tma idea le sE>mpliPit•\ d i impif'l!O. Ris1tltati 8lalistici. - n) 100 casi trAttati con l'at:tovaccino (68 vaccinati prccedentemcntl', 32 n on vncc inut i) : 6 clf'Ct'"-"i (ili cui 3 vaccinati; b) 110 casi trattat.i con Stock-autovaccino (H8 \"accinHti, 22 non vaccinnti : 4 deces.•i, c:ioè 3,6°j (cti cui 4 vaccinati). In totale, ZIO casi con lO ueces."i. Di qul."sti 10 decessi, 2 !>ono d ovuti ud a ltre affezion i: 4 u loca li zzazioni polmonuri um><><i v"' e rupic.huHeJJt"' let.a.li: 4 infine a forme ata::<i\o-rlinamicht> nei f'voluzione rapida e prolungate. Ri!lu.l.tati clinici. - L a dnrnt~ dell 'affczion<' tifoide n on sembra. esse1·e infl nenz.nta dalla vnccinotompia . ma la mnlnttin s i svolge in maniera molto rliveN:8: essa non prt>sr>nt.a. più il s uo cnrnttere abituale di g"rnvih\; lo etato tifoso scompare rap idamen~e e< l i malati non rimnn.t -ono dei tifosi che per la. curva termicA. Questo fotto ha colpito tnt-ti i medici cita hnnno visto e S<'l!'uito !!li ammAlat.i. N essuna eomvlicaziono seria, e particolarm<>nte l1C'SSWIIl. perfor azione nè alcuna. emorragia. Ricadute ed infezioni ;stcontla·rie. - Nella prima serie eli 100 osservazioni (aut.o vaccino) nes~1uu\ ricaduta. ma flue volte venne isolato con l'emocult.u ra un germ& differente dal primo: bncillo di 'EhPrth . para tifo A :para A o pont B. K olla seconda. serie di Il O o~c;flrvazioni (Stock-ant.cJVnecino). ne;;sun caso d i affE-zione vicina associtttn, ma infezion i secondo rie in dttO ca~'>i: col i b~tci l lo e proteus; u na sola ricndutn. Oonclu.sio11i.- J 0 T.n \"OPcinotcrnpia per v ia. òigcr<:'nte a~til'ce molto favorevolmt>nte nelle nffC'zion.i tifoi1li di cni ahhas:sa notevolmente la. mortalità. Essa. de,-e e:;.-;ore attuata il più preRto po;::Ribile. 2o A)!isre mcQ:Iio sotto forma d i St-ock-au tovaccino polivn.Jcnte che sotto forma di autovaccino. CosTA BEATTY.- Disi11jr.zione ddlo ca.sr.rm~. - (.Tourna.l R. Army :\[ed. Corps, t. XLVII,

luglio l !h!6. Recew:,. On-ìce i ntornn.t. d' H_,·gi6né public1ue, t. Xl X fase. 10. l 92i ). )lctodo di fli !"inf,~sta~ione dei bnraccamenti p resso l'armuta del Reno. mediant-e l'impie!!o del • Ziklon B . • prodr>t t o co::titnito dA. lU I mi.;cug-lio di terra silicea e di acido cianirlrico. che viene ~pnrso RU I p1Wi1nt>nto de lle barncche. A 25° C. l'azione ò etlìc-oeo dopo 6 or e, alla concE-ntrazione (kll l 0 ~ dellws. Esperion7.o fatte con dei lotti di Cimf'X lf'ctulari11.8 hnrmo dnto degl i ecet>llenti l'i!<IÙt.Ati. Le pulci. i pidocchi o le blatte, che infC'Rtavano nntnralmE>nto i locali, ernno scomparse del tutt.o, perlino duo nu:fsi dopo il traLt>tllHJnt.o c<1l Ziklon. Cosr,~


eo. GRESSI

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Il problema dell'isolanle?lto nella. pro(ilasB"i delle malattie infetUt•e (Deutscho l\le<l. Wochenschrift, vol. LII, 1927).

Ku:INSCHMIDT. -

acute. -

L'A. discuto la quel>tionc rlell'iRolomento degli nmmolati nella varicella, nel morbillo, nella pertos..,e, nella rlifterite e nella scarlnttina. Per la vatit.ella ha osservato già precedentemente che, quando tmo o due casi si vt>rilicano in una sala di bambini, non si h1umo altri casi se la malat.tin è stata riconosciuta a.!l'inhio e se ~li ammalati sono stati rapirlament.e isolati. Bisogna ricordare che la varicella può essere t.rasmes;:a anche da incli.,idui sani. Nel morb·iUo l'isolamento non rapprPsenta in j:(encrale una misura preventiva sufficiente. Cirea la durata dell'isolamento si può considerare come provato che la malattia non è più trasmissibile dopo l'eruzione e, secondo recenti lavori, non sembra più cont.agiosa al secondo giorno dopo l'ennione stessa. Jn quanto alla pertosse, dato il carattere male definito del periodo catarrale della malattia, quru1do non sia possibile isolare in ambient-e a parte ciiiScun hru1.1bino affetto, le epidemie sono inevitabili. Non è possibile impcdi1·e la diffusione della malattia se non si isolano i casi sospetti. Per la dif/R.rite l'A. l111. sempre sostenut-o che basti isolare gli ammalati per 4 settimane, ma non crede alla necessità dell'esame batteriologico dei convalescenti ed all'i.:;olamento dei portatori. N ella BC(lirlaltina, come pure nella d ifterite, è frequente trovare un caso isolato in lUla famiglia o nelle sale ospedaliere ; se però lo scarlattinoso viene rapidamente isolato, non si verificano altri casi. CosTA

CONGRESSI V CONGRESSO NAZIONALE DI IGIENE Roma, 12-16 otwbre 1927 Alle ore 9 del 12 ottobre in Campidoglio, nell'aula magna del Palt\ZZO Sanatorio Yenne solennemente inaugurato il V Congres..:;o nazionale d'igiene. Erano present.i : S. E. Bodrero, Sottosegretario all·istruzione, in rapp1·esento.nza. del Governo, il senatore profe!'<l'lOre Cippico, per il •·enato, l'onorevole Renda, per la Camera dei deputati ; il Prefetto rli Roma; il senatore Baccelli ; il conte D'Ancora, vice-governatore d i Roma; i rappresentllllti di tutti i Dicasteri e delle principali organizzazioni statali e regionali. La Sanità Militare era rappre.<>enta.t.a: dal colonnello medico Mariotti-Bianchi, per S. E. il Sottosegretario alla guerra e per il Direttore generale della sanità mili· t.are; clal ten. generale medico Monaco, per la f:>anitù milit,n,re marittima ; da..l t~n. colonnello medico Di Nola, capo dell'Uflìcio sanitario della R . aeronautica; dal maggiore medico Costa, per la Direzione centrale di sanità militare. . Il conto D'Ancora prese per il primo la parola pet· porgere, a nome del GoYer· nntore, il snluto augurale di Roma ai congres:>isti, e dopo aver prome;;so tutto l'ap· poggio del Governatorato all'opera degli igienisti, chiuse il suo discorso salutando romanamente l'ombra gigantesca del grande ed immortale fì!!lio di B.oma, Guido Baccelli, ed inviando un saluto alla gloriosa e vegeta vecchiezza di Lttigi Pagliani. Seguì il prof. Pediconi, Presidente del Comitato esecutivo del Uongresso, che mise in rilievo l'opera compiuta dai medici in guerra e ael dopo guerra nel campo dell'igiene. · S. E. Bodrero lumeggiò la mis..:;ione morale e spirituale dell'igiene quale risa· natrice della razza. •Il Governo nazionale ha a cuore la sanitù della mzza, concluse l'oratore, sanità del popolo italinno che clifondo la sola ricch~zza d'Italia, che fa. sempre più grande questa Italia, che clispoue il popolo italio.no a poter esercitare


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CONGRESSI

mirabilmente la sna. fon:a nel mondo. E il fa.<>cismo di\ a voi t.utt.a la suA. firlucia per questa ricchezza d'Italia ed io porto a voi il saluto dove1·oso, fervido e cordiale del nost1·o Governo ). Il prof. Sciavo, infine, con,:;iderando l'ig ione come stn1mento efficace d i ripopolament<>, dichiarò che g li ig ienisti tutti, comp1·e.qi degli a lt.i fini che il Duce vuole conseguire, lavoreranno con fervore e con disciplina secondo le sue direttive per la roaggior grandezza d'Italia. Alle OJ'O 15, in una sula d el Palazzo dC'II'Esposizione, sotto la presidenza. del prof. D i Vestea, si iniziarono i lavori del CongT'<'SSO, con lo svolgimento dell'inte· ressantis.«imo t~ma del prof. Sclavo : Ig iene e hworo. Sulla relazione parlarono il prof. Di Vestea., il prof. Lori.go.. il prof. Donaggio, il prof. Ilvento, ed il prof. ?.laggiora. n prof. Sciavo rispose infine ai vari oratori. La ma.tt.inat.a del 13 venne destinata. alltt \ri;;ita dell'Ufficio eli igiene e di alcune i.<>tituzioni di assistenza sanitaria e scola.stica. NE'l pomeriggio si rip1·esero i la\'ori, sotto la presidenza del prof. Simonetta. n prof. P ecori svoL<;e l'in teres.~anti<;simo tema SUl provvedimenti governativi per la p rofilas.<>i della febbre tifoide. Seguì la rela.zione del prof. Abba, sull'approvvigionamento del latte . n mattino del 14 i congressis ti contim.u.H'ono la visit~'\ alle opere di assistenza. igienico-sanitaria e di profilassi, verso cui convergono le cure e le pt'Omure del Governatorato di Roma. Nel pomeriggio venne chiamato a dirigere i lavori del Congresso il ganerale medico prof. G. l\1emmo. Egli rivolse un vivo ringraziamento al presidente professore Sciavo per l'alto onore concessogli, onore che egli attribuiva alla Sanità militare, alla quale si gloria di a.ppnrtenere. R icordò come l'intima collaborazione che riunì in mirabile intento di studi e di opere la sanitil. milit.are e la s~tn ità civile nell'ultima guerra per la difesa contro le malattie infettive, si sia ancora oggi affermata e cita i corsi di tisiologia in Anzio e il corso di igiene e batteriologia in Napoli, tenuti in questo anno da professori

uniVer$itari e da ufficiali medici. Si augura che tale collaborazione pennanga. sempre a tutela della salute dei giovani figli che la Pat.ria. aiTìda all'Esercito nel coropim ento del loro sacro dovere . Rivolse un. deferente pensiero agli illustri :Maestri dell'igiene ed un cordiale saluto ai collc$(hi del Congresso. L 'ing. Rodella. ed il prof. Pulgher riferirono sul tema : • Lo smult,imento delle immondizie"· Le due pregevoli relazioni d ettero luogo a.d. w1a interessantissima discuss ione, alla quale presero vart.e il dottor Gabbano, il prof. Gasperini, il prof. Veratti, il prof. Sciavo ed a ltri. Seguì la relazione del dott. Escalat· sulln. scuola rurale e la lotta. a ntimalar ica nell'Agro romano. Sulla intCI·essante relazione presero In. parola il dott. Scanzati, il prof. Sciavo e il prof. Veratti. presidente generale medico :'\Iemmo p1·opose un voto di plauso al Govern&torato di Roma ed al prof. P ecori, per l'opera svolta nella lotta antimalarica. n 15 ottobi'O i congressisti, seguendo il programma prestabilito, visitarono il gabinetto antimalarico e la scuola. di Ostia., dove si trovava a ric.everli il professore Escalar e il clirettore prof. Leoni. Su varie a-utomobili messe a disposizione dal C.omitato i congres.<>isti si recarono poscia a visitnre gli scavi, illuttr:ati dal prof.Calza, e successivamente il macchinario delle idrovot·e. Nel pomeriggio, prima di ripartire per Roma., gli igienis::ti visitarono l'ospizio Vittorio Emanuele Ili per i bambini predisposti alla tubet-colosi. Jl giorno 16 ottobre allo ore 8,30 si iniziò la. seduta di clùusura. del Congt'OSSO. Presiedeva i hwori il prof. Sciavo. II prof. Del Bue, delega t<> dell'Opera. N~tzionale Dopolavoro, illustrò una memoria in cui sono prospettate le iniziative assistenziali del Dopolavoro in Italia. n SP.f!t'eta t•io gener·a](') dott. Palomba diede quindi lettura d ei vari ordini del giorno. lfisultò npprovato un ordine del ~iorno del prof. Abba sull'approvvigionamento del latte. col quale s i f.umo voti perchò i servizi del latte vengano posti sotto la dirE'ttA. vigilanzA. ddle a ntorit,i\. snnit.n r·ie. Vennero pure approvati: un ordine del giorno del prof. Di Vestea. per l'in;::egnamento dell'igiene negli ìstituti magistrnli; uno del dott. Esca lar per un ID>lJZ!.l;iore increment.o alla scu ola antimalarica; uno rlel prof. Ga.sperini sullo smn,ltimcnto dei rifiuti ed. infine uno del professOJ'e C.analis col quale si {anno voti pe1· la ricostituzione in Roma, annessa alla.

n


CONGR ESSI

105

Direzione g~~et'~le della Sanità pubblica, di una scuola di perfezionamento di igiene, e che, in omaggio alla memoria del grande statista, essa sia intitolata a Francesco Cri;;p i. ll pro.f. Pediconi, r.hiudendo i lavori del Congresso, rivolse un salut.o al Presidente pro f. Sciavo per l'opera svolta e yhe svolgerà a vantaggio dell' Associazion~ rascista pt~r l'igiene. Infine il Congresso approvò per acclamazione l'invio di un telegramma di omaggio all'on. ~lusso lini e_ al Goven·~a~or~ di Roma. . . . Dopo la chiusura del Congresso, 1 congresststt Sl recarono ad Anz1o, per VISI' tare quel Campo climatico sanatoriale militare : il direttore capitano medico Boe: chet t i mostt·ò loro tutta l'organizzazione e il funzionament.o eli questo magnifico 5anatorio, che fa onore a lui e al Corpo sanitario milit.are.

IV CONGRESSO INTERNAZIONALE DI NAVIGAZIONE AEREA (S'EZIONE llfl;;OICA.} .

R oma, 24-30 ottobre 1927.

Dal 24 al 30 ottobre scorso !ìi.ÈLteO\Ito, in R oma, presso la R. Accademia dei Lincei ; il IV Congre...«so internazionale di navigo.zione aerea che, fra le sei Sezioni, aveva anche una Sezione medico.. Questa fu inaugurata con una conferenza del prof. Herlitzka, direttore dell"'stitutò di fisiologia della H. Universitt\ di Torino, Sllll'opera del medico per il progresso dell'aviazione. L' on. prof. Gabbi, della R. U niversità di P a rma, riferì s u interessanti e-'lperimenti di volo di pet-sone anziane, le quali relativamente possono salire anche a grandi altezze, purchè le loro condizioni orga.niche s iano buone. ' Il colonnello medico Anast.a..<Jiu (rumeno) portò con la sua comunicazione un prezioso contributo allo studio della tensiqne arte1·iosa degli aviatori.· ' . . n maggiOJ"(l medico ,Marulli, dell'Istituto medico-legaie dell'aviazione di _Montecelio, t rattò il soggetto de11e a.lteraz.ioni del sangue coHscutive alla depressionè barometrica. · n capitano. medico i\iidulla, dell'Aeroporto di.Olntocelle, riierl un caso di grave ·anemia consecutiva ad un trp.uma. m seguito ad incidente aviatorio: n prof. Ca!mgrandi, della R. Università eli Padova, espose interessanti ricerche nellalatenza. .e nella recrudescenza di certe forme malariche, sifilitiche e tubercolari~ ctimbstrate ·colla labilità. serica e pla5;m atica dopo il ·v olç.. . . TI prof. Bilancioni, della ,R. Università eli Pisa, pa rlò brillantemente del concetto stòrico di aria. . Ii ·maggiore medico Ga.leòne, . deli'Istitu~~ medico-legale dell'aviazione di Napoli, riferì suùla funziOne uditiva. in relazione al volo ed il tenente colonnello medico Accorinti, dell'Istituto medico-legt1le dell'aviazione di Firenze, espose l'importanza della percerione del movimento rotatorio nella aviazione. n maggiore medico Talenti, dell'Istituto medico-legale dell'aviazione di Torino, trattò dell'influenza delle luci colorate sull'adattamento retinico ed il capitano medico Meineri, dello stesso Istituto, riferì sulla determinazione del visus in rapporto all'adattamento retinico nell'oscurità, per la scelta del personale di aviazione. Il capitano medico Catarzi, dell'Idroscalo di Livorno, foce una comunicazione sui sintomi nervosi degli aviatori. n generale medico Baduel della C. R . I., il dott. Tilmant (Franeia}, il prof. Alessa,Rdri, direttore~ella Clinica chirurgica di Roma ed il tenente colonnello medico Di Nola trattarono ampiamente del problema dell'aviazione sanitaria per il trasporto dei malati e dei feriti, sia in pace che in g uerra. . n prof. Pellegrini, della R. Università di Padova, riferì questioni medico-legali di altn. importanza "per la medicina aviatoria. · . La dottore.~a Cnsngrandi comunicò sulle mi-;ure preventive antimalariche dopo l'atteJ;TaggiO di sferici in zone ricche di anofeli. . n prof. Ferry (Francia) trattò del senso muscolare dell'aviatore e sullo stesso argonierito parlò il capit.ano modico Parodi, dell'Istitut.o medico-legale di Montecelio. prof. Eiiksen (Danimarca.), foce una comunicazione sullo nu{)ve prove p sicofisiologiche pe r i piloti, e la s tessa questione fu trattata dai prof. ~1at.':lumoto, Tanaka e Taraze.wa (Giappone}.

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Min. Guerra · Giornale di Medicina Militare.


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CONFERENZE SC IENTIFICIIE DEGLI OSPEDALI MILITARI

Il dott. Aliotta pa.rlò infine degli accidenti a.viatorii ed il prof. Gia.ni illustra l'import&nza della ma,s.chem del Pech durante il volo. n 28 ottobre tutti i congroo.'li.<;t.i d ella Sezione medica si recarono a visitare l'Istituto medico-lou;ale di ~lontecelio ed in una seduta. di chiusura della. Sezione furono propost·i i seguenti temi per il prossimo VI Congresso Interoazionafe di navi· gazione aerea che si terrà. a li'Aja noi 1920 : l 0 Pilotaggio delle donne; 2o La mala· ria in aviazione ; 3° LA. sifil.ide in aviazione ; 4° Standardizzazione di qualche me· todo di esame per il labirinto. In seguito il prof. Titmant presentò un ordine del giorno concernente t• aviazione sanitaria e la neutra lizzazione d egli aerei. L'importanza d ei temi trattati e le eminenti personalità. scientifiche che presero parte alla SG'"-ione medica, haru10 portato un coosiderevole contributo alla medicina. dell'aviazione , ed il Corpo sanitario militare italiano ancora. una volta si ò validamente affermato io quel!ta importa.ntissì.nia. riunione internazionale.

CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI Elenco degli argomenti trattati (Dai pracasi n~ti pmtllti alla Dirmen entrale di saa~à lilillra ùJ t• Il 31 diteabrt 1921). Sot totenen.te merlico G IO VANNI PARUTA: Ricerca 11ul muYcol.o trosverso -del to·raee. 1\f.tLA.No. - Tenente colonnello medico : CABM:ELO ! A."{NIZZOTTO : Frattura delle vertebri cervicali ,9enza sintOIM midollari. • - Maggiore m edico PIETRO CAMORtA.NO: Sulle rotture traumatiche del· l'uretra (presentazione di caso clinico). » - Capitano medico M A.RIO CtovrNI: Allergia e immuniù nel/4 tubercolo8i polmonare con speciale ri7u,ardo ai suo; postumi. PiACENZA. Capitano medico 'ftLuuo NEGRI: Un caso eU coroidite. SA VIGLIANO. - Capitan o medico GIUSEPPE BRU"N'ETTI : Sulla pression6 aang~ » - Ca:Jita.no medico RauNO S uu~c r: Su gli accertamentt della sciatica. PADOVA. Capitano m edico Guor,lEL::IW Fm~rm: DeUa profilassi contro le malattie i nfetlùe 8 di~ùtfezione finale.

CJUETI. -

NECROLOGIO Dott. comm. FRANCESCO PAOLO ROMED colonnello medico a riposo

A 68 nn ni è morto trngicnmont.e a Napoli, in !'<eguito ad investimento ferro·viario, il c-o lonnello medico Francesco Paolo H omeo. Giìt di'ltintosi nPIIu cnmpa~na. nnticolPrica rio\ 1886 ed in occasione dei disastri tclluric-i che fuuesto.rono In. provincia ùi Cutanzot·o nel 1905 e le zone calabro-sicul~ nel l!HlS, prose parte td la. campngm\ itAlo-t.UJ'ca del 1911-12 come diretto.re do~li ospedali ùi Homs, Derna. e Cirene, compit'ndo sempre silenziosamente il propr10 dovere.

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NOTIZIE

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Durante l'ultima. guerra, diede tutta la sua. attività come comandante d ella sezione e capo ufficio di sanità della 4 7"' Divisione e come direttore di sanità. del 18o Corpo d'armata e si distinse nella. campagna. anticolerica. conseguendo la 1!10<laglia di bronzo dei benemeriti della salute pubblica.

Dott. ERR.ICO POMARICI capitano medico i n S. P. E. A soli 30 anni, v ittima. di fatale iooilente di caooia, si ò spento i.n Cu.neo il C'apitano medico Enrico Poma.rioi.

Partecipò quale uffioiale d'artiglieria all'ultimo grande conflitto, conseguendo a. croce di guerra al valor militare, e, classificato fra i primi de l corso presso a. Scuola. di sanità. militare, prestò servizio in Libia disti.nguen i osi durante le l'eoenti operazioni in Cirenaica. Ai desolati congiunti il Giornale dti medicina militare invia le più profonde · -cond oglianze.

NOTI~IE Per il centenario della nascita di l . VU!emin. Nei g10rni 15, 16, 17 e 18 ottobre scorso s i sono svolte a. Parigi, in occas ione -del centenario della sua nascita., le onoranze alla memor·ia. del dott. Jean Antonine Ville~, m~co mi~itare, già. i~segnan~ e vice. direttore alla Scuola. di nyplica.zi_one <li sa.rutà militare di Val-de-Grace e vtce prestdeote dell'Accadenua. di med1cma. J. Villemi.n, continuatore dell'opera del La~nnec, fu il vero precursoz·e di K och .nel dimostrare la contagiosità e la' inoculabilità dellt\ t ubercolosi. fl SUO merito principale fu quello di avere iniziatO le SUe ricerche in Wl periodo in cui regnava gran confusione negli studi sulla. tubercolo1>i, sia nel campo clinico -che in quello isto-pa.tologico, in un periodo i.n cui non d ominava alctma. idea direttiva.. Egli con tenacia. d'int,enti, con l'esame continuo ed assiduo degli infer mi, -con scarsità di mezzi di laboratorio, riuscl a portare un po' di luce in tanto confu:aioni<Jmo : egli riuscl a dimostrare la natura virulenta. della tubercolosi e la s ua inoculabilità, e sfatò le vecchie teorie per le quali si riteneva. che la t.isi si s vilu ppasse soiamente in organismi debilitati. Mise in rilievo come la. malattia s i divulgf\S.'>e con l 'agglomerazione a la. densità d E'Ila popolazione, e come es.'>fl. non fosse conosci uta fra le genti delle alt-re parti del globo prima del loro contatto con gli eu1·opei. La sua. opera fu altamente benemerita. dell'umanità. intera. e della scienza medica, ch'egli seppe avviare a s empre pi~ alti destini. J. Villemin f u ben a ragion e lustro è decoro della Francia intiera e del Corpo ..sanitario militare francese. Alla. commemorazione sono intervenuti d~lego.ti di tutt-e le Nazioni europee ed anche di qualcuna dell'America. L'Italia era rappre~entata dnl sen. prof. l\la.ra· .gliano pel Ministero ~all'interno, clal prof. Alessa.ndri pel Ministero de lla pubblica istruzione e per l'Accademia medica di Roma, dal maggior genet·ale medico R iva per Ministero della. guerra. e pel Corpo sanitario militai-e. Le onoranze si sono svolte con una. grandiosità. e solennitll veramente dc~ne <iell'illustre scienziato. Vi hanno pa.rtreipato, olt-1·e a i me<:lic i mil itari, uomini di Governo ed i maggiori esponenti della scienza medica francese (Calmette, Achard, Gley, Arloing. BeSançon, Loon B~rna.rd, C. Richet ecc). Il giorno 15 vi fu tma soll;)nne cerimonia. a.l grande anfiteatro della Sorbona. alla presenzn del Presidente dello. fupubblica. e sotto la presidenza del )finistro della g'Uer·ra: p resero la. parol a il


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PARTE "l'FFICIALE

prof. Calmette e i! u.edico ispettore militare Savornin~ e, come i de legati delle altre nazioni, llllche la rappresentanza italinna. presentò un'indirizzo alla Presidenza, nel quale erano esteJJJat i i smtimenti della Ka.zione e del Governo italiano e mesee in evidenza lo ~t raorclinarie benemerenze del VWemin. · li giorno 16, a Vnl-d c -Griice, si ~>vol se Ju. «g iornata della tubercolosi•, la. qual& <osti t uì per la varietà e l'impor·tanza delle comunicazioni, integrate da proiezioni (Ìnemntografiche dimostrative, un vero contcresso di tisiologia., in cui l'argomento d ella tubercolosi fu trattnto con rara competenza sotto tutt-i i punti di vista, dalla. etiologia alla patogenesi, aUa infezinne Rperimentale, olia Patologia, alla clinica, alla radiologia, alla profila5si,"olla t.eJ·apia. _ Il l7 successivo, pure all1t Scuola di_ Val-de-Grace, vi fu llAa solenne &->d uta sotto la presiden7~t del Ministro della guerra, .nella qual& ~medico ~pe~tore prof. Dopter, çlir.e ttore della sçu ola. e membrQ dell'Accademia di medicinA>, lumeg~iò con v iv(!. eloquem..a la figura del Villemiu, mettendo in rilievo la sua opera di medrco .militare_e di scicnzir1to durnnte la _suo.. permanepza a Strnsburgo e a Val-de-G~-àe:e. Dell'opera scientifica del Villemin parlò <legname!'lte ij prof.. Lego Bernard. . Chiuse solennemente le. onornn~e la giornata. ~lei 18, con la inaugurazione di urio. targa comemomtiva offor·ta dagli antichi allievi di Val-de-Gràce e applicata. sulla facciata della casa in cui Villemin passò gli ultimi giorni della. sua Vita e vi morì. Soguì una seduta all'Accademia di medicina sott-o la pt-esidenza del l\finistro della pubblica istrmdone, nella quale parlarono dell'oj)era del Villemin i proff. Gley. presidente dell'Accademia, Achard e Besançon. Alla fine della giornata vi fu un sont-uoso banchetto offerto oii'Hotel du Paltlis d'Or<>ay, sotto la presidenza del Ministro d e l lavoro, igiene e previdenzo. ..sociale . Jn questa occasione il nostro delegato. generale roec:lico Riva., prese· l~\ pa~la pe r::t·ingraziare dell'accoglienza gentile ricevutR e mettere in rilievo il fatto che il )firli:;tro della guen-a, con l' inviare un rappresentante del Corpo sanitario mjlitare, aveva voluto non solo as.<;ociaJ-si alle onoranze al dr. Villemin,.mu. bensl dare anche una prova di solidarietà verso la nazione amica e di cameratismo dei medici militari italiani v erso il Corpo sanitario ~li­ tnre francese, ctù essi s i sentono legati da vincoli e l'icorcli di guerra .

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PARTE UFFICIALE A) GIORNALE MILITARE UFFICIALE (Estratto dalle dispiSMe n. 44-56 d~l Gior-nale militare uffwiale)

J) CrncOLAllE 553 d el 31 agosto 1927, R. decreto-legge n. 1639 del 5 agosto 192'k

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Varianti alla legge 11 marzo 1!l26, -n. 3!16, sull'ordinamento del R. eserc-ito.

Art.. 26. Il nwnero delle dil'ezioni di snnit.à militare e quello delle compagnie di sanità è stabilito rispottivamcnt& in 12 e in 13., .

2) CrncoLARF. n. !i84 del 15 f!ettembrc l 027. nuovo Corpo d'armala terri/.oriale di Udine.

CÒst1"tuzi.one del comando del

Col 1° ottobre 1!127 è costituita lo. Direzione di sanità milit.are del Corpo d'armata eli Udino (XI). , L ' li" comptlJ-'11iH di snnifh. dC'l comando m.ilitoro della Sicilia assumerà la numerazione di 12. La 12" compn):min di sn uità del comnndo militare della Sarcl<:gna nsswr:crà la numerazione eli 13.

D irettore responsabile : AHTURO CA. (i Jl 3) - Itoruo. 1927 - Anno VI - Stnb ·

TUNl, tenente colonnello

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VI - F. CacciA. - 'trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - P refaz ione del prof. R. D ALLA. VEDOVA • • • • • vn - s. S.U.INARI. - Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite osteo-ar~icolari in 1° e 2<> tempo. - P rofnz ion e do! prof. R. ALESSA..'WRJ. - Un volume di pagg. 190 . . . . • A. C.t\!U.RINI . - La medicina militare nell' antica Roma. - Con 5 fig. 1 X - La celebrazìone dei medici cadut i in guerra. - U n volum e d i p ngioe 92 con 16 6gu1·e . . . • . . • . . . . · . . . . . • . X - X . R oo rnò. - La profilassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pagg . 44 . • . . Xl - A. CASARTNI. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea. - Un ,·olume di pagg. 232 con 97 figure . . . . . . . • • • • . XU - G. CAPPELI.T. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordi namento dell'Esercito e la guerra . . . . . . . . . . . . . . XIII - H. S.-\LÌNARr. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - U n ,·olume di p agg. 250 . • . • • • . . . . . XIV - F. CACCI.-\ e t;. R rccx. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie strozzate) . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . XV - G. GRtXONI. - Geogratla medica ed igiene dei nostri possedimPnti coloniali. - U n Yolume di po:::(~. 240 con 3 carte geograliche XVI - i'{, SALINARI. - La razione alimentare del soldato in pace ed ìn guerra. - Un ,·olume di pagg. 240 . . • . . . . • . • • • X \ Tf - A. CASARlNI. - Per le • nozze di diamanti » del Giornale di medicina militare. - Un vol um e di pa~g. 60 con !) figum . X \ 'Ill - B. PALMmRI. - L'ospedale milit.are di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napolitano. - Un vol umo di pn.J!!!· 72 .

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ALTRE PUBBLICAZIONI.

' Memoria premiata a l concor,:;o A . C ..\SAlmn. [.a fatica nella vita militare. Riberi, 1905. Un v olume d i pagg. 330 con 65 figure. - Roma, 1908 L. 12 A. CASARI J\'1. Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memol'ia pre· miata a l concorso R ibet·i. 1906. Un ,·otume di pagg. 402 <'On tavole grafiche o statistiche - Roma., 1908 . . .

. . . . . . . . . . • La lotta antitubercolare nell'esercito. - Un ,·olumo d i pa~l!· 9G con 8 t.avole Per Leonardo da Vinci nel IV Centenario della sua morte. - Un volume di

»

pngg. l 00 con 37 fil:,>ure . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . Per Giovanni Maria Lancisi nel n Centenario della sua morte. - Un ,·olurne d i pagg. 106 con 28 figure . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ill Conferenza interalleata per l' assistenza agli invalidi di guerra. (Roma, 1919) - Relazioni- u fficiali o comunica~ion i . - Un volwne di pa·zg. 96 . . . IV Conferenza interalleata per l'a~sistenza agli invalidi di guerra (B r uxelles. 1920): - Rda.zioni Uli.ciali. - un \'Oiume di pago:. 44 • . . . . • I Congresso internazionale di medicina e farmacia militare (Bruxello;, 192 1). R elazioni ufficiali del Corpo snnit.ario milit are iholiano . . . . • . n Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923). Atti del C Oilfi1'6S80 - Vol. I . - R elazioni u ffioiali. - Un volume di • pagg. 4 16 con t r e ta\'ole . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . II Congresso internazionab di medicina e farmacia militare. (Romn, 19:2:3). Alli del Congresso- V o!. n. - La.-.·(,ri del Congr C:<>-V e COlllllttÌCnziorti. - Un volum e di p:l·fog. COO con 33 tn\'ole e 19 incisio ni . . . . . III Congresso internazionale di medicina e farmacia milit are. (Pari~i , 1926). Lavori del Congresso e comunicaziol).i. Un volume di pul-!1!· SS . . Sezione di medioina militare e coloniale. - Congrt,1ssi m··dici riuttiti di Pa.rron, (ottobr e 1927). Relazione uffìicia.le e comunic:~z ioni. - UH Yolumo di pa.gg. 120 . . . . . . . . : . . . . . . . . . . . . . .

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·GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DJK t:ZIONF.

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éO~UIZIO~I ()l .!.lmO:UttUiNTO. 1. Il Oi ·•rt~·•le tli m. :tli ~inr miHL•rr~ si v tll!>~ l :a li p:illlt gio>>JtO di ('i •;rn·• m <:so, ltt fnsrlc·olo 1ll quattro ('>gli di stalll!Jl> almono. :!. '" ' tlbh<lucunuuto è IW nuu o <lecorrc do l 1• geo nolo. ;l . Il pl'\·r.zo rt<!l l'u.L·Oon:•mcuto ò: l'er l'lwlio. e Colonle . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . C. 32 l:'er l' l!:òtcro ... .•. ...... . ......... . .. . ........•..........•..... . • 44 -

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~ORitiE

PER LE PUGGLIC,\ZIO~I.

1. I Jnvcll'i nrlc;innli. le note:. le •·ivi•t<' - dnt.ti l ozrnf~tti o scrit.l i n mo.no - olc.-<~no orcupnre un s >In lat.o d e l foglio. ~"'<'re n\'1 t<'-"LO •lcliuith·o e•i ai:.;Ur•l~:unontc :.:Mt'C'f,ll o r h 'Nluti olagll :111tMI.

SI (a spoci~LII) r ._i("l'UIJl:nHI:v.i lllC chn quviH rh~ l iL i Il HliU' SÌ HHO hoa l('g~ihil i. p t•r

IUOÙO tli (•\"itHr\·

ogui dublJiu tli iutùl'IH\.!lA\ ?.iuue. ltt <;i J -t4) cuut.r,u·ioJ Ja Dit"O/.irult• :ii \1cdt·ol)ho eni'Lr'Ot.~l H sospoudl'I'Dt; In puubliC.IZÌOIIO. • ~. ;:;,.lvo cn~l CC'cr.iooall,siltli. In ,. •rrc?.i >no ddlo b«7.7.C ~nr;\ fntl•• <lnlla l'cJa.zione nnzlcbè dagli autori, 1)(11' n •Il ' ' in<'.<lat'J Il laV<ll't 1111 •;;r;lli<:•• :tl{li itw\'it.:lhlll l'ltar•ll 1>ostnli. 3. Lo ,;peso per gli o-tr 1ttl c <JUC'IIu Jlct• le t a\'OI<• llto:;mfic bc, fotugr<\Hcllc ccc., ohc O('(.-'lll· pngna.'lset~o lo uao1n n rio ~ono a eal'ico de~H autoJ·L 4. Gtl CS1 rtlt.li nu llo di tluc U;tl: - 'fipo A) Scnzt\ coperti nn e collot imp:tl;'inaturo o num~rtl· zlonc del ff~cfcnlv. - 'J'ipo lJ) Cou cupcrliua slompnla, rrouksvlzlo , lmp.• giuaturn o uuua·r.I?.l• •nc· apocinlo.

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rc·r gli autori tlcllo momorio C'ho li richleclr"'<>• è l'('goln.t,o dnlln

segu ente t al'ill'u.

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Anno LXXVI- Fase. III . MARZO 1928 • A. Vl

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA

ROMA

Pubblicazione mensile


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL .MINISTERO DELLA GUERRA ( DIREZIONE CENTRAI.F. DI SAN ITÀ J\HLITARE)

Giornale di m edicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e della R egia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. E sercito: 1896-1907 TE LEFONI: 43-283 R. T. - 21-90 R. M.

SOMMARIO. MEMORIE ORIGINALI :

Rovasio. -

l'v g. 109

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Qu:~do•O >\.:lti<IIC'tl <l('! l;, Of)CI'UZ iouJ chirUI'JliCiio C>O{:UILC llO~li ~\1\ l•llì>IICJlti ~u uif,nri IDi· lllm·l ù~11·11uto l'unuo l!l2IJ . • . • . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . .

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CASUISTICA CLINICA : 1!:.'j

Imperlalo. -Coni ribu to allo ~tu clio rlel <'Ot'Ili li ·~<· rl nriic-nlarl ch·l !!i !Il ><'<'ltlr; • Claprinl. - S u lla. f'nJelitiu,..i ~ :-.Hl ' HluJ'C dhutOu$lku ùcl1a. IH'n \'H di :\l ,•lzt·r·Lyu n e cte:ht eolotL~t.vg'l'tt h:t.

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RIVISTA SINTETICA: Lombardi. - Lll so l ulo!Htb dt'll'!l<'l ùt~ 11rlco c d<'i ~uni chitu ica clei colloidi • . . . . . . . . . . . . . . . .

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SERVIZIO DI TECNICA E SERVIZIO SANITARIO MILITARE RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA CONFERENZE SCI ENTI FICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI . NECROLOGIO NOTIZIE • . . . • . . . • • • • . • • .

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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DJ MEDICINA MILITARE ROMA -

Via XX Set.tembre - Ministero della Guerra -

ROMA

COLLANA MEDICO-MILITARE P UBBLICATA DAL 1\II N LSTERO DELI.A GUERRA DlRE ZI ONE C~NTRALE DI SANITÀ. ?otlLlTi\RE

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l''. TES'rf. - Storia retrospettiva dell'igiene nell'Esercito italiano H - Ricerche biologiche degli Uffici psico-flsiologici di aviazione militare. I -

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Ua \'O lume di pa.g[.!. :23{5 con 46 figu re e 2 la. I'Ole . . . .

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lU - E . S.-\ T'TORO. - Ferite addominali di guerra - P refazione do! professuro N . Gr.u'<~ETT,,sro.- -L: n YOlurnc di pa)!g. 4l,Q con 3i> figure

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30 --

I\' - A. r..-ul''l'JO - A. lks J!"CO. - I tt gas di guerra ». Impiego ed etiet~ - Provvedimenti e cura. - vn volu 11to d i p~gg. 104 co n 1a,1·ole m itrogrufìcho a. culori . . . . . . . . . . . • • - •

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\" - A . Lr.sTlO. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-918).- Con 21 figure (Segue 3• pa(Ji1W della

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MEMORIE ORIGINALI

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OSPEDALE PSICHIATRICO PROVL~ClALE DI SASSARI

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!Ul [~ft[flJO DI ftORMilllA P~I[HI[IIft RIPPORTO IL ~OLDATO (l ) per il dott . Annibale Rovasio, primario, capitano medico di complemento

Prima di tutto è necessario intendersi sul significato e sul valore del concetto di normalità psichica. Forse s1ù significato generico di normalità l'intesa sarebbe molto più agevole che non sull'altro della stessa parola,

inquadrata e ristretta nella specificazione di psichica. La difficoltà è dunque in rapporto inverso all'estensione concettuale, e ciò dipende -mi pare chiaro -- dal fatto che la determinante specifica aggiunta alla

generica, imponendo a quest'ultima una maggior restrizione, diminuisce in gran parte quello che è suo significato astratto, e perciò troppo est-ensivo e vago, e ne condensa tutto quello che è invece valore concreto e, ai fini della pratica, a.ssai più utile. Indipendentemente poi dalle considerazioni d 'ordine logico e dot trinario ora indicate, la difficoltà di una soddisfacent-e definizione dell'argomento, è anche accresciuta dal fatto che l'attributo di psichico è oltre misura complesso e tale da sottrarsi ad ·espressioni determinative di valore, dirò cosi, matematico. Noi possiamo, con una certa facilità, comprendere e definire ciò che si intende per normalità fisica e fisiologica : l'una. e l'altra, se non nello stesso grado, hanno molti elementi concreti di determinazione, come, ad es. la statura, il peso, la temperatura, il ricambio, ecc., i quali non· si sottraggono alla possibilità di precisarli nel rigore di una cifra : molti valori somatici e fisiologici sono oggi infatti delle equazioni vere e proprie ; ma non così può accadere per i valori psichici, dei quali l'individualità specifica e le varianti, sono assai più spiccate che. non quelle dei valori precedenti. Se noi attualmente siamo in possesso di un corredo di conoscenze sulle infermità alle quali va soggetto l'uomo, non ne abbiamo altrettante su quella che si suole chiamare norma.lità. Che cosa è la normalità riferita all'uomo in genere Y Rispondiamo dapprima che essa, come del resto molti altri nostri concetti, non può avere lma definizione assoluta, ma necessariamente relativa. agli attributi di fisico, fisiologico e psicbico, nei quali si inqua dra più o meno norm.alnumte la. personalità di un individuo ; tant.e normalità quindi o meglio fattori di normalità quanti sono quegli attributi. Ma non basta : bisogna anche tenere conto della razza (l) Nel dare alla stampa questo lavoro, non ti assume la respoD1!8billtà delle proposte In eeao

COIIt.eoute, d1 per sè otttme. ma non tutte praticamente attuabili. (N, d. D .).

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SUL CON CE'ITO DI NORMALITÀ P:òl C III CA, E CC .

cui egli appartiene e della classe sociale nella quale svolge continuamente la. sua attività. In forza di queste considerazioni, quando si afferma che un soggetto è fisicamente e mentalmente normale, si intende appunto significare che gli attributi integrativi del suo corpo (statura, peso, temperatura, ricambio, stato e rapporti degli organi cavitari, ecc.) e la sua capacità psichica, sono la espressione di quello che può essere chiamato U valore medio normale della sua razza e della sua cZasst sociale. La-scio da parte la normalita fisica, alla quale, per ovvie ragioni, è strettamente legata quella fisiologica; l'una e l'altra non entrano, per ora, nell'argomento. A me interessa la normalità psichiea: ma non si veda in questa restrizione, necessariamente arbitraria per comodità di studio, un mal celato dualismo filosofico o metafisico: nessuno forse, meglio dello psichiatra, è in grado di poter apprezzare quanto siano sempre stretti i rapporti di caus~ ad effetto, più che di condizione, fra integrità fisica e modi e gradi di capacità mentale. Qualche autore, in mancanza del meglio, e da un punto di vista pratico, ha voluto assimilare il concetto di normalità a quello del cosidetto buon semo. Ma esso non è tutta la normalità, ne è semplicemente un dettaglio, una cifra del suo complesso valore, e nulla più: e ciò senza. tenere in considerazione che esso, il buon senso, è costit uito da tm tornaconto cosi feroce, da ripugnare al sentimento morale; e quando si viene meno a quest'ultimo, se non si esce completamente dalla normalità, poco manca. D'altra parte, prospettato nel nostro argomento e cioè nella normalità psichica, in rap~orto ad individui che sono o devono diventare soldati, cioè professionisti di lotte cruenti e micidiali, il buon senso, questo placido e mediocre costruttore di equilibrio nella vita, sarebbe piuttosto un elemento disgrega.nte, in quanto la calcolata obbedienza. ad esso spinge necessariamente alla deformazione se non alla rinunzia. degli obblighi più nobili del soldato stesso. n buon sonso, in fondo per le qualità edonistiche e pratiche che lo rivestono, ha profonde radici negli istinti, e poichè di essi il più potente è l'istinto di conservazione, è naturale più che umano - nè può essere diversamente - che il buon senso incoraggi alla conservazione della vita e respinga ad ogni costo la morte. Se il buon senso dovesse prevalere nel rovente e dolorante travaglio delle azioni guerresche, moltissimi atti di grande valore e di sublime . eroismo sarebbero sottratti alla nostra riconoscente ammirazione. n valore, l'autentico valore, quello che un chiaro vocabolo francese chiama va iUan~e d'ume, è sempre la. vittoria dell'individuo sul buon senso che riceve e risente, attraverso il suo freddo e meditato com;ervatorismo, tutte le profonde e toccanti vibra,zioni della nostra incorreggibile animalità, sempre pronta ad offrire le sue duo più forti seduzioni : l'egoismo e la paura. Dimostrata l'insufficienza del buon senso a definire convenientemente la normalità, e sopratutto quella, ripeto, che è scopo dell'argomento, vediamo se è possibile rintracciare e delimitare altri elementi di maggior valore concettuale e pratico. Nel passato, la. forza. e la prestanza fisica erano giustamente reputate le migliori qualità personali nella scelta dei soldati, perchè, essendo frequentissimi gli a corpo a corpo risolutivi di tutte le azioni belliche di quel t~po, è pacifico che il maggior vantaggio fosse di coloro che potevano ap-


SUL CONCETTO DI NORJ>ULIT.Ì. PSICBICA, ECC.

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punto disporre di una solida e tenace vigoria nella lotta. n tipo fisico del soldato di allora, era generalmente inquadrato nella grande altezza, nello sviluppo imponente della muscolatura, nell'ampiezza del torace. Chiunque osservi i quadri e le sculture, riproducenti episodi di guerre passate, p uò fadlmente convincersi dell'esattezza di questa affermazione. Nè, d'altro canto, bisogna dimenticare che la maggior parte delle guerre passate, a causa delle loro rapide azioni conclusive, non logoravano affatto l'energia fisica dei singoli combattenti, e perciò essa, nelle circostanze volute, poteva sempre dare il massimo rendimento. La. stessa cosa non accade per le guerre moderne, nelle quali la micidialità delle armi a lunga portata, la potenza terrorizzante degli esplosivi, le modalità nuove e specialissime della tattica di comba,ttimento, diminuendo assai la frequenza degli a corpo a corpo, ha reso naturalmente meno importante, come fattore decisivo di lotta, la presta.nza fisica : il valore dei singoli, quello che un tempo era rigorosamènte individuale, è quasi scomparso per diventare sempre pii1 la caratteristica collettiva di interi repa.rti, come l'ultima guerra ha, dimostrato ad esuberanza, ponendo all'ordine del giorno e decorando con medaglie anche intere briga.te. Lo stato maggiore tedesco, nelle sue circolari severamente fredde e geometriche, insisteva con perspicacia sulla necessità di sviluppare presso i repa.rti, questo elemento di valore collettivo, del quale nessuno che abbia pratica di combattimento potrà negare l'importanza, lo slancio dinamico, il potere di conquista. Ma un altro insegna.mento deriva dalla. recente guerra., ed è la lunga durata delle numerose fasi intermedie, prima. di giungere all'ultima che si chiude con reale e definitivo vantaggio di uno dei contendenti. La persistenza della lotta che impone per sè stessa una continua e vigile tensione, è fatt-ore innegabile di logorament-o fisico e psichico; ciò indipendentemente dal giuoco di tutte le emozioni violente e spaventose che provengono volta. a volta da tutti i mezzi di distruzione, dei quali possono disporre in maggiore o in minor copia gli avversari. Mezzi, poi, di cui spesso non si ha affatto conoscenza e perciò appunto, saturati come sono di sorpresa e di stupore, più atti a terrorizzare e a determinare reazioni incomposte ed irresistibili di paura e di fuga. Le prime nubi di gas asfissian ti, lanciate dai tedeschi sul fronte francese, cagionarono, oltre la loro azione micidiale di massa, un panico enorme e rovinoso per la resistenza dei reparti investiti. Ma la rapida conoscenza del nuovo mezzo distruttivo e la difesa prontamente organizzata contro di esso, diminuirono notevolmente la sua importanza soverchiante per chi dei contendenti ne ritentò ulteriormente l'uso. I nuovi e crudeli aspetti della guerra moderna, tutto quel complesso di orribili situazioni e visioni che l'accompagnano e che gli inglesi, con felice e sintetica parola chiamarono il Frightfulness of modern warfare, devono necessariamente imporre un diverso e ben più consono apprezzamento dell'individuo soldato, sopratutto in rapporto alla disponibilità delle sue risorse psichiche, di fronte all'urto prolungatQ di minacciose e deprimenti emozioni, quali derivano dalle diverse fasi di una. lotta che ha un'unica e tragica posta : la vita. Le guerre future saranno ancora più orribili per i loro mezzi di distruzione, ed è naturale che da tutto ciò consegua, diciamo cosl, l'imperativo categorico che il soldato del domani, debba assom-


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SUL CONCETTO DI N0~'1ALl'rÀ PSICHICA, ECC.

mare, con un sufficiente grado di validità fisica, il massimo dei requisiti di normalità psicbica; e t ale normalità, non tanto va intesa nel suo valore di qualità, ma F!opratutto in quello di resistenza, nel senso che, posta a contatto, nelle contingenze del momento, con stimoli fortemente emotivi e tali da scatenare i natur ali e fondamentali istinti di attaccamento alla vita, riesca a dominarli non solo, ma nel prolungarsi di essi, si cristallizzi per così dire nel suo necesl!ario atteggiamento di padronanza. Ed allora, non pru-rà nè illogico nè ingiustificato l'affermare che l 'elemento formativo e forse essenziale della nonnalità, prospettata soprat utto nella sfera dell'attività bellica, dev'essere preva.lentemente volontaristico, cioè attingere t.utta. la sua con figu razione e tutta la sua consistenza alla volontà. La duttilità dell'azione voilitiva - nel senso del suo pronto intervento e del suo rapido aùatbuncnto alla moltiplicità ed alla intensità degli stimoli, in modo da inibire lo S\"incolamento di emozioni refiestie e pericolose induce l'impassibilità, la quale, in fondo, è la cristallizzazione del coraggio, cbe, nella sua, forma più semplice, è precisamente il disprezzo della morte ; e non aver pa.ura della morte, imporsi al suo incubo ed affrontarla per una ragione suprema, è in realtà dimostrare un vero e solido dominio di sè stessi, perchè tutta intera la nostra a.nin1alità. è in agguato sulle vie b attute dalle nostre emoz~oni, per provocare in noi il sent imento della paura e la fuga. Si comprende che questa capacità volitiva, che io metto a fondamento della normalità specifica del soldato, è di valore assai complesso, perchè aderente molto intimamente al carattere individuale, del quale, in ultima analisi, è la risultante attua,ta. attraverso i principali componenti di esso, che sono, a mio modo di vedere, i quatt ro seguenti : temperamento, intellettualità, abilità - ed in quest'ultima rientra l'ada.ttamento - moralità. Nella moralità, e:;sendo essa sotto le dipendenze della vita e delle esigenze sociali , è compreso interamente il sentimento di amore di patria. Come sviluppare quel:itO intervento volitivo inibitore, che circoscrive nel modo migliore e più p ratico la personalità del soldato1 Un tempo e quasi sino alla vigilia dell'ultima guerra, egli era considerato come un semplice elemento numerico di massa, costretto all'accettazione indiscm;sa della disciplina, ignorante in gran parte dei propri doveri o meglio con la conoscenza un po' anima.le di uno di essi, reputato fondamentale e quasi infallibile : l'obbedienza. Arrivava al re~g-im en to con lanosta.lgia roma.ntica della ca~a e della famiglia, cioè in condizioni di antipatia verso il nuovo a.mbiente, vi rimaneva. con la buona disp o8izione di contare, sul calendario se alfabeta o sulle dita. se il contrario, i giorni per giungere al congedo ; abbandonava la caserma !;enza rimpia,n to. Una buona pa.rte di responsabilità e di colpa va data all'ambiente sociale di a.Jlora - di cui il soldato porta.v a con sè, all'atto dell 'arruolamento, tutti gl'ingiusti preconcetti cbe concepiva l'e~er<:ito, n on come nn'orgauizza.z ione indispensabile, ma. parat;sita,r ia e affollata. da individui cbe stimassero gran titolo di onore il contagia.rsi con ma.U venerei. Ma la. recente guerra ba. distrutto per sempre sifiatta concezione preconcetta : a parte tutti gli altri mutamenti d 'ordine st.rettamente dottrinario e tecnico d a essa imposti, due ve ne sono assai importanti : l'uno, di carattere etico, riguarda la persuasione profonda e viva. cbe l 'esercito è un'organizzazione nobilissima, l'altro di natura te-


:SUL CON CETTO DI NOIDIAILITA PSICBICA, ECC.

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cnica e perciò a fine molto utilitario, si riferisce al concetto che il soldato dal rango di tnannequin più o meno lucente ed impennacchiato, debba rappresentare, nella composizione della massa, un' unità veramente consapevole e rigorosamente addestrata : consapevolezza cioè del proprio còmpito ed addestramento completo, profittevole, dei mezzi di difesa ed offesa che sono in suo potere. La conoscenza poi di tutti questi mezzi (a-eroplani da bombardamento, gas venefici, bombarde, tanks, ecc.), e non del loro solo tecnicismo, ma sopra·t utto della loro effettiva potenza distruttrice, modificherà vantaggiosamente il complesso delle reazioni emotive dipendenti dall'improvviso contatto con stimoli terrificanti, in quanto verrà del tutto soppressa l'influenza dell'ignoto che, colpendo l'immaginazione, è fattore sommo di apprezzamento esagerato ed erroneo ed, in determinate circostanze, d'irresistibile panico. La guerra, a cbi vi pa-rtecipò con alacre osservazione, potè fornire larghe esperienze in proposito. N ella considerazione di un pericolo imminente, il fermento di ansietà e di smarrimento legato all'attesa, è determinato in colui che combatte, più dalla penetrazione intima e suggestiva dell'ignoto cbe suole avvolgere il pericolo stesso, che non dall'inevitabile contrasto fra istinti e ragione. Nel meccanismo produttivo di emozioni negative e non proficue, l'ignoto è come il silenzio : l'immaginazione in orgasmo, riempie quest'ultimo di rumori strani, caotici, paurosi e ricolma l'altro di eventualità e di sorprese terrorizzanti. La paura ha nell'ignoto un magnifico alleato, anzi dil!'ò che spesso è il suo vero ed unico fattore. La famosa - Berta - del fronte franco-tedesco, lanciò con i suoi primi proiettili sulla città di Parigi, un panico di valore estensivo enorme ; era davvero l'ignoto con la novità tragica ed inafferrabile. Ma quando si ebbe una. conoscenza pressochè esatta della sua limitata potenza, la- Berta- perd.ette tutto il suo contorno favoloso e passò nel rango comune di tutti gli altri cannoni d 'assedio. Ammesso, in ra.pporto all'argomento, che b~e fondamentale della normalità, sia la capacità salda e continuativa dell'inibizione, è naturale dedurne che, durante l'arruolamento, e a ssai più, durante i primi mesi della vita in reggimento, si debba rendere necessaria la più vigile attenzione sulla scelta dei soldati, in modo da allontanarne tempestivamente gli individui con elementi psichici deficitari, i quali, al danno derivante dall'inutile sciupio del denaro necessario alla loro educazione militare, aggiungono l 'altro ancora più grave di estendere la loro incapacità ed insufficienza agli altri, mediante il meccanismo ben noto della limitazione e della suggestione. Durante il mio non breve servizio di guerra, ebbi l'opportunità di esaminare un grande numero di soggetti : mi formai la convinzione rhe fra essi - escluse le gravi forme demenziali, in atto che assai di caro possono sfuggire all'istante dell 'arruolamento - i più pericolosi per la saldezza dell'atmosfera combattiva dei reparti avanzati, fossero gli instabili, gli imbecilli ed i criminali. I primi per i cangiamenti rapidi e talvolta assurdi dei loro propositi e della loro condotta, per l'apprezzamento illogico delle situa.zioni e per lo spirito di critica ingiusto, spesso fantastico e diffamatore; gli imbecilli per la vacuità e spensieratezza dei loro giudizi e per la presunzione infallibile e ridicola del loro posto di comando, quando riuscivano per forza di eventi ad aft'errarne qualcuno ; i criminali infine per la loro spiccata viltà. N on è affatto vero che i crirninali


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SUL CONCETTO DI NOR~l >\LIT .... PSI<.:tHC:A, E CC.

siano corag-glo><i, il loro cinismo sa.ngtùnario e sadico non ha nulla a. cb~ fare col coraggio ; questo è uno sta.to d' animo d 'ordine superiore, ricco com'è di molte risonanze morali; quell'altro invece è profondamente istintivo e bestiale. Ho ·dsto criminali, condannati alla fucilazione, giungere agonizzanti di. paura stù luogo dcll'e,;eet)zione ; la maggior part,e dei destinati alla ghigliottina, arrivano dinanzi alla lu.nette, in istato di profonda incosdeuza, determinato d:\1 tenore, pallidi, incapaci di muovere un passo. senza padronanza degli sh nteri. Ch. Richet riferisce in un colorito ca.pitolo sulla p;Hu·a, che il La borde ebbe l'opportunità di esaminare, pochi istanti dopo l'esecmione, il cuore di un certo Gagny, giustiziato a Tro;yes. D suo cuore era pieno di sa ngue e dilatato, contrariamente a quanto suole accadere, perchò dopo la decapitazione, il cuore è in genere contratto e del tutto privo di sangue. Forse, aggiunge il grande fb;iologo, la morte era. sopra,~v,.muia quaklle istante prirrm dell'e,;ecuzione ; d 'altra parte gli assistenti del carnetic·e, dichiararono che il Gagny non era più in grado di stare in piedi e che si era reso necessario trasportarlo addirittura per fa.rgli subire la pena . Quando accenno a d instabili, imbecilli e criminali, intendo riferirmi a tutti i .gradi. Coloro i quali seppero visere la guerra, oltre che nella sua dura tragedia, anche nella ..;ua infìnita ,·arietà. di circostanze e di uomini. a.vra.nno cert.a.mente tratto note,·oli ammaestramenti a questo rigua.rdo, e anche compreso, attraverso qualche loro personale esperienza, di qll'a.le irrimediabile danno siano sempre i tipi patologici ora indicati, quando vengano innalzati a posti direttivi. Per la loro condizione di semifolli, essi determinano immediatamente le situazioni più assurde e piil tragiche insieme, covano e manifestano le ambizioni più rocambolesche, curano la disciplina con la durey.za del cosacco, sono spesso i peggiori avventurieri dell~L guerra. Io ebbi in osserva,zione molti di costoro : viltà, truffe volgari, reati carnali, propaganda diffamatoria. contro la. guerra, falso, diserzione, a.zioni belliche senza scopo e senso, costituivano il torbido vaso di Pandora, che forniva ad essi prodigalmente i funesti incentivi alla colpa. ed al delitto ; ma l'una e l'altro non restavano nella cerehia della malsana attività dell'individuoJ ma si estendevano anche a,gli altri, con due modalità ; o realizzazione identica del reato o preparazione suggestiva a · compierlo. Non ho mai visto nè un imbecille, n è un crimina.le sotto imputazione, che non avesse più o meno numeroso in proporzione del grado, il suo conforte· vole stato maggiore. Per quanto stava in me e nel potere della mia carica, io provvidi sempre ad allontanare dai luoghi e dai comandi nei quali la lotta richie· deva intelligenza, padronanza di sè, senso spiccatissimo di responsabilità, i soggetti dei quali ho sintetizzato i pericolosi aspetti, e di cui è innegabile la forza diffusiva e disgregante. Studia,ndo, nel dopo guerra, quanto ave· vano fatto· in merito le altre nazioni belligeranti, ho visto che l'Inghilterra e la GHmania sopra.tutto avevano disposizioni molto severe con tro la permanenza nei reparti combattenti e nei comandi, di individlù a costi· tuzione tarata, imbecillesca. o criminaloide. Di essi, a diagnosi accertata, si disponeva l'immediato e definitivo allontanamento. Risalta pertanto, dalle considerazioni esposte, tutta l'importanza attuale e ancor piil in avvenire, di fornire all'esercito elementi immuni da


SUL CON CETI'O DI NORMALITÀ PSICI:IICA, E CC .

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irregolarità. psichiche, da tutte quelle che gli inglesi chiamano complessivamente disability ; perchè se la vita di oggi, per le difficoltà., disagi, lotte. che la ricolmano impone a tutti non uno spensierato ottimismo, ma una dote di intimo coraggio, snperiore a quello richiesto nel passato, se non più felice, certo più facile del nostro presente, a maggior ragione un tale coraggio è necessario ai componenti di una armat~t, ai quali, come ho già accennato, le future guerre richiederanno prove di calma, di impassibilità, di sagacia., di ardire, veramente eccezionali. La recente rid?tzione dei qu.ad1·i, rende possibile questa scelta e conseguentemente, la realizzazione sempre più ampia di una - mi sia permessa la parola - normalità co'lnbattente, nella quale la sufficienza fisica sarà il necessario contorno ad una. prestanza psichica che possegga due saldi requisiti : il dominio sulle reazioni istintive e l 'a ssuefazione consap evole ai p ericoli. Nella vita di reggimento, chi ne sia dichiarato idoneo, deve p oter t rovare sempre questa calda atmosfera di fattorf educ.'l.tivi, capaci di elevare la sua impalcatura morale, e spingerla verso valori di incrollabile saldezza. La necessità di questo vaglio psichico è per certi corpi, ad es. quello degli avieri, un fatto compiuto; per essi sono richiesti specialissimi requisiti, e la loro idoneità è sottoposta a prove rigorose, gran parte delle quali h a lo scopo di misurare ed accertare la capacità neuropsichica dell'aspirante. Perchè un'eguale cernita. non dovrebbe essere in vigore presso i reparti delle altri armi ' L 'esercito, per gli scopi, sotto ogni aspetto nobilissimi, ai quali è destinato e per le esigenze belliche sempre più micidiali e raffinate alle quali d ovrà adattarsi, tende, ed è giusto che ciò avvenga, a diventa.re nel tempo un'organizzazione non solo indispensabile ma sopratutto eletta, nel senso che gli elementi che lo compongono, a qualunque grado essi appartengano, debbano possedere uno stabile eqtùlibrio psichico. Sarà merito dei medici militari psichiatri - ed oggi ve ne sono di eccellenti, (basti ricordare Funaioli e Consiglio)- se questo- nuovo orientamento verso una severa norma p sicbica com 'io ho creduto opportuno e pratico fissarla, prevarrà relativament~ ai diversi servizi e comandi del nostro esercito; e maggior vantaggio si potrebbe t rarre se, gli elementi di rifornimen to arrivassero ad esso già con un certo allestimento fisico e menta.Ie. Sono perciò da incoraggiare, in modo incondizionato, tutte le associazioni ginniche e sportive, nelle quali i giovani temprando il corpo alle fatiche rudi degli esercizi fisici, possano soprat utto sviluppare e rinforzare fino alla stabilità di un vero e proprio habitus m entis, le due virtù fondamentali della psiche del soldato : l'inibizione e l'impassibilità. Questa corrente, diciamo così, di simpatia, fra esercito ed ambiente sociale e viceversa, merita la maggiore considerazione, perchè i giovani costretti dai rigidi diritti dello Stato a compiere il loro servizio militare, vedranno in esso non una molesta costrizione da subire più o meno rassegnatamen te, ma un completamento tecnico necessario, una disciplina educativa più intensa e più armonicamente coordinata e compiuta di quella loro impartita in precedenza nelle società. sportive. Per questa sua penet razione nella vita sentimentale del paese, l'esercito perderà sempre più il suo stretto carattere di casta, per assumere quello assai più utile di nobile palestra, nella quale non la sola prestanza fisica trovi il suo migliore e più adegua,to fermen to di sviluppo, ma sopratutto il


116

SUL CONCETTO DI NORMALIT& PSICm CA, E CC.

vigore morale, da cui il soldato, selezj_onato nel modo indicato, trarrà sem· pre le risorse più sicure per da,re sviluppo e tenacia ai sentimenti principali della sua professione : al coraggio ed all'onore! In questo lavoro di sele· zione, ripeto, della. cui necessità la passata guerra ci ba ben persuasi, molta. parte del còmpito appartiene alla psichiatria, per molto tempo tenuta in· giustamente lontana dall'esercito. Essa ha oggi, in realtà, mezzi precisi di indagine psichica, attraverso i quali è sempre possibile saggiare e vagliare la consistenza morale del futuro soldato. La sua figura era nel passato t racciata nei deciisi rilievi di masse muscolari imponenti, oggi invece deve .balzare da linee meno grossolane e foggiate con quegli elementi di altissimo valore etico, che io, nella presente nota, bo tentato precisare.

BIBLIOGRAFIA.

Klinische V01'lesungen uber Psychiatrie. (Wien - B raumuller 1890}. Principles of Psychology. (London - • .Maomillan 1892). TARDE. L 'interpsychologie- Archives d' A ntrop. crim·inelle. (XIX, 1904). W EINANDT B eitriige zur Lehre der p~.>ychi.schen Epidem·i en. (Halle Marhrold , 1905). SoLLIEB. - Tratté clinique de neurologie de guerre. (Alcan - P aris, 1918). D u MAS. Traité de Psycholog·ie. Vol. 2o (Alcan - P aris, 1924). RrcHET - L 'nteUigence et l'homrru;. (Alcan - Paris , 1927).

MEYNERT. -

J AMES. -

d


MINISTERO DELLA GUERRA DIR.EZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE

QUADRO STATISTICO

delle operazioni chirurgiche eseguite negli stabilimenti sanitari militari durante l'anno 1926: OPERAZIONI

gunrltll morti

OPERAZIONI SUL CILL'If!O.

2

Craniotomie ........... . ... .... .... . ............ .

l

l

Craniectomio ............... .. ....... . ......... . .

7

5

2

Mastoidotomie.... . ....... . . . . ....... . ....... ... .

89

88

l

Svuotamento petro-mas toidoo .................... .

lO

10

Apertura del seno laterale ... .. .................. .

l

l

OPERAZIONI SULLA FACCIA.

A) Occhio ed annessi.

ARportazione di calazio .......................... .

109

109

,1\sporte.zione di tumori palpebrali •... . .. .. ........

o

o

Plastica palpebra.le:............... . . .. .......... .

5

5

StricturotomiA... : . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

6

6

Estirpazione del sacco lacrimale.. . ....... . ....... .

3

3

Enucleazione del bulbo oculare .................. .

11

Il

Asportazione di polipi e cisti congiuntivali ....... .

3

3

Plastica congiunt.ive.le ........................... .

l

l

Operazione per simblefo.ro ....................... . _._zione di p teng:10 · · ....••.... .. .... .. •. : .... . Aspo,.,..

l

l

22

22

EstrazionE> di corpi estra.nei corneali . ............. .

49

49

Suture. della cornea per ferite.• . ....•..............

2

2

Cheratocentesi . . .... . .. . ..... . . . ............... .

2

2

327

l 323

A riportare.

.

4


118

Qt"ADRO STATISTICO DELLE OPERAZIONI <( 1-HRIJROICA:E, ECC.

OPERAZION r guariti

•

327

323

lridectnn1ia .................................... .

8

8

E st-rnzione rli catarA-tta.......................... .

2

2

Tenotornia dei muscoletti. . ...................... .

lO

IO

Incisione di ascesso latero-bulbare............. , .. .

1

l

Incisione di asceS'iO podorhitario .. ............... .

l

l

Ricos truzi0ne del condotto atresico ............... .

l

l

Incisione di ascE>ssi del condott-o ................. .

6

6

ì\Iiringotomia ...... : ........................... .

36

36

Asporrozione di polipo fibroso .................... .

l

l

Ossiculectomia... . .. . ............... . ........... .

3

s

Raschiamento della cassa. ....................... .

7

7

Resezione dei turbinati. .................... . .... .

58

58

Crest{)tom1a. del s~tto . .......................... .

29

29

l'"ettotomia. sottomuC'osa . . ...................... . . . Polipectornia ... . ... . .......................... .

4

4

26

26

Rinoplastica ................................... .

l

l

Incisione di ematoma. del setto ................... .

2

2

Estirpazione di carcinoma. del labbro ...... . .. . ... .

l

l

Cheiloplastica. per labbro leporino ..... . ..... . ... .

l

l

Asporrozione di !:'pulide ....... . ............... .. .

l

l

Asportazione di papilloma. lingua.le ....... . . . ..... .

l

l

Asportazione di papilloma dell'ugola...... . ....... .

l

l

528

524

RiJ>o rtu .

l

morti

4

B) Orecchio

C) }.~wlo e cavo na<Jo-faringeo

D) Boccn e retrobocca

A riportars-i .

.

-----14


QUADRO STATISTICO DELLE Ol'ERAZIO~n CR'IRl"'ROIC BE, E CC.

119

Esrro

Eo

"- :O

OPERAZrOl\I

=~

Il

z"3

gu nrlt

1i28

524

Adenoidotomia ................................. .

24

24

-

Tonsillotomia.................................... .

46

46

-

Tonsillectomia ................................. .

61

61

-

Asportazione di polipo tonsilla re ................. .

l

l

-

Stafilorrafìa .................................... .

l

l

-

Incisione di flemmoni peritonsillari. ............... .

36

36

-

Operazione per angina di Ludwig ........ . ....... .

l

Ri]Jorto. .

-

morti

4

l

E) Scheletro della faccia

Trapanaztone dell'antro ci'Higmoro ............... .

2

2

2

2

Incisione di adano-flemmone carotideo ............ .

l

l

Ablazione di cisti congenite ..................... .

3

3

Curo. radicale di fistole congenite ................. .

3

3

Chiusura di fistola post.tracheotomia ............. .

2

2

Enucleazione di goz.7.o cistico .................... .

4

4

Tiroidectomia .................................. .

l

l

Tracheotomia ....... . . . .......... . .. . ....•......

2

Asportazione di polipo delle corde vocali..... . . ... .

2

2

Asportazione di tumore laringeo ................. .

l

l

Asportazione di tumore faringeo ................ : .

2

2

Incisione di ascesso Le.tero-fa.ringeo ....... . ....... .

l

l

724

717

F) Parotide

Asportazione di tumori parotidei ................. .

3

O P ERA ZIONI SUL COLLO, LAlUNOE, FARINGE.

A riportarsi.

.

2

7


QUADRO STATL~TICO DELLE OPERAZIONI CBmUBGICHE, E CC.

120

o0

m~

OPERAZION I

F.arro

l

:O :z; ..

gutu1t.l

724

717

Estirpazione di tumore nella mammellA........... .

l

l

Toracotomia intercostale ........................ .

7

6

Toracotomia retrocostale ...... ... .. ... .......... .

58

48

10

Operazione di E"tlaonder .... . .... .. ............. .

2

2

R esezione costale p er carie ... ....... . ........... .

3

3

-

Enucleazione di cisti ematica pa.rietale. . . . . . . . . . . . .

l

l

Apertura di asees.c;o retromuscolare. . ..... . . . . . . . . .

l

l

Cure. radicale di ernia inguinale . . . . . . . . . . . . . . . . . .

766

766

Riporto.

4

mort.t

7

OPERAZIONI SUL TORACE.

lS

l

.

ÙPERAZIONI SULL'ADDOME E SUL BACINO

A ) Pareti addominali.

Id.

id.

id.

crurale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

12

12

Id.

id.

id.

ombelicale .......... . ..... .

4

4

Jd.

id.

id.

epigastrica ................ .

5

5

Id.

id.

id.

ventrale . .... ... . .. .. ..... .

7

7

Chelotomia per strozzamento erniario ............. .

4

4

3

3

B) Cavità peritoneale 4 tubo àigerent~.

Laparotomia esplorativa ........................ . Id.

per ferita da arma da fuoco ... . ..... .

2

2

Id.

per peritonite diffusa ..............•.

2

l

I

Id.

per peritonite tubercolare ... ........ .

4

3

l

Asportazione di cisti di echinococco di omento . . . . .

l

l

Asportazione di glandole mesenteriche . . . . . . . . . . . . .

l

l

1608

lfi88

A riw>rtartti. •


121

QUADBO STATISTICO DELLE OPER.A.ZION! CBmU"aOICBE, ECC.

e.!

Es iTO

~21

OPER A ZIONI

z3

Riporto.

guariti

. 1608

l

morti

1588

20

l

l

Enterorrafia per perforazione tifosa .... . .......... .

2

Enteroanastomosi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

l

-

l

Gastrostomia .................................. .

l

-

l

Ge.stroenterostomia transmesocolica .. . ........... .

15

15

Gastropessia ... . .... . .. . ...... . .. . ......... . ... .

l

l

Appendicectomia .............. . ...... .. ........ .

181

179

2

Apertura di ascesso appendicolare . ............... .

12

l

Apertura di ascesso subfrenico ............... . ... .

l

11 '

Laparatomia per occlusione intestinale ........... .

2

l

l

Apertura di ano-ileo-cecale . . ..... .. . . ....... . . .. .

l

l

Emostasi del fegato per ferita ............. .. .... .

l

l

Asportazione di cisti d'echinococco .... .... ....... .

2

2

Distacco di aderenze pericolecistitiohe ............ .

l

-

-

l

-

C) FeJ,Jato e v~ b-iliari.

l

D) Retto ed ano

Estirpazione di polipi rettali .. . . . .. . ........... . . .

4

4

Divulsione anale per ragadi . . .. . ............... . . .

IO

19

Cura radicale di fistola anale .. . .................. .

91

91

Cura radicale di emorroidi .. . ..... ~ ............•..

305

305

-

Incisione di ascessi perianali .... . . .............. .

21

21

-

Incisione di flemmone ischio-rette.le ........ ... . . . .

3

3

E) Apparato uro-genitale.

' N efrotomia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . .

2

2

3

3

Pielotomia . . ... . ......................... . ...•. .

l

l

A riportarsi. . . 2278

2249

N efropessie. ........ . . . ................ · . · · · · · • · ·

\

-.


122

QUADRO STATlSTIOO DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE, E CC.

e., o-

l

guariti morti

2-278

2249

Apertura. di ascesso perirenale.... . ....... . ....... .

2

2

ve:;cicnle pE-r l'Ottura traumnt.ica ........... .

l

l

Cistotomia soprapubica per calcolosi. .. . .. . ..... . . .

2

2

Intervento per rottura. completa. di uret.ra. ........ . .

l

l

Uretrotomia interna. . .. . .... . .. . . .... ....... .. . . .

l

l

Uretrotomia. esterna. ..... . .. .. ... . . .. .. . . ... . . . . .

3

3

Uretroplas tica. . .......... . ..... .. ...... . ........ .

12

12

rtlcisione di asces.'io periuretrale ........... ..... • ..

l

l

Cura. radicale del varicocele. ..... . .......... . .... .

607

607

Asportazione cisti epididimo e cordone ....... . ... .

23

23

Cura. radicale dell'idrocele . ..... .. .... . . ......... .

55

55

R esezione dello scroto .. . .. . . .. ......... . ...... . .

l

l

Orchldopessia. ........................... . ..... . .

7

7

Epididimectomia. ..... . ......... . ....... . . ...... .

5

5

Emicastra.zione ... .... ............... . ..... . ... .

IO

IO

Circonci<;ione .. . . .. .. . . .... . . .... .. ......... . ... .

197

197

Amputazioni ............. .... ... .... .. ......... .

12

11

Disarticolazioni . .. . . .... . .. : ................... .

26

26

Resezioni .. ..... . . . . .. ......................... .

l

l

R iduzione cruenta di fratture ... .... ........... . . .

6

6

Riduzione cruenta. di lussazioni .................. .

2

2

Osteosintesi. ......... ... ....... ........ . .... . .. .

20

20

Int-ervento per callo deforme . ..... . ....... . ..... .

3

3

Seq uestrotomia. ............ ... . . ..... . ......... .

16

14

Raschiamenti ossei. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

6

6

A riportarsi. · · .

3%97

3266

Riporto. . S~ttura

6

E9tTO

83 .. Z.,o

OPER A Z I ONI

29

ÙPER.UlONE SUGLI ARTI.

l

l

31


123

QUADRO STATISTICO DELLE OPERAZIONI CHIRURGICHE. E CC.

oQ .. c ,_

!l'E

:o

'"

OPERAZIONI

§s z

suarltl l morti

3297

3:266

Operazione per sindattilia........................ .

8

8

-

Asportazione dita. soprannumerarie ........ ·..... . . .

4

4

Estirpazione di fibro·sarcoma ................. . . . .

2

2

Artrot<>mie ........................ .... .... . . .. .

5

5

-

Ablazione di tumori superficiali . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

357

361

Plastiche varie. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

4

4

Asportazione di ipercheratosi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

l

l

Innesti alla. Thiersch ............... : . . . . . . . . . . . . .

l

l

Riduzione di ernia. muscolare . ................... .

l

l

Estirpazione di ganglio ......................... .

lO

IO

- Tenorrafia. ...... .... . . .... .... ... ..... · · · · · · · · · ·

9

9

Tenoplastica ................................... .

6

6

~pazione di igrorna .......... . ............... .

6

6

Asport&&ione di borsa mucosa-. .................. .

3

3

Allacciatura. arteriosa . .. . ....................... .

3

3

Escissione di angioma ........................... .

2

2

Cura delle varici. . ... ... . ........ . .. . .... . . . .. . . .

17

17

12

12

3748

3717

z·'O

Rip<Yrto.

·7

8

9

lO

F.srro

"'3

31

OPERAZIONI SGLLA CUTE E S UL SOTTOCIJTANEO.

OPERAZIONI SUI MUSCOLT, TENDINI, BORSE.

'

0PEB.AZIO)il SUI VASI SA,.'<GUJGNI.

OPERAZIONI SUL SISTEMA LINFATICO.

Ablazione di n odi linfawOl ., . 1perp . l Mtiw . ' .... . .•..... • A ,..ponarsi . .

31


124

QUA.DB O STATISTICO DELLE OPEBA.Z IONI CBlBUBOICBE, E OO.

2o

o-

Ripo;tu. 11

12

E.·uro

z~~ guariti l morti

OPER A ZIONI

.

3748

3717

N eurorrafia. ....... .. ........... ........ . .... .. . .

l

l

Ablazione di nevroma. ................... . . . .. . .. .

l

l

61

61

Incisione di ascessi, paterecci, foruncoli, adeniti sup· purate, ecc... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1664

1664

Estirpazione di unghia incarnata. . . . . . . . . . . . . . . . . .

171

171

5646

5615

31

ÙPERAZIONI SUI NERVI.

PICCOLI INTERVE:-<TI COMUNI.

Estrazione di corpi estranei superficiali . . . . . . . . . . . .

ToTALI.

• •

31

.ANNOTAZIONI. Le operazioni chirurgiche eseguite negli stabilimenti sanitari militari durante l'anno 1926 figurano in un quadro statistico generale. Ma non furono potute raccogliere in altro quadro, ripartite per stabilimento, stante la varietà dei qiterii seguiti dai diversi ospedali ' nel compilare i rispettivi elenchi, da qualcuno, per es., tenendosi conto di certe operazioni di minore importanza che da altri furono affatto trascurate, ovvero numericamente conglobate ad interventi di differente natura. Siffatta disformità di criteri, come pure la frequente imprecisione o mancanza di dati circa la regione sede dell'intervento ed il genere di quest'ultimo, là dove non soccorre l'illustrazione eventuale del caso, hanno condotto a.lla necessità di adottare una classificazione di atti operatori, oltre che per regioni, anche per tessuti; e di raccogliere sotto la rubrica dei « piccoli interventi comuni » le estrazioni di corpi estranei superficiali, l'apertura di ascessi, paterecci, foruncoli, adeniti suppurate, ecc., di cui nou risultavano le rispettive ripartizioni numeriche. Nel quadro non sou f:1tti figumre i banali interventi di pronto soccorso per traumi superlì<:iali (s11ture cutanee, regolarizzazione di ferite, disinfezioni, ecc.), di cui in qual<: be relazione si fa menzione distinta, nella maggior parte, no. N è sono considerate fra gli interventi operatori propriamente detti le riduzioni incruente di fratture e di lussazioni ; le prime furono in numero di 167, le seconde, di 56. Gli atti operativi elencati sono complessivamente 5646, dei quali 5615 con esito in guarigione.


Q t" AI: RO ~ TATll TICO DELlE . C.J-ERAZI( NI Oli lR~RCICliE, EC('.

125

Per l'anestesia vennero impiegati metodi diversi : anestesia gen(•ntle eterea od atropo-morfìo-cloroformica, anestesia regio11a.Je, anestesia locale. Negli interventi sugli arti inferiori e sul bacino fu, in massima, preferita la ra.chianestesia lombare stovainica, novocainica e tropococainica. Larga applicazione ha avuta l'anestesia regionale per infilt,razione e tronculare, di preferenza novocainica ; e così pure, per piccoli interventi, l'anestesia loeale alla Reclus. In pochi casi fu praticata l'anestesia per via epidurale col metodo Reclus-Tuffier modificato da Pages. Nessun inconveniente si è avuto a lamentare nell 'uso degli anestetici, nè immediato, nè a di<>tanza. Le OJJerazioni sul cmn'Ìo comprendono 8 interventi sulla volta. craniea, 99 sulla ma:stoide ed l sul seno laterale. Fra i primi sono degni di nota per ottimo risultato e rapidità di decorso postoperatorio : una craniotomia por ferita cranio-cerebrale da a.rma da fuoco, seguita da allacciatura della meningea media e rimozione di grosso ematoma sottodurale ed intracerebrale ; e due craniectomie, la prima delle quali per trauma della regione parietale con rottura della meningea media, emiplegia da compressione : la seconda, per ferita da. arma da fuoco della regione temporo-frontale, con fraUura comminuta del frontale e della volta orbitaria. In tutti e tre i casi si ebbe guarigione completa, senza disturbi postumi organici e p sichlci. Fra le operazioni sulla faccia largo contributo è stato dato all'attività chirurgica dalle specialità oculistica ed otorinolaringojatrica, la prima con 241 e la seconda con 355 atti operativi. Le operazioni sul collo comprendono 17 interventi, fra i quali è da notare un'estirpa.zione di un voluminoso adenoma cistico del lobo sinistro della tiroide, con estrinseeazione sottosternale e disturbi respira.tori. Venne praticata l'enucleazione sottocapsula.re, attenendosi perfetta. guarigione chirurgica e funzionale. Le opemzioni sul torace, in numero di 71, fmono rappresentate quasi e:clusivamente da resezioni costali, per carie, empiemi, cangrena polmonare, ascesso polmonare, ecc. Gli interventi per la c1tra mdicale dell'ernia raggiunsero il numero di 798, dei quali 766 per ernia inguinale, eseguiti generalmente col metodo classico di Bass_ini. In qualche caso si adottarono le modifìcazioni di Postempsld e di Mugnaj. L-e laparotomie furono 229, di cui 181 per appendicite. Fra queste va rilevato un caso di peritonite acuta generalizzata da perforazione appendicolare operata con successo, ottenendosi in 20a. giornata la guarigione della ferita laparotomica. .Altro caso interessante, quello di una perforazione di ulcera tifosa, nel quaJe l 'intervento precoce fu seguito da completo successo. Da notare anche una laparotomia per ferita da arma da fuoco, con foro di entrata alla radice della coscia e permanenza del projettile nell'ipocondrio dello stesso lato. Si eseguì l'estrazione del proiettile incuneato nel mesocolon e la sutura siero-sierosa del colon scalfito per una lunghezza di 16 centimetri. Si ebbe guarigione per pri11ta1n. Fra gli interventi sugli organi addominali è degno di esser segnalato uno per cisti di echinococco del fegato suppurata, in cui si praticò la laparotomia pararettale sopraombelicale, apertura e detersione meccanica della sacca cistica, lavaggio al formolo al 2 % e marsupializzazione. 2. Giornale d i MedieinG Mi!itGre.


126

QUA OR:> STATBTI ~ O DE LLE OPER \ZONI C IUR lR'JIJHE, E CC.

La chirurgia gastrica è rappresen ta.ta <la 17 interventi, di cui 15 gastroenterostomia transmel;OColiche po_;;teriori alla Von Hacker ed una. ga.stropessia per pto!5i gastrica gr~~ve, e'ie~uita previa gastro-digiunostomia. Numerosi:;simi gli interventi sul retto e sull'ano, dei qua,\i la cifra mag-giore è data dalla. cura radicale delle emorroidi (305). "à{etocli piì.1 frequentemente adoperati, la lega.tura e l 'e~ris,;ione o la, cauterizzazione, col Pa.quelin. In parecchi casi venne però adoperato con succcl':so il metodo di Withead. Delle opemzioni sul rene va nno nota.te due n ef rop es<~ ie, tre nefrotomie ed una l)ielotomia per c-alcolosi. Interessante un caso di sutnra della ve,;eica per rottura traumatica. Nei riguardi degli organi grmit.ali, si presenta come operazione piì1 frequente (G07) la eura. del varicocele, eseyuHa., generalmente, mercè la ftebectomia. Rolo in pochissimi casi si è adottaLa la resezione dello scroto. Per la cura ra.ùicale dell'idrocele furono ugualm ente a.dott.a.te la re;;;ezione - parziale o totale - o l'c,·e1·sione delh~ vag-inale. Fra le operazioni suali arti {!li inlHventi di osteosintesi sommarono a 20. l~'ra questi, degno di rilievo un ea~o di o-;tPo-sintesi per frattura del femore tra il ter:r,o medio ed il ;;uperiore ron rilevn.nt{l ~> postamento dei u·ammenti latemli, non ridotta nè c.on,;olidnta, dopo qua ttro mesi. Si praticò la. rrnenta.r.ione dei framm enti, tolta l'interpo:>izione del tessuto muscolare, la. loro giufltappo,;izione e l'~tpplicaziono di una placca met.a.llica eli l.<me fi:;:;ata con nastl'i Put.t i. Decorso post-operatorio asettico; determinatasi la formazionP ùel callo fu rinH)s:m la placca metallica . Successo operatorio ottimo : fr~Lmmen ti in ùuon~b lJOf;izione ed accorciamento ridotto da. 5 a. 2 cent imetri.

Da notare pttre vari incerchia.menli d<'lla rotula, seguiti da pe1-fetto risnlbLto funziona le. Va. anche ricordato un caso di ost~om i elite del femore consecutiva a ferita di guerra gi ~~ cicatrizz~Lta da setl<' anni. In questo ca~;o si praticò l"a!;portazione del focolaio osseo e la cbiw::;um completa della ferita. chirw·gicn., otlenenLlo;-;i la. guari~ione per JJrimom.. Infine, si })l'Ci$en ta interes,;a.nte un interYcnto per una neo-forma.zioJle fibrofìa, in tra e peri-nervosa a c~LI'ico del nervo Cllbitale nella doccia epitro<'.lea.re, conl)e<:utiva a neurite post-t,raumatica da concomitante fratturn. ùi entrambe le epili,;i. Fu eseguita la. capsulorrafìa, la protezione del nen'? cnbitale con lembi di sottocutanco e la ricostruzione della benderella epttroc.leo-olecra.nic:t. Il decorso post-operatorio fu regolare e seguì un rapido migliora mento funziona.le.


CASUISTICA CLINICA ISTITUTO DI CLIXICA CHIRUR<::ICA DELLA REGL-\ U~IVEHSITÀ DI GENOVA diretto dal prof. G. Tt'SlNI

CONTRIBUTO ALLO STUDIO DEI CORPI MOBILI ARTICOLARI DEL GINOCCHIO per il dott. Cesa re Imperlale m•tggiore m eJ ico, nssistonte militat·e .

Due easi di corpi mobili <lell'articolazione del ginocchio, osse1·vati di rE-cente, mi porgono l'occasione di dare all'argomento una mpida scorsa. I corpi mobili articolari l.Janno una ricc.a lE>.tteratura : la loro conoscenza ,;i inizia con la O$Sen ·azione di .Ambmgio P aré (1558) il quale avendo trovato nell'articolazione di un ginocchio una «pietra bianca dura e levigata n fu indotto a. pensare che essa dovesse avere somiglianza ed analogia d 'origine cun le pietre della ve:;cica,. P echlin nel Hì91, l\Ionro e :::>impson nel 1 72o fecero osservttzioni ana.loghe. :M:orgagni a sua vult.a riscontrò, ancora nell 'articolazione d el ginoechio, la presenza di numerosi corpi liberi. I n seguito i corpi mobili furono osserva,ti cou (re.q ucnza sempre maggiore: ne descrisserCt Sab~tt icr, De,;a,nlt., Boyer, Bonnet, Begin in l"rancia, Lo~ffl er, Luichet, Th~:don in Germania,~ Bromlìed, l\li~U cton 1 ·Ford, Home, Hunter in Inghilterra. I più recenti fra i nostri stndiosi - che vi <ledica.rono pubblicazioni sono Pollidori c Cattaneo. Quest.'ultimo si è più spec.ialmente occupato di quella varietà di corpi mobili che è stata inò.ivicluMa da Heuder:;on: cioè degli o::;teocondromi articolari. Cau:;e traumatiche e cause patologiche possono de t~rmina.rc la formarione di corpi articolari : Volkman e Pollidori li distingLwno infatti in due gruppi : quelli formati.<>i in articolazioni sane e quelli formath>i in articolazioni malate. In articolazioni sa,ne l'origine dei corpi mobili è costantemente in rap poito con un trauma. Il traumatismo può essere diretto e provocare nell'articolazione il distacco di frammenti cartilaginei od osteo-cartilaginei. Questi fr:lJillllent.i, d opo l'sser rimasti, un tempo più o meno lungo, aderenti al loro punto d'origine per mezzo di un peduncolo, finiscono per rendersi, secondariamente, liberi nel cavo articolare od in seguito a processi reattivi, od anche sotto l ' influenza di un nuovo trauma (come è a.11venuto nel primo dei casi che sto per illustrare). Meccanismo principale della produzione di queste soluzioni di continuo nella cartilagine e nella spongiosa per trauma diretto, sarebbe, secondo Ascha.usou, l 'urto che la faccia anteriore del femore viene a subire da parte della rotula. Il tra.umatismo può essere indiretto. Così in seguito a distorsione è possibile che un legamento - lacerandosi - strappi p articelle ossee corrispondenti alla sua sup erficie d 'inserzione.


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CONTRlDUTO ALLO ST t:J)[O Dr: I CORPI, EC.:C.

J'er il ginnr•<:hi<> qtws to f~ltto si a~: vera più spcs:so nel movimento di lateralità esterna (abdut~ione) .. 'e illf'gamento laterale interno, in Sf'gwto ad una c:sagerata dist.en:ìoll<', viene a lacerarsi in corrispondenz;l> del suo attaeco femorale; avviene non di rado che e~:so strappi iu questo punto, una lamelh~ ossea del condilo. La di1:torsione può a.n0hc indurre strn.ppa.ment i di ti bre profonde dei legnrnenti cro('iati; pos~ono allora. essere trasportati - nello Sp('ssore di questi - fntmtnenti osteo-cartilaginei. Così vengono spieg'a.ti i caRi di l htsset e )1 ouchet, i quali riscontrarono la pr('senza, di corpi ca.rt ilaginei inelul!i nello spessore dd legamenti crociati. n traumatismo potrebbe altresl determinare, secondo J;udlofi e Kirsner - alterazioni nutritizie. per cni viene afl aversi in un dato punto- lllM· uecrosi <li te:;suto osseo che può dar QrigiDe ad un corpo mobile. Così IJtHlloff ritiene pos:sihile che, per iltiramento del legamento crociato posteriore e distensione dell:1 parete posteriore della cap!mla, possa aver~i rot-tura. dell'arteria articolare media del gino<~cbio, o dei vasi nutritizi che ne deriva.no. In sr•guito a ciò !:t p orzione osilea da essi irrora-ta, corrispondf'Hte alla parte posteriore del margine est~rno dt>l condilo int~rno ft' moralc, muore e si distacca a poco a poco assieme alla eartilagine sovntsta.nte. Anche per gli ost<~ocondromi, corpi Ol!tco-eartib~ginei ehe prendono origine dalla membrana sinoviale, viene assegnato al tTa.uma la maggiore importanza, da.Lla massima parte degli autori. Esso agirebbe secondo Marsb, VitelokP., H einek, determinando una sino,>ite ~~d un abnorme sviluppo dei villi articolari, che subirebbero poi la tra.sforma.zione in cartilagine (che fra le frange villose della sinoviale possano esi<>tere cellule di cartilagine era. già. :stato accertato da Kolliker). Secondo Carothers si avrebbero nei punti traumatizzati emorragie capillari: d.~ queste trarrebbero origine focolai di neoproduzione ost~o­ C.'\rtilagiuea. Lexer l,art(•udo clal concetto che - emhriologicamente - i te11sut.i costituenti l'ar ticolazione hanno origiue mesodcrmica e che questo tessuto mesodermico viene poi a. differenziarsi in cellule cartiJa,gine<', mucose, sinovia.li - ritiene che - sotto l'impulso del trauma possa dererrninarsi un'attività cellulare abnorme, per la. quale celltùe sinoviali, riprendendo 1:1 loro a.ttività embriologicll., si trasformerebbero in cartilaginee. La forma morbosa così interpretata (ritenuta cioè legata ad una attività embriologica osteogenetica. ridesta.ta per effetto di un tra.uma) viene considerat.a anche un tumore benigno d 'origine meseucbimale. Catta.neo accede a questo modo eli pensare. Corpi liberi poi possono riscontrarsi in articolazioni malate. Cosi, come manifestazione dell'artrite deformante è possibile l'avverarsi di una neoproduzione di cartilagine, la quale, ossificandosi, viene a costituire escrescenze sulla superficie cartihtgine.a dei calli articolari. Distaccandosi, queste escrescenze possono costituire corpi liberi; sul capo articolare il punto in Clù esse erano impiantate rimane segnato da avvallamenti. In processi artritici di natura tubercolare possono aversi talora corpi liberi risiformi (co1·pora orizoidea) : la malattia può inoltre determinare formazione di sequestri a spese dei Cfl.pi articolari (Cornil e Coudray).


C0NTBIBIJTO ALLO STIJOJO OEI CORPIJ E CC .

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Corpi liberi sono sta.t.i anche riscontrati nella. osteo-a.rtrite sitìlitica. e nella artropatia tabetica. Konig ritiene che corpi mobm pm;sano anche prodursi per un particolare processo patologico che egli indica col nome di o.~teo-condrite disseccante. Questa forma. morbosa avTehbe analogia- quanto al suo modo di evolvere - colla necrosi margillale cb e può a versi in una frattura ossea infettata, nella quale una particella del nt<~rgine rimane aneura in connessione con l'o!:li'io nutrito. Que!:lta teoria fu però da altri cont.rad<letta e<l ha oggi poco seg11ito. L 'articolazione del ginocchio è quella nella quale - con maggior frequenza - ven):tono rir;contr.-~.ti corpi liberi : a<l essa appartengono infatti circa 3/ 4 dei casi riportati nella letterat.ura,. Corpi liberi !:lono stati però anche riscontrati nell'articolazione del gomito (Casalicchio-Cattanco), della spalla, dell'anca (Riedel), del collo <lel piede (Mosentb~LI). La più facile formazione di corpi liberi nell'articolazione del ginocchio sta in rapporto col fatto che esl:!a è la più facilmente esposta alle violenze tralllUatiche, che si fanno risent.ire in i!:lpecie sui condili femQrali, seecrnatamente sull'interno. La malattia è vreceduta, di solito, da un trauma di varia intensità che può aver determinato fenomeni articolari più o meno appariscenti. Talora al trauma.t.il!mo può SP.gnire rapidamente la comparsa <li un versamento endo-articolare, talora possono aversi fenomeni locali di scarsa entità. Comunque, l'articolazione rimane sede di dolenzia più o meno accentuata ; compare limit,azione nei movimenti, facile stanchezza, e - più tardivamente - ipotrofia muscolare. Il corpo mobile può - allorcllè lo consenta. la sua forma ed il suo volume (come nel secondo dei casi <la me osservati) - determinare fatti di inceppamento articolare, per cui l'articolazione viene improvvisamente a fissarsi in posizione <li flessione, essendosi il corpo mobile incastrato fra. le superfici articolari del femore e della tibia. È da notare però che questo fenomeno può osservarsi anche nella lunazione dei meniBcbi. Alla ispezione noi potremo notare tumefazione viù o meno marcata del ginocchio, e - se la lesione non è recente- ipotrofia più o meno considerevole dei muscoli della coscia. La p alpazione potrà farci rilevare la presenza di corpi enclo-articolari, di consli3tenza os!.!ea, forma e volume variabili, mobili in t utte le direzioni. I corpi articolari risiedono nelle saecoccie della !.!inoviale ; quindi per l'articola.zione del ginocchio si riscontrano abitualmente Pello sfondato qua.dricipitale, nel recesso rotuleo, più di rado nella loggia articolare posteriore. I movimenti articolari possono talora far avvertire rumore di scroscio. I corpi mobili possono in qualche ca.so determinn.re complicanze nervose o vascolari. Cosi sono stati rilevati disturbi trofir.i e dolori nevralgici alla gamba ed al piede per la presenza di corpi nella loggia articolare posteriore, comprimenti il nervo i!:lchiatico e l'art~ria poplitea. È stato anche riscontrato (Janne) stira.mento <lel nervo nlnare per opera <li un corpo esistente nella fossa. epitrocleo-olecranica. La diagnosi dei corpi liberi a.rticolari ~i basa stilla constatazione clinica dei corpi stessi e sul reperto radiografico che può metterli in evidenza e localizza.rli con precisione. Al ginocchio occone tener presente la. pos'!!ibilità


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l'ONTIU IHi TO AW.O S T l"Dl O DEl CO RPI, E CC.

di riscoutrare coll 'esa-me ra-dio~afieo l'er;istenza. del sesamoide del gemello interno (fabella) clte pnò simulare la presenza, di un corpo articolare. La radio~rafìa. potrà inoltre accert:~re, sino ad un certo punto, la natura dei corpi mobili; allorchè r;i trn.tli infa-t-ti di oxteo-condromatosi si riscontreranno pressoehè costantemente corpi multi pii, a Ktrutturn. a reolare, mentre i corpi a rt icolari eornuni Ko no piì1 s pesso svli tari e prese nta-no struttura omo~enea con ombra- radiogra.nca più de nsa al centro e bordi rotondeggianti e sfumati. r,~~ radir•~:-rralht potrà a.ncbe porre talvolta in evidenza il punt o di cui il framm<>nt o oR~f>O venne :\d esser disutc<'at o dai c<l}Ji articolari. La diagnosi ditT<>renziale dovrà cs~;er poRta colle malattie che possono determinare corpi liberi n,rt.icohtri. Tra qtteste sta in prima linea l 'artrite dcroJ'Jmwte. Ma, in questa forma morho!\a., oltre a.i comuni r eperti clinici, noi nol.l·remo. au·('sn.me radio~·rafico, deformità d~>i capi a rticolari, deformità ~;.he non f-I i ri,.;ron1 ra in raso di corpi mobili. Qttanto ~l i corpi li h0ri che J)Oì'!;OJlO a ver!5i nella artwpatia- tabetica e nella osteo-artri.t(' xifi !il ica, ci socconrrà l'anamnesi, la co('sistenza di a ltri fenoméni morhor;i, la r('azione di Wasserma nn. Paritnenti la. sinovito tuher('olare a granu li r isiformi potrà esst>re dist-iuta pf'r la faeile concomit;-~nza di altre le~ioni specifich e, la presenza. di adenite ing-nina lf', la, ipertermia loea-1<>, il revet·to radiogTafico. Occorrer à pinttosto t.ener prNH' nte •~he lesio ni mt>.niscal:i pof;sono da re nna sintomat-olo7ia an;~lo~a a qu<'lla di cer t,i corpi liberi. Nella co:o;ì dt?tta (<sindrome menise:;tle n sono considerati sintvmi fondamentali : il blo,.ngc a r ticolare, il clolon .' pnmrotulco sull'iuterlinea art.icolare, l'idral'tcl. Or<t se in certo nmne1·o di Mrpi liberi, come nel nostro C!tSo !lt>Ctllldo, si può averE> blocag''• ocl a nclw idrarto, non si constaterà m a i, com1• nelle 1~->t~ ioni menisl'ali, un punto doloroso !Ìsi;O costantemente sulla interliuea articolare, [r!l. tendine rotn leo e- le~nune nto lat era le, a ll'interno od a ll'<'!ltenhl, a ~f'conda di'l nwniseo leso. Anche in questo t:aso la. ra-diogra fia potrà toglierei ogni dubbio, r imanendo muta nei casi di lesione menisealE>, a Jn('no che il mcn isco non sia. ossificato. J.~a cma della l e~ i onc è P.~senzi:l l mente chirurgica. La rimozioue del corpo libero p<>rmette all'articola:>.ione di ri prender e r apidamente la sua compl<>ht fun:>.ionalità. Allorch?• tra ttisi di cm·pi osteueondromatosi, ad evitar<> una poRsi bi le rl:'cidi \·a, si con:-:ig-1ia eli far se~uire a ll'intervent o applicazioni r adio!" era pie· h e. Riferi!lco om }(' Rtorie cliniche dei tlue c-a:-:i osst-r vati : l'AStì I - B. Uiuseppe. d"nnni ::!4. N~ datn 'a namnesi famigliare, nè da q uella personale r i,;ultAno fatt-i degn i di nota. Hiferisce cho n egl i ultimi giorni d1•l marzo l !126. mcutre discendeva notte· t em)Jo per un t·ipido viottolo di montagna . avendo pOlltO il piede destro sovra un ciotolo mobile. ~'<ci vo lò. in mod o che la g•lmba d i dN<t ra fu b t·uscamente spost-ata verso l'c:-;terno, ed il ptLzi~nte. por non cade t·e. dovet le cornpiet·e un violento s forzo col l'nrticulnzione dl"l ginoc-chio omonimo. sulla quale . in quell'istan te, era venuto a f<rHv it~tre tutto il pt~:-;o d el c<wpo. Hiscntì un vivo d o lore e con gra nde stento potò ritg;!i"nget·e la sun aiJitnzione: il mattino dopo il ginocchio s i mostrava. fortemente tumeìat t o. l•'u ri('overato all'ospe<htlc con dial!no:;i di distot-sione; l'esame radiog rafico non avrt>lJhe rivelnto, in queli>L occa.<>ioue, alcuna lesione ossea . Dopo uu mese di ricovero \"<'11111~ dim~s;;o. li g i.noec:-hio tt\"CVA ripreso forma e volume normaJj : si tumefncent però 110n uppcnu r i rlfcrmo esrgHi,·a un•t marcia a lquanto prolungata.


CONTRIB vTO ALLO STUDIO DEI CORPI, ECC.

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L'infermo inolt.re accusava dolore all'articolazione, colla quale non riusciva più a compiere, in tutta la loro ampiezza, i movimenti fisiologici. Rimase in queste condizioni un anno circa, sinchè un giorno, mentre eseguiva, come gli era stato consigliato, movimenti di ginnastica a1·ticolare, si accorse che dal lato interno del ginocchio un corpo di consistenza ossea. era risalito al disopra della rotula. Esarrw obòietti·vo. - Soggetto di robusta costituzione. Negativo l'esame degli organi viscerali. L 'arto inferiore di destra pre.<:~enta lieve ipotrofia a carico dei muscoli della coscia; non esistono turbe va.scolari, non ipertermia, non ghiandole ingrossate all'inguine. Il ginocchio destro è leggermente p iù voluminoso che non quello di sinistra pe1· una minore evidenza delle fos.<:~et.te pararotulee; i movimenti di estensione e di flessione sono alquanto limitati : il paziente t iene abitualmente l'articolazione in posizione di leggerissima flessione. Esiste ballottamento della 1·otula. Alla palpazione si not-a come sotto il tendine del quadricipite femorale esiste un corpo di consistenza ossea, di forma quadrangolare, mobile, spostabile tanto nel senso vert-icale che nel senso orizzontale, indipendente dalle parti molli muscolari. La radiografia eseguita in p.r oiezione laterale dimostra che al disopra circa l centimetro dal polo superiore della rotula ed l centimetro all'innanzi della faccia anteriore della. regione metafisa.ria del femore, esiste un ombra. ben calcificata, di forma allungata nel senso dell'asse femorale, a superficie irregolare per la. presenza di alcune incisure più marcat.e e p1·ofonde nella faccia rivolta verso l'e.<:~terno. Quest-a formazione non pre.o;;enta alcun rapporto né con la rotula, né col femore (figura la).

Fig. 1.

Nella proiezione antero-posteriore detta formazione si proietta in parte verso il condilo mediate del femore, in parte deborda verso il margine laterale di esso. La rot ula e le superfici articola1·i del ginocchio si mostrano regolari ; l'interlinea è di ampiezza normale.


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OONTRCOUTO ALLO STIJlH.J OBI COR PI, E CC.

Oprrazione. - In rnchia neste.<;ia e previa di,-;infezione iodica della. cut.e, esej!uo !'ttrtrotorn i!\ co11 un'iw•i..._;ione cond•>tt.a parallelttment.e al mat·gine esterno della rotula. All'apertura. della. Ctl\·it.\ art.icolare fuori~·!Ce una. ceti.a quantità di liquido limpido e si pone in e ,ride rw.n. urt l!rOil~O corpo libero che viene facilmente estratto. La sinoviale si mostr·a a lquanto ispes'lita e cong'esta ; i capi articolari non fanno rilova1·e. alla esplorul.ione. altentzioni apprezzabili. :-lutu.ra p r-ofonda. e cutanea. Il clecor"<> poi<t-opentt.orio fu regoln.re e l'informo venne dime.<>so guarito, avendo riacqLti.~tnto. complota l~;~, funziontt lità. de l ginocrhio il quale s i presentava, anche all'esame racliognttico, normale . I caratteri macroscopici del corpo e;::tr·atto ero.no i seguenti : diametro lon~­ tudinalo mai<.'!Ìmo 7 oentin~etr·i ; diametro tr•tLSverso 5 centimetri ; speS!>ore l centimetro e mezzo, forma appiattita, abbi\Stauzit rogohwmonte quadrangola re, consi~?tonza dura, alquanto fle:ssibil<'. Presenta due facce pitweggil~nti : di questo, quella che stava. rivolta verso il legamento rotllloo ha colorito giallo-avorio, superficie liscia, solo interrotta da. due iru;olcttture :situate v e r·:;o la. estremit.à. superiore, m entre la s uperficie rivolta. verso i condili femor'>\ li, di colorito tendente al bianco cartilagineo è rugosa e bernoccoluta. Le estrernitù. s i mostrano nrrotonùate. L 'esnrne micro:scopico pmticnto previn. d ecalcificazione con acido nitric<J 5 % e colorazione con em>tt.os.-:ilina ed oo;;ina ia o~c;e,·vare come esiste una. capsula sottile, continua, omogenea che sov,·asta ad tmo spe.'!SO strato di cartilagine (che ha le caro.tteristiche d e l tessuto cartilagiueo articolnr·e) a. cellule tondeggianti, molte bipolari. D a questo si dipartono numerosi sepimenti piì:t o meno voluminosi, pill o meno ramificati, i qu~lli addentrano in uno strato di tes.'!uto gra.'!so. In questo si rilevano pure numerosi isolotti di forma irregola.ri..._;sima., che sfugge ad ogni descrizione, costituito essenzio.lmente da. una. sostanza omogenea., che assume in m odo scarSO il colore, nella quale sono clistribuite in numero maggiore o mino1·e delle cellule cartilaginee. Quà e là. si rhvengono sottili lamelle di aspetto osteoide. CA<;O IJ- F. R., d'armi 23. - Nessuna roll>la.ttin pregres.'la. degna di nota. n paziente che era appa.<:;.'lionato del gioco del calcio r iferisce di aver subito frequentemente traumi alle ginocchia, specie in seguito ad urti ed a. cadute ; nessuno di essi però ha mai a vuto caratteri di pnrticolare gravità. Da due anni ha cominciato a notat·e senf!o di dolenzia., non costante, specie nella deambalazione e nei movimenti di fiessiOilO del ginocchio destro. Nell'aprile scorso una sera, mentr-e era inte nto a. toglier;;i le '>carpe per coricarsi, avvertì improvvisamente un vivo dolore al ginocchio in ptuola e si a.ccorse che non gli era. più possibile alcu.n movimento dell'articolazione, la quale si era fissata. in posizione di seroifiessione. Soltanto dopo tre giorni di permanenza a lotto potè ricominciare a. compiere i movimenti articolari fisiologici . Da allora. l' infermo ebbe ripetutamente inceppamento 1ui.icola.re ; r iusciva però con adatti movimenti, esegtù ti stando coricato, a. ricondurre l'articolazione in condizioni normali. Stato 7>re.~ente. - I ndividuo di buona costituzione, con sistema scheletricomuscolar-e regolare. panrùcolo adiposo scarso. All'esame dell'arto non si nota apprezzabile anment.o d i volume del ginocchio, n é si constata aumento del liquido endo~r­ t icolare. n trofìsmo è bon con.sorvato, non esistono a lterazioni va-scolari, non gangli all'inguine. FwLzioJtalment.e si o.s::;erva che l'tuticola.zione è mantenuta. di preferem.a in posizione di lieve flessione ; la. estensione completa è però possibile. La. rotula è mobile ; non esistono punti dolorosi parar·otulei sulla interlinea articolare. Al di sotto del tendine rotuleo si percepisce la osi.<;tenza di un corpicciuolo ovoidale di consistenza dura, mobile sotto le dita.. L 'osnrne radiografico (fìglU'a za) eseguito in proiezione laterale dimostrala prescn7.n di un corpo opaco, s ituato dietro la. faccitt posteriore della rotula, della forma. e gmndezza di un'o li vA. a cont.omi per·fe-ttamcnte regolari, di forte densità, senza part.iéola,-e strutttu·a. Nella proiezione nnl-e1·o-postet·io re quo.'Sto cot•po non era. a-pprezzahile. J;;~minando radioscopicamente l'infermo a llorchè e~?li presentava blocco dell'art icoiM,ione, il corpo opaco suddetto fu ri.'!Contrato nell'interlinea articolare. Operazione. - Raclùanestesia. disinfezior\e io<lica della. cute. Artrotomia 1!\temlc e~terna. I C!~pi articoh;t.ri e la si·l:>".'i'll<} n"'n prP.;e-ntuno alterazioni apprez-


CONTRI BUTO ALLO ST UDI() DEI CORPI, ECC.

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zabili. Estrazione del corpo libero. Sutura profonda., sutura cutanea.. Guarigione per prima e ripristino della completa. funzionaHtà. del ginocchio. Esame macroscopico. - li corpo estratto ha. il volume di un'oliva e ne riproduce la forma con s ufficiente esattezza. Ha colo rito bianco-car tilagineo, durezza la.pidea., superfici scabre. Esame m icroscopico. - Partendo dalla periferia, si vede che il corpo osseo risulta circondato da una c~psul a. di tessuto fibroso di tenue ed uniforme s pessore, ricca di elementi cellulari f!}sati. In q ualch e punto di questa capsula si dipartono

Fig. 2.

delle travate connettive fibrose che s i addentrano per un certo t ratto nel corpo articola..r e. Lo strato fibroso, procedendo verso il cent ro si fa più omogeneo, assume colorazione quasi omogeneamente rosea e si continu.a senza netto confine con uno strato cartilagineo vario eli spessore a seconda dei punti, costit uit-o da una massa. omogenea poco tingibile, sulla quale si distinguono numerose cellule cartilaginee voluminose, eli aspetto vescicolare, con nucleo ben colorat.o, perife rico. Procedendo più profondamente, il tes.-,uto cartilagineo costittùsce degH isolotti più o meno ampi, di forma irregolarissima, circondati da un tess uto che assume le caratteristiche del tessuto osseo e costituito prevalentemente da lamelle ossee dirette in vario senso, ma spe.sso disposte concent ricamente all'intorno degli isolotti cartilaginei.

Si tratta senza alcun dubbio iu questi due casi, di corpi mobili articolari di origine t raumatica. l /anamnesi infatti non r ivela nei due pazienti alcuna delle forme morbose alle quali abbiamo visto può imputarsi la iormazion<• di corpi endoarticolari.


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CONTRlD UTO ALLO STt:D l O DEl t:ORPl, ECC.

J_.e superfici articolari inoltre si sono ri,·elate Dormali alla ispezione eseguita dura nte l 'internJtto chirurgico. Nel primo caso a bbiamo a,·uta una lesione di notevole intensità (distorsione) per la quale un c~trico ef\ngerato ed improvviso è venuto a gravare sull'artieolnione d(•l giuocchio, essendo la gamba in posizione di abduzione. È evidente che si è a Htta una ln c<>razione del legamento laterale interno al suo attacco femora,Je e (·he una lu,mella O))teo-eartilaginea è stat-a strappata in corrii;poodenza delle iuserr.ioni. lcgament ose. Il fntmmento, rimasto aderente a.J capo a rticola re a mezzo di un peduncolo att l'averso il qnalP Ila avuto la DlLtrizione sufficiente per il suo accref\cimeuto, ragginnto il Yolume a bbasta.uza considerevole che abbiamo visto, durante un moYilllcJtf·o dell"articolazione è venuto a rompere le ult.ime connt'1>sioni che lo légavano a l condilo femorale e si è reso libero nel cavo articolarP. S i ~piegano quindi loC differenze strutturali che si constatano all'esame istologico, det('rminate da ada.ttamPnti secondari del tellsuto ca.rt.ilaginco P o:-:wo, i cui reciproci rapporti pertanto sono ben luugi da l rassomiglime a.lla. semplice sovrappo<>izione della ~uti1'1.gine di.artrodiale sovra il te'5suto os:;eo epifi:mrio. Nel secondo caso l'infermo !.a avu t o ripetutamente t raumi, di non gra.Ye entità, consistenti specia lmente in cadute sulle ginocchia. È logico a-mmettere che dura.nte una di quef\te cadute si su~ verificato il d istacco di una p1nticella ca rtilaginea. Date le sne piccole dimensioni, non è forse anmtissihile, in questo caso, che, in un primo tempo, il f.mmruento !'t accato abbia potuto ma.utenere connessioni va;;colari <>ol suo punto d 'origine e quindi ae<.;rescer:::i Sei'Ortdnriamente. Sembra più probabile che il modico accresciment o notato sia avvenuto a spese del liquido aTt icolarf'. Che qul:'sto accrescimento a spese del liquido articolare po:;lla avvenil'e, è stato coustata.to, con ripetute radiogra,fi.e a di.stanzn., a ucl1e da. Ca.ttaneo. Ed a.ncloe le ricerche !']Jcrimentali di Palllet e Vaella.rd hanno cUrnostrato che frammenti o:~ teo-articolari introdotti nelle cavità a.rticolari veng:ono a circolldar;;i di tessu to connettivo. -Un'ultima cons iderazione che :-:cu,turisce dall'esame della lettemtura sull 'a.rgomento è che, eon!!klera11dn la graude frequenza dei traunù a.rliicolari e la r t>la.l'.iva. t·a.rih\ dei corpi liberi a r t icolari d 'orig'...ue traumatica., deve amrnetter~i con og11i probabilità l'l:'sistenza di un fatt.ore pi1ed~s po­ nente orga.nieo che però !'\fugge nl uo~;tro accertamento. BrBLIOURAFL\..

G . - Osservazioni o contril!ut.o a lla questione dell'origine dei corpi li beri a rt icolari . .Arch. f . 1\.lilt. Bd 114, 1!)211, riferito in Chirul·gia degli organi di movimento l !)2 l. BA SSET A. K o te :::ur une vari<'= tt: de corp ét.ra nger d u gen ou. R et•tte de Chirurgie. Paris, t . LVJU, n. 2, l!.l20. CAROTU~~RS R. A case of joint micc. Lancet-Clin·ic, 1914, cxr 320-321. CASAr.ICC I1 IO . Di un corpo m oh ile li bci"O dell'articolazione del gomito ('V° CongreS$;0 della Sor.iPtit Ort. ltn l., Roma, 26 ottobre 1908, receusito in ArchiLÙ> di Urloped-ia, 1 !!118. A.xHAUSl::>


SULLA COLEl.ITJASI E SUL VALOR B DIAGNOSTICO, EC'C.

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OSPEDALE MILITARE

PR I~CIPALE

DI VERON"A

diret t ore : colonnello medico G. D1;: ~n~PHANL'I

SULLA COLELITIASI E SUL VALORE DIAGNOSTICO DELLA PROV ~ DI MELZER-LYON E DELLA COLECISTOGRAFIA per il dott. Olno Claprlnl, capitano m edico, capo reparto di chirurgia.

La diagnosi d elle lesioni della regione sottoepatica è SlJesso difficile ; duodeno, cistifellen, reagiscono con sindromi molto simili, donde la necessità. di trovare un mezzo diagnostico sicuro, che con la po~sibi­ lità di una. diagnosi esatta, penuetta. anche di seguire uo ~t pTecisa norma terapeutica.. Dopo che gli interventi chirurgiei hanno dimostrato la facilità di errori e la frequenza delle affezioni della cistifellea qua,ndo meno si sospettano, sono stati approfonditi gli studi sull'argomento e moltiplicate le ricerche di mezzi diagnostici, nessuno dei quali però ha ancora un v alore assoluto e certo, come non lo hanno le numerose prove escogitate o propollte per saggiare le possibili alterazioni della complessa e mult iforme funzione epatica. Tutta.via alcuni presidi diagnostici hanno ac·quistato diritto di domicilio quali preziosi coadiutori dell'esame clinico, specialmente nei casi non rari di calcolosi biliare a sintoma.tologia atipica. I ntendo parlare del sondaggio duodenale con conseguente prova di M ~lzer- Lyon A della colecistohrrafia. Sono note da una parte le discussioni e le critiche destate da V. Lyon con l'applicazione clinica delle esperienze di Melzer, e dall'altra le difficoltà òi s~·elare radiologicamente i calcoli biliari e le alterazioni della cistifellea prima delle ricercl1e di Grabam e Col~. Oggi, in seguito a st udi stomaco~


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SGLf,J\ COLELlTl:\'31 E SUt, VALORE DIAGNJSTICO, ECC'.

appassionati e profondi, È' generalmente ammesso elle i due mezzi diagnostici, specialmente se associati, sono di indisc.:utibile a-iuto nella spesso ardua diagnosi di colecistite, calcolosa o no; ed anche quando i loro risultati sono negativi, non perdono per questo il loro valore, anzi si può dire che nella loro negatività. acqtùstano un valore maggiore, poichè indiI'izzano verso speciali condizioni morbose, che l 'esame clinico e le altre ricerche, da sole, non possono svelare. Ho avuto occasione di studiare e cmru·e reeentemente in questo ospedale un caso di colecistite calcolosa, che qui sotto descrivo, a sintomatologia incerta e a dia.gnosi difficile; la prova (li Melzer-Lyon e la colecistografia permisero di porre preventivamente la esatta din.g-nosi, controllata e confermata dall'at.to operatorio. o.~servazione clinica. D. Aklo, sergente maggiora del 232o fanteria (Bolu~no), di nn.n i trenta, da Cremona, entro. noi re parto c hirurgia il 1° gennaio 1927.

AnamnE-si f&rnigliare negativa; a undic i a nni fu operato di appendicectomia, a venti e b bo mahtrir~ a forrna estivo-auttuuul.le e reumatisn1.0 articolare acuto : l'ult imo accesso febbrile risale al 192,1. No~ malattie veneree e sifilit iche ; modico fwnutore e bevitore . Ne l novembre 1925 fu colpito da d olori all'ipocondrio d estro con irradiazioni a ll'epignstrio ecl allo sterno, senza. vomito, n è fe bbre, nè ittero ; per questo fu ricoverato all' inff'r meria p residiat·ia di Bolzano e d opo dodici giorni t.rasferito n questo Ospedale pt>r disturbi t'patici di origin~ malarica. Dopo breve d egenza fu dimes.r;o con licenza di convalcscP.nza di gior ni venti, ma ne l gennaio suc cessivo rien t rò in reparto medico pe r g li stessi dolori e dimesso poco dopo con lo stesso provvedimento. Nel marzo tomò di nuovo, e questa volta fu sottoposto a tutte le ricerche del caso nell'inten to di arrivare possibihnente ad una diagnosi precisa e ad tuta terapia appropriata.. Fu praticato in primo luogo l'esame radiologico de llo stomaco e d ell'intest.ino previa ingestione di pasto opaco, e successivamente venne ro eseguite la prova di Melzer-Lyon e la. colecistografia ool m etodo Sa.batin' -Milan i. E ccone i risultati: • Stomaco normale por tono e posizione; peristalsi piuttosto vivace, bulbo duodenale piccolo. La pressione su questa zona sveglia un certo dolore. Dopo cinque ore lieve residuo gastrico, piccole macchie di bario in corrispondenza d e l bulbo duodena le, c ieco e colon a scendente ripieni di bario, appendice non visibile ; dopo ventiquattro ore svuotamento completo. Sondaggio duodenale e prova di .i\Ielzer-Lyon con iniezione di solfa.t{) di magnesio ; la bile B è costantemente a ssen te. Colecistografia col m etodo S.1ba· tin.i·Milani: non si mette in evidenza l'ombra della. cistifellea. Il complesso d ello esame orienta per un'al terazione a enrico dE-lle vie biliari (Cap. Bertolucci). Il pazien te fu consigliato a sot.toporsi all'operazione chirurgica, ma egli ri· fiutò con la speranza di guarire con cure mediche. Fu perciò dimesso con una licenza di convalescenza di un mese, ma. a lla. fine di dicembre fu ancora colpito da coliche ed allora ricoverò di nuovo in os pedale, reclamando però questa volta l'atto operativo, perchè i do lori, pur avendo g li stessi caratteri dei preced en t i, erano stat.i più forti, prevalentemente notturni. Non si è mai accorto di aver e messo calcoli con le feci. E. O. - n pazien te è di costituzione scheletrica regolare, ma notE-volmente d enutrit{), con ente di colorito su bittcrico e mucose visibili m olto pallide. Nulltl. ai polmoni; al cuore nessuna conscg uen~ d el pregresso reumatismo art.icola.re. L'addome ò di forma e d aspett.o not'rnali ; solo al quadrante infe riore destro s i osserva uuo. cicatrice lineare , lunga om. dieci circa, perpendicolare alla. linea spino-ombclicalo, n on pigmeutata, non adere nt-e ai tessuti sottost.a.nti, residuo d nlla subit.a app{'nuiceetomia. Alla palpazione l 'a.ddorn.e è trattabile, non d olente ; milza lie vemente ingrandita, fegato di volume nonnale. Lo. palpazione d el punto cistico risveglia JUodico d olore ; zona dolo rosa del Boas assente. Affondando le dita sotto il bord o costale d estro e facendo respira.re profon<larmmt.e l'infermo, si riesce qualche volta a palpar<> in corrispondenza de l punto cistico un corpicciuolo tondeggiantt', duro, liscio, tlclla g randcz7.a di un uovo di colombo, che segue i movimenti respi· ratori, sfugge sotto le dita ed è dolen te. Questo ri lie vo obbiettivo molto impor·


SU LLA COLELITIASI E SUL \ ' ALORE DIAùXOSTICO, ECC.

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tante non è ' però costante, perchè la palpazione profonda risveglia dolore e fa contrarre i muscoli delln parete addominale rendendo impossibtle la. delimitazione della twndazione. Esame dell'urina : D. 1014. R eaz. acida.. Albumina tmcce. Glucosio asS(' ntl'. Pigmt'nti biliari assenti. Sedimento : leucociti e cellule di s faldnmt>nto. Colesterincmia : lie vemente awnentata (2°{00). Bilintbinell\ia : nonna le. Azotemia: o,:n. Pressione al Pachon : Mx 135 .1\'ln. 70. Si vorrebbe ripetere la. prova. di l\fe lzer-Lyon e tentare la colccistogrofia con l'inie zione endovenosa. di tetrajodofe nolftale inu, ma il paziente si ritìuta ad ogni 11lte riore indugio e reclama l'atto O!)<'rati vo pE>r essere liberato cla.i !>·uoi dolori. I dati clinici ed i risultati negativi della pro va di Lyon e dt·lla. colecistografia, inducono a porre la diag11osi di colecistite calcosa. cronica con ostntzione del cistico, e poichè esistono nettamente le indicazioni upcrative, pt·ocedo allo intervento clùrurgico il 30 gennaio. Previa duplice ini('zione di cafft>ina., rachian('st.esin novocainica (egr. 12) positiva al dodicEs:mo spazio intervertebralc. Incis ione di K e hr. Aperto il pcritoneo, il margine anteriore del fegato sporge dalla. ferita per la posizione del paziente a base t.(Jracica rialzata da un sostegno posto sotto le ultime coste e si scorgo subito la cist,ife llea di colorito giallastro, tesa, non aderente ; alla palpazione si percepisce molto ispessit.a, dtuu e stipata di corpiccioli duri che la rendono simile ad un ben ripieno gozzo di pollo. Isolata a ccuratame nte k\ cavità addominale (.'On compresse, procedo alla colecistectomia dal fondo, incontrando molta difficoltà per formare il lembo sieroso a causa del notevole ispcssimento della parete . l'iel cistico trovo una tumefazione dura, lisci1,1., tesa, della gmnclez7.a eli un grosso cece, incastrata n el lume del dotto; è tul calcolo d1e occlude completamente il canale e non è spostabile in ncsstm senso. Isolo e lego iJ cist.ico in vicinanza del suo sbocco nel coledoco e lo asporto con. la cistifellea, dopo aver legato l'arteria cistica. Dopo essermi assicurato de ll'aSSC'oza di calcoli nell'epatico e n el coledo<'o, tiavvicino i lembi della sierosa con punti staccati di catgut, in m odo da ricopriro il moncone del cistico e il le tto de lla cistiiellra. D renaggio di gomma avvolto in garza ; ricostituziono della parete addominale. Ipodermoclisi glucosate con adrenalina ; bevande calde. Alla sera: temp. 37,5 - polso 76. 31 gennaio : temp. massima 37,8 - poi~ 78. Kessuna reazione peritoneale, minzione spontanea, qualche conato di vomito, non cefalea.. ll paziente è agitato eù a ccusa forte dolore alla spalla destra, che s i calma con applicazioni calde. Ipoderrnoclisi glucosa te con adrenalina.; bevande calde, iniezioni eccitanti, nes.<;wla somministrazione di morfina. Brodo, latte. l o febbraio : t.emp. 38 - polso 105, pieno, ritmico. Stato generale discreto, addome trattabile, vomito cessato, dolo re alla. spalla destra scomparso. Trattamento terapeutico come sopra. 2 fe bbraio : temp. massima 38,9 -polso 100. Nella notte il paziente ha. avuto forte dolore alla regione epatica. Lieve ittero delle congiw1tive. Diuresi aumentata. Esame delle urine: D= 1035. Reazione acida. Urea 5,57 %. Albumina presente ed abbondante. Pigmenti biliari ed urobilina presenti. Sedimento ! abbondanti urati; qualche cilindro jalino e pochi leucociti. Trattamento terapeutioo come sopra. 3 febbraio : temp. massima 38,8 - polso 88. Miglioramento accentuato. Nell'urina forte dimim1zione dell'alb•u:nina. e dei pigmenti biliari ed aumento di urea. Nella notte il malato ha avuto due scariche di feci ben formate o colorite. 4 febbraio : temp. massima 38,2 - polso 94. Si toglie il drenaggio di gomma. e si sostituisce con uno capillare di garza, poiché non si osserva nulla di anonnale ne lla. ferita. p,,~rgante. Alle basi del torace ottusità. con soffio bronchiale; espettorato muco-purolento abbondante. 5 jebbra.io : Si toglie definitivamente il drenaggio e si medica. a piatto. D paziente, apire tico, comincia a nutrirsi con oibi solidi.


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SOL I..A COLEL1TIA';I

T~

SUL VALORE DlAONOSTI CO, ECC.

6 febbraio : Si t olgono i punti di sutura: guarigione p ar prim.am. D a.lla fis t.ola. const•cutiva al drenAg,:tio gl'me scarsa qua ntità di bile e sierosità. Sintomi bronchiuli in comple to regres:;o . Nei giorni successiv i la fìst.olo. si chiude, ma. in q uattordicesim~ giornata si riapre per dR.re esito a ficarsa bile e a due punti di ca.tgut, prove nienti dalla sutum d t·l letto epatico tlt.. IJa cis i ifdif'n.. La. futola si va gradatamente rimpiccolendo, fìnc hò ;,i chiu<l" in mndo dt>fiuitivo dentro un m cS9 d.a.U'operazione. 11 2 1 mor:zo il pazi,·ntc , n on piit p<~.lliùo e subit terico, ma. roseo ed ingrossato, è inviu.Lo in licen za di conYalescenz.a d i sessanta giorni. Attualmente ha ripreso se rvi zio jn ottime condizioni di salute .

Esmne della cistifellea. e dei calcoli. -La cis~ifellea r.sportata misura l O centimetri eire,.., di hmghczz(l,, con una p a rete spe:>sa mm.. 8 cir~1, biancastra, dw-a, opaca. e ripiem1. ùi un liquitlo de-nso, fì l t~nte, grigio-verdostro sporco e di 17 calcoli leggeri, lisci, tondi, a lcuni \'t'rdastri, niLri gitllli, a i=~upe rficio di frattu ra raggiat.a

co11 un nuc:léo centr.\le nero. ll più g1·ande ché ostruiva il cistico è del vol ume di un g l'ORSO Cl'' Ce.

L 'e-same istologico de lltL pa. ri'te d<>llA. cist.ifcllca m ct.te in evidenza le tipiche lesioni d<-lla. colecist ite cronica. e eioè : mucoRa con vi llosità a super fice ir regolare, in molti tratti dist.rutta, con CPIIUI<:' epit.eliali io d t•genera.zione mucosa e con stroma conne tti"tl lo infì ltrato d<~ Ct·llult> rotonde ; muscoùtre, dissociata da numer ose e grosse connctt.iva.li, con zone di infiltrazione e vusi ispC'ssiti; s-iero.sa ispessit.n con vasi nunwrosi e circ:oml•tt.i d!\, inlìltritzionfl p~1rvi ce ll ulare . L'esame chimico e mic rvsco pico d ei culcoli li fil. rile vflro for mati di le ucioa, tirosina, biliverclino. ed in m inima. IMrLo tli colest~rina.

L'accesso cla ssico di colica bilhwe per colecistite, con o senza litiasi~ è ca.r atterizzato sopra tutto dal sintomo dolol'e, violento e subitaneo nella colica, lieve e eont inuo nelle crisi iuteraccessuali, cupo e grave nelle colecistiti croniche. Esso insorge spesso di notte, talora senz<L causa, in pieno benessere o dopo di:sorilini dietetici, preceduto o no da sofferenze gastriche; si irradia spesi'iO verilO la. Sl)a lla destra, è accompagnato da vomiti, talora da febbre e dfl, alterazioni del polso e dello stato generale; ra.ramont·e da itt.oro. A que;;t.o, obbiet.ti\ramcnte, si aggiunge dolora.bilità nel quadrante superiore destro dclLtddome, dolore nel punto cistico, dolore al dorso tra settima e undicesinm costa. a.ì lati della colonna vortebrale e talora pos~ibil.ili\. di palpare la. cistifellea tumefatta, plriforme, clastiea, liscia, dolonte, mobile negli atti rospiJ.·(ttori. Allora le cose sono abba.sta-nza chiare e la, diagnosi di colecistite è, se non facmssima, per lo meno molt-o possibile. l\1a. diver::~amente accade quando il processo colecistitico si manifesta ed evolve con sintorua.tologia dubbia, moltQ simile a quella gastro-duodenale, come nel nostro caso, in c:ui non si è mai avuta la ca r·att.eristica colica epa.tica·. Il paziente infatti r acconta di essere stato colpito da dolori all' ipocondrio destro, e verso l'epigastrio, con irra(lia.zioni alla, regione stemale, mai alla spalla e senza febbre, nè vomito, nè ittcro. I casi simili a. questo sono uumerosi ed è di fron~ ad essi che :;i refita perplcs::;i e si sente m.a.ggiorment.e il bisogno di una. eS<~tta di<1gnosi, prima di procedere all'intervento ; è per essi che sono di utilità somma la prova di 1\lelzer-Lyon e la colecistografia.. · La prova di Melzer-Lyon è un ·applicazione del sondaggio duodenale di Einhorn, che già di per sé stesso pnò avere importanza dia.guostica.. Per pràticare il sondaggio si fa deglutire a1 paziente una piccola oliva tnetallica a pareti perforate, che ra.ppresenta l'estremo di una sonda molle di mm. 3 di diametro e di m. l di lunghezza. D eglutita l'oliva, il maJato


Slll.LA COLELIT A'Sl F. Sl"L VALORE OlAGNOSTl CO, ECC.

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si corica sul fianco destro e dopo un tempo variabile da 20' ad un'ora., l'oliva penetra nel duodeno, come si può e si de>c controllare mdioscopiC.'tmente. Aspirando allora con una siringa, si ritira rlaUa sonda un liquido giallo-oro, vischioso, alcalino e che è un mist.o di bHe, di succo pa n crea ti co e di succo intestinale: è il liquido duodenale. L'esame di esso non ha una grande importanza per la. diagnosi differenziale tra ulcera duodenale o gast.rica, poichè la presenza di piccole quantità di sangue nelle due affezioni è molto incostante; ma se :;;i lava il duodeno con soluzione fisiologica e poi si ritira ancora il liquicio col sangue, questo re11erto è molto sintomatico per un neoplasmn del duodeno o delle vie biliari. Invece la presenza di molti leucociti nel sedimento centrifugato indica infia.m mnzione delle vie biliari. Per precisare la porzione malata delle vie biliari extraevatiche V. Lyon ha pensato di servirsi del sondaggio duodenale per applicare alla clinica le esperienze di l\Ielzer, il quale ha dimostrato che il solfnto di ma-gnesio, deposto sull'ampolla di Vater nei c~ni, rilai$cia. lo sfintere di Oditi ed eccita la contrazione della cistifellea. J)yon inietta nel dnodeno, per mezzo della sonda di Einhorn, cc. 3 25-50 di !<Oltlzione di solfato di magnesio al 25-30% e raecoglie la bile secreta i questa. da prima è chiara (bile A), poi scura, (bile B), poi di n uovo chiara (bile C). Lyon interpreta il fenomeno ammettendo elle le bili ..ti e C siano di origine extril-veseicolare e la B provenga dalla cil!tifellca. Se l'iuterpretazione del fenomeno è esa.tta, si <'Omprende facilmente l'importanza di questa proYa, che darebbe h~ p :Jssibilità. di det·ermiuare lo stato anatomico della mucosa della cistifellea, di conoscere la composizione del licptido in esso raccolto e di sapere se il cistico è permeal•ile o no, poichè, se è cbjuso, la bile B non può scolare. Disgraziatamente però se i {l~tti osservati da. Lyon sono reali ed inoppugnabili, l'interpretazione da lui da.ta. non è stata accettata da tutti e la prova è str~ta. oggetto di numeroso esperienze di controllo che hanno diviso il campo in cl'itici severi ed irriducibili da unn. parte ed in entusiastici sostenjtori dali 'altra. Tra gli avversari più fì.eri sta lo stesso Einhorn, il quale in unioue con Hemmeter, Alvarez, Meyer, Rusk ed altri, afterma. che il solfa.t.o di magnesio ha. non solo un'azione di escrezione della, bile vescicolare, ma anche un'azione di secrezione sul fegato, che produce bile più scura. l:iecondo essi la prova negativa non significherebbe esclusione della cistifellea, ma mancanza di reazione del fegato al solfn.to di magnesio e la bile B non verrebbe dalla vescicbetta, perchè: 10 1l cambiamento di colore della bile dalla. A alhl B non è istauta.neo come dovrebbe essere se la bile B venisse dalla cistifellea, ma aumenta gradatamente ; 2o La ripetizione della prova a breve distanza dà ugnnlmente la bile B, la quale non ha avuto il tempo ùi concentra-rsi nella cistifellea i 3o Se la prova si fa con soluzione di solfato di magnesio a concentrazione diversa, anche la bile B è diversamente concentrata; il che non dovrebbe essere, se la bile B venisse dal semplice vuotamento della vescicola. i 40 La prova f. positiva anche nei colecistectomizzati da pochi mesi;


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$ 1." LLA CQLELl'l' lAS l

E Sl"L \ ' ALORE DIAGNOSTICO, ECC.

50 I malati a p1·ova positiva, operati, hanno mostrato talora una cistifellea pi(>ua di pns vischioso e di muco, opplu·e una ostruzione del cistico . Ne concludono perciò che la prova. di Lyon può essere utile per il drenaggio terapeutico, non per la diabrnosi. Chahrol, H. Bernard e Gambillard hanno condotto importanti ricerche col sondaggio duodem\le rkercando in soggetti sani ed in soffcrenti epatici il contenuto in colesterina, sali e pigmenti biliari della bile raccolta nel duodeno e dosando nello stesso tempo la colesterina nel sangue. Essi non hanno trovato differenze apprezzabili nei malati dai normali, il che contrasta con le teorie cla~siche dell'eccesso di colesterina nel sangue e nella bile e della doficenza dei sali biliari per favorire la precipitazione della colesterina; queste ricerche stanno più per l'origine infettiva della litiasi. Discutendo poi il valore della prova di Melzer-Lyon, che dà la bile B anche nei colecistectomizzati, ritengono che la bile B proviene dalla cistifellea non quando è semplicemente scura, ma quando contiene :3-4 volte di più i prodotti disciolti nelle bili A e O. Per essi il sondaggio duodenale per la diagnosi di litin.si biliare d à. solo elementi di pl·esun.zione; sopratutto ha importanza l'analisi cito-batteriologica della bile e specialmente la presenza in essa d i albumina, leucociti e batteri. Al contrario Bronner, studiando il sondaggio duodenale nei malati e nei sani è venuto a conclusioni favorevoli per la prova di Lyon. :Mentre molti autori dicono che !a bile B manca nel 50 % degli individui normì•li, Bronner l'ha troYata in 7 su 8, mentre nei malati mancava nella, metà dei casi. I nsiste sulla necessità di u na buona tecnica iniettando lentamente cc. 3 50 di solfato d i magnesio al 50 % alla temperatura del corpo; quando la bile B si ha nei malati, ha grande importanza il suo esame citologico e specialmente la presenza di numerosi corpuscoli di pus. Feissly ha studiato sperimentalmente la questione della bile B, associando alla prova di Lyon la colecistografìa con tetrajodofenolftaleina, in modo da notare il comportamento della cistiiellea resa visibile, sotto l'azione del solfato di magnesio , e da poter dosare la quantità di jodio nelle tre bili A, B, O. Egli ha visto che la bile B contiene la massima quantità del jodio iniettato, r ispetto a quello contenuto nelle altre due bili e conclude per l'origine vescicolare di essa. H atziega.nu, Balitza recano argomenti ancor più dimostrativi a favore della prova di Lyon. Essi banno usato l'indaco-carminio, il quale si elimina sopratutto per il fegato, in modo che gr. 0,16 di esso si eliminano completamente per la bile sei-sette ore dopo l'iniezione. Sondando l'individuo dopo tale periodo di tempo, hanno ottenuto un succo duodenale privo d i sostanza colorante; iniettando allora solfato di magnesio, hanno ottenuto la bile B contenente indaco-carminio. È chiaro che se la bile B non provenisse dalla cistifellea, non dovt·ebbe contenere più colore. In queste esperienze 10 ammalati esenti da affezioni epatiche, banno sempre dato la bile B con indaco-carminio, mentre tre ammalati colecistectomizzati hanno fornito bile B senza colore, percbè tutta la bile seoreta durante le 6-7 ore di eliminazione dell'indaco-carminio è passata nel duodeno non potendo concentrarsi in riserva nella cistiiellea. Durand, Dimitresco e Maca-sdar, da parte loro, su 19 ammalati


SULLA COLELITIASI E SUL VALORE DIAONOSTICO, E CC.

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hanno notato un parallelismo incontestabile tra i risultati forniti d alla prova di Lyon e la colecistografia e controllati esatti all'intervento operatorio e concludono mostrando l'interesse di associare le due prove per completare la diagnosi. Alle stesse conclusioni vengono Yoshenori Tada e Kokichy Nakashima in seguito alle 1icerche sull'eliminazione per la bile di un colorante speciale, l'azo-r1tbina S. Interessanti e geniali sono poi le ricerche di Twao Matsuo, il quale in due malati ha fatto la prova di Melzer-Lyon durante l'interventooperatorio sulle vie biliari, in modo da controlla.re con la vista il comportamento della cistifellea. Ha visto cosi che questa, voluminosa e distesa, si vuotava sotto l'azione del solfato di magnesio, mentre dalla sonda di Einhorn defluiva la caratteristica bile B. Allora, per controllo, ha iniettato direttamente nella vescicola l'azorubina S. distendendola di nuovo; alla istillazione di altro solfato di magnesio la veRcicola si è vuotata di nuovo, mentre la sostanza colorante defluiva per la sonda duodenale. Queste esperienze sono abbastanza- decisive per dimostrare che il solfato di magnesio eccita il "-uotamento delle vie biliari e che la bile B proviene da vuotameuto della cistifellea, dove si è concentrata. Sebbene gli autori sopracitati non siano i soli pro e contro la prova di Lyou, in complesso si può dire che i fa,utori sono più numerosi dei detrattori e, quel che più conta, portano argomenti esperimentali più solidi di quelli degli avversari a sot:~tegno della loro tesi. Alla principale obbiezione che la bile B si ha anche in molt.i colecistectomizzati e che qnindi non può provenire dalla cistifellea, si risponde, e con ragione, che questo avviene in alcuni, ma. non in tutti i colecistectomizzati e che in essi è probabile che, per necessità di cose o per errori di tecnica., sia stato lasciato un breve moncone del cistico, il quale si dilata rapidamente ricostruendo una specie di nuova cistifellea, dove la bile può r accogliersi e concentrarsi. Altro mezzo diagnostico dimostratosi di grandissima importanza è la coleciswgrafia. È noto che i calcoli biliari per la loro composizione chimica più comune sono poco o nulla visibili alla semplice radiografia, sicchè casi di ombre positive di calcoli biliari Rono stati pubblicati come rarità. Era quindi naturale che sorgesse l'idea di sperimentare delle sostanze opache che, iniettate nel sangue, si eliminassero per la bile e quindi si concentrassero nella. cistifellea, permettendo di renderne visibili ai raggi X la forma, il volume e le eventuali ruodificazioni. Per primi nel 1 922 gli americani Gra.ham e Cole eReguirono diversi tentativi vani, perchè i prodotti usati o erano insufficienti o troppo tossici, lìnchè riuscirono allo scopo iniettando nelle vene lentamente, in 20'-30' la fenolftaleina tetrabromata. in ragione di gr. 0.10 per cbilogramma di peRo, con un mast~imo di gr. 6. Le radiografie furono fatte 8-24-32 ore dopo l'iniezione e dettero ombre ben nette in cistifellee normali, ma non in quelle patologiche; i risultati po~itivi furono del 95% e i disturbi tossici dati da,l sale iniettato furono leggeri e rari. Naturalmente le comunica?ioni dei due americani destarono il più gra.ndo interesse ed il metodo fu sottoposto a numerosi Rtudi ed esperimenti, allo scopo non solo di controllarne i risultati, ma anche di trovare 3 . Gior>oale di M ed·! cina M il!tare.


StJ L.L A COLELITIASI E SUL VALORE DIAGNOSTICO, ECC.

altre sostanze che permettessero una tecnica più facile e meno pericolosa. Cohen o RoberLs, in Inghilterra, hanno usato· il metodo di Graham ed hanno ottenuto le miglil)ri o roure eseguendo le radiografie tra. l •sa. e la 2..1n ora d<>ll 'iniezione della tetra.bromofeno!ita.leina.. Secondo essi per avere il risultato positivo è nccet~sario: 1° Cl1e il sale pOS!)a essere eliminato dal fegato; quindi nè cirrosi

nè cancro;

zo Che possa giungere alla cistifellea ; quindi non ostruzione del cistico; 3° Che possa. concentrarsi in essa per assorbimento da parte della mucosa; quindi nè fistole colecistogastri che o intestinali, uè colecistite cronimt.. Kei casi di ostruzione d<~l cistico per calcoli, adereuz.e o compr13ssione, i due a.utori iugle:>i non hanno rilevato ombre, oppure hanno avuto ombre lievi per riempimento iucom}Jleto. I dati così ottenuti sono stati controllati esatti nove volte su dieci all'atto operativo. Per impedire i poi'isibili e talora gravi fenomeni tossici della tetrabromo Arndorff e Black hanno impiegato la tetraclorofenolfta.leina: ma con esito negativo per il leggero peso specifico della. sostanza. Invece Einhorn: Stewart, R:yan, Wllltaker ed alLri banno adoperato la fenolftaleina tetra.jodata, che, mentre dà, om bre più nette percbè più opaca. per il maggiore peso molccol~tre dell"jodio, è meno tossica e può somministraJsi anche por via orale. Combinando questo metodo ~ol sondaggio duodenale e la prova di Lyon è possibile seguire tutti gli stati di riempimento e di evacuazione della eistifellea e le sue tmbe funzionali, ed i calcvli possono essere non solo sve!a.ti, ma anche loca.lizzati nel corpo, nel collo o nel cistico a seconda dei turbamenti, che apportano al vuotameuto della cistifellea. Baetzner, usando la tet.rajoilio, precisa moHo categoricamente i risultati di essa e le deduzioni diagnostiche, che possono farsi; secondo esso un'ombra vescicolare intensa bulica vescicola. sana, un'ombra poco netta, calcoli e nessuna ombra ostruzione del cistico. Più cauti e meno assoluti nelle loro conclusioni sono Wilkie e IllingworLh con 53 colecistograf1e alht tetrajodofenolita.leina, tutte controlIa.te con l'int.crYonto chu·urgico. Per essi l'ombra della cistifellea norma.le per densità e contorni può escludere un'affezione grave, ma non una lieve ler-;ione della, colecisti; non mettono però in dubbio che l'as,;euza dell'ombra della cistifellea,: quando la tecnica è corretta, indichi ostruzione del cist·i<'O oppure vescicola piena di calcoli. Poichè l"inior.ione endovenosa rl.i t,e trajodofcnolftaleina può dru·e disturbi seri e, secondo alcuni au tori, anche mortali, si è tentato di somministrare la sostanza, per via orale in capsule gelatinose. I risultati non sono sta t.i cattivi qu;mtun(}ne l'.il1iezioue endovenosa dia immagini radiograficlw più nette; ma dovendo nsa,ro la via orale, è preferibile il metodo italiano di Sahatini e 1\Iilani, che riassumo brevemente, non es::;endo mio còmpit.o entrare in parLicolarità. di tecnica ra diogra fica.


SUJ,LA COLE LITIAS I E SUL VALORE DIAGNOSTICO, ECC.

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Sabatini nello studio dell'eliminazione delle sostanze medi camentose at traverso il fega,to, ha notato che il bromo è eliminato con speciale elettività e si riscontra nella bile, e poichè esso è opaco ai raggi X, ne ha dedotto la possibilità di usare i sali di bromo per rendere opaca la bile e quindi radiologicamente ·visibile la cistifellea. P erciò in collaborazione col Milani ha sperimentato il metodo del bromuro di sodio per via ora.le ed ha ottenuto brillanti risultati nel 60 % degli inò.ividtù sani e nell'SO% nei malati di colecistite. In questi l'ombra è assente quando è chiuso il cistico. La semplicità della prova, la mancanza di pericoli ed i brillanti radiogrammi che se ne ottengono, purchè la tecnica sia scrupolosamente esa.tta, la rendono preferitbile a.lle altre; essa è stata adottata nel nostro caso, nel quale per alt.ro sarebbe stata praticata anche la prova della tetrajodofenolftaleina, se non fosse sta.ta rifiutata. d al paziente. In conclusione, i uumerosissimi studi sulla colecistografia, qua.l unque sia il m etodo adoperato per eseguirla, concordano nell'ammetterne la u tilità, che diviene anche maggiore se vi si associa la prova di Lyon. È d a notare poi il rilievo, concol'demente fat to e chirmgicamente con trollato, che quando l'ombra dolla cistifellea manca, si tra.tta quasi scmpro di occlusione del cistico o di totale riempimento calcoloso della cistifellea.. D i qui il valore del risultato negativo: quando in un malato a siutomatologia epatica incerta la prova di Lyon e la colecistografì.a sono negative, bisogna pensare alla occlusione del cistico e circoscrivere quindi l'n.ttenzione alle vie biliari, piuttosto che ad altri organi. K el nostro caso questo criterio ba servito bene; come si è già detto, la sintomatologia subbiettiva ed obbiettiva era molto va.ga con mancanza dell'attacco tipico di colica. epatica e con predominanti disturbi gastro -enterici. In tali casi si pensa facilmente a lesioni gastro-duodenali, apptmdic.olari, epatiche o renali e per localizzare la mala ttia e stabilirne la natura è neces:;ario eseguire metodicamente tutte le ricerche e procedere per esclusione. Agevolmente è sta.ta esclusa l'appendicite per ht sempli<:e r agione che il paziente era stato operato di appendicectomia. aU'età di undici anni; anche eventuali ulcere duodenali o gastriche, che più di ogni a ltra lesione rendono dubbia la diagnosi 1 sono state eliminate con appropriat i esami radiologici ; cosl pure la mancanza di fa.tti morbosi a carico d~ll 'apparato urina.r io, la negatività di rilievi radiologici e di alterazioni funzionali del rene hanno permes;;o di escludere possibili lesioni ren:t.li, siechè l'attenzione si Jocalizzava sempre più alle vie bilb.ri. Vi era poi un sintomo obbiett ivo di gra.nde importanza e cioè la palpaziono di nu corpicciuolo duro, mobile, dolente in conispondcnza del punto cistico; e!5so faceva pensare alla cistifellea, ma da solo non era suffieiente, poichè s i sa cl1e spe-sso t~le reperto palpatorio in veco di essere dato d alla cistif~llea ealcolosa, è dovuto a nodi di epiploito pericistica. Invece esso unito a lle due prove negative, che indicano occlusione del cistico, ~ra un segno prezioso e-d un elemento di più per porre la precisa dial!llOSi . Quale l'origine di questa colecistite calcolosa cronica ~ K on ri tengo opportuno in Qtlesta breve nota, diffondermi sulla .,tiologia e patogencsi della. colecistit-e, su cui si è discusso ampiamente nel 3oo Congrc:oso della.


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SULLA C'OLELI'fiASI E SUL \'ALORE DIAGNOSTICO, ECC.

Società Italiana di chirurgia (1923) in seduta comune con la Società di mediciul\. Ricorderò solo che oggi (- a.mmesso da tutt i che la colecil!t.ite è di origine infetti va e che l'infezione può invadere la cistifellea: a) per via ascendente, dal duodeno; b) per via discendente, dal fegato; c:) per "ia linfa ti ca.; d) per via ematica ; e) per contiguità diret.ta. Le più frequen ti sono la. sanguigna, la linfatica e la discendente dal fegato per mezzo di bile inietta: germi pa.togeni possono giungere al fegato col torrente portale provenienti dal tubo gastro-enterico e dalla milza e nel fegato, per la. nota funzione protettrice, vengono trattenuti e distrutti dalle cellule l:}pati cbe e dai fagociti; ma alcuni possono sfuggire e passare con la bile nella cist.ifellaa dove sosta.no e possono attecchire e svilupparsi . Questa, via d 'infezione spiega la frequenza ben nota della colecistite secondaria all'appendicite : poichè manca.no dirette connessioni linfatiche e sangtdgne fra. i due organi, la correlazione dell'iniezione di essi è ~piegata ammettendo che · nella maggior parte dei casi l'infezione dall'appendice raggiunga la cistifellea attraverso il circolo portale ed il fegato. A mio modesto a.vviso, la colecistite del nostro paziente deve a vere a ntto questa origine. Infat t.i nell' anamnesi, oltre all'appendicite soffor ta ad undici anni, troviamo malaria e reumatismo articolare, ma nessuna altra. malattia infettiva, elle potesse provocare una iniezione delle vie biliari. Credo che si poss~L agevolment-e ~scludere che la malaria. e il reum atismo abbiano prodotta la colecistite ed anche voleudolo ammettere, dobbiamo prima pensare che c'è stata una appendicite, di cui si conoscono le frequ enti conseguenze sulle vie hiliari. Ne può va.lere l'obbiezione che l'appendicite ::;i è manifes~ata a undici anni e la colelitiasi a ventotto; ò noto che molti casi di colelitiasi decorrono inosservati e si riscontrano solo incidentalmente al tavolo necroscopico, il che vuol dire che molte infezioni delle vie biliari possono svolgersi in silenzio, forse perchè in forma più o meno attenuata; è quindi più che probabile che nel nostro paziente si sia iniziata, dopo l'appendicite una infezione attenua.ta, lenta e subdola, che per molti anni non h a dato disturbi di sorta, ed ha causa.to lentamente la formazione di calcoli, finchè le peculiari condizioni della cistifellea e sopratutto l'ostruzione dol cistico h anno provocato la. sintomatologia cloltlrosa atipica. Per questa, secondo i più, i ca,lcoli e l'infiammazione parietale souo cause favorenti, ma non indispensabili; l'elemento fonda-mentale e determinante della colica risiede nella contrazione spasmodica della vesciclwtta. sotto l'influenza di una eccitazione n.normah! del sistema neuro-vegetativo, la quale nel nostro paziente dev-e essersi iniziata qmwdo il ci:>tieo è stato ostruito da un calcolo; di qui la manifestazione tardiY~1 d('i sintomi dolorosi. Dato lo stato d~lla cistifellea, non restava altro mezzo di CtU"a che l'intervento cl1irurgko. A questo proposito l'accordo perfetto non è ancora raggiunto tra i medici cd i chirurgi, ma l'incerta effica,cia delle cure mediche, i pericoli, a cui si espone l'organismo conservando a lungo uno sta.to infettivo nelle vio biliari ed i buoni ristùtati della cura chirw·gica, hanno prodotto una corrente fa.vorevole all'intervento crnento e prcc.oce. N'elle forme di colecist.ite non calcolosa, sono stati vantati buoni risultati col sondaggio duodeuale e l'instilla;r,ione di solfato di magnesio


~Ul.LA

COLE LITIASI E SUL \ "ALORE

DIAO~OSTIC.),

ECC.

145

a. scopo terapeutico, nell'intento cioè di drenare le vie biliari in modo da ovita.re il ristagno della bile inietta. Ma questo non basta per guarire l'infezione ed è inutile nella calcolosi, senza contare che il drenaggio terapeutico provoca, con la sua eccitazione, delle crisi epaticlle violente. In conclusione, o presto o tardi, bhwgna opera.re, ed è da !l>ugurarsi che in quest'ordine di idee vengano tutti i medici per evitare che i pazienti giungano all'operazione dopo inutili lunghe cw·e ed in condizioni sfavorev oli per le ripercussioni dannose che la lunga porsistenza dell'iniezione provoca sulla complessa funzione epatica e sull'orga. nismo in generale. Con l 'intervento precoce diminuisce la morta.l ità post-operatoria, che si rimprovera alla cura chirurgica e che invece dipende in gran pa,rte dal rita,rdato intervento, richiesto spesso per pazienti in età avanzata ed indeboliti da, lunghe sofierenze, oppure d 'urgenza per l'insorgere di complicazioni. Si è insomma nelle stesse condizioni de]J'appendicite; contro la cum chirurgica di questa fu obbiettata la mortalità post-operatoria. in contrapposto alle gua.rigioni spontanee; ma oggi non v 'è medico, il quale non a.mmetta cbe l'appendicite si deve operare sempre e subito; anzi si va delineando la tendenza più ardita, ma più giusta, che si debba operare sempre, senza limiti di tempo e Renza trincerarsi dietJ:o teorie di aspettative phì o meuo armate, che spesso si trasformano in interventi armati, quando i pazienti sono ridotti in condizioni tali che l'intervento, per lo più, non fa che affrettarne la. fine . .Anche per le colecistiti si deve arrivare all'intervento precoce : d'urgenza nelle forme acute settiche perforate e nell'empiema della cistifellea ; :-t freddo, ma precoce, nelle altre forme. L e cure pre-operat.orie debbono essere accurate: opportuni esami funzionali, cloruro di calcio negli itterici per tre giorni precedenti l 'operazione allo SCO}JO di prevenire le emoiTagio, dieta vegeta le. Non meno importanti sono le CUl'e post-operatorie perc!Jè lo shok post-operatorio è sempre notevole : bevande calde, rettoclisi, ipodcrmoclisi, glucosate e adrenalizzate, iniezioni eccitanti, alimentazione liquida, astensione dalla morfina. N ell'operazione le prime difficoltà soTgono fin dall'inci::;ione della parete addominale; i tagli proposti sono numerosi, e questo è segno che nessuno è ideale. Infatti è veramente difficile riunire i due coefficenti necessari, quello di aver molto spazio e quello di non eompromettere J.a, solidità della pa.rete COQ la sezione del muscolo retto di destra o dei nervi, da cni dipende il suo trofismo. Tra le tante incisioni la più preferita è quella. a baionetta di Kehr, perchè permet te di vedere bene la regione delle vie biliari. Sul trattamento della cistifellea m alata tutti sono concordi nel praticare la colecistectomia ; la colecistendisi e la colecistestomia hanno indicazioni limitatissime, la prima in qualche raro caso di calcolo colesterinico silenzioso ed asettico e la seconda quando in casi d 'urgenza e gravi non è possibile pra.ticare subitol'ectomia. Alla colecistectomia si associa il drenaggio delle vie profonde quando l 'infezione è in atto anche noi dotti epatico e coledoco e non è sufficiente il drenaggio n aturale per vincer la. L'asportazione della cistifellea può farsi comincia.odone l 'isolamento d al fondo coll'incisione della sierosa piit verso la vescichettu che verso il


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StiLLA COLELITIASI E SUL "ALOUJ:: DIAGNOSTICO, EGC.

fegato, in modo da avere due lembi sierosi, che servono poi a peritoneizzare il letto epatico della cistifellea. Giunti nel collo si incide circolarmente la sicrosa e si scolla dalla m uscola1·c; si riesce in tal modo ad isolare l'arteria cistica. ed il cistico che deve e~sere legato e cauterizzato il più che sia possibile vicino al dotto epato-coledoco, per evitare che un moncone residuo possa dilatarsi e rigenerare una nuova cistifellea, come è stato più volte constatato. Alcuni chirurgi sono partigiani della colecistectolnia retrograda, isolando cioè e legando il cistico e poi scollando la vescichetta dalla profvndità verso la superfice. ll metodo è elegante ed ha il va-ntaggio di evitare, in casi di pervietà del cistico il passaggio di calcoli nel coledoco, come può talora avvenire durante le manovre di scollamento della cistifellea dal fondo verso il collo; ma. non è a.pplicabile quando il cistico è nascosto da ispessimeuti iniìammatori e da aderenze, poichè in tal caso l'isolamento è difficile e non è improbabile la lesione dei dotti profondi e poco visibili. Qualunque sia il metodo di ectomia, si rendono indispensabili l'emostasi più a<:cmata, la legatw·a perfetta del moncone del cistico ed il suo a.fiondamento sot.to sieroso; si pone poi il drenaggio Rotto il letto dolla cistifellea fino al moucone del cistico. Molti chirurgi, americani e tedeschi Sllecialmcnte, praticano la chin::;ura, completa delle pareti (colecistectomia ideale} ed il metodo sarebbe veramente id~ale, come lo è la- chiusura per 1JTimam in tutte le OlJerazioni addominali, ma ba un gran numero di limitazioni e nep1mre i suoi sostenitori sanno darno indicazioni precise e numerose, tanto che il Payr, che è uno dei fautori, chiude completamente solo nel 10 % dei ca:>i. La colecistectomia ideale può adottarsi quando l'infezione sia spenta o molto a.ttenuata e non estesa ai dotti principali. Forse nel nostro l)aziente Sal'ebbe stata indicata, trattandosi di vecchh1. ualcolo:i cronica con occlusione del cistico e senza diffusione infiammatoria all'epatico ed al coledoco. Tutta~ria, non ho osato di farla e non ho avuto a pentirmene, perchè si è manifestata una fistola biliare, chiusasi in un mese circa. Se avossi sutLuato la parete senza drenaggio, il malato avrebbe corso il rischio di un coleperitoneo. b'b conclnsione: 1° Nelle colecistiti, specialmente in quelle a sintomatologia vaga, la colecistografia e la prova di Melzer-Lyon rappresentano due m ezzi diagnostici di sotnma importanza ed ancora pij:t preziosi se associati; 20 n loro risnltato negativo ha valore grandissimo, 'J)Oichè nella quasi totalità. dei casi indica una ostru7.ione del cL<stico e quindi nei casi dubbi orienta nettamente verso una lesioue delle vie biliari • 3° Nel praticarle è necessario attenersi scrupolosamente all'esattezza della tecnica. p er avere risultati attendibili; 40 La colecistite, calcolosa. o no~ deve essere operata e precoce~mente. IJe cure mediche possono essere praticate, ma nou protratte a lungo, se il loro esito è nullo. Le altemzioni delle vie biliari agiscono sempre sul fegilto su tutto l' organismo, il quale, a lungo andare, resta profondamente scosso e si presenta nelle condizioni J)iÙ sfavorevoli per sopport~~re e superare l'atto opera,torio, spesso richiesto tardivamente.

e


SULLA COLELITIASI E SUL '"AI.ORE DIAO~OSTlCO ,ECC.

147

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RIVISTA SINTETICA C LI ~ICA 1IEDICA GE~ERALE DE L L A R. UNIVERSITA DI TORINO

diretta dal prof. F. Mroaeu

LA SOLUBILlTÀ DELL' AClDO URICO E DEI SUOl SALI SECO:{DO LE NUOVE VEDUTE DELLA. CHIMICA. DEI COLLOIDI per il dott. Enrico Lombardi, capitano medico, assist{:lnte m ilitare. v . Noor<len venti anni fa, nel suo classico libro (l ), aveva. osservato come ~ià a i suoi tempi la letteratun1. sulla gotta fosse copiosissima, e come i migliori ricercatori dell'epoca, dopo aver, con ogni dilige nza, studiato ed illustrato la malattia ed espostine i mutevoli caratteri, inutilmente continuassero ad affaticarsi nella r icerca di teo•·ie che già fin da allora apparivano essere in contrasto con le fondamentali conoscenze chimiche o fLc;icho, concludeva melanconicamento con queste parole: «Es ist nicht selu- vorlockend, he ute etwas iiber die Theo1·ie der Gicht zu schreibeu. besonde1"R nicht in einem Buche, dn~ im wosflntlichen der Feststolltm~:"s von Ta.tsachen genidm et ist. Allen 'Ihcorien iiber Gicht ist es schlecht gega.ngen " · In qu01;to lwtgo frattempo le ricerche chimiche ed il materiale sperimentale raccoltosi sono nattu·almente molto aLUnentati, senza però che i punti fondamentali della questione siano definitivamente chiariti, sicchè anche recentemente Schit tenhelm (2) scriveva essere tuttora pericoloso a.ccettare una teoria. senza. molte riserve. Anche Lichtwitz (3) in un r ecenti;;;;imo studio, p w· lamentando che troppo si ;;crive sull'acido w-ico e troppo poco sulla gotta, conclude che l'acido Uiico, la sua solubilità. la ;;ua circolazione nel sangue e la s no. separ·a.zione negli orgarù rimane pw· sempl·e il punt.o cnpitale do! prob.lema dolln. gotta. Noi non e.-;porrcmo qui lavori e teorie sull'origine e sull'alterato ricambio nucleinico, .non discuteremo sulle cause della uriccrnia. se essa sia do\· uta alla esagerat a produzione di acido u1·ico o a una diminui te. o a. una alterata Uiicolisi. Non ci occuperemo cito delle condizioni di solubilitt\ dell'a.cido urico e dei suoi sali, che nella gotta possono sulit·e a valori llS!Xt.i più alti ili quelli dati da vere solu· zioni. La gotta !li può di ìa.tti con:;idorru·e come una sop1·asil.tw·azione del monow-ato sodico, il quale, in condizioni spociali. può rimanere disciolto nel p lasma in quantità assai sup01·iori alla nor·ma, per poi dar luogo alla formazione di precipitati e di speciali depos iti-i tnfi. Quest.a satm·azioue del plasma e le apparenti anomalie manifestate dal siero, come solvente, si possono in parte spieJ;rar·e colle leggi fisico-chimiche relativamente semplici della cornune solubilità.. Esse sono le stesse per il siero e per l'acqua. come lo dimostraJ·ono la conducibilit.l'1 e la pressione 01>111otica (flis e Paul, G11dzent, ecc.) ad esse però se ne ag[!itmgono altre. I~a singolarità del siero come solvente, non è già. dovuta al fatto che le comuni !oggi fis ico-chimiche non siano per esse valevoli, ma p iuttosto che a queste leggi se n e aggiurt.gono a ltre peculiari alla colloidochimica che valgono a chinrire ed a completare la spioga?:ione del fenomeno . Con~ide•·iamo dapprima. senza entrare in troppi particolari, la comune solu· bilità dell'ar~irlo w-ico e doglì ut·ati qualo es;;a. fu studiata ed illustrati da Bis e Paul (4) da Gudzent (5) o da Bechhof(l (6 ) e da altri per poi intrattenerci ampiamente nella parto più interessant.o dell'nrgomento : la forrnazione di soluzioni colloidnli dell'aciclo urico. quale venne illustrata da Scltade e dai suoi collaboratori. (l) C . v. Noordon, H. Handùuch dor Pathologie ùos Stot\\veoh$CI, Vol. Il, p a g . ISO. II F.:diz. Berli n l!l07. (2) SchittouMhu. TZ:IIn. 'Vochensch r. I. 713. (3) L. Lichtwitz_ Gi~hl in St•J llwcchoclkrankh~ltco hrs. v. pror. O. Her xhelmor B orltn, 1926. (4) Hls o Pl\nl - Zcit..-:clll'. r. phr.lol. Chcm ie. 31. (5) Gn•Iz,•nt - 13iochnul. Z<>lt-~~ hr. :!3. r.G. (1<1, 0.1. 89 - Zeitschr- f. klln, mcd. 32, 90, 1)9. (6) Hccltholcl e Zhlgf.,r - JJiochcoL Z<:ltscbt·. 64.


LA. SOLUBILITÀ DELL'ACIDO URICO E DEI SUOI SALI, E CC.

H9

L'acido urico, come è noto, è pochissimo solubile in acqua ed a conferma del fatto, riporteremo i dati di Paul ed His secondo i quali l'acido urico è solubile a 18o in 39480 parti di acqua e di G-tulzent, secondo le esperienze d el qnalo. esso è solubile a 37° in 15505 di acqua. ~folto più solubile è in alcali ed in basi organiche (etilamina, propila.mina, urotropina, piperazina, piperidina, ecc.). A spiegare la solubilità. dell'acido urico nell'organismo, Gudzent annette urta speciale importanza alla tautomeria che questo acido presenta. Vediamo in che cosa consiste questa ta.utomeria e prendiamone nn esempio, a tutti noto, de lla chimica organica, quale oi è dato dall'acido o dall'etere a.cetacetico. L'acido acetflcetico si scrive abitualmente nella sua forma chet.olica o chetonica. CH~. CO. CH2 • COOH, dove viene messo in evidenza il gruppo bivalente. - CO. CH2 • - E;;so però contiene anohe il gruppo enolico od ossidrilico, - C (OH): CH - nella for·rna CHi C (OH): CH. COOH. Analogamente l'acido urico e le w·eidi cicliche presentano spiccato i1 fenomeno della tautomeria dovuta al fatto che l'aggruppamento- CO. NH- caratteristico dei lattam.i, può, per migrazione dell'atomo di idr·ogeno, trasformarsi nell'aggwppamento - C. (OH)= N- caratteristico dei !attimi. La forma !attimi ca, per sostituzione dell'idrogeno ossidrilico, con metalli, dà luogo a sali. La più semplice di tale ureide è data dall'ossalilurea :

NH - CO>

cb-co

_ _ _ _-+

NH

(forma lattamica)

N-~

(OH)t - c/lòH> (formo. lattimica)

La forma lattimica. può avere funzione acida o va 8.J11Hmto sotto il nome di acido carbamico, Tale fatto si verifica pure per l'acido w·ico, in cui si ha una forma enolica. (lattimica.) con tre ossidrili (OH) ed una forma la.tta.mica con tre gruppi chetonici (CO). L a. forma. lattimica dell'ac ido w·ico permette di capirne la funzione acida, irt esso però due soli sono gli ossidrili sostituibili, per cui danno luogo a due sorie d i sali: i monourati od urati aci di. e i biurati, o urati neutri. Il biurato è dissocia.to in monoura.to ed idrato sodico che s i combina coll'acido carbonico sempre pre::.onte nei liquidi organici, per cui la sola forma cristallina do! san):!ue, como dimostrn 01ulzent, è il monoura.to: C5 H 3 N, 0 3 N~. G-ti.dzent ha pure dimo~tra.to che l'acido urico può f ormare 2 serie di sali primari che si distinguono per la loro solubilitt\ La. prima serie (sali a) in soluzione acquosa si trasforma subito in sali d ella seconda serie (sali b). I sali a hanno una solubilità ed unA. conducibilità specifica 33.4 % a 18° e 33,9 %a 37° maggiore dei loro isomeri d olla serie b. La causa. di questo cambiamento è dovuto probabilmente, como si è visto, acl una tra..c;forma?.ione inframolecolare che corri&-ponde alle due forme tautomere dell'acido (secondo E. J!'i-$ch er) per cui i sali a corrispondono alla forma latta.mica ed i sali b alla forma lattirnica. Le due formo tautomere sono reversibili e trasformabili una noll'Bitra : in ogni soluzione di acido urico esiste probabilmente un equilibrio fra le due forme: HN -

O =

C= O

N = C -

bl b!l - NH>

-+ (OH) C=O~---

HN-C-NH forma. latta.mica. sali a - uraw instabi le

(OH)

dIl tIl - NH) C=(OR)

N - C-N/' forma. lattimica. >ali b - ura.to stabile

Secondo Gudzent nel sangue, 100 co. conterrebbero sperimentalmente, mgr. 18.3 di monourato instabile che si trasformere bbe nella forma. stabile (lattimica.) la cui solubilità è solo di mgr. 8,3 iu cc. 100 Nol sangue circolante. però, non si deve ammettere che la forma. stabile e anche nella gotta non si trova l'urato sodico che in questa forma. In una serie di analisi (39 casi) l'A. trovò che il valore di solubilità. è oltrepa..<>sa.to del 5 % (mgr. in cc. 100 di san.g ue). È cosi dimostrato che nel sangue gottoso l'acido urico si presenta in soprasatura.zione o così si


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LA SOLHDILI T..\ DELL'ACIDO "t".Rl<.:O E DEl SUOI SALI, E CC.

spiegherebbe la possibilità d el deposito uri co noi tessuti, quando durant.e l' accesso gottoso, gli \ tmti assumonò la forma latt.imictl diffìciltnent.e solubile. Non è qtti il caso d i o.ddentn.trri nella questione !ìsico·chimica. della. solubilità gil\ prima. cot •le si d isso, illustrata da H.ùJ e Pcwl e ripresa colle nuove vedute accen· nnt;e, da G1trlzent. E,;!<e lla rmo ormai perso 1-'Tnn parte del loro pratico iut.eresse. Dal punto di vi:;ta fisico chimico furono molto bene illustrate dalt'H<iber (l) nella sua classi<:a. opera. dove chiunque può ritrovarvi ampi riferimenti.

* * * Gi1\ H is e Paul, RittPr, Wiener, TrcnkP?Ier. notarono che l'acido uri co facil· m ente dà luogo a soluzioni soprasahu·e.JJcch/wld e Zieglcr (2) nel lavoro eire ora. ri· feri remo, J·ipresentano con ma~r~tiore prerisione, le esperienze dei loro predece.ssori e st udiano questo fenomen o in pres~>nza di siero. Siccome i termini di « aaturaziont' • e ~ soprasaturazione '' (Sattigttng e Ubersattigung) hanno un preciso e ben definit<.> significato solo se riiorito a:;oluzioni acquose e furono finora applicate a tali soluzioni, gli A. por nou in!!<'llerare con.fnzioni, sperimentando nel loro caso con soluzioni colloida li (siero}, propongono una nuova nomenclatlll'a: FiUlung e 'iiberjt'i.llung. Xoi. pure accettando ta le nomen<.:latura, impi egheremo nella nostra trattazione, pur bredtù, i termini d i satuTa'l.ione e soprasatlu·azione. P er le esperienze di sopJ·asàtw·azione . Beclthold opera nel seguente modo : in un reripi<'nte di vetro di J ena. ossl'r·,·arldo tutte le cautele necessarie in tale genere di operazioni, che per qttanto semplici, JHU'O richk-dono molta accuratezza e la rnllssima procisioJae. si pone lmo strato Ji acido udco e poi siero di bue, s i digerisce a 37° per u11'ora, si Hl tra dalla JHHte indisciolta a 37° o si ottiene un filtrat.o trasparente snnza traccio di acido mico e di 1.u·ati. Da questo filtrato, lasciato 24 ore a 37° . si separa un copioso precipit.ato. 11 precipitnto è formato da cristalli aghiformi e da ma,<;.~e an'lol'fe di ac·ido urico: solo quando il pr·ecipitat.o si raccolga e si ricristallizzi dà luogo ai soliti not.i cristAlli a tavole romboidali di acido urico, una piccola parte di taio deposito è cost.itu ita da urato sodico. Operando con speciali cautele si r iesce a mantenere soluzioni soprasature fino a 48 ore senza avere formazione di precipitato. .. l li miti di conC"entrazione dentt·o i quali il siero si lascia soprasaturare (l.ì berful· lung) a 370 è l :1200 l :1000 (in ciìra tonda l :l Hl O). meat.re la ,;atmazione (FiU!ung), <'ioè la concent.ra·zione per la quale l'acido •u·ico rimane praticamente disciolto in siero senza <Ìnl' luo~o a precipitazioni, ènotevoltuente inferiore l :1925 (in ci[ra ton· c.Ia l :2000). Alt1·e espcrionzo vennero fatte sciogliendo in siero monourato sodico; per esso 11 011 si notò fenomeno di sopru.<;aturaziono. la saturazione a 37° ò l :40000, cioe es:<o è 20 volte rnc, no soluhil<' c ho l'acido m·ico. H aduniamo qui i vari dati della solubilitìt ottenuti dai diver>;i autori: His e Pau l trovaronv per la solubilità. in acqua. a 18° valori di l: 15.000; Gudzent a :no l: 3~).500 . Oli urati in acqua hanno una solubilità diversa, come già abbiamo visto. secondo cho s i t.ratta d ella forma lattam ica o lattunica: a 37° ln forma lattamica. (instabi le) si scioglie n e lle proporzioni di l: 710, la forma lattÌllÙ· ca (stnbilo), l : 469, il m.i,;cnJ:(Iio delle due forme tautomere si scioglie n elle proporzioni di l: 665 (Oudzertt). Altrimenti vanno le coso in siero; per l'acido \lJ·i co. come si è visto !<opra il siero si lanC'ia saturare nelle proporzioni di l : 1!)2:3 e soprnsaturare n elle proporzioni di l : 1200, fino ad l : 1100 (media. 1100). Da ciò si vede come l 'a<:ido u r·ico sia in s iero 20 volte più solubile che in ac·(Itta, invece il monourat.o sodico, miscuglio della forma latta.mica. e !atti· mica. ha. in siero, valori di solubili tù. \Jguali ad l : 40.000, cio è esso è 20 ,·o lte meno soln bile dell'arido urico . Il monoumto soclico è 60 volte meno s o lubile in sic,ro cho in acqua. Da ciò si vede come la solubilità dell'acido e dei suoi sn li abbia un comportamento opposto nell'acqua e nel siero. A spiega re questo fatto, facciamo qui a lcuno osservazioni che saranno chiarite, {l) fl <lbcr. Physilk. Chemie clcr Zrlle u. Oewebe, pag. 115. JZO, III edizione 191' 1. (2) l3cchholt u. Zlcglcr. \'or·stuùlcu Qber Glcht. IJiocl•em. Zeils,·hr. 2o (1909), pag. 189·284.


LA SOLUBILITA DELL'ACIDO CRICO E DEI SUO I !'<ALI, ECC.

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in parte, da quant.o diremo in seguito. L a dinùnuita solubilità d ell' u.rato monoso. dico, in siero, rispetto all'acqua, sta perfettamente in accordo con le lcf!gi fisicochimiche. Essa è la. conseguenza necessaria del contenuto del siero in clormo sodico, anzi i valori osservati corrispondono quasi quantitativamente ai valori calcolati :n base al cloruro d i sodio presente (Ottdzent). Con ciò non è per6 esaurito il p roblema della solubilità. dell'acido urico come il Gudzent pensava. Come osser· vano Bechhold e Ziegler, se invece di urati, sciogliamo in siero dell' acido urico, arriveremo pur sempre alla formazione finale di mato monosodico con valori di solubilità. assolutamente diverse dai primi. L e ricerche di Schade portano un pò di luce nella questione e danno un'altra soluzione dell' intricato problema. Se si scioglie acido urico in un m ezzo contenente alcali (siero), n on si ha formazione di monourato, come (hldze-nt e Bechholdpensano. ma bensi di una. sostanza colloidale intermedia ; la cui soluzione è soggetta a lep:gi affatto speciali. mentre a. spiep:a.re la. solubilità degli un1.ti valgono le comuni leggi fisico chimiche. Tali considerazioni spiegano anche lo st1:1to di saturazione (l!\illung) e sopr asaturazioni (UberfiiUung) in cui i colloidi del siero hanno lilla parte attiva. Tra la soluzione dell'acido urico e dei suoi sali vi è una differenza fondamenta le se si parte dell'acido urico e si scioglie tale sostanza in siero, si ha formazione d i un colloide ; se si par te dal monourato sodi co si verifica semplicemente una vera e propr ia. soluzione (secondo Kohler anhe in questo caso, sperimentando adeguatamente, hatmo luo!!O soluzi01ù colloidali). Ritomando al lavoro d i Be<:-hhol(l e Z iegler, ricorderemo le esperienze da loro

fatte &!!giungendo sostanze a soluzioni di acido urico e di urati (~<ature e soprasature). le quali ne impediscono o ne favor iscono la. precipitazione. Preparata lma certa quantità di siero satura o soprasatura. con acido urico. se ne riempie 1ma serie di provette, ciascuna. con cc. 5 ; in queste provette si versa la sostanza d a. studi are : a) le prime esperienze furono fatte aggitmgendo q uantitl\ crescenti di acqua o di soluzione fisiologica (saturate entrambi con acido urico). Essendo l'acido urico 8 volte meno solubile in acqua e 14 volte meno solubile in soluzione fis iologica. che i n siero, ci si sarebbe potuto attendere da ques te ap:ginnte una precipitazione d i acido urico: si osservò invece precisamente l'opposto. L'aumentata solubilità dell'acido urico in siero sarebbe perci6 dovuta, secondo B echhold ad ad<;orbimento per parte dei colloidi presenti e non ad tma vera e propria soluzione.

b) i nfluenza di H ·ioni e OH- ioni. Nella lettcr atma si trova spesso l'affermazione che l'acido urico si scioglie pit1 facilmente in acido cloridrico che in acqua. H i8 e Pc~ttl dimostrarono il contrario : cioè, che con aJ!giunta di acido cloridrico, diminuisce la solubilità. dell'acido urico in soluzione acquosa. Naturalmente questa afformaz.ione ha. nulla da. vedere colla solubilità d ell'acido urico nel siet·o dove si dimostra che sia Ho (in forma. d i H Cl) che OH' (in forma di NaOH) impediscono o diminuiscono la precipitabilità dell'acido urico da soluzioni seriche : analoga azione si riscontra per l'urato sodico. c) influenza di sali. P a.rmenti interessanti, per le conseguenze terapeutiche che se ne possono dedurre, sono le esperienze fatt.e da B echhol<t e Ziegler con a.ggtmta di sali inorganici a soluzioni seri che sature e soprasature di acido mico e d i urati. D a tali numerose esperienze, fa.tte essenziabnente con cloruri e carbonati di K , Ka,NH40 Lì,Ca, si p ossono t rarre le seguen ti cousfgtien7e: I cationi monovalenti N a e NH4 favoriscono la precipitazione di soluzione di acido urico in siero, K e Li la inibiscono. Fra i cationi bivalenti Mg favorisce, Ca inibisce la p recipitazione. P iit complessa. è l'influenza degli anioni che si può schematizzare presso a poco cosi:

inibidiscono HC03 > Cl > Br> I> C03 > S04 favoriscono. L'azione sugli urat i è la stessa, solamente meno spiccata. N!3lla letteratura sulla gotta si parla spesso di contenuto in aC'ido urico seu?.a che v enga definito che veramente si tratti di acido urico o di urati. La questione è ben d i,•ersa. se si pensa all'enorme differenza òi solubilità che prellenta il siero di fronte a ll'acido o ai suoi sali, poichè mentre il siero può contenere, da quanto


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LA SOLUBILITA Dl':LL'A CIOO C IUCO È OEI SUOI S ALI, ECC.

si v lde pret'edl.'n tem ente, sino a 0,5 °/oo (mgr. ~00 per litt•o), non puo mvec·e contenere che minime traccio di urati (25 mgr, per litro). D'altra parte da analisi di tofi e per altre ragioni che vedremo in se,l !uito, si deve concludere che l'addo UJ:ico n el simgue è, per la massima parte, contenuto in forma di ura.ti (a 370 pe.I (HO) = 3.10-8 l'acido è appeua. al 2 % (Hendereon e Spi ro) rispetto al suo sale. Dalle ~erienze, precedentemente citate, fatte con a)!giunta di varie sostanze a. soluzione di a c ido urico in siero, Bechhold e Z iegler cercano il fondamento sperimentale alle varie indicazioni terapeutiche proposte pe1· la gotta. Queste conseguenze sono unilo.ternli p erchè prendono solo in considerazione 1.U18. parte del problema: la solubilità d e ll' a cido urico e d ei suoi sali, mentre molte sostanze hanno il fondamento del loro imp iego t e rap outico sia perchè a.'[iscono direttamente su l ricambio purinico, oppure perchè (Atophan) a giscono sui reni e sui tessuti. L e conseguetYle torapeutiehe che se}{uono, si riferiscono solo alle esperienze sopra citate. Abbiamo visto c he rnalj..rrado che l'acido urico sia. meno solubile in acqua o in soluzione fisiologica che in sioro, si può diluire il siero 40 volte con acqua senza che per ciò si separi a cido urico, Lo stesso ai dica per gli ura.ti. Questa è la base fondamentale, a parte l' influenza dovuta ai singoli ioni, della cura di acque : Beclthol<l non consiglia. dal s uo pnnto di vistt\, le a.cque alcalino, poichè NaOH aumenta la precipitabiJità de ll'acido urico. P e r quanto riguarda la temp ia, assai più chiaro risulta l'impiego dei solventurici : K, )[g. e Li, ed esso concorda perfettamente coi ris ultati sperimentali ott~i nuti dal B od1hold; il litio inoltre avrebbe anc.he un'aziono diretta. sul ricambio purinico. ll K e Mg sono contenuti in quantit.1\ notevoli nello piante, donde l'impiego d e!Ja diet1~ vegetariana nolla gotta. Alla presenza. di l\Ig, secondo i nostri autori. è pure da ridursi l'uso dello a cque pmgative. D ai prOI.'OOenti 1·isultat.i si sa che N a.. 11/...H. ostacolano la separazione dell'acido urico e da ciò si avrebbe la ra~ione della prescrizione della dieta carnea., n ella gotW., l t\ q\lnlo non solo dove esscro bauclit.a. por il lino Nntenqto in sost.a.nze puriniche. ma anche per il suo contonuto inalbuminoidi, di cui NH, è il prodotto d el m etabolismo fu1ale .

• •• I lavori d cJlo ScharZe forni :scono nuovi. fatti e dànno nuovi chin1·imenti Rul la. fonna..:ione de ll'acido urico collo idale e sul problema della soprasaturazione e d ella precipitazione di tale acido e dei suoi sali. Il problema tmttato dallo Scluule (l) ha per argomonto la serarozionc dell'acido urico dolle sne solu7.ioni soprasature. e la formaz io110 di'Ilo stato colloidttle che di queste soprliiSfttu,·azioni è conseg'11enza_ La formazione di quosti colloidi in termed i. in condizioni Jl"I'OJlizie, può dar luogo a conaulazioni in fonna. di v~>re o proprie gelatine. Dal 1914 in poi i diYersi studiosi d l'lln I?Ott.a hanno preso , -arie p osiz ioni di fronte a tali fnt.ti nuovi m essi in vist.a. dal lo Schade e dai s uoi c ollaboratori. B ecllhold, Umber, ,1JinJ:owscki, Brugsch ecc. annettono aù essi una _grando importanza por la questione della. gotta.l\Iinkowscki scriveva: • non si può dire per ora quale sitmificato possano avere questi fatti per la. patologia d ollt~ gotta. Ad og1ù modo essi ltmmo w1a grande importanza. e pongono nuovan1ento in quest.ione tutto ciò che fin ora fu detto sulle condizioni di solu· biliti~. trasporto, separazione d ei composti d e ll'acido urico nell'organismo •. lin alLro gruppo di ricercatori neu:a a questo ricerche ogni p ratico significato e prende uno. posi7.ione not.tamonte polemica, (Lichtwitz, Gwlzcnt, Kohler ). P er quanto intero.<>."a.11ti ed importanti siano le e.<;perienze dello Scha.de, e.<Jpe· rienze e COilcl usioni che n oi cercheremo in pa1·te d i o;;;porre, pure esse non riescono a clnre una sicura dimostmzione d e llo stato colloidale d olio sne • soluzioni di a cido urico n, conte l'A. vorrebbe. Difatti, indipond on temente dal la presenza di gocce

Il ) Il. S<'harl~ ~ B. no l en ·ilb~r d!e Anomalie der IInr n$nlirdo;lichl•cit. Zcltsobr. t . pby~iol. Chcmiu ~. ;, .19•:1) 11ng 3H.:I,CI. H . " •·h·•olo. llk phr· ikochcmischo Gcs·,tz m'i~sigkelt~Jn dl'S HMnsa tlr.:kollolds ccc. Zcltscln. f. klin. )lr.-olil.iu. fl3 png. H~.

Barkan. llioclu: 1n. /.dt>c:-hr. 1~0.


LA St' I.t:BILlT~ DELL'ACIDO UlUCO E DEI SUOI SALl, ECC.

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che l'A. interpreta come una specie di colloide di emulsione ed a parte la tendenza che hanno le« soluzioni di acido urico" a dar luogo alla formazione di geli, all'A. non riuscì di dare una prova diretta (né colla opalescenza, né coll'ultramicroscopio,

u é col vi~>cosimetro, eco.) dello stato colloidale delle sue « liOiuz-wni » Vedremo

nel decorso della nostra '*>-posizione come risulti dai suoi lavori la convinzione di avere a fare con soluzioni che, con ogni probabilità, sono vere emulsioni, però ripetiamolo ancora una. volta, di ciò manca. finora la prova sicura.. Ciò non giustifica affatto molte critiche leggere e superficiali che vennero mosse all'A., mentre invece giustifica pienamente la grande importanza che a tali studi attribuirono, come abbiamo visto, scienziati come v. Noorden, Minkowski ed altri. Già fin dal 1841 LVpowitz aveva osservato Ia facilit·iL che ha l'acido mico di passare in soluzione in presenza di carbonato di litio. Facondo twa soluzione di circa l'l % di carbonato di litio in acqua bollente, si t·iesce ad ottenere una-solu:t,ione di urato di litio di circa. 4 %- Questa osservazione vew1e più tardi confermata dav. Schilting. Schade, partendo appunto da questa esperienza e servendosi di sali di litio, riuscì a confermare pienamente le osservazioni doi suoi p1·ecedessori. Variando comunque la quantità di litio (LiOH), si trova sempre che le proporzioni dellitio o dell'acido urico coiTispondono con approssimazione a concentrazioni di l : l. Tale fatto farebbe pensare ad una vera e propria formazione di un sale : l'ipotesi saJ·Abbe conformata da analisi che dànno l'alcali e l'acido in quantità molari. Vedremo in seguito che le cose non sono così somplici, come da questa osse1·vazione appare, o come si abbiano forti ragioni per scartare l'ipot,esi di un semplice composto chimico. Senza per ora preoccuparci di tali questioni, tratteremo, da questo nuovo punto di vista, dell'acido urico e dei suoi sali. Se si opera con qualche cautela, facilmente si riescono a ottenere soluzioni di urato litico a 4,1 % a 37o, mentre la vera solubilità di tale sale a 37o è di 0,276 % · Ciò ci fa pensare fin d'ora che in questo caso non abbiamo a fare con una vera soluzione. Partito da. questa esperienza, Schade, per meglio studiare le condizioni sperim entali della formazione di tali composti, preparò una serie di urati servendosi di LiOR; NaOH; KOH; NH, OR. Anche i cationi bivalenti si comportano analogamente e sì ottengono soluzioni soprasature con ich·ossidi di Ca, Sr, Ba. Perfino l'idrossido di folTo trivalente può dar luogo alla formazione di tm urato. Per ottenere queste soluzioni soprasature, è necessario che si verifichino condizioni sperimentali adatte : queste condizioni sono che l'acido urico si trovi disciolto nell'acqua in presenza di alcali, in modo che l'acido venga sempre neutralizzato, senza che la soluziohe stessa reagisca alcalina. Per risolvere questo problema, si p ongono in un recipiente gr. l di acido urico in cc. 20 di acqua bollente (como indicatore di una eventuale reazione alcalina si mette nella. soluzione tma goccia di fenolftaleina) continuando a scaldare ed a agitare, si lascia cadere l'alcali quasi goccia a goccia (soluzione 0,1 n di Na.OH, KOH, NH, OH, LiOH). L'alcali, in tal modo, neutralizza l'acido urico che man mano si scioglie, ma non dà luogo ad una soluzione fortemente alcalina : nuovo acido urico passa sempre in Roluzione fino a dare una soluzione soprasatura, completamente trasparente, neutra o legf!ermente acida ( l gr. di acido urico. richiede circa 62 cc. di soluzione O. l n di NaOH). Ponendo tale soluzione in acqua g hiacciata, si ottiene, in pochi minuti, una completa gelatinizzazione del colloide. Geli al l % si ottengono facilmente. Qua nto più cautamente avviene la neutralizzazìone, tanto più facilmente si hanno soluzioni soprasature (fino a. 1,9 % di urato sodìco, 2,0 %di urato potussico, 5,0 % di urato di litio e finalmente fino al lO % di urato di piperazìna). D al punto di vista medico, l'lll'ato sodico è il più importante per cui le ricerche furono fatte con questo urato e con urato potassi co (in genere soluzioni aU' l %>· Quest'ultimo dà luogo formazioni d.i collidi pitt stabili, piì.t adatti per misure fisico -chimiche. Le soluzioni ottenute a questo modo, col diminuire della tempera· tura, dimostrano un regresso della loro solubilità, tuttavia esso rimangono chiare e limpide e solo per l'intervento di speciali procedimenti, passano allo stato di gelo. Preparati ottenuti partendo da LiC01 , LiOH, già d~), so, a temperatura ambiente, senza aggiunta alcuna, dànno luogo a formazione di geli. Causa di formazione di geli sono: l'aggiunta di sali (cloruri e solfati), aggiunta di alcool, e raffreddamento. Quest'ultimo non è necessario che sia molto intenso e quando le soluzimù siano contenute in provette adatte (provette sottili di pochi


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LA. SOJ.UBll.IT1 DELL'ACIOn vRICO E DEI SUOI SALI, ECC.

millimetri di diametro) basta elle siano poste nell'acqua corrente delle coo.duttw·a, pe1· aversi in pochi minut.i una mn.;;!la gelatinosa, vitrea, trasparente e consistente, per CLIÌ si può capovul)!ere la provotta senza che es.'la si stacchi. In tale mas.-;a non si. possono dimostrare c1·istalli nè macroscopicamente nè microl:>copicn.monte. La consistenza di geli all'l% è molle come gelatina : geli di litio nwlvo concont.ru.ti (i> %>:;ono <.lut·i cvme uovo sodo. La struttura dei colloidi così ottenuti è quella di comuni geli, quali si ha per la gelatina e per l'ac ido sili.cico. Coll'aumento del raffreddamento, col rallentamonto della neutn.tlizzazione e per a lt,re cause, invece di tali tipici geli omogenei vetrosi. si osserva, gi,l. con pi<:colo ingrandimento, una. fine polverizzazione con doi puntini n ella ma.-;sa : qltcsti punti. confiuendo, danno luo_!!o a formazione di piccole gocce, che, ingrandendosi. possono anche Ta~giungere il volume di molti globul i ros:>i, :!\Iacroscopicamonte ~i o~seeva un intorbidamento che va man mano crescendo. Questo intorbid•u·si è causato da un progretssìvo cambiamento dei goli che poi si vanno raggrinzando e dà.nno luogo a fuoruscita di liq\tido ed a formazione di ammn.'Jsi amorfi cJ.e :si tras[orrua.no ulteriormente in cristalli più o meno ben conformati. La maggioro o minore stabilità dol colloide è funzione della. concentrazione iniziale degli · UJ'ati : urati molto concentrati di litio dà.nno luogo a gelatine che si conservano ltmgo tempo senza alcnn raggrinzamento e senza sediro.enta.zioni (fulO a 5 m esi). Concentrazioni deboli e raffreddamento intenso dà.nno luogo a rapidl\ trasformazione dei geli . Lo stndio accurato di que.<;ti geli ci dimostra. che essi sono composti di f!Occe di varia grandezza e questa pad;icolarità è una nuova conferma dellateoria.dello stat.o colloidale di tali urati. La grandezza delle gocce dipende principalmente dalla. velocità. colla. q uale avviene il processo dì f<elatifìcazione; processi rapidi danno luogo a gocce fiuis!-lime, la lenta formazione produce gocce più grandi. So il processo di preparazione si protrae per gion1i, la separazione non è più uniforme e regolare, ma. si ottengono !tlllmi:I.'>Si gtossolaui (.sfe·roliti) che prendono il loro punto di partenza da piccole impurit.à.: pezzetti di vetw, lanfl. e simili che sono presenti nelle soluzioni . Praticamente si possono otteuem _gocce di varie ,:rrandezze Jlartondo da soluzioni di acido m·ico JH'O]Htrat.o come a l solito. posto in 4 provette (in ciasctma cc.5), ancora caldo, viene adtlizio r1ato quantit.à. variabili da. 0,0 a O, l a 0,5 cc. di una soluzione concentro,ta di N aCl. Mentre n olla. prirna provetta non si ha. a.loun precipi· tato, le a ltre most.rano forma.:done di gelatina con gocce di grandezza cre.~cente. Se parecchie di quostegocce confluiscono, avviene la formazione di grosse concrezioni tonderqòanti. di struttura radinlo criostallina. allo quali si è di già accerUlato, e che Sclwde chiama «sjerotìti». La formn,zione di questi sferoliti però av-viene bene quando w1a solu1.iono preparata. conlt'l precoclentemente, si lascia. venire lentamente & temperatura ambiente. senza aJ({,(iunta eli sortit. Si verifica per l'acido mi co. allo stato colloida le, un fatto analogo a quello che si osserva per Je sostanze allo stato cristallino . Si sa che si ottengoao cristalli di varia grandezza secondo la velocità con cui avviene il p rocesso di cristallizzazione ; la stessa regolarità di co,npot·tamento si verifica per la formttzione delle gocce nell'acido urico collodale.

* * * Da qnanto abbiamo tlott.o. la st.rnttum. fisica di qnesti uro.ti appare abba.«tanza chiara : non nltrettltnto po,:;siamo dire dl'lla natura chimica di quest.i com~>osti. L ' ipotesi pit1 sempliM e più nat.untlo sA,robho che a queste sostanze colloidali form.at.esi dallo scio!:!li<'rsi in acqua di nn aciclo in presenza eli un alcali. si dovesse attri · buiro la composizione di sali. Infatt.i. come g ià, abbiamo accennato, la quautità di alcali ri chio:<ta per sciogliere l'anicio mico è 11.ppro:>simativarnente equimolecolaro e corrispondorobho stochiochimicn.monto al la formazione di un nrato. P erò alcune particoln,rità. messo in riliovo d allo SchPcle e dt~ o.lt-l'i, proscntato da questi COlllJ)Osti, e la oom;Josiziono in.costanto dei cosi dott i '' qu'ldriurati »( l), che analiti· (l) 1\'('1\'li e•crctnoutl rle~tl ucrelll e del !!Cl'll()Htl o nel .-ccllrncnto lnterlzlo fnrono descritti co•i<lett.l qnudrim·nti. ~tutllati 1'\!C<Jiitemento dn Hing<'r· e K•>hler. Nulla ò no•~rtato dulia IMo cn1ftll<>SI41ouc, so si tratta di rluui<)Q\l d.l (lue molccol" tU n.cido udc·• " <li mi•cngli o <Il soluzion i solide.


LA SOLUBILITÀ DELL'ACIDO URICO E DEI SUOI SALT, E CC.

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ca.mente si presentano quali composti variabili di alcali e di acido mico, porterebbero piuttosto, con probabilità., a credere che ivi si tratti di composti tli t\dsorbimento, analogamente a. quanto avviene per i geli dell'acido si licico, così bon studia ti e chiariti da van Bemmeln. L'acido s ilicico, sotto l'influenza di metalli alcalini, ha tendenza a formare soluzioni colloidali e a.d adsorbire indeterminate condizioni sperimentali, le stesse quantità di alcali, in modo da simulare, veri e propri composti chimici, di determinati rapporti stochiometrici. Nella nostra esposizione abbiamo fino ad orn, parlato di tt acido urico » intendon· do con ciò il prodotto di soluzione dell'acido uri co cristallizzato in soluzione acquosa, in pre.-senza di alcali, senza ben definire se ciò che è contenuto in tali soluzioni o nei geli che ne risultano sia veramente acido urico, un sale o quale o,ltro composto. Scluuie preparò e studiò anche il vero acido urico in si~nifìcato proprio. Egli parte da. 1.lll.a. soluzione all' l o/o ottenuta sciogliendo gr. l di acido urico cristallizzato in cc. 62 di liDa soluzione O, l n di NaOH, nel modo solito, portando a cc. 100 con acqua distillata, poi scornponendolo con molte cautele per mozzo di un acido (solCorico, acetico, e anche cloridrico), spostando infine l'acido m·ico per mezzo di cloruro sodico « Aussalzung ». Si ottiene così il vero o pi'OJn·io acido lU'ico sotto forma. d i una tipica gelatina che si conserva bene fJer alcuni giomi. Se all'acido così o t · tenuto, aggiungiamo acido cloridrico, si ha da questo gelo formazione di cristalli di acido urico: se aggitmgiamo invece alcali (idrossido di sodio), si ha rigonfiamento nella massa gelatinosa e formazione di urato sodico che passa in soluzione. Il com· portamento di tale «acido urico »di fronte agli acidi ed agli alcali è perfettament~ analogo a quello dell'acido silicico. Ci rincresce di non poter qu i riportare l'interessante materiale dimostrativo presentato dai nostro A. per la dimostrazione dello stato colloidale di questo acido. Schade insiste sull'importanza che ha pel' le questioni de'Ila solubili ti\ dell'acido urico e urati. la formazione dei geli de.c;critti ed o;;.,;erva. quanto sia insufficiente. errata. ed unilaterale una trattazione che nel problema. della solubilità non considera che Ie «vere soluzioni » dell'acido e dei suoi sali. Secondo recenti stLtdi nello roluzioni sature, specialmente quando esse siano prossime a precipitare, vicino al le vere soluzioni vi è sempre presente una fase colloidale. pet· cui oltre alle leggi delle soltizioni, si devono considerare le leggi che regolano la stato collidale dolltL materia. È molto probabile che nell'organismo l'acido urico e gli urati non si trovino solo sotto forma di vere soluzioni, ma anche, e forse più, sotto la loro forma. colloi· dale. Questa ipotesi è principalmente motivata dacchè nel siero e negli altri liquidi del corpo si veriliC!lJlO le condizioni che uoi abbiamo visto essol'e propizie R-lla formazione del colloide. Che tali condizioni si verifichino noi s iero, lo dimostrano gli studi di Robert8, Trenkner e spooia.lmente di Bechhold e Ziegler. 8charle riprese le esperienze sulla satut·azione del siero con acido UI'ico di Bechlwlcl; rlopo filtrazione, lasciò depositare lentamente il siero a 10o l 5o. Un campiono di questo JH'OCiJ>itato, pipet· tato, osservato alia illuminazione in campo oscuro, invece di cristalli di ttrato. climostra la presenza di gocce di varia grandezza e talvolta anche frammenti di gelatina dati dal confluire di varie dii. coteste gocce. E!!li ponsa che in tal modo sia dimostrata la. presenza della. fase colloidale dell'acido UI'ico nel siero. Che le condizioni necessarie per la formazione di una fa.se colloidale dell'acido urico siano presenti nel sangue ò molto probabile. Non dobbiamo pet·ò qui tacere di alcune ricerche dimostranti che l'acido urico si trova. nel sangue non isolato ma l~ato « gebwrukne Harn.saure •· Infatti Ba.98 già da molto t empo con)jtatò nel san· gue la presenza di nucleotidi circolanti. Anche I. Bang aveva scoperto nel pancreas unnuclootide~ l'acido guamlwo, altri autori trovarono un pentosido dell'acido urico (nucleoside), a.ltri composti (per questi particolari si cons;ulti il trattato dell' Abderhalden più avanti citato). Non è insomma. improbabile che la comple.<>sa molecola dell'acido nucleinicodialuogo a vari prodotti di degradazione .a che questi frammenti si possano dimostrare nell'organismo, mettendoli in evidenz~tver mezzo di idrolisi parziale. Però, anche ammettendo questa possibilità., è dilficile convenire col Dohrn, il quale afferma. che la trasformazione delle basi pminiche (guanina. adenina, ecc.) in acido urico avviene nella molecola intatta del nuclooticle che l'acido w·ico si trova sotto forma di a nucleotide dell'acido urico ». Le ricercho di Tha,nha:user istìt~1ite a. questo scopo su poltiglie di organi non riuscirono a dimostrare la presen· za di tale corpo •


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LA SOLUBILIT,\ DE.LL'A(IDO \;RlCO E DEI SUOI SALI, ECC .

L i chtwitz pare invece molto propenso a tali ipotesi, e pare per principio favo· revole a tutte le soluzioni che escludono la teoria colloidale invocata. da.lio Schade per spiogaJ·e i fenomeni di saturazione e di soprasaturazione dell'acido urico. In una sua recentissi1na critica (l), questo autore vorrebbe senz'altro abbattere tutta la costruzione di :::ichade })f'rchè. s econdo lui. nel s1mguo non si può avere la concen· trazione di acido uJ·ico voluta da ::ìcl1ado e ciò perchè l'acido urico presente è sotto fo rma di nuclootido, secondo la :s\10. ospres:sione : u rci1mtl1·ch getrennt ». Tutto ciò a noi pare eccessivo e piil ecces~>-ivo il materialismo col quale Lichtwitz vede le formule della chimica organica. • Nulla }JOi dimostrano le esperienze del Lichtwitz, ·controllate ancho oa Ohabanier, in cui l'autore por mezzo della dialisi di compen.Sa· zione di Roma e ~ll-ichael1~s dimostrò la presenza dell'acido urico nell'urina in una fase di dispers ione molecolare, non avendo lo Schade nulla affermato sullo stato dell'acido urico nell'urina.

••• Veniamo ora a vcdf'ro la varia iJ1fluonza che hanno i vari fattori (tempo, tem· Jleratura., reazione) sui collclidi studiati : a) Sono importanti i cruubiamenti dei geli dell'acido urico dovuti all'influen· ·za. del tompo. l n circa 30' un golo di acido urico, che in una buona p reparazione è da principio chiara come vetro, si taglia como gelatina, diventa torbida, grigia, dura al taglio come un uovo sodo. Allo stesso tempo si ha un raggrinza mento del volume, con flJoruseit.a di liquido. Questo processo continua, e la massa prende un aspetto di intorbiùamcnto mielinico per poi dar luo~o alla formazione di cristalli. Questo dùnof;tra che i gol i di urat.o sono una formazione di passaggio fra lo stato -<:Ii vera soluzione e lo stato cristalli no. b) II freddo, come già si è accennato, è favorevole alJa conservazione dello stat.o gelatino;;o; l'aumt>nto di t..,mp0rntnra dù. luogo alla forma.zione di gocce no Ilo. massa ed alla scomparsa dello croci di polarizzazione che, allo stato ordinario, i colloidi presentano al polarim.otro. c) Assai evidente sul la solubilitò. dell'acido mico è l'influenza specifica dei cationi K, N a, NH,. Bem·hè, come si è detto, la formazione di urati di questi vari N ucleotide OH-P ....... . pentoso

"'o "'o

/

p . . .... .. pentoso -

/

l' ....... . pentoso -

"

(Guanina)

( Adenina.) ,

(Citosina.)

ecc. Nucleoside

Trinucleo ti de

l )

Per la ch iarezza della nomenelatum di Lev1me. alla. quale ci atteniamo, •riprodueian.o Io sd1izzo d ella. pro l abile struttura di un frammento (tr-itw.cleotide) d1 nn'aeido nudeinico F:econdo Tl:a.nhauser e Dorfrni.iller : Questo frammento (trinucl,ol·ide) è composto di tre nucleotidi che alla lor volia risultano da W l & specie di glicN;ide, detto da Le<:ene « nucleoside » e da acido fosfor ico. Per p nrticolari vedi od es. : Abdorhalden - Lhrb. d. Physiol.-Chemie. I voi png. 6!l3-714, lV ed., 1920. (l) Lfchtwltz • Gioht l. c.


LA SOLUBILITÀ DELL'ACIDO UBICO E DEI SUOI SALI, E CC.

cationi non presenti difficoltà, p ure operando in condizioni sperimentali poco favorevoli (con cattivo ra.ffredda.tnento ), si vede una evidente progressione: Li > N a> K: > NH. dalla quale risulta che l'urato di litio si. ottiPne più fMilmente rlell'ura.to di sodio ecc. Anche l!!. stabilità del <'olloide non è uguale per i vari cationi, ma. varia secondo la serie sopra cita.ta. d) Importantissima è poi l'influenza di H· e OH- Un ambiente .leggermentt' acido ([H·) = lO"') è favorevole aUa formazione di questi gE"li : allontanandosi da qu~to punto la bellezza e stabilità dei geli diminu~<>ce. Nel metodo dato dallo Schade per la preparazione della soluzione di urato, l'acidità. della parte .acida è regolata dalla p~nza neUa soluzion4:' ù4:'ll't~.cido urico stei!l!lo (custuntu di ùis5ociu.zione c:: ,1,5. 10"'), non parimenti si può dire dell'alcalinità. Il pericolo è dato da un eccesso di alcali,il quale però nelle nostre condizioni di esperienza (continua a~giunt.a di alcali) può essere sfavorevole alla. formazione del colloide. Questo eccesso è limitato dal vir~io della. fenolftaleina. che serve come indicatore {[H·) = 10·9 ). Tali limiti di alca-linità però sono eccessivi e per ottenere colloidi stabili è bene tenersi al di qua. di questa zona, mantenendosi in concentrazione di rH·) = l 0· 7 fino a (H· J = l 0"' : se ai oltrepassano questi limiti si perde il camttere colloidale della soluzione, per passare in una. fase solida, a.tnorfa., mic'rocristallina. · Per la r.reparaz.ione di geli di acido urico di debole concentrazione, non bisogna sorpassare il punto neutro della. zona. alcalina, perché col diminuire della concentra:ti.one, la produzione del colloide è legata a. limiti di una zona di reazione sempre più stretta. Questa zona Scbade cbia.tna «Zona N» (zona neutra): essa. ha per limiti 104 e 10"',6 • Come si è detto non vi è pericolo sorpassare la zona acida • puffata. », per cosi dire, dall'acido urico; per non oltrepassare la zona alcalinabasta assicurarsi che, dopo l'aggiunta dell'alcali, il liquido reagisca ancora leggermente acido, servendosi di rosso neutro come indicatore. Questa zona neutra gode molte proprietà sulle quali l'A. Iunga.tnente si sofferma, ma non avendo esse che interesse pura.tnente teoretico, noi non staremo ad esporre. Riferiremo qui solo il comportamento che ha la reazione (la zona neutra e la zona alcanina. e acida che le stanno a fianco) sulla solubilità.. Preparato, come al solito, una soluzione a l' l % di urato sodico, si distribuisce in una serie di provette nelle quali si fanno aggiunte crescenti di acido o di alcali, poi si portano le provett-e alla temperatura voluta. Lo schema seguente dimostra l'a.nda.tnento della solubilità e della separazione di gocce e di cristalli dalla soluzione di ura.ti, ma mano ~he ci si allontana. dalla. zona. N :

Alcalina.

Zona. N

-+-"-.,.-****le m -r- .,.- tt"

-

-

-;o

.

'

,, ....l.. T•

- - + lmeee o1tl'l'O OOO o o o Slf11>itwl: -

*

Acida

...

-· o

'11- 7-4 q, l * -j-L ..u. -B * e e e \*** o o o e-1 ** ..lo ~

m o

60° 37°

200 ()O

s olubllltà; prro,fplta!o crlta!Uno ; O sepa.razlono a . goooe; fB forme di paaso.ggto nello zone limiti.

a. 60° si ba un repentino passaggio dallo stato di« sole» allo stato crista.Uino; a 370, in vicinanza. della zona N. si osserva già la separazione in goccia. ed il fenomeno va. aumentando col diminuire deUa temperatura {20°): a oo la zona delle gocce gelatinose si estende fin quasi ai limiti della serie, dove vi è un indizio di cristallizzazione.

Un grande interesse ba. poi la solubilità. deU'acido urico nella fase di gelo. Qui si osserva la differenza fondamentale fra il comportamento di un colloide da quello di una precipitazione cristallina. 4. Gfornol4 di Medicina Miltto-re.


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LA SOL"GRILIT.>.. DELI.'ACrDO URICO E DEI SUOI S AI.I, E CC.

Allorquando è avvenuta wta precipitazione cristallina, essa non può p iù pas-

sare in soluzione fino a che la soluzione 1·esta satura. I geli di acido uxico freschi invece, anche in p resenza eli soluzione sopra.sa.tura (t·ispetto alla fase cristallina. di urati). si possono nuovamente sciogliere completamente in una soluzione chiara. Si p reparì a caldo una soluzione all' l %di urato sodico o di urato potassico e si lasci gelatinizzare subito in acqua ghiacciata ; se s i riscalda a. 5oo tutta la massa ai ridi· scioglie in una vera soluzione. Questo procedimento di alternato riscaldamento e successivo raffreddamento si può ripetere varie volte. Questo dimostra una notevole • r!IDeraibilirà », a ll'opposto di quanto accade nelle precipitazioni cristalline s opra.sature. Ciò significa che la solubilità., della forma di gelo è più grande che quella della forma cristallina.. Schade saggia la soluzione del suo « acido urico colloidale » con i vari metodi : opalescenza, ultramicriscopio ultra.filtrazione, viscosità., ecc. ; proposti per la dimostrazione dello stato colloidale. Ne riferiremo qui brevemente le conclusioni: OpnlR..scP.'Itza. - GiÀ. Paul ed H ili, Kohler ed altt:i avevano osservato una opales cenza in soluzioni soprasature di acido urico. Schade nelle soluzioni ottenute nel modo de-scritto, ha. osservato questo fenomeno che dimostra. la. eterogeneità. di una. soluzione L'opalescenza. è caratteristica per i liquidi nel cosidetto «punto critico » all'inizio della separazione di due liquidi fraloro disciolti. Se si scaldano questi liquidi e se ne aumenta. la solubilità, l'opalescenza. scompare ed il liquido diventa una. vera. soluzione completamente tra.'lparente. Questo fenomeno si verifica per soluzioni soprasa.ture di acido urico. Se se ne aumenta la. solubilità. scaldando la. soluzione di acido urico opalescente, essa. diventa completamente vuota. e trasparente: se si raffredda la soluzione di acido W"ico, le condizioni di solubilità. diven· tano minori ed essa passa allo stato di colloide.

Fenomeno di Tyndall. - I n soluzioni soprasature, Schade e Boden non osservano questo fenomeno quando le soluzioni erano completamente chiare, ciò però non vale per t utte le sopra.satuxazioni di acido urico. Analogama.nt e esaminate all'ultrarnicroscopio soluzioni fresche soprasa.ture di acido uxico, sono completamente vuote, ma anche ciò, come il fenomeno di Tyndall non è una sicura dimostrazione della assenza di colloidità. Soluzioni fresche di albumina, ad esempio, s i comportano allo stesso modo. U ltrafiltrazione. - Bechhold e Z iegler diedero, a. quest.o modo, la dimostrazione dell'acido uxico dello stato colloidale preparato secondo Schade e Boden. L'ultra.filtra.zione trattiene a. 35° j!ran parte dol colloide e il liquido non ne contiene più del 25 % - Secondo Scha.de ciò vale solo per soluzioni preparate da. alcun tempo: soluzioni fresche ultra6ltra.no.

Viscosità. - Soluzioni completamente limpide e fresche di acido urico non diedero sempre differenze di vis cosità confrontate a vere soluzioni. M ieroscopia. - TI microscopio non d à ~!cuna. dimostrazione della dispersione dall'acido urico colloidale, però con esso si osserva in soluzioni completamente limpide la. presenza di gocce d i grandezza m icroscopica. e da. ciò si può arguire alla ante· cedente presenza di particelle ultra.microscopiche. Questo metodo, secondo Schade, è una buona. dimostrazione dallo stato colloidale dell'acido urico. Tal modo di vedere fu confermato da Hober e dn altri. Per ma._g giormento chiarire i rapporti di soluzione di acido urico nella soprasa.tura.zione, l'A. completa. le sue ricerche sul colloide facendo ricerche delle parti rimaste disperse sotto forma. di ioni e di molecole, servendosi dei vari metodi fisicochimici. · La crioscopia., come è noto, dà la misura. della. somma. delle particelle presenti in un liquido : essa, per le c v ere» soluzioni è p roporzionale alla. loro concentrazione.


LA SOLUBILITÀ DELL'ACIDO URICO E DEI SUOI SALI, ECC.

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Applicata allo studio di soli di urati di potassio, in varie concentrazioni, ~à. i risultati registrati nella seguente tabella :

Concentrazione deUa soluzione di urato di K.

2,06 1,03 0,501

% %

(= 1/10 norm.)

% <:

O•ser.-azlonl

· -O, 119 l Soluz.foni vetrose. senza. criJJtalli traspa.rentJ, _O, 114 J ùanno luogo a Cotma.zloue di gel~. - O, 083 } Soluzioni chiare, non· formnno geli. dlvontano però visohiose - Fenomeno di Tyndall.

- 0, 150

0,375 %

- 0,115

0,250% 0, 125 %

- 0,072 - O,OJG

Soluzioni completamente chiaro - Ne'lSUn accenno, nè trasformnzlone a forme colh>ldale.

Queste misure dimostrano che, per una. concentrazione al 0,5 % di urato pota.ssico, si ha an<lora una vera soluzione scissa in ioni e molecole. Appena. appare lo stato colloidale, i valori crioscopici diminuiscono molto. La soluzione al 0,2 % (sotto forma. colloidale) da. valori molto più piccoli. Ricerche analoghe vennero fatte col metodo ebulliscopico e colla conducibilità. elettrica, e i risultati raccolti sono analoghi a quelli precedentemente riferiti.

* * * Da. quanto siamo andati esponendo e da quanto l'A. riusci a mettere iu chiaro con altre SU!! ricerche, l'acido uri co ci appare come una sostanza la quale in soluzione soprasatura; dà i seguenti ea.nibiamenti di strnttura, con una netta. dis tinzione deile varie forme-: icm4, molecole, aggregati di molecole, e finalmente una fase colloidale composta. di gocce di differente grandezza., dapprima liquide e poi solide. Quindi le leggi della solubilità,le quali sono valide per le vere soluzioni di cris-talloidi, non sono più valevoli per i diversi stati eli soluzioni soprasatw·e che presente. l'acido urico. · · Le ricerche dell'A. dimostrano chiaramente come i valori di solubilità. cambiano nel p888aggio da vere soluzioni a soluzioni eterogenee in cui entrano in campo nuove en ergie fisiche (tensione superficiale nella varia grandezza delle gocce, forza di tensione interna nel passaggio dello stato liquido al solido). . La vera. solubilitò. è sempre espressione di un equilibrio statico, i suoi valori sono proporzionali alla tensione di soluzione, cioè alle particelle p resenti in soluzione. Questa energia è costante quando si conservi la proprietà e la. sup erficie della sostanza, come ad es. avviene n elle sostanze cristalline. Quanto più la tensione superficiale e il cambiamento di pressione interna varia, tanto m.~.ggiore è lo spostamento di valori di solubilità, dipt}ndente dalle variazioni di questi cambiamenti di energia. La chimico-fisica. e specialmente la colloido-chimica è chiamata. a trovare spiegazioni di questi cambiamonti. Come abbiamo riferito nel decorso della nostra. e-~posizione, ne:;suna delle 5 prove addotte dalle Schade (ed in parte dallo stesso Schade criticat-e), a conferma dello stato colloidale delle s ue soluzioni di acido udco, hanno valore probativo. . . _Recentemente Barkan (l) riprese l'argomento e Keeser e Zocker (2) studiarono l ttpl?i g~li presentati dall'acido urico senza però pronw1ciars i sullo stato fisico delle soluuoru dalle quali tali geli prendono origine. (l ) Barkan Bloohem. Zeltsch. 146.

(2) Keeser e Zooker. CoUoldoohem. Belbeft l i. l.


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RIVISTA DI TECNICA E SERVlZfO SANITARIO MILITARE

. In un suo lavoro recentissimo R. Stem. (l) riprese la questione tanto discU8Sa sulla natura delle soluzioni di acido urico e sulle soluzioni di urato monosodioo. L'A. preparò la soluzione di acido urico modificando leggermente la tecnica dello Schade e preparò pure soluzioni p artendo da urato monosodico secondo Kohler. Egli, di entrambi le soluzioni cosi preparate, studiò la viaoosità coll'apparecchio

di Resse e la elasticità con un apparecchio di recente introdotto nella. tecnica da Freundlich e Sh~Jkck (2), ma per quanto numerose e diligenti fos.o:;ero le sue espe· rienze condotte con tale tecnica, appena due volte gli riuscl di dare una sioura dimostrazione dello stato colloidale di tali soluzioni e precisamente delle soluzioni di curato • p reparate, secondo Kohler. Lo stato colloidale di tali preparati, oltre .che colla vi.scosimetria, vennero confermate coll'ultramicroscopio e col polari· metro. L'A, attenendosi ad identiche condizioni sperimentali colle quali aveva prima sperimentato, invano cercò di ottenere nuove soluzioni che avessero le accennate p rop rietà T a le fatto non è per nulla stupefacente p er chiunque abbia pratica di chimica. colloidale e per oh1 conosca da quanti fattori tuttora oscuri dipendano le proprietfl, dello stato colloidale della materia. Malgrado g li interessantissimi studi dello Schade rimane perciò tuttora. aperta la questione dello stato di dispersione delle soluzioni sopra.sature di acido urioo e -quindi di uno dei capitoli p iù interessanti della genesi e della evoluzione della gotta. Noi abbiamo cercato di riferire, nella folta. messe di ricerche dello Schade, quei fatti che ci parvero p iù potessero interessare il biologo, dovendo a malincuore tralasciare molta parte delia sua esposizione perohè troppo arida e troppo tecnicamente difficile. Non escludiamo di tornare in materia con alcuni risultati sperimentali che abbiamo in corso di studio. (l) R. Stern. Blocbem. Zeitsohr . 150 (1024). (2) Frcund.Uch o Schalock- Zeitschr. f. 'Phvttik<ll.. Chem. 108.

RIVISTA DI TECNICA . E SERVIZIO SANITARIO MILITARI La protezione della popolazione civile contro i gas touici (R ivista • Antiglls » (Romania), novembre 1927).

n colonnello E. G. Opescu capo del servizio di difesa contro i gas (S. D. C. G.), publica. nella. rivista. ant~ga.s "Rumrm-w • un vibrante articolo per esortare le sin· gole n azioni ad occuparsi e preoccuparsi del!la difesa contro i gas non solo dei loro eserciti ma d ell'intera popolazione civile. Egli sostiene che sarebbe una colpa gravissima, dato lo sviluppo enorme che oggi ha assunto in alcuni Stati l'arma chimica, il non provvedere fino dal tempo di pace ad una perfetta. organizzazione che valga a limitare, per quanto sia possibile, i disastri inevitabili eli una futut·a g uerra chimica. Una enorme preparazione si compie specialmente in a lcuni Stati (Russia, Inghilterra, Francia e Stati Uniti). La concorrenza che questi si fanno per la produzione d elle materie coloranti, di medicinali e di esplosivi, non è che l'aspo· nente d e lla VMta organiuazione che può. al momento opportuno, essere u Lilizzata per il rifom imento d ella quantità enorme di materiali necessari alla guerra chimica. Il Copescu a1munzia. che la Russia Sovietica possiede la più importante e perfetta organizza zione militare d e ll'arma chimica. Essa è la nazione che m eglio d e lle al tre e prima d elle altre, ha già provveduto ad organizzare la protezione della popolaz ione c ivile.


RlVISTA DI TECNICA. E SI!RVIZIO SANITARIO MILITARE

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La società civile militare Aviohim fWlZiona ale.cremente per rendere edotta la popolazione di quanto si riferisce al nuovo mezzo di offesa : essa. raccoglie fondi, ()reQ istituti di chimica., provvede ai mezzi di difesa. L'organizzazione è giunta .aJ punto che nelle ultime esercitazioni militari tutta la popolazione di Kiew vi 'ha preso parte ed esegui con disciplina, in modo esemplare, tutte le operazioni di .difesa contro i gas. · n Copescu affronta il problema della protezione della popolazione civile _contro i gas, premettendo che enormi sono le difficoltà da dover superare, di _gran lunga maggiori di quelle prospettate per l'esercito, sia per riuscire a discipli· n.are rigidamente una popolazione civile, sia per gli enormi mezzi finanziari indi· .apense.bili, sia per l'immensa quantità di gente da difendere più o meno lunga· mente. Per avere un concetto sulla quantità di materiale necessario in una guerra ehimica, il Copescu rende noto che per inquinare efficacemente una zona di un -chilometro quadrato occorrono 15 tonnellate di i pryte, ma che per paralizzare la vite. di una città ne basterebbe una quantità As.<•ni minore. Egli parte dal presupposto che, dato l'enorme quantitativo di gas necessario, il nemico dovrebbe linntarsi ad inquinare soltanto le città principali, ed i centri industriali più im· portanti. Verrebbe naturalmente semplificata la difesa da effettuarsi invece al -<X>m~leto nei luo~hi più vulnerabili, e che potrebbe essere sommari& nelle altre part1 del territono. Un mezzo, che Copesou consiglia d 'adottare, è quello del decentramento della ,popolazione dalle grandi alle piccole città, ed ai paesi secondari situati special· mente· in luoghi elevati. Egli propone che fino dal primo giorno della. mobilitazione i vecchi, i bambini e le donne sieno sgombrati in questi centri secondari. n Copescu propone che fin dal tempo di pace dovrebbe essere tutto disposto, .a g ià. pronto il progetto di mobilitazione per la protezione della popolazione civile. Esso dovrebbe essere diviso in una parte riguardante l'evacuazione della mede· sima ed in una parte che trattasse della difesa propriamente detta. n progetto dovrebbe contemplare le misure d 'adottare in tempo di pace -ed in tempo di guerra. Le misure per il tempo di pace dovrebbero consistere : l. Nella propaganda con pubblicazioni, riviste, conferenze, corsi obbli· -gatori nelle scuole militari, nelle università, nei politecnici, e nei licei, fatte da ·conferenzieri appositamente istruiti ed appartenenti specialmente all'esercito. 2. Nell'obbligare tutti i laboratori chimici a studiare, e ad avere un'esatta -conoscenza dei gas tossici e reattivi, delle modalità. per la loro identificazione e per la neutrali:z:zazione dei materiali di difesa. 3. Nell'obbligare tutti i chimici, i medici, i veterinari, e tutti gli ufficiali ·e sottufficiali delle varie armi di seguire appositi corsi speciali. 4. Nell'istituire un servizio unico metereologico per tutte le armi. ll Copesou fissa poi ai vari enti civili e militari i compit i per la compilazione -dei relativi piani di mobilitazione sia per l'evacuazione della popola,jone civile .dei grandi centri sia per le misure di protezione propriamente dette. Queste misure dovrebbero provvedere alla difesa dei cittadini rimasti nelle città e nei -eentri importanti e stabilire quanto appresso : l. Le località, per ogni settore, dei d epositi di maschere e di ogni altro materiale per la protezione individuale e collettiva, colle m odalità della loro distribuzione. 2. Le cantine e gli altri artlbienti da sistemare come ricoveri collettivi. 3. n fabbisogno di tele impermeabili, di sostanze neutralizzanti, di ventilatori, di ossigeno per ogni ricovero, di cui dev'essere stabilita la capacità. 4. numero delle squadre per la sistemazione per la disinfezione e per la manutenzione dei ricoveri. 5. Le norme di collaborazione degli ospedali civili e delle autorità militari per i <COlpiti da gas. 6. Le previdenze p er il rifornimento dell'acqua potabile. '1. Le modalità p er la distribuzione dei cibi.

n


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RI\"ISTA DELLA STAMPA !IIEDICA ITALIANA E

STRANIER.~

8. Le disposizioni per gli allarmi. 9. Le disposizi01ù per la. difesa degli stabilimenti piìl importanti, delle ferrovie, dei porti e delle opere d'arte. Per l'orga.rùzzaziooe dei ricoveri collettivi sono da tenersi presenti gli studi e le esperienze del dottore russo Pawlow. In teei generale non sono da consigliarsi i ricoveri nelle cantine, benchè queste siano più ~rotette dell'azione dei bombardamenti, sono invece consigliabili i luoghi alt1, da poterai chiudere ermeticamente e da potersi venti.la.re con venti· latori capaci di a-<>sorbire at-ia. pura. attraverso filtri speciali. È bene tener presente che in un ricovero di m 3 60 possono rimanere 20 persone per un'ora e 25 minuti senza bisogno che l'aria venga. rinnovata. Possono ri:manervi per 18 ore se ogni ora vi si introducono m 3 2 d 'aria. per ogni individuo. BAYON.

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA BADUEL. -

Il precursore della Croce Rossa. -

« La. croce

ro~

italiana •,

(n. 2, 3, 4, 1927).

In questo periodo dell~. vita italiana, in cui sono tratti dall'immeritato oblio e me&"i in giusta. evidenza glorie nostre, dimenticate dal tempo e dagli uomini, l'A. molto opportunamente ha voluto rievocare la luminosa. figura di F erdinando Palascùmo, da Capua, che si può ben ritenere il precursore della Croce R ossa. Chirurgo militare nell'esercito box·bonico, insegnante nell'Ateneo napoletano, membro dell'Accademia P ontonia.na, deputato al Parlamento, in ogni circostanza. egli seppe strenuamente affermare il principio umtmita.rio della neutralità dei feriti in guerra., da sancire a mezzo di una convenziono intern.a.zionale. I.'opera. esplicata. dal D~ama.nt P":r questa cam~a~, nel suo famoso libr? «Un_ smwenir de Solje. 4no~, pubblicato a Gmevrn tre a.nn.t dopo la guerra, ò postenore di tl1'l. anno alla. comuru· cazione fatta dal Palascia.no alla suddetta accademia. il 28 gennaio 186 1, e. senza. disconoscere il merito del Douna.nt., nel promuovere una conferenza intemazio· naie è dovere d'italiani di rivendicare la priorità. dell'idea al nostro connazionale. sempre tenacemente propugna.t11.. «La giustizia. e la logica, cosl concludeva una. sua. relazione, reclamano che il siimbolo della neutralità, invece di essere la croce ros.'la. in campo bianco, sia la croce bianca in campo rosso, stemma della Casa Savoia •· Il Palascia.no prese inoltre molteplici iniziative perchè la convenzione di Ginevra fosse riveduta. e completata, e per l'adtmanza internazionale del 28 otto· bre 1868 compilò un progetto di revision.e; ma. il silenzio si addensò sempre più attorno a'la sua opera. Soltanto dopo la sua mol'W il piìl alto segno di ricono· scimento dell'idea del grando italiano fu dato dalla. prima Regina d'Italia, che interessò personalmente nel l 896 il ministro della guerra. del tempo perchè fosse rivendicata all'Italia la prioritl'l. di questi umanitari p rincipi. CA.'>TIOLIONE. -

Storia della. m!Ulicinl.'/,. (Rocietà editrice Uuita.s, :Milano, 1927).

I trattati cla..."Sici italiani di storia del111o medicina del Puccinotti e del De Rem~i non arrivano, come è noto, che a U'inizio del secolo XJX, omettendo il periodo di ma.!l;gior interesse, specialmente per le scienze mediche italiane. L'A., distinto inse· gnan~ nella. R. Università dl Pndova., con questo recente volume di pag, 960 viene n colrruwe una lacuna (1ft tra.dizioru;~ola frase non potrebbe essere più appropriata), offrendoci una storia cornpleta della n1edicìna di tutti i popoli e di tutt.i i tempi fino ai ~iorni nostri, mettendo naturalmente in p:iusta evidenza l'opera. degli italiani co<>ì ingiustamente ncçrletta e togliendo dttll'irnrueritato oblio le figure dei nostri grandi, ai quali l'A. rivendica la priorit!l di tante s>coperte, che vanno oggi sotto nome stratùero.


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Questo libro, oltre che dare una storia completa della. medicina, ha il pregio non meno importante di ess('I'e corredato da 1.ll.l8. preziosa documentazione grafica, la quale richiama. alla. memoria. del lettore persone ed avvenimenti, dalle epoche preistoriche fino ai tempi nostri. E non tùtimo merito del Castiglioni è quello di non essersi limitato nella trattazione a.d una. semplice (\$posizione di fatti, di date e di nomi, ma di avere egre~:,>ie.mente inquadrata, volta per volta, la. storia della medicina. in rapporto agli avvenimenti politici e sociali ed allo sviluppo della. letteratura. e dell'arte del tempo. Il volume perciò avrà certamente degna accoglienza. nel mondo medico ed anche nella. nostra. famiglia. sanitaria., in considerazione che la storia. della. medicina è stata recentemente compresa. fra le materie di studio presso la. Scuola. di sanità militare per la. preparazione dei giovani ufficiali medici. FLICK. - L'arma batteriologica. (Rassegna. di clinica, terapia. e scienze affini, n. 4, 1927). Dopo l'introduzione dell'arma chimica. quale mezzo d'offe.<Ja. e di difMa. nella. guerra «in una. futura. guerra. la. direttiva. imposta dalla. chimica. verrà sorpassata.

da quella. derivante da un altro ramo della scienza». (Haslian e Bergendorff. Der chemische Krieg-Berlino 1925). La. fisica. fornirà onde speciali, raggi ultravioletti, infrarossi eco. ; la. batteriologia. per parte sua. potrà fornire nuove armi. Per arma batteriologica. si deve intendere l'aggressione per mezzo di · elementi pa.togeni, i quali introdotti nell'organismo possono dar luogo e. forme epi· demiche che poi, per forza. propria, si Mtenderanno a.d altri orgad.ismi, sia. umani che animali. Alcuni vollero comprendere nell'arma batteriologica. anche lo spargi· mento di parassiti che a.tta.cohino la vegetazione, producendo larghe devastazioni dei raccolti, ingenere.ndo in tal modo la. carestia. Questo mezzo non è però da. prendersi in seria. considerazione perchè le colture microbiche sparse sopra. il terreno dovrebgero lottare contro il sole e gli altri agenti atmosferici prima. di riuscire a. svilupparsi in modo tale da. poter produrre danni di forte entità.. Nell'arma batteriologica. si deve considerare il fatto che MSa. non danneggia. unicamente l'individuo colpito ma. fa di esso un propagatore, giungendo cosi a. risultati nocivi di importanza. inca.lcolabile, senza. contare il fattore psicologico del terrore che l'estendersi di un e.Pidemia fa sorgere in una collettività. affa· ticata. e sottoposta. a. privazioni e qumdi con resistenza psichica. ed organica diminuita., e l'elemento disordine che tale fattore può ingenera.re, turbando l'andamento politico e militare di una guerra.. Il Saint-Pau!, medico principale nell'esercito francese, scrive che l'impiego di un'arma sconosciuta e più efficace delle armi in precedenza. usate, procura. su l'avversario 1.ll.l8. superiorità. che questo subisce per un tempo (t), destinato a permettergli di opporre un mezzo di difesa contro la nuova arma, ed eventualmente un tempo (t'), d('Stinato a permettergli di avere egli stesso l'arma nuova e a.d apprendere ad utilizza.rla.. I tempi t e t' sono quelli durante i quali chi è privo di me:~>zi difensivi e del mezzo offensivo nuovo arri.sctùa. la disfatta. e sopporta., anche se deve uscire vittorioso dalla lotta., perdite risultanti da ila sua momentanea. inferiorità.. D Saint Pa.ul chiama. il tempo t tempo di de(wit difen· sivo ed il tempo t' tempo di de(wit offensivo. Nel riguardo dell'arma chimica. la. lunghezza. dei tempi di deficit, causata. dalla. incredulità degli alleati sulla possibilità della. sua applicazione, è costata la vita. e la salute a migliaia. di combattenti. È da. ritenersi probabile che un eventuale impiego dell'a.x·ma batteriologica. si rivolga a.lle zone interne del paese, e ciò anche per cause legate al genere di offensiva.. Scartando la. possibilità. di impiegare colonie batteriche per avvelenare armi da punta. e taglio e quella di introdurle nell'interno di proiettili, perchè nell'un caso e nell'altro esse non potrebbero resistere a lungo, sarebbe necessario l'uso di palloni di vetro da. usarsi sia col lancio con appositi proiettori, sia col la.scia.rli cadere da. aeroplani, sia infine da lanciarsi verso il nemieo con piccoli paracadute. L 'obiezione che l'aggressione batteriologica. sulla fronte di combattimento potr~bbe costituire un pericolo bilaterale, danneggiando e l'aggressore e l'aggredito, può avere un certo valore ; si deve peraltro considerare che, usando la


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RIVISTA DELLA ST.U1PA MEDICA ITALIANA E ST:tANIErtA

nuova arma in un determinato settore, tutti i combattenti dello stesso settore dovrebbero essere immunizzati contro l'infezione che viene diffusa. Una ta.le· forma. di aggressione sa.rebbe certamente rara. e difficile e l'attenzione deve esser&pitl particolarmente rivolta rudi attacchi che potrebbero essere svolti contr~ l'interno del paese, lontano da.Ua fronte di combattimento, per mezzo dell'aviazione o per mezzo di emissari nemici. È da presumerai che una nazione che s i occupi della nuova arma., lavora~ intensamente a.lla ricerca di nuovi mezzi J?er aumentare la virulenza dei ~ermi· conosciuti, a preparare associazioni microb1che di grande potenza. ecc. studiando parallelamente il mezzo per immunizzarsi contro di esse. Oltre ai mezzi già da tempo noti per aumentare la virulenza dei batteri, oggi, con la determinazionedel pH dei terreni di coltura, si viene a possedere un mezzo importantissimo per procedere con passo sicuro verso m ète definite nella preparazione delle colture nicrobiche, ciò che ha una grandissima. importanza essendo noto come la rapidità, la ricchezza delle colture, la produzione di tossine e la virulenza. siano in rapp<Jrto con la reazione del terreno. D'a.ltra parte occorre rilevare che, se anche si volesse e potesse ricorrere ad una vaccinaz.ione preventiva di intere popolazioni contro determinate ma.lattie, rimane sempre il dubbio che il nemico possa avere qualche cosa di nuovo e di diverso, contro il quale le provvidenze adottate s iano inefficaci, se.nza. contar& che la preparazione dei vaccini speci1ìci è possibile solo quando sia bene identificato l agente patogeno e la preparazione del vaccino immunizzante contro di esso non rimanga un segreto per alcune particolarità di tecnica, note solo all'aggressore, e da realizzare soltanto dopo difficili studi da parte dell'aggredito. L'A. cita infine quanto il dott. Espé de Démetz, in un suo studio sul perlo· dico Le Progrés M édical, propone per stabilire una linea di prevenzione e di. difesa contro l'arma batteriologica e cioè: l 0 studio metodico della questione affidato a specialisti sottoposti ad una unica direzione ; 20 sorveglianza attenta delle ricerche, dei tentativi e d'egli sforzi fatti all'estero ; ao stabilire esperimenti dell'arma batteriolo~ca; 4o installazione in tempo di guerra. presso 1 comandi di divisione di un laboratorio da campo con un medico batteriologo. COSTA.

LEoNE. - CoruJiderazioni sopra una speciale manifestazione postuma di encefa· lite i nfettiva. (Ra.<;segna studi psichiatrici, fase. 5°, 1927 ).

Tra i postumi di dette malattie vanno ricordati i disturbi respiratori svariati (ta.chipnea., bradipnea dolorosa con disordini va.somotori, dispnea notturna con cianosi, angoscia, polso piccolo, filiforme con segni di enfisema acuto, tic de souffte· ment, tosse spasmodica violenta, ecc.). Patogeneticamente la maggioranza degli autori an1mette che tali perturbamenti respiratori sieno d'origine organica (sin· dromi bulbari vago-ipertoniche-Francioni) influenzati da un fattore psicogeno emozionale sul quale quasi nulla è l'inibizione che può esercitare la volontà. L 'A., riepilogato quanto di pitl importante offre la letteratura, espone un quadro clinico assai interessante. Un giovane di 21 anni, che 7 anni fa fu affetto da encefalite infettiva, ha frequenti epistassi e contrae l'abitudine di tapparsi il naso colla. mano destra, e quindi con frequenza pitl grande sente anche l'irresistibile bisogno di stringersi la gola colla s inistra, serrar la bocca e trattenere il respiro fino a ridursi quasi asfittico : allora riprende a respirare rumorosamente é ritorna nel suo ritmo abituale (tachipnoico ). T ale fenomeno avviene circa venti volte al giorno; il pazien· te dice che non può frenare la sua ossessione, dalla. quale risente un indefinibile gu· sto. In tmo di questi stati di asfissia cadde a terra battendo la nuca. Morì dopo 4!S ore per emorra~ria cerebrale. Nell'interpretazione patogenetica del fenomeno l'A. ritiene che colla lesione del centro respiratorio coesiste un vero pervertimento del senso cenestesico e l'int.i ma ragione della sbiadita sensazione di piacere provata dal soggetto nel trattenere il respiro la spiega come un sollievo, una soddisfazione paradossale nel rinfrancare gli stanchi organi respiratori nella s.t asi del respiro, nell'apnea spinta all'estremo limite. Aggiunge che, detto fenomeno non è nè sentito nè necessario : infatti non


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E f>TRANIERA

si produce nel sonno, dunque non è un reale bisogno dell'organismo ma dipende dall'alterata cenestesi i cui centri probabilmente risiedono nei nuclei mesencefalici, i quali, come è noto (dalle ricerche istologiche ), sono tra. i più lesi nei postumi dell'encefalite infettiva. Nel soggetto dunque, l'essenza del fenomeno è motoria e psichica.. La. volontà finalistica non soltanto è indebòlita, ma è sottoposta ad una volontà di ordine infe. riore (ipobulia di Kretschmer) quale può essere quella. che non obbedisce più ai dettami del buon senso e della ragione ma. che dopo una vana apparenza di lotta soggiace agl'inconsapevoli impulsi endogeni che provengono dall'alterata cenestesi. .

CRISCI ONE.

BoUBSouc. - Stdla diagnosi delle alùrazion-t sifìlitiche dell'occhio. «Giornale russo d'oftalmologi.a.», n. 5, 1927. Secondo l'A. l'èsafne del sangue degli individui, che presentano affe-.cioni sifilitiche degli occhi, dimostra. una diminuzione della. le1.cocitosi, dei neutrofili, degli eosinofili e dei grandi polinucleati, e un aumento rilevante dei linfociti. Afferma che un tale esame, pei risultati convincenti che dà, può sostituire la. reazione di

w a.saenn.a.nn.

CASA.OBA.Ìml. REPETl'I. -

Note 81dle c011dizioni della tU&i8te1!Za igienico-sanitaria agU emigrant-t

pmna e dcpo dell90l, e'pOca della istituzione del Oommi.ssariato della Emigra. zione. c Annali di medicina navale e coloniale», 1927.

-

·

Si tratta di note storiche importanti sull'opera. del Commissariato generale dell'emigrazione, le quali dimostrano con quanta. premura ed efficacia. è stata. assicurata. l'assistenza igienico-sanitaria. a.i nostri emigranti dopo l'istituzione del Commissariato. Di ciò va data la meritata lode a.ll'A., che per molti anni fu a. capo di questo importantissimo servizio igienico-sanitario.

-

Quesitt e contraddiziont sulla miopia. Contributo aUo studio deUa ezio· logia e patoge11.~Bi della miopia progresJJi1:a. - • Lettura. oftalmol. », n. 10, 19.:.7.

TA.LLEI. -

L'A., in una. pregevole memoria, pone in rilievo le notevoli discrepanze esistenti intorno alla miopia, secondo i vari autori che se ne sono occupati, dai più remoti tempi, sino ad oggi ed afferma. che, sui fattori etiologici della. miopia. pro· gressiva, se ne sappia ben poco. Enumerate le grandi difficoltà che si riferiscono ad uno studio completo al riguardo, egli si è proposto di studiare uno solo dei presunti fattori della miopi& progressiva. : la. lue ereditaria. A questo scopo ha. intrapreso una numerosa serie di ricerche cliniche e di laboratorio nella clinica di Parma, le quali lo hanno indotto alle seguenti conclusioni : ..Io La. miopia. lieve o tipica., deriva da un eccessivo di accrescimento in lunghezza dell'occhio, indipendentemente da cause esteriori ; 20 La. miopia media. professionale o temporaneamente progressiva, può essere posta in relazione <Con il lavoro da vicino e con le cause che a questo costringono. ao L'occhio affetto da miopia. grave, elevata, maligna, costantemente progressiva, deve essere ritenuto profondamente alterato per un fattore patologico congenito, o, più di rado, acquisit-o, di natura. infettiva. o diatesica, che ha prodotto nelle sue membrane profonde, fatti distrofici ed infiammatori, e possiede deficiente resistenza delle sue pareti, più marcata in corrispondenza del polo posteriore, donde l'ectasia. nota. sotto il nome di stafilorna. posteriore. Non è dimostrato se le anzidette cause tossi-infettive e discra.siche possano ~ere sul!ìcienti, di per sè, a generare la miopia., in assenza. di ogni tendenza. ere. d1tari.a. . o di fa.tt<>ri occa.sionali. La lue ereditaria, molte volte dimostra. di essere ~ delle cause della miopia. elevata., ma. tuttavia essa, che ha tanta importanza ~ altre malattie dell'occhio, nel caso della rrùopia, non ha. un'influenza. aupenore a. quella. degli altri agenti tossi-infettivi riconosciuti quali fattori miopogeni, come l'uricemia, la pellagra, l rna.latti e dell'infanzia, la. malaria.. CASA.ORANDI.

s. -

0101"1\ale '" Med(cina mìUtaTB.


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CONFERENZE SCIF.NTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI

CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI El enco degl i argomenti trattati (Dai prtcasi nrbali pernu ti alla Dirnim teatrale di sn'tl militare dal l' gemit al . 2l le"raie 1928) l\fa.g~iore medico GIORGIO CmABRERA: Sulle moderne vedute del diabete. » - Capitano medico ENRICO L O)! BARDI: PatoJenesi e cura delle emottisi. ~ - Ca.p itano medico ENRtco L o MBARDI: Importanza del calcio in 1Jat~logia e sue incUcazioni terapeutiche. ANcONA. Mag !i ore m edico GUIDO FELICIANGELI: La malaria c.msiierata quale malattia del sistena reti~olo-emioteliale. BoLOGNA. - Colonnello medico FILIPPO CACCIA: Su di un caso di echirwcocco8'i. » - Capitano medico CA.RMEr.o PATANÈ : Sulla vaccinazione antitifica nel nostro esercito e Upovaccino anti/.ifì.co T. A . B. » - Snttotenente m edico ToR~UATO CALZOLARI: Un caso di ferita da arnl<a da fuoco toraco-addominale. » - :;\'la. ~ i ore m e d ico RosoLmo MEn.EU: U 11 casfl di tic dei nervi faccia h. » - Capitano rn3tlico NrcoLA TEDESCHI : Un IXt~o di ar/Jrite (lOJlOCOr.dca d ·dla se ~ond:t artic, lazio"'.e m~tacarpo jalangea sini,fra. » - Capitano medico VITTORIO Jl'liGNA.~"': Un caso d i cisti rkf echinorocco. .. - Capitano medico LE ONIDA CAPRA: Un r..tso di sindrome ài MarcusGunn. FmE~ZE. T enenLe colonnello medico PIETRO Ponau: Sullo st,iluppo del ciaticerco endocuhre: considemzioni e metodo di cura. " - MA~l<iore modico Ho!llANO 11hGLIACCIO: P1·ocedura e critert medicolegcùi neU'appUcazione della le.Jge 11 marzo 1926 n. 416. L ! '::>RNO. Sottotenter.te medico BRUNO BL-\J.~CBINI: Sulle o'mplic;m ze pohnonari ?lella febbre melitense. Mo:.A.No. Tenente colonnello medico ROBERTO LANDRIA.'H : Cheratocorw e cheratoglobo. » - Maggiore medico EPH'ANIO CASTELLI: Utl caso di 1meumoto-race spontcm,eo compl<?to. » - Capitano medico llfA.Rro NEGRI: Un ca.so di er?tetna polimorfo. :XoVARA. T cnt'nte <>olonnc!lo medico U)!BER'L\) M ONGOZZI: La ipotensione costituzionale. PAnOVA. C'apibmo mf'rlico I GNAZIO DE C AST&::> : L'1:mmuni tà locale secondo le t·eclute di. Besredka. P..u.ERMO. - C.1pitano medico G I U'<EPPE PAVONE: Profilassi e terapia della malaria. PIACENZA. - Jl'lit!!giore medico NAZZARE NO VAJOLA: Jiacc inazioni ant-iti(tehe. ToRI:-<0. Tenente c"lonne llo chimico-fa.rmaci.sta ALFREDO PAGmELLO : L'industrirt dell'ammoniaca sintetica. T RTESTE. - ~[agrriore medico OimSTE GrALLO"ilmAnoo : Un caso raro di cat-aratta polare anter·iore consecutiva a lesione ~rmmtatica. ALESS.L.,..DRTA. -


NECROLOOlO

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NECROLOGIO Dott. Cav. ERNESTO MONELLI colonnello medico a ripos o I n Bologna il 27 gennaio s~orso è deceduto il colonnello m edico Ernesto Monelli. P rese parte alla camp!4?lla. d'Africa. dol 1885-86 e consPgui a scelta il gra{jo di maggiore Ill('dico. Richiama t o dtu·ante l'ultima guerra, f u nominato direttore degli ospedali di Mestre e di Venezil\ e s ucces>iva mente direttore di sanità della piozza. marittima, carica che tenn~ sino all'ottobre de-l l 919. I n questa. circostanza egli seppe orgnnizzare durante iJ ripif'ga.mento d ell'esercito i primi stabilimenti s a nitari sul bnsso Piavo ed in unione ron la. R. Marina provvide alla shtemazione dei servizi sanitari ed alla profilassi igienica della. popolazione civile; a.ncho nella snècessivo. avanzata. e rioccupazione della Venezia Giulia pre· stò opsra efficace a favorP. delle truppe operanti e delle terre redente.

Dott. Cav. MARIO PALLADINI tenente colonnello chimico-farmacista in S . P. E. Una. inesorabile malattia che da pH1 mes i lo aveva allontanato dal suo posto di lavoro, ha troncato il 7 febbraio scorso l'ancor giovane esistenza del tenente colonnello chimico-farmacista Mario P alla.dini. La.urea.tosi giovanissimo, intraprese la. carriera militare dove ebbe incarichi delicati e di assoluta. fiducia, portando ovunque l'ausilio della sua grande valentia professionale, dimostrata durante tutto il pe~:iodo della guerm q ua.le direttore dei gabinetti ohimioi e farmaceutici della. ill e I Armata, e dopo l'armistizio come direttore del gabinetto chimico dell'Ospedale e della farmacia del Celio.

Dott. Cav. FERDINANDO PASCfiETTO tenente colonnello med ico a riposo ' II 14 ottobre scorso decedeva in Udino il tenente colonnPIIo medico a riposo Fe~Hnando Paschett.o. D i buona. coltura profesRionale ed nffczionatis.'!imo al ser vizio, prese pa.r te alle campagne d'Africa, rlell'Estremo Orionte e della L ibia e nell'ultima guerra tenne la direzione di vari ospedali da cam po.

Dott. Cav. LU/01 O/ANI magg iore medico di complemento D 14 novembre !'COrso in Caluso si ò spento dopo lunga e nenosa. malattia il m~giore medico di oomplomento Luigi Gi nni. · Partecip ò p or tre anni alla campagna. italo-austt·iaOA, m e1·itandosi un encomio solenne dal comando della 3a Armata. pPrchè sul Ca r;;o sotto l'intenso bomba ~:­ da.meoto nemico rimaneva. Rul pos to curando feriti e m an t-en e ndo coll'esempio de Ila sua serenità. l'ordine e la. disciplina dei ~uoi dipendenti. Fu a nche insi~>nito della croce al merito di ~uorra.

Dott. Cav. 0/0VANNI BURONZO tenente colonnello med ico a ripos o Il 17 dicembre se01so in To~:ino è m orto i l tenente colonnello medico a. ripo~ -<> Giovanni Buro~o. D urante l'ultima ~orrn fu r icltiamato dal congedo e pre--st.ò lodevole eerVIZto negli ospedali di 1·iserva. ·


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lSOTLZIPl

Dott. Cav. LUCIANO FARAONE maggiore medico a riposo

n 4 j!e nnaio SCOI"i'O è d eceduto in P alermo il maggiore medico Lucia no Fa. raone, a 63 anni. Profel'sion ista dist.into ed appreu:a.to, mantenne sempre r a p· porti deferenti e cordiali con la. nostra famig lia sanitaria, anche in congedo. Dura n te la guerra. italo-au.<;tria<>.a, pr~tò per circa tre an ni lodevole s ervizio nell' ospedale militare territoriale <.li P alermo. Dott. 0/ACOMO /NOAROIOLA tenente med ico di complemento

n 3 gennnio scorso è mo1'to in Palermo il tenente medico Giacomo Ingargiola.. Di vasta coltura. professiona le, prest.ò servizio durante l' ultima guerra p er 14 mesi a l fronte a l 113o e 129o fa nteria ed al 5o battaglione genio, compiendo in ogni circostanza serenamente il proprio dovere. Il Giornale di medicina militare invia o.i congiunti le più sentite condoglianze.

NOTIZIE Concor10 al premio Riberi JC&duto il 81. Di.oambre 1927.

P er il concorso a.l prt>mio R iberi, indetto con c ircolare G. M. n . 110 del 17 febbraio 1927 sul tema « Orgamzzazione santl.aria militare di pace qttale preparaz1·one e base per la mii] liore organizzazione in tempo di guerra» e scaduto il 31 di<>embre 1927, è pervenuta alla. Direzione centrale di sanità militare una sola memoria· il 16 d ello stesso mese. Bollettino internazionale, organo ut!iciale del comitato parmanente dei oongre.a i internazionali di medicina e farmaoia militare. N ell' assemblea generale del 4 giugno 1,927, tenuta e.· Varsavia in occasione del IV Congresso internazionale di medicina e farmacia militare, fu stabilito, per meglio rinsaldare i legami che devono unire i Corpi sanitari militari d elle varie Nazioni, di pubblicare mensilmente a cominciare dal l gennaio a . c. un Bollettino I nterna.zionale. Detto Bollet tino, edito a cura degli ArchitteB Médicales B elges, è pubblicato in francese ed in inglese fino a quando non sarà possibile farlo nelle altre Hngue ufficiali dei Congressi. Il Comita to di redazione è costituito dal Comitato permanente dei Congressi, e, per ciascwu\ nazione, da un membro delegato nazionale. Oltre ai lavori dei delegati n azionali, ciascun ufficiale medico e chimico-far· macista può collaborare con articoli d'ordine tecnico sanitario-militare, trasmessi al Comitato di redazione a mezzo d el proprio d elegato nazionale, che p er l'Italia è il t en. colonnello medico A. Casa:rini. · L 'abbona.rnento a.l Bollettino è di 8 fr. belgi, da invia.rsi al maggiore medico J ules Vonclten, segretario per manente del Comitato presso l'ospedale militare di Liegi (Belg io). A ness un ufficiale p otrà sfuggire l'importanza della fubblicaz.ione di questo Bollet.tino, nel quo.le ciascuno pot-rà seguire lo sviluppo de servizio sanitario militare di ciascun paese. E il Giornale di medic·i na nmit.are lo designa e ne raccomanda vivamente la difTusione.

D irettore responsabile : An.l'U RO AJUNI, tenenté colonnello m edico ------------------------------~~ -~,~~ -~ ,--------------------------------(014) - Roma 1928 • Anno VI - Stabllill;l~nfo(ft'oUgratlco per l'Amm1nl8tru!one dello S tato

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VI - F. CACCIA. - Trattamento e sgombero dEi fratturati degli arti in guerra. - P refazione del proi. R. D .\LLA \'EDOVA • • . • • • L. ni - s. :-;ALINARI. - Insegnamenti dell'ultima guerra sul tra ttamento <delle ferite ooteo-articolari in 1° e 20 temt:O. - rrefazione d ol p ror. R. ALESSANDBT. - Un volu me di pag!f. 190 . . • . . • VIII - A. CASARtNT.- I.a medicina mili tare ::tell'antica Ron1a. - Con 5 fi~. • IX - La celebrazione dEi medici caduti in guerra. - Un volume di p :lgine 92 con l() fig\Jre . . . . • . . . . . . • . . . . . . » X - N. Ron~ò. - La profilaJ~i della mal attie infettive è.omil:anti m•lle nostre colonie africane. - Un vo!u r11o di pa;:g. .:4 •... • Xl - A. CASARlNL- La [Calta dti ~!iloti per la navigazione a!l'l:a. - l; n Yol ume ùi po.gg. 232 con 97 fi~ure . • . . . . . . • XU - G. CAPPELLI. - La chimica militate e le sue relv.ioni con l'ordi~ namento deli'Est>rcito e la guerra . . . . • . . . . . " XIII - ::i. SALlNARJ. - L'aut ole~ionhmo r.elle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagg. 250 . . • XIV - F. CACCIA e S. RICCI. - Le occlusioni intestina li {e!:clusc le erni3 >l strozzate) . . . . . . . . . . . . . XV - G. GRtXONI. - Geografia medica ed igiene df i nostri J;o:;sediml'nli coloniali. - Un volume di pa~!!· 240 con 3 ('art•' g<·o!!mfkho XVI - S. SALL'IARt. - La razione alimentara del wldato in I:ac ~ ed in guerra. - Un ,·olume ùi pagg. 240 X\'IT - A. CASARI NI. - Per le • nozze di diamanli • ùel Giornale di medicina mili!are. - Un ' 'Chlmt• di pagg. GO con H figure X \" I II - B. PALMIERI. - L' ospedale militare di NaJ:oli e le vicende del servizio sani!ario militare napolitano. - Un vol um o di p t1.gg. 72 .

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Riberi , 1905. Un v olume eli pagg. 330 con 65 fi g t•r e. - Ko ma., l91JS L. A. CAS,IRIN1:. Le malattie e gli infortuni nella vita militare. l\lemoria. pro· miata al concor so Riheri. 1906. Un ,·olume di 1 agg. 4Q2 con tavole grafiche e s tatistiche - R oma, 1908 . . . . • . . . . . . . . . •

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ALTRE PUBBLICAZIONI. A. CASARINI. l·a fatica n ella vita militare. Memoria prt'miata al (Oncor.~o

La lotta antitubercolare nell' esercito. --: Un ,·olume dj pa.gf!. 96 con S tavo le Per Leonardo da Vinci nel IV Centenario della sua morte. - Un ,·olume d i pagg. l 00 con 37 figure . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . Per Giovanni Maria Lanci! i nel n Centenaiio della sua morte. - Un Yolume di pagg. 100 con 28 figure • . . . . . . . • . • . . . . . . . lll Conferenza interalleata per l'assistenza agli invalidi di guerra. {Roma, l 919) - Relazioni uffi<:iali o comunicazioni.- Un volume ùì pa ~g. 9u . . . IV Conferenza interalleata per l'assistenza agli invalidi di guerra (Uruxollcs. 1920). - R dazioni uificia.li. - l.Jn volmne ùi p tlJ:!!!. 44 . . . . . .

l Cong~o internazionale di medicina e farmacia militar e (I3rnxet:e-<, l 021). H elwL.ioni ufficiali del Corpo sanit.1rio militare italin.uo . . . , . . Il Congresso internazionale di medicina e farmacia mili fare. {f{ onut, 192:1). Alli del Congresso - V ol. I. - R ola.zio••i ufficialii. - Un volun10 di pogg. 416 con tre tavole . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n Congre~o internazionale di medicina e farmacia militare. (l1nma, l !):!:t). AUt cl.el Coi1{Jres"o- Vol. Il. - L o.q ri del Conj.!ro:4,;o o comuniPario11i. -Un volume di po.vg. tOO con 33 tavolo e 19 incision i . . . . . III Congress:o_ internazionale di medicin a e farmacia militare. {Pnri~ì, .l 025). La.von del Congre.%o e comun.ic·azion.i. - Un \'Olurne di J111;..!!!'. l:)S .

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GIORNALE DI MED I CINA MILITARE DIREZIONE ED .l1UJINISTR.lZIONE :

Roma • llllnlstero della Guerra , VIa XX Settembre • Roma

tJONOIZIOXI DI A.BBON.tME~l'O. l . Il Gionwle di nt~dicina militare si p u hblica Il p rimo giorno dJ ciascun mellO, In Caecleolò di quattro f'lllll di stnuwa almeno. 2. L'abbonnnwuto è ann uo e decorre d a l 10 ~nualo. s. I l PT('Z?.O <lftll 'allbouaml'nto è : P er l'ltnlia e Colonie • . . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 32 l'"r l' Estero .... .. ..• ....... ... ..... •.. ... ..........•... ... .....• 44 Un tnsclcolo sepArato coetn .. .... . 11

l in l talla . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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1 oll'Es tl'ro .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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l tùi'Estca·<> . .... . .. . ........... : • 18 -

/(Ir e <'o 9t.a

4 Per gli um~lnll tn~'>dlci e oht•nlol rnrmadstl del R. F:sorolto (lo se r vizio t\ ttlvo, In porlzlone nuJ<illorlu. di O•>tnlJieruento, dcii t~ riserva od n rlp >~o) Il proz?.n dell'aùbonf\·nento è rl dotr.o a L. %~ unt•cip<l le ed Il prct.J.O ùet supplemento è rld~tto '~ I" . 8. - Nou si tras mettono r!oovute per gli nblJùUtlUJOllti IICriPUilll. u. N••n si occettnU"~ rec lnml trnsc•' rs l trentn gitlrnl clalln spedizione del Gloroo.le, cb<' si e!· ft•ttun rl'g"lo ruHmte • l prlm•• dJ t gni me~c. 'rrn.•corsu tale tcruliue, l rusei<'Oii rlcbi~stt vengono spe· diti 80 diJIIp.Jolhtll, s,-olo n.. ,r:uq~tHlHH lt •~ . G. 1 , ;,::nort abuorvttl utillcari In oiT<'ttivltt\ d i se r vizio PIIJrh cranno l'Importo dcll'nbbonameot-o per rnezzo del rl~petth· f c·•mond i ti! corp•• o <l k czloui. 7. P er l ~oli ufl:lclull mo<llci (duli'lì:s<'rclt:~ o d d l<t lll arln~). In Qtl<\lunquo posizione si trovln~ è amm~R•o uu ABBUNA~IIi:NL't) CU~lU L ~'l'l\'0 nl Oi.om ,Jie •li medi.~ina militare ed asrU &nMh eli mecliciiUl llnvulc e col,.nialc nl pro7.7.o dJ 11. 39 a.rmuo. 11: l a.o ltru nmmosso un A.BBONA)lENTO CUJIIU J.,A1'[VQ nlla llioisln uerO>wulit·ll n.! pro<ZII <il L . .a& ll' \1\110. eù 11.1ll\ Jliuista mililart it11liana a l prezzo cii L. 41 annue. ~; lul1ne awme~~n un ADI30NAll8:-<TO CU)i ULA'I'IVO a l glorno.lc I' Uni."erm, rivista googmflc,, llha!lt.ratn. a l prez7.o ti! L. !iO a.nuu11. Per ottenere t-ali raclllt.azloul cumula· ttvo gli ob bonaU mtlitnrl ùovr•ttnnJ far por•eoi te l'Intero Import-o aii'Awmlnl~trazione del periodico elc i p rovrlo c .. r po. 8. Al librai ~l fn lo sconto del 10 p er <'ente, ma soltanto per ali a bbonamenti delta persone e degli enti non tnlUtart.

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~ORJtiE

PER LE PUBBLIC,\ZIONI•

·~

•· 1. I lavori originali. le n ote. lo rf\· i~lc - df\ttilogrf\fatf o scritti a mano - devono OC<'upnre nn• s•l o lato del foglio. e:.soro n oi Wto tlotloitlvo e'l M..:um~•tmente corret~l e rlvedrttl ù~gll a.ntort. S I rn. s podo.l" roU:Cli iOOn•ho.zi.m u ello qu~lll &H i~ l 11 w l O fl 8ittll0 hon l!'ggibill, p or modo d i uvilnre ogul (lubbio tli iu lorprètaziou~. ln O<>>o cnotr..rlo, la Oire1.i<>ne si vedreb be oos~rott.a a soependerno lu putiWic.< zltone. 2. Salvo casi OOI'ez lonallsslrni. ~~~ cnr re?.huo dolio bo>~ze sr1.l'l\ !atta dall a redazione anzlcbè dagli uu torl, p!>r n >n ;incolan• ìl 11\vor.'l tlp•gndloo ugl! inoqJt ·\lllli ritar<tl postali. 3. Le ~pe~"' p~r )l'li e'tr.tttt o q uello per lr: t:.~volo lttograficbe, fotograUcbe ccc., obe a.ccom· pagna"<Sero le mem nrl<> sono a curico tlcgli autori. 4. Gli Pstratll ~orlo di duo tipi: - Tipo 4) S.:nza. Mper tina e rolln lmpMinatura e numera· zlone ilei rnsclculo. - Tlllo Lll Con oopcrtint~ struuo>ttu. Crontcijplzlo, irup;, gluaturo o numcruzlone

81Judnle.

6, TI pr<'zzo degl' estratti p or gli autori clelle memorie <'h e U ricbil)(laoo, è regolato dalla seguente ; fU' i lfn :

Plti•U O DI CUSCU~ FOGLIO DI ST.UIPA. 50

100

200

Por ogni ooo tinalo oltre 2011

L.

80

90

130

80

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90

110

140

NIDigttO URU... R COPIB

TIPI DI ESTRATTI

Tipo A

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Tipo B ..... . . . ...... . . ......

o meno.

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1.20

Gli estratti minori di •m t oqlio si coniano co~ /ii(Jiio ;nrero per lt ordin<Wioni di 100 estratli

Per quelli che supP.rn1Ul "'~ /f)(llio, le JrllZin~ti irl pi1'1. che nor• SUperano il mezzo /oqU.o, si con-

temo come 111•!111 , )ntrcl~ 1>er6 l'ordina::i<l rle "'"' si<t i11/eriure a 50 Cf>Jiie 6. l tO!lUO~<'ritti non al restilttlsoono. -

I lu.vori brevi avranno la precedenza.


, Anno LXXVI - Fase. IV APRILE 1928 - A. VI

GIORNALE DI

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MEDICINA MILITARE '

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA ( DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE)

Giornale di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e della Regia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. E:sercito: 1896-1907

TELEFOllì'I; 43-283 R.1'. - 21-90 R. M.

SOMMARIO In memoria dl &lonnnl Mtmmo

Png.

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MEMORIE ORIQINALI : B~~tlnco e BaJon. -

Su gli oleoeoleroml (elaloml), con speciale riguard!o al llpovaoclol. Caulnit. - S ignilloato flslologtco e olinico del! 'elettrocardiogramma. . . . . . . . . .

Pag. 172 JSS

CAIUIITICA CLINICA :

CaiUiflola. - Ascesso epatico In Trlpoll . . • . . . . . . . . Blaclnl. - Glioma. emorragico del lobo parletalo sinistro •• laeDI • ...:. La cbemloterapla endovenosa della blenorragia . . Catzolarl. - Un oaso dl torita toraco·addominale . . . . . . .

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202 207 Zl~

NOTE DI IGIENE PRATICA :

Costa. - Le mosche • • . . . . . . . . . . . . . . . Pug.

RIVIITA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA CONFERENZE ICI ENTI FICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI • • . . • . • . . , • . • • • • . NECROLOGIO • • • • • • . • . . • . • . • • . . • . • . • • NOTIZIE . • . . • • . • • • • • . • . • • . . • . . . . • . • • • . • . . •

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PUBBLICAZlONI IN VENDITA PRESSO L' AMMINlSTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MJLITARE ROMA -

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Via XX Settembre - Ministero della GUerra ....._

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ROMA

COLLANA MEDICO-MILITARE , P UBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DIREZlONE OENERAI.E DI ~ANITÀ MILITARE

I - F. TEs•.rr. -

Storia rètrospettiva dell'igiene nell'Esercito italiano

H - Ricerche biologiche degli Uffici psico-ftsiologici di aviazione militare. - Un volume di pa.gg. 236 con 46 figure e 2 tavole . . . . III - E . SANTORO. - Ferite addominali di guerra - P refazione del profes· sore N. GIANNETTASIO.- Un volume di pa.gg. 400 con38 figure IV - A. LusTio - A. Busmco. - I • gas di guerra "· Impiego ed effetti - Provvedimenti e cura. - Un volume di pa.gg. 104 con 3 tasole microgra.fiche a. colori . . . . • . . . • . . . . . • V - A. LUSTIO. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915-918).- Con 21 figur~

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(St(I1U 3" paqina della copulino)


QUESTO FASCICOLO SI INIZIA CON DUE LUTTI: UNO NOSTRO, DEL CORPO SANITARIO MILITARE, UNO DELL'ESERCITO, ANZI DI TUTTA LA NAZIONE, PER LA MORTE DEL MARESCIALLO D'ITALIA ARMANDO DIAZ, DUCA DELLA VITTORIA. IL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE SI ASSOCIA AL LUTI'O NAZIONALE E SI INCHINA REVERENTE INNANZI ALLA SALMA DEL GRANDE CONDOTTIERO.

IN MEMORIA DI GIOVANNI MEMMO

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n Giornale di medicina militare dedica queste prime pagine alla

me~?ria del maggior generale medico conte prof. Giovanni Memmo, spen-

~81 m Roma. il 14 febbraio scorso, dopo lunga ed inesorabile malattia. li Questo periodico, che ebbe l'onore di averlo prezioso collaboratore fino ~g. ultimi giorni di sua vita, avrebbe timore di offendere la. memoria di m, che fu. sempre schivo da ogni vuoto suono di elogi, parlandone a 1 :g~, tanto più che il suo alto valore di medico e di scienziato lo aveva cc· t~ tempo reso noto non solo tra noi, ma anche in tutto l'ambiente ., ten lfìco. U . Na.~o in Roma il17 luglio 1870 e laurea.tosi giovanissimo in questa Is~;ers1tà, fu subito chiamato dal prof. Angelo Celti a collaboraTe nel suo Sull' u~ d'Igiene, ove in breve con le sue importanti ed originali ricerche ra.bb~litnentazione, sulla. resistenza e la virulenza del bacterium coli, sulla cam m, sulla difterite e sulla malaria, potò affermarsi degnamente nel po scientifico.


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~IE.\IORU.

DI CIO\"AN!'o"' NE~ DIO

)la Egli, che polo,·a a::cl•ndere ai mnp;giori onori della cattedra. universitaria ancora in giovane età, fu im·ece attratto dalla. cnniera militare, alla quale Yolontariamente deditò tutte le sue migliori energie. Apprezzato fin dall'inizio nei :;uoi lllel'iti, fu nominato in:-(·~nant c aggiunto di igiene e batteriologia pl'<'sso la ~('uola, di sanità milita r<', oYe nei cinque anni di su~~ ptrmancnza. lieppc accrescere il già s uo Vl iSlO patrimonio scient.if1co e dimOlstn~re qualità. tlid;ttt.ielie eccezionali. Kcll'cstate ~1<· 11901 fu chiamato dalla (ì(lll<'i~Hlcl Ministero delrinterno a. far parte d clht Commisfiione governati nt per la campagna antimalarica nella )larcmma toscnna. :Kcl 1U03 dal :Ministero d<·gli est<>ri fu inviato nella Colonia Eri l rea. a <·a podi una Mi,::;ione l'<:i<'lltifk tL pe1 lo s tudio della. pctSte bovina. e vi compì importanti :-.~i me inda~ini t~ ul decorso dell'infezi one e sui metodi di immnnizz;lziono contro d i e. sn, oltr(; ad interessan ti ricerche sui parassiti del ~an guc dd bovini, rillticendo <&.<L olt(lnfre una not~vole diminuzione della mortalità del ùe:;t iame, con n otcYole vantaggio economico dello popolnzioni indigene. Conseguita nel Hl05 la libera. docPnza in i~icn<• pn·~so la. R. Universit:\ ùi Roma,, pur continuando le sue predilcLt.e r i(·en:he <li laboratori() ed occu}H1ndosi an c bo <l i t ('(·n i<·a radiolog-i('.a e di t<lra.pi ~t fhiea, si prodigò pres:;o l 'ospednle milit::~.n• f\(•1 C<' lio nella. cura. sapiente <'<1 amorevole th•i colpif.i da malattie inf<'UiYe. Le sue ece<•zionali qualità di igienista ò di opi<lelniologo rifulRcro ancor più e in ocea~ ione del terremoto cal..'tbro-siculo, e durante l'<'pidemia colerica nt-lle Puglie nel 1911, dove fu inviato come Commi~ ~ario pre[ettizio a B3rlet t n.. . Sella gucrrn. italo-turra fu uno dei primi, con S. E. il ~eo('rale mcrliro Ferrero di CavaJI('l·ll·ono. ad entrare in Z1H1>ra, riufl<'endo col suo pronto ed energico intcrvenlo a<l imprdire l'uso di acqua j)olahilr. inquinata tHl arto d al nemico. In qtli'KI !t campagna àcqu istò inoltro granrle benemer·enza, per ht vaccino-profìla~si n.ntitilktb1 praticata pel' la, prima. volta. nelle truppe mobilita.te per itLiziativ~t dello stesso {!encmlo Fcnero. D mante J'immatH• eonAitto europeo, pr('sso il Coma.ndo della 13 Armala e presso 1 ' I nl<'JHI<•nz<~ generale, quale mc>mbro della Commi ~t'io ue ispettiva per la. profìla ~si d elle malattie infe ttiYe, ebbe modo di dimostrare tutte lo suo a t 1it mlini teenic·hc e fu uno d ci più preziosi <><l efficaci collaboratori rwlla lottn contro le epi(h •mic in zona tli g-uerra. E qnesttl. m crasiglio::a org:mizzaziom• profilattiNb fn altamente apprezzata ed eneo· miata, non solo 4lni nostt·i Comandi, mn. anc·he da. quelli alleati . Dopo la. ~uMm E~li eontinuò in~ tan <·n bile la Stta opera proficua di con,;ukn1 e pn'sso ],~ lJir<'zionc ecntra l<• (\i ~:n nilà militare. P romo;;so g<'n<'l'al<' mNli~> o ixpctton• <i<'lht 3o. zona., c.ontinuò l:mcho nel suo alto g-ratlo a manil'e:-.lare que ll:\ f; tq1rrior ih\ (\ 'int<•ilt'tto, di dottrina, di OJlCrMità e di 11 is1in;r.iotw <·hc. lo rontra1ld il' tin sero in t.ut,ta. la sna carri<'m., e fu iJ1f;tticahilo n<•! la vigilanzn igi1•ni<'ll. (lt'l l'<'l'l<·~o t<'rritorio a lui affidato, disimpegnando eonl(•mpormw;mwnto :ìlfri cl<'li<'ati incarichi, 0ome direttore !iUJil'l'ion• li 1·l c·or:oo di 1i:-iolngia pn·~~o il Sana torio militare di Anzio c rome prrsitl~:nte <h·lla ('ommi:;l'ione dello :.;tlulio por l'alimentazion<' con la. farina di soj;l.


IN MEMORIA DI GIOVANNI JIIEl\JMO

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Per la sua indiscussa com potenza fu delega.t<J d al Ministero della gueiTa. al Congresso internazionale d 'igiene di Berlino nell907, alla Conferenza internazionale dell'.Aja. nel l909, ed al primo Congresso italiano di radiolrgia nel 1913. Fu an che membro corrispondente della R . .Accademia Medica di Roma e della R . Società Italia.n a di I giene. .Acuto investigatore, dotto professionista, efficace con sigliere, dignitoso e signore nel tratto, coiTetto fino allo scntpolo, di rara. bon tà d'animo e di modestia esemplare, in t~utta la sua vita E gli fu meritata.r oente cir~.. •. condato d alla, profonda stima e dall'affetto di tutti. ~: ·~ ..,;; E del sno vivissimo affetto per la nostra fa-miglia sanitaria militare · ~-- ~,. diede fino all'ultimo molteplici attestazioni, quando d esignato nell'ottobre ' -~ scorso a presiedere una. seduta del V Congresso Nazionale d ' igiene in . -·' · :~. Roma,. elevò un inno alato alla Sanità militare, cui si dichiarò orgoglios~:.<.~·, .t , , . ·"' , ~-;.:.~ di appartenere. . ~-~. · ' · ~:·t X "' • , t./ ~

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).l'elle 9re -po meridin.ne del 16 febhraio si svolsero i· funerali, che riuscirono un' ÌlnfOnente e commos!'a manifestazione di affetto per il caro estinto. Vi parteciparono l'i. E . il genera le corr.andante del Corpo d ' Armata di Ro ma. meda~l ia d 'oro y acca.ri, in rappresentanza anche di S. K il Ministro della guerra e di S. E. il 1\Ia.re<Jci.a.llo Diaz, il tenente genera le m edico Calegari, direttore generale della ~ anità mi litare, an::he in rapprE'><cntanza' di 8. E. il generale CR.va.l lero, sotto>egretario di stato p!>r la. guerr·a, i tenen ti g~'nerali Giova.gnoli. comandante la Divisione rr.ilitare, Graziosi, sotto capo é.i Stato rraggiore, il generale medico R epetti per la R. Marina, Ìl g3nerale ll'.ediro Baduel per la C. R. I., il luogotenen~ gen erale Parziali per la M. V. S. N., il tenente colonnello medico prof. di Nola. por la R. AJ-eona11tica, il gr. di. Me;;sea per la l'-'anità pu h- . blica, il prof. DeJJa Vedova p1-eside della facoltà mcòica cri in rappresen tanza del Rettore della R. Univer~ità di Ro:r.a, i tenenti genen li medici: S. E. F errero di çavallerleone. in rappresen tanza anche della R egitt Accademia m~ dica di Roma, della Valle, TP.sti, Be rnucci, Galli, Gozzan"~, Gerundo, Sant.ucoi, i general i medici Ri va, Trovanelli, lo. GrottmiA, Virgallita, Mcnnt>Jla, t ut-ti gli uffici ali medici del Ministm·o della gue rra e d el Presidio di Roma, in servizio ed in congedo, ed una larga rappresentanza di ufficiali ed allievi della :::>cuoia di sanità militare o degli altl·i Cor pi d 'Armata. La cla s...a univers itaria era rappresentat-a da i proff. Sa.narclli, De Blasi, Puntoni, Maggiora., Ascoli, e numero~i altri; il prof. P ecori rappresentava a.nohe S. E. il Gove rnatore di Roma. Seguivano il reretro un folti>>imo stuolo di amici, cono3Centi ed arruniratori. L' imponente corteo, preceduto da nn ba.t.taglione d t>gli allievi carabinieri con musica e bandiera, mosse dall'ospedale m ilitare del Celio e si diresse verso la. piazza San Giovanni, o ve W:>tò. Fra Ja vivisaima. commozione di t.utti, il tenente generale m edico Calegari diede l'estremo e fraterno ;:alut.o de lla. famiglia sanitaria militare al diletto co mpagno.

• •• Nella. dolorosissima circostanza inviarono telegrammi di condoglin nze S. E . CaYallero wttosegreta.rio alla guerra, LL. EE. Badoglio, Diaz ed i Comandanti dei Corpi d 'AJ"mata di Na poli, di Bari e di Roma, i dirottori di sanità., i direttori degli ospedali militari e delle infer merie presidiarie e ntunP.rO~<i altri.

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e< MEMORIA DJ 010\'ANNI -:>tEM~tO

•• * Il Direttore gen erale della. saniti\ militare emanò nella luttuosa. circostanza il seguente ordine del g iorno: « Col dolore pH1 profondo partecipo la morte del maggiore

generale medico conte prof. comm. Giovanni :Memmo, a.,·venuta. ieri sera alle ore 22 nell'ospedale militare del Celio, dopo lunga e peno3a malattia, che egli sopportò con animo invitto e con ra..:;segnazione cristiana. « Il gen e<ale Mernmo, che fu pE.>r m€1 collaboratore preziof:ì.O, aveva. saputo conquistarsi in tutta la vita la. stima. incondizionata e l'affetto vero e profondo di tut.ti quelli che lo conobbero. Di animo buono, di rettitudine adamantina., di fervido ing ~guo, di opero ;ità instancabile, egli cliede la sua vi t.a intera all'Esercito ed alla Sposa, che amò entrambi con tutto l'affetto di cui un animo eletto possa sentirsi capace. Fu consulente apprezzato in ogni circostanza, e di competenza. da tutti riconosciuta in fatto di igiene e di profila.ssi, rappresentò sempre per noi il consigliere Fa.2gio ed efficace. « Ammirato per la sua scienza, adorato per la s ua bontà, egli la.<wia in noi un vuoto irreparabile cho non sarà. possibile colmare, perchè non è possibile dimenticare quelli che amiamo con tutto il fe rvore dell'animo nostro. • Io rivolgo alla sua memoria il snluto memol'e e riverente, sicuro di essere interprrts feùl}le dei sentiment i di tutto il Corpo sanitario nùlitat-a ». Il Diret.wre ge71erale CALEGABJ,

Il Gi01·n.ale di m edicina mil·ita1·e si ~~ssocia colla più viva commozione a questo plebiscito <li dolore e di a,ffctto cd invi!l' alla straziata Consorte le espressioni del suo Yivissimo conloglio.


MEMORIE ORIGINALI ISTlTUTO DI ANATOMIA PATOLOGICA DELL'UNIVERSITÀ DI fF.RUGlA Direttore: Pror. ARMANDO BGsmco

SU GLI OLEOSCLEROMI (ELAIOMI), CON SPECIALE RIGUARDO Al LIPOVACCINICI per i dottori: Armando Buslnc:o, proft:ssore eli Anatomia patologica. Edmondo Bayon, tenente colorulello medico PREMESSA.

Fra i mezzi fraudolenti che i soldati, pavidi o peggio, escogitaronò durante l'ultima guerra, per simulare delle infermità e menomare la propria integrità fisica, ebbero grande voga, particolarmente nel nostro esercito, le iniezioni sottocutanee di olio di vasellina, che si dimostrarono capaci di provocare delle manifestazioni scarobiabili per neoplasie o per cronici processi periarticolari pseudoreumatici o postcontu.sivi. Però, la frode attraverso l'osservazione di un vasto materiale, qualche volta con la stessa. confessione degli a.utol~sionisti, venne r apidamente sventata. ~Ia non pertanto, questa. pratica, per la stessa facilità con cui si poteva. applicare, prese, in un d.'tto momento, cosi largo piede, che, per opera del Biondi, che ha aperto la. strada, e di altri studiosi si è potuto creare e sviluppare quell'interessante capitolo delle Patomimie prm;ocate, denominate Blaiopatie (dal greco Ela-io'll. olio), e che il contributo di molti studiosi~ sopmtutto italiani, ha quasi del tutto esaurito, dal lato clinico e medico-legale (Biondi, .Asca1·elli, Busacr.hi, Mrrriani, 1'omma,s i, Ga1·in, Benassi, ecc.). Veramente, l'autolesionismo del periodo bellico ingrandì le proporzioni di un problema scientifico e di uu processo morboso, noti anche in precedenza, come fatti sporadici, nella. quotidiana. osservazione. Infatti, si sapeva che mentre i grassi e gli olii vegetali vengono, nella compagine dei te~suti, assimilati o spazzati dai leucociti (Deremberger, ecc.), ben diverso è il destino dei carburi, quali le paraffine e le vaselline: fin dal1893, Juck1rff aveva dimostrato che l'olio di vasellina non può essere traRformato nè distrutto : e subito dopo un analogo contegno si rilevò da. parte delle paraffine (Gersung, M eyer, Dc Buck e Broeckaert, W cndel, .Moskowicz, Lagarde, D elangre, Uhtllof!, Kirschnner, WUliams Beck, Davis, ecc.) adoperate specialmente a scopo cosmesico e, fra di noi, sperimentalmente, da Taddei e Delaini. Anzi, quale complicanza di tale pratica si descrisse, persino, il cancro da paraffina. D'altro canto, l'osservazione clinica. aveva rivelato che dopo le iniezioni di calomelano e di altre sostanze medicamentose (canfora, ecc.) in ;;- eic~lo oleoso, residuavano nodosità o piastroni, c.'lpaci di assumere, .:1 n opma.tamente o sotto l'influenza di çomuni stimoli meccanici, sviluppo e

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SU (;LI OT.EO'.iCLEROMl (t';LI\10~11), ECC.

andameut;o pro~'l'ClSsivo C· minaccioso, che ricordava O> simulava il contegno di un neovlasm;1 connetti n1le. Altra sorg<•ute di produzioni simili si a.vycrtì con l'introduzione, in militari, d(~i lipovaccini (l caso di Frrurè c Frhniet, e l caso di De B enedetti). Ora,, quest'ultim.a possibilità, ci 'è sembrata più frequente di quanto dimostrerebbero i pochis:;imi casi segnahtti, stando a d alcune os11ervazioni person.ali e a qualche altro caso sottopostoci per l'esame istologico. Tuttavia, la conoscenza di queste prochtziOJÙ è meno comune, specie se capitino all'osRcrvazione in sede a.nomala, di quanto lo stesso largo impiego, come eccipiente dd l 'olio di vas('llina, ln.scino presumere. Gli elaiorui, d(;mOminat,i pure oleonti, paraffinomi o vaselinomi, secondo che dovuti all"<1zione della p·ara.ffi.na o della v asellina, ma che con termine più g<'nerale e }'la.togenetieamente più comprensivo, è bene chiamare oleoconncttivomi, e, forF>c, ancor meglio oleoscle1·orni, meritano di uscire dai ristretti confi ni della, patologia forense, avendo, ormai, raggiunto una chiara fisionomia morfologica e clinica, che ne rendono agevole il riconoscim ento . Nò questo è il Rolo interer>se della loro conoscenza. La loro importanz.a trascende i limiti della medicina pratica e involge il problema della. modalità d i svih1ppo e d('lle eventuali interferenze con la genesi delle neoJ)la!Sie, con le quali t"Sf>e f1uono tavolta confuse, e con cui banno qualche punto di contatto. Tanto che da,i clinici furono, per l'appunto, scambiati per tumori connettivali; ~cambio reso, tnlvoltà, più attendibile per il rapido accre!;cimcnt o dci notli duri Tesidnati a pregresse iniezioni in parti nelle quali il p<tziente non ricorda,va di averne ll<'ppure s ubito: per l'età dei soggetti, per lo più gi(J\' a n i: c, an com perehè, se estirpati, banno, qualche volta., recidintto e d*tto luogo a produzioni maggiori dei primitivi noduli, e, persino, !;ùnuhtt o o int<'grato tmpianti a distanza (metastasi), come in un c.•so di Jar·ob e Faun!-Frémiet. A questo proposito va rico1·· d ato cl1e Jforiani riferisce di un c·aso in cui la diagnosi di nodi fibro-sarcomatosi, imposta da un insig,ne chirurgo di Genova, potè essere corretta soltanto con l'esame chimico e istologico. Come si veùe, dunque, a.nche per· la modalità. di azione stù tessuti, negli ol<'osderomi, come nei tumori, esiste un q~tid eccitante la prolifera.zione. Per qnef>to e per il loro· contt>guo clinico e morfologico, sembra, anzi, gitlstifirata. In, denominazione di sarcoidi. proposta da Gougerot c Desaw.r. MATER.LALE DI OSSERVAZIONE.

Dopo queste necesf>arie p1remesse, venendo alle osservazioni cbe ba.nn<' costitttit'o lo spunto principal·e di questa nota., diciamo che il quesito, che s'impose subito alla nostm valut;~zione, fu quello di stabilire se e iu quanto certe tumefazion i della. regione ma.mmaria, lamentate da alcuni giovani sold;tti, inviati clai rispetti vi Corpi ali 'ospedale militare di Perugia - or sono quasi due anni - erano da mettersi in ra.pporto con le pregresse iuicziolli di lipo,·accino :1.11W i.fo-pamtifo. N el primo soggetto, anzi non affiora,ndo su bi t o all'ananuH'ssi il cla.t o della pregressa iniezione lipovaccinica, l'esame istologico, eoudotlo sul tcss ut·o chirurgicamente a.sportato, fu il }'lri111o a m<'ttl're in rilic>o una. :JttiqJ. e vivace t•eazione fibro e giganto-


S\T GC..t OUWSCLERO~U (Ef,.-\lQ)tr), E(;C.

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cellnlare, con interposti uoduli d'infiltrazione linioritaria, che ne inquadrava la immagine morfoEogica, appunto, negli oleoscleromi, e allonb1.na.va. il giudizio dal sospetto clinico di un fibro-sarcoma. A questo primo caso, nel volgere di porhe settima,ne, seguirono quelli <lì altri militari, portatori di simili tumefazioni nella r<'giono pcttora,le o sopramammaria sinistra, tutte impostesi per un improvviso risveglio di malessere loc.'\Je e per un aumento di volume minaccioso, t<tle da a.vcre preoccupato i medici re~g-imentali e da av<>rli clecisi ad . o!lpNlalizz<tre i pazienti. La contemp01·aueità della medesima affezione e la not.izi~~ accura-tamente controllata, elle i « tumori,, insorg-ev<1no nel sito della iniezione vaccinante a.ntitifìca. subì ta mesi prima, talvolta, anrhe un anno, indus,;ero a fare. una inchiesta fra le truppe del pre:-;idio: dalla. quale risultò che, tra i militari della classe .1905, <tpparl'enent i a l 7° Regginwnto Arti~ !ieri<.~ pesante ca.mpale, che avevano praticato la V<Lccinazionc an t itifica con lipovaccino fornito d•~ un I stituto it<~liano, in 32 di essi, pcnn:tneva, nel maggio 1926, nel sito dell'iniezione, un piecolo nodulo, della gntnclczza, di nn fagiuolo, che manteneva. un ca.rattcrc St<Mionario. Il di1·i~t>nte del servizio sanitario comunicava, nello stesso tempo, che ad un serge1ttc maggiore residua va l' indurimcnto della iniezione subitf~ nel 1923, cioè tre amù prima. Di 230 soldati, invece, del l o .Art. da. cnmpagm~>, solt;l.nto 2 presentavano un piccolo nodulo residuo nella. localit:'L d(•li' iniezione. Fra i Fanti del 52o reggimento, in 250, non si riscontravano più traccio delle vaccinazioni praticate: in 30, riscoutrav;~nsi piceoli nodtùetti fl·PIJena per<:epibili: in 24, il nodulo persistente aveva. le dimensioni di llll<1> nocciola. I n alt.ri cinque, infine, dei qua,li più dettagliatamente ci oc<'upimno orn., la tumefazione aveva assunto, tutto ad un trat-to, uno sviluppo invadente. per cui si credette opportuno, :\d,ereJrdovi volentieri gli stcRsi pazienti, d i proce~E>re all' eseresi r.omplt>b't.

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RILIEVI JSTOLOGICL

Tn t.utti i casi si ottennero reperti microscopici molto simi li. Ruccintumente - poichè non è il caso di scendere a descrizioni dettm!liate - il rivestimento opidermico ed il corion sot.tostante non presen.ta.nmo nleuna modilica.zioll<'. Soltant.o . attorno alle formazioni ann.esso alla cut.o (follicoli pilifcr·i. nn·i rlotti ~:hinndo !ari). spingentesi n oll'ipodel'Inn. e, qualche volt-i\, persino nd ('olltrlare l n~so, s i raccoglieva Uilli scarsa quant.ità. di piccoli linJociti. La r·onziorte caratteristica è a ;.:pn,:e del con· net.tivo lusso della regione ; ed è rappre!<eu tt\tt\ dA. un )!rosRoh1no tessuto di ~ritnu ltl.· -z.ione: la neoforrnt\zione è co~;t;itu.itfl. da focolai n tJdu lari, di dimensioni varie. formati da fibroblasti e da celtule giganti. fra di loro st ipnti. ilTCI!olnrmcnt.') f'()J11lnl.t.i da larghe striscio o bande d egli steflsi e lerno rlti fu:<nti. e. fJun e Di~, da. picc()li cumuli. ora più ora meno scarsi, di lin{ocit.i. Fibronlnsti. cellulf' j.!i!!ttnti, focolai Jinfocitaz·i costituiscono, d1.mque, i tre elementi caratt(•rist.ici. dn c•t:<o a caso variamenta abbondanti. Dal modo come i fibroblasti e le rollule gi!!tmt i s i ri11niscono. risulta l'aspetto granulomatoide, cos1 cnratt~ristic-o e cos ì s1wc-i tico dj fJIICSt·O prod ~~~ioni, i::he chj abbia visto il reperto istolog ico etaiormLtn;;o una \'olta. non può più diml'n· ticarlo nè confonJderlo con alt.ro p•·oce<;..«o di g r·an11h~zi one o ne<lplastico. È un repert-o tutto a sè . .Vqtu. - OmetUamo, per ragioni di spit7Jo le notizie tlloic·h(•. Esl'e sooo. forse anche ~upcr!lue. perchè !:!1 rai!SOmlgllano t ra di loro c, a part.' il dl\·cr.<v Ia~so d tcmp(>. ricordano analo!(he ~t· •rle rl!er lt.e dn. altri studiosi.

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SU OLI OLEOSCLER O.l\11 (ELAIO.MI), ECC.

È vero che, 11. seconda della fase di silenzio o di risveglio dell'attività neoformativa, i vari e lementi sono piì.t o meno nmnerosi : parallela.Inent.e ad una tendenza. evolutiva, clinicamente iben apprezzabile, i fibroblasti sono più voluminosi, più ricchi di protoplasma e di cromatina nucleare e le cellule f,iganti molto nwnerose. Nel primo caso si aveva, appunto, un impressionante reperto di cellule Etiganti, di volume, di configurazione variab.ile. del tipo da corpo estraneo, e di grossi elementi fusat.i. Ciò denotava che lo stimolo irritativo e neoformativo era in atto. In altri casi, clirùcamente meno fastidiosi, di meno estese proporzioni, il tessuto elaiomatoso, pur nnant.enendo lo .stesso aspetto di noduli, si mostrava costituito di elementi fuso e gigantocellulari più piccoli e meno voluminosi. Comunque, il differente volume d e lle cellule non riposa su basi di anaplasia e di atipia ; ma la relativa variabilità morfologica può bene essere spiegata con la diversa età di evoluzione delle cellule conllettivali (fibroblast.i ), sotto il continuo e ridesta.to stimolo oleomatoso e secondo il piano con cui gli elementi ristùta.vano interessati dalla sezione. Olt.re alla fisionomia d'insieme, che tradisce l'esistenza. di tanti noduli, fra di loro iuxta posti o separati da qualche banda di ce.Jlule connettivali, è da considerare la presenza, in seno al protoplasma. delle ceUtùe giga.n.t.i, e dol tessuto neoformato : e fra nodulo e nodulo, di vacuoli chiari, rotondeggianti od ovali. Sono minutis.<;imi, e si rivelano con i forti ingrandimenti quelli che si riscontrano alla periferia o uentro il protophtsma delle cellule #ganti : sono più grandi, rotondeggianti od m ·alnri, da pochi tino a 20-30 e più m.icra., quelli che sembrru.1o forare la compagine

del tessuto neoformato. I vncuoli più ampi sono rivestiti da. cellule, con protoplasm.e. falcato, omogeneo, e plur:inucleate. Alla periferia d ei nodnli e, più specialmente nelle porzioni marginali della fonna.zione, laddove la prolifera:-l:ione grnnulo!Tlatoide è meno stipata, i vacuo li compaiono sotto forma di isole e di grappoli. Ciò, con la colorazione comtme. ~e. poi, si applica la colorazione ematossilina-Sudan nelle sezioni al congelatore, essi si dimostrano più o meno riempit.i di 1.ma. sostanza omogenea giallo-ocra (specialmente i p iù piccoli) o giallo-arancione, particolarmente g li altri. Non abbiamo pot.uto appUcare la fissazione preventiva con l'acido osmico. P erò, anche la situazione endo e pericellulare dei vacuoli, in piena proliferazione oleom.ato:;a, costituisce, allo ste~o tempo, un indice etiologico e pat.ogenico della. lesione. Un indice etiolop:ico, g<'nerico, è vero, ma, ormai, date le conoscenze acquisite, suf\ìciente pe1· identificare la causa provocatrice: un indice patogenetico, giacchè la disseminazione e la topografia dei vacuoli indicano che la. sost-anza che il riempiva ha determinato e così indirizzato morfologicamente la proliferazione connet.ti vale. Infatti, l'olio di Yasellina, iniettato nel sottocutaneo, invade t-utti gli spazi preformativi, divaricando quelli in cui vi ha deficienza d'adipe, spostando, sostituendo il grasso 01·ganico o frammischiandosi ad esso, producendosi una specie d.i fenomeno di soh•biliM.. che modifica gli stessi caratteri di colorazione (1\ioriani). Così comincia l'evoluzione del processo olcomatoso, il quale, su l'uomo, è stato riprodotto e sejZuito da T onunasi. Alla fase iniziale corrisponde una t-umefazione edematosa acuta (edema elaiopatico). perchè viene richiamata un'abbondante infiltrazione attorno alle vie ed ai focola.i seguit.i dall'olio, che si propaga o ristagna : infìl. t.1·azione rappresentata da mononucleati e accompagnata da estesi stra,·asi sanguigni e da edema. A noi è sfngjlita q11esta fase : ed è certo che, nei quadri tardivi di apparente riaccensione di fenomeni acuti, mancano i leucociti J?Olimorfi e le plasmacellnle. Dominano, anche allora, come nei casi relativamente Silenziosi o muti, a decorso che diremo cronico, i fibroblast.i e le cellule giganti: e a quest.i si associano, non abbondanti, dei focolai linfocitari. I fihroblnsti, le cellule giganti e i liniocit.i rappresent.ano la persistente cronica reazione del coru1et.tivo istiogeno ai corpi estranei, rappresentat·i dalle gocciole oleose. Kon abbiamo neppure riscontrato, accanto all 'iu1ponente scena proliferativa. la. ricca neoforma.zione capillare, cui accennano altri osservatori (iiioriani, Tomma..;;i).

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In complesso, dàl lato microscopico, nella sua fase ultima di evoluzione, si ba la fisionomia di un tessuto di granulazione speciale : che si distingue subito dai granulomi di più comune osset·vazione istologica {tuber-


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SU CLI OLEO.'\CLEROMI (ELAI0:\11), F.CC.

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colosi, sifilide, actinomices, micosi, ecc.) : che, mentre tradisce caratteri di flogosi, per la disposizione a focolai nodulari dei fibroblasti e delle cellule giganti e per la presenza dei cumuli linfocitari, si avvicina all'aspetto di certi neoplasmi fuso-giganto cellulari, da cui il giudizio <liagnostico, però, si allontana per la considerazione che le cellule fusate si identificano con fibroblasti, le cellule giganti sono elementi istiogeni in funzione oleopessica, ecc. Se a questi caratteri microscopici premettiamo quelli morfologici grossolani, ne risulta integrata e bene individuata una forma a sè, su la quale necessita si richiami l'attenzione del pratico, onde evitare le preoccupazioni di sospette neoplasie, e per indirizzare i malati verso una terapia razionale.

** * Risalendo, quindi, dalla morfologia - grossolana e microscopica al pratico criterio della diagnosi, gli elementi che debbono utilizzarsi sono: a) la topogmfia. - La distribuzione topografica, anzi, rappresenta nn forte motivo di presunzione sul meccanismo dell'oleoscleroma: è un orientamento, come accenna giustamente Salinari, per stabilire la natura artefatta o meno della lesione. Di fatti, le regioni colpite, per ordine di frequenza, sono : i contorni del ginocchio, del collo del piede, del dorso del piede, il polpaccio, i contorni del gomito, dell'anca, della spalla, le mani, le regioni glutee, le pettorali, le inguinali, le scrota.li. :M'a gli oleoscleromi postvaccinici si trovano, quasi sempre, nelle regioni latero-superiori del torace (pettorale), a sinistra. Il tessuto mammario non appare coin•olto. I patomimici o fraudolenti colpiscono, a. preferenza, i tessuti periarticohtri degli arti inferiori (articolazione tibio-astragalica, ginocchio, dorso del piede, ecc.) ; i medicamentosi, le regioni l~tterali delle coscie, i quadranti superiori dell'addome, la regione deltoidea, le glutee, ecc. ; b) l'estensione. - Gli oleoscleromi sono alterazioni a carico del sottocutaneo. Possono interessare anche il derma, e, allora., la cute è aderente; ma, a preferenza, si svolgono nel connettivo cellulo-adiposo sottostante, e raggiungono, ma non oltrepassano l'aponeurosi alla quale i noduli rimangono vincolati, per cui la piastra risultante gode di scarsa, o non ha affatto, mobilità ; c) i ca1·a.Ueri 'l'M>'rfologici g·rossolani e fisiopatologici. - Gli olcoscleromi hanno l'aspetto di nodi isolati, o, quando siano in fa.se evolutiva o anche di silenzio, dopo l'accrescimento, di piastroni. Presentano, in tal caso, contorni irregolari, e tradiscono la risultante composizione di noduli elementari. Sono duro-fibrosi, coriacei. Aderiscono alla cute, non spostabile, nè plicatile, con superficie bernoccoluta o lievemente ondulata, più spesso di colorito normale o un pò più pallida delle parti circostanti. La. pressione e la palpazione risvegliano una lieve dolor~1bilità. ; d) l'evolt,zione. - Dopo la soggettiva constat.azione di un nodulo nel sito dell'iniezione, rimasto silenzioso, inopinatamente, 0 1 specie, dopo marcie, sforzi fisici, sfregamenti (bretelle, bandoliera.), il focolaio oleoscle-

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r o,.;o l'i eslt,ndr, :;i allarga, con una. t erta. rapidità, fino a. ra~giu~ere anche un volume prco<'cupante. Questa e Yoluzi ono rela.tivamente ra.pida. progressiva, sog-g-ettiv:t mcnte cd obbiettivarucute apprezzabile, l 'età d ei sogg-etti (n omi ni giontni, per lo più) poh·ebbero far pensare, sulle prime, all'insorgenza, ùi un neoplasma connettintle ; e) il n •perto microscopico. - Dalla discriminazione di questi cleme nt i, l<•· di:cwno~i di olro:<elt>ronm resta bene inquadrata e si rende attendibile. ;\la il rc•parto microscopieo - a pres<'indcre da lla. stessa anamue~ i, che scopn~ c confl'r ma stq)pol'izioni ciréat le modalità, di provocazionc· del processo - ribacliste la diagno~;i e la colloca. su in.crollabili basi di fatto, costituit e dalle immagini :rranulornntoitli d<>scriHe e dal rilievo della, sostan za impi<•g-a t a . (l) E sso 0 l a hnent e sihrnifi('a ti YO, che non t:i fu difficile riconosecre la natura e la <>t~ iogP.ll('s i di sezioni, mauda.t cci per l'esa.me da. un chiaro e ~t.udioso coll<'g:t di Bres<:ia . appartent>nti ad tm (',aso riguardante un t'Xmilita.rc, e he n ven1 rieevnt o lipova ~.:d n :lz ione, molto tempo prima., giusta. le nostl'e pren~> ioni dPsunte dal qnàdro istologico, pre\'isioni che C'i vennero Hucccssi ,·amen t e confermate. Co~s!DER .1ZlO~r P.\TOGE~ETICDE.

~Ia ri nt<'n•s,;r dello ~ t ndio dt>gli oleocounettivomi non si esaurisce con la. fìnal itìt, pur notc'volissinw., de' L loro preciso riconosciment o. Ve ne ha, un altro. sri(•ntific·o, pat Og'l'lWtieo, forl't' a ne h<> più profondo e, certo, scientifiumwnt e a.lnwno ultr<'ttnnto int eressa nte. Considl'rato che, a 110 er1to moml'l't.to, il piccolo nodo residuo vaselinomat oso auml•nf a. di Yolume, si <'stende e disturba, il portatore, e che r e:-a.me istolo;.ri<'o ri,•t>la una lJ<' c·ulia.re atti•ilà neoforma.t.iva, con mitos i perf! ino anomale, sorg(• la d omanda. se il vPicolo oleoso a doperato sia capa.ce di (l) \ari l metodi chimici, mlcrochlmicl e lstochimìci proposti per la diagnosi etlologlca. a) l ' un~:eudo con un B)(O ·cannulto un oleoma, ODPOrtunnmcnte dissociandone l setti, si est.l1\e ><cm pro : o unn cert.A q ur•ntltà d'olio. o. plfl spcspo, tma sola o poche gocc.ic, oppure del sangne misto a l(òCciolln e oleose o anche minime tracdc. sempre prc~IO;e per l'ldentiOcazlone. Su Questo materi&Je, se è a hboodnnte. s i può fa1'0 l'e.-o.me r cfratto uJetrlco o altro proYe di ri conoscimento chimico (lnsaponiOca· blll tà, rea~i o ue drll'nciùo >Oifnrlro e dcll'addo o<mico); e ;;e è scarso, sono le pro\·e microch lrnlcùe che rlsol\'ouo, spesso, brillantemente il prohlema dlngno-Lico. Sono state propOste le readonl (o colornùon.ll mlcroch.lmlcht• col b/ru Sito o col l.ri/lantr ··r•.•IIIM,·u. b) .Il Biondi propo~c subito, On dnlie prime os;crv11zlonl, l'u~o del Sudan II!, con cui l'olio di \"a!lc li na ~i tingo 111 gh•'lo·ocm. mentre gli oli l vegetali c anhnaU In genere sl tingono lo gl nllo· ~ranclo o e . 1/nRgiunta di brillrmlr rr.Hyil>l••>t •erve a mc~rlio rl\'~lore gli clementi ematici. Ma l'ldent.I6Mu:lone delle sosb•uze va'late su h> semplice tonalità di colore - Ollso:rva g iustamente Morlanl - è una prova incerta. c) La reazione di n.,u,"ult• col blru .\'il••· usata prima ncr l'lcl entl llcnzloue del petrolio e dclht bcnzlnn , npplicntn nl ,.,.~c llnoml , Jngcla incolore l'olio d i vnsellnot. mentre i llr>L8SI e gli olil in gntere sono tutti più o meno tinti In ro•Po gmnata. Ma. secondo Il compctcnt c giudizio di 1\Iorlan.l. cbc ha cl· mentale an che <tllesta soli" pietro di J)t<ragonc dell" p rova Jtrntlca, la reazione di HollaÒd~, per quanto .scnslbill&>hna, non dà li debito ri>aito o contrasto cromatico, e, Jl<:rdò, non assume carattere dl p ratica dilTerenza~ione .

d) :\lorltLnl prop<•s•· (ouc.~ t.o metodo, larunuu:mt.e controllato e lmv l<·gnto. con p rofitto, !n centri di ncct'rtammto ùl nutolesioni•tl: In gocci" di sangue aspiratA doll'olcoma, viene proletlata c dlst('SII su u n ,·ctrlno. <·l ne•to vl~ne ~•J><>Ato, In uon hncloella chiuM. per liJ minuti, al vapori dl acido O!'mlco: poi sl tmtta eol Su<IILD l T t (In sol n tione alcoolica a o ad do•) : e, n.•dugnto. Incluso In una miscela di gllccrltoa e gelatina. L •aetòo o•mico t-inge In nt•ro U grn~so or~nnlco e l'olio VCIIClnle : l'olio dJ \'SSelina assu · mc la tonalità giallo ·ocra M l Sudnu i'<.' In soluzione nlcoollca deùoiL'), Quelln glnllo-aranclone (se è forte).

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r apprc:lentare uno stimolo oncogeno. :Nei casi personali in cui si a ,anzò. per l'evoluzione rapida della placca sopramammaria, il sospetto clinico eli una neoplasia connettivale, il l'eporto istologico escluse cnrat t~ri b lastomatosi. Il Cignozzi, in un infermo, trattato due a.nni prima, co n iniezioni sottocutance di olio canforato, prella.rato con olio di vaselina~ nl'llc l'e!!ioni antero-eRterne delle coscie, osservò, ~t sinit;lra (più >olumillOSl~), nna tlunefazione occupante circa tre quarti della regione. Piccoli noduli rt•sidua ti alle iniezioni, in seguito a fatiche mu:~colari, andarono Ìll_gl'alldl:'ndo fino a raggiungere dimensioni t ali d a inceppare i lavori ordinari. IL riposo e le cw·e topicbe comuni portarono alla loro riduzione. Xou potè proced(•rsi al controllo i.'ltologicol ma tutto lasciò Jlresumere si trattasse della. solit<• prolilerazione fibroconnettiva.le olcomatosa. Fanré e Frémiet, nel loro la voro in cui studiano 7 casi, riproducono immagini fibro·sarcomatoidi, ri:; ve~lia te da. iniezioni d 'olio t\<l.n[orato, prepara.te con olio di vasellina (1917), da cinque mesi e due anni clopo. Mook e Wander, Burrow!l e Jobnston p arlano dell'azione dell 'olio nella, produzione dei tumori in relazione alla causa d el Cttncro (192i1). Tutte queste reazioni neoproduttive connettivali po;;:{iedono, indubbiamente, g-li stes~i caratteri. E che nel mec<•anismo formativo entri l'olio di va~ellina. è stabilito, non solo daLI~~ concordanza dei rcpert i ricM·ati da materiale umano, ma sopratutto, e ml'glio, da quelli ;;u matl'rialc sperimentale ..Anche h-. Jlaraffma e altri g-ra~Ssi c olii vegetali e minerali si :;ono mostr ati, in senso clinico e sper imuntale, ca.paci ùi proclurrP. g li Rl fssi eiT1•tti morfologici (~ icolas Lonis, Bonnamour c Policard). Vi ha un certo numero eli lavori inte~;i a cbia.rirl' il problema d a qncst o importante punto di vista.. Il contributo :straniero (• l<·gMo ai nomi di Letulle Binet e V Arne, di Binot et. Paul Fleury, di Y. lieuderson c E. Crofutt, ecc. Presso di noi so ne occuparono T n.ddci e Delaiui, Il Morlant aggiunge: e U valore ruedloo-le~le di tale reazione mlcrochlmlca colorotlva ò reciso, espUclto, loocceplblle ; tanto che la prova con l'agopunturt\ ~l eleva a prova assoluta di crimine •. Tali crlwrl pratici furono applicali da Morll\nl anche all'eMme IAtologko: le •ezlonl, fatte col mi· crotomo a congcl&%1ane. ~ono messe per 15 m• In soluzione <Il &eldo osrnlco all' 1 • • : W. vale In oequa dlst Uiata per 5, 6 ore pl!l volte rinnovata : colortllc In tmatoa:;iUna od Nn&telna.. dlflcrenzlate e lavate ln acqua distillata leagermente alcalina, e, Infine, colon~te col "u!lan lll. S I mgglunge,· cosl, unA trlpUce color&zlone: nera, del ltf&SSO organico: IUZ\li'I"A, dnl nuclei: glallo-ocm, dell'olio rol""raio. Mo. nuche con la semplice colomzione col Su~n. limitatamente agli &Faml istnloglcl, >l puc\ B'l'ere un bnon ctlterlo dltferonzlale, In quanto U gmsao nrgaoko assume una tonc.lltà aranclo11o pl(l o momo inwnsa, glallo·ocra l'oUo mloerale. Su qucnto principio Ma.•son -secondo riferiscono .Jscol; o F'aur6 Fremlet - ha trovato che, con l& colorazlono 'I)Oflt·vltalo col bleu !\Ilo, delle IIO~Ionl ottouuw col cuugolntorc, si ha llllA ~ntll dltTerente fm le gocciolo di olio di m sellna e 1 glohull di I{TI\'>0. r) l.a dlmo>tradone assoluta o Ineccepibil e dell'ol io dJ va6t'lina, Jll'rò. à qudla C'hlrulca. fondata sull'cstm.zlone della so~-tanza dal tessuti Impregnati. Il ricupero dell'olio f l fa con l'etere, dopo mucem· zlono ed ~·lramento In alcool assoluto del te.• suto Mportat o, o, meglio e dJ preferctlt a , dopo sapontO· cazlone. ti! arriva, cosi. dopo nn& serle dJ pnsa&flil o dJ l>straziool, In cui tecnica non è •1ul Il ca.so di rlconlare, nd &l' ere un liquido denso, limpido, colomto leggermente In giallo. con IC~:gem Ouorcsc..:om 'erda&ua e che prescnt11 speclaU caratteri 6ele~hlmll'l, ldcntlllcabill con quelli dell'olio rll '&3ellnn. M& percbè ciò sia poesiblle. occorre PQ~Y dlqpone di una quantltn di te.••utt• >ulndente per farne l'est.raJionc, Fepararne l'IDMpooltlcabllo. onde fl;;sare l cu mtter fi<-ICi (puuto di fusione, d<>Mità, &alubiUtà) e chimici (prova d'aeeUU:lm%1ooe n I'Bn&llsl ct•ntc.Jmnlc). :-'ccondo Jaeob e FaUt\.:.....F rémJet. snl.nmente tu studio chimico è DC'CC-":>rlo per formu iMc tmll dllr.· ano><l ezlnloglca : ma tale opinione si devo ritener() lnglustnnwutc pcsslmlstn dopo lo dlrnostmzloni pro· batl vc del Ulondl c, aopratutto, del MorlauJ.

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in base ad itùezioni di paraffina; e in questi ultimi anni, per esigenze medico-legali consigliate dallo studio degli autolesionismi riscontrati nei soldati, il Tommasi, il quale, come si è accennato, con la riproduzione nell'uomo stesso, ripetè le modalità seguite dagli auto-provocatori. Così, inoculando 16 eme. di olio di vasellina, nella regione ma.lleolare est.erna del piede sinistro, e determinando una costrizione al collo del piede, dopo 12 ore, si manifestava rossore ed edema lieve, che, a mano a. mano, nel lasso di 6-7 giorni, si faceva più inténso, più pastoso, con ente di colorito lilla e senso di pseudofluttuazione. Nelle settimane ulte:riori, la tumefazione pastosa diventava dura., si estendeva, intensificandosi, oltre i limiti della iniezione, per la deambulazione. Nel successivo decorso, questi fatti andavano trat~formandosi, con lentezza, in una infiltrazione dura.. Ora, negli esiti lontani delle lipovaccinazioni, soprat.utto, si vedono seguire risultati più cospicui di quelli segnalati; persino, in queste esperienze, relativamente alla quantità di olio introdotta. Si tratta della quantità. di l eme. cu·ca, che, anche senza le manovre contusive o della stasi, cui ricorrevano gli autolesionist.i, han portato all'integrazione di larghi piastroni assumenti i caratteri della notata vivace neoproduzione fi bro-gigantocelluhne. E ancora: a differenza delle elaiopatie provocate, nelle forme lipovacciniche, nella fase iniziale, mancano, o sono trascura bili, i fenomeni acuti. Sembra verificarsi, quasi, un a.n~agonismo fra il risentimento iniziale e quello tardivo. Pare anche che le sequele e gli aspetti tardivi riconoscano, oltre che un fattore quantitativo, un elemento qualitativo e un coefficiente individuale o costituzionale. Questo ultimo, anzi, è di osservazione banale, tanto che gli autolesionisti, avvertiti dalla possibilit<à. che la manovra fraudolenta non dava le desiderate imponent.i manifesta.zioni locali, si studiavano di assicurarsele, con altre manovre, o favorendo il ristagno della ma,t.eria iniettata mediante fasciature, o ùTitando la. 1·egiOil.e con piccoli multipli trauma.tismi. La ripercussione del fattore costituzionale viene dimost;rata dalle conseguenze delle lipovaccinazioni fra le truppe, nelle quali, pur essendo esse composte dì giovani della, stessa età-, non si riscont.ra, di solito alcun effetto, nella maggioranza dei vaccinati, mentre in una certa quantità si verificano noduli residtù, appena. percett ibili, e, soltanto, in pochi individui estese formaziorti piastriformi, fastidiose. E, d 'altra parte, la clinica insegua che dei molti soggetti trattati con iniezioni di olio canforato, o di calomelano, relativamente, una quota, molto esigua presenta gli esiti in o1eoconnettivomi di notevole volume. Si è cercato, naturalmente, di indag:ue il motivo intilno di questa peculiare reazione individuale. ::Ua, come per ogni problema patologico che si lega. e si confonde con l'iu~o;onda bile e, per ora , misterioso elemento biologico, così, anche per l'interpretazione clellc elaiopatie, si è invocato un peculin.re ten<>no organico, cbe sarebbe rappresentato da speciali note, fra cui si dà importanza alla costituzione prevalentemente adiposa, al rallentato ricambio, all'età, a.U;t profesl>ione, alle abitudini. L 'intilna essenza, però, di que:;b\ Lnterferenza sfugge, sebbene, dato che il terreno di sviluppo degli oleoscleromi è nel tessuto conn<"tti\·o, non è fuor di luogo peqsa.re all'esistenza di una. sc·nsibilità. del foglh:tto mesodermico (diatesi iìbro-connet-


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tivale) all'olio di vas·elina, ecc. allo stesso modo che derivati del foglietto ectodermico (cute) si mostrano sensibili all'azione del catrame. L 'attitudine eccitatrice stù tessuto connettivo delle vaseline e dello paraffine, come degli altri olii minerali è nota - come si è rilevato - da tempo. Ed essa non è soltanto un effetto reattivo da corpo estraneo. L 'olio di vaselina, le vaseline e le paraffine appartengono alla serie degli idroca,rburi ((06 H 8 ) n H 8] e, nella serie, seguono immediatamente il petrolio, il quale, come dimostra anahe la patologia autolesionistica, è tutt'altro che indifferente per i tessuti organici. In ogni caso, .p are accertato che gli effetti dannosi siano dovuti alla presenza di corpi irritanti, rappresentati, da carburi etilici non saturati, (10rpi che agiscono a dose debole, ma in forma continua. Le paraffine purificate, invece, unicamente composte di carburi fonnenici saturati sono sprovvisti di azione irritante. Rost e Verner parlano dell'azione ecc.itante che gli olii minerali e i (!arburi aromatici esercitano sull'accrescimento del connettivo, appunto per la presenza di tali composti non saturati. Influenza che si esercita anche nel mondo vegetale, poichè si sarebbero ottenuti dei tumori a grandi cellule, vaselinando e paraffinando la superficie dei rami di piante diverse (Wisnie,vski, Scbilling). E nella patologia umana, a prescindere da osservazioni più r emote, basta ricordare che Davic; e altri autori recenti hanno notato un certo numero di casi di irritazione cutanea, come manifestazioni acneiche, e, persino, neoplastiche, epiteliomatose, negli operai che manipolano catrami e paraffine. Tutto ciò induce a ritenere, quindi, che i tessuti compresi nel vase-

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linoma, e che lo circondano, diventano molto sensibili a.ll'a~one dell'olio di vaselina : a tal segno che una inftnitesima quantità residuata all'a-

sportazione può, in secondo tempo, provocare una ripresa neoplastica, simile ad una recidiva o, persino, una riproduzione lontana, per lo stimolo proliferativo esercitato da qualche goccia d 'olio di vaselina trasportato, per via linfatica, simile ad una vera e propria metastasi. La ripetizione io sit1J- venne osservata da J acob e F auré Frémiet, in un caso: e riproduceva la stmttura della formazione primitiva. L'epidermide si presenta normale, i follicoli pilari e le ghiandole hanno uno sviluppo esagerato, quasi di ipcrtrofìa adenomatosa ; la trama connettivale è infìltrata d a ammassi cellulari costituiti da elementi linfocitari cd epitelioidi. Le cellule giganti in scarso numero. Il campo granlùomatoide è foracchiato da vacuoli di variabile dimensiope, tappezzati da cellule mult,inucleate, e occupato da gocciole oleose, fortemente tinte dal Sudan, nelle sezioni al microtomo congelatore. La riproduzione a distanza, la « metastasi ,, per via linfogena, è appoggiata da alcuni reperti di Nageotte e da un caso di J acob e Fauré-Frémiet, in cui un nodlùO sviluppatosi nel muscolo della nuca., presentava gli stessi caratteri clinici di quelli sicuramente vaselinomatosi del braccio e della coscia. Del resto, la migrazione dell'olio di vaselina, non solo è verosimile, ma è provata da ricerche sperimentali, dimostranti che gocciole di olio, iniettato sotto la pelle del dorso nella cavia. si sono ritrovate nella cavità. perit oneale, nel fegato e nella milza, ecc., (i uckuff) e nelle linfoglliandole

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(Sakuraue), dovo ri:mltaYlWO subito circondate da un tessuto di neoformazioue. :Xell'a.Uontanamento dPll'olio dal focolaio di introduzione interverrebbero attivamt'ntc i lcucoriti e gli elementi fissi e mil!l·anti del connettivo, sollecitati .all'iperplasia, ma anche altri coefficienti, come il peso e lo stesso ma SS(L~gio continuo esereitMo dalle contrazioni muscolaTi (Iucknff, Sakurnne) !:!u la raccol!.a !Male. L 'olio di vast>lina. e ht paraffina, quindi, sta.udo a.Ue conclusioni di questi e da a.ltri studiosi, non verrebbero moùiti.eati nè distrutti nell'organismo. Ma questa opinione ci pa.re che dobba essere intesa con S€n:so di relativismo. Percbè, se l'olio di vaselina, per limitarsi a questa sostanza, mantene.sse inalterate le sue proprietà fi~ico- cbimiehe, gli oleoscleromi dovrebhero verifica.r si, in pra.t,iéa, con ma,ggiore frequenza. Per ta,nto, e per altre ovvie ra.gioni, ci ar)pare logicamente ammissibile cbe esso, nella compagine dei tessuti, Ol'dinaliamente, vada incontro a trasformazioni, ancora ignorate nel loro intimo meccanismo, ma tali da. portnre, più i.ipe~so, al suo riassorbirnento. Cbe certe immagini di tonalità fra. il gia.Uoarancione e .il pallo-or..ra-1 trovate D<'gli esami istochimici col Sudan (Moriani), costituisc~Lno, appunto, le fasi d.T un 'intima miscela dell'olio di vasellina CoQl grasso organico, cbe prelude al suo riassorbimento YE, d 'altro canto, non dcy 'essere senza significato in tal senso, la viYacissima, imponente reazione istiogena, fibro e gigantocellulare, che ne caratterizza la stmttnra, dove, se sono accennati motivi di reazione meccanica, non si può escludere l'iuten·ento di una certa azione neoformativa dominata da nu q11id d 'oTdiue biochimico. Per tanto, non siamo d 'accordo con Salinat·i, che spiega il decorso progressivo sclero-connett.ivale, ebe sogliono aHsume1·e gli oleoscleromi medicamrntosi, col fatto che i noduli stessi - e non l'olio di vaselina, riassorbito od inc.'tps.ulato - determinino meeeanicamente l ' ulteriore evoluzione del tmnore, percbè, oltre tutto, gli effetti delle minime quantità d 'olio persistenti nei tessuti, dopo l'asporta.zione della massa quasi totale, etl>paci di liprodun-e neoformazioni cospicue in sito o a distanza, male rientmuo in una interpretazione 1mramente fisica del processo oleoscleromatoso. D EDuZIONI PRATICHE , DIAGNOSTICHE E TlillAPEU'l'ICHE.

Per qlUU\to, passando ad altro, non si debba nè si voglia desumere più di quello cùe i fa.tti o~senati consentono, tuttavia, stando all'esperienza no:;tm ed iìl!ltrui in materia, non pos:;iamo esimerci dal segnalare il sintoma.tiro mon.ilo e il signHìcato pratico derivante dall'osservazione dei vaselinomi in g«''l\f'l'e e dai lipovaec~inici in varl.jeolare (appunto perchè a minime qnanlità. di so;;tanza introdotta ha conseguito effetti così cospictti), iu <·onfronto a l! n, q m·stione df.'ll<' ncopln.sie o, }t!meno, dei processi iperph1-stici. lllf<tlt i, an<:lw <pian11o l'olio eli nt:-.t•liucL sia puro di ca.rbm·i, si possono t~spor­ rc SO)!'g-<'H i, cost it uziona llnPnl e jwediRposti, ati'insorgenza di pseudotumori l'OlUH.> tti,·ali . :wl eni dl'<'Ol'so e c1e:<tino non si è ancora detta l'ultima pa roht. l'erchè, n.Pll'ind•rf ezza, sempre dornin.;wte, da un lato, circa l'etiopatoge-


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nesi dei neoplasmi: nella certezza, d 'altro canto, che neoplasie, negli animali e nell' uomo, insorgono sotto l'azione di cronici stimoli chimici, biochimici, parassitari ecc.,- allo stato attuale, non può affermarsi ma non può escludersi che, sul terreno dell'oleoscleroma, in un tempo più o meno lontano, possa impiantarsi 1m tumore vero e p1·oprio. Le indagini istologicbe finol'a eseguite, comprese le nostre, non forniscono - è vero - una base morfologica. attendibile alla trasformazio·n e dcll'oleoconnettivoma in un neoplasma. maligno. Ma è anche vero che !"esperienza fatta su l'uomo e su gli animali designa l'olio di vaselina come 1m attivo eccitatore all'iperplasia del connettivo. Bisognerà seguire attentamente i casi e riferire scrupolosamente sui soggetti, porta,tori di oleoconnettivonti, che si osserveranno a distanza di tempo. Ma finora, ripetiamo, sia la manifesta,zione originaria, come le cosidette r ecidive in sito e le metastasi degli oleoscleromi, tradiscono una struttura morlologic..'\ ben diversa dai blastomi maligni. Quanto può affermarsi, allo stato ~ttuale e agli effetti pratici, è questQ: che l'olio di vaselina, largamente adoperato come veicolo di svariat e pr·eparazioni ipodcrmiche, è un veicolo tut.t'altl·o che innocente, e che data la. sensibilità di molti soggetti alla sua influenza, ne dev'essere controllato l'uso, se non addirittura proscritto, specie da quelle pratiche che, come le vaccinaziQni nelle truppe, interessano molti individui, esposti, per di più, a condizioni fisiche (fatiche, sfregamenti, ecc.), dimostratesi capaci di faYorire la sua azione fibrobla.stica. o citogena. Tanto più deve aversi il coraggio di fare tale affermazione, quando si consideri che i vaccini battericicome si desume dalla larga esperienza e dal controllo dei prodotti adoperati durante ha guerra- possono riuscire ugualmente efficaci, ai fini profilattici, nelle sospensioni idrofenolicbe, senza alcun rischio prossimo o lontano. Giaccbè, se si vuole pure prescindere dalle ripercussioni individuali, non può dimenticarsi che gli inconvenienti segnalati aprono una importante - e p otrebbe dirsi an che imponente ed incresciosa - questione medico-legale, per le eventuali controversie giudiziarie da parte di quelli che, costr etti dai regolamenti aUa prati@ vaccinale, risentono <l,a. questa un danno remoto, più o meno grave, che potrebbe avere un riflesso anche molto più sinistro e.d oscuro.

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*** Non ci dilunghiamo nella diagnosi degli oleoconnettivomi, dopo qua.nto hanno scritto Biondi, Moria.ni e altri. Di solito, una anamnesi accurata rivela che il primo movente della prolii_erazione lamentata è una iniezione va.ccin:ica o medicamentosa o una pratica fraudolenta. Sui mezzi idouei a provare il giudizio diagnostico banno riferito diversi osservatori, specie Biondi, Moriani, e J acob e Fauré-Frémiet. :Ribattiamo, soltanto, sul concetto che l'esame istologico, anche con i comuni procedimenti di tecnica., è in gra(].o di garantire il riconoscimento della fo1·ma·, poichè, orama·i, le Nota. -

E oimtamenle il Ministero dd!a IJ"t rm /1-z proscrU/o, fin dall'aprile 1927, l'uso clel

11accino S<Jspeso in olio di vasdinc' e sostit1,ito a questo 1m olio veuelale; e la riprov" t qiunlu subiiQ ed e1ri<'lente: oli elaiomi sono, almeno lJCT or rt, compleia11letlle SCQm parsi.

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SU OLI O I.'EOSCLl•:ROlri (ELAlOl\li), ECC.

linee morfologiche rimarcano bene il profilo dell'oleoscleroma e lo differenziano da tutte le altre flogosi croniche specifiche, da lle manifestazioni neoplastiche, da quelle produzioni etiopatogeneticamente incerte, note sotto il nome di tuberculidi o di sarcoid~ ecc. Può, qualche volta, specie nelle forme provocate degli oleoscleromi, e per certe sedi, imporsi la diagnosi differenziale con la cellulo-dennite contus·i•v(t (Bernaccbi) o - il che è lo stesso - con le lesioni da plmit1·aumatis1n-i cont·usivi (Biondi). Questa speciale manifestazione patomimic~\ è prodotta, secondo le confessioni dei provocatori, dal martellamento lieve, continuato, mediante nn oggetto duro, resistente, a superficie liscia, levigata, ripetuto nella giornata, e per la durata. di un quarto d 'ora almeno, su una regione in cui, immediatamente al di sotto, i tessuti molli riposano su una superficie ossea. I mezzi contusivi usati possono essere svariati. Le regioni interessate sono, a preferenza secondo riassume Salinari - la regione corrispondente all'estremità prossimale del 2° e del 3° metacarpale, del dorso delle dita, specie del pollice, dell'apofisi stiloide del radio e del cubito, d ell'apofisi olecranica, della e1·esta iliaca, del gran trocantere, dei condili femorali, del ginocchio, della testa del perone, del dorso del piede, ecc. Nel decorso della cellulo-dermite contusiva si riconosce: un. primo stadio (dei fenomeni a1,tocontusivi), camtt.erizzato da tmnefazione, edema, lieve arrossamento della regione colpita con aumento della temperatUl'a; un secon.do stadio (della p?·olifera.zione connctt·i vale o àell'edenw, du1·o), in cui la tumefazione si riduce di ampiezza, la cute è lucida, di colorito violaceo, meno elastica, più spessa, più difficilmente sollevabile in. pliche e meno scorrevole sul connettivo sottostante. Se le ma.novre a.utopluricontundent.i sono prolun.gate, si passa nel terzo sta<lio (della neoplasia connettivale), caratterizzato dall'aumento .di consisten.za della tumefazione, lapidea, circoscritta, ma che si approfonda nei tessuti molli fin.o al piano scheletrico sottostante. Le tre fasi ra.ssomigliano alle rispettive dell'oleoscleroma, con la differenza, però, di alcuni caratteri fisici che, da quanto si è sopra detto, si pos~o­ no agevolmente rilevare (cfr. Bernacchi, SalinaTi, ecc). :Facilita la diagnosi differenziale la valutazione della sede, la quale., però, sempre che si tratti di forme provocate, può coincidere, come pUl'·e può darsi che l'autolesionista sommi i traum;ttismi multipli all'oleoma, risultandon.e allora immagini più complesse, ma di non insupera.bile defin.izione diagnostica. Il Sa.linari, infatti, nell'ottimo studio accennato su l'a;ut.olesionismo, riassumendo i caratteri propri di og-ni le1;ione, aggiunse che anche quando entrambe queste forme sia.uo contemporanee, sovrapposte nello stesso soggetto, si possono discernere le note proprie a ciascuna di esse. A parte tutti gli altri elementi morfologici grossolani (cfr. Salinari) e l'esame ist.ochi111ico delle goccioline adipose ottenute con l'agopuntlll'a focolaio morboso, ecc., per la difCNenziazione degli oleoscleromi dalla celhùo-dennitc contusi V<l•, sotto il tiftes:so istologico, valgon.o questi rilievi schemfbtici : :X ella cdlulo-ùenuitc, secondo risulta futile esperienze del Bianchini su la, scimmia, a.l primo stadio corrispondono : note di spiccata prolifcra.zioue d<'Jl.o strato m;tlpiglliano con sfald;~ment·O dt>Uo strato corneo, ec1ema


SU GLI OLEO >OLEROlU (EL.UOMI), ECO.

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infiammatorio dell'ipoderma, caratterizzato da un ricco contenuto di ele· menti morfologici (eritrociti, leucociti), spezzettamento delle fibre conuet· tivali ed elastiche, edema e infiltrazione emorragica, delle parti vasali, ecc ; nel secondo sta,dio, mentre continua la proliferazione delle cellule dello strato basale, nel derma, le pareti dei vasi sono inspessite, con infilt razione parvicellulare periavventiziale, ed è diminuito o è molto sc.a.rso l'edema dell'ipoderma, il quale è qu asi privo di elementi morfologici, l ogge adipose int.errotte e in preda a fenomeni infiammatori, periarterite, meso ed endoflebite obliterante, trombi, fatti di nelll'ite iuterstiziale ; nel terzo stadio, l'epidermide non mostra più la proliferazione dello strato basale, nè lo sf.'loldamento dello strato corneo, il derma è quasi integro, l'ipoderma è, invece, ridotto ad una ganga di connetti vo slerotico, percorso da capilla.ri di neoformazione, scarse ghiandole sudoripare, profonda nenite. U n processo istologico qlllesto, come si vede, del tutto differente e differenziabile agevolmente da. quello degli oleoscleromi, sostenuto da un t~ssuto ricco, invece, di fibroblasti, di cellule giganti, disposte in fo~lai granulomatoidi, bucherellato d a fori rotondeggianti od ovali, occupati dalle goccie oleose, inter e intracellulari, e qua e là, con focolai di infiltrazione parvicellulare. Non è neppure il crLso di stabilire un raffronto fra gli oleoconnettivomi e il cosidetto flemmone Ligneo, che accompagna la presenza di corpi estranei in seno ai tessuti. La diagnosi generica di oleoconnettivoma, dunque, dovrebbe essere alla portata d el pratico. Il la,bora.torio, o con la ricerca chimica, o con le reazioni microcqimica., cromatica della sostanza oleosa infiltrante i tessuti, o col rilievo del quadro istologico tipico, dovrebbe confermare il giudizio clinico e fornire la prova di fatto specifica, delh~ sostanza impiegata nella produzione o nella provocazione di questa peculiare manifesta.zione. Dalla diagnosi, il p ensiero con-e al tratt1tmento. Quale o quali sono il rimedio o i rimedi più OpJ>ortuni Y.Kei militari da noi studiati fu possibile istit-uire un trattt..mento che, instaurato da qualcuno (cfr. J acob e FauréFrémiet), consigliato da altri (Cignozzi) non t1·ova., spesso, nella prn.t ica ci-.·ile, per ragioni intuitive, quella ~•pplicazione decisa che ba, appunto, nel soldato. Specie quando l'oleoconncttivoma eonsegue a. iniezioni medicamentose o vacciniche, ignorandone la, crbusa e impressionato dalla rapida. evolUY..ioue, che fa teme1·e couseguenze più gravi, il solda.to }lresta volentieri l'orecchio alla proposta dell'esercsi chi1·urgica.. ~on abbiamo, infatti, trovato resisten.zt~ di sorta. <l.Ua proposta d ell' opera.zione. Soltanto : una volta deciso l'intervento, questo deve essere diretto ad asportare completamente la massa, che forma la, tumefazione, sia in superficie che in profondità, poichè la dime11.tic~tnza di un piccolo nodulo può esporre il soggetto ad una ulterio1·e espansione e riproduzione del tessuto oleornatoso. I margini d ella ferita vengono affrontati, accura,tamente. Si realizza, così la. guarigione per prima1n. Si è anche ritenuto utile completare l'atto operativo con la. toletta. ascellare delle linfoghia.ndole, per la considel'azione che l'olio migrato può d a.r luogo a irritazioni di esse. i l i questo rischio non ci è parso cosl eccessivo, come qualche osservatore tome e 2. -

Giornale di Medicina milita'Te.


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SU GLI OLEOSCLEBOMI (ELAlOl\11), ECC.

vorrebbe far ritenere. È probabile che l'olio non trovi nel tessuto linfoadenoideo quelle p1·opizie condizioni che, invece, gli si pTesentano in seno al connettivo sottocutaneo, Certo, nei nostri casi, il risentimento dei vasi linfatici e delle linfoghiandole, rÌitlarcato dai medico-legali, che han studiato gli autolesionisti, non si è l'iscontrato. Forse si tratta di quantità.. Kei fraudolenti, si trattava di in.iezionl cospicue, nei nostri, di dosi · di l eme. Quando non sia possibile l 'e:xer.esi chirurgica, che è il trattamento di elezione, 11er cbè garantisce da qua,Jsiasi sorpresa immediata e a lunga scadenza, l' oleoscleroma può essere clll'ato anche met tendo a riposo la parte, se si tratta di arti, o, comu11que, evitando le initazioni (sfregameuti, traumi, ecc.), e con applicazioni ealdo-umide. Gli autolesionisti .avevano affrontat o anche la tempia con buon senso : agli empiastri di linseme e a lle applicazioni caldo-umide face~·ano seguire il s~~nguisugio . Il Busnchi dice di avere applicato queRt o meto·do, appreso dagli autolesionisti medesimi, con succes:;o, su larga scala. I noduli di neoformazione connettivale c di sclerosi, natUl'almente, rim~~ngono in sito. La scomparsa spontanea si realizza. solo quando l'oleoma è piccolo, come spesso accade nelle iniezioni medicamentose ; o se, trattandosi di forme cistiche, si aspira il liquido, o :anche quando, per rammollimento dei tessuti sottocutanei e della cu te, si determina un'ulcerazione che da esito al materiale irritativo. In tal caso, la guarigione avviene con cicatrice.

* * * Da quanto si è detto, a guisa di conclusione, è lecito formulare queste proposizioni generali : l o Le iniezioni di sostanze int rodotte a scopo terapeutico o proftlattico, con olio di vaselina, possono espolTe alla formazione di fo colai sclero-connettivali - i cosidctti claiomi oà oleocownet.tivomi (va.selinomi, paJ·affinomi, a seconda della sostanza introdotta ), ma cbe forse ~arebbe meglio chiamare oleoscle·rom·i . · 2o Gli oleoscleromi riconoscono un decorso che si può schematicamente considl.'r:ue com1Josto : a) di una fase acuta (edero}\, ela.iO})atico), più o meno marcata per intensità. e durata., a seconda della, quantità. e natlll'a della sostanza. impiegata ; b) di una fase subcronica,, con riacutizza,z.ioni, conseguenti a tl'aumi, stl'apazzo, sfregn.menti, ecc. ; c) di una fase cronica, ca.ratterizzata da noduli dlll'i, che possono confluire in laTghi ed estesi piastrotù, spes:.;o con tendenza evolutiva e progressiva. A questa fase conisponcle un profilo morfologico grossolano e mieroscOJ>ico caratteristico, inconfondibilo con altre manifestazioni (flogistiche croniche, granuloma-tose, nroplastich~) . Ne ris\ùta, così, bene individuata una forma morbosa, che do"VJ.·ebbe meglio penetrare nel dominio del pratico.


SU GLI Ol.EOSCLER0111J (ET, Al01111), ECC.

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30 Qu<'!:tn forma può anche, p arn-llelamente a determinate pratiche

(iniezioni pTofilatticbe in militari), aprire il campo a controversie e a rivendic.azioni medico-lega.li. 40 Il decorso clinico e anatomico non accredita, finora., il sospE>tto della trasformazione dell'oleosclHoma in ncoplasma. 5° Il meccanismo formativo di queste produzioni l'iconosce un fa ttore di natura più biochimica, cbt' mecca.n.ica. Piccoli residui oleosi sono c:.~JJ<LCi di ridestare manifestazioni proliferative, che rassomigliano a,Ue reddi.vc dei neoplasmi maligni i come, a quanto pare, gocciole d 'olio, trasportate da.lle cellule mobili che le inglobnno, o trafìmigra.ndo a di~tanza, per le ne dei linfatici, po~sono, persino, integrare lontane accensioni di focolai, simulanti fatti metar-;tatici. 60 Gli oleoscleromi, in qualsia-si fase del loro decorso, si giovano del ri-po,;o dell a parte colpita e d(·lle applicazioni ca.ldo-unti(le, del sanguisugi o, dell'eva(;uazione per Hf!Opuntun'L i ma quando sono pervt>nuti alla fase di ~<·!erosi a piastrone e a nodulli ravvicinati, il tra,ttamento di elezione è l'asportazione operatoria totale. A'L"TORI CITATI E CONSULTATI. A~C'ARF.T. LJ. -

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SCUOLA CENTRALE MILITARE DI EDUCAZIONE FISICA FARNESI NA - R OMA LABOBATORIO DI JriSIOLOOIA APPLICATA

~lfinlfi[ITO fi!IOl061[0 E [Uni[O DUL' ELETTRO[IROIOfiRIMMI per il dott. Ugo Cassfnls, maggiore medico

Un muscolo a riposo è isoelettrico in tutte le sue parti. Ove se ne leda un punto, questo diventa elettronegativo rispetto ad altro punto della superficie sana e si svilupperà. una corrente che portata ad un galvanometJ'O, devierà l'ago nel senso del passaggio dal polo positivo al negativo. Questa corrente è sta.ta chiamata. da Matteucci (1840) « di demarca.zione ». Se al contrario un muscolo intatto è coi suoi estreroì collegato al galvanometro e con uno stimolo qualunque lo si fa entrare in contr azione, l'ago del galvanometro devierà verso il punto stimolato perchè Ja con-ente che si produce va dal ptmto di riposo (elettropositivo) verso il punto stimolato elettronegat.ivo. Questa. corrente fu detta da Hermann (( di azione r. . Ma non appena. l'onda di contrazione avrà raggiunto l'estremo che era a riposo si svilupperà una corrente che dal punto primo entrato · in contra.zione ed ora passato allo stato di riposo andrà ,·erso il punto ora entrato in azione. Dunque la corrente di azione di un muscolo attivo è formato di due fasi da. cui il nome di « difasiche r. alle correnti d'azione in genere. Ma se in ogni muscolo schelet1·ico, l'eccitazione, raggiunta la placca motriC'e, determina quelle profonde modifìcazioni fisico chimiche del complesso colloidale che è causa della, contrazione, nel cuore pur sostanzialmente avvenendo lo stesso, l'eccitazione però giunge a.Ua fibra roìocardica per mezzo d'un fascio di tessuto muscolare differenziato che è la causa prima della trasmissione regolare o irregolare delle eccitazioni al miocardio. Solo pocl1i anni or sono Keith e Flack riscontrarono nel punto d' unione del seno della cava sup. coll'orecchietta d. delle specia.li fibre muscolari differenti da quelle roìocardiche, ritenute da alcuni come elementi del cuore embrionale, da altri come tessuto differenziato. Tali fibre sono in quel punto raccolte a forma d'anello che circonda, completamente l'ori!lcio della v. cava sup., è spesso rom. 2, largo cm. 2 e prende il nome d1 nodo di K eith. Lo irrora un cerchio arterioso. Insensibilmente questi ele:ment·i si perdono fra le cellule roìoca.r dicbe della paret~ dell'orecchietta e sembrano tendere verso la parete dell'orificio a.uricolo-ventricolare. Qui Tavara ~COJ:ere-e il nodo che porta il nome di nodo di Tavara, altro ag-glomero di fibre differenziate irrorate da apposita arteria dal quale parte il fa8tio di Hi~>s , che scende nel setto interventricolare per cm. 2, è largo mm. 2 e si divide in due branche, la. branca c1estra che lungo la superficie del setto


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S!Gl'<"ìFlCATO FISIOLOGICO E CL I:NICO DELL'ELETTROCARDIOGR.\i\DIA

iuterv. che g uarda la c~t,·ità destm va ~Li muscoli p apillari; la branca sinist.ra che sulla opposta supcrJìJ•ie si porta ai muscoli papillari ed alla punta. Questo breve rie;ordo auatomieo è uece:5sario per ben comprendere il signifi cato dell'elett ro-eariliogramma . L 'onda di ecwitazione che ormai è dimostr ato es><ere la sola a·d infl uenza.re il gal vanomctro e che d· altra parte p m prer.-edendola di 2-5 cente;-;imi di ~;ec . si sonappone all'onda di coutrazioue, sorge nel seno: di qtù s<·a tta la molla che fa partire il colpo ed è il numero delle sue eccita.zioni per minuto che regoln. il ritm o del cuore. Q11esl'a eccitahilit?l. è particola.r e nou di tutto il nodo sinusale ma della sua porz. cefulit'a. B<1sta tm·ba re cul freddo e colla stirnolazione del vago questa eccitabilit'ìt per vedcrh1 tnu:.ferir><i nella poTZione ca udale o a ddirihm:l al nodo di Ta ,-ara.. Quest.'onlla di e<:citazione si propaga lungo i fa sei d ilterenzi;lti, che irradiano dal nodo di Keitb, colla velocità di un metro al secon(lo e percorre le oref'cblett.e in 5/100 di sec.; ma arrivata ai ve n trieoli, per essere essi deput~1 ti ad un hn·oro maggiore e bisognosi di contrazione più energica e rapida., si fa a :ma volta più rapida e ._.i si propaga il 2-3/100 di sec. Per rice,·cre l'onda di eecit~tzione in tutta la superl'icie le oret:chiette lhtnno eonsen•nto prc>~sa poco la loro struttma d 'organo embrionario ; il lavoro che esse sono cllia ma te a fare è di poea importanza co:>ì che il loro tes:Snto museolnre non b.a bisogno di essere nettamente diiTere uz.i;~to iu tes:-; uto di conduzione e in tess uto cont ra ttile. « Per i ventricoli si pnò dire che le fibre contrattili perdono in pot.ere di conrluzione ciò elle guadagnano in potere di cont razione; inoltre per essere il tes:mt.o musc-olare cont.ra.t tile itlt imameute compeuetra to dalle at·bori?.zr~oz ioui t.ermina li del tessuto di conduzione t utte le sue fibre riSllOUdono railiclament.e e contemporn.neameute all'ecc.:itazione. Se ciò nou fos:;e man<·hcrebhe la :>incrunia, e rapiditù, di cont-razione togliendo la necessaria etnea eia. al In v oro ve n tricolare ( A.gnoletto) ,, . Quest,' o nd~~ di eccit,a.zione sommata all' onda, di contrè1Zione pro,·o<"a le correnti d 'azione del cuore che Waller già nell'87 dimostrò, a mezzo dell'elettrometro <:apill;lre di Lippmann, pot~rsi derivare da punti differenti della superficie del corpo. Sv erimentalmeute difatti si è visto che l'asse trasversale del cuore éOrri::;ponde allo O potenzi;lle mentre l'asse longit udina.le <:oincide qu<1:>i perfettamente eoll'asse elettril'O che 1>reseut.a. alle sue estremità le m as»ilne differenze di potenzialità. Tutta la testa, ht met.à destra del torace, il bra<::eio destro trasmettono le correnti della base del cuore, il braccio sinis1r-o, la nwtà, sini "tra del tornce, gli arti inferiori, quelle della punta. :Sell903 Eint hoYen :-;copri il galvanomeLro a corda eù allora. fu possibile studia re perfet.t a mc n l e il modo d i distribuiTsi non solo di queste correnti alla. superfi<'ie clel c·orpo ma anehe si ruif.lcì a fif.lsare 8U carta fotogratica le o~tillazioni che que:o;te correnti determinano nel percorrere la corda immer:;a per co~ì dire nel c;tmpo nMgnet.ico della p otente elettrocalarnita del gab·anometro. Per questo ba,;ta unire i due poli della corda con due elettrodi di argento o Jliombo lamella re ri,·e~t.it.i di lana bagnata di soluzione sn lina t.epida, ehe a loro volta 11ono applicati tanto al pol~ o destro ed al pol>~o sini:-:.t ro (ÙC'J'i\·azioue I ) o alvolso dest ro ed al collo del piede sinistr·o (derivazin ne II ehe (> ftuclla c·he in condizioni normali raccoglie


SlGN:rFICA'l'O FISIOLOGICO E CLINIOO D E LL E LErrROCABDIOGB.UlMA

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nelle condizioni più favorevoli la corrente derivata d all'asse elettrico normale) come al polso sinistro ed al collo del piede sinistro (dèrivazione III); od alla base ed alla punta del cuore sulla regione precordiale (derivazione precordiale). Ho detto che lo stimolo raggiunge il cuore allivello del tleno ; orbene, com'è logico, la regione del seno è la prima a contrarsi e Qtlindi la base del cuore diviene elett.r onegativa ment re la punta resta elettroposi tiva. P oste le classiche derivazioni in circuito colla corda galvanometrica qua ndo la s ua estremità inferiore sarà polo rispetto alla s uperiore e cioè la corrente proveniente dal cuore sarà ascèndente, la deviazione della corda ~wverrà verso sinistra (per la legge che le oscillazioni di una corda galvanica in un campo magnetico sono perpendicolari alle linee di forza del campo stesso e sono comandate daUa direzione delia corrente llhe eccita la corda ). Fotograficamente si avrà cosi un sollevament o sopra una linea orizzontale isoolettrica ; mentre quando la corrente sarà discendente avremo un abbassamento sotto la stessa linea. Questo fatto provoca la for m;tzione d' una. corrente diretta dalla punta alla base che fa devi are da un lato la corda del galva nomet ro ciò che dà luogo al primo evento dell'ECg che va colla denomina,zione P. Poichè l'eccitamento JXlrcorre le orecchiette nei 5/100 di sec. già ricordati, p asserà al fascio di H iss ed alla punta che per

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t.al mod o cambia di valore elettrico, m entre la base, e ntra ndo a llo st a to di riposo, diventa elettroposit iva. I n questo tempuscolo una n uova corrente a ndrà d alla base a lla punta facendo deviare la corda e for mando Q. Dai confronti col flebogramma e col cardiogramma meccanici, d ai d ati sperimentali, è ormai indubbiamente dimostrato che P. rappresenta la cont ra zione contemporanea di ambo le orecchiette; è dunque espressione del co·mplesso a1tricolare. È ritenuta dai più curva monofa,s ica, m a poichè talora assume una speciale conformazione per cui la branca discendente ra.gginnta la linea di isoelettricità la sorpassa, e costit uisce una seconda deflessione uegat.i va, vogliono alt ri che debba ritenersi difasica come sarebbe la norma se la derivazione si facesse direttamente d all 'atrio. Questo fenomeno d 'alt ronde ha poco valore. Poichè l'oreccbietta sinistra ritarda d ' un ' infinitesimo sulla contrazione deUa destra si p uò t1overe nn aspetto uncinato che nel cavallo, p er es. è nor male. Pochi cent.esimi di secondo d opo la formazioue d i Q., l'onda con t r a tt ile ritorna dalla punta a lla base (sistole v.) e determina l 'elevazione R., quindi scende dalla base alla p unta e provoca S. nello stesso senso di Q. Q uesto complesso Q. R . S., come numerose esperienze ba nno confermato, dicesi t'&ntrioolare ed è dovuto alla somma a lgebrica della cont razione dei d ne ventricoli. Questo complesso corrisponde, nel cardiogra mma meccanico, all'inizio della linea ascendent.e, cioè col momento di apert tua delle sigmoidee, e precede di 4/100 di sec. la cont razione ventricolare. In genere dopo di S. la corda non dimostra apprezzare uno stato isoelettrico nel miocardo ma insensibilmente devia ancora per dare dopo 25/1 00 di sec. un a l t ro evento che ha nome T. Questo corrisponde al platean del cardio~amm a. meccanico, al c del flebogramma, al momen to insomma di m asSima pressione endovent ricolare e si t rova vicino al momento di chius ura d e lle valvole sigmoidee cioè della caduta della pressione endoven trico-

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SlCXIFlCATO FISIOLOGICO F. CLlNI<:O DELL'ELETTROCARDIOGRAMMA

lare. P erò esso ap]wre 2/10 di sec., ed il suo apice 1/10, prima della caduta. della pre:-:sim1e ossia, della. cbiusuTa delle valvole sigmoidee. Questo T. dunque rappresenta per i più la. sistole del bulbo aortico. P er altri r<!pJlresenl a la 1;cnnanenza in si stole del ventricolo destro più a. lungo del sin i ~;tro e anehe il fatto <:be la sistole della Qase s i pr olunga oltre quella della punta; rer Einti.Joven sarebbe r espressione della diastole passiva. dt'l ventricolo nel senso che il riJal)ciamento non sarebbe contemporaneo in tuttn l"cste11sione del muscolo card iaco ; [e parti che restano contratte più a lungn (·on~el'\'ano pii1 a hmg-o la loro negatività rispetto alJe parti rilasciate donde la produz ione d'una nuova corrente che si palesa con T. T uthrda il d i~a<·cordn fra il tr:lc<·iato elettrico e quello meccanico co non è !'f\1ggito ad Einthoven e fino a d oggi trova la sua spiega.zione neJrnmmettere c·he i fenomeni elettriti p1·ecedano quelli meccanici donde la dimo:;trazione ddl'ft:i~~rto che l'E<..ig è e:<.pres~;i one dell'onda di eccitazione. L'on<hl di rontraz:ione quando sopnwiene t rova già, nel punto ove i!JiziH, lo ~>tnto elcttric·o (·I.Je nei 5/100 di .,;ec. precedent i ba influenzato il galYanomet ro. Quc,.ta forma st11emat:ic·a di EC~ presenta marcate 'l"aJ·iazioni in i;;tnto normale già solo ]JCI fatto dt•U.ineHnazione maggiore o minore dell'nl'(~e elcttrif·o del euoTe. E poiehè l'a~;se elettric-o coincide quasi coll'asse long-itudi nale baiìl<•rà ] Jen~<are alle ...-ariazioui dell'inclinazione di questo nelle nwdifie;Jzioni V<tric di form~1 dnl (·uore (de;;t.rocarilie, ipot ropie, ipcrtropie, e qufste ci danno nn len,gTamtna ed uu destrogramm a tipici da poter (·On<·lnùerc }Jer il predominio dell'uno o dell'altro veutTicolo) 1)er imm:'l!'ithtre le llH;di fi<'Hltioni del complf'sRo a.uricolare o ventricolare. Le posi1.ioni (:wdnt:a, 1;draiata, supina e later ale destra o sinistra) producono delle modilic·azioni che si !;]Jiegano colle varia zioni che provocano nella direzione d(.•ll'al'l'e ùel ('uore, <·ome lo banno dimostra t o '\Yaller, Eintho,· en . \\'ngner. e(:C' . Le pol'izioni f:t>duta e !iclrnhtta. d;1nno uu aumento di RI, mentre R II, R Jll diminniseono nella }Jo::;izione sedut a per essere il cuore spint o in alto dai visc·('ri ('he rendono il l$ llO asse più ori zzontale. Sella posizione sdraiata il rnore :-tl>ba!;J'a In sna lH!llta ed R III aumenta. Sel decubito la tende do~<tro R I e <L R l i rn~~tiungono il loro massimo di altezza, mentre nel d ecu hit o later.de :-.inistro an ·iene l'inverso ed R III si presenta estrem <mlente piN·olo . .Anrhe i rnOYimenti re:-:p ir<1tori. quando spe<:ia.Jmente si accomp;tgnano a f:postamenti con~iderevoli dell'a:s~;e del cuore, provoca.no moilificazioni rorri:<pondPnti delJ'elettrueardiogramma. Così nell'inspir'azione forzata hl punta del ruore si abba:;>'a . l:1 vertic·alità del cuore aumenta e proYoca climinnzioni di R I , anmento diR II e sopra tutto di R. III. In certi ea.-i T. }IUÒ HJl:nire. Coi>Ì in (•or;.;o di neriodi YtU"Ì di ~qmea \'ulont:1l'i<1 ma!';Sim a. ho o:servato 1lll.<H·Nm1uat a riduzi(lne di P. B . T. a ein·a 31ò tlt-1 normale in D I , e talora bo notato che P. e. T. seompariYa no ed il tra(:<:iato tendeva a de'~'iare dalla linea orizzontale fol';.;c JJCl' aumento ddlt\ corrent,i di pelle. ~e! ­ l 'el'Jlirnzione forza1n . ('!'~en do la punta ùel rnore spinta in alto. l'orizzontnl ità d<'l c·uore aumenta; que,;ti spo:->tanwnti avr,ortano una diminuzione di R JJI tino a ùiY<'nire nettamente ne~wt iYo alla lit:e dell'espirazion('.


SIQNLFIOATO FISIOLOGICO E CLINICO DELL'ELET'J.'ROOABDIOGRAlillA

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In rapporto col lavoro muscolare e specialmente coll'esercizio fisico l'elettrocardiogramma è stato poco studiato per speciali difficoltà che insorgono così per la dispnea data dall'esercizio che per le contrazioni muscolari spesso involonta.rie che si fanno appena finito il lavoro muscola.re. Se ne è studiato il caJ·attere della curva negli stati di riposo durante periodi di allenamento e negli atleti professionisti. Cosl Herxbeimer avrebbe rilevato che negli individui cl1e hanno stabilito dei records l'elettrocardiogramma di riposo non è diverso da quello delle persone non allenate ; dopo sforzi muscolari però la. sistole è un pò più breve negli allenati che nei non allenati. Dal punto di vista dunque fisiologico l'elettrocardiogramma è senza dubbio espressione fedele dei fenomeni elettrici che si sviluppano nel cuore dando una curva, proporzionale, entro certi limiti, all'intensità di questi fenomeni. La distribuzione del potenziale elettrico s1ùla superficie del corpo è in rapporto colla direzione dell'asse elettrico o longitudinale del cuore stesso. Quindi tutte le variazioni fisiologiche della direzione di quest'asse sono causa di modificazioni dei singoli eventi della curva. È certo che non dà alcuna indicazione sull'energia di contrazione nè sul lavoro del cuore. Se ora prendiamo in considerazione i vari stati pa tolo~ici risulta subito come tutte le ipert1·ofie primitive o secondarie presentino modificazioni di R . e T. : e Lewis ha individualizzato un levogramma ed un destrogramma tipici che permettono di con cludere al predmninio dell'uno o dell'a.ltJ·o dei ventricoli. Così da potersi parlare di ipertrofia quando R supera i 12 rom. in D I, 16 in D II, 14 in D III, e quando il complesso Q. R. S. superi 0,1 come avviene in tutte le ipertrofie del ventricolo sinistro. Invece P. sarebbe aumentata nella stenosi mitralica potendo cosl facilitare la diagnosi di stenosi latent i, e ciò percllè l'orecchietta sinistra· è costretta ad un maggior lavoro. Però se l'orecchietta. destra non è ugualmente ipertrofi.ca per lo più P. è uncinato. Questo fenomeno è il solo che caratterizzi i rapporti di funzione fra due sezioni del cuore. Di solito in casi di prevalenza ipertrofica di uno dei ventricoli, il complesso ventricolare non si sdoppia salvo, come vedremo, per lesioni del fascio di conduzione. Nel situa viscerutn inversus l'E. è rove:-;ciato. Comunque in questi casi aiuta forse più la, diagnosi l'esame radioscopico del cuore che non l'elettrocardiografico. Dove tutte le dottrine fi siologiche eSJ)OSte riguardo all'interpretazione dei vari eventi dell'E. trovano sostegno e chiara dimostrazione, dove l'E. ha dimostrato la superiorità su tutti i mezzi grafici (stìgmo-flebo-cardiogrammi) è nelle turbe di· conduzione cioè nelle aritmie. Sorvolando sulle ricerche che hanno dimostra.to esser l' aritmia resp·iratoria una bradicardia totale di origine sinusale - esser le estrasistoli che in:-orgono spesso nella sindrome del cuore da sforzo o cuore dei soldati oltre che di tipo nodale o siwusale - anche auricolm·e-atrioventricolare e ventricolare ; la nodale per il fatto che il seno è sottratto ·alla legge dell'ineccital>ilità periodica sarà r appresentata da una complet.n. contrazione ca.I'diaca, che solo, sarà prematura - la auricolare cru·atterizzata da una variazione di forma e di posizione di P. talora fuso con T. - la a-uricolo-ventricolare colla sua va-


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SIGNIFICATO FISIOLOGICO E CLINICO I•ELL'ELI:.TTROCARDIOORAMMA

r ief à sop·ra,rent.ricolare se lo xtimolo extrasistol'ico nasce nel nodo di Tavara avrà un c-omplesso ventricolam prematuro ma normale. quando invece lo stimolo derivi dalla parte più bassa del fascio prima della sua di'risione assumerà il rarattere delle ventricola,ri e la ventric-olare infine ca.r atterizzata, da un sollevamento Q. R . S. atipico non preceduto da comvle>;so anricol<lre e con forma variabile a seconùa che l'extrasistole è a carico ùel ventricolo de:-;tro o sinistro. Mi solTermerò nn istante di più snlle tachi<·ardie che so:steng-ono essere P. evento di origiue auricolare e che per merito dell'ECg si sono distinte nella forma paro.9sistica. lofl(le nella qnale l'acceleuzione è ug uale per orec<·hiett.e e ventricoli e nella, forma parossistiea par.:iale o auricolare o flutler. Il tlnUer è dipenc!eate dal fatto rhe il numero delle contrazioni auricolari è ùi m olto ,;uperiore ~t quello delle veutricolari come 3 a 1. Secomb Lcwis è dovuto allo fitabili rsi nel muscolo atriale di un moviment-o circ-olare continuo de ll'onda d'eccitnzioue che s ommerge il ritmo s inn~a le ed ba una Ycloc iti\ di :!00-uOO giri nl minuto. Que:sta velocità relativame nt-e lent.;t dcll'on•ht auri.colare l)el·mette che <ld o,!!ni g iro tutte le fibre ripre ndano la loro ecri 1abilità por cui o_gni contrazione auricolare è totale, ma non tntti g-li litimoli :;i trasmettono ai vcntricoli per lo ~tato di refra.tt;lrietà nel quale d i volta in volta si trovano donde il minor numero di cout.razioni di questi. Se l'onda di eccitazione cre.;ce di velocit.à qualche contrazione <l urirolare è meno comvleta. e non tutte le eccitazioni g-iunt-e :li vent ric-oli ::;ono ugmtlmen1 e re_go!;H'i. È q ue~to il fltbiter im.pw·o. Se poi infine l'onda, c ircolilre ere~ce ancora potrà. dare 5000,9000 contrazioni auricolari al minuto con irregolarissime contrazioni Yentricoluri. È questa la fìbrilla.z ionr• auricolare che in genere :;i accompa.!!na a tutti gli stati di ins Hffkien:r.a m<l cùe può per.-;i:;tere nuche senza in:; ufficienza dei ventricoli nè consegnenze notevoli. I n q neste forme ~i hanno modifirazioni del eoroplesso a ttricolare e dello 11pa:r.io P. I-t Il nodo sinns;tle llèt pe1:dnto il romando d.el ritmo: è tntt.o ciò the si sa. con esatezza . E sistono comun q ne le varietà:

+

P R fu><t> nodu lu di T avant

P vic ino H o T . sopranodale o tmrit;ola rv

'

R prP('Pcl;• P infranodale

La fibrilht:r.ione dei ventricoli è incompat ibile colla ...-ita e si os,.:en·a solo negli ~tett i premort<t li. Tra le lesioni dovute a. interrn:r.ioni dell'ec·c itamento in un punto qualunque del s uo percorso nel fascio differenziato sono: La bradicard,i a 71ermanente o ]JfJlso raro pnma.nente eli Admns 8toches Mlla qtwle l'ec<'itc1mento è bJo(·catu pe1· lo più a livello del nodo di Ta·ntra <ht lesioni del fa;-;('iO co-sì <·he mentre le orecchiette ricevono lo ~;timolo sinusale regol;tre i Yen tric·nli prendono a battere con ritmo a ntonomo sempre inferiore al norma le da -!0 a lO e mclio. Si v aria in q n es ti ca:;i di dis:>ociazione funzionale ntrio-ventric·ohtre. Se inYec:e il hlo<"c·o ca cle ~ u mw delle ùr<IIH'he per e~ . la destra avremo il b/r!({'O tli bNtn <·rt. Il w·ntrirolo ~in i 4 t'O i\i <·outr:urà uormalmente, il


ASCESSO F.PATICO IN TRIPOLI

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destro con ritardo e solo per contiguità onde il complesso ventricolare sarà caratterizzato da due R. Da questa rapida rassegna delle principali forme cliniche nelle quali acquista alto significato l'Ecg, risalta l'importanza di questo metodo di ricerca.. E risalta che se i metodi grafici .possono dare molto; la difficoltà di ott.enerli, specie al letto di mala.ti gravi, e la. loro insufficienza, in certe lesioni cardiache spingono a dare senz'a.ltro il primo posto alla ricerca E Cgrafìca che va ora realmente diffondendosi e divenendo patrimonio culturale e pratico della maggioranza dei medici. Si può pertanto concludere che l'Ecg è fi siologicament.e l'espressione dei fenomeni elettrici che hanno luogo nel cuore, dell 'onda d 'eccitazione che pe1·corre il fascio differenziato, delle differenze di potenziale esistenti fra due punti della superficie del cuore e patologicamente della. normalità o meno del fascio che conduce tali differenze di potenziale e del punto preciso nel quale si palesa la lesione che l'in terrompe in parte o in totalità. E sso però non dà sicma indicazione suU 'energif~ di contra.zione mio<:ardica, alcuna poi sul bvoro fatto dal cuore.

CASUISTICA CLINICA OSP EDALE COLONIALE VITTORI O EMANUELE III - T RIPOLI

AS<;ESSO EPATICO IN TRIPOLI per il dott. Orlando Castlgliola, tenente colonnello mediro

Gli ascessi del fegato, sia. i piogenici che gli amebici, presentano sempre un grande interesse, oltre che nei riguardi etiologici, anche dal lato clinico e terapeutico, benchè hL letteratura sia vastissima e quasi esaurientemente se ne sia. discusso nel VII Congresso della Società I nternazionale di Chirurgia, tenntosi a Roma nell'aprile 1926. Dopo le relazioni del D01ninici e di M. Petridis, si ebbero varie interessanti comunicazioni del prof. Giordano, del L atis Bey, dell'Edington, del Lnxardo, del Steingrimur Matthiasson e del sottoscritto; il quale volle portare l'a.t tenzione del Congresso sull'epatite amebica acutissima, a rapido e letale decorso ed accertata. con la biopsia in tre casi in Cirenaica., nei quali era stato richiesto l'intervento laparatomico per peritonite acuta da perforazione in sospetti tifosi. Il Luxardo raccolse la più completa bibliografia, italiana stùl'ascesso ~patico e riMrdò elle esso non è più da ritenersi cosl raro nei nostri climi temperati, mu. si rinviene in tutte le regioni d 'Ita.lia, specie a Venezia, dove il solo Giordano dal 190-1 a tutt'oggi ne operò ben lH casi.


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ASCESSO EPATICO IN TRil?OLI

Benchè il qnadro morboso sia ormai ben conosciuto in tutti i suoi V<lri ai$pctti, pure è innegabile la relativa frequenza di sorprese diagnostiche, che si verilkano nella prati<;;ì. con-ente e che vengono portat~ al chirurgo trOJlJW spe;;;;o nelle fasi finali della malattia. Può dirsi che la vit,a di tali infermi è nelle mani del medico, poicbè se la ùia~no~i v iene fatta t~mpestivamente e si attua subito la cura SJJCdli<·a. emetiniea o si a ffi<lano al chil'w·go prima che la colliquazione cpatka ;;ia~i t roppo estesa o complica t a, essi si possono quasi con certezza sal v are. A tal riguardo . ritengo che riesca. m olto dimostrativo un caso di ascesso epatico, a]Jertosi nel polmone e da me opera.to d 'urgenza. in questo ospeda le col<mia le, cl1e ho ri])Ortato ampiamente all'Archivio di Scienz~ meùi che colonia li. !'khll-><tittna R., cn,.nlinga, d 'anni UO, 11Utiq1 cii Siracu:;a e residente a Tripoli dal J \JI :~. );oga akHm\ tara pat,logirn cOnl!f'nita ed acqui:sita. Sposò all'età di lil a11ni tut uomo snno e procreò tredici fìgli, di C'Ui otto ,.i,·enti e sani . Dtll ma1·zo c. a. fu colpita da elo,·azioni t~·rmicha con di;;turbi dig~th·i (inappetc-nza, pena epit.!n"tt·ica, dolori colici riconenti, a l,·o tlia n ·oico) e con,.:cgnente aneu1ia con alterazirmi d ella cene;;.t e>:i , tanto che ben presto non potè p iù att.eudere rP~tnlanncnto nlle 1<ue abituali OC'CUJ>nzioni. ::'\dltt tt'l"l.a rlecnde del lul!lio ,;uc:ce~,.;i,-o i di,.turhi locali e generali si aggrnYarono; la fohlo •·e pre;:e un decor,.;o contimw-r emittonte (38o al mattino, 3H.i} alla !:<c t'H) COli di nnrn rrofu:-:n, t0ne~mo r e t t n le penoxi.<Ki rno, ~enso mole;;to eli pe.::l\11tezza n~li i p<>C<Htd •·i, d ispnea da :>forzo ,.:empre più mar<'ata e ~;udori profusi nelle prime ore d('l n111ttino. 1 s uoi fturti;:dinri fanno \llla e,;po.~izion e di tutta WliL hmga !'1er ie di fannachi e di speriulitit. medic' mdi, che fnrt)no in O.'-'>'a O.'-'perite . d a qu·i p reparati d.i chinino, di a n.eni<·o e d i i odo, alla l ac~axi, alla P"l •to-pnncreasi, n.l vaccino antimoliten~e. all'entcm.< ana nntitifo,.,o, antidil"i'euterico ed anticolerico e finalmente allo stoYar;;oJo e all'enaot'na. :Xon vi r itorna nlla memoria l'antico ar1:ruti~!<imo motto: • la tltèrapeutique est tlllil honue fìl le: t•llt> :<O pr(·tc a toutc:< l<:.-; ftutta i:<ies d e.« m édicius h. All'0r~ia d d lo ri C'<'tte, ::<~'condo la rll.'tin izìonf' di H ucppe, oru è !<ut•ceduta l'orgia delle specialità, lt• qnnli . sah·o loden>li cccC'zioni, FOno w1 mi ~tero anche per il medico. <'llc lo pr('>'(·rin• in omaf.!!.!io allo noYella. moda. ta!Yolta a sropo psico-terapico, ma più "J'Cs:<o J•t"r non !'llJ>Cre più prontamente e ,.icurament e ricettare . . E fmttnnt~) ndln uo,;tra malata si anùan111o >;empre più agJrraYando i cli,.turht doloro,.i all'i poc·ondri o tll'Xt ro e <'On c;.;::-i i'"cndovo sempre più ;.;en>'ibi !ment e lo sta t~ gouentlc. qaHtndo il 4 srttemhre u. R., in scg11ito ad un violent o colpo eli to!<,..e, !;l mnnifE·,.tò i111prn'"'"i"n una nmtica imponent e con d i>'p n ~a inten~~><i ma. . Tale complicn.nzn inn:-pf"ttata allarmò i famigliari, <'he solamente allora fimrono per e!'sere co11 \'i nt i della mi naccicL elle .i n com bova ;mila loro con~innta e. dietrO il J>lll'e re di un chirnrgo con>'nltato tl\trg:etWtl, acc011sentirono a rieoYerm·ln dopo tre giomi nel no>'t.ro Ol'<pedale, invocando il miracolo deUa r esurreuone nlCl"<;Ò l'i llfOtYento opemtoriO.

Esnme fi.<ico : ('o,..titm.'one morfoloC!;eu eli t ipo 11ettamente meP"aioFplaJl<'nko con poli,:nrcia note,·oif•, addome YulumiJto>O e C'n:-conte. t.inta cutanea di C'Oinr ~inllf• tt••Teu. fnt·;es an,.i~ o, mu-colntura naccida, decuhito !>Upino obbligato. edemA cochett.ico a lle voml' e ed Ai mnlleoli . All'i,;pP-7ione si rile,-ò "ul,ito una >-p orl"eD78 note,·ole dell'emitoracc ò~tro con riduzione della sua molJilità, marf'Z78m<'nto ,·c·no:-o della C\tfe so,>astnnte. appiannmPnt<' <' cti,_rr.. ns:one degli spazi intercosta li, ma con ri entramenti insrirntvri dPdi ultimi >'pazi :-tes:;i . . . . . :-:i r i..,<>mltrù inoltn• ~<ro,.. tnmento in ha!<~O clf'l mari!·ne :nfer•ore del YJ:::eere a tre dita trasY<'I'>'C Rotto l'Areata co... tnle. ed ottu:<ità a rupola nel dorso, arrn·ante nel s uo r;ommo q unsi all'altezza dell'angolo inferiore della ,-capola, mentre in


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• ASCE~SO

EPATICO IN TR.I:POLI

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avanti la. pla.cca. di ottusità giungeva fino al mat•gi n e s uperiore della quarta costa. lungo l'emicla.veare. La milza. appariva pur t.tunefatte., ben palpabile sotto l'arco co:;tale, dura ed alquanto dolente alla pra.;;sione. Inoltre era. ben mani festa una d i [e.:; a mu:;colare i n conispon.tlenza del retto addominale di de.>tra, ris veglia.ntesi alla palpa~ione in v ic inanza d ell'ombelico. I polmoni ris ultavano :;pinti in alto dal note \·ole i ngro.s~amento del fegato e così pure della milza e dalla g rande d isten~ione moteorica del colon, per cui e ra evidente la dimittuzione di ampiezza ·dcll"e.~cur.;i oni toracic he, limi tAt.i,.sima la mobilità. dei margini polrnonari e del d i afn:nnma e qLLintli r·iuotta e di fl'ìcoltata la capa.ci tà r espiratoria. Il fremito toraco-vocale e ra indebolito ma non scomparso ed in tutto l'àrnbito polmouare si rilevava r e.:;piro molto a..-;pro in(letenninato con nurueros i. ran toli a piccole e medie bolle ; a -;sente il triangolo di Grocco a sinistra . Immediatamente sopra il margine d oll'ottu -<ità. epatica si ,,w ,·ertiva un soffio, che diminuiva di i ntensità in ba..-:s o s ulla zona di ottlL'~i tà. ste.c;."n, sopra la quale, t ra il 50 ed il ao spazio interco.stale, lungo il marg ine laterale della scapola destra, ris contra.vansi, in una piccola zona abua,; ~auza ben d olimitaùile, di forma rotomleggiante, ed e3te3a quanto un soldone di vecchio conio, i »egni apparenti di una esca.va·tione polmonare con lo ntana r i:;onanza qua.-;i eli perc uss ione metallica, soffio lievemente anforico e ranto li goqz<Hdiant,i !<onori. Il cuore ri levavasi nettame nte voluminO!<O per in!jrA.nd irnento <li tutti i :moi d iametri : rumore s is tolico permanente sul focolaio ùella pun ta, s piccata a ccentuazi one del 2o tono ~ulla po huomwo, indc>boli mento od o;c·nr'arnento d ogli ao1·ti ci : polso radiale frequente, coloro, poco an'llpio , non uniforme e d ;.:;ordi na to, s pecie acl ogni minimo l<fOL'ZO somatico orl emoti,·o. Alla prova Cardarelli·Katzen~tein s i aveva co;.;picu o aumento d e lla, freqwmza d ella celorità e d e ll'ar:tmin d o! pol.~o, pe r.~i stenti oltre cinque m.iuut.i dopo OO'>sata. la compre.;sione d elle ar-te r:e femorali a~li ing uini ; il r iflesso oculo-cartliaco era quasi totalmente abolito. Il rene de.;; tro presentava una pto>i ùi 2o g rado ed il :;istema di Giordano era marcatissimo in e n trami) i i lati. Urine s carse, torbide, rea1ione debolmente acida, D. - 10:28 ; presenza. di albumina. (0,50 %) d i ci lindri gramLlo,;i e ialini e di corpu.-;coli rO!<si e bianchi siatti in d iscreta quantità. Il contegno p .;ichico della malata inoltre appa.rivn. osti le, st.rambo, caparbio e q uori m onio.30 ; in certi m omenti poi l'l i aveva un'esaltazione qua..'< i d eli rante a t ipo por;;e c utorio, per cui s i do,·otte in ten..;ificnre lo. s ua vigi lanza, s pecie di notte. Una puntura e.;plorat in .t . praticat,a. ne ll'8° s pnzl o intercos tale d ostro, lungo l'a.:;cella re anteriore (punto raccornan1lanto •lt1. H.e inftolrl e corr i:-:pondcnte n oi nostro ca·;o alla sede del dolOL'O provocato con la palpa;t.ione) e spi tlt.a alla profondità di crn. 8 i n direzione qmv;i orizzontale. dierle esito ad un liqurmHl eli color c ioccolato, vi~ciclo . con fiocchi muoo idi e gro,;..;i f!; nnni ,·er•hJ..;tr i, co:<tit uito d a w1a soo<tanza f ondamentalmente amorfa, coloraiJi le qna~i t llli formemonte, con sca.r:;o e ma:z.ie e ~cn.ni le ucociti profondament-e a lterati . e c<>n scar.~c cellul <'> epatiche appena r iconosc.bi li . •letri ti cellulari , cr istalli eli ema.toi<lina o gocciole di Jl l'lh.->0. ~ou ;;i ri u.;cì a m ettet·e i n e,·itlen.za l'onte.moeba h istolytica. nè s i poterono is ola re mic ror~ani smi piogeni , pure e;;,; endo stata fp.tt.a la coltura con abbondante quantità di liquido. L 'o;ame micro~copico d olio feci n <m a ccer t.ò la pre." enza d ell'ontamoeba n e lle s ue forma ve2;ot!\t,i ve e d i re-<ist;onza che ,:;o lo i n ~<e:!ondo to mpo, dopo l'azione di u n purgante salino pur in lieve d ose.

T../ anamnesi, l'esame fisico dfl[} 'ammnla.t.rL o l'aspetto ma('ro o microscopico d9l liquame estra.tto mer1'è pnnt nT<t esplot'<tti n1 in p ieno parenchim~ epatico chiaramente deponeva-no n cr un as('e"::;o epatieo da ameha, ~ ' . o m?~l 10 per una. epatite necrohioticn. coUiqna.ta, siccome con ma.ggior premswne fu denominata dal D ominici all'nltimo CongTesso della Società Internazionale di Chirurgia, per disting-uerla da gli n,,;cos><i opa.t.ici

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ASCESSO EP,\TICO 1::-f TRli"OLI

piogenici, che differiscono dalla prima nei riguardi etiologici, patogenetiei, ana.tomopatologici, clinici e terapeutici. Tale epatite, nel caso descritto, localizzata alla superficie convessa del lobo destro del viscere (sede preferita sec<>ndo il R ogers) si era in secondo tempo diffusa al diaframma, e, perforando successivament-e questo e la. base del polmone, fa tt.isi aderenti, il prodotto purisimile della colliquazione necrobiotica. si era aperta una strada attraverso un grosso bronco, ciò che si rivelò improvvisamente con la vonuca in seguito ad un violento colpo di tosse. Avendo il reperto microscopico del liqname estratto con la puntma, esclusa. la presenza di germi piogeni o di elementi riieribili ad un processo sovrappostosi eli infiltrazione flogistica e di rammollimento piogenico per infìammazioue di organi contigui, ptu' essendosi formata una netta e grande via, di comunicazione fx·a l'asc·esso epatico o l'esterno, sospettai cb e l 'ago esploratore fosse penetra t o in una cavità ascessuale ancor chiusa e distinta. da un 'altra, forse situata più profondamente e che si era, aperta. una diretta via all'e~terno. Ben ri cordo elle tma. tale evenienza accerta:i in un ascaro libico da me operato a Bengasi nel 1918, nel quale trovai tre ascessi, del volume di un piccolo mandarino, non comunit:anti direttamente, ma contigui fra di loro e dei quali il più profondo si era schiuso un largo passàggio attraverso il diaframma. e la base del polmone dest.ro con consecutiva fi stola. biliare broncoepatica ed espettorazione copiosa e couUnua di bile. La fistola si chiuse favorevolmente dopo circa. due settimane dall'intervento e si potè ottenere un<l guarigione abbastanza rapida dell'epatite, tanto che quell'asrari dopo tre mesi dali 'intervento, potè rientrare nelle file del suo battaglione. C<lSi a.ualoghi furono illustrati dal Valence nella R.e"<Tue de Chir. 1919 e riporta ti dal Dominici nella Relazione del Congresso suddetto. Per la nostra ammalata non potevo proporre la sola cura medica o l'epatocentesi ripetuta, data la. gravità del caso, la probabile presenza di racr0lte mulLiple con complicante infezione batterica secondaria ed essendo evidenti i sintomi di insu_fficiente svuotamento spontaneo e di fatti brouco-pneumonici minacciosi. L 'epatomia. con svuotamento e clrennggio delle cavità ascessuali si imponeva, seguìta dalla. cura medica specifica, dopo aver rialzate le forze di riserva. dell'organismo. I nfatti l'etiame clinico generale aYeva mariifestatamente rivelato graYi deficienze funzionali epato-cardio-reuali, oltre le complicanze broncopolmonari, l'obesit à in megalosplancnica e le alterazioni psichiche, da m·ti non si poteva. prelicindere nella valutazione della resistenza dell'operanda.. ;)!a l'indicazione era vitale e la prontezza dell'intervento doveva. indubbiamente accertarsi, mulgrado la somma dei rischi che premevano sfavorevolmente sulla. prognosi, vur volendo tentare la preventiva o secondaria trai'fusione di sangue o di glucosio-insulina e l'azione dei ca,rdio-cinetici. Ciò che ]l('l'Ò più premeva si ern. la rapidità o la preci'lione nella tecnica operatoria e l'impiego dell'anestesia regionale, onde eliminare i pericoli immerliati del cimento chirurgico anche con l'intossicazione per l'anestesia generale.


t • ASCES$0 EPATlCO C< TRlPOLt

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Il prinlO elemento, che S\aluta>a la resistenza dell 'operanda, era il ritardo della ri<•hiesta dell'opera del cbirmgo 1 il quale pur do-.;-eya, ora addossarsi tutta. la re:;ponsa bilità. della cura, mentre la minaccia incombeYa anehe per le complicanze di disfunzione di organi vitali e le diminuit-e riserve di rendimento dinamico e eli capacità di adattamento all'insulto anestetico e chirurgico. Il!iecondo elemento sfa vm·evole era portn t o, più C"he dall'età a \·anzata , dal tipo morfologico megalospia.ncnico, di cui diffidano giustamen te i chirmgbi, i quali invece accettano interventi pur rischiosi su individui microsplancnici, anche in miserevoli condizioni di nutrizione, ma. (·ho pre;;en ta.no molto spesso risen·e insospetta te di resistenza post-operatoria, tra n.ne in casi di grande !poplasia arterit1sa e di deficienza dell'azione tardiaca o della mobilità toracicn. lnYe<·e la nostra ma.lata era un 'obesa con evidente torpore nutritivo, una brevilinea a collo tozzo, arti brevi, tOTace ampio, C'orto, poco mobile e addome molto voluminoso c c-ascante. Il terzo elemento, che infìrmaYa ancor maggiormente la, prog-nosi, era da t o dalle condizioni prec·aJ·ie del grande e del pic·rolo circolo e dal c·uore grosso ed evidentemente Htlipo.so, inl'uffi<'iente nel suo gioco vulYolare, nella sua capacità funzionale e nelle sue forze di riserva, con di. quilibrio compensativo già manifesto e di!>fnnzione renalé. Tali elementi davano in blocco scarse garanzie per sopperil·e al f:,'1'HVE:' ed improvviso enrico funzionale, chfol dovevasi :r ichiedere con l'intervento. Xoi tutti abbiamo dolorose e dmissime esperienze di ca.si consimili e, prima di im}Jegnarci nel rischio operatorio, ci indugiamo dubbio~;i e ricerchiamo nc1le nostre organizzazioni ospitnliere un'intimn. e continua collaboi·azione cogl'internisti per stabilire un trattnm.ento pre o po!it-. operatorio, che riporti al massimo di effic-ienza i valori della. resistenza organica. Ma nel nostro caso, come bo già detto, tutti i rischi dovevano nccettar:;i in pieno, trattandosi di un iuten·enf:o d'urgenza, poi<-hè sol:nneute la sua pr<>ntezza poteva. forse evitare bt catastrofe imminente, c·urando al massimo grado la rapidità e le modulità teeniehe meno lesive c indaginose ne·i vari momenti dell 'intervento stesf;O. I famigliari aceetta,rono. per la loro congiunta l 'operazione, del resto già. da essi invoea ta, convinti però delle SC'arse pro ba bili t à del successo, data la ben manifesta e grave minaccia, che incombeva sull'inferma per le complesse alterazioni e disfunzioni di organi vitali. Previo rapido e massivo trattamento cardiocjnetico, provvidi all'anestesia regionale e locale con solt1zione cocaino-aclrenalinica. Nel 9° spazio intercostale destro, tra la linea nscellaro posteriore e l'anteriore, prat·icai un'incisione, lunga ciJ·ca cm. 12 e misi a nudo per egu.al tratto la 9a e 10a costa che furono resecate rapidamente. Per via tra.ns-pleuro-diaframmat.ica giunsi così a scoprire rapidamente la s uperficie convessa del fega to da aggredire, dopo aver rinchiuso con punti staçcati di sutura il seno plemico, dal quale era fuoriuscito scar so il liquido sieroso, non torpido.

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ASCESSO EPA'riCO lN TRIPOLI

N"o n rilevai fMti di periepatit.e nella zona. scoperta e nella superficie convessa epati<:a esplorabile manualmente, nè la palpazione accertò la presenza, di asce:~.~i superlì.cia.U ; l'ago esploratore confermò, però, la presenza di una cavità a:scessua.le, a.Ua }>rofondità di oltre cm. 5. Dopo aver allora circo:scritta con una. corona di garza la breccia operatoria, a difesa delht cavità peritoneale, intorno alla zona di attacco, penetrai decisamente per via ot.tusa nel parencbima epatico molto eongest.o e pervenni in tma cavità asce~smtle del volume di un manda,rino, cbe svuotai del liquame di colliqua.zione, presentante gli identici caratteri di q nello estt·a tto con la prima. puntura esplorati va. Ma nella ricerca. dolla breccia diafmmmatica che doveva intercomunica.re la c~wità di colliqua.zione col pohl)one, mi imbattei subito in un'alt ra cavità eontigua, s it uata piu m.edialtnente ed in alto, piu voluminosa. della precedente, semivuota ed a,ffioilciata.. Sfondat.n, la pm·ot.o divisoria, dello sposiiore di circa d ne centin\etri, fuoriu ~;d un liqname più Olicnro, biliare e denso, più viscido del precedente e puruloide. L 'esplorazione dig itale iu <tito verxo il diaframma at>cert.ò subit,o la pre;.;en z<~ della zon<~ a.uulare di intercomtmieazione epat.o-polmonare a cercine ben re~ist<, nte, del diamet ro poco più di due centimetri, che veuiva cmunLl<tment e oltropassa,ta dal dito e~ploratnre e attraverso la quale soffhwa. a mpi<~ rneute il mantice respiratorio. Deter ..;e lo due cavità mercè bat uffoli di garza sterile asciutta, dopo a,verlo rese a.rnpia.ruonto comunicanti, in modo da. costituire una sola ampia ca.vi tft, n.pplif'.ai uuo za rro lungo di gaJ·za nell'anello diaframmatico ed altri cli;.;tiuti n\3lla..'\ott.olit:tnte cavità epat.ic<l. per drena.ggio capillare e qttindi I"olst.rini:ìi la breccia, cuta.noa alle s ue e:-;tremit.à con punti staccati di ~ntu.m, dopo :-wer rinuova.ta la corona. di garza a difesa del cavo peritonoalc. La. pcr(lit.~~ di ;;a,ng-ue fu min.ima e la pazient e non diede alcun segno di doloro durante l'intN·,ento, la. ctù dnra.t.a non olt.repassò i dieci minuti; essa si lagnò inv(lce veT il decubit.o ~upiuo, diventn,tole penoso ed incomodo e f'he c.a.mbiò nel destro dopo l'interven to. Il deeor:::o itnmcJiato post-operatorio a.ppariva fa,vorevole e la ceueste.~ i migliomt·a nei primi sci giorni, in cui voui \'a rinnovata frequen t eme nte la m dic<~ttm• e~terua. por bvorire il drcna.~tgio ; ma non mi decisi ad iniziare subito la cura ~pecif:ìen, emetittica, date le condizioni procn rio e~tr( liov;tsc·ol<wi. Jmprovvisamcnte p erò, in settima. giornélt.<t, ont.t·ò in gioco più miua,ccios~L l'in,.;ul'fìe.iem:;~ doll\L ;tr.ione c: ~rtli <tca. o Ltggrava.monto dei disturbi p:-;ichi ci, os(mmmlo così qna;;i ùi rolpo l a prognosi. Infat ti la sua a,!!itar.ioue l>Sichica. cbe dapprima era lieve ed iut.ermittcnto, si :mcl ò e:-;ag-omndo nei giorui snc•cer;si vi; ella, rifmtava qualsiasi alimout,o elte non fOi:ìliO il la tte dulia capra, che aveva la.sciata nella su a abi~ar.iono.

Tomova. di ossere avYelenàt'a. con gli aliment i dell'ospedale ed il suo contegno si feco ~Se mpre piìt ostile e torvo, con una, mania persecutoria, ch(o~a~pcrav<t nnrho i suoi famigliari, i quali non l'a.vevano mai abbandona.ta.


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. ASCESSO EPATICO IN TRH'OLI

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Inoltre il cuore incapace di considere,··ole ampiezza funzionale, non resistette più a lungo a.l carico anormale e malgrado l'azione doi cardiocinetici e delle tras[usi oui glucosate, entrò in grave scompeuso, laddove le condizioni della ferita operatoria tendevano a risanarsi f:1Vorevolmente. Cosi l'asistolia entrò in gioco come falSO fina le irrepambile con aggravamento dei disttU'bi del grande e del piccolo circolo (cianosi, edemi difftlsi, idropi cavitarie, ortopnea, ipostasi polmonare , aritmia perpetua, oligtU'ia con albuminuria e cilindruria). ~tùla più valse a scongiurare lo sfacelo della resistenza vitale in quella donna che, esasperata dalle sue idee deliranti persecntorie e soffocata dalla monta nte ma.rea della. insufficienza dell'azione cardiaca, decedeva in uudicesima giornata dall'intervento. ~on si potè praticare l'autopsia, da noi richiesta invano ai famiglia.ri, per rna.lintesi e vieti scrupoli di pietà postuma. Fra le molte considerazioni, che possono, dedur:;i da questo caso clinico, vorrei fi.ssare alcuni dati genera.Li, che più specialmente c'interes~ano nei riguardi della nostra quotidiana pratica, ospodaliera.. Ogni singolo prograrnma terapeutico chixurgico dovrebbe sempre pre:;upporre una piena conoscenza, non solo dell'entità morbosa in sè, ma a.nche di tutti gli elementi atti a valutare la resistenza organica degli operandi, la quale dovrebbe pnr corrii;pondere ed adeguarsi al cimento anest.().':lico ed operativo. Il successo chirurgico può ben:>i molto spesso riferirsi all'abilità tecnica del chirurgo, ma più specialmente alla resistenza del soggetto ; e dobbiamo pLU' riconoscere che ogni insuccesso irnprevvisto è dovuto alla insuffidente valutazione di ogni singolo elemento indicatore della resistenza dei vari organi nel complesso equilibrio vitale ed alle deficient i dirett ive nel trattamento pre e post-operatorio ed alht scelta dell'anestesico. E lo studio di ogni elemento, che poss,~ pur approssimativamente indicare la validità. o l'ampiezza di determinate fun zioni di alto valore vitale e possa perciò valutare lo stato biologico e funzionale dell'individuo tino a,Ue sue estreme rise1·ve di re:sistenza di fronte a ll'insult o chinu·gico, assilla sempre più lo menti di tutti gli studiosi. L~ magnifica reli•zione dei proff. F asiani e Torntca ètl recente ;~4o Congresso della Società I taliana di Chirurgia, ba illustrato tutti i dati clinici e sperimentali già acquisiti nella pratica quotidiana ed ha tracciato nuove Linee di ricerche, onde elabor<.t re e perfezionare la complessa terapia pre e post-opera.toria « per correggere duetti flmzionali, ripristinare energie di riservo perdute, rafforzare mezzi di difesa ed a llmentare, in una parola, fino al massimo grado po.;sibile, i poteri di resistenza dell'organismo ». La dura esperienza quotidiana chirurgica ed il nuovo orieut~tmento nelle organizzazioni ospitaliere, sempre più perfette per la collaborazione intima dei chil'urghi con gl'internisti, patologi, batteriologi e radiologi, hanno decisamente migliot·ato le st.at.istiche oporato rio in t.nt.ti i grandi ospedali. « Ava.nt d 'affronter une opération, il f:t ut que le malnde soit préparé men\e a l' impr>évn » dettava il Dupuy rle Frenello, c ciò si dovrebbe 3. -

Giornale di M edie ìna militare.

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ASCES'iO EPATICO IN T RU'OLl

sempre attuare in t utti gl'interventi eli elezione o di compia(Jenza ed in quelli <:he, plll' ristùtando di n eces~>i tà, non pre:o;entano vere e proprie indica zioni di urgenza. . Ma q ua-ndo la ruinaccia m·ge da vicino e l'attesa ulteriore non può essere giustifica.ta, bisogna, se si ae<:e1·ta un ragionevole margine di ro:;istenza., provvedere subito, at.t.uando eventualmente tutti i mezzi eroici della tra:;fusione di sangue o di glucosio-imm.lina alla. Ficber, dei cardiocinetici, dell'adrenalina, ecc., che po:;sono rapidamente apportare delle forze di riserva - magari t{lmporanea- in modo da rinfrancare il chirlll'go nel suo tentat ivo supremo di sa.lvata.ggio a.ffrontando tutti i rischi dell'intervento. E nel nostro caso noi non aveva.mo lasciato niente all'imprevisto, ma non avevamo più il tempo per un'adeguata preparazione della pazient~ con l'istituire opportune clll'e pro-operatorie cont.ro l'evidente suo deficit di riserve; nè tanto meno potevamo iniziare subito la. cura emetinica massiva. L 'esecuzione ma.teriale dell 'intervento, sia dal lato dell'anestesi~t regionale che della tecnica, fu esplet-ata con la maggior rapidità, con la massima cautela e delicatezza e con minima perdita di sangue, previa somministrazione di cardiocmetici, evitando il digiuno ed il consueto e discutibile pmgante prepa.r atorio. E cosi il trauma chirm·gico fu sopportato molto bene d alla paziente senza shocks, nè notevoli scm;se o perturbamenti dell'emotività, tanto che, nei prim.i sei giorni, l'apparente miglioramento della cenestesi ed il regola.re e favorevole stato loca.l e della ferit.a senza reazione peritonea le ed a.ncbe pleuro-polmonare, poterono quasi illudere su nna eventuale ripJesa dell 'equilibrio energetico vitale. . Ma stava in agguato all'ombra l'asistolia minacciosa, tmttenuta in primo tempo da lle ultime riserve, da noi risvegliate col trattamento cardiocinetico. Al ca.rico funzionale, che era stato richiesto a quel cuore grosso, adiposo, t arato dalla mio-endocardite cronica e privo di grandi forze di riserva, esso non potè resistere a lungo col 1neccanismo di ulteriore ipertrofìa. e lo scompenso entrò in campo col corteo dei carichi maggiori nellagrande e n ella piccola circolazione e dei sinton\i sempre più gravi della

disfunzione renale. Chiudo questa mia esposizione di considerazioni cliniche int orno ad un caso di epatit.e necrobiotica colliquatn. da ameba, bystolytica di Schaudinn, occorso in questo Ospeda.le coloniale, con le a.ustere e profondament-e umane parole pronunziate da.l mio Maestro, il senatore prof. Giordano in una magnifica commemorazione di un suo antico prediletto discepolo, il dott. Piero Spa.ndri, il 15 ottobre scorso : " Il cbinu·go buono e diligente os!>ervatore si sdegna ed addolora, quando vede <tbbandouati o trascinati a.d essa. molt o vicino, ammalati che la. <:h irurgia avrebbe forse potuto salvare >>.


OSPEDALE X!LITAI:U<: l'RL'<CIPALE D[ FlHE:'-JZ}~

filiOMA EMORRAGICO DEL LOBO PARIETALE SINISTRO ~ ota clinica de l do t.t,.

Giovan ni Bia2lnl rna.gziore merlico, capo t-epa.rto mttlo.ttie nervose

S el 1921 uellà Clinica. ncuropatologica. della R. Università di ::;iena, diretta òJJ,l prof. Onofl"io Fragnito, ebbi occasione di prat.icare lo studio a.na.tomo-clinico di un caso di <<Glioma emon-agico del lobo parietale destro ))' che vide la luce nel Giornale di ·medicina militare, fase. 5o, 1921. Riportavo allora l'attenzione sull'eventualità di tumori cer ebrali, che insorti nelle cosidet.te :wne ·mute, esplodono di un tratto acutamente, .con fenomeni da ictus in conseguenza di una emorragia nella sostanza del tumore o nelle vicinanze di questo. D glioma o in specie il gliornc1 cosidett.o molle, ricco di vasi, spesso non piccoli, è tra i tnmori endocranici quello che più frequentemente da luogo a fenomeni apopl.,ttioi, talvolta così imponenti da determinare il q11adro della vera emorragia cerebrale. n compit.o diagnostico in que<>ti casi, in cui l'attacco apoplettico è il primo fenomeno a. comparire in iscena può pre.sentarsi a volte difficilissimo e il reperto del tumore costituisce una sorpresa. del ta.volo anatomico. Il caso clinico, capitatomi e che è oggetto della presente nota clinica, per essersi verificato in un giovane e per a.ver concesso di rintracciare una sindrome da tumore su basi abbastanza solide, non presentava serie difficoltà diagnostiche, ma tenendo conto della tumultuosità degli avvenimenti, è certo che se esi!O non costituì una sorpresa del tavolo u.na.tomico fu, pcrcbè si tenne ben pre.~ente l'eventualità non rarissima, come conferma la pratica, di emorragie in tumori, che indirizzò nella ricerca degli <'Rami. P ... Luigi, ili A., classe 1907, barbiere, da ti. 1\iaria. Capua Vetere, proveniente dal 5° reggimento bersaglieri. Entra all'Ospedale militare principale di Firenze nlle ore 23,30 del IO giugno ed è assegnato al reparto nervosi, in osservazione, per ~«Jces.<;i convu!sivi. . Ana.m.nesi famigliare priva d'importanza. Anamnesi individuale: Nato da parto fisiologico, ebbe allattamento materno, dentizione e deambulazione nor· mali. Non soffri mai malattie di carattere. Riferisce di andar soggetto a convulsioni, che insorsero, senza causa apprezzabile, all'età. di 15 anni. Cade improvvisamente senza ricordare nulla dell'accaduto. Afferma che da. qualche m ese soffre di cefalea intensa e di avere avuto vomito saltuario. Il 28 aprile 1927 fu, per allegata. epilessia, in osservazione all'Ospedale mi· lita.re secondario di Caserta. Risulta. che «durante la. degenza in quefi'ospedale, protratta. per un mese, non ebbe nessun accesso convulsivo nè di natura. epilet· tica, nè isterica •· Esame neuropsichico negativo. Da informazioni assunte presso il comando dei CC. RR. di S. Maria C. V . risultò sofferente di epilessia da circa 5 anni. Fu dichi.a· rato idoneo a l servizio militare incondizionato con l'avve1·tenza. dell'art. 29 El. A. Giunto al 5° bersaglieri ciclisti il 30 maggio 1927.

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2U4 « Il 7 giu~tno successivo. alle ot·e l'l eire>\., mentre nella caserma" Madonna" di Siena stavu ta~l iando i capelli c'li un sottulticiale, cadde improvvisamen te con accesso convu lsivo di breve du rata, senza bava. alla bocca, senza contrazioni tonico-cloniche d egli a1·ti. n è trisma d e l mascellare. Itiferì di nou ricordarsi ualla di quanto accadde. Dopo l'acces><o n o n ebbe stato soporoso, nè senso di stanchezza,, nè senso dj m.ales:scre. tant.o che riwe.-;e il lavoro inte1·rotto (da. dichiarazione dell'ttf· fì.ciale medico del Corpo) ". Allo stato attwLIO s i lagna dj cefalea intensa, capogiri, ronzii. Al momento dell'iutenogato rio ( Il giugno o re 9,::!0) è colto da conati di vomito e vertigini, onde ><i d eve htr met.tere in letto. n vomilio presenta. colorito biliare ; è istantaneo, come ml tig ~1rgito . Si ripete por :l-4 v olte sempre coi medesitni caratteri. E . O. Soggetto di originaria robusta costi-tuzione fisica .. Nutrizione generale sufficie nte, colo r·ito d e lla ve lle e mucose vis ibil i marca,tamente pallido. Viscer·i toraco-addorninali seuza ttpprt:Y?.zabili a lter·a.zioni. Data la sintomatologia, si ripo•·ta l'at-tenzione particolat·mente s ull'apparato digerente, con esito negath·o. Polso regolare. r·itmico, tendente l!-1 raro (59 a l minuto). Pupille tendenti alla miul'iasi, con riflessi presen t i alla luce ed all'accomodazione. Oculomozione e funzione dei ne r·vi cranici senza alterazioni. R. teodinei debo li, liovemeute e non chian·amente prevalenti dal lato d e.o:; t.ro del corpo. Non Babinski, nè Oppenhoim. Non cloni. L'e.-;ame della sensibilit1\ o~~ett.iva viene 'iniziato, ma sospeso, date le condizioni d el pazie nt.e. Si applica la bor:<a di ghiaccio alla testa ; s i prescrive die ta, idrica e s i lascia il M. alle o r·e 12,20, racconutnd•tndone lu. sorveglianza particolttre o lt re che agli ìnfennierì, alla suora ùe l reparto. Alle ore l :l 1·isal ta che il pazie nte ;;i è assopito ; gli infe rmiel'i di servizio ritenevano che d o n u isse t ranquilla mente. Alle o re 14 però la s uora , impressionata dal marcato pa llo re del vo lto e dn.l respiro clin'ìcoltol:!O, rit<Jr uw opportuno l'intervento dell' uffic iale medico di guardia. il qr ta le praticò una iniezione di o lio canforato. Alle or·e 1.3.:l0 s i trova. il P. in stfLto ;;opor·oso. Colo ri to d el volto pallido cet·eo. Pupille forternen.t-e midriu.t ic he, non r·eagonti a llo Sltimolc> luminoso. l:t. congiuntiva li e cot·oeo.li a-;senti. È t·esupino, completamen te ri lu..-;cia.to. Presenta. ,;a.\ tut~.ri arnente access i con· VLtlsivi tonici, consistenti in irrig idimento d egli arti. s i>l. di d est.ra che di s inistra. Le convuls ioni sono di modica irtLensitÌl., un pò più ma rcate dal lato destro e più accentuate negli arti superiori che negli aeti inferioei. ~on s i può dire qaale arto s ia per primo colpito e tanto meno quindi il segmento <i.i tuta ; il fenomeno s i verifica in modo che si potrebbe dire che il P. si irrigidisce nell'insieme. Ha tenden~a a mantenel'e la. te.o:;ta. volta verso sinistra. ~on deviazione t lullo :<guardo. D respiro è a gruppi, cotÌ. pause luughe, prolun~ate ; riprende superficialmente

e lentamente per fat·ai sempre più intenso e il·equente fi r10 a ra~ginnget·e uu massimo

d 'intensità; dopo eli che decresce gradatamente fino a ra.gg irmgere la nuova pausa. Tono muscola re com pletamente ri lttsciat.o. R. tendinei addie.ittut·a assenti. R. cutanei torpidi, appena accemlttti. ~on Ba.binski. Non rig idità della nuca, nè accenno ad es;;sa. 11 po!so ò r·aro. ,;j m mr·.i•'ne sui 52 c m qua le ho iru.Jr·rni tt.enz'l> : è pieno. Ven· gono praticate iniezioni di o lio canfo1·ato, clistere evacuativo. Vie ne mantenuta la vescica di ghiaccio a lla testa, somministrato l'oso>igeno. Praticata in decubito ltttot·ale La punt ura lombar·e d a l •:hinugo dott. Magliulo, essa d\ esito a liqLùdo cefalo -rachidian.o sotto fortissima pre.<>sione, con bnt.Sca caduta. Al momento d e lla estrazione è completamente limpido come cristallo di rocca. Esame citologico n eg>1>tivo. Non può essere praticato l'esR.me del fondo oculare più che pe r le condiziOtli del P .. per quelle ambientali. Viene sjringato il malato estraendosi 100 cc. di urina. Vi si t•iscontrano tracce n1inirne eli a lbumina . Sost,fl.nze riducenti abbonda.nti:~sime.


GLIOMA E~IU BRACHCO DEL LOBO .PARr~:'rALE ;o;J....'>l:-TRO

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Alle ore 19 l'infermo, che n on hn. mai rincquistflt-n la coscienza, peggior n facendosi più frequenti le pause del respiro e prooentnndo notevoli intermittenze del polso. Improvvisamente cambia il colorito nel volto, che diviene cianotico ai pomelli. Vengono pmticate iniezimù ipodermiche eccitanti, delle quali non risente l'azione. Entra in agonia e muore ullo o re 20. La necroscopia fu praticata alle ore 7,30 del giorno l:l g iugno, nei locali del l'Istituto anatomico della ~cuoia di sanità militare anne:;si all'O;:;pedale milihll·o, sotto la direzione del prof. l<'. Leoncini, direttore dell'l:sLituto di medicina legule della R. Università di Firenze. Il caso clinico fu pr·imo. della necroscopia rife!'ito e discus::>o dal sot-toscrit1 o cosi come viene pubblicato, in r·in.s.«unto, a lla p 1·esenzn di t utti gli uffic· iuli rn!'dici del presiclio eli .Firenze.

Riassumendo, un gìovaJJe, di 22 <Llllii, dopo fenomeni pn·monitori wnsistenti in vomito, vertigini, viene colto dà fenomeni apoplettici. da. cletermina1·e la morte con il quadro dalla. emoiTagia cerebra,le ordiuari;t. L 'anemmesi ci dice che ci troviamo di fronte a un epill't t i co. Già sospetto di epilessia, per quanto abbia trascorso i 30 giorni di O:-;!lervazion.e in un ospedale militare senza presentare fenomeni convu lsivi, r epi::;otlio '' Criticatosi alla, Caserma Madotma di Sit> na, men tre il P. :-;tasa facendo la. barba a un sott'ufficialc e maggiormente la. con:-;tata.?.ioue JWrl'onalP di acces-si epilettici, ce ne danno indubbia. sieurc'zza. È però facilmente da e!lcludei'I:!Ì una, forma. di epile.,:;ia eHsc~nzi<.bl e ~ timto meno dobbiamo ammettere elle la morte sia d.a mettersi in relazione con uuo stato epilettico, m~bnca.ndo del tutto le condizioni neces:~arie, da. rintracciarsi nel meccanismo deU'asfissià., qtù inesisten te. Qtùndi nN;snu dubbio che le convulsioni epilettiche sieno si?ttomati.che. L 'età del P. non è di ver se stessa ragione sufficiente a fa.rc sca.rtare l'ipotesi di una emorragia, cert~ bntl e, non conoscend osi se egli ~bbia. antto infezioni tali da compromettere fortemt~ nt e il suo stato vasale. L'importanza della sintomatologia e la morte del P. rendono possibile l'ipotesi solo con l'avvenu ta lesioue di vasi di calibro non indiffNeute ed il credito di d etta ipote3Ì viene fortemente !;COSSO rutl filotto che la punt ura. lombare. dando esito a iiquor non commisto a !:mnguc, fece e::;cludere l'evenienza di um~ inondazione ventricola.re. Acc(•t-.til.udo quindi forz<ttamente l 'eventualità di fa.tti improvvisi determjna.t i~;i IJcr lesioni vasali, è doveroso pensare cbe queste per 8(1 stesse non flieno 1l1lfficienti a darci spie~razioni di t utt i i fe nomeni riscontrati. L ' eventualità di tumori cerebrali che si svolgono nelle cosidette zone mute, è tutt'Mtro che rara ed in >ero è quella che qui deve essere seriame nte considerata.. .Abbiamo elementi p er poterei dire di fronte a una sindrome da tumore t « La sindrome generale da tumore non si presenta quasi mai completa : uno o più dei suoi elementi costitut iv i di solito mancano. li che in v erità non costituisce un grave ostacolo diagnostico, quando sonopresenti i sintomi più cara.tterist.ici, come la ce.fa.lea. e la 1)apilla <L'l stasi (Fragoito) ». Di questi sintomi noi manchiamo del 20 che è di gran lunga il più importante, la constatazione deUa p apilla da. stasi ; ma non perchè essa sia inesistente, ma perchè l'oculista non potette effettu..une la ricerC<b ; la m01·te avvenne prin1a che le condizioni di ambiente t·endes~ero po:;flibile l'esame del fondo oculare.


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G T.lU:>IA

E~lll RR AGICO

DEL LO iiO PARIETALE SINISTRO

In compenso a bbiamo altri numerosi <>lementi che ci fornlsc:ouo 1:\ l:!icurezza, dell'àUllH.'n1o di lH't');~ione endocranica.. I ntanto oltre alla. cet'l.lea· abbiamo coru;tataLo il vomito a stomaco vuoto con presenza di cont.enuto gastrico e bile- istantaneo, come un rig-m·~ito (Fra.gnito)- cosl da avere l<• <'arattt'ri~1;iclw del vomito C('rrbmle. Le Yertigiui d(' llnn <·iM<' d;~ll'iniermo, il polso raro, costituiscono iusieme a lbt cefalt•a e ;tl vomito fà1 ti da fa.r d a l'Oli ,.;eria.mente riflet.tere Ropra l'evenienza di n n tlllnore Pntlocra.nico. 'Ma vi è molto di più: le convulzioni toniche generalizzate anche se nel momento in Clti si verificavano non presentavano in modo indubbio le ca,.. ratterist.iche dell'epilessia J~-..ksouian<L, g ia.<·chè non tii iniziavano tipicamente da un a.rto o da un HegQl.ento di questo, vengono qui ad acquistare g:t:ande vaJore per la conferma dell'aumento di pressione endocranica, ~;n.pcndo eh e nel 50% d oi (,n.si eli t.um o n' endo<'t'>lll i co le con vu !t> ioni pre:-;(•ntano i camtteri dell 'epilel'sia. essenzia-le. D el re~ 1·o la. llla tH·.a.n;m d~:" l r;tpido avvicendrw~ i di contrazioni e rilascinmen1i, clw caratterizzano l':H:c.eKso J ak!ioniano, ma il costante irrigidirsi di t.ut.t.i g:li ar ti, c·ostitui;;cono un si.nt<11na. di grande ·importanza, che r i fa pen;;arc <l una l<>sione lo n t'a nn (!alla corteccia.. Ricorderò come l<'ragnito in un e<~so nel q ua.le << la comparsa di una emiplegia destra, pitì acc·eHtun.t.a nell'arto superiore e nella faccia e di di· sturbi della sensibiliti\. generale n<•gli stessi territori n, era stata preceduta da, aece.~si convulsivi tonici, fece dic:~gnosi di tumore origina,t.osi dal cent ro oYale, lontn.no dalla corte<·.ria (0. :bì·agnit.o, Sl'meiotica neuropatologica e<,c. p ag. 937). La puntura. lomb<~re, che det.t.e luogo a fuoriuscita di liquor sotto fort issima pressione con brusca caduta, (confermando l'importanza degli studi sul quoziente ra.chidiano di Ajala) è natura.lment<' il segno decisivo che insieme a.gli altri oi fornisce (necessariamente) la cer1;ezza. dell 'e~ istenza. di :tltmento di fortE' prt'ssione ~:n docrau ica. . Ciò ::;tahilito, dobbiamo porci la ~ ia.gno::;i differenziale tra tumore ce· rebrale vero E" proprio da. qtwlla deg-li a ltri quadri che 1<imulano il tmuore cerebrale. Che una m<'llingite ::;ieros}~ acuta abbia potuto determinare un quadro co::;ì fu lmineo da non potersi paragonltre che a ll'emorragia cerebrale Hetn· bra assai strano. 'D<'l.t·i sufficienti ad esc.ludeJ'Ia sono in vero forniti dn.ll'effetttuLta punt ura. lomb<~re, la qn;~le non <1pportò nessun beneficio, sia. 1mr,, transitorio, a.U'inff'rmo e dall 'e!<a.me citologico ilel liqu.o1·. Va.reffiessia assoluta. di tut.ti i R. tcndinei non sembra che nel ca:w ::;pecifico pOf;Ra. portare nn cont.ribut.o dia.:rnost,ico di valoTe. Tra l<> forme di pRendot.nmorP (mi si consenta l'inesatta espretisioue), a.ppena vnle la pena di ricordare l'eventua lità di un ascesso cerebrale ; ntPno a ll<'ora la. l'indronw di Omdt· n i~0 ambedue fa.cilmente scartabili. 8nlla dia,gnoRi di ua.t.ur:-~ non IH'mbrano dubbi e quindi con una certa sicu· n·zza ;;i pnò emettere la. dia.gno~i gencrim~ di tumor(• cerebrale cun emorrn· g-ia in tmnol'l'. E ciò dovrebbe essere sufficient<> p('l· un caso, per forza, di <'O Re, co1<ì frl' tlolo:;nm<>nl<> studi;,lfu. Pure eRiRtono dei da,ti di fat.to, i qu~lli d ùru1o La po:-;l'! ihilità eli emettf'l'<' ipo1· <'~ i <'lnnhe rmlln. din.~no!'i eU ~>ed;,· t' noi Rl'rennm•·n1 P li a eco~ l i:unr..


l:LIOMA EMORRAGICO DEL LOBO PARIETALE SINISTRO

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Oome dicemmo, il P. fu siringato e nelle urine, fu constata la presenza di notevole quantità di sostanze riducenti. ?Yl<>.scolando a partii uguali soluzioni A e 13. di liqu. 'Ò.Ì Fehling ad altrettanta urina, ottenni con il riscaldamento un colorito rosso mattone, tanto da farmi ritenere in un primo tempo che potesse trattarsi della presenza di zucchero. Gli esami di gabinetto escludono trattarsi di zucchero, a mmettendo invece abbondantissime sostanu riducenti. Sia detto a puro titolo di cronaca, coi colleghi che numerosi accorsero ad interessarsi dell'eccezionale caso, discutemmo anche l'eventualità di un coma diabetico, che gli lùteriori esami delle urine fanno del tutto escludere. Invece tale fatto, unita.mente al tipo di respiro e ai ronzli alle orecchie denunciati dal P. poco prima della morte, costituiscono un insieme da poter far pensare a ttna qualche compromissione del quarto ventricolo. Avvalora l'ipotesi la conoscen.z a che i tumori del 40 ventricolo ricorrono assai spesso senza sintomi, che permettano di diagnosticarli in vita. In un lavoro del Giannuli esiste una rivista dolla casistica. IJa morte repentina del malato senza che questi abbia potuto riaversi dai fatti immediati di etnorragi.a cerebrale, restano così ancor meglio com. prensibili. Concludendo, ammettiamo trattarsi di un tumore cerebrale, insorto in nna zona muta e che all'ultimo momento abbia in qualche modo compromesso il 40 centricolo. Dobbiamo inoltre ammettere un'emorragia in seno o in vicinanza del tumore che possa dare spiegazione della sintomatologia da ictus. . S i trascrive il reperto anatomico dettato dal prof. Leoncini : La rigidità cadaverica. è sciolta nei muscoli della nuca. e conservata. nelle altre regioni. Nelle parti declivi presenta ipos tasi importanti, di colorito cianotico. Nei quadranti inferiori dell'addome esiste macchia verde putrefattiva. 'Pesta. - Nessuna lesione s i riscontra alla. faccia profonda del cuoio capelluto e nelle ossa della volta cranica. D seno Iongitudinale superiore è ripieno di sangue fluido. La dura madt·e è alquanto congesta. e aumentata di tensione. Le meningi molli sono di aspetto normale, poco ricche di sangue. Il liquido cefalorachidiano è aumentato e limpido. La massa encefalica è regolarmente conformata. N all'esame esterno vi si apprezza solo uno speciale senso di mollezza a livel· lo del lo~; o pa.rietale sinistro. Aprendo i ventricoli s i trovano ripieni di liquido Umpido ; nella. parte laterale del ventricolo sinistro, si nota al di dietro del nucleo caudato una sporgenza anormale con fatti di rammollimento della sostanza nervoBa- Incidendo in questo punto la parete ventt·icolare si trova 1m a. cavità cistica della grossezza di una piccola noce, senza parete propria e contenente del liquido limpido, di colorito giallo ocra.ceo. Continuando l'incisione attraverso la. sostanza dell'emisfero sinistro si ri- · .scontra. nella. sostanza. bianca. dello bo parietale a livello della circonvoluzione pariatale inferiore una massa di aspetto neoplastico del volume di un mandarino, di consistenza. molle, di colorito grigiastro con superficie di sezione variegata per piccoli focolai emorragici alcuni recenti altri più antichi, come è dimostrato dal colorito ocraceo del loro contenut.o. Nel resto della massa encefalica non si riscontrano fatti speciali. Nessuna lesione dei vasi esiste a. carico della base del cranio. (Si o:r:ne~te l'esame viscerale perchè negativo). Diagno81. a~logica. - Tumore dell'emisfero sinistro del cet·vello (lobo pa.rieta.le): probabile glioma emorragico. (L'esame istologieo ne aecerterà. la. natura.)Ca.u.sa. della morte : I ctus da emorragia in tumore.

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LA CHF:MIOTE&.ti'IA ENDOVENOSA DELLA BLENO&&.M; L-1.

L'esame istologico del tumore praticato anche dal chiarissimo professor dott. SeraJìnu d 'Antona direttore della Clinica di malattie nervose e menta.li della R .. Univ('rsità di Siena, dimostrò che effettivamente trattasi di un gliomn. molle. L'esa.me anatomic.o det.te conferma della ipotesi formulata, riscontrandosi un glioma emorragico, sul lobo parietale sinistro con emorragie in seno al tumore di data antica e recente. Fino a un certo punto restò chiarito come il tumore si sia svolto e accresciuto seuza sintomi a focolaio. Fino a un certo punto dicevamo, giaccbè i tumori del lobo parietale sillistro provocano con una certa facilità disturbi del lingu:.-1ggio, che nel caso specifico sembrano non essere e:~istiti e non furono comunque rilevati nel breviRsimo spazio di tempo in cui il P . fu oggetto delle nostre osscrva.zioni. Non privo d'interes~e riuscirebbe l'esame serial<> del cervello, ciò che potrà anche esser fatto se le circostanze lo pernwttct1aono. BIBLIOGHAFL<\.. G. e PISANI. - La rachicent.esi e la. sind1·ome· umorale nei tumori encefalici. Riv. 1rperimemta.le di jTcniatria. \o!. 10, fa:>c. 1·11, 30 settembre 1926. BIAGINI G. - (bibliografia annes;~a). Glioma t'morrttgico del lobo .parietale destro. Giornale di medicina m ·ilitare, fase. 5o, J 92l. F&aGNlTO O. - Semeiotica neuropatologica. ecc. (Ta.ddei D. Semeiologia fisica e diagnostica chirurgica). Unjone tipografica editrice torinese, vol. 3°, 1925. GIANNUIJ F . Glioma del lobo pa.!'ieto-pontino neU'em~fero cerebrale destro. ll Policlinicp. Sez. medica., 1° giugno 1926. JACO~O S. P seudotumori cerebrali. ll lllo·rgagni, n. 28, 1926. lNSABATO L. Crisi di opistono e m01·te improvvisa in un caso di tumore della · · fossa Cl'nnica posterioJ·o. il cer-t·ello, 29 fehhra.i o 1926. AJ,lLA

OSPEDALE C:OJ.O~lALE VI TTOR10 EM.Ai"'\L"ELE ID. - TRIPOLI Direttore : tenente colonnello medico CASTIOLIOLA

LA CHEMIOTERAPIA ENDOVENOSA DELLA BLENORRAGIA XOTA l'RE\'E:'\TIVA per il dott. Mario laselll, capitano medico, capo t-eparto m edicina. indigena.

La cb11111iotcra pia endovenosa nelle a.ffer.ioni blenorragiche da qualche a nno tien desta l'a,tten:r,ioue di vari cultori della venercologia, il che è ovvio, ùato d1o la tempia batterica., vaccinica e proteinic<~ non ha dato i rif>nlta.ti che se ne attendevano. Solame n te con il nuovo processo c·nratiYo si veHchbe alla rapida e fa.vorevole guarigione, non solo delle varie forme di urctriti gonor.occi<·be, Ulà itnc·be delle loro più :>variat-e complicanze. ); ol 19J ~ il J) ,~ ,· i~ e l'Harrel, in<·orng-~riati dali{) esperienze del Gnluromon e (l<!l Browuing, es]Jeriem~e che dimo~trarono iu maniera inclif>c·u:-:i':l


LA CHE.MIOTERAl'IA ENDO\ENOSA DELLA Bl.ENORRA<:IA

2i.J9

l'alto potere antisettico di vari colori di a.n itina, con special riguardo del giallo di acridina, ne studiarono l'azione gonococcica e constatarono che quest'ult.imo, in mezzo albuminoso, alla concentrazione di l : 300.000 impediva lo sviluppo del gonococco. Kello steRso anno il Bolhand tentò l'iniezione intravene di un derivato del giallo di acridina, la tripaJiavina, e consta.tò che somministrato per tale via. riu:::c·iva completamente innocuo ed indolore. Dato il suo potere antisettico abbastanza elevato, fu adOJl(Jrato (·<m va.ntaggio in diverse malattie d a. infezioni e fxa le tante nppli<-azioni fmc·lro la blenorragia venne trattata. con la. n.cridinoterapia. E si dovette tonstatare, che mentre i vari metodi e gli in termina bili a ut>ili terapc>tl1'ici, sino ad oggi a nostra conoscenz:n, non exano sufficienti ad eliminare i vari inconvenienti e le frequenti, alle volte inevitn bili <:OJni)li(·am:e, con siffat t o metodo di Clll'a si veniva. in posse:;so di un medicamento che, da solo, molto spesso, baRta a debellare la, tenace flora bat-terica della m;llatlia. Fra i primi a trat.tare con inier.ioni endoven()so eli tripaO:.IYina là blenorragia va.nno cita.ti fra, i t.edescl.li : il Baer e il Klein ; il Ja,.;on e il Diot tra. i francesi e fra i nost.ri il 1:'ierangeli e il J.Ji Virghi . Il Piera.ngeli ne rifcri alla riunione della Società di dermn 1ologia e sifilogratìa tenutasi a Roma nel di<'embro 19!:!ti. La tripaflavina vrepa,ra.ta da Ebrlich e da uno dei snoi allievi, il Benda, viene fabbricata nel laboratorio della ditta, Leopoldo CaRsella, a l•'rancoforte 1ml l\feno. È un clorifua.to acido di 3.6 diamino, 10 ruetila<·ridin::L e, allo st.Mo solido, si presenta come una polvere ro::;so-bruna, che oon facilit.à si discioglie in acq ua e in glicerina. Le soluzioni eon(·entral e sono tli eolore l'<J:;so-cupo, mentre quelle diltùte di colore gi:tllo i queste debbono es::;t>re f(>uutc al riparo dalla luce 1·isentendone l'azione in modo rilevante. In considerazione che la. letteratura :;tra.niera, specie quella f.€\d<~s<·H, è ricca di lavori su ta.le argomento, mentre presso di noi qnakhe Yenereologo solo se ne è occupato; .c meritando il met.odo una, mag~iore dill'nsione per la sua semplicità, eleganza e ù1nocuità; e soprattutto per i brillant i risultati che dà, illustrerò qttalcuno dei casi d::~ me trat,t<lti che a mio modesto modo di vedere servono maggiormente ad invogliare i colleghi italiani a seguire il metodo. Tale tra.ttament,o fu approvato e ,.,;eguito con fftvore dal dù:ettore di questo ospedale ten. col. medico Ca~;tigliola , al quale porgo i miei ringraziamenti per l'incoraggiamento eù i conRigli da lui ~wut.i dma.nte tale nuova pratica. cura,tiva. Ca.so l 0 : Soldato P. Mario, del genio telegrafisti. Si presenta. alla. ''isita. medica. per orchiepididimit.e blenorra.~~:ica. suba.cut.a.. Egli si eta. contagiato di uretrite gonococcica due anni prima, e riferiva che lo scolo uretrale per»ist.eva. malgrado ripetute cure locali praticate in varie riprese. n secreto scarsissimo conteneva in rilevante quantità ~onococchi extra ed intra.cellule.ri. Ambu!a.toriamente si iniziò la cura con iniezioru endovenose di tripafla.vi.na. 11. 1° giorno si irùette.rono 5 cc. di soluz. al 0,50 % ; di poi si continuò a giorni alterru con 5 cc. di soluz. al 2 %. Alla. 5" inie'.t.ione si ebbe un notevole miglioramento, e alla 12" non si constatò più nessun fatto infìo.nunatorio a carico del d i d imo e dell'epid.ìdimo. La secrezione era scomparsa; pur tuttavia. si praticarnno ancora 6 inieziorù di 5 cc. di soluz. al 2 %·

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Alla fine della cura. complessivamente 18 iniezioni, s i in-;tillarono nell' uretra anterio re 2 cc. d i soluzione di protargolo al 5 % ; s i prelevò più tardi il secreto che JlOil 111 ÌXt! in evitlo•n:t.a il ~O I IOCUCCU . . CMO 20 : I ndig. Moha.med ben Sgusi da Suk el G iuma. 5 aruu pri.rna. contagiatosi di uretrit.e goHOCO('('Ì(-ll.. si present-ò a me con cistite ed uretnte anteroposteriore. R ife ri di essere st-at.o cu rato in din1rse riprese e da diversi speciaUsti ; di avere nvuto d e lle mi cd iorie . ma d i breve durata. Jruziò La cura come per il caso procedonte con S0lu zi()He dapprima dilu ita. e po i concentrata; alla. 21 a iniEY.lione le condizioni di'JI' inlerrno . e il r e p<'rto l.m tteri oscopico d e l sedimento delle urinE' erano così mi1.diomt e du ritt>ncre il paziente 1!\IA.ri to. Cfl$o 3o : Asc. del 3° hatto.ulione libico :\luha~ned ben :\fg herbi. Conta.gi.at.o!-;i per la prirna , -oltn di bleuOIT<\ttia ~ me.~i pl'irna. Viene ricoverato per uretrite uonococcica. antRr·o-posteriorc Rnhacnt.a . fn iziò lo, c ura con 5 cc. di soluz. al 0.50%; indi con quellE> al l'l o;> per contimuue. a g iorni a ltern i, cou la solnz. al 2 %- Durante la cur a fu colpito da polmonite lobure d esti'ru che ~J;uarì in 5" g ior·nata ; la. cm·a t r ipaft.wini('a non fu sospe.~a. e<l n Ilo l !)a iniezione f u d irnesso ~?Uarito . Il reperto hat-terio$copico fn nej:!tttivo fin claiiH ()n iniezione. r:a.9o 4 0 : Zaptie Salah ben Amor. Fu riCOYe rato in ospedale per entel'OCO· lite. Dopo clne !.!ÌOrni d i rlogerwa avvert.ì clnhwe allo. m.inzione e fuonuscita di pus d a l meato urina.l'io. Si p r·uticò l'e:$ti.me batf•e r·io:scopico che accert.ò la presen7.a. di abbondandiRsimi gonococe!Ji ex t.r·a cellnla.ri. l'ii iniettarono 5 cc. di soluz. al 2 % e s i continuò a g iorni a.ltenti : a lla lì"' iniezione fu dichiarato guarito della blenorrag ia. siccorne si consta.t.ò con esame ba.t.teriuscopico d el sedimento dell'w·ina. Caso so: Asc. J8o l·attaulinn(' .-r·itreo ;\[oltamed Abda lla.. Affetto da uretrite gonococcica. an.t-erior·e acut.a. Si en1. contA,gjato per la prirna volta 8 giorni prima. Con le st-esse modnlità s i praticò In cm·a e dopo L' l l~> iniezione fu dimesso _guarit.o. Ga110 6o: Asc. )fohA,med ben Taleh. F u ri covernto perch0 affetto da monoartrite gono('occica. Pmt icò la cnra sen za inconvenie nti di sorta e alla 1 2a iniezione fu p ichiarato gnari to. Ca.•o 7o : Capitnuo Medico 11-TN. Uretrite anteriore ~onococcica. acuta.. Alla ua ini.nion e non presentò più gonococco n el secreto, tanto da ritenerlo guarito. Ca.•o so : Tenente G. Sig. Federico. v ret.rite cronica gonococcica. e fistola perimetraleo a ll'angolo scrot.o - pe~tieno . Alla 6° iniezione la fistola s i chiude ed alla 7a nel sedi ment.o d e lle mine n on apparh ·n piìr il gonococco.

La sonuuiuistntzionc de lla tripafla vina per via del sangue è ben t-ollerata e non apporta di~>ttLrbi di l5ort.a tranne che un lieve sa pore amaro in ~ola. menta·c si fà. l'iniozionc, transitorio acceleramento del polso, rossore del v iso e qualche volt·a pesantezza c f ormi colio al braccio ove si pratica l 'iniezione stessa . Però so qualt·he got·cia ùi liquido fuori esce d alla vena que:;t.a provoca viYissimo dolore lo('ale <·he non viene avvet·tit.o subito, ma. dopo oltre <·inqne minnt.i dalla ùilTusioue di e:o;so nella tela sottocuta nea ; si nota inoltre <:olorazione g ia llognola d ella, ente cil'costante e gonfiore più o meno esteso della part-e. QueRti fatti infiammat.ori regrediscono nello t>pa.zio di pof'hi g iorni. Lo iniezioni furono vrati<·ate in ore diver se della giorna.t.a, prima c d opo i past.i e d a giorni a.lter ni ; è con~ i gliabile però farle prima dei pas t·i, d;~ t-o che a lle vo lte il sa poro a rna.ro <:h e si av-verte in gola può ee<:it;ue il v o mi t o. \'o n llli risult a. ehe e~ i sbmo vere e proprie cont.roindicazioni per ta le t<:>rapia ; ma C'iò non toglie c·he bisogna andar cauti nei c.arcliorNta li. D opo ;{O rnitwt.i della iniezione le urine si colorano in verdastro e per mang-ono <·o,;ì pN qnll !'i t.ntta La giornat.a.. È In sostanza t•olora nt.e che


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21 1

elimin11Udosi funge dfb hwag-gio autit:~ettico, d<tll'intcrno ad est.omo, dell:t uretra. Il migliora.mento dovnto ~1li itt1tto mebodo ùi ctua si nota subit.o dopo le prime iniezioni; il secreto diventa quasi nullo, il reperto battel'io~eopieo negativo, ed i disturbi locali dell' uretrite e delle sue svariate complicanze :si risolvono rapidamente ln modo qw1si inaspot,ta.t.o. Con taut·a sollec~itn­ dine nessun altro metodo di enra. fa, avvertire i rapidi e sicnri progrel<\;;i della guarigiont~, tanto che i mala.ti redamano t.ale t.erapin indolore e pronta. Alle volte, essendo il preparato un corpo fluore;;c:ente. i pailienti durante il decorso della cura,, esponendosi <tll'~tziono diretta dei mggi solari, ciò che in Colonia a.vviene con facilità., possono pre:sentare dogli eritemi delle parti scoperte; tale inconveniente vie no eliminato :somministra.nùo uu a.ntifotocatalizza.tore, qua le la resot·ein~L nella quantità di ~r. 0,2.1. Complessivamente furono da me tmt.tati ~O infermi e venne1·o fatte in t.ot.ale 245 iniezioni endoveuoso di r.ripa.flavina non una media di l~ iniezioni por ciascuno ammalato. Le iniezioni fm·ono praticate lentamente e a t.i·at.t.i, ~u;pira ndo ogn i tanto nn pò di sangue e lUescolandolo nella, sirinf(<l· <:on la soluzione tripafhtviuica. Priina di togliere l'ag-o dalla vena si a:;pirò il sangue nell:1 ~<iringa per evitare l'azione caustica del prep<lol':tto nel cellulare sottot:utaneo. Va ri autori dichiitrano che la pratica di diverse iniezioni n(•Ua. stes:;:t vena può provoca.re l'occlni!iono dolla ste:ssa. per l'irritazione dell'entotelio ( Duhot ed altri) ; ma, nei 20 ca'li d a, m.e t rat.t.a.ti tale inconveniente non :<i V(ll'i fìcò mai. Dalla mia ca..,istica clinica., che si va ampliando r apidamente 11('1l'ambient.e ospodalioro e nella pratica. priva.ta, pos!;O trarre le seguenti deduzioni, avvalorate in modo indubbio dall'indagini cliniche e dal contJ·ollo batteriologico : nc:ssun inconveniente durante e dopo la cura e rapidità della guarigione specie nelle forme croniéhe pur complicate a orehiepididimito, ascest~i p eriuretrali, cistiti e mononrtriti. L e fastidiose la.va.nde ondottretrali vengono perciò bandite e l'infeJ·mo pnò esl:iere curato ambulat.oriament.e senza essere di~toJt.o dallo ::>uo abituali occupazioni. Con quest~~ nota preventiva ho voluto ~;og-na.la.re l'alto potere cm a ti>o della t.ripafla.vina, la quale abbrevia indubbiamente la, durata della cura, vince rapidamente forme croniche e complicato già ribelli a, Rnlriati trattamenti tentati a lungo, e non provoca. ne~~tm inconveniente Jor·ale o generale, purchè veng:mo attuate le eomnni norme delle inioJdoni endovenose. Oompleto l'elenco dei casi da me fin 'ora <H·f'Ot'tnti in questo oi<ped:de C'o! seguente diagra,mma dimost.rativo (vedi Tabella l ).

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O•·chiepididimite e 11ret rite tt n te po::o-tgonoco.:::cica. . . . . . . . 2 l ~r. C. Hgusi l indigeno Cisti te e uretrite an te post. go no· coccica . . . . . . . . . . RSCM i 3 M.U.i\Ighe•·bi Uret ri te a n t. s u ba.cutu. gOIIOCoecic·a. 4 Halab Amoc zaptié Uretritu gonococcica. ant. a cuta. ascari 6 M.l!. Abda.lla Uretrite gon ococc ica an t. acuta . . ascari (l M. C. T nleb U retrite an t. c post. o monoa.r·tl'ite. ufficiale Uretritc ant. gonococcica a~ uta.. 7 D. A. E. uffici a le Uretrite ante po:;t. gonorocoica cro8 C . F. nica. e fist ola p~ riw-etrale . . . . impiegato Uretrite gonococcica a nte pu·. t. cro9 l C. Aldo nica . . . . . . . . . . . . . 10 ll"rcg.C.Abrlu ascari Uret-rite gonococcica unte pm'<t. cronica. . . . Il R. Salvatore militare Uretrit-c gonococcica ant. acut!l . . 12 R. Aldo militare Uretrite gonococcica an t. a cutn . . militare Uretrite gonococcica aut. ar·uta . . 13 1 R. Enrico 14 A. UI!,O milita re Uret rite gonococcioa. ante post. crol nica e balanopost ito . . . . . . . l 15 1\I. C . ::l[oh. tl.Scari U re t rite gonococcica un t. aeuta . . 16 1I bro.im C. M. a!lCfl ri Uretrite gon oooccica ante }JOSt.. s ubaout a . . . . . . . . . . . . 17 N . Armando eottuff. Uretrite gonococcica ante post. cronica . . . . . . . . . . . . . . 18 G. Ferlerigo sottu lf. Uretrita gon oooccica onte acuta . . 19 B. F. ufficiale Uret.rito gonococcicn nn te por-;t. cronicn. c orchitC', . . . . . . . . . llSCRrl Uretrite gonococoicl\ unte post. su b20 Garesnrtri<.''' mHitare

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Alla 12" in.ie-t.iouo i fat,ti infian.u m~tori .erano scompl! rsi L ' infezione ùatavn ùa. c inque awù D urante la cura fu colto do polmoui~o } a inf ezione l " infezione DatUvrrai axUli affetto da ùlonol'l'uggiu li\ infezion•·. Non prot.ru>se la curu por· imprvvviaa. s11a ps.r·tc:mza. L • infezio11e tlattwn da ot to m e::si. nUn 611 iniezione la fisto la si chiuse Era a mm.~lato da quattro anni

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UN CASO DI FERITA TORACO-ADDOMINALE per il dott. Torquato Calzolarl, "ot tPt .·nentt• uwdico tl;.~i"t.-ntc d<>l repario chir·n·gi..-o.

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.P••rlare sulle ferite tora.uo-a.ddominali, dupo le numero.sc puhblicaziooi comparse in seguito <~ll ' u.l tima gtwrra, potrebbe sembrare SU!JCrtluo; tuttavia de~ iderando illustra re il buon risultato ottorm to in un caso dn noi trattato e di so[enmtrrui brevemente su alcune considerazioni r iguarda.nt.i la tempia di questa lesione, non crodo inutile ri torn ;~re a ncora una volta sopr~~ un argomento già coxì La.r~<•me n te studiato. ::>. ::\1., di anni :.!0, prin1o o.vioro dell't\.ei'Opol"to F. P e,.;ci di llolo!-(m\. Jl 17 ottobre scor.;o, a. scopo ~:~nicida, s i :-Jpar a un colpo di rivo ftt, lla. al tora<>e. :;ot·co1~o o ron tamente, viow.l subitoO inviato ;,~o questo ospedale dove s i ac~col-(lio v cr,.;o le ore 17.30, circa. mezz'ora dopo il ieriJUeuto. 1 ,;i.ntom.i cho si rilevano sono bon scarsi: finfe1·rno è in p roda a viva eccitazione, pro nunciA. a voce alta parole ~011ne~e. sonza. ne-<:<o logico, pt>rò 1\t'Cll'-la con irl.'!i»tenza un.a. sete inten~a. 1C respiro i: un po' affanno=-o. ire•tuente, :.mperficinlc; il polso vdlido e ritmico. L 'o...;amo obbietti\'o lucalc ià rile\·aro una fer ita di forma rot.on· cleu:e:ianto a marj.Cini info:<.;ati. dd diametro di circa un centimetro, <·i1·condata da un afono ner8$tro del dit\metro di c i.rcn. t re ceutimeu·i, t:OI\ Sl·arso ~emizio di l:ll\1\I!UC . all'altezza del sesto spazio int<>rco-<tnlt> di :<ini><tra :;nlla mn.ra:inalc dl'llo f>lcrno . riferibile al foro di entn~to. del proiettile. l:n'a.ltra fe1·ita a mar~ini estroll•'>•:ii <'un diametri un po· ll'UU(I!ÌOI'i della precedente, ueU'undicesimo spazio intt•n·o"lrtle sulla piU'a-vertcbrale d i l:linistra., a.nch·e.~so. con scarsa emor rn!!ia.: foro di tL'lCil a del proiettile. L ·a:!petto dell'infermo è buono : i L pazi.:mte giace in decubito supino con evidente dispnea. che rimarrà ancora. l'unico dato o bbiettivo a <'t~rico dt•l w. ra.ce. L 'addome non è l'ilovato, modicamente do lente con acct>ntnata. con t rnzionP muscolare di difo:;a llpeciahuente epi~a.o;;trica; uun vi è vomito nè ;; ins:thioz~o. nùn e ruttazioni. fn bMe principa.Irnonte alla difesa cpi~o.:<ti·i<'a cd a.ndt<' pl'n·hè> il trulo!it.Lo percorso dnl p r·oit~t.ti le fa "ospN.tnre la pol'fornzionP di viscPJ'i mldnmino.li, s i d<>cide l'intervento immediato. Atto f)per(ttiuo : (Colonn ello modico Cacci~\ : <l-"~istono il c·npita.no nwcti<'o :V[ i!.( l u.m i, ~~ Bottotenonto modico Ca.lzolat·i). ~o.rcos i ,::enorale morfio·eterea; viene ,;ceJt.a. la \'ia a.ddominctln; s i pmt.i('ll tLna lapar otomia modiana sop1·a ombclic~~>l o a lqmmto a .;ini:;tm tts[JOI'M,mlo t.u tto lo part i contu!'le del foro o del tn~ itto della parete a<ldominalo. L' ispeziono d<'l la Cf\· v itù. peritononlo motta in luco : una ierit~t a tt1tto spes:<or e del lobo s inistro del fe· I!O.to , unA. tCJ•itt\ puro 11o tutto spoAsore della milza con fo ri notti. abha:;tnnza I'CJ..:Oia r i senza fatti tli scoppio. Nosstm vor:mmento ematico al di:<ot.to dello. fcrit n opnt iet~. mentre esist.o, al diiiutto della milza. una raccolta emat.iCt\ piut h):;t.o abhonclanto con numerosi srrumi samruigni. Tnoltre. aperta la retro C>Witt\ dNdi opiploon. per esplo;a.re la faceia po<~toriore dolio l!t.omtt<'O, si ri;:;contra in p;tsa ruut pic•l'(lla. 1'1\Ccolta e r_nattea. che vione tnl'<t.o prosciu!(o.ta ed una fe1·ita. tanl!eltZiille u l·11tto SP(\"soro d<-llt~ ptccola curvatura. dello stomaco cou fuoriuscita di abbondante contenuto ~n~trico. Previ~ i<;olnment o c:lollo. ferita dolio stomaco con garze sterili, si prnticn uni\ 1.(11><1 l'O· r affia. n\ ~<'~1\ con duo piani di <;utu ra. <~i procede al prosciug11mento c:lolh~ l'm·itl\ (Writoneale ~ ~~ nota che nOI\ si ha emorrt~ia. nè dall a. fPrita. epatica nè da qu<>lln d<'llu rrul zA.. Rt e.splom la foritt\ diaframrnntica che s i riscontra. d i t>ntità trt\S<'lll'l\bile e comple t.am<'nte protetta dalla faccia superiore del lobo sinistro di'l Ìl't!at.o : n~n 11i

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c:-: L"A:ciO lJl k' I•:RJ'l'A TORAL"O·AUOO.\IJNAJ. E

ntwue ltt'<'l's:<<tl'in la Ù'l'JI<tl'lllliu. J'u,.tu 1111 cln•ntl).!,t..do capilltti'C d i ~t\J'Zà nella ferittt epatif'à " i ricostruisce la. n·tro-ea\'ili~ dt').di t•pipluuJt e si sutura l'addome a strati. L 'andnrncnto post·upcntturio 11uu i: si al(l 1Holc.sl fHO da. gravi C011Lpl ica.z.ioni: dopo 4 H <J r·e ,·ie ue rimosso il drcmU!).! io; in ut tan.1 giornata s i toli!ono i punti cutauei; l'iafcnno {• guarito pea· pl'iJ o:tL • Fro, le coml'licnzioni VC't'ili<·all·si .;;ouo da unnovt.'l'lli'Si 1111 11\odicoJ enfìsonu\ sot.toC'nll1uco c ltu ÌH\'udl' il lon\ <!C, il t·ollu l'd a >' ini!<tru ttntlit> la taccia estenclcndl•l5i fiHo nlla pttlpebra Sll()('l'io •·c : in quu1·tu )!Ìornatn l't·ulì,.;emn s i è completamente riru;so rhito . L 'tllt J't\ c·ontpli<"uzimae di ll'.IH!I!i<H·<" l'lltit•'t oppare in tf•J-za J!ÌOnwt u con tutti i cnrattcri di un p•·o<.:C><>'o n' M t iv o 1.1 c·t~r ico di'li H. pleua·a di dt.'stra: rinlzo t ermi t·u il ll(li'O\'\'i~o ton tt•utpE'nllun~ u :Hi 0 • prl•t'(•dut.o clu bl'ivido, dolv1·e punto1·io a.ll'en :itvra<·o di d t:'>:>t•·a, 1\CC:ent uaziont• dl'lht di"l'llt'Jl, :;u bottu>:<ìtù piutto>'tO marcatn. alla percu,.;sione fino a ll'tdlezza, clt'll'nll!.!Oiu inft>rinre della scupola. diminuzione deJ fl't"· mito \'tH'ah·· t.atti lc. J'E.'><p iro >'lttlinnte •wllu bu;;fl. \ 'ienl" praticata. una punt.m·a e:splo · rativa t ·v11 c:ui s i e>'l I'U<.' liq uido iu :st·u •su <tllantitù., che tlll'<'~<ame dit. i l'<f.'!!neu t i ri,.;ultut i : l il[ uido siorot• tnut ic0 con R.i,·u ltn po:<it iv o. lt•uf'oc itosi :spit:'cata con p r enllenzo, de i p oli-nuelenti, l' lllazie in di>'t'reto quuntitil ben cunse•·vate . Lo t!'mpcrat u nt ft•l1bri le s i è ma n t l'l 1111 >1 jl('l' t n' !J:inmi. qu ind i ha <'eduto coJnpldn.lllt•nte; 111a dopo llll bre,·c· p~>r·iod n d i tt>':<olu tn a pin:~:-:si n . (: C'OIP.parso un rial;ru tern lil'o scrot ino che ha mo lt•>'lllt o l'inft'l'll tU pr·r lllltl qni11diciua di I!ÌOrni ininterrottfi.JHcnte; la tt'lnp!watura :si R!!!!inwa sui :li.:!-37.5. Attualmente l' infermo ~ upirettieo: i fa.tt.i obbiettid ri ~Hanlttnt i ltt p leura di destra sono complot.amentl'l risolti. non r!'~i d11a a lc11n di;;t11rbo tnnto e. ca•·ico del torace che dcll'aòdo•r.e. L ·e"nme nuliolugi<'o ha nwsso in evidenza quanto se~11e : ombre òell'iJo accentuate; ap it·i chinri o hen •·isc·hiarl\hi li :«ott.o tos><€'. euù-diafrarnwa destro mobiJf' cvn sPilli latr rale liboro, cmi-<liafmmfl'.!l :<inif'tm e scuo corri.s)'ondente normali. ~on mi solft·rrnet·ò in ('Onxiùctallion i i'iUI p1·oblema diagnostko dì questo tipo di lesioni, pPrc·hè la, loro sintomatologia (> così varia e co~;i comple:;sa cùe meriterebbe una lung-a, tratta.z.ionc, cosa. che !!Confina, dallt~ esigenze di una, sem plice illn ~ t.razione. Neppure mi dilungherò in <liscn!lsioni per q nanto riguarda il trattamento te1·apeutico delle ferite toracoaddominali. J...e nunwrosiKsime osservazioni fat te durante l'ultima guerra, e la parola di va.lorosi ed eminenti <'hi rurgi, ebe hanno ormai sancito quale deve esse1·e il trattamento di queste lesioni, sono elementi suffi<·.ien t;i e pienamente dimostrativi. da ritenere per lo meno superfluo che alt ri ne tratti ancora. I/a.sten:>ione può dare felici risultati, quando, a.d cs0mpio, si tratti di ferite da proiettile di non grave en l it.à. int ere~f'anti il torace e gli organi perencllimatosi con as!:lenziL di sindrome a carico degli orga.ni cavi-addominali. Però anche in tali c<1si è nec·es~Hrio e~scre sempre vigili nel seguire il decorso poichè pos::~ono sorgere compli(·azioni, (fa tti ftogisti(\i, emorragie secondarie, ecc), che potrebbero rendere necessario l'intervento in un sec:ondo tem po (asvetta.t.iva cosideH n n rma t a). QuaJche osser vazione invere pnò mwora farsi nei riguardi delle Yie ùa :>c:rgliNsi nei c·asi d'interve11to: si douà C'io~ ~wgnire la via, toraciC'a o la. Yia. addo111ina le 1 È certo che la v ia, Lora.<'ica rima.rrà, 110 procedimt>nto di scelta nelle gravi lesioni del tor::u·e, specia.lmente se coesiste lesione diafra.rnmatica. Rkordo, ver indùcnza, che le ferite del diaframma sono di sovente lesioni gravi ('!Jt~ è bene siano J'ipa.ratc per imp<'dire probabili procidenze di organi addominali, e ('he la \'ia addominale mnle si lJresta ad una frenorrafia, sia per J'an~u:>tia dell'at'(·o c:o~tale, sia per la presenza dei visceri ipocondriaci


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LE MOSCiiE

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ed epigastrici. Come pure è convenien te che la via toradca sia adottata negli interventi su visceri pat·enchimatosi ipocondriaci, in special modo sulla cupola del fegato quando ci sia ritcnzionc di proiettile di una, certa entità. Quando inve<:e esistono :segni evidenti di perfura.zione di visceri cavi addominali o quando ei sia forte Rospetto che tale pE>rfornzione sia avvenuta si dovrà sempre fare ricorso alla via la paro t omi<:a. Per rit ornare brevemente sul nostro caiio consideriamo i criteri che ci indirizzarono verso la diagnosi ed in ba:-e a quali dati ::;i :scelse, nell'intervento, la via addomina.Ie. I . a scarsa sintomatologia che presentava il ferito è stata già più sopra descritta. All'infuori della dispnea, non vi erano altx·i fatti che facessero pensare a. lesioni di organi del torace : l'andamento post-operatorio ci confermò questa, deduzione. A carico dell'addome l'unico dato obbiettivo rilevabile era la. >ivare contrazione epigastrica di difesa e, subbiettivamente, l'intensa sete lamentata dall'infermo. P er questi fa.tti venne posta la diagnosi di perfora,zione, con lesione viscerale, diagnosi che veniva avva.lorata. da.Jla. tonsiderazione del tragitto probabilmente percorso dal proiett.ile che fa.('eva supporre l'interessamento degli organi epigastric·.i e dell'ipocondrio di sinistra, come · venne operativamen te accertato. Di fronte a fatti indubbi di perfornzione da umt parte ed a poclù sintomi a carico del torace d all'altra, era evidente rhe l'in tervento doveYa essere portato là dove i fatti appariva.no più g1·a.vi e richiedevano una. pronta riparazione : la via addominale quindi nel nostro caso si impo:.e in modo assoluto e si dimostrò ottima.. La guarigione per prima è da attribuirsi al pronto e ra.pido intervento operatorio, eseguito nel periodo preinfettivo, quando cioè il versamento del contenuto gastrico aveva eon taminato la cavità peritoneale, ma non ancora si era prodotto S' 'iluppo di gem1i (periodo sidlerante). Sent o infine il bisogno di ringrazia.re la direzione per avermi eonl'iJlliato l'ilh1st.razione del pre~ente f'a~o.

NOTE DI IGIENE PRATICA

LE

MOSCHE

per il d ott.or Fausto Costa, maggiore m edico i n S. P . E. .

Al ~mpo in cui gli de i solevano ancora di~cendere sulla terra per 'V;vervi della

v tta ~gh uomini. Dia ns., innamora.tasi di Endim.ionf'. correva ogni sera al suo fianco

per alltetarne le notti. 1la Ed u!l'altra donna, innamorata anch'es.«a di Endimione. non potendo con tendere a ~a ! .amore del bel pastoi e, cantava, cantava tutte le notti presso la ca.pann.a. p6'; dtst~rbare la dolce intimità degli amanti fi.nchè Diana, incollerita, trasfo1mò la no1osa r.1vale in una. mosca, conferenclole tutti quegli attribut i di noiosità che rendono questo liL'!etto tanto molesto!

. ~. '


LE MOS C.:lll!:

. o

E 'lu~nto t~oiose sian~ le, di.scend.e nti <lella rivale di Diana noi sappiamo beue duranto ,~h a.fost pomen gg1 ~ cstt\te, quando Le mosche ci perseb"U.itano con acoaniraont.o e-;a--;perante, turbando ti nostro riposo. to~liendooi la tranquillità. rendendoci la vi ta insopportabile! E s i trattas se s0ltanto di fastidio! ' Quest,i insetti non soltl.l.nto sono molesti, ma sono quanto mai pericolosi per l'uorno. .Nat i noi letamai. n.olle spazza.t•~re! in tutte le r~lte di r~uti organici, essi fan no co ntulutl.rnentc la apol~ fra le ma torte m tleoompostztono, le foc1, le so.st.anze lu.rirle ed i nu.i&!'i ~~limunt. i, costituendo così uno dei pii't temibili mezzi di trasmissione d e lle m a la ttie. Om::>rre infatti rammentare l'importanza che hanno le 1nosche nella diffusione d elle fe bbr i tifoidi. d elle di~senterie. d ella diRrrea infantile ed estiva, del colera del tmCO ill'\, d ella tubarcotmi e di tn.n.te altre affdzioui batteriche o pa.rassitarie ? ' Fino dn.i t em p i biblici la mosca ò :-:t.ata semr-re ritenuta quale indizio di condizioni i~ior1icho deficienti ed il Gra ham·::imi t h, che si è occupato moltissimo dello studio 'Ielle rrio.iehi} in rvla ziotte co i rnMhi inft)t t ivi, ricorda quanto è scritto nella Bibbia a pwpo5ito de llo piaghe d ' 8~i tto : '' ... e ve rme una gran :mischia di insetti (le mosche) n olia casa di Fumone e nelle cnso d e i ;;uoi ser·vi e la terra fu guasta da. questa mischia di irt.'lOtti per tutto il paese ù ' E~Sitto (Esodo S-24} ». l~ m le varie specie ti i m 'lscha ch3 infe>tano to abitazioni, le stalle, gli ospedali, qr d b più frequen te e che si tro va in maggior n.wnaro è la mosca domestica (.tl{u,• ca dome.stica L.}. !.;;.~a cle pono le uov.:L, atl unit pwforulità di oirca 2 centimetri specialmente nel lota m J r..a.vallino fresco; se è in fe rm9n tl.l>ziono non le serve allo scopo. Le uova. S<'hiu•lono in 8 a 12 ore atluna t emponl.tura ò oll' ambionte dai 250 ai 350 C. ; lo sviluppo è rit:t rdnto a temp3rature inferiori, ed impieg<t allora oirca 24 ore. Dalle uova nascono d Jlb htrva ch3 s i approfonJisco no nol!;li stmt.i più bassi d el mucchio di letl.l.me e vi subi;.oono rlua mut::. &uc:n:;,iv<l. L o st;•\to lttl'\rale dura dai 3 a i 4 giorni t\lla temperatura <li :!i)0 -35° C. tbp.> <Li c ln, In, l trv<\ rit~·.{iungo g li strati più freschi e piÌl umidi tlel mnc· ehio (in genere alla base, presso rtl t orreno o sn!{li strati di paglia che talvolta vengono m'IS~i s•tl mucchio per ricoprirlo). Qni sttbisce ancora una tras formn,zione e diventa ninfa o pwpa, da cui, in capo H :1 o 4 !{io mi :;i ori gimt l' in»i:ltto ahtto c he, appena rotto l'involucro ninfa.le, vola via. L t ,hrat.n. rnx lia, <bll'o.>ist:JJw.a clnlla m osca è, in estate, di circa due mesi: fra l'unvo <!l'insetto ala~o co1·re un intervallo di 10 o 15 g;iorui secondo il grado eli tempe· rat.ura ; l:JII'amhiont.e . l:iooonrlo l' Howitt una mosca femmina incomincia a deporre le nn va. :;.:i,\ l·l ~iorni •laccl\1\ ò usci t a <la lla pupa, e può fare da 5 a 6 d eposizioni di 100 uuva f!i a.:;cuna . L'Howa r<l s tima invec:.J che ciascuna femmina dia da. 2 a 4 deposizioni eli 121) trov a . Sec;m<lo rtne.; to antore la disoendenza di una sola mosca che abbia fatta ln.pr iun •b po-<izio n-3 di uo va il Vi apri le, può e.;ser calcolata alla fine di settembre in circA. :'i t rii ioni! E f!un.lchn aut.ore rit.iene che tale cifra sia ancora troppo bassa e la calcola in 4000 t rii ioni ili individui in 5 m esi. D L1:o c ho cia<>c:u u~ femtnint\ (in gen et·o in. otmi covata può calcolarsi che il 50 % s irmo fornmino) fa p;~racch ie tli:lpO.«izi.oni <li 100 uova p3r volta clltrante la sua esistenza, P. f;1.c ilo iulrn!V.{imtr.:> CJnalo fln.gello rn,pp r·CRent.i la mosca domestica e qnanto giustamente os:Ja fu a nnoverata fra le pi >'\ ghe d 'E gitto. · La mosca ama la lu<'..o acl i l calo re ; al oropnscolo, cessando il suo continuo moto, e'l:;a si pnsa sui pnnti ove o.ncora cadono gli ultimi raggi del sole per goderne tutto il G!~l nre prima che >\r1not.t,i. r osamlos i infine Slli so ffitti e sui cordoni che sostengono i lnmi . rlove rimano pel' lo più immobile fino alle prime luci del giorno. A• ..,omincitwe dell' inve rno le mo.~che scompn.iono quasi completl.l.mente, uooii'!<' in par·te <la l fror lrlo ed in p a r't.o •la un fungo s pacifìco per la mosca, l'Emptl.8a mu.vCile. Un o,)l'to num')ro rli m osche rio;;ce p r.m tl t ro ad ibernare allo stato di ninfa o di larva e anehe a llo sta.to di insetto alato. L•l po rtn,t a olol volo do!IA. m O.iC'l. è s t n,ta variamente calcolata; essa oscillerebhe dai i)t) met ri ftno a 3 ohilometri circa; in tal m o•lo una mosca potrebbe tenere sotto il suo raggio <li azione nna intera città ! Data la ~;pooinle confonn·1.zione dt:'ll'a ppa ra to buccale, e.<;elnsivamente adatt.o a Sllg!.!o rr . la. mosca non P' tÒ nutrir:;i che di sos ta nze liquide. Per ta.Ie motivo, quando tro· vn sosta nze non s~tfficien tcm'}nte liquide e tnJi <la poter penetrare attraverso lo. stret t11 fe.., snra bnr.oalo. cs.'ia. sp reme rla lla prohoscirle tm liquido flnido e trasparent-e che ha


LE MOSCHE

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l'ufficio di sciogliere il materiale; talvolta la soluzione viene effettllftta clnllamosoa ri.,tomaoo; in tal modo se prima aveva succhiato cie l mnte1·inle comunque infetto, patte eli questo viene 1\Cl essere deposto stilla sostt~nw, aliJnentare di cui l'insetto s i va cibando in quel momento. Le sostanze a limentari preferite dalla mo~ca sono: g li zucchori in genere, il latte, le frut.ta molto mature e rnarcie e specialmente lo banane e le jl('t"O marcio. Le femmine frequentano inoltre con a;;.-;iduità le In trine e<l i luoghi ove ~iano d eposte feci umane, per le quali mostrano una marcata predilezione, for!'e perchè con E'f!Se po:>...ono assiouram il nutzimento occorrente r)(>r lo sviltrf'lpo delle tWVO. In ta l modo la mosca viene a frequentare tanto la cucina. e la stanzu d a prnnz.o, che la la.t.rino.! Le mosohe ingeriscono le mn.terie fluide con grande rnpiditi\. ; il loro stomaco funziona come un serbatoio ù.ilatahile, nel quale e:;se possono imma~azzinnre in alcuni secondi tanto nutrimento che basta loro per vivere par(•rchi giorni. 11 prnf'..eS.'>O digrst ivo è relativamente lent.o e gli alimenti ingeriti impiegilno pat"t-'Cch ie ore per pas:>are nell'intestino; dopo il pa<;to l'insetto rig rtrgita di frNfite nto una parto delle sostanze ingerite, il rimanente pa.<;Sa. nell'intestino e nelle de iezioni. Dato che i batteri ingeriti dallo mosch e po;;sono vivere per pf\!'l'Cchi giorni nello stomaco, si compronde l'import.anztt del rig nrg ito, che riporta ull'<'sterno porto de i germi ingeriti, d eponendoli cos ì lontano d d p 111to in cui ,-rnner r> pr.•kn1t.i. N'<'ll'inte;rt.ino i genni vivono anche più a hmgo o g li svori(i('nnti possono vivcn·i do 7-14 gi r· m i. Si d elinea c 1sì il mE"CCanismo mediante il quale le mosche po><sono esercitare le loro funzioni di vettrici eli infezioo.i. E:;so 1o ..;;::;ono infatti tr.1spor tu r-e e diflondere i germi infettivi in tre diverse maniere: l o Pa..•'-'lhrarnente, con la. parte esterna del loro corpo e specialmrnte con lo zampe che, ricoperte come sono (li peli, costitlliscono delle piccole spnzzole cito .;i p rei'tnno mirabilmente allo scopo ; 2o Mediante il ri~trgito del contenuto inietto drl lo ><t.omnco, che, viene prati<'.u to dall'insetto, come Ri è visto, per di~ioglicre certi ulimenti; :l0 P el' mezzo de lle feci, in cui i gr~rrni infett.id possono vivere per pnr~·cch i g iorni. Dopo aver raccolto sulle ali, sulln superficie del corpo, s~ùle ztm1pe e n el loro tubo digestivo i genni delle pi~a disparate infe:~.ioni, le mowho vanno a po>;ttrsi dnpportutt.o, sulle pareti delle nostre stttn7..e, sui nostri letti, snl nostro viso o sullo tH1-"tre mani, ma specialmente sui nostri nlimcnti, infet,tando così tutto ciò su cui s i poAAno; non è perciò e5a.~orato il clire che es.<!e costitui;:;cono uno de i noRtri più t.(lmibili nemici, cont ro il quale dobbiamo lottare ad oltrall7..a, con tutte le anni possibili ! E la crociata contro le mosche è bandita, e giò. l' America e In C:onnnnio.. con grande réclame, con pubblicazioni, conferenze, pro iezioni cinematografiche, con s peciali giornate dedicate alla ca.ccia dello mosche, hanno iniziate le ostilitt'l ! Ed nnche in It.alia la lotta si va. d elineando. La nost.ra Direzione generale della sanità pubblica, con una sua circolare d el luglio s<"orso, dava disposizioni ai Prefetti per l'intensificazione della lotta contro le m osche, sia con m ez7.i dirotti contro l' inRett.o· adulto, mero? l'uso di appropriate sosta,n7.e vPnefi(:ho. seguendo il metodo del prof. Berlcse (già applicato con succe:,so a Montecatini B agni. a. Li\'o.rno, ad Arcn7.&no ed in alcuni quartiMi popolari di R oma), Ria con me7.7.i indiretti, impern iati snll'u~st>rvanza. dei precetti della igiene e sulla lotta contro il sudiciume. Do. part~ sua il Mini<Stero della. guerra, p :w me1.zo d !'lla sua Direzione g:onE>rflle rli ~anit.t\ militare, già nel genn'l.iO 1!)27 dava disposizioni agli enti dipendenti p<>r la intens ificazion e della. lotta contro le mosche. La lotta continua, e deve continuare. implacnbilo e sen:r.a. t N'gua. (]ist.rnggendo l'in$etto alato, attaccando le suo uova e le suo larve, impedendogli di rag:!iunJ:!<'Te Ie so-,tanze in oui depone le uova ed in cui le larve possono trovare la vita-, difendendo le nos tre nbitazioni, i nostri alimenti dalla sua invas ione. La. lotta contro la mosca deve essere condotta anzitutto mercè un'at.t iYn propaganda f r a il popolo per convincerlo della importanza e d ella. a~:;o\u ta n.:>cessit •\ di questa l otta.. in modo che tutti collaborino a. qne>~t.a crociata. Rnnta qwmto mai. Negli Stati Uniti, l'interesse che il popolo pres'e a lln lotta fu tale che il sindaco di 1.1110 degli Stati dell'Unione, dovette la s ua elezione apptmto alla maniera vigorosa con cui aveva invocato misure contro le mosche ! P e r i mpressionare il pubblico I'Howard propose di dare alla mosca ordinarin il nome di mosca del ti fo l La pulizia costituisce il fondamento della lotta contro le m osch e ! Questo è gur·~it,ando sul materiale solido parte ùel contenuto liquido d el propl"io

4. -

Oion~ale

dì Medicina mi!ita'l'e.


218

LE i\lOSOHE

il precett•> cho bi ... oJ,!na infvrulere n elle musse, convincendole che la scop a è il p ìù ellicac<:~ no:;tro ulleato in quc:;tn cumpuf!nu l

Tutti i <!otri ti a limC'Jtlui·i. le spnzzttLw ·u, lt' tlciezioni, i cadaveri di animali, in una pn roln tutti i rifiuti ddl a vi ta umHuH, che J'O":<ono offrire nlle mosche la pos,;ihilita <li mrt r·ir·:<i e ùi dt•J'ù!Tu le uo,·a, d ov(H ro .;ccnllJJtll'ire il più rapidamente t ·c~si bile. t>o nel ma n tf'n inwnto dd la Jnrl i:t. i«. d (•lle ahit~otzioni s i badasse più che alt1·o a lla. pftrte più importante di es,.;n, u lla cucinu . :<i ott-enoiJbe g ià con questo una note· volo diminuzioao ddlc uH>>~che uelle an.;tn: t:nse. Le cucine d evono esse1·e p rotette me• liante l'ttppl if'tlziune di re t ice l le• mC't ull iche u Uo fine:;; tre ; g li alimenti o l e be· Vtu.ldc debbono 1':-:scro :«ot lmtti a ll'i.rrvasioue d e lle musche med ianto i m ezzi p iù IICCQilC'Ì ( lllO><CH roft•, vd i eli gllrza, ('CC. ) . Le abitazioni, tlumnto h1 stagione dello nwsche, debbono ossere tenute in tma somi-oscLu·ità, poichè quc:<ti i.ru;t:tti rifu!Zguuo <.ln.gli ambient.i oscw·i e specialmente da guelfi le cui pan>ti sono tinte con colori azzurri ; anche i v entilatori meccanici, o mos.-; i a mano (agitntori d'nria del tipo dci pmrkal tropicali) sono molto u t ili per a Uontanu.re le mosche. P er la distr uzi one delle nova, delle lnrve e d ello pupe, che pullulano n ei mucchi di letame, pos»C>llO cssure usati diversi mezzi. · Può sfmtturs i In. tomperatm·a di fom·,entozione del letame allllnucchiato, che r aggiLu1gc i 70n e perfuw i !)(J° C., oppure l' inte rramento d el letame stesso sotto tmo strato di terra. d olio ~:<pesso ro di aiJnono un. meHo, bene p ressato. È anche efficace lA. mcscohtnza ùi toJTa a l letame, nella proporzione dol 50 % circa, che è nociva alla larva. L a tritm'trzio ne df'llt' spnzzatUI·e, mediante apposite mucclrine t rit umtrici (Gann o\\' ), espcriJnC'ntatA r ecent emenw a Uenova, dì1. ottim..i risultati p oichè nella m •l,;.<;a tritur ata. rvslol co:o;ì più compa. tta, le mosch!' n on trovano spazi per d eporre le uova. }'ra i mezzi chimici adoperat i pt'r la dist r' u11io ne d C' Ile la1" '1'> sono da. ri cordare : il bonwe. il lntte d i cn lcP., il cu i potere IH rvic:ida viene accresciuto daU'uggitmta del cinq ue per 1.:1-'nto di :mpone di ~.:rf'soltr (~clruclouann), il solfato di mme, il clorur·o di calcf', ece. È pr n·e eon,;iglinbilc ln J<oluzionc saponosR di ft'nolo (30 gr. d i sap on e in un litro di acqua. r:on l'ugg'iuutn di li!l J! l'. ili fpnolo g reggio). Per di~tnrggNP l' insotto alato s i possono adopemre ntezzi m eccanic i o mezzi chimici. Frt~ i priut i ;;ono dn nrmovE'rar><i lo tl'nppo le a movimento di orolo)!cria o a conente dnt.nicn.; fm ì mt-z:ti chimici la formnlinn. ha dato ottimi risnlttlti. Essa viene adopflmta in gcner·e ag!i(iungendolu n sostnn?.c alimentn r·i appetite dnlle mosche. l.'n u ll.ÌSN·b m nlto u•atlt ò la S<'gurmto : tutte eme. 250,'formali.rla dci com· m ercio eme. liitl. zucehero g r·. 60, che vicnò versata s u di un pratto. An!.'he lo comuni moscnrole di VC'tro e cont.cnent i acqut\ snponosa, rie.<::cono a d i!ltnl ~.I/:<'I'C un !:rr·nulle numero d i n 10sche. Fra i J)rodott.i rC'oontf'mcnto m!'ssi in commercio dobbiumo citare: In mistura Berlt'se, costituita .d a mC'las:<A. d(•gli znccherific;i, con RAAiUnt.a. di latte e d i III'$Cnito di so<lio o potassio. me><sa in coHuTtPrcio sotto il n on1e di « Antù~~iol ,, ch e diede ott,imi risultati a. ]\{ontN•ntini Bntrni. (E s.«a vif\nO ado pernta irror tlndo le piante che stanno in rwo:o;simitil. ddlo abitnzioni o d elle SHille . bugnnndone abbondantemente le lettiere, i m n echi di letu utc, ccc.) ; il Flit. chi" polv(•rizzAto in ambienti chiusi, si è dimostmto ellìca<'isRimo; cd infine sembm eflicace anche l'Enthomot, che m osso in piaLti o in apparecch i specia li. attira le mo1<ehe in gran numero per l'odore grndevole di bmum<.'l c·he po;;siròe, e le ut·cide quusi istantaneamente, ovviando così a ll'incmweniont€' presontato da altri prodotti congeneri, di non ucddere s u· hito le mosche. che vanno in tal moclo a cnclero lontn n o dal recipiente contenente la mi~ccl a Vt"l('no!'<a. Si è irlolti'C' ri <'ono;o a l tentativo d i diffondere artificialmen t e il fungo parassita d<"lla mo;;ca giù cit.nto. l' Empusa mu8cae. :;;pnrgcndone le spore sui mucchi di letame ove pulhùnno le larve. L'HP!'S avTcbbe trovnto che le larve n utrite con letame contenente le spo rC' di questo fungo, pur riw;cendo a t-rasformarsi in pupe, n on sono capaci di trnsformar'l'\i in ins!'tto aiuto. Tutti questi m!'zzi, e tnnti •Alt.ri AncorA che potrebbero e:;;scre rammentati. !'!ono buoni. Occorr·o peraltro tener(\ bene prt>scnte r:h e. n C'Ila lotta con tro le m osche, come rl'nltron<le rrncl1C' in quc>lln rliretta contro altri insetti vet.tori d i infezione, non è dnl l'ing"lo mnzzo che dohbimno Attc:onderci i risultati più efficaci ed immediut.i, mA chè ~oltnnto r.on una rn,zionnlo intoJ]rn?.ione di esl'i t.utf.i e col loro Adattamento alle diverse circostanze, potremo riuscire nello scopo che ci siamo prefissi.


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA DeUct oppurttmità rli 1m e.9'UW~ supplem~ntrtre sistematico, m ediante il cilindro di Jt.taddox, per l'esatta prescrizione ctPlle l.ent·i . (Giornale d.i oculis t.ica n . 7, 1927).

M.ENP:Sl'RINA. -

È noto a~! i oculisti como, dopo un'~atta detorminn;done e m.isu.ra:~:ione obbiettivo. e snbbiettiva llei vizi diottrici, le le nt.i, che in teoria valgono a correggerli esattament.e, non sempre vengono tollerato dai soggetti ametropi . Tale intolleranza con . siste. di massima, in dist.urbi vaghi, non sernpt·e ben ùetiniti. in abbngliamonti, seTL<;o di v e1·tigine, cefAlea, diplopia. copi opin, mncro otnicropsia, assenza. o disfunzione del senso ({ella profondità e del rilievo. Qttesti fono ruoni fmouo attribuiti. ben spesso, a mancanza d i abitudine a ll n. C01Tezione otti<'n. ad i mpnzion~~:a od insofferenzA psichi ca, o a èn.ttiva volontà. dell'esaminnto. L 'A .. dietr·o numero;:;o ricor·che praticate p resso la clinicn ocnlistica di :\lilano, su individui c he pre.<;ent~tvano tali sintomi, è venuto nolln, convinzione che l'iut.olle ranza, nnzichi-> essl're in rehl7.ione con le catti;e suddette, dipende i.nvoce dalln. n ece:;;:;ità, con le comtmi lenti. d i ,mmr dare att raverso le r egioni centrali d.i esse diret.tamonte in avn nt i. ciò clte r ende impos!;ibili corti a rtific i nusiliari spontanei, cui è (tbitunto l'amet,rope, fl.l't,ifìci tendenti a sopperire a qua lche deficienzn. muscol!ll'e. o d 'inncl'\'ll7.iono. In altre parole , la correzione dell'ametropia renderebbe manife;:;ta una eteroforia. che, a refrazione non corretta, per naturali con1pensi, non s i mnnife.c;ta. Constatata l'intolleranza, eglii·icerca dapprima l'etoroforia, e, accertatala, la corre,l!'ge. P er determinare se esista, o m eno l'ot.eroforio. egli pone un cilindro di l\Iaddox (eli cui sono munite le comuni cassette eli lenti), rlu \'llllt.i !Hl un occhio, e un vetr·o ro;;.<;o davanti a ll'altro occhio del soggett-o in esame. s ul portalenti. F acendo fissare nna piccola sorgente luminosa, a lla distanza di circa sei mnt-1-i. so esiste ortoforia, l'indivi<lno vedrà una. luce ros!la tngliota p e r met.à, da. una !l~risda. d i luco bianco. orizzontale o verticn.le, a seconda che il ci ltndl'O è J)Oi'to 01•izzontalmente o vertica.J· mento. ~e invece vi è eteroforia, la luco ro:;::;;~, e l1t st1·i:;cia d i luce bianc'a saranno di>:~iunt.e, e c ioè la rossa a dest-r a o a s inLgtrn. e la bituH:n.. rispettivame nte, a sinistra o a <lestra. (diplopia), se il cilindro è situato verticu hn~>nt-e, o le due luci sn,·anno aù un d iver so live llo, se il cilindro è in pos izione verticale . In tal gtti:;a S>H>t diagno· -sticata l'esistenza e la qua.I1tà d ell'otemforia. Hi procede ora alla con·ezione <.l~)ll'l:ltero foria. ri potendo, nelle stes~e condizioni, nella carnera oscura, l' identico esam e, con l'aggiunta, però. delle lenti corret.t,r ict da\'ant.i agli occhi. Si ripet.enì a llora nuovamente l'fltcr ofori>t, cioè la disgiunzione <.Ielle luci, che si cercheram1o di ri congiungere (sovrappo::;izit>ne delle immag ini), avvicinando o a llon tanando le due lenti cor-rettric i. il che si ot.tiono g irn1t<lo opportunamente le cremagliere del portalenti. In tal p;uisa snril con etta la eterofot·ia, e si avrà la prova di ciò, quando, facondo girare il cilindro at.t.orno al pl'Oprio centro, • l'oAAminato avrà. l'impressione di vedere un'elica. .liminosa che ruota attorno ad tm perno rosso. Ad evit,A.re i cli;;t.m·hi dell'intolleram:a nlh corre~~:ione, bast.CI'tÌ indicare. nella I;rescrizione degli occhiali la precisa distanza d ei due centri ottici delle due lenti e l a lt&?.za del ponte mtsale. Tale metodo, che associa. ad nn tempo diag-nosi orl indicazione curntiva, s i .-accomnnda per la sua facile semplici~à e rapida praticità. CASAGRAND J.

Terntione endocranica e suoi'rapporti con le ?te.t•rosi e le p.ticosi. ( R,f:'lu.zione 18° Congresso de lla Società .F•·eniu.tl'ica l taliarm. Tronto 22-25 sett. 1927 ).

A YALA . -

L'A. dopo aver trattato l a fisiologia d olla t en"ionc endOCI'Ilnicn fRccndo rilevare

che e;:;sa non è nè uniforms n è sempre identica in tutti i punt i della ~cato la cmnica per le leggi idrostatiche cui sotto.stn.nno a.ncho ~li orgnni e i liquidi enccfulic i. diruostra com13 nei casi patologici la t:msiorle endocranica non cotTi»poncle alla prcs-


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RI\' ISTA D J·:Ll..A STAMPA MI::DI CA I TALIANA E STRANIERA

s ione misurabilo nello. ci.~lcrna termùwli.s e aggiWlge che praticamente può considerarsi tt.r!lla ie olia pres:-;ion e O!;i;;t.ente nelle c isterne della base e nei ventricoli cereb~aJi. Pas.~a quiJtdi a considcmr<> ampiamente la Cfl.lL<;e etio11en etiche che provocano ipohm><ionc e ipcrtl'nsione endocranica e come spe rimentalmente o a scopo curativo il \'Oiume del cervello e la tensione emlocm:mica poi<sano essere aumentati o tLimi· nui ti, modificando J'equilibric> o.:-;motico d el sanj:.ruc e del liquore con soluzioni iper· t.oniehe o i p o t on iche. Dal punto tli vi:.;ta c li nico, di!<tinguo l'ipe1'tensione endocranica. in trc~:nsil.oria (cri;;i epilettiche o eclam p tich e. At.t.acchi emicr·Anici, ecc.) e dttratu.ra ad inizio aeuto con audam<mto prollre~ivo o rep:rcssivo (avvallament.i ossei, emorragi e endocraniche. corpi ostnuwi, ecc.), ovvero od i11izio ;,ubdolo e lento a d ecorso piil o meno progre><sivo (turnori e n><ccssi cerebrali. mcnirt)!it i o rneningo-encefali ti croni che, menin· g iti sicro><e c irco><critte, idrocef>tlo acqui,;ito c ronico, ematoma epi o ipodw·ale). D noso!<rMi~mo cl inico, qun lunqHe sin la s ua nat.tU'a, d su lt.a da sintomi di 1J'rC8'u.nzione (cefalea, vomiti. attacchi convulsivi, ùist.urbi sensoriali, disturbi psichici, bradicar· dia. ipoten,;i(lno artC'rio:o;n, e<·c) e da. o'Ìntomi di certezza. (segni radiografici, papilla d a stusi. rnoditicnzione dei liquidi ventricolare e s uburacnoidale). :XessWlo eli essi, tnl!Ule le m odificazioni dei li<tuidi anzidetti. è essenziale. costant.e e patognomonico. La d iagnosi precoc·~ ò po:;;.,ibilo per l'o><ame dolla tensione retinica col metodo eli Baillnrd o con lo :;tudio dello pressioni dci liqnidi ventl'icolare e subaracnoidale mi:-;urate iscJiatnmeJlte ' o, meglio, contemporant>amen te, tenendo conto d elle oscillazioni "pontnnee e di quelle prov(}cate con manovre speciali valutando sopmtutto IH pres.-;ione inizittle e qm' llB residua in funzione lÌelliquido est1·atto (quoziente ra.clùdiano. p ressione ùifferem.inle di :t\tule><). Concorrono n prccisar·e la di agnosi, e, a volte, anche l'et.iogonesi della i ~rt.en­ s ior1c cnd o·CrAnicn. l'esame citologico, chimico e fisico·chimico d el liquor, l'esame radi ografico e la pnemovontl'iculografia. CntSClONE.

L. L JVI. - Principi di slati81i ca, ad ·uso di! gli st.u.den ti delle scunll' medie e delle persone colte. - Casa Editrice D ott.. A. Milani - Padova, l92d. N e ll'in lnnto ù i d a re a lla lu ce un trattntello elementare atto a valor.iz.za re i procedimenti fonda m entali de l medoto st.atistico, il profel'sor Livi ha pubblicato i suoi Principi di 11tati~tica . Il v olume di 162 pagin e enitmera, n ella prefazione, i requisiti cui il li bro dovrebbe conisponder e, a.fl'inchè l'intento fos.<>e ragg iunto, e cioè : è presuppm;to che il lettore sia cornpletam.ente digiuno della materia ; il trattat.o dovri~ illul1".inal'lo solo nelle questioni fondamental i. pur )asciandogli int.ravedere i caH·.pi di s viluppo di tali quc:;tioni; tut.to ciò deve essere fatto in uno. forma. semplice e ch iara . A ragj!iunu:cre tali intenti l'A. tmlascia tut ta la part-e storica. e, in. brevi cermi in tmclut.t i vi. trntt,a. clP.Il>l. utilith. dol l'ot!gAtto. dellP. Clll.t'6tteri,:;tinhe del n'letoclo :o;t.atistico. e delle fasi dell'ind11gine stA.tist.ica.. Illu:=<t.ra poi brevement.e le operaz.ioni di raccolta delle uni tò. stati;:;tiche, lo spo~lio e la sistemazione dci dati: parla dei vari sistemi d e lle r app resc11taz ioni llmfìclt t'l (diagrammi e st ereo,IZra.rruni. cartogrammi) ; di ce ch e cosa d ebba intendersi por errore statistico, i concetti che d evono 1!Uidare n ell'analis i di essi, nella loro valuta.zione, n elle corTezioni e quali siano i metod i da :;eguire . Tutto ciò . ir1..«ieme ad a lcuni cenni sulle perequazioni e intorpolazioni, ed a brevi illustra.zioni s ulle medie :;t ati::;tiehe :;u i rapporti s tat.i stici. sui concetti e t.eoremi fondaml'nta li del calcolo della proha.bilitò.. sul s is t ema. di mùmr a re la var·iabilità d ei ferton•.en i e sullo stud io di riJO\·azioni stat.i:;t,ic lte a n".<•zzo do,~Zl i ind ici di d ipendcn7.a. di correlazione e d i attrazione co:o;titui::;ce la. rr..atel'ia. dP.l terzo capito lo. Chiudo il piccolo tmt h1to l' t>>'posizione dei crit.C'ri da seguire nelle ult ime fasi dt>ll'iuda!!ino su~th.ti<·n. cioil li\ dt.·terminaziorle dei nessi causali. L'A: b('n n l'll!!ione. avvert.e cht? se }W l ' fin i di I'Sposizione chiude il suo libro con tttle capitolo. non per questo In. fa('oltà crit ica. e il i;Pnso investigativo deglj studiosi d<·hbunu esercitarsi solo in qucst.n. fase d i la voro. È in questo m.ol1".ento che la. Sll· prPm•t lìnolit.à. dd la stut i:>t.ic~t tonde o. compiersi, in esso si cerca. di raccot:diere le li la che cond ucono nlh1 sco pert~L delle cau,;e d ei feuorr.erù, presi in esa.u~e. L e fila. s i ROn0 oriuinntc fin dHila preparazione dei Jl'.oòelli di ril ovazione. molte di esse s i sono spe"-zut-e lungo il cantmiuo, altre ne sono sor te ne lle tappe successive, al t r e,


RIVISTA DELLA STAMPA 1\IEDICA ITALl/ \ NA )~

STRA~lERA

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che si temevano disperse, tomnno a riapparire ed è in questo momento che lo studioso deve raccoglierle tutt.e p er trane le SliP conclu;;ioni. Per far ciò deve incii viduare ipoteticamente, le cau:<e, deve proceùerc >\ll'ist"'lament.o dei fenomeni P deve cornpara.re i dati che ris ulta no per lo st e~<:<O fenomeno. nf•lle ci rco,:;t.nnze piit varie. in cui esso può vcrifica~i. Jl co nt ()mtto d i <ptesto quo•·to Pd ultimo capitolo s ug).!erisce i n!et odi a ciò ada.tti. mctt-e in l! ttllt'd io. il Jet t o re dal le inmm!crcvuli insidie che può trova1·e sul camn·:ino e chinde il piccolo t nutnto. L'A. nella prefazione si è A.tl)!urnlo rhe il trat.tntcllo ~ in nilto vi,·o e vitale; si ritiene cho l'aug"tll'io si sin avverato. v crch t· In no n f~t eil e n•atet·iu è resa accE'!'Sibile anche al profano, p er la fot'ffit\ semplice o piana eon la cpu1le ò C:"posta. e por i numerosi esen•.pi che ehiaramente la illu!<trano. Questi p oi :<ono stHti seelti con qtwl giust{) criteJ'io che è precipua d ote di uno st a tistico. cd lwnno. inoltre, il prc!llo di riferirsi principalme nt e li. fenometù demografici ed econonùci, con cla.ti recen· tissimi. Cosicchè. nel com.ple;:so. sembro. cl to l'n.ntore A hhia nurciunto l'intento che s i era. proposto, e lo abbin rfl~uriuHtO con quella A.J•]liH\' nte fa(·ilit!\ clte t propria dci . lavori condotti a tern;ino attnl.Yorso uno studio profondo. una ,·nsta. cultura e cure pw,~;jenti, intelligenti e coscienziose. Yoltc specinln>.c-nte a render e l'r!< posizione piana, access ibile a. tutti. sccf.(Hemlo gli Cl'en··.pi piit sen·.plici c piìt dirnostmti,·i.

DE lh:Il.·\.RDJJ\'IS. C. VIALE e J. Dx LEO l.l.RA. -

La mi lza 111 Ila i t-erylol.ul-ia per aria t'arefatta.

(C. R. de la :-;·ocicLé Al'gentiue do Bio loAiE·, 12iugno 19:<7).

Gli AA . hanno trattato. n el:a ~r duta d el 2 c iupno 19i 7 d c]Ja f'ocietà Argentina di Biologia, f:ezione }'{o>ario di ~a nta F i·, l' impnrltlnZa ddla milza nella. iperglobulia provocuta da aria rarefatta e ùor:o 8\'(H' ricorda t.o l'i11t ervento d ella mil.z n nella regolazion.e del numero delle emazie in tn lun c ci•co:::t~lnze (Barcroft Binet ed alt-ri ), hanno riportuto al cune esperienze p er ~·cnnli din:tte nd accertare che la iper~lobulia d e lla altezza t.rau;;itoJ·ia (ulpinist i, a Yiat,o •·i) o permane-nte, deve essere considerata com e una reazione OtJ!a niea, prr cornJ~r-n.;:ure la diminuzione della t ensione parziale rlell'o;:Si!fE>no nell'aria rarefatta. Gli AA. concludono che la milza è un organo che serv-e all'adat.tamento d e ll'organismo aJle variazioni èf•Jin prei'sionP atmof:fcrica, ciò che ('onfNmercbbe la sua im po rtanza nella forme7.i one dei globuli ro:<>~Ì c·ircolonti, poit'ht' e~;oa Yl!rsa delle emazie n e l t orrent e circo la t or io, !;econdo le 11€-Ce!>:;ità. dcll'orp mli>mo.

A. Cllttmco. - Contrituto clinico ed i stor-atolor,ico ai tumo1i e/a i or atici o m selinomi. - (La pratica chirurgica e d e lle di!>cip line afl!ni, n. 2, 1927). I tumori elaiopa.tici o va.,c:elinomi sono più fn·qurnti di qtwllo ch e non si creda anche nella pratica civile; le varie tà. cliniche ,·amto dalle forme llOùulari piccole, cistiche a quelle più grA.ndi s ino al volume di l.m'aran<"ia.. alle fo1me di infi ltrazione diffusa a pias tro ne bernoccoluto. l'ono d ei gt·enu lomi che possono riprodursi a. distanza. con meccanismo n on mtcora ll~!n det-ern im1.to ed ì re perti s i p ossono concre tare con un' ipoto.>.;i in un'emoi!'i tio bJa ,.t.osi l::en i!lna, sah·o ulteriori conferme, che potrebbero rendere ragi on o ùi certe comp!J('s\Ilze, co m e ad es. la metaatMi . . II grasso apportato in un punto qnahmque dell'organismo, può 11lteriormente emtg rare per il tramite delle vie linfaticltc, dando origille ai tumori ~hinndolari oppure s?ffermarsi ai nodu letti Jin fat.ic i al::eJTanti e ('O~tituire qui,·i nltrj t.umoretti lon~an_1 dal primitivo punto di init·zione . ! ul qual P da qualche A. si l· in ccminciato a . nchiamare l' a ttenzione (Mat·inni), oppure in qlut l·t mque a ltro ptmto dell'orgaDJ sm o! do':e cioè si tt·ovi mescncl.imn (re ticolo t·ndotE'!ial<') e cototit uirc n uovi fo cola1 ela10pa.t.ici. La prognosi è in genere fo.vore,·ole ; è n ecn;:f'nria la cura chirurgica unche n e Ue forme cistiche, perchè si riproducon o immediatamente dopo ttn semplice svuota.mento fatto con l'agopuntura.


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Rt VB'rA DEr.r,A STA~tPA

~rEDIGA

ITALIANA E STRANIERA

ME~ -\.S:;r.- Sull"m-l?"'lr,lit• n. le1~!o d ·-;orso. (Arti gruf. Morietti-Pncini, P isa, 1927).

:\Iolto si è scr itto o cl i-icu-;-;o sull"argom<>nto dolio endocarditi a lento decorso, mn ancorn non si ò ntl!((iunto l"~tccordo completo circa rotiolo~~:ia e la patogenesi. L'A .. nei prirni cupitoli dt•llu !!tUt rnonog:nlfin di circa 100 pngino, ad un cenno Sto· ri(·o fa ~oguire. in mndo chiu ro e conciso. tutte le notizio ri guardanti le cause predi· sponenti; tratta poi dPIIH ~<i nl on uttolo~ria e del deco rRo sotiermaudosi a dcscriv~ro le m anifestazio ni C>!KN tziuli, (Jlmli l'anemia, le a r tropntie, le lesioni cardiache. le llltt•rar.ioni cnt n rwt:'. il COIHJ)r>rtnmnnto ùolla miilm, tlol fo~ttto e dei reni corrobornn· tln le descri-.doni con ilri>'tlit,nto ddlc osse!'vazioni d ei rnrrnerosi autori che delt'fU·go· m <'nto s i sQnO in t~·r(l>'sat.i. Entrnnclo nt~l Ci'lmpo d r·ll\tnntom io. pato logica passa in r a..;:-<t-_gnfl lo nltl•r>~.zioni twntom if'ho spncie dl"ll'encloco.r·dio. d ei t·eni e d ella milzt\; chiude inlino lo primn )>1\l'tt' con lUÙunpia ric11pil olnzione d elle di,·erse veduw s ul· l'a)!ente etiolo,l!il'o l' ><n lht patPg<>m~;;i. Xella. sccondn purt~:, che ò uno st udio critico o clinico detl'ar~tomento. l'A. portt~ il suo contributo oon uua nnn tt·a"<'Umbile >'et·ie di O!'«ervnzi.oni pE'1'80nuli compiute con ricore :-.nupnln..;n, clocurnC'ntuti da fotti accuratamente ,·ngliati. Egli ;,i di chiara convinto nou ~olo dallo studio d c i suoi co-;i. ma s<>p ratutto da quelli dd in lettf'rnt urn, c h t• lt) ·''trr•pltJrt>ccu.q virirlm'/.8 ò il pitt frequentemente in cnlt.."o. nollo S\'il uppo dt•lla C'ncloc·,Hdito lenta, ma ciò non di rnono che altri germi, d a i comu· n i oncchi allo sLt':<~IJ l'trPptococt'o CIWJ!iti.co ottcnunt o n e llfl sua ";rttlenza. p os;o;ono f01·niro ntt qu a dro <>linic·o molto !':irnilo a (Juello clnt.o da l virichlll$ che, per altt·o. non se ne difl'onmzio. por cn nu.t.l" ri ,.;pC'ciH li suoi pro pri. Oonclttùe c ht~ in nttl•sn. di nuovi ~udì cht~ p O>lflO.rtO gettnre nuova lttco sull'inte· ressnnte 1na tutto rr~ cont rn,·pr,.;u. fJII CStiono, specinlmonte dal lat.o etiologico. t'on· d octtrdit.o da viridttll"! consid f' t'tlLR come entità morbo!itl (t :>l\ non ha rag ione di (•Ri· stero, mtl. dt'VO e~<><P l'(l. nncl"'l'l\ pi ntt•)!<t·o cornp re~a fr11. il p:ruppo delle endocarditi mulitrnP_a lento clecor~<o o ad c,..ito infau!'to, o.ll u. cui cht4:;ificazion e, d el rest o, aveva giit portat.o da lotnpo IH c-<pcricnza clinica. . L 'esposizione cri t i<· n {k•Uo varie opinivni em r;;.-;c in proposito. lo studio m o lto acctu·ato dello os:,t'rVttziuni 1)('1'-;onali. rendono la monogrofia molto intor'('.~an te pol'tando alla <Lisc•us-..t qtu•... tione il contributo della Clinica medica di P isa. SALn :o.<.

J,o 'J'racvli~ii1L 11 ·ll•r cnm. rli'L tra~om't . (Archivio di ottahuologia, num ero 9, l!l:!ì).

DI F.eoE. -

Pr<>mossu. h~ nN'C's,.; itt'l di Jlll mzion a lo ecclot t is m o, ne lla. cur a do! trocoma, sta tlte gli " ''P!ltti n1tdl ifonni dc lht malattia e ln sun lont,n ovolnzion e. talora. ribelio R tttt Li i trottnmonti lcl('l\ li >Wcomp>t,l!nut.i il cure goucmli o igieniche, l' A , in d.i<:ci Cùsi os~olutnrnente l'ihPIIi. lw e,;pc•rirncmnt.o un1t nuova prcpnrazione nota in com· mcl·cio col nomP di 'l'rwvliRitw (fo nnula d <'l prof. Anq<'lucci). avent.e questa compo,izion(•: Per 100 l.(rnmmi : :>oluzionc ti-;iolo)l:ica a l 0.:31) 0 0 • solfat o di l'lOda IJ ..iiJ. glicerofo:-.fnto di C.1 1),;')0. no,·ocninn )l:r. t. ucido fenico l pet· miUe. Tnlo pr<'parato· <;i u--u per ini••zroni !"Ottoeomriunt indi ogni 2-4 ~tiorni, nella qunntitl\ di L2 .lcc. e nl'lla in-.t illnzrono biquotidiana . L'A. nffPrmA. di fl.\'er-e avuto la completa gnari~imw in duP l"u ... i d i tro coma in pieno tn-iluppo tlopo t.re m esi di cu rn. in quattro cn"'i dopo cln'l lrt''.~i. in un cn-<o tli trtlCOI11'l. tlc!!enerato d opo quattro nwsi. in un altro c·aso id<·nt ico n nn c>bhn nlcun bcnl'ncio. ed infine, ebbe un n ote· volC' mig}il)nunento in dnt' rn:-;i di. traC011111> in via di do)l:Onerazio ne . L'A.. lllll'tunto. rt~('<'OI I ltlrrtln un tnle mcto(lO di cura., !\p~c ie nelle forme i ni7.it11 i ed in I'JlU'IIc in JliPno sviluppo pei ri,.;ult,ttt,i eci'C'ilonti ott,onut,i o dovuti nll'aziono hntt.c·rieid!l dP fP1111Io. a quello, rico'<tit.uento de i g licerofosfati, e o. quello. ri>'oluti,·a del ~tlifato di socln . CASAGR ANDI. TAC;Lf,\FIEHRO A . o t tulrnolo,!.!ia n.

Alllormi)IL'Tapic~

iniRgmle del traco1wt eli Libia. (Archh ·io di

1Il l !!27 ).

L 'A., diPtro cnn-.i~lin d t'l pro f. Angolucci. ha sottopost o alcu ni tracomnt.o;;i rndil!eni della colonitl hbiNl, llll'nutoemotempin. L a. tecnica d~ lui usnta è la .:e-~uenrc: pn'll'\'HIIWlltU dn una ,·erla supt>rlictnle dt>ll'avnmbraccio: di l O cc. di xnngm' cù immcdiutr\ i11ic•ziorw di esso nei mn-;coli della. reg ione poster iore del


RI\"l;TA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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braccio. Le iniezioni, in numero da cinque a dieci, furono fntte a giorni a lterni : non provocarono mai dist.urbi, n è fenomen i d'intolleranza, nà elevazion i termiche. I risultati, riferit i dall'A., più che incorag~tianti, fmono sorprenrlenti, a nche riguardo alle complicanze corneali, ed egli, term to conto anche della. iJmocua semplicità. del mezzo, fa voti che questo vengn. largamente adot.tato nelle popolazioni l ibiche, flagellate dal tracoma. CASAOll.UlDI. FAVA.LORÒ

G. -

R icerche $UÌ ra7Yporti anrllomo-clinici tra conformazione dell'or-

bita ed occhio miopico con part·icolare riguard.o aUa teoria della Stilling. (Gior- . nale di oculisticn., n . 4, 1927).

L'A., nella clinica oculistica di Catania, ha int1·apreso una Rerie di ricerche s u viventi e su teschi, allo scopo di accertare una eventnale relazione frn i vari ditunetri delle cavitù. orbitarie e la miopia. Lo St.illing si sfor1.ò di dimostrare che le orbite aventi un diametro verticale corto Jlredispongono alla miopia assile, stantechè il musc-olo grande obliquo, inserito in una troclea bar;sa, eserciterebbe una compressione s ul bulbo, per la quale questo si allu.n~herebbo, rlan1lo luogo a lla miopia. Come è noto, t-anto in oftalmologia che i.n antropolog-ia, per ind·ice orbitorio s'intende il v alore lineare del diametro verticale dell'orbit.a misurato dalla sutura malomasceUare del bordo orbitario inferiore sino al punto opposto del bordo snpe riore perpendicolarmente e m oltiplicat.o per 100, diviso per il valore lineare del diametro orizzontale misurato. dal dacryon, s i.no al punto opposto delrarcata. Secondo lo RtiUing ed i suoi seguaci, la bns.«eu,a di ltn tale indice sarebbe propria degli occhi miopi, m en t re l'A., su 100 individui euunet1·opi, ha trovnto un indice m edio di 88 e su circa 70 soggetti nùopi ha rilevato che il detto indice medio era. di 91. Ta le constatazione è nettamente contraria alla teoria dello Stilling. In base alle s ue ricerche l'A. viene alle seguenti conclusioni : l o L'indice orbitario, che ba valore antropologico ed anatomico, non ha pressoccbè alcun valore oftalmologico. 2o La struttura dell'orbita, la sua J!r·nndl?'"-7.a , la conformazione di tutte le sue varie parti, compresi i muscoli, le inserzioni tendinee, ecc., non sembrano avere alcuna influenza sullo sviluppo dell'occhio e stù vizi ll::i<$ili eli refruzione. 30 L'indice e la struttura dell'orbita sarebbero dipendenti dallo s·dluppo anatomico normale e patologico delle ossa del cranio e della faccia, e da llo sviluppo del contenuto orbitnrio. 40 La bassezza anom1ale dell'orbita dipenderebbe da un accentuato svi !upro del bordo orbitario, specie di quello superiore, il qual fntt.o au~tomico sarebbe, a sua volta, in dipendenza dei fatt.ori precedE-ntemente esposti (sviluppo del crnnio e della faccia) . 5o Le alterazioni dei vari indici del cranio e dE.> ila fnccia possono col'sistoro coi vizi di refra.zione, come conseguenze di uno st<~SSO disturbo dell'ovolazione somatica. CASAOUANDI.

Contributo allo $ludio dei tmnori 81ì011tcmei. (C. R. ùe l'Ace. des Scionces, 29 agosto 1927). Ree. in Pathologica, n. 433).

D 'IiE"RELLE E PEYRE:

Gli AA. sempre a soste.s:mo della loro ipotesi che i t-umnri siano prodotti da forme protobatt.eriche fil tranti derivnnt.i da w11.1. simbiosi bntterio -batteriofa~o, rife t·iscono di avere in questi ult-imi sedici anni colt ivato undici snrcomi e cinque cancri umani e di avervi sempte x·itrovato il :Nlicrococcus neoformnns, presentan te tut.t.i i caratteri di tma simbiosi stafilococco-bntteriofnr!O. Yenttono cosi a negare che il 1\:licr. neoforn:uin.<; costituisca una specie a sè, J!incchè in qualche caso là sirnbiosi, generalmP-nte molto tenace, può essere vint.a o t tenemlo co»ì s<-'pnrntamente una cultura purissima di stafilococco ed un batteriofago virulento pE>r lo stofilococco. Secondo gli AA. lo sviluppo di un tmnore pnsserebbo pert.anto per queste varie e successive fasi: . 1° Presenza di un batterio in un tessut.o nel qmtle per co.ndi7.ioni scconùarie coadiuvanti (cicatrici, irritazioni) viene favorito il microbismo Intente; 2° Presenza. del batteriofago, che si trova Ovtmque ;

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BIVISTA DELLA !i'TAMPA MEDICA ITALIANA E ATBANTERA

3o Adftttarnonto d e<l b.tttoriofa.~o a l b!ltterio di cui e~li è par a.<>Sit!t ; 4° Aumor\to ÙG part.e d ol batte r·io d e lla sua resist,onza di fron te a l batteriofago. 5° Prorlm:ione eli formo protobcltter·icho. r•isu ltanti ([a lla s imbios i batteriobntteri ofo.~?o . sw;cot t.ibili rli a!!iro cotn!} virus flitrant.o. 6° ,..\([ni ttw'\Onto d.c l prqtobo.tto rio che ~omhr·"" infettare le cellule <lei tcsrn1to nE~ofornl!Ho. Q11o,;to adatto.ruento può avvenire lcntamrmte, a meno che r1on intervomn>no stwciali condizioni coadiuvanti quali la ftdi~gine ne~li s pazza-camini, il

cnlore nppli(·nto IO!)ftlmente, le ripetute puut.ure ui pamssit. i a.nim'l.li o spt,rimentalruent.c lo p.J tm e llazio ni di catrame, ecc. 7° Reazione della cellula sotto l'a;r.iono pa.ra~'lit.(l.r·ia del proto-batteri o, r eazione cho si tnl.<luce sempre in un acct> leru.ru~uto nel rit.mo de lle divisione. COSTA.

Gon.tribttto allo ,qftdio rl •i l•tm?ri. .sperimentali. (C. R. A ce. des ::iciences, JS luglio 1!)27). R oe . in P.nltolo:~ica , u. 4:3:~ ) .

D ' HERELT.E J:: PI!:YnE :

Gli AA. rife riscono su o.~rerien;r.e int o;;o a stLtrlia.re i rappor€i f1·a i ptl.rassiti d escri tti nei tumori e il b.~t;,tot·iofago. 1'umori rlcllP, pi'lllle. - Coruinci<tllO con l'affer·mare che ](;l cultm·e ottenute da Srnith dA.i tumori dnllo piante sono cnlt,lli'C 1niste di B. turnefacions e batteriofA.!tfl, tanto che se la. cu ltura vie ne pnriliMt~t in modo d a ottenere il B. tumefnciens in cultLU'à pum, con (tlle,.;t.a nort si riH;;ce piìt acl ottenere t.ull\OI'i nelle barbabietole. D alla s irnbiosi t.nrn•'t>téien>< e bn.tter·io ftlll;O twrolJIJN·o Ot"igine ([elle fonno filtr·anti .i nvisibili. cht) sarcbburo uppunto quelle ca.paci di prodtu'l'l:l i t um ori. 8arcnmn dei polli. - In seguit·O n.d osservazioni fatte sul virus di Poyton R om1 e eli J>ont im!tlli g li AA. ottengono a.nu loghi r isultnti poic itò coltivando dci t,w nori ottenut.i corl due virw:; ott.e ngon.o d t:l llo t;o lon io sirnbioticho d i stafilococ(;O· battcriof>l.!l;O Ul'l'ivando ù forruulu re l'u-'l:uLrdtl.t>L ipot.esi che il vinril filtrabile agonte de l sarcoma dei polli potrebbe e;;sore la forma pt·otobat terica filtr abile di wto sta· filocoeco . Tumori da catrame dei topi e clei coni~tli. - Anche da un ce nt inaio d i tali tumori, !'omprp ulcomti, ottonnoro c0ton io sirnbiot.icho <li -.ta.fìlococco-battcriofago. le quali darebb,~ro p oi luogo allo formo pr·otol)attol'icho filt.rant.i e d eterminan ti il tumore. D a taio constn,t.az ione 1.d i AA. conc:lndono ciLe non :<ono le applicazioni di catr·ame o di qualunqne alt,ra :::o:-tanzu irri taut.e, a d etEll'lninare il tumore. poichò esso f>Woriscono soltanto ht s ir nl>iosi brtetcrio-IJactcriuf>t!l:O. clornonti costantomt>nte pre.<sPnti in tutt.i gli flltirMli sottopol'Jt,i all'aziono ripet uta di Sllstanze irritr:mt i di

azione canccri!:!:ru:t.. Gos:rA. B ounsou<.:. - Sulla dia·tn.o.% delle alterazioni .~i(ditiche dell'occJ•io. Giornale ru ~so d 'oftalmologia, n. 5, 1927. Soconrlo l'A., l'esame d el sa.ng u ') degli indkidui che pre~entano affezioni si6lit.iclte d P.gli ocr,hi, d imostra una dimi11uzione d ella leucocitosi, d ei n eutrolili, deg li eosinofi ti e d ei grandi polinu clenti e u n onmonto r ilevante d ei linìociLi. Afferma. ch e nn tale e;;a·ne, p ei ris ultot.i convincenti che dà, può so.>titu ire la re.tzioue di Wass~J·m•lu. W. CArtY e L. R.w. - E::iolortia del morbillo. (.Jour. Aro. 1\Ied. Ass., v ol. 89, n. 15). Hecens. in .Hinerva ..lledica, n . 2, l \J2ti).

Si ammetto orclinarinmente che l'ag<'nto eziologico del morbillo sia pre.«ente n el !'mngue già. nel poriotlo p1·e-eruttivo della ma lattia . ciò ohe venne sperimentai· mr.nte accertato mediante In provocazione uel morbillo in ad lllti con l'i1ùezione eli coltura in brotlo-RScit.e uel sangue tli morbi llosi nei p rimi stadi.


RIYISTA DELT.A ST>\;\lPA ;\IEDICA JTALLL"'A E

~T RA~IERA

2:25

.L'anùamento epidemico indica che probabihm•nte il germe è pre.'><'llt.e n ella gola e nelle seer·ezioni degli ammalati }Jrima o durantQ 1\tc•me della ent;(ione, sparendo con lo S~Jarire d ello esantema. T unnidiff nel I!J l i is olò e coltivò dal sangue di .m orbi liosi un dipl nf'oc·(•n ve• de~ nnP1·nhien. !Z•·am-pnsit.ivn. C:n t·nuiA. coltivò dal sa.ng\tc, dal midollo o~seo, da l liquor, dul !;ecreto rino-fariugeo di morbillosi UJl micrococco anerobico. gram-nt>g»tivo. F eny e Fishcr isolarono sempre dal &~ngue uno strepto<-occo ut>roiJieo, gn1rn-po,;itivo. di color verd e, che produco una tos;;ina solubile che vit:'ne ncutroliua.ta dal siero di convah.,conti. R evul e Hibbard hanno isolato e coltivnto un diplococco verde )!rnm-pos.it ivo, am·obico iacoltativo, filtrabile quando s i trova ne l ;;iero di tittngue, visibi le e non tì ltnlbile Ìl1 coltura. · Gli AA. hanno portato la loro atteu;(.ione n !le ><t!C'I'CZioni delle fnnc·i e a l ~;n ngue di morhillo;;i nell'acm e delle eruzione, colti\'undo s u a~tur-.sangue il mate1·iale delle ton:;iUe di 9:l morbilJusi. J n 9a CASi s i è ot-tenuto uno streptococco piccolo, grnm-positivo, a. cateuo co1 te, p t oducent e colonie verd11stre. In parecchi cosi è :;tato.ottenufo quasi in coltura puta. E:-;so crest·e ttcrobicamente in 2-t ore, fo rmando colonie puntiformi, circondate da un alone verde. Questo micror·)!HtJismo si tro,·a nelle fauci anche do po ce!'!'ato il periodo contag ioso, ma cnmbin completamente i caratteri delle colonie col ritomare d e lla tcmpentLllru alln u orma. 'l'ttle fe nomeno resta per on\ in!ipiegato. L'organi!lmo i;,olato dug li AA. è di forma variabile. Molte delle forme sono tratte nute da l filtt·o Berkefelcl A ., benchi.• :si pos.'lano ritenere lì ltrabili nei primi :;tadi. J. l liquido di lavagg io dello fauci di morbillosi febbrili (soluzione salina sterile) rima"e s t t•rile nei comuni m ezzi di coltura, però l'ù1iez ione c.li 10 cc. di esso nella tn.1cheu e nelle Yene dt--lle c-~vie provocò una e le \'azion e iebb1·ile di (),8-:3 gradi tr11 il quarto e il nono giorno, con e;;a ntetna evidente in un caso. La, puntura cardiaca in u11a di quc;,te cavie He l periodo febbrile <lieùe luogo a una coltura pur·a d i tliplocoeehi verdi. Colture de l liquido congiunti,~ale diedero origine a colonie verdi di diplococchi identici a <Jitclli ottenuti dall e tonsiUe. Colture d ol sa.r tgtte nelle prime veutiquattro ore d opo la cornparsa dell'esAntema, in va!'i mezzi (siero di Hi,;~ e il mez•w d i Hihot·), hM1no dut o in. 5 casi su Ili il diplococco vor<.le. :3 cc. eli sangue dcU'tunrnn lato subito do po la presa vennero aggiunti a circa 5 cc. de l tcne110 t envto a 3i<.> per un periodo da 2 a In gionli. La nnt.unt. d el ter'l'f'nn A I' A !l'l le dn 1'"''-';<<'n fn•'A una ten;;io"" di ossigPno molto ridotta nel fondo del tubo. L'oqwnismo iliolutu è un nna~robico facoltativo. Le colo11ie ottenute corrisJJonùono· u quelle ottenut e d tille fuuci . ::iono state anc-he iniettate d e lle cavie co1r colture di questo micror_g~nismo \'t'rde, iniettAndo lO cc. nelle v ene di una col! ura in brodo di 28 oro, oiL<·nendo un oumento t.erroico di 0,8° e w1 eritema o un e"a ntt-ma mnculoso s-ull 'uddc)me depiloto. Ht'<.:ondo gli auto r·i l'lÌ sarebbe otteuuto il morbillo ucllc r·ovie 5 volte con colture dalle fnuci, una dalle congiuntive e 2 dul snn gue. Il dip loc<~t·co verde e >;(ato isolat.o dal cuore di una. cavia al 9° e a l J-to giorno d opo J'inie;(ione . 11 snr• gtte di 5 morbillosi convalescenti ha dato ris ultuti d.ivers i t.llla agglutinazione poic·h~·. tnt:'ntro nl<;uni ceppi agg lutinarotto bene in diluizioni ù11 l : 1~8. nitrì no11 ug)!lutinuronc alì'atto, din1ostnli1clo così che esisterehbcro notevoli d ifferenze nei >;ieri d ei vari convale<;cen t i . CosTA. CA.."'TEL.:IIO. -

clini co. -

Sttì meccani-smi di emo.~lasi spontanea nelle ferite del cuore. - Cnso· (Annali I wlinni di (.'J.inu·gia., Anno VI, f i\S(: . 9, Sett. 1927).

Ripor ta la storia di u n ind ividuo che viene ri co\'E•rato in o.<pr.dnle dopo alcnne O!'e daJI'a ver rip~rtato una ferita da punta e taglio al 70 spal.iO intercosta le si ntstro s ulla :rnamtllare; pre,enta anemia a cuta, ugitnzio11e da etilismo acuto, t.or~ore se!1sorio; dalla ferita ch o in }o tempo era venuto f uori molto sangue, non SI ~1\. pt ~r ernorrn~n, seno pleurieo e spnzio di T r aube normal i. n e{lotiva l'o:-serv~ztOne <:Jella cavttà addominale, toni cordiaci d cbol_i n etti , itto si percepisce bene. D tagno4 tcata u na lesion e toraco-adùominale con perforazione di'l dia framma e foM!e dello stom aco, interviene. Ris~:ontra Wla ferita sagittale del pericn rdio, rinmoYe nn grosso coa~ulo che oc_e11pa 1_ 1 ~o ndo della cavità per icardica e m ette allo scoperto una feritA del ven t n colo Atntstro, l a feritn è esangue, s utura a tutt.o spessore, pulizia d oHa ~avità 5. -

GioT1'1ale eli M edicina militoTe.


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R1\ lSTA DELLA STA)JPA MEDICA ITALTA:s'A E S TR.\ NH:RA

r)ricardica, sutut· a con piccolo znffo, detersione rlella. cavit à plew·ica che aveva aperta, su tura con drenng.c;i o, morte in 48n ora per !lep!'i. 1->tudia il meccanismo di emo~ta.<;i spontanea. prodotta!<i per due v olte: l 0 cad uta della pressione a r teriosa che facilita il formarsi del coa!Sulo a tu racciolo c h e t rova nella f ormazione di t'sso un A.lleato nelle con di zio ni ana tornich e del tragitto; 2o dalla press ione del san~ufl racco ltnsi n el sacco peri cardi co che r aggiunge quellf!. del sang ue c ircolante negli a lri e nei ,·entricoli.; 3° meccanismo val volare della lesione pericard ica in ra pporto al la mag.c:iore o m inore em orral?ia da l pericardio all'esterno, o n elle pleure o nel p~ritoneo .; 40 protrusione erniar ia delle carni muscolari de l v entricolo. L a emorragia succe3;.iva si produsse perchè l'ialzatasi la. pres3ione sangttignn anche per lo stato di ulcoolisrno acuto, tanto da s uperare i m eccanismi d i emo~t.asi dati dal coagulo, e protrusione muscoiMe, c he ripresero il SOE_raven to col ricadere della pressione. ~er la diagnos i: nelle ferite preca.nJiali e pericardiali l'assenza o la breve

durata della emorragia non escludono una looione penett·a.nte nelle cavità cardiache : J'e.;istenzft di t.al i lesioni penet r·anti può es<>ere rivelat a dalle cosidette emorragie a dpctizione. CASELLA SALOTTI. -

Le frat.ture del sacro. (Archi ,·io lta liano d i chirurgia, vol.

XIX,

fnsc . 5). Di stin~e le fratture df'l ho c ino in frn tt ure che interrompono la cint.ura p elvica . e in frattu re porcel lari c he non la interrompouo. Dopo di nver ria..:sunto in un qu adro i casi di fratt ura isolata del sa cro dal 1826 ad O!!!!: i, ili ustra due casi eli frattura obliqua osservati n ella R.. Cliuica chirurgica di Padova. La causa doterminanle è il trauma diretto come in genere negli a ltri 27 casi racc.olti. I s intomi S'>llO vario bili e !<pe..;so come g-ravità. non in rapporto con le lesioni sch eletriC"he, <lolore vivis>imo a lla r f'gione sacrnl e, ai glu tei, alla region e lorubaro e perineo, con diflìcoltò. ile n on imp us~i bil it.à ai tnO\rimenti attivi e passivi, che aumC>nta con la s t!.lzione cret.ta, coi mov imenti di flessione ed esten sione del t.ron· co con la defecazione, con la tosse è accompagnato talvolta da a nestesia e ipoe· ;.tc>;;ia a selli\ <le~Ii organi g~nitnl i tlt'<;) tra. ano e t·egione iuter·na coscie ($indr·ome d e l con o t erminale); Ri po;;Rono avere parali:>i di uno e di entr ambi gl i art.i infe· dori con ri flessi esa.2;en~ot i in pt·imo t empo e poi aboliti , incontinenza del retto e della ve!'cica preceduta o no da rit.enzione ('>in drome del ples;;o ipogns tdco). Dia.JIW.~i: è relativamen te facih,. La localizzaz ione ed il tipo del trauma, h~ d efot·rnità. più o m eno evidente, l 'e;;plorazione rettale, iJ rlolore provocato di· r ettamente con la palpazione o indi r ettamente comprimendo il bac ino sulle Cr<'Ste iliache e sui t.mcantf'ri, le alterazioni eventuali della. sen<;ibilità dei riflessi e della. mobiliti\ costituiscono Plementi indispensabili. L'indagine rndiologica d el sacro p el' f'i<S~re cnmpleta deve constare di radio· gra fia auwro-posteriore m ediana cen tran do un dit.o Ropra al pube con a mpolla inclinata di 400; rndiografi~t antoro-posteriore meòiana sottopubica (X stù roie p erineale) con ampolla inclinatfl di 45°, ra diogr!lfia latera le (X sulla S . I. P. S.), radiografia d elle articolazioni n elle proiezioni a. e, p. òescr·itte, stereog-rafia delle zone sospette. Cura: Nei due CllSi capitati a ll'o;;s:wva zione t·idu zione digitale per v ia. ret.tale, rip oso in d ecubito laterale, gnarigione dopo 20-25 giorni rispettivamente.

CASEL1. A.

La cli7Jlopia. quale .,intoma. generale dell'iper·tensione cranica. (Giornale di oc\tlistica, nn. ] o.J l , lfJ27).

SA.r,Y •.\Tl. -

La diplopia è uno dei si.ntotni precoci clell'ipertonsione cranica ed ba caratt-eri di:"l·in.t·i. propri. e:ioè : hA.n~i t·<>r i n. p oco marcata. impossibile a dimostrar·si obbiet· tinHn onto. do v·ut.a a parc;;i d i'i ln\t:!{f'O ii 1110tori e,;t.erni. L'A. Tichiam~.t l'a.t.tenzione s11 tale s intoma, sttg!!Mondo di ri cerea.rne acC\ tratnmont.e l'esi;.tenza, nei dati anrunJ)e,:;t.ici nfli ca.c;i dtthbi di t-t rmoro cerebrale incipiont.o o di altre affez ioni a carattere ipertensi,·o endo -cranico. CASAGRANDI.


CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI Elenco degli argomenti trattati (Dal ,.Ktssl Y«bill ptl"ftllll alla Dlrezlenc Cutralc di saalti •llllarc dal 1• al 31 mmo 1928)

T enente colonnello m <!dico CARLO ÙILLONF.: Le costituzioni umane e la debolezza di costituzion•. .. Maggiore m edico Guroo FELICIANGELI : Un ca11o di ?Jaralisi cl'iafram-

ANcoNA. »

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matica. p ost-trawmalica. Ca;,itano m edico ENRICO RIPARI: Canizie e calvizie. BRESCIA. Maggiore medico ARA A.cHit..Lr: : La questione sociale della tubercolosi. CASERTA. - Maggiore medico P rcAZIO ANTONIO: Sulle pleuriti t·ubercolari. - Capitano medico MosTo PASQUALE : Sulla cura della t~tbercolosi polrnonare. CATANzARo. ._ Capitano modico SAcco RosARIO : Linjogramtloma in,7uinale be•

-

niyno. FmENZE. GENOVA. LivORNO. -

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Capitano m edico f'ORRADINO GIACOBBE: Fratture sot-tocutaneedell'e· atremità sternale d ella clat;icola.' Maggiore medico ANTONIO PED&INI: 8i(il·ide ereditaria. Capitano m~d.i co RuoOERO DE HIERONnns : Dcll'w,a/il®Bi. Sottoten en te m edir o BRUNO BrA..-.cBINI ; Sulle complicanze polmonari nella feb6re melitense. · T enent P colonnello m edico DOl\tENtco CoNCIATORE : Sulla prQ{ìlassi

antiluetica nell'esercito, •

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C'a.j'> itano m edico BASILIO MANNINO : Su di 1m caso di destrocardia

congenita. NAPOLI. -

Maggiore m edico VASSALLI GrovANNJ: Stomaco migrante per lesione

traumatica del diaframma. Maggiore m ed ico ANTONINO P ANAGIA : Sulla fiUrabi lità del virus tubercolare e st~ll' eredi t"rietd della w.bercolo~·i. PxAcF..NZA. - Capitano medico GoNFALONE RA"FFAELE: Su u n caso di ano(ìlassi. • - 1\Iaggiore medico N AZZARENO V A'I:OLA : Un ca$0 di cardioprrtia. SA.VIGLIANO. - Cap itano medico BRUNO SURACI: Sulla ~'ra delle pleuriti essudati'!.'<'. » - Ca.pitnno medico GrosEPPE BRUNETTI : S ·ui sa lasso. NovA:&A.. -


228

NECROLOGIO -

~OTIZIE

NECROLOGIO Dott. Cav. uff. Ernesto Marini colonnello medico a riposo

n 7 gennaio scorso s-,::>egnev~tsi in Cagliari il col=ello medico Ernesto Marini. Nel 1889 fu .in colonia Eritrea ove si distinse per particolari qualità. organizzatrici. che meglio rifulsero n ell\lltima guorra come capo uflicio di sanità. della 25a divisione : per il coraggio e per lo sprtzzo del pericolo din·wstrati .in numerosi combattimenti, fu proposto per l'Rvauzamento per meriti di guerra e fu insignito della. croce al valore. D eve ancora essere ricord nta l'opera int.e lligente e fattiva esplicata. nella lotta contro l'epidemia colerica rnnnifestutusi fra le truppe e per la quale gli venne conferita la medaglia d'argen to pei benemeriti' della salute pubblica. Dott. Oloacchlno Alfredo Fior/o maggiorE~

medico a r iposo

Il 12 fehbraio scorso in F r a.nca\·illa al :Mare è d ereduto ìl maggioro medico Q,ottor Gioacchino AlfTt~do Florio. Richiamato in RE>rvizio . col grndo di capitano medico all'inizio della grande guerra, p r ("St.ò lodevole servizio mgli ospedali mili· ta.ri di CJ.ieti e di Aquila fino a l lu glio 1920. Alle famiglie dei congiunti invianto le più sentite~ condoglianze.

NOTIZIE Per gli orfani del medici morti In guerra. ~cH'ultima riw1jone plenaria del <.:omitl'lto di assistenza ùcgli orfani dei medici morti in gu~?rrn . pronum:itlt'ono ei<' ntti •li,:c<H':<i il prel<itlente te11ente generale medico F. delht \'allt~ e il prof. TiorNti scpTctario generalo del Sindacato medico nazio. nale. D opo la. relazione morale o tinnnziRrin d e l ;:egrctnrio dott. Bocchetti, che mise in l'ilit'\'O le ùillico ltà per il finanzinmPnto dell'opera, e l'assicurazione del sen. pro f. Simonetta de l vi\ lid o contributo dE'li' Opera nazionale degli orfani sanitari i t n liani con S<'de in PenHz'iiL. c-he n1dterH. 4 po~ti gr·atttiti a disposizione del Comitato. l'as.semhlt•n. 11cl fe11110 J•roposito di continuare l'u,.;:;i,.;tcnza degli orfani e constatato cbe le diflicvltà che si .;ono in con t rnt.e n el ln, raccolta d ei fondi necessari sono dovute ulla Sp\'Cin le temporanea ~;ituazio11e in cui si sono trovati gli ordini dei medici, d(·libtJrÒ tli concedere àncllf' prr <"JUC:<t'anno le borso di studio a 58 orfani ed approvò le ùolnantle por la conccs~<ione nd nltri 4. Fru le ouluzioni p <'J'vcnute a l Comitato vanno ricordate ·q uella degli ufficiali medici in servizio presso lfl R. Arconnu1·ica di lire 12.905 per solennizzare le nozze d'argento del prof. Di !\oln,, capo d ol servizi o sanitario. qu ella del co m ulen rJ ator A. B ernabei di lire 5000 e d .. l cav. A. Achilli di lire 3000 per onor are la m em ori n d Pl <.'Olllpiauto generale m cclicu G. Memmo. Il Giornale <U medicirw militare rinnova l'appello n tutti gli ufficiali m edici di con correre col modesto contributo annuale alla nobiltà dell'opel'll.

D irettore responsabile : ARTVRO Casa:a~, tenent.e colonneUo medico (1306) • Roma 1928 - A.lloo \'I • Stabilimento PO~"'rMlco per l 'Amministrazione deUo Stato • "#'' \. :

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VI - F. CAc.cu. - Tratta.m ento e sgombero dei fratturati .degli arti in guerra. - Prefazione ùel prof. R. D ALLA VEDOVA .• . •• VII - S. SALINARI. - Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 20 tempo. - Prefazione d el prof. R. ALESSANDB.l. - Un volume di pa.gg. 190 • • • • • vrn - A. CA..qAJUNI. - La medicina militare nell'antica Roma. - Con 5 fig. IX - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un volume di pagine 92 con 16 figure . .' • . . . . . . . . • • • • • • . X - N. Rd n mò. - La profilassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un vohuue di pagg. 44 • • • • • Xl - A. CASABINI. -La scelta dei piloti per la navigazione al!rea. - Un . volume di pagg. 232 con 97 figure . . . . .. • • • • • • • Xli - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordì· namenlo dell'Esercito e la guerra . . • . . • • . . • . • . . xm - s. SALINARI. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - U n volume d i pagg. 250 • • • • • • • • : • • . • XIV - F. CACCIA e S. Rxccx. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie

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strozzate) . . . . . . . .

. . . . . . . . . . • . . . • .

XV - G. GRIXONJ. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un volume di pagg. 240 con 3 carte geografiche XVI - S. SALINJ\RI. - La razione alimentare del soldato in paca ed in guerra. - U n volume di pagg. 240 . . . . • . • . . • • • XVII - A. C'ASARINI. - Per le «nozze di diamanti » del Giornale di medicina militare. - U n volume di pa gg. 60 con 9 figure X VITI - B. P AUUE BI. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napolitano. - U n volume di p agg. 72 .

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ALTRE PUBBLICAZIONI. A. CASARtNl. I.a fatica nella vita militare. Memoria prt'mia<a al co ncorso Riberi, 1905. Un v olume d i pagg. 330 con 65 figure. - Roma., 1908 L. A. CASABINI. Le malattie e gli !nfortuni ndla vita militare. Memoria premiata al conoor.so Riberi, 1906. U n volume di 1Jagg. 402 con ta vole

grafiche e s tat istiche - R oma, 1908 . . . . • . . . . . . . . . . La lotta antitubercolare nell'esercito. - Un ' 'olume di pagg. 91> con 8 tavole Per Leonardo da Vinci nel IV Centenario della sus. morte. - Un volume rli pagg. l 00 con 37 figur e . . . . . . . . . . , . . . . . . . . . . Per Giovanni Matia Lancisi nel n Centenario della sua morte. - Un volume di pa.gg. _106 con 28 figu.re . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ili Conferenza interalleata per l'assistenza agli invalidi di guerra. (Roma, 1919) - Relazioni "t'fidali o comunica:doni. - Un volume di pagg. 96 . • • IV Conferenza interalleata ptr l'assistenza agli invalidi di guerra (Bruxelles, 1920). - R elazioni ufficiali. - Un Yolume di p agg. 44 . . . : . . l Congresso internazionale di medicina e farmacia militare (Bruxe lle5, 1921).R elazioni ufficiali del Corpo sanitario militare italiano . . . . . . li Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923). Atri del Congre.~so - Vol. I. - R elazioni ufficiali. - Un volume di pagg. 416 con t re tavole . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . U Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923). Atti det Congresso- Vol. Il. - Lavori del Congresso e comunicazioni. -Un volume di pagg. 600 con 33 tavole e 19 incisioni . . . . • lli Congresso. internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi, 1925). Lavon del Congresso e comunicazioni. - Un volume ùi p a.gg. 88 .

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIONE ED

.lM~I~ISTIUZIONE:

Roma - l\llnistero della Guerra, VIa XX Settembre - Roma \

CONDIZIONI DI ABBO~..\MENTO. t. Il Oim'nale d\ medicina m(lita.re el pubblica li primo giorno di cii\Scun mo.<w, 1n taaclcolo di quatti'IO togli di stampa almeno. 2. L'abbonamento è annuo o decorre dal l• gennaio. s. Il prezzo •irul"abbonamento è: Per l'italia e Colonlo . • . • • • • • . . • . . . . . . . . • • . . . . • • . . . . . . . . . . . • . . . • . . L . 82 Per l' Estero . . . . . . . . . • . . . . . . . . . • . . . . • • . . • • • • . • • . . . . . . . . . . . . . • . • . . • 44 U t . l to ta f In Italia .. .. ... ... .. .....•. :·. • .6 n ascreo o sepnra cos ... • .. · l all'Estero ........... ..... . .,.... , 7 Il supplemento 0untenento l Ruoli di 1 10 I tali anzi an il<\ del corpo sanitaria mi/i.· n. • • • • · • • • • • • • • • • • • • • • • • 18 _ tare costa l all'Estero . . . .. . . . .. . . . . • . . . .. • • 4 Per gli ufficlnU mc.dlol e ob!rnlcl f&rrnn.clstl tiol R. F.serolto (In oorvl z!o attivo, lo po~lzlone nu.slllnrla, di complemento, tlelln. riserva ed a r!pv~ol Il pro1.7.o dell'nbbona.onento è r!dotf.o a L. ~ anUcipute cd U prczw ùo! supplemento è r ldutto a L. 8 . - Non si tra.smcttono ricevute per gli nbbonameontl pcrsunolt. 5. Non si accettano reclnml trascorsl'trentt\ glnrnl ùnlln spcdlzlm\e del Oiomale, obo el et· tet.tua regy1lnrmente ul prlrno di np;nl mese. Tr!\ilcorsu tnle termine, l fasciC'OI1 rlcWestl vongnno ape· (Hti so dlsvonlòili, solo a pngamf!nto. 6. I ~ignori abbonati tnllltnrl In efTettlvltà di servizio paghornnno l'Importo dell'abbonamento per mezzo del rls)J<ltti\·1 c ·•mandl di corpu o direzioni. 7 . Per l soli ut(lolall rnetllcl (doli' l~sorclt.J e dciii\ 'Marina), In qualunque posl7.lono si trovino è ammesso un ABBONA.;\fE~TI) CU.\I ULA.TIVO al Otorrvt.le Ili medicitul mitìlare ed 1\fl'll Annali di medicirut 71(!ulùe e colm•iale al proz?.o di- L. S9 annuo. ; È loolt"l'O 1\tulllosso un ABBONA~IJ.<;NTO CUMULATIVO nllll Hiuisltt aerorumtir.a a..! pro1.zo r\1 L. 4& !lonuo. ed alla. Rivista militare itrùiana al prezzo di L. 41 annuo. f.: inOtlO arn'mC'!"'' un ABBONA:\H; :-<TO CU~IULA.'ii'IVO al gl <>rnale l'Utri· tJer<Jh, rivista googru fi Ctt Illust rata, al prezY.o dJ L . 50 annuo. Per ottenere lnll roc.illtazlonl cumula· tlvo gli abbonati miUtnrl dovrannJ fM pcr <'t'lllro l'inlero hoporto all 'Auunln.lstraz.lone del periodico ilei provrlo or•rpo. 8. AJ librai sl ra. lo sconto del 10 per cento, ma soltanto per gli n.bbona.mentl delle persone e ticgll enti non militari.

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NOR1tU~

PER LE PUBBLICAZI0!\1.

t. I lavori orll;lnall. lo note. le r!v•lsre - dattllogrntntl o sorlttl a mano - devono occupate un solo lato del foglio. u,.,;cre noi tct>to dotlnitlvo eri •.ocura.turncnte cor retti o l'ivcdntl dagli n.ntorl. Si fa spOC'Jal_, raccuman(hulonu chn quùlll scritti a IU1 U '> sia no hen l~ggibllJ , J)<lr woùo di evitare

,u lnterpr3tazloue. In ct~<o coutrarlo, la Dirol-loue si vcdreb!.le costretta a soapenderne la pubbllc-•zl<•no. 2. Salvo casi cc.·c•lnoalis.'liml. In oorrozh>ne delle bozze sarà fatta <lalla reda.zlone anzlcbè dagli autori, ))<'lr n •u vinl'ulal'O il la.vor<~ llp ogmflco agli lnovit·\blll rlLardl postali. 3. Le spo.~o per 1eli e:>tr attl o quell e J;>tlr la tllvolo lltograOobe. totogrnflche eoc .. r..ho accom· pagnassero le memorie sono a. c<trl~o degli nutorl. 4. Oli est ra.tU HOrto di duP. tlvl: - 'rlpo Al Senza oovertlua e oOIIR lmpa~nntura o numera· zlone del fa.;cicolo. - 1'lpo 8) Con copcrtinR stampata. fr,ntcsplzlo, Impaginatura e numera:<lono 81JOOlnle. 5 . n prezzo dogli estratti per gli autori dello memorie C'ho Il ricbl·eda.no, è rogolato dalla seguente ttnri ft'a : o~rnl dubbio

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NIJliRRO DP.I. J.E l Ori~

TIPI DI ESTRATTI

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Ol-4 estratti mincri di w•r. /0{1/w B( contatw come· toolio intero per le ord•na.zioni di JO.'l est~atti o meno. Pef' qutllt eh~ Wì'IJraM Wl /O{IlilJ, le trazùm' in pitì. cht Mn wpcrc·no il nuaw foolw, Bi con· tane eome nu:là, rrurchè però l'orll1nazione ntm 8ia interwre a 50 copie. 6. l rnanos.orltt.l non el rostitulsoono. - I lnvorl brevi a.VrllJlno la preoeden.za.. (1306) - ltOM,\, 19'J8 • A. VI • STABILI M.E~·ro POLJORAFlCO PER L'A~l-'fiSI8TRAZlONE Pf::LLO ~TATO


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Anno LXXVI • Fase. V MAGGIO 1928 - A. VI

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA _!ubblicazione mensile


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DEI..LA GUERRA (DI REZiùNÉ GEN ERALE DI SA N ITÀ MILITARE)

Giomale di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e della Regia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. E sercito: 1896-1907

TELEFONI : 43-283 R. T. - 21-90 R. M.

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SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI :

B•ccl e MactluJo.- Sugli eJJ:ottl doUe soluzioni snHno ·gommoso nell e gravi emorragi e. Ouena. - Vlo d 'aooosso operatorie e cura olùrurgioa delle Idronefrosi . • . . . . . • .

P ag . 229

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OAIUI&TIOA OLINICA :

Santonala. -Contri buto a llo studio dolio artriti t uboro olurl e artriti luotlche . • . • •

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NOTE DI IGIENE PRATICA:

Matlotti-Bianchl. -

Pag. 272

li lu tt c .

RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA • . . • • • . . . • • . • . • • • • CONFERENZE SCIENTI FICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI • . • • . . • . . • • • . • . . NECROLOGIO . . • . • • . • . • . . • . . . • • • • • . • · • • . • • . • . . • . • . • . . •

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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L' AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DJ MEDICINA MILITARE ROMA -

Via XX Settembre - Ministero della Guerra -

ROMA

COLLANA MEDICO-MILITARE P UBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DLRE ZION E GENER ALE D I !'A..'HTÀ l\ULITARE

I - F . TESTI. -

Storia retrospettiva dell'igiene nell'Esercito italiano . II - Ricerche biologiche degli Uffici psico-fisiologioi di aviazione militare. - U n volum o dt pagg. 23G con 46 figure e 2 t a,·ole . . •• III - E . SAN'rono. - Ferite addominali di guerra - P refazione dol profes· soro N. G t:ANNETTASIO . - U n volume d i pa.gg. 400 con 38 figure IV - A. LusTIG - A. B usiNOo. - I « gas di guerra •· Impiego ed effetti - Provvedimenti e cura. - Un volume d i pa gg. 104 con 3 tavole microgro.ficho a colori . . . • • . . . . . • . . . . V - A. Lusna . - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i ga.s durante la guerra mondiale (1915-918). - Con 21 figure

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(Seoue 3' 1l(l{}ina della oopertinn)


MEMORIE

SCUO:bA

DI

ORIGINALI •

SANITÀ

MII>lTARE

OABINE'rrO DI TBA.UMATOLOGL\.

SUOLI EFFETTI DELLE SOLUZIONI SALINOGOMMOSE NELLE GRAVI EMORRAGIE <.1 '- .•·. ~..\

r: . _,· ~ ·-··),;~

RICERCHE SPERIMENTALI

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dei dott. Pasquale Buccl, assistente ed Alfonso Magllulo, insegnante ti t. di 2° grado ca.pitaui medici

Secondo la teoria formulata per primo da Goltz e confermata dalle esperienze di Gallie, Schwartz, Gauder e altri, una perdita di sangue può determinare la morte anche quando esiste nel torrente circolatorio un numero di emazie sufficienti per assicurare i processi di os:sidazione. Tale fatto sarebbe dovuto non alla diminuzione del valore globulare del sangue rimasto, ma aHa deficienza della massa sanguigna. che determina uno squilibrio nella meccanica circolatoria.. Come è noto, nelle gravi perdite di sangue, comunque prodotte, si ba un enorme abbass~.mento della pressione arteriosa ed insieme a questa una debilitazione delle funzioni principa-li dell'organismo stesso, la quale è in rapporto alla quantità di sangue perduto. Se non si spinge la. perdita di sangue fino a.lla morte dell'animale, si ha un rapido versamento di linfa. nel sangue e quindi una sottra.zione di acqua dai tessuti, coi saH in essa disciolti, ciò che determina una idremia con oligocitemia e leucocitosi. Per la relativa celerità con ctù si riforma la. parte liquida ùel :saugue si può, ad intervalli e con sa.lassi ripetuti, estrarre una quantità di sangue maggiore di quella che l'animale aveva prima del salasso senza produrre la morte ; però i corpuscoli colle successive sottra.zioni di sangue vanno gradatamente diminuendo di numero fino al punto di determinare la morte quando la quatità delle emazie è discesa al disotto di un certo limite che varia nei diversi soggetti. Secondo il Richet basta. il 20 % dei globuli perchè i fenomeni di ossidazione, intrattenuti dall'ossigeno trasportato dalle emazie, siano sufficienti per mantenere la vita. È chiaro quindi che occorre ovviare a questa perdita di sangue determinato dalla emorragia, se si vuole che i fenomeni vitali continuino .a svolgersi nei teRsuti e specialmente nei centri nervosi. (l) Comunicazione fatta al III Congresso della Sooletà di Medicina. legale dJ Fl.renze, IDAGio..giulfllO 11127. Del prefente la voro la parte blbllogra6ca, la critica e le oonolusloni sono state redatt. dal dott. MAGLI C'LO; la parte riguardante gli e.~perimenti dal dott. Bt"CCI.

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SUGLI EEFE'ITI DELLE SOLUZIONI S.ALDfO, ECO.

È degno di nota il fatto che l 'abbassamento della pressione sanguigna, quando persiste oltre un certo limite di t.empo, dà luogo ad una dimin"D:zione dell'eccitabilità dei centri bulbari, e se tale abbassamento viene ancora prolungato non riesce efficace neppure la t rasfusione del sangue, perchè i centri hanno perduto il loro potere di eccitabilità. Ora per poter ristabilire l 'equilibrio della meccanica cardio-vascolare e con esso il normale ricambio m1.teriale, così intenso negli animali superiori, per il mantenimento delle pii1 importanti funzioni vitali, è necessario ripristinare, tempestivamente, il volume della massa cireolante. Per raggiungere tale scopo nelle gravi emorragie fin dal secolo xvi, come è not o, sorse l'idea di trasfondere il sangue quale mezzo più efficace; però le numerose esperienze sugli animali e anche sull'uomo, compiute in seguito, portarono a risultati non sempre incoraggianti a cau sa della scarsa conoscenza delle reazioni biologiche, da un lato, e per difett o di tecnica, d ali ' alt ro. Dopo i lavori di Grile all'inizio del secolo in corso (1909) e di una successiva schiera di ricercatori, che in questi ult.imi tempi trovarono la trasfusione di sangue l'unica risorsa nei casi di grave emorragia, ta.le metodo di cura ispirato allo séopo di ovviare alle perdit.e di sangue, ha avuto una più larga diffusione nella. pratica. Però, oltre alla t rasfusione di sangue, un altro mezzo comunemente usato per compensare la perdita della massa liquida dovuta all' emorragia ·sono state le iniezioni endovenose di sieri artificiali isotonici ed ipertonici e tra questi sono da ricordarsi il siero di Hajem, di Locke, di Ringer-Locke. Ma le osservazioni cliniche e le ricerche sperimentali (Roger, ruffier, Crile) banno dimostrato che le iniezioni di questi sieri artificiali determinano solo un tempora neo e passeggero aumento della pressione arteriosa, che dopo qualche ora ed anche meno (Sberington) discende al di sotto del valore iniziale. Così altri hanno usa.t o sieri glucosati, i quali non riuscirebbero pericolosi quando coesistono lesioni renali ed avrebbero contemporaneamente un'azione nutritiva diuret i<!a e antitossica; però gli effett i nei riguardi della pressione sanguigna sono analoghi a quelli delle soluzioni fisiologiche semplici ed ipertoniche. A spiegare l'azione temporanea anche delle soluzioni saline ipertoniche sulla pressione sanguigna basta riportarsi alle leggi dell'equilibrio osmotico fra le soluzioni, perchè mentre d apprima la pressione osmotica dei sali attira l 'acqua in circolo, in seguito, essendo le pareti vasali permeabili ai sali, viene a stabilirsi l 'equilibrio osmot ico mercè il passaggio dei sali dall'interno dei v asi, all'esterno. Resta perciò dimostrato dalle o:sservazioni cliniche e dalle ricerc he sperimen tali la superiorità della t rasfusione di sangue di fronte alle iniezioni endoven.ose di sieri ar tificiali nelle gravi perdite di san gue. Circa però l 'impiego della trasfusione di sangue è da osservare che nella chirurgia di guerra essa non sempre è di facile applicazione spec.ialmente nei posti avanzati, mentre nella pratica c.ivile è usata in pochi casi. Dal punto di vista pra.tico c'è dunque da ricercare se alt re soluzioni che n on siano le comuni soluzioni saline isotoniche ed ipert oniche dimostratesi ineffioaci, pof;sono sostituirsi nei loro effetti alla t rasfusione di sangue n on sempre, per ovvie ragioni, applicabile.


SUGLI EFFETTI DELLE SOLUZIOil<ì. SALINO, ECC.

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Bayliss in seguito ad esperimenti praticati sui gatti ha trovato che una. soluzione gommosa al 6-7 % in soluzione fisiologica Ìiesc.e ad inna.lzare la pressione sanguigna abbassatasi per emorragia, e che tale innalzamento, a differenza di quello prodotto dalle soluzioni fisiologiche semplici o di liquido di Ringer, si mantiene per molto tempo. Ciò dipende secondo Baylis dal fatt.o che. la soluzione gommosa avendo la viscosità del sangue e la pressione osmotica dei suoi colloidi, oltre quella dei sali che contiene, non abbandona i va.si sanguigni e determina per conseguenza un innalzameuto duraturo della pressione a rteriosa. Dale, citat.o da Bayliss, ha esperimentato la soluzione gommosa néi conigli. Mak e Gasser (1918) ne iniettarono in quantità tale che il sangue ne contenesse il 10 % senza effetti dannosi. Nell'uomo, nei casi in cui si ebbe la morte dopo l'iniezione di gomma, non si riscontrarono trombosi od altre lesioni dipendenti dalla gomma. Oltre a ciò è stato accertato sperimentalmente che le soluzioni gommose non hanno propriétà emolitiche ed agglutinanti per il sangue uma.no. Le soluzioni gommose sono facilmente sterilizzabili senza perdere la •. n-l' "• "'\ loro viscosità alla temperatura di 100° C ; esposte all'aria non muffiscono •,; ,··. ',.;' facilmente né agevolano l'attecchimento dei bacteri~ probabilmente per -' · · .• l'assenza di proteine ; e per questa stesRa ragione non determinano feno' ~ meni anafilattici. Dal Bayliss furono usate nei gatti e nelle cavie soluzioni "'-. · · gommose tre settimane dopo un'iniezione prevE>ntiva. senza che si determir.·-:' '· .'' :-.A '~ / ' na.sse alcun segno di shock anafilattico. ~....-: .. · ..:- ; '. Ricbet, Brodin e S. Girons (1918) con una serie di esperienze hanno · : .. ,.. .fr ì" dimostrato che nelle profuse emorragie, anzicbè ricorrere alla t.rasfusione del sangue, possono usarsi le iniezioni endovenose di soluzioni isotoniche di Na CL. al 7 per mille. Essi però consigliano di inietta.re grandi quantità di liquido gradualmente e frazionalmente poichè la soluzione introdotta in circolo viene subito assorbita dai tessuti. Le necessità di inietta.rne una grande quantità è spiegata dal fatto che, anche quando il numero delle emazie è ridotto &ll'8 % del numero iniziale, essa è sufficiente per tenere in vita il cuore ed i centri nervosi, purchè la quantità del sangue sia del 27 %. Quindi appare più necessaria la massa del liquido che non quella • delle emazie. Essi consigliano anche di addizionare il lO % di glucosio e di latt.osio. Con altre esperienze gli stessi AA. hanno dimostrato che il liquido di Locke è molto superiore a.Ue semplici soluzioni di cloruro di N a. Inoltre essi hanno ancora (aprile 1918) potuto determinare quale debba essere la proporzione delle emazie che possono, prima della morte, andare perdute con l'emorragia, sia quando questa è sempliee, sia quando siano sta.te iniettate preventivamente dopo ciascuna diluizione sanguigna della quantità. di liquido isotonieo uguale alla quantità di sangue perduto. I re11Ulta.ti sono del tutto diversi se l'animale riceve delle iniezioni endovenose di soluzione aa.lino isotoniche. La quantità del liquido iniettato era. uguale alla quantità. di ·sangue tolto. Secondo gli AA. esiste una. differenza enorme tra i cani non iniettati, che muoiono dopo aver perduto il 62 % dei loro globuli. Da ciò resulta che si può far sopravvivere un orga.nismo dopo una copiosa emorragia qualm::a venga iniettato nelle vene una soluzione salina isotonica. ·

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bUGLI EFFE'ITI DELLE SOLUZIONI SALINO, ECC.

Gli stessi autori, però, ritornando sull'argomento (ottobre 1918),hanno asserito che se· si dissangua un cane fino a morte, si vede che questa avviene quando l'animale ha perduto il 75 % dei suoi globuli (media di 12 esperienze). Però antecedentemente alla morte esiste un periodo di tempo, in cui il cane, per l'emorragia subita, si trova in uno stato tale che se non s'interviene, fatalmente esso muore. 11 limite mortale per detti autori è di una perdita di sangue del 70 %, cifra calcolata in rapporto al numero di emazie per millimetro cubo. Questa cifra, se si prende la proporzione di 1/13 stabilita dai fisiologi per i ca,ni del peso di kg. 10 e va,riando a 1/15 nei cani di kg. 20 e di lf16 nei cani di kg. 30, corrisponde al 5,3 del peso del corpo e non al 4,5 ammesso dagli autori classici. Ammettendo dunque come mortale una perdita del 70 %, i mezzi terapeutici che fanno vivere un cane dissanguato ad un tasso inferiore al 70 % non possono essere considerati efficaci, perchè senza a.l<:un intervento molto probabilmente l'animale ·può sopravvivere. Gli AA. chiamano quindi efficace soltanto quei mezzi che permettono la vita dopo una perdita superiore o uguale al 70 %· Essi pertanto banno perciò condotto due gruppi di esperienze. K el 1° gruppo, dopo aver sottratto una quantità di sangue ai ca.ni, ful'ono iniettati sieri diversi (di cavallo, soluzioni saline, di glucosio e gommose); nel 2o gruppo, ai cani furono praticate trasfusioni diverse (trasfusioni diretta d'arteria a vena, trasfusione di sangue con citrato di sodio, di plasma con citrato di sodio) . In base a tali esperienze essi poterono dedurre che le iniezioni saline da sole non costituiscono un tratta.mento efficace nelle emorragie. La trasfusione di sangue o di plasma earebbe secondo essi la sola risorsa, poichè le iniezioni saline·non avrebbero altro vantaggio che di prolungare temporaneamente la vita, vanta.ggio anche incerto perchè in alcune esperienze sui cani, trattati prima con la soluzione salina e poi con la trasfusione, si ebbe quasi sempre la morte dell'animale. Il Barthélemy, invece, seguendo il procedimento di Bayliss con iniezioni di so1uzioni gommose al 6 % aveva potuto ottenere, iniettando una quantità di soluzione gommosa inferiore al sangue tolto, risultati positivi sia sugli animali che in un ferito che aveva avuto una forte emorra,gia.. Egli q1ùndi ritiene che le iniezioni endovenose con soluzioni gommose sono efficaci quanto la trasfusione di sa.ngue. Il Richet, Brodin, S. Girons, però, obbiettano che negli esperimenti del Barthélemy i cani furono dissa.nguati ad un tasso inferiore al 70 %, cioè, al di sotto del limite compatibile con la sopravvivenza dell'animale. Contro tali obiezioni sta però di fatto cbe il Ba,yliss (1922) in una serie di esperienze su gatti enestesizza.ti, intraprese a.IJo scopo di stabilire il Umite per la concentrazione dell'emoglobina e del volume di sangue perduto da sostituire con fluido artificiale, ha trovato che, se la quantità di sangue perduto non è superiore al 70 %, poteva essere effettivamente sostituita da soluzione salino-gommosa senza che si verificassero disturbi respiratori o circolatori mentre una perdita. di oltre il 70 % era sempre fatale in 2 o 3 ore se non sostituita .

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SUGLI EFFlllTTl DELLE :SOLUZIONI SALINO, ECC •

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Per il Bayliss il volume del sangue deve essere calcolato a l 6,2 % del peso del corpo: se si calcola il 7,5 % la perdita del 70 % di sangue diventa del 57 %. Inoltre egli aveva notato che se veniva sottratta una. quantità di sangue superiore al 70 % gli animali non sopravvivevano più di tre ore a.uche se il volume di sangu.e perduto veniva. sostit uit o con soluzione l!a.linogommosa. o plasma glucosato. Per il Richet invece, come abbiamo detto, la massa totale del sangue corrisponderebbe al 5,3 %· n Tesauro (1924) in alcuni esperimenti ba constatato cbe la pressione sanguigna, abbassata con l'emorragia, e risollevata con l'iniezione di soluzione gommosa al 6 %, continua a mantenersi all'altezza normale senza andare soggetta ad ulteriori abbassamenti. Dalla suesposta bibliografia, per quanto-il Ricbet con le sue ricerche non abbia t rovato efficace l'uso delle soluzioni salino-gommose, sta di fatto che, oltre la conierma successiva sperimentale fatta su animali dal Bayliss, del Barthélemy, 9al Tesa.uro, le soluzioni gommose erano state t rovate efficaci nei feriti dell'armata inglese nell'ultima guerra europea. Egualmen te Drwnont e Taylor1 citati d al Bayliss, riferiscono alcuni casi importanti tra cui uno riguardante un ferito con grave emorragia in cui l'iniezione di soluzione di gomma aumentò la pressione del 76 a 122 mm. di Hg. in modo che potè sopportare un definitivo atto operativo per una demolizione e un altro ferit o con lesione dell'arteria ascellare , in cui la pressione pur essendo stata elevata con la trasfusione di sangue da 63 a 114 mm. di H g., essendo discesa alla fine dell'atto operativo, a 80 mrn. di H g., fu innalzata fino a mm. 119 con l'iniezione endovenosa_di soluzione gommosa; si ebbe poi la guarigione del ferito. Altri casi di feriti della pleura, dei polmoni e del rene trattati con le stesse iniezioni endovenose confermarono l'efficacia delle sohizioni gommose. D Fraser e Oower nel1917 in un ferito addominale con profusa emorragia accompagnata da shock, con l'impiego della soluzione gommosa durante l'operazione poterono riportare la pressione da 45 a 89 mm. ed il giorno successivo a 120 mm, con guarigione consecutiva del ferito. Lo stesso resultato ebbe il Barthélemy con l'uso della soluzione gommosa in un f-erito che aveva avuto una gravissima perdita di sangue in seguito a sezione completa delle femorali. Circa la concentrazione della soluzione salino-gommosa gli autori non sono tut ti d'accordo. Di fatti, mentre il Bayliss consiglia una soluzione del 6-7 %, nell'esercito inglese furono però usate concentrazioni a titolo inferiore, le quali se si dimostra,rono efficaci più delle comuni soluzioni saline (Cawel) non furono egualmente effica-ci nelle gravi emorragie. Lo stesso Ba.yliss nelle esperienze sui gatti dopo una perdita. di sangue del 60 % trovò insufficienti le soluzioni del 3 % . Egli ritiene che la soluzione gommosa del 4-5 % è utile solo nelle emorragie di lieve entità. Rou.x e Wilson preferiscono invece l'uso delle soluzioni da16 al 7 %· Erla.nger ha 118ato la. soluzion e salino-gommosa al 25 % iniettandola però molto lentamente. Da quanto sopra. abbiamo esposto resulta che non solo i vari autori non sono tutti d'accordo circa l'efficacia delle soluzioni salino-gommose nelle emorragie, ma an che circa le varie concentrazioni delle soluzioni stesse.


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SUOLI EFFETTI D ELLF. ~OLUZIONI SALINO, ECC.

Per tali ragioni abbiamo creduto opportuno di fare alcune esperienze sui cani dopo aver prodotte emorragie spinte quasi sempre al limite massimo compatibile con la vita allo scopo di stabilire: l o GIi effetti delle iniezioni endovenoee di soluziorii salino-gommose dopo profuse emorragie nei riguardi dell'innalzamento della pressione arteriosa i 2° In quale concentrazione le 1\te~:~e wluzioni siano pii1 utili. A tale scopo abbiamo diviso perciò le nostre esperienze in quattro gruppi: nel l o usando soluzioni sa-lino-gorrmo ~e al 6 %; nel 2o a.llO %i nel 3o al15 % ed un 40 grupJlO al titolo di controllo adope1ando liquido di Ringer. Ncttu·ra chimica- della g.r,mma m·abi<a e pnparadone delle sol112ioni s~lino-{iommose. La gomma arabica è una mescolanza di polimeri di galattosio ·e di pentosio (arabinosio) in proporzioni va,rie. I campioni migliori sono riconosciuti quelli provenienti dal Cordovan e dal distretto del Nilo Azzmro. Alcuni campioni possono contenere tannino che è certamente in linea di massima non desiderabile. La presenza di cloruro di ferro non darebbe alcuna colorazione. l campioni usati dal Bayliss erano limpidi e trasparenti e venduti in commercio come Turkey elect. Nei nostri esperimenti ci siamo serviti di campioni forniti daUa ditta Carlo Erba venduti col titolo di gomma arabica bianca. crivellata. Non è ancora esattamente conosciuto come avvenga l'elirnina.zione della gomma. dalla circolazione. Il Bayliss ha trovato che il sangue d'un gatto dava una reazione positiva per i pentosi, 24 ore dopo un'iniezione di soluzione gommosa, ma èra assente tre settimane dopo. Sembra che l'eliminazione nelle urine avvenga molto lentamente. Lo stesso Bayliss non trovò la reazione dei pentosi nell'urina concentrata e ridotta a piccolo volume d'un gatto cui era stata iniettata 6 ore priifla della soluzione gommosa.

Il Meck e Gaver (citati dal Bay li8s) la rinvennero nell'urina dopo inie-

zioni di grande quantità di gomma. Il galattosio come costituente del lattosio (zucchero di latte) è una sostanza nutritiva; se la gomma è idrolizzata può essere ossidato come sorgente di energia. È noto che l'arabinosio dato sottocutaneamente è eliminato coll'intestino. È probabile quindi che la gomma e i suoi prodott.i idrolitici possano essere in parte eliminati per questa via. E poichè le reazioni chimiche associate al metabolismo dei carboidrati sono reversibili, presumibilmente il galattosio può essere formato dall'arabinosio di gomma,_ (Bayliss). La gomma arabica contiene sali di calcio e tracce di sali di potassio, di magnesio, di ferro ; di silicio. È stato dimostrato che il carbonio di calcio che in genere è contenuto nella gomma arabica del commercio è assorbito. Le rimanenti sostanze impure della gomma, data la loro scarsa presenza, non sono in quantità tali da produrre fatti emolitici. Nelle nostre esperienze per la preparazione delle soluzioni a.bbiamo disciolto la gomma in acqua distillata e sterile e lasciata a gonfiare per nn giorno fino a diventare mucillagine; qlùndi abbiamo


SUGLI EFJ'ETTI DELLE SOLUZIONI SALINO, ECC.

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portato la mucillaggine al volume di concentraziQne voluta a.ggiungendovi clururo di sodio nella proporzione del 0,9 %· Il tutto poi veniva filtrato con carta da filtro svedese a cenere dosata.dell'Istit.uto chimico farmaceutico militare. Dopo la filtrazione la soluzione veniva messa in ampolla di vetro da mezzo litro che venivano sterillzzat.e e chiuse alla fiamma in modo da poterle impiegare anche molto tempo dopo la preparazione. Abbiamo sempre ottenuto soluzioni limpide. TECNICA D EGLI ESPERI!IlENTI.

Ci siamo quasi sempre serviti di cani di media taglia (12-15 chilogrammi) accoppiandoli possibilmente della stessa età e razza per i vari gruppi di

esperienze. Di ogni cane abbiamo calcolato il sangue totale in. rappurtu al peso e cioè ad 1/13 (Richet). Abbiamo sal a~sato i cani estraendo H 65-70 % del peso del sangue t otale riportandolo quindi a volume per poter più esattamente valutare la quantità volta per volta corrispondente al volume della soluzione gommosa da iniettare. Immobilizzati i cani, previa iniezione di una soluzione di morfina e cloralio (cloralio gr. 50, 'morfina cg. 20, acqua gr. 200) nella proporzione di l centimetro cubo per chilogramma, di peso del corpo, si isolava la carotide primitiva. con un incisione lungo il margine anteriore dello sterno-cleido-mastoideo e nel tratto di arteria compreso fra due pinze a pressione del Carrel, si praticava un incisione a becco di flauto attraverso la quale veniva innestata l'estremo inferiore olivare d'una cannula di vetro a T, mentre l'èstremo opposto della branca trasversale veniva messo in comunicazione con la colonna liquida del manometro del Ludwig ; l'estremo libero del tratto verticale della cannula. veniva invece innestato ad un tubo di gomma. in comunicazione con un re. cipiente di vetro contenente una soluzione anticoagulante di bicarbonato di sodio {gr. 45 per Inille) e carbonato di sodio (gr. 60 per mille). Contemporaneamente veniva isolata la vena femorale ed innestato in essa con la stessa tecnica l'estremo olivare d 'una cannula da fleboclisi munita di un rubinetto ed in comunicazione con un cilindro graduato contenente· la soluzione gommosa. Prima di cominciare la registrazione della pressione si stabiliva il livello del mercurio del manometro. Indi tolta la pinza a pressione del capo centrale dell'arteria si registrava la. pressione arteriosa iniziale a mezzo di un chimografo. Il salasso veniva effettuato dalla stessa arteria t ogliendo dalla branca verticale del tubo della soluzione anticoagulante. Dopo il . sala.sso si registrava la pressione sul poligrafo e cosi successivamente dopo ogni iniezione di soluzione gommosa che veniva iniettata sempre frazion~r taroente e molto lentamente alla temperatura di 37°-38°. n cane veniva lasciato sul tavolo in tali condizioni per diverse ore in modo da poter controllare la pressione sanguigna nei vari periodi' di tempo. La penna scrivente veniva sempre lasciata in connessione col cilindro affumicato anche quando il chimografo era fermo in modo da. poter avere snllo stesso tracciato i vari valori della pressione nelle diverse ore.


SUGLI EJ'J'ETTI DELLE SOLUZIONI 'J..u.INO, EOO.

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SUGLI BUE'dl DELLE SOLUZIONI SALINO, ECC.

ESPERIMENTI.

Esperimento n. l del 10 gennaio 1927. Temperatura dell'ambiente 16o C. Cane maschio del peso di kg. 8,200. Sangue totale gr. 630. Sangue tolto gr. !24 = cc, 400 e pari al 67% della. massa totale del sangue. Pressione iniziale 140 mmHg. · Si tolgono 400 eme. di sangue e la pressione si abbassa a 40 mmHg. Si iniettano 400 cc. di soluzione gommosa. ad intervalli. · La. pressione si va. gradatamente innalzando (vedi tracciato fig. l a e b) sino a raggiungere il valore di 125 mmHg. e tale si mantiene sino a. tre ore dopo. Dopo tre ore la. pressione è di 120 mmHg. (Vedi tracciato fig. l·c). D cane sopravvive in ottime condizioni. · E~e·r-imento n. 2 del 25 gennaio 1927.

Temperatura. ambiente 15o C. Cane maschio bastardo. Peso kg. 12. Sangue totale gr. 920. Valore della. pressione arteriosa. iniziale 140 mmHg.

J'la. 1-e

Sa.la.sso della. carotide destra. di gr. 644 di sangue pari a 600 cc. cioè 70 %· Si iniettano gradua.lmonte. 600 cc. di soluzione gorrunosa. al 6 %La pressione, che dopo il dissanguamento era di 60 mmHg., si va. gradatamente innalzando' fino a raggiungere il 130 mmHg. e si mantiene come tale sino a 4 ore e % dall'inizio dell'iniezione con qualche lieve oscillazione. · · n cane sopravvive e dopo 8 giorrii· in perfetto benessere viene rinviato al macello. Espet>imemo n . 3 del 5 febbraio 1927. Temperatura 6Illhiente 16° C. Cagna bastarda del peso di Kg. 13,500. Sangue totale gr. 1038. Sangue tolto gr. 726 = eme. 685 pari al 70 Ofò.

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SUOt.I EFFETTI DELLE SOLUZIONI SALINO, F.CC.

Pressione iniziale 13;3 mmHg. Dopo il salasso la pressione si ·abbassa a 45 mmHg. Si comincia ad iniet· t.are la prima dose di soluzione gommosa al 6 % e la pressione si innalza a 70 mmHg. Colle successive iniezioni la pressione continua ad innalzarsi fino a raggiungere 130 mmHp:. Dopo 4 ore la pressione si conserva. a. 125 mmHg. Il cane sopravvive e viene dopo qualche giorno mandato al macello.

Esperimento n. 4 del lO febbraio 1927. Temperatura. ambiente 160 C. Cane maschio bastardo del peso di Kg. 14. Sangue totale gr. 8706. Sangue tolto gr. 750 = cc. 700 pari al 70 % del sangue totale. Pressione iniziale 160 mmHg. Si salassa. il cane in due tempi estraendo prima 359 centimetri cubi di sangue e la prossiono si abbassa a 70 rrùUimetri e poi di altri 350 centiznetri cubi la pressione scende a 40 mmHg. Dopo 5 minuti dall'ultimo sala.<>so si inizia. l'iniezione nella femorale d 'una. soluzione salino-gommosa al 10 % iniettando 150 centimetri cubi; la. pressione va. gradatamente innalzandosi sino a mm. 114; dopo 5 minuti si iniettano altri 150 centimetri cubi di soluzione (pre...«sione mm. 130) che si mantiene quasi costante. Dopo 10 minuti si iniettano altri 100 centimetri cubi di soluzione (pressione 165 mmH!Z). Subito dopo la rres.c.;ione si ·abbassa a mm. 145. Si iniettano altn 50 cE-ntimetri cubi di soluzione raggiungendo il totale di 400 centimetri cubi pari a. circa. i 2(3 del volume del sangue tolto. La pressione si rende stabile dopo w1'ora a mm. 150; dopo due ore scende a 120, dopo 3 ore va. di nuovo atunentando fino a. mm. 130 ed infine dopo 4 ore l'aumento della. pressione raggiunge i mm. 135. Il cane tolto dal tavolo dopo 4 ore Yz è sveglio ed in buone condizioni. Il giorno successivo il cane si nutre volontariamente e nou presenta alcun disturbo rli sortA.. Nei giorni successivi e fino all'Sa giornata. il cane sta benissimo, dopo viene rimandato al macello. Esperim-ento n. 5 del 27 febbraio 1927. (Vedi fig. 2-a e b). Temperatura. ambiente 170 C. Cane maschio del peso di kg. 15. Sangue totale calcolato in gr. 1150. Col sa.la.sso ai tolgono gr. 770=720 centimetri cubi pari al 67 % del volume del sangue. Pressione ini2:ia.le 130 mmHp:.; dopo il sa.lasso 40 mmHg. Si iniettano nello spazio di 20 minuti 550 centimetri cubi di soluzione salinogommosa. al 10 %D opo l'iniezione dei primi 150 contimetri cubi di soluzione la. pressione è di rom. 85-90. Iniettati altri 150 centimetri cuhi di solu2:ione la. pressione sale a. mm. 120. Dopo l'ultima iniezione la. pressione raggiunge il valore iniziale. (Vedi tracciato n. 3·b). Dopo 4 ore la pressione è di mm. 130. (Vedi fig. 2-c). Il cane sopravvive. Il giorno seguente e negli 8 giorni successivi sta bene ed è inviat.o al macello in ottime condizioni. Esperimento n. 6 del 2 ina.ggio 1927. Temperatura ambiente 20° C. Cane mMchio del peso kg. 12. Sangue totale gr. 920.

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SUOLI EFFETTI DELLE SOLUZIONI SALINO, ECC.

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Si salassa il cane e si estraggono centimetri cubi 600 pari a circa. il 69 % - della· massa. t"ota.le del ·sangue. (Vedi fig. 3-a}' Pressione iniziale mm. 137. D opo il salasso la pressione o d i 40 mmHg. Il respiro diventa. superficiale, pulsazione appena. percettibile. Si pratica la respirazion.e a.r:t-ificia.le. Dopo 10 minuti s ia il respiro che il polso ritornano regolari. Si inietta. subito n ella. f emorale 100 centi metri cubi di soluz ione gommosa: a.ll5 %La pressione sale a mm. 60. S'introducono altri 150 centimetri cubi di soluzione. Pressione mm. 90. Dopo 5 minuti s i iniettano lentamente altri 150 centi· metri cubi di soluzione. Totale della soluzione iniettata, 400 centimetri cubi. La pressione raggiunge i l 00 millimetri; dopo 3 ore è di l 02 millimetri e tale s i mantiene sino a 4 ore. (Vedi fig. 3-b ). · II cane soprav vive, ma presenta. s piccata. tachicardia che pet·ò va scompa· rendo lentamente entro le 24 ore. Nei giorni succe.c;sivi non si notano disturbi car· diaci di sorta..

Fig. 3·11

Elfl)erinJ.ento n. 7 del 4 maggio 1927. Temperatura ambiente 20° C. Cane maschio del peso di kg. 13. Sangue totale gr. 1000. Pressione iniziale 130 mmHg. Sala.sso di gr. 700= 660 centimetri cub1 di S&rtg';16 pa~i al670% di q~ello totale. La pressione si alb~~ a 45 ~~Hg. Il respt~o d.tventa. .supe:fi~t~l~. ,. . . S i pratica la resptrazwne a.rtifictale per 5 lfU!1Utl .e sub1~ s t. ":112;1~ lmte· Zlone di soluzione gommosa al 15 %- Nello spa.zto dt 20 mmutt St mtettano 450 centimetri cubi di soluzione. La pressione raggiunge al termine della fleboclisi i 98 mmHg. Il cane ha . dispnea e il ritmo cardiaco è frequente. È abbattuto ed ha perdita. di feci ed urine. Le condizioni vanno sempre peggiorando finchè dopo 16 ore muore nonostante iniezioni di eccitanti, sovrariscaldamento del corpo. EsperirM11-to n. 8 del 6 maggio 1927. Temperatura ambiente 19° C. Cane maschio del peso di kg. Il. Sangue totale gr. 846. Pressione iniziale 135 mmHg. Salasso di 475 centimet.ri cubi, pari al 60 o/o della massa totale.


240 SUGLI EFFETTI DELLE

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SOLUZIO~l

S.<\LI-;o, l~CO.


SUO LI F: FFJ::'l'Tl DELLE SOLUZIONI !;IALINO, EC'C.

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SUOLI E.t' FETTI DELLE S OLU ZIONI SALINO, E CC.

La .pressione si abbassa a 50 mmHg. Si inc.on:lincia l'iniezione eli liquido eli Ringer che s i continua gradatamente fino a iniettare nello spazio eli 16 minuti. 475 centimetri cubi di soluzione. La pressione si innalza. subito a rom. 90. e si mantiene tale per 45 minut~; dopo incomincia lentamente a çliscendere; ma a dist-an~a di mez-z' ora. ritorna a mm. 70 e e. questQ limite si m(l.ntiene fino a. 3 ore. 11 cane è molt<> abbattuto. Ha tachicardia e respiro frequente, ma sopravvive.

E sper irnento n . 9 del 25 maggio l 927. Temperatura. ambiente 20o C . . Cane maschio del peso eli kg. 12,500. Sangue to tale gr. 960. Pre.':lsione iniziale l :35 mrnHg. i':ìalasso di 633 centimetri cubi di sang ue pari al 70 % del sangue totale. La pre.'lsione s i abbassa a 40 millimetri. Iniezione di liquido di Ringer di 630 cent·imetri cubi fra.ziona.tamente e lentamente per un periodo di 15 minuti. La pre.'lSione si innalza gradatamente fino ad 85 millixnetri. p erò si mantiene per· mezz'ora. ad una pressione che oscilla tra. i 75-80 millimetn e dopo incomincia a diminuire fino o. 45 millimetri. Il cane ha respiro frequente, superficiale, polso frequente, piccolo sino a diventare impercettibile. Si ricorre alla. respirazione artificiale che si pratica per un'ora circa. Il cane riprende temporaneamente, ma muore dopo due ore. Esperimento n. lO del 28 maggio 1927. Temperatura ambien te 21° C. Cane maschio d el peso di kg. 14,800 San~:ue totule gr. ll40. Pre.o;;sione iniziale 150 mmHg. Sangue tolto $!r . 798 =eme. 752. Dopo il salasso la pre.<>sione è di 45 mmHp;. Si inietta nelle vene 750 centimetri cubi di liquido di Riuger. La pressione si innalza momentaneamente, ma dopo ridiscende a 50 mmHg . Il cane muore d opo tre ore.

QUADRO RIASSUNTIVO DELLE ESPERIENZE

G

l!

z

Peso del cane 1(1'.

l 2 3 4

5 6 7 8 9 10

Peso del SADille

l

gr.

S alasso

l

gr.

630

12,000 13,500 14,000 15,000 12,000 13,000 11,000 12,500

644 1038 726 1016 750 1150 770 920 635 1000 700 846 507 960 672 1140 798

14,800

..

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R "C ='-..,.. <:.>.:, -

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-

-

-

-

-

600 600 685 685 700 450 120 550 600 660 475 633 -

752

-

-

-

-

-

>

250 170 200 210

400 450

-

-

-

-

475 630

-

750

-

-

(;,.

t~ ~·a

l eme l 6~0 I lO% l ta% l eme

4.24 400 400

8,200

920

Soluzione Iniettata

Liquido di Rlnger

-

~

~

s

8.~ .. :i ~ p:

Esito

!

67 Cane vivo 70 Cane vivo 70 Cane vivo 70 Cane vivo 67 Cane vivo 69 Cane vivo 70 Morto dopo U h. 60 Cane vivo 70 Cane morto 70 Cane vivo


SUGLI E FF&T.rl DELLE SOLUZIONI SALINO, li:CC.

243

CONSIDERAZIONI.

Dall0 gruppo delle nostre eiSperienze risulta che nei cani dissanguati dal 67 al 70 % della massa del sangue totale, mediante l'uso delle iniezioni endovenose di soluzioni salino-gommose al 6 % in quantità uguale al volume del sangue tolto, si ottenne un innalzamento della pressione arteriosa che si mantenne costante per oltre 4 ore con la sopravvivenza definitiva degli animali. Nel 2° gruppo degli esperimenti si ebbero gli stessi risultati con l'uso di soluzioni salino-gommose allO %iniettate in }lroporzione inferiore (4/5) rispetto alla massa di sangue tolto. Nel 30 gruppo usando soluzione salino-gommosa al 15 % si ebbe la. morte di un cane e n ell'altro si rileva,rono disturbi ca.rdiaci per sovraccarico che però scomparirono dopo le 24 ore. Nell'ultimo gruppo degli esperimenti di controllo si ebbe, in due cani dissanguati del 70 %, la morte nonostante l'uso delle iniezioni endovenose di liquido di Ringer., e la sopravvivenza in un a.ltro; è da rilevare però che la perdita di sangue in quest'ultimo f111 solo del 60 %, si può quindi supporre che anche senza l'uso del liquido di Ringer non si sarebbe avuta la mort-e dell'animale. È da ritenersi pertanto che l'innalza.mento della pressione sa.ngtùgna, ottenuto in modo costante per un tempo che oltrepassa le 4-5 ore, mediante l'uso di soluzioni salino-gommose, dia tempo· a.ll'animale, passato il periodo critico consecutivo al dissanguamento, di ristabilirsi gra.{}atamente mercè il •snccessivo lavoro degli organi ematopoietici che entrano in funzione, ciò che non si verifica con l'uso di iniezioni saline-isotoniche od ipertoniche che abbandonando il circolo in meno di un'ora determinano una caduta della pressione che porta rapidamente a morte l'animale. Circa la concentrazione delle soluzioni da usa.r e si rileva come i migliori risultati si ebbero adoperando soluzioni del 6 % allO % ed iniettando nell 0 caso una quantità uguale al sangue tolto e nel 2o ca~>o una quantità inferiore e precisamente ·ugua.l e ai 4/5 della massa di sangue tolto. Con concentrazioni maggiori (15 %) si ebbe la morte di un ca.ne e nell'altro disturbi circolatori per sopraccarico del cuore. · La viscosità del sangue determina.to da Albanese mediante il viscosimetro di Oswwald sembra quasi uguale a quella d'una soluzione di gomma arabica al 2-3 %· . Bottazzi trovò il valore della viscosità relativa (n) a 15° per il sangue d cane = 2,0233, ed a 39o == 1,84-1,87. L'importanza fisiologica della viscosità sta principalmente nella grande resistenza che per essa il sangue incontra a. passare attru.verso i capillari e nello sforzo grandissimo che deve fare il cuore. Parrebbe da ciò che un liquido per essere fisiologico, cioè indifferente ed innocuo per i tessuti, oltre ad essere isotonico ed isocondnttore, debba essere isoviscoso, cioè possedere un grado di vi:scosità uguale a quello del plasma sa.ngnigno (Lociani). Una soluzione di gomma quindi al6-7 % risulta leggermente più viscosa del siero di sangt1e di ca.ne. Usa.ndo soluziorù d'una viscosità a.ncora. maggiore evident-emente si attrae acqua dai tessuti e si mantiene in circolo


SUGU EFFETl'I DELLE SOLUZIONI SALINO, ECC.

con l'aiuto della gomma. In effetto per6 è lo stesso come usare soluzioni più diluite perchè la con servazione del liquido nei va.si è proporzionale alla pressione osmotica della gomma. Sembrano perciò piit raccomandàbili le soluzioni gommose leggermente iperviscose (al 6-7 %) quando si debba ricondurre la pressione in un soggetto che ha scarse riserve liquide. Dello

stesso avviso sono Bayliss, Rou:x e Wilson. L'uso di soluzioni più deboli al 2-3 % è consigliabile solo nei casi di scarse perdite di sangue ; perchè un grande volume d 'una soluzione debole dopo una breve permanenza nei vasi diviene uguale ad un volume d ' una soluzione più forte. Uso pratico clelle soluz-ioni salino-gommose. - Kel trattamento delle anemie acute post-emorragiche il fattore piit importante è assicurare che un'adeguata quantità di sangue porti ossigeno agli organi vitali e specialmente ai centri nervosi. Ciò si può facilmente ottenere con l 'innalzamento della pressione arteriosa mediante le iniezioni endovenose di soluzioni salino-gommose che aumentano il volume di sangue rimasto in circolo il quale anche nelle emorragie gravi che raggiungono il 70 % possiede il numero di globuli rossi necessari per assicurare in modo sufficiente i processi di ossidazione dovuti alle emazie. Pertanto le soluzioni salino-gommose si sostituirebbero nei loro effetti alle trasfusioni di sangue, e pur ammettendo che in ca.si speciali la trasfusione di sangue o l'iniezione di corpuscoli preservati possono e::;sere più efficaci, questa differenza non sembra evidente o molt-o grande. E qua,ndo si considerino le difficoltà che si incontrano inevitabilment.e nella pratica nell'applicazione della trasfusione di sangue e d 'alt ra parte il facile uso delle soluzioni salino-gommose, appareevidente quanto grande sia l'importanza. di questo presidio terapeutico, specie nella chirurgia di guerra. Molti chirurgi che avevano già richiamato l'attenzione in pratica civile pel metodo di cura in casi di grave emorragia, videro molto più assillante il bisogno di provvedere al trattamento immediato o secondario nelle p erdite di sangue dei feriti di guerra per il maggior numero di lesioni dei vasi nelle guerre moderne, dovute alle vaste la,cerazioni prodotte dai proiettili d 'artiglieria. Le emonagie primarie immediate e quelle ritardate rappresentano infatti la causa di morte di gran numero di feriti. È ben not.o il quadro del feri to in stato di shock emon agico : qualche ora dopo la lesione di un'arteria di medio ca,libro occlusa dal trombo sponta,neamen te, il ferito si presenta col volto coperto di sudore, mucose visibili scolorite, sguardo fisso, il corpo e gli arti sono immobili, polso piccolo e rapido, respirazione breve e >uperfìciale. Abbandonato a, se stesso il ferito è esposto ad una morte q uasi ':!~rta e rapida a ca.usa di una anemizzazione progressiva fino a condurre il ferito a sincope. Per il Richet la morte è dovuta all'anemia cerebrale. In questo stato di shock emorragico l'algidità è repentina, la respirazione frequente, mentre nello shock nervoso l 'algidità. è progressiva ed il respiro è lento. S i ha, diminuzione dell'emoglobina (Oowoerts e Zuns) dei globuli roRsi e dell a viscosità, vasoparalisi che conduce ad un ristagno di sangue nelle >ene la c.tli pressione è considerevole mentre quella arteriosa. è bassa.


SUGLI EFJ'E'rri DELLE SOLUZIONI SALINO, ECC.

245

Lo stesso Depa.ge a proposito dello shock nelle ferite di guerra consigliava di ristabilire la pressione aumentando la massa liquida e per ottenere ciò iniettava liquido di Loke quando la pressione si abbassava al di sotto di 80 rom. Hg; e poichè egli stesso trovava poco efficace tale iniezione aggiungeva delle sostanze capaci di influire sul tono dei vasi perchè nello shock sia emorragico che nervoso il tono dei capillari è abbassato e quindi in condizioni di favorire la trasfusione del plasma. Sono inoltre ben note le gravi cadute di pressione durante o dopo gli interventi chirurgici specie quando si sia adoperata la cloro-narcosi che, come si sa., spesso produce un abbassamento di pressione; in questi casi l'uso di iniezioni di gomma prima, dUJ."ante o dopo un'operazione chirurgica. ha effetto di ripristinare la pressione che si è abbassata o tende a cadere evitando cosi i di· sturbi circolatori. . È augurabile quindi che l'uso delle soluzioni salino-gommose si estenda di più nel campo clinico dove del resto ha già. dato prova della sua efficacia nei feriti dell'armata inglese nell'ultimo periodo della grande guerra. Ed è anche augurabile che, al pari di quel che si è fatto nell'armata inglese anche le nostre unità sanitarie, sia in pace come in guerra e specie in questa, siano fornite di fiale di soluzione salino-gommosa già. preparate e conservate potendosi facilmente sterilizzare senza perdere della loro efficacia. In alcune delle nostre esperienze ci siamo serviti di soluzioni preparate circa sei mesi prima e conservate in ampolle di vetro chiuso alla fiamma. Circa la tecnica delle iniezioni non vi è difficoltà. d' introdurre in una vena al gomito un ago concavo che può essere di calibro di circa 2-3 millimetri cioè sufficiente per permettere alla soluzione di fluire in misUJ."a adeguata. Si può anche, volendo, fare un taglio oblungo sulla vena con forbici che debbono tagliare con la punta intaccando la parete per circa la metà. come nelle comuni fleboclisi. La soluzione deve fluire molto lentamente altrimenti potrebbe avverarsi un'improvvisa, ma temporanea mancanza della pressione. E poichè la soluzione non contiene ossiemoglobina, al cuore ed ai polmoni subito dopo l'iniezione giunge una soluzione che non dà loro ossigeno. Tale fatto può essere allarmante; esso è però solo temporaneo. È necessario quindi che il recipiente contenente la soluzione gommosa non sorpassi mai i 60 centimetri al di sopra del livello della vena, livello che può variare secondo il calibro dell'ago, in modo che in %d'ora fluisca non più di %litro di soluzione. Per il resto si atterrà alla tecnica comune delle fleboclisi. Praticamente, quando la quantità della perdita di sangue è incerta, si può incominciare con iniettare mezzo litro di soluzione in 15 minuti circa e se la pressione non s'innalza permanentemente si può iniettare un altro mezzo. litro dopo 30·60 minuti. È da preferirai che la temperatura della soluzione sia di 370·38o. CONCLUSIONI.

In base alle ricerche sperimentali si possono· trarre le seguenti conclusioni; 1 1 Un organismo che ha perduto più del 65 % del suo sangue totale muore nonostante l'uso di iniezioni endovenose di liquido di Ringer. Esso invece può sopravvivere se gli si inietta nelle vene una soluzione !. -

awr-r. di JCedfcf114 mtlitan.


SUGLI EFFJ!l'l"l'I DELLE SOLUZIONI SALINO, ECO.

salino-gommosa. anche quando abbia. perduto il 70 % circa della massa. sanguigna. ; 2• È preferibile l'uso di soluzioni la. cui concentrazione non sorpassi il 10 % ; 3• La pressione sanguigna., abbassatasi in seguito a.d una grave emorragia., può farsi innalzare con le iniezioni endovenose salino-gommose, ed il suo innalzamento si mantiene costante, a differenza delle iniezioni di liquido di Ringer, che elevano la pressione solo in modo temporaneo; 4• Le soluzioni salino-gommose possono trovare pratica applicazione oltre che nel trattamento d'urgenza delle ferite complicate a. grave emorragja sia primaria che secondaria, anche nei feriti in stato di shock in cui l'abbassamento della pressione arteriosa rappresenta uno dei sintomi più gravi verso cui il chirurgo deve rivolgere principalmente l'attenzione prima di procedere ad importanti atti operatori. BIBLIOGRAFIA. BARTHEr.EMY. - La. survie definitive des chiens saignés à blano, obtenue pa.r un moyen autre que la transfusion du sa.ng. Compt rend. Acad. du Sciencu vol. 169, pa.g. 1000, 1919. BAYLISS W. M. - « The Osmotic Pressure of Eleotrolytically Dissociated Col· loido. • Proc. R oy. Soc. B. 84, 229-254, 1911. B.~YLrss. W. M. « Methode of Ra.ising a Low Arteria! Pressure •· Proc. Roy. Soc. B. 89, 380-393, 1916. BAYLISS W. M. - Intravenous injections in Wound Shock Longmans. London, 1918. BAYLISS W. M. - Haemorrha.ge and Blood Volume. Joum. Physwl. 1922, n. 56, Proc. XLVI. BAZETr M. C. - The value of Ha.emoglobin and Blood Pressure Observa.tions in Surgml casu Sclwck Committe ; R eport8, n. 5 (Ref. in Ba.yliss). BoTrAZZI. - Ricerche sull'attrito interno (viscosità.) di alcuni liquidi organici e di alcune soluzioni acquose di sosta.nze proteiche. Firenze, 1897. BoTrAZZI. - Elementi di chimica fisica. Soc. Eà. Ww. Milano, 1906. CoWELL E. M.- « The Initiation of Wound Schock • Memorandum n. 2 of elle Sclwclc Comm~. pp. 58-66 1917. DALE H. M. and P. P. LA.IDLAW.- "Hista.mine Schock • · In memorandum upon Surgical Schodk, etc. Med. Res. Com., 1917. Do&L"EN·CoURT. - Schock nervoso ed emorragico. (Seduta interalleata oonsa.· crata. alla biologia della. guerra.), 19 ottobre 1918, Pam Médtcal, 1918. DRUMMOND HAMILTON and E. S. TA.YLOR, - • The use of Intravenus Injenctions of Gum Acacia in Surgtcal Schock • Memorandt~m n. 3 of the Sohook Committee, 1918. DuNET. - Cura dello shock emorragico con le inie:l:ioni intra.venose di siero a 55°, Prèsse M édical n. 33, 1919. F&A.SER Jos:N a.ud E. M. Cow.mr.L. - • A Clinica.! Study of the Blood Pressure in Wound Condition.s. «Memo-randum n. 2 oj the Sclwck Committu, pp. 1-26, 1917. G AS.KELL W. H. c On the Tonicity of the Heurt and Blood Vessels •· Jot,rn. oa Pllysiol, 3-48-74. 1880. GAUT&ELET. Trattamento delle emorragie traumat.iche col aiero fisiologico di ~oke. Prè.gse Médical, lu~Siio 1915.


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OSPEDALE MILITARE PRINCIPALE DI ROMA Direttore : colonnello medioo L. MAzzETri

VIE D'ACCESSO OPERATORIE E CURA CHIRURGICA DELLE 'IDRONEFROSI per il dott. Dante Casella tenente colonnello medioo, capo reparto II chirurgia docente di patologia. t'hirurgiea

Noi tutti sappiamo quanto sia inda.ginoso e non privo di inconvenienti il dover proseguire un atto operativo in una. determinata regione, in cui il t!loglio iniziale si sia dimostrato non appropriato o non sufficiente all'intervento ; a seconda delle circòstanze siamo obbligati talvolta a sacrificare parti di ossa, più o meno importanti, a correre il rischio di aprire cavità. che si ha tutto l'interesse a conservare chiuse, a ledere membrane protettive importanti e infine a sezionare masse muscolari, fibre nervose e vasi che compromettono talvolta irreparabilmente la solidità della parete che si deve ricostruire e rendere necessario un reintervento sempre demoralizzante per il chirurgo e talvolta pericoloso per l'operato, per aderenze che organi importantissimi possono avere contratto colla parete stessa. Vi sono organi lesi che obbligano ad incidere la parete in una data regione, e tutt'al più lasciano libera la scelta alla direzione dell'incisione; altri invece permettono completa libertà. di scegliere la sede e la. modalità. del taglio; altri infine per i quali per certe affezioni è obbligatoria la. sede delle incisioni, per talune altre dello stesso organo si rende più opportuna un'altra incisione perchè offre più accessibile il campo operatorio, e dà più esatto conto dei rapporti con gli organi viciniori ed eventualmente dello stato dei visceri in generale. Di queste ultime affezioni sono alcune malattie del rene, ed in particolare le idronefrosi, di cui intendo occuparmi, cioè di quelle ritenzioni di liquido asettico che si formano nel rene, e delle cause che le producono. Esse possono talvolta assumere tale volume da rendere difficile, pericolosa, se non impossibile, l'estirpazione della sacca per la. via naturale anatomica, o estrinsecarsi anormalmente nell'addome, rendendo, non ostante i più sottili accorgimenti e mezzi d'indagine accurati, la. diagnosi è dubbia, per cui anche in questo caso l'incisione in sede normale, qualora il reperto operatorio si dimostrasse errato, comp]j.cherebbe inutilmente l'intervento. Tre casi presentatisi alla mia osservazione ill0 di una enorme idronefrosi chiusa traumatica datante da più di cinque anni, gli altri due di modiche idronefrosi intermittenti da calcoli, che io sottoposi ad atto operativo con esito lusinghiero, e nei quali dovetti intervenire su sedi diverse, si prestano per le loro peculiarità a delle considerazioni, snlle quali, per quanto ampiamente già trattate da maestri, pure non ho ritenuto ozioso il


\'lE D'ACCESSO OPEBATOBIE, EOC.

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volervi tornare sopra, ria.ndando, anche colla ta.ooia di inutili ripetizioni, ai vari periodi storici della cura di tali affezioni, e sopratutto alle viie d'accesso operatorie proposte per l'intervento. Queste ultime pertanto non riguardano esclusivamente le idronefrosi, ma esse furono si può dire il punto di partenza, poichè mentre il loro volume talvolta. enorme obbligava a cercare e nuove incisioni e nuove regioni per poterle con maggiore fa~ilità aggredire, la loro aaetticitA permetteva anche di a.prire l'addome, senza costituire perciò un pericolo per i visceri endoperitoneali, e si otteneva cosi quell'ampiezza necessaria per poter iniziare e condurre a buon termine l'operazione. CENNI STORICI SULLA OURA OHIRURGIOA DELLE IDRONEFROSI.

Gli inizi della cura chirurgica delle idronefrosi non furono molt.o audaci nè propiziatori; per lungo tempo questa si limitò alla semplice puntura evacuatrice della sacca che veniva praticata per lo più per via transperitoneale coi comuni tre-quarti, e quando più punture si rendevano necessarie, veniva laSciata la cannula in sit.o in modo da. determinare una fi.stola. che il Recamier provocava anche col cauterizzare con sosta.nz.e chimiche le pareti addominali e quelle dc!Lt s~wca ; a breve scadenza pero n.e seguiva. la suppura.zio.n e e inelutta.bilmcnte la. propagazione di essa. ai v.isceri, data la loro vicinanza, e quindi la morte. Già nel 1860 la possibilità di una operazione radicale era stata concepita e tentata, ma le difficoltà incontrate e i risultati furono cosi disastrosi (sei. interventi, sei decessi) che disanimarono i chirurghi; e per lungo periodo di tempo tale affezione non eboo che· rimedi pallia.tivi. Il merito della cura radicale, sebbene indirettamente, lo sì deve a Gustavo Simon che nel 1869 eseguiva. la prima nefrectomia, per guarire una fistola uretero-addominale ; indicò la regione anatomica da aggredire, la lombare, la linea inctsoria, la verticale, disciplinò la tecnica., rendendo cosi possibili tutte le successive modifìcazioni atte a dare più ampio spa.ziio in una regione per natura ristretta e poco a-ccessibile. D perfezionarsi dei mezzi di indagine diagnostica, lo studio più accurato delle cause e del loro meccanismo di produzione, la constatazione che in molti casi la rimo~ione precoce di esse era possibile la conserv~~o­ zione dell'organo affetto 'perchè avente ancora molto di parenchima funzionante, indirizzò i chirurghi ad interventi meno lesivi all'economia dell'organismo quale l'asportazione di un rene. Lo stesso Simon (1871) aveva espresso l'idea di procedere all'opera.zione, di sondare l'uretere del rene affetto allo scopo di rimuovere la causa della. ritenzione, e Billroth, Sandau, e Sawlich ebbero a segnare dei successi dopo ripetuti caterismi ureterali. · Gujon (1887), Tuffier (1889), Vigneron (189:2), Albarran (1895), con.statato che in alcune idronefrosi la causa determinante era un inginooohia.rnento dell'uretere per mobilità patologica. del rene, intervennero con successo praticando la. nefropeasia ; Legueu e Rafiu nel caso di aderenze che fissano la gomitatura dell'uretere, alla nefropessia fanno precedere la c uretero-li.sartrosi )) cioè la liberazione delle aderenze.

oon


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VIE D. ACCESSO OPERATORIE, ECO.

Kii.ster (1900) in un altro caso di stenosi ureterale al punto d 'imbocco dell'uretere nel bacinetto, causa. dell'ostacolo al defhL~so dell'urina, recise il tratto stenotico ed esegui una anastomosi uretero-pelvica. Fenger (1900) in una. idronefrosi da stenosi per chiusura valvolare dello sbocco dell'uretere nel bacinetto renale intervenne incidendo la valvola longitudinalmente e suturando in senso traverso, operazione identica compiuta da Heineke-Mikulicz per le stenosi piloriche. Hochenegg-Socin (1900) in idronefrosi parziali nelle quali era. conservato e funzionante gran parte del parenchima. renale procedettero aUa resezione parziale della parte declive della sacca conservan.do lo sbocco normale dell'uretere; che Albarran elevò a metodo indicandolo col nome di « resezione ortopedica pielo-renale ''· A questi metodi diretti a guarire le idronefrosi col rinmovere le cause e ridare al rene affetto, col ripristino della sua posizione fisiologica, o col sopprimere la stenosi, le sue funzioni normali, si aggiungono quelli di Albarran-Gujon (1898·1900) che non potendo rimuovere la causa della idronefrosi, e non volendo eliminare completamente un 1·ene avente ancora parenchima secernente, praticarono la nefrotomia e nefrostomia, ma queste hanno l'inconveniente che se non conducono rapidamente a guarigione ne residua una fistola orinosa, che porta a breve sca~enza, non ostante tutte le precauzioni, all'infezione del bacinetto, alla pielite purulenta, agli ascessi perirenali che possono minacciare direttamente l'esistenza dell'infermo ; esse pertanto si devono ritenere intervento preliminare ; come la pieloplicatio di Isrli.el (1888) e l'orlatura della sacca di Albaran (1891), che hanno lo scopo di ridurre la sacca, complementa.ri alla succesìva operazione definitiva di rimozione, dopo eseguite le solite esplorazioni renali ed ureterali, ùell'o:;taculo, stenosi, ripiegatura dell' uretere, calcoli, ecc. che opponendosi allo scolo dell'urina hanno dato luogo alla idronefrosi. Di queste operazioni plastiche ne furono eseguite un centinaio (Michel 1912). Infine Witzel (1893) propose Reinsinger, Pozza , SchlOsser (1906) ese guirono con successo l'anastomosi della sacca idronefrotica alla vescica « nefrocisto-anastomosi t> intervento che a quanto sembra non presenterebbe gravi difficoltà operatorie d ato il volume della sacca e la. grande spostabilità della vescica; essa fu eseguita quattro volte (Legueu 1921). E sposti cosi succintamente i vari metodi conservativi dei quali or l'uno or l'altro si mostrerà come il più opportuno, rimane positivo che il loro impiego è circoscritto ai casi di idronefrosi intermittenti o chiuse di modico volume e di data recente, in modo che non si abbia la distruzione pressochè completa. del parencbima. renale, e che le cause che le hanno prodotte, mobilità patologiche, inginocchia.mento dell'uretere, ecc. non siano, per processi infiammatori adesivi, diventate definitivamente fisse, poichè, se l'idronefrosi è assai voluminosa e di data vecchia, si deve ammettere che tutte queste circostanze favorevoli vengano a mancare, e che del parenchima secernente non rimangano quasi più residui o cosi piccoli da non doversene tener conto per l'economia dell'organismo, come l'esame chimico del liquido, quello funzionale del rene affetto ed eventualmente reperti radiografici possono facilmente dimostrarlo; allora la estirpazione radicale in toto della sacca s'impone, e la demolizione sarà dopotutto meno


VIE D'ACCES.'!O O;pEB.ATOBIE, ECC.

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lesiva perchè più rapida come operazione e i risultati più brillanti, poichè l'altro rene, di cui si deve constata,re sempre la presenza come unità a sè, ha. già assunto da tempo la funzione vicariante.

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VIE D'ACCESSO OPERATORIE.

Le moltepli<li sedi d'intervento, i numel'Osi processi tentati in cui la linea incisoria in una stessa l'egione subisce svariatissime modificazioni, tutte aventi l'unico scopo di rendere più sicuro ed ampio il campo operatorio, stanno a dimostrare quanto sia difficile la rimozione di queste sacche idronefrotiche, che talvolta raggiungono un volume enorme, e come la via lombare, la via n aturale di aggressione, non ostante tutte le modifièazioni all'incisione iniziale di Simon, anche con parziale resezione di costole, si dimostri talvolta insufficiente da rendere necessario aggredire alt.re sedi che ci assicurin.o tutta l'ampiezza voluta per bene condurre a tcermine l'operazione. Di queste vie d'accesso operatorie accennerò le .più import.ant.i, descrivendo più minutamente quelle che si è soliti seguire nella maggioranza dei casi, raggruppa.ndole a seconda delle regioni che a.ggrediscono : l o via lombare o extraperitoneale, di Simon ;

zo via lombo-addominale o paraperitoneale, di Kon.ig-Trelat ;

3° via addominale o transperitoneale, di Kocher-Langenbech.

Via lombare dti Simon (1869). L'incisione cutanea retta comincia al disopra della 11• costola· e decorre in basso per cm. 10 lungo il margine anteriore del m. sacrolombare ; messo allo scoperto il margine arrotondato di esso e trovato il margine inferiore della 12a costola si cade sul foglietto profondo della fascia lombosacrale, incisa questa si ha il m. quadrato dei lombi che viene diviso in senso longitudinale scoprendo cosi la fascia trasversale, che sezionata fa vedere la capsula adiposa del rene che per via smussa lacerata mette in luce il rene. Czerny (1879) spostò l'incisione del Simon più avanti in modo da scoprire il margine anteriore del m. quadrato dei lombi anziohè dividerlo longitudinalmente, associandovi a seconda delle circostanze, le resezioni parziali della 12a e 11a. costola, Schmidt anche della 1oa, incisione che in segnito modificò rendendola obliqua e della lunghezza di cm. 15 subito sotto al margine inferiore della 12a costola in modo da essere tagliata a metà dalla linea ascellare, e che il Lecène (1912) trasformò in incisione a lembo con concavità posteriore. Kiister (1883) esegui un taglio che decoiTe a metà dello spazio. compreso fra la 126 costola e la cresta iliaca parallelamente a quest'ultima, modificata. dal :Bergmann (1885) con una incisione laterale sui margini · della. ferita. D'Antona (1885) col nome di « processo laterale obliquo >> indicò un'incisione che parte dal margine superiore ·della 12a costola dall'angolo formato dal m. gran dorsa.Je e sacro lombare e discende in basso ed a.ll'in-


VIE D'ACCESSO O~BIE, ECO.

nanzi fino all'unione del terzo esterno col terzo medio del legamento di Poupart. Bardenheuer (1881) col nome di <~ incisione renale » propose un taglio che decorre verticalmente · dal margine mediate della 11• costola fino alla metà. della cresta iliaca ; a seconda delle esigenze del caso possono essere aggiunte delle incisioni trasverse, orizzontali, che decorrono lungo le costole, << incisione costale " del Bottini, lungo la crest~ iliaca, « incisione iliaca » del Polaillon, o se prolungata all'innanzi hmgo il legamento di Poupart « incisione ileo-inguinale » ; si hanno cosi dell'incisioni, a seconda. se queste sono dirette all'innanzi o all'indietro " a sportello anteriore o posteriore ,, e se combinate, « a doppio lembo ''· Le Dentu (1886) Morris (1887) eseguirono un'incisione obliqua che dal margine esterno della massa. sacrolombare a livello dell'angolo che i muscoli formano colla 12a. costola scende in basso e in avanti per arrestarsi a due dita trasverse al disopra della. cresta iliaca e ptolungantesi a -seconda delle circostanze più o meno avanti. Gujon (1898) propose l'incisione « retto curvilinea '' che comincia a livello dell'angolo c}le la 124 costola fa col m. sacrolombare, discende verticalmente lungo il margine esterno o anteriore di detto muscolo, e, qualora questo non sia facile riconoscerlo, a 7-8 cm. dalle apofisi spinose ; giunta a 4-5 cm. dalla cresta iliaca s'incurva in a.vanti e si prolunga parallelamente a.d. essa che segue per un'estensione di cm. 4 ed anche più secondo il bisogno sino alla S. I. A. S. Incisa la cute e tessuto cellulo-grassoso sottocutaneo si. tagliano successivamente le fibre del m. gran dorsale in alto e m. grande obliquo in basso, quindi il m. piccolo dentato in alto, e m. piccolo obliquo in basso, si seziona. l'aponeurosi del m. trasverso; al di sotto di questi muscoli, in dentro del margine rosso del m. quadrato dei lombi che si rispetta, si trova il n. grande a.ddomino-genitale (negli obesi è immerso in uno strato più o meno abbondante di adipe) la cui direzione è press'a poco quella della incisione ; sotto il nervo o sotto questo adipe quando vi è, si distende un foglietto sottilissimo attraverso il quale traspare il grasso perirenale : è la fascia. di Zuckerkandl che può essere confusa facilmente ool peritoneo ; così è prudente incidere o meglio lacerare con sonda o pinza a livello della parte posteriore della. ferita. Attraverso l'a.pertura così praticata e che sarà ingrandita colle dita appare la capsula adiposa del rene; per avere un accesso più facile si divide sulla parte superiore della ferita il leg. costo-lombare di Henle esteso dall'apofisi trasversa della l a lombare alla 12a. costa, e cosi la. si mette a nudo; per non ledere la pleura s'introduce il dito sotto il legamento di cui si sente il margine libero, e si scolla e si allontana tutto ciò che si trova nella fa-ccia. profonda, e sulla guida di esso si tagliano tutti i tessuti tino all'osso; l'ultima intercostale, qualora venisse recisa, sarà legata a.i due estremi. Si pongono dei divaricatori sui margini dell'incisione, si lacera. coi due indici nel senso verticale lo strato adiposo perirenale sino alla. comparsa. del margine convesso rosso vinoso del rene che la mano di un aiuto avrà portato a contatto del chirurgo col respingere la parete addominale.

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\7JE D'ACCESSO OPEBA.TOBm, EOO.

Via lombo-addominale Konig-Trelat (1885) Thornton (1889).

n processo consiste nel praticare un'incisione che unisce la regione lombare alla regione anteriore o laterale dell'addome per mettere allo scoperto tutta la faccia anteriore del rene scollando il peritoneo. Eseguito il taglio lombare alla Simon si continua :al suo estremo inferiore con un taglio tra,sversale, che viene prolungato in direzione dell'ombelico fino al margine esterno del m. retto anteriore, si divaricano i lembi si scolla. il peritoneo e si mette così a nudo la faccia ant.eriore del rene fino al peduncolo. D'Antona (1885) la modificò facendo un'incisione verticale sulla parete addominale anteriore a cm. 3 all'esterno del m. retto, dividendo quindi tutti gli strati fino al connettivo properitoneale, scollando il peritoneo ed arrivando cosi davanti al rene; Poncet (1897) Villard (1898) arrivano alla linea ascellare anteriore; Pean e Ruggì praticarono un 'incisione trasversale che decorl'6 a livello dell'ombellico dal margine esterno del m. retto al margino anteriore del m. sacrolomba,re. Mac Ardle (1898) Verh6ghen (1900) eseguirono un'incisione a T., cioè un'incisione verticale lungo il margine esterno del m. retto, e un'altra orizzontale che va sino alla. massa sacrolombare, che in caso di necessità. può essere iociso; se nel corso dell'intervento si constata. che la via extra peritoneale non dà. molto spazio si incide il peritoneo e si termina l'operazione per via transperitoneale. Via transperitoneale di Kocher-Langenbech (1899).

Kocber indicò la la.parotomia sopra e sottombellicale, Langenbech l'incisione sul margine esterno del m. retto ; Trendelenburg ritenendo il primo taglio troppo lontano dalla base del tumore, od il secondo non sufficiente per le voluminose tumefazioni, propose un'incisione obliqua estesa dalla linea ascellare anteriore, subito sotto l'arco costale, alla spina del pube. Aperto l'addome con una di queste incisioni, respinte indietro le anse intestinali che si presentano, e in particolare il colon, s'incide verticalmente il peritoneo parietale posteriore a livello della parete culminante il tumore. Questa seZione deve passare in fuori del colon, a meno che questo non aia stato dalla stessa. tumefazione respinto in fuori, si prolunga il taglio in alto e in basso con le forbi ci per una estensione proporzionata al volùme di esso ; il campo operatorio viene accuratamente limitato mercè compresse, mettendo cosi il peritoneo e i visceri circostanti a l riparo di ogni contatto con il contenuto del rene e del bacinetto se questi si dovessero aprire accidentalmente o ad arte, qualora non ne sia possibile la enucleazione o per il volwne della. sacca o perchè questa minaccia di rompersi. E sposto il peduncolo ~naie si legano separa.tament.e l'uretere e so possibile l'arteria e la ve~. Ohiusnra infine della parete previa sutura del peritoneo pa.rietale postenore, che lo Czerny considera, anche quando sia possibile, inutile. Terrier nel.caso in cui sia necessario il drenaggio, anzichè suturare i margini del per1toneo parietale posteriore, porta. in avanti le due labbra di esso e le sutura al peritoneo parieta.le anteriore in modo da creare un canale che faccia comunicare di~ttamente lo spazio peritonale posteriore coll'esterno attraverso la cavità. addominale anteriore isolando del tutto quest 'ultima.


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VI1!: D'ACCESSO O.PEBATORIE, ECC.

Palmer, Ruston, Weelhouse, Parker ed altri consigliano in casi analoghi di fare una bottoniera attraverso la massa sacrolombare e di là far passare un grosso drenaggio per dare scolo alle materie che si possano accumulare nella loggia renate. SCELTA DEI !\1ETODI OPERATORI.

La via lombare si deve ritenere come la via di aggressfone normale per la quasi totalità delle operazioni sul rene, e pertanto sarà anche la via da. scegliere per tutt-e le idronefrosi intermitt.enti o chiuse purébè di piccolo o medio volume. E ssa presenta il vantaggio di essere poco lesiva, ma ba l'inconveniente di offrire uno spazio limitato per manovrare, e pur ricorrendo talvolta alla. resezione parziale della 123 1 della n a ed anche della1oa costola come pro· pose lo· Schmidt, con tutto il pericolo di eventuale lesione della pleura, o come consigliò l'Ollier di procedere alla resezione sottocapsulare della sacca, metodo che per le aderenze molto intime con gli altri organi si presenta. irto di difficoltà, persiste talvolta l'impossibilità della enucleazione di ta· lune di esse che possono raggiungere il volume di 10 litri (Ducrey 1926), e chi la tentò, per l'insufficiente padronanza delle emorragie, espose i pazient·i ai più gravi pericoli. La via transperitoneale è un intervento indubbiamente più grave, pel fatto che durant-e l'estirpazione gli altri visceri vengono a soffrirne per il contatto, lo stiramento, la pressione, e perchè si può formare una grande cavità retroperitoneale, il cui trattamento non è punto semplice come già. bo detto. ' La statistica di Scmieden dà su 365 operati di nefrectomia per via lombare una mortalità del 17 %, mentre su 165 per via transperitonea.le la mortalità è del19, 47 %; ma se si tien conto che con questo metodo si eseguiscono operazioni molto più gravi e complesse e di prognosi peggiore, si deve ammettere con Pertbès che questa disparità è in grado di spiegare completamente la piccola eccedenza nella percentuale di mortalità del metodo addominale. La via transperitoneale fu ed è tuttora sostenuta con maggiore e mi· nore restrizione da chirurghi insignì : Tbornton, Martin, La.ngenbeeh, Lawson-Tait, Bergmann, Tillaux, Monod, Ducrey, M~on, Legueu, Donati, ecc... essa procura un campo operativo più ampio, una facilità. maggiore di aggredire la sacca ed un più sicuro metodo di raggiungere l'ilo del rene, permette un rapido rilievo di tutti i rapporti, noncbè delle condi· zioni dell'altro rene, e in casi di diagnosi errata non complica, con successive incisioni o sospensioni per le condizioni del paziente, l'intervento. Pertanto vagliati i vantaggi e gli svantaggi dei due metodi possiamo ritenere che quello addominale, nei casi di voluminose e vecchie idronefrosi, sia da preferirai a quello lombare. Per non riportare inutilmente casi già-citati dai trattati, riferisco su qnelli affatto recenti che furono oggetto di osservazione. Soli,o:oux e Fouget {1906). - Una. giovane dorma da cinque mesi nota. aumento graduale dì volume dell'addome accompagnato da irradiazioni dolor{)Se a.Ua. spa.lla destra ; nell'ipocondrio dest ro si avverte Wla tumefazione che iu parte è coperta


\"lE D'ACCESSO OPERATORIE, ECC.

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dall'arcata costale e gitmge fino alla linea mediana, di forma rotoncteggian.te, liscia indolente e fluttuante ; tutta la zona. occupata dal twnore è ottusa. ; diuresi

normale. Fu fatta diagnosi di cisti idatidea. del fegato. La.parotomia pa.ra.rettal.e destra, si constata trattarsi di una. cisti ematica del rene destro, nefrectomia. tra.nsperitonea.le. Weil ( 1919). - Un individuo in seguito a una lesione riportata alla metà. sinistra del corpo, dopo vari disturbi ebbe a. notare il persistere di una. tumefazione sensibile alla pressione che tendeva a ridursi; quando improvvi'W.mente si ebbe nuovo aumento di volume e di dolore ina.diantesi ali 'ombellico e al dorso. Diagnosi: si sospetta un ematoma del rene o della milza; laparotomia laterale, nefrectomia per Via. transperitonea.le. Simonelli (1924) in un caso diagnosticato peritonite parziale, interve~me con laparotomia parnrettale destra, si trattava di una grande cisti sierosa. del rene, nefrectomia transperitoneale. Manna (1925) riferisce di una donna che da due mesi nota una tumefazione in corrispondenza dell'ipocondrio sinistro, che è andata aumentando lentamente di volume, con comparsa di dolori alla spalla sinistra, e disturbi alla 11ùnzione ; all'ispezione il quadrante superiore sinistro dell'addome è occupato da una tumefa. zione la. cui ottusità. sembra continuarsi con la ottusità splenica; è indolente e segue in parte i movimenti respiratori, colla palpazione bimanua.le s i provoca una specie di ballottamento ; il colon insufiato la ricopre in parte ed è alquanto spostato medialmente; diagnosi, splenomegalia. da probabile cisti idatidea., lapa.rotomia tra.nsretta.le sinistra, si nota. che la tumefazione è a carico del rene sinistro, nefrectomia transperitonea.le. Ferretti (1925) in un caso di voluminoso tumore misto del rene, nefrectomia. transperitonea.le. Braizew (1926) in una donna, constatato che al lato destro del v'entra dietro il m. retto e al disopra. dell'ombellico si notava. un tumore ovale duro doloroso e misurante 7 x 10 cm., intervenne con lapa.rotomia mediana., si riscontrò un rene spostato idronefrotico, nefrectomia. transperitonea.le. Ducrey (1926). -In una giovane donna fu diagnosticata una cista ovarica, l'addome era disteso da un tumore fluttuante che anivava ai due margini costali e dava l'impressione di una. gravidanza di nove mesi ; al riscontro rettale si percepiva la stessa massa fluttuante nel Douglas. La malata non si trovava disturbata dal suo tumore. L'esame delle urine non .rilevò nulla di anormale, come normali le altre funzioni, fu fatta. diagnosi di cisti ovarica; alla lapa.rotomia. mediana si constata. che è una cisti retroperitoneale, una. punzione eve.cuatrice dà esito a 10 litri di liquido chiaro come acqua., e si potè allora estrarre la sacca dal piccolo bacino e di constH.tare che si trattavt~- d'una iùrondro::oi ; n"frect.omia tran.sveritoneale

senza difficoltà.

Un caso a me presentatosi la. cui diagnosi si presentò ~;ino all'atto operativo incerta per il volume notevole della tumefazione occupante la regione ipocondriaca, fianco e fosca-iliaca sinistra., lui diede campo di provare i notevoli vantaggi che l'incisione addominale offre in tutti i casi in cui è necessario sopratntto avere nn campo assaJ vasto per poter dominare il pednncolo renale, e procedere alla asportazione di una sacca che può essersi, e per il volume e per la mobilità patologica iniziale del rene, talmente spostata da occupare regioni assolutamente non dominabili per altra via. L. Raffaele, aviere classe 1905, entra. nel reparto il 27 gennaio 1927. An. R . P. Nulla nel gentilizio; all'età. di 16 anni broncopolmonite, a 18 blenorragia della quale sembra guarito ; nega. lue, non malaria, mediocre bevitore e fumatore. . Riferisce che all'età. di 15 anni in seguito ad alterco con un suo coetaneo ri· cevette un forte calcio alla regione lombare sinistra, riportando una. ferita la.cerocontuea. e una. commozione viscerale, per le quali fu ricoverato all'ospedale civile, dal quale dopo una. degenza. di pochi giorni, scomparsi i sintoini di cormnozione e rapidamente cicatrizzatasi la ferita., fu dimesso.


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VIE D'ACCESSO Ol'EK.o\TORlE, ECC.

Negli anni seguent i ebbe a notare dolori vaghi alla regione lombare sede della lesione, specie se attendeva a lavo ri faticosi in stazione eretta, fino a \Ul anno or sono. quando a questi dolori si ~!.!!"giunse un seMo di pesantezza al basso ventre e avverti la. com pal"!la. di una t umefazione ohe da.pprima piccola aumen tò lent6Dlente s ino a raggiwlgere due mesi or sono l'attuale v olume, che si è stabilizzato. Nessun disturbo nella minzione e nella defecazione, non dimagrimento, ecc.; la sola preoccupatione che e.<;sendo prossimo al congedo l'addome così voluminoso A.vrebbe potuto disturbarlo nel lavoro civile, lo indusse a presentarsi al sanitario. E. 0., sviluppo scheletrico re;.rolare, mas.'le muscolari toniche, pannicolo adiposo discreto, cute e mucose visibili rosee ; negativo l'esame dell'apparato respimtorio e cardio vascolare, aia epatica, e gastrica nei limiti normali. L 'addome in decubito orizzontale si presenta globoso, aumentato nel senso antero-post-eriore ed in particolare nella metà si•ùstra. Non si notano disturbi di circolo e la cute si solleva e si distende facilmente ; la delimitazione di questa tumefazione colla palpazione non è facile, essa occupa tut.to il fianco sinistro e in alto ~<i confonde col margine costale, in basso scende nellà·fossa. iliaca, medialmente ragJriunge la linea ombellico-pubica con tendenza. a portarsi a destra; le va.rie posizioni e il decubito laterale non spostano sensibilmente la tumefazione, come pure le contrazioni d ei muscoli addominali dimostrano che e.'!Sa è endocavita.ria, la consistenza. è dura e elastica. non si ha la sensazione di presenza. di liquido ; la peroussione dà ottusità in tutta la regione occupata. dalla tumefazione prolungantesi in alto sino al margine cost.ale sinistro. La regione lomba re corrispondente, che non presenta. anomalia di configurazione, ha una cicatrice irregolare bene consolidata mobile che dal margine inferiore della l l a costola si porta. in basso con direzione obliqua vertebrale per cm. 6. La palpa.zione profonda. è indolente; messo il paziente in decubito laterale destro a coscia sinistra semifl.essa (posizione di Israel), si pratica la palpazione bimanuale combinata. e sembra per quanto molto indeciso di percepire un ballottamento. n riscontro rettale è n&!t&tivo. come neg~~ttivo è l'esame completo sia chimico s ia microscopico delle urine e la cutireazione. I vari esami del sangue ne dimostra.rono la normalità, tranne un amnento dM:li eosinofili 9 % emometria 85 % ; l'insufla.zione per via retta.le non modifica la t umefazione nè i limiti d i ottusità, mentre il timpanismo colico dimostra che esso si trova tutto spostato e superfìcializza.to sulla linea mediana. L'esame cistoscopico e l'eventuale cateterismo degli ureteri che sarebbe stato import-antissimo per la dia.~osi non fu potuto praticare per una stenosi congenita del meato uretrale, e non si potè vincere la riluttanza del pa.zietlte a s ubire il piccolo intervento. L'esame radiografico dimostra che l'ampolla rettale, il si~rna e tutto il colon discendente sono pieni di clisma di bario ; l'ampolla rettale ha grandezza e forma normale e il suo diametro longitudina.le corrisponde alla linea mediana. sulla quale si trova. pure il si~ e l'ultima porzione dal discendente s ino all'altezza. dellà cicatrice ombellicale. Non si riscontra alcuna riduzione d i sposta.billtà che anzi avviene passivamente con tut,t.a. faciHtè. e non sembra quindi che abbia ra.ppOl:'to con la. m!J.Ssa che si palpa nel qt1adra.nte inferiore s inistro dell'addome.

La diagnosi pertanto si presentava, quanto mai incerta; il trauma preg-resso, la cicatrice in sede lombare, il molto dubbio ballottamento, fecero pensa.re acl una idronefrosi traumatica, in cui l'osta.colo a.l deflusso si fossa verificato i n tma delle solite tre mawere, o per rottura dell'uretere, e questa ipotesi fu scartata perchè si sa.rebbe subito prodotta all'atto del trauma, una pseudoidronefrosi di notevole volume e tale da richiedere nn intervent.o immediato, o per ostruzione dell'm·etere determinato da un coagulo sanguigno e producent~ una successiva distensione della pelvi ; il non aver a.vuto 1mbito d opo il trauma nè soccessi-vamen.t.e.ema.tnria., e la f.nmefa-zione essendosi prodotta a!;sai leotament~, tanto da passare inosservata al paziente, fe~e scartare anche q uesta. ipot-esi. Più logico apparve che la eventuale idronefrosi si fostle prodotta da ema.tomq, perirenale, che provocando .e;radualment.e uno spostament,o del rene con inginocchiamento dell'uretere, 1:1 » H CC'C~~ i va graduale compres~ione eo;ercitata dall'enntoma


YIF. D'ACCE'>SO OPERATORIE, ECC.

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periureterale avesse det~rminato una stenosi ureteralc per organizzazione e successiva trasformazione di esso in tessuto fibroso che avrebbe ristretto gradatamente e infine occluso l'uretere permettendo in tal modo alla pelvi di distendersi notevolmente senza disturbi importanti, e quindi dopo la dilatazione, il pa.renchima renale si fosse distrutto ~ ridotto ad una lamina, con tut.to i l tessuto perirenale e periureterale scler otico ed aderente. Fu prospettata l'ipotesi di un ematoma della milza 7 e1 data l 'eosinofilia, di una cisti idatidea, ma l 'ottima sangtùficazione, la formula leucocita.ria, il normale nrunero dei globuli rossi e dell'emometria, e l'assenza delle altre reazioni per l'echinococco mi lasciò molto dubbioso. Il chia rissimo colonnello medico prof. Ricci del quale richiesi l'aiuto dell'illummato e spassionato suo acume clinico· espres:;e il parere t rattarsi di idronefrosi chiusa traumatica di vecchia data, e a questa diagnosi io mi orientai. L 'intervent o chirurgico si imponeva e il paziente l 'accet tò di buon grado. Via d'accesso ~ la transperitoneale, o la via lombare sia. pw·e corretta con la paraperitoneale ~ Ho già detto dei vantaggi della prima, e dei suoi inconvenienti ; in questo caso non era da presumerai, date le buone condizioni generali e l'assenza s-empre di febbre e di altri disturbi, il pericolo di mettere a contatto con organi viscerali endoperitoneali materiale settico, mentre era logico ammettere che l'intervento sarebbe stato piuttosto indaginoso per l'estirpazione della sacca per le sue aderenze e per il suo volume, e infine la legatura del peduncolo vasale e dell'uret..ere così sicuramente avvolti da una ganga di tessuto fibroso e compa,tto, si sarebbe present ata difficile. Vagliat-e pertanto t utte queste considerazioni e la diagnosi presentatandosi anche incerta scelsi per il caso la via transJ>eritoneale e come linea incisoria la pararettale, proposta da Langenbech, perchè la tumefazione sì est1insecava essenzialmente all'esterno della linea, mediana ombellicopubica. Oilnvenientemente preparato il paziente, il giorno 15 febbraio, intervenni. Anestesia generale morfìo.eterea. Incis1one pa.rarettale sinistra lunga cm. 14, aperto il peritoneo si nota una enorme twnefazione coperta dal peritoneo parietale posteriore e avente medialmente ilsigma. e il colon discendente liberi ; isolato il campo operatorio con la maesina accuratezza con telini, paralletiamente al margine convesso della tumefazione incido il peritoneo parietale posteriore, appare una sacca enorme come testa di adulto che non si può estrinsecare sia pel volwne sia per le aderenze tenacissime contratte col peritoneo. Un tre·qua.rti rae<Jordato dà esito a circa 7 litri di liquido chiaro acquoso, di odore leggermente orinoso (l'esame di esso fatto praticare immediatamente dà densità l 005, tracce di 1IJl'e&, 8B8enz& di microorganismi) : effettuato lo svuote.mento della maggior parte del liquido, e chiuso il foro con pinza a. cuore, l'enucleazione della sacca avviene con facilità, e si ha un ottimO campo per la visione del peduncolo reoale che con l'uretere forma un tutto unico avvolto da teesuti fibrosi, tanto che non riuscendo poesibile l'isolamento dei singoli elementi, si prendono in meesa con la pinza da pedunc<Oli di Gujon e si legano con robusto filo di seta e si affondano mediante sutura al catgut. · Detersione meccanica, chiusura del peritoneo parietale p<OSteriore, ricostru· zione dei piani. Aperta la sacca, essa presenta molteplici cavità, distruzione microecopica completa del parenohima renale. Il deool'S() fu quanto mai benigno e il i marzo s. a. il p. completamente guarito fu dirneeao.


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VIE D'ACCESSO OPERATORIE, E CO .

Il zo caso dal lato patologico non presentava. nulla di interessante:

una idronefrosi destra di modico grado intermittente da. molteplici calcoli sparsi in t utto il rene, di cui uno gross<? come noce, come una. radiografia. dimostr ò nitidamente. Soldato B. Luigi, 4° batta.~lione genio-pontieri, Roma, classe 1906. Entra in reparto il 22 luglio 1927 per calcolosi renate destra. R. P. Gentilizio negativo, non ebbe mai tna.Ia.ttie degne di nota, nega lue ed altre malattie veneree. Da Wl anno cominciò ad a vvertire dolori alla regione lombare destra che si irradiavano al fia.nco corri<;pondente sino alla regione ipogastrica ; afferma che in questo tempo avrebbe in due periodi urinato sangue, periodi che coincisero con la-

vori molto faticosi ; avrebbe notato altresì polla.chiurie..

E. O. Di buona costituzione e sviluppo scheletrico, masse muscolari toniche pa.nnicolo adiposo discreto, pelle e mucose visibili rosee. Negativo l'esame dell'apparato respiratorio e cardiovascolare, addome indolente trattabile nei vari suoi quadranti, aja epatica, splenica n ei limiti normali. Negativo il riscontro rettale. La regione lombare destra non presenta. differenze di forma dalla corrispondente sana, la palpazione profonda sia addominale sia lombare (Gujon), desta. vivo dolore in corrispondeenza del rene nella pos izione decubito laterale sinistro a coscia semiflessa (Israel) e a palpazione bima.nuale si percepisce nettamente una tumefazione poco mobile ai movimenti respiratori, dolorosa. alla pressione con dolore irra.dian.tesi lungo l'uretere. L'esame delle urine dà numerose emazie e cristalli di oss<~,lato di calcio abbondanti, t raccia di albumina. L'esame funzionale dei reni in toto normale. . Azotemia 0.30 °/o0 , costante di Ambard. 0.090, la soluzione di indaco-carminio iniettata nelle masse glutee compare nelle urine al l O m'. La cistoscopia ed il cateterismo degli ureteri dimostrano la vescica normale e gli ureteri pervi, non si ritiene opportuna Le. pielografia, sia perchè la radiografia. era assa.i dimostrativa sia per non provocare altre coliche ed ematurie. E. R. c intensa e diffusa calcolosi a grappolo e un calcolo isolato nel rene destro ~- Durante la sue. degenza ebbe ripetute crisi di colica rena.le, alle quali Bi susseguivano profuse ematurie, cessate queste l'urina ritornava normale. Deciso l'intervento, il paziente vi s i sottopose volentieri. Sulla. scelta d ella via d'acces,~ questa volta non vi erano dubbi, la via lombare, linea incisoria quella di Gujon, modalità dell'operazione sul rene a seconda delle sue condizioni e della. posizione dei calcoli. Convenientemente preparato il paziente, il 17 settembre intervenni. Anestesia generale morfìo-eterea il soggetto è messo in decubito late.r ale sinistro, col fianco sollevato da un lenzuolo arrotolato collocato sotto la regione lombare opposta, coscia sinistra semi.fiessa, la destre. e.<;tesa. Incisione che parte in alto dall'angolo formato dalla 128 costole. e il margine esterno della massa sacrolombare a cm. 7 dalla linea delle apofisi spinose e scende in basso incurvata verso la S. I . A. S. incisa la cute, si sezionano se!roendo il taglio cutaneo i m . gran dorsale in alto e grand'obliquo in basso sezione succe.'>Biva del m. piccolo dentato in alto, e del piccolo obliquo in b asso rispettando il nervo addomino-genitale che viene spostato all'esterno si cade stilla. fossa lombare e si scorge il grasso perirene.le protetto dallo ff:I8Cia. retrorene.le, con pinze smUBSe si lacera in corrispondenza. del labbro interna. della pehri, per aver maggior campo si seziona il legamento lombo-costale di Henle, il grasso perirenale fa ernia, si lacera anch'esso con pinze smUBSe lungo la linea di sezione della fascia. retrorenale cioè nella direzione della fBSCia posteriore del rene ; si scopre cosi il rene che si p resenta aumentato 3 volte del suo volume normale, bernoccoluto e aderente tenacemente per perinefrite al peritoneo parietale posteriore; la enucleazione non è possibile. Si introduce un tre-quarti raccordato, e si dà esito a circa 250 ce di liquido chiaro urinoso. Eseguita. la lisi delle aderenze riesce facile la enucleazione, Le. palpazione fa percepire numerosi calcoli, ed uno grosso come noce, fortemente incuneato nella. pelvi. Si pratica una incisione su margine posteriore convesso del rene e si constata la presenza di numerose sa.ccoccie e la corticale ridotta a una membrana ispessite.. Sul reparto· biopsico e su quello radiografico constatata. l'impossibilità di asportare tutti calcoli decido la nefrootomia, che si compie


YlE D'ACCESSO OPERATORIE, ECC.

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facilmente previ.a. termocauterizzazione e legatura del moncone ureterale, e legatura in seta del peduncolo renale. Sutura in catgut dei tessuti della loggia renale con drenaggio di essa, ricostruzione in catgut degli strati muscolari, cute agrafes. Decorso normale, in quarta giornata. si toglie il drenaggio, ed il 7 ottobre il p. guarito per primam viene dimesso. I calcoli di ossa.lato di calcio erano 19 di cui uno del volume di una noce con un prolungamento a gancio che lo fissava tenacemente ad una bandelletta. fibrosa della pelvi ; gli altri 18 grossi come luppoli, erano sparsi nel rene come la radiografia aveva. dimostrato molto chiaramente; la maggior parte del pa.renchima. rena.le era distrutta., lo stato del paziente già dopo 24 ore dall'intervento dimostrava che da tempo non rappresentava più se non un ·debole ufficio nell'economia dell'organismo, e che il rene superstite assolveva. da lunga data la. funzione vicariante. Anche nel 3o caso si tratt.a.va, come il reperto operatorio dimostrò di w1a modica idronefrosi intermittente con perinefrite da calcolo indovato nella. pelvi, come la. radiografia rilevava. chiaramente. R. Enrico colonnello S. M. di anni 49 ; entra in reparto ill3 novembre 1927 per calcolosi renale sinistra.. Riferisce che da dieci anni è sofferente di lombaggine sinistra; quattro anni or sono ebbe soiatica. sinistra. Nel giugno u. s, sofferente di lombaggine fu colto improvvisamente da. dolori acuti alla regione renale sinistra che si propagavano alla radice dello scroto con ematuria, sintomi che si ripet.erono il 1 a. m. ed il giorno 11 con coliche più violente accompagnate da vomito ed ematuria. E. O. Condizioni genera.li buone, a~;>irettico, negativo l'esame dei vari apparati ed organi sia addominali sia. toracim. D rene sinistro si palpa nella inspirazione profonda in p osizione di Isrii.el e si provoca dolore - Cromocistoscopia, inizio della eliminazione dopo 4'~' da ambedue gli sbocchi ureterali, a. destra getti copiosi intensa.mente colorati, a sinistra getti colorati leggermente; azotemia 0.44 Ofo0 ; K 0.07. D ecisa l'operazione il 17 a. m. intervenni. L 'incisione di scelta. fu la curvilinea di Gujon; si scopre il rene che è ingrossato circa tre volte il suo volume, bernoccoluto con not-evoli aderenze per perinefrite. Lu838to con certa difficoltà il rene, si scopre la pelvi avvolta da una densa. atmosfera di t.es.<ruto fibro-gra.ssoso, si libera la pelvi, si percepisce a.l t.atto il cslr:'Olo ; ~lolomia poatMiore, ei estrae il calcolo grosso come una n occiuola moriforme cost.ituito da ossa.lato di c~tlcio ; piWwrafia oon due punti staoce.ti di catgut. Riposizione del rene nella sua loggia con drenaggio ; ricostruzione dei vari piani in ostgut, cute sutura alla Donati in seta. In quarta giornata si to~lie il drenaggio, decorso post-operatorio ottimo ; il 1° dioernbre 1927 il p. gua.nt.o per prim.am viene d imesso•

...

CONCLUSIONI .

.Anche oggi nonostante che la tecnica abbia raggiunto ogni perfezione le indicazioni operatorie dei vari metodi fissate dal Trendelenburg si debbono ritenere esatte: tutti i tumori voluminosi per via transperitoneale, tutte le forme infettive per via retroperitoneale. Per la via transperitoneale pertanto si interveiTà tutte le volte che la diagnosi è incerta, o quando si è in presenza di una voh1minosa sacca di vecchia data sviluppatasi in rene mobile di alto grado o in rene congenitamente ectopico (Bergmann) con gran spostamento della massa che la forma e che spesso può oltrepassare la linea mediana ed occupare talvolta l'intera metà del ventre, e per la. quale la cura non può essere costituita da operazioni plastiche, poichè in questo caso ci troveremmo in condizioni meno favorevoli che se si fosse intervenuto per via lombare o paraperitoneale, ma. deve essere cura radicale, la nefrectomia, e l'incisione laparato-


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VIE D'ACCESSO OPERATORIE, ECC.

mica sarà o laterale di Langenbech, o mediana di Kocher a seconda che la tumefazione farà risalto nettamente a livello del margine esterno del m. retto o della linea alba. La via lombare, incisione curvilinea del Gujon, sarà scelta in tutti gli altri casi. BIBLIOGRAFIA. Tn.LUANNs. -Trattato di patologia generale e speciale chirurgica. Vallardi, Mi·

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"· 2

(12 Rtflttaìo 1921) • /ona ,jj rr~aiorH' circolare dello tuhtro•ità 1ltl· ('OIIfronlo cicoJia. fiiCCtlitntr J" inh•r· lint'a ariÌC'Oiare ~ moho rtiù chi11r.,, 1! CIHlri\'llU!IIrnto ddla glenoidu '" dd coli .. dt"lla •catlola f. ctua•i inapt>rc-nabilc. \" 011\l"fO COli 1\0it"\'Ofc:- rftrrfl'lzÌOnt'. 1\

N. 4 (6 ottobre 1926) • Addenumcnto inten •o della diafi•i omNale ~.del~ 111

0

:::~~''df1~:tico1!'':mi~~= :8~!in~~~~~~~;;i ~J);:r;;~~;~~~~:~~~odi! ~o~:i~n:

tlos:eriou• del (lomito. J· stese iperproduzioni specie ddl'epifi,j omerale e dd'' ol ..cr~tnon che hanno invaso a nd1e lo spazio interarticolare: rarefa. zione cld t.,r7.o superiore dd radio e specialmente dd cubito a herMt<; a 7:3nC di condensamento con v•cuoliua z.iooi auiali : evidenti rnz.iotu Pcriostali.

1'-. 5 (27 JlCrmalo 1927) - A confronto con la sue:cedcnte •Ì onerv• un proceno di reinte~truione : i .:<unponenti articohui del aomito sono bene appariscenti l' interline11 articolart-, molto OI)IIICII io tuUA>·Ìa di~tinta; t>er~ :si stono nette e marcate rflfefft7Ìoni çon decalcificnioni l'lhl'rnalt' ad ad densamento.

Dou. D. SANTORSOLA - Co11lribulo allo studio delle arlrili lubercolati e arlriU luetiche.

(25 u.tltmbrt 1927) • l 11 mu1tini luumu

di cro&ionc ;. ridoua, i

10110 l'IIQul'lnto •PÌ&nali. la dcn,iti OU('II f. l)tcnoccht no f. J" inh:dinel' IHii~,:vloret 11011 t Ì IIIJIIH'fld!IO fCIIUIIICili J

N. 6 (28 sellcmbrt. 1927) • A confronto con la pterec!er.te ,; l'aumento della intensità di rarefazione. specie <'eli' olccr1mcn: l' intulil'ter. 11rticoi1Ue : b.. n evid.. ntc- la \'Acuolinnionl!', specie de fisi d..!l' on1ero e del cubito (IIJ)CitO tit>ico eli pr.,ceuo l. b e.).


CASUISTICA CLINICA SANATORIO 1\ULITAR.E DI A..~ZIO Direttore: Capitano medico F . BoccHET'l'I

[OftlRIBUTO ILLO !TUDIO DELlE ARTRITI TUBfR[OIJRI E ARTRITI LUfTIDIE per il dott. Domenico Santorsola, capitano m edico, capo reparto

Le lesioni articolari di natma luetica non si possono dir frequenti; esse offrono rispetto a quelle di natura tubercolare tma, percentuale tanto esigua, elle di fronte ad una lesione articolare, in mancanza. di dati anamnestici n.mmonitori, escluse facilmente le forme reurna.t.icbe, blenorragiche

e uricerniche, si è più facilmente indotti a pensare alla tubercolosi che non alla lue. L'errore diagnostico è reso più facile dalla mancanza di netti caratteri differenziali tra le due forme, tanto più che sovente le prove di laboratorio e i radiogrammi non riescono neanche essi a fornire dati esatti. Riferirò a questo proposito alcuni c.asi da me osservati in questo sanatorio, che erano stati giudiClltti di natura tubercolare da attenti osservatori, e per tali inviati in questo luogo di cura, e che invece risultarono di natura luetica e guarirono in seguito a cura specifica. Tm questi riferiJ.·ò due casi di associazione di tubercolosi e sifilide, sui quali porterò particolare attenzione. I CASO - I. O., di anni 32, ~; pp. CC. RR., proveniente dall'ospedale mili· tare di Palermo dove gli era stato riscontrato un'artro-sinovite del gomito sinistro e gli era sta.oo pra.tica.tQ un manicbetto a.rnidato inunobilizza.nte l'a.rticola.zione. 3 1 luglio 1925 - Gentilizio e anamnesi remota. negativa. Nel 1918 ebbe ulcere multiple giudicate di natura venerea e sollecitamente guarite. Riferisce ohe il 22 dicembre 1923 cadde battendo col gomito sinistro al suolo ; ne a.vvei·tì intenso dolore che però subito ce~sil insieme con gli altri segni della contusione. Circa il 15 maggio 1925 cominciò ad avvertire al detto gomito un dolore a tipo gravativo, mentre che i movimenti articolari gli divenivano penosi e stentati ; in seguito si accorse che il gomito s'era. tumefatto. E. O. Individuo di costituzione robusta. di aspetto florido. Sulla paret.e posteriore della faringe notansi alcuni condilomi piaJÙ. Nessun disturbo e nes:;una anor· malità a carico degli organi interni. Il manichetto amidato non contiene pi ù il !legtnento d'arto per probabile aumento deUa. tumefazione. Lo si rimuove e si osserva : scarsa ipotrofia dei muscoli del bra<-cio, regione del gomito aumentata. di volume ip toto con scomparsa delle not·mali fossette para-olecra.niche, legger· mente calda a l termotatto, poco dolente alla pressione esercitata sui capi articolari, dolente spontaneamente nelle ot·e notturne, edema perisinoviale, sinoviale ispessita., s~arso versamento liquido enrloarticoltl.re. Movimenti poRRibili Ria A.t.t.iva.mente che passivamente ; è tuttavia. scarsamente limitata. l'estens ione dell'avambraccio e il tendine del bicipite sembra retratto. R. W. positiva ( + ) N eosalva.r.~an sospeso alla terza iniezione endovenosa per intolleranza. da parte dell'infermo. Calomelano grammi 0,10 per iniezione endomuscolare ogni 6·8 giorni. In capo a tre mesi l'infermo viene dimesso gua:.r:ito dalla manifestazione articolare e dalle manifestazioni mucose con riacquisto della normale e completa funzionalità. dell'arto. II OASO . - M. G., vice brigadiere R. guardia di finanza., di anni 25, (caso gentilmente fornito dal capitano medico Tedeschi dell'ospedale militare di Bologna). 3. -

Qiornale di Medicina 1ltilita'l'e.


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO PELLE ARTRlTI, F:CC.

Gentilizio negativo. Nel gennnio 19Z4 ebbe ulcere multiple ri~nute veneree e sollecitamente guarite, complicate ad adenite inguinale anch'essa guarito. sollecitamente in seguito ad incisione (R. W . negativa, marzo 1924}. Nel giugno scorso ebbe nuovo contagio venereo con due ulcere anch'esse ritenute veneree e anch'esse complicato ad adonito inguj.nalo guMita. in eoguito ad incisione (R. W. negativa., agosto 1926). Il 23 agosto ultimo scorso not.ò una dolentia tollerabile a.l ginocchio destro ; due giorni dopo ebbe un a -::cesso febbrile elevato e il ginocchio prese a tumefarsi. La febbre durò circa. 25 giorni, il dolore assunse un carattere pulsante con esa-cerbazione notturna.. E. d. Individuo di costituzione normale in condizioni generali alquanto scadute. Modica ipotrofia dei muscoli de lla coscia destra, specie del quadricipite (circonferenza della coscia al terzo medio centimetri 44 a destra, centimetri 45 a sinistra}. Ginocchio destro uniformemente aumentato di volume, con scomparsa delle normali fossette pa.rarotulee ; colore a.l termotatto, consistenza. molle elastica. fluttuazione netta, circonferenza centimetri 39, mentre al ginocchio di sinistra è di centimetri 34 ; movimenti possibili sia attivamente che passivamente, sebbene sia limitata la flessione della. gamba sulla coscia a. un angolo di circa 90"; adenopatia inguina.le con gangli più voluminosi a destra. E. radiogr. - Linea. articolare più ampia. del normale, capi articolari leggermente aumentat.i di volume e uniformemente annebbiati. R. W: positiva. ( + ) Neosalvarsan per via. endovenosa grammi 5, 10 in IO iniezioni progressive fino alla. dose di grammi 0,60 : rapida attenuazione dei fenomeni morbosi, miglioramento dello stato generaie. Dopo un periodo di riposo e una. seconda serie di 10 iniezioni progressive fino ai grammi 0,60 di neosalvarsan per via endovenosa., l'infermo viene dimesso il 7 febbraio 1927 con giorni 90 di licenza di convalescenza in condizioni generali ottime, ginocchio de.c;tro as.c;oluta.mente indolente sia spontaneamente che alla: pressione e al carico, ritornato al volume pressochè normale, con movimenti possibili, deambulazione facile senza aiuto di bastone, con un minimo di claudimtzione inapprezzabile in piano, leggermente evidente nel salire le scale ; il paziente può anche correre senza difficoltà ne dolore.

m CASO -

G. L. ex capit-ano, di anni 50, proveuieut.e dall'ospeda.ll:l ulili-

tare di Verona con diagnosi di artdte t . b. c. del ginocchio destro, 25 ottobre 1925. Gentilizio negativo. N el 1898 contrasse ulcere veneree di cui guarì facilmente ; nel marzo 1925 ebbe trombosi cerebrale; ristabilito;i si portò in Svizzera per wl periodo di convalescenza, ivi, in seguito a caduto., riportò contuc;ione del ginocchio de.'!tro. il quale dopo alcuni giorni prese a. tumefarsi e a dolere sino a rendergli impossibile la deambulazione. Ricoverò all'ospedale cantonale di S. Gallo (Svizzera) dove fu degente circa 40 giorni. Gli fu praticata un'escissione a. scopo diagnostico il cui risultato fu il seguente : « nella materia globuli rossi. globuli bianchi, linfociti, senza bacilli della tubercolosi, senzA. gonococchi, n è spirochete ; le culture riescono negative. Nel tessuto di granulazione riscontrasi un granuloma infiammatorio cronico, luos non esclusa, senza bacilli d olia tubercolosi •. La R. W. era riuscita negativa. Trasferito all'ospedale militare di Verona l'esame del ginocchio faceva rile. vare : tumefazione in toto della regione, scomparsa dei normali solchi, leggero chok rotuleo, ingrossamento dei capi articolari senza punti dolorosi alla pressione. La. puntura esplorat-iva dava esito a liquido smoviate misto a sangue. assenza di pus : penetrando con l'ago nell'articolazione si aveva la. impre.c;sione di attravet'Sare un tessuto fibt·oso e l'ago produceva uno scricchiolio percepibile dalla mano operante. I movimenti articolt"ri et't\no possibili senza dolo•o sia att·ivamente che passivamente sebbene molto limitati, non era. possibile !a estensione completa della gamba e la flessione di ossa si arrestava a. un angolo di circa 90°. All'ingresso in questo sanatorio le condizioni generali dell'infermo erano alquanto buone ; nt1lla notava.si di patologico a cadeo degli organi interni ; lo stato psichico era però alquanto tw·bato. L'arto inferiore destro si presentava. in posizione di leggera fles.'lione con scarsa ipotrofia dei muscoli della coscia, ginocchio globoso con scomparsa delle normali depressioni pararotulee ricoperto da cute d i · colorito normale; in corrispondenza della. faccia esterna cicatrice operatoria lunga.


· QONTRIBUTO ALLO STUDIO nELLE ARTRl'l'I, EC .".

263

circa centimetri 5 .fìstolizzata. alla sua estremità. di<ite..le con scarsissima. secrezione siero-ematica.. Lievissimo caloi-a al termotatto, consi.'>tenza molle pastosa, leggero chok rotuJeo, sinoviale ispessita. e abbastanza. dura, scarsa. fluttuazione ; capi articolari alquanto ingrossati, nesswl ptmto doloroso alla pressione, impossibile la estensione completa. sia attivamente che pa>Jsiva.mente: passivamente si riu<>civa ad ottenere un movimento di fier;sione anestantesi ad un angolo di circa 150°. Immobilizzazione in apparecchio ge.'!<lato che si è costt·etti a rimuovere dopo 15 giorni per edemizza.:done e aumento della tumefazione. Ne.c;sun giovamento dalla immobilizzazione e dalla cura elioterapica. R. W. noga.tiva. Irùezioni di grammi 3, 15 di neosalvarsan per via endovenosa in sei dosi progressive cui segue notevole miglioramento delle aondizioni locali. Si prosegue la cura antiluetica con preparati jodici, met·cw·iali e arsenicali. L'infermo se ne giova molto, il sono fistoloso cicatrizza, il volume del ginocchio si fa quasi normale, la deambulazione diviene abbastanza fa-Cile con l'a iuto di un bastone. E. radiogr. : anchilosi del ginocchio a sc11lino ; deformazione notevole della epifu;i p rossimale della t ibia e dei condili del fernore i quali han no p erduta la 1oro struttura mol'fologica. Addensamento intE-nso del femore a l t erzo inferiore, raref€!-zione della. rotula, margini condra li erosi : zone di addensamento intelll!o alternate a zone di rarefazione notevoli della epifisi tibiale.

IV CASO . - G. N ., di anni 32, appuntato nel corpo Ag. P. S.; proviene dall'ospedale di Milano. Gentilizio negativo. N el 1916 ebbe ulcere veneree guarite sollecitamente, complicate ad adenite inguinale destra guarita facilmente anch'essa in seguito ad incisione. n 2 giugno 1925 cadde battendo pesantemente col ginocchio destro a l suolo, non potette subito rimettersi in piedi, ma poi potè assumere la posizione eretta. e anche camminare avvertendo soltanto dolore tollerabile al ginocchio contuso. Dopo circo. un me.<>e cominciò ad avvet·tire facile stanchezza. e dolore al carico in corrispondenza. del detto ginocchio ; si accorse poi che questo era amnentato di volume. Consultò dei sanitari e fece varie cure (elioterapia, bagni di fango. di luce artificiale ecc.) ; ottenne qualche miglioramento, ma. fra alternative di miglioramenti e peggioramenti la lesione Ri mantenne tuttavia grave e verso il cadere dell'anno si aggravò a tal segno che l'infermo fu costretto a ricoverare all'ospedale militare d i Milano donde venne subito trasferito a questo sanatorio e giunse qui il 4 febbraio 1926 in condizioni generali assai scadute, con temperatura oscillante tra i 38,5, 39,2 ; colorito della cute e mucose visibili pallido, pa.nnicolo adiposo scarso, muscoli ipotonici e ipotrofici. Nulla a carico degli organi interni. Impotenza assoluta dell'arto inferiore destro, stazione eretta impossibile col carico sull'arto che si presenta di aspett-o fusiforme per ipotrofia imponente dei muscoli della coscia specie del quadricipite ; dolore w·ente, con esacerbazioni notturne all'articolazione del ginocchio che è enormement-e aumentato di volume (circonferenza centimetri 46 a destra centimetri 34 a. sinistra), ricoperto da cute brunastra ulcerata. in corrispondenza dell'epifisi tibiale, ulcerazione che si a.ppro· fonda. nel derma con margini agmino.ti, a fondo di colorito brunastro con granulazioni torpidissime. Lieve calore al termotatto, consistenza. molle pAStosa con punti di maggiore rammollimento, ballottamento della rotula., dolore loc~lizzato all'epifisi tibiale; movimenti attivi e passivi limieati e dolorosi. E. radiogr.: interlinea articolare opacata. e ristretta.; margini co:Hirali cen· tra.li erosi, bulbi epifisari un po' ingranditi, superficie a J-ticolare della rotula an· ch'essa intaccata ; intensa rarefazione del tessuto epifu;ario specie a carico della tibia dove noto.si una chiazza. di rai"efa.zione più marcata in corrispondenza della sua metà esterna.. Zone ùi addensamento notevoli. Si immobilizza l'arto in apparecchio gessato e si sottopone l'infermo a cw·a jodica ed elioterapica generale e locale. In capo a due settimane si è costretti a togliere l'apparecchio gessato che non contiene più il segmento d'arto ; l'articolazione è tumefatta maggiormente, l'aspetto della. regione si mant.iene e,ll"uale spe· c ialmente nel carattere di eccessivo torpore che rnostrano i tessuti contrast.ante con le imponen~i modilicazioni mol"folo~iche di essi. Il 3 marz.o in corrispondenza di una zona. dt rammollimento, circa il margine infero-cst.emo della r·otula, si forma un'altra. ulce•·a11ione, non sccemente, t~ fondo lardaoeo con mat·gi.ni il-regolari, non


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CO:-<TIUBUTO ALLO STUDIO DF.LLE ARTRITI, ECC.

arrosF:ati, tagliati a picco. La temperutlll"a si mantiene costante nei limiti delle medesime osciUa:cioni. 7 marzo, iniezione eli prot<>cloruro di mercurio grammi O, 10. 8 marzo, apiressia. 14 marzo, iniezione protocloruro di mercnrio grammi 0,05. 18 marzo, è ricompa1-sa ier·i la febbre che però non ha superato i 38o. La. R. W. è risultat.a. positiva ( + ++ ... ). Iniezione di calomelano grammi 0,10 cui segue caduta definitiva della febbre. Si prosegue la cura mercnriale fino a 6 iniezioni di calomelano (gr. 0,10) durante la quale non è piì1 ricompa.rso alcun rialzo termico ; si praticano poi 6 iniezioni di neosalvarsan pel" via endovenosa, per poi riprendere la cura mercmiale e dopo periodo di J'iposo nuova serio di noosalvarsan. Sotto l'influenza di tali cure specialmente eli quella arsenobenzolica, le condizioni generali e locali sono andate migliorando con ritmo rapidissimo e il 31 marzo 1926, vale a dire solo dopo 8 mesi di degenza, l'infermo chiede di essere dim€,'>-'>0: il ginocchio è ritornato di volume normale, non è più dolente, s i muove senza diffi. coltà ; gli permette la deambulazione con qualche riguardo, le ulcerazioni, da una delle quali si è eliminato qualche sequestrino osseo, sono cicatrizzate. V CASO . - Sergente M. R. R., di anni 25, proveniente dall'ospedale tnilitare di · Homo., entra il 20 maggio 1926. Gentilizio negativo. Nel maggio J92:l ebbe ulcere giudicate di natura venerea in segui t<> ad accurato esame clinico, batter·iologico e sierologico (R. W. negativa, siero-flocculazione )leinik negativa; 29 luglio 1923). Nel novembre 1924 ebbe pleurite essudati va sinistra che dopo 80 gior1ù di degenza ospedaliera e 6 mesi di licenza di convalescenza fu giudicata guarita in sede eli visita collegiale. Nel novembre 1925, colto da malessere generale febbre e dolore all'addome. fu ricoverat<> all' ospedale milit1we di Roma d ove g li fu dscontrato un'enterite che poi assunse carattere di cronicità, una p leurite des t1·a, una riacutizzazione della pleurite sinistra ; di poi peritonite. Nel marzo successivo mentre ancora. durava.no questi disturbi s i formò un ascesso a carattere cronico in con-ispondenza dellobo d estro della tiroide, quindi un altro nella r egione fronto-parietale destra; seguì tumefazione e dolore dell'articolazione d e lla spalla destra.; di poi tumefa.z ione della parotide sinistra e a un mese di distanza della. parotide di destra; infme tumefa.zione e dolore dell'articolazione della spalla sinist.ra. Dai vari ascessi era stato aspirat<> liquido purisimile e gli era stato iniettato soluzione Alla Durante. E. O. - Co.ndizio1ù generali scadentii>Sime, pallore cereo della. cute, mucose visibili pallidissime, cute anaelastica, pannicolo adiposo scarsissimo, muscoli assai ipotonici e ipotrofici. Nella regione parotidea s ia a destra che a sinistra tumefazione a margini indeterminati ùella grandezz(l. ciascuna di un grosso uovo di gallina che sollevano i padiglioni delle orecchie, ricoperte da. cute integra e pressochè normale, leggermente ca.lde al termotatto, di con::;istenza molle fluttutante, non uniforme . Nella r egione sottoioidea. in C011·ispondenza del lobo destro della tiroide ascesso freddo. Articolazione della spalla destra. tmnefatta, leggermente calda al termotatto., alquanto dolente spontaneamente, con eso.cerba.zione notturna, scarsa ipot.rofia dei muscoli del cingolo scapolare, fluttuazione endo-articolare, movimenti articolari possibili sebbene limitati e dolorosi. Articolazione della spalla sinistra con una tumefazione simile, sebbene più modesta, e con eguali disturbi. Esiti di pleurite a sinistra e più evidenti a destra. Addome leggermente sfiancato, alquanto meteorico ; un po' dolente spontaneamente, dolente alla pressione; vi si palpano mas.-:;e abbastanza dure nel qua.d rante superiore e inferiore di destra; non si perce· pisce presenza di liquido nella cavità peritoneale. Alvo diarroico con striatura., sanguigna. L 'infermo viene trattato con cure Mreo-elioterapiche, cure rimineralizzanti senza. effetto. Dagli ascessi pa.rotidei viene estratto pus abbastanza franco, dall'ascesso cranico fistolizznt<> geme materia puru.lenta gelatinosa. Dalle articolazioni si aspira liquido sinoviale misto a sangue. 27 luglio 1926, R. W. positiva ( +++ ); si inietta per via endovenosa grammi 3,15 di neosalvarsan in 6 dosi nw si fa seguire 6 iniezioni eli calomelano (eli gr. 0,10) per via endomuscolare. L'ammalato migliora rapidamente, gli ascessi parotidei e quello sottoioideo scompaiono, quello cranico migliora, le lesioni a.r-


CO~TRIIJ UTO

ALLO ST UOlO DELLE •\RTRlTl , ECC.

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ticolari migliorano anch'esse, l'addome si fa più elastico, la. diarrea diminuisce, le evacuazioni sono minori per numero ma sempre in feci non fonnate, lo. striatura sanguigna scompare. In 5 mesi il peso d el corpo dell'ttmmaluto aumenta di chilogrammi 1),500. T entata. la cura iodo-mercuriale l'infermo ne ha gra.ve fastidio, deperisce, i disturbi articolari e intestinali si riaccendono per cui vieuo sospesa e si praticano frizioni di unguento cinereo e poi iniezioni endomlll:lcolari di calomelano. Esame radiclog. - Spalla .sinistra: s fu rna.tunt d ol contorno della tuberosit \ ùt>ll'omero; rareftv.ione d~lla tnbero,;ità ;;tp::;sn. Cuntlens.Jm ento leggem clolla cavità ~leaoidea e di tutto il (·olio d~lla sc,t p ola. Spalla destm: (V. ra lio~rommi n. l , 2 e 3). Torace . -- Ridu7.ione di ambo i seni co><to-cliaframmttt.ici, ~pecialmente a destra, qualche rara stria bilaterale ( mi\r:w l !!27 ). Stnnaco e intestino: (n•af!g. mcd. Va.<;.;u,lli). lrevio pa.'ltO opuco di gr. 500 si nota: stomaco ad uncino di volume nor·mn lo con peristalsi ener·gica ; lo svuotnmento avviene in 3 ore circa. e nelle varie o~se r·vuz.ion i nulln di pa.tologico s i nota. Tenue normale per forma, volume ed a lCJuanto ipercinetico per funzionalità perchè dopo 4 ot·e dal pasto i materiali opachi gio\ si affacciano nel gros~o intestino; 5 ore dopo il pasto il cieco ed il cc•lon ascem.lente sono completau\Onle ripieni. di forma e volume normale, e i mfl.ter·i,tli opachi cominciano a pns.«are nel tt'Mverso: 9 ore d opo il pasto il tra.sverso è dempito e i moterinli opachi comiuciano a passare nel di..,;cendente dove però rapidissin1amente passnno per arrivar-e nel· l'ampolla rettale . Sul cieco al confine col colon a~centlente si nota constante· mente una deformazione a nicchia della gt·an<lezza di un fagiolo. Il colon trasverso ò nonnale, il discendente invece è alqut~.nto ris t.retto, ha perduto la sua forma , gli austm quasi più non si vedono e sulla sua par·ete ester·na si not~tno 3 incistu·e a nicchia, 2 al terzo superiore, l a ll'infer·iore, grandi le prime due come ceci, la terza come pisello a m argini non modificati daliA. pel"ist.nlsi. Sigma e retto normali. L a ipercir\e..,;i notevole dell'intestino grosso specialmente e del colon discendente, me.">su. in rapporto con le i.ncisure notate su dj esso e con quella notata ft·a cieco e colon ascendente, fanno pensare a fatti ulce1·ativi situati in corrispondenza d e lle incisure menzionate. TI soggetto ha avut.o evacuazione 14 or-e dopo il pasto e ha esp uL<>o tutti i materiali opachi 20 m·e d opo. Si pratica una nuo:va se.-ie di neosttlvarsan per via endovenosa : i distw·bi articolari scompaiono rapidamente e tacciono anche i disturbi intestinali; l'infermo ha soltanto due evacuazioni nelle 24 o re senza a lcuna traccia. di sangue. Agosto 1927. - Rinppaiono i dist.u r·bi twticola r-i e specia lmente intestinali che rapidamente si accentuano ; l'infermo avverte grave males;-;ere, diminuisce notevolmente di peso. Si tenta la Ctu·a A.ntiluetica. con preparati di bismuto che non vengono tollerati, s i riprende perciò la terapia an.~eno-benzolica che è seguita da rapido e netto miglioramento ; si fa seguire cw·a riminen.tlizzante. La lesione era· nica appare quasi guarita.. ~ettembre 11)27. Esame radio logico dello stomaco e intestino: non si riscontrano cormi di alterazioni organiche. Stomaco e intestino lievemente ipotonico e ipocinetico. P ersist-ono tuttavia le m!\Sse dure nei quadranti di destr·a dell'addome che però sono più localizza.bili ; è cessata la diarr·ea, cessata è- anche la striaturA. sanguigna delle feci. Le at-ticola.zion.i delle spalle sono mobili. assolutamente indolenti ; anche l'esame ro.diologico di O'>Se (vedi rnd iogr. n. 5) mett.e in 1·ilievo una notevole diminuzio ne della zona di erosione della te:>ta omentle per p rocesso di riparazione avviato. Le condi-.doni generali sono buonissime ma l'infermo è trattenut.o ancMa in cura. VI CASO. -M. G. ma.r. R. G . F., di an.ni 37, entrato il9 genna-io 1926 proveniente d all'ospedale militare di Trieste. Non h& precedenti morbosi famigliari ; negn. lues eù altre malattie veneree. Nel 1925 ebbe pleurite ess .tdat.iva de.->tt·a della qLtale J::nMì ùopo circa 3 mesi; frattanto si accor-se di una tumcra.zione della falunge del dito medio di sinistra che aumentò lentamente di volume e dopo circa 3 mesi S~:li fu incisa, senza dare esito a p u.s e prese a ulcerat·si. i::ìubit.o dopo notò simile tltmefazione della fA. angina.


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CONTRIBUTO ALT.O STUDIO Dl':l LE ARTRITI, ECC.

d ell'indice deUa i'te!"sa mano sinistra. ; 2 mesi più uux:li presero a tumefarsi l'articolazion e del gomit.o d e;;tro, l'articolazione tibio-tarsica dest.ra, il dorso d el piede sinistro e successivamente l'articolazione del gomito sinistro, il d orSo della mano destra, la r egion e front-o -parietale sinistra; la faccit\ supero-interna d ell'avambraccio destro ; la faccia inwma do! braccio destro al 3° il1feriore ; poi il polso destro i.niìne il ginocchio sinistro . Per ria..,~<umere dir·ò c he le lesioni a carico d e lle dita present.avano : aumento di v olume della regione per eddente r eazione poriostale, ulcera.z ione dei tessuti molli, con scarsa secrezione, fondo bruno rossast.ro con g ranulazioni torpidissime : qutllltl d tll ùor-so d o llu. mu11o de,;tnt. tl ùel do1-so ù e l piede s iuh;t.ro iuterel;SU.vano le siJ1oviali teud iru e e m ed iante aspirazioni dett er·o e:;ito a liquido gelatinoso leggermente sangumolente : q u elle del braccio e dell'avambraccio presentavano i caratt-eri di gomme dei tc.~,;uti mo lli e ulcerarono nono!'t.nnte le aspirazioni che talvolta dettero e:;il o a siero pus gclntinoso sanguigno, alt•·e volte furono negative ; la tumefazione d ella regione fronto -pariotale inte.-e,<:!<tl.V8 i te.'lsut i molli e guari in seguito a due aspirnz ion i c;h e dett~ro esito a pus quasi c remo><o. La lesione de!J'art.icolnzione tibio-tarsica. s i manifestò con una. tmnefazione qu.asi esc.lusiva:monte a curie~ .d~l l a .f~cc_ia esterna d e lla regione, senza a b olizione de1 mov tment• cou dolorab1htù. vivtssrmo, allt~ pr•ei'SIOne stù malleolo esterno la cui s uperfici e e ra diveuuta scabrosa. Le aspirazioni dettero esito a liquido ematico. Gomito destro ; scarsa ipotrofia dc i muscoli del braccio, tumefazione in toto, indolenza alla prP>'sione, edema pc.-isinoviale, smoviale imbibita. e ispe.<>sita., leggero mgrossamento <.loll~;~. epi1ìsi del cubito. Movimenti scarsamente limitati. E same radiogratico : No tevole dec·alcificllziorte c..lei capi articolari con vacua l izzaziOD<'; rima nrt icolare ri :>trE'ttS~. e ofl'u~cnta. Gomito sinistt•o : scar""a ipotrofia dei muscoli d el braccio, tumefazione notevole, calore al te.-motut.to, edema perisinoviale, suwviale ispessita di consistenza non u niforme con ptmti dw·i come il cartone (Fournier) alternati a ptu1ti di rammollimento, con )Jresenzt\ d.i liquido endosinoviale che a lle asph·azioni si presenta come siero pus gelatinoso sanguinolento. 1\:lovimenti scarsamen te llinitat i (vedi radiogramma n. 4 ). ~onostante le ripetute lll~pirazioni , come del resto per quasi tutte le altre tumefazioni, anche questa fìstotizzò. L 'apparecchio gessato praticato a llo scopo di immobilizzare il gomito sinistro dovette essere to lto dopo circa lo giorni. Dolori a tipo urente in t utte le Articolazioni con esacerbazione notturna, accompagnavano l'andamento d ella mnlnttia con remissioni n ei per·iocli di cura intensa. Tempe1·atura febbrile oscillante tra i 37,8 e i 39°. L e ordinarie cure non apportamno modificazione. R. W. po~itiva ( +++ ). La cm·a iodio-m ercw·iale troncò l'andamento febbrile, la cura a rseno-benzolica inline donò all' infermo vantaggi enormi ; dalla immobilizzazione a letto, alla ripresn dell'att ivit.ù, alt·itomo della floridezza. u1fìne ai processi di ripa1·a.z ione con statabili con gli esnmi radiografici (vedi radiogramma n . 4, 5, 6).

Credo anzitutto necef'sario riassumere quanto fino ad ora si conosce sulle lt>sioni aJ·ticolari della sifilide sia acquisita che ereditaria , e preferiremo una classifica della lesione in sè indipendetemenw dall'epoca della malattia sia scconda,ria. che terzia,r ia. ConsidererPmo dunque :

Le a1·trc,l.gie : Si pre~w n ta.no nelle articolazioni pitì mobili, in ordine di frequenza alle spalle, ginocchia, polsi, caviglie, ~;pesso sono prese a nche le articolazioni dt>lle dita, a volte le anche. I dolori si manifest,a no senza segrù obiettivi clinici e radiologid, hauno esacerbazioni notturne, si attenuano e scompaiono con l'e"erdzio deirartieolazione : non sono in.fluenza.ti dagli analgc::~ici abil ua li. I sintomi consistono in una sensazione speciale di brueiore, di rigidità. d ell'articolazione con senso quasi di para.lisi articolare.


QONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE ARTBITI, ECC.

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Sono propri della sifilide secondaria, si possono però presentare nel periodo terziario ; nel decorso del trattamento specifico come reazione speciale di Herxaimer. Scompaiono in pochi giorni in seguito al trattamento specifico. Le sinoviti BubaC'Itte. - Si presentano preferibilmente nella sifilide recente: si possono avere anehe nelle sifilidi antiche non trattate; nella sifilide ereditaria. Prendono di regola due o tre articolazioni, frequentemente sono simmetriche. Clinicamente si presentano con tumefazione dell'articolazione che mostra i segni di modico versamento endo-articolare, con discreto edema peri articolare con risentimento frequente concomitante delle borse sierose circonvicine ; con lieve aumento del calore locale, modico arrossamento ; e di C<'tratteri;;tico con scarsa limitazione dei movimenti articolari. Quest'ultimo carattere le differenzia, olt.re .che l'assenza di lesioni cardiache, dal reumatismo articolare acuto. Prendono di regola le grosse articolazioni e dànno disturbi funzionali relativi. Idrm-ti. - Tutta la malattia è costituita dal versamento articolare che si stabilisce ·insidiosamente senza notevoli disturbi articolari, con quasi assenza di dolori. Si manifestano di regola; nelle grandi articolazioni, in ordine di frequenza alle ginocchia, spalle, gomiti, polsi, articolazioni tibiotarsiche. Clinicamente non si rilevano nè ispessimenti sinoviali, nè segni di osteo-periostiti. Evidenti i segni di versamento endo-articolare. Perisinoviti gommose. - Per lo più mono-articolari e del ginocchio consistono anatomo-patologicamente in una eruzione di noduli gommosi del connettivo peria,rticolare. Clinicamente si stabiliscono insidiosamente, perchè non sono dolenti. All'esame clinico si rileva per lo più l'articolazione notevolmente tumefatta, scarso reticolo venoso, sinoviale ispessita. Con la pa.lpazione si mettono in evidenza noduli duri spostabili, a volte mollicci. Non si desta dolore con la pressionef non si notano posizioni viziose . dei capi articolari. I movimenti sono soltanto limitati. Dopo lungo tempo si possono stabilire atrofie muscolari, alterazioni ossee a cartilaginee. OBteo-art1·iti. - Per lo più mono-articolari. Prendono di preferenza il ginocchio e in ordine di frequenza la tibio-tarsica, il gomito, l'anca. Si stabiliscono in modo insidioso e sul decorso si possono distinguere tre fasi evolutive. Una prima caratterizzata da osteite e da dolori a tipo osteocopo con esacerbazioni notturne. Una fase di ipertrofia periostale delle epifisi che può invadere anche la diafisi. Una terza fase di versamento articolare. La sinoviale non· è mai ispessita, nè fa rilevare fungosità, è modicamente dolente alla pressione. Tutta l'articolazione duole ma spontaneamente e con esacerbazione notturna. 0Bteo-condro-8inovit·i. - Tutte le parti dell'articolazione sono prese dal processo. Mentiscono più da vicino le affezioni tubercolari. I ll.Oduli gommosi periarticolati possono rammollil·si e perforarsi nell'articolazione dando luogo a un versamento puriforme o all'esterno portando alla formazione di fistole attraverso le quali si eliminano dei sequestri. I tessuti periarticolari sono infiltrati, edematosi, poco dolenti, con reticolo venoso sviluppato. Le atrofie muscolari sono frequenti ma non in grado notevole come nella . tubercolosi. Se il trattamento è tardivo si ba per lo più esito in anchilosi.


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('O.l<TRIBUTO ALLO STUDIO DELLE ARTRIT I, ECC.

n reu·m atismo cronico sul quale non mi fermerò per non estendere la trattazione. Altre forme sono state descritte ma non a caratteristica clinica netta. Sulla traccia della clar;sifieazione fatta po~;siamo ora passare ad esaminare i nostri casi. Diremo subito che il primo caso va riportato nel novcro delle sinoviti subacute ; la lesione è contemporanea a manifest.azioni mucose del periodo secondario e quantunque sia mlilat.era.le, mono-articola.re noi sappia mo cbe la bilate1·ttlità. non vuoi dire simultaneità ; il vers:tmento endoartioolare esisteute è modesto ; vi è edema pe.risino via le e sinoviale ispe:ssita. L a diagnosi di qurRto caso si pres<'ntava af>s<l.i f<Lcile se non alt ro per la. presenza dei condilomi p iani nella e~bv ità. boccale. 1\leno chiara era inve<·e quella del secondo Càso ; i due contagi venerei erano stati ~tudiati clinicamente, batteriologicamente e siero logicamente ; due n. v\T., eseguite a due mesi di dista.nza. da ciascun contagio, erano risultate neg•~tivc. }la la. lesione pur a\'endo avuto inizio subdolo aveva avuto tuttavia un decorso un poco più affrettato ili quanto siamo abituati a osservare nella. tubercolosi: vi si OSSl'r vava, come del resto si è o:s ·er va.to negli altri ca·si, un certo contrasto tra il progresso incalzante delle alt era~iuui a.w.t.t.uw.icllc soiJLu un a:speLt,u ùi irupas:silJilità, spicc<Lta. ; mancava insomma quel parallelismo che siamo abit ua.ti a riscontrare nella tubercolosi fra tnmefa,zionc da un lato c ipotrofi.a, muscolare, dolore e disturbi artieolari dall'altro. IDccoci dunque di fro11te ad un mtsÒ eli ifu·arto luetico nel quale ht quasi assenza di earatt.eri infhtmm;~tori, la localizzazione eminentemente sinoviale, la scars~L ipotrofia museolare, il dolore spontaneo ad esacerbazione notturna, la quasi conservazione dei movimenti, la evoluzione rapida. e imponente senza reazione inliamnmtoria, ci menerà alla diagnosi di idrarto luctico prima ed indipendentemente della conferma del reper to sierologico (H. W. posit iva). 3o e 40 caso presenta.no nna evidente analogia tra loro; in entrambe la. lesione è lo<'.alizzat<l> a l ginocebio, è in rapporto a. tr~mma, tut,te le parti dell 'ar ticolazione sono prese dal processo, presenta.n o fistole. Ma se nel caso 3° le difficolb1 diagnostiche possono essere diminuite dai dati anamnestici, anche se la H . W. è nega.tiva, nel caso 4° invee(' oltre alla sm>rsa chiarezza dell'anamnesi la siutoma.tologi.a. clinica, e principa.lmente lo stato generale assai cattivo, la imponente ipotrofì<1 muscolare, la reazione di difesa e riflessa, la dolorabiJità. sia all~t pressione che al carico e nei movimenti, può indurei all'errore; ma noi non potremo non ritenere privi di in1por ta nza il fatto che la malattia era. stata trascurata,, poi il carattere del dolore c lo :;pccia,le dPcorso che tra alternatiYe di miglioramenti e p eggioramenti era stato tuttavia assai tumultuoso e aveva addotto rapidamente ad alterazioni imponen ti senza un vero p arallelismo di r ec'tzione infiammatoria,. È che proprio QlH'Sl e forme di osteo-condro-sinoviti luetiebe sono quelle che mentiseono p itì da vieino le forme tubercola.ri. Alquanto oscnra presentavasi invece la diagno~i del 5° C<'l<So. N oi ora prendiamo in <'11<\rne le sue lesioni articolari, ma. in qnesto inicrmo la fenomenologia mor bosa meno allarmante era coRtituita appunto da questo le-


CONTRIBUTO ALI O STUDIO DELLE ARTRITI, ECC.

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sioni. Quando egli giunse q1ù con la diagnosi seguente : potisierosite (peritonite, enterite, pleurite D., ascessi multipli di probabile natura specifica) la fenomenologia clinica che destava viva attenzione era quella a carico dell'addome se<le di dolore urente, continuo, con dia rrea. sanguigna p ersistente, quella a carico delle pleure e quella. a carico degli ascessi parotidei e tiroideo. La malatt ia erasi iniziata con una pleurite, a un anno di di<>tanza si manifesta una enterite che assume ca.rattere di cronicità con diarrea sanguigna continua, quindi si manifesta una pleurite D., la riacut izzazione della pleurit.e S., fenomeni di peritonite. Tutto ciò mena alla diagnosi di tubercolosi ; le pleuriti luetiche esistono ma sono di estrema r arità, esiste poi una peritonite luetica ' Dopo la comparsa di un ascesso os~eo f:rontopa.rietale, le ossa del cranio sono sede di elcr.ione di processi luetici, segue un idrarto della spalla D., con scarsa ipotrofia muscolare, scarsa lim.itazione dei movimenti, dolore a tipo osteo-copo, versamento endo-articolare di liquido sinoviale misto a sangue. :Ma di esso se gli esami r adiografici recenti possono fornirci dati a favore della sifilide, quelli precoci non altro segno ci fornivano che un offuscamento dell'interline.a articolare e una notevole decalcificazione della testa omerale. Dopo la comparsa di un ascesso parotideo S. cill ne segue uno simmetrico a D. e dai quali si estrae pus abbastanza fra nco, per modo che il solo fatto della bilateralità poteva far sospettare la lue, ecco comparire un idrarto simmetrico della spalla S. coi medesimi C}oratteri del primo, che impone il sospetto di lue per il carattere della bilateralità. :Ma allora noi ci troviamo di fronte a. un intrico di lesioni, alcune delle quali hanno caratteri prevalentemente a favore della tubercolosi, altre caratte1i a favore della lue, mentre tu tte lasciano sempre dubbi sia per l'una che per l'altra malat tia . · Cosi nel 6o e<1.so: nessun contagio venereo, inizio con una pleurite, qillndi una spina ventosa mal diagnosticata e incisa a cui ne segue un'altra non simmetrica ; un'artrite tibio-tarsica che non ha tutti i caratter1 dell'artrite t. b. c., ascessi delle sinoviali tendinee, artriti dei gomiti sirometriche, asoossi dei tessuti molli agli arti superiori, a l capo, un'artrite del ginocchio S. con speciali caratteri di torpore. Una molteplicità di lesioni a caratteri e a sedi assai differenti. Anche qui la R. W. è positiva. Anche qui molte lesioni hanno cara ttere di lesioni luetiche, in ispecial modo quelle dei gomiti, che p1·esentano i caratteri che ormai ci son chiari di osteo-condro-sinovite luetica. La cura specifica, specialmente quella arsenobenzolica dona all'infermo .vanta.ggi enormi dalla immobilizzazione a letto al ripristino a.bbastanza confortevole di quasi tutte le facoltà; provoca processi di riparazione meraviglosi quali ci mostra ad esempio il confronto dei radiogrammi del gomito S. ; ma questi fatti stessi non possono non ingenerare dei gravi dubbi quando siamo costretti a rilevare che ad onta degli enormi benefici, il miglioramento non è stabile e le ricadute nell'aggravamento si succedono fatalmente ad ogni periodo intervallare di riposo nella cura specifica. Accade qill come nel caso precedente che la cura specifica sia sufficiente a mettere a tacere soltanto in parte la fenomenologia morbosa. È cbe qui come nel preced ente caso ci troviamo di .fronte a. una infezione duplice : tubercolosi e


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CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLE ARTRITI, ECO.

sifilide, che si influenzano vicendevolmente l'una aggravando l'altra malattia, l'una togliendo efficacia alla. specifica cura dell'altra. Tubercolosi e sifilide possono incontrarsi sul medesimo soggetto e dare una. fisonomia particola.re alle lesioni ; questo fatto fece nascere la definizione di Richard « scrofulat de verol » combattuta dal Bazzin che cosi si esprimeva: ((la sifilide e la tubercolosi sono due malattie essenzialmente differenti. Per errore alcuni autori dicono che quando la sifilide complica una tubercolosi vi è associazione, una fusione delle due mala.ttie p~r produne dei fenomeni particolari come la combinazione di un acido e una. base formano un sale con proprietà. diverse da quelle di ciascun componente. La sifilide e la tubercolosi che si incontrano su un medesimo soggetto, marcia.no isolate conservando ciascuna la fisionoinia della propria specificità e se si influenzano questo non è che assai leggermente 11. Ma indubbiamente Richard non voleva dare al suo termine lo stretto senso dell'imagine che la sua denominazione richia.ma, cioè della. combinazione chimica ; egli riferendosi all'andamento della sifilide nei tubercolosi, alla intensità e alle speciali reazioni che ne nascono, aveva di mira soltanto la ripercussione che le due malattie si esercitano a vicenda e cioè l'associazione di terreno ; era in fondo il concetto così espresso da Lugol: ((queste due malattie riunite sembrano ricevere reciprocamente una. nuova forza da questa associazione ; esse formano uno stato 1nisto che getta nella economia .radici ancora più profonde di ciascuna malattia di cui si compone>). Concetto che più tardi così precisava Guibout : ((esiste tra la dia.tesi scrofolosa e quella sifilitica una perniciosa affinità per cui quando esse si :sono inoontrate riesce asflai difficile separarle. La tubercolosi dà. alla sifilide un ancla.mento immobile, torpido, refrattario a tutti i trattament i )) . Indubbiamentc vi sono lesioni nelle quali le due malattie seml;>ra siano fuse e altre, specie quelle più proprie a ciascuna malattia, nelle quali conservano in qualche modo i propri caratteri specifici ; tuttavia ovunque traspare ognora una reciproca influenza che ne confonde i caratteri e perciò riterremo col Sergent che non vi è a parlare di associazione, ma di giusta.pposizione, se vogliamo, di int·ricazione. Ora potremo forse stabiliJ·e in certo modo i c~uatteri differenziali fond amentali delle lesioni articolari luetiche e di quelle tubercolari : T'lllJercolosi. - R eticolo venoso accentuat.o - Pur essendo favorite da.! trauma sono genèralmente spontanee. - Sono poco dolorose e anche indolenti spontanemanete. · - Adenopatia di regola. - Si caratterizzano per una tumefazione infiammatoria a sviluppo lento tendente alla suppunt?.ione. Terminano as>'~ai fre quentetemente per degenerazione f\mgosa delle parti molli con tragitti fistolosi. - Contratture e attitudini viziose.

Sifilide. R eticolo venoso meno marcato. Il trauma lo provoca ben volen·

tieri. - Si accompagnano a. dolore osteo· copo spesso vivo e urente e col carattere preciso dell'esacerbazione notturna.. - Adenopatia più rara. - Formano delle tumefazioni per ipertrofia massima, a sviluppo rapido, senza alctm carattere infiammatorio. Le fistole hanno i caratteri delle ulcerazioni gommose. Non contratture n· e attitudini viziose.

l


CONTRIBUTO ALLO STUDIO D E LL E ARTRITI, ECC.

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Tubercolosi .

S i filide.

-

Movimenti limitati, dolorosi.

Movimenti conservati o poco ostacolati.

-

Stttto generale cattivo.

·-Stato generale abbastanza buono.

- Non sono influenzate dal trattamento specifico.

- Sono influenzate e guariscono col trattamento specifico.

PROVE DI LA BORATORIO.

Quelle per la tubercolosi.

Quelle p er la. sifilide.

Questi caratteri differenziali ci potranno servire di guida anche nei casi di duplice malattia nei quali, tenendo conto del concetto dell'associazione di terreno, o meglio della giustapposizione delle due malattie, potremo riuscire a scoprire quei segni che sono propri di ciascuna di esse e mreciproca influenza. Vi è comune acc01·do sulla cm·a specifica di prova nei casi dubbi ; è necessario però tener cont o che nei casi di coesistenza delle due malattie, se non è proprio esatto il concetto di Guibout che la t ubercolosi dà alla sifilide un andamento immobile, refratta,rio a ogni trattamento, certo è che la influenza della cm·a specifica, anche se è molto sensibile non è così netta come nelle forme di sifilide pura. Dalle nostre osservazioni potremo trarre in conclusione il concetto che le lesioni art,icolari di natura luetica, pur non essendo frequenti, non sono così rare come si crede ; che esse assai male si differenziano da quelle di natura tubercolare ; che sovente le due malattie possono coesistere ; che è necessario in ogni affezione articolare eseguire la R. W., che nei casi dubbi è sempre bene istituire un t rattamento antiluetico di prova ; che le forme pmamontc luetìche sì giovano m n.ggiormonto degli n.rscno-benzoli; che le

forme miste si giovano quasi esclusivamente di queste pur rivelando l& loro speciale torpidità. BTBI..IOGRAFIA. A. Bn.oc.a. -Aspetti clinici della sifilide articolare. - Presse. méd., 2 no,·. 19.11. D E F ONTAlNE. - Artropatie della. sifilide ereclitlll'ia. - Thèse de Paris, 1883. FouQUET. - Erede, sifilide tardiva o idrartrosi bilaterale. - Soc. di Derm.a tologie 1913, pag. 196. . FotmNIER. - Trattato della sifilide. - P itris, 1899. GILllERT DREYFUS ET PIERRE Boun.OEOVIS. - Gazzette des hOpitaux, n. 31, 33, 18 25 aprile 1925. GANOOLPH. - Localizzazione articolare della sifilide terziaria. - Thèse de Pari8 L E D ENTU ET D ELBET.- N ouveau tra.ité de chirurgie. Vol. X, mala.dies des arti culations, par Broca et Raoul Monod. - Pari!:i, 1926. MEBICOMP. - Contributo allo studio delle artropatie sifilitiche terziarie. Theae de Paris. · MORESTIN. - Chirurgia generale delle articolazioni. - Pa.ris, 1907. PuTTI G. Lezioni cliniche di ortopedia. e traumatologia., 1926. RIOliET. - Mémoire s ur les tumeurs bla.nches. - Académ. de M éd., 1853. RouGIER. - Studio dei versamenti articolari nella eredo-sifilide tardive.. - Thèse de ParùJ, 1924. SE:&GENT. - Syphilis et tuberculose. - PAris, 1907. SoLEBI G. - Due casi di artrosinovite sifilitica secondaria.. - Gicrnale di medicina militare, 1926. TODD .'\LAN H . - British Journal of Swrgeon. Vol. XIV, ottobre 1926.


NOTE DI IGIENE PRATICA

I L LA. T T E per il colonndlo medico G. B. Mariotti- Bianchl

È que;;tione ch e intereil><a nn po' tutti. L'uso ùel latte è diffusissimo; tutti, a tutte età. in t utte Le condizioni socia li, sa1ù e m a lati, d ebbono rico rrere a questo pro-.tioso ulimen to; ma specialmente esso è la vita dei b a mbini e d egli infernù. Ebbene, dinanzi a questa diffn~ione, dinanzi a questo bisogno, c he cosa hu fatto sinom la leg,g e per ~arnntirne la provvista, non dico a buon mercato, ma almeno di buona qualità? NtLIIa , o CfU>l5i 11ltlln : e n essun passo innan7.i si è fatto in confronto di m olti anni or sono, p er e."empio dell'anteguerra, ove s i eccettui qualcuna delle gmndi città. La leggo attuale si limita a intervenire se il lat.te è annacquato, o scremato : se è sofisticato con sostan7.e ~stnmee : so è conservato con u lcalini, per mascherarne la Jerm entnzione acida . J\la qna le è il valore reale di tutto ciò d ina nzi alla salute d el pubblico ? Intanto l' annacqua m ento e la scremo.tura, o, come spesso accade, l'uno e l'altri!> in~<ieme, pratit:ati contempomnea.ment.e, a.llo scopo di non a lterare il peso speciti r:o, che spe:s;;o le a uto rit à, usano r ilevtl.re col lattodem;imet.ro, non hanno >:>e non il vo.lore di frode in commercio e non so no dannosi a lla sa lute. Così pure oggi è llS.->a i scaduta di m odn l'aggiunta di :sostltnze estr a nee: ch i mai oggi. per esempio, al prezzo e colla ricen•a ut.tual e d i'Ilo cervello , ponsa p it1 a versarno emulsioni n el latte ? Più importu.nte e comtme di ce rto è l'nggiun ta di sostanze che n eutra lizzano l'ac idità prod.ot.ta. dalla Jennent~lzione: di ~--olito il bicarbonato di sorlu c he serve allo scopo, e così un la.tte alt.et•ttto può pnssnre per buono. P er lo pi(t è il latte d ella sera. r•inm>:>to invenduto, che subisce q uest-o tt·at.tamento. Comunque . le ricerche 6>'0Rllit.e di soli t o d a ll'au toritl't, compresi i nostr i osperlali mi.liM.l'Ì, s i limit.ono nlla d ens ità . al contenuto in grasso, e tutto a l più alla reazione. Sia.mo dunque in condizioni di vera, patento ins ufficienztt. Vi sono, è vero, de i comttni c ho esercitano tma particolare vigilanza s u tutte le vacche lattifere, le quali sono p ersino so~rgotte a. visita v eterina.ria e alla rice1·che relative : ma quanti sono ? Ulla minoranU\ t rnscnrnbile certamente. Così quand.o n o i nei nost.ri ospedali abbiamo riccwcato la rruantità del bLtrro. non nbbiomo fatto che una l'icerca del tutt.o secondaria, di qua lc he valore da.! lato economico, mo di nessLUl valore dal luto hrienico. R o ma hn. ten tat·O di risolvere il problemtL vendendo di1·ettam ente al pubblico il lnt.te r igcnerat o : è ln.t.to conden>;at{) che viene razionai mont-e riclif'ciolto e venduto a prezzo equo. Quest<J è inncl!abilmen te tU1 buon tentat.ivo; ha p era ltro due difetti : il primo, ch e n on s i è l'< imtri, in tunte manipo la.zioni s uccessive, de lla bontà e pu· re7,za d el prodotto terminnJe. senza eonta ro che gran p arte de lle vitamine deb bono andtll'e Jl61'(lute, mn lgrndo clte la, condens!lzione del latte l'<ia fatta ne l vuoto n ba~sa tcmperat.tu·~~ (vcde1·e in proposito le ricerche recen t i sulle v itamine del latte sott.o pos t.o a condon~=;a:t,ione col procedimen to rl<11le lamino sottili); il secondo, piì.t grave, che cioè il Comw1e eli R.omlt non soddis iu ai bisogni d ell'inte ra citta. d.inanzu. mn. solo a. wut parte tli e;;stt. m en tr e il r elito ò :;ervi to dalle comuni latt Nie, all~t cui [roquen te neq nizia ben p oco rimedio p ortnno le sanzioni, che, a vero d ire, si applicano con gnlllde severit à, mft con nltrett.ant.a frequenza, dimostr azione quest'ultima evident issimu di'Ile r eale neq uizia di cui ora ho d etto. Stn di futt,o che a R oma. d'e~<tftte. si ha 1111 forte a umetlto di morbilità. e anche eli mortalitt\, o che ciò ·si devo ulle gastrvent.eriti ù ei bnmbini, lattauti o da poco dive7.zttt.i. como ò a vvon ut o anche l't>>'tn te scor-sa. e come le ste;;se Autorità snnita.r ie hanno dichiarato. Ebbene è <La ritenere co n certezza che m olti di quest i casi dipend ono dalla cat.tivo quali tà Jcl In t H', fenomeno lt1 cui frequenza ogni medico ha potuto constatare.

e


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IL LATTE

Un tempo vi erano talw1i proprietari eli vacchc:o rie che t enevan o in città vacche la.tt.ifere, ben vigilate e ben mantenute, o nutrite sempre ed esclus ivamente a fieno, e non mai ad erba fresca; vacche che venivano ogni pochi mesi e&mbiate per evitarne il deperimento causato dAlla di eta speciale; r endevnno minor quantità di latt-e, ma il proprietario se ne riif•ce va vendendolo ad un J•rezzo sen>~ibihn<ont,., maggiore. E rano le cosidette vacche per bambini; e il c liente vedeva mungere n el proprio recipient e il latte che intend<wa sornministrHre al proprio piccino. Em un servizio semplice, r·azionnle, comodis;;imo, in cui l'Autorità non aveva altro còmpito eh ;, quello della vigilanza Sulle bestie, s ulle s tniiP e s ul per;;onale addetto alle medesime: e il pubblico faceva la fila p er· avere que::;to buon prodotto, su cui aveva piena fiducia. Un bel gioi710 venne l"i_gien e, o qualche cosa che ave va preso abu,:;ivamente il suo nome; e mentre s i tollerava e s i tolle ra tUla grand() quantità eli scuderie e di cavalli n ell'interno d ellt'L città. m entre l'o:>sirlo di c~oubonio em es:>o dalle innume · revoli automobili ci avvelena, si gridò che quelle poche vacche erano p ernicios i::\· sime alla pubblica salute . e se n e decretò l'ostracis mo. (luerra. A.I.Je vacche, fu il grido. Le vacche in Romtl n on d ebbono esi,;t~re; e"se non po:<Bono stat·e che irL campagna. E inJat.ti oggi R oma è pr·iva. di Vttcche: e molti bambini che avrebber·o preso un latte alquanto più povero di grasso, è ve ro . ma sic•tro e adattis.r;imo p er loro sotto tutti i ptmti di , ·ista. si bu>:<cano de lle gastronteriti. N è a ciò può rime. diare lo stabilimento, priv»to anch'esso. p er la omogeneizzazione del lat.t~, .l a cui potenzialità è di troppo inferiore al bisogno. Ecco dunque un caso d i iJl;ione produt.trice rii malattie ! L'odore d elle scuderie per cavalli non è nocivo, anche se essi ;;~ono mol t is.o:;imi: l'odoro di poohe stalle, di poche vacche ciascuna, anche se distribuite razionalmente. anche se ben fatt.e e ben sorvegliate, saz•ebbe causa di gravissimi dtmni ai cittadini. B asta enrmciare questo postulato per compromlen1e tut.ta la incongru.enzu.. Ma iusommo., si dil"l~. che cor<a si deve fare? Ecco, un mezzo facile e sicuro per risolvere il problema non c'è. Non parliamo d oi piccoli comlmi. dove in generale è facile al consumatore me ttersi al riparo dai pericoli. e dove, sopratutto, l'animus del produttore è meno corrotto e meno portat.o ad offendere. Per i gt·ancli còmluli bisognerebbe fare su scala più vasta ciò che il Comune di Roma ha fatto, rigenerando il latte conden::;nto e vendendo lo diret.tament.e; e bisogne1·ebbe limitare a poche le latterie, ritimudo la lice nza di e:-~en:ri;oio a

t~•tte que lle

c ho n.on eliano

comp!eta garanzia. e sottoponendo le rimanenti a vigilanza a;;sidua., fatta soprnt· tutto da igienisti. Ma pei bnmbini bisogna tornare al sist ema d elle vacche speci~­ lizzate già in uso a R.oma, con tutte le cautele che il caso richiedo, ma senza timore che queste povere vacche facciano clfnmo cogli odori che ne derivano. Per noi militari rest.a il p roblema d ei mezzi per assic•n·arsi che un lat.te sia buono. Ho detto che nei nostri ospedali si fa di solito la determinazione del grasso: non dico di abbandonarla, ma sarebbe assai più efficace Wl sist.ema di viççìlanza alla vaccheria produttrice. invianclovi Lm sottufficinle appositamente • htruito, che a 'J!iistesse a iJa mtm~itlU'a e si~illas"e i bidoni. Sarebbe que::;tione di una motocicletta da dare agli ospedali che lumno le vaccherie p1·ocluttrici molto lontano, come per esempio quello di Roma; la spesa sarebbe largamente compen· sata dalla bontà e genuinità del prodotto. E la v ig ilanza dovrebbe essere portati\. su tutti quegli elementi che hanno w1'importanza reato dal lato igienico, e che possono così riassumersi : l o P ulizia scrupolosa dei bidoni, con lavaggi e spazzolature giornaliere con soluzione di soda al 10 %, ben calda, e successiva risciacquatura. a grande acqua. 2o Divieto assoluto .di usare altre acque all'infuori di quella sicuramente potabile. 3° V~<;ita. rigorosa delle vacche da parte eli un veterinario, sia al loro ac· quisto, sia perioclicamonte in seguito. 4° Vigilanza igienica scrupolosa e continua sui vaccari e Slùle loro famiglie, per garantirsi dall'esistenza di mnlat.i o di por tatori.


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IL LATTE

5° Norme di igiene per In. tenuta d e lla stall~t (ravimsnto, paret.i, lettiera, ecc.), per le disinfezioni periodiche della medesima e per la cura da nsare nel governo delle vaccl1e. ·

6° Vigilanza sui mangimi, escludendone taluni, e fra questi, alcuni panellr derivanti, come sottopt·odotti, da taluni stabilimenti industriali. · N essw1a di queste operazioni viene praticata: si comprende quindi la gravità dei pericoli che derivano dal con..':luroo del latte e che non sono affatto evitati dalla determinazione del grasso, o del peso specifico.

Nota. - n present.e articolo era già stato dato alla stampa, quando la Direzione generale della sanità pubblici!. preserttò n&l febbra.io c. a. al Consiglio superiore di sanit-à uno schema di regolamento sulla vigiJanza igienica del latte destinato a l consuroo diretto. Ho visto con grande compiacimento che questo schema collima quasi completamente con le idee che ho sopra enunciato. Così, per esempio, sono date le norme per l'impianto e la tenuta d.e lle vaccherie ; per la verifica dei locali, animali, recipienti, ut.ensili; per l'acqua, per l'abitazione del person a le, per le concimaie, per l'esclusione delle piante velenose (veratro, bella.donna, colchico) dall'uso come foraggi, per la dernmcia delle malattie delle vacche e delle persone addette all·e vaccherie, per le buone regole di igiene nelli~ mungitura, per la. vendita e consegna a domicilio, ecc. Uno speciale capitolo riguarda il latte da potersi consumare crudo, latte che ha particolare importanza per i piccoli bambini e pei quale sono date norme anche più rigorose. Una importante innovazione è costituita dall'obbligo di provv&dere alla immediata refrigerazione a 10°, o 5° del latte, subito dopo la mungitura, elemento di grande importanza per evitare lo sviluppo de i germi nel latte. Solo vi è da temere che q uest'obbligo, esigendo spese d'impianto e di funzionamento non lievi sia forse accolto e osservato nell'alta Italia, dove gli stabilimenti sono o possono essere di larga. portata. e dove è facile l'impianto di ghiacciaie e la provvist.a del ghiaccio, m entre costituirà una grave difficolt.à, spesso insuperabile, nel resto d'Italia; cosicchè in definitiva si avrà forse che almeno le piccole vaccherie, o anche molte delle grandi. non p otendo sostenere la spesa. o dovendo lavorare in perdita, saranno chiuse, col grave danno conseguente della insufficienza del prodotto. Un a ltro elemento nuovo è dato dall'obbligo della vaccinazione antitifica periodica al personale delle vaccherie; &d oggi questa misura non può non ritenersi indispensabile ed illuminata. ::;olo Wl 10ssorvazione mi permetto di fare: l'art. 2 comincia col confermare la crociata contro le vacche, le quali «devono essere situat.e a oonven\ente distanza dall'abitato •, Orbene, per le ragioni già dott.e ritengo che vaccherie modello, limitate esclusivamente al servizio dei piccoli bambini, possano essere perfettamente consentite anche n ell' interno delle città, purchè situate opportwuunente in piazze, giardini, ecc. Comunque, twremo finalmente t.ra breve w1 regolamento moderno sulla produzione e il commercio del latte : e ques ta era uua vera. necessità. Roma., mar:-zo 1928.


RIDSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA La funzione delle mosch!! nel tm9porto di al-cuni germi i mportanti per la patologia tunisina. (Arch. Inst. P asteur de Tunisi, t . XV L 4, l 927. Reo. in Off. int. Hyg. pubi., fase. l, 1928).

WoLLMAN. -

Le ricerche dell'A. dimostrano che ]e mosche infettate sperimentalmente con diversi germi patogeni, continuano a tmsportarli per tm tempo variabile. Relativamente lunrso per i bttcilli del gruppo tifico-dissenterico {tma. decina di ~iorni), questo tempo si riduce a 48 ore per il bac. abortus e per il micr. melitensis. Le mosche restano infettanti meno di 24 ore nel CflSO del bacillo della peste; infine l'autosterilizzazione avviene con grande rapidità per g li agenti delle congiuntiviti batte1·iche. Questi dati permettono di fìs.c;are con precisione le misure profilattiche contro questo modo di contagio nei casi considerati. Quale è il meccanismo di questa a.utosterilizzazione delle mosche ? n processo sembra puramente meccanico. L'A. ha precedentemente dimostrato che i batteri si trovano viventi nelle feci e nella saliva; d'a,Jtra parte l'autosterilizzazione non si verifica soltanto di fronte ai microrganismi delicati, ma anche di fronte a forme resistenti qual.e il bac. tubercolare e gli ~;porificanti . Le moscl1e passano la loro int.era vita facendo pulizia; le loro zampe, dice L'Hewitt a proposito della mosca domestica. sono delle vere spazzole in miniatura che nessuna pulizia ulteriore può più sbarazzare dei germi raccolti; le spazzole sono in certo qual modo fatte sulla scala. dei batteri e sembrano del tutto appropriate ad una sterilizzazione meccanica. I germi sarebbero da esse tolti e dispersi allo stato di unità separate, ciò che costituisce la conclizione opt-i:ma per Ia. loro distruzione con l'azione della luce, dell'aria e dell'essicamento. Alcuni batteri, quelli specialmente del gruppo tifo-dissenteria, si ravvicinano ai batteri nonna-li della fiora delle mosche per i loro caratteri biochimici. Ciò spio~-therebbe la loro persistanza relativamente lunga nell'apparato digerente delle mosche. COSTA. LOWENllE'RG w.

Potenza battericida dell'intestino. (Zeitsclu·. fiir. Hyg. vol. 108, l).

Quando si inocttlano germi patogeni, come HÙ es. bao. del t ifo e della dissenteria in succo duodenale norrmtle. la grandissima maggioranza. dei germi stessi viene distrutta. Qtresta azione ba.ttericidn del succo duodenale spiega il perchè in esso di regola non si trovino o si riscontrino soltanto i11 piccole qntmt.ità, negli ammalati o nei convalescenti di febbre tifoide, dei bacilli di Eberth. L!. dimostrazione di difesa battericida delle porzioni superiori del tenue è di notevole importa.nza per la qtiestione del prodursi della febbre tifoidee ili altre infezioni intestinali, in quanto dimostra che si deve attribuire maggior valore di quanto non sia stat.o per lo più finora fatto, alle tonsille come porta di entrata d~gli agenti morbosi. COSTA.

Cut:PBELL MUNRo. -

Una esperienza di protezione delle caserme delle tmppe in-

glesi contro le zanwre. (-Journ. of the H.oyal Army .Medie.. Corps. XLIX,

n. 4, 19:!7, ottobre).

,

L 'esperienza veo.oe eseguita. negli accantonamenti di Lahore e di Amritsar, conosciuti come fortemente malarici, con una morbilità .per malaria. del 706,2 per mille a La.hore e dell'825,7 p<"r mille a Alnrit,ar. Dal luglio all'ottobre 1925 la. compagnia di fanteria. di Amritsa.r ebbe 150 ricoverati in ospedale per malari n. su 227 uomini di effettivo. Alla. fine dell'anno la compagnia. venne trnsfe-


276

RI\JSTA DELLA ST>UlPA lllEDICA. ITALIA ~A F; STRANIER A

rita in LUla s tazione sana, ma nel 1926 ebbe 198 ricoverati in ospedale per recidive della. malaria contratta ad Amrit.sat·. Quasi tutta. la compagnia fu i n cura durante il 1926, cioè inut ilizzabile per il servilio per un intero anno. Dato che tutt.i i mezzi t<>ntati da 20 anni per conservare la salute delle t.ruppe non eravo riusciti, si difesero le caserme dalla penetrazione di zanzare mediante reticelle m etalliche accuratamente appl:cate a tutte le aperture, dando consegne severe per la pH1 stretta sorveglianza delle condizioni di perfetta integrità delle reticelle. Nelle caserme cosl protette si ebbero i seguenti risultati : l. Durante il 1926, mentre la malaria aveva la sua solita intensità e non ostan!R ci1e nef\Suna speciale campagna antimalarica fosse condotta in Amritsar, il numero di cas i di m aJa,ria nelle casern .e protette fu 4 volte meno P leva t{) di quello verificnt{)si ne i trE" anri pt'eccdenti nelle st-esse caserme non protette. 2. A Laho re qut>sto numero fu di un quinto inferiot'e a quello dei tre anni precedenti nelle stesse casermP non protette e di più d i un terzo infPriore a quello d e i casi verificat.is i nello stesso anno nelle casernìe non protett-e. La protezione delle caserme offrto inolt t·e i seguenti vantaggi : l. Inutilità delle zai!2a.riere a i lPtt i, ent ro le quali gli uom ini soffrono eccessivamente il caldo durante i m esi est ivi. 2. Riparo contro l<- mosche ed aUri insetti alat i. 3. Protezione contro i c11lex ed abbassamento della temperatura nelle stanze dif~:>se con le ret icelle.

Cosu L' A1.--ia.zione srvnita.ria militare franceM in o-riente e nel Marocco nel 1!:126.. (La Prè$.'>e l\fédicale, gennaio 1928).

J uLT,101'. -

L'A. espone i l rapido modo di effettuarsi cio! servizio sanitario a ereo, confron· tandolo con l'omoni mo servizio t.errestre e ricorda come- nel solo combattimento di Sueida, d el 26 aprile 192(), su \m totale comple;;sivo di 350 feriti, 50 più gravi vennero trasportat.i con mezzi aerei a DamMco, i mpieg>tn do per tale bisoj:rna un'ora e un quat·to di volo per ogni coppia di feri t,i; mentre con i treni sanitari e cogli automezzi fw:·ono necessarie ben 48 o ro di v i ag~io por rau~itmgere la sede su citat.a. Fornisce ra.t:g\tagli assai tttili circa i nuovi mezzi sanitari di t rasporto, la adatta· bilità dei vari apparecchi adoperati, ed esamina le doti eo i difet ti di questi rapidiss imi mezzi aerei. Rileva fra. l'altro che gli apparecchi Hanriòt, data la facilità con la quale possono att.enare anche su terreni non buoni e la loro grande maueggevolez:~:a, hanno pot\tto se~u iro quotidianamente lo operazioni belliche nel Nord ) lakran, spostandosi insieme alle tr\tppe operanti. mentre i Brequet, necessitando di terreno adatto per atterr·are, non sempre facilmente trovabile. limitarono la loro opera a rilevare i feriti caricati sugli Ha!lriòt, t ra.<;port.ancloli direttamente a Damasco. Nel :.'\laTocco l'avia7.ione sani taria nel 1926 subì una stasi dovuta alla pacifica· ziono, ma. dal ::3ahara f\trono sgombrati in Algeri un gran numero di malati ; ciò di mo:stra, colle grandi d istanze coperte, i progressi dell'aviazione sanitaria. Gli in· ferrni per via. aerea trasportati nel :Ma rocco fttrono 319, con due incidenti, in cui morirono due fe•·it i, e quat.t.ro t ra piloti e meccanici. Ne l levante su 5 12 evacuati furono registrati () incidenti, con un solo ferito ed un morto. Anche questa minima percentuale di inc identi era opport\ll1o evitare : per que.<;to a guidare gli a pparecchi san itari furono adoperati provetti piloti, che comprendendo l'impOI'ta.nza del carico loro aflidato, rispettino le condizioni atmosferiche ed usino apparecchi in ottimo stato. Il cap o del servizio·sanitario dell\Iarocco ritiene che, ne l periodo invernale e durante le operazioni m ili tari. lo sgombero a mez1w di velivoli debba el!Sere effet· t\.tato soltanto per q11ei feriti ahbisognevoli di Ul'V intervento clùrurgico urgente. Il fe rito al torace deve considerarsi come intrasportabile per via aerea; il trasporto potrà avvenire solo quando il ferito è apirettico da dieci, dodici giorni e non mai prima.


RIVIST<\ DJ::LLA STAMPA l\"lEDl CA lTALlAN.o\ E STBANJ:EBA

277

Se si considera ora che gli interventi chiru.rgici sulle ferite debbono essere praticati nelle prin:e sei ore, a partire daJ momento in cui il trauma. si è prodotto, è da chiedersi se la. rapidità del mezzo a.ereo possa. permettere il t.rasporto dei feriti fìno all'ospedale chirurgico, in un lasso di tempo, veratnente, non troppo ampio. Il capo del servizio sanitario del Marocco ritiene che ciò si possa ottenere con un buon apparecchio, stabile, sicuro della. manovra, capace di rilevare i feriti, trasportarli .in meno di sei ore ad una distanza di 200-300 chilometri, depositandoli in qualche grande centro ospeda.liero ; tanto il Brequet quanto l'Hanriòt, sia al Marocco che al Levante. harulO risposto allo scopo. Stabilita su dati la netta. superiorità che offrono i trasporti sanitari aerei su quelli terrestl'Ì, per ciò che concerne il fattore tempo, sempre prezioso, special· mente trattandosi di feriti, l'A. fa. notare ancora un aJtro vantaggio, tutt'altro che trascurabile, che presenta il servizio sanitario a bordo dei velivoli, cioè la garanzia che le scosse, gli urti. e rcli strapazzi in genere di Un lunjl;o percorso sono ridotti al minimo, se pure non del tutto eliminati. È di ciò l'infermo non potrà non avvantaggiarsene. Vengono citati a questo proposito 2 casi iJ1teressant.i : il primo concernente una. donna. affetta. da perforazione intestinale che venne trasportata a. bordo di un aeroplano da. un posto ad un altro. Ella giunse a destinazione, senza aver st1bito alcun aggravamento in rapporto al hmf!o percorso. tanto che fu sottoposta !!-d inter· vento chirurgico, e guarì. L'altro caso riguarda \m'alt.ra donna in istato di avanzata gravida.nza e per il cui parto necessitava. urgentemente l'aS!;istenza dell'ostetrico;. da Devi Er Za, ove trovavasi, raggium;e Aleppo per via aerea., senza alcun disturbo e potè partorire felicemente. L'A. conclude che i numerosi trasporti di infermi eseguiti per via aerea sia. nell'Oriente che nel Marocco dimostrano, brillantemente, i notevoli progressi conseguiti dall'aviazione sanitaria, ed è da augurarsi che essa si affermi anche neU& altre colonie. AccoRINTI.

Sull'aneurisma artero-renoso. lume XX, fase. l, 1927).

FEDELI. -

(Arc-hivio italiano di chirurgia, vo-

Jn ordine di frequenza le ferite in seguito alle quali si possono detern:inare le condizioni per lo sviluppo di un aneurisrr.a sono: ferite da proiettile di fucile, pistola, pallett.e di shrapnel, piccole schegge acuminate di graP..at.a. Secondo Donati, le soluzioni di continuo della parete vasale prodotte da questi proiettili possono raggrupparsi in tre categorie : 1° perforazioni da parte a parte, vere ferite trasfosse ; 2° ferite lateraH determinanti ora piccole perdite di sostanza della. parete vasale a guisa. di orifici, ora lucerazioni parziali con perdita di soRt-anza, della parete superiore al quarto del diarr_etro trasversale del vaso, e larf:a apertura. del lume vasale; 3° lacerazione totale o sezioni complet-e dei vasi. La fom-.azione di un aneurisma traumatico, o n-.etamorragico del Banti è provocata in seguit o a. ferit.e trasfosse, o a ferite laterali deterll'.inanti piccole perdite parziali della parete vasale, poichè in conseguenza di ferite di altro tipo l'emorragia se non ~ subito arrestata porta. a morte il ferito. È da ritenersi però che un aneurisma t raumatico p cssa essere prodotto rulche· da ferite parziali che non interessino la continuità vasale, e che consecut-ivarr.ente a.d alterazioni della parete arteriosa e venosa si stabilisca la comunicazione fra i due vasi. Rileva. che in passato si distinguevano due tipi fondarr.entali • ane<:· risma. vero, e aneurisma. spurio o falso •, ritenendosi che il primo risultasse dalla di latazione di un'arteria e il sacco fosse formato da tutte o da alcune tuniche del vaso, mentre il secondo, formatosi da un ematoma periarterioso avesse le pa.reti costituite da tessuto periart.erioso ; oggi è ammesso che neesun aneuriezr.a consiste in una. semplice dilatazione di un'arteria. e che nessuno ba paret,i for:rr.ate dalle normali pareti arteriose. Distingue gli aneurismi in flogistici e traumatici, che risponde alle nozioni o:mai acquistate sulla pa.togenesi degli aneurismi arterio-venosi. Riporta un caso di ane~ arterio-venoso nel triangolo di Scarpa coscia destra da ferit-a per palletta di shrapnel e riferisce i caratteri sen~eiologici con cui si rendeva manifesto: 4) int~n;.esce~a diffusa. nel triangolo di Scarpa. b) pulsazione espansiva, c) Thrill ()on diStmto rinforzo sistolico; all'atto operativo si scopre dilata:done saccifonr.e ~lei vasi femorali tmiti da aderenze per 6-7 cm., le due sacche vasali costituiscono 4

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Q{()rUBie eli Medicina milttar• .


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BIHS.T ,\. DELLA STAMPA MEDICA. ITALL\..>rA E STR.L"lERA

un'unica i1ttumescenza. I solame11to dei ,-a~i a monte a a valle del sacco aneurismatico e quadruplice legaturn con lll.cci di C'at((l.lt il più possibile in ' ' icinanza della sacca aneurismatica, eh~:> non fu possibile aspor tare. C~uarj!!'ione. C'A~ELLA.

A~TO~IOLT. -

Sulla malattia di Dupuytren. fase. H). J !):2 i' 1.

(Annali it.aliani eli chirurgia,

li m erit o di !\Wl!' fa tj o rilevare che la lo.~innc c donlttt csscnzialn".entc alla retrazione d ella apon'3ut'O"li palru.a.ro. ment1·o la rctl'>lZione cutanea è solo ,;econdaria. e:l i tendini flessori e le loro g\iaine non sono affatto colpiti, spetta a Dupuytren ( 1832).

Nel p a lmo di'Ila m<tno l'aponeurosi m'l lata si i:=;pes.-;isce irreg:ola1·n•.ente in· forma di cordoni duri, bitorzoluti, assa i bene palpabili a l di sott.o dello. cute, che si pre::;enta ispessita, con pieghe trasversali perpE>ndif'olari alla direzione dei cor· doni stes!>i. P1·evale la retmzinne delle due dit-a 1tlna ri. e gli uomini sono più predisposti doUe donne; sotto i 40 anni ,;i ò>;Servano il :>n °0 di ca,..i. La. m~lat·tia progro li,;ce ino,·itnbilmente e dete rmina. J? rlwe difetto fwu:ionale . l'aponeurect.omia; in due casi presentati;::i alla sua f)!l.-:on·aziono ha dato buo1ù risultttt·i " doppitt. incisione cutnnea ad an!.!olo rot.to, fatta da un prù11o tnU"lio tasver· salo che deenr1·e a 2 cm. sotto lo. ratlice delle dita e ):i un!!e tino in corrispondenza del 4° dito donde pie~a in dire~.i01ìe longit\ldinale fino a rag![iun~crf> l11 parte media deUa m~ioao ct~rpea ,·olare : dissociando accn n1tamente la cute ve1'SO i l !al•> mdiale l:!Ì deli1nita eo::;i un amp io lembo trian~olare ehc permette l'af'C"('!l.<~o nl cavo della 11\>~,no. lsolament.o d ell'aponeu rl);;i palu:.are partendo dalla. sua porzione prossi· male e cli:s.seccando in bl•>CC:n tutta lll pnrtt:> m n.laHt. i:>pt~s;;it.a, e le part i circostanti sane. fino n ile :;ue ramifìc·aliuni ùi)!itali; aponeuJ't'f't.t:)Jolio: Cflll'"to t:e•n po richied,, multa diligonztt p erchè l'aponeuro'5i s i prese nt a. adorcnti,.;,.in.a s ia ali~:~ cute :>in >ti tessuti pro ioudi. Sut\lra della cute con pu11ti f<taecati. IJcnda ~gio iu\n:ohilizztlnte. mn.no in estensione ; dtlpn 15 ginrni mn,:o;;a~gi e mo\·imcnti ptl,.;,;j,; e 11ttid dE>Ile dit.n. / C ASELLA.

N. RuoNl1'ZIU. - ClimatotPrnJ,ia d,,flrt tubercolosi polmcnare. - '' \o\'oprossi tuberoule:;a, n. 4. 192li • (Hcc.;ms. Rivù;ta eli patologia e clinica della tubercolosi, fa.sc. II, 19:28). Una d e lle ma~!!iori difficoll;t\, pel tisiologo nei rig-uai'C li delltl. te•·apia è l'indicazione pel pazicnw d -•l clima. più adatto. L'.-\. concreta in poche formule generali le indicazioni cl imatiche sulla base di osservazioni personali. Ne~li indi,•irhti ad c reti ~mo ps ichino. con labilit.à. de i centl'Ì termici e facilitò alle turba ' 'asomotori e, ò indicnto un c lima non eccitante e cioè il clima di foresta ed in part.e anche il clima doll~t campn!!;na. dmre non c'ò vcmtf) e dove i raggi u lt r avio· letti n•>•l sono oo><i fMti com<> in rnontn!!na. ecl al mflre. In questi climi possono invin,,.si però ::~olo i m a lati ùi ftlo·mo ini.:in.li o cho tendono n J'isoh ·crsi in un tempo relt~tivament~ breve. (::iecondo !!li antichi la. cura dura in genern1e 1m periodo di tempo ptHi ad una ,·olta e mezzo quello d ella malattia). P er le forme avanzate e trascurat-e. n elle C'jlll\li la cura () lunga. sono invece indicat i climi ricchi di ragg i ultra.violotti. con huona ventiln.zione, dove l'ammalat-o pos,:;a r estal'e all'aria a.perta il ma!!gior t empo pos><ibile, vale a dire n e l m<'zzogiorno, in riviera ed in (]uelle sta· zioni rl.i m ontagna dove:> la e,:;perienza. che è g._ùda s icma.. ha mostrato esistere effetto curativo. L e form e febbrili pn.emnoniche e (]uelle ra.pidamente evolutive con t-emperatura e le,·n.ta, non Aono adatte per iJ clima marino, talora invece trov ano un arresto ed anche un migl ioramento nel clima òi montagna. ' ~i arnmnla.ti che ,;vppo r~ano. m!!-1~ il fre~do debbono esser~ inviati iu ol~a caldo~incchè deve dom111are d p~mCiplo che 111 tutte le cure fistche (af'eoterap1a, idro tnr.ii pia ecc.) l'a. non dt'vl' mat aw~r freddo. Pilr 'lllttnt.o riguu rda. il cli9!! marino. i Jmtlat i piì1 re,;ist.cnti possono essere mnodat.i nei m~tri ciel n nrrl. i pi11 d ch•>li rlebbooto e;;:>ere m a nrlati ne i mari caldi, perohè per q1testi _ult.im;i i.l f~~>• ld.o'. c'> il mR!lr!~ore fat.tor!" c:>ccitm~te..P ei n~alati che ~"offrono rli malatt1e ~1111 ·n cnnllovascolan ~ cont.romc!Jcat.o 11 cltma dt montagna; -pet le fo1·me c~r:ntibt\e è o.nohe conrrointlionto il clima dei deserti.

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RIVISTA DELLA STA:\IPA MEDICA IT.o\LlAN.o\ E '-TRANJJE:RA

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lliAOLIULO. - Contributo allo stw:Ko delle fratture, t~olate ed rJ$80ciate dello scafo1de carpale e loro trattam~nto. (Archivio di ortopedia vol. XLIII. 3°, 1927).

Dopo Un'esposizioM aco\U'àtà e dett.a.glia.t.a. delle fratture isolate ed associate dello scafoide, e dimostrate le difficoltà diagnostiche prima dell'era radiologica, anche per la coesistenza di altre lesioni tranmatiche del polso, tratta la questione morfologica, l' etiolo!>tia e meccanismo di prodttZione, l' anatomia patologica e i caratteri clinici di dette fratt ure, e del loro trattamento, presentando, illustrando quattro casi. Perviene alle segttenti conclusioni: 1° Le fratture dello scafoide carpale passano facilmente inosservate, eposson o dare, in tal modo esiti da compromettere la fU.n.zione della m~mo; 2° n meccanismo di produzione nelle ft·atture indiret.te per caduta sul palmo della mano è q\tello per schiacciamento, in quelle per cadu te sul d orso della roano è per flessione; 3° La. diagnosi clinicamente è difficile; occorre l' aiuto radiologico con due radiografie d orsoventrale e laterale, e ciò non ostante s i possono avere et·rori di interpl'etazione, p oichè si p\1ò avere in t.alurii SO!Zj.!ett.i lo sca.foide bipartito e tri· partito dipendenti da dtte e tre nuclei d i ossifica.zione senza fusione dei frammenti; 4° Nelle fra.tt\lre, specie le medio-traaversali dello scafoide senza sposta· mento di frammenti, la ct1ra è incruenta basta l'immobilizzazione precoce del pugnetto con apparecchio gessato circolare e mano in inclinazione ulnare; 5° Nelle fratture contplesse con spostamento di uno o di tutti e due i frammenti più o meno mobili, con turba doloro!'e, il metodo cruento con asportazione parziale o totale dello scafoide è il piÌ't indicato ed atto ad evitare complicanze alla funzionaJith. de!Ja mano. In tutti i c~-i l'immo bilizzazione dev'essere di breve dtrrata da 2 a 3 settimane, sarà. s ubito seguita dal massaggio e dalla m obilizzazione. CASELLA. HELBI<'H. - Sulla durata della contaJÌOsità. d.eUa scarlanina. (Deutsche Mediz. Wochenschri ft. L l Il ). L'.i\. riprendendo i lavori di Bernhard. che chiede che il periodo di i.aola· mento ptescritto .per la scarlattina sia protratto di una settimana, ritiene con Friedemann e P eicher che la durata dell'isolamento sia dei più variabili e che, piuttosto che dal termi.na intangibilE' di sette settimane, i m~Riori risultati potranno attendersi dai ripetuti esami d ella gola e dalla ospedahzzazione a piccoli gruppi dei convalescenti. CosTA. LORENZINI G. -

T eoria. delle ., -ilamilte e sue applicm,.oni. (Ca.'ia editrice Pozzi.

Roma, 1928). Non vi è problema più moderno di quello delle vitamine, p er ch è la scoperta del Funk è relativamente recente e perch è ancora. oggi rimangono in esso dei p'llllti profondamente osc\1ri. n dott. Lorenzini, pur non risolvendo le mttltiple questioni legate alla dottrina delle vitamine, presenta tutto con chiarezza, senza peraltro nascondere le difficoltà e le incertezze che regnano ancora su tale argomento. IX>po un primo capitolo sulla storia della dottrina delle vitamine, egli le studia nei loro rapporti col ricambio delle sostanze proteiche, d egli idrat i di carbonio, dei grassi e dei minerali, con le secrezioni interne, con le funzioni d ello sviluppo. Le esamina quindi nella loro es8enza, considerandole dal lato chlmico e le studia dal lato patologico, esaminando la parte che i disturbi d ella ftmz.ione di esse prendono alla produzione di un gran numero di quadri m orbosi. Rife risce un.a serie di esperimenti molto brillanti su picciorù, topi e cavie e fa inoltre \ma ottima analisi suJ1 rachitismo infantile, S\tllo scorbuto, s tù morbo di Barlow, dimostrando che l'o pinione classica, secondo la quale le vitarrrine influiscono sulla mineralizzazione e sulla formazione delle ossa, è g iustificata in modo assolttto e rigoroso. Il la~oro, molto intere.<;.'>&Jlte, dò. una. idea chiara di quanto è ·stato fatto e di quanto v1 è ancora da fa1·e sull'argomento delle vitamine, e costit\tisce Una. lettura utile e necessaria. CosTA.


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RIVI STA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIE RA

Cento pro1Ultectcmie - Cons-iderazioni cliniche ed operative - {Mi• nerva medica, n. 10, marzo 1928). L 'operazione di Freyer è intervento semplice e benefico che merita di essere più conosciuto ed apprezzato. Il paziente dev'essere esaminato in m odo completo, in particolare l'esame della. pressione, gli ipertesi sopportano bene la rachianestesiandiffi.da.re degli ipotesi. Ho semplificato lo studio della funzione renate, riducendola. alla. ricerca dell' U del sangue poichè fra i valor·i dell' U e della. K vi è corrispondenza., le cifre di U fra 0.15 e 0.30 %, devono essere considerate normali q uelle di 0.50 indicano un nGtevole delìci~ renalé, fra 0.60 e:l il l % deficit gra.vsimo incompatibile con un intervento operativo. Pr·epa.razione dell'infermo: catetere a permanenz~. dieta lattea. e poscia frutto-vegeta.rian!\, scarica. a.lvina q uotidiana. Anestesia spina!~ tropoca.inica da 7 a 10 centg r. Atti operativi: ese;uire successivamente, deferente stomia bilaterale, cistoto· mia alta, a.denomectomia. La. l " previene le complican1e infiammatorie epididim a li, eseguisce l'incisione posteriore, perchè più {acilmente si mantiene sterile, segue subit 'l la 2"', epicisto· . tomia., la vescica dev'essere riempita al limite massimo 4!.00-500 ca di soluzione antisettica debole, e così s i ha mago5iore allontanamento del cui di sacco sieroso prevescicale dalla sinfìsi pubica., la stomia dev'essere fi.sssata ai margini aponeu rotici della. ferita, che così sopprime gli >~pa \ Ì ID')rti e rende più rapida l'adesione della. vescica alla. parete. D opo qualche settimana o mesi, aumet\tata. la resistenza del paziente, nor· malizzat;, le funzioni t·ena.Le e voscicale, procede alla 3", cioè alla a.denomectomia, coU'i111.dice destro enuclea l'adenoma, con pinza t irapalle viene afferrato e aspor·tato in toto e non a frammenti. È contral'io per l'emostasi a i vari emostatici, ma ri· corre sempre al ta.mponament.o della lo;Sgia prostatica. Al 100, 12o giomo mette b. sonda. a permanenza e sopprime il drena !gio ipogastrico; la chiusura della fistola si ha dal 20° al 30o giorno. :ju lOl) operati ebbe 9 morti, due der settica nia, 7 per bronco-polmonite, ' nessun decesso per emorragia ed insufficienza renate. . CASELLA. ORLANDO. -

Su ww nucva 11indrome oculo-endocranica d·i origine nasale. (Rivista ot.o-neuro-oftalmologica, vol. IV, fase. IV, l !)27 ). L 'A., dopo avere accennato alle va rie sindromi endoqra.niche ed oculal'i già note, dipendenti da affezioni del naso, d ei seni para.nasali e del rirlOraringe, illustra un caso clinico, in cui e3i>teva, associata ad e micefalia .. una paralisi di origine nasa.Te dell'abducente mai osserva ta precedentemente. L 'affezione nasale consisteva in un polipo della testa del turbinato medio che, aumentato di volume p~r processo infìa.mm<.~.torio e fatti edematosi consecu· ti vi a riacutizzazione di una. rinite cronica, aveva determinato una occlusione com· pleta d ella ca.vità. nasale sinistra e subito dopo cefalea frontale dallo stesso lato e p'.l.ralisi dell'abducente sini!'!tro. Tanto la paralisi che la cefalea scomparvero con l'asportazione della massa. poli posa. e con il ripristina.rsi della respirazione nasale. L'autore accenna alle diverse teorie, con le quali si è cercato di s piegare le varie s indromi endocraniche di ori~ine nasa.le e rinofaringee e dà speciale impor· ta.nza.. nel l!UO caso alle connessioni vascolari con la cavità cranica, specialmente alle connessio ni laterali intermedie e dirette con il seno ca\•err1oso dove s'insinua il nervo oculo-motore ester·no. L a. compressione esercitata dalla mao;;~a poliposa. sulle terminazioni nerv.o.se della fossa nasale e l'irritazione forse del gan~lio s ìeno-palatino che comanda a lla va.so·mo~il i til. d ella mucosa. nasale può avere determinato, secondo l'autore, un'alterazione va~ometrica che dal naso si sarà diJiLtsa, attraverso le vie venose s uddette, al seno cavernoso, cor\ conse;:;ue!lte replezione venosa, con pressione e paralisi dell'abducente. La stes.c;a replezione del seno ca.vernoso spiegherebbe la cefalea per l'ingorgo d elle vone affluenti (vena anastomotica di Trola.rd o silviao.a superficiale, g rande anastomotica ori:&zontale, vene cerebrali anteriori ed inferiori). L'atto operativo, con l'azione del sangui~ugio e rimuovendo.la causa. irritante sul ganglio sfeno-pa.latino, avr·ebbe ripristinato l'equilibrio vasale e fatto quindi !!compari re la paralisi dell'abducente e la cefalea frontl<le. i\IOLISANI. CA.LICETI. -


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITA.L I ANA E STR ANiERA

"Mouw.NGU.e:T. -

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L6 V6rtigini vcatibolari. (.Journa.l des Pra.ticieos, 1927, n. 39).

L 'A. tratta della semiottica delle vertigini, determine.te specialmente da lesioni labirintiche: Esse richiedono due specie di esami : dei disturbi spontanei e. dei fenomeni che possono provoce.rs i artificialmente. Gli esami dei disturbi spon tanei comprendono : il nistagmo, il segno di Romberg, il segno di Von·S tein, la prova dell'indice, la. prova di Pierre Marie, la prova dell'andatura di Babinski-Weil. Gli esami dei disturbi provocati (con l'eccita'z ione artificiale del labirinto)

.sono: La prove. dei movimenti bmsohi, le. prova Mlorie&, la prove. dell'inclinazione

lenta. della testa., la pro v ~~o rota.toria, la. prova. pneumatica e la. prova. galvanica. di Ba.binski. Prcwa del nistagmo. - La. sua dire1.ione è dal lato opposto a quello del labirint.o leso. Segno di R omberg. - La perdita dell'equilibrio non è brusca. e l'inclinazione del tronco avviene verso il labirinto leso. Segno di Von-Ste-in. - Consiste nel ridurre in vario modo la. superficie di so.ategno del tronco, col far sorreggere cioè l'individuo o sulla pianta di un solo piede, () s ulla punta dei-due piedi o di un solo piede. r.a gravità. della lesione la.birintica è tanto maggiore q uanto più salda è la. base di sostegno sulla quale l'i.ndividuo viene a. perdere l'equilibrio. Cosi, se s i fa salire l'individuo su di un piano inc~to, ai potrà. giudicare della g ravità mag~iore o minore della lesione vestibolare dall'angolo maggiore o minore d 'inclinazione, che è capace di fargli perdere l'equi· libri o. Prova deU'indic6. - L 'osservato re, con una mano protesa in avanti si pone dinanzi all'individuo da esaminare, che vie!le invitato a dister1dere ad occhi aperti un braccio, a toccare l'indice dell'oaserva.tore e quindi a tornare col braccio disteso lungo il tronco. Ad occhi chiusi si fa ripetere l'operazione; quando gli errori più o meno accentuati, avven~ono in senso orizzontale, verso cui si dirige il dito dell'esaminando, esiste un disturbo d ella. fumione d ei canali semicircolari esterni, ae avvengono in senso verticale, e.siste un disturbo di quelli verticali. · P1'QVa ài Pierre Marie. - E<~erwtando a l paziente con occhi chiusi 1ma pressione brusca nella spalla corrispondente al lato in cui abbia h\ lesione vesti· bola.re, l'osservatore s'accorge di compiere uno sforzo m iuor·e c ha in condizioni . normali per farlo cadere a terra. Prcwa del Babinahi.-W eil. - Facendo camminare l'esaminando a.d occhi chiusi p er una diecina. di pa.'lSi, prima in ,avanti, poi all'indietro, e quindi ripetere l'andirivieni per cinque volte, egli, ad ogni andata in avanti. devia sempre nello -at\'\880 senso, oome d evia sempre in senso contrario nel tornare indietro. Questo fa.tt.o avviene a nche negli individlli normali. ma. acquista valore patologico quando, dopo le cinque andate ed i cinque ritorni, la differenza. di s postamento, dall'inizio della. prima. all'ultima andata, supera. i 90o. Quando il malato va a. vanti, s i sposta .sempre dal lato d el labirinto lei!o, vicaver.>a. in ve ca quando torna. indietro. PrQVa dei movimenti bmschi. - La fie3sione o l'estensione brusca della.. testa, quando asistono lesioni vestibolari, determina rapidamente un accentuato stato di nistagmo o di vertigine. Prova calorica. - In un individuo normale (dopo esserci as.'licurati che non -esistano tamponi di cerume e perforazioni timpaniche), si fa. inclinare .la testa all'i.ndietro e. 600 (posizione 1~ di Brnnings) e s i provoca un raffreddamento del eondotto udHivo, pratio~qdo un.~. irrig&zione qell orecchio iq 6$~me, con Q co, di acqua a 27°; quìndi s'invita l'esaminando a guardare verso l'orecchio oppost.o. Dopo circa 20 secondi compare sempre il nistagmo orizzontale, che aumenta. di intensità se si fa flet tere la testa verao l'orecchio irrigato ad un angolo di 450 {2" posizione di Brunin~). Il nisl:lagrno da orizzontale dive nta frontale o rota.torio, .se s i fa flettere la te3ta. a. 45° verso il lato opposto ( 3"' pos izione di Brunings) per l'eccitazione d ai ca.n~li verticali. Se si aumenta. questa inclinazione deUa testa da. 45° a 90°, il nis t~~mo diventa. di nuovo orizzontale e batte verso il la.to irrigato. · Nell'uomo normale il senso di vertigine che si provoca. è sopportabile anche con una irrigazione rli ncqua. a 30o.


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RIVISTA DELLA STA."\IPA :UEDIC.o\ ITAl.L\NA E STRA.Nl.ERA

La prova si compie prima con tma irrigazione di acqua a 30°, poi con acqua a 25o, quindi con acqua a 20°, ecc., fino ad arrivare u conoscere il limite di eccitazione del labirinto, ed il tempo che intercede per la comparsa. del riflesso. Se sì aveSfle il dubbio sulla normalità della reazione labirintica, si sottoJX>ne l'inilividuo ad una irriga:Gione con 100 cc. di acqua a 25°, e si invita il pauente (appena compiuta la irrigazione) ad alza.rsi dalla 11edìa, ed a. flettere la testa in a.van· t.i a 90o: in casi normali appare con questa manovra il nistagmo orizzontale che batte verso il lato raffreddat.o coll'irrigazione: si fa allora subito la prova. dj &m· berg, con la quale si constaterà che il tronco s'inclina dal lato dell'orecchio irrigato: anche la prova dell'indice farà constatare che il braccio si sposta verso. il lato d ello steEw.o oreoohio irrigato.

Può avvenire che non si verifichi il riflesso labirintico col raffreddamento· provocato dall'irrigazione dei 100 cc. di acqua. a 25°: si ripete allora la doccia. au· ricola.re con altri l 00 cc. di acqua, ma a. 20°, e se anche con questa non si avesse alcuna reazione è segno evidente che il labirinto è andato distrutto. La prova rotatori<1 si fa con un sedile rotante. Facendo ruotare l'indjviduo· verso destra (un giro ogni 2 secondi) a testa fl~sa in avanti a 30o e ad occhi chiusi, si eccita il canale semicircolare esten1o sinistro. Ora negli individui normali, se si arresta bruscamente il movimento, si o~erva: nistagmo orizzontale sinistro (più aocentuat.o SEI s i fa Jn~ardare a sinistra ) che termina circa. dopo 4{) seoondj; sensazione w rotazione verso Binistro. per circa 30 secondi; inclinazione del corpo e della faccia. verso destra; deviazione Yerso destra del braccio con la prova. dell'indjce;. nessun senso di nausea, 11è vomito. La pro1:a. pneumatica si compie rarefacendo o comprimendo l'aria. del condotto· uditivo esterno medionte una. pera dj Pollitzer. Negli individui con labirinto nor· male non si ha 11essun fenomeno. Se però si avesse usura della capsula ossea della· birinto per otite suppurativn cronica e consegl1ente contatto con l'aria esterna deL canali semiciroolari membranosi, che soggiacciono perciò insieme all'endolinfa. alle oscillazio1ù delle varie pressioni dell'aria, si avrebbe senso dj vertigine e ni· stagmo che batte Yerso il lato dell'orecchio sottopo:.to all'esame (prova di Lucoe)· nei casi in cui esercita la. compresl'ione dell'aria; nistagmo invece verso il lato op· posto, quando si fa la rarefazione. Nella labirintite eredo-siJìlitica il nistagmo batte verso il lato dell'orecchio· non esaminato colla compres.<~ione, e con la rarefazione verso il lat.o esaminato (segno dj Hennebert). La prova galoonica di Babit~ski si compie applicando all'individuo con occhi chiusi due elettrodi di corrente galvanica di cm. 2 di diametro, a. piastrine foderate w pelle inumidita, davanti a. ciascun orecchio. Aumeutando gradatamente la. cor· rente, l'individuo normnle flette la. testa., il tronco, e i~posta anche il braccio con la. prova dell'indice verso il polo positivo, qualora la corrente sia di 2 o 3 milliampères. inclinazione che viene re~a più manifesta, se si ponjZO. l'individuo nella posizione di Romberg sensibilizzata, e cioè con un piede al davanti dell'altro. Diminuendo gradatamente la correute. il tronco e la testa riprendono gradatamente la loro po· sizione normale: se si interrompe invece bruscamente la corrente, anche la t~ta e il tronco si raddrizzano c·on movimento brus('o. Quando la corrente si aumenta fino ai 4 o 5 milliamp~res. si provoca normalmente il nistagmo, diretto verso il polo ne~ativo. Si avrà l'ipereccitabilitt\ del labirinto quando con una. corrente minore di 2 miiJiampères si provo(•heril l'inclinazione della testa e del tronco, e con 3 mil· liarnpères si provochen\ il nistogmo con ,·ertillini, nauRea. pallore, ecc. Si a vrà tma. ipoeccito.bilità quando occorreranno 8 milliompères per provocare l'inclinazione suddetta. Si twrà ineccitabilità quando non si determinerà nessuna. reazione con 20-25 milliarnp~res. BAYON.

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NEC ROI.OOIO

.CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI Elenco degli argomenti trattati (Dal llf'CtSSI vtrNII ~rveull illi Olrnle1e Cealrile 41 sanità militare dal 1• al 30 ap rile 19Z8)

B RESCIA. -

C:apitano medico E1'RT CO L OMBARDI: Il Rislww rrt icolo endote;fiale. Tenente colonnello mt>dico FRA~CEsco SECCHI: Un c~uo di malattia

CASERTA. -

Maggiore medico L uiGI TATARELLl: Sulle glandole a se('rezione in -

G E NOVA. PALERMO. -

Capitano medico <.:rACO\tO ~[AS!'<O~E: Sulla diatermia.. Maggiore medico RoSARIO SIONORINO: Im7>0rtanza della d ia;J?W8i

"T EUESTE. -

Ma~g iore medico AL~;ssAXDRO .\l.u .JCE : lrl(tria interna .

At.EssANDUlA . -

di Friedreic!t. terna, tiro ide 11 prrmtiroidt' . 1Jrecoce del carcinoma f! Tstrico. L e feri te dell'arteria nunn-

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NECROLOGIO Andrea C/acclo Con la morte del tenente genet·ale medico Andrea Ciaccio. s pentosi sfwt>n.ame.n te a. 69 anni il 6 aprile scorso in Roma . il C:orpo sanita•·io ha. sttbìto un'altra. gravissima. perdita. In lui 1e virtù della mente discE~ndevano <t per li rami " : nipote del grande istologo napoletano Giuseppe Ciaccio, d i lui ebbe l'ingegno fervido, la volontà. tenace allo studio, la m emoria prodigiosa e il gran cuore. Lattrea.tosi brillantemente nella R. t.Juivorl-lità di ~apol i e riuscito fra i primi nel 1884 alla :)cuoia. eli sauità mUita.re, a llor-a ist·it uitasi, si dedicò con pa rticolare a more alle z·icerche di nrvttornia ed istolo.l!ia de l si:;tc noa ttc rvo:;o . In s~guito fu assistente onorario prffiso l'Istitllto di anatomia pato l o~ica de lla R. Utùversiti• di Roma, e si perfezionò nello studio delle malattie notTOfle e mentfl.li. P er tali ·s·ue eminenti qualitit scientifiche fu pe r· molti anni perito pres.'>o i l tribunale militare di R oma, ed ebbe l'onoro di es.'>ere deleL!ftto d A.I Ministero della guerra a l Congresso internaziona le eli psicologia tcnutosi a Gittevra nel 1909. Nell'anno successivo fece parto della Commissione incaricata di procedere all'esame psichico dei militari incorporat i nelle compag•tio di disciplina e detenuti negli stabilimenti militari di pena, della qua le tenne in segtt ito la. presidenza. Ultimata la grande guerra, alla quale e\!li partecipò de .;namen.t,e come capo ufficio d i sanità. di divisione e come direttore di sanità guadt\.l!uandosi la croce al merito d i gue ·ra, e richiamato in servizio dalla po~izione ausi liaria speciale, fu destinato alla Commi.'l:'lione modica s uperio•·e per le pensioni di gu eiTa e s\lccessivamente al Collegio medico-legale. La sua reputazione di medico colto. studioso e geninlp. la g\Jo. lunga esperienza nel campo della. medicina legale e la sila inconte.<;tabile competenza nella patologia del s istema nervoso. lo l'eset·o particolarmente adatto a questi delicati servizi, nei quali egli fu tra i mernbl'i più dotti, più a\ltot·evoli e più preziosi. E non solo nel campo medico esplicò la sua mllltiforme attività ed il suo versatile ingegno ; ma. anche in q uello artistico e letterario lasciò larga traccia d i s è e colt ivò le muse, ispirandosi alle antiche tra dizioni del medico \tmarù.'>ta, la di -cui schiera purtroppo va ormai assottigliandosi. li ffiorn.ale di medicina m ·i litare. che ebbe l'onore di averlo apprezzatissimo :redattore, dal d icem bre 1914 a ll'aprile 1915, a . nome del C:orpo ::ianita.rio, invia - a lla desolata famiglia le più sent.ite condoglianze.


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NECB OLOOIO

Dott. cav. Francesco Buda tenente colonnello medico in A. R. Q .

Il 20 febbraio scorso è morto a GiaJ"dini (Messina) il tenente colonnello medie~ Buda Francesco. Era decorat.o della medaglia d'argento al valore di marina per l'animoso slancio con cui, in un'ora di panico e di terrore generale, si spinse alla testa di altri generosi COQ alclme barche alla ricerca ed al soccorso di naufraghi al largo di Giardini trasportati dal maremoto che seguì al disatro tellurico calabrosiculo del 1908. Prese parte aJla campagna di guerra italo-turca 1911 -12 ed a quella ita.lo-austriaca che segui ininterrottamente dall'inizio alla fine e come direttore dell'ospedaletto da campo n. 88 e come capo ufficio di sanità della 46• divisione e come comandante la 26a sezione di sanitÀ.

Dott. cav. Filippo Cougnet colonnello med ico a riposo

È morto a Torino il 2 marzo scorso. P rese parte aJla campagna d'Africa det 1888 e richiamato durante l'ultima guerra tenne ininterrottamente dal maggi~ 1915 al giugno 1919la direzione dell'ospedale militare di riserva di Vercelli con zelc~ e competenza.

Dott. cav . Carlo Fortunato tenente colonnello medico a riposo

È deceduto in Napoli il 10 marzo scorso. Richiamato in servizio all'inizi~ della grande guerra, diresse lodevolmente l'ospedale milit-are di riserva di Cunoo fino al settembre 1919.

Dott . cav. Vito Conenna tenente colonnello medico a riposo

È morto il 4 febbraio scorso a Ginosa (Lecce). Era decorat.o della medaglia. di bronzo dei benemeriti della salute pubblica per l'opera prestata durante l'epidemia colerica del 1888. Nell'ultima. grande guerra fu riohiaJDato dal con~edo ed assegnat.o agli ospedali territoriali del presidio di Bari ove prestò encomiabile servizio fino al luglio 1919.

Alle famiglie inviamo le più vive condoglianze.

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o 'lb;a"lroo per l'AmmJnJstrazlone deUo stato ., _-.... ~

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VI - F. CA.cou. - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - Prefazione del prof. R. DALLA YEDOVA ... . . . VII - S. SALIN"ARI. - Insegnamenti dell'nltima guerra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 2° tempo. - Prefazione d el prof. R. ALESS.<\.NDBI--=-UO volume di pa.gg. 190 • • ••• VITI - A. CA...qABINI. - La medicina militare nell'antica Roma. - Con 5 fig. IX - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un volume di p agin e 92 ooa 16 fig ure . • • • • . • . • . . . . . . . • . . X - N. RoD.INÒ. - La profilassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un vol ume di pagg. 44 . • • . . XI - A. CASARINI. - La sceUa dei piloti per la navigazione aerea.- Uu volume di pagg. 232 con 97 figure . . . . • • • • . • • • XII - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l 'ordinamento dell'Esercìto e la guerra . . • . . . . . . • . • . . xm - s. s .. LtNAJti. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagg. 250 . . • • • • • • . • • . • XIV - F . CACCV\. e S. RICCI. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie

strozzate) . . . . . . . •

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XV - G. GarxoNI. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un volume d i pagg. 240 c.on 3 carte geog rafiche XVI - S. SALINABI. - La razione alimentare del soldato in r. Je ed in guerra. - Un volume di pagg. 240 • • • . • • • • • • . XVU - A. CASABrni. - Per le u nozze di diamanti ~ del Giornale di medicina militare. - Un volum e di pagg. 60 con 9 tìgure xvm - B. PALllliEBL - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario Inilitare napolitano. - Un volume di pagg. 72 .

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AI:.TRE PUBBLICAZIONI. A. CAsARINI. La medicina militare nella leggenda e nella storia. Memoria premiata al concorso su temi militari per il 1927. Un volume di pagg. 700 con 155 figure. - Firenze, 1928. . . . . . . . . . . • . A. CASABINI. La fatica nella vita militare. Memoria premiata al co ncorso Riberi, 1905. Un volume di pag g. 330 con 65 fig ure. - Roma., 1908 A. CAsABrni. Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria p re· miata al concor ilo Riberi, 1906. U n Yolum e d i pagg. 402 con tavole grafiche e statist.icl1e - R oma, 1908 . . . . • . . . . • . . . • • La lotta antitubercolare nell'esercit.o. - Un volume di pagg. 96 con 8 tavole Per Leonardo da Vinci nel IV Centenario della aus morte. - Un vol ume di p agg. 100 con 37 figure . . . . . . . • • • • • • • . . . . . . . Per Giovanni Maria Lancisi nel n Centenario della sua morte. - Un ,·olume di pagg. 106 con 28 figure . . . . . • • . . . . • . . . . . . . Conferenza interalleata per l'assi~tenza agli invalidi di guerra. (Roma, 1919) - Relazioni ufficiali o comunicazioni. - Un volume di pagg. 96 . • . IV Conferenza interalleata per l'assistenza agli invalidi di guerra (Bruxelles, .199...0). - R elazioni ufficiali. - Un volume di p agg. 44 . . . . • • I Congresso internazionale di medicina e farmacia militare (Bruxelles, 1921).Relazioni ufficiali del Corpo sani tario m ilitare italiano . . . . • • II Congresso internazionale di medicina e farmacia Inilitare. (Roma, 1923). A tti del Congresso - Vol. I. - Relazioni ufficiali. - Un volume di pagg. 416 c on tre tavole • . ~ -.. . . . . . • • . • . . . . . . . . II Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923). Atti del Congresso - Vol. IL - Lavori del Congresso e comunicazioni. - Un volume di ,p~gg. 600 con 33 tavole e 19 incisioni • . • • . m Concresso intemazionaìe ·di ~edicina e farmacia Inilitare. (Parigi, 1925). Lavori del Congresso e comunicazioni. - U n volume di pa.gg. 88 .

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DUtEZJONB ED AM!IIIN1811lUIONB:

Roma • Mlnlnero della Guerra, Via XX Settembre - Roma

VONDIZIONI DI ABBON!MENTO. 1. n Giornale di medicina militare st pubblica. U pl"lmo giorno d1 ciascun me80, 1ll flll!Oloolo dJ quattro togli di stampa &Imeno. 2. L'abbonamento è annuo e decorre dal l• gennaio. 3, Il prezzo dell'abbonamento è : Per l'ltalla e Colonie • . . . • . • . . • • . . . . • • . • • • . . . • . • . . . . . . . • . . . . . . . • . . L. 82 P er l' Estero • . . . • • • . • . • . . . . . . . . . . . . • • • . . . • • . . . • • . . • • . . • . . • • • . • . . . • 44 -

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n supplemento cvntenente i Ruoli di 1 i 0 Itall

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anzianil<ì det cQt'PQ sa-nitario mili· a · · · · · · · · · · · · •• · · · · · · · • • ta-re CO$ta all'Estero .. .. .. • • .. .. . .. .. .. .. • 18 4 Per gll ufilclall msdicl e chimici farmacisti do! R. F.serolto (jn servizio attivo, tn pol'ir.lone ausUiarta., di complemento, della riserva ed a riposo) Il prezzo dell'abbonamento è rldott<> a L. :U anticipate ed li prezzo del supplemento è ridotto a L. S. - Non si trasmettono ricevute per gli abbonamenti personal!. · 5. Non al accettano reclami trascol"Si trenta giorni dalla spedizione del Olom&le, c be si ef· rettua reg<>larruente ul primo d1 ogni mese. Trll.I!Corso tale termine, i tasolooli richiesti vengono ape· diti se disponibili, solo a pagamento. G. l ~Ignori nbbonatl mllitarl in e.ll'ettlvitA di servizio pagheranno l 'importo dell'abbonamento pe r mezzo del rispettivi comandi di COt'Po e direzioni. 7. Per i so li utJicioll medici (dell'l~serclto e delln. Marlnn), in qualunque posizione el trovino è ammee~o un A BBON A.~1ENTO CUMU LAT l VO al Giornale di me<lidrla- militare ed Q@: li .,Jnnoli ài medicina navale e colnniale al prezzo d1 L. 311 annuo. È Inoltro ammesso un ABBONA)II!:NTO CUMULATIVO n.Ua Rim..•ta aerorwutica a! prezzo d i L . .fC aonne, ed A.lla Rivista militare italiana 1\l prezzo di L. 41 annue. È lu!lue ammes"o un ABBONA.:UE~'fO CUMULATIVO al gi ornale l'Un·i · "erso, rlvlHta. googruflcn illust rata, al prezzo d1 L. 50 annue. Per ottenere 1ali toclllto.7.1on1 cumul&tlvo gll ubuonaLI militari dovranno far pervenire l'Intero Importo all'Amministrazione del perlodioo cie l proprio O<•rPo. 8. Ai librai si ra lo sconto del 10 per cento, ma soltanto per gli abbonamenti della persone e degli enti nou militari.

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NORltiE PER LE PUBBLitJAZIONI. 1. I lavori originali, le note, le riviste - do.ttllograratt o scritlf a mano - devono OO<'upo.re un solo lnt<> del fogli o, (Jl>Sere nel testo detlnlt.lvo ed accuratamente corretti e l'lvcdutl dngll &II LOri. SI fa spC<'Iale r accomandazione che quelli scritti r\ mnn" siano ben leggibili, per ruodo di ovitare og-ul dubbio di lulerpretazione. In caso contrario, la Dlro>Jone si vodrebbe oostretta a sospenderne la pu b bllco zfono. 2. Salvo casi eccezionali ssimi, la oorrezlone delle bozze Sl\l't\ fatta dalla redazione anzlchè dagli autori, p('l' n<'u vincolare Il lavoro Lipograllco ngll inuvitablll rllardl postali. 3. Le epcso per gli cstruttl e quelle per le tuvole litografiche. !ot.ograficbo eoc .• r-he nccom· pagoassero le mem <•rle sono a carico degli autori. -l. Gli estruttl sono di due tipi: - 'l'ipo A) Senza coper tina e oolla lmpasrlnntura e numerazione do! fo.sclculo. - 'flpo B) Con copertina sla.mpaia, !rt>ntosplzio. Impaginatura e numerazione speciale. 5. n prezzo degli estratti. per gll autori delle m11morlo <'be ll richiedano, è reg-olato dalla seguente tarl.ll'a :

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Oli estratt-i mi110ri. ài un /<>olio si contano conu: fooUo intero per le oràint~cùmi di 100 eatratti o ?nt/10. Per quelli cJ.e $"f-'Cr11111> Wl !Ofllin, le Jri.,WilÌ in 7>i à. elle nqn supera>W il me= tootio, n con-. tarw come 1utUà , p •u,rchè ?Jtrt> l'orttinu:;itme non sio inf,;ri,Jrc a f.tl COJ )i~.

6. I OIOJlORcrittl non el restituiscono. - I lavori brevi avmnno la precedenza. (\!23..1) • HOMA. l !I~S • A. \'l - :"TABTLI~Il-;~n-0 POLIORAF'!l'O PER L'A.M~IINJSTRAZIONE l>ELLO S TATO


Anno LXXVI - Fase. VI GIUGl\0 1928 - A. VI

GIORNALE DI

MEDICINA MILIT-=-==-~RE

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DIREZIOl\E E D AMMINI STRAZIONE MIN I STERO DELLA GUERRA

-ROMA /

!ubblicazione mensile

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DIREZIOl'iE GEì'iERALE DI SANITÀ MILITARE)

Giornale di medicina militare: l851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e della Regia ~farina: 1885-1895 - Giom ale medico del R. Esercito: 1896-1907 TELEFONI : 43-283 R. T.' - 21-90 R . .l\1.

SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI :

Canactlo. -

n glurl l.zio clel tnod ic~> mllltt~re sull n dlpcmlenzn. o meno ùa. cau;a. d1 ser-

vizio del le i n fc r ttù!à, le, lotti o ferite . . . . . . . . . . . . . . . . . • Romano: - Su alcuno oomplicanzo po;;t.-op('ra.tot·io. . . . . . . . . Panlla~ua. - Il.iccr<::n. c (·u m ùoi Juc~ic;i prwu ! QOI'Pi cJI t.mppl\,

'Pag. 285 306 318

RIVIITA SINTETICA: 8alwlnh -

P ag. 318

Le cefalee.

RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO SANITARIO MILITARE . • • RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA • • . • • • • . . • • • • • ••• • CONFERENZE IOIENTI FICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI . • • • . • • • • • • • • • • • •• • NECROLOGIO • • • • • • • . . • • • • • . • • • • • • • • . • • • 1

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Png. 330 SS2

330 S4o0

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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L' AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -

Via XX Settembre - Ministero della Guerra -

RO!IA

COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MI NISTERO DELLA GUERRA

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DIREZroN E GENERALE DI ilA.NITÀ. MILITARE

L. 7Storia retrospettiva dell'igiene nell'E sercito italiano H - Ricerche biologiche degli Uffici psico-fìsiologici di aviazione militare. 16- U n ,·olum;) d • pag.:. 23fl con 46 fil<(ure e 2 ta,·ole . . • • IU - E. SA!'"rono. - Ferite addominali di guetra - P refazione del profesS\)1'6 :-J. GrANNE't'T,\SIO. - Un ,-o lume d i p.a~g. 400 con 38 figure · • SO IV - A. Lu~TIO - A. Busrnco. - I « gas di guerra •· Impiego ed effetti - Provvedimenti e cura. - U n volu•"~ di pagg. 104 con 3 12t a.,·ole mi~;rogrufiche a. c ,>lori . . . • . . . . . . • . . • • V - A. Lusxw . - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera con7tro i gas durante la guerra mondiale (1915-918). - Con 21 figure • , (Seoue 3• vczuina della coperllnn) I - F. TES'l' I. -

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MEMORIE ORIGINALI

IL GIUDIZIO DEL IEDICO IILITill SULLA DIPEKDEMZA OIElfO D.l. CAUSE . DI SERVIZIO DELLE IBFERIITÀ, LESIONI OFERITE ~t::) \~- :: ;~

per il dott. Edoardo Carvaglto, capitano medico

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Per ragioni superiori d'ordine morale da un canto, e per sottrarre, da.ll'altro, il pubblico erario a gravi e inutili dispendi, è necessario che i medici militari, singolarmente chiamati o riuniti in Commissioni ospedaliere, trovandosi a dover giudicare se una data infermità, lesione o ferita dipenda o non da cause di servizio, sappia.no con esattezza come regolarsi e a quali . norme di giurisprudenza attenersi, affinchè il loro giudizio risulti, in tutto e per tutto, rispondente alla verità scientifica ed alla giustizia.. Le superiori Autorità sanitarie militari, infatti, con recenti circolari, ebbero a rilevare come i medici dei corpi, in questa grave bisogna, «non si attengano sempre alle norme comuni e ormai acquisite di medicina

legale, :portando, coi loro giudizi, disformità di pareri da. parte delle Comroi.ssioni mediche ospedaliere » cui spetta la decisione in merito, e, per evitare tale inconveniente, credettero necessario di dare nuove norme circa le lesioni e le infermità, che più di sovente cadono sotto il loro giudizio. Queste mie pagine non vogliono essere una semplice parafrasi della circolare suddetta. Le scrivo (e credo con ciò di non compiere opera oziosa) al fine di meglio spiegarne il concetto informativo e di metterne in evidenza i particolari più importanti, ponendoli in relazione con quanto la medicina. legale ed un suo speciale ed importantissimo raino- la infortunistica - insegnano in proposito. Naturalmente, non scrivo per gli ufficiali medici provetti, pei quali non ci sarebbe davvero necessità di ulteriori spiegazioni, chè già bene conoscono le nuove norme e le circolari e non avverrebbe loro mai di non tenerne conto nel easo pratico o, comunque, di allontanarsi dalle direttive da esse dettate. Ma i giovani medici, che, per le prime volte, si troveranno a dover giudicare in proposito, è bene sappiano con esattezza quale fosse la vecchia procedura medico-legale e quale ne sia la nuova; debbono conoscere i pregi e i difetti di ciascuna di esse, perchè nulla può dirsi veramente perfetto a quest o mondo e tutto è quindi suscettibile di critica e di miglioramento; è necessario imparino l'abbastanza lungo e complicato lavorio che conclude con l'assegnazione o meno di un risarcimento di danni ; intìne, debbono avere una chiara visione delle norme-basi, date dagli au-


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IL GIUDIZIO DEL llll!:DICO MILITARE, E CC.

tori più reputati di ·medicina legale e d' infortunistica, sulla essenza ed estensione del concetto di infortunio e sugli elementi della fattispecie infortunio. Tutto questo mi propongo di prospettare con le pagine seguenti, le quali mi auguro possano riuscire utili ai giovani colleghi e tali da metterli in grado di assolvere il còmpito loro con animo sereno, con perfetta-cognizione di causa e con piena soddisfazione propria e delle superiori Autorità sanitarie militari. E, fino a un certo punto, credo, con soddisfazione anche dell'interessato, per quell'acquiescenza e rassegnata approvazione, che sono _n aturali in ogni uomo, quando si trova innanzi ad un verdetto, che egli stesso, nell'intimo della -propria coscienza e puranco risentendone pregiudizio ai propri interessi, è costretto a considerare rispondente ai supremi principi della equità e della giustizia.

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lL VECCHIO REGOLAMENTO.

Credo utile rammentare ai giovani ufficiali medici quale fosse la vecchia procedura medico-legale, raffrontandola con la nuova e accennando ai pregi e ai difetti di ciascuna. Sino al1° luglio 1926, il regolamento che si doveva seguire per accertare la dipendenza o meno da cause di servizio di una infermità, lesìone o ferita era quello per la esecuzione del T. U. delle leggi sulle pensioni civili e militari, del settembre 1895. Alquanto vecchio, come si vede, o, almeno, non modernissimo, quando specialmente si consideri la immensa opera compiuta in questi ultimi trenta anni dai cultori della medicina legale e della infortunistica e le nuove ed importantissime a.cquisizioni in fatto di anatomia patologica, di epidemiologia, di patologia del lavoro, di prevenzione degli infortuni, e, infine, sulle responsabilità civili e penali, nel caso che un infortunio del lavoro si verifichi. Ecco quanto disponeva il vecchio regolamento : Allorchè un militare (esaminerò solo quanto riguardava i militari) era colpito da una malattia o da una lesione tale che avesse potuto « anche col tempo divenire causa di inabilità» il Comandante di Corpo, indipendentemente dalla domanda eventuale dell'interessato, doveva procedere alla istruzione della pratica, per decidere se tale malattia o lesione si fosse verificata in servizio e fosse dipendente o meno da cause 'di servizio. E, per far ciò, doveva procurarsi tutti gli elementi, dati di fatto, documenti cibe potevano provare « nel modo più diretto ed efficace la causa e natura, il tempo, il modo e le altre circostanze '' in cui la malattia o lesione ebbe origine. Si raccoglievano, quindi, dichiarazioni di comandanti di reparto o capi ufficio, di compagni dellesionato o infermo, di testi presenti al fatto, certificati medici, cartelle cliniche, notizie fornite dai RR. CC. o altra autorità sui precedenti sanitari dell'interessato e della famiglia, fogli matricolari, ecc. ecc. Ciò fatto, la pratica seguiva due vie diverse, secondo che si trattasse di trauma (eccettuate le ernie) o di malattia. Nel primo caso, la procedura


IL GIUDIZIO DEL )!EDIOO )ÙLITARE, E:CC.

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era semplice : si adunava il Consiglio di Amministrazione del Corpo, ed esso, sulla scorta dei documenti raccolti, emetteva il suo giudizio, che consacrava in un verbale, con queste conclusioni : se era o no abbastanza provata 'la realtà del fatto a cui era attribuita la ferita, lesione o infennità e se tale fatto riuniva o no le condizioni necessarie per essere dichiarato conM dipendente da cause di s&rvizio. Tale giudizio, se contrario all'interessato, poteva non venire accettato da costui e, in definitiva, decideva il :Ministero. Se invece si trattava di malattia o di ernia, la pratica, istruita. come sopra si è detto, era inviata. al Direttore di Sanità del Corpo d'Armata.. Questi, dopo averla. esaminata ed eventualmente completata nella istruttoria, emetteva un suo giudizio ragionato, concludendo col suo parere circa. la dipendenza o meno dell'infermità da cause di servizio. In possesso di questo documento, si adunava il Consiglio di Amministrazione ed emetteva un suo giudizio, con un verbale come quello per le ferite o lesioni. Se tale parere concordava con quello del Direttore di Sanità e se era accettato daJl'interessato, la pratica era esaurita; se non concordava o se l'interessato avesse reclamato contro di esso, la decisione definitiva spettava al Ministero della Guerra. Quali gli inconvenienti di una siffatta procedura T Si possono riassumere tutti in uno solo, ma abbastanza grave: una decisione di natura puramente tecnica, medico-legale, era posta, in gran pru·te, in mano di incompetenti: bravissime persone, senza dubbio, e coscienziose, ma assolutamente profane di medicina in genere e di medicina legale in ispecie. E per questo ne risultavano spesso giudizi i più disparati, i più strani, i più antiscientifici e, qualche volta, addirittura in contrasto col buon senso. Occorreva dunque riparare a tale inconveniente: e vi ha riparato, Ìil parte, la legge n. 416, dell'll marzo 1926 ed il regolamento per l'esecuzione di essa di cui alla circolare 366 G. M., 1926.

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Quale ne è la procedura Y Prima di tutto, la nuova legge non fa differenza tra lesione, ferita o iniermità, se non in quanto si procelle ll'uffieio per lesioni o ferite prodotte da traumi riportati in' servizio ; mentre, se trattasi di malattia, si procede · solo a dmnanda dell'interessato. n Comandante di Corpo, in possesso della domanda dell'interessato o a cognizione di un fatto traumatico avvenuto, i~truisce la pratica allo stesso modo che con la vecchia legge, raccogliendo cioè tutti quegli accertamenti di fatto atti a provare la natura della infermità, ferita o lesione e la. loro connessione con eventi di servizio. Ciò fatto, consegna l'incartamento ~'Ufficiale Medico del Corpo, o, se l'interessato non trova-si più in servizio ed ha residenza fuori della. sede del Corpo o Ufficio a cui apparteneva, lo invia per la consegna a un Ufficiale Medico che presti servizio nella località di residenza dell'infermo o in località vicina. L'Ufficiale Medico visita l'interessato e rilascia una dichiarazione, in cui, premesse le generalità del visitando, riporta l'anamnesi remota e pros-

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IL GIUDIZIO DEL MEDICO ltfiLITABE, ECC.

sima, con riguardo speciale a eventuali disagi o fatiche sofferte, l'esame obbiettivo dettagliato, il giudizio diagnostico, e conclude con la risposta motivata ai due questiti, di cui all'art. 5 della circolare 366 G. M ., 1926; e cioè: 1 o Sulle comegu,enze che la lesione, ferita o infermità potrà avere sua~ idoneità o meno dell'infermo al servizw. zo Sulla d'ipendenza o ?W di essa da cause di servizio. :Il Comandante di Corpo, sulla base di tale dichiarazione, ne emet-

terà. una egli pure, che concluderà. con la categorica e motivata risposta ai due quesiti di cui sopra. Ciò fatto, invierà la pratica a.lla Commissione Medi.co-Ospedaliera competente, cioè a. quella. che ha. sede nella giurisdizione territoriale del Corpo a cui appartiene il Comando che ha istruita la pratica stessa. Tale Oommissione, composta di un Presidente, che è il Direttore dell'ospedale o un Ufficiale Medico Superiore da lui delegato, e di due altri Ufficiali Medici, di cui uno funge da segretario, esaminata la pratica e dopo averla eventualmente fatta completare, visita l'interessato ogni volta che lo riterrà opport uno, e cioè quasi sempre; se crede, nel ca-so che l'interessato sia lontano, potrà delegare, per la sola visita, la Commissione Medica più vicina al luogo ove esso dimora. Dopo la visita, o sulla scorta dei d.ocumenti, riempirà un apposito modello di verbale, in duplice copia, che concluderà (dopo avere discusse le ragioni di giudizio) con decidere: a) se è o no abbastanza provata la realtà del fatto di servizio a cui viene attribuita la infermità, lesione o ferita ; b) se esso costituisce la causa unica, diretta ed immediata della infermità, lesione o ferita ; c) se la infermità, lesione o ferita riunisce in sè tali condi.zioni $ potersi considerare come avvenuta per vera e pr.opria. causa di servizio. L'interessato sarà chiamato ad accettare o no il deliberato della Commissi one. N el l 0 caso, uno dei due verbali originali, con tutti i documenti originali, resterà n ell'Archivio della Commissione; l'altro verbale, con le copie conformi di tutti i documenti componenti il fascicolo is:truttorio (copie che avrà compilato a suo tempo il Corpo prima di inviare l'incartamento alla Commissione Medica) ritornerà al Corpo, pei consecutivi provvedimenti amministrativi. Nel zo caso, invece, la pratica, e cioè uno dei due verbali con la copia di tutti i documenti (giacchè l 'altro verbale rimane sempre negli archivi della Commissione coi documenti originali) sarà inviata all'L'lpett.orato di Sanit;à Militare di Zona. ove, una Commissione di seconda istanza, presieduta dal Generale Medico I spettore, darà il suo giudizio definitivo. La. pratica andrà all'Ispettorato anche nei casi di malattie mentali, in quelli in cui vi sia discrepanza di giudizio fra i membri della Commissione o discordanza fra il giudizio della Commissione e il parere del Comandante di Corpo. In questi casi, non verrà data all'interessato comunicazione del giudizio della Commissione tecnica:


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Si noti bene, dunque, che l'istruzione della pratica, anche per i militari congedati, deve essere condotta sempre dal Comando del Corpo presso il quale essi prestarono l ' tùtimo periodo di seryizi.o ; si noti pure che, qualora l'interessato sia congedato, il Comando del Corpo potrà delegare per la visita un Medico Militare (o avente impegni contrattuali con l'Amministrazione militare) che si trovi nel luogo o vicino al luogo ove risiede il visitando. Tale medico visiterà il militare e rilascierà una dichiarazione come quella a cui ho accennato sopra. n Comandant<l di Corpo fonderà su di essa il proprio giudizio e invierà la pratica alla Commissione Medica del territorio ove trova.si il Corpo che l'ha istruita. Non i Distretti, quindi, come spesso avviene pei congedati, eseguiranno la istruttoria; ma sempre e solo il Comando di Corpo, presso cui l'interessato prestò servizio, e solo la Commissione Medica, a cui questi Corpi fanno capo, potranno emettere il parere circa la dipendenza da cause di servizio della infermità, lesione o ferita. Ciò è molto importante e debbono tenerlo presente gli Ufficiali Medici, all'atto di emettere il loro giudizio, allo scopo di eventualmente illuminare i loro Comandi di Corpo e-fa.r loro rettificare una procedura errata, che porterebbe - quando non fosse corretta - all'annullamento del verbale per vizio di procedura. Si noti, infine, che le pratiche, per quei militari, che 8ono degenti in 08pedale e<l ai quali sarà a-88egnata una licenza di convalescenza, debbono essere espletat-e prima della dimissione dell'interessato, sì che egli, avanti la partenza, possa ricevere gli assegni ·eventualmente spettantigli. Di più, se trattisi di coll!ocan'lento a riposo, la pratica dovrà pure, per analoghe ragioni (pensione eventuale), essere espletata prima di tale provvedimento. Anche questo deve essere tenuto ben presente, per affrettare più che si può un ta.le giudizio, che spesso riveste la massima urgenza. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della presente legge 1 i;} vantaggioso che un deliberato tecnico venga affidato a una Commissione di tecnici, togliendo così di mezzo l'inconveniente lamentato a proposito della vecchia procedura,: Ma, d'altra parte, debbo subordinata.mente far :notare che il giudizio del Comandante del Corpo dovrebbe avere solo valore consultivo per la Commissione, senza che fosse necessario, in caso di mancato accordo fra i deliberati della Commissione e del Comandante di Corpo, il rinvio della pratica, pel giudizio definitivo, all'Ispettorato di Sanità Militare, riservando tale invio solo ai casi in cui vi sia discordanza fra i membri della Commissione o quando il giudizio non sia accettato dall'interessato. Si risparmierebbero così tanti inutili rinvii e moltissimo tempo prezioso e grande vantaggio ne deriverebbe pel pubblico erario. Per la stessa ragione ed a scanso di inconvenienti di ordine morale, disciplinare, amministrativo e tecnico, sarebbe pure augurabile che la disposizione tassativa sull'espletamento delle pratiche durante la degenza del militare in ospedale fosse in avvenire modificata. Infatt i, segue spesso che militari, in genere guariti, con o senza postumi delle lesiQ]li traumatiche riportate o delle infermità contratte, costretti a rimanere a lungo rinchiusi in nn repa.rto, s.iano fomite d'indisciplina e di disordine permanente, nonostante la più accurata sorveglia.nza ; di più, ogni giornata di degenza porta una rilevante spesa all'Erario; se poi i militari appa.rtengono a quell~


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categorie che p agano la retta, ai motivi di indisciplina si aggiungono giuste proteste degli interessati, costretti a sborsare denaro per una. lesione o infermità non più esistente; se essi, invece, vengono considerati degenti a disposizione della. Commissione, aumenta l'aggravio per l'Erario; si mantengono inoltre letti inutilmente ingombri; si sottraggono militari al servizio presso i loro Corpi per ragioni non giustifica,te da cause di salute ; ed infine, in casi di malattie croniche infettive, quali ad esempio la. tubercolosi, si trattengono ammalati, pei quali sarebbe molto utile, sotto ogni rispetto, una pronta dimissione dallo stabilimento, con spesa dell'Erario, danno nella loro salute, risclùo di aggravamento e · magari di decesso nell'Ospedale.

IV. -

LA FIGURA GIURIDICA DELL'INFORTUNIO DEL LAVORO.

Fu spesso lamentato che il giudizio del Comandante di Corpo discordi talvolta da quello della Commissione l\Jedieo-Ospedaliera, non solo perchè dato da un profano della scienza medico-legale, ma purtroppo anche perchè fondato su di un primitivo giudizio CITato del medico. Tale grave inconveniente non dovrebbe mai avverarsi, e non si avvererà infatt.i se i medici di Corpo avranno sempre di guida, nell'emettere i loro pareri, quegli stessi principi medico-legali che guidano nel loro giudizio le Commissioni. Le discordanze si limiteranno allora a quei soli rarissimi casi, in cui il Comandante di Corpo avrà dato un giudizio contrario a quello del proprio medico e quindi, percbè dato da 1)ersona incompetente in materia medico-legale, molto spes. o erroneo. Di qui la necessità pei giovani Ufficiali Medici di formarsi un concetto esatto delle norme medico-legali pei giudizi sugli infortuni e sulla.loro dipendenza o meno da cause di servizio. L 'argomento presenta delle difficoltà anche perchè la nuova legislazione è di data assai recente e non abbiamo ancora una. giurisprudenza in materia, giurisprudenza. che si formerà solo a. poco a poco, attraverso ai giudicati del Collegio medico-legale, i.stituito dalla legge presso il Ministero della Guerra. Però, siccome la legge, in gran parte, segue i medesimi principi della infortunistica e della patologia del lavoro, per quanto con criteri più ristretti e più rigidi, potremo in qualche modo intenderei e ci intenderemo su quelle che sono le norme-baSi, la intelaiatura dell'edificio medico-legale. Caso per caso poi sa1·à riservato alla intelligenza. ed aJla cultura. di ciascuno di decidere ; giacchò, pure ammessa la esistenza di dette norme-basi, è tuttavia. certo che ogni giudizio risentirà sempre di quel tant·u m di subbiettività, che inevitabilmente si deve trovare in ognuno di tali deliberati. Intanto, prima di tutto, giova fissare qual'è il concetto 1nedico-legale d'infor/ unio s·uì law ro. La legge italiana sugli irrlortuni, non dà una esatta definizione dell'inforttmio e si limita e stabilire (art. 7) di essere applicabile a. tutti i casi di morte o di lesioui personali provewienti cla injortwnio, che avvenga per


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()(l'USa molenta in occa8ione del lavoro. I nfinito, invece, è il numero delle definizioni che furono date dell'infortunio. Ogni autore di medicina legale ha la propria e tutte sono più o meno imperfette. Io mi atterrò a quella del mio illustre e non mai abbastanza compianto Maestro, il prof. Borri : un danno, Egli definisce, al corpo e aUa salute fisica o mentale di un operaio, derivante da un avvenimento i1nprovviso e rapid{), comunque pregiudicevole, che stia in relazione di tempo, di luogo e di cauRalità con le attribuzioni di un mestiere. N e risulta chiaro il concetto d'infortunio del lavoro : un d~nno, cioè, personale dell'operaio, che può consistere nella morte e nella. incapacità, totale o parziale, temporanea o permanente al lavoro, che fu determinato, o direttamente o in via indiretta, da una forza esterna od interna atta a ledere l'organismo e che si estrinseca accidentalmente, in rapporto col lavoro e lo investe in maniera repentina o in un tempo relativamente ristretto, con effetti evolventisi più o meno rapidamente. Di qui si possono dedurre facilmente gli elementi essenziali della fattispecie infortunio, e cioè : l o Danno sulla persona del lavoratore ; 2o Accidentalità del fatto, da cui dipende il danno ; 3o Azione di questo come causa violenta; 4o Suo rapporto genetico con le condizioni particolari, onde si svolge il lavoro. (Leoncini) . .Allorchè siamo chiamati, come periti, a giudicare in proposito, dovremo sempre fare diligente ricerca di questi elementi ; se ne mancasse anche uno solo, non si potrebbe ivi parlare di vero infortunio del lavoro. Analizziamoli ora partitamente : Chiaro è il significato di danno nella persona (si badi: non nelle cose del lavoratore, delle quali non si occupa la legge sugli infortuni del lavoro). Tale danno può consistere o in uno. le8ion<J per8onalo (tro.uma., caustica.zione, ecc.) o in un pe·rturbamento dello stato fisiologico (dolore, paralisi, maJ.attia) o nella funzionalità psichica (psicosi traumatiche), che sia causa di morte o di incapacità al lavoro per un periodo almeno di cinque giorni oltre quello in cui si avverava l'infortunio. La capacità lavorativa può venire menomata indirettamente a.nche da un lieve trauma, il quale richieda il riposo assoluto di 'un arto o una cura quotidiana, per esempio ad un ambulatorio, o abbia postumi che inabilitino al lavoro. Non tutti i postumi, anche se considerati dalla legge penale quali lesioni gravi (cicatrice sfregiante della faccia, paralisi periferica del facciale, ecc.), tolgono la capacità al lavoro. Si hanno tuttavia dei postu1ni, che, por non interessando organi essenziali pel lavoro, possono indirettamente produrre una diminuzione della capacità lavorativa; come per esempio: una mutilazione che sia cansa di impotentia coeundi o generandi, la quale, in un uomo giovane, per il patema d'a.nimo che gliene deriva ed eventualmente per la depressione fisica a cui darà origine la mancata secrezione interna testicolare, può tanto diminuire l'energie necessarie al lavoro da dover essere ·indennizzata come causa. permanente di inabilità parziale al lavoro. Quanto alla accidentalità lesiva, occorre che il fatto per cui avviene l'infortunio, sia, rispetto a1le sue modalit-à, un qualcosa di casuale, cioè


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che presumibilmcnte non si aa.l'ebbe dovuto verificat'e, un avvenimento insolito, abnorme ; e rispetto al tempo, deve essere stato di azione rapida,

subitanea, definita in nn breve periodo di tempo, altrimenti assnmerebbe la figura ginridica di malattia d~Z lavoro piuttosto che di infortunio del lavoro. Natnralmente tut.to ciò va interpretato con una certa larghezza. La causa dell'infortunio deve essere molenta, esteriore all'organismo e di una certa entità, no~ confondibile con le comuni forze che agiscono normalmente sul corpo umano durante resplica.zione di nn lavoro. Il suo effetto da.n noso dovrà compiersi in un tempo più o meno breve e la sua azione violenta sull'orgarusmo deve essere capace di produrre in lui una lesione più o meno grave e perfino di n cciderlo. Non è necessario si tratti di un trauma : anche un grande panico, una violenta scossa. del sistema nervoso, cagionat.a dal lavoro, una iniezione di peste, avente rapporto di occasionalità colla,·oro. possono considerarsi quali cause violente di infortunio. Ed eccoci ad uno dei più importanti elementi della figura giuridic-a dell'infor tunio del lavoro : il ·rapporto geneti-eo del fatto con le condizioni in mù sì svolge il lavoro, che è qtùndi ripetutamente richiesto dall'art. 7 della legge sugli iniortnni operai. Occorre che tra lavoro e infort unio esi'lta non solo rapporto cronologico e topografico, sibbene ed in ispecie rapporto etiologico. l..in momento esterno pregiudicevole- secondo la legge -produce il da.nno, è la causa efficiente dell'infortunio, d~l quale però il lavoro deve essere l' occasione, la causa determinante. Occorre, cioè, che il lavoro abbia messo l'operaio in tali condizioni d a p ot.er subire l'azione lesiva di una causa violenta ; che lo abbia esposto al rischio di rimanere vit-tima dell'infortunio. E non ad un rischio generico, che sovra-sti a qualunque individuo (come le cosiddette ea·use di forza maggiore: nn terremoto o la guerra, ovverosia. le risse, le comuni cadute, ecc.); ma un ri8chio specifico e cioè che pesi esclusivamente o, almeno nella misnra maggiore, sul lavoratore di questa o di quella industria. Tali, cosi all'ingrosso, sono i criteri che il perito medico-legale deve tener presenti ogni volta che gli viene chiesto il suo giudizio su di una lesione o di una infermità, che può essere o no con seguenza di un infortunio sul lavoro.

V. -

lL PERITO MEDICO-LEGALE MILITARE.

Non altrimenti dovrà regolarsi, nell'emettere il proprio giudizio, il perito medico-legale militare. A lui viene chiesto se una certa ferita, lesione o infermità dipenda o no da, ca1t86 di sei"!Jizi<>. Constatata, prima di tutto, l'esistenza di un danno nella persona del militare, che viene sottoposto al suo giudizio, egli dovrà. distinguere tra lesione it~ atto e poBtumi di essa e vedere se anche questi siano tali da diminuire la capacità lavorativa di lui. Dovrà. poscia esa,minare bene le circostanze in cui il fatto pregiudicevole si è verificato e, prima di tutto, se il militat'e eseguiva un lavoro a cui fosse stato e.c;pressamente comandato, o, almeno, se il servizio, in seguito al quale si verificò il d anno nella sua persona, fa{)eva parte delle


n, OIUDIZIO DEL MEDICO )flLlTARE, E CC.

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m ansioni a lui espressamente devolute dal posto occupato. Occorre, insomma, che egli abbia operato in quella data maniera perchè ne era comandato direttamente o ne lo comandavano i regolamenti militari. Devesi poi vedere se il fatto pregindicevole avvenne per un caso accidentale, quasi direi, fino a un certo pnnto, imprevedibile, e se non vi fu, da parte del lesionato, negligenza o imperizia o sbadataggine o imprudenza o infrazione di norme regolamentari, ecc. Un militare, ad esempio, comandato al rastrellamento di proiettili, è esposto al rischio di rimanere· vittima di una esplosione accidentale; ma, se egli durante il suo servizio, avrà fumato, oppure se avrà urtato sbadatamente un proiettile invece di tocca.rlo con le dovute prescritte precauzioni, o se, per divertimento, si sarà. messo a baloccarsi con un proiettile o una spoletta, la lesione, quantunque verificatasi in servizio, non dipenderà. da cause di servizio. Così pure, se un militare, camminando di giorno, o magari anche di notte, per una via normale, senza pericoli, scivolerà o cadrà. in malo modo, riporta-n do una lesione, non si potrà. ammettere che questa sia conseguenza di un accidente imprevedibile e affatto indipendente dalla sua volontà. Dovremo dire, per lo meno, che il militare non usava, nell'incedere, quella prudenza e quella cautela che i più degli uomini sogliono usare; la quale, solo qua-ndo fosse stata usa-ta e l 'accidente si fosse ugualmente verificato per la quasi impossibilità di non incorrerei, darebbe diritto a indennizzo per quel danno qualunque che esso ne avesse riportato. È questo un punto di gra-nde importanza, perchè si allontana alquanto dalla legislazione civile, in cui, perchè non si abbia diritto a indennizzo, occorre che illesiona-t o si sia volontariamente o quasi provocata la lesione. Stabilito quanto sopra, si veda se vi fu causa violenta produttrice della lesione. Se, infatti, un militare, camminando per servizio su di una via normaJe, cade morto e non vi è, anche dopo il più attento esame dei fatti e dopo vagliate le circostanze tutte, la causa esteriore, produttrice della morte, si dovrà. concludere che questa non dipende da caru;e di servizio. Se, ad esempio, essa è avvenuta per paralisi cardiaca e non vi fu aJ'faticamento eccessivo, non si potrà chiamare ca1t8a violenta quella normale fatica che è dovuta alla marcia comune e regolamentare. Infine, devesi cercare se vi sia rapporto genetico tra servizio e trauma. Un militare, ad esempio, può essere in servizio e ricevere un colpo di rivoltella da un Tizio qualunque, per questioni di ordine privato. Egli era in servizio, abbiamo detto ; ma- il servizio non lo esponeva davvero a ricevere quella revolverata. Ma se, al contrario, egli aveva ricevuto un colpo di rivoltella ed era proprio il servizio che lo aveva esposto al rischio di rimanere ferito (es., un militare in servizio di ordine pubblico; un militare che procedeva. all'arrest.o di un pericoloso delinquente, ecc.), allora sì che tra il servizio e la lesione conseguente al colpo di rivoltella è chiaro ed evidente il rapporto genetico. Vi era il rischio infatti, e rischio specifico ; rischio cioè assai maggiore per lui che per chiunque altro, in rapporto al servizio speciale che lo esponeva a danni nella persona. Questo . pei traumi. Per le malattie il giudizio riesce meno facile. Ma, quando si tenga presente la intelaiatura che inquadra la fattispecie infortunio, si riuscirà, anche per le malattie,. ad emettere un giudizio giuridicamente esatto e


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scientificamente corretto e, più che tutto, rispondente al buon senso. Ohè al buon senso soprat.tlltto si deve ricorrere per risolvere certi quesiti medico-legali che presentano delle difficoltà. Per le malattie che possono venire originate da traumi, si dovrà prima di tutto esaminare se il trauma che l'avrebbe prodotta fosse o no dipendente da cause di servizio. Poi, accertata una diretta r elazione fra. il trauma e la malattia, si dovrà vedere quale sia il periodo normale di incubazione di questa malattia, e quindi se scientificamente e cronologicamente esslb può essere dipendente dal trauma patito; poscia se questo sia da considerarsi quale causa 'l;iolenta, idonea a. produrre quel danno. Occorre qui stare molto attenti alla esistenza di possibili cause concomit anti estranee al lavoro: la infermità è stata veramente prodotta dal trauma, o pr ecsistova o fu soltanto da osso risvegliat a e aggravata 7 E conviene prestare attenzione alle pretestazioni dell'infermo, il quale, per ragioni ovvie ed anche forse percbè è umano e natUl'ale che ciò avvenga, tende

sempre a riferil·e la sua infermità a qualche causa violenta di servizio. Si deve sceverare bene ciò che è reale da ciò cbe può parere al malato, senza _ essere veramente, o che il malato ci V'IWl far credere, senza 1·eale fondmmento. Per altre infermità, si guardi che non si tratti di malattie comuni, cioè dipendenti da elementi morbigeni comuni anche alla vita familiare borghese. E si cerchino sempre i quattro elementi essenziali dell'infortunio, pesando bene il valore da darsi alla circostanza affaticamento, disagio , ecc. Quanto alle malattie iufett.ive, debbono essere ammesse come dipendenti da cause di servizio solo se l'individuo, o per ordine superiore, o nel disimpegno delle funzioni ad esso attribuite dalle Leggi e dai Regolamenti, o por essere stato comn.ndn.to per set•vizio da. luogo immune a. luogo infetto, si sia trovato esposto a speciali possibilità e rischi di contrarle. Negli altri casi, se non si t ratta di contagio diretto per ragioni professionali (medici, infermieri, ecc.), la malattia, non deve considerarsi dipendente da ca.use di servizio, perchè non fu il servizio militare a esporre l'infermo a maggiori probabilità e rischi di contrarre l'infezione. Questo, in particolare, va tenuto bene a mente quando si tratti di influenza e di tutte le pandemìe, le quali invadono la nazione e non hanno alcuna peculiare azione nociva pel militare più elle pel civile. VI. -

LA CONCAUSA..

Vedremo in seguito le vn.rie cn.use violente, eiascuna delle quali, in

occasione del lavoro, può a,gire in vario modo sull'organismo e determinare in questo i più diversi stati morbosi, da,i meno gravi ai gravissimi e fino a quelli che conducono alla morte. Ma tali conseguenze di un sinistro possono essere il prodotto di una causa unica od anche di altre cause, estranee al lavoro, cbe, con modalità e in tempi diversi, agiscano sull'organismo fino a determinare lo speciale stato morboso del quale ci troviamo alla presenza. Se tali cause avevano effettivamente una importanza non trascurabile nella produzione dello stato morboso, cioè se questo non si sarebbe potuto avere senza il loro concorso, allora si dovrà parlare di concausalitcì.


IL GIDDIZIO DEL MEDICO MILITARE, ECC.

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Le concause possono essere preesistenti (concausalità anteriore) e 8opravvenute (concausalità posteriore). Tra le prime, si debbono annoverare, ad esempio, l'epilessia, la arteriosclerosi, l'alcoolismo, le tare organiche tutte; tra le seconde, tutte le evenienze morbose deterininate da un infortunio, anche a considerevole distanza di tempo: infezione di una ferita, complicanze di processi settici, ecc. La legge italiana sugli infortuni del lavoro è molto larga in fatto di ammissione della concausa. La concausa non liinita affatto l'obbligo del risarcimento; giacchè è nello spirito della legge la reintegrazione eli t1ttto il danno, e la giurisprudenza ribadisce questo principio e favorisce l'operaio, il quale, in occasione del lavoro, subisca un danno che, in ultima analisi, possa anche essere un aggravamento di uno stato morboso anteriore e l'effetto di una speciale predisposizione a certe affezioni (polmonite, reumatismo, prodotti dallo squilibrio improvviso di temperatura. ecc.). La legge n. 416, all'art. 18 del regolamento per la sua esecuzione, dice che la Commissione l\'Icdico-Ospedaliera dovrà 1·igorosamente accertare che le infermità o lesioni derivino unicame·nte, direttamente e immediatamente dal set'V'izio. Esclude quindi la concausa e i casi tutti in cui il servizio ha prodotto solo un aggravamento di una infermità preesistente. Nondimeno,

nella interpretazione della legge, non si deve ntai essere assoluti. Se essa pare escludere senz'altro la concausa, in realtà non esclude che quelle concause che abbiamo chiamato preesistenti ; giacchè non può ammetters.i che vengano escluse anche le sopravvenute. Diamo qualche esempio: un militare è epilettico. Durante un accesso del suo male, urta il capo e m uore. Evidentemente questa morte non dipende da cause di servizio perchè era preesistente la concausa. Del pari un soldato, nell'eseguire una corsa, un salto, uno sforzo cioè comune, usuale, che in una persona normale non potrebbe in alcun modo generare danno, muore per la rottura di un aneurisma, di cui egli stesso ignorava la minacciosa, esistenza. In tal caso pure, datala concausa preesistente, non si può invocare la causa di servizio. Ma, se un militare si ferisce in servizio e la ferita, sebbene di lievissima entità. e per quanto curata convenientemente, si infetta e ne consegue sepsi generale e morte, ovvero sepsi e postumi permanenti, nessuno oserebbe giudicare questi postumi e quella morte, cioè il danno, come non dipendenti da cause di servizio, quantunque non siano stati la conseguenza. di una causa unica, violenta, il trauma, sibbene anche di una concausa sopravvenuta, la infezione settica. Dunque, interpretazione razionale della legge. Ecco quanto si richiede sempre e che non verrà mai abbastanza raccomandato : interpretazione dello spirito della legge, più che della parola di essa. E poichè siamo su questo tema, dell'uso, cioè, che si deve fare del nostro buon senso a.llorchè siamo chiamati ad applicare qualche regola.~ mento, voglio fermarmi un poco, dando alcuni altri esempi in proposito : si è parlato avanti della accidentalità lesiva e della causa violenta, e devesi futendere, come fu detto allora, che il fatto da cui deriva la ferita, lesione o infermità deve essere qualcosa di eccezionale, di anormale e parrebbe non dovesse esserci alcun dubbio o difficoltà di interpretazione. Ed inve~ si hanno giudizi di dipendenza da cause di servizio di polmoniti o pleuriti o reumatismi articolari, con queste motivazioni: era wn alpino che faceva


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esercitazioni e marcie ; era un 1nilitare ed ha pre8o 'Utn acqtu:~Zzone, come se gli alpini dovessero starsene tutto il giorno ad ammirare i bei panorami ed i militari, quando piove, dovessero ripararsi con l'ombrello o rifugiarsi in un caffè. Si è pure verificato il caso che la neura.8tenia di un aiutante maggi<we sia stata dichiarata dipendente da cause di servizio, con la motivazione che l'ufficiale 8i era dovuto trattenere in utfi&io oltre l'orario 8tabilito. Ma questi sono servizi i più normali per ufficiali e soldati ! Manca completamente, in questi casi, l'accidentalità lesiva e la causa. violenta, sia pure intese nel 8emo il più lato. Dov'è il 1'i8chio a cui il militare era. stato sottoposto per servizio t È forse un rischio specifico del servizio militare il trovarsi a marciare sotto la pioggia YForse che tutti i militari ed anche i più pacifici borghesi non si trovarono in vita loro le diecine di volte esposti a tal genere di rischio ! Se tale può dirsi è rischio generico e non 8pecifioo ; quindi non indennizzabile. E si corre forse il rischio di buscarsi un esaurimento nervoso pel fatto di trattenersi oltre l'orario in ufficio t Ma se la marcia, per ragioni speciali, fu eccezionalmente faticosa. (esempio: ragioni di guerra), se a.U'arrivo in località elevata, dopo un protratto e gravissimo strapazzo, si è avuto un brusco abbassamento della temperatura., se si è dovuto dormire a cielo aperto e sotto l'acqua, se molti militari, al termine di quella esercitazione, si sono ammalati di polmonit~ o di forme reuma,tiche, se la malattia si è sviluppata subito dopo e cioè con una certa immediatezza tra causa ed effetto, sì da fare apparire il nesso diretto fra la prima ed il secondo, allora sì che ci sarà stata l'accidentalità lesiva., perchè la causa morbigena violenta agì con una intensità particolare, fu un qualcosa fuori dell'ordinario, che non doveva presumibilmente aspettarsi, ch.e non era. una parte ordinaria, un disagio in evitabile, comune a tutti i militari, del servizio. Q,u indi : accidentalità lesiva e causa violenta i quasi un trauma. Perchè trauma, come vedremo, è anche una lesione di origine termica, barometrica, chimica, elettrica, tossica, infettiva e psic.hica. C'è poi l'occMione di lavo-ro. Perchè ciò possa ammetterai è necessario che l'infermità dipenda diretta?nente dal servizio. Non relazioni di semplice causalità i vi deve essere un nesso diretto, e quindi vanno esClusi tutti quei casi di malattie o lesioni in cui si riscontri comunque una imprudenza e una negligenza. dell'interessato. Un militare, ad esempio, cadendo mentre cammina su di un terreno piano, bene paviment~to, si ferisce. n servizio non è la causa unica di tale ferita; potrà essere al più una concausa. Il camminare su quel terreno piano non esponeva al rischio di cadere. Ben diverso il caso invece se -il m,ilitm·e doveva camminm·e su di un terreno accidentato, difficilmente praticabile, di notte, col ghiaccio, o correre su tale ter.reno per 8ervizio o portare sulle spalle dei pesi non indifferenti. Qui esisteva il 1'Ì8chio, e allora, non mancando nessuno degli elementi essenziali della fattispecie infortunio, dànno, accidentalità lesiva, causa violenta e occasione di lavoro, qui trattasi di vero infortunio e la lesione qualunque, riportata, si dovrà a cause di servizio.


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VII. -

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TRAUMI E MALATTIE.

QÙalunque sia il genere di lavoro a cui un uomo si dedichi, può sempre derivarne per lui un d anno nella. persona. L'organismo umano, nell'esercizio continuo del mestiere, si logora. lentamente, come avviene dei pezzi di una macchina, i quali, per quanto curati e lubrificati diligentemente, a lungo andare e pel solo fatto di compiere un lavoro, finiscono col consumarsi e danneggiarsi, compromettendo in definitiva. l'effetto utile del.la maoohina stessa. Alcune volte poi l'organismo umano è vittima, in occasione del lavoro, di accidenti subitanei e imprevisti, come avviene per una macchina, quando un improvviso guasto o deformazione o rottura di un pezzo qualunque ne arresta a un tratto il regolare funzionamento e ne sospende l 'opera, temporanea.mente o anche per sempre, secondo l 'entità dell'avvenuto accidente. Nel primo caso, dicesi che l'operaio è affetto da malattia del lavoro : nel secondo, che è stato colpito da un infortunio del lavoro. La prima, dunque, è la con seguenza fatale del lavoro, specialmente se praticato in industrie insalubri e nocive e in condizioni poco igieniche, e risulta da una serie di azioni, spiegantisi' sull'organismo costantemente e insensibilmente, i cui sintomi non sono precisabili nei riguardi del tempo per la lentezza della. loro esplosione (Allevi). L 'inforhmio, invece, rappresenta un evento improvviso e imprevisto, eccezionale, cronologicamente determinabile, prodotto di un fatto unico. La conseguenza di un infortunio sulla persona del lavoratore può essere, alla sua volta, un trauma o una tnalattia. È indubbio che il giudizio d el perito sul trauma è assai più facile, bastando osservare bene che non mancl1ino ì quattro elementi essenziali dell'infortunio per non cadere in errore; mentre l'errore è fa.<~ile quando si debba giudicare se una malattia debba. o non considerarsi un infortunio, dipendente o non da. cause di servizio e quindi indennizzabile o meno. La legge italiana sugli infortuni contempla i traumi e non le malattie. Ed è questa una grande deficienza della legge stessa ; giacchè è indubitabile esistere una. ricca serie di casi di malattie, dipendenti dal lavoro, che rivestono la figura giuridica dell'infortunio del lavoro. La magistratura, infatti, in numerose sentenze, fece e continua a fare rientrare fra i sinistri indennizzabili casi di malattia, supplendo così alle deficienze della legge. Se infatti, a proposito di tali malattie, ricorùia mo i quattro elementi costitutivi dell'infortunio, ci accerteremo come siano essi tutti presenti. Non intendo solo parlare di avvelenamenti, di effetti deleteri di gas e di scariche elettriche, ecc., nei quali casi l'accidentalità. lesiva e la causa violenta risaltano talmente, cbe quasi saremmo disposti ad applicare alle infermità derivanti da ta.li azioni pregiudicevoli il nome di traumi. :àia estendiamo il nostro esame, ad es., alle malattie infettive. È yero che fu detto da qualcuno che in esse, pur trovandosi l'accidentalità lesiva, non si ha la causa. violenta, a effetto rapido, richiesta dall'infortunio ; ma. è facile il mostrare 1'erron8'ità di questa obbiezione : si confonde infatti la rapidità. di a.zione della causa esteriore lesiva con la rapidità dei suoi effetti sull'organismo (Borri). La causa lesiva ha agito con relativ.a violenza e rapidità (intese in senso lato) mentre gli effetti si sono manifestati a distanza.


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IL GIUDIZIO DEL ì\1EDICO li1ILITARE. ECC.

Una grave contusione può determinare l'insorgenza di una infermità, a.n che a una certa distanza di tempo. Forse non è questo un infortunio come qualunque altro ' Manca forse il danno nella malattia infettiva ~ Non c'è l'accidentalità 1 Forse che la penetrazione dei germi nell'organismo o il loro virulento risvegliarsi è un fatto normale e prevedibile e non è una vera causa violenta f In quale cosa, dunque, differisce sostanzialmente una ta.le infermità da un infortunio ! Se, ad esempio, un soldato, assistendo un tifoso, contrae l'infezione, non ha egli il danno f Ed i germi che lo infettano non rappresentano l'aecidenta.Utà lesiva e la causa violenta. ? E tale danno forse cbe non fu contratto per cause di servizio, o in occasione del lavoro, come dicono gli infortunisti t Così pure una mah~ttia che derivi da un prolungato surménage fisico o intellettuale (surménage, dico, non disagio o fatica o applica.zione alquanto pTolungata) da un eceeziona.le st.rapazzo che superi la media resistenza degli uomini e che rappresenti qualcosa di abnorme, di straordinario ecc., non ba forse in tale sforzo muscolare o cerebrale la sua causa violenta e la sua accidentalità lesiva Y Certo che, in questi casi, occorre al perito buon senso, acume, scienza : egli non deve giudicare a casaccio, ma ragionare seriamente sul ca-so e sulle sue modalità; dando alle parole non un semplice valore letterale. sibbene il loro vero, profondo ed esteso significato, entrando cioè nello spirito della legge, come già, dicemmo, e non fermandosi alla sua semplice parola.. È indubbio dunque che molte malattie debbansi mettere nella categoria degli infortuni del L:woro, rive8tendone esse la figura giuridica, ed è giusto ed umano che il danno da esse prodotto, debba, come quello prodotto da un trauma, essere indennizzato. Lo Stato, come datore di lavoro, ba nsato, in questo campo, pei suoi dipendenti, una larghezza di vedute veramente encomiabile. E già da tempo, infatti, nel Regolamento per l'esecuzione del T. U. delle leggi sulle Pensioni Civili e Militari del settembre 1895 sopracitato, non fa. distinzione fra lesione o malattia pei militari e i civili da esso dipendenti. Naturalmente, non si intende cbe qualunque malattia debba considerarsi infOitunio : non le ?nala.ttie co-muni, che nessuna relazione ha.nno col lavoro ; non le 1nalattie professionali, che sono una. conseguenza ineluttabile del lavoro e che a poco a poco mettono la ma.cchina umana, in parte o del tutto, fuori d'uso; ma bensì tutte quelle malattie che, determinate daJ lavoro, presentano gli elementi che caratterizzano la fattispecie infortunio. n sullodato Regolamento dice, infatti, che la infermità o lesione, per essere dipendente da servizio non deve solo essere avvenuta in servizio, ?tUt deve ripetere da esso la st~a cagione. E più sotto : sarà considerato come dipendente da cause di servizio qualunque fatto richiesto dal m,edesimo e avente in s~ vi?-tualmente il pericolo della infermità o lesione riportata. Dunque: un fatto che ripete dal servizio la s1ta cagione : ecco l'occasione dellavm·o, di cui ho parlato a proposito degli infortuni del lavoro : eh~ abbia in s~ vi1·tualmente il pericolo ecc. ; ecco il rischio e nel contempo il rapporto genetico con le peculia?'i condizioni in oo.i il servizio ftt prestato-


1L GIUDIZIO DEL llEDICO l\IlLlTA.RE

Vili. -

ECC.

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LESIONI VIOLENTE IN OCCASIONE DEL LAVORO.

Daremo ora un rapido sguardo ai vari generi di lesioni violente in occasione del lavoro e, non discostandoci troppo dalla più comnne classificazione dei trattatisti di infortnnistica, le divideremo in 3 categorie, secondo che vengano prodotte da agente meccani.c.o (traumi), fisico-chi'rnico (freddo, calore, raggi X, elettricità, pressione atmosferica, polveri e gas) o infettivo (batteri). l a Categoria. - Naturalmente la massima parte delle lesioni appartiene alla prima categoria. Non è qui il caso di passare in rivista tutte le lesioni traumat-iche delle varie regioni del corpo umano, correndo per le mani di tutti gli studiosi libri eccellenti di traumatologia e di infortunis5ica, con elenchi ragiona.t i di tali lesioni, ai quali è facile ricorrere nel caso pratico, per trame lumi e norme. Diremo solo di quei generi di lesioni che, dipendendo da trauma, non sono comuni e .possono presentare pel giudizio medico-legale qualche maggiore difficoltà. Come conseguenza di un trauma, si possono avere tumori (sarcoma, carcinoma, glioma), si possono produrre affezioni articolari, risvegliare affezioni latenti del ricambio materiale (artrite, diabete, ecc.) e infezioni locali o generali (erisipelatose, setticemiche, tubercolari, ecc.). · Quanto ai tumori, conseguenza ammessa da tutti gli autori di medicina legale, si dovrà tener conto: 1° che il trauma, il quale dovrebbe averli prodotti, sia stato di una cel'ta importanza, <'on conseguenze anatomofunzionali (limostrabili subito dopo la sua azione; zo che il tumore si manifesti nel punto lesionato, e, se altrove, che si possa dimostrarne la possibilità di a-zione indiretta su di quell'organo; 3o che, dal momento del traumatiEmo a quello della diagnosi del tumore, sf abbia una successione fenomenica, cronologicamente ininterrotta, durante la quale si effettui la compa-rsa del neopla.sma da sei settimane a un anno dal trauma pel cancro ; da tre settim ane ad tm anno pel sarcoma ; da uno a dieci mesi pel glioma, ecc. ; 40 che non si riscontrino nel soggetto in esame altri tumori della medesima specie (.Allevi). Per lo sviluppo di a..ffezioni acute a-rticolari e del ricambio materiale

per un trauma patito, sebbene i patologi ammettano il nesso di causalità fra quelle infe1mità e il trauma, si deve, nella pratica, essere molto oculati per non riconoscere con troppa facilità questo nesso o per negarlo a cuor leggero. Si cerchi la :porta d'ingresso (contusioni, ferite} degli agenti infettivi che poswno, per esE'mpio, aver dato lu.ogo ad 'una infiammazione articolare; si ponga ben mente se questa comparve una o due settimane dopo il trauma, oltre il qual teJmine è <la escludersi il rapporto causale tra di lo1o; si dia importanza all'età, essendo più facile un'artrite traumatica nell 'età avanzata. Si tenga pure presente che in un individuo affetto da biE'non agi a, un trauma può fare esplodere un'artrite blenorragica, specialmente all'articolazione del ginocchio. I traumi del capo, che ragginngono il bulbo (stimolazione del pavimento del 4° ventricolo) o quelli della spina dorsale o quelli dell'addome che possono interessare il pancreas o il fegato, in soggetti per lo più con tara


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IL GIUDIZIO DEL .MEDICO llllLITABE, ECC.

nervosa, possono ·c ausare il diabete. Questo è tutt' altro che frequente e si manifesta nei primi tre giorni o dopo settimane e mesi dal trauma. Conviene però andare guardinghi nell'ammetterne la dipendenza dal trauma, e cercare sempre se non f<>sse preesistente. Si tenga quindi gran oonto dell'anamnesi e di certi fatti, che sogliono accompagnare e seguire il diabete : astenopia accomodativa, cateratta, retinite, emorragie retiniche e atrofia del nervo ottico, :pelle arida, eczemi, furuncolosi, ca.rie dentaria, ecc. Ad un trauma può succedere una osteomielite_ Qualora non si possa negare il fatto del trauma patit<> e si abbia una certa continuità cronologica, topografìca e fenomenologica tra di esso e la insorgenza della malattia, la osteomielite può considerarsi come dipendente da cause di servizio. Per la tubercolosi ossea, è necessario, seoondo le moderne vedute, che l'azione violenta sia stata veramente grave e che la tuber~olosi si manifesti, press'a poco, non prima di un mese nè dopo sei mesi dal trauma. In tali casi, ci si potrà giovare della radiografia per rioonoscere lo stadio della lesione ossea. Se poi vi sia presenza di gravi forme tubercolari in altri organi, allora il trauma dovrà oonsidera.rsi quale semplice concausa. Quanto alla, sifilide ossea., il trauma che la. rende manifesta., va. sempre considerato quale una concausa. Per tali affezioni, come pure per quelle erisipelatose e settiche, il rapporto causale fra esse e un trauma può essere tutt'altro cbe facile a dimostrarsi e allora si terrà conto dei seguenti • criteri (Dittrich): 1° della. localizzazione; zo della coincidenza di una infezione di origine diversa. dalla lesione in esame e che può essere tant.o interna (apparati respiratorio e digerente) quanto est.erna (fistole, furuncolli, eruzioni cutanee, ecc.); 3° del periodo di tempo decorso dall'accidente traumatico al primo manifestarsi dei sintomi dell'infezione (però sempre con valore relativo, potendo il periodo di latenza di ogni infezione oscillare per diverse circostanze, quali, ad esempio, il grado di virulenza. dell'or ga.nismo patogeno ). 4

2& Categoria. - Il colpo di sole e il colpo di calore, come altre lesioni prodotte da agenti fisici e chimici, possono essere oggetto di perizia medico-legale. Si accerti allora se esista rappm·to genetic() col servizio e se esse siano conseguenza. di marcie prolungate in arme e bagaglio, sotto il solleone, o di w1 eccessivo affaticamento in luogo calclo umido e non ventilato; nei quali casi devono essere ritenuti come dipendenti da cause di servizio. Del pari, pel congela,mento, si veda se vi fu stazione prolungata in alta m0ntagna (alpini) d 'inverno, sulla neve e sul ghiaccio, con scarpe umide e st.rette, ecc. Per la. folgorazione, si cerchi il rapporto con marcie durante un violento temporale, con frequenti scariche elettriche. o con lavori pericolosi dei militari del genio telegrafisti, ecc. Per la pressione atmosferica (malattia. dei ca:soni), debbonsi ricercare i lavori subacquei di pontieri, palombari, ecc. In tu tti questi casi, come pure per le polveri (antracosi dei fuochisti delle navi, polveri metalliche dei tornitori e brunitori d('gli arsenali, farina dei militari eli sussistenza ecc.), sono facili e l'a.ccertamento del ral)porto genetico con il servizio e il giudizio medico-legale pel danno derivatone nella. persona al militare in esame. Ugualmente dicasi pei ca:>i di danno pat.ito per l'intossicazione da ga.s acido carbonico (]lOiano dei minatori del genio), (la ossido di carbonio, da gas illtunina.nte,


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da idrogeno arsenicale (militari dei parchi aereostatici), da polveri mcrcuriali (armaioli), da piombo, da materie esplosive (fabbriche di pol\!eri, di din~mite, ecc.). 3a: Oatego'ria.. :_ Per le malatt.ie infettive, a.bbiamo già detto altro,·e che l'entrata dell'agente patogeno nell'organismo ùeve essete considerata quale ca1tsa violenta, quantunque, a prima vista, possa. sembrare che, apparendone solo a distanza di tempo gli effetti dannosi, manchi in esse quell' aziO'ne ro.pida, di cui si fece parola nel trattare dell'accidentalità lesiva. Evidentissimo è il nes:,;o di causalità per quelle malattie infettive, che sono quasi un malefico appannaggio di certi mestieri, come il tetan.o per le persone adùettc alle stalle, il carbO'Itehio pei lavoratori di crine e pei conciatori di pelli; la morva per gli uomini addetti al governo dei cavalli; la peste bubbonica per gli scaricatori di porto, ecc. ; ed anche httti i m.orbi infettivi e parassita1'ii pei medici, infermieri, ecc., i quali vivono in continuo contatto con persone affette da ogni sorta di malattie contagiose. Qui, il rischio non è quello comune a tutti gli uomini ; non è generico, dunque, ma specifico, essendoci particolarmente esposti i militari in quelle date contingenze, per mù essi banno maggiori probabilità di qualunque altro individuo di venire colpiti da. infer.ioni per il loro speciale lavoro. Meno evidente, anzi talvolta impo~sihile a, dimostrarsi, è il nesso <li causalità per altre malattie infettive. Per la tubercolosi, tranne i rarissimi casi in cui sia. manifesto il contagio per servizio, essa non può ritenersi ùipendente da c.ause di servizio. Fanno ec<'ezione però le tubercolosi di guerra, dati gli straonlinari servizi prestati, le grandi fatiche e i disagi a ctù si è sottopostii. ed i gravi traunù fisici e psichici subiti in tale eventua,l ità. La sifilide, tranne il caso di infermieri, e<'.c., espost.i, per le loro peculiari mansioni, al contagio, non pnò considerarsi dipendente da. eause di servizio. Le zoonosi (carbonchio, morva, rabbia, tetano, actinomicosi) sono rare nell'ambiente militare, dove solo la morva può raramente trovarsi nelle armi a cavallo. La malarht, quando non si tratti di reci(liva di una vecchia infezione, magari precedente all' arruolamento (si tenga speciale conto dei militari nat.i e vif\suti in zone malariche), è da considerarsi come dipendente da cause di senizio, se contratta in zona malarica, ove il militare era stato comandato per ragioni d i servizio. Ugualmente la febbre tifoide dipende da servizio nel caso che il milit.are sia stato comandat{) per servizio da luogo immune a luogo infetto, ove in:fieriva una epidemia tifica. Ciò, s'intende, tranne il caso di nn evidente contagio da malato a sano per ragione d i uno specifico servizio che t18ponesse a speciale rischio di rimanere contagiato (medici, infermieri, militMi di sezioni di disinfezione, ecc.). P el colera, pel tifo esantematico, ecc., è da ripetersi quanto si è detto pel tifo addominale. L e malattie esotiche sono poi da considerarsi come diipendE'nti da cause di servizio, se contratte in Colonia ove fossero endE>miche. Vogliamo dire, infìne, in modo speciale, ùel giudizio sulle malattie acute dell'apparato respiratorio, per le quali furono troppo spesso invocati, come causa, le intemperie, il freddo e l'umidità patiti nel compiere qualche servizio comandato. Le moderne vedute scientifiche hanno molto ridotto la già tanto proclamata influenza delle cause reumatizzanti e metereologiche sulla etiologia delle affezioni reumatiche e dell'apparato respirato!Io. 2. -

Giornak di nudich..a mililcrl!.

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IL GIVDiliO DET. :\fEDJCO ::\llLITARE, E CC.

Le così dette malattie a frigore v~nno infatti m~n mano diminuendo di numero nella patologia. Tll.le influenz~, pel fatto che il freddo sofferto in un bivacco, sotto la. pioggia, può avere aggravato nn catarro pol.monare preesistente o esposto il militare a sent.ire maggiormente la malefica azione di g-ermi patogeni, già in lui annidati, può, in generale, a mmettersi solo come concausa. Le dottrine moderne pongono la equazione: organismo + microbio = mala.tti~. Tale equazione v;lle per ogni individuo (rischio generico) che si espone agli agenti atmosferici. 1\fa, se si aggiunge al primo termine dell'equazione l'elemento : gravi intemperie, che può rendere l'organismo più specialmente predisposto a subire l'azione malefica del microbio e può esalt.arne la virulenza o renderlo, da inoffensivo, patogeno, si avrà una nuova formula, che mostra come il rischio, in questo caso, venga ad essere tanto maggiore rischio specifico per quelli che hanno subito il freddo umido in quel determinato servizio. Quindi, mentre, nei casi comuni, le malattie dell'apparato respiratorio manifestatesi dopo un servizio comandato, sotto la pioggia, non si possono dichiarare come dipendenti da cause di servizio, quando però le cause reumatizzanti siano state sopportate a lw~go e nelle peggiori condizioni igieniche pei militari e numerosi casi di esse malattie siansi verificati tra i militari sottoposti alle medesime cause, allora si potrà ammettere la di pendenza da cause di servizio. lX. -

L 'ERNIA INFORTU NIO DEL LAVORO.

In modo speciale devesi pure tener parola di nn'altra lesione violenta

in occasione del lavoro : l'ernia; la quale, se nella legislazione infortunistica borghese, che contampla l'aggravamento e la concausa, è ormai fra le lesioni da risarcirai, nella legislazione militare, invece, è risarcibile solo in pochi e ben determinati casi. n problema della possibilità o meno dell'ernia, infortunio, è secondo il BoiTi, un~ vexa.ta quacstio, che fece spargere un mare di inchiostro ~gli infortunist;i e per cui fu consuma.to, nei loro congressi, molto più fiato di quello che veramente essa non meritasse. Perchè tutto sta nell'intendersi bene sin da principio sulla patogenesi dell'ernia, sulle cau.<>e, cioè, che d'ordinario la determinano e sulla possibilità o meno dell'ernia da sfor::o. Ciò posto in sodo, si vedrà che, mentre sarebbe scientificamente erroneo negare l'esistenza di un'ernia infortunio, indennizzabile dalle società di assicurazione contro gli infortuni del lavoro, non si deve, d'altro canto, cadere nel pregiudizio che tutte le ernie derivino da infortunio del lavoro. Tale pregiudizio viene alimentato da un sofistico giudizio, il quale ha. origine, alla sua volta, dalla mancata od erronea osservazione delle modalità. onde l'ernia si produce. Un operaio, apparentemente sano, mentre è intento al suo consueto lavoro, a nn tratto, dopo qualche non grave trauma sull'addome, od uno sforzo anche lieve, avverte un dolore ad una delle porte erniarie e si accorge della presenza ivi di un tumore. n rapporto di t~mpo è innegabile; dunque (ecco il sofisma) innegabile è anche il rapporto di causalità : post hoc, ergo propter hoc. Ma il perito tecnico, il quale vuole e deve toccar con mano per crederQ, non accetta così alla leggiera. questo er rato giudizio, e, t alvolta, questa interessata pretestazione dell'operaio; e, pur ammet tendo la coincidenza dell'ernia e della causa violenta, cerca


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se per avventura non debbano esistere anche delle conC(MtSe di tanto valore che tolgano tutta o quasi tutta la sua importanza ~lla violenza della causa pretestata. Sa, infatti, essere ormai acquisito aJla scienza che, abitualmente, l'ernia si va formando adagio adagio nel silenzio dei si1~tomi, come dice, in modo pittoresco, il Leoncini, per molti e ripetuti piccoli sforzi, cioè, e traumi dipendenti dal lavoro al quale si applica l'operfiio, an atomicamente e costituzionalmente predisposto alla fuoriuscita del viscere dalla porta erniaria. Sa che tale patogenesi potrebbe, se mai, fa,re ammettere l'ernia nel gruppo delle malattie professionali e non in quello degli infortuni. Sa, infine, dalla clinica e dalla anatomia patologica, che è addirittura eccezionalissimo il caso di ernia di forza, cioè di quella (pur sempre negata. da molti illustri cultori della traumatologia. e della. infort unistica) che si estrinseca d'emblée, in seguito ad un solo sforzo violentissimo o ad un'unica e potente azione traumatica esterna sull'addome. E, forte di questa convinzione scientifica, non si la.scierà. certo trarre ad un errato giudizio. Senza negare assolutamente a priori, come pure fanno molti, la rarissima eventualità di uno sforzo o di un trauma, capaci di produrre un'ernia cosl. detta di forza, deve ben guardarsi dall'ammettere che un'ernia, sopraggiunta sul lavoro, debba., magari perchè strozzata, considerarsi infortunio; mentre lo strozzamento è una complicanza o un aggravamento di un'ernia preesist.ente o di preesistenti condizioni anatomiche e costituzionali, avvenuto, sia pure, in seguito ad uno sforzo fatto in servizio. Si tratterebbe dunque di una concausa e nulla più. n perito civile può ben passar sopra ormai a tutte queste considerazioni anatomo-patologiche, poichè, ai fini della indennità, poco gli importa di distinguere tra un'ernia comune e un'ernia da sforzo e di discutere sulle circostanze di modo, di tempo e di luogo : la legge sugli infortuni del lavoro, è, infatti, molto larga in fatto di concausa. Ma ben diversa è la cosa pel perito medico militare, il quale sa che, per la nostra legislazione, le lesioni, ferite o infermità, per esser() dichiarate dipendenti da cause di servizio, debbono, come già vedemmo, riconoscere in tale servizio la loro causa, unica, diretta ed immediata e non sono ammessi nè aggravamento nè concausa. Quindi, per l'ernia, sarà necessario o che essa sia un'ernia. traumatica, vera e propria., complicanza diretta di una lesione esterna patita dall'addome per causa di servizio e che abbia lacerato i tessuti della parete addominale (e su tal genere di ernia non vi sono divergenze di sorta fra i vari autori) o che essa sia stata prodotta unicamente, direttamente e immediatamente da uno sforzo ; che tale sforzo sia stato di gran lunga superiore a. tutti quelli a cui d 'ordinario viene sottoposto un militare nelle comuni contingenze del servizio e, cioè, che sia stato veramente eccezionale; che si riscontrino in sito segni bene evidenti e obbiettivi di lacerazione dei tessuti, edema, ematoma, emorragia, dolore vivissimo, spontaneo e provocato dalle manovre per l'esame, dolore che dovrà aver costretto il paziente a lasciar subito il lavoro, con pallore del volto, eventuale nausea e talvolta. anche vomito, ecc. Nei soli casi quindi, ripeto, in cui sia. giunto a formarsi l'opinione, fondata sulle testimonianze e sull'insieme dei sintomi, che si tratti di vera. ernia traumatica diretta o di vera ernia da sforzo, prodottasi d'emblée, per una eccezionalissima pressione endoaddominale, nell'esercizio di un fati-


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coso e rischioso l::woro comandato, solo allora il perito militare potrà giudica.re con piena coscienza che trattisi di lesione dipendente da causa di servizio e concederà l'indennizzo di legge. X. -

LA F RODE.

La reia.tiva facilità, con cui daJle Società di Assicurazioni vengono indennizzate le varie lesioni prodotte da infortuni industriali ed agricoli, ha creato tutta una lunga, e sempre nuova serie di infermità si1nulate o, per lo meno, esagerate nei loro ei!etti dannosi. Questi debbono essere ben conosciuti dai periti e bene distinti dagli effetti di reali traumi, che meritano realmente il risarcimento da parte delle Società di Assicurazioni contro gli infortuni del lavoro. Le medesime pretestazioni, esagerazioni , simulazioni e dissimu.lazioni si presentano abba.s tanza spesso pure al perito medico militare, essendo purtroppo entrato anche nell'E sercito, con le reclute derivanti dalht class~ operaia e con la guerra ultima, il mal vezzo di cercar di strappare indennità allo Stato col pretesto di aver subito, per cause di ser vizio, danni o del tutto inesistenti e immaginari, o, quando veri, sempre grandemente esagerati. . È insita nella nat ura umana la tendenza al proprio miglioramento economico ed al benessere; naturale sentimento che, mentre eccita l'uomo probo a conseguire con l'assiduo lavoro e con mezzi tutti onesti nna posizione economicamente favorevole e decorosa in società, spinge spesso i lestofanti a raggiungere questi fini o per fas o per ?~efas, non badando cioè troppo alla scelta dei mezzi, purchè ne derivi un profitto economico. Conviene quindi che il perito militare, mercè le proprie cognizioni di patologia, di anatomia patologica, di medicina legale e di infortunistica, e ricorrendo al caso anche a fini accorgimenti, riesca a scoprire la frode, quando esiste, e non abbia a giudica.re effetto di un trauma.tismo o di una lesione riportata per cause di servizio quello che è effetto di traumi pregressi e che nulla banno a che fare col servizio (pretestazione) o che è cosa assai meno importante e meno grave di quel che l'infortunato vorrebbe far apparire (esagerazione) o che viene di sana pianta. inventato (Bim:ulazi<rlte) da. un più o meno abile cinrma.~lore, o che, infine, è un danno reale nella. persona, ma prodotto ad arte (a1ttolesionis-rno) da un volgare delinquente, a llo scopo di gabbare il medico ed ottenere così un indennizzo che in nessuna maniera gli spetterebbe. Se i1 mecUco militare si lasciasse trarre in inganno ed emettesse un giudizio favorevole al fraudolento, oltre al r1regiudizio che recherebl>e all'erario pubblico, come conseguenza di un errato giudizio, verrebbe anche a perdere ogni prestigio presso colui che, essendo riuscito a ingannarlo, sarebbe poi il primo a. prendersi giuoco, e per conto proprio e presso gli altri, della. scienza mediea e dell'autorità del sanita.rio che lo giudicava.. Allorcbè dunque gli si presenta un militare che lamenta qualche danno nella persona conseguente ail un infortunio e che chiede venga dichiarato dipendente da. causa di ~Sm·vizio, dovrà studiarsi, con un esame obbiettivo metodico e diligente, di S<"-everare quanto vi ha di reale da tutto il corredo di sint omi gravi che il paziente cerca sempre di aggiungere, essendo della. natura umana l'esagerare sempre il danno, quando questo debba venire da qualcuno risarcito. Richiamerà alla mente le proprie cognizioni tutte


IL GIUDIZIO DEL MEDICO lULITARE, ECC.

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di anatomia patologica,, di clinica medica e chirurgica, di fisiopatologia e di infortunistica, cercherà se esista nesso logico tra causa ed effetto accn:sato, se vi sia proporzione tra la entità della prima e quella del secondo, osserverà. attentamente se il caso in esame presenti la figura giuridica dell'infortunio del lavoro e abbia quindi in sè tutti gli elementi essenziali della fattispecie infortunio. Se poi sorga nell'animo qualche fond ato sospetto di simulazione, allora non ronviene farsene accorgere dal paziente, il quale si metterebbe subito sulle difese e- se persona accorta e ùi qualche cultura- potrebbe riuscire a persuaderei che eravamo in errore, nel giudicarlo bugiardo. Bisogna invece esaminarlo attenta.mente e in silenzio ; ch'è più facilmente (Fabbri) riusciremo a impressionarlo e a. confonderlo con la nostra pazienza, col nostro scrutatore silenzio, e con lo sguctrdo nostro indagatore, che se usassimo i mezzi violenti e lo sdegno, per qua.nto giustissimo, e le minaccie. Sarà, invece, bene fargli vedere che ci intere~­ siamo ingenuamente al racconto elle egli ci farà della su::~. disgrazia e della lesione riportata e soprattutto, }asciandolo parl.:'l.re, portarlo destramente sul terreno dei particolari e della maniera onde l'infortunio ebbe a verificarsi. Non respingeremo certificati, consulteremo i documenti the presenta, esamineremo le radiografie, a,scolteremo pazientemf'nte le testimonianze e nulla trascureremo, tutto sottoporremo a. una critica severa, seppurc senza preconcetti e avversioni, e la diagnoRi -per quanto difficile - sortirà lucida come uno specchio, e la verità, immancabilmente, verrà a galla. Alcune volte si avrà a che fare <\On veri criminali e a.ll9ra, mentre da 1m canto le difficoltà del giudizio saranno ancora maggiori per la speciale abilità di tal sorta di gente nel fingere, nel mentire e nel perseverare in un atteggiamento che una. speculazione criminosa suggeriva loro, da un altro cfl.D.to ci riuscirà, più f~tcile, dalb figura morale del soggetto, di trarre argomento per subodorare l'inganno e, messi cosl nella diretta strada e sapendo approfittare delle immancabili deficienze della psiche del delinquente, di scoprirne la frode. Non istarò a. dare un elenco delle più comuni sinnùazioni e delle varie sp.ecie di autolesionismo che si hanno a deplorare fra gli operai as!;icurati contro gli infortuni del lavoro e, purtroppo, anche fra i militari. Facile infatti è trovarne la descrizione esatta A ben documentata nei trattati di medicina legale e di infortunistica. Dirò solo che, mentre la legge sugli infortuni del lavoro è assai larga nell'ammettere i risarcimenti e non ha disposizioni speciali contro la frode, la legge militare è più previdente e più severa in proposito e IlUnisce, non solo la provocazione della lesione (mutilazione volontaria), ma. anche la. simulazione ùi e.·sa. Quando il perito sìa giunto a scoprire e a smascherare il simulatore, non solo avrà assolto degnamente il suo còmpito, ma avrà fatto cosi anche un'opera utile e altamente mora.lizzatrice. Giacchè rilL';cirà a persuadere gli avidi e i cattivi che la Scienza medica ghu~ge quasi sempre a frustrare i loro colpevoli tentativi di frode e a. liberare il civile consorzio da quegli ingordi parassiti e da. quei fraudolenti, che anche Dant.e - H Genio italico - volle colpiti col sevl.\ro castigo della. continua en eterna pioggia eli vivo fuoco in Malebolge.


OSPEDALE MILITARE SECO~'DARIO - (PIACE~ZA) Direttore : Tenente colonnello m edico A. GIANNELLI REPARTO CHIRURGIA

SU ALCUNE COMPLICANZE POST-OPERATORIE Maggioro medico Gennaro Romano, Capo reparto

È st<•to già da tempo notato dai chirurghi, che a volte, indipendente-

mente da fattori in stretto rapporto con la malattia, che ha determinato l'intervento chirurgico, e da circostanze di tecnica operatoria, di ambiente, di anestesia, eco., possono a distanza. di tempo variabile da.l2-24 ore a una settimana., o anche più, sorgere delle complicanze, che per lo più si esplicano a carico degli organi respiratori, dell'apparato gastro-intesti.na,le t> dei reni. Prima di procedere oltre riporterò tre casi da me osservati su 128 interventi di vario genere (ernie, varicoceli, interventi scheletrici, emorroidi, appendicectomie, ecc.) con varia anestesia (morfì-cloroformica., epidurale, locale) eseguiti nel reparto chirurgico, da me diretto, di questo Ospedale militare. Va senza dire che sia. nei giorni precedenti all'intervento, sia immediat,amente prima venivano praticati tutti gli esami. 1° Sold. Bar... Ra.f... cl. 1905.- 61° Fu.nteria. Entrato il25 settembre 1926, per cisti del funicello sponnatico destro. Opero.zione il 30 successivo. Anestesia. loca.le novoca.ino·ad.renalinica.. Apertura del canale inguinale. Isolamento ed escissione della cisti, previa sutura. della base d'impianto. Ricostruzione del ca.nale inguinale. D giorno 2 ottobre elevazione termica, che raggitmse \Ul. massimo di 39 C. con remissione mattinate, tosse con sca.rsissimo espettorato siero-mucoso, respiro aspro diffuso con rantoli a piccole e medie bolle alla base, sinistra. Risoluzione in tre giorni. Guarigione della ferita chirurgica per ptimam. 2o Serg. Magg. Rov... Gla... cl. 1898 - 66° rogg. Fanteria. Entrato ill2 ottobre 1926, por ernia inguinale bilaterale. Operazione il 14 successivo. Anestesia generale morfi-cloroformica.. In ciascun lato opera.zione alla Bassini. Nessun fatto speciale. Intervento semplicissimo, tipico, di breve durata. giorno 17 comparisce febbre, tinta leggermente itterioa congiuntiva.le, cutanea., mucosa. ; presenza. di pigmenti biliari nelle urine (prova. Gmèlin). Contempora.neament.e s i ha nel paziente : tosso, espettorato scarso siero-mucoso, respiro. aspro diffuso, con 1·a.ntoli a. grosse e medie bolle, sparsi in tutto l'ambito respiratorio. Durata dei fatti 5 o 6 giorni. Guarigione chirurgica per primam.

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30 Sold. Sim... Dom... cl. 1906 - 210 Artigl. Campagna. Entrato nel reparto i128luglio 1927, per bubbonocele sinistro. Opero.zione il 16 agosto sucoessivo. Anest~>i;ia !1:~>neralo m orfi -cloroforrnica .Metodo Bas.c;ini. Operazione di breve durata. Nessun inc1dente operatorio. n giorno 17, il pa:tiente lamenta dolori al petto ·e tosse stizzosa.. Obbiettivamente : lieve ipofonesi a destra., r(.\<;piro aspro, rantoli sparsi. Contemporaneamente appare febbre, a carattere continuo-remittente con un massimo serotino eli 38-2 C. ed un minimo mattina.Ie di 37-5 C. n giorno 20 i fatti bronchiali si attenuano, e con essi la. febbre. Guarigione chirurgica per prim.am. Debbo anche aggilmgere che la. camera operatoria è stata sempre tenuta. ben calda, e gli ammalati ben protetti dalla temperatura ambientale. D'altronde è da notare che i casi s uniferiti s on ca.pit&ti in estate ed autunno.


SU ALCtJNE COMPLfCk"'"ZE POST-OPERATORIE

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Prima di passare alla trattazione etio-patogenetica di tali complicanze, sulla. scorta. altresì delle varie statistiche all'uopo consultate, voglio premettere che il prof. Caccia., colonnello medico, da me interpellato s u eventuali complicanze del genere da ltù osservate, durante la sua lunga esperienza chirurgica, gentilmente m 'à risposto sulle generali, ma in modo preciso, da gittare la sua parte di luce su questi fenome:ni, per fortuna non molto frequenti. Le conclusioni del }lrof. Caccia sono le seguenti; l o Percentuale molto bassa ; 2° Indipendenza del fenomeno morboso dal genere d'anest.esia (cloroformica7 eterea, rachianestesi.a., anestesia locale, ecc).

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Secondo il Caccia, le bronèopolmoniti post-operatorie (almeno nei casi da lui osservati in giovani militari) andrebbero attribuite a fattori reumatici. Dalle statistiche ristùta più frequente il numero delle complicanze polmonari, che, in relazione al numero globale delle operazioni, oscillerebbe dall'l al 5 %· Sono più frequenti dopo interventi laparatomici (comprese le ernie) scendendo al 0,22 % in altri interventi. L'indice di mortalità dei colpiti è anch'esso basso: 1-6 % (Feathrstone, Czerny, Henle, Mikulicz, Torraca, ecc.). Più rare sono le epistassi, emorragie renali, enterorragia (Pappacena, Serafini, Fornaca, Sauvè, Santoro, Eiselberg, Busse, Ullmann, ecc.). La questione etio-patogenetica è tuttora molto controversa. Finchè fu usata esclusivamente la narcosi per inalazione, ci fu ten· denza ad attribuire al narcotico l 'insorgenza dei fatti bronco-polmonari; ma quando si videro insorgere complicanze polmonari, dopo intervento con rachianestesia, o con anestesia locale, allora le· opinioni rimasero un pò sconvolte. n Mikulicz concluse che il genere di anestesia non avr<>bbe nessuna. influenza. TI Morson, Bereskin, Radletzki, ecc., le riscontrarono, con più b·equenza, dopo rachlanestesie e anestesie locali. L'Henle in una statistioa operatoria per resezione gastrica dà il 17.7 %, con il 12 % di morti, in pazienti trattati con cloronarcosi, ed il 25 %, senza mortalità, in p azienti t rattati coll'anestesia locale. Al contrario l'Elwin, Mandi, Denk, Grégoire, ecc., sostengono, che da quando si pratica l'anestesia locale il numero delle polmoniti post-operatorie è notevolmente. ridotto nella proporzione dal 25-12-10 % al 9-1 %· Non può negarsi che la narcosi per inalazione, specialmente eterea, o di liÙBcela in cui entra l'etere, abbia la. sua influenza, sia per la tossicità stessa del narcotico, che si esplicherebbe sugli epiteli dei bronchi e dei polmoni, producendo rigonfiamento, degenerazione grassa, ecc.; e favorendo con la diminuita difesa il terreno favorevole, l'attecchimento dei germi, sia aumentando la permeabilità delle pareti vasali e successivi edemi ed emorragie (Loewit). L 'ipotesi invece del raffreddamento indott.o dall'etere, sull'albero respiratorio quale momento patogenetico, non credo abbia valore, gia.cchè l'etere nel tempo che impiega per arrivare ai polmoni acquista molto rapidamente la temperatura del corpo. Potrebbesi piuttosto invocare cont,r o i narcotici! (etere e cloroformio) l'azione indiret.ta,


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SU ALCUNE COMl'LJCANZE POST·OPERATORIE

vale a dire, data l 'insensibilizzazione della. mucosa respiratoria, l'aspirazione di materiale settico. Ma allora si tratterebbe esclusivamente, o quasi, di polmouit iad ingestis, a.nche quando non ci sia stato vomito, e dovrebbero essere più frequenti. Il Bassini su 363 interventi riferisce di 12 polmoniti da aspirazione. D 'altra parte non si può negare il verificarsi di complicanze polmona.ri, dopo anestesia locale o racbidea o d 'altro genere, non influenzanti direttamente l'albero respiratorio. n mffreddamento del corpo, a priorie non può, almeno nella maggior parte dei casi, essere invocato co·me fattore escl1tsivo. E sso tutt'al più potrebbe giustificare complicanze respiratorie in genere, quando si constatino consecutive a interventi eseguiti in ambienti insttfficientemente riscaldati, ammalato mal protetto, esposizione a correnti fredde, durante il trasporto dalle sale operatorie alle corsie, ece. Questo è int uitivo, tanto più che ognuno sa che durante l'atto operativo, si banno condizioni insite all'ammalato stesso e alle circostanze create dalle m anovre chirurgiche, per un più facile raffreddamento del corpo : immobilità, perdita di sangue, apertura delle cavità, abbassamento dell'attività nervosa, diminuzione dei processi ossidativi e vasolilatazione periferica dovuta agli anestetici, ecc. :Ma allora percbè si verificano anche nelle stagioni calde, nelle calme atmosferiche, quando sono prese tutte le precauzioni più scrupolose di ambiente e protezione ' E poi al giorno d ' oggi condizioni si sfavorevoli d'ambiente, e trascuratezza in misure cosi elementari, se non. sono da escludere completamente, sono per lo meno da ammettere in parte in casi eccezionali. E anche qui le statistiche sono efficaci documenti probativi. Henle, Elwin, Stendel, ed altri notano polmoniti insorte in qualun-· que stagione, e dopo aver u sate tutte le precauzioni protettive. Lo Spa.ssokukotzk.i ammette. che la maggior parte delle polmoniti postoperatorie si verficano d 'inverno ; ma le mette in relazione alla maggior impurità dell'aria ambientale, dovuta alla chiusura. Il Featherstone dà al raffreddamento una importanza. coadiuvante, mentre altri, come il Rok.itzki, rjtengono che quello non entri affatto nelle insorgenze di complicazioni polmonari postoperatorie. Non si può quindi, a parer mio, essere d 'accordo ad ammettere come causa certa un'ipotesi, che potrebbe suffragare solamente in qualche caso speciale, ed anche in questo non da sola. Per alcuni chirurghi un fattore importante sarebbe rappresentato dalle fasciat?tre strette, che insiemf.l al decubito dorsale, all'eventuale meteorismo, tenderebbero a. rendere più difficile la circolazione polmonare, rendendo gli atti respiratori più superficiali. Certi chirurghi americani, di recente, han pensato piuttosto al collasso polmonare, avendo trovato in autopsie di individui deceduti dopo interventi addominali : atelettasia e forte replezione del polmone. n collasso polmonare {per lo più parziale) sarebbe dovuto a spasmo dei bronchioli e al muco secreto, che darebbero completo otturamento dei piceoli bronchi, mentre l'aria contenuta negli alveoli verrebbe rapidamente riassorbita (Scrimger). Oppure alla. congestione polmonare unita alla. inibizione riflessa del diaframma e degli altri muscoli con mancanza di espet-


SU ALCUNE COMPLICANZE POST·OPERATORIE

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torazione (Briscoe, Hirschboek). n collasso comparirebbe dopo poche ore, oppure fino ad una. settimana dopo l'intervento. Riferendoci alle statistiche (Ke.lling, Laewen, ecc), le insorgenze delle complicanze postoperatorie, specialmente polmonari, si avrebbero più di frequente dopo laparatomie, e in principa.l modo per interventi, sullo stomaco. L'arco riflesso (Von den Velden, Schneider, Delore, !t'Iicha.ud, ecc.), si avrebbe attraverso il sistema nervoso autonomo e precisamente attraverso il vago. Gli stimoli provocherebbero nel campo polmonare : alterazioni circolatorie, modificazioni colloidali, imbibizione dei tessuti. Tali modificazioni rappresenterebbero un primo stadio neurotrofico e neurochimico, a. cui seguirebbe un secondo sta.dio di flogosi. Aggiungo altresì che Morson, Bereskin Radletzki, ecc., avrebbero osservato che lo stimolo del simpatico e del vago è maggiore con l'anestesia locale che con la narcosi generale. Le manovre chirurgiche, specialmente su organi viscerali, determinano senza dubbio alterazioni vasali, specialmente dell'intima. Ha luogo trombosi; che può provocare, per il distacco di qualche frammento, l'embolia. Certamente si debbono ritenere predisposti al pericolo specialmente gli individui con insufficienza respiratoria, miocal'dica, con tono vasale alterato, perchè più facilmente vanno incontro al rallentamento circolatorio. L'embolia (considerando quella asettica) agisce dal punto di vista meccanico, provocando infarti, e i relativi disturbi pa.renchimali. Dato l'insorgere delle polmoniti anche in primissimo tempo dopo l'operazione, è stata anche emessa l'ipotesi, che nei primi giorni dopo l'intervento ::.i formino nel territorio operato emboli microscopici, ai quali farebbero seguito più tardi grossi e1nboli, con la caratteristica sintomatologia, la quale sfuggirebbe nei primi (Lichtenberg). A produrre le polmoniti non sarebbero quindi indispensabili gli emboli settici (Gottstein). Questi sono naturalmente legati alla presenza di germi nel campo operatorio, i quali determinerebbero flogosi settiche metastatiche negEi organi in cui verrebbero a soffermarsi. Cosi dopo interventi sullo stomaco, intestino, ecc., l'insorgenza di complicanze settiche o asettiche, polmonari o renali o di altri organi andrebbero attribuite agli emboli settici (germi intestinali) ; in quelli asettici l'arrivo dei germi sarebbe successivo, per via aerea (polmoni) - Gottstein- o per via ematica e linfatica. Che emboli possano partire dalle pareti degli organi (anse, appendici) iu casi, per esempio, di erniè incarcerate, appendiciti. ulceri gastriche, ecc., è coJ?ierma.to dalla clinica, da reperti anatomici (polmoniti estese e infarti polmonari nelle autopsie) e da ricerche sperimentali : strozza.mento di ·anse i.nttesti.n.a.li nei cani e nei conigli, producenti infarti più o meno estesi nel polmone (Pietrizikowski, Gussembauer). n Fischer e Lewy in due operazioni per ernia. strozzata, seguiti da. polmonite, trovarono nel sacco erniario, e nel focolaio pneumonico il b. ·coli. Alla questione dell'embolia è strettamente legata quella delle vie che dal focolaio operatorio immettono gli emboli nel polmone. n Kelling ritenne come vie di propagazione dell'infezione i linfatici, che, attraverso, il diaframma, la propagassero ai polmoni ed alle pleure.


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SU ALCUNE COMPLI CANZE l'OST·OPEBATOBIE

Ma se tale opinione può valere in qualche rarissimo caso di concomitante pleW!'ite, non regge affatto nella maggior parte, trattandosi di polmoniti, o di lesioni renali. n Grégoire, Lambret, Razemon, Goebel, in base alla constatazione della presenza del colibacillo nei focolai pneumonici, dopo operazioni sull'intestino, ammettono la possibilità del passaggio dei germi attraverso i chiliferi, al sistema venoso, a mezzo del dotto toracico. Quindi le vie più probabili sono quelle del sangue. Queste sono o attraverso le cave, o attraverso le vena porta.. Nel primo caso la questione è più facil· mente risolta, ammettendo che gli emboli non attraversino e non ledano il fegato, attesochè nella maggior parte dei casi non si hanno concomitanti sindromi epatiche. n passaggio quindi, in caso di operazioni su organi addominali, avveiTebbe attraverso particolari a.nastomor:i: vene gastriche colle vene esofagee, vene emoiToidarie superiori col plesso pudendo-emorroidario, vene della radice del mesentere con le vene retro-peritoneali. Seguendo invece la via portale, sorgono le discussioni fra i vari Autori, rit~mendo alcuni che gli emboli (a parte una sintomatologia epatica) non potrebbero liberamente giungere al polmoni ; ma dovrebbero rimanere nel fegato. Senonchè la possibilità della traversata del fegato, a mezzo della vena porta, viene oggi ammessa, e pienamente spiegata, in base ai dati anatomici e clinici. n diametro dei capillari epatici, secondo le ricerche 11iù recenti ed accurate, sarebbe di 9-10 p., mentre quelli dei capillari polmonari sarebbe di 6-8 p. (Rauber1 Frey). Quindi dato il maggior calibro d•>i capillari epatici in rapporto a. quelli polmonari, sarebbe spiegabile pienamente il passaggio di emboli, che si sofl.'ermerebbero nel polmone. Ma c'è di pi'Ìl: devesi ammettere che emboli dal piccolo circolo possono passare nel grande circolo, certamente aumentando di volume in modo qualsiasi (per esempio: precipitazione di fibrina lungo il percorso) e soffermarsi ad una arteria cerebrale o a qualche ramo renaJ.e. Il Pietrzikowski, a conferma di quanto sopra, in 7 casi di c&mplicanze polmonari consecutive ad operazioni per ernie strozzate, trovò anche comparsa di ittero, e su 10 esperimenti di strozzamento temporanoo d 'un'ansa intestinale. seguito da infarto polmonare, trovò pure infarti del fegato. n meccanismo delle trombosi ed embolia spiegherebbe anche le emat urie, e altre complicanze renali, nonchè le gastrorragia ed enterorragie. Difatti, formandosi un trombo che si diffonderebbe alle arterie dello stomaco e dell'intestino, darebbe luogo ad alterazioni del territorio vascola-re .colpito : necrosi, ulcerazioni, emorragia (Eiselberg). n che verrebbe spiegato altresì colla soffermazione d 'un embolo in un tratto va.sale. Qualcuno ammise anche l'influenza della colemia., e delle turbe nervose (Ullmann, Busse, Pappacena). Alcuni obbiettauo che l'ipotesi della trom· bosi e dell'embolia può ammettersi soltanto in quei casi in cui vennero praticate manovre lunghe sull'intestino e sull'epiploon. Senonchè, data la differ enza individuale, non si può ridlllTe a regola generale l'effetto, prendendo in esame un solo fattore - il trauma operatorio ; sapendosi che sono molto importanti gli altri fattori da tene1·e presenti, e soprattu tto il fattore costituzionale (fragilità, va.sale, alterazioni epatiche, lue, malaria: alcoolismo, ecc.).


S tJ ALCUNE C<OMPLICANZJ•: PO'>T·OPEBATOBIE

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Nei casi da me riferiti in uno fu adoperata l'anestesia locale, in due la. cloron.arcosi. Assenza di qualsiasi causa perfrigerante, immobilizzazione breve, e molto relativa. È da ritenersi per essi, come per casi analoghi, che le complicanze siano l'esponente di una sindrome generale costituzionale con alterazione dell'ematopoiesi, della costituzione va.sa.le, della crasi sanguigna, rivelantisi per effetto del trauma operatorio, dell'anestesia, e anche di cause ambientali, perchè intaccato qualcuno dei meccanismi ai quali sono strettamente collegate le funzioni nervose e ghiandolari. Questi delicati meccanismi, collegati al sistema nervoso simpatico e para.simpa.tico, a.l sistema endocrino, subiscono senza dubbio dei perturba.menti, sia pure t ransitori, nei complessi trattamenti farma.co-dimanici e chirurgici. Cosi si avrebbe un esaurimento dei lipoidi (specialment-e durante la cloro ed etero-narcosi) che in condizioni normali avrebbero azione antitossica (Scaglione, 1\Iarchetti, Donzetti, Oliva, Scala, Baiocchi). Oosllo shoc operatorio e postoperatorio riconoscerebbe come momento patogenatico un esaurimento del secreto cromaffine (Donzetti, Baiocchi). Cosi l'acidosi po!ltoperatoria., descritta. la prima volta dal Naunyn, e studiata successivament-e dagli Autori, viene attribuita a una diminuzione del potere di ossidazione del glucosio da parte delle cellule dei tessuti e del fegato, con conseguente comparsa di acidi organici nel sangue. La. frequenza sarebbe 40-34 % (Beresow, Kuchowarenko, Lifschtitz). Tali perturbamenti, in alcuni non danno disturbi esplicantisi con sindromi chimicamente apprezzabili, in altri producono disturbi evidenti, o generali o localizzat i, con sintomatologia. di vario grado. Ho voluto anch'io portare il mio modesto contributo, per due ragioni principali : l o per dare, nella pratica chirurgica, una conferma della possibilità di evenienze complica.tive, che non possono riferirsi a cause evidenti; 2o perchè sia. con sempre maggior esatt-ezza valutata la resistenza dell'operando negli interventi, specialmente se di un.a certa importanza, tenendo conto oltrechè di pregresse affezioni broncoOpolmonari, cardiovascolari, epatiche, renali, nervose, ecc., e di affezioni in atto, anche della costituzione dell'individuo, della !abilità vasale, della perfetta funzionalità epatica e renale, e delle glandole endocrine, ricorrendo a quella preparazione preoperatoria a tta ad evitare, o per lo meno attenuarne, le conseguenze. BIBLIOGRAFIA. BAiocom. - Capsule su.rrenali e timo nella. clorona rcosi sperimentale. Lo Sperimentale) 1923. BERESOW - KuCHOWABENKO - LITscHUTZ. Arch. f. J{lin. Chir. vol. 144, pag. 222, 1927. BussE. - Arch. f. K z.in. Chir., 1905. Cu.omo. - I lipoidi intraoollulari. B iol. Med., 1912. l>JJ:LoBE - MlOHAUD e POLLOSON. Pres8e M éd., 1924. DENx. - Arch. f. Klin. Chir., v ol. 116, 1921. DoNZELLI. Inftuenza della. oloronarcosi sulle ca psule s urrennli, ed in ispeoial modo della. loro croma ffinità. Arch. Farm. S per.. 1911.


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SU .U.OU.!\'E COliPLICANZE POST·OPERATORIE

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R. CLINICA DERMOSIFI LOPATI CA DI PISA Direttore ; Prof. ('. Lo)UM:RDO

RICERCA ECURI DEI LUETlCI PRESSO ICORPI DI TRUPPA per il dott. Raffaello Passalacqua, capitano medico, assistente volontario

Le statistiche del Sangiorgi e del De Berardiuis sull~ profilassi anticeltica. nell'esercito, dimostrano chiaramente quanto si ~ia ottenuto per preservare il cittadino durante il servizio militare dal contagio sifilitico e venereo in genere. Se si integrassero questi brillanti risultati, anche allo scopo di una profilassi intesa nel senso largo, con una cma efficace dei luetici, per le infezioni contmtte prima dell'arruolameuto, diligentemente ricerca.ndoli, come dei nuovi infetti, si assolverebbe un còmpito certamente molto importante. Riferendoci infatti a quanto oggi si conosce nella terapia di questa infezione, nei soldati e militari in genere la sifilide potrebbe essere curata più facilmente che negli altri, con i più moderni ed attivi mèzzi, poichè si tratta di solito di infezione di data recente, in individui giovani e forti che si possono sistematicamente sorvegliare per un periodo di un anno e mezzo ; cosicchè si potrebbe alla fine della ferma licenziarli, o guariti nei casi più favorevoli, o per lo meno dopo avere iniziato o fatta una cura, che mista al sentimento di fiducia verso la cma stessa, portato dell'educazione e della constatazione dei vantaggi ottenuti, potrebbe molto probabilmente essere continuata nella vita civile, salvaguardando così e sè e gli altri dai danni dell'infezione. Ricerca dei sifiUtici. - Oòmpito non molto facile anche perchè, come tutti gli ammalati venerei, il soldato tenta di nascondersi ad ogni superficiale indagine. n metodo da me seguito non ha nulla di speciale, perchè mi sono attenuto alle disposizioni impartitemi, coadiuvate da. una paziente indagine e dal benevolo aiuto della clinica Dermosifilopatica. Mol· to utili mi si sono addimostrate le conferenze tenute alla truppa ed agli ufficiali (i quali possono a. loro volta molto influire per far nascere nel sol· dato il sentimento di fiducia verso l'ufficiale medico); conferenze facili e confortate da esempi comuni, in modo da rendere l'argomento interessante ed accessibile alla mentalità della massa. Le prima visita all'arrivo delle reclute dà un risultato molto sca1·so ed i colleghi ne comprendono molto facilmente il motivo. La vera indagine dev'essere condotta subito dopo, nei giorni successivi con la visita. sanitaria eseguita con attenzione1 calma e tempo e con il concorso dei soldati in cura, che hanno di già fiducia nel medico e sopratutto nella terapia. La reazione di Wassermann eseguita negli individui che presentano anche un lontano sospetto completerà l'indagine. Terapia. - Presso i corpi di truppa viene soltanto curata la sifilide senza manifestazioni. Gli affetti da lue con lesioni in atto vengono inviati in un ospedale e trattenuti fino alla scomparsa di dette manifestazioni per poi continuare la cura ai corpi.


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RICERCA E CliRA DEl L!v"ETICI , E CC.

Nelle infermerie dei corpi ci si attiene normalmente all'uso di preparati mercuriali (bioùuro di mercurio e calomelano); medicamenti poco accetti agli infermi (lo constatiamo anche giornalmente nella pratica civile) perchò le iniezioni di essi sono dolorose e quindi causa di minorazione nel lavoro quotidiano; il ~oldato poi ba tenore di farsi praticare quelle iniezioni perchè si sente minorato di fronte ai compagni d'armi, di front-o ai superiori ed adopera quindi tutti i mezzi per sfuggire alla cura. Questi medicamenti inoltre hanno scarsa efficacia terapeutica e non è neanche da trascurare il deperimento a volte imponente cui va soggetto l'infermo sotto l'azione del mercurio ed i gravi inconvenienti che può procurare la somministrazione per via ipodermica. di sali indi~ciolti di mercurio quando non si esegue una tecnica accurata. Ora disponiamo di rimedi assai più efficaci e meglio tollerati. Oggi non più il mercurio deve curare il soldato luetico, elemento giòvane e forte e quindi abbastanza valido per re.~istere ad una cura. intensa, elemento con infezione sempre di <lata recente, quindi teneno favorevole e propizio per ottenere coi nuovi mezzi anche una guarigione come lo documentano le varie comunicaziotù di autorevoli autori i quali parlano di reinfezione sifilitica e di. tripla reinfezione come ha riferito recentemente il Brunetti. Senza parlare dei preparati di bismuto, perchè })ure non potendo negare la loro superiorità sui preparati mercuriali, bisogna convenire che sono dei preparati ancora da poco tempo usati e presentano nello stesso tempo buona parte degli inconvenienti dei sali indisciolti di mercurio (infiltra.ziotù ed ascessi, a volte stomatiti, ecc.), gli arsenobenzoli offrono tali vantaggi su tutti gli altri antiluetici che non si può e deve ormai concepire la cura della sifilide senza di essi. n soldato infet.to da lue dev'essere curato anche presso le infermerie dei corpi cogli arsenobenzoli e se non con somministrazione del medicamento per via endovenosa., cosa. che del resto si potrebbe fare quando l'ufficiale medico crede di poterne assumere la responsabilità tecnicoscientifica, con i preparati in soluzione stabile per via endomuscolare ch6 hanno dato ottimi risultati. Si può dire che oggi essi abbiano raggiunto il massimo della perfezione essendosi eliminati tutti gli inconvenienti per cui in un primo tempo si è avuta della sfiducia in questa terapia. In quanto al valore terapeutico essi si avvicinano assai ai preparati per via endovenosa. È vero che non si sono eliminati completamente con questo mezzo di somministrazione tutti gli inconvenienti propri degli arsenobenzoli, ma certo che vengono di molto diminuiti e sono facilmente curabili data la lentezza dell'assorbimento con metodi che deve ben conoscere chi fa uso dei preparati arsenobenzolici.

*** Di tutto ciò ho voluto direttamente sincerarmi avendo potuto seguire tale cura pratieata ambulatoriamente nei militari luetici con e senza manifestazioni, che ho avuto occasione di rintracciare durante il decorso anno.


RI CERCA E CIJRA DEI LUETICI, ECO.

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TI medicamento usato è stato il Neoiacol, il Neo I. C. L, l'Acetylarsn..n. La tecnica impiegata la comune delle iniezioni endomuscolari ; aghi lunghi e fini, siringhe di vetro sterilizzate a secco o con la bollitura. Di preferenza l'iniezione è stata fatta nel quadrante superiore e$terno della regione glutea. N. l. - Soldato T. Giuseppe, classe 1906. - Sifilome. contratto alle armi. Accertamento e prime. cu.r a in ospedale militare. Dimesso ed assegnato ad un d.ista.coa.mento gli vengono praticate iniezioni di calomelano. Rientra alla sede del corpo per infiltrazioni ed ascessi alle regioni glutee. Si nota inoltre faringite cronica., raucedine, stato oligoemico. Gli vengono pmticate 2 serie di Neoiacol.- R. W. negativa.. Migliorato lo stato generale. N. 2.- Soldato C. Mario, classe 1906.- Durante le manovre invernali chiede visita per affezione alla bocca. Riconosciuto affetto da papule muccose sifilitiche viene inviato in ospedale e dopo una prima cura rinviato al corpo. Si continua. la cura. con iniezioni di calomelano ma adopera tutti i mezzi per sfuggire mostrandosi abbastanza incosciente della gravità del male cui è affetto. Consigliato si sottopone ad una seriedi Neo I. C. I. Si mostra contento di questa cura ed asserisce sponta· neamente che si curerà ancora. N. 3. - Sergente P. Giulio, classe 1907. - Sifìloma iniziale. Prima cura all'ospedale. Rientra al corpo ma non vuole più curarsi sostenendo che si curerà a casa con le iniezioni endovenose dato che andrà presto in congedo Lo consiglio di continuare a. curarsi subito andando all'ambulatorio della clinica. Una serie di Neo I. C. I. - R. W. negativa. È molto soddisfatto ed asserisce di sentirsi benissimo. Consigliato promette che continuer1\ ancora dopo il congedo. N. 4. - Soldato G. Angelo, classe 1906.- Sifìloma iniziale curato in ospedale. Rientra al corpo ma. non vuole curarsi col oa.lomelano. Una. serie di Neoiaool. Si congeda appena finita la serie. N. 5. - Soldato D. Giuseppe, classe 1906,- Viene spontaneamente avendo saputo che altri compagni si curano ambulatoria.mente alla olinioa.. Afferma. avere contratto lue diagnosticata a Napoli. Ha. praticato cure miste nella vita civile. Non vuole il calomelano. Gli viene praticata una serie di Neo I. C. I. Si congeda dolente di non potere fare altre serie. Vuole prescritto il medicinale. N. 6. - Soldato P. Bernardo, classe 1907. -Ammogliato. Rilevando wta.ra.ucedine lo interro~ò se ha ma.i avuto delle malattie. Nega recisamente da principio. Confes.-m in seguito di essersi infettato nel 1926 di lue. M'informa. che ha pratioa.to delle cure che giudico insufficienti perchè ha. fatto solo 6 endovenose di arseno ben· zolo a Napoli e qualche iniezione di calomelano al paese; di quest'ultime dice che non sopportava il medicinale perchè oltre al dolore gli procuravano febbri. R. W. - - - +. Fa una prime. ed tma seconda serie di Neoia6ol. Ancora alle armi. N. 7. - Soldato C. Saverio, classe 1907.-Allavisitasa.nita.ria.notocioatrice con perdita di sostanza al prepuzio. Rilevo qualche ganglio alle regioni inguinali. Ne~a. recisa.mente avere avuto lue. Praticata la R. ·w. d à. risultato nettamente positivo. Insisto allora nelle domande e confessa. di avere avuto ulcere al prepuzio e che gli hanno fatto qualche iniezione. Non ha fatto più cure perchè guarito delle ulceri non avvertiva. alcun disturbo. Lo consiJ?;liO a curarsi e pratico all'infermeria 2 iniezioni di calomelano; dato il dolore però non intende più curarsi sostenendo di non essere anunalato e caso mai si curerà. a casa dato che ha. la ferma di 3 mesi. L'ammalato n. 6lo consiglia di andare all'ambulatorio. R. W . + + + +· Gli ven· gono praticate 2 serie di Neo I. C. I. - R. W . - - - - . Si congeda convinto che deve curarsi. N. 8. - Soldato I. Filippo, classe 1905. - Presentatosi alle armi col 907 perchè in carcere. Lo tengo d'occhio dopo la prime. visita perchè alquanto deperito; ho notato pure adenopatia inguinale ed epitroclea.re ed una. faringite cronica.. Nessun altro sintomo. Accanito fumatore. Lo interrogo e dopo qualche insisten~ confessa avere avuto lue prima dell'entrata in carcere e che è stato curato nelle prigione con


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RICERCA E CURA DF.l LUETlCI, ECC.

qualche iniezione di calomelano; cura alla quale non intende assolutamente sott-o· porsi. Viene all'ambulatorio. - R. W. + + + +· Gli viene praticata una serie di Neoiacol ed una serie di Acet.ylarsan. - R. W. - - - -. È ancora in servizio é fùrà. altre serie. N. 9. - Soldato R. l\Hchele, clas:;e 1907. - Alla visita sanitaria rilevo osteofollicolit.e alle regioni glutee ed al dorso con risoluzione in piccole cicatrici ipercromiche. Kega. avere avuto sifilide, afferma solo di avere avuto delle ulcere qualcuna delle quali si mostrò tm po' più res istente a guarire. Curato con sola applicazione loca.Ie di polvere bianca. All'esame a~curato del prepuzio si rileva solo uno scarso residuo di infiltr~U.ione nel solco balano-prepuziale. P raticata la R. W. dt\ risult.a.to nettament-e positivo. Gli vengono praticate 2 seri& di Neoiacol. Notasi un palese miglioramento delle lesioni ostoo-follicolari. Si congeda. abbastanza edotto della gravitÀ. del male e continuerà sicuramente la. cura.. N . 10. - Soldato D. S. Antonio, classe 1907.- Presentatosi spontaneamente dopo le prime conferen?:e a confessare di avere a.vut.o ulcere sospette nel 1925. Ha praticato vario cure, non vuole il calomelano. - R. W. - - Si pratica una. serie di Neo I. C. l. N. 11 . - Carabiniere P. Filippo.- Viene all'ambulatorio per farsi praticare la. R. W. Presenta ad!enopatia ed alopecia sifilitica caratt.eristica. Afferma. avere avuto lue un anno fa e di avere fatto solo qualche iniezione di calomelano. -R. W. + + + +· Si pratica. una serie di Neoiacol ed altre cure. Si nota il ritorno completo dei capelli ed è di molto migliorato lo stato generale. Fa servizio e continua a. curarsi. N. 12. - Carabiniere C. Giuseppe. - Si presenta all'ambula.t<>rio per infezione contratta nel 1924. Curato sempre col merc·urio. Si pratica una serie di N eoia.col, una. serie di Acetyla.rsa.n. N. 13. - Capo squadra M. V. S. N. ciclista D. Roberto. - Riscontrato affetto da sifilide allo stato latente. Si pratica una serie di Neo I. C. I. continuando il suo servizio. N. 14. - Appuntato CC. RR. F. Domenico. - Si presenta all'amb\tlatorio per sifilide contratta 3 armi fa. Riconosciuto affetto da. sifìlide allo stato di la.tenza.. Una serie di Nooiacol, una serie di Acetylarsan. F .a servizio.

+.

Ho potuto constatare che localmente l'iniezione dei suddetti preparati non provoca il min.imo disturbo, rarissime volte un senso di bruciore che scompare dopo breve tempo. Mai reazioni generali nè altri disturbi per intolleranza del medicamento. L'iniezione veniva praticata a volte prima del rancio, a volte dopo. L'infermo faceva lo stesso il servizio assegnatogli senza sentire alcun bisogno di qualche giorno di riposo. In tutti ho notato un miglioramento anche dopo una sola serie, miglioramento specie per quanto riguarda lo stato di nutrizione generale. Quelli di detti militari già andati in congedo hanno voluto prescritto il medicamento per potere praticare altre serie. Anche in infermi con manifestazioni in atto, come è noto e come io me ne sono reso conto seguendone parecchi curati in clinica, queste inìezioni non portano mai alcun disturbo e determinano la rapida scomparsa delle lesioni; mi sono convinto quindi che non solo nei militari luetici in periodo di la.tenza, ma anche in quelli con sifilide in atto si potrebbe fare lo stesso tratta mento senza inconveniente alcuno, con grandi vantaggi . per l'infermo e per il servizio, ottenendosi un maggior rendimento durante il periodo di fernla.


RICEROA E CURA DEI LUETICI, E CO.

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CONCLUSIONI. La ricerca. dei luetici nei militari dovrebbe essere condotta con ogni mezzo, praticando anche la Wassermann che può es:;ere esegruta o sul po~>to dai dispensari antivenerei di cui oggi sono fornite quasi tutte le città, o mandando il siero di sangue in piccole fiale chiuse alla lampada all'ospedale militare più vicino dove tale reazione viene praticata in giorno fisso prestabilito. n militare luetico con e senza manifestazioni può es::;ere t rattato ambulatoriamente nelle infermerie dei corpi con gli arsenobenzoli per via endomuscolare ottenendosi una cura. efficace della infezione, ben accetta dal soldato, il quale non viene sottratto alle ordinarie mansioni e viene edueato alla cura. antiluetica che se del caso egli facilmente continuerà dopo il congeda.meuto. Come è noto inoltre la cura. con questo preparato fa scomparire rapidamente le manifestazioni in atto, riducendo quindi si può dire a zero la possibilità di contagi mediati. Ciò ha molta importanza n-el nostro caso, perchè consente di trattenere nei corpi e cw·are nelle infermerie anche i luetici che venissero riscontrati con manifestazioni in atto. BIBLIOGRAFIA. La. profilassi contro le malattie veneree. DE BERAB.DINlB. - La profilassi a.nticeltica nell'Esercito durante l'anno 1925, Giornale Medicina Militare, novembre 1926. RoussEA u. - Classificazione delle diverse cure della sifilide. M onde M {dical, aprile 1924. K. ZrenER. - Degli inconvmienti dei salvasanici. ProgruBi e terapia, maggio 1927. ' DE BENEDET:n. - Profilassi degli accidenti da iniezione endovenosa dei preparati arsenobenzolici. Policlinico, Sezione pratica, n . 34, 1927. SEQRÈ. La responsabilità. professionale sulle cure arsenobenzoliche. Dermoaifilografo, giugno 1927. I'ERANT<>NI SATI'A. - Contributo alla. terapia della sifilide con Neo I . C. I. Studi Sassareei, serie 2a, vol. IV, fase. 3o. FIMIANL - Tera! ia antiluetica col Neo I. C. I. in soluzione stabile. C..uu.ucci. - L'uso del Neoiacol nella terapia della sifilide. Giornale d1 medict11a militare, aprile 1926. MAsu.- Osservazioni cliniche sopra il Neo I. C. I. nella terapia a.ntiluetica. MASJA. Osservazioni cliniche sopra il Neo I. C. I . nella terapia antiluetica.. Il Dermollifilografo, febbraio 1927. Pl:EBANGELJ. Contributo alla terapia antiluetica per via endomuscolare con i preparati arsenobenzolici. Terapi{l, gennaio 1927. MARTINO'ITI. Sulla t.erapia arsenobenzolica endomuscolare della. sifilide. Terapia, aprile 1926. SAN'GIORGI. -

3. -

Giornale di m~d·ic-i.na milil<Jre.


RIVISTA SINTETICA

lS'flTUTO DI CLINICA ~IEDICA GENERALE DELLA R. UNIVERSITÀ DI PISA diretto dal sen. prof. G. B. QUEIBOLO

LE CEFALEE per · il d ::>ttor Cesare Salvlnl, Capitano medico - Assisten te militare

Accade molto frequentemente, magari per la. strada., che il medico sia consultato per la prescrizione di w1 rimedio che valga. a mitigare, se non a sopprimere, un s intomo che, nel maggior numero dei casi, sta ad indicare w1a. manifestazione cui possono contribuire molteplici· cause, più che rappresentare una entità morbosa a. sè. Intendo parlare della cefalea.. Eppure innanzi ad w1 aturnalato che s i lamenti eli tale disturbo, onde evit11.re di poter essere talora esposti a p.•stume ed eventuali critiche poco bene,-oli e far correre al. paziente il grave. rischio per un ritardo della esatta diagnosi causale, è nece.,;sario indagare esattamente nell'anamnesi rivolgendo la. massima attenzione al carattere, alla sede del dolore, al momento del suo inizio, ai vari fen omeni concomitanti e poi procedere ad un p.wticolare esame obbiettivo, e.':>Sendo ben noto quante difficoltà talora s'incontmuo per riconoscere la. causa determinante. È pur vero che tale disturbo ci viene qualche volta descritto in modo cosi violento e così intenso che primo o6mpito del medico pratico appare quello di possibilmente sopprimerlo o attenuarlo, ma l'esperienza clinica c'insegna che n on si deve mai dimenticare che molto spesso la cefalea precorre altri sintomi, rappre.'3enta cioè la prima manifestazione subbiettiva. che richiami l'attenzione del medico stilla esi· stanza di eventuale le.<>ione organica, funzionale o tossiniettiva.. . È pertanto fuori dubbio che la diagnosi esa.tt.a. dolla causa determinante d ella cefalea sia della più grande importanzn. anche perohè non sarà altrimenti possibile procedere ad opportw1a. e tempestivA tempia.. Non sembrerà perciò dol tutt.o :mpcrlluo trattare in modo sintetico tale argomento, richiamando nel modo più schoma.tico le affezioni morbose essenziali e pil1 commu in c ui taio sintomo appare, cercando nel contempo di porre in rilievo g li elementi diagnostici differenziali.

*•* H o già a ccennato che comw1emente la. cof~lea non costituisce Wll.\ :rna.latt.ia. vera e propria m.a. che OS.'>a rappresenta nella rn:~.ggiora.nza dei casi un sintomo che spesso a ccompagna le malattie più svariate. Non va, per altro, dimenticato che esiste lma cefalea che viene detta •essenzia le••. Il suo concetto esiste tuttora e la Sll& giustificazione riposa sul fa.tt.o che il mal di capo si presento. clinicamente come l'unico sintomo il qualo non ha a.lcw1a origine organica evidente. P e rtanto in Wl paziente che si lamenti eli cefalo.lgia. bisognerà differen:r.iare so tratta.si di forma. essenziale o sintomo.tiua non solo. m~ anche escludere una tipica emicrania. ('on questa parola - che il Gowers ritiene abbia perduto il suo significato originario, cioè di dolor ui capo parossistioo unilaterale, perchè praticamente non si può separare questa fo r·m.a. dal rn'.11 di capo generalizzato che sopravviene pure periodic amente, pre.<>entanùosi ambedue le forme con le st.esse BS<;ocin.zioni e col medesimo decorso. potendo l' una forma pa.'>Sare nell'altra e riscontrat-si nello stesso soggetto preceduto ùas:d i ste.'>Si fenomeni sensoriali e seguite dal vomit-o - s'intende quella.


LE CEFALEE

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matùfestazione caratterizzata da dolore pa.rossist.ico, per lo piir localizzato, aln:eno inizialmente, alla metà del cranio, con speciale preferenza alla regione orbitnria., cm\ esten.sione possibile alla. regione temporale ed al vertice. La compressione di tali sedi risveglia. o esacerba dolori. Precedono comw1ernente disordini di ordine nervoso come turba sensitive (fra cui la più importante è quella che i.nteres.'la la. visione, i cosidetti scotorui scintillanti), motorie, va.<>o-motorie, intellet.tive nonchè variazioni della funzione secretiva. Decorre con anoressia e con nausea, spesso con vomito. Si manifesta per lo più nella. p;iovinezza. ; ne è più predispost.o ·il sesso fem nùnile ; è spesso un prodotto della ereditarietà. St.abilito trattarsi di una ceralon sintoma.ticn. converTà ricorca.rne La caw<a la. quale, come ho detto, può essere organicn., funzi omde o tossinfettiYa. È noto che i processi infiammatori acuti del cuoio capelluto possono dare la cefalea.. Fra questi, vi ò, per esempio, la &reJJipela, quella cho insorg.o ctirettall''.f'nie s ul cranio in sOj.(uito a qHalcho piccola, insignitican te lesione di continuo. Il pazie nt e s i lagna d i un dolor di capo localizzato, di lU\ senso di te11sione, quiLsi di stiran~cntu . Un minuzioso esame obbietivo della pelle pericranico. ci motterà. in e,·idonza un arrossamento circoscritto della cute, limitato da un cercine rilevato (fatti c>he talora per la poc>.a mobilità della pelle possono essere non ~molto m.nnifest.i), il dolore loCAlizzato alla pressione, un ingro>;.~arnento delle ghiandole linfat.icho cerv~i ca li , et.c. Tale fenomenologia ci permetto1·à di raggiw1g:ore la diaJtnosi causale senza, per alt·ro, dimenticn.re che quest,a potn\ es~ore meno fn.cile quando trattandosi di individui di età piutt-osto avanzata, non tanto i sintomi loc.a.Li, quanto quelli di inò n le gono·

ra.le, come la febbre, siano pouo manifesti o di bteve durat·a. Al pari della pelle nncho i muscoli del capo possono con frequenza. talora l'Conosciuta, essere la sede del mal di capo. È descritta infatti una cefalea detta« mur>colare • o «indurativa•. Es.<>a è continua e si ooacerba ad accessi s ia spontaneamente sia per l'azione del freddo, dei cambiamenti di temperatura, per l'atto della masticaca.zione, per i movimenti attivi dei muscoli del capo, per la pressione di qttesti in vicinanza dell'osso. Il paziente ha talora la seni.azione come se la test.a voles.;e aprirsi e localizza molt.o sposso il dolore alla regione occipitale, o come se da quest.a si irridiasse sino alla fronte. molt-o più raramente esso è localizzato nei vari punti del capo. Hartenber~ ha descritto anche w1a forma di similemicrania perchè il dolore non infrequentement.e occupa llUO. metà del cranio, insorge accessualmonte, s i accompagna. a vivaci pul<>azioni dei vasi arteriosi, o. SC'Otomi e a vomito. Se si pratica. la palpazione della linea semicircolare dell'occipite, nel tratto in cui v i è l'inserzione dei muscoli come il trapezio, lo stemocleidomastoideo, lo ..;caleno e lo splonio del capo, si potrà. apprezzare la presema di noduli. di riliovi ùolenti al contatto che si est.endono lungo il decorso dei muscoli. Nod.11i simili a. 'luesti ed anche do.lenti si potranno pur rilevare nel tessuto sottocutaneo della re~one occipit.ale od alla nuca, sino alla spAlla. Un altro s intomo importante pc>r· il MiiUer, anzi per tale A. cost.it.Jisce la carattcriRtica princivalo df'lla malattio, è l'ipertonia. muscolare, senza accnrcia.rnento del muscolo. Et.iolo~icamente Stockman, Auerba.ch erl !\Itri riteni!'OU') clu> !.t cP.f>t!ea llehbu •·:s&or·e at,f,l'ifJuito. alm compre«· s ione dei nervi che gli induramenti muscolari provocano specie sui nervi grande e piccolo occipital~. 'Miiller è dell'opinione che essa pO~'SO. essere CQ/Zionata de un disturbo circolat.o rio, cioè che i muscoli contratti impedendo il circolo refluo d elle giugolari inte~rne porterebbero ad una conseguente sta.':li pa.'>Siva delle meningi. Hart.enberp; pen.'>a che essa. derivi in parte da compressione diretta dei filetti nervosi di senso e tale meccanismo sarebbe provato dalla nevral!"ia del nervo occipitale ; in parte, quando il tronco 11ervnso non subisce l'a1.ione diretta deU' indurament.o, da irritazione di vicinanza. Nella forma infine di similornicrania dovrebbe essere ricollegata ad una irritazione del simpatico. Eding:er afferma non essere certo se t utti i dolori cefalici siano provocati direttamente dalle callosità. mw;colari e sospetta che vi contribLùscano anche sensazioni irradiantisi nei nervi sopra-scapolari che attraversano per l 'appunto i mtrscoli profondi del coJJo. Secondo i più l'affezione è eminentemente reumatica ; alcuni ne incriminano la ~otta; talvolta è di mostrabile la uricemia (His). Più predisposte v i sono le donne. Anche le ossa del cranio possono e.<>Sere la sede di affezioni determinanti la cefa.lea. l~ quale t.rova molto spesso il suo momento causalo nella lue o nelle lesioni trA.urna.trche.


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LE CEFALEE

Ed a proposito di Jue ed a prescindere dall'organo o tessuto colpito, è noto essere il mal d.i capo dei sifilitici uno dei più gravi. Qualunque sia la les1one del cervello o dei suoi involucri, esso è atroce, intenso, gravativo, spesso localizzato speciahnente nella. re~ione fronto-parietale; predomina talora de. un solo Jato tanto da essere chiamata « ernicefalea. ». Per quanto la gravità e la durata non siano sempre costanti, essendo 1· oscillare della cefalea una caratteristica dei proOOSI'i luetici (Oppenheim) pure l'esacerbazione notturna è un fenomeno pressochè costante.

4!jifitide nel periodo primiliivo e sopraliulilio nel periodo secondario dewrmina spesso un dolor di capo talora diurno, talora notturno, con esacerbazioni frequenti ed un carattere sovente nevralgico. Si differenzia dalla cefalalgia terLiaria perchè più moderata e molto meno localiz:.r-ata. Esso inoltre non è conseguente ad una lesione organica locale n ·.a fa parte dello stato generale alcune volte febbrile che è l'espo· nente dell'invasione dell'organismo da. parte del virus sifilitico. Ritornando al campo delle os.<;a Cl'tuùche sono noti i proce.%li di ~~ts tlifUitica che prolifera.rtdo verso la cavit-à. cranica la ricoprono, col ten".po, di spesse stratificazioni di tessuto osseo ; ed è pur noto che le gomme possono originarsi nello spessore dolle ossa facendole protuberare : alcune si riassorbono in un tempo re[ativamente breve lasciando delle considerevoli lacune nelle ossa del cranio (Edinger). Kon va però d imenticato che dolori cefalici osteocopi si possono osservare anche in affezioni delle ossa craniche di natura non sifìlitica, cioè nella iperostori e nella Jeont1.08i ossea, nella osreite fibrosa cistica di Recklingausen, nella os~ts de:formante di Paget, nei neoplasmi, nel midoma e nella osteopatia da fam6. Jn tali casi un elemento diagnostico importante, fra. gli altri, sembra il fatto che la cefalea insorge solamente ad accessi, in modo interrnittcnte (Ortner). È noto, d'altra parte, che il ristùtato di esami emo-sierodiagnostici e gli effetti della cura specifica potranno far decidere se s i tratta veramente di dolori cefalici luetici. Le periosti ti trcrum.atiche !'<Ono anche causu, di mal di capo il quale, nel lT'_a,ggior numero dei casi, è localizzato, \milaterale, raramente diffuso, esacerbantesi alla. palpazione della zona colpita.. · Se fugaci cefnloe possono essere l'effetto di lievi e transitorie alterazioni cir· cola.torie prodotte da un trauma, cefalee più persistenti e più gravi si osserveranno se l'elemento occn.sionale avrà detenni nato una commozwm, una compres~ o una con~ cerelmùe, la ro"ura della meningea 'T1wlia un ematoma deUa dura madre. Può tal'a.lt,ra il t t·awna. essere solo la causa indiretta di cefalen tardiva qua.n,do, per esempio, dà luogo al manifestarsi o rispettivamente allo sviluppo di un twnore cerebrale. Nè va dimenticato che in molti casi il mal di capo associato a. frequent-i vertigini,. ronzii, sussurri agli orecchi, astenia cerebrale, talora a.d un leggero grado di iperestesia diffusa, può essere interpretato come conseguenza di una pachitrumingits intema emorragica nel suo primo stadio, 'dett-o anche periodo irritativo. La cefalea è leggera, insistente, gra,rativa, più spesso localizzata al vertice del capo: l' amrna.lato avverte talora come un senso di pesantenza e di tensione, talora diffuso a tutta la testa (Queirolo ). Per tutte le affezioni del capo a sede fissa, se.mpre di origine traumatica, l'Ortner attribuisce una certa importanza diagnostica ~.~olia presenza di una zona iperestetica che conserva la medesima sede e la cui presenza può essere messa in evidenza colla pressione. Una cefalea postraumatica che duri da. lungo tempo, che si presenti con carattere terebrante, profondo, specie se trattisi di ragazzi, potrà farci anche pensnre ad una eventuale frattura lineare di qualche osso della volta o infrazione della lamina interna. dell'osso frontale. In tale caso un mezzo d'indagine, per quanto non sempre sicurissimo, che ci potrà far giungere alla diagnosi è la radiografia. V a. ancora ricordato che possono esistere cicatrici del capo, dolentis.<:~ime alla preesione e producenti talore cefalea molto profonda. e continua. Non sempre questa. è prodotta d n compromissione di qualche terminazione nervosa ; ma talora da eventu.ale lesione dellu volto. diagnosticabile radiogra.fica.mente. Durante la guerra. si sono rilovate cefalee persistenti per lungo tempo e dovute a lievi avvallamenti eli ferite a striscio pe r arma da fnoco Sl.l.l cranio. Un'altra. parte di questo, da cui originano ,-iolonti dolori, sono i denti. Tali dolori classificati da. alcuni come cefalee e da. altri come nevralgie, localizzati ora alla fronte, tal' altra e pill spesso, alla. regio~e temporale, nell'orecchio o al davanti di esso con irradiazioni verso la ~nc_u~. htlnno origine da. carie dei denti, molari specialmente, o dalla stentata fuonusc1ta.


LE Cl!:FALEE

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del dente del giudizio, o da una. periostite alveolare. Quando sono localizzati in prossimità dell'orecchio, simullUlo un'otite. Si ass •c iano quasi sempre colla ne· vralgia del trigemino o sono da questo sostenu;·i e possono essere di tale inten· sità da mascherare quasi completamente il dolora del dente. Au1r enta.oo nella notte. I n tali casi una e'>plorazione prat icara diretta.u ento sulla sede del dente sospetto o su quella dell'a lveolo riesce a risvegliare il dolore che non sarebbe sistematizza.t.o sul decorso del nervo. Un particolare cenno merita la cefalea nei rumori cerebrali. E ssa rappresenta uno dei fenomeni più comuni e, come è noto, può es!;ere il sintomo più saliente e per lungo. tempo anche l'unico segno della malattia. Rammento di aver osservato nel decorso anno scolastico nelia Clinica un ferroviere che per circa sei mesi ebbe, come unico disturbo, la cefalea. Questa , all'ini:tio d e l male, non era intensa, localizzata alla ragione temporo-parietale, renuttente e ta lora intermìttente; in seguito divenne '"-iolenta. e si esteso alla re!tione occipitale con irradiazioni del dolore sino al collo. Negli ttl t imi giorni di degenza in Clinica. ove rimase poco più di un mese, si a ccentuava alla. sera, d ivenendo sp esso insopportabile d w-ante la notte per poi nùti. ga.rsi al mattino. Solo dopo tanti mesi cominciarono a manifes tarsi altri sintomi di una lesione orga.uica, di un tumore, diagnosi sospettat.a. sulle prime, confermat.a poi non solo dal succedersi d egli altri fenomeni clinici ma anche dalla necroscopia. . Può essere la cefalea. unilaterale o esclusivamente frontale, comunemente occipitale nei casi di lesione cerebellare. Ora è violen t issima, insistente, refrattaria a qualunque cura, ora è piuttosto lieve, specialmente quando la presBione intracra· nica non è molto accentuata; ora. non è contint1a (casi per lo più rari), è remittente e frin anche interrnittente tanto da poter svitue dalla esatta. interpret.azione dell'~lemento causale e far pensare a forme nevralgiche. Si risveglia o si esacerba per ogni atto che richieda un qualche sforzo. Se comunemente la cefalea viene localizzata alla regione che è sede del tumore, non bisogna sempre supporre che sotto un dato pllnto del cranio più dolente spon· tanea.monte e molto più alla pressione, sia pl.lre allo stadio iniziale, si trovi nn pro· cesso morboso in atto, perchè talora è l'opposto. c Già se i tumori hanno sede nella « subcortex, la cefalea può insorgere relativamente tardi, quando già si sono svilup• pati altri sintomi locali e generali. Ma. ciò che più mont.a si è che in alcl.lni neopla« smiche risiedono a sinistra, il dolore può essere a destra e viceversa. Sono special• mente i tumori pontini e cerebellari che dà.nno origine a spiccate cefalee frontali, • come del pari i tl.lmori frontali producono squisiti dolori occipita.li ». (Mingazzini). Incongruenze meno frequenti si hanno nej:!li aBCUsi cerebrali. Nello stesso modo che i tumori, quando essi occupano, come sede, la fossa cerebrale posteriore, ostacolando la circolazione della vena magna Galeno o dell'acquedott.o di Silvio, a causa. del forte aumento di pressione intra.cranica. si manifestano cefalee violentissime. Queste sono continue ed in genere si aggravano man mano che i processi morbosi progrediscono o si accentl.l8.Do in tutte '\uelle circostanze in cui per l'accresciuta prEeSione intraddominale oome nel toSSire, nello starnutire, nel defecare, nella flessione esagerata del capo, eco., aumenta la pressione intra.cranica. A parte la concomitante e susseguente fenomenologia generale e locale, nell' IJ8e&ao acuto la oefalalgia è più intensa e più circoscritta che non in quello Cf'Onico in cui essa è pii! profonda e più diffusa. Essa può far sospettare l'insorgenza. di una. meningite, ed infatti si riscontra principalmente in quei casi nei quali si ha. un risentimento speciale della pia madre, compre.c;a. più o meno pan:ialmente nel processo flogistico. In tali casi la percus.->ione sul cranio, nel punto corrispondente all'ascesso, può riUBCire dolorosa, sebbene il fatto non sia costante (Queirolo). Fra le malattie del cervello che sono spesso causa di cefalee vanno ancora ricordate la sclerosi a placcM diaaeminate e la paralisi progressiva. Nella prima essa si manifesta piuttosto a.ccessualment.e e varia nella. sua localizza.z.ione essendo ora frontale, oro al bregrna, ora all'occipite. Talora è violenta ed accompagnata da vomito e da vertigine. Per sè stessa non ha alcun valore diagnostico ma uniti.W'.ente alla presenta di altri sintomi caratterist-ici quali il tremore int-enzionale, la parola scandita, il nistagmo, ecc.• completa il quadro dell'affezione. Nella seconda, specialmente quando la malattia si presenta sulle prime sotto forma di cerebrastenia., essa. può essere violentissima. All'inirio del male questa forma di cefalea non è facile ~ individl.l8tlizza.rsi. P otranno in primo tempo farci pensare a tale grave malattia l'insorgen7.a ad accessi unita.mente all'insonnia; più tardi ci guideranno


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nella dia~nosi, ins iem e alla et.iolog ia, i segni l'lo mati ci quali le ilifferenze delle due puville, la m'l.ncanza. ùi reazione alla luce ed al dolore, la differenza e l' indebolim ento dei riflessi, il tremolio d elle la hbra. le anomalie della parola, le alterazioni d ella scrittura, ecc. (Ortner). D el resto anche nella. demenza. precoce ed in tutt.e le psicosi melanconiche o depressive \' iene accusata la cefalea. Passando alno lesioni proprie delle meningi, è n oto che tutte le nflezioni che l' interessano, sia a decorso acuto che cronico, sono causa del mal di capo. Nella meningite 1J«rulenta, in que lla cereòro-8pinale, nell'altra ~ acuta, la cefalea. apre per lo più il quadro morboso e diventa ben presto così intensa, atroce, da strappare continui lamenti agli informi, specie in quella purulenta. Essa può l'lllbìre d €-lle alternative più o meno notevoli, rnn non scompare mai. L a localizzazio· no ù e l dolore può essere varia : ora occupa la regione frontale, ora tutto il capo, più spPsso l'occipite. A seconda d elle varie forme, si accompagna ad altre turbo nervose quali il d e lirio, il vomito, le contratture, i fenomeni paretico-spastici, le oonvulsioni la tJrostrazione, l'abbattimento della coscienza, la disuguaglianza o torpore pupilla re, ecc. ( Queirolo ). Nella. meningite tuhercolare il dolor ili capo, benchè meno violento che n elle fo rme acute, ha tma importanza. considerevole e fa parte dei prodromi della. me.lalnttia.. Sono note le difficoltà. diagnostiche cui spesso, in pediatria, si va incontro allorchè il piccolo paziente, lamentandosi, accenni continuamente la testa ; eppure molt.e menin~iti t.ubercola.ri si preanmmziano nei bambini solo oosì (Mingazzini). Noi conosciamo altresì la leptomeningite sifìlitica che attacca specialmente la pia madre ; conosciamo ancora uuu. fon no, diffu,sa, a t,ipo miliare, di pachimeningite gommoBa rla cui conseguono ade renze colla pia e colla. volta cranica. L!!. cefalea. in t a.li casi è piuttost-o localizza.t,a., gnwativa, profonda. !'l da accasciare i pazienti; m olt-o spesso è più intens a nella notte. E saminando il cranio si trova talora che una pnrt.e di es.c;o è pi~t senc;ibile alla pres~>ione, a volte è tut.ta una. motA del capo. Le mulatt.ie che più comunemente potrebbero sorS!;ere in causa., nella diagnostica diffe r<'nziale, sono le formo di leptomeningite infettiva e l' intoBBicazione aat'Umina. Nella prima cons t..atercmo comunemeu.te ric;idità. della. nuca. data. la oonosce.nza che essa si propaga anche alla pia del midollo spinale, il vomito, il polso raro eonseguenti ad un'aumentata pres.'lione intracranioo, la curva febbrile, ecc. ; della seconda dirò i ca ratteri in seguit,o quando accennerò alle cefalee da intossicazioni. Un altro gruppo di lesioni ctti è legato il mal di capo è qw~llo che interessa i -:n,c;i enrlocra1ùci quali la em orragia CMebrale (rottura vasale), la Womboai, l'mnbolum.o, l' aneuriama, l' endoarterite, luetica, l ' a1'teriosclerosi. Nell'arteriosclerosi cerebrale esso è puba nte, accompagnato da un senso ili pienezza a l capo, talora da vertigine e da ronzio ; è spesso intermittent~. Di s"lito è localiz7.ato all'occipite. S~tole manife:starsi nelle prime ore del mattino o al momento delri.c;veglio por scomparire al pomeriggio o spontaneamente o sotto l 'azione di Cr'rti ri.meili. Se un pazient.e affetto da arterio-sclerosi diffusa, specie se di età. avanzata, senza cause apprezzabili, comincia ad avvertire improvvisi mal di capo, si pot~à. pensare alla poEs.'l ìbiHtà. di una incipiente complicanza a carico del cervello o, megho ancoJ·a, aci una trombosi d ei vas i cerebrali, meno frequentemente ad una. emot'l'agia che si formi in modo lento. Anzi, come è noto, la cefalea va classificata come un buon sintomo diagnostico ilifforenziale fra una emorragia cerebrale che insorge comunem ente u.ll 'Jimprovviso ed un rammolliment.o cerebrale da trombosi: un mal di capo che abbia. proooduto di ore o d i giorni lo stabilirsi di una emiplegia cerebrale con perdita ili coscienza parle rà. in favore di un rammollimento trombotico del cervello. N ell'ateromasia cerebrale molto avanzata talora la cefalea è accompagnata da vomito (Morley-Fletcher) e sono stati riferiti dei casi che ripetevano in modo molt-o ::;i milo il quadro di un twnore cerebrale. In tal caso, fra. le altro ricerche, è neces:>!trio praticare un esame della pressione del sangue. · Ed a proposito di pressione sanguigna, tma forma di mal ili capo ili cni si intere..~ saremo vari autorii fra cui il Dieulafoy, Huchard, Josuè, Louis Rénon, ecc., è quella che va sotto il nome di « cefalea mattutina. continua degli ipertesi •· . Dieula.foy (c itato da P, M. Franco), riohiamandovi l'attenzione, la oluamò • p iccolo sogno • d el morbo ili Bright; Huchard (ib) la descrisse • come sorda con p esantezza. alla testa, ronzio d ' orecchia • nei casi in oui l'arterio-sclerosi provoca nno spasmo arterio-capillare, e come u pulsatile, caratterizzata da ba~titi violenti


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n e lle tempie, negli or·ecdti. nel collo e nella testa • allorchè il moccu.nisn::w è tinver· so, quando cioè l'ipertensiolle arteriosa. t'l dovuta ad una eccitazione dei vaso-dilatatori, od a ll'aumento della massa. sanguigna. Il Rénon (ib) affermò che per la. sua continuità. alcune v olte a"~ume canltteri clinici così particolari eia c reare una.

varietà patologica degna. rli nota. Per tnle A. è rnrissima nella vecchiaia ; molto più frequentemente nel sesso masd1ile e fra i 45 e i 60 anni ; comparo negli individui colpiti da. sclerosi a.rterio-renale. È tot>llf' o uuilaterale. può limitarsi alla fronte o alla. regione pa.rietale d'ambo i lnt.i, raramente localizzata all'occipite. Inizia. di buon ma.tt.ino, anzi talora svt:Jg-lia il malato ; si accentua verso le nove-dieci ore per poi tendere a scomparire Yerso mezzogiorno o q ualche ora. dopo il pasto. Fra gli altri sintomi concomitanti si nota negli inclividui un ingrandimento del cuore, · ipertrofìa. del ventricolo f>in istro. rafforzamento del 2° tono aortico, poliuria cui s1 unisce talora mocijca quamitil di albuminuria. La sindrome sarebbe determinata da un aumento della pressione mi11ima e s i osserva. ussa.i raramente con w1a tensione massima eli 25-26 o tma tensione minimu di H. La forma dell'oscillazione non è normale; in genere. l'ol"cillazione è brusca ed a. !lCOSl'le, con ampiezza considerevole. La pat.ogenesi si spie~herebbEo' con tma certa difficoltà. secondo detto aut.ore. Questi è piuttosto propenso ad O!=<cludere la causa tossica perchè la diminuit~ permea.bilità. del tìltr·o renale sarebbe compensat.tt dalla intensa poliuria specie durante la notte. Egli penserebbe a due altri meccanismi e cioè. o all'azione della. posizione orizzont-a-le dato che la tensione arteriosa è frequentemente ma.ggiore in tale posizione che in quella eretta. benchè la diminuzione delle ore di riposo non apporti sensibile diminuzione della cefalea, oppure ad una compressione oont.inua della massa cerebrale p rodotta dai battiti intensi dei vasi cerebrali in stato di ipertensione la quale è più intensa il matt.ino quando, per lo stato di digiuno, viene a. mancare la. replezione dei capillari del tubo digerente prodotta dall'azione dila.ta.trioe del simpatico. Nello stato di digestione infatti, verificandosi un maggiore afflusso di sangue nei vasi gastro-intestinali dei vari dist.retti e quindi anche dal cervello, si produrrebbe \.Ula dim.i nuzione eli pressione intracranica con diminuzione e scomparsa dello. cefalea. Nell'aneun8f1~a cerl!brol6 il paziente accusa spesso un battito doloroso endocranico o una pulsazione ril.mica con rumori soffianti specialmente quando è interessato il ramo della. carot.ide interna.. Pulsazioni e battito del capo non debbono però senz'a.ltro far ammettere \ID aneurisma endocranico perchè cefalee del carattere s uddetto sono accusate qualche volta anche da persone colpite da anemia o da quelle affette da ateromasia cerebrale (H. Morley-Fletcher). TI mal di capo nell'endoarterit.e lueticu. è pressochè identico a. quello che si è detto per l'arterio-sclerosi. solo qualche volta è più marcato la sera. Anclie le va1·ie afftY<~ioni che interessano le cavità accessorie del capo possono essere causa. determinante della. cefalea. Per quanto riguarda. la cavità buccefaringea è noto che w1'angina acuta può da.r luogo a.rl un dolore alla. nuca. che si proroga s ino alla parte più alt.a dell'occipite: le vegetati<mi adenoidi, la tub6rcolost ed il Caf'cinoma della parete faringea. possono es.<>ere il pw1to di partenza. di un dolore di capo localizzato a ll'occipite o alla. fronte, quasi sempre continuo. L 'Ortner afferma. di aver osservato un cancro del laringe in uno in c ui era stato appunto il fort-e dolor di capo occipit,ale il disturbo essenziale che aveva indotto il paziente a presentarsi alla osservazione del medico. Della cavità. orbitale è negli ·occhi l'origine di sofferenze cefaliche. Gli sforzi che comunemente si compiono per le accomodazioni per cui si correggono vizi di refra.zione, come nella. ipermetropia e nell'astigmatismo, quelli per la convergenza, i processi infiammatori del bulbo oculare, il glaucoma acuto e cronico, eco., rappresentano com molta frequenza. delle cause determinanti la cefa.lea. Questa nell'a.9ti~ è frontale, nella ~tropia è temporale od occipita.le, nell'iril6 è fron· tale o fronto-tempora.le o infra.-orbita.le, nel glaucoma è frontale o temporale, in quello acuto somiglia ad una nevralgia. facciale ed hiL spesso carattere notturno. Anzi in quest'ultima. affezione si associa talora il vomito, fatto questo che talvolta. può portare ad errori diagnost.ici perchè ambedue i sintomi possono far pensare a.d un'affezione morbosa intracranica con aumento delln pres.'lione del liqui~o cerebrale. Da ricollegarsi a. disturbi organici degli occhi (difet.ti visivi) o funziOnali del cervello (insufficienza. di irrorazione arteriosa del cervello), meno frequentemente alla presenza eli vegetazioni adenoidi sono quei casi di cefalea che

cromco


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acctL~a.\to i giovani all'epoca della pubertà., specie se di sesso m aschile, a tipo prevalentemente frontale, continua, raramente occipitale, che si esacerba. la sera. e si attenua il mattino : la cosidetta. u coepha.la,ea. a-doleseentium n. Come nelle affezioni oculari, cosi a.nr.he in quelle che interessano i ~eni ff"'1llali il mal di oopo è prevalentemente frontale. Si ha l'impressione si essere talora. in p resenza di nevra,Jgie sopraorbitarie perchè i pazienti sogliono lamentarsi di un dolore diffuso a tutta la regione fronta le, specialmente localizzato alla ra-dice del naso,. fra i due sopraccigli. Qualche volta è unilaterale, riferito oo una regione sopraeilia.re : in tal caso può simulare una forma. di emicrania specie se, come talora accade, si acooppiano il vomito e disturbi oculari. E sso si manifesta comunemente il mattino e pare sia in rapporto a. ristagno d elle secrezioni ; decresce sino a scomparire nel pomeriggio. Esiste un dolore percu.ssorio in tutta. l'area. di proiezione esterna della sede d el seno ed il malato riferisce d 'avvertire cefalea. intensa, pulsante, nonchè difficoltà. di respirazione per via. nasale. Indagando n ell'anamnesi si rileverà. che facilmente coesiste od è esist.ita. una rinite Muta o cronica mentre l'esame obbiet.tivo può mettere in rilievo a nche q ualche altro ost.a.oolo alla eliminazione d ella secrezione d el seno fronta le come la presenza. di qualche polipo o la • deformazione dei turbinati medio e superiore. Ma. i processi morbosi del naso possono diffondersi anche al Betw B/erwiàale ed a quello eemoidalc. La cefalea da etmoidite è piuttosto ottusa e localizzata. a l vertice, menti:e quella dipendente da lesion& d el seno sfenoida.le ci viene comunemente riferita. da pazienti come retro-orbi taria o retro-nasale (Canuyt e T erracol), talora come occipita.le (Loth ). Questa. cefalea. è tanto sorda che gra.va.tiva, quanto lancinante che perforante; talora. viene tradotta. come una sensazione di serrament.o o di pesantezza permanente. Le irradiazioni sono delle piò varie: verso le apofisi mastoidi, verso la nuca, verso la. regio11e dorsale (Loth). È per solito continua. e s'accompagna qualche volta. a vertigine, a. debolezza degli arti inferiori, a. turbe intellettive e psichiche. La diagnosi è aiutata dall'esame obbiettivo minuzioso e ripetuto, dalla. ricerca dei punti dolorosi mediante la palpazione mediata del naso e dalla. ra-diografia. E sempre nel campo dei seni, anche quelli maBcellari, se colpiti da. processi supporativi, possono dar luogo a. violenti mal di capo senza che v i sia compartecipazione di altre cavità. secondarie. E ssi scompaiono non appena. sia stat.o vinto il processo suppurativo (Ortner ). Passando infine alla cavità auricolar$ sono notissime le cefalee d eterminate sia. dalle lesioni che riguardano l'orecchio medio sia. quelle che int.ereesa.no l'orecchio esterno. Appartengono al gruppo d elle cefalee più gravi. ll dolore di un'affezione d ella. membrana timpa.nica o del condotto uditivo esterno è riferito a ll'orecchio stesso mentre quello di affezioni retrotimpaniche alla regione corrispondente dell'angolo della. mascella ed alla punta del processo ma.stoideo. Allorqua ndo la. tensione nell'interno dell'orecchio medio aumenta, il dolore si irradia verso la regione parietale e temporale. La retrazione della membrana timpanica produce una. cefalea. speciale, come un senso di peso, di stordimento alla metà del capo corrispondente. In tali casi è noto, fra l'altro, che la d olorabilità. alla pressione ed alla percussione in prossimità dell'organo uditivo, specialmente d ell'apofisi ma.stoidea, ed il dolore che si esacer ba. premendo sul tra.go se é malato l'orecchio medio, forniranno un indizio di gra.n valore che l'orecchio è il centro di propagazione della cefalea. (Ortner). . Noi sappiamo infine come dall'orecchio medio, specie se colpito da affezioni croniche suppurative, si possa. avere la. propagazione della. infezione al cervello. In tali casi la. cefalea che è violenta, oontinua, può rappresentare un sintomo o della flebite del seno o di un (JB~BO cerebrale o di una t'MMngits pundema. È ovvio che in tali circostanze esiste tutta. una. coorte sintomatica ohe si indirizzerà a lla diagnosi. · Un gruppo di malattie in cui si può riscontrare anche la. cefalea. è quello d elle on6mie. Essa non si presenta in tutti i oasi con caratteri e sedi speciali e oi sarà di valido aiuto nella ricerca causale la conoscenza. dei vari sintomi inerenti a ciascuna. forma. Cosi nella clorosi la cefalea. è comunemente mattutina. ed è accompagnata. da sintomi obbiettivi quale un certo aspetto pastoso e tumido, gli edemi alle parti declivi e specie alle gambe ed a.i piedi e dalle modificazioni del sangue (abbassam ento dell'indice emoglobinico specialmente). Nell' anemia ~Ba progre88ivo ci guiderà l'a.namnesi, il leggero ittero, la febbre, le emorragie, l'urobilinuria, eco.,


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ma. specialmente i ca.ratteri dei reperti istologici ematici propri delle anemie#emolitiohe quali la presenza di mGgaloblasti e meiZalociti, l'aumento dell'indice emoglobinico, la comparsa di numero!'ii poichilociti, di eritrociti a punteggiature basofile, ecc.

Nell'anemia po8~01Tagica riscontreremo spesso dispnea, deliquio, cardiopalmo a seconda che il soggetto abbia perduto più o meno sangue e ciò ove non fosse noto il momento etiolo~co. n Ross ha descritto casi di cefalea che ha chiamato linjatica e sarebbe dovuta. a. defi('iente coa.gulabilità. del sangue. Si tratterebbe di individui a temperamento flemmatico. con viso rotondo e pieno ed eventualmente con edema delle palpebre e delle gambe. La sindrome subbiett.iva ed obbiettiva. migljorerebbe colla somministra.zione di lat.tato di calcio (Wilson). Una particolare forma di anemia cerebra le cui si as.'!ocia la. cefalea è quella. prodotta. da. in.sujficienza aortica. Il pazient-e avverte come una sensazione di pressione al capo oppure un dolor di capo penoso, pulsante, che corrisponde alle epi~astralgie dei vizi valvolari di cuore. E mit,igata dal riposo in posizione orizzontale e dai cardiocinetici. Come nelle anemie cosi nelle iper&n»e passitJ6 ed attitJ6 del capo, specialmente quando si prolungano eccessivamente, si può avere cefalea associata talora a ve1·tigine. Nelle prime suole es«ere mit-e, raramente penoRa. e tale divent.a , quando, come nei casi di insufficienza del cuore destro, per insufficienza della valvola tricuspide o per ostacolata o clifficoltata circolazione nella vena cava superiore per compressione, per esempio, esercitata da un tumore del mediastino, si ha una ipererrua venosa endocrunica di alto s;mulo. S imilmente a fenomeni di congestione venosa può essere attribuita quella. cefa.lea avvertita. da alcuni al risveglio, quando si siano usati guanciali t.roppo alti o troppo bassi. Nelle seconde, cioè nelle iperemie attive, la. causa. va ricercata o nella policitemia (e sono i casi piutt<>sto rari) in cui i pazienti si lagnano spesso di pressione al capo, di pesantezza, tal altra di cefalea. violenta la quale, in alcuni casi. si a~wcia. a tutti i caratteri propri dell'emicrania.; o nella cessazione di emorragie (e sono i oasi più comuni) in ClÙ i malati accusano un mal di capo definito come un senso di pesantezza e che si manifesta in quegli individtù i quali, a.f fetti da emorroidi, non hanno più avuto quel beneficio di diminuita pressione conseguente aJla deplezione.

Egualmente a disturbi vaso-motori, secondo alcuni, o a fenomeni tossici, secondo altri, sono da riportare quelle cefalee ohe molte donne accusano più o meno regolarmente qualche giorno prima dell'apparire del fltuJso mutruale, più raramente dopo di esso. Sono per lo più occipitali, si aggravano nella stazione eretta e nella deambulazione. In ordine al tempo, Minga.zzini ritiene non sia indifferente conoscere se la pa.zient·e soffra di cefalea esclusivamente nel periodo mestruale, se le cefalee, piuttosto rare nei primi anni, si siano coll'andar del tempo ravvicinate finchè sono diventate quasi continue : si avrebbero in tal modo quei dolori di capo permanenti di cui s i lagnano per lo più delle pazienti dai 20 ai 40 anni, senza che si siano mai potuto giovare di alcun analgesico. n Mingazzini ritiene che tali cefalee sono, con molta verosimiglianza, determinate da un aumento del liquor - facilmente in seguito ad ipersecrezione dei plex"US chorioidei da disfunzione ovarica - perchè ha ottenuto dei successi mediante la diminuzione di pressione nei ventricoli cerebrali per mezzo dello svuotamento del liquido. Anche nelle donne, nel periodo catameniale, dai 45 ai 50 anni, possono in.r;orgere cefalee a sede oocipitale. La. loro natura è facile ad interpretarsi a ca.gione del tempo della. loro comparsa, precedendo di solito di pochi mesi la cessazione definitiva dei mestrui e persistendo qualche tempo dopo e per la concomitanza di altri sintomi climaterici quali il senso di angoscia, di depressione, la sensazione di vampate alla faccia, ecc. Un altro gruppo di cefalee sono quelle legate a disfunzione di ghiandole a secrezione interna, quali la pituitaria, la tiroide e le ghiandole surrenali. . La cefalea da d.iajunzions pituitana è loca.lizzata alle regioni frontali o temporali e raramente si diffonde a. tutta la testa : il dolore è ottuso, vibratorio e a.coompagna.to spesso da vertigini. Quella da. ipofiroid.inno corrnncia. per lo più di nott& cc;m nausea e sensazione di freddo ; ha il suo punto di partenza dalla. regione oooip_Itale e ~agna gradualmente tutto il capo. Dopo 24.36 ore comincia a regredire, nfacendo il ca.mmino inverso, e si ferma molto a lungo nella regione occipitale. Si


326 ripete ogni 3-4 settimane . sp e>'so in coincidenza con i periodi m estruali ; ma può nutnifest arsi anche con mng~rioro froqueJ'l.UI. (La.wrence). Il tnal di capo da insufficienza delle ghiandole surrenali , e quindi neUa malattia che pi\l spesso la rappresenta, n('l morbo di Addison, non ha sede fissa, è vago aU'inizio d el male ed assume un carattere penoso, ta lora !Jreclominante verso la fine d ella. malattia. Se non costituisce il sintomo priucipale, è certo la cefalea d ei più comuni fra quelli che vengono accusati dai pazienti ~d'fotti da nevra.ounia o da i8tcria. Per solit o, n el nevrustenico. lu cefalea è più prontUlziata il mattino, e p ersisto per tempo

lu_nghL<Jsimo mul~rn do ogni trattamento ; mu può essere ricorrente in certe ore

d e lla giorna.t.a, dopo s~1·apnzzi, dopo emozioni, ecc. Sp esso è un senso eli p esantezza, di costrizione A.l capo; talora è un clolore gravativo o diffuso (cefalea a casco), t.nlalt.ra è ncuto e localizzato nl vertice del cra nio. alltl reg ione frontale, a quella occipitale o sott.occipit.ale (::iilvestrini ). Lo sfo rzo l'esttgera, l' ingcstione degli ali· m enti talora. apporta calma ; può e>:sere accompagnata. da. vertigine, rumori agli m·ecchi, obnubilazion i ùella vi~;ta. (Klippel e \Veil ). · Nell'isteria la cefulea è spesso molto int.ensn. ; può essere diffusa, a. casco, frontale, occipit.Alo. fissa in un punto (nl v ertice, nella regione temporale o pltl'ietRie) a. costituire il cosidetto «chiodo isterico • (Silvestrini). Tenendo conto degli alt-nù sintomi la diagnosi causale è facile ma non va dimenticAto che la. cefalea isterica con i fenon 1eni nAn·osi che l'aocomp ai!TJano, può s imulare talora il quadro d ella meningite. di qul:'lla che va sot.to il nome ùi • pseudo-meningite • o di • m eningismo is t erico n. Nell'epitusia la. cefalea. è frequente n ello stat-o postepilet.tico. D paziente accusa tm clolo1·e cef1~lico gravativo che p ersist,e più ore. Un mal eli capo rilevato al risveglio può essere talora l' indice di mt aeceSl'lo notturno eli oui il pa.z.iente n on si è acco rto. Comunemente n egli intervalli fra nn attncco e l 'altro, la cefalea è molto ra ra a riscoutrnsi, anzi tale assenza è uno dei se~ni diffel'enziali fra una epile~'<sia essenziale e quella sintomatica che consegue a lesioni organiche cerebrali. Un tùtimo gruppo di cefalee è quello prodotto da intcasicazi<mi che possono essere esogene o endogen e. Soffrono di mal di capo, a caratteri e sedi non sempre costanti, quegli individui che s ubiscono l'azione prolungata di aria guasta per deficiente ventilazione eli ambienti chiusi o per la produzione di gas velenosi come l'ossido di carbonio, il solfuro di carbonio, il merc urio, il clorofonnio, l'etere, eco ., o quelli che usano molto a ltmfW o in dose eccessiva sostanze come il thé, il caffé, il t-abacco, l'alcool, ecc. P e1· l'azione dell'o.~sido di carbonio si hanno cefalee frontali, a cerchio ; essa. è un sintomo molto inlporta nte di taio intossicazione perohè, eli solito, permane anche d opo la scomparsa d i a ltri s intomi. L'inalazione' di solfuro di carbonio provoca una ct>falea a caratt-ere e sedi non cost.anti ed è uno dei feno m eni delle intossicazioni professionali. Nell'alcoolis-mo cronico s i presenta ad intervalli più o meno lunghi e coincide pm· lo più colla ingestione d el liquido. Può sor·gere il matt ino seguen te alla ser a in cui si è bevuto sovorchiamente. Può manifestarsi in modo permanente come sintomo prodrornico d el d eliriwn trern ens (Ortner). L'abus o cronico del tabacco provoca un mal di ca-p o per solito a. sede occipitale ed i pazienti si lamentano spe:-;.-;o di un senso di pressione al capo cui possono associaxsi vertigini, accessi anginoidi, crisi ~astralgiche, pallore, ecc. Anche il piombo e l'arBenico producono, fra i sintomi più costo.nti, la cefalea: n è è diffi cile riscontra rla data In fncilità con o1ù oggi si maneggia n e lle industrie s ia l' uno che l'altro e lem ento. La cefalea da piombo è mit.e dapprima, diviene poi violen ta, con senso di pressione a.l capo. Ci faranno orientare v er so una esa.tta dingnosi causale n on solo la conoscenza del mestiere, ma anche gli altri s intomi q unii la genera le diminuzione d ella memoria, il senso eli shmchez:t.a. le col i ~he intestina li, le artralgie. eco., E', sopratu tto, IUl caratt-eristico orlett.o plumbeo _g engiva le. Nef[li indi v idui colpi t i d a mal eli capo per avvelenamento cronico da artJmico, e."so è l'loprat.nt to frontale; è a~.;;ooiato a d insonnia o a sonnolenza, capogiri, flogosi congitmtivnli e d elle mucose respirtltorie. d i!iturbi gastro-intestinali, fatti eli nevrite specie agli a rt i infe riori, rlo lori e d istUl'bi trotici della pelle o d e lle sue appendici. Fra le cefalee da iuto!l.<~icazioni endogene vanno notate quella gottosa, quelle da nofrite ncuta o cronicu, quella diabetica, quelle da. malattie acute o croniche gast.ro-l'nt e ri che, infrttivo, eco. Nell'uremia c.«sn è di variu intensità, dalla forma frontale Lieve e che si avverte il mattino, a quella piutto~<to i.ntonl:ia e localizzata al v ertice o a tutto il capo.


327 Secondo l 'Ortne1· essa dovrebbe riferirsi o ad edema cerebrale, o ad ateromasia dei vasi cerebrali, o ad azotemia. Nelle nejnti può essere il primo sintomo, specie nella forma interstiziale. TI dolore è locoJiz;:;a.to alla f•·onte, raraxnente all'occipite e può e'S.'!ere molto grave; qualche volta assmne lo. forma emicranica. Effett.ivamente non tutti i mal di capo che vengono accusati dai nefritici cronici sono da attribuirsi a causa tossica, potendo una parte di essi essere in diretto rappo1·to con un aumento di tensione ar~eriosa. E tutto ciò facendo astrazione dal fatto che a-nche nella nefrite, con o sen7..a complicanza uremica, possono svilupparsi complicazioni a carico del cervello nelle quali, come la meningite w·emica, l'cmorraj!ia ce1·ebrale n.ei nefriti ci, l'encefalomalacia da embolia o da trombosi, ecc., la cefalea è uno dei sint.omi più frequenti. Nel diabete il mal di capo si presenta per solito sotto forma di senso di peso diffuso a tutto il capo, gravativo, ora localizzato alla. fronte, rar·o.mente all'occipite, ora sotto fol'Illa di nevralgia dato. la. facilità che s i riscont-ra nel diabetico agli attacchi nenalgici, quale espressione di una esistente acidosi. Rispetto al tempo, esso è maggiormente avvert.ito durante la notte, anzi, talora, è esclusivamente notturno. Comunemente è moderato e se diviene intenso, insopportabile, rappresent-erebbe un segno premonitorio della insorgenza d el comA. (Ortner), purchè in un diabetico non sopraggiungA. qualche altra. malattia che inizi o decorra con mal di capo. Dai gottosi viene localiz.zato. al vertice o all'occipite; in genere è persistente. I pazienti, per lo più, a,vvertono un senso di tensione che solo cede in seguito a scrupoloso trattamento dietetico. Nelle varie affezioni d ello Btomaco e dell'inteBtino come gastriti acute o croniche, gastrectasie, catarro intestinale cronico, coprost.nsi, elmintiasi, ecc., la <'.efalea, che è frequente, ha caratt-ere gravativo, profondo e talvolta è ta.nt<> int-ensa da impedire ogni lavoro: può accompagnarsi a nausea e a vomito. Si aggrava quando il capo esegue movimenti bruschi e rapidi. Insorge al mattino, al risvegliarsi del paziente e cresce durante la g iomato.; talora inizia la sera, dura tutta la notte p er scomparire il mattino. Non ha sede costant-e: più comunemente è localizzato. alle regioni frontali od orbitarie; ma può aver sede alla regione temporale, occupare tutto. una. metà della testa. e giungere sino alla base del crttnio e al collo. Altre volte si estende a. tutta la. fronte e può ra.ggiungeJ-e il vertice con senso di pienezza e di distensione diffuse. (Fitch-Cheney). E ovvio che il dolor di capo non ha. un valore diagnostico differenziale per la mancanza di caratteri speciali, e la diagnosi etiologica riposa sui concomitanti sintomi inerent.i alle varie malattie. Non vi è infine stato fe bbrile legato a. malattia infettiva che non si accompagni ad un certo grado di mal di capo. Questo è uno dei maggiori sintomi dell'inizio del tifo, anzi, viene accusato assai spesso prima della manifestazione acuto., nei giorni che precedono la compa1-sa della febbre. Per solito è modera.to; con sede abituale alla fronte, è sordo, continuo e si accompagna talora. con d olori alla. nuca. Diminuisce verso l'acme della malattia man mano che aumenta lo s tato soporoso. Anche nel vaiolo, al suo inizio, viene accusato. una. cefalea intensa alla regione frontale; essa fa riscont.ro alla. rachialgia che è uno d e i sintomi p1·incipali iniziali di questo. malattia (Acha.rd). E così nell'influenza, nel rewnatismo articolare, nella polmonite, nella febbre puerperale, nella tubercolosi acuto., eoo. Essa non ha, certo, alcun carattere patognomonico e coadiuveranno nella ricerca diagnostica non solo un'anamnesi accurata ma anche un rigoroso esame obbiettivo.

• ** Ho passato in rassegna la g ran maggioranza delle malattie più comuni in cui, cogli altri sintomi, coesiste la cefalea. Di tale disturbo se è facile per alcune malattie indicare il meccanismo di produzione, non è altrettanto facile, anzi è molto difftcile i.ndicarlo per altre. È noto che le esperienze fisiologiche banno accertato che sia la sostanza bianca sia la cort-eccia sono insens ibili e che comunemente si ammette essere le meningi, c h e sono fornite di organi di senso, la sede d ella cefalea e precisamente, con molto. · verosimiglianza, sono i nervi durali ed alcuni della pia madre quelli sui quali si svolge la causa nociva ohe provoca la cefalea. (Edinger ). Secondo Kurschman


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LE CEFALEE

dovrebbe tra~t.a.rsi di azioni vaso-mowrie. «Sappiamo che l'anemia può provocare il dolore altrettanw (anzi più spesso) che l'iperernia; le chiare condizioni del dolore delle estrem ità. nella occlusione o spasmo arterioso ed ogni forma. di sta.si ce lo dimostrano. Per i nervi de lle meningi valgono probabilmente gli stessi fatti rispetto alle proprietà. dolorifiche dell'anemia e dell'iperemia. ». Secondo lo stesso autore esiste anche « la possibilità. che il dolore venga percepito da altre porzioni dell'encefalo; quesw dev-e dirsi sopratutto per i centri ipotalamici e vegetativi del mescncefa.lo, la cui straordinaria. sensibilità al dolore è stata dimostrata da. E. Leschke. Dati gli stretti rapporti fra centri vegetativi e vie nervose esistenti in questa località., possiamo comprendere che si abbia. una. irradiazione di stimoli che si portano a i centri dolorifìci; e questo per la straordinaria ricchezza delle eccitazioni nell'ambiw del sistema nervoso vago-simpatico». L'Edinp:er, basandosi sul fatto della esistenza di una cefalea muscolare, ritiene che alcune Jllfllattìe che inten~~ano il tronco periferico di qualche nervo cervicale possono produrre violenti mal di capo. Per quanto riguarda il trigemino, scartando la possibilità. che tipiche cefalee possano eSl:;ere il prodotto di proces.~i morbosi impiantatisi o ulle radici o al ganglio di Gasser perchè non si osserva l'assooiazione ad es.c;e di dolori diffu!;i a tutti i rami, è del parere c che la causa efficiente della cefalea agisca sui rami cutanei o durali del trigemino che innerva.no il terriwrio su cui si diffonde il dolore •· E questa. sua opinione sarebbe avvalorata dal fatto che nelle affezioni reumatiche della galea sono coinvolte molto spesso i rami cutanei del trigemino dato che la cefalea. non viene riferita solo alla regione occipitale ma anche sopra gli occhi e sulla tempia. Per quant-o riguarda la natura dei processi morbosi agenti sui nervi durali lo stesso autore ritiene che il solo aumento di pressione non è elemenw sufficiente a. produrre la cefalea e che ad esso va aggiunw l'altro che riguarda le alterazioni vase-motorie dei v.asi che circondano i nervi durali. Egli verrebbe così a condividere le opinioni sopradette del Kurschman. Qualunque causa, pertanto, sia. intra che extra cranica che produca una irritazione o una compressione degli inviluppi meningei, determina una cefalea.. Questa è determinata o da disturbi circola.wri inerenti alla. massa cerebrale o ai suoi involucri, o da processi infettivi che agiscono o direttamente o per mezzo delle loro tossine, sulle meningi o sulla circolazione cerebrale, o da disturbi va.~o-motori riflessi conseguenti ad intossicazioni endogene od esogene.

*** Concludendo, la cefalea è un sint-omo di numerose malattie sia. locali che generali, delle quali alcune possono essere anche gravi. Scaturisce da ciò evidente la necessità che il medico unitamente ai caratteri di essa in rapporw alle varie affezioni morbose rammenti anche i vari momenti etiologici onde possa prooedere ad una esatta diagnosi e ad un'adeguata cura.


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RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO SANITARIO MILITARE Sulla profilassi mentale nell'esercito. • El Sol n, 8 marzo 1928, Madrid.

Sotto {{\lesto titolo il tenente colonneito medico dell'esercito spagnolo Sautos Rttbiano ha risposto, sulle colonne di ((El Sol», alla tesi sostenutavi da don Ignacio de Torrens: « che la. mancanza di una profilassi mentale, come quella, o sulla stes.'>8. base di quella, praticata. nel ~orci America può condune a l fatto di non potere rispondere della sicurezza dell'esercito •. In altri termirli, secondo il de Torrens, sarebbe indispensabile che fin dall'arrtiOlamento fossero t•espinti dall'esercito tutti quegli individui i quali, per non corrispondere a tipi Len definiti e classificati (tests), possono considerarsi tarati nelle facolt.à psichiche, o che, se mantenuti nelle file, rappresenterebbero altrett.anti nuclei intorno ai quali, o venm i quali, graviterebbe, in determinate e delicate circost.a.nze, la condotta dei più. IJ Rubiano t'itiene una tale concezione per lo meno esagerata, e dimostnJ., con stringente aualisi critica. come, in fondo, il sistema. della profilassi mentale uprecoce e rapida» condotta con proceclimetlti schematici, tutt'al più può perverùre ad individualizzare la banale imbecillità. Ma resta una pura pretesa il volere prognosticare quale sarà per es.'rere la condotta dei sin~o li. tma volta. messi in contatto con la. reaità che scaturisce dalia vita v issuta nelle filo dell'esercito, vita. che ha delle contingenze tutte proprie - alcune note, altre impreviste ed imprevedibili comunque difficile, se non impossibile, a potere definire, e tanto meno codificare in precedenza. L'A. nega l'importanza assegnata al concet.to : • che quanto più alto è l'esponente morale dei componenti individuali (dimostrato all'esame da determinate definizioni e risposte ), tanto più elevato dovr<\ essere il coefficiente morale dell'esercito "• diversi essendo !Zii e lementi costitutivi della morale di \.ula tmppa., e d i quella personale. e talvolta anche in contrasto fra essi. Si cor rerebbe i l rischio, vah1ta.ti con qt1el sistema, di ammettere nelle file individui moralissimi - per esperimento superato - ma psicopatici da dovere domani magari fucilare, perchè, per esempio, in omaggio ai loro principii che vietano di reagire con le armi contro chi violi, o tenti di distruggere la propria casa, rifiutino di combattere il nemico della Patria. L'A. quindi sostiene che psicopatico pericoloso non può essere considerato l'individuo che cada sotto il conti·ollo e la sanzione di un esame affrettato, e sistemizzato in base a determinati t.ipi, bensi l'altro che, a.t.travorso, questi, riesca. a filtrare nella grande famiglia., sfll!zgendo alle maglie, in vero non troppo strette, di una rete troppo circoscritta. La psicopatia di questi sogsretti reste1·à latente, inattiva fìnchè non la rinfiamrni la realtà. della vita. di castwma o del campo, esigente la paralisi di tutto ciò che è esponente dell'Io a vamtn~zgio della comtmità esercito. È certo che il peggiore di questi sarebbe quello composto di tipi geniali, specie se Contemporaneamente non fossero uom.in.i di azione; e questa dote non può essere rilevata, specie ne{!li ufficiali. che da una osservazione continua. e minuta. della condotta.. intesa nel sen$;0 di capacit.l. dinamica in rapporto dell'adattamento alle esigenze della vita. milita.re. Dimo~.t.rato che le. profilassi mentale, esercitata nel senso sostenuto dal de Torrens. si limit.erebbe all'esclusione dalle file solo di quelli che presentassero note, se si vuole, anche limitate di deficienza. mentale, l'A. affronta il problema delle d\le gr·andi manifestazioni eli rnorbosit-à psichica collettiva, che possono, in realtà, minare la sicttrez7.a di \111 eser·cit.o; J'(tmmutinamento in pace, m gu,erra il pànic.o. 'E~Ii non crede che queste due pia.ghe possono propagarsi per opera di deficienti mentali, o psicopatici d i vario grA.do, e attraverso questi raggiungere e sconvolgere anche quelli senna.ti. giacche occorrerebbe presttpporre una prevalenza. dei primi sugli altri, il che non ptu) arnmflttersi.


RIVISTA l>I TECNICA E l"t;:.B.VIZIO SANITARIO l\ULITARE

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ll vero è che, eliminate quelle che possono dirsi concause nel determinismo di esso : • scarsità di vitto, lavoro eccessivo e pericoli mal distribuiti fra i diversi reparti, mancato affiatamento fra. comandanti e gregari, sfiducia nell'e.<Jito dello sforzo compiuto, ecc. •, la. sicurezza di un esercito non può essere vagliata sulla. base dei singoli valori umani che lo compongono, ma. ber1.Si sulla compagine totale, legata questa, e resa automatica, ed in talune occasioni anche opportunamente • p8icopati.zzata • verso uno scopo ben definito, dall'azione del Comando. Più questo avrà saputo iufon.der·e nell'orga.nisrno esercito il proprio spirito, più avrà saputo plasmare della prop•·ia. le singole volontà, e più omogenea ne risulterà la struttura. collettiva, e tanto ma.g,giore allida.mento darà la. massa di potere, e sapere rispondere a quanto ad o:>sa vern\ richiesto in tutte le occasioni, ed in tutti i tempi. Gli inadattabili saranno trascinati da!Ja volontà costituitasi nella maggioranza, che è poi la volontà tra..<;fu.~ dal Comando stesso, e.'JSendo, nel tempo, rimasta sospe·a, inibita, nei singoli ogrù fa.colti\ di crir ica.. La profilassi mentale non può dunque riferirsi di massima alla sicurezza. dell'esercito, ma. deve limitarsi, se vuole essere efficace, ad una visione, più ristr-etta si, ma. certamente più pratica e non meno essenziale: la. salvaguardia della disciplina, della. moralità, dell'abitudine a.!l'ubbidienza., e della difesa. individ\ta.le. E per potere pa.t·la.re di profilassi in tale senso, occorre che essa non s i limiti al momento dell'arruolamento, affidata alla. glùda di tavole o tipi presta.biliti, sempre incompleti, spe.'3SO fallaci; ma oont.inui, anche dopo, nelle caserme, al campo, durante le istruzioni - con vigilanza cosciente da parte di qt1anti hanno responsabilità di comando - di tutto ciò che pos;;a rappl'esentare, nei singoli, deficienza, anche se appena accennata, di adatta..m ento alle diverse esigenze del servizio militare. Secondo l'A.• è necessaria, pe1· raggiungere lo scopo, • una preparazione speciale, anche se non molto e.'ltesa •, di psichiatria. nei medici reggimentali. e conoscenza generale di psioopatologia. applicata alla vita del soldato da parte degli \tffi.ciali di reparto. Tale tempestiva ed organica preparazione salverebbe da improvvis!~te unità specializzate, alle quali, come nella recente guerra, affluì un piccolo e.'Jercito di tecnici non sempre compet-enti, con 1'\mico, o pe1· lo meno il più tangibile effett{), di dare a questi occa..'3ione onodfica di potere prestare, nelle retrovie, il loro servizio militare.

* •• L'articolo del Rubia.no è di alto interesse pratico e trova corrispondenza, presso di noi, nelle direttive che sullo stesso tema ha già impartite la Direzione generale di sanità militare fin dal febbraio 1926 con la circolare: • Osservazione della. condotta e del contegno abituale delle reclute pre..so i reparti di truppe "· Già. nella enunciazione del titolo di essa è tt1tta. la sintesi dei concetti esposti dal Rubiano. La nostra Direzione generale, convinta della poca efficienza e dello scarso affidamento di una selezione durante le visite mediche pres.<;o i Consigli di leva, i Distretti e Corpi, e del fatto che solo il contatto giornaliero con quanto costitui!!Ce ambiente e vita militare possa mettere in evidenza tare psicbiche anche minime, richiama l'attenzione degli ufficiali su quanto di diverso possa essere rilevato nei propri dipendenti circa l'intelligenza, la facilità di comprendere. l'attenzione, la memoria. l'umore, il carattere, il modo di reagire, eco. e fa a~li stessi obbligo di riferime al dirigente del servizio sanitario, che, a sue. volta, completerà l'esame con criterio pretta.mente scientifico, per giungere a quelle conclusioni atte a 1--vela.re il soggett.o da eliminn.re del tutto dalle file, o da adibire a. • mansioni più ~~emplioi e più adatte al s\1o temperamento psichico •. La semplicità. di questi concetti ammanta un'ope1·a veramente gr·a.ncliosa. e per la. quale in tutte le nazioni è un fiorire sempre crescente di studi e d i espe1-ienze.

Se l'applicazione di essi san\ costante e tm.i forme, non è d\lbbio che la compa$rine dell'esercito debba. avvantaggiarsene, ed in breve tempo, se non sparito, potrà. vedersi ridotto al minimo quel contingente (presso di noi per fortuna già poco numeros,o), che fino a qualche anno fa affluivo. 1\Ì luoghi di peno. milit.ari.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRA.NIERA.

?.:la. se efficace per la truppa \Ù1a profila.ssi mentale, è ancora di più indispensabile - e con criteri più restrittivi e rigorosi - per gli ufficiali ; gia.cchè, se è vero per la truppa che i rari psicopatici, che si trovassero nelle file, restano neutralizzati dalla volontà d ella Ina.'>Sa per q\la.nto riflette siCUrezza dell'Esercito, è altrettanto indiscutibile che questa resterebbe ·gravemente minacciata, essendo la C<?U· dotta. degli uomini affidata. agli ufficiali con psiche non del tutto integra. E da tale pericolo sart>l)be ben difficile sfuggire se prevalesse il principio che l'ufficiale, già per il fatto eli e:;sere tale, possegga integra la sua personalità psichica, confondendo - con grossolano errore - le facoltà intellettive, su cui non è dato a dubitare, con il oomplesso psichico che forma. quello che può chiamarsi a segreto dell'anima. "• ben difficile a essere intravisto e capito. Errore grossolano, dicevo, che ha portato presso tutti gli eserciti a con.<>eguenze disastrose, talvolta. irreparabili. H enrì Damaje nei S\1oi " Studi di psichiatria sociale • ritiene che debbasi al non indifferente numero d i u fficiali anormali nelle file dell'esercito, se in Francia, potè formarsi quel complesso chiamato • militarismo »verso la fine dell'ottocento, che rese l'armata quasi estranea alla. Nazione. e che da lui è definito : • l'humiliation de la masse dés hommes pa.r une caste mal équilibrée imbue de féticisme, apte sur· tout a\lx choses de para.de, ignorante du vérituble métier d es arrnes •. Occorse la guerra per redimere questo stato, e preparare una nuova generazione capace di capire la. necessità della difesa contro il possibile ripristino di tanta iattttra. Nes.<runo pttò oggi disconoscere la grande importanza tattica dell'ascendente che un Comando, armonicameuteeqtulibrato, esplica stilie truppe. Queste sono da esso

automatizzate attraverso una. convincente sugge.':!tione, cosi da renderle compatte nel dovere, com\mque richie.<>to, anche a costo del sacrificio, già previsto, di sè .stes.~.

Concetto antico riconosciuto da tutti gli scrittori di storia militare, che crea al momento opportuno il furore bellico, capace di trasfocmare, sotto la sottile e terribile influenza del numero, in eroe anche un pavido personalistico. Tacito nelle sue H i8toriae racconta. : « È meraviglioso s. dirsi come il valore dei Sarmati stia qua8i fuor-i. eU loro (velut extra -ipaos). Non c'è vigliacco che li pareggi nei combattimenti corpo a corpo, ma invece, quando giungono in folla, non c'è esercito che possa loro resistere». BASILE.

RIVISTA DILLA STAMPA MEDICA' ITALIANA l STRANIERA E. VELTJi R et TOt.1 RNAY. n . 12, dicembre l 027).

L'i'lléJalilt; pt111illare. -

(Archives d'Ophta.lmologie,

Le ineg\1agHanze pupillllri poseono essere classificate in tre grandi grupp i: Ja Inegua;lianze pupi!Jari dovute a perturbazione dell'apparato irido cos trittore; 2:. Tnegu~lianze pupillari dovute a perturba.1done dell'appa.rato iridodilatatore; 3a Tneguagliru1ze pupillari da. meccanismo comples.w e discus~o. Qu(,lle del pl'imo gruppo comprendono: 1 a Le incguaglianze pupillnri da deficit dell'apparato irido·costrittore, che si manifes tano per lo più c:on oftalmoplegia interna, isolata od accompagnata da pa1·alisi di uno o due muscoli estrinseci, con parali<;i dell'accomo?a.zionE' ;


333 :2~> Le iueguuglianze pupillru·i da eccitazione dell'apparato irido-cosL;-it.tore, più rare d.,Ue precedenti, chE> ~:~i manifestano 0011 Il\- ll)iosi e che possono essere date da. emorragie della r egione basiJare, che eccitano il t.·onco del rn. o da eccitazione d~retta dello stesso ganglio oftalm ico o dei nervi ciliari cort.i. Le cause più comuni d i pe1·tu.rbazione dell'appo.rnt.o il'ido-costt·ittore sonCl : a) le affezioni orbitarie /cellulite, tromb{) .ebiti, osteoperiostiti, tumori, t ra.umatismi dell'orbita; b) le IEl!'ioni basilal'i (f ratture, sindrome chia:;matica e ipofì · P.lll.!:ia) che si accompagnano sempr·e a par alisi estrinsec he: c) le nwning"iti acut.e e croniche ; d) le lesioni del peduncolo cerebra lP. che int.ere~sano il terzo paio e che po.'ISOI\0 es.<;er& rntlicola1·i intracerebrali per lesioni a focolaio (tubercolari, sifilide, rammollin~~nto>, emorrap;ia-, tumori) e nucfP.(<l"i, r;ia pe.r lesioni ad evoluzione progres· siva, che intere!'sano i nuclei octllo· moto•·i (oftalmoplej:ria n ucloo.re p!'Ogressiva, polien cefalite ac1.1h\ emo•·ragica , poliomielite epidemica, BC eJ·osi a plncche, ecc.). 11)1 cause tossiche. Le pertu1·baziotù dell'apparato ir irio-di lA.tatore d ,\Jmo luogo a :>indromi diverse, a. secondf\ che ù1teressa.no i gttngli ;:impatici o i centri nervosi: l n J..a Se'.lÌone o lesione diretta dei gangli :;irnpat.ici non sempre d!\ luogo alla sindrome ocula rE' completa della paralisi del simpatico e cio(\ : miosi, r est1ing imento della rima palpebrnle, ptosi, enoftalmo, aumen t o della t-ensione oculare, modifi. cazione della circolozione oculare per vaso-dilf~tazione. erero<'romia. dell'icide. Piì"l frequentement-e si osserva una dis..«ooiazione tra i vari sint.o mi. Così, mentre iin alcwù casi si os.c;erva.no soltanto i fenomeni OC\Ùa.ri motori '(mioHi, enoftalmo, restringiment.o, ptosi e mancano i sintomi vasomotori secretori e termici, in a ltri casi s i stabilisce una selezione anche t.ra i fenomeni oculari motori, riscontra.ndo.si non di rado come sintomo costante e capitale la sola ineguaglianza pupillare. 2a L'initazione diretta dei gangli simpatici dò luogo ad una. sindrome di eccita.z?.OIIe costituita da fenomeni extra oculari e da fenomeni oculari, quali la middasi, l'esoftalmo, aumento della rima pa.lpebrale, abba$Saroento della ten.<~ione oculare, modificazione della. circolazione oculart'l. per v aso-costrizione. Anche q ui g~ studi , sperimen tali e r osser vazione clinica hanno ,dimo~t•·a.to la possibilitÀ di d1ssociazwne di sintomi ch e può giungere fino al111. nudrias1 isola.t.a; !!:t La perturba.zionè del centro dl Budge e della cosi detta zona eH iuftuenza simpatica situnta n el bulbo può dar luogo a disturbi esattamente sovrapponibili a quelli chi" cost·ituiRcono le sindrom i di deficit e d'ecc itazione dei gang li s impatic i. Le ineguaglianze pupillari del :lo gruppo possono verificarsi: a) per me: canic;m o di riftesso corto, come si osserva nelle a.nisocorie consecutive a.ò amigrlalite flemmonosa (azione riflessa attraverso il ganglio oftalmico grazie ad una onastomosi dei nervi palatùù con il ganglioì, nella anisocod t d'origine dentaria, nelle affezioni nasali o dei seni (ri(lesao naso-facciale, riflesso corto simp&· tico, prodotto per l'irritazione della mucosa p ituitaria}, ecc. : b) per azione nervosa. a. distanza emanata da certe regioni ammalate, che provoca per mid•·ia.si omolaterale una ineguaglia.nza pupil lare. Il meccanismo d ell'ineguaglianza pupillare per mid.iasi (segno di Roque) nei casi di affezioni pleuro-polrnonari apicali si può spiegare con la vicinam;a del ter· ritol'io plenrico con i conduttori s impa tici pupillo-dilatatori. Non altrettanto pnò dirsi per l'interyretazione degli effetti pupillo.ri dei traumatismi ed affezioni cr.a.njocefaliche. L 'mterpretazione più attendibile è quella già data da Roque, sin dal 1873, e cioè che la lesione unilaterale d.i una parte qualsiasi del corpo eserciwrebbe la. sua. influenza sul centro cilio-spinale, ove si avrebbe uno stato di eretismo, per cui le eccitazioni di w1a certa intensità, provenienti daUa stessa. ~one runma.la.ta o provoca.te sperimentalmente w l'uno o l'a.lt·ro punto determinere!b. boero Wl& contrazione più forte delle fibre raggia.te d ell'iride del lato corrispondente. CoLAJANNT. PJ\G N IF~LO. -

l g-randi pilaRtri delbJ ~rra. - Glt aggr688tvt chimtct - L'Az<Ho 1Tor ino, 1928, F.lli Bocca}. L'A. si è a.c;sunto l'arduo còmpito d.i fornire uno studio completo di chimica bel. lica che valesse a. col.ma.ra il vuoto fin qui esistente nella nostra. letteratura. scientifica e militare. La ,, Guerra. Chimica » è sempre problema di attualità su cui conve~e l'interesse di ogni Pae!'le, specie dopo che la Rocietà delle Nazioni che atmo8ferico. -


334

IUVI'ITA DELLA STAMPA Mli:DI CA IT&LIANA E STRA-"nEB.A

fin rlaJ 1921 ne 11.veva f~tto oggetoo della s ua attenzione e l'aveva sottoposto a!l'e· same di una Commissione interna.zion'l.lo di scien~iati - dovette concludere che ~re. impossibile trovare una so1U7.ione effic!V'e per evitare l'impiego dci mezzi <lhimici in guerra. A questo riguardo fu anzi rl'avviso che era sommamente imprudente cullarsi nella. illu'loria fiducia di tonvenziont internazionali c s~gerì invooe l 'utilità. di illuminare i popoli sul • pericolo mortale • da ctù &arehboro minacciati nel CMO di altri prossimi conflitti.

F. peNiò convinzione geaerale che l'a.t•ma chimica. non si a.rre<otet•à so:o alle

:

limitate zone di operazioni. Facilitata ~ resa. più ampia. l'int~nsit-à dell!l. sua azione a. mezzo delle armate aeree di f\CCre3ciuto sviluppo e con la portata sempre maggiore delle moderne artiglierie ~ia militari, sia navali si rit,iene che il su0 raggio di azione si allargherà enor100mente in avvenire e t6ndet•à. a raggiungere obbiettivi di attacco di notevole val?re - grandi città, cent.ri direLtivi e vitali dei b elligeranti - investendo inevitabilmante anche le popolazioni civili. Questa grave e diffusa minaccia giustifica. l' analisi dettagliata della. intera. q uestione che il prof. Pa.gniello ha. limpidamente fatta. con la sua opera, la. quale b<>ne &.'!Solve il c)mpito l'he l'A. si era. impo.%o. E~li infatti, che nel primo volume L 'Arma Ohimica- pubblica.t·o lo scorso anno ha trattato l'importante argomento dal punto di vist-a storico e generale, in quc.sto secotldo volumE" ne svolge in modo organico e minuzioso la parte scientifica e toonico·indQ':Itria.le, mettendo in viva. luce l'inestimabile aiuto che la chimica sarà capace di fomire nAUe guerre future, in virtù della facilità. e della prontezza dP.llA realizzar.ioni a scopo bellico che sarà po~ibile creare sulle stt>Sse ha<>i delle sue normali attività. di pMe. Tenuto conto dell'importanza dell'argomento e della. neco!l.<~ità e deU'utilit.à di un'opera di questo genere, è 1'-0J't-o che questa avrà larga. diffusione e sarà letta ool massimo interesse tanto più che tutte le naturali n.speritll., inevitabili campagne degli studi <Jcientifici, sono state egregiamente superate dall'A.. il quale, con la. con.'luet.a forma chiara e piane., è riuscito a. rendere il libro a..'lsai istruttivo, offrendo con la letteratura piacevo!~ o avvmcente un vero diletto intellettuale. Questo lavoro. uni~ente all' « arma. chimica » ~d alle « brillanti vittorie della. chimica " è st-ato giudicato meritevole del premio mes.<Jo a c m -:ors > per la. chim ica di guerra. da. l Minis tor ) doHa. Pubblico. Istruzione. Suz;.,r. Della coleci4tectom-ia sotto sierosa senza drenaggio. (Journa.\ de Chirurgie, t•. XXX. 6, 1927). La. chirurgia addominale tende alla. soppressione d el drenaggio, ciò nonostante la maggior parte dei chirurgi drena. la loggia. sottoepatica dopo una colecistectomia, perohè l' ablazione della. vescichetta lascia. una superficie cruenta, e la legatura del dotto cistico non dà una. sicurezza assoluta. Espone una. sua. tecnica. per cui senza. timore si può chiudere completamente l'addome dopo una. colecistectomia. Incisione trasversale di Sprengel, aperto il periton.eo, e.<~clude accuratamente il cavo addominale con teti umidi di sierofisiologico caldo. Liberata. la vescichetta. dalle eventuali aderenze epipoiche o d\10:len.a.li, con il bisturi, incide il peritoneo che ne tappezza la faccia inferiore, e si trova. il piano eli clivage, e con una. spatola. isola la vescichetta sino a.l suo letto epatico, lo scollamento avviene facilmente, si procede allora allo scollamento del bacinetto, liberato il canale cistico fa passare due fili di ca.tgut che vengono legati Uno iusta-col11doco, l'altro ittst:.a-vescicolare, con il, vantaggio di evitare scoli di bile, e eli evitare la. dilatazione secondaria del moncone cistico; legatura. dei vasi cistici. Si asporta la vescichetta, con ago di Hagerdon sutura con ca.tgut le due lamine peritonea.li cominciando dal moncone c istico sino al fondo della. vescichetta. e cosi la fossetta vescicola.re è completamente chiusa. Chiusura. della parete in due piani, peritoneo e foglietto posteriore della. guaina del retto, al ca.tgut, guaina. anteriore del retto e piani muscolari adiacenti in seta e costituiscono il secondo piano, oute in SAta.. CASET,LA . DESMAREST. -

LAm'IS. -

l ,f!. ferite corneali con impi!{Jno irideo. (Boll. di oculistica., n. 12. 1927).

L'.\., in r elazione ad un quesito rned ico·legale m osso dell'autorità g iudiziaria, ri)!\Hlrdant.e la. pos.;i bili~ di poter deter m inare la data in cui ha avuto luogo la formazione di un proln..c;.'lo irideo, in un individuo affetto da tùcera. corneale in atto. il quale i111puta.v a. ln formazione del pro lusso ad una percossa. avuta alcuni !riorni


JU\1ISTA DELLA STM1PA MEDICA ITALIANA E STRANTERA

prima, ha intrapreso 1ma serie di ricerche sperin:enta.li bio-mi croscopiche, allo scopo di determinare, su animali da esperimento, le varie et.à. delle ferite corneali penetranti, con impolffiO irideo, desumendole dalle successive fasi del decorso della ferita stes.<ta. Come conclusione al su o st\.Jdio, l'A. ha t·edatto tmo specchio nel quale sono riportate le alterazioni ana tomo-patologiche più ca.rat.teristiche, che si os.<>ervano sperimentalmente nei casi suddetti, a cominciare clalle pt·ime 24 ore, dopo avyenllto il tra·uma. alla 2711 ~iornat.a in po i. c ioò sino all'esito definitivo (cicatrizzazione). Infine mette in rilievo l'importanza dell'argomento dal p\mto di vista scientifico, nel campo medico-legale-giudiziario e in inforttmistica. CASAORANDr. Sulle complicazion• oculo-orbttarie [delle etmo-icUti. (Giornale di oculistica, nn. 10-11, 1927.

SAL\' ATI. -

L'A. si propone di richiamare l'attenzione degli studiosi sulle complicanze orbito-ocula.ri delle etmoiditi, che assur~ono spesso a prognosi g-rave, sia come punt<> di partenza di lesioni conducenti alla perdita della visione, sia per la possibilità di propag-azione del processo all'encefalo. Prospetta l'opportunità di un accurato esame rinoscopico nei casi dubbi e la necessità di curare simultaneamente le lesioni nasali e quelle oculari, anzichè attenersi al semplice trattamento sintomatico, come spesso viene fatt-o. CASAGRAN DI. · ;)ouP.o\ULT. -

L'operazi(me di Ha.rtmann. (Journa.l de chirurgie, u. 5, 1927).

ln preseiJZa. di un t\Unore dell'alto retto o d ell' unione sigmoido-rettale, Har· tmann pratica la useziono in blocco di questo tumore e dei segmenti inte.otinali adiacenti con il m ese corr ispondente; abbandona il moncone r etto anale in si tu e stabilis<'e pE'r mezzo della estremità colica nn preternatumle definitivo .. Tecnica. - I ncisione arciforme che c omincia dalJa. fessa i liaca. sinistra alla stessa. alte7.7a e in dentro della S. I. A. S. e traversa la linee. mediana un 1.o' al diso,,ra del pube, le ar.s e intEstinali s ono accuratao:ente allontanato, e si procede allora alla t Splora.zione del tumore, delle sue c onnE'ssioni e !l'r&do di .' r opagazìono. Si stende il mesor etto o lo si im·hina a sinistra, si inoic'e il fo~~:lie tto d Estro a l cm. circa in avanti della sua riflessione so:- ra il poritoneo p osteriÒr e, lo StE'SSO si f a sul' lato sinistr0 , portando l'intestino a de.<;t.ra. Tn fine si incide i! p eritoneo sino al fòndo di Dou~las ove si uniscono le incisioni laterali del meso. È facile allora. liberare il retto da tt1tto le parti e t.rovare i vari piani di clivage,· si svuota la lo~?gia ccmpresafra le aponeurosi saoro' retta1e. o così s i mett-e al sicuro: da. o~n i lesione l'uretere e i numerosi vasi. L egatura dei vasi ernorroidari SU!Jeriori e n:esocolici ; a 3 cm. dal tumore fra duo rime a. L 1 este in alto e in basso si taglia l'intestino e le due su:--erfici ven~onQ toccate con soluzione iodica: Si protegge il moncone su per1ore con t elini, mentré l'estremo anale è suturatO' H. due strati. si ricostruisce il poritoneo della cavita. r elvica, facendo attenzione di rico- rire con esso il moncone retta! e, Infine il colon iliaco sarà abboccato all'angolo sinistro della ferita parietale & figsato a questo livello per costituire un ano pret ematurale definitivo: sutura. della. parete. CASELLA. EOWARD

B. VEDDER. -

La. guerra ch-imica dal punto d-i wta medico. (C. Balti-

mora, U . ::l. A., 1925).

Autore di quest-o libr·o è il coloru1ello medico Vedder dell'E sercito dej:!'li titati l ' n.iti d'America, addetto al Servizio Chimico di gtterra presso I'Arsen.al.e di Edgewood. Il libro del Vedder, pel suo contenut<>, si differenzia molto dalle altt'El ptrbblicazioni inerenti al servizio chimico be llico comparse in que.<>ti tùtimi anni. Come fa notare l'autore nella prefazione, n ello scrivere q\testo libro egli ha avuto di mira di dare, in forma breve e sintet-ica. tm com.pedi,o di Chimiw. beUica per gli Utfw~li mttlici in .$1l1'vizio attivo e di ri.serva. I n relazione a tale Rcopo è F;tato com pilato il libro contenente, olt r·e l'introduzione, 17 capitoli. Ogni 'capito lo ò acco111pagnato dalle pi(r d ott.agliate annotazioni bibliografiche. '


33 Cj

RIVJ'>'J'A DELLA STAMPA MEDTCA lT1\LlANA E STRANIERA.

L'introd\tzione e il primo capitolo son poco interessanti. Nella introduzione l'autore ripete il vecchio ritornello suHa $Umanit.arietà» della. gtJ.erra chimica e, come tutti J?li altri suoi collep:hi dell'armata. americana, dimostra. che l' arma ohimica non solo è la più ''umana» ma. anche l'arma più efficace. A chiariment.o di quant.o sopr-a riporta dati statistici tratti dall'esperienza della. J?Uerra mondiale e, per lma migliore propap:anda. all' inizio del Jjbro è annessa una fotografia di un m ilitare con una terribile ferita lacera alla. faccia prodotta da arma da fuoco il che dovrebbe far I"Ìtenere molto pii'1 umanitada l'arma chi mica. Il primo capitolo contiene \m bre,·e riass\mto della gtte•·ra. chimica e non diee 1.ulla di nuov<. P erò parte d• l libr-o, nn1o·tante il suo caratter.• comr iJativc, ha nn interesse importante e fornisce 111olte dimostrazioni \ltili controllate dall'esperienza. Tre capitoli che dovrebbero ser·vire di introduzione agli altri, contengono brevi

nozioni di fisiea. chimica organica e meteorologia. in modo da dare al lettore, poco preparato, la pos.<;ibilit-à di farsi H.11' iùea clùara slùle qualità fisiche e chimiche delle sostanze velenose e S\tll' inflt•enza delle condizioni meteorologiche 8\llla. formazione e spostamento dell'onda di !{as. ' Keszli \tlti n·•i 7 capit.oli. component.i la parte principale del libro, si espongono le caratteristiche dei gas t.ossici. delle nebbie e (umi, la ulassificazione dei gas velenosi. le loro qualitt\ f~iche e chimiche, la sintollla.toQlo~ia e patologia degli avvelenamenti e nozioni pratiche sulla. cura dei f(:SSSati. L'autore clas.o:;ifica le sostanze velenose. secondo la lm·o azione fisiologica, in 6 !!r\tppi: 1° agenti Slllle v ie re.«pi•-atori o (!:!offocanti); 2° provocanti u stioni (vescicatori); :Jo lagrimogeni: 4° irrita.nt.i (l!as provocanti st Jrnuti. e t\1tti i fì.uui velenosi); 5o age nti direttamente sul siste11 a ne1voso (acido cianidrico): 6° q u elli che alterano la cra.<;i sanguiJ!na (os.c;ido di carbonio). Quest.e. part~ del libro è la più importante dal p\mto d i vista med ico. 9gni gruppo di gO:'> wssico è dettagliatamente studiat.o e souo riportate le esperienze s\1 animali. Speciale int.ere.o.;se presentano !Zii e.<.~perimenti con la. lewisit.e . Nell'altra parte del libro sono trattati i seguenti a.r!!omertti: Difesa i.mti·l>i<Jual.e. - ln questo capitolo vi è una breve descrizione dei diversi mezzi di p ro te'tione contro i ga>J \usati dalle varie nazioni, e )nolto dettaglia.ta.ment.e è d('lO;critt.a la cost.r11zione e la particolarità d'impiego della prot~zione americana n1oclello 1919. L ' a\1tore no tu. in proposito che nell'a•.,:;en.ale di Edgewood viene anche costrttito un tipo di maschera contro i )las per i feriti alla. testa. Simili maschere, nella passata 1mera·a. furono adoperate anche dai tede.c;chi. ed el'tm o a forma di cappuccio. R\lila q\1e.<.>tione delltt protPzione contto i veRCicatori l'autore fa una interessant() com\tnicazione e cioè che presso il servizio chimico americano è stato ideato uno speciale preparato che preserva dall 'azione deU'ypl'ite. QHesto preparato è conosc·iuto col no111e d i ".mr-1'egn1Ìte • e serve per- inrbeve•·e !<li indumenti e la biancheria. l ve.«tit.i. dopo imbev'\tti. aumentano di peso soltanto del 15 % e possono e.<>sere la.ntt.i s~nza perdere le qualità difensive. ::5efondo l'aut.ore le esperienze fatte sul carr.po avrebbero dato riS\.Ilta.ti rr'!eravigliosi. Purtroppo la formnla d i quest.o p reparato chimico non è r·iportata. Difesa coiMtim. - rn que,.,to capitolo sono riportate delle notizie i.nteres.<;anti su ll'organizzazione del Rervizio c himico-bell ico dell'Annata. americana. Nello Sta.t.o mag!riore delbt Divisione esiste un uffic:ialo del :-)ervizio Chimico-bellico il quale è coHsulente t.ccnico del ('on,ando, nell'elaborare i piani d 'at.tacco e di difesa.; dirige

l'istn•zionP. nella di fmm individllale e collett.iva dell'Armata. I n ogni reggimento. tra gli ultid•tli e sott\lfliciuli ('he haru10 av\.tto una speciale preparazione. viene scelto \m \IIlìeinl e e tut sottttq!Ticia.le pel servizio antiJZlli:l. Ogui singolo reparto designa allo stt>>iso scopo 1\01~ meno di un t ~Hìciale ed un sot.t\tfficiale. D\rrante le a:r.ioni belliche g li \lftkio.li ed i sottt•fikiali del servizio antif!as sono dispensati da. altri ><er·,·izi. L~ nul!l..'-'ioni dt'li'HCficiale addetto al g-a.<> si differenziano da qHello d f' ll'nlticin le d el :->en·izio <. hinai('(>·hellicn da ciò che qHelli del primo !1:•"-tppo sono Jjuritati >iOitnnt<J nel r.anrp<r eli (U/f'-~a t·ontro ' gas. lnoltre in questo capit.Qio sono studhtte le :;t·gtu.lll t i cp•o:;t ioni : Co.~t?·uz·i(!lli (li ricot·eri lllll'Ì.g<UJ: osserwt<l'T'i <'i ya<; seyrwli u/lariJi e; cf.i8ÙI (n-ione ril'lle. lorrrlit<ì l? dnli iwlwm~nt·i.. La disinfezione dei vestiarii si fa n.cdiante 1;11ilel mobili che dip~:"udono dnl u:eclico de.lla d ivisione. Nella DivisioJLe vi sono dHt> reparti: O!!lltlllO di e.o;;;i ila \ma pmvvi,.;ta di 5()0 vestiti e di alt.rut tnnt i 1111 i coli d i l >Ìandtcrin di ri>'l'l'\'ll..

a;


RI''JSTA DELLA 'ì'l'AMPA MJ::ùJ C'A. lTALTANA E STlù\Nl EJU

337

Il capitolo che segue trntta i.u terarnente· l'orgcmizzazione sanitarie~ anl:if!a$ 8Ul. campo di batlcglia nei r~rdi della cura e dello .«yombero. L'opinione dell'ntrtor·e è che \ma simile organizzazione deve essere mo lto agile. perchè in certi casi il numex·o dei gassati ptlò essere molto g rande. mentre in altri ca.o:;i non ve ne possono ~re affatto. Ad ogni posto d i soccorso il batta.glioue e di rej!)o(imento (Battalion o.nd R egimenta.l a id sta.tions), in C!150 di neces-o:;it.i\. s i asselo{wl. \uut Sezione chùwico-bell·ica fornita. di llitB su fficiente d ot azione di wedicinali e d i preparat i contro i )!1\S. Queste sezioni servono pe r il prirno soccorso e per· lo sg:ombero dei gn>!Silti; di regola :s'impiantllno in vicina.n:r.a. d elle prime lirlE>e. nei limit-i consentiti dalle circonstanzo b lliohe. D a lle prime linee i colpi t i da J.!ttS : u.ttr·avHrw\ no la So:r.ione Chimico-bellica ve11f!ono inviati o.l p\mto di adwu~ota (collocting Rt~\tion) s ituato a lla distanza. di uno . due miglia dal fronte. Que.o:;ta ::>ezione s i divide in reparti: l 0 accet.ta.zione; 2° bag:no e lo.va1n~io : 3" r epar·to per· gn..'>&l.ti lievi . 4° rep ar·to per ga.-;.-;at.i g r"&vi ; 5° r epar·to ol'\iler-va.zione : (j<l rep a r·t.o ~ornbei'O . Nel repart<l osser·vnzione Ai mandano tutti i malati ::Josp et.t i per accertare se e:;si sono r:ealrnen t.e ga,;.-;ati o simulano avvelena~nento . LI t·epm·to sgombcr·o tra.s[ori:;co i gu.:s:mti negli osped8oti eia campo. P ostumi. cJ<, ga~. - ln q\.let;to capito lo viene t.rat;tata l'influenza dei ga;:; in rapp01-to allo H\'i luppo su <·cesHivo di malatt.ie a carico de ll'npparato r·esviratorio. Mo lti a.\ltori arlnet.tono grande i rnpo r-tr:tn:r.a a.ll' inlhrenza dell'azione dei ga.'> to;;sici sullo sviluppo d i malattie cronich e delraj>pat·tlto re.«piratorio; bronchiti c roniche, ttlbercolosi polmonru'O. L'A. basandosi su molte r·icerche fat~ sui gassati dimostra. l'e rTOneità. di questa opinione e viene alla conc l\!Sion.e c he l'avvelonamento coi g>~s n on procova una apprez:r.4bile p rediRlJOsizione alle malattie polmom1ri. Sen-izio mlldico in condizioni di fJU<!rra chimica. sul mare. - Questo capitolo è scdtto dal t enente medico d ella Ma r·irta anrerie&m \Yo lton. L'autore all' inizio de l capitolo riporta i ca-'li di impiego dei gas t ossici a Mrnincia.re dai piìr r·ernoti tempi dell'anticlùtà. sino ai nost r·i giorni. Il rton essere stati impiegati i mezzi chimici da. par'te dell'armata n avale durant e 1\rltima g1 rer rn. l'A. lo spie)!:a pe rch è nes>.'tlna delle parti bell~era.nti si voleva M.'<\rtneJ·e la. res pon.o:;nbilitò. della. iniziativa. d ella. guerra chimica. sul mar'O. Inolt re d 'allibo le parti si dHbitava. ancora sulla ef'fi.cacia d e l nuovo •na:-.zo di lotta in conJl'On.to ai vecchi mozzi g i.\ in u so . .l. ris11ltati che s i.

potevano at.tendere dall'tt.'!O dei mezzi chimic i s\11 ruare sembrava abbantarw.a. problematico e s i preferi vano alt t·e a n ni, il cui pregio s i conoscevu.. e la. lor·o sostitu.zione si rite neva perciò inoppor·tuua. P er·ò dopo In fme della g\terra, g li specialisti d ella :\Iarirw d egli St.a.t.i Unit i ba.o:;nudosi sull'esp erienza del pa.'>Sato, lturmo concl tr>~o che in America l'uso d ei rn ez7.i chimici ~<ul rna.re ~<arh pol>.-.ibile. D ' ond e l'nut.ore viene allo con c lusione che la flotta americana deYe in ternpo es:;oro pre parat.a a lla d ift-;;a cou t.r·o o gas perèhè durante Un attacco con rnezzi chimici non >~i fa.dt u t empo a intprov\·· isare l m a difosa.. L 'atr.to re flt\Jd ia e valuta. ino lt re i differenti ~I'\.lppi di ga.-; tossici e i metodi coi ·quali essi pos..'l<mo es;:;ere adoperat i sul mare. Pa.-;sa in ras.se.l!lla. q\rali sono i m ezzi p er attllare la d ifesa individuale e collettiva contr·o i gas per· la ftot.ta. indica i mezzi per preservare dai gas t.o!;SiCi le r i.«et-vc a li mentari e la prov\·ista dell'acqua pot11bile, .e da dettagliate indicazioni sui metodi t! i c ura dei gassat.i. Infine uu grande inter·esse offre l'ultimo eaJ>itolo sul (tua! e s i t ratt.a la question e d ell'uso del cloro nella c ura d i cer·te infonni tÌl del!li or·gani r·e..:;piratori. In ternpo di guen·a. fu osservato che fra il persottale clte lavorava ne lle fttbbric he di c l<>l'O , non s i avevano mai malat.i d i influenza, n1entre ne lle vicinanzo inlieriva. l'epide mia g rippale. Molte r·icer·che harmo r·ea.lrnente confer ma t o lo qualili~ t er·apeutic he d e l cloi'O. il quale è un buon rnezzo co ntr·o l' i flueuz~h le bmnchiti, la. per·t.o~<se ed altre malatt ie d elle vie respiratorie. La e\tra s i faceva nel sog:uente modo: gli am rnalati si fa.ce\·an o entr·ar·e in tm arnbiente perfettamente s tugl\0. d ello dimertsioni 13 • 13 ' IO piedi nel qua le ,;i facevano passare 42.000 litri di aria al min\rt.o. U clo r·o Ri ll!ZJ.!Ìlntgeva alla con centrazione di circa 0.015 grammi per op:ni litro di aria. cuu tro lla.nù nue ininterrottamente la concentrazion e stessa mediante analisi chimica de ll 'aria. (:li ammala t.i resrova.no n e lla. camera p er . n n'ora ; la maggior par-te di el>."'i dopo un ' ora di inalazione IZ'lanva; per a ltn fu neces."tl.ria \.ma seco nda o tEw7.a inRla:r.ione. l ris\llt a ti d e lla. .cura l ' A . li i.lh1stra in tabelle annesM.


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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALI&"iA E STRA.Nif:RA

Nell'appendice allibro vi sono· le formule e tabelle per effettuare le varie concentraziom. Vi è anche riportata la tabella dei pesi molecolari delle diverse sostanze tossiche. In complesso il libro del Vedder è \m serio e completo lavoro di chimica c bel· lica •· Esso può servire sopratutto come una buona guida di chimica di guerra per ogni medico, non solo militare, ma anche civile. Quelli cbe si dedicano alla specializza.zione sulla chimica bellica possono trarre da questo libro molto cognizioni utili ed alcuni capitoli hanno interesse indiscusso per la organizzazione del servizio chimico di guerra. PELLEGRINI. BRUMPT e WEllBLUMSKY.

Infezione di un moUtutc'J della Corsica con lo Schistosoma haematobìum, agente della biJ.harziosì rucicale. - (Bulletin rle I'Académie de médecine, 31 gennaio 192!3).

Gli Al'!.., servendosi di ur. mollu.flco polmonato, Bullinus contorl'U8, della stessa. spt>.cie di quelli ~he trasmettono la bilharziosi w-inaria in Egitt,o e in altre regioni dell'Africa e dell'Oriente, sono riusciti ad infettare 30 su 35 di questi molluschi, tenendoli a contatt,o con w-iJut di anunalati ~ziani per oltre 60 giorni a 2·~o 25" C. Questa è la prima. volta che si ;. potuta ot>~nere l'infezione sperimentale ili t.Bli molluschi e, ciò che presenta uno speciale interesse, è il fatto che questi BulU. n'U8 provengono da una regione in cui la bilharzio!;;i non esiste ed in ClÙ potrebbe certamente impia.ntarl'i se ai trovasRer•J riunite speciali condizioni. · Le esperienze- sono state compiute infatti in laboratorio a 2·' 0 21l0 t';. Ora, la valude di Porto Vecchio, dove il pr0f. Brumpt ha raccolto i BuUinua, pre-senta. una. tempera.tw-a. che varia dei 20° ai 3(lo C. dal pt·incipio di ~o al prinripio di ottobre, J,leriodo durante il q t•al~ potrebb{\ effett ua r~i la evoluzione completa della bìlharzia, dato che essa non richiede che 1 o 4 sett.imane alla tem}>f\ratura c:ti 240-250 c. È d unque prudente di non inviare n•ai di guarnigione in Co~ica, truppe di r.olore provetùflnti da r~ìoni rlove la bilhnrziosì è endemica. . Co~TA.

CESARI. -

I nostri prec·ursori coloniali~ -

Roma, Tipografia. Regionale, 1928.

L'A., ben noto per altri lavori riguardanti le nostre colonie, pubblica un interessantìRsimo studio sui pionieri italiani, che nell'Africa Orientale e Mediterranea. prepararono tant.o nel campo scienti.fìco che in quello economico e politico la nostra affem111,Zione coloniale, ed affronta per il primo e risolve felicemente l'arduo còmpito in quest.a rievocazione di glorie nostre in Africa di uscire dal campo purament& biWiografico per ~W<f>ltrgere ad una visione compreilsiva di un fenomeno storico, per il quale l'It.a.Iia, anche prima dell'occupazione delle sue coloni~, ha conquistato nel mondo un indiscutibile primato. In questa monografia, limitat-a. ai soli territori del cont.inente nero che più ci Ìlltere><sano, I'Ìa.ssume le varie esplorazioni compiute da italiani nella valle del N ilo, in Etiopia, nelltt penisola Somala ed in "Libia, riportando per ciascuna di quest& re~ioni un cenno sui diversi esploratori e sull'opera do. essi compiuta. - Fra questi, ci piace rie.<Jumare alcuni nostri colleghi, ormai dimenticati: Paolo dello. l'ella, me<lico chirurgo nella marina Sarda ed Agostino Cervelli esploratori della Libia; Vince·nzo Ragazzi e Leopoldo Traversi, esploratori dell'Etiopia.. li volume è corredato di una trentinn di fotografie di pionieri coloniah e di quatt.ro C!lrt.ine ello facilitano al lettore l 'immediata conoscenza delle località citate e di'gli it.inero.ri ;;e~·uiti.

Emmwele F'·iliberto- (Lattes e C., Torino, 1928). ~ella ricorrenza delle foste centenarie di Emanuele F'iliberto, che si celebrano in Tori no, è; u><dto recentis>•imat'nente i11 una magnifica edizione e con la collaborazio ne di eminenti personnlità, frn cui S . A. R. il Duca d'Aosta ed il maresciallo cl ' l t ali n. Caviglia, uno studio completo, in cui la. figl•ra del magnanimo principe !'nbaudo è Jnm<>gcriata nelltt sua multiforme att.ività, come condottiero, come ricos nuttore e eome J•ri'CUt'!'oro <l E',!di avvrnimenti che in st'gnito mat.UJ·arono.


CONFEa ENZE SCIENTI FI CHE

DEGLI OSPED ALI 1\liLIT...UU

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Quantu nque il lavoro non abbia molta attineuza coll'indole ùel nostro perioclico, tuttavia ritenjano doveroso in tale occa..<>ione di rievocare questa fulgida gemma d i Casa Savoia, il quale ebbe per profo..;::;ione politica l'italianitt\, che nella sua. mente lungimira nte intravedeva ed a li A. qltalo 1u·ùentemeute aspirava. P or meglio fa.r3 ri:;altaN la figum di q uesto valoroso condottiero, bast.i r icorda re che a soli 18 anni era a l com~ndo della cavalle t·ia in Fiand ra. ed in B orgogna ed il 4 settembre 1546, durante lt\ b.:~.tt.aglia d i I ngolstadt., l'imperatore, accompagnato da Emanuele Filiberto, ùopo aver passato in rivista le schiere, volle rifocillarsi senza scenùei·e da cavallo ed invitò il principe a. bere con lui. [ n q ue;;to istante una palla d i cnnnono passò sibilante fl'a le znmpe del cavallo ili E ma n uele F iliberto, il quale all' i mpera toro che g li chièdeva che coi!a fosse succeaso, rispondeva t.ranqu illamonte e !';Orridemlo che e ra la frutta cho mand ava la g uen·a. E d anche in Spagna nella di fe~a di Btwcellonn. diede ma.grufìca prova di eroism o e d i virtt1 milita.ri, ed i catalani por In, >Ht R. t-enacia, vo lontà ed energia lo chiamarono testa di ferro : ed il titolo pa~<:ò a lla ,;tol'ia. Q uesto spl..,ndido vo lume dovrebi.J.., aùw1que cusLi Lu i n' una Conte d i colt ur·a e di meditazione per tutti g li italin.ni allevati a lla luce d i Vittorio Veneto, tanto piil che a sig illa re que>ta storia d i Bmanuele F iliberto sta In. p arola al~tta di u n altro Emanuele Filibert:>. duce dell'invit.ta. III A rmata, che cosi e:~alta. la figura. i m ponente del magnanimo avo : "Con la tenacia del suo valot·e, d'lma terra devastata fece l'orgoglio dj t utti i civili primati. Con la fiera coscienza del suo de.>tino t·iaprì il Libro della storia c he pareva chiudere le sue pagine. Da allora nel suo e•empio la Patria, coi suoi P rincipi, coi suoi Re. infa.ticata. vol:se le pagine del volume immor tale s u cui itl pot·pora ed i n oro, col sangue dei suoi Eroi e con la luce dei suoi gen.i, ~ i inset·irono i fa~ti della rin novata gent-e lat.ina ''·

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CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI Elenco degli argomenti trattati (DII ,rttnsl vtrNII ~rveull alla Olrhltat Ceatrale ., s.~altà 11111ilart 411 JOal l i lligglt 1928)

.Capitano medico FRANO ESCO CASSrTO: Rf!!lezio-disart·i colazione)dell' e1Ji(wi superiore del radio sinistro per sarco,.na periosteo. N APOLI. - Tenente· colonnello medico ALFREDO GER~IINO) l jat.tori naturali eli guarigione nel tifo . ~OVAJI.A.. - Maggiol'P m edico MARCELLINO B E&TINE'rl'I. Emiplegia sinistra da emorragia cerebrale in mmtare 1U 22 anni. PALERMo.- .Ma.griore m edico GIUsEPPE ~UNi!E.R.I :~ Un caso di miosite b!Mwrragica. S AVIGLIANo. - Ca.pitano medico BRUNO SuRAc r: Glt errori più com u ni nella dtagnoBi e neUa cura delle malattie amcolari. T ORINo. -Tenente colon nello medioo PERRIER : Sul problema déu'afasia. TRIESTE. - Maggiore medico ALFONSO ANOELILLO: Un caso d·i ?neningite t-uher. · cola•re e t-uhercoloi'Ji polmonm·e. UDINE. - Sottotenente Lo&rs SPAMPINATO : L'importanza della diagnosi precoce IU mem-ngite tubercolare. BARI. -


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-:-<ECftOLOGIO

· NECROLOGIO Dott. gr. uff. Oiovanni Bernuccl tenente generale medico in P. A.

JJ :26 aprile :-;corso si spegneva improvvisamente in Roma il tenente genern.le moclico Oiovanni lleJ'HilcCi, a 6~) mmi. Lau•·eatosi presso lt\ R. Univer"><ikt di Padovn nel 1881, entrò nello .-stesso anno nel Corpo sa.rtitario militare. Prese pa.rte a lle campa.gue d'Africa del l !l8i e l 888 e si distinse uell'ope•·a di soccor,;o prestata. durante il terremoto calabro-siculo del 1908, conseguendo ltt medaglia di bronzo di benemerenza. Dura.nt.e l~ guerra l'i bica fu direttore d ell'osp6dale militare di Tripoli e sucCe>:!Sivamente direttore di !'lanità militare della colonia, o per· la >;ua in.telligenzo., attività e grande sentimento clel dovOl'O seppo cattivarsi la genornlo simputia e la stima dei superiori. Nella grande guerra, come dirett.ore di sanità del V Corpo d'Armata, che raggiunse talora la forza eli UO mila uomini, in condizioni particolarmente difficili di terreno e eli azione tattica, fece funzionare in modo d egno di encomio il servizio sanitario, dimostrando grande capacità profes>;ionaJe, energia ed operosità, si tla meritnre tmo speciale encomio e ltl eroe~ al met·ito di guerra. . lnolt1·e per la sua opera ,;opieuto ed ttttivu spiegata durante le epidemie coledca e di mening:ite cerebro-spinale fra le t.rnppe com.battent,i, fu decomto deUa medaglia d'argento al merito tlella sanjtù pubblica. Assegnato a.llu.IV Armato, ùopo l'armistiz.io provvide pront.ument.e alla orgtuùzz.azione del se1·vizio sanitat·io nel t-oJTitoJ·io rodent.o & nel termine di un mese e m ezzo riu~cl a raddoppiare quasi i.l nume1·o dei posti lett.o p01-tandoli da 12.01)0 a. 2'0.000 ed a provvedere all'a.'lSistenzo. sanitada di quelle popola.zioni. Ed anche come generale medico ispettore e come memb1·o della ('ammi ssione medica superiore f>er le pensioni di gtte•·ra diede prova delle sue elett.e qualità. Di modi distintissimi, d:i attimo sinceramf'nte buono. di carattere integro. lavora.to1·e coscienzioso, modesto, dotato di elevati sentimenti, d'intelligeaza pront.a, di va.<;ta e profonda coltura p•·ofessiona.le, eruc titi~simo nelle scienze storiche, archeologiche, geografiche, et.nologiche e letterarie, in tut~ la sua lunga e mai int~notta <:arriera, ricompensata della medaglia maurizit\na, ovunque ed in ogni circostanza, se.p pe far rifulgere le sue eminenti qualità di mente e tli cuore e rittsei ad infondere nei dipendenti ala crità.. d il igén7.il. devozione al dovere. Il Giornale eli medicina militare, che lo ebbe per molti anni prezioso collabora tore, invio ai desolati congiunti, ed in particolar modo al collega generale Rodolfo, le più ,;entite condoglianze.

Do.tt. Francesco Bres,c ianl capitano medico di complemento

f: deceduto il t o aprile scorso in Pietrasanta. P rese parte lilla grande guerra. col 970 reggimento fanteria e sul S. Ga.brie:e ri.ma.se ferito in seguito B scoppio di granata..

Direttcre responsab1l6 : ARTURo CASABINI, t't.enente colonnello medico. L <

('.l677) - noma, 19Z8 • Anno VI • Stablllmento Po~~ per l'Ammlntetrutone dello Stato ~,

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' VI - F. CACCIA. -

Trattamento e ·sgombero dei fratturati degli arti in prof. R 0 .\LLA VEOO\~A • • • • • VII - S. SALJ"ARI. - Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite 03teo-articolari in 1° e 2<> tempo. - Prefazione dol prof. R. ALES:;ANDRI. - Un ,·olu.ne di pat.::~. 190 . . . . • VITI - A. CA~A&IN'f.- La medicina mili tare nell'antica Roma.- Con 5 fij:(. IX - La celebrazione dei medici caduti io guerra. - Un volume di pn. gine 92 cnn 16 fi; ure . • . • . . . . . . . · . •. . . . . . X - X. Ronrnò. - La profilassi delle malattie infettive dom inanti oelfe nostre colonie africane. - Un volume di pa!!g. 44 . • • • • XI - A. CASAR!l'r.- La scelta dei piloti per la navigaz:one a~.- Un ,·olutne di pa.!g. 232 con 97 fig uro . . . . . . . . . . . . XII - G. CA.PPELLT. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordì· namento dell'Est>rcito e la guerra . . . . . . . . . . . . . . XIII - S. SALINARI. - L'autoleFiOnilmo nelle sue v.a rie forme e nei suoi esiti. - Un ,·olurne di pa.gg. 250 . • • • • • • • . • • . . XIV - F. CACCIA e ::>. Rrccr. - Le occln'\ioni intestinali (escluse le ernie strozzate) . . . . . . . • , • • . . . . . . . . . • . . . . XV - G. G&rxONI. - Geografia medica ed igiene dei J).Ostri possedimnnti coloniali. - Un ''olume di pa~g. 2-10 con 3 carte gco ~t·a.fi che XVI - S. SALI I'<A.IU. - La razione alimentare del soldato m pace ed in guer;ra. - Un volume di pa.gg . 240 • . . . . • . . . • . xvn - A. CASARnn. - Per le « nozze di diamanti • del Giornale di medicina. militare. - Un ,·oluau di pa)!g. 60 con 9 ligure XVIII - B. PAt:.:IUERI. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militara napolitano. - Un volume di pagg. 72. guerra. -

Prcfazion~ del

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t 'l. , n.:;a

A. CA.SARINI. La medicina militare nella leggenda e nella storia. Memoria. il 1927. Un volume di pagg. 700 con 155 figure. - Firenze, 1!>28. . . . . . . . . . . . . A. CA.SARINI.. La fatica nella vita militare. Memoria. premia.t.a. al concor:;o Riberi, 190;5. Un v o lume d i pagg. 330 con 65 fig;ttre . .- Roma, 1908 A. CASARINI. Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria. premiata al COit·~or..,;t\ Riberi. 1906. U n ,·olume d i pagg. 402 con tavole grafiche e ;statisliche - R oma., 1908 . . . . • . . . . . . . . . . La lotta antitubercolare nell'esercito. - Un ,·olume di pa.gg. 96 con 8 tav ole Per Le01Ìardo da Vinci nel IV Centenario della su~ morte. - Un volume di p11,g g. 100 con 37 fì;uro . . . . • . • • . . • • • • . • . . . . . Per Giovanni Maria Lancisi nel n Centenario della sua morte. - Un volume j di pagg. 106 c on 28 figure • . . . . . • . . . . . . . . . . . . lii Conferenza interalleata per l'asshtenA agli invalidi di guerra. (Roma., 1919) - Relazioni uffidali o ~orounicazionì. - U n volume di pa.gg. 96 . • . IV Conferenza interalleata per l'a~sistenza agU invalidi di guerra (B ruxelles, 1920). - Relazioni ufficiali. - Un volume di p ag!.!. -14 • • • • • • l Congresso internazionale di m~dicina e farmacia militare (Bruxelle.~. 192'1)..Relazioni ufficiali del Corpo sanitario militare i ta.lia.no . . . . • • n Congresso internazionale di medicina e farmacia. militare. (Roma., 1923). Atti del O onyre.,so - Vol. I. - R ola.z.ioni ufficiali. - Un volum.e di p ugg. 416 0011 t re tavole . . . . . . . . . . . • . . . . . . • . U Oongres~o internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma. 192:~). AUt del Cortgresso- Vol. II.- Lavori del Con gr e..;;:<o e comunic~ioni. - Un volume di pa.gg. UOO con 33 tavole e 19 inaisioni . . . . . CongresSO: internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi, 192'5). La.von d el C.Jngresso e comunicazioni. - Un volume di pa.gg. 8~ .

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ALTRE jPUBBLICAZIONI. p~miata al concorso su temi militari per

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE OIRt;ZIOiH: F.U

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Roma - Ministero della Gucrca, Via XX Settembre - Roma l

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CO~OIZIO~I

DI ABBO:\'.UU~~TO.

1. Il Giornrrle fli noedir.ina m.i!itare 81 J>\1 h bUca li p rl mo giurno dl ciascun moRe, In tal!Clcolo df quattro ftJgli di stnmpa almeno. 2. L'abbonanw11t n ò a'"'"'' o d~orre d n l t • gennaio. S. Il Pl'\'1.7.0 olllli'Rhllollatut•nLll è : Per l" lt.u li a e Coloulo . . . . . . • • • • • • . . . • . . . . . • . . . • . . • . . • . . . . . . . . • . . • L . 32-

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Per l' .l:.stero ....... ... ........... ., ..•....•....... ... .......... • .. 1 In ltalia . . . . . • . • . . • . . . . . . . . . . . U n ra.scicolo $Cpnrato costo ...... . 1 a U'J.:swro.. ................. .. . Il sup_plc~"!'"~,to ovntc-nc n t"!' ! ~lunU r~i 1 In 1tn t i a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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4 Per gl! uffidalf rn~dkl o ch!•nlc! formnc·ist i rlrl R. Esercito (I n sc•· v lzio attiv o. hl p ooizlono au<lllnrla, <t! C<lllli•lemcnto, dèlln risoo·,·n ed " rtp...-o\ Il pren" dell'nllbouaonento ò r i<lotto a L. U (l111iCif>'llr. •·d Il r.r•;z·· o del 8\tP IIIcmonL•l è rid••tto ·~ L. lS. - Non Si tra. melwou tiCO\'Ute per, gli abb<>OUI.llODti !Jl' FSolll\l i. ~- Nvn al IH!t'cttnnn ror·l:oml tm~('OI'hi trP.ntu g llll'H i dallll 8Jl~dJzl•>n<' del G iornale , cbo al ar· f<'t tna. r~gnlar·mento " l JJrlll <" •li • !-'Ili mc;.c. TrMco•·~u l •ole t<·rulin c, l faS(;kOII r icbicsLI vengono s pe· dit i 60 <liJ>tJIITlllo ili , ~P IO n p a gniYl{'lliO. G. l ~ignori nhloouutl rotl itn.ri in e !Tettlvib\ di 'er vizlo P«ll'hCranno l'importo d e ll'abbonamento p er mezzo rler r J, pdti,· l c •olllurv ll d i corpo o oiin·!.lonl. 7. 'Por l ~oli ufllclll li nw•lid (dcii'Es,·rciL •" dd h 1\lnrlnn), in <1ll"~unqUE' posiziono si trnvtno è amm~s<n un AB 131 IN A .\1 !<::\'l'li ClJ .\1 UL \ 'fl \'l) ul t;i.,nv•lc rli nudi · i.tut m ilil11rc od o.gll A nnoli di nwli.citìfl 7l•ttur/e c c,.f,.ll i••lr nl pro?.Y.O dl J,, :19 nnlluc. t lll•• lt.ru ""'"ll'li>O \I n AllllON.A)IJ~ NTO CUM U I,.ATl\'0 ~ll :o. lfrri • l a •u'rr>llatllit·« a! prct.Z II •Il L . ·16 !\n ll'le. t•d r\ll tl f(ivi-<lr< militare it<•liona alprtzr.p oli L . 41 nnuuo. t luflne nuu:nc~~" un .-\UII 0 ~.-\ ~ 1 1·: :\TO t'U~IUL.\Tl\'0 e l!(itoruale l'U no· . tJUSO, r·i,·i.~ tn ;.:o" ;;r·.tll>:a 1111•~• rata.. al pre1.zo di L . 50 annu.,. Per ••tlcn~re 1:o.ll fn<'ilitnzic•ul cumula· th·u !(l i nlollonntl mtlillld di'\HIIUJ.lll fur pct\'('Uu·o J'loteo·o hllJH>rlo aii 'Aou m lnis trn zlone dcl periodico d el pr·oprlo o rpo. S. Ai lib rai Ri fu lo sconto d e l 10 p er cento, um soltuuto per gli a.bbont\ulcutl dell" persone e d egli enti nou wllitari. ·

;\OitUE P.lm LE PlBBLIC.\ZIONL 1. I Jrwori ot·lglnnli, le note. l(' ri\'1~ 1<' - tlnltilo~rnrnu o ~critt l e m ano- devono OC<'upare un S•' lo lnt o cll'l fogli ... · ·~sl'N ' n l'l te~to d "li nlll<"n eù :tr.-:u rntn rno~>te coM'ett i o l'lvcdntt dugU au tori. S I f:t 8P<'<' inla rlu·on n>911<I0.7.i" nc cito qudll scolt~l a lll:• n •• Si11110 hen lv~itJiU, per modo di evitare ogni d ubbio 111 intcrprcta?.ionc. In c...o cout.r.. l'lo, la Dire7.iflue s l vodi'Obbe cost.rettn a. sospendcr.o.e

la pubblic.>?iono .

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(26 i i) - J{OUA , 1!)28 · A. VI· 1-'TADILJH&NTO PoLtOnAI' It.;O PER L'Ai\fliiiNISTR,\ZIONS DELLO ST.&.TO


Anno LXXVI - Fase. VII LUGLIO 1928 - A. VI

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GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

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l

DIREZIONE E D AMMINISTRAZIONE MJmsTERO DELLA GuERRA

ROMA · Pubblicazione mensile l


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA ( DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE) ~

Giomale di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Eaerdto e della Repa Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907 TELEFONI: 43-283 R. 'f. - 21-90 R. M.

SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI : L•ltlr. - Cou.sirter~r.foni intorno 1\d un gM da oomba.t ti mento: 11 solfuro dt et!J& biolorura.to (;porite) • . . . • . . . . . • . . . • • . . . . . . • . •• lllwini. - Sui val or e deli a. rf<'-erea dolle c morra.~tlo occulte n elle feci degU aoom· pensati oardllll.ll . . . . . . . . , . . . . . . . . . . . • . • • . . . .

Par. Ml

OUUIITIOA OLINIOA: Dalo. - ·rratt.ameuto s tomos ln io<> •li alcuni o.•si (li t uberco losi ohlrurgloa.••. Malmone. - S u lla. lilllo ·grA.nuloma.to•l inguinate snb ·I\Ollta. d i N'ioolas e FaYre •

Pag. 352

JIOTE DI IGIENE PRATICA : Mvlottl-8lanch1. - Come al p rent!ono le febbri tiloi<U !

. . . . . . .

RIYIITA IINTETIOA : knld. - Su gli aooert.amentl della soill.t ioa. . . . . . MEDICINA LEGALE MILITARE : Deoislonl <li massimi\ . . . .

346

362

Pag.

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Pac.

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RIYIITA DELLA ITAMPA Mf:DIOA ITALIANA E ITRANIERA . . . . . . . OONIIREIII • • , •• · • • • • • • . . . . . . • • • • • . . . . . . •. CONFERENZE IOIENTIFIOHE DEQLI OSPEDALI MILITARI . . . . . PARTE UF'nCIALE . . . . . . • . . . . . . . , . .· . . . . . . . . • .

PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE ROMA -

Via XX Settembre - Ministero della Guerra -

ROHA

COLLANA MEDICO-MILITARE

,,

PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DIB.EZIONE OENER.\L E

DI I"A.NITÀ MILITARE

I - F. TEsTL - Storia retro3pettiva dell'igiene nell'Esercito italiano • L. U - Ricerche biologiche degli Uffici psico-ftsiologici di aviazione mllitare. U n volume d i pa.g g. 236 con 46 figure e 2 t a vole . . . • m - E . SA!'JTOR O. - Fer ite addominali di guerra - Prefazione rlel professore N. GL~NNETTAS IO.- Un volume di p a.gg. 400 oon38 figure IV - A. LusTra - A. Busmoo. - I c gas di guerra •· Impiego ed el!etti - Provvedimenti e cura. - Un v olume di pagg. 104 con 3 tavole micrografìche a oolori • . . • • • . . • . • . . . •. V - A. L usna. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della masoheraoontro i ps durante la guerra mondiale (1915-911!). - Con 21 figure -

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1Ui-

• 30• 12-

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7-

( S•q.u .!" 7><f11(n<J tklln 4~1\Q)


MEMORIE

ORIGINALI

CONSIDERAZIONI INTORNO AD UN GAS DA COMBATTI- ~~~,, ~~ ME~TO: IL SOLFURO DI ETILE BICLORURATO (YP~~RITE) (~. . . ) ··..... ~

Pro f. Alessandro Lustlg, Senatore del Rògno

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Nel gennaio lùtimo scorso s'incontrarono alla capita..e belga i cosidetti esperti - chimici, biologi, medici, ingegneri, militari delle armi dotte, comanda.nti dei pompieri, industriali della chimica - di quasi tutti i principali Stati d'Europa, nonchè i rappresentanti del Giappone e del Brasile, chiamati al Convegno dal Comitato internazionale delle Croci Rosse, con il preciso còmpito di studiare e suggerire i mezzi, più convenienti e pratici e di sicura efficacia, atti a proteggere la popolazU>ne ci·vile attiva e passiva (l) dagli attacchi nemici con i gas tossici lanciati da aeromobili. Su quanto fu d~tto eli.pratico e di speculativo in quella ecclettica riunione, molto interessante sotto vari aspetti, come è di facile intuizione, ho già. riferito, sia pure in modo molto sommario, e senza particolari tecnici, in altro periodico (2). A questo posto intendo invece intrattenermi sopra. alcune particolarità di ·un prodotto molto interessante, e noto a molti medici - il solfuro di etile biclorurato - particolarità che furono argomento di speciale attenzione da parte degli intervenuti. Premetto che fra. tutti i gas da combattimento menzionati ex professo o per caso, il solfuro di etile biclorurato è sempre stato quello che destò maggiore interessamento e particolare preoccupa.zione, e direi quasi fu l'unico, fra quelli che possono servire all'attacco aereo, ch'ebbe riconoscimento di « gas bellico per eccellenza ». Naturalmente mi riferisco ai prodotti tossici da combattimento noti e sperimentati durante la guerra mondiale. È vero che fra un discorso e l'altro entro e fuori la sala dell'Accademia belga - ove trovò la sua giusta sede la Conferenza internazionale - si affacciò un altro prodotto - la lewisite - (3) anch'esso vescicatorio come lo è l'yperite. Ma tale composto organico dell'arsenico, che all'azione flogistica locale associa un potere tossico forse superiore al solfuro di etile biclorurato, presenta qualche incognita, ai fini s'intende della guerra, e gli manca finora il battesimo dell'esperienza bellica, perchè, preparato in grande stile dai nordamericani verso la fine del1918, nel periodo in cui giunse l'agognata pace, non potè trovare la sua pratica applicazione sul campo di battaglia. (l) n Convegno dlstl.ose la popolazione clv11e In attiva e passiva. VaJe a. dire In queUa. obe si OOOllpe. dJ produzione belllca, o è addetta. a. servi~! attinenti alla guerra, e In qllella. rlt:nanento, che non ha. alcuna Ingerenza con servizi di guerra.. (2) Rimta di educazioM tasci.lta, aprile, 1928. - Organo dell'Istituto NazionaJe di Cultura Fascista. - R1vlst&. Esercilo e. Nazi<me., Ministero della. Guerra. - Roma, 19'28. (li) StùJa Lewlsite si legvn.: ROVlDA G., Rloorobe aperlm~nta.ll r.on l& Jewlalte ... S!en~>, ID25.

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342

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CONSIDERAZIONI INTORNO AD UN GAS, E CO .

Ciò che non è di certo per il .solfuro di etile biclorurato (l) (l'yperite dei francesi, il solfocloruro di etilene o mustard-gas o mustard-oil degli inglesi o il Gelbk.reuz (croce-gialla) dei todeschi). Una eminente qualità di questo prodotto bellico è la sua lunga persistenza, ove arriva per mezzo di proietti o lanciato dai velivoli. Per tale sua particolarità viene classificato fra i gas-persistenti, ed è il primo di tale categoria. Esso conserva. a lungo la propria azione locale o di contatto, con reazioni infiammatorie (vesciche) e quella generale tossica o di riassorbimento. Tale persistenza dell'yperite dipende dall'essere ben poco volatile in confronto di altri prodotti aggressivi, come per es. il cloro, il fosgene, il (lifosgene, ed altri che furono usati, per ragioni tattiche, più. che altro dall'artiglieria nell' ultima guerra e sui diversi fronti. Non sarà forse ' superfluo ricordare almeno per quelli elle non hanno a,vuto l'occasione di interessarsi ai gas da combattimento, che il solfuro di etile biclorurato (Cl CH 2 CH2 ) 2S - è nn liquido oleoso, di solito impuro: così è quello che viene usato a scopo bellico, di colore nerastro o bruno giallastro, ed emana un odore agliaceo: simile a quello della senape. La sua densità è di 1,27 a 15°; alla pressione ordinnria. distilla a 217o incominciando a decomporsi, mentre alla pressione di mm. 18 di mercnrio distilla a 103o a 105o senza alterarsi. .A 15o ba tma tensione di vapore pari a mm. 0,0417; a 20° pari a mm. 0,0650; a 25o pari a mm. 0,09996 di mercW"io {Vedder); la densità di vapore è di 5,5 rispetto all'aria.. In acqua è poco solubile (0,07 % circa a lOo). Se questo prodotto fosse usato in guerra aUo stato purissimo sarebbe inodoro ed anche incoloro, perchè l'odore di senape o d'aglio, e talora di cipolla, è dovuto alle impurità - solfmi etilici - ch'esso contiene. Ne viene di conseguenza: non essere esatto che si possa escludere la sua presenza in un ambiente invaso e penetrato dall'yperite quando non si avverta da nessuno- anche dalle persone con senso olfattivo integro e molto sensibile - il particolare odore. Si dice generalmente che l'yperite impura viene fiutata da olfatti molto sensibili - onde negli esermti durante la guerra vi eFano dei veri segugi, che precedevano le truppe per fiutare il terreno - perfino in diluizioni di l su 10 miliorù, ma ciò non si può ammettere per il prodotto puro (2). ( I ) L OSTIO A., Lo Sperinu:nw~. n . 25, 1919. - RoVlDA G., c Istruzione 1\l medici sul! gas dl combat li mento •· - Siena, Jll26. (2) I pr oietti croce gi.. Ua tcdoaohl contenevano U 15·20 % di tct.raclornro di carbon.lo, nllo scopo di aumentt\l'a la volatiUtà del aoltu.ro dJ etile biclorurnto. Proi etti con croce g!eJ.Ia n. 1 conoonevano 11 :!0% dJ monoolorobonr.ene. I tedeschi fecero o.nche 1ùtro nl.lscel•. per oar!oare prolettl Per dichiBrllZiouc t edesco. risulta che l'yper!te preparata dal tranoes! ero. efficace 'q uanto la loro. I o stesso Abbi modo dJ avere. nuche nella primavera del 1918 per Il tramite del Direttore dell'Uflloio tecnico del Co mando supremo C.>l. Penna., campioni d ~i duo prodotti por prova.nll) l'azione biologica, e constatai oowe l' azione di contatto sull'uomo !oSilO per 1 prodotti di diversa provenienza dJ O!ntflle ln ooru;ità. Ne feci prove nuonur-ose sull ' uomo (pollo) e su me sr.esso (vedi Lo SperirMnla le, o.noo 191 8). L a setUoua Armata tedesca (lakobacn) ebbe d.nl giugno al lugtl'l 1918 a Solssoll6, Cbàteau T bier y, Dormans, moltlsairni nomini fuori di combuttimento per opera deii'Y1'6rlte tranoooo. Seoundo not.lzlo tro.noe3i la Fr~ncla caricò dal 1• nprilo all'li novembre 1018, n. 2.406.000 dJ gr&wlte oontcnentl ypurlte, e dal 1• lugUo 1915 a l novembre 1918 oltre 17 mUJonJ di }lr(liettt gasaogen.l. Nellu notte dal 31 lo.glt o al t• agosto 1018 l tedeschi lancl81'ono su una tronte dJ 19 obllomet rl fra N6villy e le. sponda della Mosa, 340.000 granate crJce gtalln ; ma poJ nel settembre 11118 oomlnclò a ecaraeggiare lo Germani& U cloruro dl ctlle b!CI'Jrnratn.


CONSIDERAZIONl DITORNO AD UN OAS, E CC.

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Quando fu poss~bile il solfuro di etile biclorurato fu usato in guerra da tedeschi, francesi, inglesi ed americani e dagli altri belligeranti a.nc}le da quelli che non ne erano p1·oduttori diretti, in miscele con gas lacrimogeni allo scopo di mascherarlo e rendere difficile il suo scoprimento. Si ricorse perciò alla ricerca di inclicatori e di tale sensibilità dn, fa.r scopril·e il gas nel terreno o nel materiale impregnatone: come vestimenta, stoffe di varia natw·a, cuoio, ecc. o semplicemente da esso contaminato (strumenti, fucili, cannoni, ecc.) con minime traccie. .A. Bruxelles fu chie.<>to ai chimici, specializzati e di fama ben nota, se esista un indicatore sicuro capace di svelare minime traccie di yperite in un qualsiasi ambiente, e dopo rapida. discussione venne in chial'O come i metodi a tal uopo suggeriti durante la guerra, e resi noti per indiscrezioni, o pubblicati dopo la guerra, non si possono considerare come specifici, perchè comuni ad altri prodotti tossici, per es. alle arsine. E cosi nemmeno il famoso metodo francese Grignard, tenuto gelosamente celato, non è degno di completa fiducia, e si disse a Bruxelles dal dott. Hanslian e da altri che esso fu superato da altri imlicatori americani. Però allo stringere dei nodi si venne alla seguente unanime conclusione: la Commissione raccomanda alla Croce Rossa d'aprire un concorso di carattere interna.zionale, avente per oggetto, ~ di indicare il reattivo ideale capaee di scoprire con sicurezza la presenza ~~...~ :~ dell'yperite. Ta li pregi bellici· di questo gas vescicatorio non sono i soli. ' Se viene mescolata l'yperite con 10 a 25% di prodotti facilmente volatili - tetracloruro di carbonio, clorobenzolo, nitrobenzolo - abbassa sensibilmente il proprio punto di congelamento, per cui anche nel freddo inver- t. no rimane sempre volatile. \.... Quanto alla sua persistenza si sa ormai, p er la larga esperienza fatta dura;nte la guerra, che l'azione del gas vescicatorio persiste anche per oltre 6 ore in nn campo aperto esposto ai venti forti, e assai più a lungo in nn terreno difeso dai venti. Se l'aria è secca il gas è proprio traditore, p erchè non se ne scorgono i suoi vapori e al momento gli occhi e gli organi della respirazione non ne sentono molestia, mentre gli effetti si banno più tardi, anche dopo qualche ora. Dal terreno impregnato il ra.ggio diazione del ga-s si estende fino a 10 metri. Il gas lanciato con proietti sotto forma di rugiada penetra nel terreno, nei campi coltivati, nei p ascoli, nelle aiuole e sotto l'azio.ne dei raggi sola1·ì, con il caldo, si trasforma in vapore, che per alcuni giorni si espande lentamente e viene reso inattivo ed in· nocuo, con procedimento naturale soltanto per a.bbond.a.nti e prolungate pioggie, oppure per la neve, se cade copiosamente sul terreno. L'azione di contatto si estingue solta,nto dopo mesi nei tessuti di tela, di lana, nel cuoio, se tale materiale dal gas infestato viene conservato in ambienti poco ventilati ed. wnidi, m a freddi. Vi è chi sostiene di avere avuto vesciche cutanee, dopo aver toccato vestimenta impregnate da yperite da un anno e conservate in cantina. Nel febbraio 1918 alla nostra front-e dimostrai al colonnello Penna c ome stoffe di lana imbevute di yperite di provenienza francese e scaricata da un proietto, conservassero, custodite in un magazzino freddo e ..tsciutto, per due mesi ancora il loro pericoloso potere.· , n solfuro di etile biclorurato è un tossico cellulare ; non ha che in rarissimi casi un effetto immediato ; le manifestazioni morbose flogistiche


3-14

OONSIDERAZlONI INTORNO AD UN GAS, ECC.

e necrotiche da esso provocate, si presentano nelle lpro varie fasi di sviluppo, dopo alcune ore, quando l'individuo che è esposto a.l pericolo, non sia munito da difesa individuale. La disposizione all'azione locale e generale per questo gas non presenta notevoli oscillazioni individuali e quasi tutti i colpiti vengono posti fuori di combattimento prima o dopo; però si è osservato, durante l'ultima grande guerra, ed anche dopo, come le truppe colorate siano molto meno sensibili delle altre all'azione dell'yperite. È stato detto ripetutamente che nei comuni animali di laboratorio, compreso la scimmia, l'azione vescicatoda viene a mancare; invece a me consta direttamente, per aver seguito in questi giorni le ricerche del dottor Giulio Rovida, tenente medico, non ancora pubblicate, che anche in questo animale è possibile produrre le classiche vesciche e in genere i fatti infiammatori e necrotici. All'yperite adunque si attribuisce nn singolare valore bellico per la sua persistenza, che rende impraticabile per interi giorni larghe estensioni di tt>rreno, e impedisce l'uso di oggetti da questo prodotto impregnati o cosparsi, e ciò, data la sua scarsa volatilità. Non vorrei dimenticare di dire come tutti furono d'accordo a Bruxelles, nel constatare l'efficacia del trattamento in uso verso i colpiti, che si basa sull'azione che esercitano gli ossidanti - cloruro di calce, permanganato di potassa ecc. - sull'yperite, che ne viene decomposta. Dove vi fu grande incertezza di giudizio egli è sull'efficacia dei vestiti proteUori cosidetti abbigliamenti antyperitici e sui mezzi di difesa personali a base di grassi. Questi ultimi vennero in massima condannati da tutti coloro che ne hanno esperienza personale ; e per il resto la conclusione sarebbe che nessuno dei presenti ha saputo, o voluto, indicare un abbigliamento protettivo di poco peso, igienico, non troppo costoso, di facile conservazione, capace di dare ogni garanzia: e infine si convenne che convenga diffidare dei mezzi di fortuna., perchè conferiscono una difesa. troppo incompleta contro il solfuro di etile biclorlll'ato. Ritengo che queste poche notizie, per quanto semplici e monche, possano riuscire utili e gradite ai colleghi dell'Esercito e dell'Armata.

Firenze, aprile 1928.


ISTITUTO DI CWUCA MEDICA GENERALE DELLA R. UNIVERSITA DI PISA diretto dal sen. prof. G. B. QUEmOLO

SUL VALORE DELLA RICERCA DELLE EMORRAGIE OCCULTE NELLE FECI DEGLI SCOMPENSATI CARDIACI per il dott. Ceoare satvlnl, ca pita110 medico, aasistente militare

All'istituirti della insufficienza di cuore corrisponde spesso la comparsa di disturbi da parte dello stomaco e dell'intestino. Essi consistono in senso di pressione, di tensione in tutto l 'addome e specialmente in prossimità degli ipocondri e della regione epigastrica, nausea, eruttazioni, anoressia, talora bulimia (Matthes), gastralgie, vomito alcune volte infrenabile, irregolarità dell'alvo con alternative periodiche di stitichezza e diarrea. Tali disturbi vengono in gran parte attribuiti a fenomeni di stasi epatica cui consegne quella dei vasi gastro-intestinali- e l'intercorrenza dei fatti è ovvia quando si pensi ai rapporti della vena porta ed alle sue anastomosi col sistema della cava - in piccola parte ad insufficiente apporto di sangue arte'rioso negli organi digerenti. Essi, nel corso della insufficienza di cuore, sono tanto più precoci e più spiccati quanto più la malattia fondamentale ha maggiormente compromesso la cavità del cuore destro. Cosi, i detti fenomeni si osserveranno preferibilmente negli individui affetti da lesioni della mitrale, da perica.rdite cronica e da dilatazione cardia.ca per degenerazione del mioca.rdio, mentre in casi di lesione aortica appariranno nel periodo terminale allorquando l'insufficienza cardiaca ha raggiunto le cavità del cuore destro (Vaquez). Parecchi autori, quali Adler e Stern, Ruester, Hue.fier, Ewald, Jorns, Einhorn, ecc., hanno eseguito delle ricerche sulle alterazioni della secrezione gastrica, della sua motilità e dell'assorbimento intestinale, ma le loro conclusioni non sono state molto concordi avendo alcuni riscontrato reperto normale, altri aumento o diminuzione o assenza di acido cloridrico. Le indagini del Miiller e del Noorden ci hanno fatto conoscere che solo l'assorbimento dei grassi è limitato mentre la digestione dei carboidrati e degli albuminoidi è poco compromessa nella insufficienza di cuore (Kiilbs, Eichhorst, Vaquez, ecc.). · Se dall'esame del chimismo gastro-intestinale negli scompensa.ti cardia.ci non si rilevano alterazioni che sempre concordano con quelle che comunemente si riscontrano nell'ulcera peptica o nelle neoplasie del tubo digerente, non altrettanto si può dire per quanto riguarda la sintoroatologia subbiettiva e clinicamente obbiettiva la quale ha parecchi caratteri di somiglianza con quella che, all'inizio del male, suole manifestarsi nei pazienti colpiti da ulceri rotonde o da. carcinomi. E quando si associa quello stato di cachessia cui contribuisce l 'anoressia intensa o il vomito incoercibile ostacola.n te l'alimentazione, o quando l'unica manifestazione di una insufficienza cardiaca è rappresentata dal fegato da stasi, errori diagnostici di interpretazione non sono assolutamente impossibili.


346

SUL VALORE DELLA RICERCA DELLE El>tOR.RAGlE, ECO.

La cachessia dei cardiopatici cronici è stata oggetto di lunga trattazione da parte del Romberg il quale ba richiamato l'attenzione slù fatto che individui affetti da sclerosi delle coronarie possono deperire cosi rapidamente da far pensare ad un carcinoma ,ocmùto. L ' Ortner afferma che dimenticandosi talvolta come nei vecchi l'insufficienza di cuore si presenti anche in forma di cachessia., si possa far diagnosi di cancro dello stomaco o del fegato mentre invece non esiste che una insufficienza cardiaca. con fenomeni ga.<>trici o con epatomegalia. Lo stesso autore rammenta che non va per altro dimenticato che noopla. smi maligni del ventre ed in modo particolare il cancro dello stomaco possono d,ecorrere nei vecchi col quadro d,i una insufficienza di circolo e cioè con edemi degli arti inferiori raggiungenti talora la regione sacrale, difficoltà di respiJ·o, tachic~1rdia, più di rado aritmia se questa non esisteva in precedenza come propria. del cuore senile. Negli infermi non cardiopatici che presentano sintomi che facciano pensare, a seconda del caso, ad una neopla.sia maligna del tubo digerente o a.d. ulcera pcptica, una indagine di semeiotica chimica che non viene mai trascurata ed a cui, come è noto, si dà una notevole importanza per la conferma o meno della diagnosi sospettata, è quella della ricerca delle emorragie occulte nelle feci. Se alcune volte Io ste.<>so paziente ha già notato la presenza di sangue nelle sue deiezioni, non sempre esso è visibile ad occhio nudo : e che si ritrovi con molta frequenza, con mezzi chimici, nelle feci apparentemente normali degli individui colpiti d a uloora., senza che questi abbiano avuto mai vomito e gastrorragia, venne dimostrato dal Boas e poi confermato da numerosi altri ricercatori. È indubbio che il ripetuto esito positivo di tale indagine, se fatta colle dovute cautele per evitare fonti di errori, confermerà il nostro concetto diagnostico. Ed in quei tali pazienti colpiti da insufficienza di circolo cbe accusano not~voli disturbi a carico dell'apparato digerente, simili a quelli di un'ulcera o di una neoplasia e nei quali la diagnosi sia dubbia, se l'esito della ricerca delle emorragie occulte fosse positiva, tale reperto cho valore avrebbe T Negli scompensati cardiaci con stasi portale è frequente la. costatazione di minime tracce di sangue nelle fecif Le questioni, sullo quali ha già portato un notevole contributo il Brunè, mi sono parso di una certa. importanza tanto più che nei trattati, ai capitoli delle maln.ttie cii·cola.torie e gastro-intestinali, si fa. cenno comunemente, e spe.'lso solo fugacemente, di gravi emorragie conseguenti a rotture di vasi come emorroidari oppure di quelle che possono conseguire ad enteriti muco-sanguigne che si sviluppano evidentemente per l'intervento di aHri fattori etiologici, ma raramente di parla ~i quelle emorragie occulte che possono o non riilcoutra~ i in quei easi in cui colla insuificienza. di cuore non si ba nei malati una notevole sintomatologia a carico d el tubo digerente. Ho voluto pertanto eseguire delle ricerche allo scopo di convincermi se effettivamente in tali circostanze si abbia o no passaggio di sangue dalle pareti nel lume intestinale. Ho esaminato le feci dei ca.rdiopazienti scompensa.ti degenti in Clinica portando la. massima attenzione specialmente nella ricerca delle emorragie occtùte di quelle feci provenienti da malati in cui appariva manifesto o poteva a ragione sospettarsi l'esistenza di una


SUL VALORE DELLA RICERCA DELLE E)lORRAGJ'E, ECC.

347

stasi nel campo della porta facendomi guidare dal concetto che le probabi-

lità di ottenere risultati positivi sarebbero state tanto maggiori quanto più notevoli apparivano i fenomeni di stasi. Gli infermi presentavano tutti una evidente epatomegalia, qualcuno ascite, quasi tutti lievi disturbi dell'apparato digerente e consistenti in senso di peso all'epigastrio, eruttazioni, nausea, inappetenza, talora conati di vomito non sempre dipendenti dai pasti. Nei limiti del possibile ho cercato di eliminare le fonti più comuni di errori, assicurandomi sia coll'anamnesi sia coll'esame obbiettivo della non esistenza di lesioni emorragiche gengivali, nasali o della mucosa orale, di ulcerazioni emorroidarieJ sottoponendo gli infermi ad almeno tre giorni di dieta lattea assoluta e provvedendo infine ad un preventivo clistere di pulizia. Per ogni ricerca ho usato sempre due metodi e ~ioè quello della benzidina colle modifìcazioni di tecnica apportatevi sia dallo Schlessinger e dall'Ho1st, sia dal Marconi e quello della fenolftaleina. In qualche caso ho aggiunto la prova del guaiaco. Per ogni paziente gli esami sono stati ripetuti più volte. I casi studiati sono quelli raccolti nel seguente quadro sinottico :

.. .

" ;a .o

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o .. ., o

..., 8 "' Z

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., ""

E. T.

65

r-1

Esito della. ricerca delle emorragie occulte

Slntoma.tologta.

Diagnosi

Dispnea - cianosi . tosse con escreato emorragico - notevole epa.tom.P.ge.lia - edemi arti inferìorì . qualche eruttazione epigastra.lgia - alvo irregolare.

Vizio com posto mitralico e aortico.

Negativo

-

2.

R. G.

35

Dispn ea - cianosi - tosse con escreato mucopmulento - idrotorace bi laterale - fegato poco debordante - edemi arti inferiori - anoressia - seneo di peso regione epigastrica. - difficoltà. di digestione.

Vizio comoosto mitralico e aortico. Miocardite.

Negativo

3.

C. G.

52

Dispnea - cianosi - notevole epatomege.lia - edemi arti inferiori - urina da stasi - anoressia nausea. - senso di tensione all'epigastrio e all'ipocondrio dest ro.

Vizio composto mitralico.

Negativo

4,.

A. R.

53

Dispnea- intensa. cianos i - r..otevole epatomegalia. - ed e m i arti inferiori - nausea. - anor 888ia - alvo irregolare.

Miocardite.

Negativo


348

SUL VALORE DELLA RICERCA D ELLE EMORRAGIE, ECC .

.,

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i:

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..,.o

z

o .,

5.

F. G.

6.

7.

...

Esito della. ricerca

Sintomatologia

Diagnosi

47

Dispnea - cianosi - tosse con eseree.to muoopurulento -notevola epatomegalia - urina da stosi - lievi edemi or ti inferiori - anoressia - qualche conato ili vomito - senso di molestia all'ipocondrio de~:<tro.

Ins ufficienz a mi t.ralice. e stenosi aor· ti ca..

Negativo

M. C.

66

Dispnea - cianosi - polmone da stesi - notevole epatom egalia - urina da stasi · n ausea - eruttazioni - senso di teonsione e.ll'ipocondrio destro - alvo irregolare - edemi arti inferiori.

Jnsuffìcien za mi t r alica.. Steno<>t aortic&. Miocardite.

Negativo

Z.P.

42

Dispnea - cianosi - fegato rs.g- Mioce.rdi t e. giungento l'ombelicale trasverInsufficienza sale dolente aUa pressione - mitralica. splenomegalio. - urina da stasi - edemi arti inferiori - vaghl disturbi gastrici - stipsi.

Nega tivo

8. G. M.

30

Modica dispnea - cianosi - mo- Mioc ardite. Yizio compodico in~ndimento del f egat<O sto m itra.lico • . edem1 arti inferiori sino alle ginocchia - urina da stasi anoressia - nausea - doieozia regione epigsstrice. e ipocondrio destro.

Negativo

Dispnea - cianosi - fef!to non molto ingrandito e do ente alla palpazion':l - urina da stasi edemi perimalleolare - nausea - talora accenno o. vomito.

Mio cardi te. Vizio composto della mitra.le.

~ego.tivo

A. T. F. 46 Modica d ispnea e modica ciano-

M io cardi te. Vizio composto d ella m1tra.le.

Negativo

llf io cardi tc. Vizio com posto m itr.a lico. ~tenosi aortica.

Negativo

"'

M

"' o .:Z

9. M. G.

lO.

11. G. M.

~

>il

68

si - m odica epatomegalia- edemi perimalleolari · urina da stesi - nausea - anor~ssia - alvo irregolare.

31

D ispnea - cianosi - edemi arti inferiori - notevole epatom egalia. - splenomegalis. • tosse con escreat o mucoemorr., i no.ppetenza - nausea - urine. da 11tasi.

delle

emorra gie oooolto

l

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l


SUL VALORE DELLA RTCEl!ICA DELLE EMORRAGIE, EOO.

o .,

....., oa

:z o

Slntom.tologla

Diagnosi

4>

349

Esito della. ricerca. delle emorragie oooulte

12.

G. B.

19

D ispnea - cianosi - edemi arti inferiori raggiungenti il sacro - idrotora.ce - ascite - fega.to molto ingrandito, duro, dolente - splenomPgalia - urina da. stasi - nausea - anoressia - stipai.

Vizio composto mitralico. Stenosi aortica.

Negativo

13.

G. B.

60

Dispnea - cianosi - tosse con e screato mucoemorragico - fegato poco ingrandito - edemi perimalleolari - dia.rrea.

Vizio composto mit ralico e stenosi aor· tica..

Negativo

14. R. G.

67

Dispnea • cianosi intensa - catarro bronchiale diffuso - tosse con escreato mucopurulento fegato non ben palpa.bile - milza un pò ingrandita - urina da sta& - edemi arti inferiori - modica ascite - senso di tensione agli i pocondri • a nor essia digestione gastrica sten-

Miocardite.

Negativo

tata. 15. T .F.

Modica dispnea - lieve cianosi • edemi perimalleolari - n otevole epatomegalia - splenomega.lia vaghi d isturbi gMtrici - alvo irregolare.

Mio cardite. Insufficienza mitrnl ica. Stenosi aortica.

Negativo

16.

Modica d ispnea - modica cianosi - fegato non molto ingrandito, duro, dolen te - ascite • splenome~lia - ed e m i perima.lleolan - u rina da. stasi - anoressia - erut t azioni- epigastral· gia - alvo stit tico.

Miocard i te. I nsuffici enza mitra.lica.

Negativo

Vizio composto della mit rale. Stenoai aortica.

Negativo

M. I.

17. B. G.

4.0

l

Dispnea ~ cianosi - fegato notevolmente ingrandito, duro, dolente alla palpazione - polmoni da stasi - edemi diffu<>i sino al ginocchip · urina da stasi - inappeten7.a. - qualche conato di vomito dopo l'inge· stione del latte - senso di p eso agli ipooondri - alvo irregolare.

•


350

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SUL VALORE DELLA RICERCA. DELLE E .\ I ORRAOIE, ECC.

o .,

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4

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18.

Z. T.

44

.o

19.

G. R.

Slotomatologia

DiaJrnoal

Esito dolla ricerca dello emorragie occulte

~7

Modica cianosi · m odica. dispnea. - fegato molto ingrandito, duro, l iscio, doloroso -edemi sino alle ginocchia- appetito assente - alito cattivo - senso di nausea - talora conati divom ito - urina de. stasi. Cianosi - intensa dispnea - lievi edemi perimalleolari - polmon e da stasi - urine da st-asi fegato rido tto di volume, duro, scabro, ben palpa bile - splenom ega.lia - ascite abbondante.

Mio card i t e. Insufficienza mitra.lica.

Negativo

Vizio compoposto m itralico. Cirrosi cardiaca.

Negati vo

l

Osservando i risultati delle ricerche eseguite appare come nelle feci dei pazienti di insufficienza circolatoria da. me esaminati non siano state mai riscontrate emorragie occulte per quanto i sintomi di stasi portale fossero in tutti gli infermi abba-stanza evidenti. Gli esiti di tali indagini concordano con quelli del Brunè. L'assenza di sangue starebbe a dimostrare o che comunemente non esiste passaggio di sangue nel lume intestinale o che la quantità. di esso sia stata nei miei pazienti talmente ridotta da non influenzare le reazioni che pur si ritengono sufficienti per gli usi di clinica. Infatti la sensibilità della. reazione del guaiaco è stata ammessa sino a l a 20000 (Oettinger) e Girault), quella della fenolftaleina sino a l a 30000 (Lombardi) e quella. della benzidina sino a l a 200000 (Schumro e Westphal). D'altra parte, come opportunamente ha rilevato il Brunè, la ridottissima dieta. alimentare cui sono comunemente sottoposti tali pazienti, dieta costituita. di solo latte e dalla quale derivano scarsi residui fooali, con ogni probabilità, per' non dire certamente, anche le minime tracce emorragiche si sarebbero dovute porre in evidenza. P armi più logico l'ammettere che per norma, negli individui affetti da sco mpenso di cuore, constasi portale e con scarsi e lievi sintomi a. carico del tubo digerente, non si ha passaggio di sangue delle pareti · nel lume intestinale e che quella melena. cui fanno cenno talora i trattati sia da Iicollegarsi probabilmente non solo ad intensa. stasi dei vasi intestinali, ma anche e specialmente, a peculiari condizioni locali, come, ad esempio, a modificazioni delle pareti dei vasi. Mentre infatti si riteneva in passato, perchè le emorragie per diapedesi dei vasi capillari potessero avverarsi, essere sufficiente la sola stasi, più recenti studi hanno viceversa accertato che perchè il passaggio dei corpuscoli rossi tra gli endoteli dei capillari e delle vene possa verificarsi, non sia sufficiente il solo aumento di pressione, ma occorra una altera.-

•


SUL VALORE DELLA RICERCA PELLE E~10R.R.AOIE,

ECC.

35 1

zione della intersostanza che normalmente unisce questi elementi cellulari (Luatig e Galeotti) . .Ammesso pertanto la rarità di un reperto positivo, quale valore si dovrà dare alla constatazione di tracce minime di sangue nelle feci degli scompensati cardiaci con notevole sintomatologia a carice del tubo digerente Y Se errori di interpretazione del complesso stato morboso vPngono J>pesso eliminati, non si può escludere che possano sorgere talora dubbi sulla esatta diagnosi. Una risposta alla domanda non è facile. Tenuto conto del reperto negativo che io ho avuto nei pazienti e dell'identico reperto avuto dal Brunè, qualora ogni fonte di errore sia stata evitata, è da sospettare che molto probabilmente le emorragie occulte in detti scompensati di cuore .stiano ad indicare la presenza di una ulcerazione del tubo gastro-enterico . Non si può disconoscere che queste piccole traece di sangue possano essere mes~e in rapporto ad enteriti muco-membranose secondariamente istituìtesi date le favorevoli condizioni dell'ambiente, ma esse possono rappresentare nn sintomo importantissimo anche di eventuale complicanza di un'nleera peptica o di una neoplasia ulcerata ed occulta. Contribuiranno alla dia.gnosi etiologica non solo l'esa.t to apprezzamento dei sintomi locali e generali, snbbiettivi ed obbiettivi, ma anche di quelli coprologici daicui earatteri, oltre la presenza delle emoiTagie, si potrà desnme.re se proprie di una enterite o di una neoformazione. BIBLIOGRAFIA. 0RTNER. - Sintomatologia clit1ica delle malattie interne. - Ed. Vallardi. MoKR E STAEB.ELJN. - Trattato di medicina interna, -F. Killbs. Le malattie degli organi circolatori. - Soc. Ed. Libr. MATTRES. - Trattato di diagnostica ditJerenziale delle m.alattie interne. - Ed. V al. lardi. 'STRlJMPELL, - Trattato di patologia speciale medica. - Ed. Valla rdi. EIOllBORST. - Trattato di patologia e terapia speciale medica. - Soc. Ed. Libr. LEuBE. - Diagncstica differenziale delle malattie interne. - Ed. Valla.rdi. 'V AQUEZ. - Le malattie di cuore. Dal trattato di Gilbert e Thoinot. - Soc. Tip. Ed. Torinese. LIVIERATO. - Ma.latt.ie dell'appa.rato circolatorio. Dal trattato del De Giovanni. Ed. Vali ardi. L uSTIO E GALEOTTI. - Trattato di patologia generale. - Soc. Ed. Libr. A<>CHO:n. - Anatomia patologi.ca generale. - ·Unione Tip. Ed. Torinese. RoMBERO E BoA.s : citati dal Matthes. ADLER, STERN, RUESTER, H UEFLER, EWALP, JoRNS, EINBORN: citati dall'Eichhorst. -c. SALVINI. - Sulla. ricerca chimica. delle piccole tracce di sangue in semeiolo· gia. - Rifo-rma medi-ca, n. 49, anno XXXI. G. BRUNi:. - Ricerche delle emorragie occulte nelle feci in casi di scompenso circolatorio. - Gazzetta degli ospedali e delle cl1'niche, n . 33, anno 1924.


\ CASUISTICA CLINICA SANAT ORIO MIL ITARE D I ANZ I O · Direttora : Capitano m edic o F. BoccH!l:Trl

TRATTAMENTO STOMOSINICO DI ALCUNI CASI DI TUBERCOLOSI CHIRURGICA per il dott. Francesco Dazio, capitano m edico capo reparto tubercolosi chirurgica

NOTE CLINICHE.

n campo delle mie ricerche fu molto limitato, dato che sottoposi al trattamento stomosinico solo ven tidue soggetti. Gli individui da me trat-tati, giovani sui vent'anni, presentavano tutti forme tubercolari chiuse e per la massi.ma parte erano pazienti affetti da linfo-adenite e da processi a.d evoluzione lenta, senza lesioni polmonari in atto. Impiegai nelle mie esperienze la Stomosina antitubercolare da 4000 U. I. che somministrai per via endomuscolare. Dopo aver saggiata con qualche iniezione di 25-50-100 Unità di tolleranza individuale ai passò senz'altro alla dose di 200 U. per arrivare in definitiva.,, alle dosi massime di 600 U. I. Le iniezioni vennero da me ripetute giornalmente, seguendo le reazioni individuali di ciascun ammalato. Fu mia cura, prima. di inizia.re gli esperimenti, di controllare il peso e la t-emperatura di ogni soggetto. Per ognuno di essi praticai altresì un esame completo di sangue e ricercai col metodo dell'arricchimento l'eventuale presenza d<ll bacillo di K.och nell'espettorato. Detti esami vennero da me ripetuti a. cura ultimata.. Un accurato diario clinico mi ha permesso di vigilare giornalmentee, l'andamento della cura e sorvegliare in modo preciso le reazioni termiche eventuali. La cura è durata tre mesi ed i 22 soggetti durante il trattamento sto· mosinico non hanno praticato elioterapia sia naturale che artificiale. E spongo alcWJi dei casi clinici più interessanti trattati. CASO Jo. Soldato R. Giuseppe. - Presentava clinicamente orchiepididimite destra dì natura tubercolare, caratterizzata da a umento not-evole del didimo, e dell'epididimo, i quali s i presentavano a superficie irregolare, bernoccoluta. e dura. Entrambi erano lievemente dolenti a lla. palpa.zione. Piccoli noduli disseminati duri si riscontravano sull'epididimo specialmentt- in corrispondenza della testa. e della coda.. Non si rilevavano a ltro alterazioni nll'esame degli altri apparati e sistorni. Tra le malattie progresso il paziente menzionava un affezione blenorragica contratta nel 1919. Il p eso del soggetto in esame all'inizio della cura stomosinica era di okilogr. 51.


TRATTAJ1EN'.rO STO:IlOSINtCO IN CAS t DI TUBERCOLOSI CRIRUlWlCA

Esami eli sangue. -

353

(Formula eli Ameth): l

2

3

4

5

19

30

28

11

6

Valore nucleare ... 261 Linfociti . . . . . . . . . 18 M.ononucleati. . . . . 21 Eosinofili . . . . . . . . O

I. L. S.

63

Polinucleati

61

G. B .. . ..... . 6.000 G. R . ....... . 5.000.000 Emoglobina. .. 85 V. GL ....... . 0.80

Il R. dalla. dose minima di 200 U. I. è giunto alle dosi massime senza presentare reazioni termiche notevoli salvo nel primo giorno di cura stomosinica. in cui la temperatura. si portò a 37°, fatto questo che costrinse ad impiegare nna eguale dose di 200 U. I. nella succes.o;iva iniezione. ~ ~~ ~ Le condizioni generali del militare in esame sono migliorate e si è ottenuto anche un aumento di peso di circa. 4 chilogrammi. ~~ Anche localmente il processo orchiepididimario ha subito una. notevole regressione tanto, che il testicolo è ritornato quasi normale. Qualche nodulo ancora di consistenza. dura si palpa in corrispondenza della coda dell'epididimo. L'esame di sangue praticato a cura ultimata ha dato il seguente reperto: Formula di Arneth: l 30

2 36

3 26

4 6

v. N . . . .......... . I. L. s. ........... Linfociti . . . . . . . . . Polinucleati . . . . . .

11 50

G. B ............. 5.800 Emoglobina. . . . . . 85

5 2 214 79

Mononucleati.. Eosinofili . . . . . .

39 O

G. R.. . . . . . . . . . . 6.000.000 V. Gl. .......... l

CASO 20. Carabiniere A. Carlo. - Presentava. clinicamente linfo-adenite inguinale destra.. In corrispondenza. di detta. regione si osservava nna twnefazione della grandezza e del volume di una. bella noce avellana, ricoperta. da. cute integra. e di colorito normale. D etta. tumefazione, a. superficie liscia, era di consistenza. duro-fibrosa ed aderente ai tessuti sottostanti. La. pa.lpazione non risvegliava. dolore. . A carico dell'apparato respiratorio si notava respiro aspro in corrispondenza d1 entra1nbi gli apici polrnonari. Il paziente non ricordava malattie pregresse. Le condizioni gene1·ali erano discrete. Il peso raggiungeva i 76 chilogrammi. Eaami di aan;ru~. - (Formula di Arneth): l

18

2 38

3

4

27

12

5 5

Valore nucleare .....

248

I. L. S.

Linfociti ......... Polinucleati ......

19

Mononucleati ..... Eosinofili ........

58

G. B .............. . G. R .............. . Emoglobina........ . V. Gl. ........... . .

•

••

o

••

6.200 5.000.000 80 0.80

o

69

•••••

23

o


35\l

T ltA.Tl'A:\tENTO STO.'\I:OSINICO I N CASI DJ TUBEitCO'LOSI CnmOROICA

L'A. ha compiuta per intero la cura. stornosinica. senza. raggiungere ma.i stati febbrili. La t emperatura ha raggiunto i 37.1, a llorchè è stata eseguita l'ultima iniezione di 600 U. I. n paziente è stato dimesso completamente guRrito dall'Istituto con un peso corporeo pari a Kg . 79.000. In corrispondenza della regione inguinale non r eliquava che un lieve stato infiltrativo. L 'esame di sanf5Ue praticato a cura stombsinica ultimata ha dato il seguente reperto: Formula di A rneth: l 2 3 4 5 17 35 30 6 3 Valore nucleare .. . 216 I. L. S.......... 67 Linfociti .... . .... 20 1\fononucloati . . . . . 12 Polinucleati ..... . 68 Eosinofili . . . . . . . . O G. B .. .... ...... 7.200 U. R . . . . . . . . . . . 5.1 00.000 Emoglobina . . . . . . 8(). V. CL.... . ...... 0.95 CAso 3°. Carabiniere I. Giovanni. - Presentava clinicamente linfo-a.denite !atero cervicale destra caratterizzata da Wl& grossa twnefazione in corrispondenza di d etta regione. La tumefazione in oggetto raggiungeva le dimensioni di un grosso arancio e consistenza dura ed a su perficie irregolare, ma spostabile sui piani sottostanti. n paziente non presentava altri segni di tubercolizzazione nè ricor dava pregres.<>e affezioni. n peso corpor eo r aggiu ngeva i 63 clùlogrammi. E sami di sanJue. - (Formula di Arneth): l 2 3 4 5 29 30 19 18 4 Valore nucleare.. . 238 J. L . S. . . . . . . . . . 68 L infociti . . . . . . . . . 20 1\fonon\lcleati . . . . . 30 Polinucleati. . . . . . 49 Eo;;inofili . . . . . . . . l G. B. . . . . . . . . . . . 15.000 G. n.. . . . . . . . . . . . 4.500.000 ErnoglobiruJ.. . . . . . 85 V . Gl. ........... 0.93 Il paziente ancora ricoverato in Istituto ha compiuta totalmente la cura stomosinica., e la tabella tennog rafica. non ha registrato alcun rialzo termico, nemmeno quando sono state iniettate le più alte dosi. L e condizioni generali del paziente sono notevolmente migliorate e si è otte-

nuto lUl aumento in peso pari a 3 chilogrammi. L ocalmente la tumefazione è lievemente diminuita, come pure diminuito è lo stato infiltrativo peri-g anglion.o.re. L'esame di sangue praticato a cura ultimata ha dato il seguente reperto : Formula di A meth :

l

2

3

4 12

5 2 I. L. S..... .

25 40 21 Valore nucleare ..... 226 Linfociti . . . . . . l l i\{ouonucleati.. . E osinofìli. .... . P olim10leati. . . 57 G. B ........ . 5.200 G. R......... . 5.200.000 Emoglobina.. . 90 V. Gl. .... . . . l

75 32

o


TRATTA.,IENTO STOMOSJNICO IN CASI DI TUBERCOLOSI CHIRURGICA

355

CASo 4. Agente, P. Francesco.- Presentava clinicamentegonilite tubercolare sinistra accoppiantesi a n.otevole ipotrofia delle mnsse muscolari dell'arto inferiore di sinistra.. L 'articolazione atteggiata in estensione era ricopert.a da cute integra e di colorito normale. n ginocchio pur non essendo aumentato di volume aveva perduta. la. sua plastica nonna.le e non presentava più le normali fossette pre e para. rotulee. Si notava a.ltresl una. tumefazione li.eve al di sopra. della rotula., in cotTispon· den.za del cul di sacco sinoviale sot.to quadricipita.le anteriore. Con la palpazione si apprezznva uno stnto leggermente succolento d ella ('Ute. Non s i aveva ballotta,ento della rotula. Al disotto del tendine rotuleo preti-

biate si palpava. tma massa. pastosa. La capsula articolare non mostrava. ispessi· menti come pure i capi articolari non presentavano alterazioni importanti. In rapporto alla funzione, l'infermo non presentava. che movimenti di fl.es. sione e di estensione molto li.mita.ti. La deambulazione si compiva con aiuto di stampelle. L'e.'3ame radiografico praticato metteva in evidenza un artro-sinovite spe· cifica. con punti di miosite ossificante. L'esame degli altri apparati e sistemi riusciva completamente neg-ativo. n paziente presentava. condizioni generali di'3crete e raggiungeva. il peso di kg. 62. E8ami di RanJue. - (F ormula di Ha.rneth): l 2 3 4 5 37 18 28 15 2 Valore nucleare ... . . 227 I. L. S.. . . . . 6H Linfociti . . . . . . l O Mononucleati.. . 22 Polinucleati. . . 68 E osinofili. . . . . . O G. B......... 6.800 G. R.. . . . . . . . 5.500.000 Emoglobina... 90 V. Gl..... ... 0.8 Il paziente ha praticato cura stomosinica completa. ed in tutto il ciclo di inie· zioni ha avuto un solo rialzo termico (37.5), rialzo vorifica.tosi allorquando sono state iniettate 450 U. I. Le condizioni generali del paziente, anco ra ricoverato in Istituto sono mi· gliorate tanto da portare il suo peso a 64 chilogramtni. Localmente si è avuta una. regressione dei fatti a carico delle borse sotto quo.dricipitali e sottorotulee, come pure la deambulazione può ormai compiersi senza l'aiuto delle stampelle. Anche i vari movimenti di estensione e di flessione sono di molto migliorati. . I.n rapporto alla. migliorata ftmzionalità dell'arto fa. riscontro una diminuita. tpotrofìa dell'arto stesso. L'esame di sangue ultimamente pmticata. ha dat.o i seguenti dati. Formula di Harnet.h:

l

2

3

4

5

29 35 26 10 o V a.lore nucleare . . . 217 I. L. S. . . . . . . . . . 35 Liufociti. . . . . . . . . 19 Mononucleati. . . . . 35 Polinucleati . . . . . . 46 Eosinofili . . . . . . . . O G. B .......... 6.000 G. R.. .. .. . .. . 5.800.000 Emoglobina . . . 85 V. Gl. . . . . . . . . l

. CAso ao. Carabiniere B. Arturo. - Presentava olinica.mente esiti di linfoaderute sopra·clavicolare destra fìstolizza.ta. ~ paziente a. costituzione scheletrica regolare, nulla presentava a carico degli orgaru tora.co-a.ddomina.li.


356

TRAT'l'A.l\lENTO STOMOSll-'l:CO IN C'ASI DI TUBERCOLOSI CllmURGICA.

L:l condizioni generali di nutrizione erano scadentissime. In corrispondenza della. regione sopra. clavicolare di destra., al punto di inserzione clavicola.re del muscolo e;terno-cleido-mastoideo si osservava un piccolo tramite fistoloso secernent,e pus modioo. Tale seno fistoloso era. espre.':lSione di un processo suppura.tivo a. carico dei gangli sopra. clavicola.ri. La. cute della. regione era. fortemente infiltrata., edematosa., ed arrossata.. n peso corporeo del so~~etto mggiun~eva i 61 chilogrammi. Esami di sançrue. - (Fo rmula di Arneth): l

40

2 32

3 19

4 8

5 l

V a.lore nucleare ...

198

I. L. s. .. . .... ..

81

Linfociti .. ....... Polinucleati ......

15 71

l\fononucleati ..... Eosinofili ........

13 l

G. B ..........· 6.800

Q. R ......... . Emoglobina .. . v. 01. . . .... . .

5.500.000 8:1

0.76

La. cura stomosini.ca. compiuta ha prodotto nell'infermo due soli rialzi termici (37,9, 37,7) allorquando sono state iniettate dosi oorrispondenti a 600 U. I. L:l condizioni locali e generali del paziente non hanno subito notevoli modifica.zioni. Come unica variante si è avuto Wl aumento di peso pari a. l chilogrammo. L 'esame di sangue p1·aticato a cura tùtimata ha. dato i seguenti valori. Formula di Arneth:

l

2

3

30

32

27

Valore nucleare ...

221

I. L. S.

75

Linfociti. . . . . . . . . Polinucleati . . . . . .

10 61

Mononuclea.ti . . . . . Eosinofili.. . . . . . . .

29 O

4 9

G. B .. ....... . G. R ... ...... . Emog lobina. .. . V. Gl. ....... .

5 2

6.500 5.500.000

90 l

CASo 6o. Soldato G. Costantino. - Presentava. clinicamente linfo-a.denite latero cervicale destra.. Durante la. degenza in questo Istituto insorse epididimite tubercola.re destra.. n processo linfoa.donitico era caratterizzato da. Wlllo tumefazione ampia. a contorni indecisi, tumefazione che occupava. tutta. la. regione latero cervicale di destra. Lo. cute soprastante era. di colorito ed aspetto normale. La. palpazione faceva avvertire lo. prosenza. di numerosi gangli linfo.tici notevolmente aumentati di volume. Coesis&ova. infilt razione periadenitica. diffusa.. n processo e]!id idimtlfio in::;orto, coree gi.'l dissi, consecutivamente, era ca.r atteriz(.a.to dall'aumento di v o i\Hne e di consistenza. dell'eJ,id•dimo, come pul'(> dalla. compat'lSu di n Uinerosi noduli di d 1vf'r <a. forma. e di consiswnza. dure fibrosa. Non erano apJ,r ozzabili alteruzioui funicolari. Il pa,zient~ non aveva precedenti morbosi e l'esame dei vari apparati e sistemi riusciva. negativo.


TRATT.u!ENTO STO.M OSINJCO IN CASI DI TUBE.RCOLOSl Cfi iBORGlCA

357

Le condizioni generali di nutrizione e sanguifìcazione erano buone ed il peso raggiungeva i kg. 53,500. Esami di ean3ue. - (Formula. di Arneth) : l 32

2 25

3

4

5

21

18

4

l. L. S.....

Valore n ucleare . .. .. 2.337 Linfooiti . . .... Polinuclea.ti. ..

Mononucleati.. . Eosinofili ......

25 54

G. B . ....... . G. R. Emoglobina. .. V. 01.••..... •••

o

•

o

o

67 19

2

6.000 5.000.000 80 0.80

n paziente ancora. ricoverato in sanatorio, ha compiuto per intiero la. cura stomos inica ed il grafico della temperatura. ha. mostrato un solo rialzo (37,5) corrispondente alla 2• dose di 450 U. I. Le condizioni locali e generali dell'infermo sono di molto migliorate ed il peso ha raggiunto il valore di kg. 55.500. n processo a.denitico è completamente esaurito ed i fatti a carico del testicolo si sono di molto att-enuati. L'ultimo esame di sangue praticato ha dato i seguenti dati: Formula. di Arneth. 2 3 l 4 5 32 26 25 14 3 I. L. S. ....

70

Mononuclea.ti.. . Eosinofili . . . . . .

24

Valore nucleara. .... 230 Linfooiti...... Polinucleati . . .

14 62

O. B ........ .

O

~.800

G. R .. . .. . . . 5.200.000 Emoglobina. .. 85

v. Gl• . . .....

l

C.&so 'iO, caporale, T. Domenico. - Presentava. clinicamente linfo adenite la.terocervica.le sinistra, caratterizzata. dalla presenza di una tumefazione rotondeggia.nte, del volwne di una grossa noce in corrispondenza. del margine posteriore del muscolo sterno-cleido-mastoideo. Tale tumefazione, a. consistenza. duro elastica presentava contorni netti e superficie scabra. E ra perfettamente mobile sui piani sottostanti ed indolente. n paziente non presentava ulteriori alterazioni a. carico degli altri apparati e sistemi. Le condizioni di nutrizione erano ottime ed il peso corporeo raggiungeva il valore di kg. 70.300. Esami di Bangue. - (Formula di Arneth) : l

19

2 30

3 30

Valore nucleare..... 257 Linfociti. . . . . . Polinuolea.ti. . .

26 45

4 17

5

4

I. L. S..... 64 Mononuclea.ti... 28 Eosinofili . . . . . . l

G. B . ......... . 6.000 G. R .... ..... . 4.900.000 Emoglobina ... . 75 V. Gl. . ..... . . . 0.75

... 2. -

Giorna le di medicin4 ml1it4-re.


3.')8

TRATl'A.ME:O.'TO STOMOSINICO IN CAST DI TUBERCOLOSI CHmtJllGICA

La cura stòmosinica compiuta per intiero in tale soggetto ha dato luogo a. rialzi termici notevoli e frequenti specie quando si è iniettata. la dose 2o di 400 u. I. A tale moment-o corrisponde un rialzo termico di 39, l cui fanno seguito nelle iniezioni consecutive temperature m eno alte e sempre pi~ avvicinantisi alla norma. Le dosi pi~ forti, pari a 600 U. I . hanno dato saltuariamente differenze termiche di un grado. Le condizioni del T. sono rimaste stazionarie, si . è avuto però un aumento di peso pari a Kg. 4. L'alterazione glandulare non ha subìto modificazioni. L'esame di sangue praticato a cura ultimata ha dato il seguente reperto : Formula di Arneth : l

26

2 39

3

4

5

21

lU

4

I. L . s.. .. .

Valore n ucleare..... 227 Linfociti ..... . Polinuclooti ...

10

Mononucleati . . . Eosinofili ......

68

G. B ........ . G. n. .......

Emoglobina .. V. Gl. .......

75

22

o

6.400 5.650.000 85 0.75

CASo 8. Soldato I. Siggifrido. - Presentava clinicamente artro-sinovite t. b. c. dell'art.icolazione del ginocchio destro, caratterizzata da lieve aumento dell'articolazione del ginocchio e da scomparsa delle normali fossette pre e para rotulee. La rottùa era spostabile e la capsula leggermente tesa per presenza di liquido endoarticolare. I movimenti attivi e passivi dell' articolazione erano tutti possibili per quanto leggermente dolenti. I movimenti di flessione dell'articolazione davano rumore di scroscio. La deambulazione era claudicante, pur non coesistendo ipotrofia. muscolare. L'esame clinico non faceva rilevare alterazioni a carico degli altri apparati e sistemi. Esami d1 sangue. - (Formula di Arneth): 5

l :17

2

3

:w

~

Valore nucleare. . .

245

I. L. S. . . . . . . . . .

70

Linfociti. . . . . . . . . Polinucleati . . . . . .

25

Mononucleati.... . Eosinofili........ .

26

49

G. B .. ....... .

G. R ......... . Emoglobina .. . V. Gl. ...... . .

4

12

o

6.000 4.500.000 85

0.93

Le condizioni generali dell'infermo erano discrete ed il peso corporeo raggiungeva i 52 kg. . n paziente ancora degente in sa.na.torio, ha compiuto per intiero la cura st-omos inica. senza subire elevazioni termiche acl occezìone della. 12 e 14 iniziezione, pari a 600 U. I. durante le qnali la temperatura ha ra~giunto 37,1. n peso ddl'inforrno ha avuto un a.wnento pari a kg. 3 e localmente il ginocchio non presenta più liquido endoarticolu.re e le fossette pro e para rotulee sono tor· Date n orma.li.


TB.AT'l'A~rENTO STO~fOSINICO IN CASI DI TUBERCOLOSI CH'IRURGICA

359-

Persiste rumore di scroscio nei movimenti çii flessione. . La. deambulazione è m eno claudicante e riesce quast·in modo normale: L'esame di sangue praticato s. cura. finita. ha dato i seguenti risultati: Formula di Ameth: 3

4

5

22

12

6

l 44

2. 16

Valore n ucleare...

220

I. L. s.

Linfociti ...... ... Polinucleati ..... .

22

Monoimcleati. . .. . Eosinofili.........

56

•

o

•••••••

71

22

o

G. B ......... . 6.200 G. R ........ . 5.500.000 Emoglobina .. . V. GI. ....... .

90 l

CASo 9°. Agente di P. S. Di C. Benia.mino. - Presentava clinicamente orehiepididimitedestra. ed idrocele. n testicolo di destra. si presentava notevolmente aumentato di volume sino a raggiungere la grandezza di un mandarino, s. consistenza molle pastosa. n tessuto didima.rio, era indolente alla palpa.zione. L'epididimo anch'esso aumentato di volume in toto, presentava. noduli duri in corrispondenza. del corpo e della testa. Anche il deferente partecipava. al processo e presentava. qualche piccolo nodulo. L'emiscroto di destra. era notevolmente aumentato di volume e disteso per presenza. di liquido endovaginale. . Per procedere allo svuotamento di tale raccolta. ho dovuto pratioa.re ripetute aspirazioni. L'infermo non ricordava. pregresse malattie, ad eccezione di una. blenorragia contratta nel 1920. L'esame clinico degli altri apparati e sistemi non dava alcun reperto pa.tolo· gioo. Le condizioni generali dell'infermo erano buone ed il peso raggiungeva. i kg. 67. La. Wa.sserma.nn praticata. ha dato un risultato completamente negativo. Esami di sangue. - (Formula. di Arneth: . l

2

20

27

3 35

4

12

5 6

V alore nucleare...

257

I. L. s. .........

64

Linfociti •........ Polinuoleati ......

27 45

Mononucles.ti. .... Eosinofili. ........

28

o

G. B ......... . 5.650 G. R ......... . 5.000.000 Emoglobina... . V. Gl. . ...... .

85 0.80

. D: D. ha compiuto per intiero la cura stomosinice. antitubercolare senza subrre nalzi tennici_, nè altre turbe speciali. Le condizioni dell'apparato genitale sono notevolmente migliorato, fatto q~'*!to, .che è comprovato dalla scomparsa della ra.ccolta endovaginale e dalla. dt~muz1one notevole dei noduli disseminati sull'epididimo. Le condizioni gene· rali sono rimaste stazionarie ed il peso corporeo si è mantenuto sui Kg. 67.


360

TRA'l"IA.li1ENTO ST0~10SIN1CO IN CASI DI TUBERCOLOSI CB.IRUIWICA

L'esame di sangue praticato a cura ultimata ha dato i seguenti dati: Esami di aangue. - (Formula. di Ameth): l

2

3

4

5

27 30 23 9 3 Valore nucleare... 221 I. L. S. . . . . . . . . . 77 Linfociti. . . . . . . . . l O Mononucleati . . . . . 30 Polinucleati . . . . . . 59 Eosinofili. . . . . . . . . l G. B . .......... . 5.000 G. R . ..... . .... . 5.300.000 Emoglobina ..... . 90 V. Gl........... . l CASo 100. Soldato G. Raimondo. - · Presentava clinicamente, linfo adenite latera--cervicale destra di natura t. b. o. blefarite bilaterale. In corrispondenza della regione laterocervicale destra, sulla proiezione del muscolo sterno-cleido-mastoideo si notava tma intumescenza. della grande-Lza. di un piccolo mandarino e consistenza duro fibrosa e superficie bernoccoluta. Detta intumescenza. a contorni ben definiti era poco spostabile sui piani sottosta.nti e perfettamente indolore a tutte le manovre palpatorie. La. cute era integra e di colorito normale. Altri gangli erano disseminati in corrispondenza della regione cervicale e sotto ascellare. L'individuo fortemente deperito, ricordava di aver patito da bambino di affe· zioni glandulari. Nulla si è riscontrato di patologico a carico degli altri apparati e sistemi. D peso corporeo raggiungeva i kg. 54. Esami di aangt«J. - (Formula di Arneth): l

2 34

28 Valore nucleare. . . 233 Linfociti. . . . . . . . . 24 Polinuclooti . . . . . . 49

3 19

4 15

5 4

r. L. S. . . . . . . . . . Mononucleati. . . . . Eosinofili. . . . . . . . .

G. B ...... . .. . .. G. R. • . . . . . . . . . .

6.500 4.500.000

Emoglobina. . . . . . V. GI. . . . . . ... . . .

75 0.82

71 26 l

Il p aziente è stato sottopost.o aUa cura stomosinica che ha compiuta senza. subire alcun rialzo termico salvo quando è stata praticata la seconda dose d ell' iniezione corrispondente a 400 u. r. L 'affezione gla.ndulare però non ba subito modifìcazioni sostanziali; nùgliorate invece sono le condizioni generali dell'infermo, il quale è aumentato di peso sino a raggiungere i 62 kg. L'esame di sangue praticato a cura ultimata ha dato il seguente reperto. Esami di aangm. - (Formula di Ameth) : l 2 3 4 5 34 24 26 13 4 I. L. S. • . . . . . . . . 71 Polinucleati . . . . . . 67 Eosinofili.. . . . . . . . l G. B. . .... ... .... 7.600 G. R. . . . . . . . . . . . 6.200.000 Emoglobiì1.a. . . . . . 90 V. GI. .. .... . . . . . l

Valore nucleare. . . 232 Linfociti. . . . . . . . . 12 Mononucleati. . . . . 20


TRATTAMENTO STO~tOSINTCO IN CASI DI TUBERCOLOSI CHffiU!tGICA

361

CONCLUSIONI. 1° La Stomosina antitubercolare, somministrata per via endomuscolare, è un medicamento di facile impiego che non espone i pazienti ad intensi « choc ,, che avrebbero certamente una dannosa ripercussione su individui già debilitati. zo I brevissimi incostanti e poco sensibili aumenti di temperatura consecutivi di solito alle prime iniezioni di Stomosina antitubercolare, e consecutivi alle più forti dosi, non debbono in alcun modo allarmare l'esperimentatore, perchè tali a.ccessi febbrili sono di breve durata e non si accompagnano a reazio.ni generali gra.vi. go L'iniezione stomosinica, a.nche quella corrispondente alla più forte dose, non dà. disturbi locali di nessun genere, quando l'iniezione sia praticata nelle condizioni più rigorose di asepsi. 40 Consecutivamente alle iniezioni stomosiniche non ho mai veduto aggravarsi i fenomeni cosidetti di focola,io e pertanto nei miei malati mai ho visto aument.are il processo linfo-adenitico, nè a,ggravarsi la sindrome . articolare. 5o Tutti i miei malati con la cura stornosinica, non tutti in egual misura, sono aumentati di peso corporeo e l'esame di sangue praticato alla fine della cura ha messo in evidenza un aumento sensibile di globuli rossi nel sangue. 6° Le lesioni hanno tutte subito un notevole miglioramento ed alcune sono completamente guarite. 7o Ritengo che pur senza. assegnare alla Stomosina un valore di preparato specifico contro alcune forme di tubercolosi chinrrgica, la Stomosina. stessa debba essere considerata come uno dei preparati che, unitamente a.lle cure sanatoriali, possa concorrere potentemente alla. cura ed aJJ.a, guarigione di forme tubercolari chirurgiche.


SULLA LINFO·GRANULOMlTOSI INGUINALE SUB·AGUTl DI NICOLAS E

FAVRE (1)

per il dottor Dogallno Malmone, maggiore medico

B. DANTE. - Milite della M. V. S. N., argentatore di specchi, età 19 anni. :\ladre morta. nel 1915 nel terremoto di Avezzano, padre vivente, una sorella. morta. per malaria. ed un'altra. per tubercolosi polmonare. Do.ll'ana.mnesi personale remota. risulta: malaria. a. 4 anni, otite purulenta. destra nel 1920. Nell'agosto del 1925 bleuorrragia, guarita nel novembre. Nella seconda metà del luglio 1926 l'infermo dopo circa un mese dall' ultimo rapporto sessuale notò che s'era formato sulla. lamina ìuterna del prepuzio un gruppetto di erosioni, lievemente dolenti, superficiali, che producevano ecarsa secrezione; e di cui sarebbe guarito in meno di due settimane con lavaggi detersivi della parte. U ltimo coito primo agosto, quando già da qualche giorno era insorto alla regione inguinale sinistra. modico dolore e una. tumefazione delle proporzioni di una. nocelle.: tumefazione che nei giorni seguenti andò rapidamente ingrossandosi e per cui, dopo cinque giorni di febbre, il 26 agosto fu ricoverato al secondo reparto chlrurgia. Dopo tr~ giorni di degenza f\1 trasferito a.l reparto venerei. 2 settembre E. O. - Individuo in condizioni di nutrizione generale scaduta., con scarso pa.nnicolo adiposo, cute e mucose visibili pallide. Apparato respiratorio: lieve ipofonesi con murmore vescicolare un po' fievole sulla sottospinosa. destra. Apparato cardiovascolare normale; addome trattabile non dolente ; fegato e milza nei limiti. Sistema. nervoso ìntegro. Alla regione ìuguina.le sìuistra si nota una. tumefazione della. grandezza di un pugno di bambino a. superficie ineguale, bernoccoluta; dolente, pochissimo sposta.bile sul piano sottosta.nte, di consistenza diversa. nei vari punti della. sua superficie: molle in due focolai, dm·o-elastica suUa. rimanente superficie. Nelle altre vario stazioni superficiali linfatiche glùandole ipertrofiche, a. consistenza pa.. stoso-ela.stica. 8 settembre. - La turnefazione inguìua.le è aumentata. di volwne e costituisce un pacco ghiandolare grande quanto un nmndarìuo ed è accompagnata. da ingorgo delle ghiandole iliache esterne, che formano una massa. delle proporzioni di tm u ovo di ga.Uina: sono dure, poco dolenti, solidamente fissate a.i tessuti circostanti. I focolai di x·anutlo)limento sopranotati sono più circoscritti con ftutta.zione più netta. e si incidono. 6 ottobre. - Sul margine ìuterno della twnefa.zione inguinale si sono aperti due nuovi t ranùti craterifornù da cui sgorga pus giallastro, scarso. ::iui focolai precedentemente incisi il pus ha cambiato aspetto : da schiettamettante purulento è divenuto visclùoso, giallastro. 11 ottobre. - Sul lato esterno della. piastra inguìuale si è costituita. una nuova piccola raccolta fluttante, che si incide riunendo la superficie cruenta. di vecchie. data. con quella che risulta dalla nuova ìucisione. Dui focolai spontaneamente aperti non esce quasi più p~. L'esame del pus prelevato sterilmente, prima dell'ìucisione, dalla ultima sacca asco~uale, dà. n1olt,i cocchi gro~i; polinucleati n eutrofili; endotelio linfatico e lacinie di connettivo. Culture di questo materiale fatto su terreno di Sabouraud e su aga.r aa.nguo, sono rimaste negative. L'inoculazione nella. cavia alla regione inguina.Je ha dato luogo alla formazione di un ascesso, da cui si sono identificati sta.filococchi. (l) Coutor cu~a t enuta il 20 marzo 1928 all' ospodulo mi.ll!are principale dJ R oma.

...


SULLA. LINb"O · GAANt"LO~IATO SI TXCt:I~AL~:, ECC.

363

Macroscopicamente : un pezzo di ganglio asportato si prfscnta di tinta rossa più intensa del normale; alla sezione sparse, nella. massa di colorito rosso, s.i notano zone di rammollimento, sub lenticola.ri e più piccole, a tinta più pallida del tessuto circostante. Microscopicamente si nota ispessimento della capsula gangliare che è costituita da parecchie travate di fasci connettivali; lo stroma di sostelffiO è pure ingrossato. In mezzo alle travate di sostegno focolai di infiltrazione a vario stadio, costituiti da ammassi cellulari. A forte ingrandimento (4 oc. 8 obb.) gli infìltrat i celhùari risultano costituiti prevalentemente da plasmaeellule, in via di de~eneraz.ione al centro degli infiltrati più grandi: il loro alone protoplasmotico è difficilmente tingibile, mentre sono visibili i soli nuclei, ben conservati. Nell'infiltrato sono rare lo cellule epitelioidi, nessun polinucleato neutrofilo. L'esame cromocitometrico del sangue ha dato globuli rossi 4, 760,000, globuli bianchi 6,400. Formula leucocitaria :· Polinucleati neutrofili 59,50 %Eosinofili 2 %; basofili 0,50 % ; linfociti grandi e piccoli 36 %; forme di passaggio 2 %R . W. negativa. Cutireazione negativa. L 'esame delle urine ha messo in evidenza nulla di anormale neppure per la funzionalità epatica, che secondo alcuni· sarebbe alterata. nella sindrome di Nicolas e Fa.vre. Esame radioscopico e radiogra.fico della regione ing1-linale non esegllito. Quello dell'apparato respiratorio ha dato lievissima velatura. sottoapicale destra ben rischiarabile. Adenopatia perilare e peribronchia.le bilaterale. Oura. - Alla cura chirurgica ho associato quella medica con iniezioni iodoarsenicali (sieroiodina-arsenicale Pollacci). L'infermo è stato dimesso guarito il 28 novembre.

Escluse per i caratteri clinici e per le ricerche di laboratorio la sifilide, la tubercolosi, la blenorragia, le micosi, vediamo se il caso può essere inquadrato nella forma puramente venerea. Lo escludo; non tanto per .l'assenza dello strepto-bacillo nel pus esso si trova rarissimamente nel pus delle adeniti - ma per i caratteri della lesione primitiva sul prepuzio. L'ulcera semplice contagiosa ha. margini, è secernente, dolente, autoinoculabile; la lesione che ci è stata descritta era presso che indolente, superficiale, costituita da un gruppetto di erosioni~che guarirono rapidamente con abluzioni detersive. Con verosimiglianza con questi caratteri non potremrt~o che individuare un herpes progenitale. Ed io ora richiamo l'attenzione su questi fatti: 1° La liniocitosi l'accenno ad eosinofilia e la diminuzione dei polinucleati; 2° n reperto di zone di rammollimento sublentico1ari sul pezzo macroscopicamente esamina.to; e la dimostrazione miscoscopica di focolai di infiltrazione costituita da plasmacellule, cellule epiteliodi, senza polinucleati; 3° n carattere del pus (vischioso); la formazione di focolai suppnrativi successivi e la precoce compartecipazione delle ghiandole iliache.

. In questo quadro riconoscerei senza riserve la linfogranulomatosi ingmnale sub-acuta di Nicolas e Favre se nel r eperto anatomo-patologico


364

StTLLA LINB'O•GRANULOMATOSI INGUINALE, EOC.

si facesse cenno aJ.la presenza dei corpuscoli croma.toflli. Ma certamente il quadro rientra. in quelle forme di passaggio verso la linfogranulomatosi, che sono state autorevolmente studiate e descritte. E se poniamo mente alla costituzione del soggetto; al processo apicale spento; alla sorella. morta per tubercolosi polmona.re, ben possiamo affermare che il nostro malato, senza essere tubercoloso, r appresenta un terreno squisitamente tubercolare. E allora. possiamo concludere che le lesioni anatomiche dell'apparato linfatico, così come le abbiamo trovate, possono interpretarsi, come dice Cappelli, «reazione di terreno tubercolare'' ai germi (stafìlococchi) che hanno avuto per porta d'ingresso la lesione del prepuzio, lesione che, verosimilmente, è stata un herpes progenitale. La linfogranulomatosi inguinale subacuta di Nicolas e Favre è stata. individualizzata tra le altre forme di linfoadenite inguinale dopo molti anni di ricerche, iniziate nel 1859 da Chassaignac e proseguite specialmente da altri osservatori francesi (Velpeau, Nelaton, Ha.rdy, Lejars, Marion, Gandy, Trousseau, Nicolas, Favre, Rava.ut, ecc.) ed è stata cosi denominata solo nel 1913. Nicolas, Favre e Durand al l ° Congresso dei Dermatologi e Sifìlografì di lingua francese nell922, fissarono definitivamente i ca.rateri clinici, anatomici, di queste entità nosologica, relat.ivamente frequente nell' uomo, molto rara nella donna e ne chiesero il battesimo di quarta malattia venerea. La linfogranulomatosi inguinale, secondo i detti autori, si trasmette coi rapporti sessuali; ha un'incubazione di lO o 15 giorni, insorge mediante una piccola lesione iniziale a sede genitale talora non constatata e per lo più rappresentata da una piccola erosione od ulcerazione a t ipo erpetico; generalmente lenticolare; piana, appena secernente, pressocchè indolore; effimera; spesso la lesione è papulosa, talora nodulare. Alcun autori giungono a stabilire diversi tipi di « ulceri a.denogene tipiche n. l o Tipo 1dceroso superficiale : ulcera erpetiforme, costituita cioè da una ulcerazione lenticola.re, superficiale, a fondo rosso e senza scollatura dei bordi. Questa lesione non suppura mai; dà luogo a una sierosità chiara. 2o Fonna agminata, a lesioni multiple, a poussèes successive. Lesioni a tipo erpetico, disposte a gruppi superficiali, tutte uguali, della grandezza di una capocchia di spillo, a guarigione sollecita, spontanea. Alcune volte le erosioni presentano alla ba-se leggiera infiltrazione, una specie di disco che le fa sporgere sui tessuti sani circosta.nti e sono a.lquanto più lente a risolversi. 3o Pornw, nod1~lare. È un tipo del tutto eccezionale. Nella letteratura esiste un solo caso descritto da Ra.vaut. <<A livello della guaina della verga si constata un nodulo fibroso del volume di una. piccola nocciuola, duro, scleroso, incluso nello spessore del cellulare ed aprentesi a.ll'estei·no con una bocca da cui esce talora pus, siero-sanguinolento o sierosità giallastra. Questa lesione dà. l'impressione di un ascesso incistato )). Qualche volta la lesione iniziale manca e si ha. una balanite semplice, un'ulcera venerea, un sifìloma primitivo, talora una blenorragia. autentica, o uno scolo uretrale non gonococcico, sostenuto, per esempio, da un erpete


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progenitale a sede intraUietrale, che dà luogo a una secrezione che può far pensare ad una blenorragia. .Alcuni osservatori infìne (Muller, lussi, Gatè, FaVTe, Phila.ctos) ritengono che la comparsa di secrezione uretrale, prevalentemente sierosa. da un mea.to infiammato ed indurito sia un sintomo precoce della formazione dellinfogranuloma1 se non addirittura l'indice di lesioni adenogene intraUI'etrali. Alla. lesione primitiva, quando esiste, sussegue immediatamente una adenite inguinale, prima. monoghiandolare, poi plurighiandolare con successiva periadenite e difiusione del processo alle ghiandole iliache che si tumefanno sino a costituire un piastrone profondo, la cui evoluzione è nettamente diversa da quella delle poliaden.iti inguinali. Queste volgono lentamente alla suppurazione a piccoli focolai, multipli, isolati e disseminati, i quali svuotandosi all'esterno vengono a costituire tante aperture fistolose, da cui sgorga pus a carattere particolare : talora di aspetto filante fino ad essere vischioso; tale altra simile a liquido citrino che ricorda l'essudato pleurico, in cui nuotano piccoli grumi purulenti bianchi o bianco-grigiastri. L 'adenite iliaca esterna invece non suppura mai; risolve lentamente dopo quella inguinale che in certi casi può risolvere pure spontaneamente; più frequentemente, in seguito a trattamento locale e generale. Questi fatti clinici possono evolvere senza risentimento generale, altre volte sono accompagnati da dolore, debolezza e da febbre per lo più transitoria, da tumore di milza. L'esame del sangue dà moderata iperleuoocitosi, con predominio di mononucleati sui polinuclcati ; caduta dei neutrofìli talora sino al 33 % ; leggera eosinofilia, eccezionale basofilia. Reazione di Wassermann negativa nella maggioranza dei casi, in qualche caso transitoriamente positiva. n pus è costituito da polinucleati neutrofìli, linfociti, e da grandi momonucleati acidofìli (ma.crofagi). L 'eziologia è oscura: mentre taJuni (Nicolas, Favre, Schaumann, Hanns, . Weiss e De Bella) hanno isolato dagli ascessi o dal parenchima gangliare tm ba-cillo difteroide, Ravaut ha trovato nel pus delle amebe; Montemartini tm coccobacillo; Touton e Pigeon il bacill1ta fl1tore8cen8 putridwt; altri degli ifomiceti, delle streptotrichee; Tommasi ha isolato un germe che ha identificato col gonococco. Molti altri autori hamno avuto invece reperti a-ssolutamente negativi. · Dal punto di vista. anatomo-patologico si avrebbe : ingrossamento dei singoli ganglii, i quali hanno la caratteristica di non essere tutti eguaJmente lesi: alcuni presentano fenomeni di flogosi acuta, superficie di taglio congesta, ma non tumida, nè succosa. Altri gangli invece, sempre di volume . notevole, mostrano numerosissimi, piccoli, focolai di rammollimento gelatinoso, purisimile, che hanno la particolarità di non invadere tutta la massa gangliare, ma solo una parte di essa, formando a8cesai stellari caratteristici. Altri g:;~.ngli in.fìne mo&tra.no tutte le grada-zioni <ll forma-zione degli ascessolini descritti. L'altra caratteristica è la periadenite: i gangli infiammati sono nettamente circondati, avviluppati in una gan,ga connettivale, a carattere infiammatorio, di colorito rosso cupo.


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I stologica.mente la lesione linfogranulometosa è stata descritta minutamente da Bory. Egli ha osservato che il tessuto infiammatorio, che caratteristerebbe questa forma, è costituito da un infiltrato in cui i polinucleati fanno totalmente difetto. n parenchima gangliare infiammato contiene piccole cellule linfoidi, mononucleati a{}idofili; eosinofili; cellule a granulazioni ba-sofile. Sii vedono poi delle « gomme '' form ate da una massa centrale degenerata., granulo-caseosa, contornata da numerose cellule epiteliodi e da cellule giganti. Ben presto numerosi elementi : cellule a-cidofi.le, polinuclea.ti i cui nuclei presentano tutti i gradi della degenerazione picnotica.; corpuscoli oromatofili invadono la massa centrale e la trasformano in ascesso. La parete di questi ascessi ristùta di uno o più strati di cellule epitelioidi e da qualche cellula gigante. n fatto che più colpisce è l'estrema abbondanza <li corpuscoli cromat.ofili nella cavità a-scessuale: essi sono in gran parte inclusi nelle grandi celltùe acidofile; taJuni sono omogenei, altri invacuolati, altri si presentano come una semiluna. In conclusione la lesione assumerebbe l'aspetto di un vero e proprio plasmoma, in ctù sarebbero assai ricche le forme degenerative, esito di piicnosi nucleare, rappresentata dai corpuscoli cromatofili. Autoinoculazioni ed inoculazioni negli animali sono riuscite negative. Qualche osservatore ba avuto esito positivo con l'inocula.zione nella cornea del coniglio (cheratite erpetica). In Italia fino a qualche anno fa la questione non ha interessato nè chirurglù nè venereologi, ed i vari casi che per i loro caratteri dovevano rientrare nel quadro descritto dagli autori Francesi, furono certamente · inscritti (per ripetere le parole del prof. Cappelli) senza convinzione nell'ampia ed ibrida rubrica delle forme para.veneree e tubercolari. Oggi però abbiamo interessant i contributi di osservazioni cliniche, di ricerche anatomopatologiche e sperimentali, eseguite specialmente negli Istituti di patologia medica e della Clinica dermosifilopatica di Torino. Gamna, nel 1923 studiando gangli infetti, n~lla prima fa~e del.J.a, malattia ha visto che anatomopatologicamente si ha notevole proliferazione delle celltùe del reticolo, e nel protoplasma delle grandi cellule mononucleate ha osservato «i corpuscoli cromofili ,, che ha minutamente descritto morfologicarnente e nelle proprietà. cromatiche. A tali corpuscoli, che di norma non ha trovato nel pus, attribuisce speciale valore pur non potendo dare di essi un'esatta interpretazione; eselude comunque, in opposizione adaltri osservatori (Bory specialmente) che rappresentino residtù o stadi di trasformazione del.J.a, plasmacellule, assai numerose nei gangli colpiti, come in altri plasmomi ed in gran numero di infiammazioni croniche. Propende per credere che siano specifici della Linfogranulomatosi. Sperimentalmente facendo inoculazioni in cavie con polpa di gangli inietti triturati in morta.io, ha visto svilupparsi una tumefazione dei gangli inguinali, dovuta a lesioni perfettamente analoghe a. quelle constatate nei gangli uma.ni: tumefazione e poliferazione delle cellule del reticolo e presenza di corpuscoli cromofili nel protoplasma delle cellule tumefatte. Il prof. Cappelli, come direttore della Clinica dermosifilo])atica di Torino, ba pubblicato nel1924 un suo contributo di osservazioni cliniche, anatomo-patologiche e sperimentali su 5 casi di L. I. S.


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In un primo gruppo di tre casi, la sindrome era. stata preceduta da una effimera lesione della mucosa dei genitali, a tipo di herpes. N egli altri due casi i pazienti non avevano presentato lesioni della regione anogenitaJe, m a avevano segni manifesti di una blenorragia pregressa e non guarita. Le ricerche batterioscopiche nel materiale prelevato dal fondo delle lesioni, le prove di autoinomùazione sono state negative: solo in un caso ha constatato una tipica cheratite ed encefalite erpetica con la inoculazione nella cornea del coniglio. La sindrome adenitica si è svolta con i caratteri classici: insorgenza immediata di una tumefazione ghlandolare dolente alla piega inguinale, accompagnata da febbre e susseguente periadenite e succesiva comparsa di altre tumefazioni da costituire una piastra occupante quasi completamente la regione inguinale, nella quale si sono manifestati vari focolai suppurativi apertisi all'esterno, senza comunicare tra loro. Generalmente i focolai pu.rulenti, appena svuotati, dopo un primo getto di pus, si sono esauriti rapidamente, dopo vari giorni sono ricomparsi nuovi focolai e nuove riaccensioni locali, con la COtitituzione di varie aperture fistolose. n piastrone inguinale è stato sempre accompagnato dalla. comparsa più o meno precoce dell'adenite iliaca profonda, del volume all'incirca di un uovo di gallina, molto dolente alla pressione, assai dura. La durata media dai tre ai cinque mesi; e il decorso non è rimasto influenzato manifestamente dal riposo in letto e dalla deambulazione. In un caso ha osservato una manifesta partecipazione delle ghlandole ascellari ed epitroclea.ri sullo stesso lato della lesione e notevole tumore di milza che sono andate riducendosi di pari passo con la adenite iliaca. Le sue osservazioni anatomo-patologiche hanno confermato il modo particolare di formazione degli ascessi intraghlandolari e la particolare reazione istologica del parenchlma ghlandolare messa in evidenza dagli altri osservatori. .Alla prima fase di iperemia non segue l'essudazione leucocitaria, ma la formazione di piccole zone d'aspetto degenerativo-necrotico contenenti elementi cellulari grandi a prot.opla.sma scolorito, intorno alle quali si ha attiva proliferazione degli elementi del reticolo con produzione di cellule epitelioidi, cellule giganti e cellule plasmatiche varie. Queste formazioni particolari, designate noduli go1mnoidi dagli osservatori francesi, possono trasformarsi successivamente in cavità ascessuali per il raccogliersi nella. parte centrale di polinucleati, linfociti, plasmacellule, grossi macrofagi, detriti o cellule necrotizza,te, granulazioni cromatofile, ecc. Il proCe88o anatmno patologico è caratterizzato dalt'e1wnne, attiva, prolifenuoione plas1natico-epitelioide che si produce precocemente e che circonda i focolai ascess1~ali, rendendoci conto della loro limitatezza ed esauribilità. Tale proliferazione plasmatico-epitelioide costituisce anche il grosso delle alterazioni parenchimali delle ghiandole che non vanno incontro a. suppurazione; essa si mantiene attiva per tutta la durata della malattia ed invade anche il tessuto perighiandolare ed i sepimenti del tessuto adiposo circostante. Le vari~ ricerche parassitologiche sulle sezioni istologiche e sul materiale proveniente dalle ghlandole, banno dato esito negativo e cosi pure le inoculazioni sottocutanee ed intraperitoneali nelle cavie.


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Dalle colture si sono avuti cocchi banali in alcuni innesti fatti da adeniti già aperte. In opposizione a questi reperti negativi, il prof. Tommasi della. Università. di Perugia., su preparati a. striscio, colorati con comuni m etodi, allestiti da una parte di ghiandola iperplastica, ha messo in evidenza diplococchi intracellulari gra.m-negativi, identificati per gonococchi. n caso riguardava un individuo che 6 anni prima aveva avuto una uretrite guarita in breve tempo con permanganato e che dopo l'ultimo accoppiamento aveva visto ricomparire scolo purulento dell'uretra con bruciore aJ.la minzione. I vari osservatori sono comunque d'accordo nel non dare valore patogenetico ai parassiti banali; isolati anche da forme chiuse: assai facilmente si tratta di germi provenienti da inquinamenti durante le manipolazioni chirurgiche o nell'insemenzamento delle culture. Tale ipotesi trova conferma nell'esito negativo delle prove sperimentali sugli animali. Molti propendono a credere che ci si trovi di fronte ad un virus adenogeno, ad un germe non ancora identificato, forse sul tipo di quello degli herpes, al quale possono servire come porta di ingresso lesioni o processi morbosi va.d: l.lerpes geult,ale, Ul'etrite bleuorragica, ulceri semplici contagiose, il si:fìloma iniziale. In base ai casi tipici di L. I. notati in coincidenza di uretriti blenorragiche senza altra lesione od erosione iniziale, alcuni autori mettono la. blenorragia uretrale tra le cause che possono servire di porta di ingresso al virus adenogeno specifico: il gonococco ne favorirebbe l'entrata attraverso le lesioni uretJ:ali ed il suo reperto nelle ghiandole avrebbe valore di a:;sociazione. Per coloro invece che negano la. L. I. come entità morbosa. a sè, il reperto del gonococco nelle ghiandole stabilirebbe esattamente una delle possibili eziologie. In modo del tutto analogo può pens~nsi per il virus erpetico. Per altri la. L. I. sarebbe da interpretall'si come una particolare reazione subacuta delle liufogbiandole a stimoli tossi-infettivi vaJ"i, di intensità discreta e prolungata, forse anche agenti su speciali terreni organici. E. Fraenkel e Much, l'attribuiscono ad una forma. speciale di tubercolosi: è noto che essi descrissero nel 1910 un bacillo acido resistente, colorabile col metodo 1\:luch, identificabile con la forma. granulosa del bacillo tubercolare. Nella L. si avrebbe uno speciale stato di predisposizione, costituita da preesistenti alterazioni dei linfa.tici. Spesso si tratta di portatori di uretriti subacute e croniche « senz gonoacocco », con fiora batterica varia e volgare nella secrezione uretrale e con abito costituzionale nettameute tarato verso la tubercolosi, ì quali se non hanno lesioni tubercolari chia,re in atto, hanno proprietà liuforeagenti spiccate e particolari, come si trovano nel terreno tubercolare (Tommasi). Milian e Gongerot ritengono si tratti di un processo morboso di natura schiettamente venerea: certo l'atteggiamento plasmomatoso delle lesioni non è caratteristico della L.; esso esiste anche in altre lesioni ricchissime di plasmacellule, t.r a cui, le più importanti: la forma iniziale della sifìli~e e specialmente l'ulcera venerea. Sull'abbondanza appunto delle plasmacellule, insiste Milian per negare la specificiLà. della lesioue iuiziaJ.e gra.nulorna.tusa. Invero Favre gli obbietta che nell'ulcera. venerea la lesione è caratterizzata dal numero gran-


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dissimo di polinucleati che si trovano immediatamente sotto l'ulcerazione, mentre i corpuscoli cromatoflli vi farebbero completamente difetto. Nella L a.J.l'apposto l'ascesso contenente i polinucleati ed i frammenti picnotici è profo~do ; superficialmente tra le plasmacellule non si trovano polinucleati. Comunque MUian è convinto che le lesioni iniziali linfogr., siano ulceri molli a tipo volante e Gougerot afferma ehe l'ulcera può essere effimera, mentre l'adenite può esser egrave; segnala anzi l'opposizione tra la benignità e la fugacità dell'ulcera e la gravità e lunga durata del bubbone: egli spesso ha osservato adeniti in apparenza spontanee e molto frequentemente vi ha trovato lo streptoba.cillo di Ducrey. Esisterebbero cioè clinicamente delle forme di transizione verso l'adenite senza ulcera; ciò perchè lo streptobacillo deposto sopra una mucosa in apparenza sana, può attraversarla ed invadere l'organismo. In sua. opposizione si può certo rilevare che la particolare vitalità e virulenza del germe, male si accordano con la persistente noninocula.bilità sulla. cute; ma è altresì fuor di dubbio che si è vista seguire la sindrome ghiandolare ad ulceri veneree propriamente dette e che si sono constatati dei casi in cui in corrispondenza dell'apertura fistolosa., si sono notate ulcera.zioni a. margini frastagliati, irregolari, sottominati, che ricordano le ulcera.zioni cutanee, secondarie, da streptobacillo. Non si può dunque escludere che in qualche caso, linfoadeniti veneree assumano il tipo clinico della. linfogranulomatosi. La forma morbosa può comparire a distanza varia di giorni dal coito, ma. non è precisamer'l.te dimostrata ancora la sua contagiosità e trasmissibilità per i rapporti sessuali, sebbene ulteriori osservazioni del prof. Cappelli, avvalorino l'origine sessuale ed il conta.gio pei rapporti sessuali. Essa ha nulla a che fare col Linfogranuloma maligno per tutti i caratteri clinico-anatomici ed ematologici; nè col Linfogranuloma venereo (descritto da osservatori americani e di cui Cage recentemente ha pubblicato una monografia riassuntiva), lesione ulcerativa granulomatosa dei genitali esterni, probabilmente dovuta ad un protozoo senza com· partecipazione delle ghiandole. La diagnosi va posta con l'adenite pestosa che ba dati epidemiologici, clinici, batteriologici e caratteri anatomo-patologici differenti; con il bubbone climatico, di natura piogenica o parapestosa, in cui si hanno invece le stesse localizzazioni ghiandolari iDguiDali ed iliac>,a; lo stesso decorso torpido e prolungato, gli stessi focolai di rammollimento parziali con . fistole durature, e identico reperto macro e microscopico. Oltre che per l'adenite pestosa ed il bubbone climatico la diagnosi differenziale va posta per le micosi, la blenorragia, la sifilide, l'a~enite strumosa inguinale successiva ad ulceri veneree o trauma alla mucosa balano-prepuziale. Le micosi possono esser escluse sicuramente in base al criterio delle culture; la sifilide può essere riconosciuta o esclusa per i controlli sierologici e per il criterio wrapeutico ed anamnestico, a prescindere che la evenienza di linfoadeniti suppurative nel decorso della sifilide rappresenta una rarità e che anzi da molti è contestata al treponema la facoltà di produrre suppurazioni ghiandolari, le quaJ.i se mai, di solito possono determinarsi nei gangli prossimiori a.l sifiloma iniziale ancora aperto e in soggetto a ta.ra tubercolare; in condizioni cioè che con l'infezione treponemica concorre la possibilità di infezioni secondarie e particolari reazioni dei tessuti.


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St:LLA LI~FO·GRA~-uLO:ItATOSl INGl.:INALE, ECC.

P er quanto riguarda l'adenite tubercolare ricordo che l'ipotesi dell'origine tubercolare della L. I. trova oggi assai credito: comunque la. L. è nettamente differenziabile per la fisionomia clinica (che non è quella della forma tubercolare vera e propria) e per il fatto che tutte le ricerche · nel pus, nel tessuto ghiandolare, le inoculazioni sperimentali han.no costantemente esito negativo. Per l'adenite inguinale venerea è da tener presente che nella L. la periadenite, l'adenite periliaca dolorosa ed i fenomeni generali, sono più netti. Nella Linfogranulomatosi la periadenite insorge con grandissima rapidità; è precoce, è fibrosa, dà lobulazioni dure, quasi cordiformi, della massa, che in nessun' altra forma nei nostri climi, si possono osservare; che il p aziente, oltre che avvertire le elevazioni termiche, ha trafittura continue nella massa inguinale, che spesso per il volume rende difficile, se non impossibile, la deambulazione. Nel bubbone strumoso la periadenite insorge tardivamente e lentamente, è quasi sempre indolente, di volume modesto confrontato con la. voluminosa massa granulomatosa e non ostacola la deambulazione dell'A. L 'adenopatia periliaca può essere voluminosissima : si osserva lungo i vasi iliaci esterni e ha i medesimi caratteri della adenite inguinale; è leggermente dolente. L a si riscontra anche in altre forme di adeniti sub-acute. Per quanto riguarda le adeniti gonococciche è ammesso senza contrasto che il gonococco solo in casi di uretriti acutissime, dà in via ascendente reazioni linfoad.e nitiche di durata molto breve, che sogliono risolvere spontaneamente, provocando solo eccezionalmente fatti suppurativi, imputati da molti, ad infezioni piogene secondarie e concomitanti. La Linfogranulomatosi studiata d al dott. Vanni dell'Istituto di patologia medica di Roma non è identificabile colla L. I. S. perchè non corrisponde nè clinicamente nè anatomo-patologieamente, nè batteriologicamente al quadro di Nicolas e Favre. Mancano sempre le lesioni degli organi sessuali; la forma. è indipendente dai rapporti sessuali ed è stata osservata anche in bambini di tenera età; è costante il reperto di un micrococco morfologicamente e culturalmente ravvicinabile al melitense nelle ghiandole linfatiche, dove si trovano cellule del tipo Sternberg. Sebbene dunque i vari dati clinici, anatomici, ematologici, indubbiamente diano alla linfogranulomatosi inguinale una fisionomia del tutto speciale, facilmente differenziabile dalle linfoadeniti pestose, veneree, sifilitiche, tubercolari propriamente dette, gonococeiche, molti studiosi, molti clinici non credono che si possa definire una. vera entità nosologica. e parlare di una quarta maJattia venerea., anche perchè il polimorfismo della lesione iniziaJe (abrasioni erpetiformi, erosioni su infiltrato papuloso, nlcerazioni, infiammazioni uretrali) mal si concilia con l'esistenza di un virus unico, fisso, ad attitudini patologiche ben definite. Cappelli fa l'ipotesi che le abrasioni, nlcerazioni, infiammazioni uretrali osservate come l€sione iniziale della linfogrannlomatosi, costituiscano (al pari delle nlceri veneree vere e proprie, delle lesioni sifilitiche e blenorragiche) una porta di ingresso per germi di vario genere (piogeni comuni, bacilli pseudodifterici, streptotrichce, amebe, ecc.), e che le lesioni anatomiche dell'apparato linf<1tico, possano interpretaxsi come rea zione di terreno, forse tubercolare senza essere tubercolari nel vero senso della parola,


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determinate cioè direttamente dal bacillo di Koch. Tale ipotesi è a>Valorata da constatazioni sperimentali secondo le quali soggetti in allergia tubercolare hanno reazioni morfologiche ed istologiche identiche ad antigeni specifici e non specifici; e da quanto clinicamente si osserva nel campo dermatologico: cioè che dermatosi varie assumono atteggiamenti particolari in individui sensibilizzati dall'infezione tubercolare e che in questi individui appunto lesioni dovute a germi assai lontani dal bacillo di Kocb, talvolta male si differenziano dalle lesioni tubercolari sia clinicamente che anatomo-patologicamente. L'infezione nonostante il risentimento generale e l'eventuale interessamento di ghiandole a distanza, si accende e si spegne sul posto analogamente a quella da streptobacillo, e per ciò la prognosi, malgrado la durata piuttosto lunga, è favorevole. Per la cura Nicolas e Favre consigliano l'asportazione chirurgica, la radioterapia, le iniezioni iodiche. Di regola l'intervento chirurgico radicale non è motivato dal cara.ttere stesso dell'affezione e ad esso i venereologi sono di massima contrari, perchè talvolta possono derivarne complicazioni di elefantiasi da stasi linfa.tica. L'intervento evacuativo ed una attiva cura iodico-arsenicale ed applicazioni << Rontgen-terapiche » sono sufficienti per ottenere una guarigione completa. Si sono avuti buoni effetti con iniezioni di cloridrato di emetina.. Ca-si non infrequenti di transizione, sia dal punto di vista clinico che anatomo-patologico tra la pura forma di linfogranulomatosi e le linfoadeniti sub-acute consecutive ad ulcere veneree, con una grande v arietà di passaggi, sono stati dimostrati nella Clinica dermosifilopatica di Torino dal dottor Bernucci, il quale ha messo in evidenza che in queste forme la periadenite è meno intensa di quelle della linfogranuloma.tosi classica; che in linea generale mancano i fenomeni generali, mentre è frequente il reperto di corpuscoli cromatofili simili a quelli .descritti da Gamma, senza poter per altro completamente identificarsi con quelli. Sono stati altresì intravvisti rapporti tra lesioni tùcerative acute non veneree, specialmente dei genitali femminili; le forme di herpes con la linfogramùomatosi inguinale. · È da sperare che gli studi in corso portino luce definitiva sull'argomento. BIBLIOGRAFIA. D E BELLA. -

Stùla L. I. di Nicolas e Favre, Pathologica, 15 gennaio 1914.

CAPPELLI I . - Sulla L. I . S. di Nicolas e Favre G. l. M. V. e P. anno LIX, ~a·

scicolo II, 1924. T OMMASI L.- AlctUli reperti in un caso di linfogranuloma venereo G. l. M. V. e P., anno LX, fase. II, 1925. BERNUCOI I. - I caratteri clinici ed anatomici della L. I. S., ecc. G. l. M. V. e P., a.nno LXI, fase. XXIJ, 1926. CAPPELLI I. - Per la conoscenza. della L. I. S., Ibidem. BERTACCINl. - Contribuzione alla questione della. L. I. S., G. I. M. V. e P., anno LXI, fase. IV.


NOTE DI IGIENE . PRATICA

COME SI PRENDONO LE FEBBRI TIFOIDI? per il colonnello medico G. B. Marlottf-BJaochJ

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La questione del modo con cui le febbri tifoidi si diffondono e si perpetuano è molto complessa. E a vero dire, vi sono stati numerosissimi autori e ricercatori, i quali hanno fatto a gara per render la più ingarbugliata, cosicchè, per esempio, oggi non è chiaro alla mente di taluni medici che cosa si intenda per febbre t1foide eli origine idrica, e quando di origine idrica si debba parlare. Merita perciò la pena di esaminare brevemente questo problema che ha tanta. importanza. J..a specificità della febbre tifoide fu sostenuta. pel primo da Budd, a cominciare dal 1856. A lui spetta le enunciazione del concetto: •per avere un tifoso occorre un altro tifoso •. Scoperto poi il bacillo di Eberth, sembrò per un momento che tutto dovesse rendersi chiaro e semplice, specialmente quando la teoria di Pettenkofer fu accolta come V8ll_.ll;elo. Più tardi, peraltro, cominciarono le constatazioni di fatti che man mano portavano a. nuovi dubbi. a nuove difficoltà: concezioni epidemiologiche che parevano accettate in modo definitivo caddero completamente o diminuirono d'importanza; altre ne sorsero e furono successivamente più o meno in auge; canoni indiscussi furono abbandonati: elementi nuovi vennero in luce. Esaminiamo partitamente, ma fugacemente, t utti questi elementi, per vedere di trarne delle conclusioni che siano in relazione coi fatti os.'lervati (1). Prima di tutto stabiliamo l'origine del conta~o. Intanto è ovvio che esso, anche nella febbre tifoide, possa essere diretto. D tifoso viene assistito dai parenti, i quali, senza eccezione alcun,a, si imbrattano le mani coi materiali infettanti; è na.tumle che essi siano sottoposti alla. possibilità eli a mmalare, specialmente se si tratta di persone di bassa condizione sociale, nelle quali la pulizia rigorosa non è abituale, mentre sono abituali certi atti ch e contribuiscono alla introduzione nella bocca dei germi patogerli, quali, ad esempio, quello di mettersi le dita in bocca.. Poichè la i ebbre tifoide è una malattia da. ingestione, è facile che le persone addette all'assistenza de ll'infermo ne siano colpite. Questo può spiegare come la febbre tifoide dia cosl frequentemente delle epidemie famig liari. l\:la ciò che più interessa per la profilassi è il contagio hl diretto. TI suolo ha certamente importanza., ma non nel senso di Pettenkofer: specialmente nelle campagne ed anche nei qua1tieri popolari delle grandi città, <'l frequente che materiali infettanti si diffondano sulle vie, sulle concimaie, sul terreno antistante la casa, ecc.: è quindi frequente l'inquinamento del suolo, donde, con altri mezzi che vedremo in seguito, l'agente infettante può essere tr·asportato fino a. generare in altre persone la malattia. Uno di questi mezzi può essere rappresentato dalla polvere, la quale, contenendo i bacilli, si depositi su sostanze alimentari esistenti in casa, oppure sulle verdure dell'orto, le quali poi vengano consumate crude.

(l) Oggi da laluno, per eH. da Friedberger, al vuol di nuovo eost~ere una veoobla lder., cbe clob noi siamo ospiti abituaU o almeno !requen ti~~fml del b. di Ebertb,ll quale acq1l1sterebbe la vlrulenzn eott<> detern\fnote condizioni, e pwdurrebbe la malattia. SI ritorna oosl,ln certo modo alla .-eccbfa teoria della Scuola di Lione, che verso Il 1890 fu eosteuuta strenuamente. Tuttavia non credo c he gll igienisti saranno per ncoogt!ere le Idee del Fricdberger. le quaU non banno una bMe nei rer ort.l batteriologici eeegultl sul contenuto dell'lnleetlno .

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NOTE DI IGIENE PRATICA.

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L'aria ha perduto oggi 9.ua.si completamente la sua importanza, in confronto del tempo in cui si parlava di emanazioni putride. Tuttavia essa ha un interesse indiretto, in quanto l'affollamento, sia nella popolazione civile, sia nelle caserme, può diminuire la resistenza organica delle pel'80ne, oppure può rendere più facili dei contatti capaci di far passare l'agente infettante dall'uno all'altro. All'infuori di ciò, l'aria non può essere invocata, e persino l'azione infettante delle emanazioni cloacali deve essere di per sè stante negata. L'acqua ha. invece un'importanza notevolissima, ma questa. importanza varia da caso a. caso. Si sente parlare con facilità di epidemie idriche, di origine idrica, di inquinamento icù·ico, a proposito e a sproposito. Si accusa l'acqua di un acquedotto, quando in una città, in un paese, in un IStituto, in una. caserma si sviluppi uno o pochi casi di tifoide: e talora quest'errore commette persino ta.luno che si occupa di igiene. Ora, se avviene che un acquedotto si inquini (cosa possibile, perchè le condotte forzate, col fluire dell'acqua sotto forte :{lressione, aspirano dall'esterno i materiali, se per caso vi sia qualche, sia pur minima, comunicazione), la città, il paese, la caserma, l'istituto, presentano dopo lO, 15, 20 giorni ciò che si dice una. pa.ndemia. La differenza di data nella manifestazione dei casi dipende più dalla durata della incubazione, che varia a seconda degli individui, che non dalla differenza di data di introduzione dell'agente infettante. Que.<>to avviene specialmente se un pozzo nero o una. cloaca, raccogliendo i materiali di una casa. dove esiste un tifoso, comunichi con la conduttura dell'acqua. Se ne ha la prova, da un lato con l'esame batteriologico dell'acqua stessa, dall'altro col versare sostanze coloranti nel pozzo nero sospetto, verificando poi se esse passano nell'acquedotto. Un'altra riprova se ne ha dalla cessazione delle manife.<,-ta.zioni morbose, non appena l'acquedotto sia stato posto nelle condizioni da non subire più infiltrazioni. .

••• In campagna è frequente un'altra forma dovuta all'inquinamento dell'acqua. Essa dà. le più tipiche epidemie di casa. e consiste nell'inquinamento del pezzo. Sono di solito i casi nei quali un individuo convalescente di febbre tifoidea giunge dal di fuori, per esempio dal servizio militare. Egli, che dissemina ancora i germi in q,ua.ntità grandissima, infetta l'ambiente: la madre di famiglia col lavare le bianchene e con mille altri mezzi si inquina le mani, pescia inquina la corda del pezzo ed il secchio, e finalmente l'acqua, donde la infezione degli altri membri della fa.mi~lia. Ne ho visti degli esempi tipici, e, fra gli altri, uno nella casa di villeggiatura d1 un collegio che aveva lo stesso pozzo di una casa. colonica, a cui era tornato dalle armi un soldato convalescente. Non si esclude che i pezzi possano inquina.rsi per altre vie, specialmente quando si tratti di pezzi superficiali e con terreno sovrast&nte molto permeabile; ma questa evidentemente è una circostanza poco frequente. Può anche verificarsi l'inquinamenw dei corsi d'acqua, e quindi è sempre da tener conto del pericolo di servirsene a scopo di bevanda., o per farvi i bagni. Un altro modo di trasmissione è costituito dalla biancheria. proveniente dai malati: le persone che li assistono, le lavandaie, ecc., aono soggette al pericolo. Nè si esclude che la polvere del locale o ve il malato giace possa anch'essa easer fonte di contagio. Gli alimenti hanno certamente una grande importanza nella diffusione della malattia: l'abitudine che hanno tutti i nostri soldati, operai, contadini di pesare il pane o"-unque loro capiti, e quindi sul ten-eno, sulle panche della scuderia, sul letto, sulla branda, ecc., è certamente pericolosa e può trasmettere l' inf6'.tione. Un altro alimento che può essere pericoloso è rappresentato dalle verdure crude. Queste possono essere infettate, come si è detto, dalia polvere che vi si depo· sita. sopra e che può contenere bacilli del tifo, oppure dall'ina.ffiamento col contenuto dei pozzi neri, abitudine assai diffusa e che pot1-ebbe solo consentirsi quando questo contenuto fosse perfettamente maturo, fosse cioè tenuto per lungo tempo nel pozzo nero, senza che questo ricevesse altri materiali fecali freschi, in modo che la fermentazione aerobica ed anaerobica desse la sicurezza della distruzione 3. -

Gio'f'nale d1 m.édidn<> mi!itaf'e.


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Il

NOTE DI IGIENE PRATICA

d el bacillo di Eberth. Infine le verdure possono g iungere in casa non contaminate ed infettai'Si nella casa stessa per il lavaggio con acque inquinate o con mani inquinate. Grandi discussioni sono state fatte sulla possibilità di trasmissione della. malattia. per mezzo d el latte. Questa. possibilità è senza dubbio reale, ma sono sempre le mani dei mungitori che inquinano il latte. Se nella masseria esiste un tifoso o un portatore di germi, è facilissimo che ciò possa avvenire. Il bacillo di Eberth si conserva nel latte persino dopo 3 me.'li, sviluppandovisi ottimamente: si conserva. pure nel formaggio e specialmente nei cosidetti formaggi freschi, nei quali è stato trovato ancora. vivo dopo 12 e più g iorni. Anche le ostriche e gli altri frutti di mare possono servire da mezzo di trasmissione! È noto che le ostriche sono coltivate specialmente in certi punti del mare dove, per la presenza di sorgenti sottomarine, l'acqua si mantiene poco salata: questa circostan7.a. serve benissimo anche al bacillo di Eberth per mantenersi in vita più tempo. Tuttavia, tranne città., come Taranto, le quali fanno larghissimo consumo di ostriche e di mitili, il fatto della trasmissione per i molluschi è certamente assai raro. Viene poi la. questione delle mosche. Questi insetti possono trasmettere il bacillo di Eberth in tre modi: coll'assumere il materiale infettante e quindi defecare sulle sostanze alimentari, ed è noto che il bacillo di Eberth si mantiene vivo e virulento per tutta la. durata. del suo passaggio nel canale digerente deUa. mosca.; coll'a.s· sumere i bacilli e rigurgitarli, quando, per succhiare altre sostanze, essa emette la gocciolina di liquido che deve servire a. digerirle; coll'insozzarsi le zampe e trasportare così il materiale meccanicamente sulle sostanze alimentari. 1\la la questione è d.i sapere se ciò avviene di frequente o di rado. Qui le opinioni sono discordi: vi è persino chi ha sostenuto che il 30 % dei casi di febbre tifoide sono trasmess i dalle mosche: ma questa. è tale enormità da. non doversi prendere in considerazione. Comunque, pur confessando che mancano dati esatti sulla. fr~uenza del fatto, questo esiste ed è stato bene controllato, cosicchè le recentiss1me disposizioni, pubblicate or ora nella Gazzetta U(fic·t(~le, che impongono la. difesa dalle mosche e la lotta contro di esse, sono da ritenere veramente provvidenziali. Tutti questi mezzi di trasmissione esigono tuttavia sempre il tifoso, e d'altra. parte bisogna. pure concludere che esse rappresentano il minor numero dei casi, ove si eccettui naturalmente il fenomeno dovuto all'inquinamento idrico, il quale si impone da sè. Per spiegare la gran ma.ggioran.z a di febbri tifoidi non basta quanto si è d etto e bisogna. ricorrere ad un altro elemento, il quale prende la sua. origine dai tifosi in atto e dai portatori di germi. Questi ultimi possono essere coloro che hanno in incubazione la. malattia, i convalescenti, i guariti e coloro che dalla. presenza d e l bacillo di Eberth nel loro tubo digerente non hanno risentito e non ri">entono disturbo alctmo; coloro in altri ter:mini che hanno subìto il contagio ma non l'infezione. I portatori più importanti sono i convalescenti. Le statistiche dei vari ricercatori portano cifre impressionanti: s i sono trovati persino 11 portatori su 100 guariti, dopo due mesi dalla ~ua.rigione; e si sono osservati dei casi in cui il bacillo di Eberth persisteva nell'intestino persino dopo 30 anni dalla. gua.ri~one della. malattia.: cosicchò si può concludere che la eliminazione del bacillo di Eberth nei portatori può durare per tutta. la vita.. Di solito si tratta di col&cistiti da. bacillo di Eberth, le quali spiegano la. persistenza. della vitalità. del bacillo, ed anche il fatto, più volte osservato, delle scariche di bacilli ad intermittenza.. Più interessante ancora è lo studio fatto da. ta.luni sulla. frequenza dei portatori fra la popolazione: il Klinger ha constatato chefra.2.300.000abitantidi 253~ comuni, il numero t otale dei portatori cronici che avevano avuto la. febbre tifoide era di 176, ossia 7,6 per 100.000 a.bit.a.nti. A questi portatori, che diremo fecali, si aggiun!<Ono poi i portà;tot·i uri.nari, assai meno frequenti, ma. che pure non debbono essere trascurati. È poi interessante che il numero dei portatori è molto maggiore nella doT\JUl. che nell'uomo, fino ad avvicinarsi ai 4/5. Vediamo ora che cosa av-viene in una città, in un paese. in una. masseria, in una famiglia. Il malato o il portatore infettano evidentemente un mondo di cose: la biancheria. del letto, la biancheria personale, i vasi da. notte, le latrine, e , se si tratta. eli persona. di ba.'3Sa condizione, anche i dintorni della. propria casa. Ed è


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assai vicina al vero la proposizione che in una famiglia. dove esiste un tifoso o un portatore, tutti i membri della famiglia, o almeno taltmi di essi, hanno le mani contaminate da. bacilli di Eberth. La madre di famiglia., dopo aver rifatto il letto del portatore, passa alla cucina e lava la insalata., prepara le bistecche, fa. il pane e noi sappiamo che la insalata. verrà mangiata. cruda, che la bistecca messa. sulla. graticola non produrrà con certezza. la. morte del bacillo di Eberth, che la. pagnotta. messa. al fon10 non raggiungerà. nel suo centro tma temperatura. capace sicuramente di ucciderlo; a tavola. essa. spezzerà. il pane e lo servirà ai figliuoli. Il padre di famiglia. andrà al proprio lavoro che potrà essere di varia natura: il sa.lumiere somministrerà ad WHL quantità. di persone i ~eneri che smercia., e li somministrerà. dopo averli ben bene toccati con le dita., perchè questa. è una. nocessità assoluta. del suo mootiere; e i ~eneri che il sa.lumiere vende vengono tutti, o quasi, consu· mati senza. cottura. Il panettiere darà il pane ben rivoltato fra le sue mani: e il pane sarà consumato anch'esso così come si vende. Lo stesso farà il venditore di verdure e di frutt-a. Il vaccaro, la. sua rno~lie, il suo figliuolo infetteranno, come si è visto, il latte, e spesso questo viene bevuto crudo, o quasi. Il padrone o il ga.r.~:one del bar laverà a. suo modo i bicchieri e le tazze, bene strofìnandole con le sue mani inquinate, ed anche questo potrà costitui1·e pericolo di contagio. D gelatiere manipolerà ed infetterà i suoi gelati, nei quali il bacillo di Eberth vive a lungo. Insot:IUil8. è infinito il numero dei mezzi coi quali il portatore, ovvero chi ha malati di tifoide o portatori in famiglia, può diffondere Ja malattia.. Il bambino o il ragazzo che vanno a. scuola, o che giuocano per via., avvicinano altri bambini, altri ragazzi, e nei loro giuochi, nei loro rapporti, possono comtmica.rsi l'infezione. Si aggiungano tutti coloro che si baciano sulla bocca, si aggiungano tutti coloro che hanno rapporti intimi fra di loro, e si vedrà che la vera., grande ed infuùta.mente più frequente causa della t rasmissione delle febbri tifoidi è rappresentata. precisamente dalle mani di coloro che sono portatori o che hanno malati o portatori in famiglia.. Per i paratifì la cosa. va. nello stesso modo: solo vi è da a.ggiw1gere il pericolo delle ca.mi insa.cca.te, per quanto l'iguarda il pa.ratifo B. Perciò In profilus!;i del tifo deve indirizzarsi sopratutto alla sterilizzazione dei portatori ed alla. diffusione delle norme elementari dell'igiene. Ognuno .sappia che il tifoso, il convalescente ed anche colui che da lungo tempo è guarito possono oosere pericolosi; che è dovere elementare, per sè e per gli altri, di lavarsi accura.-. ta.mente, con lunga sa.pona.ta, le mani o~ni volta. che si debbano toccare sostanze alimentari: che corte pratiche, come quella del bacio stilla labbra, come l'abitudine di mettersi le dita in bocca., possono produrre danni irreparabili, che i bambini non devono essere abbandonati sulla via a giuocare fra loro. A ciò si ag~iunga. la. cura di accertare se nelle vnccherie vi sono malati o portatori, la necessitò. di abolire al massimo possibile i cibi crudi, a meno che non si tratti di frutta. che possono essere sbucciate; si aggiunga ancora la difesa. dalle mosche, la. cura. del pozzo, e, come è ovvio, anche la. difesa delle condutture dell'acqua potabile. Insomma, pulizia, pulizia, pulizia.; acqua, scopa. e sapone; sapone, scopa. ed acqua. Questo, insieme alla ricerca. e sterilizzazione d0i portatori ed all'isol.a.mento razionale dei malati, che peraltro può esser fatto anche in famiglia., condurrà alla scomparsa dell'infezione. E nelle caserme, vigilanza. sui cucinieri e, in generale, su tutti coloro che toccano i generi alimentari : spesso fra. loro è il portatore di germi, cioè il nemico. Roma., maggio 1928, VI.


RIVISTA SINTETICA

SU OLI ACCERTAMENTI DELLA SCIA TICA })er il dott. Bruno Suracl, capitano medico

A noi ufficiali medici occorre frequentemente, nella pratica, di dover accertare la genuinità o meno di una sciatica che i locali della visita medica, le infermerie, i reparti di osservazione, le sale degli ospedali accolgono ognora ischialgici veri od immaginari. Se la diagnosi di scio.tica. nella grande maggioranza dei casi è facile, essa può talvolta mettere in serio imbarazzo il medico meglio sperimentato nell'osservazione quando il suo giudizio debba vergere su individui pei quali pu ò sorgere il dubbio di simulazione. In tali casi l'unico sintoma esistente è il

sintoma dolor-e, spontaneo o provocato con la pressione o con la distensione del

l•

nervo malato. Ma il sintoma dolore applmto per essere subiettivo, non è tale da toglierei il dubbio di simulazione. Nulla è più facile a simulare che il dolore. • Molte volte, dice l'Eichhorst, i sedicenti malati di nevralgia hanno appooso a specificare con sorprendente esattezza tutti i sintomi soggettivi di una detenni· nata specie di nevralgia ed alcuni simulatori di ischialgia ricoverati nella mia clinica, furono smascherati solo col farli sorvegliare mentre si alzavano da letto: risultò allora. che essi si muovevano speditamente la.ddove in mia presenza zoppicavano dal lato offeso ed asserivano di poter appena. camminare "· Ed il Babin!3ki afferma. che quando il rifies.~o achilleo è conservato, la realtà di una lesione del nervo sciatico è sovente difficile ad accertarsi • La. diagnosi dif. ferenziale di queste forme di sciatica (senza alterazione del rifies.~o achilleo) colla pseudo sciatica. è qualche volta impossibile ». J. Collie ricorda che egli fece svestire completamente un individuo che accusava una sciatica con impossibilità as.\loluta di curvarsi e gli fece depositare per terra gli indumenti. Lo esaminò minutamente, quindì volgendo!!li le spalle si sedette e cominciò a scrivere ad un tavolo sul quale era un piccolo sp~cchio ohe rifletteva esattamente il posto nel quale si trovavano gli abiti deposti dal soggetto. Gli ordinò poi di ve.<>t.irsi. l'otette così vedere r.he il simulatore che si era fino a. qualche momento prima. ostinatamente ritiutato di flettersi iu av&Jlti, si curvò parecchie v olte e sveltamente a terra per raccogliere gli abiti e vestirsi. Parecchi AA., e fra i nostri il Boschi. il Neri, sono dell'opinione che non sempre si ha simulazione completa della sciatica, che per lo più accade simtùazione di quantità, esagerazione degli effetti dolorifici sul funzionamento dell'arto, impedimento funzionale, con movimenti ed atteggiamenti caratteristici della malattia, assunto per volontà su la traccia indicata da poco dolore reale esistente; oppure trattasi di un'abulia ad affrontare il dolore, anche se del tutto scarso; o di \ill adctizionamento di dolore psicogeno, di psica.lgia. e nevralgia, frequt>nte in soggetti fobici ed isteroidi. Comunque, non esistono metodi di investigazione stereotipati, da applicarsi da tutti in tutti i eMi: gran parte del succMSo dipende dall'investigatore, che deve essere, sopratutto, acuto osservat-ore, perchè, dichiara. il Boschi, piò che le denunzie pure e semplici del dolore, maggior importanza ha il rilievo delle posizioni o dei particolari aspetti plastici (Gianusso) e dei-movimenti combinati che il soggetto as.crume in causa del dolore, sonza intervento della volontà, per automatismo. per riflesso psichico. n malato si corica sul lato sano e col piede semifiesso sulla. gamba, la gamba semifiessa sulla coscia e questa sul bacino (Si card); siede sull'orlo della sedia appoggiandovi soltanto la tuberosità- ischiatica. del lat-o sano e mantiene più che può estesa la gamba dolente inclinando il tronco all'indietro per allargare l'angolo fra la. coscia ed il b acino; sedendo per terra, appoggiA> sullat,o sano e S\Ù sacro e tiene steso l'arto malato poggiando la. coscia fortemente stù terreno; se..


SU GLI ACCEB.TA.."'lENTI DELLA SCIATICA

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quando sia seduto sopra una sedia, riesce ad estendere complet&mente la gamba malata., non vi riesce più qualora lo ai inviti acl estendere contemporaneamente anche la gamba sana; nell'alzarsi dalla sedia, il corpo gravita stù lato sano; corrispondentemente, dal lato sano si eseguono le opportw1e flessioni, mentre l'altro arto è tenuto più o meno steso in avanti; il sollevamento da terra è fatto sull'arto sano, il cui piede viene portato all'indietro, mentre l'arto malato rimane all'innanzi. Camminando ai appoggia meno che può sulla gamba ammalata e procura che non siano mai estese simultaneamente le due giunture, cioè la coscia sul bacino e la gambt~ stilla coscia. Ma l'apprendimento di questi atteggiamenti difensivi contro il ùolox·e non sarebbe di1Hcili:;sùno aù un simtLlatore atteuto, intelligente e bene imbeccato. Non c'è qui, continua il Boschi, la complC.'l>:iità e finezza. di altre sindromi, come quelle pazzesche, che possono davvero riwnersi non simulabili esattamente, cosicchè l'occhio clinico esperto possa assumere come ottimo argomento diagnostico precisam ente l'aspetto complessivo delle manifestazioni morbose, trattbi pure di semplici riuttivtt7.ioni di fat.ti soggettivi. È e.ssonzia lo che il medico, se vuole far cadore in trappola l'impostore, conservi un'attitudine impassibile, che disarmi ogni ~;ospctto, anche quando s i notino delle mcoerenze sia nel discorso, sia negli a.tti; !'impostore d eve anzi essere incoraggiato, dimost.randogli simpatia, Ìl1 modo che e!5ti, esagerando la sua parte, ne· cumuli le mcoerenze. Talora que~to espediente non riesce, malgrado si abbia l'm· tima conviziont> che si tratti di s imulazione. In tnli casi, e specie quando si abbia unn certa autorità, si può far d esistere dalla s imulazione esponendo al soggetto chiaramente la situazione, dicendogli chfl per il momento non s i sono rilevate prove dell'inganno, ma che queste non potranno ma ncare. f'..osì alternando parole di ruinaccia. e di indulgenza s i può veni1·e a capo della verità. Occorre appena accennare che si hanno anche mezzi banali per mdurre il sospetto simulat-ore a. cw·ya.J·si faeenclogli eseguire in un momento di di.<>attenzìone movimenti comuni e molto abituali come quello di prendere 11110 sgabello, di fargli raccattare da terra qualche oggetto fatto cadere di proposito. Se con abile mos.<>a e senza che se ne avveda, fingendo di esaminargli la bocca. o il naso, s i riesca, a m ezzo eli speciale sostanza, posta in a.oteceden.za. fra le dita, a. provocargli d egli stamuti, o lo si faccia tossire col pretesto di esplora.1·gli il canale inguinale distraendolo con un'ipotot.ica presenza di ernia da ..... riforma, ci si potrò. benissimo accorgere se col toss ire o collo ::;turnutire tradisce, con i riflessi mimici o vasomotori del viso, anche mù1imi o fugaci, alcuna sensa.z ione dolorosa che tali atti, ordinariamente nelle l!ciatiche di sode &lta, provocano. A questi espedienti, e ad altri ancora che la fantasia del medico può mettere in opera, bisogna in genere ricorrere prima di iniziare l'esame medico sistematico, prima, cioè, che il soggetto concentri tutta la sua forza attentiva su quel che deve simulare ed è quindi meno padrone di s è stesso. ESAJIIE SISTEJIIATICO.

Manovre distrattive. - D Neri ha pensato di ricorrere ad una manovra ohe dh;tra.endo l'attenzione dell'esaminando dall'arto dichiarato ammalato, permettes.<;e di indica.rci, con qualche precisione, se realmente, e sino a qual p1111to, egli soffra il dolore che acousa. Lo .si invita a compiere, in posizione eretta, movimenti mdifferenti col capo, colle mani, colle braccia: sollevare le braccia. in alto, in avanti, ecc.; JlOi lo si invita a flettere il torso in avanti, le bracc:ia incrociate sul petto, e si osserva l'atteggiamento del tronco e degli arti inferiori. Questa mf1llovra potrebbe ~dicarci con qualche precisione so r ealmente, e sino a qual punto, il malato soffra il dolore ohe a.ccul!a. Nella grande maggioranza dei casi di scintica vera, si nota una notevole limitazione della flessione del tronco sugli arti inferiori. Se si mvita. il paziente a. tiet.tere ulteriormente il tronco, si osserva 11110. ma!Ziriore flessione del torso sul lato sano e il ruotarsi di esso verso il lato malato. Questo atteggiamento può venire sostituito dallo. flessione dell'arto malato, restando esteso quello sano. Tanto nel primo che nel secondo atteggiamento, può osserva.rsi l'mnalza.mento del tallone dell'arto malato, e talvolta lo spostamento a.ll'mdietro dell'arto stesso. Nel compiere questa manovra, il tronco viene spostato sull'arto sano, che lo regge


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SU GLI ACCERTAMENTI DELLA SCIATICA.

quasi p er intiero, ed il ma lato accusa costantemente un vivo dolore in corrispond enza d el foro di uscit& d ello scia.tico. NeJla sciatica simulata, la flessione del tronco si effettua in modo normale. Gli a.tteggiamenti sopra descritti sono l'espressione di wu~ diiesa istintiva allo stiramento d ello sciutico che si provoca con la. flessione del tronco sugli a r t i. Spesso, nella sciatica, la semplice flessione att.iva o p assiva del capo in avanti, se eseguita con una certa energ ia, risveglia ùn vivo dolore in corrispondenza del decorso dello sciatico malato, anzitutto a l suo foro di uscita. Se il mala to è supino, s i associano spesso, aJ dolore provocato d aUa flessione d el capo, un atteggiamento cara tte ristico di difesa d ell'arto ma.Jato (leggera. flessione della coscia sul bacino e dellt~ gamba sulla coscia) e talvolta scosse cloniche dei muscoli delle natiche e contrazioni fibriUari. li fenomeno è dov-uto all'innalzamonto ùel midollo ed allo stiramento in a lto d elle rndici spinali dello sciatico, provocati dalla fles.<>ione d el capo, come a l Neri è risultato da esperienze sul cadavere. Questo segno pnr non e!:'sendo patognomonico per la sciatica, poichè esso ritrovasi in casi di lesioni mdicoluri e forse nei primissimi stadi della. m eningite, prima. d ella comparsa d ella rigidità d e!Ja nuca e del segno di Brudzinski se non vale di p er se solo a precisat·e la diagnosi di vera. sciatica, vale almeno a d arci la certezza che noi ci troviamo in presenza di un arto veramente dolente ed a sca.rtare l'ip otesi di simulazione.

SEGNI OBBIETTIVI.

Segno di Schaeffer. - Nelle sciatiche che durano da t empo le masse muscolari d ell'arto malato sono ipotrofiche. Segno di Vanzett1'-Charcot. - Consiste nell'inclinazione molto accentuata del tronco e nell'abbassamento della. spalla vers o il lato opposto alla. sciatiea. Segno di Barré. - Osservando uno sciatalgico nella. posizione eretta e posteriormente, s i osserva a!Ja natica fiacciclità dei muscoli glutei, abbassamento della. piega gluteo. e la deviazione d el solco intergluteo; a lla coscia flaccidità. dei muscoli della re)!ione posteriore: espressione di al tcrazione de lla tonicità. eli uno o più gruppi di muscoli. Scoliosi. - Chi soffre di sciat.ica inveterata presenta una scoliosi che può essere : Eterologa o crociata. D tronco è d eviato dal loto opposto alla sede della sciatica; la ourva lombare ha la convessità. rivolta verso il lato del dolore ; la spalla del lato doloroso è la più bassa. Omologa od omolaterale. ll tronco è deviato verso il lato sciatalg ico; la curva lomba.re ha la convessità rivolta verso il lato opposto al dolore; la spalla del lato d oloror.o è la p i\l alta. Al ternante. La sco]josi è alternativamente ete rologa ed omologa: la. prima. a prodursi è quasi sempre la eterologa. L'a.Jternanza può essere più o meno frequente; talvolta il passaggio d all'uno all'altro atteggiamento è , per il malato, necessità di ogni momento. La fase eterologa è sempre preferita. n meccanismo della scoliosi dipenderebbe o dal p erpetrarsi d ella cattiva posizione del tronco nel camminare sempre appoggiato sul lato sano o dallo studio p remuroso di non esporre il muscolo sacro-lombare d ella parte compromessa ad WH~ distensione m oocanica q unle comportere bbe una stazione eretta e la deambulazione d olorosa de~li ammalati di sciatica., percbè un ramo sensitivo dello sciatico penetra, nel muscolo, o ad una paresi del muscolo estensore del tronco del lato offeso. Segno del pcdidio (Barré). - 1\lent.re l'atrofia d elle masse muscoi~i'd":ria coscia e della gamba, talora. è legp-erissima., e spesso può mancare, al muscolo p edjdio si constata sovente ed in modo p ronunziato. Questo segno è molto frequente e generalmente precoce. Stato della pupilla. - In buon numero di sciatioi, a. pupille sempe reagenti alla lnco, si osserva anisocoria., e la pupilla più clilatnta è quasi sempre quella d el

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lato dell'arto malato. Secondo Buscaino, il fenomeno sarebbe d ovuto alla eccitazione del tono simpatico dovuta alla sorgente abnorme continua di stimoli dolorosi provenienti dallo sciatico e proiettantesi sul simpatico oculare; su 39 sciatici è stato da lui riscontrato in 17, in 11 dei quali la pupilla dilatata era in corrispond enza. dell'arto malato. Alterazione della forma. del piede (Neri ). -Messo il soggetto disteso sul vent.re, esaminando comparativamente i due piedi, si constat.a in quello dell'arto sciatico un abbozzo di piede cavo per atrofia dei muscoli della. pianta; il tallone è come affinato, talvolta ristretto ed allungato, da. più o meno cubico esso diventa. ova· !are od oblungo ; i margini interno ed e-sterno sono maggionnent~ incavati per atrofia. rispettivamente dell'abduttore dell'alluce e dell'abduttore del mignolo. Di più si osserva, e questo è il fatto più comune, un ravvicinamento di tutte le dita. l l segno della depress-ione retromalleolare (Rimbaud). - Il tendine di AchiJle invece di presentarsi come tma corda tesa, è poco prominente: le due depressioni fra esso ed i malleoli sono più o meno attenuate, il tendirie sembra allnrgato e tutta la regione ha u:n aspetto come edematoso. È da att.ribuirsi ad una ipotonicità del gast.roonemio e del so leo : se si afferrano questi muscoli e si stirano in alto, la depressione retromalleolare scompare. n segno viene messo bene in evidenza., facendo stare ritto il paziente sopra una sedia o un tavolo con i calcagni rivolti verso la luce, Flessione dorsale delle dita del piede nella deambulazione (De Sandro). - I pazienti di soiat.ica, camminando a piedi scalzi, flettono dorsalmente le dita del piede malato, specie l'alluce, e poggiano sul suolo solo la punta. Anche negli individui non affetti da. sciatica le dit.a si presentano qualche volta dorsalmente flesse mentre il piede sta sollevato; ma appena lo si appoggia sul pavimento il leggiero grado di flessione scompare. Segno eU Ohiray o della punta. - Invitando uno sciatieo a reggersi od a camminare sulla punt.a dei piedi, in flessione piantare forzata, ad arti inferiori dist.esi e coi piedi leggermente rotati all'interno, ne è impossibilitato o lo può fare solo per brevissimo istante. Cbiray e Roger lo rapportano alla debolezza. dei muscoli più che al dolore. Segno di Oiarrtt.'JBO o del calcagno. - Uno sciatalgico che cammini sui calcagni, ad arti inferiori estesi, sente, prevalentement.e nel polpaccio, un dolore tale che è costretto a flettere la gamba sulla coscia, ciò che provoca di conseguenza un'andatura sui calcagni a tronco e bacino non più erotti, ma flessi all'innanzi. Quando la sciatalgia è grave, il malato non resiste a questa deambulazione, e rettifica. l'andatura su piede piatto. n fatto è dovuto allo stiramento dello sciatico popliteo esterno al suo passaggio sulla testa del perone. La rotazione all'esterno della gamba e piede o l'itWUtlzamento del tallone nel cammino laterale (De Sa.ndro). - Durante il cammino laterale dalla parte del lato colpito, si ba rotazione all'esterno della gamba e del piede. Se si invita il sog· getto a correggere tale rotazione, cammina col ta.llcne innalzato ; ma. pre-sto si stanca. ed appoggia il tallone mentre riappare la rotazione esterna .

EsAME FISICO.

Tachicardia. - Se si esamù1a il polso alla radiale di un individuo affetto da sciatica., a letto, in posizione orizzontale, si trova abitualmente aumentato il nu· mero delle pulsazioni (si considera. tachicardico l'individuo con 78 pulsazioni e più). n Buscaino che ha rilevato questo fenomeno in 28 soiatici S't! 39, lo mette in rapporto con disturbi dell'innervazione simpatica. a. carico del simpatico cardiaco. Esplorazione dei punti dolorosi classici nell'arto aciatico. - Premendo colle dita vicino alla spina. iliaca posteriore e superiore, n el forarne ischiatico, a.l margine inferiore del gz·ande gluteo, tra il trocantere e la tuberosità ischiatica, al mezzo del


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SU" GLI ACCERTAMENTI DELLA SOIATICA

oa.vo del poplite, sotto il capitello del perone, dietro i ma.lleoli, si provoca. vivo d o lore. Alla. pressione profonda del ne.r vo nell'interstizio fra il semimembranoso e semitendinoso all'interno ed il bicipite al di fuori, stando il soggetto in decubito la.temle, si provoca spesso la flessione della gamba sulla. coscia., talvolta. il clono del gluteo superficiale. Segno di Lasègue. - Stando l'individuo a giacere supino, si fa flettere passivamente la coscia sul bacino lasciando intanto piegare l'articolazione del ginocchio, e si constat.a. che in questo movimento non si provoca od esacerba i! dolore, perchè il nervo permane rilasciato. Invece se si fa flettere la. coscia. sul bacino mantenendo rigidamente estesa l'articolazione del ginocchio, giunge un momento in cui, sotto un angolo m ;ggiore o m inore di mtazione dell'anca., insorgo un dolore vivo, che si attenua o scompa.re tosto permettendo al ginocchio tli piegarsi. Se{Jno di Bonnet. - A bducendo forzatamente la. coscia del lato sano si provoca dolore nelle regioni sciat.iche e retrotrocanteriche del lato affetto per propagazione dello stiramento delle radici rachidid1e del lato normale a quelle del Jato a.mmaln.to. Segno crocwto dell'i,~chialgi.a o se~no controlo.terale di Fayerszta.yn o di Moutard-)iaitin o sogno di Bertitere. La. manovra di Lasègue dal la.t.o sano determina. do'ore dal lato ammalto. Segno di Roch. - Flettendo dorsalmente il piedt'l sulla gamba estesa, viene ric;entito un dolore nella parte medialo del polpaccio, che man,ca se si eseguisce la stessa manovra stando flesso il ginocchio. Se.gno tibiale. - La. pressione esercitata al terzo inferiore della tibia del lato malato è doloro&a. Se{Jno di Lortat-Jakob. - Stando l 'ammalato seduto sull'orlo di un ·tavolo, si fissa il ginocchio con 'Un!\ mano e coll'altra si fa estendere la gamba _provocando un dolore nella. coscia. e nella natica.. Manovra dti, Larey. - Facendo sedere brttscamento lo scia.ta.lgico, esso accusa. un vivo dolore in corrispondenza della natica. e della coscia. Matwanza delle 1>ulsazioni delle arter·itJ del piede dal lalo malato. - Questo segno si riscontra. sopratutto quando l'affezione dura. da tempo; ed allora sono anche dimostrabili, collo. radiografia, alterazioni arteriosclerotiche delle arterie della. gamba.. Il (lolore glu.teo da pressione del punto soprapopU.teo (De Sandro ). - Una pressione sull'estremo inferiore del grande nervo sciatico, \ln po' prima della. biforcazione in sciatico popliteo esterno ed interno, provoca., nella sciatioa., \ln vivo dolore sulla natica., sulla prima porxione dell' istesso nervo alla sua uscita dalla grande incisura ischiatica e nel suo decorso fra isdlio e grande troca.nt~re. Il punto da comprimersi è precisamente \ln po' al di sopra. dell'apice popiliteo a. \ln cinque dita trasverse al di sopra. della piega cutanea. trasversale. Il segno può ricercarsi in qualsiasi J?Osizione si trovi il soggetto; è prefE>ribile però ricerca.rlo in pro~azione o supmaztone. Esalta.zione d<!U' ec.citabilità m<J.Ccanica rmwcolare nell'ambito ddl' innervazione del-lo sciatico (Nori). - È anzitutto nei muscoli del polpaccio che questo segno è manife.c;to. Un pizzico alla parte mediana ed interna del polpaccio anzichè a.ccompn{!narsi, come di solito, ad una contrazione idio-muscolare rapida e transitoria., si accompagna ad una. contmzione lenta e dw·atura.. Questa esaltazione della con· trazione idio-mttScolare è molto probabilmente dovuta ad \ln disturbo di nutrizione e ad \ln concomitante t.nuu~:~nto d' inita.bilità. d ella fibra. muscolare. Segno degli arkluttori (Barrè). - Consiste nella compressione forte, fra. il p ollice e le altre dita. del mat·~ine intemo della massa degli adduttori al lato sano ed a quello malato; il dolore è molto forte e sempre più accentuato dal lato della sciatica. S egno eli J{emi.g. - Se si invita il paziente a passare d.a.Ua. posizione supina. a quella so<lttta, si vede l'arto malato, che nella. posizione orizzontale può essere


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SU OLI ACCERTAMENTI DELLA. SCIATICA

tenuto esteso, ent rare in \m grado notevole di flessione, e la. coscia si flette stù bacino: la. gamba sulla. coscia.. Così pure stando l 'infermo coricato stù dorl.'o colla gamba leggermente fiessn., ogni tentativo per estenderla a forza, premendo sul ginocchio, provoca un vivo d olore nella. coscia .e nella natica.. La pression e dell' apo(l-Bi spinosa rlell' ultima vertebra lombare è, noi casi eli sciatica, dolente. Que.<;to fenomeno non si constata per le altre vertebre. Segno di Gara. - Compri mendo la. colonna ver tebmle dal lato vontrale, a. circa un dito sotto l'ombelico, si provoca., nella sciatica., un d o lo re caratteristico. Abolizione del ri(lt'.Sso d el teruline d'Achille. - Messo il soq!.:wtto in ginocchio su di una sedia e percuotendo col martello da riflessi detto tendine, se tt·a.ttasi di sciatica, non s i pwvoca la contrazione d el gt\St-rocnemio e la. flessione d e l piede verso la pianta. Suono di perettssione d el tendine di A chille (Barl'è). - P ercuotendo il tendine di Achille, il suono di perclts'!ione dal lato malato ha \m tono più basso che dal lato sano. Esagerazione <lel r-iflesso crenv.tSter-ico. - Sfiorando e srr~gando il dit.o sulla. faccia. interna d ella coscia. o comprimendo la coscia a li volto del canale degli addttttori, il sollevars i d el to..,ticolo ncll~;~. bo t'St'l. scrotale per la. contra:r.ione del cremastore è, nei cas i di scia.tica, piì1 esagerato dul lato d ell'arto malato. Com,porlamento del r iflesso roti.(,Ùo. - In generale esso nella scmtica si mantia ne normale o si esagera. Comp ortamento d el r ifl e.çso retro-malleolare (Barrè). - La percttssione della. regione situata fra il t endirw di Achille ed il malleolo esterno è meno doloroso dal lato mala.to che da qttello sano . . Comportamento dd riflesso addominale (Pisani). - 1\Iosso il paziente in decubito orizzontale, con la pareto addominale completamente rila'>ciata e le gambe simmetricamente e.~tese, sfre!Zando sulla reg ione iloo·costule s i vedono cont rarsi i muscoli al di sotto deU~ cuto, pi'evalentetnent,e ed unicamente dal lato della le· sione sciatica., e la diffe renza di vivacità del rifle.'>so ai due lati è .!Jiù accentuata nella. zona. m odia. e ir\feriore. MO<Ji,fic(,Zi.one del rifle.sso cutaneo-plantare. - srrogando la pianta dol piede dell'art-o malato, si ha diminuzione, o talvolta abolizione, della flessione piantare del piede e della repentina flessione d ella gamba, rispetto al sano. -Aboli~ione del riflesso bicip•u,ze (Neri). La percus.'liOtle del tendine d el bicipite al margine esterno d ella. metà infe riore d el cavo d el poplite, non provoca.' nella. scia~ica, il sollovamonto della IJBrte media della coscia. Segni. tern11ici. - Nel cavo popliteo d ell'arto sciat ico si ha temperatura più ba.'!Sa di quella del cavo pop.liteo dell'arto &mo. Il fonomorw è dovuto a dirni.nuziona dell'attività nella circola-zione d ell'arto dolente por distttrbi della vasomotilità. Negli ischialg ici si ha quasi constantemente elevazione ve.'>pertina della tem- _ peratttra rettale. Poliuria. - La secrezio11e \u-inaria negli effetti da sciatt\lgi.a spesso è in aumento e segue da. vicino l'evoluzione dei dolori; in quosto caso si accompagna ad un certo grado di azoturia. e di albuminttria. Liquido cefalo·ra.chirli,(l,nO. - Nell'li sciatici il S icard a.vr·ebbe t rovato n el L. C. R. aumento del ta.<;so di albumina., ed il Leri una discreta linfocitosi. Metodo delle impronte (Neri). - E sso ci dice che nella scio.tica il cammino si effett\U\ sui meto.tarsi o S\Ù bordo esterno del piede. Quando la sciatica lede il muscolo tensore della. fascia lata, il piede è r\lotato in fttori. Esam,e delLe. su,ole delle scarpe. - Ne lle forme inveterate di sciatica l'esame delle suole fa rilevare il minor consumo e l'ineg\laglia11za della superficie dal lato affetto in confronto a q\lello del lato sauo.

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SU GLI ACCERTA:)1ENTI DELLA SCIATICA

SULLE ESPlU:SSIONI ORGANICHE DEL DOLORE NON SOTTOPOSTE AU'INFLUSSO DELLA VOLONTÀ..

Seg110 di Lombroso·Mannkopf. - Esercitaudo una pressione sopra uno de. punt.i dolorosi classici doll'a~-to sciatico. si nota acceleramento del ritmo cardiacoi (Nei casi riferiti dal Rumpf il numero delle pulsazioni aumentava. da 24 a 44 a l miu\lto). Si noti che durante la prova, il paziente deve rimanere immobile e respirare rogolnrmcnte ; e che In pressivne dev'essere improvvisa e di brevissima durata. Segno di B ecltlerew. - Comprimendo uno dei punti dolorosi si nota dilatazione d ella pt1pilla, con~o.<~ti one della faccia e acceleramento del respiro. Le due. rOilzioni d i cui sopra Ri possono provocare, anzichè colla. pressione digitale> su punti d olorosi doll'ario sciatico, a mez:w della manovra di Lasègue come dall' espe1·imento del l3oschi sulle: R ectzioni al dolore 1JU1Jillnri, s(ìgmogra(ìche, bariche. - Si pratichi la. manovra. di Lasèg\le s\1ll'arto malato, il paziente supino piano s\llletto, fle·t tendo l'arto, tenuto ben steso, S\11 t.1·onco fino a provocare \lno spiccato dolore che pos.'!a tuttavia. essere tollerato parecchi s('Condi senza agitazione del malato. Si rilevi appros.'li· mativamente l'angolo così formato dall'arto col piano del letto e si rimetta a riposo. Si disponga lo sfigmoma.nomotro Riva-Rocci, senza ancora. enfìarne il mauicotto. Quindi si /ietta sul tronco, fino allo stesso an):(olo col piano del letto ottenuto p rima., l'arto sano. Si conti la freqttenza. del polso. !:ii osservi la pupilla.: null'altro si dovrà scorgere in e.c;.<;a fum·chè la normale u1.quietudine pupillare, ed, eventualmente, \ma dilatazione lieYe di os~'<a, in cattsa d olio stato emotivo apprensivo; non la cospicua reazione pupillare al dolore. Un collega. insuffii il manicot to del manometro applicato, fino a scomparsa del polso radiale. Allora. si pratichi la manovra. di Lasèg\te sull'arto malato. Ci si accerti cbe il paziente non pos.'!a provoce.rsi del dolore da sè in a lt ra maniera (morsicatw·a della lingua per es.}. La pupilla. presenterà la. cospicua. dilatazione al dolore di 3·5 mm., brtlSca., transitoria. Il collega. palperà sul1a radiale che é in djpond enza. dello sfigtnomanometro. L'elevazione barica. prodotta clt~l dolore riprist inerà il polso nettamente. Si faccia attenzione che in· tanto il paziente non cerchi di pon.zare- a. glottide chit1sa, con che aumenterebbe la. pressione artificialmente. L o ste::~so collega conterà. il numero dellle pulsazioni. Fisiologicamente si d ovrebbe ottenere un aumento di 8-10 pulsazioni a.! minuto. Ma come è noto che soggetti nevrosici possono reagire alla stimolazione dolorifica. con un atrmento anche più cospicuo, o, invece, talvolta con rallentamento ed impiccolimento, o semplicemente con irregolarità del polso, così anche variazioni di questo genere varmo interpretate come affermazioni organiche dell'avvenuta provocazione d olorifica. Alterazione del riflesso oct~lo-carcli-aco. - Si contino per 30" il numero delle pulsazioni alla. radiale e poi si ricontino comprimendo i bulbi oculari : in condizione normale si ha \In rnllentamcnto delle p\llsazioni. Negli sciatici invece si ba o inversione del riflesso (aumento cioè delle pulsazioni sotto l'influenza della. compressione dei bulbi oculari) o abolizione (non alterazione del ritmo). Secondo Buscaino, c he spicl!a anche tale fenomeno con l'abnorme innervazi·o ne simpatica. negli sciatalgici a cau;;a. della sorgente continua di stimoli dolorosi, la. inversione o l'abolizione si ha ncll'85% degli ischialgici. ESAME ELETTlUCO.

Qualunq\Ie sia l'entità doUa sciotica, una lesione, sia pur essa m.inima, dell'elemento n9rvoso si produce. « È fuori dubbio, scrive l'Oppeubeim, che a.i fenomeni della sciati ca corrisponde spesso nno.tomicamento Una lieve uevrite. dello sciatico, e cl 1e q \lesta in certi casi raggiunge \m t!,! IO grado di intensità che anche i fenomeni clinici as~umono \m carattere novritico. E vero che nella maggior part.e d ei casi tali fenomeni numcano, ma sta di fatto che si riscontra.no tutte le possibili forme di passaggio fra la nevralgia e la. nevrite tipica 11.


SU OLI ACCERTA:\tENTI DELLA SCIATIOA

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I disturbi qua.J.itativi dell'eccitabilità elett.r ica sono frequentissimi nella sciatica, dichiara il Neri: « Io li ho riscontrati in casi di sciatica in cui esisteva ben netto ed eguale da ambo i lati il riflesso achilleo, e in a ltro nei quali l'atrofia muscolare era di si lieve entità da lasciare il dubbio di \ma semplice asimmetria. fisiologica, e persino in casi in cui l'atrofia faceva del tutto difetto. Se l'esame elettrico non avesse svelato una. differenza. notevole di comportamento fra il lato sano e il lato malato, nel silenzio di ogni segno obietivo, si sarebbe potuto dubitare di una simulazione ». Fra la sciatica. iniziale, leggera e a breve decorso, in cui l'esame elettrico non svela modificazione alcuna dell'eccitabilità, e la sciatica grave, a decorso cronico, con distUrbi qualitativi dell'eccitabilità, con reazione di degenerazione parziale o completa, vi è un gran numero di casi intermedi in cui l'esame elettrico svela una semplice diminuzione dell'eccitabili.tà., indice di una sofferenza lieve, ma pUr reale, delle fibre nervose. Si tratta di regola di una ipoeccitabilità faradica, totale o parziale, dello sciatico e dei muscoli da esso in.nervati. Esplorazione faradica del nervo sciatico. - Al bordo inferiore del grande gluteo, un vo' più vicino alla tuberosità, ischiatica che a quella trocant.e rica,, trovaai il punto di elezione di eccitazione del nervo sciatico. l\fesso il soggetto bocconi ed applicato un elettrode indifferente sul dorso, si eccita il nervo prima. dal lato sano, praticando periodicamente delle interruzioni nel circuito ed aumentando l'intensità della corrente sino ad ottenere la contrazione minima, cioè una contrazione debole, ma pure nettamente visibile, dei muscoli della regione posteriore della coscia. Trovata così la soglia di eccitamento, la chiustrra permanente del circuito determina una contrazione maasiva, globale, tetanica dei muscoli. Se, ferma restando l'intensità della corrente, si passa ad eccit.a.re, alla stessa guisa. lo sciatico dal lato malato, l'eccitazione o non è seguita da alcun movimento o si scorge che i muscoli sono percorsi da una serie di contrazioni fascicolari che si susseguono rapidamente a guisa di onda; la faccia posteriore della coscia è agitata, osserva il Neri, da una sorta di maregg:iamento carutteristico. Questa • danza • dei muscoli è l'&:Spressione di una diminuzione, sia pur lieve, dell'eccitabilita.. Difatti per poco che si aumenti l'intensità della corrente scompare ed è sostituita dalla contrazione massiva dei muscoli della regione; per di più noi riusciamo a provocarla anche dal lato sano, quando si abbaasi l'intensità della corrente al di sotto della soglia di eccitamento. Se la diminuzione dell'eccitabilità. è più spiccata, l'intensità della corrente capaoe di provocare la contrazione minima dal lato sano, non provoca alcun movimento dal lato malato, ed è necessario aumentare l'intensità. dellà. corrente per osservare in m ueggiamento. Esplorazione faradica dello sciatioo popliteo imterno ed esterno. - Proprio nel mezzo del cavo del poplite trovasi lo s. p. i. e per la sua eccitazione valgano le modalità. come per lo sciatico. L'eccitazione faradica sufficiente a pt:ovocare dal lato sano la contrazione massiva dei muscoli del polpaccio e la flessione piantare del piede, che dura per tutto il tempo del passaggio della corrente, o ·non è seguita, dal lato malato, da alcun movimento o si nota il ma.reggia.mento caratteristico ; ed il _piede, o resta immobile, o ritmicamente ed a fatica si estende e ricade nella posiZione di riposo, come in preda ad Una leggera trepidazione. L 'esame elettrico svela una ipoeccitabilità. anche dello sciatico popliteo esterno ma essa appare di solito più leggera e meno costante di quella dello s. p. i. Esplorazione faradica del muscolo Ctdaneo. - L'eccitazione fa.radica di questo nervo a 12 cm. al di sopra e subito all'indentro del malleoJo est~rno, anzichè provocare, come di norma, l'adduzione del piede, la rotazione in fuori e il sollevamento del margine esterno, provoca abduzione del piede e fl essione dorsale del margine interno. Questo fatto è l'espressione di una ipoeccitabilità del muscolo cutaneo che innerva. i peronei e di una diffusione della corrente eccitatrice al tibiale an· teriore. Eccitazione jaradica della pianta del piede. - TI Babinski aveva osservato che l'eccitazione faradiCA della pianta del piede provoca, di solito, nei soggetti normali, la flessione dell'alluce e delle altre dita. Negli arti sciatici si ottiene invece, per lo più, estensione d elle stesse dita, o, meno frequentemente n essuna roo.zione, per la ipoeccitabilità dei muscoli flessori. ·


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SU GLI A.CCEB.TA.>,lENTI DELLA SCIATICA

Le tnodificazioni dell'eccitabilità elettro-cut<mea {Neri}. - L'eccitazione di n ervoso seusitivo, mediante una. corrente fara.dica, provoca una. sensazione dolorosa di pizzicore e brtteiore in tutta. l'area di distribuzione del nervo. Il dolore è to.nto pià vivace quanto più lo stimolo è intenso e le interrUZioni fa.ra.diche frequenti. Nella grande maggioranza dei casi di scia.tica. l'eccitazione fara.dica. mette in evidenza anche una ipoestesia C\1t.auea.. Questa ipoestesia. fara.do-cuta.n.ea. sta in contrasto coU'iperestesia dello scia.tico alla compressione ed alla distensione, è manifes ta anche in casi lievissimi di sciatica quando ancora la sensibilità ta.ttile non mostra dii'fero11ze apprezzabili, e da un criterio quasi obbiettivo della sen· sibilità, perchè il malato, mentre reagisce vivamente al dolore del lato sano, si mostra sorpJ·eso per la insonsibiliti\ dal lato offoso, che egli riteneva a priori più dolente. L 'esame dellt\ eccitab ilitl'l. elettro-cutanea s i pratica. stimolando i rami cutanei alla loro uscita dalla aponevrosi, e cioò : i rami femorali dei piccolo sciatico alla radice della coscia - il n et·vo safeno estemo al polpaccio nel. solco fra i gemelli il ramo tibiale del uorvo sa.feno interno al lato interno della tibia - il nervo mu~;colo-cutaneo al terzo inferiore dello. faccia esterna della gamba. A seconda delle ra.tlici colpite l'anc;;tesia o l' ipoanestesia è limitata a questo o a. quel territorio cuta11eo. Ques to esamo. sistematicamente praticato, potrà rendere preziosi ser· vizi nella sa•Heiologit\ d ella sensibilità.. Devono essere i g radi più lievi della dimin\IZione dell'eccitabilità quelli a pre· ferenza invocati per rischiarare ed avpoggiar·e il diagnostico difficile di questa affezione e di sma.<;chorarne la simula%ione . « In molti casi, dice l'Erb, coll'aiuto di una. esatta esplorazione elettrica. sono riuscito a v erifict\re qua.:;i tutti i fatti positivi che dimostravano l'esistenza reale della malattia. ed aiuta\rano il malato a fa1'Si rendere giustizia». In molti altri, il completo nega.tivismo di ogni sintorna obbiettivo può giust.ificare il « uo11 riconosciuto •· w1 tronco

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MEDICINA LEGALE MILITARE DE C ISIO N I DI MASSIMA CoLLEGIO MEorco-LEOALE

Per ri!lponòere ad analogo quesito della Corte dei Conti il Collegio medicolegale, in wu1. delle sue ordinarie sedute, pre!le in esame la pratica. riferentesi a l marescin.llo di P. S., N. N. por esprimere parere medico-legale circa la dipendenza. da. causa di servizio delle infermit& che lo tr{l.."$ero t1. morte. È risultato quanto segue: Il maresciallo N. N ., prestando servizio nella squadra politica di ..., aveva dovuto intervenire più volte per ragioni del suo ufficio, contro <:erti elementi turbolenti pol' cui ebbe più volte intimidazioni e minacce, che aveva,no avuto w1a. notevole ripercussione sul suo carattere. K el novembre 1926 ammalò di itterizia, la quale nel dicembre succe.<>Sivo si pre!loutò sotto forma di ittero grave con mo.tùfestazioni emorragiche e rena.li, e fu causa de lla sua morte avve nuta. il 19 dello stesso mese. La vcc!ova. ha f11tto domltnùa di pensione privilogia.ta tenendo per fermo che continge nze cti servizio siano state le cause della malattia mor tale. La Commissione meclicn. dell'Os pedale militnre di... l1n. giudicato in favore della. interessata. Un medico di parto ha asser-ito che non solo tale infermità era unicamente ùipentlen.te da servizio, ma che, se fosse stata cw·ata subito al suo iruzio, sarebbe sicuramente guarita. II C:ollcgio met tico-legale con sorpresa ha preso visione di tali pareri; ed osserva. innanzi tutto che il cosi dotto itte ro gr·ave, o maligno, o tifoide, od atrofia gialla. acutt~ do! fegato, quando è veramente taio, è malattia assolutamente mortale, poichò è eviùonte che la ùi!;truzione di q nesto organo non è compatibile con la vita. Quanto alle Citnse che gonenmo tale gravissima mn.Iattia., ben poco si conosce al ri~uardo. f>i sà che essa può essere primitiva o secondaria ad altra lesione del fegato; e sombra che in nn certo numoro di casi le fatiche, gli strapazzi, i paterni d'animo Riano sta w le cause occas iona li di es.<:a. È anche certo che in presenza di uno stltto ittorico iruziu.le non !lÌ può mu.i dire a 7Jriori che s i tratti di nna comw1e itterizia Ctttarrale o di un'altra malattia. gravissima. Allo stato attuale delle nostre conoscenze l'ittoro g rave viene considerato come il ristùtato di una infezione che può essere determinata da. nùcrobi diversi, dei quali alcwù sono ipoter.mici (b. coli) ed altri iporte rruici (stafilococchi, streptococchi). Le tossine batteriche in tali casi agiscono sopra nn fogttto or·igiuar·iamente preclisposto o già precedentemente a.mIlll1lnto, e dettwminano mpiùarnente la distruzione della. cellula epatica.. Alla. insufllcienz~~o de ll 'organo ed alla. autointossicazione che ne risulta. s'aggiunge l'azione stossa de lle t ossino .microbiche; e così si costituisce il quadro fenomenologico che è bene conosciuto. Su t;.tli ba;;i cho sono o~gi le sole sciontifiche. od almeno quelle che sono universalnumte accettate, è evidente che questo Collegio medico-~egale non può cost•·uire l'edificio della dipendenza da causa urùca diretta ed immediata. da servizio dolll\ rntLlattia che tru.sse a mor-te il m.a.resciallo in parola.; innanzi tutto perchè ness uno evento di esso - tranne casi ben noti e concreti -predispone il fegato ad ammalare; ed in secondo luogo perchè. trattandosi d'infezione non definibile e di molte plici into!lsicazioru derivanti dalle vie digerenti, il servizio non ha nessuna in.Ouenza por· favorirle o determinarle. Questo concetto medico-legale è anche conformato dal fatto che è infinita la flora batterica che allo stato saprofìtico al berga nell'intestino doll' uorno sano ; e che sono perfettamente sconosciute le cause per· le quali ad un dn.to momento tutti i ceppi di essa. od uno solto.nto assumono w1a virulenza specia le dando luogo alle piÌ'r diverse manifestazioni morbose, dalle più in.nocuo u. quolle s icuramente mortali. Per questo considorazi01ù il Collegio m edicolognlo ùil ptu•ere contnLrÌù s ulla dipendenza ùn cause do. servizio delle malattie, per le quali il flll\,rosciallo N. ~ . fu tratto a morte inunatura..

Il Presidente C. G UALDI, tenente generale medico

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RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA V. DucCEsom. - La farina di sofa nell'ali·mentazione umana. (Bollettino dolla Società. Italiana di Biol. Speriment., faso. V, 1927 e R assegna d 'I g iene Pub blica, fase. 9,1927 - 2a Comunicazione).

to Gli esperimenti di alimentazione con pane misto di irumonto contenente iliO % di farina di soja, compiuti dall'A. sopra dei soggetti normAli, hanno fornito i coefficient.i di utilizzazione espressi dai seguenti valori percentuali: assorbimento totale (secondo il residuo secco d elle feci) 93.72; assorbimento totale (secondo il computo delle calorie) 94.06; sostanze azotate 83.90; grassi 94.13; idrati di C. 96.59; sostanze minerali 68.60. Questi valori dimostrano che la utilizzazione del pane a l lO % di farina di soja è pari a quella del pane di solo frumento d ella migliore qualità. 2o In una serie di ricerche riguardanti l'alimenta7..ione con pane misto di frumento, contenente il 20 % d ella stessa farina di soja. l'A. ottenne i seguenti coefficienti di utilizzazione: assorbimento totale (secondo il residuo secco d elle feci) 92.41; assorbimento tota le (secondo il computo d elle calorie ) 92.48; sosta.nze azotate 80.30; grassi 95.70 i idrati di C. 97.01; sostnnze minerali 62.53. La. utilizzazione del pane di soja al 20% s i c:iinlostra dWlque in complesso, leggermente inferiore a. quella. ri<>ultante dall' e,<;perimento precedente, pur rientrando nei limiti propri di un' assi.m ilazione assai soddisfacente por il pane. 30 La digeribilità in vitro de lle proteine della farina di soja, per mezzo d e lla pepsina cloridrica risultò d el 95.01 % , per le farine di frumento s i ottenne una percentuale d el 94.26 % 4o n processo di estrazione d ei grassi non diminuisce la capacità di utilizzo,. zione digestiva per lo. farina di soja, anzi sembra favoridtt. 5° I risultati degli esperimenti dell'A. sono completamen te ftworevoll a lla panificazione con farina di soja priva di grns.c;i, specie se limitata per ora, a proporzioni non s uperiori al 10 % rispetto alle farino di frumento. 6o La f A.rina eli soja, quando venga. adottata s ia per la paniGcuzione s ia por altre preparazioni nut ritive, alle quali essa si presta, costitui:;ce, socontlo l'A., un prezioso apporto di proteine a buon m ercato nell'alimentazione popolare. COSTA.

G. BtzZARRINI. - Elementi d'igiene e soccorsi d'urgenza (Casa edit1·ice Giust i, Livorno, 1928). L'A. raccoglie in que.'>to volume, in una forma snccinta, senza però perde re in chiarezza, le più importa nti nozioni di ig iene o di s occorsi d 'urgenza indispensabili ai profani nelle quotidiane contingenze della vita. In altrettanti capitoli sono in w1a prima parte brillantemente trattati, secondo le più moderne vedute, l'igiene dell'alimentazione, dei sensi, del lavoro e la chinesiiterapia. In una seconda parte l'A. illustra le principali malattie epidemico-contagiose, tanto di origine parassitaria che bo.cterica: e per ciascuna di esse espone norme pratiche per la difesa individuale e collettiva. N eU' ultima parte sono esposti i principali soccorsi d'urgenza che si possono apprestare in attosa del medico in caso di ma.lori ~provvisi o di lesioni trawnatiche. In complesso, il manuale rappresenta un' utilissima guida ed un ottimo elemento di propaganda per la fo1·mazione de lla tanto auspicata. coscienza. igienica. nelle nostre popolazioni. VERNONI. - I l cancro e i po.ssibili mezzi per comhattcrlo. -

(:\iilauo 1928).

È ~ pubblicazione di propaganda., che si d eve a lla lega italiana per la lotta contro 1l canoro, e colla q uale l'egregio A. prospetta. e illustro. le varie fasi del tlemuto neoplasma, proponendosi di studiare il problema nelle sue parti. E intanto


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RIVISTA. DELLA STA..,tPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

incomincia a trattare in 3 capitoli alcune fra le questioni principali, da. quelle che considerano la natura dei tumori, il fattore causale del cancro, alle altre riguardanti la patogenesi del canoro. Nel quarto capitolo sono tratteggiati iJ decorso, gli esiti, la cura dei tumori e specie quella per il cancro. Altri capitoli illustrano la diagnosi precoce di tanto malanno, le iniziali manifestazioni che possono insospettire le famiglie, e le rea.liz. zazioni pratiche nella lotta contro il cancro in Ita.Ha. E l'operetta pregevolissima si chlude con alcune pagine di propaganda per la lega italiana per la lotta contro il cancro, di cui riporta lo Statuto generale e l'elenco delle 35 Sezioni, sparse in tutte le regioni, coll'incitamento a. farsi soci.

La tularemia. (Annals of Surgery, 1927). Sviluppatasi in California, Tulare County, scoperta da Mc Coy e Chapin, il Bacteriwn tularese, questa grave batteriemia, trusmessa da roditori nell'uomo, sia per contatto manuule, sia con l'uso di sangue, carni, ecc., di conigli, forse anche da insetti parassitari di codesti animali, s i riscontra specialmente nelle classi r urali. Finora. sembrano raccolti circa 300 casi. Spesso un'abrasione cutanea fu sede di una papula. L'incubazione oscillò fra 24 ore e 9 giorni, in media 3. n quadro clinico più schematico, è questo: lesione primaria la papula, a tipo ul-eero-ghiandolm·e, cioè ulcera cutanea, e notevole ingrossamento linfoghiandolare regionale. Altro tipo: lesione primaria la congiuntivite, con tumefazione adenitica; quindi forma oculo-gltia.ndolare; terzo tipo: ghiandolare, cioè senza primaria lesione; quarto, tifoideo, senza lesione primaria nò ingorghi glùandolari. Nel tipo oculo-l?ltiandolare si sono visti casi fulminei a rapido esito letale. L inizio si manifesta con febbre, cefalea, vomiti, brividi, prostrazione; di solito alleviamento dopo tt-e o quattro settimane. La regione ghiandolare dolente e tumida va tendendo a necrosarsi; il pacchetto ghiandolare a denudarsi. In parte d ei casi si nota la tendenza alla Buidificazione suppw·ativa, talchè, se non incise, le ghiandole possono apr·irsi spontaneamente. Sul decorso dei linfatici possono trovarsi noduli di tipo sporotricoso, specie alla faccia dorsale dell'arto superiore. Nel tipo oculo·ghiandolare si riscontrano affinità con quello ulcero-ghla.ndolare, salvo che l'inizio è congiuntivale, anzichè cutaneo : irritazione, lacrirnazione, tumefazione palpebrale; talvolta ulceri supedìciali, di rado dacriocistite purulenta. Febbre, brividi, prostrazione, completano il quadro. Anche nel tipo ghiandolare il quadro clinico è come quello ulcero-glùandolare, salvo l'assenza di evidente lesione primaria. In quello tifoideo la febbre è il sintomo dominante; in.izio e durata della maiattia, come in quello ghiandolare; positivo il saggio d ell'agglutinazione, negativa la Widal. Errori diagnostici frequenti furono: l'influenza, l'iniezione settica, la febb re tifoide, la sporotricosi; talvolta. la sorologia l'ha scambiata con la agglutinazione melitense e l'aborto. Gli istopatologi hanno descritto come tubercolose le linfoghia.ndole. La ricerca microscopica o di preparazioni da culture, l'inoculazione a.i conigli, confermano la diagnosi. Un atta~co conferisce lo stato di immuniu\ che s i prolunga per più n1esi, come può dedm-si anche dalla pl·otratta presenza. di agglutinazione nel sang-ue dei guariti. . Non si conosce ancoJ·a un preciso trattamento profìlattico o cm·ativo serologico. P ertanto la cura deve essere silltomatica, saJvo l'a~::~ura e la fognatura dei pacclù glùa.ndolaJ·i. Guanti di gomma si impongono al c · ·co ed al necroscopiste..

PINKEBTON e MA.RKwiTII. -

BACH Uoo. - Gli effett-i det raggi tdtrat.'ioletti suglt alt-menU. (Raggi Ultravioletti, nn. 11-12, 1927). R ecentemente venne constatato da autori americani (Harry Steenbock, M. Anna- e L. Daniel) e dal tedesco P. Gyorgy di Heidelberg, che i raggi u. v. d elle lampade a quarzo possono conferire all'olio inattivo di seme di lino ed al • latte q1wlità ant1:rachitiche. llli esperimonti su bambini confermano che l'olio di oliva ed il latte esposti per Y2 fino ad l ora alla luce a quarzo sono in grado di guarire da soli la rachitide florida e Ja, tetania per l 'asr&>itmta di calce. I grassi froochi, come il burro, l 'olio d'oliva, l'olio di cocco, il latte e il torlo d ' uovo si prestano specialmente all'attivazione modiante l'irradiazione u. v.

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RIVISTA DELLA STA:\ll"A :MEDIC.~ ITALfANA E STRANIERA

Il Gyorgy comunica di aver constatato che l'olio puro dopo la. irradiazione con la lampada a quarzo ha l'odore spiccato di olio di 1X!6rluz:~;o. Da ulteriori esperimenti constatò poi che l'olio bollito prima dell'irradiazione era affatto privo di tale odore. La prova di olio con l'odore di merluzzo non aveva cambiato Il suo sapore. Egli irradiò pure il latte di mucca e di donna crudo e bollito: le prove avevano assunto l'odore e il sapore dell'olio di merluzzo. Nei st1oi esperimenti chimici ottenne forti miglioramenti e guarigioni nella. rachitide e nella teta.nia. mediante il latte irradiato. La durata delle cure oscilla fra. 4 e 6 settimane. Per « iecorizzazione del latte • intendiamo il principio antirachitogeno che si può riscontrare nei raggi ultravioletti e nell'olio di merluzzo. Negli esperimenti sul ricambio materiale si constatò che l'olio d'oliva. irradiato coi raggi u. v. produce una. rilevante quantità. di calce la quale corrisponde a un dipresso a. quella ottenuta. mediante l'olio di merluzzo. , L'attività degli olii ottenuta mediante la luce è costante. L 'olio d'olivo irradiato per 30 minuti alla distanza di Yz metro e tenuto all'oscuro in flacone chiuso conservò la sua attività. per due mesi. Questa constatazione è importantissima perchè in tal modo potrebbe venir somministrato ai bambini, a1 quali ripugna l'olio di merluzzo, qualunque altro grasso o materiale nutritivo con lo effetto. COSTA.

BERNARDI. -

Variazioni nel contenuto del ~~angue in. azoto ruiduale e glucosio

dopo affaticammto. (l3ollettino della Soc. It. di Biol. Sperim., fase. I, 1928).

L 'A. nell'Istituto di Fisiologia della R. Università. di Napoli ha eseguito interessanti ricerche sulle variazioni del sangue in azoto t·esiduale e glucosio dopo affaticamento, ed ha constatato in' tutti i casi una diminuzione percentuale del contenuto di acqua, che potrebbe essere dovuta sia ad una reale diminuzione assoluta dell'acqua, sia alla produzione di nuove sostanze. Ha riscontrato, d'altra parte, un costan~e aumento della v.iscosità. e dell'azoto residuale (quest'ultimo circa il 30 %), che parlano nettamente in favore di una neo-produzione di sostanze (azotate ed osmoticamente attive) che contribuirebbero, in parte :non minima, ad elevare il contenuto in sostanza secca. Queste ricerche confermano pienamente le ricerche di Aiello (Riforma Medica, n . 31. 1923) e.~eguite su operai, e che fecero rilevare un aumento del 20 % di N incoagulabile alla fine della settimana di lavoro, aumento che venne spiegato dall'A. o come dovuto all'aumentata concen· trazione del sangue od a processi di disintegrazione cellulare. BREM, ZEILER e HAMMACTt. -

L'importanza del di!7iuno nella trMjugione del san-

gue. (Amer. Journ. of. Med. Sciences, gennaio 1928).

In un ammalato di ulcera duodenale, che presentava frequenti emorragie, gli AA. hanno dovuto praticare ripetute trasfusioni sanguigne. Essi hanno avuto cosi occasione di osservare in detto ammalato intensa reazione febbrile tutte le volte che il datore aveva preso un pasto poco prima dell'operazione. Tale reazione febbrile è stata particolarmente marcata una volta in cui il datore aveva consumato due ore prima un abbondante pasto ricco di carne; la reazione stessa è stata preceduta da forte brivido e seguita da emoglobinuria. Viceversa, la reazione febbrile è mancata del tutto, o è stata lievissima, tutte le volte che il datore si è trovato a. digiuno. In base alle suddette osservazioni gli AA. sono indotti a. concludere che simili reazioni febbrili, riferibili alla presenza di prodotti tossici circolanti nel sangue del datore, si possono evitare se quest'ultimo abbia consumato il suo pasto alcune ore prima.: per esempio, la sera precedente, qualora la. trasfusione sia praticata alla mattina. Luccr. 4. -

Gìo,.nale di medici-na

n~ìlitare.


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CONGRESSI

Cure obbligatorie delle reclute a0ette da lluhercolost. (La P rèsse Médicale, n. 26, 1928).

B.aO UARDEL . -

Una nuova pratica. di profilassi speciale contro la tubercolosi è stata p roposta dall'A all'Accademia di Medicina di Parigi con un progetto perfettamente realizzabile che si basa sulle seguenti considerazioni : attualmente i giovani, riconosciuti tubercolotici alla visita. di leva e rifonnati, restano nel loro ambiente domestioo dove spesso si trovano in pessime condizioni igieniche, e d'altra parte rappresentano \Ul pericolo grave di contagio p er le persone che li circondano. Sarebbe invece assai più razionale e utile che questi giovani alla leva venissero segnalati e inviati d'aut-orità a curarsi nei sanatori che si potrebbero fMilmente impiantare in molte vecchie caserme disabitate e situate in montagna o presso il mare. In tal modo queste giovani reclute sarebbero tenute alla. cura obbligatoria per tutto il periodo di tempo che corrisponderebbe a l loro servizio militare. e contemporaneamente verrebbero educate nelle abitudini igieniche e nelle precauzioni necessarie per evitare il contagio nell'ambiente che li cireonda. Il Brouardel ha quindi pr oposto all Accademia un voto perohè il periodo di servizio militare sia. utilizzato a favore dei tubercolotici, m ettendoli in condizione di poter essere curati con profitto ed educat-i dal punto di vista della. profilassi dell'ambiente in ctù dovraru\o vivere.

CONGRESSI

LE ULTIME AFFERMAZIONI DELL~JNDUSTRIA ITALIANA NEL CAMPO DELLA RADIOLOGIA MEDICA (L'Esposizione Industriale all'VIII Congresso Radlologico di Firenze) PrMs;o la RcuolA. rli a.pplic-.nzione di Sanità. milita:re, nonostante il suo pieno periodo di attività per i corsi ai 550 allievi ufficiali medici di complemento ed ai 50 tenenti medici in servizio effet-tivo, si è tenute. nel maggio scorso l'VIII Congresso italiano di radiologia. medica. Oltre alla larga. ospitalità conces.cm ai partecipanti, si è potuto allestire w1'interessantissima. esposizione industriale di materiale ra.diologico, che ha. rappresentato una. vera. a.ffennazione ita.l.i&na.. Riteniamo perciò opportuno esporre un cenno sommario di questa. mostra. importante, che fu visitata. a turno da. tutti gli allievi, con grande profitto. l) U. RANGONI, Bologna. - La Ditta, consorziata con la. Scotti e Brioschi di Novara, ci presenta uno st.and ove è possibile osservare apparecchi di completa fabbricazione italiana. ÀPPAitECClU Rt\DIOLO CHCI:

Volta: tipo senza. selettore, particolarmente adatto pel medico pratico, con rendimento di 40-50 l\!. A. sott.o tensione di kw. effica.ci 60. Righi: appnrecclùo di grande potenza. per diagnostica e terapia superficiale. Potenza del trasformatore 10 kw. Tensione massima 150 kw. Intensità massima. oltre 200 i\f. A. con 40 kw.


CONGRESSI

Caratteristiche speciali: selettore registrato ad l f iO con motore laterale e se· parato dal trasfonnatore, con collegamento a mezzo di giunto. Tavolo di manovra con Relais in olio; passaggio a mezzo di semplice ma.novra da.Jla scopia alla grafia per cui vi è doppia. regolazione indipendente per la. tensione e per l'intensità. RegoJa.zione ed autotrasfonnatore e resistenza. hommica.. Speciale orologio per istantanee da. O a. 3 secondi a rica.rica automatica. A ccEssoRI:

Ortoscopi e Trocoscopi. Seriograio a. magazzino, secondo 11 prof. P erona. Apparecchio automatico per la presa. di due ra.diogra.mmi per stereora.dio· grafia. Stereoscopio a muro. FISIOTERAPIA:

Apparecchi di diatermia fino a 6 A. ; due tipi di tavoli elettroterapici; serie di lampade per irradiazioni ultraviolette ed ultrarosse.

2) LUIGI GORLA E C., Milano. APPARECCHI RADIOLOGICI llfONOFASI:

Radiagna: è il conosciuto ed ormai apprezzato tipo di apparecchio per diagno· stica, pa.rticola.rmente adatto pel medico pratico. Di questo tipo la Ditta espone vari modelJi: Radiagna senza raddrizzatore (tubo autoselezionante); Ra.diagna. con va.Jvola termoionica selezionante ; Radiagna con raddrizzatore sincrono a doppia. onda. Questi tre modelli hanno una potenza. effettiva. di 10 k. v. a. Ra.diagna trasportabile ; Radiagna speciale per dentisti. Questi ultimi due modelli hanno una potenza effettiva. di 3 k. v. a. e sono muniti di tubo autoselezionante. I tavoli di comando sono muniti di doppia regola.zione per passaggio diretto da.lla scopia a.lJa grafia. Apparecchio monojase con valvola termoionica e con condensatore per terapia. Il condensatore stabilisce una tensione costante. P otenza di 7 k. v. a. Apparecchi tipo U e tipo U. U. monofasi a doppio raddrizzatore rotante (agente su metà tensione). Caratteristiche s~iali: con ma.novra esterna e semplicissima. s i può eseguire il collegamento in sene (per terapia) od in parallelo (per diagnostica.) su la corrente già. raddrizzata. P otenza del tipo U 12 k. v. a., del tipo U . U., 14 k. v. a. Al>PARECCHI RADIOLOGICl TRIFASI ED ESAFASl:

Apparecchio trifase con raddrizzatore meccanico sincrono per terapia profonda intensiva. Caratteristiche speciali: le fluttuazioni dell'alta. tensione raddrizzata. sono dell'ordine + l %anche con forti carichi. P otenza. 21 k. v. a.

Apparecchio t rifase a. valvole termoioniche (tre coppie) per terapia profonda intensiva.. Caratteristiche pressochè ugua.Ji a quello de] precedent-e; solo inferiore è il massimo di tensione che può fornire agli estremi del tubo, in considerazione della impossibilità di sottopone le valvole termoioniche ora in commercio a tensione superiori a 220 k. v. a.

Apparecchio esajase per forte car·ico a. raddriz.zatore meccanico. Tale apparecchio offre la possibilità di ottenere tensione costante ed elevatissima. Potenza di 42 k. v. a. Annesso al quadro di comando di questi apparecchi trovasi un Rela.ia automatico che ci dà garanzia sulle regolarità. delle fasi. .


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CONGRESSI A CCESSORI:

Cannoni di protezione per applicazioni di terapia. FISIOTERAPIA:

Lampade per irradiazioni ultz·aviolet.te. 3) SociETÀ ANoNIMA BALZARINL Milano. APPARECCHI RADIOLOGLCI:

Radiosimple:r: con tubo autoselezionante, potenza dell'apparecchio 17 k. v. a. tensione massima 10 kw, intensità massima 100 M. A. T. l con raddrizzatore meccanico tensione massima 150 kw. intenBità maasime. 200M. A. T . 2 con due raddrizzatori meccanici fwuionanti ciascuno su metà ten.~ione. Tensione massina 250 kw. intensità 20 M. A. ELETTROTERAPIA:

Apparecchio per diatermia: 750000 periodi; 15 A., 1500 V. 4) • S. I. A. M. A. " APPARECCHI RADIOLOGICI:

N eopan: per terapi.a e diagnostica. Caratteristiche: l'apparecchio è munito di un nuovo dispositivo che permette di elevare la tensione a mezzo di 2 condensatori posti tra il traSformatore e la sola valvola termoionica neces.~a al funzionamento. In tal modo è possibile ottenere un rendimento di 220 kw. con 4 M. A. per terapia, od un rendimento di ~ 00 kw. con 120 M. A. per diagnostica.. Morwpan: per terapia profonda. Apparecchio a tensione costante munito di 2 valvole termoioniche e condensatore: 230 kw. con 4 M. A. Peovalv. per diagnostica; 80 kw. con 400 M. A. Peo a raddrizzatore rotante : per diagnostica. n raddrizzatore ha sostituito un disco alla crocera dei comuni raddrizzatori, cio che diminuisce assai il rumore dell'apparecchio. 65 kw. con 200 M. A.; tensione massima 104 kw. Eliodor: apparecc hio per diagnos tica con tubo autoselezionante 60 kw. con . 100 :M. A. T ra8p()'rlahile: apparecchio semplicissimo con tubo autoprotetto (Radion) 60 kw. con 30M. A. AccEssoRI: Tavolo universale con Bucky rotante a griglia. D ispositivi per stereoscopie.. Stereonegativoscopio t rasformabile in semplice negativoscopio. Stereoschiografo per stereonegatoscopia. e per la riproduzione con disegno. Da notare un nuovo apparecchio del dott. H olfelder per il dosaggio nelle applicazioni profonde di raggi R ontgen e per la deterxnina.zione dei campi di irradiazione. L 'apparecchio è completo di speciale atlante e teoricamente esattissimo. FISIOTERAPIA :

Apparecc.h io per diatermia: rendimento m'assimo 15 A. Alternatore Bucky per applicazione diatermia incrociata. 5) MESCHIA, Milano. · APPARECCHI RADIOLOGICI:

l dea le. monofase con selettore a doppia onda. 112 kw. con 2501\1. A. ldP.ale senza selettore: 90 kw. con 100 M. A. lol inimo: senza se lettore, 00 kw. con 30 M. A.


CONORESSI

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AccEssoRI:

Tavolo universale t.rocoscopjo con Bucky scorrevole inferiormente ; Clinoscopio sposta bile dal verticale alla Trendelenburg e munito di compressore; Ortoscopio con disposit-ivo porta chassis ; Negatoscopio con vetro avorio e 4 tendine protette da cristallo; Seriografo a pellicola. Orologi a ricarica del tutto automatica. ~)

JTEN E CARDOLLB, Jl.filann-Torino.

Da notare in questo stand l'apparecchio trasportabile Iten praticissimo e ().Space di 60 kw. su 10-30 M:. A. Apparecchio a raggi X, 80 kw. 60 :M. A. con tubo autoselezionante. ACCESSORI:

Tavolo universale F otter Bucky, ribaltabile. Letto speciale per terapia ginecologica. 7) G. PINCHET E C., Muarw. Al'PABECCHI RADIOLOOI OI:

Metecrvalvola: per diagnos tica e terapia. Tensione massima. 112 kw.; intensità massima 150M. A. Apparecchio ortostereoscop-ico. L'apparecchio è munito di due tubi R{)ntgen, c ui due anticatodi distano 7 cm. l'uno dall'altro; i due tubi funzionano alternati· vamente sui semiperiodi delle fMi non raddrizUlte. Apposito dispositivo rotante per mezzo di un motorino permette la visione alternata dei due occhi. Quadro a. d oppio oomando, che rende possibile l'esclusione si un tubo, per la scopia comune. 60 kw, 40 M. A. AccEssoRI:

Tavolo ribaltabile con portatubo esterno. Stativo per ortoradìoscopia. S ) GALLOIS E C.m, Lione. APPABECOHI PER FISIOTERAPIA:

Da notare la lampada per irradiazioni ultraviolette con accensione automatica senza bMoulement. MULLER, Roma-Milano. Questa Casa. presenta un interessante diaframma a spirale (Akerlund) per esami ra.diologici e tubi a.utoprotetti (brevetto Philips), sia per diagnostica che per terapia (Media Metalix e Metwa. Metalix). 10) LABORATORIO CHIMICO LORENZO DELLA VOLPF.. Presenta i primi schermi di rinforzo (Kalikou) preparati in Italia. 11) FABBRICA ITALIANA LAMINE, Mtla?W. Questa. Casa. presenta ottimi radiogrammi eseguiti con pellicole « Ferrania. • a emulsione sulle due fa.ccie, fabbricat.e in Italia. 12) « KODAK ».

Le pellicole • Contrast » con emulsione dura, lucida e molto contrastant-e. Apparecclù cinematografici.


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CO:SGRESS I

13) «A. G. F. A. n. Presenta pellicole con strato protettivo sull'emulsione, che evita le sgorbiature e le ondulazioni. Pellicole diapositive trasparentissime. Pellicole diapositive con strato translucido che pennette la visione nettissima e dettagliata senza. l'uso di dia.fanoscopi.

••• La revisione del materiale esposto nei vari stands porta alle seguenti con(}lusioni: Pred(Jmi.uano gli apparecchi a valvola, non solo per quelli di diagnostica ma anche per quelli di terapia. Per questi ultimi però l'apparecchio a valvola deve essere unito a un sistema di condenBatori : e ciò per assicurare una costante erogazione di raggi a lunghezza d'onda breve. · Per l'apparecchio di diagnostica si è imposto il tipo di tavolo creato per la prima. volta dalla Cardolle, cioè il tavolo a re~ola.zione separata per radiografia e radioscopia e con il pronto pllilSaggio ~all'uno all'altro. Modernissimi gli apparecchi della Gorla che presenta l'ultima modificazione della. trifase Pugno Va.noni, che, creata con selettore rotante (che realmente presenta qualche difficoltà per la messa in fase) adesso viene costruito con sei valvole. L'appa· reochio carica dei conden~atori che dànno al tubo la possibilità di avere una erogazione di energia pr.essochè costante ·con va.r iazioni certo inferiori all' l %Lo stesso sistema è stato, per gli usi correnti applicato anche ad un apparecchio monofase, che anche esso presenta la caratteristica della. erogazione di energia. costante. Nei piccoli apparecchi, di cui il primo tipo fu l'Eliodor della S. I. A. M. A. e il tanto conosciuto Rac!iagna della Ditta Gorla, si osserva che si vanno sempre pià adottando dei selettori o meccanici o a valvola, e ciò per togliere l'inconveniente che questi piccoli apparecchi presentano, cioè di esporre a dei rischi i tubi che nei vecchi tipi, dovendo da soli supplire alla selezione dell'onda, davano tuttavia grande semplicità di manovra. In genere, questo Congresso ha portato solamente dei perfezionamenti, che, ben· chè importanti, non rappresentano che lo sfruttamento di principi già conosciuti o piccoli ritrovati tecnici. L'unico. ritrovato veramente nuovo è rappresentato dagli apparecchi della Brauer di stereoscopia esposti da Pinchet. TI principio sul quale essi si basano è quello dell'illuminazione ili due tubi posti a.Ua distanza dei due fuochi di circa 7 centimetri e che vengono illuminati alter.Jatlvamente. L 'effetto stereoscopico si ottiene dall'immagine permanente sulla retina. delle due immagini che successivamente compaiono sullo schermo. Per gli accessori si osserva il generalizzarsi dei tavoli trocoortoscopioi combinati, ribaltabili e fissabili a varia. inclinazione. Veramente notevoli quelli della Cardolle, del ì\1eschia. e del Rangoni. Scomparsi i tubi a gas residuo. Fra i tubi a termoelettroni si osservano molti nuovi tipi autoprotetti, fra i quali più interessanti sono quelli della Miiller : Media. Metalix. Il carico a cui i tubi possono essere assoggettati è andato enormemente crescendo. Nuovo il tubo per terapia l\Hliier Metwa Metalix a raffreddamento e circolazione d 'acqua e i tubi a. fuoco elittico creati allo scopo (come quelli a fuoco lineare) di ottenere maggiori carichi. Interessanti i seriografi, di cui un tipo molto semplice è quello del Maschia (a pellicola); perfetto quello del Rangoni. Fra i Pot.ter Bucky si notano quelli Akerlund, i quali, per la speciale posizione della spirale, evitano la formazione di w1'ombra puntiforme al centro di rotazione. Fra gli apparecchi di diatermin. si notano molti tipi che, però, non si distaccano dnlle costruzioni già conosciute. Interessante per le applicazioni chirurgiche che tJUÒ permettere (clùrur!Sia_ cerebrale secondo i metodi americani), quello della. S. I. A. M. A., capace di lo A.


CON:FERENZE SClEISTII'IOHE DEGLI OSPEDALI MILITARI

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Numerosi stereoscopi. che basati sui soliti principi si differenziano solo per particolari costruttivi. Si è notato un abbassamento spiccatissimo dei prezzi tanto degli apparecchi come dei tubi. Alcune Ditte forniscono quest'ultimi a L. 1,500 per diagno· stica, mentre una Casa dà un apparecchio di 150.000 W., per L. 18,000 ed uuo di 220.000 W. per L. 26.000, prezzi questi che fanno sperare nel prossimo avvenire che anche le altre ditte abbassino i loro. Dobbiamo notare la comparsa della prima Ditta italiana di schermi di rinforzo Kalicon (Laboratorio chimico Lorenzo della. Volpe). Belle lastre sono esposte dalle ditte Ferrania, Tens:, A.G.F.A., e così pure dalla Kodak, intorno al cui nuovo tipo « Contrast ~ fervono le discW!Sioni dei radiologi. Dott. ADRIANO Poucco )l FERDINAND.O SAVIGNONI Allievi uffwia!i medict.

CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI Elenco çiegli argomenti trattati (Dal (lftcessl verbill ~rvmll .Ua flmioae teatrale 41 sul~ •llltlrt dal 1• al 30 11ag1t 1928)

BOLOGNA. -

Colonnello medico FILIPPO CACCIA : EIJito di opera:ione di cwchido· pesaia. CHIETI. - Capitano medico VINCENZO GRILLI : Il calcio e l'organismo . .FmENZE. - • Capitano medico ROBERTO LA RoccA : I vari metodi di -t--accina:ion• antiti(u:a parati(ìca nella profilassi della febbre tifoidea. • - Capitano medico RAFFAELE PECORARIO : Dermatosi precancerose e cancro cutaneo. • - Capitano medico CELESTINO GELANZ!l: : Elticpatogenesi e cura dell'o· zena. LIVORNO. - Capitano medico RAFFAELLO PASSALACQUA: Ricerca e cura dei aifili· tici presso i corpi di truppa. • - Capitano medico SALVATORA..~GELO MURA: La morte improwiaa e la rianimazione del CWJre. PERUGIA. - Capitano medico POMPEO SEVERI: Il tubo digerente e l'indagine radiologica. PIACENZA. - Tenente medico PASQUALE CIAMPOLILLO: Su un caso d'ittioai. TRENTo. - Tenente medico ALFoNso SAVINETTI: Su di alcuni casi di dermatite eritemo-papuloaa di natura para8aitaria. TRIESTE. -Maggiore medico CESARE SCARPIERI: SuU'organoterapia.


PARTE U·FFICIALE A) GIORNALE l\IILITARE UFFICIALE (Estratto dall-e di$peruJe n. 1-25 del Giornale militare ufficiale) l ) Cm.COLARE n. 167. -

R decreto n. 327 d el 23 febbraio 1928 -VI . - Approva-

zione del t-esto uwi.c.o delle leggi atdl'orcUnamentc dell'Atnmini.at~ùme centrale della guerra.

Nell'art. l la Direzione centrale di sanità militare assume la. denominazione d i D irezione generale di sanità militare. 2) CIRCOLARE n. 385 del 7 giugno 1928. - CO'/'Icorso al premio Riheri per gli 1tffi· ciali 11~ci del R. Esercito e della R. Marina scadente il 30 giugno 1928. Sarà assegnato un premio d i lire 4000 alla migliore delle memorie redatte da ufficiali medici del R. esercito e della R. marina sul seguente tema:

Il problema idrico negli eserciti In guerra (In territorio, oltre l conOnl e In colonia). Acque salse e minerali, acque tossiche, acque lnqulna~e. - Studi e proposte. l. Nes:nma. memoria per quanto pregevole, potrà conseguire il premio se l'autore non avrà. soddisfatto a. tutte le esigenze del programma . 2. Le memorie non premiate potranno, ove ne siano giudicate degne, conse· guire tma menzion~ onorevole; 3. Esse dovranno essere inedite e scritte in lingua. italiana, con caratteri chiaramente leggibili e possibilment.e dattilografate, 4. P otranno concorrere gli uffJPiali medici del R. Esercito e della R. Marina in servizio permanente effettivo, anche se a disposizione di altri Ministeri, in aspettativa, in posizione di servizio ausiliario, gli ufficiali medici di riserva. provenienti dal servizio attivo e tutti gli ufficiali medici non iscritti nei ruoli, purchè anch'essi provenienti dal servizio attivo. 5. Ciascuna memoria dovrh. essere contrassegnata da un motto, il quale verrà ripetuto in una scheda. suggellata., contenente il cognome, il nome. il grado ed il luogo di residenza dell'autore. 6. Ve1Ta.Imo soltanto aperte le schede della memoria premiata e le schede delle giudicate meritevoli di menzione onorevole, le altre verranno bruciate senza essere aperte. 7. L'estremo limite di t~mpo stabilito per la consegna delle memorie alla Direzione generale di sanità. militare è il 31 dicembre 1929; quelle che pervenissero in tempo posteriore saranno con<>iderate come non ricevute. 8. La pubblicazione nel Giornale di mechc.i!Tia.le militare e negli Annali di medi· cina navale e coloni~te d ei motti delle memorie presentate al concorso servirà di d cevut!l ai loro autori. 9. I manoscritti delle memorie presentate aJ conèorso apparterranno di diritto alla Direzione genemle di sanità milit-are con piena facoltà a.d essa di pubblicare la memoria premiata. L'autore di essa sarà tuttavia libero di dare con lo stesso mezzo pubblicità aJ prop1io lavo ro an c he emendato e modificato, purchè in quest.o caso si faccia sì che da tUla p1·efazione e dal testo del libro si possano conoscere tutti g li emendamenti e le modificazioni i.ntrodottevi post-eriormente alla a.ggiu· dica zione del promio.

D irettcre responsabile : ARTURO

NI, tenente colonnello medico

(;H33) - RO.\U, 1928- AXKO \' l - STAD . POr.! tt --.,\"..~ (..1. , • "'

Pl:R L'AJIDJINJSTRAZIONE DELLO STATO

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VI - F. CACCIA. - Trattamento e sgomb3f0 dei fratturati degU arti in guerra. - Prefazione del prof. R. DALLA VEDOVA . • • • • VII -.S. SALIN"ABL - lngegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite Olteo-articolari in l 0 e 2° tempo. - Prefazione d el prof. R . .ALESSANDBI. - Un volume di pa.gg. 190 . • • • • vm = A. CA.'UBINI. ~ La medicina militare nell'antica Roma. - Con 5 fig. IX - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un volume di pagine 92 oon 16 fig ure . • • • • . • . • . • . • . . • • • . X - N. Ronmò. - La proflla~i delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume d i pa.gg. 44 . • • • • XI - A. CASABINI. - La scelta dei piloti per la navigazione aerea. - Un · volume di pa.gg. 232 con 97 fig ure . • • • • . • • . . • . XII - G. CAPPEL.LI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordinamento dell'Esercito e la guerra . . . . • . . . . . • • . • Xlli - S. SALINABI. - L'autolesionbmo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagg. 250 . . • • • • • • . • . • • XIV - F. CACCIA " S. R rccr. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie

strozzate) . . . . . . . • • . . . . . . . • . . • • . . . .

XV - G. GruxoNr. -

Geografia medica ed igiene dei nortri possedimenti coloniali. - U n volume di pa.~g. 240 con 3 carte geografiche XVI - S. SA.LINABI. - La razione alimentare del soldato im pace ed in guerra. - Un volume di pagg. 240 • . • . • • • • . • . XVII - A. CASABINL - Per le c nozze di diamanti • del Giornale di medicina militare. - Un volume di pa.gg. 60 con 9 fi gure XVIII - B. P ALM:I.EB.I. - L'ospedale militare di Napoli e le vio:ende del ser. -vizio sanitario militare napolitano. - Un vol um e di p agg. 72 .

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ALTRE PUBBLICAZIONI. A. CASABINI. La medicina militare nella leggenda e nella storia. Memoria premiata. al con.corao su temi militari per il 1927. Un volUlQe di pagS. 700 con 155 figure. - Firenze, 1928 . • . . . . . . . . . . • A. Q.\.s.u mn. La fatfca nella vita militare. Memoria premiata al concorso R iberi, 1905. U n v olume di pagg. 330 con 65 figure. - R oma. 1908 A. CASABtN"t. Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria premiata. al concor ao R iberi. 1906. Un volume di pa.gg. 402 con tavole grafiche e stat i.st.iche - Roma, 1903 . . . • • . . . . . . . . . • La lotta antitubercolare nell'eleroito. - Un vohune di pagg. 96 oeon 8 tavole Per Leonardo da Vinci nel IV Centenario della aus morte. - Un volume di pa.gg. 100 con 37 figure . . . . • . • . . . • . . . . • . • . . . Per Giovanni Maria Lauoisi nel n Centenario della sua morte.- Un volume di pagg. 106 con 28 figure . . . . . . . . . . . • . . . . . . . m Conferenza interalleata per l'assistenza agli invalidi di guerra. (Roma., 1919) - Relazioni uffi :liali e comunicazioni. - U n volume di pa.gg. 96 . • • IV Conferenza interalleata per l'a1sistenza agli invalidi di guerra (Bruxelles, , 1920). - R elazioni u fficiali. - U n \'Olume d i p age-. 44 . . . . . • I Congresso internazionale di medicina e farmacia militare (Bruxelle.;;, 1921). Relazioni ufficiali del Corpo sani tario m ilit are italiano . . . ••• n Congresso internazi()na1e di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923). Attt del Congr~t-sso - Vol . I. - R elazioni ufficiali. - Un volume di pagg. 418 con tre tavole . . . . . . . . . . . • . . • . . • • . ll Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma , 1923). Attt del Con,gresso- Vol. Il.- Lavori del Congresso e comunicazioni. -Un volume di po.gg. 600 con··33 , tav ole e 19 incisioni . . • • • lll Congresso intemuionale di medicina e farmacia militare. (Parigi, 1925).Lavori del Con.; resso..,e comunicazioni. - U n volume d i pa.gg. 88 .

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GIORNALE DI MEDICIN.A MILITARE OIREZJONE ED .UniiNISTR.lZIONE:

Roma - 1\llnlstcro della Guerra, Via XX Settembre - Roma

CONDIZIONI DI .!BBON.-lMENTO. 1. D Gwnwle . eli metli;;ina militare al puhbllca Il prlm'l giorno di clnscun m811e, In taaolcolo di quattro fogli di stampa almeno. . 2. L'abbonaru~Jnto è annuo a decorre dal l• guuuo.lo. jl. Il prezzo dtùl'abbonarocnto è:

P er l'ltalla e Colonie . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 32 Per l' l~stero . . . . . • . • • . . . . • . • . . . . . . • . • . . . . . • . . • . . . . . . . . . . . • . . • . . . • • 44 -

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Ilsu~ple!'J~'1t:òl evo tenente l ~uol~ di anz~antltl uc corpo sa1ntano m ili· 18 tan costa all'Estero . . . . . • . . . • . . . . . . . . . . . 4 Per gU u11lclall nu;dlci e chimici farmnclstl ciel R. Rserclto (In servizio attivo, In posizione amlllarla, di oomplemeoto, della rl.serva. ed a rlpo.o) il preuo dell'abbonamento è rldott.oa L. :t4 anticipale ed Il prezzo del supplemento è ridotto a L. 8. - Non si trasmettono ricevute per gll abbonamenti personali. 5. Non si a ccettano recloml trMcorsl t.r enta giorni dalla spedizione del Giornale, cbe si et· tettua regolarmente uJ primo di ogni mese. TraRcorso ta le termine, l fosel~oll richiesti vengono spe. diti ee d.lllponlbill, solo a pagamento. G. l ~;ignori abbonati mllìtari In et!ettlvità di servizio pagheranno l 'Importo dell'abbonamento per mezzo del r!t~ pcttivt cumandl d l corpo e direzioni. • 7. Per l soli u!llclnll mcdkl (d~ l l' E~crelto e della Mal'ina), In qualunque posizione al trovino è ammesso un ABBONA)lEN'f/) CU.\lULATI VO al Giomale di medicina tn1.litare ed agli .dnnol\ di medicina navale e coloniale al proz?.o di L. :19 annuo. ~ Inoltro ammosso Wl AB BONA:M ENTO CUMULATIVO alla Rivista aeron~ulica al prezzo lll L . 46 annue. ed alla Rivista militart itt~liarnl al prezzo dJ L. 41 annue. È infln<> ammesqo un ABBONAlllf~:-<1'0 CUMU LATI VO aJ giornale l'Universo, rivista geogruJlca llluRt.rntil, al J>rezzo di L. SO annuA. Per ot tenere tull facilitazi oni cumula• tive gli abbona~i militar! dovrt\IillO tnr per\'enlre l'Intero hXJporto all'Ammlnlstrazlone del periodico d el proprio oorpo. ' 8. AJ libro! si f•< lo soonto del 10 per cento, ma soltanto per cll abbonamenti delle penone e degll enti nou militari.

·NOitltiE PER LE PUBBLIC.lZIONI.

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1. l hworl originali, le note. le rl\'isle - dattilogrnrati o scritti a mano - devono occupare un BOlo lato dul foglio, casere nel testo dc!ìoltlve ed ll.()CUratalllente corretU e riveduti dalfll autori. S l !a s peciale raccomandazione obe quellt scritti a. muno siano ben l~gglbi!J, per modo di evitare ogni dubbio dJ Interpretazione. In caso contr arlo, la Dlre7Jone si vedrebbe costretta a soependerne la pubblie<•zlone. ' 2. Salvo casi eocezlonallsslml, la correzione delle bozze sl\rà fatta dalla redazione anzlcbè dagli autori, per non vincolare li lavoro tipograOoo agli ln~vltabill ritardi llOstall. · · · 3. Le spese per gli estratti e queil11 per io tavole litografiche, fotografiche eoc., ohe accompagnassero le memorie sono a carloo degli autori . 4. Gli est ratti sono di due tipi: - Tipo .d) Senza ooperttna e colla lm p&J!'Inato.ra e numera· ziene del rascloolo. - 'l'ipo B) <..:on copertina stampato.. tr•mt'csplzlo, lmpaglnatum e nwnera zlone apoclale. 5. n prezzo degli estrnttl por gli autori delle memorie ~be Il rfohlcdano, è recolato dalla eeguente tar ill'a :

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PRt<;zzo DI CUS«JUN FOGLIO DI S1' AMPA.

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.Per ogni centinalo oltre 200

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Gli estraUi 111inori di un foolio si contano COl'M toul i.o intero per le ordinazioni di 100 utratti

o meno.

Per quelli che 8«p~mno un toolio, le ·trattioni in più, che non superano il muzo foglio, lri con• tano come mew, m.rchè pero l'ordinn.zione no" sia interiore a 50 copie. 6. I ru~ooscrltU non el re,;tilttlseono. - l lavori brevi avranno la preoeden.za. {3 ·1 ~ 3) . HO)JA, 19\!8 - A.

VJ • STABrLll\ll>NTO PoLIGRAFICO PER L'A.JIIJdlNIBTRAZIONB DBLI.O ST.a.Tb


- , -Anno LXXVI - Fase. VIII-IX AGOSTO-SETTEMBRE 1928 - A. VI

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GuERRA

ROMA

!rtbbficazione mensile


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA (DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE)

Giornale di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e della Regia Marina : 1885·1895 - Giomale medico del R. Esercito: 1896-1907 TELEFONI : 43·283 R. T. - 21-90 R. M

SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI : Manlerl t Rowlda. - Compllct•zlon.f e post.u ml nel colpiti da gns da comb<\ttfmento. Castl&lt.la. - A.viazlono sanitaria in Tripolitanla. •• , .• , . . .• . . • , . , . . C111lnls e Bnlclllonl. - Lo zucc hero n el hworo mu_•colnre '<lel so ldato . . , • . . , • llnlblldl. - Resoconto ~tt•tistlco·oll ul co dci reparti chirurgici dell'Ospedale mlli· to.re principal e di Roma. dall'aprilo 1920 al giugnt> !9~6. , . . • • . ,

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CAIUIITICA CLINIÒA : 81111\110. - Sul singolari rapr,ortl tra il <'hor ut•>cono c Il catarro primavcl"llo della conaiunt i V'l\ • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • •

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IlOTE DI IGIENE PRATICA : Br•nl. - Il pane. . . ..

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RIVIITA SINTETICA : Mladonna. - Lo stnto attuale dc llu conosccnrA· sul tumori mal igni .

P a; . 4-81 J'~Lg,

RIVISTA DELLA ITAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA . • . • • . . CONilRESSI •• •• • ••• • • • . . . , . . • • • • • . • . . . .. . CONFERENZE IOIENTI FICHE DEGLI OsPEDA.LI MILITARI. . . . . . • . NECROLOGIO . . . . . • . . . . • . . . . . . .. . . .... . NOTIZIE . . . . • . . . . • . • . . . • . . . . .... . PARTE UFFICIALE . . . . . . . . . • . . . • . . . . .

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490

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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L, AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE

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ROMA -

Via XX Settembre - Ministero della Guerra -

ROMA

COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DmEZlONE OENERA.LE DI "ANITÀ Ml.LITARE

I - F. T ESTI. - Storia retrospettiva dell'igiene nell'Esercito italiano L. Il - Ricerche biologiche degli- Uffici psico-fisiologici di aviazione militare. - Un \"Oluma di pa.g~. 23() con 46 fi~,rure e 2 ta vole . . . . u UI - E. SAroTORO.- Ferite addominali dì gue1ra - Prefazione d el profe.s· sun.l ~ - GrANNETTAS IO.- Un '' o lumodipagg. 400 con3Sfigure » IV - A. Lu:>TlO - A. Busmco. - I c gas di guerra •· Impiego ed effetti - Provvedimenti e cura. - Un v olu me di pagg. 104 con 3 t a vole microgrufich e a colori . . . . . . • . . . . . . . . " V - A. LusTro. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera contro i gas durante la guerra mondiale (1915·918). - Con 21 figure a

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1Sequ6 3" vaoina tùlla co~rttnm

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MEMORIE

ORIGINALI

CENTRO FISIO-PATOLOGICO ANTIGAS ISTITUTO Df PATOLOGIA GEKEHALE DELLA R. UNlVERSITA. DI FIRENZE DIRETTO DAL SEN. PBOF. ALESSANDRO LUSTIG

COMPLICAZIONI E POSTUMI '~.9 NEI COLPITI DA OAS DA COMBATTIMENTO per i dottori : Alberto Manferf, capitano medico in &. P. E. e Giulio Rovlda, tenente medico di complemento

SO~fMA.RIO. -

I ntroduzione: I. Le com;plicazioni nei colp·itì da gas da combaltì-

mento: a) apparato respiJ:atorio, b) apparat-o digerente, c) apparato cardio· vascola1·e, d) cute, e) apparato oculare, f) sistema nervoso, g) ghiandole a. secrezione mterna. - li. l postmni nei colpiti da gu.IJ da combattimento :

a) postumi rmo-laringo-trachea.li, b) postumi bronco-polmonR.ri : l. bronchite semplice recidivante, 2. bronchite con enfisema, 3. congestione edematosa. recidivante, 4. ascessi polmonari, 5. sindrome pseudo-tubercolace 6. forme asmatiche, 7. sclerosi polmona.re, 8. tubercolosi polmonare e intossicazione da gM, c) apparato digerente, d) apparato cnrdio-vascolare, e) cute, /) postumi oculari, g) sistema nervoso e stato generale. - li. Concltt8ioni - Bibliografia.

INTRODUZIONE Fra i più importanti problemi della medicina militare che si presenta· rono durante la guerra mondiale, la patologia ed il trattamento delle lesioni prodotte dai gas da combat~imento occuparono ampiamente, sin dall'inizio dell'uso di questi mezzi offensivi, l'attività dei tecnici e degli studiosi. Sotto la spinta delle necessità militari gli eserciti alleati e nemici istituirono nuove organizzazioni mediche per lo studio pratico e scientifico delle questioni sanitarie inerenti alla nuova arma e numerose ed interessan ti pubblicazioni videro la luce dura.nte il periodo delle ostilità e nell'immediato dopo guerra. Se lo studio degli effetti immediati consecutivi all'intossicazione da gas non presenta più oggigiorno che un interesse retrospettivo, lo stesso non può dirsi per lo studio dei postumi che possono seguire molto tempo dopo l'intossicazione e che interessano particola.r mente l'ufficiale medico, che è chiamato a risolvere quesiti di carattere medico-legale su individtti che si presentano alle commissioni per le pensioni di guerra. Tale interesse acquista anzi col tempo maggiore importanza. per le consi-


398

COMPLICAZIONI E POSTC.Ml NEI COLPITI DA GAS, ECC.

derazioni che possono trarsi in rel.a.zione ai quesiti posti dai primi osservatori, circa l'entità e la durata dei postumi stessi : di ciò ne fanno fede le pubblicazioni, le conferenze e le discussioni accademiche che anche oggi, a 9 anni dalla fine della grande guerra, tengono desta l'attenzione di coloro che si occupano di problemi di medicina militare. Del resto, fin dai primi tempi della cosidetta «guerra chimica» risultò chiaramente che le gravi lesioni prodot~ dai gas dovessero portare a reliquati più o meno duraturi e i fatti hanno, purtroppo, dimostrato che postumi di lunga. durata si sono prodotti in una percentuale non trascurabile di casi, percentuale che non è possibile neppure oggi determinare con stifficente esattezza per le ricerche che continuamente si vanno ,facendo. Ma lo studio di queste questioni non interessa poi il solo medico militare : con questa premessa non vogliamo alludere alla preparazione tecnica del medico civile per imprevedibili eventualità, ma al fatto che diversi composti usati come aggressivi nella. passata guerra. (cloro, fosgene, ecc.) vengono adoperati comunemente in alcune industrie chimiche e non sono del tutto rari i casi di intossicazione professionale degli operai che lavorano in queste officine. L'int'Ossicazione in questi casi può decorrere anche in modo diverso da quello comunemente verificatosi sul campo e cioè, il lento e continuo assorbimento di piccole quantità. del tossico possono indurre effetti morbosi che appaiono di natura cronica sin dall'inizio. Pertanto anch-e la medicina infortunistica potrà trarre utili ed interessanti cognizioni dallo studio di questo importante capitolo della medicina militare scritto per la «collaborazione» di tutti i belligeranti durànte e dopo la guerra mondiale.

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Sintetizzare e commentare in poche pa.gine un argomento cosl vasto come quello su le complicazioni e i postumi delle intossicazioni da gas da combattimento, non è certo agevole cosa, dato il numero grandissimo di pubblicazioni apparse sulla stampa. medica internazionale in questo ultimo decennio. Pertanto, per rendere più ordinata l'esposizione abbiamo diviso l'argomento in due capitoli nel primo dei quali diremo delle complicazioni e nel secondo dei postumi. La suddivisione in paragrafi è fatta. secondo l'importanza. degli apparati colpiti (I ). ·

(l) Per l'azione del gua e l~ loro elnt.om~to'logt~ si conswt1: ~) LUSTIG A. P~t.ologta generalo dcgll avvelenn.meotl dA ga.a dA combattimento. Lo SperimenJa1e, 1921). b) I siFuzioni a~ medici sui oas da combaUimenw : l. A. LUST!O e O. ROVIDA. - l gas aa6sslant1. Slcua, U26. IL flOVID.o. G. - I gas vosolcantl, Siena, 1926. III. ROVIDA G. - I ga.a Irritanti e toeelcl, Siena, 1927.


00Ml'LICAZION1 1!: l'OSTUMI NEI COLl'lTl DA GAS, ECC. NOTA;

399

l gas da comoottiment.o e la l01"0 cla.J!,-riticazione.

È opportuno ricordare che la denominazione di « gas » data ai numerosi composti chimici usati in guerra a scopo aggressivo, non è da considerarsi esatta : infatti, solo una piccola part~ di essi sono allo stato gassoso nelle ordinarie condizioni di temperatura e pressione, mentre la maggior parte sono liquidi e alcuni anche solidi allo stato cristallino. Tale denominazione trova però giustificazione, e perciò continuerà ad usarsi nella pratica, dal fatto che i primi composti usati in combattimento furono in realtà. dei gas (cloro, fosgene) ; in seguito, questa denominazione rimase ad indicare in genere tutti gli aggressivi chimici. Del resto anche i composti liquidi e solidi sia perohè volatizzano rapidamente per la loro alta tensione di vapore, sia perchè vengono mescolati all'aria allo stato di fine suddivisione dallo scoppio dei proietti che li contengono, si possono praticamente elencare fra i veletù gassosi. Dal punto di vista medico-pratico i gas da combattimento sono stati divisi in 4 gruppi principali : l o gas asfissianti propriamente detti, che agiscono prevalentemente sulle vie respiratorie t1 determinano lesioni polmonari tali da produrre l'asfissia (cloro, fosgene, cloropicrina, cloroformiati dì metile clorurati, chetoni bromati, ecc.) ;

2o gas vescicanti, che producono sulla cute e sulle mucose vescicazioni più o meno estese (solfuro di etile biclorurato, lewisite) ;

3° gas irritanti. distinti in: a) lagrimogeni, (bromuro, cloruro e joduro di benzile; bromw·o, cloruro e joduro di xilile; acroleina, ecc.; b) sternutatori, arsine); 4o gas tossici, che agiscono rapidamente sullo stato generale dei colpiti, ponendoli in breve tempo fuori combattimento (acido cianidrico e suoi derivati). Tale classificazione ha, lo ripetiamo, un valore pt~ramente pratico ed è b8B8to sull'azione più o meno caratteristica, o meglio più appariscente, dei composti stessi sull'organismo. . ~ .. In generale, noi possiamo considerare per tutti i gas : .

..., ". ...-wl-,;

l 0 un'azione diretta, locale, per il contatto sopra i teesuti esposti ; 2° un'azione generale, tossica, da. riassorbimento.


400

CO:\U'LlCAZlONI E

POST~U

NEt COLPITI DA GAS, ECC.

I.

LE COMPLICAZIONI NEI COLPITI DA GAS DI COMBATTIMENTO. a) APPARATO RESPIRATORIO. - Tutti i gas da combattimento, come è noto, producono lesioni dell'appa,rato respiratorio, la cui gravità è in rapporto alla concentrazione del gas nell'aria e alla durata dell'esposizione. Le complicazioni a carico di quest'apparato sono quindi assai fa.cili a verificarsi e rappresentano spesso la causa della morte dei colpiti. In primo luogo vanno ricordate le complicazioni a carattere infettivo. Le lesioni prodotte dai gas offrono condizioni ottime di terreno per lo sviluppo d'iniezioni batteriche secondarie: queste complicazioni appaiono in generale dopo un periodo di incubazione di alcuni giorni. Focolai di bronchite, di bronco-polmonite, di polmonite possono interessare territori di estensione va,riabile ; nulla di particolare circa la sintomatologia e il decorso di tali affezioni che possono a lor volta, originare pleuriti purulente, ascessi e cancrena polmonare : l'ascesso e la cancrena polmonare sono però complica-zioni piuttosto rare. L'edema polmonare che nelle intossicazioni da. cloro, fosgene e simili è da considerarsi come la conseguenza. più comune delle lesioni indott-e da questi prodotti, rappresenta unll! complicazione piuttosto · rara nei colpiti da solfuro di etile biclorurato. Tra le complicazioni delle prime vie r espiratorie, in seguito alle lesioni prodotte da composti vescicanti, ricorderemo l'edema laringeo che spesso predomina nella regione dell'epiglottide. Nelle forme più gravi, laringe, trachea e bronchi possono coprirsi di spesse false membrane: eccezionaJmente per ostruzione della laringe o della trachea a causa di una falsa membrana che l'ammala,to non è riuscito a-d espellere con la tosse, si è avuta morte rapidissima per asfissia. Nell'intossicazione da gas asfissianti propriamente detti una complicazione propria del periodo acuto della malattia è l'enfisema polmonare causato dalla eccessiva dilatazione degli alveoli polmonari per la tosse violenta di cui è affetta la maggior parte degli ammalati. Più raramente per la rottura di qualche alveolo polmonare nel mediastino può manifestarsi un enfisema sottocutaneo che appare al collo e alle parti superiori del torace: del tutto eccezionale è l'enfisema sottocutaneo generalizzato. Abbiamo già accennato alle complicazioni a carico della pleura. : sono state osservate pleuriti secche, siero-fibrinose ed anche purulente (Bra.quebaye, Leclercq e Boez, Ascoli). Queste pleuriti decorrono contemporaneamente ai fenomeni polmonari dalla intensità dei quali possono essere mascherate e terminano spesso con la formazione di aderenze. Ricorderemo infine un caso di pio-pneumotorace descritto da Caen e Kuss.

b) APPARATO DIGEREI'<"TE. - Turbe a carico dell'apparato digerente furono constatate in un numero assai grande di colpiti da ga.s. In rapporto

al momento della loro apparizione e durata le possiamo dividere con


CO:'<lPLICAZIONI E l'OSTlnU !'-'El COLl'JTl DA GAS, f;CC.

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Delamare in precoci e tardive. Le prime si manifestano nel periodo acuto della intossicazione e sono cara-tterizzate anatomicamente da caustica.zioni e da ulcerazioni della mucosa esofagea e gastrica e clinicamente da vomito, ematemesi e grave stato generale che termina, talvolta, con la morte. Le seconde insorgono generalmente dopo il periodo acuto o appariscono diversi giorni dopo l'intossicazione; si presentano con caratteri di gravità differenti che vanno da semplici disturbi digestivi, intolleranza gastrica, nausee, a crisi dolorose con bruciori gastrici, vomiti, ematemesi. A questo proposito ricorderemo che Agasse, Lafont e Roux ammettono la possibilità di ulceri gastriche per intossicazione da gas la.grimogeni. Anche Zagari ba illustrato il caso di un soldato che dopo l'esposizione al gas ha presentato imponenti gastrorragie. Vedremo in seguito che la sintomatologia digestiva, che di regola scompare con la somministrazione di alcalini, può ricomparire in seguito a distanza. di qua.lche settimana dopo la ripresa dell'alimentazione ordinaria, stabilendosi cosi il quadro della gastrite cronica. Queste sindromi sono dovute alla penetrazione del tossico dalla bocca, come stanno a testimoniare le lesioni ricordate delle prime vie digerenti : si tratta, in a.ltre pa,role, di ga.striti da deglutizione, come del resto sono state speri.mentaJmente riprodotte in animali esposti a vapori tossici in piccole camere ~ gas. D 'interpretazione più difficile è invece il meccanismo di formazione dell'ulcera duodenale, senza lesioni erosive dello stomaco, descritta da Michox e Roux: e confermata, anche dal nostro Giordano. Moutier ha avuto occasione di constatare in alcuni pazienti colpiti da prodotti clorurati (solfuro di etile biclorurato, ecc.) turbe appendicolari insorgenti 5-8 ore dopo l'esposizione al gas, tanto in individui che precedent-emente soffrirono di appendicite quanto in altri che mai ebbero a soffrire di tale affezione. Willot è d 'avviso che l'intossicazione da gas possa indurre una riattivazione di svariati processi morbosi a carico dell'apparato digerente in individui già sofferenti, ma completamente ristabiliti : tutta la patologia gastro-intestinale potrebbe perciò trovare posto in questo paragrafo. Oonferma le vedute di questo autore l'osservazione di .Agasse, Lafont e Roux che illustrarono il caso di un paziente che, precedentemente operato di gastro-enterostomia per 1ùcera duodenale, dopo una lènta ma continua esposizione ai vapori di bromuro di benzile, in un laboratorio di ricerche, non tardò a presentare vomito, dolori gastrici, ipercloridria. ·ed in seguito, bruscamente, due emorragie gastriche. La guarigione di regola si effettua rapidamente per i disturbi leggeri : vedremo invece, come a lesioni più gravi, p9ssono residuare postumi di lunga. durata o condizioni di terreno favorevoli per lo sviluppo di altre affezioni. c) APPARATO OARDIO-VASCOLA.RE. R.icordando la sintomatologia delle varie forme di intossicazione da gas, sembra che i composti asfissianti esercitino la loro a.zione più intensamente ed in modo più elettivo sull'apparato cardio-va-scolare: le modificazioni del polso e della pressione sono le più costanti (tachicardia iniziaJ.e con ipertensione, bradicardia


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CO.\f.PLlCAZION! E POSTUMI NEl COLPITI DA GAS, ECC.

tardiva con ipotensione). Queste turbe sarebbero causate dall'azione del tossico sugli elementi nobili del cuore, fibre muscolari e centri nervosi {Parisot e Tixier). Secondo Lian le ematurie, le gastrorragia, l'asfissia delle estremità ed i casi di purpura osservate da vari autori in seguito ad intossicazione da gas asfissianti, si devono comprendere fra le turbe dell'apparato va.<;colare per azione dei gas tossici penetrati nell'organismo; a questa categoria sarebbe da ascriversi anche il ca-so di cangrena ischemicn. di un arto descritto da questo autore. La profonda astenia del periodo terminale delle forme gravi viene messa. invece in rapporto, da Clerc, con l'insorgere di una forma di insufficienza surrenale. Nei colpiti da prodotti vescicanti le turbe circolatorie sono spesso in stretta dipendenza delle lesioni dell'apparato respiratorio e relative complicazioni. Pertanto, in ogni caso, salvo rare eccezioni, le turbe cardio-vascolari non rappresentano che un episodio secondario, ma la loro intensità e persistanza comportano sempre un pronostico molto riservato {Clerc). d) CUTE. - Sono note le lesioni della cute prodotte dai composti vescicanti {tipo solfuro di etile biclorurato), lesioni che, evitando con opportuno e tempestivo trattamento una infezione secondaria locale, guariscono abbastanza rapidamente senza lascia.re traccia. Spesso però, causa l'intervento di queste complicanze infettive, la lesione si fa suppurante e guarisce molto più lentamente residuandone cicatrici depresse e viziose e tali da produrre anche deformazioni permanenti e richiedere piccoli interventi chirurgici. L'eritema scarlattiniforme, che può insorgere tardivamente nei colpiti da solfuro di etile biclorurato, localizzato di solito alle ascelle, inguini, parti superiori delle cosce, regione presternale, docce vertebrali, ma che nei casi più gravi può es~ndersi a tutta la superficie cutanea, non è dovuto all'azione diretta del composto : esso deve considerarsi invece come una manifestazione cutanea dello stato di intossicazione generale dell'organismo per riassorbimento del solfuro di etile biclorurato e s11oi prodotti di scomposizione. Raramente furono osservate manifestazioni cutanee in seguito ad intossica.zioni da gas asfissianti: ricorderemo solo i casi di orticaria notati da Sisto e da Pinard e le manifestazioni a tipo di porpora emorra.gica, di cui fanno cénno alcuni autori. e) APPARATO OCULARE.- I;e lesioni oculari prodotte da.i gas da combattimento risultarono nella ma.ggioranza dei casi relativamente benigne anche per quei composti più intensamente dotati di azione caustica locale. La causa di questa beni~tà dipende dalla precoce entrata in a.zione dei mezzi natura.li di protezione : l'abbondante l~orimazione ed il continuo ammiccamento delle palpebre diluiscono e liberano l'occhio dal composto come il migliore e abbondante lavaggio terapeutico. I gas asfissianti propriamente detti e i gas lagrimogeni in genere, provocano solo disturbi irritativi relativamente innocui che si traducono in una lagrima.zione più o meno abbondante atta a mettere temporaneamente fuori di combattimento l'avversario. Solo eccezionalmente per il contatto diretto di sostanze chimiche liquide destinate a sviluppare gas,


CQIIJP'LICAZIONI E POSTUMI NEI COLPITI DA GAS, ECC.

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possono prodursi ca.usticazioni gravi, con conseguente rottura della cornea. e fuoriuscita del contenuto del globo oculare (Petit). Oampos ha. descritto un caso di cheratite flittenulare per ustione diretta. da prodotto asfissiante. Complicazioni a. carico del fondo dell'occhio sono state osservate nei casi di una certa gravità. Pagenstecher, nei primi tempi della guerra, ebbe occasione di rilevare alterazioni retiniche di natura emorragica, trombosi venosa, emorragie della macula e del nervo ottico, che simulavano il quadro di una neurite retrobulbare. Un caso di trombosi della. vena centrale fu osservato da Saupe in un soldato colpito da fosgene. Anche Teulières e Valois constatarono, in qualche caso, i segni di una. forma di neuroretinite : la papilla appariva leggermente rigonfia, decolorata, a limiti mal defuriti; intorno alla p apilla la retina presentava una tinta speciale bigio-lavagna.. Anche intorno ai vasi, lungo il decorso di essi, la retina assumeva la spec~le tinta ardesiaca che gli autori"interpretarono come segno di edema retinico. In questi casi si aveva sempre una

diminuzione del .potere visivo che ritornava alla norma con la scomparsa dell'edema. Abbiamo già ricordato come Saupe metta in relazione i disturbi circolatori delle membrane profonde dell'occh~o con il rallentamento generale del circolo per l'aumento della viscosità del sangue e con la lesione diretta dell'endotelio vasale. Eppensteìn, invece, che solo in alcuni casi e durante l'acme della malattia, quando cioè più accentuata si presentava la sintomatologia a carico dei polmoni, ha riscontrato dilatazione delle vene retiniche ed in un caso anche ·emorragie striate della retina, ritiene come causa esclusi ~a di queste alterazioni non la lesione d a gas in sè stessa, ma la stasi generale del piccolo circolo, dovuta all'affezione polmonare e appoggia il suo asserto con ricerche di controllo in alcuni casi di polmonite semplice, nei quali ba riscontrato simili alterazioni. Teulières e Valois spiegano le alterazioni da loro descritte, pensando che il gas inalato possa, attraverso le cavità nasali, provocare reazioni infiammatorie della mucosa dei seni mascellari e frontali e per questa via, e forse anche direttamente attraverso la lamina cribrosa dell'etmoide, si produrrebbe11o lesioni infiammatorie meningee, che si propagherebbero al nervo ottico e alle sue guaine ; a seconda che queste alterazioni arrivano soltanto alla parte retrobulbare del nervo ottico ovvero si propagano alle papille e alla retina, ci si può aspettare una turba visiva con o senza alterazione del fondo. Oasi siinili di neuroretinite con conseguente diminuzione del potere

visivo sono stati descritti da Nestlinger, da Dufour e da Kerschner. Vedremo in seguito come a queste alterazioni possono residua,re turbe funzionali di lunga durata o permanenti. L'epitelio ed il tessuto proprio della cornea ·offrono nelle ordinarie condizioni una· notevole resistenza all'azione dei gas vescicanti; le lesioni corneali risultano perciò nella maggioranza dei casi, anche per questi composti, del tutto benigne. La desquamazione epiteliale cbe si riscontra nelle forme più gravi dovute ad una più lunga esposizione o ad una più forte concentrazione del tossico, si ripara assai presto e la cornea riacquista. la sua t;rasparenza primitiva..


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COMPLICAZIONI E POSTU.m: NEI COLPITI DA GAS, JWC.

Lesioni profonde della cornea. (ulcerazione semplice, perforazione) rappresentano eventualità molto rare e in ogni modo non sono dovute quasi mai all'effetto caustico del tossico, ma a complicazioni iniettive secondarie. L'edema palpebrale imponente che si accompagna a queste forme, impedisce l'apertura delle palpebre per ctù si ba un ristagno della secrezione lagrimale che in queste condizioni rappresenta nn ottimo mezzo per lo sviluppo dei batteri (stafilococchi, pneumococchi, ecc.) e ben presto si trasforma in essudato muco o fibrino-purulento. Secondo Bonnefon l'epit.elio corneale a contatto · del liquido settico e dotato ancora di un certo grado di causticità, va incont1:o a un processo di macerazione, si desquama e cade; la porta d 'ingresso per l'infezione è cosi aperta. Le cheratiti dei colpiti da prodotti vescicanti sono dunque cheratiti banali. Varie sono le forme cliniche: ulcera.zione semplice, ascesso circoscritto della cornea, ulcera serpiginosa da pnenmococchi, cheratite a ipopion,· ecc. (Bonnefon, Teulières, Fot!assier, Derby, Terrien, ecc.) . .Anche i prodo~ti vescicanti non danno di regola complicazioni nei mezzi oculari profondi : solo turbe vaso-motrici posso.no far sentire la loro azione sulla circolazione profonda dell'occhio e si manifestano con congestione dei vasi retinici e iperemia della papil,la che, in uno stato più accentuato può simulare una infiammazione del nervo ottico (Beauvieux). '

f) SISTEMA NERVOSO.- Nelle intossicazioni da gas da combattimento i sintomi a carico del sistema nervoso non mancano quasi mai ; di solito il sensorio è integro, spesso i colpiti a~uaa.no un senso di vertigine ed

l

una profonda astenia che può durare a lungo, ; nei casi più gravi si ha. delirio e coma. Talvolta i pazienti si lagnano di dolori agli arti. Sono state osservate abbastanza frequentemente crisi sudora.li ripetute, parestesie, turbe vasomotorie. Gorodiche e Heitz in un soldato colpito da. gas asfissianti banno riscontrato tu.rbe vaso-motrici e ipotermia assai pronunciata di un arto superiore con conseguente perturbazione della funzione muscolare ; gli autori ritengono trattarsi di una turblb primitiva dell'innervazione simpatica, di cui sfugge la causa, e riavvicinano la. sindrome da loro osservata c.on quella. che Babinski e Froment hanno descritto nei feriti agli arti (turbe di ordine riflesso) senza lesioni nè dei tronchi nervosi nè dei tronchi arteriosi. Molti autori hanno osservato spesso paresi, par~lisi, spMmi, nevriti (Ascoli, Businco, Knack). Due casi di einiplegia furono descritti da Terrien : questo autore, escludendo l'origine nevropatica, poicbè nessuno dei due colpiti presentava stigmate d 'isterismo, ritiene tratt~rsi di emiplegia organica con degenerazione del fascio piramidaJe (riflesso rotuleo esagerato, segno di Babinski: ecc.) dovuta ad embolia o ad arterite della silva.na :per azione del tossico sul sifìtema arterioso. Casi di emiplegia consecutivi ad intossicazione da gas, furono osservati anche ùa Giroux e da Righi. Quest'ultimo per il meccanismo di produzione dell 'emiplegia pensa che per l'a.zione caustica diretta del gas sul parenchima polmonare si siano formate ulcerazioni dalle quali, come nella cangrena e nell'ascesso del polmone, si sia staccato un embolo che abbia occluso la silvam~. HfLrv ier nel 1930 presentò alla Società medica degli


COMPL.CCA.ZIONI E POSTtnU NEI COl-PITI DA G.'\ S, E CC.

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ospedali di Parigi un malato colpito da una sindrome di Erb-Goldflam nettamente caratteristica: l'affezione risaliva al 1916 ed apparve poco tempo dopo l 'esposizione al gas. Stiefler riierisce il caso di un soldato che 14 giorni dopo un attacco a gas presentò un complesso di sintomi a carico della zona striata (paralisi agitante). Interessanti osservazioni ha fatto Cavazzani, descrivendo il caso di un soldato in cui furono riscontrate lesioni mtùtiple della sensibilità tattile della superficie del corpo e gustativa della lingua. N on raramente furono osservati casi di mutismo, ma per la grandissima maggioranza dei casi sembrerebbe trattarsi di fenomeni isterici e non di afonie organiche (Capezzuoli). Anche alcune forme di paralisi più o meno diffuse, di disturbi della sensibilità (analgesie, ipoalgesie, iperestesie), di stati psicopatici, di psicosi varie sono stati compresi da diversi autori, tra. i quali il Barbensi, nel quadro delle nevrosi isteriche. Anche ~lusser parla di alterazioni psichiche, dopo avvelenamenti da gas e Goldstein ba notato disturbi epilettoidi. Hubert parla di una «nevrosi da gas '' la cui gravità dei sintomi non è naturalmente in rapporto con la quantità. del gas inalato o con il tempo di esposizione, ma in relazione invece al cattivo adattamento alla vita militare e alla forma mentale ed emozionale dei colpiti Mink.owski crede che lo shok psichico abbia una grande impor.tanza nell'insorgere di gravi disturbi psichici. D'altro canto Idelson ritiene che anche le tu.rbe nervose da altri considerate come di origine emozionale, cioè psichica, dipendano invece sempre da lesioni organiche del sistema nervoso e ciò anche quando il substrato anatomico possa apparire non abbastanza chiaro. Bunse e von Den Velden ritengono che molti sintomi nervosi anche tardivi siano legati ad alterazioni indotte da piccole emorragie cerebrali. g ) GHIANDOLE A SECREZIONE INTERNA. - Non hanno per ora molta importanza e furono osservate molto raramente. Sintomi basedo'Wiani vide Ascoli con una certa frequenza. : perciò non li potè attribuire a coincidenze occasionali. Osservazioni analoghe fecero Sisto e Blank. Sintomi d'insufficienza snrrenale furono riscontrate da vari autori (Wyschegorodskaja, Voivenel e Martin, ecc.). Tali complica.zioni trovano riscontro del resto nei dati sperimentali ed a.natomo-patologici (vedasi in proposito: Morelli per la tiroide, Manieri e Gronchi per le snrrenali).

• •• Quanto abbiamo esposto in questa breve rassegna stùle complicazioni che insorgono nelle intossicazioni da gas da combattimento, può dare un'idea dell'importanza per il medico di possedere esatta ed ampia conoscenza sull'azione dei cosiddetti gas asfissianti, stùla sintomatologia presentata dai colpiti e sui provvedimenti tera.peutici da apportaJ'si. L a diagnosi rapida. ed esatta e il tempestivo intervento terapeutico possono scongiurare, nella maggior parte dei casi, l'insorgenza di complicazioni che spesso rappresentano la causa della morte del colpito o portano a reliquati permanenti con diminuzione della validità.


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COMPLICAZIONI E POSTU MI NEI COLPITI DA OA.S, ECC.

Sarà utile ricordare che improvvisi peggioramenti possono insorgere anche quando i pazienti sembrano del tutto guariti e che complicazioni di vario genere possono talvolta ripetersi per lungo tempo. Perciò anche quando i malati sembrano guariti è necessario che non siano dimessi immediatamente dai luoghi di cura, ma occorre esercitare su di essi un'oculata vigilanza per molti giorni sorvegliandoli diligentemente, pronti ad intervenire in caso ili ricadute: solo in questo modo potranno evitarsi quei postumi tardivi di cui accennavamo più sopra e che inducono spesso ad intervento medico-legale.

II.

I POSTUMI NEI COLPITI DA GAS DA COMBATTIMENTO. a) PosTmu

l. '

I postumi rino-laringei vennero generalmente osservati in seguito ad intossicazione da prodotti ad azione vescicante, per quanto non mancano osservazioni- di lesioni duratm·e prodott-e da gas asfissianti propriamente detti (cloro-fosgene). Cosi sin dal 1915 Sergent ed Agncl segnalarono un caso di perforazione del setto nasale consecutivo all'azione del cloro. I composti chimici ad azione vescicante determinano sopratutto lesioni durature più profonde di carattere infiammatorio con conseguenti disturbi trofici, mentre le arsine lasciano ordinariamente postumi di carattere nervoso (paralisi). Le lesioni nasali consistono in corizza cronica, con esacerbazioni per variazione di temperatura, ulcerazioni superficiali accompagnate ta.lvolta. da alterazioni delle sensazioni olfattive (Sergent). I disturbi laringei furono particolarmente studiati da Engel, da Brunetti e recentemente da Grande e Dupont. Soggettivamente i colpiti accusano un senso di secchezza alla, gola, disfagia, ed alcuni anche sensazione di corpi estranei a.lla base della lingua. La tosse è frequente, secca; si banno alterazioni della voce che vanno dalla semplice raucedine all'afonia od anche al ca.rattere bitonale. Obbiettivamente Engel ha riscontrato, come postumi da intossicazione da yperite, ulcerazioni più o meno superficiali, accompagnate, ma non sempre, da varici alla base della lingua. Spesso i disturbi trofìci dell'epiglottide presentano un carattere di maggiore gravità : il margine appare come frastagliato, oppure la. forma dell'intero organo risulta modificata in modo da residuarne, in alcuni casi, un informe moncone alla base della lingua. Di non minore importanza sono le alterazioni delle altre regioni del laringe : così la mucosa di rivestimento delle aritenoidi e della regione intera.ritenoidea per fatti iperplasici può assumere un aspetto vegetante, RINO-LAJUNGO-TRAOHEALI. -

presentando un' a.ritenoide deforme e retra.tta con para.lisi della corda

vocale corrispondente. Anche le bende ventricolari possono essere sede di una tumefazione più o meno marcata, persistente e ribelle a. qualsiasi trattamento. In questi colpiti tali lesioni provocano raucedine od afonia pur rimanendo integre le corde vocali. L'afonia. in questo caso dipende dal


COM:PLIOAZ!ONI E POSTCMI NEl COLPITI DA GaS, ECC.

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iatto che le bende ventricolari, sovrapponendosi, impediscono alle corde di vibrare. Alla tumefazione delle bende ventricolari si accompagna, spesse volte, quella della. mucosa delle corde vocali, generalmente a.i due lati. I bordi si presentano ulcerati o con cicatrici, perciò le corde si trovano nella impossibilità di vibrare residuandone, anche in questo caso, disturbi fonetici di carattere defìnitivo. Le alterazioni dei muscoli crico-aritenoidei, e .crico-tiroidei, riscontrate dopo le intossicazioni da arsine, appartengono, -sooondo Engel, probabilmente alla categoria delle nevriti tossiche con .successiva degenerazione muscolare ed atrofia delle corde vocali. Esistono d'altra parte, come dicemmo, alterazioni di carattere essen-ru.lmente nervoso: queste possono consistere in una semplice nevrosi della. laringe, alla quale non è il caso di dare eccessiva importanza per il suo .carattere temporaneo e quasi sempre facilmente curabile con adatti trattamenti ortofonici. Più grave è l'afonia nervosa per paralisi laringea, Tibelle alla comune terapia (trattamento stricnico intenso, fara.dizzazione -dei muscoli paralizzati). Di prognosi invece più favorevole sono i casi di lesioni unilaterali. in cui la voce è ancora utilizzabile. Le d.isfun.zioui fonetiche assumono un di1Ierente aspetto a seconda -dei gruppi muscolari colpiti : così la paralisi dei crico-tiroidei rende la voce rauca e sorda; quella. dei crico-aritenoidei laterali porta all'afonia -completa e definitiva ; quella dei tiro-aritenoidei imprime alla voce un timbro acuto, ma duro e rauco. La più frequente di queste pa.ralisi, quella -del muscolo ari-aritenoideo rende la voce fioca e rauca. Più grave fra tutti invece è la paralisi dei muscoli dilatatori della glottide (crico-aritenoidei posteriori). In questi pazienti la voce è debole e fioca e si banno inoltre ia.tti di intensa dispnea. R aramente fu osservato come postumo da intossicazione da gas lo spasmo laringeo, assai tenace, sebbene sembri suscettibile di cura. Brunetti in più di venti soggetti, alcuni dei quali colpiti da oltre due .anni, notava all'esame laringoscopico costanti lesioni nell'aspetto e nella motilità delle corde vocali. In alcuni pazienti queste, flaccide e prive di tono, erano incapaci di contrarsi e quindi di offrire la necessaria. resistenza all'~ espi:ra.ta. per ctù veniva. a maucare la. conilizioue necessaria alla pro-duzione di suoni ; in altri le corde erano completamente atrofiche ed apparivano come una sottile listarella biancastra con il margine falca,to. Anche -questo autore ha osservato fatti di paresi della muscolatnra intrinseca del laringe, specialmente a carico dei muscoli tiro-aritenoidei interni e trasversi. Egli ritiene verosimile che la causa di queste alterazioni debba imputarsi alla f1"a.gmentatio coràiis, lesione· anatomo-patologica che il Bilancioni mise in evidenza sperimentalmente. Questa alterazione consiste in una frammentazione delle fibre musco1ari simile a quella già da tempo conosciuta del miocardio nella difterite -ed in alcuni avvelenamenti. Le fibre si mostrano fratturate trasversalmente -e i frammenti irregolari appaiono dentellati e scheggiati. Brunetti crede inoltre che le disfonie da stati paretici siano imputabili ad alterazioni a ~co delle terminazioni nervose motrici dei muscoli intrinseci del laringe. -Giustamente egli, mettendo in relazione i disturbi da lui osservati con le :alterazioni descritte dal Bilancioni, conclude che « è logico pensare che


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C0)1PL1CAZIONI E :POSTUl\tl 1'-"EI COLPITI DA OAS, ECC.

non _possa aversi una completa e perfetta restitutio ad integrum nè dal lato anatomico nè daJ lato funzionale ,,, Grande nel suo rendiconto clinico statistico di sei anni di servizio laringoiatrico in ospedali militari, ricorda di avere osservato 72 pazienti con postumi tardivi laringei dovuti ad inalazione di gas asfissianti. Nella. maggior parte di questi soggetti (50) predomina.no fatti di infiltrazione della mucosa ed esiti del tutto simili a quelli osservati dagli altri autori;. al contrario non ebbe mai a notare lesioni a carattere ulcerativo. Nel rimanente numero dei casi (22) vennero riscontrati fatti di atrofia, ipotonia e di paresi come già il Brunetti. Cil·ca la patogenesi egli ritiene che la persistente fiogosi int-erstiziale dei muscoli laringei, secondaria ai fatti infiammatori e cata.rrali della mucosa, sia la causa determinante di questi stati atrofici e paretici. Pure essendo la prognosi molto riservata, riguardo alla funzione è possibile ottenere qualche utile ristùtato con lunghe cure. Egli ha ottenuto dei vantaggi, a seconda dei casi, con pennellature di nitrato d ' argento e soluzione iodo-iodurata, vaporizzazione di acqua di Salsoma.ggiore, inalazioni secche, faradizzazioni int.ra ed extra laringee. Possono aversi anche, col tempo, miglioramenti spontanei in seguito a fenomeni di compenso funzionale. Prima di chiudere questo p aragrafo sui postumi laringei ricordiamo· alcuni casi di lesioni secondarie che sembrano essere state provocate od aggravate dalla intossicazione stessa. Engel ha osservato un ca-so nel quale, in seguito ad una lesione da ypei-ite dopo vari mesi, si sviluppò sul laringe. una tubercolosi acuta vegetante primitiva che condusse a morte. Per questo autore non esiste alcun dubbio che Jesioni bacillari specifiche possono innestarsi sui tessuti precedentemente lesi da questo prodotto vescicante. Anche Grande è d 'avviso che le lesioni croniche laringoo da gas asfissianti siano capaci di costituire un substrato favorevole all'infezione tubercolare e ricorda che fra le sue osservazioni (72) undici volte venne accertata una lesione specifica senza che nulla permettesse di supporre trattarsi di una infezione preesistente. Anche Simonin descrive un caso di laringite specifica con esito letale comparsa in seguito ad intossicazione. da solfuro di etile biclorurato, egli però ritiene trattarsi ~·una tubercolosi laringea risvegliata od aggravata dall'intossicazione. Delplanque nella sua recentissima tesi sulla tubercolosi consecutiva all'intossicazione da gas conferma le vedute degli autori ricordati. Ricorderemo infine, a puro titolo di curiosità, come Spamer, alla necroscopia di un soldato morto per bronco-polmonite, 35 giorni dopo l'inalazione di gas da combattimento, riscontrò sulla laringe tma forma.zione granulare che all'esame microscopico presentava tutti i caratteri di un carcinom~b. L'autore dopo aver accennato aJla rarità dei carcinomi del laringe ed aUa importanza etiologica degli agenti chimici si domanda se il gas da combattimento in causa o qua.lche prodotto derivante dalla, sua scomposizione non potesse costituire l'agente chimico ca.pace di procurare l'affezione in parola. I postumi di lesioni limitati alla sola, trachea sono rari poichè q nasi. costantemente essi implica.no la compartecipazione delle regioni vicine. Pertanto ricordiamo l 'osserva-zione di Lannois e Sa.r gnon di due casi di


CO:dPLICAZIONI E POSTUMI NEI COLPITI DA GAS, ECC.

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restringimento della laringe e della parte superiore della trachea consecutivo ad ulcerazioni profonde causate da inalazioni di yperite. Di questi pazienti sottoposti a tracheotomia, uno ebbe esito letale per fatti secondari. b) POSTUMI BRONCO-POLMONARI. Lo studio dei post umi broncopolmonari fu oggetto di particolare attenzione da parte di numerosi autori. n polmone, essendo l'organo più facilmente colpito, è anche la sede più frequente di postumi che si accompagnano a turbe funzionali, la cui gravità e durata variano in rapporto all'entità delle lesioni prodotte dal gas. La costanza dei vari reperti semeiologici riscontrata in un grande numero di casi ha portato alla descrizione di sindromi le cui caratterist.iche anatomiche e cliniche sono ra.pportabili alla gravità della pregressa malattia e alle successive complicazioni. Circa l'azione esplicata dai vari gas, ricorderemo con Achard che il maggior numero dei postumi a carico dell'apparato bronco-polmonare si riscontra nei colpiti da prodotti vescicanti (yperite), dato il grande uso che di questi fu fatto dagli esercit.i durante la guerra ; però i gas che più frequentemente e più gravemente indussero postumi di tal natura furono gli asfissianti propriamente detti. 1. Bronchite semplice recidivante. - Secondo Clerc, Rfl.mond e Guilhaurrie è il tipo più semplice. JJa sintomatologia decorre in modo benigno: obbiettivamente sono rilevabili i caratteristici rantoli disseminati russanti o sibilanti; si hanno accessi ripet uti di tosse leggera con dispnea ed espettorazione-purulenta. Ha un decorso senza febbre con esacerbazioni per cause irritanti banali, specialmente il freddo. Le recidive.sono frequenti e furono notate anche venti mesi dopo l'intossicazione (yperite). Nelle forme più gravi Clero e Rondinesco banno trovato, con una oerta frequenza, positiva la reazione dell'a.lbumina negli escreati, notando però che la sua. assenza non rappresenta, peraltro, un segno di benignità. 2. Brmchite con enfisema. -

Postumi duraturi di bronchite e di enfisema furono già segnalti dopo i primi attacchi a gas nel 1915 da Sergent e .Agnel. Tale sindrome si riscontrerebbe con maggiore frequenza nei colpiti da ga-s soffocanti e sarebbe causata, secondo Sergent, dall'edema che ha prodotto una distensione degli alveoli polmonari con conseguente rottura delle fibre elastiche. Achard pur avendo notato, in alcuni di questi malati, antecedenti di enfisema o di bronchiti ripetute, ritiene che nella maggior parte dei casi l'intossicazione da sola sia bastata a provocare la malattia. La si.zitomatologia di questi pazienti non offre nulla di particola.rmente notevole presentando i caratteristici segni fisici e semeiologioi del com une enfisema. Clero, Ramond e Guillaume citano 31 osservazioni, di cui 10 da,tavano da un anno dall'intossicazione. Questa forma fu notata da Benmussa 21 volte : in alcuni casi era associata a sclerosi peribroncbiale generalizzata con tendenza alla dilatazione dei bronchi. Forme analoghe furono esaurientemente descritte e documentate da Roubier e da Ségard. Anche Sandali,

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in base a ricerche statistiche eseguite sullo spoglio delle cartelle diagnostiche di 83 pensionati, tre anni dopo l'armistizio, per invalidità. ufficialmente riconosciuta come dipendente da intossicazione da gas, ha riscontrato, nella. metà circa dei casi, bronchite cronica con enfisema. La stessa forma fu vista insorgere bruscamente da Rousselot in aJcui operai di stabilimenti ove si preparavano gas di guerra. Brelet esaminando, 4 o 5 anni dopo l'intossicazione, 50 pazienti ba riscontrato 33 volte e senza alcuna varia.zione « catarro secco con enfisema ''; secondo questo autore l'enfisema è seconda,rio allo stato di bronchite cronica. 3. Congestione ed-ematosa recidivante. - Sotto questa denominazione Olerc, Ramond e Guillaume, ed in seguito Rousselot, descrissero un complesso di sintomi che furono rilevati nei colpiti gravi o nei convalescenti che presentarono gravi complicazioni polmonari. L'inizio della sintomatologia è brusco e per lo più quando l'affezione sembra in via di gua.rigione: spesso senza una causa apparente, nella maggioranza dei casi in seguito a perfrigerazione, si ha un rialzo brusco della temperatura (38°, 39o); ricompare la dispnea accompagnata da abbondante espettorazione di aspetto spumoso e nell'ambito polmona,re sono rilevabili i segni fisici dell'edema. ~neralmente l'accesso. non dura che cinque od otto giorni, ma dopo una o più settimane si riproduce con una certa insistenza. Nell'intervallo fra un accesso e l'altro lo stato generale del paziente può rimanere buono pur persistendo i segni fisici specie alla base polmonare. Le recidive sono numerose. Pare che tale sindrome insorga più frequentemente in seguito all'intossicazione da yperite : infatti secondo la statistica degli autori sopra ricordati su 21 pazienti 14 furono colpiti da solfuro di etile biclorurato. Essi credono inoltre che questa forma rappresenti uno stadio antecedente di una suppurazione polmonare latente, od anche che questi sintomi rappresentino per se stessi i segni di tale suppurazione. 4. .Ascessi polmonari. - Gli autori che si sono occupati di questo argomento sono concordi nell'affermare che gli ascessi polmonari si riscontra.no esclusivamente in seguito all'azione del solfuro di etile biclorurato. Secondo la statistica di Clerc, Ramond e Guillaume su 75 pazienti con affezioni polmonari gravi (sopra un totale di 667 colpiti da gas) sette hanno presentato a-scessi polmonari, tutti in seguito ad intossicazione da yperite. Gli ascessi polmonari non compaiono di regola precocemente: essi si manifestano da tre settimane a quattro-sei mesi dopo l' attacco; non mancano però casi di manifestazioni precoci per etti l'ascesso venne anche considerato come una complicanza dell'affezione bronco-polmonare in corso. L'yperite, naturalmente, non rappresenta che la causa occasionaJe . di tali ascessi che si manifestano in seguito ad una infezione secondaria determinata da germi che hanno invaso il parenchima polmonare. Topograficamente mostrano una sede molto variabile : gli ascessi multipli si localizzano su tutto l'ambito polmonare, mentre i grandi ascessi si presentano con maggiore frequenza in vicinanza degli apici o della base ; una sola volta fu osservato un ascesso nella regione ilare. Le dimensioni sono assai variabili e vanno da un pisello ad una testa di feto. D contenuto è formato da pus giallo e denso in cui l'esame batteriologico ha dimostrato streptococchi, colibacillo ed una volta anche un bacillo anaerobio


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non hf.me indentificato. Le pareti della cavità :1..~cessuale sono irregolari, tramezzate da travate fibrose ed il tessuto polmonare che le delimita è fortemente congesto ed edematoso. La sintomatologia non è affatto caratteristica: i pazienti vanno incontro a dimagramento, accusano tosse, dispnea, dolore puntorio ad un fianco e talvolta vomito; l'espettorato è muco-pu.rulento od edematoso. La febbre esiste sempre e si presenta, caratteristica delle profonde suppurazioni, con grandi oscillazioni. L'esame del sangue rileva marcata leucocitosi polinucleare. Anche i rilievi semeiologici non hanno nulla di patognomonico presentando grandi variazioni a seconda del numero, della ubicazione e dello stato del parenchima polmonare circostante. L'esame r adiologico mette in evidenza zone di diminuita trasparenza dal lato ammalato ed immobilizzazione del diaframma. Gli ascessi voluminosi possono simulare un ispessimento pleurico presentando i relativi segni fisici : ottusità marcata, silenzio respiratorio, abolizione del fremito vocale tattile; la puntura esplorativa dà esito a pus con i caratteri già ricordati. Gli ascessi piccoli, generalmente multipl.i, sono costantemente mortali in seguito a fatti di infezione generaJizza.ta.. I grandi ascessi, specialmente quelli della base, sono facilmente curabili mediante l'intervento chirurgico (pnenmotomia con resezione costale e drenaggio), ma possono anche guarire per rottura spontanea e svuotamento per vomito successivo od anche per riassorbimento (Rousselot). La guarigione degli ascessi porta a delle reazioni pleuriche fibro-adesive, aderenze pleuro-polmonari, per cui la capacità respiratoria dei pazienti rimane grandemente ridotta. 5. Sindrome pseudo-tubercolare. - Questa sindrome che fu descritta per la prima volta da Achard e fu oggetto in seguito di altre numerose ed interessanti osservazioni (Clerc, Ramond e Guillaume, Loeper, Roubiei, Rousselot) presenta un'importanza tutta particolare per i quesiti che possono sollevarsi dal punto di vista militare, individuale e sociale. Si tratta generalmente di individui il cui stato generale è scadente ed in pochi mesi dimagrano notevolmente ; hanno tosse ed espettorato talvolta ematico, in alcuni casi febbre intermittente o continua, spesso con esacerbazioni serotine ; presentano inoltre affanno, astenia, cianosi al minimo sforzo. All'ascoltazione del torace rantoli bronchiali più o meno estesi e spesso sfregamenti pleurici ; alla percussione zone di ottusità. La sintomatologia decorre senza notevoli variazioni per settimane o anche per mesi e lascia giustamente perplessi, nel formulare la diagnosi, se escludere o no la tubercolosi. Soltanto con ripetuti ed accurati esami, nella maggior parte di questi casi fu escluso trattarsi di forme specifiche. Infatti all'esame radiologico i polmoni si mostrano trasparenti anche agli apici, le cavità plenriche risultano libere da aderenze e l'esame dell'espettorato eseguito anche previa omogeneizzazione ha dato risultati negativi per la ricerca del bacillo di Koch (Achard). . un tempo più o meno lungo la sintomatologia regredisce e Dopo nella maggiof\l.nza dei casi si ha .la. completa guarigione ; è verosimile che in qualche caso residuino postumi a carattere permanente non di natura tubercolare (Achard).


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6. Fonne a~matiche. - Harpedanne De Belleville ha segnalato quale postumo d a intossicazione da gas da combattimento la sindl'ome asmatica. pura o accompagnata da bronchite. Le crisi cui vanno soggetti i pazienti sono del tutto simili a quelle che comunemente si osservano nell'asma cosi detta essenziale. Circa. l'etiologia e la patogenesi di queste forme l'autore distingue tre casi : l 0 pazienti che precedentemente soffrirono di asma ma già da molti anni guariti, nei quali l'intossicazione da gas ha risvegliato l'antica affezione : questi soggetti dopo il primo attacco a gas presentano una crisi passeggera ma in seguito le crisi insistentemente si ripetono per cause che non risultarono asmogene durante il precedente periodo di malattia ; 2°) individ ui che non ebbero mai forme a-smatiche- ma. sono ereditariamente ad esse predisposti e che in seguito all'intossicazione da gas vanno soggetti a crisi per cause asmogene banali; 3o l'intossicazione da gas rappresenta la caùsa unica e sufficiente dell'affezione ; si tratta in altre parole di un vero e proprio asma tossico il cui meccanismo di azione potrebbe, secondo l'autore, spiegarsi in questo modo: all'irritazione locale polmonare o extra-polmonare, per esempio nasale, segue immedia.tamente una crisi per spasmo difensivo e riflesso pneumo-bulbare. L'azione generale del t ossico provocherebbe inoltre una speciale suscettibilità epatica per cui alla minima occ-asione si produce un riflesso epatobulbare; ad uno stadio più a vanzato dell'intossicazione per le aggravate condizioni del fegato (l'autore ricorda come un certo numero di questi ammalati presentano ittero nei postumi immediati dell'intossicazione) il paziente ad ogni intossicazione alimentare reagisce con una crisi d 'asma.

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7. Sclerosi polmonare. - La sclerosi polmonare è la naturale conseguenza delle lesioni bronchitiche e polmonari prodotte da gas. Loeper ha potuto constatare l'inizio precoce di questa alterazione su pezzi anatomici raccolti in 25o e 31° giorno in individui morti in seguito ad intossicazione da solfuro di etile biclorurato. Le gravi alterazioni bronchiali provocano sclerosi parietale e dilatazioni bronchiali più o meno estese ; d'altra pa,rte a lesioni bronco-polmoniticbe acute o sub-acute fanno seguito isolotti fibrosi molto compatti. L 'esame clinico dei pazienti rileva l'esistenza di queste lesioni : alla. percussione si producono suoni smorzati; la palpazione palesa zone di anormale vibrazione e fremito vocale tattile aumentato ; alla ascoltazione si odono soffi bronchiali e polmonari. ll respiro è breve e superficiale ~ si ha ortopn~a notturna e dispnea dopo uno sforzo (Mearns). All'esame radioscopico (Dennis, Moreau, Mearns) si osserva diminuzione della chiarezza del campo polmonare, oppure tratti opachi che segnano il percorso delle arborizzazioni bronchiali (sclerosi peribronchiale) e riduzione delle escursioni diaframmatiche bene evidente nelle inspirazioni profonde. Queste alterazioni scleroticbe conseùutive ad inalazioni da gas furono talvolta diagnosticate erroneamente come lesioni tubercolari (Hawes). Esse formarono ancllc oggetto ili ossei-razioni sperimenta,ti da parte di Achard, Dcsbouis, Leblauc e Binet, di Winternitz e di Businco.


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Per completare questa rassegna sui postumi bronco-polmonari ricorderemo le osservazioni di Cowen che ha potuto accertare, nella maggioranza dei casi, reazioni sclerotiche peribronchiali con adenopatia tracheo-bronchiale spesso associate ad enfisema e bronchite; e quelle di Mallié che descrisse varie sindromi cliniche confermando le osservazioni degli altri autori ricordati. Anche Joltrain fin dal 1917 aveva notato tra i postumi più frequenti dovuti all'azione del solfuro di etile biclormato l'enfisema polmonare, le crisi asmatiche e la dilatazione dei bronchi. Nel1924 Robert confermando le osservazioni di Brelet (1923) ha rilevato con maggior frequenza turbe funzionali a tipo asmatico, catarro secco con enfisema e la bronchite localizzata complicata da pleurite, sclerosi e congestione polmonare. Recentemente (1925) Bonammour, Badolle, Gailla.rd e Brochier hanno comunicato alla Società di Medicina di Lione alcune osservazioni eseguite su antichi gassati di guerra considerati per lungo tempo come tubercolotici e che all 'esame radioscopico . hanno mostrato dilatazione cilindrica dei bronchi, mentre il polmone appariva del tutto normale. 8. Tubercolosi pol1nona·re e intossicazione da gas. - Fin dall'inizio della cosiddet ta guerra chimica, e cioè dopo i primi attacchi a gas dm·ante la guerra mondiale, si diffuse l'opinione che le lesioni prodotte dai gas e vapori tossici potessero provocare, dopo un tempo più o meno lungo, la comparsa di manisfestazioni morbose di origine e di natura tubercolare. Le prime osservàzioni cliniche fatte durante la guerra da medici militari e da specialisti, indussero a pensare alla possibilità che l'azione dei gas potesse provocare il risveglio o la riattivazione di un processo specifico latente. In tal senso conclusero, con le loro osservazioni, Sergent e Agnel, Scrgont, Mosny, Menetrier e Martinez, T n.pie, Gouget, Tedeschi e Challaroel,

che illustrarono casi di tubercolosi polmonare a decorso acuto o sub-acuto. In questi casi, in cui la malattia si è manifestata subito dopo l'azione del ga-s, non si può parlare di veri postumi. Il risveglio della forma specifica deve considerarsi, secondo Scrgent, come legato a due fattori cbe possono intervenire isolatamente o associati, vale a dire: è possibile che lesioni ulcerative della mucosa bronco-polmonare abbiano potuto favorire il rinsemensamento di bacilli provenienti da lesioni latenti, ma non è da escludersi la possibilità di una riattivazione in conseguenza delle scadute condizioni generali dell'organismo a causa della intossicazione o per altre condizioni del momento (stanchezza, freddo, ecc.). La maggior parte degli autori, che in seguito cercarono di indagare l'influenza dell'intossicazione da gas sullo sviluppo della t,ubercolosi polmonare estendendo le loro osservazioni sopra un numero considerevole di

colpiti, esprimono l'opinione nel sen so che non risulta molto evidente che l'intossicazione renda il paziente più soggetto alla tubercolosi polmona.re. Ricorderemo le principali osservazioni in proposito. Moricheau e Beauchamp, che su 1206 militari tubercolotici riscontrarono 3 individui precedentemente intossicati da gas, sono di avviso che l'influenza dei gas asfissianti nelle genesi di questa malattia si sia verificata in proporzioni assolutamente minime. Dello stesso parere sono Bernard e ::Mantoux che su 4 7 militari, antecedentemente colpiti da gas, trovarono un solo caso di tubercolosi polmonare, e Hunt e Jones cbè su 300 colpiti banno trovato solo in 2 i segni caratteristici della malattia. Anche Kindberg 2. -

Gio-rnale di medicina mt1itaro.


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e Delherm riferiscono che su 103 tubercolotici due di essi soltanto accusavano di essere stati precedentemente colpiti da ga.s. Eutbymiou dallo spoglio di 337 ca.rtelle cliniche di milita.ri riformati per tubercolosi polmona.re ha rilevato 9 casi per i quali fu possibile ammettere l'azione etiologica. dei gas. Gimbert su 312 militari inviati in osservazione per sopetto di bronchite specifica. ha rilevato che 8 di essi, che avevano subito un attacco a gas, erano divenuti tubercolotici; circa. l'evoluzione clinica, questo autore ammette 3 tipi di gravità decrescente e cioè : una forma acuta e diffusa; una forma assai lenta a focolai localizzati ed una forma insidiosa. Particolarmente importanti sono le osservazioni di Achard (1919) che su un totale di 3500 persone colpite da gas, osservate nella sua « Clinique des ga.zès » ha riscontrato solo 6 casi di tubercolosi polmonare sviluppatasi dopo l'azione dei gas. Considerando il modo d'insorgere ed il decorso dell'infezione egli ritiene che il più sovente le lesioni specifiche esistevano prima dell'intossicazione e quindi quelle prodotte dal ga.s non avrebbero fatto altro che rendere manifesta l'affezione latente. .Anche le osservazioni di Técon sopra 1033 soldati provenienti dalla fronte ed internati in un sanatorio svizzero mostrarono una. percentuale bassissima : infatti solo 5 pazienti facevano risalire la loro malattia. all'azione dei gas. Cosi pure Meakins e Priestley non ritengono evidente la relazione fra intossicazione e tubercolosi polmonare. Clero, Ramond e Guillaume portarono le loro osservazioni su 441 colpiti da solfuro di etile biclorurato concludendo che la forma specifica, batteriologicamente dimostrata, costituisce un postumo del tutto eccezionale. Contrariamente all'opinione espressa dalla maggior parte degli osservatori Boinet riconosce una certa azione tisiogena alle inala.zioni di gas asfissianti : egli convalida il suo asserto con la pubblicazione di 14 casi dimostranti l'azione dei gas di guerra sullo sviluppo, sull'andamento e sulla evoluzione della tubercolosi polmonare ed esprime il parere che quest'azione può attivare e mettere in evidenza una tubercolosi polmonare latente o favorire l'inoculazione e lo sviluppo del bacillo di Koch a livello delle lesioni bronco-polmonari ristùtanti dall'azione locale del gas. Analoghe osservazioni e considerazioni furono fatte da Duma.rest. Simonin considerando i dati statistici dei vari autori, ammette che l'l % dei colpiti da gas diventino tubercolotici e che fra i militari tubercolotici il 2 % sono degli antichi gassati. I gas asfissianti propriamenti detti sarebbero più attivi per il risveglio della forma specifica latente; minore azione avrebbe invece il solfuro di etile biclorurato. . Osservazioni successive di Sergont ed Haas, di Roubier, di Benmussa e di Mallié portano alla conclusione che la tubercolosi polmonare nei colpiti da gas da combattimento deve considerarsi una possibile ma rara eventualità. Cadet in un lavoro, meritevole di particolare rilievo, ammette le seguenti possibilità : 1° Risveglio ed attivazione di una tubercolosi latente che però in precedenza ebbe qualche manifestazione.


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20 Manifestazione ed attivazione di una tubercolosi rimasta sempre completamente silenziosa. 30 Impianto del bacillo di Koch su lesioni prodotte dal gas. Mearns pur ritenendo possibile che per azione dei gas possano risvegliarsi !orme latenti di tubercolosi crede che molte statistiche elevate siano causate da errori diagnostici data la facilità, in seguito ad nn esame sommano, di diagnosticare come tubercolosi lesioni sclerotiche polmona.ri, specie se associate a dilatazione dei bronchi. D'altra parte Hankins e Klot z su 3837 ricoverati nel loro sanatorio hanno esaminato 166 pazienti colpiti da gas inviati con diagnosi di tubercolosi polmonare : un accurato studio clinico e radiologico ha permesso loro di stabilire che i due terzi di questi ammalati erano effettivament-e dei tubercolotici. Ricordiamo inoltre le osservazioni di Brelet, di Elliot, di Herron di Harrison e Cole, e l'interessante polemica f:r~t Sandali, Vallow e Arahams. Dell'influenza della intossicazione da gas sulla tubercolosi polmonare fu fa.t.to anche cenno nel convegno internazionale di medicina militare del 1923 da Jacob. In seguito a numerose lagnanze di militari presunti inabili per tubercolosi polmonare per intossicazione da gas e che non furono riconosciuti tali agli effetti della pensione dall'ufficio di riforma, fu dal Senato americano (1923) nominata una commissione nella quale fu invitato a deporre il dott. Francine noto specialista, che in Francia fu per lungo tempo addetto ad un ospedale per gassati e consulente t isiologo. Il Francine nella sua relazione non solo esclude la possibilità che possano svilupparsi lesioni specifiche per azione dei gas, ma è d'opinione invece che lo stato congestivo del polmone tenda ad arrestare le lesioni in corso. n col. medico Gilchrist, capo della divisione medica del Servizio chimico militare americano, nel commentare la relazione di Francine si dichiara della stessa opinione e convalida la sua idea ricordando le conclusioni formulate dalla Commissione per le pensioni in base all'esame di 2000 invalidi da gas, e cioè: l) che i colpiti, qualunque sia il tipo di gas da combattimento e la loro gravità, non mostrano disposizione verso la tubercolosi; 2) che i colpiti presentano in generale solo piccoli segui di lesioni anatomiche dei tessuti polmonari. Sergent in una conferenza tenuta sull'inizio del 1925 a Val de Grace sui postumi respiratori del colpiti da gas, sintetizzando le proprie ed altrui osservazioni, conferma la sua opinione che l'intossicazione da gas non è sufficiente da sola a provocare la tubercolosi polmonare ; d'altra parte l'aggravarsi od il risveglio immediato di lesioni specifiche nei colpiti è da mettersi in rapporto ad una diffusione del processo specifico causato da diretta lesione delle mucose respiratorie. Inoltre per le lesioni specifiche tardive nei colpiti da gas non è possibile invocare la semplice azione del tossico, ma. bisogna ammettere che siano intervenuti fatti d'indole gener a le indipendentemente dai postumi da gas ed il concorso di circostanze occasionati. Questa concezione ottimistica sull'influsso della intossicazione da gas nello sviluppo della tubercolosi polmonare è stata recentemente (1926)


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rimessa in discussione e confutata da Veliovitch e da Delplanque, secondo i quali la tubercolosi degli antichi gassati non sarebbe ta.nto rara come i primi ricercatori lasciavano intravedere, ma, al contrario, rappresenterebbe un postumo relativa,mente frequente e di apparizione tardiva. Delplanque aVTebbe notato l'apparire della malattia da 4 a 7 anni dopo l'attacco in soggetti senza nessun precedente organico nè antecedente ereditario, spesso in forma grave e talvolta ad evoluzione rapida. Achard, che come abbiamo ricordato nel 1918 affermava essere l'azione del gas del tutto trascurabile per lo sviluppo della tubercolosi, impressionato dall'aumentato numero di tubercolotici constatato in questi ultimi tempi, nella seduta del 19 aprile di quest'anno, all'Accademia di Medicina di Parigi riferiva di avere anche lui, in questi ultimi tempi, aooertati 19 casi di tubercolosi su 71 individui visitati nel suo servizio ospedaliero per postumi da gas. La constatazione di questa alta percentuale lo induce ad ammettere c~e l'intossicazione da gas deve considerarsi come un fattore assai importan.te per lo sviluppo tardivo della tubercolosi. Le osserva~ioni che abbiamo rapidamente passate in rassegna riguardano esclusivamente ricerche condotte sui colpiti degli eserciti che furono nostri alleati dm·ante la guerra mondiale. Considerando l'importanza dell'argomento nei riguardi della medicina legale militare sarebbe stato interessante conoscere i dati riguardanti il nostro esercito anche se, come fortunatamente accadde, non abbiamo avuto- fatta astrazione del grave e doloroso attacco sul San Michele (giugno 1916) - un grande numero di colpiti, dato l'impiego più limitato dei gas sulla nostra fronte. Scorrendo la letteratura, non siamo riusciti però a rintracciare lavori sull'argomento; solo recentemente durante la compilazione di questa nota, ci sono stati cortesemente comunicati dallo stesso autore, Maugeri, i risultati di diligenti ed interessanti osservazioni eseguite sugli a.ttì della Commissione per le pensioni di guerra di Firenze. D Maugeri riferisce che su un totale di 61 individui 'Visit~1ti per postumi morbosi da gaos da combattimento 40 presentarono reliqnati a carico deD 'apparato respiratorio e di questi 3 erano affetti da tubercolosi polmonare batteriologicamente accertata. Dal confronto delle proprie con le osservazioni e le statistiche degli altri autori il Maugeri conclude, seguendo il concetto di Sergent, che la for~ ma specifica deve essere messa in rapporto più con le condizioni di terreno che con l'intossicazione subita. Ricorderemo infine come da alcuni ricercatori fu tentata anche la via sperimentale per indagare l'influenza dell'intossicazione da gas Slùl'and<bmento della tubercolosi. Cosi Achard e Flaudin sperimentando èon l'ossido di carbonio constatarono che l'infezione tubercolare sperimentale delle ca.vie non presentava alcuna differenza sugli animali ripetutamente int,ossicati, rispetto ai controlli inoculati con le stesse dosi di ba.cilli. D 'altro canto Corper e Reusch partendo dal concetto che nell'intossicazione da solfuro di etile biclorurato, per effetto del riassorbimento del tossico o dei suoi prodotti di scomposizione, si ha una ripercussione sullo stato gene.ra.le del colpito con conseguente menomazione dei poteri difensivi dell'organismo, hanno condotto ricerche spe1imentali snll,argomento. Questi autori hanno concluso che, nonostante l'azione batt-ericida in « vitro )) di adatte solmiioni çli solfuro di etile biclorurato sui bacilli o

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della tubercolosi, le iniezioni di queste soluzioni in cavie precedentemente infettate non banno dimostrato influenze degne di nota sull'a.ndamento della infezione stessa. Considerando le osservazioni più sopra r apidamente pa!'isate in rassegna, riguardo all'epoca in cui furono eseguite, le possiamo dividere in tre gruppi, ad ognuno dei quali corrisponde, in linea generale, un modo differente, da pa.rte dei vari autori, di considerlLre l'iniluenr.a dell'intossicazione di gas sullo sviluppo della tubercolosi polmonare. Le prime osservazioni fatte nel periodo delle ostilità., durante la gueiTa moniliale, riguardano quasi esclusivamente forme di tubercolosi polmonare a decor so acuto o sub-a.cuto, l'insorgenza delle quali è stata messa in rapporto con l'intol'!sicazione da ga.c;. La maggior parte degli autori conclude t rattarsi di riattivazione di focolai latenti per :}r.ione dii·etta. del gas sul parenchima. polmonare. In un secondo gruppo possono riunirsi tutte le osserva.zioni fatte nel dopo guerra, osservazioni condotte su larga scala e spesse volte con intento statistico su individ1ù dichiarati inabili per postumi da gas e nei quali fu diabrnosticato una tubercolosi polmonare, o su t ubercolot iei nei quali si è tentato, su dati anamnestici, ài svelare la pregressa intossicazione. Non crediamo opportuno riepilogare con dati numerici le stat.istiche dei ricerca tori : queste statistiche risultano assai varie perchè desunte in condizioni differenti e quindi poco attendibili. Si tratta in questi casi di tubercolosi tardive insorte in individui nei quali la resistenza del loro apparato polmonare risulterebbe diminuita per effetto del ga s inspirato. Considerando il complesso dei dati clinici si a8siste, come giustamente nota il Maugeri, ad una evoluzione dell'opinione seguita daUa maggior parte degli autori, opinione che si o1·ienta nel tempo << verso una concezione ottimistica nel senso di dare all'intossicazione da gas un'importanza minima nello sviluppo della tubercolosi la quale, ad ogni modo, assumerebbe un andamento benigno e non evolutivo )), Secondo il concetto di Sergent anche per la tubercolosi polmonare tardiva degli antichi ga.ssati, non è possibile ammettere la semplice e diretta azione del gas, ma bisogna pensare a. fat tori di ordine generale favoriti da circostanze occasionap, indipendenti dai postumi della pregressa intossicazione. Nel terzo ed ultimo gruppo possono raggrupparsi le recentissime osservazioni di questi ultimi tempi (Veliovitch, Delplanque) secondo le quali l'influenza dell'intossicazione da gas esplicherebbe un'azione t utt'altro che trascurabile per lo sviluppo tA.rdivo della tubercolosi. Lo stesso Achard di cui abbiamo già ricordato il suo autorevole giudizio espresso nel 1918 in una conferenza interalleata, impressionato delle alte percentuali di individui anticamente colpiti da gas e divenuti tubercolosi a grande distanza di tempo, ritiene di dover modificare la sua precedente opinione ammettendo l'esistenza di una tubercolosi consecutiva ad intossicazione da gas. c) APPARATO DIGERENTE. - I disturbi a carico dell'a.pparato digerente cosi frequenti nel periodo acuto dell'int ossicazione possono durare a lungo però raramente sembrano sorpassare un anno dopo l'azione del gas.


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Achard ha osservato un solo caso dopo 18 mesi ed un altro dopo 24. Questi postumi si riscontrano -più facilmente nei colpiti da gas asfissianti propriamente detti. Molti colpiti conservano a lungo una spiccata anoressia ed intolleranza gastrica per alcuni alimenti (carne, vino); facile ad osservarsi è la. sindrome di ipercloridria.. La costipazione è frequente, ma. non mancano malati soggetti a. crisi diarroiche che insorgono alla. fine della digestione gastrica. In alcuni casi predominano i disturbi a carico dell'intestino (diarrea persistente, enterite-membranosa). Secondo Loeper è nei colpiti da cloro e da solfuro di etile biclorura.to che più facilmente può riscontrarsi una sindrome di dispepsia. cronica. La dispepsia cronica dei gassati viene considerata da questo autore come semplice turba funzionale ; due sono i tipi principali ; il tipo flatulento con anoressia e nausea ed il tipo doloroso di cui le reazioni talvolta fortemente penose, ricordano la sindrome pilorica. d) APPARATO CARDIO-VASCOLARE. - Anche i postumi a carico dell'apparato cardio-vascolare sono più facilmente reperibili nei colpiti da ga.s asfissianti sotto forma di disburbi soggettivi ed obbiettivi. Numerosi colpiti si lagnano di palpitazione e di dispnea da sforzo. Clerc e R amond parlano di un quadro clinico di « cuore irritabile ,, con palpitazione, tachica.rdia, instabilità. del polso. La ta~hicardia. persistente, secondo Achard si osserva frequentemente ed è facile metterla. in evidenza facendo eseguire uno sforzo al paziente: il ritorno del ritmo cardiaco alla norma avviene con molta. lentezza. Achru:d ha osservato in qualche caso il persistere di questi disturbi anche dopo tre anni l'avvenuta intossicazione da gas asfissianti. Sempre secondo Achard per i gas vescicanti esse sono relativamente rare dopo 7 mesi: ciononostante furono osservati 3 casi dopo 10 mesi e 4 nel corso del 20 anno. Clero e Rousselot sopra 441 colpiti da solfuro di etile bi clorurato hanno osservato 24 casi di turbe funzionali circolatorie che non hanno però dato luogo ad. alcuna proposta di riforma. e) CuTE. - Le ustioni della cute prodotte dai gas vescicanti (S!>lfuro di etile biclorurat o) possono cicatrizzarsi assai lentamente, in qualche caso dopo 2-5 mesi secondo Achard. Anche la pigmentazione consecutiva può durare a lungo ma ciò non porta che ad un inconveniente estetico spesso di poco conto. Veri reliquati degni di considerazione sono le cicatrici viziose che possono ostacolare i movimenti delle dita della mano e quelli delle grandi articolazioni delle membra. Anche agli organi genitali, ove le ustioni sono particolarmente frequenti e gravi, possono residua.1·e quali esiti cicatriziali fimosi, aderenze balano-prepuziali, restringimenti del meato (Achard) ed anche, come nel caso dc~eritto da Clerc, Gtùllaume e Rousselot, una deformazione permanente della verga. Una interessante osservazione ha fatto recentemente Bernncci su un individuo colpito da difenilclorarsina, che presentavn., molt.i anni dopo, un'alterazione della cute della regione del torace costituita dalla formazione di piccoli noduli follicolari che l'esame istologico ba dimostrato essere costituHi da fatti di sclerosi che abbra-cciano


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alcuni tra i follicoli più robusti, con una trama di connettivo in tutto il loro tragitto fino all'epidermide. Queste alterazioni sono messe in rapporto per varie considerazioni, con l'azione locale del gas.

f) PosTUMI ocuLARI. - I disturbi oculari cosi frequenti nei colpiti da gas vescicanti possono, sebbene raramente, persistere relativamente a lungo. Molti colpiti accusano, molto tempo dopo l'intossicazione, fotofobia semplice : giustamente però b stato osservato che in ciò sembra avere grande influenza il fattore psichico per cui con la semplice persuasione si riesce efficacemente ad influire sui pazienti e l'affezione scompare. Anche la congiuntivite può durare a lungo; tuttavia essa non oltrepassa di regola i 4-6 mesi e raramente fu osservata persistere oltre il 10° mese (Achard). · Dor e Fouassier, Genet e recentemente Bertein e Baudet hanno richiamato l'attenzione su di una particolare disposizione anatomica dei piccoli vasi della CQngiuntiva bulbare riscontrata in alcuni soggetti a molti anni di distanza. dall'intossicazione da. solfuro di etile biclorurato. Questi pi~oli vasi, sinuosi, di colorito carminio, per cui risa.ltano bene sullo sfondo· porcellanaceo della congiuntiva bulbare, avanzano verso la cornea e penetrano nel limbo per 2-3 millimetri per ·poi arrestarsi rivòltandosi ad ansa. I pazienti si lagnano di una speciale irritabilità della congiuntiva e di frequenti ~ poussées n di congiuntivite di breve durata, ma che si ripetono molto frequentemente. Dor e Fouassier credono che la persistenza di questi piccoli vasi aberranti rappresentino le vestigia del lavoro di riparazione dei tessuti ustionati dal prodotto vescicante. D'altra parte Genet, Bertein e Baudet, scartando l'ipotesi della neoformazione vasale, credono invece trattarsi di vasi preesistenti modificati dall'azione del tossico. Dal punto di vista medico-legale gli autori ricordati sono concordi nell'ammettere che i disturbi presentati dai pazienti comportino una pensione per incapacità al lavoro dovuta all'intossicazione da gas. Molto più gravi sono le conseguenze delle cheratiti, fortunatamente rare. Ricordando quanto già abbiamo esposto nel capitolo delle complicazioni oculari è facile comprendere i postumi che da queste possono residuarne (dalle semplici ulceri corneali e macchie consecutive fino . alla perdita di uno od entrambi i globi oculari). Ricorderemo infine che le ustioni palpebrali, dovute al solfuro di etile biclorurato, possono produrre cicatrici viziose con conseguenti rovesciamenti delle palpebre (ectropion) e stenosi delle vie lagrimati. Per ciò che riguarda i gas asfissianti ricorderemo che i distnrbi funzionali conseguenti alle ttll'be circolatorie dei mezzi profondi dell'occhio, possono persistere a lungo e stabilirsi anche permanentemente. In questo senso vanno interpretate le osservazioni di J ess (emeralopia consecutiva ad intossicazione da gas) e di von Szily (atrofia bilaterale duratura del nervo ottico). Anche Wezchyschn ha illustrato un caso di emeralopia' quale sintoma residuale di una pregressa. retinite per intossicazione da gas per la quale il colpito non poteva più ritenersi idoneo al servizio. Interessante il caso descritto da. von Oswald di perdita completa della vista per embolia bilaterale dell'arteria centrn,le della retina in seguito


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a. gas lagrimogeni. Di interesse speciale perchè unico, crediamo, nella letteratura è il caso di glaucoma descritto da St-ella-Gangi in un colpito da gas : l'età dell'infermo e le indagini scrupolosamente eseguite non lasciano dubbio sull'azione del gas quale movente etiologico dell'affezione che l'autore mette in rapporto con le alterazioni vasali prodotte dal tossico. g) SISTEMA NERVOSO E STATO GENERALE DEI COLPITI. - Abbiamo già ricordato, trattando delle complicazioni, i disturbi nervosi e mentali

e le loro conseguenze nei colpiti da gas. Non ci resta che accennare alle turbe dinamiche di forme assai svariate, alla vertigine, alla cefalea, agli stati di depressione psichica e di emotività esagerata, ai casi di psicoastenia e di ipocondria, conseguenze più o meno durature delle intossica~niste~. ' Perciò che riguarda lo · stato generale ricorderemo con Achard il frequente persistere, nei colpiti, di uno stato di anemia più o meno grave accompagnato da una perdita di peso che può raggiungere i 10 o 15 chilogrammi. L'astenia è talvolta il quadro dominante e persistente : i malati sono incapaci di ogni sforzo fisico per hmgo t-empo.

III. CONCLUSIONI. Era opinione generale, durante la guerra mondiale, che i ga-s da combattimento costituissero un mezzo bellico di offesa quanto mai inumano ed in ogni modo più crudele degli altri già in uso. Tale opinione era basata non tanto sulle considerazioni derivate dall'esame delle statistiche dei colpiti e relative percentuali dei casi seguiti da morte, quanto su di una errata valutazione degli effetti postumi. Si credeva, in altre parole, che le lesioni prodotte dai gas e specialmente le lesioni a carico dell'apparato respiratorio, avrebbero provocato nella maggior parte dei colpiti condizioni morbose durature e quindi uno stato di inabilità permanente. Inoltre la credenza popolare che la tubercolosi polmonare dovesse rappresentare una conseguenza molto frequente dell'intossicazione da gas contribuiva ad accrescere la triste fama della nuova arma. Oggi, a nove anni di distanza, della fine della guerra mondiale, in possesso di dati statistici accuratamente redatti e di fronte ad una numerosissima serie di monografia mediche a carattere scientifico e pratico è possibile con maggiore obbiettività e sicurezza trarne delle conclusioni in proposito. · Perciò un esame accurato dei dati statistici, che non crediamo opportuno qui riportare (1)1 e uno sguardo generale su quanto abbiamo rapida.(1) Ofr. Vt:ODER, The medica! aspect.~ of cMmical wartare. - Balttmore 1926, p. 24'.- KEJ'ER, D er 0 a81.;ampf wut dic cM-mi..-Jche1• K « mmtc(Je.- Llpsla, 1926, p. 280 - LuBTIO, Ricoràt slcrici della o.urra con i ocu. - • Esercito e Nnzlooe '• fni!O. VI, l92i.


COM:PLICAZl ONt E

POSTU~

NEI COLPITI DA. OAS, F.CC.

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mente passato in rassegna sulle complicazioni e sni postumi delle lesioni da gas ci permettono di trarTe le seguenti conclusioni: 1° La mortalità dei colpiti da gas non è elevata ed è facile il recupero dei colpiti stessi almeno a paragone degli altri feriti. · ~ zo Fra le inabilità, riconosciute aventi diritto a pensioni, i postumi di intossicazione da ga.s rappresentano le percentua.li più basse (secondo le statistiche inglesi su 100 invalidi di guerra pensionati si avrebbero 2 per postumi da gas, 35 per ferite e lesioni, 63 per malattie). 3° Nella maggioranza dei casi le invalidità per postumi da gas sono state comprese nelle categorie in cui la capacità lavorativa del paziente è relativamente poco menomata (ultime categorie ili pensione). 4° Le invalidità per postumi da gas hanno scarsissima tendenza ad un susseguente miglioramento o guarigione : quindi qualunque sia il grado di inabilità questa è, nella grande maggioranza dei casi, permaRente.

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OSPEDALE COLONIALE VITTOR IO EMANUELE m T R IPOI:.I

AVIAZIONE SANITARIA IN TRIPOLITANIA per il dott. Orlando Castlgllota, tenente colonnello medico

Quando con suadente ed ornata parola. e numerose proiezioni di chiari diagrammi il medico principale di l & classe, prof. Roberto Picquè, apostolo dell'aviazione sanitaria francese, ne illustrò, durante l'ultima seduta del Congresso della Società internazionale di chirurgia, nell'aprile 1926, i fasti e l'organizzazione in Francia e nelle sue Colonie, fui colpito dallo sviluppo sistematico e dalla valorizzazione, già in vasta scala a.ttuata, anche per i bisogni civili, da quella N azione. D ue illustri chirurghi, il nostro prof. Davide Giordano ed il professor Hartmann di Parigi vo.!l.arono il giorno successivo col Picquè nella gloria luminosa del cielo di Roma sulla aero-ambulanza, con la quale il Picquè stesso aveva attraversato le Alpi e portato fra di noi il saluto dell 'Aviazione francese con una magnifica relazione tecnica, che destò profondo interesse fra i congressisti. Nel ricordare l'illustre collega dell'Esercito francese, col quale ebbi rapporti di cordialità durante quel Congresso, penso con tristezza alla sua gloriosa e tragica morte, che sarà in perpetuo ricordata dalla bella epigrafe murata nelle gallerie storiche di Val-de-Grace con l'omaggio riconoscente della malata, alla'quale egli salvò la vita: cc R econnaissance ét ernelle à ce grand apOtre de l'aviation sanitaire qui, victime de son dévouement, a d onné sa vie ponr sauver la mienne ». Io non voglio ripetere i fasti dell'aviazione sanitaria da noi ed all'estero, ormai troppo bene conosciuti ed apprezzati nel loro incostestabile valor e. Lo scetticismo ha ceduto il posto ad una ammirazione entusiastica. per i servizi importantissimi, che quotidianamente espleta quella, che giustamente vien denominata la quarta .Arma. n ca.lva.rio dei feriti, che dovevano raggiungere a tappe dolorose e con qualche inevitabile perdita , le ~ormazioni ospedaliere chirw'giche, ove solamente poteva essere apprestato il vero e definitivosoccorso., scompare con le aereo ambulanze, che risolvono il più grave ed assillante problema. dello sgombero dei grandi malati e feriti, specie dei cavitari, nelle migliori condizioni date dalla celerità e comodità del trasporto, d'importanza. capitale per la prognosi. Così pure è stato sorpassato il dubbio, che assillava molti sanitari, i quali prospettavano l'intolleranza eventuale di certi feriti o malati per l'ipobaropatia e per tutti gli altri disturbi funzionali., il cui complesso viene denominato mal dell'aria o mal degli at>iatm•i. A nessuno di noi è sfuggita l 'importanza della magnifica relazione sull' autoesperimento di un anziano in volo, del prof. Umberto Gabbi, il quale a 67 anni e mezzo, in 14 voli da poche centinaia. di metri fino a 5000 metri, non ebbe mai a· soffrire il minimo inconveniente.


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A VIAZIOls"'E ,SANITA.RJA IN TRIPOLITANIA

Lo sviluppo degli aerotrasporti di feriti e malati, iniziatosi timidamente nell'ultimo anno della grande guerra, ora ha. realmente assunto una sempre maggiore importanza, non solo nelle guerre coloniali, nelle quali è l'unico mezzo di salvamento di tanti e tanti feriti, altrimenti votati alla morte, date le ènormi distanze che bisogna percorrere attraverso steppe desertiche e malfìde, ma anche ormai nella vita ordinaria presso le nazioni civili, ove iJ soccorso tecnico, viene richiesto ognor più frequentemente in casi gravi, ove urga che tale soccorso benga apprestato(). Ricordo che più volte vedemmo utiliz?.ati nel 1918 i Caproni di bombardamento per il trasporto di feriti gravi con barelle fissate nelle due fusoliere (una per fusioliera), pur non essendo tali apparecchi affatto attrezzati per tali carichi, e ciò per le ingegnose e pronte iniziative di Comandi e di piloti. I bollettini aeronautici illustrarono dettagliatamente l'impiego su vasta scala dell'aviazione francese nel levante, ove furono trasportati 80 feriti all'ospedale di .Aleppo in meno di 4 ore, mentre sarebbero occorsi 5 giorni a mezzo di autoambulanze, ed ancor più nel Marocco, ove si raggiunse il numero di 2800 feriti e malati sgomberati per mezzo di apparecchi sanitari, per i quali si calcolò di aver salvato oltre i due terzi di essi, cioè 2000 vite umane. Pur non volendo accennare allo sviluppo sempre più grande dell'Aviazione sanitaria in Inghilterra e nelle sue immense colonie, e cosi pure negli altri grandi stati europei; voglio ricordare che in ! svezia la Croce Rossa attua un regolare trasporto di malati per mezzo di velivoli propri d alle regioni boreali aJ. centri sanitari più vicini. Nel Siam l'aviazione dispone di molti velivoli sanita.ri, che rendono continui segnalati servizi col tra.s porto di malati, di medici e di materiali sanitari a grandi distanze e cosi pure in Australia, ove gruppi di persone vivono tuttora a centinaia di chilometri di distanza dalle grandi vie terrestri di comunicazione. Sono ben noti i numerosi salvataggi ottenutisi con i mezzi aerei in America durante disastri minerari col rapidissimo trasporto d'ingegneri e di chirurghi, e tale fu il successo pratico ottenuto, che in prossimità. dei centri carboniferi sono stati dovunque adattati comodi campi di atterraggio. Ma non dobbiamo dimenticare che moltissimo si è fatto pur da noi in questi ultimi sei anni per opera del Governo nazionale, che mise in primo piano l'organizzazione delle forze aeree. Tutti in questa. Colonia ricordano che nel 1922 una settantina di feriti avutisi nelle truppe operanti a Giosc ed a Bir Gnem furono trasportati con un volo di circa un'ora. a questo ospedale coloniale a mezzo di Caproni, provvisoriamente attrezzati ad uso di ambulanze aeree, evitando così uno sgombero a dorso di camello, estremamente disagiato e lungo e che avrebbe importato forse la perdita di metà dei feriti ed una necessaria sottn.zione di un cospicuo numero di combattenti per la sicurezza stradale attra.verso plagbe, rese pericolose dalle continue infiltrazioni di armati nemici. Ricordiamo p1.U'G il disgraziato incidente occorso aJ. conte Gallarati Scotti ed al maggiore Roggero, vittime di un'imboscata a Bab-Serir nel confine egiziano; il primo dovette la. sua salvezza al pronto trasporto per via aerea all'infermeria di Tobruk e quindi all'ospedale di Derna, ove ebbe i definitivi soccorsi cbirurghici per una grande ferita al torace.


AVIAZIONE SANITABIA IN TRIPOLITA."IA

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Durante le ultime operazioni per la conq\tista della Sirt.ica orientale e della Giofra., la nostra aviazione ha potuto assolvere il suo còmpito importantissimo oltre che nei suoi obbiettivi st.rettamente bellici, anche ner trasporto di una settant.i na di feriti gravi da En Nufllia a Sirte, ove si era accentrato rapidamente il servizio chirurgico in comodi locali di quella infermeria. Sono ben noti i particolari della vittoriosa. marcia di 24 giorni della colonna Graziani nel periplo quadrilatero di circa km. 1500 delle nuove occupazioni, alla quale partecipò con i suoi meba.risti S . .A. R. il valorosissimo Duca delle Puglie, ed i sei giorni di marcia, dopo la. battaglia di nove ore presso i pozzi di Tngrift, fino a En Nufìlia con 5 ufficiali morti ed oltre un centinaio di feriti gravi, barellati su camelli, attraverso il nembo rabbioso ed incessante dei ghibli, che impedl il tempestivo soccorso dell'aviazione: Rimarrà celebre nei fasti della nostra storia coloniale il messaggio, che lanciava nello spazio l'eroico generale Graziani al Governa.tore della Tripolita.nia., generale De Bono, subito dopo quella cruentissima e gloriosa vittoria: << Morti e feriti in testa, riporterò alla costa le Inie sc.hiere lacere ed affamate, ma indome. Sollecitq l'onore, rientrando a. Eu Nufllia~ di piegare · davanti all'E. V. i vittoriosi gagliardetti"· E veramente magnific-a nella. sua alta significazione di forza e di fede dovette essere quella. lunghissima marcia di sei giorni attraverso la landa sirtica, infestata dalla furia di un ghibli rovente ed accecante, con strettissimo razionamento di acqua e col fardello glorioso dei morti e dei feriti, dei quali molti gravissimi per lesioni cavitarie. Non posso attardarxni nel rievocare le fasi di quella marcia, di cui riferirono dettagliatamente i più importanti quotidiani politici, ma m'importa segnalare il provvidenziale soccorso, malgrado condizioni atmosferiche quasi proibitive, apportate dall'aviazione militare nello sgombero rapido e comodo, in due riprese, di una settantina di feriti gravissimi da En Nnfilia a Sirte. È indubbio che senza t ale soccorso oltre un terzo di tali feriti, trasport ati per via ordinaria, avrebbero esaurito le ultime r esidue energie di resistenza vitale. Tranne un solo malato di acuta pleuro-polmonite, gli altri erano feriti gravi al tronco ed alle estremità, fra i quali diciotto cavitari. Di questi ultimi potrei riferire tragitti paradossali di proiettili di fucile, attraversanti le cavità toracica ed il bacino, senza apportare le terribili complicanze da scoppio di organi cavi e da emoraggie. In tre soli casi si dovette ricorrere all'amputazione per ca.ngrena umida di estremità di ·arti, e la mortalità totale dei feriti giunti da En Nufilia a Sirte e quindi a Tripoli, fu del 2 %· Degno pur di menzione è l'accertamento in parecchi casi di fenomeni di scoppio dei proietti di fucile per intaccature profonde delle camicie di essi, predisposte ad arte dai ribelli. Non mi soffermo a rife1·ire degli altri feriti o maL'l>ti isolati, che in

quel periodo di operazioni furono sgombrati per via aerea da altre località. in questo ospedale. Mi si permetta ricordare il trasporto di un tenente colonnello con imponente ematemesi e melena da ulcera gastro-pilorica, da Sirte a Tripoli 3. -

G!ornate di medicina milita~~.


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A VIAZIO~"E SANITAJUA IN TJUl'OLlT:\SIA

per oltre km. 400 in poco più di tre ore di volo; di un tenente con ferite multiple alla cintura d ella spalla e flemmone grave del collo per ritenzione di proietto di fucile da Dor El Lumelech a. Sirte per km. 230 con un'ora. ed un quarto di volo; ed infine di un maresciallo operato d'urgenza. a. Buera.t per p,ppendicite acuta in via di perforazione e trasportato dopo una settimana con un Caproni 73 a Tripoli con tre ore e 50 minuti di volo. A ciò bisogna. aggiungere gli eccezionali trasporti per via aerea di medicinali eroici, di ghiaccio o di verdure ed agrumi freschi, richiesti d'urgenza da lontanissimi presidi, quali Hone Zella, per malati gravissimi con incalcolabili vantaggi nella cura degli stessi. Ciò che importa segnalare si è che nessun inconveniente nè aggravamento sopravvenne ai feriti durante e dopo tali trasporti aerei, generalmente eseguiti con Caproni 73 ed in condizioni difficili atmosferiche. In tali apparecchi ho constatato che era agevole il carico e lo scarico delle b~trelle e l 'installazione delle stesse a bordo; cosi i barellati gravi ed i seduti ammisero unanimemente di non aver sofferto alcuna scossa nè alcun disturbo e ricordavano con gioiosa ed infantile meraviglia i particolari del volo e ne auspica.vano il ritorno con esso fino a Tripoli. Constatai inoltre che alla. qtùete sicura da, essi conservata durante la traversata aerea, segui va la inquietitudine per il trasporto in autoamlJ.ulanza, di cui essi conoscevano le torture per gl'inevitabili scossoni delle strade, a loro ben note, di accesso non molto comodo dal campo di atterraggio fino all'infermeria di Sirte.

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l l'

Riconosco di sfondare porte aperte con. questo mio élogio déll•aviazione sanitaria, nè ho l a pretesa di aver segnalato fatti nuovi e nuove con-· quiste in questo campo. Ho voluto solo insistere sulla necessità che urge per una migliore organizzazione del servizio sanitario in questa Colonia con l'assegnazione di un numero congruo di aereo ambulanze, di cui il tipo, che meglio avrebbe corrisposto, è il Caproni 80 sanitario, collaudato ultimamente da una commissione ministeriale, in cui portarono tanto contributo di esperienza e di salda fede l 'on. prof. Gabbi ed il tenente colonnello medico prof . .Angelo Di Nola, capo dell'ufficio centrale di sanità $iel Ministero dell'aeronautica. Nelle sconfinate regioni desertiche, in via. di colonizzazione, l'aviazione sanitaria può rendere, non solo durante episodi bellici cosi freq·uenti nella storia coloniale, ma anche in circostanze ordinarie di malattie isolate, incalcolabili servizi, col trasporto di medici, di medicinali e di materiali chirurgici con sicurezza e celerità., in modo che il soccorso sia apprestato comodamente ed efficacemente, essendo richiesto dalle radiostazioni anche a grandissime distanze. Solamente con tale organizzazione possiamo anche dare maggiore sicurezza di soccorRo materiale e morale ai contingenti di ufficiali e di truppa metropolita,na ed ai grega.r i indigeni dislocati a notevoli distanze ed assolvere anche delicati còmpiti di penetrazione pacifica presso i nuclei di 110110lazioni annidate nelle più lontane on,si e presso le qua,li il medico ~~ppu.re nella sua altissima missione di salvatore, stroncando il decorso fatale di malattie o di ferite micidiali.


SCUOLA CENTRALE MILITARE DI EDL"CAZIONE FISICA (FARNESINA - RO){A) LABORATORIO DI FISJOLOGIA AFPLI CATA

LO ZUCCHERO NEL LAVORO MUSCOLARE DEL SOLDATO per i dott. Ugo Cassinls, maggiore medico e Lorenzo Bracaloni, capitano chimico-farmacista

Dalle classiche ricerche di :Bernard fino ai nostri giorni è andato sempre intensifica.ndosi lo studio dell'importanza che acquista il glicosio per la vit;a umana. Bernard, :ùl oleschott ed altri successivi osservatori diedero una netta cognizione dell'azione esercirata dal fegato e dai muscoli sulla glicogenesi (1849-1859). Kultz, Aldehoff furono i primi a notare che per effetto del lavoro muscolar e il glicogeno del fegato scompare più presto di quello dei muscoli come se il fegato lo fornisse ad essi a Inisura che ne consumano durante il lavoro. Da allora è ancora aperta

la discussione stùl'identità o meno del glicogeno epatico e di quello muscolare e tutto fa ritenere che, nonostante la dipendenza dell'uno dall'altro, non si possa parlare di identità chimica assoluta. Le dottrine ora vigenti sul valore del glicogeno e glicosio muscolare fanno ritenere inoltre che queste sostanze non sono soltanto importanti perchè rappresentano uno degli elementi necessari al metabolismo funzionale del muscolo, ma perchè sono l'elemento essenziale della contrazione muscolru-e. Hill aveva già. osservato come questo fenomeno consistesse in una fase anaerobica ed in una a-erobica. Nella prima - fase di contrazione propriamente detta - avrebbe luogo la trasformazione del glicogeno in glicosio e di questo in acido lattico senza consumo di ossigeno nè produzion-e di anidride carbonica. In questa fase è ormai assodato che è utilizzato solo il glicosio e che i grassi non possono essere utilizzati. se non sono prima trasformati in glicosio fuori del muscolo. La. molecola proteica., molecola costituente il metabolismo plastico, non è intaccata. n muscolo può contrarsi a 1ungo senza la presenza di ossigeno; si osserva perciò accumulo di acido lattico che porta lentamente alla stanchezza del muscolo. La fase normale di rilasciamento del muscolo contratto è aerobica: l'ossigeno penetra nelle fibrille, attacca l'acido lattico, ne scompone una parte mentre il sangue ne asporta. lm'altra parte che circola come tale ossidandosi in c.ircolo od eliininandosi come tale per i reni. Nel 1914 Embden ammise che normalmente il glicogeno del muscolo si unisca all'acido fosforico formando un composto cui dette nome di lattacidogeno o acido esosodifosforico, il quale nella. fase anaerobica si scinderebbe in acido lattico ed acido fosforico. In tale combinazione il glicosio rappresenta la molla. che fa scattare il colpo: non si può dire che ci sia combustione perchè l'ossigeno non prende parte a questa scissione, come fa osservare Rondoni. Forse c'è un sistema. colloidale dal quale per mo-


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LO Z UCCHE RO :!oo"EL LAVORO :\I USCOLARE DEL SOLDATO

difìcazione dello stato di imbibizione, determinato probabilmente dagli idrogenioni dell'acido lattico, si libera con scarso effetto termico dell'energia lat-ente. Nel lavoro muscolare aumenta l' eliminazione dell'acido fosforico per le urine, ma una parte di quello liberato dalla scissione del lattacidogeno rimane nel muscolo per riafferrare il glicosio che vi arriva col sangue e riformare altro la.ttacidogeno. La quantità dell'acido fosforico presente nella fibra muscolare sarebbe, secondo Embden, in rapporto colla rapidità. della contrazione; inoltre l'acido lattico a sua volta, non sparirebbe tutto dal muscolo nella fase ossidativa, ma una parte si risintetizzerebbe in glicosio (Mejerho:ff), un'altra a t raverso prodot ti intermedi., noti o ignoti, arriverebbe alla fom1azione di acqua e anidride carbonica. D glicosio dunque non è consumato tutto nella fase di contrazione, se ne rigenera sempre una porzione che basta alle contrazioni successive (come ho detto aver dimostrato Hill) anche quando manchi l' ossigeno, per cui la quantità che il muscolo utilizza ad ogni affiusso di san gue non sembra essere notevole. Se il fegato è stato dimostrato aver valore di magazzino del glicosio, se il muscolo ne contiene abitualmente un tanto da servire per la sua. funzione, il sangue funziona da veicolo di rifornimento del fegato al muscolo per reintegrare le perdite che di volta in volta si possano manifestare. Però per questa funzione di - fornitore - il sangue ha dovuto adattarsi a. contenere fra i suoi elementi costituenti, il glicosio la cui concent razione nell'uomo sano, in riposo e digiuno, oscilla. fra il 0.60-1 °/oo· .Al di sopra o al di sotto di queste cifre si entra negli stati anormali e quando la. concentrazione superi il 2 °/ooil glicosio si elimina per il rene che funziona da valvola di sicw·ezza. .A mantenere costante n el senso biologico e non matematico detta concentrazione, concorrono due ghiandole a secrezione interna, il pancreas e la surrenale, le quali nello stesso individuo e nelle condizioni di riposo mirano a far rimanere tale concentrazione intorno allo stesso valore con oscillazioni attorno al 0.10 0/00 Così videro Schneider e Gilbert nel1926 e confermammo noi nel1927. Ci è sembrato anche interessant-e conoscere il comportamento di queste oscillazioni osservando il valore della quota glicemica di uno stesso individuo dal febbraio 1926 al dicembre 1927 a digiuno e sempre alla stessa ora di ogni giorno. Essa è variata fra un minimo di O. 70 °/00 e un massimo di 0.90 °/00, cioè è variata del 0.2 °/00, con tendenza ad aggirarsi intorno allo stesso valore medio di 0.80 °/oo· Questo comportamento può, biologicamen te, dirsi costante. E ra. già stato osservato poi da Burger, Burgess e Withing che la percent uale del glicosio varia per effetto di esercizi fisici e che in genere si ha diminuzione preceduta da leggero aumento. Se p erò l 'esercizio è faticoso come può esserlo tma maratona, tale diminuzione, per taluni soggetti rimane sopra. il valore normale, per altri raggiunge questo, per altri ancora va al disotto e rimane tale per tutto li tempo del lavoro. Abbiamo ripreso questo studio osserva.ndo in un primo tempo, col micrometodo volumetrico di Ba.ng, le variazioni d ella quota di glicosio nel sangue di 14 soldat.i subito dopo compiuti esercizi diversi, quali la corsa di GOO metri, la marcia di 600 e 1800, il ciclismo per 3600 metri, il sollevamento pesi (15 chilogrammi per varie volte di seguito), e una


LO ZUCCHERO NEL LAVORO

~tU SCOL.UtE

DEL SOLDATO

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partita. di pa.lla. a.l calcio. Si è visto che nel momento immediatamente successivo alla. fine di un esercizio, qualunque si fosse, la. quota. glicemica aumenta. in alcuni individui, diminuisce in altri e· questo fenomeno è semprè uguale per uno stesso soggetto; ma in tutti però dopo pochi minuti dalla fine dell'esercizio diminuisce di nuovo. In un secopdo gruppo di ricerche, si è voluto seguire le variazioni della quota glicemica. durante e dopo la .corsa e la marcia, per un periodo complessivo di 2 ore, in 7 soldati in tenuta ordinaria e senza carico. Durante la marcia di km. 4,800 e di km. 10 su strada piana, alla velocità oraria media di 7 chilometri, la variazione della quota. si è dimostrata praticamente nulla, cioè la tendenza che essa ha a diminuire o ad aumentare è compensata da frequenti ritorni a valori normali, nè queste oscillazioni che si sono aggirate attorno al 0.10 °/00 sono superiori a quelle che ho detto aver luogo a riposo, ed in un soggetto bene allenat o sono state del 0.03 u/00, cioè nulle. Invece dopo la corsa di 600 metri su strada piana, fatta alla media di 2' 40", fra cinque soggetti, tre hanno presentat o un aumento della quota che dopo un tempo variabile da 5 a 10 minuti è stato sempre, e in tutti, seguito da una. diminuzione al disotto dei

valori di riposo; uno non ha presentato alcuna variazione ed un altro una diminuzione accentuata con tendenza della quota a rimanere a valori inferiori al normale per oltre un'ora e mezza., senza sensibili ulteriori oscillazioni. Nè queste diminuzioni hanno portn,to la quota a valori inferiori a quelli minimi fisiologici. Se la corsa era fatta per 6 oppure 10 chilometri, si o sservò sempre un aumento della quota talora molto accentuato, talora rne~o, fino dall'inizio della corsa. Tale aumento in un caso durò e si accrebbe per tutta la durata della cort:a, per diminu.re solo dopo 15 minuti da l suo termine ; in un altro caso, durante la corsa, ritornò al valore di I'iposo e vi rimase fino alla fine. Dal complesso di queste osservazioni risulta evidente come la corsa e la marcia esercitino una diversa influenza sulle oscillazioni della quota glicemica normale, che sono sempre più accentuate per la corsa che per la. marcia e mostrano un comportamento quasi eguale, sia che l'esercizio sia compiuto per breve tempo che per un tempo maggiore. Sembra esservi un rapporto fra poteri glico-regolatori e ritmo di lavoro, nel senso che quando il ritmo sia. tale da fav.orire un adeguato periodo di restauro delle masse muscolari impegnate nel lavoro, come avviene nella marcia detti poteri riescono a mantenere l'equilibrio della quota glicemica (equilibrio di consumo); mentre quando il tempo per il restauro delle masse muscolari impiegate per compiere l'esercizio è inferiore a quello che sarebbe richiesto dall'intensità della. contrazione, come avviene nella cor sa., i poteri glico-regolatori riparano immettendo nel circolo, per lo più fin dal principio del lavoro, una. determinata quantità di glicosio. Tuttavia in qualche caso, essi sembrerebbero inibiti da cause che sfuggono e si consuma il glicosio esistente in circolo, potendosi ammettere un'azione dei poteri glico-regolatori capa,ce di impedire la discesa della. quota sotto le cifre minime fisiologiche.


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Da parecchi anm s1 era ben radicata la convinzione che, perchè il lavoro muscolare rendesse di più, bastava ingerire poco prima di compierlo 20-30 grammi di zucchero. Tutte le osservazioni però, fatte a questo scopo, in parte con mezzi emphici, in parte sperimentàli, non giunsero a sostenere scientificamente l'asserto che, come scrive anche Luciani, lo stesso lavoro meccanico esterno non amnentò mai oltre i limiti nei quali suole oscillare in condizioni fisiologiche. Durante l'ultima guerra fu somministrato zucchero ai soldati come razione supplementare, ma nessuna osservazione ce ne disse la reale utilità. D'altra parte, non v 'ha dubbio che esso possa riuscire un buon alimento, ciò che è più discutibile è che abbia azione dinamogena rapida, come si è voluto far apparÌI'e, e che somministrandone prima d'un esercizio (marcia, corsa, lotta, ecc.) possa favorire, senza sensazione di fatica alcuna, il massimo del rendimento meccanico. Le ricerche fatte da. noi sul comportamento della quota glicemica a digiuno nel lavoro, sembrano già sufficienti di per sè a dimostrare che negli organismi fisiologicamente normali è provveduto a mantenere in circolo quella quantità di glicosio che basta a permettere un intenso lavoro muscol:l-re in condizioni ordinarie di alimentazione giornaliera. 11 fatto per es., che durante una marcia di 15 chilometri eseguita con passo forzato, si mantenga un perfetto equilihrio della quantità del glicosio circolante è, secondo noi, l'indice che questa sostanza, utilizzata in tal caso esclusivamente come elemento dinamogeno, sia largamente e regolarmente fornita dai poteri regolatori dell'organismo da render vana qualsiasi azione dinamogena si voglia ricercare nella somministraT.ione d'una data quantità di zucchero, pochi minuti prima di compiere il lavoro. Come alimento, la soluzione di glicosio, o di saccarosio si assorbe con notevole rapidità. Per quanto riguarda le ricerche degli altri autori, ci limitiamo a ricordare come ancora non sia stato raggiunto l'accordo sulla quantità di glicosio da somministrare, sufficiente per osservare una ben evidente curva di assorbimento. Bang stesso faceva notare che 100 grammi di glicosio nell'uomo, dànno un insignificante aumento della quota glicemica e persino 200 non dànno un più accentuato aumento pur essendone in tal caso eliminata una parte per le urine. La maggior parte poi dei ricercatori, pur somministrando la stessa quantità di glicosio (100 grammi) non ha osservato uno stesso aumento medio della quota, ma gli uni parlano di aumenti oscillanti intorno a 0,30 per mille altri fra 0,36 e 0,50 per mille, ma tengono più conto del tempo occorrente per avere tale aumento che del valore dell'aumento stesso. Cosi mentre per j più la quota massima in circolo si avrebbe dopo 30 minuti, altri sostengono che si abbia dopo una, due ore; comunque un aumento del 0,50 °f00 alla fine della prima ora dovrebbe essere considerato come patologico. Ed ancora ha interessato conoscere . dopo quanti minuti dall 'ingestione della soluzione di glicosio si verifica l'inizio dell'aumento. Era ammesso che questo si verificasse dieci minuti dopo, ma recentemente Bock, Schneider e Gilbert prendendo campioni di sangue ogni tre minuti dopo l' inge-


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stione di gr. 1, 75 di glicosio per chilogrammo di peso corporeo (in media '150 grammi di glicosio cui univano un grammo di acido citrico per rendere meno disgustosa la soluzione) hanno veduto che l'aumento inizia tre minuti dopo l'ingestione ed è massimo trenta minuti dopo. Fra. tanta. disparità di vedute, nonostante l'uso dello stesso metodo di Bang (che altri hanno avuto risultati ancor meno concordanti usando altri metodi, abbiamo portato un contributo a questo argomento, dovuto alla necessità di conoscere l'andamento della curva glicemica alimentare a riposo negli stessi soggetti nei quali ci eravamo prefissi di studiarne il comportamento durante e dopo la corsa e la marcia. Si sono cosl. presi in esame sette soggetti clinicamente sani, nei quali avevamo già studiato il comportamento della curva glicemica normale a digiuno negli stessi esercizi, e sulla quale si è già riferito indietro. Si è somministrato ad essi ora mezzo ora un grammo, per chilogrammo di peso corporeo, di glicosio puro Merck sciolto in 200-300 eme. d'acqua. Tale soluzione è stata da tutti ingerita con piacere e tollerata bene. Quattro soggetti sono stati sottoposti in giorni di versi a parecchi esami eseguiti dopo l' ingestione della stessa o di dosi diverse di glicosio, gli altri soltanto a.d una prova che indicasse il comportamento generico dell'assorbimento. Prendendo uno o due campioni di sangue (1/ 10 di eme.) al soggetto in riposo seduto e digiuno prima. dell'ingestione, poi ogni dieci minuti in media per 1a. prima ora, dopo l'ingestione e ogni venti nella seconda, l'osservazione era continuata in tutti per almeno due ore. Interessava sopratutto conoscere il tempo occorrente per avere le quote ma.ssime, e la forma della curva nel corso delle due ore; il primo per decidere quando sottoporre a lavoro muscolare i singoli soggetti, la seconda per confrontarla col decorso della stessa curva durante e dopo quel dato lavoro. Dalle osservazioni che fmono molte e ripetute, risulta che : l 0 In uno stesso soggetto con quantità eguali di glicosio corrispondente sempre a l gr. per kgr. la curva glicemica è diversa in giorni diversi, perchè vi è sensibile differenza nel valore delle quote massime e il tempo necessario per il ritorno al normale è più breve per le dosi minori; 2° In' soggetti diversi la curva glicemica differisce per la. rapidità dell'assorbimneto (che varia dai 3 ai 20 minuti dopo l'ingestione); per il valore massimo raggiunto dalla quota, come per il tempo necessario a raggiungere la, quota massima ed a ritornare ai valori n9rmali ; 3° L'aumento massimo raggiunto nei diversi soggetti, è stato del 0,87 °/00 in media, pe1·ò si è aggirato intorno al 0,45; 4° n tempo necessario per raggiungere la quota massima è oscillato fra 20 e 70 minuti con una media intorno ai 50; mentre il tempo per il ritorno al valore normale è oscillato tra 80-120 minuti, e spesso .ha. ~ltrepassa.to le due ore di osservazione ; 5° Colla dose di l grammo per chilogrammo non si è mai trovato zucchero nelle urine. St~bilit? cosl. il decorso della curva glicemica alimentare nei vari soggetti a nposo, abbiamo sottoposto alcuni alla corsa di 600 metri ed


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alla marcia di 4800, altri alla corsa. di 6000 metri ed alla. marcia di 7000, e 15000 metri, dopo aver loro dato da. bere le soluzioni di glicosio corrispondenti al grammo per chilogrammo. L'esercizio era iniziato dai sette ai venti minuti dopo l'ingestione, talora anche più, quando cioè. si sapeva che l'assorbimento era avvenuto e la. quota. glicemica era già alta.. Se si trattava di corsa di 600 metri le determinazioni riprendevano subito dopo finito l'esercizio, se di corsa o di marcia più lunghe si prelevavano campioni di sangue ogni 1000-1200 metri di percorso, secondo la. pista. su l quale operava il soggetto. Contemporaneamente in alcuni soggettir-al prelevavano anche campioni di aria espirata per la durata di l mintou per analizzare le variazioni dello .scambio gassoso durante e dopo l'esesi cizio compiuto a digiuno o colla ingestione di glicosio. Si è così visto che la corsa di 600 metri sembra esercitare un'azione moderata sulle variazioni della quota glicemica alimentare; per lo più si ha ritardo nell'inizio dell'assorbimento, più spiccato quanto più presto si . esegue l'esercizio dopo ingerito il glicosio; in media diminuisce la quota se l'esercizio è fat.to poco prima dell'acme della cmva glicemica alimentare, per rielevarsi e poi scendere definitivamente come se l'assorbimento fosse temporaneamente sospeso . .Analogo e costante per tutti i soggetti è il fenomeno che si osserva per la marcia di 4800, di 7000, di 15000 metri dopo ingestione della soluzione sopradetta. .Appena la marcia incomincia si arresta l'aumento, già evidente, della quota di glicosio; la diminuzione di essa dmante la marcia si fa talora in modo brusco (già nei primi 15 minuti), talora da principio e per nn certo tempQ più lento, poi brusco, fino a portare sempre i valori notevolmente al disotto di quelli di riposo. Per lo più prima del termine della marcia, come si è osservato per la corsa lunga, la. quota tende a rielevarsi e si assiste a questo fenomeno : ove essa. sia bruscamente caduta si rieleva, appena finita la marcia, fino a quote quasi eguali a quelle alle quali era arrivata nel momento in cui si è iniziata la marcia per poi discendere di nuovo al termine dell'esperienza: ove invece essa. sia discesa più dolcemente non si rieleva più. Vi è però ancora da ricordare un altro fenomeno: se la marcia è fatta immediatamente dopo la ingestione della soluzione di glicosio le quote glicemiche si comportano quasi come quando si esegua l'esercizio a digiuno e solo dopo che la marcia è finita si verifica l'aumento della quota che ritorna in mezz'ora ai valori normali. Queste osservazioni spingono a mettere il comportamento della quota glicemica durante il lavoro in diretta dipendenza delle modificazioni del circolo viscerale (vaso-costrizione spla.cnica) che si presentano non appena il lavoro muscolare incomincia., e per conseguenza., delle modificazioni del potere assorbente della mucosa intestinale. La curva glicemica alimentare nel discendere, dmante il lavoro compiuto specialmente nella marcia, impiega un tempo minore che nello stato di riposo e va" poco priima della fine del lavoro muscolare, sempre sotto i valori normali, ma dopo pochi minuti dalla. fine ritorna ad aumentare o per rimanere intorno ai valori normali o per supemrli perchè ancora se ne assorbe dall'intestino. Nella corsa anche prolungata non si hanno mai discese delle quote al disotto dei valori di riposo. Se si confrontano i tempi impiegati per compiere i varii esercizi senza o con ingestione di glicosio, si vede che nel


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secondo caso essi sono sempre maggiori. Risulta ben chiaro da queste esperienze come il fenomeno osservato dal Paulow sul cane al quale fece raggiungere la fatica con una lunga corsa dopo un pasto copioso, sia molto bene evidente anche per piccole quantità di alimento liquido. Bisogna. dunque ammettere che lo zucchero dato in soluzione tutto in una volta, poco prima di una gara o di un lavoro faticoso, non si assorba o si assorba in piccola parte, ed anche nel caso che abbia il tempo di assorbirsi tutto, non esplichi quell'azione dinamogena che gli si era attribuita (lo dimostrano i tempi impiegati), ma rappresenti, immagazzinandosi per essere elaborato e reso chimicamente adatto alla funzione che deve avere nelle fibrille muscolari, un ottimo alimento che corrisponde egregiamente durante periodi di riposo inframezzanti periodi di lavoro protratto come supplemento del vitto ordinario, specialmente perchè si assorbe presto, non riempie lo stomaco ed è l'elemento essenziale della contrazione muscolare. Seguendo le idee di Emlbden oggi si somministra a chi faccia della fatica, zucchero con fosfato monosodico (Recresal) che sembra dia buoni risultati. Se pertanto la discesa della quota glicemica alimentare durante l'esercizio muscolare può trovare una plausibile spiegazione nella diminuzione o anche nell'arresto dell'assorbimento intestinale, non è facile intravedere il destino di quella porzione che è già entrata in circolo al momento in cui Si inizia il lavoro e va gradatamente o rapidamente sparendo fino a portare la quota al disotto dei valori che si avevano nello stato di riposo. È essa tutta immagazzinata od è adoperata direttamente dai muscoli che lavorano 1 Abbiamo pensato di tentare la soluzione di questo problema coll'esaminare le variazioni dello scambio gassoso, confrontando quelle ch'e si avevano per l'ingestione della soluzione di glicosio a riposo, per un dato lavoro muscolare a digiuno e infine per quello stesso lavoro muscolare compiuto dopo ingerita la stessa soluzione di glicosio. Lo studio dello scambio gassoso nell'ingcstione di soluzioni di glicosio a riposo si ritrova nei lavori di Mering e Zuntz, di M. Hanriot, di Acbard e Desbouis, Lusck, Achard e Binet, Gautier, Wolff e Dreyfuss, ecc. Tutti sono d'accordo nell'ammettere che l'ingestione di glicosio determina aumento del quoziente respiratorio; ma l'accordo non fu raggiunto, nel significato dell'atunento degli scambi gassosi, gli uni attribuendolo al potere glicolitico dei tessuti, gli altri all'aumentata concentrazione del sangue. Ranriot osservò che per azione del glicosio aumenta la ventilazione polmonare e la quantità di anidride carbonica eliminata, anzi ritenne che si potesse dedurre la quantità di anidride ca.t·bonica prodotta, direttamente dai dati spirometrici, tanto costanti gli parvero questi r ispetto a detta produzione. Achard e Desbouis nel 1914 hanno somministrato glicosio per via sottocutanea (gr. 6) e per via orale (gr. 2(1) ed hanno osservato che una certa. quantità di esso vien subito bruciata ed il quomente respiratorio aumenta. In generale, usando l'apparecchio di Haldane, videro l'anidride carbonica r~giungere il massimo da 15 a 30 minuti dopo l'ingestione del glicosio e tale valore massimo essere presso a poco eguale anche se si somministrava una maggiore quantità di glicosio. Ne dedussero che l'organismo, ne riceva poco o molto, ba la facoltà di brucùune sempre ed immediatamente a un dipresso la stessa quantità. n glicosio che non è subito bru-


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cia.to può accumularsi per essere utilizzato più tardi. Ma se l'anidride carbonica non aumenta subito dopo l'ingestione, ritengono che l 'utilizzazione sia meno rapida ed incompleta e sia quindi l 'espressione d 'una insufficienza glicolitica. A<'-hard e Binet nel 1922 presero di nuovo in considerazione la variazione della ventilazione e della quantità dell'anidride carbonica dell'aria espirata dopo ingestione di gr. 20 di glicosio in 250 eme. d ' acqua. ::Kotarono che la vent ilazione aumenta parallelamente all'aumenta.ta eliminazione di anidride carbonica e che tale a.umento si inizia in media dopo 30 minuti ed è m aRsimo dopo un'ora e più. Lusck e Bornstein ammisero invece che l'aumento dello scambio gassoso sia una conseguenza della combustione del glicosio, non per aumenta.t o potere ~licoliti co dei tessuti, ma per aumentata concentrazione del sangue. Gantier, W olff e Dreyfuss llel1926 ripresero il problema su sei soggetti dando 50 grammi di glicosio e studiando lo scambio gasso.~o coll'appa.reel'ilio di L mù anié parallelamen te alla curva glicemica con il metodo di H agcdorn, facendo 3-4 prove nella prima ora ed una ogni mezz'ora nell' ora successiva. Confermarono l'aumento dello scambio gassoso e quindi del ricambio basale, ma ammisero che questo aument-o è variabile dall'uno all'altro soggetto e nello stesso soggetto da un giorno all'altro fino a mancare del t utto in ce1·ti giorni. Lo scambio gassoso dopo essere aumentato, presenterebbe qual<'he oscillazione prima di abbassarsi rendendo difficile apprezzare il momento in cui raggiunge il massimo. Talora constatarono un p arallelismo tra la curva glieemic~L e quella del metabolismo che però non sarebbe la regola. In genere dopo aver raggiunto il suo massimo, circa 60 minut i dopo l ' ingestione del glicosio, la glicemia si abbassa. ment r e l'aumento del ricambio può persistere più tempo e spesso dopo due ore non è ancora tornato al normale. Le nostre esperienze sono state fa,tte sugli stessi soggetti nei quali si era studiato il comportament o della curva glicemica alimentare a riposo e per effetto della marcia o della corsa, usando l'apparecchio di H aldane e il metodo volwnetrico di Bang. Abbiamo somministrato come sempre, ora m ezzo, ora un grammo di glicosio per chllogramma di peso corporeo in 300 eme. di acqua ed abbiamo I'a,c colto campioni di aria e di sangue ogni 5-10 minuti se il soggetto era a riposo, ogni tanti metri di percorso se era sottoposto a, lavoro. Ogni esperienza è stata. protra.tta per ore 1,30. Abbiamo cosl osservato come lo scambio gassoso respiratorio a riposo possa : Il

1° Kon subi.J;e alcuna moditicazione il che per altro è meno frequente ; 2° Aumentare, e eiò JH1Ò accadere tanto fin dai primi cinque minuti dopo l 'ingest.ionc, quanto, come è la norma, fra il 25o ed il 50° mi· nuto ; 3° L'aumento è quasi parallelo per l'emir;sione dell'anidride carbo· nica e per l'assorbimento dell'ossigeno; 4° Tale aumento negli scambi gassosi è diverso da giorno a giorno nello stesso individuo ed è naturalmente diverso tra diversi individui ;


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5° La durata di detto aumento è in rap})Orto diretto colla qua.ntità del glicosio .ingerito ; 6° I massimi volumi di anidride ca.rboni<·a emessa ed i minimi di ossigeno oscillarono rispettivamente intorno al 5 e al 15 % (aria totale); 7° Non si può stabilire un rapporto netto fra curva glicemica e curva degli scambi gassosi, nel senso che questi raggiungono il loro massimo talora prima, talora dopo il massimo raggiunto dalla quota glicemica. e ritornano ai valori normali talo:ra insieme al ritorno della quota glicemiche, talora prima, mentre altra volta si rielevano quando la quota glicemica è tornata al valore normale od è anche scesa al disotto di questo. In media però si deve ammettere che quanto più a lungo rimane elevata la quota glicemica, tanto più a lnngo rimangono ~Lnche elevati i valori degli scambi gassosi respiratori; so Colla quantità di l gra.mmo per chilo di peso corporeo non si è mai trovato zucchero nelle urine ; 9° Le ipotesi emesse dagli autori per spiegare questo aumento delle combustioni nell'organismo a riposo sono tutte accettabili, però non bisogna trascurare di collegare il fenomeno anche con le oscillazioni dell'intero ricambio e più particolarmente di quello epatico-pancreatico-surrenaJe. Che un esercizio fisico faccia aumentare gli scambi gassosi respiratori è cosa nota: orbene se l'ingestione delle stesse soluzioni di glicosio è fatta prima di compiere lo stesso esercizio e questo viene eseguito nel periodo corrispondente all'aumento del glicosio nel sangue si osserva che: 1° Non si verifica l'aumento degli scambi gassosi che a tutta prima parrebbe doversi avere dalla somma dei fattori « combustioni da lavoro muscolare più combustione del glicosio n ; 2° ll glicosio non sembra aver 'facilitato il compimento dell'esercizio per lo meno rispetto al tempo impiegato per compierlo ; 3° Lo scambio gassoso roespu·atorio per effetto dell'esercizio compiuto dopo introduzione di glicosio non sembra differire sensibilmente o tutto al più è leggermente inferiore a quello chfl si osserva per lo stesso esercizio fatto senza ingestione di glicosio ; 4° Se il lavoro muscolare dura a lungo, dopo ingerito glicosio, l'tmico fenomeno ben evidente è il notevole aumento nell'assorbimento dello 0 ssigeno che non è accompagnato da un congruo aumento nell'emissione di anidride carbonica. Si può dunque pensare che di fronte all'int-ensità delle combustioni prodotte dal lavoro muscolare, la combustione del glicosio introdotto prima di compiere l'esercizio sia, per lo meno momentaneamente sospesa, ed esso venga tutto immagazzinato come un alimento di ctù l'organismo ba bisogno per reintegrare le perdite cui va incontro a causa del lavoro muscolare. Resta con ciò secondo il nostro modo di vedere, esclusa con quasi assoluta certezza l'a.zione dinamogena diretta dello zucchero introdotto nell'organismo poco prima di compiere un lavoro muscolare.


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Successivamente abbiamo sostituito al glicosio il saccarosio comunemente usato in pratica. La microdeterminazione del sa.c.carosio era fatta modificando il metodo di Bang, introducendo il processo di idrolisi del disaccaride mediante acidificazione con acido solforico normale e riscaldamento a bagno-maria i eon il metodo modificato si determina lo zucchero libero totale del sangue che comprende il glicosio normale, lo zucchero invertito proveniente dalla scissione ùel disacca.ride nell'intestino, lo zucchero invertito, originato dalla idrolisi del sacca.rosio, contenuto come ta.le nel sangue, durante il sopracitato processo ed infine una frazione di soshtnze idrolizzabili riducenti (maJtosio-glicogene) p1·esente normalmente nel sangue ed oscilla.n te fra brr. 0,12-0,20 °loo eme. Per conoscere la quantità di saccarosio contenuta nel sangue è allora necessario eseguire due determinazioni contemporanee : una secondo il metodo modific:tto, l'a.ltra secondo il metodo normale: il valore della prima determinazione diminuito del va.lore della seconda più sostanze idrolizzabili riducenti (la cui quantità in ogni esperienza si può considera.r e come costante) rappresenta il saccarosio libero contenuto nel sangue, espresso in zucchero invert.ito. P erciò, per Of,rn.i esperienza, si eseguiva una serie di doppie determinazioni con campioni di sa.ngue prelevati nel minor tempo possibile, il primo dei quali era analizzato secondo il metodo modificato, l'altro secondo il metodo normale. n sacca,rosio era ancora somministrato nel rapporto di un gra~o per chilogrammo di peso corporeo, sia in un sol tempo, disciolto in 300 eme. di acqua, sia in qua.dretti ad intervalli di 20-30 minuti ingerendone ogni volta un'aliquota della quantità totale. I preleva.menti del sangue si eseguivano per oltre due ore contando il tempo daU'ingestione della soluzione o della prima aliquota di saccarosio. !\ella saccarosemia alimentare a riposo, coll'ingestione della soluzione in un sol tempo, le due curve rappresentative mostrano un'andamento parabolico regolare determinato daU'entrata in circolo di zucchero invertito e in minor quantità, in genere al termine della prima ora, di saccarosio libero. La quantità massima di saccarosio libero in 4 soggetti sperimentati oscilla fra gr. 0,09-0,32 °l 00 eme. di sangue. Coll'uso del saccarosio a quadretti, ingerito ad intervalli, le due curve mostrano in 5 soggetti un andamento concorde, ma irregolare; presentando talvolta due massimi, il primo fra. 40-70 minuti, il secondo fra 110-150; la quantità massima di S~bcca.rosio libero è in questo ca,so a.ssai più bassa oscillando fra 0,10-0,13 °l 00• n lavoro muscolare (marcia metri 4800 su strada piana alla media oraria di 7-8 chilometri eseguita da soldati in tenuta ordinaria e senza carico} determinava in tutti due i modi di somministrazione del saccarosio nn troncamento netto nell'ascesa delle quote, cui seguiva immediatamente una discesa a valori ass~ti bassi. Nel caso dell'ingestione della soluzione del sa<!Carosio questi valori tendevano a diminuire sempre più fino al termine


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della marcia e ciò corrispondentemente ai risultati ottenuti coll'uso della soluzione di glicosio. Nel caso invece della sommin.istrazione del saccarosio in quadretti a più riprese, dopo la prima diminuzione delle quote si osservò un graduale aumento di queste nel tempo successivo, cosi che al termine della marcia le quote erano pressocbè uguali a quelle di partenza. Dopo la fine della marcia si osservò sempre l'immissiop_e in circolo di zucchero invertito e saccarosio libero. n saccarosio immesso usando la soluzione oscilla fra gr. 0,11-0,21 °/00 eme. di sangue; coll'ingestione dello zucchero in quadretti fra 0,04-0,19 °/00 • Le ricerche contemporaneament~ eseguite nell'urina dimostravano la presenza di zucchero invertito e di saccarosio o anche di uno solo dei due. n saccarosio era ritrovato nell'urina nèl tempo stesso in cui era presente nel sangue ; la quantità totale eliminata per questa via è stata sempre minore di l grammo e quindi è una frazione minima di quella ingerita. Per stabilire le quote successive all'aumento riscontrato nel caso dell'ingestione ad int.erv:illi del sac<'d'1l'osio a quadretti abbiamo· fatto altre esperienze nelle quali il percorso di marcia era portato a m. 9600. Abbiamo creduto interessante di ripetere le stesse esperienze anche colla sommiDistrazione ad aliquote della soluzione del saccarosio (complessivamente 300 eme.). Sono stati presi in esame 4 soldati: su ognuno si eseguiva da prima la determinazione della curva saccarosemica a riposo, per la durata di oltre due ore e quindi della stessa curva nel lavoro muscolare. Nelle presenti ricerche si tralasciava di stabilire contemporaneamente alla curva saccarosemica i valori del glicosio normale e dello zucchero invertito proveniente dalla scissione del saccarosio nell'intestino, perchè ci interessava di conoscere il valore delle quote in marcie di maggiore percorso più che stabilire la presenza di saccarosio nel sangue. Delle saccarosemie a riposo nel caso dell'ingestione del saccarosio a quadretti in 5 aliquote ad intervalli di 20-30 minuti abbiamo già precedentemente parlato. Coll'ingestione del saccarosio in soluzione, sempre cogli stessi intervalli di tempo, la CUI'V<b saccarosemica. mostra un andamento parabòlico più regolare e la quota massima è r aggiunta. tra 50-90 minuti con valori superiori del 01017-0,33 °/00 alla quota. normale. L 'esecuzione della marcia modifica. differentemente le due curve. Nel caso dell'ingestione del saccarosio in quadretti l'inizio della ma1·cia determina subito un abbassamento della quota che è di circa 0,03-0,10 °/00 dopo metri 2400; poi la quota si rialza al valore di partenza al quinto chilometro ; le quote successive a questo aumento si ma.ntengono in genere allo stesso livello con tendenza. a saliTe fin .verso il 7° chilometro e quindi a diminuire al termine della marcia. È importante rilevare che alla fine della marcia, in sei esperienze eseguite su 4 soggetti, i valori delle quote sono molto v!cini fra loro e cioè 1 ,03, 1,02, 0,98, 1,051 1,06, 1,02. Dopo la marcia le quote tendono a tornare ai valori norma.li. Coll'uso della soluzione di saccarosio l'inizio della marcia determina una discesa più rapida della. quota sacca.r osemica, fino a; valori inferiori di 0,14-0,33 °/oo rispetto al valore di partenza; la quota risale, in tutti i casi, al valore di partenza al quinto chilometro, dopo di che la curva fino al termine della marcia diffaisce da soggetto a soggetto con a.nda.mento


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in genere molto irregolare. Le quote di fine marcia non sono in questo c~so pa.ragonabili fra di loro. La ricerca contemporanea del saccarosio nelle urine coll'ingestione dello zucchero a q aadretti è stata positiva sia a riposo che nella. marcia. Nel caso dell'ingestione della soluzione di saccarosio la ricerca ha dato sempre esito negativo.

**• Questo comportamento diverso per effetto del lavoro è, secondo n oi, dov uto soltant o al modo diverso di somministrazione. D saccarosio, come il glicosio, il'l. soluzione data in una sola volta r appresenta una massa liquida che favorisce durante il lavoro lo spasmo viscerale e la inibizione dell'assorbimento ; in quadretti ad aliquote si scioglie nei succhi gastrico ed enterico e forma, sulla mucosa intestinale, una soluzione concentrata. che forse stimola la mucosa. ad assorbirlo in continuità come tale e come zucchero invertito ; in soluzione ad aliquote di 60 eme. l' una, per la rapidità di assorbimento dell'acqua viene assorbito, di volta in volta che è somministrato, in notevole quantità per ogni aliquota, ma di tempo in tempo è elimina.to dal circolo. L'importante si è che in circolo non entra solo glicosio per effetto della scissione e idratazione subita dal saccarosio nel passare a traverso le pareti intestinali, ma anche saccarosio libero in quantità. maggiori se si somministra in soluzione, minori se si somministra in quadretti.

CONCLl.TSIO~I.

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D ato tutto quanto si è esposto sembra interessaute decidere se la somministrazione di zucchero, prima e durante qualsiasi lavoro muscolare (come si è presa oggi l'abitudine di fare) sia utile e consiglia,bile sotto una. delle forme suddette. È certo che la maniera più utile per somministrare zucchero al soldato e all'atleta, ai fini dell'assorbimento e della quantità che permane nel sangue dumnte il lavoro, risulta da queste nostre ricerche quella dei quadretti ad aliquote. ~fu vien fatto di domandarsi se quella porzione di zucchero che così circola in quantità più abbondante di quella fornita durante lo stesso lavoro dall'organismo a digiuno sia tutta od in parte u tilizzata per la contra.ziope muscolare, risparmiando il deposito epatico, o sia invece tutta immagazzinata consumandosi solo quello zucchero che è già stato elaborato dal fegato a questo scopo, o infine sia in parte utilizzata ed in parte immagazzilw.ta. Nessun metodo sperimentale oggi può darci una risposta esauriente, si può solo aJiermare che è molto probabile che in parte sia utilizzata, in parte immagazzinata. Bisogna però ricordare come prevalga oggi la dottrina che ritiene il glicosio dei muscoli diverso da quello del fegato e


LO ZUCCHERO NEL LAVORO :\IUSCOLA.RE DEL SOLDATO

443

questo diverso da quello alimentare per cui ancho ammettendo un'utilizzazione diretta da parte dei muscoli del glicosio circolante dopo ingestione di zucchero, essa non potrebbe aver luogo se non dopo che i muscoli od il fegato hanno reso questo glicosio a dat to chimicamente alla funzione che deve esplicare in essi. Le nostre esperienze non sono state rivolte ad indagare se lo zucchero ingerito agisse specialmente da dinamogeno cosi da riuscire assoluta mente necessario in qualunque tipo di lavoro muscolare, ma a seguirne il comportamento nel sangue durante il lavoro. Hanno però messo in evidenza, cosa non ancora. dimostrata da. altri, che l'organismo sano e ben nutrito sottoposto, digiuno, ad un lavoro di non lunga durata (la massima durata del lavoro fatto compiere dai nostri soldati è stata di 3 ore) ma di una certa intensità, sa mantenere un perfetto equilibrio di consumo nella quantità di glicosio del sangue e sa immetterne in esso quantità maggiori fin dall'inizio di lavori muscolari intensi il cui ritmo sia tale da non assicurare ùn sufficiente restauro dei muscoli fra l'una e l'altra conti'azione. SommiDistrarne dunque prima e durante lavori di non grande durata e quando l'alimentazione del soggetto sia regolare p otrebbe anche sembrare inutile. Tuttavia per l'azione suggestiva. ormai radica,ta nella mente della moltitudine che lo zucchero favorisca. il lavoro dei muscoli, per la soddisfazione che prova chi lavora a procurarsi un sapore gradevole e ad evitare il senso di secchezza cui va incontro la gola durante il lavoro, esso potrà esser dato a chi lo desideri. Tale somministrazione invece si rende necessaria nel lavoro protratto e faticoso (manovre, guerre, alpinismo, ciclismo, maratone, ecc.) specie quando l'alimentazione sia resa difficile od insufficiente. In tal caso oltre ad introdurre un alimento di prim'ordine, di facile assimilazione e non ingombrante a portare con sè, si provvede nel modo più efficace a reintegrare le perdite subite dal fegato e dai muscoli favorendo illavord che questi sono chiamati a compiere e diminuendo, per ovvie I'agioni, il senso di fatica.


RESOCONTO STATISTICO-CLINICO DEI REPARTI CHIRURGICI DELL'OSPEDALE MILITARE PRINCIPALE DI ROMA DALL'APRILE 1920 AL GIUGNO 1926 CAPI REPARTI : CACCIA PnoF. FILIPPO E RICCI PnoF. SERAFINO TENENTI COLONNELLI ~EDICI

Per il dott. Guglielmo Slnlbaldl, capitano medico

l'

Come ristùta dal quadro statistico, gli interventi operativi praticati nei due reparti chirurgici in questo periodo sono stati 4115. Non vi sono compresi fra questi i numerosi interventi di picc-ola chirurgia come incisione di flemmoni, ascessi, paracentesi, pneumoartri a scopo diagnostico e curativo, litotrissie, cistoscopie, riduzione di fratture e lussazioni, apparecchi gessati vari che pur sono sta.ti molti e certamente più numerosi e spesso tali da richiedere la più vigile, scrupolosa e preoccup·a nte operosità chirurgica. .A.neste8ia. - La 1·achianestesia stovainica è stata praticata, semprecbè possibile su larga scala e dirò subito che ad eccezione di qualche trascurabile ed inevitabile, dato il numero, incidente, ba corrisposto ottimamente. Certo per avere buoni risultati ed eliminare alcuni inconvenienti, alle volte molto fastidiosi, occorre non tl.'ascurare alcuni piccoli dettagli di tecnica; cosi nel praticare la puntura è sempre preferibile, quando che possibile, a quella sdraiata sul fianco, la posizione seduta percbè in tal modo, oltre ad ottenere una maggiore efficacia anestetica, si evitano più facilmente i sintomi da disturbi bulbari; ed inoltre, allo scopo di loc-alizzare maggiormente l'azione anestetica, dopo la puntura siamo stati soliti far rimanere seduto l'operando per altri 4 o 5 minuti. Un dettaglio di una certa importanza è anche quello di diluire la miscela che si inietta con il liquido cefalorachidiano. È ormai convinzione generale che quanto più la soluzione di stovaina che viene iniettata si diluisce col liquor, aspirandolo ripetute volte nella siringa, tanto maggiormente l'azion anestetica si diffonde in,a.ltezza, aumentando quindi i limiti operatori. Per impedire cbe tale diffusione maggiore vada però a discapito dell'intensità anestetica, è naturalmente necessario aumentare convenientemente la dose di sostanza anestetizzante. Noi abbiamo adoperato la racbianestesia per gli interventi dall'ombelico in giù con dosi va,rie da.i 4 agli 8 centigrammi, iniettando a seconda della regione che si operava gli spazi intervertebrali più o meno alti dal lo lombare fino a quello verteb1·o-sacrale. Generalmente abbiamo s<>guita la regola seguente : nelle operazioni sul retto e sull'ano e degli arti inferiori 4 centigrammi iniettando nello spazio sacro-lombare o nel 4° lombare. Nelle operazioni alle regioni ingnina.li, sulla vescica, 5 o 6 centigrammi nel 3o spazio lombare: nelle opera.zioni delle fosse iliache, (appen ùiciti ecc.) 7 centigrammi nel 2° spazio lombare.


RESOCONTO STATISTICO-CLINICO, ECC.

445

Con tali dettagli abbiamo avuti ottimi effetti con una percentuale minima di esiti negativi (su circa 3 mila rachianestesie pratica.te appena

una decina). È risaputo che uno dei disturbi più noiosi della rachia.nestesia è la

ritenzione d'urina; tale inconveniente è stato quasi sempre evitato non ricorrendo al cateterismo che dopo le 24 ore e facendo prima applicazioni calde alla regione ipogastrica. In qua.lche raro caso, in cui non è stato possibile vincere la ritenzione con tale condotta, si sono avuti buoni ris1ùtati ristabilendo la minzione spontanea inietta.ndo in vescica 20 o 30 cm3 di glicerina sterilizza.ta. Gli altri inconvenienti (cefalea., febbre, rachialgia) sono sta.ti lievi, non preoccupanti, e facilmente vinti con la cura sintomatica. Le fiale adopera-te sono state quelle preparate dalla Farmacia militare dell'Ospedale (fiale di stovaina da 2 cm3 in soluzione fisiologica al 5 %)La narcosi generale (eterea, cloroformica e mis.ta.) è stato riservata esclusivamente a quei casi in cui sia la natura dell'intervento, sia l'esagerata emotività del paziente, non rendeva possibile altro genere d'anestesia. L 'anestesia regionale con soluzione di novocaina al l % o al 0,5 % con o senza adrenalina per infiltrazione e tronculare negli interventi di piccola chirurgia è sta.ta praticata con successo e risultati soddisfacenti. Pt·epa·razione del cmnpo operatorio e dell'operando. - Oltre il purgante di prammatica alla vigilia dell'operazione ad alcuni opera.ndi (emon-oidi, intervento sul sistema gastro-enterico) veniva, sistematicament.e, al mattino dell'operazione, praticato nn enteroclisma. Nei gastro-enterostomizzati veniva faMa sistematicamente prima dell'intervento una lavanda gastrica, come immediMamente dopo la rettoclisi alla .M:urpby con soluzione glucosata che ha costa.ntemente diminuito in modo sensibile la sete più ostinata. Sono state sempre prima dell'intervento eseguite tutte le più accurate ricerche di laboratorio elle il caso richiedeva in modo da avere l'indicazione precisa sul genere di ane:tesia da prescegliere ed ancbe usare tutti quegli accorgimenti necessari o sussidiari per impedire o ridurre i riscbi operatorl. Così, ad esempio, è stato so'mministrato il cloruro di calcio prima degli interventi negli emoflliaci o soi,!petti ; l'urotropina o l'elmitolo negli operandi delle vie urinarie, ecc. n campo operatorio, dopo la tricotomia, seduta st.ante veniva disinfettato, con soluzione di tintura di jodio al 5%, che n~gli ultimi a.nni ò stato sostituita con la soluzione di acido 'picrico al 5 % con la quale si sono evitate quelle forme di dermatiti irrita.tive elle non inirequentemente si ebbero a lamentare con l'uso clelia tintura di jodio. Come materiale di medica.zione è stato u:;at.o quello fornito dalla Farmacia centra.le di Torino sterilizzata. all'autoclave; come materiale di sutura (seta, catgut) è stata sempre usato quello fornito dalla F armacia centrale militare, senza dover lamenta.re inconveniente alcuno.

Nel quadro statistico la descrizione della tecnica operatoria praticata negli interventi comuni è stato sommariamente accennata: s'è invece descritta. con qualche dettaglio. la t.ecnicn, delle operazioni che possono presentare maggior interesse. 4. -

Giornale di medicina militare.


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DTAG:-10:;1

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3

Ernie crurali .... ... .

Ernie epigastriche...

• Ernie omnelllco.U ... 6

6

7

~

.ATTO OPERATIVO

ANES'l'll:::lf.A

1 8'~4

Processo radica le met(ldo BMBi nl (con mod!llonzlona l\[ugno.y o J>ostcmpsky In qualobe oa.-o)

R o. o b la nostee!n ston1inlca o o.ne-

~

Ero.le tngulnalt .....

2

li

12

6

stcela locale

DECORSO OP~RA'rORIO

per 1:• lntenzio·

ne n. 15

Pr000$SO radicale per "io. l ngulnnle metodo Rug-gj·Dn· ro.nte con ago di Po.rlaveochlo od operazione radicale metodo lJo.sslDI per via "t:rurale

Raollia.nestesta o o.nestcslo. l ooale

<lul\l'l!tione Jl<;l' 1° intenzione

0per87.lone radìe~le con pl astico. del musooll retti

Anestesia locale o generalo

Guarigione per 1• Intenzione

Operazione radioale con Incisione dell'anello omboiU· cale e pla..tlca del musooll retti

Anestesia loca le o g.·nerale

Guarigione per 1• intenzione

Varioooell sinistri e punta d'ernia in· gut.nale . .. ... . ... .

~03

Flobectomla l nguJna.lo alla Nft.l'nt.b-Caccla. - P ro0058o rad ica le metodo .Bn.seinl per l'ernia

Guarigione per 1• Intenzione

Ernie lngnlnali oon eotopla testloolare

Anestesia loca le o r a cb ia.nestesla stovatnlca

32

Prooeo!so radlr.ale metodo :\Iugual o Bottini. - Orchi· dopessla. metodo Caooia

RnolllnnOBteslo o !Uoest.et!lo locale

Guarigione per 1• intenaione

18 l Processo ra dicale metodo Bassln1 o met. Postem.PSkY .. l R aebla.nesteala o

anestesia l ocale

16 guarigion i per 1• e 2 pcr 2" In·

Anestesia l <>cale o eenernle

Guarigione per 1• Intenzione

di ve ... - ......... .

l

u l Rioostruzlone della pareto addominale secondo Il me·

9 l Ernie lngnlnall con olatl del tunloolo ••

" l Asportazione della ol~tl. Prooos.~o radicale metodo Da a· 1 Anestesia l ocale 1 Ouarìlfione'per t•

lO

Ernie lngulnall Rtroz·

zate .............. .

sini per l'ern.le.

o rachJac eatoal&

12 l Cholotomlil. Ricost ruzione della. parete addominale se· IA.neste8la loool e o

condo Il metodo Ba&8in1 o Postem.PSkY

ancstesla trene· rale

E o o

o

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(Il

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~ l'l

o p

tenzion e

8 l Luparocoll ingnlnall.

todo BAssln1

4 n>tOiozioni

Gnftl'iglone per t• inlenz. n. 11100:

8

l Ernie lngulnall reo!·

t

inte=lone

9 guariti per t• lntenz.; 2 per 2•; 1 deceduto

l Deceduto In s• nata per uremla..

~rior·


t

j z

DI.A.GNOSI

ti

l Ernie lnguluallstroz· za te con ca ngrena

ATTO OPEIU'l'lYO

ANE-3TF.SIA

z

lntostinalo .....•...

12

~

8:l

l Ernfa optgastrloa O· montato strozzata .

3 1 Inolalone d ell'anello otrozzante. F.utorot•rafta. taternle o

resezlone dell'ansa con entero-anastomosi terminoterminale o latero·laterale

OP ERATORIO

rolo

gene-

Oua.riltlono Jlcr 1• iutenzlono

a

Appendiciti a caldo

03 1 Lavarotomla. pa.ra.rettalo sottowbellieale destra metodo

Anestesia gene· ralo o locale o raobiane&teela

Guarigione per 1• e per 2• illtonz. n. 85. Deceduti o. 8 po. for me gravi: (v. a .)

15

AJ>pondlcltl a fred do

228 l LatJarotomia

Anestesia looalo, generale e ra.ohlanestesla

Ona.rlglone per 1• lnton.zlono n .220, per 2• n. 8

17

Peritonfte acuta diffusa ..... .. •.......

~

o AnCJJtesla rale

l Por itonttl cirooecritto suppurato della. ros· sa llla.ca deetra ....

on

gene· 1 Oua.rfglono per t• Intenzione

1 1 Operazione radicale alla. Dasslnl p oovla Incisione del·

16

,. Ci

Ernfa crurale lltroz· zata· ............. . .

13

..innolaftom

l AnestEsia gene- l Oua.r4!-fon e per 1• rale Intenzione

l 1 Opemz.!one radicale con plastica del muscoll rotti ad- 1 Anestesia

doiDinall provla ohclotomla

DECORSO

l'>Onello crurale esterno che agha da anello di strozY.amouto

Mac-Duruey ovvero. 1ll qunlche c.1so, incisione rarnrettale Lcn nandor - Y alagu.ìer - Appendiceotomla Sntnra completo a strati ov,•oro par~r.lalo lnsolando un piccolo dt·tmoggi.., pararettale sott~mbellet\le destra llle· t !ldo :Uac·Durney - AnpcndicoctomJa- Su t ura com· pleta a lltrati

~

~

Deceduti per lol'!lle gra" l; operati d opo la 72" ora. con tatti dlperitenfto dift'UStt.

~

l'J

8

8 l Incisione dl Roux - A p~ t ura. del perltoneo - Doter·

l Anestesia gene- l Ouarjglone 2•1Dooe!luto num. . psr rale o l ocalo tntonztono broncopoliD. bilat.

2 l La.parotomJa mediiUlll 'lmbollloo·pub!Oil in un caso e

l Anestesia gene· l Deceduti........ . All'autopeta si è rl· scontrato nel ralo

alone della eav ità aa<.-essuale - Drenagslo

xlto-ombollloalo nell'alt..-o - Apertura del pe.rltonoo dando CJJit :> ad abbondante Uquid ) purulout'l - Drenaggio tubularo provlo 1av114NlO con etere

per

§. ~

J

1• ca-

so una. perforazione Intestinale (tenue) tUosa. Nel 2" un'uioora gaatr!oa perfo· rota.

~


iz"'

t

~ ~

DIAG:\OSI

A'M'O OPERAT IVO

DECORSO

A:-I'ESTESU

18 l Pcrltonltl o r onloho (t. b. c.) della fnssa l llco·ceoale .........

ll.nnotarioni

OPERATORIO

z

9 l Lnparotomla sottomb('lll<'olo pararettato del'tra alla Mae-Bumey - Lnvnggto oon etero - Riooetr utlonc dello. J)n.reto n strnt.l

l

A11estesla gene· roto o locale

l

Ouarlqlooo per 1• lnten:o:lono l

to

t'i

:p

o n o

l l Lnpn.rotemln allo SP4)n~cr·Wf'll~ ............. ........ l Anestesh\ gene- Ouarfglono per 1• rl (ror ma ascitica) re.!o lntonztono

IO l J'erltonltl tubo-cola·

::'.

4

~

o

(IJ

21) l 11 crltonlte cronica lo..

;i

caUzzata da epat lte s!HIItlca con aderenze perl eP~<· tlcho o perleollolt;tltlohl'.......... . .

21

>

'i

. Lnparotomla con Incisione a 1 alonotta a lla Kob r. Rl· mozione dolte adcrl'nzo - Sutu ra n strati totale

1

l Ptoel gastrica . . . . . . l

2 1 Laparotomla mediana xtto-omboiUcate. Oastropessht alla Rowslng - Sutura a attatl

;

...n ..;

Anestesia generate

Oulll'lglone por 1• Intenzione

9t")

gene- l Guarigione per l l Anesf.csln Intenzione rnlo

t"'

§

t•

o

9 22

l CoUcl!,tit.o e pcrlooll-~ ciBtlte oon &dereru:e gnstzo-duodeuali .•

28 l Stenosl pUorlcbe, lux-

l

1

lLaparatoml~ l

oon ln<'lslone a 1 alonetta a lla Kehr BI· mozione dello adoronzo - CollciBtectomla Sultll'Q a strati

:\ nestol!la gene· re.le

Deoedutoper lleo paralltloo

t'l

l

c

9

ta pUorlche e duodeoaiJ da pregres..<e ulcerl ed una da

modlana xl:o-oml.olllc.'\10 Gastro-entero- Anestesia =~~~~~~-. -~~~~~~ l 20 l Laparctomla stomla tranemcsooolloa poewrloro alla Von Hacker, rale fsoperlstaltlca ol'i7.Zollt.'\le ad an~n oot1a; In un cn.so ceoluslono Jlllorlca .al h~ l'arJnvcoohlo

~reno-

18 lrUar!A'IonJ per t• intenzione, 2 dooedutl

t deceduto per inani· III ODO da aton.la A'&• strloa ed 1 dopo clr· eu 2 rncal por caohcs·

8la Ol\nocrllçna..


~

§

.DIAGNOSI

24

Oooluslollllntesttnall da tuberooloml ste· nosaotl (della porzione alta del retto e dell'ottima por· zlone del tenue) ...

~ ~

ATTO OPERATIVO

ANESTESIA

z

z

Oooluslooi intestinali da esito oloatrlztaJe dJ uloerazloue tuteroolare .. .... .

2 l Ano Uiaoo sinistro oon un'ansa del e.lgma in un caso. l Anestesia locale lldltero8tomla eu d1 un'auas del tenue nell'altro

DECORSO OPERATORIO

.4nnotazWni

;o

Deceduti .. ..... .

o

o

~

o 1 l Resezione dell'&llll& ed anastomosi termino-terminale 1 Anestesia gene·

perltoneallzzazlone. Lavacgto oon etere - Sutura oom· pJeta

rale

OuarJ.glone per 1• StenOBAllte con ansa del tenue. lutenzlone

~

~

8

Oooluslooi intestinali da canoro del si· gma oollco ....... . Ooolusloni intestinali spaatloa da elroln· ti Isolati ......... .

§ 1 1 C'l·o~t<~mia.. . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l Aneetesla locale

Deceduto ....... .

Per <>&Oh 068la oauco

rlgna dopo eire& 3 mesi.

§ o

9 1 1 f,a.oaratomla mediana sottombelllcale. Incielone del· 1 Anestesia rale l'Intestino tenue in Lre tzatti che appaiono stenotlol estraendo tre asoarfdl. Suturo In senso trasversale

gene-

Guarigione per 1• Intenzione

!?l

o

~

delle inciBiolll int·estlnall. Sutura a strati della parete

Ocolu.a.looi intestinali da briglie posti&· parotomlohe .. ... .

2 l Enterostomla su di un'ansa del tenue ................. l Anestesia locale

Oooluslonl intestinali da briglie cioatriz.

2 l LaparotomJa

pararettale siOJstra - Rimozione delle briglie oloatrtzlaJi - Perltoneallzzazlone - Sutura OOmPieta

l I>ermanonza d i una ft.stola eter· coraoea

l Anestesia gene· l Ouartgl.one per rale Intenzione

1•

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DIAGNOSI

2.>

Fistole etercorace...

z

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21

211

~ ~

ATTO OPEfiATIVO

.ANESTESIA

looil!fone ovalare llelln cute ad un centimetro dnl1a fistola. Isolamento clelf'ansa. ftstollzzata e sua rese· ~Ione- Enteroanastomoel terllllno·ter:nluale- Rimo· zlon e di brigLie ctr.atrizlalt - Peritoneallzznztoue Sutmra

Anestesia gene· rale

Ferite arma da ruoco dell'addome con le· sione dell'lotestlno

2

Laparotomia med.lana eottombellfca.le - Sutura delle perforazioni lntestlnall - Sutura parziale delle pareti fasc-Iando un drenaggio

Anestesia geno· ra.le

Ferite Ql'ma da taglio e da punta all'ad· dome oon lesione euperllolale del Ce· gato ............. . Ferita ar111a da ~Ilo e da punta o.ll'lpocondrlo sinistro ...

l

.4nnolari<>n\

OPERAT ORIO

z

3

DECORSO

Guarigione per t• intenzione In 2 oa.al ; l'altro de· ceduto

2 OOni<OOUt(\"e a ente-

Deoedutl. ... .... .

In uno vennero rl scontrate Il perfora zlonl del tenue ed l del meeo: nell'al tro 26 pertorazlon del tenue o del colon

Laparotomla sovraombellioa.le pararettale destra Escissione del tragitto della ferita - Detersione e lavaggio con etere - Sutura completa

.Aneetes.la generale

Guarigione per 1• intenzione

SurlgMamento in biUISo della ferita penetrando nella loggia rena.le - Emoata.sl - Prolungamento In uaseo d.t una ferita del peritoneo posteriore- R icostruzione n strati della parete lasciando un drenaggio nella loggia rena\e.

A n estesio.

Guarigione. ..... .

rale

gene-

ro..otomla praticata per oooltldlone (nte· Rt!Da.le da brlgUe nost·lanarotomlcbe la a• del tenue con >OCUtl\"a a ferita da arma da ruooo.

sg ~ ~

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~

La Jo,'gla renalo era rl pie-na di ean~e. rone Integro, \'apsu la ad.l

posa ampiamente lacerata e ooel an oh e H perltoneo po sterlore proeenta,•a una terlt.a. attraver so la quale faceva ernia nella loggia renaie un'ansa .lnte stlnale. All'esplora ~Jone. attraverso la

breoola l.nlmmdlta. degli orga.nl addo mlna.U, q UC$tl 8:1 r l

scontrarono sani. so lo si r lllcontrò BOBrso emoperlton.eo.

2 9 M

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---

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DIAGNOSI

.,..o

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-

ATTO OPEllATlVO

-

-- ·---

DECOIISO ANESTESIA

-

80

OPERATORIO

z

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211

-.Jnrwta.ion(

l

Laparotomle eep!oratlve ...... ..•....

4

2 lapar->tomlt> mediano oonl.olllco·publ<'ho - 2 laparoto1ule pararettaU eovraomLellloaU elnlBtre - l laparotomla eottombelllcale pararettal e alnlstre.

.

Anestesia gene· Quattro gnarilflonl r<&le per t•intenzl<'n.,, 1 dee. per shock

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Cisti d' eobloocooco d el fegato .........

Cl

Lap81'(lt~mla mediana xJro-oml elllcalo o pararettale destra BO \'l'M ml ellloale -l'untura t•11>loratha o a.-uo-

tamento con tNlttU&rtl a doppia corrente - Prote:t.lono del J•&rltonoo oon poue montate - Inc!Rione - La· va.~lo con soluzione di formolo al 5 ~o - .\sportazlone d.ella rn. ~rermlnatlva- Mar"uplall?.zazlone della O&Y!til. olstloa OPI•UI'O ob!1111ura in duo etratl fiNlantloln ~>l pcl1t, pa.rloll\h> c l'n l lll'IHI ~trati d olia f•Blete nddom.

Cll.<tl d' eoblnooocco della m117.a ..... _..

1

Ci&tl d' eoblnocooco del polmooe ... ....

1

Cisti d'ooblnocoooo d.ell'omeoto .•. ... .

l

C!Rtl d' oobinocooco del muscoli -......

2

-

Aneste&la

gene-

r<~le

Ouorlglone per 1• Due eupp\ll'l\te. o per 2• intenzlono

o

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~

Ane8tesla generale

Guarigione per 1• inteD?.iODO

Costotollllo. s• o o• coetoln fr.~ l'oacolloro posteriore e .Aneetesla goneJ'o.ngolore delhi ~oapola - J>untnra. esplorativa- In- rale olslono dnndo 081to a pus abbondante e ad una grosan membrana blnnoastru /.rlablle (membrana ger mi· nativa)- ~M'l'amento

Guarigione per 2• Intenzione

Lap a roto mia sovrùoml:olllcnlo purtlrctta.le destra. Puntu ra dolla cl6tl, svuotomento e la..-aggJo al tormolo - Inolslone - Aeporto,;lone della m. germina· tlva - Sutura della pereto olatlon In due strati oon ftasazlone al perltonoo parletale - Rl~truzlone a pltml doli~< J)llnto

Anesteela gener .lJe

Ouorlglono per 2• intenzione

Inolslon.o - EnuoleazJono .......... .......... _. _..... _..

.Anesteela locale

Laparotomla xLto-omlJolllcolo - S'"uot'l.monto della olstl col trequnrtl - Lavogglo oon eo:uzlono dJ for molo- Incisione- Aeportnzlone m. ger minativa- Su· tura totniO'In dur>lloe struto del perlollrtlo - Sutura a Jllnnl della pnrote addominale

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. OuorlgloÌle per t • lntenzlono

Una alla !&OOio. p<>st.

doUa gamba deetra; l'altra alla reg. ont. del braccio ainJstro .

.... o.

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DIAGNOSI

31

Calcolosi renate .....

l

Lombotomla. alla Ouyon - PlclotomJa posteriore - E· Aneatesta gene~ strazlone del calcolo - Sutur, della pelvi- n:oostru ra.le zione a str.>tt senza drenaggio

Guarigione per t• Intenzione

32

Plonofrosl calcolosa.

2

Lombotoru.la alla Gnl'On - NefrotomJa - Drenaggio •..

Anestesia gener11IO

Ouaa-lglone per 2• intenzione

LnparotomJa pararettale destra - STUot!\mento della cisti e cnpltonnago della. Jlnrete Il ca! monoone viene extr.lrer:toncalluato - Sutur,, n atr,ltl

Anesteain gene· rlle

Guarigione per t• Intenzione

z

8~

Idronefrosi oalooloea

a 7. ~

l

ATTO OPERATIVO

ANESTESIA

-

DECORSO OP!ll:R~TORlO

Tuberooloel renale ..

l

Nefrectomla................... .. ............... .. .. . ....

Anestesia gene· rale

Guarigione per 1• IDtenzlono

35

Fistola lombare da uro plonerroel con aooutJ.-a a trauma

l

Nerrectomla sottooapsulare (causa le aderenze) - Dre· iìagg"lò

Anestesia gene·

Ouarlglone per 2" intenzione

Jnols.lone lombare obliqua - Drenaggio .............. ..

Anestesia locale.

S6 37

Ascesso par.uenale . Rene mobile di 2" e s• gudo ...........

38

Calcoloel veeoloale ..

311

V arloooell .... . ......

40

Idrooell .........•.. ..

4

~

Incisione Iombo.r e destra. alla Guyon- Nerropeaala ca· psulnre metodo AJbaran o metodo Guyon

Anestesia generale

~

(/1

o

L I\ olatl a'eatrl.nsec

va ID a"V"antl tan to

da mt"ntlre una c llcistltc.

31

i'dlè

.d~nota.rioni

Per caduta da aer pll\llo

Guarigione per 2• IDten?.lODO Gnn!!'lglonoper 1• Intenzione

eovrapubfcn- Estrazione del oalcoll- Sutura Anestesia gene· Guarigione per t• Uno doceduto per pc ' CJetotomJa della .-eeolca a trlpli<'C strato- Ricostruzione a strati sale lntenx. ID 2 casi; monito. per 2• In 1 caso della parete 203

85

Flebectomla ·scrotale secondo U metodo Bcnnet con o senza resezlone dello scroto

Anestesia locale o rt~oblanesteal~

Guarigione per 1• lntenz.ID l00 08·

Metodo Bergmann o metodo Volkmsnn ...............

Raoblnnesteala , .

Guarigione per 1• lntetulone

BI; per 2•1n 18 oasi

g ~ o

~

~ ~ g (')

~

9

M

n

p


.,e

i

DIAGNOSI

41

O l.s t l so:praepldldl· marie .. . ...........

5

Enucleazione ...................... . ........... . ....... .

Rachlanestesla o an08tesla locate

Guarigione por t• Intenzione

42

EmatooeU ...........

2

Eversfooo ed C8Cl88lone della vagtnale - Sutura com· p leta

Racblanestcsla o an08tesla locale

Guarigione per 1• Intenzione

41

Ol'Cblerldldinllte tubercolare ..... .....

2

Orohlootomia eezlonnndo Il funicolo In alto noi con Ile tngull:lale

Anestesia locale o rachlan08tA>Ia

Oua.r!glono per t• Intenzione

Nooplasml del testi· colo ........ . ......

2

Orcblectomla alt • .. . . .. .... .. .... . . .... . ..... . ... .......

4!1

lpospadla balanlca .

3

Plastloa uretralo alla Duplay

Anestesia generate Anestesia locale

Ouartgtone per t• Intenzione Gu&rtgione

46

Ipertrofta prostetlca

l

Prostl\tectomla transvesclo~le (metodo Ji'uller-Feyer). . An86tesla gene.rale

Guarigione ......

z

H

n

Empiemt ............

8

ATTO OPERATIVO

z"'

G2

ANJ<:STESlA

DECORSO

.

o (')

~

Il lobo medio s.l trovò

Pleurotomla previa reeeztone dJ una o due costole Z&t!amento

Ane.~t08Ja

locale o generale

Guarigione per 2" In 45 oaaJ. Dece· duti n. 17

In 15 è roslduate fl.

Uno deceduto per U · remi a.

~

Toracoplast.lca laterale alla EstiAnder .................

Anestes.la generale

Guarigione per 2• In 3 casi

49

As>cessl volmon&rl ..

a

ResezJo:ne costale - Apertura dell'ascesso- Zatramento

Anestesia. gene· re.!e

Oua.rlglone per ~·

r.o

Pio-pneumo perlcar· dlo con.~ecuttvo ad a.qcosso polmonare

l

ResezJone della •• costola per 5 cm dall'artlcoJazlone condr-o-costale In fuori (tuorf1180lta di quam un litro di Jl\13 com miSto ad arta- L'esplorazione d igitale fa sentire le rulPaxlonl cardiache)

Anest08h~

g8Jie·

Ouarlgfone por 2• Intenzione

rale

; o

Re.'<l!tle della gTan· dozza d'un uoço di plooione; U tumore asportato p e a a v a gr. 100.

Empleml cronici fl · stolt&zatl .........

48

4~1101atiom

OPERA TORTO

stola toraclca.

.

~

(l

o

C')

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9 t'l

C')

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-

o

a

8

DIAGNOSI

a

z

~·

Ascessi freddi da co.rle costale ........

52

A scodsi freddi ch lu~i

da carie costale ..

Ferita da tagUo emitorace s inistro con lesione della mammarta e del perica.rdlo .............

DECORSO

ATTO OPERA'l'IVO

ANESTESIA

7

Jncislone - Raschlamento o resezlone della costola Ze.ffamento

AnestesiA locale o generale

Guarigione per 2• Intenzione

2

Asportazione masso Oogl8tfcho - Resezlone para iale della costola - Cautert.zzaalone - Sutura completa

Anestesia locale

Guadg!one per 1• Intenzione

z"

:::1

(,:l

~

~

.dnt&Ota=ioni

OPERATORIO

::<!

.

t'l

"'o

g ~

o l

Sbrigllamento vn~-to della fe•·ita - Al.lnccfaturn della mammario. Interna. - .Himozlono del coaguU €1\DgUI· gnl e detersione del cavo pleiurlco Sutura del rerlcardi o con punti staccati di seta- Accostamento del margini pleurlci con punti di oatgut- Accostamento della PIIL"eto toraci co. con punti di seta a tutto spes sore - Sutura delle. cute

Anestesia gene· ro.Jo

Deceduto por a · nemla acuta

<D

~

~;:; o.

M

Emorroidi ..... ... ..

2:, 7

Divulsione anale - Legatura mediata od escissione del nodulJ emorroidarl col termocauterlo

Ra.chlnnestesia ..

Guarigione

~ ....

:;6

Flatole nno·rettall ..

102

.Spa.ccamento del seno fistoloso col termocauterlo- Zaffamento

RachlanElh-tes la..

O uarlglone per 2• 1Dtenz1one

:>

M

Ragadi nnau e condi-

~

t'l

.-:

loml perinnal! ... . .

12

Divuls ione nna~e - Eatù-pru:lone prevla legatura- Termocautel·lzzazione

Racblanestesia . .

Guarigione

57

Prolasso rettale ....

2

Metodo Wltheadt .. . . . . . . .. .. . . ... .. .... .......... .... .

Rachlanestesla..

Guarigione per 1• Intenzione

58

Ferite articolari ....

l

Sl>rlgllamento della fedta - .A.ttrotoruia- Svuotamento emartro - Plastica articolare - Sutura perlostea della rotula - Sutura della cute la.sclando drenaggio ca.pUia.re

Anestesia gene· rale

Guarigione per 1• Intenzione

59

Corpi estranei e moblU endoartlcolarl

4

Artrotomia - E,;trazlone del corpo est.rnneo - Sutura.

Anestesia locale.

Gua.rlglone per 1• Intenzione

!'>

Alla teglone rotulen con lesione della ro· tula a tutto spessosore, penetrautenell' articolazione.


.,~

z~·

DIAGNOSI

60

Lll$8&done del molli· sco esterno del gtn occhlo con men.l· sefro cronica ..... . Lussazlone sopracromlale della clavi· colo. .............. .

61

62

l

Lussaziolll del tendini peron1eri .... , . ,

zi

ATTO OPERATIVO

l

DECORSO

ANESTESIA

.4 nnota.loni

OPERATORIO

Incisione trasversale lacero-esterna - Artrotomia - l Rachlo.ne,;te~ia. Escissione della porzione d.l men.lsco sublussato

Guarigione per 1• Intenzione

~

m

o C'l o

3

Sutura con filo meto.lllco o seta del capi articolari. .. l Anestes ia gene- Ouartglone per 1• rale Intenzione

2 l Incisione -Riduzione del telldl.Di- Rlcostruziono deUa 1 Racblanestesl& •• 1 Ou&r!gjone por t• guaina con plastica perlostea - Suturo. completa

Intenzione

~

o

C/J

~ ~

o 6~

6t

l Esiti dl distorsione

del gomito (paresl del cubitale e corpi mobili endoartlcolarl) .. ........... ..

Ferite degli arti oon lesioni tendinee, V&§&U

65

o lle.rvose , ,

Postumi di f. & t. all:li arti con tatti d' osteomlcllro o presenza di seque· strl ............. ..

..

1 1 Incisione s ulla doccia epitroelea-olecuwlco.- Neuro Usi - Ca.psulotomla - E~trazlone del cor:pl mobili arti· colar! - Protez.tone del nervo con tessuto ltl'IISSOSORlcostruz.l one della bende letto. epltroelea-olòcro.nlca Sutura

l Ane.<>tes la loca le. l Guarigione per Intenzione

~

s> M

C'l

r

14 l Tenorralie, tenopl.a$ttche, neuoro.fie, o.llacclo.ture ... .... l Anestesia locale.

28 l Trapo.no.zlone - Sequ&!ltrectomla - Za1Iamento ... . . .. .

1•

Guar!glon.e per t• Intenzione

An&Rteslo. gene· 1 Guartglon e per 2• rale o racbto.ne· Intenzione stesia

~


.,...

§

..

o

Q

~

DIAGNOSI

00

A.mputro:lonl e dll!artlcolA:Illoni per 8'1'8-· vt JOtilon1 traumatiche, leelonl 6ol(t·

a

ATTO OPERATIVO

.ANESTES IA

i

z

DECORSO OPERATORIO

.dnnotatio1d

~

Htlcbe,canrrcne~>et­

tlcbe, ang:loneorotlcbe, da ustlor.e, RPina ventosa...... ..

m

28 l lltetodo circolare, a lembi, ellittico o racobctta, osteopl&~~tlco

67

Neuromaln moncone d'amputazione.....

68

Piode varo equino vav·o paralltlco &e· qulsito .. . . ....... .

60

70

2 l Escissione del neuroma .. . .. ....... .... . ....... .... ... ..

1 l Inclaione curvilinea esterna: aetragalectomla metodo

Durante - Artrodeai peroneo-tltio~alco.neaie e medio· tarsica; resezione aponeurosi piantare, tendini ftossori - Sutura completa

Aneur-Isma a.rtere-venoso tran.watico ..

Vaste piaghe da u· etlonl, lesioni t-raq· matlche, eoc. ....•

Incis ione - Isolamento del vasi con rimozione delle aderenze va.sall - Doppia legatura del due vasi - :=.: utura completa

4

Anestesia locale, generale o racb.lanestesla

Anestesia generale Racblanestesia ..

Guarigione per 1• Intenzione n. 15; guarigione per 2• lntenz. n. 10. Deceduti n. 3

~-a della coscia., 5 del·

la gamba, 3 del braccio, 3 dell'a v a m braoolo, 2 tlella mano, 12 delle dita de:Je mani e del piedi.

Guarigione per 1• Intenzione Guarigione per l • Intenzione

o.... o

~ o rn

>i

E ~

Comecutlvo o ferita dJ guerra al midollo spinale

9 n

~ .... (") o

l Anestesia ge.n e· l per rale lnteozlone Guari~rlone

1•

Innesti dermo-epldermlol alla Tlei'8<Jh . . _....... . . _.... l Anestesia locale. l Guarllflone

11 l Clatl dermoidl, sebaoee, slel'Of!e, llpoml, 1 1 l l · ftbromi, angiomi . . 180 Enucleazione. ....... ........ .. . ......... .. ...... . ...... . Aneetoala locale. Guarigione per 1• Intenzione

Vedl : F. CACCIA. Le· gatura laterale del· l'aneuris ma traumatico, eco. (.Arch. e atti Soc. Ito.J. Chi· rurgla, anno 1923).

l'l (")

('l


l

l

DIAGNOSI

/1

Cisti slnovJall e ten oslno,•ttl a granuli orlzotdel ........ ..

15

7J

R&DU le SII blingua li ..

~

71

Fistole congenite del collo ............. .

6

72

1a :e

.ANES TESIA

DECORSO OPERATORIO

Asportazione - Sutura completa . . . . . . . ... . . . •... . .. .

A nc.>tedln locale.

Guarigione per 1• Intenzione

Al<portnzlone . .. . . .. .. . . .. .. . . .. .. . . .. .. .. . . ...... .. .

Anestesln locale.

GUII.I'Iglone per 1• intenzione

E~tlrpazlone del tratuite &toloso - Sutura totale alla

An08tssia loca le .

n narig-ione per t•

Kocbe - Jnci~iono lungo Il m. anteriore delio st. d. mastoideo o n <'O llana

Tiroldectomta parziale lntracapsulrue - Ricostruzione della capsule. - Sutura completa

Tumori tiroide! ... . LlnCoadenltl croolcbe ing'ut.n o-orurau, cer-

ATTO OPERATIVO

Intenzione

..dnMfatioAi

;o

..., o

z ~

a> "i

Anestesia genera.le o loca le

Guarigione per 1• intenzione

~

~ ..... (")

o '

vicali ............. .

67

Eouclenzlone.. . . . . . . . . . . . .. . .. . . . . .. . . . . . .. .... . .... .

Ane~te~la

locale.

Guarigione per t• intenzione

Labbro leporino eemplice .............. .

2

PIMtlca del labbro metodo \\ltrnult . ... .. . ..... . .

Anestesia locale.

Guarigione per t• Intenzione

o

Polldattmn ........ .

2

Dlsartlcolezlone del dito eoprannumerarlo .. .. ....... .

.A.n~la

gene-

Guarigione per t• intenzione

o 9

79 l Slndnttllla ......... .

2 l 'Metodo Dldot .. .. .. .. .. .. ............................. l Aneatesla locale.

Guarigione per t• Intenzione

80 l Ipertrofla tonsutrue.

5 l TonallJectom.la per spezzettmnento..... .. .. ...... .. .. . l Anestesia locale:

Guarigione per 1• Intenzione

81 l Mnstoiditi acute ....

7 l Incisione di Wllde- Antrotomta ed apertura delle cel-~-~nestesJa gene- l Guarigione per 1• lule mastoldoo - ZatTamcnto rale o locale Intenzione

7i

78

112

Borsiti croniche .. ..

6

Asportazione ..... . .

ralo

Anestesia locale. ' Guarigione per 1• 1 Intenzione

(")

~ ~

M

.....

CJ•

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•

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g

DIAGNOSI

8l

E9ostosl ...... .......

8~

Va.rlei arti lnferlerl.

z

.,o..

DECORSO

ATTO OPERATIVO

ANES'l'ESIA

3

Asportazione. . . .. .. . . • .............. .. ..... ..... .. . . . ..

Ane~teslo. locale

Guarigione per 1• lntenzJoue

23

'Metodo Scb lo.ssl (2• maniera) con l n!ezlone nella vena di soluzione lodo·lodurata all'l % di Iodio, oppwoe safeuectomlo. po. rzla.~e

Anestesia locale o rnchlnnestesla

Guarigione

~

OPERATORIO

z

.4nnota..-ioni

l

s:;

!Id

Estrazlouo corpi & · stro.nel e prolettW su perflcla.ll •..... Es iti di fratture del fcworo con acca val· lamento dei tram· me nti ed accorciamento (4·5 c.m.) . ..

88

o

o

~

o 7~

Inci$10no - ERtrazlone - Sutura completa o losolando un piccolo dreoagglo

A ne~tcsla locale

"'~

Guarigione

~

2

'

87

E o

~

o

9

Inolsloue laterale eoterna - Ostootom.la obliqua - Ap· pUcazlone del chiodo Co<livilla-Stelmann attraverso 1 condili femorali - E>-tcn•lone continua

Rachlnncotcsla

l

Guarigione pe r 1• lnton7.1one

o

l'l

Fratture (riduzione nll o scopert o ed O· eteosln to.•l) .... . ...

SI

Os teo6lntesl -con sutura o .l egatura con fil! metallici, con fili di seta, Jneblodamento, lucavlgllamento, a.u· toplastlca con plnzcbe metalliche 1lssatc con nMtri Puttl

Anestesia generate o racbianestesi a

Ouarlgiono J)Or 1• Intenzione

Postumi di f. a. f. (fu· cUe) alla regione saorale con permanen· za del proiettile nel canale 111\erale . .. ..•

l

LamJnootomla della 2• e s• lamina d.l sinistra- Aspor· taztoue del proiettile - Sutura completa

Anestesia generale

Guarigione per 1• IDtensione

o

•

l.n 1 OJ)Orato di cc

chlaggio della rot~ la In segulto a cadu ta sl vori11.cò una r frattura obo r l cble o un 2" Jntervento.

(")


.,"'o

~ z

89

DIAGNOSI

i Fratture del cranlll con tatti di com· p.reeslone do. t•·aruroeutl ossei e ver· samentt ,;anguigni.

li

A'fTO OPERATIVO

ANESTESIA

z

5

Craniectomta. rimozione d1 scbog-ge ossee ed emato mt Sutura completo. o lasclo.udo un piccolo drenaggio

An81;tl\sia

rate

geno-

DECORSO .dnnola.ftoni

OPERATORIO

Ouarigtono per t• lnteozlone

Vedi F.CAOOIA! Es

d1 traumatlsmJ 01 nio-encefaUcJ e lo ro trattamento (01< nate d! Med. :Mt taro faac. V I II e l IQ27).

00

Tumori mo.ltgnl .....

5

Asportazione.... . . . . . .. . • . . . . . . . • . . .. • . . . ... .. , . .......

Anestesia locale o ~nerate o rachJanestesta

Ouarlgione per 1• li osteosarcomi (d e Jnte~one del radio, uno è femore) un epltet ma. lllcerato a l a faccia, un sarcol a 1'6CidJVO regiO! e Iliaca sinistra.

~ r.o o n

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460

RESOCONTO STATISTICO·CLINICO, EOC.

Ernie. - Nelle ernie inguinali che ammontano a 1824 (nel solo anno 1921) ne vennero cperati più di 600) venne eseguito nella quasi totalità dei casi il processo Bassini. La sutura profonda è stata generalmente praticata con punti staccati o sutura continua in catgut, t ranne che nelle ernie recidive ed in quei casi in cui per lo scarso sviluppo o ipotrofìsmo del piano muscolare si ritenne opportuno dare la preferenza alla sutura in seta. Venendo a parlare delle va.rietà d'ernie riscontrate dirò elle il maggior numero è stato rappresentato da ernie oblique esterne d'origine congenita (allo stato di punta il 20 %, interstiziali il 15 %, bubonoceli il 35 %, oscbeoceli il 30 %). Non sono peraltro mancati i casi <li ernia diretta, raramente è stato dato d'osserv~"Lre la va.rietà. d'emia obliqua interna. Sono da scgnabrc 5 casi di t ubercolosi erniaria: in 4 si trattava d'ernie inguino-scrotali, in tre dei quali il processo tubercolare era limitato al solo sacco, nel quarto olLre la tubercolosi del sacco esisteva un'epiploite specifica; il 5o riguarda un caso d'et,nia ombellicale con note di peritonite plastica tubercolare del i'acco che era fortement~ aderente. Degno di partii.colarc menzione per la sua varietà è il caso di un'emi~ dcll'w·etere; si tra.tt ava eli un'ernia inguinale interna libera entero-epiploica semplice paraperitoneale in cui a ridos>io deJ!a p::Lretc interna del sacco e ad esso aderente si trovava la VCtiCica. in forma di una spessa lamina d 'aspetto carnoso, fascicola.to; la faccia postero-interna della vescica era incrociata diagonalmente dall'alto in basso e dall'.in<lietro in avanti d a ll'uretere che presenta.vasi come tm cordone biancastro ad ansa, appiattito del calibro uniforme di circa 4 millimetri e che si rifletteva in bf~sso sul margine iu:feriore della vescica e che ad un attenta. e prolungata osservazione faceva riconoscere dei movimenti fìbriUari. Sono infine da ricordare nei rigua.rdi delle ernie 7 casi eli cistoceli ingtùnali (4 clestri, 3 sinistri), in due casi paraperitoneali, nei rimanenti extra-peritoneali.

l f

I nterventi adclomina.li. - Gli intt-rventi sull'addome sono stati numerosi: sono elencati 9:3 appendiciti a caldo, 228 a freddo, peritoniti diffuse e circoscritte, 8 occlusioni intestinali, fistole stercoracee, colicistectomie, 20 gastro-enterost.omie ecc. ecc. A7J ]Jendi&iti. Nelle appendiciti acute l'indirizzo seguito è stato dell'intervento sistematico quando l'infermo si presentava nelle prime 24-48 m·e dall'inizio dell'attacco e della cura medica aspettante e vigile nei casi che si presentavano dopo la 2a giornata con fatti di peritonite plastica, circoscritta cbe lasciavano adito all'intervento più benigno a. freddo; tutto questo semprechè la forma non evolvesse vell'$0 l'ascesso oppme non si fos~e trattato di quei casi disgr·aziati cbe presentavano già sin dall'inizio la sintomatologia di una P.Critonite progressiva e nei quali la mortnlità nnche coll'intervento s'è mantenuta elevatissima. L 'incisione hl paJ·atomica di JWC.ferenza praticata è stata quella di :Mac-Bourney che ha sempre con-isposto ottimamente sia nelle forme acute cbe croniche, permettendo un't-splorazione sufficientemente ampia. conducente direttamente sul cieco (riducendo così al minimo le manna-


•

REsocoNro sTATISTICo-cLINico, Eco.

461

lità operatorie) ed infine dando modo di ricostruire la parete in maniera. valida e solida. I laparoceli post-operatori sono stati scarsi. Gastro-tmterostomie. - Tra i casi operati di gastro-enterostomie figura. un cancro diffuso dello stomaco istologicamente controllato, con stenosi pilorica (alimentazione esclusivamente liquida) in condizioni gravissime. All'intervento, molto difficoltoso, perchè quasi tutta la parete gastrica era invasa dal processo canceroso, venilero riscontrate anche metastasi sul fegato. Il decorso fu operatoriamente buono, ma sopra.venne subito la cachessia cancerigna che produsse l'esito letale dopo circa due mesi. L'ammalato aveva. accusato sofferenza solo circa tre mesi prima. dell'intervento ; del resto è ben risaputo il decorso rapidissimo degli epiteliomi nei giovani con metastasi precoci e diffuse. Le altre operazioni di gastro-enterostomia sono state eseguite per ulceri duodenali e iuxtapiloriche. In un solo caso è stata eseguita l'esclussione pilorica alla Parlaveccbio. Mai ebbero ad .osserva.rsi ematemesi postoperatorie. La maggioranza degli operati è costituita da sottufficiali dei RR. CC., delle guardie di città e di fìna.nza. E ssi banno ripreso tutti il loro servizio dopo una licenza di convalescenza di 2-3 mesi e lo proseguono tuttora dopo 4-5-6-7 anni. La presente statistica non è molto numerosa, e non se ne possono quindi trarre dati assoluti. Certo però che la semplice gastro-enterostomia ha sempre bene corrisposto, · purchè seguita da una conveniente e prolungata cura medica. Sorge pertanto spontaneo, il pensiero, che se è possibile ottenere nei giovani il medesimo risultato lontano tanto con la resezione che con la_gastro-enterostomia, la preferenza debba essere data dall'intervento più innocuo nei casi d'ulcera duodenale. Con questo non si vuole dire però che debba essere rigettata senz'altro la resezione, ma che nei giovani l'indicazione vera e propria (ulcera callosa, dura) è molto più rara. Occlusioni intestinali. - Non entrerò in particolari sui casi riportati d'occlusioni intestinali (per ma.ggiori notizie consultare F . CACCIA e S. RICCI. Le ocdusioni intPstinali. - Arch. e atti Soc. ital. di chirurgia. 1926) L'indirizzo seguito è stato quello della. precocità, per quanto possibile, dell'intervento ed in considerazione del grave stato d'intossicazione di questi infermi, dell'intervento il più rapido, semplice, il meno traumatizzante (enterostomia), rimandando la cura definitiva a quando le ristabilitesi condizioni dei pazienti lo . permettevano. Cisti da echinococco. - Relativamente numerosi sono stati i casi di cisti da echinococco osservati ed operati: 6 del fegato, 8 dell'omento 1 della milza, 3 dei muscoli e una del polmone. Buoni risultati si sono avuti dopo lo svuotamento e l'incisione della. cisti con asportazione completa dell'endocistio col lavaggio e colla sterilizzazione dell.a cavità çistica con soluzione di formolo al 0,5 % seguita dalla obliterazione e chiusura del pericistio col capitonnage alla Delbet o, come più spesso è stato fatto, con la sutura a. due strati dell'incisione (affondandone i bordi in modo da occludere la cavità residua) e fissando infine la zona suturata al perie6. -

Giornate di medicina militaTe.


462

RESOCONTO STATISTI CO·CLINiOO ECO.

toneo p arietale per misura di prudenza. Nelle forme suppurate la marsupializzazione della. cavità cistica si rese necessaria (vedi O. GtACOBRE. Cisti da echinocor,oo della ·m ilza - Atti II Congr. intern. di medie. e farmac. milit., vol. II, 1923 ). Laparotomie esplorati·ve. -Nelle cinque laparotomie esplorative elencate si riscontrò in uno nn voluminoso tubercoloma delle linfoglandole retro-peritoneali: ne l secondo un volumino~;o ed aderente linfosarcoma della milza, nel terzo una splenite e perisplenite di natura non ben definita, nel quarto il più interessante, un rene bilobato, in cui i due lobi avevano un uret-ere indipendente, che dopo un tragitto di 3-4 cm. si riunivano in un solo. Infine è da ricordare un caso di contusione alla regione sottascellare sinistra, in cui all'intervento laparotomico si .riscontrò rottura del rene sinistro del fegato e della milza.. L'emorragia s'arrestò col tamponamento, ma l'infermo decedette dopo 36 ore per shock. (Rrccr Conferenza. tenuta agli ufficiali del Presidio nell'Ospedale militare di Roma). I nterventi sul rene. -Delle operazioni sul rene sono da ricordare un idronefrosi destra opemta per via transperitoneale in cui la tumefazione s'estrinsecava tanto in avanti da mentire una colicistite, e una fistola lombare da uropionefrosi consecutiva. a trauma con rottura del rene (caduta da un'a-areoplano) in cui, causa le aderenze, venne praticata la nefrectomia sottoeapsulare : (il rene atrofico era ridotto a Y4 del suo volume e presentava note evidenti di degenerazione grassa). Ambedue i casi ebbero esito felice. Nelle forme di calcolosi renale la pielotomia. post.eriore, quando è stato possibile praticarla, e consecutiva pielorrafìa s'è dimostrata di grande utilità pratica.

T•umori tiroidei.. -

! l

~

Per la grande maggioranza dei casi s'è trattato di cisti, adenomi, gozzi parenchimatosi. Di particolare rilievo sono un gozzo gelatinoso teleangectasico del lobo sinistro (in cui alla sezione della parte asportata s'è riscontrato una raccolta di liquido gelatinoso ematico con scarse tra.becole residuali nelle pareti del tumore) ed un gozzo parenchimatoso con degenerazione cistica. e parziale calcificazione della. capsula del lobo tiroideo destro. Circa la tecnica operatoria praticata è stato possibile in un buon numero di casi operarli coll'incisione lungo il margine anteriore dello sterno-cleidomastoideo, ottenendo in tal modo in definitiva una cicatrice poco appariscente: inoltre è stato sempre eseguito il metodo sotto-capsulare, che oltre alla facilità dell'enucleazione ha permesso di portare a termine l'intervento con rapidità e con scarsa perdita di sangue. VaTicocele. - Nel varicocele voluminoso, data la quasi constante presenza. dell'ernia allo stato di punta. (come all'intervento ci è stato dato di constatare anche q1.1ando clinicamente non era apprezzabile), è stato data la preferenza al processo per via inguina.le secondo il m etodo Narath-Caccia. (CACCIA- La flehlectornia inguinale nell'operaz·i one del varicocele oolt"nirwso Arcb . ed Atti Soc. it.aliana di chirurgia, 1927) che ha permesso nello stesso tempo l'opnrazione della. punta d 'ernia concomitante.


RESOCONTO STATISTICO·CLINICO, ECC.

463

Osteo-sintesi.- E per ultimo venendo a -parlare delle osteosintesi dirò che s'è ricorso in linea generale alla cura cruenta nelle fratture solo nei casi d'irriducibilità o d'incontenibilità dei frammenti ai comuni mezzi incruenti; in quelli d'interposizione di lembi muscolari fra i monconi ossei o di frammenti intermedi in posizione trasversale ed in fine in secondo tempo, tardivamente nelle forme di mancata consolidazione. Nelle fratture comuni la cura incruenta è stata la regola. Delle 33 riduzioni allo scoperto ed osteosintesi di fratture registrate nel quadro statistico 14 sono state praticate in fratture della clavicola, 2 dell'omero (in uno coll'incavigliamento centrale a.utoplastico) 2 del femore, 3 della tibia (in due coll'incavigliamento centrale autoplastico, nell'altro, in cui si trattava difrattura del condilo esterno con spostamento, coll'inchiodamento, 4 del radio e dell'ulna, 8 della rotula e dell'olecranon, (emicercbiaggio e cerc.bia.ggio con filo metamco o seta). Il materiale di sutnra non è stato rimosso che in quei ca.si in coi non veniva tollerato o provocava disturbi. I risultati sono stati, nei riguardi della funzionalità ed anche dell'estetica, sotto ogni punto di vista soddisfacenti.

N<?ta· -

Per mnggiori delucidazioni consultare le pubblicazioni seguenti : F. CACCIA: Contributo caaiatico di oateo-aintui. (Atti Soc. Italiana. ortopedia, Hl24). F. CACCIA: Trattamento deUe fratture articol-ari. (Arch. d'ortopediA. vol. XVIll; «Giornale di medicina. militare», 1927).

..


CASU ISTICA CLI"N l CA

OSPEDALE 'MILITARE RECONDARIO D I GENOVA

•

SUl SI NOOLARI RAPPORTI TRA IL CHERATOCONO E IL CATARRO PRIMA VERI LE DELLA CONOIUNTIVA per il dott. Luciano Gennaro, <·a pita.no medico

l l

L 'associazione di queste due malattie, costituenti la sindrome del Lodato, è senza dubbio di una certa rarità a riscontrarsi ed a me non consta che al tri autori all'infuori dell'Axenield, del Tristaino e del Rizzo, ne abbiano illustrato dei casi. Da quanto riferiscono questi due ultimi autori si rileva che il cheratocono nei loro casi era sopravvenuto dopo l'insorgenza del catarro primaverile. Questo fatto a. t utta. prima sembrerebbe testimoniare per una diretta dipendenza fra le d ue malattie, ma quando invece pensiamo alla poca frequenza di concomitanza delle d ue forme morbose, ed alla oscura patogenesi del cheratocono, almeno per le attuali nostre cognizioni, ne escludiamo senz'altro ogni diretto rapporto ed escludiamo anche l'ipotesi dell'Axenield e del Seefeld secondo cui il catarro primaverile causando un disturbo circolatorio nell'àmbito limbare e quindi una deficiente nutrizione corneale ed una ipertensione, determinerebbe lo sfianca.mento della cornea stessa. Al contrario troviamo fonda.te le vedute del Lodato e del Tristaino che prospettano la concomitanza delle due forme in una causa comune, dipendente da particolari stati dell'organismo. Se noi infatt i diamo uno sguardo alla letteratura di questi ultimi tempi troviamo non pochi lavori che ascrivono il catarro primaverile ed il cheratocono, presi isolatamente, a d una stessa causa etiologica.. Così il BrSTIS ritiene il catarro primaverile di natura tossica in individui a. fondo linfatico. n B UCCIANTE in accurate ricerche, compiute nella R. Clinica di Roma, sulle alteraziorù iato-patologiche del catarro primaverile, fa osservare dei casi di .costituzione debole in soggetti con manifesto stato timo-liniatico. Anche il T RTS'l'AlNO, nel suo noto lavoro sulla stessa malat tia, oltre la sindrome dell'Angelucci, riscontra nella maggioranza dei suoi ammalati la costituzione linfatica. come anomalia di sviluppo in diverse parti dello scheletro, e micropoliadenia diffusa. Egli mette questi fatti in dipendenza di alterato funzioni del sistema endocrino. Il dott. Rizzo, della R.. Clinica di Mt>ssina, trattando dell'etiologia del eatarro primaverile dimostra negli ammalati studiati due anomalie costanti, e cioè lo stato linfatico e qualche volta quello timo-linfatico, accompagnato da deficiente sviluppo dell'organismo con ipereccita.bilità del sistema vagale.


SUI RINGOLARI RAPPORTI TRA IL CHERATOCONO E CC.

465

Alle medesime conclusioni arriva il dott. BERRETTA dell'Ospedale Maggiore di Milano, a proposito di un suo lavoro sulla cura del catarro primaverile con la adrenalina. Dopo le prime comunicazioni del prof. LODATO (Congresso oftalm.ologico di Palermo, 1910) in merito alla facile concomitanza delle due f>Orme da lui osservata e la possibilità di 1ma comune origine endocriua, il dott. Do&, nel 1904 comunica un caso guarit o di cheratocono bilaterale e morbo di Flaiani-Basedow, mediante somministrazione di timo. TI SIEGR.IST, nel 1912, mette in relazione il cheratocono con l'ipotiroidismo e con i disturbi di altre glandole a secrezione interna, facendo rilevare che gli individui afiettf da questa forma morbosa erano soggetti nervosi, di debole costituzione, con cute asciutta, pa.llida, che sudavano poco, di memoria labile; nel sangue di questi ammalati trovò poi un aumento di linfociti ed una. coa,oulazione più rapida. Anche il DE LAPERSONNE parla di chera.tocono in pazienti che presentavano disturbi da lui attribuiti a lesioni del simpatico cervicale. n SATTLER. mette il cheratocono in rapporto con un complesso di sintomi tireo-tossici. Durante una mia permanenza in Sicilia, essendomi occorsi neija. pratica privat a due casi interessanti che si prestano a. qualche considera zione, ho volut o farne oggetto della presente nota. Per l'esame dei d ue miei ammalati, oltre all'esame microscopico del secreto congiuntivale e la determinazione della 'formola leucocita.ria., ho praticato alcune prove farmaco-dinamiche e neuro-glandola.ri per lo studio delle funzioni del sistema nervoso vegetativo. Dico senz'altro che ho seguito · questo procedimento perchè un complesso di dati, fornitemi dall'esame obbiettivo, mi ha portato ad approfondire l'esa.me-. delle due forme morbose associate, sotto il punto di vista. etiologico invocato dall'Angelucci e più completamente dal Lodato. Ho messo cioè in correlazione per un momento le due affezioni non solamente con la ben nota sindrome dell'.Angelucci, dei disturbi vascolari con alterazioni simpatiche, ma con le vedute del Lodato, che riconnettono queste a turbate funzioni delle glandole a secrezione interna. Riferisco succintamento i casi : CASO ! 0

(R. Giuseppe di Giuseppe, di anni 26 - contadino da Termini Imerese). Nulla di speciale nell'anamnesi famigliare e collaterale. Da. piccolo soffri di angina catarrale ed all'età di 12 anni di parotite. La presente malattia sarebbe incominciata nella prima.vera di otto anni addietro con fotofobia, la.cri.mazione, · senso di peso e prurito agli occhi, specie alla sera, e con scarsa. secrezione. Negli anni successivi l'affezione si sarebbe esacerbata. nei periodi estivi con remissioni nell'inverno. Da circa tre a1mi, per di più, ha notato diminuzione di vista. in ambo g li occlù, per cui fu costretto a farsi visitare. Gli furono prescritti gli occhiali corrett ivi che portò per qualche tempo, ma che poi dovette abbandonare, non ricavandone alcun miglioramento. Asserisce di essere di carattere collerico e di soffrire stanchezza ad ogni lieve fatica con affanno e vampe alla faccia. Esame generale. - Statura alquanto inferiore alla media con sviluppo scheletrico piuttosto deficiente, stato di nutrizione scarso, colorito della pelle e delle mucose visibili estremamente pallido, m icropolia.denia diffusa e più marcata. alle :egioni ~terali del collo e sottomascellari, ove le glandole appaiono dure, mobili, md_olent1! alcune cosi da raggiungere il volume di piccole mandorle. All'esame della fannge rileve.si un leggero grado di ipertrofia delle tonsille. Rene evidenti sono in


466

SUI SINGOLAIU RAPPORTI TRA lL CHE RATOCONO, ECC.

questo soggetto i se~ni di femrni.nilismo: espressione del viso femminea, con pochi:JSimi peli alla. faccia., sviluppo mammario piuttosto accentuato in rapporto aHo scadente stato di nutrizione, mani femminee, deficiente anche lo sviluppo dei genitali esterni, denti mal conformati e mal piantati, con cenni di carie diffusa, cuore nei lill\iti con toni puri ma deboli su tntti i focolai di ascolta.2\ione. N Lùl'altro di rilievo. Esame ocul.are. - O. D. - P a lpebre re~olarment.e conformate. La. congiuntiva ta.rsea. presenta un velluta.rnento lattPscente, mentr e quella. bulbare è di colorito giallo-pallido, con leggera ipe1·emia in corrispondenza. degli angoli. Nessun accenno di neo-formazioni al lirnbo. Guardata di profilo la cornea s i presenta a cono ben Jna.nifesto, con la sommità. traspar·ente, ma le!!germente spostata verso la metà inferiore. Nulln a carico degli altri mezzi diottrici e del fondo. V = 1/ 10 non m igliora con lenti. O. S. - Nelle stesse condizioni del destro. O. D. - T = mm. 18 ('l'onometro dello Schiotz). L 'esame del secreto congiuntivale rivela. presen:al. di eosinofili, nella misura del 12 %-

Formt® leucociluri.a.- Linfociti 27 % - neutrofili P. 52 %- eosinofili 12 % monociti 9 %· P ressione del sangue: 112-70 (P achon). E SAME DEL SISTE~lA NERVOSO VEGET ATIVO.

Prove neuro-glandolari. Dermoi!T'afìsrno : rosso persistente. Stria bianca del Serf!ent (sep:no di insufficienza surrenale) indecisa. Segno di l\laranon (por la tiroide) manca. Riflesso oculo-oardiaco: 85-78. La compressione del bulbo provoca dolore e pallore. Sep:no di Somogy = positivo. Segno di Erben: il polso da. 85 scende a 74. PROVE FARMACO ·DINAMJCH!E.

l

Prodotti a predòmin.anza pat'Mi:rwpatica. Reazione alla. pilocarpin.a. (cloridrato). I niezione intra.muscolare di l ctg. m l c.c. acqua. Prima dell'in.iczion.e: polso per minuto 85. Dopo 5 minu t i: polso p _m. 62 si Inizia no sciàlorrea o sudore alla ,.elle Id . IO

Id.

Id.

id. SO Ynsodilntnzlooe·sudor·a.zioue

Id. 20 Id . 30 Id GO

Id. id. Id.

Id. id. Id.

Id. 79 ter mim• Il sudore e hL &elulo.-rcn Id. 78 ritorno al noru11\le riHcs~o oculo·Cnl'diaco 85-73

id. 79

REAZIONE ALL'.<\TROPL."lA .

(Iniezione d i l mmgr.).

Pl'irna della iniezione: polso 80, pressione 11 5-6=1. Dnpo 6 minuli: pol<o ;r, r ro•slnne 155-61\ Id. l O id. 20 td . 30 id.

id. Id. Id.

Id. 0(• id. 1!5 Id. rs

i d. Id. Id .

l f>5·GO 15&-6() ('raohicnrdir.. d i lntnzi.,ne pupllaro)

1!)7>-60 (segno di secchezza ali l\ bocca cd lilla gola)

ON!. sc•>tnpll.re In ~ccchczzn ol!n ll'llla

Neutmlizzuto il rinesso ooulo -cardiaco, polso 80-80.


SUI SINGOLAJ\1 RAPPORTI TRA IL CBER-U'OCONO, ECC'.

467

PRODO'l'TI A PREDO?oiiNANZA SIMPATICA.

Reazione alla adrenaUna (iniezione intramuscolare eli l mmgr. in l c.c.). Prima della. iniezione : polso per minuto 80, pressione 115. Dopo 5 minuti: polso 105 pressione 125 Jd. 10 Id. id. 95 id. 125 ld. 20 id. (d. 95 id. 125 Id. SO Id. Id. 95 Id. 125 Id. l ora Id. 00 id. 125 (mlnzlone abbondante; pallore della faocla) !d. 2 ore Id. 90 Id. 125 glicosuria adrenallniea - assente.

PROVA CON ESTRA'l'TO GHIANDOLARE (tiroide) F. thyroid-gland {Parke-Davis). Prima dl"lla. iniezione polso 80, pressione 115. Dopo 6 minuti: polso 83 pressione 115 Id. 10 Id. Id. 83 Id. 115 Id. 20 Id. Id. SO Id. 115 Id. ao Id. Id. 80 ld. 115 Id. l ora Id. 80 id. 115

n polso non si modifica. CAso II - (Il fratello del precedente R. Antonio, eli anni 19, contadino). Nulla. nella anamnesi famigliare. In quella personale remota riscontrasi bronchite acuta all'etA di 10 anni.. A 14 cominciò a soffrire di lacrimazione ma non sa precisare in quale mese. Da. quell'epoca e negli aruù consecutivi ebbe sempre recidive nell'aprile e maggio con aggravamento dei disturbi, consistenti in fotofobia., pesantezza., prurit.o e senso di sabbia. agli occhi con lieve secrezione. Da. tre anni a. questa parte asserisce di aver notato un graduale abbassamento eli vista che si è accentuato in questi ultimi tempi. Afferma inoltre di essere anch'egli eli carattere irascibile e eli soffrire frequentemente la stanchezza.. E8ame generale. - Abito brevilineo, con tendenza alla longitipia. Deficiente stato di nutrizione, micropoliadenia diffusa, spiccati caratteri di ipoevolutismo genitale, polso bradicardico. Nulla di patologico all'esame dei vari organi. EBame oculare. - O. D. - Palpebre bene conformate con tono normale dei muscoli estrinseci. La congiuntiva pa.ipebrale superiore presenta vellutamento rameico con piccole papille schiacciate, simili a mattonelle, mentre in quella inferiore e btùbare rilevasi un colore giallo-pallido, con lieve accenno alla iperernia. Nulla alla congiuntiva dei fornici. Al limbus si rileva accenno del cercine gelatinoso e più spiccatamente in corrispondenza del quadrante supero-esterno. Guardando di fronte ed, ancor meglio, di profilo, si vede la cornea di forma conica con apice tra.'!parente al centro, ma spostato verso la metà inferiore ed un po' all'interno. V = 4r50. , Le prove con il foro stenopeico druuto un miglioramento ad l / 10, che non si avvantaggia dalla apposizione eli lenti correttive. T = rom. 20 (Tonon.etro dello Schiotz). , O. S. - Nelle stesse condizioni d el destro, ma con maggiore accenno del <:ero~e I?e:icheratico .• V = 4(50, non migliora con lenti. Formula Leucocitaria : - L infomt1 25% - Neutrofìti P. 58 % - Monociti 9 % Esa~e del secreto congiuntivale = eosinofili 8 %Pres81one del sangue = 110-60 (Pachon).


46S

SUI SINGOLA.RI R!U'PORTI TRA. IL OHERA.TOCONO, EOC.

ESAME DEL STSTE)fA NERVOSO VEOETATIVO.

Prove neuro-ghùmdolari. Dennogra.fismo (Segno del Polonski) rosso, pronto, persistente; Stria bianca. del Sergont (segno di insufficien~a surrenale) stria bianca dopo 20", che scompare dopo 2 minuti ; Segno del Maranon (per la tiroide) incerto; Riflesso ·oculo-cardiaco. (Se.~no di Dagnini-Aschner) ~olso da 72 a 62. La presaion.e sul bulba provoca legt;ero dolore. R s3piro 13' m , pressìon") 110-60 (Pachon); Rifles.<so pilo-motore, non determina eretismo dei peli ; Segno del Somo~yi nell'ospirazior1e le pupille a ccennano a. restringersi; Segno di Erben, polso 73 scende a. 69. PRO~E FAR~UCO·DlNAMICHE.

Prodotti a pre<lon11inanza parasimpatica.. 10 Rea~ione alla pilocarpin\\ (cloridrato) inie~ÌO!l") intra.muscolare di l ctgr.

in l c.c. di acqua.. Prima d eUa. inazione pol.;o per minuto 75. D opo 5 minuti: !'OlBo per minuto 71 Id. h l Id. id. Id. 72 Id. 20 Id. Id. Id. 73 (inizir\ salh·a~i'lne, sud <>razione) id. 30 Id. Id. Id. 72 (o:>ntinua ~olalorroa e sud 1ra.zione oon tosse o so·t~o di nelo al torace. Rlfle.!&:> ooul<:>oardiooo 72-UO) Id. Id. id. 72 (oomlnoia a dltuluulre l dleLurbl) . Id. Id. Id. ritorno al normale.

2o Reazion3 a.ll'atr.;>pina (iniezione intra·nu><nla.re di l mmgr.). Primi\ della. inbziorte p.>ls:> per minut:"> 78, prt'lssioa > 115-6:> IPa)h on).

l

O.>-.o 5 miu!ttl: poho por minuto 73 precnione 125-6) (Poohon) Id. IO id. id. id. 90 Id. 135 -EIO •raollioa.rdla.oon dilatazione p upUlare Id. 20 Id. Id. Id. 90 id. 125-60 continua. dllata~lone pup"llru-e e ta· obloa.rdia e senso dlseoobezza alla gola Id. 85 Id. Id. 125·60 Id. ' 5 Id. id. 85 ritorno o.l normale. id. 1 ora Id.

PRODOrrt A PREDOMlNA.NZA SU.IPATICA •

•t

Reazione all'arlrenalina.. - ( [nier.ione intramuscola.l"e di l mmgr.}. Pri ·nB d >Ila iniaziot~") poi ;o al m in uto 75, p re33ion~ 110-6) (Pachon). o mlmtr.l: t>olso al roluuoo 9!1 pre<slone 12\HlO id. 10 Id. Id. Id. !15 Id. 12 HlO to.~·11o •td ia , Pl\ll:>r-e doila taooia. mldria Ji Id. id. 95 Id. 120·65 Id. 20 Id. Id. 30 id. Id. id. 95 Id. 1~0-6<1 Id. 10 Id. Id. Id. \IO Id. 120-60 ahbonlante mlnzlooe 1<!. 511 Id. Id. Id. 85 Id. 120·80 Mcenno alla soorupar.;a del sintomi Id. SI Id. Id. Id. 75 Id. ritorno al normale.

U OP)

);"e.!r\t.Ì\'0. la ricerca dello zucchero dopo un'ora., due e tre.


SUI SINGOLARI RAPPORTI TRA IL CRER.ATOCONO, ECC.

PROVA CON ESTRATTO GHrANDOT...ARE, (tiroide)

469

f. Thyroid.-gland.

(Parke-Davis). Prima della. iniezione polso al 01inuto 75, pressione 110. Dopo 5 minuti: polso &l minuto 76 presstono IlO Id. Id. 75 Id. Id. 110 Sd . lO Id. 20 id. Id. Id. 75 Id. l! O !d. 75 Id. Id. :m Id. Id. llO Id. Id. '0 IlO Id. Id. 75 Id. Id. 50 Id. Id. Id. 75 Id. 110

CONSIDERAZIONI.

n diverso grado che la concomitanza delle due malattie ci offre nei nostri due casi ci dà subito àdito ad una. prima importante considerazione: L'idea che l'una. forma. possa essere stata ca\tsata dall'altra, come dimostrerebbero Axenfeld e Seefeld, nel nostro quadro viene scartata completamente inquantochè pur volendo ammettere nel secondo caso una dipendenza. fra. esse, non lo potremmo giustificare nel primo in cui abbiamo assenza completa di neo-formazioni limbari. Ma anche a prescindere da. questa. chiara dimostrazione che i nostri due casi ci forniscono, come noi potremmo giustificare la. comparsa di una ipertensione per un disturbo di circolazione limbare seriza l'intervento di altre cause più importanti? A mio p arere sembre1·ebbe troppo piccola la causa per un effetto tanto grande. N è gli invocati disturbi di nutrizione ci d arebbero ragione di una ectasia cosi rilevante della cornea. inqnantochè noi sappiamo che in certi casi di congiuntivite linfa.tica. si può costituire allimbus un vero e proprio cingolo di .flittene che senza. dubbio provocando alterazioni nella circolazione può apportare disturbi di nutrizione alla cornea: eppure il cheratocono non si produce neanche in quei casi in cui le effiqrescenze hanno lunga durata. E poi, ammessa anche per un momento una ipertensione, come si spiegherebbe la sua facile scomparsa quando ancora esistono le cause che l'avevano prodottat Ed una ipertensione per quanto grande possa essere può da sola provocare lo sfianca.mento della cornea e quindi il cheratocono senza il concorso di un particolare stato anatomico della cornea stessa, Y No evidentemente. Una grande pressione da sola non può produrre l'ectasia della cornea quando in questa non concorrono, diciamo così, speciali condizioni predisponenti. A maggior chiarimento cito il glaucoma. Noi in certe forme cliniche di questa. affezione pos~ia.mo riscontrare tensioni elevatiRsime, senza che si produca lo sftancamento della cornea, anzi quando questa membrana possa modificare la sua cUI'vatura, la modifica riducendo la.; mentre nel buftalmo, per esempio, la cornea e la sclera che non hanno la resistenza normale dell'adulto, pur lasciandosi distendere dall'aumento della tensione oculare, nello sviluppo della deformazione seguono un processo tutt'affatto differente del cheratocono. Perchè questot


470

SUI SLNOOLARI RAPPORTI TRA IL CHERATOCQNO, ECC.

Le ragioni sa,rebbero allora da ricercarsi in una speciale intima disposizione dei vari elementi del tessuto corneale st.Cti80 dipendent-e verosimilmente da disturbi distrofici ontogenetici che maneherebbero nella mega.locornea in buftalmo, malgrado il s uo debole potere di resist-enza. L·ammissione di Plant e cioè che il cheratocono sia originato per alterazioni dell'endotelio e della Descemet secondo un meccanismo simile a. quello cbe presiede allo sviluppo del cberatocono sperimentale del coniglio, non esclude l 'intl uenza nella patogenesi dell 'affezione di speciali dil!iturbi umorali. Lo stesso dicasi per l'opinione dello Stellwag che vede la causa del cheratocono in una diminuzione della resistenza della cornea., legata o a lesioni infiammatorie o ad una cheratite che esisterebbe anche nei casi, in ctù la cornea si presenta apparentement-e trasparente, e mediante l'int-ervento di un attmento di pressione intraocula.re dovuto ad ipersecrezione di umore acqueo ma anche qui sotto la dipendenza di speciali disfunzioni armoniche. N ci nostri due casi non possiamo parlare di ipertensione giacchè il tono non è stato mai elevato e si è a.ggi.rato sempre intorno a valori normali. Riassumendo possiamo dedurre che il momento etiologico del cheratocono è da ricercarsi in particolari disposizioni intime del tessuto corneale stesso, in dipendenza di lontani disturbi generali dell'organismo, senza. di che ogni tentativo di spiegazione sarebbe vano. Giova. ricordare che la d eformazione corneale prodotta nei conigli da. H.is e da Elschnig media.nt.e lesione prat icata nell'endotelio e nella Descemet era. di poca. durata. (lO giorni al massimo) e ciò in assenza. di disturbi ormonici generali. Ed ora pa.s~Siarno a brevi considerazioni sui rilievi che i nostri ammalati ci offrono nel loro e.~ame generale. Entrambi presentano micropoliad enia. diffusa. con sviluppo somat.ico deficiente, facies adenoidea e sviluppo infantile dei genitali esterni; queste anomalie si possono mettere in rapporto allo stato linfatico o timo-li.n,fatico o ad insufficienza. ipofisa.ria.. L 'accenno alla ginecomastia ed alla disposizione femminea dei peli del pube e della faccia del primo caso, lo possiamo considerare come segno caratteristico del cosiùdetto eunuchù;mo ed eunucoidismo dovuto ad alterazioni testicolari primarie o secondarie o ad altre anomalie di altre ghiandole endocrine, ipofisi soprat utto. (Pende). L 'esame del sangue e del secreto congiuntivale è stato positivo sia. per gli eosinofili che per i linfociti; questo comportamento è stato messo in rilievo dalla quasi totalità degli studiosi del catarro primaverile. L 'ipoevolut i,smo ematico è sintomo di quasi tutte le insufficienze endocrine (iperfunzione od ipoftrnzione della tiroide, iposurrena.lismo, ipogenitali.mlo, ipo ed iperpituitarismo, diatesi vagotonica, essudativa) ed è spesso in relazione ad uno stato di iperplasi~ o di ritardata involuzione dell'appa.rato linfat..ico, rù·onos6bile spesso dalla micropoliadenia. diffusa. puJpabile con ipertrolia delle tonsille e con aumento dél volume della. milza. (Pende). I nostri ammalati presentano in parte questi caratteri: in entrambi abbiamo rniCI·opoliadenia diffusa e modica. ipcrtrofia delle tonsille nel l 0 caso. Positive sono ~ta.te a.nche le prove sulla funzionalità neuro-ghia.n-


SUI S!NOOLAlU RAPPORTI TRA IL Cl!ERATOC"ONO, E CC .

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dolare &d eccezione del segno di Maranon per la tiroide. Questo segno sembra però più di eccitazione simpatiea che di deviazione tiroidea. Il dermografismo o segno di Polinski implica un disquilibrio organo . vegetativo ed è positivo nella grande maggioranza degli iposimpatico· tonici (vagotonici). Lo stesso possiamo dire per il riflesso oculo-cardiaco e per il segno di Somogy e di Erben che sono stati riscontrati presenti. Per quanto scarso vaiore oggidl venga dato alle prove farmaco-dinamiche, pur tuttavia possiamo dire che queste prove con prodotti a predominanza parasimpatica (pilocarpina-atropina) sono state entrambe positive. Per la pilocarpina a.bbia.mo avuto in tutti e due i casi un evidente rallentamento del polso subito dopo ~a iniezione e cioè nell 0 caso di 6 pulsazioni al 20° minuto e nel secondo caso di 4 pulsaZioni al 5° minuto, con l 'aggiunta di una più spiccata esagerazione del riflesso oculo-cardiaco. Questi fenomeni intensament-e accusati indicano una predominanza del ,a.rasimpatico e qtùndi un aumento di tono nel sistema autonomo (Vago). Per l'atropina nel primo periodo corrispondente all'eccitazione del nervo riscontriamo in tutti e due i casi un rallentamento del polso e cioè nel l o caso da 80 pulsazioni iniziali siamo scesi dopo cinque minuti a 76 pulsazioni mentre nel zo caso da pulsazioni 78 iniziali a pulsazioni 73 dopo 5 minuti, mentre nel secondo periodo, oltre aJla dilatazione pupillare e secchezza alla gola notiamo una spiccata tachicardia con 95 pulsazioni nel l o caso e 90 pulsazioni nel zo. Queste reazioni sono accentuatissime nei vagotonici mentre sono :poco sensibili nei soggetti neutri o simpaticotonici. La prova con la adrenalina. anch'essa è stata positiva per la va.gotonia: i suoi due maggiori segni sono: l 'assenza della glicosuria e l'aumento della pressione massima; nel l 0 caso infatti si è innalzata. da 115 a 125 e nel 2° caso da 110 a 120. Nella prova con l'estratto ghiandolare di tiroide il criterio di maggior valore è dato dal comportamento del polso che nei nostri due casi si è :pochissimo modificato; nel 1o caso infatti notiamo un leggero aumento di tre ptùsazioni sulle iniziali al 5° minuto, e al 10° minuto, mentre nel 2o caso sale di una. pulsazione sulle iniziali, al 5° minuto. Questo comportamento lo possiamo riferire a. leggiera. insufficienza della. tiroide. N oi troviamo adunque nel nostro esame del rilievi che attribuiamo ora ad una ghiandola ora ad un 'altra, ma questo ce lo possiamo spiegare benissimo quando pensiamo alla solidarietà fisiologica che esiste fra esse, solidarietà che riguarda per lo meno una porzione degli ormoni secreti d!ll ciascuna (Pende) . Prima di venire alle conclusioni è bene fare qualche considerazione sul catarro primaverile in rapporto alle sta.gioni e sulla predilezione sua e del cheratocono di manifestarsi nei soggetti giovani ed in prevalenza di sesso maschile. Che il catarro primaverile accenni alla sua recrudescenza con il sopraggiungere della. primavera, ce lo possiamo spiegare ammettendo che nei :periodi di ma.ggior calore sia più accentuato il disturbo della funzione ormoni ca, e soprat utto per diminuita attività dei surreni. È ovvio infatti pensare che l'organismo di fronte alle diverse modifica.zioni evolutive ed involutive che le esigenze della vita gli imprimono


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nel passaggio delle varie fasi del giorno, della notte, e delle sta.gioni, possa. modificare il sno eqnilibrio interormonico. Un esempio dimostrativo noi l'abbiamo nel sonno fisiologico in rapporto alle stagioni: da tutti infatti è sentito, specialmente dai giovani, il bisogno di dormire di più in primaver&. anzichè nelle altre stagioni, e v'è anzi un motto che dice: «aprile dolce dormire ,, . Ebbene questo fenomeno ce lo spieghiamo ammettendo una. maggiore preponderanza del gruppo ormonico eccito-anabolico ed autonomotropo su quello eccito·catabolico e simpaticotropo. Altro esempio: è noto che durante i mesi caldi gli individui a caratterecollerico aumentano il tono della. loro irrascibilità. Perchè ciM L'azione del caldo isolatamente presa, non spiegherebbe la prevalenza del sistema autonomo sul simpatico senza il concorso di una accentuazione di quel disquilibrio ormonico che ha impresso in questi individui i caratteri della vagotoo.ia.. Per la stessa considerazione a me sembra. non doversi dare alcuna. importanza alla teoria dei raggi luminosi rite11uti provocatori di una malattia di una cosi lunga durata quale il catarro primaverile. n carattere che ha questa affezione di presentarsi nei mesi caldi & con remissione nell'inverno, ha fatto sl che alcuni autori pensassero ad un rapporto fra essa ed il calore e la luce, e perciò è stata confusa con alcune· forme cutanee con le quali era stata osservata. in certi soggetti (psoria!ii guttata, prurigo, hyùroa estival Kreibik, avendo riscontrato in individui affetti da prurigine estiva degli ispessimenti al limbo corneale, li identificò per quelli del catarro prima.ve1·ile e cosi definl questa. forma come eczema solare della congiuntiva. Egli avvalorava la sua opinione col fattoche fasciando gli occhi affetti gli ispessimenti limbari subivano un processo di regressione. Io qui non discuto quali identici rapporti istologici potessero avere questi ispessimenti con le vere formazioni limbari del catarroprimaverile, nè riporto per debito di brevità, le varie opinioni che si ebbero pro e contro quest:1 veduta, mi limito solamente a mettere in evidenza qualche esperienza di contro-prova, che ha potuto dimostrare l'erroneità della opinione di Kreibik. Degno di rilievo mi sembrano in vero le esperienze eseguite nella clinica di Roma dal dott. Donato Lo Russo. Questo autore avendo trattato con l'apparecchio Fin.sen degli ammalati di catarro primaverile non osservava. nessun peggioramento nè snlle formazioni della congiuntiva palpebrale, nè su quelle limbari e concludeva cosl: '«la mucosa, pur reagendo più o meno intensamente dopo l'irradiazione, una volta regreùita la fase reattiva, ritornava allo stato primitivo, senza mostrare nè miglioramento, nè peggioramento ,. Dunque se i raggi fossero la causa del catarro primaverile noi avremmo dovuto avere un peggioramento costante! (Lo Russo). Alle stesse conclusioni veniva Bayer, sostituendo al bendaggio oeclusi vo di Kreibik un vetro di orologio chiaro: osservava negli ammalati la scomparsa di tutti i sintomi della malattia. Con queste dimostrazioni abbiamo anche altri fatti che ci fanno convincere del contm.rio. D alle statistiche di diversi autori noi rileviamo che il catarro primaverile si riscout.ra con prevalenza nei paesi a clima caldo, mentre è raro nei paesi nordici. Una stati.sLica di uu decennio fornita dal prof. Trista.ino


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sugli ammalati della clinica di Palermo su 56.243 ammalati d'occhi ne dà 98 con primaverile, cioè 0,18 %; questa percentuale è assai alta se conf>i<leriamo gli sca.rsissimi numeri segnalati nelle altr(\ regioni. Orbene noi .sappiamo che il clirpa. delle isole, a causa delle continue oscillazioni di temperatura a cui è soggetto, si presenta sovente carico di umidit.à. DoVTemmo allora avere eccezionalmente qualche caso di fronte ad una. grande umidità assorbitrice dei raggi attinici, ma i fatti ci dimostrano il contrario ed invece nelle alte montagne dove c'è clima asciutto con minore .assorbimento quindi di raggi ultra violetti, · i casi di catarro primaverile si presentano con estrema rarità. Chi durante l'lùtima grande guerra a.VTà .avuto la ventura di prestare l'opera sanitaria fra le truppe alpine aVTà potuto constatare quanto asserisco. n fatto della predilezione che hanno il catarro primaverile ed il cheratocono di svilupparsi nei soggetti giovani ce lo spieghiamo sapendo appunto che in questa età si ha. una ipofunzione surrenalica fisiologica e quindi una minore produzione di adrenalina, la quale determinando un disturbo nel .simpatico viene ad innalzare il tono del sistema vagale. Questa spiegazione sembra più vera quando pensiamo ai benefici effetti della adrenalina sul catarro primaverile e l'assenza delle due malattie negli individui adulti, in cui la produzione adrenalinica viene ad essere normale. Similmente per la frequenza di entrambe nel sesso maschile pensiamo che nella loro genesi abbia una preponderanza maggiore l'ormone testicolare su quello della ovaia. Che il disquilibrio ormonico genitale abbia una parte assai importante nella determinazione delle d ue malattie, ci viene dimostrata dai segni di ipoevolut ismo genitale dei nostri due ammalati. n caso riferito dal Lagrange di una donna operata di istero-annesiectomia e guarita dell:1 r ecidiva, di catarro primaverile con somministrazione di ovaia, parlerebbe in questo senso. Un altro fattore che bisogna considerare nei nostri due casi è la stretta consanguineità fra essi; ciò farebbe pensare ad una tendenza comune d elle d ue malattie allo sviluppo ereditario. Molti autori (Vetsch, Angelucci, Botteri) hanno riscontrato il catarro primaverile in due membri della stessa famiglia, mentre per il cberatocono qualche autore ne ha prospettata l'origine ereditaria. Certo che allo stato presente delle nostre cognizioni niente possiamo dire di più di quello che ricaviamo con le esperienze cliniche e quando noi vogliamo affrontare il problema del come avvenga lo svolgimento intimo umorale nella determinazione di questa o di quell'altra malattia siamo costretti a fare delle induzioni in base a.i rilievi clinici. Le esperienze del Cavara sugli ormoni sensibilizzanti per quanto con risultati assai incerti .avrebbero qualche punto di contatto con quello che noi ricaviamo dallo studio dei nostri ammalati. Chiud o questo mio lavoro con le parole del prof. Nicola P ende, il quale nella sua. pregevole opera sull'endoclinologia cosi dice : « Solament~ un « giorno, quando la chimica fisiologica, con il concorso della istologia nor« m ale e patologica sarà in possesso di una tecnica più precisa di fronte ai <~ prodotti ghiandolari di costituzione labilissima, potrà dare una giusta <e conferma ai fatti clinici sui quali noi oggi fondiamo le nostre con <~ e lusioni >>.


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SU I '3INOOLAJU RAPPORTI TRA lL CRJ,:RATO ::ONO, ECC.

CONCLUSIONI. Dall'esame dei nostri due ammalati noi rieaviamo un complesso di manifestazioni generali che po:;sia.mo attribuire, sia ad alterazioni dell'apparato endocrino, sia a squilibrio del sistema nervoso vegetativo, nel senso che abbiamo trovato alterazioni a carico del simpatico, con prevalenza del sistema antagonista (Vago). Ma noi sappiamo che il tono del sistema nervoso vegetativo rimane connesso col sistema endocrino per mezzo di stretti rapporti fisiopatologici, siccbè l'ipofunzione simpatica quale determinante della vagotonia, sarebbe in dipendenza dell'alterata funzione ormonica della ghiandola snrrenale (parte corticale). Per il risultato dell'esame dei nostri due pazienti possiamo ammettere di aver riscontrato la sindrome dell'Angelucci e quella di Lodato-Tristaino che riconnettono disturbi vascolari a disfunzioni delle ghiandole a secrezione interna. In quanto alla concomitanza del cheratocono e del catarro primaverile possiamo ammettere un'origine comune per le seguenti considerazioni: l o Perchè rimane esclusa l'ipotesi che l'una forma possa essere conseguenza dell'altra; 20 Perchè è unilaterale l'opinione che il cheratocono possa formarsi ]per r agioni locali e per alterata pressione intraoculare ; 3o Perchè tanto nel cheratocono quanto nel catarro primaverile si trovano particolari stati dell'organismo (stato linfatico e timo-linfatico) ; 40 Per la predilezione di entrambe a sYilupparsi negli individui giovani e prevalentemente di sesso maschile.

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SUl SINGOLARI RAPPORTI TRA IL CBERATOCO~O, E CC.

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SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA. FxoURA l. - Aspetto cli.uico del catarro primaverile a forma mista e cheratocono in O. S. nell'ammalato R. A., di anni 19. FIGURA 2. - Aspetto clinico del catarro primaverile, forma semplice con cheratocono in O. S. nell'ammalato R. G., di anni 26.


NOTE DI

IGIENE PRATICA

IL per il prof. Nicola Bnml, tenente colonnello medico

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n problema del pane ?o Ol!gi e del :resto, più o meno, sempre di grande attualità, e trae con si' u11a quuntità notevole di questioni cl1e interessano, oltre la fisiologia e !"igiene de~l'aliment.azione, immensamente anche l'economia nazionale, perchè pct· parecchie popolazioni. fra le quali pttrticolarmente la nostra. il pane è l'alimento fondamentale Ìll quanto fomisce la maggior parte degli idrati di carbonio necessari al fabbiso~rno alimentat·e e psu·te delle proteu1e, come vedremo. Difatti Ja qualità fin<' d C'l pane contiene circa il 4:'1 ~'o di idmti di carbonio, il 6-7 di proteme e solo il 0,8 dì grassi. E siccome quasi dovunque le popolazioni sono in contmuo accrescimento e le condizioni fitHmziarie vanno gradat.amente migliorando, così il consumo del pane è scinpro in n.uroento ed in c~,nl'eguenza aumenta pure il fabbisogno dol grano. P erciò duppertutto si CC'rca d m ensificare la produz.ione di questo prezioso <·creale estendendone la cultura e mig liorando i sistemi dì concima-zione. Andranno però sempre di pari passo l'aumento dì produzione e le maggiori richie· ste di consumo? Auguritlmocelo. lntli.nto però pensiamo ad utilizzar bene il prodotto di cui possiamo disporre. E qui entriamo nella grande questione dell'abbura.t.tamento. È utile abburattare la farina ad un ta~'<o elevat,o ovvero è economicamente dannoso ? A prima vista sembrerebbe che quanto maggiore prodotto noi e.<>traiamo dal grano tanto nHL$!giore rendìrocnto economico potessimo rilevame, però è questo un ragionamento tt·oppo sompljcista poichè il problema deve essere mvece ric;uardato dal punto di vista della reale utilizzazione, in qua:nto i l valore delle sostanz nutritive è ra. presentato non tonto dalla cifra che no mdica la composi· zione chimica quanto dal grado dì utilizzabilitt\ dì esse. Nel grano, è vero, sono cont enuti tutti g li elementi nutritivi, comprese gran parte delle vitamine, però menI re per ~li idr~tti di carbonio non vi è discussione perchè sono perfettamente utilizzati ed il grosso poco mtoressa perchè in quantit,à. trascurabile, per le proteine lu utili~;zazione da parte dell'organismo umano è assai discutibile. Un tempo, par· tPndo appunto uniC(tmente da criteri teorici, si era c eduto di fare un buon affare panificando tutto il prodotto del grano. Così sorsero i ,pani detti mtegrali, tipo Grahm, Gelink e Antispire, però all'atto pratico si vido che la utilizzazione delle proteine era scarsissima anche ridu cendo la crusca in polvere finissima. Si r icorse pure ad artifici speciali por reru.lere que.'!te prot.eine attaccabili dai succhi digc·stivi e si ebbe il cos idotto pane Fruges, prodotto con grano al quale si faceva subire un trattamento speciale preventivo. cioè si inzuppava di acqua prima della mocinazione, in modo da rÌS\'egli.are i processi gennmativi, nella credenza che gli enzimi sp1·igionati dall'embrione idrolizzassero le proteme e le rendessero m tal modo attaccabili dai succlù en tQdci. P ea·ò anche per questQ tipo di pane le esperienze laumo confermato che le proteine, non solo non vengono utilizza.te, male particelle ct·uscali trascinerebbero nelle feci 1ma quantit,à di azoto delle proteine carnee, quindi una vera perdita anzichè un vanta_gcrio. Detto questo è peralti'O doveroso a.f(giungere che in seguito a.i resultati di espe· rimonti molto recenti parrebbe che il concetto sfavorevole a riguardo della utilizznzione d elle proteine del grano dovesse essere mod.ifìcato in quanto le dette ricerche avrebbero dimostrat-o che J'intQst.ino umano si abitua anche alla utilizzazione di tali proteine. P erciò se pure all'inizio della sommmistrazione l'assorbimento dell'azoto sotto tale forma. è quasi nullo, dopo qualche mese sarebbe invece ben marcato. l\! a. a dir vero, queste ricerche SOllO ancora limitate per poter distruggere la con· vit17.ione della non ut ilizmbilità, dato a n che il fatto che è da. prevedere che esistano differenze da individuo Il mdìviduo, quindi solo un controllo su vasta scala potrà. garantirci.


NOTE DI IGIENE PR1\TICA

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È per questo che fino ad oggi generalmente s i riconosce che gli alti abburattamenti ai quali si ricorse presso le varie nazioni durante la. guerra (fino a.! 90-95%) furono un errore economico, poichè col falso mirag1.,>;o di una maggiore utilizzazione del grano da parte dell'uomo fu sottratto agli animali un alimento prezioso quale è la crusca, che essi utilizzano perfettamente, e che poi ci rendono sotto forma di ottima carne. Poichè indubbiamente l'alimentazione umana è strettamente legata a quella degli animali. Difatti si è visto che quando in Italia, per falsa demagogia, il Governo fu forzato (è questa la giusta parola) a mantenere il cosidetto prezzo politico del pane, cioè un prezzo inferiore al valore reale, i contadini trovarono conveniente somministrare agli animali il grano, perchè più economico, al posto di altri cereali e leguminose. D 'altro canto il lasciar nella farina una quantità piuttosto elevata di tegumenti cruscali rappresenta. una frode, in quanto che essi hanno la proprlet!ì. di trattenere, anche ad elevata temperatura, una quantità di acqua corrispondente a 4-5 volte il loro peso, tantochè i pani integrali contengono fino al 48 % di acqua, e la frode.appunto sta in questo che si aumenta, è vero, la resa ma si vende crusca per farina e acqua per pane. Vi è poi il fatto che il pane di farina ad alta resa non viene così bene imbibito dai succhi digestivi come quello bianco, e poiché dalla maggioranza è meno gradito lo spreco è evidente. I contadini del resto col loro intuito pratico (scarpe grosse ma cervello fino) hanno capito che è meg lio la crusca darla agli animali e perciò consumano pane ben bianco e lo consumarono anche durante la guerra. Piuttosto non sarebbero da trascurare alcune esperienze fatte a Bergamo, oi0è l'a~giu tta alla f u·i na di e.<~tratto concentrato di vina{)cia di uva bianca e di polvere di latte. Di questi due prodotti., dei quali in Italia vi è &bbondanza e che non vengono completamente utilizzati, i l primo è ricco di zucchero e di fermenti e la farina di latte è ricca di proteine facilmente digeribili e di zucchero anch'essa. Quindi ambedue tali sostanze aumenterebbero il valore alimentare del pane e ne migliorerebbero la qualità rendendolo anche più bianco. Ma a parte questi esperimenti di p.ani.fìcaz.ione speciale, che banno bisogno ancora di esperimenti per vedere fra le altre cose se si conformano anche al gusto del consumatore, nell'intento di un razionale sfruttamento del grano, più che all'aggiunta. della crusca al pane è utile rivolgere l'attenzione ad una migliore utilizzazione delle altre parti del eeme, n el qual senso vi è ancor molto da fare. E qui entriamo nel campo tecnico industriale della macinazione e della pani.fi'caz.ione. Con la macina.z ione noi vogliamo innanzi tutto ridurre il grano in farina el al tempo stesso separare la parte legnosa. ed il germe che sono poco adatti alla alimentazione. Un tempo, con le gramole. si macinava tutto il seme e poi con J'Ahbura tt.nm~nt o si a.~portavano le parti legnose, operazione però che riusciva sempre imperfetta. Con l'adozione dei molini a cilindri si è riusciti a separare le varie parti del seme contemporaneamente alla macinazione, ottenendo svariate qualità di farina fino a dei tipi bianchissimi al 60-65 % ed anche meno. l\fa non a questo solo si è arrestato il progresso nella industria molitoria perchè oggi il grano, dopo averlo ba~ato, mediante apposite macchine si scorteccia prima della macinazio.n e in modo che quest'ultima si effettua poi più facilmente, non solo ma avendo privato il grano, preventivamente. della ceUulosa.. si ottiene una farina più bianca anche con una resa abbastanza elevata. E questo rappresenta un reale vantaggio economico. E vediamo adesso brevemente come la panificazione deve essere regolata per rispondere a sani criteri economici ed igienici. Il primo procedimento per la trasformazione della farin.a in pane è l'aggiunta del!" acqua per poter fare l'impasto, e precisamente a 100 parti di farina se ne aggiungono 70-BU di acqua .Di questa una parte evapora durante la cottw-a ed una parte, vat;abile a seconda della qualità della farina e della modalità. di cottura, resta nel pane e ne determina l'umidità, che varia fra il 25-30 % ma in alcuna q ua lità. può es.'Sere anche superiore, in q uella integrale per esempio si può arrivare anche a l 48 °/0 • Ora il grado di umidità del pane deve essere ben controllato poichè ha. importan7.a per la conservazione e d'altro canto può rappresentare anèhe una frode bella e buona.. Secondo la nostra legislazione la fissazione di tale dato è demandata ai regolamenti di igiene munici· pale, però sarebbe desiderabile che intervenisse Wl p1·ovvedimento di Stato per stabilirla in modo uniforme. 6. -

Gio.-nale di medicìna milita.-e.


NOTE DI I GIENE PRATICA

Ma. l'acqua. che serve per l'impasto, oltrechè per il grado di umidità che confa. risce al pane, interessa la. pa.nifica.zione anche sotto un altro punto di vista, cioè per l'influenza che esercita sulla fermentazione della pasta, poichè non tutte le acque rispondono ugualmente bene per tale processo. L'esper1enza comune ci insegna. ad esempio che in due dive1-se città. con la stessa farina., in una il pane riesce ben lievitato e gnstosissimo, in un'altra. invece, anche assai v icina., non avviene altrettanto. P erchè questo7 Non è una. suggestione del gusto, è una. realtà, ed oggi forse possiamo darcene ragione pensando al potere radioattivo che posseggono le acque. Ora è dimostrato che la radioattività ha influenza. sulla. vita. dei fermenti poichè, se è in misura limitata, ne esalta. l'attività, esercitando una vera e propria azione catalizzatrice. Perciò dato che, come vedremo, la fermentazione è un punto importantiesimo della pe.nificazione. la. radioattività delle acque m eri-

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terebbe uno studio a pprofondito anche allo scopo di accertare se in quelle che ne sono prive potesse tale proprietà provocarsi od esaltarsi artificialmente, come pure meriterebbe uno studio accurato l'influenza che ha. la. durezza dell'acqua e quali tra. i sali che la determinano maggiormente influenzano la. fermentazione. Ed anche tale ricerca è assai importante poichè appunto si è visto che alcune sostanze, quali ad esempio i sali alcafuù dell'acido bromico e dell'acido jodico, in piccoli ssime quantità attivano efficacemente l'azione dei fermenti, pana.rii, mentre in quantità elevate inibiscono addirittura la. fermentazione. Una. volta impastata la farina, ed ormai l'impasta.zione nei forni pubblici si fa dovunque mediante le impastatrici, e dove ancora non si fa sarebbe conveniente imporla abolendo senz'altro, per ragioru igieniche, l 'impastazione a mano, la pasta. deve rigonfia.re. perchè il pane riesca soffice. n s istema. più antico è quello di farla rigonfiare con la fermentazione, che si ottiene mediante l'aggiunta di pasta acida conservata da una precedente fabbricazione del pane (lievito). La fermentazione che in tal modo si determina è un processo microbico, ma. non unico, bensi duplice, cioè la fermentazione diastasica. o zuccherina., con la. quale l'amido si trasforma. in zucchero, e la. fermentazione alcoolica, per la. quale lo zucchero si trasforma. in alcool. I n ta.le prOcesso si prod t1cono inoltre varie sostanze che danno sapore gradevole al pane, ed acido carbonico, il quale è trattenuto dal glutine (che è una sostanza azotata. collante). e fa rigonfiare la. pasta. Ecco perchè le farine che non hanno glutine, come t~.d esempio quella di soja., non sono adatte, da sole, alla. panificazione. L'alcool invece va. perduto, ma vi è chi ha. pensato che sarebbe utile ra.cco~lierlo. Questo però, come abbiamo detto, è il processo primitivo di rigonfiamento della pasta., che non dà un prodotto così eccellente quale sarebbe desiderabile, poichè il lievito di pasta conservata da precedenti fabbricazioni contiene molti altri germi oltre quelli utili a lla. fermentazione pa.naria, i quali fanno pure fermentare l'amido, ma danno luogo alla formazione di prodotti secondari e specialinente di acido lattico. P erciò questa. fermentazione non è affatto utile, poichè consuma. amido inutilmente ed aumenta l'acidità. del pane. È per rimediare a. tale inconveniente che oggi nella. fabbricazione del pane non si impiega. più il sistema primitivo, della pasta acida, che resta ancora. t radizionale nelle famig lie d i campagna, ma si adoperano lieviti selezionati, cioè purificati dai germi delle fermentazioru collaterali di natura. batterica.. Non solo ma lo scopo ultimo al quale si tende è di ottenere tale fermentazione con un unico germe, quello che me(4lio risponde. E q ui rientra l'indagine prettamente scientifica, la quale dove risolvere il problema di isolare questo germe e conservarlo puro. Cosa. non facile poichè assa,i spesso, specialmente i germi delle fermentazioni micetiche, vivono in simbiosi con altri germi batterici, dai quali è ben difficile separarli. In ogni modo in commercio, a nche se non p urissimi, si trovano già o!!gi dei buoni lieviti selezionati, ed anzi in a lcuni Stati sono fissate per regolamento anche le qua litil. alle quali debbono rispondere. Pe rò il rigonfiamento della p~~Sta. che, come si è detto, è determinato dall'acido carbonico, può ottenersi non soltanto con la fermentazione, ma. anche con agenti chimici che sviluppano tale sosta.nzt\, quali ad esempio il bicarbonato di sodio unito all'acido cloridrico, ovvero con il carbonato di ammonio. Qllesti procedimenti hanno peraltro l'inconveniente di loscia.re nel pane alcune sostanze non completamente innocue, sopra.tutto il cloruro di soùio che gli dà un sapore troppo salato, quindi sono sistemi ormai completamente abbandonati. Invece un altro


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NOTI': DI IGIENE PRATICA

procedimento ha. trovato da lungo tempo larga applicazione, specialmente in Inghilterra, ed è il rigonfiamento della pasta mediante la inzufflazione di acido carbonico contenuto nelle bombole in forma liquida. È il pane cosidetto aerato (aerated bread). Questo metodo ha. il vantaggio di semplificare enormemente la preparazione del pane, perchè, eliminata la fermentazione, si passa direttamente dalla impastazione alla cottura ed è pure eliminata ogni perdita di amido essendo abolito l'inconveniente delle fermentazioni collaterali Oltre a ciò esso permette. · anche l'uso di farine che contengono poco glutine. Ha un solo svantaggio, cioè quello di non dare al pane quel sapore caratteristico che gli conferisce la lievitazione, però sembra. che a questo si rimedi con l'aggiunta di un po' di malto. Indubbiamente i vantaggi dell'aerazione sono assai evidenti, ma vi è da accertare se il pane cosi ottenuto, a parte il gusto, è anche altrettanto digeribile come quello fermentato, poichè il nostro tubo gastro·enterico è ormai atavicamente abituato a digerire quello lievitato. E veniamo all'ultimo tempo della panifìcazione, cioè alla cottura, con la quale si arresta la fermentazione, e l'amido, già. parzialmente modificato dalla lievitazione, si trasforma in destrina e glucosio. Oltre a ciò il calore del forno perfeziona il rigonfì.a mento della. pasta; in quanto il vapore d'acqua che si sviluppa nell'in· terno della pagnotta, unito all'acido carbonico, ne dilata. maggiormente i pori e quindi aumenta la sofficità. della mollica. · Affinché peraltro la cottura riesca bene la temperatura del' forno deve essere di 250-275° C. ed in tale ambiente il pane deve restare circa 30-40 minuti, La. temperatura che il pane raggiunge d-urante !11. permAnenza n el forr>o non è però uniforme cioè non è la stessa in tutte le sue parti, difatti è stato constatato che nella porzione esterna è di 125-140° ed all'interno, nel primo quarto d'ora sale a 90°, nel secondo quarto arriva a 105° e tale si mantiene per tutto il rimanente della cottura. È per effetto di questa differenza di temperatura che il pane non presenta lo stesso aspetto all'esterno ed all'interno. All'esterno si dissecca rapidamente e quindi indurisce assumendo un colorito scuro, dovuto ad un processo di carameliizzazione dello zucchero, ed è la crosta, all'interno invece rimane bianco e molle, ed è la mollica. Ora nel pane cotto bene il rapporto fra crosta e mollica deve essere in limiti adeguati (la crosta dev'eesere Alta. n ,m meno d1 4 mm. e non più di 5), ma se scaldiamo troppo il forno secchiamo eccessivamente la parte esterna fino a brucja.rla e lasciamo quasi cruda la mollica, la quale in queste condizioni è attaccaticcia, mentre deve essere elastica in modo che la infossa.tura lasciata dal dito rapidamente torni ad appianarsi. I nvece con una temperatura del forno troppo bassa il pane si asciuga di più e la crosta è più chiara ma. di maggiore spessore ed a.ssai~ura.

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L'inconveniente della non regolare cottura si verifica di frequente con i vecchi forni ad accwnulazione termica scaldati a legna, poichè non è facile pro lu si e mantenervi una temperatura costante, è eliminato invece con i forni ad aria calda, a vapore oppure ad energia elettrica, poichè in questi possiamo ott.enere la temperatura che più ci aggrada, realizzando al tempo stesso una notevole economia di combustibile. Ed anche questo è un sensib le vantaggio economico. Resta infine da acce1mare ad un'ultima questione quale è quella dei pericoli igienici che può rappresentare il pane. Tralasciamo di parlare delle alterazioni fraudolente, alle quali troppo lungo sarebbe anche il volervi solo accennare, per !imitarci al pericolo della trasmissione delle malattie infettive ed alle alterazioni mi· crobiche che il pane stesso subisce. · Abbiamo visto che la temperatura nella parte esterna della pagnotta supera i 125° C., ed all'interno raggiunge ed oltrepassa i IOOo per circa mezz'ora, Ora. questo calore, che ha la caratteristica di un calore umido, ci garantisce dell'uccisione dei germi patogeni non sporigeni, comyreso il bacillo della t•tbercolosi, e questo a noi basta, però tale garanzia. giunge fino al momento d a. estrazione dal forno, poichè, appena estratto, il pane subisce parecchie manipolazioni e non è escluso che da mani non troppo pulite possa essere inquinato, specialmente con i germi della difterite, tifo, colera ed altre infezioni intestinali. Quindi sarebbe buona. norma che nel locale stesso del forno il pane si involgesse in carta e sotto questa forma giungesse fino al consumatore.


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NOTE DI lOIENE PRATICA

Delle alterazioni microbiche quella più frequente è l'a.m.mu.ffimento, pericolo che è maggiore quando l'abburattamento della farina è fatto ad un tasso assai elevato, perchè, come si è visto, maggiore è la quantità di acqua che trattiene. Ora nel pane le muffe trovano un ottimo terreno di sviluppo a causa della reazione acida che es.<;o presenta, che è favorevolissima per lo sviluppo degli ifomjceti, ma non alt.rettanto per quello dei batteri. L 'ammuffimento è senza dubbio un danno notevolE!, poichè se pure le muffe non sono tossiche di per s è, in ogni modo diminuiscono ~en'ì tbilmente il valore nutritivo dol pane in quanto m scompongono i carboidrati e lo rendono ripugnante. Perciò è necessario che il pane, per potersi conservar~, abbia Wl contenuto di acqua. non superiore al 30 % e sia tenuto in locali bene asciutti.

••• Questa rapida corsa a traverso i vari problemi della panificazione dimostra quali e quante quèstioni siano ad essa connesse e come su ognun.a di esse la scienza possa e debba dire la sua parola. E ciò è assolutamente necessario nell'interesse dell'economia e dell'igiene. La panificazione non può più essere affidata al puro empirismo, che sarà forse un simpatico ricordo della vita patriarcale, quando ogni famiglia preparava d.a sè il pane quotidiano, ma che oggi contrasta con 1.) leggi economiche generali. E bisogna convenire che proprio noi, in Italia, più che in altre nazioni siamo legati· ad un particolarismo nella fabbricazione veramente ecc~sivo. Non parliamo delle differenze fra regione e regione, ma in una stessa. città vi sono diecine di varietà di pane. Ora que.'lto pot rà. s oùdisf u ·e il gusto, m '.l non coincide oon l'interesse generale, in quanto che anche il pane deve sottomettersi alle leggi economiche, cioè industrializzarsi, il che signifìèa. òttenère il masaimo rendimento col minor cos to. Basti dire che con alcuni impianti a.utomatici si può risparmiare fino al 40 % di mano d 'opera. E tutto questo beninteso senza danno del consumatore, ma anzi con un altro vantaggio, oltre quello economico, che è più facile il controllo della fabbricazione anche ds.l punto di vista igienico. Lo strano poi è che i sistemi di ps.nifìcazione più perfezionati sono stati adottati proprio dai paesi che consumano meno pane (anglo-sassoni e tedeschi) che non da noi ed in Francia che ne siamo grandi divoratori. Vi è poi da sperare che come nessuno oggi rimpiange più l'impastazione a ma.no, preferendola s. quella m ~èanica, molto più igienica e più umanitaria così ne.'lSuno dovrà. rimpiangere che il -pane si cuocia. nei forni a. riscaldamento a vawre ovvero elettrici anzichè m quelli a. legna. Lasciamo pure che nelle campagne e nei piccoli centri si continui t tt:>ra. a fare il pane ool metodo che ci tramandarono i nostri avi, là l'industrializzazione sarebbe un non senso, lasciamo pure che i buoni campagnoli godano ancora del soave odore della scopa ohe arde, qualche volta potremo goderne anche noi, ma. nelle città., dove il consumo del pane è notevole, si controlli la produzione e si impongano i sistemi che la scienza è l'industria oi dimostrano i più razionali ed economici, se ne avvantaggerà la qualità d el pane, l'economia generale ùella. nazione e l'igiene degli operai addetti all'arte bia nca.


R l v ·1STA S l N T E T l C A

LO STATO ATTUALE DELLE CONOSCENZE SUI TUMORI MALIGNI per il dottor Antonio MJadonna, maf!giore m('dico L'a~omento d ;indiscussa grandia:>ima impor-tanui. tiene in febbrile attività non solo i laboratoiri scientifici del mondo, ma. anche tutto il mondo civile, <'he ba quasi dappertutto costituito le leghe contro il cancro. Da alcuni anni anche in Italia è incominciata. la lotta contro il cancro. L'Italia non dev'es.<Jere seconda a nes..:;una altra nazione nel fervore delle ricerche biologiche, nelle quali altrove, ma sopratutto in America ed in Germania si profondono notevoli ricchezze per tentare di abbat.tere la mistel'Ì<)sa baniera che avvolge la patogenesi dei tumori maligni. Da noi ultimamente, per merito p1·ecipuo del Capo del Governo, con la costituziione dei Comitati Provinciali, è stata data. a tale lotta una. organizzazione statale. La sentenza di inetU"abilità del cancro a noi pervenuta. con gli scritt·i ippocra-

tioi, ora. non è pià tale : le statistiche comprovt\no i successi degli interventi pre-

coci. n cancro, clinicam.ente cart\tt~riz:r.ato da un tumore locale, apparente o nascosto, a seconda. dell'organo colpito, è un processo di auto-infezione dell'organmmo per mezzo delle cellule dell'organismo stes.'lO : cellule prolifen1te, invadenti e distruttrici dP.gli elementi normali con i quali esse entrano in conftitt.o. È dunque un'iniezione locale, senza ripercussione sullo stnto generale. Seconda.ria.mente, d opo un tempo più o meno lungo della SLla. evoluzione, sopratutto a. partu·e dal momento in oui esso si generalizza, il cancro agisce stillo stato generale modificandolo con le soppressioni funzionali dovute a. comprea:>ioni od a distruzioni di organi ed a fenomeni di intos.~icazione generale per l'azione nociva. dei prodotti elaborati, con modificazione del S!llngue e degli umori. Ciò po.r ta progressivamente ad liDO stato morboso, ad una vera malatt.ia ohe gli è propria, la cachessia cancerigna.

••• n problema dell'etiologia. del cancro, nonostante gli interessanti e complessi studi sperimentali, è ancora profondamente oscuro per il biologo e di conseguenza per il medico. Per la maggior parte dei tumori maligni dell'uomo noi ignoriamo del tutto l'agente catL~le od il meccanismo di insorgenza. Ora nessuno vorrà negare che un nemico mal conosciuto si combatte con grande difficoltà. Noi però dobbiamo avere fiducia nei pro~i della scienza biologica ; sta a dimostrare ciò quanto è stato fatto a. proposito della sifilide di cui ignoravamo l'agente causale vent.'anni fa. Nell'a.c;senzn. di una ben d~finita. conoscenza relativa al carattere ed all'origine del cancro, è naturalmente impossibile di stabilite qualsiasi fattore o condizione che pre<iispongono alla ma.la.t.tia, tranne che sopra 1ma base chiaramente statistica. Tali fattori devono necessar-iamente essere tolti da quelle cornLmi condizioni antropologiche, le quali colpiscono il genere umano come w1a spt..>cie : razza, sesso, età ed ereditarietà. RAZZA. I fattori della razza per sè sembra che non esercitino molta influenza sull'eventuale insorgenza del cancro. Cioè nessuna rozza sembra influire per i suoi propri caratteri, nè sulla disposizione, nè sulla immunità al cancro. SESSO. - Secondo alcuni si ritiene che la donna sia più preòisposta. al cancro ch e l'uomo. Hoffma.n dimostra che questa e.s.<:~erzione non è in armonia con i fatti. Apparentemente la sola parte che ha il sesso nell'insorgenza del.l a malattia è la determinazione della sede di e.'>Sa rispetto al corpo. Le sto.tist,iche dimostrano che nel.la. donna gli organi della generazione e specia.lment.e le mammelle, l'ut.ero e l'ovaia., sono le più frequenti sedi dei tumori maligni, mentre che nell'uomo la più


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comune sede è l'apparato digestivo e specialmente lo stomaco. Come differenza sessuale secondaria è meritevole di nota questa: che nelle donne nubili i cancri delle mammelle e delle ovaie sono il 41) per cento più frequenti che nelle donne maritate, mentre nel cancro dell'utero le donne maritate sono colpite più che il 73 per cento. AMBIENTE. Le condizioni del mezzo ambiente (geologiche od idrauliche) non hanno una notevole influenza nella morbosità. oa.ncerigna. ETÀ . Di tutti i fattori conosciuti per la eventuale insorgenza. del canoro, l'età. è quello afisai più costante e significativo. Qualunque possa essere la natura ultima e l'origine del cancro. essa è, senza questione, tma. malattia dell'età. E se all'età noi Rostit,uiu.mo lA. parola • senilità. •. perchA natttralmente qui non è quest.ione di anni, ma. di peculiari condizioni dell'età., e diciamo che il co.nc.r o è una funzione della senilità. ed anche della presenilità., noi diclùa-riamo una verità. quasi matematica. li fattore età. è, invero, l'equiva-lente della. regres.'lione delle cel· lule. Ciò può essere senilità locale, piuttosto che gener11.le. Ne è corretto dì dire che il grado della senilità. è la misura della disposizione al cancro, perciò non è nelle condizioni di un'atrofia senile avanzata. che il canoro è più atto a. manifestarsi, ma. piuttosto nell'inizio della. senilit.à. I tessuti e gli organi che cominciano a decadere sono i più diRposti allo sviluppo di esso. ERENTARIETÀ.- L'opiiùone che il fattore ereditario può intervenire nell'in· sorgenza. dei tumori, ha attraversato la storia della medicina con varia vicenda dn Ippocrate ai no11tri giorni e fermo consenso ha trovato nella credenza. popolare. Ma. le investiga.zioni dirette a raccogliere statistiche oncologiche, in molti ca.-;i, in· contrano delle gravi difficoltà perchè parenti e mala.ti cercano di occultare i casi della stessa. malattia avutÙ<i nella famiglia., per non mettere in mostra. una ma.cchia che, secondo loro, degrada la famiglia stessa. n quesito è rimasto però fino a. questi ultimi tempi insoluto, perchè è mancat-o nello studio di esso un indirizzo positivo, sia nell'organizzazione della raccoltadei dati statistici, sia nell'impiego dei mezzi di accertament.o diagnostico all'a.ut.o psia ed all'esame microscopico, sia nel sussidio della ricerca sperimentale. Inveoe si avevano solo dei dati frammentari provenienti da os.'!ervatori isolati, che ristretti nel breve cerchio delle loro os11ervazioni p ersonali, erano tratti a. mettere il fattore ereditario ad un livello o troppo alto o troppo ba.'iSo, a seconda delle loro impres· sioni proprie. I progressi della dottrina oncologica, svolti.'li in particolare nell'ul· timo decennio, ci mettono ora. nella. possibilità. di avviare il quesito ad una. con· veniente soluzione. La t-rasmissione ereditaria può essere, como per ogni altra ma· lattia, considerata. sotto i due aspetti : 1° eredità. diretta cioè trasmissione del tu· more stesso ; 20 eredità indiretta, cioè trasmissione di una speciale costituzione, o diatesi, favorevole allo sviluppo di esso. Per quanto riguarda la. prima ipotesi esso. è eccezionale, da alcuni autori addirittura negata. Per lo. seconda, per il cosiddetto cancro famigliare, le statistiche sono ancora imperfette; bisognerà aspettare le raccolt~ ufficiali che al preRente i principali Sta.ti sono in via di compilare con le migliori garanzie. Per queste ipotesi alcuni riferì· scono di un'eredità. omatopa (stessa. sede), eredità. omologa. (stessa. natura), ed eredità omocrone (della stessa età.). Certo della trasmissione famigliare dei tumori maligni esistono degli esempi impressionanti, con spiccata tendenza. alla. ripet.izione omologa. ed omotopa : però un tale infierire violento appare riferibile ad una con· contrazione di fattori Affat.to eccezionali. sicohè in generale col succedersi <ielle genera zioni intervengono dei fattori correttivi. spontanei, per C\Ù la triste pia.go. tende a scompa rire. Le prove al riguardo di miss Ma.ude Slye nella sua Mice House (casa dei topi) sono interessantissime, perchè l'organizzazione delle esperienze è perfetta. e sareb· boro moti vo di a t roce apprE'nsione nelle famiglie che hanno avuto qualctmo dei lo ro membri affetto 'éla. tumore, Re gli altri sperimentatori non avessero fa.tt.o os· serva.re che le esperienze s ui topi ra ppresentano una concentrazione dì condizioni pt·ecli:>ponenti t utto a ffatto artificiole. pmtica.ta mediante la più minuta scelta, con so~gctti che si t.rovo.no già. all'ap ice della predisposizione, e ricorrendo all'in· c rocio ripetuto fra consnnguinei e sopra.t utto fra fratello e sorella della stes..'IS. ni· ùi nt.o.. ]n\'Cca per l ' uomo nol co r~o naturale degli incroci entrano sempre a.d inter· ferire a lt.ri fattori per cui una picgr. neopla.stica event.ualment~ insorta t.ende nello


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successive generwzioni ad essere neutralizzata. Quando la tendenza è massima, come nelle prove di miss Slye, per la insorgenza del tumore bastano delle stimolazioni funzionali inavvE'Irt·ibili con i nostri mezzi di osservazione, per cui non è possibile prevenirli, ma quando la tenòenza. è moderata la minaccia che pos.c:a svilupparsi un tumore diventa una conoscenza salutare perchè ammonisce l'individuo aflinchè eserciti su se st.e~o la più attenta vigilanza per evitare tutte le cause di irritazione, cile rossano alla btlancia, che si trova in equilibrio instabile, imprimere una spinta decisiva. Da alcuni autori va affermandosi che il cancro è quasi sempre in relazione ad una diatesi generale ; l'erpetismo o l'artritismo. Le osservazioni finora raccolte non permettono di affermare, ma neanche di eseludere tale relazione. . ln conclu.clione la cosa. attualmente è ancora indecisa. Le Compagnie di Assi· s•curazione sulla vita negli Stati Uniti di America, sull'avviso dei loro fiduciari, non danno molto peso al fattore ereditarietà nella considerazione dei rischi per il cancro. · CoNTAGIO ED INFEZIONI':. - Il problema epidemiologico del cancro fu netta· mente posto da. vari autori. Sambon nei suoi stndi e-d ossentaziòùi sul M.ncro ha nota to come vi sono spesso notevoli differenze n el numero dei casi di canoro t re. le varie regioni. In contrapposto a piaghe ove il canoro è sconosciuto esist.ono piaghe in cui il canoro è frequentissimo ed ove esist.ono vere case da canoro e quaxtiorii da canoro. Nel Trentino ha notato come tra i diversi paesi di una stessa valle il cancro abbia diversa frequenza, anzi in uno stesso paese vennero osservate fluttuazioni epidemiche, nel numero degli ammalati di cancro. Le M-'le cd i qua1·tieri del cancro che il Sambon descrive Mrebbero specialmente rappresentate da molini, panettorie erl abitazioni viciniori. La cagione di tali eve· nienze sarebbe nel fatto che tali quartieri sono vivai di topi, sorci e blatte P.d esi· starebbe nett.ll relazione tra tale malattia e la presP.nza di tali animali, come t-endono a dimostrare gli stmli e le esperienze di Fk•biger, il quale riusol a provoeare nei ratti carcinomi gastrici facendo loro ingerire blatte portatrici di larve di gongilonena. A quest.o elminto sarobboro dovuti, seC'ondo Fiebiger, i caruinomi delle prime vie digerenti. A favore della t<.>si della contagiosità viene da tutti citato il caso di Ne.grè, di un mn.rito che v~nne colpito da cmnoro dello st.omat:o due anni dopo dello. moglie. Più significativo potrebbe essere il caso d esodt.to dal Franchini di una coppia id sposi dimoranti a Riccione di R omagna. La mo,!!lie morì per cancro a cavolfiore del muso di tinca. dell'utero in prolasso tot-ale. Cinque mesi dopo la mortfl della moglie il marit.o presentò alla base del g-ltmde un tipico epitelioma. De Blasi riporta il caso òi una donna che si produsse una lesione ad tm dito lavando i panni di medicazione di un mmcroso. Su tale lesione si sviluppò tm tumore maligno che in breve rliecle m etastasi interne e morte. Pescarolo, a propo;.ito delle constatazioni epirlt>miologiche fatte da vari autori, dice che ciò spiegherebbero ct>r tc epidemie frunif?;liari in cui il cancro si ri}Jete a t traverso generazioni. Quef'te epidemie possono trarre origine da uno stato di iniezione dell'ambiente più che dal conwgio. CAUSE ECCITANTI. - - P~r qu11nto pos~ano es~;ere vnl"ie le idee rela-tive alla na.· tum ed all'origine del canoro e le condizioni prNUsponenti alla malat-tia, si i:> gen<.>ralmente convenuto rhe vi AOno certi fattori deflllit-i, i quali agif'cono come cause eccitanti concorrenti allo sviluppo prPcipitoso (lello. malattia od in ogni caso det-erminando la localizzazione di e~:-Pa. Questi fattori eccitanti sono di due generi: 1. Condizioni od influenze che subiscono i tessuti. 2. Lesioni degenerative, nelle quali vi è di già qual<'he regre~:sione cellulare, le cosidette lesioni precancerose.

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I.

_I l primo _di questi due gruppi comprende tutte le forme di t rRumi di infìem· c~·omche, di tef'.<;uto cicat.rjg.ia!e, di, u.lcer!lzioni, ccc. Bisogna dif'tin~ere !n queste m_fluenlGe irritative il trauma bru!'co, -più o meno violento, ma t·t'mpora· neo, ~al~'a:oa.<>nt:; persistente, continua, che agisce lentamente, ma indefinitamente, delle trrlt.aztom meccanichE', fi;;iche, chimiche o flogistiche.

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LO STATO ATTUALE DELLE CONOSCENZE S UI TUMOBI lllALIGNI

È stato dimost,rnto da diligenti osser vatori che questi diversi m odi di azione corrispondono ad effetti diversi ed h11.ono infl.uenza sullo sviluppo dei tumori dif· ferenti. I traurnatismi bruschi, ru cui la. contusione rappr6!lenta. il tipo, sono più particolarmente incriminati. Non si può ne~are l'influenza. causale del traumatismo quando tm tffisuto od un organo, ant-ecedentemente sani, diventano, in seguit.o ad una contusione, la sede di un tumore flog istico, che non regredisce, ma creace in seguito prog-ress i ...·amente, costituendosi a neoplasma. I sarcomi e particolarmente i sarcomi osse i derivano spei<So da un fatto traumat-ico, ma vi sono oasi anche a carico della mammella, del tes ticolo : insorruna sembra che siano sopratutto i tumori de!'ivanti dai tesS<ut i conneHivi, va..<Jcolari, più che quelli epiteliali, poicbè questi u lt.imi sembrano più speeittlmente in rapporto con le irrit-a.zioni croniche e lunga mente prolungat-e (Schnchnrdt). L e irri t azioni croniche possono essere di origine diverse:

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a) purament-e met:eaniche : fregamenti ripetuti di corpi rluri, irregolari, pungenti o t.aglienti, come i denti cariati o rotti, che feriscono la mu~osa linguale e sono sovente ritrovati all'origine di un e~pitelioma. di t-ale regione. P erchè ~i manifesti il tumore come d ianzi è eletto, or.corre che l'a?.ione m eccanica sia. esercitata a lungo, costantemente n e lla ste~a r egione : spesso concorrono altre cause irritanti di natura chimica od infot.t iva.. Lo SM.hz, ha illustrato dei oasi di canoro del pollice nei calzolai, consecutivo a lla pa·e:;!'<ione continu!\.ta associata all'azione irritante della pece ; b) fisiche : il calore (liret.t-o ed il ca lore ragc.siant.e. P a rticolare menzione m erita il can~ro da scalùino (Kang ry ), frequente n el KAschmir, fra coloro che portano lo scaldino sull'addome ; i raggi X, la cui azione ca.noerigna è oggi giorno n ettamen t-e provata con la m a.nifC!'<tM.ione d elle b en note radiodermiti che per la sintomatologia. clinica ben poco si differenziano ' lallo xeroderma ; c) azioni chim.it:he : i composti &l'l'!enicali sarebbero in modo specialissimo nocivi ed Hutchinson ha. riferite~ d elle osservazio1ù di rlerlllJl.t<>si che il trattamento arsenicale per lungo tempo sp erimentato anebbe trasformato in <'.&neri. Nello inrlURtrie di produzione d ell'arsenico e<l in quelle che a<ioperano compos izioni arsenicali, ad er-;empio, nell' indust.ria. d ei colori, il tossico puo svolgere la sua. azione irritante sulla pelle, non solo direttamente, ma anche essendovi porta.to col sangue, dopo e.<;;;ere st.at.o a ssorbito per le vie re.<~piratorie e gastriche. La. sede d ella dermatosi è molto varia: faccia, cavità ascellari, genitali, gambe, dita, palmo d e lle mani, pianta d ei piedi. Il meccanismo patogenet-ico n e i cRsi cii cancro da rlermatosi arsenicali è molto complesso e difficile a chiarire. Vi è ad esempio un fatto molto significativo e cioè i m angiat.ori di arsenico d ella Stiria, fra i quali dovremmo trovare numerosi oasi di cancro, n e sono immuni. D 'altra parte nell' I st.ituto del cancro di Londra si sono ottenuti tipi<'i cancri n ei ratti con pennellature ripetute di arsenico. Vi è però da. no tare che i r.ancri da uso pro lll11gato di arsenico si sono ottenuti specialmente n ella p sorinsi, malattia squamosa, che per i sintomi con cui Ri present-a, denota. uno squilibrio trofico d ell'epidermide. La teoria irritativa, che Vir ch o"" ha posto a base della gene~>i dei tumori, ha. tl'ovato uno rlei s uoi più validi appoggi nella consta.tazione fatta., già un secolo innanzi do. m odici inglesi, della frequenza. del cancro cutaneo negli spaz·z acarnmini. La locnlizzaz.ione più frequente ò allo scroto sotto forma di verruche, che si ulcer ano, d a ndo di solito luogo ad tUl cancro che rive.r;t.e i caratteri della maliwtità. Ma possono anche aversi localizza-zioni al collo ed alla faccia e negli operai che lavori\llO a premere la fuliggi ne n egli stampi, a i piedi, e n ei facchini, ohe portano sacchi di fuli ggin e, a lle spnlle. Il Pass i, ricordat.o dal B a inbridge, provocò il cancro sp erimentale con una soluzione eterea di fuliggine nel 4fi % degli animali sopravissuti dopo il quinto m ese. . Vi son o sost.anze chimiche ohe possono spiegare la. loro azione carcinogena anche all'infuori del tt-ssuto cutaneo.• T ttli sono le Jlni line che a.tz:iscono come ca usa determinante di tumori della vescica urim\ria. In linea genera.le i tumori da causa olùmioa non sono dotati d i ~rande rnitlignitò.. Inte1·essantissirne non solo dal punto di vl.sta. dottrinale, ma


:W STATO ATTUALE DELLE CONOSCENZE SUI TUMORI MALIGNI

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anche nel campo pratico sono le ricerche recenti ohe hanno dimostrato la. riprodu· zione sperimentale nei topi del canoro dopo ripetute pennellazioni di catrame sulla pelle. Anche qui si riscontrano i sinwmi irritathi infiammatori, ai quft.li seguono le iperplasie verrncoidi che segnano il punto di partenza del nodetto neoplastieo, per insorgenza. del quale è indifferente l'età dell'animale, lo stato di nutrizione ed il sesso. La. iperplasia è cons iderata un fenomeno tipico di difesa organica. Accanto a. tale reazione di difesa da. parte d ell'epitelio constatiamo ancora reazione infiam. roa.toria cronica tipica nei tessuti vicini con infiltrazione leucocitaria e presenza di macrofagi : caratteri anche questi di difesa organica dei tessuti (BADILE: Tumori, fase. I). Non è generalmente confermata un'influenza inibitrice di certi stati !i!'liologici come l'allattamento o la gravidan:z.a. oppu.re lfl. castrazione nei topi m aschi o l'uso dell'insulina, o dell'estrat.to dell'ipofìsi, d e l glucosio, la resezione d el simpatico, la introduzione del oat.rame sotto la. pelle o per via gastrica.. E poichè il catrame è una miscela. complessa di numeros issime sostanze, delle quali appena 150 conosciute, qua.I'è il componente al quale è da ascrivere l'azione cancerogena 1 Non tutti i catrami hanno alto pot{)re carcinogeno: ve ne sono a-lcuni privi o quasi. La. risposta a. simile domanda. ora. non è possibile. Finora. soltant·o Bierich sa.rebbo riuscito a.d ottenere tumori con sostanze chimicamente pure e definite isolate dal catrame (pirrolo-benz.idina). Anche la p ece è molto attiva.; portata. ad altissime temperature perde p erò ogni a t.tività. Per rimanere nel campo del catrame, che è, dopo la fase sperimentale il proto· tipo degli agenti carcinogerù, Fichera a.d esempio ammette che esso agirebbe per azione tossica generale, inducendo lesioni gravi nella m ilza, nel midollo osseo, nelle glandole linia.tiche, nel fegato che sono più facilment.e incaricati della difesa. a.nti· blastica. Ma. questa. opinione non è condivisa. da.l resto degli autori. Il Truffi a tal riguardo si esprime dicendo che " crederei az:z.a.rdato negare che il catrame non possa in qualche modo turbare le funzioni dell'orga.ni~mo, e che questo turbamento non possa creare un terreno favorevole alla insorgenza dei tumori ''· Comunque siano le cose è certo che la produzione dei tumori da. cause chimiche, permett.endo di esperimentare su un campo vasto e relativamente .facile, ha favorito il progresso degli studi sulla pa.togenesi del cancro. Oltre che da cause chimiche il cancro può essere d eterminato da. numerosi agenti vi11ent·i; insetti, elminti, protozoi, conidi, sareosporidi e cla.midozoi . Il Fra.n· chini a.mme~te che i più disparati fattori possono l'appresentare altrettanti sti· moli, i qUa.li in circostanze speciali provocano il cancro; i parassiti animali possono avere peculiare importanza per la. loro presenza., ma più verosimilmente per l'escrezioni che essi emettono. li citato autore afferma inoltre che non si deve porre in un unico agente la. catL~a. di tutti i tumori, ma bisogna. invece ritenere che vi sono tumori prodotti da un fattore ed altri da un altro, onde le teorie uniciste non rispon· dono a. realtà. Sulla base dei fatti accertati il Franchini sostiene che per la produzione del cancro oltre lo stimolo occ8.'3ionale e vario occorre nell'organismo uno stadio pre. disponente che in certi oasi si può chiamare vero stato precanceroso, il quale può consistere in una. particolare !abilità. dei tessuti dovuta a senescem.a (perdite o di· minuita. attività. degli organi antibl.a.stici), che è la condizione più comtme ed indiscutibile, ed a pregresse alterazioni.

II. LESIONI PRECANCEROSE. IJ secondo gruppo dei fattori eccitanti consiste in alcune lesioni come verruche, bitorzoli, cisti, n èi, cicatrici, chera.tomi ed altri simili che dimostrano una subdola tendenza. a.d assumere il carattere maligno. Ba.inbridge dice : « l'attuale esperienza. mi ha. convinto che una vasta proporzione di malatt ie maligne, gr·a.vi e fatali, può essere ritrovata risalendo alle v erruche, alle cisti, ai nèi, ecc., apparentemente innocue ed insignificanti e che sono soggette ad irritazioni in un modo od in un altro e che si sarebbero potuti facilmente aspor· tare eon mezzi clùrurgici ». Tra. le lesioni precancerose la. leueoplasia della. bocca è tra le più importanti : una statistica recente porta. a.l 50 % l'insorgenza del cancro.


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LO STATO ATTUALE. DELLF. CONOSCENIE SUI TUMORI MALIGNI

Quanto all'origine stessa di questa infiammazione cronica si tenta oggi giorno riattaccarla alla sifilide. li Gaucher sostiene addirittura che ogni epitelioma. linguale è consecutivo a leucoplasia ed ogni leucoplaaia è eli origine sifi.litica. La. formula. di Poirier, accettata dal Fournier, è: il cancro linguale è il cancro dei fumatori sifìlitici. Nei cancri delle vie biliari noi troviamo una. dimostrazione evidente delle in· fiuenze irritative. Le loro relazioni con la litiasi biliare non possono oggi essere più negate. ll cancro pone spesso termine ad un'affezione litiaai che decorre da. parecchi anni. La patologia degli altri organi presenta. ancora degli eeempi da. citare, Tali sono le relazioni stabilit-e fra la nefrite interstiziale, le formazioni a.denom.a.tose ed il cancro del rene; l'influenza della litiasi renale sullo sviluppo del cancro renale (Shattoch, Israel, Hartmam1); dello stesso ordine sono i rapporti della litiasi con il cancro della vescica. Per lo stomaco esiste un manifesto rapporto fra l'ulcera semplice cronica, l'ulcera rotonda di Cruverlbier ed il cancro, sia che questo si sviluppi su 1m'ulcera ancora in evoluzione, sia. a spese della sua cicatrice (Dittrich; Lobert, Hausor ed altri). L'apparato respimtorio ci presenta a ltri esempi dell'influenza delle irritazioni croniche nello sviluppo dei tumori. H arting ed Hess hanno osservato una particolare affe1.ione neoplastica nei minatori dovuta all'inalazione prolungata delle polveri delle miniere di cobalto arsenicale. Da alcuni autori è stato affermato che la sifilide e la tubercolosi sembrano dimostrarsi antap:oniste del cancro. Per la sifùide abbiamo già. in precedenza visto come secondo il Fournier essa. costituisca. invece condizione predisponente. Anche la tubercolosi pare prepari lo sviluppo del cancro, agendo nelle sue forme lente, sclerose, torpido come irritante cronico di durata indefinita. DIAGNOSTICA - PROFILASSI. - ll controllo di una malattia risiede Sulla conoscenza della causa o delle cause di essa: e quest.o è precisamente quello che noi non possediamo J•elativamente al cancro. Senza. tale cognizione è impossibile istituire qualsiasi misura saggia ed efficace eli profilassi o di prevenzione,quincli, impossibile di eliminare od anche di materialmente sopprimere l'insorgenza della. malattia.. · Il meglio che si può fare è eli combattere la malattia. stessa. appena esse. si presenta e di tenel'e il tasso della mortalità più basso pGssibile. Attual.me11W uui non possiamo d.i.:miuuit-e il nmner·o dei caai di ca.ncro, conl.e possiamo ridurre la frequenza della. febbre tifoide, del vaiuolo, ecc. con i miglioramenti igienici, salvo in una proporzione trascurabile di casi. Quindi la nostra sola speranza consiste ne1la diagnosi e cura precoce e nell'educazione dei medici e dei profani alla necessità. di una. vigilanza. permanente, come premio per questa relativa. salvezza. Due elementi di cooper·azione sono necessari per questa campagna. eli controllo: 1° la pronta sottomissione da parte del profano, ad ogni lesione o sofferenza sospetta all'esame do! medico; :40 la sollecita diagnosi da parte del medico. La salvezza dell'ammalato, dice il Pescarolo, poggia sulla. diagnosi precoce oltre che sull'ex resi precoce associata alla cura complementare delle radiazioni. Il cancro, aggiw1ge sempre il Pescarolo, è sempre nel suo inizio un'affezione locale: se noi riusciamo a scovarlo in questo periodo, abbiamo molte probabilità. di espel· lerlo rll.dica.hnente o dw·evolmente: lo ricordi sempre il medico pratico e non trascuJ·i nessuna. di quelle risor:se che lo possono aiutare nella diagnosi precoce. Solo a questo patto si potrà mig!iornre la prognosi della terribile malattia., e si potrà sempre pi(l ridtu·re il capitolo peuoso del cancro inoperabile. , Vi sono soltanto ùue agenti per m ezzo dei quali si può stabilire una diagnosi della malignità di lU1 tumo,·e, cioè il microscopio ed i raggi Ront.gen. Per mezzo dell'uno o de ll'a ltro di questi agenti o per mezzo eli entrambi è possibile la diagnosi della massima parte dei canc1·i. 11 primo, c he ci dimostra la struttura cellulare del tumore è, naturalmente efficace in tutt.e le f01·me di cancro esterno e delia. maggior parte dei cancri interni dei quali è possibile ottenere una. sezione od un ra.schia.mento. Nei canori d ello stomaco, del fegato, d ell'intestino, dell'esofago, eco., dove è impossibile di ottenere dei pezzetti per· mezzo di sezioni o di rnsc11iamento, un accurato esame per mezzo dei raggi X, nella maggioranza dei casi, stabilirà la. diagnosi nei primis-


LO STATO .-l.'l'TUALE DELLE CONOSCENZE SUI TUMORI ~!ALIONt

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.sim.i stadi della malattia. Entrambi questi metodi di diagnosi hanno valore solo se per la loro interpretazione vengono interpellati patologi ammaestrati ed esperimentati o Roentgenologi con laboratori bene attreizati. Fattore non trascurabile è anche la. sierodia.gnosi, sebbene si sia ancora allo stato di tentativi. Infatti al giorno d'oggi, il sierologo non può dare una. risposta. soddisfacente e praticamente utilizzabile alla d omanda se e come si possa dall'esa.· me del sangue diagnosticare con qualche sicurezza la pt-esenza. di un cancro. Alle domande se la malattia sia. realmente in atto, la reazione non sa dare una. ri· sposta. attendibile. Le speranze nut••ite per il passato di p oter •·egisto·are nei proces;ai neoplastici, come già. nella. sifilide, un andamento caratteristico delle alteraziotù sierologiche, non ci possono più dare affidamento. Allo stato attuale delle nostre conoscenze, dice il Sa.chs, il concetto che i neoplasmi siano di natura po.rassitaria, come lo sono le malattie infettive, sostenute cioè da un a~ente morboso, unico, specifico, è da abbandonarSi. Dobbiamo quindi quasi con certezza ed a priori escludere la possibilità. di una sierodiagnosi bn.')S.ta sulla. dimostrazione di anticorpi specifici verso la. causa. morbosa.. In conclusione i tentativi fatti per svelare nel siero a?:iotù immunitarie tipiche ed utilizzarle per la sierodiagnosi, condussero a delusioni le quali dalla letteratura non risultano nemmeno nella piena vel"it.\, d ovendosi a.m m.ettere che molte esperienze negative siano rimaste inedite. l. Facendo astrazione da discussioni dottrinali e senza ricercare se ed in quanto la labilit.\ dei colloidi del siero giuochi una parte anche nella reazione antitriptica (Sachs) accenneremo semplicemente che c'è qui tutto un complesso di metodi che mirano alla dimostrazione nel siero neoplastico di sostanze o di proprietà antagoniste dell'azione dei va ri fermenti, di cui sono particolarmente ricche, come è n oto, le cellule dei tumori maligni. Fra questi il m etodo della. determinazione del potere antitriptico, è quello che è stato più largamente utilizzato. L'aumento del potere antit.riptico, quale si os.~erva nel siero dei cancerosi in un'alta percentualità. di casi (80·90 per cento) è svalutato nella sua applicabilità. diagnostica dalla frequenza d ello st.esso reperto nei più svariati processi morbosi, che si accompagnano a distruzione di tes.~uti ed a leucocitosi. 2. Reazione citolitica di Frewnd e Kaminer. - Si fonda s u q uesta importante constatazione, che il siero cat1ce1·oso è incapace di sciogliere le cellule cancerose, le quali sono disciolte in determinate condiziotù del siero normale. Il siero normale ha dunque potere citolit.ico sulle cellule cancerose come su quelle sa.roomatose: il siero canceroso discioglie le cellule sarcomatose, ma è però inattivo verso le cellule cancerose. La differenza fra siero normr le e siero canceroso non deriva soltanto dalla mancanza in questo di potere citolitico, ma dallA> presenza altresì di una sostanza che inibisce il potere solvente del siero normale. Secondo gli autori, è espres.<:~ione di questa. ultima proprietà il precipitato o l'intorbidamento che si forma mescolando il siero canceroso con estratto in soluzione fisiologica d i tu mori malgni; intorbidamento che svatùsce con l'aggiunta di siero normale. 3. Reazione di Abderhaldcn . - Secondo l'autore non .si tratterebbe di antic orpi nel vero senso della parola, bensì di ft~rmenti, i quali nella gravidanza. sono elaborati contro il tessuto pla.centaro, mentre nelle forme cancerose sono attivi sui componenti neoplastici. 4. Reazione meiostagm1"nica di A11coli. - Questa è tma delle pii! antiche. Nella sua forma originaria, la rea7.ione consisteva nel mescolare una d etemùnata piccola quantità di una sospensione di estmtto alcoolico etereo o metilico di tumore maligno con una determinata quantità di siero di luito l: 20 o 1: IO e nello stabilire, dopo due ore di so~giorno del miscu~lio a 37°, i valori della tensione superficiale del sistema per mezzo dello st.a.Iagmometro di Traube (reazione meiosta.gminica stala~nometrica R. l\I. S.). _ Le modificazwni delle tensioni superficiali sono nulle o mitùme se si tratta. di sieri normali; generalmente evidenti (diminuzione della tensione superficiale, e quindi in un aumento delle gocce che cadono dallo sta.lagmometro) se si tratta. di sieri neoplastici. Ascoli ed Izar consigliano ora la cosidd ett-a. reazione .m eiostagmi-

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nica precipitante, cioè si forma un precipitato al contatto dei reagenti col siero dei cancerosi. Nemmeno questa reazione può vantare una. specificità per il neoplasma. 5. Reaz.ione d'intorbidamento all'oleato IJodico di H. Kalm.- È fondata. sulla. diminuita. capacità. di fissn,zione dell'olea.to sodico da parte del siero neoplsatico, rilevato con un metodo più semplice del metodo emolitico. 6. Reazùme di labilità. colloidale. - Anche questa reazione si fonda sull'impiego di un reagente che precipita l'albwnina e questo fattore basta per conferire il caratter-e di rea-7.iono di !abilità. In conclusione possiamo dire che numerosi metodi riescono a. dimostrare nel sangue o nel siero di sangue di portatori di tumori. la. presenza. di notevoli deviazioni dalla norma. Però le alterazioni consta.tabili nel sangue non si riscontrano esclusivamente nei tumori maligni, ma. a.ncbe in altri stati ed in altre malattie, specialmente nella. gravidanza, nelle infezioni a. tipo febbrile, ecc. Circa. la s ierodiagnosi caratteristica dei tumori maligni, finora. si è ottenuto risultato, direi quasi, nettamente negativo. 1\Ia. ciò nonostante non è stat·a vana. la. faticosa ricerca alla. ~1ale dobbiamo la conoscenza delle alterazioni del sangu& nei processi neoplastici. Ci siamo arricchiti di lm vastissimo materiale di fatti. Concludendo, si deve ammettere in via generale che il problema della diagnosi precoce dei tumori non viene risolto in base allo studio del comportamento del sangue. J\Ia l'esperienza. del passato, dice il Sachs, ha tracciato nuove vie alJe ricerche future. D'altra parte i rapporti esistenti fra processo morboso e composizione del sangue offrono contemporaneamente, dal punto di vista biologico, un interesse grandissimo. Essi ci indicano delle deviazimù della norma, che sono di natura chimico-fisica, si presentano secondo determinate leggi e devono influire sulla capacità reattiva dell'organismo a.m malato. Si schiude, dice sempre il Sachs, così un nuovo ea.mpo alla ematologia: lo studio della. biologia dello stato presente del sangue, sul quale il fattore specifico eziologico non ha più valore. DIAGNOSI IST OLOOIOA l':RECOCE. La diagnosi istologica precoce dei tumori maligni è necessariamente ora. limitata al riconoscimento dei segni certi della malignità nelle neoformazioni patologiche all'inizio del loro sviluppo. Questa diagnosi serve al clinico in due casi: quando si tratti di tracciare tutto il piano della cura e quando, avendo avuta. la possibilità di allontanare il neoplasma, resti da decidere se siano o no opportune o necessarie ulteriori operazioni chirurgiche o cure di altra natura. ed a precisare il pronostico. Nel primo caso l'esame istologico dev'essere px·aticato su pezzi escissi dal neoplasma, intra 't-itam; nel secondo su tutto il tumore. L 'esci.s sione di prova. non è da tutti accolta. con favore, perchè, si afferma, può sorgere il pericolo che particelle di tumore, veng no portate nel t.es.suto sano circostante e qnivi impiantate, o che esse vengano i ntrodotte per le bocche beanti dei vasi feriti nel circolo sanguigno, oppure che la ferita del tessuto blastomatoRo esalti la foga. delJa. moltiplicazione degli elementi, per natura loro disposti a. proliferare. Per quanto gli argomenti accennati abbiano un valore incontestabile, pure nessuno di essi ha importanza pratica.. Ciò spiega come nella pratica corrente i medici siano relativamente restii nel consigliarla ai malati. Nel momento attuale in cui altri sussidi per la diagnosi precoce dei t umori malig-ni non stanno a disposizione, bisogna che tutte le volte che se ne presenti la. possibilità, i metlici ricorrano al giudizio istologico, disciplinando la. tecnica della. fOJ'IÙtu.ra del rtl.fl,teriale da esaminare in modo che il patologo possa. giungere ad una. conclusione ben fondata.

**• Come conclusione di quanto abbiamo esposto possiamo dire che allo stato attua le dei fatti il cancro nel suo primo periodo è sempre una malattia locale che si diffonde per pt·opagazione diretta dal punto primitivamente affetto; che preferisce attaccare piuttosto un organo ammalato che W'l.O sano. La teoria. infettiva vt\ sempre maggiormente perdendo terreno anche per quel gruppo di tumori, come il ;;arco1na di H.ous , che era ritenuto fino a poco tempo .a ddietro di origiue paru..'>Sita.ria. ::iecomlo le conce~ioni attuati i tumori hanno una.


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eZiologia multipla, ma. quella. che rimane ancora oscura è la. pa~enesi; in che cosa consiste l' ens mali{rnitatiB che spinge la. cellula. n ormale alla proliferazione atipica t Non è possibile dare ora una risposta precisa. Le irritazioni croniche costituiscono condizioni predisponenti specialmente sulle superfici esposte. Per quanto si conosce ~on hanno infiuenza n ella. ma.nifest&zione del cliUlcro alcuni fattori un t-empo conSiderati come ~ cause " e cioè la predisposizione ereditaria, certi cibi, l'alimentazione ~_lusso (teoria di l<'unk) e certe località. speciali. È purtroppo noto che negli stadi uuziali il dolore J?,On è frequente. Bisogna perciò porre attenzione ad a.lt.r i sintomi quali le tumefazioni {come nei cancri delle mammelle), i disturbi gastro-intestinali, ecc. È opinione generale, confermata dai fatti, che il cancro è curabile sia. con l'exeresi completa, sia. con la radio o con la. ra-dium-terapia, fìnchè la. malattia. è locale. Occorre perciò che la. diagnosi sia. precoce. Ed è anche su ciò che insistono le leghe contro il cancro. L'attività. degli studiosi è sempre febbrile. Non ancora è possibile cantare vittoria; qualcuno dei veli che coprono il mistero generale della genesi dei tumori è caduto. È lecito formulare la speranza che l'intensa attività. degli oncologi finisca con il conquistare la vittoria, quanto mai difficile, sull'oscuro nemico.

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RIVISTA DELLA STAMPA MIDICA ITALIANA l STRAHIIR! G. FAZIO. -

L'« Emislereoscopio •. - Nuovo apparecchio per la diagnosi del. l'amaurosi monoculare simulata. (Archivio di ottalmologia, n. 1-3 marzo 1928).

L'A. ha ideato un apparecchio a ca..'lsetta costituito e~euzialmeute da. due diaframmi laterali ad angolo retto, mobili ins ieme od isolatamente, i quali hanno lo scopo di limitare dal lato esterno contempo•·aneamente d 'ambo i lati (destro e sinistro), o da un sol lato par-.~;i al mente o totalmente, la visi011e per ciascun occhio. È possibile, pertanto, spostando opportunamente i detti diaframmi, vedere con entrambi g li occhi u11a porzione più o meno e.ste.;a d ella parte centrale della tabt-lla ottot.ipiea, mentre la pa rte e.'!trema. dj destra o di s inistra può vedersi soltanto con l'occhio dell'opposto lato. In tal guisa s i ha contemporaneamente la visione diretta e la visione crociata. P e•· mezzo di due prismi collocati davanti agli oculari, e di un diaframma mediano, l'apparecchio si tras forma in sterooscopio, col quale si può ottenere la. dipltlpia. a.rtitic ia le e lo sposta.mento apparente verso il lato dell'occhio sano dell'immagine vista con l'altro occhio. Con l'apparecchio del F'nzio si possono eseguire sei serie di esperimenti. E sso presen ta i seguonti vantaggi: semplicità di costruzione; facile ma.negrzio, poichè, per mezzo di q11attr-o piccole leve si otte ngono le varie posizioni dei diaframmi, dei prismi o il disposit ivo necessario per l'esecuzione di ciascun esperì· mento; esso può sostituire, in gran parte, gli apparecchi congeneri oggi in uso e gli altri mezzi di sorpresa; elimina, per la molteplicità e varietà di pro"e. qualsiasi errore; ri muove l'inconveniente di tutti g li a.ltr·i apparecchi, per il quale, chi è sottopost.o ad esame, chiudendo 1m occhio, riesce a. comprenderne con facilità il funzionamento; l'esame può farsi tanto a. luce nat w·a.Je che a. luce artificiale; può servire anche ad eseguire esperimen ti pseudosoopici alla distanza. di cinque metri, necessaria. per la d etorminazione della refn~zione sta.tica.. CASA GRANDI.

BEsso. -

Sull 'imr1ortanza della suJura d,ef. te1uline dell'orbic,olare nelle ope1"Gzioni eli asportaz-imu:, del scu;co Ùv.Jrimale. (Bo llettino d 'oculist.ioo, faso. 6°, 1927). Generalmente il tendine cli1·etto dell'orbioolare. rec iso durante l'operazione di asportazione ciel Sll.Coo la•z:rimale, no n viene suturato. L'A. afferma che la sutura. di esso è nocnssaria per evitùre vizi di posizione d ella palpebra. inferi ore, e segnatamente d e ll'au<;(olo interno. La sutura s'impone poi, quando voglionsi aprire nuove vie al deflusso delle lagrime. CA!'AORANDJ. SAYAGO, DE VILLAFENET LAS TRA E VOCOS . La glicemia nel COT80 della tttbercoÙJsi polmcmare. (C. R. de la. Soc: de bio l, n. 33, 2 dicembre 1927 ).

Pr·emosso che molti sostengono <~he le alterazioni provocate dal diabete diminuiscono quando compare una. t\tbercolosi polmonare e che parallelamente alla. evoluzione di essa aumenta la tolleranza per g li idrati di carbonio nello stesso tempo che diminuisce e scompa1·e la predisposizione a.ll'a.cìdosi: che Erik Lundberg di Stoccolmo. dice di aver t rovato nei te-<~Suti d ei tubercolosi \uu--. sost.anza., che riduce lo zucchero d e l sanJr~re alla qunle ha dato il nome di parainsulina e la. cui presenza n eU'orj!anismo detE)l'IUineJ"Obbe i fatti suddetti. g li A.'\ . deducono che su1 logico supporre che la glicemia. nei tubercolosi non diabetici debba subìre modifica.zioru importanti nel cor-so d ella. malat.t ia e che il suo studio potrà spiegarci la influen7.a cho la t ubercolosi esercit.a. sul diabete. Es.->i d osano, quindi, il glucosio del sangue in 15 l malati, d ì cui 20 di forme essudativo g ravi e 4 benigne; 24 di forme produt.tiYe gravi e 1 0~ benij.."Tle. Usano il metodo di Folio e Wu, facendo prece· dere :<~emp re \Ht. digi\ano del malato d i dod ici o re.

Arrivnno alla conclusione che il problema è complesso. In generalo, le glicemie ba.'lSe Cori'ispondono ai cast ad evoluzione gnwe. Nelle forme benigne è ra.ri'lSimo t ronu·e stn.ti ipo)!licemici. C ii AA. hanno anche ricercato la. glicemia. alimentare in otto CA.'li. d i C\ti quattro grA.vi, dn.ndo 100 grammi di glucosio. La reazione è stata subnonnale o normale e di durata. normale nei casi leggeri.


RIVISTA DELLA. STA.Ml'A. MEDICA ITALIANA E STRANIERA

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·I raggt ultra violetti per rendere negativa la reazione di W a8· 8ermann , (Viener Klioischo Woohenschr., n. 2. 1928).

RAJKA e RADNAy . -

In 13 casi di sifilide secondaria. o ~rzia.ria. con Wassermann positiva, resistente alla. cure più intense (arsenico, mercurio e bismuto), curati nel Reparto dermatol, gico della. P oliclinica Conte Alberto Appony, g li AA. hanno fatto ricorso alla lampada. di quarzo per influenzare la. reazione sierologica., secondo il concetto recentemente espresso da. Ra.va.ut. Questi individui furono cosi sottoposti a.d una. lunga. serie di irra.di&zioni (20-45) sul torace, sull'addome' e sul dorso, che alla fine della. cura si presentavano fortemente pigmenta.ti, anzi d i colorito bronzino. Solo in 6 casi la Wa.sserroann era negat-iva. alla fine del trattamento. e di questi 6 solo 4 con-'!ervarono durevolmente tale negatività. In tutti si ebbe invece ritorno alla norma. della. velocità di sedimenta.zione degli eritrociti e nella maggior parte awnentò l'allergia cutanea.. DE GAETANO. -

Sulla patogenelri dell' osteite de/ornwi'Ue. (La rinascenza medica.,

n. 8, 1928). L ' A .. direttore della. Clinica. ortopedica di Napoli, pubblica una. nota preventiva nella. quale, accennato alle diverse teorie sulla patogenesi della. malattia ossea di P e.get, dice come sia venuto nel concetto che questa malattia altro non sia che una. osteomielite cronica determinata da. germi piogeni molto attenuati e che non arriva alla fase suppurativa. La sua. att-enzione era. stata richiamata da.ll'a.fferma.zione da parte di vari infermi di pregressi processi suppurativi. come foruncolosi, pa.te· recci, flemmoni. L'A. ebbe pure a. studiare e a. pubblicare un caso rarissimo di malattia, localizzata in cor rispondenza della. regione inxsta epifisaria di \m femore, con rimarchevole ingrossamento dell'osso, diffuso alla dia 'si ed a.lla. epifisi. Operato di tra.pane.zione trovò nelle p rofondità. dei piccoli sequestri e dal prodotto raccolto fu isolato uno stafìlococco piogeno aureo di virulenza attenuatissima.. L a. malattia durava. da 43 anni e non vi era stata mai febbre. I reperti radiologici mostrano la concomitanza di tm processo distruttivo e di un processo di neoformazione os.c;ea e perciò hanno una certa ra.ssomiglia.nze. con quelli dell'osteomielite. Presupposta. tale pa.togenesi ha. trattato alcuni casi con vaccino stafilococcico dell'Istituto Sieroterapico Milanese e ne ha ottenuto rimarchevoli risultati. L 'A. si ripromette di avere nuove occasioni per continuare le prove.

Sull'azione simpatico-para/.izzante della. ergotamina. (Minerva. me· dica., u . 14, 1928)\

CmABRERA. -

L'A. ha eseguito presso l'Istituto di patologia speciale medica. della. R. Univer· s ità di Torino a.lcune ricerche sperimentali sull'azione dell'adrenalina e della er~o­ tamine. sulla sezione simpatica. del sistema. neurovegetativo, cont1·olla.ndone l'a.zio· ne, col prendere in esame il comportamento dell'attività. cardiaca., della. pressione sangtùgna. e della reazione glicemica. E g li è ghmto alle seguenti conclusioni : 1° La ergotamina. è da consiciera.rsi come un farmaco a.d azione antagonista dell'adrenalina ed inibitrice del simpatico p. d. ; 2o Tale antagonismo e tale azione inibitrice non sono a..'3Solute, potendoàl verificare eccezioni ed oscillazioni analog he a. quelle che si riscontrano negli altri farmaci ueurotropi; 3° La ergotamina viene cosi a coprire il vuoto che e.'listeva nel gruppo di detti farmaci, per cui di fronte alla pilocarpina e a.U'a.tropine., eccitante la prima e paralizzante la seconda. del pare.simpatico, pos.'!iamo porre oggi il sistema. a.drena· lina-ergotamina a.d analoga azione sul simpatico p. d. ; . 4° L'indicatore di sce~ta. dell'azione della ergota.mina deve essere considerat-o il comportamento del r1tmo cardiaco.


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RIVISTA DELLA STAltl'A MEDI CA ITALIANA E STRANIERA

SEDALLIAN e GAUMOr-"D. - Le ja.<ti di evoluzion~ dello 8treptococcc. (La Prèsse Médicale, 29 ottobre 1927). Gli streptococchi presentano delle forme anormali e non sono sempre arre-

stai i dalla filtrazione. E :>si non sono da. considerarsi come assolutamente immutabili, ma sono suscettibili di eliventare inappat·enti, anormali nei loro aspetti, nelle loro colture, nella. loro azione. Queste anomalie non sarebbero che fasi eli un'evoluzione compl~sa.

l. Forme anormali. - Si può avere n elle odture di form.azio , e di bacilli che s'incurvano e riprendono, n elle colture successive, l'aspetto di streptococchi. Altre volte sono stati segnalati dei bacilli difteriformi che, in successive c lture. sono diventati degli streptococchi. Vi sono, in questi casi, sempre delle forme eli transizione. 2 . Forme inapparenti.. - Il liquido peritonea.le purulento per precedente iniezione eli streptococchi, filtrato ed inoculato nell'anirD&le da. esperimento, determina un'infezione mortale; talvolta negli organi dell'animale morto non si è tro· va.to n essun streptococco; altre volte, invece, lo si è isolato. Dal liquido filtrato si sono avute, in qualche caso, delle colture positive. Sono notevoli le transizioni fra le eliverse forme anomale ed inapparenti. La comparsa di tali forme non è costante; esse possono forrD&rsi, sia nelle colture che nell'organismo. Gli AA. in casi di bronco-polmonite ha.tmo avuto delle colonie del tutto simili a q uelle dello streptococco, ma che risultavano date da. bacilli, e soltanto dopo numerosi passaggi, si sono avuti nelle colture gli streptococchi. Così in casi di endocardite lenta, il sangue si è mostrato sul prù1cipio sterile, ma. poi nelle colture si sono venuti fortll.6ndo dopo molto tempo degli ammassi e poi dei germi indefinibili e da ultimo degli streptococchi autentici. È da escludersi che si tratti della presenza di un batt~riofa.go; piuttosto si deve trattare di evoluzione spontanea. del germe, in fasi diverse. Tali forme possono spiegare diversi fatti clinici, com e la negatività d elle colture in casi di setticemie e di streptococcie umane, la tendenza agli attacchi successivi e la tena.cità. Specialmente sotto la forma inappa.rente, lo stroptococco sembra molto resistente: in tale fase, esso si nasconde in un focolaio latente per risveglia.rsi poi da. un momento all' altro e dare dei nuovi attacchi.

PANICO. -

Pai/ini da caccia nel bulbo owlare (Bollett.ino d'oculistica, febbraio 1928).

L 'A. ebbe occasione di OR.'lervare un malato colpito da. pallini da caccia in 00. Con la radiografia. frontale, laterale, e laterale con movimento dell'occhio dall'alto al basso ne stabilì la loca?.ione esatta dei pallini n ella camera vitrea.. Questa ultima rndiografia con movimento oc\ùare durante la p osa è utile per stabilire se il pallino è dietro il cent1·o di rotazione dell'occhio, nel quale caso appare una linea curva a concavità anteriore (traiettoria del corpo estraneo concomitante al movimento oc\tlare): se il pallino trova.si al davanti del centro di rotazione, la linea concava è r ivolta posteriormente; se è infisso nel tessuto o rbitale, il pallino non subisce spo~t amento durante il movimento dell'occhio e quindi l'immagine netta del pallino. Premesso che l'asportazione di tali corpi est.ranei dalla camera vitrea. è di una diflicoltò. insormontn.bi le , l 'A. fa delle ricerche sul loro comportamento nel vitreo e sulla po:>sibilità dj eliminarli. lntroduce dei pallini di piombo nella camert\ vi t rea d i alcuni conig li pre,·ia. incis ione nel quadrante superiore; dopo un A:ioruo pmtica Ulta seconda incis ione long it.uùinale nel quadrante inferiore (in fli'O!'Isimità de ll'e<juatore) e l'indomnni p uò osservare in tre conigli su ott.o la fuoruscita s-pontant-a do! pnllino. Nel 4° coni~d io il pallino r imane imbrigliato nei h~bbri della f<·ritn. 1\cgli altri 4 conigli n on si ha fuoruscita del pallino, forse per brov1tiÌ. della b1·ecci11. o porchè praticatn in sode inadatta. D opo tali esperi menti l'A. arriva alle soj[Uonti conclusioni: l o I pallù1i di piombo nel vitreo venl{ono tollerati meglio degli altri corpi metallici non Je,rigati; 2o Non subiscono incapsulamento e riman~ono liberi nel vitroo; 3° Possono n~nire eliminati praticando un'incisione longitudina.le nella re!lione più declive del bulbo; 4 0 Dopo tale intervento e dopo la cicatrice residua un'ottima funzionalità visiYa. ARACRI.


CONGRESSI

VIII CONGRESSO ITALIANO DI RADIOLOGIA IEDIC! (FIRENZE, 14-15-16 .MAGGIO 1928) Sotto Ja presidenza. del prof. Siciliano, direttore dell'istituto di Radiologia della R. Università di Firenze, venne inaugurato nel salone dei 500 in Palazzo Vecchio, la mattina. del 14 maggio, l'VIno congres.<>o nazionale di radiologia medica. n podestà sen. prof. Garbaseo tenne un forbito discorso portando a.i congressisti il saluto dell'ospitale città, e ricordando come appunto in Firenze fiorirono nel '600 studi medici accanto agli studi fisici e come nella scuola fiorentina frequenti e fecondi fossero e siano tuttora i contatti fra medici e fisici, per l'incremento della. scienza., fin dal tempo del grande fisico Matteucci. n prefetto gr. uff. Regard recò il saluto del Governo e accennò all'aiuto che il Governo fascista, conscio dell'importanza sociale della. radiologia medica, porge assiduamente a. tale branca della medicina. Seguirono parole di saluto pronunciate dal presidente della Società di Radiologia medica, prof. Ta.ndoja. Indi il generale medico Riva portò il saluto del Corpo sanitario militare, e si disse orgoglioso che la. F cuoia di Sanità militare potesse ospitare il Congresso, ed espose le provvidenze per cui il Ministero della guerra ha con larghezza. di mezzi disposto che il servizio radiologico nel R. Eser cito sia degnamente portato ad un alto sviluppo quale lo esigono le esigenu del progresso scientifico e tecnico attuale. Nel pomeriggio dello stesso giorno ebbero inizio le sedute nei locali della Scuola di Sanità militare. A cura. del Comitato del Congres.<;o era stata apposta con solennità una. corona di fiori freschi al monumento del :t.iinerbi, davanti al quale sostarono in silenzioso raccoglimento tutti i congressisti. I temi di relazione al Congresso, scelti opportunamente, e di grande attualità, e bbero ampio svo!Aimento. La prima relazione, • Radioterapia delle malattie infettive acute », svolta da.l prof. Cardinale di Genova. per la parte biologica e dal prof. Attili di Roma per la parte clinjca, avrebbe dovuto prospettare la possibilità di un più largo impiego curativo delle radiazioni nelle malattie infettive. Ma in effetto i due relatori, pur avendo riporlato dei buoni risultati, non hanno portato la. radioterapia. al suo passo decisivo verso la. praticità. Non è ancora conoscittto l'intimo meccanismo con cui si svolge l'azione sia diretta che indh~tta. delle radiazioni sull'agente infettivo, nè come rispondano i poteri di difesa dell'organismo alle radiazioni. E la discussione su tale arpomento avrebbe dovuto ùscire dalla cerchia. dei radiologi ed interessare altresì biolOgi ed immunologi; il controllo delle reazioni umorali ed istologiche non donebbe essere intrapreso dal radiologo senza la collaborazione del biologo che lo assista nell'interpretazione dei fenomeni isto-sierologici, che si verificano in ra.diobiologia. La. seconda relazione di maggior interesse per il medico militare, c Osteosi e distrofie ossee», è stata. svolta dal prof. Bianchini di Roma (osteodistrofie degli adulti) e dal prof. Alberti di Brescia (osteodistrofìe della. crescenza.). I due relatori hanno riveduto in sintesi efficace i vari aspetti radiologici dell& osteodistrofie, soffermandosi altresi ad esaminarne le note cliniche e patogenetiche, richiamando l'attenzione sulle difficoltà. diagn ostiche delle forme iniziali & delle forme di passaggio, nelle quali persino l'indagine ietolo!rica lascia talora perplessi sull'identificazione della malattia. Ben ha illustrato l'Alberti il concetto della • plasticità. biologica dell'osso •· per cui il tessuto osseo possiede vulnerabilità e sensibilità spiccatissime agli stimoli, tanto più quanto più e vivace la. sua attività biologica.. La. terza. relazione, ri~a.rdante la dosimetria ra.diologica, è stata. ampiamente trattata dall'ing. Pugno-\ o.noni. seguito molto attentamente da un folto uditorio, nell'ardua. esposizione sulla fisico. delle radiazioni ed ha. dato campo a numerose ed 7. -

Giornale dì medicina militare.


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CONGRESSI

ampie c:hscussioni. Vi hanno preso parte anche eminenti radiologi, fra i quali il prof. Sluys di Bruxelles. La rela:z;ione tendeva ad ag~iomare, sulla base delle più recenti vedute, la questiono della unità di misura da. adottare in dosimetria radiologica. J\lo. nei concetti espost.i dall'ing. Pug.no-Vanoni, come pure in quelli accennati dagli altri, si è sempre mantenuto il dualismo fisico-biologico. L'unità qualunque possa essere, (misttr ta mediaute un determinato effetto itonizzante, 11-nche se standat·ùizzato con un riferimento fisso e costante quale può essere quello prodotto da. un ben stabilito quantitativo di radium) e l'1mitd biologica (la quale deve essere comput1tta in base agli effetti delle radiazioni sull'organismo) non trovano nella realtà. dei fatti una costante e reciproca corrispondenza. E in questo campo i fisici eia una part.e ed i medici radiologi daiJ'(~ltra non sanno facilmente accordarsi, poichè ognugno di essi vede l'argomento dal suo punto di vista unilaterale. l.Ja ctò la diflicoltà di dei-Lnire che cosa debba intendersi per« dose~; gli uni vogliono stabilire una dose fisica e gli nitrì una dose biologica. Nell'attuale congresso non si è ancoro. raggiunta l'unifìcazione del criterio dosimetrico. È stato poi approvato dal Congresso un ordine del giorno riguardante il mandato etffìeùl.to ai ciuque delegati it.aliarù per il pross imo Congresso internazionale di Stoccolmn., nel qun.le si spera ven·à. definita la nuo,·a unità da adottare in dosim.etria radiologica. Alle relazioni hanno seg-uito un !!ran nume ro di comunicazioni (228) rlelle quali ta.lune non poternno essere t1·attate, data lo. ristrettezza del tempo. Dei medici militari hanno presentttto cornw1icazio1ù: il capitano medico dott. ~[a.gliulo della Scuola di ~t>pplicazione di sanità militare « Sull'architettura del primo osso metaco.rpale »e " Sull' inAuenza delle racli:lzioni nelle osteomieliti sperimentali "• quèst'wtima in collaborazione col dott. Valenti dell'Istituto fototerapico di Firenze; il mttggiore medico dott. Va.<;.<>n.lli dell'ospedale militare di Napoli « Su di nn caso di stomcwo migrante per lesio11e tratLrnatica del diaframma n: il tenente colonnello medico dott. Crespellani dell'ospedale militar-e di Firenze « ~ulle alterazioui all'articolazione dell'anca osservate in militari già arr-uolati che presentavano poca 1·esistenza alle marce», Quest' ultima comunicazione è stata corredata da numer·osi diapositivi di radiogra.mmi esposti nella mostra. di diapositiVi annlll>$& al Co11gresso. Hanno preso parte al Cotl{lresso clinici ed ortopedici, i quali pure hanno fatto importanti ed esn.mienti comnr.ticazioni; il prof. Putti di Bologna fra gli altri argomenti ha padato di alterazioni osservate nei menischi intervertebrali come causa di alterazioni dei corrispondenti corpi vertebra.li; il prof. Donati, ch~r~rrgo di Tor·ino, su epi(ìF<it.i metatarsee, il prof. Palagi di Firenze su tnmori ossei, ecc. Numerosissimi gli ufficiali interventtti. Oltre ai radiologi militari di Firenze. Roma, Napoli, Bolo~na, Trieste ed ai capitani medici provenienti dai corsi di radiologia recentemente tenuti negli ospedali di Firenze, Roma, Napoli, tutti gli ntlicia[i motlici della Scuola di applicazione di Sa1ùtà. militare, dell'ospedale militare e del presidio di Firenze, ~10nchè ~li ufficiali dei vari corsi di istruzione e di integrazione della stessa Scuoltl. di satùtà, ed i numerosi allievi ufficiali medici di complemento, i quali n ltimi, divisi in gruppi, ha.m10 pOi minuziosa.mente visitato la mostra industriale. Questa. mostra industriale, annessa al Congresso, è riuscita in modo veramente superbo, grazie alla opportuna e razionale distribuzione dei locali ed ha costituito una nuova brillante affermazione della produzione radiologica italiana. n lo~giato seicentesco della scuola e le sale attigue presentavano un colpo d'occhio voramente mag nifico sia per la ricchezza di apparecchi esposti sia. per la signoril ità ueil'addobbo. li concorso di visitatori è stato enorme e superiore ad ogni a.<>pettr\tÌ va. t-fanno pa.rtocipttto alla mostra oltre alle numerose ditte costruttrici di appa· recchi rndiologici (Il italiane e 2 tedesche), anche molte altre costruttrici di ampolle per m,ggi X, di materiale lotogratìco, di prodotti chimici peL· ricerohe radiologiche, d i lam,,aùe per attinoterApia. e fut t orm ote apia, d r appa.re:::chi per diatermia e per alta frequenza, ecc., che troppo lw1go sarebbe enumerare, ed in ( Onsiderazione anche che ue tu già .-ifo ito nel fascicolo pre ·edente cii questo Gioma.le. Le principali novità. alla mostra sono state le seguenti: l) Un più esteso impiego delle valvole tormo-joniche o kenotro per ottenere la selezione ed il raddrizzoment.o deUe senùonde destinate all'ampolla radiog~na,

runca..


CO.NGRESSl

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e per assicurare il funziowlmento affatto silenzioso degli apparecchi in quanto tali valvole eliminano l'uso delle parti rotanti, e rendono più semplice la manutenzionE> degli apparecchi; 2) Un notevole miglioramento nella costruzione del selettore raddrizzatore rotativo, in quanto è notevolmente ridotto l'attrito delle parti rotanti e quindi il rumore durante il funzionamento; 3) L 'introd\1ziono nel tavolo di mru_'l.ovra di un dispositivo speciale che consonta, mediante una semplice e rapida manovra, di passare automaticamente dal regim.o di raùioscopia a quello di radiografia e viceversa. Tale comodith non costituisce un lusso, ma è una vora. necessità quando si vuole eseguire la seriogra.fìa e quando si vuole fissare in un documento radiografico tm dato aspetto radiologico che venga osservato durant-e la raùioscopia. E però questo dispositivo è ormai generalizzato nelle nuove costruzioni di apparecchi; 4) Una pitl larga px·oduzione di stereo-negatoscopi con mr delli non più ingombranti e dotati di semplice e facile maneggio. Abbiamo poi potuto vedere un apparecchio per stereoradioscopia a. visione direttt~ con la quale si può avere la localizzazione d i proiettili in profondità mediante l'effetto storeoscopico, metodo che monterebbe fosse reso più corrente fra noi e che semplificherebbe gli interventi operativi per l'estrazione dei proiettili dai tessuti; 5) Una maggiore accuratezza nella costruzione degli accessori; si va estendendo l'uso dei clinoscopi e dei tavoli a più usi, come trocoscopi e, ortoscopi nollo stesso tavolo, il quale può dare a.l soggetto tutte le posizioni intennedie e a l tubo tutt-e lo incidenze volute; t 6) Una maggiore perfezione nei seriografi, coi quali si può conseguire un rapidissimo cambio delle pellicole mediante un scatto automatico di precisione; 7) Una pitl larga produzione di tubi autoprotetti ad alto rendimento. i quali costituiscono un grande progresso nella. prot.azione del pel'Sona.le addetto ai gabinetti ra.diologici dagli effetti dannosi delle radiazi01Ù. Alla seduta di chiusura interve1mero S. E. il generale R.omei, comandante del Corpo d'armata, ed il comandante la divisione generale Coralli, ed in loro onore venne offerto mì rinfresco. La. sera del 17 ebbe luogo nel salone della Fiet·a internazionale del libro il banchetto sociale, al quale intervennero il generale medico R.iva, il colonnello me· dico prof. Buccia.nte ed altri mm1erosi ufficiali medici. Vi regnò una schietta cor· dialità e furono scambiati indirizzi di simpatia e di cameratismo fra i medici militari ed i radiologi civili. Quando nel precedente Congresso di radiologia. tenuto a Napoli venne proclamata la città di Firenze come sede per l'odierno Congresso radiologico, si prospettò fin d'allora la difficoltà di poter trovare w1a sede adatta per tutte le svariate esigenze di un Congresso del genere, il quale non può andare disgiunto da una mostra di appa.recchi. Lu po::;sibilità, ullor~:~. tu;~:eJul~:~.L~:~., clw lu Scuola di upplicuzion" ili sanità militare si prestasse all'uopo, trovò il favore dell'allora Direttore colonnello medico prof. Grixoni, indi fu approvn,t.a. dalla nostra Direzione Generale di Sanità Militare, ed infine ha trovato la sua realizzazione mercè l'opera fattiva ed organizzatrice dell'attuale direttore colonnello medico prof. Bticciante. Il quale non solo ha messo a disposizione del Congresso tutti i locali ampi e munerosi del piano terreno della Scuola, le sale di riunioni, di conferenze, le sale convegno ufficiali, gran parte dei gabinetti, la biblioteca., ecc.. , ma ha altresì messo a disposizione del Congresso tutti i migliori mezzi atti a favorirne i lavori ed ha Iatto ordinare tma mostra militare di traumatologia e di radiop-afìe di guerra, ~eguite coi nostri apparecchi radiologici da guerra. le quali oggi che la tecnica radiologica. dispone d x mezzi assai più potenti, haru1o un notevole valore retrospettivo per la loro buona riuscita; risp-etto agli apparecchi coi quali furono ottenuti. E per la generosità e signorilità con cui largheggiarono i mezzi a disposizione, il congresso sorti ottima riuscita, e tale riconoscimento generale rla. parte dei· congressisti valse a portare una simpatica prova nelle reciproche manifestazioni di c01·dialità :ra i medici m litari ed i radiologi intervenuti al congresso. Con ciò .la nostra ::)cuoia viene ingrandita ed elevata nella sua. missione, che è missione di cult.ura 6 di affratellament.o fra i medici, siano e&~i militari, o civili, in quanto sono tutti figli della stessa grande Patria.

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CONFEBENZR SCIENTlFIOHE DEGLI OSPEDALI MILITARI - NECROLOGIO

L'avvenimento poi ba pure la sua. grande importanza. in quanto ha messo i medici militari, convenuti al congresso, in condizione di voter da vicino constata.re i notevoli progressi di tecnica. e di costruzioni per l'eseroizlo di un ramo cosi giovane della medicina e pur così ricco di promesse per l'avvenire. Ed è da augurarsi che l'interesse destato per la radiologia continui e progredisca.,a.uspice la. nostra Scuola.. il cui direttore, colonnello prof. Bucciante, è già. all'opera per dotare l'insegnamento di un impianto modernissimo, il quale consenta i più ampi sviluppi didattici di tale disciplina. che ha tanta importanza nelle sue applicazioni al servizio t raumalogico e medico legale militare. CR.EsPxx.LAm.

CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI Elenco degli argomenti trattati (111 ,..ecml vemll lltfltlltl alla Olmlttlt Cetlrllt " saalti •llltlft al t• 11 31 lltll• UZI)

BoLOGNA. - Maggiore m.e dico GIOVANNI PiccoLI: Pf'IS#Ientazione di casi .clinici. CAGLIAIU. - Maggiore medico ANGELO AROMANDO: L'infezione malarica. CATANZARO. - Capitano medico GIOVANNI SCA.M»IA. : Esplorazione f"aàtologica dell' apparatc urinar io. LivoRNO. - Capitano medico ANToNio ALLOcO&: Asfissie toslliche. P!mUGIA. Maggi€Jtè medieo VINCENZO SINAPI: D~i di sede · delle pamli8i del facciale.

RoMA. -

Tenente colonnello medico GAETANO CRISCIONE: Un ca80 di mmi.tmo enwtivo i n soggetto i8terico.

NECROLOGIO Dott. gr. un. Francesco Qozzano tenente generale medico a riposo

D 24 giugno scorso, in Agliè, si è spento serenamente a 79 anni, ancor ve· geto e robusto, il tener1t e generale medico Fra ncesoo Gozzano. · In tutta l a sua. l unga., non mai interro tta carriera., degn'l.lDente compensata con la m edaglia Maurit.tana, due e minenti q ualità rifulsero in lui: una tempra ecceziona le di lavoratore zelant s simo n ell'adempimento dei propri doveri ed una grande, innata bontà, che o.ssociat e ad un'esemplare modestia., lo resero amato e stimato da. tutti. Dotato di pronta ntelligenza, di vasta coltura., non disgiunta da m~lto criterio e senso pra.ticot egli s eppe a ffermarsi fin dal 1896 come direttore dei ~rer· v izi di Fa.nità in Massa.ua durante la camp lgna d' Africa. Nel 1914 fu inviato in missione in Libia per >tudiare le origini di una epidem'a pestosa e per giudicare dei provvedimenti adottati e da ad ottarsi p er arrestar-ne la diffus'one, ed a.s <olse il Il!andato in modo d~ m erit are un sentito elogio dal Ministro della Guerra. Con p articolare competeuu egli si dedicò a gli studi ed a.i progetti di mobilitazione, e diede un valido contrib uto nella preparazione dei quadri del Corpo sanitario per l'ultima g.rande guerra. I nfatt i, richia.ma.t..o dal congedo durante q uesto p eriodo presso l'Ispettorato cii sanità militare. diresse con molto zelo e perfetta conoscenza l'ufficio di mobi'itazione, malgnldo le facili critiche degli incompetenti, di cui il t e p o ha fatto ragion.e . Il Giornale di medicina militare, sicur o interprete di t utt.a la famiglia. sani· !aria, invia ai de.mle.ti conghmti le più profonde e sincere condoglianze.


NOTIZIE • Coneoreo per la nomina a tenente medico ed a tenente chlmJco-fannaclsta In S. P. E. D Ministero delle Finanze non ha finora concesso l'autorizzazione per indire il eoncorso a tenente medico ed a tenente chimico-farmacista in S. P. E., ostandovi disposizio~ di legge in vigore fino all'agosto 1929. La Direzione generale di sanità militare farà. tuttavia vive premure per poter ottenere l'autorizzazione al bando di tale concorso prima di quest'epoca, per cui i sottotenenti di complemento del Corpo sanitario militare, che hanno ultimato il servizio di prima nomina e che a.ves.~ero intenzione di prendervi parte, dovranno tenersi informati per mezzo dei rispettivi Distretti militari dell'eventuale pubbli· cazione del detto bando di concorso.

Conc«ao a premi del Ministero della pubblica Istruzione per materie di cultura mUltare. Con decreto-legge del 7 agosto 1925 il Ministero della pubblica istruzione istituiva presso le Università. e le R. Scuole d'ingegneria dei corsi di perfezionamento riguardanti materie di cultura militare. Tra queste erano comprese la traurnatologia eIa chimica di guerra. Con successivo decreto del l marzo 1926 lo stesso l'rlinistero bandiva un concorso a premi di lire 10000 ciascuno per lavori da servire di utile guida ai docenti incaricati di detti corsi. Dal Bollettino ufficiale del Ministero della . pubblica istruzione del 22 marzo 1928, pag. 823, risulta cbe il premio per la traumatologia di guerra è stato assegnato al generale medico prof. S, Salinari, libero docente di clinica chirurgica, il cui lavoro, a parere della Commissione giudicatrice, presieduta dal prof. Dalla Vedova, fu ritenuto corrispondere piena· mente alle finalità del concorso. - n premio, per la chimica di guerra è stato assegnato al tenente colonnello chimico-farmacista prof. A. Pagniello, libero do· cente di chimica bromatologica, per i suoi lavori: • I grandi pilastri della guerra •

«L'arma chimica», «Le brillanti vittorie della chimica •·

A proposito del titolo di combattente agli uiOclall medici. Riteniamo degno di qualche interesse riprodurre integralmente un'articolo pubblicato nel n. 23 dell' « Echo médical dlu nord» del corrente anno, riguardante la nuova riforma dei quadri del Corpo sanitario militare francese, con una. denominazione degli ufficiali medici analoga a quella degli eserciti delle altre na.zioni. Anche da noi, per opera. di gente malevole o che non aveva alcw1a. idea del servizio che disimpegnano gli Ufficiali medici in guerra, fu più volte negato il titolo di combattente, che dovrebbe logicamente spettare agli appart-enenti al Corpo sanitario militare. In Italia, rera.ltro, ormai, se pur non ufficialmente, i medici militari sono da. tut.ti apprezzati, almeno moralmente, come combattenti veri e propri. DooUMENTS MÉoicAux .MILITAIRES.

La loi rélative à la wnstitution du cadreJJ et effectifa de l'armée. Le Sénat, dans sa séance du 16 mars, a voté le projet de la loi adopté par la Chambre des députés relatif à.la costitution des oadres et effectifs de l'armée · En ce qui concerne le Service de santé, les cadres sont a.insi déterminés: Médecins généra.ux inspecteurs: 6; médecins généraux: 23; pha.rmacien général : l. Le Corps de santé militaire comprend, outre les médecins généraux et le pharmacien général : Médecins. - Médecins colonels: 72; médeciJ1s lieutonant.s-colonels : IlO; médecins coma.nda.nts : 367 ; médecin~ capitnines: 641 ; médecins lieutenants et sous-lieutenants : 427 :


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~OTIZIE

Pharrnacien.,. - Pl11u·mncions colon cis: G; pharmnc-iens lieut.ena.nts-colonels: 9 ; phnrmA.Ciens coruanùants : 29; pharmaoiens capits.ines : 52 ; pha.rroaciens lieut enants et sous-Jieut.ena.nt.<>: 34. On rermu·qnera !es nouv~o>Ucs appelations analogues à. celles adoptées dans le.i anuée.;; étrangòre.'l. « Bien entendu s ignalo très judicieu~emont dans Sl!rasbourg-J.fédical le d octeur G. }:;;p6, de 1\Iet.z, cotte moJe;;te réformo à provoqué des explosions de L'eBpf"it fossile. D ans tru journnl quotiùien on trouvf', sons la s ignature G. Larpent, un& uote qui truhit des follos appt·(·hcus.iom;. :::Ìil11S doute cet honnéte homme condescend·il à. ne pa::; méprh;er le ml\leciu et le vétér·iunire. i:ia charité le pou.sse meme l'l constatar (Ju'on s'est rendu compto dn dévo<lemont du médecin et surtout de cehti du véter·inaire. ?.Iais il couclut. héroYquement qu'appeUel' d'un meme nom combattant <'l médP.t:ins. c·e.~t « clùonsidi'rer utt pru plu.s la situaticm d'of!icier •· • Voi là bien do se som·enir òu mot fait A l'encontre dc redoutables tanligrades ùont on di:mit: • ils ne peunmt. r·Ìt1ll uvoù· ouLJié, puisqu'ils n'ont. jamais rien su et rien appris ». Ri~n oublié? Oh c:orte.'l! - pas m eme les sentiments d'hostilité 1\ la fois m1'-pril'<tlllta et en,·ieul';e qu'ils ont t.rouvé d~.tns leur berceau. « To<~t do mi·me je vouJrnis bit?n sa,·oir a quel rh iffre s'el'<t ol6vé le nombre des vnlelll'<'liX rombrrUrmts qui n 'ont. pas ""<'U t me h cure rle la. vie q w vecurent des mois et mème des awu'c.'J, nos confri·res rivih:; et. militnire.'l rnédecins de bata.illon, de ré{.!:iment, médecins bi'UilCUl'dÌCI'$. lòOI JJnÌH >'011S let'l Ji~neS (\, J'nva)anche des prO· jecti les et. aux t.orrrnts dE' traz toxiqtws . Oui. j<' voudmis savoir combien furent, durant la dcrni<'re ~u!'!Te. ce.- \'tdf'u t·eu~ rutn&atlrmt.• pour les quels je propose l'appolll\tion de moy11i(iquus (et hholque.~) r(mliJattau/.9 di! l't"I"IC1'ier. • (lndex 111édical).

Solenne chiusura del corso allievi ufficiali medici e chimici farmacisti alla Scuola d'applicazione di Sanità militare di F!renze. Il l O g iu~no scorso, si è chiuso il corso de!! li allievi ufficiali medici e chim.icifnrmacisti d ella Scnolu d'applicazi(lm' eli AAn ith mili tare. Le facciate della scuola pro>~pi(·cnti il cortile erano stat~ addobbate con bandiere, piante e fiori sparsi a. profu,:;ione OVlmque: !!li stemmi nazionali della Casa. Reale e d e l Fascio li t t,Mio si alternavano con il giglio della. città. di Firenze e con la r·osM croce del Corpo sanitario; sulla facciat a. centrale ca.mpeg_gie.va. un quadro simbolico del pittore Paloscia riproducente il vest<iUo t ricolore intrecciato a.l fascio littorio, e tutto inton10 correYnno lampadii1e tricolori. L 'at·a. del medico caduto in guerra era an eh 'e.•*o. ricoperto. òi corone e di fasci di fiori. L'ampio cortile era stato por l'o('casione trasformato in rm completo e comodo campo sportivo con un rettiliueo per la corsa veloce, una pista per la. corsa ad inseguimento. un fosso por sa.Jto, un palco per la lotta greco-romana., una. tribwU\ per le Autoritt\. In uno. vetrina. erano esposti i prerrù per g li allievi primi cla..ssificati agli esami fì.na.li e ~r i vincitori dell<> varie JZO.I'e sportive . · La festa asslmse spor;ia.le importanza. per l'intervento cnel Direttore genemle della Mnità militare, ten. JZCnCt'ltlo meclico G. B. C'a.lega.ri. Al le ore 17 eube uliz.io lo. cerimonia con la pre.<>enta.zione alle Autorità del Battaglione degli Allievi, i qwdi sfilar ono in ordine pet·fett.o. Subito· dopo la squa.dJ·a l(irmastica., composta d i 50 allievi prescelti, in complet.o abito sportivo ed in llla.glictta bianco. con una picc(>la cro<'e rosfill. snl petto e comandata brillantemente dall'allievo ullìcio.le medico dr. I. Po~tgi, esepll deg li ammiratis.'iimi ed ap· . p!Auditis.<>imi e-"erci1.i eli ~i nna«tica !wedese. Dopo una bre,·c faso c li111inatoria, ebbero inizio le gare di salto in hmgo, in o,Jto. a pe!>ce, v into r ispettivamente dal!li allievi. \lfnciali medici dott. A. Tanca (salto in alto: m . 1,50; in luu~o: 111. 5,!Jl:!), dr. G. Cantale (salto a pesce: m. 1,70), <lt·. F. lovino (secoudo riuscito noi ;mito in lw1go e nel salt<> a pesce e partecipe dr Ila. l'lqnadra ~i1 mastica); quindi lu gara di COI'l>a veloce di m. tiO vinta dagli al· lieYi nlli<·i~tli 111<'dici dr. G. "\farcnvi!.!i e D1·. G. Corni. Alll.l ore l il vrcc ibo sul pal<·o apjl<>sitarncuto errt t o il campione del mondo di lotta l(reco-ron1ana G. Ra.iceYich, eseguì, in omaggio alla Scuola una. esibizione di


NOTIZIE

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lotta con i dO.e bravi e volonterosi allievi ufficiali medici Dr. G. "àlinniti e A. )fanca.. prescelti fra gli allievi edncati dal Ra.icevich ste.~so, ai quali vennero assegnate le due medaglie d'oro, dono del campione del mondo. Alle gare di scherma presero parte il capitano d'amministrazione A. Vallillo della Scuola, il tenente medico allievo L. Borghi e gli a llie.•·i ufficiali medici Dr. E. Emanuele e C. Zanelli ai quali lùtimi vennero conferiti i due premi stabiliti. Alla staffetta concorsero due squadre composte di quattro allievi ciascuna e rislùte.rono vincitori gli allievi uf6ciali medici E. BenM>'~Ì e G. P ons; la marcia. d'inseguimento venne vinta dall'allievo ulliciale chimico-farmacista Dr. G. Valente, il qua.ie s i distinse anche in a ltre provo. Le gare si svolsero con stile e compostezza clas.'!ica.mente sportive ed i giovan'! atleti riscossero i complimenti e l'ammirazione di tutti i presenti. Terminate le ma.nife:lta.ziou.i ginnastiche, tutti pas.<>arono nell'aula magna. della Scuola, ove S. E. il generale Romei-Longhena, comandante de l Corpo d'armata, comtul.icò l'ono rifico incarico avuto da :S. E. il generale Cavallero, Sottose!lreta.rio di Stato della !-<·uena, di portare al d irett.ore deUa Scuola ed agli ufficiali insegnanti, la Sua alta parola di elogio per l'opem intelligente e fattiva da essi svolt-a durante il corso ed agli aUie,ri il Suo vi,·o compiacirnsnto per il profitto che ne ricavarono, od a~~iunse a questo p lauso quello Suo pet'Sonn.le. S. E . il Cardinale )fistt·ang!'lo. impartì quindi a. tutti gli allievi la benedizione e subito dopo si iniziò, applnuditissimo, un concerto vocale e struwenta.le con il tenore tenente medico F. Coln.ccit il violinista tLllievo ufficiale medico F. Savignon.i od il pianista allievo ufficiale medico G. Griffith. L a. festa s i chiuse con l'im·ito ùi tutti gli intervenuti ai tre soutuosi buffets, preparati con grande signoriliti~ nei locali del piano terreno ed offerti dagli u llioiali della Scuola. Durante i vat·i intervalli il Corpo musicA.lo di Castelnuovo dei Sabbioni e quello del Presidio eseguirono uno scelto programma. L a. meda~lia d'oro del Ministero della guerra venne ll..'>-"CI!nt\tfl. a ll'olliovo uffi . ciale medico Dr. A. Marmo; quella d'nrger.1.to all'alliovo ulllci(de medico Dr. F . Io· vino, rispettivamente primo e secontl.o riusciti dol corso nella cln.ssifìca. generale; il servizio da liquori in cristallo argentato, dono del colonnello chimico-farmacisto. Suzzi, all'allievo chimico-farmacista Dr. A. Balestra cla.<>sificato primo. Il premio del direttore della Scuola. e quello del prof. Burci, rettore della R. Università non furono a..c;segnati non essendo ancora noto la ~raduatoria dci concorrenti. Gli intervenut-i alla festa furono molt.issimi e, oltre S. E. il cardinale l\'Iistrangolo, S. E. il Prefetto R ega.rd, S. E. il Generale eli Corpo d'armata. il ten. generale me· dico Calegari, erano pre.'letlti l'on. sen. Garba..'lso, Podestà di :Firenze; il Primo Pres idente di Corte <.l'Appello; il Presidente dol Tribunale; il Questore; il Corna.ndante la Divisione; l'On. generale Vn.ccheHi, Direttore dell'Istituto geol{ra.fioo militare; il Console generale della 1\I. V. S. N . Guidotti; i generali medici Riva ed Altobelli; i generali :\{inueoi, Cardona, Gras.c;i, Sca.ttolini, Co.magnn.; i prof. De Vecchi pe1· il R ettore Magrlifìco, Loon.cini, Coronedi, Siciliano, Cardini; i colonnelli FerroLuzzi, Massarotti, Caccia, Suzzi tm foltissimo stuolo di ufficiali di ogni grado ed arma ed una. larga. schiera di elegantissime signore e signorine. Fra le a.de.sioni più importanti·sono da ricordarsi quelle di S. E. il Maresciallo d'Italia Conte Pecori-Giraldi, di S. E. il Comandante d'Armata Montanari, del l'On. Del Croix, di Padre Alfani, del Segretario federale marchese Ridolfi, del prof. sen. Gatti. La cerimonia riuscì in modo rispondente all'idea di met.tere in piena ed indi.s cutibile evidenza il valore di organizzazione che la Scuola. ha saputo realizzare dalla massa. degli allievi medici e chimici èhe per la primo. volta in maniera. solenne e con formazione organiche si affermano nel campo della atletica e sportivo. E con vivo compiacimento devesi rilevare la a.ffermo.niooe di competenti del mondo sportivo, che, per la. prima volta in I talia, agiscano squadre ginnastiche costituite soltanto da mediCJ e chimici-farmacisti. ·


PARTE UFFICIALE A) GIORNALE MILITARE UFFICIALE (Estratto dall6 dispeme n. 26-33 del Giornale milttare ufficiale) l ) CmooLARE n. 354 del 15 aprile 1928. - R. decreto n. 1024. SostittaÌ{JM di u1~ nuovo regolamento a qttello approt:ato con R. decreto 22 giugno 1926, n . 1067, per la esecmione della legge 11 marzo 1926, n. 416, BUlle procedwre da seguirsi negli accertamenti medi.co-legali ckUe ferite, luioni ed infermità dei personali dipendenti daUe amminiBtra.zioni militari e da altre amministrazioni dello Stato.

n

nuovo r ogola.mento sulle procedure da. seguirsi negli accertamenti medicolegali delle ferite, les io1ù ed infermità, approvato con R. decreto del 15 aprile 1928 n. 1024, riguarda gli impiegati civili, militari ed operai !Ntndenti dai :Ministeri della. guerra., d ella marina. e della. aeronautica, nonchè i · 'ta.ri della. R. guardia. di finanza., gli appartenenti alla M. V. S . N., al personale di custodia. delle carceri e riformatori, !Ili Corpo degli a genti di P. S. ed ai f111Jlzionari di pubblica. sicurezza. Dispone il detto rep;olamento che le domande per fare accertare la. dipendenza da. causa di servizio eli ferite, les ioni od infermità devono essere presentate entro sei mesi dalla dat.a. del fatto che provocò le fe rite, le.'>ioni od infermità stesse. Ricevuta la. domanda, il comandante del Corpo o capo ufficio procede agli accertamenti necessari, e quindi fa sottoporre a visità. diretta del medico del Corpo od ufficio l'infermo. n detto sanitario dovrò. pronunciarsi sulle conseguenze della. infermità nei riguardi della. idoneità al servizio e sulla dipendenza. o meno da.! servizio della. infermità st.essa, dopo eli che il relativo verbale di visita, con parere del comandante del Corpo o capo ufficio, sarà rimesso a lla Commissione medica ospeda.liera. Questa. procederà. alla. visita collegiale dell'infermo e si pronuncierà. sui pWlti seguenti: se il fatto eli servizio, cui viene attribuita. la infermità la. lesione o la. morte costituisca. unica causa immediata e diretta della infermità, lesione o morte riunisca in sè tali condi zion i da poterai considerare come avvenuta. per '\.taro. e pro· pria. catL'>a. di servizio. Inoltre dovrà anche pronunciarsi se l'impiegato o il mil1t.are sia ancora idoneo a.d incondizionato servizio ed in caso di inabilità permanente determinare 1{1. categoria di pensione. Contro il giudizio d e lla. Commissione medico-ospedaliera. è ammesso ricorso nel termine p e ren to rio di 90 giorni dall'avvenuta partecipazione all'Ispettorato eli sanità. militare d elln. rispettiva zona, il quale cost itlJirà. una .Commissione di seconda istanza, i cui giudizi s ono a tutti gli effetti definitivi, s alvo il giudizio della. Corte dei conti in sede di liquidazione eli pensione. In altri capitoli del re~olamento sono poi dettate le norme da seguire negli accertamenti, quelle p er le domande di riposo tanto degli impiegati quanto dei militari, per le visite sanitarie, p er la classificazione d elle ferite ed iniennità pei miti tari, ecc. Il nuovo regolamento è andato in vigore il 9 giugno scorso.

2) Cmc oLARE n. 373 d el 29 maggio 1928. - LEOO.E 29 D iaposiziom per la Lotta contro le mosche.

llt.ARZO

1928, n. 858. -

Art. l. - n i\tinistro per l'Interno è autorizzato ad emanare, con proprie ordinanze, nor·me obbligatorie per la lotta contro le mosche, nei loro vari stadi di svil upp o, n ei cm•t.ri di popolazione ~glomen\ta., con speciale riguardo: a ) agli .istituti di ricovero e cura, pubblici e privati, e a.d altre collettività: b) agli stabilimenti di produzione eli s ·,s tanze alimentari, alle fiere e mercatit agli esercizi pubbliei, agli ;,pacci di genere a.limentari, alle stalle di qualsias• specie.


PARTE "l'FJ!ICIALB

Art. 2. -

501

L e ordinanze, di cui all'articolo precedente, l'flTrumo pubblicu11·

11ella Uazzetla UOìriol.: del R egno ~ 1 ot.ran1 o av er Yigor e il g iorno ttes:<o della lor•>

pubblicazione. Art. 3. - I contnwventor i alle norme di cui :all'art. l saran1oo l ·uniti con l'ammenda. da lit·o 200 a lire 10<.0. A coloro che, per du e v olte con:;ecu t ive, sono >tati 1 uniti ai sensi d el pre<'·<:· dente comma. può, in via amministl'ativa, essere r(;vocata la licèuz.a où 8liLOri·;;. zazione, Jila~C'iut a in ùase alle dillposiziOJlÌ vigenti , ed incamerata in tu tto o in par1 e l'eventuale cauzione p 1·cstt. t n a i sensi del R. decreto-legge 16 clic. 11)26, n . 21 74. :1) CmCOLARl,; n. ~j H tlel 20 maggio 102tl. - D ECIHèTO DEL CA l'O DEL C O\'EHNI) 20 MA Cero 1928. - Noru.e obi.Jlig(l/vl·it• pl!r l'attuazio11e dcilot l~(f{fe 23 mat'zo 1928, n. 858, c01ttenente disposiz. i<n<i p~r la lottu. co1tlru le mu.-r;l"·· C'APO f.

-

DISPOSIZIONI GENERALI DELLA RACCOLTA ED J;,pOJWAZ!ONl-:

DEI DEPOSITI DI !M~lO~DIZIE E Ul MATJ-atn: !'ll'rRE::iClUfLI.

Art. l. - Della nettezza urbm1a in genere. - Nei centr i eli popolazione ogglomerat.a, la raccolta e la esport azione de lle immondizie e dello mnteri~' p ut.re!'cihi:ti. nonchè la costituzione di depositi d i detti lll&teriali sono d i::;ciplinate du lie no rme r:ontenute negli articoli ch e seguono. . Art. 2. - Dello ru('(:oltu, delle i1mnot~d iz ie e delle motn·ie rnttrescibili. - J.o immondizie e le m a t erie putrescibili p1·ovenienti dalle case, dagl i e»erci:r.i pubblici e, in genere, dogli !'pucci di v endita a l pubi.Jlico d evono e!'sere teJ.ute, finù a l m t.t· · mento della loro a!!'portazione. in recip1enti copert i. Sono vietati i l gettito de llo immondizie e di materie p utrescibili od il lor o d eposito, anche tempor a neo, nelle pubbliche vie o nei terreni p tlbblici o privat i. L e aree scopert e entro i fabb1 icot,i o in terposte od CFsi, com e pure lo strade prat icabili, sia p1ivate, sia consorziali, ed i t ratti di spiaggia. annessi a stobilimen t i di bagui d evono essere tenuti ~>gombri, a cura d~i proprietori, omministrntori o conduttori, da. immond.i2.ie e da materie p utre;.cibili. Salvo quanto è disposto n e ll'm·t. 12, nei J'ig uord i degli s tabilimenti di sosia m: o alimentari, il pcùei"tb, ;-entito l' u fficiale ;:un itario. determina le nonne ohbligtttorie, da attuars i entro due me• i tla lla p ub blicazion e ùt:lla pre>ente ordinanza, per ht. tenuta, fino al momento del la loro ai"portozione, d elle immondizie e dello materie p u trescibili provenienti da stabilime nt i industriali. Art. 3. - D ella asportaz1·one delle itn11l0'1ldizù!- e delle mattrie J-1tf?·escibili. L'asportazione d elle m aterie di cui al precedente articolo d eve esse1e fatta ~Olll'C· cipienti che non permettano disperdimenti. L'allontanammto delle immondizie e d elle mnte ri1· putrescibili dai centri di popolazione agg lomemta deve e~sere fat.to giomalmente. l carri destinati al t rasporto di detti materiali devono avere i requisiti dete r minati dall'autorità locale, od essere costruiti secondo un modello approvato dal podestà, sentito l'ufficiale sanitario. È vietata, nell'abitato, la sost a dei carri, coricl1i ò i detti materiali, olt re il t.empo necessa1io per la. loro raccolta. Nel caso in cui il traspo1to d ei suindica ti materiali avveuga per ferrovia, o tranvia o per via d 'acqua, è obbligatorio il loro trattamento cont.ro le moscl1e, du. effettuarsi con m ezzi atti ad ostacolarne la ir1vas ioue e la m oltiplica.zione. Art. 4. - Dei depositi di imm0'11dù1'e e di materie putre8oibili . - L e a1 en destinat.e a d eposito d ei materiali di cui ai p1·eceùenti ru·ticoli sono d esignate d u l podestà, sentito l'ufficiale s-anitario, e d evono distare da l centro di popolazione agglomerata. non m en o di cinquecento metri. I depositi, compresi quelli annessi a. scoli ferrovial'i, t runviari o portuoli, devono essere costit uiti per modo che sia possibile il trattamento cont1·o h.l moscl1e, da ~ffettua.rsi obbligatoriamente, n regolo. tl'arte, con mezzi diretti ad ostacolurne la invasione e la moltipljcazione. Nei depositi esist enti att,u almentc, il trattamento obbligatorio contro le mosch e d eve essere attuato entro un mese dallo pubhlica:t,ione della present.e ordinanza. 8 -

GooTrHlle di

medic ina ntilitare.


P .\RTE

U~TICL\LE

L a. cernita o l~t- u t ili7.7.'l?.iono indu.str·iale o ngricola. dalle immondizie e delle materie putreàcibili, di cui ai pt·ecèdenti articoli . d cvcmo ésserè eseguite n91lè a.rèè c• con le norme che >iMA.nno stabilita da.l pode.sti~. sentit0 l'ufficiale san itario, entro t re mesi d a lla. publ>lica.zione della. presente ordino.n:~:a.. Art. 5. - Dei giardùli urbc~ni e r.ki terreni. coltivati nel centro di popota~ioM ''{Jrllomeratct. - Il podestà, sentito l'ufficiale sa.nital'io, potrit. perm ettere la costi· t uzione di depositi dei ma.toria.li di cui a.;,;li articoli precedenti, p er la. loro utilizza.. zione come fertiliZ?:a.nti, nella misura strettame:1te necessaria. a lle coltivazioni, n ei f!Ìardini urbar1i ed in terreni coltivati siti a. di!ltA.n:~:~~o minore d i cinq ue cento m etri dal centro di popolazione ~~~~lomera.ta.. P e t· detti depo,;iti devono o.:>:>erva.t-si le pt·escrizioni di cui all'articolo prece· dente e q u ~ Ile altre ma.~g io ri che il ponesti\, sentito l' ufficiale sanitario, riten ga. di dover pt·escr·ivet·e a.i fini di un più e!fica.ce tmtt>1.rnento contro le m">!lche. CAPO

Il. -

DISPOS lZIONl SPECIALI.

Art. 6. - Delle .scuderie e d~~lle 11talte. - J_,a scuderie o le stalle in genere, noi M ...:;i in cui il regolamento loc..~ole di i~iene n e consenta la. tenu ta. nel cetLtro di popolazione n.~~lorne•·,.~a. r!Avono o.;.;;or·o m tlni;()nuce pulite ed avere le aperture osterno munite di lli,posicivi atti >1.1la. p1·otezio•1e co11tro le mo3che, conforrni alle prescrizioni emanan.te dal pode.;tH.. sentito l' ulllc i!l.le sanitario. È vietato di arn:mtl.sSt~re nelle souriel'ie e nelle stalle il letame: questo deve essere ~~sportM.o giorna.lmento, ne llo oro stlLbilite dal p oJe;tiL, sent ito l'uilicia.le sanitario. Por il t•·a,<sporto ciel let!lma, s osservano le rlispo.!liliorli conter1u te n ell'l1.rt. 3. l];n tm il tormin e di un m a>e d t\111\ pul>blica.?.ione d e lla. pt·esente ot•d ina.uza., le ><~uderie e le scalle > l ttua.hnente e-;i>;Lenbi noi centri di popolazione a~glomera.ta de,·ono uniformar·.->i a lle pr6.:!crizioni di cui al p roceden te com ma l 0 • Art. 7. - Dei rkpositi d i poUa1M. - Il p ori ostÌl. ser1tito l'ufficiale s anitario, r:oncede la. licenza. di ton ~ re dep<»iti di polla.m~ vivo o di altri piccoli a.•1irna.U, a. .<;copo di inrl.LL.:;triu. <> di commercio, n el cenLL'o di popolazione t\~~lomerata., sem pre previo accertamento cho tletti tlepo.->it i s i>tno in condizioni, da. potervisi attuare costan temente Le no rme, che. cMo p ()r ca..:;o, .;a.ra.nno ritenute nocessal'ie a.i fini del t.rattam~:~nt.o contt·o le mosche. )lei confro11ti di d etti depo.>iti si at.tua.no le d i.;posi· zioni di c u i ai preco.lenti articoli 2 e :3. I depositi e..:;istenti attualmente nel centro ùi popolazione agglomerata devono ottene re la. llcenw. ùi c ui a l pr~ce:iente comma L0 , entro d~te m o3i dalla. p ltbblioo· zione de lla presente ordinanza.. Art. 8. - Delle fie re, clelle feste, ll ei m. ~rcati. - Chiunque, in occasione ili fie ·e, di fe;te o d i m s rcati, int~rde a.prir·e o con' l<tr ·e scudel'ie o s&allag~i, o ter1ec·e stalle o depositi di so;t,a., p e•· auitna li equir1l. bovini. ovini o suini deve darne p~rtecipazioae, l'lOtte ~iorni pl'Ìrn!\, al podtHtà., per i provvedmenti chs q u esti O i:· tenuto ad eman a.•·e, sentito l'ulficia le sanica.rio, ai firli dell'oppQl'tllllO tra.tta.nlento contro le m o.;che. È vietato, d i regola., di ter1ere fiere, fa:;te o mercati nelle im m ediate vicinan:r.o di istituti pubblici di ricovero e di cura.. Art. 9. - Degli e.~err,izi pubblici. - Neg li eserci:~:i pltbblici di cui all' art. 84 d el testo unico d elle leggi di pu bblica sicure:r.zo., approvato con R. decreto 6 novembre 192ts, n . 18~8 . cornp ·ese le latterie, oltre alle pres01·izioni contenu te n el r <,gola.mento locale di ig iene, ùevor1o osserva.r:si le .seguenti nòrmé : 1° I locali nei quali si ten~ono. conservan o o prepa.l'i\tlo i cibi e le b evande 1Lev0no a.vere le a.pe rtw·e e5terne mltnite di mezzi di protezione contro le m osche, <;c)Qformi alle pre~cl'.izioni dato rla.l p o::iesM., sertt ito l'uflìcia.le sa11ito.rio. Ugu a.Mrnente pr·otetti contro le rnosciH e con m ezzi confoemi alle pt·escrizioni stes.~o, devono esso re i cibi in genere e le vi va.nde preparate che si espongano in m ostm; 2° Le st.ovig lie o, in genere, g li a ccessori da. tavola. devono essere tenuti a l riparo dalle mosche ; • . _3° I locali tutti, compre.si i rotrobotteg_a.. d evono essere manteuu.ti puliti; 1 nfiut t e le spaz:~:ature devono es:'lere raccolta a norma dell'a•·t. 2; le btancherie s ud.icie devono e.~se •·e tenute in r ocipiotlti chiu'li ; G li esercizi pubblici a~tuR.Imente eai;~tenti devono uniformR.t'.4Ì aUe prMI!rizioni che precedo110, entt'o t rer1ta g iorni d~~ol h\ pul)blicazione dellt1. presente ordinanza.


P.\_RTE Ul'FICIALE

Art. 10. - Der;li spacci di r1eneri (llimentt.lri. - ~egli !ipacci di vendita al p r1bbtico !li goneri alimentari, all'irtgro;;so o ~:~ol miuuto, oiLro:l tt.Lio:l prtiSCriziotù cont-enute nel ro;:;olamonto loco.le di igiene, devono o:;servarsi le seguenti uorme: l 0 l preparati di carne, il pane, le paste, i dolciumi, !e frutta., le conserve. verdur e e, in genere, qua.lsinsi sostanza. alimentare che si consumi senza. previa ·cottura., o la.vag~io, o dipellamento. o simile. devono easere protetti contt·o l'inquin •\mento a.d opera. delle mosche, con l'impiego di w1o dei mezzi, come r etine me· ta.lliche, campane di vott·o, veli, carte moschicide, ventilatori o altri congegni ada.tti allo scopo, stabiliti, cao;;o per ca.,;o, dal pode>:~tà, sentito l'ufficiale sanitario; 2° È v;iotata la espo;;izione t\ll'aparto, fuori dello spaccio, delle sostanze di cui al precedente muuero 1°; . 3° I locali tutti adibiti alla vendita ed i rispettivi retrobottega devono esser•· mantenuti puliti ed i rifiuti e le spaz,.a.ture raccolti a nonna dell'art. 2. Gli spacci di vendita. attualmente esistenti devono urtiformarsi alle prescri?.ioni di cui al precedente numero l entro trenta giorni ùa.lla. pubblicazione delln presente ordinanza. Le pr·Odcr·izioni del presente articolo s i applicano anche nei -confronti delle m acellerie e degli <\Itri spacci che vendano comunque carni fresche. Art. 11. - Dei ven~litori CIJnlndanti. - I venditori dei generi alimentari in~iaa.ti nell'artico~o P!'ecedente, si~no eilsi ~mbulanti, o a ~ost? fu;so, o in chioschi. o m b anchette, o s unrli, devono uruform:l.t'Sl, entro t renta. g10rm dalla pubblicaz10nu della. pre.~Ar\tA oNlinanza. alle norme contenute nel numero l dell'art. l O, per quanti'> ·concerne la protezione dei generi alimerltt~ri, ivi contemplati, contro inquinamenti ad opera di mo3che. I locali nei quali detti venditori ripongono o confezionano la loro merce devono rispondere ai requisiti di cui al numero 3° dello ste;;so art. l O. Art. 12. - Degli stabilirnenti di sostmtze alimentari. - )legli stabilimenti per la produzione, lavo razione o preparazione di sostanze alimentari, in tutti i locali adibiti alla raccolta ed a llt\ lavorazione delle materie prime ed in quelli di ·deposito delle materie in corso di la.vot•azione o giil. lavo rate, oltre alle prescrizioni ·contenute nel regolamento locale d igione od in re;sola.monti speciali, devono osser vat'Si le seguenti norma : 1o Le a.pet·ture Odteme devono 63Sere protette contro. la. panetrazione delle mosche; 2o I depositi dei rifiuti tlelle lavot•azioni e dei residui suscettibLii di ulteriore .lavorazione, che non sia. poasibile di asportare giornalmente, devono essere protetti dalla inVt\Sione dello mosche. I m ezzi da. impiegarsi, caso per caso, per il trattamento contro le mosche, come idoneo coperture delle materie stesse, carte o altre ·sostanze moschicide sovra o pre3SO le materie in rleposito, o altri congegni adatti allo scopo, sono indicati dal podes~il.. sentito l' ufficiale sanitario. La disposizione che precede si applica anche nei confronti dei ma.tta.toi, delle sa.rdigne e dei d epoaiti di polli froocho, e di rosidui animali. Entro tren.ta giorni dalla pubblicazione della presente ordinanza, gli stabilimenti attualmente esistenti devono uniformal'l:!i a lle norme piil sopra. indicate. Art. 13. - Degli istituti di ricovero e di c·ura e delle colletti1Jità. - Entro 'trenta. giorni dalla pubblicazione della presente ordinanza, gli istituti di ricovero e di -cura pubblici e privati, uoncllè la. collettività in genere devono : 1° Proteggere contro ogni inquinamento a.d opera delle mosche, le di.'clpense le cucine ed i locali cornunque destinati alla preparazione ed alla. distribuziont:l ·1legli alimenti, delle bevande o dei medicamenti; i mezzi di trasporto interno delle bevande e degli alimenti ; 20 Difendere contro ogni ÌniJuina.mento ad opera delle mosche le bevande, ·g li alimenti ed i m edicamenti, nei loca li destinati a ricovero e cur·a. di infermi di malattie comuni ; 3° Protcg~ere meccanica.munte contro le mosche le latrine e le camere mor· t1tarie, nonchè i locali destir1ati a t·icovero e cura di malati di malattie infettivo: 4° Attuare il trattamento contro le mosche nei confronti dei depositi dolle .irnmondizie, delle materie putrescibili e dei rifiuti di qualsiasi gene1·e.


)>AR:t'F: t:FFlCULE

Il prefett.o, sentito il medico provinciale, stabilisce : a) i mezzi da impiegarsi per l'attuazione di quanto sopra; b) le norme obbligatorie, da attuarsi entro due mesi dalla pubblicazioned ella presente ordinanza, per la raccolta., la rimozione e la distru.z ione, o l'eventuale recupero de i mat.eriali di medicatura usati. Tutte le scuole primarie, pubbliche e priva te, debono essere fornite, in ogni aula. di nn esemplare del carte!Jo di propugnnda per la lotta contro le mosche, edito a c-ura del )linistero, delle Finanze. (Provveditorato generale dello Stato). ('APO

JJJ. -

DISPOSIZIONE FINALE.

Art. 14. - I pn•fetti del Regn o sono incaJ·icati della es.ecuzione della pre· sente ordinanza, che entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella. Gazzetta C{ficiale del R egno.

I l) 1\U~JI'-TERO D ELLA GUERRA DINEZJ O::>:E CEN.G:;RALE DI SAN11'.~ 1\ITLITA.RE • DIV. 11, tSEZ. m

l ) Cmcot.ABE n. 3001 1794 dell'8 giugno 1928. - L oua ccmtru le mosche. Con la legge 29 ma.rzo 1928 n. 858 e col decreto 20 maggio 1928 del Capo del Governo, pubblicati nella Gazzetta Uffic-iale del 4 e del 21 maggio corrente anno e di prossima. pubblicazione nel Giornale militare, vengono . emanate disposizioni p<'l' la lotta. contro le mosche. Pertanto, in aplllicazioiJe della suddetta. legge; analogamete a quanto venr.e già disposto con le cll'colari eli questo Ministero n. 2944 del 9 agosto 1927 e n. 134 dell'Il aprile c. a. dirette alle direzioni ùi Sanità militare, pregasi codesto Comando· di voler disporre che vengano senz'a.ltro attuate nella maniera più rigorosa nei Corpi e reparti e negli stabilimenti dipendenti, le disposizioni suddette, specialmente per quanto viene contemplato dall'art. 13 del decreto su citato, il quale prescrive infatti che nella collettività, in genere: JO D ebbano essere protette contro ogni inquinamento ad opera delle mosche : a ) le dispense, le cucine, gli spacci cooperativi e comunque i locali di distli· buzione degli a limenti, bevande e medicamenti; b) i mezzi di tras porto interno delle bevande (! degli alimenti ; c) gli alimenti, le bevande e i medicamenti stessi ; 2° Deb bano essere protette meccanicamente contro le mosche le latrirte, la camere mortuarie, nonchè i locali adibiti a J'iCOYero e cura eli ammalati eli malat· tie infettive; 30 Debba essere attuato il trattamento c~ntro le mosch e nelle scuderie, ne~ depositi di immondizie o di rifiu ti in genere e nei letamai. Per la scelta del moschicicla da adoperarsi, fra quelli attualmente Ùl commercio, potranno e~:sere interpellate le Direzioni di Sanità, le quali, in base a!Je esperienze fìnora. eseguite, sono in grado di consigliare quello che, a loro parere, ha. dato i migliori risultati pratici. È ovvio che l'applicazione delle norme per la lotta contro le mosche deve esser.-. integrata. da una scrupolosa pulizia dogli stabilimenti e da una efficace propagand•~ presso le truppe, illustrando ai militari le finalità che 'si vogliono raggiungere e lo modalità della lotta convincendoli che, soltanto con la volonterosa cooperazione d i tutti, si potrà riuscire nell'intento di distruggere questi pericolosi vettori di malattie.

(3R4 i ) - RO~J A, l!J28- .~X .SO \'J -'>TAli .

' Ali.MINJSTR.<ZIO!"E DEU.O STATO


· VI - F , C.wcu. - Trattamento e sgombero del fratturati 'degO arti in guerra. - Prefa:tione del prof. R. D ALLA VEDOVA . . • . VII - S. SALINABI. - Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite osteo-articolari in 1° e 20 tempo. - Prefazione del p rof. R. ALESSANDBT. - Un volume di pagg. 190 . . . . . VIII - A. CA."'AB!NI.- La medicina militare nell'antica Roma. - Con 5 fig. IX - La celebrazione del medici caduti in guerra. - Un volume di p a. gine 92 c on 16 fig ure . . . . . . . . . . . . • . . . . . . X - N. RoDmò. - La profilassi delle malattie infettive domiDanti nelle nostre colonie africane. - Un volume d i pagg. 44 • • • • XI - A. CASABLNI. - La scelta del piloti per la navigazione a..area. - Un volume di pagg. 232 con 97 figure . : . • . . . . . . . XII - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni oon l'ordì· namento dell'Esercito e la guerra . . . • • • • . . . . • . . XIII - S. SALINABI. - L'autolesionhmo nelle su& varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagg. 250 . . • • . • . . . • . XIV - F. CACCIA e S. Rtcoi. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie stroz.zate) • • . • • •

• , . • .' • • • • • • • • • • • . .

XV - G. GarxoNI. -

Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un volume di pagg. 240 con 3 carte_geografiche XVI - S. SALL.'fABI. - Lll razione alimentare del soldato ir· pace ed in guerra. - Un volum 3 di pagg. 240 . . .. .. • xvn - A. CASABmt. - Per le c nozze di diamanti • del Giornale di medi· cina militare. - U n volume di pagg. 60 con 9 figure X VITI - B. P ALMIE BI. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del ser~ viz!o sanitario militare napolitano. - Un volume di pagg. 72 .

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ALTRE PUBBLICAZIONI. · A. CASARINI. La medicina militare nella leggenda e nella storia. Memoria premiata al concorso su temi militari per iJ 1927. Un volume di pagg. 700 con 155 figure. - Fireuze, 1928. . . • . . . . . . . . • A. CASARINI. La fatica nella vita militare. Memoria premiata al concorso Riberi, 1905. Un volume di pagg. 330 con 65 figure.- Roma, 1908

A. CASABINI. Le malattie e gU infor tuni nella vita militare. Mem oria pr&miata al concorso Riberi, 1906. U n volume di pagg. 402 con tavole grafiohe e s tatistiche - Roma. 1908 . . . . • . . . • . . . . . . La lotta antitubercolare nell'esercito. - Un volume di pagg. 96 con 8 tavole Per Leonardo da Vinci nel IV Centenario della sus morte. - Un ,·olume di pRg g. l 00 con 37 fì.:,crure . . . . . . . . . . • . . . . . . . . .. . Per Giovanni Maria Lancisi nel Il Centenario della sua morte. - Un volume

'di pagg. l 06 c on 28 figure . . . . . . . . . . . . . . . . . . 111 Couf~enza interalleata per l'assistenza agli invalidi di guerra. (Roma, 1919) - Relazioni ufficiali o comunicazioni. - Un volwne di pa~g. 96 . • . IV Conferenza interalleata per l'a.~sistenza agli invalidi di guerra (Bruxelles, 1920). - Relazioni u!Hciali. - Un volume di p agg. 44 . . . . . . I Congresso internazionale di medicina e farmacia militare (Bruxelles, Hl21 ). Relazioni ufficiali del Corpo sanitario militare italiano . . . . n Congresso interDaziOoale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923) . Att• del Congresso - Vol. I. - R elazioni ufficiali. - Un volullle di pagg. 4 16 con tre tavole . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923). A del Congresso- Vol. II. - Lavori del Congresso e comtwicazioni. - Un volume di pagg. GOO co a · 33 tavole e 19 incisioni • . . . . III Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi, 1925). Lavori d el Congresso e comunicazioni. - Un volume di pagg. 88 .

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIRt'.UONE ED

.UI.JIINISTRA~IONF.:

Roma · Minlsk!ro della Guerra, Via XX Settembre - Roma CONDIZIO~I

DI A.BBON.UIENTO.

1. Il Oiomale di m;:àicinu mil\lare 81 pu bblico. Il primo giorno di cfllllcun me110, lll tatcl~o tU quattro r'*u tJI st.BtnP!\ almeno. • 2. T, 'abbonamcoto è a nn uo o dtOCorre dal 1• ecnnalo. 3. 11 prvr.zo <lt.II'BbUOilam~nto è:

Per l' l talla e Colonie ••......••.........•••...• • .... . ....... . .. .. L. 32Per l' Estero ....... • ........ • ........... .. ................ . ••.... 44 -

l In lt.BIIa ..................... . . . 6 -

Un IMclcolo scpnrato costa . ..... .

t a ll'Estero ...... . .•••• • •...•..•• 7Il supplcm<mto cvnwn cnte l /ruoli di J In ltalio. .•••••••••.•••...• .. .• 11i u ne i wl il ti ciel corpo Stmilario mili· 18 all' Eetero •••••••.••••• • •••.••. lare COijta ~ Por gli ulfi<'l:t ll m&d lcl e chimici rarronclatl del R. F.aerolto (ln ecrvlzlo attivo, In pofi!loiHI nuslllnrla, d i f.'vUt l•lewcuto, dcl la riserva cd a rtpo~o> Il preuo dell'abbonamento è rldottoa L.14 anlicipule <'d U prot.v.o dol supplemento è ridotto a L . 8. - Non al trasmettono ricevute per gli abbOlliUHOIItl IJOtSOil8li. b. Non el nccuttonn reclami trascorsi t.renta ,giorni dalla spedlzl<.'ne del Giornale, che BI el· lo:'ltua rrqttlu rmcnto n l primo eli <)R'UI mc~ c. Trruocorso tale t ermine, l tosci<'OII richiesti vengono ape. diti so di~J,If•nihlll , solo n pugmlleoto. G. l ~ignori ubiJOruotJ mil itari In effettività di servizio paQ'heraDno l'Importo dell'o.bbonamento por mc7.zo <lei rl<pct LJ,-J cnruundl di corp<• o direzioni. 7. Per l ~ol!urOclaiJ tut.:<llcl (dell'Esercito e della Marlnu), in qualunque posizione si troçi!U! è nmmes.qo u 11 A BUON A~l E:-ITO CU hl ULATIVO al Giornnle di mtdici·n a militare &d agli .dniiJJii <Li mettidna twu11/<: e colml iute al prezzo di 1•. ~ annue. ~ Inoltre nmmesso un ABBONAM ENTO CU .M UI. ATIVO nlin Hivi.~ta aermwutirn a! pre>.z<> d i L . .&$ annue, ed nlla Rirrisla militare Uulian~ nl P I''ZZII •Il 1•. -41 o nuue. ~: lnllne ammes~o un ABBONAMENTO CUMULAT IVO ai giornale i'Um· " er8Q, olv l~ta J::Co>l<r;, Ji<:a Illustrata, al JJret.zo di L . SO annue. Per o ttenere tali focllltazionl cumula· U ve 1:11 ~obbounll milita ri d •tvlit nnu t>J.r pcrventro l'Intero Importo all'Ammlnlstrnzlone del perlodk(J <Ici pt·ovr lo o.· rpo. 8. Al lll!ral • l rn lo sconto del 10 per rento, ma soltanto per l'Il abbonamenti dell" persone e deg li en ti nou w ll ilarl.

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NOR81f~

PER LE PUBBUCAZIONI.

1. I hwo rl orfglnaU, lo note, le rl\'lslc - dottllogr,rotl o sorftll a ll'liUlO- devono OC('llpnrt' un snlo l:oto do! logliu . ''"~~ro nel tC$tO dc!lnlll vo ed accuratamente corretti e riveduti dllll'll autori. Si rn ~P•'<'Iol~ roccumao•laz'I" DO che quc·lll scritti ~ mn no sia no lten t~ggibiU, per modo eli evitate og ni tluubio ol i ln lorprctazir>ne. In caso coutrurlo, la Dlre?lone si vedrebbe costrette a soependcroe In I•Ubl> llc.•zlono. 2. Sulvo cnel eoce7.lonalisafml, la c orrozhme dollt> bozze sarà rattn dalla redazlone a~fcM dngll ~u torf. p~o· non viuC'ularo Il lnvoro llpograrloc ajl'll lnevltnblll rttardl postali. 3. Le ~pc•e p,1r gli estr uttl e qneìlo per le tuvole litografiche. fotogra1lcho ('00,, che a«<I!l· pngnn...,.~ro le mom r•rlo sono a carico degli autori. 4 . OIJ est rutti sono d i due tipi: -Tipo .tf) S.:nza rOtJertiua e colla Impaginatura e numetll· zlon e del I~U::clculo. - 'l'Jpo B) Con copertino stampata. frontespizio, lmpbglnatura e numcruzlone dPudnto. 5. Il proY.zo degli estratti per gli autori delle memorie rhe U rlohlednno, è ro&olato dalla seguente tArill'a :

PRI<~ZO DI tUSCUN FOGLIO DI STAMP.!.

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Per qut /1 i c !te s-u,.>ertlnn un toolio, le rrazioni in p i il, che non superano i lmuw foalw, ri CO!'· la no cnme mcltf , JlttT('hè J}erd l'ordinrtzi 1 mc non sin i11jcrior& a 50 copie. 6. l 1w1uo~crfttl non sl resti t uiscono. - I lnvori bn:vl avranno la preoed&nZB.

(:18-H) • UOMA , 1928 • à . VI · STAB ILIMENTO PoLIGRAFICO PltR L'AMMINISTRAZIONB DIU.LO S TATO


Anno LXXVI - F~sc. X OTTOBRE 1928 - A. VI

.GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA '

Pubblicazione mensile l


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINI STERO DELLA GUERRA ( DIR EZIONE GENE RALE DI SANITÀ MILITARE)

Giornale di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e della ~egia Marina: 1885-1895 Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907

TELEFONI : 43-283 R. T. - 21-90 R. M.

SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI: Lampls. - n • VÌSUS • nella SimuiO.'l.iOU<} •. . . • . . . . , . . •.... • • • · • Pa.g . Bltano . - Il t rattmncnto clt'l h\ tiCIIbbia ndl ' ,.scrrite> . • . . . . . . . • • • . . . . • • F isithella. - Co!!Sic!rl'll'l.io)D i su u n focnl.. io epidem ico di scorbuto t ra. gli ascari , cralt·t't . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . · · · · OAIUIITICA CLINICA : Cola. - Pnra.lisi tlcl ricorc·c·nto eia slenosl mitmllca . Imperiale. - Contr·ibut.o allt\ conoscenza clelia litiasl r en n ic laten te . . . . . . Sunserl. - U n caso d i mio:dte lllcnurri\l,\'lcl\ . . . . • . . . . . . . . . . . . . 8quillatiotl. - Su cli uu Ct\SO di crnnlo·pla<;ticc\ scc·onclo il metodo Highctti. •

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Pag. 5N 531 537 .Hl

NOTE DI IGIENE PRATICA : Germino. - n g hln.edo o le contllzionl di ~uo l mplc•A'n uell'alhnt'nLazlonc . .

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RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO SANITARIO MILITARE . . . . . • • • . • • • . . RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA. • • • . • , •• • . • • •• CONFERENZE SCI ENTI FICHE DEGL11l8PEDALI MILITARI. • • • • • • • • • • •• .• •••• NECROLOGIO • • . • . ••• • • • • • • • • . . • . • • . . . . , • • • . . . . . . . • • . • NOTIZIE • • • . • • • . • . • • • • • • • • • .••. • • •.• PARTE UFFICIALE • . • . . • . . • • . • . • • . • • • • • • . . . • • • . . . • • • • . •

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PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MIL/TARE ROMA -

Via XX Settembre -

Ministero della Guerra -

ROMA

COLLANA MEDICO-MILIT~RE PUBBLI CATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA D lREZWNE GENERALE DI RANITÀ MILITARE

I - F . TEsTr. - Storia r etrospettiva dell'igiene nell'Esercito italiano L. 7II - Ricerche biologiche degli U ffìci psico-fisiologiai di aviazione militare. - Un ,·olume d i psg~. 230 con 46 figure e 2 t a vole . . • ~ • 15 Ill - E. SA!><TORO. - Ferite addominali di guerra- Prefazione del profess~H·e N . GrAN)<E'l"l'AS JO.- Un volume di pa~Jg. 4UO con 38 figure » 30 IV - A. Lus·.rro - A . Bosrnco. - I «gas di guerra •· Impiego ed effetti - P rovvedimenti e cara. - U n v olume di pagg. 104 con 3 tavole rnicrogrnJiche a. colori . . . . . • • . . . • • . . • » 12 \T - A. Lusno. - Brevi cenni storici sulla evol uzione della maschera con• tro i gas durante la guerra mondiale (1915·918). - Con 21 figure • 7·,

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MEMORIE

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OSPEDALE MILITARE PRINCIPALE DI VERONA REPARTO OFTAL!IUCI

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IL " VISUS , NELLA SIMULAZION~1~ per il dott. Edoardo Lampls. capitano medico, capo reparto ( Note ed osservazioni di pratica prof'esslonale)

In tema di simula.zioni non è facile dire una }la.rola, nuova, anche nel camp<HJftalmologico, tanto se ne è scritto e se ne scrive tuttora. Un tempo erano argomenti quasi d 'obbligo dei medici militari, che, può dirsi, venivano considerati unicamente competenti in siffatte questioni, per la pratica che acquistavano, rispetto a simulatori d 'ogni genere, nelle operazioni di leva e <li arruolamento. Oggigiorno la. legge sugli infortuni ha messo in primo piano questo speciale capitolo della medicina. legale, che asslUne, di giorno in giorno, proporzioni notevoli man mano che cresce il numero degli assicurati, mettendo cosi nell'agone anche tutti i colleghi civili. La intensa, più che lunga pratica di perito militare, mi induce a scrivere questa. nota, che soltanto tende a fissare alcuni rilievi fatti e metodi applicati nell'esercizio professionale e che parmi abbiano interesse, anche nel campo civile, sovratutto perchè vagliati alla prova dell'esperienza quotidiana..

Criteri d'esame. - È precipuo dovere, in primo luogo, mantenere la. propria serenità di spirito e l'obbiettività massima delle ricerche, anche quando si ba. da fare con individui palesemente in mala,fede. Non può essere che un atto volgare e ripugnante, per qualunque per ito, ricorrere alle minaccie o a mezzi coercitivi, i quali, nei riguardi di cohù che eventualmente ne facesse uso, dimostrano incapacità d'indagine e affievolimento del sentimento della. dignità professionale. N on bisogna d'altronde dimenticare che spesso si tratta di un problema psicologico, e, in molti casi, occorre mettere in rilievo la personaUtà del simulatore, se si vuole a.rrivare alla scoperta, della simulazione. Non ostante che oggi giorno siamo ben agguerriti di mezzi scientifici di ricerca, plll'e il còmpito peritale, in tema di simulazione, presenta spesso eccezionali difficoltà. Molti credono che un accurato esame obbiettivo possa essere sufficiente per giudicare se un dato sintomo o un difetto funzionale sia. simulato o meno. Non è cosi: l'indagine è assai complessa e solo r are volte uno riesce a sincerarsi, con certezza, dei propositi ignobili dell'esaminando.


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« VBt.:S » N'ELLA SlllULAZIONE

Anche quivi è questione di metodo, forse più che in molte altre attività: metodo induttivo per eccellenza, applicato tecnicamente, all'infuori di ogni presupposto e di ogni supposizione, e tendente solo ad una mèta: la verità. L 'esame clinico completo, la prova sperimentale, e anche l'accertamento storico, se occorre, costituiscono i tre elementi fondamentali di un esrtt,t.o g iudizio, poirhè l'uno si complP.ta e si int,egra con l'altro. Con uno solo di essi, pure ben condotto, può spesso non raggiungerai la dimostrazione della verità. In base al solo criterio clinico, per esempio, saremmo talvolta tratti a, concludere che tra.t.tasi di simulazione allorquaudo viene a mancare la corrispondenza, con i quadri clinici noti. Se questa corrispondenza mauca,, il dubbio, il sospetto si impone, ma non si afferma la certezza. Attenendoci soltanto al criterio sperimentale, il risultato può essere parimenti falln('e: i mezzi tecnici, le più a-bili prove, i metodi più rigorosi m~lincano talvolta allo scopo, sia perchè il soggetto è accorto, sia perchè non sono applieabili in dat.i casi e circostanze. Con il crit.erio storico possiamo avere notizie e dati di fatto: le prime sono speiiso fondate su a.pprc>zza.menti, i secondi non sempre sono controlla bili. Ma se un giudizio viene;~ concretarsi seguendo, come si è detto, tutti e tre i criteri esposti, avremo assolto aJ nostro còmpito dinanzi alla nostra coscienza e anche, eventuaJmente, dina.nzi alla legge. La riforma dfl.l servizio militare, l 'esonero dalle fatiche di prima linea. in periodo bellico, l 'assegnazione di una desiderata categoria di pensione, la liquidazione di un preteso danno subìto, facilmente inducono l 'individuo alla simulazione, spinto dalla paura, o dalla difesa. ovvero dall'imitazione, o anche dal semplice interesse. La, simnla.zione ba molteplicj aspetti e graduazioru: può manifestarsi come una semplice persevemzione su fatti morbosi realmente esistenti, una e&agerazione di sintomi ebe si riscontrano effettivamente nel soggett.o, una pretestazione di fenomeni di varia natura, una vera e propria :simula.zione di infermità o di imperfezione inesistente e, infìne, come vere e proprie autolesioni. il nm;t.ro ca.mpo è nno dei più sfruttati in quanto trattasi di un organo ess<>nzinJe, diremo, il più essenziale per la vita di rela,Jijione, ed anche percbè p.ii1 f<H:ilmente si prest,u alle forme più vaJ:ie di simulazione, che or ora abbiamo ricordato. K oi non accenneremo, io questa prima nota, che a quelle forme, anzi, a quelle ma,nifcstn.zioni che lu:m no strettamente attinenza con l'acutehza visiva, e che meritano particolare attenzione, Hservandoci di riprendere un'alt.l'a volt.a. rargomento anche nei riguardi degli altri componenti della funzione vi:siva. E di proposito ci asterremo di descrivere i noti metodi d'indagine clinico. e le am~or più note prove obbiettivo c subbicttive, che sia,mo soliti (•seguire con i più svlniati ~trumcnti e apparecchi, in quanto è facile trovurne tratt,a,zione o cenno in molte pubblicazioni nostre e straniere. Ambliopie e mna1t?·osi simulate o amplificate. - La più semplice e la più comune form~ di simulazione è l'allegata ambliopia monoctùare o binoculare o l'amaurosi monoculnre, come tutt.i noi sappia.mo.


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SDIULAZlO::-iE

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L~~ simulazione della completa cecità richiede di~

pa.rte del soggetto una straordinaria perspicacia e una forza d 'animo eccezionale: è ormai scomparsa, seppure, non del tutto, dato che durante l'ultima guerra. n on è mancato qt1alcbe caso, mro si, ma afferma.tosi con una persistenza incredibile. In ogni caso di allega.ta amaurosi o aUegakt ambliopia, l'indagine clinica deve, in primo tempo, accertare l'int.egrit.à dei mezzi e delle mem· brane profonde, escludere la presenza di tm vizio di refrazione o sintomi di ambliopia tossica, renderei edott.i che non si t- dinanzi ad una neurosi traumatica o un caso d 'isteria, e qui ci soccorre la diligente investigazioe;_";::~:!:,i ne anamnestica. Nè, d'altronde, è possibile, se l'esame e le ricerche con\ ..'1,;~:.' traddicono la reale esistenza, del clifet to accusato, non prospett;arsi l'even/ ; ~· tua.lità, invero rarissima, di UllO. ipoplasia o agenesia, non obiett.ivabHc ":'. ·., . s~n:eioticamente, di determinati elementi neuro-sensitivi dell'apparat.ot:f: :~ VlSlVO. ~': .~~ ..~ ;, 1 "tiA, All'indagine clinica dovono seguire fe prove ob bit•ttive, C"ht> con~;istono, ':;_-.: ;:·~F"(' più che altl·o, nell' èsame della direl.ione degli a"si visivi, con o s~uza applicazione di prismi, e del riflesso pupillare. Infine si mettono in atto l<' prove snbbiettiv(• cbe, com<' è noto, sono molteplici c fonda te tnt te su fatti di illusione a <'UÌ l'occhio va particolarmente soggetto; variano inoltre a seconda ehe necessita accertare un'ambliopia binoculare ovvero un'ambliopia monoculare: nel primo cnso può da.re buoni risultM·i la let.tnra di ot.totipi isolrtti, o di caratteri di confusione, o di una Shl.la -poc.'o not·a, opptn·c la prova d<'llo specchio piano o anche quella cl<'l Wick fondata su un ealcolo di probabilità. Talvolta io ricorro in Roggetti <'on integrità oeulare, al rnct.odo pt>rsonale di applicare sin dall'hùzio, in ambo gli occhi, una st·rie di lenti sfero• convesse decrescenti sin.o ad %eli diottria e infine i vetri piani, da.ndo ad ·intendere, durante le prove, cbe solo con gli occbin.li il soggetto può vedere e che ne è necessario l'uso. L'esaminando nota .cbe effettivamente la sua vista va sempre piil risehiarandoRi, ma.n mano che gb si provano le successive paia di le n t.i, e segue inconsapevolmente il mio innocuo gioco, leg~endo quasi sempre sin l 'ultima riga degli ottot.ipi: tale pratica sorte buon etietto previllentemente in persone attempate, poichè, essendo in queste di comune uso gli occhiali, la scelta e l'applicazione di lenti non dcstano iu loro alcun sospel.t.o. )Tel caso, invece, di a.maurosi o gra.v c a.mbliopia. monoculare ricorriamo alla prova di Javal-Cuignet, agli ottotipi e vetri colomti (Snellen e Stilling; Fantorbe e Micbaud): emiseopi binoculari, camere c~tottri che, stereoscopi, oppure alle numerose esprrirnze p«:>r nwzzo delle lenti sferiche o prismatiche, fra cui quelle del Graefe, del Bru:offio, del Jakson, dell'Armai;;nac, del Magnani, o anC"ht> al diploscopio del Remy, del Vagliasindi, del Tarducci, ecc. Nei casi, infine, di modica o lieve ambliopia monocula.re, vaJgono. spesso le diverse prove già indicate per l'ambliopia binoculare o per l'ambliopia monoculare. Osserviamo che in tutti i procedimenti, att.i a svelare la simtùaziont> di un'ambliopia o amaurosi monoctùare, è condizione necessaria che nel soggetto abbia luogo la visione binoculare, con il mantenere costantemente

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~tperti ambedue gli occ hi, con una perfetta concordanza delle linee visuali

e con la correzione di eventuali ametropie. Le difficoltà sorgono quando rindi>iduo non è più tm semplice simulatore, bensl un eilag"c>raton~ dr un<.t reale diminuzione visiva. monoculare, dovuta !Sh~ a lievi alt~;:razioui dei mezzi o delle membrane profonde, COllll' ad un vizio di refrazione o anche ad una ambliopia ex non 1uu: in questi casi all'esamina.udo non rie:;ce difficile, non dico scoprire il meccanismo della. prova a cui lo si vuol sottoporre, ma, accorger(li che quella data. lettera o s<'g-no è da lui ]Wr<'f>pito con l'oc('hio ambliopi<-o. Gli è facile obbiettivare, sull'ottotipo, l"ombra di una opacità dei mt-zzi o uno scotoma., oppure intuire !"(•[etto corretti vo di una lente, e più ancora, in ca~o di strabismo ftmziona.le e conseguente ambliopia ea· 'non usu, avvertire che l'ooclùo normale è sottrat.to alla >isione. Io credo che il metodo più semplice, più comodo, più efficace e più sbrigativo (!>JH!Cialmente m·gli esami di inscritti o di reclute che danno il maggior contributo a l nost.ro lavoro) sia. quello di agire di sorpresa,, rapidamente: io introduco !"esaminando direttamente in ea.mera oscura, senzn che si soffermi un attimo nella sala d 'esame, evitando così che abbia tempo e modo di conoscere ambiente, distanze, forme di oggetti, ottotipi, ecc.: pratico l'esa me obbiettivo, applico il portalenti montato d ' una lente sferoconvessa di 5-6 diottrie, o di altra lente negli ipermetropi, per escludere dalla visione l ' occhio normn,le o il più efficiente, e di uu vetro piano o della lente correttiva, che ritengo la più adatta, in ca:;o di ametropia, per l'altro occhio. Lasciando resaminando sempre seduto ~•l suo posto d 'esame. lo invito svelt~Lmente a leggere con tutti e due gli occhi bene aperti, gli ottotipi siti dinanzi a lui, alla distanza prescritta., debitamente illuminati in quell'is tl~nte, e indicati m ano mano da un aiutante già pratico. Posso dire che: con questo sistema, raggiungo, nella. grandissima maggioranza dei casi, lo scopo: il ca,ndidat o è colto di sorprcs~L, si vede armato di occhiali, e, ignaro di tutto, fa.cilmente non si indugia a riflettere e leggt-. nella peril na~ione elle la lettura sia b t.ta con l"occlùo normale o migliore. Se talvolttt tenta di rendersi conto del modo come si Rvolge la prova. gli ripeto subito !"in d t o di leggere e di leggere con l'occhio normale, e gli farcio pure p1·esrn1 e rhc con l'applicazione d<' gli occhinli la visione Yiene a bella posta intorbidata . nel caso in cui si la menti di non veder chiararncnt.e. È molto utile, inolt.re, sn,persi cattiva.re, durante la conversazione, direi, anamnestica, e l'esame obbiettivo, la fiducia dell'esaminando, rivol~endogli O"flport une doma,uùo, immedesimandosi del suo caso pietoso :;e prese n La reliq ua.ti di feri1 a o della sua pena per un difetto diot.trico, e anche hcendogli conosct•re, in modo intelligibile, il risultato dell'esame obbiettivo. TuU.i Qll<'f-1ti sùno, Yoi direte. a.ccorgimcnt i di poco momento, ma e~;:-;i rendono ùavv~·ro molli"~imo, fa.c<>nclo guadag-nare tempo prezioso, specialment~ qnandn l 'osst-r~·n zione si rleYe est<'nùerc a decine e decine di Ìlldividui nel giro di poche ore. Se l 'esaminando è molto destro e f; nbito in t1ù sce il meccanismo della prova, cui io lo sol t opongo, non è facile smascbera.rlo con ' gli altri noti met.odi, e quando am~be l'insieme delle prove compro'i pienamente clw tratta~ i di un t':>al!eT·a t ore. riesce spesso lJcn di ffie ile accertare di qu :-~.n t o

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egli amplifichi il suo difetto, da.to questo imprescindibile, se dobbia.mo rilevare il grado effettivo di vista, onde formulare il provvedimento medicolegale in r apporto all'idoneità o meno al servizio militare ovvero a liquidazione di pensione o ris~~réimento di da.nno subìto. Apriamo una parentesi: a.lla. m a~giore o minore resistenza dell'esaminando non poco cont.ribuisce indirettamente lo sperialista. civile, cui spesso si rivolgono iusc1·itti, redut.e e pensiona.t i p<'r otten('re un certificato che comprovi il loro difetto visivo. Qnr!ito è un argomento molto delica.to. n certific:1to dello speciali sta civile ha. un 'importanza di molto i:uperiore a quella c.he comunemente ~;i crede. Anzitutto non è vero che noi, medici militari, non t~niamo conto, anzi, t.('niamo in ispregio taJ.e documento: non è ve1·o, sia per un elementare rispetto a. sent-i menti di collcgan· za, sia per chè possono muminar ci sopratutto sui preredent.i del caso iu esa.me, o anche, in casi dubbi, sull'indagine obbiet-tiva clinica. )fa perchè questa collaborazione riesC'a vera.mente preziosa, nell'interesse stesso del soggett-o in e~ame, il collef!a· civile deve certificare esattamente l'infermità o l'imperfezione i n rapporto specia-lmf'nte al visus, e deve far comprendere ben chiaro all'esaminato, sopratutto nei casi di e\'idente lievità di difet.t.o ' isiYo, la sua idoneità al servizio militare. Questo esplicito giudizio del medico civile è spesso il toccasana per i ma.li intenzionati. :&iprovevole è il fa tto, invero eccezionale, del rilàseio di un certificat.o, in cui il collega descrive involontariamente risnlta.ti non rispondenti allo st.ato vero dell'esaminando e che ha creduto invece veraci, lasciandosi coglie1·e da.Ua m:llafede dell'esaminando ste~so o a causa di un affretta.to esame, rafforzando propo~iti non del t u tto pnri. L 'inscrit-to, la recluta o l'aspÌl'an te ad una. pensione o risarcimento, fort-e di tale documento, insiste, se in malafede, nell'amplificazione del sno difetto o allegata infermità,, e, se in buona fede, non sempre si adatta al giudizio che il perito militare pronuncia, rit.enendo in cuor suo di essere quasi vittima di nn ' inghtstizia dovuta. aU'ignoranza o alla cattiveria. d ell'esaminatore. Riconosco anch'io che non sem_pr e è facile e, soprat utto, non sempre si ha il tempo a.degnato per smascherare i male int.enziona.ti che ricorrono per il tanto desiderato certificato, al collega civile, il quale, poi, spesso t.rovasi dinanzi a clienti di data più o meno antica, che, per questa stessa loro qualità, pretendono assurdi e inutili favoreggiamenti. In questi c-asi il collega esperto rilascia UJl certificato ampiamente generico, astenendo!i di proposito di pronunciarsi sull'efficienza del visus e astenendosi anche· di allargare verbalmente ogni speranza del petente o, meglio ancora, prospettandogli, se del caso, l'infondatezza delle sue aspirazioni. In tal guisa il collega civile si libera di lm male intenziona-to, o almeno di nn noioso, e non intralcia l'opera d ' indagine, spesso ardua, del perito militare. 'E chiudiamo la parentesi.

La simulazione negli ametropi, strabici, ecc. - Dove poi 'l'indagine di acce'rtamento è veramente ardua, è nei soggetti affetti da, ametropifl. o anisometropia, associata a strabismo funzionale e conseguente ambliopia ex non usu.


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N'ELLA STMULaZ!ONE

Nella nostra pratica militare frequentissimo è il caso e non mi è dato mai di leggere alcuna chiara parola circa questo punto : forse questo silenzio nella letteratura equivale al riconoscimento della difficoltà a tutti comtme. · In tal contingenza manca la visione binoculare e l 'esaminando stesso molto bene lo sa : cadono di per sè stessi tutti i metodi di sorpre>a. Quale il mezzo per accertare il grado visivo dell'occhio ambliopico nello strabico' A questo interrogativo l'Abineau, al Congresso interalleato di Ofta.lmologia di guerra dell918, risponde avanza.ndo la proposta che gli affetti da ambliopia monoculare, strabici e non strabici, siano considerati come aventi la v1sione di 1/20 (limite questo monoculare per l 'idoneità in Francia,) anche q ua.ndo ne dichiarano 1/100! L a proposta ha evidentemente cMattere sbrigativo e tot~tlitario, e in guerra, può anche andare. Ma con questo non si risolve il quesito, perchè è più che certo che chi ha solo 1/100 non ha 1/20 di vista, e t utti sanno che, in questi ambliopici monoculari ex non 1tsu, spesso l 'acutezza visiva è rid,otta rea.lmente a ben poca cosa. Vi è tm d ato non certo, ma molto significativo, nel fatto che l'indi·dduo, cui è stato a sua insaputa esclusa la visione dell'occhio migliore, conduca l 'occhio strabico ambliopico in prima posizione dinanzi agli otto tipi: ciò può indicare, con molta probabilità, che l'occhio non è fortemente ambliopico in quanto dirige lo sguardo, la linea di rrùra, sull'oggetto indicatogli. Ma se l'occhio strabico, nelle suaccennate condizioni, si mant.iene tale, possiamo concludere che si tratta di grave ambliopia, salvo l'evenienza che si sia dinanzi ad un individuo molto accorto, che man teng-a abilmente immut~~ta. la posizione solita dei suoi occhi: non si creda c.be ciò sia molto fa cile, in quanto è istintivo il r addrizzamento dell'occhio a mezzo del quale unicamente è pos:;ibile discernere. Ma siamo sempre nel campo della probabilità, e se l 'individuo è anche testardo, quaJ.che volta non r;ì viene a. capo di nulla. agli effetti di un preciso accertamento di grado visivo. Non p~wliamo poi degli anoftaJmici unilatera,li, che tendono ad avere l'assegnazi~ne ad una categoria di pensione superiore a quella goduta, per un'allegata diminuzione visiva dell'occhio superstite integro o parzialmente leso: in questo caso, come è facile intendere, non si può procedere che con molto tatto, venendo a mancare la possibilità di ricorrere ai noti m etodi sperimentali e trattandosi, inoltre, di mutilati di guerra, molto seusibili a qualsiasi severità d 'indagini. La prova di Peltzer con lo specchio piano, la lettura di ottotipi isolati o di caratteri di confusione possono coudwTe ad un'a.ccertamento del vi· sus con una certa soddisfacente approssimazione; ma sopratutto il nostro prestigio, la nostra a.scendenza. morale, l'opera di persuasione, il netto giudizio dello stato obbiettivo e, talvolta., il far conoscere l 'iucrolla.bile nostra persuasione sull'errore volontario o involontario, che l'esaminando fa nell'apprezzare il creduto difetto dell'occhio superstite, fauno rientrare gpesso il male intenziona.t o nella retta via. H o osservato, inoltre, che il miope amplificatore, anche se strabico, viene più facilmente indotto alla lettura degli ottotipi: metto questo fatt.o in rapporto con la possibilità di corn.•g-gere esattamente, di primo acchito,

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il suo difetto diottrico (accertato prima. schiascopicamente) e con la sorpresa che coglie il soggetto per il rischiaramento, direi miracoloso, della

sua visione, specie se si ba da fare, come nèl massimo dei casi, con contadini o operai che mai hanno fa.tto uso di occhiali. L'ipermetrope è pitì resistente e ancor più l'astigmatico ipermetro· pico: in questi non riesce sempre possibile correggere, come è noto, di primo a.cchito, il vizio di refrazione e non sempre, quindi, il soggetto rimane sor· preso della limpidezza della sua vista. L'ottenuto rischia.ramento della vista dell'occhio ambliopico strabico, mediante subitanea correzione esatta, non fa rilevare spesso all'esami· nando l'esattezza della posizione dei suoi occhi, e il fatto stesso di vedere bene lo induce a credere che egli guardi con l'occhio migliore e non con l'altro, di cui conosce la reale deficienza. La pratica mi ha insegnato che negli ipermetropi giovani, la migliore acutezza visiva si ottiene in tal guisa: nelle ipermetropie (intendiamo Eiempre manifeste) di l o anche di 2 diottrie non ricorrendo ad alcuna COI'• rezione: nelle ipermetropie da 2 a 5 diottrie, applicando lenti di un numero di diottrie corrispondente alla metà di quelle indicanti il vizio manifesto; nelle ipermetropie da 5 a 10 diottrie, lenti di un numero di diottrie con-i· spondenti alla metà di quelle indicanti il difetto diottrico manifesto, au· mentato di una o più diottrie (e anche frazioni) e in modo crescente mano mano che il vizio si discosta dal limite inferiore e si avvicina a quello su· periore: in una ipermetropia (manifesta s'intende) di 6 diottrie, per esempio, una lente di 4 diot trie, in quella di 7 una lente di 5 diottrie, in quella di 8: 6 o 6,50 diottrie, in quella di 9: 7,50 o 8, in quella di 10: 9 o 9,50. Con questo sistema di correzione, nell'ipermetropia, si otten·ebbe il migliore visus e l'esaminando, non sottoposto ~d applicazioni successive di pit't lenti, ha meno tempo di riflettere e indagare e preparare, cosi, la resistenza . Accenniamo, infine, all'accentuata ambliopia che viene spessissimo accampata dagli affetti da nistagmo congenito. L 'evidenza chiassosa del loro sintomo principale dà l'incentivo all'esagerazione: «Non vedo perchè tutte le cose mi ballano intorno n: ecco la loro frase stereotipata ! In questi soggetti, se il nistagmo congenito non è accompagnato da vizio diottrico, il visus r aggiunge quasi sempre ah;neno Y1J; in caso di com· plicanza ad ametropia, il vi su~; varia r.on il variare di ques·ta.: sappiamo, quindi, come regolarci.


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IL TRATrrAM~~NTO DELLASCABBIA NELL'ESERCITO p E'r il dott. Augusto Blfano, t enen te m ellico

AuLicamente si creù~ \·a che là <SCabbia. fos~~ una malattia interna, e ~o lo nel 1042 dall'A.venzoa.r si cominciò ad accennare a l parasl:!ita della s(~ahbia; l)Uccessivamente ne parlarono molti, ma in generale la. malattia. fu s~mpre considera.t.a non di natura parassitaria. Spetta al Redi il merito di aver d~s<· rit.to nel 16tli l' acants 11cabiei, d 'aver stabilito la contagiosità del morbo eli cui era causa ed infine d 'aver dat.o il suggerimento di pot,er enmre hb sca.ùbia con pomate acaricide. :Malgrado gli studi del Redi la teori~~ umorale continuò peraltro ad a.vere favore fino al1834, in cui 1inaJ· mente, a conferma, di qnanto aveva predetto il R.edi, fu dal Renucci dimo· strato clte l'acaro poteva essere scovato ed asportato, con con tJeguente i!'narigione della malattia. La ~;ca.bbia dunque viene causata dall'infezione di acari che giungono sulla pelle sana come la,rvc, ninfe e parassiti allo stato adulto. L ·aca-ro della 11cabbia. umana ha corpo leggermente ovalarc, i t.egumenti presentano delle pliche parallele, interrotte sulla !SUperficie dorsale da nn piastrone con rilievi triangolaJ'i, e si rincontrano sulla varte mediana del corpo. Sulla faccia dorsale si notano inoltre anteriormente, e su ciascuna metà, 3 aculei corti e ~:;pessi, potiteriormente 7 aClùei biforcati p ure su ciascun lato. Quest.i aculei sono t utti rivolti verso la parte posteriore. Le due paia. di piedi antHiori sono forni ti di ventose (nel maschio anche il quarto paio ne è fornito), gli altri pit>.di sono munit;i di setole. L'appa.J'ato boccale, situato in una depres~done della regione anteriore, detta camerostoma, è conformato a rostro ed è costituito da. un pezzo impari inferiore, formato daJl 'unione di un pezzo mediano con due pezzi laterali ; al disopra di que· sta, specie di doccia si muovono due mandibole che si spiegano dall'avanti ali 'indietro e terminano ad uncino. Alla base del rostro si trovano a destra ed a sinistra due palpi pluriarticolari (palpi mascellari). Il parassi ta sollevando l'epidernùde s'insinua sotto lo strato corneo favorito nei moviment.i di progressione da.Ue mandibole terminanti ad uncino e dalle ventose dei piedi, mentre i movimenti di regressione ne sono impediti dai peli o dagli aculei innanzi descritti. L'individuo adulto m gginnge l'evoluzione completa attraverso vari stadi : l o stadio) DaU'uovo, dopo 7 giorni circa, ha origine 1ma larva esapode che possiede lO spine dorsali po~>teriori; 2o sta.dio) al 16° giorno la larva si trasforma in pupa ott.opoda con 12 spine dorsali, Al 21° giorno ha nn'altra muta; so stadio) Al28° giorno le ninfe si trasformano in individui puberi (maschio e femmina.); 40 ~tad io) R.iguarda soltanto la femmina fe· c•.onrla.ta che per cliveutare adulta ha bisogno di ingrandire ancora. Essa. \'ive in media tre mesi, il mas('.hio due circa. ] Je lesioni dolla scabbia sono : I cuniculi, dovuti esclusivamente alla femmina fecondata che, subito dopo la fecondazione, s'insinua sotto l'epi-


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IL TRATTAM ENTO VELLA SCAB BllA NE.LL' ESEROlTO

dermide e per deporvi le uova e per r.rovarvi il nutrimento sotto lo strato corneo. Intanto nel punto ove si è affondato l'acaro, in seguito all'azione irrita.tiva dei snoi movimenti, si hanno fenomeni reattivi ed iperplastici che tendono all'eliminazione del parassita.. Questo, a sua. volta, avan7.ltlldo si approfonda &empre più per trovare le migliori condizioni di vita. S e risulta che il cunicolo assume svariate forme e decorsi; è a fondo cieco O\"e facilmente può esser e isolato l'acaro, e contiene numerose uova (circa, una ventina). In condizioni speciali di sudiciume e di trascuratez?.a la scabbia può essere caratterizzata da callosità., che a preferenza. si riscontrano nelle sedi di elezione (a.l <lorso delle mani, ai piedi: ai cubiti, ai ginocchi). Con ta.u ca,ratteri la scabbia fu da.gli autori descritta come tipo a part-e col nome di ~scabbia norvegese o crostosa. Nello spessore di dette ca.Uosità si rit rovano molti acari morti, i vivi si trovano invece in prossintità dello strato mucoso. Altr,a, lesione cutanea della scabbia è la. vet.cicola perlata, causat;t dalla irritazione per la saliva del parassita; essa non supera la grandezza di nn grano di miglio e si trova sia. in vicinanza. dei cuniculi che a distanza. Det.ta ve~:~cicola. può essere causata dai parassiti in qualsiasi stadio di sviluppo che pungono il paziente per nutrii·si. Le varie lesioni secondarie sono dovute a l grattamento per intenso prurito, unico sint ç>ma subiettivo, che si esaeerba durante il riposo a letto. l1a scabbia è nn infestione cb e non risparmia ne::;suna classe sociale, ma predilige quelle meno abbienti, che curano poco o punt o l'igiene, ed a preferenza si riscontra. nelle comunità. Al medico militare interessa questa ma.Iatt ia che facilmente può diffondersi tra le t ruppe in guarnigione e più ancora in campagna, ove condizioni di vita e disagi portano a. fa.cilità di contagio ed infestioni. Da, che fu accertata, la, etiologia della scaobbia ogni cura mirò a.uatuccisione del parassita infestante ed alla disinfestione degli indumenti degli amm a lati. Nel medio evo fu curata la scabbia. perfino col metodo lnngo e noioso di « scavare i suri >> e vi furono delle vecchie specializzate in questa pt·atica.. Le sostanze più comunemente adoperate nella cura della scabbia furono zolfo, catrame, balsamo del P erù, s torace, naftolo ecc., preparate in pomate di cui ricordo :

La p<Ymata. del Fo-urnier. Fiori di zolfo . .. .. ... . .. . .. . . .... . . . Oarbona.t.o di llodio . . . ............... . Glicerina ....... . ........... . ....... . Gomma adragante ................. . .

gr. ))

100 50

"

200

))

l

Fiori di zolfo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

gr.

Carbonato di potassio. . . . . . . . . . . . . . . .

».

Sugna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

,,

20 lO 120

L a pomata di Helnw·ich-Hardy.


!f. TR.-\T'l'A \H: ~O DELLA ~CABBIA NELL'ESERClTO

514

La pc11nata ilrl Bourguignon. Essenz:.1 ili lavanda, c~ i cannella, ili m3:1L<.01 di garofano ........... . Gomma. adl'agante ................ . Carbona.t o di pot'as"io ........ .. ... . Fiori di zolfo .................... . GUcerinn ......................... .

ana gr.

gr. ))

~ ))

2 4

30 90 180

La poma.ta Da,.i r1·. del .Perù. . . . . . . . . . . . . . . . . . . N<~ftol bet·a . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . t) torace li q nido . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . C'ora prepa l'<J t a. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . !"3ug·n·~ o va.:.eUna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Hai:<<UJlO

gr. n

"

,, "

15 5-3 20 20 40

N el v:;;>:{ in UU<l <4 l ;;t.l'llziouo por la cura della rogna da, adottarsi n l'i

diversi flt:1bilimenLi ca.l'certtri dello Bta.t o Pontificio ,, la Superioritiì venne nella dcLermin;tziune rli vrescrive1·e h-. cura della scabbia con la pomata di Relrneric-b (l). · Non v·è dubbio alcuno elle il metotlo Hardy, ben applicato, risponda bene allo scopo, ma esso riesce un po' fastidioso per il paziente, e dà esito ad iniL<Lzione cutanea. I preparat i allo ston"ltCe, al naftolo, al balsamo del Pcrit devono essere usati con cautela perchè possono dar luogo ad intol· lera.nza, reuale. La biancheria e gl'indumenti degl'infermi devono essere sotl.opusti a disinfestione fisica o chimica, presso stazioni di bonifica, con inevitauile deterioramento. n Rubino cita il tral'.ta.mento della scabbia fatto dal Rossini con buoni ris ultati ; questo tra,ttameuto consiste nello spennella.re il paziente di sera, dovo un bagno di nettezza, con soluzione di iposolfito di sodio al 25 %, C>d mattino seguente spennellatlll'a. di soluzione di acido cloridrico al 5 ~o · Le a-pplicazioni si ripetono per due o tre giorni consecutivi. Questo trattamentq fonda il suo principio sullo sviluppo di inidride solforosa. con precipit<tzione (li zolfo per reazione dell'acido. cloridrico sull'iposolfìto di sodi o. ~ l~. Nell'eliercito fra,nce;;e è stata adottata da alcuni anni la Clll'a della scabbia con i eomposti ·solubili dello zolfo. I vantaggi di questo trattamento sono soddi:;facenti. Viene risparmiato al paziente il bagno saponato in vasca colla- spazzolat;ura. prollmga.ta. fmo alla rottlll'a dei cunicnli, opel"a-

(l) Nell a

tipogra fi.-. d ella R. C. A. · R oma . 18:>3.


;::;:. TltAJ.Vl.'Al'll;;NTO DELLA SOABBIA NET.L' ESERCJTO

5 15

,

zione neceasaria nel vecchio met~do Hariy~ percbè possa agire la pomata acaricida sui parai! siti; le recidi ve costit ili:;;cono ana. eccezione ; contemporaneamente alla cura della malattia si esegue ln, disinfezioll(; dell'indumenti degl'infermi, senza deteriora.rli con agenti cbiJT'ici o fisici; infine non occorre il ricovero in stabilimenti di cma, potendosi curare gl'infermi anche presso i Corpi e R eparti, purcùè forniti rli bagni a doccia. Anche l 'E sercito it~Llia,no, per disposizione della Direzione Generale di Sanità Militare, emanata. !:iul finire del 1926, ba introdott.o questo nuovo metodo per la cura della scabbia, e con gli attesi buoni risultat.i. n trattamento, che va l!Otto il nome di Milia n consiste in: doccia tiepida di pulizia, applicazione di pomata acaricida ai polisolfuri, vestizione con la stes::;a biancheria sudicia, e senza cambiat'e la bhmelleria da letto; dopo 24 ore si ripete l'applicazione di pomata e finalmente al terzo giorno si esegue a ltra. doccia saponata con cambio eli ùuLncheria e delle lenzttola.. Una pomata acaricida ai polisolfuri che ben risponde è In seguente: Vaselina e lanolina . .. ............ . ana gr. :?50 Polisolfuro di potassio . . ......... . gr. 50 Acqua .......................... . 250 li Ossido di zinco . .......... .• .. .... 5 )) Vaselina liquida .. ............... . 200 ))

Questa pomata non macchia la bia.ucheriu. e non trova controindicazioni nelle lesioni da gratt.amento~ anzi esse se ne giovano e guariscono in breve tempo con successiva applicazione di pomata a ll'o::l:;ido di zinco. Se adoperata per un lungo periodo di tempo produce tuttavia initazione cutanea. Nell'applicazione bisogna risparmiare il glande, che del resto è non frequente sede .di lesio1ù sca.bl>ìose. L 'efficacia del tratta.mento Milian è dimostrato dalla sensibile diminuzione dei casi di scabbia nel nostro E sercito poco dopo il bando alla cm·a Hardy. Come ri<:~ ul ta dagli specchi allegati, nell926 si ebbero dai vari corpi d 'armata 1691 denunzie; nel 1927 i casi denunziati sono ridotti a 1434 eon una riduzione del 15,2 per cento. Tale riduzione devet~i attribuire alla diminuzione delle recidi ve poco frequenti dopo la,· cm a Milian, ed alla più fa.cile òi.sinfestione degl'indumenti personH.li e letterecci dei pazienti che, eome innanzi è stato detto, avviene cont~mporaneamente alla cura., rendendo i contagi più difficili.


516

l

U.. TR.~TrA.\I t:::!'TI1 IH~LLA SCABBIA :!' t-:LL'ESERCITO

TABELLA I .

Specchio del taSI di scallt»la denunziati nel 1926 dalle Direzioni di Sanità dei vari Corpi d'Annata

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C(Jrpl <l' .\rruna n

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1-

29

-- - - - .- - - - - TOTALI

123 f\9 100 245 236 226 184 123 106 86 73 100

1.691


l

rl• 5 17

I L TRATTA ) IENTO DELLA SCABBIA NEl..L'ESERClTO

II.

TABELLA

Specc.-e del casi di scabbta denunziati nel 1927 dalle Direzioni di Saaiti dei vari Corpi d'Armata

g

~ .. )l

Torino .

10

6

4

9

Alessandria .

-

3

l

3 4

l- -

Milano .

-

4

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Trieste.

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6

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3 13

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4

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128 93 81 129 220 179 118 9I 89 79 I22 105

1.434

2

5

4

8

- - - - - - - TOTALI

.

-


OSPEDALE COLONIALE VITTORIO EMANUELE ID - TruPoLI Direttore : Tenente colonnello medico o. c.~TIGLIOLA

CONSIDERAZIONI SU UN FOCOLAIO EPIDEMICO DI SCORBUTO TRA .GLI ASCARI ERITREI per il dott. Giova n Battista Flslchella, tenente medico

J,a, mauifc·~;t~•·ziont• di 50 ('Hlii di S('Orùutu, verifica.tisi nel volgere di poc·bi mesi trii. gli <tl!c<Lri eritrei, tutti ricoverati in questo ospedale coloniale, mi ha dato ot.casione, dietro suggerimento del sig. direttor e tenent.e <·olonnello medico Oa.st.igliola, aJ qnall" porgo ·vivi ringraziamenti per i numerosi consigli datimi, a r edigere la presente breve nota clinica, che ('l'edo abbi<~ un ce1·to int.eresse, solm"Ltut;to per le cause che ne hanno deter· mina.ta. la. compa.rsa. A dire il vero non avevo, essendo addetto ad un battaglione di asc~1ri libici e ù1 ambtùatori civili per indigeni, da circa due a.mli in ·quPsta Colonia., consta.tato ancora. · un ~>olo caso di tale malattia. Ri~l'r· nniclomi pertn.nto di tra#are le rause per le qua.li gli ascari libici ra.ril:;si· ma.men te a.mma.lano di scorbuto, mi <'H·cingo adesso a descrivere succinta.mente la sintoma.tologi.a presentata. dagli eritrei colpiti.

SINTOl\lATOLOGlA CLINICA. - I fenom eni ·scorbutici si verificarono lentamente, in t.utti i casi, con sintomi di astenia fisica., inappetenza, e facile standtezza nelle mardE'. Gli inf<>m1i a:vvertiY ~wo <lonche dolori vaghi in tui.to il corpo e senso di amb;H>tia ca.rdiaca. I primi sintomi specifici del male era.no p1•rò a ca.rico dellt• gengive. Queste assumevano una lieve tinta ci<moti(·<'t, (htpprima a chjazzc, che lentamente a.ndava allargandosi. Suecessiva.ment(• la tinta si f<l<.' eva più IH;ura, le gengive si tumefa.cevano, divenendo fa.<:i lmente sanguinanti, specie ai margini alveolari. Solo in 2 rnsi, su 50 oss~;>rvazioni, mi fu dato constatare fenomeni gengivali, mentre in 9, il versamento ema1,ico nello spessore di esso, aveva dato luogo a tumefazione della grossezza di una piccola noce, da dove fuoruseim ddla sirrosità, mista a liquido sanioso. Più gravemente colpite erano )(• gengive inf(•riori, e in tutt.i i rasi di gengivite scorbutica, l'odore dell'alito em molto fetido. Gli l),]'t,i inferiori, dopo le gengive, furono quelli cb e più rimasero in l t ressa,ti. Dalla dolora.bilità vaga dei primi giorni, len ta.roente si passava ad un dolore più intenso, sia spontaneo che provocato dalla paJpazione. Essi si presentavano con tumcfa,zione circoscritte, o diffuse lungo i tessuti molli profondi, più nelle ga.mbP (37 casi), che nelle coscie (13 casi), e in ogni modo, nella facda postériore di esse. La regione colpita, si presentava. colla cute tesa, lucidissim<1 e un po' edematosa. Alla palpazione si aveva spestio la sensazione di uu'infiltrazione lor.a.tizzata o diffusa, e per la maggior tensione dei teRsuti molli, quest;i assumeva.no quasi una consistenza. !ignea. In un solo ca.so mi fu dato osserva.re tumefa.zione diffusa a tutto il


OONSIDERAZlO:Nl SU UN FOCOLAIO EPIDE.\UOO, ECC.

519

terzo anteriore medio della gamba. destra, con . ri~entimento dolorifico int-enso, sia, alla. pa.lpazione che alla pressione sulla faceia •.mteriore della tibia. ln questo ca-so evidentement e si tratta.va. di lma emonoa.gia sottoperiostea. e si aveva la. complicanza di una pia~a- ulf'emta al c·aleagno dello stesso lato. La normale deambulazione era seriamente compromessa, qua-ndo gli arti inferiori erano interessati. Mi furono presentati parecchi ascari in barella, o portati a braccia, da due infermieri, poicbè non potevano ttffatto reg-gersi in piedi, essendo ror-;tretti a tenerE' gli arti inferiori in flt>f'Rione forza.ta, a. cauaa dei dolori e tlella ma-rcata tensione dei tessuti molli. Altri camminavano forzatamente piegati su sè stessi, e si dovevano appoggiare a. qualche bastone per reggersi in piedi, mt•ntr~> si muovevano 8('tnpre a stento e eon dolore vivo nei movimenti di deambulazione. In nessuno dei casi ot~servati, constatai sint.omi a carico degli a.rt i superiori o del tronco, i quaJj si potessero mettere in relazione collo scorbuto. Trattandosi di soggetti a. colorito nero della cute, f>ra. difficile la ricerca delle piccole emorragie sottoeutanee, che nemmeno ho potuto ben<• di~:tingtlf>re.

A carico degli organi interni non riscontrai fenomeni importanti. In alcuni casi qua-lche ronco e sibilo all' apparato respiratorio; il cnore sempre integro; nei più deperiti soffio anemico nei vari focolai di asuoltazione. Gli organi endo-a.ùdomim'lli in sito normale, <'AJD a.ddome trattabile. La temperatura fu riscontrata. suh-febbrile in 9 ca-si (gli stessi delle proh1se emorragie sottogengi-.;-ali). Un solo infermo ebbe temperatura. cbe si aggirò sui 3~ per circa, lO giorni . Questo aveva avuto anche diarrea e la. lingua si mantenne molt.o patinosa per parecchi giorni. Lll> funzione renaie, fu normale in tutti i easi. Tra i colpiti di r-;corbuto credo, abbia molta importa-nza. l'età e h~ costituzione dell'individuo. ~ po.i più gravemente colpito un soggetto sifìlitico o un debilitato da. pregressi ma.li, piuttosto che un individuo che mai è stato amma.lato in precedenza. Non per questo lo scortuto risparmia gli individui di costituzione robusta; parecchi degli ascari colpit.i da scorbuto, erano di cost.ituzione scheletrica e museola.re regoln.re e robusta. lJECORSO CLINICO. - D decorso fu favorevole in tutti i casi. I sintomi dintinuirono lentamente, ùu.e<:bè si provvide a,l ricovero ospedaliero degli infermi. Le gengive risentono prima di tutto del trattamento terapeutico opportuno. Cessa la tendenza a.lle facili emorragie, la tumefazione si riduce, indi scompare, e dal colorito bluastro, si passa. a gra.di, al bel col orito roseo d~lle gengive che di:;tingue gli individui i quali si trovano in ottime condizioni di salute. Sono più resistenti al trattamento, le emorra,gie nei tessuti molli, poi le emorra-gie sottoperiostee degli arti inferiori. L'infermo che ebbe l'emorra-gia sottoperiostea t.ibiale, è ancom, dopo 80 giorni di ricovero, degente in ospedale. H a la tibia deJ lato affetto di volume un po' superiore alla norma e m deambulazione è, per quanto molto migliorata, un po' dolorosa. Gli altri dovettero essere trattenuti :in ospedaJe fino a 40 giorni,


620

l'ONSIOERA ZIONI SU UN FOCOLAIO F:NDI':~IICO, ECC.

prima che potessero riprendere la normale funzione deambulatoria e il regolare servizio nei loro reparti. La- feòbre osser,rata nei pochi casi, scomparve in breve tempo. Solo quando è ritornato H benessere dello stato generale gli infermi dicono di a,·er ria.cq lùst.a.tE' le energie tiAicbe primitive. Di 50 :ascari colpiti, un solo aveva avuto un'altra forma. di scorbut.o gra.ve nell'anno ~;corso. Gli a ltri riferirono di non a.ver mai sofferto in precedenza, disturbi ana.logbi. TER.A.PlA. - Due soli infermi furono curati, con ottimi risultati, con la vitamina Loreuzini. Tutti gli a-ltri ebbero, oltre ad una appropriata alimentazione, abbondante somministrazione di limoni e di vegetali freschi, c tale trat.t:amento fu sempre sufficiente a guarire le gravi ma:nifesta.zioni locali e generali. CAUSE DELLO SCORDUTO TRA GLI ERITREI. - In tempi normali, sappiamo cbc lo scorhuto è una malattia. rara a. presenta.rsi in fopmw epidemica, tra. la, popola.zione indigena, mentre il singola ca.so che si verifica, sfugge talvolta. a.ll"osservazione del sanitario, per la na-turale indolenz!l. degli :+ra.bi a faJ.•si visita.r e dal medico. Nè tra gli Mc.a,ri eritrei o libici, in guarnigione, o tra. i eapi famiglia degli ascari libici, mi fu dato osserva.re, come di!!si al principio di questa, nota., un solo caso di scorbuto. Ciò si comprende facilmente })ensa.ndo aJ tipo di alimentazione di queste razze umane, che può essere molto variato, per le condizioni di ambiente nel quale vivono normalmente. Stanti però gli a-sc-ari libici ed eritrei fuori di guarnigione. in marcia o in presidi di nuova occupazione, lontani dalle basi principali di rifornimento, perchè gli eritrei si sono ammalati di scorbuto e i libici no '? E percltè tra. gli eritrei ammaJano in grandissima maggioranza, quelli ili religione copt.a, mentre degli eritrei musulm&ni quasi nessuno ' (un solo ca ti o su 50). I libici conducono ~empre con loro, quando sanno d'allon.tanarsi per paJ:oochio tempo dalla norma.le resid enza, eludendo a tutte le vigilanze. nascondendoli tra i bamuca.ni, o tra indumenti personali: thè, zucchero, fdfel, noccioline, cipolle, datteri e in discreta quantità; nna misura quasi per ognuno, pari a eirca, 12 chilogrammi di generi va.ri d'alimentazione. Alla· prima possibile occasione, rifanno la. provvista della roba ('onsuma.ta. In tal modo, prepa.ra.no quasi sempre la z1vrnmita., che consiste in unH. speeie di polenta combinata. impu.stando farina d'orzo brustolitH <:on acqua. e olio d'olive. Dopo la. mangia,no, accompagnando ogni boeeone, con un po' ili cipolle finemente t agliuzzate. Non possedendo gli elementi per fnre la Z1t·mmita, o non avendo il tempo per, prepararla., il libico si nutrisce spesso coli<• cosidetta 1·a.~ione (li pane da munizione, che si ottiene impastando del pane comune, con acqua, olio, pepe, cipolle c pomodoro (quando ne banno). Questo genere di aJimento prende il nome di stata.. Ra.rissimo è l'uso del tonno e delle sardine in scatola. Gli eritrei di religione musulmana, cioè i somali e gli yemeniti, usano quasi lo stesso ti-po di alimentazione ùcl libici, mentre gli eritrei di religione cop ta non


CONSIDERAZIONI SU UN FOCOLAIO EPIDE~UCO, EOC.

521

vogliono fruire di tali alimenti, per vieti riservi religiosi. Anche l'i mmancabile thè, che gli a.scari libici e gli eritr~i rousulm~1oni prendono con morbosa avidità, non è usato che con molta parsimonia dai cristiani copti. Dunque, se a questa varietà di alimentazione usata da.i libici e dagli eritrei musulmani, si aggiunge la comune razione di viveri, spettante a ciascuno di loro e la carne fresca di animali (cammelli, pecore) che venivano in numero notevole catturati ai ribelli, per le recenti operazioni della Sirtica, nelle terre di nuova occupazione e che a loro veniva distribuita con una certa abbondanza, si comprende come quelli, non a.ndassero incontro al male. I copti, non potevano nemmeno mangiare la carne di questi animali catturati, per le complicate pratiche religiose che sa.rebbero state necessarie prima di poterle usare. A che si riduceva, dunque, la razione giornaliera ohe venne distribuita uniforme per parecchi mesi, della quale si nutrivano individui che furono colpiti dal male' Farina o galletta g. 650, zucchero g. 40, caffè o thè g. 20, sardine o tonno in abbondanza. La maggiore percentuale dei colpiti è stata data. dal 17° battaglione eritreo (36 casi su 50), il quale era stato mantenuto fermo nel Presidio di Hon per parecchi mesi, per ragioni d'ordine tattico, con notevole difficoltà di rifornimento e nell'assoluta impossibilità di modificare l'uniforme e modesta qualità e quantità degli a.limenti. Anche in questo caso, gli unici ad essere colpiti furono gli eritrei copti, per le sopradette ragioni.

2• -

GiOTnale di medicina militaTe.


CASUISTICA CLINICA OSPEDALE :MILITARE PRINCIPALE DI VERONA Diret-tore : colonnello medico G. DE STEPB.ANIS

PARALISI DELRICORRENTEDA 81'ENOSI Ml1'RALICA per il dottor Franc~sco Cola, capitano medico

CONTRIBUTO CLINICO Uno dei capitoli più importanti della patologia laringea. è rappresentato dalla paralisi delle corde vocali di origine ricorrenziale. Per i numerosi e complessi problemi di fisiologia, anatomia e clinica che a ta.le argomento si collegano, esso è stato il più studiato, il più controverso, ed ha dato campo a numerose ricerche sperimentali per modo che la sua letteratura è la più vasta fra quella esistente in laringologia. Non è qui il caso di riportare tutte le indagini e gli esperimenti eseguiti per spiegare·il meccanismo delle varie paralisi, mi limiterò solo ad accennare sommariamente le malattie ed affezioni capaci di determinare alterazioni nella funzionalità del ricorrente e di conseguenza alterazioni nella funzionalità delle corde vocali. Queste paralisi, come è noto, possono essere di origine centrale (cerebr ali e bulbari) e periferiche. Le paralisi di origine cerebrale possono essere determinate da turuori, encefaliti localizzate, tubercolosi, gomme, endo e periarterite, emorragie, trombosi, flogosi delle meningi, pachimeningite sifilitica, apoplessia, rammollimento del centro cortico-motore laringeo e delle vie che lo congiungono al bulbo ecc. Quelle di origine btùbare possono essere prodotte• da cause a.cute e croniche, essere parziali o totali, colpire in massa. il bulbo e singolarmente ciascun nucleo di origine del pneumogastrico e degli altri nervi cranici. Si possono riscontrare nella paralisi bulbare, nella compressione da tumori, negli aneurismi dell'arteria b asilare, nelle affezioni apoplettiche bulbare, nella tabe, sclerosi a placche, atrofia muscolare progressiva, siringomielia e siringobulbia, ecc. Le cause di origine periferica possono agire direttamente sul ricorrente, ovvero sul vago, ed anche sullo spinale. (È noto che il la.ringeo inferiore nasce dallo pneumogastrico il quale, a sua volta, risulta costituito da due rami nervosi, uno formato dal vago propriamente detto e l'altro formato · dal ramo interno dello spinale). a) le lesioni del vago, parziali o totali, possono essere: intracraniche : tumori della base del cranio, meningite tubercolare e sifilitica, (con frequente interressamento di altri nervi cranici). Extracraniche: tumori della lingua, faringe, laringe, esofago e mediastino; gozzo, linfosarcomi della regione laterale del collo, altera-


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zioni neoplastiche primitive o secondarie del vago (nevromi), aneurismi primitivi o traumatici della carotide che comprimono il vago, periarterite ed ateromasie carotidee; ferite durante le opm·a.zioni chirurgiche profonde del collo, ferite da arma. da. fuoco e da taglio della regione laterale del collo, affezioni profonde flemmonose del collo, ecc., ed inoltre per nevriti in varie malattie infettive. • • b) le cause che agiscono sullo spinale possono colpire il tronco fra le radici bulbari e la sua biforcazione oppure la. branca interna del tronco; quindi frattura della base del cranio; sifilide, aneurisma dell'arteria basilare, ferite nel collo, ecc. Le alterazioni proprie del ricorrente possono essere dovute a cause traumatiche, a compressione del nervo e a fatti infiammatori. l 0 Fra le cause traumatiche vanno ricordate quelle comuni sul tentato suicidio, con armi da taglio o da punta, ferite con armi da fuoco, contusioni, fratture della laringe, operazioni eseguite sul collo (gozzo, esofagotomia est-erna, a.llacciature della carotide, estirpazione delle ghiandole linfatiche, apertura di ascessi) imbrigliamento in cicatrici post-operatorie ecc. 2° Le cause che più di frequente dànno luogo a paralisi la.ringee da compressione sono: aneurisma dell'arco dell'aorta. e dei vasi della cavità toracica, tumori del pèrica.rdio, del mediastino, dell'esofago e trachea, tumori :maligni e metastatici dei gangli del collo (carcinomi della lingua, faringe, tonsille) sifilide e tubercolosi dei gangli del mediastino, dei gangli peribronchiali, corpi estranei incuneati nell'esofago, affezioni della tiroide, gozzo, ascessi del collo, ecc. Le alterazioni del ricorrente possono stare in rapporto ancora : a) con versamenti pleurici specialmente a sinistra in cui il cuore può essere spostato ed esercitare trazione sull'arco dell'aorta. (Moser) e quindi sul ricorrente con lesioni croniche fibrose, sclerotizzanti della pleura per cui il nervo .può essere compresso o anche consecutivamente stirato dal tessuto cicatriziale. b) con tubercolosi apicale in cui il polmone infiammato e sclerotizzato può comprimere il ricorrente (Mandl-Ongle), oppure l'infiammazione del polmone può estendersi a.i tessuti circostanti e consecutivamente al ricorrente (Gernardt) ed aversi una nevrite e consecutiva paralisi laringea. La facilità. con cui le più svariate alterazioni possono ledere la funzionalità. dei la.ringei inferiori, va ricercata anche nel loro decorso e sopratutto nei molteplici rapporti che il ricorrente prende con gli organi endotoracici. Infatti il ricorrente di sinistra, più lungo ed alquanto più voluminoso del destro, nasce dal tronco del vago in corrispondenza della faccia anteriore dell'arco dell'aorta presso il suo margine inferiore, abbraccia la concavità di questo arco, descrivendo una curva a concavità superiore, risale verticalmente lungo il lato sinistro della trachea, allogandosi nell'angolo curvilineo che essa fa con l'esofago, si insinua quindi sotto il costrittore inferiore della faringe e si perde nella laringe innervando i muscoli della stessa eccettuato il crico-tiroideo.


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-- __,..._.------B<lRE.'IfA PEB LA SEMlOLOOlA DEL VAGO. - l. Vng'O sen.~ltlvo. 2. Ramo auricolare. 3. Zona dl Ell()t\t (segno del Trllg(l). 4. Ganglio nodoso del .-ago. 5. Ganglio plesslformo del ~ago. 6. Ramo veto-to rlngeo [ramo del vago aenstttvo p el velo o per la parta buccale del faringe e ramo motcrlo (più nero) do! 'l"ago spinale poi velo palntlno]. 7. Emlanestosln tarlngo-palatlna (ar<·a ombrcggtnt.Et). 8. Glandola sottcruasccllare. 9. Via c.trerente del riflesso vago-sallvare. 10. BranCA lntorna dello Sl)lnale. l l. Branca est-P.rna. dello spinale. 12. Branca dolio sp lnsle ono ...-a al m . trapezio. IS. Branca dello Bplnale che VI\ allo sterno-cletctomastoldeo. 14. Larlngeo superiore. 15. Emlancstesla. ICLringea (area. ombreggiata). 16. Rlcorrento Rlnlstro che lncroola l'aorta, QUIVII tutte derivato dalla branca Int-erna dello spinale, ma con flbro sensitl'l"e vagai! (sec. Masse!). t'T. Vago cardiaco destro cbe &glsoo sul Nodo alnuomle. 18. Vago cardiaco di slniRtra elle aglaco sul Nodo atrlo-ventricolare. 19. Nodo slnusalc di Keltb-Flack. 20. Nodo atrio \"cntrlcolare o di Tavara da cui si originano U tronco e te due brnnche del Cascio di R:vs. 21. Vago pulmonale. 22. Vago esofageo o g&Btrloo.


PARALISI DEL RICORI~E!ITE DA STENOSI MITRALICA

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n ricorrente di destra origina dal vago, quando questo nervo incrocia la faccia anteriore dell'arteria succlavia, l'avvolge dall'avanti indietro e dal basso in alto, e, divenuto ascendente, si dirige in alto ed all'interno verso l'esofago ris~lendo sulla parte la.tera.le destra di esso, si insinua quindi al disotto del costrittore inferiore della faringe e si perde nella laringe nello stesso modo del suo omonimo. I due ricorrenti nel mediastino contraggono rapporti: con i gruppi glaudola.ri peri-tracheo-bronchia.li (Bara.ty), ed ai lati della base del collo

con i gruppi glandolari a catena peri-tracheo-larnigei (Gouguenhein e Leval-Piequechelff). I rapporti del ricorrente con i gruppi glandolari sono più int.imi e manifesti a sinistra perchè l'ansa del ricoiTente di sinistra, incrociando l'arco aortico, prende contatto con le vene polmonari e con il bronco di sinistra. al suo inizio, e, quindi, con i gruppi glaudolari che circondano questi organi. I due ricorrenti ai lati del collo sono in rapporto: con l'esofago, con la ghiandola tiroide, con le arterie tiroidee inferiori, e con tutto il gruppo gbiandola.re più o meno sviluppato e completo dei lati del collo. Avellis, su 150 casi di lesione del laringeo inferiore da svariate cause, notò una netta prevalenza del sinistro sul destro il che è spiegato, appunto come si è detto, dalla maggiore lunghezza di esso, che, avvolgendo l'arco dell'aorta scende più in basso del destro, il quale a.rriva invece fino a-l l'arteria succlavia, per cui mentre questo può essere leso per alterazione di organi siti a livello o sopra. il livello dell'incrocio di dette arteria, il sinistro partecipa a quasi tutti i processi infiammatori, neoplastici e traumi del mediastino nonchè degli organi in esso contenuti. « Per le offese traumatiche poi, la recissione del laringeo sinistro è molto più frequente per il fatto che il feritore impugnando l'arma con la destra. colpisce più agevolmente la sinistra. dell'avversario n (Tritto ). 30 Molteplici sono le affezioni flogistiche acute e croniche che possono produrre nevriti del ricorrente. Fra le prime annoveriamo : tifo, influenza, reumatismo, Beri-beri, febbre pnerperale, difterite, scarlatina, roseola, ittero, polmonite, colera ecc. Fra le seconde: diabete-sifilide-tubercolosi e malattie esa.urienti che terminano con la cachessia ecc. Possono produrre nevriti del ricorrente le altera.zioni delle ossa del collo e del tronco, le carie sterno clavicolare (Govi); Le deformità toraciche come la scoliosi (Poiet). Sono state osservate nevriti tossiche da piombo, fosforo, antimonio, e cosi pure da alcool, morfina e cocaina. Sono state pure notate nevriti del ricorrente da gonococco (Lazzarus) da siero-terapia (Sieme) e durante l'anestesia cloroformica. Paralisi laringee infine si possono osservare nell'isterismo, nella nevrastenia e nelle nevrosi traumatiche. È d'uopo accennare che spesso, unitamente alla paralisi del ricorrente, si associano lesioni di altri nervi dando luogo a speciali sindrome che prendono differenti nomi dagli autori che l'hanno con maggiore esattezza studiate e descritte. Le principali sono : 1° Sindrome di Longhi-Avellis; 2° Sindrome di Schimdt ;


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PARALISI DEL BIOORRENTE DA STENOSI :r.nTBALIOA

30 Sindrome di Unghlings-Iakson-:Mackenzie; 4o Sindrome di Ta.pia. ; 50 Sindrome di Oignoux ;

6° Sindrome del foro lacero posteriore. Lat.Ìn.ois e Vernet ; 70 Sindrome dei fori lacero posteriore e coudiloideo, nouchè sin· di'ome da impegno dei soi ultimi nervi cranici. Unitamente a queste sindromi, che si possono .chiamare classiche, si sono osservate altre forme di associazione di paralisi interessanti differenti nervi ; cosl, insieme ad una. emiplegia laringea, si è osservata pa.raJ.isi del facciale, dell'acustico, d ell'oculomotore comune, dell' oculomotore esterno, del plesso brachia.le. Sono state inolt re descritte : Forme associate di paralisi laringee e di altri distretti muscolari, determinate da lesioni di nervi cranici e spinali. Forme crociate di difficile interpretazione. Fra. le forme associate possono osservarsi le più svariate coqtbinazioni: a) III, VI, X (Andrews); b) X , XI, XTI (Hirschfeld); c) IX, XI, XTI (Mackenzie) ; d) vago, ipoglosso, acustico, spinale (Gignoux) ; e) v ago ed ipoglosso (Tapia.) ; f) vago e accessorio (Levy). · Dalla. su esposta enumerazione risulta evidente il grande interesse che le paralisi laringee offrono di frequente al laringologo mettendolo davanti a delicati problemi di medicina interna, poichè deve spesso, nella. loro interpretazione diagnostica, risalire ad un quadro morboso più o meno grave essendo la paralisi laringea non una. malattia, ma un sintoma. di un quadro notevolmente complesso di affezioni del sistema nervoso centrale e p eriferico. Non ho di proposito fatto cenno, nel ricordare le numerose cause determinanti le pamlisi ricorrenzia.li, a quelle sostenuta da. vizi cardiaci, perchè scopo di quest.a. nota è un caso clinico, da descriversi brevemente, di paralisi delle corde vocali in un soggetto affetto da vizio cardiaco e preci· sameute da stenosi mitralica. P. Bortolo di anni 20, da Ba&3ano, inscritto di leva, entra nel reparto otorinolarintzoiatrico di questo ospedale, in osservazione, per disturbi respiratori di ori):(ine laringea. Genitori e 7 fratelli viventi e sani. Non avrebbe sofferto malattie degne di rilievo e non ricorda neanche di aver sofferto i comuni esantemi dell'infanzia. Modico he\itore, non fumatore. Riferisce che se si sottopone a lavori faticosi o a sforzi d i qualsiasi natura, viene colto da ambascia precordiale, mentre il volto assume un colorito rosso vinoso. il respiro diviene affannoso, avvertendo un senso di st.rozzamento alla gola per ctù è costretto ad interrompere ogni sua attività per liberRrsi dn tali disturbi. ~ on ha mai da.t.o importanza a tali fatti, non ha con· sultato sanitario alcw10, ma solo ha inteso la necessità di rappresenta.rli al Consiglio di Leva, perchè non si sent.e capace di sopportare le marce di allenamento che si eseguono durante il servizio militare.


PARALISI DEL RICORRENTE DA STENOSI !IUTRALICA

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E. O. Individuo di robusta costituzione scheletrica, con masse muscolari valide e toniche, pannicolo adiposo conservato, cute pallida, lieve cianosi in corri· apondenza dei pomelli e del prolabio. Parla con voce disfonica. Non si nota nessun disturbo motorio o sensitivo nella lingua e nella faringe. A carico di questa una lieve forma di faringite granulosa cronica. All'esame rinoscopico si nota: spina del setto a sinistra e lieve ipertrofìa. dei turbinati inferiori. Fosse nasali sufficientemente pervie. All'esame laringoscopico: vestibolo· la.ringeo e regioni aritnoidee di colorito normale. Invitando il soggetto, alternativamente, all'atto della fonazione e respi· razione si nota: corda vocale di sinistra in posizione cadaverica, sufficientemente tesa, immobile, durante l'inspirazione e nei tentativi di fonazione, durante i quali la. éartilagine aritnoidea di destra. si porta al davanti della sinistra. Non si .notano vegetazioni della regione meso.a.ritnoidea da giustificare il mancato avvicinamento della corda. vocale, nè si osservano tumori sotto glottici prementi, eventualmente, da sotto in sopra la corda. sinistra, nè esistono infine le· eioni delle parti molli o lesioni articalari delle scheletro cartilagineo o cicatrici capaci di immobilizzare la. stessa.. . Per speciali cause, indipendenti dalla mia volontà., non potei praticare l'esame della sensibilità. laringea. All'esame dell'appa.r ato cardio-vascolare si nota: all'ispezione e palpa.zione una lieve bozza precord.iale con marezza.mento venoso; itto visibile al 5° spazio intercosta.le, sull'emiclaveare, esteso nel senso trasve~le; fremito diastolico pre· sistolioo, esteso nel senso trasversale; fremito diastolico presistolioo più manifesto con i movimenti. Non impulso del giugulo. Segni di Cardarelli, Oliver e Grooco assenti. Alla percussione si confermano i dati relativi dell'ispezione riguardanti la punta; limite destro sulla margino-sterna.le destra all'altezza del 4° spazio, limite sinistro leggermente all'indentro dell'emicla.veare alla stessa altezza; tratto oriz· zonta.le sulla ~ costa. di sinistra. oro. 4; non ottusità. retro-manubrio eternale. All'ascoltazione; rumore diastolico alla punta con accentuazione presisto· lioa ; l 0 tono forte, vibrato, squillante ; 2o tono ~tùla polmona.re sdoppiato. Polso piccolo, raro, con frequenti aritmie. All'esame del sangue si hanno globuli rossi 6,100,000; globuli pianchi 12,000; emoglobina. 75·80. L'esame ;ra.diologico metti> in evidenza. in proiezione frontale, un oo~iouo aumento dell'arco medio del profilo sinistro. Non si apprezza u una. danza. dell ilo •· In ,Proiezione obliqua. appare ancor più evidente l'ingrandimento dell'oreochietta sinistra estrinsecantesi specie postenormente, nello spazio retrocs.rdia.co. Modico aumento del cuore destro. (Capitano Bertolucoi). Sieroreazione Wasserma.nn ed esame dell'urina. negativi. Nulla da segnalare a carico degli altri organi, sistemi ed a.ppa.ra.tq

L'enorme sporgenza dell'arco corrispondente aJl'orecchietta sinistra, la quale nella proiezione obliqua si osserva come un sacco pulsante spingentesi sino all'ombra della colonna vertebrale (è nota infatti dalle comuni conoscenze anatomo-cliniche la tendenza dell'orecchietta sinistra a svilupparsi in senso posteriore), il volume presso a poco normale del ventricolo, l'aumento del cuore destro sono sintomi radiologici che avvalorano la diagnosi, già impostasi, di paralisi del ricorrente di sinistra in soggetto affetto da stenosi mitralica. La paralisi del ricorrente~ quale sintoma complicante i vizi cardiaci, specie quelli a carico dell'ostio atrio-ventricolare sinistro e della valvola mitrale, fn riscontrata e descritta per la prima volta nel 1897 da Ortner che richiamò l'attenzione degli studiosi sull'importanza di tale causa morbosa capace di determinare alterazione del ricorrente, Kraus nel 900 ne descrisse una nuova osservazione, l'Hofbauer nel 902 due casi, nel 903 uno ne comunicò il Sillaba ed un contributo di 8 casi portò il Quadrone. In seguito riferirono su osservazioni di paralisi laringee da vizi cardiaci e con prevalente lesione del ricorrente di sinistra, Scheldon,


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PARALISI DEL RJCORREN'T E PA STENOSI MITRALICA

Gavello, Gantz, Fi.schauer, .Alexander, Luna , Sforza, Oeraulo, ~eizyslaw, K ahler, Koelh·euter, Rossi, Tretrop, Baumgarten, Ferreri, Gr-a.di e Frati, Perrott<~, Pallasse, Osler, Mancioli, F etterlof, Oohu ed altri. In qualche caso riferito però non è stato sufficientemente dimostrato il rapporto tra vizio cardiaco e paralisi laringea il che è giustificato dal fatto che questa causa morbosa, come osserva Touietti, si è prestata a legittimare in qualche modo difficoltà diagnostiche, sia perchè la contempora.nea presenza di vizio di cuore maschera.va l'ostiervazione di una più complessa sindrome morbosa, sia perchè il mancato reperto anatomo-patologico impediva che si potessero accertare lesioni orga.niche concomitanti di altri orgaui o centri nervosi, che fornissero una differente spiegazione della paralisi laringea. Il meccanismo di produzione della compressione sul ricorrente esercitata. dal cuore nei vi2.i mitralici è spiegata da due teorie: l' una sostenuta dall'Ortner l'altra dal Kraus. Nella stenosi dell'orifizio mitralico il sangue trova un ostacolo da superare per passare dall'orecchietta nel ventricolo, da quì stasi nell'orecchietta la quale, non potendo svuotarsi del suo contenuto, si dila.ta per vis a tergo e poi finisce coll'ipertrofizzarsi. La stasi dell'orecchietta sinistra si trasmette a poco a poco nelle vene polmonari, nei capillari del polmone, nell'arteria polmonare e finalmente nel cuor e destro provoc.ando cosi dilatazione e poi anche ipertrofia del ventricolo destro. P er l'Otner, l'affezione del ricorrente è in rapporto con la compressione che esso subisce fra l'arco dell'aorta e l'orecchietta sinistra. ipertrofica è dilatata e questa teoria è confermata dall'autopsia, avendo l'Otner tro:vato nei suoi due casi il nervo schiacciato ed alterato. Per Kraus, l'enorme ipertrofia del ventricolo destro determina rotazione del cuore che, inchinandosi sul lato destro fino a situarsi quasi orrizontalmente sul diaframma, provoca trazione dei grossi vasi e specie dell'arco dell'aorta, per cui anche il ricorrente verrebbe stirato andando cosi soggetto alla paralisi. Quadrone poi, per spiegare la paralisi di entrambi i ricorrenti, fa coincidere, con lo stiramento dell'arco aortico, anche la trazione del tronco brachio-cefalico e della. succlavia destra e quindi stiramento del ricorrente omonimo, il quaJe colla succlavia ha i medesimi rapporti anatomici che il ricorrente di sinistra ha coll'arco aortico. Ma non mancano gli autori che si allonta.nano o contrastano le due sopraccennate teorie: Fetterolf, Monis ritengono che la compressione del ricorrente avvenga tra l 'aorta e l'arteria polmonare. Per Killiam la compressione del ricorrente è dovuta ai gangli o ad alterazioni nei limiti del perica.rdio, perchè ritiene che la dilatazione dell'orecchietta siu.istm, anche nelle forme patologiche, non arriva mai a toccaJ:e e quindi a comprimere il ricorrente e contesta così il valore delle teorie di Ort.ner e Kraus. Kabler sostiene che la compressione del ricon·ente in questi casi esiste, ma, è dovuta, non alla con.tpressione diretta dell'orech.i.etta sul nervo, ma sul bronco sinistro che si schiaccia e comprime il nervo contro l'aorta..


PARAUSI DEL RICORRENTE DA ST.ENOSI MIT.RALICA

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Per il Oohn la. compressione del nervo è causata dall'a.lterazione dei gangli bronchiali ipertrofici concomitanti al vizio cardiaco, e per altri infine dal decorso anormale del dotto di Botallo. Secondo questi autori, però, essendo il ricorrente circondato da organi elastici, non si avrebbe una vera compressione del nervo, ·bensì una pressione sufficiente alla determinazione di una nevxite dello stesso. Ga.rel si mostrò partigiano di entrambe le teorie di Ortner e Kraus, ritflnendo che la paralisi del ricorrente possa spiegarsi, in pel'iodo di compenso del vizio cardiaco con la teoria di Kraus, in periodo di scompenso con quella dell'Ortner, e questo giustifica i diversi p areri dei differenti autori nel sostenere or l'una or l'altra teoria, ed il Oeraulo ed il Massei basa.ndosi .su dati clinici anatomici e fisiologici <<sono conformi nell'assegnare un giusto valore alla vera ca.usa della compressione dando a ciasmma teoria quella importanza che merita nei diversi periodi della cardiopatia e nelle condizioni necessarie alla produzione del fenomeno ,, (Perrotta). Senza entrare in merito alle diverse teorie io ritengo che, nel caso da. me esposto, il non comune ingrandimento deU:orecchietta sinistra, che, come si è ·visto radiologicamente, si spingeva posteriormente assumendo .necessariamente il contatto col nervo ricorrente, può con verosimiglianza spiegare la causa dell'iiTitazione, della compressione e paralisi del ricorrente. Il riscontro, per quanto io sappia, poco frequente di paralisi del ricorrente da stenosi mitralica giustifica questa mia breve nota, che mn·a solo ad apportare un contributo alla etiologia della laringopatia e forse ad avvalorare sempre più nella semiologia della stenosi mitralica, che è il vizio cardiaco più facile a passare inosservato, l'hnportanza della paralisi della.ringeo inferiore ed a non dimenticare infine che; come asserisce il Bilancioni, «canone fondamentale dello specialista deve essere quello di mantenere .buone relazioni con l'intera medicina con la fisiologia e la patologia generale: senza questi contatti non v'è salvezza l>.

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P1\BALISI DEL RICORRENTE DA STENOSI .MITRALIOA

1530 CARBONE. -

A proposito di un caso di paralisi ricorrenziale bilaterale della. laringe.

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ISTITUTO DI CLINICA CHIRURGICA DELLA R. U\lVEHSITA DI GEXOVA Diretto dal prof. G. TusP.<I

CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DELLA LITIASI RENALE LATENTE per il dott. Cesare Impuiale, maggiore medico, assistente mili·t are

La litiasi rena.le determina, nella maggior parte dei casi, un quadro sintomatologico assai caratteristico. In esso il sintomo dolore è quello che domina comunemente la scena e che fa ricercare dal paziente l'opera del m edico. Questo dolore che è, di solito, provocato dai movimenti e calmato dal riposo, può assumere v~ria. inten~it~: limitarsi ad un, S3mplice sen.so di peso, di dolenzia, che l'infermo avverte in corrispondenza dell'a.ngolo costo-vertebr ale e che irradia verso la cos.cia, il ca.n>1.le ingninale, lo scroto, od assumere la fisionomia clinica beù più imponente della colica nefrìtica.. Non sempre però questo avviene, ed i !atti morbosi che l'infermo offre alla. nostra considerazione possono non esserà p er nnlla. tipici: cost n ella nostra Clinica abbiamo avuto occasione di osservare c~si di litiasi r ena.le a sintoma.tologia esclusivamente gastrica. In modo analogo numerose malattie possono d~ra un':l. sintoma.tologia simile a quella della calcolosi reuale. Può infatti, quanto ai segni clinici, esser ta.lvo!t:1 malagevole differ enziare la calcolosi renale destra dalla calcolosi biliare e dall'appendicite acuta, tanto più che non è del tutto raro riscontrare ematuria, sia. nella evoluzione di una appendicite, che nel decorso di una colecistite calcolosa (Zaffagnini-Gouget). Ila. litia.si renale può ancora essere simulata da altre malattie quali la llomba.ggine, la gravidanza ext:rauterina, la sa.cralizzazione della 5a vertebra lombare, gli ascessi freddi consecutivi a morbo di Pott dorsale (Lucherini), le coliti (Taddei), ecc. Non solo, anche malattie del rene stesso quali la tubercolosi, i t umori, la, pielite acuta, la pielonefrite, la paranefrite, il rene mobile, l'idronefrosi, l'infarto del rene, possono essere talora. diffi.cilmente differenziabili dalla. c alcolosi. E queste difficoltà sono alle volte accresciute dal fatto che la litia.si può coesistere con talune delle malattie sopradetta qua.ìJ.i la tubercolosi ed i tumori (Hadfild-Fumagalli) . Abbiamo da ultimo una serie di casi nei quali i calcoli renali possono rimanere latenti per un tempo indeterminato, senza che i portatori di essi

a.bbiano ad avere dalla malattia alcuna apprezzabile sofferenza. D ue infermi di questo tipo ho avuto r ecentemente occasione di osserv are e di sottoporre ad intervento nel reparto chirurgico dell'ospedale militare di Genova. I . - M. Alessandro, carabiniere, di anni 22, da. Aversa. Sia l'anamnesi fami· g liare c he quella personale non rivelano fatti di particolare interesse. La madre è xnort& p er c~mplicanze bronoo·polmonari di w1a. forma influenzale durante la pe.n·


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OON'l:RIBUTO ALLA CONOSCENZA DEL!u\ LlTlASJ RENALE LATENTE

demia. del dor)o-guerra, mentre il padre e sette fra. fratelli e sorelle godono perfetta. salute. Egli poi afferma ()j non aver· sofferto mai alcuna malattia sia. pure lieve; si è arruolato a 18 a.r~ni.e per 31 mesi ha prestato regolarmente il suo servizio senza. accusare alcun disturbo. ~on ha. contratto mai malattie veneree. Nel luglio ultimo scorso, in occasione di una domanda di trasferimento cn'egli aveva. richiesto, fu sottoposto a visita medica.. durante La quale, procedendosi all'esame delle urine, venne constatato che esse contenevano pus in quantità notevolissima.. Con diagnosi di cistite fu a llora. inviato ad 'lln ospe:lale ove venne curato con lavature vescicali e balsamici; s~lccessiva.mente ebbe una licenza di convalescenza. Al termine di questa, sia perchè persisteva. la. torbidità. delle uriJ1e, e specialmente percnè l'infermo aveva. cominciato a notare malessere generale ed elevazioni terrnicne precedute da brividi di freddo, ricoverò nell'ospedale milita.re.di Genova. Esa11w obbiettivo. - Soggetto di buona costituzione fisica, con sistema. scheletrico-muscolare regolare, cute e mucose visibili pallide. L'apparato respiratorio, ca.rdio-va.scolare, digerente, non mostrano all'esame clinico alterazioni apprezzabili.

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Fig. l

L'esame delle regioni renali non dà. reperto importante: i reni non si palpano e non esistono p11nti ureterali dolora.bili. Le urine si presentano all'emissione fortemente torbide, di aspetto lattescente : lasciate a sè, nella parte inferiore del biccniere si deposita rapidamente un denso strato ili pus. L'esame cistoscopico dà il seguente reperto: la vescica presenta evidenti segni di flogosi, gli sbocchi uretera.li sono in posizione anatomica: quello di destra si mostra edematoso, beante, circondato da un alone arrossato, con qnalcne piccola chiazza ecchimotica alla periferia. Da esso fuoriesce, ad intervalli, un fiotto di liquido purtt· lento che si diffonde, intorbidandolo, nel mezzo circostante. Praticando l'esame radiografico delle regioni renali nulla si pone in rilievo nell'ipocondrio di sinistra; a destra invece, precisamente in uno spazio compreso fra l'Il" costa e 5" apofisi costiforme lombare, esistono ombre multiple eli discreta opacità., disse.m inate su di rma superficie rela.tivament.e ampia. 11 catetere opaco introdotto nell'uretere arriva. sino in corrispondenza. dell'oro· bra di maggiori dimensioni e pitt vicina alla colonna vertebrale. (fig. l ). Praticando la ìmrna.gine pieloscopica si osserva come il liquido opaco iniettato at~ra.verso la sonda ureterale si diffonde intorno alle ombre precedentemente segnalate, dise· · gna.ndo un ampia chiazza opaca dai contorni irregolari .

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CONTRIBUTO ALLA CONOSCEN ZA DELLA LTTIASI RENALE LATENTE

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I caratteri del riempimento sono s imili a quelli c he i francesi indicano ool nome di fenomeno della. neve. I calici appaiono fortemente dilatati. Tntto l'appa.rat.o escretore è immobile. L o s vuotamente avviene per progressiva diluizione. Le r icerche s ulla funzionalità renaJe danno i seguenti ristùtati: U rea globale sull'urina delle 24 ore (gr. 1800) = 17. Costante d i Ambard: K = 0,075. Prova di eliminazione della fenolsulfonftaleinn; Rene di s inistra 60 % ; r·eue di destr·a 5 %. F1·attanto essendo gli accessi febbrili d iventati più frequenti e più intensi, ed andando l'infermo r·apidaroentc cacllettizzandosi, s i procede all'intervento chirurgico. In nat•cosi morfio·etcrca e;;eguo w1a nefrostomia dopo aver estratti dalla. incisione del parenchima renale. sei calcoli contenuti in saccne purulente. D pus cne vi si ritrova è denso, cremoso, eli odore fetido. I calcoli si presentano di colore )!rigio -bruno, leggeri, porosi, con pigmenti normali, omogenei, poco clllli e fmgilì, della gr andezza media di un cece. Internamente mostrano colore grig io -cniaro, non si riscontra. nocciuolo or ganico, non esi· stono strati concentrici stratifìcati. L'amtlisi Chimica .ha dimostrato presenza di fos fati di Ca., Mg, NH4 , ltSsenza assoluta di w·ati e ossalati, traccia di sostanza organica., cistina, scantina, colester ina, muco (calcoli fosfatici ). Dopo l'interven to chirurgico la temperatura nell'infermo cade rapidamente e le sue condizioni generali si risollevano. 11 rene nefrostomizzato riprende un'attiva funzione escretrice; per qualche tempo della ferita chirw·gica residua una piccola fistola. che va poi a gull.rigione.

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II.·- G. T eob a ldo, soldato d ella compagnia s ussistenza, da Valpiano (Torino) di anni 21. Anche in questo caso non vi è nul la. di importan te n ella anamnesi famigliare. Il padre è deceduto in sep1ito a traumatismo, la madre e tre fratelli vivono e stanno bene. P ersonalmente il paziente riferisce di aver soffert-o i comuni esantemi dell' infanzia ed una uretrite gonococcica a ndata a guarig ione in circa due mesi. Due anni or sono, r.r ovanclosi in p ieno benes:sere, ebb e ad osservare casualmente che l' urina era fortemente tinta di sangue. Con sultò allora un sanitario il quale ~li prescrisse qualc11e medicamento; d opo circa una settimana le urine ave· vano n preso il loro normale colorito. Egli continuò ad esercitare regolarm ente il suo m estiere di muratore sino a che fu ctùamato in servizio militare. Durante questo, avendo un gion1.o notato che le urine erano nuovamente di color sanguigno, si recò dal medico ct1e lo fece ricoverare a.Il' ospedale. All'esame obbiettivo s i riscontra: individuo di buona. costituzione fisica, senza apprezzabili alterazioni degli ox·jlani ed apparat,i viscerali. La palpazione delle r egioni renali si dimostra indolente, il r ene destro però è palpa.bile. I punti ureternli n on sono dolora.bili. La. reazione del sangue nell' w·ina. globa le è intensamente positiva: nel sedi· mento sono dimostrabili eritrociti in copia, in parte ben conservati. e rari globuli bianchi. Le urine si mantennero sang"ttigne per tre g iorni, poi ritornarono normali. All'esame cistoscopico le pareti d ella vescica non presentano alt.erazioni apprez za.bili. l mea.ti ureterali sono in posizione fisiologica.. L o sbocco uretero.le di destra si dimos tra immobile ad una. prolungata osservazione. ll cateterismo neg li ureteri è facile; dalla sonda ureterale di sinistro. si raccoglie urina. limpida. che viene emessa con eiaculazioni ritroicne e regolari, da. quella di destra non si ottiene urina. per quanto s i cerchi eli d eterminame la. fuoriuscita con manipolazioni varie (espressione d ella regione renate, aspirazione con siringa.). L'esame radiografico della regione rennle e d ell' w·etere di sinistra non dà. alcun r eperto .patologico. A destra. invece il ro.dio(!ramma. rivela esistere in corrispondenza dell' ipocondrio, una serie di ombre di differente aspetto e densità. Le due ombre superiori, più dense ed omogenee, sono s ituate all'a ltezza. dell' ultimo. costola; le ombre mediati, anch'esse in nUIIlero di due, hanno un aspetto grossolanamente rotondeggia.nte, non si presentano omogenee, ma in esse a punti d i magpore densitè. sono intercalati punti più chiari. La.teralmente a queste si osservR.no altre tre ombre


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CONTRtBUTO ALLA CONOSCENZA DEI.I.A LITLlcSl R.ENALE LATENTE

meno intense, di forma allungata, col massimo diametro disposto orizzontalmente rispetto all'asse del corpo. n limite inferiore di esse giunge quasi a livello della cresta iliaca (fig. 2). Un secondo radiogramma è st.a,t o eseguito dopo introduzione di un catetere opaco. Questo sfiora. in basso la sincrondosii sacro-iliaca, sfiora le apofisi trasverse della. V e IV vertebra lombare ponendosi all'interno delle ombre medi&.li descritte precedentemente e si dirige infine all'esterno e verso l'alto per allogarsi in un punto situato presso il margine inferiore della 11 n costa. Immediatamente al di sotto di esse sono situate le due ombre superiori già descritte. Iniettando, attra-

Fig. 2

verso il catetere ureterale, una soluzione di joduro di sodio al 30 %, sotto il controllo dello schermo fluorescente si vede lentamente disegnarsi una chiazza opaca ovoidale situata molto in alto ed onglobante una delle due ramificazioni dell'ombra superiore. Per quanto l'iniezione sia continuata sino a raggiungere una quantità. molto notevole di liquido ( 30 cc.) non si riesce a veder iniettarsi aJ.cuna altra cavità. al di sotto di quella. segnalata in prossimità dell'apice del catetere. Estratto il catetere opaco non si nota nella sacca alcuna contrazione o movi· mento, al di fuori di quello dovuto al ritmo respiratorio, e nessuna attenuazione della intensità dell'ombra per quanto si protragga il tempo di osservazione. Esame dilù:t funziorudità renale ; Urea. = 18 % Costante di Ambard K = 0,872 P rova della eliminazione della. fenolsulionfta.leina.: Rene sinistro = 60 % ; rene destro = traccia minime.


CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DELLA LlTL<\Sl RENALE LATENTF.

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Operazione: . In narcosi morfio-eterea, con incisione lombare di Simon-Guyon apro la loggia renale. Esiste perinefrite sclero-lipomatosa che rende abbastanza arduo l'isolamento del rene. Questo si mostra a.ssa.i voluminoso, è fluttuante per la presenza di numerose sa.ccne idronefroticne, Alla palpazione si apprezza l'esistenza di numerosi punti di consistenza lapidea sparsi nel parencnina renate. Eseguo la nefrectomia e ricompongo la. parete lasciando un piccolo drenaggio. L 'infermo va rapidamente a guarigione e viene dimesso dopo venti giorni dall'intervento. n rene aaportato presenta il volume di una testa di feto a termine, il peso di gr. 1300. La superficie si presenta fortemente bernoccoluta per la presenza di numerosi rilievi emisferici, a pareti assottigliate, tese, situate specie in corrispondenza dei due poli. Alla sezione mediana si riscontra cne il rene è trasformato in numerose saccne munite di tramezzi corrispondenti rispettivamente ai calici cliJo.tati ed ai resti delle colonne di Bertin ricolme di liquido e di calcoli. Il volume di queste sa.ccne è vario, la l'iù grande di esse, situata in corrispondenza del polo superiore ba il volume di un arancia., le altre hanno dimensione varia: da quella di un uovo di gallina a quella di una noce. Il pa.renchima renale appare completamente distrutto. Due calcoli assai voluminosi, sono situati nei calici superiori dilatati e si protendono parzialmente nel bacinetto renale. Innumerevoli piccoli calcoli (oltre un centinaio) sono situati nelle saccbe esistenti verso il polo inferiore del rene. Hanno la grandezza media di un grano di canape. All'eaa.me chimico i calcoli si mostrano costituiti in prevalenza. da ossa.lato di calcio con traccia di fosfato di calcio e cloruro di ammonio (calcoli ossalici).

Come abbiamo già detto, la litiasi renaJe può con una certa frequenza. esistere ed evolvere subdolamente, senza dare alcuna sintoma.tologia tipica. I calcoli latenti si riscontrerebbero nella percentuale del 12 % secondo Watson, dell9,5 % secondo Lanzillotta. Nicolich su 30 casi di nefrolitia-si settiche osservò 11 volte che la malattia era decorsa senza provocare nell'infermo alcun dolore. Lanzillotta su di una serie di 40 operati per calcolosi renale da Marion, ne ha trovati 9 nei quali il sintoma dolore era stato assolutamente· assente. Di questi 9 infermi, cinque aveva.no present ato come solo sintoma ematuria, tre piuria, uno, stimolo frequente all'urinazione. Su sette casi di calcolosi renale, osservati in militari, io ho riscontrato due volte l'assoluta mancanza di ogni dolore.. Nel primo caso la malattia aveva lungamente decorso, determina-ndo come sola manifesta.zione un intensa piuria, nel secondo caso un'ematuria sopravvenuta bruscamente senza sintomi premonitori, senza. dolori, abbondante, era stata il solo segno della malattia. Possiamo spiegare la mancanza del dolore, il quaJe è dovuto alla con· gestione del rene all'interno della sua Cc:'bpsula. fibrosa ed alla distensione delle cavità pieliche, col fatto che non esistevano, nella l a osservazione calcoli liberi nel bacinetto, che potessero ad un dato momento incunearsi nell'uretere. N ella 2a osservazione è da ammettere che la distensione del rene sia andata. assai gradatamente e lentamente determina,n dosi in modo che, anche questa volta, è venuta del tutto a mancare la sintomatologia dolorifica. N ella l a osservazione, 'come ripetutamente si è visto accadere in simili casi, l'infermo era stato ritenuto affetto da cistite gonococcica, e come tale lungamente curato.


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CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DELLA

LITIASI RENALE LATENTE

Onde evitru:e questi errori incresciosi, per i quali può · esser posta in pericolo la vita dell'infermo, occorrerà ricordru:e alcuni principi generali della più grande importanza. nello studio delle malattie delle vie urin.arie. Su di essi e sulla necessità che siano sempre tenuti dal medico nella, dovuta considerazione ha anche di recente insistito Marion. Essi sta.biliscono che : l o N el porre la diagnosi di una lesione renale, più cb e sui sintomi funzionali, quali potrebbero essere il dolore e la pollachiuria, dovremo basarci essenzia.lmente sopra. i segni obbiettivi : piuria, ema.turia; 2° Donà sempre essere praticato l'esame radiografico delle ·r egioni r enali in ogni caso di piuria che non sia sicuramente dimostrata di natura tubercolare, ed in ogni ematuria la Clù causa non sia con sicurezza accertata; 3o Per l'esame radiografico si dovrà tener presente il precetto di non limitarlo alle regioni renali, ma di praticarlo sistematicamente .sull'insieme delle vie urinarie. Naturalmente è da ricordare che anche l'esame radiografico non va del tutto esente da. interpretazioni erronee. È risaputo infatti che per cause svariate: tumori fibrosi, ca.lcoli appendicolari (Busi), gangli calcificati del peritoneo (Lejene), fleboliti delle vena renale (Albers - Seamberg - Frankel), esostosi dell'osso iliaco (Koler), calcolosi intestinale (Arcelin), possono aversi ombre le quali simulano la presenza di ca.lcoli rena.li. Nei casi di difficile interpretazione riuscirà spesso di prezioso aiuto la pielografìa eseguita nelle diverse proiezioni. BD3LIOGRAFIA. LANZILLOTTA.. - Dea calculs latents du rein - J ournal d' Urologie, tome xvn, pag. 467. LANZILLOTl'A.. - Tuberculose rénale pseudo-litbiasique - Joumal d'Urologie, tome XVI, pag. 205. LEV'Y DREYFUS. - Lithiase rénale à forme pseudo-tuberculose - J&urnal d'Uro. logie, vol. 23, pag. 543. L UCHERINI. - Sindrome. da falsa calcolosi renate - Policlinico - Sez. Pratica, 1927, pag. 1387. LUCRI. - La calcolosi renale latente a tipo di gastro-enteropatia riflessa. - Policlinico - Sez. Chirurgica, pa.g. 335. M.ARION. Quelques gra.nds principes directeurs du diagnostic et de la thérapeu. tique urologique - J 01urnal d' Urologie, tome XXIII, mars 1927. MARION. - Traité d'Urologie. NrcOLICH. - Casi di litiasi delle vie urine.rie osservati dal 1898 al 1909 - Folia Urologica, vol. IV, pag. 752. TADDEI. - Su di un caso di sindrome apparentemente urinaria. dovuta. a. colite cieco-ascendente - Policlinico - Sez. Pratica, fase. 35°, 29 agosto 1927. ZAFEAGNINI. Ematuria e colecistite calcolosa - Archivio Ital-iano di Urologia, vol. IV, fase. II.


OSPEDALE MILITARE PRINCI PALE DI PALERMO

UN CASO DI MIOSITE BLENORRAGICA per il dottor Giuseppe Sunserl, maggiore medico

Fra le complicazioni gonococciche estrageuitn.li di origine ematogena una delle più rare, anzi delle rarissime, è senza dubbio la miosite. I casi descritti nella lett.eratm·a sono scarsissimi. Nèceussér nella sua tesi del 1905 ne aveva raccolto appena 16. Il Cappelli, nel 1914, nel riferire su di un caso di miosite blenorragica, dice che nella clinica di Firenze questo era l'unico caso capitatogli negli ultimi 10 anni, malgrado l'ingente numero di blenorr<1gici ricoverati in quell'istituto. D prof. Philippson, daccllè insegna nella clinica dermosifilopatica di Palermo, non ne ricorda alcun caso. La scarsissima casistica giustifica dunque pienamente l'opportunità. di illustrare questo caso, capit~Lto in un sottufficiale ricoverato nel nostro reparto dermoceltico. Ne espongo brevemente la storia clinica-: M. Ettore : di anni 20, sergente del lO Centro contraerei, di stanza. a. Biella.. A. F'. : H a padre, 4 fratelli, 2 sorelle in ottime. salute : la. madre soffre frequentemente di nevralgie. facciale. A. P. R.: ha. sofferto d'influenza. nel 1918 e di enterocolite per 4 mesi nel 1923. Si contagiò le. prime. volta di uretrite blenon·a.gica nel maggio 1924; afferma di essere guarito completamente dopo 14 mes i. Nel novembre dello scorso anno si contagiò per la. seconda. volto. di uretrite blenorragica, che durò ambulatoria.mente al Corpo. Il 15 dicembre venne inviato in breve licenza a. P alermo. Già qualche giorno prima della partenza aveva. cominciato ad avvertire leggiero dolore alla. spalla sinistra; durante le. traversata Na.poli-Palenno il dolore alla spalla. si fece pib. acuto, tanto da non poter muovere l'arto superiore. Arrivato a casa, a. causa del dolore fu costretto a mettersi a letto ; dal 17 al 22 dicembre rimase degente in casa con temperatura oscillante tra. 37,5 e 38. Il 22 dicembre viene ricoverato nel nostro ospedale ed avendo il medico eli famiglia fatto diagnosi di lllSSazione venne avviato nel primo momento al reparto chirurgico; quivi il collega. dirigente il Reparto escluse la lussa.zione, ed avendolo riconosciuto affetto da. blenorragia Io trasferl immediatamente al reparto venerei per artrite blenorragica.. Al momento del suo ingresso nel reparlio, egli si lagna di dolore acuto intenso e.lla spalla sinistra, a tipo continuativo che si propaga anche e.l bra.coio. L'ua'!'M obbiettivo fa. rilevare: individuo di robusta costituzione organica, oon sistema scheletrico normalmente sviluppato, muscoli tonici e trofìci, pannicolo ad~poso ben conservato, colorito delle cute e delle mucose visibili leggermente pallido. Sistema ghiandolare linfatico periferico normale. n primo fatto che colpisce all'esame obbiettivo è la posizione di quasi rigidità, in cui il paziente tiene tutto l'arto superiore sinistro. La spalla si presenta. in confronto a quella dell'altro lato alquanto tumefatta, di forma. un po' rotondeggiante con minore evidenza del rilievo deltoideo e dalla fossa sottoclavi· colare in avanti.


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CASO DI ~liOSITE BLEXORRAOICA

n braccio pure appari::~cf:l all'h;pez.ione aumentato di volume specialmente a carico della fa<:cia. anteriore. Nulla a carico dell'avambraccio ch'è tenuto dal paziente in una posizione di semiflessione e lieve supi.naziooe. La cute in corrispondenza del bra<:cio e della spalla appare leggermente tesa, alquanto edematosa. . Alla palpazione, che riesce notevolmente dolorosa, si apprezza alla spalla una tumefazione uniforme regolare, di consistenza pastosa; palpando profondamente, si riesce ad apprezza,re la presenza di modica quantità di liquido intra.rticola.re. Il punto di massima dolorabilità si trova anteriormente dove la tumerfazione della spalla si continua nel brMcio. Alla palpa:uone questo si p1·esenta normale in corrispondenza della. faccia posteriore o laterale. Anteriormente invece si apprezza in corrispondenza del muscolo bicipite Wl cordone duro, cilindrico, che ripete esattamente la forma del muscolo stesso, e che può seguirsi in alto fino alla spalla del cavo ascella.re, in basso fino quasi all'articolazione del gomito. La consistenza. del muscolo è dura, quasi lignea. Le misw·e prese nelle due bra<:cia in corrispondenza della parte media del ventre muscolare danno i seguenti risultati : · Braccio sinistro cm. 30; braccio destro cm. 28. I movimenti del braccio dell'ammalato sono eli massima conservati, ma molto limitati e dolorosissimi. L'avambraccio può flettersi sul bra<:cio per azione del brachiale anteriore, ma la forza di flessione è estremamente climinuita. Altro movimento difficile a compiersi è quello di supina.zione dell'avambraccio, che può ostacolarsi con tUla lievissima resistenza. Il movimento di estensione dell'avambraccio sul braccio è limitato, e riesce doloroso per la trazione che viene ad esercitarsi sul bicipite. All'infuori di queste lesioni della spalle. e del braccio sinistro, il paziente null'altro offre a carico degli a1tri organi ed apparati. Cuore integro (temperatura sub febbrile con lieve rialzo serotino : 37,5 al mattino e 38 alla sera). L'esame degli organi genitali dà questo reperto: secrezione uretra.le piuttosto abbondante, di colorito bianchiccio, densa.: l'urina del l 0 bicchiere è completamente torbida, con numerosi .filamenti lunghi, muco-purulenti. L'urina del 2° bicclùere limpida. Esame microscopico: pus ben conservato, gonocco presente. n paziente presentava dunque oltre che un 'uret.I'Ìte blenorragica suh -acuta una artrite della spalla sinistra, ed una miosite eli tutto il bicipite dello stesso lato. Oltre alla cura sintomatica. e alle inezioni w·etrali di permanganato potassico inizia la vaccinoterapia servendomi del vaccino antigonogoccico tedesco " Gonoiatren » da. me precedentemente sperimentato con risultati incoraggianti. 26-12 1° iniezione di va<:cino. n paziente riferisce che nello stesso giorno dell'iniezione ha. avuto più accentuati i dolori al braccio e alla. spalla: la. temperatura serale ha. subìto un forte rialzo : 38,4. 29-12 2o iniezione di vaccino. Nessuna modificazione dei sintomi subbiettivi, nè alcuna modificazione obbiettivo. apparente. 1: 1 1927 sa iniezione di vaccino. L 'iniezione non ha dato alcuna reazione generale : la temperatura è discesa di Yz grado. L'esame obbiettivo rileva una favorevole modificazione nella spa.lla., nessuna nel braccio, il quale si presenta arrossato e caldo. 4-1 1927 40 iniezione di vaccino. La temperatura discende al normale. n pn.zionte non a<:cusa più a lcun dolore alla apaUa. ma si lagna insistentemente del dolore al bra<:cio. L'esame obbiettivo " fa rilevare una not.evole modificazione alla spa.lla, la quale è diminuita eli volume, meno globosa di forma, quas i indolente alla palpazione. Al braccio nessuna modifi· cazione nel volume, nel colorito, anzi verso la parte media.na. della zona infiammata, nel punto di mag!,riore dolorabilità, si nota senso eli fluttuazione. 5- l 1927. Si pratica un'incisione nel punto indicato con fuoriuscita. di pus bianchiccio denso, misto a qualche goccia di sangue.


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CASO DI )!IOSlTE BL ENORR AGICA

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L'esame microscpico di tale pus, prelevato in maniera di averlo quanto più puro era. possibile, ba fatto rilevare: ~resenza. del gonococco quasi -in cultura. pura. Si continua la medicatura. giomahera per 4-5 giorni circa ; si praticano ancora altre due iniezioni eli vaccino. 12-1. Il paziente s i può dire quasi guarito, la ferita chirurgica è completaftlente cicatrizzata, non avverte più dolori nllo. spalla, soltanto lieve dolore al braccio, donne tranquillamente. La. spa lla. ha ripreso la. configurazione e il volume normale, ed è completamente indolent-e sia nei movimenti del braccio sia nella pa.lpa.zione diretta ; la miosite si può dire completamente risoluta; come esito del processo notasi un certo grado di atrofia del muscolo. La misurazione dei due bracci dè. infatti : braccio destro cm. 28, braccio sinistro cm. 26. Si prescive la. dia.termoterapia allo scopo di restituire il tono e il t rofìsmo al muscolo.

Poche parole di commento : È evidente che i due processi infiammatori dell·articola.zione e del muscolo, sono intimamente collegati l'uno all'altro, per identità di origine se non per unjformità di decorso, per cui è logico ammettere che si sia avuta una. localizzazione primitivamente simultanea. nella cavità articolare e nel muscolo, o che vi sia stata una diffusione successiva per contat to diretto dell'una aU'a.ltra.. Ciò è reso facile da.i rnpporti anatomici in cui si trova.no l'articolazione sca.polo-omeralc e il muscolo bicipite, il cui tendine lungo · attraversa infatt-i l'aJ'tico1'lzione ~wcompagnato dalla guaina della sinoviale fino alla pa.r te superiore della cavi tà glenoidea.. Ora quello che è veramente importante in questo caso è l'aver potuto documentare con l'esame batteriologico la diagnosi etiologica, non tanto per la lesione articolare, la quale è di osservazione clinica molto comune, quanto per la lesione del muscolo, che è di gra.n lunga più ra.ra e direi quasi eccezionale. E ciò si rende ancora più evidente quando si osservi che tra i pocbi casi registrati, solta.n to in pochissimi gli autori hanno avuto la ventma di poter accertare batt-eriologicamente la dia.gnosi clinica di miosite blenorragica. Difatti, esaminando la scarsa casistica esistente si può constatare come i casi di miosite fin ora descritte, non assumono tutti la stessa sindrome clinica; in genere si hanno due forme, una più benigna che risolve senza dare esiti in suppurazione, ed in forma più rara, suppurativa con formazione di ascessi a focolai; ora soltanto in questa forma è stato possibile avere il reperto positivo del gonococco. Negli altri casi i vari autori in mancanza di tale reperto hanno dovuto tenta.re una riprova indirett.a per accertare la diagnosi dal punto di vista etiologico, indagando cioè, se vi fosse nel sangue una setticemia gonococcica con la coltura del sangue; o quanto meno se vi fossero anticorpi spefìci capaci di da.re la r elazione di fissazione del complemento in presenza di antigeno gonococcico. Ma è abbastanza nota d 'altra p arte la difficoltà con la quale il gonococco è coltivabile in generale da tutte le sue localizzazioni extra-genitali, ed in particolare dal torrente circolatolio, per cui sp~sso, nonostante gli


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UX CASO DI MIOSlTE BLENORRAOlCA

ottimi terreni nutritivi preparati come agar-siero, agar-sangue, aga.rurina, lll'Ìlla p eptonizzata, ecc., l'esito di tale cultura è stato negativo; quantunque non cadesse alcun dubbio sull.a diagnosi clinica. Anche la siero-r aazione di fi~sazione del complemento non ha in prt~rtica che un'importa.uza. molto rela tiva, giacchè essa manca di quella sicurezza, di quella costanza, di quella perfetta corrispond enza coi dati clinici, quale ci viene offerta nella ma.ggioranza d~i casi, dalla siero-diagnosi della sifilide. Tale incertezza di risultati, che esorbita dal limite di relatività entro il quale debbono valutarsi tutt e le prove biologiche, trova d'altra parte la. sua ragione d'essere in quello che costituisce in fondo il lato più ca.ra.tteristico, direi quasi misterioso, della, p atologia del gonococco, cioè la fa,cile esa.lta.zioue e d epressione d ella sm~ vitalità. e della sua. virulenza: nello stesso individuo, la diversità. cosi spiccata della sua attività p atogena n ei vari individui, la diffìcolti1 che esso presenta a conservare questa vit::t.lità, questa virulenza, al di fuori dell'organismo nei comuni terreni nutritivi; per cui si comprende che anche la produzione e la permanenza di sostanze imrntmita,rlo nei m alati blenorrJ.gici, devo essere necessa-ria· mente incostante, tra.nsitoria, soggetta a variazioni, secondo fattori a noi non perfettamente conosciuti. · Inoltre questo caso con il suo reperto positivo del gonococco nel focolaio della miosite, vale a confermare l'opinione di quegli autori, i quali sostengono che le forme più benigno di miosite siano probabil· mente dovute soltanto all'azione delle tossine gonococciche, mentre le forme suppura.tive siano dovute all'insediamento diretto del gonocco nel muscolo. Dal punto di vista teraupetico è da notare che la vacciuoterapia roen: tre ha modificato favorevolmente e anche rapidamente il processo art1 colare, p er quanto riguarda la miosite ha avuto per effetto di affrettare la suppurazione e la fusione. Da. quanto ho succintamente esposto, appare evidente l'importa~~ del caso riferito, e il contributo che esso porta allo studio delle roios1t1 blenorragiche.


OSPEDALE MILITARE PRIXCIPALE DI TORI);O Dù·ettore : Colonnello medico C. GrLLO~

SU DI UN CASO DI CRANIO=PLASTICA SECONDO IL METODO RIGHETTI per il Jott. Raftaele Squillac:lotl, capitnno medico . capo repat'to di chirurgia

È risr.puto ed acquisito dalla patologia <'he molteplic:i sono le conseguenze cui può espon e una est.e8a perdilra di sostanza ù~lla teCcL crauica, sia essa effetto di tmuma pregresso o eli atto chirurgico. Le conseguenze sono eli dne ordini: le une consistono in una mancanza. di protezione del-

l'encefalo ai comuni traumi ed alle infezioni originatesi nei tegnmenti pericranici; le altre (per eventuali aderenze stabilitesi tra i comuni tE>gumenti e la dura. od in mancanza eli queste con l'encefalo stesso) conf.istono in a.ttacchi, anche tardivi, eli epilessia tipo Bravais-jaksoniani, vertigini, disturbi della psiche, ecc. È dovere quindi imprescindibile di ogni chirurgo, ogni quah-olta. è costretto ad apl'irsi a scopo curatJvo una via di acCE'sso al c.ervello o trovasi di fronte a. perdite eli sostanza ossee del cranio già esist.enti. di preoccuparsi con la massima. sollecitudine della loro obbliterazione, per modo che il cranio possa. ria.cquistare in questi tratti la sua primitiva forza. eli resistenza. e t ormare a. p roteggere validamente il cervello sot.tostante. È noto da tempo remoto come le perdite eli sostanza del cranio dif-

tì<'.ilmente si riparino mediante rieoformazione ossea e ciò è poi nssolutamente impossibile quando le dimen~ioni dt>lla breccia superino i due o tre rentimetri al massimo di diametro (Larrey) . Alcuni (Kuster, Boffmeister, Brevitt) han comunicato dei casi di chiusura spontanea di breccie ossee craniche, ca~i che sono gli unici dE-lla letteratura e quindi da considerarsi delle r arità tra le rarità. In genere le perdite di sostanza della. teca craruca si riparano in parte, per brevisRimo tratto e solo eni margini, mediante neoformazione ossea da pal'te della diploe e del periostio cranico e nel resto per mezzo eli tessuto fibroso cicatriziale. Da alcuni autori (Berezowxki, Oornil, Flourens, Ollier, Caminiti) è attribuito un gran valore nella riparazione delle breccie cr aniche al potere osteogenetico della dura madre, potere che altri (Keine, Pontet, Schifone, Biagi, Righetti) le negano. Infatti essi, sperimentando sul cane, han trovato che i poteri osteogenetici del periostio, dell'osso e della dura, qualora non intervengano speciali fattori stimolanti, sono da considerarsi di nessun va.lore per quanto si riferisce alla. chiusura della breccia ossea, la quale costantemente si ripara mediante cicatrice fibrosa. Stabilito pertanto che le breccie ossee cr aniche E!i riparano con tessuto fibroso e che viceversa tali breccia, in tal modo riparate, lasciavano il cel'vello sottosta.nte esposto a.i tranmi esterni, è logico il pensare che la ripa-


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r azione di tali breccie dovesse intereRsare al massimo grado l'inventiva dei chirurghi dando luogo a tutta una !!erie di procediment i che, con varia fortuna, han sostenuto il controllo della clinica. Il materiale usato per la pla..,tica è stato il più svariato : Billroth, Frey, Hinterstoissier, ecc. ecc., usarono placche, di cellulo;de; Sebilea.u, Imbert, R eynal usarono placche di argento. Tali sistemi di protesi però furono ben presto abband~na.ti non rispondendo più aJle esige.nze della moderna chirurgia. Passando poi in rassegna i metodi che utilizzano lembi ossei od osteo· perio:~tei ricorderò che furono molto usati i trapianti autoplastki. Brentano, Franke, Stieda, Hoffmann lH\nno trapiantato nella breccia cranica da riparare a.lcmli pezzettini di osso aspor tati sottoperiostealmente dalla superficie esterna delle ossa craniche circostanti. Tale m etodo fu molto usato in guerra e con risultati buoni secondo qualto risulta dalle statistiche di Kuttner, H offma.nn, Seubert, Karl Nieny. Altro processo autoplastico molto usato nel periodo bellico è quello consistente nel trapiantare aulla. breccia ossea dei lembi presi dalla. tibia. Il primo ad usare tn.le metodo fu il Seydel nel1899. Egli, non potendo serYirsi delle scheggia ossee asportate da un fo<>.ola.io di frat tura cranicu p erchè infette, trapiantò secondariamente dei pezzetti osteoperiost.ei tolti dalla. tibia sulla. breccia cranica ottenendo un risultato perfetto. Dopo di lui usarono, e sempre con successo, tale metodo molti altri (Stieda, Ha· berer, Easlimann, Villaudrè, Primrose, Langemak, Paolucci, Oliva e molti ancora). Dopo la tibia, il tessuto che fu molto usato per la riparazione furono le costole, poicbè, specie per la loro normale curvatura, ben 8i adattano alla volta cranica (Federow, Donald, K appis). Altri infine usarono lembi presi dallo sterno (Pa.ul Mtiller), dalla scapola (Sa.ito Ma.koto, Ropke), dal grande trocantere (Ma.uclaire). Venendo infine a. parlare dei m etodi di plastica. che utilizzano un lembo peduncolato, bisogna distinguere quelli che utilizzano una lamina unica rigida, oppure una lamina flessibile, ben adattabile alle curvature della volta. Questo particolare tipo di lembo si ottiene mediante l& sezione t angenziale discontinua suggerita dal Durante per la cranio· re:;ezione. Esponenti della plastica cranica. con lembi rigidi sono i metodi di Miiller-Konig e di v. H a.cher. Mentre nel processo di Miiller-Kon.ig viene utilizzato un lembo costituito da. cute, periostio ed osso che per tor3ion.e vien riportato a. coprire la. breccia., in quello di V:· Hacher il lembo è costl· tuito solo da p erlostio ed ·osso il quale viene ribattuto a cerniera aulla breccia. Ma di gran ltmga. i m etodi che si adattano meglio a riparare e&tese perdite di sostanza della vofta cra.nica. sono quelli che utilizzano un lemb~ o~>teo periosteo a sezione tangenziale discontinua, di cui sono .esponenti in Italia i m etodi del Leotta e del Righetti. N el processo del Leotta partecipa alla formazione del lembo anche la cute ed il lembo vien riportato sulla broocia per scorrimento e trazi?ne. Nel processo Rigbetti il lembo è esclusivamentR periosteo osseo e Vl~e riba.tLuto sulla breccia per ro\'escia.mento di 1soo in modo che la superftcle periostea guardi la dura madre e quella ossea la. cute.


SU DI UN CASO DI CRANIO-PLASTICA , ECC

Radlografta n. 1 - p,tJun, dell'atto opcr-ethro.

R~tdlogrn6o. n. 2 -

Radiografia n. S -

Dor•o ; 5 giorni do.ll'lntervento.

Dopo 40 giorni dall'atto operativo.


r •

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SU DI UN CASO Dl CRANIO·PLASTICA, EOO.

Ed ecco come il Righetti stesso descrive il suo m etodo: Messa a-llo scoperto con incisione a ferro di cavallo la breccia. cranica da riparare e diviso accuratamente il tessuto cicatriziale dalla dura madre sottostant.e o dall'encefalo, si incjde il periostio per lilla estensione uguale a quella della. breccia da riparare, poscia in corrispondenza della incisione praticata nel periostio e su tutto il suo contorno, mediante lo scalpello a bulino tenuto quasi verticale alla superficie del cranio, viene intaccato superficialmente l'osso. Quindi, tenendo l'istrumento tangenzialmente alla superficie cranica, si incomincia a di.s taccare mediante piccoli colpi di ma.zzuolo, sottoperiosteamente, la corticale dalla diploe in tutta. quella linea che r appresenterà. l'estremo libero del lembo. A mano a mano che, cambiando di posto allo scalpello, lo si fa. proeedere oltre, è necessario imprimergli dei piccoli movimenti di leva. Le squame ossee distaccate si fratturano cosi parzialmente e si sollevano di tanto, quanto è necessario a che lo scalpello possa progredire oltre ~ completare la sezione del lembo, il quale mano mano che viene in tal modo scolpito, si a,rrotola su se stesso, quando lo si va a. distendere (ciò che è necessario perchè possa adattarsi a riparare la breccia cranica) le infrazioni prodottesi nella. sua parte ossea al momento del distacco vengono a sparire per accollamento perfetto delle squame fra di loro; sl che, in definitiva, essa viene ad essere come provvista di una unica e grande squama di osso. Ho avuto anch'io occasione di operare ultimamente e con ottimo risultato, col metodo del R ighetti, una estesa perdita di sostanza del cranio, esito di pregresso trauma e ne riferisco brevemente la storia clinica:

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Sold. T. Sesto, del 90o R egg. fanteria., classe 1907. n 20 agosto 1927, mentre, insieme alla. sua. compagnia, eseguiva tma marcia. in montagna, venne, da un sasso sta.cca.tosi dall'alto, colpito alla. regione temporo pal"ieta.le di sinistra. Cadde a terra rotolando per il pendìo della. collina per circa. 50 metri. Raccolto dai compag'ni venne trasportat-o alla infermeria di Ce.o;;a.na ove io ed il sig. maggiore Oggero chiamati d'urgenza. da Torino, lo vedemmo dopo circa 6 ore dal trauma. Presentava sulla regione temporo parietale sini<rt.ra tma. ferita lacero-contusa. lineare della lunghezza. di circa 4 centimetri, decorrente parallelamente all'arcata zigomatica da cui distava circa. 6 centimentri. La palpa.zione della su detta zona dimostrava chiaramente abnorme modalità della teca. cranica. Inoltre il paziente presentava emiplegia completa destra., impossibilità ad articolare le parole, respiro stertoroso, polso lento (54).

I ntervento (magg. Oggero). In leggiera anestesia cloroformica., con un taglio perpendicola.1·e alla ferita. esistente ed incrociandola nel suo punto di mezzo, si mette allo scopert-o il focolaio tra.uma.tico. Vi si riscontrano numerose scheggie ossee staccate ed affondate nella dm·a. che vengono asportate. La dura al di sotto si presenta. immobile e di colorito bluastro. Con piccola incisione ~i apre ls dura e s i da esito ad una. discreta raccolta ematica sott.odurale. Chiusura della piccola incisione durale con un punto in catgut. Compiuta la toelette del.focola.io, la dura., in primo tempo priva di pulsazione, riprende a. pulsare. Si ribattono a~ di sopra. della breccia, collì creata, le parti molli che vengono suturate lasciando un piccolo drenaggio posteriore. Il decoTSo post-o~eratorio fu dei più semplici: la sera vi fu ripresa dei movimenti a destra.; dopo circa 8 giorni l'infermo cominciò a parlare al che fu possibile il suo trasporto ·àll'ospedale di Torino. Dopo circa due mesi, nel mese di n·ovembre, preceduto da breve' aura va.somotoria. localizzata. alla metà destra della. faccia., ebbe luogo tm netto attacco di epilessia. tipo Bravais-jaksoniana, localizzata all'arto superiore ed inferiore c;li destra. A distanza di circa dieci giorni altro attacco simile al primo. Vi fu J?OSma


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una pausa di circa un mese e poi seguirono degli altri attacchi, sempre con gli ste~l-ii caratteri del primo. Evidentemente la aderenza delle parti molli cicatrizzate con la dura e forse col cervello doveva esercitare sul cervello stesso uno stimolo abnorme tale da dar luogo ai tipici attacchi di epilessia jaksoniana. Si imponeva pertanto porre un rimedio. Decisi perciò di operarlo praticando una cranio-plastica. 30 marzo 1927 - I ntervento (cap. Squillacioti). Narcosi eterea. Sulla mftà sinistra del cranio si pratica un t aglio semkircolare che, iniziatosi sulla apofiRi zigomatica del frontale raggiunge la linea sagittale del cranio e discende poscia indietro per andare a finire a circa due dita trasverse indietro del punto di impianto del padiglione auricolare. Quasi nel centro di tale vasto lembo trovavasi la ciCf.trice, esito dell'atto operativo precedente. Scollato tale lembo cutaneo muscolare si arriva s11lla sede della vecchia operazione e quivi, con pazienza e prudenza (data l'intima adesione) si scinde la cute dai bordi della breccia ossea e dalla dura madre cerebrale. Si scopre così una perdita di sostanza della teca cranica, quadrangolare, della grandezza di poco più di una moneta di venti lire (nuovo conio) (Vedi radiografia n . l). Avviamento dei bordi ossei d ella breccia con lo scalpello. :Misurato quindi e.c;attamente il diametro trasverso di tale breccia, partendo dal bordo posteriore di essn si proltmga indietrv in suo lato superiore e quello inferiore con un'incisione che interessa il r eriostio per un'estensione di p oco superiore al diametro traverso della breccia. Con lo scal· pello, tenuto prima vert.icalmente e poscia tangenzialmente al cmnio, si scolpisce un lembo osteo periosteo ed arrivati sul margine posteriore della breccia cranica vi si ribatte tale lembo sì che la superficie guardi la. dura madre e quella os~ea i tessuti pericranici. Il lembo osteo periosteo così ribattuto viene fìssa.to ai bord i della breccia (periostio) con qualche punto in cat.gut. Sutura del lembo di parti molli sen za lasciare che un piccolo drenaggio posteriore che vien ritirato in 4&11 ora . Decorso post-operatorio semplice. In &• giornat.a si rimuovono i punti : guarigione per prima. In 15• giornata la breccia ossea appare del tutto ap~ianata, solo nel suo punto più centrale, che è dolente, si apprezza lieve pulsaziOne cerebrale. L'esame radiografico praticato in tale giomo rivela già un maggiore oracarnento della breccia cranica. dovuto ad un sottile strato osseo in formazione, (cap. med. Barello) . .fn 40• gio1na.ta la breccia cranica appare ricoperta da un tessuto resistente, della stessa durezza dell'osso ed e indolente alli\ pressione. Non apprezzasi alcrma pulsazione cerebrale. L'esame radiologico (cap. B orello - Radiografia n. 2), rivela che la. breccia cranica è oceupata da un tef,'Suto la ctù opacità ai raggi è di poco inferiore a quello della tECa cranica circostante, cioè èa te.ssuto osseo d i poco più sottile. (Vedi radiografia. n. 3).

È inutile il dire che dopo l'atto operativo, fsebbene l'a: sia stato tenuto da me in osservazione per parecchio tempo, gli attacchi di epilessia ja.ksonia.na non si sono più ripetuti. L'a: è stato da poco dimesso dall'ospedale in condizioni ottime non residuandog1i più del trauma cranico sofferto che un lieve stato di disartria. BIBLIOGRAFIA. Clinique Chirurgicale, t . V, pag. 5. K usTER. Totale entfemung eines necrotisiertcn Stimbeins Regeneration. DesseJben. Arch. fur KUn. Chir., Bd. 24. • HoFFMEJSTEB. Ueber die R egen ere.tion der Schadelknochen. B eitra.ge jur Kli,n. Ohir., Bd. 13. BE:aEzowsKI. - Untersuchungen iiber die Bedi~Zungen tmd Metodik operativer Drukentlastung des Geirns. Deut8ch . Z eitsch.r. f. K Un. , Bd. 53.

LARBEY. -


SU DI UN CASO DI CRANIO-PLASTICA., ECO.

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NOTE

D I IGIENE PRATICA

Il 6111[(10 ELE [OftOiliOftl 01100 IM~IffiO ftfll'ALIMEftTAliOftE per il prof. Alfredo Germino, tenente colonnello medico

Basta fra l'altro, che una stagione qualsiasi dell'anno decorra w1 po' più fredda, o piCI umida, e più calda deLla corrispondente dell'anno precedente, a giudizio spesso insindacabile di pochi o di molti, non importa, cho subito si delinea pel medico una intervista, che senza assumere l'importanza di quelle che si accompagnano ai grandi avvenimenti, pure l'obbliga a dover spesso dspoudel'e a domande che non sono sempre le più strane e le meno utili. Le stagioni, com'è naturale, si susseguono ed il medico diventa un intervistato quasi a getto continuo nella cerchia dei suoi clienti e dei suoi amici. Tuttavia il numero delle domande assillanti che gli si fanno, sempre rispettabile durante l'inverno e l'autunno, ingigantisce all'inizio e durante l'estate. C'è sempre chi domanda. cons igli per un soggiorno più o meno prolungato al mare od in montagna, chi per una cma di acque e quali; alcuni sul genere di bagni da fare, pochi ancora sui vantaggi di una eventuale ct·ociera lungo i fiordi della, Scandinavia., pochissimi coloro che prima di usare il ghiaccio corue mezzo di raf· fredda.mento diretto delle bevande, vi domanùano se esso è sernpre senza pericoli dal lato igienico. È proprio a. questi pochissimi che rispondet·ò brevemente. Si sa che il nostro

organismo eliminando per mezzo dei reni, delle. cute, dei polmoni e dell'intestino una grande quantità di acqua, provvede a riparare questa perdita con un bisogno che è rappresentato dalla sete. . Il senso della sete, che è localizzato nella bocca, nel faringe e piCI specialmente alla base della. lingua ed al palato, è estremamente variabile nella. s ua intensità. e nella sua frequenza da. individuo ad individuo, tuttavia. la. sete naturale, fisiologica, varia specialmente secondo le perdite di acqua neU'o1·ganismo; e si comprende perciò come il calore e la. secchezza. del clima, l'esercizio m uscolare e l'eccesso della perspirazione cutanea aumentino fortemente il senso della sete. Esiste ancora una sete, che s i può chiamare dige.'ltiva., perchè aumenta dopo il pasto e rappresenta il bisogno di acqua. richiesta dalle trasformazioni digestive degli alimenti ingeriti, specie se sono secchi, salati o zuccherini; que.<>t'acqua. serve in grande quantità per digerire gli alimenti ricolti d'idrati di carbonio. Per soddisfare il senso della. se~ subentra. istintiva l'ingestione di acqua, cl~e provoca anche una sensazione piacevole, tanto più piacevole per molti, quanto piÌl l'acqua è fresca, donde il bisogno di spesso ra.ffreddarla artificialmente dw·ante i fo.rti calori estivi. n modo piil comune perchè tale raffreddamento si compia., non solo dell'~cqua, ma del vino, degli sciroppi, dei succhi di frutta, ooc. è quello di aggiungere direttamente alle bevande il ghiaccio ridotto in pezzi più o meno piccoli. . L'effetto è ottenuto con estrema facilità, ma non senza inconvenienti successivi e postume preoccupazioni sulla dubbia purezza del ghiaccio a.doperat,o. S~o avvengono fra le persone discussioni più o meno lunghe sul danno o l'mnocuttà. del ghiaccio in' genere, ma OOJ>e lasciano quasi sempre il tempo eh~ trovano, perchè gli uni continueranno a.d aatenersene sistematicamente, e gli altri ad usarlo; tutti vantando un qualche postula.to scientifico favorevole dalla. loro parte. . Una qualche utilità. tali discussioni a.ppo1·terebbero, se la questione fosse esaminata sotto altro aspetto, del tutto obbiettivo. . La necessità di estendere sempre piil l'applicazione del freddo, speete :re~ l a conservazione delle sostanze alimentari. ha. fatto sì che fra gli altri mezZI d1


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NOTE DI IG1ENE l'B.ATif'A

cui sempre pii• s i eli> pene (nppa: ati frìgori :erj) s ì usi ancora. in larga m :sllra il ghiaccio sia a.rt ificìulc: che naturale. :Kella fabbricazione del ghiaccio artificiale una. prima domanda. occorre farsi: se cioè eE<ista un procedimento che soddisfi un po' tutti, e dia del ghiaccio puro che deri\ri da un'acq ua anche non pura. Secondo a.utoJ·evoli competenti, tale procedi·

mento esiste ed è questione di t ecnica. 11oichè bll.5terebbe, per rendersene conto, ricordare i fenomeni intimi che si producono dw·ante la. solidìfieazione dell'acqua., fenomeni beno studiati da Fara.day, per convenire che si può fabbricare del ghiaccio cllimicarncnto e battcriologican.ente ]Jli.I'O , adoperando un'acqua. qualsiasi. Se ~;i esamina un blocco di ghiaccio a rt itil'iale appeua tolto dal suo stampo, si osser va che esso è tmspnrcnte dalla p r rifm·ia futo ad una certa profondità; sol· tanto l~t sua parte bastde, In f>\Ccia superiore cù il nucleo centrale sono opachi. Dul momento nel quale lo strunr1o •·ipie:no di a.cqua da congelare è immesso, per es!;>mpio. in una soluzione di cloruro di Ct\lcio, il iC>non.eno di cristallizzazione s'i· nizia e dr..llo intemo della pareto metallk.a dello stampo, immerso ltel ruiscugUo refriperant.e, si determi ml un con ceni J an t'li t o ,·er~=;o la parte mediana del recipiente, d ei sali ù1 solmione e dì hl! t<' le im purif ù. d<:ll"acqua adoperata; n!entre la n :aggior parte d e i gas di>'ciolt.ivi s i liùt·J n ed una pnrte dei sali di ca.lcio precipitu ve1'SO il fondo. A ruisUl'a che la solidificazìone aumenta, il nucleo centrale più si arricchisce di sali, fino a che per un a bbassamento map-gioro della. tempera.tura riesce a solidi· ficars i anch'esso, dilatandosi e formando una specie di protuberanza di ghiaccio opaco ed impuro che si solleva al di sopru. del piano dello stampo. È propl·io in questo nucleo centrale che l'analisi chimica. e l'e~une batteriologico ritrovano tutte le impurilò alle quali è d on1to l'a.spet.to opaco ed il colore bio.nco-gri~astro che il ghiaccio assume, mcnt re lo. periferia trasparente è risultata pura da lato batterio lo· g ico e chimico. È dunque facile ed anche abbastanza semplice ottenere p.hìaccio igienico, eliminando queRto nucleo centrale che contiene tutt.e le impurità. Alcuni hanno anche consigliato la sterilizzazione delle a.cq\le destinate a.lla. fabbricazione del ghiaccio per uso alimentare mediante l'ozono; questo procedimento garantisce in modo assoluto contro In presenza di batteri patogeni anche nella stessa parte opaca. del nucleo; adottato in Francia ha assicurato una forte diminuzione d ei batteri contenuti in acque microbiohe. nonchè la distruzione assoluta del coli bac illo, che ò più resistente del baciJlo di Eberth e del vibrione colerigeno. P er il 11'l1 inccio nat urale le cose sono ben diverse. In alcU!JO rej[ioni FettentrionaU d ella n ostra. penisola pot1·à esset:e a volte con· veniente l' uso d{ tale prodotto largamente disponibile, tuttavia. bisognerà distin· gueme la provenienza. P er le acque dei laghi, degli stagni, il processo di solidifica.zione non differirebbe da qHello artificiale, se non per il regime di quiete o meno nel quale esso si dete1·mina. Se le acque di un lago, per esempio, sono calme nel momento d ella loro solidifica.zione, il ghiaccio di superficie sarà quasi puro, ma in realtà le acque di superficie ho.nno una calma relativa, poichè le piccole onde che vi si formano in· Yestono continuamente gli s t.rati di ghiaccio già formati, trasportandovi impurità di o~ i genere (macro e microscopiche); occorrer ebbe che lo strato di ghiaccio abbia già rag)riunto un certo spessore perchè le acque degli strati più profondi, non più risospi.nte in superficie, permettano la. congelazione in buone condizioni. D ri· ffilltat.o è che la composizione chimica. ed il contenuto in batteri del ghiaccio di un lago, sono quasi indipendenti dalla qualità delle sue a cque; p er cui volendo usare per l'alimentazione il tthiaccio di tale proven ienza, bisognerebbe servirsi solo di blocchi di gmnde spessore, asportandone gran parte della. loro faccia. super· ficia.le. Ma. "'; è anche il ghiaccio proveniente da.i ghiacciai ; questo come si se., è formato dalla n eve che cadendo nei ba cini di raccolta che a.limentano i ghiac· ciai stessi, sotto l 'inRuenza della temperatura. e della pressione si trasfor ma. in j!h.iacc ìo, aerato, con bolle di aria più o meno grandi nel suo spessore; esso è re.la.· t iva.mente povero di batteri, e quello che si forma a grandi altitudini, l ontano da inquinamenti. è q11asi batteriologica.mente pu:ro. Essendovi tanta diversità fra lo stato di purezza dei tipi d i ghiacci descritti, è vantaggioso paterne riconoscere l'origine eo la. provenienza. P er p oterlo fare


NOTE DI IG IÈNE PltATICA

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basterebbe fermarsi a.L rilievo che nel ghiaccio artificiale i cristalli sono ottica· mente orientati, mentre nel g hiaccio dei g hia.ociai i cristalli sono orientati in t utti i sensi, dato il loro modo di formazione. Tuttavia. no n basta. il poterne stabilire La sola. provenienza., occorre che l'i~ienisto. Lasci adoperare solo ghiaccio inoffensivo, perchè si vedano sparire gra.n pa.rte degl'inconvenienti dovuti alla ingestione di materiale non puro. Essendo ben netta la. differenza. e la distinzione fra. ghiaccio nat urale ed arti· ficiale, la sorveglianza. igienica. sulla ft\bbricazione di quello artificiale non è d irficile; basterà esigere principalmente che siano impie~ttto solo aequo destinate alla. pubbli· ca alimentazione; e che p er ma.g~io re gn.rànzia. i blocchi di g hiaccio siano trfl..«pa· renti e privati del loro nucleo op:~.co prima della. soliùificazione di quest'ult imo, mediante una semplice ma.novr<~. t\ ba'!cule Ùe:(li ~t<.~.mpi stessi. fl ghi.a ccio risulterà. chimiC,J.!UOflt.O e b!l.t terio!ogica.monte puro, e Si avrà da parte delle fabbriche anche uua. notevole economia. s ulla. magg io re energia occor· ronte per la. solidific:J.-z;iono d el nucleo carico di sali. I ghiacci natura li saranno usati solo se di provenienza dei ghia.ccia.i, pro· mes.~o che non veng:1.no irlquintLt i dura.r1to il t rao;p:>rto; va. r.igoLt.t.Lto l'uso di tutti gli altri. Ma. non manche rà qualcuno che potrà domandtLre so ossi potranno almeno usar· si per la conservazione dogli alimet1t i nelle cosidette g hiacciaie. La. risposta non è dubbia.; essi sono nettamente da proscri versi, allorchò per taio impietro, d i,rentano nocivi anche quelli artificia.li. o naturali puri, per il danno inerent e alla g hia.ccin.ia. stessa., cosl nota. per i suoi inconvenie nti e sui quo.l i è stata ricllia.mata l'a.tten· zione da. molti igienisti. Le ghiacciaie cosi como sono in. uso in molto aziende e nella maggior parte degli ospedali non assolvono il compito loro devoluto, perchè producono un freddo umi· do, poco intenso ed affatto durevole, mentre un velo di va.por acqueo ricopre tutte le sostanze alimentari collocatevi per una. miglio ro e più lune?;a conservazione. I~ fatto di refrigerazione l'um idità è un g rande nemico: bisogna sopratutto dtspC'rre di freddo secco.


RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO SANITARIO MILITARE Il velivolo nel servizio di sanità militare. (R i1 i$ta Aeronautica, n. 6, 1928).

Il maggiore medico dott. Adam e R. SchuJz in cc D ie Luftu·ar.h ~ del gennaio, ricordnte le prime ot:igini dell'impiego Ran itario dei v elivoli in occasione di manovre e di guerra, esami111mo i C(-.mpiti e i requii>lì-i dci v elivoli snddetti. Considerando il loro impiego in guerra, si dovrà di stin~ere fra guerra di trincea, di movimento e coloniale per determinare in ciascuna di queste il t-ipo adatto. Per quanto riguarda la guerra d i trincea.. que;;ta si px·es t.a poco all'impiego dei v elivoli sanitari. Sul terreno sconvolto dalle gran at-e n on s i potranno trovare spesso dei luoghi adatti per l'atterraggio. Onde potranno tutt o a l più solo adoperarsi d ei v elivoli di piccole dimension i con un a v elocità d 'att erraggio molto bassa, capaci di partire e di atterrnre an ch e su spazi molto piccoli. Il traspor to d egli ammvlati e dei fctiti per via aerea, dalle retrovie, sembra. invece assai conveniente. Infnt ti in gu erra accade spesso che strade e ferrovie xi· mangano congestionate dal traflico , e in tal caso il trasporto per via aerea d ei feriti e d egli ammalati non subisce xitardi. A tale scopo rispondono meglio i v elivoli di grande tipo tali da favotire r ealmente lo smistam ento, e come tv li pot.rebbero esser e adoperati gli stessi apparecchi dell'aviazione commerciale, più che per altri scopi, come lancio di bombe, od altro. Nella. guerra di movimento il velivolo sanitario fruisce di p ossibili t à. d ' impiego molto migliori. A tergo d elle truppe combattenti oppure n ei luoghi di concentram ento dei feriti siJotranno spesso preparare con m ezzi semplici, dei campi d'aviazione, dimodochè · trasporto per via aerea, dal campo di battaglia al posto di medicazione potrà essere fatto senza perdita di tempo. A questo scopo i velivoli leggeri si presterebbero m eglio di quelli di grandi dimensioni; tuttavia anche questi riusciranno lo stesso indispensabili. Fino ad oggi il mag(,'ÌOl' impiego dei v elivoli sanitari si è avuto nella guerra. coloniale, giacchè n elle colonie, la scar sit-à. di effettivi e il bisogno d i averli sempre sotto mano hanno fatto aumentare le cure per g li ammalati e per i ferit.i. Inoltre il trasporto per via terrestre è sovente fatto nt.traverso zone impraticabili e pericolose e quindi il velivolo può in poche ore di volo coprire delle distanze per le quali accorrerebbero altrimenti d ei giorni di marcia penosi. Non è quindi esagerato il supporre che n e lle colonie il velivolo verrà, fin dove sarà possibile, adoperato esclusivamente per il servizio sanitario. Tuttavia. l'organizzazione terrestre non sarà sempre cosa facile, sebbene possibile per velivoli di piccole dimensioni e di bassa v elocità.. P er l'Europa sarà n ecesr<ario creare due tipi d i appru:ecclù sanitari: un tipo per uno o due feriti. capace di funzionare su qualsiasi terreno vicino al fronte, come apparecchio d 'avviamen to dei feriti ai velivoli sanitari di grande tipo od alle navi aeree-ospedali. Esso si muoverà prevalentemente sotto il fuoco del nemico, ma dov1·à essere sotto lo. protezione della Croce Rossa e non potrà quindi avere a bordo a lcun apparecchio rad iotele!O'afico. Il secondo tipo, velivolo sanitario di grandi dimen!;ioni o n a ve a.e1·ea os~dale, funzionerà sopratutto nelle r etrovie o n el territorio nazionale, e dovrà essere convenientemente attrezzato onde permettere di comunicare con i luoghi di d estinazione e di smistare così meglio i feriti. L'ad nzione san itaria. potrà essere piò faci lmente costituita se essa riuscirà ~ appoggitu~i su di una grande flotta aerea commerciale. Si potrebbe fra. i vari tipi d~ velivoli commerciali sceglierne wlO che non abbia bisogno di g randi trasformaziom per ess~1·e incpieg ato. I requis iti che si richiedono dai velivoli sanitari per Cj\1nnto riguarda. l~ partenza e l' utterrflgJ!iO, sono in sostanza gli stessi che s i ricl1iedono dagli altn velivoli m ilita1'Ì che lavorano nelle s t esse condizioni, mentre da essi si richiede,


RIVISTA DI TECNTCA E SERVIZIO SANITARIO MILITARE

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inolt.re, compartimento chiuso, illuminazione. riscaldamento, ventiJnzione. smorzamento d el rumore prodotto dai motori, ecc., ed apertura di accesso abbastanza ampia per una barella. 1\Ja siccome per rn,l.,rioni di sicurezzt\ non s i può sempre ingrandire senz'e.ltro l'apertW'a di accesso, il meglio è di avere un'apertura lunga. quanto w1a. barella e bassa più che sia possibile. tale da pc:-rmott.cre <li mettere la barella nel velivolo, mant.enenclolo in posizione orizzontale. Le barelle successivamente si possono sospendere nell'intemo nello. fusoliera f'enza alcrn1n difficoltà. Oltre ai posti per gli ammalati, costituit,i da harelle e sooili, il velivolo sanitnrio deve offrire a uc.:he .;~() ::mfficionte pt>r wm l f:H'l!!UJJtt ù'uccumpa!WaJDCnto. Nei piccoli velivoli lo spazio di cui potrà di::;porre il medico o infermiere drn·ant.e il volo sarà ristretto al minimo, nei grandi velivoli invece esso potri~ comprendere diverso materiale operatorio. Non si può ancora g iudicare se è neccs.-;ario avere rn1 equipaggiamento chirurgico al comp leto: tuttavia. si sono avuti dei cas i, nei quali furono eseguit-e delle opera:z.ioni durante i voli. È necessario inoltre che i.l velivolo sanitario possa essere a~evolment-e disinfettato e lavato : .operazioni pe1· le quaJi si presterà meglio la costru:z.ione metallica di quelle. in legno. Affinchè i velivoli sanitari possano essere protetti dl\lla convenzione di Ginevra, essi dovranno recare il distintivo d ella Croce Ror;sa su foHdo bianco, e non dovranno recare a bordo nè sta:z.ioni radio, nè mezzi di se!<fatlazioni, nè apparecchi fotografici. In molti casi però il distintivo dollu. Croce }{ossa non basterò. a distinguerli e sarò. quindi necess ario dipingere t u tto l'apparecchio con un colore risaltante. In Germania. la fabbrica Junkers di velivoli di D es;::au. e la Società di costruzioni metalliche Domi~r di Friedrichshaien hanno creato dei velivoli speciali per il servizio sanitario. ' La Casa Junkers ha trasformato il suo tipo F. 13. il quale può essere munito con carrello d'atterraggio, con pattini, o con galleggianti, rendondolo atto a l trasporto degli ammalati. La Casa Dornier ha utilizzato il proprio apparecchio commerciale « K omet III" per il trasporto degli ammalat i. Le barelle possono essere introdotte nella cabina attraverso uno sportello lat-erale. In Francia il velivolo usato per il servizio sanitario è il Bréguet 14. Lo spazio per i malati è della lunghezza di metri !2,10, della larghezza di met.ri 1,05 e d ell'altezza di metri 1,45. Esso può contenere due barelle ed offre posto a sedere per un infermiere. In detto spazio vi è pure un'armadietto per materiale medico, respiratori d'ossigeno, ecc. Il noto apparocclùo Bréguet 19-A-2, nuovo apparecchio di osservazione, è anch'esso equipaggiato in modo da pot.er raccogliere dei feriti. Un'altro velivolo sanitario francese è il monoplano Courdon-Leseurre, il quale, sebbene molto veloce, non può però trasportare che un solo ferito a bordo, oltre al pilota. Esaendo la sua. velocità d 'atterraggio molto piccola, è particolarznente adatto per il servizio di prima linea. Un altro sistema di costruzione adottato nel servizio sanitario francese è quello del piccolo biplano Henriot, munito di un motore Gnt>me et Rhone da 80 cavalli. Anche quest'apparecchio può trasportare a bordo soltanto un ferito. L'apparecchio ò munito di un carrello d'atterraggio particolare, che ne consente l'impiego anche su di un terreno accidentato. Un velivolo di grande tipo adatto al trasporto dei feriti è il Fa.rman Goliath. La cabina molto spaziosa può ospitare dieci feriti gravi adagiati su barelle oppure sei feriti a giacere e sei feriti leggeri seduti. In Francia si sta costru.endo attualmente un velivolo sanitario, con un attrezzamento operatorio al complet.o. 11 velivolo potrà ricoverare due feriti, ed offre posto a sedere per un medico, una caldaia. di disinfezione, un appaJato Roentgen, ecc. L'apparecchio è inoltre provvisto di riscaldamento e di una l;tazione radiotelegrafica. L'apparecchio contiene inoltre un atteud.aggio per feriti, che spiegato può offrite ricovero a 30 infermi. Questo apparecchio è stato progettato dall'ingegnere russo Nemirovsky e porta la sigla • Aérochir • N. T. 27. Un altro suo vantaggio è dato dal fat·te che, oltre al motore d'aviazione,. esso è provvisto di un motore ordinario, come nelle automobili. Una volta ripiegate le .aH dell'apparecclùo, il motore serve a spingere avanti il velivolo sul-terreno. A quest.o sco~o esso è provvisto di due coppie di ruote, delle quali quella posteriore può essere nalzata durante il volo.


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RIVISTA DELLA STAlll'A MEDIOA ITALIANA E STRANIERA

In Gran Bret tagna la Casa Vicke.r s ha attrezzato il suo apparecchio « Vernon • di grande tipo a due motori, p er il servizio sanitario, e cosl pure essa. si serve allo stes~o scopo del tipo Bristol • Brandon ». Tutte e due i velivoli offrono posto per sei feriti coricati e posto a sedere per otto; di più vi è ancora un altro posto per un medico o per un infermiere. Un apparecchio sanitario della Ditta Fairey è stato posto in servizio dalla Società inglese Ba.lata, nella Guyana Inglese, allo scopo di poter trasportare gli impiegati della Società. dall'interno del paese fino all'ospedale della città. costiera Georgetown. Sotto al posto del pilota l'apparecchio offre spazio per un malato posto a giacere. In Australia sono st11.ti posti in servizio a scopo sanitario sei velivoli, ad ognuno dei quali è stato assegnato un campo d'azione di circa 800 km. Gli apparecchi sono munit i di stazione radio e possono trasportare un medico a bordo. In Italia, oltre agli apparecchi Caproni, si adoperano anche degli apparecchi Junkers F. 13 e l'apparecchio Dornier « D. T. ».Un altro apparecchio impiegato per il servizio sa.nita.rio ò I'• F. 62 •, tipo Farm.an, trasformato e reso adatto per il tra· sporto di cinque ammalati. D egna di n ota è l'installazione di un deposito d 'e.oqua di 50 litri. In Olanda, il noto apparecchio idrovolante •Fokker F .'· VII• con tre motori è stato attrezzato come velivolo sanitario. Mentre esso, usato come velivolo commerciale, offre posto a sedere per otto passeggeri, può, come velivolo sanitario contenere sei barelle ed una persona di accompagnamento.

RMSTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA La tubercolosi - 1° Corso di tisiologia. - Roma, Casa editrice P ozzi, 1928, L. 60. Per opportur1a. iniziativa della Direzione geueralè di sanità militare sono state recentis3imJ.mente pubblicate le conferenze tenute da professori universi· ta.ri e da uf• icit~li m edici al 1° Corso di tisiologia svoltosi n ella. primavera d el 1927 al s'~na.torio militare di Anzio. Dette conferenze, r accolte e compilate colla ben nota. diligenza e competenza dal direttore, capitano medico F. Bocchetti, costituiscono uno splendido volume che vede felicemente la luce alla. vigilia della. VI Conferenza internazionale della tubercolosi in Roma e dimostra luminosa· mente r opera sociale compiuta dalla Sanità militare anche in questo campo. n generale medico prof. Memmo, direttore del Corso, in una magnifica pro· lusioue svolge le finalità di queste istruzioni e l'arduo còmpito dei reparti di accertamento diagnostico ai fini medico-legali, umanitari e sociali ed in una brillante lezione di ch iusura fa. lucida.mente il commento critico ai vari argo· menti trattati, rilevando l'importanza dello. valutazione medico-legale della tuber· colosi nell'E<ercito. Non senza emo?:ione si possono scorrere queste pagine, rimpia.n· gendo ancora una volta l'immatura perdita di una d elle figure più luminose del Corpo S>tnitario militare. n sen. p rof. Ma.ragliano nel discorso inaugurale tratta ampiamente della noce5Sità dell'istruzione specializzata e dell'efficacissima collaborazione della. Sa.· nità. militare nella lotta. contro la. tubercolosi. In altre conferenze espone i nuovi indirizzi della patologia tubercolare, la diagnosi precoce e la profilassi delle malattie tubercolari. n prof. v. Ascoli illustra. l'eredita.riet\ nella tubercolosi e parla della tubercolosi polrnono.re cronica; il prof. Dionisi svolge brillantemente in quattro conferenze l'anatomia po.tologicn ; il pr·of. Alessa.r1dri la. parte chirurgica in rapporto alla tubercolosi osteo-articolare ed uro-s;enitalo ; il prof. Busi, in altre quattro con ferenze, tratta estesamente della esplorazione radiolo2ica nella. tuberoolosi


RIVISTA DELLA Sl'AliPA

~LEDICA

ITALL-\NA E STRANIERA

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poJmonnre; il prof. Morelli della fisiopatologia. del pneumotorace nrtifìcia.le e della. sua. tecnica; ed il p ~or. De Cnrli della tubercolosi delle prime vie a-eree. D colonnello medico Ricoi svolge la cura chirurgica della tubercolosi polmo· nare ; il t.enente colonnello medico Ciauri ne illustra la terapia medica e la parte medico-legale; il teoent.e colonnello medico Germino espone la diagnosi immuno· biologica. della tubercolosi. Finalment.e il capitano medico Bocchetti, in altrettante conferenze, parla della climatoterapia., eliot-erapia, dei fattori morbillizza.nti della. tubercolosi, nell'ambiente militare, in rapporto specialmente al reclutamento ed illustra. i principali requisiti dei ~a-natori moderni. Riassumendo, la. pubblicazione di queste conferenze mett.e in rilievo, come attesta il prof. Marngliano nella prefazione, la grande importanza di questo primo corso antitubercolare, che fa onore al Corpo sanitario e rappresenta « un prezioso documento di quanto si possa e si dobba imparare per saper come oggi debba intendersi la tubercolosi e le malattie da essa croot.e 11. BILANOIONl. -

Forma anatomica e su,a •mportan.za nella patologia àel naso, della (Giornale medico dell'Ospedale civile di Venezia,

gola e àell'orecch-to. n. 2, 1928).

Jn Wl& conferenza tenuta nell'aula tn&!lna dell'Ospedale civile di Venezia, l'A. svolge brillantemente un tema di grande attualità sull'importall?.a della forma anatomica nella patologia. del naso, della gola e dell'orecchio, che pure riallacciandosi ai concetti espressi fino da. lppocrate, può integrarsi con la conoscenza attuale della batteriologia e della microbiologia.. E specialmente in questa. specialità, più ohe in altre branche della. medicina, è concesso di valutare in vivo l'efficienza dei muto.menti del tipo morfologico nella patologia delle parti stesse. · Infatti una schiera. di rinologi, pure escludendo una forma infettiva e contagiante, ritiene che l'ozena sia dovuta a speciale conformazione delle parti ossee del naso per anomalia innata, talora. ereditaria., tanto che si ha la presenza di parecchi individ\li ozena.tosi in una stessa famiglia, e l'A. stesso ha. potuto raccogliere numerosi esempi di ozena. famigliare. Anche per le etmoiditi croniche produttive o vegetanti è possibile dimostrare un rapporto con la turbata linea. anatomica.. Cosi la ~iale conforma.zione delle cavità del naso e dei seni può predisporre, come nell adenoidismo, a. manifestazioni di otite media. Ed anche la. struttura anatomica dell'orecchio medio può avere inBuenza sul decoTBo delle suppura.zioni dell'orecchio ed il vario sistema delle cellule ma.stoidee può ripercuotersi sullo sviluppo di alcune mastoiditi. Parimenti la laringe nella sua. patologia si concatena. a modifioa.zioni anatomiche di forma e di sta.tica.: infatti la tubercolosi laringea si osserva soltanto nei ti i longilinei P L'A. termina la sua interessante esposizione rilevando che anche l'antropolo· ~ria può essere applicata alla fonetica biologica e conclude che l'otorinolaringologia deve conquistare un posto definit.ivo nello studio dell'uomo, come modello di espressione delle mirabili forze della. natura. Oontributo allo btudio del reticolo endoteliale aeU'occhio, con ttpeciale rigua.-do aUa eongiuntioo e alk palpe!m!, & Bua importanm nella patogenui di aLcuM gmn.ulomi. - (Annali di ofta.lmologia e clinica oculi'!t.ica.,. novembrt"-

BAHLP.TrA. -

dicernbre 1927). L'A. sperimentando rui cani, mediante colorazione vitale con soluzione acquosa. di Pyrrobblau, conferma i risultati delle ricerche di Rados. Golrlman, Castello, eco. sul reticolo endoteliale dell'occhio, di cui dimostra la. presenza anohe nelle palpebre e nella congiuntiva palpebrale e del fornice. Secondo l'A. il s~ r. e. contribui· rebbe alla formazioni' del follicolo tracomatoso e del cala~io, ai quali fornirebbe cellule epiteliali, macrofagi e cellule giganti, come avviene per gli altri granulomi, quali il tubcrcolo, gomma, leproma.. CoLAJA.N'NT. •· -

Giornale di m..edicino militar~.


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RCVlS1:A DEI..LA STA)lPA MEOlCA TTAC.IA)r>\

E STRANlERA

KENUsKI. - Lo streptococco emolitico nelle squame degli scarù.Utinosi. (Bullet.in Pasteu.r, marzo Hl28). L 'A. ha. esaminato 40 a.rnma.lati, ricercando lo streptococco emolitico nelle squame scarlattinose. In 30 ammalati ha potuto dimostrare lo streptococco emo· litico: in 5 il viridans. Ha. pure osservato che dopo un certo lasso di tempo lo strep· tococco emolitico cede al viridans. Nelle fauci di tutti gli ammalàti, tranne uno, ha. potuto coostata1·e la. presenza dello streptococco emolitico.

P .ALLESTRlNl. -

Su alcune inaolite manifc.gtazi<mi nen-ose delle sint.l8iti sfenoi<tali. - (Il Valsalva, Anno IV, fase. 2, 1928).

L'A. illustra t.re casi clinici di s inusite sfenoidale, nei quali ai notavano ne· vralgie della i l e III branca del trigemino. TaH disturbi scomparvero in uno dei casi con intervent-o operativo pe.r via xlasale, in un altro con semplici medicature naeali, in un terzo infine con medicatu.re del naso associate a rontgenterapia. La diagnosi di sinusite sfenoidale venne confermata nei t-re casi con l'esame radiografico, il quale fece rilevare in uno degli ammalati calcificazioni patologiche endo e perisinusali e negli altri due eolo alterazioni flogistiche delle cavità. dei seni e del tessuto osseo perisinusale, ma anche una irregolare pneumatizzazione dello sfenoide. L'A. descrive inoltre accuratamente un pezzo anatomico esistente nella clinica oto-rino-laringologica della R. U niversità. di Torino, nel quale si rileva che, mentre il seno sfenoidale di sinistra è piuttosto piccolo e in posizione anteriore con un prolungamento nello spessore della piccola ala, il seno di destra è invece così esuberante da pneuma.tizzare tutto il corpo dello sienoide ed ha prolunga· menti varii, anteriore, basilare e pterigo-alare. Tale abnorme pneumatizzazione a.rriva fmo a livello del foro rotondo ed ovale di destra, il quale ultimo rimane diviso dal seno da una sottilissima lamella ossea papiracea perforata in tre punti per il passaggio di vasi sanguigni comunicanti. Sul pavimento del seno destro a superficie m olto irregolare è possibile identific.a re parte del decorso del canale vidia.no di sinistra in qualche tratto scoperto per estese deiscenze della sua. pa..rete superiore. L'A., in base al reperto radiografico dei oasi clinici osservati ed alle pa..rt icola.rità .riscontrate nel p ezzo a.natoxnico suddetto, viene alla conclusione che le nevral· gie facciali della n e rn branca del v paio nelle sinusiti sfenoida.li pu.rulente e iperplastiche siano in relazione con particolari variazioni di sviluppo dei sexù sfenoida.li ed abnorme vicinanza con i forami rotondo ed ovale. D processo flogistico della mucosa dei seni e successivamente dello strato periost.ale e del tessuto osseo perisinusale potrebbe per le anzidette ragioni anatomiche determinare alterazioni n evritiohe e perinevriticbe della II e ID branca del trigemino, come quelle già note rigt1ardant i la I branca ed il nervo ottico. MOLISANI ••

PIERRE MAJUE. -

Sull'eziologia e tZ trattamento dell'epilessia (P.rèsse 1\iédicale

n. 6, 1928) . L 'illustre neuropatologo francese ribadisce con questo articolo un suo antico concetto sull'EY.tiologia dell'epilessia, e cioè che tale malattia non deve essere consfderata. come ereditaria, ma bensi dovuta a malattie della prima infanzia, che hanno colpito l'encefalo e specialmente a traumatismi ostetrici durante il pa.rto. Egli fa una sola eccezione per l'eredosifìlide che, però, non pare eserciti molta influenza in questo campo. I tra.\unatisrni del cranio del n eonato per opera del forpice; lo stato asfittico prolungato, insomma. tutto ciò che rende il parto distocico, può causare danni alla sostanza. cerebrale con successiva proliferazione di nevroglia, onde l'origine dell'epilessia infantile. Pierre Marie è d 'avviso che quasi tutti i casi di epilessia giova.· nile si possano far risalire in definitiva a un trauma o a una infezione acquisita. Per ciò che ri!nJarda l'• epilessia de!!li adulti •, i traumi vengono subito in pri· ma linea (t.ra.wn i di guerra, e tra questi anche le trapa.nazioni eccessive praticate


RIVJSTA Dr; LLA STA)fPA

~!E DICA

lTALIANA E STRANIERA

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in epoca bellica !), poi i tumori cerebrali, le meningiti croniche; infine anche le lesioni di un organo di senso (occhio, orecchio, naso, ecc.) e il puerperio (eclampsia puerperal.e ). Per l'• epilessia senile» la causa. è meno evidente; tutta,ria anche qui vengono in scena le alterazioni morfologiche del cervello senile, sopratutto in alcoolisti, o le piccole emorragie e infarti. Resta però sempre da spiegare il perchè la malattia talvolta colpisca diversi membri d'una stessa famiglia. Ciò è di difficile spiegazione. Forse queste convulsioni famigliari sono legate a psicosi ben caratterizzate, che alla loro volta si associano frequentemente a lesioni organiche dell'encefalo. Ma. si tra.tt d'l1i casi rari. Per il trattamento l'A. indica due rimedi, oltre il bromuro che, come è noto, a lw:>.go andare pmvoca. gravi inconvenienti gastrici. Essi sono il « Lumina.l • o • Gardena!» e il "Tartra.to borico·pota.ssico "· Quest'ultimo rimedio è stato usato dall'A. con buoni risultati. Egli consiglia, in un caso di epilessia. giovanile di lieve grado, dopo un breve periodo di cura coi bromuri, di usare il ta.rtrato borico-potas· sico da solo; se già dopo un primo mese di cura si nota un deciso miglioramento, di continua.re con lo stesso rimedio, se no di servirsi anche del Gardena!. Nei casi gravi è indicata la cura combinata del Gardena! col ta.rtrato boricopota.ssico fin da principio. Egli prescrive il tartrato borico-potu.ssico in polvere, chiuso in tubetti di vetro a tappo pa.ra.ffinato, perchè si altera facilmente a contattp dell'aria, alla dose di 3 grammi al giorno per un mese di seguìto. Ogni mattina. il malato apre il tubetto, fa sciogliere m 'polvere in Wl bicchiere di 120·150 grammi d'acqua e beve il li· quido in tre volte all'inizio dei pasti principali. Nei fanciulli si usano dosi minori di 1-2 grammi pro tUe. A queste dosi il rimedio è ben tollerato e da scarsi incon· venienti (talvolta eruzioni eritema.tose). La sua azione si svolge forse nel senso che diminuisce nn po' l'alcalinità del sangue per mezzo dell'acido tartarico che viene cosi liberato. Quando si debba usare anche il Ga.t·denal, l'A. lo sornmi..nistra alla dose di ctg. 10 ogni due giorni, tenendo calcolo che la dose può essere portata a ctg. 10 quotidiani quando il caso lo richieda oppure, se si tratta di donne, in vi: cina.nza dei periodi mestruali. ll modo migliore di somministrazione è quello dt prenderlo per compresse di ctg. 10 l'una, alla sera prima. di coricarsi, bevendo poi una tazza di infuso di tiglio molto caldo.

La determinazione. dell'as!ÌJmatismn a mezzo delb dispersione dei colori•. - (Relazione su! XL V l Congresso della società tedesca rli ofta.lmologia. in Hidelberg, 1927).

RossBEB. -

· L 'A. espone un suo metodo di determinazione subiettiva dell'astigmatismo mediante la dispersione dei colori, servendosi di uno epecia.le apparecchio da lui ideato, che è una modificazione di quello sin' ora in uso per la. stigma.toscopia di Gullstrand. Con questo metodo ha. ottenuto in 200 occhi Tisultati molto precisi sino a.d 'l4 di diottria, che concordano esattamente con quelli ottenuti mediante la schia.scopia secondo Lidner. La determinazione si esegue con molta rapidità ed l: specialmente indicata. per pronei orientamenti o confront.i di risultati ottenuti obbiottivamente. LE.PSKAJ'A. - Fisiologia e patologia della stanchezza (Zeitschr. f. d., ges exper. Med., vol. 56, fase. l, 2).

GoLDRERG e

Gli: A.<\. hanno constatato che dopo un lavot·o muscolare o d'attività mentale il numer~ dei neutrofili aumenta dell' S0-82 %. Durante un lavoro intensivo essi avrebbero osservato un aumento dei monociti e delle cellule basofile, mentre le eosinofile sarebbero diminuite permanentemente; sarebbero anche comparse le forme irrita.tive di Turk e le cellule giganti. Lo spostamento a sinistra del quadro ematologico viene interpretato dagli AA. come l'espressione di un'autointossicazione non definita più esattamente. La maggiore influenza nella produzione di queste alterazioni spetterebbe al lavoro menta le.


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RLVISTA DELLA STAMl'A ll.tF.DfCA ITAI.I ANA E STRANIERA

BUNEAU V ARILLE. -

Sterilizzazicme deU'acquc. col cloro. (Revue d'hygiène, n. 3,

1928).

L 'A. espone alcune delle sue vedute in merito all'intimo meccanismo della clorazione delle acque. La discussione in parte v1.t0le essere una risposta. ad osservazioni che sono state mosse al processo e ad alcune interpretazioni che di esso sono state offerte. Le conclusioni pratiche sono che la clorazione rende ottimi servigi pratici nel trattamento delle acque potabili, senza che s i raggìw1gano dosi di cloro che il palato rivela che la. sterilizzazione è ottenuta.. L'azione sulle sostanze organiche va di pari passo coll'azione sopra i germi: allo stato delle conoscenze nostre nessun altro processo appare così semplice e così pratico.

Vaccinazione cmtitifoide per via orale: (Office internationale d'Hygiène publique, n. l, 1928). Durante il corso di un'epidemia piuttosto grave di febbre tifoide, Alissof e Mo1·r: zkine harmo fatto su 50 t ifosi !!esperimento di un vaccino somministrato a digiuno per via orale sotto forma. di emulsione o di compresse, facendo procedere l'ingestione da w1a sensibilizzazione dell'intestino mediante il solfato di sodio (10-18 grammi). La quantità di bacilli tifìoi uccisi è stata da 6Q a. 100 miliardi al giorno per tre o quattro giorni consecutivi. In media, nei malati sottoposti alla vaccino-terapia, la. durata del periodo febbrile è stata. di 16 giorni, mentre fu di 30 nei malati O&pedalizzati durante lo ste&;o periodo e cu1·ati col metodo usuale. La mortalità. fra. quelli sottoposti a vaccinazione è stata del 4% e fra gli altri del 15,2%. Nel 46 % dei casi la. vaccino-terapia ha. vinto la malattia. nel corso di otto giorni; in 38 % dei Ca.\'i ne ha abbreviato il col'E!o, ne ha attenuato l'intensità della febbre, i fenomeni di intossicazione e le complicazioni. A.LlsSOF E "MOROZIUNE. -

Sulle. sedimemazione del sangue nelle. tubercolosi polnumc.re - (Concours Medicai, 24 octobre 1927). L'autore ha e!!aminato il comportamento del sangue di invidui tubercolosi, nelle varie fasi evolutive, nelle differenti forme gravi e benigne, in rapporto a lla. rapidità eli !!edimentazione. Egli ha seguito il metodo eli Linzemejr: aspira cioè 2/ 10 di soluzione i c itrato di soda al 5 %, con una siringa di vetro ed ago stelile, e quindi 8f 10 di cc .eli sangue in esame: versa. poi il centimetro cubico di sangue c itratato in un tubetto graduato di 4 mm. di diametro, e divide la colonna liquida. in tre parti uguali. Egli ha constatato che nelle tubercolosi g1·a~vissime a decorso evolutivo infa usto a breve scadenza., si ha una sedimentazione del primo terzo della. colonna. in un tempo che oscilla. fra. 8 e 21 minuti, e la sedimentazione del secondo terzo oscilla. in questo caso dai 20 ai 60 minuti. ~i può fare una prognosi abbastanza buona quando la sedimenta.zione del primo terzo avviene oltre i 60 minuti. La prognosi più favorevole può farsi quando la. sedimentazione del primo terzo oscilla dai 120 ai 300 minuti. Il fenomeno viene a. costituire tm altro prezioso elemento di diagnosi e di pro· gnosi. BAYON. NABICR -

HII.LDEBRAND. -

Due casi rat·i di l.esi<m.i dc. sp07t. (Munch. med. Woschenschr).

n. 14, 1928).

L'A. riferisce due casi molto rari di lesioni verifìcatesi durante esercizi sportivi. Nel primo caso si ebbe la. emorragia intratoracica straordinariamente abbondante d opo un pugno durante la boxe. Il reperto al quinto giorno, degno di es!!ere rilevato e spiegabile con lma nuova forte emon·agia intratora~ica, destò da principio il sospetto di lUla emorragia intraddominale (rottura. della milza) o eli una p eritonite iniziale. Nel secondo caso si ebbe la. formazione di un emitora.ce circoscritto del lato sinistro in seguito allo sforzo ed nUa tensione nel saltare: la sorgente dell'emorragia. era probabilmente data da una lacerazione del polmone. Guarigione in tutti due i casi.


RI\"JSTA DELLA ST.<~lPA MEDICA ITALIANA E STRANIERA

GAUSSEN. -

Colorazione panopttca di esecuzione rapida,

557

eh~: permette d'eseguire,

sullo stesso preparato, l'esame citologico, l'esame batteriologico e la ricerca del bacillo di Koch. (C. R. de la Soc. de biol., n. 36, 4 gennaio 1928). L'A. raccomanda anzitutto di usare materiale fresco (raccolto lo stesso giorno e fare preparati sottilissimi e regolari (il metodo è applicabile anche ai liquidi p&· tologiCI delle sierose, al liq. cefalo-rachidia..no, all'urina ecc.). }o Seccare il preparato in stufa a 37; 2o Fissazione in alcool-etere; 3o Colorazione per 5 minuti con soluzione di Ziehl, tenendo il preparato su lamina riscaldata e regolata. intorno a..i 45°. Evitare che il liquido evapori in modo da scoprire il preparato; 4° Lavatura in acqua corrente, asciuga..re all'aria.; 50 Porre il preparato nel di.fferenziatore per 4 minuti (2·3 se lo strato e sottile); 6o Lavare in acqua. filtrata ed essicare.

Preparaz.Wne dello Ziehl (di conservazione indefinita, purchè non s i mescoli a liquido che ha già. servito) : Fuxins. basica. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Acido ferùco cristallizzato . . . . . . . . . . Alcool a 950. . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . .

gr. l » 5 cc. lO

Triturare in un mortaio e riprendere nel mortaio con cc. 90 d'acqua disti!· lata : ·filtrare. ·

Prepartuione del diOerenziatore policromo (usa.bile ad esaurimento). Sciogliere a oa.ldo, sepa..ra.tamente, in un ma.tracio: }o Bleu di metilene............... gr. 2,5 Alcool a 80°.. . . . . . . . . . . . . . . . . . cc. 150 Acido lattico . . . . . . . . . . . . . . . . . . gr. 3 2o Ora.nge G..... ...... ...... . .... gt·. 2 Alcool a 80o.. . . . . . . . . . . . . . . . . . cc. 100 Acido lattico . . . . . . . . . . . . . . . . . . gr. 2 Mettere a parte cc. 50 della soluzione di bleu e far raffreddare. Mescolare il

reato di bleu con l'Ora.nge e scalda..re di nuovo. Lasciar raffreddare e filtrare. In un

ma.tra.ccio riprendere, a caldo, il precipitato rimasto sul filtro con cc. 30 di alcool a 80°. Lasciar raffreddare e filtrare. Mescolare i due filtrati, aggiungervi i cc. 50 di bleu meeei in risorv~ e filtro.ro di nuovo. Risultati: i nuclei sono violetti: la tinta varia secondo lo stato di conservazione ~elle cellule. I rrotoplasmi acidofili sono gialli (una tinta rosa indica un soggiorno insufficiente ne differenzia.tore); i citoplasmi basofili sono bleu, le granula.zioiù oos~o.file verdastre, il muco violaceo, gli essudati siero·atbUininosi gialli. I microbi SI distaccano in bleu verde sul giallo dei citoplasmi. Gli spi.rilli sono grigi. Certi microbi (diplococchi in generale) si colorano in violetto rosso molto carico. Gli acido-resistenti banali sono ma.rron carico. I bacilli di Koch sono del rosso abituale: essi spiccano in modo brillante nel mezzo di questo insieme bleu o giallo; le loro gra· nulazioni sono visibilissime e talvolta essi presentano uno o due globetti rosso-carico singolarmente netti, che alcuni hanno descritto come spore.

LEo - Sulla c<mJJolidazione accelerata delle frattttre. (C. R. de la Societé de chi· rurgie de Paris. - Seduta del 3 febbraio 1928). L'A. comunica l'osservazione di un ferito di guerra affetto da pseudo-artrosi della tibia, che, malgrado tre innesti ossei, non aveva potuto consolidarsi. Una. cura di silicio-calcio, praticata per due mesi, determinò la consolidazione.


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<:ONFEHI!:NZE SCIENTIFICHE D .E OLI OSPEDALI ~UUTARI

SoLI. - Sulla ·patogene&i deU'arteriosclerosi. (Società Italiana di B iologia. Sperimentale - Sezione di Palermo. Riunione del 28 marzo 1928). L'arteriosclerosi è una malattia. da. logoramento delle arterie, dovuto ad uno strapazzo meccanico e ad uno strapazzo tossico. Il primo, che forse cronologicamente è il primo ad instaurarsi, si manifesta. essenzialmente con fatti di calcificazione delle parti elastico-muscolari della parete arteriosa. D secondo, che imprime a tutto il processo il suo caratteristico quadro, è caratterizzato dallo instaurarsi di fatti di proliferazione del connettivo intimale e più caratteristicamente ancora da fenomeni degenerativi. Il logoramento arterioso si può limitare solo all'effetto dello strapazzo meccanico. Questo si può osservare con una certa. frequenza nelle arterie degli arti inferiori dell'uomo (forma di Monckeberg) e di regola nell'aorta. degli animali. È specialmente il sovrapporsi del fattore tossico infettivo che imprime alla. lesione arteriosa., già. iniziata, tutto un carattere speciale ed una gravità. maggiore. conducendo al ben noto quadro deU'artel'iosclerosi dell'uomo.

CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI Elenco degli argomenti trattati (Dal ,nctssl verbali ,rrvtlall alla OlrtZIOit Cutrale di _sanlti •lllllre dal 1• agesto 11 30 settembre 1928)

FmENZE.

Capitano meùico CoRBADINO GIACOBBE : Tubercolosi mu.:tcolare ematogena. • - Capitano medico CoRRADINO GIACOBBE: Apparecchi del PoUqtun per fratturati agli arti inferiori. • - Capitano medico ANToNio ARACRI : La fisiopatologia della retina. GENOVA. - Capitano medico LuCIANO GENNARO: Oftalmia simpatica. PIACENZA. - Capitano medico MARio NEGRI: Un caao di oftalrrwplegia da frattura indiretta della bMe. • - Maggiore medico NAZZARENO VAJOJ:.A: Un 0080 di eifi,loderma peoriasijorm..e secvndaria. NAPOLI. - Maggiore medico LUIGI MAFFEO: Riflesai nasali e riniti va.somotorie. P ALER:IfO. - Maggiore medico RosARto SIGNORtNO: Un 0080 di cisti di echinococco del polnn.one eà uno deUa maesa sacro-lom!>are. , - Maggiore medico GIUSEPPE SuNSERI: Un caso di ep·iderrrwliei bollosa distrofica ereditaria. RoMA. Tenente colonnello medico PAOLO FRISONI : Un 0080 dì morbo bronzino di Addisson. » - Tenente colonnello medico VmOINIO DE BERNARDINIS : Un caso di mediMtinite e--ronica probabilrnente luetir,a. » - :'llaggiore m edico GIUSEPPE COGLIATI·DEZZA: Sul valore dell'e-splorazione radiologica nella diagnosi della tubercolosi polrrwna,re. VERONA. - Capitano m edico GIUSEPPE GIRARDI: S1,lla chimica di g1rerra. • Tenente colonnello medico ENRICO BERTET.LI : Comportamento della difjusione della febbre ti foùle in Verona.


NOTIZIE

n59

NECROLOGIO Dott. cav. ufl. Ignazio La Cava colonnello medico a riposo

È morto in Roma il 18 luglio scorso, a 64 anni, il colonnello medico Ignazio La Cava. Prese parte alla campagna d' Africa. del 1895-96 e nel 1913 fu mobilitato in Cirenaica o ve prestò lodevole servizio negli ospedali eli Derna e eli Bengasi : si eli· stinse anche in una avanzata. come capo ufficio di sanità delle truppe operanti. Xell'ultima. grande guerra fu comandante della sezione di sanità delle truppe suppletive del lV Corpo d'armata, ed in seguito capo ufficio eli sanità della 14a divisione, direttore dell'ospedale eli tappa eli Pordenone e presidente della Giunta. sanitaria. della. VI Armata. Nelle varie esplicazioni della. su.a attività si dimostrò intelligente e coscienzioso, calmo e sereno anche nei momenti pit1 difficili ed ottimo organizzatore. Inviamo ai congiunti le più sincere conùo~?lianze.

NOTIZIE - Società Italiana di medicina e Igiene coloniale. È stata recentemente costituita, con sede a Roma, la SocmTÀ ITALIA..VA. DI

ME~>ICIXA E IGmNE COLONIALE , sotto gli auspici di S. A. R. il Duca degli Abruzzi,

che si è degnata accettarne l'Alt.o Patronato. La Società non poteva avere in così competente ed appassionat o cultore dei problemi coloniali un più fulgido battesimo. La carica di vresidente è s tata offerta ad un'alta compet.enza. scientifica. nel campo dolla medicina ed igiene coloniale, il prof. Aldo Castellani, il quale ha di buon grado accettat.o l'incarico, offrendo tutto l'ausilio del suo alto sapere. A vice presidenti sono stati eletti l'on. prof. Umberto Gabbi ed il generale medico della R. M. prof. Filippo Rho. F ra gli ultimi di settembre e i primi di ottobre, nei giorni e nel luogo da stabilirsi, sarà tenuto a Torino il Congre;;so sociale della Società. Vi interverrò. il preRidente prof. Aldo Castellani. }'; s tato rivolto invito a tutti gli ufficiali modici del R. E. di partecipare a detto Congresso, inviando l'adesione come soci ordinari o aderenti e le eventuali comunicazioni. Non è chi non veda l'importanza di tale Congresso, specie per i medici militari, ai fini dell'avvenire coloniale dello. Nazione. Il Giornale di medicina militare rivolge l'appello ai colleghi militari di aderire numerosi a.i lavori di tale Società e di portare il largo contributo: essi lo possono ben fare, perchè fra loro esistono numerosissimi ufficiali medici che hanno passato lungo tempo in Colonia. e si sono appassionati agli studi eli igiene e patologia coloniale. Le adesioni ed i titoli delle eventuali comunicazioni vanno indirizzati al segretario generale della Società, capitano medico dott. Tomma.so Sarnelli, a Napoli in via Sant'Andrea delle Dame, n . 21.


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l'.ARTEl UFFJClAL t>

Si riporta, per norma, un'estratto llello Statuto sociale : Art. 4. - Posso~o essere soci ordirw.ri : a) i medici italiani che ~iano insegnanti o docenti o diplomati in medicina tropicale ; b) coloro che dimostrino di M·ere esercitati\ la profes.~ione medica o veterinaria per abneno un anno in w1a nostra Colonia di diretto dominio, ovvero in Wl paese tropicale o subtropicale straniero ; c) coloro che avranno pubblicato opere o studi aventi per oggetto argomen ti di patologia esotica wnana o animale, o eli discipline ~<trett·amente affini ad essa, o eli qualsiasi branca della medicina la quale interessi la patologia coloniale. Art. 9. - Possono essere nominnti soci aderenti quei medici o veterinari che, pur non trovandosi in alcw1e delle condizioni di cui all'art. 4, avanzino domanda di partecipa.re ai iaYori di uno dei Congressi annno.li della Società. Essi saranno tenuti al pagarhento di una ta.<;sa d'istrizione di L. 50. Art. lO. - I soci ordinari e fondatori ;;onQ tenuti al pagamento di una tassa di ammi.,...,ione in L. 20 e di una quota sociale annua di L. ;3(). · « La Fiaccola », rivista ltaUana della tubercolosi e della difesa sociale.

Segnnliamo ai lettori il periodico quindicinale « La Fiaccola » Rivista della tubercolosi e della difesa sociale, diretta dal prof. G. Breccia della R. università di Genova, e di cui è redattore -capo il dottor G. B. Argentina, maggiore medico. N el Comitato di collaborazione scientifica. figurano i nomi più noti di clinici e tisiologi italiani. Gil\ al suo quarto anno di vita la Rivista pubblica articoli e lavori originali scientifici su i problemi e studi moderni concernenti la patologia e la eli· nica della. tubercolosi e sullo stato attuale della difesa sociale intesa in senso lato (cancro, malaria, adenoidismo, malattie sociali, ecc.). La collaborazione è aperta a tutti i medici d'Italia e la Direzione ascriverà a :3uo onore di potere pubblicare lavori ed articoli dei sigg. ufficiali medici, tanto be· nemeriti anche in questo campo di studi specializzati.

PARTE UFFICIALE .d) GIORNALE MILITARE UFFICIALE

(Estratti c/.alle d;ispC118e n. 34-45 del Giornale militare utfu;iale) l) CmcOLAR'E n. 485 del 12 luglio 1928. - Esito concorso a pre-mi per lavori su temi militari tra v.tfu;iali in S. P. E. Nel concorso a. premi ba11dito con circolare n. 802 del Gicm~le milttare 1927 è stato assegnato il 2° premio di L. 1000 al tenente colonnello medico A. Ca.s&rini per una memoria dal titolo: « Le grandi battaglie di ogni giorno "· 2) Cmcoi.A.IlE n . 194 del 19 luglio 1928. - Soppressione dell'ospedale militare secondario di Venezia. Sotto la dn.ta del 30 giugno scorso. è stato soppresso l'ospedale militare secon· dario di Venezia.

DiretWf"e responsabtle:

ABTUBO CAS

. ...: .,, .· tenente colonnello medico


VI - F. C.t~.cou. -

Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - P refazione del prof. R . D ALLA VEDOVA • . . • • VII - S. SALINARI. - Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite osteo-artioolarl in 1° e 2o tempo. - Prefazione del p rof. R. ALESSA.:.'-TD&r. - Un volume di pa gg. 190 . . . . • Vill - A. CA.qARINI. - La medicina militare nell'antica Roma. -Con 5 fi!:!. IX - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - U n volume di p o.gine 92 con 16 figure . . • • • • • • • . • . • • . • . • . X - N. Ronm ò . - La profilassi delle malaUie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume d i pa? g. 44 ••.• XI - A. CASABINI. - La scelta dei piloti per la navigazione a~rea. - Un volume di pagg. 232 con 97 fig ure . . • • . . . . . . . XII - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordi· namento dell'Esercito e la guerra . . • . • • . . . . . . . . xm - s. S.>\LINARI. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - U n volume di p agg. 250 . . • • • • . . . . . XIV - F. CACCIA e S. R zccz. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie

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strozzate) . • • • • • . • . • • . . . • • • . . • . . . • . XV - G. G&rxom . - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un \·olume di pagg. 24.0 con 3 carte geo!!rùriche

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XVI - S. SALI NARI. -

La razione alimentare del soldato ir· pace ed in guerra. - Un volume d i pagg. 240 • . • . . • . . . • . X VU - A. CASARINI. - Per le « nozze di diamanti • del Giornale di medi· cina militare. - Un volumo di pa gg. 60 con 9 liguro xvnr - B. P ALMm RI. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napolitano. - Un volum e di p a gg. 72 •

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ALTRE PUBBLICAZIONI. A. CASARINI. La medicina militare nella leggenda e nella storia. Memoria premiata al còncorso su temi militari per il 1927. Un volum e <li pagg. 700 con 155 figure. - F irenze, Hl28 . . . . . . . . . . . . . A. CASABmL La fatica nella vita militare. Memoria premiata a.l concorso Riberi, 1905. Un v olume d i pa.gg. 330 con 65 fi L(ure. - Roma., 1908 A. CASABINI. Le malattie e gli infortuni nella vita militare. 1\Iemoria pr&miata al concorso R iberi, 1906. Un ,·olume d i pagg. 402 con t.avole gra.fìohe e statistiche - R oma, 1908 . . . . • . . . . . . . . . • La lotta antitubercolare nell'esercito. - U n volwn e d i pa.gg. 96 con 8 tavole Per Leonardo da Vinci nel IV Oent~nario della sus morte. - Un volume di pagg. l 00 con 37 figure . . . . . • . . • . . • . . • • . • . . . Per &iovanni Maria Lancisi nel II Centenario della sua morte. - Un volt~me di pa.gg. 106 oon 28 fig ure • . . . . . • . . . . . . . . . • . . III Conferenza interalleata per l'assistenza agli invalidi di guerra. (R oma, 1919) - Relazioni ufficiali o comunicazioni. - U ll volume di pa!l'g. 96 . • • IV Conferenza interalleata per l'a~sistenza agli invalidi di gul'rra (Bruxelles, 1920). - R elazioni ufficiali. - Un \·olume di p agg. 44 • . . . . • I Congresso-internazionale di medicina e farm acia militare (Bruxelle::;, 1921). R elazioni u fficia li del Corpo sanitario militare ila.liano . . . . • • Il Congresso internazionale di medicina e farmacia Inilitare. (Roma, 1923). Atti del Gongre8so - Vol. I. - R elazioni ufficiali. - Un volume di pagg. 416 con tre tavole . . . . . . . . . • . . . . • • . • • • II Congresso internazionale di mediciÌla e farmacia militare. (R.oma, 1923). Attt del Gongreaso- Vol. IL - L a.vnr i del Congro,,,;o e comunica zioni. - Un volume di pa.gg. lìOO con 33 tavole e 19 incisioni • . . . • m Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Parigi, 1925). Lavori del Con gresso e comunicazioni. - Un volume d i pagg. 88 .

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIRF.ZIONF. E.D ~.UUIINISTR.lZJONt~ :

Roma - MlnJBtero della Guerra, Via XX Settem bre - Roma

(JONDIZIONI DI A.BBONUIENTO. 1. D Giornale di m edicina militare Bi puhbllc.a Il primo giorno dl clnscllll meAc, In tuclcolo dl quattro fogtl dl stampa almeno. · 2. L 'abbonautonto è a nuno o decorro dal 1• gennaio. 3. I l prezz.o <lell' a b bonnroento ò : Per l'Italia e Colonie . . • . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . • . . . . . . . L. 82 Per l' Estero . . . • • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 44 ,

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to J In I tnlla . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . U n f iiBC1co1o separa costa .······ l nu·Estero. ..... . . .... . .. . ... . .. Il supplemento ovntenento l Ruoli di 1 10 It u a ncianittl del COrpO sanitario liti li·

tare costa

l all'Estero . . . . . • • . . • . . . • . . . . . . . •

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4 P er gli ufftclall nt6dlc! e chJ IIIIci rarmnclstl del R. F.aerclto (In servizio attivo, 1n posizione anslllarla, d1 complemento, della riserva ed a riPOl!O) li prez.zo dell'abbonamento è rldott<~ a L. %4 anticipale ed U prezzo del supplemento è ridotto a L. 8. - N o n si trasmettono r icevute per glJ abbonamenti persvnall. 5. Non Bi accettano reclami trMcorsl trenta giorni dalla s.r>~dldono d.el Giornale, cbo Bi et· fettna regQlarmente al primo dl ogni mese. TrMcorso t-ale termine, l rasclc-oll r lcblestl vengono ape. diti se disponibili, solo a pagamento. 6. 1 signori abbonati mlllt arl In etrettlvltà di servizio pagheranno l'Importo doU'abboDAJDento p er mezzo del rispettivi oomandl di corpo e dlrozlonl. 7. Per l soli ulllola ll muulci (dall' E9Rrcltu e della. Marina), In qualunque poalztoue Bi trovino è atnmOSf!o un ABBONA.l\I ENTI) OUMU L A.TIVO al Gionwle di medicina 1ni/ìtare ed agli .ilnnali di nudicina. navale c colimiale al prezzo dl L. 39 annue. ii: Inoltro ammesso nn ABBO NAMENTO CUMULATIVO 'alla Rividta aeronautica al prer.zo di L. 4G Mnue. ed alla Uivista militare italiana al prezzo di L. 41 annue. È lnilne ammesBo un A.BBONA.ME:-lTO CUM ULATI VO al giornale l'U,.(· "erso, r ivista geografica Illust rata, al prezzo di L . so &llllUB. Per ottenere tali facllltnzionl cumula· tive gli abbonat i mllltnrl dovranno far pervenire l 'Intero Importo a.U'Ammlnlstrazione del periodico del pro prio oorpo. 8. Al librai si fa lo sconto del 10 per cento, ma soltanto per 11:11 abbonamenti delle persone e degli enti non mllltnri.

NORIIE PER LE PUBBU(JAZJONI. 1. l lavori originali, le note, le rlvlsl.c - dattilografati o scd t tl a mano - devono occu pare un eolo lato dol foglio, essere nel testo ùcUnitlvo ed accuratamontn corretti e riveduti d agli a.utori. Si Ca speciale raooomanuazloncr che quelli scrltll ,._ mnno stano beo lpgglblll, per modo d1 evitare ogni dubbio d i Interpretazione. In caso contrarlo, la Dlre>.lou o si vedrebbe costretta a sospenderno la pubblicazione. 2 . Salvo casi eccezfonnllssl!nl, la correzione delle bozze sarà fatta dalla redazione anzicbè dagli autori, per non vincolaro Il lavoro t ipografico agli Inevitabili ritardi postali. . 3. Lo sposo per gli estratti e quelle per lo tavole Utogro.ftche. totogro.ftcbe ecc., alle a.ccom· pagniiB88ro le memorie sono a carico degli autori. 4. Oli esLrattl sono dJ due tipi: - Tipo .d) Senza copertina e colla Impaginatura e numera· z.lone del Cascloolo. - 'rlpo B> Con copertina sl arupata, frontespizio, Impaginatura. e numerazione apeclale. 5. D prezzo degli estratti, per gli au tori delle memorie <'be 11 richiedano, è tetOlato dalla seguente tarill'l\ :

PRitUO DI (JJASCUN FOGLIO DI STAMPA. SUMF.RO DJ;J,LE CO Pl ll

TIPI D I ESTRATTI

Tipo A L. Tipo B ... . . .... . . ........ . .. o

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ogni centinalo olt re 20<J

80

120

Gli estratti minori eU un toulio si contano come toulio intero' per le ordi11<Wioni di 100 utrat«

o meno.

Pet· q11eUi chn t<u perruw ttn foglio, le rrazinn i in ni il, che non superano \ 1n = foglio, tri conIano come mci<l . purcllè pcrcl l'c>r<iiw:..""iom; 11011 sia interiore a 5() copie. G. l lliano~orlttl non si rostiLilÙICOno. - I lnvorl brevi avranno la preoedenza. (1943) • ftO llA , 1028 • A . VI · S TABILIMENTO l?OLIGR AF! CO Plm L' AlWINISTBAZlONJI DELLO S T .t.TO


Anno LXXVI • Fase. XI NOYEMBRE 1928 - A. VII

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE ED AMMINISTRAZIONE MINISTERO DELLA GUERRA

ROMA Pubblica:tone mensile

. - ··


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE P UBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA

,

( DlR E Zl OKE G ENERALE DI SANITÀ ltllLITARE)'

Giornale di medicina militare: 1851·1884 ~ Giornale medico del Regio Ewclto e della Regia Marina: 1885-1895 - Giornale medico del R. Esercito: 1896-1907 TELEFONI : 43-283 R. T. - 21-90 R. M.

SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI : Mariotti-Bianchl. -

!l UIICJ\'C> li p" ,.ot·<'i uo • '1'. A. B . • o l(• f('!,hri t ifohll noll'oscrolto U~"l

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MEDICINA LEQALE MILITARE . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . • • . • • • • • • , • • CONQRESSI. • . . . • . . . . • • . • . . . . . . .. • . . • . . . . • • . • . . • • • • . • RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO SANITARIO MILITARE . . . . . . . . . . . . . . . . . . CONFERENZE ICI ENTI FICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI ••.••• .. ••.• • . . •••• NECROLOGIO . . . • . • . . . . • . . . . •..•..•.. • . •.• lfOTIZ:IE • . . • • . . . . . . • • • , • . . • • . . . . • . • . . . • • . . • • , . . • •

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MEMORIE

ORIGINALI

IL NUOVO LIPOV ACCINO "T. A. B. , E LE FEBBRI TIFOIDI NELL'ESERCITO NEL 1927 r.,.. .., per il prof. Gfov. Batt. Mariotti-Bfanchl, colonnello medico

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STUDIO EPIDEMIOLOGICO

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Esiste oggi una d isposizione di legge che impone, in certe determina,te circostanzf', l'obbligo della vaccinazione contro le febbri t.ifoidi. (Decreto del Capo del Governo 2 dicembre 1926, Gazzetta Ufficiale n. 287, del 1926). Sembrerebbe perciò che il discutere ancora sulla opportunità e sulla utilità di questo mezzo profilattico fosse opera oziosa: di un metodo preventivo di lotta contro una m alattia infettiva che venga prescritto dalla legge, non solo non dovrebbe essere messo in dubbio il valore, percbè non è a mmissibile che lo Stato prescriva un trattamento, della validità del quale i suoi organi non siano perfettamente sicuri; ma questo metodo dovrebbe essere accettato da tutti per qnel dovere che ba ogni cittadino <li obbedire alle leggi, senza discussione. Viceversa da talnni anni sono sorte voci dapprima vaghe, poi persistenti, spesso appoggiate al parere di personalità scientifiche non tutte competenti in fatto <li immunologia, le quali giungevano a sostenere che la vaccinazione antitifica non rispondeva allo scopo e che pot.eva o doveva essere abbandonata. L'analisi grossolana, superficiale ili alcuni datj epidemiologici parve fornire a costoro elementi di lotta. di grande importanza. L'Esercito, la grande, compa,tta, uniforme collettività che si presta in modo tanto mirabile a certe ricerche di indole epidemiologica, cominciò a presentare esempi di focolai epidemici, ·i quali, in mano a critici piò. o meno sereni, parvero scuotere le basi granitiche su cui poggiava questa pratica vac-

cinale. Si dimenticò allora che m·avamo da poco usciti da una guerra la quale ci aveva dato l'esempio luminoso di vari milioni d 'uomini, vissuti in condizioni antigieniche inverosimili per piò. amli, e che, dal momento in cui fu i mposta a tutti la vaccinazione, non avevano piò. pagato, può dirsi, tributo alcuno all'infezione tifoide. Poteva, per qualche fenomeno locale e circoscritto, male conosciuto e male analizzato, restare annullata una esperienza epidemiologica di una estensione e di un valore cosi colossàli come quella che la guerra aveva. fornito' Si aggiunse u na serie di maJaugurati inciden ti, i quali gettarono una 'luce poco simpatica su questa pratica va.ccinale, da un aftro punto di vista: ascessi frequenti, in verità qu::Hsi sempre sterili, ma pur tuttaria noiosi ed a lungo decorso, cominciarono a far ritenere non piò. innocua la vaccinazione. E soprattutto cominciarono ad osservarsi con frequenza im·pressiona.nte i cosi detti elaiomi delle regioni pettorali, spesso assai estesi

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562

IL NUOVO Lll'OV.AOCINO T . .A. B., ECC.

e che talora parevano a~escersi con rapidità, si che vi fu chi, non ripensando agli insegnamenti fornitici dagli autolesionisti durante la guerra, temette persino che si trattasse di tumori maligni di natura connettivale. Ma le cose peggiorarono quando si seppe dalle ricerche di taluno cbe dopo la vaccinazione non comparivano più negli umori dell'organismo le agglutinine che pur comparivano in maniera, può dirsi, costante, dura.nte la guerra. E allora q nelle povere agglutinine la cui presenza, secondo qu~l cbe intervenuto al Congresso di Parma (1927), non doveva valer nulla come prova di conseguita immunità, furono tira.t.e in ballo per dimostrare che la loro assenza era indice sicuro che quella immunità non si era raggiunta.! Si giunse così ai primi mesi del 1927: l'argomento interessava grandemente noi dell'Esercito, e mentre da un lato ci occorreva farla finita cogli ascessi e gli elaiomi, dall'altro bisognava veder chiaro sull'argomento. Percbè non si avevano più agglutinine negli umori dei vaccinati ! perchè si avevano focola.i di febbri tifoidi in taluni reggimenti o presidi, focolai talora gravi per numero e tali da scuotere la fiducia nella vaccinazione Y perchè si avevano gli inconvenienti locali, che prima non si verificavano, o solo in misura limitatissima Y Fu allora che il Ministero della guerra (Direzione Generale della sa-nità. militare) intervenne decisamente nella questione; e poichè dopo le ricerche del Cappelli (l) apparve che ascessi ed elaiomi dovevano dipendere dall'olio di vaselina impuro, usato com6 veicolo, si volle vedere se, introducendo altri oli, e particolarmente vegetali, si potevano ottenere d·e i risultati migliori. Gli istituti produttori si diedero a tutt'uomo allo studio del nuovo tipo di vaccino: ad essi si aggiunse il Germino che ottenne un vaccino sospeso in vari oli, animali e veget.ali, soli, o fra loro commisti ; e in defini.tiva si ottenne di poter vaccinare l'intera classe 1906, nella primavera del 1927, coi nuovi lipova~cini. All'infuori del Corpo d'armata di Napoli in cui, per ragione di controllo, fu usato il vaccino prodotto dall'Istituto sieroterapico nazionale, e all'infuori eli taluni gruppi di uomini trattati con vaccini speciali, il resto della. classe fu vaccinato col vaccino prodotto dall'Istituto sieroterapico milanese. Lo stesso fu fatto per la rivaccinazione d ella classe anziana. Intanto si compivano in cinque dei nostri laboratori di batteriologia ricerche sistematiche sulle variazioni indotte negli umori dell'organismo dal vecchio e dal nuovo lipovaccino; e di queste ricerche furono presentate le conclusioni al Congresso di medicina interna di Parma, nell'ottobre 1927. N on farò la cronaca del congresso, percbè essa fa seguito alla relazione Germino (2); e nemmeno parlerò minutamente dei risultati ottenuti dai cinque esperimentatori. Essi ne riferirono pa.rtitamente nei loro lavori (3). (l) Lo Sperimentale. 1926.

(2) Giornaù di medicina militare, 1928. fM. I-II. (3) Bnu~r. - O:~sorva7Jonl c rlc~r :b u sicrolo~;"iche c~c. · L'i{)!~n: mo:terna, settembre• 1027. O•se,.vazlonl e rl ccr~hc, occ.. Gior>w~ tU nt•Aiiciaa mili t'l re, ~,·no \l •·lebbr.llo 192$. - Un nuo..-o tipo di va,.cl no unrlliftcr, In sulut.lon<- collol<ln le . - L' i(JieM l71llt!Un"l. gùonaio 1028.

F ocF.:.. - Rlcorc ho au ll<> a<.:.cluthtln3 o s u lla ha ~t..ric idl• d~t1rminate dalla vaooln&?.lono con · nuovo llpo •·aooluo, O<.:o. · OiONlllle di uvdiciw• mi /ilare, g~nnalo ·febbraio, 1928. G>:~<~u~o .- Vl\cclnazloul auL!tlllolu; ncll'l!:~uc'Cito.- Rul~>zlon() al Congl'e68o di medicina dJ Parma, ottohro 1927. L OVAOLIO . - Ln ri<'el'<'n de lle bn.ttcrlotropln.c, eco. • Annali à'igi~ne. ta&O. VI, 1927.- La. fc.rmn>.l<~no tlcgll ant lcoq 1i nelle nJ.ccinazioolllUCiliUc be. • Oiorrwle di m.micina milttare, gennat.o t l!ùbmlt) 19~8. Ro~tllY . - Sul llpovncoinl • T. A. B. • In U90 presso l'Esercito, ecc. • L'iDUM moderna. tebbrruo 19~ 8 .


n. NUOVO LIPOVACOlNO T. A. B., ECO.

Dirò soltanto che il Germino rispose da. par suo alle critiche, non tutte equanimi, che al Congresso gli furono rivolte; esse si basarono essenzialmente su questo: le agglutinine, che egli avev~ preso come indicatore delle variazioni degli umori, non costituisccrno l'immunità. Sarebbe cioè come dire che uno non debba usare la fenolftaleina come indicatore, percbè essa non è l'alcalinità: sapevamcelo, signori; ma pure usate la fenolftaleina l Senza contare che neanche la vostra asserzione che le agglutinine non costituiscono l'immunità, è del tutto esatta. Le agglutinine non esistono normalmene, almeno in quantità apprezzabili; si producevano quando, prima del 1920, si usava il vaccino in mestruo acquoso; non si ebbero più quando si sostitul all'acqua l'olio di vaselina; sono ricomparso quando a quest'ultimo si è sostituito un olio vegetale. Parallelamente, l'esperienza dimostrò coi dati epidemiologici tratti dalla guerra che l'immunità era. raggiunta; che col lipovaccino in olio minerale essa era talora discutibile; ed ora possiam dire, come si vedrà, che, passati agli oli vegetali, si è verificato contemporaneamente un miglioramento evidentissimo. È dunque discutibile l'importanza delle agglutinine come indice della conseguita d'f.". .o . ,.~ immunità 7 Perciò, a parte la. considerazione che altri (Foce, Bruni, ~,-...~. _;!·~,. R.omby, Lovaglio), e lo stesso Germino ricercarono anche gli altri anti·<..· :··:. .. corpi rilevabili, l'idea del Germino di prendere come indice le agglutinine, assai più facilmente e obbiettivamente dimostrabili e dosabili, deve essere incondizionatamente approva.ta, e le critiche mossegli sono del tutto privar·- ·. · · "' ·· di valore. \ · ..; ·• ' :.~ Ma il Germino ha av<l.nzato una ipotesi molto importante, che potrà - ··-. ·-< :; ~· riuscire di grande interesse, quando ulteriori inda.gini vengano a corrobo-;:>:~ ;, rare le sue vedute. D mestruo non è indifferente alla produzione della im,... mnnità; cosi gli oli vegetali contribuiscono al fenomeno, mentre gli oli minerali non hanno azione veruna, o forse ne hanno una negativa, che noi finora abbiamo, con vedute empiriche, e basandoci su fenomeni clinici e istologici, chiamato irritante locale; ma fra gli oli vegetali vi è pure differen_za di azione, e questa è assai più grande per gli oli di origine animale, come quello di fegato di merluzzo. Entriamo cosi in un argomento di grande interesse e che promette risultati assai grandi per l'avvenire: essi rientrano nel campo dell'azione dei lipoidi e in quello delle terapie aspecifiche, e meritano realmente quelle ulteriori indagini che il Germino ci ha. promesso.

-

I. L'AZIONE LOCALE DEI LIPOVACCINI.

Se ne parlò al Congresso di Parma: e mentre il Corradi asseri, non so in base a quali statistiche, che col vecchio lipovaccino si è giunti persino

ad avere l'SO % di ascessi, cifra in verità non mai ra.ggiunta., il Caccia. al contmrio non si peritò di dichiarare che gli ascessi dovevano quasi tutti farsi risalire ad errori di tecnica, cioè al fatto che il vaccino viene iniettato nei muscoli o sotto l'aponeuros~. . A.ffermazioni erronee entrambi; percbè, mentre ritengo che nessuno abbia. osservato gli ascessi nemmeno nella 'Proporzione della. metà o di un terzo di quel che ha affermato il Corra.di,


564

IL NU0'\0 LlPOVACCJNO T. A. B., E CO.

d 'altro lato è assurdo pensare che i medici militari non sappiano fare iniezioni limitat~ aJ connettivo sottocutaneo, e in ogni moil.o, non si potrebbe spiegare percbè quegli stessi medici non provocassero ascessi negli anni precedenti e non li abbiano provocati nel 1927 e nell'anno correnw. D 'altro lato una tale spiegazione non potrebbe d arsi degli elaiomil i quali seguirono lo stesso and ament;~, e Iii verificarono in gran numero negli anni 1925-26 mentre non si erano verificati negli anni precedenti e non si sono osservati nel 1927 e nell'anno in corso. · La ragione <li ciò è stn.ta trovata nelle impurità dell'olio di vaselina usato nel1925-261 per colpa dei fornitori e:;teri di tale prodotto. Questo non è nuovo: la trement;ina., il p etrolio, le paraffine, l'olio di vaselina ed altre auc:or~b sono tutte sostanze capaci di proilurre asce.')si e t umori infiammatori; e lo sapevamo da gran tempo e ne abbiamo avuto larga conferma dagli <>Utolcsionisti 4lurante la guerra. I tessuti deU'organismo umano ed animale in genere sono pronti a reagire a queste sostanze: un recente lavoro di Bu. inco e Ba.yon, i quali haJtno voluto riprendere l' argomento, dimostra a.ocora una. volta l'intensità, la prontezza e la persistenza di questa reazione, la quale si svolge o colla formazione di un asces!iO sterile, o con un tumore il quale ha per base una enorme neo-produzione di fibrobla-sti, con numerose cellule giganti e infilt razioni parvicellulari, quasi i'empre insieme a formazioni rl i vaeuoli più o meno grancli, Ti pieni eli olio di vaselina. Questi fenomeni peraltro non sono affatto specifici: si tratta di una relLzione dei tessuti a qualsivoglia sostanza estranea, la quale sia capace dj Mercitare uno stimolo sui tessuti stessi, Anche l'olio di m andorle, del quale facciamo un uso e un abuso così largo in terapia, produce una reazione che ha gli stessi caratteri d egli elaiomi, variandone solo per il gratlo: e cosi m entre coll·olio di vaselina non purissimo si h anno tumori manifesti e talora molto sviluppati, coll'olio di mandorle abbiamo fenomeni quasi inavv ertibili, per lo più anzi in avvertibili all'esame obbiettivo, m a ben manifesti all'esame istologico, il quale svela i soliti elementi, neo-protluzione di fìbrobla,~ti, cellule giganti, accumuli parvicellulari. A noi dunque non interessa avere 1m mestruo che non dia reazione, ma ci basta che questa reazione non sia rilevabile all'esame obbiettivo. A questo concetto rispondono bene p arecchi oli vegetali, come quelli di ara-chide e di mandorle, e benissimo qua,lcuno di origine a.:nimale, come

quello di fegato dj merluzzo. Ecco la ragione della scomp arsa di rLscessi ed elaiotni nel1927 e 1928, mentre es::;i erano rarissimi prima. del 1925, p erchè in allora si potevano ott.eoei"e daJ commercio oli di vaselina chimicamente puri, che non fu più po"sibile avere nel biennio 1925-26. Asce~si ed elaiomi ormai non r ap]l t'l·sentano più che uu ricordo, ed an che quest'anno la classe è stata tutta. vaccinata senza, inconverùcnti di sorta. Cbe se poi le ricerche ulteriori confermassero l'ipotesi del Germino sulla parte attiva che il mestruo prende al fenomeno vaccinale, dovrem mo d'ora innanzi eseluuere anche per questo motivo l'olio di vaselina, il quale, non ~sentlo un grasso, non può avere nessuna delle qualità e delle attitudjni <lclle sostanze a carattere lipoideo.

•


665

IL N UOVO LIPOVACCINO T. A. B., E OO.

A titolo di curiosità riporto alcuni <lati soltanto presi a caso fra quelli che possediamo: essi valgono a dimostrare quale enorme <lifferenza. esista fra i vaccinati del 1926 e quelli del 1927 in fa,tto di reazioni locali e generali. S FECCHIO I.

Reazioni loeall e generali nel vacc:lnatJ del 1926 e 1927. Corpi di

Numero

Rcuzlonl lo~ull di grado:

RcazlouJ rccu,•raU d i grado:

del va ~l uatl

Annllta

1926

Ascessi

I

m

Il

l

II

III

l 1927 1926 l 1927 19~~ 11927 11126 1192; 19~6 J H127 1926 , 10!7 l926Juw 1926,1927

l Trieste. 16235 29173 !1829 3691 656 258 298 32

312 2406

77 76 26 lO 211 6

Roma. • 34738 21912 15322 12920 7172 1296 1720 82 15847 9805 2595 62R 395 36 ?

?

Sicilia . 13225 18098 7710 5466 1783 715 363 89 3190 2473 914 566 142 104 743 -

l

II. L'AZIONE GENERALE DEI VACCINI.

Due parole sembrano opportune a questo riguardo. È indubbio che i lipovaccini danno tutti reazioni più lievi di quelli in mestruo acquoso, i quali davano reazioni spesso abbastanza forti. Fu questo il motivo princi-

pale che indusse a p assare ai lipovaccini, perchè riunendo in una le tre iniezioni, il che rappresenta per l'Esercito una necessità di primo ordine, la lentezza dell'assorbimento consentiva di non avere reazioni impressionanti e magari talvolta pericolose. Ma anche in questo abbiamo a vuto differenza fra gli anni 1925-26 e 1927-28, in quanto i nuovi tipi di lipovaccino, in olio vegetale, hanno tutti dato reazioni generali molt o lievi. Le cosi dette reazioni generali di terzo grado sono, si può dire, scomparse, o grandemente scemate di numero, e la grande maggioranza dei casi non banno avuto alcuna reazione o ne hanno avuto lievissime, di primo grado (vedi tabella n. 1). .Anche a questo riguardo, poichè il numero dei germi per cc. è stato sempt:e identico, bisogna dunque supporre che il mestruo aùopl'mto contribuisse, nel 1925-26, ad aumentare il grado della reazione. Vi è in altri termini un certo parallelismo tra reazione genernle e loca.le, il che è facilmente comprensibile.


566

IL NUOVO LIPOVACCINO T. A. B., ECC.

La vaccinazione eseguita su poche centinaia di militari col vaccino sospeso in sostanze colloidali, preparato dall'Istituto vaccinogeno toscano (Bruni, Rornby) ha dato di norma reazioni generali un po' più forti e prolungate. Dire oggi se questo sia un bene o un male, non pare possibile, sebbene possa sostenersi che ad una più forte reazione generale corrisponda un maggior grado di conseguita immunità. Certo il fenomeno d eve dipendere da un più pronto assorbimento del vaccino in sospensione colloidale, e non è escluso che i colloidi possano prendere una parte attiva, più che non gli oli, al fenomeno stesso. Ma in ogni modo le ricerc.he finora eseguite portano a concludere che realmente questo tipo di vaccino ha provocato la comparsa di anticorpi in quantità notevolmente superiore ai vaccini oleosi: e di questo è opportuno tenere il debito conto.

IIT. L'ANDAMENTO DELLE FEBBRI TIFOIDI NEL 1926 E NEL 1927. Per apprezza.re come si meritano le va.riazioni avvenute nell'andamento delle febbri tifoidi nell'Esercito, nel1926 e nel1927, è bene premettere che tutto l'Esercito (vaccinazione della. nuova. classe, e rivaccinazione degli anziani) fu vaccinato nel1926 col vaccino sospeso in olio di va-selina, e nel1927 coi vaccini nuovo tipo, sospesi in oli vegetali. Furono fatte due eccezioni a Napoli, nel 1927, per ragioni di controllo, vaccinando per o8 il 31 o e il 40o fanteria., e più tardi fu fatta, eccezione per due gruppi di allievi ufficiali di complemento, vaccinati con vaccino in sospensione colloidale. Un secondo elemento di cui deve tenersi massimo conto per apprezzare le cifre che si riferiscono all'Esercito è quello dell'andamento delle febbri tifoidi nella popolazione civile del Regno. n soldato, per quanto isolato nelle caserme, per quanto nutrito con generi alimentari sottoposti a cottura, per quanto fornito sempre di acque sicuramente potabili (traWle talora, per voglie individuali, durante i campi e manovre, quando beve al primo rigagnolo ehe incontra), per quanto, insomma, si sottragga a talunc delle cause dell'infezione, tuttavia vive la vita dell'ambiente in cui trovn.si ed è soggetto a moltissime di queste cause: basti dire che passa la serata in città, spesso in ambienti poco puliti e :per lo più ricchi di mosche, come le osterie; che si dedica con pia<'ere a consumare cibi crudi, come le insalate, a lui sommamente care, o salumi, ben bene toccati dalle mani di chi li affetta e somministra; cb e ha contatti abbastanza. stretti con uomini , donne, bambini; che infine, giovane e spensierato come è, non ha qnasi mai una eura ad<'guata della propria. salute e della integrità dei Ruoi orga,ni digerenti. P erciò bisogna concludere che il soldato, sia pure con q~alche attenuazione, è soggetto alle stesse cause che producono l'infezione nell'ambiente civile, e non ba, c.he lo differenzi da quest'ultimo, se non un elemento, la subita vaccinazione. Ha poi, come circostanza. aggravante, le fatiche estive dci campi, tiri, manovre.


IL NUOVO LIPO''ACCINO T. A.. B., ECC.

lS61

Se noi esaminiamo i dati che sono in nostro possesso, e che rappresentano l'andamento della epidemia di tifoidi in Italia nella popolazione civile, possiamo dire con certezza che gli anni 1926 e 1927· sono stati veramente gravi; e più il secondo, che non il primo. Nel rapporto epidemiologico mensile della sezione d'igiene della Società delle Nazioni, dicembre 1927, è detto a pag. 573 : << Presque partout, en Europe, la fièvre typhoide est plus fréquente qu'en 1'926: dans la plus part des pays le maximum apparait plus tard qu'à. l'ordinaire et, par suite, la situation devient de plus en plus défavorable par comparaison avec les années précédentes »,

E a pag. 574 : « ...... en Italie les relevés d es cas de fièvre typhoide dépassent de beaucoup ceux de l'an dernier ». Nel numero del gennaio 1928 dello stesso rapporto mensile è poi riportata la curva rappresentante l'andamento delle tifoidi in 'Italia negli anni 1925, 1926 e 1927, quest'ultima limitata al X gruppo di 4 settimane, cioè al periodo che va dal 12 settembre al 6 ottobre inclusi. Orbene risulta che l'anno 1926 fu di gran lunga superiore per numero di casi al 1925, tanto che nel detto periodo di 4 settimane furono denunziati 4000 casi nel 1925 ed oltre 6000 nel1926; questo periodo in ambedue le annate ha fornito la cifra massima. Nel 1927 il massimo è anticipato di 4 settimane, e dà una cifra che si avvicina ai 7000 casi. È interessante rilevare che dal giugno in poi l'andamento dei casi nelle due annate è identico, ma. anticipato di un mese nel1927; e che nel1926l'acme si mantiene invariato anche nel successivo gruppo di 4 settimane, giungendo , cosi fino a tutto ottobre. Senza citare i dati delle aJtre nazioni, risulta dal rapporto ora detto che l'anno 1926 fu, in genere, grave per il numero dei casi di tifoidi, e che questo carattere fu comune a qua.si tutte le nazioni europee, specialmente del sud; che il 1927, in genere, presentò un aggravamento di queste condizioni; che l'Italia ebbe un triste primato, in quanto diede un numero di casi maggiore di ogni altra nazione, e più grande nel 1927 che non nel 1926. · Le notizie assunte direttamente da più fonti hanno confermato quanto ora si è detto. Indagini pazienti hanno permesso di stabilire che nel 1926 i casi di tifoidi furono almeno 40130 e le cifre ufficiali del Ministero dell'interno portano infatti 42360, con una lieve differenza in più. Nel 1927 i dati che possediamo e che non sono definitivi, portano 40187 casi, cifra questa che subirà certamente un aumento. Perciò anche per questa via si conferma che il numero dei casi del1927 raggiunse quelli del 1926, se pur non li superò, come risulterebbe dai documenti della Società. delle Nazioni. Con questi caratteri di provvisorietà nella casistica. del 1927, riportiamo nello specchio che segue la distribuziorte dei casi nel territorio corrispondente ai vari Corpi d 'armata.


568

IL N UOVO LIPOVACCJNO T. IJ., B., ECO.

SPECCHIO TI. Casi di febbri flfoldl nella popolazione d vlle. CORPI D' ARMATA

lOU

1027

.

1173 2188 8050

2194

Torino. Alessandria. Milano. Verona. Udine Trieste. Bologna Firenze. Roma . Bari .. Napoli. Sicilia Sardegna. .

. .

..

. . .

1335 7348 1995

2108

2155

1933

902

. . .

5429 3108 1579 617

1092 44.26 2658 5019 5020 4124 2450 593

TOTALI

40130

40187

..

0U<:M1<Uioni

3268 3100 6453

Poste cosi le basi per un sicuro giudizio, possiamo procedere all'a-

nalisi dei dati fornitici dalla popolazione militare. Lo specchio che segue dà le cifre brute per Corpi d'armata, d fre che rappresentano realmente l'intera casistica, perchè nessun. caso può sfuggiro. SPECCHIO ffi. Casi di febbri tlfoldl nell'Esercito. CORPI D'ARMATA

Torino.

Alessandria. Milano . Verona.. Udine Trieste B ologna. Firenze. R oma Bari Napoli Sicilia. Sardegna..

. .

-.

.

. .

. TOT~

1926

. .

. 5055 149 175

l

1 ~27

2'2 41

35

43

46 43

23

40

43

30

29 29

185

114

60

65

15

55 21

1018

611

130 80

l

O_,_..ilmi

71

D al confronto fra gli specchi risulta chiaro il miglioramento ottenuto nell'E sercito, in confront o della popolazione civile.


669

IL NUOVO Lll'OVACCINO T. A· B., ECO.

Ma le cifre brute cosi esposte non danno una idea sufficientemente chiara della realtà e importanza delle cose: la diminuzione delle cifre globali osservata nel 1927 nell'E sercito in confronto a una non diminuzione nella popolazione civile po~rebbe costituire due elementi non paragonabili affa.tto; nelle cifre della popolazione civile sono inglobate città, paesi, campagne, mentre per l'Esercito, fatta a.strazione dj quei poclù episodi avvenuti in occasione di campi e manovre, si tratta di casi contratti nelle guarnigioni. Bisognava dunque confrontare fra loro le popolazioni civili e militari dei singoli presidi, viventi una vita pressochè comune, espost~ ambedue alle stesse cause di contagio, e quindi costituenti elementi di confronto uniformi. Lo studio è stato f)).tto, IJla quasi esclusivamente per i grandi presidi; e, salva la solita riserva circa il numero dei casi del l927 fra la popolazione civile, casi il cui computo è provvisorio e certamente inferiore al vero, ecco segnati nello specchio che segue i risultati ottenuti : SPECCHIO IV.

Andamento dell'ep.ldemJa fra la popolazione clvlle e Qlllltare nel grandi presidi (anni 1926 e 1927).

..

)11J itarl

C iv ili

PRF.SIDI O

Osservazioni

Torino.

.

Genova.

.

Alessandria.

1926

1927

1 ~26

19:.7

32

8

350

288

14

2

603

691

39

31

7

.

-

68

6

1835

1096

lO •

4

144

473

163

17

135

2:!2

4

l

60 .

99

Udine

14

3

71

42

Trieste .

8

7

490

531

Bologna

8

9

94

160

12

5

176

168

131

96

1847

15S9

lO

6

6L

39

40

32

3<!0

3-14

66

14

69

28

17

16

108

471

Mùe.no.

Bergamo. Verona. Padova.

..

.

Firenze.

Roma

.

. .

Bari .

Nt!'poli . Caserta.

.

Palermo .

.

.

.


570

IL NUOVO LIPOVACCINO T. IL B., EOO.

Lo specchio non potrebbe essere più dimostrativo. n presidio di Udine e quello di Bari danno cifre che potrebbero fare ammettere un parallelismo tra il numero dei casi della popolazione civile e quelli dei militari: sono scemati i primi e sono scemati i secondi, quan-

tunque in proporzione maggiore. Bisogna pure tener conto che nei casi di Verona del 1926 sono compresi molti infermi che aveva.no contratto l'infezione non in Verona città, ma nell'Alta Val Venosta, mentre non è stato possibile stabilire il numero dei due gruppi, distintamente. Ma in tutti gli altri presidi si ha il fenomeno ben netto che mentre nella popolazione civile i casi nel1927 aumentarono di numero, talora notevolment.e, o per lo meno restarono stazionari o diminuirono di poco (tener conto, ripeto, che le cifre del 1927 sono provvisorie e certo al disotto del vero), fra i militari si banno diminuzioni talora notevolissime, come a Torino, Genova, Milano, ecc., o per lo meno i ca.si non crebbero in proporzione o restarono stazionari (Trieste, Bologna, Palermo). È inutile illustrare maggiormente il fenomeno, il quale è una riprova dell 'efficacia del nuovo lipovaccino, in quanto a questo soltanto esso può essere attribuito, essendo rimast.i invariati, grosso modo, tutti gli altri elementi che sul fenomeno stesso possono avere esercitata una. influenza maggiore o minore, diretta o indiretta.

IV. LE FEB:BRI TIFOTDI E IJ, NUOVO LIPOVACCINO.

Quanto bo detto nel capitolo precedente dimostra in modo chiaro e manif<'sto il Iniglioramento grande conseguito nel 1927. Ma a conclusioni ben più evidenti si giunge ove si considerino soltanto i ca-si verificatisi negli individui v-accinati col nuovo lipovaccino. Si potrebbe dire cht> con questo si forza la mano alla statistica, e ('be il considerare a parte i. vaccinati col vecchto lipovaccino è abusivo ~ Ma in realtà questo non è: dal momento che si è stabilìto che col vecchio tipo-vaccino non si producevano più anticorpi rilevabili negli umori, dal momento che il numero dei c.asi di febbri tifoidi, lo scoppiare di focolai epidelnici estesi, davano la sensazione ben netta che l'immunità, o almeno quel certo grado efficace di immunità non era stato raggiunto, è perfettamente logico e giusto considerare a parte questi dai casi v-erifìcatisi in coloro che furono trattati col lipovaccino del nuovo tipo. D 'altro lato è evident.e che per giudieare del valore di questo si debbono prendere in esame i soli casi dei quali esso è da ritenere come responsabile. Lo specchietto che segue dimostra quale sia stato il numero di questi casi nei vari Corpi d'armata.


671

IL NUOVO LIPOVAOCINO T. A. B., ECO.

SPEccmo V .

..

Cui di febbri tlfoldl nel vaccclnatl o rlvaec:lnatl col nuovo lipovaedno.

CORPI D'ARMATA

C91ll

.

Torino Alessandria

. .

21

.

39

. Trieste . Udine.

Bologna.

34 26

.

19

.

Firenze

.. Bari . . Roma.

.

16

. .

71

46

Na.poli

Sicilia

.

Sardegna

19 38

Milano Verona.

Osser11a.Z"l(mi

33

. . ..

24

. TOTALE

2

.

~ 88

In complesso adunque, si tratta di 388 casi di febbri" tifoidi, i quali

possono essere addebitati al nuovo lipovaccino, in quanto per gli altri 223 si tratta di individui sfuggiti alla vaccinazione, ovvero vaccina,ti l'anno o gli anni precedenti aol vaccino vecchio tipo, ovvero ufficiali o sottufficiali che non erano stati mai vaccinati o che lo erano stati solo molti anni prima c persino durante la guerra. Se teniamo conto di ciò. dobbiamo dire che il nuovo lipovaccino diede soltanto 388 insuc<'.essi, su di una forza media di circa 262826 individui, il che corrisponde all'1,47 per mille: e se consideriamo che le febbri tifoidi sono in grandissima prevalenza nei mesi che corrispondono alla. forza massima dell'Esercito, che nel 1927 fu, carabinieri compresi, di 371696 uorriini, si giunge a concludere che nal periodo proprio allo sviluppo dell'infezione tifoide, si ebbe un numero di casi, da porre a carico del nuovo lipovaccino, pari all'1,04 per mille della forza. Questi dati inoppugnabili ci sono cagione di grande compiacimento. È bastato questo primo anno di impiego del nuovo lipovaccino per riportarci dal 5 per mille del 1926, al disotto del 1921, quando avemmo il 2,8


672

IL NUOVO Lll'OVACC LNO T. A. B., ECC.

per mille di ca.si in confronto della forza: ed ho ferma i:ipcranza che eifre ancora migliori otterremo quest'a.nno. Bisogna peraltl·o convenire che la cifra del 5 per mille data dal Germino e da altri pel 1926 è esagerata, potendosi calcolare che essa fosse p ari al 4 p er mille. Comunque la differenza resta sempre grandissima. Era interessante rilevare quale fosse l'influenza della vaccinazione sull'andamento clinico della malat tia. È stato detto e ripetuto che la vaccinazione, ancùe nei casi in cui non impedisce lo sviluppo dell'iniezione, dà a. questa una impronta di speciale benignità, come se cioè il trovarsi l'organismo già in possesso di una relativa immunità, e di una certa dose di anticorpi, costituisse un elemento di lotta non disprezzabile, e rappresentasse quasi un allenamento già acquisito per lottare. In generale può dirsi senta tema di errare che il giudizio sulla gravità o mitezza dei casi viene sempre dato in modo soggett.ivo, e sotto l'influenza di una involontaria, e del tutto inconsapevole, e, dirò di più, inevitabile autosuggestione. Per di più la mitezza e gravità dei casi dipende da circostanze e cause innumerevoli, ta,lune rappresentanti realmente le condizioni di lotta in cui trovasi l'organismo, m a molt.e, accidentali, che con questn, lotta non hanno nulla a che fare. Vi sono per esempio casi gravissimi perchè una vasta e profonda ulcerazione d i una pla.cca del Peyer ha reso possibili ripetute e imponenti enterona.gie; orbene questo non ha nulla a che vedere colle condizioni in cui l'organismo lotta e reagisce contro l'infezione. Ugua-lmente giudiclliamo gravissimo un caso nel quale una pregressa lesione dell'endocardio o del miocardio imprime un pf~rticolare carattere di mancata resistenza da p arte del cuore: ebbene anche qui noi parliamo di caso grave o gravissimo, ment re l'infezione di per sè vi entra fino a un certo punto. Gli esempi si potrebbero moltiplicare: ma quelli citati bastano a stabilire che moltissime volt(> il criterio di gravità della malattia non ha nessun rapporto colla gravità dell'infezione. Lo stesso deve dirsi per la morta lità; vi sono casi di morte che possono essere addebitati alla gravità dell'infezione: ma ve ne sono altri dovuti a complicauze accidenta.li, come il caso già citato delle enterorragie, ed altri ancora dovuti alle condi~oni di maggiore o minore sanità degli organi dell'infermo al momento della infezione. Lo studio dei casi osservati nel 1927 poteva portare un contributo al rigunrd o. Nello specchio che segue ho riportato il risultato di questo studio. È impressionante il risultato ottenuto in taluni Corpi d 'armata. In quelli di Torino, Alessanrlria., :à:Iilano, Firenze, Bari il numero dei casi lievi fra i vaccinati del1927 è q unsi doppio di quello dei casi gravi, cosicchè il r app orto fra questi eù i primi è di gran hmga inferiore aJl' unità, mentre questo rapporto è superiore all'unità, e in taluni casi di molto, fra i vaccinati antecedentemente o non va,ccinat,i: nel Corpo d 'armata di Verona, pur essendo il rapporto superiore all'unità fra "i vaccinat.i del 1927, tuttavia est'O è sempre molto piit basso che non fra i vaccinati antecedentemente o non Yaccinati. Sembrerebbe ùunque cho in realtà la vaccinazione a.ttt'nuasse la g:t'<WHà ù<'ll'infC'zione e r endesse as. ai più numerosi i casi lievi. llla. non tntt,i i Co11)i ù "armat.a si sono comportati così: Udine e Napoli danno cifre, pei vaccinati del l !.l37 che si a..vicinano a quelle dei vaecinati


573

.IL NUOVO LIPOYACCLNO T. A. B., ECC.

SPECCHIO VI.

And!lntento della epidemia per gravità e mortalità. :Mortalllà l

Rll.!'J'OI'(O

rra. CORPI D' ARM>~'l'.o\

~n•l

per·

gravi

o rn~l

Torino AlessandJia

Milano

Verona

Udine.

Bologna . Firenze .

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•

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15.79

l B. l A.

1.33

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0.52

5.26

l B ..

3.00

66.66

·{AB ..

0.62

23.81

2.20

37.50

A.

1.15

18.60

{B.

2.50

14.30

A. {B.

1.75

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2.67

30.00

A.

1.45

22.22

{ B.

o. 71

·8.33

lA• \B. l A.

0. 33

15.00

anni precc<.len ti (con

0 . 30

11.11

vaccinati affatto.

0.60

6.25

1 B.

1. 50

13.33

l A.

0.97

T3

o

0 .96

11. 63

l A.

0.64

8.69

2 .00

11. 11

1.07

19.35

1.47

10.81

l

l A.

Napoli . .

l

t B.

v. v. o ...

o

7.04

2.00 A.

4.00

24.00

B.

3.83

17.24

jA.

1.00

l

0.60

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Sicilia

Sa rdegna

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Bari. . . .

.

0SS(MJOZÌo(J111

lB

.

5.26

I casi s ono stati dis tint.i in due categorie : la prima, co mprend~nte i ca.-;i a bor· ti,·i, lievi e di m ed ia gra.· vità.;_la secon:ia i casi gra.vi e gravissimi. Come termine ba.->e si è com id era to d i m edia gravità. un <;us:> de· cor'SO sénza C()mplicanze in tre settenari. I l rappo rto fra ca.->i gx·1w i o ILlYl s i è ottenuto dividendo la cifra rappresentante la seconda cat''JlOriA. JJOL' q11ella rn.p· presentante la prima.

A:

~;: ignifica

vaccinati

n el 1927.

H : signitica. vaccinn ti negli li} O·

vnccino ve~r hio tipo} o non 1\fortalitt\ p ercentuale generai\-- = 14,70


574

n.. NUOVO LIPOVA.OCINO T. A. B., ECC.

antecedentemente o non vaccinati; Bologna e Roma danno percentuali presso a poco uguali pei due gruppi; e finalmente Trieste e la Sicilia presenta.no il fenomeno inverso, che cioè il numero dei casi gravi fu più forte nei vaccinati del 1927 che non nei vaccinati in antecedenza o non vaccina.ti. Non si tien conto della Sardegna per la scarsa casistica. In complesso il rapport.o fra casi gravi e lievi in tutto l'Esercito fu di 0,93 fra i va-ccinati del 1927 e di 1.40 fra i vaccinati antecedentemeente o non vaccinati. Sono queste due cifre, 0,93 e 1,40, che debbono servirE.' per esprimere il nostro giudizio complessivo. Quanto alla mortalità le percentuali variano notevolmente: i Corpi d 'armata di Torino, Alessandria, Milano, Udine, Firenze, Roma, Bari hanno dato una mortalità minore, e alcuni, molto minore, fra i vaccinati del 1927 che non fra i vaccinati antecedentement-e o non vac-cinati: ma i Corpi d'armata di Verona, Trieste, Bologna, Napoli, Sicilia hanno presentato il fenomeno inverso. Dire quanto in ciò entri la virulenza dell'infezione o l'azione del va-ccino è impossibile: nè può escludersi in modo assoluto che la soverchia fiducia nei prodotti biologici oggi usati per la cura abbia fatto trascurare l'assistenza, la cura idrica, ecc. Certo è che la mortalità è stata in generale elevata, troppo elevata e che essa devè diminuire: ma è parimenti certo che non possiamo trarre daUe cifre nostre degli elementi sicuri per ammettere o negare che la vaccinazione faccia dimimùre la mortalità nei colpiti. I nvece sembra di poter ammettere che la gravità del decorso clinico sia fino a un certo punto diminuita dalla vaccinazione; ma non sembra provato che questa azione sia notevole ed incontrastabile. Voglio ora parlare di un altro elemento di giudizio, importantissimo, e che rappresenta un indice di primo ordine della efficacia della vaccinazione. I casi verificatisi fra i vaccinati del 1927, compresi due OSS(.rv.tti nei vaccinati per via orale, sommano a 390; e quelli svùuppatisi fra i va.ccinati ne~li anni precedenti o non vaccinati giu1.1gono alla helia. cifra di 223. Se le proporzioni fossero identiche per i due gruppi, se ne dovrebbo concludere che più del 36 % dei militari nel l 927 sfug~ alla vaccinazione. Ora qu<>sto ac;solutamente non è: vi sono sempre ta.luni che ~fuggono, mn: sono in numero esiguo, forse meno del 5 %; e su questa cifra dobbiamo fondare i nostri calcoli. Qtùndi, in conironto dei 390 casi verifìcatisi nei vaccinati del 1927, noi avremmo dovuto avere nei vaccinati anteeedentemente o non vaccinati qualche cosa meno di 20 casi; poichè invece ne avemmo 223, la differenza fra queste due ultime cifre sta a. rappresentare il va.ntaggio avuto colla vaccinazione. Ma abbiamo Hn s,ltro fenomeno, che rappresenta nn indice prezios(' della bont.à della pratica vaccinale. E sso ci è stato offerto da Cagliari, dove dal maggio all'ottobre 1927 si verificarono 15 casi di paratifo B, localizza.t i all6o R('ggimento artiglieria da campagna e al 46o Reggin1ento fa.nteria. E ssi furono dissemiuati nel tempo come segue: maggio, casi 2; agosto, casi l ; settembre, casi l; ottobre, casi 11. Corrispondentemente, in f•itt à si verifìca>ano casi assai numerosi. I militari dei reggimenti erano stati regolarmente vaccinati o rivaecimLti in maggio, tra.nne la solita piccola percentuale di uomini che sfugge sempre, malgrado tutto. Orbene, nessuno dei 15 ca-si, tutti verificatisi [ra gli anziani, era stato riva,ccinato in maggio col nuovo lipovaccino ! Ciò era cosi interessante che ci iurlusse a far eseguire nuove accurate indagini


'

l

575

IL NUOVO LIPOVAOOINO T. A. B., EOO.

per stabilire la realtà del fatto; indagini r.he lo confermarono pienamente. L'infezione dunque era andata scegliendo, uno per uno, i non vaccinati, per farne le sue vittime, e nemmeno uno dei vaccinati col nuovo lipova.c. cino era stato colpito. Vi sarà ancora, dopo ciò, chi vorrà dubita.re della efficacia della vaccinazione f I primi risultati che il1928 ci va fornendo confermano in pieno i benefìrt raggiunti co1la introduzione del nuovo lipovaccino. Le due tabelle che seguono dimostrano chiaramente che anche nei primi quattro mt>si òel1928 si è ottenuta un!\ diminuzione, i'l confronto òt>1 1927 (colonna 6 dei due spert"bi); ma il fenomeno assume propor~ioni molto più vaste nE'l trimestre maggio-luglio, dopo intervenuta cioè la vaooinaz:ione d~?lla. nuova <'lasse, E' la rivaccinazinne degli a.Rziani: DE'i tre mesi, i oasi che erano stati 150 nell927, scend(lno a 51 nel 1928; ed è confortevole j] fatto che taluni Corpi d 'armata non banno avuto neanche un caso (Udine, Trieste), altri (Torino, Verona, Napoli) ne hanno avuto un nnmero limitatissimo, trascurabile. Particolare interesse ba.nno le rifre del luglio, le quali sono minimE' in quasi tutt.i i Corpi d 'armata, e persino in quelli i quali (Roma, Bari) danno sempre il ma.ggior contributo alla infezione. È dunque ledto attendersi che alla fine del corrente anno avremo risultati complessivi migliori del 1927. SPEcomo vn. Casi di febbri tlfoldl nel primi 7 mesi del J927. -;;;

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576

IL NUOVO LIPOVACOINO T. A. B., ÉCC.

8PECCHIO VIII.

Casi di febbri tlfoldl nel prlmf 7 mesi del J 928. o

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IL NUOVO Lll'OVACCINO T. A. B., ECC.

577

v. LA NOSOGEOORAFIA DEI.lE FEBBRI TIFO IDI DA BACILLO Ì>' EBERTH E DA PARATIFI IN ITALIA.

Tratterù di volo quest o argomento, che non int.eressa in ruodo particolare e diretto quello che ho voluto trat.ta.rf\. E mi limiterò a riferire i dati raccolti con pochi commenti, senzll. dilungarmi in citazioni bibliogra.fichc. Queste, del resto, hanno un valore tutt'altro che assoluto, perchè nessuno in Italia, per quanto mi ris1ùta, ha. potuto presentare un blocco . di ca.si cosi bene studiati, come quello che mi è consentito illustra.re in queste pagine. La questione Mila distribuzione geogra.fica del paratifo .A e del paratifo B ha dato luogo a molte discussioni, in I ta.lia e fuori: taluni addirittura hanno dato scarsa importanza alla distinzione fra le due forme, e persino la Sanità pubblica, certo per mancanza di dati precisi, è costretta a indicarle nei suoi bollettini settimanali sotto l'indicazione generica di 1>aratifi. Coloro che si sono occupati dell'argomento banno lavorato su fenon1eni locali, non sempre di vasta portata, non sempre unifonni nei loro elementi, non sempre studiati in modo completo. Invece la nostra CMistica ha pregi di sincerità e di compiutezza indiscutibili: in 129 casi la diagnosi fu fatta colla emocultura e il germe isolato fu debitamente identificato a mezzo dei sieri immuni, agglutinanti ad alto tit.olo; in :395 ci si basò sulla agglutina.zione, ma quasi sempre si ebbero tassi così elevati da garantire completamente. Solo in una novantma di casi si ebbe soltanto una. diagnosi clinica e si trattò quasi sempre di individui accolti in piccoli ospedali civili, non attrezzati per queste ricerche. La tabeUa che se.gne dà un'idea dell'andMnento delle tre forme nelle varie regioni d'Italia e nei , ·ari mesi dell'anno. Dal quadro risulta che i casi di paratifo .A. nel 1927 furono in Italia, nell'esercito, 48 e quelli di paratifo B, 116. Dal lato stagionale non vi sono differenze sensibili dalle forme da B, di Eberth; dal lato geografico sembra che il paratifo .A. abbia sede prediletta in alcuni presidi dei Corpi d'armata di Verona e di Udine, nonchè a Roma, dove se ne osservò .il maggior numero di casi. Comunque, sembra da rivedere l'idea che questa forma sia poeo diffusa in Italia e localizzata a nuclei ben definiti e bene identificati, come ta.luno ha sostenuto. n paratifo B è più diffuso. Non vi è Corpo d'armata che non ne abbia dato un certo numero di casi, con prevalenza nei Corpi d'armata di .Alessandria e di Bari,. e in Sicilia~ Sardegna. Nel primo, anzi, il numero dei casi da paratifo B superò quello dei casi da bacillo di Eberth, per un episOdio epidemico svilùppatosi a.l campo ili Sarissola nel 44o reggimento fanteria, nef me.si di luglio, agosto. e settembre, episodio che diede ben 19 casi, tutti da paratifo B. Su qu~sto avrò occa-sione di ritornare. 2. -

Giornale df medieirn~ ml1itare.

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SPECCHIO IX.

Distribuzione geograf!ca del paratJD In Italia e andamento stagionale del medesimi. T (lrino ~ ES F.

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N.B. - Le IJiccole dJJl'erenzo fra questo e lo specchio m dipendono dal t.ntt.o ohn In quello al è tenuto oonto d el luogo ovo la lnfozlonc ru contratta, In quc~t.o tlol luoeo uovo 111 tnanlfOHt<). La diiJorcnm di 4 In tuono nel lotalu è dovut.a a • cali dtaguosttcatl como parattto oUotcamunro aottonto. Jo.:sel s,ono at.atl J)Orclò prownnc1111.

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579

n. NUOVO Lll'OVACCINO T. A. B., ECO.

VI. l

SINGOLI EPISODI EPIDEMIOI: LOlW GENESI ED IMPORTANZA.

1o Uno degli episodi più importanti fu quello da paratifo B, che si ~volse nel 44° reggimento fanteria, al campo di Sarissola, e

al ritorno del

reggimento a Novi Piemonte. ll reggimento veniva inviato a Sarissola verso il 10 luglio. Essa trova.si a nn chilometro e mezzo da Busa.lla. n 23 luglio si iniziò il primo caso e gli altri si svilupparono nell'ordine seguente, colpendo a prevalenza, ma non esclusivamente, il 1° battaglione. .!\umcro

Luogo

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Data

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2 settembre

Osservazioni

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La diagnosi dei 19 casi fu confermata colla. emocultura (10 casi) o colla sierodiagnosi (9 casi). Questa fu ritenuta probativa perchè avvenne a nn.a diluizione di 1:200 almeno, mentre non avveniva, o avveniva a tassi assa.i meno elevati, pel b. d'Eberth e pel paratifo A. La natura dell'agente" causale è dunque perfettamente stabilita.


580

IL NUOVO UPOVAOCINO T. A. B., E OO.

Non fu possibile accertare l'origine della infezione: ma il decorso della piccola epidemia è quanto mai suggestivo. Questo lungo stillicidio esclude senz'altro l'a<:qua, le verdure crude, il latte di casali in cui esistessero in· fermi o portatori: si esclude senz'altro la carne, perchè quella fresca veniva consumata ben cotta. e quella insaccata. non esisteva a portata di mano dei soldati: non resta altro che ammettere l'esistenza di uno o più portatori, probabilmente fra i cucinieri. Questa indagine non fu potuta praticare dalle Autorità sanitarie territoriali. La malattia colpì a preferenza le reclute: tutti i colpiti erano stati va<:cinati o rivaccinati nel 1927 col nuovo lipovaccino. La malattia ebbe in tutti un decorso mite o non grave, tranne in uno cl1e decedette. 2o Un piccolo episodio si verificò in un reparto lavoratori nella zona di Rezzo (Alpi Marittime). Si ebbero 9 casi, nel seguente ordine:

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13 agosto . 17

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Ossert~ationl

Tutti erano stati vaccinati nel1927 e tutti, meno uno, erano reclute. D ata la mobilità del reparto, non fu possibile scoprire l' origine dell'~e: zione. Furono tutti cm·ati in un piccolo ospedale civile, dove quei sawto.r1 si contentarono della diagnosi clinica. 3o I n nn battaglione del 24o reggimento fanteria, distac~to ~ Cormons, si verificarono, nel luglio, nove casi di febbre tifoide, di c~ uno seguito da morte. Le indagini praticate esclusero che si trattasse ~ propagazione da.Un. popolazione civile o di inquinamento di acqua. o di alimenti costituenti il rancio, e anche qui si dovette ammettere l'esi~tenz~ di qua.lche portatore, non potuto identificare. n primo caso di verificò tl


581

IL NUOVO LIPOVACCUiO T. A. B., ECC.

2luglio, l'ultimo il 20. Nella sola giornata dellO i casi furono sei. Curioso a rilevare, si trattò di tutte e tre le' forme di infezione, come risulta dal seguente specchietto :

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Data

Numero del cosi

Diagnosi

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di accertamento

2 luglio.

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Sierodiagnosi

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Eberth in un caso

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Para. tifo B in un caso

•

Pa.ra.tifo B

•

20 luglio.

l

Tutti, meno uno, era.no stati vaccinati nel maggio. 40 ll battaglione alpini Morbegno, dislocatosi a Camporosso (Tarvisio) il 26 luglio, dopo lunghe escursioni estive eseguite in Valle Spluga, aveva avuto, sul finire delle escursioni stesse, un primo caso. A Camporosso si ebbero 1l casi. L'accertamento fu fatto in un caso coll'emocultura. e in un altro colla sierodiagnosi (b. di Eberth). Negli a.ltri ci si contentò della. diagnosi c.linica. Certamente l'infezione non fu contratta a Camporosso: data la mobilità delle truppe alpine in escursione, non è possibile dire dove fu contratta e come. 5° Un focolaio più inlportante, anzi l'unico veramente importante di tutta l'annata si verificò nel presidio di Aquila, con 33 casi, di cui 23 nel 18° reggimento artiglieria da campagna, 9 nel 13o reggimento fanteria e l neJla, compagnia distrettuale. Qni siamo in un campo del tutto diverso dai focolai prima descritti: si tratta di una città che fino al 1927 incluso si trovava in cattive condizioni per qna11to riguarda l'acqua potabile. Infatti questa, prima abbondante, in seguito al terremoto della l\'!arsica diminuì al punto da costringére alla interruzione notturna della erogazione e da ricorrere a ripieghi, riparazioni di condutture, ed altri rimedi. :rvra questo non vuoi dire che le febbri tifoidi ad Aquila siano state di origine idrica, e ne vedremo le ragioni. n focolaio si svolse in quattro periodi successivi, parallelamente all'accentuarsi deUa epidemia nella popolazione civile: in marzo, 3 casi fra.


682

lL NUOYO LlPOVACCINO T. A. B., ECC.

i militari e 54 nei civili: in giugno, luglio ed agosto, 17 casi nei militari e 62 nei civili, in settembre, 3 nei militari ed 11 nei civili; in ottobre 4 nei

militari ed 8 nei civili. Una. osservazione che i sa.nita.ri dell'ospedale civile di Aquila banno creduto di poter fare è quella della mitezza grande dei casi verifìcatisi fra i militari, in confronto di quelli della popolazione civile: ad una mortalità. elevata di questi, corrispose una mortalità assai più bassa nei militari (casi 33, guariti 30, morti 3). I sanitari stessi hanno ritenuto che il feno· meno debba mettersi in relazione coll'avvenuta vaccinazione. Dei 33 casi, 27 erano stati vaccinati nell'anno, 6 lo erano stati antecedentemente col vecchio lipovaccino, o non lo erano stati affa.tto: per di pil\ fra i vaccinati ve ne sono tre che subirono l'iniezione il 5 luglio ed entrarono all'ospedale rispettivamente l'li e il 12 luglio: per ovvie ragioni che l'immunologia ben conosce, questi debbono esser considerati come non vaccinati, cosic· chè il numero di questi sale a 9 e quello dei vaccinati scende a 24. È dunque importante il fatto che fra i pocJrissimi non vaccinati nell'anno, si ebbero 9 colpiti, quasi che i non vaccinati nell'anno fossero il 28 % della forza! L 'accertamento fu fatto colJa sierodiagnosi : risultarono 14 c-asi da b. d'Eberth, 2 da paratifo .A, 12 da paratifo B . Per cinque esiste solo la diagnosi clinica. Circa l'origine dell'infezione, è da escludere quella idrica. Non si può ammettere che l'inquinamento di un acquedotto dia, per esempio nell'in· tero trimestre luglio-settembre, 62 casi in una città come Aquila; se ne sa· rebbero avute molte e molte centinaia \mprovvisamente, nello spazio di 10-20 giorni al massimo. Per di più questo stillicidio continuo di casi fra ìl marzo e l'ottobre è proprio dei piccoli, ma numerosi mezzi di contagio, non di origine idrica. Son certo che, studiando bene il fenomeno, si sarebbero trovati molti, moltissimi nuclei di infezione a tipo familiare. 6o Anche ad Ascoli Piceno si ebbe un piccolo focolaio nel 2250 reggimento fanteria. Si trattò di 6 casi, di cui 4 da. b. d'Ebcrth, uno da paratifo .A, ed uno colla sola diagnosi clinica. L'accertamento fu fatto colla sierodiagnosi, ma a tassi molto alti, cosicchè i risultati sono perfettamente attendibili. Quattro erano stati vaccinati nell'anno, uno col vecchio lipovac· cino nel 1926, il sesto non era. mai stato vacein~to. I,a consecuzione dei casi fu la seguente: il primo, il 12 settembre, il secondo, il 13, due il 21, uno il 28, e l'ultimo il 7 ottobre. Tutti guarirono. L'origine dell'infezione è rimasta oscura. 7° Finalmente ricordo il focolaio di Cagliari, a cui bo già accennato. Nella popola,zione civile di Cagliari serpeggiavano forme tifoidi che l'Ufficio cl'igiene municipale aveva determinate, coi mezzi di laboratorio, come prodotte dal b. ili Scbotmiiller. E fra i militari se ne erano verificmi due casi in maggio ed uno in agosto. Dal 25 settembre si osservò nel 16° reggimento artiglieria un vero focolaio infettivo, con 12 casi, di cui due accerlati coll'<mH)Ctùtura e 10 colla sierodiagnosi ad alto tasso, co· sicchè per tutti la diagnosi di parat,ifo B è da ritenere sicura. Nessuno era


IL NUOVO LlPOVACCINO T. A. B., ECO.

583

s ta.to vaccinato nell'anno; tutti guarirono, meno il caso verificatosi nell' agosto. La successione dei casi fu la. seguente: Numero Dnttl. del 08.81

25 settembre •

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Le ricerche eseguite avrebbero portato a. una conclusione che non è possibile accogliere senza qualche riserva. Nella ca<Serma esisteva un pozzo, la cui aequa era stata, in aprile, sottoposta ad analisi e riconosciuta ottima. Dei militari, pochi e saltual'iamente attingevano a questo pozzo, essendo la caserma fornita di acqua di condotta. Ora sembra che il pozzo si sia inquinato per comunicazioni con un pozzo nero, tanto che un ulteriore esame dimostrò nell'acqua presenza di ammoniaca, nitriti e bacterium coli. In realtà non può escludersi che i casi del maggio e dell'agosto abbiano servito per questa via ad inquinare l'acqua del pozzo: comunque, chiuso il pozzo incriminato, la piccola epidemia si arrestò. Sono questi gli episodi verificatisi nel 1927 in tutto l'Esercito: episodi ben limitati per numero e ben lontani da quelli ormai famosi del1924 (Camerino, Cesana.) ed anc!he da quelli, assai più miti, ma non trascura.bili dell926, dei quali il più grave fu senza. dubbio quello dell'Alta. Val Venosta, con circa 130 casi. Anche sotto questo punto di vista adunque non possiamo non compiacersi grandeme~te dei risultati ottenuti nel 1927.


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n. NUOVO LIPOV i!.CCINO T. A. B., ECO.

VII. LA VAOOINAZIONE PER VIA ENTERICA.

Dico subito che l'esperimento non è riuscito. Si erano vaccinati due interi reggimenti, nella speranza di poter vedere se, nella stagione estiva, e specialmente durante i campi e manovre, essi sarebbero rimasti immuni dall'infezione, pur trovandosi a éontatto con altri corpi e specialmente con popolazioni ciovili più o meno largamente colpite. Per ragioni di altra indole i due reggimenti furono inviati nei mesi di luglio cd agosto a compiere i tiri ed i campi di istruzione in regioni eccezionalmente salubri, dove i casi di febbri tifoidi nelle popolazioni civili furono limitati a pochi paesi e numericamente scarsissimi. La regione era di collina, perfettamente salubre, perciò i militari non si trovarono esposti a contrarre la malattia. Anche in Napoli i due reggimenti si trovarono in condizioni igieniche buone . .Altri reggimenti della guarnigione diNa.· poli sono in condizioni igieniche peggiori e durante i campi e manovre pare che siano stati in località dove si verificarono parecchi casi di febbri tifoidi. In complesso adunque l'esperimento non si può dire per nulla. conclu· sivo e i due casi di febbri tifoidi verificatisi fra i vaccinati per oB non possono dare nessun utile elemento di giudizio.

VIII. COMMENTO.

I fatti che ho riferito parlano un linguaggio cosl chiaro che non occorrono molte parole per illustrarli. Ristùta quanto segue: 10 Coi vaccini in mestruo acquoso comparivano negli umori gli anticorpi rilevabili coi nostri mezzi attuali di indagine. 2o Col vaccino sospeso in olio minerale tali anticorpi non comparivll;llO più, o, se mai, e raramente, in minima misura. . Jo Col vaccino sospeso in oli vegetali, in oli animali e in mestrui a tipo colloidale gli anticorpi sono tornati a comparire in misura notevole. 40 Gli inconvenienti locali osservati col vaccino in olio minerale (ascel'l~i, elaiomi) sono scomparsi completamente coll'uso dei nuovi vaccini · in oU vegetali, n.nimali e in me:.;truo colloidale. 5° Nella popohtziono civile di tutta Italia. l'anno 1926 fu estrema· mente grave per numero ili C<t::;i ùi infezioni tifoidi.


IL NUOYO LIPOVACOINO T. A. B., ECC.

585

6° Nella stessa popolazione civile il 1927 segnò un peggioramento, anzi ehe un-miglioramento, in quanto il numero dei ca.si subi un aumento, a.nzichè una diminuzione, in confronto del 1926. 7° Nella popolazione militare invece la casistica presentò un miglioramento molto cospicuo, riducendosi il numero dei colpiti da 1018 (1926) a 611. 8° Tenendo conto di coloro che erano sfuggiti alla vaccinazione e che furono colpiti dall'infezione in numero di 223, la casistica da addebitare ad insufficienza del nuovo lipovaccino si riduce appena a 388 infermi, il che rappresenta appena 1'1,04 per mille della forza. 9° Questa percentuale è la più bassa che si sia ottenuta dopo il 1920, ed è a grandissima distanza da quella del 4 per mille avutasi nel 1926. 10o n miglioramento grandissimo cosi ottenuto si è continuato nei primi sette mesi del corrente 1928, anzi si è talmente accentuato, che mentre nel corrispondente periodo del 1927 si ebbero 204 casi, nel 1928 se ne sono osservati soltanto 100. 11° Per di più sono scomparsi quasi del tutto i focolài epidemici cìrcoscritti che si erano osservati negli anni precedenti, e quei pochissimi che si sono osservati sono costituiti da poclli casi: in uno di essi (Cagliari) l'infezione ha scelto uno per uno tutti individui sfuggiti alla vaccinazione o rivaccinazione col nuovo lipovaccino. 12o Non essendo intervenuto alcun altro fattore nuovo capace di modificare l'n.ndamento della epidemia all'infuori della sostituzione del lipovaccino nuovo tipo a quello vecchio tipo, sospeso in oli minerali, il comportamento evidentemente inverso verificatosi nel 1927 nell'Esercito in confronto della popolazione civile, comportamento sommamente favorevole per l'Esercito, non può essere ad altro attribuito che al nuovo tipovaccino. 13o D miglioramento notevolissimo sopra accennato, e che riguarda i primi sette mesi del 1928 in confronto del periodo corrispondente ùel 1927, deve con tutta verosimiglianza attribuirsi al fatto che ormai tutto l'Esercito alle armi è vaccinato col nuovo tipo, mentre nei primi sette mesi del 1927 vi erano ancora molti individui vaccinati nel 1926 col vecchio lipovaccino e che erano sfuggiti alla rivaccinazione. È questo un elemento molto importante. 140 Dunque l'epidemiologia e le indagini di laboratorio concordano in modo mirabile fra loro per dimostrare che è bastato cambiare il veicolo del vaccino per ottenere nuovamente quegli eccellenti risultati, che si ebbero durante la guerra: e ciò in mezzo a una popolazione colpita larghissimamente da.lla infezione. · Quella riprova ·epidemiologica che si attendeva con impazienza è dunque venuta, e ha tagliato corto a tutti i dubbi, a tutte le cri· tiche. Confido che quanto ho detto servirà a convincere i dubbiosi che la vaccinazione è efficace.


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IL NUOVO LIPOVACCJNO ~. A. B., EOC.

Questi mi dira.nno, lo so, che se cosi fosse non dovrebbe verificarsi neanche quell'1104 per mille cbe abbiamo avuto. Ad essi rispondo che il ragionare così dimostra insufficie~te· comprensione dei fenomeni biologici, e che la cessazione assoluta dei casi di febbri tifoidi la vaccinazione non può, non deve produrla. Vi sono tutti quegli organismi che, vaccinati, non sono capaci di reagire contro la infezione attenuata che loro si inocula, sì come non sono capaci di reagire con mezzi efficaci contro l'infezione spontanea. N e abbiamo prove numerosissime: nella difterite la reazione di Schick può riuscire, a questo riguardo, assolutamente dimostrativa, e questa prova si può ripetere e si è ripetuta anche per le febbri tifoidi. Del :~:esto è ben noto che nei casi molto gravi di quest'ultima infezione la comparsa degli a.nticorpi negli umori (di solito le agglutinine rilevabili colla sierodiagnosi) è spesso molto tardiva e incompleta o viene a mancare del tutto. Sono organismi, in altri termini, nei quali esiste una incapa-cità. a difendersi dalla infezione, una incapacità a produrre anticorpi : questo spiega pure le differenze rilevate dai nostri ricercatori fra i vari soggetti presi per esperimento e vaccinati: Bruni trova in alcuni casi, dopo la vaccinazione, un potere agglutinante al tasso di 1:320, ma ne trova taJuni al tasso debolissimo di 1:20; R.omby ne trova taluni che danno l'agglutinazione persino alla diluzione di 1:800, ma ne trova qualcuno che non presenta affatto produzione ili agglutiniue; e differenze notevoli trova. altresì nella produzione di batteriolisina. n fenomeno adunque della mancata reazione di taluni organismi spiega e giustifica il percbè la vaccinazione debba avere degli insuccessi. Ma da questo al nega.re la efficacia della vaccinazione ci corre almeno tanto quanto ci correrebbe dal sapere elle il chinino e gli a.rsenobenzoli banno degli insuccessi al dire che il chinino e gli arsenobenzoli non hanno nessun potere curativo sulla malaria e sulla sifilide. . Vi è taluno che si senta in diritto di affermarlo!

lwma, agosto 1928.


ISTITUTO DI FISI OLOGI A UMANA DELL A R. UNIVERSITÀ DI RO!>IA

Pao.F. S. BAGLIONI

SULLE IODIFICIZIOKI FUKZIOKILI DELL'IPPIRITO ClBDIO·YISILE IK BIPPOBTO ILL' IIPIEGO DELLl IISGHERI IKTIGIS

LA FREQUENZA DEL RITMO CARDIACO IN RAPPORTO ILL'IMPIEGO DELLA MASCHERA ANTIGAS per il dott. Giorgio Giorgi; capitano medico

SECONDA NOT A ~ell'impiego della maschera antigas, subito dopo le modifìcazioni funzionali riscontrate a carico dell'apparato respiratorio, che hanno formato oggetto di una precedente nota (1), in cni sono ·stati rilevati, per mezzo del metodo pneumografico, fatti nuovi, evidenti e costanti, più o meno accentuati a seconda del tipo di maschera adoperato e del soggetto in esame, l'apparato cardio-vasale sarà quello che, più specialmente, potrà presentare modificazioni funzionali sensibili, dato che le due funzioni, respiratoria e circolatoria, sono cosi strettamente legate tra loro. Si può perciò affermare che l'esame funzionale dell'apvarato respiratorio, nella parte che è stata studiata, poicbè altri elementi di indagine rimangono ad esaminare, come la spirometria, l'apnea volontaria, ecc. in corso di studio, ba fornito elementi positivi nello svolgimento dei concetti che formano lo scopo di queste ricerche di fisiologia; che cioè, la «prova fisiologica '' potrà fornire elementi sicuri di giudizio, a scopo pratico oltre che scient.ifico, per lo studio e la scelta del tipo migliore di maschera a ntigas nei riguardi del suo rendimento. ~fentre i metodi per l'esame funzionale dell'apparato respiratorio, offrono tutti, chi più chi meno, elementi sicuri di giudizio, non può altrettanto affer marsi per i metodi d'indagine sulla capacità funzionale dell'apparato car dio-vasale, i quali, pure essendo numerosi e fondati su principi vari, presentano tutti più o meno delle deficienze, percbè troppe sono le difficoltà che s'incontrano nella ricerca, e nella interpreta7Jone dei loro risultati. Un m etodo diretto, preciso, esente da cause di errore, non esiste e quindi t utti quelli sino ad ora proposti, specialmente da quando nello

(l) Gronot. - Sulle ruodltlcazionl ~noumogrntlche determinate da.ll'lmplego della mascher6 antigas. - &ma - Minimro Guerra, 1926.


588

..

SULLE MODIJ'ICAZIONI FUNZlONALI DELL'APPAAATO, ECC.

st.udio della patologia, prevalse il concetto di sostituire alla conoscenza dello stato fisico di un organo, quello della sua capacità funzionale, offrono, chi più chi meno, argomento di critica. È naturale quindi che la scelta dei metodi da seguire sia di grande importanza quando si voglia procedere ad una. esatta valutazione della capacità funr.iona.le del ,cuore. Anzi è consigliabile di servirsi non di un sol metodo, ma di alcuni fra quelli che offrono maggiore garanzia di attendibilità e di precisione, sia per ovviare alle deficienze di ciascuno, sia per controllare reciprocamente i risultati ed avere nello stesso tempo più ele, menti di giudizio. Non riuscirà. inutile dare un rapido sguardo ai metodi sino ad ora proposti per l'indagine della funzione del cuore. In genere i principi su cui si fondano i vari sistemi di esame, sono basl"!.ti principalmente sulle modificazioni della pressione, della frequenza del polso, in seguito al cambiamento di posizione del corpo o in seguito a lavoro, o per aumento delle resistenze circolatorie periferiche. Così Graupner, Galli, Mariani, Schapiro studiaròno il comportamento della frequenza del polso nel passaggio dalla posizione orizzontale a quella verticale. La prova di SUihelin, Herz, Aubertin consiste nel fare eseguire della ginnastica e dalla. frequenr.a del polso che ,si determina. giudicano snlla funzionalità dell'organo. Lian, 1\fendelahon, valutarono il tempo necessario al polso per ritornare alla norma dopo lW. certo lavoro. Le variazioni della pressione in rapporto ad un lavoro muscolare furono studiate da Graupner e da P achon. ~fartinet Ba,ringher e Schrumpf, . Ambard stùdiarono contemporaneamente le modifìcazioni della pressione e la frequenza. del polso dopo il lavoro fisico, associando cosi il metodo di Graupner a quello di Mendelshon. Tra i metodi fondati sugli aumenti delle resistenze circolatorie periferiche il più importante è quello di Cardarelli - Katzentein, i qua.li studiarono il comportamento della pressione e del polso prima e dopo la. compressione delle due femorali al disotto dell'arcata crurale. Litten misura il tempo necessario al polso per ritornare alla norma dopo una inten.sa pressione dell'omerale. Varisco sostituisce alla compressione delle femorali la manovra. di Azuloy, mentre Lussana e Ferrio applicano la benda. di Esmarch agli arti inferiori. !Je prove basate sulle modificar.ioni del polso prodotte da uno sforzo muscolare sono in complesso quelle che possono fornirci dei dati a.bba:>tanr.a esatti sul grado della funzionalità del miocardio. E siste inolt re tutta una serie di prove cosidette farmacologiche fondate sull'azione cbe eserciterebbero alcune sostanze (pilocarpina., adrenalina, atropina, nitrito di amile) sulla. frequenza del polso e sulla pressione. Lo studio anche dei riflessi oculo-cardiaco (Dagnini 1908), addominoC:brdiaco o l:iegno del Livierato (1906) studiato da Prevel e da De Rossi; la reazione miocanlica di tonicità. alla concussione localizzata proposta da :Minervi, il riflesso oculo-miocr~rdiotonico di Minervi, possono fornirci dei d!bti c;~rù iologici non trascura bili. Vi sono inoltre degli altri metodi che hanno come mezzo di indagine l'npnea respiratoria, la quale è stata ampi!lmente studiata come mezzo d 'indagine della funzione respiratOiia. da molti autori: Sabrazès, Fla.ck


1

BULLE MODIFICA.ZIONI FUNZIONALI DEI.L Al'PARATO, ECC.

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George, Guillan Garcincet. Ma anche venne adoperata come mezzo di indagine dell'apparato cardio-vasale. Sta.nge la propone nello studio delle alterazioni del miocardio, Mosler ne studia le modifìcazioni che determina sulla pressione; a cni seguono numerosi altri autori: Binet e Bourgeois1 Tomaselli, Castaigne, Paillard, ecc. Anche l'oscillometria può fornire dei dati importanti per la valutazione funzionale dell'apparato cardio-vasale. In questi ultimi tempi ha formato oggetto di numerosi studi. '

PROGR.AM"MA DELLE RICERCHE E ME.ZZI D 'IN DAGINE ADOPERATI.

Trattandosi in queste ricerche di studiare l'influenza che alcuni tipi di maschera antigas determinano sull'apparato cardio-vasale in soggetti giovani e normali, molt-e delle prove suaccennate per l'esame funzionale dell'apparato cardio-vasale, se possono fornire dei risultati evidenti in soggetti ammalati con lesioni o1·ganiche del cuore, nei quali il più tenue sforzo può menomare l'equilibrio dinamico, negli individui sani l'applicazione della maschera antigas non può certo determinare delle modifìcazioni funzionali così profonde come quelle date da lesioni patologiche. Per cui insieme ad una tecnica minuziosa saranno impiegati i mezzi di indagine più semplici e più sensibili cercando di allontanare le cause di errore. Nello studio dell'apparato cardio-vasale, formeranno oggetto di indagine: 1° La frequenza del ritmo cardiaco; 2° La pressione arteriosa (massima, minima, differenziale); so Le modilicazioni sfigmografiche; 40 Le modificazioni oscillometriche, il rapporto, l'indice, la curva oscillometrica; 5° n rapporto tra ritmo cardiaco e respiratorio. Tutti questi dati vengono prima ricercati noi soggetti sen.z a la maschera, poi dopo l'applicazione dei vari tipi di maschera in esame (respiratore inglese di guerra, maschera francese a filtro grande, maschera tedesca di guerra, maschera inglese attuale, maschera A. R. 8.). RIT1110 CARDIACO.

Nello studio delle modificazioni funzionali dell'apparato ca.rdio-vasale in rapporto dell'impiego della maschera antigas, l'indagine sul comportamento della frequenza del polso in relazione alle mutate condizioni respiratorie, deve occupare il primo posto, poiohè gli stimoli e gli eccitamenti più lievi hanno una sensibile influenza sul numero delle pulsazioni. n ritmo cardiaco si modifica sotto l'influenza dei più vari e diversi fatt9ri, per cause fisiche e per cause psicbiche. Tra le prime, i movimenti del corpo hanno la maggior importanza. Anche i semplici cambiamenti della posizione del corpo determin~1no modificazioni sensibili. l\fa.riani, Galli, Aubertin ecc., hanno studiato le modificazioni del polso nel passaggio dalla posizione orizzontale a quella eretta ed hanno osservato che in un individuo normale si avrebbero da 6 ad 8 pulsazioni per minuto in più, mentre negli ipe1'tesi si ha stabilità del polso, negli ipotesi l'aumento è


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SULLE MODIFIOAZIONI FUNZIONALI DELL'APPARATO, ECC.

ancora più accentuato. Mendelshon applica il procedimento inverso, cioè il passaggio dalla posizione verticale alla orizzontale e giudica un cuore prossimo a diveni:re insufficiente quando si ba un rallentamento meno spiccato che nel sfmo, in cui la diminuzione è di 10-12 battiti, mentre nello scompPnso ca.rdiaco si ha un aumento di frequenza. Ma anche le influenze psichiche, anche le più insignificanti, hanno una ·notevole importanza sulle modificazioni del ritmo cardiaco. Tra le cause fisiche il lavoro imposto al cuore per l'esclusione improvvisa del circolo arterioso femorale, che si produce con la prova di CardarelliKaltzestcin, determina un'accelerazione del ritmo, però nell'interpretazione del fenomeno, i pareri dei vari autori non sono concordi. Infat.ti per Cardarelli e Kaltzestein nell'uomo normale non si dovrebbe avere accelerazione, la quale invece dovrebbe considerarsi un sintoma di alterazioni circolatorie. Mentre Hoke e Mende, Fellner e Rudinger, Morandi, Meldolesi G. ritengono l'accelerazione durante l 'esclusione del circolo femorale come una reazione normale. L 'applicazione della maschera antigas, che in definitiva consiste, quando non esclude la respirazione nasale, nell'interposizione di resistenze più o meno sensibili inspiratorie ed espiratorie, in rapporto allo studio del ritmo cardiaco, può, in certo qual modo, avvicinarsi alla prova di Cardarelli-Kaltzestein. In questa l'esclusione del circolo femorale determina. nn aumento riflesso dell'attività cardio-vasale, mentre l'interposizione delle resistenze respiratorie, le quali determinano come si è visto in prevalenza una dispnea d 'intensità, può portare delle modifica.zioni dell'attività cardiaca, dato che le due funzioni respiratoria e circolatoria, sono cosi intimamente collegate tra loro. Quindi lo studio del ritmo cardiaco in rapporto all'uso della mas·c hera · antigas potrebbe forrure elementi d'indagine nei riguardi della funzionalità cardiaca. PROVA STATICA.

La prova sta.tica venne eseguita su soggetti seduti, dopo un riposo completo non inferiore a 30 minuti primi. Inoltre in queste ricerche sull'apparato cardio-va.sale, in C\Ù le cause di errore sono assai più numerose per la. maggiore eccitabilità dei centri vaso-motori, che reagiscono prontamente ai più pic-coli stimoli in rapporto alla sensibilità organica individuale, bisogna porre il soggetto in ambiente isolato, a temperatura costante, lontano il più possibile da qualsiasi eccitamento esterno. Sono stati adoperati cinque tipi di maschera: respiratore inglese, maschera tedesca di guerra, maschera francese a filtro grande, maschera inglese attuale, maschera francese A. R. S., durante due ore di applicazione, con successivi controlli dopo 10" ; (nei successivi 10"); dopo 20'; 60'; 90'; 120' (nei successivi 60") e nel riposo dopo 10" (nei successivi 10"). P er ragioni eli brevità e affinchè dal complesso dei risultati che si sono avuti dai numProsi sog-gctt.i presi in esame emerga un effetto d 'insieme, è stat.a d<>dotta la medi<> delle cifre ottenute in rapporto a ciascun


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BULLE MODIFIOAZIONI FUNZIONALI DELL' Al'l'ARATO, ECC.

f4po di maschera, ricavandone la curva dell'andamento numerico delle durante tutto il periodo di prova (2 ore). Furono impiegati 18 soggetti, tutti giovani {20 anni) e sani. Per ottenere una reazione fisiologica che fosse l'espressione genuina delle mutate condizioni respiratorie, su ogni soggetto, per ogni tipo di maschera impiegato, venne eseguita una sola prova, per evitare di sottoporre l'organismo all'uso troppo prolungato della maschera, alla quale, come venne sempre rilevato, si adatta con grandissima facilità. Dalla grafica seguente, che riporta i risultati ottenuti, si può facilmente rilevare le differenza tra curva e curva, ciascuna riferibile ad un tipo di maschera. Si rileva innanzi tutto che l'applicazione della maschera., nei soggetti allo stato di riposo, determina un aumento del numero delle pulsazioni, il pnlsa~oni

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quale per alcuni tipi di maschere (francese a filtro grande, inglese attuale) presenta il massimo d'intensità dopo circa 10" di applicazione, mentre altrl..itoipi (tedesca di guerra, respiratori inglese di guerra) determinano il Massimo della frequenza circa un'ora dopo l'applicazione. L'aumento è costante per quasi tutto il periodo di tempo che il soggetto porta la. maschera, ma con intensità variabile, perchè, dopo aver raggiunto nn massimo, diviene sempre meno sensibile nell'ulteriore periodo di applicazione, e ciò in rapporto al processo di adattamento che l'apparato respiratorio e circolatorio del soggetto subisce man mano che esso si abitua all'uso della maschera. Come mostra la grafica, l'andamento delle curve non è uguale per tutti i tipi di maschera, ai q~ali le curve stesse si riferiscono. Mentre la


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SULLE MODU'1CAZION11 li't:NZIONALI DELL'APPARATO, ECO.

maschera tedesca di guerra presenta l'aumento· massimo di otto pulsazioni al minuto e il respira.to:re inglese di guerra di sei pulsazioni, dopo m ezz'ora di applicazione, e ambedue, incominciano a rilevare una sensibile diminuzione solo dopo un'ora e mezza, invece con la. maachera inglese attuale e con la francese a filtro grande, l'aumento medio massimo viene presentato dopo dieci secondi e la discesa incomincia già a divenire sensibile al trentesimo minuto primo. Ciò fa pensare che il periodo di adattamento per questi due ultimi tipi di m aschera è più breve di quello delle altre. I.a maschera francese A. R. S. presenta un aumento di pulsazioni pochissimo sensibile, ma più omogeneo. Quindi le modificazioni del numero delle pulsazioni riguardano due ordini di fattori: 1o entità dell'aumento; 2° duxata dell'aumento. Nei riguardi del primo, le differenze tra i vari tipi di maschera esaminati sono minime, se si eccettui la maschera A. R. S. (tedesca di guerra aumento medio massimo: 8- inglese attuale: 7- fra-ncese a filtro grande: 6- respiratori inglesi di guerra: 6 -A. R. S. : 2). Nei riguardi della duxa.ta, che è in relazione al periodo di adattamento, si rileva un sensibile vantaggio a carico della maschera francese a filtro grande e inglese attuale: mentre la maschera A. R. S. è quella che determina minore influenza funzionale sul ritmo cardiaco. Seguendo il comportamento del ritmo cardiaco, appena tolta la maschera si osserva, nella maggioranza dei casi, il ritorno alla frequenza normale nello spazio di 10"-20", nè si :rilevano differenze apprezzabili tra le varie maschere. Oltre a questi risultati d 'insieme, esaminando le singole curve individuali si rilevano differenze tra soggetto e soggetto, alcune volte sensibili. Tra queste merita di esser rilevato il fatto che, in genere, i soggetti i quali normalmente presentano tendenza ad uno stato tachicardico, l'aumento di frequenza. determinato dalle m aschere è meno sensibile in confronto ai soggetti con numero normale di pulsazioni. PROVA DINAMICA.

Se nello stato di riposo dell'organismo l'apparato cardio-vasale ha reagito all'impi<'go della maschera antigas, con un aumento di frequenza del polso, per quanto poco evidente, nel lavoro, certamente, le differenze saranno più ·sensibili, a simigli.anza di quanto si è rilevato nell'esame dell'apparato respiratorio, nei riguardi dell'ampiezza respiratoria. Le osservazioni che riguardano l'azione del lavoro mascolare sulla frequenza del ritmo carcliaco sono molto antiche. Dal lavoro di Hallf.'r (1760) si continuano per opera di BYTon, Falconer, Nick, Volkmann, Dehio, Tewild, Klextz, Lee e Vandesbuski.rk ace... In tutte queste ricerche gli autori sono concordi nell'ammettere che dopo un cetto lavoro fisico, anche se limitato ai soli movimenti degli arti e del. corpo, si determina un aumento di frequenza delle pulsazioni più o meno accentuato, non solo a seconda del genere e dell'intensità di lavoro, ma anche in relazione alla costituzione fisica del soggetto impiegato, all'età, al sesso, e in uno stesso soggetto•. al grOO.o di allenamento.


SULLE MODJJ'IC.t.ZlONl JrUNZIONALI DELL'APPARATO, ECO.

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Grumbaum, Amson e Mosso studiarono il comportamento del polso anche durante il lavoro., mentre i precedenti autori erano limitati al con· teggio prima e dopo il lavoro. Mosso riscontrò che l'aumento di frequenza del polso durante il lavoro non si manifesta immediatamente al principio di E~sso, ma sì determina poco dopo che è incominciato e scompare dopo un certo tempo che è finito. In seguito Thuesteon, Hurthle, Crist, Stahelin, Bowen, Casarinì ed altri, applicando il metodo grafico, hanno studiato comparativamente lo sfigmogramma nel ripQso con quello ottenuto dopo un det~rminato lavoro. I risultati delle loro ricerche confermarono i precedenti nei riguardi dell'aumento delle pulsazioni; di più rilevarono che la fase sistolica si accorcia molto meno di quella diastolica e che spesso si osserva un aumento di ampiezza delle pulsazioni con accorciamento dell'onda dicrota. Bowen impiegando un biciclo ergometro per la produzione del lavoro e con appropriato accorgimento di tecnica, ha ottenuto lo sfigmogra.mma della carotide duran~ il lavoro. Egli ha constatato che la frequenza del polso aumenta progressivamente man mano che progredisce il lavoro ; cessato questo, si ha una improvvis~ diminuzione delle pulsaziom, segnita da una graduale diminuzione; inoltre, contrariamente a quanto è stato notato da Mosso, ha rilevato che la frequenza del polso si manifesta sin dalla prima pulsazione successiva al principio del lavoro. Riprendendo in esame le ricerche dei precedenti autori, completandole con altri elementi d'indagine, 1\'Ioschini e Gerbino hanno confermato i risultati ottenuti dagli altri speriment.atori; di più hanno osservato che gli aumenti di frequenza che si manifestano durante il lavoro, non sono sempre graduali, ma spesso si compiono a sbalzi. La frequenza iniziale dei battiti ha importanza, nei riguardi dell'aumento successivo delle pulsazioni dumnte il lavoro, nel senso che un polso già molto frequente allo stato di riposo, dà un aumento proporzionale minore. L'aumento, salvo rari casi, si stabilisce sin dalla prima pulsazione successiva all'inizio del lavoro. Per !leterminare Io sforzo i vari osservatori si sono serviti di procedimenti diversi: Stahelin, Aubertin, della marcia e della corsa, ~evando che negli individui sani si ha un modico aumento delle pulsazioni, mentre questo diviene naturalmente maggiore nei cuori deboli. Lian fa seguire la prova del passo ginnastico sul posto per la durata di nn minuto primo con la velocità di circa due passi per minuto secondo. Egli ha riscontrato che in un individuo normale i battiti non superano i 130, ritornando alla norma dopo uno o due minuti, mentre nei soggetti malati la frequenza del polso oltrepassa i 160 impiegando maggior tempo ~r ritornare normale. Ambard sottopone i pazienti ad una prova. piut.tosto fat.icosa., cioè ad una corsa di 200 metri a passo ginnastico, con successiva salita, sempre correndo, di due piani di scale. Schrumpf esegue due prove : quella statica, che consiste nel passaggio dalla posizione orizzontale alla vertic.'\le, quella dinamica in cui fa eseguire da 5 a 20 flessioni sulle ginocchia; in ambedue studia le modifìcazioni e il numero delle pulsazioni e della pressione. 8. -

Giornale di medicina milita'l"e.


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SULLE MODmOAZIONI FU NZJONALI DELL' Al'PABATO, E CO.

Un procedimento quasi uguale adopra Martinet, ritenendo nei normali un aumento massimo di 4-8 pulsazioni passando dalla posizione orizzontale alla verticale e di 14·20 pulsazioni e 40 mi11imetri di mercurio di pressione dopo 20 flessioni sulle ginocchia, con un ritorno ai valori normali entro quattro minuti. Barringer si serve per produrre e valutare U lavoro di un biciclo ergografo. Nelle presenti ricerche, per produrre il lavoro venne impiegato il bi· ciclo ergometro di C. J. Martin. n lavoro eseguito dal soggetto deve essere moderato, perchè altrimenti le perturbazioni funzionali che si deter-

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N. 2.

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La linea piena. indica. il numero delle pulsazioni nel lavoro senza la maschera francese a filtro grande la linea punteggiata. il numero delle puls azioni nel lavoro con la maschera. La. freccia. discendente indica l'inizio del lavoro, quella ascendente la. fine del la voro.

minano, possono avere una prolungata persistenza, per cui le condizioni del soggetto non si ripristinano tanto facilmente. In tal modo non è più possibile l'esame comparativo tra i risultati ottenuti senza la maschera con quelli che si hanno con la maschera. D biciclo ergografo venne perciò

graduato con una elevazione angolare 0·3, facendogli compiere 60 giri al minuto primo. Per evitare errori di conteggio venne applicato il met()dO grafico determinando il tracciato sfigmografico per mezzo del sistema oscillografo di P achon: capsula oscillografica.


595

SULLE ltOOtFlCAZIO:sl FUNZIONALI DELL'APPARATO, E CC.

È stato necessario servirsi di soggetti di buona volontà, docili ed intelligenti, perchè debbono riuscire a compiere il lavoro al biciclo tenendo il braccio destro abbandonato lungo il tronco, evitando qualunque contra-

zione dei muscoli del braccio stesso. Si sono ottenuti in tal modo dei tracciati sfigmografici del soggetto durante il lavoro, mentre il tempo veniva Tegistrato dall'orologio di Jacquet. n primo conU>ggio venne eseguito nel riposo, poi nel lavoro senza maschera con tre controlli successivi: dopo 60" (nell'intervallo dei successivi 30") dopo 5', dopo 10'. Cessato il lavoro, venne seguito il comportamento della frequ enza dopo 10' e 60" di riposo. lPO

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GRAFICA

N. 3.

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La linea piena indica il numero delle pulsazioni nel lavoro senza la ma. schera tedesca di guerra, la linea punteggiata il numero delle pulsazioni nel lavoro con la maschera. La freccia discendente indico. l'inizio del lavoro, qu ella ascendente la fine del lavoro.

Prima di procedere al lavoro con la maschera, si a ttese sempre che il polso non solo ritornasse al numero primitivo di pulsazioni; ma che il soggetto godesse di un'ora di assoluto riposo. D opo tale periodo veniva iniziato il lavoro con la maschera procedendo come sopra. Per avere una visione organica del fenomeno, i risultati ottenuti debbono essere valutati nel loro msieme, perchè varie sono le differenze riscontrate tra soggetto e soggetto, che riguardano non solo il grado di reazione, ma che in qualche caso possono sembrare contradittorie. Dal loro insieme emergono invece dei fatti che forniscono indubbiamente elementi


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SULLE MODli'ICAZIONl F UNZlONALI DELL'APPARATO, E OC.

apprezzabili di giudizio. P er cui sono sta ti dedotti i valori medi ottenuti dai numerosi soggetti esaminati, raggruppandoli in relazione ad ogni tipo di maschera impiegata allo stesso modo che si è proceduto nella prova stat.ica. I tipi di maschera impiegati furono diminuiti, perchè si è visto che le modific.azioni più sensibili sono in rapporto con tre fattori che rappresentano le differenze sostanziali tra i vari tipi di maschera: 10 E sclusione della respira zione nasale come si ha nel respiratore inglese di guerra; 2o Presenza di valvole respirat orie (in spirazione , espirazione) come si ha nella maggioranza delle maschere; 3° Assenza di valvole respirat-orie come si ba nella maschera tedesca. di guerra. 5'

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GnAnCA N . 4. R ESPffiATORE UWLESF. DI GUERRA.

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Le ricerche vennero eseguite sugli stessi ~;oggetti impiegati nella prova statir..a. All'esame delle sud•1ctte grafiche si rileva innan zi tutto che nel lavoro con la mascllera in tutti e tre i tracciati si ba un anmento complessivo medio del numero delle pulsazioni in confronto al lavoro senza la maschera, con dii'ferenza sensibile tra i vari tipi. La grafica n. 2 riporta i ri:;ultat.i ottenuti con la maschera francese a filtro grande. Si rileva, come mostra la linea tratteggiata, che l'aumento


SULLE MODmCAZIONI FUNZIONALI DELL'APPARATO, ECC.

697

mas8Ì.IIlo di 8 pulsazioni che si ba nel lavoro eseguito con la maschera in confronto dello stesso lavoro senza la maschera si manifesta. dopo 5' di lavoro, ma che già dopo 10', la differenza incomincia. ad attenuarsi, mostrando in tal modo, la maggioranza dei soggetti una certa tendenza. all'adattamento funzionale. Nel riposo le due curve vanno rapidamente avvicinandosi, per cui dopo 60" la differenza non è più apprezzabile. La reazione determinata dalla maschèra tedesca di guerra è piìt sensibile della precedente, come mostra la g-rafica n. 3. La differenza massima di 10 pulsazioni si manifesta dopo 10'; ciò cbe dimostra. che l'adattamento funzionale dopo tale periodo di tempo non incomincia a manifestarsi ancora. Durante il riposo il numero deUo pulsazioni si mantiene ancbe dopo 60" sempre sensibilmente elevato. Questa maschera, quantunque presenti tma resistenza di filtro inferiore alle a.lt.re, dà nna reazione più ev:idente. Ciò è da mettersi in relazione al fatto che, essendo sfornita di valvole respiratorie, l'aria di espirazione, dovendo ripassare per il filtro, incontra una sensibile resistenza anche espiratoria. Inoltre l'assenza di valvole fa sì che lo spazio nocivo present·i un maggior volume. La grafica. n. 4 mostra che il respiratore inglese, il quale esclude la respirazione nasale, determina un aumento poco sensibile. Nei risultati indi·viduali si è notato in qualche caso anche una leggera diminuzione del numero delle pulsazioni nel lavoro con la maschera. Però, mentre la reazione è minima come entità, essa non a ccenna ad attenuarsi, ma va leggermente aumentando dopo 10' di lavoto, mentre nei primi 60" di riposo il ritorno alla norma si mostra. molto più lento, per cui le due curve banno un andamento divergente. Nei riguardi del numero degli atti respiratori, come venne rilevato nella precedente nota, si vide elle il respiratore inglese di guerra determinava una diminuzione del loro numero, mentre produceva un'accentuatissima dispnea d 'intensità., in confronto agli altri tipi di maschera, senza esclusione della. respirazione nasale, i quali determinavano una dispnea d 'intensità. in grado minore, accompagnata però da. una dispnea di frequenza. Questa diversa reazione che determina il respiratore inglese di guerra, non deve interpetra.rsi nel senso che questo produca un minore grado di affaticamento dell'organismo; ma deve mettersi in rapporto con le modifì.cazioni della meccanica respiratoria che si producono nella respirazione esclusivamente boccale. Q.uesti fattori debbono essere studiati al di fuori della resistenza dei :filtri. In t11tti i soggetti, sia nel riposo che nel lavoro con la maschera, si è rilevato sempre una notevole facilità di adattamento da parte dell'organismo a respirare attraverso il filtro, tanto che per evitare che uno stesso individuo, acquistando attraverso le successive applicazioni questo grado di allenamento, mostrasse delle reazioni meno sensibili nel successivo svolgersi delle esperienze con le varie maschere, si è proceduto nell'ordine di successione in modo che, nell'applicazione delle varie maschere, non fosse sempre lo stesso per tutti i soggetti, ma seguisse invece una successione variabile nella stessa misura. per ciascun soggetto. CoNOLUSIONI. Nel continuare le ricerche da me iniziate, sotto la consulenza del prof. Baglioni, al principio del 1925, epoc.a in cui fui assegnato al laboratorio di fi siologia del servizio chimico militare, sento il do-


59.8

SULLE MODIFlCAZIONI FUNZIONALI DELL'APPARATO, ECC.

vere di rivolgere un reverente pensiero di riconoscenza alla memoria del compianto generale ing. Lorenzo Penna, che ba fornito i mezzi necessari alle ricerche di fisiologia che tanta importanza hanno nello studio della maschera antigas, dotando il laboratorio degli apparecchi d'indagine più moderni; a cohù che organizzò con spirito veramente eclettico il ~ntro chimico militare, riunendo in un organico e fecondo lavoro quelle discipline che formano i capisaldi indispensabili di una razionale organizzazione antigas: la chimica, la fisio-patologia, la fisica e la tecnica.

n programma delle ricerche esposto nella precedente nota già. citata, emerse dalla constata.zione che l'·i1npiego della 1na.schera antiga-s induce nell'organis?no delle modificazimti ftmzionali, per cui si vengo·no a determinare nel sold.ato delle cmulizioni fisiologiche eccezionali, che interessano più specialm611te l'apparato respiratorio e cireolatQrio e che cmtducmw ad una ·menomazione sensib·ile della sua resistenza organica, determi?tandosi però nello stesso tempo fenomeni funzimtali di adattamento che contribuiscono a rende-re meno danmoso l'i·mpiego della maschera stessa.

Le attuali ricerche, come quelle che seguiranno, s'imperniano su fatti rilevati e fissati nella precedente nota, cioè : l o L 'impiego della ?na.schm·a antigas provoca aUm·azion·i funzio?taU che varia:tw n<>n solo in relazione al tipo di maschm·a, ma spesso anche a seconda d.el soggetto in. esame i 2o Q·ueste ?nodifì.r.azioni ftmzionali, se sono più specialmente determinate dalle resistenze respiratorie del fì.lt·ro, sono in rapporto Mwhe con altri fattori, come l'esclusione della respirazione nasale1 la p1·esenza o meno delle valvole respiratorie, la lunghezza dello spazio morto ecc. ; 3o Dalla vnterpretazione delle reazioni iunzionali, specialm611te in rapporto al loro grado d·i intensità, possono emergere degli elementi di giudizio, <legli indici, che permettano di giudicare, com.parati·vamente, qu.ale ma8chera, dal pttnto di vista esclusivarne?tte obb·iettivo, menomi i1~ minor grado la r e8ist8n_za del soldato al lavoro (prova fisiologica).

Le presenti ricerche sull'apparato circolatorio, iniziate con 1o studio della frequenza del ritmo cardiaco, banno condotto a ~tabilire che : l o Le varie maschere antigas, tanto nel riposo che durante il lavoro, provocano, nella grande maggioranza dei casi, un aumento del numero delle pulsazioni, che è più sensibile nel lavoro ; 2o Tale aumento, che è una della espressioni della. reazione funzionale dell'organismo, che si produce per le condizioni anormali che l'impiego della maschera antigas determina nell'apparato respiratorio, ubbidisce alla fisiologica. legge di adattamento, per cui, raggiunto un massimo d 'intensità, che per ciascun tipo di ma~>chera è vario in rapporto al grado e al tempo, va regredendo man mano che si è raggiunto un certo grado di allenamento; 3o Questo aumento, quantunque sia variabile a seconda dei soggetti ii:npiegati, purtuttavia., qualora le ricerche siano condotte su un gran numero di soggetti, può fornire, seguendo l'andamento complessivo medio della curva, degu elementi di giudizio apprezzabili per la valutazione del rendimento fisiologico della maschera antigas.


SULLE r>IODIYICA ZIONI FUNZIONALI DELL.Al'FARATO. ECC.

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CASUISTICA CLINICA

DIREZIONE DI SAl~ITÀ MILITARE DEL CORPO D'A~IATA DI TPJESTE

SU DI UN CASO DI MORBO DEL DUPUYTREN per il dott. Giuseppe Massarottl, colonnello medi<'o

È capitato sotto la mia osservazione, per una decisione medico-legale, un caso che, pur essendo clinicamente abbastanza comune, merita di essere rilevato per l'importanza medico-legale. Trattasi di un ex militare A. U. affetto da morbo del Dupuytren e pel quale era in discussione il rapporto fra la malattia e l'allegata causa di servizio di guerra. Il Collegio medico-legale mi richiese un parere motivato sull'eventuale dipendenza delrM'rbo del Dupuytr&r~ da congelamento, essendo stato l'individuo sul Grappa. Riferisco brevemente la storia, raccolta direttamente dall'individuo:

s..... Giovanni, fu Antonio, nato a. Pola., e domiciliato attualmente a. Trieste, della. classe 1877, di professione scaricatore del porto di Pola. prima della. sua chiamata. alle armi. Anamnesi: ereditaria. e personale negativa.. Fu arruolato nel giu· gno del 1914 in artiglieria da campagna a Pola. ed inviato a M. Cope (P ola.), dove riwa.::;e per 17 me:;i, dio>itupegnl:'udo il ~;ervi~io di gtut.rW,. e di tn&lovre dei pEYLzi. Prima della. guerra. aveva. fatto servizio da permanente nella Marina militare. Dall'ottobre 1915 a.l novembre 1917 prestò servizio territoriale nel p r esidio di Pola. e nel Forte Pomer (Pola). Nel novembre 1917 fu inviato sul Grappa e vi rimase fino all'armis tizio, impiegato dapprima quale servente ai pezzi per t r e mesi, e poscia. quale conducente a.l piano. Durante Ìl servizio in batteria fu adibito allo scarico dei bossoli (tirar fuori i bossoli vuoti durante il tiro). D opo t re me.<si da che era s ul Grap pa. riferL<>ce di aver incominciato ad a vvertire dolori ag li avambracci ed alle mani. Riconosciuto affetto da reumata.lgie, che gli producevano una diminuzione della capacità. lavorativa, fu trasferito al reparto ca.rreg!!lo dello stesso reggimento, al piano, in località che egli non sa denominare. D opo 5 mesi di tale servizio - al piano - incominciò ad avvertire \Ula. certa retrazion e d elle due ultime dita., prima n ella mano sinistra. e, poco dopo, anche a d estra, r etrazion e che è andata sempre- gradatamente aumentando fino allo stato attuale, e lentamen te continua tuttora. Non fu mai ferito e n on fu mai ammalato da. richiedere un ricover o ospedaliero od uno speciale pro vvediment o medico-legale. L 'a mmala t o riferisce inolt re di aver notato, prima della retrazione delle dita., la for mazione stùla pa lma d elle mani, corrispondentemente alla regione meta.ca.r· p ea delle d ue ultime dit a, d ei piccoli punti infossati, ombelicati, cui seguiva. poscia. un a maggiot'e e pitl a ccen tuata retrazione. Nega a.'<-~olutamente di a ver sofferto di congelazione o di perfrigeramento alle mani od a i piedi. F u congedato a ll'annistizio.


SU DI UN OASO DI MORBO DEL DUPUYTREN

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Di buona originaria costituzione organica, si presenta in discreto stato di nutrizione, corrispondente all'età (51 a1mi) ed all'attuale sua. occupazione (portinaio).

All'esame obbiettivo attualmente si rileva bila.temlmente e aimmetricamenu in ambo le mani: flessione permanente della. prima falange del 40 e so dito, con leggera semif:les.~ione delle articolazioni falange-falanlo!inee, fatti che sono pi~ accentuati nella mano destra, dove il mignolo, più ancora che a sinistrt\. si presenta con l"uJ. tima. falange quasi sottoposto all'anular,e. I movimenti di flessione e di estensione segmentari sono quasi aboliti. Sulla linea. cutanea. palmar-e dis tale s i nota. lm forte ispessimento cutaneo calloso. Inoltre sulla faccia pa.lmare d ella mano destra s i notano 3 piccole fovee puntiformi, di colorito leggermente biancastro, cicatriziale, di cui due Slilla regione metacarpea dist.a.le d el te1·zo dito ed una sulla. re~one metaca.rpea. distale del secondo dito; sulla. farcia pa.lmare della mano sinistra invece si rileva. una. fovea. puntiforme sulla regione metaca11Jea dil'<tale del dito medio, ed una. plica. cutanea di retrazione s ulla faccia intemtl. (coni:spondentemente all'articolazione falango-fa.lan~nea del terzo dito) e due altre fo,·ee puntiformi sulla. faccia. palma.re della. medesima. articolazione. La palpazione fa notare la presenza di noduli ispessiti e duri sottocutanei. . La funzionalità del pollice e delle prime due dita lunghe è n01·male in ambo le mani, ad eccezione del dito medio dell~ mano s ini:;tra che presenta una legge1·a diminuzione della completa. estens ione. Normali le articolazioni ed i movimenti del polso iu ambo le mani. Il trofi:~mo è perfettamente conservnto e le ste.:sse I·e~rioni ipotena.ri più che un.a. vera. atrofia - ex 1W"n U.'>!t - presentano piut-t.osto i fatt.i e\"identi di una re trazione. I muscoli interos.'lei sono perfettamente conservati. Nessuna. alterazione del trofismo delle unghie. L 'esame neuro-elettro-dia.gnostico degli arti superiori è completamente negativo.

Dall'insieme dei sintomi suddescritti non vi ha alcun dubbio che t ra.ttisi di morbo del Dt~puytren . E sso è dovuto - per unanime consenso ad una retra,zione dell'a.ponevrosi palmare perne?formazioneconnettivale ·e successiva retrazione. L'anatomia patologica ha già stabilito che dall'aponevrosi palmare partono densi fasci di fibre connettivali che vanno alla cute in senso verticale, e che corrispondono obbiettivamente a quelle piccole fovee puntiformi suddescritte e rilevate s1ùla faccia pa.l mare ùelle mani. Su questi prolungamenti aponevrotici si formano not.evoli proliferazioni, deformazioni fìbromatoidi, che anche nel caso io esame si palpano sotto la. cute come ispessimenti no<lulari circoscritti. Dupuytren ne attribuila causa al la voro eccessivo; ma. su ccessivament~ Boye:r, Cooper, Durante, Bergmann ed altri la riferirono ad alterazioni del ricambio (gotta, artrite, uricemia., diabete, ecc.). La stessa bilateralità ed uguaglianza delle lesioni, nonchè la loro simmetria. in ambo le ma,ni, stanno infatti più per una forma costituzionale che per un' affezion·e esclusivamente locale. Non si può dubitare <li una pa ralisi del cubitale, perchè, a prescindere dalla bilateralit~ ed nguaglianza dell'affezione (senza cause traumatiche o malattie che avessero potuto determinarla.), non esiste il caratteristico atteggiamento a griffe, la. iperestensioue delle prime faJangi delle due ultime dita (qui abbiano una iperflessione di dette falangi) per la paralisi degli interossei, non esistono fatti ùi atrofia nè degli spazi interossei nè delle regioni ipotenari, non esiste alcuna alterazione n('i movimenti del


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SU DI UN CASO DI :.tORDO DEL DUPU'I:"TREN

polso od alcuna deviazione, non vi ha perdita dell'abduzione del pollice, ecc . .La mancanza di lesioui traumatiche agli antibracci e sul dorso delle mani esclude una retrazione palmare delle due ultime dita per eventuali lesioni degli estensori delle dita con predominio dei' flessori. Per quanto poi si riferisce ad un eventuale congelamento - quesito principale postomi dal Collegio medico-legale - a parte che l'individuo nega espressamente interrogato (egli non >i fa alcun accenno nella storia}, di aver sofferto di congelamento alle mani, solo i congelamenti di 2o grado (che non potevano certo sfuggire al paziente) a.vrebbero potuto determinare fatti gravi neurotrofici e neuritici periferici, i quali non avrebbero naturalmente lasciato intatto il t rofismo della mano nelle varie sezioni e nei vari elementi (muscoli, cute, unghie, ecc.). In ogni caso la lesione si sa· rebbe iniziata distalmente, dalle dita e non dalla mano. Da tutto il suesposto quindi per quanto si riferisce alla causa deter· minante dell'affezione, nel caso specifico. non si può ritenere questa dipendente dal servizio di guerra. Nessun servizio faticoso il S. infatti ba disimpegnato, stando anche semplicemente ai fatti, quali vengono da lui medesimo esposti. È da tener presente invece che egli esercita>a già prima - e da molti anni - il mestiere di scaricatore a.l porto di Pola. È quasi certo quindi che la malattia, qualunque etiologia le si voglia riconoscere, si sia iniziata prìma della sua chiamata alle armi e che abbia, indipendentemente dal servizio militare (chè questo fu indubbiamente più leggero assai del sùu mestiere abituale), seguìto fatalmente il suo corso, tuttora progrediente, nonostante sieno cessate le cause proetestate per la sua insorgenza e manifestazione. Che se una affezione tiene ad una causa diretta traumatica, essa dovrebbe per lo meno anestarsi quando quella è venuta a cessare. Per tutte le ragioni suaccennate ho ritenuto che il nun·bo del Dup1LYt1·en nel caso del S. non dipende da cause di servizio di guerra - e che questo non ha nemmeno influito nell'affrettarne o ncll'esagerarue il na,turale decorso.

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NOTE DI IGIENE PRATICA

l PKO~O~ITO ~El ~ORTITORI ~16fRMI DflLI ff!BRE TlfOI~E

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per il dott. Antonio AngeUnf, maggiore medico

Intendo riferirmi alla. collettività militare, che più dj ogni altra ha bisogno dj essere dife.'!a dalla febbre tifoide. L'orllanis mo del g iovane soldato è facile preda di questa infezione, per cause varie. quali l'età propizia alla invasione del germe, l'inurbamento con le sue facili occasioni dj contagio, lo strapazzo corporeo, la vita in comune. Disse, vari anni or sono, il Bri.icher, che ogni caso di febbre tifoide trae la propria. origine da un portatore. Se l'as.'i!ioma di B1·iicher pecca di esagerazione, è però incontestabile ch e della profilassi antitifica delle collettività siarlo magna para i portatori, ai quali l'igienista guarda in special modo dopo che dalle opere pubbliche di approvigiona.mento idrico, non sortì potente, come esso vag heggiava, l'element-o debellatore della endemia tifosa. Vi sono, com'è noto, portatori guariti e portatori sani, e la eLiminazione dei germi può avvenire attraverso le feci, o attraverso le urine, oppure attraverso feci ed urine insieme, con i conseguenti pericoli di contagio per causa diretta ed indiretta. Rappr-esenterebbero i portatori guariti 1'8-10 % dj coloro che soffersero l'infezione, e ne eliminano i germi per un tempo indeterminato, dj anni t.!!.lora.; i portatori sani sono dei soggetti rinvenìbili nelle zone dj endemia della febbre tifoide e di solito cessano di essere eliminatori di germi dopo 15-30 giorni, con un massimo di 3 mesi. Pare che la. infezione da para.tifo B, dia l'increment.o maggiore alla esistenza dei portatori. Bisogna. difendere la caser·ma da questa insidia, nascosta sotto ingannatrici parvenze di salute e di vigoria, tanto più che la questione delle latrine, cui cosi tanto collegasi la. pericolosità del portatore, non ha raggiunto una soluzione che soddisfi l'igiene, ed in proposito si è levata sù qt.este pagine aut-orevole voce. L'insidia deve essere s,·entata prima che la insorgenza della. infezione spinga a rintracciarla.. còmpito è irto di difficoltà, cl\e impediscono di assolverlo a fondo, ma ancl1e la parziale soh17.ione de l problema può e deve dare risultati profilattki. Per saggia disposizione della nostra Direzione generale, il militare che t orna in patri:~;to dopo sofferta la febbre tifoide, deve tornarvi in condizioni di avvenuta guarig ione batteriologica. Bisogna quindi eseguire, dopo la guarigione clinica, due esami culturali di feci ed urine, a dlistanza. di una. settimana., pur tenendo presente che un terzo esame, alla stessa distanza di sette giorni, sebbene non prescritto tassa.tiva.mente, è raccomandai<> dalle norme di regolamentazione in materia, vigente in qualche Stat<>. D provvedi.mento, di evidente alta portata profilattica, salvaguarda. ancor prima della popolazione dj casenna, la popolazione civile, in mezzo alla. quale il convalescente avrebbe potuto farsi incosciamente disseminatore di germi virulenti, in messe rigogliosa e minacciante. Ch'io sappia, presso di noi in nessun'altra collettività, la riammis.<Jione del tifoso guarito è subordinata alla. constatazione della sua guarigione batteriologica. La stessa. legislazione sanitaria scoi.Mtica. si limita a fissare a 40 gmorni dalla guarigione clinica, la riammissione in c l asse dello scolaro che ebbe l'infezione tifoide. Al ritorno dalla licenza di convalescenza, il rnìlita.re non deve essere dimenticato e panni non inutile escluderlo da mansioni che importino coniazione o manipolazione di alimenti, e su di es.'!o dovrà. cader·e l'attenzione nelle incnieste epidemiologiche, in occasione di casi di febbre tifoide. Ciò in considerazione che il portatore può avere eliminazioni di germi intervallati e per fatalità potrebbero i prel&vamenti di feci e di urine, per i precedenti esami subiti, aver coinciso con un intervallo libero. .La. mancanza di una legislazione civile per la ricerca del portatore, non garantisce affatto da questo la collettività. militare, al giungere del nuovo contingente,

n

(•) QU8ntunqu& l'argomento ala già. stl\to t.rattato pt<'Cedent<m~nt& dal colonnello m erllco pro f. O. B. Marlotti-Bianel\1 ('l'cdi ftlso. VII c. a.), rlt.enlaruo oppor! uno, data l'Importanza della q Uf'letlone, di pubblicare anche QUeJ!ta nota.. - (n. à. r.) .


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NOTE DI IOrENE PRATICA

ed il pericolo ch e corre la. caserma. in tale occasione è evidente e notevole. ll frugare nelle notizie anamnestiche dei nuovi giunti, per scoprirvi chi abbia. sofferto l'infezione tifica, o almeno dichiarata tale all'individuo, da meno di un anno (dico un anno, perchè i dati tratti da.lle sistematiche ricerche s ulla parabola di eliminazione batterica, dimostrano che, salvo casi non frequenti, il portatore cessa di essere tale entro un limite me.ssimo di 12-14 me.~i) ò di indiscutibile utilità pratica, perohè avremo sotto mano soggetti, che prudenza. consiglia. di non mescolare nei servizi connessi alla aliment&?.ione della collettività, e che debbono apparire indiziati a.ll'llfficiale m etlico di ca.'!erma. il quale non deve mai dimenticare che l'opera vigile di polizia. ed investigazione sanitaria, gli risparmia spesso il còmpito delle doloroile inchieste epidemiologiche. È . que.'ìto il progr~a minimo nei riguardi di questi soggetti, ma merita di assero presa in considerazione l'attuazione del programma massimo. cioè l'indagine di laboratorio sulle loro feci ed urine, specialmente se ri· sulti che il so,llgetto abbia avuto fatti morbosi a carico della cistifellea., il noto serbatoio della flora tifo pa.mtifosa. Mi pare gillStifìcata J'ospedalizzazione, per il prelevament.o, con le dovute regole, dei predetti materiali d'investigazione batteriologica. P er rendere più probativa questa indagine, che d'altra parte non potrebbe essere ripetuta in &V\'enire, per intuitive d iftìcoltà. pratiche, il preleva.mento fecale pot.rebbe essere preceduto da un trattamento attivante sulla eliminazione dei ~enni cne si ricercano e cioè: somministrazione citi un colagogo e successiva. lavanda

intestiMie. ll miSCOnOSCimento della febbre tifoide, qllalor& 8.-'t.')Um& parvenza cliniche insolite e decorso lieve (ad esempio febbricole gastro-intestinali}, può creal"El portatori addirittura insospettati e quindi tanto più pericolosi. Contro questa non rara. evenienza. gioverà il largh eggiare. per parte dei luoghi di cura, nelle emoculture o n ella. Widal, debitamente interpretata, avendo cioè riguardo al tempo trascorso dalla pregresso. vaccinazioné o.ntitifica. nonchè l'oculatezza. circa il criterio epidemiolo~co della successione di oasi. Nei riguardi del portatore sano, conviene confessare il nostro disarmo o quasi, non potendosi pensare a. rintra.cciarlo nel mare magnum di masse di uomini, tanto più che, a. differenza. di quanto avviene per il colera con il terreno di Dieudonné, non possediamo un mezzo facile di isolamento dalle feci del bacillo tifico, sicohè fu detto esse1·e le ricerche nelle feci del tifo e della dissenteria, i veri figli del dolo're della. tecnica batteriolo~ca. Però, al primo sospetto di episodio epidemico, dovrà tentarsene la. ricerca. nella. cerchia. dei servi1.i inerenti alla. alimentazione e n el piil diretto entourage del malato. Coloro che abbiano assistito tifosi debbono ritenersi indiziati quali portatori sani. e cio ha importanza pratica. nei riguardi dell'igiene ospitaliera e di quella. delle compa.gnie di sanità. Per fortuna il portatore sano è a.oss11i meno pericoloso di quello guarito, perchè, emettendo feci solide e ben conformate, la. dissemi11azione dei germi è più limitata. Mi pi!U'.e rammentare, a proposito di portatori di germi delle febbri tifoidi, qmmtn attenzione meritino i Reparti sllSSistenza: s i pensi che essi irradiano a mig liaia di uomini i viveri e sono intllitive le doloroso sorprese che un solo portatore potrebbe riserbare. La. vaccinazione profiJattica antit.ifica non sopprime il portator e, come potrehbe far cr~ere il fatto, che il trattamento con dosi gradualmente crescenti di Vfwcino a.ntitifico, meglio se iniettato per la via delle vene, com e un recente osservA.tore vorrebbe, figura fra i mezzi numerosi proposti per risolvere la spinosa. qu~tione di at.erilizza.re il porwtore medesimo ; ~nto l& questione è spinosa. che anche ogrri si ritiene che per dichiarare guarito un portatore occorre siano nej!atid IO css.mi eli feci nello spazio di un anno. D~mque la ricerca del portatore bR. sempre piena r11.Jrione d 'essere, malgrado la vaccino-profilassi. Non ha certamente biiio,;rno di dimo~trazione il v~tiOI'e della. vA.Ccinazione nella lotta contro la febbre tifoide, ma. e.~a non è arma infallibile e non deve auscitare eccessive sicurezze, facilmente traducibili in daruwse rila;:;satezze igietliche. I mezzi classici dell'igiene rimangono la pietra milil\re nel diftìcile cammino, e cioè. o ltre alla ricerca. del portutore, la meticolo~a son 'egl io.n7..a sulle a.cC)ue e sui cibi (segnatamente verdure e latte), la demuscazione interl.'\a, la cura delle latrine e della. fognatura, che a..<;.<;;icuri lo smaltin1ento razionale e rapido dei materiali lllridi, l'educazione dellA. collettività p er sapersi premunire tlnlla infezione. Sappiano questo gli ufficiali combattentt eri i soldati. giacchè in fatto di profila.'>Si, i frutti migliori si colgono daUa f\1sione della cooperazione di tutti.


MEDICINA LEGALE · MILITARE DECISIONI DI MASSIMA COLLEGIO MEDICO·LEGALE

Cirrosi atrofica da pregressa infezione malarica.

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Accade con una. certa frequenza che, in seguito a. ricorso dell'interc:>sato, la. Corte dei conti ponga a que.'lto Collegio medico-le~tale il quesito: se rma cirrosi atrofica volgare del fegato (Laennec) possa considerarsi diretta. ed esclusiva. conseguenza di una. pregressa infezione m a larica. È questa. una questione che ha dato luo~o a hmglù vivaci dibattiti, specialmente f~a due illustri scuole mediche italiane, fra clinici ed anatomo·pa.tologhi. Naturalmente sono da. e.«cludere dalla controver-sia. tutti que i casi, nei quali l'infezione mala.rica fu un episodio morhoso transit01;o, lieve, completamente scomparso, nei quali la sindrome cirrotica. comparve a notevole dist.a.nza. di tempo. È ovvio che allora non si possa e:;.~ere incerti nel r~<;pondcr·e ne)lntin=m1ente alla domanda sopraddetta .. La cosa è differente quando s i tratta d ' infezione malarica cronica. o di vera cachessia, alla quale si sia poi aggiunta w1a cirrosi volgare del fegato. Allora è necessario ponderare il caso con attem:ione, niente trascurando di qu&nto direttamente od u1direttamente ha a ttinenza col quadro morboso che viene descritto. Ecco la necessità che le anamnesi e più ancora gli esami obbiettivi siano fatti con grande diligenza. Di JllaSSima questo Collegio medico· legale sì fa guidare dai se_guenti concetti: I. Sono molto cUfferenti le alterazioni anatomiche del fec:ato determinate da una iniezione ma.Ja.rica cronica, e quelle che costitui'lcono il caratte re distin· tivo d ella vera cirrosi volgare. Difatti mentre nel primo ca.«o si ha iperplasia del connettivo perilobulare, ipertrofia diffusa del te:;suto delle fibre a graticcio negli acini epatici, dilatazione dci capillari e sovra.t.t.utto f}ltcra.zioni parenchimali gravi, senza accenno a rigenerazione delle cellule specifiche; nel secondo caso in· vece s i trova che la neoìormazione connettivale è anulare, pe1·iportale; che è abbondante la proliferazione dei vasi biliari o che le cellule E-patiche nelle parti non colpite sono ben conservate od ha1U10 Wla spiccata. tendeHza alla. rigenerazione. II. L'anatomia patologica, neanche ricorrendo ai più fini e delicati mezzi d'indagine microscopica, ha potuto dimostrare che esistono nel fegato differenze degne d i considerazione fra la cirrosi volgare alcoolica presentata da individui che, non erano mai stati affetti da malaria e quella presentata da altri individui, che, pur essendo morti indubbiamente per tale malattia, avevano tuttavia la malaria cronica nei loro antecedenti morbosi. Nella milza invece si trovano differenze anatomiche molto evidenti quando s i tratta d ell'uno o dell'altro dei casi presi :in esame. III. Lo studio eziologico ha dimostrato che a. dare la cirrosi volgare ha un valore preponderante l'alcoolis mo cronico, pur non trascw·ando altre sostanze tossiche che forse sono d'origine inte~;tinale; mentre nella malaria le lesioni epa· tiche sono causate dtt.l parassita sia diretta.mente, sia per l'emolisi, sia per le tos· sine che vengono elaborate nella milz.a. rv. Statistiche diligentissime hanno Pl'OVato che presso a poco, in rapporto alla densità della popola.:r.ione, muore per cirrosi volgare d el fegato un numero eguale d'individui m regioni eminentemente malariche (Sardegna.) ed in città che ne sono immwù (Torino, i\lilano). Da tutto ciò questo Collegio medico-legale si sente autorizzat.o a t.rarre la deduzione che nè anatomia patologica., nè eziologia, nè statistica depon,~Zono favore· volmente _pe~ l'~ssione del fattot·e « malaria • nella genesi d ell.a cii-rosi " Laennec •· Quindi nsponde negativamente al quesito che è stato espresso.


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ì\ JED ICINA LEG ALE MILITARE

La clinica però, pur e;;,..cndosi ritirati\ dalla sua posizione di combatt.imento, non a ncor·a del t utto ha ceduto il terr('no; e non lo può fare perchè s i presentano aU'osser,·azione certi casi nE>i quali sembra. e~;dent.e la relazione che esiste fra la p regres.."'B. malaria e quella che può e~<..'lc re diagnosticata una cirrosi vo lgare del fegato. Anzi due eminent i maestri italiani di clinjca si sono fatta la domanda: • la malaria può favo r·iro il fa.ttore •alcoo l ~ nella sua azione lesiva del fegato ? •· Essi sono propensi a ri:<pondere affer·mativamente. Que.c;to Collej:.rio medico-legale non s i vuole fermare ad osservare che al Jet!{) d ell'ammalato per· circo~tanze superio ri al discernimento cJinjco s i può essere indotti a valutare come cirrotiche s indrome ascit iche eli alt ra nat.ura, come possono essere quelle batt.eriche, le periflebitiche, quelle da trombosi portale, quelle da ostacolo alla ciJ·colazione extraepatica, ecc. Accenna però che questa azione fa· voreg~tiatrice non è ~'<t.a.ta dimostr·ata: che è contraddet.ta dai risultati delle sta.tist.iche. come è e.<>posto nel pr·ecedenw numero quattro; e che ad ogni modo si dovrebbe ammettere W )a. speciale diatesi connetti vale d ell'individuo; cioè entrerebbe in campo l'impor·te.nza. non della malaria ma dell'elemento mdividua.le ne llo. patogenesi d elle cirrosi . .Ma per i fini del la pr·esente esposizione, la questione è assolutamente di secondaria importanza, perchè l'evento di servizio deve costitllire la cau<>a unica diretta ed immediata della infermità. o della morte d el militare o dell'impiega to. Se ira. il fatt{) di servizio e l'infermità. o la morte non interceda. tm rapporto dj casualità necessario, ma soltanto occasiona.le, come anche se il serdzio rappresenti una semplice cartcaus a o una causa remota ed indiretta, è e.c;;clusa la concessione della penHione pri\'ilet:tiata. Ino ltre per· espressa dispos iz ione di legge s i pre<>ume che non dipenda da causa di servizio I'Lnfermità o la mort-e che ri~lga a causa verificatasi oltre cinque armi pr·irna d ella cc·ssazione del-servizio. (Proemio alla par·te qtùnta- cle.l Codice delle pensioni). Roma, lug lio 1928, anno VI. ll prMìd~~c>,tle

c. GUALDI. tenent-e generale medico

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Il CONGRESSO INTERNAZIONALE DI RADIOLOGIA STOCCOLMA, 23-27 luglio 1928 D II Congres.«o intern~tzionale di rarliolo!!ia, che dal 23 al 27 luglio u. s. richian•ò a. Stoccolmn cla tutto il mondo una folta radunata rti ra.diolop~ ha septo nel can.mino a;.;ceus iouale de lla radioloeia una tappa as":ai importante ver 11 suo tùteriore svil,• ppo. La modoma ci ttà, così attraente nella sua veste primaverile, così signorile nolle sue riunioni intemn.zionali, non pot-eva pii) degnamentC' ospitarE'! sl insigne sclùera di st uùio~l o ricercatori, i qun.li si sono trovat.i avvoJt.i da uni• indimentica.l•i.IA at.nlosfe.-a ili cordialittt e di s impatia. Cii in~critti o.l conr.rre.<>!<O ruCJ:!!ilm~PrO c irca il migliaio, appartenenti a 42 Stati; essi intC'r venn<'ro qlalsi in t.ot-a.lit!\. l l pdmo po!<to r-er numero di convenut-i s pettava alla <Jcr·mn.Hia. (2 1\l}, indi venh·ano: la ~veZJa ( 14::1). !!li Stati t:niti (111), la R us.~ia (S:-1). rr n!!lliltt>ITa (81 ), la }' ranC'itl 1·1 1), l'Hnlia (:{!'\), la P olonia (27), e SUOCest>i \'llTllente gli altri provenienti chllltl p iù lontane regioni: Pnlestina, Indjc Britanniche


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Islanda., Gia.p~one, Indie Olandesi, Africa. del Sud, Filippine, Australia., Cina.. J più bei norm della. ra.rliolo!!ia erano presenti, il che ci ha permes.-;o di avvicinare e conoscere i fondatori e creatori di questa ~iov:a.nissima. !!Cienza.: Forssell, pr~si­ dente del congresso, Akerlund, Ha.udek. B éclère, Regaud, Belot, Dess:a.uer. Holfelder, Holzknekt., ,Takolba.eus, Holla.nrl. Wood, Seitz, Wintz e tanti altri valorosi ricercatori, i cui nomi sono legati a.d important i scoperte nel campo radiologico ed a.ttinologico. L'Italia. è intervenuta ufficialmente al congre.<;~so in quanto che vi erano rappresentati: il Ministero della !!uen-a. dal t enente colonnello medico CJ-e~pellani, il Ministero della. pubblica istruzione dal prof. Tandoia di Na[Joli, il l\{inistero dell'interno dl\l professor l\feldolesi eli Roma. Vi erano )JOi i membri delegati dalla Societò. italiana di radiologia medica. a far partA del Comitato internazionale per le de~ber~zioni di int.er·esRe intemazionale, e cioè i proff. Peru'l.c;ia di !\lihmo, Ponzio di To1·ino, Mara.e:liano di Genova., Balli di Modena., e lo stesso Tandoia. come presidente della delegazione italiana. Vi fu la.r~o concorso di cultrici d ella radiolo~ia: 16 della Russia, 2 del la. Germania, 4 degli Stati Uniti. l della. Polonia. 2 d ell'Inghilterra, 2 della. Svezia, l della Danimarca., l della Norvegia. Grande fu puro il numero dolle signore dei congressisti. Intervennero altresi ufficiali medici in servizio d ell'Esercito e della Marina di va.r'i Stati: e cioè: dagli Stati U niti il maggiore medico dott. Johanneson Ca.rl ,Jolm di Wa.shington ed il radiologo dott. Hunsberger Harvey Samnel de ll'ospedale di marina n. 19 di San Francisco; dall'Inghilterra il tenente colonnello medico dott. Pillsbury Henry C, ed il magaiore m edico Mc. Grigor D. B. entrambi di Londra; dalla Polonia. il colom1ello medico radiologo Sabat Eronislaw ed il maggiore medico di 1a classe Zavadowsk y Witold. entrambi òi Va!'l"avia; dalla Svezia oltre al Capo della. Sanità militare generale dott. Fritz Bauer, membro del Comitato di onore, anche il Direttor·e dell'ospedale militare di Stoccolma dott. Aleman Oscar, che è anche medico capo della. c linica. chirurgica; ed il medico di battaglione dot.t . Hedenberg Mauritz di Eksjò; dalla Romania il dott. Giurea N. Georges, medico elettro-radiologo dell'ospedale militare di Bucarest. delegato anche al Comitato internazionale di ra.diolo~ia; dalla Danimarca il dott. Scheuerma.nn Holger Werfel, medico capo di marina e radiologo derrli ospedali milit-ari di marina. di Sundby e Copenhagen; da.JJa Spagna il dott. Sanchez Covisa Joaquin coman· dante medico de la. arma.da, radiologo dell'ospedale militare di :\Iadrid; dalla Russia il dott. Za.va.rsin direttore dell'i'3tituto di istologia ed embriologia. dell'accademia medico-militare di Leningra.do, quest' ultimo il solo che tenne una 'comunicazione al congresso riguardante gli studi da lui fatti sull'azione biologica. dei raggi Rontgen . I medici militari presenti intervennero tutti in abito civile per espresso desiderio delle autorità governative svedesi e non fu facile impresa rintracciarli nella grande folla. dei convenuti.

•** n 23 luglio ebbe luogo l'inau~SUrazione della mostra di appa.recclù nei locali

dell'Esposizio~e di

belle ~i (Liljev.alc~lS . Konsthall ). Tale ~ostra., note'r?le per abbondanza di apparecchi e concorsi d1 dittE>, era stata magtstra.lmente disposta nei tredici saloni del palazzo ed ebbe una grande affluenza di visitatori di tutto il mondo. Le ditte espo$itrici erano 44 : di queste, 2:l tedesche, 8 ingJeqi, 5 svedesi, 2 italiane, una de.u:li Stati 'Uniti, una francese, una a·ustriaca.. una. bel!!a, una ceco-slovacca, e una olandese. Le due ditte italiane erano : la F. I. L. :M. (F errania} di l\IiLano, con ricco materiale ra.diofotografico. e la ditta Fehr di }\filano, produttrice di ampolle ra.diologiche, la quale si presentava in realtll. come societ·à ita.lo-tedesca.. Avremmo desiderato una più largo. partecipazione da pa.1'te dei nostri CO!Ulazionali, se non chè la g rande distanza. ha. dissuaso le nostr·e ditte maggiori dal sostenere le ingenti spese necessarie per il tra.~orto dei ma.t~ria.li, dato che oggi è ancora prematuro per gli italiani voler allargare le spese seJlZI.\ e.<>ser preparati convenientemente ad una buona esportazione di apparecchi radiologici. Le ditte Gorla e Rangoni avevano però mandato i loro tecnici.


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La mostra tedesca è stata di tm'imponenza impressionante, e tale da fare seriamente pensare all'attività della Germania, insuperata in questo campo, la quale ha podero~a.mente aUargato l'efficenza e la produttività delle sue officine. La Siemens-Reiniger-Veifa, la Sanita.s, la Roch e Sterzel occupavano da solt> i quattro ro~ggioti saloni della mostra. Degli apparecchi r~ogeni espost;i, 42 tipi ertmo tedeschi, 8 ingle.~i. 6 svedesi, 4 americani (S. U.), oltre ad un numero grandissimo di accessori e ad avparecchi per diatermia, elettro-ed attinoterapia, fra cui le nuovissime lampade inglesi ad arco al tungsteno per raggi ultravioletti. Apparecchi ra.di ogeui: sono in complesso i t ip1 ~à noti, ma con nuovi perfe· ziona.menti, i quali consentono di ottenere notevoli intensità nel tubo, fino a 400, 500, 1000 miìUampères. Ma non essendovi tubi capaci di sopportare queste cari~he, tali forti intens ità rappresentano per ora un r endimento inutilizzabile. Il dispositivo per il pa.ssaj2gio automatico dal regime di ra.dioscopia e. quello di radiografia ò ormai ~reneralizzato . Le valvole selettrici raddirizzatrici (Kénotron) sonò pure di general e impiego, con un numero da l a 8 a seconda del t ipo degli apparecclù. In quelli tedesclù si hanno modifìcazioni, che :rendono molto più co· modo il tavolo di comando, il quale è foggiato a tavolino, e consente di regolare l' illuminazione d ella stanza ed il cambiamento dello shunt del milliamperometro. Gli apparecchi inglesi ed americani sono, a parità di rendimento, più piccoli e meno in~?ombranti, e perciò più pratioi. Particolare inte resse per noi militari avrebbero i tipi trasportabili, in vista di p ossibili impie)!hi pre;.so le unità sanitarie di guerra. Ma gli apparecohi t-ra.sportabili esposti a l::it occolma enmo tutti apparecchi, i quali u tilizzano la. corrente stradale e <'he richiedono p<>r la m essa in opera la conoscenza precisa de!le carat· teristiche della corrente di cui si dispone, cù·costanza qtlesta non facilmente realizzabile in gu erra. Brano esposti i seguenti apparecchi trasportabili: uno della ditta JArnhs di Stoccolma, un Cooli·son della ditta Sanitas di Berlino, un Solux da 30 mil.liampèroo della ditta Solux di Londra, un X-R ay della. ditta Victor dì Chigago, ed infine un 1\letalix d ella ditta Philips di Eimlhoven (Olanda). Di essi, solo quest'ultimo merita., a mio giudizio, una fJ&rlicole.re attenzione per i suoi r equisiti di leggerezza e di semplir.ità unit i ad un buon r endimento. Consta. di due colli del peso complessivo di kg. :35. che. munit i di maniglia. possono es..::ere portati da w1a sola per!'<Ona. "C"n collo è il trasformatore, l'alt ro è una valigia contenente: un tubo metalix termoiorùco autopr otetto so~tenuto da q••attro piedi metalli<li allnngabili, in modo che possono <'!>;;ere date tutte le direzioni a l fascio emergente; un orologio automatico per iJ tempo di posa; un cono !imitatore di vetro alviombo; uno chassy di allumi· nio 18 per 24; i cordoni per i colle.a amenti. Il montaggio, semplicissimo, può essere fatto da ch iunque; l'appa!'eccJuo è dotato di dispositivo di sicure?:za cont.ro i pericoli d e ll'a.lta t ension e ed è standardizr.ato, in modo che l'unico dato da variare è il tempo di posa. Jll suo rendimento è buono: abbiamo visto delle buone radioc:ra1ie del cr a1ùo ott ennte in o secondi; del bacino in 6 secondi, del torace in 2 secondi. l l punto difficile p er p oter utilizza re tali apparecchi in guerra è la produzione d ell'energin. elettrica t'l.(! essi neces.;aria. La. ditta Plùlips dice di avere in costruzione nn t ipo semplice di elettrogeno, che non era ancora pronto all'epoca del congresso. So ciò sarà r ealizzato, in nn prossimo avvenire con gli ste.c;si criteri di sempliciLà e di facile maneg!!io come quelli dell'apparecchio ora descritto, avremo fatto un p asso decisi,·o verso la tl'asformazione degli apparecclù ra.diologici da guerra.

GU accessori costituiscono la parte più svariata della mostra.. Molti gli appa-

recchi per la lettura. der.di stereoradio~mn:lllù, molti i seriogra.fì. di vari tipi, rapidi e r apidissimi, fra. cui quello d ell'Akcrhu1d por la seriografìa del duorleno, che '\-"lene ese~-~;uit.a. con l'uso con temporaneo del diaframma. anticliffusore, quelli a s catto automatico clelia ::iiemens-.l{ei•liger· Vejfa, della Bl'a.uet· d i Berlino, della X-Ray di Londra che permette di ott~nere (i pose in 10 secondi. I comuni ortoscopi, ora quasi abband on ati, sono sostituiti nell'uso corrente da clinoscopi e polisc opi, i quali consentono di dare al soggetto in esame tutte le posizimù e inclina.zi01ù possibili nonchè tutti gli spostamenti ed inclinazioni al tubo. Sono resi cosl possibili gl i studi completi d elle i.magini radiologiche dei vari or)!ani. Ma tali apparecchi costit.ui'lcono dei sist.emi complicatissimi, che, se danno talora. dei vantaggi, n on hanno sempre il loro fnnzionamento semplice e piano.


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Numerosi ancora ~lì acce.">sori per telera.dioi!Ml.fia e teleradioscopia, poichè

la radioscopia e radiografia a distanza di due metri tende a sostituire quella eseguita a breve di'ltanza, nella quale si ha una certa deformazione dell'imagine per ef· fetto della proiezione conica. del fMcio emergente dal tubo, e ciò è specialmente utile

per le im~ del cuore e dei polmoni. È particolarmente da seg-nalare : il teleortoscopio e teleortodiagrafo della ditta Siemens-Rein~er-Veifa. di Berlino, il quale è provvi'3to eli un piedistallo girevole. sul quale i~ soggetto può e.'!Sere rotato rispetto al suo asse verticale, da. 00 a. 360o, e che consente a.llo stee.'!o so~l(etto eli stare appoglriato a.d una parete curva. di legno compensato, la quale ruota con es~o ed è fis.<>ata. al piedi!!ta.llo girevole. Si comprendono bene i vantag!ti di un tale apparecchio; e.<>So consente di eseguire le radioscopie e radiografie in tutte le incidenze e di ripeterle in identiche · condizioni di incidenza. Ma. gli sposta.menti più numerosi e completi del sog~etto e del tubo sono possibili con l'Universal Screening Stand, modello del Forssel, costruito dalla ditta .làrnhs di Stoccolma. Vi era poi una raccolta di apparecchi di misura: il Meca.pion di Strauss, l'apparecchio (EichstandgerAt) di hustner, modello grande e piccolo, l 'indicatore dei campi di Holfelder, ecc. I tubi autoprotetti costntiti dalle varie ditte erano in buon numero; di essi taluni capaci di so~porta.re buoni carichi, fino a 100 milliampères. Tali tipi di tubi, di per sè MSai più fa.cilmente ma.neggevoli, devono ricb.ianmre la nostra attenzione per un possibile impiego nei nostri ospedali milit-ari, ove non sempre tutti i dispositivi eli difesa antiX sono attuabili. Varie ditte hanno poi presentato delle sel!~ole protettrici per il radiologo, da. impiegarsi davanti all'ortoscopio, costruite sul tipo di quella ideata dal Forssell. Si tratta. di una pa.rete incurvata di piombo dello spessore di mm. 5, ricoperta di legno, scorrevole su rotella, e dietro la quale l'os.<:!erva.tore può stare seduto su di un se~giolino analogo a. quello di una bioiclett.a.. La parete di piomho può essere sollevata. ad una. maggiore altezza ed essere completata con appendici protettrici di vetro piombato, di 3 centimetri eli spCS!>Ore, per la difesa. del viso. Dei piccoli accessori meritano essere ricordate le ca..<>Sette chassis della ditta Seifert di Amburgo, fra. le quali quelle incurvate per le radiografie delle gibboRità e per lo a.rticola7.ioni anchilosate in flessione; quelle escavate su di un lato per le radiografie della colonna. cervicale, del faringe, laringe ed apici polmonari in incidenza laterale.

• •• Mart-edl 24 luglio ebbe luogo l'ina.ugura1.ione solenne del congreSRO nel nuovi'>· simo palazzo dei concerti, alla. presenza del principe ereditario di Svezia S. A. Gustavo Adolio, che fu salutato al suo apparire dalle prime battute dell'inno svedese suonate dall'imponente organo dei concerti. li presidente prof. Forssell t-enne in inglese il discorso di apertura, portando il l!&luto ai congressisti e ringraziando il principe dell'onore fatto al congresso concedendo ad esso il suo alto patronato. Parlò poi il principe, che con un forbito discorso in inglese intrattenne l'assemblea. sul grande avvenire riserbato alla radiologia. Furono poi offerte al prof. Forssell da parte del British h1Stit.ute of Radiology le vi!!tose insegne presidenziali, per mezzo. del prof. Thurstan Holland, il quale espre.<>Se la sua. ammirazione per la. bellissima organizzazione del congresso. Successivamente furono tenuti dai Yari oratori, designa.t.i dai vari paesi, delle comunicazioni sullo stato dell'inse~mamento della radiologia nelle università, assieme con proposte e desidemta. P er l'lta.li" parlò il prof. Peru..~ia. Nello stesso giorno 24 e fino al 27 le sedute del congresso ebbero luogo nel sontuoso palazzo de! parlamento (Rikdagshuset). Dato il gran numero delle co· municazioni (223) le riunioni furono tem•te in sei locali differenti contemporaneamente. Due sezioni per la ra.diodingnostica., due per la. rontgen-e ra.diotempia.; una per la radiobiologia. ed elioterapia., ed 1ma per la. ra.diofisica ed elet.trologia medica.. P er ta.luni argomenti eli interesse generale erano stati designati sei oratori a fare comunicazioni in sedut-a plenaria. · Questi erano: Ja.ches di New York, che parlò della suppurazione dei polmoni; Balli di Modena, che tenne un'interessantissima. esposizione sulla ront.gen diagnosi 4. -

Giornale d1 medicina milita?'e.


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degli organi addominl\li, intrattenendosi sullo studio radio o~ico, clinico. isto· logico degli sfinteri d<ll colon conr<iderati come causa eli procer<si morbosi .Jocali. e mettendo in evidenza la correlazione armonica del loro funzionamento nel rego· lare la funzione motrice del gl'OSSO intestino; Règaud di Pari~ri che espose chiara· mente i principi, la t ecnica. le indicazioni. i risultati della curieterapia a d istanza; Knox di Londra, che parlò della tecnica ra1.ionale nella ronteenterapia; Reyn di Copenhap;en, che intrattellJ'le l'uditorio sul trattament o combinato generale e locale merlia.nte l'attinoterapia in indiviciu:i affetti da malattie tubercolari della pelle; Holthusen che parlò de~li effetti delle irradiazioni sui poteri immunitari dell'organismo, le quali determinerebbero uno stato allergico nei tessuti. Sarebbe troppo lungo dire delle numeroRe comunicazioni varie. Esse riguardavano tutto il vasto campo della radiologia.; g li oratori, molto a.scolt.ati. non hanno in genere suscitato discussioni. forse anche per la rigorosa disciplina delle riunioni, la qllale esi(!;eva delle formalità yrecise per essere amme."'!'O a parlare. Gli Italiani, che per la prima volta intervenivano in bnon numero a parlare nella loro lingua, hanno destato attenzione e curio!<ità ~d hanno riscosso plau.so, anche se non to· talment-e compresi in taluni pa.rt.icolari. Vallebona di Genova illustrò il suo metodo combinato per l'e'lame delle pa· reti gastriche consistente nella somministrazione della sospensione di solfato di bario seguìta da polveri effervescenti, metodo già noto da noi, che destò molto interes.c;e nell'uditorio anche l?erchè aécompa.gnato da ottime proiezioni illustrat ive. Tandoja di Napoli parlo con profonéls. competenza eli rari segni r a.diologici che si debbono ad affezi01ù del pancreas. t occando uno degli argomenti pià dif. ficili in rontgenclia.~ostica. 'Mat·a.gliano di G~nova illustrò le ima.gini radiologiche constah1.te in so)!getti emoft~ici, riprendendo ed ampliando le osservaz.ioni da lui già comunicate al congreRSo di Napoli del 1926. Giovetti di Piacenza parlò dell't\· zione dei raggi X sull'apparecchio reticolo·endot.eliale. Ponzio di Torino disse delle misure ionometriche nei mezzi cii assorbiment-o omogenei. Perus.~ia di Milano dette ampie notizie sul nuovo Istituto di ra.diolof!ia Vittorio Emanuele m di Mi· )ano per lo studio e il trattamento ciel cancro. con la proiezione di ot-time dia.po· sitive che hanno permesso d i far apprezzare la grandiosità del nuovo ma.ssimo istit.u to italiano. Palumbo eli Firenze parlò del trattament·o dell'ipertricosi col radio. Pugno Vanmù di :Milano espose i suoi prindpi tecnici degli apparecchi a sist-ema trifa.se ed esafase costruiti dalla ditta Gorla di Milano, ed illustrò il loro ot timo rendimento in t.erapia ed in diagnostic.a.. Riguarrlo all'apparecchio diaerente, meritano m enzione le comunicazioni: di Chasoul (Berlino ) stilla confiqurazione dE~lle pliche mucose dello stomaco e duodeno e sulla clifficoltà della loro interpretazione; di Haudek sui vari aspetti delle imagini ra.diolo!!'iche della pa.rs praepilorica. e sulla loro int-erpretazione; di Kupferle (Frihurgo) sulla colecistografìa; eli Cole (New-York) sull'ulcera. pepti<'tl.. Belle proiezioni ba. fatto B t.'Cièt'e snll'istero-sal}Jingografia con inieizioni di lipiodol. Sul cuore varie comunicaziotù tendenti a valorizzare l'indagine rs.diologica del cuore in cardiolo~ria; il metodo densogrs.fico di Stwnpf (Monaco), la chimodenso· grafia eli Gott.hard (l\tonaco ), lo studio delle o!<cille:~.oioni del volume del cuore eli SchiC'k (Charkow). Sul diafr-amma. uno s tudio dei ru.'!si Upensky e Dillon; nello stnclio poi deUP. nffezioni dello scheletro <J'è più manifesta la tendenza a. tener conto di concomitauti altera'l.ioni negli increti (Rochlin-Laningrado). SuLla tecnic~ rontgencinematoc-rafica ha parlato il Dauvillier (Parigi), il quale ha lav01-a.to sul suo apparecchio già pl'(~sentato alla Società di radiologia di Francia; ma il principio della televisione, :mi qua le è basato l'apparecchio, per quanto sug· gesfivo, non ~ ancora realizzato con c1·iteri di sufficiente praticità. Di tutte le comunicazioni sulla radjoterapia fu veramente grandiosa la di· mostra7.ione dell'attività svolta dal prof. }'orssell e dai suoi assistenti nell'ospe· dale Radiumhemmet di Stoccolma e che segna un crescendo di successi, dei quali a. buon diritto essi po»Sono andare orj!ogliosi. Per ciò merit.at.amente il R.adium· hemmet è il principale centro anticanceroso del nord. Dopo la comunicazione della tecnica e dei criteri sos.,>uìti per il trattamento, e del modo con cui i malati vengono sorvegliati dopo la cura. sono sfilati l'un dietro l'altro una serie lunghlssima di so~~;getti guari t i, la cui salute è buona. ancora dopo 7 a 10 anni trascorsi dal tratta· mento. Per mnù sogqetto che si presentava. a.Ua tribuna venivano contemporanea· :tp~nte proiettate le disposit~ve e. gli sch~mi_ ri~rdanti l'a.spet~ del tumore, pnma deLla cura, la sua localizzaztone, ed mdtcato 1! metodo curat1vo.


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A Stoccolma si è ancora avuta da parte del Comitato internazionale per le misure la adozione dell' unità internazionale eli ra.diazione X, la quale è stata chiamata • un ront~en » ed indicata coo lettera «r. minuscola. Essa è la quantità di radiazione X che, quando vengano utilizzati tut.t i gli elettroni secondari ed

annullato l'effetto parete della cameri\ di ionizzazione, produce in un centimetro

cubo di aria a oo e 760 millimetri w1a conducibilità tale che la corrente eli satura· uone misurata equiva)J!a a una carica elettrostatica. unitaria. È quindi tm fatto notevole che l'accordo su tale tmità sia avvenuto. In questo senso molto ha influito l'opera della delellazione italiana e sopratutto del profes· sore Ponzio e dell'i11g. Pugno Vanoni. Sono stati di ma.c;sirna accettati i principali concetti espressi nell'ordine del 1ziorno del conf"resso di Firenze del ma~gio scorso. L'tmificazione dell'unità r int.ernazionale permetterà d'ora inntmzi una certa uniformità di criteri in dosimetria l'adiologica., il che non era possibile fino ad ora. In seno al Congresso si è avuta la costituzione d ella Commissione internazionale per la protezione a.ntL'{, o ve l' halia è ra.ppresentata. dal pro f. Ceresole di Venezia. Il Comitato internazionale di radiologia ha poi deliberato sulle modalità dei con· gressi ed ha stabilito che il prossimo congresso internazionale sarà tenu to a Parigi nel 1931. L 'a..<;Semiblea ha. approvato ed ha d esignato quale p residente del prossimo congresso il R l'clère. I I congresso è stato molto laborioso, con tm progmmma. molto denso, che ha assorbito nei cinque j{Ìomi le inte re g iornate. La sua. orga.ni7.7-&zione è stata meravigliosamente perfet.ta ili che tutti i numeri hanno avuto pieno svolgimento. Gli ItS\liani Jra.nno fat.to un huon passo pPr far'Si eono!>cerP ed appre7.zare, hanno stretto r ono:<cenze e ri!O('OS'><> simpatie, divuh.(tmrlo cosi con la loru presenza la nozione ohe anche in Ttl\lia si Javorft e seri&.mente. I feste~zgi~menti poi hanno O.S!'unto un ;)fti'Rtt.m·t> di <>olemlità. Essi culminarono nel ricevimer:.~·O offerto nel palazz'> reale ove fu offt>r·t o nn ~ont.uo!:'o rinfresco ed ove S. A. ù p.r·incipq o1·editario faceva !!li onori di ca.SII.. ~{a si ~>bbe nncora tm ricevi· ment.o al Bero Salonc:e,· ~on festa da ballo, un banclv~tto con fpqta da bn.Jio nel s ug· geF:tivu palazzo di citH. tUl banchetto sociale n.l G rand HOtel Royal. Ovtmque regnò massima. la cordialit,ò.. I con~qisti visitarono onco1·a l'ospE'da.le H a.clin.m hemmet, dal quale si gode lma vista incantevole delll\ cith\ e dt>l suo Fiorrl solcato da innumerevoli battelli e navi di ogni tonneilagqio. Yi.'litarono an cora il Sophiahemmet, chf' l- il maggiore ospedale dt%\ città, dotato di tm modet·nis.<•imo e completo impianto ra!liolog ico che occupa tm intero palazzo in m EYt.zo alle ai.wlc fiorite. N o n va elimf!nticatc) infine che i concres;;isti ita liani furono invitntì ad tm lunch presso la legazione it·a.liana ove la. squi'lit.a ospitalità del :\Iini:::tro d'Italia. principe don A~canio Colonna ci t'Ìunl tutti a parla.rP- d ella nostra. crranrle Patria. CRESPELLA.NI.

II CONVEGNO NAZIONALE DI TALASSOTERAPIA RIMINI - .2 AGOSTO 1!928 Nei giorni 26 e 27 agosto scorso ha aVltto luogo a Rimini il II Convegno nR· z.ionale di ta.la.ssoterapia, al quale hanno partectpato Rlte persona.lit.à medirhe ed i rappr~entanti deUe nostre colonie marint>, ~ia d el 'I'irreno, sin deii'Adria.~;ico. Tn.terventJe anche R. E . Rava, quale pl'esidente dell ENIT. n tP.ma. ufficio. li' all'ordine del giorno era: Norme 7Jer lo .'ltudio delle caratteriRtwhe. r.limatir.he delle no.,tre. srJ'iuq1ù!, che il prof. Ceresole !\volse con la sua ben nota competenza e con quella fede che hanno fatto t.li lui un vero a.postolo delle cure marine. D prof. Ceresole nella sua relazione t enne a mettere b~>.ne in vis ta l'importanza che hanno per la talassotera.pia la. conoscenza delle condizioni meteorologi che delle varie spia.g~iP. in rapporto non SQIO alla irradiazione solare, mR. anche alla. nmidità,


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ventilazione ed elettricità atmosferica, voichè il l'lima marino n('ln è identico in tutte le spia~!-rie, ma varia sensibilmente dall' una alt" n l tra.. E quello che si Mnfà ad un genere eli malat.tie non conviene ad tm al tro. Ed anzi a quel?to prOfJOSito, tanto dal relatore come da altri partec-ipanti al Convegno, fu lamentata la irrazionalità con la quaie ancor og~ s i fl\nno gli invii al mare. ll prof. Cattaneo, ribadendo questo conct\tto, riferiva diversi casi di poven bambini, i qlllili invece di benefìcinre deìla. cu•·a marina tornarono allf' loro farniftlie con complicazioni gravi, Citando in pat'ticolare due ca~i da lui o<>Serva.ti di localizzazione tubercolari mf'ningee in bamhini che erano andat.i al mare con sole adenopatie. Ed egh proponeva, tacendone oggetto di apposito ordine del giorno, che tutti i bambini, pritna della partenza per i! mare, fossero visitati da appositi specia.li.<>ti per controllare se vi è la indica7.ioHe d ella cura. e con la prescrizione eli quale deve essere il periodo dell'armo da }Jreferire por tale cura. Perchè anche a questo riguardo oggi si vuole reagire contro la comune credenza che i mesi torridi siano i più confacenti, mentrE\ anzi per alcuni .individu' sono proprio i me<;i freschl quelli che convergono di più, perchè la azione terapeutica d i)! mare non è che in parte relathramente limitata do,·ute. al bagno, mentre azione assai maggiore hanno varii fattori del clima. In alcwu ammalati poi il calore eccessivo determina la vera e propria anemia dei p~:Wsi caldi. Anche a ri!'.,ruardo deUa. durata della cura tut,ti sono stati concorcti nel ritenere che non deve -esserfl fissata. a priori in 4 o in 6 settimane ; ma deve invece essflre stabilita caso }X'r caso dai direttori de~d i o!';pizi. Il prof. Onudi poi, direttore eli quell'Ospizio mar ino che si intitola ed è in gran parte sostenuto dalla munificenza di Aug usto ::\iurri, da illustre clinico, quale egli è, faceva molto giustamente osservare che oltre giù studi, diciamo così, teorioi d ei fattori del clima marino occorre riportarci anche aUe osservazioni cliniche sui miglioramenti o pel!gioramenti pre..<;entati dagli ammalati inviati alle cure marine, poichè il concetto clinico deve anche a questo riguardo essere quello fonda· mentale. Fra le comunicazioni, molto interessanti furono quelle del prof. Piccinini sui centri di studi talassoterapici e del prof. De :FrancE>sco ~mila importanza della variazione d egli stimoli nfll meccanismo deUE'I (lure climatiche, nonchè quella del dott. Comisso, direttore dell'Is tituto di Valdolt.ra (lst1;a), l'lulla cura dellli ascE'SSi freddi con l'acqua. marina. Il dott. N anni poi riferì a~'!ai diffusamente sulla organizzazione delle colonie mat·ine. Eò anzi, data l'importanza di quest' ult.imo argomento, fu stabilito che n el :3° Convegno, che si terri\ nel settembre dell'anno venturo a Grado. l'organiz:r,azione delle colonie, ospizi marini. ecc, sia il tema ufficiale, tema che so.rt\ trattato dal dott. Nanni e dal dott. Matmi. Il nostt·o C01vo sa nitario era rappresentato, per d €1legazione ministeriale, dal ten. colonnello medico Bnmi, il quale portò al Coll\'ef.'l\0 il saluto e l'adesione dei medici militari, met.tondo in rilievo l'importanza che I 'Escrcit.o attribuisce in ge· nere a tutti i progrei<Si d elle scienze mediche ed in part.icolar modo alle cure marine, appunto p erchè queste trovano nei g iovani la loro migliore applicazione. L'importanza. che l'Esercito atf ribuisce a tali cure è ctùaramente confermata dalla istit·U· zione del Sanatorio militare di Al17.io, tm modello di sta.t>ilimento sane.toriale, che anche le na.l'ioni estere arnnlirano e ci invidiano. Qualo sia stuto il ~··adimento della partecipazione dell'Esercito al Convegno è dimostrat.o dal fat.to che a.l no!';tro rappre~entante, oltre la più squis ita cordialità! fu riservata, come at.to di omaggio al Corpo l'anita!'io, anche la presidenza di Wla delle sedute. Completarono il Conve!wo interer-l.«anti visite agli stabilimenti marini. È inutile aggiungere che la Citt.à di Rimini fece onori di (lasa con la dignità e la squis it.pzza che sono una gloria tradizionale di quella illustre città. BRUNI.


RIVISTA DI TECNICA E SERVIZIO SANITARIO MILITARE Le ferite d'anna da fuoco durante la campagna del Marocco

e loro trattamento. (A rch. de M edecine eJ de Pharm. militaires, maggio 1928). L 'A. ript-ende la. quest.inno e lo stutlio più detta,rzJiato dell'argomento ~ià trattato in una conferenza nell'Unione fcdemle dei m edici della riserva. e dell'Arro.a ta. territoriale nel 20 giuf{no l 927. per vedere in quale misura l'esperienza chirurgica della grande g11erra. può nrlatta.rsi alle condizioni speC'iali della. gueJ"ra del Marocco, dat~ dall'estrema mohilit ù cl('lle colonne operanti, dalla nnturl\ del terreno. dal caldo, dall'acqua rara e non potahilo e dalle vie ùi comunica1.ìone e di Rgombero. Su 3500 feriti a lui giunti. 3:347 sono fer·iti di pallottola di fucile delle diverse nazioni europee e 64 per- schel!gie di gm.nata. L'A. na constatato parecchie fet·ite dell'addome, del torneo e rlflg li arti da p1·oiettili da. r,accia tirati a bmciapelo. Molti proiettili estratti erano fmnm1ont-ati o deformati, altri avevano subito una rotazi~ne, per cui la ptmta si prc:::enttwa in direzione del foro di entrnt.a. I frammenti dot proiettili agj!rtwavnno le ferite ch e avevano l'eyoJuzione simile a. quelle di scheggia di granata; quiJllli part~ccnic ferite piccole, anfmttuose, con proiettili ritenuti e con detriti di vcst,iti e perciò complicate ad Ìllfczioui. Così ancm:a una. volta. è tornata. sul tappeto lt\ que!;tione dell'inter,·ent.o o dell'astensione sistematica nelle ferite da proiettili . · Tanto nelln cl1irur!!in di guerra che in quella tratm1at.ica di pace l'ideale verso cui deve guardare il cnimr~o è la ;.utur a. prirnitinl.. dopo la estirpazione della zona d'attrito come in un tum ore. I vaut.ag~i della sutura primit.iva sono parecchi: a) P1-'1' il ferito : EYo'Juzione as-ettica, indolore e aEsenza di complicazione di infezione immediata. R apidità di guarigione clae termina con il massimo recupero della funzione. Quost.a /<Uarig ione è definit.iYa o mett-e aJ 1·iparo dal ritorno offensivo del microbismo lat.erale e delle interminabili suppurazioni dopo lungo tempo della g11arigione apparente. b) Per il persmwlR. OJJerotit•o: Riduzione del le me<licazioni con economia di tempo e di personale. c) Per l'Armata: Ricupero di un gran nwnoro di feriti non invalidi definitivi e nel minor tempo. d ) Per lo Stato : Economia di ml).teriale. economia di giornate di ospedalizzazione, economia di inrleruùzzi, conservazione al massimo valore del capitale uomini Perchè sia possihile In sutura primitiva occorre cne i feriti siano trasferiti al p iù presto al chlrur~o, e l'esito della l"utura è notevole nelle prime sei ore; diminuisce dalla. ea alla 12° Ora, è inCertO d0p0 Ja l2A Ora per divei\ÌT6 illUSOriO fra la 36• e la 48" ora. La sutura primitiva è stata realizzata spesso nel corso della guerra mondiale. Si ' può praticarla nel Marocco: e in quali condizioni ? A quali cate~orie di ferite è applicabile? Non potendola eseguire cosa si deve fare? Presso quale formazione è r oolizzabile utilmente in serie e per quali ragioni! Rispondere a que<>t.i quesiti sembra rianimare il dibattito fra gli interventisti e gli astensionisti. La sutura primitiva è possibile nel Marocco come altrove. Certamente però non ai pu_ò. e non si deve praticare sistematicamente. Prec1stamo le indicazioni in cia"leun o dei tre gruppi eli ferite da pallottola : 1° Ferita a orifizio puntiforme; 2° Ferita con proiettile ritenuto ; ao Ferita a orifizio. Per le ferite a orifizio puntiforme bisogna applicare sistematicamente l'escissione e la sutura primitiva. tenuto conto dell'ora? No! Allorquando si porterebbe con l'atto operativo una mt1tila.zione più grande e quando il ferito si può sorve-


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RIVISTA 'DI TECNICA E SERVJZlO S.4.NITARIO MILITARE

gliare. L'esame dei fatti ha dimostrato, che nelle prime tre settimane dell'attacco dei Ri.ffa.ni (magg-io 1925) l' infezione delle ferite era. stato meno grave cne nel periodo successivo. Non si consta.t.ò fra i mille feriti nessun caso di gangrena gassosa., sebbene lo sgombero avesse subito dei ritardi importanti. Il 55 % delle ferite sono guarite senza. intervento. Dopo questo periodo la. percentuale si è abbassata al 45 % ed è comparso qualche caso di gangrena. e l' iniezione delle ferite. Le truppe hanno sostato nel territorio di azione e la virulem..a dei microbi si è esaltata. Per praticare utilmente una sutura. primitiva. occorre: 1° Un personale allenato; 2o Un buon stabiliment-o; 30 Non essere in periodi rli ingombro; 4 0 Ricevere feriti fra. l'S" e la 10a ora al più tardi; 50 Poterli rivedere per IO o I 5 giorni dopo l'intervento. Dopo la. IQa ora. l'A. a volte si astiene, a: volte considera le ferite sotto la. minaccia dell'infezione e dopo l 'escissione molto corretta le tiene in osservazione clinica e batteriolo{.rica e poi pratica. la sutura ritardata o secondaria.. Anche qui bic;ogna avere larghe direttive. Non bisogna astenersi nelle ferite a orifizio puntiforme dell'apparato cardiovascolare, delle ghiandole sanguigno, dei visceri cavi a contenuto settico, del laringe e degli organi vicini. Quanto ··alla. ·s ieroterapia. della gangrena. ,ga...«Sosa ùa. !farsi nelle amb~nze avanzate e lo sbriglia.mento sistematico delle ferite lungo l'asse dell'arto, l'esperienza ha dimostrato, che se è teoricamente giusto, è praticamente inutile, perchè ivi non si può praticare che un'escissione superficiale ; è dannoso per l'affluenza dei feriti e la mancanza dell'asepsi assoluta. Per eli più si ritarda lo sgombero dei feriti. In quei posti è neces~uio invece una rasatura. minuziosa. e w1a toilette accurata. intorno all'orifizio e a distanza. di esso. Per le altre due specie di ferite con proiettile ritenuto e a tipo di scheggia a largo orifizio di uscita e spappola.meuto dei tessuti bisogna. scartare ògni idea di a.'>tensione. Bisogna tener conto delle ferite buone cioè le superficiali con leggero interessamento delle pa rti molli e quelle superficiali della testa, del collo e delle parti superiori del torace. Le ferite cattive sono rappresentate dai danni muscolari notevoli e dalle fratture ossee e particolarmente della radice degli arti. Per esse bisogna raddoppiare la precauzione e intraprendere la sutura primitiva, quando si è certi di potere esercitare nna. sorveglianza. clinica e ba.t.Wriologica. in qu&lWlque istante. Le le.<;ioni dei vasi importanti cost.ituiscono a.<>Sieme allo stato di shock e le ferit.e multiple una controindicazione a que><to genere di intervento. Il chirurgo è in attesa armata; prepara con una escis:sione completa e metodica la sutura primitiva ritardata che se non è rapida come la primitiva non fa correre alcun riscnio al ferito e abbrevia la cicatrizzazione. Essa. poi è la sola utiliz7.abile quando vi è un grande afnusso di feriti. Ve<liamo in quali condizioni e in quale punto della linea d i sgombero questa sutura pr;mitiva è st.at.a praticamente realizzabile nel Marocco. Dalle ore I7 del 24 luglio 1927 alle ore 16 del 27 lu.glio 32 feriti sono entrati all'ospedale Auvert di Tez provenienti da Bon Alima; I3 per mezzo di aeroplani e 19 per mezzo <li vetture dellf~ sarutÀ. o ca.mions. Sono state praticate I O suture prinùtive per quelli trasportati da aeroplano; per ferite gravi, fratture ossee e osteo-al'ticolari e proiettili ritenuti; 7 sono ::;tati operati e poi hanno avuto la. sutura secondaria; per gli altri I5 mi sono a.<rtenuto da qualsiasi intervento. Non s i sono avute complicM.ioni. Lo. sutura primitiva in IO casi di Bon Alima. è stat-a possibile per il rapido sgombero: 10 a causa. dell'us.c;enza rli una tappa inter"IDediaria. la base chirurgica, cne non è statn possibile impitl.nttU'O per la rapidità. di movimenti e che na il compito della. chirurgia eli e;:;tremA. urgenza. (apparecchi por frattura e cllirurgia degli intrl.l-'>J>Ortabili ) e zo per il trasporto a mezzo di aeroplani. Per i feriti ginnti con piaghe allo stato di infezione non si può nè a..'lt.enersi. nè è possil)ile la sutnr11. primitiva; bisogna mettere a piatto largamente la. ferita ed esogu.ire abbondanti inil!ltzioni con liquido Dakin continuo o a intervalli, as· sociato qualct1e volta al trattamento geuora.le per lo shoc](: e all'autovaccino in applicazioni locali. t>i sono avuti risultati soddi.<ifacenti, e si è potuto p raticare in buone COl H tizioni la. sutura seconcù~ria. È stato osservato un solo caso di tetano in un l erito curato in l ;a giomatl.\ e che non aveva ricevuto la vaccinazi one. Ho


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seguito poi 85 casi d.i gangrena go.sso~<a confermati dall' esamlf bat teriologico. & tutti i feriti non nanno avuto la vaccinazione preventiva, tutti quelli pervenutinù con comvlicazione gangrenosa ham1o avuta una iniezione di 100 cm 3 di siero antigangrenoso il primo giorno e 100 cm 3 il secondo giorno, ed no la convinzione che la sieroterapia curativa ha evitato parecchie amputazioni e mi ha fatto essere al massimo conservativo. La mortalità è stata del 15 % e negli 85 casi ho osservato 25 lesioni di vasi importanti. I nfine voglio mettere in rilievo un punto terapeutico spesso dimenticato e che prende di mira la complicazione terribile delle ferite infette degli arti: l'emorragia secondaria. Quando n:u sono trovato in Marocco in presenza di e&'li con pericolo di morte immediata, no praticato un'amputazione rapida atipca al di sopra del focolaio infetto. Le allacciature furono più agevoli e in qualche caso ho praticato la trasfusione sanguigna di sangue citratato. Ognuno sa la difficoltà e spesso l'impossibilità dell'emost-asi in una vasta ferita osteo-muscolare cne viene a essere la sede d i una emorragia secondaria. Un'altra. nozione cne il cnirw·go in Marocco deve conoscere è la malattia infettiva cne può sorgere duranta la cura dei feriti. L'associazione Jerita- malattia non è rara. Si sono avute febbri tifoidee, paratifoidee, amebiasi, dissenterie varie che rivestono una certa gravità nei feriti, e in genere si risveg liano tutte le infezioni latenti: malaria. Un capitolo importante d ella cura chirurgica p er ferite di guerra è quello ch e riguarda le fratt ure d egli arti: fratture esposte il cui focolaio comunica con l'esterno e por cui bisogna risolvere il problema chirurgico e ortopedico. Problema chirurgico; P er l'A. nelle fratture quando la sutura primitiva è indicata e possibile, tiene il posto di onore p oichè dopo la e&'issione e la. steriliz.. za~ione del focolaio si t rasforma la frattura esposta. in chiusa, trattamento q.uesto profìla.ttico per la iniezion e e complicanze e da cui dipende non solo la. sorte delle fratture ma quella del malato. l rohlema chirurgico certo non vuoi dire intervento a qualunque C'oste e l'ast-ensione non significa iner't.ia. Egli è intervenuto in tutte

le fratture per pallottolEiì con orifizio pW1tifonne, sia praticando une. suture. primi· tiva, sia WJa ritardata o secondaria. Con la sutura primitiva non si deve praticare la osteo!!intesi, ma questa conviene farla in secondo tempo. quando si è avuto la guarigione per primam d elJa ferita. Problema ortopedico : n buon risultato di una frattura dipende dalla triade: Riduz.ione, immobilizzazione, fisioterapia. Si è servito d eg:li appareccni usati nella grande guerra, considera g li apparecchi in provvisori e definitivi. Apparecchi provvisori non significa a.ppa.reccni improvvisati ma apparecchi che pennettono di realizzare l'estensione continua, che s iano di facile approvvigionamento, di facile uso e che rispondano come mezzo di contenzione e di estensione dando bando a tutti quelli apparecchi di fortuna (sciarpe, tele, fucili, ecc.): quindi apparecchi di Legendre di Dulard e doccie a rete metallica. Per gli arti superiori ha avuto buoni ris\ ùtati con quelli di Van de Velde e di Jeanb rau ; per g li inferiori quelli di Boeckel, Pouliquen, Lardemois, Patele-P icot. Apparecchi definitivi debbono essere vari, semplici, solidi che rispondano a ogni caso c linico e di fa.cile uso : l o Apparecclù di contenzione; 2o a estensione continua senza sospeneione; 3° a. estensione contù1ua con sospensione semplice o doppia; 4° apparecclù di marcia. che sono un adattam ento alla marcia. e alla estensione. Sguardo gentrale delle ferite di a'cune regioni. - L'assenza del copricapo ha ele· vato il numero delle ferite penetranti nel cranio. Raccomando la rasaturo. di capelli come profilassi delle eventuali ferite del cranio. I ferit i del cranio debbono essere subito sgombrati, (poichè la. craniotomia non è possibile in posti avanzati) a mezzo di aeroplani, trasporto cl1e i feriti sopportano bene; astensione nei posti avanzati, estesa rasatura e disinfezione con iodio. Sutura primitivo. nella. ferita. recente. Procedimenti: Taglio di un l embo cutaneo quadriJatero con centro a.l foro di entrata in caso di ferita penetrante, con centro a l foro di entrata e di uscita por quelli

a corto t ra-gitto, Taglio di due lembi quadrila.teri, l'm1o con cootro al foro d'entrata, l'altro al foro di uscita quando la. distanza tra i fori è grande. I n a lcuni casi na· praticato un'incisione lineare quando i fori non erano :m olto lontani. Le ferite tangenziali spesso hanno a vuto un'evoluzione semplice; qualche volta. ha allargato


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l!.TYISTA DI TECNICA 1-: SF:K\"IZIO SA.NlTA.l!.JO

~!TLIT.'-RE

la breccia os.c;ea. con la tra.panazione con Il\ f raise e fatto la toiletta. della ferita., ha estratto il corpo estraneo. L 'escissione dtJI!o. dura. madre è stata. limiiK~tissima.. La d etersione d ell'on.cefalo è stata prn.ticatn. con la.va~Sgio abbondante e caldo di

soluzione flsioto~rica. che è anche er:nostu.tico.. Le scheggia riscontrate coi ra.gf-P :X sono state estratte con l'auricttlaire. ngente poco trauma.tizzante. I proiettili in-

tracran.ici sono stati subito estratti seguendo la via pi~ breve e diretta. Quando si è potuto è stata rispettata. la dura ma.dre che è una barriera. alle infeziorù. Non si è m ai astenuto nelle ferite del m·a.nio. Le fer-ite del rna.<>eella.re inferiore, della lingua, dol collo hanno dimostrato 111. utilità della. tracheotomia primitiva. Per le ferite del petto da. proiettile. ad eccezione di quelle con trauma.topnea, per le quali è impo!<t.a l' mgenza a seeonùa delle circostanze è stato interventista o astensionista avendo migliori risultati dove ha temporeg~ato. P er le fel'ite dell'at!ùome bisoJ:ma intervenire precocemente e bisognn a vere delle basi a vam.atf', perchè questi feriti non sopportano il trasporto in aeroplano. Per le amputa.zioru degli arti all'A.. è stata preziosa in certì ca.<>i molto gravi l'amput.a.zione circol.u.re della coscia cile ha. il vantaggio d i essere ~uita. in meno di 20 minuti, profittando della fase anal~esica preanestesica. del cloruro di etile. Buoni risultati ha avuto con l 'operazione di Ric.a.rd, così non può di-ro per la tipica di Syme: meglio praticare una. amputazione al so medio della gu.rnba. Diversi ri.«ultati ha dato la. Chopa.rt. B uoni risu ltati con la. Lisfra.nc, ha abbandonato la Guyon. Per la disarticolazione dell'anca, por feriti gravi con va.%<> spappolamento d ei tes"tlti d olla moti\ della. coscia ha p'l'atica.to prima l'amputazione circolare a l di~( prn del foeolnio dopo aver fatto un luni'<!O sbriglia.mento vertica.le esterno, ecl ba. ~ tratto la estremità superior o del fem nre, operazione pratica, fncile e ch e non d à. shock raccoma .datagli da Broca. P er lo feriit.e articolari insiste sulla. sutura primitiva. che è indiscussa. P er il ginocchio si è servit o in 20 casi della via di acces.<;O transrotulea. verticale med.ia.na (Allier. Heitz, Boyer), via facile, non mutilante che pennette il ricu· pero funzionale eccellente. Per l'anca la via antero-esterna.. P er il polso la via ùi Allier. Raramente na. praticato disarticolazioni totali ma limitate alla p rima linea. del carpo; in due casi alla seconda. linea. esclu.so il trapezio. Queste l'esazioni però richiedono sorveglianza lunga e at.tiva ma danno buoni risultati senza ancn ilo~i con limitazione parziale dell'estensione e della. flessione. Una. menzione speciale per le fez·ite del piede e della. IIU\110. Queste ferite per la. comple.«siti\ degU elementi anatomici sono trascurate perchè vi è una sproporzione fra l'apparente benignità di \ma ferita recente e la. gravitò. di. quelle nnticl1e. lA sutma pl'i.rnitiva permette di sperare in un ricupero funzionale importante. perchè se si i.n!!talla. l'infezione facilmente si distruggono le piccole os...~ i tendini e i fi letti nervosi sono inglobati nelle cicatrici. Largo sbrigliamento e mo1'sa a piatto delle ferite. Per le ferite ptmtiforrn.i si può molto pià raramente a.,c;tenersi cne per le ferit.e delle altre regioru. .

Conslderazlonl generali : La cura chj rurgica ideale dipende da un p iano rapido di sgombero e preciso e da una organizzazione razionale. L'onznnizza.zione prima della tecnica. Le condizioni che semÙI'imO por·mt:Yttere w1a cura chirurgica molto efficace nel Marocco debbono avvicinars i a quolle st,-~bilite ne lla formula. della grande guerra. 1914-1918 che no. fatto le sue proYe: un'organizzazione com}'leta. è posta: 1° St~ una t(Jitizzazione e ri7J<~rtizwne ideale del personale chirur!Jico. Bisogna definire il compito ùi ciuscun chit·urgo e il suo posto nello s_g ombero e nella gerarcnia tecnica.. t ." n chirurgo con.sulonto di Anno;ta na. ai suoi ordini dei chirurghi consulenti di Corpo d 'armata., cne divengono consulenti di settore in periodi d i calmo.. È necossmio inoltre aYere d Etll'equippe chirurgiche fisse e di q\telle di rinforzo . Blsol!na che un ferito dolla linea di fuoco giunga s ull'a.utorità teçn.ica. del c hi,rur!!o cons ulente d 'armn.ta. che da vicùtO come da lontano ne assume le responsabilità e deve a voro la qua litìl di controllo.re al punto della v ia tecnica Il\ terapeutica e lo S.l!om hf'ro d t\l punto inizin.lo fino nlla fu1e d el settore. 01{1ù Corpo d'a.:nnata iu t empo d'opors.w.ione comprende : P o::.'ti tli .soccorso d i bn.ttaglione, che sgombe-


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OONFF.RF.NZF. SCJF.JI<""l'TFtr.U F. OF.GT.J O Sl'F.TIA r.J MJT,J'I'A Rl

rauo su un' ronbulanza di colonna m obile. la qual o s~ombera su una b~se cltit·urg ica, che a sua volta sgom hera su un ospcdn.lo primario. 2° Utw dottrina : Due questioni sono da te nere d i m ira: Sgombero di fel'iti. Trattamento cl1 inu-~ico doi f(•riti noi vari SC!l.!!iioni d i Corpo d ' urmnta o !l(.'ttore. Lo studio di queste questioni d l:'ve essE're J.!uidata dall'ideale d ella. sutma primitiva che, percJ1è sia rea.lizzabi.le bisogna. che il ferito anivi al cltinu·go prima che la pullulazione microbica si maniff'st.i; quindi il medico den:~ aYere <.li mi ro. la rap idità di sgombero : 11 t-empo è oro ! Compito al posto di battaglione: EmosHlSi provYisoria. Immobilizza7.ione provvisoria. delle fratture, appUca7.ioni di pinze, tracheotomia in ctl.';o di astìssia, scelta grossolana per lo sgombero rapido per ordine d 'urgenza. All'ambulanza di colotma. mobile: Emost-asi, immobilizzazione più s icura della frattura, se occorre sutu1·a e t.oilet;te int.orno alla ferit;a, cou preferen7.a. a. lJUe lle del cranio, trocbcotornio..

Iniezione antitetanica, antiga.ngrenosa, cura. dei molibondi. All'ambula11:w chir1trgica di base: Scelta. dei feriti in: intransportabili con cura provvisoria o d efinitiva sul posto, intransporta.bili senza intervento a mozzo di aeroplani, oamions ecc. ' Operazioni d ' urp:enza p er <]Uelli che hanno emorragia, per g li asfittici. per quelli con trauma.wpnea.. Crùusura provvisoria. della broccia. se poss ibile. Xon bisogna eseguire t·rapm1az.ioni del cnmio. 3o Unione. L'azione ch.irur)!ica conl'isi e nello stabilire l'm1ione tra i chirurghi dell'armat-a. Riw1ioni di chiruJ'I.l'hi sotto la. preside!lza d el Direttore del servizio sanit.nrio non possono clte rinfonr:nre e modificare secondo i bisogni conservando l'unilkazione indispensabile, la dottrina citi rurgica. CASELLA.

CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI Elenco degli argomenti trattati (DII lfiCcssl vcBall~~trvuull alla Dlrczloae generale 41 sultà mllltart dii 1° al 31 ottobre 1928)

ANCONA. -

Sottotenc nte medico R OBERTO F ABTUNI: Sulla 80pra.vt-ivenza dei ltm· oociti nella cronologia della m.orte. BOLOGNA. - Capitano medico NIC O LA T~::v:~::scH I : Stt un caso di lebbra tubercolare. LivoRNo. Sottotenente medico <.:1SUI!:R'J:O P ELLICCIA: Un ca80 di li7XJangioma alla guancia destra. No vAR~. - Sottotenente medico L t'IOI GEnDA: L e oondizioni attuali degli 8tudi 8torico-tnedici. PIACENZA. - Capitano m edico G IOVA:!!.'NI DE L ISIO: Un caao di por po ra reumatica. • :Maggiore medico MA R tO N EG RI : Un cMo d;i ferita pe·n etrante del globo oculare, con permanenza di oorpo estraneo 11el t-itreu. RoMA. - Sottotenente medico BRUNO CruFnNI: Un ca8o di bradicardia s-inu.saU pennanente.

6. -

Giornale eli mecliçi7ta. militare.


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NECROLOGIO

NECROLOGIO Dott.

cav~

Q / aclnto Triulzi

Te nen te colonne llo m edico In S. P. E.

n

25 luf?liO soorso decedeva improvvisamente in Savigliano il tenente colonnello medico Giacù1to Triulzi, direttore di quell'ospedale militare secondario. Prese parte alla. ca.mpa!pla. libica. del 1911-12, acquistandosi particolari be· nemerenze nella. direzione di un ospedale da. campo a. Bengasi. Durante l'ultim& guerra., come dirigente il servizio sanitario del 730 fanteria, che teneva sul Peuma difficili posiziOJù, minacciate anche da.U'mfezione colerica., e come direttore di ospedale da campo e capo ufficio di sanità. divisionale, seppe far eccellere le sue ottime qualità tecruche ed organizzatrici. Di carattere fTa.nco e leale, di· sentimenti elevatissimi, di eccezionale bontà d'animo, riuscì a. ca.t ti va rsi la simpatia. dei colleghi, l'obbedienza. e l'affetto degli inferiori, facendo d ella. sua. missione, oV\mque ed in ogni circostanza, un vero a.po· sto lato.

Dott. cav. Ermenegildo Bssso Te nente colonne llo med ico In S . P. E.

n 6 settembre scorso, dopo inesorabile e penosa malattia., spegnevasi in Ge· nova. il tenente colonnello medico Ermenegildo Basso. . Di versatile inges:(no, di vasta coltura. professionale, si dedicò con specuw.e interes.<~amento alle discipline mediche, pubblicando interessanti lavori, part1· colarmente sulla malaria.. Prese parte alla campagna italo-turca, riportando un encomio solenne per· èhè, quale aiutante maggiore, éontribuiva effìca.eemente all'orgAnizz.e.zione .d~l servizio ospedaliero in Derna.. Nella guerra ita.lo-austria.ca, dirigente il sel'V1Z10 sanitario del 152° Reggimento fanteria, mentre il 25 luglio 1915, al Bosco Cappuccio attendeva. con imperturbabile serenità. alla medicazione dei feriti, fu ~­ vemente colpito alla. testa da. scop1-.io di granata. Per l'ammirevole contegno · mostrato fu ricompensato con la medaglia di bronzo al valer militare. Fu in seguito direttore di ra.~gruppa.roenti eli ospedali da campo du:a.nte l'epidemia. in.fiuenza.le del 1918. e nel 1920 diresse con zelo e compete~ ~.~r· vizi sanitari dell'i <iola Asina.ra. presso il campo di concentramento di pngto· nieri. ;, di Di elevati sentimenti militari, di esemplare rettitudme, di a.ninlo . mite, ti reale valore, non disgiunto a. grande modestia, lascia. il più vivo ricordo m qua.n ebbero la fortuna di conoscerlo.

Dott. cav. Michele Scarzella Tenente colonnello m ed ico in S. P. E.

n giorno 14 settembre scorso, vittima d:i insidiosa malattia, moriva in Fin!ll· borgo il tenente colonnello medico Michele Sca.rzella. 'ta.lo· Partecipò alla g uerra italo -turca del 1911-12 e durante la. cam~~ giu· austriaca. prestò ininterrotto servizio in zona d'operazione, dal maggio 19 15 gno 1919.


NOTIZIE

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A. Plava, nel maggio 1917, come comandante di sezione di sanità e direttore <dello sgombero dei feriti in una. vasta zona di combattimento, diede esempio di ener'gia e di serenità impertuba.bile sotto l'intenso fuoco nemico, per cui verute decorato della. medaglia. di bronzo al va.lor militare. Fu inoltre ricompensato della. croce di guerra. francese dal comandante la 3• armata per l'ammirevole soccorso e sgombero dei feriti italiani e francesi da quel fronte. Di carattere aperto, di vasta coltura, di intelligenza. pronta. e vivace, affabilissimo con tutti, alle doti di valente professionista seppe unire quella di perfetto organizzatore. Alle desolate famiglie il Giornale di medicina milita1'6 esprime le più vive condoglianze.

NOTIZIE La mostra della SaniU militare all'Esposizione della VIttoria In Torino. La mostra della Sanità militare ha dovuto per esijtenze di spazio e por le varie specie di materiali raccolti essere suddivisa.. Più precisamente una parte fu compresa in una sala collegata. con la Mostra delle armi combatt.eJ\ti nel Castello del Valentino e fu destinata. all'esposizione di materiali e cimeli storici: un'altra, attigua. all'ingresso deUa. Mostra. della. Vittoria, fu destinata aU'impianto della ambulanza. chirurgica di armata ed infine una terza pM-te, nel viale pres:>o il Po, limitrofo alla palazzina. dei canottieri Cerea, comprende un padiglione Docker ed una vasta tettoia per l'esposizione dei vari materiali in uso presso l'esercito in campagna. SALA. - I n questa sala, che pot.remo cl1i1UJ18re d'onore, sono state riportate sulle pareti le indicazioni delle medaglie ottenute dal Corpo sanitario militare. In una elegante vetrina vemlet·o esposti una copia del Libro d'oro del Corpo sanitario militare ed inoltre gli autog rafi di S. A. R. il Duca d'Aosta e di Gabriele d 'Annunzio scritti in occasione della Celebrazione del medico caduto in _g uerra e la. risposta .a. detti messaggi fatta dal tenente generale medico della Valle, allora direttore generale della Sanità militare. Gli autografi sono stati racchiusi in eleganti copertine di cuoio con fregi in oro e per comodità del pubblico sono visibili in fac-simile, unitamente a numerosi albums di fotografie, in speciali tavoli situati presso l& finestre della. sala. Ai lati della vetrina è stato esposto un piccolo bozzetto del monumento al medico caduto in guerra., che si trova pre.'>.'lO lo. scuola di applicazione di sanità militare in Firenze, ed un particolare in gesso di detto monwnento, che raffigura la testa del cot~valescente, particolare veramente mirabile per la purezza della linea e l'efficacia della. espre.<>Sione. n bozzetto è stato gentilmente conce.<>So in prestito dal tenente generale medico della Valle. Sopra la _v etrina un grande grafico comprend& le indicazioni di tutte le medaglie al valore concesse agli ufficiali medici nonchè la loro s ituazione numerica e la loro distribuzione durante la guerra: la parete è infine completata da numerosi originali delle xilografìe di Duilio Ca.mbellotti che l'in.c;igne artista. ba eseguito per il libro d'oro del Corpo sanitario e dalle copie delle motivazioni della medaglia di argento concessa al Corpo sanitario militare per la guerra italo-austria.ca, e della. medaglia d'oro concessa al soldato pom,feriti Vannini. Numerosi altri materiali sono esposti nelle varie pareti della sala. In un grande quadro fìigw-ano tre grafici, del tipo cosidetto all!'a.metiC~:~>!la, :rel~tivi alle pet"diw avute dall'Esercito durante la guerra secondo i più recenti dati statistici forniti dal Ministero (680.071 morti), al numero dei fel'iti entrati negli stabilimenti sanitari mobilitati (936.585), al numero dei malati e feriti sgomberati dagli stabilimenti sanitari mobilitati agli stabilimenti sanitari terri toriali in tutto il periodo della guerra (2. 168.538) ed infine alle perdite numeriche subite dal Corpo sanitario.


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NOTiZIE

Altri g rafici del ~uddE'ft.o t ipo am~ri<'Amo rafligura.no la situazione ammalati e feriti, ricoverat.i, neg li stahilintenti l<ml itm·i della zona tt>rritof'iale nei vari anni df g-ue n a ~ a ltri il numero dei po:;ti letto vradat<flmOIIte mes.;;i a dispo::;izione dell'esercito in prima. lin ea. (lOIJ.OUO post.i). 1\P(!Ii o:«pecl>tli di rir;erva a disposizione delle Armate in 2n liuen. (-W.OOO po!-iti) ed infine n e lla zona territ01inle (360.000 posti). N umerù!-ii nlt.r; quad ri mumli. g-cntilmf'nte concessi dalla Direzione generale di l<an itt\ militare. indicano il pitmo di !',:!OmbE•ro d('i feriti in una armata., i vari mezzi profìlnttici, mstatistica delle malattie Yene1·eo neli'E~orcito con la notevole dimjnuzione o.ntt.a. d opo l'aHutn iorte dt"'ln pro fìln>:~i anticeltica, il movimento delle infezioni t ificl1e e colerid1e <'on l'ill(l.icazione d ei Yantaggi not.evolissimi conseguiti dopo le vaccinazioni antitilicne ed auti<-okwiehe, ln p .. rcent.uule delle fer·ite u1 g uerra a. seconda d<.'u;li n~enti vulnernnt.i P delln. ro~rion<' del cor)lo eol 1litll., ecc. All.r·i qua.dri mutn.H corrodati di fotog rafie od itl\'iat i dalla Direzione generale di sanità militure ùamJO un 'idf'a dd la Yoro profilatt.ico compiuto dalla Corruuissione snHitm·ia mista per le prov er1 ienze d1tll 'Oriente, ed alt.ri infi11e i:nviati dalla Dire-~ione dc>lla scuola ùi ltpplicazio ne di sanità di l <'iJ·onzo, sono relativi ai centri neurologi , otorinolArin,l!oin.trid. fìsi oternpici impiantati nella zona territoriale. Non tutti i nunw ro:;i qunùl'i mw·a li perven uti l111.nno potuto, por ra~ione d i spazio, essere esposti in questo. sala e perciò Hlcuui ,-enncro esposti n oi padig lione Docl<er sopra.citato. ~ umor~o foto_ g ml:ìe di so~_gatti rolat iv i a l florvizio s anitm-io in guorra., t>anto nel tNTitorio naziollale che in l\ln.cedon ia. ed u'l Francia., e elle furono raccolte dal Comaudo osupremo e dn. s inp;oli \Jilì<"inli medici, <'he )!ent.ilmente vollero invia.rle al Comitato, completano le v ar ie paroti. U n b11on numer·o di esse ò stato anzi stampato in dia.positiva od esposti in Rpecia li supporti presso le finestre, in modo cne il pubblico può farsi un ampio COJtcetto d olln Yita. che s i s''olgeva. nei posti di mcdi('M.ione p iì't avan7.c.ti, nelle sez.ioni dj Mnit.à, 11~~l i ospedali da campo, ecc. :t\ umerosis.c;ime sono lo foto~ra.tìc c le diapos ith·e dei Cin1iteri di g\lerra, inviate d n ii'Uilìcio O. O. S. C. G .. c}te con t~mto pi<'t.oso fervore sta. da vari anni svolgendo w 1'opcra mera.vij!liosa per la sist.emnzione dello tombe dei n ostri fratelli caduti. lnlìnn su spo<·i~tli !=mpport-i nel ITIC7.7.0 della sala è l<tata esposta un& ricce. raccolta di fotografie n llutivfl nll<~ ~pedizi one Inilitu ro in llface<l.onia. e vennero pure espost.i numorosi ~n-Mie-i relnt.i\i n-1 servizio saniMrio iu quelln zona in1per-via, specialmente colpita. dalla mt~la,ria e da a ltre mulattie utfl:t.tive . Detti ma t eriali sono stati g<'miuuemo t~on<·essi d n. R. J<:. il flOnerale d' Armnta P etitti di Roreto, allora Capo c!r llt\ spedizione itt~linnn in i\Tu<:edvnin e dul Capo ufficio di sarùtà della spedizione, tenente CQ!onnello medico prof. Tir·elli. AMJl'OLANZA CliUfOltGlCA n ' ARMATA. - L 'Ambulanza chir1.11·gica d 'armata è st.ata esposta nel tnnM:g ior numero p os,;ihile dei suoi element-i consentit o dallo spazio. \'i figu r'tUIO la bamcea. opcratMia completa in tutti i s uoi panicolari con gli annessi l ocali pnr di~i.nfezioue e por ru dioi~>J.!Ìfb, u oncltò una t enda ricovero con 24 letti montati e la tenda di accettazione. ( :li impia11ti ili luce e d i riscaldamento vennero m essi tutti in opera. ALTRI JIL'\TBIHAT.T I'ANI1'_,nr nr GP"F:RRA. Pm· l' A><posi?.ione di c!Atti materiali, come sopra è indicato. ven uo1·o impiuntati u na va!;ta tettoia. ed un padiglione Docker nel Yia le pre.';so il P o. ::;otto la t-ettoia di metri 22 x 7 figmano l'ambulanza radiologi<"a. con anne~>.~t tenda 7 x 7 montata t~l completo, l'amb\rlarlza odontoia.trica, un·autostufa per tli~<infezione, una stufa per· disinfezione Gia.nolli, un autopotab ilizzn.t ore l\Iancini, tm potnbilizzat ore carreggiato Hartmann, 1111 potabilizzatore somegg iato, un l>U!Q10 Bla.nc, un 'autoambu lanza ed un carro per trasporto feriti e malati. ~el padig l.ione D ocl<er per cura dell'Istituto ehimico-farrna.ceutieo militare è stato esposto un l~thorntorio cllimico-batteriologieo aJ. completo, nonchè altri mater iali sunitari di mi..uor volume, a d ottati dall'Esercito in campagna (a.ppareccnio radiolorzico da. e<1.mpo F ene1·o di Cavallerleone. autoclavi, apparecchi per acqua st.erilo, filtri, barelle n ei v ari tipi, barelle slitte sistema Boido, ecc). Coll1 p letano l'e.,;posizione alctuù materiali adottati dalle truppe. per la potabil iz:a~zione chimica delle acque e per la difesa cont.ro i congelttmenti. Direi/ore re.!!ponsabile: AnTURO CASARINl, -~ente colonnello medico (.):, 22) - ROWJ. , 1928- AlSNO VII - RTAB . POLJ GBAP~~).'.UOON1.8TlUZ10NE DELLO 8Tit.TO

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VI - F. CACCIA. -

Trattamento e sgombero dei fratt urati degli arti in

VII - S. SALINARI. -

Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento

gnerra. - Prefaz io ne del p ro i . H. DALLA \ ' EDO\' A • • • : •

delle ferite osteo-artioolnri in 10 e 2° tempo. - P r eFa.ziono d ol p rof. R. ALESSANDRr. - U n Yolu me di pa~;g. 190 • • • . .

Vill - A. CA.~ABINI.- La medicina militare nell' antica Roma. - Con 5 fig. I X - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un v olume d i p ag ine 92 oon 16 fig ure . . . . . . . . . . . . • . . . . . . X - N. Roo mò. - La profi laJSi delle malatt ie infettive dominanti nelle · nostre colonie africane. - Un volume di pa.gg. H . . • • . XI - A. CASABINI. - La scelta dei pilo!i per la navigazione a~rea.- Un volurne di pagg. 232 con 97 fi!;uro . . . . . . • . . . • . XII - G. CAPPELLI. - La chimica militare e le sue relazìoui oon l'ordinamento dell'Esercito e la guerra . . . . . . . . . . . . . . XIII - S. Sa LINARI. - L'autolesionismo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un v o lume di pagg. 2.10 . . . . . . . . . • . . . XIV - F. CACCIA e S. R rccx. - Le occlusioni intGstinali (escluse le ernie strozzate) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . XV - G. Garxo NI. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un ,·olum e d i pa~g. 2-10 con 3 carte guog mlich e XVI - S. SALll'lABI. - La razione alimentare del soldato iJj pace ed in guerra. - U n v olume d i pa.g!Z. 2-!0 . . . . • • . . • . . xvn - A. CASARINI. - Per le « nozze di diamanti • del Giornale di medicina militare. - Un , ·olu rne di pa!!g. 60 con 9 Jigu ro X VITI - B. PALMIEBJ. - L'ospedale militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napolitano. - Un volum e di pn::!q. 72 . XIX - G. ME~om - L'alimentazione del solda to italiano in tempo di pace. - u n v olume di po,gg. 50 . . . . . . . . . . . . . . . . XX - A. CASARtNt. - La medicina militare nella leggenda e nella storia. - Un volume di pa.gg. 600 con loo figure . . . . . . . . .

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ALTRE PUBBLICAZIONI. A. CASAJUNI. La fatica nella vita militare. Mem oria JWemiat a al eoncoi"So Riberi, 1905. Un v olu me d i pa.gg. 330 con li5 ii~ttre.- Roma, 1908 A. CAsumx. Le malattie e gli in.fortuni nella vita militare. Mem oria p re· llliate. al concorso R iberi, 1906. U n YOlumo d i pagg. 40 2 con tavole grafiohe e statistiche - Roma., 1908 . . . . . . . . ~ . . . . . • La lotta antitubercolare nell'esercito. - Un vo lume di p a.gg. 96 con 8 tav ole Per Leonardo da Vinol nel IV Centenario della sus morte. - Un volume di

Pagg. 100 con 37 figure . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Per Giovanni 1'ltaria Lanoisi nel II Centenario della sua morte. - Un ,·olume n di pagg. 106 oon 28 fig ure . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1 Conferenza lnteralleata per l'assistenza agli invalidi di guerra: (Roma, 1919) - Relazioni ufficiali o comunicazioni. - U n volume di pa~g. 06 . . • 1 Cancresso internazionale di medicina e farmacia militare (BI'ux elles, 1921). ll Relazioni ufficiali del Corpo sani tar io m il itare it aliano . . . . . . . Congresso internazionale di medicina e farmacia milit are. (Roma, 1923). Aut Ml Oongruso - Vol. I. - R elazioni ufficiali. - U n volume d.i n pagg. 416 con tre tavole . . . . . . . . . . . . . . . • . . • . Oo~o internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma, 1923). Attt deZ Congresso- Vol. II.- Lavori del Congresso e comtmicazioni. IU - Un volume di pa.gg. 600 ~on 33 tav ole e 19 incisioni . . . . • Concresso. internazionale di mediolna e farmacia militare. (Parigi, 1925). Lavon d el Congresso e comunicazioni. - Un volume d i pa.gg. ~ 8 •

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE DIREZIO~J:

ED ,UUIINISTIUZIONJ::

Roma - Ministero della Guerra, Via XX Settembre - Roma

CO~DIZIONI DI

ABBON..\MENTO.

1. Il Giom ule di medicina mil.i tare si pu hbUca li primo gloruo dJ ciascun meae, lu taaolcol~ di quattro togli d1 stampa almeno. 2. L'abbonam ento è a nnuo e decorre dal 1• gennalo. 3. Il prezzo ctoll'abbonamento è : P or l'ltnlla e Colonie . . . . • • • • • . . . . • • . • . . • • • • • • . . . . . . • • • • . . . . . . • . . • L . 82 P er l' E stero . . . • • . • . . . • . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . • . . . . . . . . . • . . • 44 l ln I, W la . . . . . . . • • . . . . . . . . . • . . . 6Un fascicolo separato costa .•.•• · · 7 a 1r ,.storo.. .. .. .. .. .. .. • .. .. .. • • 11 supplamf!nto cuntcnento l Ruoli. eli J In Ital ia .•••.•••• , • • . . . • • . . . • • , lo arn:innit<l del corpo sanit«rio m ili· 18 tare costa 1 all' Eetero ....•. .. .••••..•. , •• , 4 P er gll ufficiAli m&dlci e oblmlci farmnctstl del R. F.serclto (lu servizio attivo, In pos!zlone aus!Uarlo.. di oompleruooto, della riBerva ed a ripoho) 11 prezzo dell'abbonamento è ridotto e. L. ,. an t i ciJ)(Jte ed il D"'"'o del s upplement o è ridotto a L. 8. - Non si trasmettono ricevute per gli abbonamenti vcrsonoJI. &. Non sl nccettano recla mi trascorsi trent.n giorni doJia spedizione del Giornale, che si et· tet tua reS"'I nrmeute ul primo di <Jgnl mese. Tra~~eorso tale t ermine, i fnsci<'oll richiesti vengono ape. diti eo dlavontbl ll, solo a pagamento. Il. 1 ~lgno•·i a bbonatl ml litarl ln eflettlvlt.à di servizio Paa'heranno l'importo dell'abbonamento per mezzo del rtspottlvt ooman dl di corpo e d lrc7.lonl. · 7. Per l soli uttlola ll modici (dell'Esercito o dclln Marlna), In qualunque posizione si trovino ~ammesso un ABBONA.llE NTO CUMU L A'fl VO al Oiomale di m edicina m i li tare ed agli .&mwli di medicina navale e colqni«le al prezzo di L . 39 annuo. ~ Inoltre o.mmcaso un ABBONAMENTO CUMULATIVO 1\lla Ri vist<t aerou.au tica al pre1.zo di L . ·16 allllue, ed alla Rivista tnilitare italiana al p rezzo dl L . 41 annue. È Infine ammes~o un .A.BBONAME :-ITO CUMULATIVO 1\l giornale l'Uni· e~rso, rivista geografica llluRtrata, al prezzo dl L . 50 annue. Per ottenere t ali facilitazioni cumulative gU ot.> botlatl mllltart dovranno tar perventre l'Intero Importo all'Amministrazione del periodico del proprio o<>rpo. 8. Al librai si fa lo sconto del 10. per cento, ma s oltanto per gli abbonamenti dell;, persone e degli enti non mllltarf.

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NOR!IIE PER LE PUBBLICAZIONI. 1. l ln~·ori originali , le note, l e ri>tstc - dattilogrn.faU o scrit ti a mano - devono occupa"' un solo lato del Coglio). <'!Sfere nel testo de finitivo ed aoouratamente corretti e riveduti dagli aut ori. Si ra spe<·lalo~ r o,-co tu anLi azlono che quelli soriMI 11 m ano siano ben lt'ggibiU, per modo di ' e'filare ogni cl nl.> bio di luterpretazioue. In caso contrarlo, la Dlrer.io ue si vedrebbe costretta a aospendern& la p ubblicHzlono. 2. Salvo casi eooezlonaliEslml, la oorrezlone dolle bozze sarà. fatta dalla redazione anzlcbè dagli autori, pf'r nou vincolare il lavoro t ipografi co agli inevltnblll ritardi postali. 3. Lo sposo per gli estratti e quell e per le tavole lltograftobe, fotografiche eoc., che aocom · pagnll88ero le meo, ... rlc sono a carico degli a utori. ~. Gli (>Sl rat t i sono di due tipi: - Tipo .d ) &loza ooperttna e coll a Impaginat ura e numera· zlon e del rasctcvlo. - Tipo B) Con copertina stampata , frontespizio, Impaginatura e numera zione apoclale . 5. D p rezzo clcgl! estro t ti. por gU aut ori dell o memorie t'he Il rtch!edo.no, è re~tolato dalla llllrUCnte t aJ'IITn :

PRt:ZZO DI CIASCUN FOGLIO DI STA!tiP!. T IPI DI E STRATTI

Tipo A L. Tipo B .................. . ... • •

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P er quelli clic SUJJcr tm o u n / O{Jlio, le trazion i i n pià, clte non superano il mu.w foglio, ri conIa no come m<:l ù , wrch è 7Jer<l l'vrdin<z.zio ne "~" sia i nter-iore a SO copie.

6. I rnanosorlttl non Bi ~titutsoouo. - I lavori brevi avranno la p~enza.

($;.22) · ltOll6 , 1928 - A. \ ' li -

STABILJME ~TO p0LJ GR 6Fil:O PER L'AloDllNI8TRA.Zl0~"11 DELLO ST~TO


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Anno LXXVI - Fase. XII DI CEMBRE 1923 -

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GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

DIREZIONE E D AMMINI STRAZIONE M I N I S TERO DELLA GUERRA

RO:MA

Pubblicazione mensile


GIORNALE DI MEDICINA MILITARE PUBBLICATO DAL MINISTERO DELLA GUERRA ( DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE)

Giomale di medicina militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e della Regia Marina : 1885-1895 - Giornale medico del R. Eaereito: 1896-1907. TELEFONI: 43-283 R. T. - 21-90 R . M.

SOMMARIO MEMORIE ORIGINALI : Grb:onl. - n con tributo 8PCCfalc del mcdJcl o 1lof veterinari mtlltarl allo sviluppo dclh• pntologla coloniale . . . . . . • . . . . . • . • . . • . • 011ta. - Epldemll• di t obiJrc ricorren te o.trlcant\ constatata nel 'rJgTè settentrionale Anlcri. - Sull'otlnl<>gla e l'(tmhlloph• dello strabismo concomitante . IlOTI: DI IGIENE PRATICA : Re flan l. - Ln polvere

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MEDICINA LEGALE MILITARE • . • . . . . . . . . •• •• •. . • • • • • • • • • . • • • • RIYIITA DELLA ITAMPA MEDIOA ITALIANA E ITRANIERA . . • . . . . • • . . • . • • • • OOIIFERENZE IOIENTI FIOHE DE8LI OSPEDALI MILITARI . • . • . • . • . • • • • • • • • • • NEOROL0810 . • . • . . . . • . . . . • • . . . . . • . • . . . . . . . . . . . . . . • • . . IIOTIZJE • • . . • . . • • . . , • , • • • • • • • . • . . • . • . . . • . . • . • • • • . , • PER IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITARIO MILITARE . . •. . . • • • . . . . • . . • • PARTE UFFIOIALE . . . • . . . • • • . • . , • . • • • • • • • • . . . . . . 1 INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'AliNO 1128. • . . ...• • ...

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688

Pag. 658

P ag. 663

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6M

6ì0 670 6il 672 672 678

PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSO L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DJ ·MEDICINA MILITARE ROMA -

Via XX Settembre - Ministero della Guerra -

ROMA

COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINISTERO DELLA GUERRA DIREZIONE OENEBALE DI !'IANITÀ MILITARE

I - F . TEsTI. -

Storia retrospettiva dell'igiene nell'EserGito italiano • L. 7TI - Rio2rche biologiche degli Uffici psico-ftsiologioi di aviazione militare. - Un volume di pagg. 236 con ~ figure e 2 ta vole • . • • • 15m - E . SA~ TORO. - Ferite addominali di guerra- Prefazione del professore N. GIANNETTASIO. - Uo volume di pagg. 400 oon38 figure • 311IV - A. Lusno - A. Busrnco. - I • gas di guerra •· Impiego ed effetti - Provvedimenti e oura. - Un volume di pa gg. 104 con 3 t a vole microgro.fiche a c olori . . . • . . . . • . • • . • . • 12V - A. Lusno. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della maschera oontro i gas durante la guerra mondiale (1915-918).- Con 21 figure • 7( SeQtU J" pagina cklùJ ~~


MEMORIE

ORIGINALI

~ ............,'"' DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI MEDICINA E IGIENE COLON~).· ':· ; " ·-'·'

I CONGRESSO SCIENTIFICO

Torino, 30 Settembre-2 Ottobre 1928

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···'' ..._........ : La Società italiana di medicina ed igiene coloniale, recentemente sorta sotto gli auspici di S. A. R il Duca degli Abruzzi, che si è degnato di accettarne l'Alto Patronato, si è affermata in un suo primo congresso scientifico, :il qùale ha avuto .luogo a Torino dal 30 settembre al2 ottobre scorso, sotto la presidenza. dell'insigne tropic~tlista Sir Aldo Castellani, che, italiano di nascita ed italia.nissimo di sentimenti, tiene alto nel mondo il nome della Patria. Il Congresso venne solennemente inaugurato il mattino del 30 sett€mbre a Palazzo Ma{lama, alla presenza di S. A. R. la Duchessa d 'Aosta, giunta appositamente da Roma. La rilmione venne aperta dall'on. prof. Umberto·Gabbi, che, premesso un reverente omaggio all'Augusta Dama e un saluto ed un ringrazia.mento Agli intervenuti, illust.rò gli scop.i della ilocietà e del congresso. Il prof. Castellani :pronunziò quindi il suo discorso inaugurale « jtnpu~ tanza della meclicina col<n~ialrJ ••, in cui, risalendo alle più antiche civiltà trova le traccie di una medicina, tropicale e ne segue H progressivo sviluppo fino ai gi01·ni nostri, mette in evidenza le affermazioni scientifiche già avutesi in altri paesi ed ha :varole di lode per i volonterosi che in JtaUa già operarono ed ancora si apprestano ad operare nel campo della medicina coloniale, rivolgendo u:n saluto agli ufficiali medici di te!fa e di mare che, nelle regioni esotiche studiano ed appUcano i dettami di qucst.a. disciplina Chiude infine fra entusiastici a,pplmlsi, con un vibra.nte saluto a S. A. 'R. la Duchessa d 'Aosta, a. Casa· Savoia ed al Duce. Il commissario Ricci portò agli intervenuti il !;aJuto della città di Toriuo ed il prof. Maggiora-Vergano, preside della Facoltà di medicina, quello dell'Ateneo torinese. I temi trattati dal congresso furono i seguenti : 1. Ten. generale medico prof. Filippo Rho : Il contrib11to degli italiani agli studi di patol,ogia esotica. 2. Colonnello medico prof. Giovanni Grixoni: Il contrilmto B']Jeciale di'i medici e clei vete?·inari rn-ilitari allo st·il·u ppo della patologia coloni ale. 3. Capitano medico dvtt. Tommnso Sarnelli : Il còmpitQ del rnedicv coloniale.


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IL CONTlUBGTO SPECIALE DEl "IEOICI E D E l VETERINARI, ECO.

·L Prof. Aido Castellani: Jtlieo~i e medidna t1·opicale.

5. Pl·off. G. Iza.1· e E. E. Franco : Dissenteria arnebir.a.. 6. Dott. P. Croveri : Peste b&vilw.. 7. Protf. U. Gabbi~· G. ·Cn.ronia: LeishmanioRi. ·. 8. P1·of. L. Ponticaccia.: Ria.ssunto critico sulla febbre ondulante. oltre a n~erose ecll interessanti cowunica.z~oni, fra. lè quali quella d~ attuali~à. del p~of. Gabbi sulL'l> epidel!lia di dengue in Grecia. . .

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Il Co11>o sanitario militare era ufficialmente rappresentato da.i oolonnelli medici Grixoni e Rizznti, dal maggiore medico Costa e dai capitani medi~i Rod inò, Reitani e Sarnelli. Intervennero pure il capitano medico Patanè, il Direttore di sanità militare ed il Direttore dell'ospedale mili· ta.re di Torino.

* ** Ci piace qui riprodurre la relazione del colonnello medico Grixoni ed una comunicazione del maggiore medico Costa :

lL CONTRIBUTO SPECIALE DEI MEDICI E DEI VETERINARI MILITARL ALLO SVILUPPO DELLA PATOLOGIA COLONIALE· per il prof. Giovanni Grlxonl, colorul(lilo medico·

Signori, Per prospettare nella sua vera luce e attribuire il giusto valore all'opera (ti iicìenza e civiltà data dai medici militari nelle nostre colonie, dovrei qui eS])Orre, quasi per intero, quanto ci è noto sulla nosogr-~fia ed epide· miologia dei nostri pussediment.i; cosa, naturalmente, impossibile ~ compiere in così breve spazio di tctupo, ed in questo luogo. Mi limiterò pereiò a far qualehe éenno sui principl~li accertamenti e sulle iuda,gini etiologiehe e profih1ttichc compiute in ognuna delle tre colonie, illxistcn do qna e là snllc co~;c più imporLantì, nella lusinga che mi ::ia ù; ~to in tal modo, di lumf'~g.iar(.', se non la fatica industro di ogni singolo !!fegario, la com1,lcf:ìsa. opera. del rorpo sa.n.ita.1·io militare di tèrra e di mare ell e alle colonie ha da.to t uUa la sua. <tttività fisicib ed intellettuale, l'ardore d ell'animo entnxiaxta., e, in non po<'h i ea:;i, la vita di suoi membri.


IL CONTRIBUTO SPEClAJ,E DEI )I'JiiOICl E DEI \"ETERTNAR.I, EGt'.

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*** E qui concedetemi che u.n steramente, come e::;igo rargomento ed il luogo, evocl1i a titolo di onore e di gratitudine il nome dei nostri colleghi. ~aduti per l'idea clH~ il I Conb'l'C:>so Italiano di Patologia ed Igiene Coloniali si propone di bandire e far trionfare; sicuro che il Congresso, 'iniziando i suoi lavori, <larà. palpiti di ammirazione e di tenera fraterna riconoscenza a. questi pioniPri, pei qua.li, come vuole il Cant.ore delle '( Gesta d'oltremare n. Non sul volto, nell'anima son piante le lacrime divine e trionfali, mentre il silenzio fa le labbm sante.

*** C(rduto a Lafolé: Tenente medico delùb R. ~brina SUURAOLIA. ' ~·· Caduti a D ogctl·i : Capitano medico GASP.ARRI Nrcor.A.. - Tenonte medieo FERRETTI Al"\ GELO. Caduto ad Ambct-Alagi: Tenente medico IACOPETTI EDGARDO. C<tduti ad Ad1ta :Capitano medico DE MICHELI ANTONIO. - Tenenti medici:· BARIIiAZ TEOTINO; D 'ANDREA ANTONIO; P uccr PAOLO j CUPPELLI PASQUALE i MAGLIO ANGELO; PISTACCHI GIUSEPPE. - Sottotenenti medici: Lo11mr GruSEPPE j 1\fiCCICRÈ GAE'l'A.NO j ALTAMURA F:R.ANCESCO j VIGLTONE GIOVANNI ; DORATO EMILIO. C<ldttti in Libia : Capitano medico: TEN'l'O~I RAFFAELE ; 'reuenti medici : DE MURTAS A.MEIUGO ; PRIOltr ALF.ONSO ; Do~flNE UICIIELE.

ERITREA. Le notizie da noi pO$:!edute :>ullà El'itrea, allorchè l'italia vi pia.utò la sua bandiera, erano scarse, frammentarie e di indole e~clusivamente geografica o commerciale. QuellE> di importanza sanitn.ria, o man<·av:wo del tutto, o erano di limitata ut.ilità. })erehè a.vvolte dll nn Hlo di mistero e di }eggenda. ~.facile quindi intendere fino a qual punto ht mrmc:tta conos1:euza delle co?~zwui climatiche. etniche, no1!ologiche, rendesse fbrduo il compito dei Prtm1 medici militari che a,vcvano il dovere professionale e patriottico di llrot~gere l'incolumità del soldato, difendPudolo anche dagli event11ali nu~v~ Pt'r~coli che potessero a,tt.enta.r.e alla sua. intel!rità fi <:i{'a., e quello ~ t1<~o dì accat.tivar8i le simpatie degli indigeni, o, p t l' lo menu, di attediu~rne l'ostilità, con l'esercizio, a loro vantag~.io, dell'arte sacra che ha l.<b 'Vma. Possanza di attenuare il dolore e fugare la. morto('. }Jied M:assaua, la nostra. ba::;c navale del M~tr Rosso, qnando vi mettemmo e, el"di vednta dn-i po<'hi italiani cile nt- cono~cl?~a.no CJnalche co~a più

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TL CO~RIBl:TO SrECIALE DEI ,,JEDICI E DEI \ETERINARI, ECC.

del nome, traverso h\ pittoresca lìgura.zioue araba, come un inieruo, ove il sole è di fuoco e l 'aria di fiamme. E, quello che è peggio, per anni e lustri, tutta la colonia, non esduso l'nltipiano, fu solo e sempre la terribile, inabitabile 11Iassaua . Quando, ue11R85 vi sbarcammo, ritro vammo, col ca.ldo utnido opprimente anche ne1la zona cor-ticra: difetto di acqua potabile, abbondanza di oolpi di sole (Panara, Barhn.telli, Cognetti, Maccagno, Moz:r.ettì, Rho, Petella. ecc.), e il consueto appannàggio patologico dei p aesi tropicali: mal(tttir cutanee le più svariate; affezinn·i octl1ari, molteplici (Maeeagno, BarbatcJJi); la gamma indefinita delle banali jormr. morbote i ·nf.t!Stitutlì (Pasquale, Mozzetti ecc.); la siftlid<' e l~> altre malattie 1'meree (Mar:~aria., Cognetti, Rho). . Endemiche vi dominavano pure, allora: lo .~r:orb~tfo che non risparmiò neppure i soldati hia.nd1i (MMca{..rno, Santanera); la ,qcrojola. (ltfaccaguo), e "frequent-e e del tutto traRctuata .,, (Panara.) la. tub&rMlo.~i. Non raro il (lr'ltg~te: os!ìervato e deRcritto e~attamente dal Fiorani fino rlall888. Diff1lsissimo il ·t:aiolo, <'-On letalità superiore al 60 % negli indigeni mentre rimanevano immtmi i militaTi, rompre!:i quelli adrletti ai locali di isolamt'nto, che si dovettero impi<:llltare in luuglti diversi, tanta f'ra la quant.it.à d~i colpiti ~laccaguo, Mozzetti). Da ricordare a questo propo~ito che, per qualche tempo dopo il nostro anivo, la' fiducia degli indigeni sull'azione profilatt.ica. del trattamento italiano - la vaccinazione jeuneriana - non rr<.~ molta n~' diffusa, e si continuava dagli indigeni a dare la. preferenza alla vaiolizzazione. Si era. infatti aceei>tato (Macrn.gno) corue l'iimesto del vareino animale riuscisse sempre nt>gativo nei bambini e negli adulti, e come del pari nessun esito si avesRe dall'inoculazione delle vacrine indigene, defltinate a provvedere la linfa.. ll fatto si protrasse fino a quandu, per cura dell'aut orit.à m'ilitare e _da ufficiali medici dell'esercito, fu fondato l'Istituto Siero-vaccinogeno di ARmar-a, e quindi cessò l'invio della 'polpa vat'cinica dall'Italia. Più della metà degli altri morbi nl<'dici erano dati dalle affezioni febbrili re-umatiche, cafarraU , !)ast·r-irlle, erpetiche, ecc., denominate a seconda della localizzazione e del più evidente fatto locale (Rho). Grave e molto diffusa la malaria. cbe dominava ftno ~111\htreh e Cheren (De Castro, Pasquale, , IOto, Memmo, MozzPtt i). :Non mancò ll<'ppure un'epidemia di colera; l'tmica, a. memoria d'uomo, che abbia. colpito :M:.t.·snua e la regione rircostante, che godevano fama di e~sere invulnerabili dal morbo asiatico. Ma la forma. morbosa che attirò ht attenzione dei medici, e, che, per 10 anni fino ad Adua, ebbe, purtroppo, il triste primato nella nosografia della nost,1·a colonia. fu l'i.lco-tijo, con le affezioni sim ilal'i con esso confuse (Pan~mt, Cognetti, ~Iaccagni, Barhf'lt(>l)j, Pasquale, Rho, Alvaro ecc.). :Merita di es~ere ricordato. non f()~!l(> altro pel suo valore storico. 1a. fehbre tifo-mal aricn. Oggi con V. Ascoli noi po~Kiumo dctìnii·e questa forma morbosa come una concezione bastarda e d 'ambigua natura, comoda per i pratieanti, ma pericolosa p er i malati. ma nei primi due luRtri della, nostra occupazione essa preoccupò i medici della colonia, e formò oggetto di studi e di polemiche interminabili, ta nt,o da far dire che la letteratul'a mediea colo-


IL CON'l'JUBUTO SPECIALE DEI ~IF:DICI E DEI VETERINARI, ECO.

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niale' italiana fra il1885 ed il1896 Bi imperniò, anzi si impigliò,. in questo vessato argomento (Fiora.ni, P anara, Rho, De ConciU, PasquaJe, Petella., Barbatelli). Questo, a grandi tratti, il quadro no~ologico della zona. litora.nea della nostr-a. colonia. Ben diverso, come er~t logico aspettarsi, da quella della zona delle valli e delle pendici nei suoi due versanti marittimo e continentale o sudanico, e da quello della zona montana, degli altipiani, e alpina propriamente detta. Quando la sede del governatorato ed il C('ntro degli· affari si trasferirono da Massaua ad Asmara, ne derivò un più vivo interessamento per quelle regioni fino allora a.lquant.o trascurate: furono oggetto di più attento studio tutte le condizioni di vita., compresa la patologia. mn~na ed animale. Sulla geografia medica di quella parte dell'Eritrea, e sopratutto sulle malattie tropicali, possediamo numerose e preziose notizie in studi accurati dei nostri valorosi colleghi, perchè l'abituale amore per le indagini sanitarie degli ufficiali medici colà. residenti, venne stimolato e favorito dall'interessamento grande col quale S. E . il governatore, marchese Salvago-Raggi le seguiva intendendone pienamente il valore politico e sociale. Magnifico saggio di così inten:w fervore di studio l'abbiamo :nel vohune, rimasto purtroppo isolato : Colledone di p1tbblicazioni sdentifiche sulla Erit·rea, vol. I. - Studi <li meclic-ilw tropicale contenente monografìe dei . medici militari Bini, Bevilacqua, Fierro, Carpano, De Marzo, Marotta, Mignacca, Piantelli ; nonchè in numerose altre pubblicazioni apparse qua e là su giornali e riviste scientifiche. Da tutti questi lavori apprendiamo la larga diffusione che hanno presso gli ill(ligeni i parassiti intestinali, non solo della c1'1sse dei cestodi (tenia medioeanneilata sopratutto) e dei nematoili (oxiuri, ascaradi, ,anguillule, strongili, filarie) ma ancora dei t·rematod·i (distoma epatico, scbistosoma ematabio). N on manca qualche caso di bilharziosi, per quanto meno frequente di quanto ci si attenderebbe, date le relazioni commerciali col Sudan e cou l'Egitto (De Marzo). Più comuni i casi di chilur·ia e di elefant·iasi dello scrot-o, delle gambt>, dei piedi (De Marzo). Molto frequente. negli indigeni del Gasc-Setit e del Barca la fì"laria med·inensi8 (Coppola, Pace, Cantafora, .Annaratone). Nell'alto e medio piano eritreo è frequente la leblrra, che gli indigeni chiamano la grande malattia, forse anche per l'enorme dillusione che -ba nell'Abissinia (Martoglio e Teodorani). Molto frequenti le forme diss&nteriformi ed anche quelle dissente-riche pure dovute a bacilli; più rare quelle amebiche (Fierro, Bevilacqua e De Marzo); al contrario di quanto si era osservato nella zona litoranea ove le forme bacillari erano molto rare. Nei Baza. fn constatata l'esistenza del piede di ltladura, della f.rnmboesia; e, qua: e là, nella zona dei commissariati di Nord e di ov-est, confinanti colsndan egiziano, il bottone d'Oriente ed il Kala-azar. . Molto più comune è la febbre ricorrente abissina, trasmessa probabilmente da.ll'ornitkodorm moubata che esiste nella colonia. (De Marzo, Bini, Fierro e Bevilacqua). Ed ancor pil'l. frequente e diffusa in Eritrea, così nella


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IL CONTRIBUTO SPEC IAL E DEl !>IEDICI E DEI VETERlNAlU, ECC.

zona costiera., come nell 'altipiano e nelle "alli del :Barca e del Setit, (.l'altra spil'ochetosi nota come ulcera tropi~le o ulcera fadegenica. dei paesi c.aldi (Giordano, D e Marzo). · Non mancano casi sporadici di derm.otijo. .Anzi si ricorda la, violentissima epidemia sviluppata.si in Asmara nel1920, che fece molte vittime anche fra europei. Non furono o sservati casi di tripanoso1ni asi umana., mentre sono frefJUenti le tripanosomiasi animali (Memmo, Martoglio, Adani, Carpano). Raro, e sempre importato, qualche caso di Beri-b&ri. E sistono in colonia diverse specie di· animali velenosi, che fanno non poche vittime. Ricordo la nahia haie, la nethia n igricollis, ilsepedot~ haerruwates, e la 1:ipera asp is, l' echi.~ carinat.ns, l'antractapis hildebra.n dti·i (Accorinti, Provera). . Le osservazioni e gli studi nosologici sull'Eritrea continuano ininterTotti da oltre 8 lustri per opera quasi esclusiva di ufficiali medici e veterinari dell'esercito, con risultati che, non solo soddisfano il nostro amor proprio di medici ed italiani, ma, ciò che più conta, apportano notevoli ed indiscutibili vantaggi alla nostra colonia primogenita, la quale, sotto il rispetto sanitario, è senza dubbio oggi fra le più salubri delle colonie europee di tutta l 'Africa intertropicale.

SOMALIA. Dei tre possedimenti coloniali, la Soma.lia attnalmente è quella meno nota, anche sotto l'aspetto sanitario. Ciò si intende di leggieri quando si t.engano presenti : la va.stità della colonia, grande quasi cowe la madre patria, l'esser stata fino ad ieri, nelle zone di protettorato, a noi qua.si inaccessibile; il sapere che le condizioni oro-idrografiche, geofisiche, climatiche, etnografiche delle diverse parti sono profondamente diverse, e quindi non permettono di generalizzare un dato acq,uisito in un. punto sia costiero che dell'interno. Nessuno studio demografico o nosografico di insieme fu potuto com}Jiere su un cosl vasto territorio perchè ma.ncava il personale ada.tto. N el 1907 nel Bena.dir (200.000 km q. di superficie) v'era un solo medico, residente a Mogadiscio, in seguito il numero ne fu molto aumentato e furono impiantate infermerie e posti di m edicazione per la truppa e per la popolazione, ma. sempre in quantità notevobnente inferiore alla bisogna, tenuto conto sopratutto che per ogni 1 kmq. vi sono 3 abitanti, e che perciò il numero delle osser va zioni dil:ette sugli infermi è sempre troppo esiguo per mettere in grado u n osservatore diligente di dare un giudizio comprensivo <htten dibile. In quest'ultimo lustro le cose sono cambiate r adicalmente, ed uno :~ tudio metodiéo d ella colonia si viene praticando da-gli ufficiali medici a ciò destina.ti. Stud io iniziato d al Croveri n ell'Istituto siero-vaccinogeno di :M.crca da. lui organizzato e diretto (1915-1918) che forse farà cadere qua.lche illusione, m a che, avendo per base fatti ben accertati e controllati, rispecc.hierà il vero stato sanitario di quelle regioni così poco note.


. IL CONTRIBUT<l SPECIALE DEI MEPIOI E DEI VETERINARI, ECC.

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Intanto dobbiamo accogliere con molte riserve il troppo assoluto e l'Oseo giudizio dato in materia dal governatore Carletti (1908): «Molte malattie dei nostri paesi sono completamente ignorate nel Benadir; e non si riscontrano le malattie proprie dei paesi caldi, diffuse in altre regioni poste sotto la medesima latitudine. Nè pare vi attechiscano le epidemie. Certo che, a memoria di uomo, non si è avuta al Benadir alcuna grande epidemia, pur avendo questo pa.ese cosi frequenti e dirette comunicazioni colla Arabia e con l'India n. Sorvolando sulle forme morbose cosmopolite 15Ulle quali, secondo le osservazioni raccolte dai colleghi, non esercitn.no azione degna di particolare rilievo nè il clima nè la razza, ricordo che sembrerebbe vi sia sconosciuto il tifo addominalr, a.lmeno· con la sindron1e dei paesi temperati. .Accurso e Corrado sollevano però dubbi che potrebbero essere chiariti da 6istematiche indagini batteriologiche e sierologicbe. Del Jlari rara sarebbe la localizzazione polmonanJ della tubercolosi. Opinione contrastante, fra. l'altro, con quella dell'ex governo dell'Africa orientale tedesca, il quale riteneva. che l'infezione tubercolare fosse nel paese importata dai somali, oltre che dagli indiani e dagli indous, e perciò contro l'immigrazione di questi popoli aveva a.dottc'Lto severissime misUI"e pro:filattiche. Rodinò l'avrebbe o sservat~b spesso fra i somali e i semiti, specie nelle cabile dei Migiurtini e .Averghedir. Corrado nella Wagoscia avrebbe trovato anche distornatosi polmonare, 1nicosi bronchiali e la spirochetosi bronchiale. L a malaria fa ~trage, specie fra gli stranieri anche se indigeni, nello alto .e medio Uebi-Scebeli e nella Valle del Giuba. Di perniciosa soccombette il capitano medico Doglia nel1923 a Mogadiscio. Sulltl> riva destra. di questo fiume è accertata la esistenza della fcbb?·e biliosa emoglobinurica, che manca sulla riva sinistra (Veneroili). · Nonluro·no ancora registrati nel Benadir nè Lçishmaniosi nè tripanosi. Ma le affezioni da tripanosomi sono frequenti nel bestiame. La. malattia del sonno è .stata accertata nelle regioni confinanti; sulle rive dei due grandi fiumi e in alcune boscaglie della Somalia si rin\·engono numerose glossine, fra cui quella morsitans e la paJpalis. Tutto ciò ci obbliga ad essere vigili, perchè il flagello che tende a spopolare intere r egioni africane, non penetri o si diffonda inosservato nel nostro possedimento. Frequente lungo l'Uebi-Scebeli è la bilharziosi 1;cs<:icalc (Vencroni), mentre manca la forma intestinale; infatti microscopicament e non fu mai visto lo schistosoma Mansonii. In tutta la SÒmalia, con prevalenza in quella settentrionale, si son notati casi sporadici di beri-beri e di scorbuto. Di beri-beri dooedette aMogadiBcio nel 1915 il capitano medico Ma.ncinelli. · Fra il nostri marinai addetti agli stazionari del Mar Rosso e dell'Oceano indiano sono state o~servate piccole epidemie di quella forma morbosa chiamata da L~ Da.ntec beriberi-?'!lautioo, che avrebbe solo punti di somiglianza col vero beri-beri; fra l'alt~o non sa1·ebbe in rapporto .coll'alimentazione a base di riso. N ella zplla' fluviale no p sono rat·i il micetoma, Z'elefantiasi; la fram· . boeaia. \


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IL CONTkli3UTO SPECI ALE DEI l\1EDICI E DEI VETERINARI, ECC.

~on mancano nemmeno le sporotricosi e l'actinomicosi (Corrado). Ma, le più gravi minacce sondate attualmente dalla peste bubbonica e dal tifo Ti.corrente. DelJa. peste si ritiene esistano focolai endemici (Sinisi) che si riaccendono di tanto in tanto senza. però estendersi. La. via di invasione più temibile è quella marittima. Dal 1913 al 1925 nel Benadir sono state osservate cinque epidemie pestose; delle quali la più importante è quella del 1923-24 elle colpi oltre 1000 .persone, uccidendone 300. Furono seguite e studiate da Sinii!i, Rit.ucci-Chinni, Pivetti. Ma.rtinelli e Ga.lonesi. .Anche la febbre ricorrente è endemica nella nostra colonia. (Reitani e Parisi). Forse è più diffusa di quanto non appaia, giacchè molte forme febbrìli indefinite, a tipo ricorrente più o meno marcate, son forse di natura spirochetica, per quanto manchi l'accertamento microscopico. Questo fu fatto nelle epidemie di qualche importanza cadute sotto l'osservazione dei medici militari, ed è necessario ricorrere spesso a tale indagine per accertare la, natura della malattia. la quale, presentandosi non di rado con una sintomatolo~ia diversa da!la classica, potrebbe indurre in errore (Craveri. ReitA>ni e Parisil. Nel campo chirurgiro sono da ricordare le due ph\ importanti affezioni loc9.li, una per la sua enorme diffusion~, l'altra per la sna gravità, cioè le piaghe da pulce J1enet1·a·nte e l~ u1('ni tropi(•ali. I.a pt~J~ penc.tranie va sempre più diffonden<lo~i in Somalia, il che dev~ ricl1iamare In, più viva attenzione, non solo per In. gravitA. delle lesioni che provo,...a, e che possono nnche causare indiiettamente la morte ddl'os!>it.e, quanto perrhò a que/lt,·insetto, contro il qualA non f!Onosciamo rr:ezzi radie-ali eli distru.,.ione, og~i !'!i tende (Lama, Sanarelli) a dare importanza di -vettore del l acillo dell:l lP.bhra. . I/ttl('era tropicale è fra le mah•Jtic> più diffuse in Somalia fm gli indigeni che pri.ma o poi M son tutti oolpiti (R·odinò, Corrado, (}(>Ionesi). S•>lo di recent.e fu inviato in Somalia qualche medico civile, che però rientrò ben presto in patria; l'opera di studio e di umaniti\ è quindi affidam esclusivament-e agli uffici.'1li dell'es~rcito e della marina.

LIBIA. Le cono':lcenzo nosograficbe Rnlla Libia cb e si avevano fino al 1911, in verità. non molto a.bbondant.i, ernno dovute ai medici europei che esercitavano la profes~ ione in qnalcuna delle cit.tà litoranee. La Turchia avevR~ la~<eiato quelle regioni in completo abbandono, anche sotto l'aspetto sanitario; d 'altra pfl.rte, è noto; come essa non amasse le visite n<- la dimora degli europ<.>i in quei paesi cui le nazioni civili, anche non m·editerranee, guardavano con occl!i cupidi. La medicina era esclusi-ç-amente esercitata dai marabutti, che alla ignoranza specifica la più crassa, aggiungevano la ph\ sfacciata, impudente sicumera, ed il più largo, crudele, indecoroso sfruttamento degli infelici aofferen ti. Con la nostra. occupazione militare la scena cambiò a vista. I.a Commissione governativa. presieduta dal prof. Gabbi, ed il largo e ben organitzato


IL CONTRI BUTO SPECLU.E DEI MEDICI E DEI \"l•:TE R.INARI, ECC.

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servizio sanitario civile e militare disimpegnat{) da utficiali medici permisero in breve tempo di tracciare un quadro <>uilìcientemente ampio e preciso della nosologia della zona litonmea delle nnove provincie, non senza int.eressanti spunti su affezioni delle regioni interne osservate in indigeni affluiti, per ragioni diverse. nelle cit.tà. da noi occupa.te. La messe fu raccolta abbondantemente nei ca.mpi di concentrazione. negli Ospedali territoriali ed in quelli da campo. nelle mtvi ospeda,li nonchè negli ambulatori istituiti nei maggiori eentri; ai quali ultimi luoghi di cnnt, dopo un naturale periodo di sospettosa attesa. g li indigP.ni affluirono sempre più numerosi e fiduciosi. Le statistiche raccolte <'i mo:itra.no il l~woro compiuto ed i risultati ottenuti. La larghezza di mezzi scientifici di indagine. dei quali si dispone negli ospedali militari. ha permesso un'opera di accertamento e di discriminazione clinica, che ba fatto fare rapidi progressi alla esatta conoscenza della nosolo.~ia della int-era regione in nostro dominio. I risultati raggiunti nei primi anni, a.nda.rono integrandosi e completandosi in seguito, per cui oggi possiamo dire di acvere un ricchissimo materiale epidemiologico e clinico. ·' 'La ristrettezza del tempo non mi concede di entra.re in dettagli che certo rinseirebbero manchevoli e quindi di utilità di<>cutibile. Allo stesso modo i confini netti segnati al mio dire mi tolgono il piacere di segnalare quanti. all'infuori dell'ambiente militare! hanno por tato importanti e larghi contribut.i alle nostre conos<:enze di geografia medica e di patologia. della Tripolitania e della Cirenaica. :Ricordo solo, con viva e sentit.a ammirazione, i nomi dei principali· Gabbi e suoi collaboratori llvento, Mazzolani, Mei, Onorat{), Bertolotta, Ragazzi, Cortesi (1). Limito anche questa volta il mio dire all'opera compiuta dai medici militari nello studio delle più importanti malattie esistenti in Libia, omettendo di parlare di quelle comnni ai paesi delle zone temperate, che anche in Africa furono viste decorrere senza caratteristiche differenziali molto marcate, e facendo saltuariamente qualche rapido cenno per qualcnna di quelle altre che, per quanto senza dubbio di origine esotica, hanno ormai . preso stabile dimora nelle nostre province meridionali. Credo opportun:o ricordare la discussa influenza morbigena attribuita al ghibli che sarebbe molto tenue secondo Gabbi, piuttosto accentuata per Onorato, il quale parla perfino di ghiblite analoga alla. biskrite della Algeria, ed alla sudanite del Sudan. Le malattie dell'apparecchio di.gerente meritano d 'essere tenute prèSenti non tanro per la loro grande varietà., quanto per la freqnenza e la gravità.. Già nei nostri ospedali da campo e sulle navi ospedale si era constatato l'enorme numero di tali pazienti, (Santucci), e la statistica delle cause di morte dei principali centri abitati ci dicono che queste affezioni danno anche oggi la più elevata mortalità., seguite, a non grande distanza dalle malattie dell'apparato resp·iratorio. Quelle del rica,mbio mate~i<ile, del sistema nervoso, dell'apparato cirC'olatorio, sono invece molto . meno freqmmti cile nelle zone temperate. (1) Per plil ~mplo notizie rim~ndo ~• mio volume : • Gc()f}ra{ìa >nedi.ca ed iqic'l6 dei rwdtri ~i~ colonialt •· Roma, 1926, vol. XV, della Oollana' nw.ti.co·miWarc, pubblicata dal !otlnlstero della Guerra.


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IL r.ONTRlllUTO SPECIALE DEI )(EOICI E DEI VETERI.NARr, F.CC.

La malaria., molto diffusa durante la dominazione turca anche in Tripoli (Sforzn,) e nei dintorni, ù scomparsa. dalle città., ma ~>erpeggia ancor in tutta la Tripolitania., ed è intensa dove uiclian si impantanano e dove esistono i laghi salma.stri (sebche). In Cirenaica fu ed è, anche al presente, piuttosto rara (Patanè). Lo stesso dica.s i della febbre tifoidr e di quella pamtifica frequente e grave negli immigrati, piuttosto ra1·a e ad andamento anomalo negli indigeni {SfoF.ta, Bernucci, Salvatore, Testi, Cortesi, Patanè). Poichè la malattia !aceva munerose vitt·ime fra i soldat.i, fu impoF:ta {1912) per di<>posizione di legge, la vaccinazione antitifica obbligatoria a tutta la truppa coloniale. I risulta.ti conseguiti furono molto favorevoli {Ft'rrero di Cavallerleone) tanto che l'applicazione di questa misura profilatt.ka fu generalil'.zata a tutti i militari della madre patria. Il colera ed il vaiolo , ohe insorgevano periodicamente sotto il passato regime, infatti noi li ritroviamo al momento dell'occupazione, non hanno fatto pii1 la comparsa dopo il191l, il primo, in modo a.~soluto ed il secondo, almeno in forma epidemica. .Allora fu pure ri-,conLrata la dissenteria nella colonia araba di Tripoli, :Bengasi, Derna, Homs {Sforza), e ne furono contagiate le nostre tl'uppe bianche sopratutto in Cirenaica {Patanè, Castigliola, Testi). La forma amebica ebbe il sopravvento su quella bacillare, tanto che in Cirenaica raggiunse 1'80 % dei casi. La malattia fu nettamente dominata eolie misure igieniche e con l'uso terapeutico dell'emetina. A Tripoli, ad es., dopo il1912 non ne venne denunziato più alcun caso. La lebbra. è abbastanza frequen te in Cirenaica (Mei, Pat~mè) mentre è rarissima in Tripolitania (Fusco, De Napoli). Delle leishmaniosi: il Kala-azar fu indubbiamente riscontrato da Tahsin Ibrahim a 'l'ripoli e da Patanè in Cirenaica, ma. è sempre rarissimo. Manca invece il bottone d'oriente {Gabbi, Patanè) per quanto cotesta leishmaniosi esterna. sia non infrequente nell'Egitto e nella Tunisia, nonchè in Sicilia ed in Calabria. N on si è riusciti neppure ad accertare l'esistenza della leishma.niosi natttralc canina. (Patanè). La fmm.boesia, segnalata da, Gabbi e Sabella nel1911 e poi da altri in Tripoli, (~ dubbio esista in Cirenaica (Mei, Patanè) . .Ad ogni modo, senza dimenticare la facile confusione con la lue, e l'esistenza di forme fruste, a sintomatologia ·varia, il pian pare abbia perduto in Libia una delle sue caratteristiche: la terribile contagiosità {Casoni). Di altre spirochetosi esistenti in Tripolitania ricordo il sodoku (Onorato). Giustamente veJme l'irhiamata l'attenzione dei medici sulla bilharziosi, e sull'anchilostomùt.~i, affezione comunissime in Egitto e non rare in Tunisia. Se la bilbarziosi non è stata, per quanto a me consta, ancora rinvenuta in Tripolitania, essa fu riscontrata una quindicina di volte in Cirenaica (Traversa e Maccotta., :Mazzone, Fulci, Pata.nè~ Santi, Racchiusa, Rizzo). Un caso solo, qu<'llo del Rizzo, verosù11ilmente importa.to,_ è dovuto allo :-;chistosoma. .\T:ml'on i; f!li altri

!':On

tobium.

. .

tut.ti, dnti dallo schif'tosom a. ~~m a.-


lL OONTIUBUTO SPECIALE DEI ltEDICl E DEI VETEIUNARI, ECC.

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Da temere è pure l'invasione nella colonia della. filaria brancofti, a mezzo degli ascari eritrei e somn.li, che, come è noto, l'hanno endemica nei paesi di origine. Frequenti invece e temibili sono il gran1tloma 'ltlceroso delle pttdende, più comune sugli individui di colore, constata-to in Tripoli anche su europei e sn ~rabi a pelle bianca (Onorato); e l'ulcera fagedenica o tropicale. Questa è stata rinvenuta con una certa frequenza nei nostri ascari libici, meno fra quelli soma.li e meno ancora fra quelli eritrei (Onorato, So-. prano, G. Bernucci). A Tripoli è stata pure accertata l'esistenza del b1,bbon-e climatir,o (Magliulo) e quella delle rHJ<losità. i1t:cta-articol(J;ri o noclosità Ltttz-jeanselmc (Onorato e Patanè). Negli ultimi tempi, ad opera soprattutto di Onorato, è stata mes.5a in luce la esistenza di affezioni mlùtiple delle vie respiratorie, fino ad allora confuse con la tubercolosi, la qnale, come è noto, è abbastanza frequente in tutta la Libia, ed ha un andamento celere e grave. Intendo parlare della spi?·ochetosi, della paragonimiasi e della wmebia.9i. Fra. le broncopi.rochetosi alcune risultarono do\ ute alla spi.rochaet.a hronchialis di Castellani! altre a quella Vincentii, altre a spi.rochet.e nvn ancora perfettamente definite. La paragO't•imiaSi o emottis-i ~nilmniea fu ri~contra.ta una volta sola, in nn indi6el1o che non si era. mai allon tanato dalla 'I'ripolita.nia, e, pure una volta, venne osservata la broncoamebia8i (Onorato). Pure di recente fu osservato dal Sarnelli, che ci aveya già dato preziosi contributi sull 'etnologia, antropologia e nosografia degli indigeni libici. una. psicosi fre({uente in mult.i paesi tropicali e sub-tropicali, il latah. Ribolla ed Onorato ne fecero in seguito anch'essi oggetto di studio, e la rinvennero in ogni classe e raz:ta di quei nostri sudditi. e con prevalenza neJla razza negra. Le malattie infettive che debbono maggiorment.e preoccupare i medici e le autorità civili e militari nella nostra. oolonia mediterranea, sono il t-ifo esantM~Ulticv ed il tifo ricvrrente. Il primo è oonsiderato endemico, per quanto il numero dei casi aunual• ment.e accertati sia in generale molto ristretto. Non sono mancate in (,tUest.i u.lti.mi anni epidemie : da quella del1912, svoltasi quasi esclusivamente fra gli indigeni, a quelle altre più importanti dell917-18 verificatesi a Bengasi (e dalla quale rimase ~·ittirua il capitano medico U. Sabellico, addetto alla eum dei prigionieri arabi, con mortalità elevate (Patan~), e a 4uella memo" randa. per gr&\ità e diffusione, cl,le ha infierito duran te il1922-23 sopratutt.o a Bengasi, Merg e Derna. Più dei focolai interni, piccoli ~ silenziosi, rnùiac<'iano la noso·a colo· .nia le possibili invasioni da.ll'Egittv, o-ve il tifo petecc!hiale infierisce da venti anni con una media di 10.000 colpiti e 2.800 decessi per anno; e da.lla Tunisia ed Algeria, ove la. malattia ha destato \ivo a.llarme nelle autorità civili a . militari francesi per la sua diffusione e gravità. L'azione proftlattica da parte della nostra organizzazione sanitaria è m.olto attcn.ta e continua. Anche il tifo '1'i1xrrrente, sporadicamente o con epidemie circoscritte, si è più vo'lte riscontrato tanto. in .Tripolitania che in Cirenaica.. Par~bbe anzi


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IL CONTRIBUTO S PECIALE DEI liiEDIOI E D E I VETERINARI, ECC.

(Rizzuti) che esso apric;::;e la scena alla comparsa del tifo esantematico, salvo diminUire o scomparire quando y_uesto }la preso piede. L'andamento della. malattia in Africa. non differisce affatto da quello conosciuto in Europa e l'agente etiologico è la spirochete Obermeyeri non comi'! credettero alcuni, quella particolare nord-africana, la spirochet.e berbera. Una credenza errata e daru;wsa perciò da combattere è che la fP.bbre .ricorrente dell'Africa mediterrantk'l. aLbia carattere benigno. Non solo le !!tat.istiche dell'Egitto e delle Colonie francesi dauno la prova della gravità abituale di que'lta affezione, ma il fatto per la nostra Colonia è confermato dai dati ra.ccolti da Rizzuti-Gallia-Testi. Da tener presente che decorso ed esiti sono più gravi negli europei ct.b negli indigeni. Ccme i! not o la Libia, come l'.Egitt.o, ha fin dai tempi più remoti ospitato dei rettili velenosi. Anch~ oggi in Cirenaica. e nella zona di Ho:ms, si r-inviene b·eq uente la na ja haie. o aspide di Cleopatra, e la Walteri.nr.Lesia aegiptia. fra i colubridi; la vipen~ tibetina, l'echis carinatu'l, la biti.'! arietans, il çeraste cornutus, frequenti queste ultime a.nch~ in Tripolitauia.

* ... * Accurati ed ampi studi di patologia coloniale furono anche condotti, eopratutto dai medici della R. marina, d estinati in servi7.io di emigrazione a bordo degli stazionari, disloca.t.i nei piit lontani mari. · E ssi riguardano ma.lattie osservate in regioni uvn nostre; 'non posso perciò fini rammentarli, ma ciò non mi dispensa rlall'inviare una calda parola. di compiacimento e di elogio ai di!ltinti e valorosi colleghi dell'Annata, e spedalmeute al tenentf.l colonnello medico prof. Pel'uzzi, che per i suoi precedent.i ~ t11di di anatomia !Jatologica, di batteriologia e di patologia ed igiene coloniale, fu designato, quale D elegato tecnico italiano, a f ar parte della Commis'lione internazionale nominata dalla Società delle Nazioni J?er lo studio della Tripanosomias.i nell'Africa equatoriale. Qut-sto il cammino faticosam ente percorso in colonia da.i mediei militari; questo il campo colt.ivato con patriottico ardore e con fede inesausta nell'incommensurabile valore della Scienza e negli alti destini della , P atria. . Da oggi, stimolati dai vostri in<'oraggia.menti e dal vostro aiuto, maestri illustri e colleghi egregi, essi che 'lÌ sono profondamente grati del grande onore loro fatt-o di aver voluto che qui venisse in modo speciale ricordata. la ioro opera, con lena rinnovata e con immutato e disinteressato amot·e, riprenderanno l':lffannoso lavoro mai interrotto. Gli ufficiali medici sanno bene c.h e ara longa 'Vita brevia, e che la vasta opera. compiuta, è piccola fra-rione di quella che ancora li attende, perciò io, inadeguato aAsertore dei loro meriti, ma r~pett-oso e fedele int-erpret.e della loro innata modestia operosa, ho deliberatamente riévocn.to in forma scht>matica, genza aggettivazioni di st>rta~ il lavoro compiuto da cosi valorot:a. ed ammire'\o-ule falange di colleghi dell'esercito e della marina. Ma ora, deposta la fredda veste dello storico, o meglio, del cronista, non posso nè voglio più oltre dissimulare il ~entimento di fierezza e d 'orgogliò fraterno che provo· davanti una messe·cosi abbondante di dati scienti~


EPIDEMIA DI FEBBRE RICORRENTE AFRICANA, ECC.

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tìci, di osaervazcioni sereno ed attente, che ci banno fornito, fra diffic()ltà. di ogni genere, i colleghi dell'esercito e della ma.rina. vissnti nelle tre eolonie. · Ad est>i, che senza ostentazioni, senza plausi ·ellt.erni, confortati ~olo daJ.la tranquilla coscienza di fare il proprio dovere, e, forse, da quelle areane dolci s~.>nsazioni che del u sHPnzio fanno un inno senza voce », hanno lavorato per la scienza e per la Patria, vada. la simpatia più calda, il pla.usù più fervido, l'ammirazione più profonda e sincera. di quanti hatmo in onore lo studio spinto fino al sacrifìzio, la virt1'1 snhlimata fino a.ll'eroismo.

EPIDEMIA DI fEBBRE RICORRENTE AfRICANA CONSTATATA NEL TIGRÈ SETTENTRIONALE (ADUA ED A X UM ) per il dottor Fausto Costa, maggiore medico

Durante la mia permanenza in Colonia Eritrea ebbi occasione di osservare nell'agosto e settembre 1918 una epidemia, a.bbastanza diffusa, di febbre ricorrente africa.M da Tr. Duttoni, nel Tigrè settent·rionale (Adtta e Axum). Non avevo finora. publ>licate queste mie osservazioni, dato che la presenza. della febbrt> ricorrente a fricana nelle regioni dell'Ati~sinia noo è ~una nozione nuova, poinhè già il Brumpt (l) ne aveva descritto vari e.asi. Ho tuttavia. trovato nella letteratura che la ricorrente africana è stata soltanto raramente osservata in forma epidemica. Si conosce infatti una piccola epidemia descritta da Blarwhard (2) e ·verificatasi a Bikiè, nel Congo Francese; essa ha colpito 1ma ventina di TiraiUe1trs che avevano preso part~ ad un servizio di polizia nella regione a nord <li Bikiè, senza peraltro estendersi agli abitatori della zona, e sono stati segnalati da E. W. Snldey (3) a Madagascar, altri fatti epidemici che si ravvicinano al precedente. L'A. raceonta infatti che ogni Yolta. che una colonna di 1.'irailleu.rs attraversava sia la regione di 8oalala (nel cuore di una immensa foresta per attraversare la quale occorrevano da quattro a einqne giomi di marcia a piedi), sia la. regione di Maintil'ano, la Tiélt-fever colpiva parecchi uomini. Di 1ma compagnia di senegalesi, part.ita da M.orondava per recarsi a Majunga, venne infatti colpito il quarto dell'effettivo, compresi gli europei. Tali manifestazioni epidemiche si ripetevano a ciascun viaggio fatto sullo stesso itinerario. L'epidemia da me os~ervata ebbe vasta diffusione f d una mortalità ahbastanza elevata, poicbè, secondo i miei e.alcoli, superò il 30 %· Ta(l) BnuYPT, Soc. ùe P al h.. éxot.. 8 julllet 1908. (2) BLANOSARD, Ann. à'H1J(J. et meà. co[Q11., 19:4, n . 3. (S) E. W. St;LDII!Y, Soc. do Path. 6xotlo., l! nov. 1910.


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EP10Eli1IA Pl FEBBRE RICORRENTE AFBICA.N A, ECC·

lune notizie sono state rile~·ate dal raccont-o degli indigell4 date le difficoltà, specialmente di ordine politico, da me incontrate (' che mi hanno impedito di verificarne la esattezza.. Ritenendo che la descrizione di questa epidemia possa. presentare un qualche interesse, mi sono permesso di farne oggetto della. presente comunicazione, anche perchè la sintomatologia da me constatata, presenta qualche differenza da quella generalmente descritta dagli AA. eh~ osservarono casi di questa malattia.

*** Verso la tino di giugnù tltl 1918, il m~dico di UUI) dei forti dello Scimezana, presso il confine della Colonia Eritrea col Tigrè settentriona.lé, l'!egnalava. u. Monaxeitò alcuni <!asi di 1ma infezione grave a tipo tifoso. n primo caso si era ·manifestato in un indigeno provenien tè da Adua, dove con tutta probabilità si era infettato, poichè era cadut.o ammalato poco dopo rientrato in paese ed era morto in capo a cin<tue o sei giorni. U figlio, che lo aveva assistito durante la malattia, si era anch'esso ammalato dopo sette od otto giorni, ed era morto anche lui, dopo alcuni giorni. Poicbè nel luglio seguente veiùvano demmziati altri due casi identici, anch'essi di certa provenienza dall'oltre confine, ad Ambesset, pao~e anche questo presso il confine col Tigrè, e poichè nel frattempo la R('gia Agen zia commerciale di Adua segnala va numerosi casi di una malattia con forte mortalità nella zona di .Adua, ebbi l'ot·dine di partire per tale località, per ~tudiare l'iniezione in atto, stabilirne possibilmente l'identità, l'entità e !a diffusione e proporre le misure pro:filattiche atte ad evitare il diffon<lersi dell'infezione stessa, attraverso il confine, nel territorio della nostra colonia. Giunto in .Adua il 7 agosto, mi occupai anzitutto di raqcogliere le informa?..ioni più complete sulltl malat.t.ia. in questione e potei cosi accertare che la malattia stexsa non era nuova per la regione dove, da parecchi anni, Ili manifestava con sintomi iden tiei, per quanto in forma molto meno gl'ave. El;sa era diffusa a tutto il 'l?ig,·t>, e poteva pertanto considerarsi come endemica della regione. Sta peraltro il fatto, riferitomi da~li abitanti e confermato dal R. ~gente di .Adua, chll questa infezione si era andata aggravando in maniera da destare seria preoccupar.ione soltanto dopo il va.ssa:rgio in pn.c8e delle truppe di Ras Sejum. Queste truppe, ntll febbraio precedente, erano giunte H. Makallè di ritorno ùa una lunga permanenza. nello Scioa o verso l'aprile successivo si erano trasferite .in Adua. Già durante le marce si erano manifestati fra i solda ti numerosi casi di malattia cou forte mortalità. Esse, alloro arrivo in Adua, si sparsero, secondo l' n-;;.mr.a, per le varie abitazioni del paese. DoTante la loro permanenza in Adua, i casi di malattia e di morto eontinnarouo a manifestarsi ed in breve tempo l'infezione si difiuse nel p~•~se e nei villaggi circostanti, assumendo carattere epidemico con numerosi casi ùi morte. Dall'el:ìarne di uu certo nu1uero di casi potei, ètlme prìma constatazion,•, a ccertare che tmttavasi di una affezione fel>bTile, a carattere tifoso grave,


El.'IDE:'IIIA DI FEB BRE RJCORRF:N'l 'E .-H'Rl ('A N.~, ECC.

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a tipo epidemico diffusibile e con elevato indice di mortalità. Essa presentava la seguente sintomatologia: febbre elevata, sempre al di sopra di 39<>' ad insorgenza brusca, raramente preceduta da brivido, a carattere subcontinuo e con lievi remittenze quotidiane. La febbre era accompagnata da cefalea violenta e gravativa, spesMo epistassi, nausea e vomito. Gli ammalat i si lamentavano sempre di dolori violenti, talvolta insopportabili, diffusi alla colonna vertobrale e più speeialmente alla regione lombo-sacrale. In qualche caso osservai erpet.e la.biale. La lingua era spesso fuligginosa, tavolta screpolata, arrossata ai margini. Anoressia e ripugnanza per gli alimenti; alvo per lo più stitico ; in alcuni casi scariche a tipo dissenteriforme. Addome meteorico: milza per lo più normale, talvolta leggermente ingrandita. Le condizioni generali degli ammalati si presentavano in genere gravi: si constatava quaRi sempre uno stato tifoso grave, talvolta con delirie violento. In genere, verso 1'8°-10° giorno, la malattia si aggravava: la temperr~­ tura si innalzava fortemente (40°-40°15), il delirio si accentuava, diventando allucinatorio. Susseguiva adia.uainia grave e l'ammalato entrava in coma, seguito da morte. Nei casi fortunati invece la malattia, superata Ja prima settimana, a!!Sumeva andamento più ~te. La febbre cadeva con sudore profuso, i sintomi clinici suddetti scomparivano e l'ammalato guariva, residuando per lo più un forte grado di debolezza generale. Spesso, peraltro, seguivano uno o più ricadute, talvolta anche più gravi del primo accesso e mortali. N on mi fu possibile osservare le classiche ricadute descritte dagli autori. Per quanto le mie osservazioni fossero per la rua..ssima parte dei casi eseguite in ambienti oscuri, alla fioca luce di nn lumicino ad olio, spesso -in veri buchi impraticabili, dove l'esame dell'ammalato presentava gra,·i difficoltà, potei ciò non ostante, rilevare quasi sempre che la febbre assumeva un andamento continuo, con lievi remittenze quotidiane. Tale andamento caratteristico potrebbe, a mio avviso, essex·e spiegato ammettendo che le ricadute, nei casi più gravi, si siano succedute con intervalli di apiressia tanto brevi da poter passare inosservati. Infatti, secondo P. RollS, l'intervallo di apiressia nella febbre ricorrente africana è variabilissimo o pnò (turare da un giorno a t·I'6 settimane.

*** In un primo t.empo, nel dubbio che potesse trattarsi di una infezione da bacilli del gruppo tiio-paratifi, praticai delle sierodiagnosi, con risultati quasi sempre negativi, in alcuni casi dubbi o con lievissuna reazione positiva, in nessun caso con agglutinazione positiva netta. Con l'esame microscopico del sangue potei fort unatamente in uno dei primi casi osservare una Spirochete, con 4 a 10 spire, ad ondulazioni più o meno nette, della lunghezza da 9 a 40 micron, ad estremi acuminati, mobi.l.issima nei preparati a fresco, abbastanza facilmente colorabile eot Giemsa e col Leishmann, che per tali caratteri ritenni di poter identificare con quella de~;critta dal Dutton quale agente causale dell'infezione nota sotto,il nome di febbre ricorrente africana o Tick fever, e eh~ è sta.ta classificata come 'l..'repon cma ! J.uttMti (Novy e Knapp, 1906).,


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EPIDl::.lllA D I n : rumE lllCORRENTE AFRICANA, E CC'.

Continuando ed estendendo le ricerche microscopiche nei vari casi che andavansi successivamente manifestando, riuscti spesso a riscontrare nel sangue cii·colante i parassiti, talvolta rarissimi, tant' altra num~rosi. Data L~ presem:a del parassita ed il carattere epidemico della malattia, formulai la diagnosi di febbre ricorrente af'ricana a tipo epide1nico. Fatta la diagnosi, rimaneva da fare lo studio epidemiologico della. malattia. Non vi ba dubbio che sull 'altipiano Abissinico esista l'agente t rasmettitore dell'infezione (1), ed infatti, nella .regione potei osservare alcuni campioni di una zecca del genere Ornitbodorus. Ciò posto, è facile comprendere come la infezione possa essersi diffusa cosi intensamente. Adua è costituita, al parì di t utti i paesi indigeni, da. un agglomerato di tuwl e di vecchi edmò (co-struzioni piÌl vaste e piil spaziose), circondati .per lo più da alti mtu·i, <·be vengono co:;ì a costituir.! un dedalo di viuzza lu1·ide ed oscm·e, dove difficilmente il sole riesce a penetrare. In queste case, già sudice per sè ~;tesse, l'indigeno vive in comunità con gli animali domestici da stalla e da pollaio. Fanno eccezione le case dei signori, che, poste in ampi cortili cintati anch'essi da muri alti, sarebbero relativamente pulite ed igieniche se uon fossero, come sono, circondate da un numero vario di ambienti luridi e malsani, per lo più COF;tituiti da meschine capanne ove abitano gli schiavi ed i servi, spesso in numero rilevante, e ehe in questi ambienti vivono accatastati, in condizioni inielicissime di igiene e di nutrizione, costituendo perciò terreno facile alle infezioni in genere. Nelle mie frequenti visite alle varie abitazioni del paese ho potuto iniatti constatare un grosso focolaio di infezione nella casa del capo di Adua, il M ellakabrahana.t Garesellassè, la cui servitù, costitu,ita da nume· rosi schiavi, si era ammalata quasi tutta con elevata mortalità (25 ammalati con 8 morti), mentre dei padroni nessuno era stato colpito. Biinile constatazione potei fare anche nell'accampamento del capo del Tigrè, il Degiac Cassa, in cui si manifestò l'infezione in forma grave soltanto ira gli schiavi ed i servi, d.i.tiondendosi rapidamente e mietendo numerose vittiine. Occorre a questo riguardo notare che le abitazioni dei signori sono costituite per Io piìt di due piani; che le camere da letto sono sempre al piano superiore e che essi dormono su letti molto elevati dal piano del pavimento, mentre i poveri, i servi e peggio di tutti gli schiavi, abitano in capanne (t'ucul) poste a terreno e dormono per lo più su pelli distese sul terreno stesso o su dei luridi cenci distesi per ten·a. Date perciò le abi· tudini dell'ix ode ematofa.go, è facile comprendere come l'infezione abbia potuto diffondersi fra la povera gente, risparmiando i signori. Btabiljtisi come si è detto i fo colai primitivi di iniezione nelle abitazioni, la ma.latt.ia t rovò le condizioni favorevoli per potersi di:fi'ondere ed il parassita, probabilmen te virulentatosi per il fatto dell'agglomeramento conseguente all 'aiTivo delle truppe del R.as, a loro volta infet te della me· desima form >l., diede luogo alla diffusione della malattia in forma epidemica. (l) I l DIW~JP'l' rlfl'rl.~cl' dl n ,·cr rl<·twulo On drd 1007 rnr,•c<· hl ~c:'mplnr1 di G. Moubata dal · t '.-\ hiJi>"lnla. - (l3n1:)1M'. Parussil oiO{fie. 4' N l., ò9'l7).


EPIDE:\tiA.. DI FEBBRE RICORRENTE AFRICL>.rA, E CC.

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Queste condizioni, già gravi per sè stesse, vennero aggravate dall'usanza delle visite agli ammalati ed alle famiglie dei morti, obbligo questo da cui non è possibile esimersi e che porta un movimento continuo di persone da paesi anche lontani. I visitatori, giunti nelle dette case a condolersi, vi sostano talvolta a lungo, infettandosi in tal modo facilmente negli ambienti infetti e diffondendo in seguito a loro volta l'infezione nei propri paesi. Infatti, il primo ammalato segnalato nello Sci.mezana, pro:veniva appunto da .Adua, dove si era recato per presentare le condoglianze ad una famiglia di conoscenti, nella quale si era verificato un caso di morte in seguito all'infezione in atto. La malattia era diffusa anche in .Axum, dove potei constatarne personalmente con a ccertamento ematologico un certo numero di casi (14 con 4 morti) in una mia visita, ed anche in molti dei paesi circostanti, secondo notizie di informatori, i quali riferivano che nella regione di Makallè ed in quella di .Adigrat era diffusa una malattia che dai sintomi riferiti poteva ritenersi identica a quella osservata in .Adua. Inoltre, il medico della R. Agenzia commerciale di Gondar segnalava una malattia con sintomi consimili a D ebra Tabor, presso il Lago Tzana., nell'Amhara, e pertanto a distanza rilevante (oltre 20 giorni di carovana) dal Tigrè. Dai dati esposti si può molto verosimilmente ritenere che la febbre ricorrente africana, endemica in tutta 1'Africa tropicale, e che accertata.' mente è in Adua ed in altre regioni del Tigrè settentrionale da molti anni, in seguito ad esaltazione della virulenza del suo agente causale, il Tr. Duttoni, dovuta a motivi non bene chiariti e probabilmente in seguito agli spostamenti di truppa di cui abbiamo parlato, abbia potuto diffondersi assumendo i caratteri di una vera epidemia, e raggiungendo una elevata mortalità (30 % circa). Roma, settembre 1928.

Segui una comunicazione del capitano medico O. Rrzzo su « un caso di Schistosomia.si intestinale in Oirenaic.a » trattato con la cura endovenosa antimoniale secondo Christopherson-Beaujeau.

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Giornale dt medicina militare.


CLI NICA OCULI-;TICA DELLA R. UNI VERSITA DI FIRENZE Direttore : Prof. L. B.A.RI>Er.LI

SULL'ETIOLOGIA E L'AMBLIOPIA DELLO STRABISMO CONCOMITANTE per il dott. Antonio Aracrl, capitano medico, assistente milit are

(CONSIDERAZIONI TRATTE DALL'ESAME DI MILLE STRABICI)

Lo studio dello strabismo è ancora interessante : l o P er la sua etiologia e patogenesi non chiara in tutti i casi ; 2° Per l'acutezza visiva ed il campo visivo in rapporto allo stato delle membrane profonde. Con uno studio paziente e co::seenzioso di oltre mille casi di strabismo, che bo potuto raccogliere dalla Clinica oculistica di Firenze e sopratutto dalla Clinica privata del prof. Bardelli, spero di portare anche io un mode~to contributo all'argomento. Lasciando da parte lo strabismo paralitico, ci occupiamo esclusivamente dello strabismo concomitante manifesto; cioè di quello in cui pur essendo deviata la linea visiva di un occhio, quest'occhio segue in larga misura tutti i movimenti dell'occhio che fissa; vale a dire con costante associazione dei movimenti oculari. E siccome sarebbe ancora difficile catalogare tutti i possibili casi di deviazione strabica, ci limitiamo alle tre forme seguenti che occupano la grande maggioranza. 1o Strabismo intermittente, (convergente o divergente) è quello in cui la deviazione si ha a vario intervallo di tempo ; zo Strabismo permanent-e monoculare, (convergente o divergente) è q nello in cui la deviazione permane e continua. nello stesso occhio; 3o Strabismo permanente alternante, (convergente o divergen te) è quello in cui si fissa ora con un occhio, ora con l'altro. Per Buifon, la causa dello strabismo è la ineguaglianza della forr.a visiva nei due occhi. De Gracfe (1801) e Gira.ud Teulon ammettono come causa una t urba di muscoli oculari. Per D onders (1863) lo strabismo è dovuto ai vizi di refrazion e , tenendo presente i rapporti tra convergenza ed accomodazione. Parinaud dice che due errori fondamentali hanno falsato le idee su la natura dello strabismo, il l o è di attribuire la deviazione degli occhi a disturbi muscolari, il 2° di identificare lo strabismo con uno d ei sinETIOLOGIA. -


SULL'ETIOLOOlA E L'~mLIOPIA DELLO Sl"RABlSMO CONCOlUTANTE

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tomi, la deviazione oculare. N on si può comprendere la sua patogenesi che con tma concezione più larga che permette di sintetizzare le diverse influenze. Egli ammette la teoria del Donders ma non la ritiene sufficiente e definisce lo strabismo: ((un vizio di sviluppo dell'apparato della visione binoculare, che impedisce la convergenza degli occhi su l'oggetto fissato )). · Altri autori ammettono cause varie come turbe cerebrali, sifilide ereditaria, alcoolismo, epilessia, isterismo. ecc., e cause oculari periferiche che si compendiano in tutto ciò che altera l'acutezza visiva, traumi inclusi. Per comprendere lo strabismo bisogna conoscere il meccanismo della visione binoculare. L'apparecchio della visione pinoculare è composto di elementi multipli nervos ie muscolari e comprende una via centripeta che dai globi oculari at,traverso le retine, i nervi ottici, il chia.sma, le bendelette, e le radiM..ioni ottiche, va ai centri ; ed una via centrifuga o di t'lsteriorizzazione. Normalmente gli occhi si dirigono insieme in alto, in basso, a destra ed a sinistra e le linee visive convergono sempre su l'oggetto fissato sia a distanza infinita che a distanza finita, ed in quest'ultimo caso per di più le pupille si restringono e le lenti cristalline aumentano di convessità. Si ha cioè associazione dei movimenti di direzione, convergenza e accomodazione. La disposizione anatomica dei nervi ottici, del chiasma e dei centri non ha per effetto di fondere le sensazioni dei due occhi, tuttavia fin dalla nascita nel fanciullo esiste una tendenza innata a dirigere gli occhi in ma.uiera tale da fondere in una sola. le due immagi.ul che riceve)) (Javal). Infatti quando noi vediamo con l'occhio destro un libro e lo stesso libro lo vediamo pure con l'occhio sinistro, verremmo ad avere due sensazioni visive identiche, cosa questa inutile e per effetto di educazione ed utilitario, noi sovrapponiamo, incastriamo cerebralmente le due immagini del libro in una percezione unica. Dopo .un periodo di tempo di tali esercizi, la fusione delle immagini è talmente radicata ed automatica che riesce difficile romperla. L'apparecchio della visione binoctùare è costituito quindi da una parte sensoriale, che comprende le retine con i centri visivi dove si saldano le immagini impresse e quindi vengono esteriorizzate; ed una parte motrice rappresentata dalla convergenza. Queste due parti sono connesse ed agiscono assieme alla accomodazione. <! Gli occhi perciò formano dal punto di vista funzionale un organo unico )) (Parinaud). . Fatte queste premesse, cioè conoscendo come normalmente i movi: menti oculari sono associati, e gli assi visivi diretti su l'oggetto fissato, vediamo per quali cause si produce la deviazione strabica. Visione binoculare fiaiol.og-ica. -

c(


640

l:!ULL' El'IOLOGIA E L 'AMBLIOPIA DELLO STRABBMO CONCOMITANTE

Esaminando i nostri casi troviamo : ixmvergente 30 oolte lo s trabismo intermittente . . . . . . .

lo s trabismo permanen te monoculare . .

t divergente 10 volte

!

TOTALE

40

TOTALE

399

TOTALE

587

Convergente 270 oolte ~

l

Divergente 129 oolte Convergente 419 'I.'Olte ~

lo strabismo permanente al ternante

f

D ivergente 168 ooll.e ToT ALE .

1.026

•

Se ne deduce che la grande maggioranza degli strabici fissa ora con uno ora con l'altro occhio, seguono subito dopo ed anch'essi in numero rilevante gli strabici permanenti monocnlari, ed infine gli strabici intermittenti in numero mol to scarso. Circa il rappor to tra età e strabismo abbiamo ricavato i seguenti dati: Età

l:' atu.r a dello strabismo

0-2 a nni

Stra bismo interm ittente monoculare

-

-

S trabismo permanente monoculare.

-

Stra.bi'>mO a lternante

4

-

Strabismo inter m itten te monoculare

5

l

Strabismo per manente monoculare .

51

3

St rabis mo a lternante.

84

Strabh;11~0

14

5

97

26

3-6 anni

7-12 anni

I uterno Toto.l.e Esterno T oW c

intermittente monocuJare .

!'trabi'>mo permane nte rnonoculare.

.

8

196

Strabillmo intermit tente monocula re .

4

2

Straòismo permanente monoculare.

60

87

Strabismo alt er nante Oltre 17 a 1mi

140

-

. ..

S t.rnbismo alter nante.

13-16 a nni

4

-

.

63

307

127

~7

105.

Stntbismo interm.it ten te m onoculare .

7

2

Strabismo permanente m onoculare .

62

13

Strabismo alter nante.

. T OT ALI.

.

72

141

-

1 719

28

12

68

194

43

l - 1307


SULL'ETIOLOGIA E L'AMBLIOPIA DELLO STIU.Bl$~!0 CONCOMITÀNTE

641

Osservando la precedente tabella si rileva il netto predominio dello strabismo convergente (719 casi) sul divergente (307 casi). Si nota inoltre che salvo rare eccezioni (4 casi su 1026) i neonati · fino all'età di due anni non strabizzano. Da 3 a 6 anni lo strabismo interno è già numeroso, mentre molto scarso è quello esterno. Da 7 a 12 anni lo strabismo convergente è imponente, mentre è di poco aumentato il divergente. Da 13 a 16 anni lo strabismo interno declina di oltre la. metà, mentre l'esterno ha. il massimo n umero di casi. Oltre i 17 anni sia lo strabismo convergente che il divergente diminuiscono. Vediamo inoltre quali vizi e lesioni si riscontrano negli strabici:

ll

Strabismo convergente

Strabismo divergente

N.

286

31

))

198

59

•

26

77

»

18

99

.

n

123

·a

Con astigmatismo :\I ed al t re lesioni . .

»

26

»

6 38

. »

24

9

..

719

307

VI.T.i e lesioni r l.8contrate nello strabismo

Con H pura..

.

Con astigma tismo H.

. .

Con miopia. pura.

.

Con astigmatismo M. Con astigmatismo H ed altre lesioni. Con lesioni (senza. vizi di, refrazione). Senza. lesioni e vizi

..

..

.. T OTALE .

.

Nello strabismo interno l'ipermetropia sola. od associata ad altre lesioni si riscontra nell'83 % dei cnsi ; la miopia nel 7 % dei casi; ah te cause nel 5 % ; infine nel 3 % non si riscontra alcuna ca usa apparente. N ello strabismo esterno invece la mio pia si riscontra nel 66 % dei casi; l'i.{lermetropia nel 30 %, altre lesioni nell'l % ; infine nel 4 % non si riscontra alcuna causa apparente. Circa il sesso si ammette in genere che non abbia alcuna influenza sull'evoluzione dello strabismo. Noi abbiamo trovato su 1026 strabici 650 donne; ed abbiamo iiwltre constatato che l'occhio sinistro e più frequentemente deviato del destro. DrsaussroNE. - Lo strabismo è un'affezione che si sviluppa nell'infa:lzia., dalla quale affezione bisogna escludere come causa efficiente l'ereditarietà. nel senso stretto della parola., perchè nessuno abbiamo visto nascere con gli occhi storti. Questi occhi cominciano solo dopo il primo anno di -vita, dapprima transitoriamente e poscia la gran maggioranza definitivamente a divenire storti.


642

SUI.L'ETIOLOOlA E L'All.tBUOPIA DELLO STBA ~ISMO CONCOMI'l'ANTE

E se i neonati non strabizza.n o vuol dire che i muscoli oculari sono integri, fatt-o questo, che fece cadere la teoria meccanica muscolare, specialmente se si tiene conto che la tenotomia guarisce raramente lo strabismo. Bisogna tuttavia ~mmettere - come eccezione però - che una turba muscolare può produrre lo strabismo (esempio di guarigione in seguito a tenotomia, muscoli poc-o sviluppati). La sifilide - secondo l'affermazione di molti - avrebbe un impor. tanza preponderante nella produzione dello strabismo. Onfray in un suo recentissimo lavoro, riferisce che nella quarta parte dei bambini affetti da strabismo convergente, da lui osservati, ha notato lievi stirumate luetiche o siero-reazione positiva; cosa già antecedentemente rilevata da Antonelli. Pur non es.-endo l:itato mio f!eopo di ricercare l'influenza di malattie ereditarie infettive: e8~endomi sorvito di materiale, raccolt-o ambulat~- · ria.ruente ne_gli anni prP.cedenti, pen~o tutta-via <:he l'infhumza di alcnne malattie eredita.rie S]Jecic la sifilide è indnbbia, ma in c:.si però sempre rari. Quale sia il mecca.nisroo ehe determina in simili cnsi lo ah·<l bismo, noi non lo cono!>.<:iamo; se s! scarta però l'i{lotc~i ili una lesione lnPtic~ Jocalizz!lta, percllt: in quest.i <'3Si dovremmo avE>.r~ altr~ lesioni pi\1 gravi e C!lmunqne diagr.osticatili; la lt:c ~redita.ria minorn.udo la r.esi.<\tenza org<tnie~\ g13ncraln pnò favorire ver aziono tosnicA> o per temporanea di.,;;fnnziooe nervos!l. lo sviluppo della vìsh.·nc binot'ulare. Ma p~>r cercare di s piegaro la cans:~ dello stmbìsmo, eliminat::. 11\ teoria del De Grn.efe, parli:,roo della teoria inizialP il.el Bntl'on e fn.cciamo nn esempio. Se un b::.robino il cui or.chio nostro è emmetrope ed il sini~tro ipermetrop~ o miope, fissa un qnadro, l 'immagine del quadro nell'occhjo emmetrope esi forma netta .•mlla retina, nell'altro invece si forma confusl'\,. Queste dut.> imruaginj di differente chiarezz~~ fondendosi darehht.>ro luogo ad una immagine sempre p.:~ro t:J.et ta, e per evi t are ciò, il bambino fissa esdu5:intmente con l'occhio buono. Vocchil) meno buono viene così ~car­ ta.to dalla d sione binoc1ùarc fi 6iologica. Io ho potuto constatare realmente che nella grande maggioranza d egli strabiri in esame esiste ani~ometropin. . ~ta.ndo però a questa teoria lo strabù:mo doVl·ebbe guarir(\ facilmente, almeno nei ca~i in cui con una 1en1,e poilitiva o negativa si fa acquistare all'oc<'!Jio debole la stessa acutez:r.a \risiva. dell'altro, o presso a poco, cosl da avere una po$~ibilità . di buona fusione delle immagini e quindi la certf)zza di rist:~bilire la mione binor11lare fisiolùgica, mo. ciò non sempre si avvera. R e:> t a in campo la teoria del non der~, il quale diede una chiara spiegar.ione ~cienlific:\ A.lla. teMia dl'l Bu[IHt. Parlando della visione binocu· l are fi '<iologica abbiru:no visto com<' l'acc:oroodazione i> normalruènte a ssoriata !llln. convergenza e in ta,le maniera che ad uno sforzo X di accomodazione corril'lpor,de 1mo sforzo X di convergenza delle linee visive. Ora quando l'occhio pacssa dalla comliziono stM.ica. (visione all'infìfinito) allo ~:~tato dina mico (visione da vicino) d eve aumentare la cun·:atura della lente, cioè deve accomodare e quiudi anche convergere di egua]e grado. ~e avviene di conseguenza che quando l'accomodazione è ecces-


SULL'ETIOLOGIA E L'AMBLIOPIA DE.L LO STRAfJISALO CONCO!IflTANTE

.l• ;r

j

643

sha e continua (esempio ipermetropia), b convergen~a è ugualmente eccessiva; cosa quel!ta che porta ad una iperfunz.ionc nel retto interno qnindi strabismo convergente. Nella miopia. inv'ece l'accomodazione è minima. o nulla per Tederè da vicino e per conseguenza la convergenza è pill'e nulla, ciò che porta al predominio del retto estérno e Qliindi st.rabi ~"<m o esterno. Ma se tale è il meccanismo della produzione dello strabismo come si spiega che la ipermetropia si l'iscontra. IJUl'e nello strabiamo esternò a nel 30 %; e uello st.rahismo iuterno troviamo la miopia nel 7 % dei casi' Inoltre nel 3 % dello strabismo interno e nel 4 % di qu6llo esterno non si riscontra alcuna causa apprezza-bile; a che cosa sarebbe dovuto lo strabi'lmo in questi casi ' Infine perchè la stragrande maggioranza degli anisometropici non strabizza t Donde.r!l spiega la prima domanda rittJnendo che l'ipermetropia leggera prod uca soJ,ratutto lo strabismo interno, mentre nei gradi elevati di ipermetropia l'a.ccomodazione si esercita poco o affatto e quindi si rinunr.ia ad usare l'occhio il qna.le stra.hizzs. ali 'esterno. Lo ~trabismo convergente dei miopi viene invece spiegato r.ome preesistente alla miopia che si sviluppa iu un scoondo tempo. . A noi risulta inveee che nello strabismo estemo l'ipermetropia non f> elevata. Dei nostri 93 strabici ipermetropici, 59 h<l>nuo H, che oscilla. tra una. e tre diottrie, 18 hanno H , inferiore alle 4 diottrie e 16 raggiungono e qualcuno supera. di poco le cinque diottrie. Kello etrahi~mo convergente invece l'H, varia tr~ nna. e cinC)ue diottrie e parecchie -volte ra15giun!fe le 7 ed 8 cliottrio. Anche nello strabismo interno la miopia. è poco elevata. Dei nostri 60 casi di strabici miopici solo cinque raggiungono o superano le dieci diottrie, tutti gli altri banno miopia inferiore alle cinque diottrie. Concludendo notiamo che nello strabismo s! sono volute vedere molt~ cause e da ciò dipende la diversa interpretazione C'.he hanno dato i diversi autori. Nella produzione dello strabismo bisogna - a mio pal'cre - tenere presen te il fattore, se non unico, certo il più import:-llnte, rappresentato dal sist('ma nervoso. Noi conosciamo poco la. fine struttura e funzione della retina. e tanto meno quella delle vie, dci centri vish·i e della fusione delle immagini. Ora anche ammettendo che le retine funzionino bene, basta una minima lesione delle vie centripete sensitive, oppure e forse con maggiore probabilità una interruzione o diminuziCJne di intensità dell'arco diastaltico che urùsce e salda le due sensazioni in un'unira percezione, per avere come effetto temporaneo, r•rima, la man(·anza di fusione e quindi la. mancanza dei movimenti associati normalmente dci due globi oculari . .A. c he cosa sia dovuta questa mancanza di iusiune temporanea (intossicazioni endogene od esogene, congcstio:u.i, discrasie, malattie ereditarie, sensibilità a strabizzare t) noi non lo sappiamo. Certo che il sensorio incon tta molta difficoltà a riullire in una le immagini ricevute da ciascun occhio e l'affezione da transitoria si trasforma in permanente, quando entrano in gioco favorendo lo strabismo tutte le svariate cause periferiche c~n a capo i vizi di refrazione.

,


644

SULL'ETIOLOGIA E L ' AMBLIOP!A DELLO STRABISMO CONCOMITANTE

r,e poche guarigioni ottiche e chirurgiche confermano questo modo di verlere. Quando si arriva a togliere la causa periferica precocemente e nella tenera età il forzato e lungo e$orcizio dell'occhio deviato non ba altro scopo che ridestare stimoli sopiti. Con ciò verremmo a spiegarci anche la mancanza dello strabismo nella grandissima maggioranza degli anisometropici e la. sua presenza negli occhi emmetropici. AMBLIOPIA STRABICA. -

Dalla fisiologia sappiamo che la retina ba

triplice funzione : l o Percezione luminosa ; 2° Percezione della forma. (acutezza visiva) ; 3° Percezione cromatica. Lascerò da parte la percezione luminosa, che è la. percezione visiva. elementare esistente in tutti gli strabici; e la percezione cromatica che è la percezione più delicata (il coloro è una qualità di luce) porcbè non è stata. controllata. in nessuno dogli strabici in esame. Ci occupiamo solo dell'acutezza visiva, la quale è diminuita. nell'oc· chio strabico, e vediamo in quale mi<>ura. Per brevità riportiamo dai nostri casi osservati, un l o gruppo di 60 strabici alternanti ed un 2o gruppo di altrettanti strabici permanenti, in cui risulta il vizio di refrazione e il visus in entrambi gli occhi, divisi a seconda l'età in cui furono osservati.


,.,

\

. -,;.

..,.

..

..

.....:

STRABISMO ALTERNANTE.

I. GBU"PPO. - Età 5-10 anoJ. Casi

l

2 3 4 5 6 7 8 9 lO Il

12 13 14 )5

16 17 18 19 20

Oochto ohe &6a

O. D. sf + 2 V = l O. D. sf + l = cgl + 0.50 as 000 V = l O. S. af + = cgl + l as 105 V = 1/ 8 O. D. sf + 2 V = l O. S. sf + 2.50 V = l O. D. sf + 0.75 V = l scarso O. D. sf + 3 = cgl + 2.50 as 9()0 Y = 1/ 1 O. D. cgl + 1.75 a.s 9ù0 V = l O. D. sf + 2.50 V = l o. s. sf + 2 V = 1 O. S. s.f + 2.25 V = l O. D. sf + 6 V = 'la O. D. sf + o = cgl + 0.75 as 9()0 V = 2/ 3 O. S. sf + 4 = cgl + 2 as 95° V = 1/ 3 O. D. sf + 2 V = l O. D. sf + 4 = cgl + 0.50 as 800 V = l O. D. sf + 2 V = l scarso O. S. sf + 4 = cgl + 0.75 a.s 105 V = 1/ 1 o. s. sf + 0.25 v = l O. D. sf + 1.50 V = l

()ochlo che strablv.a prevalentemente

O. S. sf + l = <'gl + 2 as 000 V = O. S. af + l = cgl + O.fiO as 9()0 V = 1/ 1 O. D. sf + 2 = cgl + 1.50 as 120 V = 1/ 1 O. S. sf + 2 = <'gl + l as 9()0 V = 1/ 1 O. D. sf + 2.50 V = l O. S. sf + 0.75 = cgl + 0.50 a.s 000 V = 1/ 8 O. S. si + 3 = cgl + 2.50 as 9()0 V = 1/ 1 O. S. cgl + 1.50 a.s 90° V = 1/ 8 O. S. sf + 3.50 V = l scarso ' O. D. sf + 2.50 V = 213 O. D. sf + 2 50 V = 2/ 3 O. S. sf. + 7 V = 2/a O. S. sf -1 4.50 = <'gl + 2 88 90° V = 1/ 3 O. D. sf + 5 = cgl + 2 as 1000 V = 1/ 8 O. S. sf + 4.50 V = 1/ 1 O. S. sf + 4 = cgl + :3 as 1000 V = 111 O. S. sf + 2 = cgl + 1.75 ss 9()0 V = 1/ 3 O. D. sf + 4 = cgl + 1.25 88 105 V = 1110 O. D. sf + 0.75 V = 'la O. S. sf + 2 V= l 1/ 10

Note

~­ ~

bo Correzione Correzione Correz:one · I giene Correzione Correzione Con~igli igienici e correz.

~

M t'l

~0

"d

~ t;)

Correzione Cou~igliasi operazione

Esercizi Correzione

§ 00

~

a:l

1.6

Correzione

:0::

o o

o

Correzione Correzione Correzione Correzione Correzi<>ne

z

o

o

~

s t'l

~

Ot


-

.

··--~· -~

.. _.....-

STRABISMO ALTERNANTE. I. G:aUP:PO. -

I 2 3 4 5

6 7 8 9 10 11 12 13 14 15

16

Età JO. J5 annJ.

Occhio oho fl>'Pa

C'6sl

O)

~

O. S. sf + 1.50 = cgl t- 0.25 o." 75° V = 1 O. D. sf -f 4 V = % O. S. sf + 4.50 V = l O. S sf + 0.50 V = l O. D . sf 4V = l O. D. s f + 3 = cg1 + 0.75 as 1800 V = l O. S. sf - 4 = cgl- 0.75 a.« 100 V = l scarso O. D. cgl + 4 o.<> 90° r = 1/ 2 O. D. s f + 4.50 V = 2/ 8 O. S. cgl + 3 a.s 1000 V = % O. S. cgl 1.75 as 900 17 = l O. D. sf + 2 = cgl + 0.50 as 90° V = l O. S. cgl - las 110° V = l scarso O. S. sf + 3.50 = cgl + 1.25 a.~ ooo V = % O. D . sf - 4.50 V = 2/ 3 O. D. sf + l = cgl + 2 a.c;; 105° V = 1/ 1

+

+

17 O. S. ~~~ t \.W V = l 2

18 O. D. sf - 2.50 V = /s 2 19 o. D. cgl - 3 as 100 V = /3 20 O. D . sE + l = cgl - 2as 15° V = 1/z

Occhio ohc ~tr·ablz7.t\ prc,·a.ientemente

Note

O. D. sf + 1.50 = cgl + 0.50 a . 000 V = O. S. s.f + 4.50 V = 1/ 6 O. D. sf 6.50 V 1/ 3 O. D. cgl + 1.50 w 110° V = l O. S. sf l = cgl + 0.75 as 900 V = 2f, o. s. s.f +. 6 v = 1/to O. D. sf - 7 V = 2fa O. S. cgl + 4.50 as 9()0 V = 1/ 6 O. S. sf 4.50 V = 1/ 26 O. D. cgl 4 as 105 V = 1/ 10 O. D. f.f + l = cgl 2 a.s 105° V = 1/o O. S. , f.- 1.25 = cgl 3 a.s 900 V = 1 / 4 O. D. sf - 5 = cgl - l a 1 1.800 V = 1/e O. D. Ei 4 = cgl 2.25 a« 900 V = 1/ 3 o. s. ~c - 7.50 V = 1/s o. s. ~f + l = cgl + 2.50 8.'\ 105° v o-: 1/11 O. D. si + 2.50 V = 1/r,l) o. s. ~f - · 3.1\0 v = 1/2 O. S. cgl - 4 a.s 1800 V = 1/s O. S. s.f + 1 = cgl- 3.25 as 15° V = 1 / 4

1 /3

+

+

+ +

+

+

+

+

~

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§ Da operare Correzione

): trl

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Correzione Corr-ezione Correzione Correziouo

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~

Correzione Correzione

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Con·ezionc

8

O. D. macchiA. corneale.

l

Correzione Correzione

~

l

~


STRABISMO ALTERNANTE.

r. GRUlPPO. Casi 1

1 2 3

4 5 6

7 8 9 10

Il 12 13 14 15 16 17 18 19 20

Età oltre 15 anni.

<,ccblo che Jls"'

O. S. sf + :!.5() V = 2fs O. D. sf + 1.25 V = 1 o. s. llf + 2.50 v = 2/3 O. D. cgl + 2.75 a..« ll0° V = 1/ 2 o. D. sr- 14 = C'gl - 1.50 a..<; 15° v = 1/, O. D. sf + 4 V = l O. D. sf + 0.50 V = l O. S. sf -1.50 = cgl- 0.75 a..<> 15° V = 2/ 8 • O. D. V = l O. D. sf + 2.25 = egl + O.nO as 9()0 V = l O. S. cgl + 0.75 a..<> 1000 V = l O. S. sf + 4 = cgl + l as 45° V = 1/ 2 O. D. sf - 4 = cgl - 2 as 175° V = 1/ 3 O. S. sf + 1.50 = cgl + 0.50 as 180 V = 1 O. D. >f. + l = cgl + 1.25 a. . 1000 V = % O. D. sf- 4 = cgl 1.25 as 18()0 V = 1/ 2 O. D. sf + 0.75 V = l O. S. cgl - 0.75 a.<> 1800 V = 2fs O. S. cgl + 3.50 as 85 V 1/ 3 O. D. s f 4 = cgl + 0.50 n.s 80° V = l

+

Occhio oht> ~ txniJizr.a pruvolontcll\onto

O. D. sf + 4.50 V = 1/~ O. S. sf + 2.25 V = l 1 O. I). sf 3.2f> V = /40 O. S. cgl + 3M 105° V = 1/ 20 O. S. sf - 18 V = 1/, 0 O. S. sf 5 V= 1/ 2 O. S. cgl + 3 ns 15 V = 1/ 10 O. D. sf - lO = cgl - 1 as 10° V = 1 / 60 O. S. sf + 2 V = 1/ 1 O S. sf 1.25 = cgl + 3 t\fl 900 V = 1/ 8 O. D. cgl l as 85° V = 1/ 2 O. D. sf 4 = cgl 1 1.50ti.'S 45° V = 1/ 20 O. S. sf - 4 = cgl- 2.50 M 170° V = 1/ 10 O. D. sf + 1.50 = cgl + 0.50 a.<:~ 180° V = 1/ 3 O. S. sf + l = cgl + 3 as 90° V = 1/ 2s 0. 8. Sf - 5 = cgJ- 1.50 flS i!iOO V = 1/10 O. S. sf + 0.75 = cgl 0.50 ns 101)0 V = % O. D. cgl + 1.75 as 900 V = 1/ 8 O. D. cgl + 4 us 100° V = 1/e O. S. sf + 3.50 = cgl + 1.25 as 85o V = 2fs

+

+

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~w

j

8.!,:

Esercizi correzione Cotl·ezione Correzione Correzione Correzione Correzione Correzione Essucln.ti nel vitreo O. D. Correzione Correzione Correzione Correzione Correzione Corrt>zione Correzione

§

Correzione Correziotu'

l

t'l t".

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~

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o

i~ ....

6

8z o

o

Correzione

~


;.

STRA'BISMO PERMANENTE MONOCULARE. II. GauPPo. -

casJ

l

2 3 4 5 6 7

8 9 10 11

12 13 14 15 16

17 18 19 20

*

Età 5-10 annJ.

Ooohlo obe fl.ssa

O. D. cgl + l as 700 V = l O. S. sf + 2.25 V = l O. D. sf + 3.50 V = l O. D. sf + 1.50 = cgl + 1.50 as 800 V = l O. D. sf + 0.75 V = l O. D. sf + 3.50 = ogl + l a.s 105° V = l O. D. sf + 2 V = l O. D. sf + 0.75 = cgl + 2.25 V = 1/ 3 o. s. v = l O. S. cgl. - 1.25 a.s 12()0 V = 2/ 3 O. D sf + 3 V = 1/ 1 O. O. sf + l = cgl + 1.50 a.s 900 V = l scarso O. D . sf - 5.50 V = 1 O. S. sf + 2 V = l O. D. s f + 1.50 V = l .O. D. sf + 1.50 V = l scarso O. D. sf + 0.50 V = l O. D . sf + 2.50 V = l O. D. sr + 2 = cgl + 0.50 a.s 900 V = 1/a O. D . V = l

Nole

Occblo cbe st.rabl1.za

O. S. r;f + l = cgl 2.25 as 800 V ~ Ifa O D. sf + 2.25 V = 1/ 1o O. S. sf + 4.50 V = 1/e O. S. sf + 2.50 = cgl !- ·1 as 8()0 V = 1/to O. S. sf + 2 V = 1/ 10 O. S. sf + 4.50 = cgl + 1.50 a.s 75° V = 1/ 30 O. S. s f + 1.50 V = 1/to O. S. ogl + 3.50 as 900 V = 1/a O. D. V = 1/:;JJ O. D. cgl- 2.50 a.~ 135 V = 1/ 1 O. S. sf + 5 V = 1/ 20 O. S. sf + l = cgl + 3.25 as 80 V = 1) 12 O. S. sf - 7 V = 1/to O. D. sf + 3.50 V = 1/ , O. S. sf - l = cgl + 2 as 900 V = 1/:;JJ, O. S. sf + 2.75 V = 1/ 10 O. S. sf + 4 = ogl + 1.50 as 8()0 V = 1/w O. S. sf + 3.75 = cgl + 0.50 a.s 9()0 V = 1/ 1 O. S. sf + 2 = cgl + 2 as 900 V = 1/ 1 O. S. sf + 2.25 V = 1/ 1

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Correzione- E>crcizi Correzione Correzione Correzione E Rero.zi - Ope ·azione Corre;ione ~1aoohia. corneale O. D .

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Correzione Correzione Correzione Correzione Correzione

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Correzione Correzione Correzione

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STRABISMO PERMANENTE MONOCULARE.

ll. GROPPO. -

Etl 1()..15 anni. O>

Casi l

Ooohlo ohe tlssa

l

o. s. v = l

2

o. n. v = 1

3 4 5

6 7 8

9 lO 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20

O. D. sf + 3.50 V = l O. D. sf + 2 = cgl + 1.50 as 800 V = 1/ 3 O. S. sf + 1.50 = cgl + 1.75 as 200 V = 2/ 8 O. D. sf + 5 V = l O S. sf. + 4 = cgl + l n.<> 90° V = l O. S. sf + l = cgl + 2 as 900 V = l o. n. flf + 4.50 = cgl + 2.50 as 95 v = 1 O. S. si + 0.50 V = l O. D. sf + 2 V = l o. R. v = l O S. sf + 0.25 = cgl + 2.25 as 900 V = 2/ 3 O. D. sf + 4.50 = cgl + l as 45° V = 1/ 3 o.~. v= l O. D. sf + 3 V = 1/ 3 O. D. cgl - 2.50 as 1000 V = l O. D. sf + 0.50 V = l O. D. sf + 2 = cgl + 0.75 as 1800 V = l o. s. v = l

l

Occblo che strablzza

O. D. sf + l = cgl + 0.75 a.<> 900 V = 2/ 3 O. S. sf- 1.25 V = 1/ 1 O. S. sf + 4 V = 1 / 10 O. S. sf + 3 = cgl + 2.50 as noo P = 1 /1.0 O. D. sf + 2.60 = cgl + 2 V = 1/ 10 O. S. sf + 6 V = 1/ 8 O D. sf + 5 = cgl + 1.50 as 900 V = 1/ 10 O. D. sf. + 3 = cgl + 2 as 900 V = 1/ 50 O. S. sf + 4.50 = cgl + 2.50 as 85° V = 1/ 2 O. D. sf - 6 = cgl - 2 as 1800 V = 1/ 20 O. S. sf + 2.W V = 1/ 2 O. D. sf - 6 V = 11!6 O. D. sf + 0.50 = cgl + 2.50 as 1000 V = 1/ 8 O. S. sf + 5 = cgl + l as 45° V= 1J2o O. D. sf + 3 + 3 V = 1 / 20 O. S. sf + 3.50 V = 1/ 20 O. ~. cgl - 3.25 as 9Qa V = 1/ 10 O. S. sf + 3.50 V = 2/ 3 O. S. sf + 3 = cgl + as 1700 V = 1/ 16 O. D. sf- 2 V = 1/ 10

l

Note

Correzione - E sercizi E sercizi Correzione Correzione Correzione Correzione E ::;l:lrcizi - Correzione Correzione Correzione Correzione Correzione · E sercizi Correzione Correzione Cor1ezione Operare Correzione Esercizi

l E~ercizi

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STRABISMO PERMANENTE MONOCULARE. 11 . GRUPPO. -

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17 \0. S. V = 18 O. D. sf + 0.75 = ogl + 2 as 900 V 1

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19

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Operazione

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Corre1ioue Esercizi - Opt•razione Correzione Correzione

CoiTeZione Correzione Correzione· B~;ercizi Correzione

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1'51

SULL'ETIOL OGIA E L' •.UrBLIOPlA DELLO ST RABISMO CONCOMITANTE

Inoltre riportiamo in due quadri la sola acutezza visiva dell'occhio prevalentemente o permanentemente deviato di tutti i nostri strabici, divisi per età. (non figura lo strabismo intermittente). QuADRO A. - STRABISMO ALTERNANTE.

VI$US ùopo oorrvzlono Numero

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CI\SI

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4-5 anni

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3

2

-

-

6-10 anni

l 232 l

63

77

34

15

IO ' 8

11·15 anni

211

16

51

31

35

16

21

71 Il

10 1 7

oltre i 16 a11ni

130

20

25

20

li

13

6

6

Il

8

1106 1157

92

70 l 37

44 1 21

20

23

17

TOTALI.

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587

.

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2

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B. - STRABISMO PERMANENTE.

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9

12

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20

9

15

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15

-

12

10

8

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16

19

l

-

14

14

-

l

l

2

-

3

-

oltre i 16 anni

148

l

9

Il

16

19

18

14

18

36

16

..

399

4

29

42

44

48

47

32

44

70

39

TorA.U.


l

652

SULL'ETIOLOGIA E L'AMBI.IOPIA DELLO S'I'B.Ull.'U40 CONCOMITANTE

Dalle statistiche precedenti desumiamo che nello strabismo alternante che si manifesta fino all'età di 5 anni, il visus dell'occhio prevalentemente strabico oscilla tra 10/10 e 1/ 6. Nello strabismo permanente della stessa età, il visus dell'occhio strabico oscilla tra 10/10 e 1/10. N ello strabismo alternante os~ervato tra il sesto e decimo anno di vita il visus varia tra 10/10 e 1/10; nello strabismo permanente della stessa epoca è t ra 2/3 e 1/50. Nello strabismo alternante - tra 11 e 15 anni - l'occhio deviato presenta visus tra 10/10 e 1/50; in quello permanente troviamo visus che varia tra 2/3 e 1/50 e meno. · Nello strabismo alternante osservato oltre i 16 anni l'occhio deviato prevalentemente ha un visus oscillante tra 10/10 e 1/50; l'occhio deviato permanentemente ha un visus tra 2/3 e 1/50 e anche di meno. Si tenga present~ che in tutte le età vi è qualche lieve eccezione alle percentuali sopracitate di migliore e peggiore acutezza visiva; ma di ciò non si è tenuto conto volendo prosentare in un quadro sintetico la stragrande maggioranza dei casi. Va subito notato che sia nello strabismo alternante che in quello permanente l'acutezza visiva va diminuendo con l'età; l'occhio deviato permanentemente ha una diminuzione di vista con l'età più rapida e più marcata. A che cosa è dovuta questa notevole diminuzione di visus nell'occhio prevalentemente e permanentemente strabico ' Anche nei casi in cui non esistono lesioni retiniche (maculari) o dei mezzi rifrangenti f Secondo alcuni, (Donders, Javal) ecc., (l) è la mancanza d'uso dell'occhio deviato che produce l'ambliopia. Secondo altri, (Graefe Abbadie) ecc. l'ambliopia è congenita e produce la deviazione strabica. La que<;tione dibattuta e non ancora. risolta è di importanza scientifica: ma sopratutto pratica, perchè nel 1° caso si può sperare in una miglioria ed anche in illl:a guarigione se si cura a tempo e bene; nel zo caso, invece,, allo stato attuale siamo nell'impossibilità di curarla e tampoco di gua· rirla. Studiamo i caratteri dell'ambliopia strabica. Nella visione degli strabici da noi osservati (notiamo di sfuggita percbè a tutti noto) che l'oc· chio deviato pur vedendo gli oggetti del suo campo visivo, non provoca diplopia, caratteristica. tipica dello strabismo paralitico in primo tempo. Lo J aval spiega l'assenza di diplopia con l'astrazione psichica di una delle immagi.ni, non si ha quindi nè diplopia. nè visione binoculare, cioè fusione delle due immagini in un'uhica percezione. La visione centrale dell'occhio deviato diminuisce con varia intensità, mentre è conservata la visione periferica. n C. V . di tutti i nostri strabici risulta normale. Oftalmoscopicamente non si riscontrano lesioni maculari in nessuno dei nostri casi. Lo Cascio, in uno studio recente sulla visione negli occhi strabici arriva alle seguenti conclusioni : 11 n campo visivo negli occhi con strabismo conv.ergente è normale nella metà circa dei casi. Si nota lieve restringimento periferico tempo-

(l) Cito l plb importanti.


'SULL'ETIOLOGIA E L'AMBLIOPIA DELLO STRABISMO CONCOMITANTE

€53

rale nel 33 % dei casi ed uno scot oma centrale relativo nel 20 %. Nello strabismo divergente si riscontra solo nel 25 % dei casi un lieve restringimento nasale per i colori ed uno scot oma centrale relativo )), Noi supponiamo che i casi riferiti da Lo Cascio con scotoma relativo siano a:ffetti da qualche lesione maculare sia pure impercettibile, perchè nei nost ri strabici non risulta nessuno scotoma. No:i pensiamo di rintracciare la eausa prima dell'ambliopia strabica fermandoci sui vizi di refrazione. D vizio di refrazione gioca una regola. importante nella diminuzione della forza visiva degli occhi e ciò indipendentemente dalla deviazione strabica. L'occhio affetto da vizio di refra.zione specie se non corretto a tempo e bene ha costantemente un~ diminuzione del vi!!lls. Per dimostrare ciò abbiamo preso in esame gli ultimi cento ragazzi venuti all'ambulatorio della Clinica, affetti solo ed esclusivamente da vizio di refrazione, compresi tra 6 e 12 anni e dei quali abbiamo notato l'acutezza visiva dopo la migliore 'coiTezione possibile.

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A cutezza ti8it·a nei miopi. Acutezza v-fsvm negli ipermet·ropi.

Di quanto sopra ne diamo uno schema grafico in cui risulta il visus dopo ripeto, correzione. In questo grafico noi constatiamo una diminuzione di visus che va gradatamente aumentando con l'età dei ragazzi. Noi sappiamo che se le lenti correttive vengono usate, noi potremo vedere ripristinata l'acutezza visiva normale o quasi. Se le lenti invece - come spesso succede per tante cause - non vengono usate dopo un periodo di tempo, l'acutezza visiva può migliorare di poco e l'uso tardivo delle lenti ha lo scopo di non peggiorare il male. s. -

Gio1'nale dt medicina militare.


fi54

SU U .'ET1 0 '1 !.0t:1A E J} A'MIH.l0i'IA DELLO STR.4BIS \L0 CO NCO~ItT'ANTF.

Quale il meccanismo di azione del vizio di refra.zione nella. diminuitaacutezza visiva anehe dopo correzione t Noi sappiamo che nella macula. vi sono esclu sivamente coni, più sottili in confronto a. quelli della restante retina, con fibre di conduzione proprie fibre maculari, indipendenti da quelle del campo visivo. Siccomela macula rappre~enta. la zona della visione distinta, dobbiamo ammettere che è la parte più delicata e sensibile della retina. Quando un oggetto forma. la sua immagine nella macula, cioè ogni punto dell 'oggetto viene a stimolare un punto ma.cula.re, la stimolazione è normale, netta, preciRa. Se invece, por il vizio di refrazione, al punto, immagine, si ROKtitui8Ce nn anello, il cono di diffusione, la stimolazione avviene ugualmente, m~~ essa è imprecisa e confusa. E la stimolazione imprecisa e confusa. aumenta con l' aumento del vizio di refrazione. )foi S<lppiamo che t utti gli apparecchi organici, e quello visivo soprat u tto, rea.~riscono diversamente a Reconda l'eccitazione ricevuta, in modo che a determinate f\ccitazioni debbono c ~o·rrispondere determinate modalitàfunzionali. Ora se noi tenia mo presente che gli elementi maculari, i più delica.!ti e sensibili di tu W~ la retina, nel loro periodo di sviluppo, e consolidamento funzionale (consolidamento dovuto alla stimoln.zione visiva) vengono confusamente stimola,ti ne deve avvenire come conseguenza che gli elementi senzienti re<~>giscono con modifica.zioni a.normali e deficienti. Con l'andardel tempo - n oi pensiamo - si dovranno anche stabilire delle modifica.zioni di forma. Insomma le immagini iudi'5tinte che si formano sulla macula., per effetto del vizio di refrazionc, a lterano la sensibilità dei suoi elementi. Stando cosi k cose se noi arriviamo a fare un'acconcia correzione, a,. dare cioè lo stimolo naturale e netto a questi elementi, prima. che sia definitivamente al terata in meno la loro funzione e struttura, possiamo gradatamente migliorare l'acu tczr.a visiva e renderla anche normale; se invece si correggerà tardi, cioò quando la visione si è sviluppata e consolidata defioientemente per il deficiente stimolo, la migliore correzione possibile non migliorerà la ambliopia. stabìlitasi. La visione binoculare - a.bbia.mo detto - è data dall'equilibrio dinamico nervoso e muscolare, e quando viene a rompersi questo equilibrioa.vremo lo strn,i>ismo. Devia,to l'occhio ed .in linea. generale il più debole, questo viene automaticamente scartato du.lht. visione binoculare. L 'occhio scartato dalla visione bi.nocularo fisiologica non viene ~d avere gli stessi stimoli dell'altro, e pure avendoli essi non vengono percepiti p er una. ragione utilitaria. Gli elementi retinici col tempo debbono necessariamente venire attutiti nella. loro sensibilità. )[ella devia,zione st.ra.bica t roviamo due forze deleterie che agisconosu la funzionalità maculare, l'ar.ione del vizio di refrazione prima e dopo il diminuì to stimolo visivo. · Xc•llo strabismo senza vizi ili refra.zione1 si può ammettere l'ambliopia congenita; meL que~>ta non può essere la causa della. deviazione strabica, pcrcbè altrim.enti tutti gli a.mbliopici dovrebbero strabizzare e ciò non succede.


SULL'ETIOLOG IA E L' AMBLJOI'IA. Ot:r.LO S'J'.RABtSMO CONCO~liTANTE

651')

Se è regola generale ammettere che la funzione fa l'organo, (la funzione nell'ooohio strabico è diminuita, l'organo è delicatissimo) non sappia.mo spiegarci perchè molti non voglio~o ancora ammettere l'ambliopia da mancanza d'uso che completa ed aggrava quella del vizio di refrazione. Per questa duplice causa, l'acutezza visiva si abbassa rapidament(• e raggiunge ilauo massimo nel periodo di sviluppo e consolidamentc dell'organo; in seguito e con l'andar degli anni, l'ambliopia avrà lieve e nefl:;un peggioramento, ma egualmente riesce impossibile migliorarla. .Alcuni riferiscono casi di guarigione o di migliorin. dell'occlùo ambliopico, in seguito a perdita dell'occhio buono. ll prof. Bielscbowsky dell'Università ili Breslavia. in un suo recente studio su l'ambliopia ex a.nopsia, n·iporta due casi da. lui os:>erva.Li, in eui dopo perdita. dell'occlùo migliore per trauma, l'occhio prima ambliopico è abbastanza rapidamente migliorato tanto obe in uuo si è ottenuto un visus 0,9 . .Altri quattro casi consimili li riporta dalla letteratura, ma :;ei ' casi non infirmauo la. nosLra convinzione. Un nostro intimo amico, ha avuto parcccl1i anni fa un grave trauma all'occhio destro (con un piccolo sasso tirato con la fionda elastica da un ragazzo). Egli tempo fa. si lagnava dell'oculista curante perchè non aveva migliorato - per come aveva promesso - la vista dell'occlùo sinistro. Riferisco per brevità l'esame della vista fatta prima e dopo quasi sette anni dal trauma che ho potuto vedere dalle ricette scritte. Nel 1914 presentava:

==

O. D. V = 10/ 10. O. H. s[ l V = 1[ 4.

+

o nel 1921: O. D. V = percezione lu111inos&. O. S. sf + l V = 1/4

e t u ttora l'occhio sinistro si trova uelle stesse condizipni visive. Un altro caso mi ba fatto notare il prof. Bardelli. Si tratta di un distinto giovane tiglio di medico, il quale presentava a 18 anni (nel190H): O. D. V =

1/10 lieve strabismo convergente ambliopico dall'infanzia senza nHerazioni anatomiche del fondo.

O. S. V =

lOj l O.

In quell'epoca. è sta.ta. scousigli<.\ta la tenotomia dato che la. ùeviaz;ioue e1·a così leggera da 'potersi prendere per uno strabismo apparente. Nel carnevale successivo quest9 giovane fu colpito da. un grosso coriandolo all'occhio sinistro, ebbe lesione maculare e coroidite diffusa con visus uguale a zero. In seguito al tn1t1ma dell'occhio sinistro, l'occhio destro non ebbe la minima migliori••· Anche oggi alla distanza di 22 anni l'O. D. ha visus 1/10 ed e~>iste, a nche all'esame col grande ofta.lmoscopio del Gullstrand assenza assoluta di alterazioni <lf'l fondo oculare.

==


656

SULL'ETIOLO(' IA E L ' ... MllMOl'lA DELLO STRABIS~IO CONCOMITANTE

E potremmo continuare a citare altri numerosi casi del genere in feriti di guerra, ma riteniamo inutile prolunga-re il lavoro, dato che le eccezioni non infirmano la regola, che l'ambliopia stabilitasi nell'infanzia non è suscettibile di alcuna miglioria anche quando è forzatamente e fortemente stimolata la visione centrale. R.iepilogando noi ammettiamo che l'ambliopia strabica incomincia col vizio di refrazione e si consolida con la mancanza di uso. Quando l'ambliopia è di lieve grado, noi pensiamo che la l• causa, cioè il vizio di refrazione, sia stato precocemente corretto o che lo strabismo sia stato per molto tempo alternante e quindi l'occhio frequentemente stimolato. Anche in questi casi però l'ambliopia strabica :non migliora, percbè anche la sola prolungata. e temporanea mancanza di uso di elementi cosi delicati, quando aVViene ne[ loro periodo di evoluzione e consolidamento, deve produrre tali fini alterazioni da non potere in seguito raggiungere lo sviluppo normale per cui permane una deficiente visione. Quando invece la visione di un occhio non si è mai sviluppata (cateratta infantile) il suo eccitamento e consolidamento resta relativamente facile, perchè abbiamo un terreno vergine, non viziato o maliormato da cattivo uso o mancanza di uso. 'Q uando la visione centrale., ba avuto il suo normale sviluppo, ed una volta ba servito per la visione binoculare fisiologica, resta ancora più facile ripristinare la funzione temporanea sospesa (cateratta da 10 anni). Quando potremo a vere mezzi più fini di indagine e di osser vazione del fondo dell'occhio, noi forse potremo seguire le fini alterazioni di forma e struttura avvenute nell' occhio ambliopico. Quali le conseguenze pratiche di questo nostro studio t L 'ambliopia bisogna !asciarla stare perchè non migliora. Noi in seguito a continui e pazienti esercizi, che stancano la pazienza del medico e dell'ammalato, possiamo rieduca.re il cervello a percepire la immagine di cui prima faceva astrazione e possiamo anche giungere a ridestare la visione binoculare fisiologica, ma ciò è un oone o un male t Purtroppo vediamo che poco dopo la nuova immagine imperfetta e sfumata viene scartata dal cervello, e l'occhio è nuovamente deviato. Se il cervello automaticamente ha scartato la fa lsa immagine, è inu· tile ridestare con mezzi ottici od esercizi noiosi che non raggiungono mai lo scopo. La tenotomia. quindi si fa, nella maggior parte dei casi, per scopo N>tetico e non per risvegliare la visione binocul:l.re.


SULL' ETIOLOGI.o\. E L'AMBLIOPIA DELLO STR.\.BlS)!O CONCOMITANTE

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BIBLIOGRAFL.\. LuciANI. -

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NOTE DI IGIENE PRATICA

I.....A. PC> L "VER.E per il dott. Ugo Reltanl, capitano medico

È: questo un argomenf.o d ' igie ne pl'atica ch e, ricollegandosi ai due grandi J-lroblemi de ll'igiene d~n· a da e d el s uolo, ha desta.t.o, :<pecialmente iu ques ti ultimi tempi d'intenso numento dei ve:c:oli a trazionu meccani(J!\, la ]pr eoccupazione d egli ig iortisti, p ensosi d ei g•·a.vi danni che la polvEire può 1\tTecare all'organismo umano, c di quont i s ' int-er essano con arn o •-e di ques tioni ig icnico ·sociaJi. In questi ultimi anni s ono ~tate n otevoli le cure e le provvidenzE\ att e ad a nnullare o a !·ender e m en o nocivo l effetto d elle divel'se polveri. Oggi non si ammette più che e!>istano polveri indiffe•·en t i, poich è anche quelle rit!'ll'lute tali (talco, get<So, amido) possono pl'ovoca.re fatti di sclf•ro,;! d~l conueLtivo p eribronchiale. La. nattu·a de lle p olveri i• assai vari n.: in linea generale si può dire che cost.it uiscono particelle di so~tanze m inerali, <li sostanze vegetali e di ::;ostanze animali. Esse b anno dimens ioui vsll'ie, da quelle pih g r ossolane e ben visibili a occhio nudo a qu elle li.ni&;ime di frazioni di micr on. Ricorche flnlla qua.Htil. d elle parti· celle gros-;ola.ne h an potuto :;tahili t·e che esRe rL-m ltano in proporzione di 2/3 a 3/4 eli :;o:<tanze inorganiche, frammenti fli pietra m e, di sabbia. e d'argilla, il resto di d etriti di sostan ze oraaniche, e3crementi di an imali, detr·iti di piante, rli t essut i ecc., e infine di semi viventi o morti di pi1~nte supe riori La principale fo nte eli p olve re ò la s uper fic i.: cJ _,l , uolo; ll<'lle cittù. europee so n e tro,,a in l ç·m3 di aria tino a m gr. 25 e il numero dello p Rrt icellc ch e la compongono può giungc•x•• fino a 500.000 p er cm3. . A :,;econdA. d e l ;;ito. del traffico, d el genere di lavoro, della. st agion ~, d ei mezzi {l.doperat.i por combattA:• dJ, varia la n atura e la quantità. della. polvere. A ]Jl'Oposito clf·lla qLmntità ricordo come l'ingegnere Grubis affermi cbe a Trieste le Cl~r rej:[g iate in pietm d oll tl citt>t dànno di polv(lre l ·iOO tonnellate all'anno e le Cn1·r .:-gginte u 1\InCAd aro clc>l suburbio 65.000 to nnellnte. In condizioni normali noi inaliam o in m edia in un t~noo . n elle case, una quantiti!. di polvere di circn gr. 17 -18 e a.ll't•sterno g r. 10-11. Se s i IJOn.-<a ch e il quant,itat ivo di essa chi.' ragl.(illng~' i polmoni è c it·ca la quart o. parte di quella innlata., ci accorgiamo cbe ù cospicua la p ercentuale che arrtva. nel no:;tro massimo organo r es piratorio. :\egli individui poi che hmmo l 'abitudine di re.o:;pirM·e a bocca aperta tale p er· centu a le é assni pilt elev a t a (fino a ll' 80 °/0 ). L e polvot·i, a seconda. della loro natm·a, possono ag it·n in nn modo o nell a lti'O nei v ari appa.r<\ti dell' orgnni,::;mo un~>mo: s i può avere contcmporanAità di effett i nocivi diversi, prevalenza di un· azione i'UT >l ltrn, somma di a.zi<mn n el tempo. NPlle industrie eli ogni genere. nel le miniere, ovunque insomm a l' indiv:duo s i t rova pilt esposto alle p >lveri, Re ne può COll:itA·ttl.re l' effct t<•· nnl R .m azzin i, il ~ra.n medico autore del " D ) )[orbis Artificnm )) a o:zp;i. s i i:- fall>t molta st r ud a n ello studio degli effett.i ch e le lHìdveri nppot't!tno n ll'organismo umnn o. Tm le po lvol'i mi.wr d i, ad u:t.ionu pre vah·ntcroente meccanica ed irritante, sono ,,~;.<:ai periC'olose qm•l le sii icoe e d i vetro ad angoli acuti e taglienti o q uellc metallicht:•, provenicnli risJH·ltt,ivamcntP ùnl t>lglio delle pietre e dalla lavoru.zi•me del ,·ctr n e dalle officine in gon<we in c ui s i l <VOra iJ ferrO e l' 1\CCittio. )f<Jno dannose sono invece lo pnlvel'i di carbone, di grafite, di marmo. A ;:,"a; irrit!1.nti quelle p rovenienti d a l l!'gno c~ 1hllc• i11dustr ie tessili ; p ericolose quellf" cho dPrivano daliA. tornitur11. dell'nvorio. corno, ambra-. Le polveri vegetali ed animali po«:;ono es!lere molto per~colose; tra le tossiche souo m olto dan nose quelle di l\1·,;enico, piombo, cromo, ca.. buro di calce, cloruro di calce, fos fm· o . La J>Ol\'er<' può infine Tl\ppre-;1 ntaro una minnccia alla salute per i microrgani:;mi iu c,~!'a contenuti.


NOTE OJ !(:IENE: PRATICA

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Le malattie prodotte dall'azione delle polveri si chiamano nosoconiosi. Le polveri p ossono a r recar d anno all'organiltmo depositandosi o fissandosi sui tegum enti, o penetrando n elle vie b ronco-polmonari o in qùelle digerenti. Esse si depositano sopra tutto sulle parti scoperte e anche in parti coperti'.' n~l[ individui che non hanno abitudin i di molta pulizia. Nella pelle la. polvere può agire ~r semplice effetto meccanico, ostruendo i dotti ghiandolari o penotrandoli e l!'ritand oli, o per azione infettante o infine caustica. ~i possono osservare le piil svariate forme di dermatosi: forma eritematosa; papuJosa., eczematosa. fomncolosa, pustolosa, dovuta questa. con maggiore frequenza all'azione infettante d i certe polveri d'origine o.nima.le; forma. uJce rosa dovuta ~pe.-1:<0 tl polveri <~u­ stiche. Le malattie dovut-e a.Jln penetn\zione delle polveri nell'albero respiratorio o chinmate da Zenke1· - pneumoconiosi - sono ra.pprcsontat.e da forme sclerot izzantì e da for me ulcerose. Di pneumocouiosi e.~istono d iversi tipi: oolicosi (pol veri di pietre varie), siderosi (polveri metalliche), antraco~i (polvoru di ca.rbone), bissi cosi (polveri di cotone ed a.Hlni \. taba.ccosi (polveri cle lia lavorazione del taba cco). Le polveri hatuto sul p o lmo ne un 'azione genera le comtute ed un'azione specifica. derivante dalla natLu·a di ciascLma. di esse. Entrambe predispongono a.d a lcune specie di malattie (asma, enfisema, l>t•onclùte, polmonite, tubercolosi) diminuendo la res istenza. d egli organi respiratori, come harwo dimostrato le veo.chie esperienze di H it-t, qu elle dm;..<;ic:be di Arnold e quelle piìt r6centi del Ce.'ia B ianchi e di altri autori. I.e affezioni dipendenti dalla penetrazione di polvr~ri nel tubo digerente, "<lette enteroconiosi, si spiegano p or l'azione m eccanica. irritat.iva. Mustica. to~;sica o infettante delle varie polveri. Tra le malattie de ri vanti dalle polver·i di o ri gine minerale sono Òt\ notare la -calic>osid erosi dei politori e taglia.tm·i di metalli, l'eczema dei cemf'utatori e d ei vetrai, le coliche dei lavoratori di bronzo. piombo, e dci fonditori, le gMtrìti dei lavoratori d i porcellane . A quel le di JlM-nra vegetale !'ono da imputare fra l'altro: la bronchite dei tila.tori, le angine eritema.t-ose dei lavoratot·i della. canapa, il lich~n dei fa.bbric:an t i di stoffa. l'e ritema fortmcoloso e l' o.ntra.co;.;i intestinale dei <:arbona.i. Le principali affezioni dipendenti dalle polveri di ori~iJ•o animale sono: le bt·onchiti croniche dei lavoratori di crinC', il carbonchio. il tet.nno, la tub<"rcolosi, il vaiolo, la difte1'ite . Esistono in.tine d elle n1alattie micotichc. pruvocat.c da. fun)Zhi che possono trovarsi nella. polvere, a.d esempio. il hmgo clelia caria clei cereali. CJUello del carbonchio d ei vegetali; l'oidi.um ~r-arninis ed >\It-ri funghi SOJlO molto irritanti e producono talvolta n egli incliviùui che lavomno o trafficano, coi foral;:~<i, biade, c-ereali, corizze, aniline. dermatos i varie, disturbi dispeptici. E <li cop:nizione comwle l 'azione del }JOlline d elle gmminacee in certi iJKlividui (stMi una.filo.ttici ed ana.fi.lattoidi vari). I fnn!l'hi del genere A'lpergillus. Rporotricum. A ctinomices. Blastomices ed a ltri det·erminano non btlJ:equentemente, ne i ltwor»tori d ella canna ed affmi. delle rnico:<i, come nd e~empio, l'a.«pe•·gillosi, ht hltl-"to mi co~i, h\ sporotricosi, con loooliz:r.aziona varia. Se questi pericoli derivanti dalle polver·i industriali sono )!l'noralmente limitnti a. lUla. certa categoria d i p<'rsone cd i11 pt·opor?.ione a..«xai varia, !\Itri ne esistono a i quali è e.'lposta ogni catrgori.a di. inùivitlui. Inte ndo rifPrirmi alla. p o lvere nelle strade e ne i luoghi pul>b lici e nelle abita?.ioni. Nelle :-;t r·ade <.:it, tadine essa pl·oviene non soltanto datru,..Ut't\ del pavimento str·adale, magj!iore o minoro a seconda del s ist.ema di pavimenta'l-ione d~)lla manutenzione e d el traffico. ma anche d alle officine. dal rnat.eriale t.r·a.-;port.atu con i lllf'ZZi piCt ,;va.riati e pol verizzato, per il continuo TJELSSa)!gio di veicoli di persone e di animali. Pavimml tazione, manutenzione s tmdale, tratnco, s istemi, di innaflinmento e di pulizia, abitudini degli abitanti, clima dominante. sono tutte icause che spin!la.no Ja. loro azione sul quantitativo di poh·ere n elle stn"de, nei luoghi pubblici, m•lle abitazioni , e sulla natura. di esse. Giova pensare che o~ni mat-eriale inquinante, (feci. l.ll'ine, ~<puto, v omito, acque luride, detriti d ' immondizie, sostanze in putret'azione, fango) può ~ser-e t ra.spol"ta.to sui marciapiedi, dentro i luoghi pubblici e nelle oose; essiooto e ridotto in minut issime particelle forma. un mezzo ferrnentiscibilo. favorevole alltl pullulazione ed a lla consen·azione delle varie specie micro~icha. Questo ~i mesC'olcri\


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NOTE Dl IO!ENE PRATICA

alle particelle di polvere di altra. natura che, sollevate dal vento e da altre ca.use, possono e ssere poi int\l~~te d tllle persone. I microrganismi mescolati alla polvere sono sv a riatis.-;irni, dai più b anali sa.profitti a quelli altamente patogeni ~r l'uomo e p er gli anima li. LA. qua ntità di essi aumenta man mano che ci si a.vvtcina. alle reg ioni a b itat.e , d t,lla campag11a alla città, dalle località di minor traffico a quelle più pop olate e di più intenso traflico. Mentre ne llo Spitzberg, in alto mare, in alta m onr,agna n on si trova11o germi anche in quantità notevol.i eli a t mos fera., in una g rande cir.tà s i pos.-<ono tronwo, all'aper to, n olla polvere so!;pes& n ell'aria, p A.recchie miglit,ia di gflrmi. pe r m 8 , ed in nume r·o a s.<;ai maggior e in luoghi chiusi. Le variazioni de lle ~>t.arrioni han no ar whe un 'influerl?.a m.an.ifesta s ulla quanti~ d ei germi d el p ulv i'icolo at.mosierico: un minimo in inverno, un ma.<;aimo in estate. E siste a nche g onor·almen te un rap p<>r·to quantitativo clir·etto tra la polvere d ello s trade, d ei luoghi pubb lici, delle a bitaziorù e ge nni. Ma il pericolo, pilt ch e dalla quantità, clipe-nd o dnlla qua lit à de i micro rgani.smi. I vints d 'orig ine bucc0faringoo e p olmonare (tubercolosi, polmonite, scarlattina . difteri to ecc.) provengono dagli sputi, sia direttamente quando so n proiet· tat i s ulla pubblica via. s ia indirettamente , qua ndo, essendo emessi altrove, le lo ro part.ice lle ancoro. fresche o clissoccate sono traspo rtate nella. strada in segtùto alla. spazzat.ma de lle case e d elle vie . sbattimento eli ta ppeti o abiti imbrattati, o per a lt re svariat iRsime <'..anse an<:he le più impensate. ::iquamette epiteliali di in· dividui affe tti da malattie e.omn toma.t ich e nel periodo desquamativo, e conte-. n enti, seco ndo alcuni autori, '' irus a t tivo , p oRsono giungere nella strada nei modi più diversi e m escolnrsi alla. p olvere e cosi dol pari germi di natura intestinale (tifo, paratifo , di.->sent.eria ) o comw1que ~ermi eli malattie infettive le più dive rse si possono trovare nella. polvere stradale. Taluni credono che il pericolo d' infe· zione in questa maniera è praticamente scarsissimo, in quanto che i germi patO· geni, n ella più gran parte, fuori de ll'organismo vivente dispersi nell'aria e sottoposti all'azio ne d ell'e.'3Siccamento e della luce solare, dopo breve tempo perdono la loro virulenza. E in verità. i pericoli di contag io a. m ezzo eli polveri bacillifere, specialmente all'aperto, non de bbono esse re supervalutsti, chè cause più importanti contribuiscono alla diffusione delle malattie infettive ; ma è bene tuttavia che non siano trascurati, sopra tutto in lu oghi chius i e ove si trovino malati di morbi infettivi o in luoghi ad essi vicini. Infatti se s i pensa che alcuni germi patogeni sporigeni sono res istentissimi agli agenti atmos ferici (b. del tetano, c l. botulinum, b . del carbonchio, b. d ell'edema gassoso ) e che tra i non sporigeni il b. della tubercolosi r esL<;t e più di quanto comunemente si crede all'e..<;aica.mento ed alla luce solare, e che in fine la resist enza di alcwù virus visibili od invis ibili, fuori dell'organismo, è notevolissima od è ancora ogget to eli studi controversi (bacillo difterico, b. melitens.is, virus sca.rlatt inoso, vaioloso, m orbilloso, parotitico, ecc.), ei si accorgerà che il pericolo non è soltanto teorico. In linea generale è prudente pensare che i virus resistano e possano essere at· tivi forse più di quan to ricer ch e sperimentali, esegtùte in condizioni artifì.eiose, non ammett on o; poich è noi non pos.'liamo sempre riprodtu·re in laboratorio tutti gli eventi ch e favoriscono, n elle condizioni naturali, la resis tenza dei microrganismi o che ne ri tardano n ot evolmente la m orte. S'intende che il pericolo è maggiore, com e ho già a ccennato , n elle città sovra.popolste e mal tenute e nei quartieri m en o igienici di O.'lse ; è accresciuto dalla scarsa. insolazione e da abitudini eli poca pulizia degli abitanti e minaccia sopra tutto certe ca.te~orie eli individui (bambini che si trMtullano con la polvere di strada, spazzini, operai stradali, e quanti Ùl cui l'azione m eccanica ed irritante della polvere minerale o altra causa ha. crea t o un locus minoris ·r esist.en/Jia e ). Gli imbrat.tamen t i stra.chtli adunque ha nno una n on lieve influenza s ulla. sa· Iute rlei passan t i e d ogli a b itan t i d elle case che fiancheggiano le strade maltenute, a caus a d ei germi p n.togeni Rospesi nel pulviscolo. La ·p olvere penetra. per le finestre ne lle a b ita zioni o viene p or tata con g li abiti, calzature ecc.. Molti abita.nt.i n elle vie eli ma~gior tmHioo e qltincli più p olve i'Ose aprono eli raro le finestre e quindi vivon o in un'atm osfera. scarsamen te rinnovata e viziata. I germi de\\a. strada. m escolati alla polver e p os.<;ono ancora. giungere a.ll' uomo per mezzo delle acque (pioggia, falda freatico).


NOTF. DI IOlENE PRATICA

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Diro brevemente dei mezzi più acconci a renclere meno nociva l'azione delle polveri. In primo luogo, e ciò ha valore in tutte le que;;tioni igieniche, la pulizia, vera., accurata, cont inua. e l'amore della pulizia, s ia individtta.le che collettiva, puli:>:ia. perscmale, della cu.sa, pulizia nei luoghi pubblici, nelle officine,nell'industrie, nella. strada. Molte persone che crerlono eli e;;sere pulit.e, molte case cho sembrano pulite ad un esame superficiale sono in effetti ben lontane dall'esserlo. In molti ospedali, specialmente se s ituati nel cuor·e di città. intense di traffi.co, l'atmosfera ò carica di polver·e. E gli esempi da citare sarebbero numor·osissimi. Nelle città pitr progredite, ove più intensa è la sorveglianza da part-e dello autorità sanitarie, i regolamenti applicati con serietà, più sviluppata infì11e la coscienza iI<(Ìenica dei cittadini: sono mosse in opera le pr·ovvidenze necessarie contro la polvere. Nelle industrie: a) prevenire la formazione di polvere (lavorazione a. umido) e la. dispersione di essa nell'ambiente (apparecchi automat.ici chiusi); b) ventilazione generale che ne facilita l'evacuazione; c) isolamento ùeUe polveri. ottenuto con speciali di.<;positivi di af<pira-zione ed evarunzione; d) A.."portare la polvere nel ptmto di origine ; e) protezione individuale dt>ll'operaio (pulizia dell'ambiente, agevolazioni per lavarsi, uso eli guanti, stivali, occhiali, maschere, ctrffie respiratorie, proibizione di mangiare nei locali eli hworo, visita medica scrupolosa che escluda gli individui con affezioni delle vie respiratorie, con cut.e e mucose molto sensibili, ipersensibilità. a. certe specie eli polvere). Nella strada.: Sistemi di pavimentazione che siano impermeabili, resistenti e che non generino fango e polvere. I risultati che s i ottengono, ha detto A. Corsini, nella sua relazione al 40 Congresso Nazionale d'Igiene, su - L'Igiene stradale e tubercolosi - dai materiali bituminosi, dalle sostanze idroca.rbona.te sono fino ad oggi i migliori e quelli cui convergono le speranze, poichè non solo soppri mono la. polvere ma rendono le strade impermeabili e ne pr·olungano eli molto la durata; e ciò vale sia che si tratti di pa.vimentazioni permanenti o eli pavimenta.zioni a consumo continuo ed in que.'>te ultime di trat.tamenti superficiali o di trattamenti profondi. Ma. il problema della st.ra.da è entrato ormai in prima linea nel programma nazionale d i lavori. S'int.ende che nella. pavimenta.zione di strade cittadine o provinciali, di vie di vario ordine insomma, bisogna tener conto del fattore economico, climatico e del traffico, scegliendo da. caso a caso quei sistemi che si dimostrano pi\1 razionali, più dumturi e pH1 igienici. R azionali sistemi di spazzatura, di allontanamento delle immondizie e eli inaffie.mento.. imbiancamento periodico delle facciate delle case. Dispositivi fumivori per le industrie. Ista.lla.mento e perfetta manutenzione di ul'i.:natoi e WaterClosets pubblici. Proibizione di scuotere bia.ncherie abiti e tappeti alle finestre, di cardare materassi nelle strade e di buttarvi spazzatlll'e o detriti di esse. E infine abitudine di evitare di sputare nella strada e specialmente sotto i portici. Nelle case, nei luoghi pubblici, nelle aule, convitti, uffici sarebbe desiderabile che si diffondesse l'uso di apparecchi aspiratori della polvere, speèialmente utili per togliere la quasi totalità d i essa nei tappeti, cuscini, divani, cortinaggi con rapidità ed evitando che venga diffusa negli ambienti. Comunque, la pulizia non va mai fatta a secco ma. con stracci inurniditi e. ove sia necessario, inumiditi di soluzioni disinfettanti (camere in cui si trovino o siano stati malati di morbi infettivi, corsie di. ospedali, sanatori ecc.). È bene ricordat·e che 18. disinfezione termiJ1a.le. mzioualmente eseguita., anche nei riguard i della polvere, in specie per certe malattie, non htl pe rduto nulla. del suo valore, nonostante il parere contrario di qualche igienista di fama. Speciale cura va posta nelle caserme, ove le polveri po>'sono essere veicolo dei più svariati get·mi, specialmente degli anam·obi spor·igeni (armi a cavallo); i cortili interni saranno sistematicamente in11a.ffiati nei mesi caldi; nelle camerate, uffici, infermerie, magazzini la spazzatura non va mai fatta. a secco. Si eviti, per quanto possibile, che i militari trasportint1 nelle camerate e negli uffici, con le scarpe, fango e polveri bacillifere; a. tal uopo sarebbe desiderabile che in tutte le caser me esistessero dei locali ove i soldati, al ritorno dalle ma.rce, delle istruzioni. ecc. potessero far pulizia. Si sorvegli accuratamente la nettezza personale (bagno, taglio d i capelli, largo uso di acqua e sapone e specialmente d opo determinati servizi, come i l governo dei cavalli, buon impianto e cura. delle latrine). Nelle scuderie e nei depositi di foraggio e di biade si ponga ogni attenzione per evi-


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tare la produzione di abbondan te p olvere : se ciò n on fosse possibile, impedire l'inalazione di esse da parte del personale addetto. Nelle cuc me, nelle dispense, spacci cooperativi g li a limenti siano adeguatamente protetti. P 1•oibizione assoluta di sputare fuori delle apposite sp utacchiere (nelle quali non deve essere messa calce o segatura, come ancora. accade di dover osservare, ma soluz ione disinfettante). Se tutte queste misure igieniche, alle quali ho accennato di volo, sono messe in opera, in tutto o in parte nelle città più civ ili, da Enti o person e cui incom bono serie responsabilità igienico-sociali o da individtù che hanno acquistato ormai una buona educaùone igienica, bisogna dii·e con franchezza che ancora in moltissime località. d'Italia, dalla .strada alla. casa, albt caserma, agli opifici, ai luoghi pubblici, il problema igienico della polvere è assai trascurato, l'educazione igienica della più gran pa1·te della. popolazione tutta da rifare, la sorveglianza mal curata, i regolamenti sanitari non applicati o insufficientemente applicati. Se' a cìò si ap;giunge la scarsezza di mezzi finanziari, necessari per le opere igieniche, la penuria delle pioggia, la deficienza di acqua o l'assoluta mancallZ8 di essa per innaffiare, il crescente sviluppo del traffico, si comprende come molte e gravi deficienze igieniche possono apparire, fatalità. irremovibili. Eventi fatali, come dicono alcuni, dovuti in parte, ironia della p arola, alla civiltà., e ch e però una più larga e provvida assegnazione di mezzi finanziari, una migliore coscienza igienica e il buon volere da parte di tut.ti potrebbe attenuat'e nei dannosi effetti. Vi sono strade, specialmente nei sobborghi prossimi ai wandi centri industriali e commerciali, in cui nei mesi caldi si vive in mezzo ad una perpetua nebbia di polve1'6. È superfluo citare degli esempi ; ognuno sa che, transitando per certe str ade d'estate si resta come acciecati dalla polve1'6 ed abitarvi rappresenta. un gravissimo fastidio, una continua lotta alla polvere invadente. L a limpidità. e la purezza d e ll'aria, dell'aria che è elemento primo di vita sana, ahimè ! è utopia t rovada, nelle città piccole e grandi, nei p aesi, borghi ed è riservata a pochi privilegiati. Quanti di noi e quante volte, infastidit.i dalla. polvere abbiamo desiderato con infinita nostalgia un rifugio, anche misero, su una. impervia montagna. o un qualche scoglio deserto in pieno mare ! · È da augurarsi che, ovunque in It.alia, nel ~randioso 1·innovamento nazionale che si va compiendo, anche la questione igieruca della polvOI-e, g ià risolta in gran parte sotto taluni aspetti, come quello che riguarda le grandi industrie, sia anche affrontata con i necessari mezzi per altri aspetti, in maniera che un pò d'~riR non contaminata sia un d iritto di t\1tti i citt.adini e non più un sogno nostl\lgico.

NOTE DI IGIENE l'RATtCA


MEDICINA LEGALE M l LITARE DECISIONI DI MA SS IMA CoLLEGIO MEDICO·LEGALR

l a mancanza o insufficienza di cura come causa dipendente dal servizio.

Questo Collegio ruediuo- lcga.le ha not ato clac in tema di pens ioni di guerra, qual· che ufficiale medico o individualmen te o come parte di un collegio medico, ha. indi· cato come dipendente da. servizio l'aggravamento di una. iniezione sifilitica., e specialmente delle sue manifestazioni sulle arterie, e sul sistema. nervoRo cou tmlc, giudicand o che ciò possa. essere avvenuto per mancm~Z<"'. di adatte cure. A ta.le riguardo è necessa.r io chiarire quanto segue: Ai sensi delle dispo::•izioni di le~ge (R. dec reti luglio 1923, n. 1491 ed ugosto 1924, n. 1383) per il riconoscimento del diritto a. p en sione di guerra non è condizione ne-

ces.'!aria ohe l'infermità sia sorta in servizio. giacchè la legge accorda tale beneficio anche a. quei casi nei quali l'illfermiti\ si è aggravata per causa di servihio od in oc· casiune di servizio. T uttavia, tanto nei Cil.!<Ì d 'insor·genza che di aggra.vameuto dell' infer m ità, per il riconoscimento d ella sua relaziçme col servizio militare, occorre che esista un ra(lporto diretto tra il servizio stesso e l'infermitò. e ch e tale rapporto s ia. accertato sia in base alla. pa.togonesi d ella. malattia, s ia ag li eventi di servizio che hanno potuto costituire cause det.orruinan t i o prepondera.nti sull'insorgenza o S lL l'aggra vamento della malattia steS.«tl,. Dopo cio è evidente che non può es.~ere ammes· sa una. relazione tra servizio e loca.li:~:zazioni s iftlit,iche sui grossi va..-;i e sul sist.ema nervoso cent.rale; neanche allegando il pretest.o di una cnra dovuta sospendere. (J praticare senza il classico metodismo; perchè non esiste affatto la siCLLrozza. che se e:>sa fosse ~tata eseguita, le complicanze vasco lari o nervose sarebhero ;;tate evitate. Anzi in sifililografìa sono noti e numerosi i ca..'<ì in cui esse complicanze sono avvenute malgrado ogni più moderna, attiva e tempestiva cnra. Se in tale valu tazione medico· legale s i procedesse in modo diverso. non vi snrebbe t·a.g-ione alcuna per la quale si dovrebbe negare la. pensione ad Wl varicoso, parche durante il servizio militare non ha potuto usare le calze ela.st.iche oppure ad un soldato con carie dentaria, perch è durante ln. sua permanenza nell'ol'ercito non lm avuto lo spazzolino per i dOl'lti'. Tali esempi pos..,;ono es,<;ere moltiplicati a volonth.. Si verrebbe anch e a.ò m1.'altra gravissima CCHtsegt~en:~:a; cioè elle è insit.o nel servi?..io mil.itare il pericolo di P.Ssere male cura.t.o. o di non e,<;sert~ curato a.ffutr.o: e questa sarebbe 1ma cosa n-.«Soluta.mente assurda. In conclu!<ione. ttu e.«t.o Collegio medico-legale n on ammette la ma.nraal7.1l. o l'insufficienza. di cura. come cause èlipend(lnti d~l.l servizio militare per !=<piegare l'ag · gravamento di qualsiasi malattia ed in modo particolare quello di un' infe;r.ione sifi. litica gi1mta. alle sue manife--stazioni viscerali. Anche la Corte dei C-onti, con s ua costante g iurisprudenza. nega che la ma.nc~1.ta opportunità di convenientemente cw·arsi possa. essere ascritta, ai sen si d el lo d ispo· sizioni di legge in vigore. ad evento di servizio tale, da costituire la caufll.l. v ea·a e propria della malattia o d el suo aggravamento. Non altrettanto può dirsi d ei disagi, d egli strapazzi. d elle fatiche e delle p1·in~ · zioni incontrate eventualmente durante il SE>rvizio militare, e que llo di guel'l's in modo particolare; perchè in tali circostanze esiste e si ri.conosce un fattore impOLtan· tissimo inerente al servizio militare, al quale l'individuo non s i p uò sot t rarre , capace di dar luogo :a. malattie sia. direttamente che indirettamente . col diminuire cioè od abolire le difese naturali d('JI' orj!aniRmt).

Il Pre.s·idente

c. GU:\LDI

tenente generale medico


RIVISTA DELLA STAMPA MEDICA ITALIANA ESTRANIERA Sta'is'ica 8ani'aria doU'eserci~o jrance9e melrop?li!an7. Parig i, Tipografia Nazionale, 1927)."

(:\iinh;tero della. Guerra..

Nell' a,wat.a 1924-25 la mortalità. gene•·ale ne ll'esercito francese fu di 13,87 °/ 00 , dovut.a in gran parte alle p er d ite di ~roerra ( 40 0 / 00 ) ed all' enorme m orbosità delle armate d el L evante e dell\Iarocco (nell'a rmtt.ta del Levante fu di 50,09 °/ 00 , in quella del Marocco d i 47,55, mont1'e nei Corpi d 'n rmata d(:ll'Interno fu soltanto di 3,5 °/00 ). Se, p er tanto. s i eliminnn o i fat.tori ~~.r:cidentali, la m orta litil. generale scende approssimativamente al 5 °/oo- tii d eve inult1·e rilevare, che. se la mort.alitù. fu presso a poco di 3,5 °/ 00 tra i Francesi, oltrepassò 71°, 00 p er i tionegn.lesi e 17,5 o100 per i :Ma.Jga>;ci. L e principali cause d i m ort.e flll'ono : le fo•·ite ed altri accidenti (573,40 per 1000 dece.<>si), i tnmmatismi (!)8,?.5 °/00), la tuuerco losi polmonare (56,29) sopratutto diffusa. nell' Interno, in Algeria. e 1\misia.. le polmoniti (29.78) e le bronclùti (28,34). Il va.iuolo qua..<;~i più non esiste; la scarlattina non dt\ più pensiero, nonostante una. certa. diffusione nell'a.rmo.t.a del R eno; l'influenza, a.bbastan7.a. b ani_gna in genere, ha causato 1m cons iderevole numero di decessi nell'armata del R eno; la feb bre tifoidea. non è st-ata. veramente grave che nel Marocco e nel L evante, come pure la dissenteria. a.mebico.; la. mo.la.,·ia, in lieve decre.~cenM., s ì è mostrata pericolosa nell'Africa settentrionale; il morbillo sembra. in forte recrudesceiw.a. (15, 15 decessi per 1000), mentre la r egressione della mortalità per tumori maligni si accentua (nei francesi de ll'e.'lercito colonia le la morbosità fu di O, 78, la mortalità di O, 19; al contrario i Ma.lga.sci gl'Indo-cinesi ed i Ririo.ni sembrano refrattari). Se confrontiamo queste cifre con quelle dell'esercito italiano, rileviamo: nel nostro esercito, la. mortalità generale, e.'lcluse le truppe coloniali, nel 1925, ultimo anno di cui abbiamo i rilievi, fu di 23,43 Of00 • Le principali cause di morte furono: le malattie dell'apparato respiratorio, escluse le tubercolari, (247 ,23 p er 1000 decessi ) ; la febbre tifoidea (181,82 °(00 ); le lesioni violent-e (249,67 °/00 ) ; la tubercolosi polmonare e disseminata. (120, 84, che con la percentuale di 45,45 p er la tubercolosi d egli altri organi sale a 166, 29 °/ 0 ) . Ne.<>sun d ecesso per vaiuolo; 2 per scarlattina (2,22 per 1000 decessi); 15 per influenza. (16,63°/00 ); 7 p er malaria (7,76 °100 ); 12 per morbillo (13,30 Ofo0 ); 2 per tumori maligni (2,22 °/00 ). In complesso da questo confronto a b biamo rag ione di trarre motivo di compiacimento, p erchè le condizioni del nost1·o esercito sono ancora. migliori di quello francese dimoran te nella madre patria.

Con.si. NoNNENBRUCH. - I dati {i8iologici fmul<t.mentc~li della. proteinoterapia . (Miinohener medizini che Wochenschrift, n . 4, 1928). L'A. passa in rassegna. i lavori tedeschi su questo argomento. Indica le ricer· che praticate da. diversi autori sull'asRorbiment.o delle a.lbumjne per via digestiva. sulle modi.fìca.zioni del sangue globulari e plasma.tiche consecutive all'assorbimento d elle proteine. sulle relazioni ch e avvicinano i chocs proteinici colloidacla.sico e a.na. filattico. L 'aumento della resistenza alle infezioni che risulta da. questi diversi processi rimane inspiegato. Pare impor tante la parte della r eazione locale o focale in questa. terapia aspecifica. Son o an che state discusse l'importanza. dei prodotti di dis in tegrazione che derivano dalla febbre alta e le notevo li modificazioni dei ricambi che ne risultano. Da. que.<;;ta rassegna. generale l'A. non rit ene di poter dedurre una pa.togenesi precisa d ell'azione terapeutica delle proteine. Forse ognWla. de lle modilìcazioni determino.t.e può. secondo i casi, assumere un' importanza. dominante : VIU"ia.zione dei ricambi minerali, de lla. composizione colloidale dei tumori. del metabolismo a.zot.ato. dei ricambi albuminoidi. delle reazioiÙ va.som otrìci o caloriche, ecc. Tutte le fw1zioni possono essere influenzate da. questa. terapia. che è tuttora. molto empirica.. talvolta assai efficace, qualche volta inutile od anche n ociva, e sempre inesplicabile.


RIVISTA DELLA ST.HlPA MEDICA ITAUANA E STRANIERA

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Le alterazioni &ronchìali negl~ individui colpit·i da gas. (C. R. de l'Academie de MMe,cine de Paris, 1928).

BoNKMOUR e BADOLÙ:. -

Gli AA. harmo illustrato un metodo eli indagini radiografiche polmonari. che, basandosi sulle iniezioni di lipiodol nella trachea, permette di riconoscere in modo preciso le lesioni che i gas hanno determinato nel polmone e di valutarne in modo esatto l'importanza e la estensione, ed hanno riconosciuto che queste alt-erazioni ben eli rado sono dì natura bacillare. Invece le alterazioni che esse hanno riscontrato tendono ad evolversi in una. forma di dilatazione dei bronchi, d'aspetto speciale e che non ha nulla. a. che fare con le bronchiectasie eli provenienza ordinaria, ossia. con le bronchiectasie classiche. Mentre nelle dilatazioni bronchiali classiche il lipiodol occupa. completamente la. cavità bronchiale, trasformandoJa quando è eli forma cilindrica. in un tubo riem· pito, qui il contegno del lipiodol è assai diverso. n lipiodolsi diffonde su tutto l'albero bronchiale, dall'ilo fino alle basi; qualche volta. si limita. a. due o tre tronclù bronchiali, specialmente verso il terzo più interno. Le estremità. bronclùa.li appaiono come tn.gliate nettamente; gli acmi, sotto l'influenza della atrofia. muscolare delle pareti bronchiali, non si riempiono più, e scompare a poco a. poco l'aspetto caratteristico del polmone normale. Le radiografie hanno permesso agli AA. eli osservare t\ttti i gra.di della pie· cola. dilatazione localizzata. dall'ilo ai grandi bronchi, fino ad ottenere delle mani· festa.zioni notevoli, che danno a tahmi bronchi un aspetto particolare moniliforme. Fatto singolare è questo: che le dilatazioni diventano più frequenti e si accentuano, e perciò gli AA. concludono che non si può giudicare della invalidità eli un soldato colpito da. gas, senza aver praticato in anticipo la. prova dellipiodol. E questa .inda.· gine radiologica è tanto più necessaria, in quanto che abitualmente queste lesioni passa.no inosservate, e la. incapacità. reale degli individui colpiti da. gas rimane sotto valutata. Queste radiografie hanno la proprietà eli stabilire il riconoscimento esatto eli dilatazioni bronchiali notevoli, che non sono sospettate e sfuggono a tutti gli altri mezzi di indagine. Si tratta. di vere ferite del polmone, che, troppo spesso sconosciute, hanno diritto a tutta la solleci~udine delle autorità sanitarie militari.

G. - Le afonie funzionali e le afasie pretubercolari. (D Valsalva, fase. 4, 1928). •

BILANCIONI

Col nome eli afonie funzionali si intendono le afonie e le disfonie che non rile· vano lesioni laringee apparenti, nè delle vere paralisi, ma che sono legate a mo· clifica.zioni delicate e sottili della statica. la.ri.ngea, a mutamenti più o meno durevoli delle diverse parti dell'organo vocale, ad abbassamento del tono della. muscolatura dell'aypara.to laringeo. Quando un malato ha la voce rotta e spenta, si porrà il suo disturbo in una delle seguenti categorie: 1. Leaioni organiche in alto; è il grande capitolo delle larin~iti caratterizzate secondo il loro grado e loro natura dalla congestione, l'edema, l infiltrazione ~<ino aU'ulcerazione, all'interessamento delle cartilagini. 2. Lesioni cicatrizzate (origine sifìlitica, artriti acute del laringo-tifo, ar· triti croniche della tubercolosi). 3. Impotenza totale paralitiw (nevrite da traumatismo o compressione, da freddo, da. intossicazione, da ùuezione). 4. Afonie funzionali: aforùe e d isfonie che risultano da una impotenza laringea parziale. L'afonia o la disfonia può fra l'altro essere il so'o segno di una. lesione che pas· sa inavvertita. al lari.ngoscopio e costituisce tma forma discreta. eli pretubercolosi laringea. Si tratta di disfonie premonitorie che entrano nel quadro della astenia generale, segno di tossiemia i.ncipiPnte. Liebault ha descritto poi delle afonie passeggere per difetto di tensione delle corde, le ritiene incurabili e, benchè in indivi,lui sospetti di tubercolosi, non sono specifiche. Possono chiamarsi afonie neu.ropa.tiche: afon\e da fatica o da strapazzo vocale.


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RIVISTA DELLA STAll.l PA 1\IKJ)l('A

JTALI.~NA

E STRANIF.R·A

Lezi<mi ~J?tU'I'~'fPlOmzù:me r.lc/.l'apparf'cch•i o IJMitil>olare - (\'i t!Ot. Fréres, F.diteur, Pari.'!, 192~). È a lquanto arùuo ricavare oggi d~tlla lettura di rnuuero;:~e ed interessanti memorie orig iHnli CJIIanto pO><i<a riu.«cire utile n6i riguardi d t> ll'eaplorazione Yl.'stiholare. Il BalùenweC'k (;o! p t•esentare in un Yo!wne le lezioni, raccolte in morl.o <~elnplico o chiaro, come egli le ha esposte alla scolaresca, ha tcnt.fl.to opera di volgarizza.zione di tma materia Her:e;;.-aria per ogrti spc<'ialista. ùn.to che l'e;;plorar..:ione ~·estibolare, non può essere evita.t& negli esami auuicolari. Il volume 1·on1prende una part.e am1.Litica : in e,;.·m, Jopo e.:po:;te le nozioni di anatomia e tì,..iologia s •ù labirinto e la legge di Ewald, v e ngono trattati i principali m etodi di esploro.ziono del vestibolo. La prova rota.toria, la calorica, la pnewnatica. la. galvan icu, le r eazioui e la prova ,Je ll'illdicazionc sono a-;poste in forma. J1Ìana., chiara. e ;:;ompliee e con orientamento a lla diagnos tica.. Poca. o ptmto teoria, pochi m o-tzi mnemonici, Jnolte figw·e che il ht;'< trll no lo es.pf'rienze e le prove. L'esplorazione d ell'apparecchio (Jtolitico, lo s tato patologico di esso, s ia Ja il'l'itazione che da paJ·alisi, che s i DlarLifc.<ta con n.i.,.;t.agrno e vertigine, con ca.ra.t,teri tutto affatto particola1·i, sono espo,t.i in modo tale da ORsemo facile l'applicazione immediata PQl' ()gui st\l(lioso di otolq~ia. X ella. par~ ;; inte~i~ del volume, egli O:->!J011e la maniera e l'oròine da seguire nel condurre un esame labiJ·intico, tratta l'interpret.azione d ei risultat i ed il loro ,-ulore tlia1.gnostico. ::lono pa..'4.«ate in rivista, con intliscu:;>;a <'OJnpe tenza, le la.biriJ1titi infiammatorie, gli ascessi cerebellari, i twnot·i ponto-cet·ebeila.ri, la. ,;i/i.lide deU'oreechio interuv, le nevriti dell 'acw~tico. L 'A. chiudo il volume con le Yerti~ini auricolari, che rtratta su ccintsuuentc, rimandando lo ;;t,uilioso che ha. interesse di approfondjre ta.li no· zioni a. consultare la recente monogr afia del Moulongu et. Que~<t-e lezioni riusciranno indi;;cut.ibilntente utili ai prineipia.nti, a. cui potrmmo s ervire di guida n egli esami vo.-;tibolari, ed agli ;speciaiL~ti desiderosi ili fa.miliarizA uoo.a..I~"'TI. zat-si in una t,..>enica <livenuta. ogg ig iorno ind ispen.<>abile . B ALDENWECK. -

. !

o

- IL problema dell' etwefaUte post· vaccinica (studio sperilmenù'le e biologico). (l\fiitl cheuer m eolizinisch e Wochenschrift, n. 5 , l92i!).

PETTI<:.

Da. alcuni anni, nel corso del morbillo e dopo una vaccinazione antivaiolos a., sono state osservate infezioni del sistema n ervoso centrale, la patogenesi delle. quali non è stata preci:sata. L o studio clinico ed anatomico di queste encefaliti fa porre il quesito: se si trat.ta di un'affezione o localizzazione nervosa. fissa, determinata da vari germi o se, invece, il virus fisso, causa dell'infezione nervosa, vien.e soltanto aiutato nella sua evoluzione da certe malattie sens ibilizzanti. In quest'ultima alternativa l'origine del germe in causa può essere discussa: agente portato dnll'iniozione primitiva (vaccino o morbillo) o banale saprofita ria.ttivato e reso cosi pa.togeno? La. clinica fa 'ritenere più probabile quest'ultima ipotesi, che l'A. cerca. di dimostrare cou esperienze sngli animali. Vaccinata w1a. serie di conigli, l'A. consiata. la morte ili tm certo numero di tali animnli, da 4 a. 15 giorni dopo la vaccù1azione, in seguito ad Wl processo settico analogo alle encefaliti. Con la. reinocuJa.zione di dive•·si organi riproduce l'iniezione e può mettere in evidenza il microbo in causa, Si t ratta del « Bacillus bipolarus », germe microbico cho fu pw·e riscontrato 1.\llo stato sa.profìtico n ei conigli non sottoposti alla vaccù-u:1zione. Inoltre certi ti.Jtimali irnrotmizzati contro il vaccino r esist-ono anche aU' ùuezione tentata col bacillo bipolare. Ba.sando:;i su queste ricerche, come da quelle di numerosi sperirnenta.tori sulle encefaliti p ost-vaeciniche, sembra all'A. che tutti questi casi si possano attribuire a. procc;.;si, nei quali il vaccino non ba che una parte favorevole e non determinante. Sembra che le malattie infettive abbiano in questi casi un ufficio a.nergizzante; è alle moditicnzioni dei caratteri dell'irnmtmità. normale che si possono attribuire gli accidenti, la frequenza dai quali, constatata. in questi ultimi anni, dev'essoro attribuita !loltanto a.U'a.ttuale stato endemico dell' infezione encefa.!itica. Dal punto di vista epidemiologico bisogna perciò t~ner conto dell'esistenza di questo disposizioni lo<m li e t 1·ansit.orie, che pt,edispongono il terreno, sul quale la malo.tt.ia può svilupparsi per ogni causa. infettiva banale riattivante.


R1VIS1'A DELLA STA.\U'A :I'IEDICA lTALI.<\N.\ E S'f'JtANIERA

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·rRoN. - Sulla sterilizzazione di po1·tatori di bacill-i ti/lei collt~ emero-ua.ccinazione. (Società Lombarda eli scienze mediche e biologiche, seduta del 23 marzo 1928). L 'A. ha. tentato la. sterilizzazione di IO portntori conva.le;:;centi di bacilli titici per mezzo dell'entero-vaccino misto tifo e paratifo A. e B. de ll'I stituto sierotera· pico milanese. I bacilliferi trattati erano convalescenti di febbre tifoide entro i tre mesi da.lla guarigione clinica ed avevano dimostrato in ripetuti esami batteriologici i bacilli nelle feci. La. clll·a vaccinico. è st.o.t.a. condotta pet· otto giorni consecutivi. durante i quali i sog:~otti in esame in,(!erirono ogni mattina a. digiuno 4 compresse eli vaccino. CompJe."'liva.mente. i bacillife ri ricevettet·o per via gttstrica. 800 miliardi eli germi ed estratto di bile corrispondente a 80 eme. di bile fresca. In 8 casi su lO si eboo la scomparsa doi germi dalle feci dopo la. cura. Gli esami eli accertamento batteriologico fmouo fatti ripetutamente subito dopo il tratta· mento e alcuni mesi dopo. Jn un caso non si ottenne la. scomparsa dei germi dopo la cura. ed il trattamento venne proseguito per un'altra. settimana.; il soggetto si sterilizzò dopo due periodi di cura. de lla durata di 8 giorni cadauno. Fatti nuovi per interpretare w terapùz malat·ica della paral·iai proqre.s.sioo. (At.ti della. Società. medico-chirurgica di Pavia. · Seduta rle l lO febbraio 192~ ).

:MoNTI. -

L'infezione malarica. non estingue la. s ifilide. Tale fatto venne accertato dall'A. ripetuta.mente duran te la guerra, quando ebbe in cura parecchie migliaia. eli ma.la.rici, tra i quali non pochi sifilitioi in atto. Non esiste quindi un antagonismo tra .malaria e sifilide, come quello che egli ha oAAervato tra pneumonite e maJaria (in tal caso è la polmonite che estingue la malarin,); sono pet·ciò iJ1efficaci i tentativi che oggi si fanno per curare la si.illiùe comune con l'infezione malarica . L 'azione benefica. della malaria nei paralitici prog re..'>Sivi, ormai accertata, appare perciò assai difficilmente spiegabile. Non è certo dovuta alle temperature iperpiretiche provocate dalla tet·Lana benigna., perchè le stesse temperature deter· minate con mezzi chimici sono inef'l:icooi. Il meccanismo d'azione de\·e essere un altro .. Infatti n ei morti eli paralisi pro· gressiva. (non curati colla. tet·a.pia malarica.) si trovano cost.a.ntemente abbondanti spirochete nel cervello, spe.'>So afrgruppnt,e in vortici od in grovigli di numerosi in· dividui, quali erano visibili, nei pre parati pre.<>entati alla Società. medica. dal Bra.vetta. e dal Peracchi.a, antichi allievi del ~fonti. Al contrario nei paralitici progrf'Ssivì stati sottoposti alla terapia mahu·ica mediante innesto di terzana prinla.vot·ile, quando ven~ono a soccombere, non si tro· vano più spirochete uel. cervello. Invece si trovano nssa.i munerose spirochete nella milza. e nel midollo delle Ol'lsa. Molte !'tpit·ochete appaiono immobili, raggomitolate su sè stesse, a. guisa di cavaturaccioli ialini e sembrano perciò più corte e più grosse delle spirochete vive normali. Nori si può per ora escludere che queste forme in estinzione siano dovute ad un fenomeno postmortale. essendo state osservate in cadaveri sezionati ventiquattro ot·a dopo la morte. Ma. ciò che più colpisce è il reperto di spirochete ancora vive e vivaci, abbondantissime nella. milza. e nel midollo, osseo, mentre non si trovano in altri organi. La. quantità. delle :apirochete vive in detti orgt\ni. risultò in qualche caso cosi grande, che la dimostrazione potè farsi fac ilmente col semplice esame a fresco, che permise di vedere spirochete mobili ed agilissime. Questo è il fatto nuovo più importante che ge tta. un raggio di luce sulla. terapia. maJa.rica. della. paralisi progressiva. L 'iJ1fezione terzanaria. benigna, con le les ioni e con le reazioni che determina. essenzialmente nelln mil.zn e nel midollo osseo eser· cita un chemiotattismo pos itivo sulle spirochete, che vengono richiamu.te in mMsa dal cervello verso gli organi ema.topoiotici. L'effetto utile della malaria sul pamlitico progressivo è dtmque dovuto ad un fenomeno eli rivuls ione (quale era. inteso nella vecchia patologia e nella. vecchia. terapia), che vale ad attirare le spirochete lontano clul sistema ner·voso centrale e permette cosi la. regressione e la. sosti~ doi processi patologici ivi in corso. Per questa azione, che l'antico Rnsori direbbe eli controstimolo. viene distolta la spirocheta dal.la localizzazione cerebrale: l'infezione sifìlitica resta coi suoi caratteri genernli specifici, ma. diventa pit t accessibile nlle cure generai i a.:;peeifiche.


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RI\"IST.\ Dt-:LLA STA:IlPA ;IIEDIC"A ITALIANA E STRANIERA

CHA\'A.o."'NAZ. La riduzione il~ masaa d elle ernie Btrozzate. (R evue de Chirurgie, n. l, 1928. La volnm.ù1osa. puiJblìcazione dell'A. si fonda. sopra. una ricca. documentazione biblìogratiett; su 36 recenti os:>ervazioni altrui; su 3 personali e lO della. pr·atìca dflc li altri chirurgi d e!Ja cìttò.. Pertanto non si può disconoscere la. portata. pratica. i::icbbone rara, questa. riduzione iu massa non può essere misconosciuta.. E s'<a. si r iscontro. di solito n ei soggetti ndulti o n ai veccht. Vi sono pa.rlicolnr·mente esposti quelli di sesso maschile; e può l'accidente esser chiaramente addebitato a. manovre di taxis, siano esse praticate dall'infermo o dal sarùta.rio. Più di ogni altra ernia. può ritenersi esposta a tale complicazione quella. in· guìnale obliqua esterna. di antica. data. Più frequentemente colpito il lato destro; e di solito lo strozzamento concerne l'intestino tenue. 11 quadro nosografico trae· cìn.to dagli antichi osservat.ori, e più specialmente da. Richter, corrisponde a i casi pììt frequenti dì riduzione in ma.<>sa decorrente in modo acuto in un solo tempo. E sist.ono peraltro localizzazioni rare( riduzioni in massa. di ernie inguina.li dirette, crurali, otturator·ie, ombelicali ), e forme antipiche (riduzione in blocco con evoluzione subacuta, riduzione ù1 blocco ad evolu7.ione in due tempi, sulla quale l'A f•rede e~- s ere il primo a. fissare r attenzione). Conclusione natul·ale della. riduzione in ma.<;Sa abbandonata a s .• stessa, è la mort-e. La guarigione mediante spontanea li bera:~ione dell'intest.ino, o mediante taxis dopo riespulsione dell'ernia, o finalmente per formazione di ano contronatura, rientra tra le rariJ!Sùne eccezioni. La diagnosi di ridu7.ione in massa è spe...•;so delicata; epperò la confusione piìl frequente è con l'occlusione intestinale. Elementi capitali alla. diagnosi saranno la persistenza degli accidenti dopo la scomparsa d ell'omia, e l'e-<;i stenza di una tumefazione in p rossimità de lla zona erniaria. Ma tutt'altro che di regola è la constatazione di codesti due sintomi. Laonde per chiarire questa diagnosi sempre ditlìcile bisognerà tener conto de lle forme c:liniche eccezionali. l\ cl trattamento dì tali riduzioni in massa. non trova. giustificazione l'attesa, il taxis dopo riespulsione, la. rachìa.nestesia. Quindi avanzata. soltanto la ipotesi di riduzione in blocco, trova posto preciso l'ù1tervento immediato. Trattandosi di va1·ietà inguinale, operazione di scelta e la. le.parotomie. verticale laterale. Quando la diagnosi re.<:ti incf'rta prefrrire la laparotomia mediana. Quando la tumefazione erniaria è nettamen! e scopri bile in vicinanza immediata d ell'anello inguinule profondo p r eferire la erniotomia. In caso di emia crurale, ombelical€', ottura.tori!l biSOfZlllt ricorrere alla laparotomia.. Lo sfacelo intestinale può imporre la resezione. L'enùa strozzata r·idott.a. in massa soggiaco alle regole generali che mirano alla indicazione di resezione intestinale nel comw1o strOZ7A.mento. Condizione essenziale di successo la precor ità di intervento. La percentuale di guarigione è venuti~ snl<>ndu lll'l.di u ltimi t !>mpi da 52 nl 75 o/o, ma v'è da Rperar~ eho sì allarghi quanto più si faccia precoce la. d iagnosi.

\\' oHI.WlLL. -

Sull'etlcefalomielite nel morbillo (7.schr. f . die g~cc. Neurol. u. P sycn.

v, 11 2, 1928).

L 'A. riferisce che le alterazioni in.fia.mmatorie osservate rtel cervello e nel midollo spinale in due casi di morbillo venuti all'autopsia si differenziano solo b t.ln poco da quelle che sono state osservate dopo la. vaccinazione ed in alcuni ca.'>i in oui non v'era. stata infezione precedente (casi di Kra.bbe). Questa forma morbosa, che oggi si osserva più di frequente si distù1gue fa.· cilmente dalle affezioni del sistema nervoso centrale in wm serie di altre malattie inf(~ttìve, como la tos.<;e convulsiva, l'inHnen7.t\, la malattia, il t ifo petecclùo.le ed ad dominale, e sopratutt.o anche da. quelle dell'encefalite epidemica.. Questa osser·vazione vnlo a. confutare un'ipotesi che dal fatto del prodursi in massa di que&-te oncofalomieliti concludeva dovesse trattarsi dell'attivazione dell'agente dell'an· cofalito in so~~:uito ad inJezioni non specifiche. Dal reperto istologico non si può t.ut.ttwia dedurre se la forma. morbosa a. carico del si'>tema nervoso centrale rappresenti una renzione al virus del morbillo o so non si tratti dell'attivazione di un a gente morboso ubiquitario, non specifico o dell'azione locale di anticorpi.


RIVISTA DELLA S'TAMPA ?.ill D lCA ITALIANA E STRANIERA

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Sul potere battericida del sang1te durame l'allenamen~o. (Giornale di batteriologia. ed immunologia, n. 4, 1298).

VERDINA. -

L'A., presso l'Istituto di batteriologia di Torino, ha eseguito interessanti ricerche comparative sul potere battericida del sangue in pianura ed in alta montagna durante l'allenamento. In precedenti ricerche, già pubblicate, l'A. aveva osservato che il siero di sangue di un individuo allo stato di affaticamento, s ia al piano che in alta montagna, contiene delle sostanze le quali hanno la proprietà di diminuire in modo notevole e costante il potere fagocitano del sangue di cavia normale rispetto ai bacilli del tubercolo. In successivi esperimenti ha studiato comparativamente in pianura ed in alta montagna le modifìcazioni indotte dalla fatica. sul potere battericida. del sangue di uomo. Tali ricerche hanno dimostrato che nell'organismo umano in istato di affa· ticamento il potere battericida tanto del plasma che del sangue in toto subisce una costante tliminuzione; diminuzione che pur non essendo di notevole entità è tuttavia abbastanza evidente, tenendo conto che nelle vo.rie ore della giornata, allo stato di riposo, le variazioni del potere battericida del plasma, e rispettivamen e del san· gue totale, oscillano entro i limiti piuttosto r istretti< Al fine di approfondire maggiormente il significato della fatica nei riguardi dei poteri d fen ivi, di eu dispone l'organismo nella. lotta contro le iniezioni, l'A. ha studiato il modo di comportarsi del potere battericida de l sangue d uomo nella fatica. durante l 'allenamento. La 1-'1 tera.tura esi;ten e al riguardo è piuttosto scarsa e condotta per lo più su animali. . Dai cenni che l'A. ne fa si vede che è univoca coi r:sul tati d egli esp -rimanti attuati dall'A., che ha fatto su sè stesso pnrte in pinnura, pat te sul monte Rosa. Sia al piano che in alta montagna l'A. esegul in giorni prestabiliti diverse marcia cercando di urtiformarne comparativamente il tempo di durata e tra. una marcia e l'altra esegui sempre a ltre passeggiate od e.sour.;ioni di minor fatica al fine di mantenere l'organis;no in istato di allenamento, avendo sempre attenzi Jne di ridurre qua-te a comocfe passeggia te di lieve ent ità nei giorni antecedenti ad ognuna delle singole marcie t i.po. P er la determinaz;one del potere battericida del sangue si i• servito della camera capillare di Wirght, attenendosi a tutti i particolari di tecnica esposti dettagliatamente nel suo precedente lavoro. Le detormina'l.ioni vennero eseguite impiegando contemporaneamente s ia sangue totttle che plasma sanguigno; ogni prova venne fatta due volte e per ma.ggior esattezza u tenuto calcolo dei valori medi. In ogni esperimento venne poi computato l'indice battericida, cioè il rapporto tra il numero delle colonie sviluppatesi dopo e quello delle colonie sviluppatesi prima dell'affaticamento La sospensione battericida. in liqtùdo di Rin~er nelfinterva.Ilo fra. le due prove venne mantenuta in ghiacciaia al fine di evit11.re l'eventuale sviluppo di germi. Le letture furono praticate dopo 24 ore eli incubazione in termostato a 37°. Dai risultati ottenuti nei vari esperimenti eseguiti, sia al piano che in alta montagna, appare che la. fatica, pur trovandosi l'organismo in stato di a llenamento, esplica. un'inftuenza sul potere battericida del sangue nel senso eli un abbassamento. La diminuzione della forza battericida ò quasi costantemente più spiccata. a carico del sangue totale che del p lasma. Questi risultati concordano con quelli di Azzi, il quale trovò che nella fatica, sia al piano che in alta montagna , si osserva sempre nell'uomo un notevole abbassamento del p otere fagocitarlo verso il bacillo del tubercolo tanto prima che dopo l 'allenamento. Ne consegue l'importante corollario che per non danneggiare i poteri difensivi dell'organismo sono da evitare ininterrotte marcia quotidiane in alta montagna che soglionsi fare allo scopo di allenamento e che il solo senso del benessere fisico non è indice per giudicare delle buone condizioni immunitarie dell'organismo.

'· -

Giornale di medicina mili~are.


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NECROLOGIO

CONFERENZE SCIENTIFICHE DEGLI OSPEDALI MILITARI E lenco deg li argomenti t rattati (DJI , ocessl verbali ~rvmtl alla Olrezltu gmnlt 41unlU • llllare 411 1" al 38 uvee~c 1928)

:Maggiore medico GENNARO RoM.ANO: Il ple~Jso solare nella ~tolo­ gia ad.<Wmi nale. VERONA. - 1\1a.t%iore m ec!ico. Muzro FwarNr : Sulla nuova inchiesta ant1"0'p0metru;a. e sam!ana. FIRENZE. - Tenente colottnello medico CARLO CRESPELLANI : Sintomi radiologi<:i di malaUie polnwn.ari. LIVORNO. - Maggiore medico CORNELIO R1zzo : Sulla dcngue. u Capitano medico GIUSEPPE RtOifl: Un caso di tiroide aberrante. PlACENZA· -

NECROLOGIO Dott. c av: Domenico Bono Colonnello med ico della riserva Il 17 ottobre scorso in ~ommariva. Bosco (Cuneo), a. 62 a ·u1i, si è spento il colonnello medico della rii'erva D omenico Bono. Pa.rtecipf> alle campag ne d 'Africa 1895-96, Libica 1911-12, Italo-Austria.oa, e nella. gloriosa battaglia del Piave del giug 10 1918 s i p ort1 più volte sotto violenti tiri nemici fino ai repa rti più nva.nza.ti sprezzando o ttni pericolo, per cui fu ricompensato della medaglia di bronzo al valor militare. Di solida coltura, particolarme.tte versato nelle discipline anatomo-patologiche, sotto un'appare:1te ruvidezza nascondeva un cuore d'oro: in tutta la sua ca.rrie :·a C)mpiuta in sile.11;io, non ebbe al t ra. mi.ra che l'adempimentQ scrupoloso del prOprio dovere.

Dott. cav. uff. Nicola Coppola Colonnello medico della ris ;,rva A 67 anni il :l novembre scorso è mor~o in R oma il colonnello medico della riserva Nicola Coppola. Prese parte alle campag ne d 'A ·ri<'a del 1887-88 e del 1895- 96 e s i guadagnò la medaglia d'tirgento al valore militare nel combattimento di Coatit, durante il quale serbò sempre calma esemplare, pnùigò le prime cure ai feriti sotto un fuoco violento e quindi li sgomberò attraverso zone vivamente battute. Si distinse anche per il servizio sanitario civile lodevolmente disimpegnato n ei presidi di Ch ereu e Co.siala. ~el 1911 fu a disposi.lione del Ministero dogli interni p er la camr,>agna anticolerica in provincia di Roma e diede op:.>ra. a ttiva ed efficace nella repress10ne del morbo. Durante l'ultima guerra fu richiamat o dal congedo e diresse lodevolmente ~li ospedali di riserva n. l e 3 di Roma ed anche interina.:mente l'ospedale del Celio. Di modi squisitament-e s ignorili, di carattere franco ed energico, di vasta coltura e m olto pratico dell'organizza1:i,lne dei se ·vizi sanitari, seppe cattivarsi 1\l stima e l'affetto dei superiori e de i dipendenti. Il Giornale di m~ ii~ina m~!i!are invia alle famiglie le più vive condoglianze.


NOTIZIE Corso di spedallzzazlone In medicina coloniale In Bologna. A i p r imj di dicembre si inizierà presso la Scuola di patologia coloniale rulnessa alla Clinica medica d i Bologna. un Corso por diploma di !;peciali!;ti in 111edi<:ina coloniale, per i laurenti in medicina e chirur~ia. Il programma comprende i 11Cg1Ie!lti insegnamenti: clinica e patologia delle malattie coloniali, igiene coloniale, clinira. medica. protozoologia, entomologia, elmintolo~da, batteriologia e sierolof_ria. Alle lezioni teoriche si alt-erneranno eser· cizii p ratici e dimostrativi, eSRendo l'htituto fonlito di abbondante materiale l'Cientifìco e di labon~t.orio. L'Jst-itnto resta aperto tutto l'anno. Le tasse in totale (iscrizione di laboratorio, diploma ecc. ) nmmontllJlO a lire 2100, metà pagai ili all'atto dell'isc.rizione . Po!;SOno inscriversi a.nchn i laureati in Zooiatria. i quali seguimnno parte dei Cor.~i ricevendone alla fine un Cfrtificato. P er schiarimenti ri\'olgersi tllla. Direzione dell'I stituto in B ologna - Ospedale S. o,.,ola.

Scuola di perfezionamento In odontolatrla e protesi dentaria In Bologna. Sono apert-e le iscrizioni per l'a nno scola~tico )!)28-29 ai corsi di perfeziona· mento in odontoiM.ria e prct~·si cl<'r.taria rer lmu eati in n:cdicina e c11irur~a­ Essendo il numero dPi pof\t,i limitr.to. l'accettAzior:e viene regolata Fecondo la prioritÀ nella presentazinlC dei dccerrenti e nel Yer~amcnto delle ts.u•..~e. Per pro,trrammi ed iJ1fom·azicni riYolger!;i alla Di1 ezione della scuola, via S. Vitale, MJ, Bologna.

l PremJ della Mostra Internazionale della tubercolosi In Roma. La Giuria, composta da S. E. l'on. Paoh,cd, preAicl<.nto, dott. Collina. della Direzione generale della sanità pubblica, prof. D'01 rnf't'L dell'Opera nazionale maternità. ed infanzia, colonnello medico prof. 1\Tariotti-Bitmrh i 1\rini!>tero della guerra, comm. Bosso della Confederazione gene1ale fa!'cista delle uHiust.rie, dopo una lunga. discussione e dopo aver constatato il g rande s uccesso avuto dalla Most.ra, ha assegnato i seguenti premi:

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Pnnto PREMIO. - 1° Medaglia d'oro di S.)!. il R e. - Polonia. 2° Medaglia d'oro di S. E. il Capo del Govemo.- Capitano medico dottor F. Becchetti, diret-tore del~ anat01 io militare d i .-\nzio (esposizione personale ui tre grandi e magnifici plastici, cioè il stmatoJio, la rolcnia marina e un padiglione tipo per wnatorio, ideato dallo stcFso dott. Borchet.ti, veramente commtmdevoJe). 3° M edaglia d'oro al merito della Sanità pubblica- Governatorato di R oma. Dl:PLOMI DJ GRAN PREllllO Fl::ORI CONCORSO. DirE'ZÌC'ne J!E'nerale di SanitÀ pubblica, Cas::>a Nazi011ale per le Mskurazioni l'ocioli, Croce RoÉSil ltaliana, Opero Nazionale Maternità ed lnfan:Gio, Ospedali Riuniti di Roma, Federazione dei consorzi, prof. Morelli. MEDAOLJE D'ORO. Opern Nazionnle invalidi di f!\Jerrn, Città di 'fo1·ino, Associazione genovese a Cammillo Poli», Cons:orzio antitubrrcolare di t: dine, Cot onificio Cantoni, Ditta Achille Achilli, (quest'ultirea dfE'rta dnlla Cne!'a naziomtle dE'llP assicurazioni sociali e destinata a chi avesse esposto una la,·ancleria. meccanica igienicamente corrispondente allo scopo). . MEDAGLIE D'.AJtGEN1' 0 .AL l\I ERl'TO DELLA SANITÀ H JDBLIC'A. Città di Mi· lano, Consorzio di Bergamo, Consorzio di Verona. D IPLOMI DI GRAN PllEMJO. Lega delle Croci R o~>se, F rancia. SvinPra, CecoSlovacchia, FinJa.ndia, Norvegia, Napoli, Fil'enze, BreEcia, Opera Pia Ospizio marino Anzio, Congregazione di carità di B\1drio, Sanatorio di Ari;ccia, F <>d ì, 1\Iacerata, Vicenza, Ditta Actinia, Casa del SoleMagrassi, Palermo, sanatorio di Omago prof. Bagliooi, Ditta Balzarmi, Ditta. Crespi, Consorzio di B ologna, Comorzio di Firenze.


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NOTlz.IE - PARTE UFFICIALE

MEDAGLIE D'ARGENTO. - Direzione generale dei Riformatori e case di pena, Consorzio d i Cremona, Consorzio di Mantova, Consorzio di Venezia, Casa. del Sole di Palermo, Sanatorio l'Abetina, Sanatorio Zubiani. Sono state poi assegnate medaglie di bronzo, diplomi di benemerenza e men· zioni onorev oli a. vari ;Sta.ti, a Consorzi provinciali anti-tubercolari, Patronati, Sanatori, Ditte espositrici. ecc.

PER IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITARIO MILITARE Ricompense al valor militare per operazioni guerresche lo Libia R . Decreto 10 (J{J08f.O 1928 - Anno V I. MEDAGLIA DI BRONZO PEsANTE Oa·r mine da. Ta.verna. (Catanzaro), tenentè medico 16° battaglione eritreo misto. In commutazione della. croce a.! va.lor militare concesa.gli con R. de· creto 25 giugno 1925. In tre combattimenti diversi, si adoperò con ca.lma. alla medi· ca.'lione dei feriti, recandosi egli stesso sulla. linea. di comba ttimento, ove gia.cevo.no, attraversando zona. intensamente battuta. dal fuoco a.vve1-sa.rio. Portò ovunque la. sua. opera effica.ce ed il suo aiuto mora.le con spirito d i vera. abnegazione ed a.lto sentimento di dovere. Ca.rs-B ernia., 26 giugno 1924 ; T egaga., l 0 luglio 1924 ; U mmi el Ginabi, 2 luglio 1924.

PARTE UFFICIALE A) GIORNALE :MILITARE UFFICIALE (Estratti dalle dispense n . 41-55 del Giomale militare ufficiale) l) Circolare n. 633 del 3 agosto 1928. - R. decrelo n. 2001.- Modifiche aU'art. 9 del R. decreto 15 luglio 1926, n. 1420, che stabilisce le norme per gli e~Jami di avanzamento per gli uj(teiali del Oorp:J sanitario militara del R . Esercito. 1111 Art. w1.ico. - L'art. 9 del R. decreto 15 luglio 1926, n . 1420, che stabilisce le norme per g li esami per l'avanzamento ad anzianità ed a scelta per gli ufficiali del Corpo sanitario militare del R. esercito, è sostituito dal seguente : Per tutt i gli esami (facoltativi ed obbligatori) a.i quali saranno sottoposti gli u fficiali medici, ftmzionerà w1a stessa commissione giudicatrice, la q u ale sarà cosi composta, tenente generale medico, presidente; nove ufficiali superiori medici, d i cui tre almeno colonnelli, do. designarsi dal Ministero, membri. La Commissione potrfl. essere suddivisa. in sotto commissioni, secondo norme che darà il presidente. P er tutti gli esami (facoltativi ed obbligatori) a i quali saranno sottoposti gli ufficiali chimici-farmacisti, funzionerà. una. stessa. commissione giudicatrice, la quale sarà co.'lì composta.. Un maggiore generale medico, designato dal Ministero, presidente; il colonnello capo del servizio chimico-farma.ceutico, membro ; tm tenente colonnello chimico-farmacista., designato dal Ministero, memhro. 2) Circnlare n . 719 dal 1° novembre 1928 - Trasformazione dell'infermeria presidiaria di Livorno in ospedale secondario. Sotto la data. del 1° gennaio 1929, l'infermeria p residia.ria. di Livorno è trasfor· ma.ta. in ospedale militare seoonda.rio, assumendo tutte le attribuzioni proprie di uno sta.bilimer\to di tale categor ia.


INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L ' ANNO 1928

Aou ABBONATI ED Al LETTORI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Pag.

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Congressi riuniti di me4k:lna Int erna e di chirurgia - Parma, ottobre 1927 Se2;lone di medaclna mllltare e coloniale.

GERMINo ALF'REDO, tenente colonnollo medico. - Vaccinazioni a.nti· tifìche ne.ll"Es~rcito.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. Foc:m Eno.utno, tenente colonnello medico. - Ricerche sulle agglutinine e sulla ba.ttericidia. determinate dalla. vaccinazione col nuovo lipova.ccino a.d eccipiente oleo-vegeta.le dell'Istituto Sieroterapioo 1\fila.nese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » BRUNI NICOLA, tenente colonnello medico. - Osservazioni e ricerche relative ad· alcwu vaccini a.ntitifìci usati nell'Esercito. . . . . . . . . . . • LovAGLIO Rocco, mag~iore medico. - La formazione degli anticorpi nelle vaccinazioni antitificl1e .. - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » DI NoLA ANoE:Lo, tenente colonnello medico. - Aviazione Sanitaria , RIZZUTI GrusEPPE, colonnello medico. - Considerazioni sulle enterocoliti aspecifiche ed amebiosi metasta.tiche, in rapporto ai relativi accertamenti batteriologici. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » CoRRA.DI NUMA, tenente colonnello medico e MANFREDI LEONARDO, capitano medico. - Alcune ricerca sul sangue dogli ammalati di tifo petecchia.le....... .. ..... - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » PATAN'È CA.lù'IELO, capitano medico. - Il posto attuale della. Cirenaica nella epidemiologia delJe Leishma.niosi nel Nord Africa. . . . » PEDRAZZI Annroo, capitano medico. - Quesiti dell'acclimatazione e il problema. emigratorio I taliano.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • CoTELLA.-CERRI G. B., maggiore medico. - Orga1uzza7.iono sanitaria coloniale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » MAor.tULO ALFoNso, capitano medico - Sulle fratture della. ba.!=:e del primo meta.carpo con speciale riguardo al loro meccanismo di produzione ................. - . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . •

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Memorie originali. Quadro statistico delle operazioni chir~rgiche eseguite negli stabilimenti sanitari militari durant-e l'o.nno 1926 ................... . Pag. 117 A.RA.oro .ANToNio, capitano medico. - :-iull'etiologia e l'ambliopia dello strabismo concomitante - .......................... ... . » 638 BrFA.NO AUGUSTO, tenente medico. - li trattarnl)uto della scnbbia. nell'Esercito .............................. .. .............. . » 512 Bu cm PASQUALE e MAGLIULO ALTONSO, capitarli medici. - Sugli effetti delle soluzioni sa.linogommose nelle gravi emorragie....... . • 229 BusiNCO .ARMANDO, professore e BAYON EDMONDo, tenente colonnello medico. · - Su gli oleoscleromj (ela.iomi), con speciale riguardo ai lipova.ccinici .............................................. . » li3 CARVAOLIO EDOAltDO, capitano medico. Il giudizio del medico militare sulla. clipendenza. o meno cla. cause di servizio delle infermità, lesioni o ferite . . ............. • . •. ..•. , .... .... .. ..... . 285 » CASELLA DANTE, tenente colonnello m edico. - Vie d'aecesso opera. torie e cura chirurgica delle idronefrosi. ......... . ...•......... » 248


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INDICE GENERALE DELLE .IIL\TEHIE PER L'ANNO 1928

CASSINIS Uoo, maa;~iore medico, e BRACALONI LoRENZO, capitano chimico farmacista. - Lo zucchero nel lavoro muscolare del soldato Pag. 431 CASSINIS Uco, maggiore medico. Significato fisiolop;ico e clinico dell'elettrocardiogramma .................. . .... . ........... . • 189 CASTIOLIOLA ORLANDO, tenente colonnello medico. - Aviazione sanitaria in Tripolitania ................................ ... . . . • 427 CosTA FAUSTO, maggiore medico. - Un caso ili epidemia. ri<'orrente africana constatata. nel Tigrè settent-rionale •................. • 633 FrsrCHELLA G. B ATTISTA, tenente medico. - Considerazioni su tm focolaio epidemico di scorbuto tra gli ascari eritrei ........... . • 518 Groaor GIORGIO, capitano medico. - Sulle modificazioni funzionali dell'apparato cardio-va.<;ale in rapp< rto all'impiego della. rrulschera antigas .................................................. . " 587 GRIXONI GIOVANNI, colonnello medico. - Il cont-ributo speciale dei medici. e veterinari 11 ilitari allo sviluppo della patolog ia. coloniale » 622 LA.:m>IS EDOARDO, cnpitnno medico. - 11 • visus » ne lla simulazione. » 505 L usTIO ALESSANDRO, professore. - Cousiderazioni intorno ad tm gas da combattimento: il solfuro eli etile biclorurato (yperite) ... . . . » 341 1\LI.NIERI e RovmA. - Complicazioni e postumi nei colpiti da gas da coxnbat.tunento . . ......................................... . 39? MaRIOTTI- BIANCitl G. BA·.r'.nS1'A, colonnello medico. - Il nuovo lipovaccino «T.A.B.• e le febbri tiroidi n<'ll'nercito nel 1927 .... • 561 PASSALACQUA. RAFFAEr.r.o, capitano medico. - Ricerca e cura dei luetici presso i corpi di truppa.. . ..... .. ........ .... .. .. ..... . » 313 RoM:ANO GK.>o<NARO, mugf:,<iore medico. - Su alcune complicanze postoperatorie .............. .. .... . ..... . ................... . . » 306 RovASIO fu"'<NlBALE, capitano meclico di complemento. - Sul concetto di normalità psidlica in rapporto al soldato...... .. ...... . l 109 SALVINI CEsARE, capitano medico. Sul valore della ricerca delle emorragie occulte nelle feci deg li scompensati cardiaci . ....... . » 345 SrnmALDI GuGLIELMO, capitano m edico. - R esoconto statistico-clinico dei reparti cld1·urgici dell'Ospedale militare principale di Il 444 Roma ................................ ················· ····

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Casuistica clinica. BIAOINI GIOVANNI, maggioro medico. - Glioma. emorragico del lobo parict(tle sinistro .. . ............................ .... ....... . Pag. 203 CALZOLAJU TOHQUATO, sottotenente medico. - Un caso di ferita toraco-addorninnle . ...... .. ..... .... .. .. ..... ............... . • 213 CASTlCLTOLA ÙRLA.NDo, tenente colonnello medico. - Ascesso epatico in Tripoli ................................... • .......... .. . • 195 CJAl'niNI Grno, capitano medico. - Sulla colelitiasi e sul valore di.a.gnostico della prova di 1\lelzer -Lyon e della colecistografìa ....... . • 135 COLA li'ltANCESCO, capitano medico. - Paralisi del ricon-ente da. stenosi mitralica. ......... .... . . .. . ... ... •.... .. . ..... ..... . . . . • 522 DAZIO FRANCEsco, capitano medico. - Trattamento stomosinico di alcuni co.si eli tubercolosi chirurgica. . . ...• .•.• .•... . ....... . • • 352 GENNARO L uciANO, capitano m edico. - Sui singolari rapporti tra il ) 464 cheratocono e il catarro primaverile della congiuntiva.. . ......•. lASET.LI j\1ARIO, capitano medico. La chemioterapia endovenosa della blenorragia. ... ... ..... .. . .... . .......... ... ... ..... .. . • 208 OOERf.A.LÈ CESARE, mn.g!liore m edico. Contributo allo ~=<tudio dei corpi mobili articola ri del ginocchio ....... . •............ . .... • 127


INDICE GENEIULE DELLE :à1AT"ERIE :PER L'ANNO

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IMPERIALE CESARE, maggiore medico. - Contributo alla conoscenza della litiasi renaJe latente ...... .. . . .. .. .... .. ..... . ...... . . Pag. 531 MAIMONE DoaAUNO, ma.~giore medico. - Sulla linfo,granulomatosi inguinale sub-acuta ..... . ........................... ... ... . • 362 MAS~AROTTI GrusEPPE, colonnello medico. - Su di un caso di morbo del Dupu vtren .... .. ..... ..... ....... ....... ..... ........ . » 600 SANTO"B.SOLA D O)!ENICO, capitano m edico. - Contributo allo studio delle artriti tubercolari e artriti luetiche..... ........ ..... . . .. . n 261 ::iQUILT.AClOTI RAFFAELE, capitano medico. - Su di un ca.-;o di cranio-plastica secondo il metodo R ighetti. ...................... . » 541 SUNSEI.U GIUSEPPE, maggiore medico. - Un caso di miosite blenorragica .... .... .......... .. ..................... .. .......... . 537

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Medicina legale militare. DECISIONI DI l-!.ASSIMA. Cirrosi atrofica d a pregre.;sa in:'ezione malarica . .. ..... . .... ..... . I ttero grave da caus!\ di serqizio ............................... . La mauca.aza o i:t<sufficie,lza. di cura. come causa dipendente dal ser· vizio .... .. ........ ... ..... . ....... . .. ... . ... . ........... .

Pag.

605

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386

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Riviste sintetiche. Lo~tBAB.DI ENRICO, capitano rneù.ico.

- Lo. solubilità dell'acido urico e dei suoi sali secondo le nuove vedute della chimica dei colloidi . . . Pog. 148 MIADONNA ÀNTONIO, maggiore medico. - Lo stato attuale delle conoscenze su.i tumori maligni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 481 SALVINI CESARE, capitano medico. Le cefalee.. ................ » 318 SUB.AOI BauNO, capitano medico. - Su g li accertamenti della sciatica. » 376

Note di igiene pratica. ANOEt.INr ANTONTO,

magghre medico. - · A proposito d 1i portatori di ger. ni d ella !ebbre tifoide . .............. ............ .. .... . Pag. BRUNI NICOL,\, tenente colonnello meclico. - Il pane ........ . .. . . » CosTA FAuSTO, maggiore medico. - L e mosche . ........ .. .... ... . • GER'IIINO ALFREDO. tenen'e colonnello medico. - n ghiaccio e le condizioni di suo im piego nell ' alimentazione . ........... .... .. . • MARIOTTI·BlANCHl G. BATTISTA, colonnello medico. - l ce.~i e gli orinatoi in uso nell'Esercito..... . ........................... . • 1\uRIOTTI·BIANOHI G. BATTIS1'A, colonnello medico. - Come si prendono le febbri tiroidi ? .•.••.•...•••. . .••. .... .• . •. .. • ..•• •• • MARIOTTI-13IANCHl G. BATTISTA, colonn~llo medico. - n latte ... . • REITANI Uoo, capitano medico. L a polvere . .. .... .... ........ .

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4.76 216

647 91

372 272 658

Rivista di tecnica e servizio sanitario militare.

n velivolo nel servizio di sanità militare ........ . . .............. . Pag. 550 La protezione della. popolazione civile contro i gas tossici. ........... . » 160 Le ferite d'anna da fuoco durante 1-t campagna del Marocco e loro trattamento ..................... . ........................ . » 613 • 94 Nuovo velivolo per trasporto malati e feriti ...... ... .... ... ..... . • 330 Sulla profilassi mentale nell'esercito ... ....... ............. ...... . .


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lNDIC-"E GEt.r:RALE DELl-E l!ATERIE PER L'ANNO

1928

Rivista della stampa medica italiana e straniera. Afonie (Le) funzionali e le a.fBRie pretuborcola.ri. - B tLANoroNr .... Pag. 665 Alterazioni (Le) bronchiali negli irlllividui Còlpiti da gas. - BONA· MOUR e B :\.DOLLE ................. .. . . ..... . ............... . 665 Aneurisma (SI.lll') artero-venoso. - FEOl:LI ••.•.••••.. . . • . . . •••.• D 277 Arm.a (L') batteriologica. - FLICI>: ••••••.•••••••.•••.••• .. •••••• • 163 Assistenza igienico sanitaria (~ote sulle condizioni dell') agli emigranti prima e dopo del l9Ul. - ftEPETTI ....................• . ... • 165 As! igmatismo (La detRrmina.zione dell' ) a mozzo della dispersione dei culori. . . R ossBJ::It ............................................ . 555 Autoemoterapia. integrale del tra.coma. in Libia. - TAGLIA.FJERRO . . . 222 Aviazione (L') sanitaria militare francese in oriente e nel Marocco nel 1926. - J trLLIOT ......................... . .. . ..... , .... , . , • 276 Azione (SWI') simpatico-pnra.lizzante della ergotamina. - CmABBERA. D 491 Cancro (TI) e i possibili mezzi per combatterlo. - VERNONI . . .... . 387 "l> 101 Cisticerco sottoretinico ed infortl.lnio s uJ lavoro. - BAQUTS ........ . Climatoterapia della tubercolosi p olmouare. - RtrDNITZKI . . ...•.... 278 ID Colecistogrufta (La) - H.isultati e valore dolla. prova del sale di tctrll.iodo per via. boccale. - GAJWL'< . • . . • . . • . . .•••. . ••.•.•.•.. 98 "li 334 Colecistectomia. (Della) sotto sierosa senza. drenaggio. - DEsMABEST. Colorazione panoptica di esecuzione rapida. ~hc permette d 'eseguire sullo ~w.~_so prepa.ri~~o, l' ~snme citologico, l:_esame batteriologico e la. race rca dol bacrllo da K och. - 0AussF.N.......... . ....... . D 557 Colorazione slli vecchi e nuovi metodi dei bacilli tnbercolari. - PAOLINI Il 99 Complicazioni (Sulle) oculo-orbitarie delle etmoiditi. - SALVATI• .• • • » 335 Consolidazione (S~.tlla.) accelerata. delle fratture. - Lr.:o ............ . . • 557 Contributo allo studio del reticolo endoteliale dell'ucchio. -BARLETTA. D 553 Contributo clinico ed istopa.tologico ai tumori ela.iopatici o va.selinomi.

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CtHU'RGO .•••.•••.••••••.••..••.•.•••• . - .••• .. ••.•• - ••• .

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Cl.ll'6 obbligatorie delle reclute affette da tubercolosi. - BROUABDEL. Dati fisiologici (l) iondt~montn.Ii dt,lla proteinotera.pia. Mo.NNEN·

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P oga.stro-enteronnu.st,omosi (:-:iulla.). - 'fBALKK01ER •• , •.. . . . . . • . . . . D iagnosi (Sulla) delle alterazioni sifìliticbe dell'occlùo. - Bounsouo..

BROCU:

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• Digiz~orJI;:~\C::~K~~~~ -~~~~- ~~~r~~~~~ -~~1- -~~~-e: . ~- -~~~ • D iplopia (La) quale sintom.a. generale dell'ipertensione cranica.. SALVATI .. . ..................... . ..... . ... . . .. .... .. . " .. . . • Disinfezione do Ile caserme. - BEATTY ..... ... ......... . . . ..... . . . " D iverticolo inOa.mma.torio deH' nppondice (Un caso di). - Diagnosi ra-

diologica. e conferma. opero.tol'ia. - CuESPET.-LA.."' ............ . Due casi rari di lesioni da sport. - HILLIDEURAND •.•..••..•• . ••• Durata (SI.llla) della. contagiosità della scarlattina. - HELBtca ... .. Effetti dei rag~i ultravioletti (<..:li) sugli alimenti. - BACH •.•... . .. Elementi d'igiene e soccorsi d 'urgenza. - BIZZARRINI ............ . Emanuele Filiberto .. . ........................•................ « Emisterooscopio n (L'). - Nuovo apparecclùo per la diaS:,"TlOSÌ del· l'amaurosi monoc~.tlu.re simuJatt~- - FAZIO .. ..... . . . .. . ...... . Encefalite post-vl\Ccinica. (Il problema dell') (studio sperimentale e biologico). - PETTE .. ... ..... .. . . ... . ...... .. . . .. . ..... . .... .

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INDICE GENERALE DELLE li!ATERIE PER L'ANNO 1928

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Encefalomielite nel morbillo. - WouLwiLL.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 668 Endocardite (Sull') e. lento decorso. - MENASCI .. . .... . .... .. . ·.. . ~ 222 Epilessie. (Sull'eziologia e il trattamento dell'). - MARIE . .. . . ...... » 554 Esame supplementare sistematico (Della. opportunità. di un) mediante il cilindro di :Ma.ddox, per l'esatta. prescrizione delle lenti. 'r>fENESTRINA. • • • • • • • • • • • • • • • • . . • • • • • • • . • • • • • . • • • • •. • • • • • • • • • » 219 Esperienze. (Una.) di protezione nelle caserme delle truppe inglesi contro le za.nzare. - CA.MPBELL 1\-IUNRo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 275 387 Farina (La) di soje. nell'alimentazione umana. - DuccEscm. ... . . . » 492 Fasi (Le) di evoluzione dello streptococco. - SEDALLlA.N e GAUMOND.. • Fatti nuovi ·per interpretare la terapia malarica della paralisi progressiva. - MONTI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11 667 334 Ferite corneali (Le) con impegno irideo. - LAMPIS.... . . . . . . . . . • . » Fisiologia e patologia della stanchezza. - GOLDRERO e LEPSKAJA . . » 555 Fisiologia (Le.) dell'apparato vestibolare. - CAMIS . . . . . . . . . . . . . . . . » Forma ana.tomica e sua importanza nella patologia del naso, della 553 gola e dell'orecchio. - BILANCIONI........................... .. » 226 Fratture (La) del sacro. - SALOTTI .. .. .. .... : . . . . . . . . . . . . . . . . . . » Fratture, isolate ed associate dello sca.foide carpale (Contributo allo 279 studio delle} e loro trattamento. - 1\-IAoLIULO. . . . . . . . . . . . . . . . » Funzione (Le.} delle mosche nel t rasporto dì alcuni germi importanti 275 per la. patologia tunisina.. - VOLLliiAN. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • Glicemia (La) nel corso della tubercolosi polmonare.- SAYOO, D E VIL490 LA.FENET, LA S'~'- e Vocos.. .... .... .... .. ....... . . . . . . . . . . . • Grandi pilastri (l) della guerra. - P AGNIELLO.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 333 Guerra chimica. (La) dal punto di vista medico. - VEDJDER. . • • • • • • » 335 Importanza (Sull') dolla sutura del tendine dell'orbioolare nelle ope490 razioni di asportazione del sacco lagrimate. - BEsso. . . . . . . . . . . . » Inegua.lità (L') pupillare. - VELTER e TOURNAY .. . . . . . . . . . . . . . . . . » 332 Infezione di un mollusco della Corsica con lo Schistosoma haematobium 338 agente della bilharziosi vescicale. - BRUMPT e WERBLUMSKY. • • » Insolite manifestazioni n ervose (Su akune) delle sinusiti s fenoida.li - PALLESTRINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 554 Isolamento (TI problema. dell') nella. pt·ofìlassi delle ma.la.tt.ie infettive acute. - K.l.EINSCHD11DT . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . " 103 Lesioni da sport (due casi rari). - HILLDEBRAND . . . . . . . . . . . . . . . . . » 556 Lesioni muscolari da giuochi sportivi. - RosE?>tBURG.. .. . . . . . . . . . . . » 100 Lezioni sull'esplorazione dell'apparecch io vestibolare.- BALDENWECK. • 666 Malattia (Sulla) di D upuytren. - ANTONIOLI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 278 Manifestazione postuma. di encefalite infettiva. (Considerazioni sopra una). - LEONE • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • . • • • • . . • • • . . • • • • • • • • • • • 11 164 Manifestazioni nervose (Su alC>une in!>olite) delle sinusiti sfenoidali. - PALLESTRINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 554 Meccanismi (Sui} di emostasi spontanea n elle ferite del cuore. - CAN225 TELMo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » ~ (La) nella. iperglobulia. per aria rarefatta. - VIALE e D I LEo 221 IRA .. • • .. . • • • • . . • . • .. . • . . . .. . . • • . . • • • • .. • • • • • • • • • • • • • • • • » Miopia. (Qu~iti e contraddizioni sulla). Contributo allo studio della eztologta e patogenesi della miopia progressiva. - T ALLEI. ... • 165 Morbillo (EZlO · IOgi& · d e l). - CARRY e R AY.. ........... . . . . . . . . . . . 224 » Nuova sindrome (Su una) oculo-endocranica di origine nasale. - CALICETI. 280 Operazione. 335 ( ) dt Hartmann. - SOUPAULT. . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . •

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<1iontale di medicina militare.


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INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO }928

Orecchioni (Gli). - COMBY.... ......................... . ... . ... . Pag. 99 03teite deforro!l.nte (Sulla. patogenesi dellu.). - DE GAETANO....... . • 491 Pallini da caccia nel bulbo ocul.a.re. - PANICO............. . ... . . 492 Pa.togenesi (Sulla) dell'arteriosclerosi. - SoLI.. . ........ .. . ... .... . • 568 Patologia dei raggi X. - AIELLO . • • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . • 97 Patologia canalicolare del nervo ottico. - (Contributo Rontgenste· reoscopio). - BEnTOLOTTt ... . ....... . ... ... ..... .. ..... ... . 97 • Potere battericida. (Sul) del sangue durante l'allenamento. ___. VERDINA 669 • Potenza. battericida dell'intestino. - LoWENBERG ........... . ..... . • 275 Prinoipì di statistica ad uso degli studenti delle scuole medie e delle persone colte. - Lrvx ........ . ........ . .. .. . . .. .. ..... .. . . . • 220 Precursore (ll) della. Croce Rossa. - BAD tJEL....... .. ........... . • 162 Precursori 1 (I nostri) coloniali. - CESARI........ . ............... . • 338 Prostatectomie (Cento) - Considerazioni cliniche ed operative.- ÙR· LANDO . ... ..... . . . ......................... ·. · .... . ·. · · • · · • 280 Raggi (T) ultravioletti per rendere negativa la. reazione di We.sser· mann. - RAJKA e RADNAY .. . .... ... ........ .......... . ... . 491 Rapporti anatomo-clinici (Ricerone sui) tra. conformazione dell'orbita ed occhio miopico con particolare riguardo alla. teoria. dello Stil· ling. - FA v ALORO . ....... . ..... . . ..... ... ................ . • 223 Reticolo endoteliale dell' occhio (con ,;ributo allo s tudio del), con spe· ciale riguardo alla congiuntiva e alle palpebre, e sua importanza. n s lla pa.togen ~i di alcuni granulomi. - BARLETT.~ ............ . • 553 Ricerche sperimentali sulla febbre da pa.ppa.ta.d. - LEPINE ......... . • 99 Riduzione (La) in ma.sse. delle ernie strozzate. - CHAVANNAZ ...... . • 668 Sedimentazione del sangue (Sulla) nella. tubercolosi polmonare. -

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NA.RICH ..•. . .• . •. . ••.•. . ...•• . •••.• . ••.••••• •• •.•••••.••. •

Statistica. sanitaria dell'esercito france.;;e m etropolitano ... .. .. . ... . Sterilizzazione dell'acqua col cloro. - BUNEAU V ARILLE .•••• .. •• . • Sterilizzazione (Sulla) di portatori di bacilli tifìci colla enterovaccin.a · zione. - TBoN ... . .... ... ... .... .. . ....... .. .... . ........ . Storia della. medicina. - CASTIGLION! ...... .. . . .. .. ..... . ..... . . . Streptocoooo (Lo) emolitico nelle squame deglt s carlattinosi. - KENUsKI Tecnica generale delle a.mputazioni comuni secondo il Ceci e i suoi van· taggi. - PELLEGfHNI ....................... . ....... . ..... . Tensione endocranica e suoi rapporti con le nevrosi e le psicosi. - AY ALA •.rratta.mento delle febbri tifoidi con la vaccinotera.pia digestiva. MELNOTTE e F A.RJOT ...................................... . Tracolisina (La) nello. cura del tt·acoma. - Dr FEDE .. .. .... . .... . Tubercolosi (La.J : 1° cot-so di tisiologia ................. . .......... . Tularemia. (La). - PINKERTON e MA.RKWITH•••• •• ••••.•. . .•••• . •• Tumori sperimentali (Contributo allo studio dei)- D 'HERELLE e PEYRE Tumori spontanei (Contributo allo studio dei).- D 'HERELLE e PEYRE. Vaccinazione antitifoide per via orale. - ALISSOF e MoROZXINE .... Variazioni nel contenuto del sangue in azoto residuale e glucosio dopo affaticamento. - BERNAltDT... . . .................. ........ . . Vertigini {Le) vestibolari. - MouLANGUET...................... . . Vitamine (Teoria delle) e sua applicazioni. - LORENZINI . .. ....... .

Conferenze scientifiche degli ospedali militari. Pcu;g.

106, 166, 227, 283, 339, 395, 496, 558, 617, 670.

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556 664 556 667 162 554

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INDICE GENERALE DELLE ::UATEIUE PER L'ANNO 1928

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Congressi. V Congresso nazionale di igiene- Roma., 12-16 ottobre 192 7 .. . .. . . Pag. 103 lV Congresso internazionale di navigazione aerea - Roma, 2 4-30 o ttobre 1927. .. .• .. ................. . .......... .. ..... .. .. . .. D 105 L'Esposizione industriale all'VIII Congresso r adiologico di F irenze .. 390 • VITI Congresso italiano di radiolog ia ·medica. - Firenze, 14-15-16 maggio 192 8 ........................ . .. . . .. ... ... ......•... D 493 H Congresso internazionale di radiologia. - Stoccolma, 23-27 luglio 1928 » 606 Il Convegno nazionale di tala'3soter ap ia.. - Rimini, 2 agosto 1928 . • . • 611 I Congresso scientifico della. Società. i t.alin.na. di m ed icina e igiene co-

loniale - Torino, 30 settembre.;! otto )t'O 1928 . ...... ..... . .. . .

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Necrologio. B .~ so EK.\IENEOILoo, tenente colon nello medico in S. P . E .... .... . Pag. 618 BJmNUCOI GIOVANNI, tenente generalf' modico in P. A ............ . n 340 BRESCIANI FRANCESco, capitano medico di complemento ...... .. . • 340 n BONO Do~mNTCO, c>olonnello medico a. rip'1so . ................. . . . 670 BUDA FRANCESCO, tenente colonnello medico in A . R. Q...........• » 2S4 BURONZO GIOVANNI, tenente colonnello medico a. riposo ... . .. . . ... . » 167 )) ÙIACCIO ANDREA, tenente generale medico in P. A .. .... .... .. ... . 283 CONENNA VITO, tenente colonnello medico a. riposo..... .. .... .. .. . D 284 CoPPOLA NICOLA, colonnello medico d ella. riserva ................. . D 670 Co uQNET Fn.IPPo, colonnello medico a. riposo . . .. .. . ............ . • 284 FARAONE LUCIANO, maggiore medico a riposo . .. ... . ............. . • 168 FLORIO GIOACCHINO ALFREDO, magg iore meJico a r iposo .. .. . .. . . . • 228 FORTUNATO CARLO, tenente colonne llo medico a riposo ........ . .•.. » 284 .. 167 GIA.NI L UIGI, maggiore medico di complemento .. . .. .. ........... . » GozzANo FRANCEsco, tenente generale medico a riposo ............ . 496 INGAROIOLA GIACOMO, tenente. medico di complemento ..... ... .... . » 168 LA CAVA I GNAZIO, colonnello merli~o a riposo ... ....... . . . ...... .. . 559 1\<fARINI ERNESTO, colonnello medico a riposo ... .. . . .. .. .. . ......• • 228 D MEMMO GIOVANNI? maggior generalo m edico in S. P. E ........ . . . 169 MoNELLI ERNESTO, colonnello medico a riposo .. .. .. .. .... .. . .. . . . » 167 » 167 P ALLADINI MARIO, tenente colonnello chimico-farmacista in S. P. E . . » PASoHETI'O FERDINANDO, tenente colonnello medico a. riposo .•..... 167 PoMAJ.UOI ENRICO, capitano medico in S. P. E .... ..... . ... ... .. . . • 107 Ro:r.mo P A.OLO FRANcEsco, colonnello medico a. riposo ............ . 106

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;)cARZELLA MICBELE, tenente colonnello medico in . ·, P. E. TRIULZI GIACINTO,

. .. . .. . .

tenente colonnello m edico in S. P . E . . .. .. .... .

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619 618

Notizie. Per il centenario della. nascita di J. Villemin. . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . Pag. 107 Concorso al premio Riberi scaduto il 31 dicembre 1927.. .. . . . . . . . . • ·168 Bollettino internazionale, organo ufficiale del Comitato permanente dei congressi internazionali di medicina e farmacia. militare. . • . . . . . » 168 P er gli orfani dei medici morti in guerra . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 228 Concorso a premi del Ministero della pubblica istruzione per materie di coltura militare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 497


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INDI CE GENERALE DELJ.E MATERIE PER L'ANNO

1928

Concorso per l& nomina. a tenente medico ed a tenente chimic:o-fa.rma.cis~ in S. P, E, ... . .. , .......... . .... , ...........•....... Pag. 497 A proposito del titolo di combattente agli ufficiali medici..... . ..•. • 497 Solenne chiusura del Corso allievi ufficiali m edici e chimici-farma.Cisti alla Scuola d'applicazione di sanità militare di Firenze .. .... . . 498 Società italiana di medicina e igiene coloniale . • ... .......•.. . .... . • 559 619 La mostra della Sani tà militare all'Esposizione della Vittoria. in Torino » Corso di specia.lizzazione di medicina coloniale in Bologna .. . . .. ... . • 671 Corso di perfezionamento e protesi dentaria in Bologna . .... . . . ... . •,. 671 • La fiaccola » Rivista italiana della tubercolosi e della difesa sociale. 560 I premi della Mostra internazionale della t ubercolosi in Roma. ..... • 671

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Per Il libro d'oro del Corpo sanitario militare .... . .....................

P ag. 672

Parte ufficiale. A) GIORNALE Mn.ITARE UFJìiCIALE.

l. Circolare n. 553 del 31 agosto · 1927, R. decreto-legge n. 1539 del

5 agosto 1927. - Varianti alla legge Il tOOrzo 1926, n . 396, BUll'ordinam.ento del R. Esercito .. . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. 108 2. Circolare n. 584 del 15 settembre 1927.- Costituzione del comando del nUOt-'0 Corpo d'armata territorùzle di Udine.. . . . . . . . . . . . . . . . . . D 108 3. Oircolare n. 167, R. ùecreto n. 327 del 23 febbraio 1928. - Approvazione del testo unico delle leggi sull'ordinamento dell' Amministrazione centrale della guerra . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . " 396 4 . Circolare n. 385 del 7 giugno 1928. - Concorso al premio Riberi per gli u{ficial·i medici del R. Ea~rcito e della R. Marina scadente il 31 dicembre 1929 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. " 396 5. Circolare n. 354 del 15 aprile 1'928, R. decreto n. 1024. - Sostituzione di un nuovo regol.amento a quello approvato con R. decreto 22 giugno 1926, n. 1067, per la esecuzione della legge 11 m.arzo 1926, :n. 416, sulle procedu.re da. seguirai negli accertamenti medicolegali delle ferite lesioni ed infermità dei personali dipendenti dalle amministrazioni militari e da altre amministrazioni dello Stato... . » 500 6. CircoltNre n. 373 del 29 maggio 1928. Legge 29 marzo 1928, n. 858. - Disposizioni p er la lotta contro le mosche. . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 500 7. Oircola.re n. :!74 del 20 magg:o 1!928. - DECRETO DEL CAPO DEL GovERNO 20 maggio 1928. Norme obbligatorie per l'attuazione della legge 23 marzo 19:.!8, n. 858, conttmente disposi.zioni per la lotta contro Le mos.che. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . D 501 8. Ci rcolare n. 485 del 12 luglio 1928. - EBito concorso a premi per lavori su temi militari tra ufficiali in S. P. E.. . . . . . . . . . . . . . . . . . n 560 9. CirCIJlar6 n. 104 dell9 luglio 1928. - SoppresSÙYne dell'Osped.al6 militare secondario di Venezia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • 660 10. Oi·rcolare n. 633 del 3 ~osto 1928. - R. decreto n. 2001.- Modifu;lle alle norme per glt esami d'avanzamento del Corpo sanitario. ~ 672 11. Ci-rcolare n. 719 del 1° novembre 1928. - TrasjortOOZione dell'in• 672 · fermeria preaidiaria di Lit-'OmO in ospedale secondario.. . . . . . . . . . . B) Ml:NISTERO DELLA GUERRA - D mEZIONE GENERALE DI SANITÀ MILIT.All.E

(Dxv. n - SEZ. m). l} Circolare n. 300/1794 dell'8 giugno 1928. -

Lotta CO?'Itro le mosche. Pag. 504


VI - F. CACciA. - Trattamento e sgombero dei fratturati degli arti in guerra. - Prefazione del prof. R. D ALLA VEDOVA . • . • . VII - S. SALINARI. - Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite ooteo-artioolari in 1° e 2<> tempo. - Prefazione del prof. R. ALBssANDru. - Un volume di pagg. JQ() • • • • • VITI - A. CA.'IARINI. - La medicina militare nell' antica Roma. - Con 5 fig. IX - La celebrazione dei medici caduti in guerra. - Un volume di p agine 92 con 16 fig ure . • . . . . • . • • • . . . • . • . . X - N. Ronmò. - La profllassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume d i pa.gg. 44 . . •• . Xl - . A. CASARINI. - La soalta dei piloti per la navigazione a!t'e&.- Un volume di pagg. 232 con 97 figu re . . . • . . . . . . . . XII - G. CAl'l'ELLI. - La chimica militare e le sue relazioni oon l'ordinameuto dell'~.roito e la guerra . . , . • • . • • . • , • • S. SALINABI. - L'autolesioniimo nelle sue varie forme e nei suoi esiti. - Un volume di pagg. 250 . • . • . • . . . • • XIV - F. CACCIA e S. Rrccx. - Le occlusioni intestinali (escluse le ernie s t:roz:zate) • • • • • • . . • . • . • • • • • • • • • • XV - G. GarxoNt. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un volume d i pagg. 240 con 3 carte geografiche XVI - S . SALINA.RI. - La razione alimentare del soldato in paoe ed in guerra. - Un volume di pa.gg. 240 . . • . • • . . . • . XVII - A. CASABINI. - Per le • nozze di diamanti • del Giornale di medicina militare. - Un volume di pagg. 60 con 9 figut-e X VID - B. P ALMJEBI. - L'ospadale miUlare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napolitano. - Un volume di. pa.gg. 72 • XIX - G. MEMMO - L'alimentazione del soldato italiano in tempo di pace. - Un volume di pagg. 50 . . . . • . - , . . . . . . . . XX - A. CASABINI. - La medicina militare nella leggenda e nella storia. -Un volume di pagg. 600 con 155 figure . • . . . . . . .

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ALTRE PUBBLICAZIONI. A. CASABINI. La fatica nella vita militare. Memoria premiata al concorso Riberi, 1905. Un v olume di pe.gg. 330 con 65 figure. - .Roma. 1908 A. CAsA.RINI. Le malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria premiata al concorso Riberi, 1906. U n volume di pagg. 402 con tavole grafiche e s tatistiche - R oma, 1908 . . . . • • . . • . . . . . • La lotta antitubercolare nell'esercito. - Un volume di pagg. 96 con 8 tavole Per Leonardo da Vinol nel IV Centenario della sua morte. - Un volume di

pagg. l 00 con 37 figure . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . .

Per Giovanni l't'laria Lancisi nel U Centenario della sua morte. - Un volume di pagg. 106 c on 28 fig11,t'e • • . . . . . . . • . • . . , . • . • W Conferenza interalleata per l'assistenza agli invalidi di guerra. (Roma., 1919) - Relazioni ufficiali o comunicazioni. - Un volume di pa.z g. 96 . • • l Coneresso Internazionale di medicina e farmacia militare (Bmxelles, 1921).Relazioni ufficiali del Corpo sanitario militare italian o . . . . • • U CoDgresso internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma., 1923). Atti del Congre~~Bo - Vol. I. - R ela.zimù ufficial i. - Un volume di pagg. 416 con t re tavole . . . . . . . . . • . . . . • • · • • • U C~ internazionale di medicina e farmacia militare. (Roma., 1923). At'i del CongreBao- Vol. IL- Lavori del Congresl>u e comunicazioni. DI - Un volume di pagg. 600 con 33 tavole e 19 incisioni . . • • . ~ internazionale di medicina tHarmacia militare. (Parigi, 1926). voti del Con~o. e comunièaiioni. - Un volume di pa.gg. 88 •

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE OffiF.T.IO~fl

ED 1AMMINISTR.lDONE :

Roma - Ministero della Guerra, Vla XX SeUembre - Roma

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. 1. n Giornale rli medicina mililare!al pubblica 11 primo giorno di ciascun meRO, .In !aBCicolo di quattro f~ll di stampa a lmeno. 2. L'abbonament o è a nnuo o decorre dal l • gennaio. 3. I l prcr.zo d~LI'abbonaroc·nto è : Per l'Italia. e Colon te . • • • . . . . . . . . . . . • . . • . . . • • • • • • . . . . • • . • • . . . . . . . • L . 82 P er l' :blstcro • • • . . . . . • . . . . . . . • • . . . . . . • • • • • • • . . . . . • • . . . . . . . . . . . . . . . • 44 -

67 j in !talla . . • • . • • . • . . . . . . . . . . . . . • lo 18 j in Italia. . . • • . • . . . . • . • . . . • . • • • •

U n ro.scloolo scpnrato costa ···· · ··

11 eupplom.,n to ovntenentc l Runli. ·~i

anziar1iifl dtl corPQ sumturio 1111h· l ure cost.a.

l all'Estero...... . ...............

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l all'Estero . . . . . • • . • • • . . . • • . • • . • • 4 Per gli utnctnll mE.cll<'l e ohl l1ltcl farmacisti del R. F.serolto (in eervlT.lo attivo, tn posizloneauslllnrla, di complemeoto, della riserva ed a rlpo~ol Il preuo dell'abbona mento è rldotr.o a L. U anUcipute ed li prezzo l.!e l s upplemento è ridotto a L . 8. - Non el tra~mettono ricevute p er gli< abbonamenti pers onali. !i. Non sl nccottann rec l11mt trascorsi trenta giorni dalla spedlzl<'ne del Olornalt-, cbe el ef.. tettua r cgnla rnlentc " ' prlmo di cgnl mcst-. TrAAcorsu tale termino, i fascli'Oll richiesti vengono spediti se dlsponlblli , solo a puga.xnanto. ' 6. 1 signor! abbonati militari In etrettlv1tà di servl%io p agheranno l'Importo dell'a bbonamento. per mezz.o del rispettivi oomomlt di oorpn e <llrczlonl. 7. Per l soli urtlcholl nH·d icl (dell' l•:st·rclt< • e della Marina), In qualunque posizione Al trovino è ammesso u n ABJ30NA ,\ 1EN'l't) CUMU LATIV O al Gicmale di tnedicina militare ed agli ..4.nWJZi ài medici•l4 navale e colrmiale al pre~zo di L. 39 IUl.llue. È Inoltre ammeBSo un ABBONAM E NTO CUMULATl V O alla Hivist" ncronaulica a! Pl'O''-Z<l 111 L. 4$ sunue. ed alla Riv·ista militare Ualiana a l prezr.o •il L. 41 annue. i<: lnllne arumes•n un ABBONAME:-JTO CUMULATIVO al giornale l' Uni· verso, rivista o::oogra.tlcu llhtAl rata. a.l prezzo di L . 50 annue. Per ottenere tali faclllta.zionl cumulat ive gli nl>bonatl militari dovrnnno t ar r>orvt>nlre l'Intero importo all'A.mmlnlstraz.lone del periodico• d el proprio O<•rpo. S. Al librai s l !o lo sconto del l OZper cento, ma soltanto per rll a bbonamenti delle pel'l!onet e degli enti non wiJit.a.ri. ~

NORIJE PER LE PUBBLICAZIONI. l. I lav ori orlglna.ll, lo note, le rl.-lst e - dattllografntl O scrlttl a mano - devono OCCUJII\re un solo l nto del f oglio. <'&!Oro nel tCIIto dt:llnit lvo e<l o.ocuratamente corretti e riveduti dnall autori. SI !a spec iale rnccomanò azione che quelli sorltll n m • n o siano ben lt'gt!'iblll, per modo di evitare ogni dubbio <l i l nterprcta.ziouc. In caso coutrouio, la. Dlre7.lon e si vedrebbe costrette a. soependerne la pubblicazlono. 2. Salvo cnsl cc<'ezlonalissiml, la.- corrullln& delle bozze sarà fat ta dalla redazione a nsloblt dagll autori, p(lr n nn vlocohno il lavoro llpograllco agli inevitnblll rll nrdi poata.ll. S. Lo s p<·•e ~r gli eJ<trttttl e quello J)<!r le t avol e Utogratlcbe, fot oa-raftcbe eoo., elle accom · pagnQRsero le mem<lrle sono a enrico degli a utori. 4 . Gli 0/tit rattl son o dl due ti t>l : - Tipo .d) Senza copertina e colla lmpagtna.tt~ra e numerazion e del fa.eclcolo. - 'rtpo B> Con CODCr tl nu stampata . !rontesplzlo, lmpaa1na.tura e n umera zione epeclale. 5. D prczro dcgll estratti. per gU autori delle memorie rbe 11 richlodano, è ret'Olato dalia. seguente tarilfa :

PlìU~ZZO DI CIASCUN FOGLIO DI STAMP.l.

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Ol i esfr(l/li minori d i -un f ovlio si contano come toolio intero per le ordilt<J:icni ài 100 eslrci.ti

o meno.

P er 'lttefli chr SU·fl<'""'" un /()>1/ii?, le fra~iolli i n p i1't, ch e 110 n su perano il mezzo foglio , si c~ f ano come "fnl'ltl, lttl rrh( Jl'f'r<} l'ortlinn:irme non sitt i n feriore n 50 rn7•ie. u. l ma 11osoritti non &l re~ u t uiscon". - l lavori brtvt nvronoo le PI"!Cedt nz o.

( C l.'o\)) • ROM A, 1928- A. Y ll - :-OTA RI L nJE:o<TO PoLJGlUPlt'O l'ER L'A.M.l ii NIBTBAZIONE DJtLLO S TATO


GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE

' RUOLI D'ANZIANITA DEL

CORPO SANITARIO MILITARE (UFFICIALI MEDICI ED UFFICIÀLI CHIMICI-FARMACISTI IN SERVIZIO PERMANENTE EFFETTIVO)

AL l o GENNAIO 1928 - VI DIREZIONE ED AMMI NISTRAZIONE : MINISTERO D ELLA GuE RRA

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE P UBBLICATO DAL MINI STERO DELLA GUERRA ( DIREZIONE CENT R AL E DI S A N ITÀ MILITARE )

Giom olc di medidno militare: 1851-1884 - Giornale medico del Regio Esercito e della Regia Marina: 188i-l895 - Giornale medico del R. Esercit o: 1896-1907

TELEFONI : 43-283 R. T. - 21-90 R. M.

PUBBLICAZIONI IN VENDITA PRESSe> L'AMMINISTRAZIONE DEL GIORNALE DI MEDICINA MILITARE. ROMA -

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ROMA

COLLANA MEDICO-MILITARE PUBBLICATA DAL MINI STERO DELLA GUERRA DIBEZION E CI':NTR.U.E DI f<ANI TÀ MILITAR E

I - F. TEs·rr. - Storia retroJpettiva dell'igiene nell'Esercito italiano L. 7 II - Ricerche biologiche degli Ufftci psico-ftsiologici di aviazione militare. - Un volunw d i pag~. 236 con 46 fi gure e 2 t.a.vole . . • . • 15 Hl - E. SM- TORO. - Ferite addominali di guerra - Prefazione del profe;;• sn ro K. GrANN ETTASJO. - Un ,.-olmrte di pagg. 400 con3S figuro • 30 -

IV - A. J..u sTlO - A. B USI NCO, -

l « gas di guerra ». Impiego ed effetti - Provvedimenti e cura. - Un volume d i pap:g. 104 C'On :'l tusolo microgrtlficho a colori • . . . . . . . . . . . . • . V - A. LusTrO. - Brevi cenni storici sulla evoluzione della ma:chera contro i gas rlurante la guerra mondiale (1915-918). - Con 21 figuro VI - F . CAcc t,\. - Trattamento e sgombaro dei fratturati degli arti in guerra. - Prefazio ne del prof. R. D ALL ,\ VEPOVA • • • • . vn - :-;, i"AT.l.'-1 ,\RI. - Insegnamenti dell'ultima guerra sul trattamento delle ferite o3teo-articolari in l () e 20 tempo. - Prefazione d el pr·of. IL A LESSANDBI. - Un Yolurno di pa.gg. 190 • • • • • VIU - A. C A!lAIU NT.- La medicina militare nell'antica Roma. - Con 5 fig. IX - La celebrazione. dei medici caduti in guerra. - U n volume di pagine !J~ C(•n l 6 fil,.'llre . • • • . . . . . . . . . . • • • . X ·- X . R o PJ NÒ. - La profilassi delle malattie infettive dominanti nelle nostre colonie africane. - Un volume di pa.J!g. 44 . . . • . X 1 - A. CAS.\ R tN J. - La ~c~lta dei piloti per la navigazione auea.- Un voluu .e •li pn!fg. :l32 con 9i fii;,;ure • . . . . ..... • X Il - G. CA PI't~LLJ. - La chimica militare e le sue relazioni con l'ordina.mento dell'Est>rcito e la guerra . . • . . . . . . • • . . . Xlll - k. S .\T. I N AR J. - L'autolesioni>mo nelle sue varie forme e nei suoi esi ti. - lTa vohluto di pa.gg. 2.i() . . . . . . . . . . .

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(Segue 3' pagina della copertiM)


SUPPLEMENTO AL FASCICOLO 1-11 del GIORNALE DI MEDICINA MILITARE -

( ,\NNO mn) 1928- VI

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RUOLI D'ANZIANITÀ:_- ._:, ><·?1 ~.

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CORPO SANITARIO MILITARE (Uffi[IRI MEDUI ED Dffi[IILI [BIIIU fABII[ISTIIft SERIIliO PEIIIftEIITE EffETTilO) al

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ljl;e.n.na.i.o 1928 (V..l)

AVVERTENZA 1 cortesi abbonati, che rlscont.r assero nel presenti ruoli qualche errore od omissione per 1 ':lcazlonl che loro riguardano, sono vivamente pregati di darne sollecita comunicazione 11 : ~ lreztone del Oiornale d/ medicina militare • Ministero della Guerra • Roma • valen· 05 dell'apposito modulo che trovasl a pag. 3. lt

ROMA STABIUMENTO PoLIGRAFICO PER L'AMMINISTRAZIONE DELLO S1"ATO

1928 - ANNO VI


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AGGIUNTE E VARIANTI al Ruoli di anzianità degU UfliefaH medfel e degli umclaU chfmkl fannacisti in servizio pennanente et!tttlvo

P~fta ·-········································· ···························-································································· Grado -···-····-·- ·-···--·~···-··--···-·-····-······················-·-················· -·····································Casato e N ome Data di nascita ................................................................................................................................. .

Luogo di nascita -···-··--······-·························-·········································································· Stato civile ···················-···-······--·--·····--·············:···················-··················································

T itoli accademici ------·--··························-·········································-···································-·· .....................................................................................................................................,..........: ......................_ D ecoraztonl . . e n.compense .............................................................................................................

Campagne ············································································-·············- ······-··-··································

Anzianità ·························-··························-···············-···································································· -• •oO·OOOo_..o.o.o-oooooo • •• • •••• ••• ••• ••••••••••••••••••••••• • ••••••••••••~•••••••••• ••• ••"""•.ooo oo• ~·~ ·•• ••oooo . ..ooooooooooooooooo oooo o ouo oooooooooooooo oooo•oooo o

P osizione ····································································-········································································ A .......................................• adcH •.......................................................... 19..........

L'UFFICIALE

SI prega staccare e spedire d' ulftcio AL PIÙ PRESTO Il presente mode!lo, colle aatunte e varianti, alla Direzione del GIORNALE D1 MEDICINA MILITARE - Roma.


SPIEGAZIONE DEl SEGII IIOICIITI LE OECORAZIOII ELE lBBRUIAZIOII ~IM.

•

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O C G U C

.Mudar:lia maurtztana. Cn,·alloro dei Sd. M[mrlzlo e Lau.aro . ld. della Corona d ' I talla. I.l. co!onla!o della St.clla d'Italia.

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da,·a utl al ~gal dello doco ruzio nl sopr& tndioot e

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Orno C roce. Gre.ndt> Ut!lolale. Commondatoro. U IJI~iale.

Medat:l in d'oro pei bonomerltl della saluto pnbbll<'a.. Id. id . pei benuworlti del lerremoto 1908. O Medu.;lla d 'argen to al .-ulo r militare. O Id. al valor ol v-ìl<~. Id . pel bc1nemeri t i della. S'l Iute p nh ()li ca. d> Id. poi bencm<~rhJ dtol terremoto del 1908. Medaglht. di hronzo eJ valer uoilitare. Id . al veJor civile. Id. pei benemeriti dlllla ~ alute pnM>llca. poi benemeriti del terremoto del 1908 . Id. Croce a l m erito di guerra. ® Medaglia commemorativa p er le campagne .t'Africa Cl). ld. per la campagna d~lla Oin.a (l). Q) Id. per la ooropagua dPIIa Llhia ( 1). Id. por la campngna ltalo-a utilrlaca 1916·18 (l) ~ (\? Id. lntcrnlloota della Vi ttoria. l cL deli 'Unlt.\ d 'I talia. @ (!] Id . pel benPmeritt del tl\rremolo del liiOS. 9 Croce d 'oro con corona per a oozlanltA di servizio Id. per anzianità dl servizio. P romozione per merito dl guarra. ~ .;Updl. inter. Aspettati va per Infermità. ~•fldl. mot. 8pec. Aspt>ttati7a per mot.ivl speciali. f. ((. fuori quadro Di.sp. Mill. A d isposizione del Minl 11tero. com. corutmdatu. L. D. Libero d ocente u niversitario. aa-. mll. MSI>tonte ntillt;•re. Olr. contr. san. mll. Direzione cen t rale di sanità milltore. I swtt. d i s~<n. m ll. I spettore di sani t t\ m llt tatc. Dir. capo div-la. inc. Dlrottoro capo d lviRionc incar icato . Capo soz. ino. CllPO sezione incaricato. Con:,ìgl . tue. Con ~ig licrc incuriott.to. Coli. mod. leg. Cullcg io m ed ico lcga.lo. Dir. Sn u. Direzione d i sanit à. Dir. san. Direttore di eanità. oap. nsped,lle mliltare prlnoip nle o se~ondarlo. Dir. osp. Dlretwre dcll'<>spedole milltlll'e principnle o setondnrio. tnt. lnfet·meria presid iariu.. Sez. d l si" t. Sezion.; d i disiuf~•i one tll corpo d 'armata. Ccntt•o autoru. Centro automo bilistico. o. a. corpo d 'ar mo.ta. So. di san. mil. S cuola dl sanità militare. Ins. t l t. xo g r!H!o I nse!tllo.nte titol~~ore <Il 10 gro.• lo. Ins. tt.t. 20 g rado Insegnant} t itolare di zo grado. Ist. ohim. t arm. mìl. l stituto chimico farmaceutico militare . Centr. chim. mi l. Contro chimico millr.ure. a. ammogliato. c. celibe. v. vedovo.

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CENNI STORICI SUL CòRPO SANITARIO MUJTARE

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Prima. del 1831 non e:::istev.> un vero Corpo sanitario nell'E sercito: vi ~~ erano dei sanitari. degli ospedali reggimentali, senza unità di indirizzo. R s Carlo Alberto, con R. Y. d el :.!4 dicembre 1831, iniziò il riordinamento del servizio sanitario con la creazione degli ospedali militari divi,;iona.li. i n sostituzione di queìli reggiweuta.Ji. Con successivo R. V. del 22 dicemb1e 1832 istitui il Consiglio supeliore ili sanità militare, cui venne affidata l'alta direzi one del servizio, e con altro R. V. del 4 1<iugno 1833 emanò tutte le norme ordinative e regolamentari re làth'e al pers onale ed al servizio sanitario militare, cori assimilazione ai gradi militari. Con R. V. del 5 settem bre 1843 furono apportati nuovi radicali ordinamenti, rendendo obbli~at.oria la. doppia laurea in medicina ed. in chirurgia per l'ammissione nel Cor po, e con R. D. 30 ot.tobre 1850 si fusero le due cate~orie di m edici o chirurgt1i in que lla di medici militari, distinti in medici di divic;ione, di regg imento e di b~ctta.glione. Con R. D. del 13 ottobre 1851 furono s op presse lo infermerie reggimentali e di presidio e sostituite do.~li ospetlali succ ursali, che funzic.na10no alla. dipendenza di q uolli divisionali. Con R. D. del 10 ottobre 1855 fu Ftabilita u na nuova gerarchia, con l'as-s imilazione a i gradi milit-ari e fu ereato i l gmdo di medico aggiunto. Con legge del 28 giugno 1805 avvenne la fus ione del Corpo sanitario dell'Esercit-o Sardo con quelli d elle altre provinC'ie. Con legge dC'! 30 Fettembro 1873 fu conferito il grado effettivo agli uffi. ciali del Corpo sunitaJÌO militar,', ed il ConFigl io snpe t·iol·o tli sanità. fu sosti· t.uito dal Comitato di sanità mi !iture, che col 1° novembre 1887 assunse la denominazione di Ispe ttorato di snnità milita re. Con la st essa. leg~e furono istituite 16 Direzioni di sanità militare od altrettante compagnie di sanibt una per ogni Divisione. Con legj!e del 22 marzo 1877 le Direzioni di !;anità militare e le <'Ompagnie di snnità. furono portnte a 20, e con legg e del 22 giugno 1882 ridotte n 12, una per Corpo d'armata. Nel 1923, con l'abolizione d i 3 Corpi d'armata e la creazione di un nuovo Corpo a Trieste, l~: DirPzioni eli sanità e dipendanti comragnio Jurono r idotte a 10. N el 1926, col nuovo ordinam ento dell'E,ercito, fu ripristinata la Direzione di sanità di Alesso.nddu, con relat i\·a comp~)gnia di sanità, e fu istituito un ufficio di sanità a Cagliari con la XU compagnia di sanità. Con R. D . d e l 20 apt·ile 1920 l'Ispettorato d i >'anità fu soppre.>so e sostituito dalla Dir&.tione centrale di s nnitit milit-are, che già funzionava. fin dal 1917 come Direzione genentle del "Minis tero della. guerra. Con R. D. n. 1203 de l 6 luglio 1925, furono i~tituiti 3 l ; pettorati di sanit1\ militare, con sede a Jl.filano, Firenze e Napoli, diretti da maggiori generali medici. Con R . D. n, 1821 del 14 ottobre 1926, vennero più particolarmente dcterminate le attribuzioni dei maggiori generali med ici ispettori e fissati i Corpi d'armata e i Comandi militari di loro giurisdizione. Con R. D. n. 1925 del 4 novembre 1926, il numero d egli sta.bilinlenti sanitari fu fissato come segue: 11 ospedali militari principali, 16 ospedali mi· lita.ri secondari ecl 8 inìermerie prcf'idiarie. Con R. D . n. 15:19 del n ngosto 19:.?7 il numero delle d irezioni d i sanità militare e quello delle comp agnie di sanitù venne rispettivamente stabilito in 12 e in l3. l<ù perta nto costit11ita in t.:'dine l' Il" compagnia di sanità. e quelle della Sicilia. e della Sardegna presero la nume rAzione cii 12 e 13.


RICOMPENSE AL CORPO SANITARIO MILITARE I. -

MEDAGLIA D 'A RGENTO AL VALOR XlLlTARE • Per gt1 bnporta.DU aervt.ti r oijl nella campagna di guerra In Libia 19 11-12, o'· e l 'estremo pericolo non fu limito nella grande, umana opera pietosa • - B . D. 19 uemlaio 1913

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II. -

MEDAQJ,IA D'AROEli.'TO AL VA.LOR ?!ULI T.ti.RE por lu campagna di guerra 1916-18. • lll!llancaiJII(', modeijto, sereno, conforta ndo di cure e di amore l &auguinantl fratelli negll s teSBI dmenti della buttft6rlla o sotto lo Jmplal' ablll lontane offeso ncmtobf>, dette costante, m!ra bUe NeJUJ>io di atdore e di valore, di sprezzo del perico lo e d1 de-rozlone al do'f'ore (11Jl5 -18) •· R. n. 6 uiu.ono 19~0.

Ul. -

MEDAGLIA D'ORO per l'oporrt data nell'ocoa~olone del tel'ftmoto del 28 d.l· cerubre in Calubria e S icllla. - R.. D. 2 1 maggio 1!111.

IV. -

MEDAG LIA D'ORO al merito della F&lute pubbUoa. -

R. D. lf> 11nam> 1922

ORGANICO DEGLI UFFICIALI MEDICI E CHIMICI-FARMACISTI IN S. P. E. ( Uooe 11 marzo 1926, n. 396).

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POSIZION E DECO RAZIONI E CAMPAGNE

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TE::-.IE NTE GENERALE MEDICO IN P. A.

a l i'ontanelle {Beqa.mo)

7.11.68 9 CBiecarl Qio. BattUta, l i M. U • · C t§=, ®"·", C_.., ..,, ~ ..,..,, ~ ..., .......... ®. @ • • . ~-~ -e

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Direttore pn. aa.nl.tà mU. MJn. guerre..

1. 1.23 2a.U.85

T ENENTE GENERALE MEDICO. a

Ouutalla(lteg- 16.11.62 '111 OnaldJ Carlo, u .•. Ct!f>,Q.O O. Pr.,sldente Co llegl o 16. 3.26 8.12.87 gto J:miUa) <& ···" '", ~- e"""', ~~.è . -uao-1411tale•

rw. • . e. L. D. In patologia speciale

medica nella R. U. di Napoli.

MAGGIOR! GENERALI l!.E DICL

dal n. l al n. 4.

e. C t§=, <&••·•. Ispett. san. mil. F'tren- l G. ll.U 12. 7.00 e ....... csry, @, . . ~- e. ze.

a Modena. .... .. 31. 1.07 '111 Riva Umberto, ~.

a S. Agata. Feltria 22.12.65 Trovanelll Lutut, e. U. +.O. Qt•N·• , <Pesaro l 1!!. (!), 9 ........,..., @, (Q).

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a Roma •• . • • ••• 17. 7.70 Menuno noi>. patr. veneto conteGfot>a11ni, . . ~- ~. ®. 6?J, @. +. 00. q), $, L. D. in il!'iene nella R . u. dJ Roma.

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2. t.!& 11. 7.92

NapoU. 30. 3.26 l G. 1.97

Sostituto prwld. coiJ. med. legale.

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COL0::-11\ELLI MEDICI DIRETTORI DI SANITÀ. DI CORPO V'ARMATA

dal n . l al n . 12. a Vietri s nl rnnr e 20. ll.t66 Cimino Francesco Antvnio Uti', 13...,.... Dir. Sllll.• Roma (Salerno)

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Bassauo ceor.a )

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Picinisco CFro- 24.10.>68 Tobla 4rluro, •• O ti'.(), ® ' """, slnone) q).~ ........., @, (IJ), ~ • • •• m.

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S. Donato cN a-

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4.10 67 Tempesta Costanzo,

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22. l. 12 Cast.ellnel R<rmeo, ~ 11!·11' @. @,

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Id. Alessandria 30. 6.24 Il. G-96 1.10.26

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a Vontotene (Nn · 25. l. 'i l J ncono F rancuco, u poli )

Id. Bari

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30. 9 23 11. 7.93 ~. 5. 24

30 9.23 4. 1.97 17.12 25

Mas8imiliano,

e. V e ntimigl ia 16.12.67 So.ntinl F tuùrico,

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Id. Udine

Torino

O b l a r a mon ti 30. 7.70 Ori xon! Giovanni , u @ •••·n-t,-u, +, @, @. f}l, <Sa.~sarl J ~. L. D. in Igiene uclla R. U. di Siena.

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o. Glrgcnti ...... 11. 6.119 Ferro· Luzzi

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DECORAZIONI E CAMPAGNE

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COLONNELLI MEDICI DIRETTORI Dl OSPEDàLE :MliLITARE PRL"ClPALE.

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Alo~sandrlu •..

18. 4.70 PavlaCalimnn, •· U •Jio, ~-CD.,,_.,_

Dir. osp. J,'lrcote.

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Luiyi, $, U ~- O. 0O. 4}, 9 ..,.......... ~- li.J. /9, ti'd'Isola 30. 5.71 Castoldl r.'ttore. il. U <i:'· O. ~ . ®. (B<lrga·

18. 6'25 l l. 6.00

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Id. Milo n o.

6.12.:!5 ll. 6.00

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17.12.25 l. 5 .97

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M1n. guerra. Dir. CllPO dh•lslone lncllrlcllto.

3. 2.26 .•• 5.!)8-

Ca~tro r e n l e 1Z. 8.69

Porngla, . . . ..

Fr~>.ncbl

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.dtpettntiva intermild 18. 6.1!5 :!5. !I.DT Dir. o~ p. Torino.

7.10.70

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16. 4.70 ò Cnccla FW!JI)(i, ifl.<§•.!!. l!). ~ '"·". •u-u-n-u . \\' . ,l j , ~.L. O. t n tra.urnatologlu n e lla n. u. di RotUa.

Dir. osp. BoltlKnn.

31. 3.\!fl 4. 7.!17

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Avolllno ...... 29. l.iO De Snrlo E11•1Uiio. a. ~- ~ .,......,, ~~::t), L. D. In c!tniJa chirurgica nella R. u. dl Pisa.

Coli. medico lc~enlc.

:n. 3.2•' 11. tUI:i

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Dir. osp. Polenno.

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D nt b. (Cùtau- 1!1. S.IJ!l Palrni~ri IlaDati~. Popoli (Aqwlo )

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Ponuttlorl (Co- 22. 7.72 sonza)

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Min. ftllCrro. Dir. cupo dh· tslooe tncnrlcnto.

5. u.z.; 18. 9.!l~

RìY.;o;utlGir18tppt.$, ,~. ~ . ~- ~ .. , ....

Dir. osp. Tr'OI!I e.

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~ Buccluntc Al/retùJ. • · C, <j>, O. 4},

Dir. ec. a 10. m · l.

16. 3.27 l. 9.06

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In ocull•tl<'u tll•lla R. U. di Roma.

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LUOGO

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DI NASOITA

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di

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DECOR AZIONI E CAKPAONlt

di

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dal n . 14 al n. 15.

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Dir. Osp. Rom a.

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6.11 .27 ' · 7.97

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TE::\ENTI OOLOJI.'Nli:LLI ME DICI

dal n . l a l n . 9. -.

LI vomo .. . . . . 23. 4.70 GWone Carlo, •• +•O.ltl, ~ ,,.., ,..,..,,

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.. ~. +. L . D. in cllnlea ohir. e m edicin a operat. nella R.

Dlr. osp. Anoona.

28.10.17 '- 7.97

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7.U .17 4. U1

Id.

Id. Chl otl.

16.11.17 18 9.99

u. di

Modena. 3. 7.72 Volpe Mauini, • · C+. lt), ~ ,., ...., ®. @. +, L. D. In ot.ortnolarln· golat rla nella R. U. d i Napoll.

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Ma881gna no CA· sooll Piceno)

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Siena .•...... 211. 6.70 Oorulll .Andrea, • • ~ OIO•JO•U•ll0 @, @

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C&KIIarl • . . . • . 21. 6.11 Cadcddu .4 lberw •• • <!f>, ® . C .., ......, 4>. ~. ~·u·u. ~ •n·••·u·u. @, @,

10 ll'&do),

R. tl'Ullp& oolon. (Cl·

2.12 17 ' · 7.97

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S. Martlno San· Dita ( Ben e·

(.10.70 C o r z a Fra nee•eo, ~ .,,.......... @. @.

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2.12 17 211. 7,98

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+. ~ . O. ~. O a p o UH . S&Dltà +· S ardegna.,

2.12 17 4. 7.9lS

••+• ® ,,...,......, @, Dir. Osp. OateJU&rO.

2.1ll.l 7 3. 1.~

Bemardl L td{li, • · ® ,.,., •..,..., ®. @.

AveiUno ...... 24. 9.7:! Teoce P(l$qU(Jle. ~tb. +-

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CASATO E NOME

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DECORAZI ONI E CAMPAGNE

Dir. osp. Gonov11.

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10. 1.18 3. 7.98

27. 3 73 Funaioli O a e t a 1t o, .,, <f) •u·..•, @ .,,.,..,.,,, @), (!J), L. O. lo antropolo;;. crimln. nella R. U. di Torino.

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10. 1.18

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a Sortino

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Osp. Roma (So. oeot. 24. 2 111 18. 0.9!1 mU• .,d. Ila.).

3. '-71 Columba Cesare, +.O.~ "''"• "''", Osp. Roma. ® .......... @, @.

+· (•)

(Pia· 28. 6.73 Cnsaplnta G-iovanni, • · +.O.*· 1!. (!), tj; •U·I&-a•·U, @- •u-a••t1·at,@,

a. 7.n8

3. 3.18 12. 8.99

Int. Gorizia,

13. 6.18 lll. 9.99

Dir. OIJ). Savigliono.

23. 6.18 13. 9.99

lnf. Livorno.

28. 7.18 18. 9.99

IXsp. Min. Finanze.

22. 9.18 18. 9.09

Osp. Udine.

22. 9.18 18. 9.99

o Pa.Jero1o .•.. , . Z\l, 4,73 VIole. Pietro, U ,<i', (bi," ''"'"·" ·"®"'· . ... @. @• • •• ffi.

Dir, osp. CagUarl,

(1.10.18 18. !1.119

a Volturara(Avel- 21. 6.73 Pennettl Cesare,+. ~ "'• ~ .,,.,...,... lino) @, ®

Id. Id. T1ento.

13.10.18 18. 9.9!1

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Ferriere oonza)

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Torino .•••.... 11.10.73 Tr1U17.I C'riacink>, cK,, (!;1, @ .............

@>, ® *· +· a CIUDpoeaoo( Ne.- 8. 1.74 Napolitanl !l!elc/>.iorre, poli) @ ........,. .., @. (!]).

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c Moncalvo (Ales- 2.10.73 Andlslo Pietro. 0 sandrla) @, ) v Tricesimo (Udl·

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1!],@ •••·". @,

5. 6.75 Zauuttini Primo, t}:,(!),~ .......... @>,

@,

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c Truoe.nl ... . .• 22 7.71 Lom bardo Leonida. • · ®. @.

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f . q, (ha r lonn?.iato oll·a,•nnzEuneo.to).

'*·@ ..,....... Osp. Palermo.

27.10.18 18. 9.99


(Segue) TENENTI COLONI'&l.Ll lt&DIOl

12

ANZTANlTÀ

DA'l'A

CASATO E NOME

LUOGO

POSIZIONE

d1 DECORAZIO~! E C.A.lllPAG~E

Dl NASCITA nascita

di

dJ

grado servizio

dal n . 23 al n. 35. a

Sassari. . . . . . .

1. 9. 74 Cssligliola Orlando. •· U.

+. ~ ....... Disp.

......, ~ ' "'"'", @. @, C + .

CokmiP 27.10.18 ~5. 7 .t\9

mi11. (Tripoli) ,

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Modena . . . ... . 16. 8.76 Cs.sarlnJ .tlrturo, •· Ud,!o, O. (f),~,... '". @, @ , +• •!•· (•)

1\!ln. guerra. Cspo stz. 27.10.18 8.1 0.01 inc.

a

Perugia, • . . . . 20. 5. 72 Dayon Etlmtmdo, $. oj!l, O. (f), 4), ~ "''"'"'", @, (\)), o§-.

Dir. osp. ~less' no (com. 27.10.18 ~5.S.!JOO Min. guerra).

a

Brescia.. .. .••

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7.11.18 l.tl,\100

Osp. Bologna .

7.11.18 29.7.900

Osp. Milano (!spett. ~an. mi!.).

7.U.I8 1.9.900

Dir. oev. Venezia .

7.11.18 U:l.SOO

9. 2.73 Cìaurl Rosolino.f;:,<fi'. (j.~. ~ . ~. ~. ® .,,.,._,_,, , (j}. @ ·~ . L. D . lo patologia specln.Je m cd le!~- nella R. U. di Napoli.

Osp. Roma.

7.11.18 1.9.900

l. 6.71 '!!ì>Consit:lio Placi<lo. l!!. u. ~. O. ITJ, ~. ® .......... @, @,

Id. Roma.

l 7.1 1. 18 1'!1.900

Id. Torino.

17.U .IS

Forc.~u .tllberto. • · <§•, flf·l:·Jt..

a

Reggio Emilia

o Torre Polli c e (Torino)

*·

D ir. osp. Dresclo.

17.11.7~

@. @, . , ~}- .

2. G.i-1 ll'errotti .tlrri(JO, c§!.

~. ~ ,,..

+ (') ..... ...

14.2.73 Armnnd -Ugon Giovamt;, $, ~ ....... @. (lj;, • •

+· (•)

+. ~.

c Co.taula. .. . . . . "1.7. 9.H Martoglio Ferdi nando, $. U 't'• ~ • .A , .a .., ... ''" ,,.., \!!SI

a

Oìbollìna. (Trn-

panll

a

Lentinl (Siracusn)

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o. Forli ......... 22. 3.75

w Dcdd Maur(zio, !!!. •J!o, (j, [TI, 4) , ~ u •·!t·n, @, (t ~, •}-.

*· 1!.

u u;oo

a

J'apol!.. . .... .

2.10. H SanLO.·J\ro.rio. Alberto $ , (; •Jt:, ~®"''", @). @, >{•, L. D. in ocu· Ustica. nello. R. U. di Napoli.

Dù;'fl, lllill , ticu.

Atr onau· 24.1 1.18 1.9.900

a

Lugo (navenua) 7. 7.75 Cnllllgro.ndi Glauco. !il, tll:.Q.Q. Q;i, ~. @ "', ~- (l~. • • L. D. in OCU· lis tico. oell u. R. U. di Padova. (•)

Osp. Roma.

21.11.18 1.9.900

a

AJ cssautlrln .... H.l0.7:l Mnrgnrn Cr&are. $. <f.,* · 9 "''"·",

Id.

21.11.18 1.9.901

+.

+.

&. •0. • . -~( • ) !. q. (ha rinunziato n !l' a vnm:amcnl o).

Alcssnodria.

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13

($t(]tl<: ) TI!SENTI COI.OlOIP:LI.l Ml':l) l l:l

l

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ANZIA~ITÀ

CASATO E N OME

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L U OGO

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POSIZIONE

di

o

DI NASCITA

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DE CO RAZtONl E CAM PAG NE nasolta

dJ

grado scr dzlo

l dal n. 36 al n . 49 1. 2.76 Mollsanl ..dl/redo, • · ci• , ~.@ .......

Osp. Roma.

31. 3.23 1.9.000

Dir. San. Palermo.

3 1. 3.23 1.0.UOO

et,

Òsp. Roma.

31. 3.23 8. 10.01

.a

Urbino (Posaro) 10.11.75 Frisonl Paolo, ft, U ~. ~. ~ " ''"'", (~

Id. Roma.

31. 3.23 8.10. 01

a

Spezia . . . . . . . . 17 11.H

Otr. Snn. Mila n o

31. 3.23 8.10.01

a Casalbor d l n o

(\', @, + . L. D In otorlnol~rlngoia·

{Chieti )

t rla nella R. U. di Roma.

o Termlnl (Paler · mo) .a

3 l. H Pla1.111 1/enfamiM. • · ·~· Q. lìJ, 4), ~ ' " · ..y , @ .

+·

S. Stofaoo Ca· 26.12.75 7.n.tflro ..!Jnlonino, • · U ci'. ~. maatra (Ml\8• (/) t U·U, ~ t U• U 8n·u, (.\?. Ut , slna)

+·

. .w. +·

Fooo l~rloardo, • · t!!•. O. [!! , <D ""'", ~-

a Caa teloe r lolo (Alessandria ) -c

*·•. ............. ~

@, q;). + ·

4. 8.75 ~l onlonarl ..diti/io, <§.. ~ .~.9 •»· 10 ·".

Id.

Id. Torino.

31. 3.2:1 8 .10.01

*·

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id. Mllnoo.

31.

Iii· IJ;. +·

N ulv1 (Sassari) 27. 7 75 Todd o

Giuseppe, •· e§>, (!),

~ u a.. u·n-u. ~ . :a}'. +.

.a T e rHz:r.l (Bar i)

14. 3.76 BMile Felice, • • ~- $ . • • ~ . ...... ($, (tj),

a

31. 3.23 8 10.01

+·

.a S anta N t n r a 16. 5.14 Aocardl 3Jario, (Trapani)

DMJI ..Min. Finanu.

s 23 8.10.01

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*·

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............,@), Osp. Palermo .

Triggiano <Bari l 20. 6. 77 Surdl Domenico, • · cl:. O. O. l!J.4), +

Td . Bari.

31. 3 23 8.10.01

31. 3.23 t:!. S.0 3

.a Rieti . . • • • • . . 2•. 8.76 BRlol8lra Duilio, • · U, 'i>· O. ftl, ~. ~. ,. ....... ~. ,t_:), +•

Min. guerra. Capo &ez· 31. 3.23 ~2. 8.03 l no.

00. ~ .

Di&p. Min. Aer onau· :Jl. 3.23 2~. 8.03

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Parigi

....... 21.12.76 Da lla ..d/berto, $ U rJ!•, I!!J, ~ tu•lt· H·U, ~.

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a Modena ..•• . • 19. 1.79 elnzza ..d/ts$llJulro, • · 9'"'"'"'", ~. \!), • •

+. *· ~-

.a Trecasali (Par· 28 3.75 Corradf Numo, • · rf•, O. I!J, ~ . maj ~ ., ..... @ , ©.

+·

*·

DII-. San. Vorooa.

So. appl. fant. tft. 1° gr, ),

31 3 23 ~2. 8.03

(lns. 31. 3.23 2 1 2.04


14

(8tQ1M!) T&N&NTI COLONN.ItL.Ll K Z DICI

ANZUNITÀ

DATA

CASATO E NOME

LUOGO di

3

~

DI NASCITA

00

nascita

POSIZIONE DECORAZIONI E CAMPAGNE

d1

di

grado ser\'iz!O

dal n. 50 al n. 63, (Go· 17.10.77 F~ll.DaFraltCeSOO, • · U e!o. O. 5. ~. ~. ®. :!b.

a

Levanto nova)

a

Napoli • • . . . . . 30.11.78 .Monaoo Arturo, ® ....,., @. @ ,

o. o. +'. +·

e'"'"'"'",

'*'· O, •· Cl:J, Q;, Osp. Napoli

+·

a Caa'llarl •..... 30.12.78 Pol'Ml Pi.etro, •· 1:>.

r.> •

W• \!:!/•

,-,

, \b'

+.

IU , U

30. 9.23 27. 6.0&

'i>• !P .......

!d. Milano,

30. 9.23 26. 7.04

Id. Bolopa.

so. 9.23 22. 8.04

,

,

·

9.11.79 Alfonso Luigi, •· <§>, O. IT]. !P"''", •11·1•1 ~ •w·lt·n. @,@, ~.

+. • .

Assisi (Perug1a) 27.10. 77 Modostlnl Paolo, •· cjl. IIJ, !P ..,. .,, ~.

Il

a

+. ® ....... @, ®

+ M.ln. guerra. Capo se· 30. 9.23 22. 8.Oj z!one ino.

Gottolengo 12. 9.77 Secchi Franceaco, 'io, !P, ® ,...,..,..., (Brescia) @). @. +· Amatrice q ulla)

CA-

Lercara Friddi 15.10.77 Glordnno GiuBq>fHJ1 ~, , O. IIJ, !P. (Palermo) ® .,, ......, @.), @. +,L. D. hl clini ca òcul~Htica nella R. U. di Palermo.

.. llarlll.\nlll. r lno) a

Osp. Broscia

30. 9.23 22. 8.o.

3. 4.79 De Borardlola Lttiui, •· U + ·O. O. Id. Roma (com. let. 30. 9,23 22. 8.0i II!.~- ~. ® ..........,., @), @, • • +- oontr. atntlstfoa).

a Torino. . . . . . • . U. S. 79 Grosso Vilklrio, <§>, O. crJ, !P "''", ~ ........... ... fS/). @. • • +a

31. 3.23 18. 7.Ol

Id. fo'lrell%6.

tU

+. +•

a

31. 3.23 26. 7.04

..,.,,....... +

~

tU , U

o Oblaramonto 18, 7.78 Iannlzzotto Carmelo, (Slrnousa) ~ "''", ®. @,

a Oe.stronovo (Palermo)

Dt.sp. Min. Finanu,

(T o- 2f. 6. 77 Oaiottlno Carlo, tj>, (lì " ' '"• ® ,.,.,._ e n·t•, • •

Nola (Naroll) 16. 5.78 Rioaldl

+

Onotrio, tj>,

~ u11-u~n-u, @. {(p,

o.

MlUtsimo (O e- 11. Il. 7G Scarzclla Michele, no va) €' .,_,., @), @ .

&

Soavo (Verona)

. 't +·

!P .......

+. O. (lì

9.10.76 P6rnln1 Guiilo, tj>, !P, IIJ, ® ..,.,.., ...,

®. ©. +-

Osp. Savigliano.

30. 9.23 22. 8.04

Id. Pa.lenno.

SO. 9.2S 22. S.Oi

Id.

Torino.

so. 11.23 22. 8.0!

lnf. Cava Tirreni.

30. 9.23 22. 8.0!

O sp. Cagllarl.

st. 3.24 26. t.r~

Id.

31. 3.1!4 2g. 4 .0~

Verona.

=


l b-

l

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ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOHJI:

LUOGO

POSIZIONE

dt

DI NASCITA

ID

dJ

DECORAZIONI B CAKPAGNE

di

nascita

da.l n . 64 al n. 76.. a

Ya&.I&DO (C&·

tonzàrol

,.11.77 Conc iatore DBmenico, cio. ~ ·u·u, ~ ,,.., .. ., ... , @,@, +-

e. Coaeetve {Pa· lll. 2.77 Dclocu Gino, •· dova)

'*'• +. O. ®. ~ ......, +. (•)

~ , ...,...,.,., @,@).

.. s-n........ . 6. 6.78 stmuJa V baldo, ciP. ~ •u·n, ~ .,..,.. ,.,.,. @, ® +, L . D. Ln modloina

ID!. Livorno .

31. s.u 27. 7.0(.

Osp• .Fireoae (coxn. Isp. 31. 3.24 19. 8.0!> san. mll.).

Interm. Snsaar·l .

31. 8.24 J9. 8.05-

O$p. Roma ,

31. 3.24 l. 9.1"5-

Id.

Oeoo.-a.

31. 3.U J. ll.f &

ld. N11.polf.

30. 6.24 15. 1.08

operatoria nella R. U. di Sassari.. a

Pollenza aerata)

(Ma· SI. 7.79 Lapponi Guido, • ·

@, @, +.

+·

'*'·

<!}, ®'"'"'",

a Maddalena (Sa.s · U . 8. 79 Basso E~ldo, • • ~ cD .., .... O. sor i) ~ "''"'"'", @, @,

+•

a Pu!Ja (SalE'rno) 27.11.79 Curalo So:vmo.. •· ® ............. @, ®

cfo, cD

o. +-

c capua.. . . . . . • 18.10. 77 Fierro MicMJ.e. .jio, ®.

+ . . . . . . . . . . Inferm. Bolr.ao<>.

30. 6.2, t. 9.C5-

Pc.lenno ...... '22.12.80 Fiorenza. I rmazio, <j!l, O. ITJ. cD ' "'",

Osp. Trieste,

30. 6.2.. 21. 3.f &

a. Routa .•...... 17. 5.79 Monguzzl Umberro, • · cfo, cD""·"·",

Id. Novam.

30. 6.24 6. 4.C6-

~.@ .......

Id. Catanzaro.

t. 7.24 1.9.900

+• ®. lt>,

I d. Milano.

31.12.24 6. 4.06

a

~ ......·11·1•, ®. @•••

+·

•• @ ................ @. ® .. ~.+.

a Catoni a.. . . . • 13.11.74 Stella. Pwenzo, • ·

®. @, +•.e.

'*'·®.

a Sale\ (BNlScla).

8.10.79 Landl'lanl Roberlc, ~ I U•li•U·U, @), @. +•

v N l z a a S l o ilio <Messina)

9.10.79 Brigugllo Santi,

a

+.o. cD.@"""·"·",

Parm& . · • .••.. 30. 6.79 Casella Dante, •lP. O. ®. ® .,,.,..,..,. <DIU•U•U• lf•U• . . . .

@.

di lfUerra.

~ N Jl•U•I1•1•to

®.

+. L . D. In patologia ohirur·

~ioa prCd$0

(* ) Invallt!o

I d.

Me~~siuli.

31.12.2'

5. 4.t6

@,@ +-

lo R. u. di Padova.

Id. Roma.

31.12.24 l. 9.~


(Sequ<:) TENRS1' 1 COI.ONNELLI MlmlC I

Ul

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LUOGO

s s 00

DI NASCITA

C)

>

A.NZIAXITÀ

DATA

CASATO E NO:\!E POSIZIONE

di

dJ

DECOrlA.ZlON! E CAMPAG=-<E

naso!ta

dl

grado IK!r ·n zlo

dal n. 77 a l n. 90. l T~il D

c

Mez zolUBo (Pa· 15. 6.70 C r lsclone Ooetnno, cf=, ~ "''"• !ermo)

Osp. Roma.

a

Pizzo (Ca tan· 25. 7.79 A<'COrlnti rim-~nzo. <i!'. O. [!]. (J), zaro)

.Disp.Min.Aerornndica 31.12.24 19. 7.06

a Catanln . . . . . . 25. 3.80 Olt1rrnsso 0 C.'fuald<l, ~'·~·4)'""", ~ "'· .,..,.,., .\W, • • L. D. In eli n. nou· rop~lclolutria

31.12.24 l. 9.06

~- 3.0

OR)). -Bologna.

31.12.24

Id.

1:\tipOil.

31. 3.25 29. 3.07

Dir. San. Verona.

31. 8.26 20. 8.07

*·

Id. Id .

Napoli.

30. 6. 25 \!0. 8.0

•· U, •!:· O. :!} "',

Jd. Id.

Roma.

30. 6.25 20. 8.0

111,

'lo<J ..

nella R. U . ili Do·

lo gua a

Campoh~WJO

.. 21. 2.80 CollttiSilt:io. ~.!V. ~ " ''"'""", ~ ••~+

a

Gnl.lrlllliiO ( Bro·

7. 1.81 Ut•rl(•IJI Enricn,

a

Xapoll........

8. 9.81 do

•.,•. ,~.u & . L~. +', +-

c CRpraroltL (Ro· 15.11.80 ~'abrlr.l Nicolll, ~ .......,.,._ @:.

ma)

*·

J>orccllini~ Carlo, ·~. V ,,..,., ~ ., ,

a

•!i,, O. O. <!> on-u, . C!).

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S. Culogoro (Ca· 10. 8.81 llo mi.Jolà .tf.ttltmlu, •!·. Q. 4), ® ....... ~. Q~.

taozaro)

+·

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[!l. 5 , ® "'· "•·n·••. @, ·\lt. +, <D . u .. u-u ~"'·

o Palermo ...•.. 16. 4.80 D'Anna Gi useppe.

Dup. M<n. Finanu.

30. 6 .25 20. 8.0

I d.

30. 6. '25 20. 8.07

Id

Id.

a

Susa (Torino).. 18. 3.8:1 On tu Dùmi(li. • · ~. 4), ~ .,, . .,.,... , (~. (\Ì . • • ~ -

Osp. Torino.

31.12.25 20. 8.07

a

Monteforte (A- 27.12.81 TeiJino>

Salcatore . ej:, O) ......

Id . Kapoll.

31.12.\?5 22.12.0i

o. o. Comando Corpo e. M .

31.3.26 7. 7.10

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lo~ o ri no

~ . ...... ~t:.a•, ~ .

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17.11.8 1 lng ravnllo Alfredo • •• Uri>. O.

1 h:,

~. O.; '"·"·"·", ~ " ''"'"'"· @. l!]).

• . +. -a Torino ........

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3.82 Mas•<'rAno Ciulin, •!:.O.®. D.® "'' t at·U·u.

a

Vorooa.... ...

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4. 4.83 Pcih•grlni Frtwcc8co, :t:. ID '· '": ~.,,. .... .,.,, • •• @. (t;). ~ . ~ -

Osp. Tori no.

6 5.26 :!0. 8.0

Id.

5. 6 26 10. !l.O

Vorona.

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(Seque) TP.NENTI CQJ,QNNELT.l & llAOO IO nJ MEDICI

11

Al'\ZIAN ITÀ

DATA L UOGO

CASATO E NOME di

DI NASCITA

na•cltn

POSI ZIONE

DECORAZIOKl E CAMPAG:\E

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dal n . !Il al n . fY1. a Tenda (Cuneo) 15.10.8-& Pcrrlt:r SU:Jono, e, <§:.~. O.~'"'", u t·u ~ • n·••·a:·u, (ij, ©. • .:.

Scuola di g n<ll'ra.

!i. G.26 16. 8.08

a llontftlto Mar· 19.12.81 Candi dori Ertrico. c!-.~.~ •u~~~-u-u. che (Ascoli P .) ~. (l~

O& p.. ltomn.

!i. 6.2G 28.1 1.07

Id.

Id.

21 G.26 :10.11.07

Dlr . San·. Bologna.

l . 1.27 10.1 Z.01

Osp. N11poli.

IG. 3.27 7 7 10

So. Aan. mll. (In,;. tlt. to grado).

l

a

Rieti •••... • . 11. 6.79 Turìlll dnl<mio. <!>. O. Q , CV '"·", ~ ....u.u-u. @, ut.

c Cort,ona (ArezU>l 16 3.81 Bruni Nicola.

t!=. Q.

~ •n·u-u-u:

+', ~ .,,.... .,...,&.. 11} L. D, In l·

gie no R, t:, dl Ocno,·a, c )lnlltorno (Po· tenza)

7.11.85

Germino Alfredo, ci:, O. !D.'"• "''"• ~ ' "'", 6!;. e, ~. L . D. 111 pat.ol. speo. m edica nella. R. U. dl N a·

poli. c Casrllarl •.....• Il. 6.82 Uomby Paolo, e!f:, <1::1 "''", ~ ,...,••.,..., @, (l)_ • • ctl. ctl. a Venc•><n(Poton7.al 14. 1.80 Lo"Vu~llo Rocco.<!:. CV ...............,

9.27 l G. 8.08

Oap. B>\rl.

~ U •·U · IT•U • @. ~l~

•

1

JliAGOlORI MEDICI.

dal n. l al n. 4. a So rra8trettn 16. 7.80 S lnglltlcoOiuuppe•• • ~.~ ....,. ....,., <catanzaro) @, +· <1::1. ~ ·

tt.

a

Pnlt>r mo ..•... 24.12.78 $alem Alesstzndro, <§•, ® ........., @.

Osp. Pado"V&.

7.10.17 16, 4.08

I d.

7.10.17 29. 7.08

l'alermo.

@. a Roma... .. .. . . 16. 1.82 B11t.tl~tlnl Cfmlillo. • · @. ,t'ta

Aveua no qulla)

+. ~. <J;;I, • · Dir. San. Roma.

7.10.17 16. 8.08

+. ~, ~. Oap. Romo.

7.10.17 8.16. 08

(A- 29. 3.1W Dc Bcrnardlnls Viruiltio, • · 1 ~ ~-

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18

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J. UOGO

CASATO E .:-<OM F. di

DI ~ASCITA

~

nascita

P OSIZIO:'\E di

DECOHAZI0:\1 E O,\ MP AGNE

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dal n. 5 al n . 18. a

Osp. Flr<>nze.

7.10.1 7 16. s.os

fd. Venezia .

7.10.17 16. s.os

*· ltl, :2 ...

I d. Roma .

7.10.17 l t;, S.IJS

*·

Dir. San. Dol nJint\.

7.10.17 16. S. t18

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7.10.17 tG. s.o~

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Cagllarl. ...... IG. 7.84 Cr('l<pellanl C:arlo, t!:-, O . ~. 4;> ~ .,.. . . . - 17·11'

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c Sambuca Zabnt ~3. 7.81 Clacrlo l'ilo,'*· ITJ, 4;> "'·"·" ''", (GIM•onti} ..~ " ''11 ' 17 ' 11 • ' V • 11"' •e 'cy ~· ::,;• • • a

l'ulombaro. Sa- 21. 5.81 Forti ! (lino, ~. O. bina (Roma} @, ti]), (•).

o Santacroco Cu· 13. 4.8:! ~1anganaro Carme/n , @. (l) "'·", morina (Si m· ® ·~~~••· 1 1.,., 00. ,1J, +". ..r.... c usa) c Berceto (Parma) 20, 7.81 VIscon ti O i 11 8 c p 1> c, (J} III•n•U.•II,

T • 5 . O. Inf. Pnrmn .

~ tU - IC•U•If, @, \I:Ì).

+•

O. +- Q).

O• p. l\ovara.

7.10.1 i 111. 8.08

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Id. Palermo.

28.10.1 i l H. ~.os

'""

Id. S e.,·igllnno.

ti .tO. l i lG. S.OS

• "•r

Id. Piacenza.

28.1 0.11 l ll. 1\.0S

I d. Trieste.

l

a

Vitto"ia (>;ira· 211. 4.83 Panagia Atlloni.w, ~. OCU$9)

1P1J. • 26. 7.81 D' A.ccardo ({) IU•U,

Sal~awre,

·~·

t:..:,

7.10.1i :n. r;,os

CarbonnTa Seri· ~L 2.83 Carbone J'it~et.'1u:o, G. ;§>. ~. ~. ~ "'' via (Ales~.) "'. @. @.

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Dir. San. Aio<~nudrin.

a

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a Savona . . . . . . 17.12.81 Ciarlo Silvio,~. @.Q),~ "''",~ - ~Ì)·

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., l:.-

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San R omo (I m- 10. 2.81 Rampi Pietro . .j., @, pl'rl:.} ~. ~ -

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~

10.11.84 Abate Alessandro. ~. 4), -9 .,, .....,..., (y;. (1).

*· 0. ......,

o. Cauuo.(Cosonzu) 8. 5.81 Pltrclli Nicola, L' . ~ . ... ... ~- :ij), ~'

~

a Andria (Bnri) .. 1. 1.81 Sinisi Oltido, $. ~. IIJ, ~. Q)

g ........,.... @. @.

a

Roma . • . . . . . . :10. 8.81 Lucci AmtJ·i(lo, • · :io. et>. 4;> .,,...,

t~

,.

~8.111.17 16. S.llS

'" Id. Chieti .

ZS.IO.li 16. s.os

ì\1ln. guct·ra Conslgl.

t .1 2.1i l O. S.09

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l

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l

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DATA

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LUOGO DI NA~CITA

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P OS IZIOXE

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di

dal n . 19 al n . 31. n VIzzini (Catanlu) 8. ~.8:t Co.tfnrclli tJened.eW>, t!P, .!), IQ. ® .,,. ,,.. .,.,., @. @. L. D . in patologia HPecialc m ;:dion u ella H. U . di Ptdermn

u ~ p.

Pnlermo.

2.1 2.17 l li. 8.06

c Spezia . .•.. ... 2!J. 11.81 <:amorinuo Pldro, <:t-, @, L . D . In pa.tololda ch irurgicn n ella R. U. d l

Id.

Milano

212.17 l G. 8.08

Id.

Messina.

2. 1Z.l i I li. 8 .08

Id.

T rent o.

G CDOYil.

a ) f08lltna . . ... .

a

H.omo....... . .

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5.80 Dc Domenico Fra11cuco. :b. ~. O. ~ 1 &~ ·14•H•U. @, (!/,1

5. 11 .8~

~.• ~,

a

•..

i\laill (;iw<eype, ~. <!), ® "'·". ~.

Lugooegro <Po· 25. 7.83 Gal l o t t i Gi.m:artni, $ . :§>, ttl. ~.

DJr. So n . Napoli.

2.12.11 10. 8.00

Os p, Genova.

2.12.1i IO. 8.09

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Pout. romoli

t . 6.84 ~a,· ini Gualtiero, • · :iò. •• (!,1~. <jj.:,

()[ a!!.•n C&rro.ra)

a Saa•11ri . . . . . . .

2 1.10.8~

o. ;!]. Q) +·

Cos ta /(nu-~1>0, •• T • ~.J:], @, ID 111 ' " ,

+. ~ ..,.... t..'ll· ,Q;: • ·

.llio. guerra

(con.~l gl .

2.12.1 i IO. 8.09

tue.).

® ,.,.

Osp. F'h-eru:e.

2.12.17 10. 8.09

'-*'· O, fil, 0), \9 '"·

Jd. Tortuo.

2.1'2.17 10, 8.09

m. M llauo.

10. 1.18 10. 8.09

*·*·O. @,11. fil ,

Id.

B ologoa.

10. 1.18 \0 . 8.09

c Oo.taoia. . ... .. 25. 3.86 .Ma.up;cr i Nicolò. U ~·. O. @. ~. €!!"''

Id.

Firenze.

10. 1.18 7. 7.10

Id. Cblcll.

10. 1.18 JO. 8.00

,. Pino Ga~togoai •>

7. 5.82

n,,_~sl

O i us~ppe. ~. O. O. IT},

.... .,, &;. t0. ID "'·

(Stona)

,. Villo.tranoo (A- 26. 8.8:! Oggero Cesare, lc~sandrla l c

Orso~ena (CWt>ti )

4. 2.83 'l'oouglla Oiu~>e?me, tb, O. ffi, ID. ~ "''", @, li]). + · L. D. in owri· nliiA ri nglliM.l'io. n ello. R. IJnh·ersità •li ~Jilan o .

a

)ioote s archi o (Beoo vonto)

9 . 5 .8:! lapoce Anlmtio,

.

t~ • - n·u, @)

@.

a Celltuo A ttaun- 17. 2.82 d e Alhcntlis Guido, •li>. !!J, et; . ... ... sto (Toro.mo}


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dal n. 32 al n . 46. ('rro- ~J. 6.81 ,.:Ignorino Jl oeori o. U =3:. @, ~~ .,..,..... ,•• ~. < •D.

a

Mnr!Win pnni)

a

Aquila...... . . 17. :;.85 Pi<'C!nlnl t;oo. '~'· 11), ~ "''"'", • ~L D . In l'a l ni. <"h.lrnr. nella R. U.

+. +·

Osp. Palerwo.

IO. 1.18 10. 8.09

A. stJdl. infffm(tà.

10. 1.18 7. i.IO

di Romu .

+. 11).......... Disp. Min. ..4eromwt. 10. 1.18 7. 7.10

a

:\a poli. . . . . ... 21. 6.86 .\fumlll A/berlo, • •

11

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1>. ~ t U•It •U·U,

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Bnasanodl Sutri (Romtl)

Osp.

M~luu.

10. 1.18 7. 7.10

Id .

Napoli

20. 1. 18 7. T.I O

Co ntro cblm. mll .

2(1. 1.18 7. T.I O

Onp. &noona.

20. 1. 18 1. 7.1U

Id . Catanzaro.

23. 6•18 7. 7.10

lj .

7. 2.82 P ellegrini 0r(31'·• U T · ..f;"', 9"'"", ®· @. • ·

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Recanati (.lfacc· 16. 7.85 Fcllclnngéll Ouioo, cj.>, ~ .,, ... ~ ' "'", rata) &. <0.

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Catanznro..... 12. 4.8:1 ~orhnra Emilio. cio. :{~.

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Cngliorl

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Regalbuto (Ct~- '.!7. 8.8:1 Flumofr o ddo l "itacen.zo.~-. Q.Q,.

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17. 3.85 fuddo Siro. o!'. O. ··~ · ~ "'·", ® .......... @;. (.0. • • ~-

.... Ace. mll. ra.nt. o O~p.

1'rtoste.

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n. 6.1s 7.. 1.1 0 28. 1.18 1. 7.tn

"1.lf•• ~o~

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tanla)

FrancUCtJ, e,+. O.. Q, O • Il.uço di Puglia ~2. 5.84 Ca.Jdarola ~ : ~ ........,.... ~. {0. • ·

1•1. Dari •

22. 9.18 i. 7.10

( B&~I)

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1<1. l'apoti (stabillm. 22. 9.18 7. 7.10 I scbla).

0

'l"ropea (Cntn n· 17. 6.85 Loiacono A n ton io, ~. il) .. .. ..... .

Id. MllSI'ina.

22. 9.18 1- 7.10

Id . Gcno.-a.

22. 9.18 7. i.lU

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a

\~arallo (Xo,·ara . ~1. 1 1!.84

nacch!olonl Adnl/o. t ii· U ,

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Q , ~ , ,..,.. @. ~

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3. 2.83

Fu~l

/1clro. ~. (!}. 4), ® .............®.

@. • •.

In. Verona.

22 . 9.18 8. f .f9


21

(St.que) M40f110RI MEDICI

ANZIANITÀ

DATA

CASATO E NOME

LUOGO di

S ~

DI NASCITA

POSIZIONE dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE DBI!Cita

m

d.l

grado servlzto

dal n. 47 a l n. 61. c

Aot>reoza <Pn· 22. 6.84 Polosa Vincenzo ~. O. O. il), ~ ..... teoza l ,.,.,. .,. @;, @. +.

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a Sommatino (Ca.l· 1.11.8:; Cammarata Giovanni. ~. 4) ...•.. tan.IB8etta) a Sestu (Cagliari) 16. 2.83 Mcrcu Rosolitt.o, tft', O. ?),

Osp. Nawli.

13.10.18 7. 7.10

~fJn,

13.10.18 7. 7.10

Gu eiTI\

eou. Med. leg.

+ ...... . Osp . Bologna. Di<·. San. Burl.

e B ru (Cuneo) •.. 27. 2.82 Peti ti Pasqu~ù. U <to. O. 4) '"

a S. A p o 111 uare 17. 3.82 Mazz9econe CamUio, Ch let lno ~ ,.,..,. ...... , ® (Q).

13.10.18 8. 7.09 13.10.18 21, 6.0s

Disp. Min. Colon. (So· 27.10.18 !7. 6.09 ma lia.)

+. *• fil, il), Osp. Ch ieti.

27.10.18

s. 7.09

~7.10.18

s. 7.09

(Chieti)

a

Pu1ormo •••... 30.11.82 Riccò F.llore, '*'·Q, :TI. <V' " ·", ~· u· .......... @. @. • ·

c V...,to (Chieti) .

6. t.84 Rltucci·Chinnl Aoostino. 4; ' 1l ·at. t uwu.

c

Felitto (Salt'mo ) 5. 6.83 Migliaccio Romano.

c B ernalda (Po- 16. 2.84 Rlnoldl Giuseppe,

+· *· ®.

Id. Bologna.

Disl>· JJiin. Colon. (Eri· 27.10.18 7. 7.10 trea).

*· Q), }j, +· .. Osp. F h·cnze .

'*'· (!), Q)'".

~

..,.

27. 10.18

s. 7.09

Id. B olog ou.

27.10.18 8. 7.09

Dir. San. To•·lno.

27.10.18 8. 7.09

c Jakllonvlllo·Fio· 1. 2.S6 Rizzo Cornelio, O. O. O. O. O. rida (America <V'""", ~,., ..,, ~. ,1p,

lnf. Li ,·orno.

~7.10.18 ~~-

c C o l l e l o n g o '!5. 6.83 De Carl s .4tJOstinc, ~- fil, 4:). ~"'·", (AqnHal @, @,

Dir. Snu. l:'lronze,

27.10.18 7. 7.10

.... ", @), !U).

tenza)

c

Pomaro (A.l<'S·

7. 9.82 Vildiuni Federico. ~··

N"t.ndrla)

O. <t} "'·",

• tt·u •n. u

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+. +·

a :>. Angelo lllmw- 7. 5.81 Circo Gir~•ep]>e, ro (Glrgentl) ,,. ....... ~ · ,y). a Gabbloneta(Cro- 28. 1.84 mona)

~'lorinJ

cf:, il)"'·". ~ .,,. Osp. P ..lcrmo.

Mutit> ·Ferruccio,

+. O. O.

iJ) .., •., ~ ............. @. (iD.

+·

I ci.

Verona.

7.11

27.10.18 27. 7.10

27 .10.18 7. 7.10


( St{/11<:) MAOOHll<l" MI'.DIC"l

..~ l

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CASATO E NOME

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DAT .\ di

DI :-;.-\SC" IT A

m

POSIZION E di

DECORAZIOKI E CAMP AG NE nascit-a

' di

grado ser~lzio

dat n. 62 a l n. 76. a

~hlrt.lm.t FrnnC'O 27.12.82 Uuxilc Anlo11io. ~- 0. O.~. @, ~- .

(Tar-anto) c

.\k>lln (Potenza) 2. 8.82 Grazioh• Gerardo. ~. O. O. [!], ~. @ ............. ~-a ». ~-

c

)(nn t cs arc hlo (Bcne,·cnt.o)

3. !J.S;! Parente F erdimm<IQ, <#>. *· '~. 4;'·"·"

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a "Arno (Sa lerno) :?l. 2.81 Otcri f'in cenzo, ~. Q9 , ~ -.........

a

!,~<·cc .. ·.. .. . .

12. 1.82 Greco Domellico, <#>. O. @ , ~ ..,.,.,

;'.!in. !tll•·r ra i ne. ).

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Osp. Rom,l .

27.10.18 8. i,O,

Dù;p. Mi11. F·inan::e.

i .11.18 8. 7.09

Osp. Bol ogn;l.

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Id. \ 'eroun .

7.11.18 21. 6.08

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'f• •rlno.

27.11.18 ;, 7.10

Iii . Palc·rmo.

7.11.18 7. 7.10

.d ~pctt. i11{trm.

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7. 2.81 ~luratori Carlo· Felice. + · @. 4ì ......, ~ t U ·I••I'f•1 t,

a

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Sanlriuo.Soverio, ~. ~.., . .,_ &. @ .

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Cct!'li ll )f(>Ssopico 18. 1.8 1 s uma ('olli11w,

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)Icssi nn ... .• .. 21. 2.8 1 Ruggerl .4ntonino, ~. O. ~.* ·...

a. :-:nluzz.o .. ... .

4. 7.8-! Bocca T iUJ. t!'. ® •n-u-u-u·n. <D •u-n, &; ....... @. @. • ·

a :\Ioutèocatlnl Vnl 6. 2.8:1 Van noce i QuinliNo, +-O·(f), 4;''"''", tJ l

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7.11.18 27. ti.07

Id. To rino.

7.1 1.18 7. 7.10

J)isp. Mi11. 1''inan=e.

7.11.18 8. i ,09

i'Cl'ciua (~qulln)

l. 2.82 Cn mbisc El/ere. ~- IJ.j. @ " ' ·". . ....., ~

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!n f. Rc:>d'.

7.11.18 8. 7.09

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7.11.18 S. i.O~

ld. Cngll t, rl.

7.11.18 7. 7.10

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c T<u·riglin nn v o)

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('rosi~tlia

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F.roristo .

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A~ZIA:\lTÀ

DATA

LUOGO

C~8ATO

E NOME POS!ZfONE

di l ll NASCI TA

di

.I.JECORAZIO Nl F. CAMP6 GNE nasc itA

di

grado servizio

dal n. 77 al n. 91. ,.

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!Jc Angeli.; .4.rduino, <§>,O. Q;•. tf', ~ tl .1 d•·n - '~. @, (ij;. ~·; nceuzo, :b .~. ~. ~ .,

21. :?.8>1. :<iuapi

0KJl. NapoU .

.....,.,._ Id. Perugia.

7.11.18 8. 7.09 li.U. i8 7. 7.111

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a :'. Ben~•lctto del 1~. :!.8~ Cumcrnucsi Dino, *· O . (!;\

Id. t;dln c.

17.11. 18 7. 7.10

J d. Bolo ogn11.

17.11.18 7. 7. 111

f:'o. appl. cavali.

17.11.18 7. 7.1 0

O•p . Padoça.

17.i1.18 8. 7.09

'Pronto

c

H•-n <•,tare ( ncg· ~t'i o Calabria l

l. ~ . 8:~ l'urctlru Isitloro, =~. <tJ•n. ~ tu·t• - •'~· 1•,

~- fu). • ·

.- To tiu<J ........ ·!:?.11.84 Valc:nt!l OinaecMno, !if, <f., O. 4;1 .. . a

('<tst~llncolo

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w. 2.81 Gclormi n l L1<itli. ~- O. O. ~ "'·"· ". [!J, S

:';auri (Foggia)

c fO ildone

,.,.....,..., @, @. +·

(C'n m- H. 2.8~ Del Vasto Giuseppe, • · <b. O. O. O.

o. ~P"'· ", &i .......,.,. S/J. \!t·

poba"8n)

Dù•p. Min. A ermUJ<Uo 17. 11.18 7. 7.10 tica •

7. 1.84 •>\r-a A ciiiIle, + . O. O. ® "''"·"·", @,

Osp. :Brc~ola.

2. 10.8 1 VIggiano Al/mio, <!>- IIJ, (!) ........

Id. Venezia.

17.l l. l 8

a (' h lt\\'IL r l (Ge- !S. :l.85 Noue Giovanni,'*· O.(!).~ ........,...,

ra. Verona.

17.11 .18 7. 7 .J(I

Disp. Mill. Finanu.

17.11.18 7. 7.10

n

C'n sale

)(onfer··

c T or ra ca (Sa·

17.11.18 7. 7.1 0

!,ft, tOtll-1':.

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s. 7.ll9

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16. 8.8! Ferrari Giova11ni Aw·clio, + .O. ®. (p. g ........, ..., @ . (1]), • .•

a

.\ ~iago (VIoenza )

c

Ra,,ahnuto (CJir- 16. 11.8~ Grillo Clirolamo, genti) ~. t!J.·

~

Hn um ...•.•.. 18. 9.8~ C'ogliati ·Dczza Oimeppe, Ctf>.O, (!],

+.

17.11.18 7. 7.10

Id. Roma.

17.ll.t8 15. 4.09

® ....,•..,.,..

ld. Caserta .

17.11.18 :n. 6.07

Peri Ili G1(Jt:omli, ~- 0. 0 . !IJ, (p. ® .... @ . Ili).

Id . Roma.

17.11.18 8. 7.09

({),

u. C'us<•rta(~apoll)

*· (!;\, € ....,•..,.,., Osp . l'..lenuo.

~· fi ~ •IC•U•U•

6/J, ®•

9. 2.82 Pi<:Azio A11l<mio. ~·. ~.

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" Pietro Or.-e l1aua !Campoba~sn)

i . lt.8:l


24

( .Sff/1.«! ) )J ,\OUIC)RI liEOICI

LUOGO

A~ZIA:\ITÀ

D ATA

CASATO E NO.liE

di

DI NASCITA.

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POSIZIONE dJ

DECORAZIO NI E O.UlPA.ONJil

eli

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dal n. 92 al n. 105. & Pescln&(Aqu!la) 14. 8.83 Ippoliti .dm.a/do, • · +.O. O. ll'.J, 4\), il),

a

~ .............

MiD. guerra

17.11.18 8. 7.09

f>t•p. M in. Fift~.

17.11.18 8. 7.09

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S. Olorglodl Ca· 26. 2.83 Mlgneml Fran.cuco, ~. (!). ID...... t.anla

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Oal1arat6

(i\U· 14.11.85 Dlnaghl .dlberlo, ~.O. O. ID ..... .

Id.

Id.

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17.11.18 7. 7.1U

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:\ladd&loul (Na- 28. 7.85 Corelon! Corradino, •!:. ®. ~,.,., •.,, poli)

a

Roma.........

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c )larelanlse (Na. poli )

a

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Fc]tro (Belluno)

1.7.11.18 7. 7.10

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Osp. Milano 81<8. mll.

31. 3.23 S. 7.W 1 fl::

~ • n·n·a:-ll, ;t). Il~

6. 6.83 Gaggia En•ili.o, <!•,0, @"''", @, tQ).

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DU.V. A!in.. .4eronau- 16.12.18 S. 4.;0

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S. 2.83 Adlnolfl SalMI4~. ~. O. cl) ' "'"·

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S.l1.8fl Hlnaldl Pietro, • · •lì>. O. ID. ®"•·••·

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O.p. Caserta.

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Noooraln1crloro Il. 1.8~ Vltolo Emmtwucl~. ·§o, J'l, ID.~.,,.,..

Di3p. M in. Atrorwu- !Il. 3. 23 8. 7.1ì9 liw.

o,p, Bologna.

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l. 3.23 8. 7.00

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a Sirue>wta... . . • . 13. 1.84 Bordone Canne/o, ·~. O. O), 9 .,,_,._

....... ~ - lclJ, • •

Se. sottuiT. oo.

RH. 81. 3.23 1. 1.111

Fironu.

a

Montolcouc , di :?t.ll.85 Per rei U Orittlfl/r>ro. •!!:. O. O. O)' "'", Calabrht ~ ,,. . .,... , ~.,L~.

Lcg. alt. carab. Roma. Sl . 3.23 15. 7.11

a

Carnnndona (:-:o· :!9. 1.8:! Sogno Armando, <!'. :t).... . . . . . . . .

Oep. Torino.

SI . S.2S l. ~.1.9

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Serra S. Oruuo :!6. 6.82 Tedeschi Giacomo, '~'• O. O. O. 11. (Cnt.anuro) I!J, ~t~ ~ ............. &. ,i;).

*·

llarl. ......... t3. 7.8,1 Do

1.1"<~ C(lr/o,

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• ~ . 4)

Id. Catanzaro

31. 3.23

l. 3.•9 l

Id.

Harl.

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!1. 3.2:1 16. 7.11

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c

Torìuo...... . .

S. 4.84 Hottazy,J T•tllio. •li•, ti. @ .,..,......,,

·~· li]).

UÌ$JI. 3Jin. .Firl(lll~.

Sl :1.23 IO. 8.10

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LUOGO

ANZI A :-<ITÀ

DATA

CASATO E :-;oME

dJ DI NASCITA

nasclt n

POSIZIO:\.f: DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

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grRdo

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dal n . 106 al n . 119. a

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3. 4.84 l'cllegrino IAre~uo, :!,, O. ~ "'"", . Osp. Trlc,tc. ••a-u tu.u , •u.u, •u-u, ~ •••·n·n.

31. S.23 IO. 8.10

~.(!t.

c

C~t.rllarl • • . • . .

7. 1.84 Zuddas !>iloW>. • · ~. O. Q:) . ......

Coli. mcd. legale.

31. 3.2S 10. 3.12

Dir. San. Trie•t.e.

31 3.23 1.10..10

Osp. S .t\' l~tlia no.

31. 3.23 l. 2.10

t11-u, ~ tu·u-n-u, ~. ~~ ~-

a

~apoll.. . . . . . .

5. 9.85 )[ancinJ Lulgt, ~. O. 4)•"·", ~ ....,.. ....... ®. @. • ·

a Arreolfos (Uuo· 12.12.83 Oattl Glu.eppe, ~. il), ~ . ......, ..., noe Ayrcs)

~- @ .

c Ale83&ndrla •.. 13. 1 86 Talenti CeAGre, ~.O. ~. ~ .,,.... .,,

&. @. 11

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tica.

Palmi (Regltlo 20. 3.83 Loprestl 4nlmtin.o, * , ~. ~ ............. Calabria) @, @.

c Santhlll. ( :-;()- 24. 2.86 C'hlabrcra Oiflr(lio, c-~. \ 'l\M\) @. :Q!. 4ì. ~·

Di.sp.

o. ~ .,. ....

Coli. mcd. Jpgale. (So· 30. 6.24 15. 3.11 grotarlo). Osp . Alc•sandrla.

30. 6.24 15. 7.11

Coll. mcd. legale.

30. 6.24 15. 7.11

o VoroeJIJ •••• •• •• 27. 4.8.> Uertlncttl .llarcel/itw, • · <~.o. 4ì.

Osp. No,·ara .

30. 6.2 4 15. i.ll

Fano (Pesaro). 19. 7.8~ Piccoli Giovanni. ~. «:', ~ ••a·n

td. Bologua.

30. 8.24 15. 7.ll

Id. <:asert~.

30. 6 2 1 IS. 7.11

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MIU'08 (Sas:•arll 12. 3.86 ~lauconi JJfchtU, ~' ~. ® •u··••·•'·". ~. @.~. L . D. In otorlnolaringola· trla nella R . U. <li Roma.

~. @.

a

Lenolà (NAJIOII) 30. 8 81 Tutarelll L tt i !1 i. .;.,, 1) ..........,.. ~ • n·n. ~· <?

a Torrlgllo (Oon ... 21. 8.86 ]IJiperlolc <:rsare, ~. <f). ~ .,,....,.,., \"'8) ,~. \· ~· c

.\londovl . . . . . .

s. 1.85 BllSlòo Gio. J:Jaltista, <fl, ~. ® ..,.,..,...

l d. O cliO\'& a..~s. m ti . 30. 6.24 15. 7.11

Id. T orino.

30. 6.~. 15. 7.11

Id. Fircn.w.

30. 6.24 15. 7.11

®-t0· a Capannoll(Pisn ) 30.12.84 Clonini Giulio, ~. O. O.~.,,., •., ..,_ ~.@. ~-


r.uooo

D.\ TA

C~ SATO

E :-\OME

S

di

Dt:CO IL\ZIONT E CA MPAG~ E

DI NASCITA.

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di

00

dal 11. 120 al n. 134. a

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l.SG Honuu\0 Gçn11oro. '~ . O. ';S' • .t>. T.

O>p. Pi8CI'IlZI\.

:so. 6.24 ,15. 7.11

llC\'(llltO)

a Giove (P.crugiu · J . t>.S.~ )lurinueci c

~ftl~zn..a

OOp.lJJ in ..4crommt ica :SO. G.~4 15. i.ll

J f <,r;no,

...~ . ,tJ;. • . (Tro · ·.W. 6.SG Ca>tclli Epi/ollio.

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*·:t.. . ........

Os p. )lilnno .

:so. 6.:!·1 15. 7.11 l

rr .

)fotfco Lttit!i, ~'·C."< .,, ..,..., 0- •0), <P"'·"·"·". L, D. lu in otorinn·IO· r·iogointria nella H. u. <Il Napoll .

Id. No·polt .

30. 6.:!·1 15. 7.ll

•L

c >' flt'ZÌO. ...... . . :SU· :S.S.; >'zlha t ini Arl[l(/0, ~. Q; , :g "''", @•.

Id. Torino.

30. 6.:?4 15. i.ll

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30. 6.24 15. 7.11

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Castel S. Lorcn · zo (Sal<'rn<>l

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~- !l.S:S :llnctri Sr&a.•liono. ~. O. @, ~"''"'"· @ , ,t.;) . 4).

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Procida( :-\apoli ) ~!). 1.83

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30. G.'U 15. 7.1 1 30. 6.24 15. 7.11

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Id. Bari.

'· 3.8~ Pnlull\IJo Oiu.~epp~,

t!-, ù, 0 ,g.,,.

I d . Brt>C'In 1181'. mil• 30. 6.24 :!5.11.10

<S:,·. ,w, ~-

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n C' r c m n (C r e· tuunu)

Tnt. na,·enna.

Cost:~gll ol a .tl?tl.ouio.

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Vl'nez ia.

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5. 1.80 \ "uldarucri (lr'usepJJC. ;.-!-:, O. ~ " ''

.....,...

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ld. Milano.

Id.

id.

30. 6.2<1 15. 7.11

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30. (\,24 11'~ :U2

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C'it1unia • ... ... ~l. i.S5 l'i.-etti 1-'ranrt.~('(). O. @ . ® .,,. u : •n:·lt, ~-, @. -:Jj tu-u, f9, . ,

Dir. Sa n. Val ermo.

30. 6.21 15. 7.1

a

>'dtio (Viccnzn) :1 1. i.S~ llal Collo A11{lllslo. '!·, ~ " """, @.,

O~p.

\'er·onn.

30. 9.2~ 16. 7.11

Id .

Napoli (J.pct t . 30. 9.24

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a

~- S:h'ru.no ('unul · :!l,ll.SG Ce-rnitrliH Uonumirl), !w. ~ · ~~-n,~. '-'D · Q-: t ll - tt" 1 • n -u \ stra () les~urn'

bllu. m il. ) .

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P O:,>lZIO:\E di

.t.H::CORAZL0:"\1 E C.\M PAO:\E nasoltu

lll

groUo SPJ\' (?.ÌO

dal n. 135 al n. 147. a

.\ndl·ìn

(Bari). 15. 1.8 1 (;h · itu liu(Jfltle, ~-. O. ~ .,, ..,.,,, 6-9.

Osp.

Ut•rì.

30. 11.24 15. 7.11

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Fra n ca ,-lllu t3. t.SG Al"lt• ·lltina Oio. l111lluto, ~. ®. l'i'J. ~ •n·u·u,

(L·CCC<•)

~.

R. Truppe Col. (Et•!- 30. !I.:N 15. 1 ll t rea). O~p.

Venezia.

31. 3.~(; 15 7.1

<P •u~u ... . .

ld.

Xapoll.

31. :l.~fi IJ 7.11

O. O, O.

Id.

Pioccnzn.

31. 3.~5 :5. 7.11

Di,m. M in. FitlClnze.

:J I. 3.~5 r•. ll. OS

Collegio m.il. Rotl\11.

31. !l.~5 15. G.l

Osp Dari.

fal. 3.:!5 15. 7.1

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U t-1:),

*· a ("a o; n auo rcinno 10.10.85 Gru1inuo t,;armine, ~.

(:>ìa polll

a l'almo. :Uont,e. 18.11.8.; \"ul<>lo. rhiaro (Oirgf'nt l)

"

.\"t.,:areHQ.

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Catanlu ...... . 11.10.81 DI :-:tefùuo Oiuuppe.<fp. ~ .,, .....,.,, , ~- ~- • •

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i . t•. D

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:-.iocl (UI\ri).. .. 5. 8.8~ Gallo .J rluro. <!>. O. ~ .,..,,.,... .... \" • J.. _, f1') t ii · I:•IJ•U, •

a

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Uarl. · • · · · · · · · 25. 6.81 Donlloh:o l 'il/orio, ~. ~ .....,.,,, .SÌ· ~tj;, ~ti1 •U, •

a

•

·

)[cz~""' Bigli 27.10.8:1 Cd Jsidoro, <!".O. ~ " '"", (P.'lvie.)

~ l.

+'. Il;. ~. (!;.

:l.26 15.12.1(1

a. !'3 . Gluscppe(Pl\- 28. 8.85 ,.;1101wl'i Oiu8em>e, <i:, ~ ,,..,...., -YJ. lermo ) i". ~-

Id. l'ulcriUO,

:a. 3.25 15. 0.1

c <:':tllcc Llguru 1:?. 2.82 S,·a ntwlno /.r(firino, ·~. [!J. !P. ....

Id. )liluno.

!IO. 0.~6 :10. l.l

Id. Trieste.

:10. 11.25 31.12.i0

DiArJ. J/ln. Finan:<'.

:Jl . 8.~5 l . 8 12.

W t'nova) (P n- 12. fl,8 J CliaUomharllo Ortsl<'. '~· 19"'""'"'"

"

Partinico lPrmo)

1

C.Uabrltto (A. 10.1 1 .8~ <.nrlurci R atJ<,It. •·cf11no)

~. ltl. +' ~ "'·". '" ~· @. ~ ..........

*· o. ({) ,......,..


(Segue) li.\ OO JORI MEUI>CI

ANZIAN ...TÀ

DATA LUOGO

..... 3

CAS.\ T O E NOM E d!

DI NA-QCITA

u.

nnsclta

POS IZIONE DECORAZIONI E CA.., IPAGNE

di

dl

qrado

..ern~lo

bi

dal n. 148 al n. 161 . a

C&no.le (Cuneo) H.12.8:1 Ca.sctt.'\ C~are, 4), ® ....... 1$?. (!Ì).

a

Regalbuto (Ca· 15. 8.81

Monto.lcino{Sie· n a).

c

a

Al/io, tf:, O,

Ace. mll. art. e gcnJo.

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O s p. Roma (Com. 31.12.2515. 6.11

~ ,,.,.., .,

@, ©· 4}.

tanta)

c

Tcrranon~

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Stlnole cent. mrut.).

+. O. O. (), ~- Dir. San. Firenze.

8, 1.87 A.ngellnl .&11Umw, ~ .,,.,. ......, @, @,

+• 4).

Roseto Vo.lfortc (Foggia)

u. 2.85 De ~re Vinunw, O. ®, 4). ... . .

Osp Vorona.

Sa&~ad ..... ...

13. 5.84 Aro mando Atl(Jelo, 4) ' " ·" . ....... .

Id. Cagliari .

,. Termini !more· so (Palermo)

9. 8.88 Folena Umbcrlc, @ , ID .,. ..,........... .

o S.Elin n Planlsl 25.10.85 DI Palma Vincenzo, 4ì ' "·", ~·"·", &, (Ct\mpoiJassol @. +. -§-, [], +• o

Sh·acusa. . • • . .

8.11.86 Co&~lnla Upo.

+. <D ' " ·", .............,

~ ....... ~. @, • ·

c Sissa (Parma). .

..

30. 9.25 1. 6.11

7. 9.80 Pcdrìn l A.nlonio, *·O.®,~. ~ .,,.,..

31.1:!.25 10. 3.12

3 1.12.25 16. 6.ll

l

\' 1

l

71>

31.12.25 l(!. 3.12

Id. lllllano IUIS. mll. 31.12.25 10. 3.12

Id. Chieti.

:?9. 3.26 15. 7.11 l ~

Id. R oma (So. ccutr. 29. 3. 26 JO. 3.121

Osp. Genova.

29. 3.'l'' 25.12.10

.'

I d. Trento.

29. 3.26 15. G.ll

(1

mll. cd. ns.).

@),@. • · a

Lonigo (Viconza. l 4 . 8.85 !-iearpi('ri Cesare. O. 4ì .... .,. ", 9 .,.. t lt•ll•lf,

9. 1~.85

t2:, {1», • .

l

BinllJomenico, !l>. ®'"'"'", @,@. + ·

a

Tra ni ( Bari) ..

a

Trapani . . . . . . 2::>. 5.S5 Glctlio llllc<.:o,

Il>.

*·

Id . Bari.

29. 3.26 (0. 3.121

+. ® .,..,...,..., @-, @ . J)i;;1;.. Min. .d.ffonatt- 29. 3.26 15. G,ll

a Coluso ('l'orino) Il. 3.85 PIU!Scra 7'a!lcrc<li.

tka.

® ,,......., @, ,IJ;,

Osp. Perugia.

29. 3.26 15. 6.11

Id. R oma.

29. 3. 26 10. 3.1 2

(lì fU ·U , tU·! 1

a. A s•ls i ( l'crus:ìn l 21 .1 :!.87

~In. imoue Doaalitw, t§o, ~ .,..,. •., •.,,

U5- 4). +·

'!' )

J

l


(StO li<!) ~JAO(l Wl ti MII:O IOI

..

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LUOGO

3

DI NASCITA

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Al'\ZlA NIT À

D .:l. TA

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CASATO li: NOME dJ

POSIZIONE

nasolto

lll

dJ

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

•

da.l n. 162 al n. 174. a

Camerino (:\(a. 16. 8.86 lll'stl<'R Fraucesco, ~. ®"'·", 9 corato.) ,,. .., ... , lV. ~' +.

c

BILrl ......... 23.f0.85 <:ristinl Al/re<W, '!'. @, @ "''"'", @;. ~. • • ~ ................

a

Gras.~no

+,

.,,.

o. +·

Osp. Ancom1.

12. 7.26 l. 8.12

ld. Romo. (com. Min. 19. 7.26 16. 2.12 Guerra). J<l. Bori.

28. s.·.w w. 3.12

Id. Trio;. te.

28. 8.2G 16. 6.11

Id. AICSI'IIndrla.

L 1.27 l. 4.12

Id. Padova.

l. 1.27 l. 4.12

Id. L'dine.

6. 1.27 10. 3.12

Id. Ol'no,·a,

13. 2.27 10. 3.12

Id. Palermo.

1G. 3,27 l . 1.13

Id. Trieste.

36. 6.27 16. 1.13

Jd. Tronto.

1. o.21 10. a.t~:

c Caivano (NapO)() 30. 3.88 D'AmbroAio Gillfl~'flt, O. O, 4) ••••

Id. Torino ass. mll .

J. 9.27 10. 3. 12

a Siena .....• , . . 30.11.88 Blaginl Gioçanni, 4), ~ . ........, @>.

Id. ~1rc:nze.

6.11.27 28.12.13

(Po- 14. 4.86 Canltnnn

tenr.a) .. ,, , .

.<iaverir.>,

O. cp .,.,. ...... ,

~ •n~u, ~·Q ;.

a

Nola (NapoUI

8. 8.81i Angeli Ilo Al/otl&>, ~' · ~ .... @ . .1};, • ·

a

Tivoli (Roma)..

8.10.85 Pllòquall J'inCe'IM, ~ "'• "''" .~'"'"·

O. Q;) ' "''"''·

@. (i;. a

C&nlcattlnl (SI· 26.10.86 La Rocca f'oo/o, i>. O. !P"''"·". @"''

racusa) a :"<olcattoro (Bari) 26. 9.80 Decaro Nicola, ;!), cp ,,..,. ®'"'"'"

@. ©. + · a

:S. GIWIOP!>e Ve· 21.10.84 Catapnno 'F.dtwrdn. g.,,.,....... @. @. su viano (N a· <:) • • . poli)

c Partinico (Pa- 28. 8.87 Pa&JalacQ Ul\ Gioacchino. !ermo) a

o

Sanset"ero (Fog· gla)

€!) .......... ®. @.

:§:,o. ~.

7. 1.88 l\lallce Alt&Bandro. <!'.0.0~"''"' 10 ' 11

@. @. • .

C onversano 28.10.83 ~·anelli V·llfmwnio, ®"'·"·"·", @, @ ~ I U•1I •ti•U • CSarl)

©-


30

..

.!!?

A.s"ZIA~ITÀ

DAT.~

dJ

w

DI NASCITA

Ln

CASATO E NOME

LUOGO

u 3~

POSIZIONE

' DECORAZIONI E CAM PA GNE

di

l

nasolttt

di

grado P6r>"izlo

l '

CA PI T A:'\ I ).IEDIC I.

dt\l n . l al n . 15. a

Eboli (Salerno) :!1, 8.83 <.:uttica Euyenio, <t). .. ...........

a

Cl\sacale nda Il. 2.85 Corsi .41/redl>, ~. ((.;;un p o basso)

O.

~

.,,.,•.,.,._

Fil'6nzo dlsin fez.

7 So1.. 16. 1. 16 10. 3.12

Min. guerra.

16. 1.16 10. 3.12

ÙSJ>.

..,. t .\ 1".t

t4nl 1 Ftt'

7.l 0.8 l Hooaccorso l.x!tlaiv,

a Audr ia (!.lari) .. li. G.Sr. Pomo Felice.

<li • t:•l1•1 •,

~ tU•I• · Ii•U •

••

a Rocca d cbu.ld l 25. 4.85 Urnno Carlo, :~. :D (Cuneo) @.~Q). • · c

.... e

l . 8.85 Haincrl Umbe~Vi, @ . \Gl·

Ripa can diila 13. 1.85 Fusco .!ltl.(;clo, ID,

~.

Di~lr.

mi l. ::llcssina.

l f..

16. 1.16 10. 3.12

l'l,~

~~ \.'..).

q bors.

16. 1.16 10. 3.12

1

t U•If• l1

Nizza ca'"a ll.

16 . 1. 16 10. 3. 12

'•!: r1'

'

Cugllari. . ..... 17. U.86 Cnmbnu u Mo.rio, if; ~ • l t·lf, 6?,, @. • .

a :\l essina...... c

ID . . . . . . . . . .

Ili• 16. 1.16 l . U2

!l2 lant.

~ .,, ....., ... ,

~ " '"", @), @-..

O;p. Ur·escia.

Id. Torino.

16. 1.16 l. ~.12

(PotcoUl.)

,. Cauosn (Bari)

18. 1.81 Pesce Nicolcz, :j!o, ID. .... . ........

Irl. Bari.

16. 1.16 l. 4.1~

:\lcs~inn . . . . . .

31. S.SG Scarcf'tla Viw:enzo, O. ID. ~ . @. (!j).

Id. Mes~ln

16. 1.16 l. ~ .12

a

a

•·

! -~

Piatto (.\'oval~t l :lO. 7.1:16 Gul'j:o Pit'l"i tl.(), 0 . Q) • ..ç ,.,..,..,, @).

1d. Novara.

16. 1.16 l. U2

Di str. mil. Siracusa.

16. 1.16 I. U2

l

©. +. a

Conli~n

(Sir~ ·

CU!'ll )

a Sporlonga (Nl\·

~.5.

.1.ID ..........,, _

S.SG ~cillicr! rincen-Zil, <t;, @ ut-n ..u, @. l_l];, ~,

4. fl.S4 Trnnl Paoln, ID, ® .. ,., ....... , @, ,~};.

' l[

l

Osp. Xa.poH.

16. 1.16 l . 4.12

Torino.

16. 1.16 l. uz

J>Oh)

n Ac o u ar ormosa 10.10.8.'> Buono Demetrio, '!·. . . . . . . . . . . . . . (Cn~enz

I cl.

.. )

'\ ('..osem..n . . • . . .

5. :J.SS ('origliano Enrioo. $. ~. O. ID " ''", ~ •u- lt·n · l•, @;, @. +• •!•.

Leg. Te:-r.

CC. RR. 16. 1.16 1. 4.12

CntADZ!lro.


(S<YJIIr) CAI' IT\:->1 ~.IEIIH' I

:!1

A 1\'ZlA:\"lT.l.

UATA

<Ì l di

DECOP.:\7.10:\"r t: CA~Il'AG:\"F.

DI );ASCIT.\

al

no•<'ltn

l dal n. 16 al n. 30.

.

14 rnut.

IG. 1.10 l. 4 l:!

a .\ cl<'l\tena. (Cn- :!i. t0.85 Patan~ Lucio. e.:. ,p •u·U·J•·". ~ .,,.,._ tanta) (Y,. lt;.·

l.è!C . c..:. ~l m•.

R R. ~t.· 16. 1.16 i. 4.1:!

a

a

l<'<l· 19. 8.87 Rngo r.i<mmui,

Canna. ;;enza)

~

O.

J

..,.... (l!., , .• • ••

.

f U·U·II •\l•U

F ti r f n 1. 7.!~ n o l'l. 2.85 )IIsitano Oioca/llti, ·!',O. .V. g'"'"'". (R. Cah~ht·ìtt l

(Sj. (t) ,

+·

1.81 Cos~ìtlo onb. v.ol t·lrìu <li H•wdlo f•raiiCC-SCQ, , t!', J.:' • u -u .. • ·

u

Vic>•to (Fo!.('..;lu) t ·>

a

llh'OIHri (H . ( 'O · :!4. 4.86 FlOI'\' IlZil F'~riiOJotlfl, labria l

a

-;perlonll:\ 1::"<•1 ·

t , 0, Q; • ••••

Trani Snl;~liJw , O. ~.

~4.1~.S:J

<S> (t_::. +'·

poli)

~

., .. ,•..,.,,,

c F' ;,~i7~~~~ i Il o :!0, 7.~:1 ~~~~;.',~·:;;in ~l:~:~~.~";.''~~.~· ~. ~·"·

1

20 font.

lll. J.IG l. U2

O op. Ilari.

16. 1.16 l. 4.1~

I l. Yene7.ìa.

16. 1.16 l. 4.1:!

Hceln~.

10. 1. ! 1; i. 4.1~

mil. GllCtn.

L~!C. 11 ll. COI'Ilb. Rum11. (COlli. ~Jin.

16. 1.16 l. 4.12

,;ucrral

(<'a· 13.11.85 :\le~trojnnnl .4 111onillfl. &"'·". ...,.,.. \j. l'.

Osp. c;cnO\'a,

Ili. I.IG l. 4.12

!V ......u

:\rln. guelt·u.

IO. 1.111 l. !.12

4, O.S~ Scal!:>.U .:11/ICI'IO. ..~',~, ~ '"'",~,(! '.

13 urt. 0<1111 11.

10, 1.16 l

4. ·!. 6 r.uadnluJ)i lfo'1crlo, ::>.

Di4tl· .l/in. AeroMu· Jfl. 1.1(1 1 1. 3.12

c

:>;l cnelo. tnnlal

a

CaRt ro\"~'i 11arl 2:!.1 '.85 C"u&.""nnesc Oiul't'JJJJe, JJ '"·u,

l ....

(Cost·nz.,, C

SP<Jrlouga (~ l·

3.1:!

))Oli)

c

Brindisi.. . ... .

, O. 1:....

ticu. a

;\[an(redonin Il. G.S:; Ouerm l'iucell.~. 't' . ~.~..,.,..,., •. (Foggia) @ , (i;;.

O•p. R oma n•~. mll.

*·

o Cauosadl Pu~rll~ ~3. U.SI Paulicclll Sur.iiUl, '!'• @, <l) ••••••

JliSJ).

<Bari)

c Berne7...,

Jli11. Col. (b:l'i. 10. J. l(l17, 3.1'!

IN:o). (C'u. :!i. :?.87 l!t'luc rr

neo) "

16. 1.16 ~9. 2.1:?

Luioi,

Id.

Id• .Jamra ulic·u 10. 1.16 l 'l. 1.13

&,.~

:-;apoll ......•. 31.1" .87 de l!nrtino Roo~rto, ~ .....,..., (f. ,l~.

l

l D. + ·

Q, p, ~apoli.

l

16. J.IG l. 1.13


(.Stflllt) C APITASI &IEDIC"I

Al'\ZIA:\ IT!

CASATO E NOME

LUOGO

POSI ZIONE

di

DI NASOlT A

nasci t o

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

d\

grado

~er'l'izio

da.l n 3 t a. l n . 44. "

\'i t t or la

Cf>l· 10. 6.81 Muzza Hosario, O. (9.. ... ........

2~ tu n t.

IG. 1.16 l. 1.1~

Mi C II~8)

a

L on t ln i

(:Si ·

~3.

9.8i Hu.rllurdlo l'tderiC'o, O. (9,

+·... .. O.p. Tries te.

16. 1.16 16. 1.13

rtiCH!Ia)

a

S. Giuse ppe Vesuvlauo t~npoli )

l. 6,87 l.un(:(·lin Fmnct$cn, * ·O. O , :l)"'·"

Ars. H. E. 1'\upoli.

16. 1.16 16. 1.13

8

Aquila . . . . . . . .

6. ~.88 Cla r>rin iGiiiO.*·~·It'""".~"''"'"'",

Osp. v.,ronu.

16. 1.16 lG. 1.13

Jd . l'\ a p oli IUSS. mil.

16. 1.161H. 1.1:1

Dir. Run. t!dlue.

11l. 1.16 28.12.13

90 !nnl.

lt>. 1.16 16. 1.1'1

Os p, Alessandria

16. 1.111 16, l.U

' hcrs.

!G. 1.16 16, 1,13

16. 1.16 28.1t.l:!

@>. \U) . u

Cas t ellamnu•rc 10. 7.8i l'Ia lo. N alale. ci:, <!), ~ ....... @), @ . (Ttupan l)

a

Tcrrano,·a )far· 12. 7.88 Dc Ca..tro l~io, <!), ~ " '"". @1. © o:rh erit:n (Trapani)

u Oosana(:\ nn.ru l 211. :I.Si Fcrrnro Pnolo, Q). ........ . ......

a

s. Panlo di Cl\·1· t:!. 7.86 LomtJardl Eul'ico, ~ • . • . . . . . . . . . t ale (Foggia l

c

:'1\'l'~a(XI~ii~lnn)

7.11.87 T <ll'<"auo

Pi11CC11ZO , O, <{;"'""'",~"·

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Pcllez7.ano (Sa· 18. i .87 FlorO Oeremia . . . . . . . . . • . . . • • . . . . lcrno)

O~p. Hom<~.

c

lti p a tra nsono 28. 8.85 C'e lllnl T.uitJi. (9, ® ,,..,..,..., @.(Q), + iAscoll Piccnol

Ace. mn. fanterlo e 16. 1.16 16. 1.13 cavalbrln.

n

.-\11drla. (Bnri) ..

a

C'oni<'nttinl (>'l · 27. 1.82 :---accarato FilipTJ(), =!-. O. (!J. ~ • • racusa)

a

Romn... ...... Z5 .1l.Si

~6. U.87

Cieco Gim:cmni, O. <!), @"'·••, @, .W Osp. Torino.

~~ ~~~:.! F.mWQ. :§.:. ~ ..............

Dir. San Roma

16. 1.16 t8.12.13

16. 1.16 t S. !2.13

P•cmooto:Realeca,·all. 16. 1.16 28.12.13

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(Seque) O.t..Pn'~I illi:PIOI

LUOGO ~

A.N:t.U.NITÀ

DATA OASAT O E NOME d!

DI ::-lASCITA

"' '»

33

l' OS I ZIONE

DECORAZIONI E OA~AGXE

di

DMCIIn

di

grado servizio

dal n. 45 al n. 5 8. Cl

Recanati . . . . . . 13. 1.811 0 lorgl OiOfYIÌO, 0. il), ~ ' """, @, l ~ Centro Gb!m. mU.

16. 1.18 28.1:!.1:$

G

:>amu.gboo (Ca· 19. 6.88 Mura Salt;aiore .l.ft(lelo, ~. ~ .....,...,

16. 1.16 28.12.13

Dllltr. mll. Livorno.

~. (~ ~-

lfll&rl)

o Frignano 1ttng- 27. 7.88 Mugliulo glore (Napoli) ~. @ ,

4l/01UlO,

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a Cauto (Ferron>) 1.1 ll.87 Oomelll Umberto, O.

~ •~•-u-u-••,

Se. ~an.millt.(lna .tlt. 20.7.1028.12.13 20 grado!.

O. ~ ........., Osp. Bologna.

20. 7.1 6 28.12.13

&,. i!P· e Castr()lflovano l 28. 1.86 Polizzi 4 n«mw ~ ,,..,., ~. ID .. . . . (Calta.Dissetta) 11

Rooco. di Neto

(Catanzaro)

a

1.10.86 Saooo R o8ario , •!!•, 0, Q,) .,.,. , .,. •.,..., @ , @.

Ourau.noo (Be· 24. 8.83 Teleae J7111UMC, OC\"COto) ~. @, ~. • ·

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4.,al. iflo/erm.

e ,,.. Oep, Outanzaro

4), ~ .........,...,

20. 7.1E l . 4.12

20. 7.16 1. ,,111

Id. Firenze ass. mll. 20. 7.16 10. 8.10

O, ~,., ......,

Id. O ooo'"a

20. 7.16 l . 2.14

+O ~ ® l{ì, ~"'-"•

Id. Firenze.

20. 7.16 6. 6.1C

+. O. O. 4). ~... .

I d. Roma..

20. 7,16:18. 5.U

o Bo rghetto d •Ar· 17. 6.89 lllassone Giacomo, rosola (Impe~.Y,J. ~;,.

~.

rla)

a 131bblena (Aro•· 12. 2.00 Ferri Gui.lù>, • zol @. ,l). + a Terracina (Ro· 27. 8.88 rna)

c

Cllldarola

(J\Ia· 2~. 1.88

Gonzale-~ 41/redo,

•n-•• @. @.

OriO Filippo 4), @ '"' "• @, -i!), . .

I d.

Roma. (aas. mll.) 20. T.lf 6. 6.14

IX'rata)

a

+. 4), ~. @ ,,..,.. +·

Isola del Gran 10. 8.86 'fattonJ Filenc, Srulso (T eramo) " ''" , @,@,

c Colletorto (Qa.m . 29. 3.88 Ma.strantonJo

Jl'(~ /r

poba88o)

o MootepnJc la n o (Siena)

3 -

6.10.89 Chi menti Ferdinando.. . . . . . . . . . . .

Ruolo di aruianitA del Corpo snnitol'io militare.

Id. Trento.

20. 7.16 21 . 5.13

R. truppe ool. <Eri· 20. 7.16 8. 6.14 troa). 2 l;ers.

20. 7.ll 28. 5.14


(Srgue) CAPITA.'<! )(EDICI

,

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LUOGO

..3

Ol NASOl'l'A

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DATA

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CAHATO E :-\OMJ; POS I:.:IIO~E

dJ

dJ

DECO l!AZTO~I E CA.MJ>AO:-IE

dJ

dal n . 59 al n 73. n

Frntt~•maggiorc

11. 1.88 l'czzuJlo T,ttivi.

~ , ,. ......, ~. Q} •.

n

,,

0-p. ~aPOll (oo m. lep. 20. 7.16 28. ~.Il

sa o.).

(:-\llpOli)

1-'lr.•n zo ... ... .. 20. 3.88 Morelli M11rio ... . •...... . ...•...

c l~ironzo . . . . . . H. 6.87 'ra.r<'hl

J!ir(Jilio,

~.

~"''"'", @..

Id. F lrow:o.

20. 7.16 28.1 t .l3

!or. Rodi.

20. 7.16 28. 5.14

•••

(lf. • ·

n 'fhn·o(l'lo.ccnza) 1.10.87 ~ P1·drnzzi Arri{IO,Q. (f), g •n·n·u·"

('), •J. • •. .\go~llno

r•fncttt=<>, =!:.Q

o

)lnmmoln (H~- :!6.10.87 l(ltl C:.:ulnhrh;)

n

J,l mhndi (Cnt.nn- l0.10.89 Lnzznro FrnnuiiCO An.Wnio........

Souoln ean. mllil. (ins. Ut. :lo grndo).

6.10.16 l. 4 13

DU.tr. MJI. Rcg~rlo Ca !.

4 . 3.li li. 6.U

l !l raot.

4. :1.17 6. 6.U

Osp. Torino.

4. 3. 17 ·c L b. H

..... otl

l ;,.,

1nro)

n

Belgi rate (~o - 22. 4.88 (1orhngnl OillB<'Ime. + .O,@'"'"'"'"· ,·r•rn)

~·· ,p).

+. *· .... ....

c 'lnvlnuo(:-\apoll) 13. 9. 11 7 )lnnfrl•d l Al/rrdo,

a Turino........

1-,

l

7. :J.87 UoN~I Uoo .•............. , . . . . • .

Id. Napoli (c.'Oitl. I· spett. ean. mll.).

4. 3.1 7 28. 6.14

1 1 n.r t. onmp.

{.

Osp. i\Uiono.

{ . :1.17 16. ~ .~

I d. Oeno\"&

4. 3.17 6. I.U

Ca v l'li. Ao~to..

4. 3.17 21. 6.1S

,,

"' 3· r 7 7. G 14 t 'i.!

n

:-'omnanlino (Ca!- 18.11.8S \'codrn, . ·nlt•ttlor~.

' " . y,. 1'), •

•

a ('n,to•ll nmmnre 15.111.8R Dc J.co .Sulvctlore,

+ ...... ... .. ..

l '•

(Htù,•ruu)

a

1-'t•rmrn ..... . 311. tn.Sti Fu~-gloll Oorlo. ·~·· C!), @"''"'"'"• @_, (1/), •

* ·.........

&

IJurl. • ........ ~7. 10.87 ~fonlt•lcoue VinullZQ,

"'

Hotat& .. . ... •• 11.12.88 Cnh•nul Federico. ~ .,,.,........ &. ~ -

n !". C:roco CnUle rh111o (~iracusa)

9. G.89 Fai Un Gioronnf. cD "''"·

+........

,l

p,

•

Dù;p. Min. Finanu.

4 . :1.1 7 tS. 5.14

l grnuat.

4. 3.27 l . 4.14

G nlll'fl· gonio.

4. 3.17 28. 6.11

l

t.

l

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D A'fA

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o

LUOGO

s.,

DI NASCITA

O~\:SATO

E NOME POSIZIONE

di

d

35

C .\~l'TA~t l!SDTCI

DECORAZIONI E 0Aà1PAONE rui8Cita

rr.

di

dJ

~rado

sor,·fzio

dal n . 74 a.l n. 87. c

V'leo

E'luo n se :lO. 6.89 Dut..hl osl Emi lio, -A- . ............ .

a

Di-.'1).

Min.

Co!onì.·

•· 3.17 6. 6.14

(Erit reo).

(:--;"apoli )

Un d. . . . . . . . . . 14. 1.88 P e pe RaOacllò, O, il), ~ , ,..,. •.,... , @,

6:! !aut.

4. 3.17 28. 5.14

(0, • . c TtLura.si (Avelli- 18.6.87 Snutol! Pw;qualino, <f) ..•......•.• no) c Go.lJic.- hin ( Pot o uzn l c

1. 1.87 b' iorc Mario ~-

Osp. Palermo

(a. s~ .

+ .. . .. . . . . . . . . . . 4 art. Pe6. ca.mp .

•

Pavia ........ 19. 5.8-! V<-twronl Carlo, <i>, O. O. !T,. <); '"· ~ tU• lG •11' ~, t~J;, •

Di.m .

Miu.

Oolo11v

cSom n liu).

·

4. :1.17 6. 6.H

~-1

4. 3.17 28.6.14

'· 3.17 2.•. 11

a Varzi (Pa.vlo) • . 24. 3.85 Cnue pn U<>rnolo, + . ............. .

23 J runt.

~ - 3 17

o Dnrl..ttn.... . .

19 art. ca mp.

4' 3.17 18. G.l5

51 font.

4.. 3.17

7 nrL ca mp.

4. 3.17 21. 1.1 2

9 alp.

4. 3.17 21. 1.1~

0 • p. NIIJlOii.

4 3.17 16. 1.13

GS lo ut.

4. 3.17 lG. 1.1 3

Os p.Roma.(Com.AUn. gUerra)

4. 3.17 .Hl. J.l3

~ - 1.84

Dnt t agllaG1otwchinQ, <1;. ~ ...., .,.,.,

®. \~,!, • • •• a

Acrpaja (Bc n o- SO. 7.84 Am oJ-oso u.,rtolom eo, vento)

+ ... .......

c Salcm•l . . • • . • 11. 7.86 Argan i n i './'e()filo, (>, Cf). ~ , ...... .,...,

l. 9.13

s. 7. 11r

~- (Q:.

c Sala ConRllinn (Snlurno) a

3. 4.S4 Cnppclli .J.lftedo.(>,O.O.~ "'·".@,,(t;)

Napoli ..••• •• 25. 4..89 Fdsn oi O i(tc it>l<>. U

+.

~.

4) .......

o, € ~IS.•U- 11·lf~ @,o t, ·~ L. J). lu Cii n. D!'llrOJ)siCh ia t ÌCa p r1 R~O la R. u. ùl ~ a.pt·JI. l

a

}l ie t i • • • • . •• .

1.10.87 J:'n. cruu li Rrntioio, il), 0

• • • "' ,

~ . ...... ,.,..

&:, lU). 1 ,

a

Loudra ·· ·· · · 23. 5 .8G .1\lc rlinoJ! ero, O. ~. S "•·••·n·••. @ì, @

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Vltwrla ~118&.)

(Siro.- 18. 8.86 Lìnarcs ..Ò.II(Jel o , 4), e ••u·ll·n·",@, @

~sp' 'fltOt. Bj)et:,

4. 3.17 20. 3.13


:lG

(StqW) OA.PITA.NI Joll!lJIOI

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o e d

ANZIANITÀ

DAT .i LUOGO

CASATO E NOME P OSIZl ONE

di

Ol .N.\SCIT A

DECOR.-\ZlOJ\'1: E OA:\IPAONE

d.l

d

grado 8d'tUIO

ID

ùal n. 88 al o. 103,

9 .,,.,........,

3 lirt. oosta.

'- S.17 11.11.16

o Cu'ISino (;./llJlOII ) 18. 3.89 del Fooo Oltori1W ............ . .'. ..

Osr. Napoli .

4. S.17 t8.JUS

Dlatr. mJJ. Bolzano.

4. 3.17 28.12.JS

Dis1•· Mtn. ll'lnonu.

•• 3.17 28.12.1~

Ocno,·a ca.,·.

' · ll. l 7 28.1~.1S

Osp. Ba r i.

4. 1.17 1.11.15

2 art. Ollmp.

• • 3.17 l7. 9.11

j\

M la t or lilancu 14, 1.88 :-;cud<!rl OiU$eppe. ,P, IlO· ·~·

(Cat.uultq

a

)(nllri!,Junl !Nn· poli)

2. 0.88

+·

n ..rrono .dl/OIUIO ........... , • . . • •

a TN•ntinliru (:'n- 17.11.88 ('M'allo Euo~Jnio, <{), lcrnu) -YJ. tc_D. c

~·1 n t~ 1"

·~..:l

~ ,,..,....... ,

Emtllll 25 1.88 Ounroldi Carlo, O. ~. . . . . . . . . . . . .

()loolenn) o S. Mlll'lt\ CnJ;IOI· 15. 1.86 H osi t'Ilo T.11irri • • • • • • . • • . . • . . • . . • • lahutl'

(!"n-

lurno) n

PagUot6 (CblotiJ :!5. 5.8i 01 N<•lla Nicola. O . . . . . . . . . . . . . .

o -<.~''""di Eplro 13.111.91 Bugliar! Giuseppe, O· ~ , ....., @. \Dc

A o qua rnodnto 17 .10.8!1 l'astore Franc(#O, O. O. O. 4>"""· y • ~t·lf·U. ~.w. {Napoli l

a Tctnnw •...... :!2. 7.76 8

HnnLurl gllt\rl)

/)ilo p.

M'"· Co/onte '· 3.17 t. 5.16

(Er1trra).

((.'('1..011/.l\)

(CII·

~ Pis tilli

A /berlo. ~.

+ ..........

l. 2.8!1 LUOlJiiS Edtmrdo, ouu-u,@ tlt•U·JI.

Osp. Udine.

• • 3.17 1.10.14

10 f•mt.

•• 3.17 31.12.1l

Oep. Verona.

29. 4.17 1.10.11

:-loe<·rn fnf<'rlnN• 17. 1.8U D'.\kill<tlndro RClOcttle............. (Rnlo,·nn)

lAt. Cavn de' TlrrenJ. 2V. ~.17

c

(llurN;J (CI\tl\nln) 16. 7.89 Pntanè Cannelo . . . . . . . . . . . • . . . . .

Osp. HOIJlJ'< n<!i!. mU .

n

MO<ltro( \'onczlal 25. 2.88 Ot> Cnrll Ou.•tcnJO 4, .......... ... .

Log. CC. RR. Padova. 29. 4.17 t .IO. U

Modi oa <Sh·a- :1:1. !1.!10 Ho.rono Oio~anni, CIIJIU)

n

tt i 1>!1

~.u ?.

a

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75 tant.

l.IO.H

29. 4.17 1.10.11

..

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2!1. 4.17 1.10.14

@, • .

I'<'rn,:rln .•••.•. LI. 1.88 Cntllrlnl

IID• • .

l"ederico,

~ ............ , ~.

Leg. 00. RR. Pei'U&'In. 29. 4.17 1.10.14

, l~·


37

(SeCIU<I) CAPITA.NI MWDICI

DATA LUOGO

ANZIANITÀ CASATO 1•; NOi\U; POSIZIONE

di

DI NASOlTA

D88C.l ta

DE<.;ORAZIONI E CAMPAGNE

dì

di

gra do servizio

dal n. 104 a l :n. 118. Peccioli (Pisa.) .. 7. 9.88 Catarzi Oltorino, '1). ~ "', @ , lL~-..

a

a P isticci (Potenza) 25. 2.89 SUiettl Michdt, ~ '"'"'"'", @), @. o Ovada IA.lcssan· dri a)

7. 8.89 Cortclla Fromcuco, T· O. O

.... ..

J>is)J.Jlliu. tl ermwuticu 29. 4. 17

1.10.14

Osp. Bologn;~ ass. mJI. 2!1. 4.17 1•.10.11 29. 4.17

53 fan t.

1.10.14.

e ........,.... Disp.Milt. Aff'IIIIO'Uti<:ct 21J. 4.17 1.10.14

c M o n teec!llfltoso 21. 3.89 Casella flenedttw, O. G. @ , it.V, L. D. in otorinolarin (Potenza) goiatria. nella R. U. di Roma.

+.

c S ..BiagloPiatttnl 29. 8.8!) Guarnuccitt Giro/(tmo. ~ ... •..•. .. (Gi.Igentl)

a. Ischitella (Fog-

n. t rup. coL

('rrfpo· 2!1. 4.1 7 t.10.H

lltunlu).

8. 2.88 de ~ta. D omenico, 0- ......... . . .

Int. C11vu de' •rirrenì. 29. 4.17 1,10.14

lfl&)

a

Grotte <li Castro 25. 6.811 Sperapani E I JJidio. ì9 "'"""", ~. 11j';. (Roma)

3 gr11nnt.

29. 4.17 t.IO.U

a

Caetircllone Mes- 17. 2.88 1\foschc tta Oiova11ni . .. .••...... •• ser Rt\Jmondo (Teramo)

Oap. Udille.

29. 4.1 7 1.10.14

DiBp. Min. l 11Ù'Mii.

29. 4.17 1.10.14

a Asolo (Treviso) Sl. 7.89 Zannini Lttirri. ~ ,,.,..,.... @),!Q)..

.AsJM/t. in/("Mn.

29. 4.17 1.10.14.

a Montecalvo Ir- 26.11.87 Fonzono L<rrcnzo, <D .••.• ••. •••.. • Pino (Avellino)

Scuola A 11. Utr. e sott. 29. 4.17 1.10.H Camp obasso.

o Collotorto (Cam- 5. 2.89 De Bernardo Fran ..thtlonio, ~ . ......

67 fant.

29. 4.17

o Bitonto (Bari). 16. 3.87 r.1odugno Domeltico. O . ..........

O;;IJ - Trieste.

29. 4.17 l.IO.H

a Melo <Genova). 19. 8.88 Mantero Lon11.::o. <j!o, ~.,, .....,, (Sb, ~~

89 fa nt.

29. 4.17 1.11).14

c Ciro (Catanzaro)

4. 6.8\l SabatinJ A rluro. ~\O , *· ~ ....,........

@. t!J), • .

pobasso)

<[) tll·U,

a

Montepulciano (Siena)

t.to.u.

@, @.

+ '•

u. 1.89 Gian.nottl Dino. ~ •u·~t·u, @, @..

Osp. l<'lrcnz e (com. 29. (.1 7 1.10.14 lBpett. san. mil.).


:J8

(S~trut)

41 ~

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ANZIAXITÀ

DA'l'A

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C AP!TM<I

C.\ S ATO

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=-o:.rE:

UECORAZfO~T

~;

CA.MPAGXE

di DI NASCLT.\ on•cltn

<1.

POS iZIONE dJ

di

dal n. 11 9 al n. 132. 8. 8.!11 lllanchinl Acri11io. c§>, O. J). ~ " ' '

a

c·o,.t igl lon dd L:u.ro ( Pc rlutia )

a

~lonte,·erde (A· ltl. 6.8i BocchcUI Fetlniqo. • · vt•Uiool 1!>. 4), ~ ,,.. .. .... ~. @.

'*· 6. Q, +·

a Cutttnzaro..... 18. 9.87 Do Parls .d'U(Iu.Rto, Q) '""'" ,

~ ' 1" .

Oap. FlrcMc.

29. 1.17 l.lO.H

I d. R o ma (co m p. dau, 29. 4.17 l.lO.H

60 fan!,

20. 4.17 1.10. a

~. @.

a

J,i>'ornr. . . . . . •

l '>:lX

.<\nzlo).

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1. 8.8-l ~ Polcso .Vello, O. ~ .,,.,.

....... @. <tt-

Osp. Napoli.

La

10 sct. 2.'>. 6.17 1. 6.16

dl~lur.

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~lont<Jicouo

di 12.12.88 ;';ov c ri Pomp~o .. ...............•.

Td . P<:rugie.

Orviuto (Pcrlutia)

r.

2:1. 8.17 1.1o.a

l .. ~ T •

a

t\ lussamlr-ia ...

15. 8.8~ l-'err>1rl V go, Q ........... .......•

hl. Homu..

2:1. 8.17 l. l O. H

o

J'llill . .. .......

6. 6.!)2 Bianchi Vili<>rio, Q ....... ....... .

!Jup. .l!ili. Colonù (Somalia l.

23. 8.17 :11.12.14

o

HodJ Garganico ( F'o;tgia)

3. 1.89 Dc Nunzio Fram:uco.. ...........

i 52 raut.

23. 8.17 '!4 .1.15

o

Not () (Siracu, u )

5.12.011 Rcitani Uoo. O . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Dir. SRo. Alessandria. 23. 8.1 i 2l. 1.15

o ~~ o n te CMtc:•llo IO. 3.90 Piccotti (Aicssnudrin \

Eoi.llio.

&J. (t», l!>-

20 nrt. C(Lit1 (l.

r·.~

23. 8.17 2i. 1.15 t ,.:_

n

l'•mtR R Pi(•tro 28.1 11.89 Cattaneo 4cltillt, ·'\O. V,~"',&. (ll<:~mo)

.W. +·

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Id.

mont.

2 J. 8 .17 -.!i . 1.15

' r., '' rlìu glinno In

4. 2.911 Snrnelll T rmrnwtl), '9 ' "·"·", @, @,

Osp. Nnpolf (ass.mll.). 23. 8.17 21. I.IS

9.12.911 De Cesare L11i{rl, ~ "''"• IY), @, L. D. in rndiHiogl., ')d clrtt roterapla nello. R. U. dJ H<'rna.

Dil'P· M in . .J.eroMu· 23. 8.17 31. 1.15 tica.

31J. G.SS Centore Ll,lmti llo, ~ ....... g .@.. .

Qilp, Caserta.

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"''") o ...:a lcrntJ

Il

Cnsa~tlo.-e (Na-

p o li )

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23. 8.17 l l. 3. 16

l

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(Seoue) CAPITANI ~UilliL'l

LUOGO

39

.A.NZIA:>IIT À

DATA CASAT O E NOME di

POSIZIONE di

l DECO RAZIONI E CAMPAGNE

DI NASCITA nascita

di

grado son·lzlo

dal n. 133 al n. 146. a

1;ottaaeoca (Cn- 13, 7.87 Gcnnano Giu81·ppP, O, & " '·",@,@

l art. p es.

23. 8.17 14. :1.1 s

Distr. mll. C'n,gllnrl

2~.

neo) a Sannicandro GR~· 26. 5.88 Pacllli Al/r r d(), O . . . . . . . . . . . . . . gan.lco (Fog· gla) ~

c

Capa n n ori

2. 6.90 Bcrto1uco1 Gino,O, .'~ •u·••-n·u, @;~

8.17 18. 3.15

O$p. Pndovn ass. mll. 23.8.17 13. :l.l li

(Lucca)

a Castropignano 13. 3.89 Spugnuolo \igorltll- Nienl<t. <J!>, O, (Campobasso) ~ . ... ~. @ .

Collegio Mi!. Napoli.

23. 8.17 28. 3.15

Osp. Catanzaro.

2:!. 8.17 ll. 4. 15

a C.accavono(Cam- 28. 2.86 \tonuro Aur~Ho . . . . . . . . . . . . . . . . . pobasso)

2 gmunt.

23. 8.17 13. 5.16

c Gcno'v a • • . . . . 27. 4.84 Cosm Giuseppe .AtlQttSio. ~.,, .....,..., IS!J. Q,!). 4} ............ .

/Jsp. in/erm.

23. 8.11 2!1. 5.15

Osp. Oe no\'a.

2:!. 8.17 20 . .5.16

a Motta 9. Olovannl (Reggio

9.111.87 scn.mbin GiiWanni,

9"'' 11 ' 11 , @, @.

Calabria)

o .• .

l

n ){oooncal

(Ge- 12. ~.87 Quclrolo Bmilio E.'rneslo, U <J!>, O.

00\'&)

J'~</in. Colonie (Eri t r e/l).

o Saluzzo.. . . . • • 21 . 2.86 Ch lnbrero Carlo Luigi • . . . . . • . • • . Disp.

23. 8.17 30. 5.16

c O un rd ialftero 22. 1.89 Buocl Pa<Jl<>, ~ • ••·••·"·", !S!J, @. ~1- • . Osp. T~tll•ste. (Campobasso)

2~1. S.li 30, 5.15

a :ò'ca(atl (Salerno)

30.6.8~

.Aspett. itl/errn .

23. 8.17 10. 6.15

c Genova .. ... ..

8. G.87 CallgtLr1s Carlo,

Bari.

23, 8.Li 17. 6.16

Lnugclla D(miele, .. . .•.•.........

+................

a Siena ......... 25.10.86 G ram egna Gwvanni. + c Caaalo (A.lcssanclrial

•

•

•

•

•

o

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••

:l. 4.90 Go.nora Romttaltlo, ~· @ . ~ ,,......,. @. @. q) tU•t••, l,

•·

O~p.

:l al p •

l

art. :pes.

23. 8.17 17. 6.16

23. 8.17 21. 6.~1


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LUOOO

DATA

C.l~ATO

CA.PI'I'AM ID!:DICI

E NO.ME

Lt

di

DI NASCITA

POSIZIONE di

DECORAZIONI E CAMPAGNE OllS()ita

di

grado serYlzlo

01 ~

l

q

dal n . 147 al n . 160.

+ ....... ....... ' l fant.

n

Voltrl (Genova) 17. G.88 Fablu.nl p;efro,

c

Malori (Salerno) 16.11.90 ConfuJone I«J(Jaeù., ~. ~. ® ,,..,.... , Qsp. @, \tt . • .

<·>

n Slraousa . . . . . . 1!1.1 0.90 Trombntoro 1"1ncetuo, ® ....,........ @ , (ii), ••.

PIBCI' DZ&.

4 fl\nt.

23. 8.17 •l i. 6.16

zs. 8.17 24. 6.15 23. 8.17 t~. 6.15

:>IX

l

l

l "<lo1

c Alcamo (Tro~pa- 6.10.83 Scallsi ! V7Jafto0 ® .,,..,..,..., @, @ .. 6 artlgl. camp.

23. 8.17 8. 7.16

n l)

l

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c

Avellino.. . ... . 12. 5.89

a 1-' ironr.o . . . . • . .

'~!io

232 fan t.

zs. 9.17 17. 6.16

I!J. Osp. Tric->tc.

23. 6.18 l. 6.18

Snodnlll Pktro. O . . . . . . . . . . .

6. 4.89 Carvagllo

Edcardo. O. O,

~-

~ ............' ~- (!~ • • • ' ~-

a Lnooh\oo(CWetll 16. 6.81 Do Pasqua GiiUitPJJe, O, ® .,,.,_,., .

31)

rnot.

23. 6.18 l. 5.16

86

Id,

28. 7.18 1. 5.16

... ... t " ' .0. • • • \!) t \'!J•

..

S. V l\lon t l n o

(So.Jeroo)

9. 6.85 D" M.orlola <iurtlio. /f), 9

°11' 10• @,

•·+-+'.

IX.~'P- min. Co lonie

5. 5.87 Bcretta OhUJeppe . . • • • . . • . . . • . . . .

S rant.

28. 7.18 l. 6,16

n Torroorsaia (Sa- 26. 8.87 Girardi Oiusq>pe. 4ì '", ~ "'""'", lerno) ~- ~. ()!.:, ,tj;.

Osp. Verona.

28. 7.18 l. 5.1 6

n T e" c rolo. (Na- 19. •. 89 Pecornrlo RaQade. O. ~- 4), ®,... p oU l ........., W· li]).

I d. F irenze.

28. 7.18 l. 6.1 6

a Torroolna (Romn) 10. 3.88 Salvi o l Cesare, ~ ,.,,.,......., @, @

Dl•tr. mJl. Pile. (a.ss. 28. 7.18 1. 6.1 6 mll.) DisTI· Min. F C - . 28. 7.18 L 6.1 6

o Voghera . • . . . .

+·

+·

a

-~

(iì)• • •.

6. 5.91 Ciotola Alberto, ®"''"'"'", @ , (~ L D. lo patologia ohlrur· gioa nella }t. U. di Roma.

n Napoli

l r.,. l

Mch•gnMo (MI· 29.10.89 Monti G'ada11o, ~ ..,.,..,, @, @, laoo)

+·

28. 7.18 l. 5.16

c p..,

(Eri treo).

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(,SegUe) C.A PITA!U l>OtDICl

ANZIA:-.'ITÀ

DATA

C~ATO

LUOGO

E NOME POSIZIONE

di

S

DI NASCITA

~

D ECORA:aONJ E CAMPAGN E nascita

;n

di

di

grado

~ermlo

de.l n. 161 al n . 176. c Gl\ruri(Palermo) 28. 3.90 Ccntlueo Smtle, O, €!J 111 " 11 "11" 11 , @,

Oep. Paler'lllo.

:!8. 7.1 8 l . 5.16

® +· a Vazzano (Q\- 15.U.87 Luciano ~~ro)

Fuse.\ Felice,

€!> n•-••·11,

Id. Torino. (l sez. di- 28. 7.18 1. 5.16

@. (~

sin fez.)

a Salerno . . . . . . . 17. 9.90 Correa!e .d.l!rtdt!, cj!:, O. ~ "'"11' "' " , @, (l!)• • •.

!d. Tries te.

28. 7. 18 3. 9.17

c T·e.r amo .. . ... . 12. 5.91 Vetuschl PCISIJUQ.le .. . • • . . . . • • • . • •

Id. Bologna.

28. 7.18 l . 6.16

a R oma......... 15.7.88 D'Amico Oirue/)pe, €!> " '"11"",@, @.

ld. Roma. Com. :\fin. 28.7.18 1. 5.16 Gue rra.

F r o s i !l o n e 13.12.89 Deoina. Cmll'illo .. .. . ...........

Dl:rp. Min. Colo ni e 28. 7.18 l. 5.18 (Somalia l.

c Oosorta (Na.po ll) 9.10.91 Sofio Sa111i, O . . . . . . . . . . . . . . . . . .

R. truppe col. (Tripo- 28. 7.18 l. 5.16 lltanla.J.

o

1. 2.86 Brunetti Giuseppe, O. @, (Q).

.,,.,........

Osp. Savig liano

28. 7,18 l. 5.16

. .;.. + .. . . . . .

118 art. campBgna

28. 7.18 l. 5.16

c Q\lvo.no ( Na po l) 25.12.89 Lnnna Leonida......... .... . ....

10 art. pes. camp.

22. 9.18 l. 6.16

a Q\st e lpla.n lo 27. 6.90 Wool .d.ntonio,

6

22. 9.18 l. 5.16

c N.lonaaterolo (CUneo

c Reggio Ca.labria. 13. 8.87 Surncl Brunc, O.

+'·

(Ancona) o

~

~

~ ....... .,...,@,

(Q).

Novara ...... . 20. 3.91 Pa rona En.;;o. @, €} , ,..,•. .,, @, @ ..

Id.

Id .

l d.

R. truppo col. (Rri· trca ).

~-

9.18 l . 5.16

a S .Giullo.noMlln· 1. 2.91 Cari.mat1Giuse1me,(>, ~ ............, @, Osp. Milan o (com. 22. 9.18 l . 6. 16 n ese (Milano) (l!), +· lspett. san. ). a S. Remo ....... o D e ruta

@, ©·

t2

rant.

22. 9.18 l . 6.16

+ ................

~l

id.

22. 9.18 l. 6.16

6.10.84 Piga.ti Giovan.n'i, 9

(Pe- 20. 7.90 Magnlnl Et1ea,

ti <I • U-11'- JI ,

rugla)

o Sperone (A.vcl- 10. 6.!10 Ronga OClelmw.. ................ . lino)

Osp. P ndova. oes . mi!.

t 3. 10. 18 l. 5.16


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CASATO E

L \1000

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A.NZIA:\ITÀ

DATA

...

CAPITASI )JEOICI

XO~IE

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!\A l'G l'l'A

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nascita

DECORA:f.!O.Nl E CAMPAGNE

d!

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DI

gr ado ><Cl' V tzlo

dal n. 177 al n. 190. c

l ti<' u rsu

(Ca-

2.12.!10 Outtilv (}iUJirppe, •!•. 1.'"·'", ~ ,,..,,.

c

o

l liso (Looco)...

Ounrtlln Sanfro.· rnonùo (Heuc·

2. 7.UO

H~ccl

Oop. Roma.

13.10.1 8 1. 5.16

8 • Scz. lliPin f oziOno

.. , ..., ~. (tt .

tnn>.aro).

PaM,uulc..................

3. 4.!10 Do BIMi o Gu ido. O. ® ,.,.,...........,•.

Osp. Fìr·onu. (C'om. 13.10.18 1. 5.16 Scuolu san. mU.). A8fJ. nt<lt.

spec.

l '

13.10.18 l. 5.1G

(W. 119·

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.\ lurlwlln (Ales- '27. 3.88 C'olombnrll 1:\lido, O . . . . . . . . . . . . AAnòria)

a :'alur.>.n CC't•noo l

5. 7.!10 ~!Mino t:nrico . . . . . . . . . . . . . . . . . .

a llor<liJ.:Iu•ra (l'or· 25. 8.!12 Cbi<•..a Emmntelt: . . . . . . . • • • . . . . . .

Osp. Aios~andrla.

13.10.18 l. 5.16 l

l art. costn.

13.10.18 t. 5.1 6

Os)l

Veronn.

13.10.18 1: 5.16

Id. Pol'\li'ln.

13.10.18 l. 5.16

1.() .\lanrlzio)

a

Hcno•·a ....... 16.10.90 Soi<'ri (;iOI'auni, :~•.0.19. ~.,, .... , ... , ~W·

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.\[(UJl.t)Va...... 15. 3.89 C!>prtl

c

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Lt<micltt ,

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7. 8 .88 P ro penl C" arU .8t:neddto. ~. ® •u u•-n·u. (y), t,;...

C

Il taul t o (A \'Cl - 27. 3.!10 .\IIIC'I LI lùntM<>, 0. li nn)

n

11 l n n c a

ld. Dolugoa.

1:!.10.18

Min. guerra.

13.10.18 l. 5.16

].

6.16

., .. .. .. .. .. ..

Di8p Jfin.. Flnan.:e.

'"'i Iln 4.12. 811 .\lustu Pr~~tt<Wie, (). +.. .. .. .. .. .. OHp. l"n•ortn.

l :J. l0.18

l . 5.16

13.10.18 l . 5.1G

( J"tlkliZil.)

( 'tarnlo (llnri) .. 19. :1.~0 l'lct·urrcta Frcmcuco, O. ® ,,.......,

9 regg. genio.

1:1.10.18 l. 5.16

Di;!p. Mi11. Cfllo'ftie CE-

13.10.13 l, 5.16

~- tp.

'l" ntl'l(•<ln•·(Ca- 11. 8.!•0 Froggio

l

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( \ H·llloo)

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l

l .

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c ç.,_,,.IIUI I rpi no 29. 5.!11 .\J,,~,irnu FrttllCtl'CO. Y,"'"", @, ©.~ Ol>p. Xupoli MS. mil. 1:!.10.18 l. 6.16

,.

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Froncuco,

~ .,, ...., ......,

r ltren).

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(Segue) O.u>ITA. l>! I!EDIOI

LUOG O

l

DATA

CASATO E NOME

di

DI NAS CITA

uaS(ll tn

POSI ZIONE

DE<'O R.\ZIONI E CAMPAG=-E

di

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~arvlzlo

d •\l n. 191 a l n. 204. 8

Nicotera

(Ct\·

tanznro)

a

~- Jltaroo <\ rgon-

!1. 8.8\1 Polito Ros,r io, 4). \!/). 11]).

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*· g ,,..,,....... .I&J>rtl. ""''· BIJeC.

1:1.10.1.8 l. 5.1G

16. 6.8~1 Molllfredl .iJrnaldo................

lllln. gu~rrn.

13.10.18 1. 6.t r

27 .1 1.8!1 Zafno·o Giovanni, ~ , ,. ..., @), @.. . .

2~

27.ttl.18 l . 6. 16

ta.no (Coscn1.11) a

~- Swrano eli Cu-

mastra

art. ct" up.

(~lei!·

><l nn) a

Onogl (l't\lormo) Il. 6.89 Lo Vecchio OioaccM.no, O.®,,..,.. "''", ~- L'l'· • • <f.'.

Osp. Pnlo11llO u..s. mJI. 27.111.18 1. :uo

o

~olarlno

3 o.rt. ClllUJl.

1!7.111.18 l. 6.16

2 fnnt.

27.111.18 l. 6.16

.4spdt . in/f rm.

27.10.18

22 art. C>tmt•

27.111.18 l. 6.16

Osp. ~lJI :tnH (Com. l·

1!7.111.18 l. ti.IG

(Siro·

6. 2.92 0' Agostino .ilooll1ino, 4), ~ ' " "".

L..;. (Il, • •

C USI\)

a Sortino (SI rn- 2:'>. •1.911 Casllone Viusep)>e. ®'"''''""" , @1. ,,. . ()UI!ll)

\)), • ·

c .\!O<llca (Sira- 12. 1!.89 CiaceriOior(lio L. D . in clinica oeu · cn.sa) 11-tlcn nella R . u. dl Rom.n .... a

:\100<!1a (Cata- 27. 11.88 Salomone Oiu..<eppe, n la) 12'. \l :,.

a

lll lla no

+.

*· ® ,,..,,.,.,._

2.12.85 Cfpulllnn Ulisse. O ............. .

l. 6.16

sp.·tt. l!llll. mil.).

c OsUo (Sili!SIIrl)

W.IH.91 Dottori Gio. lJ/aria. ~ .,,.,..,.... , @.

Id. ('agllar!.

27.W.IS

l. ti.l6

Id. 1111lnno.

27.10.18

l. 6.16

U bor6.

27.111.18

l. ti. JG

Distr. m li. lllllnuo.

27.111.18

l, 6.HI

O~p .

:.!7.W.I8

l. 6 .16

(l~- ·-

.,.... @. @.+

c

OoiOgoo....... 27. 7.01 Otongo ft'ranro. O. g

11

::<ora (Frosinone) 24. 2.85 Vondltti Emilio, O, ~ .,,.,........ @ ,

M· c

~carati (Salerno)

c

~lonouoco

rlneee sandrla)

14. 6.00 Dudf RaU(It/e...... ... .. .... . ....

T o • 21.11.87 Dorcllo Olo. GiU8eppe, ~ , ,......,., ••~. (Aioa· @• • • • •

Torino.


(,SeQ11e)

CAPITANI

.IODIOI

ANZIANITÀ

DA.'l'A

;

CAS.A.TO E NOME

L UOGO

POSIZIONE

di

DI NASCITA.

unsclta

DECORAZI0::-11 E CAMPAG:>iE

di

dJ

grado eerYizlo

dal n. 205 a.! n. 219. c

Dolianova (Rcg- 30. 4.88 F araone Valerio, @ ,,..,,. .,... , @. (ti), gio Calabria) 11;.

+.

c Torricella Sicura ('l'ora.mo)

6. 3.86 Merllni Camille, ~ .,,.,..,..., @, @,

Osp . .A.nr ona.

27.10.18 l. 5.16

Dbtr. mll. Teramo.

27.10.18 8 I. 5.1

25 art. campagna.

27.1 0.18 l . .;.16

+.<D.

c S. Gennaro <Na- 18. 6.89 Do Beru<u-do poli) @. @

Francesco,

@ .,,...,

a

k'ìgli no(Fironzo) Ll.lli.Si Righi Giuseppe, rj:, O. Il;,®. @ ..,_ Osp. Firenze ass. mll. 27.10. 18 l. 6.16 •u- n t @, @, •

a

Monto San Pio- 28. (.87 M.ignaol ritlorio, ~ .,, .....,.••• @, ;W

Id. Bologna.

27.10.18 l. 5.16

~

31. 3.23 5. 3.17

tro CBOIO!!"OC.l c Bitonto (Bari) .. 2.11.87 Ambrosi Luigi, ~. ll}), • . a

O. 11;, ~ .,,.,... ,

O i o l a Tauro 13.12.86 Giannetti Berfl(lrdo, <§>, Il; .... • ... (Reg. C.alalJr;a>

a l p.

Se. ccntr. rant. -(Civ!- 31. 3.23 5. 3.17 tavecchi a)

c Castro ft l!ppo 11. 2.89 Messina .Jnuelo, ~ .,, •., @, @, O. +· 17 fan t.

:n. s.zs 6. a.11

{Gifl'!~ ntl)

a

l'isa .. ... .... 29. 4.89 De Bl er onytnis llUIJqero . .........

Tadino 19. 4.90 N anni Carlo, e • Gualdo (Porugia).

tU·U·U· U .

c S a v it•no (Napoli) 6. 3.90 Allocca 4111o11io. q), ta)

@, @, • ·

~ " ' ·",

@.

Osp. Livor no.

31. 3.2:1 5. :1.17

Id . .Ancona.

SI.. 3.23 5. 3.17

7 centro ooutroaerel. 31. :J. 'l:l 5. 3.17

©. • ·

a

Set·ra S. Bruno 10. 1.90 Tedeschi NiCQla, ~ .,, .,.. ....., (2,, @. (Catanzaro)

a

O<·sinali {A,· ellino)

c

Mantova. . . . . .

a

Catnnla .. ..... 20. 2.92 Lipani .Jmo nino, ~.,,., ..., @), @, O. Di.s tr. mll. catania.

Bologna.

31. 3.~3 6. 3.17

1. 1.87 VItale S\cow, ~ " '·", <S!J , @......

Id Alessandria.

31. 3.2~ 19. 3.16

6.10.88 U1·toler Fernando. . . . . . . . . . . . . . . .

4.. pes. camp.

31. 3.~3 5. 3.17

@ , f!l. q), • ••

O~p.

31. 3.23 5. 3.17

l

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i:

-a

LUOGO

.s

D!. NASOITA

.s

ANZIANITÀ

DAT-1.

CASA 't'O E NO .ME POSIZIONE

di

Il)

nascita

di

DECO HAZION1 E CAMFAGNE

grado servizio

dal n. 220 al n. 236. a

TrapauJ ... .... 21. 1.91 Colomba l on=io, ~.O. o...... ..

S5 fan t.

31. 3.~3 5. :l.17

a

Priocca d ' A. l ba 9.1'2.90 Carbono Teruio, (Cunoo) (y), iiÒ,

Osp. ·rorlno

31. 3.23 5. 3.17

c

Alessandria .... 13. 1.90 Onttl Giovanni................ ..

01 faot.

a

Genova. ...... 26.10.8!1 DorngnoOiu~eppeEvar.Q.@"''"'"'"

Rogg genio ferr.

31. 3.t3 5. 3.1 7

5. ber~.

31. 3.23 5. 3.17

M in. gm•rra.

31. 3.2:1 5. S.l7

Osp . Catanzaro.

31. 3.~3 5. 3.17

Cd. Roma.

31. 3.23 16.1'2.17

Id. Venezia.

31, 3.23 5. 3.17

Ftogg. art. ouv.

31. 3.23 5. 3.17

a Turi (Bari). • . . 4. 2.91 Qu.tellanel-3 Jfìncenzo . • • . . • . • . . • •

Osp. R ome.

31. 3.23 16.12. 17

o Nola (Napell)

4 . (.91 Scala Enrico, ~. @ '", @, t~ . . . .

D isp. J1II11 • .4~ro•I4Ul. 31. 3.23 5. 3.17

T roia (Foggia)

29.10.00 Saurlno l)alrilù, ~. ~ ·u-u-u, (~M0.+·

Osp . Ancona.

31. 3:.!3 5. 3.17

Id.

31. 3.~3

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c San Mlnia.t o t·?. 7.90 Frosiul Dino. O. @ .,........ @, \!l). (Firenze). a

~lollotta

(Bari) I:J. 6.92 ~lagrouu Amctleo, @ ,......,., ~. l~

a A,..olJIJlo.. . . . . . c

8. 9.88 Labrooa Francueo. • • . . • . . . . • . • • •

Baselice (13eno- 24. 8.92 Lepure l"ranr.uco. ~. ~ ,.,.,..,...,•.,.

l:iJ. @. +.

vento)

+

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Al vi t o (Frost- 23. 2.93 Mazzcnga Giacomo, DODO)

a

C a.sa.1 o ermeUI 30. 6,90 Boldl 'l'cr e8i<l. <j!:, 0.~.®.~,...,. ......, (Al09Sandrla) ~. l!]),

a

+·

a 'Paola (Cosenza) 14. 1.91 Cloduro nnOa('U;). <i>. 0, ~. ~ ,.,.,., ® •u·a•·•f·u, @. @, + s.

c

~·oggia. . . . . . . .

98 - .11 •9 l

Peoorolla Gio11anni, @ ...., •.,, "

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Nn poli.

+. @!, 40 rnnt.

a Roma. . • • • . . . 8. 3.!l2 Potltbon Lo<ù>~'ico................

{i.

3.17

31. 3.23 6. 3. 17

Log. T orr. O.C. R.R. 31. 3.23 5. 3.17 Cagliari.

o S . MAria Ca· 19. 8.91 Papato Oirolmrw, pua V tere. ®. ~·

So.

ocn~r.

tl~loa.

mH. eduo. SI. 3.23 5. 3.17


46

(S•qm) OA.PITA:-11 MEDIO!

DATA

L UOGO

~ ~

CASATO E NOME POSIZIONI<;

dJ

Di >:A.':!Cl'l'A

{/)

Ol\$Cita

dJ

DEC:ORAZlON[ E CAMPAOi"E

di

01

grado .son·lzio

dal n. 237 al n. 251. o Minturno (Na- 12.1 1.87 Fed.,Jc P<IS(IV.ale, O.~. ~ , ...... ('0.<,!~ poi i1 a. Col'ie•lne Jcrmo )

(P a - 17. I.SiJ Gennaro Luciana. ® .,,..,..., @. (Q)..

62 fanteria..

31. 3.23 5. 3.17

tKd~

O~p.

31. 3.23 6. 3.17

'11tta

Oen•>va,

l

l !lvi

a

Oin i-osa Ionica. 10. 6.89 Rodin O Nicola, 1It. Co.laiJI'ia.l • ·

c

l~icnrra (:-.·l llll!'inal 14. 2.92

~

Pcrra.loro Oìl<$efme, 4},

@_, @.

Dir. San. Bari.

31. 3.2:1 6. 3.17

~ 111 "11 ' 11 ,

Centro chlm. mil.

31. S.23 5. 3.17

1 Tan

(0, @. • · rauvllnrti in 21.10.89 Lo•·la. f1ia~antti. O, ~. Fim·a (<.'o~l.'nzu) @ . (y).

c

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a

S. P !'iac•• <Na- 12. 8.91

'('"

® " ''"'"'"·

l)i )1onaco Paridc, @ . . . . . . . . . . . .

l Il\ la nt.

31. 3.23 .5. 3. 17

10 regg. genio.

31 . 3.23 6. 3.17 f! q

)l()lf)

c

Ccl'i~nol~

CFol!'·

2. 2.90 O'P:ug<>nio .·h tlanio, O. ~ .,..,.......,

~. tiJ). • ·

{(In l Il.

~lOilllJJOii (Bari)

a

:\tq>o!i. . . . • . .

Leg. T<'rr, 0.0. R.R. 31. 3.23 5. 3.1 7 Trieste.

e ...., ..., .. @. O~p. Bari 3. 8.89 Pugnott.."\ Umberto. ID ~ "''""", +• Dlstr. Mtllt . Napoli. 3.12.88 Unrnaha ,..,t)II(Jr(ÙI,

~. I!J!·

+.. 17 art. camp.

a

Vil l nmontùrchi 2H.Lil.8:i AlbcrLi Rl1ore, ~ ,,..,, ~. t0, (Ar<'gzo)

c

Portici (l\apoli). 6. ·1.!111 T orre Salvtllorc. <!>, <ii/ .,,.,•• , ..., (Sì;,

31. 3.23 5. 3.17 31. 3.23 6. 3.17 1

:J J. 3.23 5. 3.17

31 fr<nl.

30. 6.24 5. 3.17

CGva.U. Fi roo~e .

ao. li.".l·l J&.JZ,H

Osp. Vo•·ooa.

30. 6.24 16.12.11

Id. Bo logna. (611 Soz. d.JBI.nf. ).

ao. 6,24 16.12.17

2 art. coAta.

30. 6.2·1 16.12.11

t!;)• •• u.

s. &rno (lmpo· 2. J.fllo l)ç!1ZQ ll<tOIU!Ie, t!J>, Q).,,_,._, , ~ . l')t\)

o

• •

s. Giusc!Jpo Ve- J7.ll . U1 Coln. 1~rancCSC4J. Q, ~., •.,,.••.,., @., suviano (.Nnpoli) .

n S iena. . . . . . . . . 2G. 2.02 c

~ ....... @. (Q),

1\P. · Mu.•~a

Filippo . . . . . . . . . . . . . • . • . . .

C Id n ram o n Lo 29. t.9:J Iunnizzotto L111lottio, ~ .,,., ...,@,@. C.l nln (Sirncusn)

l'c'IIJJ


(Segue) CAPITANI M ED ICI

D .\ TA LUOGO

A:"\ZI \:"\ITA

C.\SATO E NOME

POSIZIONE

dJ DECOH AZIO~l

DI NASCITA

di

E CAMPAGNE

di

0118CÌIII

d n l n 252 al n. 267. o Cetalb (Pnlcrmu) 20.11.!12 La ~tartina Rosario, O. ® ...,.....,., (~.© ··

.111. G,24 l. :1.18

79 fnnt.

o Terni. ........ 22, 7.93 l'ntl~ l Ennio, O. €ì"'·"'", @, lfì'· S art. P<'tl. cump.

® '". @, @ .. . . .

Os p. Flrcn~t•.

o Vloorl (Palorruo 1 t:!.J0.!12 l.nmc ndolo 1/i'ilippo......... . . . . . .

R truppe cui.

a

Blll'l • ... , , . . .

8. 5.92 D<' llsorlo Oitdio

:tu. ti.24 1. 9.20 311. 6.21

({.;it·(l·

l. 11.20

311. 6 24 l. 0.211

ualen ). a

·raru.nto ••.... ~6. 7.93 Flaolwtti CiW~emu . . . . . . . . . . . . . . .

a Nardò (Lcoco).

o

e

11.~1.92

Fllogt·nnn Ptt~quale.. . ... . . . . .. .

Olol& del Mar,f 23. 2.11a t:lnnnautonl Mario ~. (AquJia) (~. \1 ~,

+·

~ " ' '"'"·

lJtl. 6.21

l. 9.20

T.;,g. CC. ltH. Fir·c1w.e.

31'. 6.21 3. 8.19

So. san. mll. (lo~.ut. ~"' 3H. 9.24 l. 8.21 gradu loc ).

(C..· 27. 4.91 l'ultrono Ru(!acle, ~ "'''' • ~. (j:~ ••

B a dole.to

OS11. Ancona.

R .truppoMI. (Erltreal :1". 9.21

l, 8.21

tanU\rol o

:"\apolf ••••...

18. 2.95 ('n vaulgha .11/ruh> ..... ..........

e.

Perugia

13.11.90 Degli .\:r:zl Guido, 9"'''''", @. ©.

o

Roma ........ :!6. 9.92 Slnll.oaldl O uoliclnw, @ · ···12, ~. ~~-

•

o

••••

O Ma gliano 1ld

l bcrs.

:Ilo. !1.24 l. 8.:!1

+· Se. ,.an. nul.

30 9.:!4 l. 8.~1

Qijp.

Homu.

:!0. 9.21 l. 8.:!1

2. O.!JI 1)1 Lol'\•nzo Odoordo .• ............

Centro cbhnléu mllit. 30. 9.24 l. 8.1!1

o ROSI!Mo (.'fl labrn 15. 7.05 nnhlo Oiommti ........... ... ....

1 Regg. f nd lo tol~l(r. 30. U.:!•l l. 8.21 (COm. Min. Oucrm).

o .M o n t ('Odorlsl o 16. 6.96 l:knt·&lapanc Ji'toritulo . . . . . . . . . . • . . (ChloU)

Qgp.

Cagllurl.

30. 9.2·1 J. 8.:!1

(Ca· 17, 6.00 :-<aulllt\Cioti llaOaclc, ® .,,.,., li;. @.

!d.

Torino.

30. 9.21 l. 8.:!1

MarRI (Aqullo)

e. S quUi nco t.A.maro) 0

PorUcl (Napol[)

8. 1.05 Gag lione Atllonio, ~ .........,~. (!t.

So. contracr. Nettuno. 30 9.24 l . 8.21


48

(.')tuue)

DATA LUOGO

C APIT.U.t

){lo:DICI

ANZIANITÀ CASATO E :-! OME

di

POS IZIONE di

DECORAZIONI E CAMPAG NE

DI :-\ ASOIT A DBJ!Cit ft

dJ

IJTad o serrl11o

dal n . 268 al n . 282. c

Su r t In o

(Si · 11. 9.94 .\ ~tuto Gill$t1JPt, ® ""·", @, @, + ..

12. regg. genio

30. 9 .24 l. 8.21

re.ouan)

3. 8.94 ?.!urru Giacomo, ® '""""11 , @. @ . .

c

Se.-,arl. . . . . . .

a

Mc,.l nn. . . . • • . 18. 6.96 ~ftL>troglacorno Gttùlo, ® ' ''·"·",(i,(ilJ

e. Orottafcrr·atn

5.

Id.

Id .

:$ fe.nt.

30. 9.24 l. 8.21

so. 9.24 l. 8.21 Oolonu so. 9.2of. 1. 8.21

1. 3.02 Tappi Primo, Q . ...... . ...... , . .

Di.Bp. Min. (Eritrea).

lo. 6.94 P~u~ov«.-cohlo A ntonino . . . . . . . . . . .

.4.~tl. '"Jerm.

so. 9.24 l. 8.21

12 fnot.

so. 9.24 l. 8,.21

(Romfl)

c

V&Jiclnoge. (Ca· tanzaro)

c

xa1roll . . . . . . . 14. 8.01 t'a! m Ieri Alfredo ..... .. .. .. ......

c

:-\o le. (Napo!l ).

3.10.94 Tufe.no Ratfadt........ .. ..... . . .

Dillp. Min. (:::!oma li r).

c

Partinico lom1o)

(Pn·

:!. 2.!16 \ vf'llon<· Gadano . . . . . . . . . . . . . . . .

U fant.

c

Carku tlu.l

(SI·

:!. 2.94 FatUa Snlooiore. . . . . . . . ....... ...

Leg. C.O. R. R. Bolo· 30. 9.24 1. 8.21

raousa)

c

B onon ·a

x1•0

Colo11411 10. '9.24 1. 8.lll

so. 9.24 1. U t

..,,..

gua.

(Sas- 23. 6.93 ~ urra A nto11io, ~ "', ~- 1p .. . ...

69 fant .

B&ri) atta,

., T urino . . . . . • . 28. 9.96 Ro~~l .il((t rio C!), (i! . ~ . ............ @, @ . Di.sp. Min. ·(Somalia). a

c

Bo s com,ar,•oj!'o I l. l 1.90 ilo Mfoh<'li~ Corrado, ® ........,.,.,@!,@ 1. art. mout . (Alesanodrlnl C'ava Th·rcnl.. 20. 10.95 Forrl Antonio, ® ..,.,......., @, @,

Col~mi<: 30. 9.2of.

1. 8.2

30, 9.2of. 1. 8.2

C'onro ...... ..

J

' "l>

+· Di.sp. Min. Colonw SO. 9.24 t. 8 .~ l

(Somalia).

a

~ !C

1 1

~O. 4.96 Orc zzl GioMnni, ~ ,,.....,. , @, @ . .

R. truppe ool. (Cir e- 80. 9.2of. 1. 8.11 n&loa).

n l'a o·tlnlco (Pil· 26. 6.95 Pa•~olacqua RaQaele B "''""""" ,@,@ 12 taot. l ormo)

30. 9.2of. t. 8.2

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49

(Segut:) C'A.PIT.A..'O MEDI<:!

DATA L UO GO

CASATO E NOME PbSIZlO:\E

dl 111 NASQITA.

oaBOita

IJECORA.ZIONI E CA.,tPAONE

<li

di

grado •erv lzlo

dal n. 283 al n. 297. a Socondlgliaoo 22. 6.91 Doo8anto .tlmed<!o, (Napoll) @, @,

~ ........,.........,

Dlstr. mll . A•·ersa.

:10. 9.24 t. 8.2 1

DU!p. Min. Finanze.

30. 9.24 l. 8.21

a .\ ugusta (Sira- 22. 6.93 Pattavlna Domenico .. . . . . . . . . . . . cosa)

Osp. Milano.

30. 9.:!4 l. 8 .21

c Veoatrc 'tCam·

3.12.115 Alonzo RtVJ(]ero............... ..

Savoia 0&\'all.

:lo. 9.24 1. 8.~1

3.1(1.92 Mus umtu·ra Nicolò........... .. ..

Osp. Palermo.

30. 9:! l

c Napoli . . • . . • . 24. 4.U·! Flumo Gugliclm.o, S ,,..,., @, © . .

5S fant.

30. 9.24 l. 8.21

c S. Or<'f>Qric Ma- 1.9. 8.U6 Oo1rrc<U Lui{!(, ~ ,,.. .,..., @, @ .. . g no (Salerno)

94

30. 9.21 l. 8.21

+·

c VIttoria o u sa)

(Sira- 19. 5.9~ Cultro ue Salvatore, ~ ............,@).@.

pobGIISO)

a Catania.... ...

c

Acerra (Napoli) 18.1Q.95 Dnt tìgUouc Michele ..............

a S a !emi p .a nl)

(Tra· 23.11.9~ l'atti Gitueppe @,

+·

Q, ~ .... ,.,.,._

n Vita (Trapani) 17. 8.95 l'erri eone Giuseppe, ~ .,..,., ~. @

@,

Id.

l. 8.21

0Pp. Bar i OScz. cll&lnt. 3!). 9.2-i 1. 8 .~ 1 G nlp.

.+ 0•~- l\le88ina.

30. 9.:?1. l. 8.21

~0.

9.24 ]. 8.21

a Catllàllòlil Joo lo 17. 4.00 Diana Euuenio, ~ 111' 17 ' 11 , @l.@ . . (Cosenza)

14 art. CanlP.

:w. !l.2-l 1. S.2l

c Scan!lo (A.qulll\l 17. 6.91 Del ~·attore Guglielmo, (0. @.

Ca n\ll. A.le~suudrla.

30. !l.2J l. 8.21

c

~ ,,.....,.,

Formicola (Na- 11. 6.92 Giu.llnuo Ccluti11.o, ~ ,.......,..., @, @ .Vù!JI. lllin. Col. (SO· :111, 9.2-1 l. 8.21 mulln) , P<Olll

c S. A p o llloarc 22. 5.!11 1\fa Uozzl AfMriuo. .... . . . . . . . • . . . .

8:1 tant.

:10. 9.2-! l. 8.'! 1

t C art. camp.

:lO. 9.21 l . 8. ~ 1

(N. ,poll)

a Ca ste lgrande (Potenza)

~

-

8. 2.91; Uuspnrrlrli Nicola, ® "'. @, .gJ ...

Ruolo rli a>uiunità (/cl Corpo scmi/(lrio mil ita re.


{S~01U)

..

ANZIANITÀ

DATA

> Cl

CAPITANI MEDICI

CASATO E NOME

LUOGO

di DI NASCITA

oascit11

POSIZIONE DECORA.ZIO~"'

E CAMPAO:s'E

dl

d!

gra.do servizio

: ùl s

.

'

dal n. 298 al n. 312. Domenico....... .... . . .....

o Casal velino :Marlna (Ralerno)

1?. 8.96 L isb

o !'apoli

23. 6.93 Buon1ucontro AntQnio . .. . ....... .

Scuola ali. ut!. e s ot- 30. 9.24 1. 8.21 tu.ft. Brà.

Fo.snno CB rl n· 12. 1.8!1 Potenza L"iui. O ............... .

Disp. Min. Oolonu(So - 31. 3.25 6. 3.17

c

6 bcrs.

30. 9.2.1. l. 8.21

malia).

disl) n

B arra fran ca 16. 3.90 Paraninfo Angelo,*·~. ®..,.,. ....... (Ce.lt~nissctt.a) @, @.

IU ber><.

a

Naro (Girgentl) 15. 4.91 Castrono,·o Gaetano . . . . . . . . . . . . • •

Distr. nul. Caltanis- 31. 3.26 1. 9,20 setta.

a Portolandolto 16. 7.91 Rinaldl Orazio. ..... ............

li. 3.25 16.12.17

15 rant.

31. 3.26 l. 9.20

Osp. Palermo

31. 3.25 l. 9.20

9 art. p es. camp.

31. 3.25 1. 8.21

Osp. Firenze.

30. 6.25 l. 4.22

9 fa.nt.

30. 6.25 l. 4.22

30. 6. 25 1. 4.22

(BeneveJito)

a .A.ciroolc (Catn- 21. 9.92 Foti Al/io, ~ .,..,..,_", @, @, +·. n la)

a

s. Severo ('Fog • 28. 4.91 Cassano Lorenzo, ~, ® "'"'', @, @. + gin)

c Paganlca

(A· 31. 8.95 Giacobbe Corr(ll.li11o, ~. ©·.......

qulla'

a Salento (Sal cr· 21. 1.97 Scarpa An(liolino ~ ' 11 , @, ©, ltl.. DO)

c

All(lria (Bari)

17. 8.98 1'repioolon\ Emanuele.. ..........

Coli. med. leg.

o

::\oto (Siracusa)

7. 8.91 Avolio Caro Guido '..............

R. truppe col. (Cire- 30. 6.25 l. 4.22 naica).

a Mormanno (Co· 30. 3.97 Pandolfl Elloardo senza)

: !q

l

e "'• (0, @ • . • . D iS·p. M in. Oolonie(So- 30. 6.26 l . ~.22 malia). 81 tant.

30. 6.25 l. ~.22

+· Osp. Flren?.e.

30. 6.25 1. 4.22

13. 9.96 Lo Bianco Domenico .. ....... ... .

c

Palermo

a

Roma . . . . . . . 22. 7.92 Gdan zè Celestino, S •a·n, ~. :Q;,

l ~


(StOIU) OAI'I'f~:SI HJ::DJOI

51

DATA LUOGO

CASATO E NO .ME d1

DI NASCITA

nascita

POSIZIO~'E

dii

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di

gra-do servizio

dal n. 313 al n . 328. c Ostuni (:Brindisi) 1!2. 5.96 Santor·ola Dome~~ico, ~ "''", (?;, @,

O s v. Rom a clmlpo :10. 0.25 1. ~.1!2 sau. Anzio.

o PescinA (Aquila) 6. 5.95 Tarquiul Ca,roU . • . . . . • . • • . . • . . .

8 r~. genio.

c Bucciano (Bo- Ili. 4.96 BollciiJ Carlo....... . • . . • • • • . • . . .

Di-3p.

o;, +·

ncvento)

lltin. Colonu

30. 6.25 l. 4.22 30, 6 .26 1. 4,22

(Erft•·ea).

" Vittoria ..•••. 30. 6.93 Pnolfllo Slanislao ®.,,.,..,.,.,@,@.+ 70 f l\nt.

30. 6 .25 l. 4.22

c Palermo

12 pes. camp.

30. 6.25 l. 4.22

Centro chhn. mll.

30. 6.25 L 4,22

•••• o

17. 6.91 l'a '<'One Oiu._<qJpe, ~.

~ u t-n•u, ~.

\0. <O. • · c Nardò (Loooo)

20.10.90 !>1anled .dlberl<l ....•• • ...•••...•

o Nloolosl (Cata-

4. 4.96 Loogo Domenico~"'·", @, @,

+.4;1. R. truppe col. (Trlpo- 30. 6 . 25 l. •1.22

nfa)

litania).

a

Palermo

6.U.96 La Rocca R~rlo 4;1, ~ " ''" ~. ~

Scuola ali. Utr. e sot· 30. 6.25 l . 4.22 turr. Luoca.

a

Teano (Napoli)

4. 7.96 Cipriano Salvatore •.•....••••.. ..

4-lpeU. mot. 811eC.

so. 6.25 l, (,22

a Romano Lo m·

8. 9.90 :\(or! 4mt0alt ••.•.•...•..•...•.

21 Mt. campagna.

30. 6.25 l. (,2 2

bard. (:Bcra'IUUO)

c

Castel! a btlte Il. 2.96 Matarozzo LucW ••....••...•.•.. (Salerno)

Oep. Padova.

30. 6.25 l.U2

c

AquJta. .......

2. 1.95 Sand retti Ernt814 . ...••......... .

5 art. oamv.

30. 6.25 l, 4.22

l. 1.9-i Pernice Vincenzo, ® "''", ~. © ..

6 rant .

30. 6.25 l, 4.22

Q,; p, Chieti.

so. 6.25 l. •i .22

c Ce ratti

(Pa-

lenno) c

Vairano (Na- 15. 6.97 Znufngua Riccardo ..... . ...... .. POlJ}

6

Vittoria <SI - 26.10.98 Salmè E itl'lre .... ......... .. . ....

rnCUBaJ 11

Palet-mo . • . • .

Id.Bohgna(Com. o U. 30. 6.:?5 1.4.~2

a ut. R. E. BolornaJ. 6. 1.96 Mooa•tra .Sal vatore, ~ ' "'"'", @ , @, • .

S e.rt. pcs. camp.

~o.

s.2s 1. ~1. 22


52

= LUOGO

DATA

C.!tSATO

mNOlLE

di

Dl NASCITA

n.a scita

POSIZIONE

DECORAZIONI m CAMPAGNE

di

dì

lfl'ado

~ervizlo

dal n. 329 al n. 344. a a

a

Settln!(lano 2fS. 1.96 Vll)(lllo SalleriQ . •••...•••.•.• . •. (Cutnu znro) Padula lorno)

(Sa· 15, 4.93 Accetta 4 m>lcare,

R. truppe ool. (Trlpo• 30. 6.25 1. 4.22 Litania).

® ........,.... _ &?. Osp. Chieti.

30. 6.25 l. {.22

~0. • ·

:\aooll ...... .

7. 3.90 Palmera Uuo. ® ,,......,.,•. @,@. • ·

Id. Verona (4 sez. 30. 6.25 1. 4.22 dlslnra..).

Napoli ....... 17. 3.1!7 tic Ce.;a"e Giam1>no ...... ,. .. .. .

26 rant.

30. 6.25 l. 4.22

a Ariano di Puglia (.A.volliDo)

2. 1.97 l'urcaro Giu.'l(ppe • . . . . . . . . . . . . . .

c o

P~trlzzl (CD.! an·

15. 6.96 Arnot·l 4ttltmio . . . . . . . . . . . . . . . .

36

Id.

30. 6.25 l. 4.22 ,

Id.

so. 6.25 l . 4.t~

In f. Parma.

so. 6.26 l. 4.~2

S4

zaroì c

S. Stefano Qui· 1S. 9.93 Cacciatore Dome n>co. sqniM (Gìr· @ , ©·

® ,.,..,..,...,

g<Wtl).

0

C n l " l Risorta (Cat anzaro)

o

C a ~ orta.

(Nn-

8.12.115 Z ona Demetrio, ltl. ®'"· @, ,!l).. . . .

.A.cc. mi!. ort. e genio. 30. 6.25 l. 4,22

Mario ... .. ............. .

R. truppe ool. (Trlpo· 30. 6.25 l. 4.tt

2. 8.97

la~t·lll

litania).

J>OII)

a

Taranto....

17. 4.!17 Olull lce Camillo . . . . . . . . . . . . . . . .

c

Vitulano (Be· ne,·en to)

9.12.!17 SolaldOo(l Bartolomeo, ®. @

c T IH' e r n a (Ca- 13. 6.96 tanzaro)

l'as~ante

:r.. ® ..,... ,

Canuine

n Torino . . . . . . • 11. 7.95 Hlzzo Carlo, Q. lt;l. ® ,.,..,..,.,., @ .

4 art. oamp.

31. 3.'!6 l. 4.!!2

4 alp.

31. 3.2G l. 4.2~

Z1 art. oamp.

SI, 3.26 l

l t bets.

l. 7.26 l , 7.23

4.'!2

l!]), • ·

+lt;l, ~ "',@.@ Min. guerra.

c

VIt e r bo ...... 17. 3.!•7 Mazzaro11l GW.como.

a

A...- ano di P n· ~l. 8.!16 Calcagni A mato. 4) ® " ' , @. @...

Id.

Id.

l. i.~G l. i.t3

l. 7.2() 1. 7.~3

glia (A velli no)

a Ale.sanlltln ... 27 . !1.93 :l!ogalicbe Carlo, ~ '"'"'"'", &?, @.

Disp. Min. Colon -t f l Somalia).

l. 7.26 l. 7. 23


vSt~) OAPITANl K1IDTCT

DATA LUOGO

53

Al\ZIAJo/lTÀ CASA.TO E NOME

dJ

o

DI NA.SOlTA

j

naaolta

POSIZIONE

di

DECORA.ZIO:SI E CAMPAGNE

dl

grado M ervlz!o

dal n. 345 al n. 359. a

Bitonto (Bari) 23 . 5.96 Perri.nl A.no•to, ~ '"'", @, ~ . . • •

Osp. Firenze. (() o w.

l. 7 26 1. 7.:!3

se.. snu. n•lllt. c

Gerace Marina (Reggio Ca!.)

l~ .

3.95

Gi llrleo Michele, ~ ,,._,,,,.,., @;, (i,;)

)fin. Gue•·rn.)

l. 7.26 l. 7.23

e Cbtusa Sclafani (Palermo)

7. 2.9i

L ombal'<ll SaltJ(lJcre, ~ '", @, @ ..

5 art. camp. Com. 2 centro Jil$P. Artigl. Ciriè.

o Palena (Chletl)

3. 3.98 Campana .antonio, ~w·••. @. @;..

R. truppe col. (Trlp.)

e '"'", ~. :jt .. Scuola s an. mU.

a Aidone {Ualta· lz5. 1.9-1 Plana .dnt<mino, nissetta)

l. 7 26 l . 7.23

1. 7.26 l. 7.23

(iDB.

l. 7. 2G l. 7.23

R. truppe col. (El'i-

l. 7,26 l. 7.23

a.gg).

a. Gioia del Colle 25. 6.95 Pa,•one .antonio, ® ............. ~. ;_!ì). (Bari) c t'tdenzia (Parma)

9.11.95 Gua.Jdi VitlCenzQ, !t>, ~ ........,..., @.

a Chieti . . . • • • . .

9,12.90 Amorosi O~tva·ldo,

trea). Dls tr. n'il. Milano.

l. 7.26 l. 7.23

® "'· ~. :l;j; • • • .

7 art. p es. ca.mp.

l . 7 20 l. 7.23

c C altagirone 30.1.900 Nlcastro .drttaro . ................

26 art. rampngna,

l. 7.26 l. 7.23

Se. ali . ua. e sot tutt. Caserta.

1. 7.20 l. 7.23

73 rant.

l. 7.26

21

Id.

l. 7.26 l. 7.23

l

Id.

l . 7.26 1. 7.23

@, •·

(Catania)

a Camlso

® ....... (0, @ ..

(Sira.· l2. 7.117 Bertone (}(w;eppe,

cm.sa)

o Modena ....... 6. 1.97 Adami Felia-, ® .... @, @. •• o . o. a Napoli .•....•. 9. 5.97 Tri11lettl Igino, ç Montano Ant:Ua 26. 1.97

(Salerno)

.......~ @@ , u

~

Del Senno Gicvannì, ~

....

o ••••

~. ~ .

l. 7.23

o Sortino (Sira.cu. 22. 8.99 Ast.uto Girolanw, ~m, @,@ .... sa)

1 centro contrnuetel.

1. 7.26 1. 7.23

c Ascoli Piceno. H. 5.97 Saoohettt Nicola, ~ "'· @, <Q: ....

R. truppe ool. (Trlpolltanjill .

l . 7.2d 1. 7.23


(Stque) CAPITA.'r"l MRDICI

DATA LUO GO

CAS ATO E NOME

Lt

d!

0 1 NASCITA

nas<litn

POSIZlONE dJ

DECOH,\ZIONI E CAMPAGNE

dJ

gr ado Rcn·lzlo

dal n. 360 a l n. 375. o CMtel IJott.&oclo (Campo ba.s•o l 8.

Co.ta oJ o. ... .•.

5. 8.97 Do L hlo OIOt:anni, ~ ' "·", @, @ ..

Rc>rg.

~DIO

pont..

l. 7.26 1. 7.~s

l&&'UDarl. 2. 1.96 ,\lollo Oi1a~tf1Tlt .... .... .. .......

46 to.nt.

l. 6.27 l. 4.22

4BP. mot. 8/)tC.

l. 6.27 t. 0.2.

9,1 f.tnt..

l. 6.27

:1 .\rt.. :\Jont.

l. 6.27 l. 6.2~

c Blsoo·gllo <B ari) 28. 4.97 Bo.rhh-ra Mawangdo, ~ "'• @. (IJ

28 f nnt.

l. 6.27

a

So.t,•rno •••.•. 30. 4.!!8 Vitale Sah11tlore 4), ~ " ''"· @, @.+

7 alpini .

l. 6.27 1. eu~

o N a ve Ili {A q ulla) 17. 5.98 Piccloll Ematlttqildo, ~ "'• @, @ ..

13 fant.

l. 6 .27 l. 6.~

Campo lll\D. Jn!l . Anzio

1. 6.27

o ì\1 onkpulclo. n o 25. 9.98 )1aroooo LuioL ........ .. . ....... (lSI!-ua)

n i pari E11rico ~ • u •. ®, © .. ....

o

Fo.no <P<·saro).

o

Genova •..... 9. 7.9!11 Dt• PaoJI PMIO ......... ...... ..

a

c

c

5.11!.98

T <·rarno ... ... 23. 6.9:1 Daz io Francuco, ~ ' " ·",. @ . @.

• . o.

Molfella (B ari) 15, 2.99 Spagnol<•ttl Galileo... ... ... .. . . . . Olt olllna (Tra-

3. 3.9lò Pat ..rmo Carmelo, ~ "'• @, @ ....

l. 6.24

l. 6.24

• fA.

l'a••

1. 6.24

lP!;

71 liUlt , 5

hl.

l. 6.27 l. 6.24 l

>t

l

l

l. 6.27 l. 6.2'

J)BIIl)

n

Il

Ph·nza (Siena)

Palc·rmo

3.11.97 Suutotor\1 Umberto...............

R . t ruppe col. (Trlpolltaulll.).

..... 25. 3.99 VIola DotnttlicO, e ........®. ©. • · 3 genio.

,, Cdo nn (Slt-nn) 23. 8.~6 Cortlod li M auro, e ....... ®. ®· + .

7

Id.

l. 6.27 l. 6.24 1 Ì!

l. 6.27 l. 6.2 t Tr

l . 6.27 l. 6.2 l

o

C~lam•llo (N a·

poll)

u. 8.!.18 fiORSI J!IUUio, ® "'• @. @ ... •••..

c C nJCIInrl . • • • . . 8. 8.97 ~chlrru Oitl8t)J~. O . ..... ..... , ,

77. rant .

l. 6.27

Scuola alt. u1f. e aottuiT. Pota.

l. 6.27 l. G.U

l. 6.2

'

c

( t

t

R


(St01U) CAPITANI MED ICI

L'UOM

D3.TA CASATO E KOUE POSIZIO:-IE

d1

~ .,.

DI NASCITA

n ascita

DECORAZIONI

E

C.H1PAGNE

C1J

dJ

di

grado

Stl!TIZ !O

dal n. 376 al n . 391. o Sclacoa CG i rgenti)

9 .. 2.96 llarblera Gitu;epm. <O . ... .. ... ... ..

1.. 6.. 27 l. 6.24

Il tanla.).

a. Siano (Salerno) 21.11.9~ Gatti ..drturo .......... ...... ... .... .

c Aooettura (Po-

R. truppe col. ('l 'rlpo-

S, 9.99 Maggio f'idro, g ,., . ,., @', @ ,,, ,

12 art. camp.

9

Id.

id.

l. 6.27

l. 6.21

l . 6.27 l, G.U

t enza.> a

:-loto (Siracusa) 20. 4.96 C8rplnteri Ernesto, ~ "'·", @, @,

2. lllp.

l. 6.27

l, 6.24,

o

B(·lpa~so

49 fant.

1. 6.27

l. 6.24

•·

(Ca- 30. 9.98 Comcs SebastiaM, ~ "', @, @... . .

tania)

c Tricarico (Po· 11.7.900 Gagliardi tenza.) c

P~tuJie ................... ..

Poknza . .. .. .. .. .. 30, 6.98 Salvati Giu.se·ppe. .......... ...... .. ... . . .

DiS/J. Min.

Colonie

l . 6.27 l. 6.24

(Eritrello). 61 fa nt .

l, 6.27

l. 6.24

l. 6.21

c Palermo.........

l. 2.96 Manzclla. Gitu;eppe, ~ '"• @, @ ....

50

ld.

l. 6.27

c Pal ermo ... ........

9.10.99

P~oorclla MariaM .. .. .. .. . . .. .. .. .. .. . . .. ..

78

id .

1. 6.27 l. 6.24

c Belpasso (Ca- 13.1 2.!J8 Gugliclmmo Lucio, ~ . @, ;W .....

l. 6.27

l . 6.2~

R . t ruppe col. (Trlpo· li tanla).

l . 6.27

l. 6.2-l

16. taut.

l. 6.2i

l. 6.24

o Trani (Bari)... 16.11.900 Spezzarcrrl ..dntonio.. . . . . . . .. . . . . .

R . t t·uppe ool. (Tripolitania).

1. 6.27 1. 6.24

o Ccl'llrò (Messina) 23,2,900 Zingale Salvatore. 4,:) •• •••• • • • •• •• ,

6 p&. co.mp.

l, 6.! 7 1. 6.24.

c Bagheria (Pa. !ermo)

7. 9.900 Sciortino Salvatore...... .. . . ... . . .

Se. centr. m.ll. eduo.

l. 6.27

c Rutigliano (Haril.

8.12.96 Valenzano Giuseppe, O. ~ ........ @ , @, . ..

tanla) c

Licata (Glrgen- 12. 2.96 D'Angelo .E1lW11~e . .... ................ . ti)

a Tropea (Catanzar o)

9. 5.98 CO<'ola Giu.st~Jpe, ~ . ......, @, @. • ·

l. 6.24

fisica.

Regg. CU\·. :IIonferrato

l. 6.27 l. G.24


56

T'E)'IBNT! MBDICI

2

,.

D"\TÀ

L UOGO

Q

A.N'ZlANITA CASATO E NOME POSIZIONE

di

s

=

DI .:-IASCIT A

nn,;c ita

1fj

DECORAZIONI E C.U._!PA GNE

di

di

grado

aer>·i~o

l

l

dal n. 392 al n. 395. o Catania .......

5. 9.!18 F(•Ogl\ Ed{Jat'(Ù), ~ '""", @, @ . ...

8 bora. clclJetl.

l. 6.27 l. 6.2~

c Caste.! la batc ~'2. 5.97 Cammarnuo Vincenzo, ® "'"", ~. @ . S nrt. p es.

l. 6.27 1. 6.24

{Salerno) c

Padu li {Bene· vento)

1u. 7.98 F O.li)0 E UrtOO, . ' e"'·" Gt , © l!.l• + · · · ·

Cav. Vltt. E m.

! d (Co · 18. 7.99 Caro;;clll Giacit!UI, ® . @, @ ... . .. 6 a ip . • Caro &enza)

l. 6.27

l . 6.24

l. 6.27

l. 6.24

TEXEXTI MEDICI.

dal n. l al n. 9. c :-;,.p oli .... ... c

Mola di Bari..

12.10.02 Gargl u lo Francesco

•

•• ••• •

o

.

o

2. 1.91 Gigante Do11ato, 9 "''", @. @.

l i art. camp.

l. 4.22 l. 4.22

+' .. cav. S aluz:zo.

l, 6.24 l. 6.24

••••

a. Torino ....... 24. 6.02 SIUlSOnl Carlo .............. . •... o Partinico (Pa· 27. 6.97 Cannluo Sebastiatw , tg , @), @ .•.. k r mo)

c Palermo. ..... .

S. 9.98 Calvello Salvatore •. • .......•.• . .

c Palermo•...... IG. 3.96 Iutantìno Sinwne.

® "', @ , @ ....

1

art. mont.

l. 6.24 l. 6.2t

R. truppe col. (Trl· p o llto.nia.), A.! p.

R. trUJJpo ool.

1. 6.24 1. 6.24

1. 6.24

(Ciro-

l. 6.U

l. 6.24 l. 6.24

nalca). a

Caserta . .. ... . :!l. 2.97 Cigni a Murw. O. ® ..,.... @, @ . . .

c

An lllno . ..... 28.8.()6

LabrunaViUoriM, @ "'. ~©. + ··

a Altamura( Bari) 28. 10.96 Sardonc .dt!UI11io, ® "', @, @. ... .

62 fan t.

l. 6.2" l. 11.24

T bers.

1,6,24 1.6.2.j.

Dl-.t r. tuillt. Barletta.

l. 6.21 l. 6.24

~l


(~) 'l."&'JE.'<TJ MEDIO!

.-\.:'\ZI A:-;IT À

DATA

CASATO E N OME

LUOGO

~

..,

57

di DI NASCITA

fT)

n a.scìta

POSIZIONE lll

DECORAZIONI E C..L'\f PAONE

di

grado oenizlo

dal u. 10 al n. 25.

. c Orognano (N a -

l . 8.U8 Dello loto Oimmnt" . ......... ... .

Ct\V.

Guide.

1. 6.2~

l. b.24

l. 6. 2-1

l, 6.i!l

poli) c

Tr e quanda 22. 10.91 T erzi Federico, € tU~I t • lf•ll, (Siona) @.~

o . • . Dis/). 3li... Colonie

a

Barra (NapoliJ l l. 2.98 Vi>ionl Rodol/o, ~ Ul·U, ®, <IJ;,

o

Be.rl ..... , . . .

(k:rlta·ca).

••

3~

font.

1. 6.24 l . 6.24

6. 8.91) CapuW Giotoanni, ~ - ~. @........

IO

1<1 .

l. 6.24 l. 6. 24

c Ve.! lata (AxelUno)

1.9.900 Rosa Guid<l ...•..•. . ......... . . .

R. truppo col. (Tri - 125. ti.:!ii 25. 6,25 poli ton la) .

c Napoli

17.7.90.) Romano E-nrico .. . . .. .. . , ....•. .

Id.

Id.

Id.

26. 6.25 25. 6.25

c Roma . . • . . . . . 28.6.900 P la.sUna M ario • • . • • • . . • . • • • • . . .

1 artig l. camp.

25. 6.25 25. 6.25

o Roccapiemonte 27.11.99 Slniscalch.l Carlo, ® ..., @, \!J) • • • • (Salerno)

3 be rs .

25. 6.25 25. 6.25

c Capua (Napoli) 23.1.900 Scafè ..d~................ . . .

D isp . M i n. Col~mie (Somalia).

25. 6.25 25. 6.25

c Agira (O&tanla.) 22A.Il00 Col ombrlta FilimJO .. . .... ...... .

Id.

25. 6.:.!5 25. 6. 25

c Terranova (Ca l·

l d.

3. 7.!)00

~·atcouo

R (I(Jae/t ..•....•........

Id.

Id.

!d.

Id. (El'ltreal, :!.i. 6.25 25. 6.25

t&nls!setta) c

c

Solopaca (B e- 16.11.1100 L conordl Domenico ... .. ........ . n e vento)

C<>rleone !ermo)

(Pa.- 2.10.900 Lipari D<m1e11-ico . . • • . • . . . . . • . . . .

R . truppe col. (Cire- 25. 6.25 25. 6.25 naaca).

Disp . .ll"i11.

A cr01wn- 25. IJ.26 25. 6.25

/i l'll.

a

Motta. d'Atfer- 24. 7.98 Flumura .dn ton(M, O. ® " '"11 , @, mo (Me68l na) (\),

R. truppe col. (Ci re- 25. 6.26 25. 6.25 n alca).

c

S plna~:z olo

29. 7.08 CArrara Nicoltl Adurtw, ~ "', @, (!t,

U font.

4. 8.98 CQntrino

R. tru ppe ~nl. (Tripo- 25. 6.2~ ·z:;. 6.25

+•

(Barletta) c

Canicatt1 (Gir· senti)

+·

@• • .

litani a).

~5. 6. 2.5 25. 0.25


58

(8cOm) Tt:X&NT! llt&DIOI

LUOGO

A~ZIANlTÀ

DATA

CASATO E NOME PO SIZIONE

di

.S Z (/)

DI NASCITA

DECORAZIONI E CAMPAGNE

nascita

di

d1

grado serdzlo

rlàl n. 26 al n. 41: o

Agira(Catanla) 23.3.900 'l'rolna F'Tanct8CIJ................

R. truppe col. (Eri· 25. 6.25 25. 6.26 t r ea)

~ ,,.,.,

@), @,

o

!\n poli . . . . . . . 27.11.98 (;nliondo Michde,

o

Sa s-;arl .. . . .. .

n

Bari ......... 12. 3 98 Viml·rcntl IMiui ................

•·

8.1.900 B un GtuseJ>pe ••••••••••••..•••••

o Paupis! (Bene- 21. 7.9» Bianco Giot1. Battista, vento) (g)• • . a Noto (SiracuH•) a.

Fori no (A vo! · lino)

a Tortorella (Sa-

5. 6.99 Cultrora France:;co. l. 1.99

~!In Lucci

~

....

•••••••••• o

Olmeppc:, ~ "', @, @,

@,

••

+·

3.t.noo Tnncredl Urbuno . . . . . . . . . . . . . . .

c

Colonie 25. 6.25 15. 6.25

Id. (Erltrc·al t5. 6.25 25. 6.25

Id. 33 tant.

:!5. 6.25 25. 6.25

R. truppe Col, (Ciren. ), 25. 6.25 25. 6.25 JJis]J.

Min. Ooluni e 25. 6.25 25. 6.25

(Som~tlla)

R. truppe Col. (Cl re- 25. 6.25 'l5. 6.25

Sa•suolu (Mo· 21.10.!19 Grilll Mario .. . ........... . ... . dcna)

R. tropre Col. (Cire- 2.5. 6.25 25. 6.25

4. 8.98 Bolla Luigi, ~ ..,.,., @, @ .......

Ospedule Roma (com. 25. 6.25 25. 6.25 campo san. Anzio).

c Roma..... ... c

Di8]>. Mi.11 . (Erltren)

25. 6.25 25. 6.25

oa.lc~t).

terno)

c

8 Arrlgl. ol\mpagna.

Cautano (Be- 25. 4.99 lllatarazzo Sera{lnc.............. neveoto) Gruroo A ppula (Bari)

6. 4.98 Cicclmnrra Gaerono, ~ .,,.,., @), ~;.:.

Disp.

.Min.

Ooùmte t5. 6.25 25. 6.25

(Somat in.) R. truppe Col. (Cire- 25. 6.2/i :!5. 6.25

naioa).

o Rl posto (Ca· 8.10.900 Vasta GiU$C{Jf)e taola)

c Partinico (Pa·

ntllca).

Id. Id. litania)

(Trlpo· 25. 6.25 25. 6.25

9. 1.97 f,odato 0Mpa.re, ~ .., .... @. @ ....

11 art. oampagna..

25. 6.25 25. 6.25

l ('tmO)

c

llc>-•lna • . • . • .

4. 2.98 Cali Dvmenico, ~ •••, @, © . . . . . .

R , Truppe. COl. (Trl- 25. 6.25 25. 6.25 polltanla).

a

1\npoli . . . . . . .

7.2.~00

167 rant.

D'Alc••andro .4nti mo............

25. 6.25 25. 6.26


(Segue) TEXKSTI MEDICI

59

DAT.l LVOGO

CASATO E NOME dt

S :1 m

POSfZIONE

D~:CORAZIONI E CAMPAGNE

DI NASCITA nascita

di

di

grado

~en· lzlo

dal n. 42 al n. 57. 8. 3.97 Briganti .dnl~mio, ~ "'"'!'".@;. @,

+ 11 tant.

126. 6.25 25. 6.~5

a

Farne~e (RomA)

a

Paupisi (Bene- 2~. 6.97 Bitano Atl{J~to. ® .... @. ©·..... vento)

5!

a

Napoli ...... . 24. 9.99 BAsa A rluro ••...•.•.•...•...•.

R, trup, co l. (TriPol.) l25. 6.2.5 25. 6.25

c

Perugia ..... .

c

Molfetta (Bali) 20.6.9()0

1

7. 9.97 Po!Udori Rodo/In, ~ .... @, ~ ....

25. 6.25 25. 6.~5

Id.

38 font.

25. 6.25 '!5 . 6.25

23

Id.

25. 6.25 ~5- 6.25

l. l .98l Di Casola Giu.sep~ ....•.........

226 Id.

25. 6.25 ~;;. 6.:.?5

e Solacc a (Oir- 14. 1,98 Magli enti Francesco ...•.. ....... geo ti)

151 Id.

25. 6.25 25. 6.25

Id.

2.5. 6.25 ~5. 6.:!5

c Napoli • ..... .

Font~na

NicoM ....... ...... ... .

.

a

Ca s tro" l ilari 29. 8.97 SaJiturl Girolcmw. ~ "', @,.G. + .. (Cosenza)

c M o l a lll z a n a 13.11.98 Magnanl Abele . . . . . . . . . . . . . . . . 1Massa) c

N lo o 81 a (Ca· tania.)

3.3.901 Me.stroianni Decio . . .... ... . .. •

7

DiS1J. JUin.ist. Colonie (Eritrea)

9. 7.26 9. 7.26

fli.,p. Milli$1, Colrmie

9. 7.26 9. i.:!G

(Somalia)

c Pa.lt:rmo...... 10.9.901 Pi azza G-uido. . • . . . . . . . . . . . . . . •

R. t ruppoe col . (Trip.)

9. 7.26 9. i.26

o Cazzano di Tra· 5.6.901 Castelli GWmbaili»ta

Di~TJ.

Minist. Coltmk (So malia)

9. 7.26 9. 7.26

Id.

9. 7.26 9. 7.26

mignà rona)

(Ve-

o Petronà (Catanza:ro)

5.3.901 Cnrploo RodolJo •..•..•........

c

1,1.901 Caputo IJiauìo •. • • • • . . . . . . . . . . .

Bagheria (Pal ermo)

Id.

Id.

R. truppe col. (Trlp.)

9. 7.26 9. 7.t(l

c Bari • . . . . • . . • 13.11.9<>0 Tagllaflerro A!rmando .• .. .......

l d.

Id.

Id.

9. 7.26 9. 7.26

t:B" .."·", +. @, @ .

Id.

Id.

(Ciren.)

9. 7.26 9. U6

Luigi

1


GO

tS~I TESBSTI M&DICI

DAT.I.. Lt;OGO

ANZU.:-\ITÀ CAS.\TO E NOME PO!'llZJO:-JE

di DJ NASCITA

DECORAZIONI E CAMPAGNE nascita

dl

di

grado

grado

dal n. 58 al n. 71. 0

S.Stef. QuJsqut· 15.3.901 AronJca f'ad.iwuulo .•...• nn (G irgentl)

Di4p. Mi,ut. C'olonk.

9. 7.26 9. 7.26

(SOIUBUI\)

0 Ro\gusa (>'11'1\· 17.9.H01 Blundo Luiqi.................. c;u"n}

R. truppe col. (Tripolltnnlll).

9.7 .26 11. 7.26

4.3.901 Fillbodc Gi•osevp•..............

DWiJJ.Min. C'olonk(So· mallu).

9, 7.2~ 9: 7.36

Id.

9. 7.211 9. 7.26

c

Anzio (Roma).

0

.lrplno (Fro,l· 21.2.1101 Panara Ca rlo .. •.. ............ none) 9. 2.\101 Zurettl Sal tutore . ............. .

c Palermo

1<1.

Id.

R. truppe col . (Cìre·

9. 7.26 9. 7.26

D IUCU),

c

Rizziconi ( R eg- 5.10,900 ::ltagnJttl Fran~sco ........... . ~rio Ca labria)

c

Splnnzzola(Ba· rl)

7.6.900 Caloguro V(to • · · · • · · · · · · • · • · • •

c Cervinara (A . veiUno)

1.6.\JOl Fuccl o Oiova.mi ....... .. .....•

Id.

Id.

Id.

Il. 7.2G 9 7.26.

c Galazzo (~a· 11. 9.99 Allllarumma Ermanno, ~"', @, ©·

Id,

Id,

Id,

9. 7.2!) 9. 7.26

l d.

Id.

id.

D/.sp.llJill. Onlo11k (So· m r,Jiu).

9. 7.26 9. 7.2R

\1, 7.211 \1. 7.26

poli) 0

Lh·orno ...... 29.1.901 Cel Fili~rto. · .......... •.....

c P o Ili ca (Sa - 11. 2.~5 Galdl Floriano, ~ .......,., @, @. .

R. Truppe col. (Trl· pohtunlu),

9. 7.26 9. 7,26

63 t nnt.

9. 7.26 9. 7.26

DiJJJJ• .illitl.. C'olo11i;- (E·

9. 7.26 9. 7.20

l crno) 0

Olullnnn

(Pa· 2.12.!!01 Bcl:a Vi'l•cen:o . . . . . . . . . . . . . . . .

•·ILrec\),

)P TUlO}

o

. \I CI\IDO (Tra-

:;,4.901 Gre~:orlnJ Pidro . ............. .

Id.

Id.

Id.

9. 7.21 9. 7.26

6. 1.!l02 Ingria Loru.:;o...•........•..•.

Id.

Id. (Somlllla),

9. 7.26 9. 7.26

pani)

o Pnlcrmo.. ....


(Seuue\ TENENTI MEDICI

o

=.. Ci

~

DA'l'A

L UOGO

C.\SA.TO E NOlliE

di

DI NASCITA

00

nascita

Gl

POSIZIONE

dj

DECORAZIONI E CAMPAGNE

di .

dal n. 72 al n. 85. c

SassAri.. . .. ..

8,2.902 Idln1 Fra7!,"eSCO........ . . . . • . . .

DiSf'· Min. Colonie (E· ritroa).

~.

c

Palermo..... .

8.4.901 TomMelll .A7!1cni,o • . . . . . • • • . . • .

R. truppe col. (Trlpo· litania).

Il. 1.26 9. i .2\o

o

C a s tellnmlire 19,9.901 Colomba Nicolo . . . . . . . . . . . • • . • Oolto (Tr apani)

I>iJtp.Min. Ct>lcmic (E·

9. 7.2() 9. 7. 2G

4. 11.!!9 Papagno Michtle...............

Disp • .llfi>•. Crnonic(Som ttlin).

Il. 7.26 9. i.~G

R . trupp nalcn .

col. (Cire-

9. 7.2G 9. 7.26

R. trupp a col. (Clre·

9. 7.26 9. 7.26

c

Trani (Bari ) ..

a

Salvitelle (Sa· 23. 2.95 Imbrenda MaUeo, lerno)

0

L ercara (Pnler- 7.10.901 Battaglia Mlchde . . ...•.... . ...

~·u·u·u, @, @ .

rit.t'tln).

nnlcal).

D\0)

c

7. 2G 9. 7.2r

Palermo ......

8.10.99 Manglone Giuseppe, ~ ·.,·••, @, @.

Disp. Min. ColoniP

!l. 7.26 9 7. 26

(::>omalin).

o

Torino ....... 16.1 0.99 Do .Ales~[ E'Vasio . . . . . . • . . . . . . .

R. trupJ)O col. (Cir.e· nel ca).

9. 7.26 9. 7.2G

c

Viggiano (Potonza)

3.11 .98 DI Rago Pros~ro, ~ . @, @ . ...

Dist>.ll1i•L Colonie(So-

9. 7.26 9. 7.26

c Laurito (Saler-

1.0.901 Panzuto Filivpo .••............

R . truppe col. (Cire · na ie a) .

9. 7.26 9. 7. 26

7. 2.99 Mirabella Claudio ............. .

R. truppe col. (Cire-

9. i .26 9. 7.26

1118 !1 a).

D O)

c

a

c

Pozzuoli poli)

(Nn-

n>lica).

San Olova.nnl a 14.1.900 Croceo OiusemJe •••......•...•• l"ii'O (SalOI'nO) A pice <Be n o- 22. 3.99 Paragona Pietro, ~,.,.,•• vento

o Cn stlgllono dJ 20.12.97 Mo rgnuti Pcwlo, (9"'·'•. Oo.rtagnana (Massa)

R . truppe col <Trlpo-

9 . 7.26 9. 7.~G

lltatlia).

+. ~. ®· R. trnPJlO col. (Trlpo- 9. 7.26 9.

7.~()

lit ama )

+· @ @. R. truppr col . (1'rlp o1

lit ani n).

!l. 7.26 9. 7.26


(S~11e) TEXE:STI XEDICI

62

..."

A}>ZfA.NITÀ

DATA

CASATO E

L GOG O

~OME

(,;

P OSlZIONE

.3 .! •n

DI NASCITA

d1

DECORAZIONI E CA:.\lPAG:-IE

na.~cita

dJ

I!TadO servizio

dal n. 86 al n. 100. c

S aYiar.o po li)

(l\ n-

3.1.900 Montone .4rturo . . .......•••...

R. truppe col. (Trlpo litania).

9. 7.26 9. 7.26

a

Rnmacoa tania)

(Ca·

7. 7.900 Flsl cbella GiambaUista . •....• . ..

R . truppe col. (Trlpo litania).

9. 7.26 9. 7.26

o Bieunquino (Pa- 6.1.900 Marino SalvaU>re . ....•....••.. .

R. truppe col. (TripoUtauJ a l.

9. 7.26 9. 7.26

lenno ) c

Terrnnova (Cal- 19. 5.98 :\!.ll~tna Gaeta M , ~ "', @, ~ ..... t nnissetta)

2 r~. ~en1o . .

9. 7.26 9. 7.26

c

Bnct'ino (Saler- ~4. 1.900 De L ucia R affaele . ........... •

])isp. Min. C<>l, (:;o-

9. 7.26 9. 7.26

mltlla),

D O)

c Centuripe (Ca- li. 2.97 Dra~;o Calooero O. O, 2"''", @), @.

+·

tanla)

Dìsp. M in. Col. (Eri-

9. 7.26 9. 7.~6

trea),

c

Viagrunde (Ca- 7.10.900 l\icolosl .J.11Ion U> . •.......... ... tanla)

R , t r uppe Col. (Tri· polìtania) ,

9. 7.26 9. 7.26

c

Pat,,.nò (Cataula)

J)i$p. Min, Col, (Erl-

9. 7.26 9. 7.26

4.8.900 Chiara Gìweppe . . . . . . . . . . . . . . .

tren),

c Cah·nno(l\apo- 19."0.97 D'Ambroslo .&leswnàro . . . . . . . . .

])isp, M ia. Col. (Eri·

9. 7.26 9. 7.:!6

trel~).

lf)

c

Mc•s iua. .. ...

5.1.900 Cam pagna Gcupa.re,. ... .. ... ...

R. truppe Col. (Cireoaicn).

9. 7.~6 9. 7.211

c

Nnpoli.. ... ..

5. 9.97 Clampolillo Pali(lualc ........... .

2 art. m ont.

9. 7.26 9. 7.~6

a

Cefnli1 (Palerm o)

I. 2.9s Prhitera Be.te<ieHo. . . . . . . . . . . . •

L a b. preo. R omn.

9. 7.26 9. 7.26

12 nrt. <'amp.

9. 6.27 9. 6.17

3 ber::.

9. 6.27 9. 6.27

P iemonte Re a l o ca-

9. 6.17 9. 6.27

c .Muro

J,ncaoo lD.lO.OOil :-.rennonnn Ger arà(J . . . . . . . . . . • . . .

(Polon7.BJ è

l\:élL>tro (C tt· 9. 1:!.901 Stmtoro .\'ic•Ai n<> .. .. . . . . . . . . . . tnuzaro)

c Spaccar or n o (Sl racu-a l

4. 9.99 FJorldlt• Frtmccuo .. ........ .. .

1


(Segue ) TEN"ENTJ l\JEDICI

Q

63

A~ZIA.NITÀ

DATA

:::l

>

LUOGO

o

sms

CASATO E NOME dt

POSIZIOXE

DI NASVITA

di

DECORAZIONI E CA)IPAGNE nascita

di

grado scrvt?Jo

l

dal n . .101 al n. 115. . c Salemi ("l'rapa· nl )

4.9.901 Ct>Jia Slefmw.. . . • . • . . . . • • . • . •

R. truppe col. (Ciren.).

c San Ca. t a l d o 9.9.90 l Mulra. Cesare . • .. .. . ........•. (Oaltanlsetta.)

Id.

Id.

Id.

GiiJ~eppe •• . .• •••••.•

Id.

Id.

Id.

c Canicatti (Gir · 14.8.UOI Granata S alvot()re ••• ~ •••••...•

Id.

id.

Id.

c Bisaqutno (Pa· !ermo)

1. 3.99 Spatator a

9. 6.27 9. 6.~7

9. 6.t1 9. 6.t7

9. (;. ~7 9. 6::!7

genti)

e Grles (Trento) 27. 7.99 Tnnzer Fl'tm9esco. .. . . . . • . . • . . .

5 e.IP.

c R l p o o an dJ<h 13.10.000 Musto M\cl.ele. • . . . • . . . . . . . . . • (Potenza)

1

Regg. art. a cavallo.

9. 6:~7 9. 6:.7

81 f ant.

9. 6.27 9. 6.!7

c Pesc ara' (Chieti) 27.1.901 F!glloll 13eMdetto . .••...••...• ,

ca,·all . Alc, sandrl a.

9. 6.~7 9. 6:.7

c Gangi

27 art. camp.

9. 6.~7 9. 6.t7

151 fant.

9. 6.27 9. G. ! 7

c

Tusa (Messina) 12.8.901 DI ~!aggio

c L lc at a gentil

Franc~>sc"

Id.

. . . . . . ••. •

(Gir· 21. 7.98 Bonelll .drl.uro . . . . . . . . . . . .....

(Paler· 28.10.900 Balsanelll Filippo . ••• .. .

m o)

c Leonforte (Ca· 10.7.903 Ventura. VUtorio.. • • . . . . . . . . . •

tanta) c Nocera lnferlo· 23.9.901 Borzel\1 Gwvrum i .. . . . . . . . . . . . • re (Palermo)

c SerradUalco (Caltanisetla)

4.1 2.96 IngUma. .d.nuàr.•J •.•.• • •••••••••

c Sala Consilina. 17. 7.97 De Vito G1<stav•1 ....... .. ... . .

2 alpini.

7 bers.

9. 6.~7 9. 6.17

6 art. caiD)l.

9. 6.t7

4 ber;;.

9. 6.:?7 9. 6.2 7

9. 6. 7 o

(Salerno)

c Ariano di Pu· 18.4.901 I annnrone Gcn<r QB• . . . . . . . . . . .. glia (Aselli no)


(S~l T~:l\"lt!I'Tl MKDlCI

64

o

A.'\"ZlA~IT.!

DATA

,.

<l

3

..,"

L t;OGO

CASATO E NOME POSiZIONE

ùl

DI NA::iCITA

Ul

nascita

dJ

D ECO RAZIONI E C.àllf PAGNE

di

grado Hen;zto

n

i

dal n. 11 6 al n . 123. c

Pi ct r~t,IUOD t C·

27.9.000 'l'orollu GiiJ1lW111i • •••••••••••••

11 art. carup.

9. 6.~7 9. 6.~7

ma~•ltno (Fog-

l

gia) 9. s.n 9. 6.27

c Mo n t c mngglore 12.10.t'()l Or n'-'<> Dcn11i<mo •• •••• • ••••• • ••

:l\l

c Angri C!;a lcrno) '11.2.901 Do ,. h·o Giulw ••••• ••• •••••• •

21 fan t.

9. 6.27 9 . 6 .~7

l G art. camp.

9. 6.27 9 . 6.~7

l alpini.

9. G .~ ; 9. 6.27

t :l fao t.

9. 6.27 9. M7

(Palermo\

()

s. l lartolomoo

7.4.900 Cl mpa nella ....Jrriy ' . . . . .... . .

ln On!do (Dc· ne' rnto). ()

Mn nf r c d un i n 27.7.901 Onrzln T..urcnzu ( Foggin)

c C a t<• n n nuo,·n

•••••

o.

o

•

•

o

••

••••

o

6. 1.99 Goeuzzn Sul~<ti(Jrf • •• ••• •.•• ....

cCatool n) (l

,L

R cg:tlbnto (Ca- 8.3.900 c.-~tnllll

ViiiCCII::<J

tttn in)

c Leonforte (Ca- 8.7.000 Lonerl Oioacc/ii1111

Id.

Id.

............. 71 Id.

9. 6.27

15t lrl .

9. 6 .2i

•

o

.

..

....

t nn lo)

o

••••

o. 6.~7 l (

9. G.21 l . l

l

.

l ~

l l 1\

l

.


UFFICIALI CHIMICI-FARMACISTI ~l>

c

LUOGO

s

DI N A.SC,lTA

'

AKZIA'!'IIT,!

DATA

CASATO E NOME

di nascita

POSIZIONE dJ

DECORAZJONI E CAMPAGNE

dJ

grado servizio

'

COLONKELLO CHIMICO-FA.Ii.MACIST.....

a Oellena (Forli) .. 26. 5.72 Suzzl dott. Filippo, • · C, ~. ®. € '"'", @. @ • • •

+·

Min. gnerra,

l. 5.21 2. 7.96

TE!\. COLONNELLI CHIMICI-FARM.A.CISTI.

dal n. l al n. ~. a Melfi (Potenza). 31. 8.87 Pagnlello dott. .A/Iredo, U T · • • L . D. In chlm. brom. nella R. l:l'. di Rom&. o Palermo •••.•. 29. 9.79 Corrad1 Rt:mo,

Dir. lst. ohlm. tarm.

4. 7.22 16. 9.03

08]). Palenno.

31. 3. 28 15. 9.02

.Aspett. in./.

31. 3.23 15. 9.02

+.... , .. . 01J). ;Napoli.

L 12.26 12. 5..04

+, !n............. .

a S. Severino (Ma- 5.11. 74 Palladlnl dott. Mario. <§=. @ "'"", ~NU)

~~

a Oalatl.na <Lecce) 8. 8.78 Rega.rd dott. Pldro. U.

24. 9.72 lllunloii.Anlonio, •• 'f:·, @"' ·",Q"..

o Peruata.... . • .

mn.

Id. ~o,

•..... I.!J, ~. ~ "'• ~. @

MAGGIORI OHI.MlCI-FARMA.ClSTI.

dal n. 1 al n. 4. a Mllano.... . • .. 15. li. 75 Borllnetto dott. Oreatc,

+• +

a Padova •. . •... 24. 4.77 Toderlnl del Gaglinrdl!o della Volta 10 nob. dott. Teodoro, ~ ,

+.

"'"

Osp. Piacenza.

16,12.:5 15. 9.02

Livorno.

1. 5.:6 16.11.02

Id. .BolQ8'Dl\o

t.1~,16 2$,12.02

Id.

@, @. a Padova • • . . . . . 14, 5. 78 GherardJ~l dott. N«l®, ~. ~. ,. , .,

a P1!1'1:181a ••..... 17. 1.81 Marini dott. Carlo. ~ ~~~.

6 -

+. ~ ou-u..., CoJDltato mobWt. In·

@, @, 'Ì'.

Ruolo di an t ianità d.el Corpo sanitario ·militare.

duetr. (Genova).

1. 3.17 l. 7.07


66

( S t(I1.U') MAOOIORt CBDnl'l·PAR;\lACISTI

= D~TA

LUOGO

CASATO E NOME di

DI NASCITA

oll!lclta

POSIZIONE

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dJ

grado ser.-fzlo

dal n. 5 al n. 19.

a

Dologoa ......• 25. 6.St )'lozzaoa dott. Carlo, ~ -... . . • . . •

Comitato mobiUt In· dust r. (To:ino).

l. 3.17 2. 5.09

a

Roma......... 15. 1.8·1 Lombardi dott. Ma11lio, ~- ~. ~,...

Osp. R"m~ .

l. 3.17 30. 1.08

o

~·errore

Id. Savigliano.

-l.. 8. 18 l. 2.09

a

NlzzaMonrerrato (Ale~tia·odrla)

Ist. cb!m. fano. m11.

~.

a

AnC\.lnll. . . . . . . . 22.10.82 :Michcli Twrlorico, ~- ;I], ID"', ~ •n·

Osp. Ancona.

l. 7.22 27. 2.13

c

Roooadebal d l ·?J. 1.82 Solaro dott. A1R.<~sandro, ~. (Cuneo)

Id. Breoola.

l.

Vita. dott. Gada711J, ~. ~

I st. ohltnico farro. m1!.

l. 1.·22 27. 2.1S

Mercatello (Pe- 14. 3.86 Parrl dott. Waller. =!!>. ~ saro)

Com1tato mob!Ut. lndustr. (~apoll).

l. 7.22 27. 2.13

Se. san. mil.( lns. tlt. 10 grado).

l. 7.22 30.11.09

Osp. Dari.

31. 3.24 ~7. t.l3

....,,. g, ©·

(Ales · 11.12.83 Aooos.•at(l dott. Ermeneqildo, ~ . . sandrlnl

. ....,, @. ©, • .

a VtzzlnJ(Catanla) a

a Monte c a t l n! Y a.l

dJ Ceci-

na (Pisa). a

5.11.83 Gorrcta dott. Carlo, :§., <!;) , • • • • • •

1.!~.87

~-

..

1. 11.89 cappelli dott. Giwsf.ppe, •• ;!:.~. +'• ~ ,. .... @, .g. L. D. fn chlm. brom. nella R. u. dJ Roma

Bitonto (Bari) 20. 4.85 :3a,·loo Vili> :;. . • • • • • • • . • . . • • • • • •

c Pottincogo (No- 13. 9.85 Mnsso Enri.co, ~ . . . . . . . . . . . . . . . .

8.18 2. 5.09

7 .,., 27. 2.13

Ist. chimico fnrm. mll. SI. 9.24 ~UL13

vara) o

Bronte (Catania) S. 4.89 Isola Emilio, ~. ® "'. @. ~- . . . .

Osp. Trieste.

a

::\Ionft (Girgonti) 15. 5.85 ValP.ntl Anl<miM. ~. ~ -.........

1st. chimico farm. m11. 31. 3·14 20. 9. '4

o

Corn~llano d ·~1- 17. 11.86

ba (Cuneo) a.

Garba~U>a (AJcs-

sauJrfa)

Sìooardl Guido

*·

~ ............

24.1 2.82 Alvhtlnl dott. Giorgio, ~.

® .,..,..

31. 3:!4 24.1!.13

Osp. Udlne.

31. 3. 25 27. ?.;3

Id . .Alessandria.

31. 8.25 ~o. 9.a


67

CAPil',\:-:t 0Hl~Cl-17.UU1ACISTI

.ANZI AN l TÀ

DATA LUOGO

C.A.SA TO E NOME dl

DI NASCITA

POSIZIONE dl

DECORA.ZIONI E CAMPAGNE nascita

dl

grado s ervizio

dal n. 20 al n. 28. o Napoli .••••. .. :?5. ,,90 Cortaasa. dott. Silt:w, ~. O) . • • • . . a

S. Egidlo (Tera- 17. 4.84 Farina Felice, =b. @' "'"®"''"'", mo) @. ~.

c

G1.11'onl Vallo Plana (Salerno)

!st. chimioo fa.rm. m !l. 31. 3.25 l. 5.14 Osp. Chieti.

SI, 3.26 27, 2.13

R. truppe col. (Tripollt.)

l. 1.27 24..11.13

o Termnova Brac· 10. 8.84 Polver!nl .dngi<Jlo, O)...... . • • • • • . • ololinl (Arezzo)

O. p. Firenze.

l. 1.27 23. 5.~5

c Alla (Palermo) 13. 1.85 Grigoanl Eu3e~<ic, :;. .. . . . . • . . . . . .

Id.• Ca.gllarl.

l. 1.27 24.11.13

a R o v l t o (Co· 21 , 5.88 Marra Oiuuppe.... . . . . . . . . . . . . . .

Id. Trento.

l. 1.27 24.11.13

Pietro, 4;) • ..............

I st. chlm. tarm. mn.

l. 1.27

c

1\Iontatla (Ales· Il. 7.8.5 :\l!gllno M'ario, @ ......... ... •. sandrla)

Di$pa8. .Min. Colonie (Eritrea).

l. 1.2-. l. 5.14

a

Casalbordlno 27. 3.88 :Uollsan.l dott. Ricct11dv. q; ....... .

Osp. P erugia.

l. 1.27 l. 6.15

1. 1.8~ Fortunato LeonarCÙI. =!>. 1i. ®"''"'" (0, @.

. senza) o. Poirino (TO• 20. 2.81 Arpino

1. 5.14

rlno)

(Chieti)

CAPITANI CRIMlCI·FAIDIACISTI.

dal n. 1 al n. 4. CAssinasco (A- 14. 6.86 Robba Ola.udic, ® "'· ~. @...... lessandrla)

Osp. Messina.

l . 6.14 ~ 7. 2.13

a Taranto ....... ll. 2.SG Labruzzo.Menotti. Q;), €?"''""", @,i!;

Id. Roma.

l. 7.16 l. 5.14

a

Id. No.poll

l. 1.17 l. 5.14

Id. Messina.

l. 8.17 1.12.14

c

Fiumefreddo Druzlo (Co· senza)

9.10.8'! ~[az?.IU'One

do~t.

Filippo,

.... u. ® ...., .... @, @.

+-

o Sorrastretta 12. 2.86 Mlrnntll Umberto............ .... . (Catanzaro)


68

(Segue) CAPITA.""l CBIMlCI-I''AR:\UClSTI

ANZIANITÀ

DI\TA LUOGO

POSIZIONE

di

DI NASCITA

nascita

di

DECORAZIONI E CAMPAGNE

~l ~l

CASATO E NOME di

dal n. 5 al n. 19. o Off i da (Ascoli 27.12.86 Snccoccla E'mtdw,@ ""'", @, ~ ..

Int. Rodi.

4. 8.18 27.12.1(

!st. cbim. farm. tnll.

l . 8. 25 l. 8.22

Plçqno) a

S. !darla Capua 11. 1.96 Palmlerl dott. llfario . . . . . . . . . . . . Vetere

a Sassari . . . . . . 18. 1.99 Lay dott. IXno • • . • . . . . . . . . . . . . c

Fossa (Aquila) 14.9.900 Placidi dott. Etrore.. . . . . . . . . . . . .

a Stradella (Pa· 19.11.92 Giorgi dott. IJWrt)W,

~ .......,..,,,

f

Osp. Firenze.

31. 3.26 16. 2.23

Centro ohlmlco DlU.

Sl. 3,28 LG. 2.23

Jst. oblDlloo farm. tnll. 31. 3.26 16. 2.~3

ilj tli•U, @),@, • ·

via)

a

Vaor i (Chieti) 18. 5.93 D 'Alessandro dott. Luigi ........

Osp. BolOQ'D.a.

31. 3.26 16. 2.23

o

Raooonlgl (Cu- 12. 7.98 Revell1 dott. lRoaccMno, neo) @,@• • .

® tn·tt.

Id. Genova.

31. 3~ 16. 2.23

o

Bergrune.sco (A· 10.12.900 Bragylo dott.

Centro chlm. mll,

31. 3.26 16. 2.23

~ovanni ....•.. . . .

lossandrla) o Susa (Torino)

3. 3.93 ZlDI dott. Giot>atmi . ..........•..

Osp. Torino.

31. 3. 26 16. 2.23

a Tor!Do

26. 1,99 Ougllelmlnettl dott. Sil11w, g m·u, @,@, Q • • .

Ist. ohlm. farm. mll.

1],11.26 16,11.23

6,2,901 DI Tulllo dott. Oàcri8io • . . . • . . .

Osp. Firenze (com. 11.11.26 16.l1.23 Se. san., mU.),

o AJ..-Ito

(Fros1-

DODO)

o Flrense ....... 10.8. 90J. Bl'acalonl dott. Lore1130.. .. ......

Se. cent. oduo. &!ca.

11.11,26 16.11.23

o S. Aracnlo (Sa· 11. 6.93 Pessolano dott. .41lQclo 9 ""·", @. lerno) @,

' Osp. Venezia.

11.11.26 16.)].23

Id. Roma.

ll.ll.26 16.11.23

+·

n Trop o a (<.Ja· 31.10.94 Adllardl dott. Git<lio, ~ , ....,, tanzaro) @, @.

+.

c Alvito (Fresi- ? 1.10.92 Fantozzl dott. Luioi. €"''", @'. @ none)

Di$p. Min. Oolunù:. (E· 11.11.2() l6.1U3 dtrea).

.~

l

l

·~

l


TE~ENTI

-..

LUOGO

3

DI N.A.SCITA

~

Q

s cn

D .A.TA

69

CBTMIOI·FAR:UACISTI

.A.NZUNITÀ C.A.S.A.TO E NOME

dJ

nMcltn

POSIZIONE

di

DECOR.A.ZIONI E CAMP.A.GNE

di

grado sernzto

TE~ E~TI CHIYICI-F3-RM.A.CISTJ.

dal n. l al n. 4. Firenze .. ....

7. 7.002 Nocentlnl d ott. .Vinc ..........•.

Osp. Petugia.

Napoli

s.7.~o~ Scotti dott. GtliSCppe •. • ••••••••

Id.

Saeanrl

o

o.

o

••

•

o

••

Moealna • o. o .

Roma.

9. 6.27 ll.6. 27

9. 6.27 9. 6.27

o. 6.27

7.99 Sronna dott. .d le&<andro •• .....•••

Id. )filano.

9. 6.27

4•.5.901 Zcdda dott. .Jido .••.....•......

Id. Napoli.

9. 8.27 9. 6.27

~-


RIPARTO DEGLI UFFICIALI MEDICI E CHIMICI-FARMACISTI IN S. P. E. FRA I DIVERSI COMANDI, CORPI ED UFFICI

MINISTERO DELLA GUERRA. Direzione centrale di sanità militare. T.O.M. Calegarl Oicr:anni Ballista (direttore generale). Col. M.

Marlottl Bianchi Oiooanni Battista (capo dJ visione).

Col.l\I.

Ricci Seraflno (capo dl..-lslonc),

C.)!.

Propcrz1 Curti Be>~dctto.

C.M.

Magrooe .J.medeo

C.M.

GuJdo Oi<n:anni (com,),

C.M.

Ma.zzaroni Giacomo.

C.M.

Calcagni .41/14tQ.

C.l\L

Glurleo Michele.

Col/euio JJ1ediro-Leuale (Ronw) .

Col.C.F. Suzzl Filippo.

T.G.M. Gualdl Carlo (presidente). T .C.M. Casari n! 4rturo (capo sezion.,). M.G.l\1. La Grotteria P asquale (sost , del prcsid,). T.C.ì\1, Ba.yon Edmcndc (com.) (dir. osp, l\leaslnu).

Coi.M. De 8arlo Euoenio.

T.C.M. Balestra Duilio (capo sezione).

M.l\1.

Cammarata Gtoronn!.

T.C.M. Modestinl Paol<>

M.M.

Zudda.s Sil~.

M.M.

Loprestl .J.ntonino.

M.M.

Manconi Michele .

C.M.

Treplcclonl Emanuele.

Id.

Id.

M.M.

Slnlsl Guido (consigliere).

M.M.

Costa Fausto

M.M.

Luool .J.mer-iuo (com.).

M.M.

Daslle .d.ntonio (•onslglie 1·e.

M.M.

lppollti .4r1Utldo.

M.M.

Crlstlnl .41/mto (com .) .

!d.

Ispettorati di Sanltà militare. Jo Zona (~filano). l\l.O.ì\1. Tro,· aoelll LuirJi (ispettore).

C.M.

. Corsi .d.lfrtdo.

C.M.

Macedonto JJiichclanuclo. (com.).

C.M.

C.M.

Cassnnese Giuseppe.

C.M.

Merlino Vero (com.).

M.G.M. Rh·a Unl~rto (Ispettore).

C.M.

Manfredl .d.maldc

T.C.ì\1. Delogu Gi?V>.

C.M.

D'Amico Giuseppe (com.).

C.M.

T.C.M. Armand·Ugon Giovanni. Clpolllna Uli.sse.

2o Zona (Firenze).

Oiannottl Dino .

T.O.l\1.: tenente g"uerale meùico; l\I.G.l\1.: ruaggtor generale medico; Coi.:M.: colon· nello wodlco: T.C.l\1.: tenente colonnello medico; M.M.: maggiore medico; C.M.: capitano mediCO· T.M.: t enente medico; Coi.C.F.: colonnello olùmlco·formacista.; T.C.C.F.: tenente colonnello chi· mloo-Ca!'llli\Cistn; i\LC.F.: maggiore chlmtco-re.rme.clste.; C.C.F.: cnptt&no chimioo-Carmacista: T.C.F.: tenente chimico·Carmaclsta.

..d.obrcvi<l"ioni. -


(SfUut) R!I'\RTO

DF.OLI l ' FF!CL\L! M EDICI & Cl!lliiC!•t',\IUaCJSTI &CC. 1\I.C.~'.

~t·pioo

C.C.F.

Palmi erl Mario.

C.C.F.

Giorgi Oioroio.

71

P i.(trt••

3• Zona (.\"apoli ).

1\I.G .M. Merumo GìoJ•ann( (1spottoue). M.M.

C"".o!glla l)qm~n lct>.

C.M.

Manfredi 41/redo .

C.C.F. . Ou&llelmlnettl Siltrio.

Comando Corpo Stato Maggiore (Roma). Scuola di sanlti militare (Firenze). T.C.ll. Col.i\f.

Buoolante ...JI/rcclo (direttore) .

T.C.i\f.

OeruUl 4ndrta.

T.C.M.

Romby Puolo (ìns. tlt. di 10 grado).

lngranUe 4J/redo.

Scuola dJ guerra (Torino). T .C.ì\1.

1:'errler .<>tetano.

M.ll. Sumr. Ooeinw.

M.C.F. CappeUl O!u8~1Jpe C.M.

1\IacUulo .41/onao

C.M.

P edre»:zl 4rr((lo

id.

(ins. tat. di 20 grado)

C.M. • Glanne.ntoni Mario. ( C.M.

Degli Azzl Guido.

C.'M.

Piazza A ntonino.

Scuola d'appl. di fanteria (Parma).

'd .

id.

id.

id,

i cl.

C,C.F, DI Tulllo Od<.ri$io

T.C.M. Corradi JYuma.

Scuola d'appl. di cavalleda (Pinerolo). M.ll.

\ aleote Oioat'ehino.

Accad. mll. di fanteria e cavalleria (Modena). ì\(.1\I.

},'a<lda Siro.

C.M.

Cellini Luigi,

COllA!" DATI.

T.C.)I . Giarrusso Gt~tmlcl-1. M.M.

Camorlano Pietro.

Accad. mJI. d'artiglieria e genio (Torino).

C.M. PerrlnJ 4noelc.,

M.:U.

CMettn Ctsa re.

C.M. B uco! PasqWJit .

C.M.

Zona Dem~trio.

Istituto cblmJco-farmaceutlco militare di Torino. T.C.C.F. P II&'Uiello .41/rcdo (direttor e).

Collegi militari. C.M.

Sptumuolo Vlgorlta. l\·f.colc• (NapoU).

M.M.

OaUo 4rturo (Roma ).

M.C.F.

Mouana Carlo.

~t. C.}'.

VIta Gaetano.

Comando scuote centr. mlllt. (Civitavecchia)

M.l'.k'.

Oorreta. Carlo.

M.M.

M.C.F.

Musso Enrie;>.

M.C.F.

Valenti .dnt&t&io.

Scuola centrale di fanteria (Civitavecchia).

M.C. F.

Corte.ssa. Silvio.

C.l\1.

T~:rranova.

41/io.

Oiannottl Bernardo.


(Segue) RIPARTO DEGLI UFFICIALI MEDICI E ORWIOH'ARlUCISTI F.CC.

Scuola centrale di artiglieria (Civitavecchia).

SCU4la .il.. U . .il. . S. Rema.

- - - ··-··--···········--·····-···-··········--··-

:c<. l $CU{)Ia 4. U. 4. S.

Scuola centrale del genio (Clvltavecchla).

C~ rl<J.

1.\.ll

:a Bertone Glu$tppe.

C.M.

E.l

Scuola centr. mlllt. di éducaz. Bslca (Roma).

Tf..l.

u. lll

M.M.

Cassinls Uoo.

C.M.

Papale Girolanl<l.

C. M

Solort.Ino Sal'Dai<Jrr.

C.C.F.

Bracaloni LQrer1zc.

Sl'Ucla A. U. A. S. Paùrmo.

u

u. u Centro chimico mnltare (Roma).

Scuola di artl&llerfa controaerel (Nettuno). Gaglione 41ttonlc.

Scuole allievi uffldall e aottulfic.laJI. Scuola .d. U . 4. 8. Bra.

C. M .

u. .A. s. Oampooauo.

Fonzone LQrc"""'·

C. M.

T.C.M. Paolinl 4 dolto.

C.M.

SCU{)la .d.

Bnonlncontro .Jntollìo. Scuola 4. U . .d. S. Milall<l.

u

M.M.

Pellegrini Oruk.

u

C.)l.

Giorgi Ginroio.

Cl.

C.M.

FerTl G<tido.

C.M.

Mani eri .dlberro.

C.)f,

Fcrrnloro Giuseppe,

C.:\1.

Dl Lorenzo Odl)o rdo.

C.C. F.

Placidi Ettore.

c.c. F.

Br~io Glo1Jann(.

[ l[.

1

1••

Stabilimenti militari di pena. $CU{)la .d.

u. 4. S. Verona.

____ ____

------........ $CU{)la .d.

..........

u. 4. S. M oàe7Ul.

Reclusor ìo milUare (Gaeta).

C.M.

Direzioni di sanità di CQrpo d'armata e stabilimenti sanitari. DIREZIONE Dt SANIT.I.

Scuo!a .4. U. A. S. P ola.

C.M.

Trani Nat.al;no.

DEL CORPO D'AR.'!ATA DI ToRINO•

ÌJ

ScWrru Giuseppe.

Col. M. Rntu Sebastiano (direttore). Scuola .4. U . .4. S. Lucca.

C.M.

La Rocc a RfK/erto.

T.C.:\1.

Montanari ..dUUìo.

i\I.M.

Vlgllanl Federico.

c;


(Segu~) RIP.\RTO DEGLI t7FTICIALI liEDIC"l E CBDDCI·I'ARlU C"I!!TI

E C'C.

DIREZION& DI BANlTÀ

DEL CORPO D'.utlUT.o\ Dl ALEsSANDRIA.

Col. M. Franchi Luigi {direttore). T.C,M.

Bedel ll:lauri=fo.

Col. M. CastoUe.nl Romeo (direttore).

T.C.M. Galottlno Ct~rlo.

M .M.

Carbone l"mccn.;o.

T.C.ll. Masserano Giulio.

C.M.

ReltanJ Ugo.

T.C.:\1. Gatti Dionigi. M.M.

Onero Cesare.

M.M.

Muratori Ct~rw Felice.

M.ll.

Boce~

CoLM. Marengo Lorm::a (direttore).

TUo. T.C.M. Margara Cesare. M.M.

Cblabrera Giorgio.

Sabatlnl .J.ngdo.

M.M.

Col IB'idoro.

M.M.

D'A.mbroslo Giuseppe (ass. mll.).

M.M.

Pasquali Vinccnco.

C.M.

Fusco .J.ngdo.

C.M.

Colombara Guido.

C.M.

Buono Demetrio.

c.M.

VItale .Yicol4.

C.M. l

Clcoo Gtolmnni.

C.M.

Lombardi Etlrico.

C.M.

SquUiacloU RaQaek.

C.M.

Garbaa-nl Giuseppe.

C.M.

Carbone Ttrtsio.

C.M.

Lncle.no FUBCà Ftlice.

C.M.

BoreUo Gioootlni Giusep~.

T.C.M. Fcrrdr1-1Allll Francuco (direttore).

O. M.

Bugliar! Giu~~ppe (ass. mll.).

T.C.M. BM!O

F.C.

Applottl Ferdinando.

C.C.F.

Zlnl Gtolmnni.

M.M.

Soa-nc A.rmando.

M.M.

M.C.F. .A.I.-Ia-lnl Giorgio.

Ospedale tecondario di GenOM.

E~neoildo.

M.M.

Savlnl Gualtiero.

M.M.

BaoobJalonl .J.dol/o.

M.M.

Imperlale Cl!$4rt {ass. mi:.).

M.M.

Podrlnl .J.nronlo.

T.C.M. Sarti Jtillt>rio <direttore).

M.M.

Catapano Eclrum:lo.

T.C.M. Mongtl.tZl Umberw.

C·M.

De Loo SaltlOtore.

Ospedale S<lCOndario di Nooara.

M.M.

Bertlnettl Marcellino.

C.M.

Massone Gt4c<mw.

M.:U.

Panagta .J.ntonino.

C.M.

Quelrolo Emmo Erna~.

C.M.

Gurro Purino.

C.M.

Gennaro Luciano.

73


7 ol

!Se~l

llii'\RTO Dt:OLI t;f'FICIA.Lt llEDIOI E

Cltl~tCI·FAIUIA.CtSTI

ECC.

Uml~rto.

C.M.

::lla.>trojanni .A. n l lfli• .

M.M.

Folen a

C.::\1.

Polizzi .A.nwnw (a~pt lt. tnot. •t•ec.).

M.M.

Adlnol!l .Sa/t:(llc,re (ess. mil.)

C.C.lll.

Ro<clli Gioac.:hino.

C.M.

Veudra .Salvttlore.

C.M.

C n rimati Oìu«m>e .

C.ll(.

Patt&\·lna Damenica.

T.C.M. Triulzi Giacinto (direttore).

C. :Il.

c; longo Frc. nctsw.

T.C.::\1. Grosso VìUono.

M.C.F. Muzzloll .A. n ton i v.

Ospedale secondarto dt Sotriol1ono.

M.M.

Gatti Giuseppe.

M.:ll.

Ciarlo Silno.

C.M.

Brunetti Giusmpe.

li!.C. F.

Accoosato Erme••coildfl.

T.C.F.

(ass. m i l.)

Sonna Alcssar.dr" .

Os,>edole kcandarto di B rescia.

T.C.M.

Fore~tl

.A.I~rlo

(direttore).

T.C.M. SecchJ Francesco. DrREztOl\E DI BA.l\ITÀ DEL CORPO D' A.IUlA.TA. DI MLLAXO.

Col. M. Santini Federico (dirtttot"e).

T.C.M.

Foce Edgardo.

M.M.

Ara ifchilk.

M.M.

Palumbo 01weppe (ass. m!l.).

C.M.

Ralnerl Umberto.

M.C.F. SolCLrO .A.ItfBflnàro.

T.C.M. Teddo Git'Seppe. Ospedale SCOOIIdario di Pia«MO.

OSTHclak Principale eli .Milano. Col. M. Castolt!i Ettore (direttore). T.C.M. lannJ:uotto Cornuto. T.C.M. Lat:drlani Roberto.

T .C.M. GlanneUI .A.ltuandro (direttore). M.M.

Rampl Pùtro.

ll.l.lll.

Romano Gtntta ro.

M.M.

Yalola No::zoret1o.

C.M.

COntolone Rtlf!aele,

M.C.F.

BorUuctto Orcst.:.

M.M.

Camorlano Pidro (com. "('. enn.).

M.M.

Tenaglia GitUICppe.

M.M.

Sesto Antonino.

M.M.

Castelli l!.'pi.fanìo.

llf.l\1.

Camplei Baldassare.

,,l.:\l.

Va ldamerl Oitt&I/Pt.

M.M.

\ leoontl Giweppc •

:'lt.:\1.

&noo.-tno Z t/!ìro.

c.:u.

Cacciatore Donttnico.

l tl/crmcrio prc81diorio d1 Ponl14.

.


(Segue) Il! PARTO DCO LI OFFICIALl ~U:DICI E C UI)UOI·F.\R)L\t' IBTI J::CC .

Os pedale secondario di Trcn1o.

DIREZJOS& DI SA!\ìT.l

DEL CORPO D'.HUIATA DI VERONA.

T.G.lli.

Peunettt. Cesare (direttore).

Col. M. Bernuoot RodDI/o (direttore).

M.M.

Maffi Giu.'ll Il PC·

T.C.M. Oa.ua AUU41Jdru.

M.M.

Scarpierl Ouare.

T .C.M. Bortelll Enrf.co.

M.M.

Fanellt T'ilrmlonio.

C.M.

Tattonl Fileno.

c.c.F.

Marra GiUM'PIX·

0$11(dak princ11Xllt di r erona.

Infermeria pre«idiaria di Bolcano.

Col. M. De Stephanls Olu&:ppe !direttore). T.C.M. Pomlnl Guido.

T.C.M. Fierro :Mirh(le.

T.C.M. Pellegrini Francesco. M.M.

Fual Pietro.

M.M.

FlonnJ Muno.

M .M.

Del Collo .&uau..to.

M.M.

Nooe Giovanni.

M.M.

De Cesare Jlinun:o.

M.)J.

Oreco Dmnrn(4:a.

C.M.

Ciapr'nl Gino.

Col. M. Rlzzutl GiusrmJe (direttore).

C.M.

Lampls Edoardo.

T.C.M. Fiorenza Igna zio.

C.M.

Girardi GiU«TYPt.

M.:\1.

Ab a t e .J.ItBB'IIldru.

C.M.

Cl:lltsa Emanuele.

M.M.

Pellegrino Lorenzo.

C.M.

Cola FraTJ<'csro.

M.M.

Fiumefreddo FirtcC?lzo.

CJI.

Palmera Uou.

lf.:\1.

Oiallombardo Orcste.

M .M.

AJige!Uio ~1/rm&o.

M.ì\1.

Malloe ~/t88and ro .

M.M.

Pl<clnlni Von (nsp. in/unt.).

Os~

&t!eondario di

DmEZIOSE DI SASITÀ

DEL CORPO D'ARMATA DI TlllE!!TE.

Vcnt~ia.

Coi.M.

Mass arolll Giuseppe (direttore).

M.M.

Mancini Lui{li.

T.C.Y.

Martoglio FmUnando (direttore).

C.Y.

Correale .dl/rt cJ, •.

M.M.

Ar~ntino.

C.M.

Bugliarello Federico.

M.M.

Viggiano ..tl.l/redo.

C.M.

Modugno Dtnl&e?tico.

M.M.

SacoomannJ Giorgio.

C.M.

Buocl Poo/o.

.M.l\1.

C:laecio Vito.

C.M.

.ì\lontlnl Giat.'<lnni.

C.M.

1\Iauenga. Otac•mw.

C.M.

C6rTaglio Edoardo.

C.M.

Fiorenze. Fernando.

M.c.r. Isola Emilio.

Gio Battista.

76


76

(Seutu) RIPARTO DEGLI U P'FICIALI l fEDIOI B CMMIOI·,..UOU.OIS'M ECC.

C.M.

Saurlno Datnd.

C.ll.

C.M.

Flsohettl Giuseppe.

C.Y.

C. :M.

Faraone V aluto.

C.ll.

C.M.

Xaoul Carlo.

Ol.

DtREZIO:-IE D'I BAN!Tl DEL CORPO D'ARllATA DI B OLOGNA.

Col.:\1.

Grlxoui Giovanni (direttore).

T.C.M.

Bruni Nicola. Maoganaro o-lo.

Y.c.r c.c.r.

Ospedale principale di Bologna.

Cf.F.

M.C.Jo'. MloheU Twdorico. M.M.

Col. M. Caccia Filippo (direttore).

M.M.

T.C.M. FerretU A r r igo. T.C.M.

DtR&:MOSE DI SL'IITl

Gi arrusso Gesu<1ldo (com. r;c. snn.).

T.C.M

DEL CORPO D' AruLI.TA DI FIRESZJ::.

T.C.M. Alfooao Luio(.

1.C.M

Coi.M.

Ferro-Luzzi Massi.miliano (direttore\.

:U.M.

Angell nl ..l.ntonto.

C.l!.

;\!.1\.f .

De Carls .&oostltw.

Y.c.r

M.:\1.

lapoce .d.IJ.tonio.

M.M.

Riccò

M.M.

Rioaldi Giusep~.

M.M.

Oterl 'Pincen::o .

M.M.

Porcara I 8id,oro.

M.M.

Vltolo Emanuele.

Col. M. Pavi a Caliman (direttore).

M.M.

Mereu R osolino

T.C.:\1. P orru Pietro.

Col. l!

M.M.

PIC<'-Oll Giovarmi

::U.:\1.

;\Ia.ugerl N icola.

i.C.lt

G.:\1.

Comelll Umbcrlo.

M.M.

Crespellaui Carlo.

lUI.

C.M.

Slllett.l MiciUJle (ass . mil.).

M.M.

:I:Iigllacolo Romano.

t li.

C.M.

Vetuschi Pttsqttale.

M.M.

Cioniui Giu!Lo.

C.M.

Capra Leonida.

M.:U.

Ba.ssl Giuseppe.

C.M.

Mignanl Vittorio.

JII.l\I.

Blaginl Giovanni.

C.:M.

Tedeschi Nicola.

C.M.

Cuttlca Euoenio.

C.M.

Massa F·tlippo

C. i\L

Buco! Pa~.[twle (com. so. san.).

C. :U.

Salmé Etrore

C.:\1.

Perrinl .dnoelo (com. se. san.).

M.<.:.F.

Oherard!ui N aldo.

c.:u.

GlannottJ DiM. Com. Jspett. SRn. miL

C.C.F.

D'Alessandro Luigi.

C.)L

Righi Giuseppe (ass. mll.).

c.:u.

Ferri Guido.

C.M.

:Uorel!J Mario.

Etrore.

Osp::dale principale di Firenu.

Col. ;

i.C.lf

T.C.lf T.C.lf

T.c.y T.C,lJ

T.t,y

T.C.l!

Ospedale secondario di .d.ncona.

7.C.lJ

T.C.M.

Ollloue Carlo (dlrettote).

}1.1.)1.

Felicla.ngeU Guide.

C.M.

Bio.nohlui ..4.cri.ri0·

T.C.)t

!\l.~r.

:Mestlca Frcmccsco

c.:u.

Pe.::orario Rtrttaele.

!.C.l!


($~) IUP.\BTO DF.GLI I:Fr1Cl4Ll lOIIIICJ & C IDXICI·FAB.\lAClSTI ECC,

77

C.M.

Giacobbe Co-ri'Cidhw.

T.C.M.

Canclldorl Etll'ico.

C.M.

Bellfarlo Giulio.

T.C.M.

TuriW .4.ntonio.

C.M.

Gelalaè Celatino.

T.C.)!,

De Bornrdlnls Luigi (rom. l 6t.ceot. st. ).

C.)J.

Telese Vine<ru:o (ass. m11.).

M.M.

Forti Igino.

M.M.

De Bernardlols Virrrinio.

' M.:U.

Lucci .&n!C'iuo (com. :illn. Guerra).

M.M.

Grulol& Gerardo.

M.M.

Per!IU Gioronni.

M.M.

Cogllatl Deua Gi~ppe,

M.M.

:MaJmone Dot/fiUno.

T.C.M. Conol&tore l>nmenico.

M.)!,

Crlstlnl .4.1/rtdo (com. Mln. guerra).

M.M.

Rizzo Cornelio.

C.M.

Gonzalea .4.1/rtdo.

C.M.

De Hleron;mle Rv.outro.

C.M.

Merlino vero (com. Min. ~ruerra).

C.M.

Patanè Car71U!Io (asa. mll.).

C.M.

Guerra Vi~t= (ass. nlll.).

C.M.

Ferrari U(IO.

C.M.

Grlft Filippo (MS. mll,)

C.M.

Fiore Geremia,

C.M.

D'Amico Giu3eppe (rom. MJn. gucm).

C.M.

Dattilo Gimeppe.

C.M.

Lepore Franc~«:o.

C.M.

Castellaneta Vince-neo.

C.M.

Slnlbaldl GuuHelt110.

:M.C.F.

Lombardi ManUo.

C.C.F.

Ad.llardl Giulio.

T,C.F.

Srottl Giu«~.

M.C.F. Pol\"erlnl .:111oimo.

c.c.F. c.c.F.

Lay Dino. Dl TuJUo Qtùrio-io (<'om. se. san. m li.).

I al~ J)f'Uidiaria di L-i\W't&O.

T.C.M. Napollto.nl

:Mclohior~.

M.C.F. Toderlni T t odo-ro. DIBEZlO!'E DI 8.\:0.,T..I. II&L OOBPO D' ARllATA DI R O:>LI..

Col. M. Cimino Franl.'tf<'O (dlnlttore). T.C.M.

Fabrlzl f\.'icol(r,

M.M..

Battistlnl Camillo.

C.M.

Naocar•to Filippo O~>tdale

principale di R oma.

Col. M. Muzettl Loreto (direttore). T.C.M.

Columba Cuare.

T.C.M.

Ciaurl Rosolino.

T.C.M.

Consiglio Placf<lo.

T.C.M.

CasagriUldl Glauco.

T.C.M.

Mollsanl .4.1/ rrdo.

T.C.M.

Za111ro .J.ntontoo.

T.C.M. Fnnaloll Gael<mo (direttore).

T.C.M.

Frlaool Paolo.

M.M.

P assera Trmcrtdi.

T.C.M.

Lapponl GuWo.

M.M.

Slnapl Vincenzo.

T.C.M.

Casella Da n'e.

C.M.

Se\"crl Pompeo.

T.C.l\1.

Crl1olone GatlallO.

C.M.

Solerl Gio~an-»i.

Ospedale 3teondario d( P~Ml{l(a.


78

(SCOU!) RIP.\Rl'O DEGLI t:FPICI.\LI :\IEDI CI & CDilO C I·F.\R~I \ CISTI ECC,

M C.F. )loU;;nol Ritc,ml>. T.C.I~.

No :cntlnl .Dino.

Campo clirnalico sanaloriak di .J.11zw.

C. ll.

Bocchetti F cduif1a.

C.ll.

Santorsola Dommioo.

C.:\1.

Da:eio Francesco.

T.)!.

Bolla LUI(JÌ.

l\l.l\1.

:Mau.ocoone Camillo.

M.M. Pltrelll Nicola.

tJ

M.:\1.

DI Palma Vincenzo.

)

:\1.:\1.

De Albentils Guuw.

.l

C.:\l.

Zantagna .Riccardo.

.l

c.:u.

Auce tta .dmilcarc.

M.C.~'.

Farina F cl ·i cc.

t.l

Infermeria p rcsidfarfa di Rodi. Dnu:ZIOSE DI SA:-IIT.l. DEL CORPO D'AIULI.T.\ Dl BARI.

Col. li.

Tempesta Costa neo (direttore).

?.DI.

:Mladoouo. Antonio.

C.)l.

Rodlnò N~ola.

M.M.

Cam blse Ettore.

C.M.

T archi Virgili-o.

C.C. F. Sa ccoool a Emidio.

DLREZIOSE DI 8ANIT.1 DEL CORPO D'AIUUTA DI NAPOLI.

0,-pcdalt principal e di Bari.

T.C.ll. 5urdl Dom·n~o.

Col.M. lnoono F raru:èSCo (d irettore).

T.C.:\1. Lo.,-aglJo Rocco.

T.C.:\1. De Porcelllnls Carl o.

)!.:\!.

Caldarola Ji' ra1u:esco.

M.)!.

M.:\1.

De L iso Carlo.

ll.:\1.

Costagllola .<fntl)n(,o.

:U.ll.

Cl•·ita RaOacù:.

Col. ll.

De Maria Nicola (direttore).

~I.:\1.

Donadco l'ili-orio.

T.C.)l.

:Uouaco .drluro.

M.M.

Bini Domenico.

T.C.ll.

Curolo Sat'erio.

M.ll.

Cnnltnno SaPer((;.

'l'.C.M.

Collttl S(lmo.

C.ll.

P esce •Yicola.

T.C.ll.

Forino SalroJorc.

C.)l.

CB..~Itto

T.C.ll.

Ger mino .41/redo.

C.ll.

Rosiello Luioi.

:U.M.

Buonopane Carlo.

C.M.

Barnaba L(orw.rdo.

M.lf.

C.M.

Buttlg!fono M ielle le.

Rossi .<lnlonw. (Com. Stab, Torm. I schia)

C.ll.

Calignrls Cer io.

M.M.

P olosa YinceMO.

)!.C. F.

SM·ino Pile.

France-co.

Il

Oallottl Giovmmi. lJ

·'

Ospedale principale d( Napoli.

J

.. '!.

0J~Udalc

secondario di Chieti.

T.C.ll. Voi p o .ua~ini (nl rct tore).

balneo

M.M. :\1.:\1.

v assalii Gmanni.

:U.M.

Graziano Carmine. Cerniglia D >mcnico (oom. Jap. san, mll.).


(S~VtU)

RIPARTO DEGL! CTF'ICU.Ll )IF;OICI E Cfll~nC I·P \R)I.\ CISTI l:CC.

.M.:M.

Do Aogelis ...tràuinn.

C.M.

D'Aic.~nudro

C.M.

Trani Paolo.

C.M.

De Cata Domcrliro.

c.~1.

PozznJio Luigi.

C.M.

Felsnnl Giacinto.

c.:IJ.

Del Foco Otlorino.

c.~.

Pol ese N~llo.

C.M.

Pia!& N aiole (twl mll.).

C.M.

S arnclll T ornnuuo (a.;s. mll.).

C.M.

Ma~slwo Fr3nct8CO (as~.

C.ll.

Cl od aro Ra(Jcule.

T.C.l!. Zanuttlni Prirno {direttore).

C.!l.t.

De Martino Robert<>.

1\I.i\l.

De Caro ,\'icola.

T.C.F.

Rcgnrd Pidro.

)(.lf.

Cameraoesl Dino.

T.C.F.

Zodda Aldo.

C.M.

Pastore F r lncesco.

C.~.

lJoscbct t a Giot:anni.

M.C.F.

Slccardl Gui.dc.

79

Ra 'ladt.

DlREZIO:-iE DI SA:>IITÀ DEL CORPO D',\.Rll .\TA DI UDI!"E..

Col.M.

Tobln .drtur3 (dlr.,ttore).

C..:U.

De Cutro lOna:Jio.

Ospedale prlrn:ipau d' Udine.

mll.) .

08J)edale 8eCOildarl<> di Castrla.

T.C.i\1.

Cerza Fra~o (direttor e).

Y.M.

Piollzlo .dntonio.

M.M.

COrclonl Corradil\0.

Y.:\1.

Tatarelll Lu(O( .

C.M.

Ceotore Antonio.

C.)!.

llusto PasQ'U{Jle.

Ospedale eeronda rio di Paàooa. T.C.i\1. Tirelll Eli<> (direttore). M. :U..

La Rocca Paaw.

AUf.

Stoglltlco Giuseppe.

~.)!.

Oelormlnl L-uifli.

C.)l.

Bertoluccl Girw (nss. mll.).

C.ll.

Ronga G ~etano (1\Ss . mi!.).

C.:.\1,

:.'ttataro.zzo Lut:!o.

08J)edale secondario di Calan:aro.

T.O.l\1. Teoce Pas1Ui11c (dlr~ttore). ln/ern~ria

prcsidCaria di Otwltia.

T.O.M. Stell!l Vtrn:emo, M.M.

Tedesobi Giacomo.

:U.i\1,

Sorbua. Emilio,

C.M.

Saooo Rosario.

C.lt.

S~amhl a Gioranni.

La Bruna Francrsc?.

T.C.M. Caaaplnte. Oiotlanni.

DmEZIO!H! D t SANITÀ DEL COllAX"DO M !UT.t.R8 DELLA

Srcrt.U.

COJ.M. Coda Carlo (direttore).

ln/tnnerla prcsldiarìa Ili Cqra' dei T irreni.

T.C.l\1. P iazza BttliamiM.

T:C.:\1, R loaldl Ono/rio.

M.ll.

Plvettl FranceBCo.


(Segue) BIP.&.BTO D&OLI OYFICu...Ll )I;E.OlCI E OOiloUCI-I'.UUUCISTI ECC.

08J)eàale prt1vipal~ d! Palermo. Col. M.

Palmlllrl RaQ~le (direttor e).

T.C.M.

Lombardo ktmlda.

T.C.l!.

A.ocardl .Ma rio.

T.C.l!.

Olorcl&oo GitUeppe.

M.M.

Salem .41CHandro.

M.M.

D'Acoardo Salvatore.

l\l.l!.

Ca.tr•relll Berwldto.

.hl. l!.

Slgnorlno ROI<lrlo •

M.M.

Clroo Gtu«rmc.

M.M.

Savartno SatH:rio.

M.M.

Grillo Gerolamo.

l\I.M.

Sunscrl GttUeppc.

M.M.

Passalacqua Gioocchirw.

C. l!.

Lo Ve'::chlo Gioacchino (a s. mll.).

C.M.

FoU .41/lo.

C.M

Plzz~ rclll

C.M.

Centluco Sant<.

C.M.

Santoll Poaqt~a lino (w;s. m li.)

C.M.

Musumarra .\'icoto.

o.o.r·. Robba Claudio. UFFICIO DI 8ANIT..I. DEL COMANDO )[U.ITARE DELU SA.BD&O!U..

T.C.M. Bernardi Lui(rl (direttore). Ospedale secondari.o di CGDIWrl.

Sebaatiaoo.

T.C.l\I. VIola Pietro (d.frettor e).

'!'.C.M. Scarsell& JlicAélt.

M.M.

A.romando .41l.~to.

C.M.

Dettorl O. Maria.

C M.

Sonrdnpane Flcrlnda.

l\I'.C F. Grigno n! Euqmio.

T .C.M. Simula Ubaldo.

Lqlone Allievi CC. RR. ~. M.M. Perrettl Cri&lotoro.

Lfglone AIUevl CC. RR. Torino:

T.C.C.F. Corradi &ma.

Ospedale secqndarlo di .ll!emna•. T.C.M. Bayon Edmondo (direttore) (com. :\!In.

Scuola Allievi Sottumclall CC. RR. firenze l\LM. Bordone Carmelo.

guerra).

T.C.:\1. Brigugllo Sordi. M.l!.

Di Domenico FraMeaco.

M.M.

LoiiiAlono .4ntmtino.

M.M.

Ruggerl

M.M.

Indelicato Oi~Pl~·

.dleBM~ndrla.

Legioni territoriali dtl Carablaieri Retll.

.d.n~ (m!no.

M ,ll, Zappoli\. Girolamo (nsp, In!,),

---------------------------·-----

C.l!.

Scarcella Vincenzo.

Bari.

C.:\1.

P crrlcone Giustmx:.

-- 000o00000000o000000000000 00 0 -ooo oo oo--U --·-~-


(Sequ;:) RIPARTO DEGLI Ul"J'IOJALI MIUllOI E CBIMJCI·F.\RMACISTI &CC.

Pcru(Tia.

lJoloo na.

C ..)J. F~ ilo. Sal1Jalo-re.

C.M. Caterinl Faltrioo.

Caul·iari.

Roma.

P etitbon LOO<tVico.

C.M.

Catanzaro

Tvrino.

C.)!. Corigliano Enrktl, Chicli.

Trmto.

Firt•nze.

Trie61e.

C.M. Fi logrnua Pll$<2lUllc.

C.M. D'Eugenio Um!lcrlll. Gnwva.

Ver ona.

LivvrM.

c.:\1. Cu.• nni Moriuno.

Reggimenti granatlerl.e fanteria dlllnea. l o oranatieri (Roma).

Mes~'ina .

C.M. Cal vani Ft.:tùrico.

C.M. Patnnè Lucio.

20 oranatier~ (Roma\.

!J1ilano.

C.M. Moauro Aurelio. 3~ oranatierl

Napoli.

(Viterbo).

C.M. Sperapanl Elpidio.

_________

...............

10 fanteria (Sacile) .

C.M. Del Senno GWtlanni . • P adova. 20 fanleria ( Udint).

C.)I. De Carll Grtalllvo.

C.M. CbSSone GiWitPpe. Palermo.

__....___________.......................... -

30 fanter ia (Messina).

C.M. Mastroglacomo Guide.

Rr10!o di an rh1nità. del Corpo sanita.rio militare.

8l


82

(.SlOIU) RIPARTO D&OLJ UYJ'lOlALl MEOlO! R CB UOCI-11ARM.ACJ8TI Y.CC.

40 fanteria (Ctatania). C.~.

Tro•nbatoro Yinccn.eo.

180 fanter ia (Tr cnb>).

C.M. Loria Gioocmtai.

so ta11kria (Girot?lti). C.)!. Palermo Carmdo.

191' /a>lkria {Calatl:4TO). C.M. Lazr.aro Frar.c:uco Antonio.

GO ta~kria (Pakmta).

C.M. Pernice Yincm:n.

200 tant~ria <Rcoolo Calabr ia).

C.M. M!Rltano Giovanni.

70 tankria CMilanv). T.~.

210 fanteria (Spc:ia).

Snlltnrl Gir<llmnn.

C.M. TriOieLU /gino. so /attinia (-'!i!a/Ul). C.~.

220 jankria {Pisa).

Berretta Gitl.8C1J7>e.

C.M. P888&1Mqua RaQaele. 90 fa nteria ( Hodi).

C.:\1. Scarpa ..!nolollno. 100 fanteria (Ba ri). ·r.~.

2:!0 Janteria (GI>rkfa).

T.M. Fon tana .Vicolo

Cnputi Giovantli. 24o taJtluia (Gori:la).

uo tcmlt rlCl (Forlt).

O.i\J. Mazza Rosario.

T .)J. Brignnti .JlntJmw. 260 /a11Jcria 120 /a11lcria (Trùsl~).

(Fiun~)

C.M. De Cesare Giannino.

C.:M. Palmlorl 41/ rceùJ. 2 70 janlcria (Ferrar a). 130 f anteria (.dtJttila). C.l\!. Plcol oll

Ern~mryildo.

................................................ . . . . . . ..---···········--··------·

_...__.._

2~0

/anUria (Raotnna).

140 /(lltltria (0/neti).

C.ll. Rago Gioa:cumì.

O.M. Bnrbtern M aur anoW!.

150 fanteria (Caserta}.

C.M. Rinaldl Ora:zin. JSO taulcria CM otatelconc 0 .).

C.:\1. Coccia Giu8cppe. l ; o fanteria (Gradisca).

C.M. Messina .d noelo.

30 0 Janlcria (Nocera 1?&/.).

C.M. Do Pasqua Giuseppe. s t o fanteria (.Vapol()

C.M. Torre .Salwtore.


(St~) RIP.1RTO Dt:GLI \iFJ'IC ULI MEDICI & CUutiCI·•••JUlA ClSTI ECC.

4!JO /att4eri4 (Manlooa).

330 fankt-W. (Cuneo).

O.M. Comos Scbcutiarw.

T. ;\L Bl&nco G. Ba,li8t.•.

t;OO Jaal.eria (Cremotla).

3' o Jat1Urw C/i'ossatW).

C.M. Ma.uzoUa Giu~ppe.

T.M. V l\'lanJ Rod..·lfo. 350 fankrla

83

61 o /anltri4 (Perugia).

(Boloona).

O.l!tl. De )lal'inis A t•relio.

C.M. :\inguini Enea. 520 /Mtleria

360 fankri4 (Modena).

C.M. Puroaro Giwttm>t.

(.Spoleto).

C.M. Fedele PWlQWtle. T.)f. Blfaoo ..4uou.eto.

370 /anUria (41essalldria). s:Jo /anUria (Vercelli).

C.M. Coctolla Fra1~esco.

aa• tanurw (41ba). T. ~1. PoiUdorl Rod<Jifo.

:;' o fankria (Norora).

C.)!. Amoroso Bartolonr.co.

400 fanteria (NOIJOli).

66~

fanteria (Trt:trifo).

C.:\t. PeooteUa. GioMtm,,

' 1o fanteria (Savona). 0.!\1. Fahlanl Pietro.

~Go

C.M. De Parla .4uouslo. ~70

' 2o Janterw (S. Remo).

C."M. Plgatl Giuoonnl.

fcmtcria {Ooneoliano).

/attUria ( l'icen:a).

..................................................

___________

6 su fanteria (Padoea). ' 30 fanteria (7'orlona).

----- - ........ - .........______..____

0 .!1:. Fhnno G·uolielm.o.

...

6U'' Ja•lUrla (La M adàaletta).

, ,o fanl. (Novi L(qure).

c.::\f. Xurra 4nùmio.

T.M. Carrara N(rolo. 8 1o fanteria (Pa rma).

·UIO fanteria (Sassa n).

C.ll. Sa.lvau GittlltJ)JH'.

-·-··-··-----·-~··-·······--·4···-·· ·---······· ··-···· -····

' so fanteria (Caoliari). C.M. A iello Giusep~. 4 10 Jattleria (Lecce).

C. M. AVellone OatlaM.

620 fanleria (Por ma). ·r.C~r.

Clgnla Mario.

6!10 fanitl'f4 (Salmlo). C.M. Pepe Raffaele. T.M. Gnld! Florian'J.


I.'IC01ll') IUI'IRTO J)P.(J I.I tJ I'YICI.<LI MEDIC I E OBlllfiC I·f'ARMA C ISTJ ECC.

s;,o fa/lk ria (Trapani).

lì5 > j(J11leria ( Pirrccn::a).

C.M. )larocco LuiUf, (a.t-p . mot. sp~c. ).

C.M. Co lomba l tma-"io.

66° fault r ia (RenUi J Emilia) .

8l!0 fanteria ( TAoorno).

5; o jat•t.éria (C(II1wj. 8 U0 f anteria (Ge>lova).

C.M. JJe Bernarilo F r ancesco .<l nlvtlio. C.M. Mantcro I.orr:nzo. 680 jaul eria (Sol'IIr a). c .~.

9()o fanteria ( Torino).

PRS'l uall R~mi(Jio.

C.M. Ferraro P aolo. 700 janlt ria (.4r e<::o).

9l0 fanteria (Torino).

C .)l. Pisti ll i Alt•atu.

C.M. Oatti Giotmnm.

C.:\l. Pao lil lo Slmlislna. 71 • fanteria

920 fanteria ( ToriM).

( , . e>tezia).

C. ) J. E-pngnoletti Qt•li/e(l,

C.M. Oambnz•m Mar io.

7:1 ° fanterio. (Polo).

930 fanteria (A.mmw).

C.l!. Adami Felice.

C .M. H! pari 11:nriro.

74 o fanteria (Poi a).

!)1,0

fanteria (FatiO).

C.M. Ootrrcdl Luiui. i ;,o fanteria (Siracusa) .

15 l o Jan.k.r ia (Trieste).

C.M. Barone Oi<wanni. T.~r.

)fogllcnti .li'rancescu.

no fanteria (/Jrescia). 16 2° fanter ia

C.:\!. Rossi .tJitilV!. i so fatiiMia (1Jeroamo).

0.)1. Pecorolla M«rit•rw.

•

(Trieste).

C.M. De Nunzio Francesco. 16 70 fanteria (Zara) .

;uo fanteria (1'crona).

T.l\1. D'Alessandro .J.ntimo.

C. ?II. La :'I l l\ l' l iua llusan'<l, s t o fanteria

(Ro·ma) .

C.M. J.,o Bll).oco JJ,mcnico. 830 ftmil'ri<L <P~•tlria)

C.M. MI).Jlozzi Amtri(Jo.

Si '' fan teria (Fircn::e). C.M. Aracri .Anlm•ino.

225' fa nteria (A.~coli Piceoo). T.;\1. DI 0A-."'ia Gi•u•eppe.

231 o fanteria (Merano).

C.M. Conepa R<nnolo. 23 zo !anteria (Bol zano).

C.M. Sa ndulll Pietro.


(S~gue) Rtl'.un"O DEOLI U P'I'ICl.lLI ll.I!:DlOl Il: CWlUCI·I'ARMA CIS TI ECC.

Reggimenti di bersaglieri ciclisti. 1o bersaglieri (Na)>oli).

85

Reglmentl alpini. 10 alpin{

(Mondot>i).

T .:U. Ca.h·ollo Sulvctlore.

C.M. Cavaoi8'1JO. .J.Zfredo.

20 alp(n( (Cuneo).

20 bersoglieri (Roma).

C.:\1. Chi menU Ferdinando. 30 l>ersaolieri (Licorno).

C.M. Cnrplntcrl Eme~t.o.

•

:J0 alp!n! (Torintt)

C.M. Grame{l'na

Gi~mmni.

T.)l. SI nlscalc hl Carlo.

,obersogluri

, o alpini (l erca). (Torino).

C.M. Sclaldone Bart.olomto.

C.M. Tosct\no 1"\nccnw. 60 alpini (Milano).

Go ber80Qlieri (Siena).

C.M. Frosl nl Dino. 60 bersaglieri (Bologna). C.~r.

Li sta J)(1m~ic.o. 70 bersaglieri (Brt~~cia).

T.)l. Lo.bruna. Vitttwlo. so bersaglieri (P' erona). C.:\f. Fonga Edqarvlo.

O. M . Caro~clll Gwcint.o. so alpini (Br<41Samwne). C.M. Pat ti Gtweppc. 70 alpi111& (Belluno\ .

C.M. Vlt.t\lo S cll ua lort.

so alpini ( Udilu:). C.M. Ambt·ost ùutoi.

90 alp(nt (Gorizia). C.M. Cappelli ..41/rcclo.

90 ber$49lieri (..4sti).

C.M. Vondlttl Emilio.

Re.ggfmentl di cavalleria. 100 bersa.oluri CPalerm.o). Nuca Camlleria (Torino).

C.M. Paraninfo ..4nuclo.

C.M. Bruno Carlo.

uo berlltl(1l ieri (GraclW;a). C.M. P otuo Felice. 120 bersaglieri (Milart.o). C.M. R izzo Carlo.

Caoal leooeri I"«<Qrl.o Emanuele II (Vogher<l). C. M Falbo E11r(cQ,

SaV<rla Cavalleria (M ilano)

C.M. Alonzo Ruouero,


(Stff'~) RII'Ain'O OEOLt UYI'JOIALI MEDICI E Olll~riOI·li'A.tUlAOISTI '1'!00.

811

C aoall~aatri G1Jid~ cPa®t:a).

GO art. da cam(XJI)1I.CI (Gorizia).

T.:\L Dello l oto Oi.t11moni.

C.M. Scolllli Jurw::in . 70 art. da camvaona (Pisa).

CavalltOUt ri Monferrato ( Udhu).

C.M. Valc uzuno G·iusrppr.

C.M. A rgan1nl T eo/ilo. go art. da campoQfttJ CP'er0114).

Genooa Caeallcria CHoloana). C.J\1. Gu11r1ùdJ C"rlo. Oa~Urggerl

T.M. Callc ndo

.41Wa (Frrrara)

Michd~.

90 art. da campaon.a (Trcmt;,).

C.M. F'ag~rloll Carlo.

C.M. l\lngglo Pidro.

Caoolkoueri S aluzzo (Porlkt~).

100 art. da campagna (Caserlo).

T.M. Gigante Dm"'w.

C.M. Oasparlo.l Nicola. 11 o art. dll camvaona (.A lessandria).

CatxJll.:oueri NotXJra <Portna). C.M. G ugllclmlno l.111'it>,

C.M. Da.ssl Uoo. T.M. Lodato Gaaparc.

Caealleaotri .Alt8Salldrla (Fin=c). C.M. Del Fa~t.ore 01.glklllw.

l 20 art. da campaona (Capua).

T.lf. Figlioli BNW'tùtl<>.

C.M. Cipriano Sal.x•Wl'e (nsp. mot. spcc,), C.)t. OuttJ A rturo.

Piemmole Reale Calllllltria (Roma). C.:ll. lfass! Emma.

130 art. da campaona CRoma).

C.M. Sc:altatl .Alberto. C.M. Deuza RaUaele.

uo art. da campaqM (Bari).

Reggimenti di artiglieria da campagna.

C.M. Dl&na Euoenw. 150 art. da campagna (R~u(IIIJ Emi/.)•

l O art. da cmtllJ<IOTIO \FoliOIW).

T.M. Plastlun .l/a ri'>

100 art. da cam1XliJ1I.CI !Caaliar\).

zo ar t. da cam)JO(llla (Pesaro).

T.M. Onrglnlo Francuco.

C.M. DI NeiJI\ .Ykola.

170 art. da campaona (Not>ara).

30 art. da camlJ<IOTia (Bologna).

C.M. A.lbcrtl EUore.

C.lf. D'Agostino .Agostino.

1s o art. da campaona (..!qu\la).

40 art. da camJ}aona (P.>la\,

C.M. Giudice Camillo. 190 art. da campall'ft4 (Fir~).

50 art. da campagna ( Venar (G &alt).

C.M. Bntta~rli a Gioacchtno.

c.)1. i'audrctti r:r/l rsto. C.:\L Lombnrdi .'ialt'alorc (<·om. 2 O. tlglieri ~<

Cirlt•).

e~p.

200 art. da campauna {Padooa). llr-

C.M. So fto S11nte.


( Se~) RlrARTO DEOt.l OFPlClAU lreDICJ E CHUUOI• FAIU.I AC IBTI KCC.

210 a 1"1. da campaqtta (PiacefU:a).

C.Y. Mori

t~nnibalr.

ST

ao art. da montagna <GorWa). C.M. De Paoll P aolo.

220 art. da cam}JOOrta (Pale1"mo).

C.M. :::ialomonu Gittsi"IYJX'. 230 art. da campaona (P I•Inu..,orx•>·

Realmentl di artiglieria pesante campale. 10 art. ptll. campale <Callak Monferrato)

----·········-···-············-·-··················------·-··········- --240 art. da ca.rnpaona ( Me.~na).

C.M. ZM!ro Gicmmni. 250 art. da campauna (Nola).

2" art. pu. campale (Genova).

C.M. Costa .dugu8t.l (asp. in! .).

C.M. De Ber nardo Franc,sco. 16o a rt. da ca·mpauna (Fenara). C.;\1. N lca~tro Ar/urll.

z;o a rt. da campagna (M!law>).

c.M. Passante Car m i ne. zso art. da campauna (Fos~no).

c.:M. Suraci Br•Ait.<l. 290 a1"1. da campaona ( .d('qlt().

30 a r t. pes. campale (Cremono).

O.M. Flore .Mario.

•o

art. P"· campale (.MantoN) .

C.M. Uttoler Ferw:mdc. 60 art. pu. campale (Udine).

C.M. Zingale SaZmtore.

so arl. pu. campale (.Vod<"na).

0.)1. Pl coott.l Euid!o.

C.M. R icci .dntonf.o. 300 art. da campauna (Brucia). 70 art. pu. campale (Lit:Omo).

C.M. Amorosi 011t10ldo.

Deposito allevamento cavalli (Grosseto). ~o

art. P"· campale (Roma).

C.M. P ari81 Ennio.

Rearlmeotl di artiglieria da montagna.

90 art. pu. campale <Foou!a).

10 art. da 11umtaona (Torino).

C.M. Cassano l.hrtnzo.

C.'M. De Mlcbells Corrodo. T.~.

Sa.nsonl Carlo.

100 arl. pes. campale (Napoli).

O.M. Lanna Leonfda. 20 art. da montagna (lJe1"oanto).

C.M. Cattaneo .dchilù-. T .K. Cfampollllo Pasquat,.

120 art. fJU. campale (Palermo).

C.M. Pavone (}(ustppt.


(Sf OIIt} RIP lRTO DEGLI UFFICIALI YED!Cl E CII!MICI···-lRM \ C IS'rl ECC.

JO c~ro up. url. (NtUun.J).

100 reog. genio (S. 1\Iario Ca,,ua f'tlert ).

C.M. ~o ma.lro fl!p.

120 regg. genio ( Palermo).

art. ( Cirit).

Cap. :U. LomlJI\l'dl SuiiNib•re (<'om. ).

Di Mo.>naco Paride.

O.M.

:Ututo Gius epp(.

Reou. oenio ponlitr( (Pfacm:a).

Rtggfme.ntl Carri Armati.

C.:\1.

Do Lisi o Giflvantti.

10 rcou. ocnio rudio-ulrora/ii!U (Roma).

c .:l!.

Guido GVJVanni (com. :IIIn. gu.Jrra).

20 r euu. oenio r uùio·uleqra/1slt Wìrmze).

R,egg. genio /tiTOviCri. ( 7'0NIIO).

Reggimenti del genio.

C.M.

10 regg, genio (Vercelli).

Battaolione ·misto oenio della Sardwn.a ( O.iicrl).

Boragno Gi1«<ttJPC·

...................- -

-·-·------··-·····-·-....- - -20 regg. genio (0a.84le McmJerralfl).

T.M.. :\lllana Gaewrw.

................................................................................ .. .

StablUme.ntl del Genio.

30 regg. genio (Pavia).

O.ll. VIola Dontmico.

Officina di COI!Iru..-icmi OCII W mUU. (Paria).

'o __________ ..................- ......-............- regg. genio (Verona).

0/fi.t(na R.T. w E.T. (Ronw) .

,,.,

60 regg. genio (Tritsu). C.M. :\lurru Giacomo.

Distretti militari.

eo retJg. genio (BolO(Jna). C.M.

.<lt'ellino.

Fa.Wa GW!xmni. -··-~-·-•• •• ••••• •••••••••••• •••••••• •••••••••••••••••••••••••••••••••oooo,...

70 reog. genio (}l'iren:e). C.M. CorttceW M <turu.

..4veroa. C.M.

so regQ. (lelliO (Roma). C.M.

TnrquJni Oa(roli. 00 r euu. gtllio (Tran,).

C.M.

Plooarotn Francuco.

Dousaoto .dmedeo. Barletta.

T.ll.

Sardone ..4n.tcmio. Ba d.

..-..·--··--··········-·-·--··----···-···..······-


9J

(S eque) RIP.\R'I'O Ol'.O LI OFYIClALI J.nllll<ll Jo: CllDUCl•Y,\lUI.\CIS'rl BCC.

Jllantot:a.

M fsmna.

Bolo{JM.

C.M.

Bonocoorso utkrlo. Jl! a a"''"

BolzaM .

•

C.M.

Rotl'one ..l.l/(ltt$0 .

C :\l.

\Juald1 Yil•cclt~liapoli.

Brt.SCW.

C.:\L Decina CamUlo.

Cagliari. C.M.

Padm:a.

.Paollll ..1.1/redo. OalùmidseUa.

Perugia. C.M.

Costrooo\"o Gaetano. Campoba$$0.

F'Uu. C. M Sah·inl Ot•are (a.ss. mil.).

C aserta.

-··· ··············--··-·-- ················--··············--···-

Rtau«o Calabria. C.M.

Agostino

Catania. C.M.

Pi11c~o.

R.eau«o Emma.

Ltpant ..l.ntoniM.

Catanzaro.

Roma.

----·-···-············---····----··--Ce/al(!..

S ar.cana.

-··············-·······-·····---·······-··-·-····--···---Sirac~Ua.

ù.lll. 0t'1W'ClJ.

Scilller!

J7i~.

Sulmona.

T eramo. C.M:. Livorno. C.M .

M ura Salt·~.

Morllol Camtllo.

Trapa3i.


(.Sf!1tt<>) RIP.\RTO I)I'.QLI L•'I'I('J .\1.1 MEOICl E C"lli YIC I• I' \RMACISTI ECC. T.:\1.

Pal'fU:c)ll ll /'i•lro.

STI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO

T . .\L

~i colu"l .111/cmio.

DELLE COLONIE.

T . )[.

Floridia F r utU:f8C<J.

T.)[.

>!l\ n t<u·u .VkaliM.

T.)l.

Ca.uniz1.0 Srb!IB/W'N>.

T . .\T.

Dorzolll Oi!Jtlcmni.

T . .\1.

Ventura Emna11ek.

T • .\f.

l n<:lllnn . lnutk•J.

T.:\1.

nl'<lgO

T ..\l.

Dalsomolll Fi/ipptl,

UFFICIALI MEDICI E CHIMICI-FARMACI-

I, -

Trlpolltanla.

'l'. C. )l. C:u-t iglioln Orlando.

C.ll.

Ouarn&oeia GirolamQ.

C.M.

Dudl UaOuclt'.

C.)l.

Lol\j(o Dommico.

C.M.

VIrgilio Sa~~erio.

C.)l.

IaseiU Mar-W.

Damiotto.

M.C.F. Fortunato Leonardo. C.C.F. Pcil<niiiDO Anodo.

C.:.J.

::inc·chcttl Xicola.

('.)l.

Santoboni Umbul<-.

C.)l.

Barbiera. Giuseppe.

T.C.M. C&doddu Alberto.

C.M.

O'Apgelo Emanuele.

C.M.

Lamendoln Filippo.

C.M.

Spczzafcrri .J.nlooio.

C.M.

Brezzi O~tmi.

T.M.

R osa

~ido.

C.M.

À.\•OIIo Caro ~ido.

T.M.

Romano Enrko.

('.M.

Pagnotta Umberto.

T.!II.

Vlll'tn Giuuppe.

T.lll.

Infnnttoo

T.l\1.

COntrlno Fertlf.nando.

'I'.M.

Loonnrcll D<>menico

'1'.:\1.

CaU Domenico.

T.i\1.

Cloolmnrra Oae/QM.

T.)l.

Ba,·a Arlur o.

T.)l.

Fiumnrn Anloni71o.

T.)l.

Piaua Guido.

T .M.

:.torrone Luioi.

T.M.

Torllatlcrro Armmldu.

·r.l\1.

Cultroro. Fraru:~M:o.

T.M.

Caputo Bia(lio.

T.M.

To.ncredl UrbnriO.

T ,)l.

Blundo Luwi.

T.:\1.

Toma.selll Antooio.

T.M.

Co.llo Slr/mw.

1',)1,

Col F'ilibtrl<•.

T .M.

Spntl.\forn 0\u~tfn><'.

T,)!.

CtOC<'O Putr l>.

'T.M.

.\lf:n.lra Crsarr.

1'.)1.

:\lorranU PMlo.

T. M.

Ornnotn Su/calore,

T.:\1.

.\l ontooe Arlvro.

T.M .

Tonzer Frattcrsro.

T.:\1,

FlslcbeUa Gi<nnbaUillla..

T.M.

Cn1npaoolla

T.:-.r.

:\forino l$a/çolor~.

T.)l.

Donolll .:l rlt1ro.

Cirenaica.

II. -

Simo~.

.-trrino.


(S~Uut:) RIP.\Rò'O Ut:OI.I Uf'f'IClA LI ldEOICI E COL\IJCI•F' \IUJ.\ CISTI ECC'.

T.ll.

Di )[aggio l!'ruru:t8C<J.

T.M.

Falcone Rat/MI• .

T.'li.

Stnguiltl Frunct:soo.

T.M.

Trol na FratiCt sco.

T.'ll.

Do Vito Gu:stm:o.

T.M.

Vimercati Ltuf(Ji.

'l'.!Il.

Do V i v o Giul\.J.

T.i\1.

Bua GitUltfJI)<' ·

T .l\!.

Ollrzla 1-orfflz<-.

T.M.

Drogo Cau,ucrt),

T.M.

CMtllnB Vin«n::o.

T.::'IL

Cblara CXu&cPM·

T.)[.

Grilli Marw.

T.ll.

D'.lmbroslo .tllr~>s ••<dr •.

T.M.

lmbrenda M altm.

T.l!.

Mngnanl A.b•k

T.M.

BliLtsglla M~/te!e.

T.lJ.

co.om ba .\"iccoltJ.

T.ll.

De Alehsl J::vosw.

T.::\1.

Idfnl Fmncesco.

T.M.

Panzuto Filil>po.

T.::'II.

Bella l 'incmzo.

T.l\l.

::'lfJro.beUo. Cl<ouàio.

T.M.

Orcgorlnl Pi.<>tro.

T.:\1.

Zurotli Sulvat(lf'c.

C.C.F. Mlgllno Mario.

T.::'lt

Lancri Oi.xtccMn·•·

C.C.F. Fantozzl Luigi.

·r.M.

Cocuzza Sal çawrr.

rv. -Somalia.

ni. - Eritrea. M.M.

Potltl Pa&quale.

M.M.

Ritucoi-Ciunul A.uosliM.

C.M.

Veneronl Carll).

M.M.

Daronlo Dari<1.

C.M.

BlancbJ Vittorw.

C.l\1.

Pauiiccill SaviM.

C.M.

lto.'!l'll Mari<J.

C.M.

Ma.~trantonlo

C.M.

Forri 4ntonw.

C.M.

Dubbiosi Emilw.

C.::'ll.

Potenza L1dgi.

C.lt.

ChJabrero Carlo Luigi.

C.M.

Mog111lobe Carlo.

C.'ll.

Ciotol a A-lberto.

C.::'Il.

TuCano RaO,clc.

C.M.

Froggio Francc8Co

C.M.

Giuliano Odeslin.?.

C.i\1.

Pultrone Rat!acle.

T.ll.

Castelli Gicoonn« Battista.

C.ll'!.

Toppl Primo.

T.M.

Culogol'o 'P\tu.

T.M.

F'uoolo Gi<lt'UIIIIi.

C.lll.

BollcJU Carlo. T.M.

DI Hago Prospere>.

C.M.

Pavone A.ntoniu.

T.M.

De Lucia Rat/atle.

C.)I.

OngUnrdl Pus!)uoll',

T.M.

An narul.IUlla Ermmt•"'·

T .'ll.

'f e rzi

T.::'ll.

Torella 014oonni.

Federicc>.

Vincera<:o.


(.Sf(JIU') RIPARTO OKCH.I t.r'FIOJALl MEDI CI R OIIIM ICI-FARMACISTI ECC. T.M.

:O:antut:cl Giu t / 1/)1.

M.:U.

Carh:cci Ra(fade.

'J'.M.

:llc.'nnonna G r r flrd••.

C.M.

Monteleone Pinunzo.

T .M.

Carpino Hodvl/o.

C.M.

Can\Uo Eu(JC1tio.

T.:ll .

.:\"mica Fudino.ndo.

C.:U.

?ltiletti

T.M.

Flllbeck Giu.sc mx.

C.M.

Lcpore Luigi.

T .M.

Paoara Carlo.

C..\1.

Cui trono Sal calore.

T .M.

Ingria Lor('fi~O.

C •.\1.

Monti Gtu·t•m<~.

T.ll.

Papt\gno ll!klu.-1~.

1' ..\1.

1\lo.ngi o ne G i uxr /lfJC.

T .M.

:Ua~troi:> nn l

T .)l.

!-Cofc .AmedtJJ,

T.~.

:lluln•·A!Zo StrafiM.

T.M.

lnn n11ro n c Gm.rN80.

Drrio.

UFFICIALI MEDICI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELLE FINANZE.

93

E'r~Bto.

UFFICIALI MEDlCI A DISPOSIZIONE DEL MINISTERO DELL'AERONAUTICA. T.C.ll. !"anta Marl11

Al~lo.

T.C.M. Balla .Albrrt,o. T.C ..\J. Accorìnti V inccru<o.

1\L.\r.

Ma rulli A lblrw.

l\J •.\1.

Del YabtO Giusetme.

T.C.:\:1. Audlsio Pirlro.

111..\L

Hinaldi !'!ciro.

T.C ..\1. Bnrilo Fclù:~.

.\L\1.

Gn~rgia

T.C.ll. }'aroggi nn li Jo'ranc~B<'o.

)L\1.

Talenti C• so re.

T.C ..\1. HoJubolo'i Anioni••·

?!L\f.

Marlnucc• Mar ine.

T.C.:\1. D'Anna GitUitfiPt·

)L'Il.

GJglio llocco.

E m il io.

M.:U.

SQ~ijOii

Emulo.

C.M.

Ou~dalupl

M.M.

Ptlrente Ferdinando.

C.M.

Molnerl lMioi.

M.M.

}'tll-rnri Giot!Grltli Aurelio.

C.M

Cat!lrzl Olt<irino.

l\1.:\l.

B inoghi Albt-rlo.

C.M.

Casella Htruddlo.

M.M.

Rattazzl Tullin.

C.M.

De Cesaro l.ui(Ji.

M.ll.

DI Ste/auo Giull<'ppe.

C.M.

Scale.' Enrico.

:!11..\I.

Vanuoccl Quintino.

T.M.

Lipari Dome n ico.

Jt<Jb, rlo.


.'

.,- . ',

..- ,.' \.- .: .. " l

..


•

INDICE ALF ABETlCO

B

A Aba te .A lu.an4ro Aecardl 1\fmio Acoetta .J.mUcare Aooor lntl l"inc.m.eo Aocoeeato E1?11ent·

18 13 5:3 IO

66 Adaml Felice 53 Adllardl Giulio 68 Ad.Jnolft .Saltmlore :!4 ÀgOftt.IDO Jlincenco 34 Aiello Gi.-ppe 54 AlbertJ EUcre 46 Alfoneo Luigi 14 Allooeu. .4. ntonio H Alonzo Ruq17Uro 49 Al vlglul Giorg(o 66 Ambroal Lui(li ·U Amoi'Ofll Osooldo ~3 .~moroso Bortolo· meo 36 Angellllo .4!/on.a 29 AneeUnl ..cntonw :!8 Annarumma Er· gUdQ

monno

GO

Ara AchUle ~3 Araet'l 4 nlonio S'l Al'ganlnl Teotllo 35 Al1rentlna Gio. Bot· lista 27 Armand·Ugon Gio· Mnni

12

Aromando .4.1!Ddo 28 Aronlca Ferdinando 60 A..rptno p(tJro 87 Astuto Girolamo 63 Giu~e 48 Audlslo Pietro Il A ..-elione Godano 4.8 A•ollo Carlo GtJ~o SO

Bacchlalonl .A dolio ~o Balfllltm Duilio IS Balla .A !berlo 13 Bnlsn n ciii Filirmo 68 Barbiera Giuuppe 55 ;1!aura11{1elo 54 Barile Fùi~ 13 Barnaba Leonardo 46 Barono Oì.ovmm·i 36 Baronlo Dario 27 Basile .4 nIonio t1 Bassi GiUIIeppe 19 Uuo 34 l3111!i!O ENnenegildo 15 Qio. UaU18ta 25 Batl.a4flla Gioal!chi· na 35 Mieli ti~ 61 Battlstlni Camillo 17 Bava .J.rturo 69 l :l Ba.:ron Edmondo Bedel Maurmo 1:! Bella v incemo GO Bali Bario Giulio 47 BeUeiJI Carlo 51 l3ernardl TA<i(li IO Bernuccl Rodol/o 8 Berretta Oiwcp~ 40 Bertelli Enrico 16 Bcrtfnettl Marcel· lino 26 Bertoluccl Gino 39 Bertono niu.seJJJH! 53 Diagi n1 GiQt~anni 1!11 Bianco Giovanni Balt l3ta 58 Bianchi Vittorio 38 Blanoblnl .Acrisio S8 Bllano ..4aquslo 59

Blna,ghl .4lbcrto t <l Blnl Damcn~ ~8 Blundo Luigi GO '!'! Bocca fila Boccbottl FeM'riuo 38 <l(j Botd~ Ter• Bla Bolla. Luioi 58 BonaccOI"(lO Ldterio 30 Bonelll .4rluro 63 Boragno Gieueppe 45 Bordone Camldo :?4 Bore Ilo Gio. Giu· 43 ~ Borll nctto Or~ 65 Uorzclll Gi••c'tnni 63 Braculonl Lorenzo 68 Bragglo Gi<nvmni 68 Brezzi Giovlltlni 48 Briganti .AnConio 59 l~ Brigugllo Sant' Brunetti Giweppe 17 Brunl Nicola 30 Bruno Carlo B o a GitiMppc 58 Buccl Paolo 39 4'! PO«Juale Bueclante .41/rcdo 9 43 Sudi Ra(!atle BugllaroUo Federico 32 BugiJarl Gi~JMPPC S6 Buoulncontro 4 n· to-nio 50 Buono Demdr1o 30 Bnonopano Carlo t O Buttigliono Michele 49

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c Caccia l-'i/ippo Caoolatoru Dome·

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nw 62 Cadeddu ..41berlo IO Catrarelll Beneddto 19

Calcagni .Amato b~ Cald!U'Oia Francuco ZO Call'garl Gw. BaU. 7 Call DomcJtioo 58 Calla 8~/mw 63 Callendo Michele 58 Callgsrla Carlo 39 Calogero Jlito 60 Calvanl Fcderit:"O ~ cal.-ello .')alfX!Iore 56 Cam! azzu Mui"W ao •l·J Cantblse Etlore Cameranesl Di1W ~3 Qmunarano P' in· cnr.w

56

Cammarata Gio· :!l 11anni Camorlauo T'idro 19 Campagna GafiPare 6~ Cam pana ..4nConio 53 C•~mpnnclln .4rrior. 1>t Caruplsi Baldassan ~ 6 17 Caodldorl Hm·ico Canepa Romolo 35 Canltano S(le<r1o ~9 Cauuizzo Srbostv11w 56 Cappelli 41/rtda 35 GittBtPPt 66 Capra .Uonida Capoti Giovanni Capoto Bia(lio Car bone Teruio Carlmatl Giuseppe Carluccl Ra(!aele Caroseill Giacinto Carplnterl En1e11lo Carpino Rcxlollo Carrora 1\'U:o/cl .4.·

(:!

57 59 45 41 :!7 56 55

59

61

de/1110

Car vagUo Ecloarcto 4.0 Casagrandl Glauco !t CI\Sa.plnta Giooanni Il


(SWttC) I~DICX ALFABETICO

Casarlnl Arturo 12 Casella JJenedtllo :17 Dante 1.5 Casetta Cuare ~8 Cassnneso GitUltPJJt :11 C..!<.<Ann LMen::o 50 Cassinls Ugo ~8 Ca.ssì LLo Fra nctsco 31 Cassone OiuUV'flt t 3 Co.at.aua l ·i~et~o 31 Castellaneta J' i 11· cenzn 45 Castellani R omto 8 Castelli h:pi/nnio :!6 Owmbatt1.8ta .59 Castigliola Orlando l:! Cllstoldi Ettore Ca..-trouo,•o Oaet. Catapono Edoardo Catarzl 01/oriM Caterinl /i'cdlrico Cattaneo .d cMIle Ca vallo Euuenìo Cllvani~~:lio

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.4./frtrlo 47

Ce i l t!idom Filib••rlo

:!7 60

CcUiul Lu i(!Ì 3:! Ccntineo Sculle 41 Ccntore .tfnlouinn ~8 Cernlglla Dome11ico ·~6 Cerza Fr(W.CCJjCO lO Chiabrera Oior(!iu ~S C h i o. b r e ro Carlo 1:1l(qi

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Chiara Gim<TJ~ 6·! Chleaa Emamt~lc 4~ C h Ime n ti Ftrfii· nando 33 Cinccio l 'ilo 18 Ciacori Oioruio 4!1 Ci a m p o l ilio I'asqualc 62 Ciapriul Gino !12 Ciarlo Silvio 18 Ciaurl RosoliM Il! Ci<'cimarra Oatlono .58 Cieco ()io~anni 3t Cigala Mario 56 Cimino J<'rllnN&CII .dnt?nio 8 Ciodaro Ratlatllo 45 Cioninl Giulio 25 Ciotola A /brrlo 40 Cipollina U/i~et 4:1 Cipriano Salratort SI Circo Giuu)J/U :! l Civita l?oOael~ :!7 Coccia Gi «lltii'Pt 55

Cocuzza Salvatore 64 Coda Carlo 8 Cogllati·Dez1.a Giu· seppe 23 Cola Frane~ 46 Colittl Sillrio 16 Coloro ba I una.-io 4.5 SieiJ16 61 Colombom Gui(lo 4-.? Colombrltt< FflirnXI 67 Colulllba Ce8ar" 11 Comclll Umberto aa Com~s Stbo..qti<mo 55 Conclotoro Dom~· nico 15 Conralonc RaOaele 40 Coosìgllo l 'lolrido J:l C o n l r i n o Ftrdi· mmdo .57 Corcloni Oorradino 24 Corlglinno Enrico :IO Corru.dl Numa R~

Correale Al/redo Corsi .J.l/rtdo Cor truol!a SUtrio Corte!Ja F rancuco CortlociiJ Mauro Costa Fausto

41 30

67 37 19

CCIOO

GiUIItiJPt Att·

omto 39 Costaglloln Anlo>tio ~ 6 CrespeUnol Carlo 18 Crisclone Godano 19 Cristini Alfredo :?9 Gl Croooo GlmtpJ)t Crosiglia Evarielo '.?:! CuJt.rt:ra Francceeo 58 Cultrono StLlvator~ 49 15 Curolo Savtrio Cusani ili ariano 32 Cuttica P:tl(ltllio 30 D

18

D'Ag ost ino Aoo· slitto

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Dal Collo Auqutlo 26 D·Aie.•saudro Anli· mo .58 Luigi 68 RaOatle 36 D' Ambroslo Giu· 33 seppe

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19

Degli A.zzl O uido 4 7 De R feronymls Ruoocro H De Leo Salvahwe 3oi Dol Fatt ore Guglitl· m.o 49 Del Foco Ottorino 36 Do LIMi o Giovanni 54 Do Liso Carlo 24 De Lucia Ratlaele 62 Dello J olo Oiol7anni 67 Delogu Gino 15 Del Senno Oioron· ni .53 Del Vasto ,OittStP·

D' Accardo Salva· /ore

A~taandro

D'Amico Oiu11cm1e 41 D'Angelo Emamult .5.5 D'Anna Qimeppt 16 Dattilo GltUitTJ1Jt 4:! Dazio Franc<IICO M De A..lbcntlls Gtti® 19 De Ale EBI ~IUio 61 Dc Angclls .Ardui· no 13 Do Bcrardlnls Luigi 14 De D e r n 1\ d i n l s Viruinio l7 De Bcrour<lo Fra n· <'lli!CO 44 Francuco .Jn· tonio 37 Do Blasio Ottfdo 4:? Do Carla Aoo8ttno :!l De CarDI GustctiJO 36 De Caro N i cola 29 De Castro !(l'natio 3:! Dc Cato Domenico 37 De Cesa re Oinnn(no 5·! Luigi 38 V i ncen=o t8 D<·clna Cltntillo 41 Do Domenico Fran·

29

Pt 23 De llfarln Nicola 9 Do Mari ·o la Aurtl·io 40 de ì\larU no Roberto 31 De )!lcbells Corrado 48 De Nunzio Fran· cuco :18

Dl'nza RaQade 46 Do PaoH Paolo 5! D e Pns q ua Giu· 3tPIHI

4.0

De l'aria Augusto 38 D o Poroclllnls Carlo 16 De Sarlo Euomio 9 De Stcpbanls Giu· 5

llf:11Pt

Dettorl Gio. Maria 4:1 Deugcolo Antonio 46 De Ylto ~co s:J D e VI\'O Giulio 64 D lana Eugenio 49 DI Ca~ol a. Giu3tP1Je 59 DI Filippo Vin·

cenw

39

DI Lor<>ozo Odoardo H DI Maggio Fran· Ct3CO 63 DI Monaco Pari<ù 46 DI N ella Nicola 36 DI Palma J7in· Ct11CO

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DI Rago Prospero 61 DI Stofano Giu· 3t7JJ)C

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Di TuJUo Odorieio

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Donadoo Vittorio Donaonto .4.medeo Drago Calogero Drogo Gicntanni Dubbiosi Emilio

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Fablanl Piclro Fabrlzl Nicola Fadda Siro Faggloll Carlo Fallla Giovanni Saloatore Fo.lcono Ro(Joele .l<'al bo En rito Fanelli 17itant01tio Fan t 01.1.1 Luigi Faraggllma Fran·

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Farncoo Va/crio H Farina Felice 67 Fedele Pasqttalc 4G FcUcianp:cll Guido 20 Felsanl G(ac{fl1o 3.5 lf(-nga Edoardo 56 Ferrari Giovanni 23 Uoo 3.5


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tO cro:n Floridia Fr·m~~rn 62 13 F'oce Edourdo FOIPnl\ Umberto :?8 Frlooft•na Nfrolò 59 F'ornono f.oren:o 37 l~ F'llrl'Stl A lbrrlo Forino Salvatore 16 Forti l (lino .8 F'ortunnto T~nnnrdo 67 Foti A l fio 50 Franchi. Lttioi 9 Frlaonl Paolo 13 F'rogglo Prancuco 4t l-'rosi n l Di11o 4.> F'noclo OiollanuL 60 F unaioli Gaetano Il Fusco Anoelo 30 Fusi /'itlro 10

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O agllu.rd l /·'(l$(lU(Ùe 5:. ll~<gllonc Antm&io 4i 0111ott1no Carlo 14 naldl Flor«mo 60 Onllo A rluro :!i O ali Olll fliovnn n ; l !J 7 -

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(Segue) IS"DICP. AI.FAllP.TtcO

Rinal<li Giuseppe 21 Onofrio 14 Orazio 50 Pid.ro ~! RlpnrE l!J11rico 54 Rltucci ·Chi n n i A· (/ostino 21 Ri vn V ml•erlo 1

San tu col Gime"ffpe Sassone Antonio Sarnolll Tommaso Si\rtl Vittorio Saurino Drwidt Sa.varino .Savcrio Ravlni Guallitro ~avlno Vito

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S(·afè Anw/eo

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Rizzuti Oi11seppr Robbrt. ('fauàio fulùin>C) Nicola Romano E11rù-n

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Mario 48 Ru,;:gerl A n tonino ~Z l!

l'lcilliorl Vincenzo Sc!ortlno Salvatcrr Scotti Oiuse1>pll Scu(lorl Git~.Strrve Socohl Francesco Seste Antonino Sevori Pompeo Siccnrd i G1<ido Signori no Rosario Slllotti Michele Simula Ubaldo Slnapl Jli•tcenzo

s Sabattinl Angf.lo ATluro

26 31

Sacchetti Nicola 53 Sacco Ro.~ario 33 Saocoooia Emidio 68 Saccomanl Gvmrio 26 Salcm Alessandro 17 Sulittlrl Oir olmrw 50 Salmè Eltcre 51 SalomonE> Giusermr 43 Salvati Oime~mc 55 Sàlvlnl Oesare 40 San<lrettl Ernestc 51 Ranùulll Pietro 40 Sanwl .4/rssmlàro 69 Sansor11 Oarlo 56 Santa Maria Al· b'-rlo 12 Sr.ntinl Ji'etlt.rico 8 Santobonl Umberto M Sant o! l PaafliUJHn() 35 SM1tcro Niculiw• 62 Santcr • oln Dome· nieo

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ScaiG Enrico 4!i Rc11lfati A lberlo 31 i'oollsl Imwzio 40 !'lcurubla Oiovmmi 39 Soana vino Ze(Jiro 21 Scarda.pano /11()rin· do 41 Scarpa 4tl0iol(no 50 Soorpierl Celiare ~8 Soarcolla Vincenzo 30 Scarzclla Michele 14 Se l al d o n c B(~rto·

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Sinlscalolll Carla

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Slnlsl Guido Soflo .Santi Sogno A rmmuio Solaro Alessandro Solorl Giot>allni Sorbara Emilio 20 S pngnoleLti Galileo 54 Sra~:nuolo Vlgorl ta 39

St•ot-atorn. Oi·u stppc 6:l Spornpanl Elpidio 37 Spcz?.aferri Anlcnio 55

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S (Ili i l la o l o t i Rat· faele 47 Stagni t ti Ji'ram:e· 8C()

Stelle. Vincenzo Suma Oosimo Suusorl Gittsewr Surucl Rrm10 Snrdl Dmn~mico Suzzi

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v Vajola N azzarenn 27 Valùamerl GitUJeP11< 26 Valen te Oioacchi· ~3

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"ragllo.11er ro Ar· ma,ulo •ralcuti OesMe 'l'ancrcdi Urbano T n n7.er France~rn Tappi P t imo Tarchl Vir1rilio Te.rqu inl Oai roli Tatarelll L11ì(Ji '1'attonl Filen.o ·recco Pasquale T cd de GitUleppe Tcùesch l Giacomo Nicola Tol~se

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Tem pesta Oosw-n~ro 8 ·rcnaglil\ Giuseppe 111 T e rtl\llOVIt A l fin 28 Terzi Federico 57 Ti rclll Elio lO Tobia .:lrluro 8 T odcrlnl del Ge.· gllar dls Tet>d. 1)5 Tome.selll .4nt<mio 61 Torcllu Oiflt:onni 64 Torre Salvatcre 46 Toscano 'Pincenzo 31! 31 'l're.nl Natalino

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Tri!Uettl Ioino Triulzi Giacinto Troi ne. Francesco 'I'I'Ombatoro V in· ceneo Trovauelll Lttioi Tufe.uo RltUoele 'l'urllli 4nlnnin

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Va. n noocl Qtlin· ti/io 22 V'llSSalll Oim;anni 26 Vasta Gitt8tJ~Pr 58 Vendltti E1nilin 43 \rendra Salvatou :~4 V eneronl Oarlo 31\ \rontnrr• Vittorin 6:i VetusohJ Pasquale 4 l VIggiano 4ltredo 23 VJglia.nl Federioo 21 Vimercati Lti'ifri f>l! Viola Don~nieo M Pietr o

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V'irglll Luigi Vh-glllo Saverin v·tsoontl Giuseppr. Vita Gaetano Vitn'e Nicola

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XIV - F. CAcou e S. R1cc z. - Le occlusioni int6stinali (escluse le ernie strozzate) . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . L. 5 -XV - O. OatXONI. - Geografia medica ed igiene dei nostri possedimenti coloniali. - Un ,·olume di pa.~g. 24{) con 3 carte gco,g~afìcho • 20 XVI - s. SAI.XNARt. - La razione alimentare del soldato in paca ed in guerra. - Un ,·olume di f'agg . 24{) . . . . . .. . .. . " 20 XVIl - A. C'ASARtNI. - Per le c nozze di diamanti • del Giornale di medicina militare. - Un ,·t•lum:• eli pagg. (10 con !) figtn·o • ...( XVIII - R. PALMJF.RI.- L'ospedAle militare di Napoli e le vicende del servizio sanitario militare napolitano. - Un volumo di pu.g~. 72 . )) 7-

•

ALTRE PUBBLICAZIONI. A. C.\SARINT. t.a fatica n1Jla van militare. Memoria pr<'min.ta al roncnr.,o Riberi, 190li. Uu vol11m0 di pa.gg. 330 con U5 fi guro. - ltoma., 1908

L.

A. CMsARtNI. Le malattie e gli infortuni nella vita militare. 1\'lemori.\ pro· miata al l'tmeor.,l• R iheri. lfltl (), Uu ,·otumt:l di J ngg. 402 ron tavolo grafiche e f<tfltistiche - H uma, I!J08 . . . • . . . . . . . . . • La lotta ant.iitubercolare nell'e3erci:o. - Un ,·o lume <li p a ;{!. 90 co tt 8 ltw•)lo • Per Leonardo da Vinci nel IV c~ntenario della SUl morte. - Un \'OllllnO di pngg. l 00 con 37 fi0 '1.tr•) . . . . . . . . . . . . . • . . . • . . . • Per Giovanni Malia Lanci~ i nel n Centenario della sua morte. - Un volumi' di pngg. IOG c on 28 fig uro • . . . . . . . . . . . ..... . • l III Conferenza interalleata per l'assi;tenza agii invalidi di guerra. (Roma, !919) - Hela.zioni ufficinli o. comunicazioni. - Un volume ~u pagg. !)G . , . • lV Conferenza interallea!a per l'a~sistenza agli invalidi di guerra (J3n,xellcf<, 19:20). - RC'lmdoni ulliciali. - t;n Yolume di p :l;!!!. 44 . . . . . . I Congresso internazionale di medicina e farmacia militare (Bru.xeJ:o:, 192 1). - · R olo.ziioni ufficiali del Cot·po ;:;ti.Ilit.a rio militare ilu.li.a n o . . . . • . n l)

))

.U Congresso internazionale di meliicina e farmacia militare. (Borna, 192:1). Alli del Con(l re.~.•o - Voi. L - Relazioui uffic iali. - Utt volu11 .e eli pagg. 4l ti con tre tav<>le . . . . . . . . . . . . . . . . . .

11 Congresso internazionale di meòicina e farmacia militare. (Bomu, 192:l). Alli del Coll{]T6/JI!O- Vol. I L - La,·nri del Congr O:<:':o e cornunicn~ioni. - Un volumo di p1\/=g. t:OO c o:t 33 tavole e 19 inc isioui . . . . . 111 Congresso internazionale di medicina e farmacia militare. (f'arig i, 1925). Lavo:·i d ~l Con.;msso e comuni ·azioni. - Un voluroo eli po.!!:;r. 8S.

Sezione di medicina militare e colonial!J. - Cnngr• ssi m f>di ·i riLtniti di Pum:1 (ottobre 1927). Hclaziono Ulficiale e comun'cnzi<mi. - Un volume di pagg. 120 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . IV Congras~o internazionale di m!dicina e farmacia militare. (Vnr.:;,l\·in. !!l2i).. L fwori do! C:on~resso o connnticazioni.- Un v <Jlttuoe di pa ~- llfl Congressi m~dici riuniti di Parma. Sc'l.io ue di rnccli(·ina lcgnle tJ lllili tnre (o t t ohre l 0:27). Lo. nH·i d oli n ,.;c7.iOtle c comw• ic·Hz.ioni. - t;" Yoluma di png~. l 08 • . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Studi e ric3rche sulla tubercolo>i negli OJpedali militari. - Gn v nlume di pa!g. 4R A :-;TR!lP0111R1'1tiA MILIT\RR. Risultati ottenuti dallo S~OJliO dei fogli sanitari delle eia :si 1859-1863: duo voh1111i in· ~o oou nt.lauto; V,JI. T (dati rwt ro· J>olo) iri ()([ etnoloyir·i con hthnto r'o ll u go >gi·afisl umr' ·I>n l u"Ìei~ d1•J. l ' Llata l' - Ho11m, l ìi!)(i . . . . . . . . . . . . . ~. . . . V 1> l. .U (dati lflllltO:Jrrtfi<'i e hin l{):fir·i) - R onul, 1!11Jn . • . . •

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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE OJIU:zw:n : I.:U .UI MJNI STRAZIO~U: :

Ro mn - lllinlstero delln Gncrra, VIa XX Sette mbre - Roma

CONDIZIONI DI ilBBONUIENTO. d l

1. Il CIVIrtlale lli nl(!tlichla militare si pubblica Il primo giorno di clnscuu meoo, In fascicolo qunttro fogli di stnmpo. almouo. 2. f( nbhonnm<.ow è a nn uo o decorre dnl 1• gen naio. a. Il prezzo ctnll'o.tbonnmento ò: l 'er l' Lte.lin e <.:o tonte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . • . . . . . . L. 32 Per t' ~~~tcro . ... : . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44 lJ

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l In Italia ................... , . . l ali".Estero... . . . . . . . • . . . . . . . . . . .

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li s upple!f1 e~,to ovntcncnt:c llluol~ ~i l ln l talla . . . . . • . . • . . . . . . . . . . . • • m~:•am 1, ..e corpo sa m 1ano nn •· tare costa alt'Eswro . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . .

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. l 4 P er gli oJBchtU m(>dlol e clal ulcl farmacisti del H. ~:soi'Cito {lu servizio nt tlvo, In po~l7Jn ne 1"ll."'.Slllnr ht. di complewooto, dello. riservo. cd c. rlpo~o) Il pro?.zo deirnbbooo.meoto ò rldotl.o a L. U ,.nticipate cd U prozzo 1LCI s upplemeuto è rlù.ntto a L. 8. - No n si tras mettono ricevnte por ICI! u .l> uonu.mentl (J<lrSOJJali. :•. Non 8l 1\c<:ettan\l roolnml t ru.scnrsi trenta giorni dalln. spcdJ.zlono d el Oloroalo, cM d er.

[ct.t u u. n: gnlunneut.o u l prhno d l ogni Dlebe. 'rrMCOf lli•J ttùe terrntoc. l Ca&ol(tOli r i cbh::tstl -vell~'llDO s~ ~

c.litJ 80 dJRVOnlbl ll, s .. to n pngaolonto. Il. 1 ~Ignori allllo<~tl militar! lo eJTettlvltà di servizio pagl,cranno l'lmportu doU'abllooamo\tt<> 11n r 1nezzo dol rl8pott ivl comandi di corpo o direzioni. 7. Per t ttoll u!tlclnll mcd.lcl (d~trb:serclt:~ c d ellot Marina), lu Qualunque posiziono el tr••viuo è ruum~s~o uu AB BON A.\lll:N rtJ CU .\l U Lll'rlVO al Giorwrle d~ me.til:~nn milìture ed ~Il .dn>luli di tiledidtw •uwalç c culv n iulc al pror.LO <li ''· :19 annuo. Il: luoltre nrnmosso un AOBQ N A)[b~N'rO (;U l\l U l rAT l V 0 alla /( (u~<lrl aer"'~.auticu a! (tr6f.ZO tll L. • .&S :lOilUO, Cll alla R <ui.s[a m ililcrre itulfanq ~l prezzo di L . .fl annue. f.: tufino amme.!!~n un ABBONA~lttNTO CUMU !u\ T I VO al glornalo l'Uni · ver.w, r-Ivista geografie.. llllt~lrat.a. al prezzo di L . 50 aunufl. Per oltenero l ali racllitnzionJ oumnla· t lv o gli ubllonatl mllll ar l tl ovnltlno far pt:rvenlre l'lnt~ro importo uii'Ammlnlstrnzlone del pcr lod!Pu dd pro pr io o:.orpo. 8. Al llbral si ra lo sconto del 10 per couto, ma soltanto per gli o.llbonnru outl rlcll~ persoou e degli enU n on mi litari.

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. la vnllblicuzloue. :!. St•lvo ca~l oc.;ozlona.lit!Siml, In M rrozluno delle b (lzze sn.n\ ra t t.• dalla redazione nnz ichè <Ingli nuto rl, per o !JI\ viucol!n·" il Javo r.:~ t lpogrartoo a.gll inevitabili rll.urdl llOStall. 3. L o ~v ose per gli tJo<tr ,•ttl o <tueli e per le t avole lltograOcbo, foLogrrui cho ccc., r.lte nre<>Dl· pagnnHS<lr·o le mernorio souu a enrico tlegll autori. 4 . Oli es lratll ..ouo di <luo tipi: - 1'ipo .d) St:nzo. COIICr t lna e onlln impuglunLuro o uumorazione del fa.sclco hl. - Tipo /J) Con o.op crtlna etrunp~tla, fr'lntospl?.lo, Jmpngluo.t ur n o nunrcrazl••nl' S(JOC!O(O.

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VI ·- STAIII UII BNTO l'O:UOR.\riOO PER L' A llii.IN ISl'RUJONII STA'l'O


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