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GIORNALE DI MEDICINA MILITARE 1916

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GIORNALE Dl

MEDICINA MILITARE Pubblicato dall ' Ispettorato di Sanità militare Giornale di medicina mflllare : 18111• 1884 Gloma lo ..,.dico d61 R egio E aereil o o della Resi• Martn1 : Giorno I• modico dol Reslo Eaorolto : 1806-100'1

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ANNO LXIV -

19H,

1,. ,

31 GENNAIO

FA SCIOOLO

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SOMMARIO NE.NOalE oattò:l~ALI.

• Pao.

Slllflari, - Contributo allo studio della patologia '1el gr:iode epiploou

Camera. -

La dissezione e !"imballaggio muscolare

1 4'.I

CASUISTICA CLINICA. Bal11tr1. - Cootributo allo studio delle mlcodi . . . . . Cuuzutl e Tapartlll. - Nota sulla eur:i. delle cougelazìo11l al piedl a1'H8T.I

•t GIOILN'AI.I IT.11.IA IH

IEP IE•TEal.

( V. l'Indice nell' inlerrio ddl4 coptt1'110J

-~ ·~:- D I R EZIONE ED AM:MINISTRAZlONE

BOMA • Palaao del M1mt.ero della G11erra, Via XX Se"'8abre • BO.Il.A . . _. .-.-1

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Per le lnaerzi111I tll pubblicftà rivolgersi ,Hret.t.a mente ali' Ufficio delegato a tale eervlllo - Re11a, Via Condotti, n. 91 - Telefono 1106.

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INDrCE DELL A RlVlSTA DI GIORNALI l'rAUANI ED KSTERT RIVIST.\ MEDICA.

Parlsot e Ameullle. -

i\elrill acute ~ri1,t oi,:,•11c1id1~ o.-scrv:HP nell,· tru1,p,• i11 e unp,,_,,,,

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IIIVI STA DI CHIRt:RGI A 01 GUl::HH.~.

Lesioui dei nervi periferici da ferite di guerra. - Par:disi dol nervo racl1al•' P•ttl. - l.e•ioui del 11en 'i perlf,•rir, +fa forite ,li ~11em, . - Paralisi clel ple,,o tlrar.h lalP Pertz. - Sul 1r.1tta m,•11t o 11,•lle for,te sott,che Schtassl. - Un caso <11 an.. u rìsma cl ella succia via +fa ferita d'arma da r11ueo . Carrel , Dakln, Dautresne, DehellJ e OWnas. - Cura al•ort11a <IPII~ lnfewu,e delle ferite G• inz. - Perllo larì11go-tracneali In guerra . Putll. -

HIVJS1'A O' I GIF.NF. MJI.ITARI, .

SEC!IOI.0•,10. Guido Bao·elll

Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz, del " Giornale di medicina militare 11

lweau.oo Pu:TBO, tenonte generale modico. - Sull'a·~iono degli attuali fucili da guerra e epecialrnente del fucilo italiano di piccolo calibro, in confronto con quAllo di medio calibro. 18tudi sperLtnenu,li, con l 5 tav. di fotogr11fie e radiografie rip rodotte in fototipr ~afia).-Roma, 1003. (Vendibile presso la Tip Vogbern) L. '1 I o. m. - Le opera'l:ion_i più frequen t i nella chirurgia di i:;uon-B, con 112 !igura mtor-calate nel roeto. - Fire!U6, 1808. (Vendibile presso la Lib. Bernardo Seeber, Fir.,n'l:e) . . • 8 Antropometrw mili./art. - Risultati ottfluuti dallo 11poglio dei fogli s anir&ri dell,. olN!di 1869- 1803; due volumi in 4° con a t lante: Voi. 1 (Dati antropolog ici ed etnologici) con Atlante d ella geografia a n\ropologica d oli' Italia. - Roma, 181)~ • 18 Voi. Il (Dati d eruogmfici e biologici). - Roma , lll05 . • 6 HoU\Ol'J'JO e $roBZA. (;ompendio di chirurgia di guerrs compil1>to sulla storia medioo-chiruriricl\ delll\ gul'rra rli seceseione d' Ame rica. - Roma, 188R. 4, volumi, pre-r.zo l'idotto . • 5 50 8 1auu.nD0 e BnlilZZl. Lo s gomboro degli e.mn..alBti e foriti m guerra. M~ moria premiata al co ncorso Riberi. On v olume di pag. 276 con molte figure e tavolo grafiche. - Romn, 1905 • 3 C ,UIABINl. Li< fntic:a nella dta mili tal"8 llfomoria p remiat a nel concorso Riberi 1904- 1906. Cn volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1908 . • 6 l D. Le malnttie e i;:li infortuni nella vita militare. i\fornorio premiata al coucon10 Rib~ri 19Q5-IIJ06. Cin \'olume d i pair. 40 2 con tavole grafiche o atatieticho. - lwma, I !lC)!! • • . !I Cue,un. - l~;,posiz1one sommaria cloll'orò: namento e fu nzionamento del servizio eaoitono in carupasznu pres~o l\issrcit,o italian o. Roma, 191)6 Ds L'ESAB&. - Stu,lio ,mUe n,ediMtmiU (mooia.stiniti suppurative, aace~so m odiMtinico). - Rome.. 1900. On vot. di pa,i:. 144 . 2 RYRTL - Onom a tolol!la anatomica. Storiu e c rit1oa del moderno linguaggio anatomico. Traduzione libera italiana tlei dottOr'i C. PRKTTI e C. Sronz.t.. Rom&, 1884. (Edi'Zio ne rara) • fl L~ ft:rite cau,•ote do/le ar11u do gtterra. Sinte!li d ella rell\Zione eanitarie. 81.111:li eserciti tedosclu duronte la guerra franco germanica 1870-7 1. - Rom a, 18811. C n volume di P"II;· 348. prezzo ridotto. 2 -


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MEMORIE ORI G I NALI

Eontri~uto allo stuiio ~ella oatotouia UI uran~e eoiotoon PER IL DOTTOrl.

SALVATORE SALINARI COLONNELLO MEDICO, L IBERO DOCl>NTE DI CLl,',!CA CHIRURGICA

Quale pa rte integrante della sierosa. peritoneale, il grande epiploon partecipa. a. tutte le a ffezioni morbose d i questa, le quali secondo il dassico rimaneggiamento che negli ultimi anni ha subito lo studio della chirurgia dello addome, possono raggrupparsi in tre capitoli distinti: iesioni ti·anmatìche, malattie da infezione, fumoi·i. Stante però la stru ttura più complessa e più differenziata della plica e sopra. tutto la grande mobilità di cui è dotata, le varie forme morbose per il semplice fatto della loro loca lizzazione esclusiva o predominante in essa acquistano il più delle volte una fisonomia eJ un andamento ~ra.tteristici, in guisa da assurgere al grado di veri e proprii tipi nosografici. Di questi intendo specialmente occuparmi nel presente -studio, sorvolando invece su quelle altre compartecipazioni morbose o mortali, le quali non offrono nessuna impron ta particolare, perchè ~omplet amente coperte e mascherate da sindromi più cospicue e più imponenti dovu te allo interessamento di altri organi più delicati e più complessi nella loro struttura e funzione. P rendiamo per esempio le

I. -- Lesioni traumatiche dol gr and' eJ)iploou. Basta aver presente la topografia della membrana per arguire -eh 'essa è per necessità interessata in quasi t utti i traumatism i dello addome. Eppure le sue contusioni, d i qualuoq ue grac1o sian o, non si ri velano se non quando si procede ali' apert ura del ventre e perdo no t - tiion•llle <.li 111edicint1 milllHre. - P'asc. I.


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CONTR!llUTO ALLO STOOHJ DELLA PATOLOGIA DEL GRANDE EPIPLOOX

ogni valore dinanzi all'imponenza sintomatica delle contusioni concomitanti dei visceri cavi o_ parenchimatosi endoaddominali. Assai più spesso, come vedremo, gli effetti delle contusioni omentali, ~pecialmente di quelle lievi, ma persistent i, si rivelano a lunga scadenza con manifestazioni sintomatiche, che sono la conseguenza di altera· zioni anat.omo- patologiche, cui la plica. va incontro in seguito a r tra.umatismo subito. Anche le ferite dell' epiploon• passano per lo pm inosservate ed inapprezzate; e persino nei rari casi in cui per essere la membrana colpita in vicinanza della grande curvatnra. dello stomaco o del mesocolon trasverso e per essere interessati i vasi gastro-epi ploici e meseraici si determina nel cavo ven trale una. emorragia copiosa, in ben altra. sede si sospetta la sorgente del getto s:mguigno e, si r imane sorpresi allorchè, aprendo il ventre, la si rinviene nelle pertinenz& dell' epiploon. Del r esto, più che per le sue lesioni, l'epiploon acquista importanza nelle scontinuità t raumatiche delle pareti addomi·nali per la fucilità con cui, quale membrana estremamente mobile destinata per la sua. funzione riparatrice ad accorrere in ogni punto ove è- una breccia da chiudere e da ricolma.re, esso fuoriesce dalla cavità, <'rnianclo tra le labbra di ferite anchE> strette e multi ple, e più o meno dispiegandosi sul ventre. Non sono rari sopratutto nelle lesioni da piccoli proiettili, gli esempi di ernie epiploiclie interstiziali dovn te all'arresto della membrana., durante la sua migra zione, a l di sotto della cute tra gli str ati della parete, nonchè casi di flrnie epiploiclte p1·npe1·itoneali. La p1·od uzione di qnestft compli canza è favorita, com' è fa cile intendere, oltrechè dall a pressione espiratoria normale. dagli sforzi di ogni genere e specialmente dai conati di vomito così abitnali in siffatte ferite, nonchè dall'eccessiva prodnzione di gas. L'ernie epiploiche o vengono asportate dal chirurgo, previa lega· tura l~ catena del peduncolo, ovvero, abbandonate a loro ste~se, aderiscono ra.pirlamente ai bordi della ferita, si congestionano, si cangrenizzano e si distaccano, lasciando un moncone organizzato che fa da tappo.

TI. -

Malatti e infettive del grnnd' epi11loon.

Come a ll'an t ica denominazione di peri tonite si è oggidì dai patologi sostitnita quella d' infezione peritoneale, più r ispondente alle modero e nozioni patogenetiche, così alla denom ina zione cl i epiploile


CONTRIDU'l'J . ALLO STUDIO DELLA PATOLOGlA DE L GRA~UE EPIPLOON

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va meglio sostituita quella. d'infezione epiplo-ica. Stando a ciò che ho detto, prenderò in considerazione soltanto le infezioni epiploiclte, che per il modo d'insorgere, per la sede, per i llaratteri anatomo patologici e, più di tutto, per la ripercussione clie hanno sugli organi vicini, presentano una. importanza. clinica speciale. Tali sono quelle infezioni epiploiche a decorso cronico che od insorgono in tal guisa, o susseguono ad un processo acuto o suba.cuto già spento. Esse molte volte sono il prodotto lento ed insidioso cli un traumatismo; molte altre volte rappresentano la conseguenza più o meno lontana d'infezioni indovatesi e svoltesi negli organi addominali. È indubitata. oramai l'influenza dei traumatismi nella genesi di· siffatte epiploiti, e non tanto, come dicemmo, dei traumatismi gravi, quanto di quelli leggeri e ripetuti. Non 'possiamo però ritenere con Leroy e Gra.ser che 111. semplice esfogliazione ed il consecutivo contatto degli epitelii dell' epiploon e del peritoneo parietale e viscerale siano sufficienti a determinare una epiploite. Occorre bensì, a parer nostro, un qualsiasi elc:mento infettivo, che può senz'altro ammettersi quando si pensi che l'urto traumatico, anche senza rotture, nè lesioni gravi, provoca. il più di sovente piccole fenditure, parziali schiacciamenti, limitati ematomi, che eqnivalgono ad altrettanti focolai di flogosi secondarie. D'altra parte è da riflettere che la pareteintestinale traumatizzat11. e parestesica si presta alle migrazioni microbiche e tossiche centrifughe, secondo un processo ben dimostrato nelle ernie strozzate e nelle occlusioni. A prescindere intanto da queste epi]Jloiti di origine fNrnmatica . altre ve ne sono, inizialmente croniche, che insorgono, o molto tempo, d opo la evoluzione di un processo morboso endoaddominale, o, meglio ancora, in assenza di qualsiasi affezione vi::;cerale obbiettivamente estrrnsecantesi. Queste epiploiti sono per lo più di genesi oscura, special mente quelle così dette libe1·e, val dire che non p resentano aderenze colle parti circostanti. Occorre in tali evenienze ammetterequalche altro meccanismo di propagazione che non sia la trasmissione diretta per continuità di un medesimo processo morboso. Si è dimostrata infatti, come accennammo, la possibilità che i microrga nismi intestinali, i quali sostengono l'appendicite o la colite, passinv nel cavo addominale anche senza solnzioni di continuo delle paret 1. vis..:erali e si localizzino probabilmente nell'e piploon. Si è anello pe1.sato alla. migrazione del processo infettiYo clall' intestino all'omento attraverso le larghe comunicazioni linfatiche che un iseano qnest' ultimo al colon ascendente. Nè è stata del pari trascurt. ta la via san-


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CONTRIBUTO ALLO STUV IO DELLA P ATO LOGIA DEL GRAN O!,; E PIPLOON

guigna, per la q uale, essendosi per!>ino notata Ja localizzazione di forme infettive generali, si è con maggior ragione ritenuta possibile una localizzazione alla metà destra della plica in seguito a flogosi della metà destra del colon, il cui sistema venoso è molto più ricco a cause. della arteria gastro epi ploica destra. Certo si è intanto che in nessuna di queste forme di epiploiti croniclie furono mai riscontrati germi patogeni; e sino a prova in con tra rio, pur dis1,;utendo le vie di propagazione, si può sempre ritenere suflì.ciente anche la sola azione tossica endointestinale s. provocare la r eazione epiploica. La conoscenza delle epiploiti è pressochè e;;clusi va mente dovut.a alle osservazioni ed alle ricerche di ~Nalther e della sua scuola. Eg li dapprima nel 1898 a l XU Congresso francese di chirurgia richiamò r a.ttenzione sulle alterazioni epiploiche che complicano nlcnne apptiu· di citi croniche, sia insorte come tali, che consecutive a crisi acu 1,e ; e nei congressi successivi venne a mano a mano mostrando gli svariati tipi di epiploiti negli svariati loro rapporti coll'append1cite e colla colite. Al XIX Congresso d el HlOu segnalò ancore. le forme di epiploite libera e J,;3 modalità con cui q uesta si presenta, e finalmen te nel Congresso XXIV del 1911 unificò e sintetizzò i cone;et1,i frammentariamente già esposti, dando forma organ ica ben deter miuara alle manifestazioni anatomo-patologiche e cliniche, nonchè a lle indicazi oni curative. P er consiglio e dietro la guida del maestro molti disuepoli coi loro scrilti ne avvalorarono e completaro:::.o i concetti: Levrey (.1 ), Letulle, Rastouil (2 ), -wagon (:l), lJescamps (4 ), Leder ( Ò), Zesas \U), ::,zerszunsky (.7). Affatto r ecentemante Haller (8) pubblicò su questo arg omento la più dettagliata monog rafia illustrata da tavole e corredata da G4: nuove osservazioni. Dal punto di vista anatomo-patologico l' esame dell'epiploon ha fatto riscontrare n ull'altro che le note di un lento processo infiammatorio nelle sue varie fa, i, le quali possono coesistere in t ratti diversi della medeaima zona di rot,mbraua e si possono cosi schematiz ( l ) LE,"HEY. -

Dn 1·6/r. de {\ piµlo!lc u;:111d utt ch rm,;,111c <w c1,11r~ C:,, .t app• 111/ic,'lt,t.

T h~so, ParLi l SS! 1• A p;,,,wlirit,; ch r<mi,1w , Th~se l!Jùl/-!JU.i. .l1111tw/1cilr ("/tro11i1111~ d'1111/,/fr, 'fh èso. 1)(1.j,.!JOJ . ( I) D t-"''"1,·~ - A p/1'1v/ù·;t" c1tro11irJ11cs Il r pi/i/01/("S (non p11l.>blic11to ). (;,) L t:1>E11.- Cui', 1 1', . f. tlic ( ;rrn:9,ùi<1e d,r J/ ,,1_ 11. Chi,·., n. 11, Hlfl.~. ( 1j) Z cs.\S. L!r 11/. Z ci/. /. Cl,ir., I () 118 . l i ) !:ì1.1;1:sLt·.:..sx Y. - 1Je/'cpi11fo1!e ::.,·:.-!flac, Chir11rgic:11!l(; ;wculc,!lil:11 •., n.::J, J!IC!I. ('·') !I.i.u~:11. - 11 • éri11'r,1:c8 chroni'J11<s ecc. Stcinhe il, P t1ris, u112. \ :!) R \ST,lG l L . -

(3) \\"_\1.os. -


00NTRI8UTO ALLO STUDIO DELL A PATOLOGIA DEL GRANDE EPIPLOON

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zare: a) periodo congestizio (congestione, arterite e flebite che possono giungere alla obliterazione); - b) periodo emorragico (focolai emorragici ed infarti, sostenuti dalla occlusione dei vasi , e quindi più o meno estesi secondo il calibro di quelli; - c) p eriodo infiammatorio. (infiltrazione parvicellulare nelle zone perivasali, estendentesi alle, regioni limitrofe); - d) periodo sclerotico (organizzazione di questi processi emorragici ed infiltrativi e quindi produzioni cicatriziali che, iniziandosi dalla periferia. dei vasi, si estendono sino a provocare la retrazione di tutto l' epiploon. Nelle forme di epiploiti libere la sede più frequente, per non dire costante, delle alterazioni, quando non è preso t utto l'eplipoon, è rappresentata. dalla metà d i destra, ed esse insorgono generalmente dal margine libero. Lo stadio inizia le, come ho potuto con vincermi de 1•isu, è caratterizzato da una tinta. rosea d ell'epiploon, la q uale, o è diffusa con intensità. e sfumature graduali in tutto il tratto ma· lato, od è limitata. in.taluni punti sotto forma di chiazze o d i placche: espressioni queste di spicca.ti fenomeni congestizii ed emorragici consisten ti in arterie di latat.e, vene turgide di sangue, dilatazioni vasali ad ampolle, le quali per estensione vanno dalla semplice picchiettatui:a puntiforme alle grandi placche nerastre di forma circolare; in ciste ematiche poligonali o raggiate; in infiltrazione sanguigna tra le maglie del cellula.re; e via dicendo. In uno stadio più avanzato alle modalità. suaccennate si sostituiscono le così dette placche granitiche di lValther, le quali sono naturalmente disposte in modo ana.logo alle chiazze rosee del periodo iniziale: però hanno un colorito r osso più vivo ed a.I tatto danno la sensa~ione di piccoli granuli duri, fittamente accostati g li uni agli a ltri , come d i granito scboggiato. È ovvio scorgere in queste modificazioni il progredire del processo fl ogist.ico colla sua proliferazione connettivale, cni tien dietro il comune e.si.to di retrazioni. Tra queste le più accentuate si osservano di prefarenza alla faccia. posteriore sotto forma di tenui briglie fibrose che s'i ntersecano e si annodano a vicenda dando luogo t1. vere p licalnre dell'epiploon. Col progredire di queste alt,erazioni si arriva alla sclerosi completa del tratto malato, con estensione talorll. a tutto l' ome nto sotto forma di caratteristiohe placche-bianche-I uc ide o madreperlacee Se ciò intanto si avvera nelle epiploiti libere, ben a lt.re modificazioni si determinano allorchè l'epiploon cronicamente infiammato contrae aderenze. Queste si stabiliscono o col peritoneo pari.etale o con quello che riveste gli organi endoaddominali. Le aderenze col pe· ritoneo parietale si riscontrano eccezionalmE111te in corrisponde nza dell'ombelico o nelle sue adiacen ze, più spesso si verifi cano col pe·


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(;0:-. T illD OTO ALT.O ST UOJ O DELLA PATOLOGIA DEL GRA:-LJE F.PIPLOON

ritoneo parietale che sta davanti il cieco od il colon ascendente ; pure con nn a certa freqneuza si determinano col peritoneo laterale, d i rado con quello della fossa i liaca, del piccolo bacino e del pube. Esse, come per estensione, possono variare del par i per tenacità e resistenza. Più importanti risultano le aderenze dello epiploon cogli organi e ndoaddominali, le q uali hanno le loro localizzazioni preferite in corrispondenza del cieco e del colon ascendente, ed in ciascuno d i questi punti assumono un aspetto speciale. Generalmente l'aderenza ha luogo col marg ine destro dell'epi ploon, o d irettamente o per mezzo di briglie che da esso si dipartono, ma può anche verifrcarsi col marg ine inferiore o con una delle facce. Le aderenze inolt re si possono stabilire -o sul solo cieco, o sul colon ascendente, o su entrambi ad un tempo. In casi di pregresse cri si acute di tiflite o di colite non è l'epiploon -che costituisce l' aderenza ; sono bensì delle briglie cicatriziali para.colitiche o paratiflitiche, che inserendosi da un lato sull' intestino si portano medialmente per saldarsi coli' epiploon. Il m11,ssimo di estensione d i queste briglie si osserva, nelle forme consecutive a pericolite muco-membranosa. Sul colon trasverso le aderenze han no la caratteristica di disporsi a mo, di anelli strozzanti, che conducono ad una riduzione di calibro del tratto intestinale interessato. Essi· sono fatti da briglie che si staccano dalla faccia posteriore dell' epiploon e, passando a l davanti del colon, vi si fissano posteriormente in vicinanza della inserzione <lel mesocolon. Talvolta però . è l"epiploon medesimo dallo aspetto g ranitico che aderendo intimamente ali> intestino vi si accolla a mo, di guscio, prima alla faccia an tero-inferiore e poi al resto della circonferenza, in g uisa da. attorniarlo completamente. Ne consegue che mentre nel primo caso il colon ,n on subisce che ùelle gomìta ture e dei restringimenti, nel secondo invece va incontro anch'esso alle stesse m,Jd ifìca7.ioni fi ogistiche che si sono viste susseguird uell, epiploon si no alla completa sclerosi; per cui, men tre dopo la sem piice recisione delle briglie si ha completa guarigione, la sezione di questi involucri non è snificien te nè a ripristinare il calibro dell'intestino, nè a ridare a i te:,suLi la struttura e la funzi one normali. Sull'angolo colico destro, ch'è un'altra sede pret1iletta d i adel'enze epiploiche, q neste ha nno pure un particolare comportamento. Il tratto di epiploon iu fiammato può addossa,rsi ad una lunga porzione d i colon, riunendo in un unico ammasso la parte superiore del c. ascendente, l'augolo e la par te destra del c. tra:,verso; può fissare l'angolo stesso alla faccia inferiore del fegato; può accentuare l'angolo che


CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLA. PATOLOGIA DEL GRANDE EPIPLOOK

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forma.no· unendosi il c . a.scendente ed il trasverao, accollandoli per un certo tratto a guisa di ca.I.ine di fucile, · infine può, ·stiracchiandol0, obbliga.re a. curve anormali il primo tr atto del c. trasverso. Oltre (lUeste, che s arebbero per così dire le aderenze epiploiche claMiche, a.ltre più rare se ne possono annoverare con altri organi endoaddominali, a.d es. coll'appendice, coll'intestino tenue, collo stomaco e coi visceri del bacino. Qui però, più che altrove, occorre fare molta attenzione per non rit enere, come spesso è successo, quali epiploiche, .aderen:ze di altra natura. Una statistica desunta da molti casi dimost.r01. come le localizzazioni fra tutte più frequenti si hanno in cor rispondenza. di processi pericolici, peritiflitici e periappendicolari (:56 p.100);vengonoimbitodopoquelle all'augolo destrodelcolon (34 °fo). Dal punto di vista clinico grande studio richiede il modo di palesarsi di queste epiploiti c-roniclie, appunto perchè è molto variabile e ~amplesso. Esso è bensì in rapporto colla. intensità, la estensione e la localizzazione del processo morboso, ma più Ji tutto è subordinato al numero ed alla qualità dei visceri che sono chiamati in giuoco, al grado con cui questi reagiscono, talora anche a. distanza al processo flogistico, e conseguentementa alle varie sindromi morbose che ne <lerivano. In altre parole, più che l'epiploiti per sè stesse, sono le consequenze di esse che clinicamente si rivelano, conseguenze che sono l'espressione delle alterazioni anatomo-pa.tologiche croniche e progres.s i ve già. descritte e che si ecitrinsecano sotto le seguenti forme nosologiche t ipiche: A) quella delle ade1·enze ohe lega110 e fondono più o meno estesamente gli organi tra loro; B) quella. degli paeudo•tumori od altrimenti detti twmo1·i i11fì,ammaio1:ii dell'omento; C) quella delle torsioni del g1·ande epiploon o degli omento·volvuli. A) ADERENZE EPIPILOICHE,

Le adererize epiploiche, finchè si limitano a compiere le funzioni <li sbarramento e d'incistamento delle superfici cruen te, delle zone i nfette e delle produzioni · morbose endo addominali, esplicazione di q uella. intelligence o speciale chemiotassi che · Cornil attribuiva alla membrana. e di cui ho largamente pa._rlato neUa precedente mia. memoria, e finchè si dissipano dopo aver r aggiunto tale scopo, rappresentano i migliori agenti della terapia naturale, il mezzo di difesa provvidenziale. Ma quando si stabiliscono tra organi importa nti e rimangono definitive, mentre si dileguano le alterazioni di q nesti organi


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CONTBIB~ TO ALLO STUDIO DELLA PATOLOGIA DE I, ORANDE EPIPLOON

dalle quali furono suscitate, si comprende quale parte sia. loro riserbata n ella patogenesi di tutti i dolori addominali e di una serie di disturbi funzi onali immediati e lontani: come si comprende anche q uali serie difficoltà debbano esse sovente ingenera re 11.l c hirurgo che si accing a a diagnosticarle, uon cbè a rimuoverle coi comuni atti operativi. Il nostro studio adunque riguarda le aderenze che rappresentano il reliquato di un processo morboso già spento, non q uelle complican ti una malattia in atto, n el quale ultimo caso, qualunque ne sia l'importanza, esse passano in se.conda linea. Nonostante però q ueste limitazioni, il campo delle n ostre osservazioni rimane tuttavia a ssai vasto, perchè comprende una serie di casi c linici svariatissimi e mollo diffic ili a definire nettamente e quindi a ben diagnosticare e curare. Volendo per comodita di studio r aggruppare i n certo modo gl i accidenti da aderenze epiploiche, possiamo con L ejars (1) ricon oscere le varietà. seguenti: a ) accidenti caratterizzati sopratutto da dolori vaghi ed indeterminati riproducenti in modo più o meno tipico la sindrome speciale di questa o quell'a ffezione addom ini\le ; b) accidenti rilevanti una occlusione intestinale nelle sue v ari e

forme. a ) Nella prima categoria en t rano tutt.e quelle sindromi dolorose d i natura in precisabile che si collegano ad un traumatismo più o meno antico e nelle quali, qualunque si sia il meccanismo patogenetico, rimane sempre ben stabilita la correlazione clinica tra e1,so e tutte le sue conseguenze. La storia infat ti di queste aderenze e briglie di origine traumatica è sostenuta da numerosi fatti. Credé (2) stHdiando il trattamento c hirurgi co delle forme intestinal i gravi, riferiva 1~ prime osservazioni di questo genere. Riedel (3) nel 1894, Fiirbringer (4) tre anni pii1 tardi, apportavano alJa·quistione al tri documenti . Nel 1899 Noak (5), ripresentnndola nel suo insieme, insisteva snll'im porLanza par( I ) L E IA 1tS. -

Diagn ostic At trait, 1111 nt d,,.,; ,accicl,,n tes dws a 11~ ndl,ér1 w e« ,t a 11x bride.,-

pér ito,1. (• ·cm . m écf., mara 1004 ).

(2) CREDf:. - U ebcr die Chir. B1,/wnd. ttc/,t1·crcr Un1erl1·il,~kolik m . Verbnnd der lll0 Cong. der dcut G csollsc h. { Cliir,. B orl in, 1887). (3) RnWE L . . C:rbrr :1 dh1i,jiw11tzun<lungr ,. i n der B a uc/,hoh/r. ( Arclt, /. k /, Chir, , X LVII, 1Sfl4, 3. 4). (4 ) F Crt omsn I:N. - Z ur F rog1> d,·r perito1v a /r,1 V ,;rwacl,11111171,11 w ,ch U nfrillrn. (Acrtl. Sachi!l r~tcir,d itg,. 18!1(1). (5) No,uc - />erit,mca/ç VerimchR1m go, nach sch u:erc11 /3ouclHJ ,<Cl,'Cl11<11g,11, ai s Ur11a,:J1e rm,.lr11crwlr:r JSchwrr,,r J(olik<n 1, . 1,och(Jr adiyr.r S t111,lrcr.<lop/11ng. (l\fill1•il . rr1111 dr.1L (h•ru:geb, d~r M rd, u, Cl,ir .• 1800 ),


CONTR~BUTO ALLO STUDIO DELLA PATOLOGIA DEI, GRANDE EPJPLOON

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ticola.rissima. che si dà. oggid1 a queste conseguenze lontane dei tra.nmntismi addominali, così mal conosciute in precedenza. Egli pubblica-a quatt't'o nuovi casi emananti dalla piatica di Credé, dei quali il seguente è molto caratteristico. Un uomo di 24 anni aveva. ricevuto durante il servizio militare un violento col po di baionetta (dalla parte smussa dell'arma) nel fianco destro, all'altezza dell'ombelico. Egli a ve va dovuto per tre settima.ne guardare il letto, ma tutto era tra.scorso senza. alcun serio incidente. Due anni dopo si lamentava. di coliche dolorosissime localizzate sopratutto alla regione traumatizzata e che gli sforzi ed i movimenti esa.gera.-qano sino a r enderle intollerabili, nonchè di u na co3tipazione tenace ogni di più accentuantesi, talchè egli era divenuto squisitamente nevrastenico. Fu fatta la laparotomia. sul bordo esterno del m. retto, e si trovarono nnmerose acle1·e11ze che fissavano alla parete anteriore l'epiploon, il grosso intestino ed alcune anse del tenue. Si distrussero o si seziqnarono queste aderenze e si richinse il ventre. Guarigione completa persistente dopo 10 anni . Due altri fatti più recenti di 8voi'.eckhotow (1) merita.no anche d1 essere ricordati. Un ragazzo di 11 a nni veniva rovesciato da una vet tura., ed un pesa.nt.e sacco di farina gli cai;cava addosso. Egli presentò sintomi di peritonite che dorarono poco. S i ristabilì, ma continuò a vomitare spessissimo dopo i pasti un po' abbondanti ed in seguito a.gli strapazzi fisici. Si praticò la laparotomia a capo di un anno, e si trovò lo stomaco libero e sano, mentre il colon trasverso era ade rente alla parete anteriore de!l'add~me mercè l'epiploon; vinta questa aderenza, si ebbe guarigione completa e duratnra. Un uomo di 27 anni aveva quindici anni prima ricevuto un calcio di cavallo al basso ventre, cui tennero dietro sofferenze a.Ilo stomaco e vomiti frequenti cheta.· !ora conteneva:w 'sangue. S'intervenne e si riscontrò assenza di ulcerazioni, bensì presenza di aderenze epiploiche rileganti lo stomaco, il fegato, il colon trasverso e la parete addominale; vinte le quali, l'individuo riacquistò completo benessere. Da queste osservazioni risulta a.dunque che un traumatismo addo· mina.le primitiva.mente benigno può essere seguito, a distanza più o meno lunga, d~ accidenti gastro-enterici, caratterizzati sopratutto da dolori, da vere coliche, da' vomiti, da crisi di pseudo-occlusioni; accidenti che bisogna mettere in rapporto con una costrizione od ing inocchiatura dello stomaco o dell'intestino a ()ausa di briglie e di ade· renze epiploiclle e che cedono per lo più ad un semplice in terven t.o liberatore (p. e. ad una gastrolisi o ad una enterolisi). (l1 Svoii:c&BOTow. -

Delle aderem e t·ù1c~rali (in russo). (M rd. Obo:r., d cc. 1000).


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CONTRIBUTO ALI.O STUDIO D8LLA PATOLOGIA DEL ORAN DE EPIPLOON

È anche as.sodato - ed è questo un particolare cl inico dei più importanti - che simili accident i dovuti ad aderenze epiploiche possono sopravvenire - e sopravvengono nel maggior numero <lei casi a-i uu'epoca lontana o lonl ani ssima dal traumatismo iniziale. S i stenta quindi a ricomporre gli anelli della catena, ciò che devia la diagnosi, e per coni:leguenza la terapia, dal retto sentiero; ed allorchè infine dopo l'esito negati,o di appropriato regime e di svariati meùicamenti si è indotti ad intervenire, si rimane sorpresi nel non trovare che delle adei·enze, là dove credevasi scoprire un'ulcera, nn tumore od altro; e si è più sorpresi ancora nel constatare che la semplice rott.nra di queste aderenze basta ad assicurare una guarigione durevole. Queste sorprese devono essere rilevate con cura, studiate, interpretate; il loro numero è oggidì assai notevole, in guisa che possono servire a facil itare u lteriori diagnosi; la loro importanza è inoltre grandissima, perchè possono dar l uogo ad eleganti e spinose discussioni medico-legali. Allorcbè manca affatto il traumatismo anche n•motissimo che possa servire in qualche modo da pnnto d i riscontro, il problema clinico diviene più arduo. In presenza di coliche intestinali ribelli complicate a vom isi, a costipazione ed a diarrea, si pensa ad una visceralgia o ad nna qua Iche nevrosi misteriosa., ma nessuno va coll'idea alla possiuile esistenza d_i briglie e di aderenze epiploiche pe1-i-intestinali. Jt sol<5 l'atto operativo che per lo più ne svela la prese nza, come accadde in nove operazioni riportate da Lauenstein (1), di cui è tipica la seguente. Una donna trentenne soffriva da 15 anni a l ventre in seguito ad ingestione di liquido bollente. I dolori si aggrava.va110 sempre più, occupando -sopratutto il lato sinistro tra. la spina iliaca ed il bvrdo costale e si accompagnavano a nausea ed a vomiti, in guisa che per lungo tempo non si potè nutrire l'inferma che per il retto; inoltre delle crisi di pseudo-occlusione si sussegui vano ad intervall i', Sottomessa a numerosi trattame nti, morfinomane avanzata, questa donna era in uno stato generale dei più allarmanti, q uando s'iuterve,nne. Lo stomaco era integro, bench è un po' impi cciolito ed iperemico. Dalla regione prepilorica distaccavasi uua hrigl ici epiploica che andavasi ad inserire, passando disopra al colon trasverso, alla parte superiore del digiuno; un'al tra brir;lia si esteude,a dalla parte media del colon tra.s\·erso al cieco. En trambe furono sezionate ed escisse, e gli accidenti ces:;arono come per i11canto.

( I ) L AOENSTf:11-.

-

.lrch. /. klin. Cl. i r .. 18(13, XL\· , p. I :?!.


CONTRIBUTO A.L LO STU DI O

DELLA PATOLOG IA D EL GHA NDL': E PlPLOON

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Queste f1·ange ep-i ploiche fissate colle loro estremità, stirate e conformate a corda., sono in g e nere i residui permanenti dì un processo infiamma.torio locale da. lungo tempo estintu. E le difficoltà diagnostiche, talora quasi in sormontahili, derivano precisa.mente dall'antichità della lesione causale, obliata od ignorata nei precedenti anamnestici che si riuscì a. raccogliere. Qua li si siano per al tro la natnra. e la ori gine di quest~ tratti fibrosi , è risultato che le sindrom i morbose da essi provocate, pur a vendo nel com plesso tra loro una grande rassomiglianza., presentano tuttavia ciascuna delle note clinidrn pre· dominanti, in guisa da. far riconos0ere od una (01·m a prevalentemente gastrica od una forma prevalentemente intestinale, alle quali conver. rebbe aggiungere, come vedremo tra breve, un'altra p i·evalentemente pelvica. L 'influenza della 1·etrazione dell'omento sul ven fricolo venne per prima messa. in rilievo dal Glé ua.rd (1), il quale nel suo classico studio sulla ptosi dei visceri addominali menzionava. le ·aderenze del grand'ep iploon come capaci di fav orire la gastro e la entero-ptosi. Analog a.mente il Delbet (2) riteneva che una. parte delle dispepsie osservate nelle donne siano di origine meccanica. e dipendano dalla trazione che l'epiploon adeso a.i genitali interni esercita. sulla. g rande curvatura dello stomaco, determinandone l'abbassamento. In q neste condizioni si produce q ua.lche volta, oom'egli ha potuto consta.tare sul cadavere, una piegatura 11. li vello del piloro, la quale ne diminuisce il cal ibro. Però nella maggior parte dei casi non è qni che, secondo lui, si ha il principale osta.colo alla. evacuazione. dello stomaco, bensì sul duodeno, la. cui prima porziona mobile discende collo stomaco, mentre la. seconda. r imane fissa, e t ra. le due si p roduce un'accentuata gomitatura. 'iuesta attenua il lume del segmento duodenale corrispondente e crea. un ostacolo al libero svuota.mento del contenuto dello stomaco, donde la gastrectasia. A cQnclueioni pressochè analoghe è venuto colle sue osservazioni anatomiche e cliniche il Clark (1), il quale ha. potuto constatare che quando il grembie.le epiploico è saldato ai visceri pelvici ed alla parete addominale, diYieue necessaria.mente un agente di torsione non s olo per lo stomaco ma. anche per il colon trasverso, ai quali s'inse· risce; la trazione si esercita. dall'alto al basso e si spiega a preferenza sui segmenti liberi e quindi mobili dei due visceri. Ne seguono piegature angolari nell'unione di queste porz1on1 mobili e di quelle fisse; ( l ) OL!t::,,ARo. -

(2) DELa e-r. -

Soc. méd. dea hép., d oc. l :Sn . A ro/i. cle mécl, Cebb 189:l.


12 CONTIHDUTO ALl.O STUDIO Dr:t,LA PATOLOGIA DEI, O llAXOE t::l' IPLOON s: vede, p. es., accentuarsi di molto la curvatura dello stomaco, deprimersi sino all'ombelico ed anche più sotto il tratto mediano del colon trasverso mentre eh~ i due angoli co lici non si spostano affatto, don de la formazione di due gomiti. L'O. ha fatto anche giustamente n otare che le aderenze l ocalizzate son o più gravi di quelle estese, perchè qnest,e ultime conservano d'ordinario alle anse i loro normali rapporti reciproci, mente le pri me li al terano in modo più o meno sensi bi le, perturbandone p roporziona] men te Ja fun:lione. R isulta dal sin qui detto che i sintomi dovuti a llo stirawento ed all'abbassamento gastro ,colico sono di fonte sia ventricolare che intestinale; m1:1. a seconda che predominano i primi od i seco11di, si ha la forma clinica prevalentemente gasfrica o quella prevalentemente enterica. Nella prima campeggiano i sintomi della gastrectasia da gastro-e duodeno- ptosi, val dire: inn.ppetenza, senso di pienezza e di tensione dolorosa dopo i pasti, eruttazioni gassose e lic1uide, che vanno d i pari passo colle note obbiettive di una progrediente dilatazione gastrica ; nella seconda i1n-ece - specialmente quando al tri segmenti dell 'i o, testino olt re il colon trasverso, sono, come ordinaria men te succede, deviati e com pressi - spicca dapprima una costi pa.zione tenace co n timpH.nismo costante 0he au menta ad accessi ; indi insorge la colica. intestinale classica, caratterizzata dal suo brusco inizio, dal la intensità. estrema dei dolori, d alla sua durnta e dalla termi11azione - egualmento brusca - mercè evacuazioni gassose e liquide. Essa va avvicinata alle al tre coliche addominali per la sua orig ine meccanica, che si rivela a lungo andare colla distensione dolorosa del ventre al di sopra dell'ostacolo, colla tenacia affatto speciale delle crisi, le quali si ri petono con frequenza variabile e con ~aratteri sempre eguali e che non si attenuano con alcuna sor ta di medicazione; ma sopratutto si manifesta. per la fissi tà del dolore in un dato punto e per lo esacerbarsi di esso in alcune attitudini speciali, quando, p. es., l' infermo si piega o si rizza da t11le o tal'altro lato. Con siffatti dati non è permesso far diagnosi di semplice n evralgia o d i nevrastenia. Gl'infermi di tal g ener e, come ben nota Lt>jttrs, diventano, è vero, spessissimo nevrast.enici ; ma la loro uevrasten ia è secondari a, sostenuta cioè dai dolori e dai disturbi fu11z ionali locali. Un dolore fisso e che si ripete sempre nella stes~a zon a, sia pure a grandi i ntervalli, non è giammai, per q nan to riguarda. il ventre, rli un sign ificato banal e; e fon;e troppo si abusa del termine vago di n evralgia. che mas0he ra con soverchia. freq nenza delle lesioni ben r ea.li, meccaniche e per giunta. cura.bili. De l resto anche delle sofferenze a localizzazione non bene determinata, qua ndo sia no persistenti,


CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLA PATOLOGIA DE!, GRANDE EPI PLOON

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debbano richiamare l'azione del chirurgo; e molte delle sindromi morbose addominali indefinibili debbono ritenersi la conseguenza. di aderenze epi ploicbe formatesi in seguito al lento lavorio di una tiflite o di una. peritiflite cronica. Il Vlalther, ad es., in un suo ammalato che presentava. disturbi dispeptici e dolori vaghi al ventre dopo i pasti, trovò all'atto operativo aderenze omentali molto antiche e fibrose che attaccavano tutta la parte inferiore destra dell'E>piploon al cieco ed

111 colon a.scendente per un'altezza di 6 cm. circa. L'epiploon teso e retratto sti:r:acchiava e deformava lo stomaco. L 'appendice era. assolutamente fuori il campo di queste ade1·e11ze e situata p iù profonda.mente. Fu resecata e l'esame istologico dimostrò un'appendicite vecchia con follicolite più recente subacuta. La. forma inta.ntG più Ìm!Jortante degli accidenti addominali dolori tici da aderenze epiploiche è la forma pel'Ci.ca. Esistono infatti dei dolori al bacino, alle fosse iliache ed a.Ila. regione sacrale che ritor· nano per crisi e che l'esame locale non spiega affatto. Ebbene novantanove voi te su cento essi sono dovuti ad aderenze provocate per lo pi tl da infezioni lie,i degli annessi e dell'utero, passate inosservate, con o senzli comparte~ip'),zione dell'appendicite cronica latente; ed a queste aderenze nel maggior numero dei casi prende parte in modo più o me.no esteso il gra.nd'epiploon . Gersuny (1) r ipor tava sin dal 1889 fatti interessantissimi a.I riguardo. Si trattava d i donne che per lo più l'!offrivano dai due lati del ventre, ed i cui dolori si acni vano coi movimenti estesi, nelle ricorrenze mestruali, in occasione del coito, e via dicendo. Si riscontrava in esse il punto doloroso di Mac-Burney, ma si risvegliava un simile dolore in un punto simmetrico a !<Ìnistra. Le inferme erano ordinariamente costipate, e la costipa.zioue a lungo andare esasperava parimenti i dolori sino a dare loro l'impronta di vere coliche, Tutte le più probabili diagnosi s'infran gevano dinanzi la mancanza di sintomi obbietti vi ; e solo intervenendo si riscontrava la vera causa dei dolori n elle aderenze epiploiche, più o meno estese, attorno all'appe ndice, agli annessi, all' S il iaca, rivestenti in genere la forma d i briglie. La guarigione quindi non l)oteva a ltrimenti ot,te uersi che ricercando pazientemente queste briglie e distruggendole l' una dopo l' altra. b) La seconda categor ia d i accidenti per aderenze epiploiflte è data, come fn detto, dalle occlu$ioni inte"'tinali, le quali , come è noto e dimostrato, nel 30 p. 100 dei casi sono provocate da rcliqnat,i di eµ i( 1) GEHst::< Y. Uc&f'r cine typisrhe, pcrit1me11,e Acl/,,1,il'II (Vc rbnnd dos 28° Co ng.) d ~r deut. Gcsel\sch11ft, f. Chir -Bcrlin, liltì!J).


14 COXTBIIlL"TO ALLO STGDIO DELLA PATOl,OG lA DEL GRA:--OE EPIPLOO~ ploiti. L'agire quind i di buon ora in presenza di quelle coliche tenaci e di quelle costi pazioni temporanee sopradPscritte equivale, se· condo giu tamente diceva. CredJ, a fare la profilassi del1 1 ileo. Due circostanze vanno studiate dal punto di vista pratico : la mod(llità e la sede della occlusione cpipluica. Entrambe, oltre a g iovare all'esatta diagnosi, servono a guidare la condotta. del chirurgo. P er quanto riguarda. la modalità, i casi sinora pubblica.ti possono cosi ag· gruppa.rsi: l 0 ) quelli io cui lo strozzamento prodotto dall'omen to ver ificasi per costrizione anulare; 2°i quelli in cui la membrana, atteg · giata più o meno a cordone eri aderente coll'estremo libero, si comporta come laccio comprimente per aumento della propria tensione;

3°) quelli in cui la sierosa per peculiare d isposizioue a saccoccia con orifizio d. ingresso agi,,ce da anello costrittore ; 4°) quelli infine in cui la canalizzazione intestinale è disturbata. per un ingiuocchiameuto del!" intestino dovuto a traziona d ell' epiploon con esso aderente. P er quanto r-iguanla la sede, si può dire senza tema di errare che l'occlusione intestinale da r eliquati di epiploite suole ÀVer luogo nelle adiacen ze di quelle regiuni in cui questa abitualmente insorge e si rafferma, val dire in prossimità delle di.erse porte erniarie, nel campo dell'appendice, Hella zone riflettenti gl i annessi muliebr i e ben raramente in altre sedi da questo lontane. A fianco dell'ileo P.cuto, allo sirozzamento propriamente detto, che raramente è dato dal le ader enze epiploiche e che tien dietro più di sovente allo ing inocchiamento brusco e tutale aozich è a lla costriz ione pura e semplice, con viene r iserbare un la rgo posto alle occlq sioni parimenti gravi piu gra,i fors'anco in pratica - , ma a carattere meno franco e ad e,oluzione meno rapida, le quali riconoscouo qual i agenti le adere11:e 111ultiple. talora estt:Se ed a lungo segmento, generanti p ieghe ed inginocchiamenti parziali vari . ~ on insisterò sui sintomi ben noti tanto dell'i leo acuto che del cronico, i quali qui uon assumono caratteri ed andamento peculiare, se si eccettui il fatto che il dolore s· irradia per lo più verso l'om ùelico, e !"altro - n on ra ro - della costiluzioue di un piastroue duro, resi:;tente e mal deli mitato che dalla fossa iliar a destra si estende alr ombelico. La co11coulitanza o la précedenza di uu·eruia acldom111a!e esterna è senza d ubbio un elerueuto diagu(l;;tico ,ali,lis ·imo plé'r fare ritenere l'epìploon quale agente co:;tritlore; ma. tale cin:ostanza. eoll · t·orre a. provocare una inevi tabile confosioue diagnostica di al tro genere. È in fatt i allora il caso di doruan<larsi: la occl usione intesti· nale interna è del tutto indipendente dal lato cli nico come rlal luto anatomo-patologico, dall"ernia in pan>la? oppure la causa occludente


CONTRIBUTO ALLO STUD IO DELLA PATOLOGIA DEL GRANDE EPIPLOON

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ripete la sua ragione di essere da. ~na complicazione dell'ernia me• desima? La prima eventualità è, a vero dire, molto rara; la seconda è in vec.e assai più frequente, e può verificarsi, sia durante il soggiorno di un viscere allo esterno, sia quando questo ha raggiunto il suo naturale domicilio. Si comprende in quali difficoltà debba allora trovarsi il clinico; ed io lo so per prova, perchè nel 1905 m'imbattetti appunto in uno di questi casi che opera.i di laparotomia (1/. Trattava.si di un carabiniere (Dell'Era. Leonardo/, il quale quattro anni prima era stato operato di er nia inguinale destra, in seguito recidi va ta e divenuta voluminosa ma contenibile con adatto cinto. Un bel giorno, di ritorno da Avellino, dopo aver fatto un pasto copioso ed indigesto, si accorse lungo il viaggio che l'ernia. non era più contenuta. dal cinto, per cui cercò ridurla e non vi riuscì che con difficoltà. Ma dopo un'oretta. cominciarono ad insorgere sintomi di ostruzione intestina.le lenta, i quali con strana vicenda di ca.Ime e di esacerbazioni persistettero per oltre cinque giorni. Quand'io lo visitai, potei escludere lo strozzamento puro e semplice dell'ernia recidivata., perchè mancava. all' inguine la tumefazione dolente irriducibile; però non potetti con pari sicurezza. escluder9 la possibilità di una riduzione in massa. del c.ontenuto e del sacco dell'ernia con strozzamento interno. Aperto il ventre, trovai invece una occlusione tipica da ade· renze epiploiche per un complesso meccanismo di strozzameuto e di intasamento, alla cui genesi l'ernia. aveva contribuito suscitando l'epi· ploite che si era svolta appunto nelle sue pertinenze. La difficoltà diagnostica diventa addirittura gravissima quando l'occlusione iute· stinale coesiste con un'ernia esterna irriducibile o strozzata. Fortunatamente però dal lato pratico la cosa ha poca importanze, perch è iu qualunque caso, una sola è la indicazione: intervenire, e presto. Diagnosticat a. ad ogni morlo un'occlnsione fote,gtina.le dn acler e11ze epiploiche, è impossibile stabilirne la modalitù. Vi sono tuttavia due varietà. occlusive di tal genere, la cui forma clinica può sino ad un certo punto essere individualizzata e quindi riconosciuta, e sono q uelle in cui l'aderenza si comporta come un laccio circolare o come una saccoccia, il cui orifizio agisca. da anello costrittore. I n tali casi la vista ed il tatto del chirurgo potranno trovare nello addome dei segni patognomonici i quali riveleranno l'anormale atteggiamento di un'ansa intestinale. Infatti il tratto d'intestino soprast.ante al pun to di co~trizione, divenuto ectasico, si conforma. ad ampolla e si profila. in modo (I) SAUNARI, - Un caso di occlusi<>111 i11testiw1/c da adere,1:c post· vperalorie. Lapa• rotomio, guarigione. (Giorw.i!e mcd. del R. Esercito, sett. 1905).


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CONTRIBUTO A LI.O ST t.: DIO DE Ll ,A P A'I OLO(; J.A DE L GR A::'> DE EPIPLOON

più s1Jiccato in mezzo agli altri t rat t.i del ,iscere tsegno di Slange); donde risult.a un'asimmetria pronu n ziata dello addome (segno di WohlZoege) . Ma, si doman derà : lo pseudo-t umore è dovuto realmente ad una. cost rizione anu lare da br igl ia epiploi ca, o non pi uttosto a d un rnl vulo? An che siffat ta. d iagnosi differenziale n on sem pre è possibile stabilire; soltan to la picciolezza del t umore pot rà in cer to qual modo fare escludere il volv ulo, il quale esplica i l suo meccanismo su di un tratto 'intestina le più esteso ; e potranno anche farlo flscludere le irregolar ità d i superficie del t umor e, non chè que lle del campo ad esso circostante. S i domanderà in olt re : ammesso pure come elemento patogen etico la costrizione anu lare da brig lia, è mai possibile determ inare se questa è il ra pp resentante di una r.piploite, o di una lacin ia di nuova formaz ione, o di un d i ver ticolo di Meyer, o d ella stessa. Rppe nd ice '? R ispon diamo essere la cosa i mpossibile, n on essendovi <; he i l solo cri terio statistico favorevole alla prima i potesi, per avere l'esper ien za provato che nel 70 p. 100 dei casi la b riglia è data, dalromen t o. Del r esto oggidì è stata da tutti amm essa e riconosci uta, quale complemeu t~ d ello esame clin ico, l'utili tà dello esame rontgeuo logico, il cui vero valore co 11siste in ciò ch'esso sem pre aiuta a fa r la d iagnosi ed iu molti casi può anche da solo farla stab ilire in modo sicuro. Cosi, per esempio, rad iologicamente si r iconoscono senz'alt.ro le alt erazioni di fo rma e di posi zione dello stomaco ; cosi si ra Yvisa qu-ella gastroptosi acquisita a for ma di ansa per abbassamento, come si disse, della sola par te media1rn dello stomaco, mentre il cardias ed il piloro r~sbrno fiss i. Occorre i utanto a ttenersi a l principio che l'es,tme clinico deve sem pre precedere quello r iintgeuolugico e che il ruutgenologo, prima della prova, dev'essere sempre iuformRtO del reper to clinico e delle q uestioni di diagnosi d ifferenziale che il caso ha suggerite. l,"esame rontgenologico si esegue facendo ingoiare allo esaminando i l cosi Jetto pasto di cou t rasto del Rieder, che> consiste in nna pappa, nella qnale è mescolata u na certa quantità di magistero cli bismuto o di altro metallo pesante, come solfato di bario, ossido di zirconio, ecc. Secondo l'Ilolzknecht è bene far prendere prim a della pappa una emulsione d i l,ismuto in acqua per mettere così iu evidenza. strette stenosi ·non permeabil i alla pappa e per potere in qualche caso riempire colla polvere il duodeno pri ma che il piloro si chiuda, ciò clte a,vieno appena il pRsto di contrasto comi ncia ad e ntrare n ello stomaco. Il v.ero esame con ist.e uel segui re la prog ressione di q nesto p;1sto a·U ra ve r:;o i 1 ca uale J igrre11le per mezzo dello i:;..:henno o :rnl le lastre. La r adioscopia costituisce la parte pi ù i mpor-


CONTRIBUTO ALL O STUDI O DELLA P ATOLOGIA DlèL GR ANDE EPIPI.OON

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tante dello esn.me ; ma in molti casi a nche la radiografia è necessaria per rilevare particolari che altrimenti passerebbero inosservati. La fotografia dev'essere 'istanta nea per riuscire efficace . P er quei casi i n <mi importa stabilire se in qualche pu nto sia i nter rotta la peristalsi o se vi è spostabilità dei visceri o di p roduzioni m or bose rispetto a i v isceri servono molto bene i poligram mi d i Levy-Dorn e S il berberg, · nei q uali vengono eseg uit e parecchie fotografie successi ve sulla ,-tessa last ra. Al medesimo scopo servono infi ne le ci nematogra~e i n trodotte d a K astle, Rieder ed altri, be nch /\ l' uso ne sia limitato dall'alto costo. B ). P SE UDO-TUMORI O T OMOr! I JNFIAMMA T ORJI DEL GRAND1 EPI1'L00N. Queste prod nzioni morbose meri tano <l i esse re segnalate e descritte. E sse sono rappresentate da q uelle masse marmorizzate d i colorito g inllo-sporco e d i consisten za soda a ltrove descri tte ; e per quest i caratteri fi sici, per il loro decorso, per g li accidenti genera li e loca.li c he p rovocano·, per la. sede e talora anche per l'età del pazien te, hanno tutte le a pparenze d i t u mori mal ig ni. Si posso!lo osservare un po' d appert utto : nella regione perigastrica, in quelle del colon, d ei fi anchi e delle fosse iliache, corno anche i n pieno ventre nella zona sot to-ombelicale e pelvica . ·Ma il sito loro prediletto è dato daI grosso in lest ino ed, in secondo I uogo, dalle regi on i e pigastr ica. ed e pato-biliare, nel qua le ultimo caso si son o visti non d i rado tumori cospicui risu ltanti dalla fus ione dell'epiploon, del colon trasverso, del bordo epa tico e, della nscichetta biliare e forman t i, per cosi d ire, u n blocco. Si dovrà sem pre pensare a si mili even tuali tà, p reved erle e discut erle nei casi d i diag nosi d if:licili e com pi.esse. Si dovrà essere sempre pre, e nu ti d ella frequen za cl i q ucste epiJJloiti p ericoliche l uc:alizza te, c he i nsorgendo in soggett i d i una cer ta età ed aecom pagnaJLclosi a d isturbi digesti vi e quind i a dimag rament<> notevole possono essere scambiate per cancri, non eh è d i q Ul'Ste epiploiti p e1·i9astric/1e che inducendo stenosi pilorica e bilia re possono dar luogo ai pi ù svariati e r rori cliagnostiei. Si può g i un:~ere arl una d iag nosi differenzi ale solt a n to mereè un'ana lisi accuràta d i cer ti sinto mi particolari e di Ml'lé a nomalie; cd aggiungia~no ch'e a nche ·dopo un a osser vazione d i u na qualche d urata Ei r esta sovente i nd ecisi sino al momen to in cui s' inter viene e che per g iunta la prova defi niti,a non è d ata neanche dal l'operazioue, ma da llo esame istologico con:-:;ecutivo e clili risultati t er ap,rntìci lontani. Ad ogui modo si dovrà a nzi t utto ricordare che questi f1rn1ori cli natura /lngii;tica riconoscono per ori~ine priu1 iti va u na les ionci visceral e parimenti cl' i ndole ben ig na i ntorno alla q uale o sulla qua le l'epi'! -

Gi,>n>alt d i med tci ,ia milita,·c -

Fase. f .


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CO~TRrBUTO ALLO ST UDI O DP.:l, L A P ATOLOGIA DEL GRASDE E PI PLù0:-1

ploon si è accollato; ch'e:.;si qnindi s i svil uppano s u detta le s ione , pur conservando tutta la loro fh o uom ia c li11i ca. L ie ,,e in genere, in ~ia di guarigione od ant!he gnarit.a, la lesione viace r ale n on rap pr esenta che il punto di par tenza, m entre il f1/111or e ìn(ìammM01·io c resce, sempre d i volume. Quella tu tta.\'ia dal lato cl i nico non sarà ver ta· m e nte trascorsa af:f,1tto silenziosa; e ad una osser vazione profonda ed indagatrice non sfngg irnnno alcuni sintomi, per quant o leggeri, d i s ua mauifestazioue : sintomi general i e local i, a deco rso più o m eno a cu to, indicanti lo svolgers i di un proce;;so fl o~i:;Lico. Y anno anche ricercat e ne l cor so di svi luppo dello p~eudo tw11ore quelle c risi in terco r renti, s pesso male car atte rizzate, i l pit'.1 delle volte obliate o m isconosciute, ma che una vo lta a cclarate risch ia r a no tutto il pr ocesso. Costituiranno al tri pr eziosi dati di lucidativi: la presenza di dolori tenu i ma continui e pr ogressi vi e che male s i a ccordcn , bbero con un tumore nel vero s enso della parola: inolt re uu aumento di volume d i q uesto a sbalzi, non corrispondente al decorso abitua lme nte r egolare d i un neo plasmo maligno; talora un senso d i tPnsione elastica de lle pareti e la percezione più o mf•no distinta di una flntt u.izione profontla centrale ; in fìne, in questa ulti ma e.,e nienza, la i pe rleucoc itosi. In pre;,e117,a di tumo ri esc lusivamente solidi e compatt,i con caratt e ri che si rnvvi c ina.no più st rettamente a q ue lli del cant ro (d u rezza, snperfie ie ineguale, fis~ itit), :;volti:.:i per dippiù i n indivi d ui di e t à. super iore 1Li oO anni, colla ma g rezrn e la tinta s pec iale de lla ente, che r ic,)rdano la ca che;:sia c·a11cerigna, la coufu -·ione è an cora piit fa. cilc. In t al i cas i, oltrPchè d i à lc nni d,, j c r it,erii difforenzia li anzid et.ti , si terrà ~o m mo <.;Onto della ma11..:a11,;n di sinto mi s pi1.;cf! t i di (ll'ù Y e · niC>nza. vi,;,'era le ( per e:;empio, ematC>mesi o m e le na. n e i casi s u pposti di c1t11c r0 <lel lo sto maco o cle ll'in testi no); ed inoltre s i co nsiderent che, qual i c ht' sia no le <.;On lizio ni g eneral i le l pazie nte, uu ca ncro di si ffatta durata e di tale vol ume, co-i di ffuso, così invadeut e, !:ii associerebbe ad una c,\ hessi ,\ più fr, tU CéL e progressi va,. <iL1t·s~i picco Ii r ilie vi, qua;-;te, pe r co.;ì dire, sfuma t ure cliniche, ana lizzat i ravvil:inat i e combiuaJ i iusi~uie, vt1.lg,rno i l più de ll e ,·ulLc~ a da r o la nozione e,;atta della. ma latti a. A.ll 1 1tl)pO non $1 trascurerà nrni l o C>5a.me de l sa nguri, e;;sen,fo n uto c he nel cn,nc ro pr<Jdo m in a u na cl iminnzio ue no t e vole di globuli r os.i ed un nume n to invece d i ".., lobuli biunc hi . 8i do vranno quiuù i ric ercare é d interpretare le cifre co mpa rative fornit e cl .dia do pjlia nnme razione, pii1 v olt e ripe tn to. I lum ol'i i11(i1111111wlJ1·ii d e!l'epiplofJ ll so no s tati m olto be ne stnd iat.i in questi ul t imi t empi , e se 11e sono pubblica te osser vuziun i assai 1 ~


CONTRIBUTO ALLO STU DIO DEL LA PATOLOG IA DEL GRANDE EPlPLOON

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tipiche [Lejars (1)\. Ricorderò i due ca si di P othera.t (2). Il p rimo riguardava una. donna di 42 anni, che gli era stata inviata siccome affetta da. tumore probabilmente maligno. Essa si lamentava d1 <.:ostipazione ostinata accompagnantesi a coliche violenti subito dopo ogni pasto. 8 i palpa.va. sotto il fegato u n tumore volumi nosissimo a superficie irregolare, poco mobile, sonoro alla percussione. L'O. fece Jiagnosi di tumor~ dell'intestino e praticò una laparotomia lat.eralizzata, ma si do,·è, con grande sna meraviglia, convincere che il preteso tumore altro non era che una mas~a connettivale di origi ne epiploica addossata al colon ascendente. S i limitò quindi ad asportarla. con · pazien~a, e l'infermo guarì presto e ben~. Nel secondo caso riscontrò· del pari una stenosi del colon determinata da una prod uzion e fl ogistica omentale ad ·esso ad erente; per cui si liberò l'intestino del tessu to circostante, e per preve nire la riproduzione delle aderenze praticò una entero-enterostomia. Il risul tato n on fu così soddisfacente-come nel primo caso, il che if Pot herat attribuisce all'essere l'infermoun morfinomane. In nn suo recente lavoro H artmann (3) r egistra. tre fatti nei quali egli , c hiamato per un tumore del colon presenta nte i segui fisici del cancro, potè modificare la d iagnosi, fondandosi su lla esisten za di a ccidenti a<1uti febbrili che avevano preceduta l'appariz ione del tnmore. Instituì perciò un trattamento opportuno, e prPsso due infermi vide il neoplasma sc..9mparire, mentre presso il terzo lo vide trasformarsi in un ascesso, che fu aperto seguendone gnnrigione. Non meno iuteres,;ante è il caso seguente r iferito diti Lejars (4 ). A questi veniva nel febbrn io 1906 indirizzata una donn a cl i 32 anni,. magra, notevolmeate debole, con anamnesi assai vaga. A ve,a avuto un figlio a 21 anni con parto normale; dopo un certo tempo cominciò a soffr ire al ventre in modo intermittente se nza presentare loc_alizzazioni. speciali e pur presentando uu progressi vo esaurimento. Nel gennaio ebbe una crisi molto dolorosa., la quale durò pocl1e ore e si accom pagnò a. febbre. Allo e.;;a.me si trovò tutta la. regione sottombelica\e occupata da una massa spessa, fissa, quH, e là lobulata o gra·· nulo~a., poco sensibile,- che si prolnngavit sopratutto a sinistra e clisceu,le va da questo lato sino al l'a rc;ita crurale. Alla esplorazionr-l'utPro risulta.va immobile, incl~so nella massa e quindi n on delimi(l) L EJARS. -

L es lltmeur., illjlam macoir,;s 111eul o- J1coplasiq11cs d e /'c1hd J111: 11. (S ,;111.

méd., 1906, p . 5S). (2) POTllERAT. D~ la v éricolite adh(.s fr,, s!:nos:mte. (Sem. m t'd., lOOG, p . 3 01,' . (3) RAtt-nt.\ lOI. - Travau.i; cl,; cltinirJic mntrno·cli11i1J11C, :r ,,•rie, Hl0 7, p. 3::-:-. (4) LEJARS. - Loc. c it .


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COXTRIDUTO ALLO STUD IO DE LLA l'ATOLOG JA Dl':L GFIANOE El' Ii'LllUX

tabile; il tumor e invade va i cul di !>acco posteriore e sinistro e quivi rivelava la sua durezza lignea. Dati questi caratteri e teuuto presente l'as pett o della inferm a, si sarebbe potuto pensare ad u na carcinosi p f)ritoneo -pelvica di origine ovarica; e tale opiuione era stata emessa. T uttavia gli a ccidenti dulorosj e feubrili d ell'ultimo periodo fe cero supporre t r i\ttarsi di una pelripe1·itoniteperisalpi11gea cronica indm·atu e difTa.,·a; ed ecco c iò nhe trovossi all'nUo operativo. L'epi ploon ed il t e nue erano in teramente aderenti al peri toneo parii-tnle anteriore; si scollarono a poco a poco e si pervenne su uuo straio gia llo-grigiastro spessissimo, occupante tutta la r egione sotto-ombelicèlle e specialmente la parte sinistra del piccolo bac iuo. S i com inciò ad attac care prude n temente q uesLo strato, ed, al centro di e sso, si trovò un am masso di fa.lse membrane e, tutto intorno, si rinvennoro anse del t enue saldate mercè arlere11ze e formauti una specie di pacchetto fi. broso. S i giunse a c onto rnare t utto il tumore a destra ed a penetrare col dito sino al fondo d e l c ul di sacco di Douglas, dove si notò che l ' tttero era piccolo e gli nnnessi dì destra ernno appena percepibili, ma d i volume no rmale. Il tessuto i n fi ammatorio procedeva dflgl i annessi di sinistra ch ' erano in teramente compresi n e l suo spessore ed a ccollati all'utero. Non esistenrno ra ccolte purule11tP. L'aUo operativo si ch inse coll'appl icazione di un drenaggio . L' iu ft:rma guarì se nza inc identi, e lfl, resid ual o ma,ssa fl og i;;tica si riasso rbì l e ntamente. Ne i casi di questo g e ne re, se la diagnosi può rimanere dubbia p rima d e ll"intervento, essa rischiar asi definiticamente d opo di qu esto e ,iene confermata dalla guarigione frauca. j\[a, occorre essere prev enuti c he le cose non proce lono soro pre i n tal modo, e che anche quando ogn i perpless ità se mbra ol imiuatR. per la presenza di uua ra.ecolta marciosa, l'indole d el proc es;;o pnò mutare e l' e lemento Hogistico può degeneri:tre in neoplastico.

O) Tons10.:-1 1 DEL, ORA ::sD 'E Pll'f, DOX . l~ natu rale che fin q uando l'omento co nserva l a pos izione, la forma e la !-ltrutturn. norurnl i, l'f'ventn:ililà di u11a for8io11e è im pos· sibilei ma all orc ltè per un protesse tlog1.~Lico iu es~o in dovatosi l'org ilflO ;:Ì co n fo rma più o meno n. cordone, a um Pnt ando <lì ~ olu me e di p eso e - ciò clw più irnporta - a ..:tJ UiRtauJo ade renze colle parti c irco.strnt i, è ben faci le concepir,, com'e:;so po ~:;a t orcersi s ul pcdu n <:ol v p lto log icamcn te co,tirnitosi e Jar luogv al l'acciJente s11att' e11nato, d ic \· .i anche so1,to il n : me <li 0111e11to-i-ulrulo.


CONT RIBUTO ALLO STUDIO DELLA PATOLOGIA Dl'L GRAc'IDE KPI PL00 :-1

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I grossi nodi di epiploite cronica finiscono per costituire nelJa spessezza della membrana pieghettata ed arrotolata una specie di corpi estranei o di_tumoretti pesanti e declivi, tendenti a spostarsi lateralmente ed a tor cersi su loro· ste,-si : ed i movim ent.i di. Ya e v ieni, cui sono soggetti, esagerano questa tendenza alla tm·.sione. l\fa un'altra condizione è n~cessaria perchè essa si verifichi, e cioè la presenza di aderenze, sia c he queste si stabiliscano in corrisponden za del c0lletto e del fondo del sacco erniario, sia che si form ino tra epiploon e ferite laparotom iche, tra epiploon ed in testino, tra epiploon e tumori pelvici. In un caso di P otherat (1), ed in uno d i Pay r (2), il lembo epiploico ritort~ aderfra ad una cisti ovarica che a,eva subita una torsione del peduncolo, ed un altro d i S i mon (3), aderiva pure ad una piccola cititi dell'o,aia destra che non pre5entava però torsione S enza dubbio sono le aderenze della membrana col colleUo e col fondo di uu sacco erniario che più dì freq uente determinano l'ornento-volviilo; ed in t.al i casi a facilitarne la comparsa co11tribuiscono, come nota iJ Cernez;,;i (4), l'in eguale elasticità e distensibilità dei g rossi cordoni fibrosi di sostegno dell'epi ploon ed una più o meno forte strozzatura ch'e.~so subisce i n corrispondenza del colletto del sacco. Quivi i nfatti le zolle ed i cordoni del lembo sono costret ti a raccogliersi ed a. comprimersi, e finiscono così coll'aderire tra loro r.onvergendo come al perno di un veut.aglio e costituendo un cordone compatto. Tali alterazioni nei varii casi vnria11 0 di grado e sono cospicue nelle ernie antiche voluminose ed irred uci bili. La tor.•ione del grand'epiploon non rappresentò per lungo tem po eh~ una semplice sorpresa oper,1,toria; e cl inicamente fu qna ; i sempre confusa con un'appendi~ite, o con un o strozzamento erniario, o con un volvu lo, o con un tumore intestinale od i nfine con uno strozzamento del testicolo ectopico. Oggi però la sua storia riposa su documenti assai numer()si e precisi, perchè possa ammettere che l'error e di diagnosi nou sia pit't i nevitabi le, o che per lo meno non debba più co mmettersi, come giustamente osservano Smythe (5), e Lejnrs (6), dal ch irurgo che g ià s'imbattPtte nel primo caso. Il fatto ri chiama.

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r ;-... _/ .·,

(I) P o ntERAT. - B11l/ . d~ la S oc. dr. C!,ir. de Pari$. Scdntn S lu glio 1008 . \ : , \ ·.,, , , (2) P AYR. Arch. /. K.l in. Ch ir., 1902, v. 68· (3) Srno:or. - M ii11cl11m - nw/i'.sch - Wochcnsch., ott. I !l05. J..'r (~ ) CE:R 'lEZZI. L 7. t orei1Jn1 del araml'~pi1'lorm. - Clin ica ci,in,,-gica. nn,to I !lOW, ,1_::.~ p. 66 1). .a.

·v·:\ :.:; \.-~:ç ·:-·

(5) S\IVTRe. -

Rep?rt o/ a ca.9e o/ thc grcall'r omrnt1,m ,•,·c. (S.,r[/.. Oy,i. m vi Ob•t .•

o~t. 1906, p. 531 ). (6) LtJAnS. -

L es toraimu d,t a rawl'épiploo,,, (S cm . 1,,éd., l !l07 . n. 7, pn-i. nJ.


·_22

C'O:S'l'RJBU1'0 ALLO , T ODIO DELLA PATOLOGIA OEL G RAXDE lsl'JPl.OON

l'a.1t,f-'nz ione, :.is. per l'imponen te s indrome mor bosa da cui è caratterizz11to eù il period o che in sè i nc lude, e si a anc he per l'intervento d i urge nza che redam a. lo 110n ripor terò la letteratnra già abbastanza ricca che si possiede su ti uesta forma morbos a ; chi ha vaghezza cli conoscerla consulti la belb 111011ografìa del Cernezzi suaccennata, dove trovansi anche ria~suut P 1,utte le osser vazioni pubblicate s ino a quel tempo. 'l'a! numero -con~id,·revole di <;asi, senza d ir~ di quelli ri masti ignorati o 'pubblicati i n seguiio, coi qnah s i raggiu nge quasi il <:entinaio, dimostra c h e in realt.à l'omen to, a l pari di altri organi aù<lomiual i, va soggetto alla. t orsione assai più facilmen te ù i quanto sinora s i è r itenuto; e tale ,-.ventnalita deve aversi sempre pr esente dal chirurgo tra la serie dei yuad r i clinici c he coi loro sintomi più o meno le rassom igliano, ,e d e,·e pur essa venire vagliata all'atto di stabilire la diagnosi. Ave11do di mira la sede dc,l lembo e pioloico ritorto, si possono col Cern.-zzi raggru ppare i casi sinora noti in due gruppi principali, e cioè : a ) casi in cui detto lembo era tutto extra-addominale, od in parte extra ed io par te in tra-addomina le ; b) casi in cui esso rlSle· -de va. completamente nel lo addo me (coesistesse -

o pur no -

ernia

dal la.to cornspoudente). V ole ndo i nvece partire dal punto di -vista -diagnostico, c h'è il più im port.an te, si de vono col Lejars d ividere i casi s udetti i o t re Cht Pg<,rie : a ) de ll e torsioni epiploiche combinate ad ,ma -ernici i,-ridncibite ; b) d i qnelle combinate ad un'ernia uuota; e) di qnelle senza en1ia. In effetti il momen to e tiolog ico che h a importanza predoruinaute n ella comparsa dell'affezione è la prees istenza di un'ernia; e perciò i casi delle prime d ue categorie anziaccenuate sono i più f requenti; perciò anche la m alattia prevale ne ll'e t a medi a. sebbene n on manchino pazienti assai gi,)van i (17 anni nel caso di Chavannaz ( l )) ed assai vecchi (79 anni n el caso di Wiene r (2 )). D i soli to tra ttasi -di un'nnia. i nguinale od inguino-scrotalA per lo pii.1 de,,t ra, spesso voltim i11oaa. ; e la pre va le nza dell'ern ia inguinale spiega appunto la predi lezione della torsione nell'uomo (',', dei ca~i). Il tipo clinieo a,lun11ue p iù comune è quel lo in cui esiste un'ernia. ingui nale de.,tra, da1 c ui lato per c0nseguenza. i fenome ni ùe lla tors iottB sono localizzati. rn pochi e-asi l'ernia è registrata a s inistra (6 n ella sratisti,•a d i Vignf\rJ 1 \ ~ ) ; uua. sola volta si parla d i e rnia om.belica le (caso rli Svligonx) (4), eò un'altra, volta di erUJa ventrale { l) Cll.\\·A:-rx.,z. - (:n.:. heb<L. d~ :\led ., {1110,) l !)()U, p. GO i. (21 \\' 1ENEn. - A ,l,~. o; . S11 rr1. , oprile 1!100. (3 ) \ "ro...-.\ m). - Arrh . prov. ,i., ('l,ir .• nprilo U)11:J, p. 200. ~4) Sni.rcoux. - 811/l. d c la Soc. A n nt. d r T'ori.,, morzo l 00 J, p. 2:?fl.


COXTRIBUTO ALLO STUDIO D~:LLA PATOLOGIA DEL ORANDE F.PIPLOON

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post-laparotomica (caso di Deschampa) (1) ; mancano osservazioni di e rnia crura-le. Le i\lterazioni croniche dell'epipl0on e le aderenze da esso contratte l111nno per Lejars e per L apeyre (2) tanta importan za n ella genesi della sua torsione da r appresentare la causa per sè sola suffi-0ien1.e a spieg~rue il meccanismo; ma. per Ja maggioranza dei ch irurghi esse non costituiscono che u na causa predisponente. Occorrono q uiudi delle cause occasionali, per quanto minime, di natura meccaniea ed estriuseeLe allo epiploon, perchè la torsione si avveri sia in modo lt'nto c be in modo brusco. Queste ultime- cause rimangono ancora oggi, malg r ...d o il cresciuto numero delle osservazioni, as1;ai indet1:numate, e sofo si può dire oh'esse variano da caso a caso e sono in geuere di natura assai complessa, èiò che si accorda colle nozioni che abbiamo circa la patogenesi delle torsioni delle idro-pio-ematosall'ing i, delle gravidanze tubariche, delle cisti ovariche, dei tumori sp]em vi ecc. L'addebito va. fatto s pecialmente ai movimenti dell'inte!'tino, al suo stato alternativo di pienezza e di vacuità, alle scosse brusche ed ai bruschi cambiamenti di posizione del corpo, agli aumenti im prc,vvisi di pressione endoa.ddominale per colpi di tosse, al rapido cambiamento di volume dell'utero per effetto del parto, alle manovre · di esplorazione vaginale o combinata, ed infine ai traumatismi in genere. Ma lo ripetiamo : occorre il più delle volte l'azione complessa e combinata di pt1.reccbie di queste cause, perchè il fenç>meno morboso si determini. Quanto all' azione "traumatica. essa è stata dimostrata all'evidenza nel caso di Cernezzi. In e:1so si associarono varie delle princi pali cond it:ioni predisponenti : un voluminoso ed antico sacco ernia.rio iuguino, scrotale destro con entro u n grosso lembo epiploico ispessito e deformato da epiploite cronica, una. notevole ampiezza del sacco e dell'anello inguinale interno, la. mancanza di anse intestinali nel sar.co ed infine l'aderenza d ell'estremo inferiore del lembo col fondo del sacco stesso. D'altra. par te nessun dato anamnestico faceva pensare che prima del momento in cui agi il trauma. (forte colpo inferto da una grossa asta di ferro agente da. leva nel senso dal basso in alto e davanti i n dietro), una qualunque altra causa abbia potuto determinare la. tors10ne. Vi è chi non pago dei momenti predisponenti e causa li suesposti, è ricorso per spiegare il meccanismo dell'ome11to-volv1tlo a teorie in· ( l ) D ESCRA,AtPS. (2) LArEYRE. -

-

Bu!l. de la Soc. A1i:,t. <le P ciris, marzo 1001, p. 2l!9. S 11 r l'omento.-i:o/v1i/11• (.-Ire/i. prov. de C/iir., UJOì, p. 27 0).


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CO'.NTRID l.:T O ALLO STUDIO DE L LA PATOLÒGIA

DEL GRANDE EPI P LOO N

gegnose. se non del t utto convincenti. Così, per es., il Pay r (lJ, ha e~cogi tnta la teoria emodin amica, che si a ppli ch erebbe, si può d ire, a tutte le varietà <l-i ~ rsioni en do-addomì nnli e che con ·islere bbe 11 elle alterazion i i ndotte dal la p ressio ne sanguign a. nei vasi del pedun col o. l\l en t re in fatti in q nesto i vasi art er iosi conser verebbero IA. direzione e la lu nghez za nor ma.le, i Yenosi i n "i'ece, cedendo per la maggiore di ste nsi bi lità e sott ig liezza d i paret i alla pn ,ss ione de l sang ue, fi ni rebbero pPr diven t are arc uati e ser pigg iuosi e si av volg ere bbero a spira it ttorno all e a.r t erie, t ras mett endo ins ieme il loro movimento a t utto i l lembo. T ale ·concez ione teoret ica sarebbe stat a conft::rma.ta da ricerche speri men tal i. Io n on dis cuterò il val ore de ll'una e dell e altre ; di rò soltanto che l' elemento em o.J i111uuico, a mio parer<', p uòcon correre cogl i al t ri elementi causali n d ete rmi nare la t orsione, m a 110n è s ufficiente J.a solo a provocarla . I cas i i n cui l a sede del lembo epipl oi co ritor to è ad n u tempoendo -ed t x t ra-ad dom inal e sono i pii'1 freq uenti, e sono dovu t i pPr Jo p it1•a ll a coesist enza di u n'ern ia addominal e ; rari s,rno in .. ece quelli in cui i l lembo ri t or to risi ede esclusi\'arn eu te nel sacco in modo da a.vere il suo ped uncolo al collet to. Più ni ri sono ancom q ue i cas i in cni il lembo è completamen t e euòo-addo mi11ale, uel la qua le e"i'ell ienza esso aderisce di solito al le "i'ici11 anze d ell' anello in g ui nale in t erno (ed a llora spesso coesi ste u n sacco ernia rio vuot o in cui i l Jemlio i n preceù enza S('endeva) ; ma può an<.: he q nesto essere i nLlipeml.rn te dn. u na ernia e spingersi in basso n el liL pel vi (s pecial men te se ade risce a Lu mori endope!vici), o risalire molto i u al to verso l'om bel ico o verso il d iaframma, .i l fegato e via di cendo. L a torsion e può \'erifi, ·arsi attorn o ad un sofo punto fi sso, o,-.. eroa.ttorno a dùe pnu t i fi,, si, od essere p iù o men o complessa. Quando, l'':lpip loon aderisce, pon iamo, a l fo ndo di un sacco ern iar io o ad un t umore pelvico, e:;:;o è toso t ra d ue punti fi ssi: l' i mpia nto co lico da una par te, l'a<lerc:uza ?ista le d all' altra; e come por u n fazz olett0 t riangolare fì s;,ato per dno Ruoi ango li, e;:,-o può g irare colla p orzi one ad a ngolo libero a t t orno a l suo as-;e in un senso solo od iu <lue scu si con trarii , uno su periore cioè o paracol ico, l 'al t ro illferiore o pa.radistale. In q uest'ult imo caso il lembo s i foggia a fn,-o più o meno l ungo cou d ue peduncoli ai suo i es~remi, ri l,oni in sen;;o i nverso. Si posso no a vere i noltre dei curiosissim i t.ipi complessi di torsione, co me r1nel la descritta. da H eitr. 1' Dende, (2 1, in cui la parte inferiore ùell'epi ploon (1 ) P ., ~· 11. - ll' citere exp,:r11111n!•·//,: 11 l{/ ini.•rh•; lleitrc7ar. :. P ra 11r der S ci•!dr.!, ,m r, i11traperiton e,,l , r Or ua,. ~ u. 1/r •r hw,d;,fr ( f)u ,t Z r it. f . l'lcir., v oi, 8-i , p . :{!J:l). (2) H F.1-rz e J3i;::-11,~:1t. - U11,F; m1riJté 1~?111 ·e({e dr. tor,,iot~ d~ l'épip/or,1. Sot·. nno l. d o P oriR. novom b ro IOIIO.


CONTRIBUTO ALLO STOD10 DELLA PA'l'OLOGIA DEL GRANDE F.:PIPT.OON

2o

era divisa in due masse ed i rispettivi peduncoli erano ritorti l'uno sull'altro a mo' di treccia: o a. quella di c ui parla Chavannaz, i n cui l'estremo i nferiore del lembo, rivol to in su, aveva circon rtato a spira il peduncolo del lembo stesso, strozzandolo. È naturale poi che quando l'epiploon aderisce estesamente e t e nacemente ad u n organo o ad un tumore endo-addominale mobili, la torsione di es ·o può essere non altro cha la conseguenza di un identico fenomeno avvenuto nell'or· gauo o n e l tumore medesimo, eome nei casi d i Pothe.rat e di Payr sopracitati, nei quali la torsion~ dell'epiploon era stata favorita da quella della cisti ova rica coesistente. Ciò c lrn i mporta intanto ri tenere in pratica s i è che, a meno che non s i t ratti di epiplocele inidncibil e, in cui l 'e rnia se mbri essere la sede iniziale el esclusiva degli accidenti, i l segmento ri torto va ri· cercato sovente molto in alto, talvolta pe rs ino a.Ila. radice dell' epiploou e che d' altra parte una torsione cons tatiita in corrisponde11za de ll'ernia o del suo colletto non esclude che un'altra. possa esi~tere più in alto del cavo addomiaale, la quale dev'essere perciò sempre cercata. La trasg ressione di tale precetto costò la vita a l paziente ùi l\Ioresco (1). / Il volume del lembo ritorto è affatto iudipe ndente .dal tipo di tor.iione; esso pnò variare da quello d i nna noce a queilo di una t esta di nomo (Hochene!:{g) (2), e pesare da poc hi grnmmi ad un chilo (Riedel) 10). Non ) ra ro il ca.so che tutto l'ome nto part ecipi a l processo, che si abbia cioè nna torsio ne iu massa; ed allora il p etlnncolo è assai g rosso e costituito dalla radice stessa della me mbrana in tntta. vicinanzA. del colon trasverso (Moresco, Adl er) (4). Del resto il peduncolo od i p eduncoli hanno in genere volume assai va.riabil e, il quale è in rap porto pil'.1 che col volnme ciel lembo, colla data della tors ione e col n umero dei giri . c hl:l essi h anno snbìto. Ne i casi me no recenti ed a giri di spira poco numerosi si rinvengono di solito pe · duncoli sottili, talora esilissimi . · Si sono viste torsioni d i nn solo ccl anche di mezzo giro e t or · sioni penino di sei giri; le pit'.1 frequenti sono quell e d i 2 a 3 giri. Per lo più esse si soao verificate da destra a sinistra; ·meno freque nte è il caso opposto, che si avverò negli ammalati d i Cerne½zi e di Eiselberg (5). Talora la tors ione è molto stretta., donde l'ac nzie dei sin(I))[ , nr-:sco. -

Oa::..1 drgl i ORpccl. , 1902, n. 1)9. !Vien. klin . W ?c!,., l !lOO, p. 2!l l. U r.lJr.r g~dcch/,J N ,,t~gr,ivu/~tc m,t u. ol,nr rnry111t'}igm Bruch (.1/ ;;,1ch.

(2) H •.><·ni::-reoc:. (:j) R11!:0F.L. -

m td. Wor,h., 1905, n. 4). (4) AoLF:R RMoco,.!o d el OowJ , tu./,, ,ro t/i Chir .. n. :li, p. 5 3. (5) E!!n:r,BERO. - D r-ut. 1111),l. W och. , 1808, n . 3 5 . r- :!GO.


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co:-:TTI ID l'T O ALLO STUD. O DE LLA P ATOLOO IA DF. L GRAND E E P1PLOON

tom i : altre vol te è la~sit, tanto da ostacolare il circo lo venoso ma non l'ar terioso (caso d i Hoc henegg). Le a l tera.zioni ana.tomo-pato logiche che si ri u veugouo nel lembo sono di due ord i ni. Tal une sono primit i ve, preeesistenti a lla torsione; altre sono secondarie è' dcv nte all'alterata nutri zione dell'organo per effetto della torsione stessa. Le prime, già sopra descri tte, non sono pi t'.1 bene d ifferenzi abili macroscopicamente, comprese le t.u berco lari ; per ricono;:eerle occorre l'esame microscopico. Un reper to in vece più eviìente ed assai interessante è invece quello costitui to dalla presenza ài tumori veri nel lembo epi ploico r itorto (caso di B roca (1) e di T ufl'ìer (2 ), in c ui si rinvennero nell 'epiploon ritorto cisti idat idee: un11. ne l primo, tre nel secondo). Le alteraz ioni dovu te d irettamente alla torsione sono l'espressione dell'ostacolata n utriz ione dell 'organo, e vanno per grad i da. una semplice sta:i i venosa alla necrosi com pleta. Il lembo di viene tosto rossobru no e persino nerastro ; è tutto i nfiltrato di sangne, d i consistenza dapprima dura e q uind i, nei casi pii'.1 a van zati, pit1 m oll e. e friabile ; p resenta grossi tronchi venosi dilatati e trom bosati e, vicino ad essi, degli spandim en t.i sanguigni nerastri ; ha insomma t utti i caratteri macroscopici dei lembi epi ploici str ozzati dei sacchi erniosi. Le alterazion i microscopi che poi sono in t ut to simili a quelle di un in farto emorragico e d i una necrosi più o meno avan zata. A ttorno al lembo epi ploico in via d i n ecrosi va geuernlmente fo rmandosi del liquido siero -ematico che si r accoglie sia nel sacco ern iario che nel cavo ventrale. Il peritoneo circostante presenta q uasi sempre tracce di flogosi recente con svilu ppo di aderenze lasse, specialm ente tra lembo epiploico ed a nse de l t-enue. U na peri tonite d iffusa, come in un caso di L apeyre ed in quello di :Moresco g ià citato, non venne osservat a che as,;ai ra.ramente. Nella fo rma extra- add om i na le propriament e detta, nell a torsione bas'la, cioè isolata - sacc ulare o parasaccu lare - la d iagnosi di epiplocele strozzato od in istato d'irrid uci ui li tà aèuta s' impone, e 1lOD se ne può fore a lt.r:1. La. brusca i nsorgenza degli accidenti, l' acu tezza dei dolori e la loro irradiazione addominale. la scoverta d i un volumioo.;o tum ore d uro e teso >i li vello od al disopra dello anello inguinale interno potrebbero far sospettare la torsioue, come pu re la potrebbero far sospettarP. il prodursi di tali accident i in varii tempi e l'essere stata. la crisi term inal~ preceduta da distu rbi attenual i pit'.1 (lJ 81:oc,1. - R~t·w: m " 1i11Mllc d,,s m ,icv/Ù'.< de l'E,..'at•~r. <lioe m bro 100:l. (2) T lrFFtEn - U11fl. rt J [ , ,n . d,; la Soc. d~ Ch ir. d r. P-.Jris, mar LO 1906,


OONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLA PATOLOGIA Dl!:L GRANDE El'Il'LOUN

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o m en o loutani e deri v~inti dallo stesso pro0esso (fatto riscon tr.a.to in un c,1so di Riedel); ma l'interpretazione rimane sempre osenra, per c ui è meglio confessare che in simili casi non è. clat,l fa re una diag nosi differenziale, il che sotto il rignardo delle i11dicazioni operat orie non è di nocumento. Il problema clinico diventa più g rave e più in teres,;a nte n ... Jle torsioni extra ed endo addominali ad un tem po, che, come dicE>nimo, rappresentano la forma. più frequen te. U n indi viduo per lo più adulto con ernia inguinale destra epiploica <li data pini.tosto autica , rn·orre al medico, perchè, ìu seguito a sforzi (·or porei, a fa.ci.~, a traumi diretti, o:l anche senza cause apprezzabili, ba avvertito un dolure iuteu· o allo scroto propagantesi bentosto alla fossa iliaua e quindi a tut,to l'addome, con nausee e vomiti biliosi. Non -i ha a rre~to ,;tercorale, nè vi sono g li alt ri seg ni classici del vero st rozzamento. So pravviene la febbre, la quale, benc bè moderata (39°-38,5°), ma uca raramente. L 'ernia è tesa e d olorosa; e s u questa naturalme11 t.e, spe· cie se il contenuto n 'è voluminoso, si concentra l'atten zione, ment re si ritengono quali reazioni secondarie g li accirlent.i addomiual i (i l ballottamento, la. sensibilità e rigidità della parete). Ora è \'.,s;ime accurato e metodico del ventre che può permettere in questo periodo iniziale una diagnosi, se non d i certezza, per lo meno di approssimazione. A capo di qualche giorno i l dolore si attenua sovente a li vello dell'ernia c he resta irriducibile; esso persiste però e si localizza. nella. fossa. iliaca, dove si scovre per giu,_nt,a un piastroue, un tumore. Dinanzi a tale complesso sintomatico (inizio febbri le seguito dall'apparizione di una in tumescenza,) si pensa all'apµ endicite, e l'ernia. non viene p iù considerata che come nna complicazione banale. Ma bas ta esaminar bene questa tumefazione per essere meglio illuminati sulla diagnosi. Essa è d'ordinario assai pron unziata da raggiungere il volume di nna testa di feto ed anche più; risa ie in alto, offré ottusità com pleta s u tutta la sua estensione, e, palpandola, risulta a contorni irregolari ed indecisi. Si l ascia tuttavi a circoscri,·ere, prendere in ma.ssa, s postare un po' lateralmente; n on si estende punto in fuori sino al bordo lateral e del bacino; occu pa la fossa iliaca, ma non la riempie èompletamen te, riscon tran dosi per lo più, sul lato e;;terno della massa, una striscia depressibile e snnorn. Il t umore è doloroso al tatto nei primi g iorni, resta sensibilissimo n ei giorni seguen ti, ma non lascia not.are in gen ere un p un to nettamente locnlizzato che ricordi il dolore ac uto &. fitte delle suppura1/.ion i in evoluzione. Sotto le dit:i. appare come uua ma;;sa immed ia tam~nte accollata alla parete, spessa, compatta, uu po' b itor zolu ta o megl io


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CONTRIDU1'0 ALLO

TUDIO DELLA PATOLOG IA U~L GRANOK EP!PLOO~

nodulare, che dà la. sensazione assai speciale d 1 in6lt.razione diffusa. Pal pando con i nsistenza ed accorgimento, si arriva a percepire che questa massa non finisce all'arcata crurale, ma si continna e d iscende sotto di questa assottigliandosi un poco. raffigurando un grosso cordone no(l oso, teso, di t>guale consistenza, il quale più in basso si perde nel contenuto dell'ernia. Tal e C'Ontinui tà delle due masse - l'addom inale e l'eruiaria - , tale somiglianza di caratteri fi~ici alla palpazione dive ngon o un ;mporta.nte elemento per stabil ire la diAgnosi. D'altronde, se pur gl i accidenti iniziali sono acuti e brusc hi , essi non rivestono tuttavia la gravità di quelli dell'appendicite, per lo meno d i un'appendicit.e elle si rivelasse così presto co11 nn grosso tumore infiammatorio. Insomma, come ben nota Leya rs, pure d iagnosticando in un s imi le caso l'appendicite, si rimane d nbbio:,:i e perplessi per la striinozza d el !'ino decorso. Se si pensasse pey poco alla tor:;ione dell'epiploon, SP le ,;i att.ribnisse in clinica CMre nte la parte c he le spetta, si t roverebbero nello e<.ame acc urato dello infermo i sPgni sufficienti a farla riconoscere e d iag nost i<:are. L'omento-volrnlo d'altra parte non as:;ume sempre l'inizio brnsco e · l'andamento ar ut,o sopradetto; come i pednnc·oli ovarici, i fi bromi uterini, i tumori sple11ici ecc., presenta anch'e:sso clelle f orme incom plete, croniche, a tappe. Ried el ha m e~so in luce q uesta ,ariet à di evoluzione; presso tre infer mi, di cui egli riporta le stori e, la crisi terminale del voh·ulo completo e s~rrato seguito da infarto e morra· gioo dell'epiploon, e ra stato preceduto di un mese, di tre mesi. di diciotto mesi da una crisi iniziale a t.teo nata , caratterizzata da dolori e da vomiti di una cer t a durata e che aveva lasciata una cena dolorabilit.à ed un senso di pe~o nella regione ileo-ing uinale. -Onesti accidenti precursori larvl\t i sono oiù frequenti che n nu si crP<la. ed a.llorchè si ver ificano in individui con ernia epiploica. irriducibile devono sempre suscitare il sospetto dello omento-·c olmlo ed il1\~itare all o esame accurato d el ventre g iusta le norme su accennate. L'ultima serie d i torsioni è data dalla forma schiettamente eudoaddominale, detta anche da Lapeyre appendicolare, colla •.pmle d('110· minazione egli ha ha v,)luto mett.ere i11 evi,le nza la grande ra.s,om iglian~a clinica tra detta fo rma e l'appencllcilE-.· e quindi la fuci litit con cui sono state scambiate ,cago cli Smythe, di Fnller, di ,\.iener, di L apeyre, di L ejar.s (1°), cli :\Ia lherbe, d i J{0the ecc.). Talora vi è concomita11za di un'ernia inguinale. ma il sacco cli qnestfl. ~ vuoto, e n essuna conne3sioue rilevas i tra es5a ed il tumore endo-addominale (caso di Peck. di \\Tie ner, di Tuffìer, di Riedel. d i Smy~he, ecc.). Mal-


CO:XTRIBOT O ALLO S T UDIO DELLA PAT OLOGIA Dl':l. O flANDE EPil'l.OON

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grado ciò, e sE>m pre impor t a nte constatttre tale rnncomitanrn ed insistervi Messa in r appor to con l' inizio deg li accidenti e coi r is ultati della esplorazione addom inale, essa può giovare 11,J) a di.agno!li . Accade d"a l1.ro1~,le ta lora che i l sacco si sia da po1_;0 vuot ato e c he una ri duzione più o meno difficile sia stata l'origine degli accidenti; il che fa pensa re o ad una rid uzione in massa o atl nn' appenù icite consecut irn al taxis (cnso di H ochenegg e di hla lhe rbe). L'eruia può m11,ncare del tutto e la t or.,ione pr eseutarsi come un processo esclusivamente endo-addominale I fa tt,i cli q uest ' ul t ima categoria, uencbe ancora troppo rari, nOD sono ecc'lzion ali. Occorre segnalare anzit utto le tors ioni as;;ociate e cunsecutive ai tumor i sviluppati nel g rembia le epiploico e ne l suo bordo l ibe ro, come nei casi di Broca e di Tn ffier . Nel primo si trattava d i una cisti idatidea del l"epiploon con t orsione, c he aveva generati sintom i infìammatorii e fat to pensare all'a ppend ici te. Nel secondo l 'inferma. u11a giovinetta, avern ,ist.o bruscamente comparir e nel bacino, in seguito a caduta da uno scal ino, un tumor e gro,-so come n n due pugni , mediano, rot ondo, inaccessibile all a esplorazione rnginale e c he inù uceva quale u nico dist urbo n n a costi pazione ostinata. Operat a nn mese cl opo da Tu lfier, q uest.i riscontr ò l 'epiploon ritorto, da c ui pendevano son npposte dall'al to a I basso tre cisti idat irleE'. Altre volte il volvulo riflett.eva, com' è stato ricordato, nn epiploon aderente ad un Lnmore pel vi co. I l fatto di P ayr e partic,ila r mente iut.Pr&s,ante. Nella s ua inferma cìnquante nnE>, che soffriva al , ent r e da circa un a nno, si coniitatò a destra un tumore r otondo, mode rat amPute t eso, a superficie bernoccoluta., più grosso d i no.i t e;;t a di bambino; esso s i lasciavn. d alim itu re mhl e dall 'alto i, ùal sno polo postPriore si distac<'ava u na specie cl i cordone ascendente. Si fece d iagnosi di cisti ovarica, ed iilla laparotom ia si trovò un voluminoso tnmore nerastro in fil t rato di sang ne e cost it u ito da nna cisti dell'ovaio con ped uncolo r it or to e quasi sezionato eù una massa epiploica a•ler ,·nte ritorta anch'essa d ue volte sn sè stess,i a livello del e:or done che si ero. a v venito cul la palpazio n e . I n un'filtra osserva11ione <l i Simon una in fer ma d i 40 an ni presenblVa da lO gi orni una costi pa·zione ribelle, dei dolori addom inu.li ed una leggera feblir e. ~ i palpa va nella regiono ileo-cecale cl est,ra. un tumore un po' be rnoccolnto, più grosso ciel pugno, dolorosissimo e mol to ri m o; si conchiuse por nna tubercolosi ileo-cecale. ed, aperlo i l ventre, si r iscontrò un tum ore E>piploico nerastro sor montato da un p ed uncolo ritorto t>d ade1·e nte in ba~so ad u na ci·ti clel l'o,aio destro, g rossa come un pomo e c he u ou aveva subita al c una tor ~ione. T rattaDJosi cli questo ntlt>renze


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CONT Rilll"T Cl ALL() STODIO DE LLA PA'l'OLOO I A DEù G HA NDE El?IPLOO~

declivi dell'epiploon, i l mecé'an ismo della tors ione tra d ue punt i fissi si trova spiegabile come nelle aderenze in t rasaccul a ri. S i possono avere infine casi d i ome nto-vol vnlo se nz'ernia e ·senza tumor i endo-addomin a li; questi ~asi. assai rari · meritano d i essere conosciut1. L ejars u e ri porta set te esempii appartenenti ad E i tel, Noble, S tewar t, ScuJder, S i mon e Riedel (2 r asi). Un caso di R iedel è pn r t icolan nent.e curioso per la sede anor male del t u more epiploico. L 'inferma, u na douna d t 38 ann i, accusava dolore n ella regione s uperiore destrn del ven tre e lasciava percepire a t ale livello una resistenza netta che s i prolungava sotto l'ombel ico. S i era pensato a ll a coleci· tite, q uindi a ll 'appendici te; ebbene alla laparotomia si ri n,·enne una grossa massa epiplui ca. i nfì lt.ra ta d i sangui?, aderen t e tra il feg ato ed il d iaframma e conti nu antesi. in basso con un peduuoolo g rosso come un lapi s. La s i asportò dopo l i berazione; i,i rese('Ò del pari l'appendi ce che pa reva un po' infiam mata, e la g uari~ioue ebbe l uogo. L'infermo di E itel era uu ascitico presso cui, dopo d ue puu zioni addomi nali, si f,we la lapa rotorniit e si r iconobbe nna t orsione epiploica, del resto r iducibile, c he bt\SlÒ sciogliere per v edere tntLi i sintom i cessare. Nelle osservazioni d i Noble, di Ste\\'art e di Scudde r s i trovò un a Jocali¼za zione dc.Jorosa ed un t.umore nella fossa iliaca destra, e s i fe' diagnosi d i appe11dicite. Kell'u0mo operato da Scudde r il tumore, voluminosissimo, r iempi, a, la fossa il iaca. e si esten de \·a. n ell ' i pocondrio e s i no al la linea merl i irna; di contorni mal d efi niti, o ttn.-,o alla pe rcus,:ione, imm obi ie, l)Oco te;;o; esso era dato dall o epiploou ri tor to i 11 mas:-:a C' SP117,a a.ppendicite. Noi caso d i Simon, una donna di 2fì a.uni sotfri\',t d,1. lO ~iorni a l lato de;itro clello addome; in un bel mo mento i dolori si accentniiruno, la co~tipazione si stabilì e dello uansee sopnH·venn,~ro; la temper!ltu rn sep:cava 08°, i l polso 100. ~i notò un'ottu;;ità e.-.te:-:a diilla regione del la ve:::cicheUa biliare all'ombelico, al ligameu t o di P un part 1 alla regione lombare; t utta questa zona era sensil, J! issima Alia pressione e fluttuante. Si fece d iagnosi di ascesso appendicolare: s i operò estraendo 1500 grammi di un l iquido fortem~nte emat,icci, e si cadde su di u n tumore nera· st ro a·le rente. Lo Si li be rò e :si r isccontr u <"he trattina:,i d ell'e pip loon tumefatto, iufiltrato ed adere nte alla parte mediana d el _ colon tras,erso mert:è nn ped uncolo ritorro due ,~olte n el senso degl'indi1:i di un orologio. L o s i resecò e s i a'portò a nc he l'append ice u n po' ade · re nte, mii c he a llo esame istologico ri sultò normale. Da queste storie cliniche, presso<'hè tutte rassomigl ianti, bisogna concludt're c he l'omenlo·rnlrnlo esclusi·rnmente addom inale, pii\ di ilìcile seuza dubbio a d iagno:ticare perchè manca l 'ern ia indicatrice>

ern


CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELl,A PATO LOGIA Dl(L ORANDg .::l'IPLOON

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presenta tuttavia. un insieme di sintomi utilizzabili , ed in par tico.: lar modo lo sviluppo rapido, il volume, la consisten:r.a speciale del tumore possono dare un serio lume. Occorre eziandio tener conto della evl)luzione relativamento benigna dei sintomi, per l o me no nei primi tempi, ciò che in verità quadra male colla ipotesi d_i una va• sta suppurazione appendicolare o di altra origi ne. Non bisogna per altro contare su quest'apparente be nignità delle tor~ioni epiploiche. _Il tumore si può s facelare in totali ta. od a. segmenti od anche distaccarsi per rottura.. tlel peduncolo. "\Vising er r invenne infatti nella regione ileo-ceca.le nna. massa omentale grossa come una testa. di bambino, aderente, jntieramente distaccata eJ in preda a. necrosi. Per analogia di quanto avviene nella torsione di altri organi addominali, si possono a vere sintomi di grave i nfezione peritoneale; nè va esclusa la eventuali tà c he alla t rom bosi vasale succeda.no fenom e ni embolici e· s pecialmente fenomeni ulcerati\ i a carico della mucosa gastro-e nterica, qua.li vennero riscont rati all 'autopsia nello infermo di Moresco. Per tutte queste considerazioni può dirsi che la t orsione del gr,md'epi ploon abbandonata a sè stessa debba far fa re prognosi, se non infausta, per lo meno JllOlto riservata. Fortunatamente sono po~ chi i casi non sottoposti a ll'atto operativo, perc bè quasi se mpre il sospetto che si fo;ise trattato di un'affezione addom inale p iù grave ha indotto il chirurgo ad in tervenire presto. Subord ina.t.amenl e a<l uu atto operativo precoce, la prognosi diventa, abbastanza ben ig nri. Lejars ha. calcolato che su 6(:i osservazioni la mor te è a\·venut a 7 volte (mor talità 10 p. 100); ed in tre di q ueste essa è dr~ a tt r i buirsi a complica~ioni accirlentali (polmoniLe g rippale n el caso d i j\fouod , bronco-polmonite in quello d i Bender, d elirium tre mens n el l '' caso di Lejars). Nei casi di Eiselberg e di l\fores,·o la m orle fu donttlL ad interventi incompleti. Gli altri due pazie u t i infine sc,ggiacqne ro a polmonite. Anc he tra le operazioni pit1 recenti la g ua rigione fu la. regola. (casi di Verebely, Graut, Adl e r, H,iEiJ el, Fnller, Cerne,.;zi, Bonamy, ecc.). 0

'fRATTAllENTO D ELL, E A OEREXZ", E DELLE TORSIO~I

DE[ PSEUDO 'T U MO RI

DELl} J;;PlPLOON.

E ora.mai da tutt i ammesso co me precetto c he qual unq ue s1>1. il genere di alterazione c he u na cronica e piploit e trasl·i 11a seco !"al t o Operativo è sempre indi cato, ed oramai n on più si contano i ri snl·


32 CO~TRIBU1'0 ALLO STUDIO DF:LLA PATOLOGIA DEL ORAN OE J,:p[PLOON tati fe lic i, talora insperati che hanno tenuto dieLro a qnest'interventi puramente liberatori. D"altra partP. n on è da cre<l<'re c he tal i operazion i s iano sempre SE'm plici e facili e che possano ripor tarsi tutte allo schema della briglia 11111 c a str angolnute, cl.ie basti sezionare od escidf're. La faccenda è molte vo lte assai più malage vole; g'impone cioè una dissezione l en t .i, progressiva, ocnlata nei focolai di adere11ze codìui>nti ed a briglie multiple; nè basta sdtanto tagliare o r om per e, ma occorre r eseenre, estirpare quanto più completamen te è po~sibile tutto l'impacc:o fi broso, t utta l'intricata r ete cicatriziale. A que~ta condizi one soltanto si eviteranno la per sistenza dello s<,fTer e nze e dei disturbi fnnzi u nali e, ciò i;he importa, la r ecidiva e la coaleseem:a secondaria cli o rgani di fresco crue11tati. La coesistenza di un·ernia in atto pregresso 0bbliga il c hirnrgo a riv0lgere di proposito le sue ricer c he nelle Ad ia C'('nze del ri spettivo auello erniari o, sul c ui peritoneo risierle nel mas~imo numero dei 1:nsi l' impianto dl'lla briglia e piploica; all'uo po egli putrà o non, secondo i casi, apri rsi la strnda dalla stessa regione e rniaria . L P preesis tenza di uu·appendit;iil'I i n vec·e riuhiede c he le prime rice rc he per trornre l'ostat·olo s;a110 fat te ne lla r egione ileo-cecale, per c hè qui,i es::;o più freq uen· t è11H: 11le risiede. I noltr e il troyare il ci eco ri gonfio od affloseialo u' inùid1era. $6 d obbia mo ri•;er..;ar, i l tratto d'int esti no ri,-tretto a \'a lle (,,er,;o ti colon) od a m onlc· (verso rileo). QLianto a: m o,lo co me eseguire in simili casi il t t1gl io laparotomico, si può dire cl1e il tag lio media no non preseuta inconve11i e11t i, mentre c i permette di esplorare largamente il ca\'o ad ,fom iual e. L'inc is ione ln paro to mica ln.t erale con r iapertura della c ica,trice ancora fresca, ò 111v3ce ind ieata .11elle tori;iu11i pogt-a p pendicitiche pr ecoci, per e hè nl lora è da temere che d istact.:ando per via. laproto mi ca m edi ana d e lle a1l ere nze, d el le gomita· t n r e o delle briglie formates i n e l la fossa ill1aca, si possa aprire m, foco la,io aucora in fettan te ed a,·er si una p eri tonite. Le adere nze r eceuti possou o sciogl iersi con faeililà per via smus5a; le più auticl.ie e r esisten t i richiedon o in precede11za ùe lle piccole intaci;acure onde lasciar~i yincere ller la stessa via. Il Ke lly consigliu. quando l e anse sono adereuLi così da forma r e impact·hi, di fa.mo J'eviscera zione e lli distaucnre l e anso agglutinate, prei:-e con piccole compr t>sse d i garza , davnu Li un lnme, perrliè, gnard1rnd ole per I raspar en:.ia (dinfanosc:opia), ri esce pi it fac; ile e vitare i vasi e 11 0 11 <·a·lt're t·1 1l tagliente ne ll 'i n te rno dell'a.11s11 . Se d ura11lo l 'isola.me11 tu si proJ ucono delle ]JÌl.!ùule l aceJ·azio ui 11e l ti siero-:n, si donan 110 lJUe:.le suturare Ìll ::;~11so perpo11dic:olare all'ass~ i1nesLinale, onde evi -


CONTRIBUTO ALL O STUDIO DEL.LA PAT O LOG IA DE f, GRA;<; IJE EPIPL00 :-1

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tare st enosi. Le briglie si estirperanno tra due ligat ure, pe rc l1è l a sola incisione potrebbe generare nuove ade re nze . Con maggiori precauzioni e con t ecuica ancora. più delica ta d e ~e essere condotta l'operazione allorchè tra ttasi di p seudu f II mor i epi ploici. Nulla vi ha infatti di più facile c he per for a re in q uesti casi l'i n testino e gli altri visce ri cavi aderenti e confusi n ella massa. Occorre quindi procedere lentamente, a piccoli col pi, aste ne ndosi d a lle libe razioui col dito e arrestandosi a te mpo, senza vo ler troppo fa re e t ro p po scovrire. E d'altra parte un in tervento razion ale suffic ie nte c he s i sia limitato a d aprire il tumo re flemmonoso c r oni co, a sezionare le principali ader enze , ad escidere quello che si p resta facilme n te degli ammassi fibrosi, a liberare i visceri d e formati e piegat i e d, all'occorrenza, se ci fosse un po' d i liquido t or hido al neu t ro della m assa , a notarlo prudentemente, lasciandovi un drenaggio, questo i n t er,en to, dico, sagg io e ben regolat o, porta a lla guarigi01ie cmi consecut ivo riassorbimento del tumore. Allorchè le ader enze sono tr oppo c:tese e t r oppo p ro11unzi11tt>, per chè si possa r ealizzare una liberazione i ntegrale e, secondo ogn i ai)pa renza, d nrevole, occorron o i nter venti più complPssi, intf'si a garantire la funzio na lita d el t u bo g a-,t ro·cnteriro; tali sar ebbero Ja g1tstro -e11· ter,istomin, o la colet:isto· eu ter ostorn ia, o la en tero- nnn,-tomosi, o la e~clnsione intestina le, le quali t u tte rispondono meglio che le r esezioni gastriche od in testi nali i n o.lc:un i casi per aliro i ne,·itabi li. 1·inter rnn t o negli omento-ro frrdo si prestti a qut1lche pratiea considerazione. Trattan dosi d i un epiplocele erni11rio, s' inc id er à. naturalmente sull'e rnia; e se li\ d iagnosi non è stat!l fatt,a nè supposta, l'a· spetto specia le d e lla m assa epiplo iea ispessito, infiltrata, violaci>a sani una ri,·elaz ione. Bisogna allora ri mon tare ]11 11go tale mossa, prolungantlo l'incisione secondo il bor do ester no del r elto sino a i l imiti del tntnr1re (ernio .Ja paroto mia). Se dall'i n izio si.è in 1er venuti dt, parte del \'eutre, lo stesso sbrigl ia mento l1trgo s'impone, n na ,ol t a ri c:ounscinta la mas a epi ploica , la q uale va.scollata a po"o a poco, metodi camente, non solo dal la parete ad,lorniu.a le e da l sacco ernia r io, ma r ziandio dal cieco e dalle nu merose mise del tenne applicat.e a l h1. s1111. faccia profonda. Que~t a bisogna d(lmanda di essere eondotta con tanta più c:ira, in quan to le par eti in testi11a li co11gestionate fri11ùili sanJu inant i 51 la~ciano faci lmente spellare e lacerare. Il tumore viene estntl 10 in ~na::,a dal basso in al to, ed i l suo peùn11coln, S<>vente a,:-ai elenito ed 11 nmediatamenle sottostRu t.e al colo n t.ra:-:\'ni;o, è me"-.o in pit>110 lume, !1en:hé si pos,;a legare e i'ezic,nnre II l cl i ,;npra, in pie110 te;;;,rnto ~pi · ploico sano. L ,i semplice detorsio11e, anche se po3,;ihile, non parmi 3 - t.loniate cti mectlcin.a 111il:l1u ·c - f ase. I.


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CONTRIRUTO ALLO STUDIO Dli:l, J.A PATO LOGIA DU:L GHANDE EPIPLOON'

manovra snfficiente e non è giustificata nemmeno, a l dir di Lejars &di. Lapeyre, in casi di torsione affatt<l recente e poco stretta; essa pe r lo meno lascerebbe immutate le condizioni pt>r il recidivare <lella torsione. Non ci stanchiamo infine di ripetere l' av vertenza di Psplorare sempre il resto· dell'epi ploon per n on incorrere nell 'errore di Eiselberg e d i Moresco: di lasciar!', cioè, nell 'addom e un secondo Jemboepi ploico ritorto ed ina ,vertito. Tene ndo intanto presen ti tutte le tristi conseguenze che possono derivare dalle aderenze endo-addominali in g enere e dalle epiploiche in ispecie, si comprende la raziona lità del precetto chirurgico « e1:itnre ad ogni costo, operando, la formazione di tali aderenze, ed impedfrne la r.iproduzione, una volta che .çono state distrutte con apposito inten;ento operativo•. A questo secondo intento d evesi soprat,1tto mira.rEI, allorchè coll'ablazione <lolle p rimi ti ,·e aderenze non si è potuto co ntemporaneamente rimuovere lo stimolo alla loro riproduzione. All'uopo quattro avvertenze deve il chirurgo avere sempre presenti ogni qualvolta si accinge ad intervenire sullo addome : 1° usare un'asep~1 rigorosa; 2° peritoneizzare, sempre che sia possibile, le superficie cruentate; 3" esplorare e governare bene l'omento nelle cure rad icali di ernia; 4° rimettere, prima di chiudere il ventre, le varie parti a posto. ~: inutile che io insista sulla necessità dell'asepsi. Un antico aforisma dice : asepsi comr,leta, assenza di aderenze. S tando poi ai risultati deg li esperimPnti, l'asepsi umida è sotto questo rapporto più efficace d ella. seccn. N è vale la pena, dopo q nanto ho detto nel precedente mio la,oro sull'epi ploon circa la tendenza costante di esso a sovrapporsi sulle snperfic ie rrnentate, insistere sulla opportunità della peritoneizzazione di queste. Più interessante invece sembram i l'insistere sul terzo precetto, essendo ben noto cou quanta leggcrpzza e disinvoltura i giovani chi rurgh i trattano oggidì l'omento nelle loro operazioni rad icali di ernie. Eppure è sa~gia. precauzione avere di qnesto il massimo rispetto, constatarne il volume, la conformazione, nonch è i rapporti assunti nel campo e nelle ad iacenze dell'ernia; e non solo quand'esso presentasi a<l esubera.nza erniato, ma anche quando un semplice lembetto viene a disturbare l' isolam en to del sacco, è bene spingere la n ostra esplorazione oltre la par te prolassata ed arrivare previa generom eviscerazioue - abbastanza in alto, n on per ricorrere a.d impro vvide mutilazioni: ma p Pr vincerne !'eventual i aclesioui alle parti circostanti ed t:splorare la integrità, o meno, del sno tessuto. Il quarto precetto, !t1. rimessa. cioè delle varie parti ~ posto prima, d i chiudere il ventre, non ha miuore importanza.; e lo spiegamento e lo abbassamento dell'epiploon avauLi la massa intestinale ne costituisce-


CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLA PATOLOG IA DE L GIIAN UE B PIP LOON

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la prima misura, senza. trascurare nel conte m po l' altra di rim ettere in sede norma.le i vari i segmenti del colon. Per ciò ottenere sono stati s ugge riti rnrii esped ient i, tra cui il più razionale ed innocuo sembrami q nello cous ig l iato e messo in pratica dal Cla rk. E sso consiste nell'iniettare nel r etto, alla fin e della laparotomia e mentre l 'infermo è anco ra anest esizzat o e ne lla posizione di Trendeleuburg, da 1 '/, a 2 litri di a.equa salata cal da, la quale si spande iu tutto il colon e t a lora vince anc he la val vola ileo-ceca.le e penetra nell'ultimo tratto dell' ileo. Tale a bbond ante iniezione, oltre ad essere effi ca ce per il buon a ndame nto d ell'a tto operat ivo, avrebbe la virti1 d i far.riprendere al colon trasverso il s uo posto, di raddrizzare e sollevare l'ansa sigmoide11. e di spiegg,re ed abbassare l'omento. Con qualche prèca.uzione l'infermo può essere trasportato nel proprio le tto, senza che il liquido fuoriesca.. Altri c hirurghi hanno pe nsato di attivare subito dopo l'atto operativo i moti peristaltici, mer cè l'uso di fori.i purgant i, o mercè iniezione di un milligrammo di fisostigmina (Voges), capace di provocare dopo q ualche ora l't,missione di gas e di f ecci in abbondanza. Altri ancora. sono ricors i a rimedii capaci di rammollire il tessuto cicatriziale neo-formato, primo fra tutti la fi brol isi na. Però si è visto che la int,roduzione di re tta di q ue.,ta sostanza nel cavoaddominale non esercita alc una reale influe nza sulla forma zione o me no di nderen:le, venendo essa riassorbita troppo presto, mentre esercita un'azione tos;,ica non t r ascura.bile sugli aaima li a sang ue ca!Jo (Maurizio Ti rode), e di ppiù può con un rammollimento prolungato compromettere la ci catrizza zione della ferita la parot om ica. Gia $in dal 1895 ~[art.in ave va creduto pote re, m e rcè iniezione in traperitoneale di una ce rt a quant ità d i ol io di uli ve sterili zzato, i m pedire la formazione di aderenze post-operatorie. Questo metodo, poco usato, riprese una certa diffusi one dopo ch e f uron o preconi zza te n ell a cura del le peritoniti g e neralizzate le iniez ioni int raperi toneali d i olio canforato. Ma. il Novak, non convinto della bon t à del rimedio, v olleprovarlo su conigli e cav ie, e ve nne alla conclusione che n on sole> negli animali trattati coll'olio di ulive le ade renze s i forma vano a t pari che in qnelli di controll o, ma in essi l' irrit azione prodotta c.ln l corpo estraneo difficilme nte riassor bibile aumentava la t endenia a]J .. sviluppo delle ade renze medesime . .Ad e vitare tale inconveniente \\-a ters Burrows precon izzò nel congresso d i L ondia d el 101:3 l 'olio di petrolio purifica to e sterilizzato; ma ebbe an che questo poca fort nua> al ~a.ri di altre sostanze 7 quali il collodion, le m embra.n e di uorn, le pelhco]e d'oro battuto, le lamine di celloidino, i l :si lk protettivo, l,i. paraffina, !'a.equa. salata con aggiunta. di ad reu~ l i ua, J14 soluzione cou-


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C O~TR.lOU'T'O ALI.O STU!J! O Dl'.:f.LA l' ,\TO l,0/lL\. !IEI, GRA~OE El'!P l,00:S

-centrata di c lort1ro d i sodio, ecc. Nflgli ultimi tempi infine Carlo 'l'o-

-satti pe11sò ricorrere, 11elle aderenze ben individualizzate sotto forma

di briglie, alla escissione di queste col termocauterio, pr e,- ia ligatura ...loppia. con catgut iu ò.ue punti nssai d1><t11nti . Egli assicura d i non aver visto negli animnli dn esperiment.o riprodnrsi con tale espediente le aderenze, ogni qualvolta p erò si e ra potuta rimuovere la causa che ne aveva stimolata la p roduzion e . Il num ero e la vari e tà d e i m ezzi ·escogitati s:a in tanto a dirnost.rare cl1e il prohlen1a è diffic il e e c he ;;i ,è ancora ben lontau i dalla soluzione. IIT. -

'l't1111ori primi tiYi c!d g ra11d'q1ipl oo11.

"'0110 parecchie le Yarietii. cl i tn mori che p os,;ltHO primitivam ente ,.gvilupparsi nell'e p iploon, e la loro storia è b en l ungi dnll'esserc co m,pleta., co me le cogn izion i che si po.,:;eggono al rignardo sono ancora -sca.rse e n on ben p r èc isate, e ciò, sia 1•el" la estr e ma l'al'ità c on cn i si '!ffla.nife.;tan o, c h e per le d i llìcolt.'i ti1 lora iusormonti,bil i c he .ù n cou t.rnno A dia!:!;nosti carli. Per farcene un' idi>a esa tta lÌi,;:ogna t e n e i' ])l'è;;en te la strn U 11 ra del!a membra na, stando nl p rinc i pio anat,omo-patol11gico secondo e.mi n essun neoplasma può contenere blement.i cu ll ulal'i e~tri1nei ;1l la costiLuzione dell'org.tno su l quale ha preso primitintmente sviluppo, o, <'he vale· lo sie3so, ogni tumore t r ae la sna 11rigine da un g ruppo cellulare di t.ipo analogo agl i elementi di c ui l'Ìsnlt a . Ciò po ·to, ci riesce facile ,compre ndere di qua li Ynri età d i neoplR;;m i l'c·µ ipl,ion pos;a .,.ssere sede. E:isi appartengono ùi prefe renza al tipo conne1.tivo-v,1;;cola re, sono c ioè dei li pom i, degli angioin i, d ei fibromi, dei sar comi; le dne ul time ca· tegorie sono pit'.1 di fre qn n11e regi~trat.e nella le t L1•mt11rn., nella quale s ono a n c.;he riporta li c..:a~i d i e11dotelio111i, n n1wliè di tumori mi,-;t.i forma.ti rla combin a zioni d e lle variet i~ ;;ucldettfi. Esistono iufi ne e,;empi non rari di t umori cistici. P eyrot (1) sin dal 1S!1J ha fatto me.11zione rii nn 111i.1·0 -lipo111a e De S imone (2 · ri portava 11ello ste'isO anni) un ca;;o di mi.l·o-11o r <:u1111i di ta.le organo. H e rtanx 1"11 marzo !DOS r ifer in, alla Soc ie t~ d i chirurgia d i r ,, r igi un ca~o 1i pico di (ibrt1•11/1. cl(•! poso ùi ,3050 g ri1 mm i, OJ!era,to con sucee;;,o. Nt•ll'an110 ::uece,si ni )l~~rc1alis (S) desc r ive ,-a un .:-f'tirro;,ia (a<o 11w:11rnce/111/11n, ,,nvl1 1 t>,;so Yulumino~o ed HJH:U'esso a ;;por! z. '.o f ,·~:cemente o di u u altro eonsimile s 'intratten eva d i r ece nte il

- Soc. do Cloir. d o P aris, mnc.:rio a giugn o 189~. ' ~) D::: S1w1xr::. - U/'l wura~ili, anno V [I. fu3r . 1 ~. 18!):!. :_ J1 )l.1nC'u r.1s. - Coal. clìa. ai tum?ri d cl/'0111•·11/? . (li ;ionw• mrd., fnsc. 17, l !JO!\), 1 I) J> vY!lt>T.


CO:S'l'RIBIJTO ALLO STUDIO Ol~LJ,A PATOLOGIA D EL GRANDI!: El'JPLOON

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C,ll"darelli (1). Capelle 2 l poi- raccoglie va 16 casi di wrcoma epiplofro, pri11iitivo, d i cui uno personale. Ferruccio Bindi (3) infine illustra-va un caso unh:o di enllotel-ioma dell'omentr,, con produzione di asci te e ripetizione nelle pagine mesenteriali. L a masso. princ ipale costit.uiva una specie di focaccia occupante la cavità addomi nale, di co111si.-;te11z,r•. m olle carnosa e di colorito g rigio cupo A l micr oscopio risultò trat- · tarsi di una forma mista (linfo-angio·endotelioma). 'l'ra i t umori liquidi vanno anzitutto ricordttte le ci.~ti idatitler( uniche e multiple, delle quali noi già abbiamo ri por tati i dt\e casi di 1'uffier, compl icati entrambi a torsione dell'epipl oon. U n altro esempio, è riferì to da Ferrer (4) che enucleò felicemen te la ciste. I veri tum01·i cistici omentali sono assai rari , e s, no per lo più in diretto rapporto con il sistema linfat ico. La forma più comu ne è rnppresentata da cisti semplici a contenuto linfatico od anche chiloso, wmpreudendo tr a queste anche i linfa.ngiomi, perch è n on è possibile ~tabil ire quando si ha una s e mplir.e r:ldata zioae dei iinfa tici e qnanclo si ha nno i primi accenni ad una proliferazione n eoplastica, senza direc he il processo proliferativo può essere stato in un periodo precedente a q uello d ell'esame e non rimanerne che scars issima ed anche n essuna traccia (casi di Viti (5), di Ramson (G), d i Durante, Tif~rito da Bellnti (7l: di Ris (8)). Assai più i mportanti sono i t1wwri policistici~ di c ui alcuni hanno i carattel'i anatomo -patologici e cli nici dell 'anfjionw-l'nfatico (linfoangioma o chilocm,qioma,', come i casi d i ,Veich~elbaum (9 1, Schwarzenberger (10), 1Uarfan ( 11), Henke (12), Dc witzki e :Mor usow (13), K a ras (14), Corclero (15); altri parteci pano n.lla slrnttura dell'endotelioma linfatic", e sono di prognosi naturalmen te più

(I) CAROARE r.u - Tmn,rc dello r.piploon gastro-c,1lico (Stlldiwn, n. 11-12. 190!J). C2) CAl'f:LL E . - Beit. z. kl in. O/tir., LXVI , l. Pl B1N D1 FERRUCCIO, - C'1J11trib1110 allo .~tudio dei tumori ~o/idi d c/l'(i,iplonn. (Clm. ch ir .. Aprilo 1012. p. 610). . ' ( 4 ) FP.RREJ!e. La Preasc Méd., n. ()4. 1!)13. (5) Vrrr. - Riforma M ed ica, I AR!J , II, p. I 106. (G) RAMsr:,:,i. - BritiRh m.e d. J o11r1>., 1800, p. 1026. (i) Bt:tL.\TI. Oazz. m ed. di Roma, 189 1, If, p. 73. ( l Ris. - B eitragr. f. K lin. Chir., B. X, S. 1 23. (9) Wt::c·TJSEl.llAIJlf. Vt'rchmr's Archit·. B. ,5;:i. ( LO) Sc 11wAnZI::!'!OER 0 1m. - B ei/. /. K l. C'hir ., 1S!li , 13. XI. ( 11) M .\R~AN. - La Pn.u e ,H éd., 18-m, l !J~(l. < 12 ) Eit:1,10:. V,rh•m dl. d. D cut,u;h. Pat/1. nr.sell.•cha/t, l !JOO. S. 25 1. ( 13 ) Di-:w,nKr o )Conoso w. - Arch. /. K iwirrheill . n. XLI. B. 56, 1905( 14) K.,n.,s Hi::smETI"A. - W irch. Arei;,. 1!)07, B . 188. ( 15) CO RDERO. - C/in. Chir .. 19 10, p . 2375.


;)$ co:,.TRJBU'fO ALLO STllDIO DEL.LA PATOLOGIA DEL GR,\Nl>F. J~PJPLOON

grave [casi di ì\Iorisani (1 ), D'An tona (2), Nager (3)1 Minervini (4)). In tut te e quattro queste ultime o;;servazioni, anatomica me!'lte e clinicamen te illustrate, la neoplasia sor ta i nizialmente nello epiploon, raggiungeva lentamente proporzio11i as<:ai cospicue, d iffondendo~i indi a tutto il peritoneo ; od è da ritenere ch'essa incominciata come linfoangioma1 abbia in seguito assunti i caratteri strutturali de ll'endotelioma. Nei casi d i Morisani e cli hlinervini si notò sin dall' inizio del male l 'ern ia del neoplasma attraYerso il canale inguinale ; ed entrambi gli O. giustamente supposero c he il disturbo della circolazione linfatica nell'ernia epiploica a.bbia. potnto agire come momen to patogen etico n ella formazione del t umore. Accenner0 a.ppeua ai cosidetti ente1·ocistomi aventi la loro orig ine d a resid ui del canale onfalo-mesenterico [casi di Lange e L ecèue (5) e di Roegner (6 )]. nonchè a quelle neoformazi oni, che più che veri tumori sono da ritenere piuttosto prodotti di processi fl ogisiici dell'omento, il cui essudP.to si è fatto strada tra i due foglietti omentali non ancora saldati, trasformandoli in una raccolta cistica (casi di Cotman (7), di Schramm (8) e di Maas (9 J), ovvero sono da ammettere di natura tubercolare (casi di Spencer-Wels (10 ) e di Giannettasio (11 ))1 perchè presentanti nella parete granuli con cellule giganti. A vendo questo mio lavoro una impronta prevalentemente clinica, non credo opportuno en trare in part icolari tà isto-patologiche, che non hanno importanza per il chirurgo e sulle quali per altro non vi è ancora perfetta concordanza tra i ricercatori. Noterò soltanto che, mentre per la 'loro patogenesi e costituzione anatomica i tumori omentali presentano tra loro caratteri così distinti da dover essere classificat.i in varii gruppi, per la sintomatologia invece e per la cura essi ammettono una t rattazione unica. La caratteristica clinica più spiccata di questi tumori è la loro s ubdolo~ità. Essi non di rado arrivano al massimo loro sviluppo senza aver dat o in vita alcun sintomo, in guisa da rappresentare semplici reperti accidentali d i autopsifl . In ogn i caso, come regola generale, I

( I) MoRISAN'l D - A 1111. e/ in. der,('J,v,urabili, 18 79. , 2) D'As·.ro:B. - Giom. il,tcm . d elle Se. med. , anno V JII, 1886, p. 62. (3) NAOER. - Zi,;gler'a Bcitr .. ) !)04, B. 37, H. I. (4) ì\frn aRv1:-,r. - C/ in. Cl,. , 19 1.ì . p, 77. (.3) L.\>lt: E e Li::1 ·1~NE. B•dl. ci .\fem., oc. A nal. de I'm·is, 1903. (6) R 0ECN~ll. Wirchou:'8 Are/i., 181 , 1095, S. 521. (7) C o T,l,\N. Drit . .lléd. J oum. , Lomlo n, 1902. (8) S ç R nA ,rn. - Z r.11/ra//.,/. /. ('l, ir .. L<>ipz., 1903, S. 66-l. (9) MAA s. - l3i:r/, K l i n. Woch . J9 H. n . 15. ( li}) S 1'ENC t:R \V,;L~ . IJrit. Mcd ..],rnr., L ondon, 1890. ( 11) Cl!A'IS°EUASIO. . Uaz . ilP.(Jli 01q>. e d ,;! /r. Cli1l., n . 90, 28 luglio 1907.


CO NTR180TO ALLO STUDIO DELLA PATOLOG IA DE& GRANDE EPIP LOO~

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nel primo perioclo di loro crescenza passano inosservati, e solo quando, raggiungono u n grande volume, provocano disturbi a prefer enza meccanici, a meno che per la. loro indole mal igna non esercitino anche una ri percussione sullo stato generale. I pazien ti accusano per lo più u n senso di peso o di stiramento alla regione epigastrica od ombelicale; e quest.e sensazioni si accentuano e divengono dolorose colla p ressione in sito e cogli strapazzi fi sici. Cont inuando il t umore ad ingrandirai, insorgono anche sintomi di compressione sull'intestino e sulla vescica. caratterizzati da stitichezza ostinata, che può giungere sino alla occl usione, è da turbe della. minzione. Tranne che nelle neo plasie di origine infiamm':1-toria, nelle rimanenti non si hanno mai -sintomi reattivi generali, come pure non si av'"era.no mai crilili dolor ose spiccate. Le carat teristiche obbiettive sono: la. superficialità del t umore, la sua grande spostabilità, la sede med iana. La spostabilità diminuisce .a. mano a ma.no che delle aderenze si stabiliscono cogli.organi vicini; -e può scomparire del tutto, quando la neoplasia per il suo grande volume ba. finito coll'occupare quasi tutto il cavo ventrale. Cosi del pari per la resistenza offerta dalla colonna vertebrale, il tumore, a misura che s'ingrossa, si porta di lato ed a preferenza verso sinistra c&nzichè verso destra, nel qual senso il suo progresso è ostacolato dal fegato. In un caso del Costa però la neoformazione aveva invasi il nanco e la fossa. iliaca destra sino alla linea. mediana. La percussione <là naturalmente nell'ambito del tumore risonanza ottusa, la quale può ,confondersi .in alto con quella epatica o splenica. ed indurre in errori diagnostici; sui fianchi si ha suono timpanico. A differenza di quanto .succede per i tumori ovarici, l'utero mantiene la. sua posizione normale. Nei tumori maligni l'ascite è pressochè immancabile, tanto da. poter ca.ssuniere l' importanza di ~n elemento diagnostico; essa si riproduce rapidamerite dopo la puntura. Il liquido non ha i caratteri del semplice trasudato sieroso, ma è più denso e più ricco in contenuto albuminoideo, talora è sanguinolento. In rari casi, come in quello di Ca.· pelle; si ha una vera emorragia. che rende rapidamen te cospicuo il versamento. Un fatto consimile fu segnalato nel 1()0(5 dal Cobb. Mancano d'ordinario le meta.,tasi neg li organi interni, come manca un a vera e propria cachessia. La diagnosi sicura non va fatta quasi mai ; il che si comprende facilmente, manoando veri sintom i patognomonici. Lo scambio più abituale è con una peritonite saccata a sede mediana; e molti pazienti furono operati con questa diagnosi. La radiografia p uò spesso illumi11are il clinico.


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CO:'\TH!llt.;TO ALLO ST UDIO Dl~T, LA

PA'l.'01,0GIA Dt,; L 'Gl?A N DE EP!PLOO :'\

Il decorso della ma latt ia è molto len to anche per i t.umori m a lign i. • . )[algrado ciò pt!rÒ l'esito i o quesLi uHim i è pur sempre fa.i.aie, a can,a. della loro tende:~za ad invadere progressi ,·ameute tutto il perito ·:PO, È degno d i no'ta del pa ri l'accrescimento rapido o.,servato talor a in alcun i tumori cistici e dovuto, come in altre neoplasie co11gen eri, a<l abbondanti e ripetute emorragie i nterno. Appare chiara l'indicazione terapeutica. Essa non può essere che chir urgica. e l' inten:ento dev'essere µreeoce. I l tumore ,•a asport ato p rima che il suo ecc1::ssi \·o svil npJJo, la diffusione ullR sier osa peri toneale, le aJerenze cogl i organi v icini, le deper ite cond izion i del piizienre ,·engano ad aggra\·are eccessivamente l'atto operati ,c . Trattandosi di tumori soli di, n ou v i è da porre in campo che l'ablazione, la quale r iuscirà tanto meno indagino:-a e meno per.ieolosa. e darà tanto maggior i speranze cli gnarigione d uraturn quanto più presto sarà prat icata. TraLtnudosi d i tumori c ist.ici , sono sta.te a v olta a Yolta r,raticRte la punturn, la mnr supia.lizzazione e la estirpazione. La puntura a spiratr ice è un trattamento pu lliativo, e la si adopera più che por a lt r o a scopo decompressivo per alle,·iar e le sofT'en~n7.e. Essa Ya fat ta in uu·a zona completa.mente ottusa e sarà bene farla pret:edere Ja u na puntur a esplorati-çn. con un ago capii lare. Se quest'ul tima r ilentsse la p re,.:enza di liquido purulento per iii fez1011e secooclaria, la puntur a aspiratrice sar ebbe da r igPttare per tema d'i11fettare i l perit0neo, a causa d i un po' d i li 11uido che può e v ·! nttrn l me n te c::ipitare in esso. La manupializzaz ione va u sata sole, ne i casi in cui esistaLo a lerenze così fatte e tenaci da r eodf're impossibil e l 'e,;tirpa?, ione completa, del la cisti. Anch'essa costituisce un t r attamento d i ecce,1ione. Nella ma.ggior parte dei cosi i n,ece si r iesce, J•revia laparotowia med ianii, ad estir pare completamente il tumore cistico. L a tecnica è que]Ja in uso per le cist i ovar iche: dappr iuia cioè, con un 1.r equar t i, si pr ocede allo sv u ot» mento della o delle r accolta liquid0, e poi si prntica l'est,irpaz ione della massa J1eoplastiea, fraziona udo ne il peduncolo fra due serie di ligatnre. Tu un caso d ( Pa8qt1td i, ripor tato da Bellnti (!oc. cit. l, si potè fare trna Ye ra enuclea11ione, incidendo il foglietto rtnteriore de ll'on:1 e11to, aggredendo la c i~t.i e sgn c iaudola . L e aderenze coi YÌ~ceri oi rc:o;;tant.i de,·0110 essere accuratamente r imosse. \"p ile cisti si;,ppnrate si procederà con maggior i riguardi, svuotando la. cisii o le ci,-ti al di fuo ri del cavo peri toueale ; ed anzich~ chiudere l'addo me completamtinte, si lascera in basso una piccola apertur,i prr il dreuargio, giu~ca il comportnmeuto d1 1,\"aldy ( J ) . 0

( I ) \ \ \LUY. -

L c11vct, Lor.don, ISH!l, p. 6"12.


CONTRIBUTO ALLO STODIO DELLA PATOLOGIA DEL GRAN O~ El'IPI.OON

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Nei rarissimi casi in cui alla cist i omen tale si accompngni un altro tumore, per esem pi1\ un fibromioma u terino, può essere indicato, quando le condizioni del paziente siano molto gra vi, d i operare in due tempi, asportando in ciascnn tempo uno dei tumori por e,it.are un trauma operat ivo prolungato. Pasquali però nel caso su<ldet.to, in cni appunto vi era complicazione di un fibroma uterino del peso d i cinque cbilogr_a mmi portò via nella stessa seduta entrambi i tumori con esito felice. Trattandosi di neoplasie con caratteri d i maligni til e che g ià si sono estesamente diffuse al peritoneo, ogni tentat,ivo di estirpr. zioHe non può essere che insufficiente.


La dissezione e l'imballaggio muscolare per il Dottor Ugo Camera, tenente medico dell'Ospedale da campo 022

Nella seduta del 17 dicembre 1910, all'Accademia di l'ifediciua. di Torino, approfittando del periodo di l icenza invernale, ho fatto una. comunicazione sopra. un metodo d 'intervento conservativo personale nella cancrena gasosa, da me usato nell'ospedale da campo in cui presto servizio, e che mi ha dato buonissimi risultati. Prima di · ven ire alla descrizione d i questo m etodo, esporrò brevemente le conclusioni a cui sono venuto, dopo lo studio accurato d i 29 ca~i di iufezione gaso;;a. d elle ferite, osserva.ti nel mio riparto, poichè sono appun to alcune di queste couclusioni che mi hanno condotto gradualmente a preferire un intervento metodico, conservativo. agli altri metodi di cura, compresi quelli demolitivi. Queste concl usioni, che potranno forse apparire, così semplicemente enume· rate, come troppo assolute, saranno largamen te giustificate in u n mio prossimo lavoro sulla « infezione gasosa dell e ferite >, lavoro, però, be.sato esélusivamente sulle mie 29 osservazioni, e che, quindi, non può rispecchiare ch e delle idee strettamente p er;;onali in pro · posito. Ed ecco quaE sono le deduzioni ch e mi risultano dallo studio dei miei 29 casi: 1° I l vantaggio, specialment.e dal lat0 terapeutico, d i di;;tingue~e tre forme di iufezi.oni gitso;ie: il fl em mone gasoso, la cancrena g asosa, la setti coem ia gasosa. L'inter vento che verrò d escri rnndo riguarda e,cl nsivame n~e la 2' forma, essendo, sel"oudo le mie osserrnzioni, la setticoemia gdsosn ribelle a qualsiasi interveuto auche · il pi t'.1 demolit,i v,), e richiedendo il flemmone gasoso solo degli ampi sbrigliamenti, come quelli che si usano anche in chirurgi.a ci vile , per flemmo ni di altra naturn.


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LA D ISSEZIONE E L l.\1 B ALLAGOIO MU::iCOLAH tè

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2° L'infezione gasosa ~i s,iluppa special mC'n te in f'ori te prodotte da scheggie di granata o d i bomba a mano, con solo fo ro d'en t rata, e quando nel canale delle feri te permangono frustoli di vestilo. 3° L'in fe zione gasosa ha sempre i nizio nel tessuto muscolare lacerato o reciso dal proiettile. 4° E ssa si propaga, seguendo le fibre muscolar i, g l' iuter"ti zi muscolari ed i fa.sci vascolo-ner , osi. l\Ien t re l'est ension e del processo attraverso le fibre muscolari è rela tiva mente len ta , questo si propaga velocemen te lungo gl'in ter.;tizi muscolari da un' inserzione all' altra nel muscolo o dei muscoli colpit i. 5° Generalmente sono colpit i solo i muscoli d i singole loggie, mentre quelli di altre loggie vicine subiscono dell e al terazioni col laterali 1edema, necrosi <la compressione, da inanizione, st~ppurazioni, ecc.). 6° L e fascie ed i punti d'inserzione tendinea dei m uscoli op · pongono sempre nna forte resistenza al prop agarsi dell'in fezione. 7° L'invasione e le alterazioni sottocu tanee e cutanee sono sempre secondarie alla localizzazione muscolare, ed hanno ben poca importanza nell'entità del!' infezione, nel senso che anche le più gravi facilmente cedono ad un sem plice scollamento. 8' L'osso ed il suo midollo, anche n ei ca.si di fratture gravi, comminute, sono sempre immuni dall' infezione. 9° I tessuti male o non nutriti sono facilissima preda dell'infezione gasosa. 10~ La generalizz'a zione del p rocesso (sett icoemia) si fa per via sanguigna. 11° Sulla. gravità e sulla. rapidità del decorso hanno grande influenza i trasporti disagiati, i dist urbi circola.tori (lacci, lesioni di grossi vasi) e sopratutto le gra vi emorragie. *** Ln constatazione non solo al tavolo operatorio, ma anche a q uello a a~osa ·' do! suo modo di anatomico della sede iniziale dell'infezione I:) ~ropagarsi; della relativa. localizza zione del processo n ell a sua cliffo . s~one, dovuta alla resiste~za che oppongono le fasci e al la sua i nvaSIOn~; della poca importanza delle alterazioni cutanee ; del man ten er~! l'osso ed il suo midollo sem ore i mmun i ùal l'i ufez ione, m i ha s~ggerito l'idea di aggredi i-a d irettamente il mal e uel suo punto d 'o rigrne e nelle sue vie di propag azione.


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LA 1/l'i:' léZIO~I': E L.'n!OALL.\GfllO Mt.:, COLAR!!:

E cco il mio modo di procedere : Sbriglio am piamente l'o rificio o gli o ri fìci della feri ta ed il s uo canale, per poter riconoscere qual i so n o i mustoli l esi dal proiettile e col piti d a ll' j11fezi011e g asosfl . H,e::;om i ct,si conto a qnale o a qnal i loggie q ue;,ti mu scoli appartengono, cond n co un Jnngo ta~ lio dall 'esLr ern i tà. all'altra di queste loggie. Scol lo il connettivo sott ocutaneo per tutta l'estension e in cui la cut,e s i m ostr ll. alterata, ricorrendo magari -aù nna controaper t urt1 1 qualora le altera:1,ion i cir,·o ncl assero a manicotto tutto l 'arto. I ncido per la sle~sa e.~t e11sione la fascia, e di s::;eco accuratamente l'uno dall'altro, co me per una d i::;~cziùne anato mi ca, tutti i muscoli della region e da u1ùnse rzio ne a ll'alsro, ed asporto i frust0li di ve stito ed i p ro ietti li, !,e ve ne ~o n o. Fa<'cio una toelette acc urntn d i questi interst iz.i , c he h o s empre tr o\"'ato pP.r t11tta od una g rande estensione pii1 o me no n met1,ati di Ji rp1a m e icor o,.:o a e rato. S e in una ùi q ueste log g ie così trattate, d ecorre il fasf' io vascolo nen ,oso dell'arto, lo isolo pure per tutto il suo decor so n e ll a loggia, e \· itanJo pe rò di le dere il meno poss ibile le collate rali, poic hè, come b0 gi à a ccennato, i t ess~tti male nulriti cadono più facile p r eda cl e ll'inf'e:1,ione gaso;;a _ L arngJ:?;io abl>un tlante con a cc1ua ossigenata d i t utto il campo oper a · torio. In segn i to imba llo acc ur<Ltamen te tutti i musC'oli isolat i da una in serzio ne a.ll'alt ra con com1 regse di garza bagnate in acqua ossi genata. V olendo fare un caso prat ico, supponiamo cbe la lesione e l ' infe, zione nubiano a vuto luogo 11ei muscoli d e lla regio11e postero-interna d ella cosci ii (e nei casi occorsimi questo è stato il più freque nte). Pratico un ' inci sione, c he parte ndo da.lla tube rosità inte rna d e lla t i bia seg ue il margi ne poste ro-mediale della coscia, e che arriYata alla sua meb si bifor~a, giu11gendo con una bra11ca sino a l la spiua iliaca anteriore-superior e (inserzio ne alta del i;arto rio) e c oll 'altra a l pe rineo (inserzioue alta ciel r etto interno ' . Altra inc isione snl l!!. faccia. p o:-t,erio re della cosr·ia lungo il ma rg i ne int erno de l bicipite, d a lla t <'sta. del perone fll l' i;;ch io. Dopo d 'a,'.E'r sco ll ato t.utto il sottocubrneo alterato, dopo fl\·e r inciso la fo-;c.: ia t> I uspor tato gli e venLnali corpi E'Stranei, d isseco l' uno dall'altro, per t ut ta la l oro e::;tensio ue, il Lic ipite, il sem i membranoso, il semit,e ndinoso, il retto in terno ed il ,;at·· to rio; apro p C'r tntta la. s11a lunghe z:1,a il canale di Hnnter , j:;olo il fascio vascolo -n er voso del l'ar to d a l popl i Le al t riango lo di S carpa, e prol,e lo <i nin<li all'imballagg io ò i tntti i mnsculi d opo d'a\·er fat to una ioell'lfr. a ccurata cOH a c4ua ossigenata clel campo operato rio. 1


LA. DISSl!:Z ION& E L,ltd llALLAGGIO Mt.:SCOL,IRE

4.5

È della massima ·i mportanza isola1·e per tzlita lti lm·o -estensione i ·vari muscoli delle logg-ie colpite, per la ragione già ricordata, che il processo cancreno-gasoso si proµaga rapidamente lu ngo g l'i nterstizi muscolari, e talora ventri muscola ri possono apparire di bellissimo aspetto, mentre i loro interstizi sono gia se'.:le dell'i nfezione. Con questo stfl.to di cose io spiegherei il rinuovarsi del processo cancreno-gasoso in monconi di arti, in cui l 'amputazione s i e ra fatta .~ttl sano, anche i n punti molto· d istanti dal limite este rno d el processo. Due casi di questo gen ere mi sono occorsi. In due feriti avevo procednto all'amputazione dell'a r to inferiore alla wa radice, per cancrena gasosa, che esteriormente arrivava rispet t iva men te al 3° inferiore ed a.I 3, medio della coscia . A mpntai: nel 10 caso, perchè c redevo ancora c he in tale malattia l 'unica ,salvezza esistesse nell'ampu taz ione; n ell'al Lro, perchè il proiettile avern rec iso completamente al poplite il fascio vascolo-ner voso dell'arto. I monconi ave va no app1uentemente buonissimo as pet t0, i monconi muscola ri erano di un bel colorito rcseo, il connettivo sottocutan eo solo legger mente edematoso; eppure alla successiva m edicazion e, oltre ad un aggravamen t o delle (;ondizioni generali dei pazie n t i, ho notato che i muscoli della regione interna della coscia e rano di color cail'è oscuro, e spremuti lasciavano fooruscire dai loro in t ersi izi liq na me puzzolen to misto a n u n:ierose bollicine di g as. Nel 111 f'aso s'i nsed iò rapidamente il qua,Jro d el la setticoem ia gasosa, seguito da morte ; nel 2° caso son riuscito a scongiurare la catast rof e, isolando sino al le loro i nserzioni i monconi piuscolari col piti, ed im uallRudoli con compresse bagnate di acqna oss ig enata . *

* * Il decorso ulteriore è caratte rizzalo da uu'a bbondantis.~i ma secr ezione di pus bonu ,n et laudabile, ch e pnò clnra re da 16 g iorni ad u n mese. Nelle prime 24 ore la c ut e assume il suo itspetto n orm ale (tranne qualche limitata i sola di n ec rosi rn.pi damente delimitnntesi nei punti dove essa ha subito 1~ massima a lterazione); p iù t a rdi a n che i muscoli assumono un bel colorito roseo : al cu ni però, i pi ù colpiti, possono cadere comple tame nte in necrosi . Appunto 1w r itues to, nltim~mente, bo procedut o pure alle miomectomia complela o pa rzia le dei mnscol i più altera,ti, c he nou lasciavano pii1 sper1t11za. nd u11 ritorno alhL vit a. Ho osservato i n ques t o caso u na m inor int e nsi tà e durata della secrezi one puruleu ta .


4G

LA DISSE ZIO~E E L'DlllA Lf,..\GG10 M l:SCOL AR1'~

Data. la rapidità con cui la cute ed il sottocu taneo riprendono il loro stato normale, si può, a.ncbe dopo la prima, settimana, procedern con pun t i d i sutura ad un ra \1vicinameuto dei lembi c ut anei, limit ando così di molto 111. zona .:,copflr ta. L e con,li zioni genera li si rialza no rapidament e ; la temperat ura. cade : io cer ti cas i h o av uto pe rò (sp_ecial meuto i n q uelli complicati a fratture comminut i ve) dei rialzi irregolari di tempemturn., che 11011 ha nno avu ta a lc una influenza s ul buon decorso postoperatorio. P erò 11011 bisogna credere che r a m putazione non t rov i la sua. applicazione in <1uesta infezione. Quando la fe ri ta interessa completamente fasc i vascolo n er vosi v i t,d i d i un a rto con pa ralisi completa· d i esso, o necr.osi da inanizione, o quando Ull arto è ridott,o dall'infezione un nmmasso cadaverico e put riùo, è ovvio c he allora il mPtodo di scelta debba essere l'amputazione o la disar ticolazione. * **

I m1e1 2() casi sono così d ist ri buiti: -x) 9 casi di setticocmiii gaso.sa per fe rit e : 1 alla regione lom· bare ed 8 agli a rt.i in fe riori._ In 3 casi ho a m putato alla radice della coscia, in 1 caso h o p roced uto al la d isar~icolazi one dell'an ca , in un altro alle empie in~ision i ed al la cireoscrizion e d el tess nto cancrenato colla ht11rn del t<'rmoca.nterio ; in un altro ancora all a disse· zione e all'imballaggio muscolare; in 3 casi non sono int er venuto. 'l'ntt.i sono morti in un periodo variante d alle 12 al le 24 ore. ~) 3 casi di flemmo ne gasoso agli a r ti infe riori . Ampi sbrig liamenti degli orifici e del ca nale dell a ferita, lavagg i cou acqua ossigenata e drenagg io capii la.re: 3 guarigioni. y) 17 casi d i canc rena gasosn., d i cui 4 agli arti super iori . l. Rllo. regione glutea e 12 agli art i i nferiori . In 2 cnsi dell'arto superiore il processo &veva invaso la regione scapola re, pettoral e e c nc u llare; i n 2 casi dell'.irto inferiore, la regione inguinale, perineale e pa r te della g lutea. Ne ll'a r tù s11periore ho praticato due vol te la disar ti colazione dell,t spalla, perch è la canc rena gasosa era. complicata a necrosi da i nanizione d ell'avambraccio per lesione del fascio vascolo-nervoso dell'arto, e d L1e volte il metodo della dissezione e dell'irnba.Uaggio muscola re: 4 guarigioni. Il caso della regione glutea venne operato pure con q ue.;to metodo ed è g uar: lo.


LA DISSBZIO'.IIF. E L'IMBALLAGGIO MUSCOLARI~

Nei 12 casi dell'arto inferiore ho proceduto due volte all'amp:.i.tazioue alla radice della coscia (1 morto ed 1 guarito) e 10 volte alla dissezione e all'imballaggfo mU,scolare, ed ho avuto 10 g uarigioni. Nelle. seduta dell'Accademia ho presentato le fotogra fi e dei casi operati, che ebbi la possibilità di far fotografare. Altrettante copie vennero pure da me presentate al direttore di :;anità della 2• armata, signor genera.le medico Cavicchia, che, pur tra le gravi occupazioni della direzione, si occupa con tanto amore e com petenza del lavoro tecnico dei suoi dipendenti. Sento il dovere di ringraziarlo per le buone parole d'incoraggiamento da tui avu te. Zona di guerre, dicembre 1915·.


4S

CA SUI STIC A CL I N ICA

CO NTRIBUTO ALLO Sl 'UDIO DELLE ~I TCO;C; f, pPl dott. Uuillo Haln•tra , ca pitano medico. Il Cll.pitolo delle micosi, 110110,;tante i nocevolis,imi progressi compiuti sov r a tutto in quc~ti ultimi quindici Rn ni n,·1 campo della morfologia e ddla li;ologia, pres ento. ancora numer ose lacune e mol t i pun ~i oscuri o add irittun\ sconosciuti. Se c!a unR pa rte te o~sc rvazion i e le in dagin i cl iniche, che i n que~ti ultimi te mpi si ,-ono straordinarianH•nte molti rlicate, le rict>rche n el campo batte r iologico e biolo~ico, lo stu,lio delle reazi oni umorali e delle reaz ioui specilìche h Rnno servito ellic:icemente alla ideotific11,done e alla. clas~i(ic11zio11e di svari ate forme morboso cbe nel pn~sato erano poco uote o del tutto sconosciute, molta incertezza. d 'altra pnrte 1esta tuttora nella ident ificazione di molte altre forme morbose Trn que:,te, appunto, è dn comprcnctere il ca<io chll qn i nferisco, in tern~sant·e per alcuni particol11ri relativi nlla di11gnosi, alla prognosi e alla. ternpin. Pre111etto la. stor ia clinica. con qunl,·he dettaglio pereli!~ siano meglio comprensiLili 11.lcune consirler,1zio11i che possono essere dedotte dall'an a lisi dei fatti o,;. servRti. (;iuditta C Ji anni W. Nulla pre5e nta di notevole nel geut,ili1.io: e nulla parimeali n el l'anamnesi r er,::011:,le remo ta. ~IHri tntRS i in giovane età, ha an1to oLto fig li uol i e un aborto; dei figli sei sono tuttora viventi e in ottima salute; due morirono nella seconda infanzia rispetti\"arneute ,li nppendicite e morl,ilto. L a mRlattia attuale cominciò n e l dicembre UH:l, costituit,a da un tum oretto grnn<le qun.nto una nocciuola iu corrisponJenzn del giugulo, i1dolente ~pon tanea mente e alhi p rps;,ione con pelle intrgrn. n on ndPre nte. [ me<lici cousultat i nl r igun1do d,· t te ro S('.:ìl"~a import,111za a tale formR morbosa, e consigliarono l'appli.;azione di pomate. Cionon dimPnO l a t uruefruione, per quanto lentnmcute, nudò numen tando di volu1tie, o la pelle sovrastante divenne a poco a poco ad.,re nte e di colore ro•so cianotico. ln tali cont!izioni fu deciso l'intervento chirurgico, e J'opernzione fu effc ttnata ni primi di felil,rnio d el ll113. Inci~R la tumefazione, ~i chhe fuoriu;;citn di al,honùante mater iale d"nso, poltaceo grigio-giallastro. )!a In. diagnosi, cbe non era i.tata esflttamente po,t1\ prima dell'ntto operntivo, non fu potuti\ precisare neppure dopo di e~so; l't>.~a111e microscopico del maqiriale i,., trntto con la. incisione aveva r ivelt1to tro.trnrsi di 1m procc~so flog istico, mo. ili . natura non bene precis,,bile; si pens,', nel una prolml.Ji le Jlogosi cronica delln. ti r oiik• ; ma quel che è certo, la diagnosi ern ri masta S<'lllJ)1'0 oscura, nè il deco rso u lt,;r iore rlel!a le~io ne servi in alcun m odo a r Ì!>C' hiararla. Un sensibile migliora· m cupo v,·rifica.t c,~i dopo le prime medicnture fu soltnPto ellinrnro. Nell' apri le Yt fn u11:i ,·ompl1cazio11e èl e1e:<ipel:t e s i mt111it"c:<tò un picrolo OSl't'SSO iu vicinanza dtJ!l'altfl<'CO clav1colarc dello !'t1•r11ocleidomastoi,l,•o tli desl'fl, Mct>,SO che. dopo inciso, cicatrizzò por nitro rapidamente.


CAS UJf'.TlOA C LINICA

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Io ,idi l' inferma per la prima vol ta. ve r ;o la m è t Ìl di giugno 1913; ed essa allora presenta va: stato g enera le buono sot to og ni riguardo; alla base d el coilo anteri,)r ,nente le aperture di ùue pi,:coli SP ni fis tolosi. d i cui u110 lungo circR un c•ut im.. tro, a pre ntesi in corris poo-le111.a clell n. foy,ettn. del giugu lo e di reLto lateralmente II s ini .. tra, l'altro con ape r t ura sul ll)argin<' iu ter110 cit·ll'nttacco ster nale del lo stern ocleidomnstoidco di s in istra e dirPtto in alto e all'este rno al disotto <li detto m uscolo per una c~t e11~ione d i ci rca quattro centilllctri; dalle dette npert.1re fu,) riu,civn con la pr.i<.sione uno sca r,;o materiale denso grigio-giallastro; i loro bo rl i non presentavano alc un1t sper:i:\\c re·,zione, e la speci lla1.ione doi .seni era completamente indole n t~. ~o.; pettando che i dc~c ri tti seni fis tolo!-i pote;;i:;" ro e., ,,,r., 111nntl·nuti dn speci,di con,-!izioni an a tom iche rle lla r egione o eventualmcure dalh 11:1turn. cisti r,a doll',Lfl'o zio11e pe r u on completa osti rpazi ontl de lla d,;ti. fo dcci~,, u11 nuO\'O interveuto chirurgi,;o, ed nm b~d uc i se111 furono ~(ll\ccati: in cor• ri,pouJenza rlel più lungo di o,::<i f u notata u na piccola c1\\'it i1, non cist ica, ri coperta dn i;rnnu la1.io11i to ,·pirltJ e d,~ 1111 mat eriale g r ìgio-ginllastro. n on omogeneo, ,Je.n,o cremo,o. T.ìn:1 lung" seri e ,li mcdi cn tur.i sucee-:-:ive. JWr qu anto accurate, rima,:, nnr.he questa \folta infrn ttlto,:a ; eh" nnzi non ;solta nto si r ifotmat·o no i $t'OÌ ti,tolosi giil es i~te nt i, mn un o n uo\'o, e con r:, rattni d~l tutto simi li agl i nitri, ne nppn1Te con apertura in co r risponrlenza dt::l margi ne interno dell 'attacco sternnh· d,,J lo sternode idomRstoideo rli de,trn, diretto all 'esterno, e lunga ci rca tre centimetr i cou trnmite sottocu ta ueo. l'rr q11e,t i fnt.Li, d,1ti il deror~o dc ll'alf.:zionP, i suoi cnratteri a n1ttomo-cli11ici, lo ;t:1to c;e rrnrale d,·11' inf.,.rmR, l'a~p,·ttv de lla scerczio r..·, mi n11<'4ue il S0$petto che pote.4se t rn wu·.,;i tl ' uua flogosi cro11ica d i natura luet,i.-n, eia lues iguorn ta, ta11to più che l'nunl i;i mi croscopica fatta prece,lent:ernente 11ve1·a ri levato trat- · t~r,i ·:erosimilmente d'u n p1·ore -so flogistico. Inizil\ta una curn locn.le con pomat a rn errnrinle, ebl1e qu<\<i imme,linta111e nte effetti fnl'oro\'oli: la, secrezione dim in ul e s,·o,u parve rn.pi cla111e11te, le g ranulazioni divenn e t·o di buon n<.petto con m :1.nir',ista t ,•11de11za a lla cicatrizzazione, la q uale si e ffettuò realmente ed in modo <'om plcto in meno di un me~e. Senon ch.i a b re \·e cli~ta u1.a da questo risultato brillante o insperato si ebbe unn più grave rccirl i va, poichtl tutti i sPni si ri apri ro110 spontnnea mente con foori11scit11 di abbo n !ante secrezione : e compar\'e inoltre una nuova tumefazione i n co rris po11denza del lo ,;ternocleidomastoideo rli sinistro, al òi., otto dell'angolo d (• lln manrlil,ol~, di cons islcn,:a duro- tibro,n, i11tlolcutc, graurie qwmto una noce, con pelle sov rastante uon a,lerente e Ji as petto 11ormnle, edema esteso e molle speri nlrn e nte alla gna.ncia si u i;;trn. l ncornggi a to dal prim•) sur.re;;so ripresi la cura mercur iale locale, 11ggiungc11do an ch e una curn gent'rale rl i venti iniezioni di b iioduro d i mercuri o. I l risult ato fu del t utto negati,·o; du r ante la detta ,:ura. si manifest0 Anzi un nuovo tumor etto alla base del collo n si ni ~tra, in corrispoude uza <161 bordo posteriore dello s t ernocl eidomastoideo, il quale rammolll r apidamente con a rrossamento della pelle como u n comune n~ce;;so. L' incisione d iede os;ito a pus d enso, d i a spe tto gel1ttinoso, grigio-ginllR· stro ; con questo mat eriale, r accol to asetticamente, fu praticato un e;;nme m icroscòpi,·o, e furono fat ti anc he r ipet uti esami cultut·nli presso l'istitnto d' ig ien~ dell 'uni ver s ità di Roma. All'e,am e micro~copjco il siddetto mater ia.le ri ~u ltò cosLituito dn corpuscoli di pus piuttosto bene conservati Cùll preva leuzn ùi pol iuucl r>nri e con gra11ulazi ou i fortemen te r ifrangenti; non fu risc-0nt1B ta la p resenza di speci,di elementi pa· r ;,~sitari. 4 -

Gior1111le di m ell;,11a 1111lila,·e -

F:is-· . ' ·


GO

CASU I STIC A CT,I:-llCA

Delle cu ltu re in agar fatt e con lo s tesso mate riale dimostrarono, soltan to dopo n ove o di eci giorni, la formazione Ji colonie con i c11ratter i seguenti: colonie g randi, r ilevate, appro!'ondantisi n el terreno di coltura, a derenti, strnppabili in t oto, di colore b ianco-verdastre in primo isolamento, poi, nei consecu t i\·i passaggi, bianche con supertic ie si mile a. quella delle colonie it'omicet.iche. Fu accertato inoltre che il g erme nasce nei comuni terreni acidi, ma non in brodo n è i n agar a lcalini. All'esa me microscopico le col tu re risultarono costituite da ife piuttosto larg he e piuttosto lung he, alcune delle q uali ram16co.te, il più spesso con sepimenti che le differenzin.vano in elementi corti ci lind r ici od ovalari, dei quali quelli posti a ll'estremità bene spesso presente. van o una e~ pansione cle.vata. Lungo il decorso dell' ifa fur ono nuche frequen temente n otuti r igou611menti a bambù. In com plrsso J'aqpetto culturale e m ic roscopico ri cordava quello di un oidio; non furono ma i riscontrati orp::1 ui di fruttificazione. nè gem me, n è spore (coni d ii, e ndospore, ecc.). T ale re ptir to microscopico e culturale fu naturalmente u na inaspettata rivela· ,1ione, poicbè servi a d orientiu e decisameote verso In d iagnosi, che era ri mast a. fino nd allora insospettata. Non v'ha dubbio in fatti c h e si trattava di uni\ m icosi, per quanto non fos,e agevole precisarne la specie. In base pertant o a tali dati d i fatto fu subito inizintn. una cu ra iodica, seguendo il principio g eneralmente ammesso, che lo iod io in queste fo rm e morbose ba una reale efficacia e un'azion e q uasi s pecifica. S i cominciò cosi la somministrazione per bocca di iodu ro potassico e una cura locale di tutte le les ioni con liquido del L ugol. Se11onchò a nchl' con t a le mezzo di cu ra, per q uanto a !Jugo protratto, le d escr itte lesioni n on migliorarono sensibilmente; anzi sul iioi re di Novembre del l:Jl3 com inciò a manife.sta!'si uu t umoretto n ella parete laterale destra del t.orace, del volume di una piccola noce, a supe r licie u n po' bernoccoluta, rn sor to subdolamente. coo a u mento le n to e progres~ivo di volume, facendosi successiv,une11 te ader ente alla p elle, che com inciò ad arro.ssiLrsi e ad n~s umcre l'aspetto della superficie di un a melarancia. T,tle tu u1efozione andò a poco a poco rammollPndosi al centro. mentre r imaneva alla perife ria un forte a lone di in6Jtrnzio11e duro-fibro,-a; fatta la incisione fu dato e~ico ad un materiale simile iu tutto a quello già descritto e con iJen tic i caratteri llì icrc,scopici ; I 'e-,ame c u I tu rn le fu completamente negn tfro. l'o ·o dopo inci~a questa tunu,faz iono un'altra se ne man ifestò suhito al disopra di essa n e l cavo ascellare, cou cal'l\tteri iùeutic i e co n lo stesso esito, costituito dalla fo rrun2io11e d i un seno li;;toloso, da cui fuoriu sciva s cnrsn senezio11e grigiogiall nstrn, f'orma1,te t.1.lvolta piccole crusticine occludenti l'a pertu ra d el seno. .::-è qui si arrustò h1 serie di queste tnmet'azioni, tutte con caratteri idP.ntir.i I\ qut>ll i doscritli; ma a ltre succo,;;si\'111111-nte ne apparvero alla baf<e del collo l11tera lmente sia a destra che a sinistra, con e\·oluzione lentissima anche d i più mesi, talvolta con perio,li d i sosta o nppar'.!nte reg resso; ed una infine a lla r egione l11ternle s ini, trn del torace in prosc:imità del ca \·o as:ellare, ch e r aggiuuc:e ali' incircf\ la grnndez1.a di un :iianrln ri no, e <'hc dopo e.~.ersi m,1ntenu t "' a lu1,go con i cal'fl t · teri di uo tumo1e di r onsist1.:11zu rluro-lìbro~n e 11, !'llJlel'IÌr'iti bcr110,·r.oluu1, tìoi 11nch'e,so C)l rnmmollir~i ; e si apri,µoi ,;p,lltantmmem ..i. Si g iun,e ,·osi tino al · l'autunno 1fol Hlll, dal quale tempo ad oggi non si sono for10<1ti a lt ri 11,,;c..;:si. Durante quest o tempo furono couti11u11te quasi i 11 interr,)tt11me ote e.ir e locali colli'\ soluzione iodo-iodumta del L ugol, e n on fu trasc1Hata la cura interna co n ioduro di po ~assio, ra~giu11gcmlo in ce ni periodi anche la dose di grammi 2 e mezzo a l giorno. I ri sultal i non furo110 certo qu.,!li c he era lecito sperare; poichè men-


CASUISTICA CLINICA

6t

tre le lesioni della base del collo dopo lunp;he alternative di migliornmenti talvolta quasi fino alla cicatr izzazione completa e di peggioramenti con rinpertura ed ulcerazione dei seni, nell'autunno ultimo scorRo par vero cicatrizzati defini t ivamente, i seni invece in corrispondenza delle pareti laterali del torace restano.. tuttora con i loro carl\Ueri immutati. Durante la evoluzione di tutte le r icordate lesioni l'infermn non presentò or- . dio11riamente alterazioni sensibili nello stato generRle, il qual~ si mantf'nne abbastanzR buono. Soltllnto in due periodi le rondizioni generali di salute furono alquanto menomate per la int·e rcotrenza di due distinte pleuriti l'una a destr11, ' l'Altra R Rin istra. La prime. cominciò a manifestars i n PI fel,braio del lf!I4, nel qual temµo l'inferma si lagnò da pprincipio di lieve lomb11lg\a. ed. nffanno specialm"nte nel fare le 5<cale-. In seguito l'affanno andò accentuandosi e si accompagnò lieve elevRzione termica. Alt'es,rn1e obbiettivo si riscontrarono n el l'emitorace destro i sintomi di un versamento pleurico di~cretamente abbondante, che ~i fece poi rapidqmente uotevole accompagnnto da disturbi generali d'una certa e ntità. Con la toracentesi fu estratto un ,litro e mez7.o di liquido cit,rino limpido. L'esamodel centrifugato a fresco e con preparati colorati r ivelò la presenza di linfociti in prevalenza; ma non furono riscontrati elementi parassitarii; l e colture in: brodo e gelatina riuscirono negativ e. La pleurite sinistra si mRnifestò al princq»o dell'iuverno decorso e con glistessi cf\rntteri. Essa fu e·nche più benigne. perchè si avviò a gu11rigione con· semplici cur e mediche e senza il sussidio d ella torRncentel'i. L'inizio subdolo e il decorso torpido di quel'te pleuriti con assenza quasi c!i fenomeni ri>nzionar, la. tèmpetatlirA. Mtnpte ba~sa. éOn un irn\i"S imo di 38° e di hre,e durRta, il polso buono con lieve tnchicnrdiR, lo stato generaie dell'inferma a~,ni ~ndd isfo cente nonostante il versamento notevo le, ove l'Ì t olga il sen'lo d ì affnnno e di ngitazione degli ultimi g io rni, avevano fatto na~cere il i:osp\'tto <li una lornlizzazione plouric R ugua le a q11ella che aveva prodotto le descrit te loclt· li?.7,Rzioni ipodermi che-. D'nlt,ra pnrte i carattf'l'i ri el ,·ersamcnto, i] liq uido poco ricco di fibrina, l'età dell'infermn, avrel.,hero dovuto far r redere ,id 1111 :1 form :i tu tt'nltro che henigna. 'l'alt avin. clopn la torncentc«i nel primo CA$O e dopo appropriate c ure mcd acho nel secondo, le condizion i locali e generali n,igl iorarooo rapidamente, e trnscorse appena alcune set• imanf', s i ebho In guarigio ne complPtl\ con scomparsa del l iq uido, e col ri to rno d ell'infer ma. al primiti vo s tnto <li benes•ere g P11erale: benes;iere che si conserva tuttora in m a niera a ssni soddis facente nonostante il decorso croniciss imo dPlle descr itte molteplici lesioni, delle qunli quelle alle regioni laterali d el tor~ce, .come s i ò accennato, n on sono l\ncora gua ri te, pcr, istendo s otto formn di seni fistolosi te naci e ribe lli ad ogni curi, locAle e generale.

Il primo e più i nteressant e quesito derivante dalle esposte note anamncs t ichr · e cliniche è certamente quello rebt ivo alla diag nosi; la. qu ale , pure c(lntenu m nel fortil11 campo delle micosi, presenta tnttavia manifeste i accrteue e punti o~curi. Vero è peraltro che, dati i caratteri ana tJ mopatoloi;ici e clinici dellc ilescritte lesioni, e il reperto microscopico e cmlturale, due ipnt<>,i soltanto scmbrn1. si possano mettere in discussioni>, quella ~i <Jè di una sp0r,Jtric(l~i e quella di un.-... oidiomicosi.


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CAC:L'l!:-\TIC A C l, l NTCA

P e r h di:,goosi tliffcri- n zinle i n peni del l'cMme obiettirn no n ci sono di nessuu valido a iuto. Sappiamo infa tti che nell e une e ne lle » ltre i caratte ri anatorni"i fi clinici del le man ifestazio ni t egum1c-nt11rie sono a ll'inci rca identici, e sono co$tituiti dall'nbituale moltep licitil delle le~ioni, dall'n,sociaz ione l'rPquEcu te di le-ioni sottocut:rnee e dPnnic he, d:Llln evol u;,.ione lentissi rn:,, dnll n inuolPnzn e tlnlla ~,·:n,a tcoden za ulla o,·ac 11:i,,io ne sµo ntno ea de i prodotti flogist ici, dalla e~tre1nn lentezz,l 11rll a cicat rizzn7.ion~, ~d infìn,• <lall'H~!<enz,, a uitu ale di r,denopatie cons,·nsuR li. E in particoli1re 11c,! ln · for111:i. di vera e prop1·ia q,,mma ipodermica si c,ss1:nano pr<!s~o a poC'o le idenr.iche ca1·Rtt eri~tiche di ~uppura1.io11e a l c1.:11tro co, ne un a,ct:~so con re pe rt o mic1·oscopil:o d i polinucloari neutrolìli lw110 conse r vati e cellule vacuolari 111011onucltJnte, ron aloue <li iuten~a. ron1.io11c v:i,.colo·co1111cttirn; è poi sommamentt• i11tera~saute Il\ somiglianza grnn· dis~inrn c he le dette for me ipoderm•che han no con le lo,ioni !!'i 1nili di n atu ra tubercolare o "itilitic.1. \ 'oleu.!o pre udero µ~r ba~c il crilorio ddla frl't1ucmi11, le pruuah ilit ,\ i11 fì11ita me11te maggio ri sun,Jlibno 1w r una ;:porotrico~i, le CllÌ forme cuta nee, o i:1 p11rticolare 1,, gomme ipodcnnir:lie. ~uno di grnu lt111ga le Jc,-io11i µiu co111uni e più frequent i Le oidio mico,i per coi. tro sono n,;sR.i t·a,·e. se 11011 a iuiritlora ccrt·zionali. a giudicarne almeno dai casi fì11 o ra bt110 a ccertati e descritti eh,•, s ·1h·o e r ro rP, no n so no più di u ue : uuo è del l\al,è;; qunli(i cato come uua cl, rmalomi-·o~i <lisc·oid,:a f' 111{r,•1·r11•.< i 11 cui e,,i~tevauo ,lei le pl ~cche prodotte dn un parns~itR dr•uomiuato ui'1 /i111n s,iblifo coli., : e l'altro il ca,:;o di .De llenr1nn11n Go•1gerot e \"auchtr in cui e;;i,iteva una Huzione gommosa ipndc•rniica ulcernta simulanto u11a i.itilide o uua spon>tri..:osi i tulo t'oriua e rn Ùòvuin ,,d uno speciale oidio c ho dagl i autòri fo c hiamalo oidio /;1tl1.me.o. • L'erta1,to nc•ppure il criterio cl ella fr~qut:111.a può es~t>r ci <li aiuto n ella din.gnos i e ooa d n,,;t;,, qu:de orient'lménto di gr,,n.Jissirna pro!,al,il it~ , c he l'e:-:ame c0111par .ltl\·o dei c.,ratteri 111orfolo!;ici è l,io l,>gici, quali ci ri,:;nltnrono a seguito delle; culln re drn ci fu p0S$ il1i l,, otU•ne re. N elle ~porol'ricosi in geu.:?ro, e in quello proJotte dallo Sp. /l~10-11w,rn in specie, c be ~ono del resto di gran lun ga ltl più frequenti , le colonie sono g .. neralmen te as,ai grandi, an~he di più centi11ietr i i si pigm~ntnno rapidam e nte e completam "nttJ as-mrnondo una ti nta color cioccolata o nera . L e colonie <l,, noi otten ute innice, binuco-\·erdRst re sul principio, di\'ennero poi d o po i prim i passaggi de l tutto uil\ncn~lre apigmentn to. I noltre l'n~pet to del micelio, in cui no n furono ri scontrati a ffatto speciali orgaui di fruttificazione, qua li spore eudo~pore el' c., ora in tu tto ><imi le. a qual lo degli oidii, e ricordava in pa rticol ar modo le for me del genere O'idiu1u Linék, in cui il m icelio è rnrupa nt e, tHticolato, o a filamenti isola.ti ,li ri tti articolati d issocianti,;i i 11 conid ii ca.tenu lnti ovoidi'e cili nd roiJi. A$·mi 11ro!,ah il 111e11te nel nostr o ca;:o s i trntta di una vari;,tà dell'oidio cuta11eo descr itto Ja D e Bourma11n Gùugc rot e \'nu c her nella formn d'l loro o~servatn. se no n proprin111,;ntc J,;lla stos5:t spC!cio. n;,l c 1<~0 ue,;.;ri t to d a que;;ti auto ri il p~ras~ita nelle cul tu re s i prese ntò dapprincipio co n lo stesso a s pe tto <lei ulas tomiceti; ma nei p,1~.;~ggi suc,'essivi le cultur e di,•eonero bian -:o-giallastre mammellonate e l'CSi:;te:tti, e com parve1-.) forme fil:lmeutose stahili. Cer tam c~ t ~ d.1.ta la rnrità dei cMi di oidiomico;;i bene studiati e descr itti non ,. !'a l'i l~ i,lonti5,·are la forma da noi o~., crvata; c i semb ra t u t tav ia poter ufl'e rrnare cho es~n è prolot b 1 da Llll oilio, pur rimnne:iuo imprecisat a la spe~io o la ·rnril t ,"l d i CS30.

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CAf;IJJSTlCA C l,INIC.~

E come per la dia~nosi cosi a nch e dal punto di vista della patogenesi non siamo al certo esattamente ill u mina ti. li mcccan i~mo di produziono delle micosi è g eneralmente o-,cu ro Degli sporvtrichi si sa che essi sono patogeni per l'uomo · e p er molte specie animal i, e elio il pRmssita s'ino\:u la il più SO'i'l.'nte pe r mezzo , di n,getali; ma si è diwostrntA. In contagiosi tà nnc he per mezzo degli i11setti.. Le v ie di penetr>1«ione più comuni snr ebbcro la l,ur.co- :·nringea e la ga$lrointe , Lrna!e, potendo il parnssita resis t ere nll'nziono Mi su,:ch i ùirige11ti . Kella nostra inrermn l'nna1,rnesi è a que!'to r igua rùo complotcmente n eg11tirn. 11 f'Rtto che le lesioni iniziali si mnnifestn rono nlla base del collo a s inis trn, e che le manifo,t,,zio11i succesSi \"e si ebbcN principalmente in detta regi one in maggior numero e con moggiore p,m;istenza potrebbe far 1wos,uo cho l'infezione abb ia a~uto la poi:-tn d'mg,e,so Hclla bocca e for~c uelle g,.mgivc, eia do\'e pe r la ,·ia linfatica si sarehl,e poi propagata al collo, iu at1alogia n qunn lo avviene per l'ncti11om icosi. Ma. nuche 11mmes,;a come prohnbilc una t>tle ipote$i, uou . ci è possibile stabilire quanto tempo prima dello m:rn it'csti1z io11 i cliuicl,c abbia potuto aver luogo la detla inoculazione; gli oiùii ir,fotti, co1110 gli sporotrit·hi, penetr11ti nella soluzione de lla pelle o delle 111L1cos,•, po,;sono r~sta,e :tllo ~tnto sapro fitico 1wll'uo1110, u invadere l'orga u i,mio Ant he molto tempo ùopo l'ino1·uJa7.'one sc·gue11do sia la \·in sa 11guign11. che quella linfotic:i; ~ basta la diminuzione di r esisteuzn dcll'vrganisrno, uo nJ11tta111ento dùl parassita nlla sun nuova ,·ita o quindi u u numi,n to de!Ja sua ,·trnlenzn, u na se11si!Jilizzazio11e dell'organi,;mo per mc,.zo dt:llo secre:t.ioni del parnssirn s te~so. perchè in un u,ouH, nto qualsiasi possa a n ,r,-i lo S \'Ìluppo delle manit'estnzic,ni rnol'bose. Circa 1'l prognosi n el no~tro caso essa 11011 può rs,ere cl i,~imile dnlla prognosi dtlle micosi iu genernle e in piirt ,colare <lelle t'orino cutane1: cù ipodnrmi c11l·j a prutr cioò alcuoe ri,en·e, I\\ p1·ognosi deve farsi fa yorevol e. i'·: gcnoralmenio ricon.osciuto che le affezioni m icotich(•, F>ebbeHe cli assRi lunga durat~ , finiscono col g 1111rire abitualmente in modo com pleto ; e. se al trattamt•n to locale ;;i nssor ia una cura in torna cou iojuro di · potassio ad alte dos i, la guarigione può e.,;,;e re uou soltanto ass icurat a ma anche n otevolmente affrettati\. Vero è prraltro che n el la nos1 ra iof.irma i I criterio terapeutico r isu ltò nega t ivo, poid1è la mahttia non fu mai sensibil1neo te influenzHta dnl tratta mento iodico pe r quanto int('n,;o, ::ie consideriamo però che, trascors i ora111ai circa tre a11u i dall'inizio dell'nffe<1ione e dopo una successione ininterrotta di gomme ipo,ler111iche dix,eminate con io · tercor ,cnza di due d istinte p leuriti, le quali furono a,sai verosimilmente della ste,sa natura, l'inferma piu che settant... nne cousen·a ~empre io nl tern to il suo Stato di salute geucrale, n on andiamo ce rtamente erra t i aliermnndo che )';tffo. zio1,e presenta n el complcs~o un cnrattero di el"idente b<>nigniti\. Tuttavia. non dobbinmo dimentica re che le 1::.icosi rassomigl ia no quasi p er ogni lato a lle infezioni batteriche, e che a nRloglte ne sono quind i In e,·oluzio11e e la prognosi. B poicl.iè le une e le altre agi~co110 pe r azioni t ossid1e, s ia per i veleni a der enti che per i veleni solubili circ-olanti nel sangue, nulla vie t a che possano a '-'er~i in un da to momento le piti svarin tc 11,anifestnzioni, ossee, muscolari e viscerali, e par11llelarn('ute le,ioni a mitomic he uguali a qu t:lle dei p roces.:;i in!i:11urnator i cro n ici, con infiltrazioni, sclerosi, degeu ernzioui, iperplasie ~cc. Queste con!;irlornzioni inùucooo pertanto nd essere cauti nella prognos i, rico rdando inoltre che n el nostro caso l'avanzata età del sogg.itto è un elemento u on t r11scurabile, che in un dato momento potrebbe a vere un valore non iuditrerentc m,!l'nttenn are un ecce~sivo ottimismo,


CA. SU l :::ìTICA CJ.llS IC A

Poche parole ci r estano da dire intorno alla cura. E ' op1n1one di tutt i i cli• uici e di tutti gli os~ervatori che le oidiomicosi, come i o genere tutte le micosi, ,;i avv11ntaggiaoo moltissimo della cum iodica e in p11rt icolare della cura con iodu ro di poti,ssio, il guaiti anzi Rvrebbe un'azione quasi spccitica in siffatte forme morbose. Ma noi abbiamo visto che nélla nostra informa la cura iodica t'u completamente senza effetto anche fatta e do,;i generose, per cui si dovè rinu nciare a tale mezzo terapico che aveva finito iPe r di più col portare qualche sconcerto nelle funzioni gast rointestinali dell'iufer:w:t . Pertanto la cura gentrale si è dovuta essenzialmente limitare a quelle norme igienico-diete tich e che nel caso concr eto furono riconosciute le più acconce per couser vare il necess11rio vigore all'organismo, e la cura locale a medicazioni quo t id iane a settiche e antisettiche :ipplicaudo anche qualche pomata protettiva. Procedendo in questa guisa si è notn to in complesso uu certo miglioramento nel decorso della m alattia. poichè, pur persi,;ttindo t uttora alcuni sen i fistolosi , altri per contro e segnatamente quelli <lei collo sembrano, per ora almeno, cicatrizzati. E' q ui ud i lecito presume1·e c he se non interverranno nuovi fatti complicanti e intercorrenti, s i possa a poco a poco raggiun gere la guarigione doti11itiva s pontanea per progressiva attenuazione ,,:!ella virulenza del parassita. Aprile, 1916.

OSPEO>.LJ;: MIL11'AIU,: DI HISE RVA 01 MODENA

.NOTA SULLA CURA DELLE CONGELAZIONI Al PIEDI, per i dottori l •ran• cesco t;a,•azznt.l, sottotenente medico di complemento e Armando Ta• p a r e lll, radiologo. U na causa c he maggiormente produce invalidità nei combattenti durante il loro soggiorno in tri ncea nella i:tagione invernale, e s pecialmente là dove si nota.no t.e nipernture umide, è la congelazione ai piedi, forma morbosa contro la quale finora si è vana mostl'ata la t erapia usu ale. L 'affluenza in questo os peda le di militar i colpiti da congelazioni ai piedi di primo, s,econ do e terzo grado, e l'osservazione che a nulla , o quasi, hanno va lso le cure mediche, ed anche operazioni lii al ta c hirurgiit. nelle forme cancrenose, ci ha s pinti ad a ssoggettare questi ammalati ad una cura sistema tica non ancora provata, quale quella dell'aria calda nelle con gelazioni di primo grado ed all'azione d oi raggi attinici i colpiti da se-condo e t erzo grado di esse. l'er cortese e larg1\ coucessionP. fattaci dal signor colon11ello medico \'irgallita ,c av. ~111.rio, dirnLtore Ji questo o~pedale lllilitare tli riserva, nel 3° rep11rto d i cbir urg iu, di retto dal capitano medico dott. Gi useppe Mennbue, sono sta te eseguite le cure suddette. l'ertanto abbiamo form1tto ùue gruppi di ammah\ti di congelazione, e cioè uno da. trMt:U'~i t·oi raggi attinici, l'altro con l'1uia calda. Nel trattamento coi raggi attiui ci ,.hl,iamo t'l.ltto uso dell'apparecchio H oh~n~onne, o sole artificiale, di altn. 111oot11grm del dott. Bach, di pl'Opri<: tà lld d ott. Taparelli, radiologo in questo ospelia le. E s,;o u ou è al tro c he una lr•mp~•,la a vaporu di tnel'cu rio deuo, minata S. A. D. A. :\!., ed (l C03tituito:


OA8UJ8TICA OLrNlOA

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1• dalla sorgente lu~inos ;t propriamente detta, data da un tubo di q ua rio tra~parente da sci a dodici centimetri d i lunghezza, forn it a alle sue estremità di recipienti tras versali in quarzo, che con tengono gli elettrod i d i mercur io, i quali sono circondati da rad ia tori metallici, c he permettono di regola re l'irrndiameoto calorifico e per conseguenza l'in tensità d ella corrente. I fili condu tto ri penetrano uei recipienti polari, passnndo fm i r adia t-0 ri i 2° dalla calotta protettrice, c he serve a ri cevere la sorgente luminosa o tubo in quarzo ed il dispositivo per l'accensione. E~sn è forma ta da due emisferi di a lluminio perfettamente lucidi. La m<>tà superiore forma la calotta prop riamente detta, la m età inferiore serve da chiusurn; si può, gi ra ndo una piccola manovella, far p rendere ad essa la posizione desiderata e si fissa. per mezzo di una vite posta a la to della manovella : cosi si può variare in modo notevole la radiazione della lampada. E ssa può ven ire so.s pesa al soffitto di una. stanza, o montata su piede-supporto. La calotta di chiu~ura presenta nel suo m ezzo un foro di cinque centimetri di diametro, dietro il quale è disposto un disco a diaframma girevole con diverse aperture, che servono ad irradiare le superficie più piccole della pelle. Uua delle aperture è fornita di vetro nero per poter osservare l'arco luminoso. All'apertura maggiore si può facilmente fissare un tubo di inalazione per aspirare l'aria ozonizzata data dalla sorgente luminosa. All'interno della ci,.lotta 1i trova una lama· a bascule, alla qua.le sono fìssati i due cordoni-supporti del tubo luminoso. Una piccola manovella a leva, disposta lateralmente i.ll'estemo, permette di inclinare la lampada i n due sen si. Il mercurio può cosi essere riunito nel tubo di quarzo e diviso poi per produrre l'arco luminoso. Alla caloHa infine è fissato un indicatore della direz ione della corrente, che permette constatare se esiste una r,1sa polari"ta ; s• dalla r es is tenza; 4° dal piede-supporto; TECNtOA, I ma.lati ven1i:ono sottopos ti contemporaneamente all'azione della lampada: le irradiazioni si fanno tre volte la settimana. ed ad ogni irradiuione vengono esposte successivamen te 111. faccia eaterna , la interna e la plantare dei singoli piedi. La distanza è per prima seduta di quaranta centimet ri e va gradatamente diniinuendo fino a raggiungere i venti centimetri coll'abituars i della parte a tollerare le irradiazioni. La durata invece comincia con dieci minuti per lato ed aume nta gradatamente fino ai venti, Per vedere le modificazioni, che apportavano i raggi attinici nelle congelazioni di secondo e t erzo gro.do, aobiamo suddiviso questo grup po in due categorie , e cioè:

a) Congelazioni di se<:on do gra-io con infiltra zione edematosa dei t egumen t i flittene, escare n ecrotiche ai piedi. b) Congelazioni d i terzo grado con ciiduta dell'escara e perdi ta delle pani, sia per eliminazione s pontanea, che per 0 1 erazioni su esse eseguite. La prima categor ia è rappresentata dag li ammala t i: a ) M. A.. di anni 27, del ll9° reggimento fanter ia , letto n. 33, il qualo p ro· seotava inizio di cancr ena al dito m ignolo del piede s inistro, dolo ri sottoungueali e minaccia di caduta delle unghie, tu mefazione genernle del piede, dolori interni, desquamazione alla r egioue pla nta re, tor pore e rigidit,\ a lle a rticolazio ni. Durante la notte accusa bru ciore e calore ed uno .:;pas imo acuto anche a l p iede destro, che però si mostrava meno colpito. È ammnla to dai primi di settembre !Ulo.


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CASt: ISTICA C.:LDIICA

ù ) hl. A., di noni 20, del GS0 fanter ia, le tto o. l o. - ::li nota cougel112io ue a d ambPdtte i p ied i, infiltraziou e edcmatosn d ei te~s uti, inizio di cancre11 a alla punt a di tu tte lii ditfl , do lor i punlorì ed un inizio di dei:.quamazione 11,ll,1 pinuta dei piedi, br uciore e calore tlumute la n otte. cau:sa d i insonnia e d i ngi tazione. e) ?11. G., di anni 2:3, soldnto d1> l r;;:1° fnnterin, letto 11. lG. - Tumefazio ne ed infiltrazione dei tessuti in ambedue i pied i, r iga ìitò. art icolare, i11se11sibiliti1 cut anea, n1a forte dolo re inte rno alla p ianta dei pied i eJ 11lle d ito , do lo re e bruciore notturni in dette pr1 rti . (.,!uestn catrgo1 ia col gio r no 7 dicemb re 1Dl5 i 11 iziò le sedu t e J i el io·Lern pia , e si constatò cl1e dopo In pri 111a applic11zione si ebloe u11 aumen to di teusione e di dolore n elb regio ne irradiata ed un sen~o di formicolio durnto a lruue ore. L n, supe:rficie rutnnt•a in s1·~uito si foce più cresp11. e s i mnnife.,lÒ una sµec ic di i rrorazio ne hl ua..;trn nei tc,suti con aumento di rn lor <', nonchè un p ri ncip io di mob ilitiL 11Jlc dita cd inten:;a de~quanrnz ion e d(>lla cure. Concorde111e11tll r~rò i mi lit :ni hanno nlform1uo rl1e i dol ori JJ1·<'~\·n t1wano un c11rat tere di 1,erso da quello di priu1a e che la nott,· suss1•gncnto R. qu1>lla d,•lla irraùiaziooo notn1-ano d;mi,1117.iooe d ..11« loro s uffer;-u,.e. Dopo la s~colllln e terzi\ seduta i mnlati accusn,·ano mii;lioramento, sia por la <1 uasi sronipar:;a dei dolor i, <·he p er la mobil iti\ i11 i;r.int11s1 nelle a r licolazioui. L ocalin,•n te si è n oLfl to il parziale solle1·anw11to dello ci:;cnre ne,· rotich e e lll comparsa di un te~~u to cica trizial e senza t racce di pus. Dopo la qua rta, quinta, sesta ti ~ottima s,·d uta il mig liorameato anelò sempre più a<'cenl11nndo.~i, s1·o n1pan·ero i dolori no tturni, la. rii;iditi, 11r Licolru·e e s i J11an i festò una t'>1cile de:unliulazioue. Do po In ott,wa sedut:i. caùùero comple t a1m•11Le le esca r r e rimase un t e.~s11 to di riparnzione ~Pn za a lcu na soluz ione di continuità. Al tcrrni11 e dellll 11011H. e decimn s"duta i mili t ari sud· <letti hanno dichi arato di s,•n Lirsi bene, e, cl1iesta, otte1111ero licc11zn di con,·nle~cenza. La seconda. catcgo r in. è costi lU i ta dagl i 1t111mn l11ti: a) :-l. .il, di anni 20, del ..... fo11 teri:i., lt>t to n 15. - li l!l n ovc1ubre, tr ov;Ln dosi sul mouto :-;~n :\I ichelt>, no t ò tumet'azio11e ai µi edi e dolore a cu t i~simo, segnatamcn w al si nist ro, chP d c, po :H ore a·«unse u11 colo r ito dn11otico. pe~no te. comE' se no n lo M'esse, indolore 11.1!11 puura del:e dita ed :I} c11lcng110: &~li n1·,·erti rn. forte dolorabilitil nell'i 11tcrno di ,·sso. specinlmeu t~ a llR notte Fn curato nll'ospedale di Chiopr is 071! c:011 v,helm a c1111forn.t11: 111a compan·ero in 1·~so bollo e vcs<'icolc cuLn n,•e di colorito 111to11111.;,:o. Il 3 d ic,•111 !,re V<'!lne trasferì to in q lh'Sto o ; pednle e fu meJ ic11 t o cou bag ni cal.J i e mn,sai;gi. l i G 1li(·e1nhre pn,;~ù nel '.l0 reparto e h iru rgi:i, ove g li v enm• µrn tic,ua li\ d isa r ticolnzio11e meta tRr.,o-fa I a a g Pa del pit!de :;iuistro, r ispa rm i1rndo però la pi-ima fa l1Lnge rlt>ll'all uce e del mi;;nolo, c he v1·1111oro solo p11 r zinl11H'ntc 11.mp11 tate. LR pnl'le e111a11n1·a 1111 odore cRncr cnoso 0 .8. Il insopport nlii lc, la cute tiella r egione ern in i,;i'l\cclo, lt1 t\•mp"mturn di piede ,!estro u on presen t ava che u11a co11gelazione rii primo i:rrndo. b) L . n.. de l . . .. fantc r iR, di a11ni 25, IPtt o u . l·I. TI 15 n o\'embrr, trov:u u)osi in trin cea, n1·verti fo r micolio ai piedi. a cu i su~~egu i d olore e torpore . Uo po poche ore n otò g o n li o re a cc('ntua to nel si nistro, ed o~,.:1mdosi rnpi <la111en te in q11e,.:to aum ent,Ho i l 21 fo mandnto nl l'ospedalt•tto, da c111upo di :--Rgrado, iod i 11 qu!!llo di C11~tel :,.;trad n. Uiuu to i l :?li no1·emhre iu qu~, t o o,;pedak, gli 1·enne diag11csti1·nto inizio d i con~el,wwnto al piede dest ro, co11gelanw11to ,li t~no grado al s inistro, can e- rena delle dita di esso e plnc·~a C'flnc rc11osa nl pr imo c11p,> Rrtico-

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OASU I STWA C LINICA

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lare rneta t.arso-falangea. 11 1° dicembre gli venne a mpu tata la pl'Ìmn f1df\nge delle dita ed il succes;ivo gli furono praticate le disarti colazioni della seconda, terza e quarta falange e sottoposto a cure antisettiche. Accusav:i. dol ori acutissimi, di notte special111ente1 esi~teva tumefazione di tutto il piede ed una sacca purnlenta ncl h r egione plantare, che incisR diede luogo a lla fuorusc iti~ di pns denso e cremoso. Que,ti due casi nssogge ttn t i all'azione dei r,1 ggi attinici fornirono i sc>g uenti risul tati : Lr su perlic1e da prima d icùe ro luogo ad a llhondan te s ec rezione shirogclatioosn, mu poi dopu l!l t erza seduta si iniziò un p ro~ci11g a111ento d ei tessuti di neoformazi\J ne e retrazion e dei medesimi con marca ta prol ifernzione della zona di demarcnziJ11c. Dopo la quinta e sesta seduta la tl1mtfazioue d<· i tes,uti circostauti ~compPne, le granulnzio11i si ridusse ro ad uno sln\to cnucrenoso pi1t11fggian t e e la neot'ormaz io11e epitelialt, Rpp:uisccnte a d oc('liio mdc. C\·s•v ogui secrezio ue sangtiinolenta e s iero fib riuosa e,l i t essuti riJotti a u n punto tale da non attender" che In formazione d('l der ma, ch e li ri ('opre. ~comparve fino dall e due pri111e sedute l'odor e feticlo, e dopo l'otta\·a sed ntt\ gli a,r1111nla t i s i 11 Iz,1 r ono e com nciarouo nnn dellmbula zione lievP., che certamen te rite oc \'uno impo,;-,ilJile. Contcmpornneameute n que~Li ri~td tati il dolore andò grndatiun en tc :-n•,ua11do, non si notrt\'llno più zone do lorifir· he ed nnest elic, he, cnddu1·0 lo pl:,cchc cn u,:rrnose ri mnste, a ll'inso un ia s n benl.rò il r iposo, e .I i dolori a ccusati alla 1;am l111 ed a l ginocchio scomparvero totalmen te.

...• AtoA CALUA . - P~r lo co ngelazioni d i p rimo grado, e cioè in q uelle io cui nou c~i~tev,1110 Je,-.ionl appa r iscen t i, nè di continuiti,, ina c he ~resentavano zone ipereste.,iche ed n nes tetiche con dolornlli I itò. ecce,si ,·a, si:t ne l la dcam bu Iazione, che durante' il riposo, dolol'i caratter izzati da cr isi a tipo paros~is tico manifestantesi quattro o ci11que volte al i;iorno e di u otte causa di inso nnia, accompa· .goati ua elevazione t er mica (37•,2- :37•,o) con rigi ditit arti colare e gonfiore di tutto il pieJe e colorito cianotico di esso, si è fatto uso di un comune npparecch io ad aria calda presentemente u;ato n ella c ura dell" 11.rtriti ed ar t ro-si no viti . :Esso consiste in u na. cas3a di ltig no, tlelln lunghe,.;m di ci rcn 70('111. e tli circo -JO cm. ùi ltn ghezzfl, divi,a in due parLi esatta mente sovrnpponillili, con unn ~pertura capa('O del pac;saggio del piede e mcti, della gamba; una lnu1 pndn ad a lcool fornisce il calo re, che vi en e comnnicato enLro la cassR a mez,.o di un t11bo a ,!.(o mito di metallo, all'estrelll il:\ .Jol quale trovas i uun. piast l'!\, chn 111~di,i1,te cerni era P~rfottamente si innesta ad un foro situato la teralmente al lri. c,1ss11 stc,;;a, 1nentre un foro cousimile si trova dal la to oppos to per favori re la corrente de ll'a r ia. Un termometro centi grndo innestato n ella parte supe r ior e dell'apparecc hio indicn il grado di t~mperatura. :'-iell'inter110 della ca;sa, in co rris pond enza dei fori si tro vano due rettM1goli di legno r icoper ti di cartono d',unianto pN· evitare una qualsiasi comu11icnzione d"ll" fiamma coll'inte rno dell'apparecc hio. T due fori sono prnticati in modo da rendere pc,~sibile l'npplicaziono della sorge nte calorilica i n nml,edue i lati. D uu s1on-anole metn ll iche s i in m·srnno poi alla ce rni ern rlei fori sucldeui, quando, cessntn la cura, e tolta la sorgen te calorife ra, s i voglia mantenere il piede per alcun tempo in una dete rm inai.a te mperatura. 'f,rnto lll sorg<.) n(,' calori fora quanto il tubo conducente il calore n el l' interno della cn;;sa svno soste· uuli da appos ito s upporto in ferro e moh ili con v iti per dar loro le altezze volutl'.


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CASUISTWA CLIN 19 A

Ti::c~1cA. ·- Gli infermi vengono sottoposti uno per volta all'azione dell'aria calda, e c ioè s i introduce ~nh:o la cassa un p iede fino a me tà delln, gamba, a vendo cura c he l'ori fìcio d'in g resi:io sia accura t amente chiuso, circondandolo con cotone. Una falda di ova tta r icopre la par te dor sale del p iede e della gamba. Messa in comunicazione la !'orgente ca lo ri fica coll'in terno de lla c1,ssa, bisogna avere la precauzione d i far salire gradat amente la t emperatura nelle prime sedu t e dal g rado am bien te non oltre i 60 gradi cent ig rad i e mantenervi la parte in q uesto grad o per almeno le prime due vol te. Nelle altre quattro successive la t emperatura fu fatt1t salire fino li. novan ta gradi, e tale la mantellemmo per circa venti minuti, a diffc reo:i;a d elle prime q uattro in cui la d ura t a fu solo di dieci minuti. P er altre due sedute portammo la temperatura fino a centodieci e cen t-0quindici, e ma n tenemmo il p iede in t ale calore per trenta minuti. Infine la t emperature. in altre due sedute fu elevata a centoq uind ic i, centod iciotto e n on ol t re, e la m an, t enemmo per circa trentaci nque minuti. Le sedute vennero fatte quotidianamente per le prime quattro applicazioni e a giorni alterni per le f!Uccessive. I militari assoggettati a tali cure furono i seguenti: a) P. M., di anni 30, del ..... reggimento fanteria, letto n. 25. - Il 14 no• vem bre 1!)16, m entre era in trincea, avverti dolore ai piedi con forte bruciore e g onfiore di essi; il 19 fu mandato all'ospedale 223 di Palmanova e il 29 venne i11 qutisto ospedale. Fu diagnos ticata congelazione di primo grado ad ambedue i piedi e venne curato con massaggi e bagni caldi. Da queste cure non ottenne un gra nde g iovame nto, si notava marcata rigidità articolare, tumefazione di tutto il piede, accusava d olori acu t issimi al calcagno, insensibil ità alle dita; la desquamazione della cute ntilla regione plantare i.bbus tanza notevoie, la pelle presentava un colorito cianotico e i dolori si accentuavano alla pressione in genere. b ) B. S., di anni 27, del ..... r eggimento fanteria, letto n. 24 - Il 18 novembre 1916, dopo quattro gicrni di trincea sul monte Ca ppuccio, notò gonfiezza ai piedi con forti dolori, segnatamente a lla regione plantare, ma subito dopo avverti un senso di torpore, che gli dava l'impressione che fossero mort i. Inviato il 19 ad un ospedalt,tto da campo presso Romans, vi r imase due giorni; di là pa ssò all·ospedale d i Castiglione di Strada ed il 29 novembre fu ricoverato in questo ospedale. Venne curato con preparati glice ro·tannici e canforati, bagni caldi semplici e medicati, ma non ebbe che poco sollievo. I piedi si presentavano tumefatti, di colorit9 cianotico, le articol11zioni rigide: egli accusava grande dolore nell'interno di ess i, ma gli stimoli alla su perficie cutanea non producevano al· cuna reazione. c) S. L., sold ato del ..... fanteria, zappatore. letto n. 3f\ di anni 22. Comanda to la notte del 16 novembre a costruire una trincea d i camminamento in prima linea, accusò dolore e gonfiore ai p iedi; il g iorno s uccessivo gli s i manifes tò febbre torpore e ri g idità a lle articola,.ioui de i piedi; fu ricoverato a ll'inferme ri a del reggimento, don ,jo il s uccessivo giorno passò all'ospedale di Cast iglione di Stradfi, r imanendov i 11 giorni. Fu c urato ccn prPparati iodici, alcoo l e canfora. In quosto os pedale en t rò il 29 no\·e mb re con dia g nosi di conge· laziooe di primo grado ai piedi e sottoposto subito alla cu ra di massaggi con gliceri nr1 e tnnni no, a l ternata. con alcool cau fornto. Da queste c ure ottenne u n lie\'O miglie,rarn ento, in q uan t o c he i piedi si sgoofiarona parzialmente ed i dolori, s pecialmente n ottu 1n i, g li concede vano qu nlc he tregua. I pied i s i presen tavano tumefatti , specialme nLe a lle estrem ità, co n colori io cianotico de lla ct1te. egli avverti\•a marcnta i peres1esia n ella r egio ne crilr aneare, un e~ te~ia alht piant a del piede


CASOISTICA CLINICA

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presso l'articolazione metatarso-falangea. Le articolazioni rigide pr.ve d i qualsiusi movimento. Il li dicembre furcno iniziate le sedute, attenendoci alla pratica sues posta. R1suvrATO, - Dopo le prime applicazioni gli infermi constatarono s ubito una scomparsa dei dolori, che durò circa due ore, ma che poi si risvegliarono a -com• pagoati da formicolii. L a sudazione de l pi<'de e ra piutto;;to abboudante e si avverti un principio di movimento nelle inticolazioni. Dopo 1,\ t e rza, quarta e q u inta seduta i dolo ri e i formicolii andavano grndatnmente cessando, i movimenti nrticolari si fecero più visibili, diminuì il torpore alle dita e n on si not avano , piti zone anestetiche; solo la sensibilità cutanea divenuta più marcata. Al termine della decima seduta si ebbe evidente desquamazione cutanea, scomparvero i dolori notturni, ridotta a ben poco la tumefazione, evidenti i movimenti ar t icolari, la dea mbulazione cominciava. a compiersi; nelle succes sive sedute, undec ima e dodicesima, i buoni risultati s i resero ancor più manifesti, il gonf:iore e il dolore scompars i, la desquamazione della r egione plan tare marcata, nou esistevano più zone anest,~tiche ed iperestesiche, tanto che i militari, dichiarandosi in buone condizioni, chiesero ed ottennero una licenza di convalescenza. ·È bene tener preseute che colla abbondante essudazione si verificava sempre un rapido e progressivo miglioramento. L'applicazione dell'aria c11,lda nelle congelazioni è stata adoperata dal Grancee con un apparecchio quasi consimile al nostro, m t\ mentre egli l'ha adottato anche in for me can crenose, partendo da temperature elevate (90 gradi ), noi abbiamo creduto opportuno di servir cene solo nelle forme d i primo grado, partendo dalla tewperatu ra ambiente per raggiungere un massimo di 118°, per non provocare dislivelli troppo rapidi di temperatura. A titolo poi di comparazione abbiamo seguito l'an damento delle congelazioni di primo, secondo e terzo grado trattate coi rimedi usuali e con caduta spontanea, od asportazione delle parti cancr enose, ed abbiamo constatato che nelle forme di primo, ser.ondo grado la scomparsa della rigidita articolare dei dulori e della t umefazione e la cad uta spon tanea delle escare si sono avverate solo dopo una lunga degenza, e che le zone cancrenose, cadute, od as porta.te, ha nno ri ch iesto lunghissimo tempo a rimarginarsi, cau;;ando n ei colpiti spesse volte una cachessia. as~ai gr,ne e n on di rado ribelli emorragie; inoltre la trasudazione siero-purulenta si manteneva assai abbondante, la temperatura elevata (3U" - 39°,5), e purtroppo in taluni casi si è dovuto registra.re esito letale per p ioemia. CONCLUSIONE . Da. q uanto abbiamo esposto possiamo concludere: 1° Che l'azione dell'aria. calda ne"ue congelazioni di primo grado apporta: a) risveglio de lla motilità nelle articolazioni rigide; b) essudazioue abbondante e scomparsa della tumefazione della parte; c) eliminazione d elle zone anestetiche ed iperest esiche; d) cessazione dei dolori; e) buoua deambu l&.zione dopo dodici sedute. 2° Che l'azione dei raggi attinici nelle co11gelazion i di secondo grado produce: aJ risveglio della motilità e sensibilità termica con scomparsa delle zone anesteticb1: ed iperi:!tesiche; b) la caduta dtolle esca re canc renose, lasci:111do la supe rficie sotto~tante di neoformazione senza lesion i di continuità; e) dopo d ieci sedute l'infermo riacquista la sua funz ione nell',uto e<l i dolori sono scom pa rsi . 3° Ch e l'azione d ei 1·aggi attinici sulla linea di deruarcazione nat urnle, od operatoria, favori:!ce: a) il r isveglio dei bottoni carnei con abboud,rnti essudaz ioni; b) agisce come cautel"Ìo s ui bottoni carnei, riducendone il loro vol ume e il loro rigoglio; e) arresta le eworragie e 11, s uppurazioni; d) esercita un'azio ne


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C ASL'1ST! C..\. C LINICA

stimolan t e per Jq sYiluppo di un t P~qu ro neoepitelinì e ,li cica.rr iz1.a;::ione in t empo l'Pl11Livameute bre Ye. I n fine, per co mprende re il porche l'a ria calda ed i raggi a t t in ici e,-ercnrno un n a zioni' fa vo r evole s ui tcs·m t i co ngelati, occo rr e che ci trn ttc n ia1110 br e\·em en te s ul meccan ismo d ella cun gclazion e. L ,u,ciau,lo da pa rte l 'irupropri etil d i q ursta drnom inazi<>nc d i tale fo rm a morbosa, o le discu~,;.io11i della, s ua origine nen·o:.::., cr-ntra le o . perife r ica, noi ved iamo clic il meccani;amo di e,,,m è dovuto a l l'azione d elle tempernture basso ed u mide, specinlwc11te ~e c~po~h: a cor re11tc di aria: e a stlCOll!la degl i effetti gr· nt- r a li o locali prvùotti ,;i h anno due forme: un a y~11e1·(l[e, l'altrn locale, che colpisce rlete r111inale µ:u·t i, o<l orgn11i del corpo, 111a L:rn to n ell'una qua nto n ell'a lt rn il meccanismo per cui e~,;a ~i fornu-1, è ~empre il medesimo. in ql1:rnto r he l'uzionc assidenrn t e d,·llo l,a.-;;;c tcm1.11:mt11 re e i l fred ,loum ido dà luogo ad una a sfbsia dei tc,;st1Li cd org:1ni, c11t1sntrt d,dlo !'pa,-1110 ,n~O· costr it.tore de i cnpillari. i <Jnal i vengono ro,;i n dim inuire il loro cnl ibro e,l 11 fa.voi ire il r istagno in essi degli éle111en t i s,mgt1ig11i, p roduor111lo 1u,gli oq;nni l'I n ei tes~u ti zone n 11Pu1iche e zu11e ipe1'1'111i,·hP, p iù o m1•110 estP~·r, a ~"conda c he il congel:i mento av,· ie11e con maggion• o mii1ore i 11tt·n~iti1, più o ml'Ì10, rapida m en te. E cosi no i \'Cdin1,10 come n,· lla t'ùrma g erwnd e ;,i r iscont r in o · congestioni ed ane mie c,,r ebrali, cong,·~ti1)11i polmo1m ri l'd agli o rgan i ad ù,,minali ematopoiet ici, cia nos i nlln. fn,.cia ed alle estrc rniti,, to chi,·ar dia, d i;;pn<n, perdita della cosl'icnzn e mor te i e ueJI,. fonne locali torpore del ln parte, ipen,sw~ia e ant>~te;;ia, ed a nt•mia, .~(I i r a pilla ri ~ono n n cora lcp:gernwnt,· pe rvi ; ma ,-e lo spasmo Ya<o· costr ittor e p rodur.e la. compll!la oblito r:izionc <li essi, In p ,u-re co1tg1·lata cade in n ecro,:;i e quiudi in is facelo. Ciò p:·cmcs~o, a l,biamo poluto s t ah ili rl' che sot t opouondo le r egion i cong,,lnte di pri1110 gn1do ari una t c111perntu rn d i a ri a cnld" gradatamen te salien te, la ci rcolazione· ;:i andava ri pr endendo el alla oblit,•rn1.io11c vn;;a le .~ulientrant il libero tl us~o. in pari lon, po c ht1 da i po ri dl!lla e,1te f·!ui n i al,l,011da11te sudore: ~e~no dun'jue d,, lla sco mpa rsa delln. va ,o,·o,tr izio11<;1 i lien g1111 rdandoei dall 'c~porre il p ieclt, nll un subitaneo e fo rte calo1·e p<'I' non tron,rc i poi di fronte, in ,;eguito a lla r apid a di latazione vn~:ole, a po:--sihili embol ie . Jlìe lle cong-e' aziou i poi cli secondo e t e,·1,0 grndo pL·r le ragion i suespost o l',nioue doi rng~i att i•ìici ~i è resa n.ssai e vidente, fa\'orcndo la scom parsa delle 7.one n111·111i ch,· e s,· iluppnutlo in m oòo mera\'iglioi::o 111 ,1 n estat a circolnzione e r e nde n lo inoltre ;:1erile la zona i l'l'ndiata. !\on s i ebbero a lameut:ire cmorrai;ic po~t urne, 0 cornp liùazio ni p ioeruiche. (Jue;;ti r isultati, 11(: ll' iDtc res;-;e di una ctirA, C'iie cc ri:in1t·11te ricsre u t ile o che, a ltri fino al gior u o d'oggi non !,a e::;perime11 1a to, n oi p n·scutiamo. !"iru ri che n l cC1ntrollo ,Ji al t ri os.~e rv atori e t erapeuti,·i non potd, forn ire che un r isu lta to posiLi \'O, e c i ten·erno lieti e,! a lt:unentc 01Jon1t.i, ::;p co11 r[UPsto 11ostro modesto èòt\triL11to ave,,-i1110 j>Ot uto iwiiri\l'e 111111 \·Ì ll ili snlulé }Jt'!· q11,•i p1•0,l i, chc- nel le ci rcos tanze a ttua li lutto s/. st esso diedaro nl la patria.

T ulto le de:-<cr itle c,periem:o fu rono condoue s otto In sorv,:glianza Prl il con· t roll o rlel siguor diretto re colon nc-llo medico cn.v. \' i rgrtl I ita, il q nalc, p1·e11,lerulo a cuoro la so1 t·e dei n 11me1·0-i congelati ni p ie-di giu nti in quc, to <'~pcdn lt>, p rovenienti dalla zon a di f.!UHrn, e I apprezzan do i buoni 1·i,11lt11ti 1 afli,ta,·a n n oi la cura d e~l i in ft-rm t e m<iLte \''l a no,tra disposizioue t utti i 111ezzi c,ccon en ti pe r r nggiu 11 gere lo ;:,opo : di ciò gli rendiamo srn t. iti r i11grnzia1ne11ti.


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RIVISTA DI GIOR~ ALl ITALI .- \\ } ED ESTERI

H,IVJSrl'A. ~1EDlOA l'.\R1.,,,T ,, j , )1ei;11.1,E. -

truppe in campagna.

Nefriti acute orlp to~enellohe o sservate nelle (.fou rnal d~ 111,:tle,;i11R. D1ce1111Jre Wlo).

(;Ji A \. ha nno notnto che quulclte m ~~e dopo l'illizio dPlla guArm S'>no sta ti o,-~n-au pii'1 frP.qnruteme nte c he pe r lo pa~,ato rr1-si di n driti arut,•, la C'u i origiue e o"curn. T>1.li t'ornie SO!l•) state dette a /riy11re : c,.~H n el lot'O ,111ndro 1'eno111rn..l .. r:ico r ,1 r:o mente sono sta te os,e1· \·a te i 11 t i>111 po ti i pa!'P.' Uli A..\. da n110 loro il 110,ne di f'l'ifllo:1e11,,1i.:/w. 1 rnri casi oils ·nati 30110 c:i 11i,:iu11f'nte di,p.u·att f'rR loro : uni C'o lei;ame no ò la rnpirli1:1 de:l'evc•I11zin11c, l'i11tc11siti\ dell'ull,11111inur :i. e !'a,~e11za c·o mplcta d i emnt111·i~. In un primo gruppo d i c,1~i s i tmtta d i nc frit, c-111~ ~i 1111z1nuo co11 n11,1::;u rca. eil el1111i11n,do11e urinaria d i grnn q11:1 ntiti\ di albLt!llitrn. Di qne:<Li nlcuni fini r ono cou e-ito letal,•, altri ebl,ero r apid a ri,olu7.i(,ne i11 una o due settimane, co11 ripo~o erl opporwno rPgci mc. La henignit:\ di quest i ca<;i è forqe dvvllhl al fot lo che la m:'11:ittin attir11 l'a tteuiioue li11 <l,1ll'i11 izio, permettcu,lo co-<i un i, rnpidn. ternµia raziouak. In un ~econrio gruppo In d11tn. d' ini7-io è dirli ,·ilc n preci,11 rsi, µ ~r!'hò la malattia si mirnife~tnLa con feno m e ni uremi ci g rn\·i, li11 ,I.il primo momento, a tipo Vlrio. L'albuminuria è stn tn conside rernle, tb i fl 1; grn1111oi per giorno, l'li· nurin prccol'e ; l'e\·oluiione del la malattia ò rapida, d i solo q 11a lclu.> giorno, cioè; la morte ne è la fine p iù fre111cnte. Trn tla-; i e.tlunq11e d i u110. forma gravi,;;im11. L'a, enzl\ di edemi fn si c he l'atten zione non è nttirat!\ sul n•ne, 11111 invece ul le mcniugi, rd l'np p:uecch io gastro e nte r ico, ecc., m en tre in n ·nlt:\ trn.ttasi di urnmia larrnt11. ~li aiuta nella diag nosi il fatto c he molti casi s i pre,cntauo con f,d,bre. L'u krzo gru ppo è costituito dn. malati nei qua l i l'albn m iu urin è Sl'operta solnmenw i11 segaito a l'ice rche s i~t emfl tiche. Trattasi Ji i11dividui cbo entrano nl J'osµ~rln le a l 2° o So g iorno di febbre (o ltre 39°), senzn edemi. i::enza cefalea. o ~Itri •li~turbi. ma co n breve tintn subitter ica , ne i quali, ~olo pe r cn.so. si ~cop ro la presenz11. di abbondante albuminu rin, che scomp11. re progrcssi \·:11n e11te in una setti1n11.na, m entre la t e mperatura caJe per l is i. Tutte le ricerche etiolog ic he fatte nelle osse rrnzioni delle tre çategor io dei ~a,i citati sono riuscite sempre neg11.t1ve: n egli 11ntecedenti, n on infezioni, non iutos:icazioni. Gli AA. rite n gono c he no n pos~n in vocnr,-i nlt1·0 c he l'nffatica11tei,tv, la privazione del so nno, il reg i1n e . ali,nentnre, l'e~po~i7.ione pcr111aiwute nlltl tUtllnperitl, cau~o queste che rend ono il re n e p ii, friq:~i \e, più !'S u,cettihile ntl

e

amma lare.


G2

RIVISTA MRDICA

Dalla disamina di qu rsti casi ne s caturisce una importantissima conclusione: m algl'a do le materiali d iOìcoltà che s'incontrano per eseguire accuratamente un esnme clinico sul campo di battaglia o sulle prime vie di ospedali, i m edici mili ta ri dovranno t ener s emp1·e di mira la ri cerca dell'albumina, così come ricercano la febbre.

s.

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

Le1ionl del nervi p erlferlol da ferite di guerra. - Paralisi del nenro radiale. - ( R iassu.11to di com unicazio11e falla alla Soci~tà medico chii·u,-yica di Bologna. Seduta del 12 novembre 1D15).

V. PUTTI, direttor e dell'Istituto H izzoli, capitano medico. -

Dall'mizio della gue rra sono stat i osserva ti all'Isti t uto Hizzoli 51 casi di ferite interessanti i 11erv i perif,•r ici. Di que~te, ~L colpiva 110 il n en·o rndin le. 10 i l plesso brn.cchiale, !) il mediano, 6 l'ul na re, 8 lo s ciatico. '2 il peri neo, l il p le~so sacro, Jombn1·e. Dei 21 cas i di lesio11i del ra diale, 8 sono stati sottoposti ad intervento operatorio. D i ·7 d i que;:ti l'A. ri ferisce gl i ,·snmi ol,iettivi, e!ettri ci, r adiografici, i r eperti operato r i. le modificaz ioni notata nel pe riodo post, - operntorio. I dati statistici pii1 iuten•s,a.n t i vengono cosi rins~unt i : in 3 cas i la fer ita é ra dov u ta a p roic-ttile di art iglie r ia, in 4 a proietlile di fu cile; la piua lis i era in 4 casi associ:ita a frattl1ra dell'omero, in l ad o t eoma pnr11osta le, iu 2 la ferita interes;;aya :,;olo le parti molli. :-i iuten·en ue dopo u n mini mo di 24 giorni dalla ferita ad un massimo d i 63, e s"mpre :\ fe rite completamC'n te rimargi nate ed a fratture con qolida te. L'in<lirar.ione all'in tervento u stala trntta dall'esame obie tti Yo e da r ipetute in,lagi ni elettriche (a s pe tto morfologico clell'nr to, grado di atrofia ed ipotonia mu· scolare, condizioni dl•lla sc·ns il>ilità s up~1·6cial<' e profonda, stato dei ri flessi, do lornbilitil spontR.nea e provocabile, ecciuibilith meccan ica de i muscoli, quadro elett rodiagnostico), L e lesioni colpivano il nervo nei vari p unti del suo decorso lm1.chia!<'. dal r nvo d!'ll'ns,·c·l lii nlln piega rl,,l gomit<'. I I re pt r t.) op<: ra.t uri o è H ,t ,J il S•·~uentc : ]n 1111 caso sc·zio lle tot ale dl'l u,·n·o con n eu r omi. t en ni nak• ceutrale e per ife. rico ; in un C1' SO .,:cz;on <: tot.aie ,·ontinua (DPjcrine) con n euroma t erminale pe r iferico; in ~ c:isi S\!7.ionc parziale ; in un caso compressione da r._a llo osseo; in un c.1so seziono p ,rziiile e co111prè.~~io:1t·; in u n caso n euroma ce nt ra lo fusato, a der cn tl· con z Jne e morrag iche e s c le rot iche. L'i11tc n· cn to è consisli to, in li11ea di ma,:si ma, n ella ricerca del n ervo e 1w ! s ;10 isola111eulo d al le adcn·nzc fibro~e o,! ossee.


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RIVI STA [)l CEURURGIA DI GCì'ERRA

Riconosciuta 111 lesione vi si è posto riparo affrontando e suturando la superficie di sezione,previa demolizione Llei neuromi term inali nei casi di sezione total e, suturando parzin,lmente i tronchi discontinui nei casi di sezione parziale, tog liendo le c11use di compressione o di initazione ed isolando il tronco 11eg li altri. In ogni caso,si è saggiata sul campo operntorio la r eazione del n ervo a stimoli elettrici. Tecnica operatoria. Taglio cutaneo adatto alla preparazione ed alla mobilizz'lzione preliminare del ventre del vasto esterno. Solo in tal modo é possibile una visione completa del nervo iu tutto il suo decorso h racchiide. Strumentario idoneo a rendere l'intervento poco traum atizz&nte per la sostanza, nervosa (pin.r.e, div11· r'catori, uncini in avorio o ricoperti ). Massima cura nell'a ffrontamento delle i:;uper!ìci di sezione e nella esatta ricostituzione della topografia. do! t.ronco. S uture prevalentemente neurilemmiche in seta, parenchimatose in catgut. In og11i caso isolamento del tronco entr o un cilindro di arteria di cane conveniente u ente preparata. Immobilizzazione post-operatoria. dell'arto in apparecchio gessato in atteggiamento detensivo del n ervo e correttivo dell'attitudine viziosa della m :100. A 6 mesi dnl primo intervento in un sol c11so guarigione completa (ueu rol isi per neuroma. centrale); in 4 casi mig lioramento riecis o (limita,.ione delle zone disestesiche, compusa di fenomeni pa.restesici, aume nto d el trofismo. miglioramento nelle reazioni elettriche); in 2 operati da breve tempo nessu na modifica· zions nello stato del nervo.

c. Le• ionl del n ervi perlterlol da terlte dl guerra. Parali•! del pleHO braooblale. - ( Uia.~snnto di conumfcazione fatta alla Società 111fdico chirw ·gica di llolo!J•ICl. ~e-

V. PuT1·r, direttore dell'Istituto Ilizzoli, capitano medico. -

dula del 10 dicembre 1915), R. A. Ji anni 25, del .. . fant eria.

li 25 luglio ferito a . . . . . da proie ttile d i fucile entrato nello spazio soltospinoso della scapola s inistt·h, fuori uscito in corri spondenza del terw medio d1Jll n • cla\·icola dello stes~o lato. Nessu n feoomeuo polmonare; perdita immediata. e compl1,ta della funzionali t à. e d ella s ··nsibilitl\ d~ll·arto Stqw rior(:' si 11istro. Guarì · gione a~ettica delle ferite. Entra all'istitut o Riz7.oli il 2 0 se ttem bre 1915. Eviden t iss imo affon damento del cingolo scapolare di s inistrn. F erite cutanee chiuse. Cnl lo esnberante da fra ttura della clavicola al t erzo medio.• Braccio pendulo l ungo il t rouco, co111pletnrne11te paralizzato in ogni suo movimento, mano cianotica, edemat osa, pel le elci palino coriacea, ~q_uamosa; distrofie u nguea li . Anestesia tattile, t ermica, dolc,rifica di tuttfl la mano, dell"avambraccio s ino al te rzo medio del braccio; la zoua di aneste•ia dolori6ca ~i eJ<tende nl r.olmo delln spal 'a. 1 poestesi:i a l diapa•on rlc·llo scheletro della maao, dell'avambraccio e d i parte dell'o me ro : a s-;e::za dei r itlessi periostei e mu,colari; assenza di fenomeni oculopupillari. Nessu n dolore l 'res8'.0ne alla radiale millimetri 166 a destra, 130 n s iu istm. R. D . Completa n~i te1·· ritori d' innervazione del radiale, ulnare, mediano e del deltoide. n. D. ParziRle del bicipite. Esame radiografico. Frattura della lamina dtilla scapola , dclln 2', 8', 4' , o', 6• costola o della clavicola• . 21 settembre Operazione in eteronnrcosi. Lem bo ost eo cutaneo che com picndc il corpo della clavicola. Abbas3a to i l lembo e protetta la v ena s ucclavia, entro


lll\'l$1'A UI CH!Rt; ll(l là Dl GU EH HA

uni\ vn,..tii zo na c icatrizi ale s i propn rnno in trOn l' lti Jol ple,so. Il r opcrto operato rio è il segu\•n t e : li'' rn•lic~ O. intatti\, G• O. completamen~o recisa co n mon co ni di scosti chiusi di\ ne u ro mi Lerminali , 7 ' C. n eu ro ma ce n t ral e fu s ifo rnlP, C. recisa pe r due terzi d1c:l suo s peHo re, 1• D. coniple tnm e nlu r eci~a con m o ncon e periferie-o ndere11le tdla superficie erO>':I e ,.:p•irio:;u1tn. dc lln primi\ costohi, monco ne centrale lil>~ro stiocca to, rn:daci co. Preparazione del l'11r teria s uccla via m ceh iu"a e com pressa dr.I tes~uto cica tr i1.io. ~uturn te rm ino te rmin'\lc M Iia l '' D. e I\• C, i. uturn parziale, laterale. della 8' C.. ,,,.portaziono cnmphita ùel n uuroma centra 'e d d ln ~~ C. e s nturn. t er mino-te rminale d,•lle superfici di i:iezioue. l tronch i ~11turat1 \"t'ngouo sepa 1·atanw nte rac chiusi entro ciliu lri ii i a r u·ria di cane. Con"tatato che r ib:ute1do i n po,,to il l.. mho o,teo.:ulnneo, il ca!lo di fra tu1rn dell:i. rln ,·icoln vn a compri1 nc rl1 i lronr hi Ùl.!l plcs;o. si n,;po rtn in toto il tratto di da,·irol:i. m obi lizzato e si suturano t'ra lo ro in seta ill in ~erzion i d .. i 11,uscoli cla \'icohri. (:unril{ioue ,lplla f,•rit a pn prima. ,\ ::? me~i ,i:dl'inten·,·nto nc,,;u n m iglio r .\mc nt'> nelle co1l'iilioni funzi o nali 1· d i s~nsilulita dell 'arto: l'e,,.11110 d..ittrico d illlos trn i111mutl1lil le condiziou i pr,•o pcr,H urit!.

s•

e

r .:1u-:;r,. -

S ul t rattamento dello ferite se tt:che . - 1Co11n:nm.ziu,.i <l,,1 t11·11n110

111 l,11,,,:;e

111•;· p,·,111t1y1111,/c 111edic:llc· 11 ,dtt1 y1u·rNL :3dut11 dell' ll 11ovr.: n1l>re UJ 15).

L'.\. r i:t,,.u1ne gli elemr.:11li so,,tanziali di 1111:i nota criti(·:t iu,·iat~gli d tl un o Je i suoi n,,;i~tenti . il pr11f. Aperlo, che prt!,t!l in atlo In sua ope rn come cnpituno mc,lit-o ùirigl:'nte un o,:pP•inle da ca1npo 1 e dio giuslanrnnt e ,..i preocc upa delle d11n nose romseguenze e ia• può 11vere sui 1n1merosiss imi mediri pratiri, che in questo 1no111ento si trovano i n c-ontntto con fer iti, In, dilfu-;ione di ta lune pubbl icn· zioni iutorno al lh cura J .. Jle od ierno ferit.u dn guerro . • L 'A., pur ù iddnrr111ùv di 11 0 11 vole r 1ue110111a m 1> nte òillliuui re l'impc-rtnozl\ dei r i,.;ulta ti otte nu t i liii egregi ed n11ton•vol i collegh i or co t1 l'uno o r co n l'altro 111eto lo, e r ico uo:'rcndo 11s-:ai l'uti lità di iuco raggiare e co11trolln re t ut t e le eve ntuali prvpo"t e che mir,rn o a perfeziona re i 11 0:-tr i m etod i di C'urn, os~1· rva che b iso~ul\ aml11r cauti 11\ll generalizzare e n oi cl eJurre, eia casi singol i, n o r me generali d i terapia dii :o !otursi si-;te ma ticamente. I l succos'So d i unn de te ru1iunt11 ter:1 pi:1. può m o lLe volte e., ,ere cion1to non al m ozio te r11peutico in s~ s t e,so, m a a Spl.!ciali ci rcosta nze ine renti al sogget to colpit.o e a pa r ticola r i co ndizioni a1rn. tomo- cliuir.he i\letodi terapeutici fra di lo ro Jifferenti possono condu rre ug upl· rnenle aù ot tim i risultati. F o rme m or bo;;.i c hir urgiche allbanùo_nate a loro ste;;se, po~-:uno qua lche volta guar i re sen za intervento di specinli m e1.ii ternpeutici. .hln il vol ere elevare a siste mn ciò che rnppresentn l'eccezione ed il vnl e rsi d i quest i special i casi pl.lr dettn ro metod i in con t rasto con qu elli in u so, gen e ral mente rncco n1andl\ti e r i,;ponùe nti rii vrece: tti di pntolop;ia . po«sono crearo falsi iot!iriZ7.i, spe~ia lrne nte i u coloro che, novizi o slle prnti!' he chirurgic he, r e,ta no d isori,•11t:Lli ed i11eerti fr., opposli cons igli. L'a. iuvit:i pertt.nto ril\scu 11 collegr. 11 po r l11re il contribu~o J ell a pro pr i!\ e.<per Ì\· nza, alii uc hò si pos~a su ùi um, larga base di o5sen·n ziooi giudic11re in modo


RIVI TA DI C HIR URG IA DI GUEHRA

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sempre più esatto e p reciso della efficacia ed indicazione dell'uno o d ell'a ltro metodo di cura. Egli sorvola sul trattamento delle ferite asettiche, su cui or0,mai l'accordo è, si può dire, unanime : niente sbrigliamenti, niente irrigazioni antisettiche, nè zaffi, oè drenagg i. La semplice medicaturll asettica prote ttiva precedut.a da pulizia con benziua, od alcool o tintura d i iodio della cute della r egione, n onchè la buona posiziona dell'arto bastano ad assicurare la guarigione. Le d i,;cus-;ioni e controvers ie riguardano i l trattamen to delle feri te infette : mentre taluni insis tono sulla necessità di ampie incis ioni, sbrigliamenti dei tramiti, largo u so di antisettici per irrigazioni ed impacch i, zaffi e drenaggi, a ltri invece raccomandano l'astens ionismo riù o m eno completo, e c ioè semplice pulizia della pMte, medicat ura a piatto ed asciutta, immobilizzazione e conveniente posizione dell'arto. Vi è cbi sostiene che, anche n ei .:asi deconeuti per parecchi g iorni con t emperature eleva t e (40° C), con dolori, disturbi g enerali, la curn paziente, aspettante di\. ottimi risult ati. È appunto con t ro tale tendenza troppo a stensionista che si rivol gono le critiche del prof. Aperlo; ed a nche all'A. sembra. pericolo:::o incoraggiare una tale tendenza, t anto più che il s emplice e comodo metodo astensionista potrebbe essere facilmente preferito Ja rh i non ha sutlìciente prat ica ed esperienza c h irurgica e costituire quasi u n metodo di elezione, il che apporterebbe danni g ra vissimi. L'A. consig lia di non allouta narsi, in chirurgia d i gue rrn, dalle buone norme di chirurgia g enerale, le quali ci insegnano c he so è vero dn u na parte che l'organ i~mo trova i n sè stesso energ ie tali che bastan o alle volte da sole a vincere il processo infettivo, d 'altra parte riesce som m a mente utile aiutare questtl forze naturali dell'orgnu is mo pe rc he esso torni allo stato di sanità, e necessita evitare o quanto meno r idurrn i pericoli cui l'orgauismo i;i e~pone in questo lavoro di autodifesa, non,:bè i g uasti cui va in con tro la parte colpita. l\oi dobbia mo quindi agevolare la naturale evoluzione e risoluzione del processo infiammatorio, scongiurare le g ravi conseguenze, cui per l'iper ten sione inliammatoria vanno incont.ro i tess uti; arresta.re la diffusione del prOC<lSSO infett ivo e delle infiltrazioni purulente, nonchè l'assorbimento de i prodotti tos~ici d el focolaio infetto; favorire la eliminaz ione d&gli essudati; dove esiste pus s v uotarlo: evitare gli s pazi morti ed i ristag ui, ricorrc1·e a tutti i mez7.i a d atti p cr mantenere attivi gli emuntori, elevati i pote ri di rr.sistenza e d ifesa dell'organismo• .Ed oggi fortunatamente abbiamo tutti i mezzi per ottempernre Il t ali precise indicazioni: · Il caldo umido. favorendo la vasodilatazione e d iapeùesi, a ffretta la n a turale evol u1.ioue del processo infiammatorio, e ,,la ciò la grandissima utili b\, nel periodo dell 'iu6ltrazioue infiamma toria , degli impacchi ca ldiss imi, che esercitano anc he una s piccata azione sedativa sul dolore. Ove l'ipertensione infiammatoria perdura e tende ad aumentare, g li a mpi sbrigliament i sono resi n er.essari nd evitate o arrest ar e quei fotti di gang rena processuale e di necrosi ossea, i v ast i scollamenti del celluhtre in terstiziale, tan to frequenti in simili casi qualora il processo veuga abbandonato 11. sè s tes~o . . Tal_i incisioni, inoltre, doc~ngestiona ndo i tessuti, aprendo larghe vie all'el iin'. na_,,.100e dei prodotti t ossici e degli essudati, mettono i te,suti s t cs~i in migli: n condizioni di vitalità e quindi di resis tenza, evitando il pel'icolo della t rom Losi, c on~ecutiva alla stas i ed alle al terazioni infiammatorie va~ali, arrostano lo 5 - Gio,·11ole di medici na milit,1re - fasè. I.


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R!Vl ,-TA DI CH IRUR GIA DI OOEHRA.

infiltrazioni purulente, che ta lo ra con grande rapid1tlt, no11 trova ndo l'es ~ud,1to fac ile sgorgo alresterno, si diffondono lungo il lasso cellulare intersti,dale. Se il processo infiammatorio non è ancora esauri to, e persiste la causa d elle. produzione purulenta, per cui nuovo pus tende continua.mente a. formars i, occorre assicurare il facile deflus,o all'esterno, e da ciò In necessità d i tenere beanti la porta e le vie di de Busso, l'indicazione ,quindi degli zaffi e drenaggi, D a ta luni s i combatte fiernmente l'uso cli drenare le fer ite infette: gli zatti e i drenaggi, secondo essi, eserciterebbero come corpi estranei azione nociva nei tessuti e favorirebbero il proce~so suppurativo. •rali affe rmazioni, osserva l'A .. sono inesatte o per lo m eno esagerate, e di fronte alla necessità d i assicurare il de fl usso degli es,:udati i lievi inconvenienti dei drenaggi sono trascurabili. Quanto alle raccolte circo:;critte e ai ris tagn i purulenti è benti non aspettare che la nntuni. faccia da sè Non e qui il caso di pensare al p0ssibile assorbim ento o cretifìc11.zione del focolaio purulento. come si può talvol t a osservare in taluni Pczemi. I l pus, o si fa una vin verso l'esterno, ovvero per successi,·e infiltrazioni produce scolla menti, diverticoli e raccolte secondarie. Da ciò il precetto di vuotare la ra ccolta purulenta, ed è indubbiamente pret'erihile non attendere la s pontanea ulceraz ione: una in cisione praticata nèl puuto p iù declive raggiunge m eglio e p iu rapidamente lo scopo. Solo quando la ferita per la sua ampiezza ed ubicazione {nel punto più declh·eJ permette il completo scolo degli essudati ed ba tendenze a maotf'nersi di per sè stessa beante, come spesso a ccade in ferite a margini o a lembi necroti c i, che no11 hanno prrc iò tende11za a res tringers i. e come talvolta si verifica in asce!'si che si vuotano spontaneameute pe r u lcera· zione del la cute, si può evitare il drenaggio. Tale eccezione conferm,~ la regola: s i t ra tta iufatti di ferite che rea lizzano quelle cond iz ion i fis iche <li pen·ict:\ delle vie d i deflusso degli essud ati, che sono necessarie per la guarigione df•lle rnccolte e ristagni purulenti. Qunnto all'uso degli nnti;;ettici, da taluni asso lu tameDLe p ro,-critti, da altri ln rgn.mentA usati, l'..\. ossArva che i'al,l,andollo di n1olti nntisrttici n Alln medi,·a. zioue delle ferite l'i connette non già nd una rico110;,ci11ta inuLilità, in senso a sso, luto, degli anti;;;ettid, mR al fati.o, or mai a,.:sod a to, che molti fra quell i un tempo con sidernti come attivi~sim i, non solo non po,.:;;egi;ono una fo r te e pronta azione battericida, ma nuocciono a i tessu ti, nl:erandoli 11ella loro vitalità, e quind i d ìmi· nuendo i potf'ri di difesa, e ciò a parte dell'azione t ossirn generale che possono escr1·itare s11ll'org1rni,mp. ;\'cssuna utiliti1 quindi; molti e da unvs i inconvenienti. )fa se il sublimato, l',wido fenico ed altri anti,;ettici sono ormai per il tratta· ment o delJe ferite ahba11do uati, ed usati al più por la dis iafezioue d i oggetti e di ambie11ti 1 riò n on significa eh,· allo stesso ostracismo debba110 condannars i (J uegli anti,;cttici che n on presenta110 i detti i nconvcuie!lti e che offrono invece, per le loro propricti1, spedali rnntnggi. J·:d infatti ne e~istono alt:uui d1e t'orm11no base e~'<cnziale della 11o•trn. a;,ep;;i e antisepsi chirm·hica. Per la cute i11te-r;rn, nd esempio. è ormai dimostrnto ;;;pe· rimen talmente e cli11icnmcn te la elliciwis•ima azione dell'alcool, sia ,;emplice, sin con iodo ltinturn <li iodo). E;;so rie,;ce utile, oltre che per la ;;un. energia, per il potere di penetrnziom• attra\·erso In cute a,.:1·iuttn. Coli il St>mplice larnggio per o-10 m inuti in alcool al 70 p. 100 ili ro ggiu oge q uella disinfezione delle mani, che non è possibile o ttenere con l'uso di nitri nnt.i.~et:ici 11 col prolungato spazzoliun,,nto con acqua e .;;npone. 1


RIVISTA DI CHIRURG IA DI Gl" E RRA

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Tatt i conosciamo l'ottimo potere dis infettante del In t intura d i iodo s ulla pelle ed il suo largo uso come efficacissimo mezzo di disin fezione della cute n el campo operativo e della pelle della regione in <'Ui esiste una. feritn . Tra gli a n tisettici, che senza timore a lcuno di i nconvenien ti, anz i con gra nd~ vRntaggio, possiamo mettere in cont atto con i tessu t i feriti, l'A. accenna. all'a~quf\ ossi.g-enata, che agisce, oltre che rer la sua nzio11e antisettica ed ossidante, anche per~hè agevola l'esportazione di essudati e detriti esistent i nei framiti ed anfrattuosi tà delle feritA; ai preparat i di iodo (a.cquR. ioclatn) o cli cloro, specialmente sotto forma d i ipoclorito di calcio, che egli ritiene preferibi le nll'ipoclorito di soda. Quest'ultimo per l'azione caustica della soda altera i te~suti . D'altra parte l'a~giunta. di ncido borico per nent rlll izza re tale azione caus t ir.a ridure fortemeut e il q uantitati vo di cloro, sostanza. c he ~i !il.scia assai facil mente spostare d alle s ue combi nazioni chimiche anche da acid i deboìi ~si mi, qu ali l'acido carbonico. 'Kon crede che siano <la prefer irsi al comune ipoclorito d i calcio le altre specialità farmaceutiche R base di clor o. Insiste sulla g r11nde efficacia. dell' ipoclor ito di ralcio, sia pcl' il suo potere llntisettico, dovut o tanto a l clor o quanto R1:chc a l ca lcio ; sie. pe rché, avendo la proprietà. di distruggere i t ess uti morti - senza menomamente alter;).re i tessuti viven ti - esercita s ulle ferite gangreoose una s piccatissimi'\ aziont'I detersiva. E sso inoltre è pure r accomandabile per la !<ua mi>ncanz11. d i tossicità. TI permanganato di potassa può r enderl', s pecialmente n ei casi di ferite gangre11ose putride, utilissimi servigi, sia per le spicc11!e proprietà nntiputridP, sia perchè non danneggiA. i te!"suti, sia per che, dar,R la sua minimn tosl<icit:'1, può usarsi per immersioni prolungate di a rti. A<\canto a questi antisettici possono ti-ovare 11aturalmeu te lari.;o posto tutti quegli 11ltri dis infettatJti, sperimen tati da 11l tri colle~hi ron ris ulta t i parimeI!ti ottimi. Kou adunque - afferma l'A. - indirino 11stensiooi,.1a nel la cmru dello ferite settirho: certo è meglio astener ~i che nuocere con t.rattamenti i nadatti, ma indubhhlm~ote pret'e1·ibile Rgi re SPcondo i crite ri e con i mez1.i su in<licn t i AÒ l<i <1i rl'Cn t i<lhi l'impor tn n7.A. che a<'canto alle c ure locali h an uo le cure inte"e a mRn te n<' re I' integritil dell0 varie fu n zion i, arl aumentRre i poteri d i r esistPn7.n de ll'orp;llnismn; l'utilit:\ intinc di razionali cure si,·rn e vaccinotPrn piche. E con t H le co11,lotta che s i ri e«ce a salvare membri che appari'°a no i!estinati alla demolizione e che si pos,:ono rC":llizza re i surce,:si tli quella chirurgia consCr· Yativa, ~he lle<"e essere, oggi più che mni, nostro vanto e nno<"a affe rma zione del c. nosfro incessante civile progres 0 o.

R. Sc111As,1. - Un oa!lo dl a neurisma. della s noolavla da ferita d'arma da. f uoco. - ( TJollettino d elta SociP/à ?nl'llir:o-chirurgicrr. <li /Jologna . f-:eduta dC'l '?,: nonmhr e !\Ilo). L'.\. riferi,,ce minutamen te intorno nd un caso di un sol,lato, t'drito ola 11·• pro iettile di fucile nella fossn sopraclavicolare dC'strn., e pr esentante t!opo cloùil'i giorni circa un aneurisu1a a rterioso Il proiettile 1n·imitirnmeute dO\'C\'R n\·cre lrso svlo parzialmente le tuniche del vaso, danclo luo~o n,\ a rw nrisma sacciform(l secondario. L'opernzione fu esegu ita il 20 agosto e per condizion i ~pedali l' in· t erruzio:ie del circolo arterioso fu ottenuta medinnte l':ipplic~zione di una pinza.


GS

RIVl,.'l'A JJI C'U llH J: GIA !Jl GUERR A

emostatici\ in s ito (non con li\ legatura) fra gli scaleni nel tratto d'arteria contiguo all'origine del t ronco tireo-scapol a re, Il circa due centimetri in fuol'i d,,1l'origine di questo. La pinza fu rimossa dopo dieci giorni e ,:i ebbe esito di gu11-rigio11e. L'O- es pone qua ndo e in qual modo si sutbilì felicemente attra ver ·m le scapolari il c ircolo vicariant e destinato ad a ·idc antre la nutrizione ciel braccio; espone inolt 1·e perchè egli attribuisca .;Ile eme post-operative che in t raprese, quali la sommi nisrrnzione di soslanze ÌJ1ole11sit-l! e d i al t r e fai:or enli la COO!JUl azione uel sa11911e, s e non si ebbero n laruental'e inC"identi emorragic i dopo la legatura ~ome in un gran numero di casi con.~i wili s'è dovuto con.:aatare. P.

Cura &borllva dell& Infe (Revue d'hyyiè11e, 20 ottolire Hll5).

CA nREL, D.11s1N, DAurnESNE, D 1wi,;L1,v e lJc MA S. -

zione delle ferite. -

Questo lavoro è stato compiuto dag li autor i nel la boratorio di Rock efol ler. Osservano nozitutto che l'e~pc:rienza hn. dimos trnto che la fiducia riposta nella tintura di ioòio in guerra per preven ire le infezioni delle ferite è illusoria: Tuflìer ha constatato che su 1000 ioterveuti demolitivi SUO fu rono dovuti non a lla gravità <lella lesione, ma alla infezione Più che comba.ttere le infezioni delle fe-rite, è necessario provenirle i mpedendo lo svi lupp o di quei germi che vi sono tras portati nl momento s tes,o della lesione. È accertato con l'esame batteriolos ico che tutte le ferite prodotte dallo scoppio di grossi proiettili sono infettnte; ma i microbi sul principio sono in piccolo numero e localizzati attorno al proiett ile o 11i fro.m 1ne11ti del V(H tito; ma dopo sole :24 ore e$Si sono g ià. considerevolmt>nt.e aumentati e diffusi; quindi il trattamento abortivo può essere realmente e tl:icace se usato solo poche ore dopo l'n.vvenu ta lesione. Per realiz,rnre tale comJ.,ito occorre rimuove re il proiettile e i suoi frammenti', disi n fettare energict\mente la lesione in tutte le s ue anfrattuosità. L'antisettico ch e ba me~I io corr isposto è l' ipoclorito di sodio preparato secondo IK formola d el Dakin (carbonnto di soda secco grommi l-10 o grammi 400 se cri;italli;,;zato; acqua comune d ieci litri; clo11n ro di calcio di buona qualità. grammi 200; s i agita bene il miscuglio; dopo mezz'ora si decanta e si filtra; al fil trato chiaro s i aggiungono 40 gr.ammi di acido horico. La soluzione cosi ottenuta può essere conservata per c irca una set timana). .Da quanto precode s i com prende cb e uno dei più important i e le menti òel successo è costit uito da llo. precocità. ,lei trattamento : a l posto di medicazione si do-vrnbbe disinfettare con ti ntura rli iodio la pelle intorno alla lesione; quindi dovrebl, e essere il più sollecito possibile il tras porto dell' i:ifer rno in un ospedaletto èove dovrebbe giungere possi bilmente entro le prime sei ore. Qui dov rebbe anzi tu\to farsi li\ pulizia meccanica della lesione estraendo il proi('ttile ed ogni al tre, corpo tst.r:i.neo; s econdr\rinmente si fa u na r.ccu ratll disinfezio11e della ferita in tutte le sue anfrattuosità. a mezzo dell'antisettico ri cord,\to e servendosi di Rppos ite siTinghe e cannule : queste possono essere lasciate in posto iuiettnndo poi l'antisettico Ili t t mpo in t e mpo. Gli 11rti frattu r ati o quell i con fer ite articolari d ebbono essere 11cc11ratamente immobilizzati. I margini clt:lla f.., rita non d ebbono es;;e re ravvi cin:l ti o suturali fino a che non si itbbia ia presunziot1e che la ferita stes~a è asetiirn; a nzi di rc·gola d eve essen) evitata ogni sutura. U n o studio comparativo fatto :.I :rigua1·do del descrit1 o m etodo di cura al,orti va delle infezioni delle ferite b i\ J imostr:\to n on solt,wt.o la grande eflicac ia del me todo stesso, 1111\ la sua superiotit,\ d i fronte ag li :l!tri m cto li d i curn.


RIVISTA OI CRlRUl?GIA DI GUERRA

Gu1sRz. Wl6).

Perite larlngo-traoheall tu guerra. -

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(Pa.l'i:J mé<lica.l, settembrB

Le statis tiche delle ferite in guerra del condotto laringo-tracheale sono piut· tosto rare. Nella guerra di secessione se 11e contn.ron o 6 p. 10,000; nella guHra di Crimea 1 s u 4,GOO. Il Delorme, tenendo conto de lle morti immediate, Ù una proporzione di 3 p. 1()/) di ferite al collo e fra quesle, egli affenna, le ferit e laringo-tracheali sono eccezionali. L'A , com pulsando i rapporti sanitari mensili dei vari capi-r eparti di specialità, ha rilevato che finora si f.ono osservati un centinaio cli feriti del genere. All'A., personalmente, nella sua quali th. di dirigente il servizi o sanitario dell& 10• regione, sono capitati in cura 17 feriti laringei, 2 trach eali e 3 esofagei su i20 feriti generici. Le ragioni della rarità di tali f e rite sono molteplici: anzi tutto le ferite del collo sono quasi sempre mortali, perchè sou Jesi i gro~si vasi; inoltre tali ferite, per non riescir letali, dovrebbero essere curate immed iatamente dopo essersi stabili te, il che non è sempre possibile. Si può anche aggiungere che esso si troverebbero più rii frequente se i feriti fossero sottoposti ad un esame immediato. Lo studio di tali ferite, ciò non ostante, è iriteressante perchè n elle prime, ore si riesce talvoltA. con mezzi semplici 11.d evitai·A la morte, come, pit\ tardi, con i metodi esplorlltivi attuali ed i nuovi interventi escogitati possono ottenersi delle insperate guarigioni. Perite da armi da fwco. - I proiettili di fu ci le perforano g en eralmente il laringe da parte a parte con minuscoli orifizi di entrata ed uscira e con pochissimi disturbi immediati. Quattro feri ti con la cartilagine tiroide forata poterono a pied i raggiungerti 1'11.mbulanza. Talvolta le ferite sono snper6ciali e non penetranti nel canale aereo. U n am• malato operato dall'A. presentava. una s chegg iatura della metà sinistra della tiroide con suppurazione e necrosi del frammento, senza comun icazione con la cavità. , É la cartilagine tiroide quella chA di solito è lesa in tn l genere di ferite e partkolnrmente il pomo d'Adamo, che quattro volte l' A. vide completamente Rttraversato da proiettile; per ordì ne di frequenza ~eguono la membrnna cricoidea, la cartilagin e cricoidea. e la porzionfl supc l'iore del la trachr a. Le ferite da proiettili di fucile sono genera lmente regolari, mentre quelle da. scheggie di granata, come dn fucile, il cui colpo è parti to da breve dis tanza., 11.sportano porzioni di laringe, lasciando al loro posto lesioni irregolari con largn distruzione cartilaginen. Rare sono stttte riscontrate le fratture isolate del laringe. La trnchea può essere traversata dal proiettilt>, come può essere pn.rzialments o completamente sezionata. Le emorragie son dovute a lesioni del le branche della cnrotide estero,\ o di allluenti della giugulnre. Frequenti ,sono le lesioni dei nnvi laringei. Il ri corrente può esser r eciso sia a Ji,-elJo del suo t ronco, s ia a U,,ell o ù('lle sue bran1Jhe terminali, lnscinndo <'ome esiLi paralisi dissociate dei muscoli laringei (3 ca~i de ll'A. ).


'iO

lllVI:';TA DI CHIIWROI A DI (: UE RRA

1.'c?sofago. a livello del suo e,tremo ,:uperiore, spes~o è leso con temporaneamente alla larin~e. J n epoca !on tn n!l dallo slabi li rsi della fori ta si possono constat are stenosi ci• f!ltriziali della porzione superior e faringea. L e cica t ri ci cutanee al collo per ferite da fucile so110 così piccole d a essere qunsi invisibili, ta11to che t a lvolta, se non vi fos~ero state evidenti lesioni laringee, non si sarebbe potut o affermare che vi fu una fer ita. Se però il proiettile raggiunge il rollo tangen;,.ialmente. allora si 11otRno cicatrici piu e3lese, p ro• fonde ed irregolari, tali da portar<) perfino co11~eguenti posizioni viziate del capo. Le ferite lnriugee guariscono con ~icnt ri c i fib1·o~e , che. secondo Fisclier, si. trnsformerebhPr o poi in tessuto c,utilagineo. Briglie , aderenze cicatriziali, sinechie delle corde sono i r eliqunt i soliti de lle fer i te d i cui sopra. F e1·ite da t,1glio e p1mta . - Le feri te lRriugo·trach eal i da armi bianche sono nell'attuale guerra eccezional i. Per esse è lesR, contrariamen te a qua nto nv. viene per le fe.ri te d'a rm a da fuoco, la meli\ infer iore do! condotto larin~o-trar,heale; ciò si spiega col movimento istinti\'O di di fesa de l c a po che porta ad un abbassamento del met1to. l ooltre le lame ~trisciano senza ledere il pomo d 'Adamo, per ledere invece poi la membral)a cricotiroidea, la cricoide o ln. porz ione superi or e tracheale. Di cons<>guenza i gMssi ,·nsi de l collo sono raramente toccati. La feri ta da armi bianche è netta: il cavo laring eo può esser largamente aperto, cosi come p uò esser leso anche l'esofago. Se un feri to del collo è pre3to traspo rtnto al posto di soccorso, la diagnosi della ferita. può esser faci lo. Se In. ferita è beante è fnci le riconoscerne la natura. Se le cartilagini sono forate, i bordi della fer ita sono pi~, o meno allontanati secondo cbe la ferita è più pr0fonda e più s i avv icina alla sezione infe ri or e del condotto laringo-tr acheale. Nelle ferite lar ingo-tracheali inoltr e si ascolta quel sibilo caratteristico in• s p:ratorio. che si not a negli operat i di tra cheotomia. Ad ogni espirazione e negli s forzi di tosse si vede uscire dRlla fe r ita muco ~pumoso tinto di sangue. Jl ferito è nfono. L'ansia respirator ia domina il qu&.dro sintomntolog ico; essa è p rodotta o dai bordi liberi che nell'inspirazione,;;' inflettono ne l I" fer ita, occludendo il l ume aereo, o da lem bi di mu~osa, che fan no da tappo ora ne lla g lottide, ora nella trnchea. S i ag~iungR a ciò l'edema della glottide, o, meglio, della mucosa sotto• ~lottidea T,dvolb - eccC'zionalmente - è il proiettile r he ostruisce il canale aereo. Come ~i vede, è solo una rnpida c ura che in questi ca5i lJreviene l 'asfiss ia. T!emorr11gia è importante, pu •· non e•~endo lesi grossi vasi, ed n.umenta dura nte la dil'pne'l per l'os1ruzione dei piccoli vasi. E~sl\ accresce gli accessi di s offocazione e per In caduta del snngne nelle vie aeree e per la tosse che provoca. R arn è la disfagia - qua udo esiste è doloros11,. - Esiste talvolt.a spasmo rlel• l'estrem ità superior e esofngoa. Quando la ferita este rni, è piccolissinrn più difficile è lo stabil ire se è aperto il condotto laringo -trnc ìac:de. Seg no precoce della penet razione ne l condotto R.Pl'~o è l'enfi~ema sottocutaneo, ehe si produce mgli accessi di di~pnen. Anche ottimo segno d iagnos tico è la fuoriu 0 r it l\ dn ll11 bocci\ d i sRngue spumoiso aereato.


RIVISTA OI CH IRUBGIA DI GUER RA

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L'afonia in primo momento non è un segno sicuro diagnostico, perchè esiste in tutti i feri ti laringei: se persiste nei giorni seguenti, allora acquista valore diagnost ico preciso. Nei casi d 4 bbi bisogna astenersi da qualsiasi sondaggio. Se si t ra tta di ferite con lesioni del collo g ià cicatrizza.te, la diagnosi retrospettiva della ferita del condotto laringo-tracheale sarà faci lmente stab.i lita quando esi,;te una fistola laringea o t racheale, cosa. questa, però, piuttosto rara. I segni funzionali in tali casi hanno valore variabile: sono l'esame laringoscopico e la tra.cheoscopia quelli che solamente potranno dare dati precisi. Potrà osser varsi allora nel laringe o una parziale distru zione delle corde, o l'esistenza di briglie cicatriziali, o nella trachea delle cicatrici stellate, delle briglie, delle valvole e degli anelli cicatriziali, lesioni, ora meno, ora più, spesse ed estese L'afonia persistente è dovuta di solito a paralisi delle corde. La prognos i di tutte queste lesioni varia natural mente secondo la sede e l'estensione della ferita. · Purtroppo però tutti questi feriti eou candidati alla broncopolmonite, come facilmente possono esser preda di fiemmoni settici del collo diffusi e talvolta gangrenos i La cura di dette ferite è importante. Se una ferita recente lascia supporre la lesione del condotto laringo-tr11cbeale, l'ammala to sarà coricato subito e il suo capo, sollevato molto dal piano del letto, snrà t enuto in lieve flessione sul collo. Se sopraggiunge la dispnea, si esegue la tracheotomia previa cocainizzazione, senza aspettare fatti più gravi (edema), che putrebbero esser poi mortali. i:;i proscriva la tracheotomia inter-crico-tiroidea e si usino cannule molto larghe. La precocità dell' intervllnto ha per effetto anche la cessazione delle emorragie in t ra laringee. Per alimenta.re il ferito si userà la r.annula faringea a permanenza o introdotta 2 volte per giorno. Prese queste prime indispensabili precauaioai, si passerà alla cura della frrita laringea. Se la ferita è a setone con scheggiature della cartilagine tiroidea e sufficiente permeabilità del condotto aereo, si aspetterà l'eliminazione del frammento cartilagineo. Se i fori d'entrata e di uscita sono piccolissimi, si tccchino con tintura di iodio e si occludano con bendaggio, astenendosi in tal caso da esplorazioni che potrebbero riusc.ire dannose. Se la ferita è complicata ad enfisema, si faranno scarificazioni e sbrigliamenti per limitare la diffus ione dell'aria, e talvolta del pus, nei tessuti vicini. Se la ferita è larga e poco netta nei bordi, s i userà lo stesso trattamento aspettante. Cosi la cica trizzazione sarà lenta, ma i;icura: la si sorveglier à coli' esame laringoscopico. L' A. sconsiglia di suturare le ferite laringo-tracheali; la s utura può favori re l'enfisema sottocutaneo e la produzione della infezione Se s i s uppone al di sotto di uno. piccola ferita cutanea una estesa frattura cartilngine11, in tal c11so si esegua una tirotomia mediana, la quale permetterà di rendersi un esatto conto dello stato del cavo la rin geo.


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RIVI!'ITA DI CIIIRURPIA DI GUERBA

Se l'Siste corpo estraueo nelle vie aeree occorrerà di asportarlo; se è pic<·olo lo s i potrà asportare con la laringoscopia dire tt:i, se è a mpio si eseguirà la tirotomia mediana. Se il corpo e3tranoo è nel faringe si eseguirà la fa ringotomia sottoioidea. Se il fer ito presentas i per esser curato q uando la lesione laringPa è già cicatrizzata, occorr Prà runediare di solito ai disturbi consecutivi alla cicatrizzazione viziosa. E qui l'A descrive le comun i cure del caso, dR. praticar.«i, naturalmente, dopo ripetuti esami locali pe r accertare In localizzazione e l'entità dei processi cicat r iziali d a coreggere.

s.

RlV ISTA D' IGIENE 1VIIL1T.Al{E Norme per la prevenzione e our" degli a11lderamentt e oongelazlonl nelle truppe operautl. L'Intendenza generale dell' EsMcito in unR recen te circolare diretta alle autorità sanitarie mobilitate, avendo constatato elle n onostant~ le misure già cons i g l iate ed attuate, coll'inoltrarsi della stagione invernale si sono notevo lmente moltiplicat i i casi di assideramenti e congelazioni delle truppe operanti in zone eccessivamente fredde ed in condizioni di vi ta e di ambiente le più favorevoli per lo sviluppo di tali gravi mtinifestazioni morbose, h n con molta opportunità r iassu nto brevemente tutte le norme e pr escrizioni che possono particolarmente interessare per prevenire le nffezioni in parola e curarne i primi sintomi, nel1' intento sopratutto di stabilire quella uniformità di criteri e di indirizzi che è d esiderabile venga raggiunto. Riteniamo perciò utile riprodurl11 integrnlmente: 1° - C,1.us111 & SINTO)ll. - L'azione dannosa. delle basse temperature si fa sentire sull'organismo, orn con effetti gene rali nella forma morbosa ben nota del1' assideramento; ora con fenomeni parzial i e circoscritti nella forma morbosa delle corigelazioni. L' a ssidet·amento è uno stato assai pericoloso, perché si p roduce quasi sempre in manie ra 1nsidiosa, ed è caratterizzato sul principio da i11tirizzimento, a cui seguono gradatamente intortnentimento di tutta In pe rsona, senso di m<l.lessere generale e di st:,ncbezza, tendenza al sonno, e po i sonno profondo fìno allo stato comatoso e alla morte. Le congelazioni possono essere di vario grado, dalla semplice ici!ensibiliti\ del la. cute fìno alla. cangrena prnfon,la d'un nrto o ::;egmento d i esso, e si manifestano a preferenza sulln faccia e sulle estremiti\ (piedi, i:tnmbP, ma ni ) Per i sintomi si possouo di;;tinguere e!"senzialmente tre gradi o stadi i: un primo grado in cui si banno: arrossamento della pelle, edema moderato, insensibilità al tatto ed a l d'.>lore: sul viRo, alle dit,1 delle mani, e dei pie di, i nvece dell'arrossamento edematoso può avers i un pallore carntteris tico della pelle che diviene color e a1;orio,


RIVISTA D'IGIEN E MILITARE

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Il secondo grado è cnratterizzato da questi stes5i sintomi. ma p iù intensi ; a li ' e dema si associano delle flittene o bolle ripiene di un liquido sieroso; oltre la insensibilità della cute n otasi anche una r igidità muscolnre, più o meno g rave. Xel terzo grado le lesioni sono più profonde, poichè interessn no anche i tessuti sottoposti, tendini, mnscoli, ossa; se l' infermo non è soccorso in tempo, non tarda a manife.~tarsi la cangrena per effetto del gravissimo disturbo circolatorio e nutriti rn. È di somma importanza t ene r presente che se i l freddo intenso hn un,, parte preponderante nella produzion e dei fenomeni morl,osi sopraccennnti, vi con cor rono non meno, assai frequentemente una quantità di al tri fattori interessan t issimi, i quali è possibile in tutto o in parte di eliminare. Intanto è accertRto che a par ità del grado di temperatura, l'nz ione maggiormente n ociva si ha quando nl freddo si associa l'umidità o il v en to Predispongono inoltre in modo speciale all'assideramento e alle congelazioni gli stati di m alessere g enerale; l' esaurimento nervoso, le veglie prolungate ed il digiuno, l'abuso di liquori spiritosi, la immobilità prolungata e l'inerzia fisica.. 2° - M1s uR&: 01 PREVENZIONl:l, - P er pre,enire qu indi u el miglior modo possibile l' assi leramento e le cong,ilazioni dovranno osservarsi le norme e p rescri zioni seguenti :« Dovrà aversi innanzitutto la massima cura ne lla pl'otezione ge< nera le dell'organismo contro l'azione del freddo : ed a questo ri guardo la più « grande sorveglinuza dov rà essere esercitata sulla regolare d istri buzione degli « indumenti invernali, provvedendo a riparare o sostituire quelli non in buone e condizioni e non adatti. Si dovrà però a.vere l' avvertenza che la eccessiva so« vrapposizione di g rossi indumenti non sia di osta colo alla libextù dei rnovi" menti delle articolazioni, e cbe in ness una par te del coi po si eserciti impaccio e alla libera circolrizione del s angue, con compressioni troppo forti per effetto di ~ lacci troppo stretti, o di mollettiere eccessivamente aderenti alla gamba . « Uno s pecialissimo riguardo meritano le calzature, le quali dov ra11110 Mser e • notevol mente comode, non soltanto per avere la possibilità di indossar e grosse • calze di lana, ma per garantire una buona circolazione sanguigna ne l piede, cd e assicural'e anche uno strato di aria coibente tra il piede e la scarpa, « Le scarpe dovranno essere sempre in buono stato d'uso ed inoltre 11ccurac tamente ingr11ssate col grasso appo<;ito per cal zature. « Un buon mezzo coibente <la inte rporre fra la calza di lana e la scarpa, può « essere realizzato con l'uso di carta, od anch e con pezze di t ela mosetig im« permeabile applicate !'opra le calze come le pezze da piedi. (Ju11lora per impre· « scind ibili esigenze si debba restare a lungo coi piedi nell'acq ua, val meglio as< sicu,are ·in qualch e modo la libera cir colazione dell'acqua stessa intorno a l « piede, anzicbè la lt>nta. filtrazione di acqua che ristagna dentro la scarpa. « Va fatto obbligo ai solfati in trincea di togl iersi spesso le scarpe, o per lo • meno di slacc iarle, di muovere i piedi e di frizionarli, ricordando in particolare e che i fenomeni gravi delle congelllzioni sono prevalentemente dovuti alln c ir« colazione di fettosR. « Per proteggere la faccia, special mente se n ll'azio11e d el freddo s i a ssocia e quella del vento, è ut ilis5imo il passa-montagna. e Per le mani s i raccomanda )' uso di gro;;si guanti di lana suflì~ientemente , h rgbi, o meglio ancora l'uso .di manopole di lana < Cosi i piedi e le gambe, come le mani, e se il freddo è intenso anche alcune < parti della faccia (cr ecchie, naso, mento), devono essere regola rmente. s pal mat i '' CJn la speciale pomata gi/J. ali' uopo la r gament e distribuirn..


RIVISTA D'IGIENE MILITARE

« Coloro che fanno uso di occhiali abbiano l'avvertenza di ricoprire con stoffa « le parti metalliche a contatto con 111. pelle

« Si combatta con ogni mezzo possibile la immobilità e l' inerzia, che sono i « potenti alleati de ll'azione deleteria del freddo E speciali r iguardi e sorveglianza « s i abbiano per le sentinelle e le vedette, avendo cura, ogni qua.lvolt:.1. le esi, • genze militari lo consentono, che i loro posti d i guardia siano riparnti spe« cia lmente dal vento, profittando anche di insenature del terreno o altri ripari. « Le sentint lle de vono essero cambiate frequentemen te, sovratutto di notte, e con" s iglillte a 1uuovers1 continuamente per non lascia rsi soi·prf'ndere e vi ncere <ial« l' i1,sidill del freddo intenso. « Deve essere vietato in modo a ssoluto l'uso degli a lcoolici. fatta eccezione per « la modica quan tità di rhum che è consentita in base alle dispos izioni vigenti , « e per le distribuzioni di marsala con le modalità già no~e >. Una grande sorveg lianza dovrà essere assiduament e esercitata sulla salute delle truppe, met tendo il più rigoro5amente possibile in pratica t utti gli avvertimenti di cui fu oggetto altra circolare. In particolare dovrà. essere osservato che il cambio agli uomini in trincea sia dato ogoi quarant' otto ore al mass imo, o al più se specialissime esigenze lo richiedono, ogni settantadue ore. Gli individui in qualunque mani<ira debilitati debbono essere allontanati dalle trincee e temporaneamente inviati nei ricoveri di riposo. accioccbè possano ristorare effica cemente le proprie forze ; ricordando che quanto più un individùo è stanco, anemizzato, mal nutrito, tanto maggiormente è disposto alle congelazioni. 8° - PRIME CURE. - Ma oltre i mezzi atti a prevenire gli a ssideramenti e le congelazioni è necessario altresl conoscere i mezzi più opportuni per combattere i primi sintomi ed appresta.re le prime cure, le q_uali possono, in assenza dell'ufficiale medico. esser praticate anche dallo stesso individuo o dai compagni; tutti devono essere messi in grado di invigilarsi e provvedere con mezzi semplici ai primi sintomi Per ogni evenienza è necessario però che sia, per opera degli ufficiali medici, apprestato in vicinanze dei reparti di truppa un piccolo ambiente adatto e fornito di quei presiùii medici e chirurgici che si reputano necessari alla bisogna. Nei casi di iniziale assideramento esso sarà rivelato da un manifesto abbattimento dell'individuo con tendenza. al sonno; converrà quindi eccitarlo e incoraggiarlo a. camminare e a muovers i, somministrando anche qualche bevanda, come brodo o caffè. Se il caso è un po' più grave, è meglio 1'.he l'individuo venga ricoverato in luogo riparato; non così invece se l'assideramento è n-ssai itvanzato, nel qual caso il semplice trasporto potrebbe riuscire fa.tale. Occorre in questa con• tingenzR favorire nel miglior modo la respirazione, rioorrendo, se necessario, alln res pirazione artificiale con pressioni ritmiche sull'addome; sarà utile anche nei casi gravi praticare qualche iniezione eccitante del cuore ; ma indipendentement.e da questa molto possono giovare il massaggio e le battiture fatte a mezzo d'un p:i.nuolino sulla regione card iaca. Se le estremità sono rig ide si deve evitare in modo assoluto di l:letterle, perchè si potrebbero determinare delle rotture; conviene io vece praticare uu massaggio dapprima con neve o ghiaccio, a vendo l'avvertenza d i non produrre lesioni della pelle, poi con pezzi di tela e cl it ul timo con pezzi di lnna. I n qua ls iasi ca ~o di cougelazione bisogna evitare nel modo più assoluto l'applicazione immediata del caldo.


1

75

RIVISTA D IGIEJ\E MI LITARE

Quando l'assiderato comincia a rida re segni d i vita' si può somm1n1st rare qualche bibita calda, come caffè o brodo, evitando in modo, assoluto gli alcoolici. Le parti che prima d'ogni al tra vauno soggette a congelazione sono le d ita dei piedi e delle mani, e le piccole parti scoperte del visc. Ad ogni modo se ogni individuo venisse istruito sui sintomi con cui t1tli lesioni si presentano, non sarebbe difficile cogliere q uas i sempre le lesioni stc,se al loro inizio, e apporta rvi rimedio prima c be si manifestino g uasti irreparabili. Nei casi con edema e insensibilità cutanea basteranno frizioni , fatte con le modalità sopra accennate: se esistono ttitte11e. converrit. pungerle per vuotarne il conten uto; ma in ogni caso non deve esse re mai diment icato di pmtica re rigo• rose d isinfezioni delle parti congelate nell'intento d i evitare le complican ze sett iche : e di proteggere poi le parti con medicatura asettica. In tutti i casi di congelazione con lesione della cute deve essere praticata indistintamente la sieroprofilassi antiteta nica. Per le cure ulteriori di t utte le congelazion i, da lle forme l ievi a quelle più gravi, occorre l'opera e la sorveg lianza oculata del medico; ed ò necessario quind i che gli infermi siano fatti ricovera.re a l più presto in luoghi di cura, dove ti riposo e le risorse dell'arte medica, !!0 applicate in tempo, riescono quasi sempre ad aver ragione di lesioni anche gravi, che terminerebbero al t rimenti con guasti irreparabili e mutilazioni.

c.

NECROLOGIO

Una tomba si chiude sulle spoglie d i un illustre italiano: GUIDO BACCELLI, A varie generazioni di med ir.i dettò dalla Cattedra lezioni di clinica, es pose i suoi studi sul cuore, consigliò nuove cure, introducendo direttamente i farmachi nelle vene; a va r ie gen~razioni d'italiani fu utile nelle tante altre manifestazioni del s uo ingegno versatile, che a ssociano il suo nome alla politica., all'ordinamento degli studi, alle belle arti, all'archeolog ia, all'agricoltura. F ra le pagine rosse di s ang ue che oggi scrive la stor ia , i nostri posteri ne troveranno una bianca, candida come l'a nima, come la vita dell'uomo insigne che essa ete rnerà . . A noi giunge l'eco d el compianto e dd dolore d i tutti i m edici militari, dei

quali GUIOO Bi\CCELU fu sempre benevolo amico e strenuo sostenitore; raccogliamo queste manifestazioni di cordoglio, deponendole come fiori perenni sulla sua tomba.

A dimos trare ad un tempo la fede incrollabile (lell'i l!us tre vegliardo DHi destini supremi della Nazione e la sua c las;;ica coltura riproduciamo ,dcun i distici dedicati a S. E. Cadorna, in occnsione del c11po (l'anno, per l'aus picata vittoria italiana:


7G

:SEC ROLOGlO

A RllOllU:-t ITAl,!COR Ul l OU<.:1 ~IAXl~IO NIA i>STANTI SSDIO A 1.0YSIO C AUOR:-IA.

'l'e duce, Cadorna, pubes ro mana r e~urgens Amplexu italico c en tuplicata uitet. Ob,;curae cry ptae fundata e io montibus altis Ictibus ig nivoru is inclar uero tu is. Adversus miles cecidi t : sic corpora i nerti Obstrui t insidias p rodigiumque n ova t. Multa manent ita.l is su peraoda per icula. bell i At t ecum vinceot prael it\ quaeque runnt. Nid ifican t aquilne supei- a lta cncumina n ostrne U ng uibus et rostris V indobonam a,ipiciunt.

Sul cam110 dcll' onore. Cap itano med ico di complemento VITO ANTICO, libero docen te, ass istente o.Ha cattedra d i patologia medica presso l'U n ivers ità d i P isa. Capitano m edico di complemen to VIN!:ENZO ORLANDI BUSSOLA, d i Turi (Dari . Tene n te medico d i comple m<'oto RO'l!ANO NUDA-CERONI, di Ven tim iglia. Stu den te in mediciua MARIO BARBOLl ~I, di Moden11. • -. • EGON LAZZERO~I, di Pisa. » •> ,. E'lRICO EZIO Z~HN l N~, d i Portula 13ie1Je5e ,. ,. » OTTORINO MONCADA. • ,.

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•

ETTORE PELIZZARO. CLITE LIZZA. GIUSEPPE CECCHELE.

MoYimenti avrnnuti nel Corro Sanitario e nel rcrsonale farmareulico (Da ll a d ,,r,•11;3 88' 3 lla tW del n u1l elli110 u f/ic111l,• u,•llt 1,omi11e)

Uffiolall In •ervhlo permanente Decreto luo9ole11e11ziafo 2 dice111bre 191b. I s eguenti ufficiali medici s on o collocflti in R~pettntiva per iofr rm it,1 d alla data per ognuno sottoi odica ta, :i ~en ~o del dispo~to dal R. dec reto 2S gennaio 1915, n. 6-l :


)!OV IM EXT I AVVENUT I NEL CO.n.PO SAN IT . E :\'~. L P F:RS, FAR)IA CIWTI CO

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OG1:u:-.o cav. Giovmuti, t ene nte colonnello m edico, f. q . (i:ornand;ito ospedale Verona). - Da l 10 novembre 19t5. :\l.l ttn:-.E LLI cav. Giuseppe, maggiore medi co, id . (id. id. Piacenza). -Dal l o settembre 19 15. :\f lLITE LLO cav. Emilio, id., id. (id. id. P ,d erm o) Dal 1° id. L ll'ASTRO cav. Giusep,,e, i<l .. id. (id. id. P;ilerrno). Dal 1 0 id. Gu1~r.1u cav. Barloloneo, id, id . (id i<l. To rin o). - Dal 1• id. P1ROLI cav. Amedeo, capi t ano m l-'dico, id. (id. 33 aniglieriit). - Dal 1• i<l . P1,1zzA cav. /Jenia1ni110, id. id. (r.oma n dato 6 fante rin.). - Da.I 1° id. S 1·0TI) F ilippo, id., id (id. 86 id .). Dal 1° id. I seguen t i ufficiali medici in as pettaiiva. per infermita s .:ino ri chiamati in S(·r viz io e collocati fuori quadro in nggiuuta ag li u fficiali de lla ta belle. XV a. ;;enso del dispos to dal decreto luo1sotenen ziale 11 luglio 1916, n. 1085, dalla data sottoindica ta e comandnti a pre~tare ser vizio n ei corpi, uffici e direzion i sottosegnnti : 0GO I A~O cav . Giovanni, tene nte colonnello m edi co - Dal LO novembre 1915 (comandato os ped ale Ver on a). '.\I,1 11T1!(ELLI ci,v. Giuseppe, maggiore medico. Dal 1° settembre lfl15 ( id. id. Piacenza). )II LITELLO CRV, Emilio, id. Dal 1° id. ( id. id. Pid ormo). LtCASTRO cav. Giuseppe, id. Dal 1° id. ( id. id. Palermo ) GAn:-. i,;n1 cav. flartolo meo. id. - Da l 1° id (id. id. T orino). Pmo 1.1 cav. Amede11, cap itano m odico. - Dal .il.0 id (id. 3d art iglieria campo.gnn). T' 1A ZZA cav. B eniamin o id. D11.l 1° id. (id. G fanteria). Sr,,To Filippo, id. - Dal 1° id. (id. sr, id.). D ecreto l1tO.'}Oleneuziate 12 dicembre W l5.

iav. Ettore, colonnello medico direttore ~aaità mil itare III corpo armata. - Esonem t o dal la carica sopraind icata e n om in;ito direttore d i sanità IX corpo a r mata. GR1ECO cav. GiwJeppe, id . id. IX id. I d. id. id. id . id. III id. D 'A:-.GE l, ANTOlil O

I 1elerminazione ministeriale 1G dicembre 1915. cav. Camillo. colonnello medico direttore ospedale mil itare Genova (co· mandato os pedale Meesina). - Cessa di essere comanda t o come sopra e comanda to ospeda le militare Piacen za. B .u l LETT A cav. S<flvatore, t enente colon nello medico direttore osped;ile mili ta.r e P iacenza. - Comandato os pPd ale militare Messina. 'rrasferito depos ito FALCEn 1 Luigi, ca pit a no medico br.tt;iglione a erostieri. d'aeronautica (dirigibilis t i ed ae ros ti eri). Y1TT ADtli!

Farmaolatl mllltari.

Decreto luogotenenziale 31 ottobre 1915. Bnuso Pasquafc, farmacista d i 1" clu~-e (a d isµo, izione :\[inistPro fìwrnze). Cessa d i es~ere a dìsposi:done d el soprnnotnto Ministero a decorrere dal 16 ot tobre l\'15 e destinato farmac ia ce ntralé militare.


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MO,Bl l•:STr A V VF:NUTI :'>'EL CO R PO S .\:S: l'r , E NEL PEUS. F A1U I ACEUTIC0

Decreto luogole11 mziale 2 1 novembre Hll 6. A.BBATI ca v. Ll.11/onio, ch imico far mac isti\ i$pettore. - Collocato in sop ra nn um ero a decorrere da l 3 d icembre lVl b.

Decreto luogotenenziale 6 dicembre UH5. CEr,1,1 cav. V ince11z:o, chimico fR.rmacis ta di r ettore. - Nominato ch im ico fa r macis ta ispettor e, a decon er e per g l i a ssegn i dal l G d icembr e 1Dl 6 .

..

Ufftolall ln po1h:ione di 1ervizio au111tarto. Decreto lu oyote,um ziale 23 dicemòre 19 15.

I seguen t i t en ent i colonnelli med ici sono promossi colon 11ell i med ici: CARTA- MA:-.TI GL!A cnv Fili1,po, d i,tr etto To r ino. - A HPA cav. Vittorio, id. Xapoli. - Gi,:1.l1i::·1·-ri ca v . . lr/tll'O, id. Venezia. Ufficiali dl riserva.

Dele1·111inaziowJ m i nisteria!e 8 lugl i<> 1916. G,\ NDINL Pielt'o , teu e nte medico distre t to P a via (i nd is ponihile). - Cessa di essere i~dispon ibile da l 1° m nggio 1915, etl a ssegnalo effetti vo d istretto I'aYia. D e,;1·eto (w:>_t1ole11e11ziale 8 l uglio 1915.

GA l> D1:-;1 l'irtro, t en 1·11te med ico ùi.c;tr et t o P nv ia. - Promos,;o capitano medico 1·0 11 an z ia n it à 1° rnnggio l !lJo. Segui rà n el r uolo il cn pi t11n o medico Du rando Uiu lio.

n,•creto litor1ote11e11z i nll' 28 no,·e111bre 19J:'i. l seguen t.i u ffi cial i m edici d i l' ise rva sono pro 111os~i t enent i colo nnell i me· d ir.i : CATAr. n 1 c-av. L nìgi , d istretto Roma. :-;A ) IO l:Y CI\ V. l'ost111nio, id . Fi renr.e. L eun1 :- 1 cav. F 1·a11crsco, id. Bologna. - B." nr.1 J.;zio, id . F irenze. I ilic,·elo 111i11islerinle l " dir,rn,bre 191 5.

I seiruenli ut"f-ic-inl i me,IÌ<' i d imi,;,;i,mn r i, ~o no r ins~u nti in se rn z10. per la durata d ella gucrn•, col i;rndo ri ves t ito prinH\ dE-l la ce::;saziom• d nl servizio stesso, a dnt,Lre diii giorno e co n la de'<ti na1/.io ne n ti111,co d'o~n uno ind ica tn : 'l'EYXE rn A cav. 1·it1or io, cupi t,, no mcdir.o ri ist retto l'er ugi a . - Da l 15 novembre 1915, ospedale Perugia. À[ATAttt\7.ZO Gi11 seppe, tenente med ico id. Siracuqa. Dal 21ì id., di rezion e san il,\ Palermo, TI1cc1 F elice, id. id. M u.s~a. - Dal 2'3 icl. 80 fnnler ia .


M:OVIM:ENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. i,; NEL PERS. FARMACEUTICO

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Decreto luogotenenziale 9 dicembre 1916. MATARAzzo Gaeta110, capitano me.-Jico distretto Caserta. - D'A~rnRos10· Francesco, id, id. Caserta. - MARTIN• Giambattista, sottotenente medico id. Cuneo. - Dispensati de. ogui eventuale servizio militare per inftlrmit/1. non dipendenti di\ cause di servizio.

Decreto [U()gotene11ziale 28 dicembre 1915. I seguenti Mpita oi medici sono promossi maggiori medici: LA ScOLA Francesco, distretto Cefnlù - PACINOTTI Giu~eppe, id. Pistoia - 81l!ONE"M'A Luigi, id. Milano - A:sGE LETTI A1mibale, id. Firenze - Lozzr Vin· cenzo, id. Roma - FoCACCI Pietro, id. Firenze - Pucc1 DI F 1LICA IA Gi1w:ppe, id. Fi renze - CoNDORELLI Mario, id. Siracusa - HIANCIJI Gino, id. Riwenna - LUZZATTI Vittorio, id. Luccn. _ PALAZZOLO Nicolò, id. Catan ia - FERIUNTE, Biayio, id. Napoli - B&LLI NZO:SA Eugenio, id. Milano - BURCHI Fulvio, id. Bologna - FERRARIA BetiP.detto, id. Mil ano - MonACE Vitaliano, id. Catanzaro - CASTELLI L uigi, id. Be r gamo MONDIJSI Angelo, id. Ravenua FERRANTI Cari.o, id. Roma - D'AGOSTINO cnv. ..liberto, id. Napoli CEnCJ· ONAs1 Giuseppe, id. Livorno. I seguenti tenenti medici sono pro mossi capita ni m edi ci: F10R>.VANTI Carlo, distretto S iena - M,\NIEru Cesare, id. L ecce MAR\' UI,LJ Filippo, id. Bari - DEBEU, lS Lorenzu, id. Bari - CAPOZZ! Antonino, id. Nola - F usco Gfoi:anni, id. Avellino - TANG01uu Francesco. id. B a ri NEu HI Giorn1111i, id, F e rrara. - CASTIATI Carlo, id . T o rino - B ONIN I U aleazzo, id . Ca tanzaro - \.\IE1i<s Giuseppe, id. Roma CAs :-.1co 8e1;e:rino, id . ;\lili\Do C'Ol!PARATO Gi11seppe, irl. Palèrmo P A1.~11r,;m Ca r 111inP, id. B a ri. Cox~:XXA cav. Vito, magg iore m erlico non più inscri t t o noi ruoli (in SPrv izio osped a le Ba r i). - Inscritto, pe r la dura ta d ella g ue rra, ne l ruolo degli u fficiali medici di riserva col s uo g rR'.io e la s ua anzian ità, in virtù d tJll'a r t. 6 del decr e to luogote nenziale 26 set.te m bre U llii, n. 1494, d istret to i·es iclell'.l:a Bari BIGXA)II G ioi:anni, g ià te n e nte m odi co d i complernenl'o, cessato d i nppnr ten er e al ruolo d egli u tlic i11 li di oom ple ruen t o per etll { R. decreto 21 m ag~io 1Dù5:. - J d co l suo grad o e con anzian it:\ 19 agosto Ul(l~t n e l ruolo degl i u llici al i med ici di riserva, a s ua domandn., a data re d nl 29 lug l io I D15 , ed as,egnat o r !Tettivo d istretto Bergamo.

Rico mpense al valor militare per l a cam pagna di gnerra del 191 5 . Decreto liioyote11e11ziale 3 dice,nbrc W l5. MEIJA UI.I A u1 rrno :-.v ,. BELLINATO Seòa.<tiano, sottoten e nte m ed ico com p le m e u to rcgi:;inwnto alpini. medi co complemen to r egg ime uto al pi ni. STAt:RE)I0111 Antonio, tene nte m edico cooople men t.o r eggi mento fn o t e rin , ViGLIOxll) Amedeo, ;:ottotenente medico com ple m en to reg gim e n to fao te1·ia . B I MA Giuseppe, tenente


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MO VDJE:-.T J A \'VE:-. UTI NEI~ COR I'O S A:-.IT. E :'\EL l'EH S. FAR~!A CIW TICO

'l'i,:rrn.\:sm·A Al/io, t enen te mr,dìco r eggimeuto fante r ia. RICOMPENSE oonoasse sul campo dalle s upreme antorltà. m obilitate e sanzionate ooa decreto luogotenenziale.

Decreto lu o1;otene11ziale 23 dicembre 1Ul5. 1

M E DAGL IA D A 1H1 E'.1. 'l'(J.

Gu v Giovanni, t enente medico comple mento reggi mento fanter ia.

• ONORIFICENZE .

concesse nella ricorrenza della festa di capo d'anno 1916. O r•,linc d ella c:,...ona d' Ita lia .

Dec,.eto ltto,1;0/enenziale fll dicembre l fl 15. In considerazione di lunghi e buoni servizi.

Ca rnliere. :--czz1 dot i,. Filippo. fnrrnacista mil ito.re ca po di 1• clnsse. ~flf'Cll l:S I ,!11/0ll'iO, id. id. l° id. 1 ' i;:n11 t.:TI dott. H omoto, iii. id. l O iJ. ('~; l'P ( T.Jyo. id, id l° id. F1mRA rtA Giusepp~, id. id 1• id. C'orrnA u1 ]{l'mo, id. id. 1• i rl. In considerazione di speciali benemerenze.

Cat·aliere. l 'A RO•,:s~~

Vi11ce11zo, capitano med ico.

I! J ) I r, • I to 1 ( '

J l H 0<..ln.Ltnrc-

Cr,At:IIIU ~r"ol:ZA, tenente generale m edico

A n-runo C ASAIH:Sr, capita no medic o LCIGI I A l.~ IERI

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Studii •torico-critici eull11 meningite cerobro -..pin11I" epidem ica in Ttalìa e pa.rticolarmente n oll'-rcito. - Roma, 11\83. On volume d i pa.g. 262 oon 2 tavole grafiche, p rezzo ridotto . L. :llt.IIU.11.L Le lesioni traumatiohe dei centri nervosi. Memoria onorata del pnmiiJ Riberi. - Romo, 1900. Un volume d,, pag . 32U, p rezzo ridotto Sroau. e GIGLI.A.BELLI. - La m&laria in Italia. Oper11 on orsta del 1° prem io al ooncorao Riberi. U n volume con· '1 grand i tavolo c-romolitoii;rnfi<.'l1e. Roma. 1886, pr6'UO ridotto . ro-LUNL - Delle malattie più freque n temen t,e simulate o provocate dagli inscritti. Roma, 18'1[, . Cus.&.NI. - Goida del medico militare per le osercit.a zioni prl't iohe sul ser\'iz.io aanit11rio in campagna ~l;.11.u·nA. -

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., IJ - P11r !'acquisto delle opare s >~ralndlcate 1·1'iar a co.n,n ,ss11,n1 a v 1g1,a a li ~mm,nl>tr az lo•e òtl CIJrnala di medicine mllllare, via XX Sett embre . lloma .

AU1·e pubblica :::i,vni nie<l•f oQ-tltilitri·r i, : Fuuu.JU LRLLJ FRA!< CB:llCO, maggiore medico. - Man uale di b romatologia pei medici militari. - Firenze, 1906. Un voi. in 16° di pag. 484. (Vendibile p reaao l' Autore in Firenze, Scuola d'l'pplicazione di sanità m ili tare) . L . :, 'rum.LI ELio, ml'gg. medico. - Feri te da a rma d a fuoco por tatili. T esi di lib4rn docenza. Un volume d i pag. 67(.1 con 17 tavolo. - Modena, 1015. (Vendibile preAso l'Autore, S cuola m ilitare) • 15 S llllTOLl A L1'0NS0, m agg. medico, libero docente d i pl'tolog. spGOil'ie chirurgica o e iìa R. Università d i P iflll. ·- Co ntributo l'llo s t udio del rinofin1a e ricerche istologiche s ui tra pia nti d i out.e sacond o W o lie (con 18 tavole). - Livorno 1911 , Officine gr afiche Chia ppiru. (Vendib ile presso l' Au toro, Ospedale rn ilitl're d i Livorno) . • ~ h 'lfl>OLO Co BTA.N'rtNO. ge ne rale medico. Ofta.lmoscopi11 ed ottica oculistica. )\anuale teorico-pratico. U n vo i. in 8° con 82 figure e 12 t avolo. - Napoli, Stabilìmento t ipografico F .,rrante, 19:l5. (Vend ibile p reeso :·A:lto ro. Rom!', vis Principe Am edeo, 47) ~ M.&.NOU.NTJ E z:io, gen ~rale medico Lo sgombero a cqueo dei feriti nelll' valle del Po ( 1889, 1898, 1905). Tosto e progetto con illustrazio ni, ;»re· miati con diploma d 'onore ali' Esposizione internazionale d i :\lilnn•, 1906. (Vendibile presso l' Autore, Rom!') . . . . . . 4 ID. ID. - Esercit o o t uberco losi. (Notizie. P rofilassi attu ...le. Età. della chiamata. - F ermi' ·biennl.'le . Abb"8sa.mento <lolla staturs ). Rela..ioue al Congresso n a,;,:ion ale d 'igien e 1906 Milano. (Id. id. id. ) . . . :! BABELuco URBANO, c a pitano medico. - Fasciature ed a pparecchi, fratturo ,i luS1111zioni. - Firenze, tip. Barbèra . . . . . . . . . . . . . • T11:sT1 FRANO&sco, ten en te colonnello medico. Ricordi di rn icrobioloiria pura ed applicata. Un voi. in 16° di pag. 408. Fironzo, 1!)06. (Vendibile presso l'Autore, ilcuola d'l'pplicRziono d i sanità milit are, Firenze' . . . . . . ~ S ID. Il>. - Le maiattie iÒfettive diffusibili più freque nti nel sold ato italiano. Nozioni di epidemiologia militare. Un voi. in 8° g rande di pag. 298. - Firenze, 1907. (Vendibile prlll<so l'Autoro, scuoi!' d'applicazione di sanit.à rrulitare. Fireu7.e). , 7 ID. ID •. - Le grandi e pid.,mie esotiche. Colera, peste e febbre gil\lla, - :l[i)ano, Ulrico Eloepli editore, (:.'ifonuali liola'p li) . . . . . . . . . . . . • Z VTRotA TOMlf..So, maggiore medico. li consulor,te Sanitario, Gui<l11 prat.il'a per c onoscere e cura.re le mall'ttie in assenza <l<>I ,nodico. ILI Boi,zìone. On voi. di . pag. 410; elegnntoment~ rilf'gato in u,ln. Rocca Snn C><SPiano. L. D Cappelli 1899, ( Ve ndibile prosso l'Auto re , via );apoloone, Jll n. 70. Rorna). • 3 E S,uu.o E:1oeN10, capitano modico. Le ierite prodotto dallo ,nodornc armi d; fu~c~ da guerm, oscluse le artiglieri'èl. - Rtwenna, 191 l. Tip. Riweg-nana . P ( end,bile pr8illlo l'Autore, ospedale militare di Livorno . . . . . . • ltJ rof. PETRA.ZZA..m PIEl'RO, ,;,ice-di re tto, e d'll frrmocom,o di Hcg;:io Em, lin. ~~Ilo. st.ato di niente tf,, 1 soldato A ugusto :IIRBetti - Vond1l,ilo prns,;o la 1 re na Beltraini d i L . Co.ppcUi "" Bo logna, o prCijjjO I' Ant<trl'. . . . ~ 8 ' • LIN~ Rl Su.v.i.-roRE, colonnollo medico. --· L'anatomia. e, la chiruri{Ìf\ nparn ~~: :ella. nianù (bola e dolio parti molli che la rivestono. - ~ ap~l:. ol. 1n 8• di oag. 130 con 68 figure intorcalato n el testo. (Vond1lnl" l.n. ~reaeo r Autor~, Corso Vitt~rio E manuele 380. Napoli) . . . . . , . · • 3 d ~Ì ...... I:a ch1.rurgi.a delle vio biliari. ~!omori!' onoruta di un nttMtnto dt loù~ e a Società medico-chirurgica di Bolol"na. - Bol<>!{TU\. l1lC\:l. Gn v,il. in 16° di 1 Pac:. 198 , (Vendibile pre11.~o l'Autore. Corso} \'iUorio Eman110l0 3S6. !'<o.poli).


·~J()HNAJ~b: .IJJ

1JlLJTAnE Direzione e A01rni11i;1rnz · V,a Vc~ ti Selle n'>·t1 (P.1,a.izo 1Jel Mi"islero dt>lla ijuer ra)

1"0\ IIIZIO~I Hl ..\ BBO:'-iAJLE~TO. , • 11 ~;,,,,·nal~ 111 n« d11: 11u, ,n.1 l t11.1.r e ;,1 1•ulmlica l' u lL11110 giorno J i ci ascun 1n•· "'- 111 f'n:--,·1,·,,11 d 1 !'l 1ngli di ;;tornpa. >o L"111,1,,,1111n\..:r1L" ·· 11 1111110 ... rlt>cc,rr e dal 1° gen naio. :i• I l µr,•zzn dèll"ohho11a menlo e: P t>r r ll11li>1 e la Cr,l0111A E r itrea . • L. 12, 1',·r I° E<.;l ero. . • • . • ,. 1:c.,-

t ,25 1,a0 11 ~11pplP.m P11lo co n te11eote l'Annuario ~ io I tallo 2,-~ > ,/I'[ co,..fJo .~anifa,-io mili ta,-e cosi.A . all"ESlf't'O . > ~75 ~· l."1òb1111 amPn lo 110n <l1srtello pr ima del 1' dicemhre !'! i11te11d e rrn no va~ per l'a11110 !':tl<'ce;;;,ivo. 5• I ::-11.!11or1 aui.Jo11ali militari in effettivi tà di i-ervizit) ro!'.;:011 0 r,a ~are I'1m· porto dPll'a bbonAmt>nto pt>r mezzo dei 1·1spetl1vi comn11<1Hllll <li C<Jrf.>0 (Hnche & r a te n1en,;i lt ). · ,;o f>P r i "Oli 11flìcinlt 111e:Jici (dPJl"F.!"er r ito e deltii M armo) P.. amme,:!',1 un nbhoua111cuto r.umulatlro 61 Gior nale d1 n,erliciha 1111/iurre ed ag-li Annali di maa,,·,,w naon.le e ,·o•oniale o l p1·e1,zo di L. 18 a111rn, •. Pt>'r o lle11ne tale 11b~O· ·io111P11lo ~lt 1:1bb1>11;1li del i:rior11ale di nwdici1m mil1lnre òevn110 ra 1· per vemre 111·e1ta111e11l e L.. 6. all"ammini.. tra:linne de~di A11nal1 (prui:;so il minister o òel111 :.1ari111ll . 7° Ai lib r ai si fa l o :-conto del IO •,0. mii soltanto pe r !!li » l,ht>1111 111en11 delle ;,er i:ono e detzli enti 11u n militar1, che 11.011 po sono 1ru11·e 11;,IJu f acli1LaZlone d1 c ui al n. 5 e 6. 8° Le spese per izli e stratti e quelle per le la\'ole lilogrflfìche, foto gra r.•: he, ecc., c 11e accom pa1,r11assero i.~ m em orie, sono a c1:1r1co dc~li autor i. . 9<> Gli auto ri d elle m e morie polrauno a ver ne gli es11·aLli face11oone r1ch1e~ta Hll' a tto tl.-ll'in v io de lle bozze corr e tte . Gli estra li i ,:0110 di d ue tioi: Tt PO ...4. . - Con coµ~rlina · in bianco, sp11za fronlesp1z1 0, e colla irnpagioe· tura e 1111111 e r 11z1011 ,, del fA"<!ico lo. Ti p o B . Con coper:ina stam [JAIA, fronlt>sp1zio, im p11uin Atura e numera· zin11P "'''"''i11le Il p re zzo è r egolato dalla seguente tariffa : .

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r iore a =>0 c opie. Potranno a versi estrAtti III carta e formalo di ver s i, previi accordi personali tra gli Autori_e la T ipografia. . 10' I manoscr1tl1 non S1 r e!'-tl\U1l'eono.


P'nbl>li.cazione 11ien .'<tle

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Pubblicato dall'I spettorato di Sanità mil itare Glorrialt di macHcln• mli/taro : 1861- 1884

8Jon,al• modico do/ Regio Eoorc/to • dolla Regia Mano•: 188&-181lb 13/ornalo medico dal Realo Eeorollo : 181l6-lll07

ANNO LXIV - HH6

29 FEBBRAIO

FASCICOLO

II

S0M1v1A H.IO •EBeaaa,: ORl1..lil.41,I .

~l'llllnl. - Sui congelamenti degli arti 'l~e. - Metodiche di accertamento batter•ologk o sn ,·nsb scala. 1 colera e terreno Aronsoo .

• Pog. ·· 81 Nota I . • Port:itorl

98

NOTE PREVENTIVI!:.

Caaan e "''"· - Le lesioni da congelameDto e un mezzo per prevenirle

105

CASUISTICA CLINICA.

lall::"°· - Diario thirnrgi~o con b~evi coosidPraziooi sul casi più notevoli ossern1li net reparto <fell"o.,pe,tale succursale del Seminarlo nel primo trimestre di g !1erra

.

.

107

.......rA •• Glea!'iALI IT~I.IAtll • ; o IEIITE••. ( V. I' Indi« nelt' ill/t ">·110 della cope,·liiia) - ---i:1,,: - -

OIFI EZIONE ED .->.MMINlSTRAZIONE

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•v~' le l111erz1onl tli pubblicità rivolgersi diretta m ente ali' Ufficio delegato a tale • - Ro•a, Via Ceallottl, n. 91 - Telefono 1106.


lNDICE DELL A RIVISTA DI GIORNàLI ITALIANI ED ESTERI

RI VISTA 01 ANATOMIA E FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA. 8011111. -

. Peg. t 37

La bradicardia da fatira . RIVISTA O' IGI ENE GKNEIIALE E BATTKRIOLOGIA.

H1ury e Codler. -

Metodo facile per le diainrertonl In p;uorra

•

138

RIVISTA 0 1 CHIRCRGIA 01 GUKHR.-.

•

Mirto. - L'osteosi11tesi In chirurgia di gocrre. Terrlen. - F,•rlte orbito ocula ri o~sPrvale in 11u•rra

U4

NECROLOGIO

U8

PER IL LIRRO D'ORO DEL CO RPO SANITA RIO MILITARE .

U9

.....

MOVIMKNTI AVVENUTI NEI. CORPO !-ANITARIO E NEL PEIISONAI.E FARMACEUTICO

t39

t5t

.-Pub\ìicazionl vendi~III presso I' Amministraz. del " Glornale di medicina mllltara "

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~ '\ ' ./.."1 ~ ~ " " · \11A XX SRTTKWORII, PALAZZO DIL iWINUTKRO ORLI.A r.U KRIIA

t"nonte gone ralo rnl'dico. - Sull'azione tlo~l i attuali focili da guern.e specialmente del fucile iu,liano di picco lo calibro, in oonfronto oon quello di medio oalìbro 18turli sperimentali. con 15 tav. di fotografie e radiografie riprodott.,, in fototipr-:-:re,tìa). - Roma. 1903. (Vendibile presso la Tip Voghera) L. 4 I o. m. - Le operazioni pii) freque nti nelJa c hirurgia di guerTB, con ll2 figure interc a la te nel teAto. - Firenze, ll!\l8. (Vendibile preeso la Lib. Bernardo Seeber, Firenze) . . • 8 A n lrOJ)Omelrw militare. - Risu_ltat1 ottenuti dallo ~poglio dei fogli sanitari delle cl&88i 18511- 1803; due ,.,olumi io 4° .-on e.tlante: Voi. 1 1D..ti antropologici ed etnologici) C'on Atlante della geografia antropologka d ell'Italia. Roma, 1890 • 1S Voi. Il (Dati demografici e biologic i) - Roma, l\!05 . . . • 6 B.a.aorrto e Sr ORZA. - Compendio di chirurgie. di guerra comp ilato eulla storia medico-chirurg ict1 della gu" rra di eec688ioue d ' Amorica. Roma, 1888. , volumi. pN>7.-zn ridotto . • 61W B s aNARDO e B,rnz:r.r. Lo egombero d egli amn,~lati e fe riti in guerra. Memoria p remiata al concoreo Riberi. Un volume di pag. :.!76 con molte 8gure e tavole grafiche. - Roma, 1905 • a 111, CAB.t.lllNt. - La fatica nella vita militar11 Memoria premiata nel con oono R lberi 100.- 1905. Un volume di pag. 330 con 6 6 figure. - Roma. 1908. • e I n. - Le malattie e gli infortuni nella vita m ilitare. Memoria premiata al concorao Riberi HI06-1906. Un volume di pag. 402 con tavole grafiche" 11t.a•i8 et icbe. - Roma, 1908 Cul!l.un. Esposiz1oue sommaria dell'orò:oamento e fun1tionamenco del earMl vizio aanitarìo in campagna pr88'4<> l'asercito italiano. - Roma , 1906 . • Ua C !:SAR&. Studio auUe n,edie.atiniti ( mediMltiniti euppurative, u ~ mediMtioico I - R oma, 1900. On voi. di pag. 144 . • 2 RYBTL. - Onoruatologia anRtomicn. Storia e c ritiJa d e l moderno linguagl{io anatomico. Trsduzione libera italiana dei d ottori C. PaSTTJ e C. Sroau.. Roma, 1884. (Ediz.ione rara) • ti Le fmu oowate dalle armi da g1,trf'a. Sinteei. della relazione •nitaria augli -rciti tedeeobi durante la gue rra franco- germarùca 1870 -71. -- Roma, 18811. Oo volume di pag. 348, prezzo r idotto. • 2 h 11BRIA<"O P1ETRO.

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MEMORIE ORIGINALI

.. SUI CONGELAMENTI . DEGLI ARTL Per il Prof. Lorenzo Cherubini, capitano medico dell'11speJaletto da campo u. 60

La casuistica. dei congela.mf'nti degli arti insieme .c on le feritada scoppio di granata a mano e da scheggie di proiettili d'artiglieria~ costituisce un capitolo a sè della chirurgia comune e si differenzia netta.m ente dalle altre lesioni traumatiche. I congelamenti richiamano in modo speciale l'attenzione del chirurgo, sia. perchè iu coudizioui ordinarie in Italia la bassa temperatura. non produce che danni limitatissimi, sia per i concetti patogenetici delle lesioni e per i riguardi terapeutici e profilattici. Questo genere d'infermi, data la stagione e il clima di questo. settore, è andato man mano aumentando non solo per uumero, ma anche per estensione ed entità delle lesioni, ed è tale da imporsi non solamente per il grande numero di uomini che deve es!iere allontanato da lle prime linee, ma anche per la lentezza con cui guariscono le lesioni e per le conseguenze spesso gravi che non di rado _esse portano_ In questo ospeùaletto infatti, mentre fino ai primi giorni di novembre non erano stati ric ovc•rati che poco più di una dozzina di congelat i e tutti leggeri, nella seconda metà del mese il numero & salito a oltre cento, e, q nel che è più im portante, si tratta di casi molto più gravi dei primi. L 'argomento quindi mi· è sembrato deguo•di stud io speciale, anc;h& perchè sono certo che si possa fare q ua.lche cosa di pii'1. per evitare od almeno limitare le conseguenze di q uesto nuovo nemico : il freddo. I congelamenti che ho potuto osserVare e curare a ppartengono ni tre gradi c1assici in cui sono stat i divisi iusieme con le ustio1li , e non mi sembra il caso di discutere in q uesto mod esto co11tributo :;e,. come per le ustioni, seguendo il criterio di Durante e cli altri, n on sia più opportuno stabilire d ue gradi piuttosto che tre . Nel primo grado la lesione è li mitata: si tratta. di una, ischemia dei te!:suti a cui segue una iperemia da vaso-paralisi con stasi linfatica della regione, Obbiettivamen te quindi si riscontra un e<lona e - Gion•all di '" tdici11a mltlt,,re. - Fase. li,


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SU I CO N OBL.-\ ME:-1'! U:C:OL I ARTI

duro, elastico della. parte con arrossamento più o meno marcato e qualche volta. con piccole flittene superficia li (fìg. l"). Talora per mia esperienza l'edema è appena accennato e sono invece manifest.i i sintomi subbiettivj accusati dagli infermi.

~

Fig t•.

Il secondo grado è caratterizzato o da uno stato di asfissia o da tina vera e propria colliquazione dei tessuti superficiali, che si pre· senta rispettivamente o con una cianosi intensa della parte (quasi

sempre lo dita), con anestesia e senso di freddo marmoreo al termoint~o, oppure con In. formazione di flitten~ caratteristich e talvolta m olto estese (fig. 2') o anc'le da. chiazze limitate di necr osi.


SUl CONGELA)IENTI DEGLI ART [

83

t bene che tenga presente il fatto che queste flittene si differenziano non solamente da quelle piccole e superficiali di primo grado, ma da ogui altro genere di flittena, e in modo speciale da quelle che si" banno per ustione. In questo genere d i flittene infatti non si tratta di solito solamente di una raccolta. di siero fra l'epidermide e il derma, ma di una. formazione spugno,a. di tessuto gelatinoso tr~mulo, -conseguenza di un proceso;o di colliquazione e costituita dall'insieme di piccole raccolte 11:venti sede fra le trabecole con nettivali del deil'ma e del sottocutaneo. 11 contenuto non è quasi mai solamente si eroso, S}Jecia!mente nei piedi, masiero-emorragico, per cui la fii tte1na ha colorito variabile dal rosso-violaceo al bleuastro. Data questa speciale formazione, è naturale che qui non accada, come nelle altre flittene, i l vuotamento, producendo un semplice forellino : con un colpo di forbice non esce che qualche goccia. di liquido (anche se la flittenfl. è molto estesa), quanto è contenuto in quella specie di trabecola tagliata; e se se ne volesse il vuotarnen to completo, occorre non solo asportare tutto l'epidermide, ma anche questa speeie di tessuto spugnoso, oppure determinare una compressione espulsi va precisamente come si fa. per uua. spugna. 'l'alvolta ho potuto vedere a~che delle v1:n-e piccole e superficiali isole di tessuto necrotico, che di solito hauno sede all'estremità delle dita, sulla sommità del polpastrello dove i rami anastomotici delle arteriuzze digitali collaterali sono più sottili e insuffi<::ienti e dove d'abitudine si esercita più marcatamente la compressione per parte delle calzature. Il cosidetto piede da trincea su c.ui gli autori, specialmente fran cesi, hanno insistito, può rientrare nei congelamenti di secondo grado. Si tratta di una asfissia dei tessuti superficiali che si estrinseca. sotto forma di una cianosi fredda (fig. 3n), con anestesia complet.i ma superficiale delle dita e di una parte piti o meno estesa della pianLa del piede, cou edema appena accennato e spesso con distacco -0ompleto a soletta dell'epidermide plan tare. È una forma cl1e a prima \'ista jnduce a pensare a un congelamento di terzo grado, ma effetti \·amente in genere i tessuti asfittici tornano a rivivere e la lesio11 e guarisce bene. Del gelone non mi pare il caso parlarne : esso può assnmere n na importanza chirurgica solamente nel caso di ulcerazioni, che hanno la. caratteristi(.;a notoria di assumere un andamento molto torpido, e qu indi ricordano le ulcere trofoneurot iche (Duplay Morate). Nel congelamento di terzo grado il dist urbo nu tritivo è più profondo, essendo la circolazione e l'innervazioue soppresse, non solo nei tessuti superficiali, ma anche nei profondi: si trorn quindi la


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SUI CONGEL AMENTI DEGLI ARTl

parte (anehe qui in genere le dita) color foglia. morta., retratta t alvolta. con qualche bolla nera.stra e con tendenza a una mummificazione progressiva (fìg. 4 8 ) . In queste condizioni i tessuti possono rimanere fino a. quando la parte necrotica si delimita. e si separa • di uno spontanea.mente .dal tessuto sa.no, ma spesso per l'impiantarsi stato settico, frequente nei piedi, la. cancrena da secca. si cambia. in umida, la. quale, a. parte i diversi fenomeni genera.li e locali, per mia. esperienza, non ha un andamento invadente. Ciò che invece è da. tener presente è che in queste condizioni, essendo ampie le porte

Fig. 31 . •

d'iugrcsso, possono impiantarsi germi di a ltra natura., come q uelli dell'eresipela e del tetano, e allora la. prognosi, sia per l'ar to, sia quoad vitam, assume una eccezionale gravit-,à. Da qui la necessità di trattare i congelamenti con g randi caute-le aset.tiche ed antisettiche, e la buona pratica di fare l'iniezione antitetanica preventiva. La sintomatologia subbiet tiva non è sempre in rapporto con l'estensione e con i l g rado della lesione : i n genere questi infermi accusano sofferenze tanto più forti quanto più il congelamento è, esteso; si verificano allora parestesie dolorose molestissime. artralgie e nevralgie (fone dovute a delle vere e proprie nevriti), lunghe e ribelli, ed ho visto più volte questi infermi sofferentissimi non riuscire a dormire per più notti di seguito appunto per il dolore. Nel congelamento di secondt> e terzo grado, se limitato, invece il dolore è spesso meno forte; è sostituito da anestesia dei tessuti morti


SUI C-ONGELAYENTI DEGLI ARTI

85

e da quella molesta e specia_le disestesìa chiamata anestesia dolorosa, che ha sede specialmente nel limite fra tessuto sa.no o qnasi e quello congelato, e che è l'espressione della. reazione irritativa che si stabilisce nel limite di demarcazione. La febbre nei congelamenti di secondo e terzo grado per mia esperienza non manca ohe eccezionalmente; è di circa un grado e poco più, continua, ma. marcatamente remittente oppure del tutto intermittente. Qualche annotazione ho potuto fare anche nella sede dei congelamenti. Di 103 congela.ti, che ho avuto occasione di osservare, 96

P:g. &•.

erano colpiti ai piedi, 5 alle ma.ni e uno solo al padiglione dell'orecchio; i piedi di solito son o colpiti ambedue cont emporaneamente, però o più estesamente o (quando la lesione è unilaterale) più frequentemente è colpito quello di sinistra: la proporzione è di GO a 40. Circa le mani ho veduto colpita solamente quella di destra., forse perchè per il suo maggiore impiego, è più esposta. Etiologia e patogenesi. - L'argome'nto dell1 etiologia dei congelamenti sembrerebbe quasi superfluo, sembrando a prima vista esser e il freddo la causa. unica. della lesione. Effettiva.mente invece le cose sono alquanto diverse, il che del resto è stato già notato da molti di coloro che studiarono Pargomento ; cer tamente la bassa temperatnr,i, ' è la causa fondamentale: ma. nei riguardi militari altri fattori <lobbia.mo considerare che hanno la loro g rande importanza. Se fusse il freddo l'unica ca.usa, a parte la constatazione di fatto, che fino ad oggi la temperatura non ·è stata straordinariamente bassa, non ci


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St.:l CO:SGEI.AMENTl DEGLI ARTI

sapremmo spiegare come vicino a tanti casi d i congelament i dei piedi, ce ne sia.no tanto pochi delle mani, uno solo e lieve del padiglione dell'orecchio e nessuno del naso, come notoriamente l{vviene nelle regioni molto fredde, dove la tempera tura scende a oltre 25, 30 e perfino 40 gradi sotto lo zero. Non ci sapremmo spiegare come a.Ile volt.e troviamo nello stesso soggetto un congelamento di terzo grado in un piede e niente o quasi nel l'altro. Non si p uò neg a.re dunque, anche per considerazioni aprioristiche, che qualche altro fattore debba entrare nel determinare il congelamento. Se poi si procede ad un interrogatorio minuzioso di questi infermi, essi dicono quasi sempre che il freddo era intenso, ma che furono costretti a stare molte ore immobili , sen za poter camminare1 battere i piedit senza poter nè togliere, nè a prire le loro calzature (perchè in posizioni in tutta vicinanza del nemico ), senza poterlti u ngere con g rasso, e quinrli non riuscirono a praticarsi, se non massaggi veri e propri, que lle semplici st rofinazioni, di cui ognuno di noi ha avu to qualcbe vol ta occasione di fare la buona esperienza, non appena si cominciano a sentire le prime conseguenze del freddo : senso di intormentimento, stiramenti dolorosi, im possibil ità nel compiere movimenti, anestesie dolorose, ecc. E in questa forzata immobilità, con i piedi affonda.ti nella neve o peggio a ncora nel fango, occorrn non dimen ticare l'azione d ell'umidi tà che in m,1ggiore o minore quantità penetra .nelle calzat ure, l'impossibilità. di far uso d i grasso preventi vo per più g iorni e l'impossibilità di controllare, diciamo così, lo stato di calore dei propri piedi. A p roposito dell'umidità è noto che il freddo umido è deleterio molto piu d i quello secco, sebbene anche molto piu intenso e che la trincea con fango è dannosa molto più di quella con neve e gelo; così pure è noto che l'esposi zione al vento anche non forte è estre-

mament,e dannosa. Cosicchè temperat ura bassa, immobilità prolungata, retrazione fo r_zata e protratta degli arti, e quindi compressione delle arterie agli angoli, umidità, espo;iizione al vento : ecco i fattori generali dei congelamenti, Ma. non basta, poichè non si devono diment icare i fattori i ndividuali: calzature non adatte, troppo strette1 troppo dure, rott;e, mollettiere e legacci degli indumenti troppo serrati, mancanza di guanti. Ma non basta ancora , pòichè si devono ricordar e le condizioni speciali del soldato : debolezza costituzionale, sta to di deperimento anche lieve, anemia, abitudine all'alcool, e finalmente ancora in qualche caso, un fattore più e:, meno ereditario, e cioè uno speciale stato di debolezza e labilità. delle pareti vasali e una diminuzione del tono di esse. E, secondo me, quello stesso fattore che ultimamente è stato


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invocato da molti autori per spiegare la formazione di vanc1 delle gambe o di varicocele in soggetti giovanissimi, nei quali la stazione eretta prolungat,a costituiva precedentemente il fattore etiologico che non appagava. Di questi casi ne ricordo uno in un soldato, di costituzione non troppo robusta è vero, ma i cui genitori dediti all'alcool, erano morti per disturbi circolatori centrali, in età relativamente gio• vane (il padre fu apoplettico a 48 anni), che a'\'eva acc~nno di vari ci alle gambe e che con breve esposizione ad un freddo non intensissimo, aveva riportato . un grave congelament.o dei due piedi. Circa poi la patogenesi delle manifest.azioui obiettive e dei di• sturbi sub biettivi accusati da q nesti infermi, si de ve ritenere che ap· partengano a due ordini di fatti: il perturbamento grave della circolazione è certa.mente il più importante, ma si deve ritenere che anche l'alterazione dell'innervazione di questi tessuti deve avere la sua grande influenza sulla genesi di alcuni disturbi. Quando poi, oltre a.l disturbo circolatorio e nervoso, si ha un vero stato di congelamen to dei tessuti, nel senso esattamente rigoroso della parola, questi cadono in preda a un prot:esso di morte o per cancrena secca, o per colliquazione, a seconda della maggiore o minore estensione della parte esposta., a seconda. del tempo in cui durò il congelamento, a seconda che ci fù o no il tampo per stabilirsi nna stasi sierosa, e forse anche per qualche altro fattore che sfugge. Il disturbo circolatorio può essere µiù o meno superficiale e non sempre è in rapporto diretto con l'intensità del freddo, comi:i avviene nelle ustioni. Forse un rapport.o più direUo si può cercare con la. durata delJ'esposizione alla. bassa t emperatura. : in linea generale è molto più deleterio il freddo non intenso, ma. di lunga. durata. Al disturbo nervoso locale è dovuta non solamente tutta la serie di dolori, parestesie e di!!estesie che precedono, accompagnano e talvolta. seguono i congelamenti, ma anche la lentezza con cui questi tessuti si risanano, lentezza che può trovare la sua spiegazione sola.mente in una vera. e propria distrofia. dei tessuti, dovuta. a sua. volta. a.Ila. sospensione dell'azione trofica determinata dal sist ema nervoso. Non dimentico per l'importanza. pratica il dolore, che talvolta si riscontra. nei lievi congelamenti di primo grado anche dopo la scompar;,a. di ogni fatto obbiettivo; questo dolore è descritto come lacerante, o stirante, o urente, più o meno continuo, ma. con esacerbazioni nevralgiche. Talora. è avvertito come spontaneo e nell'immobilit.à, talvolta . nei movimenti. Le prime volte che ebbi occasione di osservare questo disturbo, specialmente se il fatto obbiettivo era nullo o qua.si, ebbi l'impressione che si trattasse di un dolore, se non simu-


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lato, almeno molto esagerato; ma nella massima parte dei casi ho <lovuto ricredermi, perchè l'osservazione prolungata, l' insonnia, il lamento di giorno e di nott e, anche quando l'infermo non prevedeva ,n eppure lontanamente la presenza del medico, m i hanno persuaso che ·effettivamente quasi sempre si debbano stabilire delle nevralgie, se non delle vere e proprie nevriti da freddo . Sulle complicazion i non mi pare il caso di dovermi ferm rtre troppo : ,nat uralmente non vanno comprese fra di esse le infezioni superficiali -da comuni piogeni, che si stabiliscono più o meno precocemente sulle soluzioni di continuo dei tessuti e che tutto 1d più ostncolano i processi di riparazione già tanto lenti. Sono i nvece la eresipola, il tetano, il flemmone delle parti vicine, le setticemie le vere e g randi complicazioni. Il tetano per la saggia e utilissi!!!a disposizione dell'iniezione antitetanica prevent iva, e forse anche per le condizioni favorevoli (sotto questo punto di vista) del terreno del nostro settore, che io sap pia, n on è stato mai osser vato. Anche delle altre complicazioni: per fortuna, non ne ho grande esperienza. Certnmen te però esse sono in rnp· porto, oltre che con il grado del congelamento, con il momento in cui il congelato potè avere le cure, con le condizioni di igiene in cui si trovano gli arti, quando si stabilì la lesione e con l'ambiente in cui si effettuò la cura.. I elb tenden za o meno alle recidive non ne ho alcuna esperienza, nè ho potuto trovare nella letteratura qualche cosa su q uesto argomento. La progno.~i. dei congelamenti è sonza dubbio in rapporto con l'e· stensione e con il grado della lesione: essa è sempre buona q1,oacl vi.tam non solo, ma ri ferendomi all'esperi enza cliuiea degl i altri, è gnche favorevol~ circa la fumdone degli arti colpiti, poichè anche nei casi in cui si dovè ricorrere alla, demolizione di qualche dito (fatta riserva per l'al luce e il pollice) la funzione dell'arto è in definitiva d el tutto normale o quasi . , " int.endr• che, se si stabilì qualcuna delle gravi complicazioni a ccennate sopra, la prognosi . sia per la vita, sia per l'ar to, assume subito una ei.;cezionale gravità . Jl criterio più importante da tener presente circa la prognosi è nei riguardi della durata dP.lla malattia.. È bene dissi pare ogni il lnsione in proposito; il congela.to anche leggero quasi sempre è un soldato che si allontana d al lavoro profi cuo per un f1mipo lim!JO. Tutte le lesioni traumatiche della g uerra, fatto s' intende un rapporto auche g rossolano d i esten· sione, profondità e se<le, d nraoo un tempo senza confronto minore dei cong e lamenti . Anche quaUL1o il congdamento fu limitato e di primo grado, i postumi e le succession i morbo;;e, qual i le nenalgie e le


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artralgie, le disestesie, impiegano talora molto tempo a s~om parire, Le lesioni secondarie più gravi con perdite di sost~nza, dato lo stato di mortificazione e alterato . trofismo dei tessuti, si riparano sempre con difficoltà in un tempo lunghissimo. Il criterio di prognosi riferit,o da Dragotti, e cioè che, se le estremità cianotiche rimangono fredde anche dopo la opportuna terapia ed al caldo di una camera , è segno che si avanza. la cancrena, in caso diverso è possibile una restitutio acl integrmn, l'ho riscontrato abbastanza esatto. Il Bil lroth invece nel valutare la prognosi, si riferisce alla sensibi lità piuttosto che alla circolazione, ritenendo che se dopo 24 ore dalla congelazione i tessuti sono insensibili auche alle punture profonde, è probabile che non si riprendano più. Cura. - I compiti che deve proporsi il chirurgo nella cura dei congelamenti possono riunirsi ai seguenti : cercare di arrestare o almeno limitare le conseguenze che ha portato i l freddo ai tessuti, cercar di evitare le complicazioni e fa vorire i processi di riparazione, ac· oiocchè q nesti si svolgano nel miglior morio e nel minor tempo possibile. · Non ho avuto occasione di praticare il pronto socc91•so al conge·1ato, poichè ho osservato e curato questi infermi sempre qualche tempo dopo (almeno molte ore) che era insor ta la lesione, e quindi quando questa aveva, rispetto al freddo, già completata o quasi la sua evoluzione. Il rimedio empirico di fare delle frizioni con la neve o ghiaccio d'eve, secondo molti, essere abbandonato: esso probabilmente sorse per tener vivo nella mente dei profani al la medicina il concetto giustissimo che l'effetto del freddo si deve tra.ttare col freddo, ma il lfosso; per esempio, non a pprova, e giustamente, questa prntica ant ica, poichè nelle parti così strofinate con una certa faci lità, si producouo delle escoriazioni e scalfitture a causa dei cristalli di ghiaccio e di neve, e che possono essere porta di ingresso ad infezioni secondarie. È meglio quindi fare strofinazioni con cotone o pannoli ni sottili, iuabevuti di acqua molto fredda, e qualora nou si abbia a disposizione al t.roche neve, si facciano fregagiou i leggerissime, badando che la nern sia molt.o sottile è quasi polverulenta. Il criterio dell a temperatura dei mezzi usati in primo tempo, è del resto molto semplice : l'assidernto o la parte congelata devono ragg iungere la temperatura· normare con mezzi e in ambienLi, in cui questa aumenti graditalnienle e lentùsimam.ente. Per le parti congelate va.le anche il cri terio generale che, fìnchè per~iste anestesia e algidità, non si devono usare che sosta nze fredde.


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Le fregagioni con semplice acqua fredda possono alternarsi a quelle fatte con alcool canforato, glicerina, vaselina, naturalmente sempre in senso centripeto e sempre molto leggere. Quando poi la lesione ha raggiunto un certo grado di stabilità, si tratta, come si disse, di limitare più che sia possibile i danni del freddo ed avvia.re il più rapidamente questi infermi alla g uarigione. P er raggiungere q m~sti scopi ecco i criteri che nella. pratica. meglio mi hanno risposto. Appena il congelato giunge all'ospedaletto, un infermiere netta accuratamente la parte, servendosi di saponate con acqua fredda e di benzina. leggermente iodata o semplice. Questo lavoro si impone in modo assoluto, poichè è difficile immaginare, se non si sono veduti, in quali condizioni igieniche si trovino le estremità, specialmente i piedi, che alle volte, per forza di cose, non vedono l'acqua ò.a più mesi. Questo lavaggio deve essere fat.to con la massima. delicatezza., specialmente là dove vi sono lesioni di secondo o terzo grado, non a.vendo però riguardo a passare abbondantemente acqua e sapone anche su di esse. Negli spazi interdigitali si fanno scorrer.e ripetuta.mente delle striscie di garza bagnata in benzina. S pesso è impossibile e,eguire la pulizia c11mpleta iu una sola volta, ed a llora la faccio ripetere due o più volte, a distanza di un giorno, facendo praticare in te.le periodo di tempo degli im paechi, sempre freddi, di soluzione di i poclorit o al 2 p. 100, alterna ti con rr.edicature fatte con compresse imbevute di alcool leggermente iodato. Queste sostanze i a parte disgregano la sostanza organica residua aderen te all'epidermide, ma soprattutto mettono l'arto in condizioni igieniche incomp!l,rabilmente migliori. Ho trovato utilissimo anche l'uso dell'acqua ossigenata, sia perchè è veramente ottima per pulire la pelle, sia perchè è un buon antisett.ico. Completata questa toletta dell'arto (non trascurando la. parte che si riferisce a.Ile unghie) in uno o più giorni durante i quali l'infermo sta ad una témperatura ospitaliera relativamente fredda, se il congelamento 'è di primo grado, faccio praticare massaggi grada~amente più forti con vaselina o alcool canforato, per facilitare il riassorbi· mento degli edemi e per restituire ai vasi sanguigni, àlmeno in parte, il tono perduto. Un poco di ginnastica atti.va e passiva dei movimenti, la elevazione prolungata dell'arto, se l'ed ema è notevole, e qualche applicazione calda, di cui dirò appresso, se i dolori sono per· sistenti, completano la cura. dei congela.menti di primo grado. Se invece si tratta di lesioni con grosse flittene, sempre dopo qualche giorno, e cioè quando si può presumere che l'arto sia. in condizioni di asepsi almeno relativa., qualora par macera.mento dell'epi•


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der~ide delle flittene, queste non si sia.no rotte spontaneamente, soglio pra. t ica.re q ua.lche piccola soluzione di continuo con forbici sterili ed eseguire delle compressioni espulsive per favorire l'nscita. del liquido, continuando poi ad applicare o alcool iodato o soluzione di ipoclorito, a.. seconda dei casi. Nelle parti vicine alle bolle o alle isole necroti~he, in cui uno stato di edema non manca che eccezionalmente, è utile_, prima degli impacchi suddett.i, praticare ad ogni medicatura leggeri e brevi massaggi con vaselina ste,r ile o grasso salicilico, avendo ~?i cura di degrassare bene la parte prima. dell'i mpacco. Ho avuto l unpressione che l'uso prolungato o di sole sostanze grasse o d1 sole sostanze disidratant i o degrassanti (alcool, benzina., glicerina) non g iovi affatto ai tessuti, e meglio mi è sembrato di alternarne l'uso. La tint ura. di iodio deve essere sconsigliata. Nei congelamenti di terzo grado il criterio della c hirurgia. con~ervatrice è semplicemente doveroso da parte di ogni medico, e non è il caso di insistere su q nesto concetto oramai indiscusso. e Se non si < ha fretta di intervenire con l'amputante, nota Sa.bella, spe':!SO si e vedrà che la linea di demarcazione, circoscrivendo nettamente il < territorio necrosa.to che dovrà eliminarsi, ne restringera i confini, e sicchè con l'a ttesa. si sarà ottenuto un guad11.gno nella parte residua e sah·ata >. È inutile dire che, dopo che le parti necrotiche si sono eliminate piìt o meno completamente, ouc01Terà regolarizzare i monconi. S'intende anche che se la. ca.ncrena da secca si trasforma in umida, anche se non sono evidenti i sintomi di reazione generale, è bene non temporeggiare e ricorrere alla. demolizione delle parti in sfacelo, risparmiando i tessuti t1ani più che sia. possibile e lasciando nella riunione della ferita amplissimi drenaggi. Ciò che in modo particolare però ha richiamato l'attenzione del chirurgo nella. cura. di queste lesioni è il cercare di diminuire lo stato di torpidezza dei tessuti e la lentezza con cui riacquistano il tono, il ca lore, la sensibilità e in una parola la vitalità normale. Gli espedienti usati sono di varie specie: accennerò a.i princi pali. Ja.cqnet propone la mobilizzazione att iva con la. sollevazione forzata delle estremità. colpite. Dopo l'accennata. toletta de)la. parte e frizi oni con alcool e glicerina., gli arti inferiori vengono sollevati e tenuti in modo che i piedi si trovino più sollevati che sia possibile dal letto. L'infermo poi viene invitato a compiere i vari movimenti attivi, che in principio saranno limita.ti e dolorosi ,e d eseguiti con difficoltà, ma poi gradatamente le articolazioni divengono più mobili e i movimenti più completi.


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SU! CONGELAMl!'.\TI !)EGLI AR T !

Nel g ennaio passato il d ott. Courcoux, òopo aver esperimentato il metodo sui soldati francesi, fece uua relazione sulla Presse médicale sull'applicazione di esso e ne sostenue i vantaggi dovuti al buon effetto di questo automassaggio, che facilita,a il r iassorbirsi degli edemi e diminuiva di intensità e frequenza gl i attacchi dolorifici. Il sistema Jacquet certamente deve portare dei vantaggi, ma in un piccolo ospedale da campo, per ragioni ovvie, non è d i facile app licazione. L'elevazione degli art i è sempre una pratica ottima tutte le volte che prevalgano l'edema e la cianosi. Il Bergmann anche la propone e con la sua autorità vi insist e. Basta alle volte sospendere un piede q uasi verticalmente, perchè i n poco tempo si veda riassorbirsi l't1dema e la cianosi cambiarsi in arrossamento, segno di circolazione ristabilita. Il Noesshe consiglia delle scarificazioni quando provale la stasi venosa superfbiale, quando cioè ad ogni piccola punt ura fuor iesce sangue n erastro, ma anche questa pratica richiede condizioni di assistenza. e di ambien te migliori di quelle che si possono aver e m un ospeda]etto da campo avanzato. I sistemi più semplici u~ati più largamente sono costituiti d all'applicazione del calore secco o u mido sulle parti mortificate dal freddo. P er il calore umido si espongono g li arti agli effluvi del vapore acqueo, la cui sorgente può essne di versa a seconda dei casi e vi si lasciano quindici o venti minuti dm, o tre volte al giorno. P er l'applicazione di aria secca si può ricorrere o all'uso di i nsulflatorl elettric i o all'immissione di nna corrente di aria calda richiamata in un tubo metallico da una comune ·l ampada ad alcool. Non c'è dubbio clie dopo molti giorni dalla congelazione. qu ando cioè si sono iniziati e avviati in tutta la lesione i processi di ri parazione, i l calore modico è molto benefico. In principio mi sono valso, con buoni r isu ltati, d i impacchi di soluzione fisiologica alla temperatura di 32-37 grad i, rinnovati oglli qtrnttro o sei ore, ma ul timamente, seguendo i consigli di molti, ho voluto ricorrere all'aria calda e al vapore. Prendenùo l 'idea di Salignat, ho fatto eostruire una cassetta a. due scompai·timent.i, uno superiore e nno inferiore, ambedue apribili (figg. 5:i e G"). Kell o scompartimento in fe riore arde una lampada ad alcool, che può riscaldare alternati vamPnte a volontà o una lnstra di ferro emanante quind i calore secco, e una pentola contenente acqua bollente. L'aria calda, o rispetti varneutegl i efJlu vi di vapore, vanno nel lo scompartimento superiore, in cui sono gli arti congelati, attra,erso piccoli fori di una tavola di,-posta trasversalmente. ~e sia pii'.1 utile l'aria secca o il caldo umido, data l'esper ienza relati ·rnmente recente che h o del metodo,


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non saprei ancora dirlo, ma il fatto che molt i autori vantino l'un metodo e altri, pure di autorità, dican bene dell'altro, deve significare che forse non può esserci una sostanziale differenza. fra le due

Fìg, 5'

P'ig. i,•,

specie di calore, e che, la tempera.tura è forse l'unico fattore favorevole. In ogni modo mi riserbo ancora tornare su questo argomento, avendo anche intenzione di applicare un semplice dispositivo sugge-


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ritomi dal dottor Pagano, per cui contemporaneamente un pi~de può lasciarsi sempre alla influenza del calore secco e uno a quella degli effi u vi d i vapore. Di sostanze medicamentose (escl usi i d isinfettanti), come dermatolo, formolo, pomate all'ossido di zinco, cerotti anestetici, vantate da alcuni, non µotrei dirne nulla, perchè non le ho usate, nè ne ho inteso mai il bisogno. La soluzione cli ipoclorito più o meno forte l'ho trovata, anche in questo genere di lesioni, il mig.Lior antisettico e deodorau te. Profì lassi.

Mi sembrerebbe di essere incompleto in queste mie aunotazioni cliniche se ta<>essi della profilassi d~i congi,lamenti, tanto più che lo scopo che mi ha spinto a scriverle è, come già di,;si iu principio, il desiderio vivissimo di poter fare qualche cosa di più per salrng uarda.re i nostri soldati da questo ele mento tanto sfavorevole e dannoso : il freddo . Le principali norme profilattiche del resto risultauo da quanto si disse a proposito delle cause dei congelamenti i uou farò altro che riunirle, insistendo specialmente su quanto ha potuto sug gerirmi la pratica della vita trascorsa in nua regioue cosi fredda, come quella in cui si trova q uesta piccola unità sanitaria, a oltre lòOO metri sul mare. Prima d i tutto faccio p resente che, per quanto le condizioni d i indole militare lo comportino, è bene che siano adibiti ai ser vizi più esposti a l freddo militari più robust.i e meglio nutriti. Non voglio però dimenticare di notare subito che tutti indistintamen te i soldati .italiani possono assuefarsi a questi climi fred di, e che sarebb.e un errore pensare che, ad esempio, i meridionali e siciliani possano soffrire più degli altri; ricordo, per la storia, 0he fra le truppe con· dotte da Napoleone in Russia, i solda ti dell'Italia m eridiollale sop· portarono meglio dei settentrionali quelle basse te mperature. Piuttosto l'assuefazione e un elemento non trascurabile, e per y_uanto si ' può, si cerchi di evitare alle truppe il freddo improvviso, che è sempr e più pericoloso. Tutt i gli uf:llciali in genere, e quelli,: meJici in ispecie. deLbouo porre la loro c ura, acciocchè tutti i militari clipend euti mettano ve· rcimente e sempre iu pratica tutte le norme utili contro il freddo :. sposso ai :;olua ti n on basta dire e raccomandare, ma occorre alle volte far rn lere, oltre che controllare di persoua, che effet,tiyamente si sia presa. questa o quell'altra precauzione. Chi è militare può compren·


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dere l'importanza di que~ta sempl icissim;L norma: più volte interrogando i congelati. circa l'uso del grasso, mi sono visto mostrare le scatolette intatte, e alla mia domanda p ercbe non l'a,essero usate, rispondevano che era.no state d istri buite e fatto un accenno sull ' uso1 ma nessuno aveva mai insistito sulla g rnnde importan za che p11ò avere questa precauzione. e così pure che neiisuno av~va mai parlato loro circa la qualità e l' uso deg li i ndumenti e ca lzature . Ilo per i miei colleg hi dei reggimenti una vivissima e sincera ammirazione; so cLe il loro còmpito, specialmente in a lcu ne circostanze, è molto di fficile; è quindi un semplice consiglio c he de,sider o, dar loro, consig lio ch e deve, alere anche per gli altri uffici,ili, e che mi risul ta dalla esperienza anche breve su questo genere di lesioni. Bisogna tener p resente che il soldato, o per i gnoranza o per tra.sc:uratezza, spesso ha bisogno di insistenze e d i buona volout,à da. parte dei superiori, anche nelle cose che vann o poi a suo esclusivo l,enefi c io. Occorre perciò che si faccia una vera e co11ti11ua propaganda. in pro poi!ito, che si tengano delle istruzioui brevi ma frequenti, e che si esiga che ogni soldato che deve esporsi alle basse tem perature, lo faccia munito di tutte le precauzioni che, ten uto con to di tutte le esigenze di dislocazion e e di servizio, gli sono concesse. Queste precauzioni devono cominciare prima che il soldato vada al suo posto avanzato o in trincea.: nei tnrni di riposo occorre tro· ,are la possibilità che i soldati facciano do<'cie o a l meno semplici pi ediluvi tiepidi ; un poco di acqua tiep ida versata recipr ocamen te si p uò trovare ov 1mq1te ; olt1·e a l vantagg io igieni co, sarà un 'ottima. g in·

n astica. della circolazione locale, Hpecialmeute se si fa seguire costan· t emen te da fl'izioni e massaggi con grasso. I Gia pponesi n ella guerra con tro la Russia facevano uso d i grasso veget ale o minerale con can fora. Del grasso usato dal n ostro eserci to è stata discussa da qua lcu no fa percentuale di acido salicilico che osso contiene: h o ragione d i ritenere però che il timore dell'azione sfavorevole di que~ta sostanza sull'epidermide sia d el tutto esag era to e credo questo grasso assoln· to11tente ottimo. Occorre che i soldati abbiano il loro corredo n elle migliori condizioni: gli indumenti devono essere comodi e non stringere il corpo ; devono essere più che sia possibile leggeri e numerosi, poichù il mi· glior riparo è costituito da. v ari strati di aria i n ter posti fra gli indu· menti stessi. Il dottor Cha.rcot, fig lio del grande neuropatologo, che prese .Parte a due spedizioni polari e a molte manovre in alta mon· tagna, in una pubblicazione nel J ournat o( the R oyal .J.rm y .lleclical


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SUI CONGELAME:O. TI OE GI.I ARTI

Corps di quest'anno, insiste in modo speciale su questo consiglio. Se p ~i su questi indumenti si può aggiungere un pastrano a. pelliccia. o un impermeabile anche sottile, la dispe rsione del calore sarà ancor più limitata. Le scarpe devono essere ben cucite, comode e sopratutto molto ben ingrassate e unte con petrolio, che le mantiene non solo senza. umid ità, ma morbide . L'u.30 di due paia di calze (non pedalini) sottili, invece che 1i uno pesante, è anche ottimo, così anche per le mutande: se invece di mollettiere si possono usa.re calzettoni è megl io, altrimenti è necessario che le mollettiere uon costringa.no affatto i tessuti. Il capitano Bove, che in una spedizione polare andò dalla Svezia al P acifico, passando per lo stretto di B ehring, narra. come non avesse mai sofferto freddo ai piedi, portando tre paia di calze lunghe como quelle femminili. Nella trincea occorre curare (sempre per quanto le contingenze militari lo permettano) che i soldati st:iano con i piedi all'asciutto e non nel fango o nella neve : alle volte un sn.sso, un pezzo di legno possono prevenire nn congelamento; è necessario che si muovano più spesso che sia possibile, o nl meno occorre evitare che tengano una posizione rannicchiata o di i mmobilità per il minor tempo possibile, facendo dei tnrni bniv issimi. Qnesti turni di servizio siano .1nche fatti in modo che i soldati possa,no muover3i q nanto piu spesso è possibile, in modo da poter ispezionare e controllare lo stato delle loro estremità. Se poi ai militari più esposti, come alle sentinelle e alle vedette, si può fornire un paio d i soprascarpe o impermeabili o di paglia, sarà tanto meglio. Per la protezione delle mani i guanti migliori srmo quelli senza d ita o al più con il solo pollice e tali che, q un11do la mano 110n deve servire, permettano che il pugno (;hiuso possa starfl comodameHte nel guanto, essendo noto il benefieio del ca !ore reci proeo delle dita. I gu;mti migliori sono quelli <l i lana morbida e non digrassata: anche quelli di pelle con strato di lanA, o di pelo possono servire, purchè molto comolli e purnhè la pelle !<ia soffice. Ai primi segni di intormentimento delle Llita è utile mettere la ma.no sotto l'ascell!!, o il dito in bocca o battere a braccia sciolte le munì dietro le p roprie spalle. Al primo apparire delle cosidette macchie <li avorio sarebbero utilissime le fr izi on i cou petro lio e, non avendolle, possono essere u tili quel le cou puh-iscolo di neve, purchè eseguite come si disse sopra. P er la protezione èlel viso sono ott.im i i cappucci passa montngna usati dai nostri soldati; tessuti con magl ia leggera e so-vrapponen-


SUI OONGRLAMl!:NTI DEGLr ARTI

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done due se occorre: facendo uso di occhiali bisogna badare che le parti metalliche di questi non siano a contatlio diretto con la pelle. I soldati che devono esporsi a temperature molto bas!>e devono essere abbondantemente nutriti e prevalentemente con idrati di car• bonio e grassi: il caffè, e quando è possibile, il cioccolato o il thè,, siano molto zuccherati. Circa le sostanze alcooliche è certo che l'abuso è dannosissimo e che i liquori devono e3sere proibiti; per il solda to italiano un poco di vino generoso Sl\rebbe ottimo, ma non potendo farlo giungere alle po-izioni più avanzate può, in via eccezionale ed ogni t anto, essere permessa e riuscire anche utile la distribuzi0ne di piccolissime quantirà di rhum bnono, purcbe si faccia in modo, cosa invero nè impos-, sibila nè diffioile, che possa prendersi diluito in molta acqua caldissima e con molto zucchero. Se final mente si fa poi in maniera che una fonte qualsiasi di calore possa ogni. tanto vivificare la circolazione delle estremità, si raggiungeranno certamente risultati inspe· rati e si eviteranno non poche sofferenze: un sempl ica fornello ad alcool sotto una coperta sostenuta come u na tenda, delle bottiglie rie mpite con aoqua bollente, due pezzi di carbone, possono trovar luogo fra le iniziative, non solo di un uffic iale, ma anche di un sottufficiale o graduato comandante piccolissimi reparti esposti al fredd o. Attuando, a seconda delle contingenze, tut te o parte delle suddette pratiche, usando le energie e le iniziative di t utti indistintamente g li ufficiali e dei graduati dell'esercito, il corpo sanitario militare aggiungerà certamente una nuove pietra, e di notevole importanza, a quel grande, umanitario e nobilissimo edificio: la tutela della salute dei nostri bravi, dei nostri valorosi soldati. Zona di guerra, 15 dicembre 1915.

1 -

Gioruale di 111f d ·ci11a mili/are -

Fase. Il.


Metodiche di accertamento batteriologico su vasta scala Nota I. - Portatori di colera e terreno Aronson P er il Prof. Mario Segale Ca1'1tano merlico. lii ero ,to,·ent, rt, patologt,1 gene ·aie

La tecnica d elle indagini batteriologiche applicate alla pratica. va. studiata in rapportu alla celerità colla 4 uale si giunge a risultati concreti; le conJizioni cui il metodo deve soddisfare sono diverse quau<lo occorra ::i.vere al più presto una o poche rlingnm1i o quando interessi smaltire nel tempo più breve il maggior numero di soggetti. A questa u ltima categoria si riferiscono le indagini occorrenti nelle così dette zonti contumaciali o zone filtro, che in tutti gli e.,er• citi combattenti sono istituite nella presente campagna per im pedire la. estensione di eventuali contagi locali ad alt.re truppe o alle retrovie. Una applicazione così vasta delle tecniche batteriologiche nou si era forse ma.i tentata prima de lla guerra russo-giapponese : anche la consueta rieerca de i portatori nelle epidemie ci vili si lim ita acl un numero di soggetti relati,amenttl piccolo. Al contrario le esigenze della gue rra moJerna colle g randi masse impiegate, con i subitanei spostamenti, colla n~cessità di rid urre al minimo il periodo di osservazione, rendono il problema assai difficile. Nel caso speciale del colera tutti conve ngono nel tecnicismo pre· feribile per l'accertamento dei casi Aingoli o in numero limitato: l 'arricchimento i n acqua peptonata, l 'esame microscopico e la. agglntiinazione di questa possono di già dare ad un esperto batteriologo elementi sicuri entro otto ore : nn passaggio in terreno solido iperalcalino (Aronson o Dieudonnè) seguito da agglutinazione permette n elle 1~ ore succe:ssive la diagnosi anche a meno esperti. Applicando qnesta serie di esam i a vasti aggruppamenti di uomini, occorre organizzare i vari momenti con criteri economici per il materiale, i l personale: i l tempo, e i singoli autori tendono a questo


JIETODICHE DI ACCERTAMENTO BATTERIOLOGICO, EC'C.

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risultato ideale con vari scorci di tecnica che non è male riassumere, tenendo sempre presente che la valutazione dei risultati dovrebbe essere sicura, obbiettiva e possibile anche a. neobatteriologi. Taluni elimina l'arricchimento in acqua peptonata, seminando direttamente le feci su piastre a. terreno ipera.lca.lino solido: il metodo ult.racelere è infido: nei portatori il numero di vibrioni è scarso e questi sono spesso sopraffatti nello sviluppo da germi banali che crescono non tanto a spese del terreno iper11.lcalino, quanto dei residui fecali semina.ti : spesso sfuggono casi sicuramente posifrd. Altri semina in acqua. peptona.ta. ed agglutina direttamente le provette torbide, previo esame microscopico di esse. Il numero di preparati a. farsi è circa. uguale a quello delle semine e non si risparmia che il passaggio in piastra. A chi abbia pratica di agglutinazione non riuscirà nuovo il rilievo che la valutazione di una agglutinazione in brodo torbido per sviluppo contemporaneo cli altri germi è talvolta incerta, sempre subbiettiva. A questi due metodi limite si approssimano vari artifìzi proposti per accelerare o per affinare: però tutti tendono a fare almeno tanti preparati quanti sono i campioni a s1;itnppo app ena sospetto, si a che il preparato sia fatto da.li' acqua peptonata intorbidata, che da,! terreno solido a sviluppo positivo, che da ambidue, suffragando i casi dubbi col controllo della agglutinazione ad un tasso sufficiente. La critica. globale di questi metodi, qualunque sia il loro valore per l'accertamento singolo (ed è valore notevole), si fa. con una semplice considerazione ; un osservatore abile coad iuvato da esperti preparatori difficilmente resiste per varie settimane di seguito ad esaminare dieci preparati all'ora per dieci ore di seguito. La potenzialità produttiva di ciascun batteriologo è segnata. da questa cifra come limite : in pratica n~n si oltrepassano i cen to reperti continuativi giornalieri nel la i potesi più favorevole. Se si pensa invece che può occorrere di esaminare i11tere unità. (ed è forse questo il miglior sistema pratico di profilassi, c-ome la esperienza appunto di quesra campagna. ha. dimostrato nell'esercito germanico), è evidente che occorre giungere a. rendimenti assai più elevati, riducendo il numero delle prove in cui ha predominio il fattore subbiettivo, perfezionando quelle in cui la dimostrazione del fatto si avvicina alla obbiettività ed evitando con somma cura di esaurire l'osservatore, che deve anzi conservare integra la sua elasticità. mentale. L'esperienza. di vari periodi epidemici mi ha a. poco a poco consigliato una serie di detta.gli intesi a selezionare progressiva.mente i casi, smaltire con esami macroscopici evidenti 111. wo.6 gioranza dei


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li ETODICHE DI ACCKUTAM E:\ TI.) l:IA'l'TE!l.l G LOGICO, ECC,

.soggetti in esame a reperto palesemente negativo, concentrando poco a poco l'attenzione su di un n umero ristretto di campioni che sono analizzati con calma e rigore. Ricordo sommariamente i vari t (;ru pi . Le provette in acqua peptonata portano fisso nel tappo di cotone una cannuccia d i vetro che pesca nel liqui<lo, e sono tra!!portate iu .appositi cestelli n elle prime ore del mattino presso i contumacia.ti. Ivi il prelevamento è fatto dal personale del laboratorio presso -ogni singolo giaciglio direttam eute dal recipiente (orinale o simile) n ella provetta a mezzo della cannuccia di vet,ro (non bacchetta), che permette di raccog liere anche feci liq ui de. Dn buon aiutante preleva ju media non meno di cinquauta campio11i a ll'ora e deve essere r ientrato in laboratorio alle ore !J. · Le provette rimangono nei termostat i fino al le ore 15, e si inizia a llora la semina su piastre Dieudonnè da tutte le provette in acq ua peptonata, usando una larga ansa di platiuo d i otto mm . di diametro. Basta così uua sola ansata, e su di una piastra d i 10 cm. d i diam etro si possono seminare due campioni. Quando il personale subalterno sia e.,erci tato nei vari tempi della sem i na, ogui campioue richiede da lo a 20 secondi ; si fanno comod amente duecento semine all'ora. A.Ile otto del mattino successivo si <lan uo nega t i ve le piastre in cui manca (•gni sviluppo; si differiscon o a l giorno dopo quelle con sviluppo i ucerto e si risem iuano in. Arunson (piastre d i J2 centim. d i dia.metro: quattro campioni per piastra) tutti i campion i Dieudonnè, in cui lo s,7 il uppo è evidente. Dopo altre 24c ore si possono dare neguti ve le piastre .\rouson con svilu ppo d i patina n on pigmeututa e quelle Die udonné differi te, iu cui uon si è avuto in 36 ore svilu ppo chiaro ; si fanno preparati dalle patine pigmeutate svil uppatesi in Aronson e si identificano colla agglutinazione gli eventuali vibrioni osservati. Questo coordinamento d i tecniche note (non può parlarsi d i metodo) ba corrisposto fi nora abbastanza bene in quanto, olt.re al ren<limento notevole, non è risultato finora dcii cou trolli delle retrovie <.:he siano sfuggiti casi a.i fihri cu i venni su L:cessivameute addetto. Credo apportuuo giu:stifìc.;are tre puuLi essenziali ; il prelevame nto del materiale, la riduzione notevole degl i esami microscopici, l' uso -<lei terreno Aronsun. Per quanto riguarda il p relevamento dei campioni, non sarà mai abbastanza rac:::omandn.to il ridurre al minimo l' uso del trml izionnle ,·a.sdto ~onrncrnto da tul~o le istrnzio11i utli\;iali .


M ETODICHE DI ACCKRTAMENT O BATTERIOLOGICO, ECC,

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Basta pensare che oOo' campionj di 20-30 grammi ciascuno obl,Jigano a smaltire giornalmente 10-15 cg. di feci e immobilizzano almeno un operaio al penoso lavoro di pulizia.: si fa. inoltre un doppio lavoro inutile travasando dal contumacia.to a.I vasetto e da.I vasetto. alla provetta. La semina al m omento del prelievo à stata. caldeggiata dal Carbone, Pighini che hanno anzi ideato un disposHivo raccomandabiJissimo, cui si ispirai. la. minima. modificazion e qui sopra accennata. & che è molto pratica. anche per prelevamenti diretti dal vivo e da.i cadavere. Una delle precccupazioni maggiori e più fondate a proposito del prelievo è quella di evitare confusioni o sostituzioni di feci. Per questo ultimo caso si può provvedere soltant o col prelevamento diretto da.11' individuo, metodo se~plice che non si è ancora. voluto attuare su vasta scala (lo usarono i nord americani nell 'esame degli emigranti nel 1911) e quindi ogni palliativo (custodia, chiusura, ecc.) non serve a niente. P er evitare o ridurre confusioni o errori involontari mi è parso concetto non disprezzabile il far contribuire ogni soggetto in esame, alla identificazione, rendendolo per così dire custode del suo materiale. Ogni soggetto tiene vicino al suo giaciglio per le poche ore intercorrenti tra la emissione e la presa il recipiente dove ha defecato,, ed è presente quando il prelevamento vi ene fatto. Vi è in questo metodo un inconvenienf;e relativo; la diffusione dei prodotti volatili delle feci nell'ambient~ ; ma con vien ricord are· che si t ratta di poche ore della notte, che la diffusione pnò esserridotta da opportuni ripari, che infine è questo il minore dei danniSi è proposto di identificare ogni recipiente con cartel lini, di Rc:compagnare ogni contumaciato in a pposita stanza dove deve defecare in presenza di penona. di fiducia, che terrà poi la chiave d ell'ambiente; metodi ideali per venti, t renta. esami, ma impraticl\bili nello scopo speciale. Se ci limitiamo a considerare 10,000 contumaciati (cifra insig nificante di fronte alla realtà), susseguentisi nelle stazioni di verifica, e divisi in grnppi o camerate di 100, vediamo che si devono immobilizzare 100 stanze e almeno cento cnstodi fedeli e sicuri. Ancora nn dettaglio pratico : non si è mai certi che i disinfettanti, di cui si abusa in modo incredibile, siano stati completam enteasportati colla lavatura dei recipienti dove dal soggetto devono e~ser deposte le feci. Questo !)UÒ falsare le analisi ; ogni soggetto de fecherà. sul vaso che abbia. al fon do un foglio di carta bianca, pulita-


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M&Tùl>lOlIE IH ACCERT AME~1'0

BA1'l'ERIOLOG:co, ECC.

La riduzione n el numero dei p reparat i microscopici ò uu artifìzio che ha solle,ato qualche diffidenza, ma. è logica nel caso d i r icerche in tensi,e. 'l'utti sappiamo q uale magnifico svi luppo ù i vibrioni si abbia nella acqua peptouata q uando si sem in ino feci di coleroso ri cchissime di ger m i !'peci!ìci : il preparato in queste <:o ndizi.on i è s pesso, come già si d isse, q nasi proba ti \' O. Nel caso d i feci di port atori il numero d i vi bri1,ni è scarsu; OC· · corre sempr e :semina re molt o mat eriale ; anche ammesso che la massi m a parte dei germ i non s pec1fìc i si arresti n ello svi l n p po, i I preparato riesce ricco di fo r me varie che re ndc,no la discrim inazione anche a pprossi mativa, molto i ndaginosa e sempre d ubbia. Aggiungo che il ,ibriooe d i G a lizia non ha la traùizionale t euden za a sviluppars i alll\ superfh·ie fo r mand o il velo classico ; s i S\- i l up pa in tutta la massa

e mauca auohe quesLo sussidio, prima. d'ora , a ragione, apprezzatissimo.

E dunque pacifico che da un esame di cul t ura in acqua peptouata, qualunque sia il tempo che si i mpiegh i e se m pre c he si tratti di feci <li portator i, non si trarranno mai <lati d efiniti vi : agli effetti della precisioue l'esame u on è necessario ; agli effetti de lla rapiùità è dannoso ed è rag ione vole e li mi n!'l rlo. Quando si faccia la ul t,eriore st-lezi one in terre Lo Aro11son io pe11:;o che anc he l'esame m icroscopico rlel lo sviluppato in terre no Diendonné n on sia n ecessario. Non avrò certo tutti consenzienti su questo ultimo doppio enunciato che im plica fe~le nei terreni sol idi ipe rakali11i e nel nuovo terre no saccarosato : non tutti hanno pratica di questo ult,imo ; taluni n ogano al Dieudonné un tale potere eletti vo tla. dar C{:r tezza che. ;:e vibrion i si sono svil n ppati nella R C(Jll S. pepto na_tn., essi si debbano pure svi] uppare su terreno i peralcalino. A leu111 ritengou o che il Dieudon11è folli:;ca. tal volta, ed è vero ; ma una espe rie nza or mai qu in<JUennalc mi assic urn. che i. ri:;ultati catti \·i sono s@mpre da Rttrili11irsi 1:1. traccie <li 1\llJ o a terreno vecc hio cl i più c he sei giorn i. Da mol Lo t empo io preparo i l Diendoun6 ogni <lt,e gi orn i al mas· simo : lo distendo in :;tra w sot t i le su lhi pia:;Lra e lo faccio nntnrare, non i classici c in que miunti a GO, ma uua buona mez~' orn. Non ho mai lnmenh~to insucces~ i, nè nei controlli di laborat orio n è n ell e r icerl:he su Ya~ta scala: aggiuugo pe rò che u on esito a di:;trugge>re tutta un,i semi na q uando mi acca.da d i rico noscere ne l term ostato nna Lntccia minima d i ammoniaca.


METODICHE DI ACCl<:JlTAMENTO B AT1'F.BI01.0GICO,

~:cc.

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Prima che fosse noto il terreno Aronson, io facevo i preparati dalle piastre Dieudonnè. :i\Ia forse, appunto perchè il terreno era ben maturo, mi ris ultava una specificit à relati va, diversa da zona a zona, se si vuole, ma in sostanza coP.i limitata da permettere lo sviluppo d i altri diversi ceppi òal ,i brivne del colera: s pecie in qualche zona del t eA.tro delle operazioni attuali mi occorse di dover fare un numero di prepar1:1.t i n otevoli, nnche ammes:io di poter discriminare ad occhio una parte degli sviluppi non specifici . Lo stesso ris~tltato ottennero valorosi col leghi pure impigliati in queste ricerche. Il terreno Aro11son è venu to in buon punto acl accelerare l a tecn ica. Come è n oto, il vibrione del colera si svilu ppa su questo terreno formando colonie rigogliose, inten~amente p igmentate al centro escolorite ai margini. La piccola letteratura che mi è nota. (il metodo appar ve q uesta est.ate) è al solito controversa : in qualchA i sti tuto risulterebbe preferibilo al Dieudonné, per altri autori sarebbe un ten tativo man cato. E ior:se nella opinione degli uni e degli altri vi è un fondo di verità. Da una vasta serie di controlli eseguita nel lo scorso novembre sono giw1to a qua lche conclusione d iJuc ida.ti va che ricor du brevemente. Lo svilu ppo a forma di colonie pigmentate non è specifico al solo vibrione d el colera, ma è comune anche a.cl altri germi. L' idcal inità del ter reno Aronson è man ife:sta mente molto m inore di quella del terreno Dieudon nè, e quindi la specificità d i crescita o il grado d i inibizione di i<1· ilu ppo di colonie non specifiuho é mi nore per l ' Aronsott che uou per il Dieudonuè, ne consegne da ciò che se i v il ,rion i non sono in numero predoIUinante, essi possono e,;;-er 111ascherati e soffocati da germi banal i. Xon è pratico aumentare la al calin ità del mezzo fino a.I l im ite del Dieu lonué (16 p 100 di sol. normala) , in quanto se il ten eno sacc1nosato i peralcaliuo è effetti,amE\ttte meno favo re\·ole a llo f;\'i lu ppo di ger m i comuni, si riscontra che assumono una tint11. ros,ii, anche ceppi che nel terreno origi 1iale s i svilu ppano incolori. Di per s~ q uindi i l terreuo Aronsou nsnto r:ome sost.ituti \·o del D i1rndonn6 non è pre ferib ile a l classi1:o t erreno ben noto, a11zi i n · <lnce in maggior dubbio (sem pre mi riferisco a lla ricerca ,lei por t atori , p oiche pe1· l'accer tamento di casi in atto le cond i:>:ioni sono di-erse). Però il giudizio negativo va nrnd iGcato quando il terreno Arousou si applichi ad ultPriore d ifferenzi a:>: iooe d i culture ricche in v ibrioni, qna}i quelle ottenute dai passaggi consecutivi in acq11a peplo·


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METOOIOB E DI ACCERTAM E~TO BA'ITERIOLOGICO, ECO.

nata e Dieudonné per i portatori o in a.equa. peptonata. sola per 1 0asi in atto. In questi ca.si il metodo ha v alore dimostrati vo notevole: si pos11ono dare sicura.mente negativi tutti i ceppi che nelle 2.1 ore non hanno assunto colore riel loro sviluppo. In generale può dirsi che per le comuni percentuali di portatori la. u lteriore semina. in Aronson riduce del 60-70 p. 100 il numero dei preparati colora.ti a. farsi . Cosi, se ammettiamo di a.vere 600 campioni iniziali e circa 100 p iastre Dieudonné con sviluppo richiedente prep arato, dopo la selezione in Aronson i preparati necessari si rid ucono a 30-40. R iassumendo : si è trovato utile nella. ricerca. dei portatori di vibrioni del colera applicare integralmente ed aumentare il numero dei passaggi cult urali selett ivi, pur di ridurre gli esl\mi dei preparati colorati ai casi strettamente necessari, ai campioni cioè che risulta.no svi lnpparsi in temmo iperalcalino Dieudonné e in terreno sacca rosato Aronson . Da una esperienza cli qnalche rilievo m i risulta che p er fare 500 esami occorrono due ore e mezza per la semin a dall'acqua peptonata alle piastre Dieudonné ; due o tre ore per l'esame di queste; un'ora per la semina in Aronson; tre o quattro ore per l'esame dei preparati e per le agglutinazioni. In complesso dieci ore d i l avoro giornaliero, che d i vise t ra. Jue ufficiali l asciano margine s u ffic ien te per i controlli ai prelevamenti, alla preparazione dei terreni e all'andamento generale del laboratorio. Il reperto dei casi negati vi si ha per l' 80 p, 100 entro le 24 ore : quello dei positivi e di buona parte dei residui negati vi entro le 50 ore ; trattandosi di portatori a potere contagiante immediato scarso, sembra preferibile, agli effetti delle impellenti necessità m ilita ri dello sgombero, liberare le maggioranze; agli effetti della applicazione dei metodi profilattici d'altra parte ha qualche signifi cato il poter tri· plicare alm eno il rendimento d i ogni u fficiale addetto. Per quanto riguarda l a parte economica d irò che il consuntivo di 5000 esami ha dato un consumo di peptone pari a gr, 0,6 per ogni esame ed u na percentuale di rotture di provettoni e piastre, pari al 3 p. 100 del numero di esami fatt i. Il personale occorrente ad ogni unità (sufilcient~ a 500 esami giorna.lieri) si riduce a due u ffic ia li me ·liocremente esperti, tre aiutanti per i l prelievo campion i e la. preparazione dei t erreni, due inservienti (meglio donne) ed uno scritturale molto svelto.


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NOTE PREVENTIVE LE LESIONI DA. CONGELAMENTO E UN .MEZZO PER PREVENIRLE. Nota preventiva dei dottori Pietro Casali, maggiore medico e • ·cuce rullè, capitano medico. Le indagini, fatte sin qul s ulle lesioni da congelamento nei sold,iti, banno posto fuori di dubbio che: 1. Tutte le parti estreme del corpo possono es~ere colpite, ma lo sono con enorme prevalenza le estremità inferior i ; 2. Le temperature di qualche grado sopra o sotto lo zero producono assieme all'umidità (fango, acqua nella trincea) lesioni dn. congelamento in maggiore nu. mero che le tempera ture molto al di sotto dello zero, ma con alJl biente secco. Noi erava mo consci di ciò per osserva zioni personali fatte sin dal 3 agosto in militari con pieii gelat i accolti nell'O::ipedale m ilitare Toppo. Avendo poi avuto incarico dal Comando Supremo di recarci fin nelle pii1 avanzate trincee a studiare il fenomeno, le s ue cause tid il rimedio, ritenemmo necessario e doveroso prima di tutto portare la nostra att,mzione sul modo di prevenire questa malattia. La quale si presenta grave, non solo perchè agisce s imultaneamente su est ese linee di truppe, ma anche perchè cagiona sempre tra i primi suoi sintomi ostacolo alla ò.eambulazione. Che se poi la lesione viene t rnscurat a e m isconosciuta sul principio, può condurre a mutilazioni gravissime. Scopo perciò della presen te nota (l) è di porre i n Allarme su tale gravitlL tutto il personale sanitario militare e di renderu di pubblica ragione un mezzo d11 noi e3cogitato per prevenire la ormai diffusa malattia. Rimettiamo a più h .rdi lo studio scientifico sperimentale sull'argomento e ci lusinghia mo di riuscire a dimostrare l'importanza. che deves i d:ire non solo alla lesione locale, ma anche ai fenomeni genera.li che qua3i sempr~ 1'1tccompngnano, fenomeni che si ma.nifostano essenzialmen te con variazioni di tensione vi,,;ale e che con precisi ed opportuni strumenti clinici si possono rile vare sin nei tniuimi dettagli. Tali variazioni d i tensioni, influenzano, più di quel che non si cr ederebbe, tutti i centri nervosi, e da ciò derivano non solo le al terazioni psic hiche osservate da taluni studiosi, ma. anche le gravi e profonde al terazio ni trofiche. Il rimedio che abbiamo già sperimentato consiste in una sovra-calza fatta con lamina di gomma, chiusa a mastice n elle uni t ure e abbast.anza larga per potersi sovrapporre a.Ila. calza di lana. Il soldato indossera le sol ite sne scarpe, purchè sufficientemente comode. ( 1) Questa nota doveva essere pubblicata a metà dicembre, ma d'accordo col diretto r.. dell'ospedalE- militare principale di Udine, tenente colonnello medi•·o Vilt >rio Perego, al quale porgiamo eentiie grazie pei consigli e la cooperazi we a ccordateci, ne abbiamo rimandai.A la pubblicazione ad oggi per dare garanzia di maggior tempo olle prove fatte.


lOli

NOTE rur:v~::,,;TIVE

i~ sompre giovevole spalmare con sostauza grassa ndesiva, antisettica, t u tto il p iede, e noi consigliamo In seguente miscela, che essendo leggermeute riv uls iva ha nnche uno !';copo curat ivo nei primordi d ella co ngelazione: Pr: Tin tura di cantaridi, semqie polverizzata Olio di mnndorle do lci . Lanoli11n e vasell inr~ .

ana grammi 2 grammi 40 ana » 500

Per u~o esterno. La no:;tra sovra-calza è facilmente r iparabile dal soldato stesso con mastice e para, cosi come si fa per i pneumatici delle biciclett e, e la pratica di queste essendo diffusa in tutte le classi sociali, eson1>rerlt da s peciali lezioni ai soldRti sul modo di eseguire la riparn1.iono Il caso di ro ttura però n on è frequente, perchè le sovra-calze deb bono essere usate dal solJato solt1t11to quan do stn in trin cee di prima linea a fo ndo a cquitrinoso. On tubetto di mastice, un pezzo dl para e un po' di benzina troveranno posto in qualunque tas ca dP-1 soldato. A confron to d i altri mezzi protettivi e di altre calzature impermeabili la nostra è di mite spesa . Stiitmo però s tudian do di semplificare il m etodo, ponendo le comuni calze o le pezze da piedi dei soldati iu un bagno grasso impermeabi le che lasci nd esse una sutlìciente mallea bil iti\. Odino, 15 dicembre l!ll5.

(X. ù. R ). - li mog-;ioro mo<lie,o Cc,saii e il capitnno modico Pullè hanno g ià presentato al Cnman<lo Supremo 111111 soconda noto, che pcr assoluto. mancanza di spazio sion10 costretti di rimanda re per l<1 pu bblicaziono al prossimo fllscicolo. Lo proposte, coldog~iato dngli A. A. pfli sol<luti di trincea e cioè: rivist.e quotidiane ai pi<'di dei soldati, \ID7.Ìoni, bagni dove ò possibile, adoziouo dogli zoccoli qnsle calzatura inver nale di riposo, gambali di lana e ruuglia in eostit.uziono de lls m'>lt.!ttiere, sono già i<tato poste in atLO in varie zone della fronte.


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CASUISTICA CLI N IC A 0.Sl'EDAl,E MILITARE l'lllXCJ PALE DI U DII\E

DIARIO CHIRURGICO CON BREVI CO~SIDEH.AZIONI SU CA.SI PIO NO· TEVOLI OSSERVATI NEL 1° REPA R'rO DELL'OSPEDALE SUCCUltSALE DEL SEMINARIO NEL P RIMO TRIMESTRE DI G UBRRA, per il mn.gg iore medico A1•turo Balliano, capo-reparto. La succursale del Seminario incominciò a funzionare il 1° g iugno 1Ul6, dopo che con prootei.za e in pochi giorni furono allestite le sale per feriti, lo. sala di medicazione, di operazione, d i rad ioscopia, <li bagni, disinfezione, foruo crematorio per la medicatura usata, lavat oi, i lluminazione elettrica, 1icc, ecc. I feriti, al loro arri\' o, eran o con ogni cautela, e lavorando ge nerosamente con le forbici, s pogliati degli abiti generalmeate molto s porchi di fango, o sangue, baguati fradici per le protratte pio ggie, e sµesso invas i da insetti. E spletate

prontamente le scritturazioni prescritte, rinnovate le medicature, quando se ne r ilevava il bisogno, fatte la va re le mani e i pied i ai pazienti, quando era possibile, questi erano posti a letto, dove ri cevevano subito cibi liquidi caldi : la. cucina si t enue sem pre ~on riserve anc h e n elle ore di notte· Nessu na cosa pi i\ grad ita, e agognata dal ferito do))o tante per ipezie, è più utile, che u n buon letto, il ristor o, la qu iete, il silenzio, il sonno, elementi iu1portantissi mi per il buon decorso de lle ferite. Fu impiantato un pronto servi zio di la vande ria, per la pulizia. dei corredi, cbe erfluo r estituiti in lrnon ordine ai feriti quando si traslocavano in altl'i ospedal i. Net primo trimestre entraron6 nel r eparto 987 fenti dèll'escrcito ua.zillnale e 86 dell'esercito austro-ungarico, in prevalenza Uugheresi e Humeni, di cui qua ttro ufilcial i. Presentavano le più s variate le5iou i di tutte le parti del corpo, preva· lentement e da fucile o da a rt iglieria. (pallet te di ~h rapnel e scheggia di granate), pochissime ferite da baionetta, nessuna di lnncia, Nel tr11ttamento delle ferite noi ci siamo a ttenuti di massima alla pratica ge11erale un ive rs almen te adouata dell'asepsi n:;ciuttn: rnsaturn o rn"<:hiatura :.i:ite· ruaticn, accurata della pelle nella region e feri ta, JJul izia con garza as1>ttica asciutta iml;evuta di alcool o benzina (e con· le mani chirurgi cameute pulite), pen11ellatura di t intura d i iodio: qua ndo questa è ev11poni:ta1 si r icopre la ferita con g arza. o cotone steri le. Iu tal modo si t entò sistemnt icarnente la gua ri g ione per prima dello ferite che presentavano fori di e ntr11ta e di uscita piccoli, e si ot tenne t11 le guarigione io un nu mero mili to elevato di feri te non soltn.nto sottoci,tancee semplici, rua a nche in nume rosi casi di ferite trap11s.s:mti tu ttti l1i p~ni m olli di un arto, e a nche di ferite con frattura del femore, fratt ura dell~ ossa dell'ava111brnccio, ferite trapassanti il ginocchio con fuoriuscita di sino via, feri te pene~ranti ud tornce, co n copio~i ematomi intrapleurici, fe rite t rapassanti il collo. E chiaro che tale


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OASOISTIOA CLIN IOA

tentntirn deve essere accompagnato da r igorosa osservazione della ferita e dello stato generale: lievi elevazioni ter miche e l ieve dorolabilità della parte e lievi fenomeni infiammatorii locali e anche un lieve¼ edema nei primi giorni non devono a llarmare, e sono anr.ora compatibi li con l 'aspettazione e possono s vanire spontaneamente senza impedire la guarig ione per prima: ma se dopo quattro o cinque g iorni persi;;tono forti aumenti di tempet·at ura, per lo più irregolari, accompngnati da edemi, 1irros3amento, dol ore, se la ferita secerne s ierosità a bbo11dn.nte, torbida , e ha margini tumidi, ecc.; allora, 11. nostro1t.vviso, è indispensabile e urgente allargare la ferita, per seguirne il tro.gitto, svuotare accurat.limente il focolaio dai coaguli sanguigni e dalle secrezioni, ripulire eventualmente ogni anfrat to dalle scheggia ossee, dai pezzi di stoffa, proiettili o scheggie metalliche, r ipulire e drenare a ccuratamente con garza asciutta asettica: se si tra tta di torace può avvenire, come è successo in quattro casi a noi, che la ferita cutanea guarisce per prima, e che invece suppuri l'ematoma in trapleurico. B isognerà fare una puntura esplor11tiva asettica, e regolarsi a norma. P er quanto riguarda la temperatura però sarà bene stare a ccorti per non la.sciarsi trarre in inganno, nè ad debitare alla ferita eventuali elevazioni termiche dipendenti da qualche a ltro fatto concomitante; come ri cordo che ci avvenne in un caso di ferita con frattura del gomito, in cui si ebbero note\·oli temperature pers istenti e stato generale grnve, mentre la ferita procedevn a guarigione asetticamente, senza fenomeni infiammatori: non si g iudico) opportuno, nè si volle intervenire localmente: s i trattava di un processo tifoideo ali' inizio, come d imostrò il decorso e le ri cerche di laboratorio. In un a ltro caso di ferita trapassante il polpaccio, con v11sto ematoma e d ecorso locale ottimo, asettico, al terzo giorno si ebbe temperatura 40°.o, intensa. cefalea, ansia, stato generale g ra,e, che destò s erie apprensioni pe r una pos;;ibile setticemia : non si volle tuttavia inte rvenire locnlmente, poir bè non ve n'era al• c una indic11zione: ad un e.~ame sis tematico del soggetto si scopri una tons illite folli colare che il paziente non aveva denunziato: in quattro giorni le cose tornarono al no rmale : gua rigione per prima del polpaccio. Il t rattamento asettico conservativo a s pott nnte da noi indicato, e seguito con le dovute cautele e ris erve con tan t o eccellenti r isultati, non dovrà invece g iammai es~ere applicato nelle ferite della t esta, siano piccole o s iano gravi. Noi sappiamo :ihe una ferita, anche lieve in apparenza, può essere accompa gna ta da frattura del cr1111io, o affondamento di schegge, con presenza di corpi estranei, ecc., che troppo facilmente s uppure rà. Orbene, me;1tre neg li altri cas i noi saremo sempre in tempo a intervenire a l primo insorgere di fenomen i infiammatori settici e dom inarli agevolmente, nelle forite della testa invece il ferito è perduto quasi certamente. q uando si rileva la insorgenza d i una meningite o di una trombo-flebite, ecc. Bisognerà dun q ue lasciare da parte il t enta t ivo conservatore de lla pri ma intenzione, e inv·ece con la massi111a cautela e pulizia ampliare la ferita cutanee., ri pulire il focolaio, scoprire l'osso : se questo è sano, il ferito non ci ha rimesso nulla, e la insignificante ferita delle parti molli guarirà più rapidamente, perchè li\ sepsi sarà certo più limi tata: se vi è scheggia mento inquinato con corpi estrant:ii, si farà una buona puliz ia del focolaio, r imovendo le schegge e i corpi estrane i, ù renaudo la c11vi tà. È questo l'unico mezzo pe r prevenire complicanze mor tali, cont ro cui r iuscirebbe vano ogni interven to.


CASUISTICA OLJNlCA

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Per quanto riguarda gli- interventi demolitivi u ~lle ferite degli al'ti, ci limitia100 a consiglia.re di essere estremamete conservatori, e di a.ttene1·si in primo tempo alle norme generali brevemente sopra esposte, e limitar.si di massima agli in ten•enti parziali nti pici. Xoi crediamo però che si può e si deve amputare un a rto, ma solamente quando è interrotto il circolo per lesione dei_ vasi, ed evidentemente è compro· m e;sa la nutrizione dell'arto, e anche quando vi è d istruzioni dei principali tron· chi nervos i, come nelle ferite con scoppio delle ossa e delle parti molli, anche se il vaso principale è conservato; nei quali casi sovbnti si può dire iu verità che la demolizione già. quasi fatta dal proiettile stesso. · ::,;on possiamo qui entrare in ulteriori particolari nel trattamento delle vane fe r ite delle va rie parti del corpo; le norme della liuona c hirurgia. non si p0ssono conceutrare in poche pagine, chè in tal c><so riusc irab be l'arte chirurgica troppo facile c0, a; essa in vece consiste appunto nel giuri ica1·e caso per caso, e regolarsi in conseguenz:i. 1\oi abbiamo da molti ann i a.l.,olito il subli mato e gli altri disi11felta ut i, sia per le mani, che per le ferite, per chè al.,biamo visto che pe r le mani è uua colli• plicanza inutile, e per le ferite è dannoso : ogg i poi che è uni versalo l'uso d ella tin tu ra di iod io, non si potrebbe più adope ro.re il s u bliruato corro ;ivo seozu ao• d are incontro a danni ancora peggiol"i, perchè lale sostanza s i combina in ioduro d i me rc urio, che è molto velenoso e caustico e vescicatorio. Si deve radere encr. gicameute la pelle, la\·are con garza a settica l,:ig rrn.ta d i alcool, pennellare con t jntura d i iodio, aspettare che questa s i a sci ughi e medicare con materiale asett ico a sciutto; il resto è inutile perdita di tempo. P,~r operare asetticamente noi abbiamo preparato il mala to come è elet to sopra: per le nos tre mani abbiamo adoperat i catin i bruciati con un cucchiaio di alcool, S3p:rne con acqua bolliti\, lascia!a raifreddaro spontaneamente, spazzo le o raschiatoi e i orbici da unghie e porta-sapone parimenti bolliti: lavatura con s pazzoln e sapone pe r dieci minuti, cambiando l'acqua quattro o cinque volte aseuicn,mente: la vatura per cinque mi nuti con alcool e spa zzola , o alcool e garza: tin t ura di iodio alle dita e specialmente alle unghie : le mani sono sterili: il materiale da wtodicazione, le vesti bianche e le tele sono passate un'ora all'autoc lave: gli s tru• m eoti e i tt1betti di seta, bolliti mezz'ora. Il metodo è sicuro, semplicissimo, ra· p ido, ,eramente pratico: non conviene cercare altri perfeziona menti. 1 principi fondamentali brevemente sopra cennati sono ormai cosi unh·er· salmen te noti e uiessi in pratica che non ocoorre insistervi. Naturalmente non a bbiamo neanche accennato al sondaggio esplorativo delle ferite, in primo te mpo che non presenta alcun vantaggio, e invece graviss imi danni, e può trasportare e diffondere nella profondità della ferita un processo infettivo circoscri tto e dom inabile con le norme suddette: tale pr11tica è a ssolutamente da condannars i e proscriversi, perchè può far mancare la ·g uarigione per prima a cui devono tend e re tut t i i nostri sforzi: bisogna essere estremamente avari di maneggi, t occa· menti, indagini che non hanno scopo e non approdano a nulla. In sccoudo te mpo in vece, dichiaratosi il processo suppurativo, bisogna cs,ere rnolto prodighi in sens o in verso: fare molto ampie incisioni per mettere allo scoperto tid c~plorare roia·.n,, mento ogni recesso, ogni intcrsti4io, dove si ò spiu ta la suppuraiione, co me si è de t to più so pra. A tale propo3ito si rilevano purtroppo ancori: oggi a lcune voci discordanti. Il sig n o r dott. prof. I s nardi; dell'o;pedale milita re d i riserva d i \'ercelli, io un suo

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OA StTIS1 ICA ,CT,INICA

lavoro comparso nel n.. 35 del Policlinico del 29 agosto u. s. si dichiara. sistematicamente avverso al drenaggio, e fautore dell'nstens ionismo anche in ferite forte, mente suppuranti, contenenti schegge ossee, proiettili, pezzi di stoffa, f rammen ti metallici, .ecc., e consiglia di aver fiducia nelle f0rze della nat ura., che fini rà sempre col ritrovare il tragitto, anche piccolo e to r tuo5o, scavato dal passa ggio d el proiettile, con cui dare scarico a l pus e a i corpi estranei. Francamente noi, con tutta la. stima pe r l'egregio collega, assol utamente non possiamo essere del suo parere. Egli soggiunge ancora che nelle circostanze suddette incidere la pelle per mettere allo scoperto il focola io suppura tivo, detergere. allontanare i corpi estranei, i coaguli, i t es;uti in viu di n ecrosi è cosa r iprovevole. Egli dice, giustamente, ché la farità di guertA è una. lesione Ièggiera alla superficie, g rave nella p rofondità dei tessuti: soggiunge che nelle parti profonde si accumulano sangue e tessuti in via d i n ecrosi : che l'infiammazione di ques:e ferite è impressionante: dagli orifizi esce sa.ogne ner.:>, pus e talora. gas : gli spazi intermuscolari sono invasi da pus, larghe echimosi colorano tutto l'arto, fortemente tumido, ,,i é s uppurazione abbondantissima. Egli soggi unge che in tali cas i, !lenza alcuna incisione o drenag~io, con l'a<;tensionismo i fatti sopradetti o la febb re alta s i m1rntenevano per 8- 10 giorni, sa leudo t.al volta a t0°,5, associata a dist urbi generali, insonnia, dolori, inn:1ppet en1.11, delirio; ma che poi alla per. fin(: le cose r ientravano d a sè nell'ordine. B mernviglio.,a hl resistenza di tali fori ti sottoposti a tali periz ie. Il mio modesto parere invece, in base alht ei:perienzn di viù d i venti anni di esercizio chir urgico os pedaliero, e della guerra L ibica e dt·lla presente guerra, conformemente ai principi fond amentali dell'ute nostra universalmente ammessa, è assolutameute opposto; cioè che, se è doveroso tentare la primn. intenzione nelle ferite piccola dn. fnci le, e nelln prima settimirna. si debbonn in,·ece drenare accuratamen te con guza asettica. asciutta le ferito suppuranti, dopo avere a m pliati ge nerosamente i tragitti tortuosi e messi del tutto allo scoperto i focolai s uppurati vi profondi su descritti; e cosi la temperatura cad r/t al u0rmal e subita.mente e non dopo 8-15° giorni, e s i evi ten1 nno i delirii e l e setticemie e le diffusioni flemmonose e le c11ncrene, e i vasti scollamenti delle diafìsi di grnndi os~n, e le osteomieliti e l'esaurimento generale, ecc ecc. L'Isnardi as~erisce che • i tagli espongono all'aria i tessuti in vin. di distr uzione e che soltanto nel g rembo materno delle pelle intatta potrebbero rivi,·ere ~Noi invece ct·ediamo c iò sin una pura illusione gravida di seri pericoli, come sopra s ì è a ccennato, e cbe i tes3uti in via d i d istruzione possano eventualmente r iaversi ,soltauto quando s iano liberati dalla compressione dallo s trozzamento e inceppo circolatorio a rterioso che subiscono in causa doll'edema e stasi venosa con-mcutiva ai violenti processi infiammatori esaltati ancora più in cavità.chiusa sotto la pelle pPrforata soltanto da unR piccola apertu rn. D'al tronde 1'Isn11.rdi stesso ammette q ue,ti principi, dove, pa rlando di tali violen ti fenomeni settici nelle ferite da sco ppio (e secondo noi anche nelle vaste ferite da pezzi di granata), dice che la sola. condii:ione favorevole è l'ampiezza della breccia cutanea.. E in questo siamo perfettamente dello stesso parere Ma q uando in un violento proces,o s uppura.tivo tille breccia cutanea presen ta. la .s favorevole condizione di essere piccola, noi dobbiamo intervenire ed allargarla senza economia. C hiedo dunque venia all'egregio collega se non seguirò, nè consiglierò d i seguire i procedimenti c he egli propug na.


0ASU1STICA OLINIOA

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••• Ed ora esporremo alcuni casi tra i più importanti, spigolati nella ricchis!.'irne. roèsse che è pass11ta. nelle nostre mani nei primi tre me,i di funzionamento del nostro ospedale del Seminario (giugno, luglio e agosto), tocc11ndo il più brevemente possibile Ié cose importanti che ciascun caso ha presentato. Si segnalano specialmer,te i casi segnati ai numeri 22, 3L, 89, 52, 58, GJ, 70, 71, 72, 74, 80, 83, 43, 44, 45, 11, J.4, 18, 2(), 23, 17, 191 3, G, ecc., ecc. 1. Soldato S. B del . . . fanteria. Ferito al passo de ll'Isonzo. Entrnto il 8 giugno. Frattura del parietale uinistro per palletta di shrapnel. Parti molli lacero contuse: ferita piena di capelli e sangue. Tavolato esterno affondato. Paralisi del facciale destro e braccio destro: paresi gamba destra : non ha vomito: polso 60. Pulizia della feriti\.: incisione verticale delle parti molli : riwozione delle schegge; la dura è coperta di un coagulo che si rimuo ve : sotto ùi e;so vi è una scheggia. della vitrea impiontata nella dura meninge. L'emorragia è ces· se.te.; si regolarizza il foro cranico Medicatura asettica . Migliorata la motività del lato destro rapidamente: è completa al sesto giorno. È traslocato in ottime condizioni locali e generali il 28 g iugno. 2. Sergente A. H. del 120• fanteria. - Entrato il 4 giug110. Ferita da foc ile al torace destro; foro di uscita posteriormente, al G0 spazio, linea scapolare in• terno ; foro di entrata sulla ma mmil lare anteriore, 5° spazio. L e piccole ferite sono asettid1e. Ver$amento copioso ematico puro nello pleura. L ieYe dispnea . Riposo assoluto: dieta leggera. Temperatura normale. Dopo dieci giorni il vel"· samento a ccenna a diminui re. Condizioni generali ottime. Sempre apirettico. S i trasloca dopo venti giorni. 3. oldato hl. ;\. - Entrato il 16 giugno. Piccola ferita (d11. fucile?) al sesto spazio intercostale sinistro sulla ascellare medi n. Fuori esce un lembo di gr,\oJe omento lungo circa sei centimetri, che deve attraversare diaframma e cavo pleurico. Accusa gastralgia, eruLtaziooe, stiramenti dell'addome a sinistra. L'omento prolassato è cianotico, il 1:olletto cutaneo è su ppura nte. Legatura e recisione a lla base cute.ne~ . I fili s i lasciano lunghi e sotto la med icatura asettica. I n terven to limitato, per causa della suppurazione della ferita . Per necessità di sgombro, si trasloca il paziente, al dodicesimo g hrno d, degenl~, in ottime coadi,do11i e senza pericolo. 4. Sergente A.N.del':' .. fateria. - Ferito a :\lontecucco il 26 giugno da un colpo di fucile alla. r egione lombo-renale sinistra ; il proiettile si fermi, sc,tto cute alla fos;;e. iliaca destra, donde lo estraggo. Dal foro o:li entrata (a sinistra) fuori escono mate rie fecali. Vi fu ferita doppia del colon d iscendente; la ferita della faccia · anteriore, ricoperta di peritoneo, si è chiusa, forse anche per addossamento di altre anse intestinali, salvando il paziente dalla peritonite. La ferita posteriore del colon, priva di peritoneo, è rimasta aperta, versando le fer.i nel focola io di ferita. Condizioni generali sodrl isfacenti. f.; trn<:locato dopo Hi 'g iorni di degenza; manca il tl!m po per un intervento sulla tistola st<Jrcoracea, che del resto non è urgente. È meraviglioso un simile tragitto di un proiettile attraverso l'aidome nel suo massimo diametro, senza <'onseg,ienze mortali. 5. Soldato ·E. S. del 43° fanteria. - Entrato il 12 giugno oro 17 e mezza, morto n ella notte: ferito da proiettile di shrapnel alla settima dorsale, con vasto focolaio di frattura, paraplegia completa., pedita involontarie. cl i feci e di orine. Sensorio integro, coscienza liberissima. Temperature. S8°,6. Polso piccolo, estrema·


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OASU I STICA CLINICA

mente frequente ( l 80) : r espir:> normale: verso le 21 comincia ad accusare difficoltà di r espiro, ansia; occhi sbarrati: polso semi:,:e pegg iore, r espiro con lung he intermittenze, (Chei ne-Stochs). Al le 24 muore. 11 tras porto gli è stato fatale. È notevole che in questo paziente, come pure ne l n. 74, ho rilevato l' a bolizione complet a dei ri flessi cntanei e tendinei. Come è noto, i l meccanismo d el ri flesso consis te nello sviluppo di un movimen t o involonta r io, consecutivo a d u no stimolo periferico :cutaneo, tendineo ecc.). H a b sede centrale nella sostanza grigia del m idollo spinale, e presuppone l' integrità delle seguenti parti : 1) a pparecchio r icevitore dello ~timolo, ciol, te rminazioni peri feriche di senso, cui segue la fibra di senso e cellula ùi senso (coma grigie posteriori) ; 2) apparecchio che sviluppa l'energia d i moto (cell ula Jelle corna g ri gie anteriori) da cui par te il lilamento che va a lla plncca ner\"0Sa in contatto con 111. fibra m nscolare; i due apparecchi sono in r elazione con fibr e commessnrnli brevi del midollo spinale. Il punto o.~curo e mirn bile d.J fenomeno è come l'impressione pa~~iva di senso s i trnsformi io energia di moto ' G li au tori ammet:ono che i centri cer,,bmli esercitino un' inll uenza inibitri ce sni rillessi spinali, e r.he quiudi i r itles.;i stessi s i manifesti no co u maggiore in· tL-usit:\ quanùo il 111iùollo spinai~ è libi:rato dalla menzionata inliuen za ini bitrice, sia meJiante la <listruzioue <lei ceutri cerebrali (per es con un getto ti'acqua), op· pure interrompendo le sue comun icazion i con il cervello (sezione trasve r sa del midollo cer vicale) '))sì si ha accentLin,dono de i riflessi n ella celebre es perienza della rana deca· p1 tatn. In verità n oi non sappiamo spiegare la cosa; certo è che i r irlessi cutanei._ e tendinei e rnuo aboliti de l tutto ne i n ostri due casi. Forse vi er11uo grl\vi disturbi di circolazione de lla parto del miJollo sottostan te a lla ferita : oppure fenomeni di intorpidimento por commozione cc,nsecutiva nl trauma d el midollo spinale (1). 6. Soldnto P. S. - Giovinetto nustriaco, gracile e pallido, di anni 17, arruolnto ne l 1° Sc bu tzenr egi men t : è nativo di Villac : ferito e fatto prigioniero a l Ciannlot i 1 2G maggio. Ferita da fuci le : entrata al margine an ter iore del deltoide sinistro, uscita posteriormen te. Fratturtt a canale d e l tessuto s pugnoso della t esta dell'omer o: fuoriesce s inovite dall'articolazione trapassa ta. L e ferite sono r imaste a settiche! Ness un fenomeno di seps i nel focolaio, l'articolazione è l ibera dii versamenti (è aperta): la feri ta ha es pulso alcuni frammenti ossei minu t i. Dopo 26 giorni comincia movimenti passivi e poi attivi, e guadagna r a pidamente. I mov imenti sono completi ed indolenti quando è traslocato n ella fortezza di Alessa ndria, dopo 35 giorni d i degenza : stato generale ottimo: è cresciu to in peso di 8 chilogrum1ni. 7. Soldato R. J. del 63° fanteria ungherese.- F eri to il U, giugno a Monte Cucco. Foro di entrata al lobo tiroideo di destra : foro di uscita a m ezzo centimetro dal margine dostro d ella apofisi spi uosa della settima cervicale. Fori p iccoli : pie• colo emntoll\a posteriormente : fu oriuscita d i liquido biunco, lattiginoso dal foro anteriore. T rnttameuto :i.settico r igoroso come al s.o lito. Le ferite s i ch iudono ra· pid:\mcute. Non s i ri levano lesioni di \·ertebre, n è di grossi vas;. Vi sono invece fatti di lesi,me d~l le m •lici del ple:;s.:i brnchiale : la m:i.oo ò cianotica lie,;e mente,

( I) Confr. ST1HillPELL, -

l'ntologia 8pccia/,• medica, p. 162. Vòl. H , pnrte II.


CASUISTl CA CLINICA

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e fredda, vi è ipoestesia. diffusa., e pare, i di tut to il braccio: sono però conservati tutti i movimenti, quantunque la forza muscolare sia diminuita; chiusa la ferita, il malato è traslocato alla. fortezza. di Alessandria. 8. Soldato S. A. del . . . fanteria. - Al passo de ll'J sonzo riportò una ferita. a margine posteriore del deltoide sinistro: foro d'uscita al margine inferiore del te ndine del grande pettorale. Fori piccoli regolari, trattamento asettico rigoroso: rapide guarigioni delle ferite in una settimana, senza alcun fenomeno infiammatorio. Non si rilevano lesioni di ossa, ne di vas i. Vi è paralis i totale di senso e di moto d el cubitale : insensibilità della metà i nterna della palma della meno, della faccia palma re del mignolo, metà int erna dell'anulare, metà interna del dorso della mano, faccia dorsale del mignolo e anulare e metà interna del m edio. Il m ignolo e l'anulur6 p resentano iperastensione delle falangi g ro;;f;e, por azione degli estensori (nervo r adiale sano) o mancata azione d ei lombricali e interossei (lesione del cubitale); e flessione forte d elle falan gi medie per l'azione del flessore super fic iale (nervo radiale sano) e mancata azione dei loru bricali este nsori della ::ecooda. e terza falange (lesione del cubitale) : le falangi ungueali hanno perduto l'estensione (intero,sei e lombricali) e la flessione (flessore profondo). Il cubitale inner va i due fasci in t erni del fi.is,ore profondo, il cubitale anteriore, palm:tr cutaneo, adduttore, He;sc-,re breve e opponente del mignolo, tutti gl' intei:ossei e gli ultimi due lombricali, adduttore del pollice, e primo interosseo dorsale V. Soldato Q. R. del 125° fanteria. - Ferito alla parte inferiore posteriore esterna. del bracc io. Fvro d'usci t a all~ parte snperiore esterna dell'avarnbraccio: va sta perdita delle parti molli e muscoli. Vi è paralisi del rad iale; la man o cado in flession e (mus coli rad iali inerti): l'estensione delle dita (fala n ge grossa) è mancante . Condizioni locali e ge nerali buon e. Si resecano am pii lembi muscolari, che e ra no a der enti solo per mezzo d i tendini, e n er i e fetidissim i, necrosati Si frenR l'cmo rr<1gia di arteriole, numerose e piccole. È t raslocato in buone cond i1.iooi 1 s ~nza complicazioni settiche, dopo 16 giorni. 10. Soldato R. A. di fanteria ungherese : ferito è fatto pr igioniero il 26 g iugno al Monte Nero. Presenta una fer ita piccola alla r egione sotto clavicolar,e sinistra, con foro d' uscitR imbutiforme trnverilan te la s ~apoln a circa lm centimetro sot to la spina. i•: meravi glioso che non v i è ver3{1.men b pleurico, nè lesione d el f<1scio suc · c)a\>io : )11, f e r ita. a nteriore g uarisce in pochi g iorni; la pos teriore è grande. s frangiata. con fra,n menti ossei della scapola, c he p rds ent.1 un foro stellato e guarisce lentame nte. S \,ito g enerale ottim? : dopJ circa 5') gior l)i la feri ta è chiu,a : lo si t ra sloJa. n el la fortezzl\ di A lesa m cl ria. H . Soldato S . G., del 5l0 r eggimento fant er ia ungher ese, - F eri ta e frattura della ba~e dul ia a pofisi n1ast?i !e sinist ra, con direzio• e dall' indiet ro all'avant i, frattura de l t empora le e della parete esterna dell'orbita sinis tra, che va per· d utfl. quasi in t otalità. Vi è forte ematoma. della fossa. temporale esterna. Il globo o; ul.ue è disLrutto completamente e l'orbita è svuotata. Guarigione rapidl.\ de lle ferite; non v i furou complicanze infia rnmo.t:>rie endocraniche. Il;paziente è caduto in sta to di profonda apatia, e pass:i. intiere ore i n lelto, del tutto immobile come una. sta tua, ris po nde di ma.la voglia, uon si lagna d i nulla. È sempre apiret ti co. Cammina di mala voglia, non per difetto motorio che m nncn del t u tto, ma per profonda dep r essione psichica. Non vi è afasia.. L 1 bocca n on si può ~prire_ completamente, la dista_nza. fra gli incisi vi arriva solo a cir,:a rlue cent:metn, per laceraz ione e cic atnce successiva. Jel muscolo temporale s inisto. 8 _ Giornale di m eJi;i11a millla,-e - Fase. Il,


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C,1St; [ ,-,TI CA C. l:\IC'A

Lo si trattiene in osservazione circ,, un mese per i fotti cerebrali: poi è tr~ .- slocato in A !Ps~an d r ia in buone condi,doni di nut rizione, ma psichicamente sempre ,depr esso. 12. Sol:iaco M. O. Fraltura comminuti,a della mandibola, r ir,ortata ul 1):ts~o del,'Isonzo. Si isola il pazien te in ima camera a un lel.to : tutta la r Pgion o ,m en ton iera è ridotta in s chegge minuti:: le parti molli sopraioidee presentano una vasl:\ cavita, grnnde come un u0vo di g ,1 lliua con ci:u ci nec ..oti ci, scolo 11bbo odaute di suliva , fetore e norme : la ling:11a è tu mida cd edematosa : il pazie nte si nutre median t e 11na sott ile sondi\ di gomma iutrodottn in boera : quattro uo va, un litro di J:itte, mar,;ala, caff~; ghiaccio in boera; g,i.rgari ~ini ; penellature di ion io; d -,tersion e con g;trze asciutte. .I ct>nci e le schegi;e so no Rllont,111ate nccurntamen tt-; m c licatura asci utta rinn ovn ta qu att ro volte al gio rn o Dopo Jj g iorni è trn, Jo. ea.to in con dizioni passabili. :t'ion ebbe mil i s t r.n osi laringeo. n è 11ltrc complican1.e a dist11.nza. W. T e111:nte A. H. - F er ita di fo,·ilt.> alla coscia si ui~tra: fori d i entr11ta e di uscita al la faccia anteriore e pos teri ore, a l terzo s uperi ore della co;;;cia, picroli. Si rie~ce a 111anten erli 11~t-tLic i, e si chi udono co,11µletamen te iu pochi g iorni ; il foco laio di frntturn, è stat.o sah·11to d a lln. info1.ionc Si r i,luce la fratt u ra del femore, che n on è eccessivamente sclwggiata. e si applica uu apparecchio J)l'o \·vi, sorio irn1uo1>ilizzantP, eù egli ~, a sua r ichic:,;tn, trnslorato in ottime condi,doni dopo l t gio rni d i dege11z11. 1-1. T cncnto F. T. - ~'v ri to. dn fuc ilo u.l ginooohio dc.~tro. F o ro di o n t mtl\ ,. un c<111ti111etro in bas~o e all'eslnno dell'apice dcll:l r ottura, l'oro d i u!<ci ta alla faccia interna <iel1'11rticolazione. I fori !'Ooo piccol i, ri c0perti d i u n 'e;;c11ra n era ci rco n· da t a \In al o:1e rosso : il ginocc h io è molto tllmido p<'r versn111e nto in t ra orticolare. C on r igo rosa asepsi s i r imove l'escfll'n che ricopre i fori e .;i dà esito con l1l co m · p res, ione a circa 'LOce11timotri cubi lii sinov ia mi;::ta a su ng11e :\fedicnt urn 11settica rigoro~a : r iposo as;olut o, guar' gione rnp i<la Jelle for i te : no11 s i Yeri tfoa al ct1ua con1plican z11. arti colare ! Dopo J1j g io rni i.: tra~luralo in o: timc co ndizioni. È st:\t o sempre apirettico : i mov imenti d(oll'arti colaz io11e sono liberi e completi. (,: v eramen te mirn bi le una cosi btll a e nq1ida guar igioue ili una t11le lesion e. 1;:,. SoldHto M . Z . - Fralturd dL·ll n d a\·icola ,kstrn al 3° Jllcdio, p er palletta d i s hrapnel co n foro grnm1e, Incero con tuso : >'i mette a cielo scoperto il focolaio ripi,mo di coauguli e si osservaao alcu11e scbeggie libne c1. n pcz7.i di ;;toll'a P le si rin,ovono: non si riscon t ra la presenza d'alcun proiettiJC', clie probal,ilmente ~ rimbalzato a te rra. Kon vi è al cun11. le~ione del fascio sucC'lavio, non vi e emotoraci'. Si melica a setticamente, con drenngg io di grll'za asettica a,wiutta, e si immobilizza l' arto . Decorso regolare : nessuna complicanz11. Lo s i trasloca 'l.!l'undicesimo giorno in ottime con dizioni, lG. Soldato A. S. - Ferit a per pnlletta di shrnpu el nlla fossa sopra-cln\ icolare sin istra, a due dita dalla arti colazion e s terno,clavicolare. ,·asta la cerazione delle part i niolli: rrnscost:i. profo wiamente n ell:i. feri t a v e rso la faccia anteriore ·del cucullare, si riscont rn una pa:lettn di :,hl'llJ•lll·l 1rrcgolnre, grossa e la si r i'lnuo,e insieme a i de triti di stoffa. Ì'ion si rileva al cuna lesione di vasi o n e rvi: 'la. clavicola o \·el'l eh re sono illPse. Detersa la ca\'itil assai ampia, e invita ndo i l p11ziente a ponzar e, si osse1·,·a fa <ur.ila pleurica fars i p iù sporgente. Non vi è emotor ace. Dopo 11lcuni giorni e tras localo in buono condizioni E' mernv iglio~o che in una tale r egione In 11al'ctt:\ nbLia fotto co5l pod1i gu:i,ti.


CASUI STIOA CLl'.'.lCA

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17. Ce.re.biniere N. A. - Ferita. di fucile alla regione sopraclavicola.re sinist ra r iportata il 19 luglio a Podgora, men tre era coricato a terra per il tiro. Non si rileva alcun foro di uscita. Vi è copioso versamento pleurico, probabilmente ematico. sputo sanguigno subito dopo il colpo, che si ripetè per pnrecchi giorni. Pallore del viso, dispnea, polso piccolo. Riposo nssoluto in letto, ghiaccio al torar e, med icatura ase: tica rigorosa a piatto: d ieta ristr etta. Rapidamen te si calmano i fenoLDeoi suddetti, l'emo~omce tende a riassor birsi: dopo 16 giorni vi è leggera ottu,ità in b11s50: il malato s i 11.lza, è trnslocato. Il proiettilf', è giacente nella pleu ra. 18 Soldato T. C. del ... fanteria. - Ferito il 23 g il1gno presso Monte Cucco df\ sch~ggia di granata nll1< gamba sinistra, frattura comminutiva ti bia e peroue al terzo superiore, con vasta lncerazione ,intero- c~teraa, a margini sfrangia ti , necrotici, fetore gni ve, bolle di gas, t em perat11 rn 40°.5, del i rio agitati~simo, dianea iucoscien te, eondi1.ioni generali dispera te. ,'4i prolunga in al t:> e in basso la fer ita generosamente, si r imo,ono numerose gro,se sc heggie ossee libe re, si resecnno i monconi ti binli, si det erge il focolo.io cc, u ogni cu ra. si rimo,•ono pezzi di stoffn, coa~uli, p ezzi di muscolo necrotici. 'E' recil!,, l'arteria. la ven a e il nervo tibia le a nteriore, come pure notevole p::tr te d..,i llluscoli estensori au tero, esterni. ~i drena acèura t nmen t e e s i fa la medi · Cl\tu1·a n~ett ica asciutta, e si immobilizza provvisoriamente. E' l\bolito il movilllento di estensione del p ie.le. Pron tnmcn te si ab bassano i fe nomeni t um u ltunr ii, la t~mpernt.:ra Sclìde, il mala to de,idern. i cibi. L'enorllle focolaio granuleg:;ia l,cue e s i va ltJn t>< mtmte r icol1nrrnùo Dopo più d i due m es i i, ~ra~ luc!1.lO in con , <li1.ioni locali e gene rali ottime.- Il focol,i io è ridotto, ma è sem pre aperto. :l'-e) periodo t umu lt uario dell a s1:tticemin, durante il delirio s i colpi da sò nell'occhio sinistro co n la mano, producendovi uua feri ta della con~iuntiva, seguita tla enorine tumefoziou!: della palpebr a, ec h imosi dtdla cong iuntiva: co n impacchi caldi e trattameuto asettico guarì bene in quindici giorni. Hl. Cap:mtle R. T. aus triaco nati vo di Villnc, del 1° SchUtzen-rogiment, d'nnni 5-!, ferito da proiettile di mit ragliatri ce praschiuegewe hr) l\l piede siaistro, e fatto p r igionie ro il 26 m aggio al C'ii.na lot. Presenta frattura del primo metl\· tarso. e prima fo lna ge dell'alluca: l'nrt icolazione è a mpiamente aperta: foro di u~cita fl lla pianta del p iede: pazit-1nte molto depe1·ito, e cach ettico: r ifi uta In disarticolnzio a e d1:: ll'alluce cou la resezione del metatarso, che è realmente indi spensabile: condizioni locali pessime, cen ci necroti ci, fetore accentuato, monconi ossei suppuranti, s porgenti n el focolaio, dolori a cuti a t utto l'rirto, che tolgono il sonno al paziente. Bagno caldo locale quotid iano, prol ungato. Il procesi;o si estende alla pianta del piede, lnngo i t endini : dopo alcune settimane s i forma osteo,periostite, con ascesso alla r egione superiore esterna del piede ; si ri muo· vono col cucchiaio i detriti ossei del tarso ; l'a!\tragalo è affet to da osttite, e suppura violen temente: polizia, dren aggio. Poco dopo si di\ e,ito nei 1111a piccola ra1:colta purule nt a alla faccia interna d .,l calcagno. In segui to s i fo r mn un maligno, violen tissi mo ascesso a i lati d el tendine d'Achille Il piede è in preda a un:, c,steo-tendioo-artro-sinovite diffusa: la pelle de lla gamba è edema tosa : il paziente non dorme, pe r i g ravi do lori si n utre poco depe risce ancora. più: 'l'. 38. Pioalmente accons1::n te e s i sottopo11e all'o.mputazi~n e di- Ila gamba, t erzo superiore: manico tto cutaneo: guarisce per prima. E' felice e soddisfatt o, e nou fin isco di ringraziare; dorme, mangia molto, e fuma la pipa. Va in giardino con le stampelle all'ottavo gioruo. In seguito lo si trasl oca all'Isti t uto Rizzoli a Bologn,. per l'apparecchio ortopedico.


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CASU1STJCA CU~ICA

20. :::oldato T . S. del 51° fanteria ung here,e. - F eri ta d i fu.:ile, p iccola riportata a Monte Cucco al terzo sp,1iio in tercostale sinistro a un centimetro dal marg ine dello sterno. foro d i usci tu piu grande, im butiforme al quarto !<pazio, sulla linea marginale, della scapola: la ferita posteriore è frasta gliatn, è n ecrotica e suppura. Non vi è lesione di coste: vi è copioso versamento pleurico, temperatura St,0 ,5, dispnea g rave. R iposo as,obito, ghiaccio al torace, medicatura an tisettica. Si ripu lisce accurata mente li, ferita, s i rim uovono i cenci e i detri ti. Quando il ma lato, durante la medicazione, grida e si contrae e fa es pirazioni forzate, si riversa dalla ferita un fiotto di liquido s iero -ematico purulento: la ampia comunicazio ne della fe ritn con la cavità. pleur ic,ì, non è tuttav ia. suffi• ciente ad assicurare lo svuotamento dell'empiema, pe rché situata troppo in alto. Si resecano otto centimetri della ottava costa sulla marginale della scapola, si apre la p leura e s i d rena Le cond izion i scadenti, migliornuo rapidamente. Dopo circa t re mesi è tras locato nella fortezza di Alessa n dria in ottime condizioni ; fistol a chiusa. E' mi r abile che il proiettile eotrnto nel torace al focolaio di ascoltazione della polmunare. n o1l abbia lesojgros;:;i vasi in un tragitto cosi i mpon ente. 2 1. Caporal mr..ggiore C. J. d el 4 reggimento fanteri a nustriaco, unti vo d i Vienna, panettiC're, ferito 111111 co;;;cia de,;trn da colpo di fucile a Phwa , 11 giugno: foro di entrata a due di ta sotto il grande trocan tere d'uscita dal la faccia inter1111, due Jita sotto l'apice dello scroto. Frat tura del femore: a quanto s i rileva c l inicamen te In fra ttu ra non è e<'cessi vamente scheggiata, nessuna com pi icazione di vasi o nervi. Si riesce a nrnnte11e re asettiche le ferite. che guariscono in pochi giorni: si è r iusciti a !'alvare da ll';nfoziooe il focolaio. :--i applic ano i p esi, e l'arto arriva facilmente alln lunghezza de l sano; però il moncone superiore fa sporgcn1.n io alto e in fuori e non si ri c~ce a man tenerlo n po•to con ne:-:sun mezzo: i sncchetti di sabbia di\11110 noìa al paziente, che non li tiene in posto. Dopo due mesi non s i rileva ancora traccja di callo; il malato si alzn e cam· mina con le stampelle. Quando lo stato gene rale lo permette rà, s i cruente ranno i m on coni ossei e s i sutureranno. 22. :-3oldato L. S. del 51° fanteria, r omeno, irredento, della Transilvania. Presenta ferita di foci IP !'i po r tata 1'11 giugno a :\! onte Cucco al In.lo e,t emo della coscia s inistra, a due dita sotto il g rallde trnrantere, con fratLura comtni nutadel femore (collo), frattu ra del bacino sotto lii cnvità cot iloide, ferita dell'intesti no e ver.samento di feci n el foco laio di fratturn. Condizioni generali di,;peratt>, temperatura 40 ',3, delirio, iucoscienza, insonn ia, lingua a rsa, sete ardentè. Si ap re la rgamente i l focolaio con incisione vert icale sul troca ntere, s i rimuovono le scheggie libere, si reseca il moncone femorale per iferico, a cil'ra , tre dita sotto il trocantert', si di,art icola il moncone centrnle frantumato: e~plorando lacn'l'itll, si rileva fr11ttum de l bacino, a l margine snperiore della c11vità cotiloide, nel quale punto fuo ries.:0110, i11 scarsa quantità, gas e mater ie fecali. Non si r ilevano fa tti notevoli alla t'os,a iliaca interna, nè al piccolo bacino. Drenaggio a ccurato con garza, metl icaturn asciutta quotidiana, fissazione dell'arto . L o stato g enerale mig liorò, io qttanto r.addero i fatti della setticemin: t uttavia si a ccentuò in seguito il deperimento progressivo: t emperatura 88°-38°-5: insonni/I, decu biti al sacro; r ifiuta i cibi. L'arto è edematoso: la secrezione del focolaio sempre abbondante e fet ida: sete ardente, del i rio loquace, t r:u1q uillo a int.erva lii. A.I tro decubito nella p iega scroto-crurale in causa del la fascia (nonostante l'imhotti t n ra di cotone) e delle orine versate dall'ammalato. Rifiuta l 'nmputazioce: dice che prima della. coscia, preferirà gli sin tagliata la t estai


CASU ISTI CA CL[NICA

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A dire i l vero noi non insistemmo oltre con le nostre sollecitazioni, stante i l precipitare delle condizioni genemli, che quasi non consent ivano un intervento cosi grave in se, e date le con dizioni locali di viol!'nta sepsi. Finalmente accettò e sol lecitò l':ntervento, fo rse an11he in seguito a ll 'esito favorevole di svariati i n terventi prnticati su altri feriti della stessa sala. Per evitare di opporre alla su ppurnz ione la nuova s nperfìcie di sezionti di amputazione, si procede come segue: Ripulito, disinfetta to e zaffato fortement.e e i~olato il p iù completamente po!.sibile, il focolaio antico d ella disartirolazione d~l l'an ca, si prfl.t ica la legatu ra del la femoral e, a rteria e veni\, due dita sotto l'ar co crur,, Ie, con una piccola incisione suturata subito e guari ta per prima: così siamo al coperto d i una emorrngia secondar ia, in caso di su ppurazio ne de l focolaio di amputa zione. Ora si prati.ca una 11mput11.zione, con manicotto circolare: la se7.ione del femore viene a cade re a cii·ca cinque ce11tirnetri t1l di sotto del 11unto in cu i fu s!'gato, in primo tempo, il femore, quando si praticò la r esezion e dell'anca. In t:,1 modo viene a permanere nel moncherino, tra il focolaio di resezione e il focolaio di amputazio ne, u n tratto di circa cinque centimetri della diR6si femora le: il foco laio di amputazione è del tutto ind ipe ndente dall'antico focolaio, molto settico, della resezione. Si sutura e s i ba guarigion e r,er prima. Il malato è contentissimo, mangia e do!'me; temperatura mas3ima 8':' 0 -5, per qualche g iorno, poi api ressia Si alza e va in giardino con le stampelle. Lo stato generale intanto migliora rapidamente. DoJPO un me~e circa, conso1idato bene il focolaio d.i amputazione, si p rocede all'estr a • zione del moncone di diafisi femorale re.~iduato, dal focolaio di r esezione, di, cui già. sporgeva di due dita con la s ua estremità superiori.'. In seguito l e condizio ni generali migliorarono ancora straordinari a.men te: l ocalmente si andò ri colmando la cavità di resezione, che fi nalmente si chi use. J,'inalmente è inviato all'Istitltto Rizzoli a Bologna. per l"arto artificiale. Questo stesso paziente presentavi\ una ferit.t. da fucile con frattura del radio sinistro, che gua.ri lentamente, complicatasi con s piccatissima atrofia, di t utti i m usco li dell'avambraccio e della ma.no, ridotta a scheletro. 2,3. Soldato S. C. del l26° fanteria, ferito il 23 giugno, mentre dormiva con la com pagnia in u na. strada incassat:i. - U na pal'ottola di shrapnel entrò nella regione d01·>!ale dedtra, stisto spazio intercostale, sulla linea marg inale interna della scapola. e ora la s i palpa indistintamente n ella profondità della parete addominale ve rso il margine esterno del retto anteriore di destra, linea ombelicale trasveraa, dove il malato accusa anche dolorabilità a cct.ntuata. Il pRzieo te è dispnoico: vi è mo lto copioso versamento p le urico, quasi del tutto ematico, che si è costretti a svuotare a l 4° giorno (c. c. 2000 circa) e co.,;i cessa la dispnea: stato generale buono: la fer ita ha margini grigias t r i brutti: ri gorosa disinfezione con ripetute applicazioni di tintura di iodio con il m alato in pos izione bocconi. I fatti toracici vanlllo declinando, il versamento s i ri produce, ma è meno abbondante: tempe ratu ra bassa, massima 37°,tl, e non si ha formazione di empierua. Non ci sono s tnti mai fenome ni peritoneali notevoli, solo dolorabilità diffusa e me>de rata a ll'addome. Dopo c irca qui ndici g iorni si procede a lla estrazione del proietti le: preparati rigorosi, come pe r u na lapa ratomia: il proiettile s i riscontra nello spa7.io µreperitone.de: è una palletta r otonda. con una leggiera am maccatura in forma d'una faccetta pians, rilucente: è circondata d,, liquido t orbido, s ie roso: s i colloca un punto in alto, e un sottile drenaggio in basso: in pochi g iorni si ha la guarigione e non è traccia di porta ernaria. Il malato si al za, sta bene: e trasloi:ato il 3 a go;,to in ottimo stato. E' sorprendente un s im ile tragitto senza les ione del fpgato e di altri organi addomi nali!


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CA S\;bT. CA CL11'1CA

!M. Capitano R. A. - Ferito da palla di fucile al braccio sinistro con grave emorragia, frattura comminuta dell'omero a l terzo medio e success iva cancrena a ll'arto: distaccato l'arto necrotico, frenata l'emorragia, il paziente è in viato a l nos tro Ospeda le. P resenta: moncone sporgente, irregolare, scheggiato al livello della inserzione d el deltoide: monconi necrotici nervosi sporgen t i, molto dolenti: vi è un piccolo coagulo (t rombo) p ulsante sul moncone dell'arteria omerule: vi ·è suppurazione, diffusa in alto nel canale midollare. Il malato è nativo di un paese vicino a radova, e a sua domanda è traslocato quivi, dopo tre giorni di degenza . 25 . Capitano D. )I. - Ferita di fucile alla na tica des tra, con l u ngo tragitto ,;otto muscolare, all'esterno del bacino, e foro di usci t a alla natica sinistra , poco dietro al grnncle trocantere. Non vi e alcuna lesione di nervi o vasi impor tanti, nè a lcuna les ione di organi iuterni. Decorso regolare: medicatura asettica, asciutta, con d renaggio di garza. 26. Caporale B. A ., del ... fanteria, ferito il 27 luglio a S . Michele. - Presenta vasta fer ita da pezzo di granata a llll p11.rte anteriore ester na del piede destro, frattura del secondo, terzo, quarto e quinto meta tarso: le dita son.o rimas te appese all'estremità. di un lembo plantare mediante le parti molli soltanto: note, vole emorragia a s tillicid io, stato g enernle buono; s i regolarizza la ferita e si trasloca il paziente. 27. Soldato S. C. del ... fanteria, ferito da palletta di shrapnel alla regione Leru ponde ùest ra il 2 ago:sto prc,;so l'ho1no. - Pre;,ent a ferita li.ce ra a circa \:! centimetri al di sopra del punto medio dell'arco zigomatico ripiena di coaguli e di capelli. R ipulita la fer ita, iucisa. la peile ver tical mente, divaricati i fasci d el muscolo tem porale, s i s cuopre il t emporale, che presen t a una frattura irregolare, con una scheggia irregolare grande come un centesimo e varie scheggie minori all'interno. !:li disinfetta accuratamente In parte e si ripulisce il focolaio di t'ratturn: re5idua una perdita di osso grande come uu sol,lo; sul fondo appa re la dura m11.ùre traversata da un grosso vaso, la meningea media . che non dà eruorrngia. Medicatura as ettica; nou vi sono fenome ni genera.li; polso 60, tempe · ratura 36°,5, respiro regol:ne: n on ba avuto uè vomito, nè vertigin i: non vi sono fenomeni motorii. "L'infenno è tras loca to dopo 25 giorni di degenza 111 ottime con di zioni generali e loca li. ~S. Sergente maggiore C. R. del ... fanter ia, fer ito da fucile a P odgora il 19 lug lio, con frattura comminuta d el 5° i nferiore del r ndio sinistro. - Fori di entrata e di uscita relati vameute piccoli; continua per molti giorni una secre·z ione limpidn, gi:illastra, c binra, sierosa, che fuoriesce a due o tre capovalzi ùa l foro- esistente sulla facci:\ anteriore dell'avambraccio (sinovial i teudinee del po18o: flessori): le ferite restano praticamente asett iche. Nessun fenomeno infiammatorio acuto, non edemi; dol oti limitnti. Med icatura a set t ica, movimenti precoci dd l'nr to att ivi e passivi, fatti con circospezione: guarigione rapida, conservando i movimen ti com pie t i d ella mano e avambraccio. 29. Solda to P. U. d el ... fanteria, feri to da fucile il 9 giugno a Podgora, co11 frat tura àel c ubito sinistro al terzo medio. - Fori di entra ta e di uscita relati· vamente piccoli alla parte media dell'a,nmbrnccio: mancano fatti di infiammazione ac uta: vi è scars a secrezione di liquido sieroso, t orbido dalle feri te. Il frammento superiore tende ad nvvicioa r.~i all'osso saDo e non si r iesce a coutenerlo. Dopo venti giorni d' immobili tà s i toglie ogni a pparecchio e si fauno ma ssa ggi, uag ni caldi prolungat i e movimenti a t tivi e passivi, che sono molto,


OASl.:ISTICA C.L!1'ICA

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limitati, specie nella estensione del medio per laciuie cicatriz:ali s ul corpo muscolare dei flessori. Io poche settimane riacquista la mobil ità quasi completn. 30. G. R. del 9 reggimento alpini (Alpenjiigcr). prigioniero di guerra, fer ito il 30 luglio a. Due Pizzi (Cianalot) da u n colpo di fucile anteriormente all'apic&. della s palla sinistra, vicino 11.lla grande tuberosità dell'omero: foro di uscita alla.. regione interscapolare, a due dita dall'esterno dell'a po6si spino,;a della s• dorsale. I fori sono piccoli e guariscono per prima intehzione, in una settimana. No n si rilevano r~nomeni a ,carico dell'articolazio ne scnpolo-omernle, che non present& traccia di versamento. I movimenti sono li beri e completi. Non vi è versamento pleurico. Non vi sono lesioni della scapola, nè di coste. Condi~ioni genernli otti me; è trasferito ad Alessandria. dopo 10 giorni. Il proiettile ba strisciato al davanti e .iOpra le. capsula articolare .;capolo-omerale esternamente senza leder e l'articolazione: ha percor30 lo spazio celluloso sottoscapolare, senza penetrare nel torace,.. nè ledere le pleur e. Sl. Soldato D. O. del ... fanteria. - Il 18 lug lio n Vermiglia fu ferito al dor5o, al 6° spazio in'tercostale destro, linea mar g inale interna della scapola, con foro. d'uscita. all'8° spazio intercostale destro, linea aa;cellare anteriore. I fori sono sup,, puranti. Vi è e norme versamento pleurico che inceppa gravemente la respirazio ne, polso piccolo, sudore, volto ippocratico. Vi è pur<l notevole meteorismo, con ve rsa mento mobile nen peritonco: fenomeni peritoneali minaccios i: però non ha nncora avuto vomito, n è si ng hiozzo. Il 26 luglio si pratica 1o svuotamento di cir ca due litri e mezzo di liquidoematico poco den~o, grigiastro, non f.,tido, con g rando soli ic \·o del paziente. Temperat ura 39°-39°.5. Non si ri tiene ancora necessaria una costotomia: del r esto lo st,ito generale è tanto g ra ve da far dubitare che il paziente possa soppor tare l'in tervento. R iposo a ssoluto, dieta lc>ggern, ghiaccio all'addome, oppio. Ha tO$Se che lo disturba molto. Il,! 11~osto presen t a irnprovvi~amente spiccnto colore itlerico delle congiunti ve, ventre enormemente meteori co, si che ne è m >lto inceppata la respirazione; è cresciuta la ott,u~ib\ rnvbile ai fianchi nella posizione laternle. Oppiacf.'i a larga dose, dieta. idrica assol uta, enter oclisma di 300 gr1tmmi d'acqua alla pres.;ione d i 20 centm. di dis l ivello, Scariche al vine abbondanti e fet.iJ issime, con grandi qnantità di gas Temperatura 3b0 .7. D iminuit.\ l a. dispnea; senso di. benesse re. Ghia.r.cio I fenomeni peritonenli s i a t t oounno solo di poco: la tintA itterica dirninui~ce: t emperatura R!)0 .6: si accentu11. di n uovo il meteori<;mo e lll dispnea. Al t orace destro s i notn ottusità sulla metà infe riore; sopra vi è una zona net tamen te timpanica, e molto in nito suono ch iaro nol'male. Inap pete11za , sudori conti n ui, lamento insistent e' , st,tto generale sempre peggiore: le ferite sono suppuranti, arrossnte. L'11 agosto. si fa un altro svuotamento di ci rca 800 grammi di l iquido torbido, e matico, biancMt ro, fib rinoso, non p urulen to, n on fetido. Cuore dcboli;;simo: p. 120. t oni netti, ma debol i. Tempamtu ra 39°. Edema alle palpebre : orina 300. Aggravame n to progressi tio. Si fa la SPgucntediagnosi: il proiettile ha attraversata la pleu ra, hR pe rfo rata il d iaframmn, è pe netrato nel cavo peritonale, ha sfiorate e iot.1ccatn In cupola del fegpto ed èu ~cito anteriormente: vi è dunque comunica zione tra la cavità pleurica e lo s pazio. p eriton eale sopraepatico, e di Il il liquido pleurico si rnfiltra nell'ad,lome : non essendo ancora purulento. non vi provoca fenomeni violenti di vera e propria p eri tonite, ma solo fenomen i attenuati : se il liquido pleurico si farà purul!•nto, avremo anche una peritonite p u rulenta; se si apre la pleura e si svuot ano allo esterno le secrezioni pleuriche, ces,erà l'infiltrazione di esse nell'addome e svani-


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CASL:!S.TICA CI.IN!CA

ranno i fatti d i r11azione peritor.eale e l'imminente pericolo di peritonite diffu<;e. Si procede alla re,ezione di 10 centimetr i dell't! 0 costa sulla ascellare postericre: si svuota molto liquido torbido con gross i blocchi tì brinosi; la cupola diaframma• tir:a ;;i prese nta molto sporgente, r ossastra, ciRnotica, no n l iscia e r ilucente, ma ruvida, non si scopre alcuna f<!r ita patente: nlln palpazione si r ile va nnR. certa elasticità, qua~i fluttuazionr, indistinta : ca u tamente si i11cide la cupola diaframmatica nelln. p1u·te più dec live posteriormente, e s i penetra in una cavitt\ conten ente liquido sieroso ematico-fibrin oso co n gli ste,si ca ra tteri del liquido cont~nuto nel cavo pleurico. Ripnlitn questa cavità, :::i drena pure il caYo pleuri co, dopo avf:'r ùi,;taccato ottusamente una grande quantità di coaguli fibrinosi. Medicatura a ~ettica aubondanti,. Il m:tla to è m es~o sup ino, lievemen te sollevate le spalle; di1.:ta assolu ta: iuiez iou i canforate. Il d rennggio ti pe rfetto; il giorno successi vo s i trova il cavo pleu ri co as5olutamente vuoto, inondata invece la me· di ca.tura: i fatti periton eali hanno un ru igliornru euto rapidissi mo: l'addome si a bbassa : la dispu ea diminuisce, i l malato dorme e rec lama cii.io: l'ot tusità. ruobile pe1·itonea\e in tre giorui è scomparsa; non ittero; oriue abbouJ anti: sva nito l'edema al viYo: il mah1to è felice e ri ng razia vivamen t e. Decor5o successivo regolare: la ferita operatoria si chiude i n circa 50 g iorni e il malato è t r nsloca to per i prov· vedinieu t i medico-legal i. t-2. Soldato B F. del ... fanteria. - Fe r ito il 3 luglio a l ciglione ù1ol Carso (S. Michele) da un proiet ti le cli fucile, en t ra to al dorso della mano destra, t erzo spazio metaca rpeo, uscito al terzo spazio interdigitale, mentre egli aveva le dita in tl essione; frattura comminut i va della falange grosst\ del medio. Disarticolazione del dito con racchetta a manico sul dorso de l t erzo metaca rpeo e gua rigione per pri ma. 33. Soldato G . P . del •.. fanteria, - Ferito il ::ir; lugli o n S. .Michele da una scheggia d i granata all a m ano destra, con p erdita delle quattro ultime dita: forte e morrag ia n stillicidio. Si disarticolano i monconi r esidui, ntll'a rticolazione metacarpo- falan gea: si cruentano i marg ini dei lembi dorsa le e palmare molto rovinati e inegola ri , e s i sutura : alcuni punti ca dono per necros i del le parti mo lli: del r esto condizioni buone, locali e g,.merali, sec rezione scarsa, s ierosa. È t raslocato q uasi guarito, dopo quindici giorni. SJ. So!Jnto G. V. - F erito da colpo ùi fucile a lla natica sinistrR, che riesce a lla faccin interna della coscia e trapassa lo scroto da si ni 'Stra a destr a, riportata a Plarn il 22 lug 1io. La ferita della natica è piccola e guarisce in pochi giorni: lo scroto si presenta e nor memente tumefatto: dal foro di entrata a sinistra, più piccolo e dal destro p iù g rande, fuoriesce pus fetido : si allarga gene rosa mentti la ferita, si ripulisce e si di-eoa: i tc~.su ti .~ono necrotici, le fascie cadono a lembi il tes ticolo destr o e spappolato e distr utto, il sinistro è immune pe r la sua posizione normalmeute più un~•a del des tro. Si amputa i l t esticolo d estro. P er e\'itare che il moncone di nm t>Utll,done del cordone spermatico comunichi con la ca vita scrotale su ppuran t e si pratica uu'inci,;ione sopra l'orifìcio inguinale cutaJ\P.o, si isola il oordone, lo si lega in tre fnscetti e s i taglia rasente l'or ifizio stesso, ùopo avere fatto una legg~ ra trazion e i n basso; il moncone superiore si ritrae 11 0 1 <'lLnale ingu inale e scom pare. 8 i reseca un t1·1Hto di circa. tre centi m etri del moncone peri fer ico, se nza cou ciò comunicare con la ca vità scrotale infettA , e s i chiude con due piani d i sut ura. D0po un giorno e mezzo s i allontana facilm ente e con J.,ggera trnione in !Jasso i l moncon e re.;iduo del cordo ni:', in•


CAS UISTICA CLI:-I CA

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sieme al test icolo spappolato, att raverso la cflvit:i. e la feri ta scrotale destra. La ferita operatoria guarisce per prima, senza traccia <li suppurazione. Dopo fl giorni dall'atto operntiv<>, quando già s i era ottenuto grande m igliornmento de lla ferita dello scr oto, si sviluppa il t etano in modo impro vviso. Il paziente alle 9 del ma ttino stflva ancora de l tutto ben e : 11otte dormi ta, 11ppetito, st:1to d'animo sereno, tc·mp. 36°-9, polso ottimo, condizioui locali buone: nlle 10 prende nlcu11i cucrliiai di minestra, e a ll' improvviso deve s ospendere perchè h a inceppato il movimen to della nrnscella . fi no a quell'istante lihero: è ,Jivenuto subitame11te inquieto, la tem· pera tura s 'inalza rapidamente; alle ll è traslocato in locale d'isolam('nto, e aflidato alle cure del reparto Ji. medicina. Al suo ingre~so a!l'osp~dnlfl fln,va avuto, come ' ,tutti i feri ti , un' iniezione anti tetanica. On\ gli si t'nn no copiose inieiioni cur:uive ~~ milione o meno di unità ogni giorno, con seJMivi, ecc., cc.;. Stato localo regol11Ì't!':-P-e-!· ...1>lcuni g iorni lo spasmo si limitn ni muscoli d ella mas<'ella, olt re a un lieve inceppo '"~lla deglutizione: poi si estende ni muscoli della nuca, poi del le braccia e del torneo e ai m imici. e il paziente muore i l 7 di ngosto. 35. Caporale P. G. di Spala to, del 22 fanteria austriaca. - Ferito e fatto prigio• niei o il 13 g iugno a Mon t e Nero. Presenta fer ita nlla faccia inte rna d ell'avambraccio destro, con foro di uscita alla faccia dorsale e frattu ra del radio al terzo inferiore: le ferite sono sfrang iate e suppuri.nti: motl icntura flSettica e immobi li th . Dopo venti giorni si pratici\ mfls~!lggio e movimenti nttivi e passivi, sempre pii1 estesi È traslocato l'll 11go~t-0; le for ite sono chiuse: vi è un callo iper t rofico; i movimenti sono ampi e facili: stato g eneral e ottimo 3 ·. ::;l!rgente maggiore R E . del .. , fanteria. - Ferito il 1:> luglio a l'odgor a da una s cheggia di grnnnta. Presenta vasta lacerazione del grande pettorale si · nistr<>. ampia come la pfll ma della mano, con as portaiione di pellP, fascie e t essuto mu,colare. Presenta pure vasta lacerazione a lla faccia 11nte ro-interna del brar.cio: il fascio vasr.olnre-nervoso è salvo; non vi è frattu rn di ossa . Il braccio è fortemente tumido: temperatura 3!>0 -5. Vi è un violento Clemmone in ntto: dolori fort issimi a tntto l'arto. L'esame radi oscopico fa rilevare un proiettile di fucile al da\·a n t i rlelle ossa del gomito. Si pratica in narcosi cloroformi ca un a mpio sbrigliamento sul margiue in t,erno del bicipite, s i recide lii vena mediana basilica, si seziona l'e•pans ione del tendine bicipitale (l\l'teria omeral e e nervo rnediauo salvi) e si r icercn a lungo il proiettile, ma inutil mente tra i t essuti forteme11te a!t~ri1t i, c he masJherano e svisano i rapporti: si collocano due pi nze ne lln profondiLà d.igli interstizi e si porta il p11ziente narcotizzato al rn diosco pio. Le pinze ser vono magnificamente com e p unti di repere per stabilire la situazione de l proiett ile, che viene trovato davanti a lla membrana introssea e r imosso facilmente : si drenano accuratamente gl'interstizi muscolari suppuranti. Decor,-o oltimo. 11111 lento: temperatura normale . Guarig ione con grave ;ucoppo cica t riziale n ei movimenti di flessione ed estensione del gomito, che è quasi anchilo5ato. 87. Soldato C. G. del!' ..• reggimento alpini. - Mentre si recava in l ice11za per 24 o re, fu travolto sott o un automobile a Tolmezzo, riport ando frattura del perone e d ella tibia sinistra a tre dita soprn i malleoli: alla faccifl est erna, al terzo illferiore, s ul punto di frattura del perone esiste una. feri ta da punta e t agl io che g e m e molto sangùe e com unicR eviden tement e con il focolaio di frattura, e prodotta da l moncone osseo. si t e nti\ con ogni cura di mantenere nsettica la ferita . M edicatur a a piatto !\Set tica Vi e enorme ematoma sottocu taneo: la ga m ba è d i dimensioni enormi, con pelle estremamente tesi\ e ri coperta d i enor mi vesciche r i piene di siero em!ltico: il versamento si es tende io alto alla coscia e alla regione


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OASUISTJC A or..INICA

lombo-renale s inistra. Il malato è mol to solfuren te per gli a t roc i dolori; insonnia inappetenzn, agitazione, temperat.ura !39°. Si pratira una vas ta incisione al lato esterno dei due t erzi superiori della gamba, fino al ginocchio, e si svuota manual mente l'enorme congulo che involg e l'arto: verso il ginocchio il coagulo è nettamente suppurato. A ppena rimossi i coagu li, subito si produce zampillo abbondante di sangue rosso vivo dalla primi t iva ferita al te rzo in f'erio1·e. Si pro lunga. in basso l'inc isione sino Rd essa., si svuotan o a ncora. molti coaguli e si mette in evidenza. un:\ forte emorragin fra. i tessu t i profondi: compressa IR femorale ,dl'arcata crurale si detergé' il focolaio e si scopre la tibiale anteriore che è rec isa io tu tta vicinauzl\ della frattura dalla tibia, che mostra i monconi a becco di clarino; uno di que3ti h a r eciso l'arteria con il mttrgine molto taglie nte. S i applica una pinza a permanenza , stante la profondità r jlevante dell'arteria e il campo suppurante. Drenaggio accu rato in ogni r eces30 nel focolaio di fratturn, e sot t o· i lembi cutanei che involgono l'arto come un gambale . c;rande mig lioramento. Apparecchio di fissazioni> della frattura: med icazione quotidiana asettica. Dopo qua lche giorno s i forma unll placca di cancrena secca, grande come uno scudo, sopra i lemb i cutanei, che si elimina io pochi giorni. Ul t eriore d ocor;;o n ormale. 38. Soldato M. O. del ... fanterin. - F er ito il 29 maggio al passo dell'l,,onzo. F eri ta piccola alla gamba s inis tra, terzo medio, faccia in te rnti anteriore sulla ti bia, con foro d i uscita indietro e a ll'est erno, molto grande e frastagliato: v i è frnltura comminuta delle. ti bia, con tumefazione en orm e dell'arto, temp. 39°,&, dl'lirio, diarrea, sete ardente. Si prntica. un'iucis iono s ulla tibia, prolungan do in alto e in ba8So la feri ta suddetta, si aspo r tano nu merose :Sch eggio, si r egolarizz.rno i moncon i ossei , s i ripu liscP. il focolaio, s i frena l'e morragia, dren aggio e medicl\tura asettica : appRrecchio im mobilizzante. R apido m iglioramenlo delle coud izioni locRli e gen erali. Per ne<'essità lo :si traHloca do po :ZO giorni di degenza in ottimo stato. 8U. Soldato F . N. de l ... fanter id, - I l 10 giugno a tlonte Cucco riponò 1-1 fe· rite i n varie p:trti del corpo, di cui l a p iù importa nte al mar gi ne inferiore della clavi cola destra a l suo punto m edio, con foro di uscita al margiue destro dell'a · polisi s p11103R- della scUirna dorsa le. \"i è copioso v ersame nto ple,1rico, con grave di.•pne11, polso p iccolo. sudori abbonda nti, tcrn p. 3\.J0,5, insonn ia, inappetenza. Si sv11otano c irca due lit ri di l iquido fortemente ematico, deuso, gri_giastro, non fetido ma molto sospetto: grande sollievo d el paziente. S iccome la temperatura per.sis te al tli e i l versamen to s i è ri fatto, cJ è semprn piu torbido e g rigia stro {puntura esplorativa), si procede alla r esezion t1 di circa 10 centimet ei dell'8· costa sulla ascella r e posteriore e si apre la pleum e si svuotR- il torace: drnnaggio di g:u~a. Miglioramento n otevole: t emperatura '37.5. Nel decor30 d~lla cura ebbe due ntt11cchi di bronco- polmonite, superati a stento, che contribuirono a debi litare il soggetto. Si è fo 1·mato u n piccolo decubito a l sacro. Il decorso è regoln re: anche le ni tre feri te decorro110 regolarmente. Alla coscia sinistra pr esenta una fer ita, da cui si estrae un g rosso pezzo d i granata; r a pida guarigione. A.Ila faccia a nt.e rioro, terzo in fe rior e, della coscia destr11 presenta una fe r ita d i cir ca un centimetro d i luughezza, che fa capo a u n trngi tto che s i dirige in alto e in dentro ver;;o il triangolo di Scarpa. L'esame clinico e rad ioscopico è 11eg:ilivo. La ferita continua a gemere con g ran de o~tiuazione scarso pus denso, cremoso: d renaggio, medicatura a settica: per p iù di due mesi le cose restano immutfltc e la se;·.i·ezione sempre ngllnlrnente nbbo n<lnnte.


CASUI STiùA CLINICA

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Finalmente il malato stes~o den·uncia la presem:a d ·uua palletta d i shrapnel alla natica si1dstra, all'esterno della tube rosità ischiatica; è situata sotto cute è mobile, infolente; la pelle che la ricopre è as;;olutameate normale, nè s i ri vela no indurimenti cuta ne i, nè rordoni verso la coscia destra, n è in altre dire;d oni. Nonostante la grande distanza da e3sa alla ferita de lla cosci", si g iudica c he la fistola possa essere mantenuta da tale proiettile, lo si estrae con uni\ breve i nei• s ione d ella cute. La suppurazione !\Ila cosda cessa re pentinamentll e dopo quattro giorni la fistola è richiu qa, 40. Soldato V. V. dell'... alpini - F e rito il 16 giug no a Mo ute Croce, da una g r anata, con nsportazione del bracrio si nistro. Presenta moncon e o,seo scheg· giato, s porgente dalle pa rti molli presso la inserzione de l deltoidn: la ca viti\ mi• doliat e è violentemente suppurante, le parti m olli sono ede:t!atose, sanguinanti e suppuranti dift'usa mente: fanno sporg enza i monconi dei n ervi. Si pratica u n taglio longitudinale antero-esterno sino a ll'apice dell'ar rom ion, s i isola il moncone r esid uo e si disarticola: si resecnno i moncon i ner vosi e si dren a con garza. tutto il focolaio. Decorso <J ttimo: la piaga granula rego larmente; non vi è statA. emorrag ia s econdaria: l'ammalntu si a h~ i al terzo giorno : stato generale compl eta men t e normalo. Dopo cir ca due mesi è completamente gu11 rito. ·H . Soldato G. G. del . .. fanteria. - Ferito da fu cile il 20 luglio, a Podgora, alln spalla. destra (Foro di uscita anteriormente 2 ceut. a ll'i nterno sul braccio, dava nti all'inserz ione del deltoide): (foro di entra ta, posterior mente due dita sotto il margine esterno d ell'acromion): le ferite sono p iccole e guariscono l'f\pidan1Pnte: non si ri leva alcuna lesione di o ~sa, nè di vasi o nervi impo r ta n ti, ad ecc,•zione del ci rconflesso: il d elto ide è in completa pa1·alis i: aboliti i movimenti di a bdu z ione: il paz iente si niut1t imprimendo oscillazioni all'arto med iante contrazioni d el cucullare; il fas cio pos teriore del deltoide si cont rae debol men te. La paral isi p ersiste dopo due mesi. Atro fia s piccata della pa r te anteri ore d el deltoide. ) l ovim enti passivi li beri e completi. 42 . Carabiniere L . P. - Ferito da pallot.tola di fuci le nlla spalla s inis t ra il 19 luglio a Podgorn. Presenta foro di entrata a l marg ine pos t eriore del d tlltoide: il proiettile v iene e<;tratto in due tempi: il nucleo alla sezione cli sanità, l'involucro a l n ostro ospedale, presso al mar g ine posteriore del de ltoide cli d estra: du· rante tale tragitto il proiettile ha t-r apassflto la scapola s inisLra, che pre5enta un foro schPggiato, che dii adito all'indice. Perr.o-rso lo s pazio sotto«capola re. rom pe l'apofi~i spinosa della qu11rt a dorsale e va n fermArs i a destra n e l p nllto donde v iene es·ratt?. Vi è va~to ematoma alla r egione in terscapolare con pu, Si prn · tica uo'inci5iooe verticale sopra la quarta dorsale, s i 1ipul i,;ce il focolaio e si drena se paratamente da questo verso destra e verso sini,,tra !'Otto le scn pole; si d rena pure il foro di e ntrata e la feri tn operatoria alhi s palla de~trn. Tem · p e ratura SD0 .6, con forte brivido, ch e non corrisponde allo stato genernle buono, n è al senso di be nes-;ere del paziente, nè alle condizioni locali otti me. Il soggetto è s tato malarico ripetute volte; generose dosi d i chinino tron cano la febhrè. Decorso d el tu tto normale; le fente grnnulano bene e le cav ità si r iempiono. Vi è for te inceppo nei movimenti di ambo le braccia (ar ticolazione scnpolo- omerale) : le A~apole si muovono inqieme nll'omero. Si pn1.tic,,no prolun g,1.ti massaggi e m o viment i pas!livi, e i l pazil'n te acquis~a ra pida mente la libert i1 di mo \· i1uento. 4 3. Soldato P. n. d.,l ... fanter;a, - F erito dn fuci le al braccio ,lestrv i l 1\1 luglio a Monte Ner o. Foro di entrat•, p icco lo, al· mnrg ;ne anteriore del ddtoi,le, foro d i u~cita a.I margi11e pos teriore d el deltoi de, ani pio, frastn glinto. \.i è frnttura


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CASulSTl GA CLINICA

comminutivn della testa dell'omero e parte vicina. del li, dìafisi. Suppurazio11e ablJond:rnte delle ferite, te mpernturn 89°- 6,-100. Il fascio vascolare uen-030 è coosern1to: il c irconlle;;so è paralitico. ::li pratica la r esezione scapvlo- omerale : a perta la cav ità articolare, si disarticola e si allontana la t esta, r ido tta in numerosi frammenti, e s i svuota e ripu lisce minutamente la cavità, e si reseca il 111011co11e inl\iri ore a circa due dita sotto il collo cbirurgi.-:o. D:·eoaggio ùella ca.vit i, con ga rza as~tticti, medicazione qnotitiiana con gana asettica >1-,ciutta.: decorso regolare.. A. cu aa inoltrata il m11!1no è preso da violenti attacchi febbrili, -10. 0 J, J C,0 ,8 alla sera, H<i ',5 al m11ttino. non preceduti da brividi, quotidiani, con scarso sudore, rapido decadimento genernle. Localmente nulla che giustitichi tali t e mperatu re, la piag11 è rosea e granula nte r egolnrmeute, e con scarsa secr ezione: a ssen;.:a di edem i e dolo ri . Si fa nno energ iche somm inistraz ioni di chinino al mattino alle ore o, e la fobbre cade su l>ito definitirnmente: la milza è appena palpabile. Decorso ulteriore regola re. H. Soldato S. C. del ... fanteria. - Il 16 luglio, a S. Michele riporta.va una feritfl da grossa scheggia di granata al braccio sinistro: foro <li entrata alla faccia esterna del deltoide, foro d i uscira molto grande alla facci a interna del brnccio, terzo su pe1 iore, vasta lacerazione delle parti moli i del bici pi te, del tricipite: vi è frattu ra cornrnint, tiva dell' omero pe r un tnatto di circa 15 centimetri; vi ù pt1r1disi completa per lacernziooe del rl\dia le e del mediano: non vi è lesione di grosse a r terie: l'arto è del t utto ciondolante come u na corda. L a frattura si estemle sul moncone superiore, in alto, verso la cavità articolare. S i pratica la disarticolazione scapolo-omerale. Decorso regolare: dopo un mese è inviato all'Istit uto Rizzoli a Bologna per l'arto artificiale. 45. Soldato P . C., del .... fanteria. - Il 25 lug lio fu ferito al braccio destro a Mont e San Michele <la un colpo di fuci le. Foro di entrata indietro e in alto, foro. di uscita in basso e indietro, grandissimo, come un cr atere, per scoppio, con vasta lacerazione e perJita ùi pani molli per un a superficie larga come la palma della mano, Vi è paralisi del n. rnd iale, che mostra i monconi spappolati nella parte este rna della for ita, del cubitale e del m ediano, distrutti. Non vi e forte emorragia : le parti molli sono smaltate di scheggia ossee di varie d imensioni : vi è frattura. rommiuuta all'omero al terzo inferiore per c irce. 10 centimetri: iu basso, l'epitisi ou1ere.le è frattun,tR, il gomito aperto, e l'epitroclea allontanata v erso l' interuo. Si pratica l'amputazione al terzo superiore del braccio. Decorso regolare. È traslocato all'Istituto Rizzoli a Bologna per l'arto artificiale. 46. !;oldato G. I., del V<> feldjiiger, nativo di Gratz, ferito e fatto prigioniero il 30 luglio al Ciauolot (Due Pizzi). - Presenta una piccola ferita alla regione parietale sinistra di millimetri 3 X 8, e in apparenza già cicatrizzaLa, ricoperta d i una crosta. io apparenza solida, che nasconde però una. piccola goccia di pus: a ripetizione. S'incidono lt: parti molli, si scopre il parietale che presenta una zona fessura ta a l:itella di circa millimet ri 8 X 8; framezzo alle scheggia del parieh le Yi sono alcuni capelli e piccoli e numerosi frammenti di metallo (piombo), simili a s,:,u,i di papavero dei campi. Si amplia e si ripulisce il for.olaio di frattura, s i rimuovono le sclieggie, si regolariz1.a il margine cra::ico, e s i drena. e si medica 1t~ettic11m~11 te Decorso ottimo o rapido. li prigioniero è inviato ad Alessnudria dopo 25 giorui, completameute cicatrizzato. Non vi furono mni fenomeni a carico de l sistema nervo;;o ce11trale. ·17. :Soldnto ,\. C., dd .... fanter ia. - Precipitatosi dal terzo piano, a scopo s uirid~, ,erso le ore 10 antimeridiane de l Hl ~g,sto, in UJiut', fu portato subito


CASOISTICA CI.DIICA

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all'ospedule. Presenta feritn lacero- con tusa trns ve rsale al fron ta le destro, lungi, circa 10 centimetri, con violenta emorrn.gia a guisa di rivol etto, ematoma onorme delle palpebre, inconscienza, ri soluzione completa degli art i, r~spiro irregolare, con infossamento inspiratorio dell'e pigastrio, -per paralisi de l diaframma. de lla lingua, delle fauci: emorragia dal naso, bocca e condotto uditivo di ambo i lati. Au1pliata l argamenoo la ferita, si r ileva frattura vasta e irregolare de l fron tale, che interess e. anche il parietale e il t emporale, e si diri ge verso la base, da ambo i lati, con varie scheggia affondate, grandi cot.ne un soldo : vi ò una fessura che si dirige a. si11i~t1:a verso la fossa temporale, con accavallamento di framm enti. Le meningi sono ampiamente ape rte: la sosta11za ce rebrale è spappolata e fuoriesce con sangue in:·poltiglia. Si rimovono le scheggie libere e i coaguli, si frena l'emorragia e si medica asetticamente. 11 pazient o continua inconscieme, il polso peggiora, vi è r espiro stertoroso di Cheine- Stokes, continua lo s t illicidio drd naso, bocca, orec chi o ed il pazie nte muore ali e 9 d i sern . 48. T e n ente signo r Griiuberger lohan, di G rah, n v1·ocato, del 9° feldj:igèr, ferit-0 nl ginocchio destro il 30 luglio n l Ciaoa lot d11 uu colpo d i lmioueua d i un nostro soldnto del 3° a lpini. che lo fece prig ioniero - 11 Griinberger si tro• vava in una posizione elev11.ta sul mo nte e ri cevette il co lpo dal \,asso in alto durante un nostro attacco alla bai one t ta . Non ricorda s e in quel momento 1wev,L la gamba piegnta o e~tesa. Prese uta uu foro d i e11trat11 a ci rca un po lli-:e i n basso e in d,mtro da lla punta della rotu h , foro di usci ta a quattro rl ita ,,opm la bR.se della rotula, sul margi11a interno del tendine qu11.dricipi tal e. L o fe ri te so no g if\ quasi del tutto cicatr izzate. La feri tli d'ingres~o pi·esonta al suo nrn.rgin e inferiore unii. cros ta ~o rniluunre di dn r ezza cartila g inea, e lastica, leggPr111ente mobilt, : spingendo con la punt.1 del dito la pe lle al dis otto, Ri ri esce ad ins inuare l'apice del dito pe r circa un centimetro fra l'apice di. tale lam ina semi lunare e la faccia interna del la til, ia; cisa s i prolu ng a indietr o sulla fa ccia i nterna d el g inocch io, dove é fissata per In ,;ua base. Evidentemen te s i tratta del distacco dell'i userzioae !Interiore della ca rtilagine sem i lunare iotP.rna. Il pniicnte hu dolol'i limitati: i m o vimenti del ginocd1io souo limitati n circa 20°. Non vi è versamento nell'artico.lazione. Si prn ti cano ma~sug gi o mo vimou t i pass ivi : i I pa7.icn te ca111mi11a con la gamba r igida. Con l'ese rci7.10 graduiLle m iglion\(10 i mov:me oti . I!'. trnsloc11to u ella fortez?.:l di Alessan lria. 4~. Sold ato C. G., del .... art iglieri!I mon tagr1a, feri to il H agosto n. Podgora d11 un colpo di pallett >l d i shrapuel a lla facci,,. l'rescnta una feritn lacerocontusa, rotonda, al centro della guancia des ti-a, penetrante n ella 1,o.;ca. a ppena al davanti del marg ine anteriore del i:nassetcr.i; essa è sop ra u ua l irre1l che unisce il lobulo dell'~ccbio all'angolo della bocca; il terto molare s uperiore è stato frantu mato e fu dal ferito sputato a terra in ,:ieme cou la pallctta che egli con se r va. 'i asciuga accuratamente la cavitil de lla ferita : essa r imane asciuttn, fiuchè si pre3enta l\ll'ammalato uo pezzo d i limone invi tandolo a mangiarlo, n e l q ual e istante subito fuorit>sce dallu f.,.r it,1 un liquido c h iiiro, a cq uo~o. limpiclo, c he è sn.li va ; r eci,siooe del co udotto di Stenone. S i w eJ ica in 111odo da teno r be11 di vari• cata e beante la ferita interna, rimo vendo con le forbici le laci nie di mucosa. e causticando con nitrato d'argento, e tenendo invece zaffata e a sciutta la fe ri ta cu · tanea, ordinando all'ammalato di dormire sulJn guancia sinistra, ciò che egli fa volentieri, poichè la destra gli duole. Ciò aHo scopo di d eviare verso la bocca la saliva e mantenere la fistola verso la mucos R, invece che sulla pelle. Decorso corrispondente alle nostre speranze: la f<!rita cutanen si chiude presto : n on vi ò alcun inconveniente, nè perturbazione nella fon:iione salivare.


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CASU JST! CA CLI:-i!CA

o'I. Soldato lJ. L, dd .... fanteria, ferito da pallottola di fuc ile alla faccia, il I~ agosto a :-ì.:lc me. - P resenta il foro d i entrata a lla punta del naso; frattura del setto e del !llascellare suprr iore d 1>1mbo i lati. nel tratto fra i canini; foro d i uscita alla pi1rto anteriore del palato osseo, che s i pre5enta ampiamente scheggiato. Quattro incisivi su pe r io ri sono sta ti a,portati insieme ai fra mmenti del proce,~o niveo.lare del mascella re. 11 labb ro supe1·iore è spRccato dalla buse del setto uno alle gengive, Gr.rn fetore: eùema al viso; i mpossibilità di parlare; si ou , re r.on g ra n dillicoltà. :-ìtato generale buono, pulizia con garzo asciutte; la van de antiseuich11; s i r imo,·0110 alc une schegi;ie mobili; si r egolarizza parcamente: ci bi liquidi; posizione ventrale pPr lo srolo del ln snlini. e dell e secrezioni della forita. È tra$lorato in buone condizioni locali e generali dopo dodic i giorni. 51. :-::,]dato C :'IL, del .... fanteria, feri to il H agosto a Mon te Nero al brnccio tle4r0 da uo grosso pe;,:zo di grn n Rta non scheggiato {fo1vlel lo?). - !\on presenta a l· cuna feri t a: vi è frn.ttura sc,m plice dell'omero a l terzo m edio, con modico spostamento e lieve ti111r: toma. Apparecchio immobilizznn to: è trn<;locnto in ot time c:011dizioni. 52. ::ioldato S. F., dol .... fanteria, ferito ,dia gaml11\ si1Ji.~trn dn u ua pnlletta di shrapnel il lo ni;o~to a ., le1nen. - PrestJnta una ferita d' ingresso nl p oplite, nel p1111to d'incrocio dei diametri massimi verticalr, e trnsuer~alo della losa nga poplitea: la fori La i:, piccola, chinsa da tess uto necrotico e111atico, co111e al solito, e non pr,,senta nlcu11a g1·avi til in 1\])pllreuza. Altra terita rii uscit,,, lact'ro contu,a, più grnndc. cho <lnl m edico fu sliriglin tn. o dr enata, ,.ffa foccin n nte ro - esternn della gambu, nel mezzo d ella linea che unisce la t c,;ta ,lei peroue con la tuberosità ddla tihin . ali' in<sendone d,,i !'nuscoli estf'nson, comune e tibiale a11teriore, i q111di s ono r ecisi in grnn part,, e amnrn,;chiati n ell'a1ngolo infori ore dt:lla ferita . V1 è fr:1ttura dell11 epifisi delltt tibia, co n dis,eminnzioo(• di molti piccoli frammeuti nelle parli molli. \' i è gra,e fet ore. Tempc rnturn 3lJ0 al mattino; faccia t errea ; sudori; i mu><coli sudd,,tti sono n e rastri e im bibiti di liquido sauioso pu rulento: il tessuto sottocutaneo è nero e ga~soso : s i pers<'gt1e tale proces-;o n ec ro. t ico co n un'incisione generosa, che arri va tino a l dorso ù.,J p iede. 11 piode è freddo e si µ,esent a marmoreggiato: gli interstizi muscolari sono ne ra~tri e r ipieni di sanie : i ,·entri muscolari palliJi come carne le5sata, o n erastri e fetidi: dalle i ncisioni fn.lte non fuori esce n iente sangue : si scopre la tibiale anteriore per circa 20 centimetri : è mut a e vuota; la s i segue i o al to fino al focolaio d i frattnrn, dove scompare nello spazio interossc·o verso il poplite; è int atta. ::,i g iudica perciò che sia stata r<>cisa la p oplitea, quantunque il mala to asstrisca d i nou aver avuto grave emorragia io primu tempo; ma probabilmente la poplitea rimase oblilen,ta all'atto della fo ri ta lace ro-contusa per schiaccii.men to contro la tibia. Iu alto, sui la t i del ginocchio, alcune striscie serpeggianti, n erastre: vi è uo po' di edema: ghiandole c r ura li dolenti. P remendo col po llice n ell'angolo superiore della piaga presso al margine es terno della rotu la, si provoca u scita di pus dal sottocutaneo. Si pratica l'amputazione della coscia all'union e del t e rzo suveriore con il medio··, metodo circolare. l ' er pre \·eniro una po-;,;ibile emorragia secondruia con:<flcut i\'A. a eventunle suppu razione de l fo<'olaio d i r1111putHzio ne, s i pratica da prima la legatura isolata dell 'rirteria e vena fernorn le al triangolo di Scar pa, e si sntura questo fo, ·ola io d i legatura, che resta isolato e indipendente da quello di amputazione : guar igione per prima. L'esame 11ecrosco pico dell'arto a mputato conferma il noi-tro ragio11ameuto : la poplitea è nettamente recisa a circa u n centi metro sopr.i il punto di origine d ella t il, iale anterio re ; i d ue mon coni sono sf'rnnp;ia ti, e d istano l' uno dall'altro di circn un cootimetro : ,l ta le intervallo cor-


C" ASUJSTlOA CL IN ìCA

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r i~ponde il foro ape1 to dul proiettilt1 nella epit'.isi rl ella t,bia Decors o normale deli'arnput az1one; il malato si al za. a l sesto g iorno e va pe1· l e sale con le stamp elle. Dopo 20 gio r ni d1 degenza è tra~locato all'Istituto Rizzoli a Bolog ua per l'arto artificiali'. 53. Signor R. P ., cittad ino di UJ ine, d'an ni ·10, ca r rettiere. ammogliato, con trR figli. Mentr e si trovava in vifl Aquileja, v erso le oro J8 del 20 agosto, fu colpito da llo i,coppio di bombe luuc iate dlL n reoplnni nus triaci; u portato d'ur• g i,nzn in quo.sto o.spedale in condizioni del tutto disas trose : è agou i,:znnte. P re s;;ut n enorme fe rit;a ali" parte super iore e,.,t e rua Jd la cosciu desna, o 1ni teri ore esterna inferiore ,lell>l siuistra, con rec.i,;iono cd a spor tazione wo lto grnnde di 111u,;eoli, per il volume d i un grosso pug110 per ci11scuoa fer it.a: ivi uon ha emorr,,gi1\. L'aJdome presenta quattro ft1rite, Ji cui tre a d e.~t rn della regi one sottoei,.,ric:o ed ileoceca le, di circa :2- 3 ce n ti111etri ciasc una, ed u11a I\ sinistra, qu:1d1ant., inferi<Jl"e, di circa 5 ce n ti metri ; d a q uesta fu or iesce un pacco d'i n tc:stinv t euue di circa l:iU c.:ntimetri, coperto d i s,uigue, ttlrrn e sal,bia ; dtl t.ut to le parti gt'me ~augue in m olta aùbouda n,:a. L e anse prolas~ate preseut11110 u1111 quindicina d1 1·0r i slm•uJ ell:it i. S i fa con graude prontezrn la resezione <lell' in te ro tratto prvlas~a to, uui t a111en tt1 ad un al tro buon trntto d i ,u,sa, che si estrae cau~amen te dalrad,lomc, e che s i prese nt" egua lm1:utc cnnillato di feri te n umerost1 e molto atnpi e ed irrc1,;olari. \"è <li>ltacco del 111es1:u tc rio por uu lung lii~,;1 iuo tratto . La can ta è r ipiena di s angue, gas, feci, mo lti asca r idi : è v;\no conti nu are : il malato è tn w n di zioni disperate . ::-i chil,1de la cavità. A llo 2.1. i l ferito muore. ;J,l, l'<q>él ral mu g giore B . .E'., del .... fa n t.eri:i, fo rito da fucile il :25 l,,glio al Monte :-;;, 11 .:\lichele - Presc11ta foro di 011 trnta a q uattro dita Sélprn. il condi lo tDLtruo del ft:1ao re sinistro, pres,;o l'a nel lo d.-gt i aJd u ttori (lega tura dcliii femornle,i, i o ro d'usci t.11. da rnn ti nl tendi11e del b1ci i,ite allo stesso li v~llo : le ferite souo piccole e chiuse da uu tessuto necrotico misto a sn ngl.te. \'i è frattura del l'e,.trtlm ità int'erioi-e del femore, completa, non ec1:essiv1\lliente com n1i11 uta ; vi il forte ematoma diffuso : è consen,ltO il polso ,dia pedid ia e d ietro il malleolo int erno. Con r igoros.iss iruo t ra ttamento a settico s i riesce a ma 11 t,mere f1 Set ti che lo f.,rite ed il focol a io di frattura non s upp ur a; le ferite s i chil,dono rapidamen te, l'elllatoma si l'iassorbe. Temperat u ra n ormai"'. :,;i avplica l'ts to11sio nb a ptsi ; decorso n or m ale. Il l l:l agos to s i t ra~loca sul tre:10-os pedale munito di appa recchio lisso in ottime condizioni loca li e gene ral i. ;;;;,, Sergen te B. B., del .... fante ria, ferito da fucile al ginocchio s in istro il U n~osto al Monte N~ro. - Prese nta foro d i entrata a un dito a l diso prn e lre dit" in dentro dell'estrt:mit à. supt1riore d ella rotul a a g ambn estesa, fo ro di uscita alla facc ia posteriore de lla coscia (linea medianri), a ci1ca sei d ita sopra il g iuocchio (estremo s uperiore de lla losanga muscola re del popl ite). È m erav iglioso che non s invi lesion e del fascio popliteo ; polso normale al la pedid ia , colorito e t.,nnperntura dell'arto norm a le. Vi forte versamen to iluttuaute a l luto inte rno ù<:l tendine tricipitale, probabilmente di na tura sieroso,ematicn, interes,mutc il r ecesso sinoviale, che in questo soggetto dovreb be essere indi penden te dall'articolaz ione, che si pr esenta vuotu. 'l'empe r11tura normale, pelle di color e uonuale, lieve edema e lieve dolore. 8i immobilizza. Si r iesco a ma nte nt:re asettiche le fc. ri te, che si chiudono iu brevo. li ver.,;amento suJ Jetto s i ria ssorbe. Decorso norwa le : movimenti liberi e completi dopo 10 g iorni d i degenza . oli. ,:joJdato H. G., del .... fanteria, fe rito il 10 ngosto a ::ilemcn dn. un11 pallot· tol a. di fucile al braccio s inistro e da una scheggia di g raunta alla natica si-

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CASOISTICA CLINICA

n istra. - P1·esenta frattura comminuta del radio, t erzo medio, r:on piccolo foro di entrata ~Ila faccia dorsale dell'avambraccio, e foro d i uscita a crntere, alla faccia ant~riore, molto g rande, come uno scudo d'argento, ed estesa laceraz ione ed asportazione di vent t·i mu,colari, con r ecisione completa del mediano : s i vede Ja luce facilmente attraver~o lo spazio in terosseo. :--i rimovono varie scheggia os,ee, s i ripulisce per bene e si d,·eo« <'.on gar7.a 11settica. Alla natica presenta una forita a tre di tn sotto In. spina iliaca anteriore e su perio re, molto lacera, con foro di uscita di forma allungata trasversalmente e irregolare, n. quattro dita dietro il gn,n trocan tere, con recisione di mu~coli e fascie : presenta un vasto 11,s cesso nlh parte s uperio re della fo,sa il iaca c.;terna, che si incide e si d rena. Il de-:orso non presentò alcu ucbè di notevole: t rattament-0 asettico e drenaggio come al solito. È traslocato in buone condizioni generali e locali dopo 20 giorni <iirca. di d eg enza. é-7. Solda to l'. A. del · .. fanteria - Ferito il 27 ngo.sto a Mon te Cucco dn. una p,dlottola di fucile a.Ila coscia sinistri, P resen t a un piccolo foro di entr atn. a lla faccia inte rna de ll'estremità inferiore della coscia a sei dita sopra il condilo int erno, e foro di u,cita allo stesso livello alla faccia postero-esterna. Vi è frattura totale del femo re soprncondiloiden.: l'articolaz ione del gi nocchio non è interessata: con il solito scruroloso r igore asettico le ferite si n,autengouo aset tiche e gua· riscouo in pochi giorni; il for.olaio di frattura è~tato ,:alvato dalla suppurazione. Guarite le ferite, si applica 1'e,;t<!11S1onc a pesi. li paziente è tr1tslocalo in .se· guito, muni to di apparncchio fi,so, dopo circa un me~e, in ottime condiz.ioni. o::l. Soldato A. A . del ... fanteria. - Ferito 1'8 ago,:to a Monte Cucco ùa una pallottola di fucile alla gamba s inistra, con trattura coruminutn della tibia. li foro di entrata. è piccolo e rimane a~etiico e gnarisci, prootn111cnt.e (faccia po,tero es terna) . Il foro di uscita, piu grande, e dilan iato, è situ:Ho al111. faccia 1111tero iuteron.: rln. esso fnoricsce sangue e pus. 'J'ernperau1rn 38•-3ti0 .0. Si amplia il foro di uscita, 8i ripulisce delle scheggie e del sa ng ue e pus il focolaio e si drena. Apparecchio semi tisso, che si rimove ogni matlinn. per la med ica t ura. La ternpe· r at-ura è St'mpre uonnnle e il r!ecorso è reg.:>lare. Si trnsloci~ il ferito dopo 25 g iorni di dl'gen?.a in ottime condizioni . oli. Soldato n. Y. de l ... alpini. - F erito a ~ onte Rombon da unA. pallottola J i fucile al mascelhve infer iore. Presenta foro di e ntrata a lla pnrte inferior e della guancia destra e foro di usci ta all'angolo si11istro della ma11dibola, Vi è frattu rn <'omminuta di questa in en trambi i punti indi ca ti, con scheggiamento enorme e perdita di 4 de11 Li. Il framm ento me ntoniero è mobilis,imo, e allontn· nato dai capi cen t rali dalle con trn zioni muscolnri. Alla r egione sotto mascellare sinistra ,·i e anc he una raccolta emat ica notevole, che in seguito suppurò. La m.icosa boccale è ampiamente lncerat:i, In secre,.iooe boccale scola dall e ferite; i m onconi oss.:ii dc•nu:lnti nuotn ,,o nella snli,·n: le superficio cruente sono coperte di es rndato grigia~tro, e necrotich e. Si isola il paziente a causa del grave fetore, nonostante la continua pulizia ùella ferita. li m a lato si nutre con un tubetto ,li gomma introdotto nella rPtroboccR e mun ito di un piccolo imbuto di vetro. i n cui si v ersrrno a piccole dosi alimenti liquidi. Si fa acr.ura tn. puli7.ia della parte molte volto al giorno, il paziente stesso coadiuva in tale inte nto. È t rnslocato in buone condizioni generali, ma lo s tato locale è sempre deplorevole. 60. Soldato B S. elci ... fanteria. - Ferito il 28 agosto a Monte Slemen da. una pallotto la di fucile al polso sinistro. Presentn il foro di entrata al punto medio del dorso dell'articolnzione, grande come un centes imo e foro di u scita alla parte


CASOISTICA CLI NICA

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esterna della faccia anteriore, a circa un dito soprl' le. linea &rticolare, grande come uno scudo d'argen to, con marg ini mol to r ovinati; vi è frattura comminu ta d el radio, con vasta disseminazione dei frammenti ossei mei tessuti molli circcsta.nti. Forte edema della mano e dolori acutissimi. Sbrigliamento, pulizia e dren aggio e medicatura nscit1tta come il solito. Decorso normale. É traslocato in ottime condiz ioni con a pparecchio immobilizzante provvisorio. 61. Solda to P. G. del ... fanteria. - Ferito il ~ agosto a Monte Cucco da un a pallottola di shrapnel alla gamba destra. Presenta un foro di entrata alla testa de l perone e foro di uscita alla faccia antero in te ma dell~ tibia., a tre dita soHo la tuberos ità. V i è vasta frattur a comminuta del perone e prin,cipalmeute della ti bia, con ver:la mento e matico notevole, alte temperature e stato generale scn.d ente, sudori, faccia id r emica, piemica. Orina normale. S i pratica la r esezione atipica della t ibia e del pel'One con due l ung he incis ioni lon gitudinali e svuotnmeoto ae<;ur11to delle scheg g ia e pulizia del focola io d i frattnra. È residuato al la p arte s uperiore d el foco laio solta nto un esiguo mon cone della e pifis i della tibia, com pr endente 1111a sottile lamina ossea s pu~nosa io r11 p poTtocon il rivestimeu.to car ti la gi neo articolare, ,e comprendente anche In tu berosità anteriore della tibia con l ' inserzione del t endine rotuleo. T a li resid ui di t essuto spugnoso sono su p purao t.i e i mbev ut i ri i liquido sanioso e d i colore g ia llo necroticoj si conservano però in sito nell'inten to d i salvare e çonservare l 'articolazione del g inocchio. Dopo circa unn settim nn a si Ila di nuo\·o for te movi mento febbrile con forti re1r.issioni e eleva zioni ; ò scop piata un'ar t rite pu r ule nta del .;inocchio; s i apre l'ar· ticola ;i:ion e con u n ' iuc is Lone che va da ll'a11golo inferiore e!<t erno della fe ri ta oper11tol"ia p re;,~o l:i t esta de l )ler one per ci1·CA. lo centimet r i v ers o l'alto, nl ln to e3tero o de l la rotula : a lt rn .incisione pnrn l !eia sul ma r gi ne in terno d ella rot u la. d i circa 20 cen t,imetri. ::,i svuota e si r i pulisce la cavità, e ai pone un drenaggio con ga n a asotticn. 'l'empcraturn 37°.5 a l mottino, ,3:J 0 .o alla sera. li p nz iente è molto pallido, initabile, emotivo. Ori no normali. Persiste In temper atura elevata, il paziente ha a vuto notte agibtt iss ima, cant a aò al ta voce in pieno delirio. Polso piccolo e freque nte : inie7.ioni canfo1·ntlc', infusi di digitnle, be vande abbo nda nti, ipodt>rrnocli,i. L o ferite e le cavi tà asces:au~li sono pallide, asciutte, secch e ; n ulla si r ihi\"a con 1·a•colt11,.ione rlf>I cuore. L a i11f1:z.ione generalo p 1ro~red isclc', ed il pazien te muore 1"11 s1<tlt·mlire. G:!. Soldato B. N. del ... a lpi11i - F er ito il :!,7 ago;;t o a Mont o R om bon da un a p dlot loln <li fuci le al bacino e coscia ~iuis t ra. Pl·e~nta un piccolo foro di e11t rnta 11lla nnt1ca de~t ra, quatt ro rlitn dietro il g ra n t rocan te re, a cui fa seguito un lungo tmg itto di ret.to n. sinistra, in !.>asso verso il perineo; forn di uscita alla. faccia anter io rr de lla coscia. !<inistra, ten:o mP,lio (npice del tri a n golo d i Scn.rpA }. Xon si rilevn ,dcuna lè:=;io1,e di osM del bncino, 11è del femore , nà doi vasi o nervi, nè di or~ani intrapel vi ri . li decor so d el proiettile è quindi es t remamente sorprendente : b isogna tener cor. to delle varie possibili pos izioni de l soldato, iu pin<li o cor icato o i11 gi nocchio, ecc., per spiega re certi tra;:;itti dei proiett ili. L e ferite s i mRntengono RSetLiche e guaris cono in p ochi g iorni. 63. Sold <ito B. S. de l ... ber.ong lieri. - '.F erito il 22 agosto a S. Luc ia eh umt pallot t olu di fuci le alla spalla destra, con d ir ezione da destm a sinistra. Y i è un piccolo to ro di entrati\ 11.lln faccia ante ro- estem:\ de l d eltoide di des tra, e un foro di uscita sul margine destro della apofis i s pinos a rle lla d orsale: i fori sou o p iccoli e guariscono senza suppurazione in pochi gio rni. Vi è notev ole ve rsamento pleuricoj l'ottusità mobile arriva sino alla me til del 13, sca pula: il malato ha a v uto 9-

Glon 1ale di medi cina mìlilal'I -

fase. Il.


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1.30

OA SUI STI CA C LI.SICA

'ripetutnm"nt" >1puto sanguig no scuro, iu "carsa qmrntità. La temperatura è s em'J)re n ornu,le, lo stRto generale è o ttimo. Riposo as.-;oluto a let t<', dieta leggera, de·cor:SO del tutto normale, senza com plica11ze. Il malato non vuol stare a le tto. li -ver s11.mento si riduce rapidamente. Temperatura 36°.o. È tras locato in ottime con-d izioni. È probabile che sia stato ferito, m entre ave va il braccio destro sol levato -i n avant i, nell'11tt o d i sparare il fur.i le. 64. Soldato B. S. del ... fan teria. - F eri to il O a gosto a S. Lucia dallo scoppio · d i u n a bomba a mano. Pre<sentn numerose fer ite, c irca 2U, alla naticR., coscia, ginocc hio, gamba e piede destro, d i varie di men sion i e im portanza, di cui la più no·tevo le è a lla coscia, grande come la pn l mR della m>1uo, con vasta recisione di v e n t r i muscolar i, che fa n no erniR. nell'ampia feri t a . u na feri ta a lla natica con ·t r a g ittò intramuscolart:: di c irca 10 cen t imetri; u11a fer ita con flemmon e o.I polpi~c·c io, secernente a bbon dante p us; u na ferì ta al dorso del pit::d e, con flemmone e e de ma di ffuso. Da tutte le fe?·ite vie ne ahbonda nLe siero- pu~, s icché con difìico l1,I. --si r iesce a mantenere p uli ta la med icatu ra, che anzi è sem pre inonda t a. Lo fe rite ha11 no tutte i ma rg ini lacernti (scl1eggie d i granat11 ). e molti contengon o fra mme nti metallici n u merosi e d i va rie dimens ioni . Stato g enernl e sca den te. ) [ edicatu ra asc iu t ta a settic11 ; p ulizill a ccura ta co11 alcool e benz ina D ecorso nor..ma!e, q ua ntunque assai lungo. (;5. Soldato B . C. del .. fa nte1·ia . - Ferit o il 27 11go;;t o a :3. Lu cia dR un colpo -d i f ucile alla coscia dest ra. P rese nta fo ro d i eD t rnta a l t erzo m ed io della facc ia a n ter iore del l'Rrto, e foro d i u~cita 11110 s t esso l ivello farcia po~tero interna. Vi -è fr attur a del femore, ma non si ri leva g ran de scheggia meu to; vi è cadu ta <le i pied e all'es te rno ; impot en za funzionale: dol .. ri v ivissimi, e nor1n e ema to ma , che r en de rna l,,gevole l'esa me cli11 ico e rad iolog ico; v i è accor ciamen to d i 5 centi met r i {lin ea tror:ao te re - tuberosità ti biitle). Con il solito t ra ttamento r igoroso le ferite s i mantengono a settiche e gunriscono in pochi giorni; il focolaio d i frA.ttura s i :s.' \lva dalla suppurazione. Apiressia ; s ta to ge ner ale ottimo ; di min uiti ra r-ida mento i dolori. S i npplica l'estensione a pesi, ed il m a lato n e è m olto conten to; dorme t ranqu i llo e s ta bene. È t ra ~lor.nto dopo 25 g io rni p er necess ità di s ervi zio, mun ito d i apparecch io fisso i n ottime condizioni. 6 ò. Soldato G. F . d ell' .. bersaglieri. - F e ri to il 2~ 11g ost o a Plezzo da un col po di fuc ile al t orace. Presen ta foro di entrat a al primo s pazio intercostale di s inis t r~, a un centimetro dallo s te rn o, con for o d i u scit a a ll'apice del cavo nscelJa.re s inis tro : il proiettile penetra nu ova men t e nella pa r ete est erna del cavo asce llare (faccia interna superiore del b raccio), e fu oriesce alla faccia postero-es tern,a ,del d elt oide s in is tro. Non vi è fra ttura <lell'omero, u è les ion e del fascio nerveo · v a sco la r e; non si rileva v ersamen to pleu r i~o, ue les ione d i g r ossi vasi intratoracic i. L e fe r it e si m an ten gono a ~ettiche e guar iscono in pochi giorni. G7. Solda t o V. A. del ... fa nter ia. - F .,r ito il 2G agosto a S. Luc ia da una -sch eggia d i g ranata nlla coscia rl estrn. P resenta ferit n lacera, lu ngn c irca 15 centimetri, obliq ua, con r ecision e d i fas.,ie " 111 uscoli n pnrtire dalla spina ilia ca "3.nter iore e su periore, in basso e i n den tro : il margi n~ e,t ern o de l sar torio è allo s coperto e in parte rec iso. Il re t to a nt eriore è spacca t o ampiamen te. hledicat u rn a ,;cl tica asc iu t t a, decorso normale. t raslorato io otti me cond izioni. (;S. Ca porale I. L. del ... fanter ia . - Ferito il 26 a g ost o a S. LuciR. da un col po <li fu cile alla faccia. P resen ta fo ro di entrata a mezzo cen ti metro sopr a al tra go , li dest ra, foro di uscita ve1 s ) il r c nti o delh gu11nc ia si n istra. li p roiett ile, dopo .t rer att ra\"crsato il masce!lare surer io:e d i d, s t n,, lm perfor a to il pa la to nl lato

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CASUISTICA VLINIOA

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s inistro, entrando nella bocca; abbatte l'ultimo molare superiore sinistro e fuoriesce nel mezzo della guancia. Non vi è frattura del mascellare inferiore. Vi il emorragia dtil condotto uditivo destro e dal naso. Il paziente presenta notevole_ strabismo divergente dell'occhio destro (che però è congenito). Le ferite cutanee si mantengono relativamente asettiche. Secernono scarso siero e guariscono rapidamente. Si pratica accurata pulizia meccanica asciutta e lavatura della bocca. Il paziente si nutre con alimenti liquidi agevolmeute. Decor~o rapido e regolare: ulti,1m guarisce la ferita del palato, che ha sempre margini tumidi grigiastri. È traslocato in ottime condizioni. Solo lievemente limitrlt i i movimenti di mastica)!:ione e voce nasale. 6:J. Soldato G. P. del ... fanteria. - Ferito il 28 agosto a S. Lucia Ja un colpo di fucile alla faccia. Presenta foro di entrata alln puntn del naso con spaccntura del labbro superiore, frattura comminuti va di-I mascellare inferiore (s infis i), e caduta dei due incisivi di destra insieme a numerosl:I sch <'ggie ossee : abboadante s11\i va si raccoglie nel focolaio di fra~tura, a g uisa di imbuto profondo e irregolare, cm par.iti necrotiche, e fuoriesce da una ferita a lla regione sopraioidea (foro di uscita). Grave ft!tore : la medicatura del foro di uscita è sempre inondata <la liquame: il malato è molto 1\ttento e si a~ciuga con tinuame nte d a sè la saliva, che si racccglie nel focolaio: si nutro cJn un im huto di " etro e un tu betto di gomma, con cui s i introducono cibi liquidi nella retrobocca. Nulla di notevole n el decorso É traslocato dopo pochi giorni per necessit,i. d i servizio. 70. Soldato. •r. L. del ... fante ria - Ferito alla testa i l 28 ngosto a Tolmi110 da piet re solle vate dallo ,,:coppio di una graaata. Presenta vasta feri t R lacero co11· tusa, cl i ci rcn 8 centimetri alla rl'g io ne parieto-occipi tale destra. L'osso è sco · pe rto a m piamente. ma non· appare leso. Vi sono anch e numerose piccole ferite alle mani e alla faccia: vi è edema ed ecb imo~i ad ambedue le palpebre: vi fu emorragia del naso e dell'orecchio destro. T ernpe p\tura n ormale: il paziente è semicosciente, si agita in letto, sputa addosso a chiu11quo s 'avv•cina, geme e s i lamenta, e non prende nè cibo nè bevande: alvo chiuso (digiuno ): il malato ha vomitato dopo due ore dal suo ingresso all'ospedale. Le pupille sono regolari: il respiro 15, r egolare; il polso è a 46-48, regolare, ritmico: non si sono mai avuti fenomeni localizzati di irritazione motrice, nè di paralisi. Si medica asetticamente e s i lascia il paziente in letto in una carnera tranquilla ed oscura. Potendosi trat. tue di compressione cerebrale, si ventila l'idea d'un intervento: però, siccome naancano fenomeni delle zone motrici, il respiro è norurn le, il vomito non si è r ipe tuto, s i può soprassedere: polso sempre 44-46. Kella. notte si è alzato da ,-.è, eludendo la vigilanza degli infermieri, ha odnato in un angolo della camera, e poi si e rimesso in letto silenziosamente: dorme di coati nuo; perdura 111 semico· scien7.h. Dopo 48 ore domanda da bere e delle uova. R11pidamente diminuiscono i fenomeni di obnubilamento cerebrale (cornmoziont), e il paziente R'alza, mnngia, legge i giornali. li polso continua a manteners i a -15 nu ch e alla sera e anche dopo 15 giorni, in perfetto b"'nessere dtel sogg etto Si t ratta dunque di br11dicar• dia congenita, per nulla legata a fenomeni di com pressione cerebrale. Il fatto è da tearnrsi presente in occasione cli trnumi al capo, con sospetto di compressione: e non dovrà da solo deviare e ingannare il giudizio clinico, e indurre a una trnpanazione. Decorso del tutto r egolare. Lo si trasloca in altro ospedale c<' n la ferita ben grauulante. 71. Soldato T. E dell' .. fan teria . - Ferito il 28 ngos to a l Mendi da un colpo <li fucile al braccio sinistro. Presenta foro di entrata alla faccia esterna, al 3° in•


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CASIJISTICA OLINICA

feriore, e foro d'uscita alla faccia postero-interna, allo stesso livello, con frat t1J1ra. dell'estremità inferiore dell'omero scheggiato, e relativamente scarsa scomposizione dei fr~mmenti, con vasto ematoma diffuso fino all'ascella. Con l'esame r adiografico si conferma la fra t tura suddetta, e s i specifica la presenza di tre scbeggie suila faccia posteriore dell'omero; dalla faccia an teriore si stacca una lunga scheggia a guisa di la ma, con la base in basso in contMto dell'omero e la punta in alto e in avanti, fra i muscoli, sicchè ne ris ulta un V con l'apertura in al to • . Il curioso si è che sopra la diafis i omerale non si osserva al radio-scopio u na

•

lacuna corrispondente a tale ~cheggia. Il quad ro è del tutto simile a quello ·che s i osser va nelle cosi dette mio.~iliossifica11 fi, fraumatic11e, dove, in s eguito a lesioni ritenute per semplici contns ioni o distorsi oni, con esame radiogrnfico negativo, si osserva in seguito una sporgenza ossea lunga e sottile, generalmente situata in corrispondenza del bicipite brachiale ,mter iore, aderente all'omero. Su tali formazioni si è molto discusso, essendo da taluni riten ute come dis tacchi ossei primitivi (come il caso a ttuale confermerebbe), oppure distacchi periostei inspessi ti successivamente, oppure mio.siti t raumatiche, con degenerazione del muscolo e depositi calcarei a morfi, senza s truttura ossea , o da ematomi parimenti ca!-


CASUISTIOA CLINICA

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c ificati. Il malato è trnttenuto a s copo d 'osservaz ione. L e ferite s i man tengon o asettiche e guariscono mirabilmente ìn poco tempo. Apparecch io immobilizia n te: deco rs o del trauroati~mo rrgolarn. Dopo uo m ese s i pra t ica massagg io, movimenti passivi ed atti,•i, e l'arto riarq a is t a in grnn parte la s ua funzio nalità : s olo r esta lievemente limitato il mov imen to di fl e!<sione erl csten :aione e s upinazione . È traslocato pe r ulteriore t rntta meuto. L'uu itn radiogra fia di mostra molto br,ne la lesione. 72. Soldato Al C. del ... fan teria, f.,r ito il 28 agos to a Sclcmen da una p allotto la di srhapoel al fianco sinistro. Presen t a una fe rita con m a rgini lacer ocontus i, g raude come unn. monet a da un solJo, a d ue di t a d ietro la s pina iliaca an terior e s uper ior e d i s ini~tra, c he i:ne tte in un a ca vità ri piena d i coag uli e d i fra m menti ossei. Si dilata la ferita <·on le for bici e s i constata fra t t ura commi· nuta dell'ala dell'osso iliaco: la lamina esterna e la diploe sono frammentate e d isgrega te per un a zona g rand e come uno ~cudo d'argento Si ripuliRce col cucchiaio la cavità d i frattura; la lamina in tern a è anche m olto fra t t urat a: s i lasciano però in sito i fra mmenti prin ci pal i ad eren t i a l periostio (fos,a iliaca iuterna); il tratto superiore, cre~ta i liarn, dalla s pina verso ind ietro i;er circa 3 dita è mobile: lo s i In.sc ii\ in s i to cogli at t acchi muscolari t endinei. Vi e ottusità mobile n el peri toneo, che arriva fin o al li,·ello d elle ~p ine an ter iori s uperiori nella staziomi eretta (ve rsamento ematico ?): stato gene rale buono Il ma lato insis te per alzars i e camminare ! Pulizia m eccanica del focolaio, dre n;,ggio e medicatura asettica a sciutta, come di coni:;ueto : decorso regolare: si consolida b. parte moLilc dell'ala iliaca, s i assorbe il ver ~am r,nto add ominale. Il mnlnto è traslocato in ottime cond izioni dopo 2o giorni di degenza. 73. Capitano A. R. d ei be r~aglieri ciclis ti - F erito a Pia va da nna pallottola d i fuc ile al po lp:1.cc io Rinis tro. F o ro d 'entrat i\ piccolo al la facc ia anteriore interna, 3° m ed io della g a m ba , a un cen t imetro d,i.l ma rgi ne della t ibia; foro d'usci t a a lla faccia voste ro -est eroa, d ietro al paronP, allo st esso l ive llo. L e ferit e sou o piccole lacere, arrossate: l'1u-to è ing ro..;~ato e lr, pe lle t c~a: s i è praticato sb riglia men t i de lle fe rite di circa 2,S centimetr i: fuori esce liq u a me to r bido, san ioso; s i d rena e si medica con garza aset ti.:a. I tra gi t ti s i deterg ono rnp idament P, l'ed··ma tende a scom par ire: l'arto è trn ttnhile .. po<'o Jo lP.nte: le fe r ite si avviano a guarigione. Lo s tato generalti è molto scatle.:itP, il soggetto è pallido e ane ruico La te mper ntura n e i primi 8 giorni è 37°, poi rii subito sule a 3U~- J (J0 ,2: s i ri,nove la medi catu ra e n on ~i trova nu lla elio s pieghi tali ipertermi e: è cessata la secrezion e, la pelle n on è arrossata, i dolori sono molto modem.ti, l'11rto è trnttabile e la palpazione no n pro\'oca d olore; non vi sono edemi. Il pazir:nte a ccusa. dolori n Ile fauci: s i osserva. una diffusa tons ill it e lacunare, cùn n umerosi pu nti,·ini ~ialli, arro,same oto e tum efazione d' nmbo le ton ~il le; le ipert er mie, che facevano d uhit nre d 'un grave pro~ess o iae tt ico della ferita, d ipen dono Pvi den temente da questa complicl\nza toor; llare. Salicilato sod ico, · g argaris m i, beva nde ca lde abboodnnt i : tut to ritorna rapid amente al normale: decor so u lterior e della ferita regolare. 74. Soldato R. G. del .. alpini, fe ri to da tma pallottola di fucile al dorso 1° agosto, al Rombon. 'Appe na colpi to cadde a terra co me ful m inato, con paraplegia complc1ta: da quel monwn t o n on emi~e più orine, se non med iante ,I cate· teris rno. Pre ·e nta un piccolo foro d'entrata sot to l'apofi si del la 7• \·er tebra cer vicale, chiuso da t ess uto necrotico e coaguli di san g ue. Vi è p11rn plcgia as-,olu ta, insens ibilitil, che arriva fino alle ascelle Sono del tutto aboliti i ri Hessi pla ntar e, patellare, cremasterico, addominale. \''è ritenzione delle ori ne, e i>i prat ica il r.ateter ismo ogni 12 ore; alvo chiuso: senso rio comp letamen te li bero, 'l'empera-


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CASOI STIOA CLINICA

tu'ra 88°,6 al suo ingresso all'ospedale. Si deterge la f<Jrit a, e con molta ci rcospezione si rimuovono al cune s ~heggie dell" vert ebra. appoggiate s ul m1dollo: e ùelicato.mente si applic11 un breve drenaggio e si meJica r.un garza asciutta. P olso 80: respiro r egolare I l giorno successivo cefalea, qualche lrggiero delirio emotivo; temperatura 8()0 • Verso sern si accentua i l delirio, il pniente manda alti lamenti; h a tremore a lle mani e moti carpent es. T em peratura 40° 7. A Ile ore 3 della notte muor e. Si r iscorrtra vasta fratturo. dell'arco sinistro delle. 7" cervicale: In durn. meninge è intatta, il midollo è distrutto e ridotto ad una poltiglia giallastra e scarsa, per un tratto di circa 2 centimetr i e mez7,o. Il tubo meningeo è quasi vuoto a guisa di una salsic<'ia, di cui resta la sola pelle vuota nel punto in cui sia stata comprt'SSA. fra le dita. Evidentemente tale distruzione è dovuta non al proiettile, ma ~Ila contusione s,u bita dal midollo, schiacciato fra. l'arco proiet tato in avanti dal trauma, ed il co rpo di,ll a ve rtebra rimasto intatto. Credo che il tra sloco r iuscì nocivo al paziente. Per quanto rigua rda i riflessi, confrontare con i l numero 6. 75. Soldi.to hl. I. dell' .. alpini. - Presenta tubercolosi dt.,] testicolo P.d epididimo destro, diffusa, con num eros i nod i e tistole aderenti Rlla pelle. Stato g euer ale ottimo. ne~suna complicanza polmouare, n t: di nitri organi. Si lega e si r eseca i n tre fasci il cordone spermatico in vicinamrn de ll'ori licio inguinale cu t an eo, e si n~porta il testicolo con gli involucri, comprendendo le fistol e in una. racchetta di pelle sana. :--utura a due piani. Guari gione per prima. L 'epidid imo è bernoccoluto ed in preda n vast!) processo distrut,ti\·o, con varie cavità ripiene di pus denso, altrove soslanza caseos1.: pnreti dEille cnvità irregolari , scavnte. ]! d idimo presenta num erosissimi punti gial li, grandi come una capocchin di sµillo o uu grnno di mig lio. 76. Ila!,!:nzz,:, sl:-wo chiamato G. L. d;an n i 11: suo pnclre è solcl:110 iu un re~gi mento nust riaco e trovasi m Galizia da molti me,i: ri1ort~to solo, dice che fuco· stn· tto da soldat i austriaci con minacce e percosse a coadiuvarli ni,J t ras por to di bombe a man o nelle trincee: iu seguito a maltrattamenti, essrndo,i egli imhrou· cinto e rifiulnto di continuarr, gli fu lanriato r,ontro una bomlm, Lia cui ebbe se,]. tanto asportato l'ultima falan!\'e de l pollice e le due uì time dcll'iudi ce e medio della mano ch,st ra. r\ll'a;;,alto de lle trinr.t,e fu preso prigioniero insieme a soldati aus triaci. Presenta i monconi g ra11u!(•gg1aoti, sPnza nulla di n olt' \·ole; non è necessario regolarizzare le parti ferite. 77. Soldato B. S.. del ... cavalleria. cadde il. 6 setternlire insieme al candlo. e r ,mnse sotto rarcione. - Preseota frattura semplice d,·ll'omero destro al 3° medio. non vi è ferita delhL pelle nè scheggiRmen to, n è a lcun a lesione di ,·asi o nervi notevoli. Si applica l 1 1tppnreccbio immobilizzante. Decor ~o nor mal e; lo si trasloca iu ot· t ime conrli zioni. 78. Caporal e C. G. del . . fnntcrin. - 11 1° s1itte111bre !li Monte Sabotino, nel saltare un p tira petto, urtò colla cosciit sinistm contro uua trave e riportò frattura del fe,nore al terzo medio: non vi è eccessiva scomposizione dei frammenti, o.i ferite della pelle. E munito dell'apparecchio gessato è t.raslocn.to in ottimo con· dizioni snl t reno ospedale. 79. Soldato A. S, del ... fauterin. . - Da parecchie settimane ha notato ing ros· samento del t esticolo destro, che si fece dolente; dit circa u n mc<;e e mezzo si è aperti\ una fi stola alla regione estero:\ dello scroto, clie secerne abbondante pu, cremoso. PresentiL ingrossamen to uniforme d el te!>ticolo, e solo all'epididimo si n ota no alcune nodosità, però nou molto sp iccate. JJ cnnnle deferente si pr esenta


CASl' ISTICA CLIN I CA

13r».

i ngrossato, ma di ralibro uniforme. Il paziente ha notevoli fatti tubercolari nel1 gentilizio. Egli è stato sempre delicato di salute, poco resistente a.Ile fatiche, pallido e magro. Si pratica. la legatura. in quattro fascetti degli elementi del co rdone spermatico, da.vanti all'orifi1-io cutaneo del canale inguinale e si recide: i! moncone superiore scompare nel can9.le: si riba.tt& in basso e si asporta il moncone inferiore e il testicolo con gli involucr i, comprendendo la fi stola in una racchetta di pelle grande come un soldo. Sutura a due piani m al to, e n un soL piano nella metà inferiore del tag lio. Guarigione per prima. Il testicolo è trasformato in uoa caverna irrrgolare ripiena di pu~, c .. nci e filamenti del tes t icolo, distrutto: le vagina.li sono iuspessitee sn!J.nte in tutta l>t loro esteu sione: alla periferia. d ella caverna es iste ancora uno s t rato sottile di testicolo in appare111.a sano. L 'e pididimo è sclerosato e biancastro come t e.s-suto cicatriziale. L iberatosi di que3to p ericoloso focolaio suppurante, lo stato g enera lo ri fio risce r apidamente. 80. ::,::,ldato R. F.,'del ... alpini, ferito il G s ettembre a S. Lucia, da una scheggia di g ranata al gi nocchio destro. Presen ta unR fe rita trasver~ale lace ro-contu~a, lung11. circa 10 centimetri . che attraver,;a la faccia a nteriore della rotuht ( in tatta) e che verso la sua estremità interna (fa ccia inte rna anter iore del ginocchio) e mol to profo nda, a forma di pozzo, da. cui fuoriesce notevole quantitò d i liq u ido. ohiaro gialliccio filante, che ha tu tto l'aspetto . di sinovia. La ferita penet ni q uusi certame11te n e lla cavità artico lare. Ci guardiamo bene dal prnti ca re alcuna e.; plornzione con ~tr t11neati nella profou<lfl forit11: s i pratica un'energ ica d is infezione con beuzina, alcool, tin tura d' iod io; si applica un hreve drenngg io di ga rza settica e ~i m cd ica 11s,'ttica1uente. A ppnrecch io tì~, o n.mo\·i bi I<·. K on ~orgouo co111 pi 1· Cllnze. L"articolazione perm iwe l iben\ da \·er,i1me11ti o dn fatti llogi,tiCÌ' la f,·r it.a granula rnpii.lamentP. La ruohilili, si r ipri:::tina in modo ra pido e co1Hpleto, m i rabilmente. Sl. ~oldato C. G. B. do! ... alpini, f,;r ito il 9 ;;etteml ,re a S. Lucia da una. palletta d i s hrapnel 1111 11 regione sopraclavicoliirc ~inist rn: In p1'1letta viene e., tra ttn al marg ine ::<i nistro d ell'apo{bi ><pino,a, 7• tlor ,l!le: stato gonerale ott imo: 110 11 ebbe emorrn~ia bronch iale. Al lirnc,·io de,tro pre:<en tu un foro di eut mta a ll:i facci!\ anteriore, e foro di u«c itn attrn,·er:<o al tric•pite poslerio n 11ente. l\on vi sono losioni dell 'omero, n ò d,.J fa,cio Vit~coln re e n erv o-;o . L e t't· rite d el brnccio comepure ùel torace s i ma uteugo no 11s ettichc. Deco r,o re golMe. È t raslocato iu ottimtt condiziou i dopo 20 giorni: il v r.,;nme nto intrn.pleu ri co è qua.:;i s compa rso. SZ. :-ioldato F. E. del ... footeri>1, ftlr itù il l!l ago, to al mon te Sauoti uo dr\ uni•· palletta di shrapnel, près en t1L un fo ro rii entn, t a 1\.ll'apo{isi ;spinosa delln 5'' vertebra lombare; il furo di uscit,a al!a rei::ion o retrott-ocan terica di si nistra. ~on \'Ì sono lesioni di vasi o ne r vi importan t i. Ln. forita i n vic ioa nza dell'apofi;:;i ddla quinta lombare è suppurante: da essa fuorit>scono alcuni framm enti ossei piccoli e sottil i, forse provenienti d111l 1os,o ili,1co, (,;pine ili11che po~teriori). Il dccor~o non presenta null a d i note \·o\e. L'ind ividuo nccu«a persisteuti dolori irradianti all'ar to diffusami,n te. 83. Soldato B. A. del . .. fanteri iL, ferito il 5 settembre a S. Lucia da u na pRlletta di shrapnel al bacino : prèsenta il foro d'e nt1·ata alla parte posteriore s uperiore della. natica sinistra (fo•sa iliaca estern11), a.I quale fa segu ito un tr1'git.to !eggermeute obliquo in ba;so P l in dentro, ch e si dirige s ul sa cr o e lo traversi). in. parte: da esso fuoriescono s cheggi e o.;;see minute provenienti df\l s11cro; si s l.>ri glia e si ripulisce il tragitto, e si dre na e si 111edica aset ticamente. ll foro d'u scita a scoppio, Clll\teriforme, è s itun.to a un d ito ~oprn e dietro il gr11n trocan te re


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'1.ASLISTlC.A Cl.lNI CA

di destrh: è grande come uno scuào di argento, da esso sporgono masse muscolari "<lei grande g luteo recise nerastre' e liquido n eras tro, fetido di odore net tamente fecale. Si amplia l a ferita oon taglio cutaneo obliq uo i n ba~so ed in fuori si divarica.no i fasci dei monconi mus colari dei glutei r ecisi, e si scopre un'ampia frattura e omminutiva della parte superiot·'l posteriore dell'osso il iaco destro, che presenta un foro grande come d ue so ldi e n umerose sch eggie libere : un grosso t ratto della cresta iliaca (spina p osteriore-supe riorn) è mobile e ancora a deren t e alle inserzioni muscolari. Nel centro de l foco!aio di frattura il di to spinto profondamente s,,nte una protuberanza carnosa, m olle, levigat.a, che fa .l'impr essione del collo uterino rammollito nella esplora~ione vnginale; sono m asse muscolari della fossa iliaca interna. Si r ip ulisce il focolaio con mol to r iguard o, senza in s isterci troppo, e si applica un drenaggio di garza asettka . li pazient e h a orinato, l'orina è_uormnle; non s i rileva.no lesioni del plesso lombare, n è sacrale. Xel peritoneo vi è versomento liquido (ematico?), scarso: t em pera tura 3G0 6, polso· Go, regolare: stato generale soddisfacen te. Non vi è sangue n elle feci. li decorso ò stato noi m ale, ma molto lungo, il focolaio continuò a elimina re numerose piccole scLeggie, con 11bboo'1ante s uppurazione. Dopo un paio d i settimane il paziente incominciò a d accusare insistenti dolori a tutto l'arto inferio re sinistro, che si è fatto alqua nto a trofico. La motilità e 1~ sensibilitii. e la ci 1·col11zione sanguigna sono conservate. Dopo c irca due m esi è tra.sJocato in buone con-lizioni : pe1·s istono semp re i dolori. U dine, ottobre 1915.


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RIVISTA UI GIORNALI ITALIA~! ED ESTE!~! RIVISl\ DI ANATOMIA E FISIOLOGIA ~UH.\1.\1.E li PATULOGIC.\ Got:(, ~:T. - La. bradtoa :dla da fatloa. Il, 52, 1010).

(IJ11lldi11 de l" Acad,;,11 iP de 111,= c.wc-ine,

•

L'A., avendo avuto occasione di curare molt i militar i frnncesi in un ospeùal e vicino al t eatro di operazione, ha notato con frequenza u n a brndic11rùi a, più o meno accentuata. Facendo as trazione rl al le bradicardie neg li itteri ci e nei conva lescenti, s pecie di reumati5rno articolare acuto, che rientrano nelle forme note delle alterazioni funzionali cardiache, la maggior pnrte dei pols i lenti si cons tatarono fi n d a ll'ingresso degli infe rmi in ospedale, senza che essi presen tassero a lcun stato pato logico capace di spiegarne l'es isten za. ln 133 infermi apireti ci, 44 - il t e rzo cioè - erano bradicardici e 23 solamente t a chicardiac i. In due ter:r.i dei hradicardici le pulsazioni oscillavano fra le GO e le 50 ed in un ter zo fra 60 e 40, o poco meno. :Kessuua relazione si not ò fra t e mpera tu ra e polso. Queste bradicar die si mc.di fica vano o fac:;n do mutare d i posizione l'infermo nel letto o sotto l'iuttuenz~ del nitri t o di a rnil e: s i otte neva cosi un lieve ac celeramen to. La cornpn, ·sione <l.ei globi oculari non ' accP ntuavn la lentezza dei polsi. La tensione arte riosa misurata con l'oscillometro s i dimostrò di solito n orma le o di poco superio re od inferiore alla n orma. Alcu ni di q ues ti bradicard ici sono r e~tati tali per le 3 o -l settimillle del loro ricovero os pedaliero : erano forme, e videntemente, abituali. In altri infermi o il polso in breve t empo è r:tornato al normale o si è notata la trasformazione della bradicardia in lieve tachica.r dia, passeggiera talvolta.. Compulsando i dati clinici di qu est i bradicardici s i nota che t utti erano a ffetti o da dis tu rb i intestinali o da bronchiti .o da dolori reumati ci, mala ttie che si notano di solito !'lenza la b radi cardia: non po,sono q uindi tali disturbi co1:nettersi ad esse. Però la più parte dei brad ic1u·,1ici era costi t u i ta da individui dcp~riti, anemici e con astenie fis iche e psic hiche : tratta vasi insomma di indi v id u i in preda a fatica. Ed è a ques to s tato di fati ca ch e l'A. crede cli attri buire In cttusa della. bradicardia. più o me no passegg era. ~otisi che la lentezza del polso ,·eniva osservata a. preferenza n egl i indi vidu i piri giovani, i meno resis.tenti, cioè i meno alle nati. E' da escludersi l 'aziol!le del freddo, percht'- la p iù parte d i queste oss e1·vazioni l'A . le ba fatte nella stagione estiva. 01tre di queste forme di bradicardie 11s,,olute l"A. ha pure notato il polso lento in alcune affezioni febbrili. Difatti 2 ma larici con tempe ratura o ltre 40° avevano polso 80 cd 81: un pleuritico ed un pleu ropolmonitico con tem(Jeraturn superiore


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RIVfSTA DI ANAT0MIA 1 FI S IOI.Ol;JA NORMALE E PATOLOG ICA

a 88° facevano contare 56 e 58 pulsazioni ; un disJ.>eptico molto deperito con t em • peratnra fra 38° e 880,l presentava polso fra 48 e 62. Finora teoricoimente si affermava c he il surmenage potesse esser causa di bradicardia. Si ha :solo uno studio de l Surel che ritiene la brad icardia con,eguenza di u na intossica7,ione da prodotti tl i d isa~simila7,ione muscolare. L'A. pe l caratte re pas5eggero e p ~r la sen5ibilità alle influenze acceleratrici dellc1 br ad icardie da sunnenage è di p11.nire che siano da ritenersi di origine nervosa.

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RIVISTA DI IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA HAUI<\'. e Goo11m. - Meto j o f\olle l'r~i;s,, 111,:,1icrile, n. 52, l!I Lo).

p ~r 1 , d ta'n fczloni l o ~ ue rra. -

(!,a

Nolle difficili e varie ci r co~tanze impos te dalla guerrn no n è ~em pre r"acile a vere 11 dispos izione rlei mezzi di disinfezio11e, o.i qua li si possa ricorrere 1u 'JUa· lunque tnl)men to. Gli AA. ltanno ,:creato con que~ta nota d i mettere in cddem:a l'uso del formolo e de l permanganato pot:issico. Questo proce,._o di rlis in fe1.ione app:i.rtieue al gruppo dei ,ueto<li che tni liz1.11v:, le r ea,do ni t ermo-chimi che gf,nPrntr ici d i fonnnl,ieide. Giil da parecchi anni è stato const:\tnto e h<' l'n,g~i nnta di certe ;.o,L11 11?.i<, o (I! formolo, o al triossi mcti leoe, determina un forte :iu111ento di tcmpe r,ltll rn. pr,)\'O· cando io poch i is tanti un abbonda nte ,;,·ilupp:> cl i al,leiJe formi ca g><<OSI\ u 1"11' lo meno dei vapori cnrichi di qt1l·~t,a A.!deido, il c ho rnppre!'e nta d ei vanta"~i dal pun to di YÌSta d ella disinf,,7.ione in prvt'on<l itÌI, pe r il fa tto <'he l'acqun semb rn faccia a.umeu ta re J'a7.io11e disi nt'etta ute d;,I formolo. Al cune di que5te r enzioui sono 11tilizzat1;1 pratic1rn1011te per la d is' u t'eziu11e, pre-,entnnllo esse il vant a g~i o che non r ichifl.iono alcun focolR io d i co111h11,t1o ne. Il processo d i disinf0ziooe con~isle uell':igg iungere del pe rinnngan:ito d, pota,-;, alla sol uz ione commerc'ale di form olo La r eaz io ne si a ccom~»q;rm ali un '1c1ffer vescea za molto intensa, e perciò è oppor tuno di se rvir, i di reci pienti un po' pi ù grandi di quan to n on dovc; se rich iede re il \'olume delle sostiinze >1doprnte. Circa la tecnica, si ve1·.';a d :-i pri,ua la s1luzione di p.-rmau~n,nato pota,<sico e poi la solu?.ioue di formolo. La re!)zione s i co mpie immediiitamente o s i prolu11~a lino alla vapor iz;mzione compif·ta <lei form olo, ciò che ri ch iede un tempo molto b reve, calcolabilr circa ad 1/! d 'o r11. È preferibile questo m etodo pe r la disinfezione ,l i ca me ra te, n el qual ca so deve si cercare di r,hiu,l ere tutte le fessure, magari con delle striscia di carta iucoll:ite Cinque o Sl' i ore dopo avveJJuta la r eazione si può dnr 'arin. al locale. Le proporzioni cla us:ire ·ono le seguenti: Formolo del commercio . eme. 20 Permanga11ato potaseico gr. 8 per di~inl'ettarn . mc. 1 Que te propo1·zioni s i po~,-ono ri durre. semprechè sia po;;sibile la chiu,urn per, fe tra del!'ambieute e qusllora la v entilazione pos ~a farsi dodi ci ore dopo.


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RIVISTA D IGIENE OESERALE E BATTERIOLOGIA

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Questo metodo è molto semplice: si eseguisce a freddo senza pericolo d'incendio; p uò essere utilizzato dovunque, tanto nei carri per trasporto feriti, quanto uelle autoambulanze, nei magazzini vestiari, ecc. Inoltre esso è poco costoso, o i prodotti chimici sono facilmente reperibili anche in campagna. E 5so può venire inoltre utilizzato pet la distruzione dei topi; nel qual caso occorrono delle dosi due o tre volte più forti. E' da aggiungere che, q uitlora non si p0tesse avere sottomano il permanganato, questo può essere sr stituito dalla calce vivs, e con questo procedimento per disinfettare un localo di 60 metri cubi, si prendono : litri 3 Formolo del commercio Calce viva k ~. 3 Acqua bollente litri 9 Ques to mi~c u~lio v ino p,,~to in un re c ip iente d i co nt·,•oie nte dime n ~io ne. Ln.

calce provoca una viva effervesr.0117., e une\ par te del formolo s i e va porizza con dell '<,cqua. Dùpo sei OM si pror·ede a llR Yf'ntila7.ioue. S e si vuole eliminare le tr,ic~e .ti tnrlllolo res idue, q ua ndo l'ope rn zio ne ~ t er minata, basta di~porre di un, p i ·"ol,, qLifln t ità Ji a1111nonincn, c he c,•a porando, forrnn colla formaldei le dell'urotroµi11a..

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V.

RIVISTA DI CIIIRURG[A Dl vGEIUL\ hl uno . - L 'osteoalnbei i n ch t, urgi a. d l guerra - (I ·,mr er~a?.iu!li dr>l gr11ppo in i\lila no per propnya nde 11tP<lidu, 11ella g 11erra , . e<lu t a del 2 d icem bre Hllt ).

L'o;;tcosintc,i in trauma toloi:;-ia ra pprl'Slln ta t:lori cn rneute l'idea le dell'affron tamento e dell,, consolidnziono dtille o:-sa, giac:cliò con l'iolerv.,n to ope rat orio nello frnt ture si vie ue ad o t te11cro una ri d uzione geometrica precis fl , Clhe do vrebbe Jnre come con,,eg ueozf\ un a g11:orig 1011e rapi:!a e completa an che dal pun to di vista fuozionale. Ma se qu esto è il postulato t eo ri co, praticnmen te, le di Hicol tà opern t0 ric, in c11.si non infrequenti di in~ucces,i inertnt.i al me todo ed in cui è c.-: trnuca l'a l,ilità dell'operatore, limitano le indicazioni di questi inte rnati II que i casi in cui g li nitri m etodi non possono dare u11a buona gunrig, ione. Qualunqu e s ia i I metodo che si voglia seguire, vi sono delle reg ole g enerali a cui bisogna atte11ersi, se si vogl iono avere probabilità di s ncces,i, e fra questo in primo luogo ùisogoa aLLenorsi alla pil\ scrupolosa ase ps i, per che il te3s uto osseo si d1feude me uo ùene degli altri tessuti contro i g ermi patogeni. e g li iaquiua.meu t i, le suppurazioui portano spesso lesioni d'una guarigione d ifficile a len t a , come osteit e combacian te, necrosi, ecc. Ancb" il momento dell'interve nto ha. grande importanza; 1.,i,.;ogoa. evi rnre, per quanto è possibile, le operazioni d'urge nza, ed operare quando l'iofil t mzioue san· guigne. è completamente scompllfsa e quando i feuomeni contus ivi sono allon ta.· nati i i te5suti edematosi, infil trati, più faciliue ote s i infettano ; però non bi$ogua. ritardare fino a quando comincia la ossificazione d el callo. I n g enerale per l'a rto su periore si intervieue dopo 8 -10 g iorni ; pe1· l'arto inferiore dopo 10 -15 giorni.


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RIVISTA DI CHIRURGI A 0 1 GUERRA

Questi prrò non sono canoni assoluti e possiamo essere obbligati ad intervenire d'u1·g~oza in caso di emòr rllgia g rnve, per r otturn di un gros-;o vaso. Dovendo aprire i l focolaio di fratt ura per frenare J"emorrngia, è logico che contemporaneamente si pron·eda nlla sinLesi delle ossa per evitnn, un s ,•coudo atto operativo. C:o$i non biso;na procrastinare l'opernzione, quando c'ò fu orusciti~ di un fram mento osseo n tr,tv<Jr.,;o i t eg umenti. o minaccia di pe rforazione della pelle e nei casi di com pressione nervo~!\. La tecnica della chirurgia delle ossa comprende una serie di m R.novre per le qu:,l i abbisogna uuo strumeorario adatto, senza il quale ogni Ya.lentia di ope· rntore si infra nge contro speciali d ifficolt ,\. !'.e s i pensa ai dive rsi tempi nei quali è di,·isa l'operazione: inci~ione de lle parti molli, pre pua1.iono dei monconi o'lsei. riduzione, fissazione te1oporauea , 6ssa1.ione doHui tiva, iw t um tielle parti m olli, si comprendi! quanto vario e speciale deve essere lo stru 111ent1nio. Di questo, alcuni strumenti sono nece,.sMi per tutt i i metodi. come le . pinze, le t enngl ie varia• mente an g-olate ed inclinate, le s~orbie, i perfora tor i; altr i uppartengono eschisi . vamc-ute :il metorlo scelto, co me tili di metallo, viti, ph,cche, cliio li, fis,atori, ecc., ma cti •p1e,ti si dir/\ i o seguito, parlando d ~i sin~oli meto<ii di osteosiates i, i qua li tutti si propongono la r ico,titu1.ione anatomica esatta dcl l'osqo fratturato. J.~y11tura. La legatum cl~lle ossa o i;en;lage second-> i Francesi, è il più semvlice ed il più antico metodo di r iun ;one delle ossa fratturate; BerengerFernnd d ir.e che rimouta all'antichità e che è an cora usato in alcuni popoli selv11ggi. La le~atura di,! le o., sa. i:he c.>n«iste nel circonònre l 'osso d.'un cerchio solidÒ, può considera rs i come il mezzo p iù efficace per produrre un contatto int.imo, quai,<lo i frammenti ossei present a no molta obliquiti1. L o <otrunwntRr io per eseguirlR. e la t ecnicll sono sempli ci; ridotti i framment i e lì,;,ntili temporaneame nte con due tenaglie pt: r mezzo di un pa,;s!\fìlo cu rvo, s i t'ttnno pa,~,1re dei Hli di. metallo, che po<;sono es,ere di rame, argento, ferro, bronzo alluminato, ecc... che vengono poi legati. La legatura, sia semplice che doppia. ,lev' es,cre sempre a dattata pc rpPnd,c:olarmente n.lla linea <li fratturn, poich~. se ~i fuc~sse pe rptnd icolare all'a,~o dt>ll'osso, i frammenti faci lmente slit· terebbPr o fra di loro. Ad evit,ue tale inconveniente. si suole pratic1u e alla supl'r,frit:l 1iei fram11HH>l i un SJ lco per megl io tratteuere il filo. Per la legaturn vi sono diversi processi, t'rn cui meritano di essere menzionali quelli di Dollinger, c-he r info r ia i fili cen-hinnti l'os~o con nitri di so,t e.g;no. qul'llo di Senn, che fa una J-,gntum trnnsframn1enta r ia dopo ave re perforato i due fra111ment i o<<;ei perpendicolarmente nl p iano di frntturR: anche la IPgnturR. qunJr.it>1 Ji L ej,,rs ri eqce 1nolto solidrt e ;;i esrgui~ce praticando 1ue fori nei framme nt i, ma questi due proct>ssi stanno fra la l1·p;>Llurn e la. sutura, appunto pe rchc per fo rnno l'osso. Il Lam botte ha proposto una legatura metalliCt\ che viene s trett,1 ,:oa u1rn vite e che pare dia bu)lli r isultati. La legatura o;;sea. sohb!lne sin. un m .. todo antico, trova anco m utili applir.az ioni P ,;pecialuwnte, come abbiumo già. de tto, ne lle fratture oblique ed in alcune f'rattun, cornminu te. 8 11/u ra. - La s utura oiasea consiHe nel perfornre i fran11nenti con un comune perforaton• e ne l riunirli passando uo t!lo rn~tall ico nttrnverSJ i fori. li filo per ri usci re t-fficace deve !':ompre pas~are perpendicolarmente eJ i l più vicino possibile alla lin~a di frattura. Un !Solo filo dillici lmeu te bR~terA, e se la. fratturR è tra~,·er:,n.le, i due frammenti fan\t,oo leva attorno a d e~si, ed è perciò che più spt>s ,o si r ico r re alla sutura ad ansa, ed alln sutuni multipla., secondo i casi.


RIVISTA .0 1 CHIRUROU DI GUE:RRA

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La su tura delle ossn è 'il modo più · semplice e più comune di riun ire delle ossa; non esige !!trumentario complicato e costoso, ed è perciò che è stata pra· ticata. largamente in chirurgia. Ma essa, specialmente nel tratta1nento delle fratture diaiìsarie, presenta dei gravi inconvenienti ; spesso è insufficiente come solidità, e coi movi menti si possono rompere o rilasciare i fili ed avere spostnmento d ei frammenti; inoltl'e la perforazione d elle ossa compromette la loro nutrizione, per il fa tto che il foro che si deve praticare deve essere di necessità più grande del dia.metro del filo da usare e favorisce perciò la penetrazione di germi, e quindi rende più facile i process i di o.s teite, che ri tar dano ed anche com promettono la consolidazione dell'osso. È per questi inconvenienti che attualmente si è meno larghi nel fare In s utura o ssea, anche perchè vi sono altri process i che la surrogano con v a ntaggio . ..4.vvitmnento. La vite dovrebbe esse re la base dei mezzi rii unio ue ,folle ossa, giacchè risponde a tutti i des iderata dell'osteosintes i: soliditlt, fa cilità di a ?Pl i cazione e di es trazione, pochi pericoli di inquinamen to. L 'applica zione di e ~se, specialm@nt@ nelle epifisi, è faci le, Il possono @lis13re di due varietit: con punta perforntrice, che per mezzo d{ un mandrino che si nttacca a d un comune perforatore, posso110 forare l'osso rim:rn11ndo poi io sito o senza p unta pe rfora. trice. Queste ultime per essere a <latto.te n ecessitano cli una previ11 perfornzione dell'osso. Anche le viti seguono n ella loro npplica:,;ione le leggi generali, ciot: devono esser e fissa.te sempre in di rezione per pendicolare al piano di frattu ra: per le epifisi devono avere u n passo più largo; pe r le di a6:;i, data la loro <lurezzn, i l passo di vite dev'essere pi ~1 bre ve. L'iwvibameuto del le o.s.,a trova la sutL applicazione in akn ne fratture <!elle epi6~i ed iu quelle oblique dia6sari e. n elle quJ\li la olJl iquitt\ non è molto acl'en tuata, chè in questo cr,so è meglio ricorre1·e a lla logatur11 1 i n al c1 mt.' frnt1ure oblique just n-epifi~ar ie, la dove non sono applicabi li altri 111etodi; 11011 è buona r egola applicarlo nelle fh,tture mul tipli. L'unico iucoD\:enieu t e dell'n\' vitamento di r itto e la 11ecessit,1 della Jopµia pcrfornzione t otid e dell'osso, con tutti gl'incon ven icn t i da questa d crivant.i. P rotesi p erdula a placclM. l ~e viti hauno dato la possibil iti, di r iunire i fram menti ossei per mezzo di una lamina 1·igìda IL,sata per me;,.1.0 di viti. Le placche clie si sono u,;ate sono cli sostam:e \'arie, come osso decakìficato, celluloide o dì meta llo: oro, argento, pla tino, al lu mi11i<?, mag nesio, a cciaio, ecc. Le plncche bi,-ogua eh!? siano r igide e uon facili'nentc defor iu:tuili, perchè altrimen t i può darsi ;l caso che s i pieghino, ripl'oduccndo lo spostanient o e fa. cendo guarire la fraUu ra in posizione vir.iiita. Sono lu11ghe da due a q11i11dit·i mil limetri, sono curvate a doccia r ettilinea, tranne q uelle curve nel senso della lnrg hel':za per la dia fis i femorale e perforate d i 5 io 5 mm., per far si che le viti possono essore applicate nei punti più propizi. Questo tipo di protesi non deve mai essere impiegato per ossa corte, nè per le epifis i: i.i possono sempre fissare queste fratture in manie ra pi ù S1<111plice, ma trova la sua m igliore applicazione nelle fratture diafisa ri e delle due ossa dell'avambraccio, in quelle justa-epifisar ie e del femore, della t ibia o dell'omero, quando per la vicinanza delle articolazioni non s i possono usare altri metodi, e nelle fratture del mascellare inferiore. lncm:igliamento. - Un altro metodo di protesi perduta è l'incavig liamento, in cui si adoperano delle caviglie d'acciai0, d'osso di vi tello, ste li d'osso decalciticato.


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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUER RA

L'in cavigliamento può ess ere trans-fram mentario, quRndo è fatto infiggendo i cavicchi t ras versalmente n ell'osso, dopo t'he questo s ia stato perforato, o centra le quando il pezzo di riunione sar à. introdotto nel canale midollare dei due capi e servirà. da s u tore assile. li cavicchio intramidoll Rre dovrà essere grosso. dov rebbe entrare anch'esso a sfregRmen to, ed abbastan~a lungo per provenire ogni inclinazione laterale. :O.fa l'incaviglia. mento centrale molto spesso è mal tollerato ed espone a facili osteomiel iti, R frequenti supµurazio ni, tanto che ora Il poco usato, e quello t ransfra mmentario è sost itui to con successo dalle viti trasversali. l'rolesi esterna col /i.,sature. - Questo apparecchio, che sarebbe troppo lun go descri vere minutamente, è destinato unicamente a lle frnttu re diafìsnrie: il m etodo consi~te nell'mtig~ere nell'osso delle lunghe viti, che v engono poi solidamen te attaccate, d~po a ,ere portato i monconi as,a i a stretto conta tto ad un tutore esterno, che l i fìs~11. n ella posizione che a loro s i è data. L'idea delln protesi es terna non è n uova, e già. per quanto in mnnie ra emhriona ri n, n e parla Rigirnd, mn quello che h a ideato apparecchi pratici e che ue h11. d ivulgnt.o l'uso è s tato i l Lamliotte. Il fi,satore presenta anche il vnntnggio d i poter fa re coneggere uua ri duzio ne cons tatata con la radi ologia difettosa fa cendo agire il complesso o parte delle mad re viti, s ino a che l'os~o non s ia complcta:ucote a posto; oltre di questo può essere ndntto.to e levato co n faci li tà, ed infìne permet te d i poter controlla re lo s t ato di co11solida,r.ione del callo prima d i essere levato. Hn quinrli sulla protes i perd uta unn grande superior ità , quelht cioè che non lascia cor pi !'Strnne i nell'org,lnismo, che spesso non sono tollernti. Presen ta però l'in conveniente di e;;porr e la fer ita 11.d infr zione secondnri a p er il trnmite dei buchi attravMso cui passano le viti, e di lnsci:ne de lle cicatri ci più marca.te, pt·rchè In pelle non può essere completamente suturnta dopo l'atto oper&.t ivo, come si fa cogl i nitri metodi. Trova la sua applic11zione nelle frattu re diafisiirie trasversal i, in quf'lle legge rmente obliq ue, nel le fratture frnstnglia te, in quelle comm inu t e ed in quelle doppie. fo chiodamentu. - L'inch iodamen to non viene u sato che per certe fratture ar t icolate : h1 v ite è sem pre preferi bi le, perchè s i può adnt ta re con più precisione, ed è più solida, ma in cert e fratture delle su per ficie carti lag inee, dove non è bisogno di una g rande solidità e dove sarebbe diffici le applicnre un!\ v ite troppo fine. il chiodo può r endere buoni ser vigi, come anch e ris ponde bene n ei bambini, in certe fra ttu re epifisarie e nelle frattu re dP.lle fn.Jangi e della testa de i meti.c11rpi. I chiodi che si a doperano so110 di acciaio n ichelato o di argento, soLtili, lunghi da uno a due e mezzo centimetri, e siccome si adoperano sulle ossa spugnose, n on hanno mai Lisogno d i fori preparati, ma si mandano giù a piccoli colpi di mnrLello. /JulltJnamento. - li bullonamento fu ideato da Depagc e viene fatto con dei bulloni di fe rro o di al t ro metallo dutti le, di uno o due millimetri d i diametro e di lun~he~7.a variabile a seconda dt::i casi. Ln tc•ta ò rotond11 con curva ad uncino, l'a lt,·n est1·emitll porta un filo per la fac ile npplic11z ione nell'os~o, che può essere prima perforato, pe r da re pas,aggio al bullone ; dopo 1'11pplicnzio11e del bu llone la madrevite vie ne rafforzatii a mezzo di una ch i,we speciale. Il liullo11a mento dà u na fissazione solid a con un m1 01mo di metallù pe rd u to : però la sua applicazione è soveJ1te ditricile e n ecessita un g ra nde scollamento


Il [VIST.A DI CR IRURG f A DI GUERRA

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delle parti molli od una doppia incisione, e l'estrazione dopo la consolidazione è ancora più indaginosa. Viene adoperato in quelle fratture in cui l'osso è s.;perficiale, come, ad esempio, nelle frattùre della rotula. Uncinamento - L'nncinamento l'i fa con gli uncini di Sncol,I e di Dujanier, che sono di dimensioni varie e che hanno come caratteristica una serie di intacc hi sulle punte, che permettono loro di entrnre nell'osso senza sgretolarlo. Come tutti gli altri •metodi, anche l'uncino dev'essere applicato perpendicolarmente alla. linea di frattura. Avvicina t i i frammenti e praticati i due fori 1 che devono corrispondere esattamente alla distanza delle due punt e dell'uncino, questo viene applicato e con piccoli colpi del martello · Ji Dujnnie r, dnti alternativamente a ciascuna estremità delll\ assicella .sopra hL punta, si incastra completamente nell'osso : di uncini non hisogna. applicarne mai uno solo, ma piuttosto due o tre. Questo tipo riesce utile nell-, fratture delle ossa s pugnose e delle ossa piatte. Questi sono in rapidi cenni i vari metodi di osteo sintesi che l'A. ha cercato colle proiezioni di rend ere p iù chiari. Como rilevò, essi non sono di facile t ecni ca, nè di facili, attuazione in chirurgia d: guerra, perchè richiedono uno strumentario a.datto, chirurgi provetti e locali nei quali _sia possibile prnticare la più scrupolosa ase psi. Gli inconvenienti che danno sono le fac ili intoll,minze, dovute in gran parte a ll'inquinamento della fer ita, che purtroppo non s i possono evitare, perchè bi!'ogua fare delle ampie incisioni, e perchè l'ope razi one, per quanto condot ta spe•iitamente, non può essere di breve durata. Se si porta uno sguardo alla s t atistica di Lambotte, il più strenuo sostenitore dell'osteosintesi, troviamo: su 52 protesi p«rd ute l'intolleranza s i produsse dopo qualche settimana a qualche mese in 24 casi, n ei quali si dove tLe es t rarre fa placca., ciò che é uguale al 46 p. ·100; su 153 casi ·di avvitamenti perduti lo s tesso inconveniente si presentò 68 volte, ciò che risponde al 37 p. 100; s u 81 casi di legatura circolare e sutura con filo m etallico i liii furono estratti in 19 casi, cioè nel 23 p. 100; però mai l'estrazione dovette essere fatta prima del consolidament.o delle ossa, ed in alcun caso diede notevoli inconvenienti. Ma da. questa relativa fa.cilit/\ di dover e intervenire una secondi\ volta n e Yengono due considerazioni: la prima che l'apparecchio o la. s1.1tura devono sempre essere applica.ti in maniera che sinno facilmente levahili, pel"chè non s i può .mai pre,1:dere se S1\r11nno sopportati; la seconda che si deve in ogni caso fare pro· :,ente all'operanda la possibil ità del secon do intervt:loto. perchè quesi.i non attri• buisca ad imperizia de l medico ed a cattiva riuscita dell'o perazione c iò che è inerente al metodo stesso, .L'ideale sarebbe di poter':> u sare mn.terinle facilmente ria!>sor bibile e nello stesso tempo solido, e studi si sono già fatti e s i stanno nncorn faceudo col mag nesio, con l'osso decalcificato reso più duro col formolo, coll'acino uranico; cd anche nitre sostanze vennero sperimenta te, ma ancoro. il problema rimnne insoluto R estano quindi gli incon'l"enienti di cui s i è parl~to, i qu1\li con,ig lin no Rd essere prudenti nell'mtervenhe e di riconere alla osteo~inte~i. qunndo la l'r11Ltu1·a è tale che coi mezzi incru enti non si può riusc ire ad ottenere una buona guarigione, s ia dal punto <ii vista anatomico che funzionale. Nelle fratture riportate in guerra una graude limitazione nll'iatervento a cielo scoperto ci viene data dalla natura stessa della lesione ; sono fratture com· plicat e e aperte, perché prodotte da. pallottola di fucile o di shrnpnel e da scheggia


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Rl'1STA OJ CHIRURGI A D[ GUE RRA

di g ranata. o bombe a mano, qu asi sem pre su p pu ra n t i ed eccezio nalmen te in iStato di asepsi assoluta; m a n ei casi in cui si p uò e s i crede opportuno bisogna in t Hve n ire secondo le n orme g ià de tte per r idare a l · paese il magg ior numero possibi le di uom in i validi e per cercare di fare q uanto pit\ si può, a pro di quei valorosi che versano il loro san gue per u n a pi ù g r an de Italia.

c.

Ti::11R1EN. - Ferite orbito ooul&rl oHerv&te ln guerra settembre l\Jl 6).

(l'al'iS m 1;dical,

L'A. in-endo fotto 1620 osservazioni Ji distur bi v1s1n m segu ito a. ferite riportate in guerra , n e es pone a ccura tamen te il r:sul ta to, in un proge\·ole articolo, · c he r inssu~1ia1:uo. Per la chinrozza. della Je,;crizivne egli d i \'ide le lesion i es.serva te in quattro gruppi: :-{e l 1• grup po comprende le lesion i di rette del g lobo oculare e <lei suoi an nes~'i (pal peb re, muscoli, orb ita ecc.) deu, rmi nate da d i fferent i varietà di proiettili. Nel 2° grnppo e~pone le lesioni indirette : l'alt e razi one del g lobo non è pi t1 l,~ conseguenza diretta de.I trau ma, il quale in vece ha agito ad una dis tanza pii, o rnuno considera\ ole dnll'occhio. Il 3° gl'uppo compr cnJe le Je;;io u i a distanza: lesioni visive proJottesi verosimilmen te io conseguenza delle v ibra zioni dell',nia determinate dall o scoppio dell' esplosivo. Nel 4°, finn lmen te, l',\. espone i un,-i di d i;;tllrbi vi,;ivi senta lesio n i, dipend~ nti in ma-;~i11rn. parte d;t ps ico11e vrosi. 1° (;1n: 1•1 o: lesioni d i1·eue (globo, a 11BeS:ii e vie ottiche) e ne n ·ose (feri te del si 11.1patico cervicalt>, t rigemino, facci a lo E:ct., . a) J,esioni clirelle. Formano quasi 1:. totalità Lloi casi osser rnti. I consegue nti disordini \'ariano ,:econ.Jo l:t na tu ra d,·Il'agcnto vu lnorn.nte, In sede e l 'cslension\l della re ri l!l. L'A. distingu e due ca~i hen cl ill'erenti secondo che la lesione è localizi::lta al globo oculare e Slil 1wrvo ottico, J.>rima del ch1as ma, oppure sulle vie o t tiche fin<> nlla corteccia cernhrnle. (; !olio oculare: - l proieuili di fucile proJucono Je fHile più gravi a causa d,·1 grnnde potere di penetrazione. So il proiettile ò dire tto nel senso not;:;ro post erio re produce fatt i consid<!re\'Oli perchè pa~,;a oltro l'ol'bi t,\ nella cavitii cranica, dando cosi la mor te del col · pito. quasi se111pre. Per fortuna però queste feri te sono poco f requenti. Piit fre'l ncn~" è in \·ece un tra ~i t to obi iqu o : il proietti le t ra \'erila la radice d••l naso, il glvi.Jo" l'orbita, 11sce nJo da l con torno d i questa cnvit/1.. ,'.\., è cous,·guenza la rlistruzi(,n e del gloho : occorre quin d i procede re all 'enu clc,a7,ioue o rc~olarizzaro qnel l,1 e n uclt!azione già in iziata dal proiettile. Tal i fori te iuteres~a uo uatnrnlnwn tc anchu le pnlp- bre. Si abbia cura m tn li casi di l avar.i bi, nu la r egio110 con acqua e sapone, di -tocc,ire le superffrie c ru tin ti con t111lura di 1odo, o con cloroformio ioJ:uo ( I : 20/, sutu randole poi, qmrndo 110 n si:1 lni.scor.so molto t empo ù n.l ,uomeuto in cui si è s tab ili ta la lesiont:l: in qu esto cu..-o ~i farnuno applicazioni um:<le e )a \·aggi antis etti.::i (os,;icianuro di mer cu r ;o 1 : 10.000 o a.uche 1\cq ua d i Javel al 3 p. lOOì, spolve rnrnen to d1e llr1 fe rita e b~n tlaggio occlusivo. L'enucleazione - qua nrio è necessaria - non sir, ritar..!at a pel' t ogliere og 11i pericolo di oft1d mia siiopat ica . Nel-


RIVI , TA DI CHIRU.ROU. DI GU E RRA

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l'operare gli occhi già frantumati da proiettili si stia a ccorti a non lasciarenella cavità alcuna particella di tessuto sclerale o coroideale. È inutile la sutura della congiuntiva, e perchè è più sicura la protesi quando la mucosa non è suturata, e percbè questa, maltrattata e ferita, darebbe luogo, c icatrizzandosi, ad una riduzione del cavo necessario per la protesi. L'occhio a.rtifìciale sarà. applicato più tardi, L' A.. h a n..otata la rarità delle oftalmie simpatiche in guerra; nei suoi cas i . non l'ha. maii osserva.in: il che è conseguenza della rapidità dell'intervento. Certo vi son casi dubbi; però quando un occhio nulla dà da sperare circn la sua. funzionalità, quando si sarà sorvegliato per qualche tempo l'andamento diella ferita, s'intervenga ·senz'altro, ricordando che l'oftalmia simpatica non insorge mai prima delle 3 settimane seguenti al produ rsi del trauma. È eccezionale il caso in cui il proiettile colpisca tangenzialmente \'occl,io, producendo semplice abrasione degli strati superficiali corneali : l'A. d i tali fo:rme ne ha osservati 2 casi .soli, i quali guarirono rapid issimame nte, uno dei qi1al i con residuale lievi,,sima diminuzione visiva. Se il proiettile penetra trasversalmente, spesso interessa tutti e 2 gli o~hi,_ ed in tal caso la cecità ne è la conseguenza. Secondo che il proiettile pnssa più o m eno profondamente oa obliquamente, i due occhi possono essere diversamente lesi, più o meno, oppure sono interessati i nervi ottici, i qua li o son recisi dal proiettile, oppure rotti dalle schegge ossee proiettate su di es!'i. In quest''ultlmo caso - lesione del n. ottico - l'occhio è intatto, ma la visione è s penta: le pupille sono largamente dilatate, il riflesso alla luce ò abolito. e spesso l'oftalmoscopio rivela larghe emorragie r etiniche, s pecie intorno alla papilla, r otta tal volta per la trazione esercita ta dal trauma s ul nervo ottico. Talvolta l'obliquità del decorso del p roiettile fa sì che un occhio è direttamente ferito, mentre l'altro è intatto, ma cieco, per lesi one del n. ottico. Quando il globo è Dotevolmente maltrattato, l'enucleazione s'impone: se è leso, il solo n . ottico, l'occhio può esser conser vato. Se il proiettile non è uscito, sulla gu;da di una radiografia, se ne potrà tentarel'as por tazione con la s peranza che non vi s ia feri tu, ma compressione de l n . ottico, la quale può sparire dopo l'atto operativo, ridounndo cosi la visione al ferito, Le lesioni bilaterali su cenoate sono pet· fortuna meno frequenti dello unila tera li. L e ferite da scheggie raramente interessano i due occhi e sono di sol ito meno gravi, e ciò per la po,;:a forza di penetrazione. Anche in questo caso, se il glob<>· or.ulare è pit\ o meno distrut to, si inter v.engn. subito con l'e nucleazione Se è penet rata nell'occhio una sola scheggia e ques ta è poco voluminosa, si avranno di solito emorragie n ella camera an teriore ed abolizione della visi.o!U:6;_ Il g lobo in tal caso presentasi ipere mico e l'esame diretto mette in eddenl!la uzw.. ferita li neare di forma. ed estensione variabile, sit uata sulla sclera e snlla ccrn.en o interes3ante entrambe le membrane, con fuoriuscita di qualche parte di ·vitreo.. In tal caso bisognerà occludere la ferita e proteggerla ùa infezioni Si ricoprirà allorn la ferita o tota lmente o parzialmente con la congiuntiva, bulbare, accuratamente distaccata dal s uo contorn ) corneale, distes:i. e sut11rata_ Non è qui il caso di descrivere minutamente h tecn ica del ricoprimento totft le.-o parziale dtll'occbio, di cui si trove ranno estese notizie n()l lnvoro del Terso1"" (Bollettino dell'Accademia di medicina, Parigi, novembro H>ll). I fili di sutura sara nno asportati qualche gior no dopo l'intorvento, e l'occhio.. sarà così risparmiato tanto da poter talrn'.ta a cquistare a nc he parte della vis ionlli-. to -

Glornalt di medic i 1111 mi/ilare -

Fase. li.


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RIVl ~TA DI CI:llll U r!GIA V I GU~:1mA

Corpi estranei intraocttZ.ffi. - S pesso l'occhio appa re semplicemente contuso, mentre in realt/\ esso ba nel suo inte rno qualrhe schegg ia· In tali casi sia sistematicame nte eseguit.o l'esame rar!iografico, anche quando non sia Eividente alcuna porta d'e ntrala. La radicgrafra s ia fatta. di profilo. Se -esiste il corpo estraneo l'inte rvento sarlt. s tabi lito dopo il risultato di una accort.a -e non t 1·oppo prolungata sorveglianze.; natnral menw la prima minaccia di oftalmi te sim patica da rà l'indicazione pcl pronto intervento. J,e;:ioni delle p alpebre e delle ossa . - Queste r.omp licano d i solito le fe rite Lui bari. Se la ferite. palpebrale è n et ta e non infetta, dopo a ccurata nntisepsi, si potrl\ procedere a lla. immediala sutura. Se la ferita data da più tempo, o è est esa occorrerà a s pettare la scompa rsa dell'infezione, e In completa formazione cicatri:ziale per intervenire poi coi soliti metvdi d i plnst ica. Le lesioni orbi/arie non presentano nulla d i s periale : io primo tempo le solite c ure, in secondo tempo si porrà mente II correggere le retrnzioni cicntriziali e le cicatrici viziose. I corpi estranei infraorbilari saranno r icercati con la radiogrnfìa eseguita di prospetto e di profilo. Se il corpo estraneo non ò:\ irritRzione e la. vis ioni! è comp letament e abolita, può esser lasciRto in sito. NL,I r Mo con t rario bisognerà 11sportarlo col controllo rad iologico anc he durante l'iute r vento. Le,;ioni del tr.1tfo ottico. - Se l'ng,mto nilnnan te 11gisce innanzi a l chinsma -si a v rà nat ura!mente cecità o d i uno o cloi due occhi; q oando la lesione è sul -chias ma si ha emiano psia eteronima rperd ita delle 2 me tà tem porali o nasali del campo visivo), se è fra chinsma e cor teccia ;;i ha em ianop;;ia omouin·a (perd ita di 2 me tà corris pondenti d el C. V.). La forma eter ouima è eccezional e, frequen te è l'omonima. b) L esioni neri:o.ye. - Sono costituite dal la paralis i fa·cinle, dalla s indrome -oculare neuroparalitica e dalla paralisi del !iimpat ico cervicale, per lesioni rispettivamente dei n. facciale, trigemino o simpati.:o. La paralis i faccia.le è consegueuza di ferita del nervo nella rocca o nella em orgenza. In circe. 10 casi I' A. b n osservati i sintomi di \tna paralisi periferica, sema disturbi t rofici corneali, tanto che ma i si è imposta la necessità di una tarsonafia tompon:i.nca por protcggoro il globo. La sindrome ocula re neuroparalitica (De L a persoune), d i cui la chera tite è il sintomo princip,lle, è .:on<;eguenza d'LJna lesione del t r igemino. L a taraorrafia arresta la cheratite e la g uarigioae avviene con un leucoma centrnle e con visus ridotto ad '/ 10 circa. L a paralisi del si mpatico cervicale ò conseguenza d i una ferita del tronco uervoso alla regione cervicale. I dist urbi variano secondo la sede della lesione. La -sindrome di Claudio Beroard è g eneralmente incompleta : i disturbi si limitano alla contrnzione ed al restrmgimento pupillare, senza fenomeni vAsomo torI né secretivi. L'A.. ne ha osser vati 3 casi a sindrome iucompl!'ta e cita un caso capitato al De Lapersonne, in cui la sindrvme era caralterizz.-ta da ptosi, esoftal mo e mios i. Questa sindrome, provocata da un frammento di proiettile indovato nella 6" "'t'ertebra ce rvicale, s comparve qualche ora dopo l'estrazione del corpo est raneo, ~ be fu fatta con la laminectomia. 2<' G Il UPl'O, - Lesioni indirei/e. - Queste, come abbiamo innanzi detto, sono -effetto di un trauma che ba agito non sull'occhio, ma s u di una. regione più o .-mono \·ici nn. Trnltnsi di solito in ques li casi di lesio11i coroideali, emorragie, rot-


RIVISTA DI CHIRURGIA DI GU KRRA

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ture ecc. L 'esame oftalmoscopico dimostra che le rotture della coroide accompagnano le commozioni e le l esioni della parte ossea della faccia. L11grange e l'A. ne banno visti vari ca.si. Tre volte questi due AA., in separate osservaz ioni, han no osservati parziali scolla.menti retinici, 4 volte emorragie retiniche, 3 volte emorragie intraocului. Le più interessa nti sono le al terazioni m11culari, le quali, a giudicare dalla presenza d i un edema che persiste ancoro. qualche giorno do po il trauma, debbono verosimilmente r itenersi la conseguenza di un edema primitivo della retina, cou scompars a secondaria del tess uto di so,teguo Natu ralmente nelle lesioni macula.ri la visione centrale è perdut a, o cons iderevolmente diminuita, e l'esame c11mpimetrico r ivela la presenza di uno scotoma centrale, di estensione variabile. Le stasi p apillare è una consegue nza frequente dt'lla gran parte clelle l esioni del cranio, specie delle fratture. Non può trars i dalla maggiore o mi uore intens ità, dell'edema di un lato o dell'11ltro alcu n dato s ulla sede della frattura. Essa è conseguenza della tens ione intra cr nnica e rnpidamente scompare con la puntura lombare. Cecità unilaterale da lesione del n. ot/ico. - J:; la consee;uen~a di una fratturn orbitaria propagata al fornme ottico (trnun1i sui bordi orbitari ecc.). La perd ita della vistn è istantanea, la midri11si consi<lernvolo, con perdi ta del dflesso dirotto e consensuale, malgrado l'integrità del fon do oculnre. 3° GnurPo. - J,esioni a distanza. - Il disturbo v is ivo è verosimilmente la cousegucnza delle vibrazioni d ell'aria dder mi,rnte dallo scoppio dell'esplosi vo. L'azione si esplica su i segmenti anterio re e posteriore dell'occh io. Il solo scoppio, anche a breve di~tanza, puu bnsta da sè solo a produrre le lesioni che s i osservano: all'azione d i esso si aggi un ge la proiezione sull'occhio, sulle congiuntivo e cornea, di polvere o parti celle di terreno. I di t urbi che si osservano ~ono infìnmmator'i, nervosi e sensoriali. I sintomi infiammator'i o, meglio, vasomatori sono i seguenti : Iniezione congiunti vale, che, lie ve mii primi rnomPn ti dopo l'accidente, ragg iu nge il s uo massimo d 'int ensità 2 o 3 giorni più tardi. La secrezione è ins ignificante; l 'esame battMiologico di essa è negativo. Juie• zione pericheratica l ievt-. Restringimento pupillare : evidente conseguenza della r eplezione dei vasi pupillari e di uno spasmo dello sfin tere pupillare, del corpo ciliare e dell'accomo· zio ne - Non es iste irite. Smtomi non rari di cher11tite superficiale, con alterazioni epiteliali o sottoepit eliali nella vicinanza della pupilla - trattasi d'infiltrati leucocitari a gglomerati attorno a finissime polveri incrostate nel tessuto corneale, proiettate s u questo da I la esplosione. Questi sintomi di congiuntivite e cheratite pers istono a lungo, spesso mes i. I sintomi sensoriali sono obbiettivi e subbiett ivi e sono caratte rizzati da int ensa fotofobia, che dura quan ta è la durata dei s intomi congiuntivali, e da di· minuzione dell'acutezza visiva (disturbi corneali, spasmo ciliare e contratturn dello sfintere pupillare), I disturbi nervosi sono ora sensitivi, ora motor'i, I primi sono costituiti da dolori nevralgici che insorgono per crisi, localizzati alla prima branca del tl'ige· mino, di br~ve durata, che si irradiano all'intorno dell'orbita. Negli intervalli degli accessi nessun disturbo, neppure alla pressione all'emergenza del nervo.


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RIVISTA DI CHIRURCaA DI GUERRA

I disturbi motor"i sono fenomeni di spasmo che interessano Ja mus,·olatura interna e l'orbicolare. I primi localizzati allo sfintere pupillare ed al muscolo ciliare. de terminano la contrattura di q nesti due muscoli. Ne consegue una missi che d ifficilmente è vinta d a ll'atropina. Lo spasmo ciliare, poi, determina una. miopia da spasmo, che scompare con l'atropiua, ment re il visus migliora. Un vetro s ferico concavo dà. identico risultato, ed il numero delle diottrie usate misura lo spasmo accomodativo. La contrattura dell'orbicolare produce un blefarospasmo variabile. Queste t re categorie di sintomi infiammatori, sensoriali e nervosi, si associano fra loro in gradi di versi. Di solito a d un esami' sommario si pensa o ad isterotraumatismo o ad una esagerazio ne. Un esame accurato ba sempre permesso all'A. di escludere sia il sospetto di frode che l'esistenza della forma isterotraumatica. 4° Gn UPPO - Disturbi visivi senza teswni. Le forma osservate sono varie e costituiscono diversi tipi differenti secondo l'inteni:ità del disturbo visi.vo. Alcune sono caratterizzate da semplice annebbiamento della visione, a ltre da diminuzione vis iva più o meno intensa, sino alla cecità. Di solito esistono anche alternzioni ud itive o del l inguaggio. S.

NECROLOGIO Sul cam1)0 dcll' onore. Sottoteneute medico di complemento EMILIO GUARRACCINO, del . .. reggimento fanteria, morto il 2 febbraio in seguito a scoppio d i granata. L R.ureando in med icina TO,\IMA~O CHRIST di Oso p1·0 del ..• reggimeutc> alpini, dell'Un iversità di Padova. Un re vereote saluto mandiamo pun, alla memoria del tenente medico di complemento SILVIO NANI, dell'ospedale da c11mpo 11 •• • • • deceduto il 23 ge nnaio e d el souotenente medico d i complemento GIOVANNI ROMUALOl, deJla sezione sanità T. /:i. dt! . . . corpo d'armata, già nssistente della Clinica ostetrica di Roma, de· ceduto il 5 feb braio. Un nuovo lutto rattrista la famiglia medica italiana per la morte dell'Illustre Clinico PIETRO GROCCO. Egli fu clinico sommo e scienziato profondo: due qualità. che in lui s'i ntegra· vauo perfettamen te. Aveva difatti la virtù antica dell'indngi1;1e clinica minuziosa, che s i accoppiava. alla coltura scientifica moderna. .Fu .Maestro es perto ed amorevole di m igliaia di medici pra t ici colt i e padroni ad tm tempo delle ve. rie ricerche scientifiche d i laboratorio. Acuto e geniale osser vatore clinico, associò i l suo nome n r icerche prege,•olissime ed a segui cliuici di gran rnlore diagnostico. Fu ins omma il Clinico completo. Vada alla memoria dell'Illustre Uomo l'estremo vale degli Uflìcinli medici d'Italia, gran parte dei quali, pei loro studi di perfezionamento, trovarono sempre nella Clinica di Firenze a ccoglienza benevola ed aiuto prezioso.


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PER IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITARIO MILITARE RIOOIIPENSE al valore mtlltare per la oampag oa dl g uerra del 1916· 1918. (Conlinua=iorie -

r,·di (a,c,coli prrad1•11/i: X-Xl. 1915)

MEDAGLIA D 1 .IIWES1"0.

Decreto ltloyoterumziale 22 !Jennaio 1916. 3 . GoY Giovanni, da Milano, tt,uente medico complemento f.tnteria. - Al tamente umanitario e ardimentoso, prestò sempre In sua opera alle truppe in prima linea, elevando In sua missione a dignità di apostoh\tO. Nel compimento del s uo dovere cadde colpito al cuore. - A ltipiano Carsico, 4 dicembre 1915. ·l. SASSOLI cav. Ernesto, da Savona (Genova), capitano modico in servizio attivo reggimento fanteria. - Sotto l ' imperversa1·e del fuoco nemico prestava il suo ,'!ervizio con coraggio e mitabile abnegazione, con intelligenza ed operosith, e provvedeva con prontezza a llo sgombro dei numerosi feriti. - Polazzo, 2 5 luglio 1915. MEDAGLIA 01 BRONZO. '22. CAPPELLO 1\{ichele, da Chivasso (Torino), sottotenente medico complemento reggim1mto alpini. - Con disprezzo del pericolo, in t erreno battuto dal fu oco neinico, medicava e soccorreva i feri t i. - Monte ~ero, 16 giugno 1D l 5. 23. PucL·F.SE Giusrppe, da Ivrea (Torino), sottotenente medico complemento reggimento a lpini. - Con dis prezzo del pericolo, in terreno battuto dal fuoco nemico, 1uedicava e soccorreva i fer iti. i\[onte Nero, lG giugno 1915. 2-1. RKGUEZzA Lorenzo, da TaggiR ( Porto llfouriz io), sottot,'lnente medico complemento sezione sani t à 88• divisione. - Con la parola e con l'esempio mantenne l'ordine e la calma tra i por t11feriti, in mezzo a i quali era. scoppiato uno shrapnel, causando la morte di uno e ferendone al tri. Sotto l'intenso fuoco dell'11rtiglieria nemica, medicò i feriti o provvide al loro sgombro. - Plava, 2S giugno 1015. 25. SA1.S.1i.o Gaetano, dn Cava de' Tirreni 1Salerno),'sottotenente medico complemento reggimento fanteria.. - Sotto l'imp<!rve rsare del fuoco nemico, di sua iniziativa, sprezzante del pericolo, si recava s ulla linl'!fl di fuoco a prestare il proprio soccorso ai feriti. - Polnzzo, 2 1uglio lf.115. 26. \"ASSALLO /)onato, da Torre Orsaja (Salerno), sot.tot.Puente medico comple mento reggimento art,iglieria. campagna. - Incurante del pericolo, si r ecava da una ad altra batteri11 per prestarvi l'ope ra sua, percorrcudo lungo tratto di fronte 8 COperto e violen temente battuto da a rtigl ierie avversarie ùi medio calibro. l'revisan, 24 giugno 19l5. ENCOMIO SùLEJ:-1::-;E.

ll. G11 isEt.LIN1 Giw1e1,pe, da Cento (Ferrara),

gimento fanteria. -

tenente medico complemento regInstnncabile e imperte rrito nel prodigare, con c,dma ed


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PER IL LIBRO D 0RO DEL CORPO SANI'rARIO MILITARE

ab il ità, le cure a numerosi feriti, in due giorn i consecutivi di combattimento. - Globna, 2J e 24 giugno H.115 12. MAzz.,NE A mleto, da Roccel la Jonicit ( Reggio Calabria ), ten ente medico complemento sezione sanità 3,J" divisio11e. - Coadi uvò efficacemente un collega nel m,1ntenere l'or dine e la calma tra i portaferiti, in mezzo ai qu ali era scoppinto uno shrapnel causando la mort.e di uno e ferendon e a ltri, e n el me· di care e sgombr a1·e i feriti. - P lnva, 2::l g iugno 1916. 13. :-ìACCÀ D omenico, da Messina, t ene nt e medico complemento reggimento fanteria. - Si mostra.va imperterrito ed instancab ile nel prod igare con calma ed abilità, le cure a numerosi feriti io due giorni consecutivi di combattimento - Globna, 23 f:: 2-1. giugno l!l,15.

RICOMPENSE

al valor mllltare per l a campagna dl guerra tn Llbia. MEDAG LIA Dl 1moszo.

Decreto l«O,iJOlenenziale 2 genn0;io 1916. L A:-.OELC.A Frcmce:1co, da ~. Giuseppe Vesuviano (Nnpoli), sottotenente medico complemento 26 r eggimento fanteria. - Per il bel con tegno tenuto n el disim pegno dei propri do~·eri d11nu1te i comb.. ttiruenti di Bir Gnndula, 22 aprile 1914, e Knsr,Tdkasi,, 21 giugno H.114. G1A~ELLI Ales:;n,ulro. da :Nocern Inferiore (S:derno), capitano medico 16 reggimento fanter ia.. - Per lo zelo operoso dimostrnto nel dis impegno dei suoi d overi cti utfìc iale medico ,lurante lo svolgersi d elle operailioni ne l sud Bengasino. ~el combattimento di L e~t,dia diede an che pro\'a di valore personale. - B edat'om, 27 giugno - L angrd, :?9 giugno - Lectafìa, 7 luglio e Sauuno. 18 luglio Hl l-1. P1WRINJ Anlollio, cln Sis.sn ( Parma), tenente medico 2° b11ttaglione indigeni eritrei. - P er il contegno tctrnto nell'adempimento dei suoi doveri durante il combattimento di Kaulnm, '27 luglio 191.Jc Si distinse anche nei combattimenti di B ir Gamlula, 21 aprile, Hir El ?Ili~, 14 giugno, K asrTckasis, 21 giugno, e Mkeimen, 13 luglio 1Hl4. C,HJIIJBFJ cnv b'dirP,, da Siena, mnggiore medico ospedale Cireae. Spon taneamente offrivasi a seguire la colo nna. per di rigere il servizio d ella s quadra. di sanità, prodigando le cure con molto zelo e noncuranza del per icolo. - Gerrari, 22 settembre 1Dl-l. ENCOMCO SOLENNE. MAHZAGA LLJ Eduardo, da Biancnvilla (Catania), sotLoten ente medico complemento ospedale militare Cirene. - Per lo zelo dimostrato n ell'a dempimento dei s uoi doveri di ufliciale medico durn,nte il combattimento - Kasr Tekasis, 21 giu, gno 1914. LosCA LZO cav, Vito Vincenzo, di\ 1tfarsico X uovo (Potenza), maggi ore medico zona Derna. - Per l'opera zelante ed efficace compiuta ne l dirigere il servizio sanitario durante il combattimento. - Kaulam, 27 lug lio 1914, C111ST1N1 Alfredo, da Dari, tenente medico 13° battaglione indigen i e ritrei. - Per lo zelo e per l'opera llfficar.e r,oa cui a ttese all'adempimento dei suoi dover i


PER IL LlBRO t.'ORO DJo:L CORPO SANITABJO M[LITARE

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di utBciale medico nel combattimento. - K11Ulam, 2 7 luglio 1914. . Si distins& anche a Oerdes, 14 luglio l!Jl4. SCLLL't 1m1 Vi11cenzo, da Coniso (Siracusa), tenente m edico 14° bnttaglione inJigen i el'itrei. - P<!r Zillo dimo;,trato nell'adempimento dei suoi dove ri duran te il, combattimento. Si disti nse in altre opern,doni - Gerra1 i, 22 settembre l !>lik BASSI U!JO, da Torino, sottotenente medico complemento 82 reggimento fanteria. - Per lodevole contegno dimostrato ne ll'ad umpimento de i s uoi doveri durant& il combatt imento. - Slonta, G novembre 19H.• Si distinse anche a Gerrari, il 29 settembre 1914. (Con linu(I)

Movimenti aYl'enuti nel Corro ~anitario e nel Persona le farmacculiro (lla l la 111, prn•a t• alla 9' ri e l IJ,,ll, ltino 11/{icìult d r /le t1 011 iue)

PROMOZIONI STRAORDINARIE PER MERITO DI GUERRA. Decreto l uogote11e11zia le 1G genri(I ÌO ltll6. .F',·ancesco, colonnello medico. E' confermala la prorn ozion & provvisoria straordinaria per merito di g-uorrn, al grado di magg iore generale medico fatta dal Comando Supremo dell'esercito, del cont roindica to u Oiciale,. la cui anzianità nel n uovo grndo vie"i1e staùi l1tn. nl 3 dicembre 19L5. SALINARI cav. Sa.fralore, t en e11te colonnello m edico ospedale Caserta (comanda to ospedale Napol i ). - È confermata la promozione provvisoria s traordina ria, per mel'ito di gucara, a C\Olo11 ncl lo meù ico del contro ci lato ufliciale, effett ua ta dal Com:.ndo Supremo dt>ll'esorcito con suo decreto 3 dicembre 1915, in base alla facoltà concessagli dal d ecr eto l uÒgotonenziale 8 agosto l!Jl5, n. 12-l7,. continuando come contro. Egli assumerà l'anzianità !3 -dicAmbre l !H5, con decorrenzA. per gli assegni dalla stess,1, data; continuando nell'at tuale destinazione per mobilita zione. Sono confermate IEi promozioni p rovvisoria s traordinarie per meri to di guerra dei seguenti ufficiali medici effettuate d al f'omn.n do Supremo dell'esercito con suo decr eto 13 dicembre 1915. in base alla fncot tà concessngli d f\l decreto luogotenziale 8 agosto 1915, n. 1217. Essi assumeran n o l'aniianito. 13 dicembre 1916, con decorrenza p er gli assegni dalla stesse. data, continu~ndo nell'attua le desti nazione per mobilitazione: Tenente colon nello medico promos~o colonnello medico: MoR1NO cav. Franeesco, di r ettore ospedale Ravenna. Continua come contro. Capitani medici promossi maggiori med ici : R1ccr cav. Serafino, ospedale Roma. - Continue. come contro. P.eRNA Amedeo, ìd. Roma. Id. id. CASA L I cav. Pietro, comando corpo Stato maggiore. Id. id . $ASTUCCI cav. Stefanl), t enente colonnello meJico os pedale R oma. - E' confarC AVICCHIA cav.


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MOVI:\IENTI AV VENUTI NEL OORPO SA1'1T. E N EL P i':RS. P ARMACEUTIOO

·mata la promozioue prov ,•isoria straordinar ia, per m er ito d i guerre, a CO• Ionnello medico d al controci tato utlì c iRle, effettuata dal Comn ndo Supremo , dell'esorc ito con suo decreto del 20 dicembre l !H5 iu bnse alla facol tà co n-cessagli dal decret o luogoteu enz iale 8 11gosto !Dl5, n . 12!7, con tinuando come ,contro. Egli assumerà l'anzianitil. 20 dicembre 1915, con decorrenza pe r g li assegni r:ialln s tessa date, co utinua ndo n ell'attuale destinaz ione per mobilitaziC1nc.

Uffiotall in servizio p ermanente. Decre!o l1109otene11z.iale 16 !lennaio I 91G. Sono confermate le promozioni provvisorie al grado superiore effet tuate dal ·.coman do upremo dell'esercito con s uo decr eto 13 dicembre 1915, in bn•e slla facoltà concessagli da.I decreto luogoten onzinl e 8 agosto l!J15, n. 1247, ,continu11ndo nell'attuale desti nazione pe r mobilitazione : Tenenti colonnelli med ic i promossi colonnelli medi ci, con anzianitl\ e con d ecorrfnza per gli assegni dal 13 dicembre 1915 : S ANTono cav. Giusepe, direttore os pedale Savigliauo. Continua come contro. GJANI cav. Pietro, id. id. succ ursale Pnrma. - Id. id. Tenenti m eù ici promossi capita ni me<l.ici, con r iserva di enzianità e con decoirenza per gl i o.s;;egni dal 13 dicemb re 19 15 : llARi'or.o:-. E Cioachino, osp..dale :\Jessi na - Continua como contro. - S ACCOMANI Oior!Jio, id . Vene7.in - I d. id. - VAJOU _\'azzarmo, H. rorpo truppe colo· ni a li :b:r itrea (a disposiz io11e :\l in istero colonie) Td. id. - 0 1 PA1.~1A Vin• cenzo, 80 fanteria - l ù. id . - Do::-iA oF.o Vi/torio, R. cor po t ruppe coloniali Eritrea (a dispo izione .Min istero colonie Id . id. G11Az1A:-.o Carmine <ispedale Cnva 'l'i rrcni (Salerno) - I d. id. D 1;;n.;!-'AlW Gi11,a•ppe, id. P ia cen7.a - Jd. id . - F~:1rnAIH .V ario, Il. cor po truppe coloniali Libia - Jd. id. P.i. r.u.,rno Gi11sPp11e, 2 1 a r tigliori,l campagna - l J . id. - C~J1 lsido1·0, aspe· dale A lessand 1·ia - Jd. id. - P1wro:-.1 ,lr1 fo11io. H . corpo tru ppe coloniali E ri· trea - Id. iJ . - ScA NAV1:-.o ½ P/Tfri110, battaglio11e sr:11ole a viatori. - G rA1.unrnA1wo Ore:;le, o,petlnle ('ava 'Iirreui (Salerno) - Td. id. - ( 'ASE1'TA Cesare, battaglione squaJ r iglie aviatori - Jd. id. - B.~o,11t0TTI Giuseppe, 28 fante:ria - IJ. i<l. - Scù'l'TI DI UcCio Dome,iico. R. co r po tr11ppe coloniali Libia ld. i<l - B,11.F.sTnA;,;z1 l,uiyi, o,pedale Bari - I d. id. - 'ù:RnA:-.OYA Alfio, Pierno1,te R eal., ca\'alleria - ld. id. - 01:: Ci;:s 11n: Vincenzo, H . corpo truppe eolonial1 E ritr,•n. - Id . i<l. - A1to,t.-\ NDO An:1elo, infermeria :-:a!'<qRri - Id. id . .D1uA1rn:-.o ~Vicolì.J, H. t ru ppe colo11i111i Somalia (a disposii:iouE> i\Jmi,tero colonie) - I d. id. - J\ 1. \)l~o:-.,1 E rti!io. , arn ll.. ~g,jri di Lodi - I d . iJ. - S..:A 1t1•rn1u Ce:;arl', o 11rt iglioria forte7.Zll (co~ta e fortt-1-ia) Id. id. - (;Af.1.0 A rtu ro, 3 id. (iJ id.J - Id. id. - U11; 1.10 Ro,·,·n, in fe r meria prcsidi11rifi 'l' rapa ni rt1. id - S u~,;1-:1u Ciillsrpp•, ospe,lalc Palermo- I d . i,I. - P,1s~1mA Tanc,wli, TI . corpo truppe colo11inli Lihia. JJ id. .:\[~:sTI(' .-\ P,·a11ce~ro, os podo.lo R oma. - C ,IHLli C(' I Ut1//'11ele, i 1• Miln110. - I d. id. Cn1sTP11 Alf,·eclo, R. cor po truppe coloniali Eritrea - Id. io. - P1<01w1-...o A1·11wndn, ospedale Fi· rf'n7.e. n 'At. ESSAKDl!O A lessalldro, teoPnte me,liro o•perln lo Napol i. - Promosqo cap itano medico co11 risen·ll d'anziau it,\ e cou dccorrenzll ver gl i assegn i 1lal 13 gen• naia 191G cc11tin11a111lo come coutro.


MO\"IMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT, E N8L PEllS. ~' AR~IAOEUTICCJ

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Segui rà nel r uolo il capitano medico CAn1.ucc1 llaff'aele. I seguenti maggiori medici sono promossi tenenti colonnelli medici e contemporaneamente collocati fuori quadro a senso del dispos to del decreto luogotenenziale 9 dicembre 1!)16, n. 1767, continua ndo nell'attuale destinazione per mobilitazione : SGUAZZI cav. l'ittorio, ospedale Messina - Comand11to ospedale i\lessina. - VASIL1cò cav. Giuseppe, id. Bologna - Id. id . Bologna.- Mo1w cav. Tito, infermeria presidiaria Pavia - I d. infermeria presidiaria Pavia. - MARRAS cav, Raff'a ele, ospedale Torino - Id. ospedale 'l'orino. - FA~CIILOTTI cav. Engenio, id. P ad ova - Id. id. Padova. - GALAS:SO cav. Antonio, id. Verom~ - Id. id. Verona. - Rossi cav. Gaetano, id. Udine - Id. id. Ud ine. - P1zzoCARO cav. Clem1mtP, id. Ravenna - I d. id. Ravenna. DE Pn1sco cav. f .miyi, id: Caser ta - Id. id. Caserta, - GERllAI,Pl Giow1rni, id Brescia - Id . id. Brescia. - CANNAS cav. Nicolò, id. Genova - Id. id. Genova. - Bn10~0:-.E cav. F er diriando, infermeria. presidiaria Venar ia. Reale Id. inf~rme ria presidiaria Vena.ria Reale. - D'AMICO cav. Biagio, id. B ergamo - I d . id. Bergamo. Cn1sT1NA cav. Castrense, direz ione sanità XH corpo armata - Id. direzione X I I corpo armata. - F ALDELLA cav. Pietro, ospedale Alessandria - Id. ospedale Alessandria. - MADIA cav· Giuseppe, id. Napoli - Id. id. Napol i. L 1TTARDI cav. Nicolao, id. Alessandria. - I d . id. Alessandria.. - L ucrANr cav. Lavinia, id. succursale Parma - Id . id. succursale Parma. - G IANAZZ.\ cav. Giuseppe, iù. Milano - I d. id. Milano. - CrGLIUTTI cav. Gitiseppe, id. 'l'orino - Id. id. Torino. - PETRONE cav. An drea, id. Perugia - Id. id. Perugia. - CANEOAl,LO cnv. L orenzo, id. Genova - Id. id. Genova. - BùNOltO ca.v. Sicolino, id. Napoli - Id. id. Napoli. - SA~TOIW cav. Gius,ippe, id. Bar i Id. id. 1::!ari. - ALTOBELLI cav. Alò.erto, sruola applicazione sanitil milita.re Id. ,;cuoia applica7.ione sanitit militare. . I seguenti ufficiali medici sono promossi ,il grado superior e, con riserva. di anzianità e contem_poraneamente collocati fuori quadro a senso del di sposto dal decreto luogotenenziale 9 dicembre 1Ul5, n. 1757, continuando nell'attuale destinazione per mobilitazione: Capitani medici promossi magg ior i m edic i: IMPERIALE Giulio, ospedale R oma ComandMo o~pedale Roma. PASSF:IU cav. Ercole, id. :'\omra - Id. id. Novara. - MARENGO LcrP11zo, 6 alpini Id. 3 a l pini. - GtLLOKE Carlo, 50 fante ria - I d. 50 fanteria. - Busco Pietro, ospedale Caserta - I d. os pJdale Caserta . - S.1TTA- Pu1.ETTO Sali:atore, cavalleggeri di Se.luzzo - Id. cavalleggeri di :-saluzzo. Er-:sso E11!/e11io ,l[a rio, ospedale Savigliano - Id. ospeJale ~avigliano. - DE~IL;HTAS Co1·11elio, id. Cagliari - I d. id. Cagl iari. - V11t011,1 Luiyi, R. co1,io truppe colonial i Libia - Continua. come contro. - FALCET'fr l ,uigi, depos ito ae ronautica - Coma ndato deposito aeronautica. - G EltUL I.I ca.v. And1·ea, ospedale Firenze Id. o.~pedale Firenze. - timECI Giusevpe, l artiglieria montag na - I J . 1 arti· glieril\ montagna. D'ALOIA Giol'lmni, ospeJ1tlE1 Ravenna - Td. o,; pedale Ravenna. - - POMPOSI Enrico, id. Roma - Jd. id. Roma. - CAD&oou Albe,·to, legione carabinieri Cngliari - Id. legio ne carabinieri Cagliari. - Toncmo E rnesto, 6 artiglier ia fortezza - Id. 6 artiglieria fo rtezza. - NEss1:,;i;:o cav. Giuseppe, arsenale costruzion i Torino - Id. l\l'Senale costru zioni Torino. - C EllZA F,·ancesco? cavalleggeri di LoJi - Jd. cavalleggeri di Lodi. - T1rnPESTA Francesco, ospedale Caserta - Jd. ospedale Casert a . BEnNAIWI L11iyi, iè. Gc-


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MOVIMENTI AVVENUTI NEL COli.PO SANlT, E :nl, PERS, FAlnl4 CI;:liTlCO

nova - Id. id. Genova. - Sut PERI cav. Gaetano, infermeria pres idiaria Catania - Id. infermeria presidiaria Catania. - TECCE cav. Pasquale, ospedale Napoli - · Id. ospedale Napoli. - 'f1RELU Elio, scuola mili tnre - Id. scuola militare. - SARTO Vittorio, 6 alpini ~ I d. 5 alpini. - SENNI B URATTI Ugo, 36 fanteria - Id. SG fanteria. - Tau~'FI Ettore, ospedale Verona - Id. ospedale Verona. - P1&RUC<;1 cnv. Goffredo, 32 artiglieria campagna - Id. 32 artiglieria campngna. - FERHAtU-L&LLI cav. Francesco, e:cuola appli r azione snnità militare - Id scuola applica zione sanità militare. - 0IA:sNJ.LLI Alessandro, 14 artiglieri11 campagna - I d. 14 artiglieria c11m pagoa. POLK STR A cav. Giuseppe, R. corpo truppe coloniali Eritrea (a disposizione :tllini • s tero <'olonie) - Continua come contro. - BALLIANO Enea Àl"lw·o, ospedale Udine - Comandato ospedale lTdine. - FUNAIOLI Gaetano, sc uola applicazione sanità militare - Id. scuola applicazione sanità militare. - MAZZAf;l,IA Gio• vanni, ospedale Messina - Id. ospedale .Messina. - BAJ<BARO Nicolù, id. Pale rmo - ]d. id. P ,dermo. - MoLtNAIU Mario, id . Bologna - Id. id. Bologna. - PE1'NE1"fA cav. .Mario, id. Bari - Id. id. Bari. - Bonnuso l'ieti-o, 22 ar t i• glieria campagna - I ù. 2:3 ar tiglieria campagna. - BARZOTTI Vincenzo, 3 artiglierra fortezza - Id. !3 artiglieria fortezze. - Tnu1.L1 Gabriele, ospedale Bari - Id. ospedale Bari. - Cor.U)IRA Cesare, R. corpo truppe coloniali Libia - Con· tinua come contro. - R1a u1 Alberto, fuori quadro (comando ospedale Bologna - Id. id. - PAOUNT Adolfo, oi>pedale Roma - Comandato·ospednle Roma. C"SAPl~TA cav. Giovanni, legione carabinieri Palermo - Id. legione car0,bi• nieri Palermo. - 'fn1uL;-.1 cnv. Giacinto, 78 fante ria - I d. 73 fanteria - NAPOr.rrANI Melchiorre, 28 artiglieria campagna - Id. 28 artiglierin campagna.. - ANZA Salvatore, fuori quadro (comando ospedale Bologna) - Continua come contro. - Si,: t(TO l,t cav. Jtlfonso, ospodR.le Livorno Comandato ospedale Livorno ZUCCAHI FeclP1·ico, ospedale Milano - Comandalo os pedale Milano. - A~rn~TA cav A11to11ir10, id. P nlermo - Trl. id. Palermo. - DE NAPOLI Ferdinando, id. Bologna - Id id. Bologna. - Z1cc.1. no1 Giuseppe, id. C1<gliari - Id. id. Cagliari. - SAL\"ATOnE cav. Dommico, legione carabinieri .Roma - fd. legione carabinieri Roma. - Auo1s10 Pietro, a dispo'Sizione Ministero finanze - Con• t inua come contro. - GRIPPO Donatantonio, R . corpo tru ppe coloniali L ibia - Id. id. - VOLPE cav. Mazzini, ospedale Napoli - Comandato ospedale Napoli. - ZA:-:UTTINt cav. Primo, reggimento cavalleggeri di Monferrato - Id. r eggimento cavallegf{eri di Monferrato. - CASTAONONE Pietro, 2 genio - Id. 2 genio. - V tOL.\ cav. Pietro, ospedale Palermo - Id. ospedale Palermo. BAuoiz'zo:-i;: Gioranni, id. Savigliano - Id. id. Savigliano. - P ENNETTI Ce· sare, 32 fanteria - Id. 32 fanteria. - SrnEo:-11 cav . .Alessandro, 1 granatieri I d. 1 granatieri, - D'Er.IA cav. Antonio, 40 fan te ria - I d. 40 fanteria. - C.1LENDOU Saverio, ospedale Milano - Id. ospedale Milano. - LOMBARDO T..eo· nida, id. Palermo - Id. id. Palermo. - SOPRANO Eduardo. 39 fanteria Id. 39 fanteria. - CASTIGLtOl,A Orlando, ospedale Milano - I d. ospedale Mi• !ano. - MATTIA Michele, id. Brescia - Jd. id. Brescia. - CAFARO Nicola, ospedale Genova - I d . id. Genova. T enenti medici promossi capitani medici : VASR"LLI Giovanni, ospedale Napoli - Comandato ospedale Napoli. - Ci;m:s1• OUA Do1nenico, id. Palermo I d id. Palermo. - SAU,UsTtO Luigi, 40 fan• teria - Id. 40 fanteria. - OAPÀ MaUeo, ospedale Milano - Id. ospedl.Lle Mi-


MOValBNTI AVVENUTI NEL COR PO SAN l 'l'. E NEL PERS, FAR~I ACEUTJCU

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Jano. - PASQUALI Vincenzo, id. R oma - Id. id. R oma. - MARTIKAZZI Pietro, reggimento lancieri di Milano - Id. r eggimento lancie ri di Mi luno. - A~GE· LICO G iuseppe, fuori quadro (comand ato i nfe rm eria presi di1uia Sirac usa) Continua come contro. - DECARO Nicola, R. corpo truppe coloniali Libia Comnndato accademia I d. id. - CATAPANO Edua rdo, accademia militare militare. - CUTrICA· Eugenio, R. corpo tru ppe colon iali Libia Continua come contro. - RENG A F il ippo, r eggimento Savoia caval leria - Coma11dato reggimento Savoia cava lleria. - FANEL!.l Vitanlollio, 6 a1pini - Td. 6 nl pini. Z uo DAS Silvio, ospedale '.rorino - l d. ospedale 'l'or ino. - AKGF:!.J:(l ..lrilonio, 87 fan teria (comandato scuola applicazione sanità mililare) - Id. scuola a p· plicazione sanità militare. - D'A~lllROSIO Gi11scpp e, 7 alpini - I d. 7 a lpini. F OL El~A Umbe rto, R. corpo truppe colonia li Eritrea - Contin ua come contro. - CASSIN!S Ugo, 18 arti g lieria campagna - Coma ndato 13 nrti glieria cnmpagoa. - 81:-11 Domenico, R. corpo truppe colonial i Eri tren. (a disposizione· i\linistero colonie) - Continua come contro. CORSI cnv. Alfredo, os pednle Na pol i - Comauùato ospedale Knpoli - :\IA•MONE Do!]alino, stabi limento costruzioni acronuutiche It.!. stnbilirnen to costru zioni aeronautiche. - OA:-ITANO Sat·erio, 32 fante r ia - l d :l:3 fanterin. BIAh'CO:Sl Riccardo, R. corpo t ruppe coloniali Somalia (a d isposi1.io11e ~Jini· stero colo11ie) - Contin ua come contro. B11:SACCORSJ I,1/leriu, 8 nlpiui Comandato 8 alpini. - Pu}IO l!'elice, 1 id. - V I. 1 id . B11;,;:--o C11rlo, cavalleggeri di Cntania - I d. caYal leggeri di Catania.. - CA.~ilAI.Zl: M a rio, G artiglier ia fortezza - Id. 6 a r tiglierifl. fortezza. - R \J1' Ell l Ui,1/Jerto, 7 ber ~ag lieri - I d . 7 l.ie rsagl ieri. - F,·sr.o A11yelu, scuola npplicaziooe artiglieria Id. scuoln applicazion e artiglieria. - P1,sci;: Sicolò, l fa11teri11. Id. l fo11teri11 - PosSA'fl Al&e rto, R . corpo trnppe colon iali Libin - Coutiuua comi: contro. - SCARCELLA Vincenzo, id. id. E t·i trca - l<l. id. - L A R occA Paolo, ospedale Brescia - Comandato o;pednle llrescia. - Gu1wo l'ierino, batta· glione scuole nviator i - Id . battaglione scnole a viatori. - SCILl, IEBI Vincenzo, ospedale Venezia - Id. o~pedalo \"enezia . - TRA~I Paolo, 6! fanteria ·- 1d. 64 fante ria. Sono confe rmato le promozioni prnyvisorie al g rado superiore effettuate dnl Comando S uprelllo dell'eser ci to con suo decre to del 27 nove111 bre IIJ15, in ba.se alla facoltà concessagli dal decre to luogotenenziale 8 agosto Ull5, n. 1247, continua ndo nell'attuale desti unzione per mobilitazione: Capitani me'.iici promossi maggiori m edici, con riserva di Rnzianità e con decorrenza per gli assegni dal 27 novembre l!Ho: R :zr Luigi, ospi,dale Chieti - Continua come contro. - F10RENT1Nl cav. E m ilio, id. Firenze - ld. id - R1zzUTI Giuseppe, R. corpo truppe coloniali L ibia I d. id. - TOSTI Domenico, collegio Napoli - Id id. 'l'enenti medici promossi capitani med ici, con ri se rva di anzianit/\ e con decorrenza per g li assegni dal 27 novembre Hllo: RELLINJ Guido, 6 bersaglieri - Continua come contro. Seguir:\ nel ruolo il capitan o medico TATARBLLI L u igi. - YALDAMEltl Gi·useppe, infermeria pr csidiar ia. Bergamo - Continua come contro. - P1LELLA Alessandro,;) nrLiglierin for t e zia (costa e forte,zza) - Id. id. P1v 1n T1 Francesco, n . corpo truppe coloniali Somali& (a disposizione Ministero coloni e) Id. i d. - Ano F:~1' NA G iov. Battista, id. id. (id id.) - Id id. - R·zzo Cornelio, 32 fanteria - Id, id. - DE L·so Carlo, R corpo troppe coloniali Somalia (a disposizione hl ini-


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MOVDIE:STI A \"\'E:SU'l'I NEL CORPO SA:SIT. E NEL PEH S. FAR)IACEUTICO

stero colo11ie). - I d . id. - CH1SER,\. · Giiiseppe, id. id. (id. id ) - Id. i d. DAr, COLLO Auyusto, 20 aniglieria campagna - I d. id, - Cw:s1x1 Giulio, ospe• dale Livorno -- Jd. id. - DA:sE111 Giuseppe, id . 'l'or ino - I d. id. C1v1TA R a//'aele, id. Bari - Id. id . - C.1.S-l'ELr,1 Epifanio, id. Palermo - I d. id.

Decreto luoyotenenziale lG !Jen11aio lO lU. A NGELILLO A l(om,o, tenente m edico fa nter ie.. - Con dannato alla peua di due me.si d i car cere m ili ta re compreso il sofferto ed alla' sos pen sione dall'imp iego per 1,1gual tempo per « a buso d 'autorit à• in seg u ito a sentenza d el 22 novembre Hll5 del tribunale m ilitare speciale d el I V corpo d'armata, Prenderà posto nel ruolo dopo il te11eu te Proietto Armando.

/.Jecrclo liwgoiene1ttiale 27 gennaio l!HG. l seg uen t i utticial i medici souo colloca t i in aspettativa per iuferm ità dalla data per ognu uo coutroindicata : P1zzoc;o w cav. 0911ibene Paolo, maggiore modico f. q. (comandato ospedale Pe• rug ia) - JJal 1° novem bre 1915. - Lo HI ANCO ce v. Lv.iyi, id. id. (id . id. Pa, !ermo) - Dal 1° id. - '1'1w1ANl cav. l 'ietro, id. id. (id. id . Ancona - Dal 1° id. -- A:szA &1li:adore, id . id. (id. id, Bolog na) - Dal 1° ottobre 19 15. - FEnRETl'I Arriyo, crtpi tano m ed ico, id. (id . id. s uccursale Parma) - Ual 1° novembre LU15. - l•'w1rns;,,A Iy nazio, id. id . ( id. id. Messina).:.... Dal 1° ottobre 1915. DEul.l ATTI I J°i1~ce11zo, id. id. (id. id. Uùi u e)°- D al 1° id. - H o-,s1 -A ntonio, id . o,pédalo t.;11:serta - Dal 1° novemb rs H:llo. I Stlgue11t i utliciali medi ci i o a spettativa pe r iofenniti,, sono r ich iamati iu servizio e cootemporanoameute collocati fuori quadro dalla datn per oguuuo contro111dicata in aggiunta a gli utliciali della tabella XV a senso do! dispo3to del decr eto luogo teneu ziale li luglio Hll5, o. 10::So : 1'1zzoCvLO cav Uynibene l,aolo, magi;iore meùico - Dal l ' novembre 1915 (comao· dato o;;pedale Perugia). - Lo H1A NCU cav. Lu1yi, iù. - Dal 1° id. (id. id. P a· !ermo). - '1'1tulAN I cav. 1-'iefro, id. - Dal 1° id. (id. id. .dt1Co11a). AszA S<.l.lvalol'~, id. - D,d 1° ottolire Wl5 (id. iù. B .>logua). - FE:n1t;;TT1 Arriyo, capitano medico - lJal 1° n ovembre UJ15 (id. iù. succursale l' arma). DEt1 Ll - F 101<ESZA l ynazio, id. - JJ.\I 1° ottobre l\JL5 \id. id. Mossina) . ATTI l'ince11zo. iJ. Da l 1° id. (id. id. t;dine). - J{o:ss1 tl11iunio, id. - D11l 1° novembr e 1915 (id. id. Caserta). G.1z:t.A c:w. ,1 te.~~a/l(Lro, CtLpi tano mlldico o.~pu,l ale \'ero11a. - Coll.:>cato in a :1pett atil'a per intcrmità temporanee n ou proveuieuti da cause d i se r vizio, per la dtmun di mesi sei . .hlAn-~o L iii:Ji, id. iJ . Xa.poli. - Id. id. id. pt·ovvni en ti da cause di servizio. I seguenti utfici1di medic i so110 col locati in aspett ativa per infermità dalla d11ta per ciascuno iudicata, n seuso del disposto dal H. ùecreto 2tl gennaio 1:JJò,n. u-! : P 1,TT11-1,;1.1.1 ca,. Filo111e1w,

maggiore medico f. q. (co1111l11dnto o:,peda.le 'l.'or ino.) IJal 1° sottembrn UJ46. ::ìA:-.'!'0.11.\t;HO l.'11yyiero, ca[Jitaoo medico, id. (id. informin Foggia). Dal 1° n ovtml,re H115. I seguenti uili ciali medici iu aspèttativll pe r infennit1\, sono ri chiamati in S1·rvi1.io e co11temporn11e11me ute collocat i fuori quad ro in a ggiu n ta ag li uf!ì-


KOVJM'ENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. 1': NEL PERS. FARMACEUTICO

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ciali della t a,bella XV dalla data per ciascuno indicata, n senso del disposto da) decreto luogotenenziale 11 luglio 1916, n. 1086 :

cav. Filomeno, maggiore medico. - Dal 1° settembre 1916 (comandato ospedale Torino). SANTOMAURO Ruggiero, capitano med ico. - Da l 1° novembre 1916 (id. infermeria Foggi,). I seguenti ufficiali medici in as pettativa per infermità non provenie nti da cause di servizio sono richiamati in servizio dalla data per ognuno controi ndic.ata e contemporaneamente colloca,ti fuori quadro a senso d el dis posto del decreto luogotenenziale 11 luglio 1915 n. 1081',. Guzz~RD! Luigi, capitano medico - Dall'S novembre 1916 (comandato infermeria presidiaria Siracusa). - ANNUNZIAT.\ Vincenzo, tenente medico - Dal 16 novembre 1916 (id. ospedale militare Piacenza). - DuccESC!il cav. Modesto, maggiore medico in aspettativa per infermità. non provenienti da cause di servizio (R. decreto G maggio 1915) - L'aspettativa di cui contro è prorogata per la du rata d i sei mesi dal 6 novembre 1915. - VoCATURO Geniale, capitano medico id. id. id. (R. decreto 28 giugno 1914) - I d. id. id. id. un anno dal 28 giugno 1915. - Bau:-:o Francesco, id. f. q. (comandato 93 fanteria) - Collocato io aspettativa per infermità temporanee non provenienti da cau&e di serYizio per la durata di mes i sei. PETTINELLI

Determinazione m inisteriale 27 ycnnaio 1916 ROl!ANO Gennaro, capitano medico R. corpo truppe coloninli Eritrea. -

rito 31 fanteria dal 14 gennaio IU16. MACllI Sebastiano, id. id. id. - Id. 35 id. dnl 14 id. C1TEt,U Alessandro, a disposizio!le Ministe ro colonie per la Libia· dal 22 ottobre 1916.

Trasfe -

Id. 62 id.

Farmaoistl militari Decreto luogote11e11ziale 15 lu!Jlio 1915. CENr.i. cav. Attilio,

farmacis ta capo di 1• classe, os pedale milita re Venezia. - Colloc ato a riposo, a sua domanda, pe r inft' rmitit non pro venienti da cause d i servizio. a. decorrere dal 1° agosto 1915 e nominato cavaliere nell'Ordine dei SS. :Maurizio e Lazzaro.

Decreto luogotenenz iale lll dicembrt 1915. MAR'f.lNOTTJ cav. Carlo, farmacista capo di 1• classe, a disposiz ione Minis te ro fi. nanza. - Nominato chimico.farmacista di ret tore, a decorrere dal 16 dicembre 1915, ce,sando contemporaneamente di essere a dis posi;,;ione come contro. CER!tu-rl dott. Romolo, id. id. 1a id., dirézi one os pedale militare Napol i. - Uollocato a dis posizione del .Minis tet·o delle finan,:e, a decorrere dal 16 d icembre 1916, dal quale riceverà g li assegni e le indennità spettantigli.

Decreto minfsteriale 18 dicembre 1015. CoanADl Remo, farmacista capo di 2• classe. - Promosso farmacista onpo <li 1• classe, con decorrenza per gli assegni dal lG d icembre 1913. CAPPELLI Giuseppe farmacista di 2• id. Id. farmacis ta 1° id., id . id. id.


158

Mo ,·nmNTI AVV ENUTI NEL conPO SAX IT . E irnr. Pi:::ns. FARMACEUTICO

Decreto 1ni11t$teriale l d dicemb re IU15. V A 1.R1,T1 A11lo11i110, fa r macista mi litare di 2• classe - MAXFHEDI dott. Enrico, id. id. :l" id. - Himpatriati di\lla Libi:1, rientrano in organico, d a l dicembre UH5.

D~creto l·ugotene11ziale l G dicembre 1015. B on1.1;:.;i:::rro dott. Oreste, farmacista militare di 1" classe. - Promosso farmacista capo <l i 2• classe, co n riserva di anzianità, a d ecorr e re di.I 1U rlicembre 1915 o ttenne la votaz ione prescritta pe i vinc itori del cnncor.so per merito d istinto).

Determinazione minfalcriale 20 gennaio UJlG. Suzz1 dott. cnv. Vilippo, farmnci,;ta capo di 1• clnsse o~pe dnle Firenze. - Trasfe ri to ii:;pet tornto di saoit/\ militare. ~oxis cav Gerolamo, id. id. di 2• clas;,e ospedale Ca,·a d ei 'l'irre ni (Salerno). Id. osped1d e militare l\apoli .

Ufflclall i n p o1lzlone dl s ervizio aus!Uarlo. [)ecrPlo l110.,jote11e11z iale 23 dicembre l!JJf>.

Dru. Vi;:ci.;111•J cav. llll!J!Jero, t e nente colonne llo medico, distretto C a tania. -

Pro-

mosso colonnello m ed ico. Seguirà nel rnolo il colonnello medi co Gelmetti cav. Arturo.

Ufdoiall di riserva.

Dcc ,.eto luogotenenziale 23 dic:embre Hl15. CAl'HARI) Pietro, capitano medico distretto Girgenti. - Inscr itto col suo grado e la sua anzianitil n e l ruolo degli ut'ficinli medici di milizia territor ia le a sua clomanJa. GAl<ELLI E1J1ilio, maggiore modico, id . Orvieto. - Promosso t enente colonnello medie<'. I seguenti capitani med id sono promossi maggio r i m edici: ZucCAREUI A11gelo, d istr etto G irgen t i. - Seg uirà n el ruolo il maggiore m od ico L a Scola Francesco. Cut.\H,\l)tA Gaetano, id. Sacile. Id. id. id. Siroonetta L uig i. Cvs~uxo ca v. Giacomo, id. l?:der mo. - I d . id id. Angeletti Annibale. FrtESIA Avostino, id. Savona P1zzu,Lo Nicolb, id. Roma. Seguiranno nel ruolo i l maggiore medico Bi«nc hi Gino. F1ACQU AD!O Uafl'acle id. Benevento - Cnoc0 Silt: ino, id. Chieti - G ..urnor,Fo Ce, sai·e, id. Savona - D'AKTo:;10 cav. Ra ffaele, id. Xapoli - VALENTI Giacomo, id. Spoleto. - I d. id. id. Ferraria Benedetto. M1LAXO Francesco, id . Savon a . - Segt1irà n el ruolo il magg iore medico Cercignani Giuseppe.

Decreto luogotenenziale 9 gennaio 1nr.. MAHCllli:Sl Giulio, capit..1.no medico, id. R oma. - Accettata la volontaria riuunzia al grado. Dtc relo luoyooe11e11ziale 16 gennaio 1()16. PA uL,E1"1'1 Giuseppe,

già capitano medico non di milizia t e rri toriale, distretto Pe• i-ugio. cessnto da i ruo li deg li uft:ìciali di milizia territoriale p or età con R. decreto 2 dicembr e 1909. - I scritto col suo g r ado e con anzianità 6 luglio 1910 nel


llOVIM E :"ITI AVV ENUTI NEL COl<PO SA::-.IT. E NEl, PERS. FARMA CEUTICO

159

ruolo degli ufficiali medici di riserva, a sua domanda, ed assegna to effetti'l"o distret to Perugia.

Decreto luogotenenziale 16 gennaio 1916.

I seguenti ufficiali medic i sono dispens ati da og11i e ve nt uale servizio milit nre pn infermità. non dipendenti da cause di servizio : CA:STARA:SO cav. Costa ntino, tenente colonnello medico, distretto Gaeta - CAnLl'CCI Nicola, id. id. Avelli no - GALASs<i Costantino, capitano medico distretto Lecce. I seguente ufficiali medici di riserva sono promossi al grado superiore con anzianità 23 dicembre 1916. Tenente colonnello medico promosso colonnello medico: ABBATE cav. Donato, distret to Napoli. - Seguinì. n e l ruolo il colonnello medico Satti c;iv. Nicola. Maggiori medici pr0mossi t enenti colonnelli medici : Lo PRESTI l •'rancesco, distretto Reggio Cah\bria - G uA1,01 'l'ilo, id. Roma. Seguiranno n el ruolo il t enente colonnel lo mt1dico Garelli Emilio. Capi t au i medici promossi mRggiori medici : ZoccOLA Giuseppe, dist retto Alef'Sand ria. Precederà nel molo i l m ng g ior e me dico La Scola F rancesco. Boo1.10:sE cRv. Jlichele, id Como. - Seguirà nel r uolo il maggiore La Sco la Frnn· cesco. BAcc m Gi(YI;. Dattisla, id. Napoli. - Id. id. id. Pncinotti Giuseppe. BENEDETTELLI Manlio, id. Roma. I d. id. id. Burchi Silvio. 'l'enen ti medici promossi capitani medici ; DE CmSTOFA:sO F erdinando, distret to Salerno - SonAcco Francesco, id. Genov1, . - Seguiranno nel ruolo il capitano m edico Fiora.van ti Cnrlo. BAHBEJRA Luigi, id. Barletta. Seguirà uel ruolo il capitano m edico Ca.nico Severino. ON0BIFI0E1VZE

oonoease in oon•l4eraztone 41 • peolall benemerenze aoqul•tate in Libia e n ell'Egeo. R. decreto 4 gennaio 1916, di motu proprio di S. M. il Re. Ordine dei SS M a ul'lzlo e l ,az.zal'o,

Cavalieri. CADJBDI::

ca.v. Felice, maggiote medico ospedale militare Bologna. Ordin e d e lla Cor o n a d 'U n ila .

Cavaliere. SARTO Vittorio, capitano medico 6 alpini. A{.~ssAm Giuseppe, id. id. 4 fanteria. CosTANTI:!II Giuseppe, id. id. ospedale militare Chieti. PASSALA CQUA Gioacchino, tenente med.ico R. corpo truppe coloniali Libia,


160 MOVD!EN'f'I A VVEN t ' T I Nl,L CO RPO !':AN !T. E :,.' EL l'E RS, F ARMACE \ 'TICO

Ordine dei SS l\laurizlo e l _,azza1•0.

oonoe rae per la rloorrenza della festa dl 8 . Maurl"io 1918 ( 16 gnnalo) Decreto luoyolenenziale H gen naio 1916. In considerazione di lunghi e buonl servizi.

Cavalieri. ' L'o1rnASI NA cav.

Afario, colonnello medico. cav. A chille, id. id. VITTA Dl NI cav. Cmnillo, id. id.

MA RROCCO

R . dec reto 14 gennaio 1916, di moto p roprio di S . M. il R e. VmGALLITA cav.

Afario, colounello medico. id. NooARI cav. Pietro, id. id.

MAGG ES I cav. T ommaso, id.

Dec reto luogo!tnenz ialo H gen11a10 l !JL6.

In considerazione di specla'i banemorenze. Camliere. B 1t1G x o :-.E cav. F adi11r1.11do, maggiore

meJ ico .

Defunti. Cor.r.OTTI J,'d1ta1·do, ,:apitano medico riservi\, dis t retto P alermo. - Morto A. Pa lermo i l 1° aprile !!Ho. D~ F ALCO cav. Andrea, colonnello medico riserrn, distrC!tto Napoli, - Id. a Sci• sciano (~ola), il 21 dicembre 1915,

----~ Il Di r c LLO L'C

Jl R c tlnt t o r o

CLA unto S1c·o nzA, tenen te g enerale medico

Arnnw CASAn 1i;1, maggiore medico

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GIORNALE· DI

MEDICINA 111LITARE Dire;ione e Amministraz: Via Venti Settembre (Palazzo del ~ìnìstero della guerra)

CON IHZIONI 1)1 AJHlONAJLENTO. 1~ TI Gio1·nale di m ~1/1cina militare si pubblica l'ultimo giorno rli ciascun rn!"lse in fa,;('.icoli di 5 rog-li di ~tempo. 2° L'11hboname11to .. Annuo e d~co1·re dal 1° f?ennaio. ~l0 Il prf'Z7.0 ddl'abbonamento è:

P er I' llalia e l a Colorna Eritrea • • l..1 2, Per l' E stero . . • • • • , » l fi,1, 25 . 1· in Italia • U n fa sci colo separ ato cO!'!la ,E t a 11 ,s ero •,r:.o :.?,;">O I l supplemento contenente l'Annuario ~ in Hallo del corpo sanitario militare costa . ì all' E1>t..:ro . >

4° L 'abbonamento non disdetlo prima del 1' dic1;1n1bre s'inte11de rmnova~ per l'111mo su1:ces~ivo. 5° I signol'i tibbonali militari iw eflellivitiJ di servizio pOS'.-'OOO pagar e 1'1111porto rl.,l l'ahhnnamenLo per mezzo dei r1spett1 vi comunòanti di corpo (anche e rare m en sili). i-;0 Per i soli uffìciAli medici (nPll'F.~er r:ilo e della M al'ma) è amme;,so un nl>bo11ameulo ,•.1111nùativo al Giornale d i medicina militare ed agli Annali dì medicina n11col,, e co1011iole ul pre1.zo di L. l ~ annu.i. Per ottener e I.Rie abbo· namento flli ubl>onuti del /l'ÌOrna le di m edicina m i litare devono far pervenire direttamen te L. li. all'a1111ui 11iRtr11zione de[lli Annali (presso il minister o della Marina) 7° Ai l ibrai ;si fa l o ;,conto del 10 •,0 • ma sollanlo per i;rli abbonamenti delle per;,one e det!li enti non militari, che non possono fruire della facililaz1one di cui al n. 5 e 6. 8° Le spese per rzl ì eslrntt 1 e quelle per l e ta vole litograflch~ , fot~gr aGche, ecc .. ct1e arcnrn p»~nas:::er o 1,-, mnnor1e. ;,0110 a carico de(lh autor t. 9o Gli autori delle memorie pot.ra11110 ti verne irli estratti facendone ricbie~ta 1tll'alto tiell'invio delle b vzze corrette. Gli estratti !:'ono di due tipi: , T1Po A . - Con coper tina in hitincn, senza fr ontespizio, e colla impe{line· tura e numer nzion fl del fa«cicoln. TrPo B . - Con cope:-~ina ,-t1nnpaLA, fronte:;,pizio, impaa-inatura e numera• zinne s1,ecinlP :(1 ·prezzn è r ep:olato dalla

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~;f;Y3 Prtbblicaaiione metta&~

GIORNALE DI

MEDICINA . MILITARE Pubblicato dall ' Ispettorato di Sanità militare Glornale <li medici na ml11taro : 1801 · 1884 Glornale lffdlco d el R•&lo ENrclto • dello Regia Marina : I BBD· IBII~ 8 l orna,e medico del R ecto E1er cUo : 18Q6-11iJO?

ANNO LXIV

1916

31 MARZO

FASCICOLO III

SOMMARIO M ..: Il OR I E

O a I G I li I\ I, I.

GrtJ.•nl. - Pe r la rapida potablliuazione <lclrncQua in campagna. • Pag. De Angella. - Relazione.sopra ricerche batteriologiche r lg113rdant1 la nora battrrlca della

gangren.'l gassosa . .

l 61 189

l'io n ; l'ttE VEISTI VE. Canll e PUllà. - ·Sulle lesioni da con1,1cl:11nenLo r s ui meni p, r prevenirle. Conatgllo. - La delinquenr.a mllìtare Jn g uerra . a1Yll!l"l'.I. DI C~1ea~,1.l,I

l!l4

101

IT.- 1,11\11'1 ED E8'Fl'Jal.

(Y. l'Indice ,ull"in l et·no d ella c,,p~·lì11a) .

- ....,:- DIRE ZIONE ED AMMtN rSTRAZI ONE

ROMAt- Pia zz a C a xouJ, N. t7 -

R OMA

Per le Inserzioni tli pobblioltà rivolgersi db.•etta,uente ali' Ufficio delég~~ a tz.:e wvlzlo - R!IMZ, V!a Coc;:o!ti, n. 9i - Te1etono 1106.


INDIC E DE L LA RIVISTA DI GIOR NALI ITALIANI ED ESTERI RIVIST A Ml!:IJl\,;A .

le&11)eu e Eltrln1er, ~ 1"ote cliniche su una epidemia ad audamento paralifolde Ebrei. - Sul rumori canliaci acc,deutall nel combatleutl .

. P.,, ttl

RIV ISTA O' IGIENI!: GENKR ALE E BATTKIIIOLOGIA. • lertarelll. - Osservazloul ~opra le compllc.1nze e gl'l11convenle11U dell.1 vnccloazione acll• Lllosa

"' :tt6

RIVISTA IJI CHIRl:RGIA Ll l GUERRA. CUlpora. - Nole d1 chirurgi:, di ~uerra. Rotiland. - Le ferite prodotte da picco li pro1ett11l l"erruu. - Sulle rerìle pe11etra11U tlel torace

fil VISTA IJI MEDICINA 1.EGALE MILITARK. Neri. - Contributo alla diagnosi della scial ica

118

lllVISTA DI PSICOLOGI A. FIM'&rl. - Osserva1.loai psicoloi;lche sull1 nostra g uerra

ffl

NECROLUGIO NOTIZIE. PltR IL' LIBRO D'ORO DltL CORPO SANITARIO MILITARt:. MOVUlRNTI AVVENUTI NKL CORPO SA NITARIO K NEL PKRSONAL,K FARMACKUTICu

:OS i33 S33 :l36

Pubbllcazion·i vendibili presso I' Amministraz. del " Slomala di medicina 111111111 " PIA&IE!I. C.1."•1Ja, .IW. 1,

lilaauoo Plft'BO; tenente generale medioo. - 8ull'u.ione degli a"'1ali fuoili da guerra e apeoialmente del fucile italiano di piooolo 06libro, in oonfronto oon quello di medio calibro. (Swdi aperiment.Ji, oon 16 tav. di fotografie e radiografie ri• prodotte in fototipcgrafl.a).-Roma, 1003. (Vendibile pre.o la Tip Voghera) L, 4 lo. m. - Le operazioni più frequenti nella chirurgia di guerra, oon 111 flcure in&ercalate nel teeto. - Firenza, 1898. (Vendibile p r - la Lib. Bemardo Beeber, Firenze) • • • • • • • . . • • • • . , • • • • , • 8 .A""ori1111Nfria mtlilon. - Riaultati ottenuti dallo 'J)Ollio dei fogli delle ol.-i 1859· 1863; due volumi in 4° oon atlante: · VoL I (Dui 1111t.ropologioi ed etnologici) con Atlante della geografia an· wopologioa deli' IWia. - Roma, l896 • • • . • • • • . . , lii Voi. Il (Dati demografici e biologici). - Roma, 1906 • • . , , 6 e.-orno e 8.oau. - Compendio di ohirurgia di guerra oompllato aul1a NOria medioo-ohi.rurgica della guerra dj aeoeNione d' Amerioa. - Roma, 1888. 6 volnmi. preao ridotto . . . . . . . . . . . . , . • I ~ em.-oo e BBl:ZZL - Lo agombero degli amo.slati e fe rUi in guerra. M. moria premiata al oonoorao Riberi. Un volume di pag. 2'16 coo molte 8gure e tavole grafiche. - RomA, 1906 . . . . . . • • • • • , I IU 0..le.uwn. - i . fatica nella vita milit.Are. Memoria ptemiata nel OOlloono Riberi ltcM-1906. Un volume di pag. 330 oon 66 figure. - Roma. 1908. . . • 6 ID. - I.e malattie e gli infortuni nella vita milit.re. Memoria premiata al oonoono Ribori 1906-1906. Un volume di pag. 401 oon tavole gra6obe e ,ta\l· etiche. - Roma, 1908 . . • . . • . . . . . • • 8 CtJ•.urL - E1p09W0De aommaria dell'ordinamento e fun&ionamento del - vizio Mnitarlo in oampagna pre190 l'-rcito italiano. - Boma, 1906 • • 1 60 Da Studio tulle mediaetiniti (medlutiniti auppura&i.e, mediutinioo} - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 . • • • , • , • . • I BTBTL Onomatologia anatolDiot.. Storia e oritioa del moderno linlu,aaio anatomioo. Traduzione libera ikliana dei dottori C. Pall"!"D e C. 8.0U..l. Boma, 1884. (Edizione r&r1l) , , , , • • , • ,, , • • . I 8 w f.- - , _ dalle a,mi da guerra. Sint.eai della rl!lulone aanit.ria iaqU -,citi tedeechi durante la guerra franoo-geffll&QÌoa 1870-71. - Roma. 1889. Un volume di pag. 3'8, prezzo ridotto. • . : • . . . . • . , • • I -

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Per la rapida potabilizzazione dell'acqua in campagna Proposte e r icerche del Prof. Dott. Giovanni Grixonl M:ig ; ,ore Medio•,

l'rufe>sorr cl'lgic 11s ali> Scu, ,la rl'Ap1,li. a ti-J nt• ,li S111:t , \ li1 1tan• In Firrn1.e

L'importanza eapitale dell'approvigionameuto delle truppe i1t campag na con acqua di buona. qualità non può formare nemmeno oggetto di discussione. Il problema nella sua immanenza ed improrogabilità si e imposto sempre agli studiosi d' igiene etl ai med ici mili tari in ispecie, come oggi preoccupa ogni comandante di reparto. Che se le grandi unità, i notevoli e fin immensi ragg ruppamenti di tmp pe che costituiscono un esercito moder no, possono, cou una re· lativa faci lità, provvedere, con gli ampi mezzi dei q uali dispongono> a. rifornir di buon'acq ua i lorv uomini, perchè fra l'altro, essi prose g uono vie maestre o percorrono zone abitate, collegate, a mezzo di innumerevoli veicoli a trazione animale e meccanica, con le ret-rovie ove le intendenze a tutto largamente provvedono, il còm pito si rende sempre piil difficile ed assillante quanto maggiore è lo smembramento delle unita tat tiche. Le zone infatti ove i piccoli reparti vengono per neces~i tà bcl11che disseminati; sono spesso fra le m e :10 popohtti>, e t.a lor11. fra. le piil impervie. Ivi l'opera. umana poe;o li ti fat to iu precedenza, e quindi spesso nulla. vi si ritrova. che dia, non dico, garauzit\. di pnlizia e di igiene, ma fin auco possibilità d i a\·ere a d isposizione quanto è indispensabile alle più elementari ed im prescindibili necessità della vita collettiva. · La infelice condizione originaria. è aggravata quando truppe diverse si succcedono anche solo di passaggio in quei '.noghi. ti -

Gfo,·nale di mtdicina m:"likrl"e, -

Fase. Ili.


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P ER LA ll.-\PIDA POTAB JJ.lZZAZIO :< E

DELJ}A<'Q U,\

l'.'< CAMPAO '.'<A

L 'inqui nam ento umano, spesso dissimulato, inavvertibile, è diffui,o · quasi ovunq ue. Ed a llora subdolamente le malattie d i origine idrica c9mpuio no sporadicamente, per poi diffondersi sotto forma epidemica. In Francia., nd es., a di r d i Gautier, non vi è, durante la presente guerra, una pa rte di territorio da Pari gi ai Vosgi, alle Ardenne ed a l mare del nord che possa consiuera r si come li bera dal rischio d i :aver e, non solo l e a cque scoperte, ma qnelle della falda idrica pi ù super fi ciale inquinate. U n erro re la rgameute difhrno, e, set·ondo me, molt.o dannoso egra v ido di conseguenze disa.s trose, pe r chè mette fuor i via ne lle indagi ni eziologic hé, è quello invece d i continuare a r itenere in base a Yedute aprioristic he letterarie, arcad ic he che la campagna abbia sempre l e auree dolci e acque cristalline dispen~atric i di sa. Iute e che q ui11di l e m a latt ie siano doloro,,o ap pannaggio dei centri a bitati. T ale concezione de ,·e rigetta r..;i in m odo assoluto per l'esercito in campagna. Non è es.agerato rite nere come sospette le zon e o, e abbiano sog~iornato, transitalo truppe, ed i posti devono essere r isanati accu r atamente, se n on si vnole ch e i soprn~~in11ti, fi Jnciosi ed inconsc i del pericolo, corrano l'al ea quasi certa d'infett.arsi . Il veicolo più comune e perc iò a ppunto pi ù pericoloso è pro prio l 'acqua, come quella e he, iu aperta c ampag1rn, ,n on es;;cndo cap Lat,a. e .condollata, d o po ave r lavato superfic ie s udi c ie, sovraccaricandosi di ogni sori.a di· prodotti organ ici, si ra ceogl ie iu pozze o co nehe in uessun mo lo protette. Di qui la necesi!ità di pro vveder e con ogni enra a che il soldato isolato, o riunito in piccoli aggru ppamenti, in aperta campagna, in t rincea possa. alimenta rs i con acqna sana. L'ideale sarebbe che sui pnuti più ava nzati del fronte ginn~esse .con me zzi appropriati abbondante acqua pura; ma, poiehè ci ò è m olt o s pesso i mpossibile, bisogna assicurare con m ezzi im p1·ovvisati ltt deipurazione dell'acqua che si ha s ottomano. A.Ila soluzione d i q uesto grave problema, che le condizioni logistiche d i una g uerra moderna in montagna , in l uogh i battuti dal la fucileria e dalla artiglieria, e perci ò s carsamente p rat ica bi li solo n elle -ore notturne, r en dono più d iflìcile, s i è lnvorato da au ni alacr e mente, .ei a nco r più s i lavo ra a l presen te presso tntte le na7.ioni belligeranti . In mol t i puoti de l nostro fron to d i combattimento, essendo le falde :acq u ee o. grn.nde profondità, e perciò molto scarse le sorgen t i nat u1·.i.li, s i. è ricorso la rga mente a poz~i artesia ni di 40-80 metri· Le stesso fu rono obbl igati a fare i tedeschi n ella Cha mpagne del nord e nelll\ Fiand ra occ identale.


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I. Dei mezzi scientificamente s icuri consigliati per depurare le acqne, non tutti possono utilizzar::ii in cam pagna a l segui to delle truppe. I mezzi m eccanici non offrono vant'.tggi pratici. Ale uoi anzi -sono del tutto inafatti, come gli impianti stabi li. cli filtri a sabbia ; altri per le c ure assidue e .ninute che rich iedono, per il loro facile d eterioramento, per il rendimento scarso sono poco n,;ati and1e negli -e3erciti che li avevano in dotazione fino dal tempo di pace (fìlt,ri a candela Clrnmberlaud in Francia, Berke teld in ItaliiL e Germania). Dei mezzi fisici, quello che ha, u ella pratica di gnerl'a, re;;istito alla prova, è il più antico : il calore. Bandito il ri~caltlam~uto fino alla -ebul lizione dell'acqua i n r c:lcipient,i ape rti , e in gene.r aie in quelli a doperati all'uso di cucina, perchè troppo grossolane erauo le modifìcazioni fìsiehe, chimiche ed organol e t.vit;he che l'iwqu,~ subi,a, ci si Rttie ne oggi agli apparecchi ."sott..o pres~ione, uei quali l'acqua, nel mentre viene sicuramente pri vata dei germi, n on .è t.roppo a.Iterata n elle sue proprietÌ\ e nei suoi caratteri . Nel nostro ese rcito ::iono in uso, e rispondono beLJe, i putabilizzatori Hartnrnn11 e Salvator, locomobi li. Il renùim0nto di questi appareee hi è noternle (fino 1000 litri a ll 'ora.), e perciò il loro uso, diffuso negli ospedali da campo, in accampamenti ed a.ccant.onamenti a carattere stabi le o semistabile, ha dato risultati notevoli::isimi . Per il l oro funzionamento adeguato ed econo, micameote reddit,izio è n ecessari o che siano fatti funzionare dove esisto110 acque abbondanti. Non è attuabile presso di noi la somministrazione alle t rnp pe di .infuso caldo di . the, come s i pratica negli eser c ì ti russo ed inglese. Il nostro soldato non è abituato, e perciò non g radirebbe tale bevanda. Inoltre forse si opporrebbero anche alla generu.l1zzazione di tale usanza difficoltà enormi, se non. pure insuperabili, di vetton1gliamento di questo prodott0 esotico, del quale occorrerebbero quantità n otevolissime. Si pe nsi che in Francia si calcolò sì dovesser o provve· dere ben lo,000 c hilogrammi di thè al giorno per l'esen:ito com.battente. Gli altri mezzi (ozonizzazione, raggi ultnwioletti) presso gl i eserciti che ne fecero uso non qiedero risultati molto incoraggianti: furono perciò abbandonati o adoperati limitatamente. Gli appar..cchi locomobili potabilizzatori ad ozono, usat i n ell'esercito tedesco, apparvero troppo fragili per res istere alle dure n ecessitìL .della guerra, e solo diedero buoui risultati in campi trincerati.


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Quelli a luce ultravioletta con le lampade a mercurio, adoperati al seguito delle truppe, hanno reso più manifesta l'incertezza della. loro azione st-erilizzante già constatata in impi11.nti stabili. P er gli uni e per gli altri il regolare funzionamento in campagna. è inceppato d alFessere di n o rma l'acqua abbisog1.1evole di u na filtrazione preventiva. che l a liberi da lle materie che ha in sospensione e che ostacolerebbero il potere stenlizzante sì del l'ozono che dei raggi ult ra violetti.

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* * S i intende q uind i come per le truppe ili marèia o sottoposte a rapid i ed improvvisi spostamenti in posizion i to lte al ne mico la depnrazione chimica delle acqne da bere f-ia. il metodo p ii'.1 pratil!o. La preferenza è dovuta alla semplicità delle manipo1a.zioui cho pos.so no es.~er fotto ovunq ue e eia t utti, poiche non esigono materiali ingombranti. Tutto infatti si. riduce a qualche reattivo dosato in. precedenza e preparato sotto una forma comoda ed alla reqni.i izione di re1:i.pien t i. d ' uso comune domestico, o di p roprietà dei corpi e repart.i .

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)Ii pare J overoso rile,a1·e che no n si può fare affidamento sui mezzi consigliati qua e là in J i,erse nostre ist ruzioni per il gen io & per i repart i di fru1teria, s ulla depllrazione del le acq ue stagnanti ed inqui nate, tant.o essi sono malsi~uri , se non del tutto insufficienti. Si tratta di tipi vari d i fil tri t:hiarificatori, costitui t.i da sostanze pol verulen te o porose, insolubi li nell'acqua e capllCÌ di trattenere le partieelle so] ide in sospensione. E.,si non dà:rno la garanzia d i liberar l'acqua da t u tti gli elemeuti n oci vi, specie dai mi1:rorgauismi . È perciò che le botti o i t iui con tenenti. al fondo, fri1. diaframmi, degli strati di carbone, di gh iaia o di sabbia, possono esser ritenuti mediocri chiari ficato ri, ma non d ei veri purificatori in senso chimico e tan to meno batteriologico. Troppo azzardat,a. mi pare quindi l' as· serziooe cunten ut,a in q ualche nostr,) regolallleoto che essi valgono q. a migliorM.re le acque dei pozz i o ren dere potabili le acque stagnanti non eccessivamente fetide o m olto putride• e ne mme!!O, come e suggerito a lt rove,« per ottenere ac11.ua a bbastanza. pura da stagni o cor::1i di acqua, c he si rit iene abbiauo acq na non potabile>. La stessa aggiunta d i a.llume in pol vere nella. proporzione di l chilogrammo per 3 o 4 metri cubi d'acqua. consigliata è bene ricordare che ha solo effetto cbi Mificatore.


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IN CAMPAGNA

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Ben intésero ciò i giapponesi, che nel loro filtro da camp1goa.

Ishitzi, che tanti servizi igienici rese in Manciuria, associ1:1-no ai mezzi meccanici di depurazione rapida (spugne e carbone compresso) quelli chimici dotati di marcato potere battericida (silicato di alluminio ed acido cloridrico; permanganato di pot assio, acido tannico ed allume). In Francia sono attnalmente adottati apparecchi d i filtraz ione e depurazione di un nuovo modello,· semplice e robusto, trainati da vetture reggimentali, nèi quali l'acqua impura o sospetta. v iene prim& chiarificata. passando per un filtro di spugne, e quindi sot toposta al- · l'azione di una opportuna solu~ione di ipoclorito. . L'apparecchio ha la potenzialità di potabilizzare 3000 litri d 'acqua -og ni ora. Un'altra vettura-filtro, sistema Desl'uma,1x , ha ancora funzioni più complesse in relazione alla natura dell'acqua da trattare. L e acqne t orbide, ma prive di germi patogeni , son o semplicemente fil trate ; quelle argillose sono chiarifica te e decolorate con la filtrazione associata ad una preventiva coagulazione; le acque dure son o addolc ite ; quelle ferruginose, deferrizzate; q uelle inquinate o sospette, sterilizza.te con ipoclorito ·o permanganato. Dell'apparec~bio esiste un modello piccolo ed un modello graude. Nell'esercito tedesco, almeno fino alla presente guerra, i mezzi di depurazione chimica , ritenuti di dubbia e fficacia, non erano ammessi. Abbondavano invece gli a pparecchi di depura1.io11~ fis ica e meccanica, di modelli svaria ti e di diversa capaci tà, fi ssi e soprat utto locomobili, · per modo che anche i piccoli reparti banno con sè de i potabil izzatori leggeri, di facile trasporto e fun :11ionament.o e di sicura azione. Gli igienisti non sono teoricamente troppo favorevoli all 'uso dei mezzi ~himici, ed in realtà essi sono meno consigliabili degli al tri. Ma sotto l'imperio della necessità "bisogna. ricorrere ad essi, ave.udo carA. d i prescegliere quelle sostanze che soddisfino alle principali esig enze di un buon potabilizzan te. I processi di depurazione chimica, come già sostenni e dimostrai altrove (1), debbono rispondere ai seguenti desiderati: esser sufficientemente energici per ossidare rapidamente le ma· terie organiche dell'acqua e distruggere i batteri patogeni, almeno le forme vegetati ve ; esser costituiti da sostanze facili a conservare e dosare, ed in.nocui a manipolare;

(l) Gan:oNr. -

Note cd appunti d',gi6 ne militare. Firenze 191 5, Fratelli Di Fiorino.


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es.; er dì composizione tale da evitare di lasciar nell'acqua prodotti primari o secondari, che, anche dopo un uso molto prolungato~ possano riuscir dannosi all'organismo umano; non modificare in modo notevole gli originari caratteri organolettici dell'acqua stessa. Le sostanze che si sono addimostrate più adatte a pote,bilizzare le acque sono il bromo, il cloro, l'-iodio, il permanganato potassico. Queste sono nppuntù quelle attual mente in uso nel nostro eserci to. R~sta però ancora da provvedere le truppe di adatti e capaci recipienti, nei quali preparare e conservare l'acqua depùrata. L'esigenz.a della comune vita al campo, sa.pratutto d i quella in esplorazione, in vedetta, in trincea, rendevano di norma, più che difficile, impossibile valersi abitualmente di utensili ingombranti, quali botti e mastelli. I recipienti di cucina, c,ltre che essere i meno propri, perchè metallici, erano anche quelli che meno si adattavano al bisogno. L'acqua. raccolta in essi assume quasi con certezza e sempre un sapore sgradito che ricorda quello dei cibi preparati in antecedenza, e, per di più, non può esservi lasciata se non per un tempo troppo limitato, a cagione delle esigenze ordinarie alle quali questi recipienti debbono rispondere. Pensai perciò di utilizzare, non solo per il trasporto e la conservazione, ciò che già è stato fatto, ma per la. sterilizzazione dell'acqua. da distribuirsi alle truppe per uso alimentare, gli speciali sacchi di tela, detti ghi?-be, concessi in dotazione alle compagnie. Le ghirbe banno la capacità di 50 e di 25 litri, sono di tela impermeabilè, cilindriche, provviste di una larga apertura su periormente e di una spina di legno con chiavetta in basso per il prelevamento dell'acqua. Apposite cordi celle assicurano la. chiusura della ghirba, mentre speciali sostPgni di refe permettono il trasporto, sia assicurandole ad un ba tone, sia caricandole su quadrupedi. Per evitare 0he in quest'ultima eventualità una parte della ghirba venga a contattoimmediato col corpo del caval lo, la ghirba è fornita in questo lato di uno strato di tela isolante. Il tessuto, costituente la ghirba, allorchè è stato sufficientementebagnato, è quasi impermeabile. S i può ritenere quindi che il recipiente sia a tenuta perfetta., non verifi candosi se non una tenue t rasudazione, che favorisce la conservazione di un conveniente grado di freschezza. al liquido. P er accertare il va lore pratico di questi recipienti per potabilizzare l'acqua con le diverse sostanze concesse allo scopo, istitui dell& 1·icerche hattt'riologiche e chimiche.


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PltR LA RAPIDA POTABILIZZAZIONE DELL ACQ U A

rn CAMPAGNA

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Naturalmente, poicbè il grado di inquinamento delle acque è moltova.ria.bile, mi preoccupai delle quantità di sostanze antisettiche da.. adopera.re, segaen:io la. norma di fare uso ai quantità di sostanzedepuranti alquanto superiori a quelle giudicate strettamente necessarie, curando poi, allorchè l'azione risanatrice si ritiene ultima ta, di neutralizzare con scrupolo l'eccesso di reattivo. Mi fu guida nei tentativi di determinazione della dose suffici ente per la potabilizzazione l'osservare le modificazioni fisiche ed organolettiche che l'acqua subi ve.. I I.

Pot:abilizzazione col bromo. La farmacia centrale milite.re prepara delle fiale, chiuse alla lampada, contenenti: Bromo. gr. 6 Bromuro di potassio. > 5,5 Acqua distillata. . • 27 e dei tubetti chiusi con tappi di sughero contenenti una mescolanza di: Iposolfito sodico . gr. 9,5 Carbonato di sodio . » 4. Data la difficoltà di maneggio e di trasporto' del bromo, esso vie!}& _ distribui to sciolto in acqua. contenente del bromuro di . potassio. Le d ue serie di tubi vengono distribuite in cassette di leguo: ove ne sono conservati 100. Una coppie. di tubetti, secon<lo le norme consigliate, sarebbe suf-· tlciento per il trattamento di un ettolitro di acq~ia. Schumburg e Testi infatti trovarono che G centig rammi di bromo

uccidono in 5 minuti t utti i germi non sporigeui contenuti in U·n litro d'acq ua.. Da indagini compiute nel Gabinetto d'igiene della Scuola d'appli- • cazione di Sa.nita militare mi risulta che, se le acque da trattare non sono molto limpide o contengono sostanze organiche o prodotti di ossidazione· di esse, dopo 5 minuti di contatto con lA. solnzione bromp• brQmurata. rèstano in vita ancora molti germi asporigeni. Bisogna. perciò aumenta.re la. concentrazione del li quido potabilizzante, portanao da 100 a 75 litri il volume d'acqua da trattare. Ritengo si.a misura di prudanza iu ca mpagna, dove, come si è detto, le acque scorrenti a ll'aperto, o quelle provenienti da fa lde idriche superficiali, o raccolte in serbatoi mal protetti, devono considerarsi


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come sospette di essere inquinate, far agire il contenuto di u na. fiala solo su 75 litri d'acqua. . A parte q uesta mod ificazione, non priva., a parer mio, di valore, la tecnicà. di depurazione è quella. dettà.ta dai due ricorda.ti sperim en tatori. Se l'acq ua è sensibilmente torbida, si sottopone ad una. fil trazione rapida in apparecchi improvvisati. Quindi in un mastello, in una botte od in un r ecipiente di terra. si versano 75 litri d'acqua., sui quali si fa agire il contenuto di un t ubetto di bromo. Trascorsi 10 min uti, duran'te i quali l'acqua è stata di di continuo rimescolata., . si aggiungono Rllit mas.o;a i sali del secondo t nhetto previamente clisciolti in un poco di acqua, e si continua. a rimescolare il liquido. Il bromo rima.sto libero viene in tal modo neutralizzato e l'acqua dopo qualche minuto può esser distribuita per bevanda. Il sapore delle sostanze potabilizzatrici viene appen a avvertito, ed è tollerato nou solo cìaglì uomini, ma anche da animali che, come il cavallo, sono sensibilissimi a. queste a lterazioni di sapore. I 15 centigrammi di bromuro alcalino per li tro, residuali al trattamento col hromo e con l ' iposolfito e car bonato sodico, non sono n ocivi alla salute e uou modificano seusibil ment,e g li originari caratt eri organolett.ici dell'acqua. Le fiale ~11te11euti la soluzione bromo -bromurata, per quanto fabbricate d i vet ro giallo, è beue tenerle ri p11.rate dalla lue1e. N.ella pratica di campagna può far comodo aver la possibilità di depurare, senza ~ciupa re dei reattivi, delle pi ccole qu antità d'acqua, p erciò sarà bene tenere a disposizione, in bottigl ia colorata, una so½nzione madre, versando il contenuto dei due tubi in 750 g rammi di acqua: 10 centimetri cubi di questa valgono a depurare un litro d 'acqua. · Q uest.o processo di depurazione è regolamentare da lunghi anni n ell'esercito tedesco. Fu usato largamente e con buoni ri,rnltati anche n el nostro, sia durante la. spedizione internazionale in Cina, sia du· ranle la guerra. italo-turca in Libia.

III.

Potabil izzazioue col cloro. È fondata sul ben noto pot.ere ossidante e battericida che ha questo alogeno, l'alta azione tossica del qua.le viene neut ralizzata, prima di usar l'acqua per bevanda, col tiosolfato sod ico, che trasfor ma la. debole quantità. di cloro libero rimasto in un composto indifferente: il cloruro sodico.


PER LA RAPIDA POTABILIZZAZIO::SE . DELL'ACQUA IN CA~JPAGNA

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Il cloro, da qualche hanno in qua, è le. sostanza più comunemente e largamente adopere.ta per potabilizzare le a.eque, non solo quando servono ad alimentare piccoli agglomeramenti ùi persone, ma ancora grandi città. Gli esperimenti numerosissimi fatti, mentre hanno messo in evidenza la superiorità del cloro sulle altre sostanze impiegate per depu· rare le acque, hanno a6certat.o che non tutti i preparati di cloro hanno una. uguale azione potabilizzatrice. Questa è basata non solo sul titolo dorometrico del composto, cioè sulla quantità d i cloro attivo in esso contenuto, ma ancora sulla facilità. da. parte del preparato di conservarsi indecomposto nella. maggiore quantità possibile fino a quando nou si deve usare; di cedere all'acqua. da risanare celermente ed interamente il principio attivo; d i essere facilmente adoperabile e tra-. sporta.bile. É perciò che nella pratica si fa uso, a sec,mdo delle circostanze, del cloro allo stato gassoso, degli ipocloriti alcalini, dell'acqua di cloro, del cloruro di calce. In Francia, durante la presente guerra, è diventato d'uso regola· menta.re il liquido di Javel, per la potabilizzazione d ell'acqua che deve servire per l'alimentazione delle truppe stabilmente accantonate ed accampate. La dose d a impiegarsi si calcola in ragione di 8 milligrammi di cloro a.ttivo per litro di acqua da sterilizzare, per cui un litro di acqua di Ja.vel concentrata., di recente preparazione e secondo la formula della Farmacopee, francese, è capace di sterilizzare 30 metri cubi d'acqua.. I ri,mltati ottenuti pare siano favorevoli: il procedimento è semplice e aicuro ; i caratteri orga.nolet tici dell'acqua. restano qua.si immu· tati. Poichè però il cloro attivo de ll'acqua di Javel o del suo estratto, come quello di Labarre.que, può subire oscillazioni notevoli, ed inoltre si trasforma. spontaneamente e gradualmente in cloruro alca.lino iuat• tivo, è necessario procedere volta a volta alla. titolazione clorometrica, se si vogliono utilizzare ad intervalli diversi questi liquidi potabilizzatori nella quantità necessaria, in modo da evitare il dubbio di una insufficiente depurazione. Il cloruro di calce od ipocloritò di calcio è quello che presenta. i maggiori vantaggi, sia esso adoperato allo stato natura.le, nel qua.le caso è di facile maneggio e di poco prezzo, ed ha, se conservato convenientemente in luogo fresco, me. asciutto ed all'oscuro, un titolo quasi costante in cloro attivo, cioè circa il terzo in peso della sostanza.; sia usato sotto forma di compresse.


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Per la. migliore utilizzazioue df'I )'UO potere antisettico occorre però che l'acqua da. tratLare sia, per quanto si può, limpida, ciò che in genere si ottiene con una semplice filt ra1.ione preventi va. tra.verso cotone o tela. Che se le materie contenute iu sospensione non possono essere a llontanate con tal mezzo, è utile, seguendo il consiglio dell'Ottolenghi, aggiungere ad ogni ettolitro d 'acq ua 1,5-2 gr. di solfato allumirlico del commercio, e quindi dopo 10,15 lI}innti di attesa, durante i quali il liquido viene di continuo agitato, procedere ad u na nuova filtrazione con cotone idrofilo. L ' ipoclorito è preferibile sia aggiunto all'acqua già filtrata e trat tata con solfato · alluminico; ma se il tempo stringe, si possono versare nel liquido allo stesso tempo l'una e l'altra sostanza, ed atten• dere quindi il tempo voluto per neutralizzare con l'iposolfito sodico il cloro libero residuale. Anche con questo processo bisogna a ver g ran cura di proporzionare la quantità di sostanza. antisettica da adoperare al mezzo da depurare, a seconda. che esso è più o meno ricco di sostanze organiche e di germi. Conviene ·perciò valersi nella pratica di un indice semplice e sicuro che ci permetta di valuta.re quando il trattamento ha. raggiunto il suo scopo, cioè quando si ba la certezza che l'acq ua non può essere pi ù veicolo di m alattie infettive. Raccomandabile è il metodo di \Voodhead, che consiste nel saggiare con ioduro di potassio au1idato l'acqua. sottoposta., da almeno 15 minuti, all'azione del cloruro di calce. Se si ha una. colorazione bleu-,ioletta persistente, significa che n el liquido v'è ancora. del cloro attivo libero, ma non v i esistono più batteri vivi del gruppo coli o dissenterico (Woodhead), del colera, del tifo, del paratifo, della dissen· teria, del colera (Ottoleng hi). Se invece la col orazione si attent1a e tende a scomparire, è necessaria l'Ìi.ggiunta di altro i poclorito fino ad ot tenere una colorazi0ne bleu-viola durntur,.1. L'ioduro di potassio amidato può essere costituito da una parte in peso di ioduro di pota~sio e tre di am ido, preparato sotto la comoda forma. di compresse (Ottolen ghi). La reazione di \ Voodhead avrebbe valore equivalente a quello di u n'analisi batteriologica; quindi senza conoscere la com posizione chimica e batteriologica di un'acqua sospetta, sarebbe sempre possibile e3eguirne e controllare immediatamente la purifìc~zione con ipoclorito calcico per mezzo di un saggio assai rapido e semplice. Per la pratica di guerra, in c ui la potabilizz,tzione di piccoli vol t1mi di acqua necessari per una persona sola o per un numero ris tretto di individui è affidata al solùato stes,o o a graduati di truppa,


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è necessario concedere sostanze già dosate, elimin8ndo così qualunque aziun e di controllo, di correzione da parte di personale incompetente.

•* • È perciò che presso di noi sono in dotazione : a ) scatole individuali di 5 · fiale· di 1 cc. di ipoclorito di sodio al

titolo 2 p. 100 e 5 tavolette di iposolfito di sodio di gr. 0.07 ciascuna.; b} scatole per reparti di truppa di 6 fiale di 10 cc. ciascuna di ipodorito di sodio al titolo 6 p. 100, e in un astuccio 5 tavolette di iposolfito di gr. 1.75 eia.senna (1). Fiale e tavolette si corrispondono numerica.mente, e servono: quelle individua.li a. rendere pota.bili 1-2 litri d'acqua; quelle collettive, 50 litri. Nelle istruzioni per l'uso è consigliato di servirsi per potabilizzare l'acqua di recipienti di terra. cotta. o di legno. Ciò però complica. in campag na, come è facile intendere, fino a renderlo inattuabile, il voluto procedimento. Per questo motivo pensai che ci si potesse valere di un materiale che è in dotazione ai corpi e che lo si trasporta. con somma facilita, cioè delle ghirbe di tela.. Istituii quindi delle ricerche, cercando di riprodurre le condizioni reali io cui queste possono adoperarsi. È da rilevare anzitutto che l'acqua può essere raccolta con facilita anche quando scarsa sgorga da piccole pozze o sgocciola da pendii. sovrastanti ai trinceramer.tti. Sull'apertura !!Uperiore delle ghirbe è facile à.pplica.re e fissare uno è.egli usuali triangoli di tela, in dotazione a tutte le unità sanitarie e riposti anche negli zaini di sanita e nelle tasche di sanità. Si ha cosi un g rossolano filtro, che può essere rinforzato nella sua azione da fald e di cotone idrofilo, conveniente· mente distribuite su di esso. L'acq ua. in tal modo cola dentro la ghirba, iu generale, limpida. Le ghirbe da preferirsi sono quelle della capacità di litri cinquanta, avendo, quando sono ripiene, la. precisa q uantità di ti.equa che può essere potabilizzata con una delle fiale da 10 cc. L e altre ghirbe da. 25 litri, per risparmiar nuovi dosaggi non sempre facili in campagna, essendo le fiale e le tavolette preparate per potabilizzare un vol ume doppio di acqua, è bene usarle :mlo per conservare l'acqua. risanata.

(I} H unermann fa uso di soluzioni di ipoclorito di sodio al 10 p. 100.


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P ER LA BAPlOA POTA.BTLIZZAZIONE DELL' ACQU A IN CAlilPAGNA

Nel liquido filt rato si versa il contenuto di una fial e. e quindi si agita il liquido per 10 minuti 9:lmeno, affinchè l'ipoclorito sj diffonda per tutta la massa. Nei casi, come avviene di nòrma., nei qua.li la sorgente dista dal punto dove l'acqua deve essere consumata, i movimenti a.i qnali per necessità la ghirba deve essere sottoposta. col trasporto a dorso rli uomo o di quadrupede, son più che sufficienti per rimescolare il liquido e depurarlo. Arrivati sul campo o poco prima, ·si fa l'aggiuota. dell' iposolfit o nella. quantità indicata, si a.gite. ancora. per qualche minuto e poscia. si somministra_ alla tmppa. L'odore ed il sapore del cloro è allora completamente · dileguato e l'acqua. viene bevuta senza prevenzione al cuna.. L'esperienza l1a. dimostrato che il soldato beve ma.lvolentieri un'acqu a medicata: convi e11e p~rciò che le pratiche di potabilizzazione vengano fatte per quanto è possibile lontano da.i suoi occhi. La. precau zi011e consigliata., oltre che risparmiar del tempo, soddisfa anche questa e;:igenza. · Co01e si vede, il trattamento dell 'acqua nelle ghirbe con l' ipoclorito può essero affidato, con t ranquilli tà d'an imo, al grad uato di troppa. che comanda la con:1!e destinata al r ifornimento acqua. Erl es~a dà garanzia di buon risultato. Le ricerche da me e;:;egnite in proposito sono molto probat ive. L'acqua couùottata cli ottima qualità c he alimenta la città, inqui11ata artificialmente con ri cche colture in brodo d i bact"erittm coli, immessa in una ghirba <li 50 li t ri e trattata con una fiala di 10 cc. di ipodorito di sodio, presentavasi dopo un contatto di 10 minuti priva di germi. L e colture infatti, sia in mezzi liquidi che solidi, comuni od eletti vi, furono sempre negative per i germi b:anali delle acque, mentr e ancora. si ebbe la sopravvi:venza di qualche bacillo de l colon, che, come si sa, ha una re5istenza agli agenti fisici e chimici dannosi piì1 grande di quello del colera, della dissenteria e del tifo. Dopo un contatto di 15 minuti anche i bacilli del colon erano oowpletamente distrutti. Le controprove fatte con acqua di una. roggia scorrente in prossimi tà '.lei laboratorio, in gior nate piovose, nelle quali, quindi, a.Ile enormi cause ordinarie di inquinamento che rendono, per consenso unanime, già per se stesse l'acqua non potabile, si aggiungevano quelle special i date dal fluire nel canale di liquidi di lavaggio di campi e strade carichi di sostanze organiche e d i germi, diedero esito conforme. Colture fatte con 10-15 cc. di t ali acque diedero sviluppo a qualche rara. colonia dopo un'azione prolungata dell'ipoclorito per 15 minuti; dopo 20 minuti i terreni di coltura. rimasero sterili. Notisi che ori• ginalm ente l'acq ua adoperata presentava.si ricca di colibacilli .


1

PER LA RAPIDA POTABILIZZAZIONE DELL ACQC A IN CA MPAGNA

173

La reazione di Woodhead ha svelato nell'acqua limpida e pura condottata la presenza di cloro libero dopo parecchie ore dall'iniziato trattamento con l'ipoclorito, Nell'acqua impura della 1·oygia il cloro a ttivo si rinvenne dopo 50 minuti nella proporzione di quasi 3 mil ligrammi per litro. Alle obbiezioni che potrebbero farsi all' uso sistematico delle ghirLe per la. potabilizzazione dell'acqua, è facile rispondere vittoriosamente col corredo ~elle indagini fatte e, que l che pitt conta., coi d ati della lunga e;iperienza. 1n base agli studi di laboratorio, che qui riforisco, venne nella 2' armata raccomandato dalla Direzione di sanità, nelle norme per la potabilizzazione delle acque in campagna, l'ttso de lle g hirbe per tratt arvi chimicamente le acque impure o,J anche solo sospette. L'esperienza ormai più che q uadrimestrale fatta presso i corpi d i truppa nelle condizioni più difficili, ha <lato risultati ottimi. La pratica di cosi fatta potabilizza:-:ione si è generalizzata ovunque, tanto fu trovata soddisfacente e semplice. }Ialattie di origine idrica furono cosi potute impedirti, arrestare e spegnere. Le ricerche comparative hanno dimostrato c he l'acq ua su bisce nelle ghirbe l'azione antisettica dell' ipoclorito in un tempo quasi u guale che quando è conte nuta in reci pie11ti di vetro, coccio, legno, ecc. Traverso le pareti della g hirba non penetrano dall 'esterno germi, e perchè la. pressione del liquido contenutovi ne im peLlisce l'a scesa, e perchè la. sostanza infe,:t.ilizzante che trasuda per le pareti uccide quelli che all-'inizio dell'operazione vi fossero aderenti. Per queste ragioni ritengo superflLta la misura consigliata da qual cuno di impermeabilizzare il tessuto costituen te la metà in feriore d ella ghirba. Senza ricordare che q uesto prc,cedimento, im pedendo la evaporazione lenta ma co3tante del li quido, con tribui11ebbe ad alterarne le quahtà organolettiche, sopratutto la freschezza. La ghirba, per conservare l'acqua in buon stato, non deve essere ma.i poggiata sul terreno, ma e'!ser tenuta sospesa ad un al bero o ad un al tro qualunque sostegno; deve essere tennta accuratament e chiusa, rafforza ndo, se è il caso, i sistemi di chiusura ora esi,ste11ti; deve essere frequentemente lavata. L'acqua deve e.;sere ricavata da essa solo tra· verso la spina che è applicata nella parte più bRssa. Le fiale individuali possono, a pare r ruio, rendere utili servizi agli ufficia.li ed ai sottufficiali. Per le trupµe esse non sono adottabili; anzitutto perchè l'acqua. che può ess~re contenuta nelle comuni borracce è di quantità. molto inferiore a quella per la quale 13 preparata la soluzione di ipoclorito, e quindi deve subire facili e non gradevoli mod1fìcazioni organolettiche, e poi percbè, data la mentalità del nostro


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1

l' lf.R LA RAPl llA P01'A BJL1ZZAZI0Nls OELl.. ACQU A lS CA Ml!AGNA

so ldato, è da ritenere che hen di rado egli spo11tt1net1 n1o-•me ,_i ,.,iat• t er ebbe a seguire le norme dovut,e di rlepurazio11P, n ,;11rt11 1'1111 , ri o~o stimolo del la sete ad a ttendere che l'azioue dt-ll'ipo Jo,j,,. , ,, ud i dell'iposolfit o s iansi esplicate. :No11 pare sii,nsi d imo::<trate praticamente 1·0111,.,IP 1.... r,·:,;;;e proposte in Fraucia da Bn1ére, perchè il so l,lat,, f.>"1p,,e , ,e ,zann v olta a volta l ' acqua che do veva bere. Esl:'e en\ 1111 , , --t.ir1111 l1·11 u e d i permanganato di potassio e glicer of11sf'ato di ,., .il111. a •,,. iposolfito e glicerofosfato di sodio, ed infine alt.rf' di a , 1d '" " a 1,·,,. Per essrre cer t i che l 'acqua che s i beve dalli. t,1, a s i a , 11vtt d i germi è per ciò necessario che sia g ià dist ri buita 111 , 1 a111 d1 ,. r · zza, non facendo assegnam e nto s u ll' ini z iati\'!, i11div 1d 11,, 1.. , I,, ,, 11al ura veni,;se a mancare, sarebbe sorgente certa d i grnv , 111 ,. , 1,t 11 • 1 Ad og ni modo1 si pnò1 ,l scopo di pro paga11d>1. il , • 11 r , ,whe fi a le inJividuali ai soldati più in te llig e nti . s11n·... ,r;, ilf'D· tamen te, perchè v,•ngano di conti11110 11dopern1e " 11 ,1, !, 11,d1cazi o11i d'uso . .l:'ra le sustan7.e potabilizzatrici in ùistril,11zin11f' .,,., ,· r,·i1 , , J.. liale cli ipoclor ito d i so1li o sono quelle maggior me11te ri, ·1, ,.., , , . In ult,ri eserci1,i, ad es. in qni>llo au~tro-1111~,1r1c <>. - p,·.. f,·n -<cf' l'i JlOClo r ito di calcio. Con questo . l'acq ua si in torln>11, d1,· .. 1i1.~ 11 H1 l»t t iginosa, per c ui talora ba bisogno d i e~,.,.,r fil1raht o 1,,,('j .,1,\ .ecant are, prima d el l'uso. (Siccome l'acqua t,rattaLa cùnl'ip oclo rito1 an c hi> dopo I' H!!,.:;• 1111•a delJ'iposolfito, sa, in g rado più o meno apprez:,;,ihile. cli el111·n, ,;,. .... 1,1 ,.. 11 ri le, seguendo il consig lio di N esUi,:,ld, me,.;coliue all'ip<,~olfit,.. q11 111 ità debolis,ime di ioduro di poLassio, che n1rn•bhero a far perd ,-r, il gusto sgradevole a ll'acqua). · In CO', npe n·o agli a ccen11111i inconv<è'n ienti l'i poclorito rl1 ca lcio sare l.Jbe più attiYO di quello di sudio È 1101,0 come l'acido ipoc lorll~o, che è un aci io c!t•holi""1111 0. viene S<':lCC'iAtO d e i :1noi sali a n f'ltl'I d:dl'acido carb,111ico elio t ro v 11,;i spmpre nell'i1.cq 11a. o allo stat,o libern o in c o1n bi1111 zio 11e ]al1 ile t b1C'Rrbonati alea I i no-terrosi). Con l' ipoclori to d i soùio la r eaz ioni• è la se~uente :

2 Na O Cl

+ II, C o. ::;=. Xa. C 0 + 2 II O Cl 0

Si h a cioè u na reazione reversibile e qu indi un e(1ui librio che si s;po,t,\ se0011do la. massa dei r e111 t,i vi prcst> i;ti. CJ 11 l' ipoclo rito di calL:io invece si lta :

OCL Ca <oc L

+ H.2 CO, - ~ Ca C 0 + 2 HO Cl 0


PER LA R'Al'IDA

POTAB1 1.nZAZlt)~:i,; Oll;LL'ACQVA I N CAMPAGNA

175

L'equilibrio in tiue,-to , il·" 1 , " pnò form arsi, perchè il Ca CO, a mano a mano ...:be ::i le rn ,,, 1• , i 11i ta e i::i e limi ua quindi da lla soluzione. Se perciò la qua 111 i I a , pre~en te è s nfficien te, ciò che in pratica si V t'l' Ì IH·t1 ,:,-,n, I''' ,. , ,., " " e procederà fino a completa decomµos izio11e dell'1po• I, ri t, 11 ,. l<.: i o ttggiunto all'acqua. A paritii d: co1 .. liz 1u11 , ,, i1, I ,,c1do ipocloroso s i libererà in maggior qnantiti\ e 1,111 r~ p a.11 P111 , Llt·ll' ipoc lorito di calcio che da quello di sc,d10, e q11mol 1 1 ,,,., 1,m porrà in acq ua, ossigeno e cloro : ~ 11 (I Cl

= H}J + 0 + Cl,

Da ciò 111 dt-d 11'lio1,, . ,, P11,, d i v,il ore pratico, che, a parità di titolo clororne1riu,, 1 ... r , ,o1:d , 1 i,z ,. un egnal ,ol nme di acqua occ0rre u na maggi1,r , 1u a111 llh ,11 1 o , , i11, cli sodio c he non di cakio. E po1<·h1·, , .. ,·0 11 ,ro e r , ... n·I .. ,!1°ll' Oltolenghi , q uando la pnrificazione dell'11cq11u 11 " 11 . ,,. , ,_, .. , e ...... guita da pe rsona capac~ di com piere Ji·· ne,·1-s::a,, j,-. 1111H1q ,, ,la i, ni . è opportuno ri correre all'uso d i dos i fi,-se ,gr. O 045 O 1/i'.J(J ,1i 1.; loruro tli cake per litro, pari a cirèa gr. OOlò di d11rn ro n1t 1v, .,, 1., rl11,-i d i ipvclori to di sodio potrebbero essere, per uu t>n: bSO rii 1•rt-c1<uzio11e, a nuhe esse aumentate, ciù che nel caso n o ::;110 s i fJtll l'Pbl ,e t,:.t., nere riduce ndo a litri 40 · l'acqua da depurare voli » 11 v1,l1a 111 11g 11 i g hirba. con una delle fiale già preparata per 6U litri. ~·

.

*

L·ipoclorito d 1 cnl, 10 i.> usati, tt11clie presso alcuni repa r t i mob ilitati che hauuo H(·qui:<ta10 le n1.~c/,e Rm:iz;;:a: recipie nt i di t'ormti quadrangoJare cli tela imµer1111:'abile, ,.1elhL capacità di ~00 litri. SeconrJo le i ;;truzivn i 11rn1es:<e a 11'apparecchio, l'acqua v errebbe depurata uello spttzio di 10 miuuti. Ma, alla pr o,a, s i vide che le m anualità indispe11sabili consiglia.Le importano nna durata di ci rc:a 30 minuti. I n capo a tal t e mpo l'acqua, all't-same batteriologico, apparve se mpre priva di germi. fossero questi a.p panenent.i alla flora normale delle, acque, o batteri pa t ogeni non sporige ni aggiunti artifi , ci almente in grande quantità. Durante la depurazione, l'acqua che si è alquanto intor bidita, emette un forte odore di cloro, cbe si dilegua dopo l'aggiuuta dell'i posolfito. Le quantità dei reagenti usate, com~ risulta dalle analisi fatte, sono uotevolme·nt.e super iori, tanto in modo assolulo che rela tivo, a quelle indispensabili per ottenere l'effetto, e ciò forse per impedire


176

PF.R I.A RAPIDA POTABILIZZAZIOXE DEL L'ACQUA 1:-1 OAMPAGN A

che l'apparecchio non rispondesse in tutti i casi allo scopo, e quindi venisse ad essere menomato il valore prntico. Il concetto inspiratore è desunto da uno degli indirizzi che si seguono nel potabil izzare le acque, cioè quello di valersi di un eccesso di ipoclori to, per garantirsi della morte di tutte le forme vegetative batteriche esistenti in un'acqua. A dir vero, con questo metodo le qualità organolettiche vengono modificate in maniera talvolta evidente, ed anche la composizione chimica ne ri:mlta alterata. Esso perciò è meno raccomandabile di q uell 'al tro che si basa su un'esatta determinazione dell' ipoclorito necessario caso per caso. Con q ut>sto secondo p r ocedimento infatti si e\·ita l'accumulo dei prodotti residuali della combinazione chimica d<ji reattivi, i quali n on possono riuscire indifferenti , sopratutto quando !"uso dell 'acqua così trattata deve prolungarsi per moho tem po . A dimostrazione di quanto h o detto, riassumo n ella seguente tabella i ri sultati delle analisi sull'i poclori to ed iposolfito di sodio costituent i le materie potabilizzant i in dotazione all'esercito, e che sperime11to.i nelle ghirbe, e sull"ipoclorito di calcio ed i posolfito di sodio adoperati con la Yasca Ra.vizza :

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ì\Iollo prat iche sombrauo le compr,'1J~e d'i11ocl()rito di ::;o,lio preparate e studiate da Viucent e Gll.illard, contenenti, al momento della preparazione, 3 milligr. e 5 circa di cloro att ivo, e che col tempo si abbassa fino a 3 milligrammi; dose sufficiente per depurare un litro di acqua.


PER LA RAPIDA P0TAB1LTZZAZJO NE DELL1A.CQlJA nl' 0 AMPAGNA

177

Queste compresse comprendono una mescolanza di 15 millig rammi di ipoclorito di calcio, e 8 centigr. di cloruro di sodio puro. Dopo. duo mesi banno perduto solo O gr. 0003-0.0004 del loro titolo in cloro . . L'aggiunta del cloruro di sodio favorisce, secondo gli autori, la rapida diffusione e dissoluzione del cloro attivo nell'acqua -in 10 minuti, ·e quando la compressa non appare ancora modificata, i 3 quarti del cloro attivo sono già passati nell'acqua. Nei 10 minuti successivi la quasi totalità del cloro attivo che restava è stata messa in libertà. Senza l'aggiunta del cloruro di sodio le compresse non cedono il loro cloro se nnn dopo più ore. Dopo l'M:ione dell'i poclorito di calcio la composizione dell'acqua è appena modificata per la presenza. di qualche centigrammo di cloruro di sodio e di 1 centigr. di carbonato di calcio. Il grado alcalimetrico e quello idrotimetrico non sono sensibilmente cangiati. L'azione chimica ossidante dell'ipoclorito, già manifesta. dopo 10 minuti, si continua per più ore, e si arresta dopo 24; può spingersi fino alla trasformàzione dell'azoto organico, in azoto nitrico. L'epurazione batterica. procede parallelamente alla dissoluzione del cloro a ttivo: i germi patogeni sono uccisi dopo 10-12 minuti, talora. dopo 5. Se nell'acqua si trova azoto organico, i bacilli del tifo e del colera muoiono in 10-15 minuti. L'acqua così trattata può quindi essere consumata tranquillamentedopo 15-~0 minuti. In Italia queste compresse sono preparate dalla ditta Carlo Erbai per uso individuale e per uso collettivo (1). Vincente Gaillard non adoperano il neutralizzante, non ri manendo, con le dosi di ipoclorito da loro usate, dopo trascorsi 15 minuti, del c lo ro nel liquido puri ticato.

IV.

Potabilizzazione eon I 'iodio. L 'a z ione potabilizzat rice cl ell' iodio fn riconoscinbi da l nngo !.t>mi:o,. donde le numerose a ppli<!azioni prat iche fattene. Secondo alcuni anzi sar ebbe pii1 efficace di quella fat,ta col clorn. ( 1) D ,, ri ,·,,r,•hfl recent i fn Uo d!ill' O tt.olaog hi {l!]i,•u e 1mdaw1, n. I. l !l!G) sullo compre~;o d r llu di~tn C. ~ rba ris11ltorebbo,che il d o ro vion mos,o in li berti\ più lenta· monto di qua:ito videro Vinceot e Gaillard. L'O tt ,Je nghi p!>r ~iò m ccomnmln, qua lora non s i rÌOiCn n prcpu.1ro C'lmpro333 facil11cn tc s :tlllbili, di t'n·,ì,·~ion nr!e più ricche d i ipoclorito. I.! -

Giornalt d i medie tM m 'li:a ·e -

F'~sc. l ii.


178

1

PER LA RAPIDA POTAHIT.IZZAZIONE DELL AC'QO A IN OA:MPAO:-A

È perciò che con giusto criterio eclettico l'Ispettorato di sanità militare l'ha adottato a nche per le nostre truppe, lasciando ai medici piena libertà di scelta fra questo e gli al tri materiali depu· ranti. Il preparato messo a disposizione dell'esercito è costitui to da una soluzione concentrata d i tricloruro di iodio in acqua satura di cloro. Ogni scatola contiene: a) 10 fiale di tl'icloruro di iodio di 5 ce!!Limetri cubi ciascuna. b ) 20 compresse neutralizzanti . Una fia la e dne compresse disinfettano 100 litri d'acqua. Altre scatole contengono un egual numero di fiale, ma di capa· cità doppia, per modo che i 10 centimetri cubi di soluzione ra~chiusi in ogn i fiala valgono a potabilizzare 200 litri d'acqua . Per sterilizzare l'acqua (che se tor bida dovrà essere pre,entin1mente fil t rata) bisognii versar vi il tricloruro e quindi agitare la massa liquida per dieci minuti ci rcr~, dopo di che si aggiunge il neutralizzante e si rimescola sino a completa dissoluzione di esso, Operando con recipienti chiusi, sarà bene sciogl iere separatamente il neutraJiz. zante e poi aggiungerlo. L'acq ua sarà pronta per l 'uso quando anà ripreso il sno colore naturale. Conviene ricordare che la soluzione concentrata di tricloruro di iodio è molto caustica, e perciò bisogna adoperarla con molta cautela , proteggendosi le dita con ovatt.a., a llorchè colla li ma si rompe il collo della fiala.. È superfluo ricordare che i I tricloruro, per q nan to racchi uso in fiale di color arancione, deve essere preservato dal l'azione della lnce. Poichè nessuna controincìicazione esiste sull'impiego dei rc-cipionti nei quali devesi depurar l'acqua, ho fatto anche le mie ricerche col tricloruro valendomi delle ghirbe da 50 litri. Noto subito che il tes· suto delle ghirbe, anche dopo ripetuti e prolungati cont&tti con l'acqua iodata, non ha mai conservato t raccie rilevabili a.I gusto o a1l'olfatto del metalloide. L'acqua trattata. fu quella potabile della città, inquiuata con colture in brodo di baclerium r·oli e quella impura e sovracarica di SO· stanze organiche e di g ermi scorrente ncl'a 1·ogyia. Dopo un contatto di 15 minuti si r iscontrò la presenza di microrganismi banali dello a~que fluid ificanti o meno, e di bacterinm coli. Il tricloruro di iod io a,eva esplicato ua'o.1.ione microbicith abbastanza sensibil(:\, ma non i-a:licale. Da n otnre che la quantità di acqua adoperai a per l'insemen z amento fu limi Lata f~ 0,23-0,50-1 centimetro cubo per capsula di Pe ~ri, ciò che dimost ra che il numero di ger mi rimasti in vita era


PF:R LA RAPIDA POTABILIZZAZI ONE DEL L' ACQCA IN C..UJl'AGNA

179

notevole. Anche prol ungando l'esperimento per 25 minuti, non si riusd ad ottenere la morte di tutti i germi preesistenti nell'acqua. Dato il risultato non completamente soddisfacente dei saggi fatti, non cer0ai neppure di vedere, se prima di agginngere il neutralizzante persistesse ancora iodio libero. La persistenza dal bacterium coli in quantità tale da rendersi manifesto con colt ure fatte con mol to meno di un centimetro cubo d'a.cqu11, toglieva. ogni valore pratico nll 'indagine. Nè d'altra parte credetti opportuno prol nugare eccessirnmente la durata di azion e dello antisettico; poichè fra i requisiti più importanti d i un potabilizzatore da adoperarsi i n camµagna stanno la celerità, intensità e sicurezza di azione. Non ho potuto occuparmi a. ricercare se non fosse i l caso di modificare la con centrazione del liquido, perchè ciò esorbitava. dal còmpito che mi era p roposto, quello cioè di a0cer tare il valore depurante reale d ella soluzione antisettica, q uale trovasi nelle nostre dotazioni di guerra. Inoltre , considerando che il liquido potabilizz.atore nel la concentrazione a ttuale è poco manegge vole, pe rchè fortemente caustico, non ritenni conveniente accrescere indirettamente tale incomoda qualità, che potrebbe p6r sè stessa costituire u na controind icazione all'uso da par te di persone, come i soldati ed i sotto uftlciali, non esper te nel maneggio di liquid i pericolosi . Da tutto ciò mi distolsero anche le ricerche collaterali che, per mio incarico, eseguì n el nostro laboratorio il v alente chimico dottor Germain e le considerazioni che da esse scaturiscono, e per le quali si può ritenere che il m etodo d i potabili zzazione dell'acqua con il tricloruro di iodio manca, dal punto di vista chimico, dei requisiti necessari p er una rapida e completa sterilizzazione dell'acqua. Nel nostro potabilizzatore l'agente microbicida è costituito da unA. soluzione concentrata di CL, I in acqua satura. di cloro, contenuta in fialette chiuse alla 1am pada. Ogni fialetta contiene 5 centimetri cubi d i soluzione, pari a grammi 6,98. Il liquido si scioglie u ell'acc1ua dando una soluzione limp ida, gialla, con leggero odore di cloro. Essa però n on contiene più il tricloruro di i odio, ma i prodotti della sua scis,;ione idrolitica. Probabi1mente l'andamento della reazione è funzione del!A. d i luizione e della. temperatura, ma può rappresentarsi in linea gcuerale con questa equazione:

2013 I+ 3HOH = HI03

+ 5HC1 + CII.

Non si ha cioè formazione nè d i cloro l i bero, nè di composti atti .a ceùerue, nè di sostanze ad alto potere antisettico. Trattando ]A. so-


180

1

P E ii LA R ,\PITJA P CTABlLJZZAZIONE DELL ACQl.:A IN CAMPAGNA

luzione acquosa con ioduro di potassio, si ha nn abbondante sviluppo di iodio derivante dall'azione ossidante del HIO, in ambiente acido. Il n eutralizzante (del quale n on è indicata la costituzione) è com· p osto ùa una miscehì di iposolfito di sodio e di carbonato di sodio compressi in pastiglie di grammi 3,15 ciasc un ~l. :\Ientre il carbonnte> ha un'azione neutralizzante di fronte all'acido cloridrico sviluppatosi durante la reazione, l'i posolfit o non fa altro che ridurre l'acido iodico con sviluppo d i iodio c he viene subito ionizzato dall'eccesso d i reattivo.

**~ Recentemente 'l'arugi e Bracci in una n ota preventiva (lgie11e moderna, n. 5, 1915), proposero pe r la sterilizzazione delle acque, l e soluzioni al 47 p. 100 in volume di tricloruro di iodio purissimo. A tale concentrazione il tricloruro di iodio si mantiene, dicono gli autori, in vttsi colorati, p er lunghissimo t e mpo, inalterato. Sarebbe sufficiente l'aggiunta di una sola goccia di tale soluzione ad un litro di acqua per raggiungere dopo 10 minuti la completasterilizzazione. Non solo l'acqua di sorgente inqui nata artifici almente

con vibrioni del colera, e quella previamente sterilizzata a 110° C e infettata, ora con vibrioni cole rigeni, ora con bacilli del tifo o del colera, ma la s tessa acqua di fosso con bacterinm coli, sarebbe ro sta.~e in 10 minuti rese potabili. Pri ma di giudicare e raccomandare per uso delle truppe in campagna il mezzo precoui.zzato ·da Tarugi. e Bracci è prudente atten· dere una più l a rga messe d i esperienze dettagliate e di dati precisi che gli autori ci foraira11110 n ello studio completo e defini tivo. Per n eutralizzare ]' iod io residuale gl i autori aggiungono d ue goc<:e ù i una soluzione d i iposolfito di so:lio e car bonato soJico ad ogni litro d i acqua tratt a t a.

** * DC:!l resto, por depurare e r endere potabile l'acqua, I' iodio \'leu~ u,mto anche sott o altra fo rma. . ln Frn11eia furono utilizzate con buoni risul tati per le truppe le cowpros,;e ùi VaillarJ, ~i01or11u e Georges, con le quali viene iudul.Jbiaweute fovi littito l'approvvigio11amento in buona acqua delle truppe in marcia.


PER LA RAPIDA .POTABILIZZAZIONE DELL'AC<l UA IN OAMPAGNA.

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Ecco le formule usa.te : 1° Ioduro di potassio secco gr. 10 , Iodato di sodio secco gr. 1,560 ( per 100 compresse. Bleu di metilene q. b. per colorare } 2° Acido tartarico gr 10 ( per 100 compresse. · Solfo Fuxina . . . q. b. per co1orare 3° Iposolfito di sodio gr. 11,60 per 100 compresse. Si versa. dapprima. nel liquido la. pastiglia n. 1 quindi quella n. 2 destinata a liberare l'iodio allo stato nascente, e si attende per 10 minuti. Dopo ciò si aggiunge la compressa di iposolfito, che decolora immediatamente l'acqua colorata in giallo dall'iodio. È raccomandato di agire su una piccola quantità d'acqua (100-200 centimet,ri cubi), poichè diversamente l'acido tartarico in presenza di una grande quantità di car bonato di calcio, normalmente cont enuto nell'acqua, non servirebbe c he a formare un tart.ra.to di calcio, restando poscia in quantità insufficiente a decomporre !'ioda to di sodio, e mettere in libertà !'iodio. U na. compressa serve per un litro d'acqua. Dopo la dissoluzione delle due pastiglie in 100 c~ntimetri cubi d'acqua, si aggiungono i 900 -0entimetri cubi residui e poscia la compressa di iposolfito. L'acqua non conserva alcun gusto quando il trattamento viene compiuto iu recipienti metallici. Se fatto in sacchi di tala, questi si im pregnano di iodio conferendo u~ gnsto sgradevole agli altri liquidi ,che vi venissero conservati in seguit.o. Qnesto procedimento, leggermente modificato nelle dosi, che devono variare a seconda della durata dell'azione dell'iodio, e della pn· rezza dell'acqua da tratta.re, viene usato anche in Inghilterra..

*** E poichè l'iodio in soluzione alcoolica. si ha abbondantemente in tutte le formazioni sanitarie, e, insieme al paccheUo di medicazione individuale1 è portato in una fiala da ogni soldato, si è pensato se non si potesse adoper11,rlo a purificare le acque da bere in campagna. Vergnoux propose appunto la tintura. di iodio officinale, ed i risultati ottenuti, se dal punto di vista della sicurezza non hanno, a detta. dell'autore, nulla da invidiare a quelli conseguiti con l'i poclorito, da quello della semplicità della tecnica. sembrano anche m~ggion. Nel suo processo si adoperano due soluzioni : una satura. di iposolfito di sodio in acqua. bollita, l'altra. di tintura di iodio, costituita.: di: 1 grammo di iodio, 0,05 di ioduro di potassio, 1 di acqua e 8 di alcool a. 95~ ·


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PF.R LA RAl'IDA P OTABILIZZAZIONE DF.LL'ACQUA IN CAMPAGNA

La tecnica della d epurazioue è semplice : all'acq ua, previamente filtrata, si aggiunge q ualche g occia d i tintma. di iodio, fino a. che il liqn ido assume una tinta leggermente g ia llastra, dovuta all'iodio libero. Le prime gocce infatti non colorano l'acqua, perchè l'iodio si combina al le sostanze organiche. Nella maggior anza. dei casi 5 gocce ha.stano. Si lascia allora che il contatto si prolunghi per mezz'ora. dopo di che si versano nell' acqua 1-2 gocce della soluzione di i po1,olfito che reagisce sullo iodio libero e fa scomparire la tinta giallastra. L 'acqua non ha più sapore del metalloide ed è sterile. Dalle esperienze dell'autore risulterebbe che 5 gocce della soluzione iodata, corrispondente ad un cent.igrammo di iodio, sono sufficienti per st erilizzare 1 li tro d'acqua. P er un ettolitro la dose della soluzione sa·rebbe di grnrnmi 10, pari a 1 grammo di iodio. Poichè la t in tura di iodio preparata dalla nostra farmacia centrale milit are per le t ruppe mobili tate è costituita per mille parti da 100 grammi di iodio polv. e 900 grammi di alcool a 95°, essa può essere d irettamente usata per la potabilizzazione dell'aC\qua, st=1guendo la tecnica consig liata da Verg noux. L'iposolfito è bene, per comodità. d ' uso, adoperarlo in soluzione satura. È su perfluo dire che per la bisogna l'alcool che serve per la preparazione della tintura non deve essere denaturato. Come già per l'i poclorito di calcio si sentì il bisogno di stabilire un metodo pratico che valesse ad assicurare senza esami l unghi, minuti e difficili, che la sterilizzazione dell'acg na era stata raggiunta, così si è cercato d i fare per ]' iodio. Vergnoux, per determinare la quanti tà di soluzione iodata da imp iegarsi per la sterili?.zazione dell'acqua, ricorre ad un procedimen to senza dubbio rigorosamente scientifico, ma non attuabile in campagna, richied':lndo esso il corredo di indagini batteriologiche. I nvece Gaschai:<l e L aroche adottano un mezzo piì1 semplice ed alla portata di tutti i n 0g ni luog o. Essi. si valgono della tintura d' iodio del la Farmacopea uffi ciale francese (10 : 120) ad 1/ 10. Un centim etro cubico di essa vien diluit.o i n 9 cen t imetri cubici di alcool a 9f>0 e in cinque bicch ieri numerati da I a V e cont enenti ciascuno 100 gramm i del l'acqua da esaminare, se ne versano r ispettivamente 1, 2, 3, 4, 5 g occe. S i agita, e dopo 20 minuti si aggiunge in ogni bicchiere qualche goccia di salda d 'am ido (che si prepara versando in 100 grammi di acqua bollen t.e 1/ :d grnmmo di fecola di pfltata diluita in un poco di acqua fredda). Pti.recebi caro pioni si colorano in bleu. È necessario


l'ER L.-\ RAPIDA l'OT.-\BlLlZZAZlO:'IE DELL'ACQUA l .N CAMPAGNA

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-aggiungere tre gocce al numero più basso di quest i per ottenere il numero di gocce di tintura. d'iodio pura. che bisogna impiegare con lo stesso contagocce per un litro d'acqua. L'acqt1a così trattata. dopo mezz'ora di contatto è sterile. Per eliminare l' iodio in eccesso si aggiungono tante gocce di una soluzione ad 1/ 10 di iposolfito di sodio, 'quante se ne erano aggiunte di tintura d' iodio. Qualora ci si voglia valere della nostra tintura, è opportuno ricordare che grammi 2 della detta soluzione alcoolica, cui sia aggiunto 1/ 2 grammo di ioduro di potassio e 25 centimetri cubi di acqua, debbono essere scolora.ti da. centimetri c11bi 15.7 di soluzione normale decima di iposolfito di sodio. Ne1,tfield, per eliminare questi dosaggi che in campagna possono talora non riuscir facili, raccomanda, in base a numerose esperienze, di impiegare: 1° Negli accantona.menti ed accampamenti, dove l'acqua è protetta e limpida, !'iodio o il cloro, alla dose di milligrammi 3.5, se l'acqua non supera il mezzo litro e il trattamento ha la durata di un minuto; ee il contatto dura cinque minuti, il volume d'acqua può essèrè di 18 litri ; se dura 10 minuti, di 225 litri. 2° Per le acq ue opalescenti si farà uso di una q uantità doppia di potabilizzante, mantenendo la suesposta. durata di azione; per quelle torbide inveue il periodo di contatto dovrà. prolungarsi per 30 minuti, a meno che non si preferisca portar la dose di antisettico a 14 milligrammi, nel qual caso sarebbero sufficienti 10 minuti. Come è facile intendere, le indicazioni fornite dal Nestfield non i;ono completamentti rassicuranti, poichè obbligano a far troppo as;;egnamento sul giudizio, -quasi sempre incompetente, delle persone adibite in campagna alla. potabilizzazione dell'acqua.

V. Potabilizzazione col permanganato. L'altro depurante messo a disposizione delle nostre truppe dalle su· preme au torità sanitarie militari è il permanganato di potassio. Questo sale fino a. qualche anno fa era il pii'.1 apprezzato potabilizza.tare chimico; in seguito passò in seconda linea, essendosi riscontrato che i preparati di cloro, e sopratu tto l' i poclorito di calcio, esercitano un' aziono più efficace. Per alc uni anzi il permanganato è pressochè inutile nella depurazione delle acq ue da adoperarsi per bevanda.. La Farmacia centrale militare prepara tavolette com presse


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PER LA RAPIDA l'OTADlLIZZAZION.E OELL1ACQUA IN CA)!l'AGNA

ùi permanganato di potassio di grammi 0.25 cadauna, chiuse in tu-

betti di 10 tavolette ciascuno. Accompagna queste scatole con un involto di iposolfito di sodio. La tecnica dell' uso è semplice e non differisce da quella degli altri potabilizzatori chimici enumerati. Si versa nell'acqua che si vuol purificnre del permanganato di potassio fino a che risulti la massa, liquida leggermente colorata in viola. P oiJhè dopo poco tnle colorazione scompare, perchè il permanganato ba servito ad ossidare tutte o parte delle sostanze organiche, si aggi unge dell'altra polvere fino ad ottenere una tinta violacea. persistente. Si attende allora circa quindic i minuti, poi si fa agire l'iposolfito ·d i sodio, che ridnce l'eccesso di permanganato i11 circa dieci minuti, lasc iando nell'acqua un color gi allognolo cbe va attenuandosi grndnalmente fino a scomparire. Ben s' intende che nella. potabil izzazioue de!Facqua col permanganato non deve fars i uso di recipienti d i legno o di stoffa, ma solo di q ue lli di metallo o di coccio. Sulle lluantità di permanganato da usare le opinioni degli autori sono varie, e ciò naturalmente sta. in rapporto con la percent uale delle sostanze da ossidare contenute nelr acq ua .da purificare, e col potere antisettico rela tivamente debole del sale manga.nico. Nestfi cld ritiene che debba. farsi uso di H milligrammi di permanganato per litro, con uu' ora di contatto. Bruère, sperimentando su acqua bruta, torbida e colorata in giallo, •;-ide che la dose di 7 milligrammi per litro dopo cinque minuti aveva ucciso il bacillo coli. Bouj ea.n ritiene che il vantaggio presen tato dal per manganato di potassio sia quello di costituire un prodotto sta bile cristallizzato di composizione fissa e ben definita. Gli inconvenienti invece, secondo questo autore, sono molteplici : la dissol uzione a freddo è . relativa· mente lunga; esso macchia dando dei depositi di ossido bruno di manganese; colora le acque in violetto od in bruno. L'acqua t rattiene del manganese e del potassio, sostanze che introdotte a l ungo nel! 'organismo non possono restare senza effetto. Il colore, il sapore, l'odore dell 'acqua che ha su bìto il trattamento sono profondamente alterati, per modo che l 'uso a limentare ne è reso difficile. Alcuni di questi inconvenienti sarebbero rimedia.bili in tota lità, ma altri non possono essere rimossi senza sopprimere l'azione b attericida del permanganato stesso. È perciò, sempre e. detta del Bonj ean, che la. maggior parte delle poi veri e com presse a base di permanga·


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P.l,;R LA RAPIDA P0TABILI2lZAZI0Ni,; OELL ACQUA lt\ CA MP AGNA

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nato sono prive di efficacia depurante sulle acque e per di più conferiscono al liquido aspetto e gusto sgradevoli. Nelle esperienze dell'autore il trattamento delle acque della .·enna, alla dose di 10 centigrammi, per litro d'acqua, diede la morte del bacillo coli dopo 15 minuti di contatto, lasciando sussistere vivi molti altri -germi banali. È da tener presente la circostanza che per ritenere raggiunta la. potabilizzazione dell'acqua col permanganato di potassio non basta che l'acqua resti colorat a in rosa, ma è necessario che la massa li· quida. assuma una tinta violetta., il che non si ottiene se non con l'aggiunta di forti dosi di sale. J n quelle condizioni però l'acqua non è assolutamente bevibile, perchè d'aspetto ri pugnante. La scolorazione si può ottenere con mezzi fisici e chimici, ma esige sempre del tempo. Il sapore può essere modificato, aggiungendo alle compresse di permanganato, ad esempio, dell'acido citrico, come fa. Bruère. Dei prepara.ti a base di permanganato, uno fra. i più accreditati è la seguente poi vere com posta : ( P ermanganato di K . ' Biossido di manganese Polvere ossidante n. 1 Talco . . . . . . Carbonato di calcio Carbonato di sodio Iposolfito di sodio . Carbonato di calcio Polvere ossidante 2 n. Talco . . . . . ) Carbona to di sodio

1

gr. 0.121 > 0:10 > 0.14 > 0.04: ~ > 0.10} gr. 0.12 > 0.04 > 0.24 > 0.10

== 0.50 == 0.50

Valgono per purificare due litri di acqua.. · La prima. polvere è bruna., la seconda. è bianca. Si scioglie , Ja prima in due litri di acqua, si agita e si la.scia. a sè tutto per 10 minuti, quindi si aggiungé la. polvere n. 2, si agita. e si filtra attraverso cotone. Come si vede, la. potabilizzazione col permanganato di potassio non è la. più semplice, facile e rassicurante in campagna. Le dosi forti di antisettico, se ci permettono di raggiungere la mortti1 dei batteri, l'ossidazione delle tossine e delle sostanze organichti contenute in acqua., modificano troppo le qualità. organolettiche di essa. Inoltre la.scia.no nel liquido dei sali di potassio, che introdotti abitualmente e per un tempo molto lungo, non riescono indifferenti al nostro organismo.


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PER LA RAPIDA POTABILIZZA ZION E DELL' ACQUA I N OAMPAGNA

Si p ensò perciò di valersi in sostituzione del permanganato di calcio, considerando che la leggera aggiunta di sali calcarei assunti giornalmente in tal modo non potrebbe esercitare alcuna azione nè dannosa, nè molesta. Il permang,mato di calcio però presenta tutti gli altri inconvenienti di quello di potassio, e per d i più, essendo liquido, in ragione del suo potere igroscopico, non ha la stabilità di composizione del permanganato di potassio. VI.

Conclusioni. Il° grave e ponderoso compito di fornire alle truppe in campagna acqua pura, abbond11.nte e gradita. preoccupò giustamente fin dall'inizio della guerra e preoccupa tuttora tutte le autorita militari che hanno provveduto con larghezza di vedute e con ricchezza di mezzi alla soluzione di così difficile problema. Ovunque, nella zona di operazione e nelle retrovie, appaiono numerose ed evidenti le prove d i tale intenso lavoro : furono captate nuove sorgenti ; stabilite n uove zone di protezione, costruiti, rinnovat i o prolungati o.cq uedotti; fatte tri vellazioni, protetti e risanati pozzi ; impiantati fi ltri stabi li dei sistemi pit't accreditati . L e truppe furono dotate di potenti ed ottimi apparecchi locomobili di potabilizzazione a vapore : quali quelli Hartmann e Salvator; di batterie di fi 1tri a candela Berkefeld e Cha m berland, e provviste di reci pienti di forma, materia e 0apacità. varia per conser vare e far giungere fin ntii punti più remoti e imprat icabili la necessaria quant ità di questo prezioso elemento . Fu nor ma. costante di somministrare, fin o a che era possibile, acqua che non avesse subito nessun trnttamento fisico o chimico che ne modificasse le originarie q ualità organolettiche, ricorrendo a potabilizzatori so lo in caso di bisogn o. l!'ra. q nesti fu, gi us tam ente, data la preferenza a quelli fis ici, riser vando q uelli chimici ai luog hi ed alle condizioni, ove era im possibile o estre ma mente malagevole fare uso di mezzi più raccom>1.ndabi li . .A.IJa sorvegl ianza delle acq ue sotto il rispet.to chimico e batteriologico è adibi to apposito personale tecnico, che offre assol uta garanzia che l'acqua non tn1.ttata giunga alle t ru ppe purn. Nei cnsi dubbi è d'obbligo la potabilizzazione, la qua le ha bisogno di essere sempre contro!J ata.


l'F:R LA RAPIDA P0TABIL1ZZAZI0~E DELL1AC<-i GA IN' CA MPAGNA

1 7

Le norme in vigore, se attuate scrnpolosamente, danno la s1cu• rezza che i potabilizza.tori fisici forniscono acqua pura.. Per conseguire nn eguale risultato coi mezzi di depurazione chi mica in uso, occorre in ba.se alle ricerche che ho esposto: 1° che tutte le acque ,s correnti allo scoperto o provenienti dalle falde superficiali di regioni ove soggiornano, anche per breve tempo, troppe, siano da ritenersi bisognevoli di essere depnrate prima di essere adoperate ad uso potabile; 2" che la potabilizzazione col bromo sia fatta, quando le acque sono limpide e l'inquinamento è solo sospetto, con le norme regolamentari; quando le acque appaiono torbiccie e quindi con probabilità inquinate, valendosi di quantità di antisettico alq uanto superiori a quelle stabilite. Ciò si può facilmente ottenere, senza modificare la preparazione officinale, facendo agire la soluzione bromo-bromurata su una quantità di liquido minore dei 100 litri, e prncisamente sopra 75 litri di acqua da depurare. Questo metodo si ritiene preferibile a quell'altro di fare agire più a lungo di 10 minuti la sostanza potabilizzatrice; dappoichè il risultato, cioè la p~rificazione dell'acqua, è meno sicure; 30 che la potabilizzazione col cloro venga praticata col cloruro di calce o con l'ipoclorito di sodio. Il primo, che pare pii1 efficace del secondo, dovreLbe essere a preferenza usato sotto forma di compresse, tipo quelle prepara.te da Vincente Gaillard, dn.lla ditta Carlo Erba o dall'Istituto sieroterapico toscano. La dose dovrebbe essere non inferiore a gr. 0.045 di , cloruro di calce per litro da purificare, a fine di non restar in dubbio sulla sicurezza di azione del processo, anche quando si è in presenza di &C()Ue molto inquinate. L'i poclorito di sodio racchiuso nelle nost re fiale, che dalle ricerche batteriologiche e chimiche risulta eff-icnce quando lo si fa agire con le norme consigliate e per il tempo voluto, si può in casi eccezionali, quando cioè il liquido è molto ricco di sostanze organiche e di germi, ed ha bisogno di essere in precedenza accuratamente filtrato (per non lasciare alcuna apprensione), farl o agire su un minor volume di acqua: 40 litri. Di regola però la dose contenuta in nna fiala di cc. è sufficiente a depura.re &O litri. Dalle ind11gini chimiche praticate è risultato che l'acqua trattata, se originariamente pura e potabile, presentava, dopo parecchie ore di contatto, ancora oltre millgr. 3 di c loro per litro. Campioni di acqua di -trn canale ricca di germi, sostirnze organi che e inorganiche, dopo aver subito per 15 minut i l'azione dell'antisettico, contenevano ancora, con la relazione di \\·oodhead-Ottolenghi. 3 millgr.


1S.'3

PER LA :B.Al'IDA l'OTAB!LfZZAZi o~e DELL'ACQUA rn OAM PAG~A

per litro di cloro attivo. Tal i dvsi assicuravano la. depurazione finale delle acque trattate anche quando esse vennero artificialmente inquinate; 4° che grandi servizi, con piena sicurezza di ottimi risulta.ti pratici, pu(I rendere nella potabilizzazione chimica delle acque, in marcia. od in trincea, l'uso delle ghirbe. Esse non subiscono alcuna. altera• zione dal contatto, anche se prolungatissimo, degli antisettici depu· ratori, nè modificano la composizione chimica o il valore potabilizzante di essi. Dànno invece garanzia che il trattamento possa. essere fatto in modo completo ed ovunque; che l'acqua in esse contenuta. non corre pericolo di inq uinamenti ulteriori, quando, ben s'intende, siano osservate quelle norme, in gran parte ovvie, che l'impiego di sostanze non del tutto impermeabili impongono. R endono possibile affidar con animo tranquillo la depurazione dell'acqua anche a persone profane, anzi ignoranti, purchè disciplinate ed obbed ienti, poiche la capacità di alcune di esse, quelle da 50 litri, è precisamente o uguale o metà di quella stabili ta per le nostre dosi dei potabilizza.tori. Non si richiede quindi a lenn calcolo o mauualità complicati nell ' uso delle fiale e delle tavolette. Con le ghirbe si evita di sovraccaricare truppe con botti, mastelli, che, difficili a r equisire e conservare, sono spesso impossibili a traspor tare. Si evita del pari il per icolo di infettare l'acqua che passa <lai recipienti collettivi in quelli indi vicl uali (tazze, borraccie). Si può raccogliere l'acqua anche d!ove essa è scarsissima, e si può t rasportarla in qualunque punto ove può giungere un uomo isolato; 6° che la potabilizzazione con ]'iodio, incerta in molti casi quando è fatta con le dosi di tricloruro d'iodio contenute nelle fiale messe a. disposizione dell'esercito, dà maggior garanzia allorchè è prat icata. eon la tintura d'iodio o con le compresse tipo Vaillard. In ogni caso, tiualora si valga dell'iodio, e più che necessario assicurarsi, volta a. volta, seguendo la tecnica di Gachard e L aroche, delle dosi da usarai. IJ tempo da impiegare per la potabil izzazione è sempre superiore a quello richiesto dalle note preparazioni di bromo e di cloro; 6° che la potabilizzazione col p ermanganato, discussa. nel suo valore tecnico, in firmata da molti in quello pratico, non è adattabile per le truppe i n campagna anche per il tempo eccessivamente lungo che essa r ichiede, per la colorazione anormale che non perde mai lotalmente, allorche furono usate dosi forti di sale manga.nico. Il processo decolorante sugger ito di recente da. Bruère non e di facile applicazione da parte di truppe in movimento o raccolte in luoghi poco praticabili. Zona di guerra, marzo 1916.


RELAZIONE sopra ricerche batteriologiche riguarbanti la flora batterica

bella gangrena gassosa Per il Dott. GIOVANNI DE ANGELIS, tenente meè:>ico

Per incarico ricevuto dal prof. Tizzoni, io ho eseguito l'esame batteriologico di alcuni ce.si di gangrena gassosa primitiva accolti in questi ospedali militari di riserva, al fine di porte.re un contributo alla patogenesi ed alla etiologia di questa forme. morbosa e di vedere se e qua.Ii indicazioni pratiche in proposito se ne potessero ricavare. In questa nota riferisco sommariamente i risultati di tali ricerche, riservandomi di esporli più diffusamente in seguito, insieme alle. relativa parte sperimentale. I casi da. me esaminati sono in numero di 10, numero che non apparirà esiguo, quando si pensi alle diffico ltà. in cui un lavoro di tal genere si suole svolgere. In questi casi, in base e all'osser.vazione clinica e al reperto batteriologico, bisogna distinguere quelli di vera gangr ena gassosa, la gangrena progressiva« foudroyante >, qnale gl i osservatori dell'èra preantisettica vedevano molto di frequente, da quel li, diremo, di falsa gangrena, n ei quali il procesm morboso rivesti pit1 essenzialmeute i caratteri cli un peculiare processo suppurativo con svolgimento di gas. I fenomeni presentati dai casi tipici di g11ngreua gassosa furouo quelli noti, rnppresentati, come si sa, e:Ssenzial~ente dalla necrosi e dal disfacimento del tessuto, dallo svilu ppo di gas fetido e dai g ravi sintomi generali d i intossicazione, sotto la quale gli infermi muoiono. In tali ammalati chiazze rosso-violacee più o meno estese, che si producono in modo subitaneo e a dist.an7.a variabile dalla lesione anteriore, anULinciauo l'in:;;orgere della grave malattia; dopo ::i osservano tumefazione dell'arto col pito, cl~ si fa rapidamente enfisematoso e di tinta rosso-cu pa, for te eleYa zione de lla temperatura ascellare (talvolta fino oltre a 4001, polso fili fo rme, fr~q uentissimo, respirazione frequente, grande irrequietezza, del irio, viso po.lliJo, occhi


190

111,1.AZIO:SF. SO !'RA RCCERCRE DATTER!OLOGICHE1 ECO.

in fossati; le incisioni e gli sbrigliamenti della pa.rte danno luogo alla fuoriu scita di un liquido spumoso, fetido, sanguinolento. In gen erale la demolizione dell'arto gangrena.te in questi malati non arr eca alcun vantaggio, e l'esito è il più spesso letale. Alquanto diversi sono i fen omeni presentati dai casi che abbia.mo detto di falsa gangrena. Infatti in questa forma morbosa prevalgono snl processo di necrosi e sull'enfisema, che non sono in verità. mai degni di g rande attenzione, alterazioni infiammatorie di ordine suppurativo. La incisione della parte al terata dà esito a pus molto fluido accompagnato a rare bolle di gas poco fetido, che non infiltra il tessuto circostante, ma corrisponde esclusivamente al focolaio purulento. Il decorso della malattia in questi casi è dei più favorevoli, anche se si rinnovino (caso 7°) le raccolte di pus ; il processo non ha t endenza alla invasione e i non allarmanti fenomeni generali non t ardano a dileguarsi. I risultati avuti in q uesta serie di indagini sono riuniti nei seguen ti qua.dri:

1° -

G ANORENA YE RA.

Caso l ' - J. O. Ospedale Cese11a : A11ae1·. À

e?·o

bI.

l

Vib1·ione ·.~ettico

Strnptococco fl uid . Bacillo colisimile.

V i ve con demolizio11e della parte, ri\ chiesta dalla grave lesione traumatica.

l

Caso 2° - D. S . A. Ospedale Gozzadini, Bologna, IV reparto: A nae1·. T'ibrione settico .t

•

.LJ.e1·ob1

)

hl orto.

Streptococco non fluid . . .. B . i1Cl 11O CO11SIID1 1e.

( 'aso 3° ... Ospedale Gozzadini, II r eparto, Bologna: ' Bac. pe1'(611ge11s A naPr. \ JJac. putrifi.cu.)· coli, JJ. ( C/o.-, fridùon ( oetidu m

LJerobi

\ S treptococco fl uid . I D:ici llo coli;:;imi le.

C'a_.:o .J" Anaer. A erobio

I

v;vesen.ademoH~

\ zi one della pnrte.

P. G. 13. Os11ed ale Gozzad i ni, V repar to, Hvlognn:

]Jac . p1•r(ri11g,•11.<1 Streptococco flnid .

Muore.


RELAZIONE SOPRA- RICERCHE 8ATTERI0LOOICHE:, ECC,

191

Caso 5° - S. P. Ospedale Gozzadini, IV reparto, Bologna: À1iae1·. Ba,e. pe,.fringen11 Aerobio . Streptococco fl.uid.

Caso 6° Anae1·. Ae1'0ùio

Muore.

D. F. P. Ospedale Gozzad ini , IV repa rto, Bologna:

Bac. pe1'(1·ingens Bacillo similcoli, gassogeno.

Muore.

Caso 7° - G. G. Ospedale Gozzadini, I reparto, Bologna: Anaer.

Nessuno. ~ Bac. Fluorescens,

gassogeno Aerobio / Streptococco non fl.uid. 2° -

Caso 1° Anaer.

Aerobio

i

Vive senza demo\ lizione della parte.

FALSA GAN GREN A.

M. G. Ospedale Gozzadini, V reparto, Bologn a:

Nessuno. Bac. fluorescem, gassogeno Streptococco non fluid. Sta.filococco albo

l

Guarisce.

Caso 2° - B. B. Ospedale Gozzadini, I reparto, Bologna: Nessuno. ( Bac. C-Ol-i c., gassogeno Aerobio ) Str eptococco non fluid. ( Stafilococco albo

A1w er.

Caso 3° Anae,·.

Aerobi

P. T. Ospedale Masi, Bologna :

Bac. p1tfrifiws coli. B. Streptococco non fluid. Bacillo colisimile Bacillo simile al tifo

I

Guarisce.

Guarisce.

Dai risultati conseguiti da queste ricerche si possono trarre le seguenti conclusioni: 1° Che accanto alla ga_n grena gossosa propriamente detta esistono forme spurie date da focolai suppurativi o necrotici loca li zzati, i quali hanno decorso relativamente benigno e non mostrano tendenza alcun1i alla di ffusione (fl emmone gassoso, fal sa gangrena). 2° Che la flora batter ica delle forme spurie è tutto aiiatt.o differente da quella delle vere gangrene gassose, essendo la prima so-


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!RELAZIONE SOPRA RJCE RCRE BATTERIOLOGJCRE, ECO.

stenuta quasi esclusivamente da comuni germi piogeni (stafilococco, streptococco, bacilli del gruppo del col i e d el tifo) cou l'aggiunta. di qualche saprofita. gassogeno, aerobio od an:terobio. Per cui nelle forme di gangrena. gassosa spuria o flemmone gassoso, a. differenza di quello che si verifì~a nella gangrena. vera, la presenza. del gas ra p · presenta un epifenomeno di secondar ia importanza, appunto perchè dato da saprofiti gassogeni. 3° Che la. flora batterica delle vere ga.ngrene gassose è molto varia, non esistendo un germe specifico di questa forma morbosa, confermandosi con ciò quello ohe comunemente si ammette sulla. mancanza c ioè di un agente speciale dì questo processo morboso. 4° Che tale flora batterica nella gangrena gassosa. è rappresentata più di frequente da. germi anaerobi, a cui si trova.no associati aerobi comuni, ma che può essere data eccezionalmente anche da soli g ermi aero hi, di cui alcune specie posseggono proprieta gassogene (Bacillus fluorescens, gassogeno, Bacillo del g ruppo del bacteriwm coli commune). 5° Che fra tutti gli anaerobi .i sola.ti nella gangrene. gassosa il più frequen te:è ilf Bacillus pe1·fringens (4 volte sn 6 osservazioni, cioè uguale a 6G per 100); dopo di esso viene il Vibrione settico di P a· steur (2 volte su sei osservazioni , o~sia nguale a 33 per 100). 6° Che il nac. perfringens può t.rovarsi solo a rappresenta.re gli anaerobi, o vvero associato ad al tre specie a11!J.C'robiche non patogene (Bac. pull'ifiws coli, B., Clo.< trùlinin ( o,,fi<lum ). 7' Ohe le forme più gravi, anzi sempre mor tali, foronv qnelle nelle quali il pe1'{1·inyen~ fu trovato solo: iuvece gnari va con conservazione d ella parte un malato, in cui lo ste~<=o germe era associato ad al tri m icror~anismi anaerobi non pat ogeni. 8'1 Ohe la. stessa legge non sembra. applicabile al vibri one settico, come lo dimostrano i casi 1° e ~', nei quali questo germe da solo rappresen tava le specie a11!lerobiclie, e ncca11to ad es,-o si tro,a,a sem · · pre la stessa flor.:1. aerobica (:·tafi l,lcocco, colisimile). Per cui le differ enze nell1c1. g ravezza ed esito della malattia dovevano dipendere esclu si,amente dal grado d i virnl enza Jel ,ihriono . cLe aw,a determi nato l 'iufezion e. Qnesti risultati stanno a prornre il poterP pntogeno de] · Nac. per(rinrr,ns e l>t su!l. import:'l.nza sopra nl1re ;.,pecie an!lerobicho (Vibrione sct1.ir·o) nella gangrena gassosa; civ c!1e oltre ad essere l n rnin osamente d imostrato dall 'l!s ist,euza di forme morbose, in cui il per· f,·ingrns tron\,ii in stato di assoluta purazzu, accompagnato solo da specie aerobiche incapaci per loro stegse a dare il quadro morboso in


RELAZIONI!: SOPRA RICERCHE B.A'C'TIIRIOLOG I CHE:1 ECC.

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-questione, ci fu confermato da una interessante osservazione, che sarà oggetto <li altra nota, in cui fu trovato per due volte consecutive il Bac. p e,r fringens in coltura pura, in una pleurite causata da ferita da arm a da fu oco al torace penetrante in cavità. Inoltre tali osservazion i ci provano quale importanza abbia l'e~ame délla flora batterica che la sostiene, d all a qua.le perciò si possono desumere ottimi criteri per un giudizio prog nostico e per il contegno da. tenersi di fronte al malato. Infatti la sola presenza del Bac. pe1'(ri11gens frr. gli anaero~i denota. una prognosi pi ut t osto g ravei quindi necessi t a un sollecito interVfm t o del chirurgJ : il1\-ece la presenza accanto al p e1·(1·ingens di a lt re s pecie anaerobiche non pato-gene rende i l p rognostico m eno g rav e e permette al chirnrgo di scprassedere sull' intervento oper ri.torio. Per cont ro il giud izio intorno a lla gravezza della malatt ia n ei casi in cui si riscon t ra il solo vibrione settico non p otrit essere d ato çla lla esclusi va presPnza d i questa spe,;ie anaerobica, di pendendo p iut tosto l 'andam ento dell a malattia e il suo esi to dal grado di sua , irnlenza, 11011 che dall11. qu antita e d alla qtrnli t à di form e anaerobiche, che ernntnalm en te l'accompa.gnano e che possono avete il potere di ,·irulentarlo e di facili tarne g li effetti · patogen i. Qua.le sia la ragione per cni la presen za. del solò perfringens fra gli anaerobi renda la malattia più g rave, q uesto non può dirsi con p recisione, mancando gli element i n ecessari per stabilire se il fatto in questione dipenda d11. maggiore virulenza. di quel ger me, che da solo o col concorso d i comuni specie aerobiche, riuscirebbe ad attecc hire sull'organismo e a determinare sopra di esso un processo gangrenoso rapidamente diffusibile e sollecitamente mortale, op pure se la minore virulenza dello stesso germe, nelle forme in cui trovasi a ssoc iato ad altri batteri anaerobi, dipenda. dalla attenuazione che quest i 1:1, loro vòlta sono capaci di det ermina.re sul bacil lù ricordato,

tl -

Gi ornale di '!ll edi; i11n milita re -

F:isc. 111.


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NOTE PREVENTIVE SULLE LESIONI DA CONGELAMENTO E SUI MEZZI PER PREVENIRLE. - Seconda nota. per i dottori Pie tro Casali, maggiore medico e F e lice Pullè, capita.no medico. In seguito alla prima nota sulle lesioni da congela mento (1), da noi presentat,1 al Comando Supremo il 15 dicembre u. s., continuando nell'incari~o affidatoci, abbiamo raggiunto al t ri n uovi risultati, che ci affrettiamo di comunicare onde si possa por mano subito ai relativi provvedimenti. È venuto sempre più fondandosi il convincimento che le lesioni che vanno sotto il nome di « congelamen to nei soldati di trincea,. sono molto complesse, non solo in rapporto alla patogenesi, ma anche in rapporto alla s intomatologia e al decorso clinico, di modo che, se si volessero abbracciare con una sola denomi nazione tu tte le varie forme affini (ma dissimili tanto da non avere in comune nemmeno la causa congel&mento), noi crediamo si poss a adottare il termine « piedi di trincea ,., Con ciò si riescirebbE> anche ad eliminare le divergenze che purtroppo sono già sorte su q1ie~to importante argomento e che, nel momento attuale, nou servono che a s tornare gli sforzi degli studiosi dalla via pratica. Da una 1>arte vi è chi vuole che le lesioni cosidet te da congelamento non siano dovute che a compressione ,!elle mollettiere, e a dimos trazione di ciò cita ceu t inai11. di casi avveratisi in soldati d i trincea esposti talora all'umidità, ma per nulla al freddo; d'altra parte vi è chi vuole c he il freddo s ia l'unico fa t tore; t ultmo infine dice che il detto cnmplesso di les ioni dipenda da nevriti, e ne attribuis ce ln causa preci pua nll' umidità. Ci troviamo di fronte al soli.t o « quot capita tot sententiae ~. Ora noi visitando di pe1·sonn le più avanzate trincee di parecchie zone, ta11to verso T rento che verso Tries te, in giornate asciutte e in giornate piovose, in pe riodi di massimo freddo e in altri n tempe l'lltura mite, abbiamo riscon trato che i casi d i lesioni da congelamento, o piedi di trincea c he dir s i voglia, posso110 sempre avverarsi. I soldati c ho si presentano ai posti di soccorso reggimentali o alle am bula nze di osped ali da campo e che di qui vengono invia ti agli ospedali d i riserva fl territoriali, colb dingnosi di « piedi gelati "• possono non aver sofferto per nulla il freddo, e debbono In loro infermità al fotto di aversi troppo strette le mollettiere, strettura che a volte viene aumentata dall'azione d ell'acqua o del fanj?o dc l111. t rincea o dalla pioggia. Il piede si prese nta tumefa t to, talora in proporzioni enormi, e spesso l'ede ma è assoc iato a rossore o a lividore de lla pelle dd piede cd in istati più avanzati si producono flictene piene di liquido che diventa. presto sanioso, e possono sopraggiungere fatti generali di assorbimento setticoeI

(1) Vedi Oiomale rli m c<lieiW? m i litare, fascicolo {ebbraie, 11116.


NOTE PBEVKNTIVE

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mico e di infezione cangn,nosa. La sintomatologia di questi casi non si differenzia per nulla dai cui di congelamento. È la sola patogenesi che li distingue~ pcichè la anamnesi accurata e non dolosamente fuorviata ci dioe che nei casi di lASione Ja strettura delle mollettiere il soldato non ha sofferto freddo, invece nei casi da congelamento il soldato ha sempre soffer to freddo. Tra i casi di piedi di trincea causati <lalle mollet tiere vanno sopratutto ricercati i casi cosidetti di congela mento Yolon tario, in cui il soldato si producevolontariamente la lesione. Ciò s i può asserire con certezza quasi assoluta, quandodalla anamnesi risulta che non vi era freddo nella zona. Purtroppo, come il Temoin ha comunica to ali' Accademia medica d i Parigi· nell'ottobre 1915, i ca.si di piedi di trincea, causati non dal freddo, sono numeroi;i pi ù di q ut,} cbtl non si creda, e sono confusi spesso e inviati agli ospedali con la diagnosi di lesioni da congelamento. Cosi nell'ospedale principale di Udine si ricoverarono contemporaneamente nel solo periodo dal 19 novembre al 15 dicembre, circa 600 infermi coi sintomi identici e colle diagnosi, alcuni di e edemu ai piedi i., altri d i e piedi gelati ». E all'ospedale da campo 219, per fare un a ltro esempio, furono ricevuti dal 15 novembre al 15 dicembre, 82 soldati affetti da edema ai piedi contemporaneamente a quasi altrettanti d i piedi gelati. I!: ovvio pensare che alla.eccessiva strettura delle mollettiere collaborano nell'effettuars i delle lesioni suddescritte le precedenti marce prolung at.e prima di raggiungere le t rincee, la posizione eretta. o accovacciata e tutte quelle posizioni di ripiego e di adattamen to forzato che pren-lono i soldati nel nascowieni diet ro sassi o piccole trincee improvvisate nei successivi sbalzi in avant i per raggiungere a poco a poco le trincee nemiche in certi a ttacchi. Per lo più in tali cas i la lesione è bilaterale ed è sempre limitata ai piedi. A fianco di questa prima specie di « piedi d i trincea,. stanno tutti quegli altri casi, e sono in enorme prevalenza, nella cui produzione predomina il fattor& freddo. Questi casi sono quelli ai quali si p uò dare propriamente il nome di e piedi gelati • , perché le lesioni sono veramente d a congelamento. }la la sinlomatologia di esse è spesso identica a quella dei ca;;i della prima specie : comincia cioè con pare;:tesie, poi fatti di stasi (edemri, ro~sore, poi lividore e flictene) e vn. fino alla necrosi di tratti di cute, di falangi, di dita, e mutilazioni di piedi interi e di gambe. Nella produzione d i questa specie di lesioni da freddo, si unisce al fattore freddo il fattore umidità, la qua le ha importanza patogenetica pnri nl freddo . Tanto è vero che se q uesto aumenta in grndo da far scomparire l'umidità, pe l fatto che il fango e l'acqua del suolo della tri ncea g elano, il numero delle lesioni da congel>,meoto diminuisce subito in modo sensibilissimo. Qnesta. specie di lesioni si limita ngli arti inferiori, eccezionalmente afiligge le mani e il volto. Una terza specie di « piedi di trincea ~ è quella dovuta esclusirnmente nl freddo. Si verifica appunto nelle zone alte· di montagna o~•e il freddo è più intenso. È la specie pili pericolosa per la gravità e la celerità del suo decorso. P t'r fortuna è quella che dà minor cont,ingente di casi. Le lesioni sono ,ere con~elazioni acutissime e colpiscono volto, mani e piedi. Jn tali condizioni si so11<> avverati casi di congelamento del pene anche io ca,all i, e noi abhinmo a\· uto lfl opportunità di vederne due casi. Si capisce che fra queste t re specie di « piedi di trincea,, che noi a bbinino qui deli neato come prototipi, vi e t utta una gamma di casi che sono il col legame11to. ~ il passaggio graduale tra ur.a specie e l'al t ra. « ~ atu:·n non facit sa!tus » .


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NOTE

PRE\'F.:-TIYF.

, . In conclusi one possiamo dire : a) Che sotto il nome di lesioni da congelame nto vanno oggidì alcune forme m orbose, nella cui pr oduzione il congel1101ento non eutre. affatto. Sono lesioni s imili io tutto a quelle che il freddo e l'umidità. producono, ma sono dovute invece ed Psclusivamente alla strettura delle mollettiere effettuata. dalla mano del soldato per ignornnza o p6r scopi fraudole nti, aggravata dall'umidità, do! fango. dalle piogge, dalla posi'l.ione eretta o accovacciata, da lle marce, E'd in generale da 'tutti q uei fattori che favo riscono la stRsi. Questa forma colpisce i piedi ed è subito segnalata e prontamente 1le nunciata dal soldato infermo stesso. D ecorre per lo p ii'1 senza gn\\·i con ~rguenze. b) 11 più gran nu mero de lle le,ioni da conge lamento sono dovute non al freddo intenso. m a associato all'umiditi1. Pos~on o tro,·arsi fayorite dalle summenzionrllO cause di sta~i del ci rcolo li11fo-sang ui g110. Nei prim ordi possono passare i na vve,·tite a ll'infe rmo, percli è l'a ne~tP;;ia è uno dei loro sintomi ini'l.il\li pi ù freq uen t i. Ruggiungono presto forma grnYe e olt re i piedi po~sono talvolta. c<>lpire Je mani. e) Le con gelazioni di\ freddo in t enso, cu i vRnno soggette le t rnppe n ell'Rlta. zona delh, fron te sono le m e110 freq uecti . Quasi sempn· grav i <lcrorrono 11nrhe es;;e d a p rincipio i oavvert ite a causa dell' nueste,-ia che pro,lucono coOJe fatto iniziale. Possono colpire p iedi, 111ani e volt0, più fa.cilm eule qu estP due ultime parti_ del curpo. Abbiamo fatto precedern la d ivision e c linicn, che secondo noi si può fare dei « piedi di tri ncea », perchè essa ci a iuta a meglio in tenderc i sulla parte curativa: ed ora pas~iamo nlln parte profil:lttic.::: curnt iva, In q u ale ò appun to lo scopo della presente nota . A preYenire l'effettuarsi dei « piedi J i trincea• d a noi posti n ella prnna categoria, a preveui re cioè tu! te quel le lesion i, in cui l'ostacolo della. c ircolazione liofo-~anguig na avviene pe1· causa meccanica, occorre innanzi tutto t ogliere le mollettiere ai soldat i ch e vanno a cambiare la guardia d elle trin cee di prima lin ea. Noi proponiamo che a lle molle ttie r e, spesso l\ffrcttntnrn e1Jte e inesattamente applicate, s i sostitu iscano i gambali ù i lana a m aglia, che non potranno mai impedire l'nffiusso del sangue ai muscoli nel mome ut o della loro mas5ima. esigenzn funzionale, e possono eg,1alme1Jte e forse meglio riparare dal freddo la gamba. Coi g ambali di lana non Rvverrà p il'I ch e il soldato 11.ccusi quel do lor e ni polpacci, ,-che n elle m1trcc e negli sforzi t utti abbiamo provato qunndo la mollettie ra, pur o;non parendolo, era st ata applicata. troppo s trettamente. Coi gambali di lana a mag lia eviterE'mo anche il perir.al o in cui la mollettiera pone il soldato, quando durirnt-e un'azione ess11. s_i scioglie e la parte sciolta va a d agg rovi g linrs i all'altra gnmba o ad un a rbusto, e n oi abbiamo v ed uto morire qualcl1e soldato durante un'a1.ione appun to per fatti d i questo gt> uere. Per applicare bene una mollettiere. occorre un certo stud io o,1 una certa h1nPstl'Ìa, n. ffì nchè circond i bene la g amba senz:i che avven~ano rigonf:Ìl\me uti e alliuch.i il g iro superiore s i :i.datti per circa u n t erzo sull'inferiore. Per fasciare ben.i bisog ni, esegu ire l'opera zione con una -certa lentezza, ma5s ime da pa rte d el soldato ines perto, e occorre fasc iare a. i:pioa <l i pesce se la fascia non è a magl ia. L'E>seguirc bene un a fa~ciaturn a spina di 11esce con una fascia di t essuto a lq uanto gro~so non è cosa delle più facili. Per su perare quest e di fficoltà occorre d unque u n po' di pratica e un certo tempo, ed il rnldato invece è spesso spinto a far presto. Il giuubale a maglia di lana che noi .proponiamo si infi la co:ne u n:i. com une calza. pr ima o dopo della scarpa, non


NOTE PRF.VEI\TIVE

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stringe mai troppo il polpaccio, e può quindi essere tenuto anche di notte e nelle· ore di riposo: permette al soldato di levarsi la scarpa senze toglierlo dalla gamba e cosi pure di mettersi la ce.lzatura di riposo. Si può obbiettare che il gamba.le· di lana a maglia, non essendo di tessuto compatto, come la mollettiera, difenda, . men bena dalla pioggia. Ma se questa è leggera, può l 'ncqu n stri-;ciare egualmentesul gambale, e se è forte e persistente, a llora finisce per pnssnre anche la mollettiera. Con maggior faci.lità poi che colle mollettiere il t>oldnto potrà col gambale · di lana tenere lrt scarpa. allacr.intà sopra o sotto di esso e pot rà stirare in giù il ga mbale fino a coprire la pa rte a llMciata. della scarpn a meglio ostacolare !'in• filtrazione della pioggia a t trnverso l',,llacciatura, o in su per coprire il ginocchio.. se ha freddo. A proposito però della protez ione del soldato contro la pioggia, ci sia parmess,t una breve digressione. Noi vorremmo che questa difes,1 fosse fatta in modo reale, e l'attuale ca mpagna di guerra ha dimostrato quanto sia necessariii questa difesa contro In pioggia. Indubbia mente la pioggia nbbassa il morale, mette di ca t· tivo u more, e pone il soldato, quando non può riparnrsaoe, in uno stato fisico di inferiorità, per cui a l bisogno può riuscire meno brilla nte e meno celere un attacco. Ad evitare ciò noi proponia mo che a far pa rte dell'equipaggiamento del solda to sinno adottati dei caschi, dei gamba li e delle mantelline tipo puncho fat t~ con t ela. impermeabile sottiilissima, che appunto per l a sua leggerezw non dovrebbe pesnre nè indossata, nè quando è nello za ino. Abbiamo fatto prove con tela for. nitaci dai piucbi aerostatici messa fuori uso, percbè non più impermeabile a ll'idrogeno. Hesta però !Perfettamen te impermeabile all'acqua. e l'amministrnziooe ID!litare dispone di parecchie migliaia di metri quadrati di questa tela. fuori uso. Orbene, colln cooperazione intelligente del capitano Va lente, che ci avev11 g iil preceduto nell'idenre taluni di questi indumenti, abbinmo costrutto un cas.:o, una. man tellina uso puncho, e dei gambali ada.tti per un uowo di media st;cturn. Il casco pesa grammi 195, l>1. mautell ina pesa grammi 880, i gambali grammi 135: totule grammi 710, meno cioè di quellu che pesi una comune g iacca di tela da. SJldato, il peso della quale è di grammi 875. Oltre alla sostituzione del gambale di lana a maglia alla mollettiern, noi proponiamo che a t utti i s oldati che stanno in trincea, e anche a quelli che stanno nei baraccamenti dei quartieri d'i n ver no, s ia dato lo zoccolo come calzatura d i r iposo inve rnale. Noi l'avevamo proposto fin dall'11go:to u. s., in cui ebbimo in cura i primi congelati provenienti dal Monte Nero (vedi relazione presentata alla direzione detl'ospeda.le di convalesce11za di Tappa di Ud ine, in data 20 ottobre Hll5). In questi giorni ci s iamo molto compiaciuti d'aver visto nel le trincee di prima. linea di Monte . . . parecchi soldati del . .. fanteri a e del . . . ber· saglieri calzati cogli zo ccoli. Questi soldati e rano a d ibiti a lavori di mine e a vedette, e rich iesti dell'effetto dell'uso dello zoccolo, se ne d icb ia.rarono soJtl i:sfo.ttissimi per le condizioni di asci ut tezza e di li bertà iu cui lascia loro il piede eper la fac il ità con cui al bisogno possono calzarlo e toglierlo, per aYvolge re il piede libero nella coper ta J i lana durante le ore di ri poso e dur~nte la not1e. Lo zoccolo rappre3entl\ u n gen•ire d i scn rpn qr,asi stnnpre nsciut tn e facilmente asciugabi le, essendo ben aereato. Si potrebbe quas i dire che il fornire gli zoccoli ai soldati d i trincea sia come pavimentare loro il s uolo dell a trincea stessa con un parquet di legno, il quale, come ognuno sa, è il sistema di pavimen tazione più asciutto e più calcio. Si noti che, corno già fanno i con tadin i e i marinai dei luogh i ove usa lo zoccolo. anche i soldati possono riempire con carta, paglia, fogl ie e simili, g li s pazii vuoti che


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NOTE PR!tVEN'l'I VE

per la sua conformazione lascia lo zoccolo attorno a l piede. Lo zoccolo rappresenta inoltre una scarpa economica, perchè costa poco per sè stesso o ltre a risparm iare la scarpa di cuoio. Il costo della suola di leguo è ben piccolo anche --0ggidì nel commercio e all'amministrazioue militare, con l'adattamento provvis orio di operai in laborat or i de l genere, verrebbe a cost nre pochi soldi. La tomaia di cuoio o di s toffa può essere fatta. colle innumere,·oli scarpe fuori uso che l'amministrazione militare ha sempre in quantità a sua d isposizione, o con pezzi di Rbiti vecchi. Lo zoccolo ci stiuta. dunque a ssieme al gambale di lana a maglia a prevenire i pericoli del freddo umido, allontanando uon poche delle cause pro<l uttrici de i « piedi di trincea ->. ~oi proporremmo anche che con apposita circolare, o col t"ichinmo alle preceòenti, si i mpartissero sever i ordi ni allo scopo d i obbligare i graduat i, cominciando ila! ca porale, a far sr:a.lzare una volta ogni 2 1 ore il soldato in trit!cea., e accert arsi de t"isii se ha fatto Ce se non lo ha fatto sorvegl iare che lo faccia subito) l'unzione al piede, pre v io br1guo, ove sia possibile avere llcqua a sutfìcienza. Questa rivista dovreLl.,e essere fatta ogni g iorno pe1· turno di 10 soldati a lla volta., onde -evitare di avere nella c-011tingeuza di un attacco impro,·viso molti so!dati coi pieù i nudi. Noi non esitiamo ad affermare che basterebbe questa visita q uotidiana per evitn.re il 60 p. 1(111 dei cong11lamenti. mentre un altro 45 p. 100 lo s i potrebbe evit Me coll'adozione dei gambali di lana a rnnglia, colla calzatu ra ,di ri poso. e colle soprac11,lze imper mea bili, Jarldove la trincea è Rcqi.itrinosa e non è possibile riparare il suolo con t1wolRti o altr o. Ci lusing hi,~rno di veder· attuati questi n ostri consigli pel fatto che pre;,;;o .aln rni rPggimenti i comandanti, nmruireYolmentP g iudiziosi, hanno impiantato un paio di bag narole. Quand<> l'esempio di questi avrà fatto conoscere quante malattie grandi e pic-cine ed anche infezioni dall'es tel'llo ed epide mie possono essere evitate dalla praticn d i queste due bH.g11nrole, tutti i comamianti le istituiranno e ne diverrnor,o entusiasti. E cosi sarà. del bagno ai piedi, non solo in rnpporto al le lesioni che stinmo studiando, ma a nche a tutte quello piccole sofferenze, come indoliture, am maccat ure, tratti di cut,e iutiaDtmRta, calli e simili, che funno taDlo penare il solda.to in n1arcia. Molti di questi guai scomparirnnno subito dopo il bagno e tutti i restnnti verranno il.lleviati. L"acqua fred,la g iova qunu to li\ tiepida o la calda. L a rivi~ta quotid iana dei piedi dei solda ti che sono in t r incea o che s i dis pongono ad andarvi servirà anche ad imped ire l'etfouuazione da ignoranza, da dolo, o comunque, dolle I,•sioni da troppa strettura dr lle mollettiere, laddove non fossero ancv1a sostitu ite coi g ll mba li d i lana a mllglin, e ser vi rà llltresi ad impedire che passino ino.;servati i sintomi delle lesioni, le quali tral'curate o inavvertite portano poi a lle grRvi mutilazioni clte abbiamo sopra citato, Cosi non vedremo più giunge re ai posti d i medicazione soldati colle estremità inferiori già in preda a cangrena. LH. diagnosi ali'ntto della suddt"tta rivis ta. quotidiana. può essere fatta da q ualsiasi profano incaric ato della sor,eg lianza delle un zioni, poichè o la lesione è allo stato iniziRle, e allora si presenta coi sintomi dei comuui geloni noti ! L tutti, o è più grave, e a llora il colore della cute e i fi icteni f ermera nno l'attenzione del sorvf'gl ian te. Dunque, contro la prima s pecie d i «. p1ed i di trincea> noi consigliamo: pulizia del piede, un:r.ioDi, zoccol i, g am bali d i lann a nrngl i:i. Contro la seconda. c1ttc>go ria de i c. piedi di tn ncea .. , quell a cioè dovuta a l freddo associato all'u miditi1, noi, oltre ai detti garnl,ali, zoccoli, unzioni, e bagno ove è possibile, insistiamo sull'adozione del la sopracalza di gomma, un ico ri medio


NOTE PREVE~TIVE

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sicuro che impedisca a.ll'acqua e al fango di penetrare sino alla pelle, come a,·. viene spesso e come hanno potuto constatare tutti i medici che curarono piedi gelati.

Nel togliere la. scarpa e la calza al soldato infermo di questa malattia, si trova il fango cosi attaccato alla pelle da far sembrare che il soldato abbia camminato nel fango a piedi scalzi. Questa deve essere anzi la ragione per cui il tetano si presenta come complicanza frequente nei « piedi di trincea ~. Due obbiezioni di apparente v,alore abbia no raccolto contro la sopracalza da noi raccomandata. Lo. pri ma è che la sopracalzo. di gomma impedisce il ricambio dell'nria e forma un'atmosfera d i umidità attorno al p iede: a prova d1 ciò si citano le asserzioni dei cacciatori e pescatori che vanno nel le valli e in altre acque con stivaloni e calzettoni impermeabili di tela incatramata o di trl11. gommata. :Ma, a pa rte il fa t to ·che anche noi siamo cacciatori appassionati etl n bbiamo girato giorni interi e notti per le valli del Ferra rese, del Modenese e del Mantovano, ove il freddo giunge talora a parecchi gradi sotto zero, muniti noi pure dei succ itati ca.lzettoui, difesi al d i sotto dal più vecchio e rotto paio di scarpe oude l'acqua entrasse e u.~cisse liberamente, noi nou abbiamo mai constatato in cacciatori, pescatori e ma rinai, · ohe usano calzettoni o stivaloni impermeabili, casi di congelamento a i piedi. A bbiamo anche letto molte descrizioni d i viaggi io regioni fredde, e non ci consta che il congelamento dei piedi coperti da calzat ure i mpermeabili sia più frequente di quello delle altre parti d el corpo. Anche in alcune zone al te delln nostra fronte di battaglin, i solda ti souo stati forniti di stivaloni impArme abili all'e,,terno, con pelliccia all'interno, e non ci consti!; per tale cn.lzatura siano stati notati crisi di congelamento. Noi s iamo s t11ti a :Monte Setele presso Borgo Valsugana e abbiamo vis to ivi adottati i T<engbi alla russa, che sono una specie di stivaloni simili a quelli testè desèriW. Nessuu c:iso di cougelamonto fu mai notato in tale località, ad eccPzioue d i due c as i d i a ·sideramen to genernle, ma senza. piedi gel ati. Koi abbiamo spinto il nostro scrupolo di osservatori anche più oltre, provando prima s u noi stessi, poi s u ufficillli nostri amici, iutine su soldati di trincea da noi sorvegliati per tutto il periodo della prova, e abbiamo , isto cbe portando la sopracalza di gomma per molte ore di seguito. se s i sta f_. rmi e l'ambien te è fredd.o (per esempio, carrozza o automobile) il piede non si surriscalda, ma lo si sente freddo, sempre meno però dell'altro pied,1 privo della sopraca lza d i gomma. Se invece si sta fermi in ambiente caldo, il piede rive:;tito della soprncalza di gomma diviene caldo come 111\ltro in cui non s i è J>09ia In sopracalm. Se poi in luogo d i s ta re fermi si ca mmina anche molto per pianum o mont:lgna, it piede calza to della sopracillza. di gomm:a si incalorisce più dell'nltro, e la sera al levare

della scarpe si trova che il calzetto di la1111 posto tra la soprncalza e la pelle è umido. Ma questa iperproduzione di calore e questa conseguente iperidrosi non possono ma i succedere nei soldati di trincea di prima linea, che sono pur troppo costretti quasi st1mpre all'immobilità. Si noti anche che la nòstra sopra.calza è lll ta solo due o tre di ta al di sopra della scarpa, e si capisce che il ricambio dell'aria debba ctfettm,rs i meglio che coi calzettoni o stivaloni imperm,eabili, che arrivano al disoprn del ginocchio e talora. alla radice della coscia. La.. seconda obbiezione che ablliamo raccolto contro la nostra. sopraca.lza di gomma sta nel costo eccessivo di esca. Ma a par te che anche la. scarpa esterna o galoche consigliata da taluni contro l'u midità ba egual <:osto e forse minor durata sui taglienti sassi dei mont i, noi s iamo riesciti ad


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NOTE PREV ENTIVE

eliminare la spesa o per lo meno a ridurla al minimo costruendo le sopra.calze colla summenzionata tela da pallone fuori uso. Noi abbiamo studiato anche il problema di rendere impermeabili con sostanze grasse le pezze da pi!\di del soldato a seconda di quanto promettevamo nella nost ra prima nota, e nbbiamo trovato e indicato al Comando Supremo un bagno grasso semplicissimo e di poco costo che rende impermeabili le comuni pezze da piedi del soldato e la sopracalza di gomma può essere sostituita dalla pezza ingrassata~ laddove il suolo della trincea è melmoso. Ma si accertino i nostri gentili e valorosi oppositori che laddove la trincea è in isca.vo e nel suo fondo vi è acqua, la sicarezza maggiore di impermeabilità. è data dalla sopra.calza di gomma, l a quale non ha, come la pezza da piedi, soluzioni di continuo. Contro la terza categoria di « piedi rli trincea>, che è quella in cui si hanno acutamente e celermente fatti di congelamento alle estremità. del corpo, noi non abbia.mo da consigliare come cu1·a profilattica che l'adozione di tutti quei mezzi noti a quanti stan~ nelle zone nevose, e cioè: buone pellicce rivestite all'esterno di tessuto impermeabile, stivaloni di cuoio o tela impermeabile, foderati di pelo, copricapo con maschera a occhiali uffumicnti, e abito alla Pierrot, di tela bianca, da porre sopra tutto l'altro vestia.rio. Abbia mo discusso con esito favorevole e con persone veramente compe tenti. sulla questione del soprabito alla Pierrot, e abbiamo concluso che rendendolo im· permeabile con un bagno di paraffi na, può sostituire mantelli e pellicce pel sol•. dato in marcia, al quale lascia la più ampia libertà di movimenti. A proposito di questo argomento ci permettiamo di avvertire che tra le numerose osperienze da noi eseguite per rendere imper meabili le pezze da piedi del soldato con sos tanze grasse (e abbiamo esperimeutato quasi tutta la serie dei grassi, compresa l'ozucerite e la ceresite) abbia mo trova to che la paraffina imper meabilizza più faci lmente e meglio la tela di cotone che la tela d i l&na o flanelle.. Riassumendo il fio q uì det.to risulta : I • Il term ine « piedi di trincea:. nbbraccia meglio che al t re diciture t utta lR s intomatologin, morbosa che possono presentare le estremità inferiori dei soldati che s tanno nelle trincee, sia per causa volontaria o non volontaria di troppa strettura delle mollettiere, sia pe r causa dell' umidità e del freddo. 2° Come misura profila tticu generale contro tulte queste cause bisogna r icorrere ai bagni di pulizia ai piedi, alle unzioni, alla sostituzione delle mollett iere con gambali d i lana n. maglia, alla c>1lzaturn d i riposo invernale, a quotidiano r i..-is te ai piedi dei soldati. 3° Nelle t rincee a fondo melmoso e nelle giornate piovose occorre provvedere a l soldato o la pe1.za impermeabilizzata con sostanze grasse, e in tal caso è inutile ogni altra u11zione. o le sopra.calze di gomma. •i 0 Ne lle trincet:1 di escavazione o comunque a fondo n.cq ui t rinoso occorreprovvede re a l solda to lo sopracalze di gomma. Udi ne. 30 gennaio, 19rn.


NOTE PREVENTIVE

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LA DELINQUENZA MILITARE IN GUERRA. tor P lacido Con8lgllo, capitano medico.

Nota preliminare per il dot•

Sono stato il primo a studiare - in diversi lavori e da varii punti di vista la delinquenza militare in gue rra; e quelle mie osservazioni sono state apprez• zate dai competenti per la luce con la quale si possono avvisture una serie di problemi che interessano, sia le teorie criminologico-positive, sia la profilassi mo• raie dell'esercit.o, sia la pratica psichiatrico-forense e di provvedimenti sociologici e legali. La guerra attuale, assai più grandiosa della libica, e per alcuni lati assai ben diversa da quella, permette completare quegli stndii, e cimentarne le conclusioni alla prova di a ltri fatti, con metodo rigorosamente positivo. In questa Nota mi preme soltanto fissare i capisaldi .dei vari nspetti sotto i quali a me sembra debba essere avvistato il problema cosi comple~so.

I. L'anow.alo è un debole della sopmvvi venza umann, e, per insufficiente potenziale biosociale (incompletezza della p erso11alità 11ociale - Ventu ri), ri mane sem· pre a i lati ed al fondo delle grandi correnti della umanità normale, ed è costretto dalla sna costituzione originaria a /'orme inferiori di adalta1ne11lo a lla vita sociale (S6rg i). Biologicamente, cioè, l'anomalo r.ippreseotn uun deL·iazione dal tipo (De Gio• vanni), e lo s i dev!l intendere come i n una condizione di incompletezza evolutiva. delia personalità fisio-psicbica, In quale, cioè, trovasi in modo imperfetto, insuf• 6ciente, irregolare o dismorfico, integrata nei suoi elemen ti co~titnti vi. Socialm ente, l'anomalo si manifesta con la i11adattabilit'ù, o col facile disadattalll ento alle cond izioni di esistenza collettiva d i un dato periodo e clima storico, in q uella determinata fase d i svilu ppo dell'aggregato. E ciò sopratutto perché in esso difetta od è disarmonico il lato affettivo-suntimentale, che produce perciò irre• golnrità nelle esp1essioni del carattere e mol te plici tendenze egoistiche, alle quali si subordina il resto della vita di relazione iute rper:,onale; nello stesso tomp0, per i l difetto nelle J'{loti vazio11i intime di condotta sociale e famigliare, è sca rsa o parodossa la volontà, la quale è ~empre una ri;;ultante del mome n to, i:1 cui predom inano i fa ttori fisio- psichici incoscie nti o subconscii. Ne deri vano 5 serie d i fatti di valore fondam entale: 1° Con lo sviluppo della civiltà. crescono tutte le forme di d,:f ailflLnce delle personalità sociali, ed aumenta il numero dei dùaci11és, non solo por i mali ine· vita bili che un maggior sviluppo di civiltà. porta co11 sè ne llo attuali fasi ,l i transizione e di assestamen to delln vita sociale, nè solo perchè si fa sempre più


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NOTE P.REVENTI VE

a cuita la sensi bilità collet ti va verso le forme anomale di3lla personalità (Ta mburini), m a sopra tutto per le sempr e m a ggior i e p iù complesse richieste di energie n er vose e ps icoeti che che le :iuove ci vil tà fan no ag li i11div id1d sociali, ed alle q unli gli an oma li m a l possono r ispondere, e quindi cedono, e soccombono io una od in uu 'idtra delle t a n te for me d i d isadatta men to, s ino a lle m anifestazioni più g ra vi - dal deli tto, al s uic id io, a lla pazzia - , le quali t utte sono però da considerare qu ali fatali r ea zioni l, iolog iche d i difesa ist intiva (C laparèlle ): ciò costit uisce l& baso scien t ifica del lR irres11onsabilità morale, e l.a r agione posit i va di uno s post a mento profondo nella va lut azione d ella imp11tabilìtà . 2" Questo fen omeno d i i nada ttabilità. s i avvero. in modo p iù agevole, più pron to e p iù notevole n egli s pecia li ngg regati u man i, ch e hanno struttura, fun• zioni, norme d i vita e di la ,·oro e fi na li tà particolari ; s i avvera sop ratut to n el pas , agg io dal l'un a ggrega to a ll'a l t ro, per la n ecessiti\ di n uovi a da tta men t i, di u n orientau1en to - di verso, e p iù o meno pron to - n elle a tti vità fisi che e men• tal i dei singol i, onde r is pondere alle m utat e condizion i di v ita e d i lavoro. Ques to accnde sopratutto pe r l'e,-.ercito, si n d,11 t empo di pace : per le r eclute ch e vi a ftl u i'icono og ni an no, fuor i da ll'ambi to dellt' fam iglie, del paese nat io, delle abitudini profession aii o di lavoro, d elle cons uetud ini di famigl ia e d i a lletti, si im pone una in t egrazione diversa della p e1·sonalilà. sociale, un co nt rollo n uovo, più ser io e più costa nte, della volon ti\, delle r eazion i emoti~·e, d ,·lle relnzioni interpersona li ( le q ua li sono sopratutto rapporti d i subo rdinazione e d i obbe· dienzn regolamenlaro), oode s iano fre nati gl i im pulsi ed i des ide rii individua li, scolorite le a bit ud in i mentali, sm ussati i s ingoli interessi ps ico logici, cioè disci . pli nnfrL la volontà e d i sciplinat e le s ingole a t ti vit à n er vose e mentali, in un me• t odismo d i lavoro e di v ita ambientale, p er cui la libe rtà dell'ind ivid uo si rest.ringe tl\n to piì1 in quanto mag g ionn eute le s i1-i gole a ttidtà. tr ov11.no u n det erm in is mo ester iore nel comando de i ca pi o nella n or ma r egol nmen ta r e. A. qu es to riad nt tamen t o, ed a l a li r ich ies te d i ene rg ie b io -socinli, molt i cedon o, e le défaillunc es as~umono for me di ~·er.:,e in rappo r to sopra tut.to a i carntter i i nd ividuali, dall'ep isodio nevrot ico o p sicopat ico al su icidio od a ll'infrazio ne di~ciplinare ed a l reato (ins ubordi nazione o diserzion e o disubbiù ien za , specialmen te). L a com plessitil odie rna magg iore dcll'ngg rcgato mili t nre, e la scarsn d isciplina ; ociiile ch e a ccompag na le fas i d i <' iviltà in trans i-.ioo e, fa comprender e perchè, nonosta nte la sem p re più a mp ia pro filassi moralt, s i a dd i·d ene ad u n a elimina• zione che è pur essll sempre più numerosa, in vista di ·u n , e ro r ism iame11io 1,iorale <lell'e,e rcito. che noi p er sPguinmo con in ten ti s1.-mpr e più r ad icali e scien. tifi ci. Ad esempio: pe r d 1•(ide11ze mental i u c,(l.1, clas~e IS70 i r ifor mati di len1 fu ron o 2!12, ma sono s tati ben 715 nella cla•se lSUl; - per n ev rosi le cifre sono !la li t c da Jfi\J a 45'>; - per le ps icosi da 59 a 2 15. Ma, ciò nouostante, m en tre n el l'a nno 18iG furono r ifor ma t i 63 m ilitar i per ps icosi o frenas tenie, e 53 p er u cnos i, essi nel 190i furono, r ispetti,·amenle, 2i -i e 40 5 :'\aturalmen te vi co nt r ibu isce m olto la più lnrga valu taz ione che noi d iamo og!.!idì a lle anomalie della per;,onali t à u mana, cor r is ponden te alln p iù a cuita sensihilirà soc inle ve rso d i esse (not a ta dal •.raml.>urini); e vi con ti-i buisce la conoscen1.a od ie rua di for me di cr imina l:::à che debbono cons iderars i equ i va len ze di s tati o di episodi nevr otici od a n• he ps icopat ici, onde mol t i violent i i mpu lsiv i ed iracondi r ien t r ano n el quud ro d ell'epilel t oidismo, ed al t ri degan erati mor a li debbono int ender si q uali psicastenici o de men ti precoci (od anche soltanto eùoidi ..


NOTE PREVENTIVE

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E ciò spiega come, nonostante il decorso - ore. stazionario eri ora in e.umento della criminalità borgbese, le nostre cifre di delinquenza militare vanno sempre più e progressivamente diminuendo, nel totale ed in ogni forma di reati, con miglioramenti che oscillano fra il 80 ed il 41'> per 100 I e così nnche nelle compagnie di disciplina, sopratutto per le compagnie di p1mizione. 3° Nonostante tale larga. profilassi, buon numero di degenerati e di anomali psichici ri mangono nelle rlle, in imminenza di episodii abnormi: essi si d isvelano nei periodi eri ti ci, sopratutto in g1terra: e come molti llnomali avrebbero avuto un certo adattamento formale alla vita civile, ma sono disvelat.i dalle necessità di adattarsi a ll'ambiente m ilitare, cosi mol ti che nei tempi ordinari sarebbero rimasti al limite della normalità, si manifestano invece (e s i a c uiscono) in tali periodi specii\li di vita e di a ttivi tà. La battaglia d'oggidì assume la forma di un vero catacli,ma cosm ico, durante iJ quale occorre ave1·e vigoria d'animo, tempra di carattere, spirito guerresco, fede nei capi, sprezzo della vita e soffio d i idealit à che inciti e renda meglio coscienti dello scopo e dt>i mezzi per raggiun gerlo, nonostan te d isagi, perico li e danni, ai quali non si deve pensare nell'eccitamento che la lotta da ùelle energie combattive. Ne deriva. il turbamento morale c he molti de boli o timidi od egoisti ne hanno, e le fac ili d,;f ailla nce.~ nevrotiche o psicopatiche acute presso q uesti insufficienti od in.certi morali : e l'anoma lo è per lo più un insuffic iente od un incerto morale, a base egoistica, disarmonico e mal temprato n el l'animo allo sforz,, cosciente e solidale, poco aperto a sentimenti a ltrnistici ed t:tici, donde la sua fondamentale pus illan imità. Ma, accanto alle battaglie, a bbiamo i lungi.ii periodi di preparn11ione; di assestameo to offensivo-difensivo, so pratutto col modo oJieruo di guerreggiare: occorre allora uno ~fo rzo cosc:iente d'altra natura, sopratutto metodicità d i lavoro, disciplina maggiore della \·olontà, atti viti\ lisiconr·rvose regolari e costan ti, srecie nella faticosa e disagiata vita d ella trincea, con tante Iirn itn.zion i depressi ve dell'attività corporea, con la impressione del rombo delle artiglierie II df:lllo sco ppio rovinoso delle granate, con la visione degli orrori della guerrn, me ntre manca l'eccit amento emotivo della lotta combatti va, con la tensione della vigi lanza n elle vedett e, specie di notte, con la uecessi tà d i avere agile lo !>pirito, pronta la deci~ione, agevoli le iniziative in d ividual i e saldo l'an.imo diano.ii ai furibondi ed improvvisi attacchi del ne mico, spPcie se preparnti dallo sterminio di un fuoco inferna le. A tu t to ciò s i aggiunga no, soprat utto per i caratteri deboli, e pei· gli incerti morali. le azioni complesse del clnua, le fatic he fisiche, la nostalgia della famiglia e del paese natìo, lo scarso valore iperstenico d elle ra g ion i m orali d elli\ guerra, i disagi gravi con sonni turbati e spesso interrotti brusca.anente dagli altncchi nemici, la dis ciplina pit'l severa, la dolorosa visione del combattimento, la perniciosità. dell'alcool nei paesi mol to caldi (guerre coloniali) o molto freddi (guerre in montagna), unita a probabili azioni i per - od anemizzao ti cen iL rnli, ecc. Tutto ciò, insieme ai fattori precedenti. uon può no n urta re g.-a vemente le personalità a noma le, - anomale del carattere od anomale della volont/\ - , le quali per· ciò cedono, per neceSSLtà organica. e manifc.c:tano il loro d isadattamento a cnto con gli episodii neuro-psicopatici, che hnnno il s igni ficato d i 1·eazioni di difesa b iologica (ClaparèdeJ {sopratutto la diserzione o l'abbandono di posto), o con u na forma di i1tdi11ciplina 'ln<n·bosa (Hanry ), (sopratu tto l'insubordi nazioue) 4° Gli studi da me compiuti in Libia s ui de linquent i m ilita ri, e ch e le oseerv azioni ,c he vado svolgendo durante la presente guerra confermano, mi hanno


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NOT!l: P .O-:Vb:NTIVE

condotto a distinguere - nel complesso gruppo degli anomali - le categorie principali: a) gli o ccasionali, gli emotivi, gli intoss ica.ti tra nsitoriamente (da alcool, da fatica, da veglia prolungata nei ser vizi di vedetta, ecc ), con buoni od anche ottimi precedent i sociali e disciplinari, rappresenta nti la ,nininia criminaliuì (nel senso biologico e non giuridico), e questa per lo più di carattere specifico (militare-disciplina.Te); b) quelli con precedenti sociali, e sopratutto disciplinari, d iscreti o mediocri, in genere maleducati aPCiali, o facili ad essere suggestionati al male da cattivi compagni, o di temperamento rozzo e reattivo, e mutKbili n elle espressioni del ca rattere a seconda delle circostanze d'ambiente, o di speciali e poco prevedibili stati d'animo; e) gli emotivi, nevrotici veri, squilibrnti, anormali intellettuali, instabili nelle tendenze o d i spirito avventuriero, di cui parecchi volontari, o venuti con esagerati entusiasmi, ma facilmente stancat isi una volta cessato l'interesse psicologico della novità, ed allortt. manifestatis i ribelli, insofferenti, indisciplinati, ma non .: amorali >; d ) gli « amorali>, i degenerati veri, i delin quenti abituali, i violenti im• pulsivi, molti col ca r ..ttere dell'epilettoidis mo sulla base dell'insufficienza affettivo-etica e dell'egoismo: gli uni e gli a ltri - v iolenti ed amorali - refrattar i all'ambiente ed alla disciplina, prepotenti e mendaci, ed assai disposti alla pusillanimità, perchè trnscinati dalle soverchianti tendenze egoistiche e non anima ti da entusiasmo, da idealità, da sentimenti solidali o di affettuosa subordi na zione. Nelle gr andi guerre, quale l'odierna, s i osserva sopratutto ques t.o fatto: la criminal ità militare, nelle sue grandi linee, mentre scarsamente si manifes ta con reati d i r i6uto d'obbed ienza, d i u bbriachezza in servizio, d i furto, ed anche di insubord inazione (in q ua nto il furore delle azioui belliche, per il pre poaderare delle ar t iglier ie, sembra scolorisca le tendenze ag g ressi ve, e ne faciliti il muta mento in impuls i di fog1t, cioe nell'interesse egoistico del diser tare), appunto s i svolge massimamente nelle fughe, nelle d iserzioni, negli abbandoni del posto. Ma a nche q ui g li a nomali s i comportano diversa,nente secondo le var ie specie di essi : Gt) i deboli, gli emoti vi, i t imidi, s i nvviliscono, s'impaurano, s i d isorien ta no nel conflitto fragoroso, ove il per icolo s i vede e si sente e si tocca ad ogni passo, nelle offese delle grauate rumorosa.mente stridule e laceranti, o d C'lle pallottole mia golanti, o delle m ine che sov ver tono I.a ter ra, o delle bombe che cadono dall'alto; t>d essi fuggo no, ed a b bandonano il po~to, o si esimono dall'attacco, in un certo stato di sub-coscieuzn, prodotta rlal l'azione parnlizzante cho esPrcita la paura, la quale è cau~a di dispersio ne e d i una derivaiione di energie ner vose, donde i t',momeni di inibizione psico-nervosa, sino n veri stat[ d'arresto ipnoi<li: r.,) parecchi di carattere in apparenza normale, che ban no tenuta bt1ona condotta, che a nc-he sono st::iti valorosi in combattimenti precedt>11ti, per cause contingenti (catti ve notizie fam igliari, patemi va ri, strapnzzi fisici o perdita d i sonno, oscuri stati di dise odocriuie, r icordi di paure recen ti, ecc.), ,,lrimprovviso, di na1.1zi ad una hrnsca impressione depressiva o di pericolo, ed anche dinanzi a piccole cause emozionali, che p1>rò iu quel momento psicolo_qico speciale sono avvertite esageratament e, possono risentire impres., ioni iposteniche repentine e gravi, e trova rsi nelle stesse c"ndizion i di disperdimento paralizz,,nte delle energie nervose e psichiche, costi · tuenti veri stati ùi pau,·a morl;osa, durante la quale 111 coscienza è alquan to ot-


NOTE PREVB1'TI VE

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tuscatl\ q u ale nvvertimento e nozione del fatto, ma la volootà è pa,·alizzata, o deriata. io senso paradosso, dond e la assenza pressocbè completa di imrmtabili1à penale; ,) negli uni e negli a ltri possono aversi - o in rapporto al la intensità od alla peculiar ita della cn,usa pei·turbatrice, o in relazione a stati depressivoemozionali cont ingenti (a loro volta Llipcu denti da un complesso d i cause fisi ccpsichi,·he), o per un processo subconscio di ruminazione ment1tle, com.i. nei nevrotici da trauma - episodi isterici; essi assumono forme varie, o di stati osse~si \·o-ansiosi; o di emoti viti\ depress i va abnorme con terrore; o di vere monoiper n llucinosi <'On fenomen i d'es t;ic;i o p ii1 spes~o con de lirio d'azione ( delirio so(;1wnle azionaw, durante il 'lu?le i soggetti ri vi vono e riproducono una scena com batti va terrifica); od, in fì ne, di stati :<econdi, cioè di epic;od i crepuscolari protratti (depe1·,,onalizzati1 ta !ora), n ei q uni i ai ·ba una coscienza cl i sogno, come noi sonnaml.>oli, pur mantenendo,;i un certo rapporto con gli stimoli d'ambiente : ~) gli amorali, invece, fugri;ono t'Osc ientemente e , oloutariameote, o in i;;tato di calma ragionata, o 6nge 11do sta ti .l i 11gita1.io11e o di disor ie ntamen to, traditi però dall'ord i ne e dall'astuzia, col cui calcolo, di ~pongono ed nttLHloo tutti i mezzi idonei allo scopo; o, s e ta lora hanno s t ati di agi taz ione e di e motività ver:1, que~t n è primordiale, s uperficial~, no n ha , carntte re affettivo, equ i vnlA piu rdl'irri tabilità con impulsi de ll'epilettoide. cd è un r ifles,;o della paura vera, In paura diii vigliacco egoista, non paralizzato n elle s ue Pne ri;ie vol uti ve d a lle impri'ssioui di terrore ipotonico ed ipostenico, ma spiat o a sottrar;;i al pericolo dal calcolo, dall'interesse, dal s enso egoistico d i conservazione, al di fuori di ogn i senso eti co e de l dovere. 5° Ed appu nto, come si comportano questi tipi ultimi d i anomali in guerrn, l'osservazione obbiettiva conferma l,, induzione positiva che lr, conos r enzn fì-iopsicologica dell'a morale gi:\ avev,, affermata: essi foudamentalme11te sono dei v ili, cerca no sottrarsi in tutti i modi ad un'avanz:tta, ad un a ssalto o ad una ri cogni:1.iooe, anche ad una d ifesa in trincea, o disertano, o commettono altre forme rli reati, sopratutto di natura disc iplinnre ·- se talu no fece bene qualche volta n ell'impeto della lotta, ciò o on è acc,1duto per l'affermazione di un'i<lea le o per il se1,so effervescente della lotta contro il nem ico de lla patria e di,lla razza, ma per uno s frenarsi degli istinti brutali di violenza e d i nggrossività - se altri riten u ti cattivi militari io alcuni fatti d'armi sono stati nudaci, agil i. pronti, eroici anche, onde i superiori che li g iud icavano indisciplinati o non v alori se n e meravigliarono piacevolmente, all'osservazione risult arono - per lo più - a nomali emotivi od i nst abi li, del tipo nvventuriero o subnevrotico, o mafrclllca ti sociali semplici, non amoral i, con cui invece sono erroneamente arcomunati. Non solo, ma - a parte il modo di comportars i in taluni er, isodi (e qualche vol tn. il presunto. spirito cli combattività è uua formn di reazione dell'istinto di difc>sa personale) l'anomnlo io genere, e sopr,,tutto l'amorale, 110 11 dum nello sforzo epi:;odico, nè in successivi fatti d'a r mi è lo stesso ardimentoso che ta luno è stato, ne sa integ rare l'episodio bellico con altre opere proficuo di virtù militari. Appunto, durR.nte la guerra la sua instabili tiL psichica , la me ntalità dei suc,i comple,;si ideo-emotivi, le oscilla zioni dell'umore, le rea ttività facili ed impulsi\·e, l'incostanza del carat tere o la freddezzn d'animo dovuta all'ipoalgesia morale. lo fanno stancare presto: esso 'non persiste nl'lla guerra, non vi dura, s i dà con frequ enza malato, commette eccessi d'ogni sorto. o mancanze varie, tenta tutLi i mezzi per uscire dalla. zona di guerra, ed infine urta facilme nte contro le norme disciplin a ri o contro la h1gge morale. ~pocialmente a l degenerato - cioè - manca


NOTE PREVENTIVE

io guerra, la persistenza nello sforzo continuativo, la adattabilità alle speciali richieste di energia, ~ alla vita collettiva particolare, la disciplina della volontà, la saldezza nel lavoro e nel sacrificio, nelle cui qualità ai rivela sopratutto la tempra del popolo nostro, e la sua vera virtù, io questa opera diuturna d i fatica operosa giovia lmente vissut&, in una bella e lieta spensieratezza giovanile.

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•• Vi è stato chi. dopo la guerra libica, ha svolto una campagna, fondata sut sen timento e sulle teorie formalistico-giuridiche della delinquenza, per la redenzione morale del delinquente che ha ben combattuto. La campagna ha condotto ad una disposizione di legge (Decreto luogotenenziale), delln, quale possiamo rir.onosce,·e la opportunità politico•sociale, tanto piu date le idee dominan ti, e la. s tura che agevolmente si dà. ai facili sentimentalismi, retaggio romantico. Discut iamo qui brevemente il contenuto e la base scientifica. Abbiamo visto che cosa ci dimostra l'osservazione positiva d egli anomali in gue.r ra: essi sono valoros i; l'impeto di violenza che episodicamente taluno avrà manifes tato non è l'atto combattivo del soldato normale, ma uno sfrenars i degli istint i aggressivi antiumani; essi non perdurano nello sforzo, non s ono sociables~ non hanno disciplina della volontà come non sentono l a disciplina mili tare, sonodi,i non valori o dei valor i dannos i, sopratutto gli amorali. Ma, oltre a ciò, ed ammesso - per ipotesi di lavoro - che ess i si battano bene, e siano dei valorosi, forse che la loro combattività costituisce - socialmente - una qualità. utile e feçonda., ed h,1 valore di adnttamento socia le o di riabilitazione morale r Con• fondere questi due ordini di fatti bio-psicologici significa nulla conoscere della reale costituzione biopsichica dell'anomalo, e nulla sapere delle indagini pos it i\·&che la Scuola d'antropologia criminale ha (atto su migliaia. di delinquenti comuni. e che taluni d i noi ha compiuto su delinqul'nti militari e sui discipli11ari. Tale campagna, e ht legge, si rì volgono sopratt utto al pregiudicato, cioti al vig il~to specia le ( per sentenza del tribuna le); ma g uard iamo anche 1'ammo11ilo del la P. S., che ha pure nella vi ta ci vile ostacoli al libero lavoro, sebbene assai meno del vigilato. È un errore credere che l'ammonizione si dia anche al delinquen te occasiona le; la s i di\ al del inquente d'abitudine, che può essere un occa s ionale ripetuto, ma che in g enere è il profess ionista del d elitto, da d<>formata persona.li t/,. psichico-etica. E se è data per apparenti piccoli fatti, q uesti fatti hanno psico· log icamen te grnude valore, perchè e~pressione di uno stato perenne d i nnorma· l ità antisocia lt' (teppista, apache, cri minaloide abitudinario), la cui continui tà non soffre In.cune passando essi nell'ambiente milita re. L'ammonizione, oggirll, rappresenta il fallimento della condanna condiziou11,le, che è solo ut ile per il deli nquen te occasionale; or i gio\'ane ha quasi lo s tesso ,alo re psicolo!JicO dellll vigilanzn, nell'uomo é presto sosti t uita da questa o dal domicilio coatto, perché a quell'etÌl. non si recidiva noi piccoli reati, se non s i è anormali costituzionali, ed allora - a quell'età - no n s i sono già commessi altri reati più gravi, come insegna l'esperienza ; n0 a quell'età (i r ichiamati dai 25 ai 35 a nni ), s i possiede la duttillitiLdel carattere rieducabile e riadattabile, e quindi la redimi bilità nel medesimo ambiente nel q uale cosi male s i è vissuti. I l giovane poi, ammon ito e soprat uto prec,iudicato (soldato delle prime tre leve). è il precedente delinquente minorile, vale a d ire pre3en ta le due note biopsicolog iche cosi gravi della precocità in tali reazioni


NOTE l'REVENTIVII:

207

psico-sociali, e della recidiva (quando non si tratti di un reato grnve per l'e11• tità o per la qualità: per esempio l'omicidio, e le lesioni a carico dei genitori), Questi gravi fenomeni di patologia sociale sono fra di loro necessariamente connessi in modo intimo, nelle origini biopsicologiche come nella pratica crimi· nale: il delinquente recidivo è spesso un precoce, e questo quasi sempre persiste fatalmente nella tendenza abnorme o commette renti gravi : la personalità, costrutta in modo anomalo, presto devia e si deforma nei modi di condotta sociale, e si adatta a manifestazioni inferiori di vita morale; allora la via è fatalmente ripercorsa e l'abitudid\l criminosa vien creata, poiché anche qui :•uso sviluppa. l'organo e ne eccita la fnnzione. Invero, la precocità delle reazioni patologiche, - nervose o morali - è un'espressione necessaria della anomalia costituzionale, e tali reazioni - morbose od anormali per la collettività. - rappresentano in fondo dei fenomeni naturali, che assumono forme ed aspetti diversi II secondo delle contingenze esteriori o d'altra natura. L a recidiva, d'altra parte, è la più chiara espressione di uno stato abnorme continuativo, di tutto ':ln orien tamento p~ico-morale e di un modo peculiare di adattamento sociale infòriore, che forma appunto la struttura biopsichica del criminale, più o meno refrattario ad emende, almeno i n rapporto a l periodo di civiltà ed all'ambiet te in cui vive, in una seriazione di tipi, che va dall'occasionale al pazzo mora le od al pazzo epilettico. Lo studio positiyo di questi soggetti (e qui ci fermiamo sui tipi piu notevoli in quanto la legge non riguarda i delinq uenti passionali o gli occns ionali), dimostra che nelle. psicologia loro sono un non senso il rimorso, il pe ntimento, IP. • ferma decisa t:olo11tà di emendarsi » su'l!a quale s i presume, il r innovamento

morale, ecc., se non come un interesse per aver to lto quel grave provvedimento di polizie. che forma per essi un gra ve ostacolo nella libera attività antisociale. La volontà. è un prodotto condizionai-o, r isultante da un complesso di forze, ma sopra.tutto d~tenninato dalle condizioni organiche, psic hiche e nervose del soggetto, cioè dallo stato de lla personalità fisio-psichica. Ed il pregiudicato è costitiizio11alme11te un anomalo, degenerato o nevrotico od ammalato (frenastenico), che perciò d iversamente dal normale si determina, cioò pensa, sente ed agisce, così come diversamente dal normale ,i manifesta l' isterico o l'allucinato od il paranoico. Né egli ama il lavoro, chè a nzi 11e rifugge per tendenza organica, perché abulico ed ozioso; o vi è ins tabile, e mutevole nei mestieri, perchè insta• bile e mutevole è la sua personalità. neuro-ps ichica ; se ad a lcuni anomali (del gruppo intermedio) il lavoro giova, se cost rettivi ed iu ambiente ada t to, essi non v i pers istono se lasciati a loro stessi, e, tornando alla vita sociale - da l carcere come d1tl1'eserci to - oziano e delinquono di nuovo, per 111 legge ferrea del 1nini1110 sforzo : gli uni e gli altri, relativamente e,lucabili ed adatta bili in ambienti adatt i (colonie d i lavoro) od in condizioni specinl i di vita esterna (foreste vergini, pampas, colonie african e, ecc ), nella sod età in cui vivono non possono fare al trimenti che urtai-e tu tte le norme di conYiYt>nza ci vile, perdi.: biologir a me nte costretti ad una forma inferiore di adat tamen to, e quind i a rimRnere <Lllti!iociati. E le indag ini che una. commissione di ufficiali med ici, - me relatore - hn. compiuto su ?i?-2 militari, reclusi, ca rcerati e disciplinari, l umeggia stra ordinariamente non solo il fatto che il delinq uente nato od epilettico è biologicamente un a nomalo grave, ma che esiste un gruppo di intermedii (criminaloidi, criminali d'abi tudim) capaci di un certo a dattamento se posti in spec iale regime educat.ivo e d i lavoro, e con delle note antropologiche, neurops ichic he ed anamnestiche che si approssimano discretamente a quello rileva te nel gruppo dei re(l"al/a ,-ii; e che


~08

:-OT6: PREVlt,'.';TJVE

anche nei delinquenti s11b11ormali, educn bili e adattabili, (occasionali e passionali) si trovRno note dismorficbe od anormali, nella struttura b iologica o nelle fnnzioni nervose e psichiche. Fortunatamente la legge ha s ta bilito non solo il criterio della comba ttività, ma anche quello della b1wna co11d0Ua, che h,i il VHntaggio della continuità del contegno nelle azioni e n ei rapporti d isciplinari; per quanto incompleto, tuttavia ta le criterio costituisce una buona remora alla ricerca di una riverginità mo1·ale gi uridica che meglio li metta in grndo da combattere, la loro lotta antiso• ciale per la vit,,.

...• Darò ora brevemente un accenno clinico-p~icologico d i alcuni casi dimostrati vi fr:o quell i d ,1 me periziati per il tribunale di guerra, e secondo le varie categ orie che di sopra bo al,bozzato: A ) cn le!;oria d ei 1n·e.11iudicati am orali e cleyli anomali ineducabili: 1. Vas. E., della c lasse lo!J-1. con una zia morta in manirornio d i paralisi prog rossiv:o, di c11ratleni 11ervo~o. insofferente e discolo sin d!l. p iccolo, mutevole nei mestieri e cacciato via da fo.ttorino postale per indelicate,1ze, con anomalie ,lei carntteri, sin dall a fanciullezza. di cattiva condotta ,nilitare, con un'r,ssenza arbitraria di 4 giorni alla sede del corpo, già in precedenza accusnto per fug a dalln casa paterna con furto di L. 25, per indelicat,:zze quale fat torino, poi con • dannnto per furto ad una prostituta sua amante e sos tenitrice, ed in segu\to di nuovo per furto. Alla sede del corpo commise insubordinazione lieve verso un rna resciilllo, per cui fu punito di prigione od avv isato di partire per il fronte, ma egli fuggi dalla prigione, prese il treno e se ne venne sin quasi a lle trincee del suo reggimento; dopo ]lochi giorni disertò, e in treno, uascondendosi, tornò a Torino, di nascosto riniis& le a rm i i n cau.erata, e poi se 110 stette 22 giorni in casa di una prosti tuta amante che lo manteneva, l:iucbè il padre, saputolo, non lo accompagnò in caserma; - bugiardo, s frontato, s~altrissimo, anaffettivo, ma con le apparenze di per~oua per be11e, cosciente clella fug,L che spiegava con il suo desiderio di combattere, meutre i lavori de lle strade i u montagna e delle trincee lo stancavano, onde tornò a Torino per essere aggregato ad altre truppe combattenti, e che ivi l'affet to per l'amnsi11 ed i cattivi compagni e l'ambiente corrotto ntil quale viveva lo avevano preso e trascinato; - dal lato antropopsicologico un degenerato morale su base di instabilità ister oide, ed accentuatesi le sue anomalie del carattere dopo uni\ cad uta, con superficiale lesione ossea nella bozza frontale si nistrn, fatta a 10 anni. Ritenuto pienamente responsabile da.I lato penale, e richiesta.si per lui la condanna alla fucilazione nella schienn previa. degradazione, ten uto conto ohe era molto incerta la presenza cl~! nemico quando egli al,bandonò il posto, il tribunale lo condannò 11ll'ergnstolo (con segregazione cellulare per G auni). 2. Rugg . A., della classe 1669, assegnato alla clRsse 1892 per r eni t enza, già condannato a 2 mesi di carcere militare per rifiuto d'obbedienza, e poi punito i n due a nni cli servizio 9 \'Olte, con un totale di 64 giorni di prigione semplice e 85 giorni cli prigione di r igor e (scorrettezze di cont egno, menzogne, a ssenze illegali), in zona di guerra, cssc11do telet'onisi,a in nn osservatorio di batteria, si allontanò per varie ore, ment<)ndo poi s ui motivi. de ll'assenza, onde fu sgridato ed avvisato di toruare Rl sen•izio di batteria, ed nllora egli fuggi, si ubbriacò,


NOTE Pll.l<:VENTIVE

20U

fu condotto in un ospedale e da que:.to - sapendo egli beo fingere uno stato psico- confusionale - sgombrato sul treno- ospedale, trasferito ad un ospedale di 1·iserva ed infine - sempre per tale pretesa sindrome - inviato in licenza di convalescenza di 2 mesi ; stette bene a casa, ma poi, sapendo che i car1tbinier i lo cercavano, si premunì di un certificato di speciali,ta (il q uide dichiarò che ad u n esame sommario aveva trovato un conler1110 simile a q,ulli ,·he ., i /rrn·ano in u 110 staio semistuporo.yo); arrest&.to, mentre p11.sseggiavrL per istn,ù1i, e condotto a Pieve d i Cadore, in treno fece il confuso e l'incoerente; por tato a questo oc;pedale, per dieci giorni si mantenne tale, ed iooltrn con stereotipie verbali e di gesti, con perseverazioni monoideative, con manierismi incongrni e bizz>trri, con stranezze di linguaggio, risposte à c(}/é, ecc., come per un de u,ente prer.oce, ma in mojo artificioso e con linee marcate e deformi, onde s i diagnosticò c·ome sim ulazione, che il decorso ulteriore e il suo contegno 1wl diba t timento misero a ssai bene in chiaro; - degenerato mo ra le, sfrontato, an,dl\i ttivo, insoffe rente scorretto, prepotente, fu giudicato del tutto r espon~auifr, fu chie,ta per lui la fucilazione nella schiena con degradazione, e condaunato all'ergastolo, Jl"rchì, pote,·a. dubitarsi che ~i era ubbriacato prima di fog gi re anzicliè durante la fuga. 3. Soldato Sii Fr., classe 1885, vagabo11do, recidivo specifico ptH" 9 volte nei reati rii furto e di truffa co1umessi in varie cittit, r iformato da permanente per sifi lide, spacciatosi reduce .delle Argonne, d apprima dicemlo e,,servi stato feri t o, e poi ammalato, venuto volor.ta rio per ottenere la riabilitazione morale secondo il decreto luogotenenziale, ma d opo 5 giornì di trinct:n stnncato;:i di un modo di guerra c he egli pensava fosso diversa e fuggito - nascondendosi in treno dopo lungo cammino - recandosi sino a .Parigi, ove pare abbia sfruttato, in d idsa, la simpatia e l'aiuto francese; arrostato, al dibattinHmto ;;i affermò malato di mente; portato 111 mio ospedale, dopo ~O giorni riuscl a sfuggire al carabiniere di vigilanza, derubandolo, finchè fu riarrestato in treno, mentre di n uovo tentava recars i a Parigi. Vero tipo di amorale costituzionale, freddo, astutissimo, mellifluo, ma mentitore e sfrontato, profondo simulatore e dissimu• lat ore, analfettivo ed analgesico in modo caratteris tico: g iudicato del tutto 1·e· .spon:;abile, ohiesta la fucìlazioue nella schie na con degradazione, condaunnto al· l'ergastolo con segregazione cellulare, nella considernzione che era venu to volon· torio, pur con mentito scopo. Questi tre casi sono evidenti, e t ipici; tutti e tre amorali costituzionali, di cui uno a tipo violento, assolut11mente refrattari i ad ogni norma. disciplinare, sopra tutto nè combattivi, nè capaci di perdurare in uno sforzo, a nche se volente• rosi ed interessati ad ottenere la riabilitazione facendo bene, ma cedendo dopo pochi giorni di servizio in primissima linea; e più vigliacchi gli amorali freddi, veri pigri morali e volitivi al di. fuori delle loro ~pecitiche attività criminose. B ) categoria dei 1UJvrotici: 1° soldato Cece. L., classe 1889, 2 anni prima affetto pe r alcuni mesi di uno stato depressivo melancoliforme, e a 19 anui per 6 mesi malato di ileotifo con postumi va.rii; di ottima condotta familiare, sociale e militare; rel igiosissimo; di improvv iso fuggi dalle trincee per andarsi a confessare in città, distante circa· 20 chilometri, e dopo, riconfortato da lla ~onfessione, alla q uale si se11tivn spin to da una forza irresistibile, se ne tornò in trincea dopo 5 g iorni rii a,senza, in i stato semi confuso. All'esame, ed all'ossE:rvazione prolungato, appare un iposti1nico, (melancolico) con spunti ansiosi, subdelirio di colpevolezza e di indegni tà personale, idee di morte, religiosità morbosa, senso psichialgico accentuato ; proH-

Gw,-nale df medicina miliran -

Fase. 111.


210

:-;'OTE l'REV Jì:NTIVE

bauilme11te una forma periodica (ciclostìmica), dato il precedente periodo psicopa• tico a Hl anni dopo il tifo. La fuga è del t ipo nnsioso, melancolico, per coazione a tl'ettint: ritenuto irresponsa/Jile, as•olto, in vinto ad ospedale terrilorinle por provVl'dirnento me<lico-legale. :!0 Sei. P., soldato cla,:;se lt>D!, nccusnto di abbnndo no <li posto ed insuuordinazione con minacce verso graduato: fu troYato, l'indomani, pallido e tachicardico; r itenuto insoffe reute di disciplina ed insensibi le 1,i buoni trnttamenti ed ai rimproveri, e poco deferente : gii1 condanuato dal tribunale penilie di Napoli a 8 mesi d i carcere per violenzl\ carnale; laborioso, ma di carattere strano in famiglia, 2 :1nni prima pe r due volte era s tnlo r icoverato in clinica neuropatica per istero-neurastenia, uscendone non guarito: all'esame è apparso essere un primitivo, dalla mentalità puerile ed emotiva (ipofrenaste nin), con instabilità neno· tica e note isteroidi del curattere : ri tenuto semi-irrespon,;abile, condannato a (; me;;i di carcere, perc hè si giudicò avere avuto un attacco di sonno (donde noo l'abbandono di posto), ed avè r commesso il reato <l'iusubordinazione brnsc11mente svegliato, io uuo stato di scmi- \·i gilambulismo. 3° Viv. Fr., soldato classe 18:Jl, due 11.1mi prima affetto da tifo, con qualche precedente n1:;vrotico eredrtario e collaternle, con trauma cranico iu g io\·cotù, instabile ed emotivo in famiglia. poco prima condannato condizionalmente ad un anno d i carce re militare per diserzione, fuggito dalla com pagaia per r ecarsi a vagnbondare per i monti, riman endo 20 giorni assente; con n ote antropoh,giche degenerntivc, me11talitù. primitiva e puerile (ipofreoastenia1, con emotività ed ill· stabilità n evrotica sull" base di ,,ff'ettività sviluppata, con pseu.Jologia fantastica come nei puerili isteroidi; ri tenuto per lo meno semi,irresponsabile, lascian do al giudiz io del t ribun ale l'apprezzamento sullA. contiugente morbositi, di alcuni fatti materianti il reato; <'Ondannato a '1 anni di carcere mili tare. Nei Cf1si di questa categorifl si tratta di soggetti, i quali ha nno una co~titu zione nevrotica od anche psico11evrotica, la quale o rirn11ne latente per rivelarsi bruscamente e Ll'i mprovviso, d in,Ln1.i ad una causa inte nsamente emozionale, in una forma di anorm1diti, di condotta che, in gue rra, 1rnò ass umere f1tcilmente la figurn giuridica di un reato; oppure anche si va manifestando con anomalie del carattere e con wpparenze di ind isci plin.itezzn, quando vi si a ;:;socia un certo lato degeuen,ti\·o del carnttere s tes.;;o, Per lo più il rea to as.~ume la forma della fugn (diserzione, a bbandono di po.~to); :1.rgome11to questo di un enorme in te resst', B che potrà avere altro\'e il suo svolgimeuto, 11011 in questa nota preliminanl. ~la più interessanti anco ra, e pi ù ard ui dnl p unto d i vista dall'accertamento psichiatrico, e sopratntto uel v,dore di im p11labilit i~ penale, souo i casi della 3• ca· tegor in; · C) crtt,,goria d 1>i :rn/J11onnali : 1° soldato C11n. G., cl:1s~e 1887, durante un co111ba t timen t.o, mentr e attinge\·a dell'acqua, si allontauò; dopo 3 gio rni fu arn-ist:oto pe r istrada da i reali cara bi · nieri che lo trovarono mentre f:iceva atti strnni col t'uci le, cbe maneggiava in modo da difendersi o da offendere prt sunt i n,•mici, mt>ntre verbigera\'a ; r ipre:'e coscienza ed orientamento l'indomani; amnesia lacunare, de liquii fu gaci, st:\to as ten ico, psichialgia, insonnia per parecchi giorni; poi dolore di quan to aveva fatto, paura grande delle conseguenze, preoccupazioni an gosciose per si.i e per la t'ami· g lia, meraviglia do\oro,in e vergognosn per quel che aveva fatto. Precedenti ot timi , condotta. lode\'ole, combattivo, co,;;r i..11ternento con,ggioso; aJTe~tivo e morale, ben costitnito, nessuna nota n evrotica. o psicopatica residuale. Certo, per u n con-


t-OTE P R EVENTIVE

t ingen te stato di minor nzione neuropsichic11, quel la volta il combattimen to lo ha. turbato con una forte emozion e .Jepressiva, creando in lui uno stato isterico psichico, un a condizione seconda (dr1ilamb11lismo ipnoide), donde il delirio azio11ato, hl rererie morbosa, l'nllucinos i sceneggiata : rlisturbi d ei quali ora guarito pre.sto, rest11.ndo lo stato ,loloroso del fatto e delle probttbili conseguenze. Inesponsabilr,; assolto. :;;o Ma r e. O., capor ale, classe 1890, di ottimi prcccdellti d'oglli sorta . ottimograduato in guerra, dopo aver pr eso parte il g iorno prima nd un'azione bellic;, sfortu natn, durante un bombanhlmento si allon tanò. d a allora nu lla ri corrlando: preso e riaccompagnato, gridando come un osse~so se ne andò v ia tl i nuovo di g r,,n corsa ; riprese la ,:oscie nza dopo 5 giorni. ::\fon.itJgo-tifo nell' infanzia, poi più volte a n giocoliti catar rali, alle qua li si>guì esaurimento n ervoso per alquanto te mpo; all'esame appa re un p5icastenico emoti vo, affettivo, d i carattere Luono, un pnssiooale; ba avuto una crisi isteroide- cl roru omnniaca, n gui;:n d i cr isi d i pn l'or, presto clileguatnsi, lascian do il ri morso e la vergogna del mri lfa tto, e l ' im pensierimento pe r le consllgnenze. Giudicato semi -re~ponsabile; :2 mesi di c11r cere con dizionale. In fondo, questi soggetti d'ordinario sono pressoc hé normali, e sempre ta l i si sono dimostrati, pur avendo avuto una certa a tti tu,line ue n osicn,, od essE'ndo disposti nd a verla in talune circostanze: i d is turbi assumono ln forma e il t ipo ps icoisteroitle, pur trattandosi S<'mpre di crisi emoti ve con fort e r isentimen to cenestesico e psich ico, però transit orio. S i tratta ,li soggetti passionali in certe c ircostanze, cioè occnsionalmente pas.~io11ali, eJ i cui reati m er itano moltissim:1 indulgenza, specie con gli ottimi precedenti che essi hanno, pur avrn do e~si sem pre una certa anom ala costit uzione ad un esa rne min uto. E si t ratta anche qui dell'i 11teress11nte tem a dello foghe, frn le qu:di Je ossess ivo -emotive, che possono sorgere per un i rnprov visa grande dispersion e di forze fiè!'Veo ,p siehiche dai lorò fo<Ji ab iti1ali del111. cogciénza ,lella pèrsonRlih\ .

••• Non e .Jelinquente chi vuole, ma cbi in quel mo<lo e costituito nella intima tes si tura cerebrale. E, se l'a zione cri minosa è pre,·alcntPmente det e r minata <falla a nomala costituzione della per~on nlic:\ fisio-psichim,, all';,g~rcgato umano n el quale quella s i è svoltn non ri1n,one altro cò mp ito realmente etlicace e posi t ivo - p er quan t o c omplesso e di g rande difficoltil - che d i preven ire il male stesso, combattendolo energicamente n elln sua rad ice: l'esercito m ediante un:i. larga profìhs~r morale 1lelle recl utt-1 e con una specie cli sostilllliri p enali t Ferr i) all'i11ten t o di migliorare e correggere i medii valori morali, i cleboli, ~li ince1·t i, cost ituenti i delin q uenti occasion ali e della piccola cr im innlit:\, e, con essi, gli emotivi, i t i · midi, g li instabili; la società con i più larghi sost itu tivi penali, C'On le coloni,, a.gricole e di lavoro, con le pene a t em po i nde term inato, con gli opportl111 i pro1·vedimenti di prot ezione dell' infanzia. del lavoro dei fanciulli e delle donrn·, co:i I,• leggi contr o l'alcooli~mo, ecc. M n sop ratutto In. socieU de,·e combat tere olei male le origin i impure n elle t o~siemie par entali, nella ereditariet:'t mor bo., ~, nella. degen1>rnz :(lne della prole, Ì $Cl ando e curando il cr iminale c'>mc il pazzo..- l"alcoolistn c ronico come il nevro tico.


212

NOTE l'HEVJU,Tl\·i,:

prov vedendo seoz;i falsi sentimentalism i alla. eu,qenesia umana. con l'ostacolare Ia riproduzione da parte ili t anti tuber colosi, sifilitici, alcoolisti, epilettici e degenerati, che inquinirno le fouti della vi ta umana, in modo che cosi si possa giung ere ad una selezione progressiva della r11z'Za1 e a d una veramente efficace protez ione e difesa sociale dalle ul teriori offese che il degenerato, l'epilettico e l'ano· m alo indubbiame nte continue ranno ad arrecarle, con enorme danno delle forze v ive di una coll~ttivit i1 e con la minaccia di u n inquinamento progressivo e di >.1na possibile cl egenen,ziooe della s tirpe stessa.!

Zona di g uerra, gennaio 1916.


2la

RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA Sote oltalohe SU UD& epl4emla a4 &Dd&1D8DtO (Arch. de méd. et pharm. militaires, novembre 1916).

B&A UJEU li:D EHRINOER. -

P~rattfolde. -

Gli autori hanno avuto occasione di studiare in un ospedale da campo <lel XXXI corpo d'arma ta numerosi infermi inviati con diagnosi di malessere e im• barazzo gastrico febbrile . In un primo periodo in cui la maggior parte degli infermi non erano vaccin ati, alcuni di essi avevano la sintomatologia ordinaria dei tifosi; altri invece presentava no uni\ speciale sintomatologia: inizio per lo più brusco; temperatura nel periodo di stato con fort i oscillazioni; asseuza di s tato tifoso; stato intellettuale buono; esantema papuloso; epis t'a ssi nel periodo di stato; congestioni viscera li ~pecia lmente polmonari nel decorso de ll'affez ione; assenza per lo più di dicrotismo; durata del periodo febbrile da 10 a 16 giorni. La prognosi in generale era b uona, ma· la con ve lescenza lunga. In un secondo periodo, in cui quasi t utti gli inferm i erano s ta ti vnc<'inati, la sintomatologiR fu pari menti abbastanza specia le: inizio per lo più brusco con febbre spesso a 40°; polso sotto 100 valido; malessere, cefol.,a, dolori vaghi all'addome ed agli arti; lirigua saburrale ; diarrea o co.;tipazione; s pesso s ubittero; esantema maculoso o papuloso ; erittomi; milze. ingrandita; s pesso prurito a ccentuato; astenia marca ta e notevole depressione morale; intelligenze. lucida. Questo stato dura generalmente quattro o cinque g iorni, do po di che la febbre cade per lisi od anche bruscamente; ma a questo periodo acuto segue generalmente una seconda fase che durn delle settimane, con debolezza e malessere, facili r ecidi ve. Tra le complicazioni frequenti vi sono le a ngi ne, qua!li sempre a ll'inizio e con aspetti multiformi, i dolori addominali che possono simulare una- append ic ite (forma pseudoappeodicolare), l'ittero catarrale (forma. itterica), de lle crisi congcstive in dete rm inati organi che possono sviare dalla diagnosi, e particolarmen te la congestione plenropolmonare, il rigonfia men to della tiroide In complesso in questa infezione si dis tinguono due fesi: una febbri le di breve du rata, un anfeb· brile assai lunga, caratte rizzata de. astenia e da intolle ranza. digestiva per gli albuminoidi di origine animale. Tra le cause che foso riscono lo sviluppo d1:1lla malattia va principalmente ricordato lo strapazzo d ovuto alla vita in camp&gna e le condizioni s peciali in cui vivono le t ruppe al fron te: l'alimento.zione c arnea eccessiva molto probabilmente agisce come causa predisponentP, La s ierodiagnosi macroscopica per i parati fi A e B prn.ticata dagli autori non ha dato risultati concludenti ; ed essi non h ant10 potuto precisare la naturn dell'agente patogeno. Ad ogni modo però queste infezioni sticondo g li autori debbono esse re clas~ifi,mte nel.gruppo delle paratifoidi. La prognosi è buona, ma la convalescenza è luug.-.. e richiede un rigoros o regime. BA 1, ES'l'!tA.


21-!

· n1\'1 STA MIW ICA

Sul 1·umorl 0 1rdla.oi a ccide ntali nei oocnbattentl. - ( Miincll. med Woclienschri(l, n . -10, H/16).

E1mET. -

L'A.. medico militare di marinn, ri ì~ r isce che nel ripn r to med ico dell'ospedale marittimo di Amburgo, su un numero complessivo di c irca. 430 ammalati, si trovano attualmente 211 combattenti inviati dalla fronte per d isturbi o malattie del cuore; ma questo uu mero, in relazione al n umer o comple~sivo, è a lquanto superio re al la media delle settim nn c,> precedeut i. Invece nei primi mes i di guerra si è r iscontrato a riprese u n g ran numero di 11erturbamenti cardiaci. ed a questo primo aumento success iva111eote hanno fatto seguito cifre piu uniformi e progressivnmenle dec rescenti. L'A. non ha elemen t i per giudicare ('.on sicurezza se quest a diminuzione dei ca rdiopatici all'ospedale di Amburgo dipenda ila! fatto che i casi leggeri e transitori per r ecenti disposiz;oni non sono p iò &llontanati dalla fronte. Questo potrebbe accadere spednlroente per gli individui affett.i da cardiopalmo puramen te n ervoso. :\[o. v i sono anche dati i quali depongono per una reale di m inuzione, alm eno di alcune del le qua.li ti~ osservate Ji detti disturbi cardiaci. 'ruttnvia il numero complessi vo degli ammalati accolti con disturbi card iaci fino al G apri le 19Hi era del 6.t. p 100 e fino al 1° lugl io Hll& del 618 p. 100, il che costituisre ~empre uua propo rzione considPrevole, se si t ien conto a nzitutto dell'età giovanile degli ammalati e della mancanzn della arterioscleros i, che fra i uorgheili porta un grnnde cont ingente, ed i n secondo luogo della c ircostanza che in queste rifre non sono compresi i ca~i d i mala ttie cardiache conseguenti direttamente a 1n;df1ttid infettive, quali per estimpio quelli dR poliart~ite, e che gli individui a ffetti da forme cardiache e renali ben manifeste non erano stati a nuolati a l servizio militare. Nei combattenti i rumori cardiaci, cosi f,requeu ti, non sono in f'at.ti per lo più fenomeni che possano r it'erir;;i alla funzione ,!elle valvole. run si debbon o consid erare co me rumori acc identali. i quali non hanno che un r apporto indi retto con 1'11.ttività carJiaca. e non lasciano affatto presupporre uu'a\u•rnzione dell'attivita valvolare. L'A. ritiene che dipenda da t>rror i diagnostici il riconoscimento d i questi ru• Tnori qua li rumori c:i.rdiaci accidentali, n on di n atura endocardic11. o miocardica. Nel ri parto o'- p"daliero essi furono con,tntRti princi palmente in ammalati provenienti dirottamen te dalla fronte, più di rado in quelli che provenivano da ospedali d i guerra. L 'A, opportuuameute rilevn il fatto che, come ,l imos t rò l'e,;ame di un gran n umero di soldati ricoverati nel ri parto chirurgico, i rumor i acciden• tRl i sono particola rmente frequenti nei f.:riti di guerra, forse anche più ch e negli ammalati di mnlattie in terne, e nella grande magg ioranza si o ~servano in indi· v idui con cuore s nno. Appros~imativamente l'A. r itiene che ogni 20 cas i del r iparto medico con rum ori cardiaci nccidentnli, si e no uno avesse u na malattia ca l"ùiaca organica e nel ripa rto ch iru rgico il rapporto è ancora mol to più elevate-, specialmen t e fra quPl li 1·ico1·erati d i recente. Di solito s i trattava di distur bi apparte11enti alla cat.,goria del cardiopalmo n ervoso, e specialmente ùei perturhamenti ti reotossici. Ab ba,;taoza s pe5SO i ru m o ri si ave vano in sog~etti pres,mtauti eufisema più o meno spiccnto, anche senza con coroit.nnte bronchite.


RtVlSTA MEDICA

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L'A. h e. notato, quas i senza eccezione, che que!:lti rumori cardiaci accidentali sono sistolici: solo eccezionalmente si odono rumori anr:be ne lla diastole. Oltre ai rumori che più o meno a lungo s i pro lungano nella s istole, in tutti i cas i s i odono btne e netti i toni card iaci , con ritmo normale e con normale intensità. Alla comune ascoltazione con r espirazione calma l' A. ha r ilevato che i rumori presentano modificazioni talora lie vi e talorn n ote voli d i ri tmo e di intensità : prolu ng1tndo l'ascoltazione risulta RllorR che le nlterazioni ritornirno periodicamente e coincidouo con la respirazione. L'ascoltazione nella. res pirazione profonda di solito rende molto evidente questo rapporto. Il rumore è molto forte n-el massimo o verso il m assimo della inspirazione, ment,·e scompare del tutto o si ode appena al te rm iue de ll'espir nzione. P uò twv?nire anche il com portamento inve rso. E associ a t a a questo fat to oitratleristico l' i11lluenza dell,l posizione : spesso i rumori sono presE'nti in posizione eretta e scompaiono nell'individuo corica t o, o \·ice"ersa. Circa la locali7.zazione 101,ografìca de i rumori, l'A. ha constatato che essi di solito si odono al!A. peri feria del cuore, più spesso a s inistra che a destr~, con la massima frequenza nella r egio11e della punta del cuore, e subito dopo nel secon.Jo spazio intercostale s inistro. Più rari sono i ru mori in a lto a destra, benchè in un caso anche in questa sede l'A. a bbia notato nu rumore molto forte e car atteristico. · Al contrario dei rumori endoca rdiaci, i rumori accident11li anche forti si odono soltanto su zone relat ivamente piccole. La loro intensità dimi nuisco rapidamente, anche a breve distan za; non di rado rumori molto forti si odono solta.uto su zone piccolissime. l'er quanto rigua rda il meccanismo d: produzione, l'A . osserva che que.-<ti ruinori accidentali non sono fenomeni n uovi, propri de lla grerrn, ma. che sol tanto se ne osserva la frequenza in tali coutingenze. Egli li rilevò non di rado nell'esame sistematico di indi vidui che sopportavano sforzi spor t ivi, per e$cmpio dopo corse podis tiche o ciclistic h e : quindi a ncht1 in questi s i ho. nn element o comune nel forte lavoro del cuore \'ella 1n1tggic,r parte dei casi, per nou di re in tutti, l'A. interpretò qu~sti tu· mori card in.ci accidentali come pneumocardici, cioè che si veri f:i cano per azione del cuo re s ulle vicine parti del polmone, e specialmente per i r umor i inspiratori od espira t ort s ulle zone di polmone messe in moto dal cuor e. Riguardo in6ne al sign i6cnto diag no~tico di questi rumori ca1·diaci nccidentali, l'A. osserva che non po~sono essere interpreti~ti in altro moJo che pensando ad un'attività cardiaca eccitata. E siccome essi sono mol to più frequenti negli individui con cuore sano che in q uelli con affe ziou i organiche, egli ri tiene sopratutto che non si 1lebba nmmet te re in base n rumori r iconosciuti acoideutali, una menomata funzionalità degli a pparecchi valvolari.

P.


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RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA O•aervazlonl aopra le oomplloauze e gll lAoonvenlentl della vaoolaaz.lone antltlfoaa. - ( Rivista d'igiene e sani tà p ubblica,

E. BERTAR_ELLI. G.' 1,1916),

Quasi tu tti i rnpporti che fanno parola delle vaccinazioni antitifose si soffermano su un inc onveniente che consegue alle vaccinazioni medesime: gli aumenti termici susseguenti la prima o le due prime iniezioni di vaccino. Di rado è fatto cenno di qualche ingorgo ghiandolare, di disturbi del sensori<> assument i una particolare gra vità, di lesioni di tessuti e di organi che con certezza possano mettersi in conto del le vaccinazioni stesse. Le osservazioni fotte da ll'A. sono riferite a circa 11,000 uomini regolarmentevaccina ti coi 3 vaccini forniti dall'isti tuto sieroterapico milanese. Egli premette senz':.iltro come, date le necessità urgenti dell'ora nella q ual& le vaccinazioni erano praticate e dato il numero enorme di uomini che ogni volta si doveva vaccinare, non sif\ stato possibile eseguire sistematici riliev i : talchè non vorrebbe s i a rriva sse dal poco che segue a trarre corollari di indici percentual i d i qual ,iasi fatto. Cos i per i r ilievi della temperatura, dato il n umero ingente dei vaccinati giornalmente (lG00-1800 uomin i), dovette rinunciare ad una regolare sistematica. misurazione ter mometrico, limitandosi ad invitare tutti coloro che avessero avuto l 'impressione di una febbre considerevole a presentarsi a ll'infermer ia. L e te mpcrntu re elevatissime che l'A. ha avuto occasione d i osservare rappresentano una aliq•iot a assai scarsa. ln compenso in qualche caso eccezionale si tr11ttava. di temperature davvero inquietanti. In un granati1ire, dopo la prima vaccinazione, e piu esattamen te sei ore do po la vaccinazione s tessa, egli ha osser vato una temperatura di 41°. Gli antitermici abituali (fenacetina , antipirirm) si sono mostrati nd un dipresso senza azione, e la tempera tara con d iscesa di pochi decimi continuò per oltre 2-1 ore, risoh·endosi poi rapidamente senza complicanze <li sorta, al di lit di un notevole abbattimento e d i un grande i ndoleniimeoto di tutto il corpo. L'A. nota a questo proposito come i l valore degli an ti termici somministrati prima della iniezio11e si sia dimostrato assai scarso. Cosi in uo gruppo di ullìciali del commissar iato. cui alla prima iniezione era stato somministrato per ragione di tempia profilatt ica dc ll'antipirina, lo rn.izioui febbrili non sono state meno sensibili di qrnwto e<se s i presentassero nei vacc innti, senza prelim inare sommìn is trnzìone dì antipìriua. Le tempera.ture febbrili alte, ma non altissime (B9° e ol tre siuo a ml•,9), non sono rarissim<', ma ra ppresentano però sempre complicanze d i eccezione : dalle cifre c he egli h n rilevato e colle riserve a tal propos ito formuh,te, si t.rattereube d i una percentuale di poco più del -! p. 100 per la prima iniezione e d e l 2,6 l'• 100 per In seconda, m~n tre a.Ili, terza soltanto casi eccezionalissimi reagiscono in m:\niern così violema.


RIVISTA D'IGIENE GENEI\ALE E R .- \TTER JOLOGI.\

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Le os',erva.zioni fatte dall'A. h&nno con fermato che la prima e seconda iniezione si èomportav&no ad un dipresso nello ste~so modo per ciò che riguarda la re&zione generale ter mica: alla terza iniezione per contro assai difficilmente tiene dietro un movimento febbrile. La du ra ta dell n febbre può comprende rsi tra 10 e 80 ore: soltanto d i rado si prolunga il d isturbo per 2-3 e perfino 4 g iorni. Certainente q uesto della. fobbre è un inconveniente pratico non indifferente: ma esso si mantiene in tali limiti da non costituire una valida obbiezione contro la pratica. della. vaccinazione ant it.ifosa. Nè san\ privo di interesse verificare su una più va.sta sca.la. se il metodo della vaccinazione per via. endovenosa mediante una sola. iniezione, d ia. per questo verso ris ulta.ti migliori di q <1elli offerti dalle iniezioni sot tocutanee, non dimenticando però che la tecnica delle iniezioni endovenose è per sè stessa. assai più delicata d i quella. delle introduzioni sottocutanee, anche se richiede u na sola. iniezione, invece di dne o tre. Un secondo fenomeno di mil'.!ore im portanza pratica, ma di frequenza tale da meritare qualche più ampia parola. di quanto in effetto non abbia sino ora, determinato, è l'indolenzimento generale che sussegue alla prima e spesso alla. seconda. iniezione. Noi manc hiamo di metodi di misurazione per un fenomeno di tal natura; ma il rilie vo si può fare su uo tal numero d i persone degne di fede, da non lasciare incertezze neppure nella. valutazione quantitativa del fenomeno stesso. Talvolta. l'indolenzimento è limitato a. zone non estese in prossimità del punto di innesto, altre volte è generalizzato a tutto il corpo. Nè si tratta soltanto di fenomeni superficiali interessanti i territori della sens ibilità cutanea, ma si aceusano mialgie di certa intensità e di estensione rilevante. Anche per questi fe. nomeni dovrebbe stabilirsi un ri lievo in confronto con quanto si verifica nelle vaccinazioni per via endovenosa , specialmente su un ingente numero di persone. Questi fatti di indole genera.le si r isol vono senza conseguenze ed hanno un interesse quasi soltanto, perchè costituiscono d elle ingius te ma comode armi per coloro che vogliono dir male dell11, vaccinazione anti t ifosa. Una. prima. complicanza di mediocre cont o è costituita. dalla tumefazione delle ghiandole linfatiche. Di solito h\ tumefazione s i rileva a lle ghiandole pross imiori al punto di innesto: e nei casi osservati dall'A. (le in iezio ni erano fatte nella. fossetta. sottocla.vicola.re esterni\) si trattllva delle g hinmlole cervica li, più raramente delle ascellari. Il fenomeno non è frequente: i ri lievi fatti dall'A. lo b11.n110 d imostrato u na , diecina di volte, In qualche caso la tumefazione era notevole ed accompagna ta da. infiltrazione per un tratto cons iderevole del tessuto circostante. Ra rissi mamente la tumefazione è a.ccompaguata da dolori. Abbandonata a. sè la t u mefatione delle ghiandole può durare qualc he settimana e poi tiuisce per risolversi spontanea.mente : meglio ancora essa si r iso:ve, se s i t ra tta la zona. tumefatta. r.on pomata mer<1u riale. Da.Ile poche notizie che è stato possibile rileva.re si dovrebbe dedurre che meno bene agisce, r isolvendo la tumefazione g h iandolal'e, la pomata all'ioduro. Ancor più rare, ma tali da inquietare il medico, sono le com plican ze dn par te della ghiandola. ti rr.ic!e. li fenomeno s i è osserv,ato tre volte nel gruppo dei vaccinat i sovra indicato : e anzi nel primo ca.so le vaccinazioni erano s ta te pra ticate in al t re città . Si trattava in questo caso di un individuo, che a. d istiin za di due mesi dnlla p rima vaccinazione aveva prese!ltato una cons idere vole tu mefazione dello. t iroide .


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RIVISTA o'IC:rn:m GE NRR ALIE E B,VJYl'"RIOLOG l A

I lobi tiroidei erano ingrossnti, quas i indolent i, duri al tat to: e sarebbe stato d itli.ci le pensare ad un qualsias i rapporto causale tra infiammazione tiroidea e \laccin ..zione, se l'ammalato non avesse s po otirneamcnte ricord ato come subito dopo la vaccinazione avesse a ccusato un senso di tensione e di tumefazione della tiroide, cosi da invocare s ino da ullora l'opera del medico. Nel momento dell'esame l'ingrossamento e ra be11 evidente, ma non inquietante: la ghiandola era indolente alla pressione. Dopo un tentati,·o di t rattamento con iodu ro si preferì riconere alla pomata me rcur iale, che diede u n discreto risultato, almeno in rapporto colla diminuzione di volu me della ghiandola t umefatta. In altri d ue casi d i tu mefazione della tiroide, il nesso causale colla vaccinazione risultava be n ev id<:n te. Si trattava di una modesta r eaz ivne infiammatoria. insorta a hreve dis tanza di t empo dalla vncciunzione. L a tumefazione ghiandol a re era mo(lica: alla pressio ne la ghiandola. si presentava indolente. In due settimane ed in seguito alla applicazione di pomate a ll'ittiolo la tumefazione si r isolvette i,enza la$ciare residui di sorta. Queste t iroid iti con ogni verosimiglianza de vono in t erpretarsi come fenomeni di intossicn zione determinttli ùa frazioni d el proto plas ma. bntterico dotato di e lettività di azione per la. tiroide : fatto questo ultimo che non può minimamente m eravi g liare, sapendosi con quale frequeuza. ed intens ith r eagisca la t iroide alle foto.,sicnzioni n el d ecorso d i molto forme infettive. La lentezza stessa del proce.,so depon e pe r la sua na t ura t ossica. Pod1i al tri fatti eccezionali degni di qualche r ilievo s i osservarono duran t e l e vaccina?. iuni. Uuo speciale inte resse si ver16cò du ran te le prime v ncci nazioui n ella prima.,;-e rn del 1Ul5. Il cnso s i riferisce ad un soldato va("cin nto n ella solita maniera. A poche ore <li di~ta n ?.a dalhi. prima inocula zion e egli accusò un senso di oppressione gene· mie e <iubiLo dopo pre;:entò sputo sanguigno, non mol t o abbondante, ma n etta · m ente ematico, cosi da mettere in g l'ave n p1)rensione il soldato. L'estimo dello sputo ri petuto più volte escluse ogni lesione specifica ; l'andamento della t emperatura (11 nche a distanza dalla avvenuta inoculazione) non p erm ettevP. di sospettare uu fatto speci!ico, e l'ascoltnzioue e la per cussione ..sclmicvano u gualmente il so;:petto. Lo gputo san g u igno durò un'orn o poco più ; ma n ei giorni successi vi elJbo a ripeters i duo o tre volte. Sempre gli es ami ob· biettivi osclu;:ero i l sospetto <li unn r iarntiun?. ion c di proce><so :::pccifico o del la cornpar~n d i un fatto pure s pecifico di n uova orig:ne. I fenomeni cessarono :::pontR nenmento senza che s i in te rvenisse con qua lsiasi rimed io, al di là de l riposo e del ghiaccio La sola s pi~gazione plaus ibile per questo cnso può cercarsi iu una en,bolin micotici\ nel territorio della polmouare: nè molto può deporre contro una simile ipotesi il fatto della tardiva insorgenza del processo.

c.


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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA G. C A~tPORA. -

Note di ohlrurgla 4l guerra. - (Gazzetta de:;li ospedali e delle cli11iche, n. 1, I 91/ì).

L'A., chirurgo dell'ospedale maggiore tl i 'forino ed adde t to al 20° os pcdaletto da campo, nei primi tre mesi di servizio intenso, in una zona assai attiva, ha potuto m ccogliere osservazioni e dati che hanno un in teresse particolare, tarito da l lato clinico che dal lato anatomo- patologico e s tatistico.

lo questo lavoro redatto sul fron te, e quindi em inentemente a quasi esclu5i• vamente «pratico ", tratta delle lesioni chirurgich e degli a rti. Nell'ospedaletto n. 20, le lesioni degl i art i hanno rag giun t o una percentuale assai ele vata, rappresentata dal 10 p. 1011 per l'arto i nfPriore e dal 30 p. 100 per l'arto superiore. Le ferite delle partj molli prodotte d a proiettili di fu cile bn,n no nvuto nella grandis sima mn.ggioranza un decorso cl inico asettico, ed il lor,o t rattamento chirurgico fu sempl icissimo: toilette d ella fe r ittL. pennella tura iodica dei margini, medica zione asettica. Le ferite d elle part i mo lli prodotte dagli s hrapnells ( pallottole) hann o s u;;purato nel 3/! dei casi, e q nelle prodotte da sch eggio di granala e di bom ba a mano hanno suppurato si può d irn costa11tomcn te. Alcune volte si tratte.va di legg era infilt raz ione tlemruonosa dei margini della ferita con modico edema circolante e leggera r ,3uz ione da part e de ll'organismo . Altre volte, specie quando i fori t i arrivavnno 2·3 g iorni dopo il ferimento, l'A. si è trovato di fronte a gravissimi flem moni. che r esero n ece:>s ario deg l i sbriglia, menti m ul t ipli ed o,t~s i. fn tre casi ha assistito al qund rv della gangrena gas!\OS>\ per feri te di parti moli i. Secondo le proprie os,ervazioni a propo:iito dellt. le - ion i d i pa r t i molli, l'A . riti ene c h e le ferite prodotte da proiettili d i fucile hanno n ell a quas i t otal i tà. un decorso << clinicamente » asettico; nw ntrc le feri te prodot te da p a llottole di s hrap· oelli, e più ancora quelle prodotte da scheg gia d i bomba e di gra nata, a ss umono quas i se m pre un decor30 set ti co più o meno ; re.ve, per cui d ebbono es;;ere a ttentamen t e so1·vegliate Per parara la loro minaccia l'A. ha quasi metodicam ente sbrigliato più o meno ampiamente tali ferite, liberandole da og ni inqni11a111e ntv o da corpi es trnnei, steril izzandole con topici noc ivi p er gli anae robi (acqua O-~sigennt a, permang anato potassico) e drenandolo. Io questo modo, quando il ferito non arrivava troppo tard i all'ospedal etto, egli ha sempre evitato le infezioni più gravi, quali il t e tano, la gangrena, il flern• inone diffuso . .'opra un totale di '700 fe riti l'A. non he. visto mai un ca so di t etano; aggiunge che questi feriti sono riinasti sotto la sue. osservazione quas i tutti per un periodo di tempo suffichmte a sorpas3are la durata d'incubaz ione di dette. infezione, e che non a tutti, per cause indipendenti dalla volc,nti\, s i è potuto fare la cura siero-terapica profilattica al loro ingresso in ospedale.


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RIVIS'l'A Di CHWURGIA DI GUERRA

I ce.si di gangrena gassosa in ferite delle parti molli arrivarono fill'ospedaletto con l'infezione già in atto; e be.sta avere assistito al suo quadro spaventoso e fulmineo per persuadersi che quàndo il ferito giunge in te.l i condizioni, il chirurgo, per quanto radicale ed audace, spesso non può far nulla. Disgraziatamente non esiste ancora un siero pr.>fìle.ttico o curativo vere.menteeffice.ct1 contro questa infez ione. Contro di essa il chirnl'go finora non ha che il bisturi e gli ossidanti. Per quanto rigua rda le lesioni delle ossa lunghe, l'A. ha avuto nell'ospedaletto un numero esiguo di frattu re semplici, non esposte, prodotte per lo più da. caduta a cciden tale durante l'attacco su te rreni accidentati, o da margini rotolati sugli 11ssalitor i dal nemico o smossi da colpi di cannone. Il loro trattamento non è diverso da quello della pratica civile. Ma nella quasi total ità le fratture ossee d i guerra sono c<>mplicate, cioè aperte e più o meno comminute. Esse costituiscono senza dub bio una delle lesioni più frequenti e più delicate dell'a t tuale chirurgia di guerra e reclamano le cure più costanti e più accorte. Nessun traumatismo mette cosi in rilievo Re spiccate d ifferenze ·che separano la chirurgia di guerra dalle. chirurgia giornaliere., come le lesioni ossee. Un chirurgo che avesse la pretesa di guidarsi per il loro tra.ttamento sulle sue idee generali si es porrebbe a restare inferiore a l suo còmpito, c.Jn grave danno dei feriti. Davanti alla rratturn complicata di uu arto l'A. ha sempre cercato di ottenere in quals iasi modo la conservazione di esso, a meno che tale conservazione non mettesse in serio, evidente pericolo la v ita del pazi,mte. La chirurgia conser7atrice nelle fratture complice.te degli arti fu une. regola che si mantenne q ua-<i senza eccezione, anche nei traumatis mi complicati talvolta de. imponenti suppurazioni; i risultat i ottenuti in questi casi di difficile trattameuto debbono costituire un maggior titolo d'onore per i chirurghi. Le fratture prodotte da proiettil i di fucile, anche se scheggiate, furono trattate dall'A. quasi come fratture non esposte, cioè egli s i l imitò a fare una medicazione accurata della ferita ed a immobilizzare l'n.rto con apparecchi ancora immovibi li, sorv egliando per 10 o 12 g iorni il decorso della lesione. P assato questo periodo di tempo, se non ernno comparsi fenomeni infettivi nel focolaio di fr,1 tturn, egli procedeva all'applicazione di 1111 bendaggio definitivo, gessato, fissando l'arto in una buona posizione, la;,ciando in e~so qualche finestra per medicare le ferite del le part i molli, se durante ques to tempo non si erano ancora chiuse. Sarnbbe stato desiderio cJ.,ll'A. di trattare molte di queste fra!'ture (femore· omero), almeno fino alla chiusura della ferita coll'estensione a pesi, ma date le circostirnze d'ambiente, q uesto fu i,npossibile. Nelle fra ttt> re ossee da pallottole 1li s hrapne lls egli ha 11vuto un d ecorso clinicamente o.settico solo in casi molto sc:1rsi; si può dire che i l 95 p. 100 delle frat t tire o,;;eo di tale categ oria pa~sò in suppurazione, men t,re q nelle da proiett i lo di fucilo suppurarono solo in proporziono drl G5 p. 100. Le fratture prodott0 da scheg gie di granat11 o di bombe sono pas~ate iu suppurazione con ritmo cost1nte. Quindi accanto alle frattu re a deco rso clinico asettico, che disg raziatamente rappresentano i l 10 p. 100 delle fratture in genere, e che iiella quasi totalità sono dovu te a pallottole di fucile, si ha l'altra g rande categoria di fratture, cbe sono o debbono essere considerate « in fotte~ fin da ll'inizio.


RIVISTA 01 CHIRURGIA DI O Ll &RRA

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d li t rattamento di queste fratture è es tre mamente delicato, e dipende veramente a esso ~a possibilità di salvare l'111 to leso e molto spesso la ,ita d el pnzient e. 1~- questi casi l';\. ha proced ut!J ad uua rie:orosa to ilette nelle ferite, allo s brig ,~me nto generoso di esse per mettere a n·udo il focolaio di frattura e poterlo cos i libe1·are da ogni in-~uinamento e dallo; scheg,;ie libere o quasi libere, ag giungendo allo sbngl iatnelllO dtille oppvrtune controa perture là dove si r endernuo n_ece.,,sarie; io6ne, dopo d i aver innondato il focolaio di frattutll con a.equa oss igena ta, lasciav,o in esso un drenaggio con ga rza al iodofor mio, che si r innovava ogni 1 o 2 giorni, a secon,la che la s uppurazioue e rn. più o meno intensa . . La contenzione di queste fratture fu sempre fatta dall'A. con bendaggi amovotnamovibìli, rappresentati tla doccie met alliche o da s tecche nw talliche di carto11e O da platrè. Quando il processo infettivo a cuto e ra defi nitivamen te risolto e non rima neva che qualche ferita delle parti molli o qualche lìstoln osse11, s i prnceJe1·a all'apl)!tcazio11e di un b•md11.ggio gessato fen estra to, che permettesse l'ulteri ore medica· :z,one, assicuraudo stal,ilmeute la contenzione del111 f mttu ra. Attenendosi ni metodi t erapPut ici ed ai criter.i c linici suaccennati, l'A. ha ])O· t uto, quando il mala to non era ri covernto troppo tardi con inf.,zio ni in atto a ssai gra,·i o con altre complicazioni pure g ravi, quale l'anemia acuta, lo s hok, r idurre al mi nimo gli atti ope rativi demolitori P lit mortalità. Pur tuttavia è necessario fn r notare che 11ell'att uale modo di combat ter e, ove la maggior parte delle fratture è prodo t ta da pallottole di shrnpnell o da scheggie di graMta, l'infozione del focolnio di fratturn. rnggiunge il 90 p. 100 dei cnsi, e qu indi la mortalità e le demolizioni sono molto freq uen t.i. Sop,·a un totale di 700 feri ti l'A. h n avu to 70 fratture complicnt e, ciQè il 10 rp. 100 circa. Questa. percentuale è relativamente al ta, e de vesi mettere in ralJporto col fatto che nell'ospedaletto, impinntato assai v ici no alla linea d el fuoco, si fer· ma ,·ano i feriti più gravi. . Sopra 100 fratture complicate, 12 morirono d i s hok o di anemia, o d i sepsi a,;ut issima, senza che fosse possibile pensare d i salvarli con atti operntivi. Altri 17 moriron o, non ostante che s i fosse loro praticata l'amputazione o la d isarticolazione. Sicchè la mortalità nelle fra t ture complicate fu del 29 p. 100, cifra certo.ment e impressionante, ma che trova la s ua ra gion d'essere prima di tutto nella cons iderazione che nel detto ospedale si ferm avano solo i feriti più gravi, i n secondo luogo nel fo.tto che ne lln grande maggioranza si trattavo. di quella categoria di fratture che suppurano, ossia di f ratture d a pro iettili d'artig lieria e di bombo 11 mano. In 6 casi la morte fu dovuta a lla go.ngrena gassosa ; in 10 casi alla setticem in per gravissimi flemmoni d ei focolai d i frattura. rer le ragioni più sopra esposte a nche la per centuale deg li a t t i demolitivi fu molto alta, cioè rag giunse il 26 p. 100 dei fratt ura ti : si fece gene ralmen t e l'am· putazione; più raramente la disarticolazione. 1 frntturati a mpu tati guar irono solo nel 48 p. 100 dei casi circa, Quanto alle fratture complicate del piede e della mano, furono trattate dall'A. n.lla s tregua delle altre fratture, cioè egli si limitò a m edicnrle nsetticameote e a, sorvegliarle quando rientravano in quelln categoria di lesioni che ass umono generalmente un decorso clinico asettico; quando invece si tro.ttava. di lesioni, che g ià ab initio potevansi ritenere settiche, o che tali diveutava no, a llora procedeva metodicamente al loro ampio sbrigliamento, alla rimozione dei corpi e str anei e delle scheggie, disinfettando e poscia drenando il focolaio.


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HIV t , T A D I C-HJ11l:H(l I..\ DI GU ~: HR A

In due casi l'"\. fu costrett o alla disarticolazione di Chop:...t: n el 1° per miosteomielite ed art r ite ùi f:fusa delle ossa dt>ll'avarnpiede : n el 2° per grnve <listruzione d elle steS-"e ossa da scheggia di gra nata: e i r isultati furono favorevoli. In a l tri dm• casi riusci a domare la suppurn,done Hemmonosl\ dell'avnmpiede, spRC· cRn<io questo, secondo il me todo del\' Obaliu~ki. Infine in un ca:,o di gra\·e s fracellRmen to dè lla mano s inis tra si rese neces,ar iR la d isa r tico lazione. Per le opernzioni sull'arto superiore l'.\. r icorso a ll'1rnestes ia generale col c lo-

roformio o coll'etere. Per quelle sull'arto in fe riore spesso adoperò il metodo di aoeste.«ia lombare con s t ovaina (5- 10 q !'.). Egli l1a costan temPnte lasciate a perte le fci-iteoperatori e, drcnnnd ol a ('011 ga rza, daudo tutt'al più u no o due p un t i d i a\·vicioamento in massa dei lembi. L e fratture complicato? hao110 d.1 to uoR mortali tlt del 2\) p. 100 ed una mu tilazione con esito po,:iti,·o nel 10 p. 100 : ciò v uol di re che su 100 t'rattur~ complicate lasC'iano in media circa 10 amputati guariti. F ortunatam(' ute Je tratture complicate mppresru t ano soltanto i l 5 p. lUO circn delle fe rite in g en ere, onde si dovrebbe ca lcola re su 6 am putati (pe r frattura) gua riti ogn i 1000 feriti. Circa le fe r ite penecran t i delle grn ndi a r ticolazi0ni, l' A. os~crva che furono relRtivamente ussai r a re : J7 casi su 700 fer iti, cioè il 2 p. 100 circa. Conscio dell'estrema gravità della su ppurazione di queste articolazioni, eg li si è ri gorosn,men te astenuto n ei cas i c. d ubbi,. di ferite penetranti da q ualsiasi esplorazione, a ttene11dos i alla toi lett e accur ata del la for i ta., r iposo assol nto dell'ar ticolazione con bendag gi ada t ti, sorv egl innza quot idiana sino a che n on si em s;cnri che ogni peri colo di in fe, :done del!a giuntura era scompn,rso, pronti n,I aprire e a drnnnre, non appena si fo:sse convin to che s i stabiliva un prores;,o di su ppurazione. .Nei casi di ferita nrti<·obr,1 co nc la ma ta l'~ . ha ~eguit,o un metodo ,li curn. press',1 poco e~uale n quello us::tto per le fratture. Cioè nelle fer ite prodotte d;i. proiet t ili di fucile o di s hrn.pnell, previa la solit a toilette del la fE>rita, s i è li mi· tato I\. metter e l'arti~ol:i r. ione in a s,olnto ripo~o, sorve~Ji11 nrlo per 8- 10 giorni il focolaio t raumntico e la reazione i;,•uernlr rloll'organ i~mo. Dopo 10-12 gior ni, ~e n on era no compar~i fe11om,·ni d'infe;\ione, 1qÌplicavn, un bendai;gio ges.«ato fenestrnto o : on , n secondn che le feri te cut nnP.e erano chiuse o no. Molte \'Olte, trov andosi in prc~emm d'u n emartro abbondnn t (', fu fatto lo svuotamen to eol tre quarti o colla s, ringR, .~ rnz, provor[lre m11i alru.n inconven iente. Nelle fer ite articolari prodotte eia sclwg;.:ie di bomba o di granata la suppu· rn 11iooe fu la regoln. : qn iudi in ta li c1.si non è da esita rsi a d apr ire hri;amente ln g iuntura., lavanclola con soluzione fisiologica o con acqua ossigena ta, per esporta r e i <:o::tgu li e i co rpi estrnnei, e lasciando umpi d renaggi. Sopra 17 casi di ìerite penetranti delle grlllndi art,icolazioni, 11 hamto suppu· rato, G hanno avu to un decori!O cli11icamente asettico e<l ernno tutte prodotte da pro ie ttili di fuc ile, trnnne t1na per pallottola di shrnpnell. Non ia:i è av t1to alcun danno p er lesioni art icolari suppurate : l'artrotomia è sempre bnstata a salvare, 0 0 11 solo i l paziente, ma 1111che l'arto leso. Solo in un ca><o, per scongit1rare un a settkemia lot11.le, si è ,lovuto ri correre all'nmputazi,>ne. Secondo le osser vazioni dell'.-\. le fer ite de lle grnodi a r ticolazioni r ag giun gono <'irca l' 1 p. 1()0 d elle feri t e in gener ~ e ~nppmano nel 70 p. 100 de i ca si: ma è da r itenersi che t a le percentuale può nr iare R secondi\ della natura del proiettile che la determina. L 'art rot omia , fatta a tempo, p uò sal vare i l paziente da atti de molitori pi ù gravi. Quando esiste t:on temporauea mente unn grnve lesione dei capi articolari, si. rende quasi sempre necessa l'ia. l'amputazione o !1t disarti colazione.


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RIVISTA D I CHHlURGCA DI GUERIU

Come corollario nllo studio e al trattamento delle ferite di guerra, l 'A. crede utile aggiungere akune considerazioni d'indole generale dettate da uno sgu::u-do delle lesi on i osserva te. Troppo si è parlato in q uesta ed in a ltre guena della palla dum-dum, palle es plosive fatte appositamente per produrre nei tessuti delle lesioni a,ssai gra,·i. A ragione Delorme osserva che all'inizio. di ogni campagna si pnrla di queste fa. mose dum- dum e che si tratta di un enore. Le orribili fe rite, deformi e slabbrate, attribuite a. tali proiettili sono r.osi differenti da quelle osserva te comunemente, che sembra impossibile ch'esse siano prodotte da m1 proietti le comune, il quale gener11.lmeu te non produce che uo orificio minimo. E tuUavia è proprio r o,si. L'A. ba. visLo molte di q1,este forite, e si é convinto che esse vengono prodotte dalln <( forza esplosiva» dei proiettili sparati a breve distanza o da proieLtili deformati. Nel cervello, nelle masse muscolari contenute entro a robuste logge apo· neurotiche, l'azione esplosiva produce delle brecci,e talora enormi . Concorda perfettameute con Delorme nell'amme(,tere che l'impiego delle palle dum-dum come mezzo diretto di offesa sarebbe un controsenso. Pare ali' A. abbastanza degna di considerazione l'opinione espressa da molti ufficial i vissuti a l ungo in t r incea, i quali ri tengono che le palle esplosive siano adibite ad un uso speciale, e cioè che vengano a doperate di notte e c·he la piccola fiamma prodotta da lln esplogione serva a d indicare il punto colpito e quindi a regolare i l tiro. Un altro fatto mette l'A. in rilievo, ed è la constat11zione che molte, troppe ferite, a.rrivano al chirurgo solid:i.mente suturate. A nes~uno certamente può sfuggire la considerazione del gl'!l.nde pericolo che si fa correre al fe1•i to suturandogli una ferita che non si può ritenere asettica. Nelle ferite d'arma da fuoco può capitare in via eccezion11.le In convenieuza di dare q11alcl1e punto di avvicinamento, ma la rego la generale è quclln di lasc:arle aperte. Per chi sta al fronte a fare la prima mcdirnzione, l'ngo è, si può dire, uno strllmento inutile, e talora pericoloso. Quanto alla estrazione dei proiettili metall ici dalle ferite, l'A.. si è comportalo diversamente, a seconda che le ferite presentavano o non un ,lccorso asettico. Nelle ferite a decorso asettico egli si è metodicamente nstenuto dnlla merca. de i proiettili, a meno che non determinassero inconve nienti pe r la lor9 presenza, cioè dolori, i nceppnmento di funzioni di quakhe organo, od altre nolè immediate che lo obbligassero alla loro estrazione, oppure quancllo erano faci lmente reperibili, piu che altro per rendere soddisfatto il paziente. Nelle ferite a decorso clinico settico, suppnrnnte, invece l'A. ha sempre ricercato il proiettile e possihilmente estratto n.l piu presto possibile, e spesso assieme ha t rovato pezzi di vestimenta, scheggio di pietre od altri corpi estranei.

c. Rou1,AND. - L e fer,te prodotte da plooolt prolettlll. -

(I'aris 111ùlicat, -

gennaio 1916, n. o). Si è constatato che nella guerra di trincea sono più frequenti i feriti da proiettili di artiglieria di qnelli da proiettili di fucile, e che nella gran parte a,,i casi le fe-rite da scheggia producono infel\ioni gra.vi. Spesso si è notata une. sproporzione fra l'entit.a della ferita ed il volume del prJiettile, e l'A. particolarmente ba notato le gravi conseguenze prodotte da.


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RIVlSTA DI CHIRURGIA DI OllERRA

piccole scbegg ie di proiettili d i artiglie r ia o d i\ frammenti d i pietre o di legno o da quals ias i nitro cor po estraneo proiettato da uno scoppio. L e ferite da piccoli proiettil i sono caratterizza te , secondo l'A., da tre fatt i: ap pa renza buona, t:i.lvo lta ins ig nifican te della lesione, penetrazione p rofonda del piccolo proietti le, r c1.pidità e g ravi tà dei fenome ni d'infezione: Que.s t'ulti m o fatto se mbra In conseguenza del piccolo foro e del piccolissimo trAg itto a t traver ,o i t essu ti: do po il passag g io J el piccolo proietti le le fibre muscolari s i riav vicin a no in modo che esso resta com ple tamen t e c hiuso, condizione qu e,;tn. e,uineo temen te fa.vor<1vo le per lo s v ilu ppo de i g erm i che accompagnano il proie ttile in, ie rne 11i peli, fra mment i d i a biti. ecc. Il ferito Ja piccolo 1>roietti lo presen tasi da so stesso ai posti d i soccorso con un:i. fe ri ta a ppena v isibi le, t alvolta g ià co per ta da u na ,crosticina ematica. Nella più parte d,.i cnsi vi tl pene t rn zione del p rniett ile. - Se s i sollPva In crosticina si vede cola.re u n liquido rossas t ro, ta lvo lta ga~soso - Il son daggio della. ferita farà sen t ire il p roiettile se questo è sottocutaneo, o trova s i in una regione r,on m uscoli poco s pessi ( t0a uo, pied i, testa). Se lo strnto m uscoliue è spe•so o la i·egione è ricca d i te ndini (gambe, coscie, braccia , do rso, ecc.), il proiet t ile s'arrest a s ulle npon~vrosi, e s i avrà cosi l'appare nza d i u na fe ri ta s eu,:a penetmzioue di proiett ile. - Il sondaggio in tal caso po t rii prod urre u u t ragitt o fi ttizio, che n ou ha nulla di c omune con quello vero li proiett ile può pe netra re obbliquamc uLe producendo i t ragitti i più inverosimili e molto estes i. •rc1 t t e le !"eri t e da sc hegg ie tl i proiet t ili d i a r t ig l ieria producono feri te contuse: questa a zione è d ov uta .<tl l'irregolMità dei proietti li, alla loro forza d i produzione e talvol ta a nc he alla l o ro te mper.\ t ura eleva ta . Il proiettile produce come a bbia mo nota to, infezio ne nei t ess uti che lo circonda no, che va dal pic colo a;:cesso a l flemm one g assoso, - forme le quali banno per caratterist ica l a rn pid it:"t d i svi lu ppo - . Se un picco,lo proiett ile inco ntra u n osso, la gravità. del le lesioni è in rappor to col v olume e con la forza di propulsione de i proiettile stesso n onchè con la qualità de1l'o,;so che incontra. Un proiettile di 1 cent imetrn q uadrato polverizza un osso corto, mentre si va ad i ndovare in u n osso l u ngo. L a sicurezza della es is t en1;n d i una le~ione ossea in questo genere di f eri te è da t a d al dolore, che per la sua. intensit à non è in rap· po rto con la poca i mpo rtanza della fe rita. Al dolore, localizza to :,;ul punto di frattura, o è.i incapsulamento nell'osso, si accompagna s pesso edema o ech imosi. ::iulle ossa del c ra nio il piccolo proiettile può s olamente urtare l'osso, producendo una piccola l inea di fra t t ura od una stella s ul tavolato esterno. Se i nrnce i l proie t tile s i s ca va una via att ra verso i l ta vob1to esterno restando fra q uesto e l'intern o, allo ra q uest'ult imo s'ia fo,;sn, app rofonden dos i sulla. massa ce· r t brale per una s uperfic ie molt o su pe ri ore a quella della fra ttura del tavola to e,terno. :3e il piccolo proi11tti le a t tra,ersa a tutto s pessor e le ossa craniche, dà luogo a fa tt.i mening ei ò cerebrnl i di s ol ito gra vi e c he rap idamente producono i nfezio n i. Da ciò la nece ssità d i proced ere ad accu rati esami delle ferite del cranio. Anc he le ferite delle art icola zion i son o deg ne della massima attenzione, po· 1.mdo i proietti li più piccol i p rod urre s u llo s ieros e articolari le più gravi al terazioui, che r endono necessar i ped iuo degli in t erven ti d'urgenza, come pl'i gravi t ra-.ima tismi pro:iott i da g ro.;s i pro iettili.


IHVISTA

nI CBIRURO rA· DI GU E RRA

Degni delln. mn.ssima. n.ttenzione son puro le ferite a ddominali e le vasali, po· t endo quest'ultime prodarre emorragie seconda.rie o 1.neurismi. quando il piccolo proiettile va a situar-,i in una guaina vns:ilEI. La cura di queste feri te da piccoli proiettili non è da trascurarsi. Se vi è fet·bre, se vi e un focolaio purulento, la pratica chirurgica ordinaria serva di guièa, L'A ., avvalen dosi dell'esperienzn acquistata. ·in guerra. dà ,tlcnni consigli sul trattamen to curati vo di tal genere di feriti , cousigli cbe b renimcnto riassumiamo. Sulle lesioni ossee s i metterà a nu,lo il piccolo focola io di fra t tura, s ; ecie nelle ferite di,lle mani e dei piedi, spesso complicate a lesioni tendinee: si a s por• terà il corpo e~tran eo e <l0po accurata pulizia della ferita si applicherà il drenaggio. Le ferite del cran io siano operate i l più pre,to possibile, evitan,iosi le g randi perdite di 5ostanza ossea Si eviti l'incisione de lhi dum madr<l pii'! che è pos siLile e, nel caso, si faccia un'!r piccola aperturn punge1,do con un colt ellino. anzi che procedere nd una incisione a croce. Basta apri:·e la vi'l, poiché il processo di e liminazione è sufnciente da se stesso per esterio ri7.z,1re I corpi estranei. Si copra la ferita. con mu,solt\ bag11ata in alcool, evitando il drenn.~ gio. :Ì!llle ferite articolari s'i n terve nga subito, asportando il piccolo proie~tile e le s chc~gie ossee e procedendo poi nl drenaggio. Circa le medicazioni successive di ta l gene re di ferite l'A. è prope11so all'uso abbo nclante di acqua calda, che era consigliata molto dagli antichi d1irurgi. E$~a ha una azione trofica molto salutare. All'uso d i essn. sotto forma di bagui locali, polver izzazioni ed impacch i l'A. associa i lavaggi e la medicatura con acqua ossigenata. In ogni medicatura sarà bene usare anche dei lavaggi all'alcool. Naturalmente la medicatura umida s arà. sospesa allorquando si noternnno feuomenf di macerazione d elln, cute. L'A. poi , mentre d ice che non è da perdersi di m ira il concetto dell'antiseps i, consiglia di r ispet tare le difese naturali dei tessuti, evitando le sost anze c he largamente usate danno azione c itofilatticn. Egli perciò raramente fa uso della. tint•Jra di iodio, mentre invece fa largo consumo di acqua ossige.nata sia per lavaggi, che per medicatm11. Nè l'A.. s impatizza. molto pel metodo di disinfezione delle ferite di C11rrelDackin, che consiste nell'uso della. soluzione di ipoclorito d i sodio al 0,5 per 100, avendo notato spesso un ritardo nella cicatrizzazione. Sulle ferite estese l'.A.. consigl ia. il siero d [ Locke-Ringer, la cu i formula ripo r t iamo: Cloruro di sodio, gr. 9. Cloruro di pot11ssio, g r. 0,42. Cloruro di calc io, gr. 0,24. Bicarbonato di sodio, gr. 0,15. Acqua d istillata, gr. 1000. Tale siero, da usarsi sotto forma di lavagg i o di compresse, ma sempre caldo, esalta le vi rtù fagocitar :e dei globuli bianchi, facendo rapidamente scomparire la suppurazione e producen do una rapida cicatrizzazione. Il siero Loke è superiore all'acqua salata, ed ai comuni sieri fisiologici. L'A. ha tratto vantagg io anche dall'elioterapia nelle forme atoniche, dall'aria calda, nt!lle ferite anfrattuose, e talvolt a nelle forme setticemiche, da.ll'uso ipo· dermico o in tra.venoso di oro colloidale. l 5 - GioN1a!e dt me..cicina mllila1·e -

Fase. lii.


22G

RIVJST A DI CH IRU RGIA D I OUEHllA

I nfine l' A. s i domaudll se u n piccolo proietti le indovnto in un tessuto e che non dà a l momento alcun dist urbo, deve lasciaJ:"si in s ito o deve asportarsi. Dopo u na breve d;scus,ione, che per brevit,\ non r iassumiamo, egli si manifesta d'avviso che debba procedersi all'a'Spor t aidone d i qualsiasi piccolo proiettile ed nncb e delle più piccole scbeggie, con la guida rndiogrnfica. potendo quest i in p ~osieguo dar luogo a di~tmbi ben gravi. 8. J> EHHEAU . -

Sulle ferite penetranti del torace. -

(Jo11mal des praticiens,

n . 46, !D io).

L'A. ha pubblicato un' interessante relazione s ull e t'Prite penetranti del petto, delle quali ne ha osservato 67 -::asi, su 117 h:1sio 11i toraciche. Egli l\rumette che l'immobilizzazione irnmed;ata e i l più possibi lmente a ssoluta, sin il primo e spesso il solo trattamento d i ques t e ferite. Per questa immobil iz. zazione immediata è importan te far s ubito la diag nosi, non appena 1trrivano i f eriti: diagn osi però che non è sempre faci le. In.fatti osserva l'A. ch e mol te ferite d el petto n on penetrn n t i possono essere pr ese per f erite penetrnnti . La direzione dei tragi tti, la s ituazione degli orifici d'entrata e d'nsci tn del proiettile inducono spesso in errore, perchè i proiettili strisciano facilmente attorno alla g abbia toracici\ senza penet nirvi. Di più, i l dolore, l'oppre~sione spesso non si o;;servanon elle ter it e pe aetrno ti, ed al <'O otrnrio sono tidvolta intensi nelle feri te non penctrnnti, specialmen te quando queste fer ite superlkiali sono multiple, come nelle feri te da scheggie di bomba o di granata, o qu an dlo vi sia fra t tura di coste. Infine gli sputi p iù o meno sanguinolenti e le vero em orragie si osservano spesso n elle fer ite non penetrnnti e pos.,ono rn,rn cn re m, lle ferite peuetran ti. Ne viene di conseguenza .-:he ·l'enti~ema sottocutaneo, localir.r.ato o generalizza to, è il solo sintomo certo di ferite dell'apparecchio respiratorio. I sintomi stetoscopici han?JO poca importanza, all'arrivo del ferito, perché n è la perc u~sione. nè l',\scoltn1.io11e del petto dim110 utili clementi di giud izio. Unico me1.zo e fiicacissilllo nei casi dubbi è l'esam e raclioscopico. Oltre che im!llediata e a ssoluta, l' i111mobiliz;111zione deve Pssere, a parere dell'A., molto prolungata per evitare le compl ic,~zioni consecutive, molto frequ1·11ti, p<:r d iminuire le graviti,, i::e s i pre.-;entano. Que~tc con,plic11zioni si pos,0110 riassumere, secondo l'.à.., n elle srgu enti : 1° L'embolia che può e~~ere pro1·ocata dal ruiniruo nH,virnento, dal più piccolo sforzo brusco e p uò tal ora essere tardiva e rapidamente mortille; 2° I vc r.;ameuti ple uri ci, 11tolto frequcuti, sic1·0-~nnguigui od emonagici, che spesso rapi<iamentc si fanno purulenti. Gli spanuimenti siero-fil,rinosi sono più l'ari. ::;ono accompag11ati dai comuni sintomi dri versamenti pleurici: si è potu to osservare che, in g ,, nerale, sono poco ahùonùauti e che, eccezional mente, n ello raccolte del h,to sinistro, s i con~tata la ptosi de l cuo re o la diminuzione di sonoriti1 110110 spazio del 'J'rau be; 3° L'enfisema sottocut:weo locali zzato, o più o meno localizZllto; 4° L1t bronco pol111011ite e le emorragie del polmone che s i constatano d i rado, pcrcliè, disgraziatamente, sono troppo rap id amente mortnli. È necessario stabilire tost o una cura che possa evitare queste complicazioni, o diminllire la freque u?.l\ e ),i grnviLi1. Questo tmttamcnto, come si è detto, è la immobilizzazione immedi,1ta, as~oluta, prol ungat!l.


RIVISTA

nr CHJnURGIA nr GUERf'IA

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Ecco come procede l'A.: quando un fer it:i a l petto è porta.lo all'ospedale da. campo, si tras porta immediatamente e dolcemente n ella sala r iservata a tal genere di lesioni ; si medicano le ferite i l più nsPtti cnmente possibile e si immobilizza completame nte il torace: la medicazione si 1:ipete ogni 4 o 5 giorni. Se il dolore e l'oppressione sono grandi, s i pratica una iniezione d i morfina. ~ei prim i due giorni i feriti sono tenuti a tlieta idrica; questa dieta ha dato, secondo l'esperienza. dell'A., ris ult ati eccellenti ed ha la sua importan za. se fatta con una sonda molle : permette a i feri ti di rin;anere immobil i ed evita. loro gli sforzi bruschi e faticosi che essi fanno per sollevare la testa, evitit loro i movimenti dell'esofago e dello stomaco t' li salvnguarda. dagli sforzi cli vomito, sempre temibili e di cui le conseguenze potrebbero essere gravi. De,·esi inol tre r accomandare ai feriti di n on m uoversi e di non parbre. Al terzo, qua r to giorno l'alimentazione il permessa ; i feriti sono 1ilimentnti por m ezzo di cuccbiai d ag l i in• fermieri per evitare g li sforzi di mettersi a sedere e di r imnnere diritti nel letto. Questn immobilizzazione di tutto il corpo è sorvegliata per 10- 12 giorni; solo a l 14° o 15• giorno s i permette ai feriti di lascinre l'ospedale. Contemporaneamente nei primi 4.5 g iorni s i fa una iniezione di olio canforatoo gomenolato alla dose di 10 cc. La compnr.s a d egli spandimenti pleurici non deve far modificare ']Uesta cura, e l 'A. cr ede anzi di affermare che questa im mobilizzazione prolungata e assol uta con tribuisce ad arro:;ta.re lo span·d imento pleurico ed a facilitarne il riassorbimento. Nei versamenti emor ragici è inutile fare dc>lle punture evacuatric i, per chè lo spandimento sanguigno t osto ritorna e più al,hondante. È inter essan t e in quest11. immobilizzazione segaire il ritmo respiratorio e lii curva t~rm ica, poic bè 111. facile comparsa del pus nei versamenti p lemici è segnalnta da una eleva.zione dell a tempemtura con grandi oscillazion i. Se la compars a del pns è precoce e la raccolta a bl,ondante, s i deve praticare la tol!Acotomia.: una. larga breccia d i parecchi centimetri, su due o tre coste, in modo da permettere lo scolo facile del pus. ~i vedranno subito i huon i effetti dell' intervento. La presenza. dei r roiettil i nel t orace non devo dar gran pensiero, subito, anche se sono penetrati n el pericardio. I feriti possono guarir hene lo s tesso. Cc.nel udendo, per l e ferit e penetrnntt nel pet to. n elle uniti< sanitnl'ie di 1• lioel\ l',\ . con~iglia di procedere in 'lnesto mo,l o : 1o Faro la d iagnosi precoce, aiutandosi, quando Ì:} po.;,sibile, coll'~samo radioscopico; 2° fare u na immoòilii:znzionc immedint:a, a ssoluta. prolun~ata; 3° tenere i feriti, per rlue, tre giorni, a die b~ idrica e non permettere l oro di levare la t osta per bere; 4° non !:,c;omherarli prima del 12°, 15° giorno d'immobilizzazione ; 50 iniettar@ nei prim i 4-5 giorni olio can forato o gom r nolnto alla. dose min i mit di 10 cc.; r,0 non interveni re, salvo n ei casi d'urgen za, per e-trano i proiettili i11trator11cici ; 7° non dar esito, salvo urgenza, ai versamen t i pleuric i emorrngici ; 8° operare> la rgamente le raccolte pleurich" purulenti precoc i e a l,boud.rnti.

F.


RIVISTA DI "MEDICINA LEGALE MILITARE

V , !', E Hr. - C ontrlbu to a lla. diagnosi della. sciatloa. <' i~là medico-chirur!Jica di /Joloy11a, ge nnaio l \Jlli).

(/lolle/tino d ~lla

·o-

Nou poche volte il medico mil itare ,iene a trovars i in non lievi ditìicol tà. per Ja diagnosi della sciatica, mancando per lo più i c lassi,:i segni ol,1,iettivi d ell'affe•

zioue e non e~istendo clie l'unico sintomo sul1l.iettivo1 il dolon.>, spoutaneo o prov ocato con la pressione o con la dis tcnsioJJ n del mnlato. Il segno di Las,'.,guc, l 'accentuar.,;i c ioè de 1 dolo re mediante l'estensioue dell'arto malato, a cq uis ta nei casi sos petti di s i111u ln-.iooe un grande vnlo re : tutta\·ia ques ta manov ra fn convergere l'attt? n.lione sull'1U'to dolente o sull'n.r to che si vuol far c redere tale, e •1 uns i St!rnpre, tanto il vero malato q uanto l' isterico o il simult1to re, si pongono in un atteggiamento istintivo o s imulato d i difesa, inigidendo l'arto ed a ccusando dolori nl m inimo movimento. L'A. ha pensl\to di ricorrere ad una nrn.no \'l'n, che dis t l'acndo l'a ttenzione del pa.,,ieu Le dall'ar to malato permettes5e d i indicare con qualche precisioue se real· mente e lìno a •1ual p unto siano ,·ere le sue c,olferenze. A t11le scopo egli inviti\ il mnlato in posizione eretta i• compier e movimenti indifferenti, come, ad es., a sollevare le Lraccia in alto, in avanti, ecc., e quindi a Hettere il tron co in a\·anti, tenendo le braccia incrociate sul petto, ed osser va l'atteggiamento del tronco e degli arti inferi ori. ~ella grande maggioranza dei casi di sciatica vern l'A. ha nota to una notevole limitnzione del111. flessione del tronco sugli arti inferiori. Iuvitnodo il pazie nte a :flett ere nuovn mente i I tronco, egli · h a 11otn to una magg iore flessione del tronco s ul la to sano e il ruotars i d i questo sul lato mala to: tale atteggiamento può essere sostituito dalla flessione d ell'arto malato, restando esteso q uello s ano. Tan to nel primo, quanto nel secondo atteggiame nto si può notare l'i nnalzamento del t.allone dell'arto malato e tal volta lo s postnmento all'indietro dell'arto stesso. Nel lompiere questa manovrn il tronco viene spostato sull'arto sano, che lo sopporta 1~asi per intero, èrl il malato nccusa costnntemente un vivo dolore in corrispon· denza ciel foro d'usc ita dello sciatico, men t,re nella sc iatica s i mulatn. la flessione del tronco si compie in modo normale. L'A. a ttrib uisce g l i a t teggiamenti sopradescr itti ad una d ifesa istintiva contro lo stiramento de llo s ciatico, che si provoca. con la fle~sione del tronco sugli arti, oome r isulta da esperien?.e sul cadavere. Rpesso n ella sci'\tioa In flession e a t t.ivn o pas~iva della testa in avanti, se escguitr\ con uua cer ta energia. provoca un vivo dolore in corrispondenza dello sciatico malat o, specialmente al suo foro d'uscita. ~J il malato ò cor icato, si associano spesS J al dolor e provocato dalla flessione d.-1 eapo, un atteggiamento caratteristico di d ifesa d ell'art o malato, r appresentato da una lPggera flessione d el:a coscia sul bl\ciuo e della gamba s ulla ,:oscia e talvolta scos3e cloniche dei muscoli glutei e contrazione librilla ri. L':\. spiega tale segno coll'innalzamen to del midollo e col r elativo stiramento in alto delle rnà ici, determ'n:-iti dalla flessione del capo, come ha potu~o ~ccertare


22!)

RIVISTA DI MEDICI~,\ LEGALE MU,ITARE

sul cadavere. Questo segno, pur non essendo patognomonico della s ciatica, poendos i riscontrare in casi di lesioni radicolari e fo rse nei primissimi stadi de lta. meningite, se non è sufficiente da sè solo a precisare In diagnosi ili vera sciatica, ha. un'importanza speciale in medicina legale militare, perché ci fornisce la prova che noi ci troviamo in presenza di un arto veramente dolente e possiamo sicuramente escludere l'ipotesi di simulazione.

c.

RIVISTA DI PSlCOLOGIA G. C. FERRARJ. -

Oaaervazlonl paloologlohe sulla 1101tra guerra. - (Rfoi:;ta

di psicologia, settembre 1915).

Per concessione del Comando Supremo l'A. ha avuto la possibilità d i controllare più da vicino i dati che sulla « psicologia del nostro soldato in g uerra • aveva desunto dai discors i dei nost ri feriti e che formarono oggetto d i un pregevole lavoro, di cui fu fatto largo cenno in questo stesso giornale. (V. fase. h;glio, 1916). Per controllare la genuinità delle affermazioni r accolte nel detto scritto egli ha. r icorso ad un mezzo sperimentale indiretto, dando a Jegger1:, cioè quelle note a vari feriti che gli s embravano più intelligenti e li beri di spiri to, ed invi tandoli ad aggiungere in margine le loro osservazioni personali ed i loro commenti. [)i queste n:iove indagini,: che rendono nel modo più fedele il quad ro ben consolante della psicòlogia del soldato italiano, rifer iremo i ris ultati pili interessanti: La nota su cui insistono tutti coloro che sono stati lungamente in t rinccn e sempre q uella della diversità d'animo che li investe improvvisnmentR, dell'apatia sentimentale, da cui ivi tutti sono colti. Un uomo della classe dell' S7, affezionato in modo qunsi eccessi vo alla mog lie e a d ue bambini, tornato in licenza di convalescenza, lm a. s icura lo l'A. d i troval's i assai meglio in trincea che al riposo : .., A.Im eno là no n pensavo a niente., neppu1·e a casa mia. E anche quando mi arrivava qualc he cartolina o l,·ttern, mi facevo. piacere sentire che stavano bene, ma ero ind iffere nte. Erit come se fossero notizie sc ri t te a un mio parente, anzi che a me, Forse era (tenta egli di spiegare) perc hé, quando si è al fuoco, una pa lla ò presto presa e no,1 s i possono far calcoli per questo mondo. Ma proprio non me ne importava i.iente. Adesso invece... .Ma lit c'è il pericolo, c'è il dovere ed è quello che bisogna fare ..., anche per avere più probabilità d i vincere e di tornare a casa ». Diversi colleghi, immobilizzati sotto il fuol·o, hanno osservato in loro l'apatia, il fatalismo di cui ascrivono la. colpa (o il me rito) sopra tutto al frast uono indescrivibile ed all'effetto demoralizzante dei g t·oss i proiettili. Uno mi diceva di a ver ass istito come un estra neo alla diminuzione de lla propria fo rza di resistenza


2 30

TIIV!ST.\ DI PS!COLOGLA

ps ichica: ., A un cer to punto, n on avevo ancora paura, ma non avevo più coraggio Facevo il mio do,er e nutomatica monte, aspettan do il proiettile che mi avrebbe colpito. Potrei dirn i n che giorno mi cambia i, per chè è da quel giorno ch e non nrn.ndai più a casa n eppu re il soli to - Sto bene, tn.nti r<aluti ». È forse la fa t ica, l'esa urimento che det er mi ni\ questi mutamenti. E l'A . lo nrguisee dalla freddezzn con cui quasi tu t t i confcs~ano, sottovoce, di avere desiderato la granata, che permettesse loro di qui e tarsi, di r iposare, di dormire soprnlu tto. ifono h1m conte nti, ora, ch e il loro desiderio n on sia stato soddisfatt0, ma è lo ro facilissimo r imetters i a que llo stnto <l'animo, e trova no allora quel desiderio genui no, ben legiuimo, naturale. Qucst' apatia, ~ebbe ne s ia comune a t utti, colti ed incolti, è ben d ifferen te da q uella che si os.sen , a costantemente n ei grandi cntaclismi naturali, come il terremot-0. Se ne differenz ia a nche per um\ caratteristica psicologica in teressante, importante e finora ine~plicata. Dopo il t e rremoto s i ha un'esag era zione nei maschi e n elle fem mine degli istinti sessuali, fotto che manca completamente nelle trincee. Occorrono di,ers i giorni di r i poso dopo la vita in trincea, per chò l'istin to gen esiaco s i ride.sti, mentre spesso è ben a ttivo e prepotente immedia tamen te pri ma. " Niente rende così intelligenti, quanto la. vit11 di triucea, perchè bisogna pensar e a tutto; e un caporale che vi abb iR vissuto d ue mesi, anche se hR im parato solo nna cosa a l giorno, e non è molto, può sah':ne la compagnia, meg lio di un capit ano che vi sia 1·enuto da poco ». Ecco i l commento di un caporale m~ri,lionale, a ddetto alle mitraglilltri ci, ictelligente, a ppl1.s,iouato per In sua arm a e per la guerra in genere : 4 In trin cea s i Yive bene, ba.s ta sape re aver pazie n za; e la calma vi vale pi ù del coraggio, Non mi sono mai curnto d i saper e se i soldati che erano con me fossero coraggiosi; certo è che facernno tutti quello che si voleva. Auche gli ignornnti. Cer t-0, n on s i d eve di r loro: Andiamo a conqnis tnre quelh1 veltn !, an rhese quello è l'obbiettivo finale. ~i de ve fraziona re il comando. mostrare una. mt' ln vicion, e pro· m ettere, giunnP. ch e arrirn t i lil v i s i r est er à in riposo. Il riposo: ecco la pnrol11 m agica co11 c ui si t r nscina qualunque solda to, anche se i giomi !'<Cors i ha vc,cl uto che ogni sbalzo i n a,·ant i lo pone nella nece:<sit ll. di farne l:inti e ta nti al t ri successiv1rn1eale subit o dopo. J\la. al la promessa dEcl riposo ci ca scano sempre tutti. Al meno, par(' che ci cr eda no I». Q llesto giovane l,a rilevnto all 'A. due fatti che prese nta no un certo in teresse p sicologie<'. .- I sold11ti si muovono malvolen t ieri nlla conquista di po~izioni che nou si sappia se sono occupate o me no d:1.l nomico, che n on ris pn11dono come se fossero i ud i fese, perchè tPmono ~empre l' inga n no, la sorpresa, e di questa ingig11nt:srono con la fanta sil\ la pot<'n7.:t :+. « Lo sciupio di uomi ni no,tri n on eser cita a lcun e ffe lto clemorali1.;,:ante, quando risulta ira m odo ce r to, per averlo diretta mente conslat.ato, che di n emici ne è mor to un numero nss11i maggior e. Ila 1111 valo re quasi uguale, però, la notizia stnmpata n el giorna le " · Non ignor:tndo qu:tuto costi di s olferi>n ze e ili snngue ogni piccolo passo a vanti in una guerra moderna, siamo trat ti faci lmente nd immnginarP. co111e animata da un soffio trngico la ,·itn dt•lle t r incee. Ma non s1·mbra che ciò sia Anch e lascian do • d a parte i casi in cu i qualche indi vid uo rapp resentativo o particolarme nte« stimola nte• per la 1w rso nalitit proprin. eccita, e lettrizza tutti in trincea, in ques te,


RIVISTA DI PSICOLOGI A.

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-quando sono un poco stabili, si forma ben presto un'a t mc-sfera quasi scevra da preoccupazioni egoistiche in cui fioriscono i più bei sontimenti; e lo spirito di -sacrifìzio, cosi naturale al nostro soldato, dà. origine, p. es., a spavalderi e insensate. CùsÌ certi ~oldati, non m olto vivaci naturalmente, e perciò di un coraggio non appariscente, rischiano dieci volte la pelle per venire a co nversare per mezz'ora coi loro conterranei di una trincea non lontana. Ce rti ,dt.ri, avendo osservato quanto durava la miccia delle bombe a mano, ~i divertivano ri, coglierle a volo ed a r igettarle, perchè scoppiassero nelle trinree avver,a rie. Gli Austriaci, buoni psicologi pratici, com inciarono allora a gettarle davanti alle trincee itali:rne. I nestri, na turalmente, non resi;;tevano alla tentazione di saltare oltre i l parapetto con la vanghetta per lanciare agli speditori la bomba ancora ine,:; plosa. Allora, naturalmente, una salve d i fucilate accoglievu. gli incauti .... ma non riusciva a dissuadere molti dall'imitarli. Sembra che la v ita sia 111 posta minima nel giuocc delle trincee e pei nostri soldati nulla vale un bel ti ro che attesti la loro superiori t à. di bei giuocatori. Lo spiri t o di corpo, p. es, può bastare porc hè un bersagl iere o un fantaccino sca,·rolcbi, per pura s pavalderia.. il parapetto di una. t r in cea in p ieno giorno, o tenti d i notte un'impresa non gi ustificata da 11ulln, ma ch o, secondo lo spirito ·che l'ha provocato, vuol dimostrare ai Tedeschi, quali avver sari siano gli Itnliani. Queste bravate, come la sbadataggine con cui i solda ti si espongono, sono un prodotto accèssor io d el fatalismo per cui essi in trincea, considerandosi già sacrificati, già destinati alla morte, la pensano e u e parlano con una calma che sorprende, e non danno alla vita il valore che anc he per essi avrebbe in condizioni normi.li. Può avvenire che nelle giornate di calma e perciò d i ottimismo, in cui nello trincee, specie i r eggime nti di nuova formazione, cantano, qunlche soldato com· pia quelle brav11te ;;fidando lii. morte n ella fiducia che, s e sarà colpito, ricev.t> rà u na feri ta in telligente, come sono dette quelle ferite che non s fi gurano. non ledono organi vi t ,di, n on richiedono amputazion i... e s oddi;,fano invece la grande 11s pirazio11e (ossessiomint·e per qua ~i tutti i comb1.1tte nti) d i ritornare per qualche tC'mpo a cai'a, con tutta la poesia del ferito in gue rr11. Due fatti em ergono sopratutto: l'amo1· frate rno dei so!Jati pe r i compag ni di <:omba tt imento, di cui t utti i feriti chiedono ansiosa1uente appena sono arrivati all'o.~pedalfltto da campo; e il graduale rides t,usi alle emozioni comun i della vita man mano che ci si allontan:i. nel t empo dal momento d 1•lla feritn, o anche, piusemplicemente, dai luoghi del combattimento. È solta n to allorn che ,ai ri cord:i. di aver superato ardue prove, di avere mo,atrato una r es istenza, di cui c i s i sarebbe ritenuti incapaci Anche il fenomeno della resistenza organica mcrit11, infatti, l'attenzione dello ps icologo. Solo chi conosce che cosa sia il Car3o, quale somma di sforzi rappresenti il passaggio di un fiume sotto il fuoco ne mico, o il vettòvag liameuto di truppe di -slocate, o, in genere, la vita nelle trincee d'avan;mtn, può comprendere di quale tenacia, di quale ingenza di sforzi continuati abbia bisogno il nostro soldato, che s pesso deve tuttavia vivere (cioè lottare, mangiare e dormir~) e~po;.;to a tutte le intem perie, s pesso nel fango fino al ginocchio. Ora , nel numero relativa.mente e.siguo dei mala t i in g enero qullnti sono gli esauriti per le fatiche fisiche, per lo strapazzo? Le statistiche lo diranno e il p ubblico non si meraviglierà. di trovare cifre cosi esig ue, perchè il pubblico vede


282

RJVISTA OI PS H'OLOGlA

le ottime condizioni fisiche di tutti i soldati che vengo no in licenza, e per.sino dei feriti. Dopo settimane e mesi di strem,ou.s lif'e nelle trincee, dove il ~on no è sempre incer to e il nu trimento spesso beo poco regolare, basta che s i po-,sano lavare e c he dorm,ino un poco, perc hè appai a no subito sani e forti .come non mai. Il che s ignifica che, se s i può vivere anche a luogo con quelle forze d i riser va che nella vita. comune ver1gono impiegale soltanto in casi eccezionalissimi di disast ri o s imili, le cosi dette privazioni, da sole, non alterano il nostro fis ico. Ottima e significativa constatazione, che dovrà essere utilizzata quando rnremo tornati a vivere in cond izioni normali. Da moltissimi, abirnati nelln v ita privata a tutte le fin ezze della civiltà, l' A. ha sentito attri buire questa buona salute alle abitudi ni regolate della vita dei militar i al campo e che le necessità soc iali moderne ci obbligano a trasr.urare. Certo la bout{i del fondo organico si ri vela nella maggior parte de i feri t i a nche con la rapidita inconsueta con cui si effettuano in essi i processi di riparazione, non appena s'inizia la convalescenza. Guariscono allora quasi « a vista d'oocbio -.. Un f enomeno am mirato da quanti banno avuto occasione di constatarlo è lo stoicismo eroico de i nostri feriti. Nelle sue « Osservazioni > l'A. ne ha citati a lcun i esempi, e ha parlato d ella for tezze. che dimostrano di fronte al dolore.ntroce delle medicature. A conferma che si tratta di un fatto positivo, di una inibizione volontarie. delle manifestazioni esteriori dovuta a un sentimento superiore, all'idealità che j nostri fer iti hanno della loro guerr11, egli ricorda come quasi tutti s i mostr ino :invece subito vili, quando si tratta di subire... un'iniezione i pode rmica. Arrossano in viso. sudano, gridano ..., ma la mattina si lasceranno fruga re spietatamente 11e lla feri ta senza un lamen to. Nel primo ca so è t u tta la loro personalità di bambini c he salta fuor i. J\.,J ~econdo sono " i soldati d ella guei-ra del 15 », « i soldati di Cadorna ». L'A. ha parlato di quest'osservazio ne ad u n colonnello medico, perch è pensava '})otesse trattarsi di unn. ipersensibi litit d i feriti; ma q uesti non si mostrò affatto. stupito della cosa, anzi gli ricordò che quando do veva vaccinare delle reclu te aveva preso l'abitudine di farl e vacci nare sedute in tena, tanti erano q11ello c he altrimenti sarebbero s venu te. L'A. termina le s ue osservazioni a ccennando a d ue fatti che, pure compa 1·e11do in i11di vidui delle classi sociali più e levatE:, sono strettamE'ote congiunti ai p iccoli fenomeni citati, che d imostrano le qunlitll superiori che tralucono dalra11imo incolto del nostro soldato. S i r i fe risce cioè a i testa.menti, che ta nti giovani combatten ti por tano con sè, e che, suggellati dal lo ro sang ue, compaiono qua o colà nei period ici, e~empi ful gidi d el patriottismo più elevnto, e di cui il Re ha 1·iconosciuto nel modo più noliile il caratte re ideale, assegnarlo la medaglia. d'oro nl valo re di Decio Ragg i, che nveva volut o la morte per In vittor ia della Patria. Un fenomeno a ltrettanto s intomatico l' A. r i:;coutra nelle parole sempre cosi t occan ti, così serene, cosi fiere, con le q uali i pare nti parteci pano a mezzo dei giorna li a g li nmici la perdita dei loro cari mort i comba ttendo. È come un'offe rta s ull'a ltn.re d ella Pl\tria delle co~e p iù care, dei fiori d ella vita d i coloro che rim1u1gono, offerta che non può non pro piziare nel modo più sicuro e più lieto i fat i della P11trin.

c.


233

NECROLOGIO Sul campo dell'ouorc. Studente in medicina LUCIO MUZZATTI, della facoltà di Padova. » »· » FEDERICO GUELLA, » > ~ » ,. ,. » GIULIO MAFFEI, > > Siena. Un memore saluto invia.mo pure alla memoria: del tenente colonnello medico iu servizio attivo cav. FERDINANDO BRIGNONE, deceduto il 14 febbraio; del capitano medico di complemento prof. PIETRO CONDULMER, deceduto il 16 febbraio in seguito ad infezione contratta in servizio; del tenente medico di c:omplemento MARIO BONAMICO, mort.o il 15 febbraio.

NOTIZIE Prigionieri

di

guerra .

(vedi fascicoli V lll e Xl-1915 ). . Capitano medico di complemento MARIO MAURO, del .. . reggimento fanteria, mternato a St. Daniel. . Tenente medico di complemento ANTONIO PETITTO, del. . . reggimento fanteria, internato a Klangenfurt. . . Tenente medico di complemento ETTORE CALVI, del ... reggimento feJLteria., internato , Maltha.usen.

PER IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITARIO MILITARE Bloompenae al valor milltare per la oamp~gna cU guerra 1916 - 1916. (Co11linua; .io11e -

r edi fa scicoli 1nwede,d1 \:

D ecreto luogote11e11ziale 13 ( ebvraio 191G. M &DAOLI A DI BRONzn.

21. C A!dPOR · . ELL! Giovanni, da Novara, sottotenente med 1' co comp1emen t o reggi-

mento alpini. - Noncurante del pericolo, si espos e ripetu tamen te, duran te due combattimenti per compiere la sua or,era sotto l'intenso fuoco nemico, dando Prova di lodevole ' · lOlo. ~ cora ggio. - Monte Nero, S 6 luglio


2fì4

l'ER IL J,rrmo D'ORO DEL CORPO SAN! T AIHO MILITARE

28. CAPPELLI Alf,.edo, da :-ala ('oosili na (::,\alerno), sottotenente medico compJe . mento r eggimento fanter ia. - Sotto l'incessaute fuoco di artiglieria nemica, pre~tò con lodevole abnegazione l'opern sua a numerosi feriti, n e r iunì buon numero al coperto o ne diresse poscia l'imbarco per il ritorno alla riva destra dell'Isonzo. - Gradisca, 9 giugno lD15. 2fl. DE Pu,sco cav . L nigi, dn Napoli, magg. medico in s. a., sezione sanità. - Scop· piate nel circuito della sezione cti sani ti\, quattro g ran a l e di grosso calibro, noncurante del pericolo, accorreva prontamente sul post o e, con la parola e con l'esempio, incitavn i suoi dipenden t i a levare dalle t ende i feriti gravi. Cassegliano, 3 1 luglio 1915. 30. F AVA Alessandro, ria Cremona, sottotenente modico complemento sezione ~anità. - Dimostrò coraggio e calma n el prodiga re le 1·ure ai feriti in posizioni inten amen te battute dall'artiglier ia nemica , riuscendo d i nobile esempio a quanti lo coadiuvavnno. Quando la sezione di san ità., al la quale npparte11evn, ripiegò in posto piu copt"r to, r i111ase voloutariament e in pos iz ioni più e,:poste pe r contin uare a prestare l'opera s ua ai r epar ti avanzati, - P lava, 2'1-29 giugno HJl5.

S l. FF:RRAIU Ugo, da A lessllndria . sottotenente medico compleme nto r eparto someggiato sezione sanit/i. corpo d'ar mata. - Addetto ad un Mparto sanitario, n oncurante del pericolo, si espos11 r ipetutamente, du rante il combatti mento, per compiere la sua opera e per mantenere l'ordine e la calma fra i dipendenti, sotlo l'intenso fuoco n emico. - Collaz, 15-16 l uglio 1915. 32.•\l l' HARO Cari,', da Nanto (Vicen za), sottot1,11ente medico complemento reggimento bersa~lier i. - Solto inteurn fuoco di artiglieria e fucileria nemiche, curava con calma e perizia i feriti, rimanendo al posto di med icaiione fino al completo ;;gombero d i essi. - Moute S. Michele, 21 luglio Hll5. 33. :N1c,1 n:1u Felice, eia :Nicastro (Cnt:\Tl:rnro), soltolenente m edico com plemento n,ggimento bersaglieri. - Solto inten;;o fuoco di artiglier ia e fucileria ne· miche, curava con calma e periz ia i fori ti, rimanendo al posto di medicazion e fino a l completo sgomharo di es~i. - Monte S. l\[ich ele, 21 luglio 1915. S4. ROLLO A,ilonio, da Bisaccia (.\vellino), sottocenen te medico com plemento se1.ione sanita. - Sco ppiate, no:l circuito della sezione di sa11itil, quattro granate di g ro ·so calibro, noncurnnte del · peri colo, accorre \·a J)rontn mente sul posto, e, con la parola e con l'esempio, incitM·a i suoi dipendenti a le,are clnlle tenile i feriti g ravi . - Cas,egliano, 3l luglio 1915. l3o. :-:ANTOVECC1110 Romeo, d a Perugia, capitnoo medico milizia t erri tor iale. - Comandante di un repa rto snuitario, noncttrnnta d,·l pericolo, si e;;pose ripetut amen te, durauto il comùatt imento, per compien• Jn sua opera e per mante· u ere l'ordine e la calma fm i dipend,·nti, sotto l 'intenso fuoco nemico. - Col· la1.. lò·lG luglio Wl5. :36. Vi;:11ç1;:s1 Carlo, da Montù Bec,·aria (Pavia), sottoteuen te medico complemento sezione sauità. divisione. - Dimostrò coraggio e calma ne•! prodigare le cure ai feriti in posizioni i nten~ameute battute dall'artiglieria nemica, riuscendo di nobile esempio a quanti lo coadiuvavano. Altraversn.ndo terre110 intensa• mente battuto, andava a socconere mili tari, r imasti tra le m ncerie di un poote rovinato dal l'a r tiglieria nemica, trasportandoli alla s ezione, dove, malgrado il fooco avversario, continuava etlìcar.emente l'opera sua. - Plava, 23-29 luglio 1!)15.


P EB IL LtBRO 1,' 0 RO OF.L CO RPO SANITABTO M[ LITAHE

235

Decreto lllo9otene11ziale 13 ( ebMaio 191G. E:-c;om u SOl,E:,;'NE, 14. CAPl'ELJ.I Gii1seppP, da Montecatini di Val Ct>ci11a. (Pisa), t enen te ferrnacista.

- Sotto il fuoco d'artiglieria nemicn l'he colpiva l'ospedaletto da campo nl quale ero. addetto, seppe man tenere la calma fra i propri dipendenti, provvedendo efficacemente allo sgombero dei feriti, - Collaz, 15 luglio 1915. 15. CATTANEO Giovanni , dn. Voghera (P1wia), sot totenen te medico comple mento reparto someggiato sezione sanità. - Dimostrò cora ggio e calma nel prodigare le cure a i feri ti in posi1.ioni intensamente bat tute dall'artiglieria nemica, riuscendo di nobile esempio a qua nti lo coadiuvavano. - P lavo, 23-27 l uglio 1915. 16. FELINI Uberto, da Cologne (Brescia j , asvirante medico bers aglieri. - P er l'esemplare abnegazione con cui attese '111 d is impegno dl)lle pro prie attribuz ioni, sia a l posto di medicazione, sia in zona bat tuta dall'a rtigl ieria nemica, ove spontaneamentl> si recava per a pprestare i più urgenti soccorsi ai feriti. Monte S. Michele, 30 luglio !Dl ò. 17. G101tDANO Jlrma11do, <la Caserta, sottotenente medico complemento reggimento artiglieria campagna. - Addetto ad un g ru ppo <li batterie campali sulla prima linea di fuor.o, dnva, por oltre trenta giorni, costante provo. di coragg io, prestando iu modo lodevole, sotto il fuoco nemico, l'opera suP.. - Castelnuovo, 28 lug lio lll15. 18. MARIO Albe1·to, da Lendinara (Ro\·igo), sottotenente medico complemento reggimento fanteria. - Per parecchi g iorni consecutivi, con cal ma e resistenza ammirovoli, prestò l'opera sua sanitaria al po'3to d i medicaz[o~e reggimentale, situato. per necessita tattica, in zo na hattuta d all'aniglieria nemica. - Bosco Cappuccio, 11 agosto-8 settembre Hl !j. W. P ENN,I VAIA Ges11aldo, da Caltagirone (l'.ii racusa), tene n te medico complemento reggimento fanteria. - P er pa recchi giorni consecutivi, con calma e resis'.eni::1 ammirevoli, prnstò l'opera sua sani taria al posto d i n:edicazione reggi_mentale, situato, per necessità tattica, in zona bnttuta da ll'ar tigl ieria nemica. - Bosco Cappuccio, Ll agosto-8 settembre 1915. 20, ~o,uc, Achille, da J\Iessioa, tenente medico complemen to reggimeoto fao terin. - Per parecchi giorni consecutivi, con calmo. e resistenza am mirevoli, prestò !'?pera s ua sanitaria ai posto d i medicwioue re gg imenta le, s ituato, per necesSlt,\ tattica, in zona battuta dall'artig li,, ria ne mica. - Bosco C'appnccio, 11 ago" sto-8 settembre 1916. -1. SP~l,TA Gfolio, da. Pnvia, cnpit.no tne.:l1eo comph,mento re parto somegginto sezi_one sanità. - Qua]e comandante di repano someggiato della seziune di ' sanitlt, dette continuo e bello esempio di coraggio e d i serenità, prestand o la sua opera a n umerosi feriti, in pos izioni intensame nte batt ute. - Plava, 23-2'; giugno lUlo 22 · TonnAc,1 Luigi, da Vallerano 1Roma), tenente modico Croce Rossa italiana. Sot to il fuoco dell'artig l ieria nemica, con l'esempio e con l'cnergi:i., seppe mantenere la calma fra i propri d i pendenti, provvedendo efficacemente alla cura ed allo sgombro d ei feriti. - C'ollaz, 16 lugl io 1915.


23G

MoYimenti avvenuti nel Cor~o Sanitario e nel Personale Farmaceutico ( ll~lla ò1;;pen•a 10• nl la 17' c1P I B<dlrltino 11{/iriale ddle n on,foe)

UfdolaU In aervlzlo perm&nente . Determinazione mi,iisleriale 3 febbtaio 1916. LosCA l.ZO l "ito, tenente colonnello medico a disposizione Ministero colonie, per la Libia. - Cessa di essere a disposizione come sopra e destinato 05peda le Napoli, dal 1° settembre Wl5. F ANTOl.I Giulio, maggiore med.ico ospedale Piacenza. - Collocato a d is posizione Ministero colonie, per la L i bia, dal 3 novembre 1915.

Determinazione ministeriale 10 febbraio 11)16. CAUA Gaetano, capitano medico infermeria presid iaria Lecce. - Collocato fuori quadro a senso del R. decreto 15 n ovembre 191-1, n . 1262 e comandato inferm er ia presidiaria L ecce.

Decreto l1io9oteuenziale 13 f ebbraio 19 L6. MARUl.l.! Alberto, capitano medico ospedale Napoli. - Collocato in aspettativa per informità dipendenti da cause di servizio. 11A RU LLI Alberto, id. in aspettativa per infermità òipendenti da cause di servmo. - Richia mato in servizio e contemporaneamente collocato fuori q uadro a senso d el disposto del dec reto luogotenenziale 11 luglio 1915, n. 1085, dal 1° febbraio 1016 (per mesi sei) e comandat o ospedale Napoli. RUG ANI Luigi, id. id. id. id. (il. decreto 2.J giugno 1914). - Richiamato in servizio dal 22 g iuguo 1Vl6 e dest inato 8 7 fante ria.

R . clecreto 1° gennaio ID1G.

MozzETTI ca v. Eliseo, te nen Le colonnello med ico. r i zia na pel merito militare di d ieci lustri.

Concessagl i la medaglia runu-

D ecreto luovote11e11ziale 17 febbraio HllG. I scgue:iti sottotenenti me dici di milizia terri toriale nominati tali coi decreti 13 maggio e 2,1 giug no IV lo, sono inscri t t i con l'attuale grado ed an zi anità nel ruolo degli ufficinli di complemen to, 1.1. loro domandn. : MAURO Anrelio, distretto 'Campobasso. - D1 F11,tl'PO Vincenzo, id. P a le rmo. I s eguen t i ufficiali medici di complemento sono nomina ti t,enen ti medici iu st rvizio attivo permanente, con anzi nn ilà ll novembre 1916, con la destinazione per ognuno i odicata e continuando nell'a t tuale assegnazione per mobi li• ta zione. Tenente medico di corn plemento nominato tenente medico effe ttivo : B1:.iA Giuseppe, distr etto Torino. - Des tinato 4 a lpini. - Seguirà n el ruolo il t en ente medico Gallitelli Alfredo. Sottotenenti m edici di complemento nominari t enenti medi ci e ffettivi:


M OVI:\.l E ;>il'.l A VV ENl"TI N l<:L CO Hl'O ,.:,\ X IT. E X ~, l. PERS. F ARM A CEYT JCO

237

D·AvACK Alfredo, distrf tto R oma - Des t i1mto 2 ber,;aglier i - Segui rà n el ruolo il tenente medico Cappelli Alfredo. Ff:RHO L 11i_qi, id. Savona - Desti na to UO fan teria. - Seguirà n e l ruo lo il teneute medico Gnlatti Giuseppe. B O)JPIA:S I lloùe1·to, id. Roma . - Des t inato 2 be rs ngl ier i. - Seguirà nel r dolo il t e ne n te me i ico Volpini Francesco. RA:.tOINO Paolo, id . Savona. De,; tinato sn fanteria. - S,•g uirà n el ruol o i l ten en te medico F er raro Armando, Tu;s11•:T'n Ca rlo, id. F irenze. - Dest in ntc. Su fa nter ia. - Seguirà nel r uolo il tt,. n ente med ico Vi t:i Guiclo. PATA:-~~ Carmelo, id. Catnuia UesLi nato 1 fa n teria. - Seguirà ne l ruolo il te nente mPd ico ) luscioiro Sih ·e.<t ro. P no n:nA Giomnni, id. Tor ino. - D es l iunto 3 a lpi ni. - Segu i r:\, ntl r uolo i l ten en to me<l1co Giccar e\li Domen ico. S11, 1.1,TT1 M ic//el", id. 'l'a ra n to. - Des t inato 10 bersngl ier i. - SegL1irll nel r uolo il t enente m edi ~o Cos en7.a Gaspa rP. Mvs1:11ETTA Gioron ni, id. Ternmo. - Des t inflW 4 fon t erifl. - SC'gui r à n e l ruol o il t enen re nwdico Grnuso Alber to. ::ì<:A1t1•1s J,,'.n1·ico, id. Bologna. - Destina t o 19 fa 11ter i11. -Seg ui rà n e l ru olo il tenente w ed ico Za nn in i Lu igi. Fo:-.:wi-E Lo1·e11zo, id . Avelli uo. - De!-t ina to 87 fanter ia. - · Segu irà n el r uolo il t enente m ed ico Pernzzo Giovan ni. llfo111JUNO Do11ie11ico, id. Bari. - Dcst innto :H frtn teri a - l\L\sTE110 Loren zo, id. Genova. - I d. 6 id. Seguirnn no ne l ruolo i l t enen te med ico De Ber na rdo Francesco An tonio. f-i; 1TZRR Ettore, id Geoo vn. - De~ t in a t o 2G fan t er ia .. - Seguirll n el ruolo il teneo t e med ico Oiaunott i Dico. Bocc11ETTJ F ederico, id. Avellin o. - Desti na to 2 bersagli eri. - Srguirà nel r uolo il tenente medico Z ucch et ti Edoa rdo. BERTOLU<;CI Gin.o, id. Lucca . - Destinat o 7 Rl p ini . - Seg uirà n el ruolo il t enen te med ico P a cilli Alf redo. MA URO Aurelio, id. Campobasso. - Dest i nato 3 a rt iglie r ia m onlagna. - D1 F1LIPro Vi11ce11zo, id. P aler mo. - Id. 28 fanteria - COSTA Giuseppe Àitf/ltSlo, id. Genova. - I<l. 4 alpin i. - Seg ui rnnno n el r uolo il tenen te med ico Ridella An tonio. DosADEI E nrico, id. Mondovi. - Desti nato 36 art ig lieria . - Seguirà nel ruolo il tenente m edico Pizzarelli Sebas ti an o . GANOIIA Rom11aldo, id. Casale. - Des t ina to 6 a lpini - F ADIANJ Pietro, id. Genova. - I d. 90 fant eria - CAL,UIITA Oitavio. iu. R oma. - Id. 2.3 id. - BROC· CUIBRI Gtticlo, id . R oma. - I d . 24 id . - Seguir anno n el ruolo i l ten en te me• dico Fracassi Guido. CONFA LONE Raffaele, id. Salerno. - Dest inato 40 fanteria. - Seguirà nel ruolo il tenen te m edico Cautiero Giacomo. Pon oA Pacifico, id. Caglia r i. - D estinato 44 fanteria. - Sogui l'à nel ruolo i l t e· neote m ed ico T rombatore Vincen zo. ·

Decreto luogotenenzia le 20 f eùè raio 191'1. seguen t i capitani medir:i sono p romossi maggiori medici a 1:<en, o dell'articolo 8 del decreto luogotenenziale 14 nove mbre 1916, n . I GlG, e contemporn•


238

MO\'JMl•:NTl AVVEXUTJ XEJ. CO RPO ,..A:"\11'. E :S EL PE:ns. FARMA CECT IOO

neamente collocati fuo1 i quadro, continuando nell'attuale dest inazione per mobili tazione : Ht;GANI Luiyi, capitano m edi co 87 fanteria. Comandato 87 fanteria. YALEn10 Giu.v ppe, id. scuola appl icnz ione snnitil mili t are. - Id. scuola applicazione sanitlt. militare. M1,:,;sa,;nOTTI BisxvE~UTI cav. Giu~eppe, id. i(l id. Id. id. id.

Decreto luoyotenenziale 24 febbraio 1916. )Jaggio ri medici pro r,10<,si ten en ti colon nelli medici con anzianità 16 gen· naio 191B, e contemporaneamente collocati fnori quadro, quelli indicati, a .c;en~o del dispos to del decre to luogotenenziale U dicem hre 1916, n. 1757, con tinua11do n ell'attuale des tinazione per mobi litazione: Jh;cc111o xa;; cnv. Eltorn, 03pedale Ancona. - Fuori quadro 1comR.nd ato ospetl. A 11con11. Cu-r·rM'A\' A cnv. E11rico, id . Bologna. - Id. (id . id. Bologna). NA1w1x1 cav. Giulio, id. Livorno . - Id. (id. id. Livorno). CABIBUE cav. F elice, id B ologM. - I d . (id. id. Bologna). PA•sARr.1.1,A cav. Ugo, id. Romll. - Id. (id. id. Roma). i\IAISTO r:av. Pasquale, direz ione snnitll X corpo armatn. - Continua nell'at1uale desti nazione. Capitani med ici promoss i rm,ggiori med ici con anzianità. assoluta 16 gennaio 1ll!G, e con r iser\'a d i anzian ità relativa, continuando nell'attuale desti· nazione pe r mobilitazione: MA :;SAIU Giu.,eppe, 4 fnnte1·ia Continua n ell'attuale destinazione. - Seguirà n el ruolo il maggiore medico Funaioli Gaetano. T~1·A)<'rR ca,,. Cai·lo, ospedaltl Ni,poli. - Continua nell'a ttuale destinazione. G 11; 1>0L1 J::nl'ico, fuori quadro (comand;oto o;;pedale 'l'orino) I d. id. 13AYO)< c,,v. h'dmondo , 6 genio . Jd. id l!ASAR1x1 c·w. Arturo, ispettor ato san ità militure. - Jd. id. l3L'DA Fran~e1m,. ·1 artiglieria forti>ua. l d. id. Y1mA:-uc, ~a v. /~I/ore, o<;pedale Livorno. - Id. id . )-A (;CIAHOX!i: Am.Ho, id. C'ava Tirreni (Salerno). Id . id. F o 1u.:bTJ ca\". , lllierlo, i !. Brescia. - Id. id . .E'i,:1rnAIIIXO c11v. 11/torio, Ca \·nllcgi;cri di Catania. - Id. id. :\L\wwouo cav. 1:·,,r,Nna,ulo, R . corpo t ruppe coloniali Eritrea (a dispo;:izionu )I in is tero colonie). Id. id. GA111u C,'i,1sep1,e, 2(ì artiglieria campngna. - J.l. i,l G111mAIWt ~av. (;ior. llatlisla, 2 7 id. Id . id. C\l'IAI. Ut nobile elci co11ti Anfo11io, 4H fnn te rin.. - Jd . id . A1n1A~ 1>-1't:n:,; Gioran ni, ospedale )1ilano. - Td. id. C1AL'1tl Ro,oliJto, id. R oma. - Id. id.

f ,er:rclo mi11isle~·ia/P ·22 f , 11/Jraio 1916. Lo stipendio ,tnnuo dei capitani mc,l ici, in~cr itti n ell'a1111uai·io mililare cou nnzianitil. !J I dicembr e H/10. ò porLato a li re 1100, da l 1° gennaio 191G.

Ufficiali in posizione dl servizio ausiliario.

Decreto lllovote11enziale 3 feòòi·aio 191G. F1 v11, ,-1 cav. Fiore nzo, mag~ io re m edi~o. d is tre tto Brescia. -

colonnello medico.

Promosso lenente


ll.OVIM E :-;TI AVVEN UTI NE L CO HPO SA'.\fT, E NEL f'ERS. FARMACE Ul'IC'O

2,39

Utfioiall di riserva.

Decreto foo!lotene11ziale 3 f ebbraio l!J16.

I seguenti maggiori medici sono promossi t enenti colouue lli medici: Domenico, dist retto Aquila. - CARDI cav. .F'1·ancesco, id. Oneta. CuSMANO cav. Enrico, id . Siracusa. - AsTo:s-r R a nieri, id. L uce:-. .. - SAr,· YETTl Italo, id. Sacile.

C&:CCHETANI cav.

-

Decreto l11ogole11e11ziale l fl /'ebbraio UJ16. C.rnAFO!.l Pl'obo, capitano med ico,d istretto Bologna. - BHUNI Domenico. id., id. Taranto. - Dispf'nsa t i da ogni eventuale serv izio militare per infermità non dipendenti da causo di serv1Z10, GALTZZI Carlo, capitano medico distretto Bergamo. - R ettificato il cognome come appresso : GALIZZt LANDIHANI Ca1·lo. I seguenti ufficiali m edici di riserva sono promossi al grado ·superiore, con anzianità 23 di cembre 19L5: Maggiori medici promossi t enenti colonnelli modici : .MARCO-GIUSEPPE cav. Achille, distretto Savona. - STRLLA Francesco, id. Bari. Precederanno nel ruo lo il tenente colonnello medico Garelli Emilio. PANNI Luigi, distretto Barletta. - D1 VENERE cav. Gaetano, id. Bari. - C1cCA· RELLT cav. Angelo, id. Barletta. - Cmcco Alfon:;o, id, Barlett a. - Seguiranno nel ruolo i l tenente colonnello medico Lopres t i l<'rn.ncesco. Capitani'. medici promo~si mag giori m edici : B EXEDETTJ Giusto, distretto Treviso. - Precederà nel ruolo il maggiore medico Zoccola Giuseppe. B R1xo1cc1 Giuseppe, id . Bari. - Seguir/i. nel ruolo il maggiore m edico Racchi Gio Battist a. I oni Enrico, id. Lucca. - Id, id. id . S imonetta Luigi. lJ1 SA!\TO Pietro, id. Bari. - Id . id. id. Chiarad ia. Gaetano. Z,nn Gim·r;io, id. Pado va. - I d. id. id . Cusmano cav. Giacomo. R os 1N1 Pietro, id. Ar ezzo. - Cosco A 11velo, id. Cosenza. - Seguiran no nel rnolo il mHggiore medico Lo1.zi Vi ncenzo. MARZANO F1·ancesco, id. Napol i. - Seguirà nel ruolo il maggioro medico B ianéhi Gino. BALACCO ('orrado, id. Bari. - Id. i d. id. Bel linzona. Bugenio. Do:sgr.r.1 Cesare, id. Ve rona. - Id. id. id. Benedettelli Manlio. LEP01t 1 Vitlol'io, id. Firenze. - I d. id. id. Gandolfo CASare. D e P.\CESDIS Giuseppe, i d. Bar;, - Id . id. id. Castelli Luig i. R Arno:-101 Cam.i!lo Gioranni, icl. Yerou11. - I d. id. id. Cercigunni O iu~eppe.

Decreto mi11i:steria!e 6 ( ebbrnio 101G. NoRCIA Cor1·aclo, già t enente medico d imission a r io di milizia territoriale, distretto Siracusa - Riassunto in servizio, con ussegn i, per la dur ata de lla guerri>, col grado a i t enente medico, a datare dal 7 febbraio Hl16, in applicazione del llecreto ìnogoteneozia le 11 luglio 1915, n. l OS3, e desti nato os pc<lalo Tn,pnui,


24.Q

~lOVIMF::-STl AVV !,;N'UTI :-SEL COii.PO SA:'<IT. E :-S~. L PEllS. F A!l)IACEOTICO

Decreto ltt01Jo fe11e11z'iale 20 f ebbraio 1916. _I seguen ti ufficiali medici di r ise r ni. sono promossi al grado superiore, con anzianit:'t 23 diccmlire 19 10. ;\l,1.ggiori medici promossi t enenti colonne lli medici: R o:-zA~ t Giacomo, distl'0tW Yi ceoza. - Seguirà nel ruolo il te nente colonnello medico Garelli Emilio. RùCCA Terenzio, id Genova. - Id. id. id. Sah·etti ItalO'. Capitani medic i promossi m 11ggiori medici : FABIAXI Gennaro, di~trctto N11 poli. - Seguirà nel ruolo il maggi ore medico Zuc,·arcl li Angelo. S 0 1, l.\1ESb: A ch1lle, id. ?'Japoli. ld. id. id. Di Santo Pietro. BR1K1 cav. Tommaso, id Roma. - CARDOSJ<: Prancesro, id. Foggia. - Segni ranno nel m olo il maggiore medico CusJJ1ano cav. Giacomo. :l\[AGKO ri11cr11zo, id. ,-c•nezia. - S eguiril ne l ru olo il maggiore medico Loz:..i Y incf·nzo. Iu Al' f Al/hdv, id P erugia . Jd. id. id. Croce Silvini. P E:-cu Giou. /Jaffisfa, id. Gcmo\'R. - Id. id id. D'Antonio cav. Rnlfoelr . l\JAG1.10 Giusepp,•, id. Genova. - Id. id. id. Defacendis Giuse ppe. Inuss1 Sicolo, id. Caltanissetta. - ld. id. id, Raimondi Camillo Giovanni. I ~eguenli maggiori medic i sono promossi ten enti colonnell i medici: C.\rnUNli: cav. Fabrizio, distretto Napoli. - MEoi.;u:-o cav. Praucesco, id. N apoli. - CEVAsc111 ca,·. Calullo, id. Pa rma. D efunti.

Pirro, capitano medico r iserva, distr etto L ivorno. - :Morto a Bagni San Giuliano (Pisa), il ~8 luglio U/13. ARCANOI,;U cav. Alfonso, t enente colonnello medico di r iservn, id. Ancona.. - I d, a :\Io11saavito (Ancona). il 27 gennaio 191U.

F oHTI

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Il Di l' t •l, l O I C'

Jl Fl <'Ùn l.tOPC

C1,~ t;D10 ;~~·OHZA, tenente generale medico

d.RT URO CASA RINl, maggiore medico

(371) -

no · a . 1916 -

-

- - - - -- -- - -

T111. ,;. Vu~h~ra.

LUIGI PALMll!ftl

ocrrnle


MuAnu.. - Studii .torico-critici aulla meningite oerebro-apinale epidemica In Jtelia e part.icolarmeote nefi'eee,oito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 282 con 2 tavole grafiche, prezr.o ridotto • . L. 1 50 8.u.nr..t,.BL - Le lllllioni traumatiche dei centri nervoei. Memoria onorata del preuli.> Riberi. Roma, 1900. Un volwue di pag. HO, prezzo ridotto . , a 60 8-roau. e G10U.4BBLLT. - La malaria in Italia. Opera onorata del 1° ptemio &I ooncono Riberi. Un volume oou '7 grandi tavole cromolitograftohe. Roma. 1885, prezzo ridotto. ,, I TOlllLLIM. Delle malattie pii) frequentemente •imulate o provocate dagli lDIK'ritti. - Roma, 18'75 . , I 50 Cu11AJ1L Guida del medico militare per le esercitazioni pratiche sul servizio 1a11it&rio in campagna • J 50 Il 11 -

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GIORNALE DI

11"ED'fCINA N[ILITA R E DlrilSfone ,d AmmlnislrR~lon,: Piazza Cnonr, l'1 - Roma

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GIO·RNALE DI

MEDICINA .M ILITARE Pubblicato dall ' Is pettorato di Sanità militare Giornale di medicina mllltare: 1831 t884 medico del Regio Eoerolto e della Regio M1nn1 , 18811 tBG6 Gllorn•J• medico del Regio EHrclto : 18Q6-1Q07

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À.NNO LXIV - 1916

30 APRILE

FASCICOLO

IV

SOMMARIO HIEMORIE ORIGINAI. I .

Salla proOlassl del pedicalus hominls . . . . • • Pog. Yernonl. - li llela.tlooe aul casi di tetano OS!l'rvoli (seue111tirc f9tS-genn3lo f9t6> r.on ultet101l Indicazioni pratiche per Ja cura della mal11ttia. Sanglorgl. - Os~ervazlonl sulle Ceci del aoldall rlcoverotl ntgll ospedali mllltarl territoriali di Venezia .

lur. -

CASCISTICA CLINICA. Plccaluga. - Su di un caso di congiuntivite rtetrlllcanle. Osservrttlone clinica con ricerche batterlologicbe 3perhuentall IIIVIIJTA DI GIOllNALI ITALIA lH

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11,JU E 9TEB1.

(Y. l' lndtie 11ell' lnte1·110 culla coprrli11a) DIBEZIONE ED AMMINISTRAZIONE

ROMA -

Piaz~a Cavour, N. 17 -

ROMA

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IND ICE DELLA RIVISTA DI GIORN.aLI ITALIANI ED ESTERI RI VISTA DI CHIRt;RGIA 0 1 GUERRA. Berard e l arJuel." - Cura delle artrlU suppurate del glnocclllo P-,, Carrel e Dakln. - Nuovo proce~so di disinfezione dell• ferite . Glo11toas e lernard. - Emianopsia infn lore per ferite riporta te iu guerra Ga111berlnl. - Ga::gre11a dri piPdi da co11icelazlone .C:111rmoaprtr. - Sulla fellrllta dPlla ra ncren:i 11az~ n . Splnelll. - L':icll1>01erap ia 11elle lesioni d i BUerra Neri. - Contributo spenmeola le a lla coooscenza dr lle cnuse e <k l meccanl~mo c1.1 coogelamento . RI VISTA D'IGIENE GENEIIAl, F. E BATfERIOI.OGIA, Maruslnl. - Sopra un nuovo metodo di rictrca e di isola mento del vibrione colerlgono nelle feci Bertar,111. - Pei· la rapida tecnic.1 della real ione ~~glut in.inte n sropo di:t1t11ostico nel

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m 300 301 JO,

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306

tifo Moon. - ti tifo csanlemàlicll in Serhb .

308 310

RIV ISTA DI TOS51t.OLOG IA. Farrero di Cavallerleone. - Gas nsOss~llltl e maschere protettl,1·r. 10: fROLOGIO . PER IL LIBRO O"ORO OEL CORPO SANITA RIO MILITARE MOVIMENTI AVVENUTI NEL <.:ORPO SANITAlllO E NEI, PEB:WNALE F.\R.\IACEUTICO

31 i

311 313 315

Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz, del II Giornale di medicina inllttare " PIA~z, cA, '9 1JB , \'I. 12

(11BBJ.t.CO PtE'TllO, t.11nente generale medico. -

Sull'azione degli at.tuali fuoili da guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in confronto oon quello di medio calibro. /Studi sperimentali, con 16 tav. di fotografie e radiografie riprodotte in fototipC';;rafia).- R oma, 1903. (Vendibile pr888o la Tip Voghera) L . <i I o. 10. - Le oper azioni più frequenti nella chirurgia di guerre, con 112 figure intercalate nel testo. - Firenze, 1898. (Ve ndibile preeso la Lib. Bernardo Seeber, Firenze) . • • 8 À.11ropomelria militare. - Risultat i ottenuti dallo ~poglio dei fogli eanltari deile ol&88i 1859-1863; due volumi in f• con atlante: Voi. I (Dati antropologici ed etnologici) r.on Atlante della geografia an· tropologica dell'Italia. - Roma, 1896 • 18 Voi. II (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 . . • 6 B.t.aorno e Sroau. - Compe ndio d i c hirurgia di guerra compilato aulla storia medico-chirurgica della guerra di seceeaione d' Ame rica. - Roma, 1888. , volumi, prmzo ridotto . • 5 50 B allNARDO e llREZZI. Lo sgo mbero d egli a mn.3lati e feriti in guerra. M&mo ria prem ia to. al conconio Riber i. U n volume di pag. 276 con molte figure • 3 60 e tavole g ra fiche. - R omn, 1905 . 0 .A e.t.R.INI. Ln fa tica nella vita milita re. i\lomoria pre miata nel conooreo Riberi 1904-1905. Un volume d i pag . 330 con 65 figure. - Roma, 1908 . . • 6 l o . - l ,e malattia e gli infortuni nella vita militare. Memoria premiata al concon10 Ribori 1905 , ll)U6, U n volumo di pag. 402 co n tavolo gratlohe "11ta•ietich11. - Roma, I 908 . . . · . • 8 CueA!fL - Esposizione som marie. dell'o rcl: nnment o e funzionamento del aervi.zio sanitario in ca mpagna proo~o l'asercito italiano. - Roma, 1906 • • l 50 Da C KS.t.RK. - Stud io sulle mediaetioiti (mediaetiniti euppurative , aaoeaao me· diaatinico). - R oma, 1000. On voi. d i png. 144 • • 2 BYBTL. O noma t ologia a na tomica. Storia e critica del moderno linguag~io a natomico. Tradu1:ione libera italiana dei d otto ri O. PRETTI e C. Sr o•ZÀ. Roma , 1884. (Edizione rnra) • 6 Le / en·~ cau.,ate dalle a nni da guerra. Sint esi della re.lazi one eanitaria sugli eserciti tooeBOhi d u rante la guerra franco-gorm anica 1870-71. - Roma.1889. '\Jn volume d.i pag. 348, prezzo ridotto. i ._


MEMORIE ORIGINA LI

OSPEDALE DA CAllPO PEI( MALATTIE INF'ETTIVE CO)l(;NI N. 063, l •lll ~ TTO lJAL CAPITAi\'0 !IEOICO PROP, MAUR17.10 .\ SCOLI

Sulla profilassi del pediculus hominis:. (Cun ~ tavore e U Ogure)

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Per il Dottor Guido lzar, capitano medico, ~l11t,1 e llbcru ,locenle di p:1tologi:, 111Adlca ndla 11. Uuiversita di Ca t·,nla

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Il pediculus cor7?on·s (De Gheer, 1778) o vestimenti (Nitzsch, genere JJediculu,s, famiglia pedic1tlidae, si differenzia dal pedimlus capitis per la lunghezza del corpo (3 mm. nel maschio e 3,3 mm. nella femmin a), (I) Accertamento e iso!amento rigoroso dei primi ammalati ed eventualmente per un certo periodo d i tempo di coloro che coi malati avevano avuto intimo contatto; completa disinfezione di tutti gli oggetti d'uso personale degli ammo.lo.ti e di tutto ciò che proviene da looalità infett e : disinfezione degli ambienti infetti: eorveglianza sui v agabondi e sui luoghi dove sogliono essi ricovera.r e. Fase. IV.

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Morfologia.

Gwn1ale di medicina 111illlCJ1'f -

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Con le recenti scoperte della scuol a d i Nicolle, confermate da varii 'Osservatori americani, che la contagiosità del malato di tifo esantematico è collegata intimamente alla presenza. di un genere di ectoparassita dell'uomo, i pediculidi, ospiti intermedi necessar1 secondo Nicolle del tifo ~s'.l.utematico, allato alle misure di profilassi generale (1), nna nuova norma si veniva a rendere necessaria per la profilassi specifica di quest.a infezione: la lotta contro i pidocchi con tutti i mezzi atti a distrnggere gli ectopara1-siti. Sorse così una letteratura tutta particolare sulla morfologia e bio· logia del pediculus vestimenti, che 00110 studio della loro costituzione anatomica, delle loro abitudini e della resistenza agli agenti esterni ·Cercava di precisare i mezzi più adatti per lottare con successo contro -questi pericolosi parassiti. Ne riassumo brevemente i punti principali.

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SULLA PROFILA SI DEL PEDIOULUS HO)IINIS

e delle antenne, e per avere l'addome diviso in otto segmenti, a nzich& in sei. La bocca consiste in una proboscide composta di lab1'Um e, labittm armata di u ncinetti, che porta nell' interno ~no stiletto esertile, costituito dalle mandibole e dalle mascelle. Le zampe termina.no, con unghie robuste e ricurve

Biologia. A ) HABITAT E N UTRIZIONE. - Vi ve nascosto nelle pieghe dei ves'titi e negli og getti d'ornamento dai quali passa sul corpo per alimentarsi. Per mantenersi in vita, data la rapidità con cui avviene la.

r dige,tionu. oc:corre succhi il sangue due volte nelle 24 ore. Lasciato senza nutrimento, può mantenersi in vita anche pe>r 4 o o giorni , quando la temperat,nra ambiente non si1~ molto bassa. Bi R1PROJJ UZ10:--E . - La femmina depone in coni:;ponden za dellPcuciture e delle pieghe degli ind umenti 70-80 uova (lendini), che si di fferenziano di~ q uell e del pedù:11bu1 capitis per essere più lunghe e meno puntute e per a vere un coperchietto pi l'.1 basso. Inoltre i lendini del pedicullls i;e.~ti111e11/i aderiscono a iuezzo cli una sostanza chitinosa. ad un ci uffo di peli <lella stoffa rnggruppati a guisa di nido, mentre.


SUL LA PROFILASSI DEL PEDIClJl,US IIOMI~I S

i lendini del pediciilis capitis sono a ttaccati ad un capello a mezzo d'una lamella chit inosa. foggi ata a sostegno (vedi figure 1-2). Dai lendini, i n u n tempo variabile da t re a otto g iorni, a seconda della temperatura ambiente, si sviluppa no le larve che in altri 12-lb giorn i di ventano anim1lli adulti e atti alla riproduzione. Nello sviluppo dell'uovo si distinguono sei stadi (vedi figure 3-8) : nel primo il contenuto è indiviso e ricco di sfere vitell ine; nel seconclo si ha differenizazione nel vitello di cent ri germinali> abbastanza rego lari ; nel terzo si può riconoscere il contomo del corpo e l'inizio delle. formazione dei segmenti articolari ;

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nel qua1·to si h a accenno alla formazione del capo, corpo, esb.:mità, cavità, occhi; nel quinto la larva quasi matur a è pronta per fooruscire; nel sestcJ la cc1.p3ula è vuota per la rottura del coperchio e foe>-ruscita della lar va. R1rnstEnA AGLl AGl!:~ 'l'I F!:,fl'T. A~ilissimo all<.1. temperatur<', del c_o r po umnno, il p ediculu.~ 1:c!sli11w:ifi n on sombnt r isentire danne dalle temperature febbrili (40'-·11()). A temperatn•·p niit clcnle (.W i movimenti si fanno me>no v i\·aci: ce;sano it G1 1 <i.-, .

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'244

SU LT,A PROFILASSI DEL PEDI CU u·s H OmNIS

Prolungando per più ore questa temperatura, il pediculus muore "'li uando non venga difeso rla uno straterello d'aria (come nel caso che il pidocchio si trovi fra. due strati di tellito di lana). Sopportano s enza danno tempera ture anche basse (- ~ ·), entrando in uno stato -di rigidità, di torpore, da cui si riprendono tostochè sono ricollocati ::a temperature più alte. Molto più resistenti al calore si ~ostrauo i lendini, protetti dallo ·'8tr ato chitinoso: i pareri degli autori sono però discordi, bastando per · u.luni l'azione prolungata. del riscaldamento a 70" per ucciderli, mentre :altri affermano che occorre una temperat.ura molto maggiore. Immerso nell'acqua. fredda., il pedicultts vestimenti può resistere pii1

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-quando abbia. la possibilità di circondar;ii di un " strato di aria.. L'acqua bollente li uccide quasi immediatamente: uccide i lendini .oope ,circa un'ora.

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Mezzi di <listruzioue dei pidocchi e Ilei lendini.

T ra i numerosi mezzi proposti accennerò solo a quélli che semiiorano realmen te effi caci. A.) C A.LO RF. - Data la sensibilità del p ediculus i·estime-uti a tem11 erat ure non molto elevate, era naturale che come primo mezzo di -distruzione si usasse il calore, sia sotto forma d 'acqua bollente che .di va pore acqueo (di~infezione a vapore) o di aria calda (forni). Però


SVLLA P ROFILASSI . Dic i. Pl::OICU LUS llOMI:-lS

la pratica ba dimostrato che, allorquando il pedi'culus non si trova isolato, ma aderente a stoffe ammacchiate 10 massa (ancorcbir non compresse), tollera temperature molto più elevate, e ancor maggior resistenza spiegano i lendini che in uguali condizioni resiston o,alla temperatura di 110'·115°. Migliori risultati e più costanti offre, fra i d iversi metod i di sterilizzazione col calore, la bollitura. prolungata per d ne ore, e ancor meglio l'azione combinata del calore e di un alcali no sotto fo rma di: bollit ura in soluzione di liscivia al 10 p. cento. B) MRzzr oarnrc1. - Fra q uesti l'anidride solforosa sem bra tenere il primato. Gli autori però discordauo, sia sulla percentuale del gas ..

...

che snl tempo necessario per ottenere uoa s1cum d isinfezione, da un minimo di :2 ore con nna per~entuale del 2 ~~ ad n n massimo di 8 ore con una percentuale dell' 8 "o- Uguali risultati danno pure altre s, stanze capaci d i sviluppare an idri de solforosa, quali il solfuro di. carbonio bruciato, i I sol forkose, prodotti però che sono di maneggio pericoloso. · Abbastanza buon i r isultati sni parassiti adu lt i banno dato pure nelle-· mani dei diversi sperimentatori la naftalina; l'olio d i tremeutina:Fetere eti lico, la benzine , lo xilolo, il cloroformio, alcuni oli essenziali e il tricloro-etilene, il più recente procht.to consigliato e d i attività, pare, molto spiccata.


246

»U l,LA PfCOFlf,ASSI Dl•: L PE DI CULU,< HO)IIN'!S

)I isu n· profì lattiche. Da quauto aLbiamo esposto sulle proprietà biologic he del p ediculu.s cestimenti e sulla sua sensibilità ai d iversi agenti fi sici e c himici, sembrere bbe facile addivenire all 'enunciaz ione di misnre profilattiche, atte a combattere la di ffusione ùel pericoloso ·parassita. 1\fa in realt à il p roblema, è m t·no sem plice ùi quanto pos,-a semb rare: n e stanno a ri pr o Ya i ,lue regolamenti ministeriali tedeschi s ullo spidoccliiamento del ::lJ genna io e de l 2 marzo lfll5, i quali ben dimostrano quanta incer tezza r egni ancora sull'argomento e quante difficoltà si de bbono ancora superare (1). Uguali discordanze di veuute si notano fra i di vPrsi autori che s i occ uparono d i ricen·be sull'argomento. P er ricordare solo i l)iù recenti, Curschmann propugna l'uso d i un p reparato di benzolo, tro,ato i n\"ece di scarsa a t tività dal '\Vesem be rg f assi~me n,ll'alc ool, etere, etere acetico, tol uolo, xilolo, cresolo (q uesto ultim o pro vato con successo da H esrheiner e Natl..tan), pi pere<lin a, olì eter eiJ, i l quale propone invece il c icloesanone solo o com bi nato con una piccola dose dell'alcool eorrispoudente, <'icloesanolo: \ VelLzer, disconoscendo l 'azion~ della naftalina, ctel balsamo del Perù, del s ublimato corrosivo, degli indumen t i di se ta, de l calore secco (forno), propende per l'uso della disinfezione a vapore, mentre E:1:aska lt e FrieJ.mall sostengono l'at· t i vità del calore secco. D i fro nte 1t tali d i\"erg~nze ho intrapr eso una serie rii ricer c he d irette m. p recirnre, llOII già quale ~os tnnza godesse di maggior attività contr o il pidocchio ed i lend ini. mn bensì q ua le sostanza pnr d otata di ,-;pi1:e:1tE'. pro prietà pedicnl iciile. fosse la più prnticamente arlattabi le alle e:::igeuz e d i guerra. ( l) Dar r e')ufome,110 mi,ii.•ltr,a fo tcdc.,c,, d../ !!i :1cmv1io 1!) 15. - Abiti e binn che ri n d i p~ceono n fic•t t.- dn tiìo o~aotcmutico o sospoUo tnli, devono cssereaccura tumento pul i ti e apid oc<.'11.inU. A tal<, scopo vengono mosei n egli a11parecchi di didinfezioue e tra ttati eon vapori d'a<"qun oppure c on acido so lforoso. 111 m ,m canza di npp11recd1i gli og~ t t i v rngo n o Jis tos i in nmbicnti ehi118i, o ,·e si brnc ia i n r ecipienti aper ti dello zolfo in forma di b astonci ni. T c rminuta. 11, disiafezio ne , g li amb iooti riinangono c hiusi per almeno 4 ore. Dfll r , ']Olamc11/o 111i11i s/r.riale tcd~srrJ 2 ll"tr:o ! !Il o. - Lo spidocehianicnto d ella binn.:heria o degli abi ti si effettua ne l modo più s icu ro con vnpore o con aria calùu (forn o). F.i.cendo us o Jol forno, gli oggetti do disin iottar() v i s i introd ucono in sacchi. E ssi però non d e vo no ess,• r<> pig i,1ti, co3ie hò J"aria c,,lda poss a p c notraro ra pidame nt e . Lo spid<>c<"hia menlo co n b en zina, zolfo ed al t ri ga3 r khiedo t roppo te mpo , è perico loso e .non se mpre molto eflicncl', 'Iulun i scon s1gl ion o l'uso d ,:,llo zo lfo, no n ri tenendo l<> abba9tanza nttivu: la naftalina in\"eCe p are corrispon dere b e ne .


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SULLA PROFILASSI DEI, PED!CULUS HOMINIS

247

B en diversa infatti dev'essere la tecnica, quando si deve provve~ere b.llo spidocchiamen to del soldato e dei suoi effetti di corredo in 1.111 ambiente fornito di tutto il com(o·r t che l'igiene e la profilassi <!Ontro le malattie infettive consigliauo da quando si richiede che la Stessa opera si effettni direttamente nel luogo di ricovero d elle truppe -combattenti o nelle immecliat~ vicinanze, condizionando spesso l'opera di p rofi lassi alle esigenze belliche. · Nel primo caso valgouo le regole prescritte dall'art. 129 del regolamento generale sanitario e dalle su ccessive circolari ministeriali, riassunte in un fascicoletto stampato a curn della Commissione ispettiva presso il Coman do Su premo, fascicolo largamen te diffuso durante questi ulti mi m esi presso i corpi e le unità di prima e seconda linea (1), pnrchè, come mi dimostrarono le ricerche a tal uopo istituite, usando del gas blaytou all'8 p. 100 e si lascino gli oggetti da sterilizzare pei: a Imeno 4 ore nella camera di solforazione, oppure. usa11do degli apparecchi generatori di vapore acqueo fluen te, si prolunghi la disin fezione per tre <lre almeno e nella sterilizzazione con vapore sotto pressione si abbia la massìma cura di espel lere con ripetute compressionì e decompressioni tutta l'aria racchiusa fra gli oggetti da sterilizzare, portando la pressione almeno a due atmosfe1e e mantenendola a !aie altezza ~er più di un'ora. Naturalm~nte però la sterilizzazion e con vapore non potrà servire che per le lingerie o gli effetti letterecci,· non per i vestil i d i panno e gli oggetti d i cuoio. P er la disinfezione d elle, sole lingerie, in luogo di q.nesti mezzi di distruziona, si pot rà n.dottare la bollitura per due ore in liscivia d i soda al J.O p. 100. Per la pulizia e profilassi ind ivi d uale basteranno ripetn ti bagni saponati. :Nel sa"oondo caso, invece, molto più semplici devono essere i mezzi di p rofi lassi, vuoi per le necessiti logistiche e pPr la d ifficol tà dei t rasporti, vuoi per la n ecessità assoluta. di r esti tu ire al 'proprio posto nel più breYe ' tempo possibile le truppe col correrlo al completo. Non potranno perciò servire a questo scopo nè la sterilizzazione col w,pore ( 1) J pidocchi delle ve1>timenw si no.scoodono ne lle pieghe d ella b inncher in, d egli abiti, e pelle fodere ; essi depongono le uova, che sono molto resist 'lnt i, presso le cut'iture; possono tro vnrsi negli effetti le t terecci o in m ezzo nl sud iciume. Si distruggono coi vn pori di anidride solforosa e solforica (gns blay to n): ma meglio col vapore acq ueo Ouento per un'ora 11 ( 100°) e sotto pressione per me zz'orn a O.i atmosf. ( 115°). P er la prot:ìlassi individua le si consig lia l'uso di sacchetti di naftalina o canfora (d a portars i nelle t.asohe dei pantaloni e sotto le ascelle), oppure d i pomate a lla naftnJioa, ecc. P er il perRonale sanita rio è indicato l'uso di speciali vestiti (stivaloni o gambol i di gomma; yesti strette alle c.: viglio; pantaloni olti fino a lle ascelle ; g uanti strett i ai polsi, ecc.),


248

S ULLA PR OF il,A$S1 DE L PED ICC LUS H OMI~ lS

:fluen te o sotto pressione, nè la bollit ura (limita t e a lle linge rie), nè la. solforazione e n e ppu r e i pr e pa rati liq u idi, pochi dei qnal i del r esto <lim o. t r a no uno spiccato potere ped icn licida ( ve:li tavola I ). Di sca r so rnlor e sono l e p oh ·eri par nssiticide, c he., a t t ive q uando i l p idoccl1io vie ne a lor o d iretto contatto per un t e m po pi ù o méno lu ngo, s piega no in g enera le solo un 'azione r epuls iva q uando , engano cospar se sugli ind um en t i, l im itan dosi a fn gare, n o n a d is t ruggere i p idoechi . La. tavola II i llustra a lc une esper ie nze con dotte in vi tro n elle mig liori cond izioni (ved i no ta 1) per giudica re, s ia dell'a zione di r etta che dell'a ?.ione a dis t a nza di det t e polver i. D i t u tte le sostanze esam inate la. so la naftalin a h a dimost r ato di posseder e una n ot e, ole a tt i,ità s ul p e<li ndu-~ s Yi l n pp,ito. m ontre s i è m ostrata inat ti va :::ui lend ini . ::\Iag g ior prohabilità d i succe:;so offr iva no i preparati gassosi, sia sotto form a d i ver i gas, c he d i gas in solu zione o di liq uidi a. punto d i e bnllizio ne molto ba<-so s ,·olgen t i V1\ por i a t emperatura ambi en te. D i ques t i pr odotti !-pecia lme nte m i 01'cu pa i in n umerose esperie nze, c he r iassumo n el la t a vola III. Fra le sostanze esam inate l'opt i1111on di a ttiv ità !'ottenn i co11 una soln ?.ione ù i a mmo niaca iu ben zina, ad1lizio1t;1ta (!On naftali na nella propornione riel p. 100. Delle t re sosta nze prese isola tame nte, la più a tt i rn, s ia s ui p irJ.occ· hì ch e s ui l<>m1ini, è il g11s ammon ia co : i Yap0ri di ben zina, pure at.tivi s ul pedirnlus s ,- ilu ppa to, poco lo sono in vece sui le n,l ini ; la naft a.lina st>r ve a pr ott>gge re. e.lr.ae no per un certo tem po, da n na 11non1. infezione d i podien lir1i. Con minore iut ensi tà a g isce i n vece i l gas a mmo nico svilu ppat o d,, lla so luzi one ac quosa di ~ H , an c he se lasciato ag ire per m aggior t r m p,1, s ia perc hè la be nzina. paral izza.mio il pec7irnl11., s ,- i!uppnto ecl intaccando i n Jhlr te lo stato c hit inoso d€i lendini, favorisi·e l'a zione del gas ammoniaco, sia perchè l 'eYapor.,zione e qu indi la sa turaz ione ,l01l'amhien t e col gas ammoniaco a n ·iene in m,,tlo m olto pi it , iolC'nt1) e in un t empo m olto m inore, qnnudo ~ia s •·iollo i l liq uido a h ,l!-iSO punt-o di ebul lizione, c:he qnando sia sci(lto i11 a1·qua. Cornhinando p,)i l'azinne d.-ll n. miscela sopradeth t Cc)n quel la d i un modico calorl' (-:I.O •..-10°1, i I pot,, re pPd icu I icida, forse per <'hè il calore fayor isce la diffu~ion,, del gaa. e ne i mpedisce la condensazione, a ument,1. i11 modo spicl'n.10. !--u cce;;si,·am<·nte 1ms,;ai ad esaminare la cRpa ciLà di pen e traziunE' <l<'i si11goli gas attnl\'erso le stoffe,·poil'h è tra.ttal!(losi d i ster il:z~a,e n on pochi ca.pi d i vE'st,ime11ta, ma qnantità t a lrnlrn. conside reYoli più o meno add1·nsati , può spesso tornare di nrng!Zior e ut ilità l'uso d i 1111

,i


SULLA PROF!LAS-I DEL PEDICULUS HOMTNIS

~49

prodotto di attività anche non molto considerevole, purchè nel con• tempo dotato di notevole, forza di penetrazione. A tale scopo mi servii del dìspositivo illustrato nelle :fig. 9 e 10. Consta di un tubo di zinco chiuso con coperchio, i cui due fond i se.no costruiti in rete metallica, nel quale si introducono dei dischetti di panno grigio-verde da soldato, di diametro appena superiore a quello interno del tubo, attraversati da due fili, in nlOdo da poter venir compressi in massa collo. semplice trazione dei fili, quando il dischetto superiore venga mantenuto fermo. Fra i dischett i si collocano i pidocchi ed i lendini e si eser,cita una. lieve compres,:ione, sicchè il ga.;i i,er agire è costretto ad attrave rsare uno, due, tre o più dischetti. Sopra il pidocchio superiore si collocano altrettanti dischetti, quanti ve ne sono al d i sotto, affinché anche dall'alto il gas po3sa. trovare ugu aie resistenza alla penetrazioue

1

.. Fi·!. 9.

Collocati i pidocchi in posto, rompressi dolcemente i dischetti, e introdotto il cilindro di panno cosi risultante nel cilindro di zinco, si sospende con u n filo il cilindro in uua provetta o in una bot t igl ia a collo largv, s ul cui fondo si s ia ,crsato il liquido iu es1une. Vo leuuo far 1tgin, i l c alore, s i colloc a la provetta o la bottiglia in un bagnomaria, e a lato del tubo di ~inco si sospendo un termometro per controllare la temperatura del gas.

,, .•

••

Da queste ricerche, consegna te in riassunto 1wlla t aYola IV, ri sulta che anche nel riguado del potere d i penetrazione la 'm isceb proposta è superiore a tutti i preparati finora io uso, e che il ri scaldamento favorisce in modo spiccato l'azione del preparato, specialmente per quanto riguarda la sua azione s ui lendini , 1:1cnza e.<e1·-

cita1·e a.zione · alcnna, sia sulle stoffe, p elli e telfsttfi rnri, che .sni colori. Non I. - Per q~este ricerche mi servii dell'apparecchio illustrato nella fig. 11•. Consta di un piccolo vasetto di vetro spes;;o, chiuso con tappo automatico a pressione.


260

SULLA PROFILASSI DEL PEDIOOLUS. 'HOlUNIS

Nel suo interno trova posto un minuscolo cestello di rete metallica con tre piccoli piedi, fra i quali è collocato un piccolo recipiente di zinco. Messi uno o due pidocchi vivaci nel piccolo recipiente di zinco, vi si getta la polvere o il liquido in esa.me, s'introduce il recipiente di zinco con 1·apida manovra nel vasetto di vetro, si colloca in posto il cestello di rete, in cui si siano precedentemente introdotti uno o

fi'ig. ! O.

-~· Flg. H .

due pidocchi, impedendo la. loro fuga con un tappo di cotone idrofilo, e si chiude rapidamente il vasetto col tappo meccanico. Tutto il va.setto viene poi lasciato a temperatura ambiente o messo in bagnomaria alla temperatura desiderata. La facile costruzione ed il pooo costo dell'apparecchio permette di istituire numerose esperienze' serie e studia.re l'azione del tempo e del calore su pidocchi provenienti da uno stesso prelevamento.


SULLA. PllOF H.A SST DEL l'E Ol CO LUS H OMJ::-I S

251

I pidocchi ed i lendini venivano r accolti il g iorno precedente o il giorno etesso dell'esperienza, s ia su ammalati entranti in questo la zzaretto, sia sui vestiti invia ti dal fronte alla stazione di d is infezione di Torre Zuino. N oTA IL - A. seguito dell'azion e dei diver si agen ti fi sici in a ssenza di vapor a cqueo, e della miscela nafto-be nzo l-ammon ica in particolare, si osservano nel pedic ulu a dulto i segueuti fatti : i l ped icu lo si fa secco, raggrinzito, nerastro ; qua ndo l'azione è più in tensa e proluugata o favorita dall'azio ne d i un m oJico calore, s i nm<lono t anto secchi da. r ompersi al minimo contatto. Usando in vece per la sterilizzazione acq ua bollente o va por acqueo ed anche il gas ammonico svolgentesi da so luzione a cq uosa di ammouiacù, il peclicnltts non divent a secco, ma conser va a spetto e forma norm a le. Nei lendini le modificazioni variano a seconda lo stadio di sviluppo. Nel primo e second o st adio, q uando il p lasma riempie tutt:o l'uovo, se L\ sostanza ha agito a lungo, si n ota retrazione del plasma dalla membrana o increspamento de lla capsula c hitinosa. Nel quar to e quinto sta.dio, quando già l 'embrione è sviluppato s i ossèrva, specialmente nella parte ventrale- dell'embrion e, nei d in torni del capo, là ove s i verrà fo rmand o l'apparato boccale, la cessa z io ne dei movimenti d<!lle bolle d'a ria contenute n el liq uiclo ni~tritizio. L'osser vazione d i questi mo \·imenti ric hiede una, certa prat ica e un po' di pazienza, tratta ndosi non di bolle c he s i forma no regolar· mente, ma, irregolarme nte, due, quattro volte al m inuto. Alt.re volte, più frequentemente, quauclo si abbini l'azio ne del calore all'azione del disinfettan te, s i constata il dista cco dell'opercolo µarziale o totale, p ur r imanendo la larva i n posto, forse per aument o della pr essione endo-ov ulare. Nelle mie esperienze ho stimpre seguito Jn norma di di vi<lere i leudini che avevano subita l'azio ne della sostanza in esame in Juo gruppi: l'uno dei q uali veniva sub ito esaminato a l microscopio, l'altro veni rn, lasc iato in te r mostato per qu ind ici giorni ed osservato giornal men te per con statare un even t uale svilu ppo di pidocchi. I pidocchi adulti sottoposti al trattamento venivano L'$aminati s u· bito e poi lascin.ti in scatole d i vet ro a tem peratnra ambiente fino a ll'indo mam per poterli riesaminare dopo va ri perioJi d i tempo, essendomi riusci to d i osservare c he talune sostauztl e speC'ial me nte le polve ri, provocano solo una m or te appar~11te d i durata pitl o meno lunga, che può i ndurr e in errore.


252

SULLA PROF lLASSI DE),

l' EOICULUS HOMI ~JS

"' "'* Espletate q uelle ricerche preliminari, bo cercato dì applicare -prl\· tìcamente i risultat i conseguiti, senza. ricorrere a.d apparecchi di versi da quelli già in dotazione pre3so le unita combattenti. La figura 128 illustra. appunto un'aggiunta. alle comuni lisciviatrici da campo

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che le rende atte alla sterilizzazione di abiti, lingeri e e bufetterie con la miscela naftoben2.olammooica. Consta questo apparecchio di una lamina di zi nco forata, munita di 4 piedini del d iametro deJla, lisci\·iatrice, a cui è saldato i nferiormente un piccolo recipiente pel liquido. L'immissione del liquido nel recipiente si fa a mezzo di un tubo di ferro fogg iato ad imbuto al suo estremo superiore e chiuso con rubinetto. Per l'uso si opera nel seguente modo: Estratto dalla lisci viatri ce il doppio fondo che serv,e a sorreggere la biancheria , si versa nella


SU LLA PROFIL ASSI DKL PEDICULUS HOMIKIS

253

/

lisciviatrice acqua sino a riempire lo. p iccola caldaia i nferiore, si colloca in posto il nuovo piano forato e si riempie la lisciviat rice cogli oggetti da sterilizzare, avendo cnra di non comprimerli soverchiamente. S i apre allora il rubinetto superiore e si versa nell'imbuto un litro della miscela. Richiuso il rubinetto, si copre tutta la lisciviatrice con una tela resistente (telo da tenda, ad es.) e si mette in posto il coperchio. Si accende allora un piccolo fuoco sc,tto la caldaia (bastano pochi pezzi di legna). Trascorsa 1m'ora e mezza, si po~sono togliere gli indumenti dalla l isciviatrice e senza togliere il fuoco dal focolaio, passare ad un a seconda sterilizzazione, poichè l'immissione del liquido nel serbatoio a m ezzo dell'imbuto non offre alcun pericolo, data la distanza fra imbuto e focolaio e la presenza degli indumenti nella lisciviatrice che impediscono la fuoruscita rapida del gas. Il costo di ogni lit ro di preparato, usando per la preparazione della soluzione satura d i gas ammonico in benzina delle bombe di gas .compresso è di circa L . 1,50, che diviso per il n umero degli indumenti, di cui è capace una lisciviatrice da campo, importa centesimi 8 per corredo. Allo st.esso scopa possono servire anche le comuni botti per disin fezjone a vapor e fluente, quando si applichi alla griglia _in ferro, i n modo che sia per metà .immerso nell'acqua calda, un piccolo pentoli Lo, i n cui si versa la miscela a mezzo di u n t ubo, munito di imbuto e rubinetto che passa per uno dei fori della g riglia di legno. Occorrendo di sterilizzare una maggior q u antità d i materiale in una sola volta, si può usare anche un.a piccola camera, provvedendo alla chiusura delle fessure ed alle parti mancanti d'impo;,te con strisce di c arta resistenti applicate con colla d'amido. Collocato nel centro della camera un recipiente piatto e largo · di metallo o di latta (una padella ad es.) pescante in un altro reci piente e riempita la camera degli indumenti da. sterilizzar e, avendo cura. d i non comprimerli SO· verchiamente, si riempirà il recipiente inferiore con H ,O bollente e si verserà di colpo la quantità della miscela occorrente nel piatto super:iore, tenendo presente che per ogni metro cubo di ambiente occorr a l litro della miscela. Richiusa accuratamente la porta, si lascerà agire il gas per a!meno 2 ore. **•

Anche il problema dello spidocchia.mento e della profi lassi individua.le fu largamente discusso e trattato in questi ultimi tempi, spe· cialmente per diminuire il pericolo di diffusione di questi ectoparas-


SULLA PROFILA SS I DEL PIWICULUS HOMIKIS

s1t1 e proteggere il sanitario ed i l personale infermiere incaricato della. cnra ed assistenza dei malati . .Pur e in uest 0 ca.;;o, a lato a proc,:,dimeuti l unghi e comples;;i at· tuabili solo in locali a ppositi lont an i dalla fronte su di un numero r elativamente piccolo di indivdui (rasatura dei pel i, fri zioni con cloro fo r mio, bagni alcalini per la pu lizia : uso di appositi vestiti g ommati cl i color verde, di soprasl:arpe e guanti d i gomma per la profi la;;si), ve1111ero consigliati e usati svariati mezzi per la pnlizia e profilassi personale alla fronte: le frizioni con o]ii essenziali, con miscela olio e pet rolio, con benzina. an isolo, etere e cloroformio, le polveri parassiticide, !'iodoformio, l' infnso di ta,bacco, i sacchet ti di naftalina e di canfora, i sacchetti e le c inture impregnate di merci.:.rio, l'uso di biancheria impregua,ta con una miscela d i paraffina e ol io cli anice, di indumenti di seta, ecc., furono proposti e pro,ati cou varia vicenda. · Le esperienze ri ferit.e e i risultati ottenuti ben dimostrano quale sia rEia lmente il valore intrinseco di q uesti vari mezzi curativi e profilattic i: la loro azione si limita per lo più a fugare i pidocchi da uu pu nto all'altro d eg li indumenti, mentre lasciano intatti i lendini. Con J,i m isuela uafto-beuzol-ammonica diluita a metà con benzina, e sparsa sotto forma di fine nube sugli indumenti e sulla peHe a mezzo d i un comnne polverizzatore, otten ni ottim i risultati, sia n el la distrnzione dei pidocchi direttamente snl r orpo umano, che uelle e sperienze di profila ssi: ci to sotto questo rignardo m10 degli esperimenti e3eguiti .

q

S,>ttoposta a lla polveriz zn.zione con la m iscela so pt·:oddctta mrn g iu bba sperim ent a l mente infettata di pidocch i, r is<'o:1tr a i. ven t iq uattro ore dopo ch e la pol\'eri zr.il ZÌ011~ era stri ta esr.~uit a., ch e t uLti i pidocch i e rano morti. )!es~a poi la g i,ubha ns- ieme 1d indume nti ricch i <li pediculid i, fo r"e pe r e ffl'tt o della naftali na r e,tò im m u ne ù al l'i11vas ioue dei pedieulidi, 1,,ddo \'e nitre gi11libe di cont ro ll o n e furono i n"a~c.

L a misuela non spiega a.lcu 1m azione irri t.ant.e snll a ente, nè sono da temere gl i effetti secondari della naftalir1a, data la piecola q nant i tiì con t.enu(a. L'uso pno per ora e,sPre ri::;tretto a i m edici, a l per:-onale i nft'r· miere eil alla disi n fezione degli etfotti let,tprecri : e , perien ze sn pÌtl larg ,i scala, diranno poi qnanto pos-;n. re11.lmeI1tf' g io,nre per la 1otta contro i I perit:olo~o e mole~to p,ua~--i ta nel le t,ri ucee. ltias-,u111r·11c/li: - l 'èr la. dislrnzione tld 71etlirn!lls restime11ti sono d a. con'>igliare :


SULLA PROFILASSI 01!:L f>EDICULUS HO)U~IS

255

a) quando si possa far uso degli apparecchi necessari e si abbiano a disposizione tempo e indumenti d i ricambio : per la lingeria: la bollitura per due ore in liscivia di soda al 10 p. 100; la sterilizzazione con vapore fiuen te per tre ore ; la sterilizzazione con vapore sotto pressione a due atmosfere per u n'ora: per gli effetti di panno e per tutti gli oggetti di corredo (lingeria, oggetti di panno, oggetti di cuoio) : la solfora?.ione col gas blayton prolungata per quattro ore e con carica di solfo de11'8 p. 100; per la pulizia e profHassi individuale : frequenti b!lg ni sa· pone.ti ; . b) quando non si abbia.no o non si posMno usare gl i apparecchi sopra menzionati : per tutti gli oggetti di corredo : il trattamento per un'ora e mezza con vapori -sviluppati a 40°-G0° dalla miscela nano-benzola mmonica; per gli oggetti non trasportabili e per la pulizia e profilassi individuale: le p•llverizzazioni con la stessa miscela diluita a metà. con benzina.


256

SU LLA P ROFILASSI

DEL P EDTOCL t.;:; R<Hll:-IS

T AVO LA I .

Esperienze con so)!tanz& in soluzione acquo!òìa. · Azione di contatto

DU RAT A

RISULTATO

d,e tl ':'li iou e

d ell" azio ne ,u1 pidocc hi &\'iloppatl

I poclo rito di calcio 2 0, o

2 o re

Appa rentemen te mor t i: si rimettono dopo asc iug ati. Id id. id.

4 2

!d .

id.

id.

4

Id.

id.

id.

2

Id.

id.

id.

Id.

id.

id,

I d.

id.

id .

Clorosa.n

Acqua sa t u r a di cloro.

4

F or ma lina 10 ¼ •

• •

•

15 m inu ti

•

30

• (I )

:\forti.

5¼

30

•

•

O·O

I

A ppn ron temente m ort i: si rimettono dopo asciugati. ?,forti.

E ssenza berg amo tto in soluzione a lcoolica -acquosa.

o ra

Infuso a lcoolico di Sllbad ig lia a l 5 ° 0 con soluz. 2 ¼ Na, C0 5 Infuso taba cco in sospensiono a l 5 ¾ in N a, CO.

2¼ ,

(2)

2 ore

Id.

id .

ora

Id ·

id.

2 ore

Id.

id.

30 min uti 60

Ammo niaca

• (3 ) 1 ora 2 ore (4)

Acido a ce t ico 10 o o

ora 2 ore (5)

(I l U•'•·ld e i le ndini d opo 4 o r&, I ~/ • • • 10 or e .

l:~, i'.\'~s~una azione sul ten,ll nl. 141 Ucddo i 1~,,.1101 d ,,po 4 o r e . (~/ • • • 8 or e .

N essuna a zio ne.

Appsren temente m orti: si rimettono d opo as c iuga ti. I\Ior ti. Appllrenternen te m orti; si rime ttono· d opo asciugati. ;\forti. Apparen tem e nte m or ti: ei rimettono d opo asciugat i. Morti .


257

SULLA PROFILASSI DEL PEDWULUS BOMINIS

TAVOLA II.

Esperienze con prodotti in polver e. AZIONE DI CONTATTO I pi<locchl inlontill dopo

Razzia .

I pidocchi

1 pidocchi

SODO

sono I

0M'l111Ìoni

uccisi dopo

6 ore

AZIONE A DISTANZA in ambiente chiuso

Si rimet-

I pidocchi

IODO

intonllll dopo

Ownaiiooi

tono

I

ucclai J opo

12 ore

ei rimettono.

tono. Antifìlina

6

Polvere antiparaBSita• ria Zambelletti

3

Piretro .

'

.

I

12

I

•

• 6 •

•

12

•

•

•

-

•

-

I

Sabadiglin.

6

•

p.,pe.

3

•

Jodoformio

1 ora

Solfo.

6 ore

Tabacco

3

•

Ipoclo rito di cnlcio

3

>

Clorosan

2

•

Naftalina

6 ore (1)

4

• (l)

(IJ N1111a11na n zione sul lt•,u.linl . li -

6

Gior 11ale di mtdi:111a militu ,.e - Pa, c. I,·.

si rimettono .

•

I

-

uossaoa a zione

-

I

•

-

I

•

-

I

• (l )

ii minuti Iomin.(I)

I

6 ore

I

()

nessuna azione

15 minuti 2 oro (I)

I


268

S ULLA PBOFI LAS$1 DEI, PEDl CULUtl B l•MI NIS

TA \"OLA Ili.

Esperienza con sostttnze gassose in a mbiente chiuso ed a dlver -,e temperature.

Gae cloro-concentra· zione i8 °/00 • Gas acetilene Eaaenza bergamotto Acido acet.ico ,

Cloroform io .

Solfuro di carbonio

Xilolo .

Aoidride solforosa 180 180

11;0 400

2-10 I SO 00

10° 15° 15°

30

15°

flO 15

,oo

{I()

15 :10

Etero otitico .

:io GO 16

30

1)

s °fo .

30 60

Benzina

30 60 16

o (1)

+ (l ) Petrolio 400 ±

400

)5 30

(

15°

120 15 30

30 16 30

-

15°

40° )60

u;• 1:i• 41)•

40° 16° 15° 3r,o

+

30 120 180 30 60

NH1 in aoluzione acquosa I

++<• ± NHl in bemdna ± ±

± +

+ nafta-

Bem.ina lina 5 ° 0

15° 15°

15° 16°

400 40° 15° 15°

40° 40°

+ nafta.

+ NR , in benzina no(talinn

16

15° 15°

16 l.J

40° 1.;o

++

\O

40°

++

1:;

l ·o

+ +

I.i

+

45 1-i 10 .;

++

.,

30 60 30

+

+ + + ± +

:io

30 Pe trolio Jina 5 ° 0

±

15° 4.e,o 500

+ ++ ++ ++

( I) l i stgoo O Indica nessnon azione n~ aut pidor,·hlo, nè sul lendlol. - Il seg no - tudioA che I phlocchi r cstnuo ln\onUti 1,er qu•lohe te rnpo, m~ nessuna nzion~ sul le ndini. - Il t e gno :± lndlcA morie dei pidocchi oessno.... z1one sul lendini. - Il seg no + + ludle>. mori~ ~el p idoC<'hlo e del leodlol.


2ò9

$01.LA P ROFJLASf!I DEI. PEDI CL"J,US B O.MI ~ I S

1'A \" OLA JV.

ES()erienze di penet razione attrarnrso i t es,.nt.f di sostanze gassos., in ambiente chiuso , li.

Numero d egli s trati di panoo

Rl•ullato dopo cJO miouti pri mi di azlon~

Cloroformio .

40°++ ++ ++ +-+- 15°+-+-+-+- - -

,

Solfuro di ce.rbonio .

-

-

-

-

4~ +++++++++++- + - +- +- + 40• + -+ - +-+- + - - - - - .wo+- + - +-+- +-+- -

Xi lolo. Benzina Pe trolio (risulte.to dopo minuti di e.zione ) .

10

40° +- +- +- -

-

-

-

-

-

+- +- +- - - - Acido e.cetico 40°+ - +- +- - - - NH io soluzione e.cquoae.. 15° +- + - +- +- +- i- -

-

-

-

-

-

-

-

-

-

Anid ride solforosa (risulte.t o d opo 1 ora di e.zioo e).

3

-

4r, +++++++++ - +-'+ - + - +0

X H~ in benzine.

+ + + + + + + + + + + + f - +- -

15°

-

•+++++++ +++~1++++++ ++

+ ne.fte,.

NH, in benzina line. . . . . .

. . . ).,o+++ ·:-++ + +++++ +--+-

-

-

1+ + + + -\- + + -:-1+ +\++'.++I+ +1+ +i-1· +

400

+

( l i l i segno + indica morie del rtdocc hl e del Jendf ni. li sq:r.11 : - lo11;c:1 nMr le d d l idocchl, nessuna a zione s ui lendini. _ Il segno _ iudic.1 eh.e i tiliJo~chi re'\ Ffìtu, i;,,Io intunti!i p, r •p1: le' • t ~mpo e nessuna azione out lendini.


IIA RELAZIONE sui casi di tetano osservati (settembre 1915-gennaio 1916) con ulteriori indicazioni pratiche per la cura della malattia. P er il J ott, Guido Vernonl, capitano medico

Alla prece,iente relazione sui casi di t eta no osser vati nei primi mesi di gue rra ç.1), segue ora ques ta seconda breve relazione su nuovi casi di tetano venuti in osservazion e, con lo scopo di render conto d ei r isultati com plessivi ottenutis i nella cura di questa malattia, d i far conoscere a lcune nuo ve modalità adottate nella prat ica della cura s pecifica ·de l tetano, che l'esperienza ha. dimostrate assai efficaci, e di rich iamare l'a ttenzione snile speciali caratteris tiche con cui l'i11fez iooe tetanica pnò manifest ars i n ei congelati, a differenza dei t rau matizzati ordinari. Nei 22 casi com plessivamen te venuti in osservfl.zione si è avuta u na n1or tali tà. d el 3G,36 p. 100. Considerand o separatamen te la mort a lit;t dei ( ei·iti e quella doi congel ati, s i ha per il primo g r uppo la m ortalità del 41,Ci6 p. 100, e per il secondo del 30 p. 100. Questi risu ltati possono considerarsi come ver:unen te soddisfacenti , trattandosi di malattia, la cui mortalità è ordinaria mente pit'.t che, doppia : e possono giuùicarsi anche migliori, se si considera che n egli 8 casi ad e3ito letale, i n 4 si ebbe la mor te del paziente i u m eno tli ·18 ore dall'i nizio <lei sintomi e a 12-24 ore di distauz,\ d.dPinizio della cura specifica, qtrnndo cioè uon si poteva sperare di avere esercitata u u'i nfluenza benefi ca dec isiva. Questi cas i fu lm inanti ~on paio110 purt r0ppo suscetti bi li di cura. Ciò che ìnrnce si può rngione\ olmente s perare d i raggiungere og:;i con b cuni del tetano, si è di ottenere la gnarigioue in t u tti IJlle;l i altri CRsi, ehe, per qnuuto gmvi e per quanto acuti, hA-nno t uttavia un decorso non addirittura precipitoso, ma. tale 1.." he sia p ossi0

(11 \',JJi 0 : ?l"Mt!c 1: 1,n!i:i v1 militare. - F11sc. XH. -

1915.


Il RELAZIONE SUI CASI DI TETANO OSSERVATJ, ECO.

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bile con una cura pronta., energica. e bene applicata di arrestarne .l corso. Oserei affermare che dal raggiungimento di que2to ambito scopo non siamo molto lontani . Il numero dei casi . pervenuti a guarigione è proporzionalmente super iore, questa volta, a quello che si era raggiunto nel primo periodo. Ciò è dovuto, tanto alla maggiore diffusione delle iniezioni preventive, per cui arlesso la. maggior parte dei feriti e dei congela.ti vengono sollecitamente iniettati, quanto ai mi g liorati metodi d i cura. Per apprezzar mE>glio i buoni risultati curat ivi ottenuti nei casi qui riportati non sara inutile osservare che vari soggetti guariti, e segnati come e iniettati preventivament e» banno sì nvuto la iniezione preventiva, ma, a. una tale distanza rli tempo dall' inizio dei sintomi tetanici (rispettivamente 30-31-45 giorni) che or ma.i ben scarsa e discutibile azi011e protettiva poteva essere esercitata da quella lontana. dose preventiva, e l 'infezione tetanica doveYa dPcorrere come in soggetto nuovo. A. questo riguardo è bene insistere ancora una ~olta sulla opportLrnità di ripetere le iniezioni preventiYe ogni 8 o 10 g iorni tutte le volte che le condizioni delle ferite continuino ad essere tali da lasciar temere lo sviluppo dell'infezione tetanicA. In conclusione, considerando i vantaggi, tanto dell'azione preven1 tiva co me d i q uella. cura.tiva del siero, i risulta.ti r iferiti in questi~ rela½ione portano una. ulteriore, valida prova della grnnde etfìcacia della terapia s peui fica nel tetano. · La cura specifica, del tetano, come è st a.i.a espostf\ nella precedente relazione, consisteva· fon d amentalmente per tntto il periodo acuto i n una serie di iniezioni endorncbidee a intervalli più o meno r a vv1c1uati (12-24: ore) ed in n umero variabi le (4 a G), secondo la gnn·ezza e la persistenza dei sintomi. La quantità d i siero iniettato ogni volta sotto la dura non superava la do~e curativa ordinaria, che è pel siero Tizzoni di circa 25 eme. I tentativi di iniettare maggiori quantità di siero, per quanto le iniezi on i fossero sempre preuedute da estraz ione di quantità corrispondente cli l iquido cefalo-rachidiano, non avevano dato buoni risul tati : si erJ. quindi preferito di attenersi a d osi minori pintt.o!ltO rav vicinate. Ora, ri petendo le punture lor.obari, si è potuto constatare che ùopo 12 ore da una iniezione endorachidea di siero il li quido cefalo rachidiano contiene ancora una sensibile frazi one dello siero iniettato, come è reso manifesto dall'aspetto torbido ori opalino d<;Jl liquido che si estrae con la puntura e dalla sua facil e coa,gnlabilità. Almeno 2-k ore sono necessarie, perchè il liquido cefal o rachidil\no ripreuda la _ tras parenza e limpidezza normali.


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11 REl,AZJ0:'\1" SUI 0.-\Sl DI TE1'A:N'O OSSERVATI, ECO,

~ i dimostra dunque inutile di ripetere l' iniezione endorachidea a intervalli minori di 24 ore, per lo meno per ciò che r iguarda la cer(!ata immunizzazione del sistema nervoso centrale . D'altra parte non pare assolutamente razionale <li lasciar t rascornre un t empo prezioso per la cura, come quello dei primissim i giorni .òi malattia, limitandosi a int rodurre nell'organismo una quantità di siero piuUosLo scarsa, per quanto pos:;a ,enir portata per mezzo d ella puntura lombare in diretto rapporto coi tessuti sensibili. Per queste considerazioni si è. provato a saturare sin da principio l 'organismo del tetanico con quantità molto maggiori di siero introdotto per vie di vorse. I risultati sono stati buoni, e perciò si è adottato come sistema abituale di cura il seguente : Al primo inizio dei fenomeni tetanici, o, in ogni caso, al più llresto possibile, si praticano immediatamente t re successi ve i niezioni di sit1ro antitetanico di 20-25 eme. ciascnna : la prima per via. endoi·adiidea, la seconda per via endovenosa, la t erza per via sotlaC'ltfariea (o intramuscol are), possib ilmente in vicinanza della ferita. Se il sogget.to ha avuto l'iniezione pre,;entiva da oltre 10 g iorni , è prudente nou iniettare siero nelle vene, ma sostituire l'iniezi one endovenosa con una sottocutanea, pmticando così complessivamen te una iniezione endora.chidea e due sottocutanee. I n questo modo l'ammalato, nello spazio di pochi m inuti, riceve u na quan t i tà complessiva di circa 70 eme. di siero. Così si v iene a satnnue l'intiero organismo con antitossina: non solo, ma più ch e non la quan tità assoluta del siero iniettato, ha valore al fine curativo l a distribuzione del siero contemporaneamente in tutti quei territori orgauici, nei quali la tossina del tetano può fissarsi o diffondersi. Cosi si viene a formare una specie di blocco dei ter ritori sensi bili, ehiudendu, non una, ma tutte le possibili vie di accesso del veleno. Dopo 12 ore si pratica una seconda iniezione endovenosa e dopo ~\tre 12 ore (2± clnll'iuizio della cura) si può praticare una seconda ini1c"zione endora chidea. Il seguito d L·lla cura consi:,te in iniezioni endovenose al ternate o, se è necessario, combinate con ini.,ezioni sott.ocutnnee o intramu scolari da eseguirsi ogui giorno sjno alla regressione dei si n tomi. Due iniezioni enJorach id ee sembrano esserè snflicienti nella m aggior parte dei casi, e son disposto a credere clu, in casi non t roppo gravi anche una sola, praticata a.I primo iniz:io della. malattia, po· t rebbe basLare. Infatti il compito precipuo d eJ!a iniezione endora~hiùea di siero è di immunizzare i l sistema nervoso centrale contro


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RELAZIONE SU I CASI DI TET,INO OSSERVATI, EC"C,

~l"i3

gli attacchi della tossina, ed è lecito pensare che questo compi to posJa essere assolto in misura sufficiente anche da una sola iniezione di siero praticata per tempo entro il sacco durale. Qnesta riduzione nel numero delle punture. lombari è vantaggiosa, in quanto evita al malato la ri petizione troppo freqnente di una operazione che gli è sgradita. Inoltre, mentre nei primissim i giorni di malattia, l'opistotono è generalmente poco spicc&,to e l'eccitabilità minore, in modo da permettere con tutta facilità l'introduzione dell'ago nello speco vertebrale, quest.i fatti invece si accentuano ·quasi sempre nei giorni successi v1, rendendo alquanto difticile l'esecuzione della p untura lombare. , L 'iniezione endovenosa è mo! to bene accetta agli ammalati, essendo pressoc~è indolora. Non occorre dire quanta importanza si debba dare in questo caso all'uso di sieri limpidi e possibilmente senza precipitati: quest'ultima condizione non può verificarsi che in sieri raccolti di recente: la prima nei sieri che non banno subito aggiunta di disinfettanti. Un altro particolare di cura merita m enzione, e riguarda l'iniezione di siero nel rachide. Come è stato detto nella precedente relazione, le iniezioni di 25 eme. di siero nel sacco durale, previ a estrazione di altrettanto li· quido cefalo rachidiano, sono innocuo¼: al più in a lcnni soggetti determin ano una elevazione febbrile d ella temperatura, che scompare dopo circa. 24 ore. In questi sogget.ti anche le successive iniezioni endodurali sono sempre causa di elevazione della temperatura. Questo possibile inconveniente non ha. certo grande importanza. Tuttavia si può anche evitarlo, iniettando nel sacco durale una quantità. minore di siero. Ed essendosi d'altra parte constatato con precedenti casuali osserv azion i che le iniezioni di siero praticate nello speco vertebra le, ma all'infuori del sacco durale e precisamente nel così detto spazio epidurale, banno effetti terapeutici d el tutto soddisfacenti: si è provato di combinare questo modo di iniezione con quello intradurale. Attualmente dunque le iniezioni endorachidee vengono praticate nel ,modo che segue: Si eseguisce la puntura 'lombare, e si lascia. fluire una quantità piuttosto abbondante di liquido cefalo-n~chidiano : 20, :.l5, 30 e anche più eme., arrestandosi però prima, se il malato avverte qua lche sensazione molesta o di cefalea o di vertigine. Qnando l'eliminazione di liquido c. r. ha raggiunto la misura voln ta, si innesta la siringa all 'ago e si eo1uincia ad iuif,ttare il siero. Se ne inietta da 10 a 15 eme.,


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Il RELAZIONE SUI CA'-l

DI TETANO OSSS:RV ATI, BCO,

cioè all'incirca la metà del contenuto di una fiala curativa di sier~ Tizzoni. Iniettata questa dose, si distacca. la siringa, e, imprimendo all'ago un lento movimento a spirale, lo si estrae di alcuni millimetri, arrestandosi non appena cessi il defl usso di liquido. L'arrestarsi del deflusso indica che l'ago è •)rmai fuori del sacco iiurale. D'altra parte si sa che la punta dell'ago non ha ancora abbandonato il ca.vo rachideo, perchè in caso contrario si sarebbe avvertita la. netta sensazione del suo passaggio dai legament,i gialli. E se non lo si sapesse per questa via, se ne avrebbe facilmente la prova al momento di iniettare il siero: infatti, se la punta dell'ago è fuori del rachide e quindi nelle masse dei muscoli lombari, è impossibile iniettare nemm~no umi goccia di liquido, poichè s'incontra una resistenza fortissima; mentre l'iniezione di liquido anche in quantità notevoli nello spazio epidurale non incontra resistenza di sorta. Arrestato dun~e !'ago al puuto voluto, si rinnesta la siringa. e si inietta la qualftiti residua della dose curativa di siero, cioè circa una diecina d i eme. Le iniezioni endorachidee così praticate, che potremo designare come inie2.ioni endorachidee miste per distinguerle dalle iniezioni endorachidee puramente intradurali, non b1rnno mai causato il più piecolo disturbo. E$se costituiscono, a nostro avviso, il modo più perfetto di iniezioni spinali. L'in troduzione di siero nello spazio peridurale, che è costituito da tessuto grassoso molto lasso e molto ricco di vene e che circonda. t utte le radici nervose midollari, è probabilmente vantagg iosa, in quanto permette l'assorbimento di antitossina per vie difficilmente raggiungibili in al tro modo e assai importanti pel trasporto della tossina. Le iniezioni di maggiori quan tità di siero, sia endosiaepid urali , sono sconsigliabili, perchè inut ili . Co;;i pure non è consigliabile di praticare la sola iniezione peridurale, rin unziando ai vantaggi di quella endodurale: nello spazio peridurale si possono iniettare 20-30 eme. se11za. inconvenienti : in un caso dopo alcune di tali in iezioni si è avuta rit en zione d'urina per spasmo dello sfintere vescicale, che ha durato circa una settimana; t uttavia a ltre volte non si è avuto nessun disturbo del genere, e d'altra parte si è pure osservata ritenzione d 'u· rina in tetanici indi pendentemente da precedenti iniezioni epidural i di siero. A parte q ueste considerazioni , le dosi medie sopra indica1 e sono da ritenersi, a nostro a,viso, come certamente migliori. Per quel che riguarda la cura sintomatica del tetano nulla vi è da aggiungere a quanto è stato detto nella precedente relazione : in-


lC REL.AZIOSR SUl CASI DI TETANO OSSERVATI> ROO.

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sistiamo tuttavia ancora una volta sulla su.a grand~ importanza, specie nelle forme con grave ecci tamento o in quelle che tendono sin dall'inizio all'esaur imento. I n questi ultimi casi tra i vari rimedi merita grande fiducia l'olio canforato per iniezioni ripetute (ogni 4-5 ore) per molti giorni di seguito, Nei casi in cui la frequenza del polso è costantemente molto elevata. si può avere rapido e notevole beneficio dalla digitale (iniezioni di Digalèn ).

Il tetano nei con;elati Nella seconda metà di novembre 1915, per l'improvviso e in tenso abbassamento del111. temperatura e per le abbondanti pioggia, si ebbe purtroppo a regist rare fra le truppe combat.tenti un numero non indifferente di congelati ai piedi. Successivamente si verificarono tra questi congl¼l11ti con lesioni gangrenose vari casi di tetano, una. parte dei quali g iunsero a morte coi, rapidità sorprendente. Il ridursi dei casi di congelamento e la pratica, subito adottata, di iniettare preventivamente con siero antitetanico tutti i congelati con sc.,luziq::ii di continuo, considerandoli, come è logico, alla stessa. stregua dei feriti ordinari, fecero sì che venisse tosto arrestato il dilagare di questa grave complicazione. I primi casi, verificatisi in soggetti non iniettati preventiva.mente e con periodi d ' incubazione piuttos~o brevi, dettero i l maggior contributo d i mortalità. Chi ha osservato di questi malati non può non essere rimasto colpito da varie peculiarità di questa forma morbosa. Nei casi da noi osservati si trattava di individui con gravi lesioni da congelamento e qui ndi in condizioni di intossicazione generale. L'inizio del tetano si manifestava col trisma, che in poche ore r!'.ggiungeva. un' intensità rai;guadevole. È singolare che mancassero quasi sempre gli a ltri fenomeni. che sogliono di regola accompagnare l'infezione tetanica. Non scosse muscclari, non opistotono: al più una dolorabilità o lieve rigidità a uno o entrambi gli arti inferiori. Il polso sempre molto frequente senza rapporLo colla temperatura. Notevole lo stato psichico di questi infermi. Sono piuttosto tranquilli e taciturni: non hanno sensazione di grave malessere. Non si occupano di ciò che a..vviene intorno a loro; paiot10 q uasi stnp?rosi o snbcoscienti. Senza manifestazioni eviden t i la malatti11, fa rapidi progressi, e dopo 24':48 ore dall'inizio del trisma può ave'!·si la. morte precednt.a da uu progressivo affievolimento del cuore, com'è rivelato dalla grand·e frequenza e vuot.ezza del polso.


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II RELAZION~: SU I CASI DI TETANO 0S,F.B VAT J 1 !!CC.

Forme g ravi e rapidamen te mortali sul tipo di queste ora descritte possono aversi eccezionalmente anche nei feriti comuni (cfr., ad esempio, i <'asi n. 1 e n. 3). Quanto ai congelati, oltre a queste forme tetaniche di estrema. gravità, essi possono presentare forme di tetano <:on la ordinaria sintomar.ologia. S i p uò solo osservan, che ha,nno sempre una certa tendenza a lla anormale freque11Za del polso, assai poca tenden za invece alle scosse muscolari, cioè all'elemento con vulsivo. Queste ultime più comuni forme dì tetano nei congelat i possono dominarsi con intensa e sollecita cura: dalla n ostra statistica. si ha anzi una maggior perce11tuale di guarigioni nel tet1tno dei congelati che non in quello dei feriti. In alcuni di questi casi g ua rit i le iniezioni preventive erano state p ra ticate solo poch i g iorn i prima dell'inizio dei sintomi tetanici (da 1 a 4 o 5 g iorni). Dal la osservazione com plessi va di q nesti casi d i tetano nei congelati si ha l'impressione che l'infezione tetanica acquisti una. straordinaria gravità, q uai:ido sopravviene in soggetti che sono già in preda a. feuomeni morbosi genera.li (febbre, polso molle e frequente, st ato derJressivo del sistema ner.voso) dovuti all'assorbimento di prodotti tossici dalle parti cadute in necrosi da congelamento. In questi ca.si si com pr ende ch e le vie sanguigue e linfatiche, che uniscono le parti necrotiche con le parti sane, debbano essere in condizioni tali da permettere ampio scambio di umori e q nindi assorbimento di veleni, tanto di quelli comuni dei tessuti cad uti in sfacelo, quanto di quelli speci fici come la tossina tetanica. In 'l uei ca,;i in vece in cui il con gelato presenta. scarso risentimento generale, n ei quali perciò si può pensare che si sia precoce· mente stabil i to una s pecie di sequestr o fi siologico dei tessuti necrosati, che cioè le trombosi dei vasi abbiano potuto.interporre un a barriera fra tessuti vi vi e tessuti morti, in qnesti casi il tetano decorre con g ravità piuttosto attenuata, e ciò presu,~ibilmente per il più lento e scarso assorbimento di tossina specifica . 0

Aunota:d o11i clinicho sui casi cli tetano . ~. 1. .lfin!loli Ila ff,1/>le F e ri to 1'8-X-915 a l l\Ionte Sei Busi da pallottola di sh ra pnel a l lato interno de l g inocchio : fe rito suppurante: altrn ferita alla regione SOl · toacro1uiale ~Oli si sa se abbia avt1to iniezion i preventh·e. 20- X. l\l. 38°,3. S. 38°. A sern inoltrat a comincia ad Rccusa re disfagia : non trisma, non r igidità mu,;cola ri


II RB LAZION F: SU I CASI DI TET,\:SO o ss~: rlVATI , F.CC.

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21-X. M. 36°,6. S. 38°,9. Trisma, rigid ità della nuca: qualche accesso di contrattura che parte da ll'arto ferito e di là si diffonde. Iniezioni di acido feoico 3 p. 100 og ni S ore. Morfina 2 ctg. Ore 18. Iniezione endoracllidca. L'infermo è cosciente, ma h'as pet to è legger. mente stuporoso: dice di sentirsi bene. Passa la notte trauq uil lo; ve rso mattina il polso, che ern già molto frequente, di viene iucontabile : seni.a access i, alle ore 5 cess11. di vivere. Temperatura subito dopo la morte 42°,5. N. 2. Cappello Gaetano. Feri to il 21-X -915 al hl onte Sei Bus i. Fe rita transfossa nellR parte superiore delln natica s inistra, con foro d'uscita nel solco anale. Suppurante e fet ida. Varie schegge metalliche nelle masse glutee. Ha avuto l' iniezione preventiva. 31-X. Avverte • stiramenti di nervi> all'ar to in feriore sinistro. 1-XI. Continuano gli stiramen ti a d accessi. Tris ma. 2-XI. Ogni uno o due minuti sco~se musco lari che s i es tendono al tronco e agli arti supe riori. Colonna vertebrale alquanto rigida: muscoli addominali un poco tesi. Nella ma ttina iniei.ione sottocutanea. Ore 11, in iozione prevalentemen te epi• durale. Ore 18, altra in ieziont evidurale Nel pomeriggio com i ncia ad accusare difficoltà nell' urinare. Temperatura ore 13 : 37°; ore 16 ; S7°,4; ore 2-! : S8°. 3-XI. Apirettico. Molto m igliorato, essendo le scosse d iven ute scarsissime; tri~rna leggermen te diminuito. I n iezione endodurale. 4-XI. Iniez.ione sottocutanea. L'infermo guarisce rapidamente e solo persiste la ritenzione d'urina ancora per c irca una settimana. In comp1esso forma di tetano piuttosto mite. N. S. Bagnolo Angelo. Ferito il 24-X-915 a lla faccia con frattura della mandibola. Il giorno stesso ha avuto l'iniezione preventi va. li 12-XJ, cioè 19 giorni dopo, presenta i primi sintomi di tetano. 13-XI. Il trisma non è eccessivo: più ~piccato è invece l'opistotono. Nessu na scossa. Il malato non avverte affatto di essere g ravemente malato. È taciturno, q uasi trasognato. Si vuol fa.re la puntura lombare, ma incontrandos i difficoltà a p enetrare nel rachide, si rinunzia senz'tiltro, e si pratica un'iniezione soltocutan,;a nella regione sottoclavicolare. Alle ore l della notte cess a d i vivere. N. 4. l 'erego Gi1l1Jeppe. Ferito il 2·1 -X-915. Ferite ni.l!tiple gravi: al cranio, penetrante, con fuoriuscita di sostanza cerebrale ; al braccio con fra ttura comminutiva dell'omero ; suppurante e necrotica : alla spalla a canale c om pleto. Ha a vuto l'iniezione preventiva. 20-X. Altra iniez ione preven tiva sottocid anea. :Non presenta. nulla di notevo!t-. 30-X. Stamane ha una specie di tic alla faccia con accessi p iuttos to frequen ti, uno o due a l minuto. Null'altro. T. 37°. Ore 8. Iniezione sottocutanea di dose pre ventiva. Ore 12 1/'l. iniezione endorachidea s iero Tizzoni. 81-X. M. 38°,7. Ore 11, 39°,5; iniezione endo1·achidea siero T izzoni. Ore lG. 39°,o. Gli spasmi facciali sono preceduti dA. contrazioni dei muscoli del braccio fratturate,. Lieve rigidità d ella schiena. NOTA. Le iniezioni di siero, se non altrimenti specificato. s'intendono sempre di d osi curative di siero Tizzoni. La dose curativa di q uesto siero è di cit'.:a 2-i eroe : in media 22-23 eme.


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li RELAZJO:,(E SUI CASI DI TETA:SO OSSERVATJ1 ECC.

Nei giorni seguenti sono ancora praticate alcune iniezioni sottocutanee. .Ma. l'infermo, senza. che si a ggravino i fenomeni tetanici, viene dopo alcuni giorni a morte. I s intomi tetanici non erauo molto intensi: ma le condizioui del!' infermo erano aggravate dalle va«te e cattive ferite. N. 5. F~rra11le Giw;eppe. Colpito il 25-X-915 da scheggia di granata che gli ha. t rapassato il braccio destro, interessando solo le parti molli. FeritR di poca entità. Ha avuto l'iniezione pr eventiva il ;;iorno ste,-so in cui è s tato ferito . 8-XI. Ha mal di gola, pe rò deglutisce bene. Contrazione ton ica degli sternocleido-mnstoidei. Due iniezioni e11dorachidee, una. In. mattiua ed una la sera. •r. 86°,5-3,0 • 9-XI. Contrattum addominale, r igidità deila nuca. Scosse che partono dal braccio destro e si <liffondono al collo e al tronco, interessando anche ìl diaframma e il faringe. I movimenti del capo sono limitatissimi e m olto dolorosi p.ir la contrattura degli stern o-cleido-mastoidei. Ore 17. 'ferza iniezione endora chidea, estraendo poche goccia d i liquido c. r. (nella 1• p untura lom bare si erauo estratti pochi centimetri cubi di liquido c. r., n ella seconda quasi nulla) T. 37°,3-:37°,6. P. 120. 10-XL Scosse m~no frequenti e meno intense. T. 3~0 ,2-3b0 ,S. P . 120- 13G. Ore !O J/2 quarta iniezione erulorachidPa, (mista) con estrazione di abbondante l iquido c. r. Nel potneriggio vomito. Il-XI. T. 37°,5-37°,6. P. 10iJ-lft2, Ritenzione d'urina. Nella matti11ata quinta iniezion e en<lorachidea (mis ta), estraendo poche gocce di liquido c. r .. Nel pomeriggio, dopo ingestione di latt<', vomito. 1:l-XI. Apirnttico. P . 106. Iu iezione solloculanea. Accusa mal Ji gola. l ~-XI T. 37° 3-38°,3 P. 101,. Aumen ta to il trisro". Sesta inie:t.ione endorachidea (mista), estraendo pochi centimetri cubi Ji liquido c. 1·. 14-:'\l. 'l'. ).{. f37°,-l P !.!2-100. Accu.~a in tensa cefalea. I minimi movimenti del capo gli sono dolentissimi Puntura lomh:ne con fuoriuscita di liquido limpido e. forte pressione ( 15-20 eme.), senza in troduzio ne di° ~ie r'l che viene iuiettato pc,i per \•ia sotlo::ulanea. DJpo la puntura lombare, istanta11eame11/e scompa.re la cefalea, c he n on torna più, e l'infermo avverte una sensazione di granJe henes~ere. 15,XI. Apirettico. P. 91-92 Iniezione sotlor11/n1t1'0 di dose preventiva. Nei giorni segnan ti continua con lente7.7.R il progressivo migliorn.meuto. Il giorno 17 riprende a urinare spontaneamen te. L e scosse si fanno sempre più rare. La contrattura del collo e tenaci,sima e c:o~i pure il dolore al fari nge. Si praticano ancora numero~e iniezioni sottocutcmer di dosi preventi\'e. N. G. Capellau.o Giom,mi Ferito il 2\:I-X-Vl5 al Monte San ~Jichele da pa llottole alh, gnmbn sinistrn, riportando due fe rite t ransf'osse delle parti m olli. Ebbe emorragie frenate col laccio emo,:tatico. Abhonda11tP suppurazione Risulta dalln ca-rtella come iniettato, ma il paziente nega di R\'ere avuto i niezioni di sorta. 11,-XI. '!' risma iu izi:de e lie,·e rii;iditil. della s chienR 17-Xl. Gli ~te~si fatti più accentt,nti. I niezione solloc11trrnea 18-XI. L . infermo è n ,ol to eccitahile I fenomeni tetanici non paio110 però preoccupanti Ore 18 ini eziono sotlo1·11/<.1111>n.


Il RELAZIONK SUI CASI UI TETANO OSSERVATI, ECC.

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19 e 20-XI. Altre 2 iniezioni sottocutanee. L'infermo guarisce rapidamenti>. N. 7. De Maria Giovanni. Ferito il 29-X-916, da schE>gge di bomba a mano, che gli produssero ferita lacera alla regione glutea destra e alla faccia esterna del terzo superiore della coscia d11llo stesso lato; abbondante suppurazione; eliminazione di lembi necrotici e di pezzi di vestito. Ha avuto l'iniezione preventiva. 16-XI. Rigidità dorso-lombare e trisma i ni zia.le. 17-XI. I fenomeni si accentuano. Iniezione sottocutanP.a di 1 doso preventiva. 18-Xl. L'opistotono è molto accentuato Ogni" tanto delle s cosse. L'infermo h• l'aspetto alquanto sofferente. Ore 18 iniezione tndorachidea. 19 -XI. Iniezione sottocutanea. Condizioni immutate. 20-XI. Il paziente avverte un certo miglioramento. Iniezione sottocutanea. 21-XJ. I fenomeni tetanici sono in regresso. Ritenzione d'urina che necessita. il cateterismo. Nei giorni seguenti continua il miglioramento. N. 8. X ... Ferite multiple degli arti int'eriori, senza fratture, suppurant i. Ricoverato nell'o~pedale militare di Venezia. Ha a~uto l'iniezione preventiva. Dopo 2 mesl da che è s tato ferito {le condizioni delle ferite sono soddisfacenti) compare contrattura. tonica. degli arti inferiori, dell'addome e del dorso. Temperatura normale. Polso frequente. Nessuna traccia di trisma: non scosse. Si sospetta il tetano. Si pratica un'iniezione endorachidea, estraendo liquido c. r. limpidissimo e che, lasciato a sè, non dà nè sedimento, nè coagulazione. Si ripetono ne i giorni successivi alcune iniezioni sottocutanee. L'infermo presenta intense manifostazioni di malattia da. siero con edemi diffusi agli arti inferiori, fo!.ibre, polso frequente, anche dopo cessata la feb bre. Guarisce. È l' unico caso di tetano (è diffic ile spiegare altrimenti i sintomi) che non. abbia presentato le minime tracce di trisma. N. 9. Captdo. Grave ferita all'avambraccio si nistro con frattura comminuta del radio e dell'ulna. S uppurante e fetitla. Necrosi estese. Non si sa se abbia avuto iniezioni proventi ve. Dopo una breve incubazione si sviluppa una forma di tetano molto grave per ia intensità e la frequenza di accessi convulsivi. L'infermo è in continua a gitazione e suda copiosamente; è impossibile tenergli le coperte addosso ; si muove, s i alza.. Ma ngia e beve spesso. Polso sempre sopra. 100, ma valido. Questo m alnto fu curato con numerose iniezioni endoracliidee (in parte epidurali ). Dopo 3-4 giorni pareva sulla via di miglioramento, ma, perd urando ancora intensi gl i access i convuls ivi generali, il paziente non potè res istere più oltre e morì per esaurime nto il 3 dicembre 1915. ~ - 10. Di Ca1·lo Ma1·io. F eri to l'l l-XI-915 11,I Monte S. Michele. Ferita al gomito sinistro, che necessita in secondo t e mpo l'amputazione. Ha avuto l'iniezione preventiva. 20-XI: Primi fenomeni di teta no. Tl"isma, sco.~sc che partono dal monco ne di am putazione, non molto frequenti. Faccia. contrat ta. 21 XL Inie?.ione solloeulanca !1000 U. I. s iero Berna. 2:2-XI. Condizione invariata. Ore 9, iniezione sottoc11la11ca 1500 U. I. s iero Berna; ore 12, iniezionA endorachidea s. T. Nei giorni segt1enti è praticata un'a ltra in iezione endorachid!'a. L'infermo Yiene a morte dopo 6 giorni dall'inizio de l tetano.


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11 H~:uzIUNE Sl"l CASI 01 1'K'NNO O Sl::JIVA'rr, ECC.

N. 11. Calzolari b'doardo, colpito da schegge d i shrapnel a Monte S. Michele il 16-XI-915, riportandone una. ferita del le parti molli nella regione antòriore della. gamba dest ra. Due o tre giorni dopo subi l'iniezione preventi va. Il H3 dicembr e fu inviato in licenza di con va lescen za di giorni 50 n Marzabotto (Bolog na). quantunque la ferita non fosse ancom del tutto g uarita: sopra • tutto era sempre dolente. Questi dolori si andarono sernpre aumeutn ndo e si irradiavano come fitte lungo l'arto. Per ques t i dolori il 1° gennaio dovette r icorrere al medico del paese. La sera del g io rno seguente le coDdizioni si aggravarono e fu r ono rilevati maoifes ti sintomi di tetano : trisma, contrattu ra dei muscoli m i· miei. crampi al1'11.rto ferito. I l giorno 3 viene trasportato in autolettiga a Bo· logna, dove giunge alle ore 17 ed è ricoverato alla sezione oftalmica. Mor fina 1 ctg.. Appare gravis~imo : temp. S7°. P resenta scosse coutinue fortissime, che part ono dalla gamba destra. e s i estemlono al tronco et! al collo. Tutto l'n r to infer iore destro è contrn.tto e talora presenta clono r itmi co. Negli accessi s i b a for te retrazione del cremni,tcre si n istro. Trisma. spiccato. Muscoli del volto rigide.mente contratti. Ore 2·J modioa 1 ctg. e 1/Z. Ore 23 iui(lzione f'11d-O rachidea mista (en do epidurale) previa estrazione flO eme. liq . c. r. a bassa preseio• e. tìubito dopo iniezione, sottocutanea alla. coscia destra e a ll'nddome di complessive 2 dos i cur a t ive (circa 45 e me.). N essun segno di a nafilassi. 4-1-9 16. Ore 4: 37°,5. 2'1or6na 1 ct.g. 1, 2. Ore 8: B8°,S. Aggruvato. Le scosse sono incessan t i, non lasciano al paziente un mi n uto di r iposo; in teressano profondamente il d iaframma, determ inan do accessi di soffocamento eh~ fo rendono cianotico e lo esauriscono. Ad ogni accesso ba la. sensazione della morte imminente. Ore 11. Mo1·fi11a e ol io canforato. L e ini r zion i d'ol io canforato si ri peton o ogni 5 ore, giorno e uotte P . 130. Iniezion e rndo1:eno.,a. Or(• lo: 37°,9. ~Iorfina. Ore 18: Polso più pieno, meno frequente. Condizioni gravi invariate. lnie1.ione e11doracliid•a, previa estrazioue di poche goccie di li r1uido c. r. qu1tsi limpido. ubito dopo iniezione softocttlanea 10 eme. Ore 19. )!odìna. Ore 211: 37°,G. Ore 21: 37°. Clistl're con 3 g r. cloralio. Notte discreta. 5-I. Vuota l'nlvo c on 1111 clistere di glicerina. Ore 12: 37°,6 P. lOO a mpio, poco t eso. Le scos~e sono molto diminuite (ogni 3-4 minu tii e non gli producono pit'i. soffocazione come ier i. Le coudiziooi generali notevolme11te miglior ate. La progno'-i, che sino a ieri era assolu tamente infausta , diviene oggi a lquan t o favo1·evole. Ore 17. P . ! OH. loiezione e,uloi·enosa. Ore 23 morfina. Dall'inizio dPlla cura sino ad ora, cioi> in -1 8 ore, il malato ha nvuio inietlati. p,•r t·arie vie., circa JJO eme. di siero. G-1. l\folto mig liorato. P. 105. Scosse meno frequenti. Ore 18: iniezione sotto-

cutanea. 7-I. Apirettico. P . 100-10:?. Ore 17: iniezione e11doi:e11oiia. 8-I. l.e sco~se ;;ono un po' aument.ate di frequenzR nel pomeriggio. Or e 18: iniezione endoi·enosa e subito dopo iniezione soltocutanea. Ore 19: m orfina. :::-i nota ingorgo delle ghiandole inguinali, specie a sinistra. 9-1. Alla coscia sinistra e al tronco alcuni p onfi di m1tlnttia da siero. Ore 17 : morfina. Ore U:l: iniezione endove11o<'a e ~otlocutaHea oguuna d i 10 eme.


Il RELAZIONE SUI CASI DI TETA:,(0 OSSERVATI, E CC.

271

10-I. Diffusissima. eruzione orticarioide, anche al volto.

Eccitabilità riflessa. notevolmente aumentata.: ogni eccitamento, specie acustico, provoca un accesso. Gli accessi spontanei sono invece più rari. Ore 17: morfina. Ore 18: iniezione sottocuta,ica. Continuano le iniezioni di olio canforato. Nei giorni seguenti il miglioramento continua, per quanto con,.,r.a certa lentezza. Il trisma cede a poco a poco: a nche in .questo caso, come in qualche altro, a momenti il paziente apre bene la bocca, ma invece se è richiesto di aprirla, può appena d.i varice.re le arcate dentarie; come se fosse possibile i1 movimento riflesso e impedito quello volontario. Il giorno 16 e 18 si praticano ancora 2 iniezioni sottocutanee. Per molti giorni ancora - varie settimane - il respiro del pnziente è doloroso negli atti profondi: sono dolenti, come sembra, le inserzio'ni del dia· . ·• framma al torace. Quasi sempre il paziente alterna il respir~ normale e trari· quillo con sospiri profondi. Molto di frequente sbadiglia. La frrita,,_che e completamente ,cica~rizzata, rimane sempre dolente. • ft Questo caso è stato esposto con dettaglio, perché rappresenta 'uu esempio istruttivo di una forma molto grave di tetano, in cui la. cura bebe eseguita ha avuto ottimi effetti. L'iniezione preventiva, subita. dal paziente un mese e mezzo primn del manifesta rsi del tetano, non poteva attenuarne molto la gravezza. N. 12 BeUardi Giacomo. Ferito il l f>-XII -916 da schegge di bomba a mano, l'iportandone distruzione del bulbo ocula re s. e una. ferita. delle parti molli nella. regione anteriore della. gamba.. Non ba. a.vuto inieiioni preventive. 30-XI1. Comincia ad avvertire qualche fUta e una certa rigiditi.. delh"I. bol\ca. Sl·XIl. Questi fenomeni si accentuano. Nel treno ospedale gli praticano una inie zione sottorutanea di dose preventivn. 1-1-916. Trisma accentuato. Piccole scosse, non frequenti, all'arto ferito. Rigidità addominale. Ore 18, puntura lombare, estrazione abbondante di liquido c. r., . iniezione endorachidea mista: (endo-epidurnle). Subito dopo iniezione sottocutanea e poi iniezione endoven1sa. In totale 75 eme. di siero. . 2-1-916.' P. 8-!. Apirettico. Aumentato il trisma e 1n rigidità addominale. Si contano 6 scosse al minuto. Ore 18 iniezione endovenosa. 3.J. P. 8 k Apirettico. Opistotono. Trisma fortissimo. Ore 11, iniezione endorachide!J mista, estraendo solo alcune gocce di liquido c. r. Ore 18. P. 84-. Scosse sempre frequenti. Iniezione endovenosa. 4-I. Ieri sera riusci a vuota.re l'alvo chiuso da parecchi giorni. L a notte ha riposato. Le condizioni sono nlqu11,nto migliorate, Ore 17. Iniezione endovenosa. 5-1. Scosse piuttos to rare. Ore 18. Iniezione di una do-,e curntiva, metà endovenosa e meta sottocutanea. 7- I. L'infermo è in via di guarigione. Per precauzione si pratica un'ultima iniezione sottocutanea. èontinua il miglioramento, con ']Ualche alternntiva. di peggiora.men to quando l'alvo è chiuso. li trisma cede rapidamente. Tenace è la dolorabilità, n.nche spontanea, dell'a rto ferito. N. 13. Sarno Pasquale. Congelamento di S• grado in entrambi i piedi, deter• minatosi dal 18 al 19 novembre 1916.


272

II RELAZIO~E S t;J OASI 01 TK'UNO •0SSKRVATI1 ECC.

29,XI Iniezione preventiva. 27-X rI. È nmputRto del piede destro e delle cinque dita del piede sinistro. 29-Xll. Accusa difficoltà nell'aprire la bocca. Sl-XIC, Pre..,ent,a: trisma d i medio grado, contrattura dei muscoli del volto e dell'addome. Ogni tanto qualche scossa dolorosa dell'arto inferiore destro, che talora si propRgano a nche al lato opposto. Ore 18: iniezione endorachidea mista (epi. endodurale), seguita da iniezione e,ulovenosa (10 eme.). Questa seconda iniezione provoca fatti di shock anafilattico che si combattono facilmente. Nei giorni seguenti si praticRno ancora a lcune iniezioni sottocutanee per precauzione. N . 14. Ag,.esta Gregorio. Congelatosi a entrambi i piedi, con lesioni di 8° grado al piede e di 2° grado al piede sinistro circa il 20-Xl-'916. Gli è praticata l'iniezion~ preventiv11, il 1° XII. Non s i sa se abbia avuto altre precedenti iniezioni. Il 8-XII gli è praticata una iniezione endomchidea e due, pure endorachidee, il giorno 4. Il 6-XII è t rasportato a lla clinica. oftalmica, dove gli è pratica ta u na iniezione epidnrale e un'altra. ,pure epid'!Lrale e sempre con abbondante fuoriuscita. di liquido c. r., il giorno seguente. L'infermo ba sempre temperature elevate, intorno a 39•, li polso è assai frequente. Il trisma fortissimo. Poche scosse e poco intense. L ie ve opistotono. Le condizioni genen\li sono invece poco buone: l'aspet to è sofferente e di ma.lato g ra ve. 7-XII Condizioni migliora te. 'Iniezione sottocut anea. Iniezione Digalèn 1 eme. 8-XII. li polso è tornato a frequenza. quasi norma.le: 80. Ore 11: iniezione in tramuscolare. Per le cond izioni dei piedi congelati, l'infermo conti nua per vari, giorni ancora ad avere temperatura febbrile. li trisma cede con molte. lentezz11.. N. lo. Fo1"11W ,S'ebastii.mo. Congelamento di 8° grado in entrambi i piedi, determinatosi il 19-20 novembre 1915. E ntra all'os pe dale s ubcoscien te con febbre alta, 40<>,3. Dalla cartella ris ulta che ha avuto \'iniezione preventiva, ma il paziente nega di averla avutn.. Il 7-XII compare l ieve trisma, leggera rigidità. della nuca : null'altro. Api rettico. Polso frequente. 8-XII. Ore 16. In iezione eJJdo1:eno:;a 1 fiala siero llerna e en dorachidea 2 fia le stesso siero. \/-XlL i\fatti1111. Jnie1.ione sottocutanea 2 fiale siero Ben111. S. iniezione sottocutanea s. 1'. Nei giorni seguenti so110 prat icate altre 2 in iezion i sotloc11tanee s. T. Guarisce. N. 16. 1lfolico ni Berna,·do. Congelamento di 3° g rado in entrnmbi i piedi.. Estes i fatti di gangrena al piede sinistro. Non s i sa se a bbia avuto iniezione preventiva. E ntra in ospedale il 24-XL Kei giorni seguen ti la temperatur11. oscilla. fra 88°.6 e % 0 • Il l" dicembre mn.ttiua si constata trisma. In;ezione so/tocuta11ea 2 dosi preventive. Ore 13 : ioi1;zioue endorachideu. D ue ore dopo è messo in bagno a 40°, dove ò tenuto per :3-1 ore. 11 polso è piuttoslo fre quen te. Eccettuato il trisma, nessun siutomo tetanico. L 'int''!rmo non avverte di star male. Ha pi uttos to l'euforia del pcritonitico gra,·e.


' II RELAZI ONE SO I CASI DI T~:TASO OSSERVATJ, ECO.

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Alle ore 7,25 della mattina seguente cessa di vivere. N. 17 }fizzo France.~co. Congelato ai piedi dal 2:& al 2r. novembre 1915. Lesioni poco estese. 2-XII. Iniezione preventiva. 5-XII. Trisma, rigidità de lla colonna ver tebrale. Ore I S : Iniezione endo,.achidea, (il liri uido c r. fuoriesce con pres,1ione elevata). 6-X lI. M. temp. !19°. Forte cefalea. S i estrae abbundnute li,iuido c. r. opali no e si inietta il siero nello spazio pe,-idu.rale. 11 paziente avverte subito un not.evoie miglioramento. La cefa1ea scompare. Temp. s. 3S0 ,6, 7-XII. Terop 37°, Con<lizioni soddisfacenti. Stato f:oggettivo migliorato. Iniezione soUoc,ttrrnea. 8-XH. Te rop. 8,, 0 ,4 Polso 58-5!3. Iniezione sottoc11ta11ea. 9-XU. Iniezione sottocutanea (dose preventiva). L'infermo è in via di guarigione. Rimarchevole la rarità del polso di questo soggetto. che misurnto pi ù volte e a molti giorni di distanza, oscillava intorno a 52 pulsr,zion i al minuto. N. 18. Pe.~pani Alva1·0 Entra an·ospednle il 27 novembri' con congP!amento di 3° grado ai piedi. 3-XII. Iniezione preventiva, 4-XTI. Accusa difficoltà nel muovere la lingua, non vero tri~ma. 6-XII. Persistendo il sintomo su biettivo sopra r icord ;1to e sospettandosi il tetano, e praticata un'altra iniezione sottocutanea di una dose preventiva. 6-XII. Lieve tdsma. Polso t20-140. Iniezione endorachidea. Iniezioni olio canforato. 7-XIT. Nella mattinnta iuier.ione endo1·achidea, nella sera ioiezione sotloculanea. S i somministri. strofanto e. data l'agitazione dell'infermo, cloralio e un ctg. di 111orfina. 8-XII . Condizioni 1mmutatf!. Temp. 39°,7, 3D0 ,8. Polso 130-110. Iniezione sottocutanea. 9-XJI. Durante la notte delirio e frequenti scosse dei muscoli degli nr ti e del tronco, Temp. 35°,8, 3S0 ,7. Polso 135-14.2. 10-X I I. Aggravato. Ln dPglutizione è difficoltata. Temp. !39°,9. Polso incontabile. :11 uore alle oi·e 13,30. N. J!J. X. . congelato grave di 8° grado a ent rambi i piedi, con fenomeni di intossic1.tzione generale. Non ha avuto iniezioni preventive. ·Dopo breve incubazione, improvvisamente la mattina dd 2-XII-'1 5 compare forte trisma. Nessun altro ~i n torno tetanico . Pol~o mol to frer1uent,e. S tato psichico: subr.osciente. Nella mattinata è praticata un'iniezione endorachidea. L'indomani mattina, senza presentare n uo,ri fenomeni, cessa d i vivere. N. 20. M artig,iago Cirillo. Congelatosi a entrambi i piedi con lesioni di 2° grado circa il 9-XII-\115. Ha subito l'iniezione preventiva il 16-XIT. 18- XII. M. 3i0 ,5. Comincia a d av\·e rtire difficoH;\ nell'aprire la bocca: verso sera s i accentua. Ore 1.9: iniezione e1uloracltid<'a mi.,ta (endo- e pidu rale) seguita. da iniezione sottocutanea. Ore 21. Bl:1°,o. Ore 2 t 39°,5. 19- XII. Ore 7. 89°. Trisma aumentato. Muscoli facciali con:ratti. Scosse piuttosto frequenti all'epigastrio, al collo e al dorso: non ngli ar! i. Suda cop' osamente. R igidità addominale intensa. O re 11: iniezione c11dorcnosa. Sera: condizioni invariate. Il capo è ruotato da un lnto J"er con!rnt t ura degli sterno-cleido-mastoidei. Ore 17: iniezione endo,-achi<len 111 i,,la rendo- ep1t ura le),. seguita da i niezione endorenosa. Scosse piuttosto frequ :>n :i. 18 - Giornalt di mtdic:na ml/ilare - F.ise. IV.


274

Il RELAZIONI': SOI- CASI DI TET.\ X0 O SSE RVATI, ECO.

Cominc ia l'opistotono Polso regola r e. O re 24. 3S0 • Nella giorna ta 2 iniezioni morfina. 20- Xll. Ore 6. 36°,1. 1\'I igliorato. Scosse meno frequenti e meno intense: muove meglio il capo. L'addome è sempre durissimo. Ore 10 : iniezione endovenosa. Ore 18. 37°,5. L'ammalato afferma di sentirsi veramente meglio. S iniezioni di morfina e una di olio canforato. 2 t-XII. Ore 8. tl7°,2. Ore 10. Iniezione enclorachidea mista (l iquido c. r. a forte pres sione, l impidi~s imo) seguita da iniezioue enclorenosa. · Ora 16. 38°,4 . 'l' re i11iezioni di morfina ed una di olio can forato . 22-Xll Ore S. 3,0 ,1 Sensibile miglioramento. Rigidità addominale un po' d imiu u ita a de. tra; a s in istra sempre inten~a. E rpete labiale. ( Dal Jls ~era al 2 L sera, cioi> in 72 are, l'infermo ha anito 3 iniezioni endor achidRe mi.~te, v na sottocutanea e 4 endot·enose, cioè 1111a quantità comple,qsfra di circa 180 c111c. di siero/. Ore 10 : iniezione sottoc11ta11ea 2 dosi preventive. Ore 20. 3S0 • 4 in iezioni mor• fine. e ~ di canfora . 2,3-XII Apirettico. Trisma le1Zger ruen t0 aumentato. cosse ogni 8-4 minuti. Ore I O: iniezione e11clvvt1w.~a e ,'IOllornt1111ea (uua dose curatirn com plessiva). 2 inieiioni di morlioa. 2 1-XII. Ore 8. 36°.9. Ore 10: iuiezione e,ulorachidea mista (liquido c. r. a pres· sione elevata . Ore 20. 39°,ft Cna in iezione di canfora. 25 -XII. Ore 8. 38°,6. Ifa \"UOtato l'alvo tanto ieri cbe stamane. Trisma molto aumentato : rigidit à addominale molto diminuita. Dolor i alle o~sa. Ore 17. 38°.8. Iuiezione sottocutanea. 2 iniezion i di mortina e 1 d i cnufvra. 27-XII. Api re·t tico da ieri. Srosse piuttosto rare. Dolor i alle ossa. Iniezione sotloc11fa 11ea una dose preventi-.a. 11 miglioramt•nto contin ua pro~ressivo sino a completa guarigion<'. N. :21. Ca rbone L11clotico, conge latosi a entrnml>i i piedi con lesioni di nogrado, circa i l 10- XH-915. Il IS-XII ba subito l'iniezione preventiva . 8-I-316 (26 g iorni dall'iniezione preventiva). Lieve trisma. 9 -I. Rigidi tà dei muscoli mimici. i\latt ina : iniezione sottocalama 2 dos i preventi\·e. Sera : iniezione e11do1·achidea ?llista (t>ndo- epidurnle). Non scosse. 10-I. Trisiua u u po' nuroenta to. Ogni tanto div iene afono, ossia perde la fa. coltà di emettere suoui laringei P. de,·e espri mersi :a v oce afona. Sera : iuiezione

so/focutnnea. 11-I. Aume ntato ancora il trisma; ancora afonia inter mittente; contrattura degli sterno-cleido-inastoidei. Lieve opistotono, non scossr. Gli d:\ no ia mandar gili la saliva . Polso piuttosto raro, Ore 18 : iniezione endovenosa.

12- I. Ogni tanto qualche scossa ai muscoli d el volto. Disfagia. Persi -t e l'n· fonia. Ore 1V: inie;,;ione e11doi:enosa. U -I. i\[11ltina. Io iezione sottoc11ta11ea. C,>ndizioni in varia te. Diminuita la contraf tnra del collo. l'ersisto l'afonia. Talora, per pochi secondi, riacquista improv,isameute la. parola normale. Quando beve, sopraggiungono talora accessi di soffocazione che lo preoccupano molto : s i sente corno stringere la gola. Ore 1S. Improv\'isnmente quesLi accessi a cq uistimo una intensi tà preoc:cu pante. Il paziente è preso con s uccessione ininterrotLa da spasmi in corrispondenza del la rin ge che gli t olgono il respiro. Si sforza di tossire prr eliminare il catarro che g li s i nccumL1la in g ola, ma non riesce a togliere l'ostacolo. :'-otto gl i accessi di,·ie,e quasi cianotico e rimane spossato e atterri t o. La pelle è coperta cli su-


II RELAZIONE SOI CASI DI TETANO OSSERVATI, RCC.

275

dore diaccio. Polso buono. Iniezione di morfina (1 centigrammo e mezzo) e olio canforato. Impiastro caldo sul laringe. Dopo un'ora di statù grave, migliora. Si pratica o n' iniezione endovenos'l di siero. Ore 21. Sta discretamente; non ha più acce~si di soffocazione. Tuttavia, temendo un ritorno, prendo gli opportu ni provvedimenti per una eventuale trn• cheotomia e ne informo il collega prof. Ra zzaboni, che risiede in ospedale. Altra iniezione endovenosa. Dorme sino all'l. Poi sta discretamente sino alle 6. A quest'ora riprendono accessi di soffocazione violentissimi che necessitano (15-IJ senz'altro l'intervento chirurgico d' urgenza, cice la tracheotomia. che viene eseguita alle ore 7 dal prof. Razza.boni. Sta subito meglio. Ore 18. Iniezione en• dove11osa. Esmne dell'urina: P. S. 1036. Albumina, no. Zucchero, no. (Col Fehling si ha riduzione del solfato di rame, ma senza precipitazione dell'ossidulo). 16-I. Apiretti~o. Condizioni buone. Iniezione sottowtauea. 17- I. Abbondante catarro tracheale. Talora apre spontaneamente la bocca come se il tris mn. fosse scompnrso: ma, richiesto di mostrare come · apre la bocca, non può, per quanto si sforzi, divaricare le arca.te dtntarie se non di pochi millimetri. 18-I. Assai migliorato. Iniezione sotfocittanea 2 do~i preventive. 20-I. Iniezione sottocutanea 2 dosi pre~eotive. 21-I. Dice di av-ere delle scosse all'arto inferiore sinistro~ Iniezione sottocutanea 2 dosi preventive. Il 26 è tolta la cannula trncbeale. Prosegue il miglioramento. Molto lentamente ritorna la voce normale. A proposito della sintomatologia, del tutto eccezionale e a tipo idrofobico, osservata io questo caso, noteremo che il paziente, che ha 3.J, anni e fa il carret tiere, appare precocemente srteriosclrrotico (arterie dure, emotività. infantile) ed è forte bevitore di vino. Che in questo caso l'innervazione laringea. fosse interessata dal t etano, era già stato rilevato sin dal principio per l'afonin intermittente che presentava.. N. 22. Vecchio Ercole. Congelamento di 2° grado ai piedi, di 3° grado all'alluce del piede destro. Dopo 6 giorni dal!' iniezione preventiva presenta lieve trisma, scosse muscolari, lieve opistotono. Iniezione endorachidea. Nei giorni seguenti altrE' S iniezioni sottocutanee. Guarisce rapida mente.


276

11 RRLAZIONE SUI CASI DI T ET ,IXO OS S EllV,1TI, E CO.

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8 - X - 91/\

Ospedale Civile, Rovigo.

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CAPPELLO.

21 · X - 915

Ospedale l\lilit . Oculistico, Bologna.

Si

10-11 g .

3

B AGNOLO

24 - X - 015

Ospedale Ci vile, Lugo.

Si

19 g.

4

PEREGO.

24 - X · 916

03pedole ds campo n. 239.

Si

o g.

5

FERRANTE.

25 - X - 915

Ospedale Militare • Mosi », Bologna.

Si

14 g.

6

CAPELLAZZO

29 · X- 015

O.speda.le Milit. Principale, Brescia.

Si (?)

18 g.

7

DE i\fARIA.

29 - X - 915

03pedale Milit. Principale, Broscia.

Si

18 g.

8

X ..

- . Xl-915

Ospedale 111ilit. Principale, Venezia.

Si

60 g.

9

CAPOTO

-

Osped. Milit . "R. Marg herita", Bologna.

?

-

10

DI CARLO.

11 · XI-915

Ospedale • C. R. • , Modena.

Si

9 g.

11

CALZOLARI.

16 - XI-915

Ospedale i\lilit. Oculist ica, Bolognf\,

Si

45 g .

12

BELLARDJ.

15-X Il-015

OspoJnle l\Iilit, « Br rnaroli », Bo[ogn~.

No

15 g.

13

SARNO .

li-l H-X T- 915 Ospeùalo Milit. « Seminario • , Bologna.

Si

31 g.

14

AGRESTA

10-20 -Xl- !)Jr, Ospedale l\Iilit . Oculis tica, Bologna.

Si

15 g.

15

FOR MA.

18-20-X.I- 915 Os pedale. Militare, Chit1ri.

Si ( ? )

18-20 g

10

l\JOLICONI .

22 - XI-015

No

9-10 g .

17

R I ZZO

..

22-24-X I- 9 15 Ospedale Milit. • Gozzadini •, Bologna.

Si

12 g .

18

P ESPANI.

. . - - X I -015 Ospedale ;\Iilit. « Seminario », Bologna.

Si

i-8 g .

19

X.

..

Ospedale Milit. • Milazzo •, B ologna.

No

-

20

11IARTIGN.-\GO S- 10-XlI - 9lu Ospedale )filit. Oculi~tica, J3ologna.

Si

10 g.

21

CARBONE.

10-Xll-915

Si

30 g.

22

VECCHIO ••

- - X U -916 Ospedale Milit.or!'I, Chiari.

Si

-

..

-

· XI-915

-Xl-915

Osped. l\lilit. • Pascoli o, Bologna.

Ospedale l\1ilit. Oculistica, B ologna.


277

II RELAZIONE SU I CAS.I Dl TETANO o_!"S lmVATr, EVO.

ASI DI TETANO OSSERVATI. CUR I ( l oiezionìi

ESITO

E ndolèndor•chideo

OSSERVAZI ONI

Solto-

venose cutnnee

Morto in 2• giornata

l e

-

-

Guarito

l e, 2 p

-

2-3

Morto in 2" giornata

-

Morto in giornata

2 e

-

2-4

Guarito

3 e, 3 m

10

l

.,..

~

...

Casi.

12

Guariti.

7

Morti

5

Guarito

-

-

Guarito

l e

-

3

Guarito

l o

-

4

Morto io 4-5 1 giornata

4-5 m

-

Morto in 4 -5" giornata

2 e

-

Guarito

1 o, l m

5

9

Guarito

2 m

.j

4

Guarito

l m

l

2

Guarito

3 e, 2 p

Guarito

l e

i\Iorto in 1• giornata

l e

-

l

Guarito

l e, I p

-

3

Guariti.

IO

~forto in 6 1 giornata

2 e

-

3

Morti

8

-

4

2

-

:;;

.,

.

10

Guarit.i .

7

Mor ti

3

\Casi.

Èt

4 1,G6 °1.

Mortalità.

30 °, o

2 4

l

Totale: Casi.

Mortalità 36,4 °/.,

Morto in 2• giornata

l e

Guarito

4 m

;;

4

Guarito

I m

5

7

Guarito

l e

-

3

Iutez,oni endoracb idee.

Mortalità.

-

e o,loduralt ) ep == porltlur:,li I m = mi.U e endo· eridur:>111.

22

.


LABORATORIO DI BA'fTERIOL00IA DELL' OSPEDALE MILl'fAllE P RI~CIPAl,E DI VENEZI.,

OSSE8VAZI0NI sulle feci òei solòati ricoverati negli ospeòali militari territoriali òi Venezia Per il dottor 6. Sanglorgl, capitano medico

P er t utto quell ' interesse che un'inchiesta. di questa sorta. possa. oggidì offrire nel campo dell'igiene milit,are; ed in special modo del1' igiene mili tare in campagna., ho c~rcato di metter a profitto l' ingente m!\teriale occorsomi iu questi ult i mi tempi di intenso lavoro, coll'esaminare micros0opicamento le feci d ei soldati ricovera.ti nei vari ospedali di q uesta piazza, per la riuerca delle uova di elminti. I risultati d i questa inchiesta, che espongo succintamente in q uesta nota, si basano sulla segnalazione d i mille soldati eliminatori di uova di elminti; cifra questa, se non alta, tuttavia sufficiente per darci un' idea, non lontana dal vero, sulla esisten za e sulla distribu zion e media delle varie elmintiasi, almeno delle più comuni fra i nostri soldati. Per segnalare 1000 eliminatori di uova mi fu necessario passare in rassegna 2G20 feci; il che vuol dire ch e ben n el 38.rn p. 100 dei casi esisteva frn, i soldati da me esaminati un' infestione ora u nica, ora doppia. Di questi 10/JO soldati iu f'estati : 420 lo erano coll'a.,car i.~ lwn/Jricvides; 380 col tricocephulus t1·irliiuru., ; 1G9 coll'asmri., lumhrfroides e col tricuc1,plwtus trid1i11ras; 6 coll'auga1ll1ilu i11f1,sti11alis; 3 colla t enia :;ayina(a; 1 colla tenia sayin((ta, @ col tl'icocephalus; 1 coll 'a119uillula intestin11/i1, e col l'asc{lris; 1 coll'a11chi/usto111a d1wdenalis; 1 coll'nncltilostum11, d11ode11alis e col triC'oceplialu.~. H,iferen<losi ai 2!i20 cttsi esaminati risulta che : l'(m;m·i1, lumbricoides st riscontrò nel 22.4 p. 100 dei casi : il tricocvphal 118 t1·ichiu rws » > » 21.3


279

OSSERVAZIONI SULLE FECI DEI SOL DATI, ECC.

Sl riscontrò nel 0.26 l'anguillula intestinal is p. 100 dei casi; la. tenia Raginata > > 0.15 > > l 'anchiloslorna dttodenalis > > 0.07 > > Mi sono inoltre preoccupato di completare questa mia inchiesta col prender notizia sulla professione e sulla provincia di nascita dei soldati da me segnalati come eliminatori di uova. di elminti. Ed ho constatato che le infestioni prevalgono, come era del resto da attend ersi, fra c0loro i quali per il loro lavoro direttamente o indirettamente (acqua., polvere, ecc.) hanno 00casione più frequ ente dì contagiarsi dal terreno. Lo specchio seguente lo dimostra chiaramente:

- - ------------ ---=-- ~ -= - - - - - =-·=:====== d $COrÌS

Ascaris

Tr i cocephol,u

p. 100

p. 10)

e lricocephn/11, p. 100

47.8

36.S

t0.2

Ortolani-i;iardinieri

l l

3.2

3.8

Muratori .

6.3

7.6

0.7

F alegnami

22

3.2

7.G

Braccianti .

56

4. 1

5.3

Carrettieri

8.1

7.0

O.I

30.0

38.7

26.0

Sold ati io(eslati coo

Cont~dini.

Operai.

• .

•

Studenti Barbieri

Im piegati .

I

Sarti Religiosi ·.

\

)Ieccnnici . Calzolai, ecc.

Le cifre es;,oste in questo specchio dimostrano che fra i nostri soldati i contad in i sono •1nelli che portnno il massimo t ributo alle infestioni : la pe rce11tuale dt!i soldati infestati coll'aò'wris e col fr i cocephal 1t.s equi vale presso a poco a q nella c1 i tutti gli altri soldati globalmen te considerati. Anche ammesso che un bnon numero d i infestioni (come del resto è logico che debba avvenire, date le condizioni straordina rie di v ita alle quali obbli gano i s istemi del la guerra modernJtl !sÌ sia effettuato


280

O~SERVAZ IONI ~ULLE F ECl DEI SOLDATI, 1,:cc .

duran te la campag na, è presumibile che la fi sion omia della distribuzione med ia di q ueste due fra le più comun i, ma non d el- t utto innocue, elmi ntiasi fra i soldati i n ra ppor to alla loro professione, rim auga presso a poco entro i limi ti da me su riportati. Dal p unt.o d i vista poi d ella distribu z ione geografica di queste ùue elmi ntiasi, d irò, che da q uesta mia in ch iesta, cosi come ho dovu to condurla, non v'era da a tt endersi a p riori d ei risultati atten dibili per u n complesso di ragion i fac ili ad im magi narsi. Tuttavia ho voluto farl a, ma. r ipeto, i dati che ri porto i n questo altro specchietto non offrono, o,viam ente, se n on l' i11 teresse di uno: sem plice curiosità.

-----------.=---- - - . - _.I Asco,·i" Tdcoce1•IHJ. · e

-

.d. Sf"ar' i 1

-

-

1Trocor•p= -

l 1.u

..i .,,ari!

lus

l r icocephaluB

p. lii()

p, I()()

p. h ~I

p. 100

1

p. \ I))

2.6

o.o

2.0

2,6

L igu ria .

0.8

0.63

1.3

1.0

0.8

Lo mbard ia .

6.4

9.0

6.8

0.5

8.9

Ve neto

11.l

12.!)

20 O

13 O

15.2

P iemonte

Toacana .

7.3

6.7

2.7

Em ilia

5.5

12. l

6 l

Marche .

l.7

2.2

0.7

4.7

Cl

5 .7

5.4

~

57

I O.O

l.4

1.7

,i .D o

o

...,

.; :)

Abruzzo- ~1.olise

.3.5

3. 1

4. 1

Omb:ia .

4.0

0.9

20

Lazio.

3.5

38

2.0

l'l

.,..

5,1

34

3.4

13

3.0

3.2

()

~

Ca.mpania

ll.4

7.3

7 .5

10 ,2

7.2

P uglie

13.S

8 .9

l:J 6

13.0

10.4

Umilica ln

3.2

J.O

3.4

3.2

24

('ulabrio .

12.0

8.1\

l :i o

13 :;

10.6

SiC'ilia

7.3

7.6

5.4

6.7

00

Sa rd egna

2.3

7.0

54

3.4

o.o

I >ai dati ora riportat i si dovrebbe concludere che le d ue e lmin tiasi ~on o, i n li nea generale, più comu ni fra i soltlati delle regioni mer iu iouali che non fra q uelli delle regioni m ed ie e set tentrionali d 'Ital ia. l\Ia non v i è ch i n on vede q uanto facilmen te questi dati 1>restino il fi an co alla cri tica. Così, ad ese mpio, si potrebbe affermare senz'al tro che il Yendo è più infestato delle altre regioni, se si pensa che chi scr ive ha condotto questa i nchiesta in V enezia, o,e certa-


OSSE RVAZJONl Sl'I.L E FEC'I DV.I S Ol,D.ATI. ECC.

281

mente devono essere afflu iti, per un complesso d i circosta nze, più solda ti veneti che non soldati cli al tre regioni? Per l'11nguill ulosi, appena, sett e essendo i soldat.i st11ti da me seg1rnlati infestati con questo elminto e cin,1ne so lta11 to di cui mi fn possibile conoscere la professione (un sarto, un vetraio, un calzolllio, un conracl iuo e un carpentiere) e la provincia di nascita, non si possono far considerazioni di llpeciiale i nteresse. Ricordo solo, a titolo di c uriosità, la sua prevalenza (3 su 5) in soldati meri dionali ch e non i n settent.riomil i, mentre si sa che l'ang11il/11losi, in li nea generale, prevale nel le r egioni del_J'al tA. Italia. Di speciale interesse, dal pnuto di vi,;ta igienico, si presenta invece la segnalazione di due casi d i anch ilostomia si. E. per giunta, in due soldati che non prese ntarono nessun seg no clinico che avesse potuto su di esso ri chiamare l 'attenzione dei sanitari. L'uno ern. un contadino dell a provincia di Forlì. c he, prima di ven ir sotto le arm i, si era occupato in lavori di miniere nel Bra::;ile; l'altro era un ortolano della pro,iocia di Salerno, che mai in miniere aveva lavorato. S ull' im portanza di questo reperto è superfluo insistere. Ogn uno vede che siamo dinanzi a ulassici portat.ori s1rni di i,frus; i l!Uali, specie nelle a ttuali condizioni d i vita bell ica, rappresentano, nelle trincee, n egli accampamenti, nelle sale ospi tali ere, dovunque esiste un asse mbramento inconsueto di uomini, un pericolo insidiosissimo per IA. diffusione di qnesta rosi grave e lmintiasi. Se si pensa c he le misure profilattiche con!.ro le infestioni rientrano quas i integralmente nel quadro cl i quelle che si prendono contro le infezioni intestinal i e pide miche, si comprende che nessuno sforzo speciale s i richiede, anche nei vortici del tnmnltuoso lavoro igienico-sani tario che la guerra ci impone, per difendere la · pop0lazione militare contro quest'altro pericolo, si>\ alla fronte c he ne lle retrovie. Basta che il batteriologo proceda me tod ica mente all'esame microscopico del materiale fecale ma11 mano c he g li si presenta per la pratica di quello batteriologico (alldstimento del preparato microscopico, non appena effettuata l'insem inazione: un minuto, in med ia, per ogni campione, compresa la rassegna al mic roscopio, è sufficiente, come posso attestare i n base all'espe rie nza personale d i pa-recclii e migliaia di cn.si ), per dare l'allarme a l clin ico, perch~ effettui n el riguardo dell'anchil ostom iasi la pratica della bonifica umana. con yantaggi o inestjrnabile per l'igiene. Con questo ind irizzo bo proced uto e procedo n ell'am biente in cm espleto l'opera mia. \7enezia, febbraio 191G.


282

CA SUISTICA CLI N ICA OSPEDALE DA CAMPO 022 -

Z ONA DI GUERRA

S U DI U N CASO DI CONGIUNT IVITE PIETRI FICANTE. Osservazione clinica con ricer che batteriologic he s per imentali del dott. S iro l •'ranccs1."0 Plc«,•a · luga, capi t a no medico. l ibero docente ed a ssist ente alla Clinico, Oculis t ica della R. U niversità di Tori n o.

Il caso di cong i untivite p:etrificnnte, che orn mi a ccingo a descrivere, m e r-i ta di es~er e r eso not-0, iuq unn tochè a ppartiene ad una m11lattia an<1ora ass ai poco r.on osciuta, s ia dal lato eziolog ico che cl inico, e perchè presentava dei sint-0mi c he a primo es ame potevano faci lmente ind urre in error e l'o~ser vatore Nel caso s peciale n ostro l'importanza d iagnost ica era g ran dissima, poich é trnt ta ndos i di un mi l itare iu zoua di comba tt imen to In nostrn. in terpret azione fal sa dellR. lesione an·eb be potuto ,ivere serie conseguenze per l'ammala to. S) be11e che lo s t ud io di qu esto caso non è com ple to, poich e manc a lo descrizione annto mic11, une, più vasta iodng ine ba tte riologka ed u na piri com pleta serie di espe ri en ze. ma ho d ovu~o limita rmi, trovandomi i o zona d i opernzioni, a q ua nto mi permisero il tempo e g li scarsi mezz i a m ia disposizioue per ta li esami. hl i sono deciso tuttavia n. des~ri vere il c11so s tudi ~to, n on solo per chè e.~so è molto interessante, ma a nche per c hè In mia descrizione, q uantun que incompleta, può r ich iamare l'a t ten zion e del metlico, e spei.:ial meute de l medico mili ta re, s ulla rassomigl inm:a dei sinto mi che p re· se u tnno l'esrara da cnusticnzion e chimica (ralce, argento) e la co ng iuntivite, piet r ificante, specinlmente avendo r iguardo a l legittimo sospetto dj a ut olesion i. Questa forma mor bosa si rnostrn, nssn i rnramente ed è merito del L ebc r di averla per il pr imo descr itti\ et! identificata nPI ltitl5. Da all ora poch i fu rono gli auto, i che ebbero l'occasione d i descri\'ere tnle malntlia: i l .R cif ucl 1000, il Posey of' t'ampli nel 1U05, il ~fayweg nel 1!107, _il SiJl,,r.Ugu,·11i n 11el l !J09, i l Per etz nel l\JlO, i l Del Monte nel HIO!J. I casi raccolti in }etterntnra sono n1h10que assai poco 11u111erosi (unn decin:1)1 epperciò pal'lni oppo1·tn1,o npp1·ofìtLare della chiarPzza dei sintomi cli11ic i cln me. rile vati nel ca~o osservato, nella speranza che ol tre al con t ri bu t o di CRS11istira possa il rep,~rto batteriologico ottenuto·concorrere al lo studio e dil ucirln;,,ioue d el • l'e1,iologia di questa così ram e ,;tr.tna malaLtia.

'

..

STORIA c1,1s1CA. li capor:1.le S. ~- di anni 22, dn Avellino, viene r icon•rnco in questo ospedale da cam po il giorno 1~ ottobre l !J l5, Non riferisce nlc11 n Blltececlcnte ereditario degno d i nota. Di costituziont• ~una e robu,:ta, confornrnzione scheletrica normale, piuttost0 t.1rcltiato, bruno di coloriLo, con muco ,e vis iuili ben colorato, non presentn alcuna alterazione dei ,·ari organ i in t er n i, 11è a no r mali1à


CASUISTICA CLINlCA

~83

nel sistema linfatico-ghiandolare. Orine normali. Non ebbe mai malatti11 alcuna, alrqeno degna di nota, nè ebbe malattie veneree o sifilitiche. · Dotato di buona vista, non sofferse mai durante tutta la sua vita di alcuna malattia agli occhi. La presen te iesione oculare data dal 7 ottobre 1915, e si iniziò improvvisamente. Racconta l'ammalato che dopo una marcia lunga e fati cosa dovette, ancora tutto sudato, pernottare all'aperto esposto ad un ven to freddo. ·svegliatos i al mattilno, avverti dolori piuttos to intensi all'occhio .sinistro e leggero indolenzimento all'occhio destro. Non ebbe la sensazione di corpo estraneo nell'occhio. Allo specéhio egli vide che l'occhio sinistro era rosso, fortemente iniet tato e le palpebre erano edemato,,e. Alla palpazione sentiva un dolore vivo alla palpebra inferiore nel terzo esterno, un po' sotto il bordo palpebrale. Non attri bui alcuna importanza àlla sua malattia e non si curò di fars i vedere dal med ico d el suo reggimento. Fece solo qualche lava.tura con acqua. semplice. Ma notando eg,li un sens ibile peggioramento delle sue condizioni si fece vis itare e venne i n viato a questo ospedale. All'esame obbiettivo dell'O. S . si rileva come gH annes:;i oculari rton presen tino alcuna anomalia: solo la cute della palpebra superiore si prosenta leggermente tumefatta nella sua, metà interna, tumefazione dovuta ad un piccolo orzaiuolo situato in prossimità dello sbocco del canalicolo lacrimale superiore e già giunto q ua!li a completu maturuzione. TRle orzaiuolo è comparso, a detto dell'am· malato, circa tre giorni fa. Del resto la cute de lle d ue palpebre e la linea d'impianto delle ciglia appaiono p erfettamente normali. La corneo. è perfettamente in tegra, e l'iride nor• male non presento. sintomi di irritazione alcuna. S ec1·ezione congiuntiva.le a ~sai scarsa e ben poco superiore alla normo.. La conginntiva bulhare, elastica, sottile, trasparente, mobile, regolarmente irrora ta, appare del t utto normale sulla massima parte della sua estensione. Le congi un t ive tarsale sup<1riore e del forn ice corrispondente appa iono perfett,unente regolari, solo a ppeua appena iperemiche. La congiuntiva tarsale inferiore è ipe remica, sebbene non troppo eviden temente, ma quella del fornice inferiore appa re più o meno nlterata, a seconda del pnnto in cui viene considerata Nel terzo interno essa è come il resto del sacco congiuntiva le normai!', mentre nel ter zo medio e nel terzo esterno prnsenta una peculiare l esione che min utamente cle5cri v,,. Nella metà esterna d i que.,to seno, allogata proprio nella profondità del forn ice, appare una chiazzR, molto simile ad un'escai-a, di un colore bianco porcellanaceo. 'l'ale chiazza, dell'estensione di circ:i 3-4 milLimetri di lunghezza per circa 3 d i altezza, col maggior asse paral lelo a l bordo pa lpebra le, aveva contorni molto i rregoln.ri con numeroge nentellnture e iuscnature, la maggiore delle quali n..-eva la sua aperturn verso il lato interno dell'occhio. Una. buona. parte di questa chiazza era r1.llogata, come già dicemmo sul fondo del forni ce e da questa parte, o (:Or po centrll.le, s i e,;tendPvano due ali d1e si allargavano sulla co11giuotiva bulbare da una parte e sulla congiuntiva palpebrale dn.ll'altra. Su q nes ta s i estendeva solo li no a c i rea 2 mi 11 i met ri da l bordo palpebrale. Attorno a q uesta chiaz;rn la congiuntiva ern alquanr.o infilt rata. edematosa ed infiammata con replezione vas ale notevole: di gui;;a che tutta quanta la chiazza era c ircondata rui. un anello di tess uto inii:!tt11to e perciò tinto in rosso marcato. Oss.ervando atte ntamente questa chiazza con una lente di ingra11dimenlo, si vede ch'essn, ri5ulta da una ulcerazione tiella superficie congiunti vale a pocn profondità, con marg ini ben distinti dal te"suto limitrofo ed a picr.o nel fon.Jo dell'ul-


2&1.

CASOISTWA C l ,1:-IICA

cera. 11 fondo della stessa, Ji colore bianco porcellanaceo, finissimamente granuloso è a superficie abbastanza regolar e, pianeggiante, senza depositi di detri t i. Un fatto che s alta s u bito all'occhio è che la chiazza in tutta la sua estensione è d ura, niente affatto elastica e cedevole, ed oppone r esistenza, qua n do la si vuole piegare. Infatti, rovesciando be ne il nrnrgine palpebr a le inferiore e mosso bene in evidenza il fornice, si vede c he, spi ngendo ancora verso l 'al to col clito, l'ulcera non segue il resto della cong iun tiva nel pieghc,ttarsi, nazi forma una grossa piega uni ca . P oi, di pili, provando a sollevare il fondo dell'ulcera con una sgorbia da co rpo e~traneo o altrn istrumento simile, si osse rva come il fondo si sollevi t u tto quanto 11,;;sieme, come se fosse unn p iastra n on cedevole, e provoca uno stiramento della congiuntiva. circostllnte. la quale, benchè iperemica, con,erva la sua morbidezza ed el11sticit.ì. Ho pure t cn tatJ d i separnre il fondo dell'ulcera dalhi congiuntiva e toglierlo come se fosse stat.a una pseudomembrana, ma fu assol u tamente impossibile. Pare va che tut to quanto lo spesso re della congiuntiva parteci passe alla lesione. Inoltre grattando con un piccolo tag l ien t e il fondo dell'ulcera, si avevn l'impressione, si~ al tatto che al l'udito, di rasch i are una sottile pi11stra di porcellan a. a. fine g rana. S.:bbiettivamente l' nm mala to non avvertiva alcun dolore o senso di noie. Come abbiamo detto, noo vi era, almeno al momento in c ui' cadde l'osser vazione, fotofobia , e l'occhio, ad eccezione dell'orz1liuolo, a primo as petto si rivela.va come n ormale. L'impres.•ione che ebbi al pri1110 e itme d i taie lesione fu che s i trattasse d i una cirnsticn.zione chimica, e supposi che il soldato si fosse p rovocata tale lesione introducendo n el seno cougi untivnle delln calce od al t ro caustico, a llo scopo di osimer 5i dalle fnt iche e dai per icol i d i i;:uerra . ;\fo non mi volli decidere ad una denu ncia di au toles ione, che avrebl.ie pot uto avere conseguenze assa i gravi per il malato, pdm,i che il so5petto venisse ben confermn.to dal decorso della malattia. Senonche, il comples~o de i sintomi descritti. me~si in cvidC'oza da un esame molto n'iinuto, e le lesio ni nppn.r~e in seguito, e che descr iverò più avanti, mi f,·cero senz"a ltro escludere la prima supposizione e pensare ad una form11 morbosa. a sè. I ntanto, n sropo d'osservazione, praticai soltnnto lavat u re con a cido borico. La lesione nei giorni 17 e 18 non muta a ffatto cara ttere, l'ulcorazione cooserYa il suo colorito perl"ettamPnle bianco. J\oo si allarga, i suoi nrnrgini nou si moiif:icano. la zona congiunti vale in stato di rel\zione ntt,oroo alla les ione si mantiene nllo slafu quo: solo il fondo dell'ulcera si fa un tnntino p iù profondo, od in es so appaiono, scar;:;e ed isolate, piccolis,;ime mnccl,icttine pun tifo rmi, di un c olore rugginoso mol to oscuro. Persiste la, indole ozia della lc~iooe. li giorn o rn si nota una legge ra irri tazione dell'occhio s inis t ro e si osser vR, ad un atttin to esa me, nella congiuntiva t,,rsR le inferiore n e l t e rzo esterno, in quel breve trntto compreso t ra l'ulcera ed il bordo pnlpebr a le, 01111. chiazzetti na binncastrn, di forma molto allun g nta d'isposta col maggior asse pa rall elamente al margiue cigliare, poch issimo sollevata dnl piano de lla congiuntiva cir cost ante. L 'epiLelio, che è infiltrato, coma i tessuti immediatamente sottosl nn t i, è opacomauo alh supt•rficii.: e di un colore bi1111co sporco. 'Toccando detta infiltrazione con u na i<gor hia, si 1w1·erte una speciale r esisteni.a, molto simi le, quantunque p iù


CASlll STICA CLINICA

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debole, a quella notata sullll cbinzzll grande. In corrispondenrn del lato interno dell'ulcera madre, per ccsl dire, compaiono a brevissima distanza dal margine di questa, sulla zona di congiuntiva in i;:t11.to di reazione, alcune chiazzett:ne rotonde~gianti, leggermente sollevate dal piano de lla congiuntiva, di un colorito bianco sporco e disposta a coror, a ai rosario. L'epitelio di questl' piccole chiazze non era ulcerato, solo leggermente de$quamato Al tatto que~ti punti inlìltniti erano duri t> non potevano essere staccati dnl resto della congiuntiva. Contemporaneamente alla comparsa di questi piccoli focolai di iofiltrnzione aumentò ,:ensibilmente l'edema e la ininione vasale cella congiuntiva. gii\ ip(· remica attorno all'ulcerazione, ma tutta la restante congiuntiva, sia palpebrale che bulbare, non ha s u b ito che una legger issima iperemia con un leggerissimo aumento de lla secrezione lacrimale, fenomeni che del resto scomparvero in r.ssai · breve t e mpo. Il giorno 20 non si osserva Alcun cambiamento n ~ dell'ulcera, nè dei punti infiltrati apparsi il ID: solo il giorno 21 si nota che i detti punticini banno tendenza ad ulcerarsi. L'e pitelio mostra infatti una maggiore desquamazione ed in alcuni punti esso cade totalmente; in altri solo in parte. P ure in detto giorno 21 s i nota la comparsa all'O. D., il quale s i era mostrato sempre del tutto norma le, ud seno congiun ti vale inf.,riore all'esterno di una. chiazza bianchiccia, obi unga, a mrtrgini indistinti, circondata da una stretta zona iperemica. L'epitelio di questa nuova macchia, leggermente infiltrato, presenta. una desquamazione appena pere etti bi le. Sul limbus in basso si nota una piccoh1. chiazza di color bianco intenso a margini pure molto confusi, situata però pegli strati profondi della congiuntiva e mobile con essa. Queste chiazze ne.o fonnate non possono essere stacc1tte dalla congiuntiva, ma. non danno alcuna sensazione di durezza Al tatto. Nei giorni susseguenti si mantengono le condizioni constatate il giorno 21, sia nell'ulcern madre che nelle chiazze neoformate . Il gioru.:> 26 può essere percepita una piccola differenza dallo stato an teriore, cioè l'ulcera non ha più quel colorito bianco porcellanaceo cos i marcato: sono scomparsi quei piccoli punti oscuri, ed i bordi di essa lasciano iutravedere un po' di tinta rosea. I punticini, sia quelli ulcerati, che no, e la c hiazza comparsi ultimamente, mostrano maggior regolarità de ll'epitelio, minore infiltrazione, margini più confusi ancora di prima. L entamente, lentam&nte, questo stat o di cose !lndò modificttndosi, noi senso c he l'infilt razione da neoformazione vasale nel tessuto dell'ulrera e delle zone iufiltr11.te è andata aumentando, di modo che il colol"ito bianco spiccava di meno, lasciando int ravedere una tin ta rosea sempre più accentuate.. Un a ltro fatto notato fu il r ammollimento della piastra; essa non ero. più così dura ,:ome ai primi giorni, ma appariva più sottile, più cedevole, più elastica, pieghevole e al grattam e nto non dava pii1 l'impre~sione di scri cchiolio, Il giorno 6 novembre era evidentissima la modificazione avvenuta; la chiazza. sulla congiuntiva dell'occhio destro era scomparsa del tutto, i puntic ini situati a ttorno all'ulcera grossa erano scomparsi, senza lasciare alcuna traccia, l'ukera aveva. perduto il suo colorito primitivo, bianco porcellauaceo, che s i era trnsformato ID una delicata t i nto. rosea. L' infiltrazi<ine calcarea era pure in massima parte scomparsa ed il tessuto in cui essa si era mostrata si era fatto quasi nor-


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mal mente pieghevole. L'epitelio progrediva dai margini verso i l centro nella sua attività riparatrice. però sorgevano anche piccole isole dal fondo dell'ulcera stessa, che allargandosi venivano a conflu ire con gli zaffi che pa rtivano dai margini. Il !i novembre, giorno in cui l'ammalato venne dimesso dall'ospedale, si pote vn con,tatare come il m igl ioramento fosse ancora pil\ accentuato: al posto de) •. l'nlcem permaneva solo una chiazzo., della grandezza corrispondente, all'ulcera, ri i un color roseo. r icoperta di e pitel io legger mente desquamato. La chiazza r esid mtta era però elastica, cedevole quasi come la congiunt i'l'a norma le. Non v'~ra a lcun s egno di retrazione cicatriziale e conseguentemente nessuno, rest rizione del seno o b r iglie cicatriziali. E ,;Altli: BATT E1lIOLou1co. N ..J giorno 2 1 settembre, nel momento in cui si a veva una recrudescenza della lesionP, bo tentato di innestare la malattia n ella con:?iuntiva del con igl io. All'uopo, con una sgorbia da corpo estraneo e previa lavatura del s eno cvn acido bor ico e cocainizzazione, ho Psportato, grattando ener• gicamente la congiuntiva a ltorate, un po' di mat eriale cbe introdussi uello spessore della congi un t iva del fornice di un coniglio di circa grnm mi 600, fn<'endo numerose iufission i e lesioni da raschiamento. La congiuuti'"a del coniglio all'indomani e ra leggerroente edematosa con qualche emorrngia, 11111 tali lesioni scomparvero com plet a me nte entro il terzo giorno, nè io tutti i numerosi esami più accurati fotti giornalmente per oltre un mese e in quelli fatti nei mes i successivi, mi rius ci d i accertare la più piccola lesione congiunti~·ale. Nella giornata 22 stesso mese bo pure eseguiti colle solite norme degli strisci di rnater iale espor t.ato da l tessuto ulcerato su vet r ini porta-oggetti, e colture su agar-ag r,r e gelatina, che confidai per g l i esami oppor tu ni alli~ g ent.ilez;,;a e pe. ri zia del diretto re d l'I laboratorio batteriologico militare, sezione d i Udine, ca• pite no medico Ors i. Ed io qu i riporto integralmen t.i i ri ~ulta ti degli esami che il dir llttore di d etto idti t u to, cui e!>primo e r innovo i m iei più ·,ivi ringraziamenti, mi volle cortes eme11 te comtrn icare : " L'esame degli strisci sn porta-oggetti ha fatto rilevare la presenza. di parecchi corpuscoli purule nt i, di poche cd lule epiteliali della congiuntiva. e di rare forme cocacee extracellulari. Nelle colture si s vilupparono parecchie colon ie di b. sottile e di sarcina lutea,. Certo sarebbe stato m io vivo desiderio di estendere le m ie r icerche, tauto nel campo ana t omico, qu1111to in quello batteriologico e istochimico, ma per le ragioni anzidette ho dovuto limitarmi a corrobornre la mia diagnosi colla semplice osservazione clin ica, ma sono pure egualmente cer to che il caso a... me d escri tto collima perfet tamente nel complesso dei suoi sintomi con quello ident ificato dal LelJer come congimilh:ile ])ielrificante.

:c:*:r: H sintomo che meglio carRtterizza tale lesione è scnzo. du bbio il de posito nei tessuti d i sostanze calcaree, nella maggioranza dei casi chimicamente accertato. Ed a migliore i llustrazione e tleluc idazione della malattia o~~ervnta credo con'1'8llie n te ed opportuno r iassumere brevE'menle i cara tteri anatomic i e clin ici constati n ei singoli casi da.i diversi autori. l\cl 11rimo caso descritto, il L eber ha osservato sulla part e infero-inte~na della congiu ntiva bulbare una ulcerazione n margini infiltrati, il cui fondo ern


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coperto in tutta la sua estensione da una sostanzo. bianca, dura, a superficie asciutta e Sl'a bra e che aderiva fortemente. All'esame anatomico a fresco il Le ber potè constatare che le parti superficiali dure dei pezzi asportati non si lasciavano dissociare cogli aghi; ridotte in frantumi si mostravano cosLituite da una sostanza granulosa di mediocre lucentez;r,a, nella quale oll'esame chimico si pote assodare la presenza di carbonato di calcio e acido fosforiço. All'e;,ame anatomico dei pezzi induriti il focolaio morboso presenta due strati ben distinti, uno superficiale che forma la maggior parte dello s pessore e l'altro sottoposto, infiltrato qua e là d i cellule rotonde. Il confine tra essi è netto e vi si trovano incastrati cristalli di color giallo limone disposti a rosetta e nettamente birifrangtnti. Kei tagli non trattati cogli acidi la primn zona appare senza struttur11., superficial me nte compatta ed omogenea e non si distingue coll'ematossilina. · Invece dopo un tale trattamento il tessuto diventa più cl,iaro e si tinge con. l'anzidetta sostanza in un colore piil oscuro delle rimanenti parti; le fibre da cui risulta sembrano come imbevute di una sos tanza rigida, che non si mo· difica neppure con un'azione prolungata di a cidi. Questa zona mteressa per larga estensione la ·superficie libera della congiuntiva e contiene solo dei piccoli nuclei raggrinzati, che sembrano esservi giunti dal d i fuori. Essa ha quindi tu t to l'aspetto di un tessuto necrotico, in cui siansi abboniantemonte depositati sRli di c alcio. Nonostante i numeros i tentativi fatti, il Leber non riusci a colorare nei tagli alcun microrga 'lli!lmo. Le colture furono del pari negative. Innesti in occhi di coniglio pure fallirono . Nel secondo caso, pure di Leber, si osservavano nell'O. D ., sulla plica semilunare ed all'orlo palpebrale inferiore, due piccoli foco lai bianchicci che all'aspetto s embravano essere s tati prodotti da ustione. La sostanza bianc11. che li cos tituiva. non si poteva grattar via., però non si addentrava molto nel tessuto. Abbondante secrezione ed iniezione à ella congiuntivn. nel tratto inf'ero-interno. All'esame i s t o logico, il focolaio lascia di.~tinguere due strati: u110 superficiale con nucle i scoloriti, che sembra essere composto da un detrito di cellule ~d assume con la e roa tossilina un coloriLo viola pallido. La. calcificazione potè essere dimos trata c himicamente. Lo strato profondo dimostrava infiltn.zione cellulare fitta ed iperplasia del tessuto, con un reticolat o connett ivale a maglie esili. Vas i a pareti sottili, che, oltre a corpuscoli rossi, co ntengono in gran quantità le ucociti a più nuclei. Col Weigert le fi bre nssumevano una tinta violetta intensa, che si spingeva anchP- un po' verso il tessuto nec rotico superficia le. La caus a della colorazione era dovuta a minutissimi g r r.nuli oscuri, i quali erano disposti in fil a t ra le fibrille. L'es ame batterioscopico diretto fu negativo: sui te rreni di colturn si svilupparon o stafflococchi in a lcune, in altre scarse colonie di bac illo della. xerosis, un microrganis mo simile nd un pneumococco, ed una volta una forma di n.sper• g i l! U!:. Le inoculazioni sperimentali fallirono. Nel t e rze, caso, ancora di Leber, all'O. S. si osservava nel tratto medio della plic a di pass aggio inferiore un focolaio grig io gia llastro che all'aspet to ricordava l'escara prodotta dal nitrato d'arg ento. Dopo un mese com par ve pure sulla con· g i u n ti v a della palpebm inferiore u n deposito in parte granuloso ed in par te m e m hranoso che non s i lasciò asportare. All'esame is tologico la cong iuntiva mo s t r n va dappertutto trn epitelio molto ingrossa to, il cui s t rato s uperficia le risult a v a d a cellule senza nucleo e forte mente appiattite. I nuclei dello strato più


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pro fon do er1100 Len tio t i e le liste iutercellulari allargate a guis,l di rosar;o. G li st.rati immed iatameote sottopost i all'c pitel:o e rano infiltrati di cellule, ordinate i n strn½> sottile, oppure rinnitta in gruppi mnggiori, le qua li per l'assunzione d e i g ranuli lucenti, senza colore, mol to rit'rangeo t i e compos ti di una sostanza calcarea org!ln ica, ave vano rnggi unto u1w di mensione conside revole. Oltre a c iò, n ello s trato s uper ficiale dell'epi telio era no de po,itati c ristalli a forma di basto ncino e di colore g iallo limone, in to rno ai qu a li 1100 es isteva traccia di r ea zio ue a lcuna per parte del t es·rnto. :Non s i potè rii mostrn re l'esis tc nr.a di m icrorga . nis mi. Nel 1.JU<1rto caso, descritto dal lleif, s i osse r va vn. ali' O. D.: cong iuntinl tarsale inferiore o plica di pa;;saggio corris ponden te molto irriettnte i congiun ti va bulbare c hemot ica con p iccole emor ragie s parse. La con.!!;iuntiva tarsen. super iore era come 1., ucl,er el lata; t ra tti d i color ro.sso, ricorda 11 ti il tessuto d i g ra.nulttzione, si alternavano a t1·atti d i color giallo roseo, che offri n1110 un ·as ptJtto stellato. a causa de i ~olchi che li in te r.~ecava110. Ques te parti erano più dure e si potevano staccare co lla pinza. Dalln m età dtJ!l'orlo li bero del t a 1·s o, s porgeva un tu more tto di for ma tri1.mgolare, d i cons is te n1.a d u rn, che pareva u u bottone di grauul azione. A Il' O. 8 . sulla congi un t iva tarsea piccole macchie somiglianti a ca lcificazioni che erano poco prominenti ed a vevano s ede nel tess uto L'esame a. fresco mostri\\·a c he il tessuto esportato e ra compost o di sole fi bre ; coll'agg iunta dell'ac ido clor idri co dava l uogo allo s v iluppo di numerose bollic ine iu taluni pezzi; in a.Itri ciò non s i v edeva.. La potassa e l a soda rischiaravano il tessuto in cui erano vis ibili ora lunghi c ristalli a forma di lancia, disposti parallelamente a lla super fici e e forniti di doppia r efrazione. La prova chimica. molto complicata, fece constatare la presenza pro ba bile di fos fato di cake. Nelle sezioni tin te col carminio alluminato s i osservava. fra due prismi di l\ko l uni\ sostanza birifrangente. allogata nel tessuto. L'A. non fa cenno di esami bRtte riologici. Ne l quinto caso. de,:cri t to da P osey of C'am pb. si osserva vano s u lla r.ongiuu t iva tarsea s pecie dell,1 pal pebra s upe riore n u me rosi punt i bianco g iallicci, legg erm en te s olle vat i al ùi sot to dcll'opitcl io in ambo gli occhi. Alcuni granuli esc is i, all'esame chim ico, s i mostraron o .:ostitui ti dn sali ino rganir.i , verosimilmen t e d i calce. li ~fay weg ha descritto un sesto caso di congiuntivi te pie trificante. F;u!lò co ng iuntiva b ul liare SUFerior e s i os~ervavano piccole placche binncQ-giallastre non rile vo.te e dure n l tatto· Nel seno congiun t ivnle s up!"riore era allogat a una formazione bi1u1co-giallastra, di con .. iste t1 za. corno d i pietra . In principio l'A. non poteva escludere sicura mente una lesione provocat a artificialme11te, ma in seg u ito la d iag nosi di venne chia ra. L a renzio ne della eon g iuntiva era sempre a lcalina . Sydler-Hug uenin esaminò in u n :;eU ir110 caso pa rti della congiuntiva, tanto cliui rame nte qua nto istologicamente. Fu e~sen zialmcnte co nstatata. la. presen za d i idr ossido d i calce. Il qund ro is tolog ico presen ta\'!\ g rande rassomig lianza col reperto di L eber. Anche ne lle r icerche es1,er iment ali s ul coniglio, nei cu i occhi Sydler -Hug uen in a veva i n t rodotto id rossido di calcio, s i riscontrò una evidente rassomig lianza co l r eperto descritto da L eber. Un ullm;o caso, il primo osserva to in Italia, fu descritto con molta a ccura t ezza dal Del Monte. $ i trattava di lesioni a caratt eri recidivan ti, a lungo decorso, caratterizr.ate da comparsa d i piccole emorragie e ulcerazione interessante


CAS 01$TJCA CLI:,1IOA

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il semplice epitelio, a margini irregolari, sottilmente orlati di grigio e circoudate d a una non larga zona ipermica. Que3ta ulcerazione era in breve sostituita da uc.a chiazza di color bianco sporco, non molto netta men te circoscritta, a super· ficie un po' scabra. ToC'candola o cercando di atferrarla con una. pinza, si sentiva una consistenza dura-elastica e si senti va che la sensibilit à tattile e dolorifica. era abolita per-tutta la sua estensione. La guarigione avveniva dopo lungo t empo con formazione d.i cicatrici. All'esame a.natomico del pezzo, ove esisteva il più vecchio e il più esteso focolaio, si dist inguevano nettamente tre strati, Il 1° strato •mperficiale, e solo qua e là rivestito di qualche esile lamella epi• teliale, è costituito da finissime fibrille, variamente incrociantisi, con molti nu· dei di cellule rotonde, per lo più circondate da u no spazio chiaro. Negli strati profondi di questa zona si osse rvano piccolo zolle omogeneo di varia forma. e n umerosi cristalli a forma non ben determinata, birifrangenti, di color giaillo limone, che si sciolgono senza sviluppo di bollicine di gas nell'acido cloridrico al 6 p. cento e che all'esame ch imico <1imostra.rono essere sa.li di calcio. Il 2° strato, intermedio, cos tituito da es ili fibre, talora riu nite in fa.sci pitt o meno grossi, incroc iantisi in ogni senso, è fortemente infiltrato di cellule rotonde. Il 3° strato, profondo, è costituito da uu giovane tessuto fibroso ricco di fibroplasti. Sparse qua e là, specie in vicinanza de i vas i, si trovano cellule, il cui protoplasma è carico di finissime granulazioni che s i colora.no col violetto di genziana, col bleu di mitilene e in genere co i colori basici di anilina. Il Del Monte con una numerosissima serie di esperienze e di ricerche batteriologiche, che ometto per brevità, ha potuto mettere in evidenza un bacillo, i cui caratteri morfologici e cul t urali corrispondevano con quelli che possiede il così detto bacillo della xerosis , ma che non era un comune esemp 1am d el bacillo del la. xerosis, dappoichè s i trovava in condiziol:li di vita eccezionalmente floride e produceva nel conig lio e solo ne lla cornea una les ione di una notevole gravità. Nel ca.so di Peret z (nono) si trattava di un ind ividuo trentascenne, il quale. soffriva di tra.coma cicatriziale in O. O. Nella congiuntiva. palpebrale dell' O S. si trovava una placca di calce delle dimensio11i d i 4 X 20 mm. e press',L poco rettangolare; la superficie non sporge va al d isopra di quella della. congiuntiva e non era ricoperta da tessuto cong iu ntivale. La massa calca.rea si compone va di fosfato e di ca.rbooato. Mediante l'a pplicazione di lavaggi con mezzi chimici, atti a sciogliere q uesti sali, si ebbe In scomparsa di qut>lla mass a. In tutti quanti i casi, i.dunque, meno che in quello di Mayweg ed in questo, oggetto del mio breve lavoro, i sali di calcio furono direttamente consta.tati coll'esame chimico o istochimico ed anatomico. La presenza. di sali c;Llc,,re i, presu• ini bilmente di sali organici di calcio, se non dimostrata chimicamente ne l caso nostro, è avvalorata dai sintomi clinici, i quali corrispondono perfettamente Il quelli dei casi ove il calcio fu dimostrato, ma specialmente da.Ila durezza della piastra, nonchè dal senso di scabrosità a.I grat tamen to, a.no.logo del tutto all'impressione che si ha qua.odo si rasc hia.no quelle concrezioni calcaree formatesi alla superficie della congiuntiva., e specie tarsale. L'aspetto strano che rammenta molto da vicino la ca.us ticazione chimica, sia da calce che da nitrato d'arg ento, fu notato anche da parecchi a.Itri autori, dal I,eber nel secondo e terzo ca.so, da.I Mayweg, da l Sydler-Huguenin, dnll'Axenfeld. Anzi il Leber descrive questa rnssomiglio.nza come uno dei caratteri, degli a s petti essenziali della congiuntivite pietrificante. Il Sydler-Huguenin è pers ino stato i ndotto a dubitare se esista una vera e propri~ congiuntivite pietrificante non t9 - Glo1·11ale di mtdiclna mll«lare. -

P'asc. IV.


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CASU I ST ICA CLINICA

artificiale. A q uestn induzione sarebbe giunto dal fatto che n111Ia maggioranza dei casi descritti ò state. ventilata la questione dell'artefatto, sebbene poi abbandonata. e dal negare alcun valore eziologico ai microrganismi repertati. Egli ri• tiene infatti che i bacteri penetrando con la calce si portino rapidamente in profondità, rnn za però che ad essi debba essere attribuita alcuna importanza. eziologica. A me pare però che tale asserzione ·non possa. essere vera, almeno ne lla grande maggioranza dei casi, ed io s tesso ho dovuto esch1dere tale dubbio, benchè mi trovassi di fronte ad un individuo nel quale il sospetto di autolel?ione dovevn essere più che naturale. Ho potu to infatti osservare e seguire la. formazione di nuove chiazzettine, le quali non potevano in nessun modo essere s tate prodotte artific ial mente. Altro sin tomo costante che fu rilevato in tutti i casi fu la cronicità della malattia e le frequenti recidive. E qcesto è forse l'unico sintomo che non appare chiaramente noi ca.so ora studiato. È vero però che la malattia probabilmeute esisteva da parecchio t em po, senza che il malato se ne fosse accorto da.Ila mancanza quasi itssolut l\ di flogosi. Il soldato infatti disse di essere venuto all'ospedale por l'orzaiuolo. Inoltre egli giunse quando la lesione era già in istato nvnn7.nto di evoluzione e si era già formata una vera ulcerazione abbasta nzo. ampia . D'altronde la scarsa, scars issima. reazione flogistica., in proporzione alla grandezza ilell'ulcera, e la l entezza di evoluzione della malattie. fanno escludere senz'altro una forma acuta. Quanto a JJe reci divi', l'ammalato fu tenuto troppo poco tem r o in cura , perchè se ne possa parla.re: possiamo solo nota re la recrudescenza. della mnht tia sotto forma di comparsa di nuove e piccole infiltrazioni superficiali. Dagli altri sintomi meno importanti, come la durezza ed il colc,re dell'ulce• mzione, la lieve flogosi, la mancirnza d i secrezione da pa r te della lesione, la· m ancanza d i complicnzioni corneali, sintomi tutti cui il Leber h n dato un certo val ore, emerge chiara la identità. della form a morbosa ora descritta colla congiuntivite pietrificante. In quanto alla eziologia deJJa malattia, a me pare che non possa ancora dirsi climostrata nll'eYidenza la natura parassitaria, quantunque qualche nutore sia riuscito nd accertare n ella sede della lesione qualche g erm e. Ma se un qualche e quale microrgani~mo s ia la causa di tale lesione cosi ben carat terizzata Òlli pochi casi descritti non è possibile ai nostri giorni di poter sapere. Il Leber ba tr,ovato nel secondo caso degli st afilococcl1i e qualche bacillo della :rerosis, il Del Monte una forma molto simile al bac illo della :rerosis e nel caso da me descrit to si svilupparono nelle culture il bacillo sottile e la sarcina l11tea . Il Del Monte ha confortato il suo reperto con'una abbondanza. di esperimenti e di ricerche tale da non potersi mettere in dubbio la sua asserzione : e abbiamo fonda te ragioni per ammetter e che la con!!iuntivite pietriBcante, :Bno ad oggi rite11uta di genesi ignota, ò provocata d11l bacillo della :rerosis ». Questa nsserzione, a mio modo di vedere, merita di essere a ncora confermata da. nitre r icerche ed altre e~perìenze. Può darsi che il bacillo della rrerosis tro• vasge un terreno speciale molto favorevole por il suo sviluppo nella congiun t ive. studiata. dal Del llfoo te, e quindi possedesse una. virulenze. e facoltà patogenetiche particolari, ma n on credo che si possa senz'altro asserire che esso sia il bacillo pat ogeno della congiuntivite in parola. Come s i spiegherebbe il fatto che, pur essendo il bacillo della xerosis cosi diffuso da trovarsi in quas i tutte le c_o ngiuntiviti normali, le. le.;ione da esso-


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provocata sotto forma di congiuntivite pietrificante è cosi rara ? Occorre ancora ricordare che solo qualche esemplare di questo microrganismo è stato repertato in un unico caso dal Leber. Nè però io credo di inferire che il bacillo /Sottile o la 3arcina lutea possano essere i microrganismi patogeni dell'affezione studiata. Quanto a l primo infatti si può ripetere quello che dissi a proposito del, bacillo della xerosis, poiché è noto ormai ch'esso è assai diffuso in natura e ospite innocuo della congiuntiva, e q_uanto alla seconda è ancora troppo poco nota, s pecie nel suo metabolismo, perchè possa essere presa in considerazione. In conclusione, io credo si debba ritenere che la questione della eziologia. sia ricaduta, per la diversità dei risultati delle ricerche, di n uovo nell'incer tez za, che non solo il microrgan ismo capace d i ingenerare la degenerazione calc,nea della congiuntiva sia ancora del tutto ignorato, ma r.he piuttosto si debba pen• sare ad una degenerazione particolare della congiuntiva, analoga a quelle già studiate e conosciute. Zona di guerra., febbraio 1916.

B IBLIOGRAFIA. Dz:r. MONTI!:. -

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l llOO. S Y DLBR- HuouENIN. -

a. 161.

U cber die Conju,ictit'itù pctrifìca11$. -

Arch. / A ug., LXXIII,.


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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA BER.\RD

e BARJAVEL. -

Cura delle artriti suppurate del glnooohlo -

(T,a

Presse M édicale, 1916, n. 47). L a frequ~nza delle ferite articolari del ginocchio in guerra e la facilità della loro infezione hanno reso d'attualità la discussione sulla scelta dell'intervento Gli Aà., chirurghi militari frnncesi, hanno avuto occasione di studiare un centi11aio di feritll penetranti del ginocchio infel:,te, le quali hanno dato )oro modo di comparare il valore dei diversi metodi terapeutici (artrotomia, resezione, amputazioneì e di precisare le indicazioni di ciascuno di essi, secondo la natura delle les ioni e il momento in c ui si è chiamati a d operare. Premettono intanto che le ferite articolari leggere con orifìci puntiformi, senza slabbramenti delle pnrti molli, come può fare nn proiettile animato da una velocità. media che colpisce il ginocchio e lo attraversa da parw a parte ;;enza ledere lo scheletro, devono essere trat tate rapidamente, ed anche in questi casi, benigni i n apparenza, la radiografia è indispensabile. L!l. puntura articolare ordinariamente dà es ito ad un semplice liquido emat ico, talvolta leg germenèe torbido. Malgrado le vive reazioni articolari, soprat utto nei primi giorni, la persis tenza di uno s tnto g enerale buono e sopratutto l'assenza è e lle alte temperature o delle oscillazioui termiche, di prognosi infausta, consigliano questo trattamento. Si ass icurerà. la disinfezione iodata delle piccole ferite cutanee. si immobilizzerà poi i l ginocchio in una doccia, dopo aver evacuato il ve rsamento articolare con una puntura. Aspettazione armata, tenendosi pronti per una condotta più attiva, s e comparisse u na variazione sospetta nella curva termica o nei sintomi locali o generali. Colla semplice puntura e immobilizzazione, d'ordinario queste lesioni leggere guari~cono. 1\fa disgraziatamentti queste artriti traumatiche semplici costituiscono l a minoranza. Q uasi sempre ci si trova di fronte a vere pioartrosi gravi, con fenomeni locali accentuati, temperature elevate e stato generale depresso: Ed allora la scelta. , di uu trattamento razionale di queste forme si impone. 1• Artrotomia. - In presenza di una suppurnzione articolare, il primo do>'ete ,d,e\ chirurgo è di incidere ampiamente questo ascesso e di asportare, se possibile, tutti i corpi stranieri ch'esso contenga. Aprendo larghe vie di scolo a.1 pus, si impedirà il ristagno intrasinoviale ed i gtavi accidenti di riassorbimento

s ettico. Quando le ferite del ginocchio non sono troppo estese e complesse, nei cl\Si, per esempio, in C\1Ì uno shrapnel, una piccola scheggia di obice, hanno provo-


JUVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

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cato uno o due orifici di media grandezza, si potrà dopo lo sbrigliamento co11venieute dei tra~itti, l'ablazione dei corpi estranei e il drenaggio dell'articolazione, intervenire contro la ritenzione purulenta articolare col metodo aspirantedel Carrel. Lo scolo del pus sarà cosi assicurato in modo permanente e la temperatura si abbasserà progressivamente. In molte artriti senza rotture articolari, nonostante l'abbondante suppurazione iniziale, si arriverà a prosciugare la cavità sinoviale e spesso a conservare il movimento all'articolazione. Questa cura, giudiziosamente applicata, per lo più da ottimi successi. In una artrotomia. con numerose contro.aperture si imporrà un drenaggio molto più largo. L'artrotomia, per essere efficace, deve essere precoce. Si SI\ iufatti come sono rapide in queste ferite infette del ginocchio la propagazione riel processo ai tes'. suti circostanti e la loro influenza sulla salute generale del ferito. Qualche ritardo nell'iniervento terapeutico, e l'infezione ha già gua.dagnaro le barriere dell'articolazione, guidata dai i;ragitti dei proiettili, mantenu ta dalla presenza ci.i schegge metalliche o altri corpi estranei. Specialmente se vi è qualche scalfittura delle cartilagini articolari, è nelle migliori condizioni per guadagnare la coscia e il polpaccio, tra.sformando le logge muscolari in rnccolte purulente, determinando osteomieliti a livello delle erosioni ossee, ed allora si impone non più una semplice operazione conservatrice, ma una amputazione. Non appena dunque, l'artrite suppurata è diagnosticata dalla topografia dé!la ferita, dai sintomi funzionali e generali e dagli elementi che fornisce la puntu ra, è necessario agire e assicurare il libero scolo del pus all'esterno. La sinoviale del ginocchio è molto estesa e con molti cui d'i sacco ove il pus avrà tendeuza. a stagnare. Quindi a perture larghe e multiple dell'articolazione e drenaggi. Finita l'operazione, si immobilizzerà l'arto malato, se possibile in una docci·:11 gessata, e si curerà cli cambiare le medicazioni, ricordando che una medicazione difettosq, o mal fatta può essere la causa di una amputazione secondaria. Qua.si sempre gli insuccessi dell'artrotomia sono dovuti, in ch irurgia di guerra, ad un fattore sul quale gli AA. banno già insistito: le lesioni ossee concomitanti. Sono queste lesioni che, nonostante un drenaggio perfetto, continuano a ricettare germi, diventando il punto di partenza di focolai osteomielitici, di necrosi p iù o meno estese di fungosità. 20 Resezione. - Se dunque si pensa che queste pioartrosi gravi del ginocchio, con fratture comminutive dei condili femorali o della tuberosità della tibia, con fend iture diaepifisarie, non si possono curare con sempl ice drenaggio, a quale intervento , i dovrà ricorrere ? Alla resezione del ginocchio, che, giudiziosa.mente applicata, deve dare e dà eccellenti risultati. In quali casi, a qual epoca e come devesi praticare f Quando le l11sioni osteo.cartilaginee concomitanti dell'artrite suppurata sono la controindicazione principale dell'artrotomia, divengono esse l'indicazione fondamentale della resezione tibio,femora.le. Le lesioni che la impongono sono i tritamenti, gli echeggiamenti di un condilo, con o senza fratture comminutive, della. rotula, l'abrasione larga o limitata della tuberosità della. tibia, le fenditure che arriva.no all'articolazione. Solo le lesioni veramente troppo estese delle ossa la proscriveranno : tali come la frattura diafìso-epifisaria del femore, i focolai di frattura dell'estremità tibia!Q


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che discendono sotto la cartilagine di coniugazione, le fenditure articolari a punto di partenza wolto lon tano dal ginocchio. A più forte ragione, quando a questi sfaceli osseei si a ggiungeranno focolai osteomielitici estesi, vaste raccolte purulente che trasformano le logge mu800lftri della coscia e del polpaccio in raccolte in isfacelo, quando a ltre lesioni infette avranno alterato gravemente lo stato generale, si dovrà rinunciare a questo intervento e ricorrere all'amputazione. Un secondo fattore, d'importanza non meno cap;tale dal punto di vista dei r isul tati operatori, sta nella scelta del momento in cui si deve intervenire; e p uò €ssere che in ciò si possa trovare la spiegazione dei numerosi insuccessi che si imputano alla resezione. Nella maggior parte di queste osservazioni, infatti, si può constata.re che trattasi di pioartrosi gra vi, In cui l'artrotomia. subito tentata era venuta meno, per cui al chirurgo rimaneva quale risorsa razionale la sola a mputazione. Se si vuo l trarre un beneficio dalla resezione, è necessario che esaa sh molto precoce; è questa una condizione indispensabile del successo. Anche la tecnica adottata ha la sua importanza. Col nome di r esezione s i sono comprese molte artrotomie con abrasioue di schegge. Quando l'asportazione delle schegge è pra ticata qua lche ora dopo il traumatismo, anche se si tra tta di ablazione di una notevole porzione di condilo femorale, l'ammalato può guarire con un ginocchio quasi a perpendicolo. Ma ordinariamente bisogna fare dei sacrifici più larghi e ricorrere alla resezione tibio-femorale classica, coll'incisione ad H di Ollier. Si porterà. ogni attenzione alla segatura dell'osso, che dovrà. lasciare dei tagli -di sezione pia ni, capaci di combacinre perfettamente. Il tratto di sega sarà in generale intra- condiloideo per il femore e rispetterà. il più possibile la tibia: negli operati di 20 anni, in cui la crescenza non è terminata ancora sarà bene di non asportare al di là delle cartilagini di coniugazione, Si potrà. tuttavia in que&ti, come nei feriti più vecchi, estendere i limiti del, 1'exeresi, essendo qui di poca importanza il danno di un raccorciamento ulteriore per soppressione della zona fertile. Nelle lesioni che interessano interi condili e la regione iuxta epifisaria gli AA. rendono giustizia ad una tale resezione. Fatta la sezione ossea secondo le regole classiche, eon una pulizia .meticoloe& delle superfici femorale e tibiale ed una sinoviectomia, il più possibile completa, gli AA. affrontano esattamente le due estremità ossee, mantenendole strettamente accollate con due uncini metallici. Lateralmente si mettono due groasi drenaggi e si immobilizza l'a rto in una doccia gessata: il malato stesso è posto sulla docc i~ piatta del Bonnet !Per evitare ogni possibilità di movimento nel focolaio di resezione. 3° Amputar:iane. - Contro i progressi incessanti di un male che nè l'artro• tomia, nè la resezione hnnno potuto frenare, l'amputazione è la suprema risorsa. Da.vanti a. un mezzo cosi estremo e in u n uomo ancora. giovane, il chirurgo esita ; e tuttavia questo sacrificio talvolta bisogna farlo, se deve riuscire efficace. Mentre si attendono invano i benefici dei tentativi di conservazione, la sn1>9 p urazione si estende sempre più, si formano ascessi artrifluenti, appariscono scol• lamenti, che t rasformano il polp11.ccio, la coscia in una vasta spugna settica con ammassi sfacelici e sa·niosi. L'osteomielite, propagntasi dalla lesione ossea articolare, guadagna tutto un condilo, tutta una epifisi, perforandola, necrosandola. Per riassorbimento settico


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massimo sopravviene l'intossica1.ione generale, e l'awputazione praticata allora. arriva. troppo tardi per impedire la settico-piemia torpida. In un solo treno ospedale giunto da una stessa reg ione della fronte gli AA. hanno osservato 7 artrotomie del ginocchio, che data.vano da l3 settimane ad un mese e mezzo. Si dovettero praticare d'urgenza. 5 amputazioni della coscia, ed uno solo di questi infelici eopra.vviase; l'autopsia dei 4 cadave ri ha. mostrato .ascessi del fegato, della milza, dei polmoni, ùel rene, con un cuore floscio ed i11fez ioni sierose multiple. . Quando dopo la resezione, come dopo l'artrotomia, il male continua a pro.gredire, q ua.ndo la temperatura, il ·polso, lo stato generale rima ngono allarmanti , non bisogna perdere tempo: l'amputazione si impone perchè, a questo momento, non è più la funzione di un arto che è in gioco, ma la. vita stessa del ferito. L'amputazione è indicata d'ur·genza anche nelle ferite larghe con articola• zione aperta, negli spappolamenti gravi delle parti molli, nelle lacerazioni estese -dello scheletro, lontane dall'articolazione. In questo caso solo l'exeresi precoce erapida dell'arto eviterà gli accidenti settico-piemici e sarà capace di salvare il ferito. L'amputazione dovrà essere semplice e condotta. con celerità, ass icurando un lembo abbondante. Sarà larga, ci.rcolare con ritagli ossei per evitare la conicità -ulteriore del moncherino, se si è utilizzata la benùa di Esmark. Terminata l'emostasi, è necessario lasciare completamente allo scoperto la superficie cruentata. Nientè drenaggi o punti di sutura che favorirebhero la ritenzione e lo sfa.celo delle parti vicine ; s i farà una medicazione a piatto con quadrati di tulle. Gli A. A., all'Hòtel Dieu di Lione, per le artriti suppurate del ginocchio per ferite in guerl'jl, hanno praticato : 2 punture con spandimento ematico torbido, contenente colibacilli: 2 guarigioni;

8 drenaggi limitati ad una incisione con l'aspirazione contin ua del Carrel: -5 guarigioni, 3 amputazioni secondarie i 11 artrotomie larghe, con lesioni ossee limitate a.i condili, in d ue casi : 9 guarigioni, 2 morti, l'uno per emorragia secondaria della femorale, l'altro per tetano subacuto; 2 resezioni precoci: 2 guarigioni i 7 amputazioni all'arrivo dei feriti per lesioni di antica data, mal drenate: -con lesioni ossee estese: 4 mort i ; 12 operazioni successive, artrotomie, tentativi di resezione tardiva, amputazioni: :J morti. Ma la causa essenziale degli insuccessi sta nel lungo intervallo di tempo com• preso tra il momento della ferita e l'arrivo dei feriti all'ospedale. Gli A.A. conchiudono domandando che i feriti presentanti lesioni penetranti -del ginocchio da proiettili di guerra siano sgomberati, il più direttamente e rapidamente !)Ossibile, in una unità sanitaria stabile, ove lo stesso chirurgo, assi -stendo alle diverse fasi della. lesione articolare, potrà fin dal principio adotta re u na terapia razionale e condurre esso stesso il ferito a guarigione, con una sor• veglianza meticolosa e stivera di ogni giorno.

F.


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C AH REL e DAr.rn. -

RlVI~TA DI C HIRURGIA DI

GUERBA

Saovo prooeaao dl dl•lnfeslone delle ferite. - (Revue mo-

de-rne de médecine et de chirurgie, n. 1, 1916). A viva.ci discussioni ha. dato luogo un nuovo processo di disinfezione delle ferite, d ovuto alle ricerche di Ca.rrel e Dakin, dell'Istituto Rockefeller, di Nuova York, ora addetti ad un'ambulanza di Compiègne. Ri teniamo interessante dopo il breve cenno pubblicato nel fascicolo di g ennaio, !'t essa rubrica, di r itornare sull'argomento ed esporre più estesamente la tecnica seguita, ria~sumendo i pa.r· ticolari del metodo, il modo d i usare la solu zione Dakin, ed infine il modo di pre• parazione. 1. Precocità della cura - Al posto di soccorso, disinfezione della pelle con tintura di iodio ; se la ferita è stretta, in iezione nel tragitto della soluzione d i ipoclorito di Dakin; se la ferita è amp ia, medicazione con garza a.bbondantement& i mbevuta d'ipoclorito. Non far uso di benda ggi impe rmea bili sulla. medicatura. Questa. disinfezione immediata non è indispensabile; nondimeno, essa può mi• gliorare di parecchio, la prognosi della ferita. I feriti debbono essere trasportati per quanto è possibile rapidameute in vetture automobili dal posto di soccorso alla sezione di sanità od all'ospedale, ove possono ricever e cure chirurgiche complete: solo •i feriti colpiti da emorragia. g rave o da shock vengono curati in sito. Soppri mere i trasbordi e le sost e inutili nei posti di medicazione e negli ospe· dali di sgombero; è importante orgnnizzare tutto in modo che i feriti arrivino a lla sezione d i sanità entro le sei ore che seguono la lesione. L'avvenire del ferito dipe nde d alla rapidità di tras porto e d alla possibilità di cura.re la ferita il più presto possibile ; bisogna cons iderare le feri te di guerra alla stregua dell'a ppen,l icite. Quando l'operazione vien praticat a nelle prime 12 ore, i risultati sono quasi sempre eccellenti; nessun ferito deve essere mandato negli ospedali territoriali p rima della disinfezione delle sue fer ite. Non esistono feriti ltggieri, poicbè l esioni insigni 6canti in appare nza possono essere seg uite da gravi complicazion i. 2. Disinfezione m eccanica della ferita. - I corpi estranei, come proiettili, bran· delli di abiti, ccc., vengono immediat amente nsportati; il dito inguantato di caucc iù, introdotto delicatamente nella ferita permette in molti c11si l'est razione de i corpi estranei; tuttavia la radiografia e la rad ioscopin diventano spesso necessarie. Occorre di frequente praticare lar ghi sbrigliamenti pe r facilitare l'esplorazione e la. nettezza delle ferite. Siccone è di somma importan za n on traumatizzare i tes· suti, bisogna rinunciare alle manovre brutali note sotto il nome di spazzolamento, di raschiamento delle ferite; i frammenti di abiti, i proiettili, le scbeggie ossee libere veng ono as portate delicatamente colle dita o con la pinza da dissezione. L'emostasi vien praticata quanto è possibile esat tamente; nelle ferite anf rattuose ed in particolare n elle fratture occorre r endersi conto dell'es tensione della lesione • e localizza.re i dive rticoli della fe ri ta . 3 . S terilizzazione chimica della ferita. - U n antisettico 110n agisce se non n el punto in cui è a pplicato e se è applicato per un tempo sufficiente ; è quindi .inu· tile lavnre una ferita con una soluzione antisettica . A causa della sua breve d u• rata un lavag gio non agisce se non per v ir t ù mecca n ica; per conseguenza, anch e la soluzione fis iolog ica è sufficiente. l'osi pu re, un antise ttico poco stabile è poco


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efficace; perciò l'acqua ossigenata, che si decompone quasi istantaneamente in contatto dei tessuti, non ha valore pratico, non ostante che il suo potere germicida sia elevato. Bisogne. adopera.re una sostanza antisettica che, agendo in presenza delle materie proteiche del s iero e dei tessuti, non si decomponga t roppo rapidamente, e spanderla sulla superficie della ferita, rinnovandola in guisa che la sua azione seguiti per un lungo periodo. Nessuna delle sostanze antiset tiche usate sinora può essere utilizzata, perchè queste sostanze sono troppo debolmente battericide o troppo irritanti pei tessuti. Fra gli antisettici nuovi, l'ipoclorito di soda preparato dal Dakin non è irritante ed il suo potere germicida è elevato. Non si deve usare l'acqua di Ja\·el comune, nella quale il contenuto d'ipoclorito è incostante, chè contiene cloro libero od alcali libero; ogni farma.:ista m ilitare può preparare degli ipocloriti col metodo di Dakin. Si adopera una soluzione al 0.6 p. 100. Quantunque questa soluzione sia fortemente antisettica, può essere applicate. sulla pelle e sui tes,m ti per parecchi giorni e·d anche per parecchie settimane, senza irritarli:. non deve però essere usata contemporanean\e all'alcool, nè mai occorre riscaldarla. Un litro al giorno è sufficiente per ogni ferito. La soluzione viene iniettata nei tubi per mezzo di siringhe ordinarie, ovvero con una siringa a pera di caucciù di Gentile. Kegli ospedali si adopera con vantaggio un apparecchio contagocce, analogo a quello cbe si usa per l'istillazione rettale. Il liquido viene applicato in modo tale che penetri io tutte le a nfrattuosità della ferita e che si rinnovi costantemente. S iccome l'ipoclorito discioglie Je tpl\ • terie organiche e si distrugge a loro contatto, deve essere insti llato quasi continuamente, cosa che può otteners i nel modo seguente: si fanno preparare dei tubi di caucciù di 6 mm. di diametro attraversati da uno o due fori ad una delle estremità, e dei tubi di diversa lunithezza, attraversati da pi<'coli fori e rivestiti di tessuto spongioso. Quando la ferita è s tretta, o quando la ferita, sebbene larga, presenta dei diverticoli stretti, s'introducono nei tragitti i tubi rives t iti di tessuto s pongioso. Nei casi di fra ttura, l'estremità del tubo s i deve trovare in mezzo ai fra mmenti. Se si inietta del liquido nel tubo, il liquido stesso impregna il tessuto spugna, invece di uscire immediatamente, e resta cosi a contatto della · superficie della ferita ; nelle ferite superficiali ed in quelle ampie ed anfrattuose, vengono applicati dei tubi nudi in fondo alla ferita od introducendoli neii suoi diverticoli; poi la )P!!iooe viene riempita di garza. Prima di terminare la med i-ca.tura, si inietta del liquido nei tubi e ci s i assicur& che pervenga su tutta la superficie della ferita; si termina la medicatura con uno st1ato di cotone non assorbente, a ttraverso al quale passano i tubi di caucciù nei quttli il l iquido antisettico sarà instillato. La sostanza antisettica deve essere costantemente rinnovata ; ogni ora.. od ogni due ore, viene iniettata una quanti til sufficiente di liquido nei t ubi, valendosi di· una siringa Gentile; la quantità del liquido da iniettare è regolata dalle d imen• s ioni della ferita; è necessario che la superficie della lesione sia bene umettata, mentre il letto dell'ammalatQ non deve esserne bagnato. 4. Gli arti in cui esi11ta frattV:ra o lesione articolare debbono essere accumlamente immobilizzati; occol'Te per quanto è possibile ricorrere agli apparecchi gessati muniti di anse metalliche. La medicatura deve essere esaminat a tutti I giorni o ca mbiata quante vol te è necesse.rio; ci si deve assicurare che il liquido penetri bene in t utte le pnrtidella ferita.

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6. Chiusura della ferita. - L e labbra di una ferita devono essere riunite eolo ·quando l'esame batteriologico ba dimostrato che è asettica. Questo momento varia secondo la natura della ferita, quella dell'infezione, e sopratutto a seconda del momento in cui si è potuto fare la cura. Ecco infine come si prepara la soluzione Dakin: La preparazione di una soluzione ,li concentrazione conveniente per la diretta applicazione sui tessuti, ossia contenente 0.6 a 0.6 p. 100 di ipoclorito di soda può farsi assai semplicemente nel modo seguente: 140 grammi di carbonato ài soda secco (o 400 grammi di sa le cristallizzato) sono sciolti in 2 litri di acqua ordinaria e vi si aggiungono 200 grammi di cloruro di calce di buona qualità. La miscela viene accuratamente agitata, e dopo una. buona mezz'ora, il liqui,l.o limpido è separato per sifonaggio dal precipitato di carbonato di <'.alcio e filtrato attraverso il cotone. S i aggiungono al filtrato limpido 40 grammi d i acido borico, e la soluzione cosi ottenuta può essere direttamente adoperata. È importante che l'acido borico sia aggiunto alla miscela dopo la filtrazione e mai prima. Si può produrre lentamente un lieve precipitato supplementare di sale di calce, ma non ba importanza alcuna. Si ricordi da ultimo che la soluzione non devi" essere conservata più di una settimana. Le statistiche sul valore della cura abortiva dell'infezione non esistono ancora; non può quindi essere giudicata. Ma l'efficacia del metodo ha potuto essere dimostrata da alcune esperienze comparative, e dall'esame delle modificazioni batteriologiche e cliniche che si manifestano sotto l'influenza della cura nello sviluppo ben conosciuto di casi molto semplici. L'azione dell'ipoclorito del Dakin fu studiata anzitutto sulle ferite suppuranti. Esperienze comparative fatte sulle differenti parti <li una stessa ferita, o s u due ferite identiche nello stesso soggetto, hanno dimo• strato che sulla forita o sulla parte di ferita curata con la soluzione del Dakin, il numero dei microbi diminuiva e lti secrezioni si prosciugavano, mentre che lo stato della ferita di paragone non si modificava. affatto. L'influenza della cura fu allora studiata sulle ferite recenti, prima del periodo suppurativo. Si potè fare una sola osservazione rigorosamente comparativa, perehè è raro riscontrare in uno stesso ferito due piaghe assolutamente identiche. Un soldato aveva ricevuto due scbeggie di obice, penetrate nella stessa regione, a qualche centimetro di distanza. Si estrassere le scheggia d'obice e i pezzi di vestimenta ed in ciascun tragitto si mise un tubo rivestito di tessuto spon· gioso. Il tubo di una delle ferite fu levato dopo poche ore: nell'altra ferita invece si continuò l'instillazione d'ipoclorito. Men t re la ferita curata. con ipoclorito rimase indolore., senza secrezione purulenta ed ebbe decorso favorevole, l'altra. ferita sup· purò e produsse u n alone rosso e doloròso tutto intorno. Questa osservazione ha il valore di un'esperienza esattamente controllata e fu corroborata da altre osser· ,azioni molto probative, quantunque di precisione minore, perchè le ferite non el'ano del tutto sitnili. Infine una serie di ferite, da tanti da 6 a 20 ore circa, furono curate con l'istillazione di ipoclorito, senza che altre ferite fossero osservate comparativamente. Tutte queste ferite, accompagna te o no da frattura, contenevano schegge di obice e pezzi di uniforme. L'esame batteriologico dimostrò la presenza di microbi in a bbondanza più o meno cons iderevole a seconda dell'età della. ferita. Dopo 8- 5 giorni, nei quali l'ipoclorito era istillato sulla ferita, i germi erano in generale .s compa rs i dalle secrezioni, le quali si ma ntenevano poco abbondanti.


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Se alla superficie della ferita vi erano tessuti necrosati, si dissolvevano rapi,damente. Quando le ferite erano divenute asettiche, si univano con bandellette .adesive. Generalmente, la chiusura si effettuava all'So-16° gioruo circa, in morlo che le ferite erano completamente cicatrizzate. La guarigione avveniva senza la p roduzione di cicatrici spesse e di cordoni fibrosi duri, che sono la più comune --conseguenza delle ferite curate cogli ordinari metodi. È stato dunque possibile sterilizzare completamente ferite infette e chiuderle come ferite asettiche: ma le ferite divenivano sterili solo se l'ipoclorito penetrava in tutte le sue anfrattuosità. Quando i recessi non erano tutti bagnati del liquido, la sterilizzazione non era cor.1pletn. Tuttavia l'infezione era considerevolmente ·diminuita. Sembra che la cura abortiva dell'infezione possa attivare molto la guarigione -di una ferita infetta e sopprimere la maggior parte delle complicazioni che pro• voeano la morte: l'amputazione degli arti o le infezioni più o meno d&nnose. È probabile che se si disinfettano tutte le ferite seguendo rigorosamente le regole -enunciate dagli autori il rendimento in uomini validi, col trattamento delle ferite, ·sarà. aumentato in larga misura.

c. ~102sTous e BERNARD. - Emlanopala Inferiore per ferite riportate lll g11erra - (Paria médical n. 20-21, 1915). Le emianopsie orizzontali costituiscono delle rarità. putologiche, tanto che ,alcuni AA. ne contestano l'esistenza. Difatti il Panas ritiene che anzi che di emianopsia debba parlarsi di vasti scoto::ni situati in alto e in basso per nevrite -ottica retrobulbare. De Wecker e Landolt sono d ello stesso parere. Però attuai, .mente ogni dubbio sulla reale esistenza delle emianopsie orizzontale svanisce in·nanzi alla constatazione di molteplici osservazioni cliniche. L'attenzione dj queste varietà. emianopsiche fu attirata da prima da un caso esposto da De Lapersenne e Grand; in seguito seguirono i casi osservati nelle guerre del Transvaal e russo .giapponese, da vari AA. Fra questi il giapponese Inl)uye fece un completo studio .s ull'argomento. Il Barbazan (19U.) raccogliendo le varie osservazioni conos~iute fa la con·statazione che da 90 anni a questa parte sono diventate piu frequenti le emiano,psie orizzontali e fra queste, specialmente in seguito a ferita d'arma da fuoco -del cranio, le orizzontali inferiori. L'osservazione degli AA. riguarda proprio un caso della forma inferiore. Trattasi di un ferito del cranio con proiettile penetrato alla parte inferolate,rale sinistra dell'occipitale a 9 centimetri e mezzo in fuori della protuberanza -occipitale esterna, senza orifizio di uscita. La radiografia constatò la presenza. ,del corpo estraneo intracranico. Non vi fu ·alcun intervento. Parecchi mesi do po riportata la ferita gli AA. ebbero agio di osservare l'infermo. Questi lamenta.vas i di disturbi oculari - iniziatisi fin dal giorno dopo che era rimasto ferito -- caratterizzati specialmente dalla impossibilita di orientarsi. All'esame oculare si notò congestione delle papille, ed assenza dei riflessi pupillari (luce, accomodazione e convergenza). Importante fu la determinazione del campo visivo. Questo si manifestò soppresso nella quasi totalità della metà inferiore in ambo gli occhi, sia per la percezione del bianco che dei colori, sop-


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pressione più accentuata a sinistra che a de.5tra, 11 ferito accusò inoltl'e diflkolti. nella lettura, per l'accavalla mento delle lettere le une sulle altre. Assenza di disturbi motori e sensitivi. Nulla nelle orine. Was~rrmann negativa. S i ~ratta adunque di una eruinnopsia orizzontale a tipo inferiore per ferita d'arma da fuoco del cranio. !li punto interessante nello studio delle emianops ie orizzontali - che il Barbazan chiama emianopsie delle guerre moderne - è quello della localizzazione della lesione anatomica. Per tale studio fu l'Inou~y il primo a stabilire dei punti di repere con un s istema di topografia cranio-cerebrale, che gli AA. espongono e cbe noi crediamo interessante riassumere, data la importa nza delJ'argomento. Si tirino tre linee dritte, la prima dall'apofisi orbitaria esterna al lambda, la. seconda dalla stessa apofisi al punto sottoiniaco e la terza, bise ttrice dell'angolo formato dalle due linee precedenti. Il corpo genicolato esterno è situato su di un punto della bisettrice: questo punto lo si trova tirando una l inea che passi un centimetro e mezzo a 2 centimetri in avanti del punto rolandico superiore e che s i congiunga con la parte anteriore della punta della mastoide: il punto in cui ques ta linea taglia la bisettrice darebbe la situazicneapprossimativa del corpo genicolato esterno. Il punto d'unione della scissura calcarinn e della s cissura perpendicolue in· terna si troverebbe sulla stessa bisettrice in una posizione media fra il punto che indica il corpo genicolato esterno e la parte posteriore del cranio. Da qu~to punto d' unione la scissura calcarina si dirige in d ietro e in basso in direzione del punto sottoi niaco; la scissura perpendicolare interna si dirige in dietro ed in al to, verso un punto situato legge rmente in avanti del lambda a circa 1 centime t ro. Riescire bbe quindi facile il delimitare il cuneo sulla parete del cranio. Il ehia~ rua ai tTOva sulla bisettrice nel punto medio fm l'apofisi orbitaria esterna ed il pnnt<> corrispondente al corpo genicolato esterno. Cos» stabilita la posizione del chia.,.m& e del corpo genicolato esterno se ne può ded urre la poeizione delle ben<lelette come pure si potrà dedurre il cammino delle radiazioni ottiche, cc,,109cendo la posi zione della s cissura calcarina e del corpo genicolato. Su queste basi di topografia cranio-cerebrali dei centri visivi l'Inuoye ha portato il suo esame non solo sui cas i di emianopsia orizzontali capitategli, ma anclie sugli altri registrati io bibliografia, indicando col s uo metodo la sede delJ.a feri ta cerebrale. Gli AA. ~pplicando al r.aso da loro osservato e succintam ente già accennato, il siste ma delle coordinate di Ioouye riescono a },oca.lizza.re al li vello dei cunei la lesione anatomica. generatrice dell'emianopsia, localizzazione che rlà !<piegazione anche degli altri dati sintomati.;i.

s. C. GAlUIERIN r, tene11te medico. - Gangrena del piedi 4a oongelaslone . (Bollettino della Società m edico-chirurgica di .llologna, 1, 1916). Io una comunicazione fatta alla Società chi1·urgica <li Bologna, l'A. n frrisce s ulla cura e sui risultati ottenuti in 200 congelati ricoverati nell'ospedale Mar-gherita di Savoia. E ~amioa dapprima le cause determinanti la congelaziolle confermando che ]a lesione è più in rapporto col clima umido e piovoso che col freddo ni:ciutto, ess endone cause predisponenti generali la debilitazioDer


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;: d isturbi intercorrenti e gli strapazzi fisici; pone poi come concausa la minor .a.celimitazione, perché ha constatato che 8 su 1() dei militari congelati più gravi appartengono all'Italia media b meridiooale. Nota anche che pochi furono quelli elle usarono misure preventiçe al principio della campagna, mentre sembra che in questi ultimi tempi l'unzione dei piedi e delle scarpe col sego si sia generalizzata L'A. è contrario alle scarpe e stivali completamente impermeabili, perché, se buone .per breve tempo, a lungo invece impediscono l'evaporazione, aggravando le condizioni di umidità interua e quindi di congelamento (esperienze del dott. Glasewald), inconveniente che non può sopprimersi solo che con un cambio di calzature frequentissimo A quindi poco attuabile. Non essendo possibile costruire le nostre trincee in forma analoga a quella delle trincee austriache, perche me ntre queste hanno scopo di difesa permanente, le nostre sono costruite dal punto di vista della più continua spostabilità, l'A. crede che ci si debba limitare a i più faciH mezzi di protezione personali>, e cioè insistere sul cambio frequente di .calzature, cura.re lo sca.mbio frequente dei soldati in trincea per diminuire b . lot·o permanenza in istato di immobilith e riconoscere i primi accenni della lesione. Viene poi a tratta.re della evoluzione del proctisso morboso, il quale, a detta ·dei soldati, si inizia. con un senso di freddo, pesantezza e dolore alle dita del piede colpito, dolore che si accentua alzando i piedi da terra. Dallo stato di p,i\lore (stadio ane1nico 1 di vaso costrizione) s i passa a quello di gonfiore t. cianosi _!stadio edematoso, di vaso paralis i) e quindi ' od al ripristino delle condizioni normali per provvido sollecito intervent0, od alla comparsa di va.ste flittene nerastre, a. limitate zone di necrosi od alla trasformazione in toto delle parti colpite in g:mgrena umida, assai raramente secca, Osserva però che molte volte estese flittene uere e zone di necrobiosi della cute possono mentire gangrene profonde, mentre che la lesione si riduce a.d uno scuoiamento delle dita, dell'avampiecle ed anche della pianta con relati va conservazione dei tessuti sottostanti. Secondo le notizie anamnestiche raccolte sembra che intercedano llue o tre giorni dallo stato di costrizione a quello di vaso-para.lisi e che dopo altri due o tre giorni si passa allo stato tiittenulare e ga.ngrenoso, Primi a comparire sono i fenomeni dolorosi con carattere urente, che van poi m a n mano attenuandosi e che cessano col passaggio alla gangrena nella zona di demarcazione, persistendo lievi nella limitrofe soprastante; sindrome dolorosa che si risveglia col migliorare delle condizioni locali, ma con r.arattere lancinante. I fenomeni genera.li compaiono solo nel terzo stadio e sono caratterizzati ·Òa febbre di intensità proporzionata alla vastità dei processi distruttivi. febbre leggermente remittente al mattino e che cade per lisi; il polso è in rapporto con la tempera.tura e con l'i ntensità dell'infezione; il sensorio è costantemeute mol to ottuso, a. volte s i accompagna a delirii, tremiti generali e fatti di psicosi; sono costanti anche i disturbi dispeptici. Entra poi a parla.re della cura che divide in due capitoli : 1. Riparazione spontanea - T·rnttamento medico - L esione di 1°-2° e lievi ,d.i ~ grado. Nelle forme di l• e 2" grado la gui\rigione è la regola_.

A. Z.


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RIVISTA J)I C EIIRURGIA DI GUERRA.

GuERMONPREz. - 81111& fetldltà della oaaorena gaso•a - (Journal des praticiens, n. lCI, 1916). Secondo l'Ombrédanne, l'odore è il primo e più sicuro sintoma della cancrena gazosa, ed è tanto caratteristico che egli entrando nelle sale per la visita del ' mattino poteva riconoscere se nella notte era scoppiato un caso d'infezione: tale· odore, quando si è sentito parecchie volte, non si dimentica più. L'A. distingue praticamente due odori successivi: uno irritante le congiu o. tive, che ricorda l'odore ammoniacale delle urine putrefatte, che si mescola aubi;o al secondo ripugnante realmente fetido, persistente per tutto il tempo del!' i afe• zione, e cosi tenace cbP. impregna le vesti e il materiale lettereccio. Cosi l'A. ha. notato che parecchi capezzali conservarono ancora !11, loro fetidità dopo essere stat.i sterilizzati due volte nella stufa Géneste Herscher; erano i capezza!j che avevano servito da cusci~i di sostegno sull'uno o l'altro lato dell'arto colpito . dall'infezione, là ove il gemizio si accumulava in abbondanza . Si è avuto cura di svuotare i guanciali, sottoporre la lana ad una ebollizione · suffic.ientemente prolungata in lisciva e trattare le federe come gli oggetti di tela i più contaminati. Eppure l 'odore persistette. A detta dello stesso Ombrédanne pare che le emanazioni nauseabonde delle ferite con cancrena gazosa siano tossiche per gli ass istenti: nei medici od infer- . mieri non ancora abituati possono provocare diarrea fetida con odore di cancrena. In uno spedale di Verdun un eh irurgo assistente ba sofferto iii una zona confluente al lato destro del tronco, di un patereccio periungueale del pollice · sinistro, di un tubercolo anatomico dell'indice di destra. Un altro, pure assistente, ha sofferto di patereccio periungueale al pollice s inistro, con aggravamento notevole di una sua vecchia dispepsia. Un caporale ebbe una riacutizzazione della. sua tuberco!osi polmonare, r imasta latente per parecchi anni. Un altro è stato . colpito da eodomiocardite, per cui si dovette riformarlo. Un infermiere, dopo un periodo di diarrea fetida e sudori profusi, sofferse di anemia con dimagramento e subittero, cbe ins istettero per parecchi mesi. Tutti gli inservienti ebbero accidenti tossici di questo genere, ma ebbero l'ene rgia di non a ccusarli e il coraggio di continuare il loro sarvizio. Per parecchie settimane conservarono l'odore speciale nella. loro pelle e nei loro s t ivali; l'odore pt'l rsistette per mesi nelle loro biancherie e nelle uniformi militari. L'odore della cancrena gazosa. ba dunque, secondo l'A , un valore rivelat,ore di a lta importanza. Qualunque s ia la (orma clinica dell'infezione, questo sintoma non manca mai. La sua intensi tà varia a seconda del grado della. gravità dei cas i ed a seconda della cura istituita. È necessario di fenders i da esso come ci si difende dai gas tos sic i, poichè, in realtà, trattasi di u n avvelenamento attraverso l'aria, che in tossica t,utto l'organis mo. La di~pnea s pesso molt'o accentuata si è s piegata solo con una intossicazione, e se non si è mai osservata in una polmonite, in una pleurite, in una bronchite, la ragione è che è di origine cardiaca. Le vie res piratorie, come le diges ti ve e le s ùperfìcie cutanee tendono ad eliminare ed eliminano il veleno fe~ido. S i è osservato che nella notte, dopo una


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giornata faticosa, si dorme di un sonno pesante, senza alcun movimento; allo sveglia.rsi si seute l'odore repugnante accumulatosi nelle ore della. notte, sulla lana,.. sulla piuma. e su tutto il materiale del lt1tto, di origine animale.. t l'endocardite e la miocardite che rivelano la dispnea, l'abbassamento della tensione arteriosa e le intermittenze del polso, ed è perciò che il caffè, senza aggiunta di alcool, ba reso ottimi servizi. L'A. rileva infine il carattere adinamico dell'infezione cancrenosa: il ferito è sempre pallido, dimagra rayidamente ed ha una tinta subitterica. F. M. SPINBLLI. - L"aottaoter&pla nelle lealoal cU guerra . e !vele. - Napoli, 1916

'fipografìa Melfi

Dopo di aver fatto constatare che in Germania dapprima e poi m Francia il trattamento delle ferite con l'~sposizione all'aria ed alla luce anche artificiale è quello che riesce di maggiore efficacia, entra in argomento trattando della fototerapia. Richiamata alla memoria l'azione battericida della luce solare; ricorda che i raggi calorific i in contatto del corpo umano producono vaso dilatazione, congestione attiva locale, eccitazione nervosa ed indirettamente favoriscono la fagocitosi; eccitano la moltiplicazione cellulare ed infiné hanno un grande potere di penetrabilità, di cui si giova specialmente la terapia delle lesioni profonde. Ricorda anche l'azione microbicida, quasi elettiva, delle regioni bleu e violetta dello spet;tro e dei raggi ultravioletti, e cioè quella delle zone de lle mnggiormente corte lunghezze d'onda. Gli effetti locali della luce sulle ferite risultano dalle differenti qualità dei ruggì solari, i quali hanno potere analvesico, microbicida, t(,ogogenor .~ieroyeno,

eliminatore, ragocilario e risolutivo.

Ciò che si cerca con l'irradiazione e innanzi tutto di provocare un'intensa rea• zione d&i tessuti sani, per modo che le parti infette, necrotiche, vengano al più presto eliminate, ed è qoesto tanto più necessario in quanto eh e molte ferite da grossi proiettili danno larghe di~truzioni e producono una specie di stupore dei tessuti unito allo choc genertile. Ed infatti le ricerche del Policard e Phélip hannodimostrato che fino alla quinta ora dopo il traumatismo, fase di siderazione dei tessuti, non si osserva. alcun fenomeno di reazione da parte de,! tessuto connettivo e degli elementi leucocitari, e che solamente più tardi verso la trentaseesima ora si attivano le reazioni dei tessuti, ma. sempre debolmente, tanto che la. debolezi:a delta rea1ione difensiva è caratteristica ed è in opposizione alt'attivifìl delta pullulazione microbica. Occorre quindi favorire la reazione de i tessuti, ciò che si ottiene con la luce sia. solare, s ia artificiale. Espone quindi i modi di applicazione e la posologia della fototerapia nelle ferite e nei traumi di guerra, che natura lmen te s ono differenti a seconda che s i ricorre alla luce diffusa, a quella diretta dei raggi solari ovvero all'azione dei raggi emanati da una sorgente arti fìciale di luce (lam pade ad arco, a filamento incandescente, di quarzo). Per la luce diffusa riporta il metodo usato dal Delbet, il quale es pone all'aria ed alla luce ogni giorno le ferite il più lunga.mente poss ihile, ricoverte da un pannolino di garza a 4 doppi, senza ovatta nè fascia, dopo aver fatto un largo s brigliamento ed assicurato il deflusso continuo del pus con appropriata posizione dell'infermo,


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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUltRRA

L'A. s i dichiara più favorevole alla luce diretta solare, e poicbè non è sempre facile nè comodo tener conto della temperatura solare, crede che in pratica sia sufficiente limitarsi a. sorvegliare, caso per caso, la. reazione locale. Per ciò che riguarda le dosi, in genere bisogna tenersi al metodo delle dosi progressivamente -crescenti, che all'A. ha dato i migliori risultati. Nella prima seduta è sufficiente una esposizione di dieci a qulndici minuti; si aumenta quindi la durata delle irradiazioni di cinque a dieci minuti al giorno fino ad un massimo di una o due ore. Nelle gravi contusioni, nelle distorsioni con infiltrazioni essudative o sanguigne nei tessuti, negli ematomi, negli idrarti la durata della irradiazione locale può essere prolungata fin dallo inizio della cura da mezz'ora. ad un'ora ed in seguito parecchie ore senzn il pericolo di reazioni troppo intense, come nelle ferite. P ri ma di sott-0porre le ferite alla insolazione, bisogna lava.rie con siero fisiologico tiepido e meglio con siero di Locke ed asciugarle con garza sterile ; durante la seduta occorre che siano sorvegliate per assorbire con un J:,atuffolo di gana s terile l'essudazione sierosa o siero purulenta, che in generale si forma abbondantementtl sotto l'azione della luce. L'A. passa poi a trattare della cura delle lesioni con la luce artificiale, enumerando i differenti apparecchi che vengono adoperati per scopo terapeutico ed esaminandoli anche dal punto di vista della qttalità della luce da adoperare, -bianca, rossa, bleu od ultravioletta -- tenendo conto dell'azione speciale dei differenti raggi per saperli utilizzare e spesso combinare per raggiungere più rapidamente l'effetto desiderato. Fa osservare che fototerapia. e mezzi antisettici non vanno d'accordo, pJrcbè questi se veramente attivi con t ro i microbi, non sono indifferenti per le cellule del tessuto a mmalato, e l'autisepsi va contro la ragione primordin.le della fototerapia che é quellR di aurnentn.re le di fese naturali dell'organismo. Il lavaggio quindi dt!lle ferite deve essere fatto con soluzione fisiologica. Si trattiene anche a parlare dell11. runtgenterapia da applicarsi néi casi di ferite superficiali da scheggia di granata o shrapuels, anche a decorso ast1ttico, in cui il tegumento es terno ed i muscoli sono la.cerati e coutusi, sia nelle lacerazioni profonde dei tessuti con tegumento esterno quasi intatto o con piccola ferita, nei quali casi s i hanno granulazioni ed infiltrazioni infiammatorie periferiche; la rontgen ter»pill. provoca od ottiene il riassorbimento degli essudati e dell'io fi It1·a z ione esuberante. infine fa alcune osservazioni sulla radiu mterapia. A. Z.

Contributo •perlmentale alla cono1oen:1a delle oaue e del meooanl•mo del oongela.mento. - ( Bollettino della Società medico-chirurgica di Tlolo9na, gennaio 1916).

V. NERI. -

L'A . ha rivolta la sua attenzione allo studio del sistema va.so-motorio dei congelati, e nelle numerose esperienze da lui eseguite si è servito del metodo che egli chiama della « perfrigerazione». Ecco in che cosa consiste questo metodo: presa la tempera tura cutanea delle dita del l11. mano, si immergono pe r un periodo di 6 minuti le mani in acqua a 4° C., poi si osserva in quanto tempo viene raggiunta la temperatura iniziale, Le esperienze sono state eseguite in una temperrttura ambiente di 16° C. e in m11ssima parte in periodo di digestione.


RIVISTA DI CHlHURGI A DI GUERRA

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Esperienza prima. - Si sono immerse per 6 minuti in acqua a 4.° C le mani di n. 100 soldati (50 meridionali e 60 settentrionali ), di forte e sana costituzione, ai quali era stata preventivamente rilevata la temperatura cutanea a mezzo di ter mometro tenuto fra i pol pastrell i del)e prime tre dita l'ongiunte. Dopo la immersione, è stata presa la temperatura og:ni 6 minuti per il periodo di un'ora e più. II !)O p. 100 dei sog getti sperimentali ha tAggiunto e sorpassato la temperatura. cutanea precedente l'immersione in un periodo di tempo oscillante fra 15 e 25 o al massimo 30 minuti: il 10 p. 100 non ba raggiunto la temperatura iniziale, ma., a rilento, una temperatura intermedia fra quella. iniziale e la minima registrata. Si è convenuto di chiamare "reazione vaso-motoria normale» la prima, ,. reazione vaso- motoria debole,. la seconda. Non si è rilevata differenza sens ibile fra la rea;done vaso-motoria dei mer i dionali e quella dei settentrionali. È facile riconoscere alla s11mplice is pezione delle mani, non appena e~tratte da ll'acqua a 4.° C., i sog~etti che nresenteranno reazione vaso-motoria debole. Poichè le ma ni de i primi appaiono di un color ito uniformemente rosso vivo, quelle dei secondi di un colore < ardesia> caratte1·istico in corri~pondenza delle articolazioni i nterfalangP.e, mentre la punta delle di1a appare intensamente ischemica, come nella < sincope locale>. Esperienza .~econda. - R ipetuta. l'esperienza su 6.1 congelati in m11.ssima parte di 1° e 2° grado, ormai guariti, si è ottenuto il ~eguente risultato: n. Sl banno dato reazione 1:aso-motoria debole e n. 32 reazio1ie ·raso-motoria 11or-niale. E .~ perienza terea. - Sottoposti alla stessa esperieuza 6 soggetti a la bile sistema vaso motorio, ;;offerenti di nevrosi cardinca, hanno presentato tutti 5 reazionP vaso-mc>toria d ebole. Bsperienza q1ia1·la. - In 10 indi vidui nor mali si è praticata una modica compressione dell'arto superiore destro, mediante fasciatura di garza a guisa di mollettiera, fra l'articolazione del polso e la radice dell'arto per la durata di 16 ore, trascorse in let to. La mano dell'arto compresso appa re c ianotica, più fredda. al tatto, ma non edematosa I sogget ti e;;perimentati hanno dichiarato di non aver sofferto alcun dolore a lla mano, ad ecce7,ione d i uno c he ha affermato di prova re la s ensa1.ione di un leggero formicolio, e di un secondo la sensazione di mano morta. L 'esame della n1oti.lità è normale; sono, possihili i movimenti delle dita ed i mol"imenti d i opposizione de l pollice alle singole dita della mano. all'esame della sensibili tà ~i nota una ipoestesia tattile, termica, dolorifica ed e lettrocutanea L'esame elet t rico svela una notevole diminuzione quantitativa d ell'eccitnbilità elettrica faradi ca e galvanica. Diminuzione quantitativa dell'ecoitabiEtà elettrica. tlei mu~coli della mano e s i è potuto constatare, anche dopo pochi minuti di modic11. compressione praticata nel:J'avambraccio col bracciale d ello sfigmomanometro del Pnchon ad unn pressione di 30 mm. di mercurio. Immerse le mani di ognnno di questi lO soggetti in acqua a -i ° C., si 11 avuto: in 9 soggetti reazione vaso-motoria normale della mano s inis t ra ; reazione vasomotoria debole della mano destra in tutti i 10 soggetti. Dalle suddette esperienze l'A . viene alla seguenti conclusi~ni: 1° il congelamento riconosce, almeno in parte, la sua origine in una predispos izione congenita di debolez,.a del s isten1a vaso-motorio; !O - Gloi·nale a, mediciua 111 ,1,1,,,·e. - f ase. I\" .


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RIVIST.A D I CH!flt: RGl<I DI G OE Hl!A

2• i SO!;geLti che h anno sofftirto di congelamento non debbono i,~sere espos ti a cause d i uuovo congelamento; 3° ht. compr essiom, anche l eggera a g li ,irti pred is pone in modo indubbio a l congelamento, os tacolirndo la circoln7.ione e determinando un ottuu<limento d ella s ensibilit1\. che turba lo svolger~i d11i r ifl e~si vaso-motori. Eppe rò pra t icamente: ,t• S'impone l'abolizirme d•lle 111olfo/liere e l'n.<o di comode calznlure.

C.

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA A. :.\1A11Ass1N1. - S opra. u n nuovo metodo d i ricerca e dl ilolamento del vibrio ne oolllrlgeno nelle fed. - (Gnzztlla dP!Jli 0.,1,~dali e delle cliniche, n. 51 1!116).

In q ue~ta breve noti\ preventivn l'A .. dirett ore del laboratorio batteriologico del conva lescenziario dell'ospedale militare di Pndorn, desidera soltnnto espone la costituzione del t erreno c he gli é risul tuto più adatto per metter e in eviden7.a rapid«1uènte e con sicurezza. il vibr ione cole r igeno nelle foci. Egli premette cbe i due nuovi metodi. di recente pubblicati, i q11ul i sembravano avvan tagginre nssai la ricerca del v ib ri on e colerigeno nelle feci, il metodo di Aronson e quello di Lange (fon<lnti, i l prim o suHa cnpacitiL cl.e ha il vibrione del cole ra di s cindere il saccaro.,io forma odo ald eide, la q uni.i 1·icolora la fucsina scolorntn rnedian te il sol fito d i sodio, ed il ::econdo sul la proprietà che quello ha di digerire l'a m ido di ri,:;o), all'ntto pmtico han uo 1nostra Lo le s tes,e de ficieuze dei metodi prece dent i, defi,·ien 1.e c he talo ra s i fnn no ~<· otire 11nche maggiormente, s pecial me nt e q ua ndo ,:i focria, come consigliano gli autor i, la semina d iretta delle feci ,,tdlu piM,trn. E ,:ro il pror('()imt-ato usato dall' A n ella prepa razione d el t erreno : Si a lle~ti,:;ce dell 'a~ar ~terili1.;,;nto io mntracci, e preparato con LOOO gramn1i d'acq u:i. Hl grammi Ji e.~ trl\tto L iebig, 10 g n,111 mi di cloru ro d i sod io, 30 gri1111mi di ag,u in lmi-;ton i, serondo il metodo comune. lnd i si prq•ara : 1° una soluzione J i destr inn al 30 p. 100 (de..;trinR hiancn ) ; 2'' una soluzione al 20 p. 100 di saccuro8io; 3° un a soluzioue di focsin1t bas ica all'l p. 100; ·1° u nn l'Oluzione <li sol lito di sodio :ail 10 p. 100 : 6° umi. solu1.ione di carbonato <li so,lio al 10 p. HlO. A 100 ce11ti1rtetri cubi di aga r s i aggiungono: 25-30 centimetri cubi della ~olu zione di c-n r bonato di sodio, imli in 11.n:t p1·ovettn. a 11arle s i pongono ·1-5 centimetri cubi dellfl soluzione di fucsina, cui si ngi; iu11gtJ <lelln. ;;c,lur.10ne di soluto d i sodio q. b., per ch;'., il color e di~·engn. r oseo- pallido, e da ultimo la fucsina co,-i scolorata si aggiu nge a ll'agar cc,11teuente le nitre sostfln ze : si ug:tii bene pl:'r


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RIVIS'I'A D IGIEN~: GENERALE E BATT1':RI0L0GIA

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Rvere una mi~cela omogenea. e si versa in piastre in strato dello spessore di tre o quattro millimetri. È preferibile aggiungere le va.riti sostanze appena. legger- m ente risca ldate all'agar d isciolto e tenuemPnte raffreddato. Le pi11stre possono a.doprarsi anche a ppena prep11l'ate; meg lio se prima si lasciano prosciuga.re leg• ge rmente. I risultati degli esperimenti ottenuti dnll'A. sono i seguenti: Seminando di rettament-e sulle piastre porzione di agarcu ltura di b. coli o di · tifo o di par11tifo, non si l1a alcuno sviluppo neppurt1 dopo 41:> ore, o »i ba solo svil uppo appena. percett ibile, rappresentato da colonie pun tiformi ti.11issime,. Diluendo in un tubo d1t :saggio piccola porzione d i foci eco un volume due o tre volte maggiore di soluzione fisiologi ca o tiella soluzione di saccarosio e di stendendone poi con una bacch etta di vet ro t re o quatt ro ansate sulla p iastra, non si ba a lcuno sviluppo, o tutt'al viù dopo 48 ore s i hanno colonie finis.,ime· puntiformi, come quelle preceden tem ente descritte. Lo s tesso risul t ato si b11 aggiungendo alle feci tenue quantità di agar cultura di b coli o di t ifo o di p1tra.tifo. Sdmina.Ldo in vece direttamente la patina di vi!,riou e del coler11, dopo 20 ore si ha sviluppo rigoglioi;issimo sotto forma di pati:rn estesa, pianeggiante, colorata imeusamente in i:osso. Se 1111 patina dell',, garc ultura è diluitR in acqua o meglio in soluzione di saccaros io al 20 p. lOO e qui ndi distesa su tutto il te r reno colla bacchetta di cr istallo, si ha sviluppo di numer osissime colonie piane roton· deggianti. le quali dopo 20 ore oltrep;.ssano il di 11metro di tre millimetri. Alcune coloni11 si iuo:;trano del t utto colo,rate in tensamente in rosso, altre hanno colorato il centro soltanto, ed intorno a quello presentano un cercine i ucolorv più o me110 ampio: da ultimo però divengono tu t te completamente cc lornte. 111 ogni. modo tutte le colonie sono cr1rnttt!ristiche e se ue riconosce con somn1a facilità. Ja JJI\Lura. Se a delle feci si mescola piccola porzione di agarcultura di vi l.:,ri <,Hti del col era, inrli se ne fa la emu lsione come preceJen teme ote e collo ste,so procedi .mento se ne di s tcudo110 !:l-4 ansate sopra una pias tra, dopo 20 ore s i ha u110 sviluppo perfet tamente si 111i le a quel lo ottenuto cc. Ila semma d ell n cu ltura purn. di lu irn. Scru inan*1 la emu lsio ne, fatta in acqua o i11 soluzione d i sa.cc,~To,;io, d i p iceole q uantità. d i fec i, in cui è sta.ta mescola t a porzio11e piccolissi ma di a g arcul tura di b col i, e s em inanrl o 2J or.e dopo s u lla stes~a pias tra, t,.mu ta in te rmo , s tato· un 'altra e mulsione i-imile alla pr1n1a . ma contenente il v ibr.one colerigeno. au?.ichò il b. coli, d opo n it re 18 -:!0 ore d i t ermostato si osscrv:,uo 111 · colonie g rn.nd i elll'a tter isticl1e ùel colera colo rate i u ros~o, menirn i l b. coli appare sotto. forma di una fiu issima p unteggia tura incolorn , co,;tituita da colon ietle in terposte alte al t.re. L e colonie di colera ottenu te dalle pias tre d e3cri t te e sa ggiate col siero a g • glutinante !;pecifico, non ,iolo m os trano di fl\'er con ser vato lR lor o a gglutina bili tà, rna a111.1 presc11ta no uua ml\ggiore sensiliili t a , inq uan tochò sono complota .. mcu te ogglu t iuabili nnche c·on dil ui zioni superior i a quelle lim itato (nel ca:-o Spècialti ol tre J/4000). Tra t t>LtO in vece, pc t· co ntrollo, con siero nggluti 111u1re, proprio di altri germi (u ~I caso s peciale>, del ti fo 1, i ger mi del le stesse colou ie 0011 si agglutinano che con di lui zior.i molto b:1s5e ( 1/ ltO a ppena, men~r e il titolo del ;;ie ro per il tifo è dell '1 p. 1000). Da ciò risulta che le s t es,e colonie s 1·il uppate.;i sul t , r ,e1,o proposto po,,~vi.o servire anche per la e,eutunlc i<lentifknzio1.1L1 mcd:a 11t.: il site1 0 ng;;luti na u t c,


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RIV ISTA D'IGI ENE G!a:NE IUI.I<: l'. BATTEIUOLOGU.

purch i, s i f.. ccia. u so di sieri a titolo molw elevato e si spinga il saggio fino alfe u ltime diluizioni. Nel caso che le feci contengano troppo scar,ai germi può u t ilizzar;,i con vantaggio la semina diretta, o l'arricchilllento con 'acqua peptonizzata. I n quest'ultimo caso per a bbrevil\te il tempo necessario, ed ~1 fine di raccogliere il maggior n um ero po:,5ibilc di germi, sarà utile far u so di tu bi ad U, dell'alt-ezza di 10 centimetri e dei quali un rnmo e la curva abbiano un d iamHro di 17-20 mi llimetri, ).'altro ramo abbia il diametro di 4-5 millimetri, e si uuisca in basso col rim a nente del tubo mediante una dilatazione a forma di cono, rivo lta in basso. Pon enJo l'acqua peptonizznta fino all'alte ua di ò centimetri, cioè fino al di sopra del r estringimento conico del ramo pii.i ;:;ottile, indi semi nando abbondanti le feci per il ramo più ampio e spingendolP., ben emulsionate, fin sul fondo del tubo. resterà poi fac i le raccoglie re i germi dal ramo più -~tretto, dove alla su perlìcie del liquido, in uno s1miio assai "circoscritto, si troverannv raccolti doi o bre\•e tempo (3 ore circa) i vibrioni del r:ole rn. cho vi giuugo110 piò rapid ameu te degli altri, e che potranno con vatn~ ggio distendersi successivamentti sulle p iastre. All'A. non è stato possi bile fino ad orli cimentare il t erreno ed il metodo proposto di fronte al materialo raccolto direttamente da individui portatvri di germi coler igon i ; ma i risultati sopraesposti fareblJero pensare che esso anche in quei_ ca.si debba corrispondere piename nte.

c. E. B1s1tTAHli:LLI. - Per la raplda tecnica della reazione agg lut lr &nte a s copo dla:;r.os tloo n e l t if o - (lli,;ista dì ig iene e .,·a11ità pub/J(i ca , n. 4, l!.llU) L a ri:azi1111e ac:glutinante I\ scopo d iagnosti co u.,lla febbre tifoi ,le ha perduto nl'fuan to di i111por ta uza, daccbè ~i vanno estendendo le vaccinazio11i antitifose col!e conseguenze di offrire s pesso e con certezza o con un sospett o che pel clin ico ha 110 11 m inor per :colo dellii. certezzn, d ei mal:ni nei q uali iijdi pende11tep1,;ntt> dal proce~,o 1uorboso può il siero e~sere s po11ta ue:i.meu te agglu t i11ato pd b:icillo ti foso. Pur r idott a d' impo rl a 11za, però, la s ierodiagnosi a gglu tinn ute pel tifo, v ie ne ancora largamente ri ch iesta dal m odico e lar g amente c~eguita . .Anzi nel serviz;o di gue rra spesso ci s i t r ova innanzi nlla n ecessità di esegui re decine d i r ea zion i in con d iz ioni rii tempo, di luogo e d i lavoro da obbligare ad operare rn.pidaruente, sempli fica ndo la tecnica in tutti i lim iti possibili. l'er questo ln Scf'lta di una t ecnica m o lto semplice., sicura ha. il s uo valore prnt ico in quest:\ diagnosi, che non deve cvnsidèrn r~i come un complesso s ussidio d i labo ratorio. l;nn recen te mo,lifica,,ionf', che sempli fi ca la tecnica ns~a i p iù di quanto n'>n nL iiian fatto t utti t metodi p ro posti dn 15 anni, è quella suggerita. da L v . L icbermann e J. Acél, di Budapest, i qnali han no sugger ito di .0 ervirs i ne lla. siero,lingnosi, non del s ie10 del mala to, ma addirittura d,· l sanguf', che può venire opportunamen te diluito prcpnnrndo diluzion i r ispetti\·amente di titolo diverso. E ssi in Yerita con s iglinno d i far prima una diluzione del snugue in acqua di-


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RIVJSTA D IGIE:'iE (;E:'iERALE E BATTERIOLOGIA

stillata: dalla quale diluzione si può in seguito far punto di piìrtenza J,er dilu izion i successive in soluzione fisiologica, cui si · aggiungerà l'ansata. di bacitli tifosi opportunamente stemperata. Affermano i suddetti autori che non vi ha differenza nell'usare il sangue e il sie ro pel saggio agglutinante : e non è c hi non veJa l'utile considerevolt- di raccogliere subito e sobito diluire il sangue, senza attendere c be esso sieri o s ia centrifugato Nè la perdita di tempo può preoccupare, ma. bensì quella del materia le: e spesse volte, se si è r11ccolto un po' di s9:ngue in tubetti capill11ri per lascia rvelo sier11re, si finisce coll'avere a disposi zione una cosi scarsa qunntit,\ di s iero da riuscire impossibile ,, ualsia!'i e.same. Quindi ,una tecnica nella quale si sostituisca il sangue al siero è assolutamentt! utile. Però nella pratica il medico cerca di procPdere senza disturbare il malato, e cioè vuol fa re prelevamenti di quantità. minime di sangue. Che se questo può ?"aggiungersi davvero. la tecnica della sierodiAgnosi sarà a porta ta di mano di ogni medico e per qualsiasi circostanza. Per semplificare il procedimento l'A . ha fatto preparare dalla ditta Zambelli una pipettina di centimetri 0.2, divisa in centesimi di centimetro cubo e tarata sino all'estremo dellA. pipetta. Quando si vuol procedere alla sierod iagnosi, si puli!=:ce il polpastrello di un dito, vi si fa un11. picrola puntnrA, si lascia fuoriuscire u na gocciolina ài s angue, indi si at,plica l'estremo della pipettina divi.sa in centesimi, avendo cura che la pipetta sia bene asciutta. Il sangue per capillarità risale a 2, 4, 8 ~eotesimi di centimetro cubo. Si avrà inoltre a disposizione una provettinn di sieroreazione contenente 98 centesimi di centimetro cubo di a cqua distillata, misurata con una pipetta divi!':n. in ce ntesimi di centimetro cubo. Si lasciano cadere nell'acqua 2 <'Cntesimi di centimetro cubo di sangue; o meglio ancota !=:i rego!11rizza In colonnina di sangue nell;1, pipetta, in modo da non lasciarvene che 2 centes imi, si immerge la pipetta nell'acqua dis till nta, e si aspirano 98 centes imi di centi me.tro cubo, mescolando snngue con acqua. L'a utore ricorda che, quando prima di questa operazione s i voglia ridurre 1:~ colonnina di sa ngue a 2 centesimi, si pot.rà usare <'arte. di seta, che aspira il sangue sino al limite desiderato. Fatta questn. dilnzione 11 1: éO, se ne prapam una seconda all'l : 100. Nei tubi cosi rapidamE'nte ed esattamente preparnti si stemperi. una ansata di coltura di bacillo tifoso colle solite precauzioni : indi si pone a 37° o si lascia 6-8 ore a 2()<>, verificando poi se l'agglutinaz-ione è avvenuta. Se per accidente la sospensione fosse tr:ippo colorata, cosi da rendere men o dis tinta la vis ione, si può nggiungere a.I momento della lettura de1icntamente nei tubi da sieroreazione dell'acqua, verificando poi microscopica mente l'avvenuta o non ,ivvenuta agglotinazione. L'A. ha fatto numerosi nccE'rtament i usando siero e sang ne nelle prove : i ri• s altati si corrispondono perfettamente, nnche se a priori pa rrebbe c he non do· vesse cosi avverarsi. La tecoic11 è in tal modo ridotta al minimo, pur restando la rniaura1.ione preci<'rt,, e, pure neces,;itando una minima quantità di sanguE>, l:\ prova riesce ugualmente con esattezza rigorosa.

c.


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RIVISTA D 1GIEN1i: G~;~ERALE E BATT~:R.IOLOGIA

R. O. ).100~. -

Il tifo eaantematloo in Serbia. -

(Tlte Lancet, n. XIX-XX,

voi. II, 1915). L'A . ha fatto un'importante relM1ione alla lt . Società di medicina di Londra, sul tifo esantematico sviluppatosi fra le truppe serbe. I'remet te come nel passato il t ifo petecchiale sia stato confuso con a lne importan t i malatti.i. La fa mosa J>esto di Atene, 1\l principio della guerra del Peloponneso, così etlì.cacemeu te descritta da Tacito, prcsen t11, una pii1 grande somigl ianza col tifo esantematico che col contagio bu!Jbonico, e vi era poco da du!Jitare che lo storico greco descrivesse realm ente il tifo sotto il nome di pc·ste. L,~ stessa cosa può di rsi della peste descritta da Galeno, al t eml'o ùi )forco Aurelio, e di cui morì lo stesso impe ratore. Quantunque associate a privaz ioni e a carestia, non esisteva, fra peste e g uerra, la ste;,sa intima counessione come nel caso di tifo esantematico e guerr a. L'orig ine della peste fu chiari t a dalla sco perta fatta n el 18!./4 da Ki ta sa t o del microrganismo s pec ifico, ed ò nota la sua d iffusione r e r mezzo dei topi. l:irca la profilassi ed i l trattamento del tifo esantematico, l'A. àmmette che le nostre attuali conoscenze sull'infezioae non con,eutono al presen te una di retta profilassi. Intanto deve esser colllbaltuto l'11ffollamento, curando specia lmente la ventilazione, ciò che è più far.ile a dirsi che a. tarsi, fiochi! le classi pit't pove1 e non s .ano couvenientemente vestite e ricoverale. L a pulizia person a le è anche un mezzo importa1~te di dit'esa : è appunto per le frequenti abluzioni, comandate dalla loro r eligione, che i 11 us,rnlmaui soffersero meno degli altri nella r ecente epidemia. Il 111anteuere i soldati in t empo di guerru, con tiuuamente e .adeguatamente forniti di cibi sani e nutrie nti, fu sempre uno dei problemi più ditlicili, e che venne r isoluto nel modo p ili soddisfacente dagli. I nglesi e dai .Francesi nella presente guerra: Jomle la loro rela t iva immuuità all'infezione. Que:,;ti priucipi ge110rali d'1gieue furono messi iu p rntica dalle varie mis:,;ioni inglesi e stra.uiere, operanti in .::ieruia, e con tal successo cho ,Il la tioe d 1 maggio il tifo esa.utematico aveva cessato d1 essere un ,,er io pencolo. ln particolar.i gli 1nglc.~i, nota l'A., r iuscirono a stabilire ad Uskub un ospedale sp11ci,de per t ifo, gruz1e all'<,nergia d i Lady Paget e delb Croce Rossa inglt•se in coope ra,.ione con le autorità serbe, rueu tre l'ospedah, delle dame s cozzesi a Kragujerntz - l'unico 11rsemd e in Ser bia - op(•rava fatico,;ameute in quello c he e ra for~e il luogo più infotto del 1a naz1v .. e . .:\folti fatti provarono che il cont11gio di!! t ifo era port ato dai pidocch .. e ciò procurò il mezzo di affrontare il male p iù d ircLt1u11t,nte. Un• gcre i l corpo con qualche grn.~so a lmse di pètrolio fu una delle rnisure pi ù sem'plic i e prntiche per combattere il l'~rico lo. e la pteparaz.ione remiijelli fu un ti delle pi u co110:sc1uLe, iua nD che il kerui;e111, comune ;;i dimostrò un i nsetticida. ,e ilicnce ed economico. J. l'.


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RlVISTA DI TOSSlCOLOGTA L. fERRF.RO DI C'AVA l.1.EHI.EONF:. -

Gas aBllS1.lantl e maschere protettive.

(Gi01·na/~ d ella U. Accacfrmio d i m <>dici 11a di Torino. \'ol. LXlII, HlJ6, n. 9.12).

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L'A., prendendo motivo da uu ord iue del giorno dell'Arcademif\ di medicina di Tvrino del 18 g iugno Hll5, in cui s i e:-primevn I'.\ convinzione che le maschere <:on tro i gas asfi, ,-innti del tipo scelto pn l'ese l'l:ito non s ianv adatte allo scopo, fa in nanzi tu tto 1111" c:ritic:1. ol,bi,·ttini e serena del la maschera del prof'. Herlitzka, messa a raffronto cC'n 'l uella a ,lottata pet" l'esercito e prendendo per lm~e i principi i stRbiliti dall'H,.rlitzkn stesso come e ssenziali, perchè una masch era contro i gas asfissianti si pos;;a co11s iderare corris pondPnte allo scopo. Tali principii sono in riassunto i seguenti : c:l,e es;:a abbia un a buona eh iu~u rn erm etica attorno agli organi respiratorii. paso e bocca; che il materiale a ssorbente uon ve11gn a contatto con la cute; p resenti una estes issima superficie attiva, cioè di contatto con l'a ri a, senza chA offrn resis ten za alc trna al passaggio d él!'aria nolla quautitil necessaria anche ad una r espirazione forzata: che non abbia mt-ccnnismi i qual i al m omento \'Oluto non po~sano funzionare; che non alteri il ch imis mo r espirator io e non metta in li bertà ga~ d,wno,;i. A questi principii de ll'Herlitzka altri però sono da aggiungere, secondo r .-\., non meno importanti. e cioò : eh" la maschera sia leggern. non ingombrante, di t'nrilo tra,.;porto e di facile maneggio, facilmen t e riparabile, d i facile rifornim ento. d i pronta costru:>:io11e e poco costo. Orbene. analizza ndo le due masche1·e in rapporto a questi diversi po;;tulati ~i ri leva precisamente che Jr, masc hera adottat a pe r l'eser cito è cli grnn lu11ga più risponùeute allo scopo di quella del prof. H ,,rlitzk H. Un vantaggio certame1ite nott-1·ole ue lla n.rnscli<·rn ado ttata po:r l'ese r<' ito è que llo di averl'i 11ggiunto una f.,l.lina di ..:otone ù i r icamLio gi:\ preparnt ii e la boccetta di liquido nentralizzante. L'A. passa poi in ras~rgna altri tipi di maschere, adottate 11nc he in altri csor ci ri, cd os , c rva sulla ba!<e de lle loro qualità s ingole ~ome nes,u11a d i e ,s,i alibill req nisiti sufficienti per un buon fonz1011nrne nto, mentre le umnero<:i, rnlnzi oni nvu te dnlln fron te attestano i n vece che la ma;;chera. dPll'escrcito è pratica<: corri~ponde bene a llo scopo. 'l'uttin·ia il p r ol,lemn. de ve e;,sere studiato ancora am piamente, a u,:hc per quan to riguarda le sostanze 11eutralizZR11ti in rnpporto Ri varii gas che potrebbero con prohnl,il ità essere us ati dai nemici, quRli cloro, IJJ·omo, fosgene, ipouitrite, idrogeno fos forato, id rogeno nrseuic::de, acido prnssico, no idride l,OJforo$a, biossi<to d i cloro, ecc. · Tuttavia, conclude l'A.. per;;i~te t·anno sempre gravi dil'ficoltà pe r n eutralizzare in modo completo e rapido i gns n.sfissinnti con In mascher a; ed occorre perciò cercare ed applicare a n che mezzi ca paci di neutralizzare , diradare e dis p erdere le masse s tesse de i gas quando l'engono proiettate contro le nos tre truppe. Tale proposta fu dall'A. inoltrata non appena fu in terpellato circa il m odo d'. combattere i gas a~flssianti; e molti sono già i mezzi e g-li espeL licnti escogita ti al riguardo. BALESTRA.


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NECROLOGIO Sul campo dell' onore. T enente medico di complemento NELDO COSTA, del . . . reggimento alpini, caduto il 14 marzo. Tenente medico d i complemento CARLO LARICE, di Auronzo, del ... reggimento bersaglieri. Tenente medico d i complemento ALFREDO PESCE, del . . . nrtip;lierin da camp&gna, c11duto il 10 marzo travolto da unA. valA.nga. Sturl ente in medicilla SILVIO BANCI BUONA-.ICI della faco!tà. medica di Pisa. ,. ,. ERNESTO SCALESE, > > di Pi~n. ,. ,. PIETRO DEL PRETE, > > di Pisa. > ,. AMILCARE LOJOLA. > ,. di Roma. > » FRANCESCO DARETTI. > > d i Roma. ,. > ANTONIO FLUMENE, da VillanovA. (Sassari). » » GIROLAMO FUSCO, della facoltà medi<:a di Sieon, da San Giorgio. Studente in medicina GIOVANNI PILETTI, > > di Parm11, d11 Trecasali (Parma ). Un reverente saluto mandiamo ancora alla memoria: del colonnello medico PIETRO NODARI, dell'ospedale militare di Padova, mor to il 20 marzo; del tenente colonnello medir.o in ~ervizio attivo VINCENZO PIERGIANNI, già direttore dell'ospedale da campo n . .. . , morto a Chieti il 15 marzo. del capit ano medico di complemento VALENTINO BARNABO, morto a Brescia il 20 marzo. del sottotenente medico di complemento ROMOLO GRAZIANI, del .. . alpini, deceduto a Genova in seguito a malattia contratta in servizio.

FR~NCESCO TEDESCHI, tarmacista militare di 1• classe. L'uomo semplice e buono, il modesto lavorA.tore è scomparso dalla vita nel momento in cu i aveva sogna to di dare ancora, sebbene avanti negli anni, il suo lavoro modesto per la redenzione delle nostre belle terre. La morte lo coglie, mentre pieno di ardore sognava ancora di dare la modf'sta opera sua ad nitre imprese. Giovane ancora. aveva preso parte alla prima spedi· zione eritrea, dove egli lun,:?amente r imase, e di quell'epoca amava rievocare i ricordi. Già adulto, n on volle mnncare all'impre$a linica, e mentre era qui pre· sente con tutto l'ardore del suo sentimento patriottico, sognava di poter ancora prestare l'opera sua per la nostra car a patria. Una medag lia al valer civile fregia il petto del nostro caro estinto, un atto di valore, del quale si compiaceva narrare i particolari, avendo afferrata, stando al terzo piano, per le vesti e salvata una giovane donna che s1 e ra precipitPta da una fine.;tra del quinto piano. Modesto, non aveva aspirato Ad alcuna onorificenza, preferendo la considernzione ~entita di superi ori autorevoli, dei quali vantava l'arnicizia e la benevolenze. Ben cinque camp9gne fregiavano il suo petto.


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NECROLOGIO

Carattere integro si è spento qual'è vissuto: non un lamentp, non uno scoraggiamento, egli è rapidamente passato dalla vita. a.lla morte, lasciando i colleghi nel dolore più. profondo. Che la sua. vita di patriottismo e di coraggio, che la sua modestia, che la sua fine gloriosa, quanto quella di un combatt ente, s iano di esempio a quanti Io con obbero e lo apprezzarono e che il suo spirito di fervente patriota aleggi sempre in mezzo a noi e ci guidi in questa gloriosa im presa.

V. RONG4 mugg. w ed. , dir. drll'o~JJtd . d11 c11mJJO n. 231.

PER IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITARIO MILITARE (Cunlinua:.iori e -

Ved i fascicoli preceJe11ti d,•I 19/,; e / 9 1/J)

RICOlllPEBBE al v alore mllltare per la c ampagna dl gaerra del 191 6 -1918.

Decreto luogotenenziale 16 1n<irzo 1916. M EDAGLIA D'ARGE:STO.

5. S &BA STIANI Antonio, da Roma, sottotenente medico complemento reggimento fanteria.. - Coadiuvando efficacemente il suo s uperio re nel servizio sa.niti.rio del reggimento, raccolse e medicò numeros i fe riti del proprio e di altri corpi, anche quando il loca.le, ove essi erano ricoverati, fu più volte colpito da granate ne. miche. Dopo un attacco ai reticolati nemici, si r ecò coi porta.feriti, sul luogo ove s'era. s volta l'azione, e, benche fatto segno a fu oco di fu cileria, fece r accogliere e trasportare indietro i feriti, car icandosene egli stesso uno sulle s palle. - Lucinico-Podgora, 5-7 lug lio 1915. MEDAGLIA DI BRONZO.

86. CASTRI )TA Lorenzo, da Ou11rdialfiera(Cam pobasso), sottotenente medico complemento reggimento fanteria. - Riruase, per parecchie ore, allo scoperto, sott o il fuoco inteuso di a r tiglieria t fucileria avversaria, a medicare numeros i feriti , e provvide alla perlustrazione de l campo di ba t ta gli11. durante l'intera nottE', fio che tutti i feriti non furono sgom bra ti , - Sant'Elia, 8-9 g iug no 1915. 37. Gi,;LORMINI Luigi, da Castelluccio de' Sauri (Foggia), ciipitano medico reg· gimento fanteria. - Nelle più aspre contingenze, diresse e continuò, sino al !,~ fine della giornata, anche sotto il fuoco n emico e con evidente peri colo, l'opera di sgombro dei feriti del campo. - Vermeglinno, SO giugno 1916. 38. LIBROIA Alfonso, d.a. Poten za, tenente medico complemento reg gimento fan· t e ria. -· Per il contegno coraggioso, calmo ed intrepido tenuto al posto di medicazione, ove lo scoppio di una granata aveva uccisi e sepolti fra le macerie due ufficiali e va.ri uomini di truppa. Rimaneva al posto medesimo fino a tota]13 s gombro dei feriti - Vermegliano, 19 luglio 1915.


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PI;;& IL LITIHO t,'O RO OEL CO RPO SANI T ARI O M[LITARE

89. L L"POI.! Antonio, da Acerra (Caserta), tenente medico complementco reggimento fanteria. - P er il con t "gno cora ggioso, <'al mo cd intrepido t enuto al posto di medicazione, o ve lo scoppio di uua granata aveva uccis i e s epolti fra le mac<.>rie due ufficiali e vitr i uomin i di truppa. Rimaneva al posto medesi mo 6110 a totale sgombro dei feriti. - Ve r meglrnno, 19 lugl io 1910. 40. MIRAGLIA ca.v. Eustacchio, da Spiaazzola (Ba ri), maggiore medico ospedale mi lit11.re Yerona. - Comanda nte di una. sezione di sanità, sprezzante de l peri colo s otto l'in t enso fuoco ue1nico. seppe sempre n~sicurnre il regolare svolgimento del serv izio. I n una speciale c ircos tanza, n ella quale, a causa del vivo fuoco avver• s11rio, i portafe riti non erano r iu~citi a raccogliere due feriti, si r ecò egli stesso s ul posto, e li trasse nl s icu ro. - Sdrau~si n n, lnglio 1915. 41. SALA n1s Ernesto, da A lgbero (8assari ), capitano m edico complemento reggimento fnnterin. - T enne con tegno cornggio~o, calmo ed in trepido a l post o di medicazione. ove lo scoppio di u11a grn.nata 11ve\•a u cci$i e sepol ti tra. le macerie due ufficiali e vari uomini di trnppa. Rimane va a l posto stesso s ino a.I totale sgom b,·o dei terit i. - \ 'enneglia110, 19 luglio 1916. 42. Tosi Giova.uni, da Bologna, sot~otenente medico co mplemento r eggimento a rtig lieria campagn11. - Durante quatt r o giorni. sotto il fuoco dell a gros~a art,igliwia nemica, curii, con amo re e con zelo, i ca nn onie ri del gru ppo e molti feri ti di altri repnrti, tutti incoraggiando con le sue parole e in tutti ispirando fi. duci1l con il s uo S<'reno contegno" - Lucinico, 5-8 lug lio 1916. 43. Br,;·n1 Domeuico, da l toma, sottotenente medico complemento battaglione ber.,;nglier i. - Costante esempio di zelo e d i l\bnegnzione, trrivando · i in un posto a vanznto rii medicazione, esposto all'intenso fuoco di arti glieria e fuciler ia nemica, adempiva con co rnggio e !'ereu ità le proprie attribuzioni, 6ncbè venne mortalmente rolpito. - Podgo ra , 2::l lug lio 1:315. ENCO~II O S(>LES:-.1;:. 2;:J, CA1e1.o:-.1 Ettore. d a Antrodoco ( .\quil:t), te nente nwd ico complemen to r eggimento fantPria . - Con calma e sangue freddo, continuava a prestare le prop rie cur e ai fe ricLÌ del battaglione, rico,- ~rnti in una ca~a battuta. dal l'artiglieria nemica, impooendo,;i con l'esempio e col fermo contt>gno ai portaferi ti che lo co:odiuvaYnno. - Ari;;, 18 ngo::,to IU15. ~ J. LOPl!E~TI c:w. Antonino, da Pnlrni (Heggio Cnlahria), tenente medico r egi:;imcnto granatieri. - Con !'al nrn, serenità e ~pirito <l i sacrificio, diri g ,' va du ra11te il co,ul11,tti111ento. il servizio s1rnitario reggimeutale e medi cnYa, sotto il fuoco d'nrtiglie ria, numerosi frriti, prov,·cclenJo, co n cnergin ed efficacia, allo sgombro di es~i. - San Polo - ~eh;, 8-9 gi ugno 19lé>. 25. lfM' IWONIU :\liclot>lnng"lo, da Fr an ca vi lla Fontnua (Lt•cce), t enent e medico rcgi;imen to fanteria. - Dirigerne <le i servizio sa n itario del reggi mento, raccolse e medicò numerosi feriti de l suo e di a ltri corpi. a n che quan,lo il locale, ove es,;i ern110 r icover:11,i, fu più volte colpito da granate u emiche. - L uci ai co, 6-7 lug lio UJ15. :?G. :\1AZZETTI Crsnre A ugusio. da Vi varo Romano (Roma ), sottotenente medico complemc,nto reggimento fnnter in. - Coadiuvnndo efficacemente i l suo superiore nl·I sen ·izio sanitario del reg;imento . raccolse e medicò nu merosi feriti del suo e di altri corpi. anche qunndo il locale. ove essi emoo ricoverati, fu più volte colpito da g rnuate nemiche. - Lucinico, 5-7 luglio 1916.


PER IL LIBRO D'ORO DEL CO l?l'O

·:\ NITAHJO )!IJ,ITARE

Bl o

27. MAzzosr;: Lorenzo, da Caltanissetta, l<'neote medico Croce R ossa, reggimento fanteria. - Coadiuvò efficacemente 11e l suo compito il direttore del ser,izio sanitario, recandosi sulla. linea. ,li fuoco per soccorrere e fare sgoll!hrnre i feriti. - Vermegliano, 30 giugno li:Jlo. 28 MonRA Scipione. da Cassino (Caserta), sottotenent,e medico complemento reg gimento fanteria . - Coadiuvando enkacemeute il s uo supe riore nel servizio sanitario del reggimento, raccol~e e medicò numerosi feriti del suo e d i altri corpi, anche quando il locale, ove essi erano ricoverati, fu più volte colpito da granate n emiche. - Lucinico, 5-7 lu~lio Hllo. 2D. Pt.:cctNELLI Vittorio, da Homa. sottotenente medico complement.> r eggimento grauatier' . - Adempiva con calma, ser enitit ed nbneg1tzione le sue attribuzioni, espone ndosi, spesso, sul fronte per dirigere l'opera dei portaferiti, sotto il fuoco intenso ,li fucilet·i11. ed artiglitiria a\'versaria. - S. Polo, 9 giugno 1915. 30. To)tASEI, LI Vito, da Nicolo:;i (Ca t1rn iR), capitano medico reggimento fsnteriR. - Sotto il fuoco intenso di artiglieria e !'ncilerill nemica, noncurn.nte del pericolo, attese, con ser•mità, a lla cura de i numerosi feriti, che dalla prima linea afHuivnno a l posto di medicazione. - :Monfalcone, 14 giugno Hllfi.

Morimenli anenuti nel Cor~o Sanitario e nel rcrsonale farmaccutirn (Ualln ((1, 1•1•11,a 1s• alla t6• ,1.,i /101/e/liuo nfficwl,• d.rlte 110>111111•1

PROMOZIONI STRAORDINARI~ PER MERITO DI GUERRA. Decreto luoyotenenziale 23 marzo ll:Jlli. Promozioni provvi;,orie futte dul Coma ndo Supremo e confermate dal Min istero: Decreto del Comando .S1tp1·emo lG febbn1io 1916. Maggio re medico promosso ten ente colonnello medico, con auzianit:\ 16 febbraio Wl6 e con decorrenza per g li assegni dalla ste,;sa da ta : R.1vA cav. Umberto, ospednle militare Ho rna. - D.istina to come con~ro, continuando nell'attuale a ssegnRz ion e per mobilitazione. Capitano m edico promosso maggiore medico, con an zianiti.i. 16 febbrnio 1D1G e con dest inazione per gl i as~egni dalla stessa data: Bt.:C('IAl(Tli: cav. Al(redo, o~pedRle mi litare Roma (comandato lliuistcro guerra. Destinato come contro, continuando n ell'att uale asseguazione per 11101,ilitazione.

Uffloiall in servizio permanente. Deten,iinazio11e miuisfel"iale :? marzo lDlG. OootmA cav. Uiigi, maggiore i:nedico n. disposizione Ministero colonie. -

sferito ospedale Genova. l NlJELICATO Giuseppe, capitano medico os peda le Ud ine. -

Trn-

Id. 8:l faoteria.

Deterininazi<me 111.inisteriale IG marzo UH6. SF:BAS'l'JANELI.I

Giangiu.seppe, mRggiore medico f . q . a senso del R. decreto 28 gen-

naio 19Hi, n. 64 ;comandato ospedale Caserta . tembre 1915 e desti nato osped(l.!e CRserto

Bientra nei quadr i dal 1° set-


316

MOVIM l.:N TI AVVENUTI NEL CORPO SA:- JT. E t.:& L PERS. P'A1UlA0EOTIC0

PlilZZALI Robei·to, capitano medico id.

id. i,i. (id. id. Torino). -

Id. id. dal 1° no·

vembre 1915, id. id. Torino.

Decrew luogoienent iale 19 marzo 1916. I se~uenti tene nti m edici sono promossi capitan i medici con anziani~à assoluta 16 gennaio 1916, con riserva di anzia.nitil relati va, continuando nell'attuale a.,;segnazione per mobi litazione: Too&R'l Giova,mi, battaglione av iatori. - Continua come contro -- Seguirà nel ruolo il capitano m edico T1u:-it Paolo. B UONO Demefrio, infe rmeria Castrovillari. - Con t inun, come contro. Gont<H, IANO En riro . 16 fanteria. - Id. id . .KNAPP Giova1mi, ospedale Bologna. - Td. id. B1M,CO Umbe rto, U artiglieria calllpago11. - l d. id . RAGO Giovanni, a disposi z ione Minis te ro colonie. I d. id. PATANÈ Lucio, R. co rpo truppe colonial i Eritrea (a li isposizione .Ministero colonie). - Id. id. M1SITA NO Giovanni , id . id - I d. id. CASSll'TO Francesco, a di s posizione Ministero colonie. - Id. id. FIORENZA Femando, ospedale Udine. - Id. id. TRA NI Natalino. fO fanteria.. - Id. id. Z 1To Francesco, ospedale Yerona. - Id. id. MACEDON IO Miehela11grlo, legione allievi carabi ni eri. - Id. id. MASTROJAN:-.r Antonino, ospednlc Genova. - I d . id. MAZZA Rosario, id. Udi m ,. Id. id. ANNU!'.Z IA'TA Vincenzo, f. q. (comandato ospedale Piacenza. Id. id. CASSANKS1t Giuseppe, R. corpo truppe colooiali Eritrea. - I d. id. ScAt, PATI Albe,-to, id. id. - Id. id . OuADALUPI Roberto. infermeria presidia.ria. Gaeta. - I d. id R o nOTTI I.orP.11zo, o ~pedal"' Mi lano. Id. id. G UERRA Vincenzo, id. succursale Mantova.. - I d. id. PAULICEU,I Savi110, R. corpo truppe coloniali Eritrea. Id. id. Sco1,ARI /Jfario Fellerico, a dispos i:r.ione M inistero colonie. - Id. id. MAZZARINO Carmelo, 4 fanteria . - Id. id. M&INERI !JUigi, a disposizione Mini;;tero colon ie. - Id. id. P AsSALACQUA Gioacchino, id. id. - Id. id. UE MARTINO Roberto, id. irl. - Id. id. B1A01s, Giovanni, id. id. - Id. id. Buo LrARELLO Federico, id. id. - I d. id. MALI CE Ak~sandro, 7 iilpini. - Conti nua come contro. L~NOETTA Francesco, !J nrtigl icria campagna. - Id. id. C tAl'R tN1 Gino, Hl id. - Td . .id. Dr;: Gt0nl,1 Al/ilio, a di s posizione :'vi in istero colonie. - D estinato la ncieri di .\osta. Pr.AIA Natale. cavallegge ri di Padova. - Continua come contro. G1uoo 1/enedelto, n dis posizione Minis tero colonie. - Id. id. TACCUINI 'rullio, id . id. - Id. id. MmACA PILl,O Gennaro, id. id. - Id. id. D E CAsT1t0 f.qnazio, id . id - Id. id. J-'ERRARO Paolo, id. id. - Id . id. L Ol!BARDI Enrico, iù. itl . - I d. iii D 1rnMART1 1s G·usla vo, a dis pJsizio ne Ministero colo ni e. - Id id.

J


MO\'lllEN'J"l A VVENGTI N"L CORPO SA);IT. E NEL PJ!:RS. FARMACEUTI0t,

317

TOiCANO Vincenzo, id. id. - Id. id. LUCCA CUTHBll;RT Guglielmo, 1 alpini. - Id. id. CU!!A:SI Mariano, ospedale Napoli. - Id. id. MARZAGALLI EdoaTdo, a disposizione Ministero colonie. - Id. id. ABBATISTA Emanuele, infermeria Treviso. - I d. id. F10RE Geremia, I\ disposizione Miuistero colonie. - Id. id. TANCREDI Aristid~, 6 alpini. - Id. iJ Cieco Giovanni, a. disposizione :Ministero colonie. - Id. id. NACCAUATO Filippo, cavalleggeri Umberto I. - Id. id. l\hss, Emilio, R corpo truppe coloniali Eritrea. - Id. id. CmnGLIO N icola, a disposizione Ministero colonie . - Id. id. G10Ro1 Giqrgio, ospedale Roma. - Id. id. Mu1u Salvatore Angelo, a dispo; izione :Ministero colonie. - Id. id. I seguenti ufficiali medici sono collocati in aspettativa per infermità non dipendenti da cause di servizio, dal 1° novembre 1915: GIAN! cav. Pietro, colonnello medico direttore ospedale su ccursale Parma. - Cuoi cav. Licur,qo, tenen te colonnello medico, ospedale Piacenza. - CooA cav. Car/,0, maggiore medico ospedale P adova. I seguenti ufficia.li medici in a spettativa p er infermità sono richiamati in servizio dal 1° novembre 1915 e contemporaneamente collocati fu ori qundro in aggiun ta agli ufficiali del la tabella XV, a senso del disposto de l decreto luo• gotepenziale 11 li1glio Hll6, n . 1085: GtANt ca.v. Pietro, colonnello medico. - Comandato ospedale Bari (per tempo indeterminato). · Cua1 ca.v. Licurgo, teoeate colonnello medico - Id. id. Piacenza (per 4 m esi) CooA cav. Carlo, maggiore medico. - Id. id. Padova (per 4 mesi). · MARROCCO cav. Achille, colonnello medico f. q. (comnn,lato ospedllle Napoli). Collocato in aspettativa per infermità p ro,·enienti d,~ cnuse di servizio dnl 1° settembre 1915 a senso del di~posto dal R. decreto 28 gennaio 1V15, n. 64. l\fARROCCO cav. Achille, id. in aspettativa. per infermitil. - Richiamato in servizio dal 1° settembre 1915 e contemporaneamente collocato fuori quadro iu aggiunta agli ufficiali della tabella. X V a senso del disposto dal decreto luogotenenziale 11 luglio 1915, n. 1081> e comandato ospedale Napoli. ScoTo Filippo, capitano medico f. q. a ~enso del disposto da.I decre to luogotenenzi<1le 11 luglio Ul15, n. 1085. - Rientra n e i quadri dal 16 mnrzo 1916. Seu Giaconio, id. 4 genio. - Collocato in nspettativa per infermità n on dipendenti da cause di servizio, per qua ttro mesi. I seguen t i ufficiali medici sono collocati in aspettati va per infermità non di pendenti . da cause di ~ervizio dalla data per cinscuno controindicata: 1'ETR-O:O.E cav. Andr~a, tenente r.olonnello medico f. q. (comandato ospedale Perugia). - Dal 1° febbraio 1916. DE PRISCO cav. Luigi, id., id. (id . id. Ci1sertl\). - Dal 1° id. ARZANO cav. F1·ancesco, maggiore m edico direzione sanità V corpo :irmat a . Dal Hl marzo 1916. I seguenti ufficiali medici in a spettativa pe1· infermità 110 0 dipendenti da cau~e di servizio sono r ichiamati in servizio dalla dati\ per ognuno a fianco indicata e contemporaneamente collocati fuori quadro in aggiunta a gli uffic iali della tabe lla XV a senso del disposto dal de'!re to luogotenenziale 1 1 luglio 1915, n 1085:


318

M'OVIME:-:T I AV VE:-- UTI NEL CORl'O S A:-: IT. E :-:EL Plms . FARMACEUTI CO

PE·rno~i;: cav. An drea . t enent e colonnello medico. - D al 1° febbraio 1916 (comandato osped11le Per ugia). D!i: Pn,sco cav. L1ii!fi, id. - Dal 1° id. (:d. id. Casert11). Anl,A:-o cav. Fra nc:esro, m aggiore m edico. - Dal 19 marzo 1916 (id . . direzione san iti, V cor po armat a).

Decl'elo lllogotn tenziale !!3 ma r zo 19 LG. UG0L1:-1 Giu.~PppP, capitano

med ico G bersngl ieri. - Promosso maggiore med ico con anzian ità a E"solu t n ]lì g enn aio 191G e con riser vn. di itnzianità relath·a, i:on ti nuando nell'attmtle destina7.iOnf'. l:ieguiri\ nel r '.10!0 il maggiore meJìco Gh idoli E n r ico. B 1ASOLJ Umb•rlo, sottotenente medico d i complemen to, d ist retto Milano. Nom i nato teneotti medico in servizio nt t ivo per nian en to con a nz ian ità 11 n ovembre 1916. Seguirà nel ru olo il t ene11te med ico Ming,ll'i Favvento Niccolò. De tin a t o 8:3 fanteria i:o nti nuando ne ll 'attua le des tin az ione per m obil i1~1i, Il i. FETrn~:T'rI A1·rigo, capit an o medico ( q. pP-r infermi tu (dec reto lnogotenenziale 11 lugiio 1915, n. 151:l5) connmdante osped ale succursale P ar ma. - Collocato in a;;pettativa per infen nilà t empora n ee n on p rovenienti da cause di servizio, per un a nno. FAJ.Cl!J Ltti!fino, id. id. l ancieri \"i t tor io Eman uele 1I {comandato battag lion e a,·iato r i). - Trasferito battaglioue ;;qu adr ig lie a v ia t ori, dal 29 marzo 1916.

Uffic iali in p osizio ne dl s u vizio &uslllarlo. Decreto ministeriale :l marzo 1D1G. C,1. ~o nAsO cav. Luigi maggiore genera le mer!i co, distr etto R oma. - R icl1ia1uato in servizio temporan eo pres,o l'i~pettorn.to di sanità m ili tare, dal 10 m arzo 19Ui I seg1woti tenenti colon nelli medici in posizione di servizic a usi lia ri o sono promossi colo11nélli medici : R o,11 ~:-.o cnv Fra,u;P.,co, distr etto Ca•<'rta. - Cu1nr cav. P erdi11a11do, dist re tto Caserta.

U fficia li dl rlserva. D Pcr do luo.r1ot A11Pnziulf' 20 fr·l.,òmio J!ll(l.

CH•CCIII Gn.ctano, c;1 p itano medico, distr~t.to Ga<'tn. - Promos;;o ma g g ior e m edico con nnzia nitil 2:3 d icembre Ull[,. Seguir:\ ne l m olo i l maggiore medico Trinnni Xicola. Df'cr Plo l110!/0IPne11ziale 2i f eiJIHaio 19J6.

Tommaso, capit~no mPd ico, di-;ti·etto Ht>ggio Emii ia. - Dispensato da ogni c,·entuale scr\'izio mi litare per informi t:'i non dipen denti da causi.! di *'0rVÌ7.iO.

• Gn .,1 ~10 1.1

IJ.,.:,.elc l11oyo/Pn1•1u,ialP 2 m arzo 1nG. CA RAoo:-;i-,1 Frn11 cesco, mng!J;iorc 111e<lico, dist retto F ogg ia. -

Promosso t enente colonn.,Jlo medico coo nnzianitit :23 dice mbre Hll5. Scguiri1 nel r uolo il t en ente colonnello m edico Gunldi T ito.


MOVDlENT l AVVENUTI ~EL, CO RPO ~AN[T, I·: NF.L PER ' .. J.,'ARAUCIW T!CO

319

Decreto ministeriale 2 f ebbraio 1916. !ANDOLO cav. Costantino, maggiore g enerale medico, distretto Roma. Chiamato in servizio con assegni da l IO marzo 1916, presso l'ispettorato di sa.nità. militare. Decreto luogotenenziale 3 febbraio 1916. R OCCA Terenzio, maggiore medico,

distretto Genova. - Promosso tenente colonnello medico. :3eguin\ nel ruolo il tenente colonneJJo medico Salvetti Italo.

Decreto luogotenenziale 5 marzo 1915 .

Sooom Antonio, capit ano medico di riserva per la durata dello guerra. ,iistretto Roma. -

Promosso maggiore m edico di ris;irva.

Decre 1o luogotenenziale 9 marzo I 916. I seguenti ufficiali medici di riserva sono promossi al grado superiore con anzianità 23 dicembre 1915: Maggi ore medico promosso tenente colonnello medico: BErtGONZt cav Cef!are, distretto Reggio Emil ia. - Seguirà. nel ruolo il tenente colonnello medico Caradouoa Francfsco. Capitan i medici promossi ma~giori medici: QuARELLA Gio. Battista, distretto Brescia. - Seguirà nel ruolo il rnllggiore medico Brini cav Tommaso. RAJNONE Ercole, id. F oggia. - Id. id. id. Lozzi Vincenzo. Rossi E·milio, id. Alessandria - Id id. id. Magno Vincenzo. RANCALLI Francesco, id. Bergamo. - Id. id. id. Bianchi Gino. G 1A:st cav. Luigi, id. B ergamo - DENTl P o.11t>1A:-1 Santo, id. Brescia. - Seguiranno nel ruolo il mnggiore Luzz1ttti Vittorio. Fo1on~:-T1 · Vittorio, id. L odi - Reguiril ne l ruolo il maggior~ medico Benedet · telli Manlio. STUl!A Francesco, id. Alessandria Id. id. id. Croce Silvino. VAN!>ELt.1 Giovanni, id . Macerata. I d. id. id Gandolfo Ce~nre. Gu1ZZ1i:'l'TI PiP,tro, id. Parma. Id id. id. D'Agostino cav. Albe rto.

Decreto luogotenenziale 3 f eùb,.aio 1016. I Se?;uenti maggiori meù ic i di riserva souo promoss i t<>11en ti colonnelli medici di riser\'I\: :MrnABL!A Antoni,io, di<tretto Palermo. - Seguin\ nel ruolo •il tenen te colonnello medico Cusrnano cav. Enrico. THAt NA ,llfu11,$0, id. Pale rmo. Id. id. id. Snlvetti Italo.

Decreto llWfJOtenenziale 20 febbraio Hll G. Sl'OTO Giacomn, t enf'nte medico,

disnetto Girgenti . - Promo;:w cnpitnoo medico di !·ise rva, con n11zinnità 2,3 dicembre Hllo. Seguiril nel ruolo il capitano medico Ca.stani Carlo. · I seguenti ufficiali medici di riserva sono dispen,-ati eia og ni eventuale servizio m ili tll re pe r inferm itit n on dipendenti da cause d i servizio: CATALDI cnv. Luigi, tenente colonnello medico, distr etto Rom a. - Gu.~10:-11 Car, m ine, maggiore medico, id. Avellino. - M,1n1:-1c Annibale. ciipitauo medico, 1d. Catanzaro.


320

MOVBIENTI A VVENUTI NEL CORPO SA NIT. E NE L PERS. FARMACEUTICO

Decreto luogote11e11ziale 23 marzo U>l5. I ~eguenti uffi~ iali m edici d i riserva sono promossi al grado superiore: Ca pi tani médici promos si maggiori medici: EA UÈH l i'ortunato, distretto F ire nze. - BIA KCO Paolo, id. Avellino. - PETRELl.l Rigoberto, id. Ancona. 'f11. 1,1 E 11rico, id. Ascoli Piceno. - G .\JASCHJ Ca111/llc, id. P ar11111. - B O)(FA)(TJ Corrado, i·J. S iracusa. - ANTONE LLJ S tanislao, id . Livorno - CA PP.J Gaspero, id. Firenze. - D..: D O)tlN c 1s Carlo, id. Avell ino. - P1s 1•0 1,1 R rrff"aello, id . A coli Pice no. - Brmm1s1 Canio, id . Potenza. - TA1t t;n•1 Andrea, id. Pis toia . G tuzzlln Giusep,,P, id. Firenze. - RESTAO)(O Giu.,eppe, id. Savoua . - LEVI J. 0 on Vita, id. Genova. DEL)IONTE Domenico, id. Pesnro. - · p,.1.,..)IBELl,A Ayostiuo, id. Bari. - DE BENEDICT s Giw;rppe, id . F oggia . - !Ac , 1.1 z,•ffero. id. i\l odeua. - C1:-<-r1 li'rance,yco, id. R oma. - C 1v1co JJiagio, id. Roma. - DA )ltA:-.1 V incenzo. id . Rom .... LuC!A:-iO F:,nannele, id . Voghem. D~:1.1.A VA I.1. "1 Rai·tolomP.o, id. Savoua. DE D ON~ l'l Cesidio, id. Sulmo n ~. - CA~Et, 1. 1 Francesco, iJ . V e rona. - NASTRI Giu~e,,pe, id. Girgen t i. - GA GLIAIWI EU0 1·e, id. C11strovil111ri. - F OLCO Antonio, id. Sa vona. - CA VA ZZAX I Emilio, id. F e rrare.. - CALDO Ignazio, id. Cuneo. FALDl':LLA J>iptro, i,i . Cnsn le . BAt1TA1.1 Giorgio, id . S iena. F 1tAM.: i;;sc111 c av. Gi useppe, id. Bologua. - NATALUCCI cav. Giu.seppe, id. Macerata. - R ,cc1 Antonio, id. Livo rno. - P os1TA1'10 P ietro, id. Bari. - ANT001so1.1 Alfredo io. Ancona. - f f:[)EJ.li: ~\ ~icola , id Sacile. 'Ten enti m edic i vromo,si capitani medici: Do:-:ATO Sauerio, distretto Messi na. - G &XESON l Oreste, id. Massa. - GAlllBET·rA. Xw ,zio, id . T ,uanto. - A 1,1,r,:c;1tETTt Gaetano, id. Lecce. - Mo:-.OPO LI Cosmo id. B r1ri. - Di,; 1,LA VA1.1.F: .Micltele, id C a serta. A i ca pi tani m edici d i r iser va ins c riiti sull'annuario rnitita re con an zianità a tutto il 4 l uglio HIO:J c;onferi ta la qualific a. di primo capitano con le indenni t à e le altre concessio ni previste d all'art. 3 del R. dec reto 2-8 m a rzo 1916, a decorrer e dal 1° marzo HllG. He ric h iamati in servizio spe tter:\llno loro le indenn ità e le altre c oncessioni p rev iste dall'art. $ del R. decr e to ::,uccitato.

e

ONORIFIC ENZE SUPPLETIVE oonoesse in con slderazlone dl speolall benemerenze a oqutstate s:tl tea t r o della g uerra ln I.Ibla.

R. dec reto 8 m·trzo mm, di moto proprio di S . M. il Re. 01•1l inc d e lla t:0 1·ona d 'Ita lia.

Cavaliere. PAOUN I Adolfo, maggiore medico ospeda le militare Roma.

Defunti. M AZZL:CATO .Auyu.,to, te n e nte colouncllo ir.edico, non p iù inscritto n e i ruoli, distretto Pesaro. - Mo rto l\ Pcsl\ro, il :2-1 febbraio U!l6 J I Vi rt •Lt< H ' O

r I ~ r<.lutt.or-c

C1.Aun10 ::;FORZA, tenente geuerale medico

A.HT Ul!O CASA RI NJ, m agg iore medico

\ii!) -

lloma, 1~16 -

Tip. E. Vo~llOl'a.

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1111 LIT ARE Dirrziouc cd A1m11inistrn1.ione: PiRHR C81'our, 17 • Boma

CO~ IIIZIO~ l nI ABBON..\JlENTO. t• Il <J1r,rn ale d i m edic11111 111iliw re ~1 pubblica J'ull1mo giorno di cias<'..D m esA in fascicoli d1 5 fogli di !:'lu m 11a. 2° L"ahbonnm ento i>. a1111uo e dt'COrr e dal t• Ffennaio. 3• I I pr t-z:t.O dt-ll"Al•bo11ame11Lo e: Per I' Ilolia e l u Col onia Erllreo . , . • • . . Per l'Estero . . i· in l t11l ia • Un fa;;cicol o SPpan 1lo c()s\a Il' . o 1~stero Il supplem ento con t euenle l'A nn uario ~ in Italia del cOr('o sanitar io m il, care cosl!l • ( all'Estero.

L. 12, > 1 5,> t ,2..5 > 1,50 > 2,50 > 2,7n 4° L' abbonamento non d isdett o prima del 1' dice11tbre s'in1.e11de r inoovelo per l'anno 1"t1<·ce;,,:ivo. 5° I si~nori abbonali mil it.ari in effotti vìUI d i ser vizio posi>ono pa gare l'1m· por lo dell'ahbonameulo pc>r 11101.1.0 dei n spelt1vi com u11òanli di corpo (anche a ra le m en i li). ,;• Per i ~oli 11ffici~d1 meJici (clc·l l' E,-er c:ito e dellA Marina) è 11mmesso un nt,t,011amr 11lo rnmnl nllvo ol Gior11nle d i mcdic11w m1 /ilnre ed ag li Annuii di mt1d1r.1na nav ale e co1oninle ul prezzo di L. 18 u1111ue. Per otte,wre ldle 11bbo· namenlo ,:eh a Lbo1w li del gior nale d i medici1111 rnil1lnre devono far perveni~ d1ret la111e11l e L. 6. all'a111n,inistrazio11e de/lii Annali (µr e;sso il miu1stero della Marinn) . 7° Ai Ji br 11i !"i l o sconlo qel 10 •,0 • m a sol lanlo per ~li aLbonamenti delle persone e deirli eoli non niililar1, che non possono frui1·e della facilitazione di cui al n. 5 e 6. 8° Le spe,-e per i;rli e stralli e q11t>lle per le la vole Jilograflche, fologrefìcb e, ecc., c11e act:ompa!!nasser o J~ m em orie, sono a carico dcp:Ji autori. go Gli autori delle mem o: ie potra1111 0 av,, rne gli es1ralli facendone richi&· i<ta t1ll'allo rlt>ll'i nvio delle bozze c.:or r ette. Gli ' estralli i>ono di clne li 1•i : T1Po A. - Con <'Opertina in bianco, senza frontespizio, e colla impagina· tura e nun1er az1011,• del fa scicolo. T1Po B . - Con cope:·,ina stamp11tR 1 frontespizio, impa1?inalura e numerazione spe1.:1ale li prezzo è r ep:oloto d11 lla seguente tariffo :

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Gli estratti minor i d1 un foglio si contano com e foglio intero per le ordì · oa'Zioni d1 1(}\J estratti o 111e110. P er qut>lh che i>uperaun un fqgJio. le fra1.ioni i n più. che non s uperano il me1.:1.o foglio, si conl1;11H> come m 1, ta, pur d iil per 6 l'ordinazione non sia infer iori> 11 ,,o copie P0Lran no avt!r si el'<trRtli in <·»1·l11 e for1u11to di versi, pl'evii accordi personoli trii ,::li A11lori e la Ti po;;n·alin. 10" rrounçsc,·illJ oon ... r t::;il1tu1~couo.


3:J ~

.

.

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Pubblicato d a ll 'Is pe ttorato di Sanità militare Giornale di medicina mllltara: l8M ,t8B4 Regio Eaerclto • della Regia Marina : medico dal Raalo Esorclto , 180~100'1

ANNO LXIV -

18811 180&

HH6

FASCICOLO V

8L }IAGGIO

SOMMARIO 11 IE 111 OR I E

O 81 G 111' .t. I, I ,

De Sarlo. - !$olla ornOlassl delle iorezionl cl11rurglch~ n~lle ferite d'armo da fuoco delle est remllà . ~" . . . . . . . . . . . . . • . f>ag. 3tl Mazzetti - Gli o~i,!.dall contumaciali 1n zona di guerra. Norme per l'impia11to ed Il run-

2iont1men to

•

331

D'Ormea e Segale -

Sindromi emorragiche cutanee casll'eosi

351

ISOfE PREVENTIVE.

Ca, alf o Pullà. - Proposta di un mezzo per riparare dalla pioggia il so'.dato In m,rcla e

In trincea scoperta.

.

Caaan e Pullà, - La scarpa del soldato e un nuo~o owno per rcndel'la sicuramente im· permeabile. Nota quarta

338 366

alVl !IJ'rA DI GIORll'A.1, 1 IT.t.l,IA.11'1 IRH E•TF.RI.

(Y. l' h1dfce t1tll'f1llerno della cope,·lftla)

OLREZJU.NE .l!lD AMM INISTRAZ IONE Piazza Cavour, N. r7 - ROMA

ROMA. -

Per le Inserzioni di pubblicità rivolgersi illl'e ttamentc all' Ufficio deleg~to a tale servizio - 'Rom~, V!a Cop;!o~i, n. 91 - Te1efono 1106.


INDICE DEL LA RIVISTA DI GIORNALI l'fALJANI ED ESTERI

H1V1ST.\ Ili NEVllOl'ATOI.OGJA.

Forayth. - Sulle nevrosi 1ranma tirhe in guerra .

. Pog.

370

IUVISTA 111 t:HIHUIIG IA DI GUEII IH . C&1taldl. - Alcun~ consMtr:1110111 su ll"im piPgo de, rerlti In 1rnerr;o. Ouenil. - Sulle rerlte pvnrtra::ti ,lell"a,ldorne in guerra . Silvan. - Intorno :Hl un c"so rt, proh tille nel cunre Valter. - La tra p;,nazione ,rur11,•111.a nellr feriti' i'eni,l rantl riel cranio Greggio. - Su alcuoi casi ,li cl11rurR•a cranic,1 . Her tz e Ormond. - Il tra ll:rnoenlo> rlt'l la cecila rta co11rus,1one

87i

383 384 lS:i 3S7

l87

RIVISTA 01 FI S10L0r.1A NORMALK F. l'ATOI.OGICA. · Ferry. -

La sindrome • mal e dei,li aviatori ,

N Er ROI.Ul~IO . pgR IL 1.IIJRO o·oRO ogr, COR PO S.ANIT.HIIO MIUTARt<: Mfl Vl)ll'NTI A VVf:NIITI NEL t:ORl'ù SANITA 1110 ~: NEI. Pli:HSON AI.R FAR~I ACEUTIC(J

391 31J! 3\/3 397

Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz. del " Giornale di medicina militare ,1 (11 eauoo PIETRO, Wlnente generale medico. - Sull'azione degli attuali fucili da guerra e epeoialmente del fucile italiano d i piccolo calibro, in confronto con quello di medio calibro. /Studi sperimentali, con 15 tav. d i ·rotografie e radiografie ri prodotte iD fototip r ;rafia).-Roma, 1903. (Vendibile pre,iao la Tip Voghera) L 4 lo. ID. - Le operazio ni più frequenti n ella chirurg ia di guerTa, con 1 12 figure intercala te ne l teeto. - Firenze, 1898. (Vendibile presso )& Lib. Bernardo Seeber, Firenze) . . . . , 8 Anwopomuria mi/ilare. - Risultati o t tenuti dallo iq,oglio dei fogli eaoitari deJ~ ol888i 1859- 1863; due volumi in 4° con atlante: Vol. l (Dati ant ropologici ed etnologici) c,on Atlante d e lla geografia 110 tropologkla dell'Italia . - Roma, 1896 1 18 • Voi. Il (Dati demografici e biologici) - Roma, 1905 . . 1 6 BABOr r10 e Sroau. Compendio "d i chirurgia di guerre compilato sulla &tor ia medico -chirurgica della guerra di secessione d' America. - R oma, 1888 . 4 volumi, preuo ridotto . • 5 50 B&RN.&.aoo e BR&ZZJ. - Lo ep:oruboro d egli amn.!\IBti e fe riti in guerra.. M emoria premiat a al ooncoreo Riberi. On volume di pag. 276 con molte figure e tavole grafiche. - Roml\, 1905 3 6() C A8ARJNI. La fAtica nella vita militare. Memoria premiata nel coo ooreo R iberi 1904- 1905 Un v o lume di pag. 330 con 61; figure. - Roma, 1908. • 6 lo. - l ,e malRttie e g li infortuni ne lle v ita militare. Me,noria premiata 111 concorso Ri b<'ri I906- l 9U6. On vo lume di pag. 402 oon tavole grafic·he o statistiche. - Roma, I 908 • 8 Cu&ANL Eaposiz,one sommaria dell'ord:namento e funzionamento del 1161'· vizio sanitario in campa~a pree~o l',:1serc it,o italiano. Ro mA, L906 • 1 60 Ds C"KS ABE. - Studio sulle n,odiaetiniti (mediRBtiniti suppurative, u ce11so mediruitinico) - Roma, 1900. On voi. di pa~. 144 . 1 2 B vBTL. Ononrnto logia anatomica. Storia e c ritica del moderno linguag(liO a natom ico. Tra<lu~ione libera italiana dei dotto ri C. PnitTTJ e C. Br o nu. Roma, 1884. (Edizio ne rnra) , ti l 11 /tri~ cauaa1e ci.alle anni da . guerra. S intoai della rolaziooo IIBnitaria suglì e8erciti tedeech1durante la guerra franco-germanica 1870 -71. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. • 2 -


MEMORIE OR I G I NAL I - -- - - - -- - -

Sulla profilassi òelle infezioni chirurgiche nelle ferite ò'arme òa fuoco òelle estremità _ Note cliniche di chirurgia di guerra del Dott. Eugenio De Sarlo Mal(gio re m~dico. I,IJe ro docente

Un fatto degno di speciale rilievo nell'attuale gaerra è senza duèbio la prognosi sensibilmente peggiorata delle ferite d'arme da fu oco degli arti, specialmente di quell e associate a lesioni ossee, a causa delle frequ enti complicazioni infettive, donde il numero piut tosto rilevante di mutilazioni eseguite fin ora dai chirurghi milita ri . È noto come nelle varie nazioni civi li fosse stata per lo passato· una vera gara nel mod ifica.re l'armamento portatile del soltlato, mirando, specie colla riduzione di calibro del fucile, oltre ad accrescereil munizionamento individuale, a ra.ggiungere sopratutto uno scopo altamente mnanit11,rio, qual è quello d i provocar ferite in generale non molto gravi, tali cioè da metter solo, nella maggioranza. dei casi, l'individuo fuori combattimento. Le successive guerre, infott.i, nell e quali venne impiegato il c:alibro ridotto, dimostrarono a ppunto come la piccola pallottola delle nuove armi da. fuoco porta tili si a realmente ttmanitaria, specie nelle ferite delle estremità, donde il trionfo della.. chirurgia conservativa qua le conquista magnifica del 111. moderna ci--. viltà, in opposizione all'antica chirurgia dì guerra, famosa. per i1' numero enorme degl'interventi demolitivi e per le grav1ss1me complicazioni infetti ve. Il tratta.mento conservatore nella maggioranza delle ferite pro-· dotte sugli arti dalle armi da. fuoco a.,eva a cqu istato, pertanto, l'im-

portanza di vero dogma fondam entale di terapia chirurgica. in campagna. Se non che, l'imm ane confìi tto, che ha trasformato l'Europa in un immenso campo di battaglia, ha tutto sconvolto, non risparmiando , neanche la chirurgia militare. Infatti, mentre in omaggio alle mo-derne idee chirurgiche, ci fu una vera crociata contro il n umero eccessivo di amputanti in dotazione alle unità sanitarie di prima li nea, !l -

Glon,ale di m tdiclna mi/1/m·, . - Pasc. V.


-322

SrLI, A PROFI LASSI DELLE INFEZIO!'il CH IRURGICHE, E CC.

a tali str umenti, tut,t'altro che graditi, si è dovuto purtroppo r icorrere spesso nel nobile intento di sottrarre alla morte tanti giovani valorosi. Ed anche io, che potei essere ultraconservatore in Libia., non ho potuto attualmente evitare un numero di mutilazioni, ohe, per ·quanto n on eccessivo, ritenevo tuttavia. di n on r aggiungere m ai nella presente guerra. A che cosa è dovuto, adunq ue, u n simile f A.tto che sembrerebbe una vera e propria sconfitta della chirurgia conservativa nell'ora. attuale? E quale condotta dovrà seguire con sicura coscienza il 0hirurg o <li prima linea, che voglia salvare la vita del paziente e cercare m p a ri tem po di salvaguardare g li interessi dello Stato?

*

* "'

!In tutte le guerre le ferite, prodotte dalle armi da. fooco portl\tili, furono sempre le più numerose rispetto a. quelle da grossi proiettil i, ~d anche nelle g uerre di data piuttosto recente tale rapporto si mant enne costan te. I nfatti, malgrado il maggiore impiego delle artig lierie ·e l'uso delle bombe a ma.no, nel la guerra russo-giapponese le ferite ·da pallottola di fucile raggiunsero in qualche sta.tis1.ica perfino la -cifra. dell'86 °/ , (lii ne). Nella grande maggioranza dei casi, quindi, il chirurgo militare aveva da c_u rar ferite che in generale presenta.vano foram i puntiformi, con lim itate lesioni dei tessuti profoncli e -sopratutt0 con assenza di corpi estrauei infetti, in modo che clal pnnto di vista clinico esse potevano ben considerarsi asett-iche, come ,del resto dimostrava appunto l'ulteriore decorso, caratterizzato spesso ,da una tipica guarigione sotto-crosta. Anche le lesioni ossee, sebbene u)reseutassero, da parte dell'uscita d ella piccola pallottola, for ami più 'b meno ampì, conser vavano per lo p iù u n carattere di manifesta benigni tà, decorrendo il più delle volt~ come le fratture semplici sot;tocntanee della chirurgia ordinaria. E perfino nelle lesioni vas:i li la -piccolezza degli òrifici cutanei ren deva possibile la formaziune di -ematomi e conseeut iva emostasi spontanea., per c ui il pe ricolo immediato era, notevolmente ridotto, pur mancando l'i ntervento operativo 1ò'11r-genzit. La chirurgia di prima. linea, per con seguenza., si riduceva · principal mente ad un'accurata medicatura che mirasse sopratutto ad evita.re gl'inquinamenti secondari, mentre l'attività operatoria nelle ,uni t.à sanitarie era assai ridotta. Nell'attu1:1.le guerra, it1vece, che ha assunto i caratteri di u na •estrema barbarie, i cannoni cl i ogni cali bro e le bombe a mano hanno p reso un sopravvento inverosimile, Il nuovo modo di combattere in -~ riucf'e h a fatto sì ch e, in generale, ogni azione offensiva. s'inizi con


SULLA PROFILASSI DELL E l~FlsZIONI C li lRUfl CI CH I', ECC.

323

un furioso e prolungato fuoco di artiglieri.a., destinato a sconvolgere i reticolati e le altre opere di difesa. messe innanzi ai trincernmenti sotterranei, mentre l'assalto delle fanterie si compie princi pal mente colle bombe a ma.uo. A t utto ciò aggiungasi, qua.le conseg uenze. della guerra' di trincea, l'accresciuto numero de i colpi di rimbalzo, nei qual i perfino la. pallottola di piccolo calibro del fucile perde i suoi carat. teri umanitari, poicbè, battendo contro i pa rapet ti o contro le rocce, si deforma. subendo eventnali fragmenta.zioni ovvero mobilit-ando proiettili secondari, donde ferite estese, irregolari, e, quel ch'è peggio, sicuramente infette. Il rapporto, a.dunque, tra. le ferite non gravi prodotte dalle pal · lottole di fucile e '}Uelle gravissime prodotte- daJl'artiglieria. e dalle bom be a ma.no si è quasi invertito: epperò non è da stupirsi se sia ~resciuto notevolmente il numero delle lesioni ampie, profonde; iITegolari, anfrattuose, con larga zona di contui,ione e di necrosi, con distruzioni nerveo-vascul nri ed ossee. Tali ferite sono sempre iufette, sia per la. presenza in esse dei più svariati corpi est.re.nei (frammenti d i proiettile, sassi, pezzi d'indumenti, terriccio, paglia, ecc.), sia ancora per le condizioni di poca nettezza, nelle quali trovasi neces:1a· rie.mente il soldato stando in trincea, per cui la cute e le v~sti contengono i germi iìelle infezioni chirurg iche più g ravi. L'odierna chirurg ia. di guerra, pertanto, s i svolge in mezzo a. ferite gravi, sia per la qualità delle lesioni anatom iche, le quali possono giungere sino all'asportazione di seg menti più o meno estesi di arto, sia per le con comitanti infezioni, ohe quasi sempre si svolgono per il trasporto e l'attecchimento non solo d ei comuni piogeni, ma. bensì di g er mi virulent issimi, quali sono quelli <lel tetano, della setticemia, della gangrena gassosa., ecc., che trovano nel basso potere d i resistenza. dei tessuti contusi e necrotici le condizioni migliori per il loro s,iluppo Un duplice ordine di cause, adunq lle, rende talvolta i ndispensa1.iile la chirurgia. demolitiva nella cura delle ferite d'arme d a fuoco d"l le estremità nella presen t,e. guerra.: da ttna parte l'aumentat,o n u• n1t1ro delle ferite con asportazione d i segme nti più o meno este~i di u rto, per cui l.'amptttazione primaria non è altro che la regolarizr.az ione di un a t to demoliti vo già in gran par te effeuuato d rd proiettile, dall'altra la compar:;a dei proces;;i in fetti,i g ravissi mi, r ibr ll i a tutte le cure della più energ ica chirurgia consen7 a t.i,a . Infine, quale altra causa del sensibile iuc remento degli aU,i dem o litivi, vanno ricordate le congelazioni d i terzo grado, nelle qual i J"a mpntazione è indicata, sia. per la necros i irrepa.rabi l(', sia anc·ora


3:,U

SliLLA l'Rù ~'lLAs-:1 UEI. U; 1~n:z10:\'t C"HlR UROJCHI•:, ECC,

per Ie eventuali infezioni set~ico- gangreuo~o, che s i sviluppano speci::dmeu te qnall(]O coesistono ferite d'nrme da l'uoro in t.utta vicinanza, della zona congelata. ln genornle, pero, le amputazioni pH congelfl.· mento di ten-:o grado svno nnch'e,,se ~empli cemente regolarizzat.rici . vene11do di solito prati Llatu dopo l 'elim inazione spontanea di tutte le parti molli n ecrotizzate, in modo che trattasi di una. economica de, molizi one di ciuella ))Hl"t,e dello s.·heletro ehe corrisponde a ! scp;meuto gangreuato. * ** :ila, ymr essendo Leu manifeste le ragioni che valgono a giustifìcA re l 'a ume nto :;l':'nsibile dellC' opE>r~zioni demoJ1tive sugli arti nel!~ presen t e g uerra, non bisogna gi à credere che l'amputazione nelle ferite da proiflltili d'artiglieria e da bombe a mano debba co,titnire la regola e che sia i nefficace la chirurgia conservativa. Questa, i11ver0r grnie al met odo anti:-etti,·0, ha perduto, anche nell 'o,a attualo, la !'lla irnporianzn; ]>C'rò, come diremo pi ù arnnti, òo,Ta seguire una tecn ica att i\'o, sebbene consenatrice, facendos i guidare dalle n orme della più rigorosa aut,isepsi, la qualo, oggi più che mai, ba la. massima eflicac:ia. È v ero c·lie assistiamo tuttora allo s,;ilnppo d'iufezioni che credevamo per sempre rf legat e noi più t risti ricordi delle guerre passate, ma è vero altresi ch e t1di ca,i, a.ppu ut.o per merito del l'antisepsi, sono lungi Jall'assumere l'i mportanza di vere epidemie, come quelle del l'èra preantisettica che rimaugono siuistrumente famose neJJa. s toria d elln. chirurgin. ciel tempo pn.ssato. Non v' ha dubbio però che il compito del chirurgo militare di p rima linea è cl i,enuto oggidì assai pit'.1 ard uo. E g li, i nfatti, oltre a pratit·are tutti quegli atti operativi, <;he sono d i estrema urgenza. per la vita d el pazientt>, deve eseguire nel maggior numero delle ft-rite tanti piccol i i nterventi che miran o a realizzare la profil11.ss i delle infezion i chirnrgiche. La ima missione r. on è per nulla inferiore a quella clell' igien ista castrense, al quale spelta pri nei palmen te la profi las~i delle infezioni mediche, fa ci li a svi lupparsi nel le truppe combattenti. No11 sarà quindi i1111tile e,;porre bre\'emente ciò che risulta dalla esper ienza chirurgica della prese11te guerra circa il trattamento iniziale d e lle ferite. d'arma eia fuoco delle e:.tremit.à.

Com'è noto, malgrado la tintnra di i odio ed il pacchetto di me . dicazione, impiega.ti sistemati,·amente snl campo stesso di battaglia, nella presente guerra le gravi compliC'azioui infettive souo tutt'altro


SL"L[,A P l!OFILASSr IW I.I.E I:,iF J.:Z ION I CUlllURGIC II F. 1 F.CC .

:325

c he iu frequ e11ti. Oltre alle comn n i in fe zioni piogPne, s i lrn11110 n dep!C)rare d e lle infezioni gravi s~ime, q ual'è a ppunto h~ ga ngrena g1tssosa. Q uesta, che s i svil uppa a !Jl'dfere11za. nelle ferite d a s1.:h eggc di g ra~ata f' d i Lo mha a urnno delle estr f'm it.à, specialmente d i quell e inferiori, o lt re c;he n e ll e lesioni a111ttomie h o, già ri cordate, tro va. una causa predisponente nella lu nga permanenza do! laccio l'.!m ost.n.tiro, eppe rò sar ebbe d esid erabile c h e tale 111e z:r.o di emostasi fosse usato il m e no pos!-iibi le. A I tra <;On d izione che p1e,!i:-pone a l fl emmone gnsi:oso è l 'in sufficienza del drena~gio, o q uindi n el trattamento <lello suddette ferite, cara'ttPrizzate da lesi oni p il'.t o mo no ampiP, irregola ri , anfrat.t.uose, con est eso pesta m ento d i tessuti mo lli e con fratture comminute, l'anti.~ep.~i ed il drena,f}gio, 1:ome be n d ice il rruffìer (1), r ap presentano un dogma quasi a ssolu to. Re n on c he, contro la gangrena gassosa le sostanze ant isett.icl1e, più com une men te usato n e lla pratica chirurgica. del tempo di pace, lutnuo in genende esplicato poca efficac ia, A l contrario, le antich e soluzioni d' ipoclor ito di sodio e di potassio (liquido di Labarrnq ue e di Jave lle), m od iHct1te in vario modo, hanno d ato dei risultati <la\"vero incoraggianti. Nelle fo rm ule più r ece nti (Gie.nuetta sio, Dakin-Ca rre!) (2 1 ,i è L i.ggiun t a di acido borico, il quale avre bbe il dupli_c e scopo d i me t h· re lent11me nte i n l ibertà l'acido ipoclor()so, c h e agisce com e a ntisettico, e di n Pn tralizzare la soda caustica che s i fo rma durante la dt>compos i:r.ione (Carre ll, Anch ' io da, d iverso tem po uso cou v antairgio le soluzioni d'ipoclorito : ho dapprima usàto hi.rgamen te il G!oruborol (3 ), che è una soluzione d ' i poclori to e di b orato d i s odio, che· ebbi in esperimento dalla Direzione di SRnità del IV coq 10 d 'arnrn.ta mobilitato . Se non che, a causa del costo ele vato d i tait' prodotto, adopero presen t r m en t.e il liq uido di Ddkin, il quale, come è n o to, contit·ne il 0.5 () _(ì p. 100 d'i poclo r it0 di sod io ed é di facile p re p a r.1;:iono. L e s uddeUe solu z io ni si di 1nostrnno eflica ci s0pr<l.t11tto a s<;opo profi la1,tico nel trattame nto d i tu tto qnell o fPrito c he s i d('uho n o c:onsider1:1.re si n da. p rinci pio come iuf'(~tte, quali so n o app1111to ciudle prod otr.~ dall'artig l ieria, <lalle bombe a wano e d ti.i eolpi di ri mlmlw, spec ie cr>11 arresto del!~ p ;dlCJttola. E fo.c ile eompremlere 1 1wrù, clie ( I) M . T Ul!'FIElt. Co,HrilmtlJ a/l,, dlt1tl10 dellci chi r11ruia di g111·1·rn. (ll11l/t1 i11 dc • 'A co d é mi'- de médeci11e , n. :Il, oc tnl,r.- 1\114. - ll Polirlmicv. t><·,.iunc prnlic11,, l:! ~f't · t omb r e 1915).

-

( 2) I l cosi dt l/o nuo1'0 an!i:1cllicu. (I l P o/irli1&ico, ,\:zi un,. prnti c11, J u tt o lH"O l\Jl.,). l l tra/lamento abortivo d r.ll'in/ 1zio1v d d lr, /• r itr . ( l l Pol icl i11i,·u, S,,,.ion<' prnl i,·fi, :!4 o t •

t ob r c:, I 0 15).

Pl Prcp11rnto <.loll a Fnl,bri<'a Lo111hHrtla rii prn,lo lti C'hi,niei in )lil ,111n.


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SULLA Pl'IO FI LA:::iSI DELLE ISF EZIO :Sl CHIR GIWI0lils, ECO,

in s i lllili ferite, perc hè si possa scongiurare nn' eventuale in fezioue gangrenosa od a11<'he dominarla, qualora. si itsi già manifestata, è ind i;ipen~n.bile chE> la solu zi one antisettica pen etri p rofondamente n elle , arie nnfrattnosità dei tessuti leili, in m odo da d istruggere diretta- · m en~e i vari grrm i clae si riscon trano n ei fo~olai di gangrena (vi• brio11 e settico, b. perf1'i11_qe11s, r;azbazitlus di Frii11kel, ecc.). A tale u opo, non b iso.'..tna esitare a ricorrere a sbrigliamenti pit1 o meno ampi sul focolaio traumatico e s u tutta la zona d'i11 rnsio11e; beu s'intende che n on bisogna e~agE>rarn nell'P egnire tali inci sioni, nelle quali il chir urgo si farà guidare dalle nozioni anatomiche. Verranno 11ccurata· meu te rimo,::i tutti i corpi estrane i, le sc,heg~e ossee libere ed i t essuti for temente con tusi, specie i brandelli di aponeurosi e i fasci muscolari pesti e spappolati, ch e sono un terreno di c ult ura ideale p er lo sv il uppo dei germ i delle più gravi iu fezioni. Il liquido d i Dakin n on è per nulla irritante; esso viene da me u sato sia per irrigazioni, s ia drenando le ferite con strisce di garza i mbevute ài detta soluzio11e, sia infìne sotto for ma di bagno locale coutinuo. li Carrel (1), allo scopo di far pene trare profondamente ed in og ni anfrattnosità il liquido di Dakin, e soprat,1tto per r endere possibile il s uo ri nnovamento quasi continuo, con cui si raggiunge la mnssima efncacia antisettica, usa l a f ogn at ura con tubi di g ,im ma, attrl\.verso i quali fa praticl\re le irrigazi oni ogni ora o due e re, ed eventualmente sotto fo r ma di corrente continua. Il detto liquidi) n on devo essere ri~cald11to, 11è deve usarsi insieme co u a lcool : inoltre 11 0n bisogna coprire la medicalurn con strati im permea bi li, uè applicare fasciat ure t roppo strette. L e medicature vann o rinnovate giornalmente, poichè le soluzio ni d "i poC'l orito a con t <1 t.to delle sostanze protei che esauriscono la loro e tl'ìcacia antisettica ; d'altra parte la s0arsa frequ enza delle medicature proteggereLbe gli an R.erobi contro l'azione dell'ariR. e ne favorirebbe la molt.iplica zione (Carrel). N~lle f erile articulm·i, prodotte da scheg~e di granata. o di bomba a mauo, spec ie in quelle del ginocchio, allorch è l'articol azione u 0n è sufficientemente nperta, soglio intervenire pratic ando l'artrotomia, in modo da poter rimuovere completamen te i corpi estranei, c~e di solito si trornno n ella cRvità articolare., e realizzare una rigorosa antis" p,;i . L'ar t rot omia, per conseguenza, ha una vera e propria i udicaz,one profilntti ca contro l e eventnAli infezioni . In un caso di grave ferita ar t ico lare del gino<.:cbio sin istro, in persona dell'aspirante uffi ciale degl i alpini D. V ., riscontn1i n el cavo articolare dei brandelli (I) L oc. c it,.


SULL A PROFIL ASSI DELLE INFEZJONI ClURURGlOH ~ , ECO.

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di stoffa, nonchè terriccio; epperò tc1tto face,a prevedere lo sviluppo di una grave infezione gangrenosa colla prospettiva di un'amputazione secondaria, mentre il decorso consecu tivo, ·grazie appunto all'artrotomia profilatt ica., fu de i più regolari, in modo che il ferito, potè es!:'e re successivamente traslocato in oLtime cond izioni in un. ospedale di riserva. Spesso però i feriti giungono con l'infozione già sviluppata: in· tali casi l'opera chirurgica deve essere immediata. poic hè le probabilita di successo vanno scemando appunto coll' uli ,•riore trascorrer& del tempo. Bisogna. quindi procedere rapi<lamente nd i ncisioni generoee, r ealizzando la più accurata toilette del focolaio e l'antisepsi più• rigorosa mercè irrigazioni col liquido di Dakin, drt>nando i ufìne con garza imbevuta dello stesso liquido. Nel e form e i ufettive, con tendenza ad estendersi, riescono utili le iniezioni sotto(\utanee di acido., fenico, praticate circonferenzialmente verso la rad ice dell'arto. Io, g enerale, però, l'infezione è dominata solo quando tr1:1,t.ta si di form&· incipienti e circoscritte, mentre nelle forme massive e diffuse1 di gangrena gassosa le soluzioni d 'ipoclorito, per quaulo associate a. sbrigliamenti più o meno estesi e pro fondi, riescono inefficaci, e lachirurgia conservativa deve purtroppo cedere il campo a quella dem oliti va., se si vuol sai vare Ja vita del paziente. Se non chE:1, tal-. volta anche la demolizione, specie sé fott.a con un certo ritardo;. riesce vana. Nelle grandi distruzioni scheletriche, con lesiune del fascio nerveo-· vascolare, e più ancora nelle ferite associate addirittura ad a sportazione di segmenti più o meno estesi d i arto, l'amputazione pri maria,.. come già dicemmo, è semplicemente regolarizzatrice. In tali feri te osservasi quasi sem pre una zona. d'infiltrazione ematica, che si estende, per un certo tratto nei tessuti circostanti e che diviene faci lmenteil punto di partenza di gravi flogosi infettive, donde la necessità di:, non essere esageratamente economi nella delimitaz ione del ma n ich etto In un caso di amputazione regolarizzatrice, che -çoJli praticare in tntta vicinanza di un'ampia ferita da scheggia. di granata alla gamba,. apparve ben presto la caratteristica sindrome della gangrena gassosa; in segui to ad ampio sbrigliamento praticato sul moncone e gra~.ie· alla medicatura con cloroborol, il processo infetti vo fu sub ito dominato .. Un altro fatto della massima importanza, che giova mettere in rilievo, è lo shock, che si associa. qua.si sempre alle ampie ferite con asportazione di segmenti di arto; in tali casi non è raro as~istere alla morte del ferito poco tempo dopo all'amputazione regolarizzat rice. 11 reperto necroscopico è negativo e quindi bisogna,_ritener~,


3~.q

SUL LA PROl-'lf.A ::;-;I DELL E !:-(FEZlO~I C'IIIIH"RGIC III•;. ECC.

d1e l'esito letale sia dov uto esseuzialmente allo slwt:k truuma.t.ico aggrnrnto dall'interYento operativo; <'prerò prima d i proceder e alla d emol izione dell'arto si pro,vederà con adatu• cure (ipoder moclisi, ini f'<\ÌOJIÌ eccitauti, ecc.) a migli,-i;·nre le cc,n lizioni generali dtl l'll· ziente. Ne lle amputazioni soglio preferire ì processi più sempl ici e prn rapidi, (lual'e il metodo circolare, lasciando ampiamente aperU-t l~ ferita operatoria. o m ettendo al massimo qualche 1nrnto di avvici nam ento d~i margin i . Oggi, Mm'è not.o, r1nalc he c hirurgo consig liit la sutura nelle fe ri te di guerra che non abbiano interessato organi v i tali; essa ahbrevierebbe il decorso di guarigione, anche sopraggiungendo l'infezione (Bi llon) (l). Credo però che sia. prefer ibi le evita.re le sut.ure immediate, potendosi sempre in segnit.o, quando cioè il pE.· ricolo di eventuali infezioni sia del tutto cessato, p r ocedere ari una ri un ioue secondari a. * * * Come si vede, ad u nque, anche nelle ferite gravi eù infe1 te, c he ,osserviamo freque n temente nell'attuale guerr a, la chirurgia couser· vati va c ontinua ad avere uua grande ef:ficacia. E ssa, però, richiede la mass ima sol lecitudine, poiche, secondo il Cn rrel (2), mentr e cir ca sei -0re dopo il colpo i ger mi sono poco numerosi e localizzati intor no ai corpi estranei, invece dopo ventiquat,tro ore essi sono molt iss imi e si estendo110 p1•r tutta la superficie d el la fer it a. È ben manifesta q u ind i la necessità di prat.i eare, quanto più presto è po3sibile, quella antiseps i prof,mda, la q11ale, come di leggeri si compreude, è irrealizzal,ile colla sempl ice medicatura con tintura d i iodio. L'ontro di que;;ta, a parer mio, s i è gridH.to a torto u ella presento gnerra. il r rw·i(iye : ad es~a invero s i è chiesto molto pii1 di quel lo che poteva reudere, cioè la dist,rnzione di tutti i germi aunidati profondamente nelle fe ri te da grossi proiettili . La tintura di iodio. invece, rimane un ottimo a11tiset tico per la disinfezione della c u te che c ircon rla la ferita, come del r esto il metodo Grossi c h per la disinfezione preoperatoria non ha perduto nulla d~l sno valore. Ceno io guerra, per le grandi provviste Ji materiale cbe si è costretti a fare, la tintura di iodio speso non è di recente preparazione e quindi a causa della presenza di acido iod idrico ri0.,;eA talvolta irri ta nte. 'T'ala i nconveniente, però, ( l ) L. B11.1.o:-i. -

La ~11t11m ddle f,:rùe (li grierra. (.Jo11rw1l d,,.• praticie,u, 19 15. -

Il P••li•·/i11ir11, Sezio ne prnl icn , I O olt1,br., 1916). (2) Loc. rit.


SOl,I.A. PROFI LASSI 0€1, T,E lNPEZCOXI Cl i !Rt;flGTC HE, ECC.

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è facilmente eliminabile, come ri leva il Gianturco ( L), mercè il m etodo Gagl io, cioè coll 'aggi unta cieli' 1 p. 100 d i acido iodico all11. tin-

tura stessa. Non la sem pl ico med i<':1t u rtt, or.e I 11 ,;i va, arl nu'1 ne. COl"l,i t.u irà i 1 compito del chirurgo militare di prima li nea, ma sibbene un com plesso d i p :ccoli interventi, i 'l uali dovranno aver di mira uno scopo essenzial mentA profilR.ttico, che ,;i rnggiu nge appunto mercè g l i opportuni sbrigliamenti, le eventuali eontrapertn re ed artrotomie, la r imozione di tn tt i i cor pi estranei, l'asportazione dei tessuti pesli, specie di quello muscolare spappolato, la rimo:r.ione delle schegge ossee libere eù infine mercè un' accurata antisepsi del foco laio, badando di far giuugere il liquido di Dakin fino nelle più profonde an frattuosità della feri ta. E' ciò, a parer mio, a.udrebbe fatto si;1tematicamente in tutte le · f er ite, eccettuate, ben s'intende, quelle trasfosse da pall ottola di fucil e, per le q uali è sufficiente la sempl ice medicatura antisettica occlusiva., la quale mira principalmente a p roteggere la lesione da.gli inquina.meuti secondari -...., Il compito del la profi lassi contro le infezioni chirurgiche nel trattamento delle ferite in guerra, mentre richiede un personale specializzai.o, va a.s:5olto, giova ri peterlo, con la massima sollecitudine, e quindi spetta proprio a lle unità sanitari e più vicine al campo di battaglia ed iu ispec ial modo alle Sezioni d i sanit.à. Se non che, esse, così come sono attualmente organizzat(', non possouo assolutamente realizzare questo compito d i chirurgia di guerra imposto dalla natura della maggior parte delle lesioni, dovendo provvedere inn anzi t utto all o sm istamento e,1 allo sgombero d i no nnmero ingente di ferit i. E pperò sarebbe nece-.sario ist,i tuire accanto alla Sezione di sanità nn'altra fo rmaz!one sa nit.aria, ugualmente mobile, che a-vesse il com1,ito esclusivo degl'int.erveuti d'urgenza, compresi quelli profilattici su ar.cennat i, restit uendo alla Sezione stes!'a· tutti quei feriti, che, dopo essere stati razionalmente medicati, p otessero sopportare l' nlteriore trasloco, tratteuendo invece quelli intras portabili. A tale scopo in Francia, oltre all 'ambulanza d i smi.,·tamento, che corrisponde ap· pnn to alla nost ra Sezione d i sH uità, osi>ìl e un'ambulanza. chin1rgica specializzata, alla quale, come d ice Lata1j ,·t (2), spetta la fonzione di salv.ìre il ferito, lasf'iando agli ospedali Ja campo e t erri toriali il C(•m pito di completare la c ura e la guarig ione, nonchè di int.rapre11 ( l) E. C1 ,'ITUrwo . -

P er l"iw1/tuai ilitcì cldfo tinlura di i ndio. ( Am111li di tncd fr i,,~

nm·a le ,; colon Cile. luglio agosto 19 1& - l i Policlinic(), Sn.ivnt:' p 1ntiC'n. 17 ottobro J!lrl;). (2) L ATARH:T. - L'ambulanza chirurpica imm?bitizzata p rrMo it /ro11/e ( Puris m é-

dicnl, 19 là. -

l l Policlin i~o, Sez1 ~,n o prntica, 1° ngosto 1O13)


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SULLA PROFILASSI DE T,lE INPeZ lO~I Cli!R l' ROICBE, ECC.

dere le operazi on i a freddo, ortoped iche, o d'1dtra natn ni. L'ambulanza chirurgica, che è prov vista pe r fi no d i apparecchio ni.diogra6co, ha. corrisposto ass11i bene. Presso di n oi, il modo più facile per risolvere l'importante pro• blPn111, sarebbe quello di mettere in latta vicinanza della Sezione di sanità nn ospeda letto da cAmpo, il quale, mentre è un'unità mohile, è nl tresì. in grado di disimpPgnar bene il serviz io chirurgico. La Sezion e di sanità provwderebbe allo smista.mento dei feri ti ed al loro sg0m ber0, facendo passare per l 'ospecla letto da campo, attiguo ad essa, n on i:;oln quei feriti che avessero bisogno d i atti operativi di certa entita, ma 1w corn <Jnelli n ei qmi li fossero richiesti tutti quei p iccoli in ter venti ch e han no di mira la profilassi delle infezioni chirurg iche. N ell'os pedal etto, giova r ipeterlo, rim arrebbero ricoverati soltan to qne i feriti , che per la nat ura e gravità d ella lesione non , potessero sopportare i l vi11.i:rgio per ragginn gero gli altri ospedali scagliona ti pit1 ind ietro. Si comprende di leggeri, però, che l'ospedal e/lo clm·u.l'gico dovr1:bbe avere un persouale specializzato. Infine cr1;1 do ut.ile rilevare come la sie1·o·pro/ilas1Ji antitetanica, m olto opportu na mente resa obbligatoria in tutte le lesioni d i guerra, abbia corrisposto berne n ei feriti da me curati, n on avendo avuto da deplorare alcun caso di tetcmo.

*** Riassum endo le , arie considera zioni finora esposte, è lecito venire alle seguenti conclusion i : 1° A ca,i sa del largo impiego d elle a rtiglierie e delle bombe a mano n ella presente g uerra, il n umero del le ferite ag li arti, che richiedono la demolizion e r egolarizzatrice immediata e di quel le che danno b en presto origine all e più gravi infezi on i, è sen ;,ibilmente aumentato. 2° l\[entre la chirurgia conservativa sp 'SS O ba poca efficacia q uando il processo infett ivo è n el suo pieno sviluppo, essR. invece ha grandis:iimo val ore, allorchè viene impieg ata a scopo profilattico delle in fez ioni , stesse, g razie a quell'insiem e di pi ccoli e razional i interventi più vol te ricordati, che mirano principalmente ad effettuare la toilette e l' antisepsi accurata del foco laio. 3° P erchè la profilassi clelle ferite possa riuscire realmente efficace, deve essere sollecita, e quindi ri e;biede che l 'opera. chirurgica sia portata in tutta vicinanza del campo di battaglia, il che potrebbe effettuarsi nella maniera più semp lice, im pian tando vicino a l la Sezione d i sanità un osped c.1.letto da campo, avenLe funzioni esclusivamente chirurgiche ed un personale speci ali zzato. Zona di guerra, marzo UllG.


Gli ospeòali contumaciali in zona òi guerra N orme per l'impianto eb il funzionamento Per il Dottor Loreto Mazzetti, capitano medico

Ho creduto non privo d'in teresse pubblicare il presen te resocon to, che riflette una parte delle misure profi lattiche adottate durante l'attuale campagna italo-au~triaca, poicbè l'argomento di cui ci occupiamo potrebbe servire di g uid a o com unq ue di u t ili tà a qualche nostro colleg1t, sopra.tutto ora. che, con l'avvicinarsi della st.agione calda, s'impone la necessità di intensi fi ca.re la vigilanza igienica nella zona di guerra. Ptir evitare che ma.lati o feriti, p rovenien t i da Mne i nfette po· tessero direttamente essere sgombrati nell'interno del paese, l'Intendenza. generale dell'eserci to, in seguito a proposta della competente commissione sanitaria, s.tabilì la costit nzione di ospedali contumaciali, nei quali tali am malati o feriti dovessero snbi re un periodo di sosta, allo scopo di ~<'oprire ed isolare po.:1sibili ammalati in periodo cli incubazione od nentuali por tatori di germi e, durante il quale periodo, si potesse provvedere, oltre agl i accertamenti batt e,riologi ci, anche alla rigorosa disinfezione dei loro i ndumenti personali ed al bagno od alla doccia di pulizia. In seguito appunto a tale deeisione ricevetti nell'agosto ul timo

decorso l'ordine dall'ufficio sanitario del I..Jomando Supremo di fare gli studi e compilare u n progetto per la cost,ituzione di un ospedale di primo sgombro nella caserma dei cavalleggeri di Monferrato :in Udine. Nel presente lavoretto sono appunto brevemente contenu te le norme generali che çlebbono essere ten ute presenti per la costituzione ed il funziClnamento di nn ospedale con tumaciale ed in ul timo I~ trasfor mazioni e gli adattamenti che la caserma sopra.delta subì per diventare l'attuale ospedale chirurgico contumaciale della 2" ar· · mata.


r.1.r

o-;p,,:o ',I.I co~·,-c~ AC[ ~ I.I JK z l):-A 111 G UERRA

U n ospedale cc,nturnaciale, per poter co1n-Pnientemente funzionare: do\·e a,ere : a ) un rep11rto di osse1-rrrzim1e con locali d i recezio11e1 spcglia zi0ne e ,estizio11e degÌ i am111nl11 ti; con una sala per la visita medica , u na di me~1icazione, n 11a di o perazione ed i1if1ne una stanza per il bar biere; b) nn locale per bay11i e don·,, ; e) un locale per la clìsi11/e::ivne con relati Yi depositi per la b iancheria ed i ndumenti da disinfettare e d isinfettati ; d) un repa.r t o di i .~olrwil'11fo ; e} u no nel quale rac.;ogliere gli eventtrnli pottatori che le indagin i batteriologiche avranno fatto ~c-oprire; {) un ( 1Jrno c1·el)latorio per lo incenerimento delle immon dizie e la distruzione dei residui inser vi bili d i medicatura; g) una camera 1,wrt11aria. Questa parte dell'ospeda le deve esser e completame nte ,;eparata. dal pad iglione o dai pad igl ioni, n ei quali si raccolgono g li ammalati od i feri t i, i qutd i, dopo essere stati ricon osciuti immuni, devono essere sottoposti ad ul teriori cnre od attendere 1w r essere t rasportati altrove. f-; i vengo1to così a determinare due zone : l'u na di infetti o 80spetti, l'altra cl i i mmuni. L'enLrata degli amm alat i nella zona in ft. t.ta o sospetta deve avvenire per pona a parte, cbe da. direttamente sulla, strada senza attra · ver.~are la parte im mune. H,1c1,;z10ìS' E D K•·Ll ,n1.11 AL,vn o F 1m1T r. L 'ammalat o o 'i il ferito alla sua i>ntrata nel l'ospednle, è sot toposto a ...-isi ta m od ica, è med icato od ope,rato quando 11e sia i l caso, e trasporta to al proprio letto ; ma, sempre che le s ue co ndizion i ùi salut,e glielo permetta110 e 1100 abbia imml"d ia.to bisogno d i sussid i m@dici o chirurg ici , dal locale di ricezione passa n el:a st.an za dvi barl1ieri per farsi radere l a har ba e ta g liare i ca pl·l li a macchina. In se~ni to , ien fatto s pog litne e, dor o i l bagno o la doccia di pul iz ia, è ri vesti t o con la bian cheria e gl'in dumenti del l'ospedale e condotto o portato al proprio letto. N el locale d i ri t·ezione l'ammalato rice,erà una targhet ta in ca rt o11e o leg no dìg. P ), controsegnata da un n ume ro ripetuto s u una medaglietta d i met,allo, che, a mezzo d i u n sottile filo di ferro, è attaccata alla targhetta s tessa. Su qnest,L è !,egnato, oltre il g rado, j J corpo, il reggimento o reparto a,l quale i l milttare appar tiene, i1 suo cognome e 110me, il num ero d el sacco, in cui son contenut i i s uoi


GLl OSPEDALI 0 0NTU.MACIALt IN ZONA DI GOE HB \

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indumenti personali ed in'tine una riga in bia nco è riservata per le annotazioni ulteriori. Se le sue condizioni di salute ne banno ccnsigliato l'immed iato· trasporto al proprio posto, i vi sarà spogliato e pulito ed a let to stesso il barbiere gli taglierà i capelli e lo raderà, mentre il perso1:ale del reparto radunerà e trasporte rà in a}Jposito sacco g l'indument.i dell' infermo alla disinfezione, essendo tassativamente prescritta la disinfezione degl' indumenti personali di tutti quelli che ricoverano nell'ospedale.

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Agli ammalati saranno distribuite due tovaglie, una per !a pulizia individua le e l'altra per asciugare le stovig lie. Ri!:L',\RTI. Le sale del padigl ione di osserva zi one e quelle dei padiglioni di isolamento e dei portatori dovranno essere sem pre accurata.mente biancheggiate ; i paviment i sempre puliti e spazzati due· ,olte al giorno, senza sollevare polve re, tenendo alza te le coperte dei letti e rimuovendo tutto ciò che g iace per terra. I pa vimenti s,minno disinfettati con soluzione di lisoformio, ed una vol ta la settimana., almeno, ne sarà eseguita la la.va.tura con soluzione di soda calda al IO p. 100, passando in seguito la. segatura, perchè n on rimangano bagnati. Tutto ciò d1e vien rimosso con la. ~pazza.t ura sia. inviato in a pposito recipiente meta.llico munito di coperchio allo apparecchio speciale per lo incenerimento dei detriti e dei residui inservibili delle, medicazioni.


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GU nS1'1-:0AL1 CONTUMACIALI IN ZONA oi G UE IU!A

L e sale abbiano reticelle m etalliche alle fin estre1 allo scopo di non farv i en trare mosche e di impedire che i ricoverati od il persona.le del repar to possauo, da queste, buttare materiali od oggetti sporchi ; ed abbiano al t resì doppie porte si t uate in modo da poter essere aperte spingeudole col pit:de e muni te di molla in modo che possano richiudersi da sole. I ltltti siano posti a conveniente distanza l'uno dall'al tro e non siano vici ni a lle pareti per permetter e al personale di assistenza. di ginr vi agevolmente attorno e perc hè non sia possibile ad un infermo, assalito da vomito i mprovviso, di lorda re il letto del vicino. Vi sia inoltre, alla por ta del reparto, uno stuoino imbevuto in sol uzione di ,mblimato al 3 p. 1000, sul quale chi esce da.Ila sala dovrà strofinare di ligentemente le scarpe . Le s_ale siano provviste di ap po.ii t i cassoni per contenere la biancheria sporca, che dovrà, essere, giornalmente o più volte al giorno, portata alla disinfezione. Il trasporto potrà essere effettuato a mezzo <lei cassone stesso muni to di d ue s tanghe od a mezzo di sa.echi bene inzuppati in soluzione disinfettante. Non manchino nei reparti anche d ei mastelli in legno muniti di coperchio e contenen t i sublimato al 3 p. 1000, nel quale poter i mmergere biancherie lordata con vomiti o feci. Ogni sala abbit\ bacinelle, sapon i, soluzioni disinfettanti, in modo che gl i inferm ieri possano di freq uente lavarsi e disinfettarsi le mani e non tralascino ma.i tal e pratica tutte le volte che han dovuto cambiare o toccare g li ammalat i o si siano comunque sporcati. Vi siano altresi degli asciugatoi distinti, uno per le mani a disposizione dei pìantoni e degl' iuformieri, l 'altro pe r le stoviglie del reparto. T utto il personale dovrà indossare cam ici speciali privi di saccocce esterne, che si possano serrare a l polso o, meglio ancora, che lasci no le braccia · fino a l gom ito a llo scoperto. Sarà proibito l 'uso di a110l li, d i orologi a braccialetto ~ d i al t ri monili che possan o trattenere materiale infetto, im pedendo la pulizia delle mani e delle bracc ia . La stanza per il barbiPre sia posta n elle adi acenze della sala di ricezione, in modo che l'ammalato od il ferito possa, in linea generale, ta_gliarsi i capelli e fa rsi la bar ba al suo eo traie nell'ospodale e p rim a di rag~iungere i l proprio letto. 11 barbiere dovrà indos~are sempre il camice e sottostare alle nonne prc;wri ct.e per i piantoui e gl'in fermi eri. B .\RDtrm1::. -


GLI 0:3PIWA[.I C0~1'0 MA0IA L 1 IN ZONA DI GUERRA

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Dovrà. tenere il pennello della barba. sempre immerso in un recipiente con soluzione d:. lisoformio, con la quale pulirà anche la. ciotola del sapone. (forerà la disinfezione dei suoi istrumeuti di lavoro (forbici, rasoi, tosatrici), strofinandoli volta per volta con un batuffolo inzuppato in alcool. La massima pulizia. dovrà. regnare nella sua stanzetta; il pavimento dovrà. essere sempre accuratamente spazzato e cosparso con soluzioni disinfettanti; i capelli dovranno essere radunati in apposita. cassetta e porta.ti a.l forno crematorio per essere distrutti. · PERSONALe: DEI REPARTI. Sarà cura dei direttori degli ospedali di prima osservazione di far istruire conve::iù•ntemente il personale adibito ai servizi dei locali di osservazione, di isolamento e dei portatori. Analoghe istruzioni verranno anche impartite al personale dellà disinfezione, della lavanderia e bagni ed ai barbieri del reparto. Le istruzioni stesse mireranno a far loro ben comprendere i pericoli ed il modo del contagio e le 11orme che devono essere scrupolosa.mente eseguite per salvaguardare la propria salute ed impedire la diffusione della. malattia. Oltre ad indossare sempre il camice, a nettarsi i piedi tutte le volte che fuoriescono dal reparto o dalla lat rina, a disinfettarsi le mani sempre che abbiano toccato ammalati, 0ggetti e biancheria. veunta con questi a. contatto, o si siano comunq ue sporcati, tutte cose queste già dette parlando del servizio del reparto, gl'infermieri dovranno essere i:itruiti circa il modo di disi n f'ettare e pulire sputacchiere, vasi e padelle, di trasportare biancheria od altri oggetti infetti nel locale di disinfezione, e dovranno a loro volta curare che gli ammalati stessi seguano quelle norme di profìla.s;ii che non debbano mai esser trascul"l. te. . Anche le suore o le dame inferm iere dovranno osserva.re le norme prescritte per tutto il personale del reparto; in più avranno cura di indossare gonne non soverchiamente lunghe, in modo che non st riscino e possa.no lordarsi toccando in terra, e metteranno sni loro abiti sempre il camice, che de ve proteggere completamente lfl vestimenta, scendendo qualche centimetro al disotto della gonna. Non dovranno aver saccor.ce esterne, corone o borsette, e saranno muni te di calzature impermeabili, che lasceranno uscendo d al re parto, o, in mancanza di queste, cureranno sempre di strofinare le suola delle · loro calzature sugli stuoini im uevuti d i d1siufettante. Il persona.le presta servizio settimar,ale o •.1ui11dicinale nei repMti « osservazione >, e isolamento> e « portatori>, senza mn.i uscire tblla zona. infotta. dell 'ospedale.


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Gl , l OSPEIJ,\l.t t;O~Tt.:)IACT,11.l l:s' ZCNA 0 1 01.!ERR&

Prima di avere il cambio è sottoposto all'esame batteriologico <lella feci e lascia gl' indume nti indossati durante il suo sen-izio por ri\·estirsi con a ltri, dopo di aver pratieato il b11guo di puli zia. LATRINE . Cura spec ial e meritano le latrine, ch'3 dovranno es-sere giorno e notte >'orrngliAte da un piantone, o, meglio ancora, da un piantone e da un grad uato. NeJl'aotilatrina vi siano sempre, o ltre il rubinetto nell'acqua co1:i,. sapone ·e tovaglia e le bacinelle con soluzion i <lisinfettanti, anchedue m astelli, l' uno con lat1,e d i calce, l'a ltro con lisoformio . Vi saranno in oltre due piccoli r ecipienti per contenere una mestola. per la cal ce e gli scopettini per la pulizi a dei vasi; gli scopettinì stf'ssi dovranno essere immersi iu una soluzione disinfettante, fino al manico, che dovrà per contro es:<ere conservato sempre pulito ed asciutto. Vi siano pure due mensole, una sulla quale depositarvi i va.sì puli ti, l'a ltm per quelli contenenti le feci degli ammalati. I vasi devono essere sem pre <'o rer ti M n nn copPrc h\o di IRttn,. Quando un in fermi) si presen ta alla latri na per del'ecare, il graduato ri ti ra la targhetta cLe vi ene a t utti dist ri buita all'ingre~so n ell'ospetlale e gli consegua un \~11so ben pulito per chè in esso fac c ia i suoi bisogni. S e l' infermo 11.ndato di corpo, ne marca sul suo r egistro tutte le g eneralità c he rile va dalla targhetta stessa; toglie da questa. la me· d aglie tta numerata, che attacca al manico d e ll'orinale, e, dopo di averlo fatto ricoprirP. lo fa depo rra sull'apposita mJ nsola. Contempo ra neamente segna sulla riga « ann,otazioui > della targhetta, che re· s tituisce all'ammalato, la data e vii ap poDe la sua firma, in modo da pote r subito r iconosce re i ricoverati, dei quali il materiale fecale è stato g iù. raccolto e farli defecare 11ella lat rinR. comL1ne ~ elle v olte successi ve. Prima che l ' infe rmo se ne vada. g li ordinerà di lava rsi le mani con sapone, di tuffarle in seguito nella bac ine ll a con soluzione disiufe tt;ante e di strofinare le sno la d e lle scarpe o delle pantofole sullo stuoino, imbevuto in sublimato al 3 p . 1000, che deve e!lsere sempre situato alla por ta. S i assicurer à che la latrina sia sempre beo puli ta e ordinerà al piantone di but.tare in essa una mestolat a di cake ad ogni visita che riceve. Al perso nale incar ieato dei prelevamenti delle feci, per i susseguenti acce r t am e nti batteriologici, darà la notn. dei militari che hanne> d efecato e che corri sponde ai numeri fissa t i nei manici dei vasi.

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GL l OSPB:DALI CONTUMACIAU IN ZONA DI GU ERRA

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Eseguito il prelevamento disporrà che in ciascun vaso venga buttata abbondante quantità di latte di calce e, dopo averlo lasciato agire almeno per due ore, ordinerà che esso venga vuotato nella latrina. e che il vaso sia diligentemente pulito e ripetutamente sciacquato, in modo che non vi siano in esso più tracce del disinfettante adoperato e che possa quindi :servire ad altri ammalati. Le medagliette saranno staccate, tenute immerse in una soluzione di lisoformio e, dopo di averle asciugate e pulite, verranno riportate nel locale e vestizione > per e,isere utilizzate dai nuovi entrati. Curerà. che il piantone incaricato della disinfezione, vuota tura. e pulitura dei vasi si lavi accura tamente le mani e le tuffi nel la soluzione disinfettante non appena ultimat a tale operazione. Ed egli stesso, il piantone, o chiunque uscirà dalla lat rina, strofinerà. i piedi sullo stuoino, di cai abbiamo parlato. Gli ammalat i che non possono alzarsi faranno i loro bisogni nella padella e questa verrà. portata alla latrina dal piantone del reparto. Il graduato la farà. porre sulla mensola per il 1:1uccessivo prelevamento, applicherà al ma.nico la medaglietta appartenente all'ammalato che ha evacuato e registrerà la data della evacuazione e della presa del oam pione sulla tabellina personale. LOCALE PER LA DISINFEZIONE KD I BAGNI. - Il locale per la disinezione dovrà essere costruito presso a poco così (fig. 2a):

Flg. ~Dltlnlezlone 1ano1a,

Dl1tnlezlone chimica: 7. Biancheria da <lis nretk1l'e; 8. Vasca; 9. Sgocciola toio; IO. Biancherie (la ,1t, 1nreu,1re; li. Latriue; l i. SPORlìatorio; 13. Bag11i; U. Doccle; 15. Riscaldamento acq ua, bagni e tloccie; 16. Sa la di ve, tizlo11e.

t Materiali da d1sinHtaro;

t. eam~rette pr.r dìsinre,.1 -ne l(assos.1 ; 3. Mat..lriall dlslnfettaot,.

'

D11lniezlono a vapore: , . Materiall da disinfettare; 3. Geneste Hers•hrr; 6, Materiali rtlsinfett~U. ti -

Gl or-nalt di medici1'14 mllUare -

Fase. V.


338

GLI OSPEDALI co:-TUMACIALl IN ZONA DI GUERRA

a) un loca.le per la disin fezione a. vapore;

b) un loca.le per la disinfezione chimica (liq uida); e) un locale per la disinfezione gas:iosa.. Ciascuno di questi locali deve essere diviso in due sezioni, in una. deHe quali possa venire introdotta. la roba infetta., dall'altra uscirne quella. disinfett.ata. . .Attraverso il muro che divide ciascuna. delle due sezioni, di cui alle, lettere a e b, è piazzata. la stufa Geneste-Herscher o di altr o modello, · per la disinfezione a vapore, ed una vasca, per la. disinfezione chimica, che è d ivisa io due dal muro stesso, il quale d eve scendere, a mezzo di sepimento in cemento o di u na. lastra. di marmo, per una trentina di cen timetri al disott~ del pelo del liquido disin• fetta.nte. Infine il locale per la disinfezione gassosa dovrà esser diviso preferì bilmente in stanzette d i non più di dieci metri oubi di capacità, del tutto impermeabili e nelle quali, a tt.raverso un piccolo foro fatto neUe pareti, si faranno penetrare i vapori di aldeide formica oo n adatto grado di umidità. Nei piccoli ambienti sa.ranno adatta.ti ganci e sostegni vari per poter a.d essi appendere g li oggetti da. disinfettare, in modo che questi possano essere facilmente e completame nte ci rconda.t i dal va pore disinfettante. Praticata la disinfezione, deve essere possibile dallo esternn aprire porte e finestre o manovrare ev.e ntuali aperture di ventilazione e poter neutralizzare, volendo, l'odore irritante della formaldeide oon va.pori d i ammouiaca o con alr,ro mezzo. Nel locale d i disinfezione dovranno esservi vari ambienti per la. racc~lta degli ogget ti di\ disinfettare e per il deposito di quelli disinfettati, possibilmente uno per la disinfezione a vapore, uno per la. d isinfezione gassosa ed uno per quella c himica, .ael q uale ultimo vi dovrà essere anche il mEizzo di far sgocciola.re gli oggetti bagnati. D ai locali di deposito provvisorio della bianoheria. ed indumenti disinfettati questi veng ono poi portati, quando ve ne sia il bisogno, alla lavanderia ed infine a l magazzino dell'ospedale, dove vengono conservati fino all'uscita dell'ammalato. Nel locale di disinf:izione così somma riamente descritto devono esservi altresì delle stanze da bagno e doccia per i disinfettori e g li ammalati del reparto, e d eve essere possibile, sia a.gli uni come agli altri, spogliarsi e depositare i loro indumenti infetti in un ambien te, entrare nel le stanze di pulizia, prendere il bagno o la. doooia e r ivestirsi con indumeriti puliti in altro ambiente del tutto dal primo di viso.


Gl ,I OSPE OAl ,l CO ~TUMACJ A!.T IN ZONA OJ GU RR8A

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NORME P ER LE DISINFEZIONI, Il direttore dell'ospedale detterà delle norme ohe i disinfettori debbono segnire nella pratica dell e , disinfezioni; sarà bene anzi che esse venga110 seri tte sn apposite tabellinP, che snranno affisse nelle la.trine e nPlle singolA sezioni per 111. disinfezione. Queste norme dovranno indicare la q uantit.à del disinfett.a11te da adopera.re : il modo di adoperarlo; la durata della disinfezione; g li oggetti od il materiale che possono sopportare la d isinfezione stessa e quelli che invece ne verrebbero deteriorat i. E cosi ricorderà : latte di calce. - Venti parti di calo~ spen ta su ottanta di acqua mescolare bene con basf,one di legno - preparare spesso i] miscuglio ed in q uantità non su periore ai bisogni de!Ja g iornata - adoperarlo per le latrine, buttandone una mestolata ad ogui visi ta che esse ricevono e per disiufettare materiali contenuti in vasi, padelle e sputacchiere - unire le foc i, gli 13;1pettorati o le sostanze vomitate con un quan'titat.ivo doppio di latte di calce - agitare bene in morfo che la ca.Ice si unisca intimameute col materiale dR. d isinfettare lasciare agire il disinfettante per due ore. Conservare la calce spent.a in barili di legno ben chiusi per impedire che essa venga alterata dall'anid ride carbouica dell'aria. Dillinfezione con formaldeide. -- Seguire le norme indicate per l'uso dei singoli apparecchi adoperati. Re la disinfezione è praticata con g r. 2.5 di formaldeide per tnetro cubo. deve durare sette ore; circa q uattro. se si adopera un q uantitativo d oppio del disinfettante. I va.pori di aldeide formi ca devouo es:iere adoperati sempre con sufficiente grado di umidità e preci:ia.rnente occorrono gr. 30 cli acqua ridotta in vapore per ogni metro d i cubat ura de ll 'ambie.nte in cui si: esegue la. disinfezione. Gli oggetti non devono essere ammucchiati, ma appesi con corde o ganci, in modo che il vapore del disinfettante possa facilmente penetrare tra essi. Ultima.t,a la. disinfezione, neutra.lizza.re l'odore irritante della formaldeide, che e. lungo persiste sugli oggetti e negli ambienti, con ammoniaca o carbonato di ammonio. L 'ammoniaca in soluzione al 26 p. 100 si faccia. evapora.re nella quantità di cm.• 10 per ogni metro di cubatura dell'ambiente. Il carbonato d'ammonio si faccia liberame nte bruciare sui carboni e si adoperi nella qnantit!\ di circa gr. 60 per ogni gr. 100 di formalina adoperata per la disinfezione. Disinfezume cliimica. - Si adoperi quantita a bbonda.ate di disinfettan te (lisoformio od aci.do fenico al 5 p . 100), in modo ohe i panni


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GLI OSP IW ALI co::-TO M.\ CIALI rn ZONA DI GUERfU

possano rimanere completamente immersi. La durata della disi nfezione deve essere d i un'ora . S i ordinera una. durata maggiore della. disjnfezione od una maggiore concentrazione del disinfetta nte in casi speciali. Disinfeziono a vap ore. - Per la sterilizzazione a vapore sa.rà sempre controllato l'ap parecchio che si possiede e, con i dat i che si r icaveranno (circa il tempo necessario per la espulsione dell'aria n elJ"interno d egli oggetti da. steri liz~mre e della camera di disinfezion e dell'.1pparecc.hio; circa la tempera.tura che si raggiunge d!lrante la sterilizzaz ione, nella porzione centrale de~li o~getti che si disinfettano ecc., ecc.) si detteranno le n ()r me relative all' uso dell'apparecchio ed alla durara dell'operazione. Così saranno anche se-ritte le norme per l'uso delle pompe spruzzatrici ed irroratri~i o di altri disinfettanti o metodi di disinfezione, di cui si voglia far uso. LAVAN DERIA. Perchè un ospedale di prima osservazione funzioni convenient.emente, è opportuno che sia provvisto anche di una lavanderia., nella quale sia possibile lisciviare i panni, insaponarli e sciacquarli a mano od a macchina, ottenere un prosciugamento pre· Jimin!lre con gl'idroestrattori, l'asciugamento definitivo negli essicca.tori ad aria calda ed infine poterli piegare e stirare. Va da sè, che, essendo la lisci via.t ura già effi cace a sterilizzare completamente le biancherie, queste potrebbero essere nella lavanderia direttamente portate, senza subire precedenti sterilizzazioni nel locale d i disinfezione; ma per misura. di precauzione è meg lio che ciò non accada e che gli oggetti portati a lavare siano stati prece- . dentemente disinfettati.

FonNo CREMATonro. - S arà opportuno che tm ospedale contumaciale sia p rovvisto di uno o due forni per l'incenerimento delle immondizie e la d istruz.i one dei residui inservibili di medicat ura. Uno di questi forni sarà bene sia situato nella zona infetta o RO· spetta, l'altro nella parte immune dell'ospedale. P er sopperire allo smaltimento dell e i mmondizie e dei detriti di un ospedale può servire un comune forno a pane, nel quale oou carbone o legna. sia mantenuto a calor rosso il materiale refrattario del forno, in m odo che i detriti stessi siano prima essiccati e poi bruciati. Coc1NA. - Sarà bene che la zona infetta o sospetta abbia. cucina a sè: ma, ove ciò non sia possibile, un person ale apposito t rasporti le v ivande fino all ' ingresso dei padiglioni, dove il personale del reparto le prenderà per curarne la distribuzione.


GLJ OSPEDALI CONTUMACIALI IN ZONA DI OUERRA

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FARMACIA. Ugualmente si procederà per i medicinali e, se la farmacia n on è posta nella. zona infetta, questi e gli oggetti di medicatura. verranno anch'essi portati fino alla. porta dei reparti dal personale della farmacia. e da.gli infermieri presi e distribuiti agli am· malati.

PRELEVAMENTO DEI CAMPIONl. - Qualora nell'ospedale di_ prima osservazione esista un gabinetto bat.teriologico nel quale praticare gli accertamenti del caso, il materiale verrà dtt-1 gabinetto direttamente raccolto ed insemenzato o, in caso contrario, i campioni saranno inviati agli ospedali viciniori, cha siano in grado di compiere tali indagini . Un ufficiale del reparto curerà che i campioni siano presi e messi nei singoli barattoli o pr ovette, su ciascuno, dei quali dovrà essere posto un cartellino contenenti} il cognome, il nome, il grado ed il reparto dell'individuo o almeno un numero che corrisponda a quello d'ordine dell'elenco di trasmissione. Il tappo di smeriglio o di sughero dovrà chiudere perfettamente il recipiente, in modo che da. questo non sia. pos:,ibile la fuoruscita di materiale infetto. · La chiusura dei barattoli sarà assicurata con carta pergamena e con opportuna legatura S i curerà inoltre che i barattoli o le provette, imballati in mauiera conveniente, in modo c.he non possano rompersi, nè capovolgersi, vengano, in apposite ca.ss9tte, portati ai gabinetti batteriologici. E SAMI RATTERIOLOGICI. - · P er quanto riflette gli esami batteriologici, le disposizioni emanate dalle autorità superiori ordinano che s1 debba sempre procedere alla ricert:a batteriologica: a) col mt'todo di arricchimento in a.equa peptonizzata; b) con cultura a. piatto su agar-sangue ; e) con la prova dell'agglutinazione per la identificazione dei vibrioni riscontrati.

PERIODO DI CONTUMACIA. - Giusta le disposizioni delle com petenti autorità gli ospedali contumaciali dovranno trattenere in osservazione per sei giorni i feriti od ammalati che essi ·ricoverano. In questo frattempo saranoo compiuti gli accertamenti batteriologici, la disinf~zione dei loro indumenti persona.li ed il bagno di pulizia. Se l'esame batteriologico sarà risultato negativo, ul tima.to il periodo di sei g iorni, tutti i trasportabili potranno essere sgombrati in altri ospedali. In attesa appunto del loro trasporto o per essere ul-


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GLI OSPEDALI CONTU MACIALI IN ZONA 0 1 GU ERRA

teriormente cura.ti, saranno ricoverati, !;em pre che l'esame delle fec i sia. stato negativo, uella zona immune dell'ospedale contumacia.le. Se durante i sei giorni si dovesse svilupparo qualche caso di colera, i ma.la.ti, che ebbero contatto con i colpiti, subiranno un nuovo periodo di ossevazion e. I colpiLi invece saranno immediatamente trasportati nel locale di isolame11to, mentrn coloro t:be risul tassero 1-1ortatori d i germi passeritnno nel padiglione <<portatori>. S GOMBRO ED USCITA DEGLI AmlALA'l'I K F~:RITI. - Tut ti gli individui cl1e vellgouo sgombrat i da un ospedale cont.umaciale dovranno avere p,1tente n etta, onde il direttore dell'ospedale rilascerà loro una d ic la tarazione complessiva, che attesti a\·ere essi scontato il prescritto periodo di osser vazione, quando viaggiano in drappel li o in treni sa uitari. Dovrà invece apporre, per i trasferiti isolat;, l'annotazione d1 « pateuLe netta> sulle cartelle c li nic he, sui fogli di tr11:1locazione o sui fogli di licenza. I colerosi guarit i ed i p ortatori di germi per poter essere traslocati dovranno aver i;.ubito, con es:to negativo, per 10 meno due e:<t1.mi consecutivi eseguiti ad i11Len·alli 11011 min ori di 48 ore l'uno dall'altro. Valgano le stesse norme per il pa.ssagg10 di ammalati o feriti dalla zoua infetta a quella immune <lel l'ospeda le. , Tutti gli ammala ti che e;;cono Liai reparti di «osser vazione>, d a · quello di e isola.mento> e dei e portat,.o ri », Jovranno lasciare le biaucherie e g1'in<.l umenti ehe a vranuo iudossati al loro ingresso ai repart.i suddetti, preude re uu n uovo baguo di pulizia e rivestire i loro indumeuti personali, i,e posti in uscita, od al t ri d'ospedal.;, se passano n ell a zoua 1mmuue. CA Ml•: RA ~t OR'l'UARIA. La camera mortuaria abbia pareti imper-. ru eabili, in modo da essere fa cilmente lavata e disiufetta.ta; sia muU1ta di doppi a po rta e reti metall iche a lle fint!stre, sia provvista di a<.:q ua t.;Orrente, <li solnzioui disinfettanti, di calce s penta, di !!Opra.sc~rpe e guant i di gomma., di cam ici per il personale, il quale dovrà. usare t utte le precituzi oni prescri tte per i l personale di assistenza agli ammalati. I decedu ti per mal attia in fettiva, senza spogliarl i dei loro indume uti, vengono avvolti in un lenzuolo in~ uppato in a t.;ido fenico al o p. 100 o in sublim ato al ~ p. llJOO, e ponat1 nella camera mort uaria, dorn saran no (sempre avvolti JH' I le,11zu1,lo) incassati. It p e-


GLI OSPBDALl co~TUIUCIALI I N ZU~A Dl GUERRA

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riodo di osservazione, durante ttn'epidemia, potrà daUe autorità sanitarie essere soppre88o o ridotto a poche 01·e. La cassa deve essere i ncatramata all'i nterno, in modo da. non permettere la fuoruseita di materiali liquidi: anzi, a questo scopo, sarà bene cospargerne il fondo con calce e i.egatura.. In linea generale è inibito a chiunque non appartenga a.I reparto l'i ngresso al reparto stesso, e gl'infermi durante il loro periodo di osservazione o di degenza nei padiglioni infetti non potranno ricevere visite. lu qua.lclle ca.so speciale il direttore dell'ospedale potrà coucedere a qualche persona. il permesso di entrare nei reparti suddetti, ma, in tali casi, il visitatore, che dovrà essere accompagnato da. un infermiere del reparto che gli impedir à di avvicinarsi troppo all'ammalato, dovrà iudossara la ve,:itaglia, disinfettarsi le scarpe e le maui all'uscita dal reparto, sr.ttostare, i·u una parola, a tutte Jc misure precauzionali prescritte per i] persoaala c.;he assiste i malati. Sarà cura nella direzione prendere sempre le indicazioni necessarie per poter rintracciare il visitatore tutte le volte che lo si credesse opport uno. V1s1TE. -

OPERAI. - Quanto è stato detto per i visitatori valga per gli opera.i che eventualmente dovessero lavorare nella zona infetta dell'ospedale, e le massime precauzioni dovranno essere prese per impedire che essi possano infettarsi e sopratutto perchè possano essere tnun1te di diffusione all'esterno di malattie infettive. ln linea generalA prima di procAnAre A. lavori in qualche amhiente · si cerchera .di trasferire alt.rove g li ammalati, e, dopo aver fatto acoura.tamente disinfettare il locale, si cercherà ohe gli operai i:;tess1 vi possano ac.:edere senza attrav ersare sale di degenza di ammalati infettivi. Ove mai ciò non fosse possibile, trattandosi di riparazioni che import.ano un lavoro da poter essere rapidamente compiuto, l'operaio indosserà. il c1:1.mwe o, meglio, degli abiti speciuli, s,mi. accompagnato e so , vegliato in modo c.;he 11ou abbia c.;outatto con gli ammalati, ed, ultimato li suo lt1.voro, rivejttrt\ i propri abni dopo aver p raticato le n eceasar.e disinfezioni. Trat.tundosi tli lavor1 d'impurtauza c.;he ri· cbieggano giorni o settim,,ne per poter essere comp1nt1, bisognerà. provvedere ad a lloggiare e nutrire gli operai, in mo:lo che non debbauo us.:ire dalla zona infetta dell'ospedale, ne avere alc.;uu contatto col m ondo esr,erno.


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GLT OSP.l!:DAl,I OONTUXAOIALI I N ZONA DI GUERRA

S i insegneranno loro quelle norme di profilassi occprrenti per salvaguardare la loro salute ed, ultimato il lavoro, saranno praticati gli esami batteriologici del caso, a llo scopo di escludere che essi siano portatori di germi. D0po la disinfezion e dei loro indumenti ed il bagno di pulizia saranno, se riconosciuti immuni , lascia.ti in libertà..

*** In t utto ciò che fin qui è stato detto sono contenuti i criteri che tenemmo presenti e che scrupolosamente seguimmo per la trasformazione della caserma dei Cavalleggeri- di Monferrato in ospedale, contumaciale e le norme da noi dettate per il suo funzionamento. Ecco ora in poche parole il progetto da noi fatto e che, salvo qualche lieve modificazione dettata da criteri d i economia, venne pienamente approvato dalle autorità com petenti. L a caserma dei Cavallegg~ri di Monferrato è sita in locali tà. perfettamente appartata, a. poco più di due chilometri da Udine, su una. diramazione della via che da questa. città conduce a. Cividale. Essa., completamente cintata. da muro, è costituita da : a) cinque

padiglioni a due piani, il pianterreno dei qua.li adi-

bito a scuderie ed il primo piano a camerate per la truppa; b) un locale ad u n piano per le cucine del reggimento; i r efettori, la viva.nderia., le sale di convegno per sottufficiali e soldati e porzione dei magazzini ; e) un ampio maneggio coperto ; d ) una costruzione, a due .piani, (divisa da una terrazza in due metà, n ella prima delle quali, a pianterreno, si contenevano le sellerie ed i magazzini, mentre al piano superiore v i erano gli alloggi per i sott,ufficia.li; l'altra metà conteneva, al pian terreno, i locali per la. vi:.ita medica, gli spogliatoi e le stanze da bagno, ed al primo piano l'infermeria «uomini >; e) una palazzina per alloggio uffi ciali; f) un fabbricato a due piani per il comando contenente gli uf. :fici, il corpo di guardia, le sale di punizione per la t ruppa e la cucina, la mensa e le sale di ritrovo per gli uffieiali; g ) un piccolo padiglione per la scuderia. dei cavalli_ degli uffi ciali ; h) un fabbricato completamente cin tato per infermeria « cavalli > ; i) una serie di piccoli locali posti lungo il muro di cinta adibiti per l,~trine di giorno, depositi d' i mmonrlizia, magazzini ed officine per gli operai del reggimento.


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GLI OSPEDALI 00:STUMAOIALI IN ZONA DI GUEllltA

Per la zona. infetta scegliemmo i padiglioni numeri 1 e 2 nel versante N. E. della cS1.serma (fig. 3a). Il primo padiglione da servire come reparto e osservazione >, il secondo come reparto e portatori >, mentre l'infermeria. « ca.valli >(n. 3), sita tra. i due padiglioni e nell'angolo del muro di cinta., doveva. essere adibita. a. loca.le di isola.mento. Il loca.le e porta.tori ; era invero assai grande, avendo una capacità. di oltre 350 posti, ma le intenzioni era.no di ricoverare in questo t utti i portatori che gli esami batteriologici esegui ti nella. zona del co-· mando dell'armata. avessero fatto scoprire. Essendosi in seguito ab-

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FI:{. 3. I. i. Pad!Rlloni osservazione; 3. Js.. famento;

IS. D1re1.ione, alloggio, m~ns-~ urnclali;

u .. Gnhinettri hatlerlologico e ,.h chimica clinica;

4. rns1nre1.ionl e bagni; I~. \H . Forni crematori; , . Cucina 1.ona inretta; IT. Pensilina per l'arrivo <lei t re ni sanitari (ooo 6. 1ft Camere mortuarie; tu costruita): 7. 8. 9. Padiglioni zona Immune ,!ell'os ped:ile; 18 . CuclM truppa; I!>. l,av:HHIPria; IO. Cucina ammalati, ~ormitori compagn ia di to. Deposito acqua potabile; samU; n . Operai dell'o~ r,ed,1 le; Il. Allo!{l{lo suore, reparti ufficiali, farmacia, U . Deposito Ge nio. magazzino; ti. Maneggio coperto; (I locali di nuov:i costruzione ~ono s t.itl tmtl1' ~gl.1t1 In nero).

ba.ndonato tale criterio, si adibì questo loca.le come un secondo re· parto di osservazione, mentre i portatori furono ricoverati nel reparto di. isola.mento capace di 80 posti. Mediante un muro, che nella. pianta, fig. 3") è segn ato con linea punteggiata, si progettò la divisione dei due padiglioni fra loro e· di questi con la rimanente parte dell' ospedale . ·


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GL I OS PEDALI CONT UMACIALI IN ZONA DI GO~RRA ,

Nell' angolo lasciato tra il primo ed il seconùo padiglione si propose la costruzione d el locale e disinfezione e bagni > m. 4), i cu i particolari sono diseg nati nella figura. !l, 2, ai la.ti del quale vi sarebbero stati d ue cancelli per l'introduzione degli alimenti, medicina.li ecc Il n. 16 rappresenta nella pian ta il forno crema.torio; il n. 6 la camera mortuar ia per la. zona infetta. Per r endere completa Jr, d ivisione tra parte infet ta e p arte imm une dell'ospedale si trasformarono le porte d elle scuderie del piano i nferiore in fin estre, munendole di Tete metallica ed ug ualmente con rete metallica furono protette tutte le fi nestre del piano superiore.. Questa parte scelta per co<,tituire la zona. infetta dell'ospedale n on d ista. pi ù d i 300 metri da lla ferrovia Pontebbana. e n oi proponemmo. che fosse fatto un raccordo con la linea ferrovia ria stessa, in modo che il t reno sanitario potesse giung ere d irettamente nell'ospedale ed i-çi, sotto u na t.~ttoia, di cui si progettò la costruzion e (fìg. 3• n. 17 ), si potessero scaricare i fer iti e prat icare le disinfezioni dei vagoni. Il treno, nna vo lt,a d isinfettato, sarebbe entrato nella zona im mun e dell 'ospedaìe ed ivi av rebb!::lro potuto caricare g li a mmala ti scontumaciati che dovevano essere sgom brati. P er trasfor mare in dormitori le scuderie delle ciuque caser mette si progettò di aprire delle porte nei m ur i che separano le scuderie l'una dall'altra, i n modo da per•nettere che gli inferm i pote~ero recarsi alla latrina senza uscire a ll'esterno. Le latri ne stesse, che mancavano, si sarebbero dovu te costruire nei lot:a!i a e b (tig. 4), nei qual i passano i t ubi di condutt ura delle la tri ne site nei locali corrispondenti del piano superiore. Si sarebbe dovuto nelle scuderie asportare i box per i ca valli, i pali reggibattifìanchi e coprir~ l'acciottolato con u no strato di cemento. Anche le mangiatoie dovevano essere chiuse a mMton~ ed a cement o ed in tal modo, ol tre ad ottenere una specie d i mensola , si veniva ad im pedire che in esse si accu m ulassero immon òizie o materia.le infetto. Le camerate del piano super iore fu rono, nel progetto, la.sciate tal quali: solo il primo localP. a destra ed a sin istra. della parte centrale dell'edi6cio fu divi;;o da intelaiature a mattoni, in modo da risu ltarne due corridoi centrali che permet,tessero l'ingresso a i dormitori e dodi~i stanze per padiglione da servi re per ufficiali o per ma lati di t r uppa da tenersi dagli altri separati . I locali posti nella parte cen trale dell'edificio, al primo ed a l secon lo piano, e contrasseg nati nelle figu re 4 e 5 con le lettere e, d , g. !t, o, 11, q, r, dovevano essere trasformati i n sale d i medicat ura, di oper a~io110, di r icezione, spogliazione e ye~t.izione degli ammalati; deposito biaucheria, vasellame, medi(;iuali, eJ oggett.i di medicatura, ecc.


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GLI OSPEDALI OONTUMACTAL.l IN ZONA DI GUERRA

Nel locale di isolamento si progettò .l'asportazione delle mangiatoie, la. copertura in cemento di tutto l'acciottolato, mentre gli uffici del direttore dell'infermeria, la stanze. per gli strumenti chirurgici, q nelle di alloggio per il personale di truppa. ed i deposi ti del foraggio dovevano servire come camere d'abitazione degli infermieri rlel reparto e stanze di isolamento per ammalati: una era invece ri11ervata come stanza di medicazione.

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Trasformazioni identiche subirono i rimanenti 3 padig lioni nella parte immune dell'ospedale: solo non vennero modificate le porte, nè munite le finest re di reticelle metalliche. · Il padiglione n. 11 (fig. 3 ) conservò per il medesimo uso, nel piano inferiore, le stanze da bagno, di vestizione e di spogliazione, nonchè quelle per la visita medica; la ·parte <'entr,tle doveva servire per la


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GLI OSPEDALI CONTUMAOI ALI IN ZONA DI GUERRA

farmacia e per il deposito dei medicinali e degli oggetti di medicatura, mentre i rimanenti loca.li dovevano essere adibiti a. magazzini per il deposito della. biancheria dell'ospedale e degli indumenti dei ricoverati. Le camerette del piano superiore, dove esistevano gli alloggi per i sottuffic iali, dovevano costituire il reparto per quegli ufficiali che, dopo essere stati ricoverati nelle stanzette dei reparti e osservazione >, fossero stati riconosciuti immuni. I locali invece e infermeria uomini • dovevano essere occupati dalle suore. La. palazzine. per alloggio ufficia.li doveva. essere adibita. a. gabinetto batteriologico e di chimica clinica. Nelle quattro stanze del piano inferiore si sarebbero impiantate· la cucina batterica, la stanza. per gli innesti, la stanza per gli esami di chimica clinica e quella per gli esami batteriologici, men tre un piccolo vano annesso a. quest'ult ima. stanza doveva servire per i termo,.tati . Delle quattro stanze del pia.no ,rn periore, d ue dovevano essere utilizzate per i l depo;;ito delle vetrerie e le altre due per g li alloggi degli ufti ciali incaricati della. dire;r,ione del g abinetto. Negli scan ti nati infine si sarebbe stabilito il deposito di d isinfettanti ed u n locale per gli animali da esperi mento. La palazzina. del comando doveva contenere gli uffici, la direzione e gli alloggi per gli ufficiali dell'ospedale, mentre n el pie.no inferiore le ubicazioni sarebbero rimaste inaltern,te. Si progettò auche la costruzione di due forni crematori e di due camere mortuarie per la parte i mm une e ·per la parte infette. dell 'ospèdale; di una lavanderia che il genio pro pose d i edificare contro il muro di cin ta e.I lato ovest dell'ospedale stesso, e di altri piccoli locali per il corpo d i guardia e per gli operai dell'ospedale. Si progettò al tresì ht costruzione di due cucine, una per la zona infetta dell'ospedale ed una par la t ru ppa di sanità, mentre per i ricoverati n ella pa rte immune si sarebbero u ti lizzate le antiche cucine reggimen tali . I locali, che un tempo ser vivano, nel pad iglione n. 10 (fig. 3), per magazzini, refettori e vivanderia, dovevano in parte essere adibiti a magazzini, in parte a dormitori cli truppa. L 'antico m aneggio coperto servì per conser va.re tu tto il materiale (box, me.ngiMoie, pali, ecc.) ric1iva to dalla trasformazione delle scuderi e in camere.te, men t re una piccola porzione di questo fu riserva.t a. per cappella dell'ospedale. • QuPsto, in br evi parole, il progetto fatto per la t,re.sforme.zione della caser ma in ospedale con t umaciale ed il proget to, tranne il raccordo


OLI OSPEDALI CONTUllACIALI IN ZUNA DI GUERRA

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con la ferrovia pontebbana, venne integralmente approvato con la sola modifica di non costruire il locale per la disinfezione e bagni, ma rÌ'ca.varlo dall'ala. estrema del piano inferiore del padiglio~c e osservazione,., Vari altri lavori (urono poi compiuti dal genio ed alcuni di questi di ca.pitale importanza. Cosi si provvide alla costruzione di un si· sterna. di fognatura che mancava. nella caserma stessa, al tra.sporto del gas dalla città fino all'ospedale; e siccome la conduttura dell'acqua potabile, per le grandi derivazioni che da questa erano state fotte, non era più sufficiente ai bisogni dell'ospedale, tanto che, nei momenti di maggior consumo, questa non arrivava nemmeno al piano inferiore dei padiglioni, si fu obbligati a ccstruire un serbatoio d'acqua co~tituito da. due vasche di nove metri cubi ciascuna, Dai depositi che si riempiono con l'acqua della conduttura stradale questa i> spinta mediante pompe elettriche in altri cassoni di d eposito ubicati nei sottotetti dei vari padiglioni dell'ospedale. Provvide altresì il genio al riscaldame11to di tutti i padiglioni mediante termosifoni; e, ~ata la distanza dei vari padiglioni tra d i loro, si costrussero vari impianti non essendo possibile adottare un eiqtema. di riscaldamento centrale. Tutte le latrine vennero completa.mente rifatte, munite di sifone a chiusura idraulica e di cassetta, di lavaggio a scarioo automatico. Di più esisteva nella caserma. un -0ospicuo numero di abbeveratoi per cavalli e,"sia per utilizzarli cÒme depositi di acqua da servire per uso dell'ospedale, sia sopratutto per impedire che l'acqua ste:isa venisse in qualsiasi modo inquinata, previa . accurata disinfezione, gli abbeveratori vennero èhiusi con coper· -0hi a. mattoni diligentemente cementati. Tutti questi lavori vennero eseguiti sotto la sorveglianza. del colonnello medico Sa.ntucci prof. Stefano, chiamato dal Comando· S upremo a dirigere l'ospedale. Ed egii seppe con la sua energia ed attività far rapidamente sorgere questo splendido ospedale chirurgico contumaciale, che forma l'ammirazione dei numerosi visitatori e nel quale egli fece da. per tutto costruire giardini, aiuole e prati 1 togliendogli cosi qualsiasi ricordo dell'antica caserma.

** • · I lavori iniziati verso la fine dell'agosto furono compiuti nell'ottobre successivo e l'ospedale che risultò capace _d i 1763 .posti comin.ciò subito a funzionare (lavori attualmente in corso porteranno la potenzialità dell'ospedale a circa 3000 posti-letto).


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GLI OSPEDALI CO ~TU~IAOIAl,1 IN ZO NA 01 GUERRA

Il numt!rO dei ricoverati in soli quattro mesi di funzione.mento, e cioè fino al 29 febbraio u. s. , fu di 91R3 (ufficia.li 292, truppa. 8871), mentre il gabinetto batteriologico eseguì nello stesso periodo di tempo l'esame delle feci di 10640 individui (1477 per lo esterno); eseguì inoltre 600 esami di feci d ei portatori e 300 esami clinici vari (liquido cefalo -rachidiano, sierorea.zioni, succo gastrico, urina, espettorati, ecc.): un tota.lè cioè di 11,500 r~cerche. L e norme di profilassi che nella prima parte del lavoro abbia.mo des<:ritte furou o, sotto la direzione attiva ed intelligente del colonnello Santucci, scrupolosamente applicate durante il funzionamen t-0 dell'ospedale; tutti i ricovera.t;i subirono l'esame batteriologico deile feci, la disinfezione dei loro indumenti e della loro biancheria. e, prim~ di essere dimessi, il bagno o la doccia di pulizia. I riconosciuti portatori di germi passarono a.I reparto e isolamento > e non fur,mo scontumaciati se non dopo a ver subito due esami negativi consecutivi alla distanza per lo meno di 48 ore l'uno dall'altro; in genere essi si spogliarono assai presto dei germi e non rimasero portatori per un periodo superiore ai 18 giorni. Tra le 10640 persone osservate si rinvennero 114 portatori (1,07 p. 100), e mentre i primi 44 furon o ricoverati nel lazzaretto municipale, perc!; è i lavori del nostro reparto d'isola.mento non erano ancor compiuti, g li altri furono tutti ricoverati nel reparto dell'ospedale. ·Tra questi portatori due si ammalarono di colera ed uno decedette in seguito a tale malattia. Zona di guerra, t• marzo 1916.


Sindromi emorragiche cutanee castrensi Per i Dottori Guido d'Or•ea, capitano medico, libero docen1e di Igiene nella Regia Uni verslta di Siena

e Mario Segale, capitano medico, libero docente lti Patologia ge11eraie nella Regia Universlta di Genova

~ el corso della presente campagna è stata più volte richiamata la nost,ra attenzione sulla frequenza. colla quale si manifestavano tra i soldati della zona di operazione sindromi cutanee emorragiche in va.rie forme infetti ve specie a decorso tifoso, così da dare inizialmente gravi incertezze in rapporto specialmente alla diagnosi diffe. r enziale con eventuali casi di tifo petec..ihiale. Nel decorso agosto uno di noi (cPOrmea) fu comandato in missione ispettiva in un centro sa.nita.rio di montagna, dove si erano concentrati provenienti da vari settori di operazione cinque individui con sindrome gravissima tifoidea e con una. eruzione petecchiale diffusa a. tutto il corpo compar::;a tra il quarto-quint o giorno dall'inizio apparente della malattia. Febbre subcontìnua, sta.to soporoso. delirio, diarrea. Si trattava di individui provenient,i da unità non immedta.tamente contigue: i reparti di origine non avevano avuto altri casi di tale, natura.; i soggetti erano stati vaccina.ti contro il tifo. Praticata la emoonltura d i tre ca.si, in uno di essi si isolò un paratifo B, in un altro comparve sulle piastre di Endo un gruppo· di tipiche colonie di tifo \identificazione serologica) ; una terza cultura riuscì negativa probabilmente oer scarso materiale ricuperato. Venuti a morte i soggetti, meintre le indagini di accertamento erano in corso, fu inviato sul posto uno di noi (Segale), che procedette alla autopsia completa del quinto caso e alla esumazione con autopsia. del quarto, morto di recentoò. Nei due casi si riscontrarono i dati positivi di una. enterite tifosa alla metà del secondo settenario .. Nessun'altra. localizzazione di morbi pregressi - evidente decolor·a zione della midollare surrenale.


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Sl2'DRO'ldl E~IORRAGlCHE CUTAN~~E CASTREN~I

Per tutta la durata della. campagna, fino a quando almeno ci è 1 n oto, e certo per vari mesi consecutivi , in tutto quel settore non si manifestarono casi di· tifo petecchiale, onde riteniamo ragionevole per i reperti avuti negli altri quattro considerare anche il caso con emocultnra negativa e senza autopsia. come analogo ai precedenti, e cioè come una forma di tifo addominale co.n manifestazioni cutanee emorragiche. ln una. vasta serie di autopsie eseguita da uno di noi (Segale ) in .altra regione della zona di operazioni si riscontrarono pure frequentemente soggetti con manifestazioni petecchiali cutanee più o meno ,e stese. Si trattava sempre òi individui venuti a morte in period0 precoce, .n on oltre il decimo-quindicesimo giorno dall'inizio apparente del male, che avevano dato grave sospetto per la imponenza dei fenomeni c linici, per il decorso della febbre a tipo continuo o subcontinuo. I reperti delle autopsie e le conseguenti indagini batteriologiche ,e serologit:he che abbiamo compiuto assieme hanno sempre data conferma del trattarsi di tifi addominali sostenuti, in buona parte dei casi, da tipiche forme di b. di Ebert, identificate con sieri agglutinanti a forte diluzione e talvolta cou paratifi B. Come è venuta norma comune dopo l'estensione della vaccinazione antit.ifica., gli accertamenti diagnostici furono sempre basati sui risultati della emocultura (arricchimento selettivo in bile e cultura. successi va in Endo), poco potendo valere i risultati della agglutinazione, che freq uentemente era positiva tanto per il tifo che per il para.tifo A o B a diluzioni anche di 1 p. 100 o 1 p. 150. Non cli rado abbiamo riscontrato tra questi individui soggetti regolarmente 'Vaccinati tre volte. I sanitari dei vari riparti t ifosi riferirono di avere d'altra parte 'freq uentemente osservato roseole atipiche persistenti e diffuse talvolta con alone emonagico in soggetti di media gravità e non sempre seguiti da esito letale. E ssendosi improvvisamente e contemporaneamente ammalati con sindrone oscura oltre 120 soggetti di una batteria di artiglieria, i quali risultarono non vaccinati, uno di noi (d' Otmea) incaricato dei servizi di profilas3i, prelevò campioni delle acque comunemente usate e unitamente ìsolammo in cultura pura il b. del tifo regolarmente identificato nell 'acqua di una font.e. Questo gruppo di individui, ch e vivevano quasi isolati in località di montagna, fu con sollecitudine e colle opportune cautele in parte t rasportato i n m,peda.le d i zona di retrovie; il decorso dei singoli casi


S INDROMI F:MORf?AGICBb: CUTAN EE CASTRENSI

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fu assRi diverso; alcuni sfehbrarono rapidamente, alt ri presentarono decorso gravissimo: in quattro fra essi si notò una sindrome emorragica cutanea a. tipo petecchiale seguita da morte (1). In n umerosi casi &i ebbe emocultura positiva per il tifo, ed essendo giunto di quei tempi a nosire. cognizione l'opportuno con!!iglio di non limitarsi alle culture seletti-ve in bile, ma di fa re pure emoculture in terreni comuni, per mettere in evidenza eventuali associ'azioni be.eteriche, facemmo pure emoculture j n palloncini di ~rodo e ag ar semplice, senza riuscire a mettere in evidenzi\ altro che germi del t ifo sicuramente identificati colla agglutinazione a for te d ilnzione. L'autopsia c.ompletu di tre fra q uesti casi dimostrò o meglio confermò la na.~ura e la localizzazione del processo. Due soggetti e rano immuni da localizzazion i di morbi pregressi. Uno ave.a nn focola io piccolo calcificato tubercolare polmonaro a pi cale. U n altro ·caso fu osservato da nno di noi (Segale) in un meningit.ico. Si trattava <li un soggetto che pr esent ò inizialmente roseola al petto e all'addome con febbre al ta. Il giorno successivo compa.rve delirio, le rnseole, parte bluastre, parte rosee, d t grandezza varia, ovali o rotonde, si ere.no diffuse anche agli_ ar ti, e al terzo giorno si estesero anche alla palma dei piedi, assumendo di mano in mano a!!petto n ettamente petecchiale; erano larghe anche 6-8 mm., livide con areola rosea. Al viso si avevano soltanto due o tre petecchie sulla guancia destra. S tato soporoso ininterrotto, febbre a ltissima, diarrea. Ernocultura in bile e brodo negativa, agg lutinazione positiva per il tifo 1_'10 e per il para.tifo B '/ ,, ; negativa per il paratifo A. Muore in 1!3· giornata. L'autopsia è completamente negati va. per gli organi toracici ed addominali in ordine ad eventuali localizz:a.zion.i ; milza poco aumen· t ata di volume. Aperto in ultimo il cranio, si trova una ti pica. meningoencefal ite acuta nemmeno sospettata in vita, con presenza di meningococchi caratteristici (colorazione con P appenbeim, cultura positiva in agar saccarosato e glicosat.o).

(l) Potrà e. suo tempo esse re istrutt ivo lo studio minuto di q uesta e pidemia

di origine idl'ica in individui nou vaccinati, dov e il decorso de i s ingoli oaRi presentò differenze n otevolissime: si ebbe r o casi sicuramente ide ntificati por tifo, con emocultura p ositiva, con sindrone lieve e sfebbra.me nto rapido. Come ò noto, ,.j vuole d a taluni attribuire questi esiti favorevoli a lla prcgre~sa vaccinazione, c he in queato gruppo di casi non e re. sta.te. fotta. ~3 -

Gio,,,,.1, J 1 ,,,e<Ji :i,ia 11u/Uare -

F.,s.:. Y.


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SIN DROMI E~10RRAGICHP. CUTANEE CASTRENSI

* * * Abbiamo dunque una serie di r eperti da noi osserva.ti, non numerosi in valore a~soluto quando si consideri la somma degli individui com ponenti la unità che avevamo in osservazione, m a i mpressionanti , . i n quanto t utto poteva indurre a sospettare tifi petecchiali e ch e era.no invece tifi banal i spesso gravissimi in vacc:inati e non vaccinati , paratifi B 1 meningite cerebrospi nale. La diagnosi si potè fare talv olta in vita con i necessari sussidi di laboratorio che fin dall'inizio della campagna ci eravamo facilmente procurati, e tal volta. invece fu possibi le solo col reper to necroscopico. L a letteratura castrense ba di già raccolto casi analoghi che sono venuti recen temente a nost.ra conoscenza. ed altri è probabi le ci sia.no sfnggiti. Umber ( .lled . l{/inik., 1915), Aronson (M ed. Klinik., 1915), Grueber (D. Ar<'h. ('. klin. llfed., vol. 117) riferiscono di meningiti cerebrospi~ nali con esantemi diff11si e petecchie più o me110 estese; P etges nella V t\rmata francese descrive una eruzione confluente con esantema nel tifo; Boeme (Mecl. Klinik., 1915) un ca.so di paratifo B, Lebmann un caso di parat ifo A (Med. Klinik., 21 novembre 1915 ), Lewi Valensi n (Pre.~se rnécl., 1915) ricotda che in qualche ~aso di tifo la eruzione era così abbonda n te da dare fondato sospetto di tifo esa.ntematico. Widal (Pregse rnéd., no,embre 1915) insiste sulla necessità assoluta di esami serologici prima di diagnostica.re il tifo petecchiale onde escludere even tuali errori con tifi addominali ; Spaet infine nel-· l'ottobre scorso ( Wien 1.-lin. Wocli., 41, Hl15), rifere ndo di un gru ppo di casi diagnosticati come tifo petecchiale che ebhero invece sieroreazione positiva per il tifo, giunge a porsi il paradossale quesito se per avventura tutti i tifi petecchiali diagnosticati in Galizia non fossero tifi addominali. Diciamo paradossale il quesito, perchè purtroppo i dati epidemiologici della epidemia di Galizia, le perdite avute nel campo dei sanit.ari curanti e precise determinazioni istologiche d imostranti periarterite nelle arteriole delle zone }Jetecchiali n on lasciano dubbio sulla presenza di tifo veter.chiale, in una parte almeno dei casi osser vati dai colleghi austriaci; tuttavia la nota merita d i venir segnalata. com e iudice dello stato di dubbio che naturalmente consegue nella mente d i sanitari col t i, cui siano occorsi casi analoghi a quelli che abbiamo descritto. Pure in Austria Herrenheiser ( Wien klin. W och., 36, 1915) comunica fatti analoghi ai qui accennati. Tra noi G . Ancona (Riv. Crit. Clin. Jllecl. 10/ 016) riferisce un caso, morto in 11• g iornata con


SINDROMI .&.HORBAGICHE OUTANEE OASTRENSI

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grave esantema, che scomparve però all'autopsia, e quindi Ji differenzia dai sopra descritti - - anche questo soldato era vaccinato. Il fenomeno è descritto in forme diverse dalle malat tie infettive a cute. Grenet (Presse rnéd., 28 ottobre 1915) riferisce un caso di morbo di Addison in un soldato con porpora tipica, caso crediamo non c omuue.

**• liuesta evenienza di manifestazioni cutanee emorragiche J1el decorso di mo!'.Pi in grande maggioranza infettivi acuti nel soldato (elemento selezionato e a presumersi inizialmente sano) va considerata anzitutto nei suoi rapporti colle esigenze della. profilassi castrense, in quanto, contrariamente a quanto accade nella vita ordinaria, ugual danno può conseguire all'esercito da una diagnosi errata, sia in senso o ttimist.ico che pessimistico. La. definizione nosografica del morbo va fatta sempre con molto riserbo e specie quando la diagnosi involga grwvi responsabilità di provvedimenti mancati o eccessivi: quelli dannosi per la favorita o non opportunamente ostacolata diffusione del morbo; questi esiziali per gli inceppì logistici che ad accertamento di tale natura. conseguono e che possono dar luogo a complicanze di ordine militare inutili a provocarsi per fal si allarmi . Crediamo quindi di poter concludere questo capi tolo insistendo sulla necessità assoluta di non limitare mai al ~olo esame sintomatologico i dati sufficienti per una diagnosi di tifo esantemico, ma di richiedere se mpre il controllo batteriologico con emocultura o con esame di fec i per e;icludere il tifo comune e di rraticare sistematicamente la autopsia com pleta di tutti i casi dubbi, conservando per l'esame istologico pezzi di cute e tenta ndo eventualmente colle tecniche di Plotz l'isolamento del germe che nel tifo esantematico viene ora descritto. (Cfr. P atlwlogica, N. 177 p. 99). ... * * Ma il reperto ha pure importanza dottrinale e forse pratica quando s ia prospettato in rapporto a.lla r11gione del suo comparire. È noto che le sindromi di tale natura. sono. rare nelle contingenze della vita comune. La nostra esperienza di clinica e di laboratori anatomopatologici ci ricorda rarissimi casi <Jsservati ; uno ci è ora presente alla. memoria con scarse ma.nifei:,tazioni emorragiche attorno ad una abbondante roseola., dovuto al paratifo B in soggetto con localizzazioni tuberco-


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SIN DROMI EMOR RA GI CHE C'U"rAN Er: CAS'rin:NS1

la ri apicali: vari colleghi e maestri special mente dedica.ti e. studi di anatomia patologica ci hanno confer mato che i casi a. loro conoacenza non sono n umerosi. Il trovare invece presenti queste forme con relativa frequenza nella popolazione castrense ci fa ,:;upporre che esistano condizioni attinenti ,tll'a.mbiente che ne favoriscano la compr..rsa.. Senza entra.re uel meri to istologico o biochimico della questione, se cioè il f11.tto possa mettersi in rapporto con un aumento di permeabilità degl i endoteli o con mutate condizioni biochimiche o biofisiche del sangue, sembra ragionevole pensare anzitutto al sopralavoro come condizione favori en te. tenuto conto dei di,:;agi d i ogni nature. che conseguono necessari amen te alle pratiche guerresch e . 'l'uttavia. un nccurato discri minamento dei casi in rapporto alle u n ità di origine di mostrò inesatta nelle sue linee generali o non completa quest.f\ ipotesi , in quanto alcuni dei soggetti osser va.ti erano stati col pi Li dalle manifestazioni in periodo d i relativo riposo: talvolta anche i colpiti 1100 era a presumersi foilsero mai sta.ti sottoposti a.d ecC'e,:si vi d isagi. R icordiamo tra gli altri un ranciere e un attendente. T utti però provenivano dalla zona di operazione dove si t rovavano c-Ja tempo abbastanza lungo. Ricordiamo a questo proposito C'he il Briti.1/1 Méd. Jottrnal, dello scorso lug lio, pubblicò u na nota edit.oriale su di una p1 esunta nuova malattia Òsservata ne lle t ru ppe operanti nel nord della. Francia., caratteri zzata da ede:ni, albuminuria, cilindruria, analoga. al beri-beri, che per esclusione poteva ritenersi in rapporto con alimentazioni non su fficientemen te plurilaterali, quali l'organismo umano r ichied e. È noto che la dieta del ~oldato in zona. di operazioni e i n guerra. di posizioni è sempre alquanto monocorde; i soggetti che provengono in buona parte dalla uam pagna. e souo abituati tra noi a reg ime prevalentemente vegetariano dovevauo consumare una dieta prevaleutemente carnea o per lo IDRnO scarsissima in verdure cotte o crude e in legumi. Sono infatti di g ià descritte - ed uno di noi (Segale) ebbe ad osservarne una vasta manifestazjone - vere epidemie di diarrea n ei primi g iorni della campagna, quando alla dieta ordinaria è sostituito improvvisamente u n vitto neces'3ariameut.e uniforme e spesso non eccessi va mente bene preparato. I ndipendentemente da queste sindromi che esorbitan o dal campo che ci siamo proposti, è noto ancora come le cosidette manifestazioni scorbutiche siano frequenti per l'uso prolnngato di alimen tazioni insufficieutemente variate e non può escludersi, almeno come ipotesi di la\'oro. che il sopravvenire di ma uifestazioni cutanee emorragiche nel


SINOROlll EMORRAGICHE CUTANE~: OASTRP:NS !

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decorso di malattie infetti"°e nei soldati della zona. di operazione possa essere legato ad una maggior labilità emovascolare conseguente al regime cui sono sottoposti, senza. certo escludere che possano intervenire altre concause, quali il sopralavoro, event11ali ii:iocinesi nervose, ecc. La ipotesi non può tardare ad a.vere· riprova. dallo studio nosografico del periodo invernale, periodo nel quale la. r azione del soldato nostro crediamo sia stata. modificata con gli accorgimenti insegnati da.Ila pratica del primo periodo di guerra.


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NOTE PREVENTIVE COMANDO SUPR!ia!O DEL R . ~ S ERC11'0 U n ·1c10 SANITARIO,

PROPOSTA DI UN MEZZO PER RIPARARE DALLA PIOGGI A IL SOLDATO IN MARCIA E IN TRINC EA SCOPERTA. - Nota lii' dei dottori Pietro C asali, maggiore medico, e l •elke Pullè, capitano medico. (Con 4 fig ure).

Il Friuli è fra le regioni.. d' Italia quella. in cui piove più frequen temen te e maggiormente, e non vi è raro j l s uccedersi di intere giornate e notti piovose. P erciò dal novembre ultimo scorso in poi, nel reca.rei per lo studio dei congelamenti a.Ile più avanzate linee, ci è spesso capitato di vedere reparti di truppa in marcia o fermi in trincea scoperta sotto la pioggia s1;rosciante da molte ore. In tali occasioni abbiamo notato che soltan to alcuni ufficiali erano provveduti dell' impenueabile, mR gli a ltri restavano indifesi sotto l'impe rversare della piog gia. silenziosi e visibilmente contra~iati. Noi dovevamo appunto in quei giorni occuparci della questione della impermeabilità delle stoffe in rapporto alla p rotezione d'll soldato contro i congelamenti, e fio d'a llora pensammo che sarebbe stato prezzo dell'opera il ri cercare un mezzo semplice ed efficace per proteggere il soldato contro la pioggia. E spletato l'incarico avuto dal Comando S upremo pei congelamenti, e presentate a suo tempo le nostre cooc!usioni, ci siamo posti attorno a quest'altro proble ma sanitario, di cui oggi siamo in graJo di esporre qui i risultati. Si tenga presente che noi abbiamo inteso di occuparci soltanto del soldato preso isolatamen te iu marcin o io vedet ta, o comunque esposto alla pioggia, senza la possiuilità di ripararsi i o luogo coperto. Date le condizioni cosmo-telluriche della regione dove si svolge l'attuale nostra guerra , possiamo chiamare « problema sani tario di guerra" lo studio nostro, e co!lle tale, avendo il carattere di mass ima urgenza, varrà., speriamo, a scusare l'opera nostra presl>o quei taluni cui potesse apparire affrettata. È ovvio che la pioggia, mass ime in cer te stagioni, durnuèo parecchie ore e giorni, esercita un'azio11e depre~siva sul morale del soldato, della quale azione morale, a parer n<Jstro, bisogna te11er conto a ltrottiloto qu11.nto dell'azione fi sica a luogo andare nociva eserci t,ua s ulla pelle e quanto d ell'azione meccanica proveniente dall'i11zupp1unen to degli abiti. Quest'ult ima azione è quella che più presto fa sentire il suo nocumerno sulle truppe, pe rchè ne impesantisce i movimenti, e p uò rende re cosi meno vivace e meno efficace un attacco sopratutto dalle trincee, dove abliiarno,veduto che i soldati debbono balzare avanti d1 scatto, quando addiritturn non impedisca ad un corpo operante di giungere sul posto al momento voluto. Per tutte queste co11siderazioni, che, ripetiamo, abbiamo potuto valutare di persona dal primo giorno delle ostilità. ad oggi sul teatro più movimen tato della g uerra e sulla stessa linea. del fuoco, noi abbixmo affroutato la questione della difesa del soldato contro la pioggia, senza preoccuparci troppo del per cbè tale


NOTE PREVENTIVE

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questione non fu fin qui trattata a fondo. Ciò almeno per quanto risulto. dalle nostre ricerche bibliografiche, che però confessiamo essere state forz11.tamente limito.te, in quanto che l'attuale momento non è quello che meglio si presti per studiare su libri e far ricerche in biblioteche. A.d ogni modo non abbiamo trascurato di compulsare qualcuno fra i pit't moderni e noti trattRti d i igiene militare, anche stranieri, e abbiamo visto che quasi ovunque ci si limita a dire che l'abbigliamento del soldato deve essere impermeabile all'acqua, pur restando permeabile all'aria. Contemporaneamente però i trattatisti confesso.no che ques te due proprietà. sono quasi sempre in contrast,o tra di loro e che le varie sostanze usate per conferire ambedue le proprietà. alle stoffe, o non riescono allo scopo, oppure avviene che la stoffa che ba subito il bagno impermeabile perda presto coll'uso questa impermeabilità. Noi pure, prima di battere altra s trada, abbiamo voluto studiare questo lato del problell!a, ed abbiamo istituito una s.,rie di esperienze, che qui rillssuruiamo. In questo ordine di ricerche noi abbiamo tentato prima di ogni altra cosa i bagni grassi con una sola sostanza, poi con miscele di altre sostanze. Come abbiamo detto sopra, noi avevamo inizillto tale genere di esperienze quando studia · ' vamo la protezione del soldato contro il freddo e rercavamo di rendere impermeabili all'acqua o all'umidità un tipo di sopracalza e le pez7,e da piedi del soldato. Passati poi allo studio attuale della protezione del soldato contro la. piog gia, non abbiamo avuto che da allargare il campo delle nostre esperienze ad nitre sos tanze non grasse lasciate da noi sin qui in disparte, perchè presumibilmente, se poteva.no dare impermeabilità. alle stoffe, le avrebbei·o rese però ncn abbastanza malleabili per l'uso che noi volevamo farne di calze o soprucalze. Cosi, oltre a tutta o quasi tutta la serie dei grassi, noi abbiamo oggi fatte esperienze colle resine, col caoutchouc e s imili. Nè abbiamo trascurato di provare da prima molti:! di quelle ricette che sono riporto.te nei migliori libri di chimica comwercinle, nei p1·ontuari domes tic i, e in a lcuni trnttati di igiene militue. I risultati delle nostre prove non sono stati r.onfortanti e in generale si può affermare che p!)-recc hie sono le sos tanze e le miscele che danno impermeab ilità alle s toffe, ma tnle pro• prietà o si congiunge a difetto di rigidezza oppure ><i perde pres to nello sgualcimento, a cui vanno soggetti gli abiti dei soldati in corrispondem:n di qualche punto, come la piegatura dei gomiti e delle ginocchia. P erciò noi abbia.mo tra!lcu rato qullsti tentativi e invece di continuare a cercar di rendere impermenbili o.ll'ncquu. le stoffe con cui si confe,donano gli a biti dei soldati, abbir1mo voluto vede re se non fosse stato più semplice e più pratico ideare addirittura un abbigliame nto i rn permenbile da sovrapporsi nel momento del bisogno all'uniforme. ~on cade dubbio che migliore s toffa cbe si presti per title abbiglia mento è la tela gommati\ sottile, la quale è abbastanza mulleabile, è leggera e mantiene più a lungo di qualsiasi altra l'impermeabilità alla pioggia . Entrati in questo ordine di idee ci ponemmo il quesito di fornire al soldato un impermeabile che: a) riparasse da.Ila pioggia tutte le parti del corpo; b) fosse confezionato in modo da lasciare liberi tutti i movimenti del soldato operante; e) potesse indossarsi e togliersi con facilità; d) permettesse all'aria di penetrare e di uscire nella maggior quantità possibile fra esso e i l restante vestiario, per non creare quella ben nota intercape• dine piena di aria. calda e stagnante che debilita il soldato e ne aumenta colla essudazione la morbilità;


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NOTE l'REVKNTIVE

e) n on costituisse un peso nè un. ingom bro pel soldato operante, il quale por ta gia vPntis.,i chilogrammi circa; {) i nhne, propri età n on necessaria ma mol to opportuna, fosse del min or costo possi bile. Ci lus inghiamo di avere ottemperato a tutte queste esigenze nel seguente modo. A bbiamo scelt.> la stoffa d11 pallone fuori uso, di cui l'Amminis traz ion e militare ha ingenti quantità. (Il capi ta no de l genio Italo Valen te, coman dante la colonna avanzati\ gas, ci offri al proposi t o tnllteriale e aiuto gra nd iss imo con la sua eccei;ionale com peteuza iu mate ria, e s ia.mo lieti di tri butare qui dove rosi ringraziamenti allo studiosissimo e co r tese collega). Qulln<lo essa s toffa v iene posta fuori ·uso non è più impermeabile a l gas idrogeno, ma. resta assoluta mente impermea bile all'acqua. È tan to lt'ggera che u n ampio copri capo con v isiera e co prinuca, un a mantellina a ·ruot a in te ra ed u n paio di gambali alti sino a l gi nocc h io, non p esano com plessivamente che 7o0 grammi. Per megl io riparare il soldato dalla pioggia abbiamo dato alla mantellina la for m a del punc bo, che a ll' atto pratico si dimostra quella che è pi ù semplice da mettere e da levars i, quel la che lascia la mass ima libertà di movimenti i.I tronco e agli arti, e quella che con qunl,;iasi vento no n lascia trapelare affatto l'acqu a, perch è non ha 11perture da alcuna a ltra parte c he dn.l collo. A proteggere g li arti inferio ri tlbbiamo idea to un gambale amplissimo che giunge in alto sino a metà del la coscia, che in basso è a perto e largo da potersi infilare 11nche colla scarpa e che è la rgo in feriormente e anterion neute fino a coprire l'allaccia t ura della. sc11.rpa, mentre che po~terionneute e late ralmeute è più corto, 011de non dar noi a. nel muovere il passo. Per d ifendere il capo e il collo abbia mo ~onfezionato un copri be rretto semplicis~imo n mò di fodera e~t c rnn, e l'ahbin rno provveduto di copriouca ampio, in modo dn gnu,gere ill basso e dietro fino al la. re.di ce del collo e lateralUlente fino a copri re 111. parte S\1periore e posteriore del padiglione delle orecchie. Tu tto questo abbigliamento costituito dun que dal copri berretto, dalla m1rntellil1a e dai 1'amhali pesa comples~ivamen te grammi 1020, meno d'una comu n e giacca da soldato che pesa grammi 1145. Abbiamo voluto anche fare il confronto trn il peso del l 'abbigliameuto completo da noi preparato e i comu ni impermeabili io stoffa gommatn usrtti da g rn duati e u fficiali . 11 più leggero di questi è quello a tipo paletot provvisto di cappuccio e pesa grammi 1600. Molti ufficiali usnno altri tipi, ma tutti d i peso m11ggiore. Non abbiamo creduto necessario fare confront i con g li imperruenbili a mnutellina e rnppnccio perché lasciano scopei·to parte del le gnmbe e non rnppresentnno quind i u na difesa completa contro lfl. pioggia. Ad ogni rnodo nbbilnno constatato che la ma n tellina impermeabile, ti·po Libia, pesa chilogrammi 2 e duecento circa. L'imper meabile a paletot di tessuto nero più comun emente portato da ufficinli superiori pesa da 2 a 3 chili. Così pure trascuriamo i confro11ti con le s t offe Loden oge;i in uso, perchè pesano più delle tele gommate. U n ti po di te la impermenbile piò lt'ggera d i quella da noi consigliata sarebbe la tela cer,1ta della qnal ilà più sotti le, mn ha lo svantaggio di essere cosi debole da r esistere pochis:::imo. Oltre poi al suo piccolo peso, l'equipa ggiamento impermeabile nostro lin volume minimo, pnrchà opportunamente piegato, e può cosi t ro\"nr posto ovunque. Noi abbiamo provato che il soldato può portarlo senza disagio n el t ascapane, purchè la pngnotta, se inter a, sia tagliata in due parti, e a que~to proposito pos~iamo nssicura re che la stoffa impermenbi'le da pallone fuor i uso 0011 impartisce cattivi odori al pane che gli à v icino. Ma. il sol-


NOTF. P a~:VENTlVE

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dato può anche collocare il suo impermEoabile sotto al tascapaue, fissaudovelo con due brevi e semplici fettuccP, Sebbene sia di soli mille grammi circa il peso che dovrebbe portare in più il soldato a causa dell'impermeabile, qualcuno potrebbe obbiettare che invece di sottoporre il soldato al peso continuo di una cosa, dPlla quale non ha continuato bisogno, fosse meglio lasciare che il soldato prenda le. pioggia. A tale obbiezione noi fac• ciamo osservare che la nostra idea sarebbe di far portare al soldato con sè.l'impermeabile solo nella primavera e autunno, cioè nelle stagioni delle pioggie, poichè nell'inverno il soldato ha la mantellina di panno che lo può difendere abbastanza contro le pioggia per lo più non forti nè durature e nell'estate, se anche il soldato si bagna per un temporale, viene poco dopo il sole ad asciugarlo. Ma vi è un'altro fatto importante da prendersi fo considerazione, ed è il maggior peso che si addossa al soldato esposto alla pioggia per l'inzuppa.mento che i suoi abiti subiscono. In linea generale possiamo dir~ r.he il peso dei s uoi abiti si raddoppia, co,icchè il soldato, invece di tre ohili, ne deve portare sei. A questo si aggiunga l'inconveniente che gli abiti inzuppati ostacolano enormemente la marcia e tutti i movimenti del soldato, mentre invece l'impermeabile nostro glieli garantisce SAmpre e tutti liberissimi. Dalle prove da noi fotte c i risultn a proposito del fatto dell'inzuppamento suddetto che l'abito del S'Jldato, a seconda che è n uovo o vecchio ed è stato più o meno volte lavato, impiega un tempo che varie. de. dieci minuti a un'orn, essendo costante l'iatensitil della pioggiru, per inzupparsi completamente e la.sciar fìltrnre l'acqua al disotto. L'aumento di peso è distinto come segue : Berretto di panno asciutto gr. 160 bagnato gr. 266 ,. 1145 ]) ,. » 2610 Giubba di panno ,. ,. » Pantaloni di panno 870 » 2200 ,, ,. 760 Mollettiere 300 Totale: g r. 2465 gr. 6836 Differenza fra l'abito bagnato e l'asciutto: grammi 3370. Se l'abito è di tela, avviene il fatto medesimo l'ipercosso in minore proporzione. In una marcia di prova d i 6 chilometri durata un'ora e perciò eseguita a pas so ordinario, sotto pioggia continua e abbas tanza forte, l'impermeabile da noi proposto ha dimostrato di lasciar circola.re l'aria a sutficienza, poichè due soldati in completo, assetto di guerra, di peso, sta.tura e forza dimamometrica eguali, difesò l'uno dall'impermeabile nostro e l'altro no, giunsero a destinazione senza notevoli differenze per sudore, stanchezza e forza dinamometricn. Non sarebbe forse difficile risparmiare da altre parti questo peso di un chilogrammo in più che veniamo a dare al sold ato coll'impermeabile, e noi possiam,o citare, a mo' di esempio, la. borraccia, che so invece di essere di lpi;no o ,•et ro, come l'attuale, fosse di alluminio, come presso altri eserciti, il suo peso diminuirebbe da grammi 600 circa a grammi 160 circa. La differenza andrebbe a vantaggio dell'impermeabile. Ma il nostro primo pensiero e diremo quasi il più forte movente della presente nota è stato ed è quello di riparare dalla pioggia il soldato di vedetta e il soldato che è in trincea scoperta.. Sono queste le prime scolte dell'esercito, il primo presidio della. Patria. In nessun'a.ltni occasione come quando è in trincea il solda.t·o ha dunque bisogno di trovarsi nel più completo ·agio fisico e morale e di aver pronti e liberi i propri movimenti. La pioggia, come abbiamo dimostrato, è senza dubbio l'ostacolo maggiore a tutto ciò, e siccome il soldato che monta di guardia


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1

NOTE PREVENTIVE

in trincea non tiene sulle spalle lo zaino, cosi dandogli l'impermeabile noi gli diamo un ausilio preziosissimo di fronte al quale il peso di 660 grammi circa diviene cosa del tutto t rascurabile. Noi abbiamo veduto questi soldati quando smontano di vedetta dopo una o più ore letteralmente inzuppati, e li abbiamo veduti intirizziti dal freddo ripararsi nella retrostante trincea. Ma questa è talora solo riparata da un telo da tenda tirato a.Ila meglio su rami d'albero o sui fucili e l'acqua filtra da ogni parte. Che lunghi giorni passati in quelle condizioni, che notti interminabili apportatrici di depressioni, di esaurimenti, forie re d'infinita morbilità! Gli è <luoque perciò che noi proponiamo di riparare per i primi dalla pioggia soldati di vedetta e quelli delle trincee P~l!- avan,zate. •t

Zona di guerra, 1° marzo 1916.

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Fig. t ' . SolJato co perto dell"im(lermr:ibile vi~lo rii rroolc .

Si noti: t• che il soldalll é completam~nte prvt etto; I!" che l'abbi~lia menlo é a.bbas tantt1 e,tf lico; 3° che i gambali protegguno in bass, anche tutt.~ l"allacrla LUra delle scarpe,

n mo' d o 6 hett.:i.


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NOTE PREVENTIVE

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J Fig. !!•.

Soldato con zaino io comnleto assetto di guerra visto posterìormeotr,in posizione di attenti, Si noti: t• che la mantellina, malg rado Il \'ol ume dello zaino. copre egualmente bene il dorso è le cos :ie In alto; 2° che il copri -nu.:a .sopm va nr.a il colletto della mantellina ad imr1edire che l'acq ua penetri lungo Il col lo; 3° che i gambalt posteri,i r mente e lateralmente lasciano scopert.~ la scarpa ad evltue inutili complirazloni nel camminare.


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NC,TE PREV &NTJ VE

Flg. 3' .

Soldati\ visto di lat i in allo di marcln con zaino In completo ns,,elto di guerra. SI noti: t• che la mantellina è ~mpia a sufflcienw pPr la~clare liberi i movlmenli delle braccia e per coprire bene 11 tronco sino alla parre alta delle coscie; s• che I gnml eli •-bciano ln te· rnlmente e posteriormente scop•,ta la srarpa P, cosl, libero il I asso.


XOTF. PREVE:0-TI\'F.

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Pig. 4•

Sol·lato con zaino In completo assello di guerra. P,·si1.ione di sparo In ginocc hio. SI noli: t• che r abbJglia mento Impermeabile copre bene il soldato anche nelle posizioni più d1fflc1li; ':I" che h lll3Dtellina è tanto ampia da 11erme1tero tutti i movlmenU delle braccia, por continuanilo n roprire complet3menle il soldato; 3• che a nche I gambali sono r, hhas taoza ampi da. permettere qua1siasi Oesslon~ esagrrala o altro movimento della gamba.


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NOTE PREVENTIVE

00)fAND0 SUPREl!O DEI. R. ESERCITO UFf'!CIO SA:-111'Altl0,

LA SCARPA DEL SOLDATO E UN NUO\'O MEZZO P ER RENl>E.RLA. SICURAMENTE IMPERMEABILE. - Nota IV• dei dottori Pie tro Casali, magg~re medico, e l •'e llce Pullè , cRpitano medico. (Con 4 fìgurti). Non vi è igienista che non dia la massima importanza alla scarpa nell'equipaggiamento de l solrlato, ed anche ni profani è noto che t utti gli strateghi hann• -sempre ammesso che le truppe sono tanto pit\ efficaci quanto più sono celerme nte mobili. La guerra, come· ferreo crogiuolo, ,h a già fatto passare in seconda linea molte .credenze che l'abitudine aveva quasi s tabilite come assiomi. Alla prova del fuoco si può proprio d ire che molti vecchi cri teri si sono arsi. Fra questi vi è anche il criterio dell'uniformità delle scarpe in tutti i dis tretti militari d'Italia., e noi riteniamo A.zzardato l'affermare che vedremo, fra n on molto, adottato il sis tema. di calzare il s oldnto alla moda del proprio paese, cioè col tipo di scarpa ,che è stato abituato a portare fin da bambino. Cosa che del resto si è già comin.ciato a fare coi corpi di truppa coloniali. Nè ci si obbietti che ogni terreno esige la sua scarpa. Questo conceLto è giusto, rna non è assoluto, e certamente si muoverà. meglio anche per montagna chi non vi è nbituato, purchè abbia le proprie scarpe, che se gli mettessero un paio di calzature alpine con chiodi lunghi qualche centimetro. Nel primo caso scivolerà qualche volta, ma continuerà a camminare; n oi secondo caso sarà im possibilitato a conti11uare dopo pochi chilometri. Mentre noi seguivamo le truppe operanti sulla Jio1:1a del fuoco durante le azioni kment re nmmiravamo i miracoli fotti dai nos tri bravi soldati negli assalti su per scoscese e ripidissime pendici, pensavamo quanto più sarebbe stato fac ilitato il loro compito se, per esempio, i Sudi della brigata Sassari avessero n.vuto ai piedi In loro t1·iirlizi<>nale cahmtura paes1mn.. Il Generalissimo nostro, che con mente infinita ha in que~ta guerra tutto veduto e preveduto, non ba pos to limiti di forma per la requisizione delle scarpe, ed è perc iò che, ap presso ad un soldato proveniente da famig lia ricca, il quale si è scelto pe i suoi pied i a d ita accavallate o ra ttrappite, un paio di scarpe watl.-01oer all'america n1l', con alta punta acti'riana ta (antiestetica, ma provviden· zialti per molti piedi), noi vedinmo un soldato proveniente dal contado, che si è scelto il tro11chello a larghissima punta quadrata e piatta. E senza dubbio gli abitanti della Ciociaria., dell'Abruzzo, del Friuli e della Romagna avrebbero scelto r ispettivamente le ciocie e~gli zoccoli, se fosse stata lnsci nta a loro questa opportunità di scelta. Chi, come noi, lm molto viaggiato a piedi per pianura e montagna, sa che per far .ciò occorre essere sempre calzati di scarpe già usate da tempo, colla sola differenza che per la montag na le scarpe debbono essere chiodate più o meno, a seconda del la. meta da rn.ggiungere. In guerra più che mai deve vigere l'ass ioma: a ogni pi,ede la sua scarpa. Nè s i scandalizzino i vecchi regolamentaristi se vedono soldati con scarpe o gambali

·~o_.e


KOTE PREVENTIVE

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di tenero bulgaro giallo accanto ad n,ltre dissimilissime scarpe di grosso cuoio coperto d'unto, Ed a questa importante questione dell'unzione o ingrassamento delle scarpe vogliamo adesso passare. È cosa già trattata prima di noi da capni:issime menti, come quella del prof. Perni, del Politecnico di Milano: ed anche di recente il prof. Frugoni ne ha. fatto il tema di una dotta conferenza alla Clin ica del lavoro del prof. Devoto in Milano. Del resto è noto ab antiquo che il cuoio tanto più è morbido qunuto più è ricco di grasso. Il quale, oltre a dare questa morbidezza., lo rende anche in certo qual modo impermeabile all'umidità. Questo fa tto che avviene pel cuoio non si può per al tro con altrettanta assol utezz11, estendere alle scarpe di cuoio Parrebbe a priori che un paio di tali «carpe, opportunamente ingrassate, dovessero essere impermeabili. Ciò in pratica non si avvera, o per lo meno non si avvera sempre, e sicuramente poi l'impermeabilità ottenuta coll'ingrassamento non dnrn molto. In altra nostra breve pubblicazione sulle sopracalze impermeabili n7emmo occasione di cita.re prove personali fatte nel camminare nelle valli e nelle paludi. Cade-qui acconcio il riferirci ancora a quelle prove e rammentare che, quando si andava a. caccia ed il suolo em coperto modicamente di neve, noi ingrassavamo le soarpe ora con strutto, ora con sego, ora con burro 611 dalla serR. innanzi al giorno venatorio. Il risultato era d'avere il piede asciutto per un numero di ore più o meno grande, ma dopo avere cacciato tutto il giorno eravamo certi di avere in capo ad esso le calze bagnate. Ciò avveniva, perchè la neve sciolta dal calore del piede penetrava. attraverso qualche punto delle cuciture . o penetrava anche, se la scarpa non era nuova, attraverso il cuoio stesso lungo le linee di piegatura che ogni tomaia fa coll'uso in corrispondenza per lo più della. parte piana ~upe· riore. Con ciò non vogliamo togliere nulla del vnlore che bisogna dare all'ingrassamento delle scarpé, ma vogliamo concludere che esso non è completamente sufficiente per rendere impermeabile con sicurezza l'a ttuale calzatura del soldato, specie in riguardo ai congelamenti. Si continui pertanto, come già il regolamento prescrive, a far portare nello zaino di ogni soldato la scatola di 11:rasso per le scarpe, si ordinino riviste quotidiane alle sca,.pe, e con ciò si otterranno certamente g~andi vantagg i, atti anche ad evitare mo:te delle cosidette lesioni di a ttrito che si producono in marcia, sia per la durezza èlel cuoio, sia per la macerazion11 della pelle in seguito alla penetrazione dell'acqua nelle scarpe. Mn, se s i richiede una calzatura sicuramente e permanentemente impe1·meabile, come necessita ai soldati che stanno nelle trincee a fondo acquitrinoso o comunque umido, noi proponiamo che siano dis tribuite le scarpe foderate all'interno mediante una nostra sopracalza d i tela da pallone fuori uso, della quale abbiamo già p1ulato nelle nostre precedenti ultime note riguardanti altri problemi sanitari di guerra. Il capitano Valente I talo, coman• dante la colonna avanzata gas, ha confei:ionato alcune paia di scarpe cosi fatte.

Durante la confezione si possono altresi porre tra gli strati di cuoio della suola anche alcuni strati d i detta tela impermeabile. (Vedi figure annesse). È noto che esistono in commercio a nche dei tipi di vernici o poma te da npplicare alle scarpe per renderle impermeabili, come esis tono anche scarpe imper· meabili fatte con altri sistemi (scarpa Zurla, scarpa di Laveno), che l' Amministrazione militare non ha creduto sin qui opportuno di a dottare. Le vernici però come i gra, si non da,nno la sicurezza dell'impermeabilità, perchè l'atto del cam· minare, come si è già sopra accennato, produce nelle scarpe delle pieghe da sgual-


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~OTI': P:1EVl':NTIVE

cimento e degli stiramenti noi fili delle cuciture, i quali fanno si che in alcuni punti l'unitura e il cuoio stesso ceda e con essi finiscono per cedere anche gli strati di vernice o g rassi sovrapposti. Sicchè questi mezzi servono sino a quando la scarpa si mantiene integra o pre,;sochè tale. La fodera interna di tela imper• mea.bile di pallone fuori uso è per la s ua struttura sottilissima ma resistentissima, e potrà cosi resistere anche qualunque sia il punto ove queste soluzioni di con· tinuo si formassero. A coloro che n.ffacciassero la solita obbiezione dell'umidità da eccessiva essu· dazione del piede diciamo che la fodera interna può essere limitata alla sola scar· petta dello s t ivnle e lasciare libero il ga.mbalino. Ma circa tale obbiezione, giusta in sè, ma qu:lsi trascurnbile nella pratica, rimandiamo il lettore alla nostra nota sui congelamenti, nella quale abbiamo trattato tale quest ione più ampiamente. Zona d i guerr a. 15 marzo 1!)16.

f'ig. 1•.

Scarpa comune da soldat.o: mostra all'Interno la sopracalza Impermeabile

Fig. \I'.

La ste~,;., ptr nv st rare che la tela 11u6 e;sere 3pplic:1ta ntlla confezione della scarpo.


NOTE PREVE N1'1 VE

F,g. 3•, l nteroo di una scarpa comune da soldato r ivestita della tela hn11ermeab1le da rallone fuori uso.

P'lg. 4•. Alcuni strali di t ela Impermeabile po,:rono e,sere rosti Ira gli st rati della suola.

t .4 -

Glon1alt di medicina mflila1·e -

Fase. V.

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RlVIST A DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVIS11A DI NEVROP ArrOLOGIA DAv10 FonsYTU. - Sulle nevrosi trauma tiche ila guerra. n. xx,·r, voi. I, 191(;).

(The Lancet,

Gli effet ti nervosi degli sforzi intens i e delle emozioni, che hanno in sè iJ terrore della mort.e, furono acq uis ite alla scienza solamente nel 1876, quando Erichsen, r, hirurgo di Londra, pubblicò una memoria i"Opra un numero di ca.si d i oscure lesioni del sistema ne rvoso, risultanti da disastri ferroviari. Tali casi rappresentano una raccolta eterogenea : difatti alcuni rigul\rdano disturbi di nervi funzionali, altri 1ig uardano appa renti lesioni orgitniche (come atassia locomotrice) ed altri ancoro. sono rappresentati da distor,;ioni o addi.l"ittura da frattura della colonna vertebrale. L'ipotesi dello stesso A. che i s intomi cioè sieno dipendenti dai ca mbiamenti molecolari degli elementi nervos i. fu molto tempo fa confutata da H. Vv. Page. Il termine « contus ione spinale.,. a dottato fu per la sua inesattezza e per la confusione c]1e poteva generare abbandonato, quantunque Dana, nel 188-!, proclamasse che i casi cosi desig nati erano, in realtà, ,c a si di neuras ten ia., isteria. e ipocondria trnumaticH. Fu solo nel 1889, che in seguito 11lla pubblicazione della monografia di Oppeubeim, ri guardante circa 40 casi studiati a Berlino in nn periodo di qualche anno. che i l termine « lleurosi traumatica » divenne di uso generale. L'Oppenhe im d ifatti oltre nlla neurastenifl e all'is teria trauml\tica descrisse nuche una neurosi specifica. causata da lesione, e a questa dette i l nome di « neurosi t raumatica>. Ques ta forma s pecifica fu molto discussa per almeno 20 nnui; oggi, sotto u n punto di ,ista moderno es·posto nel ! 908 da P earce Bailey d i Ne w-York, « la teoria. di una speciale neurosi traumatici\ è stata riconosciuta d estitui ta. de fon damento clinico, eppe rò g enQra)me n te abbandonata >. Cou queste conclusioni generalmente adottate n on si r iesce però a dare una r isposta alle molte e importanti questioni sollevate sulle nevrosi tran rnaticb e. Difatti, ci si domanda perché soltanto in qualcuno e non in tutti gli uomini e le donne esposte a scontri ferrovia rii, a grandi incendi, ad urti elettric i, terremoti, nauifrng i, ed altre calumi t:\, si sviluppa la neurosi f Percbè i sintomi variano cosi. grandemen te, e che cos,i determina la lo ro forma in ogni dat.o caso? Sono essi influenzati dallo stato di mente del paz iente a ffatto dell'accidente, o dal suo temperamen to personale, g radua lmente formatosi nel corso di molti anni? Qual'è la cura. d i ques ti casi? Sono essi, come a 1tre neurosi, suscettibi li alla psicoterapia, oppure, come a sserisce la maggior parte degli scrittori , sono essi sostenute, se n on a dd irittu ra prodotte dal pensiero della liquidazione, per mezzo dei tribuoa li, cl i premi o dauni?


RIYISTA 0 1 :'.\EVROPATOLOGIA.

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Dopo lo scoppio della guerra i casi di neurosi trauma.tica sono divenuti numerosissimi; la sovrabbondanza di materiale clinico permette uno studio accurato condotto con i motlerni metodi. S i a11:giunga a ciò il fatto che lo studio attuale si compie senza il conti nuo dubbio della influenza che può avere sull'in• fermo la parte legale (liquidazione d i danni ), non potendo di certo i soldati alla fronte essere influenzati da nessun pens iero di una causa per d anni leg a li, nè possono essere sospettati di ma ntenere i loro sintomi per nutrire odio contro il nemico. Privato di entrambi questi mo tivi, il carattere neurotico dei cM,i, si rivela molto più chiaramente. In g enerale tutti questi pa zienti son rimamlati dalla fron te con din g nos i di neurastenia, ma quan t unque, senza dubbio, la neurastenia sia non meuo prevalente fra i soldati che t ra i borghesi, ques ti ca s i traumatici non s ono certa mente come quelli neuras tenici d ella pratica civile - come ad esempio l'e~aurimento nervoso, caratterizzato da stanchezza e de pres:::ione emotiva, la sensazione di irritazione spinale, il senso di pressione sul capo, la flatuos ità, la dispeps ia. ecc. che ra ppresentano il r isultato dell'eccessivo onauis mo. Nea nche fra quelli che tornano in Inghilterra si trovano molti di quei casi assai frequenti s ulla fronte d el fuoco, di uomini la cui energia fis ica e nervosa sia momen taneamente esautorata dagli sforzi d ell!l. guerra, i quali lamentando i sintomi relativa mente miti di mal di capo, stanchezza e perd ita d 'a ppetito, sono capaci <li ri tornare in servizio dopo un lieve riposo. Poc'hi di questi infermi raggiugouo .l'os pedale, dove nel caso sono riconosciuti come ammalati leggieri di nevrosi trauma tica, la q uale, com'è noto, dai disturbi funzionali i più lievi può giungere fino a g ravi e strani sintomi nervosi. L a serie degli infermi di nevrosi trauma t ica non ammet te miitlior classificazione di quelJa basata sulla g ravità dei sintomi: ma i sintomi stessi sono difficilmente i medesimi per due volte di seguito. Per enumerare i più comuni, i pazienti appariscono chiaramente scoss i, ecc itabili e fac ilmenttl allarmati, con es pres~ione triste, tormentosa o s tanca, oppure sono incantati, s torditi o anche is tupiditi È proba, bile che essi si sentano fìs icamente esaus ti; quasi cer tamente dormono· male, svegliandosi spesso, a ca usa degli spaventosi sog ni, durante i quali s i ripresentano alla loro mente gli orrori che hanno veduto o indovinato. Possono essere fac ilmen te preda di emozioni, depres s i. risen·ati o irritabili, e molti di esi:ii sono sessua lmente impotenti. Comunemente s i lllgna no di mal di testa, talvolta d i dis peps ia e d i altri dis turbi, come capogi ri, ronzii nelle orecchie e pa lpitazione. La memoria li tradisce spesso, specie sui norni propri, e il loro pote re cli concentrazione e d i attenzione è debole. P ossono presentare qualche d isturbo funzio- · nale dei sens i, potendo essere o sordi o c iechi. La mnggior parte .<li ess i hanno tremori, molti hanno contrazioni involonttlrie, S}Jecie nella faccia. Certi tartagliano 0 sono a.fonici: il mutismo è la manifestai.ione morbosa di al t ri. Non pochi son paralizzati in un braccio o in una gamba. Molti pazienti non mostrano nè irri tabilità, nè emotività, ed appa iono s tanchi e depressi, contenti solo di stare a letto, senza d esiderare nè v isitatori, n è libri: la loro memoria e la loro concentrazione attenti va sono in pessime condizioni; le loro mani tremano, mentre si lagnano di un mal di capo tedioso, di insonnia. oppure di breve sonno. popolato da spaventosi sogni. Ques to quadro clinico è forse definito meglio come « esaurimento nervoso>. Non è facile dire come questi casi differiS<:ano, eccettuato nel grado, da quelli più miti, già ricordati e guariti dopo breve riposo.


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RI\'I STA PI :--EVROJ>ATOLOGIA

U n al t ro 'lua dro morboso cli nevrosi traumat ica è rflppr esenta to da quei pazient i, d1e, con q ualcuno de i s intomi d 'esa u rimento, e in pa r t icolare m a l di capo, insonnia e m emor ia e concentrazione di fett.osa . s i la mentano d i seo.;orietà. locale o di d isturbi m otori, e sono 011101.ionabili o irri tabi li, pronti a piangere, se in ter roga ti, o a m onta re in collera a l i.i più leggera provoca zione . (.,\uesti pazienti s i arl irano, se son.i tenuti a letto, pr ot estan do d i s t are a ssa i beue : il loro buon umore sembra forz ttto e r esistono, og ni tanto, a ll'ai u t o m ent a le che s i offre lor o. Queste stranezze sug ge riscon o, d' ord in ario, il t emper amen to n eurotico. Tuttav ia i dne t ipi, l'esat1sto e i l n eur ot ico. q ua n t u nq ue fa cilmen te dis tin t i n elle loro forme t ipiche, s i confondon o in molti cas i, se non n ei p iù, s i da pr orlu rre for me i rregolari. In ogui modo, però, i s in tom i sono di rettamen te ri feribili a llo sfor zo del ser v izio che h anno prestato in prima li nea. hla i vari fattori c he agg ravano q uello s forzo non sono d i uguale importa nza. La fatica fisic11. la fame e la clurer,;,;a d elln vi t i\ di guerra in tr inca:. ha nno senza d ubhio li\ loro im portan za. Il fuoco di fuci ler ia , s pecie n ella forma cli persis tente scoppiettio, è della più g r ande conseguPn:za. Ma a nche t utto ciò insieme è d i poco valore d i fron te al l'orrido s pett acolo del cam po d i batta g lia : questo solo scuote tutti •1 u elli che non sono for t issimi, e quan do, co1oe spes;;o accade, un uomo vede i suoi m iglior i am ici uccis i o mutila t i orrnnd11 mente. può r imanere sn er va·to dall'an goscia dei propri Re11 ti menti mlllgrado og ni sforzo per resistervi, risentendone l'cffett-0, ciò c he è strano. dopo molte or e ed anche òopo mol ti giorni. Ma mo lto p iù int en so è l'effet to de lla g rn.nata, s pecie ad alto es plosivo . La detonazione , il lampo, il ca lore d ell'e~plos io ne, la con cussione dell'ar ia, il sollevamento della tena, e gl i acri, soffoca nt i fumi s i combinano a prodnrre un violento assal to a t u t ti i s en si nel temp o s t esso. e l'effetto è s pesso immedin taruente intensificato da lle g rida . dai gemiti, e dal la v ista dei mort i e dei fer i ti. Questo shock men ta le è più forte in colo ro che sono più s t anchi 11e l momen to del la asplos ione, e l'esper ienza b a dimost rnt 0 clt& un a lto g r ado d i tens ione nervosa è 1>i ù comun e fr,, g li uomini ch e, per forza, devono r imanere i11R ttivi, men t re son bersaglia ti. Per un soldat o di ordi11ario s an gue freddo q ue;;t a sit uar.ione diven ta presto u n mo t ivo per ascoltare co u attenz i-0ne v i vissi ma l'a.v v ici na. rsi di ogn i obice, e calcolare se e~ploderà vicino o lontano : e d iet r o quest o pensiero, in evit a bilmente, ne a pparirà un al t ro: cioè a di re qua nti s econd i passeran n o prilll>\ che egli sia fatto a pezzi. U n 'ora o du e d i qu es to sforzo me ntale è più d i ciò che molt i possono sop portare senza mos trarne gli effett i. Anche l'essere p iù flemm a tico può uscirne affaticato e debole, come dopo u ua g iornata di pesante lnvoro; m en t re per i p it'I impressiona liili, t a le sforzo m entiile è quasi insop;>or tabile, spe, cialmen te se l'hanno già provato prima, e a e r ima ng ono scoss i in modo e viden te, a nche se non del t utto fiaccati. E' impor tan t e prender nota d i que~t a d i ver.~itò. d i e ffett o su differ en t i individui egposti a llo stesso s hock. Qualcuno so pporta giorna te d i a s i,ri com ba t ti menti, con settimane d i trincea e m a t tuti ne e se rali pro ve di canuoneggiamen t o se nza a \·ern\' tor t o un cnpello ; pochi, veramenLe, n on son buon i a r i prend ere il loro posto di combattimen to; e mo lt i di p iù, s cossi e tu r bati in prin cipio, r iescono ad aggueri rs i nelle contin ue prove fi no 1t d i,en ire insensibili ai risch i e agl i orrori che li c ir co n,hno. A ltri, in vece, 11011 res iston o. E videntemen t e e.d um1ue lo s forzo, per quanto g rnve, uon è l'uni~o fatt or e causale delle neurosi traumatiche. P rendi a mo, a d esempio, il s eguente cnso, q u ello di u n soldato, la c ui esperien za al fuoco fu bre vissima .


RIVISTA DI N~; VROPATOLOGIA

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Caso n. 1. - Il paziente dopo essere state, ptir q ualche settimana in Francia, dove il suo battaglione completaya la propria istruzi one, passò due not ti, che furono quiete, nelle trincee di riserva. Il giorno seguente, come il suo plotone muoveva verso la retroguardia, una granata esplose lì vicino, ferendo dive rs i uomin i, senza ucciderne nessuno. Egli s tesso rimase incolume, quantunque eg li creda che un po' di t er ra, sollevata dall'esplosion1>, lo abbia colpito a l braccio destro. I n ogni modo, nel ritornare al suo a ccantonamento, trovò che la s ua. mano destra era debole, e la. mattina appresso notò che aveva perduto l'uso del braccio stesso. Qu11,ndo tN se ttimane più tardi egli fu esaminato, il braccio era paral izzato, e mostrava involontarie contrazioni, che g iungevano alla. spstlla e ul lato destro d el collo. Non fu potuto accurta r e nessuna causa 01·ganica. Tre mesi dopo, le rontrazioni era no cesso.te, ma il braccio era sempre debole. E' evidente, da questo caso, che l'inten!<ità dello s hock è da misurars i in rapporto non del trauma, ma della sensibil ità dell'individuo. I l caso successivo dimost1·a che la semplice a n ticipazione di attività. bellica, può provocare una neurosi. C11so n. 2. - Il pazien te, istruito in Inghiltera, era rimasto d'un col po privo d ella vista d ieci giorni primi\ che venisse sottoposto l\lla osserva zione dell'A. Quattro mesi inn11nzi, mentre montava la sentinella ai m l\gazzini del commissariato iu foghil terra, egli era stato assalito da ?.ingari p redoni, c he prendendolo alle spnlle l'avevano colpito s ulla t esta. atte rrnndolo. Dopo u n giorno o due d i riposo, potè ritornare al suo posto, e sembrava star hene fin o nl momen to in cui si a s petta.va. di esse1·e inviato in Francia. Egli racconta che stava seduto con un amico, q uando senti una vertigine, ebhe u n soprns~altu e cadde privo di sensi. Ritornato in sè notò che la sua mente era lucida, mn che og ni cosa into rno era · oscura, e gridò all'amico : - Sou cieco I - Da Rllorn .non hit più visto che per un breve istan te i suoi genitori v•muti a visitar lo all'ospedale, e notò di esser riuscito a v ederli ']Uns i c hia rament e. All'esame, egli fu condotto per mnno nella sala di visita, e sedette, per la. m nggior parte dcll'osserva?.iooe, guard ando vagamente innanzi a sè, con l a t esta e g li occhi immobi li : il suo modo di comportarsi era certamente quel lo di un cieco, e mostro.va in verità di non vede re nien te. Nessuna causi:\ organica per i s intomi poté rin t.rncciarsi. E g li fu invitnto a lllggere dei caratteri 11ssai g rand i, poi più piccoli, poi piccolissimi, ma subitamPnte ricadde n l)lla cecità e fu conéotto via nello stes,;o modo in cui era entra to. Pa rla ndo collo specialista., egli r ichiamò l 'attenzione sul tatto, che prima d'arrnolitrsi stava i11 un'officina e che avev11 udito di re che i fabbri div':lntano spesso c iechi per lavorare nlla fucina. Questi due c11si d' ist eris mo souo s ufficienti a d imostrare che l1t natura e l'int ensità del trauma sono di seconòaria importnnza. Se, d unque, d eve conoscersi la causa di qnes_te cosi dette neurosi t rau matiche, l'atten zione deve es~er ri volt11 al tem peramento e alla personale psicologia di ogni s ingolo paziente. Perchè in uom ini espo>'ti a uu trauma fisico s i svilu pp11. la neurosi, meutre altr i, nelle identich e condizioni, ne sfuggono poco o niente i mpression11ti? La risposta a. questa domanda deve trovarsi nelle loro preceden ti a 11amnesi psichiche. In tutti i casi venuti a cognizione d ell'A. con sintom i ch e era.no più che semplici e transitori:, egli scoprì una storia di qualche primit ivo disturbo 11ervoso, leg~ero o g rave. Spesso quest11. psicopatica tendeuza e stabil ita da qua lche fatto resistente, come u n preced,m te abbattimento nervoso, impote11za sessuale, abitudi ne di tormentarsi oziosamente s ulle cose più comu11i della vita, o d i bere. I n al t ri casi


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RIVI TA DI NF.VROPATOLOGIA

esso si rivela. nelle pit't semplici manifeRtazioni d el temperamento nervoso, è cioè autocoscienza., iperau tocoscienza e via di seguito. Cosi, in una doz.zina di casi consecutivi, vennero in luce i seguenti particolari : Esaurimento nervoso qualche anno prima; carattere nervoso ed irritabile all'eccesso ; periodi piuttosto lunghi di d epressione. Nei ca-si lievi rli esaurimento nervoso riferiti in principio, non sempre si trovano preced enti ner vosi. L a q uestione della p, icolo;ia personale del paz iente va perciò considerata sotto due aspetti: e cioè, lo stato di mente nell'is tan te dell'esposizione al trauma, e le tendenze ps icopa t iche esistenti prima dello s hock. Nel momento del traum!l, sia esso della durata di pochi i.stanti che di giorni o settimane, la p n.rte ps ichicamente più importante è quella c he comprende il pericolo d i morte. Contro questo pericolo si ribella l'istinto della conservazione, impiegando come arma l'emozione poten te della paura, E quest11, non è inutile ricorda.rio, è un'emozione naturale e perciò non snidi cabile: la sua funzione, come quella della sua parte d i dolore fisico, è protettiva, suggerendo l 'immediata fuga dal pericolo che l'ha provocata. Di fronte, qu indi, alla prospet ti va della morte subitanea, la paura s piega tutti i suoi mezzi per trovare una via d'uscita, e non può esser repressa che da un più potente s forzo di volontà. Con i soldati, pili che con alt ri, è più facile man tenere i I dominio della volontà sulla. paura, in parte perché fra soldati volontari difficilmente si trovano uomini timidi, e poi perchè l'istruzione milita re s i svolge appunto familiariz. zando le recinte con i rischi e i pericol i, ma, più di httto, perchè il loro criterio professionale è rivolto a che la paura s ia soppressa ad ogni costo. Per qualche tempo la media delle truppe istruite, ufficiali o soldati, riesce a cont rollarsi senza difficoltà., ma coloro C'he hanno precedenti di dis posizione ner• vosa, t roveranno il còmpito sem pre più grave ad ogni nuovo conflitto di sentimenti, risu ltando vittoriosi soltanto a prezzo di nn aumento di energia nervosa. Sforzi relativamen te insignificanti, che prima passavano inosservati, cominciano quindi col tempo ad impressionare il solda to, perché viene il momento in cui que;;ti non può negare a sè stesso di aver paura. Con questa constatazione le loro difficoltà aumenta.no. s pecie nel caso di uffic iali, i quali [comprendono eh ~ il loro valore ùi combattenti è di esempio ai loro uomini. Cosi ognuno d i essi vive nella, co~tante a nsie ti1 di tradi re i suo i sentimenti a quelli che gli sono intorno : es ; i invidiano il calmo contegno deg li nitri, senza pensare che questo può essere s imulato deliberatamente come il propr io. Cos i non tardano molto a convincersi che chi li circonda cominc ia a notare in loro ciò che è ancb'e t roppo evidente a. loro stess i: e allora non possono più scncciaro il pensiero di essere sorvegliati per i loro a t ti di nervo;;ismo, e rriticati qmrndo non son presenti. A t utto ciò essi reagiscono in una manie ra :così comune, c he s embra quasi inevitabile, ed allo scopo di dimostrnre indifferen z» al pericolo, cominciano deliberatamente ad es porsi ad inutili risch i. Lo sforzo per rompiere atti di q uesto genere è certo iDtenso, e l'i-nutile s ciupio della propl'ia volontà , accompagnato com'è da g iornate fa t icose e notti quasi del t utto in;;'>oni, non può che a ffret tare l'imminente cata~trofe. P er qualche tempo ancora, t u ttavia, i l sofferente si s fonen\ d i a pparire composto ogni volta che si t ro vi in compagDin, quantu nque nella solitu,line i suoi se ntimenti lo dominino, Q w,rnlo l',,m eq;ili vulit.i va. ù i uu u u1110 :sia ><hd ,ii l ugu ratH fi n o a que ·to punto, non è n eces8nrio lo sco ppio di grosse g ran11,te per comple tare il suo disfacimen to.


RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

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In un caso interessante osservato dall'A. un pazient e, che aveva a ssistito a molti combattimenti, e che aveva a cquistato fl nche troppa famili ari t à per esper ien z a con scene emozionanti, rice"ette un ord ine, p er l'esecuzione de l quale avrebbe dovuto esporre le. vita a qualche pericolo uon mol to serio. Egli tentò ogni sforzo per adempiere l'ordine, m a (e son parole sue) « le s ue gambe assolutamente rifiutavano d'obbedirgli, e presto perdette i sens i "· N on t utti i pazienti giungono ad un tal grado: solo la magg iora nzA. di essi v:L di male in pegg io da uua s ettimana A.ll'altra, fìu chè d iventa incapace di un ul ttlr io re ser vizio. Una volta- a vvenuta la debi litazion e, o subit,rnea o grndunle, i sintomi pr imi eramonte menzionati variano in differenti casi, o nel valorizzarli s i viene alla quest.ione delle prees istent i ten den ze psicopatiche del!' infermo. Si può s t a bilire che i sintomi sono l'espr essione di peculiari condizioni p sich ich e, le quali non ha.uno in generale niente 11. che v eder e con la guerra , ma che probabilmente rimo n tauo i~ molti anni .indietro : la viva parte<' ipnzlone ai èom battimenti, che richiedono sforzi illtensi, non fo. che dare, per dir cosi, il tra collo. La stretta relazione fra i sintomi e la preceden te 1rnamnosi psico-nervosa, è ben l umeggiata nel seguente caso, che incidentalmen te può cousiderars i come un esempio di cura. per auto-suggestione. Caso n. S. - Il paziente stava 11ddestrando un cavallo assai focoso, quando il rombo inas p ettato dell'artiglieria Il vicina, fece sc1utare il quadruperle, ed egli cadde battendo con la scb iena s ul t erreno. Non r iportò alcuna lesiono, ma rimase str anamente scosso in proporzione alla grnv ità del l'acciden te, e dopo un giorno o due cominciò a perdere l'uso di una. gamba. Alla v isita egli domandò se la gravità. dei suo i s intomi potev ano es, er considerat i come il riflesso rii un accidente qua.si simile accadutogli qualche anno prima, qnando egli si t rovava. in paes i l onta n i, prendendo parte ad una riv olta locale. Con pochi compagni egli fugg iva a cavallo per i sentieri d'un mon te, inseg uito da un corpo dell'opposta fazione, q u a n do una fucilata colse ed uccise il suo cavallo, il quale, n el rovesciars i. lo gettò violen t emente conti-o lo s pigolo di un masso, s u cui battti con la schiena. Il dolore fu C-Osl intenso che svenne: qua ndo ritornò in sè senti di esse r pnrn.lizzato in entrambe le g a mbe. U no d ei suoi comp1tgni era rimasto con lui e lo p ortò in un luogo nascosto fra lo rocce, ma alla fine di parecchi giorni egli era a n cora qua.si il'.lcapace di muovers i, e siccome l'amico ri fiutavn. di abban donarlo, egli cominciò seriamente a pensare di uccidersi col revolver, pe r lasciar li bero il compagn o. E gli ave va fatto prat icamente questo proposito, quando scope rse che p oteva muo17ere i pollici d ei piedi, poi le gnmhe, poi le g inoccb in. e finalmente i fia n c hi. Potendo infine r eggers i in sella, l'avventura fini sen za altre con segueo ie. Egli aggiuns e di avere sentito n !lrrare, mo lti anni prima, che on nomo ch e si rompe la sch iena rimane para lizzato alle ga mbe. Conia vedesi, è necessario investig are l' individuale ps icologia del paziente. cosa cl1e può esser fatta soltanto per psico- analisi . Sa.rebbe erroneo presumere che que~t i pazien ti possau o esser In.sciati semm a lcuna cura; occorre invece dare a d essi un r eale aiuto in quas i t utt i i ca~i. Il t r a ttamento durante lo stadio più acuto del mitle può co;ii riassumersi : ri poso fisico in letto, quie te mentale e buon nu trimen to. Se al paziente può da rs i una camera a sè, t nnto meglio: ciò lo protegge dalla curiosità di ascoltare le conversa zioni, spe~ie r ig un.rdo a lla g uerm ; gli concede la solitndine per abbandonarsi ai suoi sen t imenti, e, pi ù tardi, q u nurlo il suo CRSO cade sotto le indagini mediche, lo l ibem dai ciarloni che trov1rns i negli altri letti


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RIVISTA DI XE\"ROPATOLOGIA

vicini e che esercitano senza volerlo una inlluenza nefasta ad una franca discussione. I rumori di ogn i gene re, dentro e fuori la stanza, sono mal tollerati e dan11olli, specie se inas pettati, perch è ricbi1\Jna no alla mente le spaventose esplosioni degli obici. Non è diflicile che la quiete mentale r invig orisca quei pazienti le cui facol tà furono depresse : il semplice sforzo di ·ricordarsi non è scevro di faticR., e il loro potere di concentrazione non permette ad essi che di leggere poch e linee, e di srri vere brevissime lettere. In principio, a nzi, e~c::i dovrebbero esser lasciRti a loro stessi, senza tormen• tarli nella. raccolta dei dati clinici, e scn;,;a stancarli con conversazion i. e; vero che, lasciandoli soli, si dit libero corso ai loro pensieri, ma da principio ciò non si può eviti,re, e<l essi de,ono a c:: pettar~i di pass:lr e notti senza riposo, turbati da vividi sogni, per cui anche i sonniferi non sono che un palliativo. Quasi subito, però, i loro sintomi diminuiscono, ed e~si migliorano sotto ogni r ispetto, giorno per giorno, per una settimana o più. Il decorso susseguente è variabile. Quelli con s intomi più leggeri p ossono lasciare il letto in pochi gion:ii, ri cupernndo ~rndualrneute la loro energia fi oche in una settimana o due possono andare a godere la quiete deila campagna o il mare: e in a ltre sei settimane saranno facilmente in condizioni, da ritornare se non proprio ;,Ila fronte, da essere a<libiti a lu.vori meno faticosi . I rn~i che hanno questo decorso soddisfacente non sono molti. I più dei pa zienti bi~ogna tenerli a lett o per tutto il periorlo di cura o almeno per tre o quattro seUimane, e.t a nche più, ed inoltre, con due o t r e mesi, successivamente di v itn trnnqnilla, me11tre i più grad sono in ~apaci di fare la più piccola cosa pPr mesi di seguito. i·: dn rilova1·<ii ancora che durante la maggior pnrte ,lella conrnlescen;,;a. ogni !•forno fisico o mentale, che oltrep:lSSi lo strettù limite di ciò che può sopportare il paziente in quel momento, sembra riportarlo di un passo i11dietro sulla via della guarigionP. L'attenzioue quiurli dei medici curanti de\·e volgersi ad ognuno di quei sinton!i neurctici che ~ono stati notati, i qunli però, n elln maggioranza de i casi, sono troppo in,;ignificanti per richiedere un'analisi sistematica. Anche uei casi più evidl'nti è dubbio se. a metil di una. grande guerm, si possano sottoporre a un corso di psico~ernpia uomini allenati mil itinnwnte, quando, senza questo trattamento, es,i so110 capaci di ac!c-rnpiere .~bbnst1111rn bene il servizio sedentario. Di coloro che rinrnngono dc l,iliti.ti per la seconda volta (e queste ricndu te son frequenti) è facile che In magg ioranza ric hieda un trattamento razionale. Nel ri<:orda1·e que~ti casi d i recidirn si sollC\"a la questione del prematuro ritorno dei pazien ti all:t fronte, ciò che in qu1tlche caso ~i verifica solo perch è il paziento può presenta rsi con aspetto fisica!llente buono. ]Ifa ciò è ben lungi dalla verità e le conscguc·nze di mandare sulla linea del fuoco uu invalido coi nervi ~cossi son troppo serie per essere trascurate. I11t"atli per l'infedeltà della sua memoria (u no degli ultimi s intomi a sparire), egli può dimenticare di p ortare altrO\'e degli ordini, o dimenticarli q11ando li ha portati, provocando µe r 6no l'ins ncce~~o d i un pi11110, collle pure in una critica situar.ione il suo esempio può comunicare a chi gli sta in ton10 l'irresoluzione o qtrnlcbe cosa di peggio, L'esperienza che oggi si ha sulle n e vrosi fa nascere la neces~ità del pro\"vedimento di 110n r imandare ogui indi viduo sofferente per shock ne1T0So sulla. linea del fuoco . Questo pro ,·,·e<limento, se non e as.ioluto, è però acce ttato da molti ufticiali rimasti impre:;:sio1111ti dal marcato detniorameuto e qualche volta dalla


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perdit a completa del valore combattivo degli ind ivid11i ri tornati alla fronte dopo una co nvalescenza di nevrosi. D'altra parte iu q ualc he caso, e forse nei più, la lentezza della convalescenza dipende da una naturale e s pesso inconscia resistenza al pensiero di ritornare alle spaven tose scene della guerra. Se la causa di q uesta ansietà. venisse rimossa, la guarigione del paziente si.rebbe più rapitla, e facil· mente egli s arebbe c1tpace di lavorare efficientemente nell'interno d el paese o sulle retrovie settimane e mesi più efficacemente d i quello che egli potrebbe fare iinche con un grande S!orzo, conscio di dover rias,rnmere i l suo posto d i combat~imento.

I. p

RIVISTA .DI CHIRURGIA DI GUERRA L. CASTALDI. - Aloune oonlidera.zionl sufftmplego del feriti in guerra. (Rivista critica di clinica m edica, n. 6, lUlG). L'A., a vendo· do vu to visi ta re molti feriti della nost ra guerrn per giuclicine se essi pote\·ano o no essere ri manJati alla fronte, ha pa rticolarmente preso in considerazione 2000 fer iti guari ti e atti I\ riprendere il loro postl.l in prima linea, raccogliendo su cli loro not izie interes5auti, c he r iteniamo u t ile r iproùurre e,;tesamente. Infatti uno d ei problemi più importan t i per un esercito e quello che ri ilette la riutilizzazione dei feri ti, specialmente dato il loro numero ingente. Stat istiche complete an <:ora non si ha nno; solo l'eserC" ito ioglc;;e ha nn11 unciaLo uftic ialmente, a varie riprese, il numero delle sue perdite; a l !:> dicembre l!Ho (ultimo comunicato), dopo 16 mesi di guerra, s i aveva110 su tutti i tea t ri della g uerra 110,92:1 in g lesi morti, d i cui 73G l ufficiali, e 338,758 fe riti, di cui 13/ìG5 ufficiali. P er alcun i altri ese rciti sono vennte notizie frammen tarie o calcoli giornalistici approssimativi, di molto d u bbio valore: per il nostro esercito finora non e stnto puhblicato a lcun dato, e nemmeno l'elenco dei morti, come s i fa in Germania. Data la v11stità delle perd ite, si' .iomprende qua nto into1·es3i poter impiega.re nuovamente il moggior n umero possibile di feriti. L'ideale di una statistica sarebbe il pote r stabilire quan ti sono i feriti riutilizzabili, ma dati comple ti sarà possibile ave l'li solo aliti fine de lla guer rn. Sono per ora im portanti le c ifre che Berti llon, direttore della s tatistica medico-chirurgica. dell'esercito fran cese, ha rec.,ntemen te pubblicnto sullo. mortalità. dei soldati feriti o malati negli ospedali militari francesi. Su 100 soldati ri coverati, 98 sono guariti e 2 morti ; più esattamen te, la mortalità. vi è del 18 p. 1000. Dall'esame dei fer iti visi tati dall'A. sono ded ucibili dei dati riguardo al ttmpo in cui i feriti possono uuovameote fa r pnrte d'unità mobilitate; parte


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RlVTSTA

or CHIRU RGIA DI GUERR A

questa del problema del!' impiego dei feriti non priva d'importanza, data la continua richiesta di uomi ni pol logorumento prodotto dalle malattie e dagli effetti delle armi da fuoco. Non è stato invece possibile all'A. da questo esame dedurre cifre che riguardino il per cento dei feriti utilizzabili, in quanto sarebbe stato necessario conoscere quant i feriti vi furono in molte unità combattenti e quanti di essi sono ritornati nelle stesse unità; dati questi che non è possibile raccogliere nè negli os pedali, nè nelle unità stesse, per i pas:Saggi dei militari da una all'altra, ma solo da u n ufficio centra le di stat istica, e a parer dell'A., anche per questo ulti mo, compito as sai arduo, dato i passaggi sopra citati, le licenze, le spedaliz7.a.zio11i per nuove mala t tie, sopra vvenute, e tante altre complicanze d'ordine mi lit.are. P er fare questa s tatistica e calcolare il te mpo della r iutilizzazione, l'A. non bn tenuto naturalmente affat to calcolo di tutti i feriti non ancora <:ompletamente g uariti, ma che si dovettero rim,mdare, o pe rché era stato loro assegna to un periodo troppo breve di conva lescenza, o per riacutiz7.a zione delle ferite, o loro infezi one, o con lesioni che avevano prodotto paralisi, paresi, anchilosi, ecc., per cni non erano guariti dal punto di vis ta militare, in quanto il criterio della guarigione di un ferito è diverso se s i considera l'individuo come soldato. Ad esempio, ferite anche leggere degli arti superiori, e specie delle mani, po!'sono invece avere notevole importa nza per il maneg gio del fucile, e così ferite del dorso per porta re lo zaino, ecc., mentre sarebbe ro d i poco o nessu11 conto nella vita civile. Perciò I' A. non ha considernto che i fer iti completamente guariti, militarmente parlando, e a f ortiori att i a qua),;iasi impiego ne lla Yita civile. E neppure ha tenuto conto del le ferite legge rissime, che furono curate o in prima linea stessa, o iu pochi giorni negli ospeda letti da campo; ma solo di queJle più gravi che richiesero il tras porto ad os pedali di riserva e conseguenti licenze di convalescenza e anche periodi di inabilità alle fat.icbe di guerra. Sul qual punto egli nota che, diversi essendo g li l\pprczzameuti dei sanitari, è d iverso il numero dei giorni usufruito da ciascun feri to a pa ri t i\ di lesione; ma queste oscillazioni banno poca influenza sulle medie fat te sn un numero abbastanza grande di individui. De i 2000 feriti osservati dall'A., 1608 (80.6 p. 100) avevano una sola ferita, 268 (13 6 p. 100) due ferite, 120 (G p. 100) un numero maggiore: fino a ferite da S1>Ì pa lloUole di fuc ilu e da qunttro s chegge di g ranata negli arti di uno stesso individuo; quind i il totale de lle ferite prese in esame è di 2389. R iguardo a ques te ferite mul t iple, O!'Se furono prodotte sopratutto da schegge d i grana ta, come è oatur,d e peu.snre, d11ti g li effetti esplosivi di quei:;to proiettile ( lol casi, cioè il &:U p. 100) ; vengono poi le pallottole di fucile con 69 casi ( 17.-! p. 100): le schegge di grnna ta e le pnl!ot tole di fucile su uno stesso individuo (58, c ioè 15 p. 100) ; le feri te multi ple d a shrapnel (42, cioè 10.'2 p. 100), e quelle dn bomba a ma no (39 casi, c ioè 10.2 p. 100), e un numero esiguo di casi di ferite m nl t iµl e da pallo t to le di fu cile e da bombe a mano insieme, o da schegge di granate e di sh ra pnel, o da. p r oiettile es plosivo, ecc. Per le ferite multiple da grana.ta è fucilP osservare nel caso di schegge piccole che sinno a sedi molto ravvic inllte fra loro ; per i p roiettili della fante ria è frequente constatare che lo stesso proiet t ile colpisce in pi ù parti l' in,l ivid uo, per esempio a ll'avambraccio e al torace, a lle gu11 11ce e a un polmone, ai due arti in feriori ins ieme, e tante altre combinazioni d i t r ngitti et.e sono troppo note P iù in g en"lrn le, t u tte le, fer ite osservate dall'A. furono caus ate nel seguente modo :


RIVISTA DI C81RUR0IA DI GUERRA

Da pallottole di fucile. Da schegge di granata Da shrapnel. . . . Da. bombe a mano . . Da. pietre o altri corpi duri , Da proiettili esplodenti Da baionetta. .

879

1U8 = 48 p. 100 777 = 32.6 » 278 11.3 ,. 140 6.8 » 30 11

= =

6

L'A. ha rilevato che il maggior numero di ferite guarite è di quelle da proiettile di fucile, e questo perché, mentre le ferite da granata sono il più spesso gravissime o mortali, è anche maggiore il numero dei feriti da p;illottole di fucile, da.ti i caratteri delle guerre moderne, in cui, mentre le fanterie stanno il più. possibile riparate durante i bombardamenti, escono poi all'assalto combattendo a. brevi.~sima. distanza, contraria.mente a. quanto si prevedeva, supponendo che i. comba.ttimenti attuali avrebbero dovuto svolgersi a. chilometri di dis tanza. Lo shrapnel è un proiettile che viene meno usato, e basta essere stato, come ha potuto constatare l'A., in trincea, sotto un riparo di terra, perché sia. ineffìcA.ce; & pericoloso durantt'I gli assalti o su colonna. in marcia, ecc., ma produce ferite meno gravi della granata. Un notevole impiego fanno gli Austriaci delle bombe a mano o lanciate col lancinLombe, riroessè in onore coi metodi attuali di guerreggiare, e che producono anche lesioni gravissime, e molto spesso multiple da. schegge. L'A. ha constatato il numero maggiore di ferite guarite da bomba a mano negli arti. Quanto alla sede delle ferite egli ha osservato q ua.n to segue : Cranio e faccia. 399 tG.7 p. 100 Collo e torace 220 = V.2 » Addome . 95 = 3.9 » Arti superiori 74.1 30 9 ,. Arti inferiori. , 934 39.1 -o

=

= =

Le ferite guarite degli arti furono dunq Utl il 70 p. 100; il che sta in relazione, sia colla. loro minore gravità, sia col fatto che le t'eri te degli arti sono in genere le più frequenti. Questo dato della statistica dcll'A, concorda perfettamente con quello di Fischer e di Haga riferentesi alla guerra russo,giapponese, in cui gli arti furono colpiti dal 48.5 al 74.0 p. 100. Cosi pure dei feriti della guerm italoturca curati a bordo della nave -ospedale R egina Marghe1·ita, il 71 p. 100 lo erano agli arti . Nelle ferite del cranio, dati i combattimenti a breve distanza, sono più facili quelle da. scoppio che quelle perforanti, che non s i osservn110 che nei tiri da i 1600 a 2000 metri, o qu·ando il proiettile ha perd!uto gran parte della sua forza viva. Per questo, sebbene le ferite penetranti da piccoli proiett ili possono talora guarire senza. nemmeno intervento, l'A. non ne ha veduto tra i feriti, ma ha riscontrato solo lesioni parietali e ferite tangenziali, frequenti appunto nella guer rn di trincen. S u 189 essi osservati dall'A., 61 (32.4 p. I 00) erano d i ferite al vortice del cranio nella. regione fronto-occipita le; BS.20(1 p 100) alla or:cip1tale e 39 (20.G p. 100) alla frontale; 29 alla mastoidea (16.S p. 100) e 2-2 alla temporale (11.1 p. 100). Le forite craniche gu1trite è più facile averle, se prodotte da piccole schegge di granata; difatti l' A. ne osservò 109 casi (57.6 p. 100) contro 63 da proiettile di fuc ile (83.3 P· 100) e 17 da schegge di bombe a mano (8.9 p. 100).


3 'O

RLVISTA DI CHIRURGIA DI GUER RA

Trattn vasi di 153 ferite superficiali con lesioni solo del cuoio capelluto o lievi lesioni ossee. e ri ch iesero dai G ai 45 giorni d'ospedale (nei cnsi più l unghi o perchè er ano sopravvenute malattie). e nelle ferite della mastoide (40 g iorni circa). In media occorsero dai 25 ai 35 giorni; le ferite da pallottola di fuc ilt, dàn no le spedalità. più brevi (<l giorni) e le pii'.1 l unghe (-15 giorni) ; q uanto ali' epoca di ritorno in pr ima linea di questi feriti si ha una media di due mesi. Circa le ferite con più grnvi lesioni ossee del cranio (27 casj), fu necessario un peri odo òni 3 ai 6 mesi, d i cui dit 43 a 90 giorni d'ospeditle. De lle ferite guarite della. faccia (210), 162 furono superficiali (del mento, sopraccig lio, p alpeb re, guance, naso, ecc.) o con lesioni ossee leggerissime; e 48 con lesioui ossee gravi. L'A. ne osservò 94 (..14.7 p. 100) da schegge di granata, 66 (31.3 p. l uO) d a pallot tola di fucile, 30 (Hl.3 p 100) da shrapnel, e il resto da bomba a ma,no, da proiettili esplosivi (5), <la pietre lanciate d allo scoppio di granate, ecc. Le ferite su per ficiali della faccia da schegge d i granat a r-,lath·amente piccole rich iesero un pe riodo d i a l lontanamento <lalln fronte minore che da proiettile di fu. c ile per quanto sempr e a bbastanza lungo, c ioè dai 2G ai 66 gio rni (media 60ì, di cui da 15 a 45 di ospedale; ma le più lung he turono in genere o dn schegge con ferite multiple o con com iln.nti ad altre fer ite del corpo : alcune da proiettile di fu. cile richiesero anche òa 4 a più d i 5 mes i, perchè con t ragitto mul ti plo (es.: guancia e npice del polmone). Quelle con grnvi lesioni ossee (dello z igomo, dei seni. de i nlascellnr i, della bocca, ecc., o da proiettile esplosivo) r ichiesero d!l GO a 160 giorni, con una media d i 105 g iorni, di cL1i JO J 'ospedale_. L e feri te degli occhi o r ichiesero il provve· d imento della r iforma o i l passaggio a sen·izi seden t ari. Le fer ite del collo riscontrate da ll'A. ftirooo nssai poc he (2(i)1 data anc he la loro gravità, sebbene in alcun i casi non diano gravi con seguenze quantunque abhiano direzione tale di, non crederlo quas i possibile (7 ca~i contro 19 di ferite superticiali). Di essi, 9 furono da pallottola di fucil e (34.5 p. l Où), altrettanti da grl\na ta e 8 da shra pne l. L e g rav i r ich iese ro da 80 a 150 g iorni (di cui uu m ese d'ospedale): le leggere ci r ca d ue mes i. A lc uni indi vidui avevano ancora il proietti le in permanenza. L'A. ha o-;~er vato inolt re G6 casi (J3.5 p. 100) d i ferite non penetranti d el tor nce, e 129 penetranti, di cui 18 cou proiettil e ine~trn tto (9.2 p . 100, e lll (56.5 p. l ùO) coD lesione d i uno o di entramhi i polmoni. L a grande 11111ggioranza fu rono (1H13) da proiettile <li fucile (t3.5 p. 100) e solo 21 da sch egge d i granata ( 10.8 p. 100) e 10 (O p. 100) da s hrnpnel; c iò pe r i g l'à.vi;;s imi l'ffetti delle s chegge di granato., a meno che non s iano molto piccole e con poca forza vi vn, i11 modo da produne fèl'it e superficial i più ;:pesso che i proiettili d i fucile. È cer to che le ferite dei polmon i n on sono tra le p iù grnvi; esse guariscono facilment e, o secondo alcuni tanto rapidamen te che t ali fer iti vengono dimessi dopo 10 giorni. Ciò però, collle afferma anche il Bul'ci, è esagerato, dopo s pecia lm ente l'insorgere di com pi icanze gravi. I feriti curati dall'A. richiesero da i 45 ai 05 giorni (mcùia 31) di allon ta n amento dal la fronte, con spedaliià da 2G giorni n el cac;o pi ù b..-n igno a 70 g iorni (media ·U). Le fe rite uon penetranti, o furono lieds:si111e guarnndo in pochi giorni, o se con lesioni ossee (spe~so str isciarono lu ngo una cost!l, o furouo muscolari del dors o a l u ngo tragitto, ecc.), richiesero da 80 a 145 giorni, ,·on due mesi in Uledia d'ospedale.


RIVIST A 1Dl CHIRURGIA DI GUERRA

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Nell'addome l',L ha notato postnmi di lesioni sv11rin.tissime1 da leggerissime a gravi di visceri, o della regione lombare in complesso furono porhe (ll5), data. la loro gravità, specie di quella da grosse s chegge di granata, o per le com plicanze mortali, ecc.; infetti ques.te ferite guarite furono 12 da scheggia di granata (12.6 p. 100) e invece 23 (76.8 p. 100) da proiettili di fu cile; inoltre pochi casi furono prodotti da bombe a mano o da shrapne l. Dividendole in leggere e gravi, sia dell'addome anteriore che delln. legione lombare, occorsero da pochi giorni pe1· q uelle (12) leggerissime superficiali, in genere dn piccole schegge, a 50 giorni con ~O di ospedale per le mu,;;colari leggere della regione lombare 18), pur sempre muscolari, r ichiesero un tempo maggiore, e.ncho pei· ragioni mili tari. (i mpossi bi lità e. portar pe3i, za ino, giberne, ecc.), cioè circe. 5 mesi, di cui 2 d'o~ped:ile. Le fer ite gravi dell'addome guarite, che l'A. ha notato (47), furouo quR.si tntte per penetrazione di pallottola .di fucile, invece che di schegge di grana,ta; furono casi in cui o si intervenne con esito felice, o iu .cui si era chiusi, spontaneamente la perforazione, o pt>rchè il proiettile passò senza ledore visceri impor tnnli ; richiesero da 00 a 163 giorni (media. 129), con spedalità da 37 a 75 giorni (med ia 551. Egli ha. os!'ernto ancora 141 casi (10 p. 100) di ferite delle spalle senza lesioni polJJ}onari, 215 alle brar.cia., di cui 110 a l deltoide, 4 7 ai gomiti, 115 all'avambraccio; al carpo e metacarpo 101 casi, e 12Z ferite delle dita d elle. mano. Furono p.rodotte d a 366 pallottole di fucile (·1 6 p. 100), da 255 schegge di grnuate. (30.4 p. 100), da 83 schegge o pallottole di shrapmil (11.2 p. 100), dn 54 schegge di bombe. a mano (7.4 p. 100) e da pochi frammenti di pietra. o simili (7J, e meno (6) da proiettili esplodenti. Le ferite della spalla muscolari r ichiesero unn media di g iorni G7 {nlcune p<! r• ,c hè complicate ad altre malattie, o ad altre ferite fino a 163), d i cui in media 32 giorni d'os pednle; quelle con lesioni ossee -J.U giorni d i osperJa.le e 120 in to• tale, compreso il periodo susseguente d'inabilità, dovuto alle difficoltà ai movimenti dell'arto, specie d'elevazione. Ques te più gravi furono più s posso effetto di e splosioni di gmnate. Per le lesfoni del gomito occorsero dai 58 a HO giorni, secondo se superficial i o con le iioni ossee, con medie di spedalità relativamente di 46 e 80 giorni. Per le ferite guarite invece del braccio ed avarnbraccio co11 lesioni ossee (26 p. 100) richiesero de. r.s a 175 giorni (medie. 140), di cui 70 in media d'ospe· dale; quelle del carpo e matacarpo leggere da 40 a 50 giorni (20 a 25 d 'ospedale), e le più gravi con notevoli alterazioni funzionali temporanee delle dita da 103 a 174 giorni, con media di 35 ~ion1i d'o,;peda l izzezione. L e ferite leggere delle dita guarirono completamente in giorni 59, di cni 2S d i cure ospedaliere; quelle per cui occorsero ampntazioni folnngee (d'un solo di to), o rima.s@ro anchilosi, ecc., in 160 giorni, di cui J2 di ospedale. Al bacino le ferite osservate fu rono ·pochissime (28), data le. loro grnvit:\ : occorse ro 16:J giorni, di cui 100 d'ospedale. Le lesioni alla natica (121 ferite) furono abbas tanza hmgbe a guarire; difatti, tranne le snperfìciali (med ie 58 e 24 d'ospe· dale), le altre (70) richiesero fino 11. cinque mes i, di cui solo quakhe volta, in verità, .p~rcbè erano concomitan ti malattie o si trattava di feri t.e multiple, ma iu gonere, pur essendo da proiettile di fucile (a volte trapassante ambedue le natiche) o c corsero 153 giorni, di cui solo 51 di ospo,lnle. Per il 50 p. 100 circa delle ferite muscolari della coscia e de lla gamba bast;arono 65 giorni, di cui 36 d'ospeda le; ma. altrettante abbisognarono di un tempo


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RJ\"ISTA DI CfllRURGIA DI GU E R RA

assai m11g giore anche se da pallottole di fucile, pur essendo br eve il periodo di cu rn ospedaliera; pe r le susseguenti al terazioni furJZion ali dell'arto, d olorabilità al cammino, e s i1nt!i, occorse una med ia di giorni 147 e 49 d'ospeda le. D ifatti per circa il 40 per 100 di esse bastarono 30-35 giorni di ospeda le, con una s proporzione col periodo di inabilita dovute alle cause testè dette. Se invece vi furono lesioni ossee. o furono griwissime e quindi non capitarono all'osservazione de ll'A., o s i mostrarono n.bbisognevoli d i un tem po n on molto lungo. Egl i notò specialmen te casi in cui era inte res,-ata l a t ibia, pei quali o ccorsPro da 57 a 175 giorni, di cui da uno a tre mes i d'o~pedale (medie Vf\ e 61). Furono poche, c ioò 50 s u 4\H ( 10.2 p. 100). S0mma11dole con quelle dell'arto su. periore, abbiamo il 36.2 p. ·100 di feri te degli arti con lesioni ossee, cifra c he corrisponde con q uelle ossen •ate sui feriti cura ti s ulla n ave R eyina Margher ita (46 p. lOOì, quando s i pe ns i che non si sono considerate in questo calcolo le ferite con lesioni ossee del piede, del gomito e della mano, e ch e i fer iti gravis. simi furono po i riformati o defi nitivamen te inabili (amputazioni, anchilosi, ecc.). Assai lunghe a gua r ire furono invece le ferite del ginocchio interdssan t i la rotula (97 s u 188), occorrendo l o9 giorni in media, di cui 50 d i ospedale, con cer t.a sproporzione anche qui, data ia difficolti\.,di r icupe rare regolarment e i movimenti, e le frequenti s inoviti. P er le altre superficiali furono sufficienti 60 giorni , di cui 27 d'os pedale. D11ta la superfi cialita dello scheletro d!'I piede, salvo le lesion i leggerissime che furono per ciò curnt e alla fronte ste;:sa, si ebbero quasi sempre lesioni ossee nelle 102 ferite del piede osservate dall"A.; medie generali per e;,se : giorn i 93, di cui 48 d'ospedale (un poco minori per quelle dell e d ita). Quanto· a lle cause di tutte queste ferite degl i arti inferiori, per il 48.6 p. 100 v i concorsero la pallottole di fucil e (-lo&), pel 32.8 p. l()(l le schegge di granata (307), per il 13.7 p. 100 gli shr11pnel (147) e per percentuali minori le schegge di bombe a ma no (6.8 p. 100), i frammenti di pietra; ed in fine poch issime ferite d i baionetta (5 •, che furono dovute a mu tue lesioni durante gli a ssalti, più che per effetto della fanter ia nu;,triaca, cl1e quest'arma lm poco i n onore. Dalle varie per centuali dall'A . raccolte ris ulta no corrisponders i n otevolmente queste rifere ntesi a lle cause delle ferite guarite degli arti, anche 5uperiori, e quelle delle c ttwse <l i t ulte le ferite in generale. Da quPste note l'A. r itiene che si possono dividere queste fer ite suscettiLili d i completa guarigione in due categorie: i p iù legger i da rimandars i alla fronte dopo rlue mesi e i più g rnvi dopo cinque me~i, pur tenendo conto di adegua t i peri od i di licenza, anche a scopo morale. T ra i primi sono d a porsi a n che molti fe. riti delle ossR piatte, del le articolazioni o d!'l polmone. Specialmente i p roietti li oggi usati d a lla fanteria prod ucono ferite ch e permettono una guarigione più frequente e più r apid u drgl i antichi proie ttili, sì da 1?i11sti 6care in pa r te l'npµell at ivo di « umanitari ,., c lte loro dMte i I Bruns. sebbene invece molto dipen,la dai progressi a ttmdi d ella ch irurg ia e dell'asepsi, e dn.l m iglioramento dei servizi s a nita ri militari; tanto che recentemen te venne pubblicato che i T edeschi s perano di r iutilizzare il 98 p. 100 dei feriti di guerra. Questa cifra è senza dubbio molto esag erata, ma certo è 1:he i mig liornmenti continui portati · a i ser vizi sanitari in campagna ren deranno i feriti di guerra in maggior nu mero ed in tempo più breve nuovamente a tti alla vita militare, e, quel che pi ù im por t a , a lla vit a c i vile.

c.


RIVIl'ITA D I CR IRURGIA

or GUERR A

Bulle ferite J)enetrantl dell'addome ln guerra. chirurgie, Janv ier, 1916).

QuE:,iù. -

383

(Dul. S o(·. de

L'A. ba fatto u n:. importante relazione s u 2G7 osservazioni di ferite penetranti nell'addome, rn ccolte da Barbet e Bouvet, Didier, Gatelier e Proust. Bar bet e B ouvet hanno illustrn.ta 26 casi di ferite penetranti addominali. Nel primo periodo essi s i astenev:.no, e tu tti i feriti mori rono. Poi, dopo 3 m esi, m igliorate le condizioni dell'asepsi e del!' impianto degli ospedali, hanno opemto p iù della metà dei casi. Dj 11 ferite all'addome non operate, l sola è guarita, le altre ebbero esit o letale. I 15 operati invece hanno dato 8 morti e 7 gua ri ti. Si tratta per questi ul timi casi di 6 fer ite penetranti semplici e 10 ferite interes· santi un sol viscere (6 il t enue, 3 il colon, 1 l'int estino, non ben specificato nel p unto della lesione, 1 la milza). L e penetranti semplici hanno dato 3 mort i e 2 guariti; le ferite de l tenue, 2 morti e 3 guariti; quelle de l cololl 2 morti e 1 guar ito; la ferita intestinale n on bene s pecificata, 1 morto;·quella delln mil za 1 gua rito : cioè 4 guariti su 9 feriti, o, in altri ter mini, il 06 p. 100 d i mor tal ità: r isu:tato invero assai soddisfacen te. Didier ba rncco1to per conto suo 20 osservaziolli di ferite penetraut.i addomin a li. Otto furono operate, 6 in teressarono un sol viscere (1 il fegato e la cisti· f ellea, l il fegato solameDte, 2 l'intestino tenue e 2 il crasso; due ferite a vevano l eso più visceri (l il tenue e il sig ma, 1 il fegnto e il colon trasverso). In totnle l'au• t ore ebbe 6 morti e 2 guariti, vale a di re una mor talìtà del 76 p. 100. Le lesioni intestinali hanno dato 2 morti e 2 guariti, cioè una mortalità del 50 p. 100. Oli esiti letali si eb bero per ò per cause diverse da quelle dell'operazione. I 2 gu.a riti avevano: l'uno 2 perforazion i del trasv1>rso, l'alt r o 8 perforazioni e una. sezione completa del tenue. Nove fer iti furono trattati secondo il processo di Mtuphy ( incisione e d renaggio sot topu bico), presentalldo manifesta peritonite. Sette di e ssi guarirono (guarigione nel 71 p. 100). In tre altre ferite (una. interessnnte il p olmone e forse il fegnto, una forse senza lesioni viscerali, la terza Ji,,dente il cieco e il colon ascendente) si ebbe esito letale. Gatelier ha raccol to altri 23 r.nsi di ferite penetranti addomi n ali, di cui 11 sole operat e. I 12 110 11 operati sono tu tti morti. Degli alt ri 11, due eran o ferite penetraDti semplici (2 guariti s u 2 opernti, 8 lt:dcnti un sol viscere, cioè 4 del tenué c on 3 morti e 1 guarito, 3 del crasso con 1 morto e 2 guariti, l de l fegato complicato da ferita tora cica : in tota le 6 morti su 11, i I che corri~pollde ad una mor· talità del 5-l p. 100). L'intervento fu praticato in media da 8 a 6 ore dopo la lesion e. Proust finalm<'nte ha presentato il coutrìbuto più notevole, r accogliendo 193 casi di ferite a ddominali. Di ques te, 46 n on furono operate e in 147 si intervenne. D e lle prime lesioni, S3 non fnrono operate perchè gravissime, e gli individui morirono t utti; 9 non lo furono, perchò giudicate s i.:uramente non p rmetranti, e guarirono tutte; ,I, non furono operati, perchè si di1tgnosticò che non avesser o nè l esioni inte~tinali n ~ emorragie gravi, e guarirono. Degli a.I tri 147 operati, 101 presentavano ferite pen etranti, e 46 lesioni n on peuetran t i, e ques te ultime guarirono tutte. Negl i ttltri si ebbero 64 morti (cioè il 43 p. 100). In o7 casi vi erano lesioni intestinali, e si ebbero 42 morti (cioè i l 73 p. 100 di morta lità) : guarirono 7 perforazioni del tenue , 6 del crasso, 2 dello s,toroaco. In H al tri casi infine non esistevano lesioni intestinali, e si ebbero 22 g uar igioni e 2-2 morti (c ioe il 60 p. 100 di mortalità).

P.


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RIVISTA DI CHil1URGIA DI GUERRA

C. S11.vAN, capitano medico. - Jntorno ad un oa•o 41 proiettile nel ouore. - (Alti della R. Accademia di Padow, febbraio 191G). Se di vivo interesse scientifico per la fis iopatologia e per il trattamento chirurgico riescono sempre lo ferite del cuore, particolare considerazione meritano quelle prodotte da arma da fuoco, nelle quali la permanenza del proiettile nel viscere, come nel caso illustrnto dnll'A., pur continuando ad essere bene tollerata., p erd1è può rappresentare una minacc ia continua per la vita dell'individuo, rende al chirurgo grave il probl ema circa l a opportunità di un intervento operatorio. Nel caso prese nte trattasi di un soldato di vent'anni, il qual e veni va inviato al r eparto O$Servazione de ll'o;,;pedale milita re di Padova per postumi di ferita d'arma da f'1.1oco alla fossa soprn;;pinosa del la r egione scapolare destra, ripor tata dunmte un a ssalto 1dla baiooetta nell'agosto scorso. · Colto da sincope, pare ~ lcuni minuti dopo il ferimento, veniva dal po!ito d i medicazione trasportato al prossimo ospeLlale da cnmpo, dove fu tra tten uto soltanto u::a settimana, s ino a che cessava completamente l'emorragia polmonare rinnovRtasi nei primi giorni, in grado però sempre modico. Mancando ogni no• tiz ia da parte dei medici curanti circa il decorso cli11ico, l'A. si è attenuto esclusivamente alle in for mazioni che il P. era in grado di fornire; dalle qua li risulte· r ebbe ch e il suo stato, supernto il breve periodo sincopale, non fu mai grave, s enza p redominio di sintomi di lesa funzionalità cardiaca, nè gravi complicanze, se si eccettua l'emoftoe a carico dell'apparato re~piratorio; al dire dell'infermo i fenomeni più grnvi ed insistenti consi:itevnno in dolori alla spalla colpita, che si accentua vano nei t entnti vi di rnovimento dell'arto. La ferita ebbe decorso regolare asettico, in guisa dn essere completamente cicatrizzata dopo una quind ici na di giorni; le condizioni generali presentarono un m igliornme11to uniformemente progressivo e rapi do, tanto che dall'ospedale di riserva, dove e ra stato t r asfe ri to, considerato comple tamente guarito veniva in• vinto in famiglia con licenza di soli 16 giorni. È individuo d i costituzione regolare, ben nutrito, per nulla preoccupato e sof. ferente; accusa soltanto ancora debolezza all'arto superiore destro e qualche dolorabilità alla spalla, quando lo solleva oltre il p iano orizzontale. Presenta all:i metà in te-rua della fossa sopraspinosa destra una cicatr ice rego. Jarmente elitticl\ ne l senso trasvers.. le, alqunnto sollevata, indolente, aderente, estesa nel magg ior d iamet1·0 per circa 3 cent imet ri. M1\llcaudo ogni foro d'uscita, nel dubbio di permanenza del proiettile (l'esame rad iosco pico eseguito n e ll'o:;pedale di riser va era risultato negntivo). l'A. ba proceduto alla ricer ca con i rnggi X, e con vi va sorpresa ha notato un proiettile di fucile, t ot almente compre~o n ell'ombra cardiaca, i l quale n ell'osservazione an teropos te r iore a ppariva localizzato n el terzo infe l'iore del cuore, su bito n, sinistra della linea medio-sterna le obliquamente ri volto vtrso la punt11, indipenden te e ben dis tinto rlall'ombrn diaf'ram nrntica; mentre n ella roentgenscopi n tras,ersa lo si osserva obliquamente d is pos t o in basso e nllo innanzi ;;econdo un ango lo di -Hi0 circa, sempre compreso inte ram ente n e ll'ombra ùel cuore, di cui occupa In reg ione ventricolure nel terzo nntc r o-infer ior e, ~enza oltr epass1trne i confini. D etto proietti le presentava escurs ioni ri tm icl1e a tipo pendolare, abbastanza estese, sincrone colla rivoluzione del cuo re, col qua le conserva 1·apport i cos tanti e fi ssi, an che quand o con esso si sposta nella respirazione e coi muta~enti di posizion e del tronco.


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38ò

RIVISTA DI CBIROROU. DI GUERRA

La radìogratia e l'esame radiostereoscopico confermano la sede del proiettile nel viscere, di cui si ammette, con ogni ptoliabilità, interessare il ventricolo destro verso le. regione del setto. L'esame obbiettivo del cuore, ri petnto accuratamente dall'A. in tempi e condizioni differenti, nulla di notevole mette in evi,leoza, se si eccettua che il io tono si ascolta poco netto in tutti i focolai, al qual fatto però l'A. non è autorizzato ad attribuire speciale significato patologico; il polso si mantìece di frequenza normale, ritmico, ve.lido, con tracciato regolare; la press ione arteriosa oscilla entro limiti fisiologici. Le. funzione cardiaca, anche in seguito a sforzo protratto, non si rileva insufficiente nè in alcuu modo turbata. Il ce.so osservato dell'A. merita di essere reso di pubblica ragione, non solo per la rarità delle ferite con arrivo e permanenza del proiettile nel cuore finora registrate dalla letteratura, seguite da guarigione !>pontane& ed illustrate per mezzo d ell'esame roentgenologico, ma ancora perchè esso costituisce una prova di tolleranza dell'organo cardiaco verso i corpi stranieri, sia che nel caso concreto il proiettile ne abbia attraversato la parte posteriore, e con probabilità il setto interventricolare, contraendo quindi rapporti col ventricolo destro, sia che nella cavità di questo sia pervenuto seguendo la via dei grossi vasi che nel cuore destro immettono, e cioè trasportato dalla corrente centripeta della cava super iore incontrata e lesa lungo la sua t raiettoria, ovvero, evenienza più probabile, attraverso l'arteria polmonare di destra. Nell'un caso e nell'altro l'A. crede di potere con ogni verisimiglianza ammettere, che per processo reattivo da parte del connettivo interstiziale o per organizzazione di trombi rivestenti il proiettile nella cavità ventricolare, esso resti escluso e reso pressocbè ormai indifferente alla funzione e alla meccanica circolatoria, in maniera che non è il logico ritenere che la tolleranza di esso possa protrarsi per tempo indefini tamente lungo, senza che coruplicanze miocarditiche, emorragiche, emboliche, ecc., possano avverarsi. In tal caso l'A. ritiene giustificata ogni considerazione sull'indicazione e<l opportunità di un intervento operatorio, sempre invero serio e grave, il quale, qualora fosse effettuabile, tenderebbe a prevenire pericoli e danni, che forse non si verificheranno mai.

c. V ALTER. -

La trapanazione d'urgenza nelle terlte penetranti del oranlo.

(La Presse Médicale, n. 8, U.116).

L'A. riporta una statistica di 81 lesioni penetranti del cranio, frutto di un anno di pratica, delle quali 20 complicate a frattura completa della scatola cranica, con imponenti emorragie e fuorius.:ita della sos tanza cerebrale, in cui non fu possibile alcun intervento e 61 operate entro un massimo di due giorni, t ranne un caso ir,. cui fu praticata la trapanazione dopo quattro giorni, non ess,;ndosi potuto trasportare prima di quel tempo all'ospedaletto il ferito, rimasto impigliato in un reticolato di ferro. Delle 61 ferite in cui fu praticata la t rapanazio11e del cra11 io, 9 ebbero esito letale (S casi di gravi fratture e 6 di ferite penetranti per lo più infette) e 62 esito di guarigione. Di queste, 20 guarirono per prima intenzione, essendovi stata penetrazione della sola parete cranica, con ematoma sotto durnle; 27 ferite pene15 -

Glo,··n ale di med icina miltla,-e -

Fase. V.


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BIVISTA DI CHIR URGIA DI G UERRA.

tra.n t i con lesioni delle meningi e delrencefnlo gt1arirono, in lo casi completa.mente senza com plicazioni locali o nervose, mentre negli altri si ebbero postumi di a fasia, emianops ia, e miplegia e monoplegia (7 presentarono scheggia di obice e di proiettili intracerebra.li, di cui 3 furono estrl\tte senza. difficoltà) e finalmente 6 ferite tangenzial i non penetranti guarirono perfettamente. Circa la tecnica della trapanazione d 'urgenza, l'A. ricorda che la pennellatura con tintura d i iodio è il metodo più rapido e s icuro di disinfezione, da pra.ticarsi dopo l'insaponatu ra, il t aglio dei capelli, il disseca.mento del cuoio capelluto. Se la feri ta. è ampia, la sede s tessn. indica il luog o dell'incis ione, se è piccola, conviene fare un lembo cutaneo periosteo quadrilatero, mol to grande. Per l'emostasi l' A. è ricorso alla com pressione con pinze del Pean o del Kocher o con pinze a T applicate s ull'orlo d el lem bo: per gli interventi sulla volta s'è servito del laccio d 'Esmarch applicato all'altezza della regione fronto-temporaJe. Per la resezione ossea l'A. ha sempre usato la pinza sgorbia. nelle ferite penetran ti e negli altri c11si ha praticato uno o due orifici con la punta del Doyen. Dopo lo s vuotamento degli emato mi, quasi costanti, l'A . attraverso la larga breccia ossea es plora la dura madre: se è intat ta, è meglio attendere per l'incis ione; se invece è lac-.erata o perforata, si deve svuotare la s os tanza cerebrale, mis ta a s ang ue, ed esplorare prudentemente colle dita il tess uto nervoso per r.ccertare se esistono sc heggia d'os•o o framme nti di proiettili: quando è possibile, è bene far precedere all'i ntervento lA. radioscopia e la radiogrn 6a. L'A. ha sempre pra ticato la sutura della dura col catgut fino, anche nei cas i in cui la riunione non era completa per lacerazione della meninge, e previa reg olarizzazione dei marg ini ha suturato con seta le feri te, in 26 casi senza dre· n nggio, e la cicat rizzazione è avvenuta. senza complicazioni. Se si deve drenare, egli consiglia un fascio di 20-30 crini di Firenze, e non i tubi di cautciù che si otturano e s i appia ttiscono facilmente so tto la medicatura compress iva. Nelle ferite penetranti con lesioni dei seni venos i, in cui l'emostasi ~possibile solo col trapanamento, ricorre a gli s t ue lli di garza, im bibiti d'alcool iodato o d i t intura di iod io. F ior.l roen te l'A. consiglia d i fare le medicazioni post-operatorie ogni due giorn con aseps i r igorosR, a sportRndo i crio i di drenagg io dal secondo al quarto giorno e i p u nti d1 sutura c utanea a ll'ottavo. P er evitare emorragie sotto il lem uo è oppor tu no ricorrere a medicazioni com pressive. Riassumendo : l'A. ritiene che sia una prat ica dannosa non trapanare in cas o d i ferita penetrante del cra n io, special mente se si è in presenza di ferite in cui la les ione non s i li mita all'osso, ma sono colpi te anche le mening i e l'encefalo. Ed è pure dannoso non trapanare negli al t ri casi, poichè il tavolato interno può essere leso anche se l'esterno è intatto, e la più piccola. lesione di questo tavolato dà. per lo più u n ematoma che n ulla fa sospet tare Occorre inoltre operare d' urgenza ; donde la necessi tà. d i inte rvenire quanto prima è possibile dopo la. lesione e d i opera re nelle uni tà san ita rie d i prima l inea. D'alt rn parte si deve ope· rare largamente, senza las(:iar nulla d' inosplora to, ma non preoccupandosi di e~trarre t u t ti i proiettili intracerebra li, s pecialmente i piccoli, che s pesso sono bene tollera t i ; è necessario ancora dre11are il meno poss ibile e chiudere le fer ite, tanto meno dovendosi te mere le infezioni, qua nto prima si opera. L'A. infine con, elude che la preco(;ità. dell'in ter veHto s is tematico è l a base essenziale pe1· il buon esi to delle ferite del cranio, più che per le al t re les ioni.

:è

c.


RIVISTA DI CHIRURGIA DI GOE'RRA

387

E. GREGGIO. - 8u &1011nl oaal 41 ohlrurgla or&nlo•. - ( Atti della R. Accademia medica di Padova, febbraio 1916). L'A. ha potuto studiare e curare molti soldati feriti al cranio e non potendo d iffondersi sui casi interessanti che si presentarono alla sua os~ervazione, vuole però accennare in questa comunicazione alle ferite tangen'linli rlella volta, ferite che se anche si presentano dapprima di poca entità assumono più tardi una ben maggiore gravità. Questo fotto già da altri chirurgi di guerra osservato è in relazione con la frattura amplia della vitrea, che segue a colpi tangenzitL!i sul vertice Donde la lacerazione possibile della dura, la infissione di schegge di vitrea n ella sos tanza cerebrale, il versamento di sangue, ecc., in primo tempo, e più tardi la possibilità di encefalite, di raccolte ascessuali. L'A. ricorda qualche caso personale interessante in proposito, curato anche a. distanza, con gravi fenomeni e vasta raccol ta di pus endo-ventricolare con esito b uono. Cli ton Deut, che ha numerose osservazioni del genere, afferma di aver consta· tato la grande predisposizione ai colpi di sole - si trattava della guerra del SudAfrica - negli individui colpiti tangenzialmente e superficialmente 11.l cranio e non operati. L'A. ritiene i n ogni modo che siano infermi che merita.no unn osservazione speciale ed abbia.no diritto a particolari riguardi.

c.

w. ORMOND - Il tratt&mento della oeoltà 4& (The Lancet, n. 1, vol. I, 1916).

ARTBUR F. HERTZ e ARTHUR

oonouanoa.e. -

Gli AA. osservano che una delle principali caratteristiche dell'attuale guerra è il numero di ca.si di cecità funzionale, dovuti alle violenti esplosioni di bombe, granate a me.no, ecc. Questi ce.si possono o no aTer determinato lesioni organiche ben definite. Generalmente il paziente perde i sensi al momento della esplosione e ritornando in sè constata. che ha perduto la vista. All'esame egli presenta gli occhi chiusi con le palpebre in continuo moto: queste offrono una certa resistenza quando si tenta di aprirle, e una volta divaricate, i g lobi si mos trano ruoto.ti in su, cosi forzatamente che le pupille sono invisibili. L'informo prova una gran difficoltà a gua rdare in basso e si lagna di dolori e di fotofobia, apparendo a s~ai stanco dopo l'esame. In molti casi è stata nòtata l'accelerazione del polso e anche il sudore: la fotofobia non è però realmente influenzata dalla luce, percbè pers iste anche nella penombra. Questi pazienti non si comportano come i veri ciechi, ma anche sorveglia.ti per intere settimane, non tralasciano di andare a wnto ni : essi sono, senza dubbio, fisicamente ciechi. L e pupille reagiscono normalmen te tl il fondo oculare non mos tra un cambiamento definitivo. Non è difficile distinguere tali pazienti dai simulatori, perch.:. e~si presentauo lunghi periodi di reale angustia mentale e di serio sconforto. QL1esti casi variano molto nella gra,ità: alcuni gunri~cono rapidamente, a ltri sembrn1.1 0 in,ece axere un decorso indefinito, se non sono trattati, o se trattati senza succ:esso. Ogni indugio nella cura nei primi momenti pregi udi ca enormemente la prognosi.


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lll VlSTA DI CHIHCJRGI A 0 1 GUERRA

Nei rrim1 tempi de lln guerra queste affezioni furono curate in vari m odi, ma sempre invano: qualcuna d elle più leggere naturalmente guariva, ma soltanto malgrado la cura e non già per essa. J principi essenziali cui si informava e rano il riposo, i tonici, le privazioni o punizioni. come l'astens ione da l tabacco, l'obbligo di ri man er e a let t o o in camere d' isolamento, l'uso di calmanti, ecc., ma tutti questi me todi furono comparativamente senza effetto, finchè non fu tentata la s uggestionl:!I e l'ipnotis mo. Nell'agos to del Hll6 il dottor Ormond, quantu nque sentiss e una part icolare 11.vvers ioue per tl\l g enere di c ur11, pf;lnsò di provare il t.n.ttamento ipnoti co in collaborazione col dottor H er tz. li me todo impiegato era quello di colloca.re il paziente in una s tanzn. oscura, in perfetta qu iete e comod ità sopra una adatta polt ron e., e gli veniva s piegato ciò che si stava per tentare. Nessuno degl i infermi si mostr ò mai indec iso, me. anzi desideroso di contin uare dopo l a prima seduta. Il sogg etto aveva gl i occhi chiusi, cos icchè n on si poteva ricorrere alla a;i;ione d~Jla luce ed ali:. fissazione: ma gli veniva sugge rito di pensare a cose piacevoli, d i non occuparsi d ell'operatore, di liberare la mente da pensieri iuoppor t.uni. Allora venivano usa ti i metodi comuni d ell' ipnot ismo. In qualche pa.zieute - per esempio, nel caso n. 1 - lo s tato ipnotico era raggiunto, ma n ou in tutti. Però il dottor Ormood non crede sia necessar ia la completa incoscienza: il compito principale e di ottenere la rilassatezza della mente e dei muscoli d el pazieute, e di dominare la sua incon~cia r esis tenza. 'l'a le trattamento era cosi protratto per qualche minuto, e, une. volta sopraggiunto il sonno o la leggera ipnosi necessaria, il paziente s:ibiva une. potente suggestione d(')l'ope ratore, che s timol11.va la sua captt.cità a vedere. ad aprire gli occhi, a convincersi che egli non e ra cieco, come immaginava, ma che le òue pupille erano perfettamente integre e che la funzione vis iva era normale. Co.si di q uesta s pecie g iungouo continuamente dalla Francia e dall'Oriente, ma, come esempio, gli AA. non r iportano che i primissimi, molto dimos trat.i vi e curati tutt i, fuorchè l' ultimo, da entrambi. Caso n. 1. - Il paziente, d i 22 an n i, trovnvasi in osser vazione dietro un parapetto il 18 luglio 1916, q uando una bomb11 scoppiò contro i sacchi di terra che g li stavano dina nzi. E gli ricvrda di essere stato co lpito dal terriccio agli occhi, e di essere cadu to indietro, bat tendo coi capo. Rimase inconscio per 2( ore : r itornando in sè, constatò di essere rimas to quasi completam ente cieco, poichè n on d istingueva In. luce d11.lle t enebre che con l'occhio s inis tro. Avvertiva. i no!tre un v ivo dolore agli occhi, con 11mmiccamento co ntinuo deJle palpe bre: ere. parzie.1m.enw sordo e a c~usava iote usa ce fal e11. L a. funz ione ud itiva si ripristinò rapidame n te e i l mal di capo scomparve, ma lii condizioni del i;i am1 nou er;.no mutate, q uando gli AA.. lo v ider o per la. priw a volta i l 17 settembre. Egli e ra quas i cieco, e teneva le pa lpebre chiuse. Aprendole con forza, i globi si moHravano così ruotati i n alto, che difficilmente poteva.no vedersi le pupille. Q ualche granello di sa bbia era ancora incas trato nella congiun t ive., ma non nella cornea. Del resto non s i ebbe a rile vare alcune. i nfiammazione. L ' infermo fu pron tamen t e ipnotizzato, e n e l sonno g li fu det to che svegliand osi egli avrebbe r icuperato la vis ta. Nel momento del r is veglio la suggestione fu ripe· tuta con molta vivacit à, e allora i s uoi occhi si aprirono. Jl;gli gridò che realmente vedeva : le la g r irne gli bagna vano le gote, e cadde in giuocchio in atto di gratitudine, perchè pens ava di essere cieco per sempre e di esser guarito per un reiracolo. Quando fu osservato di n uovo, il 20 se ttembre, l'esamfl esterno oculare


RIVISTA DI CHIRURGIA DI G UERRA

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fu negativo, ed egli disse di vedere come prima dell'accidente. Il dottor 0rmond constatò che vi era opacità del vitreo all'occhio sinistro, secondaria ad emorragia retinica, manifestatasi senza dubbio al momento dell'esplosione. Non vi fu nessun ritorno dei sintomi, e il paziente stava perfettamente bene il 30 settembre. Caso n. 2. - V infermo ebbe un attacco cli cecità. in seguito a congiuntivite ca.usata da un ciclone di sabbia in Egitto, nei primi del 1916. Guarì dopo 10 settimane, e sei settimane più tardi fu inviato ai Dardanelli. Il 12 luglio una gra• nata investi i sacchi dì terra che stavano davanti a lui, e il terriccio lo colpi negli occhi. Non perdette i sensi, ma la sua vista divenne gradatamente sempre più debole, fìnchè, dopo 10 giorni, distingueva appena la luce dalle tenebre. Qualche lieve miglioramento avvenne spontaneamente, ma le sue condizioni, il 17 settembre, erano simili a quelle del primo caso: qualche frammento di limatura era ancora nella congiuntiva, quantunque non vi fosse infiammazione. 11 paziente fu prontamente ipnotizzato, ma sul momento si ottenne ben poco. Un miglioramento considerevole, invece, avvenne nei tre giorni seguenti. Egli fu ipnotizzato per tre volte ancora e potè riacquistare perfettamente la vista. il 30 settembre, ma aveva ancora un po' di fotofobia e portava occhiali affumicati, poichè non poteva fare a meno di ammiccare le palpebre, se ne smetteva l'uso. Allora fu ipnotizzato di nuovo, e gli fu suggerito che la fotofobia e l'ammiccamento sarebbero scomparsi. Il risultato fu completo, poichè tutti i sintomi sparirono il 4 ottobre, quantunque non si fosse fatto nessun tentativo per rimuovere la limatura dalla congiuntiva. Coso n. 8. - L'infermo, di 20 anni, perdette i sensi durante pochi minuti, per l'esplosione di una bomba ai Dardanelli, il 21 agosto. Ritornando in sè, senti un vivo dolore agli occhi, in cui era entrato un po' di polvere, ma la vista era. quasi normale. Durante le successive 24 ore andò invece peggiorando. Quando fu preso· a bordo della nave-ospedale, gli furono estratti granelli di polvere dalle congiuntive e fu bendato. Dopo qualche giorno chiese che gli venisse tolta la fasciatura, pensando che avrebbe potuto vederci, ma l'ufficiale medico gli disse che sarebbe stato pericoloso. Cosi bendato, durante il viaggio di ritorno, egli si convinse sempre di piu che il medico lo credeva cieco. La benda non fu rimossa flnchè l'infermo non fu ricoverato all'ospedale il 26 settembre, ove venne trovato nelle stesse condizioni dei casi precedenti: distingueva la luce dalle tenebre, ma non vedeva niente, e teneva gli occhi volti ali' insti, le palpebre chiuse e continuamente contratte. Il 27 settembre fu ipnotizzato dal dott. Ormond, dopo di che il paziente ricupel·ò la vista quasi totalmente; solo la luce gli dava fastidio ed ammiccava le palpebre, ma molto meno di prima. In seguito guarì completamente e ritornò al suo reggimento. Caso n. 4. - Il paziente, di 29 anni, venne gettato in aria per lo scoppio di una bomba ad alto esplosivo, e rimase privo di sensi per parecchio tempo : nel tornare in sè stesso poteva solo distinguere la luce dalle tenebre. Non accusava dolori agli occhi, ma presentava un continuo ammiccamento. Ebbe un leggie ro mal di capo e niente altro. Cominciò a migliorare il 10 settembre, così da rico· noscere le ombre che gli passavano dinanzi, ma tutto si limitò a quel punto, fìnchè fu ipnotizzato il 18 settembre. Si ebbe un leggeriss imo miglioramento come risultato della suggestione, ma quando fu osservato di nuovo il 20 settembre, egli disse c-he cominciava a d istinguere gli oggetti, e che l'ammiccnmeoto del le palpebre era meno marcato ; però teneva ancora gli occhi ri\,olti in a lto e quasi


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RIVI8 TA DI CHmORO I A DI GUKRBA

cl,iusi. Fu ipnotb::zato ancora il 20 e il 25 settembre, e quaud.o il 30 fu visitato, le. sua vistn era q unsi normale e il movimento delle palpebre era cessato. Il sus• seguente esame schioscopico riv elò un considerevole grado di astigmatismo miopico semplice nell' occhio destro, e astigmatismo m isto nel s inis tro. Caso n . 6 . - 11 paziente stava facendo segna lazioni il 28 aprile, quando fu sbalzato in aria e rimase in uno stato di incoscienza per sei giorni. Non prese nta va n essuna fnita e8te rna oculare, ma riprendendo i sensi non giunse che a distin g uere la luce dalle tenebre, inoltre e ro. completnmente sor do e impoten t e a parlare. Riarq ubt ò 111 fa vella in gi ug110, dopo un trattam1mto ipnotico di 16 giorni a Ply• moutb, ma la sua vi;,tR. e l'ud ito r imasern inalte rati. Quando il dotto r Hertz lo c.,am inò, il 17 sett emhre, potè farsi ca.pire soltanto gridirnrlo in un cor.no I\Custiro. Egl i t,•ne,·a le p alpe br e quas i ch iuse, costantemente in moto, r,oi globi ocula r i rivol t i a ll'insù : era estremamente depresso, poichè gli era stato detto da uno sperinlista che non avrebbe r iacquis ta to più l'udito, nè la favPlla. Non era facile ipnotizznrlo, poichè egli non vedeva e tutte le suggestioni dovevano essne grid11 te nel s uo corno 11cus tico; tnttavia il dott. Or111ond riusc) al primo tentativo Qur111do fu. \'i~it11to il 20 settembre, egli disse che la sua vis ti\ era m olto migliorata, e che npriv11 gli occhi senzR. d ifTkoltà. Era anc he più sollevato d i s p irito, par ticolarmente q uando g li fu detto che anche l' udito sarebue ritornato, poicl,ò i s uoi nervi ucui::tici e1·ano n on meno int1ltti di quelli ottici. li 80 settembre vi fu qua lche a ltro miglioramento, poicht'., egli poteva benissimo vedere ogni cosa n el lato sinist ro do:! suo campo visivo. Caso n. fi . - L'infer mo rimase inconscio per un'ora, dopo essere stato sbalzato in aria il 7 ugoslo. l\on distingueva n em meno la luce da lle tenebre, quand o r i• torn ò in sè, mR grnduu lmente m igliorò. Fu ri coverato n ell'ospedale il 22 Rgos to, d opo di che il miglior11mcnto fu p iù rapido, e alla metà di stittembre era at'i'atto guarito sen1,1i nlcun speciall'I trattameuto. Ca:<o 11.. 7. - li pa1,iente, di 20 o.mii, 11 0 11 aveva mui fatto u so del suo occhio sinistro por uu estremo g rado di iperm etropia : ma lgrado ciò, egli seppe fare in mo<lo di e ludere la visita medica quando si arruolò nell'esercito. Egli rimuse colp ito al!fL region e parietale s in istm e rimnse inconscio per q ualche mi nuto. R itornando in sè. 8i accorse s u bit<> che non vede vi\ p iù nulla ..:on l'occhio sinistro, quantuuque in po.-:sa t o av1·s~e sempre trnscurMo le confuse immagini che ved eva con detto \lCc hio. 11 lù agosto riportò inoltre una leggera ferita alla coscia sinis tra, ma continuò il suo servizio. LR f.!ri ta. non era ancora del tutto rimargind a, ed era ancorn doloro"n, qun 1Hlo, il ~U a.go,;to, fu lanciato iu aria da una bomba nd alto esplo~ivo. Allorchd ri pres,i i ~en;.i, tu po r tato viR. sopra \1na barella. Il do lore della vecchia ferita 1tttrnsse la sua aaenzion e alla gamba sinis tra, suggestionandosi di non poter camminare. I mbarcato sulla na ve, si accorse che ciò er a propr io vero, quuntunque n on presontRsse idtra ferita ng li art i inferiori. Si lagnò p ure · di u11 fo rtu dolore n ll'oc-chio ,-:inistro, ch e t ené ,·a coperto da una benda, poic hè la luce aurnent1l\'a la. c•·fo.lea : t ogliendo la beudtL ncn riusciva ad aprire · l'occhio, che ri mase se111p1·e copert o durante tutto i! viaggio d1\Ì Dardanelli ali' Inghilter~a. Qui fu t r o\'nto cho, tranne I' ipermtitropia. il ;.uo orcùio sinistro era nonoale, quantunqu e 1100 ci vede~sc II ffauo. li paziente fu ipnotiz1.11to i ll q ua t t ro d istin te sedute. Dopo In primn egli dormi subito trnnqnillamente, g li incubi cessr,rouo e il mal di testa si fece meno grave. Nella secouda, mentre egli dor miva nn cora gli fu tolta In benda, e i! pa1,iente n on se ne ar.rorse che do po mezz'ora che e ra sv,·glio, mentre prima diceva che la


RIVISTA DI OHIRUROIA DI GUERRA

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più leggera luce cagionava spasmo all'occhio. Dopo il terzo trattamento egli s i a ccorse ch e poteva vedere regolarmente con l'occliio sinistro, come prima di essere colpito alla testa. Intanto non poteva camminare che r.on le gruccie, quantunque la ferita nella gamba fosse completamente chiusa . I pnotizzandolo per la quarta volta, gli fu suggerito che avrebbe potuto camminare, e infatti guari perfettamente e la deambulazione fu normale. Fino al presente gli A A. non hanno mai fallito con questo metodo di cura. Il caso n. 6 è quello che si è dimostrato il più refrf\ttario, forse anche percbè complicato da sordità e da perdita della favella. Questo caso, anzi, fu affidato dopo al dottor Brook, ritenendo che egli, per la sua maggiore esperienza, avrebbe ottenuto risultati migliori. In novembre, infatti, fu somminis trato al paziente un anestetico, e, dura nte il suo stato di semi-incoscienza, fu tentata la suggestione, con evidente successo, poichè il giorno appresso Pgli aperse gli occhi volontariamente e per sempre : e avendo cosi riacquistata la vista e la favella, è sperabile c he anche l'udito non tardi a ritornare, Gli A.A. . confidano che, rendendo noti tali casi, s ia rivolta una più grande attenzione a questo speciale metodo di cura, così, che, se anche il trattamento non possa essere subito applicato, i ca.s i non s iano pregiudicati sfavorevolmente ·per un ri tardo poco opportuno. I. P.

RIVISTA DI FISIOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA La sindrome ~ male degll avtatorl » . braio 1916).

FERRY. -

1Presse m édicale. Feb-

L'A. ba fatto in aeroplano 60 ascens ioni, raggi ungendo fino i 2850 metri d'altezz.a, ed ha raccolto al riguardo interessanti osservazioni su sè stesso ed anche su altri aviatori. Subbiettivamente, durante l'ascesa, l'A.. ha osservato di versi disturbi fisiologici, q uali la cefalea, qualche ronzio d'orecchio, la difficol tà inspiratoria crescente, la rapidità e piccolezza del polso. Queste sensazioni, secondo l'A., pare s i attenuino leggermente nel volo orizzontl\le alle s tesse altezze massime raggiunte. Nella discesa poi la cefalea scompare, la respirazione ritorna al suo ritmo normale, il polso s i fa più lento, mentre i ronzii d'orecchio persistono anche dopo l'atterramento (3 o 4 o re coi motori s ituati dietro, 1/2 - 1 ora con quelli s ituati innanzi all'aviatore). A discesa rapida a grandi spirali e con apparecchio molto inclinato si sono notati talora battiti cardiaci affrettati, probabi ln:ente emotivi. Dopo l'atte rramento segue una manifesta eccita;.:ione nervosa, che si rileva psichicamente con una iutensa soddisfazione del viaggio; per quanto r iguarda l'apparato sensitivo-motore con un fine tremore delle estremità e con fibbrillazioni muscolari, lieve incoordinazione dei movimenti, senso di grande leggerezza; per quello cardiovascolare, con palpitazioni presto calmate, conges tioni del viso e specie degli occhi, associate ad un impe· rioso bisogno di urinare e ad aumento di appetito: fenomeni c he scompaiono abbastanza presto e lasciano dietro di sè stanchezza, seguita da un sonno riparatore.


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RIVISTA DI FISIO LuGI A NO R~IALII: E PATOl,OGIOA

S peri men tal mente l'A. s u sè stesso ha constatato i seguenti disturbi: Il nu'llero delle pulsazioni cresce a misura che si sale e in modo pressochè regolare; l'accelerazione s i attenua da metri 760 a 1250, ove s i ha calma. maggiore dell'aria, mentre n elle brusche r affiche di vento che investivano l'apparecchio ha sempre osservato aumento di frequenza, la quale viene più avvertita. coi Farman che coi Blériot. Durante il volo alla mass ime. al tezza, il polso non varia. Ali' inizio della discesa sembra es!<ervi una. lieve acce lerazione, forse emotiva. per la ces sazione del ru more del motore e l'inclinarsi dell'apparecchio, poi una d iminuzione; poi, dopo l'atterramento, u na dim in uzione minore che in una discesa normale dalla s tessa altezza. Per la. tensione arter iosa l'A. ba notato che le curve d ella pressione m assima. e mi n ima sembran o limitare un fuso i rregolare, la cui parte rigonfia corrisponde all'altezza massima e in cui il cono corrispondente alla discesa si res tringe più présto che quéllo della sa.lita.. Alla. discesa , sempre più tapida della salita. lo s carto diminuisce sempre più fra la pressione massima che decresce e la pressione minima. che aume nta. La pressione costan te o media tende a diminuir e regolarmente durante la salita, m en t re tende ad au menta.re durante la discesa. In alt ri termini l'A. ha notato che un'ascensione in aeropla n o la11cia dietro a sè ipotensione arteriosa , e tan to più n etta quanto più rapide sono state la salita e la discesa. L'apparecchio card iovascolare, obbligato ad adattare rapidamente il suo sforzo sistolico ad infl uenze di ambiente costanteme n te mutevoli, si stanca. presto. Secondo l' A. n on sarebbe perciò illogico attribuire ad una anemia cerebra le leggera causata da questi due fattori cosi funzionalmente connessi, stanchez za cardiovascolare ed ipotensione arteriosa, le sen!lazioni di sonnolenza, debolezza, vertigini, accusate da qualche avia tore.

s.

NECROLOGIO Sul cam1,o dell' onore. Studente in m P.di cìna SAVERIO DI STEFANO, della R. Università di Roma. ,. ,. > GIOVANNI $AVARINO, > > > > > ,., MARIO TOLOMEI, > > > > > > > ,. ,., LANOO PALIOTTI, > » > Perugia. > ,. ~ UGO ARRIGO SARTESC'I, dell'I stituto di studi su periori di Fire nze.

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Dn memore saluto mandia mo pure alla m emoria del mag ~iore generale medir.o n P.lln r iserva ANDREA BALDANZA, del colonnello m odico nella riserva ZACCARIA DE CESARE, di rettore d ell'ospedale di riserva di Ch ieti, del tenente colon n ello medico in p. a. 00\IENICO ANTONIO CAPOBIANCO, diro\tto re dell'o s pedale d i riserva di Vicenza, del capitano medico in s. a. AMI LCARE BERTOLDI, dell'ospedale militare di Novara e d el sottotenen t e medico di complemento GUIDO GORETTI, del ... Regg. Fanteria.


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PER IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITARIO MILITARE RI00IIPE1l8E al valore mUttare per la oampagna 41 guerra del 1916-1918. (Cotilinua ~ione -

Vedi (aicìeul i vrewtwli del 1915 e t9JG)

Al morti In combattimento o in eeg1lto a ferite Decreto foogotenenziale 9 aprile 1916. MEOAG LIA 01 BRONZO.

44. CORDA Manlio, da Calangianus (Sassari), sottotenente medico complemento reggimento fanteria. - Mentre noncurante del pericolo, attendeva con la consueta. premura a medicare militl\ri rimasti feriti per lo scoppio d1 una granata di grosiio c&libro, veniva egli stesso colpito in pieno da alt;r11, gr!l,natp:, - Podgora, 21 luglio 1916.

Btoompense al valor militare per la campagna 41 guerra 1816-1816. Decreto luogotenenziale 23 marzo 1916. 1

MEDAGLIA D AHGE:-TO.

7. C.&RV&LLl Angelo, da Roma, primo capitano medico riserva divisione fanteria. - Sebbene avesse riportato la frattura d'una costola, non volle abbandonare il servizio, e, senza esservi obbligato, accompagnava di persona i portaferiti che accorrevano in soccorso di un reggimento di fanteria, e faceva. loro eseguire, nonostante le difficoltà del terreno, lo sgombro di numerosi feriti, dando cosi prova di mira.bile ferme7,za. e di cosciente s prezzo del pericolo. - Col di Lana, 3 agosto 1916. M EDAG.LIA DI BRONzn .

45, ARIOLA Luea, da Viscia.no (Caserta), capitano medico reggimento fanteria. Mentre, noncurante del pericolo, attendeva, con la consueta premura, a medica.re militari, feriti dallo scoppio di una granata di grosso calibro, veniva egli stesso travolto da altra granata. Dissotterrato incolume, r imesso.si s ubito dal primo naturale sbigc.ttimento, con nobile es~mpio di coraggio e di sentimento del dovere, rimase sul posto, provvedendo alla cura dei nuovi feri ti. Podgora, 21 luglio 1915. 4.6. B ARDANTI BRODANO Abelardo, da Bologna, tenente medico Croce Rossa ita.· liana, addetto reggimento fanteria. - Mentre, noncurante del pericolo, a ttendeva., con la consueta premura, a medicare militari, feriti dallo scoppio di una granata di grosso calibro, veniva travolto egli stesso da altra granata. Sebbene contuso, rimessosi subito dal primo nat urale sbigottimento, con nobile esempio di coraggio e di sentimento del dovere, attraversava un tratto di terreno fortemente battuto dall'artiglieria avversaria per recarsi a soccorrere un ufficiale. - Podgora, 21 luglio 1916.


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PEB IL L IBRO 1.'0RO DF:L CORPO SANITARIO MILITARE

47. BILOTTA cav. Vi ncenzo, da P izzo (Catanzaro), ca pitano medico reggimento fanteria. - Disimpegnò il proprio servizio con encomiabile zelo e perizia, anche in zona bat t uta da l fuoco di a rtiglieria n emica. Contuso, in varie parti del corpo, dallo scoppio di una granata, caduta sul posto di medicazione, non appena a vute le cure del caso, tornò a pr<istare l'opera !'Ua. - Sdraussina Sagrado, 16 lugl io-IO a gosto 1916. 48. D'ONOFRIO Antonio, da Agnone (Campobasso), sottotenente medico complemento reggimento fan teria. - Mentre, noncurante del pericolo, attendeva, colla cons ueta premura, a medicare mil itari, feriti dallo scoppio di una granata di g rosso calibro, veniva egli ste,:so travolto e ferito dalle me.carie proiettate dallo s1·oppio di a ltra granata. Ciononostante, col suo contegno fermo e sereno, contrihuiva ad ins pirare la calrua nei presenti. - Podgora, 21 luglio 1915. 49. MASTROVI'l'l Nicola, da Grumo Appula (Bari), capitano medico reggimento fanteria. - Con calma e serenità, prest11va l'opera sua sotto il fuoco di artiglieria, che colpiva più vol te il locale o,·e erano ricoverati i feriti, e dirigeva nbilmente il servizio sanitario del reggimento, riuscendo ad infondere in tutti i dipendenti spirito <li sacri licio ed operosit à. - Monte S. Michele, 7-21 luglio 1916. 60. PAC11.1.1 '1.lfredo, da t=a n Nicandro Gnrgani<'O (:b"oggia), sottotenen te medico complemento reggimeuto artiglieria ca mpagna. - Diede prova. di spirito di abnegazione e coraggio disimpegnnndo lodevolment e il proprio servizio sotto il fuoco n emico e percorrendo le linee più battute per giun~ere più preato dove la sua opera. era necessaria. Accorse spontaneamente anche presso altri reparti vicini non appena seppe che vi erano feriti . Hiasiol, 23 giugno-6 luglio 1915. 61. risTA.11101, 10 Seco11do, da. Tori no, tenente medico complem~nto reggimento al· piui. - Nei vari ed as pri combattimenti a cui prese parte ed in una notte di terri bile bufera, dura nte la quale rimasero uccisi dal fulmine parecchi uomini, diede sempre bell'esempio di attività, slancio e s pirito di sacrificio - Mont,e Vrsic, 2 g iug no-LO l uglio l:Jlo. 52. Rizzo Cornelio, da Jacksonville (Stati Uniti d'A.merica.), tenente medico sezio11e snnità. - Comandante di unn mezza sezion e di sanità, dimostrava calma ed abnegazione nel med icare i fer iti e nel coad iuvare il comandante della. sezione n e llo ~gombero d i essi, sebbene il posto di medicazio ne si trovasse poc he cP.ntinnia di m etri innanzi nlle batteri& e il terreno circostante fosse bersagliato dalle artiglierie ne miche. - Mossa, 19-24 luglio 1915. 63. SABBAT,1N1 Paolo, da Tossignano (Bologna), capitano medico milizia ter ritor iale reggimento fanteria. - Con spirito di sacrificio e di abnegazione, s prezzante de l pericolo, si mantenne continunrneate frn la linea di fuoco ed il posto di modicnzionP, curnndo i feriti ed in coraggiando i com battenti. - Podgora, 23-24 luglio 1916. M. SumATO Pietro, da ' Napoli, capitano m ed ico re6 gimento ta11teria. - Libero docente in piitolog ia, si offerse volontariamente tl prestare servizio in un r eggimento di prima linea, dando ottima prova di vi\lore professionale e di qualità. militari. Diressu il vosto di medicazione in modo a.mmirevole, anche sotto il fuoco n emico, curando amorosamente i feriti e provvedendo al loro sgombro. Diede cont inue prove di coraggio e serenità rei:andosi sulle trincee occupate dal reggimento ed intensamente battute dal fuoco avversario. - Basso lsonz~, 11 luglio.7 agosto 1915.


PER IL L IBRO D 10 RO DEL CORPO _SANITARIO MI LITARE

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65. Su&o1 Do1ne1iico, d a Triggiano (Bari), capitano medico reggimento fanteria. - D irettore del se rvizio sanitario del reggimento, d iede costante prova di serena attivi tà. e capacità ti,cnica, regolando in modo efficace il pronto soccorso dei feriti in zone esposte a l tiro nemico. - Isonzo. 5 giugno-23 luglio 1916. ENCOMIO SOLENNE.

81. APERLO Giovanni, da Sassari, capitano medico Croce Rossa italiaua., addetto reggiir.ento fanteria. - Con vern abnegazione e con lodevole calma e seren ità s prezzante del pericolo, curava i numerosi fer iti in diversi combattimenti. Col di Lana, '?-19 l uglio 1915. 82. ARA.NEO Fra,icesco, da Pescopagano (Poten:r.a), tenente medico complemento reggimento fanteria:. - Presta.va. l'opera. sua per l un g o t e mpo, sotto· il fuoco dell'artiglieria nemica, con calma e coraggio. - Monte S. Michele, 7-21 lui io l!H5, 3S. BAT'l'AGLIA Gioacchino, da B,uletta (Bari), tenente medico compleru cnto sezione sanità divisione. - Noncurante del pericolo, sotto i l fuoco continuo della fu,. cileria e dell'artiglieria nemica, per parecchi giorni e par ecchie notti si spingeva ardita.mente, col proprio repnrto, a.l iii. ricerca ed al soccorso dei feriti fin sotto le t r incee, dando bell'esempio ai propri dipendenti. - Monte San Michele, 18-28 luglio 1916. 34. BF:RGAMINI Giovanni, da San Fel ice sul Panaro (Modena), sottotenente m edico complemento sezione sanità divisione. - Adempiva con cal ma ed abnegazione il suo compit o per parecchi g iorni consecutivi, i n prossimità. di zone battute dall'a r t iglier ia nemica. - Mossa, 19-24 luglio 1915. 86. B c,F'k'l Carlo, da Sezze (Roma), t enente medico Croce R ossa it1diana addetto r eggimento fanteria. - Con vera abnegazione e con lodevole calma e serenità., sprezzante del pericolo curava numerosi feriti in diversi combattimenti. - Col di Lana, 15, 17 e l!) lug lio 11115. 86. BoRE'l'TO ,lfattia. da CanaJà de' Gomez (Repubblica Argentina), sottotenente medico complementv regg imento fanLeria. - U fficiale medico d 9l reggimento, disimpegnò costantemente il suo mandato con s erena attività. e capacità. t ecnica, coadiuvando efficacemente al pronto soccorso dei feri ti, in zone esposte a.I tiro n emico. - lsom10. 6 giugno-23 luglio 1916. 37. B11uN&T'N Ono1'io. da Azzano Decimo (Udine). sottotenente medico complem ento sezione sanità divisione. - Adempiva con calma ed abnegazione il suo compito per parecchi giorni ~ousecuti vi, in prossimità di zone battute dall'artiglieria nemica. - Moss11, 19-24 luglio 1916. S8. CAPPELLI Alfredo, da Sala Consilina. (Salerno), sottotenente m edico complemento reggimento fanteria. - Dimos trò costantemente zelo e spirito di sacrificio nell'adempimento del s uo dovere, e, in ripetut e occasio ni, s i segnalò per coraggio e sprez,10 del pericolo, prestando l'opera sua anche sulla linea di fuoco. - Basso I sonzo, 6 gi ugno, 7 agosto 1916. 89. LEPRI Giulio, da P isa, tenente medico reggimento fanteria. - Noncurante d el per icolo, sotto il fuoco continuo della fucileria e dell'artiglieria nemica, per parecchi giorni e parecchie notti, si spingeva arditamente, col proprio reparto alla ri cerca. ed al soccorso dei feriti, fin sotto le trincee, dando bell'esempio a i propri dipendenti. - Monte S. Miche le, 18-28 luglio 1911>. 40. LOMBARDI COMITE Francesco, de. San Costantino Calabro (Catanzaro), sotto. tenente medico complemento sezione sanità d ivisione. - Mos trava lodevole coraggio ed abnegazione accorrendo, coi propri soldati, alla. ri cerca dei feriti,


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PER IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITARJO MILITARE

in zona completamente battuta dal fuoco n emico, e rin~anendo sul posto, incuran te del pericolo, fino al completo adempimento del suo servizio. - Monte San Michele, 18-28 lug lio 1915. 41. M1 NERVINI .\1atteo, da Molfet ta (Bari), tenente medico complemento sezione sani tà. - Noncurante d el pericolo, sotto il fuoco con tinuo delll\ fucileria e dell'artiglier ia nemica, per parecchi giorni e parecchie notti, si spingeva arditamente, col proprio reparto, alla ricerca ed al soccorso dei feriti, fin sotto, le trincee, dando bell'esempio a i propri dipendenti • .- Monte San Mich ele 18·28 luglio 1916. 42. Mo:-.TANO Mauro, da Lavello (Potenza) . tenente medico complemento sezione sanità divis ione. - Mostrava lode vole coraggio ed abnegazione accorrendo, coi propri soldati, alla ricerca dei feriti, in zona completamente battuta dal fuoco nemico, e rimanendo sul posto incurante del pericolo, fino al completo ade mpimento, d el s uo se rvizio - Monte S. Michele, 18-28 luglio 19!6. 43. MONTANO Saverio, da Lavello (Pot enza ), tenente medico complemento reggi mento fant eria. - U fficiale medico del reggimento. disimpegnò costantemente il suo mandato con serena attivi t à e capacità tecnica, concorrendo efficace• me nte al pronto soccors o dei feriti, in zone espos te al tiro nemico. - I sonzo, 5 giugno-23 luglio 1916. 44. i\AROI Antonio, da Selvazzano Dentro (Padova), sottotenente medico milizia territoriale reggimento fanteria - Con vera abnegazione e con lodevole calma e serenit à., s prezzant e del pericolo, cura va i numeros i feriti in diversi com• battimenti. - Col di Lana, 15-17 e 19 luglio 19115. 45. NERozz1 Giuseppe, da Medicina (Bologna), sottot•inente medico complemento r eggimento fanteria. - Attese con zelo ed ahnegnzionto, al suo compito, curando numeros i feriti, anche sotto il fuoco avversario. -, P odgorn. 23 24 luglio 1916. 46. NOTA Nicola, da Casalattico (Caserta), sottotenente medico complemento reggimento fanteria . - Con vera a bnegazione e con lodevole calma e serenità, s prezzante del pe ricolo, curava i numerosi fe riti in diversi combattimenti. Col di Lana , 7-19 lug lio 1915. 47. PAc.;c.;10NE Giot·anni, da Toritto (Bari), sottotenente medico complemento reggimen t o fanteria. - Pres tava l'opera sua per lungo tempo, sotto il fuoco dell'artiglieria ne mica, con calma e coraggio. - Monte S. Michele, 7-21 luglio 1915. 48. PAOLE'r'l'I Verecondo, da Perugia, capitano m edico reggimento fanteria. Curò porsonulmente l'impianto dei posti di medicazione e diresse cou lodevole pe rizia il servizio san it a rio. 49. PAl'AROZZI Enrico. da Roma1 tenen t e medico com plemento sezion e sanità truppe s uppletive corpo arma ta. - Durante un violento bombardamento, ohiamato a prestiire le cure mediche ad un uffic iale, gra vemente ferito, dava bell 'esem pio di n obile al t ruismo acco rrendo, con slan cio ed incurante del pericolo, s ul luogo dove l'ufficiale agonizzava. - AndrA.z, 8 agosto 1916. 50. Pi,:1,1..~;G 1u~1 llinaldo, dll Ven ezin, sottoten ente medico complemento r eggimento fanter ia. - Attese con zelo ed a bnegazione, a l suo compito, curando numerosi feriti, llnch e sotto il tuoco av ver sario. - Podgora, 23-24 luglio 1915. 51. P1c.;c10:-.E Francesco, da T a ranto (Lecce ·, sot totenente medico complemento r eggiwento fan teria. - In località battut a dn tiri di artiglieria, curò sempr e con zelo ed abnega zione, i fer it i, fioch e venne egli stesso colpito. - Sdraues ina-Sngrado, 29 lug lio l !Jl6. 62. SA L 0 '10 Nli! Pra n ~esco, da Stigl iano (PotenzA.), sottotenente medico complem en to sezione sani tà divis ione. - Noncurante de l pericolo, sotto il fuoco con-


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PER I!, LIBRO D 0HO DEL OORPO SA~ITARIO MILITARE

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tinuo della fu cileria e dell'artiglieria nemiche, per parecchi giorni e parecchie notti si spingeva arditamente, col proprio reparto, alla ricerca ed al soccorso dei feriti fin sotto le trincee, d ando bell'esernpio ai propri dipende nti. - · Monte San Michelti, 18-28 luglio 1916. 63. SERIO Michele, da Martina Franca (L ecce), sottotenente medi.:o compleme nto reggimento fante ria. - Uffic iale medico del reggimento, disimpegnò costantemente il suo mandato con se rena atti vità. e capaci tà tecnica, concorrendo efficacemente al pronto soccorso d ei feriti, in zone espost e al tiro nemico. Isonzo, 6 g iugno-23 luglio 1916. 64. S 1NISI Michele, da Andria (Bari •, tenente medico complemento reggimento fanteria. - Ufficiale medico del reggimento, disimpegnò costan temente il suo mandato con serena attività e capaciti\ t ecnica, concorrenJo efticacemente al pronto soccorso dei feriti in zone es poste al tiro nemico. - I sonzo, 5 giugno 23 luglio 1916. 66. STRAZZULLI Pasquale, da Cosenza, tenente medico complemento reggirnento fanteria. - Dimostrò costantemente zelo e spirito di sacrificio ne ll'a dem pimen to del suo dovere, e, in r ipetute occas ioni, si segnalò per coragg io e sprezzo del pericolo, prestando l'opem sua anche sulla linea di fuoco. - Basso Isonzo, 6 giugno-7 a gosto 1916. 66. T RJPPUTI Nicola, da Spinazzola (Bari), tenente medico complemento sezione sanità divis ione. - Mostrava lodevole coraggio ed abnegazione accorrendo, coi propri soldati, alla ricerca dei feriti, in zona completamente battuta dal fuoco nemico, e rimanendo sul posto, incurante del pericolo, fi no i.I completo adempimento del s uo servizio. - Monte S. Michele, 18-28 lug lio 1916. 67. VERGARA Emilio, da Taranto (Lecce), sottotenente medico complemento reggimento fanteria. - Ufficiale medico del reggimento, disimpegnò costantemente il suo mandato con serena attività e capaci tà tecn ica, concorrendo efficacemente al pron to soccor~o dei feriti, in zone esposte al tiro nemico. Isonzo, 6 giugno-23 luglio 1915. 68. V I TALI Giulio, da Rimini (Forlì), sottotenente medico complemento reggimento fanteria. - Attese con zelo ed abnegazione, a l s uo compito, curando numerosi feriti, anche sotto il f'uo<'o avversario. - Podgora, 23-24 luglic, 1916.

Movimooti anenuu nel l'Alr~o Sanitario e nel Personale ~armaccutico (I).olla ct,, p~n•a u• alla 3;• ,tol 8 ullelli110 tL(/iclflle delle 11unu11e1

Ufilolalt la Hrvl.slo permanente . Decreto luogotenenziale 30 marzo 1916. SCTUMJIA'l'A cav. Giuseppe, maggiore generale medico. P romosso tenente generale medico. Determinazione ministeriale 13 aprile 1916 TBRRA-ÀBRAMI Giuseppe, capitano medico a disposizione Ministero colonie. Cessa di essere a disposizione come sopra e tra.sferito ospedale Livorno, dal 21 marzo 1916. CBIRONI Pietro, id. ospedale Caserta. - Collocato a disposizione Ministero colonie, dal ~l ma rzo 1916.


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llOVIME:s''l'l AVVENUT I NEL CORPO SA:-IIT. E NEL PERS. FARMACEUTIOO

I seguent i tenen t i medici sono trasferiti nel R. corpo di truppe coloniali dell'Eritrea, dal 29 febbraio 1916 : B ATTAGLIA Gioacchino, 69 fante;ia - VOLPINI Prnncesco, 17 id. - P1mAzzo Gio'l'al111i, 53 id. M&ucc1 Tullio, 57 id. - T ENE:-TI Antonio, S4 id. - Gu.umU!'IA Giovanni, 74 id .

Detel'minazione minii;teriale 20 aprile 1916. C OSTA Fausto, capitano medico scuola

applicazione sanità militare -DE NUNZIO Francesco, tenente medico S alpini. - Trasferiti R. corpo t ruppe coloniali Eritrea. Hanno preso imbarco a Napoli, il 24 febbr aio 1916.

Determinazione ministeriale 27 aprite 1916. Angelo, capitano medico a dispos izione Ministero colonie. - Cessa di essese a disposizione come sopra e trasferi to 21 fonteria, dal 17 aprile 1916,

SA BATINI

Farm.&oi•tl mllit&rl. Decl'eto luogotenenziale 23 dicembre 1916. farmaci$ta ispettore ispettorato sanità militare. - Colloca to a riposo per ragione di età, a decorrere dal 1° gennaio 1916 e nominato commeudatore nell'Ordine d ella Corona d'Italia. B ONPJANI cav. Alessandro, id. id . direttore farmacia cen trale militare. I d. id. id. e nom inato cavaliere nell'Ordine d ei SS. Maur izio e Lazzaro. NATAI.E cav. Luigi, fa rmacista capo di 1" classe ospedale militare Ancona. - Id.id. id. id. id. CosCERA cav. Nicomede, id. id. di l° id. id. Livorno. - I d. id. id, id. id. BARONI oav. Edoardo, id. id. l' id. fa.rmacie. centrale militare. - I d . id. id . e n ominato u fficiale nell'Ordine della Corona d'I talia. ABBATI cav. Antonio, chimico

Uftlolali lo ponzlone di aervtslo aulllarto. I1ecreto ministeriale 20 marzo 1916. M ASSA ca v. Giuse7,pe, maggiore gen erale medico, d istretto Roma. Richiamato in ser vizio temporaneo presso l'ispettorato di san ità militare, dal 2-2 m arzo 1916. Decreto luoyoteuenziale 18 aP'rile 1916. CURTI PlilT.A. RDA cav. N icola., tenente colonnello medico, distretto 'rorino. - Promosso colonne11o medico in po,;iziooe ausilit~ria, con anzianità 23 marzo 1916. Seguirà n el ruolo il colonnello medico Romano cav. Francesco.

Decreto ministeriale 20 marzo 1916. cav. Ettore, tenente colonnello medico, distretto Milano. - Considerato come richiamato in servizio t em poraneo, dal 7 marzo 1916, ospedale milita re Milano.

ST&t'FE~ONI

Decreto ministerirtle 13 aprile 1916. ORLANO! cav. Giovaw1i, colonnello medico, distretto Mantova - Considerato come richiamato in servizio temporaneo dal 17 maggio 1916, ospedal e militare Verona. Vrs,H,LI Paolo, capitano medico, id. Messina. - Id. id. dal 21 id,, ispettorato sanità militare.


K OvntENTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PERS. FARMACEUTICO

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Unlolall di rlHrva . Decreto luogotemnziale 19 marzo 1916. Vito, maggiore medico di riserva, per la durata della guerra, distretto Bari, - Promosso tenente colonnello medico di riserva.

OONBNNA cav.

Dec,·eto luogotenenziale 30 marzo HH6. I 8eguenti capitani medici di riserva. sono promossi maggiori medici di riserva, con anzianità 2S dicembre 1915. DENTl Francesco, distretto Milano - D1 MARTlNO Nicolò, id. Girgenti. - Segui• ranno nel ruolo il maggiore medico Pacinotti Giuseppe. C.utPILI Giuseppe, id. Roma. - Seguirà. nel ruolo il maggiore medico Brindi cci Giuseppe. PAPPALARDO Salvat<>re, id. Salerno. - Id. id. id. Quarella Giov. Battista. GAI.ETTI Vittorio Emanuele, id. Milano. - Id. id. id. Lozzi Vincenzo. VERTOVA Agostino, id. Milano - FoNGOLt Luigi, id. Spoleto - Fo1u.norn1 Domenico, id Milano. - Seguiranno nel ruolo H maggiore medico Bianchi Gino. TOMMAStNl Re1nigio, id. Milano. - Seguirà. nel ruolo il maggiore medico Luzza.tti Vittorio. ONORATI Lorenzo, id. Spoleto. - Id. id. id Giani Luigi. QUBRENGHI Francesco, id Milano. - Id. id. id. Ferraria Benedetto. BETTI cav. Tttllo, id. Parma. - Id. id id. Lepori Vittorio. RAVlONANI Giuseppe, id. Verona. Id. id. id. Maglio Giuseppe. L1cc1ARD&LLO Mario, id. Messina. - Id. id. i d. Raimondi Camillo Giovanni. M10NBCO Mario, I d. Catania. - Id. id. id. Iria.nni Nicola. Decreto ininisteriale 18 marzo 1916. PABIS cav. Roberto, maggiore generale medico, distretto Bologna. - Chiamato in servizio con gli assegni presso l'ispettorato di sanità militare, dal 2S marzo 1916. 0ARAD0NNA cav. A11tonio, id. id., id. Padova. - Id. id. id. id. dal 28 marzo 1916. Decreto luogotenenziale 9 aprile 1916. Ca pitani medici promossi maggiori medici : URTOLBR Giuseppe, distretto Mantova.. - Seguirà nel ruolo il maggiore medico Cardone Francesco. Ruoo1&ao Giuseppe, id. R eggio Calabria.. - Id. id. id. Benedette lii Manlio. Tenente medico promosso capita.no medico: NERt.l Guido, distretto Ferrara. - Seguirà nel ruolo il capitano medico Barbera Luigi. Decreto lwgot,enenziale 2 aprile 1916. Onuouo.uo Nicola', capitano medico, distretto Napoli. - L'a.nzian ità dell'at tuale s uo grado è stabilita al 1° arrile 1909. Seguirà nel ruolo il capitano medir.o Bnongiorno Salvatore. Maggiore medico promosso tenente colonnello medico, con anzianità 23 dicembre 1916: DE ROBl!lRTO cav. Gaetano, distretto Salerno. - Seguirà. nel ruolo il teueu te colonnello medico Ma.reo Giuseppe cnv. Achille. Capitani medici promossi ma.ggiori medici, con anzianità 23 dicembre 19 U5: Dr RENZO Antonio, distretto ~apoli. - Seg uirò. nel ruolo il maggiore medico Gia.ni cav. Luigi.


400

MOVJl[ENTI AVVENUTI NEL CORPO S ANlT. E NEL PERS • .rARMAOEUTIOO

V ADA LÀ Pietro, distretto Girgenti. - Seguirà. nel ruolo il maggiore medico Ono• rati Lorenzo. B1TONT1 Gaetano, id. L ecce - Id. id. id. Penco Gio. Battista. GE.IU Ulderigo, id. Pis t oia. Id. id. id. Valenti Giacomo. Capitani medici promossi maggiori medici, con anzianità. 28 m a rzo 1916: D 'AMBROSLO .Angelo, d istretto Nola. ·- P recederà. nel ruolo il maggiore medico Bauer Ferdinando. A BATE R affaele, id. Caserta - PALMIER I Giuseppe, id. Napoli. - Seguiranno nel ruolo il maggiore medico Bianco P aolo. T EOFILO R a ffaele, id. A quila. - Seguirà nel r uolo il maggiore medico De Bene• dictis Giuseppe. D'ALESSANDRO Raimondo, id. Girgenti. - Icl. id. id. Lucia no Emanuele. M ,H,TANU Crescenzo, id. Nola. - Id. id. id. Valdella Pietr o.

Uf8olali non più lnaorlttl nel ruoli. Decreto ministeriale 20 febbraio 1916. GATTI .Angelo. maggiore medico, d istretto Mondovì. - Chiamato in serv1zio,con assegni, dal 22 luglio I 916, a s ua domanda, in virt ù dell'art. 2 del R. decreto 28 ma rzo 1916, n. 356, e destinato ospedale riserva Mondovl.

Decreto ministeriale 10 marzo 1916. ZAwERTllAL cav. Vladimiro, maggiore medico, distretto Milano. - Chiamato in servizio, con assegni, dall'll agosto 1916, a sua domanda , in virtù dell'art. 2 del R. decreto 28 marzo 1916, u . 366, e destinato ospedale Milano.

ONORIF10ENZE. Decreto luo,qotenenziale 2 aprile 1916. l seguenti ufficiali superiori in servizio attivo permanente sono insigniti della croce di cava liere dell'Ordine della Corona d'Italia, per il titolo di lunghi e huoni servizi, in dipendenza del motoproprio sovrano Il novembre 1!116 (dispensa 84 del bollettino vffeciale del 1916): T ROIA NI Pietro, maggiore medico - PALMIERI R affaele, id. id. - MARCONE Stefano. id. id. - FANTOI.I Giulio, id. id. - GARNERJ Bartolomeo, id. id. - PIGNA• TELLI .fi'ilippo, id. id. Defunti. PumGIA NNI cav. Vincenzo, tenente colonnello medico, ospedale Chieti. - Mor'° a Chieti, il 16 mar zo 1916. N ODARI ca v. Pietro, colonnello m edico a disposizione (comandato ospedale Pa· dova). - Id. a Padova, il 20 id. Qu1NTO Francesco Paolo, ca p ita no medico, non più inscritto nei ruoli, distretto Barletta. - Id . a Corato (Barletta), il 27 id.

li O i r e t t ore

ll H c <la t to re

CLAUDIO Si,'ORZA, ten ente generale medico

ARTURO CASARINI, maggiore medico

(it5) -

-

-----

Roma , 1916 -

- - - -- - - - - -- -- - -LDIGI -- - -- - •• ALMll:al ,..-enlc

Tip. E. Voghera.


M:...NAY"B.4. - Studii atorico-critioi • ulla meningite carebro-epinale epidemica in Tt.a.lia e particolarmente n oll'eeercito. - Roma, 1883. Un volume d i pag. 262" con 2 t avole grafichl', prezzo ridotto . L. 50 8 olLIN4RI. Le lesioni traumatiche de i centri nerv08i. Memoria onorata del (>remi , Riberi. - Roma, 1000. Un voluroe di pag. 320, p r,nzo ridotto . , 3 150 S-roau e 0101.IARl!:LLT. - La malaria in Italia. Opera onornta del 1° p remio al copcorao Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitografiche. Roma, 1886, p rezzo ridotto. 3 To1n1LLINI. - Dolle ma lattie p iù frequentoment.e simulate o provocate dagli insrritti. - Boma, 1875 • , 3 60 CUSANI. - Guida d e l medico militare per le esercitazioni pratiche eul servizio sanitario in csmpagnf\ » 2 5()

:w. H . - Per racquhto delle opore sop raind ica ta lnviRre commissioni e vaglia all"Amminlstrulo11.• del Giornale di medicina ml lltare. Plana Cavour, 17. Roma . .dlt·l'e p1tbfJlic11ziti ni n i e ,lic <>- 11it:lil((1•i:

S.a.N·1•,1.-MA1tfA prof. ALBERTO, cop it n no medico, li bero docente di clinica o~nli etica nolla R. Uoivf'I'1lit-à di Napoli. - Le si,oulozioni in ropporoo nlln vi8Lo e relntivi metodi d 'in,lagine. Un volume di circa 200 pas.:ine cnn illustrazioni. (Vendibile presso l'A. a Nopo li-Vomero , via ScnrlnLti n. 110) • . L. 5 FERRAR! LEr,u FRA~CE:Sco, ma\!i;:iore medico . .i. Ma nusle d i bromatoloi:(ia pei m6dici militari. - Firenze. 1!)06. Un voi. in 16° di pag. 48 4. (Ve ndibile preaso l'Autore in Firenze. Scuola d'applic!izione di sanità militare). Ci Tmi:LT.. t pro f. Euo, rnni;:g. m ed ico. - Ferite da nrm!\ no fuoco portatili. T e;,i di libera docenza. Un vol ume di png. 670 con 17 tovole. -)lodena, 19 15. (Vendibile preeeo l'Autore, Scuola militnre) . • 15 S1tn.TOLI prof. ALFONSO, rnagg. med., lih. docente di patolog specia le chirurgica n ella R. Università di Pisa. ·- Contributo allo studio del rinofima e ricerche istologicho sui t,m p ianti di e nte secondo Wolfe (con 18 tavolo) - Livorno 1911, Officine gr afioho Ghiappini. ( Vendibile presso l'Autore, Ospedale militl\l'e di Livorno) . , • (i Ju,roow CoSTANTIN'O, gen erale medico. - Oftul rooscopia ed ottica oculistica. Manll/\le teorico-pratico. Un voi. in 8° con 82 figure e 12 tavole. - Napoli, Stabilimento tipografico Forrnnte, 1905. (Vendibile presso l'.\ :.itore. Ro ma, via Principe Amedeo, 4 7) 8 M".urouNTt E zto, ~en°rali, m,,t1ico Lo sgombero aoqubo dei fe riti ne lla vslle del Po ( 1889, I qo8, I 00.5). ToHto e progetto con illustrnzioni, premiati con diploma d'onore sii" Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile presso l'Autore, Romn) 4 (D . ,o. Eserc ito e tuhercolosi. (Notizie. .,.... Profila ssi a ttuale. Età della chia mata. - Fermt1 biennale. Abb nssamonto della atntura). Relazione al Congresso nazionnlo d'igiene Ul06 Milano. (Id . id. id.) . , 2 S .t.BB:LLICO 0:RIIA1'10, capitano u,od.ico. - Fasciature ed apparecchi, fratture fl lu8811zioni. - Firenze, tip. Bnrbèra . l'ESTI prof. Fn.u.oP.:sco, colonnello modico. Ricordi di mic robiologia puro ed applicata. - U n voi. in 16° di pni;:. 408. Firenze, 1906. (Vendibile presso l'Autore, eouols d ' a pplic"zion e di s,inità militure, Firon7,e). , 5 (o. IO. - Le maiattie infettive diffusibili piò frequenti noi soldato i tal inno .N°ozioni di epidemiologia mili tar,,. IJn voi. in 8° ii-ronde di pri~. 208. - Firenze, l!l07. (Vendibile presso l'Auto re, scu ola cl'npplici\ziono di sanitÀ. militare. Firenze). , 7 Io. ID. - Le 11:randi e p idt11nie esotiche.· Colora, poste e febbre gia lla, - i\lilano, U lrico Hoepli editore. (\Tnnuali Hoepli) • 2 VlltOtA ToantASO. ten. colon. medico. li coueu lor:;.te Sani tario. Guida pratica por conoscere e curare le mulattie in MHOU?.a <lol modico. I II Ed izio ne. U n voi. di png. 41 0; elegnn to111onto riloC?f\to in tflla. R occa Sn n CttSl'iAno. L. Cf\ppelli 18!19. ( Ve ndi bile pres.~o I' Autoro. via i\apoioone 111 n. 70 . Roma). • 3 OK SARW prof. Euc,eNro. mfLg~. medico. - 1.., f<Jrite prodotto dalle modorno armi da fuoco de, guerTa, esc luso le artigl ierie. - Havonm\, l !IJ l , Tip. Ravegnana. . (Vendibile presRO l',\utoro, ospodnlo militare di Livorno). . . . . . . • I O PB?TRAZZANI pro f PIETRO, vico-diretto,o ciel fr.ioocomro di Tieggio EmiEa. Sullo stato di 111ente d ,•I so ldato Augusto ,1asetti - VonJil.,ile presso In li breria Beltrami di L . Cnpptill, - B olognn, o pre&lo l'Aut ore. • S A LINARI prof. SALVATORE, colo n medico. - · l.'nnntornia e la rhir urgia operatoria della man <libola e d e lle pnrti n,.,lli elio la rivestono. Nnpoli, 1906 voi. i:n R• di pag. 130, con 58 fi guro in tercolote ne l t esto. (\fondibile !)TeEBO l'Au~re, Corso Vittorio Emonu.,le 380, Napoli) . 3 -


DI

..~llLJTARE lllreziono ,d Amminlslrazion~: Pinna Cavour, 17 • Boma

CONl>IZIO~l ltl AJWON.\ ~rEN'fO. 1° Il <Jiornalt: d i m erlic,na m 1hta re si pubbli<'.a l'ullimo isiorno di ciaecuo m•·s~ i1, l'a;:.<'icoli 01 5 togli di s1am1,o. 2° L 'ahbo1111me11to è a1111uo e dPco1·r e diil t0 )!e11n11io. :.s• Il pr<'zzo d t:ll'ttliboname11l o è: P er I' l talia e l a Culonill El'1l1·eo . L. 12, Per l'Ester o • • 15, ·

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Un fo ~c1colo srpa r Ato costa

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i· in llalio • Il 11

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Il supplemento co11l enrn le l'Annuario } in 1111'10 > 2 ,no del co rpo sanita rio milita r e costa . ? all'Estero . > 2,7a 4° L'abbonamento non d1sdello pr i111a del 1• dic1m1bre s'intende rinno valo

per !'1111110 su cce!"!<ivo. 5° I signori al.JIJ01,ali mi litari in effettivilò di i-er vizio pOS!'Ono pe~are l'importo dell'ebbonanw nto per mezzo de.i l'l!'li' 8ll1vi comnndanli di cor po (an che e rnte m Pn>'tl i). · 1;• Pe r i !=>Oli u flìciAli mc.dici (dell'E!'er cito e della Merina) t'.l ammesso un 11hhouamMto r.umul a tlvo al Gior11 nle d 1 medic111a mtlila re ed ag-li Annali di n,edlf·tna nl'loale e ,·o on iale 111 p1 enn rii L. 18 annue. Per o ttener e tele abbo· namento gli 1;1IJbom1li del t(ior111;1 le. di mfldicinH mililn l'e devono far pervenire direttan,e11le L. 6. all'a1110Ji 11i~tn1 zione degl i A11nal1 (pre:<so il ministero della ~arinA) 1° Ai li brni si fa l o !"Conto del 10 0 • rna s:ollanlo per gli ahhonamenli delle per~o11e e dog-li enli non m ililar1, che 11011 po~"'-ono fruire della facilitazione di cui al n, 5 o 6. 8° Le spese per gli est1·1.1tli e que,lle pP.r l e La vole lilo1-tratlche, fo losrraf.ch e, ecc., che accompagnassero l.:1 m Hn10rie, sono a carico ÙCl(li autori: 9" Gli aul0r i delle memo: ie potra 11110 averne g li es11·a Lli facen,lone r ichie•La ull'atLo ,Jr,Jl'invio d(•llc b11z1.e correl i.e. Gli estr Alli s:0110 di due Lipi : TtPo A . - Con l'Opertina i n hi1rnco, senzll fronlespi1.10, e colla impagina· tura e nu1uer1-1z1onf'l dc\l fa ,c.:icol11. TrPo B. - Con cope~lina st111n p111.8t fro11tespiz10, im pai,dnalura e numern· ziun e speciAle . li pr e1.zo é r egolato d11ll11 !"ertucnle uiriffa :

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Gli e;ilr Atli minor i di u11 f,,glio si c.;.uuuwo c.;.ome foi;tlio intero per le or din11i111ni d1 IUU e~trall i o meno. Per quelli che s11pera110 un fog-lio. le fraziou i in più. che non superano il meao fo1tlio . si co11tono come mda, pur d1A però l'ordi na~tone non sia infer iore n ?'IU rop1e Potrnn no Ave r·i-i P!'LrAlli in rarl A e formalo diver si, previi accordi personoli tra f(l1 A11L0 ri e la T ipo,.:ralièl 10' I 1111rn0~crit•1 non ... r e!'t11 1:i~r"nl'.


PubbUcaztone mM&.Slle

GIORNALE DI ,

Pubblicato dall ' Ispettorato di Sanità militare C31ornale di medici na mfllfuo : 1861 -1884

G lorn• 1•

medico del R•glo E,.,rcito • de lla Regia Marina: 188618116 ~ C3lorn•I• medico ckl Rerlo Eaorolto: 1896-11107

,

.

ANNO. LXIV -

'

1916

'~ ,. ~~A t~i ';"1,)Y;, '1· ti ''<~~~ ' ~ }~'

FASCICOLO VI

30 G IUGNO

SOMMARIO Ni,;HORIE

ORIGl~AI. I .

• Pa.g. 401

De Sarlo. - Sul tratl ameuto delt11 rerite er! nlche d'arme da fuoco· . Boschi. - Per una • Medicina di guerra , c~e spedallta .

4!0

RIVIST.\ SINTETICA.

Grb onl. - . La d!fe!la contro i pidocchi

417

CASUISTICA CLINICA Amenla. - Sulla gangrP.na i?as,osa . Mlchell. - I ,antag,ti della 11s1coterapla nel trattamen10 di alcune siorlromi nervose post•

traumatich e dovute ad usotla1.loni istero•organlrho

431 449

Rll'lll"l'A. DI CòlOR,"IA.1.1 IT1,I. IA.l'WI EU E.T.;RI.

( V. l'Indice nell'inlt rno !lella eope,·llr1a)

---:•·.·:-

-

DfR EZJONE ED AMMINISTRAZIONE:

ROMA -

Pia~z a . Cavour, N - 17 -

ROMA

Per le fnaerzlonl di pubblioltà· rivolgersi dlrettame~te ~Il' ~n,910 d!le~::~ •

11wv~~ • ~olft~ VI~ Co~~qt!l, n, ~I - T11~tono 1106,

,

~e


INDl CE DET,LA RIV[S'l'A DI GIOR~AL[ l'J' AT,JANI ED ESTERI

Rl\'l!-H )lt:IJICA,

A>cr:-<<o rlel r~galo e rl i:irrea <1elle lr inres Le lohhrl pa r:.itifoi,11

Rathery e Blsch. -

Slmon. -

Pag. ,~ 4Si

lìl Vl.: iTA lii CH IHUIIGH lii GPEllflA. :iul lr,,11.,nwrtl n ,!PIii• infezi,.n i 1:a10,,· . Mary Mercier. - I.Il r:,r!l,,lerap,., rl,•lle ciratric, Lortal l1cob . Sèzary e Ferrand . - Sr·1at1r.a !Pldrasira . Ferrero di Ca vallerleone. - I.a rn,tlulo~la ili 1;11crra. Apparecrlllù tr~, ,.urlalJ1le (l ipo m11it :irr ) Yerrcr o ,lt Ca,.alterleo ne Ma kins. - Snll'imporlanz.< de ll ':., roll azio11 e n e lla diagno,i lii lente vasco lari concomit anti a lesioni 1f'arma <la ruoro . Menzies. - La curn ,!elle lnite ,elticl1e ctou I.< luc~ di :-,mp,on Gironi. -

45S 4f,I 46! 163 l61

465

fll \' ISTA 0 1 FISIOLOr.l.A NOfl\111.,F, E PATOLOGICA. Cavazzanl. -

Il r~ne ol,11 S•llrlato 1tali,u10.

16fi

RI VISTA 01 tJCUI.ISTIC.\ . Zade. - S11ll'ahbacina111en10 dei , old.i ti a•lolt>tli ai iern,.i d'a,·tulone ed all:i. difesa anti· aerea .

~67

RIVISTA 01 TEnAl' ~:UTICA. Redaell l. -

Il tr;,tlammto d elle scia lidw nei sol,lali col rn!{gl ultra violetti.

468

Rt\'I STA O' IGIENE Cli:NEB,\I.E ~~ B \ TrERl tJLOGIA. Massi -

~;pldemia colerica di trinrea

l li'J

RIVISTA Rlll l.fQl;IHF l1:A. Taddel. - Tratt.at.o cl, s,·moiol ol-(it f\, ka e drn~nostica chirur~ka

4;n

NEf'ROl)lGIO. Ple:R IL LIBRO D"ORO Df:I. CORPO ~ANITA RIO MILl1'~BK . ~1U\'l~lENTI A VH:KI JTI NEI, CORl'O !-.\ NITA 11111 K NEI. P~:1\:-111'- \ I.F. l"~R~lAC~:lJT ICU

4;:

IH 171

Pubblicazioni vendibili presso I'Amministraz. del " Giornale di medicina militare " l )IBJ'.IACO PIETRO, t f'nente generole med ico. - Sull'azione degli attuali Cucili de guerra e specialmente del fucilo italiano di piccolo calibro, in confronto con q1relln di modio cRlibro. /Studi eperimentnli. con 16 t8v. di fotografie e radiografie ri · prodotte in fototipr:;rafìa;. - Roina, 1003. (Ve ndibile presso la Tip Vogbe.-e) L. 4 I 1>. 10. Le oporazir,ni più frequenti ne lla chirurgia di guerra, con 112 6gure intorcelato noi tosto. - Fironu.•, ! SOS. (Vonrlibilo pr08Ro la Lib. Bernardo Seeber, Firenze) . . . , 8 Antropometria ma/ilare. - R i,ultati ott.onuti dello lfpoglio dei fogli 11aniteri delle oliu,ai 1859-1!.63; due volumi in 4° con atlante: \ 'ol. 1 (L,ati antropologici ed etnologici) con Atlante della googre6a 1111· tropologiC'o del!' I t alia, Roma, 1896 • 18 Voi. Il (Dati <lemografìci e biolugici) - R oma, 1005 • • • • 6 8 AB0 1'T1 0 e SroRtA. Compondio di chirurgia d i guerra compilato sulla storia moclico-C'hirurgice. delle. gu..rre di aece!ltlione d' Ame rica. Roma, 1888. , volumi, prM.zo ridotto , • 5 60 RitRSARDO e ll1tt: zz1. Lo 8!!0ml>ero deg h nmn,~lati e fe riti in guerra. Momoria promiala al concorso Riberi, Un vo lume di pRg. 276 con molte figure ., tavole s rat:ìche. - RolDR, 1905 · , . , . , 3 60


ME MOR I E

OR I G I NA LI

Sul trattamento delle ferite craniche d'arme da fuoco Note cliniche di ch iru rg ia di guerra del Prof. Eugenio De Sar lo, M:,;:i:,on· medico, libero doccntP

Ne lla presen,te guerra. il numero sensibilmente elevato delle ferite -craniche è dovuto al fatt.o che le truppe combattenti, stando in t rincea,

sono esposte principalmente ai proiettil i d'artiglieria esplodenti in .alto sulle trincee stesse, nonchè alle pallottole che eventualmente att raversano le feritoie, mentre in campo aperto, avanzando carponi, espongono appunto la testa ai colpi avversari. La. frequenza delle suddette ~erite, rilevata sin dai primi tempi ,della guerra europea, ha rimesso in onore il copricapo metallico, , ii -quale, costituito da. una. sottile ma salda ln,mina di acciaio, sembra. -che abbia dato dei buoni risultati, proteggeudo abbastauza bene la -calotta cranica dalle pallette di shrapnel e dalle piccole schegge di .granata o di bomba, che spesso i<i limitano a fare delle semplici am· m accature sulla SUlJerficie dell'elmetto, come ho potuto constatare in .qualche caso. · .Anch'io ho avuto agio di osservare un discreto numero di ferite -craniche, le quali, non comprese, quelle della faccia, raggiunsero fi. nora la cifra ·del 13,59 p. 100 sul totale delle ferite d'arma da fuoco. Presentando esse una. grande importanza chirurgica, credo di non fa.re cosa del tutto inutile riferire succintamente sulle le8ioui auatomo,patologiche da. me rilevate, sia alla biopsia operatoria, sia ancora. alla sezione necroscopica, specialmente nelle ferite prodotte dall'a.rti• glieria e dalle bombe, facendo in ultimo qualche considerazione circa il tratta mento richiesto dalla natura delle lesioni stesse. :lò _ Giornale cii medicina m ,1,1.. ,·e. - Fase. VI.


402

SOL TRAT'fA.l! E:'-TO OELL"E J,'ER ITE CRA:\"ICIIE. ECC .

*

** "Gua caratter istica comune alla maggior par te delle f o:ri te craniche, prodotte da pal lette d i s hrapnel, non chè da. piccole sc h egge di granata. o di ·bomba, è costituita dalla lesione abbastan za, l imitata delle par t i molli pericrnniche, le quali prfsen.tano in g e nerale delle fe rite lacer o-contuse che ricordano gnel le della c hi rurg ia ordin ar ia d el tempocli pace. È raro che la forza viva d el proiett il e s ia d i così poca enti t à da r1ividere solam1:nte i t essuti molli estern i, mettendo al massimo allo scoperto la teca c ran ica. Invece acea tle spesso che i nsiemE'o colle fe· rite più sumplici del pericranio esistano delle lesioni ossee ed even t ualmente mening1-encefal iche, le quali meritano la ma. sima consid eraz ione da parte del chirurgo. Di tali ferite la più semplice è quella prodotta da u na p alletta di shrapnel ani mata eia poca fo rza viva, p er c ui es;,a, incapace d i pC'u etrare p rofondamente, produce sui t essuti moll i ex tracran ici una soluzione d i continuo pressochè lineare, che ha i caratteri di u na piccola ferita lacero-co11tusa . Ad un esame supPrfì ciale, eseguito da 1111 chirurgo poco espe rto delle lesioni di guerra, essa appare quasi di nessu na importanza, ri chiedente n11a sem plice medicatura occlusiva, mentre coesi:-te sulla parete cranica una Je.sione m olto interessan te, sopratutto dal punto d i vista del tratt,lmento chirurgico che essa ric hiede. La detta l esione, che ricorda. la (ratf11Nr a ruota, benchè spesso-

non presenti Je fessnre ragJiate c he caratterizzano appunto quest'ul· t im a, è costituita da una li nea ù i fruttura. circolare con una scher::gia del diametro di n n centimetro circa, dcpr1·ssa nella cavi tà cran ica ed incastrata in modo che il solle,;,amcnto e la e v1·ntuale r imoz ione di essa. non souo po;;sil>i!i ~e11za una lim i~ata cr,tn iectomia. essr>n<lo la. d ett.a scheggia più larg,1, dalla parte ciel t a volai.o iuu:rno. Il meccanismo di proùuziouo della lesion e o-sea su cleseri tta non è diliìcile a comprcuder;;i: la p11.l letta cli shrapnel, animata da d ebole forza vini., colpendo normalmente Jn. superficie c ra ni<:a, agi:;ce comeun colpo cli mm·t,,lfo. ~i produce quindi, a causa d ella t'arma sferica della palleLta, un cuno di cl('ji1'e.~sio11" tale da superare l"indice d i el.is ticità delle os,;a craniche, dando origine ad una l inea di frattura circolare in cui è incastrata e piit o m eno depres~a una scheggia., la quale, come si è detto, prese nta dfllla parte t1ella lamina i:itrea u na. ma~giore esten~ione.


SUL TRATTHlESTù DELLE FF.RlTE CRAN l CHC. ECC .

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Allorchè nelle identiche condizioni il cranio vien colpito da una piccola scheggia di granatA. o di bomba, s i ha un framme nto osseo avente pressochè gli stessi caratteri, ma di forma più o meno irregolare. Rimossa la scheggia, appare la dura -meniuge, la quale di solito non presenta lesion~, ed è pulsante. I disturbi cerebrali sono quasi n ulli: esiste a l massimo una leggera commozione, con bradicardia non mol to accentuata; la coscienza per lo piu è inLegra. Un u ffkia le, che pre, sentava appunto una simi le lesion e, giunse all'ospedaletto cavalcando su d i un mulo ed avendo l'aspetto di un feri to leggero: lo sbrigliamen to della lesione, invece, pose in evid enza una classica scheggia circolare avente tuLte i caratteri su accennati . Un altro tipo di farita cranica molto interessant e per il chirurgo è quella prodotta dai colpi tangenziali. La lesione delle p ,nti molli epi· cntniche è per lo più unic;:i, e lineare, ovvero a lembo più o meno irregolare ; raram ente è cost,ituita da due sol uzioni d i continuo comunicanti a mezzo di un tram ite breve. I n generale, la ferita esterna. è apparentemente di poca ent ità, mentre per lo più si han no concomitanti _lesioni ossee ancora più gravi d i q uella precedentemente d c.scritta, donde la necessità di un opportuno intervento oper,Lt-ivo. È raro infatti che il proiettile, sfiorando tangenzialmente la snperlicie cranica, metti.i semplicemente a nudo la parete ossea dopo aver lacer ato per u ua cer ta esten;;ione il periostio. T idora ho osservato n ua perdita di S.)s tanz,i a semicanttle i nteressante p iù o meno sapedh:ia lmente la parete cranica ; più spesso, però, la lesione interessa tutta la spesSAZZa dell'osso, 1110::;tramlo i n fondo a lla doccia una pultiglia co;:;tituita da grumi sanguigni, dti piecole schegge, da capelli e da e~·entuali cor iii estrauei, nonchè da brandelli di dura meninge e da sostanza cere· b rale spappolata, in caso d i concomitante lesione meningo-encefalica . Al cune vol te lo slJrigliamento d ella ferita epicrnuica mi ha fattt, , r ilevare un semplice avrn ll amento a semicana le de lla parete ossea,,.. come llella cosi dett!l. frattura ornlare o a t·a.fr(>, presentando principalmente tre fessure longitudi nali, di cui una mediana e due laterali,. nouchè fessure seconda.rie pitl o meno estc·se. In questa les:.oue il proieHile., che colpist:e ta ngenzialmente la superficie cranica., esplica,. Ju sua azione vul11erante producendo non nn cour> di cle1>1·es.~ion(', come11ella patogene-,i <lella f1·atturci circolare su descritta, ma siulene n rni del,. e-,sione se<:undu un . omicanale più o meno esteso. Rimosse le l:c begge ' J1 l;ere, osservai iu un caso la lesione del seno lras\'e1so d i siuistru.. N elle fo rite ttmgenziali, com'à fa:c ile comprendere, i disturl>i Ce · 1·,~ ur.ili sono sempre di una cer"la entità, es::;endo in rapporto coi fattj _ di commozione o contusione cerebrale, che sono !5]:Je,;,;O a gr:t~lo piut-


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SU L TRAT'TAMENTO DELL J.:: l· EHITJ.:: Cl?A.l>ICllE, ECC.

t osto elevato, oltre a quell i dovuti all'e,entuale lesione dt!lle parti molli intracranicbe. Nelle ferite cranio-ence(al iche tras/os.~e, pro~lotte dalla pallottola di -piccolo calibro, i forami di entrata e di uscita sulle parti molli e sulle ossa presentano i ben noti caratteri sui quali non occorre fermarsi. N ei colpi da pallette di shrapnel e più ancora in quell i da schegge di granata o di bomba, mentre le lesion i dei tessuti extracranici ricor·dano sempre le ferite lacero-contuse, i forami scolpiti sulla parete •ossea sono più o meno ampi ed irregolari. Intorno a ciascuna breccia. cranica osservansi fratLure comminute, nonchè fessure che s'irradiano .spesso, sia sulla volta, sia sulla base del cranio. La gravità dei guasti ossei, rilevabili nel tratt.o compreso tra i -<lue forami, è notevole quando questi ultimi si trovano a breve distanza. Intr.tti, mentre nei tramiti di media lunghezza i forami ossei sono a volte uniti da una semplice fessu ra longitudinale, in quelli a ssai brevi inveoe, come ho sempre osservato, la parete cranica compresa tra i due forami, è sede di gravissime lesioni caratterizzate da fratture multiple commiuute, le quali ricordano quelle dei colpi tau· genziali; però, invece di framme nti introflessi, si banno prinéipalmente sebegge estroflesse, proiettate eccentricamente ed alcune sparse sotto la cute che riunisce i due foram i esterni. Lungo il tramite osteo-enc~falico esiste naturalmente la poltiglia di sostanza cerebrale spappolata e commista 11. grumi sanguigni, a schegge ed a corpi estranei. I sintomi c linici sono sempre oltremodo grnvi e variano a seconda <lei centri lesi, d0nde una sintomatologia svariata ed assai interessante. Le ferite, aventi unico forarne, presentano gli stessi caratteri del foro d'entrata nelle ferite trasfosse e sono molto gravi, sia per l'event uale arresto del proiettile in corrispondenza di centri importanti, sia. ancora per il pericolo della meniogo-encefalite infettiva, la quale si sviluppa ancor più facilmente a causa dei corpi estranei più o meno profondamente impiantati nella sostanza cerebrale. Infine, le ferite associate a scoppio cranio.encefalico presentano l e gr1tvissime e ben note lesion i, che sono ·s uperiori a qualsivoglia intervento e quindi non hanno alcun interesse per il chirurgo.

* ** La natura delle lesioni ana.tomo-patologiche, finora descritte, dimostra evidentemente come iu molte ferite cnmiche, prodotte specia lmente dai proiettili d 'artiglieria o dalle schegge di bomba., sia in-


SCL TRATT,DIE:STO DE:1 ,LE

Fl,;}ll'fl-: C: HA:SIC}tE, EC'U.

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dispensabile di procedere ad u n atto operativo, il quale è lungi dal costituire il più delle volte una classica trapa na.zione del cranio, ma. invece consiste spesso, come diremo più avanti, in un complesso di piccoli interventi che costituiscono u n'atipica Cl'aniectomia. E ssi non solo mirano a prevenire eventuali disturbi nervosi second a6, ma banno altresì uno scopo essenzialmente profilattico contro la meninge-encefalite infettiva, alla quale appunto, com'è noto, è dovuta in gran parte l'elevata mortalità delle feri te cranio enciefaliclw, quando non esistano lesioni distruttive rapidamente mortali. Inoltre, come rileva il Kleist (1), la prognosi ad 1,itam delle ferite del cranio, oltre che dalla specie della ferita, dalla grandezza della lesione durale, dipende dal tempo trascorso tra la produzione della ferita stessa e la revisione di essa o l'operazione. E pperò l'iutervento dev'esser . precoce e va praticato quindi dal chirurgo militare di prima linea, d onde la necessità di organizzare accanto alle sezioni di sanità un regolare servizio chirurgico. Nelle ferite craniche l'ns0 d ello specillo non è scevro di pericoli, e quindi, tenuto conto che in ferite d el cuoio capellnto apparentemente leg;gère coesistono a volte importanti lesioni ossee, soglio praticare lo sbriglia.mento sistematico delle ferite stesse, tanto più che tale procedimento, grazie alle debite cautele asettiche, non può arrecare alcun danno. Mentre, a scopo e;iplorativo, basta una semplice incisione rettilinea, quando questa ha messo in evidenza delle lesioni ossee, soglio aggiungere, normalmente alla prima, un'altra incisione, in modo da. risultare un taglio in croce che mette bene in luce il focolaio di frattura, previo scollamento del periostio per una estensione stretta. ment.e necessaria. Nelle ferite trasfosse con tramite breve soglio innanzi tutto riunire i due forami merce l'incisione di tutte le parti molli extracraniche intermedie, poichè, giova ripeterlo, quivi appunto corrispondono i maggiori guasti ossei. L'intervento operativo deve proporsi principalmente l'accurata toilette della ferita cranio-encefalica mirando, per quanto sia possibile, a.Ha rimozione di tutti i corpi estranei, che sono la. causa. preoi pua. delle infezioni meningo-encefaliche più o meno rapidamente mortali. La toilette inoltre comprende anche l'estrazione di tutte le schegge libere più o men.o profondamente infossate nella sJstanza cerebrale ; invece non vanno asportate quelle snperficiali che aderisco!lo al pe(1) Riunio110 d e i chirurg i militari ted eschi n 13ruxe llcs (Miin!'h. mediz. Wochen..aohr., nprilo 1015. - Il Policlinico, Se ziono Pratica, 22 agosto 1915),


4(J(ì

SUL T R A'ITA ME!\TO DE LLE FEIHTll: C R,l~ ICHlè, ECC.

ricran io e, ria lzate, n on ten'1ono a òepri mersi, specie poi se sono a bbastanza ampie, tenuto conto che uno dei fattori del pi·ola ~.w cerebrale è appunto l'eccessiva grandezza della breccia o~sea . Nelltt ricerca del le schegge è <l i aiu t o assai prezioso il dito, a \·endo, ben s'i nt ende, le mani r ico per te da gnauti di g omma. Il focolaio snrii. deterso altresi dei grumi sanguigni , nouchè delle parti d i sostanza e ncefali ca completamente spappolata. l ufine la solllzione di continuo, esistente sulla teca cra,nica, ,,a opportunamente regolarizzata, badamlo, per l a rngione suddetta, d i non procedere ad estese asportazioni O:ssee. Xel la f rntl1u·a circolare la r imozione della st:heggi11,, depres~a ed incastrata nel mollo più volte r icordato, richiede un leggero a llnrgaruento <lelJR. breccia O%etL merc·è una economi<;a craniectom ia, cl.e può esegu irsi colla sg0r bia ed il martello o,verc con una corona di trapn no poco più grn ude della scheggia stes;;a. Anche nelle f erite tangenziali con avvallamento d ella parete cranica ((rutfm·a oca/are o a rnhe) è mces:saria una li m itata crauiectomia per il ri.dzamento e l'eventuale rimozion e tl i schegge. :folle forite crn.uio-encefoliuhe con un ico forarne, dando a l cranio un·oppurtnnfl- posizione declive, è po. :;il>il1.1 talvolta di assistere alla fuorusc ita sponlanen. del pruiet.tile ; el,bi ad osservar · ciò in u n solo caso, nel quale dalla brec<:ia ossen. venne fuori una piccola s<:heggia di granat,a. Le emorragie sono di solito domiu~te bene dal semplice zniI'amento con garza. I n una ferita crauio-en0efalica, complicata da lesione del seno trasverso òi sinistra, ricorsi appunto allo zaffo, i l quale corrispose perfettamente ; il decorso consccut i Yo fu del tutto regolare, rn modo che il fèrito potè e;.sere traslocato in ottime condizioni

*••

Il decorso post-operatorio, come di leggi0ri si com premle, rnna a seconda della, gravità ed estens ione delle lesioni ossee ed int ra era~ niche. I nfatti n elle limitate fratture, non compl icate da lesion i del la dura -meninge e dell'encefalo, come accaJe n c11a tipica frattu ra eh-· colare con i nfossa mento di scheggia, i l decorso in genera le non è turbato da complicazion i degne di ri lievo ed i l feri to si a v via rapidamente verso la guarigione. Anche nelle lesion i meningee o meningo-encefalich e limi tate, quando è possibile reali zzare un'accu rata toilette della ferita, il de-


SUL TRATTAM O!'i'rO DELLI,; FER ITE CHA~ICl-IE, ECC.

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"Corso post-operatorio è spesso abbast.a.nzn regolare. Invece, allorchè l'.i nterv.e nto, a cansa della profondità ed e;;tcnsioue delle lesioni, non raggiunge completamente lo scopo a cui <leve mirarEI, per cui la /oi./etle riesce . i nsufficiente e permaugono schegge ossee ed eventuali corpi estranei, proiettati più o meno profondamente n ella sostanza cen,brale, non tardan o ad apparire i siutomi della m eningo-encefalite infetti,a, la qtHde è quasi sempre letale. Oltre o.i disturbi g~nerali, ind ica l'irregolarità del decor so post<> peratorio la comparsa del p1·olasso cerebrale, quando, ben s'intende, non coesista. sulla teca ·cranica una breccia molto ampia, tale cioè da spiegare il prolasso stesso. Questo, ÌHvero, è frequentemente in rapporto coll'aumen tata p ressione iutracrauica, in seguito all a flogosi infettiva concomi tante. Infatti, nei casi letali di ferite cranio-encefal iche, assouiate a prolasso cerebrale, il reperto necroscopico m i ha dimostrato sempre la superficie cerebrale fortemente appiattita, in seguito al notevole rest.ringimento dei solchi esistenti tra le varie circonvoluzioni, nonchè una cospicua dilatazione dei ventricoli, ripieni di liquido torbido ed aventi l'ependima opacata. A volte il prolasso è sede di un ascesso, il cui svuotamento però, dopo un fallace e transitorio periodo di miglioramento, n on modifica per lo più il decorso ol tr emodo gra,·e e quasi sempre fatalmente letale; in si mili casi all'esame necroscopico rivelansi focolai di rammollimento, nonchè minime raccolte purulente sparse qua e là, cioè uuo stato morboso superiore a qualsi,oglia trattamento curativo. Quando esistono dìsturui a focolaio dovuti a sem pi ice compres· sil·ue (ematoma, schegge, ecc.), l'esito fa\·orevole qno ad (unctio1iem ordinariamente tieu dietro all'atto operativo in un t empo pii.1 o meno ùreve. Nulla invece si ottiene dall'inter vento, quando la sintomatologia cerebrale è conseguenza di un'estesa d istruzio11e della sostanza €ucefalica. 'l'nt.tavia in caso di lesione del centro di Braca l'esercizio t0etodico consecutivo spes;;o modifica vantnggio~amente l'afttsia moto,ia i u u n periodo di tempo non molto lungo. In u n ferito, divenuto afasico in segui to a lesione cranio-encefal ica da scheggia di granata, interessante la r egione fronto-parietale sinistra, non si ebbe <lopo l'intervento alcuna modificazione immed iata dell'a fas ia. Però, sottoposto successivamente il ferì to ad un paziente esercizio giornaliero, si riuscì a fargli pronunziare quelch e parola; i n tali condizion i egli venne traslocato in altro ospedale. Infine, prima di porre termine a queste note cliniche di chirurgia òi guerra, credo opportun o di mette. e bene in rilievo l'azione oltremodo n ociva del trasporto sul decorso r egolare delle ferite cranio-


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SUL TRATT ,IM R.:-TO DELLE FEl1ITE Cil A:'\ICUE 1 ECC.

encefaliche. Epperò · non bisogna esser trnppo cùrri vi a sgomberarpresto tali feri ti, specie quando coesiste p rola.~so cerebrale. il quale, come rileva v. Eiselberg (1), teude appunt o ad an~uentare col t rasporto. È indiscuti bile che nelle ferite cranio-encefaliche, oltre l'inter vento operativo, il riposo assu{uto rappresenta un poten te fattored i guarigione, contribuendo a sr.ongiurare la rneningo-encefalite infettiva o, per lo meno, ad evitarne la diffusione. Un caso assai dimostrat.ivo fu da me osservato, diversi anni or sono, i n una gnardill di fin anza. che a sr.opo d i suicidio ebbe a tirarsi all'orecchio destroun colpo d i pistola d'ord inanza : la pallottola, arrestata in fondo al condotto uditivo esterno, era rimasta incastrata nell a parete posterosuper iore della porzi0ne ossea. L'estrazione fu esegui ta per la via. retroauricolare, previo sco llamento del padiglione, ed il decorso postoperatorio fu da p rincipio regolare, per cui l' i nfermo era i mpaziente di levarsi da letto. Uu giorno, contrnriamente alle mie pre!:lcri zioni ed eludendo la vigilanza degl'iufermieri, egli andò in g iardino: se non chè, la sera stessa ebbe un brusco rialzo ter mico, a cui tennedietro una. classica meningo-encefalite r ibelle a tutte le cure. Il reperto necrosc·opico dimostrò frattura della fossa cranica media, nonchè una zoua li m itata d i contusione cerebrale, oltre le note anatomopatologiche della flogosi meningo-en~efalica.

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** S u di u n totale di 77 cr aniectomie si ebbe finora una mortalità del 46 p. 100 circa; giova però notare che tra i casi letali 3 presentavano già ascesso cerebrale 411:mdo furono sottoposti all'intervento, 1 av"'va. anche fer ite mul tiple da schegge d i grnnata in varie pa.rti d el corpo e 3 presentavano lesioni meni11go-encefaliche _assai gra vi ; tutti poi avevano subito un trnsporto abbastanza d isagevolè e lungo. *

** Da. quanto preP-ede è lecito di venire alle seguenti conclusioni: 1° Le ferite craniche d'arme da fuoco, comprese quelle con lesioni esterne di poca entità e con assenza di disturbi cerebrali di impor tanza, vanno sbrigliate a scopo essenzialmente esplorativo; ( I) L oc. cit.


SUL TRATTAMENTO DELLF: F E RITE C RANICHE, E CC,

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2' In caso di concomitanti lesioni delle ossa e delle parti molli intracraniche, l'intervento consiste in un'atipic(t cl'aniectomia, coll a quale si mira principalmente a realizzare un'accnrata toilette della ferit11., quale profilassi dell'infezione meningo-eucefa lica; 3° Tale trattamento rientra nella cbirnrgia d'urgenza di prima linea e va eseguito il più presto possibile, evitandosi in modo assoluto· un lungo trasporto. Zona di guerra, marzo 1916.


Q,;l'EO.\Lf: ~tll.lTAHE DI H l ~f; H\'A lii l'lsHllAH.~

Per una " Medicina di guerra ,, come specialità P er i I Pr,)f. Gaetano Boschi, utnggiore med ico dirii::cnle il l\e11a rto speriate rer m:ilallle nen ·uso

L'esperienza della guerra moderna va r ivelandoci particolarità. d i me<licina non prevedute. Esisteva una individti::1,lizzata chirurgia di guerra, la quale studia,a i par ticolari effetti prodotti dai particol!tx i ngeuti lesi vi della guerra moderna., il trattamento loro ed anche le r elati,e provvidenze social i. La Igiene si applicava alle coutingcn ze della ~uerra e raccogli eva abba.~tanza materia. per uu insieme organico ind ivid ual i zzato. Erano colti vate una tattica sanitaria e la organizzazione e il funzionamento del servizio sanitario in campagn11. :!'Ifa la l\ledicina., in un senso u u po' lato, comprendente anche la nenropsichialria, stentava a trova re qnalche cosn. di n uovo e cli importante da poter d ire, speciale alla guerra; pa reva aver l'aria d i volersi iaLruffolare a tutti i costi nella corsa. alla ,oga e al p re;;tigio guer · riero, emulando quella ostetricia che caldeggiava e l' i nter vento nborli rn nelle donne belghe e francesi incinte dai soldati tedesch i > o la pellagrologia che studiava « le ripercus:1ioni della guerra in rela~ione del la pellagra >. Cosiccl1è q uando, ricordo, all'Accademia delle scienze di F errara, !!ella seduta del 18 marzo 1015, si stava d iscu tendo sulla istituzione di nn corso d i medicina e chirurgia d i g uerra., il socio Ca.vazzani esprimeva d i ritenere par ticolarmente u tili i corsi d i trn.umatologia d i guerra e sul materiale ospedal iero militare, e chiedeva che q uesti fosse ro stati q uasi i capisald i del corso. Il dottrinale es isten te non lrn suggerito una trattazione di Med icina di g uerra veramen te ,;.peciale in nessuuo dei corsi d i preparaz ione sani taria ten utisi in Italia.


P E lt U:-.A MEDICINA DI Gt:ER IU

CO ~l l·: Sl'8CIA LITÀ

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E chi guardi fa maggior pane delle pubblicazioni d i medicina d i g uerra, troverà che essi sogliono limi tarsi a -richiamare q uegli argomenti che più facilmente abbiano a ricorrere nella even t ualità della guerra, ma &u di tali argomenti nvn possono dir<', su per g iC1, n iente di nuovo. Cosi uei libri del Randone, de l 11Iendes, del S isto. Della serie dei « Proble mi sauitari d i guer rn > d iretta dal L ustig, il maggior numero di volumetti e i p iù i nteressanti pratica.mente vertono sn argomenti di igiene e d i chi rurgia. Nelle belle «Conferenze » d ell'Ascoli, che g ià sfrntta110 g li am maestramenti m edi ci forniti dalla guerra. enropea prima che n oi scendessimo in ca mpo, t rovia mo gi \ acc,tnto a nozioni. d i ig iene, quali gli speciali criterii in g uerra per l'isolamento dei portatori d issenterici e per il lice nziamen to dei conya]escenti, q ual i le speci,di norme per la profìlas::;i anti tetiinica, q uali l' isti tuzione di lazza retti per i tifosi a t ergo della zona immediata del combattimento, accan to a ciò già possiamo leggere parecchi argomenti d i med icimi propriamente detta ch e possono accennare ad una. ~[ed ici na di guerra come disciplina individ ualizzata. Ecculi, come io li ri assu mo : ;1) Il « tifo di g uerra», col le sue par ticolaritù; nei non v acci nati: l'aof\amento a noma lo della curva ter mica; la svariatezza del!e manifestazion i cutan ee; la gravezza. e la persistenza de lla fase set~icemiea; la freq uenza dell e localizzaz ioni abnor mi (parotiti, orchiti, ecc.); la particolare labili tà e fiacchez za del cuore ; la spiccata tendenza alle recidi~e; l'enorme n u mero delle forme a mbulatorie; il numero pure notevole delle forme a bort i ve; la. i mportanza preponderante d ella emocoltura fra i m ezz i diag 1_1ostici di laboratorio ; la svalutazione (anche nei non vacci nati ) della sierod ittguosi. E nei vaccin ati : pnre la atipicità del decorso ; la J imi uuziolle della por tata d iagnostica di molti fra i sintom i ordina riamente più accreditati ; la loro sostit u~ione coi segnent.i : .o; opport uni e vari adattamenti dell a reazione d i "\Yidal, rad doppia to zelo e particolari aceorg imenti ucll'emocu ltura, il ricorso alla. deviazione d el com p lemunto >; B ) Il decorso a t ipico del colera durante la e pidemia <li guerra , costituendosi s pesso fo rme m isto determinate dei vari germ i delle infezioni intestinali e da complicanze con altre malat,tie, q ua li la mala.ria, ad esempio, e la fe bbre ricorrente; C ) La ricerca e il ri lievo cli ciò che nella t erapia p uò essere ritenuto essenziale, in previsione che la terapia cast.rense a ciò solo debba ridursi; D) L'adattamento de lla terapia idrica d el tifo in campag na, ed altri adattamenti e particolarità curative;


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PER UN.\ MEDICI:\',\

nr G UK!il~A CO~!!, SPECL\1.ITA

E) Nella tera.pia antidissenteri<.a : e;ome r egolare, e c1oe risn·vando l' uso a determinat i casi, l'economia nella sieroterapia, imposta dalla estew ion e enor me delle epidemie e dal considerevole consumo di siero richiesto per og ni raso così trattato. Tutto ciò n el libro dell'Ascoli, edito già al principio della nos!ra guerra. }[a, frattanto e successivamente, 1rnovi incremen t i s i sono a n dati porta ndo alla. :\[ed icina d i g uerra. Reg nalerò q~i la e sindrome commotiva >, e tntti g li stud i al rig uardo, fra cui princi pal issimi quelli di ]\fairet e P iéron. È una sin drome, pe r lo più isteroide, ma n on funzionale nel senso ordinario della parola, n el senso pitiatico, dovuta allo scoppio di grossi proie t tili in prossimi tà, anche senza produzione di ferite. Per la sua importanza pratica, lascio la parola a F eindel: ~ An point de vue pure ment pratique, la n ot ion du syndrome commotionnel a son intéret; dans de nombreux services, des bl Elssé~ traités chirurg icale ment, et envoyés en convalescence dés que leurs blessures paraissent guéries présentent toute la série des troubles considérés ici; ces troubles sont totalement n égligés, alors qu'un traitement devrait etre institué pou·r eux ~Al quale proposito, debbo notare come a me sia capitato qualcosa di simile per sindromi neurotraumatiohe. I chirnrghi dovrebbero essere edotti di quel po' di n europsichiatria di guerra che insegni loro a vedere oltre la semplice categoria chirurgica, e a valutare la. eventuale concomitanza psiconevrotica, così da non prendere provvedi menti medico-legali a q nella solo riferiti e dimentichi di questa, che, i ncongruamente trattata, è pure sufficiente a liquidare un uomo. Una saggia licenza di convalescenza, a<l esempio, n on angustiata. da minacce di interruzione che la distrug gano potenzialmente, può preservare da certe v,iae cruci.! di ospedale in ospedale e di visita collegiale in visi ta collegiale, coll'esito probabilissimo della p erdita definitiva. del soldato. E qui mi sia lecito richiamare un impiego degli studi psichiatrhi che io credo costituisca ad essi una particolare importanza pratica. Troppo superficialmente si associano, come in un binomio, p:1ichiatria e pazzia co,lclamata ; si ritiene, in altre parole, limitato t11lo studio del pazzo vero e proprio il contenuto della clinica psichiatrica. All'incontro, molto giovano nella contingenza. di guerra altre applicazioni di questa bnrnca.: e, cioè, il contenuto più saliente della clinica psichiatrica, la pazzia, sia considerata come una lente di ingrandimento che insegni a scorgere e ad a pprezzare quelle turbe minori dello spirito, le qua.Ii, pur non releg ando l'individuo oltre la famosa soglia,


l'Eil. UNA MEDICINA DI ou~:RRA CO~I E SPECIALITA

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lo inabilitano a. un normale funzionamento sociale, e, tanto più, al cimento in una c risi funzionale come quella di g_uerra. Questa psichiatria minore è, a mio avviso, più im portante di q ne,lla éc fotante, perchè: i casi che la riguardano sono di gran lunga più numerosi; inoltre, camuffati, come sogliono essere, di una t<:tl quale normali tà, hanno presa. facile sulla psiche dei compagni , come quando, a d es., uno « st ato depressivo> in sordina ba l'abi to del pessimismo r agionevole. Più dannosa li fa la faci li tà con cui sfuggono al rilievo o all'apprezzamento del meèlico. È assai utile cho qualunque meiico in campag na sappia ricono· scere gli elementi di una probabile minor resistenza nervosa del singolo soldato, ondt1 possa. essere genera.lizzato il vantaggio della spe{)iale opera di selezione, che le sue conoscenze di specialista ha nno permesso di suggerire al tenente medico dot t. Pado vani: egli faceva <lispensare dai servizi specificamente più ardui i soldati chti, ad es., dalle tare ereditarie, dalla più spiccata illusionabilità, argomentava psichicamente meno validi. Su quest'affare delle predisposizioni ci si trovano tutta.via. ancora molte incognite, come accennerò appresso. Il Modena ba istituito, nel riparto di medicina già da me diretto nel· l"ospedale militare di riserva di Ferrara, ~na serie di ricerche sulle tonalità affettive n~i malati fisici di . guerra Ed è ve nuto alla conclusione che molte volte coesistano colla malattia fisica. stati psicopatici lievissimi consistenti essenzialmente in stati depressi vi di liovissima portata, quasi abbozzi di neurosi traumatiche, « piccola nevrosi >1 tali da impartire al malato fisico u n aspetto di g ravezza superiore alla realtà. Il medico che individualizzi questa. concomitanza e lu. sceveri dal male fisico, e così riconosca la lievità di questo, può prendere un provvedimento medico-legale più adeg uato e, poniamo, risparmiare uno sgo.nbero che esporrebbe il ma.lato alla suggestione del ritorno in fa.miglia, oltre a. procurargli il trauma del viaggio. Sugli effetti poi dei viaggi di sgombero sui diversi malati sarà -o pportuno uno studio accurato e sistematico. L'Haury attribuisce molte spiacevoli sorprese nel decorso delle ferite alla ipotonia nervosa. creata dalla permanenza. del ferito nell 'atmosfera. del combattimento, moralmente irritante; e consiglia. che, per quanto sia possibile, avvenga al piu presto, per tutti i feriti, lo s gombero in un'ambulanza. che sia almeno une. ventina di chilometri dietro la linea del fuoco: la calma morale e i suoi buoni effetti valgono bene un'oretta di automobile. Fra le altre acquisizioni recenti di Medicina di guerra., segnalerò ancora le < nevriti e le polinevriti > da neurastenia, descritte dal


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PER l"NA M EUlCl:-.A ])I G ; ERRA C01lE Sl'ECI ALI r_i

Non neri e <la altri (hlaun, i\Onne) ; e, acca.nto a queste, le« plessalgie > <l i ~[anheim er Gomès. 11.iguardo ad esse, che i o vo1-rC'i chi amare semp licemente e a lgie diffuse», per la s t ra-rnganza della localizzazione, non costante ai plessi, n oterò come, sulla base de lla <.:oncezione psicogenetica del morbo, io costumass i is t.itnire un trattamento esclusi vamente ps icoterapico ed a,erne ri:-uHati c urativi che cre:lo m igl iori d i quelli consecutivi a. t r attamen t i vistosi e a l lar manti, quali le iniezioni pr ofonde a livel lo d ei plessi o nel lo spazio sacro-d urale. Ma fott i meclici nuovi ine rE>nti alla gnerra si vanno vin. vìa pro filando, lacu ne non prima sentite urgono di essere colmate, nuov i problemi s i affacci ano. Deficeutissima. è la p3icoter npia nelle p;:;iconevr osi d i guerra. Per persuadersene, basta leggere 11 110 scr ilto recente : « Le trnitement des psychonevroses de guerre> del magistralo Grasset. G ià d issi delle in cer tezze che rpgnano n ell'argomentare le specifiche pre<lisposizion i a r isenti re patologi camen te l 'i nflusso della , ita d i guerra. Guai se ~i rifor masser0 tntt i i ne,;-rotici costituzionali . E qnal i sono i meno atti alla gue rra? D"altronde, veggonsi fare buona r insci t a soggetti ch e già soffersero di E>pilessia . Io h o potuto nottne parecchi morbi d i Basedow e freq u entissimi segui di Dasedowismo fra i nrnlati rl i gu~rra. Da. un certo punto di ,ista, affratello quesVordine di fanomen i a gran pa rte degl i altri sir:;tomi p ' Ìcone n otici dei sudJetti malnti : gli nni e gli altri sono esage razioni patologic he del le reazioni n errnse e organ iche allo st,tto emot,i vo. Xei fen0J11E>n i I3a.,,;edowistiC"Ì t.ale n a t.ura patogenetica è più chiara ed è l 'i11dirizzo alla i uterpretazinne <li q uegli a ltri . V orrei conven;e di più l'aLtenzione e le osservazion i sulle espression i Ba:,edo \\'i -t ic he, come su :,egui più specitìci di specifica labili tà pre<lisponente . l,;1ùt lt ra concezione da approfonJire ,;ani. quella del la <o: a nt1fìlassi psicologica b (BosL·hi e Bennati). :,;nggeritaci òallo studio d ella guerra attuale, e che potri~ essere feconda di risorse pra,ti,,Le tanto n ella pro· fi )a,-~i che nel trattame nto. lfolte di tali questioni a n,111110 u n ri JIE-s:;o in alt.re brnnch e. P er e,:empio, io c re,lo c he la conoseenza della suscettibilita tiroidea indiehcn·~L nna mori i fìc1~zi on e ni>I t.i po rlel ,est.i ari o, che abhia a rif<pet ta,re m,,g~iormt'nte il collo, com'è n el h\ cl i,isa inglese o in quella marinara.. A ltro ,,:;;e mpio : SilnÌ <l'uopo una Plasticità nnovn nell'indirizza monlo e nel l'org:1na01ento dello stud io clinico. ( 'osi, n.i fronte alla ri petuta e ripet.nt a a pparsa <lelle si11Jromi compl e:,se di profon do turlinmc•nto tleJ sistema ner \'Oso, rin unziar e, pre"~nli dal bi sogno di for del bene


PER UXA MEDIC IXA DI GlJEl!RA OO~I F: SPF:C'IAL.ITÀ

immediato, alla ricerca miope del meccanismo patogenetico, allargare il campo visivo scientifico, oltre la limitata cerchia della singola disciplina, n ei campi più vasti della biologia. E cco : la guerra m oderne. spazia chiamando a raccolta tutti gli e lementi natnrali per collaborare alla sua opera micidiale. L'en tità e t iologica s'im ponga, nel suggerim ento del programma terapeu t ico, al disopra della entità patogenetica. F.d ecco invocarsi, alla riparazione del malato, rimedi tanto grand i quanto lo furono le cause d i male : anch e una votta il sussidio degli elementi. E si creino ist ituti dove siano p rofusi, per la reintegrazione dei d ebilita ti, l'aria., la luce, la vegetazione, i mezzi più ele mentari e p iù sani per il risveglio dell'attività sconfortata e assopi ta, e gli elementi }Js ic hici antagonisti a quelli per t urbatori, dal conciliante canto degli uccelli al consiglio psicoterapico. U n tale istituto è già sorto pr esso F errara, annesso a questo ospedale militare di r iserva . Ancora : un impu lso a speciali iuno,azioni e adattamenti nella organizzazione degli studi, cosi che questi abbiri no ad essere possibili o qua nto meno facilitati in relazi0ne colle speciali circostanze che la guerra presenta : d isporre i m ezzi migliori perc hè possa e5sere pos sibile lo studio continuativo cli ciascun mi litare malato. e non soltan to nell 'epi soùio d i osservazione di retta; organizzare i l miglior modo per ()hè i r ilievi d i ciascun autore possano e.s:'lere al più presto segnalati, controllati, disc ussi, la contingenrn bell ica essendo transeunte; adottare una speciale t ecnica nei rif1::rime nti medici d i guena, c he sappia prescindere ùal corredo dei riferimenti di lus;;o, e rid ursi al veramente essenz iale, a tutto l'essenziale, i11 v ista ~1ella 11rgenza. B adiamo bene noi latini a uon la;;ciarci a11tosn~~estionare dalla seducente utopia che questa che s i combatte s ia « l'ultima ~uer ra -. . L'esortazione e il pensamento c he hL suggerisce non esorbi tano rial co;npi to medico ; e ciò per d ue ragioni: primo, pen:hò è d i indole biologica la constatazione che la odierna evolutez;,,a monde dei popoli non è s uperiore alla ci viltà della. guerra., nè pare pro<.sima a superarla; onde vien fatto d i credere che l:-1. guerra Sflrà una c risi funzionale per lunga. epoca ancora propria ùelle civiltà contemporanee; sec·oHdo, perc bè la constatazione della maggiore o minore probabilità dl!l l'evento guerriero avve!lire s i r iflette in un a rgomen to di importanza e di i nteresse dei relativi p roblemi medici. Onde occorre prevedere e provvedere (quod ..... di i a.,erlant !). Ma occorre anc he studiare per conoscere (è nell'istinto), per estendere Io sci bile. È il nostro contributo a quella ci viltà, per il cn i d ive1ùre sta effettuandosi l'immane cataclisma della guerra. E se i m edici laseias-


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PE R U~A MEDfCINA DI G t.: ERRA COME SPECIALITÀ

sero sfuggire al loro studio l'occasione di questa complessa e gigantesca, mostrnosa ma preziosa etiologia bellica, sarebbero impar-i al compito d ella civiltà. Saremo noi così meschini da la.sciarci assorbire del tutto dal disbrigo pratico e da ll'angustia dell'ora fino ad obliare le nostre aspirnzioui ideR.li "? O non sapremo noi conservare signorilmente, pur nel , ort i ce della con fiagrazione terribile, la compostezza del nostro pensiero e del la nostra azione? È sempre vi,,a nel mio animo la letizia por tata da quella poderosa circolare Sforza, che, evocando le relazioni sanitarie delle grandi ~uerre moderne esistfl ati nel la letteratura medica militare, invitava la nostra nazione ad emulare le alt re, e l'invito non terminava con un punto ferm o.

BIDLIOGRAFI..\.

A SCOLI, -

Cot./JrMi M ai m edici i n guerra . -

l'\Iilnno, Stucchi Ccrett,i c C., l!ll5.

À lli dcll'AcrAdnm ia d elle Scim =e m ediche e natu rali di F'nrraro, 19 14-15.

Gazzetta degli ospcdal-i. l!HG. R rvuc N euro!., l!ll5, p. 10~!1. GnASSET. PrcsAe méd., l!l l 5 . RAUllY, I're.!!•C méd., l!ll5. M AIRET, Pu:noN et BoozANSK Y. B11ll. clc l'Académie de .Uédecine, 1915. Il!A:,.,n,;rni;:n 0 0 ~11::s. _:_ R, v i,r. Neurol., J!l 1.3. i\lEN"DES. Jllanuule di J\J,•dicin a e Chirurgia di guerra. - Romn, Am111. d e l g iorno.le a Il P o li clini co •, 191.;. MoDl.:t<A. - Oior,i. di P sich. clin . e T cc,1. ma11icom., 1!)15. NON'<Enr. D eutsch. Z cil8chr. / . 'f..'cri·enheilk ., 19 15. P ,\.l)OVANI. Rass. St. P 1<ic , 1915. Probh mi 8rmiiari di guerra. - ?,.filano, RoYà, 1915. RANl>ONE. Guida pratica 7>cr 1l m,idico militare i n campagna . - Torino, 1909. S 1STO, C:uida per il med. in guerra . - "l'orin o, U . T. E. T., 1915.

B osc-nr o BENNATI. F EINDEL. -


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RIVIS TA SINTETICA

LA DIE"ESA CONTRO I PIDOCCHI, per il prof. dott. Gio v a nni Grlxonl, ma~· giore medico, prot"essore d' io;iene nlla. Scuola di a pplicaz ione di sanit à m1 litnre in Fire nze.

l imirnzione di ar ia, d i luce, di a cqua e d i s pa zio, ha presentato molti altri inc , nren1 enti collaterali: principa.li,;simo l,t moltiplicazione dei _ contatti fra. i temporanei n bitatori, fac ili tando c<isi la t ras missione dlrett a ed indi r et.ta dei co:1Lngi.

Xon u ltim i nè meno importanti f1a i ve ttori di infezione in campngn r. sono gli einittf-ri parn~siti de ll'uomo, c he ne lla d ìRagiata, promiscua e stipa ta vita sotter ranea t rovano le più favor evoli condizioni di moltiplicar-,i e diffonders i. È in t .d modo r h e gli e ,crciti c he ,·ombattono la att ua le immane lotta, malg rado i grandi progre,si d HJl'i~ iene militarr , s opratutto per quanto riguarda la pulizia inilividuale, l 'abitazione permanente o temporanea , l'alimentazione, la protezione contro le inte mperie, sono t utti in f~stati da l più s ud ici~ e pericoloso fra gli ectoparassi t i um an i: il p idocchio. Le recent·i n ostre conoscen ie c i han uo additato in questo insetto il veicolo di uoa delle più terri b ili m a lat t ie castren'3i: il ti fo petecchiale, che !!is tema ticamente decimò n ei to>mpi pa.~sa ti le truppe be llig eranti, e che perc iò ebbe nome anche d i tifo delle a r mate, t ifo degli accarnpamemti. · L'a llarme destato 'dalla cons tatazione della la rga, aLitùa.le presenz11. di questo rincote fra i combattl'nti è per ciò piu che giustificato, come è ammirevole, lo sfo rzo fatto dn biologi, patolog i, igienisti per conosce rlo, combatter lo, e rli strugger\o. Non è qu i ndi la malattia pediculare in sii che preoccupa. La generalizzazione delle più elementari pratiche ig ieniche h R realmente circoscritto n ei piu bàssi e miseri s trati sociaìi il vecchio morbo dei vagabondi, non essendo oggi piu ammi.:sibile - data l'insu:;;sistenza. dell'origine miasmati ca - che di questa schifosa infermità soffrano. n elle condizioni normali di vit11, individui anche mediocre• mente c uranti della pulizia pe rsonale. Nè la diatesi pediculare, nella qual e cre devano ancora medici celebri della primn metà del secolo scorso, p uò essere più invocata da alcuno per spiegare e giustificare che a.d essa. abbia no soggiaciut o fino a morirne : Platone. re Erode, Silla, il cardinale Duprat, Filippo 11. e cento nitri illustri personag~i. Nel m omento presente le. lot ti, contro gli insetti - qua.li le mosche, le zanzart.. le pulci, le cimici, i pidocchi - capaci di tra.,me ttere alcune malat tie, è imperniata, sulla esatta conoscenza della biologia.· e dell'a.b itat di questi ecto paGiM·n ale di ,nedici11a millla,·c -

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L i. guerra moderta di t rincea, acc,1nto a nurner osi dauni igienici, dovuti alla

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Fase. n.

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RLnSTA S I~T ETICA

r assiti, e ciò per impedire pii, facilm ente ch e p1 endano stabile dimora su l nos tro corpo od iutorno ad esso, e per r iuscire si<:uramente a dis truggt> r li. l i p iJocchio delle vestimenta - poic hè, nell'ordi ne dtgli au.:ri, è quèsta specie del gene re pediculare che c i intere,;,a pn,val entemente, gi11cchè quello del capo i nfesta ;, preferenza i bambi ni ed è, a tmeno per quanto se ne conosce fino ad ora, m eno per icoloso, se non meno mole,;to - ha una focondità straordinaria. An ch e non ripetendo le ricerc he tipo Leuwen boeck, il q uale, per studia rne la. potenza e t intens ità di molti plicazion e, coltivò i pidocchi i-ulle sue gambe munite di spessa e litte calze, percliè n on uno degl i ospiti avesse a ~fuggire alla. numi'· r azione, noi conosciamo che la femm ina depone 60-80 e fin olt re 100 uova, Ìe q uali s i sc hiudono in capo a 11-16 giorni, in media, ma t a lora molto prima o molto dopo questo periodo, d,lDJo insetti ohe, <topo 16 g ioru i, sono in grado di iniziare il ciclo di riproduz io11e. Il pidocch io del le ves ti men t a, al pari di '}ttello delln t esta, è un parassi ta obbligato de ll·uomo. E,so dagli 1Ll.iit i, e sopra.tutte, dalla biancheria personale, ove ab itua lmente si annida fm le cuciture e Je pieghe, p,i.ssa, in media due volte al g iorno, sul corpo per a limentarsi, s ucchiando il sangu11 a mezzo di un suo "lu ng hissimo rostro. eh,., invagmato n ello stato di riposo, s i allunga poi e s i conficca profondamen te n~i tessu ti. S ui ca pi di vestiario cb11 sono in immediato contatto con la cute, come anr.he nellt, costure dei pantaloni, sulle crnvatte e, per quanto di rad o, talora fin sui sopra ùiti il i,idocc h io depone le uova, le cosidette le nd iui. Non è raro però r iuvenin: ser ie di punticiui biunco gial lastri sui peli cos par.,i sulla s uperficie del corpo, ed in modo pa r tico lare su q u11lli della n.uca , accanto a lle uova del p ediculus capitis ; co me non d i ra do !"insetto perf.,tto di mora l un gamen te s ulla pelle, soprntu t to nei pun ti n ei quali gli indum enti vengono ma u- . t •muti aderenti n l co rpo (ci ntola, collo, ecc.) Non è facile n scoutrare l'inset to, come afferma qualcuno, internat o n e i t essuti, in cunicoli, a guisa degli acari della scabbi a . L 'insetto vi ven te, w ulgrado il suo colc;re protettivo, mimetico, bianco-s ud icio e la g rande rap idità dei suoi movimenti d i locon1ozioue, specie allo stato di larvu, è faci lmen te v isibi:e e peré'eguibile. Ad e!':So perciò n on è diflicile dar la cacci11, od ,dlon ta11Arlo con me zzi meccanici o fìs ii:i grossolani (spnzzolarn An to, scuotimen to dei pan ni, ci<posiz10na al co.lor11, ecc). lrlvece lungR e malage vole è la lotta co11tro lo uov(1, sia pcr cbè, depost11 fra le pieghe, si co11fondono coi t<>.ssuti e m11l s i riesce a rico11osci:rle ; s ia perc he aderiscono ten acem ente ai fi li della stoffa ,1 mezzo di una sostanza Rttaccaiiccin, la qua le, come l'involucro stesso c he di fendl· la lendiue, per es,ere costituita di chit ina, non è sciolta od in taccata che dn a lcali od acidi t:ouce utrati. Non deYe diment.icarsi poi la note vole re-;isteoza a t utti gli agen ti pRrns~iticidi ohe le uo va presentauo. s in quando sono libero corne anche p1·im1t di es,;ere emesse. Se la femmina dell"insetto 111uorc, mentre porta hn co1·a 111 uova ft:coudnte, queste si sviluppa.110 fino al.o stato larnde intraovulnre, nuche quand" il corpo materno è per più giorni sottopo~to 11ll'azioue dell"ìperossido di iJ1·og,·no, o la\·ato nell'alcool e i01merso nella gUce rina. E, se 1100 si di::,trui;gono le uon1. In lotta è inane, rome, n costo dello. vit-n. dimostrarono i senitori di quel re cli .l:'ortogallo dw, 1100 o~taute il diutu rno l avoro. non r iuscivano a liben\ro i l loro ,:iguore dai ruoll'st1 com1nensali, pLrchè non conoscevano ruezzi c1licaci ~ r in tracciare e distrug.;erd )., le11clini.


TIIVl,.,'rA l:\!:STF.TIOA

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.Nè si può sem pre i mpunemente atte,1dere che le uova si schiudan o per rag g iungere ed u ccidere le larvf>, poiché se in alcuni casi le lendini non sono di norma virulente ed il pidocchio giovine non è dannoso se non ha succhiato il sangui! infetto, come appunto si verifica nel tifo petecchiale, in altri casi - comè· nella. febbre o tifo ri corr ente - l'infezion A ~pi~illare è ereditaria nel pidocchio· ed i g iovani inse tti sono virnlenti. pur non avendo es~i stes5i punto l'infermo Inoltre pel tifo esantematico si ha un altro fatto d egno della più gmnde attenzione, cioè che il pid occhio è capnce di tm~mettere la malattia solo dopo l'ottavo-de~imo g iorno da che s i è nutrito s u una persona in fetta; nei giorni precedenti la sua puntura è innocua. Nvn è ancor noto se ciò sia dn. ascriversi ad uoa mancanza di virulenza de l virus o non piuttosto acl una metamorfosi ri i eS$One1 corpo dell'o;,pite. Pare accertato anch-e chP, se l'infermo, un11 volta liberato da i pidocchi, non èpiù pericoloso pe r quelli che lo assistono, il convalescente pediculoso inv;,ce resta capace di infetça1·e, perché l'inl<etto che si è nntrito su di ln i, tanto verso la fine dello stato tifoide quanto ne i primi d ue gioi-ni di apires~ia dopo la crisi, ospita e trasmette l'agente patogeno. Altra constata zione i:nportnnte è quella c he del tifo petecchiale i pidocch i disseminano il g erme causale anche con le deiPzioni, come è già noto che le pulci fanno pel bacillo della peste bubbonica. Secondo Swellengrebel anzi i resi,ini della digestione sarebbero eliminati in, luoghi d iv~r ~i dall'insetto giovane e dn quello adulto: ques to li a bbandonerebbenei vestiti, l'altro, espellenùoli durante il pns to stesso, sulla cute. Oli esr.rementi infetti, depost i sulla pelle. t1·asmettono in am bi i casi, traverso lesioni di continuità della cute prodotte da gr:ittamento. i fattori etiologici della rispettiva rua.lattia. È facile intendere così come pe r questo mezzo non solam~nte possono essere· infettate persone sulle quali trapassa l'insetto viven t e che contiene net suo intestino il virus, che quindi viene abbandonato in sito direttamente . m~ ancora quelle sulle quali per a ( cidente possono giungere tracce del mn,teriale fecale in, fettaote. Il fenome oo non si verifica nel tifo r icorrente. Gli s pirilli di Oberm eii,r infatti non si locali zzano nè nellA. cavità boccale, nè nel tubo digerente del pido cchio, ed ò perciò che la febbre ricorrente non v iene tra~ml·Ssl\ co:i In puntura , dell'insetto, ma è l'uomo che, grl\tt.andosi, schiaccia l'insetto carico d i s pirocheti. i quali sono ìn tal modo messi in li bert,i. e quindi inocu ln. ti s ulle escoriazio ni che la molestia procurata dalla presen:m della larva provoca r ol gr:\ttirn1co to. ~ ella fchbril r icorrente il piùocchio diventa vin1lento poco dopo PS~el'Si nll trito d ..l sanguu ,lel l'indi viduo mnl nto, per qun.nt o la r icerca de!lo spirillo nella. cavità l11c11nl\r., dcll'em ittero - cioè nel s .;o apparecchio c ircola torio ove appunto si localizza - ri esi:a 11egativa in questo periodo e l'er un tempo ancora a bhas t1, nza lungo. Du rnnte questo intermezzo In virulenza del p,Lrassitn è a ncora maggiore di quando co,n1mre lo ~pir i!lo. L'age nte de lla nialattia s i evolro infa tti nel corpo del l'ospi te sotto u11n. forma invisi bile, e sol co que lla vi ibil('. spiril la r 3. È superfluo r ich iamare l'att enzione· sul va lore profilattico che ba nno le rn inut" cooosn·nzc <lelb biolog ia d i questo parassita cutaneo vettore s icur o di ques te clue gra \'i mala ttie, chr, (i no a l la m ,;tiL del secolo scorso a nd avano confusa fra loro.


420 E eo11 le r icordate nozioni altn:, pure esse Ji importanza c1lp1tale J>er l'igienista., r iguardan ti le a bitudini ed i bi~ogni dPll'i n!>etto, debbono essere tenute presenti quando si voglia i11g..ggiare una lotta efficace rontro le malattie che -es- o trasmette. li pidocchio delle vestim<>n ta, pe r In !>peciale confo rmazion e delln. parte ter1ninnle delle ~ne zampe, è incapnce di cam,ni1\Are s u 01tgetti e~tremamcnte li~c i - qual i la t eln. gommata, IR carta pergamenata. il caoulc houc, il vetro, il mal'tnO, 1a porcel11rnn - Pe r qu,u:to r.0 11 d ifficoltà, r iesce invece a muoversi sulla. seta, T movitn(' llli cli deambuln1. ione !<Ono attiviss imi nlln temperatura di f!0°-3o0 , d onde ln ,<un celer ità sullR cut~ umana e sulla biancheria che è in contnlto con la p elle. La tPmpe rntura bas~a im·ec~ lo intorpidi;;re fino ad immobilizzarlo. In tal modo si ha l'ill usione, nPi luoghi freddi, eh!' il pidocchio ~ia scom par!>o, i n un dnto monlPntn, rln~li ahit i e dai lo<'n li, mentre e~so s i è so lo annidato n el le pieghe ·dei ve<titi e 1,ottc, le co pertf'. :-se ciò il u t ile in nn certo senso pe rche co~ì veng ono a ù PS~r·1·e lim it nti i Jl"ri coli della rlis~e minnzio11e dell'insPtt o, 11 0 n abhand onnndo c~<;o )'.,~pite p1·imo, 110 r isulti\ d':dtrn 1nnte i l ,lnnuo di n·nd erne mPno fr11uif,•rn la Cit<'cia , rlnppoichu il now come il pi,locchio i:oi in~i nui c0n faciliti\ 11nd1e fra g li i11t ersti1.i p iù ristretti, o,·e pu i> restare an rhe <J uandv la fame lo s pi nge ad u!'cirne. J,'imett,o li:t gu~ti rrdli,rnt i: fug ge dnlle p,nti grn,·eole 11ti del cor po d <' ll'o<;pito: p · edi lige In pc Ile più sottili', del icata e pu Iita per nffondani i I ~no ro;;tro : è ,lannr ggiato dal rontini;o contatto di t1111t. cute in traspirnzionr, o r icopertn d i se vo impPs tnto con sudici ume. In caso di n er:essità pe rò si adatta all e condizioni sfa1·oreYoli di vita e d i sog'5iorno, e, sotto l' impulso d elln, fame, punge anche IR p elle spi\lnu,tn d i unguenti semplici o diversa.mente aromatizznti. Ama l'a1·ia pu ra, d11lb quale ,il suo corpo· ha grnndi r i:-:e n •e, ma può vivere anche dove l'os~igeno difott ii, pe rchc, immobilizzandosi, ri duce io modo straord ina ri o i movimenti ,·es piratori , rallen tando in tal modo gli scambi gassosi.

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Que<;t e le principali prop1·ietà !Id itbitudi ni del p idoèchi o. c he si dehhono tener -presenti llPlln profi lns~i del ti fo P~nntP111 ·, ti co a 1111' 7.7.0 clelh di~u·u1.io nc dell'in :setto tra,m<>ttitore dell' infoziont>. Kon è improbabile però che qualche ultra importantP cono~cenza r-i man chi e c11e Jn malattia possa es er cliffu.sa nn che r or qur1l che 11 ltra via nn co rn. igoot(I. Invero, se le conoscenze attuali banno permesso di r idnr:re l'inìl'zione 6 n o n fa rl a qu asi scompitri1·e in zone li mitate di pn Psi ove essa è cu dem icn (flll es. n ella citlil di Tunisi per opet·a d i Nicolle e dei suoi allievi ), si ebliPro, pu r troppo, n. l nmen t are casi morta li in persone che nello studio dell'argomento possedevano tutte le -<:ognizioni r.he la scien,:a. hR 6 1111 ad oggi pot11t r, a ccumulare, e si è vi$to la malattia far strage ultimamente in nccampamenti ùi prig ionieri tedeschi e aust1·inci sottoposti a se1·ora viiri lanza igiPnica. Che, so si deve nLtr ibuire uni cnmen te 111 pi,locchio doi ve~titi ed, in vin ecce· -zionalc, a quell o cld rapri, il potP1·c di prop11gare l'infezion e esantemntic:a, conviene 1\mmettere che for~e troppo ot timisticR u l'opinio11e cli Kicolle quando ritiene che l'npplic:izione i n tegra le, r igorosa delle m isure profì!attiche tendenti a distruggere l'insetto e le sue uova non sia i11~ispe nsabile. Anche se incom pleta, egli dice, dà sempre ris ul tato favorevole. L'.1 semplice ebullizione della biancheria dei colpiti


HIV!::-TA ,,:1:,-·1 l·:TJC'A

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e di quelli che li circondano è riuc;cit a a spegnere nella campagna tun isinR un focolaio epidemico minaccianti'. Non vi è dubbio che la mas,ima pnrte, se non tutti g-li insuccessi ne lla lotta contro il tifo esRntematico, condottR ~erondo le più rerenti vedute, debbono ascriversi alla insufficienza dei mezzi adoperali. I ri medi proposti per liberarsi dai pidocchi sono già nume rosissimi ed altri ss ne aggiungono ogni giorno, prova mani festa cbe nessuno 6I!ora è renlmente e sicuramPnt e t>ffi<:ace, o, per lo meno, è d i facile, pratica e costante applicazione sopratutto in campagna. Nondimeno conviene qui l"icordare i principali e sottoporl i a r igoroso ma spassionato esame critico, per rendere po~sibile. oltre che la s cl'lta incondi1.ionata 1 l'u,o o dell'uno o dell'altro a seconda delle sptciali <:onrl izioni di tempo e di li.;ogo, aflìnchè non av\"'eillga che lo scetticismo ci inihisca dal l'adottare i provvedimenti attuabili, ed in attesa del meglio · s i trascuri il buono. Nella pratica d obbiamo ri cordare che i mezzi parassiticidi come gli a11tisettici, de\"ono innan zi tutto rispondere a quattro esigenze fondamentali: garnnzia di efficacia, economia, facilita ed innocuitlL d i uso, incapncita di deteriorare il mater iale da d isinfettl\re e di nuocere al personale nddetto nlle di~infezionL

••• L'\ semplice p 1~lizia, se di n orma vale ad impedi re che il corpo sia innso dai pidocchi, non è più sufficiente per sè sola a li berarci sollecitamente da essi. Del p.1ri lo ;ipazzolamento dei panni è incapace per sè di al lontanare le leud ini, nm costituisce un ottimo coadiuvante delle sostanze liquide o ga!;SOSt1 che iutorpidiscono e scemano la vitalitil degli insetti e dette uova fncilitan òon e l'allontannmento. Come insett.icide le polveri erano quelle che si pre,entavRno di più fac ile app!icnzione, in ispecie in campagna: esse perciò furono largamente ~perimen tntl'. Non corr isposero per ò all'aspettativa: qua~i tutte sono prive di vera azione pediculicirla, poche banno un semplii,e potere ped iculofu!\n o torpente. L'anisolo o fenato di metile, che secondo Fraokel. intorpidisce l'insetto· in· 4 m inuti e l'uccide io 10, Mlle mani di altri r icercatori ap parve del tutto ineffi . car.e, non solo mescolato a qnalche eccipiente, ma ancora pol verizzato in so~tanza.. Lo stesso si può d ire del lexan, dell'iodof ormio, dE"l borace, detl'elleboro uero, del l'allume, de lla canfora e dette comimi poh;eri insetticide. Per Nocbt ed Halberkann buoni risultati darebbe il cresolo in polvere. ed otti mi il globo! (diclor obenzol), che è di poco costo e privo d'odore. Il miglior impie~o lo si avrebbe d is tri buendolo in sacch etti di 2 gra mmi e collocando lo nei pnntnloni ed ai lati del petto. Postnikofì (1916) raccomanda caldamente dei sacchetti di acido tartarico o sulfilo di sodio tenuti a contatto della pelle. La temperatura del corpo umano svolç:-e dal miscuglio, leggermente umettato, dell'a nidride solforosi\, allo stato nascente, che, pur non procurando molestia al portatore, ucciderebbe l'nrtropodo. I sacchetti di anice, oltre a present::.re l' inconveniente di ema n are un odo1·e sgradevole o di irritare gli organi respi r ntori n,nche d e ll'uomo, sono quRsi ineffica ci. Il -pepe nero macinato di recente è buono insettifugo ma irrita In pelle. Invece molto vantaggioso sarebbe lo zolfo in po·lvere. E yaell ne pr opugno l'uso largo, in con3iderazione che questo prodotto, molto economico, esercita la sua


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RIVl::-TA ~INTETICA

azione p<1r un t empo lun gh i,.:simo, non di~ la mini ma irritaz ione cu tanea, ed è o t timo per ten er lontRni dal corpo umano i pidorchi. L' idr,,geno solforato che si s voll);e d al contatto dell,t polvere con le secr ezioni cuta n ee ti mol to molesto, anzi t ossico per l':111i mal e. l\Ia, poichè esso J.J On s i fo rm a. se non dopo che il s udo re ba agito a l ungo sullo zolfo, è nece.;sari o che gl i abiti siauo in precedenz:, abb on dantemente spol vernti con questo ed indossati alr uue ore prima d i es porsi ad essere infestnti dai pidocchi. ] para<;~iti non sono uccisi i mmediatamente, ma dopo q ua lche ora si staccano dii.Ila biaucheria. e muoiono . Con questo sist em3 l'autore s pidocchiò un num ero not~' \'Old d i per,;one, e protesse contro l 'i nvasione dell'insetto il personale del sno la zzar etto. Non manca però qua lruno ,~h,1 in firmi il \'al ore p•Jù iculofug-> anrl1e di ques to .mezzo (Parl,u 1e. Kin loch). La naftalina, r acco1n>lndata Ja molti, fu larghis~imamente sperimfn t ata da noi ' tìn dall'estate sco n, fL. ~acclwtti di 20 grammi l'uno vennero distribuiti a i ;;oldnti per e;sere ripo:;ti n ello zaino, co llocati nel taschino delln giuhha e Jel P'\!': trano. ed attaccati al collo ,~ guisa di scapola re. !\fa l'azi one eser citata fu ben scnr!'a. 8e in primo tempo i pi,locch i çenivan0 fngRti o storditi - i soldati avernno l'impr!',sione d i es,ere meno molestati <lai loro ospiti -, in segu ito questi t oro a \'ano nu· m er osi e famelic i a turbsLre il ri poso cd i son ni cle~li abitatori del le t r incee. T,a n a f talina perciò. n. parer nos t ro. e l'esperienza non poteva esser fatt.a su p iu larga scala, ha u111t debole e f'ugnce azi011e che non ri esce ad uccidere il piòocchio. il qua le mu"r e ::ol , qusindo è mantenuto a lungo in contatto con molta naftalm u. Queste no~tre r ice rch e trovano conforto in quelle di nitri 11 nmi> rosi ed a ccurati osserv:Ltori. llisultato aur.ora in feri or e diede \'u!';O di un:\ pol ver e denominata 1111filifì11a {costituita d i car bonato di cal ce e di magn!'sia, con deboli p ercentuali di anetolo, naftalina e s,d icilato di meti le), che i soldat i dovevano ,spolvernr e sulla bia11cheri11, S!>ecie n e i pun ti o\·e le \ar \'e e le lendini si a nn idav,u10 più volen tie ri. T rrn to la naft,dina che la nnti tifina potrebbero essere u~ate con qualche vnn taggio sfrnttando la d,·bole e trans ito ria a:>.ione stupefacente ;;u\l ':u t ropodo. Yeune ra.ccomaudato ai soldati di spoh· ernrne la:·gameote la bian<'heria infettA, ch e llOi deve PSSere rnvvolta e te nuta per qualche ora. ri pa r:1.t!L dall'a ri a, qu ind i r apidam ente battuta ed a ccura tame nre spaZ?.olata . Jl pidocchio, ed anc he molte d"lle uova, cadon o e possono esse re raccolte e distru tte. A ltre p olreri composte, nelle quali la n afta lina co,:;tituisce il principio ntt:vo, si so uo pahsate i11~etticidi d'azione debole ed incert:,: tali appunto In poh·ere s u gge r ita di\ Prautt, come qudla d i .Mayc r o d i Rirch ner. Nè maggior fiducia m eri t:wo le idtre polveri, nelle quidi la mal'sa è fornrn ta da sosta111.a inerte, qu ali l'amido ed il talco, e la parte più o meno da nn osa per l 'artropodo da deboli per.c.entuali di mentolo. di t rementin a o di petr0lio, ecc.

••• P oich è in co ndizioni normali il pidocc hio n on punge la cute umana sp,tlmata di gr:1.s-;o, soprR tutto quando questo si irrancidisce, ta nto che e mpiricamente mo lt e p opolazioni no mad i si d it'euùono appunto dagl i insetti succhiatori d i !'angue ungen dos i con grassi d iversi sempl ici o profonrnti, si è pensato di lldottar l:l pomate di composizione diver.::a per combattere i pidocclii, incor aggiat i a ciò an che da lla -constatazione che la feLOmi na non depon e le uova sugli abiti ingrassati.


!?!VISTA SIXTETI C' A

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An r he qui la. serie <lei rimedi ad operati è molto nume ros a, se non altrettanto e fficace. Prowazek pro pom, l'unguen to di acid o .,aticilico (10 p. 100) in vasdi na; Let ulle e Bordas In vaselina al friossi11,etiler1e e be11.::i1w ; Pnrlnne Kinloch la vasel in a col 25 p. 100 di diclo,·oeli{ene o d i lriclor oe/ilene, ovvero di p Ptrofio; Blansc hko la vaselina col 5 p. 100 di naftalina; Nicolle l'olio canforato; \Vurtz l'oli<I canfo1·ato col 15 p. 100 di f.re11,enlina e il 10 p . 100 di encali.p/111;; L etu lle l'olio di 11/it-o con trementi,v,; A lessandrini l'olio con cl-Orofonnio \2 : I). J n mol tE> p rovin cie ita liane ei usa no liirgamente, specie contro il pido~c hio ciel cnpo, a bbonda nt i e ripHute unzion i con o/io e p etrolio 12 : 1). La Direzione dell'assistenza e dell' igiene publ.Jlica. <li Francia raccom!lnda la m ~eli na al x ilolo (!JO gocce di xilolo ·pe r 30 g ram mi d i vnseli na), ovvero una delle pomate usrute comunemtnt e contrn il peclicalus p ubis: l'u ngnento cinaeo e la vaseli na al prP.cipifato t1iallo. La nostra Direzione generale della sanità puLblica snggerisre la vaselina al p,trolio (25 p. 100) e a l tricloroetilenP (25 p. 100), l'u nguµu /o 111ercuriale semplice o col 5 p. 100 d i olio di trementina. Raccomandate sono le soluzioni saponose d i tricloroetilene al 2 p 100 e di lelracloroetano al 10 p. 100. :Meno e fficac i nncora dell e ri cor ,litt e sa rebbero per Parlnoe K inloch le pomn te ai fiori di solfo, a l ba/sa1110 d el Perì,, all'oleato di 111.rrcurio, alla crisarobina, a lla slafi.;;o,qria, all'el.leboro, ecc. ì\.eidenfeld e Pulny , per ingrn'>snro la bi,rncb eria per so ual e, adoperarono una mi sccla di 100 p.arti di paraffina lil)1tilla, 60 di paraffina solicla e o di essenza <li pnice. È facile in teadel'6 come questi mezzi. se possono riuscir utili pn pr ot eggere le parti scoperte di persone c he, come i m edici e gl i infermit-ri, hanno necessari rapidi contatti c on pidocch iosi. 11 0 11 sono applicubili fuor i c1,.!l'11 mbito ospedalie ro, a quell i infesta ti dai parnssiti, 11, me no che men o, ai soldati io trin ce,\ che, frn l'ultro, trovansi nell'impo~sib il itàdi rinuo vare s p esso la biancheria a di dEitergere il corpo con bag·ni cn.ldi s aponnt i. Agc;iungas i c h e tu tte q uest e po111f\te son'> qu asi per ia tero prive di etlicncia sullu uova dell'insetto.

Anche alcuni liq uid i parassa t icidi fecero sorgere num erose spera111.e di lotta vittoriosa contro i pidocchi. L e sos tanze tossi ch e s ciol te in ncquR o in altro veicolo liquido si pensava dovessero essere di pronta ed efficace azi one co nt ro ques ti rincoti. Le soluzioni acquose di sublimalo rorru~iuo si addimostrarono di valore quasi nullo : il veleno 1100 può g iungere a. co ntatto con le parti vi ta li n l, <.lell'in~etto, nè, meno ancora, de lle sue uova, perchè entr11mbi protetti da un iuvolucr o c hit ino,o. ln vece disciolti in soluzione acetica, che, come è noto. scioglie la chitina, uccide in breve e l'insetto maturo e la lend ine. Mense (1914) trovò efficace la soluzione d1 una parte di sublimato in duecentono,antaoove di ,a ceto. p.,r gli abiti consiglia di bagnar bene con questo liquido i punti ove gli ins etti s i annidano più di freq uen te, e quindi di a llonta narli con lo spazzolamento. P er la pelle, anche se coperta di peli, è suffic iente una sola. lavatura, ma prudent e ripeterla più volte.

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RIVISTA SI:-.TE:Tl CA

Zupn ik (1915) riconosce di Azione ~icurn ed economica 1'acido acetico in soluzione alcoolicR. Il lavaggio della testa con aceto cal;f() usato presso di noi empiric1une11te per liberar i bambini dai pidocchi del capo. Swellengrebel ( 1915) vide che l'a cido acetico concentrato uccide i pidocchi in 4-5 ore: al 50 p. 100 li stoTdisce in 70 minuti Ma a dosi più basse è meno at tivo, tanto che al 25 p. 100 .resta inefficace, anche dopo 12 ore di contatto. Il fenolo ed i e1·Psoli possono essere n.doperati con fiducia a temperature piuttosto elevate (60°-65• ) secondo Parlane Kinlocb. Soulima ed Ebert accertarono che una. soluzione acquosa al 10 p. 100 di 31Ì parti di cresolo e 65 parti di sapone d i nafta è un potente iusetticidn in primo t~mpo, ed insettifugo per molte settimane ancora dopo i:he fo adoperato per spazzolaie abbondantemente gli a biti. Legendre trovò r.he la c1·esi/ina al 2 p. 100 uccide i pidocchi dopo qualche minuto di contatto, e fin le uvva dopo 10 m inuti. È un prodotto <li uso facile, economico, innocuo per chi l'us11. e per i tessuti colorati con i quali è mes~o a con· tatto. Con 1 litro di cresil in 50 d'ncqua egli h a potuto spidocchiare 111 biancheria di 62 persone, riacq11istaodo volta. a v olt.a il liq uido con lo s trizzamento della stoffa. Le frizioni di etere .~olforico uccidono negli abiti i pnrnssiti e le uova. Il petrolio è un energico pediculicida : l'immersione della bi1111cberia nel petrolio gnrantisce la morte dell'insetto in 1-2 minuti. I vapori del petrolio l'ucc·: dono in circa mezz'ora. È attivo ttnche sulle lendini (Nicolle, Castellani, L etulle, Sabella). Molto utili, dopo lunga esperienz:a, ritengo le n ebulizzazioni di for111ali11a del commercio al 10 p. 100. Con una pompa irroratrice @i dirige il sottilissimo getto a pioggia sugli abiti rivoltati e tenuti sospesi, a'.i un'al tezza di due m etri, a corde distese da un capo a ll'nltro di una stanza, avendo cura di far gi ungere il liquido sopratutto fr11 le pieghe della biancheria e degli abiti. Di regola non occorre scucire i vestiti : i pidocchi, se non sono troppo numerosi, r estano sulla superficie interna di essi. Il metodo è rapido e sicuro; unn persona sola può compiere l'operazione. Dopo aver polverizzato sulla parte infestata dall'iusetto due o tre volte il liquido formolato si a ttende 6-10 minu t i e poi si procede ad un accurato spazzolamento con una spaz:.1ola ruvida e gro~solana. I pidocchi, che già poco dopo subito il contatto r c;;tano storditi e poi vengono n morte, cadono a terra o Rpontaueamenteod io seguito allo spazzolamento. Le uovtt, rese incapaci di schiudersi, cadono anche esse o si lasciano a'llontanare con facilità. È superfiuo ricordare che il pavimento della camera ove s i pratica la formalizzazione deve essere impermeabile e larg amente bagnato con una soluzione al 3 p 100 dl cresolo. Gli individui addetti al lavoro, oltre essere protetti con mezzi speciali·, di cui si farà cenno in segui.to, saranno muuiti di maschere e di occhiali c he proteggono con tro l'azione irritante che la formaldeide esercita sulle mucose. Sono lodate le soluzioni di ipoclorito di ralcio, di sodio, di potassio. L'in('11so di taba cco (un signro macerato in un litro d'acq ua ) di ede buoni risultati a Comstoch e nd a Itri. L 'a cqua clorofor1,1ica nl 6 p 100; il liso(or111io al 60 p. 100 furono sper imenta.ti con favore.

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•• Constatato il risultato non sempre incornggi!\nte conseguito con i mezzi 110zidetti di ap plicazione, piu o meno so;mplici, si pensò d i valersi di sostanze che agissero a llo stato p:assoso.


RIVISTA Sf:S-TETICA

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Era noto che nel pidocchio, come in a ltri artropo:li. l'aria atmosferica giunge nelle parti più delicate del corpo, per un uum1,ro stn101dinario di tubi capillari. Io essi se ne accumula una quantità relativamente molto granùe, per cui aprioristicamente era logico ammettere che, Sl\turando l'a ria d i ~as irres pirabile, l'ins itto doves~e morire in breve per asfissia. Affinchè il fenomeno si avverasse con la maggior celerità, era necessario scegliere le materie più dannose, sia per ch é capaci di combinarsi rapidamente c Jn l'os~igeno, rendendo cosi asfittico il pidonchio, sia perchè provviste di potere tossico proprio. Furono quindi s perimentate le E'Ssenze, i liquidi fac·i lmente volatilinabili, i gas tossici. In questo campo le ricerche furono più larg h e, a cng i,Jne del numero notevole di s ostanze che, teoricame nte, dovevàno facilitare o rer;dere possibile il compito. )lense crede all'efficncia delle essenze volatili in soluzione alcoolica al SO e 40 p. 100, e del suo parere sono molti sperin1 entatori. Suno perciò us ate in tali proporzioni sopratutto le essenze di eu calyplus, cli !Jaro(ano, di finocchio, d'anici (Prowazek) L e prime due sarebl.,ero da preftril'si, sec,o11do Wulker. Per Sergent e Foley l'essenza d'eucalypt·us kvrebb~ dei pregi ma1·t 11ti: i pi<lo<· ,i. i posti su u.n a stoffa cosparsa di qualche gocci!\ di essenia muoiono in pochi is111uti, 11nche se lasciati all'aria libera; in vas i chiusi e sotto gli iu,iti mt1oiooo in poche <>re, e In s ua nzion.., insetticida si e,plica n.nche trnverso p11nni s1>ossi Le prove fatte su otto nomini infestati da pidocchi, diedero per risultato la rapida scomparsa degli artropodi dagli abiti che erano stati spruzzati con l'essenza di eucaiyptus. Notisi che gli individui sottoposti all'esperin,en to 110n cambiarono mai di vestito, vissero in promiscuità con altri pediculo~i non ebbe ro a soffrire di a lcun disturbo n è general e nè loca le. Solo in capo ad otto giorni sul loro cor po ricompuvero giovani insetti, provenienti dalle uova dischiuse. ciò c he consiglia a ripeter l'ope razione dopo 7-8 giorni dalla prima dis inf~staiione. Per 125 ce11 t imetri cubi di stoffa gli autori adoperano un centimetro cubo d' essenza versnta goccia n goccin nella parte centrale de ll' involto. Le stoffe 1mpr.igo11tedi essenza sono per qualche ora facilmente infiammabili. Nell'u)tima g uerra balcanica, secondo le t es timoui,rnze dei m<1dici mili turi, si otteno ero buoni risultati con una mescolanzR di l f> pMti d 'essenza di bergam, ,tto in 35 d'alcool e con un'altra costituita dalla ste;sa ùose di es,enza di be rgamotto in 60 parti d'alcool con l'aggiunta di 25 parti di tintura di <'alnmo a romati co. L odati di\ autori diversi sono anc he il xilolo, l'anetolo, il 1nen(olo, il ti11wlo, la resina di betulla1 ranisoto, ecc .. Queit'ultim~ anzi, lanciat> d .. Frii nkel, trovò degli ammiratori e ntus iasti, ma oggi, specie dopo le rit"erche <l_i Bordas e Bruere, esso gode scardo favore, pe rchè so; tanze meno co,to,e, quale la beo1.in11., ris pondono meglio. Ottimi insettifughi sarebbero, secondo Prowazek, Nicolle e Conseil, i vapori di iodoformio e d'assafet ida. Ma Parlane Kinloch, iu base a larga esperienza, sostiene che gli olì essenziali sono privi di azione insetticida diretta, I pidocchi, egli dice, possono restare per più ore, alla temperatura del corpo umano, esposti ai vapori di essenza di w itltergreen, di garofano, di tre,nen li11a, di eucatyptw1, di timo, ecc. Essi n ou sono u i:cisi dall' immer:1ione in queste essènze, Fra i liquidi facil,o ente v..>latiliz1;abi li i più "pprezzati pt>d iculicidi sono: l'a111,moniaca, la be,izina, il cloroformi<J, il solfuro di carboiiio, il tetrnclorul'o di earbc;nio, i I tricforoel ihnP.


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R!Vl'>T\ 'sl:ST lèT[C A

L'arnrno11iaca allo sta.Lo ga;;~oso uccide le uova più o meno prest o a seconda della pro porzione adopernta : in mrdia occorre un contatto di una o due ore Secondo Swellengrebel essa è preferibile alla ben~ino, ed anche ali' anidride SC'lforosa, perchè non dete1·iora, r.ome fa questa, gli obiti : per Y1.1lker inve~e è di officacia discutibile sull'insetto, e innot· ua per le uova. Ln. benzina, pur essendo dì mnneggio diilicile percliè estremamente infiam ma· . hil11, è ricono~ciuta ot!imo pcdiculicida. Allo stato liquido amm1tzz1~ l'insetto 11du lto in pochi minuti. Ries,:e molto utile nel trat.t-amento delle uniformi e delle sottovesti di lana, ed è econo111icn 1 perché dopo l'uso può es~er r ricuper ata uella proporzione del 90 p. 100. li Consiglio superiore d. igiene pubbl ica di Francia la r1tccom11nda appurito nella disinfestazione degli abiti che debbono esser chiusi in cassa metallica con 40-50 grammi di liquido. I vapori saturi di benzina uccidono l'insetto in 16 minuti u le uova in 2-1 ore (Grasher ge r. Provazck, Mendes, Bordas e Bru'ere); quando non sia possibile prolung,u·e di tanto il trattamento si debbono sottoporre ai vapori gli abi ti per tre- quattro giorni con<,ecutivi : si riesce colli nd uccidere le nuove generazioni, poichè le leudini per scbiude1·si impiegano nppunto in media 72-100 ore. Un si:,;temi\ semplice, pratico ed esente rla pericoli è q uello di versare poche gocce di benzina sotto i pnnni e sotto il berretto, e lasciare che, per l'azione del calore dPl corpo, i l liquido si vo latilizzi (Bordns e Bl'llere). Buoni ris ultati ha dato nell'Esercito nostr0 una mi8CC!a n a ftobenzol-ammo· 11 i<-a proposta dal capitano medico l z1tr. La soluzione satura di gas amn;o. 11ico in benzina, ndJiziona ta di nnftalina ne lla proporzione del 5 p. 100, portata alla temperntura di 400-50°, ha un notevole potere p ~diculi cida che si e~plica anche traverso stoffe ammassa te. Dopo un'ora e mezzo di contat.to fin , h e le lendini vengono u ccise. La polverizznzione della stes"a· miscela, diluita a metà con benzina, r ende ottimi servizi nella pulizia degli • effetti le t te• recci e degli abiti. li nostro J;;pAt,tora.to d i sanità mili tare ha raccomandato qurile pediculiciJa il c/01·0{01•,nio. I pidocchi infatti, per l'affermazione concorde di nnm&rosi sperimentatori, sono molto r<e nsihili ai vapori di cloro formio, tanto che bastano poche gor., e cii liquido per ucciderl i in ambiente chiuso, essendo straordinaria la diffusibi li tà dei suoi vapori. Le uova stesse dopo 10 minuti di contatto coi vapori di clotoformio sono incapaci di svilupparsi (Alessn.ndrini). Il suo u so è fra l p iì, semplici, ò1tppoichè non è indispens1tbile nemme no cbe agisca in ambienti e1·meticamente chiusi : ò s ufficiente ostacolare In ditfu~ione facendo un involto tle::;li oggetti da trattare. Anche il solfnro di carbonio è ritenuto un ottimo mezzo di distrnzione dei pidocchi e delle uova. \'aporizzan<los i in luogbi chiusi agisce en ergicamente sugli ins~tti, uccidendoli in circa due ore. Wulker, che trova inellìcaci o quas i le sostanze pediculicide proposte tino ad ora, consiglia il solfuro d i carbonio. Secondo le norme em annte dal Minis tero dell'interno di Prussia darebbe ottimi risulta ti una miscela infiammabile costituita da 90 p. 100 di solfuro di carbonio, 5 p. 100 di a c4u1t e 5 p. 100 di alcool denaturato, che si fa bruciare nella. dose di kg. 2.500 per ogni 100 metri cubi d',unbiente. )[a Swellengrebel t.rova. poco attivi g li in6arnm1tbilissimi vapori di solforo di carbonio sviluppatisi in un metro cubo di ambiente da 150 centimetri cubi di liquido; egli ot tenne buoni risultati da un contatto di 24 ore coi prodotti dell'evaporazione di 800 centimetri cubi di solfuro per metro cubo.


RIYl<;TA SINTE:TIC,\

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Il tetraclon.11·0 di carbonio, di . prezzo modesto, è di valore pediculicida notevole, agisce energicamente tanto sull'insetto che sulle lendini adoperato al lo sta t o liquido o anche sotto forma di vapore (Aless andrini). La Commissione ispettiva di profìlnssi pel no~tro E,;crcito mobilitato lo consiglia pei; uccidere i pidocchi nella pnglia d elle trincee. che, per ragioni militari, non può essere bruciata. Essa raccomanda una mi,cela di •! 8 pnrt i di t etracloruro di carbonio e di sdcool, di 10 parti di trementina e 4 di i::upone verde. Da po<'o è e ntrato ne lla pratica per ope ra d i lmbert, <i! l{ulka ed altri il tricloroelilP1t1! (l iquido antipediculare di C. Erua \. È raccomandato presso di noi da Lu~t ill', Ales,andrini, ecc., per la su,\ azione sicurn sulle uo ,·a e i::u g li in ~etti, che in breve tempo ve ng ono uccis i dai vapori (15,20 minuti) e qtrns i i~tantnnenmon t e da l liquido. È dotnto però di un elevnto pot e re t ossiro sul!' uomo ; non è in6a111 mabile ; ha un elevaLo valore commerciale. Pe r di piu, tutti i solve11ti dei g rassi, oltre i dPr ivat i della parnfinn, dei quali il piu en~i·gico i, il petrolio, son o dei poi enti inset t ic i<li. Il tot11 ene e l"aa/011•, n.l pini della bcn7, ina. sono altrettRnto e ffi cnc i c hll il petrolio. I de rivnti clo1·at i del m etano, d ell"elllno, d f'll. eliten.e so no nn cora più a tti v i e non s o110 in lin mmabili (Parlane Kinloc·h). De i g as t ossici (elimin rtta lit formaldeide ch e d n sola è priva d'azi one non i::olaruente i::ulle l<>odini, ma a ncora sull'i nset to, e c h e dft sr·nrs i risult ati associata nl rnpor d' a cr1ua a r.0°, ngendo ne l vuoto pe r 45 m inu t i) quella che hn r esistito nella p ra t ica e che anzi s i è nff~rmata come pnras.~it icidll e ffica ce è l'rm i <fr i d~ ,olforos,,. :Kuhu, Mense, "\Vulkn dapprima, ed alt.ri nume1·os i os~errntor i in st>gui to, rit engono la solforazione il mezzo più sicuro, rapi do r semplice pe r li bcrnre le vesti dai pidocchi . L'anidride solforosa può essere pro:lotta bruciando nell'ambiente fi ori di zolfo nella proporzione cli al meno 60 grammi per me tt·o cubo, o può essere direttamente immessa da bombole in rng ion e di 5 kg. per 100 metri cubi. La Commissione profilnt ti ca per il n ost ro E sercito rllccomllncla dos i nwgginri (100 gr. di zolfo per metro cubo d'ambiente). Il contatto non de,·e essere in ferio re alle 6 ore, procurando d'impedire la dispe rs ione del gas t rave rs o a perture naturnli o fessure. Il metodo della solforazione è adottato dalla Sanità pubblica italia na e da quella francese. Se talora nelle mani di qualche ~perimentatore non ha dato risultato fovc rovole, ciò pa.re de,bba attribuirsi al non aver favorito nella camera di solforazione un notevole grado di umidità. Meglio ancora risponde allo scopo il gas Clayton, miscuglio di anidride sol• f.irosa ed anidride solforica,che può essere imn,esso nell'ambiente fìno nella prr porzione del 10-14 p. 100. Il gas Clayton, sperimentato largamente per spidocchiare gli abiti dei prigionieri di guerra austriaci, l'ho veduto corrispondere egregiamente, qualora s i protr11gga adeguatamente la permanenza degli oggetti n ella. camera di s olforazione (non meno di 4-5 ore). Non deve dimenticarsi che il gas solforoso s tin ge ~li abiti colorati, attacca i metalli, e che serve anche per disinfetta re g li oggetti di cuoio. La concentrazione del gas al 3.4 p. 100 è s~fficiente per dar l'effet to pediculicida. Gli indumenti sottoposti a11'azioue del gas debbono, pnss ibilmente, e,sere tenut i distesi e molto r avvicinati al suolo, poichè n elle parti bri~~e della c1.mer~ rii solforazi<ll!e la cnncentruionA dell'anidride solf'orosn e solfori~a è magg iore.


4.28

Rl VISTA SIN TETI CA

li capitano medico Muto riferiscti d i a,·er ottenuto nella zona di guerra la. morte dei pidocchi e la mancanza. di u l teriore sviluppo delle lendini immergendo io ui.'atmosfera di vapori di creolina all'8-10 p. 100 gli ogget ti su cui deve a gi r e e m antenendol i per 10 minuti alla temper nturn di 40'.

... li pedicnlicida sovrano ò però il cnlore. Se le t emperature basse riescono lllOI'• t ali per l'insetto ma non per le uo ,•a. <1uanrl-, r aggi ungono - 6°, quelle el evate, appena supenlto l 'optimmn (80" -::i5° C./, souo dannose sempre. A differenza dei m icrorga nismi, il pidocchio e le sue uova s arebbero più sensibili all'azione del calar secco che di ,1 uel lo umido (W ulke,·, Kisskalt, PRrhu1e Kinloch,: l' in, mers ione in accl u a bollente pt!r un m i nuto non ammnzzn n eauchf~ l'insetto, tut!ntre la. permanen,m per un l'gnal t e mpo a 100° a secco uccide anche le leudin i. li r.alore, ch e noi sap piamo con tau tn preci:;iom, adoperare tl dosare nella lotta con t ro g li schizomiceti, n on i, ancora perfettamente conosciut> nella Sila azione is ugl i l\rtropodi e sulle loro uova, o, pi ù propriamente, a noi st"uggB, con ogni probabi li tà, qualche particolar e s u lla biologia d ell'insetto. Da ciò i• risultati più diver., i e contraddittorì, le opinioni più disparate. Secoudo P rowazek ( 1914) i I pidocchio delle vestimentn muore già n 3ò° C.; la Commission e del Consiglio d'igiene dei Paesi Has:;i vide ( l:Jlò) che I\ 37" qu11!cuno muore, ma a 60° tu t ti s"no uccisi, 11d 11 70° le lend ini p~riscono anch'esse. Wulker ( Wl5) li vide 1~o rire :a 05° in uno o due m iu u i i, o. 50° in di eci minuti, 11 69°-70° nel vnpor a c<1ueo. Le lendi ni muoiono solo al disopra de i 70 gradi. Nelle istruzioni protilatiiche con t ro il dermotifo emanine d1l l Governo francese (1915) è detto che i p idocchi e le loro no va vengono distrutti in qualche miuuto nelle stut",i a vapore flue nte o sotto pre:;sione, o a forrnalioa, n condizione c be la t emperatu ra raggiunga gli 80° C. Le n or me dettate per difen.dere il nostro Esercito dal pericolo del tifo esantematico prescrivono (lDlfJ ) c he la biancheria e la maglieria debbono e$Sere som• merse per almeno q uindici min..iti in a c<j ua bollente, o in lisciva o in soluzione d i soda a l -1 p. 100 bollente. Uguali procedimenti consiglia no anche le Ist ruz ioni compilate da.Il a Direzione genernle della !'San ità. pubblica ( UHo:. L ege ndre raccomanda l'us-o dt-1 vapor ncqueo per 20 minuti; in capo a tale periodo le lendini ed i pidocchi sarebbero !;icuramente d istrutti. Wieue r (1915) in occosione del trasporto in nuove baracche d i 28,000 prigionieri rus•i, iucr ed 1bil111e ot e carichi di pidocchi, osservò che questi re5iste vano per or11 n ell'flc qua a ,00-81)<>. L ' uccisione sicura degli insetti e delle uova fu raggiunta soltanto col vapore fluen te a 102°-l0S0 dopo quaranta miuuti d'azione. Nicolle e Cou stiil (Hl16) hanno potuto impedi re la pene trazione dt:>l tit"o petecchiale n elle prigion i di;lla 'l'unisia con la semplice ebollizion.i dei tessuti di · tu tti i nuovi detenuti 111 loroingresso in carcere. Al t ri invece trovò essere necessario o liscivare i vestiti o sottopo rl i per 10 minuti aLla e bollizione nell'acq ua contenente 6 g r. di carbonato di soda per litro, nel qual cas o, come è noto, la tem peratura di ebollizione è d i c irca 101° gradi. J oeux e D<1lle, medic i militari francesi, prigiionieri di guerra. al ca mpo di Salzwedel in Sassonia, videro che i tedeschi per uccidere i pidocchi sottoponevano gl i abiti alla stufa a secco a 125• gradi pt r 10 m inuti(?).


4:?9 Ultimamente il capitano med ico Izl\r, con ricerche fatte n ella zona di guerrn, ha consta tato che per l iberare dai pidocchi la biancheria personnle occorre la bollitura per due ore in lisciva di soda RI 10 p. 100 o il traLt r.mento col v1tpore fluente per tre ore almeno, o col vapore sotto pressione a 2 atmosfere (121°.4 C.) per più di tin'ora. Come s i vede, si è verificato nel caso no;;tro un fa tto s imile a que llo osservl\to 11ell'impiPgo del sublimRto contro i bRcteri: col r ioetersi delle indagi n i le dc>si pritnitivamente credu te ottime, furono riconosciute d i \'alore quasi nul lo e perriò aumentate in un modo notevolissimo. Ad ogn i modo tutti i ricercatori sono d 'accordo con Uhlcn hout P.d Olbrich che il calore r nppr e,enta il rimedio ra d icale per d istr uggere gli i nsetti parn~sit i del corpo umRno. sia esso usato nelle for me r icordate, o rome r aggi sol nr i diretti. o come fiamma. di un can nello da saldatori tras<:o rren te fngncemente s ugli a biti infestati, o come fer ro da sti rnre caldo, passato sopratutto sulle piegh e e sulle costure degl i Rbiti e dell11. biancheri11. Allorchè le ci rco~t aD 7.e ci permettono IR scelta del le temperatu re elevate, è> cou,igliabile uti lizzare il vapore fluente, o sotto pressione, o ·11acqun bolle n te per an periodo di 20 minut i (dn l m omen to nel qnale il calore r aggiunge il grndo vohto). avendo cura di non stipar e i pnnni eccessivamente e di facilita-re la penetrnione del vapo re o dell'acq ua nei pun ti pi/1 reconti i1i .Jell'appnrrcchio.

••• L'ad o?.ione di que,to o quel lo de i mezzi p,ua,s itic idi in,.l icati, è il pii1 de lle ,·c,ltP, in ispecie in campagna. impo,- to da lle "'recial i condizioni di t empo Il cl i lungo, <lnnrle la maggiore o m inore sic11rez7.a dei r isultRt i 01te nuti. :S'i nten de r.he le m i!lu re debbono es"'e rr tanto p iù r igorose. qu•nto viù grnnde è il per icolo da e vitare; per cui. n el CRSO ,:;ia<:i in pre<:e117.n. di pidocchi sic ura m•ute infetti percliè ospiti di malati <li tifo petecchiale o d i tifo r ir,o rren te, dP· vesi con og-ni attenzione e vi ta re che u n solo ectoparnssi t11. po~f;I\ tr11.pas~are d:1 u•1 mal>1to ad un sano. Medi ci ed infermieri qu ind i debbono essere ~icurn.mente proLetti, come qu elli ciac>, secondo In triste e"'perienzR in ~r g na, sono i più fo ci). mente r.olpiti. Le m·wi cli t utto il persona le di as<:iste n:,;a d i tal i malati SHnnno sempre protette con gu a n t i d i g ommn , i qua li d ebbono abbracciare p er un trntto anch e le llll\1,ichc. G li a r t i inferiori sa rnn no pure difesi dl\Jl a pen etrnzi on e rii qu alch P insetto II mezzo di <;oprnscar pe e g.imbali di cnutchi on d' un pnzo <solo, !':11 1 modello di quelli che s : u«ano per la cacc ia in padule, ,>, meglio an ro ra, co n ab ic i d i 11n solo pezzo. avvolgenti i pied i, ch iusi a l collo ej 11bhotto11ati alle s pc, I le. Non si dimentichi che pe r medi ci ed infermieri il pi(1 comu n e modo di infestarsi è rapprcsentAto Jai conta tti che l'assist<'nza d e i colpiti inlpone (e~ame fi sico dell'ammalato, pulizin. p ersonale di esso, ecc.\; perciò dopo o~ni vi,ita devesi deporre per intero g li a bi t i, sottoporsi a p~ol11ng11to bagno caldo snponn.to e r ivestirsi con panni puliti N egli ospedali vi 1<arà una saln di ri cezione speciale m uni ta di pavimenti imp e r me.,bili, cospar3i di liquidi parassiticidi, provv ista di le tto con matet'asso prot etto con tela gommata. Ivi gli infermi debbono subire un'riccura ta di s infezione, con taglio dei capelli e della barba, bagno caldo sapona.to e quind i as persione con


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Hl , ·1sTA s 1:-;TETICA

liquido insetticida d i tutte le parti coperte da peli. Gli indumenti tutti saranno chiusi in recipienti metallici, uopo esse re stati spruzzati cob benzina o dorofor. mio, e posci11. trasportati rapidamente ad unii stufa d i disinf.,zione a vapore. L'ammalato sarà quiudi tras portato in un locnle d'isolamento e quivi a ssistito da speciale personale, ben edotto delle vie di diffusione della malatti.a e conscio del pericolo cui è esposto, fino a qun.udo il colpito non è stato i11ternmente Ji be· rato dagli insetti. Zona di guenr,. 111uggio 1916.


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CASUISTICA CLI N IC A

SULLA GANGREN A GASSOSA. Contributo cli uico-terapeutico dei casi os~ervati nell'o,pe !aie_da. campo 0123 dal doté. Antonino A m e nla, maggiore medico di rett ore.

Tanto in Italia come in Francia. molto si è pubblicato in questi u ltimi tempi intorno alla gangrena ~assosa. Questa terribile complicanza delle' ferite che sembra.va totalmente scomparsa da1la. moderna. chirurgia. e di cui si ebbero casi sol· tanto nel terremoto calabro siculo ed in quello della. l\farsicn, hR. fatto purtroppo una. funes ta e non scarsa comparsa nell'attuale guerra monrliale. Mi è parso quindi utile ril erirn le storie cliniche di diciotto casi di gangr~nl\ ga4sos a. osservati nell'ospedale da campo 0123 da mti diretto, l\dibito al rico,·ero dei prigion"ieri austriaci, per poterne dedurre delle conclusioni utili alla conosce nza. del d ecorso e de l trattamen to di t ale grave iufezione.

Caso 1°. - Ferito n. 83. Soldato austriaco prigioniero ::\feszaros Istvan del reggimento fanteriR. Riportò il 22-X I-16 ferite mul ti pld da shrnpnel nlla regione dorsale ed 11lht regione glutea interessanti le sole parti molli. Nell'ospednl e da campo 003, nel quale venne ricove·rato, ebbe praticata l 'iniezione antitet:i.nica. I l gio rno 3 dicemhre, previo ampliamento delle ferite, venne ro e stratti dei framm enti di piet r e. Traslocat o in questo ospedale il 7-XII-16, le s ue condizioni anda ro no rapidam ente nggral'andosi; si manifes tò edema. che dnl dorso e dalla regione glutea ~i a 11dò e~tendendo al tron co, all'addome, alle coscie ed allo scroto, mentre cou la palpazione s i constatava crepitio sottocutaneo e senso come t occar e della neve. L'i nfermo era agitato, con ~olso piccolo e frequeute (1-W ) m<'n t re la t emperatura non oltrepa~sò mai i 38°. 1l giorno 11- XII le borse scr ota,li ernno uotevol1u eote tu mefatte, tanto da raggiungere la grandezza dell11. t esta di feto a t ermine: la cute ùel tronco di colorit<> pallido marmol'izzato da. chiaue blunstre. Il respiro andò facendos i sempre più fre11ucnte e superfi ciale, lìnehè il giorno. 12-XII alle ore 16.30 d ecede va. Caso 2°. - F erito IJ. 8:S vis. f>olda to austr iaco p r igioniero Stelich Franz. Riportò il 22-XJ- 16 fe rite d'arma da fuoco (s hrapnel) alla spal la si11istr11 (faceia posteriore), con l arga perdita d i sostanz:i. nffon dantesi 6no all'omoplata, e v~nne medic:,to all'ospedale 003 o vti gl i ven ne p ra t ic,lta iniezione antitetanica. Trasportato in que,t'o~pedale i l 7-XIJ, si notò t umcf,,zione con edema che dalla 1egio11e ascellare si e~tll,e hen presto a tutto il hr Acc io sini.;t,ro e 11uindi anche al collo, al torace e l 111 lato destro ddl'addo111e. I nrnrgini della fer ita erano 1moeriti e cop!lrti ùa ceuc i n ecrot ici, m_cntrc la secrezione ch e ne colrtvii. era un liquido i-ossastro che emn n 1\·a odore fet ido caratteri , tico.


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C ASvlSTl r.A Cl.!N JCA

Colla palpazione si constatò cr epitio sottocuta neo. Si allarga ampiamente la fer ita e si prnticano altre incisioni sul dorso. Il 10-XII-15 si verificò emorragia piuttosto abbondante, per cui fu necessario legare a tutto spessore il piano muscolare, non essendosi pot uto ri nvenire il va so leso T uttavia la secrezione pers iste abbonda nte cd i muscoli che fanno erni a A ttra ver~o alle incisioni praticate banno aspetto di tessuto splenico e cadono in i , f,.celo. L'edema gassoso sottocutaneo si es t ende sempre di più, il volto de l ferito a te,,reo. la elevazio.n e de lla t em poratu re. ne,n è 01 0 ! to grande (39•), i I polso però è piccolo e frequente. Il giorno 16 esso ol trepas,a i 140, mentre le. temper11.tura è disces a a 37°.5, 1·es ,iiro s uperficiale, sensorio in tegro. Alle ore 7 è decesso. Caso 3° - Ferito n. DD. :--olJato austriaco prigioniero Kaniscb K onrad d el reggi,ncnto fan teria . Entra il :W novembre !U15 nell'ospednle 00:3 p er fo1 it•t d '11 rn11\ da fuoco (schegge d i granata) a lla coscia de;;tra con frattura. comminutiva del femore e gli Yieue pr:11 icata iniezione an t ite tanica . 'l'ra~portato il giorno 3 dic,·mbre in qu est 'ospedale, notl\si a lll\ faccia e 5ternn ùt: I ginocch io destro un largo foro d 'e nt rllLa. da l quale fuoriesce sn ngue e sec rez ivne purnlen ta. Colla palp:izioue si cons tata frnttura co ruminutiva del condilo esLeroo del fe mo re, le cui sc hegge però sono ancora attaccate ai tess uti articolari. Li, rn t a ampiamente ltL ferita con soluzione di Cnrrel, è messo un d rennggio t ul,ulare che comunica colla cav ità articolare e s i applica un appnrecchio immohi iizznnte fen,•slrato. 'J'utta"ia In .c:ecrnione rontin uò ,il,bondante uei giorni sns_c:pgue nti acconqlflgnata dl\ odore fetid o caratte ri stico. Il giorno 9 dal tru111ite òell,1 fer ita ,-i ..strni!gono numtrose stl, Pgge ossee, una di.:Ile q t1:i.li del la lu11.;hez1.a d i 5 c·m: tut tav ia la .c:ccrezio11e nou a ccenna a di 111iuu ire. L'iu fenuo i, colto Ja fi.:bl>re co11ti11ua cou lie vi remissi oni mnttutine : ha pol~o freque n te e piccolo, respno piuttosto affannoso. Il giorno 13 s i nrnnifosta tumefazione 11otevolc d el ginocchi" erl ede11ia che s i est c11de sino al I[ [ inferiore d.,!111. co.~cia, nonc hè crepitio souocutaneo n l h pre~sioue. L a tern pHatura a lla .c:er ,1 r nggiunge i .l(J•, pe r cui ~i J ecide d i )ll'a.ticare l'aruputazioue al Ill medio d d la coscia. L'vperl\7.ioue \'i,rn e o,eguila il gio l'no 14. Alla sera la tempe ra tura torna a rnggiuni;<'t e i -10°.t, le condizioni <lei polso souo m olto dep,.c,;,e, pt· r cui ~i pratica no iniezioni eccitanti di o lio canfor ato. Il r;.orno 15 le coud izion i si \'anno sempre p iù agg ra,·an do, la temperatura s i mu nti cne si:mpro 11 \ta, il pol:<o p iccolo e fre'luente (1&0), fi nc hè all e ore 7,1:i rlel 1G ùece<lern.

Ca.ço .J •. - F erito n . 101. Soldl\to aus tri ncu prigioniero Giuris llfatias riel ..... Honwed. Entra il 23-X[-16 n cll'ospeilnle 003 per ferita d'armn da fuoco (;;hrapnel) tran· sfo., sn 111 111 m ed io della gaml>f1 destra ed altm fe rita transfos;:a alla gamba sinis tra intere,,ante le sole parti molli ; gli vi ene praticata iniezione an ti te umica. 'l' ra~portato il gior110 ~<l.Xl-15 in <1 ues t 1os ped}de, presentava t umefuzione no tevole dc,lln gamb:\ de,;tra con eJems. e crepitio sottocutaneo che si estendeva fino alla radice della co,-,cin. Si praticò subito uua largn i ucisiono sulla faccia posteriore della coscia met· tendo a llo ,;coperto i muscoli di consistenza poltacea e di colorito grig io-verdastro. D i\l tramite ddln. ferita incisa viene fuori liquido sanioso, di colorito b runastro.


CA$l"l!'TIUA C LINlC'A

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Si praticano rniezioni sottocu tanee di acqun os.,igcnata tutt'attorno alla radi cedella coscia per impedire il progredire della gangrena. Il giorno successivo (27) la gangrena ga. sosn. progredisce ed ha invaso anche la coscia: la temperntura tu ttn.via si mantiene l,as..;a {37°.iJ), mentre il polso è piccolo e freq uente. La matti na ri el 28 s i praticn a mputazione del la coscia a l I fI medio lasciando ampio drenagg io. Dopo l'operazione però le coudizioni g P.nerali dell'i nfermo si aggrnvauo: il polso è piccolo, irregolare, per cui si pratic an o iniezion: eccitanti, ma il feri to• decede alle ore 11.30.

Ca10 u '. - F eri to n. 4.1. Soldato au;;;triaco prigiou iero Kazegn n Nikolay d et ..... Honwed Viene ricoverato il 23 Xl-15 nll'o5pedalc 003 per feri ta tran~foss:\ alla region e mammillarti destra interessante le ~o!e parti mol li e fe ri ta da gra nata al gomi to sinistro interessante l'articol azione : iniezione an titcttl nica. Il 26-XI fu traspo rtato in que.s t'o.0 pedale dove si prnticò incisione del tramite de lla parete anteriorfl del torace e med icata la feri ta al gomito venne applicato appan,cchio im mobilizzaute ge~sato e t'ene-tr11to. Nei g ;orni successi,i la ferita. andò miglior,mdo, mentre q uella del goiui t o danl se mpre secrezione li giorno 27, es,endosi coustatata la formazione di una ra ccolta p urulenta chedal gomito s i estendevi\ sino alla regione deltoidea, con edema e crepitio sottocutaneo, s i praticarono due largbe iucisioni a·111eriormente e posteriormor, te alla. regione deltoidea; dal le ind,ioni praticate venne fuori 1,l,bondante liquido s~u ioso, del colore della ltwn tura di earn e, con bolle ga~sose e lacinie muscol:tri necrotiche. L an1gg io con soluzione di Carrd prima e ,,uindi con ac'lua os~igenata eri applicazione cli un dreuaggio tul,ola re. 28 - temp. : matti na 37°.9 ,ern. ,3!:J 0 .I - !--ccrezio110 a Lhon•l»ute. i\feùicatura. 29 , > 37°J3 " .JU0 - ) [~d icaturn. ;$0 > » 3S•. l > 3:.,0 .1, - l'er,;i~ tendo infìltrazione Hemmonosa si pratica un'altra incis ione ,dia reg ione deltoidea ant e riore o si applica un a l trodrenaggio. 31 - t emp. : mattina 38°.1 sera 3:J0 .7 - l\led icaturn . :Nei giorni succes,ivi i l proces,o gangreno so seguitò a diffondersi rng!;i ungendo• l'a1·ticolazione della spalla e del dorso, per cui il giorno G si prnticarouo altre· incisio ni alla regione sot t.oscapolar,•, dall.l quale veni\·a fuori al;ho nrlante liquido sanioso. Dicembre. - La ten, perntura ,i alihassò tanto d:1, non raggiungere alla se ra clic i 38~.5, ma le condizioui g éneral i si andarono aggravando, l'infermo era ngitato, con p o l ~o piccolo o freq uente, respiro a ffa nnoso. tìnchò il giorno \J alle ore 8.30· decedeva. Caso 6°. - F er ito n. 4. ~oldato austriaco prigioniero , 'nrc': ko Simou del ...... Honwed. Fu r icoverato i l :?3·XI all'ospdale 003 p e r feriia d'arma da fuoco a ll'avambrl\cc io de;;tro con frattu ra del ra•-l io al ]II mec!io s uperiore. iniezione antitet.a11ic1\. Il :36 s u cce ssivo venne trnsport:tto in quc•sL·o,- peJale, do\·e si notò chP l'an\mbr.,ccio destro e ra molto tumefatto e la cute pres,.ntavas i li,:mmonosa, di co!orit<> ?S _ Gio,·n ,ile di 11,edi ,:i11a mi litare - f as~. ,·1.


"!>l t1'1,t ro, C H I te ,n pJr<1•11ra locale " 11neut 1t.1. \ ·,mnJ :; .1,iito pr.it;cata uua larga incisiou" lv,,.;it u d iua le su lra va 111 braccio. Giorno :: clicemure. - 'I) mp. m. 3 7°.iJ, temp. s. ;l9°.7: per s istendo suppu razione it l'edema d e ll'uvumbrnccio e constatan do che il tess uto so ttocu taneo è invaso da pro~esso suppurativo p e r c irca tre quar ti della c irconferenza, si p rati c ano var e inci,ioni longitudinali e parallele, si ra-;cl1iano col cucchiaio tutti i tramiti 6stolo:;i e si ro111po110 le b riglie counettivali che uniscono 111 cute all'aponC'urosi co u fuoruscita di li,1uitio san1oso e di \iolle gas·mse di cntli\·o oj01e. lJa uno dei tnuni ti si estrae uo,1 pallottola di s hrapnel ed un cencio di iu J u me n t,, . Ampio lavaggio ,,on sol u z ione di Carrel e cou ac,1 u ·l ossig,mata . <iio n w ,J dice111u,·e. - 'l \unp. m. [ld0 . I, ternp. s. 38°.'3: w : i g iorui successid lu 1e111perat urn s i an.fò SCIJ.l l' r" al ,bassa nlo o la s e r rezione diw inueudo e limiuaudo s , tutte le lac11ne n ecrot icli e ; ,;comp:uYe l'edema, ces,;ò i I ca t ti vo odore ,lell ll :;L•cr c"ti v ue; i tessu ti m uscolari. pt:i rduto l'asJ,Ptto polt.aceo, r111.c<j ui~tarono ma n mano il i:ùlvrito ros ...o n u rm ale e cominci arou:;i a forma re grn u u !azioui. lt IO dic:e,11ur,: s1 cstra:;~e dal Jil Sl1periore JL! l l'a vaw braccio una s c heggia e:;s, a . L :l t em pe rnturn a lla ~era rnggiungcva 11J1cor,1 i 3S0 • lJurnute wtto il mes.: vi !/'! tlll iio le ferit.i amlaron o ,;~111pre migliorau,lo e coprendosi di buon e g r11nu:.az.1011i cht: 111nn mano si souo an dat e c utizz.ando. :i/ufo prese11l1: : ,com p:ll"SO complcu1111c11 tc l'edtima c ircolat o1 io c h e pri11Ja ~i ~- lt ndc\·a nnclie ,illn rn a n o, sono pos:;1 l,ili i m ovimenti di fltJs»ione ed e:, ten~ionl.! J..!111. 1u:111 ,, e dcll',.vn111liraccio e son o l imita ti q11t:lli di pronazione. Cù~O 7v. - F e ri to N. ~·li bi:-. .:,ol,lato austriaco prigioniero l 'inte r Ios1:f<lel . . . llouw1.:d. li ~U- X a :--. )li thele r iportò fe rita d ' arma da fuoco (s lHapnelJ n ila gamba ':ic, tra cou frau ur,1 del la t.il,ia e ct~I pcron o nl J Il · m ed io e , ·enu e ri coverato ~i:i.c,·es.~i \"ameu te a Il'ospedale da c:a mpo 00:, eJ a quello di I i :;r·rv:i di Lll t isann Venuo trasfo, ilo in questo os pedalt: il 7 dicemlire l!J15 e ,,i coustnt ù che la fo · rita dan\ secr e zio n e putrida. T uttavia, lavata _a1u piame ntc la f,;ril::i. con soluzio1{e ùi lJ.lrrl.?1, si appJi,·i> app.1recr·b io i11rn1obiliz1.a11te gti,~ato Ù!11C,Lrnto. Nei giorni s.ucce~si n la secrrzioue s, g-u itò tLboondnnte e di caLti \·o odore. 1 le:;suti circostanti alla ferita l·ra110 tl1nwfatti e cùematosi, i bordi dclliL ferita cf t colorito 11ernstro, l'ir, J"er uro ,•ra 1:vlto da t"d,i,n, 1i, gb1u11gcut,~ rdh\ ::,aa i !ib0 .5 1d enL ag ilatO. La l lllllt'!'ativuc ù, i lt;c;,uti il g1onw 15 r aggiuug-,:,n1 la co~ci11, .JD cui &i ntcnt,e indi~pensal,ilc ,,,;~gui re l';u111rntaz iom: al J Il 1110.Jio , ciò c he l" e ll 'J.O prntic .. t o il giorno MICCCSSÌ \'O. ~ei givrui ~us:V!gueuci la tem pe ratura nudv rapidnnw11tc d isc.:!ud i: udo, cessò l'llusieti. dcll'iutt:inno e b. tu111e 1·azione dei tessut i ddh\ coscitt. Jl gio1110 ~:J ,,i \ ols~ la rned i,·a tu rn, com;tatanrlo i I per retto ccA lito .lei t e:ssu t i, si r imoYon o le ugraphes e !Si npplicn fa~ciaturn prutetciva. li giorno ~ ~ t.:! mpcratn ra n orwa!~, mo11 ~011e :unputnto pe1 t'etla111c nte nsciu lto. :;J ,li,;cmun: : 1,L cicatrice del 111,in co11,• e conq.11c •.,111c11te cons olida ta, l' in ferm o t orni n c i:i nd a ltn rs i cJ a c:i111111in:1ro co lle grnccc.

C.1,0 S•. - FcritJ .'\. :il. :,;ot.lato austran.co p rigioniero ]hbos Gh.:orges del ... 11·;;gi mc nto f,rnt.c ri a . l-'erito il 5 noveml,re 1:11;, a l 111 supe ri ore della cuscia d est ra di\ proie t.t,ili di 1nit raglintric i1 con fr:ilturn c Jm:ninutiva ùe l femore.


OASL' IST ICA CJ.l:-l f' A

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}'u ricoverato a ll'ospedal e da campo N. 78, do,·e il g iorno 7 g li v en ne estratta u oa scheggia d i osso e tre proiettili. di mi tragl iatr ice e g li n11 ne a pplica to un apparecch io .immobili zzante. 'l'ras porta t o in questo ospecl,tl e il g iorno 7 d icemb re 11,15, s i notavano a n cor a due fo r i di entra ta e d i usci ta. de i proiettili 111Pnl1·e drd la r go trami t e tra pas , sn11te lo Sp!'S<ore dell n coscia a l .~uo II I sui erio n, vien fuo r i secreziono puru leuta . . 'i estrae n n 'l scheggia d'<s ,o. Ì'i ti g iorni succ~;csivi, 11011 ostanti' le abbondu11ti in igRzioa i di ipoclor ito e di ncqua ossige11ata, tiegui tò la "u ppurnzionc, ta nto d.i mettere allo scoperto l'art ico• l:iziooe coxo· femornle ed i I g rnnd e troc11otere : la cosc ia fino nlla sua r adico d i11:one ni primi cl i gennaio tumefatta ed edematosa. la secrezione emanava ca tti vo odori>, l' iot'er1no 1·ra col to da febb·e c0n br ividi che alla sna oltrepassava i 3!)0. Pre:;so ln faccia interna del ginocchio il g iorno 1:3 si notò u na rnccol1 a pur ulenta, che comi n c ia.va internamente col focola io trnumati co. che venne larga mente incisa . Per sii.lvaro la vita .lt>ll'i11fcrmo si ritenne i1vlispcn,:ubile praticare l' amputa zione dellH co;-rin a li vello dblla fra t t urn. L 'o1,<>rnzicnc sotto anes tesia cloroìormic,\ e pn•venti va lt!gatnra dell'arter ia femorale nl t i iangolo di ~carpa venne eseguita il giorno 13 g cuua.io ·HJl(;. Tpodermocli,;i, inicziou i eccitanti. Lii temperatura Ji111inui rnpidamonte, hcn chè <lai t1arnite ddla ferit<1 ,,eguitni::se la secrez ione pu r ulenta e l'infe rmo miglior ò n ote \'Ol1neot e 11ello sue condi1.ioni gener ali . TuttaYill. ai primi di febbraio si notò in corrispondf'nzn della lPgatura del!!\ femorale una tumefa2iou e espnnsiva e pulsa nte ritmic11u1e11te con la rad iai('. pn cui ,:i fece diagnos i di nneu r isma fa lso art~ro- ven oso. I l giorno 4 si pro,·edctui RI I:~ il'gaturn (lt•ll'arte r in, iliaca estrrna col taglio di Cooper. J.a t e 111pernu11·n a tipo conti11uo r emi t tente r llgginngeva alla sera i 39°. dovuta a<l unn rnccolt I d i pu~ fornrnta~i sulh1 fRc<'i n post~ riore del moncone e c he venne ampiarr1 t·nt~ incisa . L'ulterior e tle(;orso VH'IU6 cornpiicato da u11n emorrn gi n ~econJar ia ùolln ve11n iliaca esterna verifi,,atn~i il 21 febbraio e r lte si pot ~ frenare mediante tarupo· n11.m ez,to forzato. Da allora l :t ttlmpen~turn è ritor11atr, a l n onna! (·, i due tramiti del le feritesi vsrn n o <:i<'nlrizznndo e le condizioni gen eruli d,·ll'infenno son o 11otffvolme11te n.1igliorate e fa11 110 p rc 1·edere pro,:sima la gunrigi one. :1 apr ile. Trasfer ito nll'o~pcdnle 2,,2 iu lmoue condiziC1ui.

Caso !J0 • - Ferito X . ns. SoldHto a ustr iaco rrigioniero KoYac ~ :'lfi..J1Al'l d el .. . lloowe<l. F e r i t o il :H.Xl-H, ùn srheggin di grnnnta nl l',irto infcr'iore ,le:<tro ed al brnccio de.~ tro, ,·cnt1e ri coverato prima all 'o~pe,1n!e Où:s, dove g li 1·c11ne praticata iuie7.ione ant itetan ica e qui n i i il 2l:l XI a qudlo di r i,f'n·a di L atisa na. Ivi prcsc ulnvii. feri t a alla farci a e~terna della gamba de$trn inter essante le sole pnrti mo.lii, le qua li p t' rò e rano tum efa tte f d edcma to•w, ment,·tl la secn·zio!le ern snLio~a e di c1tti\·o odore; l'infermo era colto dn fel,bre che alla sera raggiun:;c va i -10°, p er cui lo stes;;o g iorno vem1e1·0 praticati nmpi s lJr;glìam~nl i, longitud iù,di e p :1ral · leli i n c id enJo l'aponeurosi e lo fasce m uscola r i dei gemelli, del t ibi1do anteriore, d e l l un go peroneo la terale ed nspor tnz ion e d i tutti i t essuti n ec rotici del tramite d ella feri t a .


436

CASLIST!C.A CL!NJOA

Nei gio rni success1v1, persistendo però la sen·ezione icorosn, l'edema de i tessutr con fuoruscita di gas, l'alta temperatu ra e minacci11n 1io il pr0ce•so gnngrenogo. di es tend ersi a nche alla coscia, il giorno 2 dicembre previll anestesia g enerale rnorfio - clorofo rmi ca s i JH'lltirò amputazic ne de lla coscia al III medio col metodo a 2 lembi. La t emper atura discese rapidamen te. Il giorno 7.xu lo v~nne trasferito in q u est'ospedale. Dal moncone amp utato fuornsciva a ncora secrP1.ione fetida e purulenti, ed i margini del moncon e erano tutti scollati: il tessu to ccllul11re sottocutan eo invasodal processo suppurntivo , per cui si dovette praticar e uno. larga incisione lungo il marr;ine interno riel moncone. · Nel timore di una emorragi,\ ,:econdar ia il giorno 12 s i praticò l'al lacciatura de ll'ar teria fomo rale al sito· di Scarp:i. N~i giorni s ucce,;sivi la secrcilione del moncone andò dimi n uendo, perdette il cattivo odore ed il moncoue s i nndò rivestendo di buone grnnulazioui L'uÌter iore decorso della malatti a p erò fu compl icato verso la met à d i gennaio da u n vasto a scesso for muto$i :dia regi<-11e glutea destra e cl1e il giorno 2 4 gcnniiio venn e ampiamente inciso. L a piaga residunle andò cicatri zzandosi e guarì completamente 111111 fine di febbraio. S ul moncone nmputato pcr ma ne vn soltanto ai primi di mar zo n n tra •. mite fi~toloso chfl s;i affondava io mezzo ai muscoli : trnmite ch e venne inciso il giorno 7 marzo lfllG. Al lo stato prPsen te la pi:t!;a residuale ;:ul mon,.one è in via d i ricrtt r izzaziouee le condizioni generali dell'infer:no sono buone, trtnto che può camminnre colle· sta mpelle.

Ca.<o {0°. - Furito ~ - Hl. Solclnto ausfrittco prigioniero P ek J osef de l . .. fa ntcr i:i Ri por tò il 2:2- Xl·l5 fer ite ,!11, sche_e-gia di grn1rnta · una al terzo medio della co~cia destra o l'nl trn a lla re~io11e gluten ,a;inistra. Trnsportato all'ospedale da campo 00:l, g li '"enne praticnta meùicntur<l ed iniezione ttntitet111,ira, mii già fin dal ~.1 s i notn,;-n. tu mefaz io11e ed e,lcma dei tes~uti atto rn o alla fe rita de lh coscia, d estrn. Trasferito il 2G- .\:l i11 que~to ospeJale, si notò ;;n\Jito tumrfaz ione ed edema, n onchè crepitio sotlocutnnro alla palpnzione rd un trnmite con solo foro d'entrata. s ulla faccia <'ste r na della cosrin, che s i estendeva in ,lito per la lunghezza di 10 cm. o d1tl quale veni\·a fuo •·i secrezione purulenta d i cattiviss imo odcr e misLa a bolle gns,osP.. TI ferito era agit11to ed R\'e\'R febh re, ch e a li!\ st:ra ragg iungevn i 8~0 • Si pmticò subito un lnrgo slirigli111nento rlcllll feri ta in alto ed altr e due iu· cisioai pnrallcle sulla faccia anteriore e su quella laterale del ln c,)Scia e,:traendo una grossa. sch eggia di gra n ata. L a t emperatnra co m inc1ò subito a decaderr,_ l'edem a. e la tumefazione diminuirono e scoi,,parve a n ch e l' infiltrazione gnssosn ,lei tes,uti. La secrezione t n ttaviR persi~teva rl ai tram i t i delle incisioni praticate, a nzi 1d primi di g ennaio si notò tumefazione del F?inocchio, per cui si este,e fino ad esso l'incisione anteriore e qu ella laterale. TI 20 gt-n1111io lVL'i s i notò un a raccolta purulPnt R sulla farcii\ in terna del gi· nocchio, che venne aperta e altra. s1il ln rPgione 11\trro posterior e della gamba destra, che venne amp iomente incisa il giorno 2G. 'l'utt:wiA, p ersistendo l'alta temperntu ra che minacciavi\ la vita dP.ll' infermo, la tum efazione notevole dei


CAS UISTlCA Cl.l~ICA

4-37

t es5uti che aC'.cennavn a diffondersi alla radice della cosr.ia ed i numerosi tramiti coo secrezione saaiosa, si decise prnticare 1'11mputa1.ione della coscia al III medio il giorno 2i gennaio, lasciando aperti i lembi del moucoae. I ~•odermoclisi e<i iniezioni eccitanti. Il giorno 29 s i cons ta tò che i t essuti del moncone er1mo di buon aspetto e d ,,vano scarsa secrezione ematica. Le condizioni generali dell'infermo erauo. migliorate, la te mperatura diminuita, il polso quasi .normale. 11 giorno 31 il ferito e ra apirettico. Stato presente: il moncone è qunsi completamente cicatriLzato·, la nutrizione tenerale e la crasi sanguigna s ono notevolmente migliorate ed i: ferito si alza -e cammina colle s tampe lle:

Ca~o 11°. - Ferito N. 27. Soldato a us triaco prigiouioro Sru ba fanos del . . . fa nteria. Riportò il 27-X a S. Martino ferita da grnnatn alla coscia destra con frattura comminuti va del femore al 3° medio e fe rita alla gamba de;;tra con frnttura del pnone. Ricoverato all'ospedale 003, gli venne praticata iniezione antitetanica ed apparecchio immobilizzante fenestrato. Trasferito il giomo 7-XU,15 io quest'os pedale s i constatò al III s uperiore ed alla faccia esterna delln. coscia destra un largo tramite da l quale veniva fuori secrezione icorosa: s ulla faccia posteriore della coscia s i nota tumefazione ed edema dei t essuti molli estendentesi in basso sino al c11.vo popliteo e colla pnlp11.1.io ne si cons t,\ta crepitio sottoc utaneo. Il ferito à colto d11. febbre con osacerlJnzione serotina, per cui Yengoao prat i-cate due lunghe incisioni dando esito a secrezione saniosa. Nei g iorni succe~sivi, -essendo la cute scollata. da i tessuti sottostanti, viene asportata lasciando vas ta piaga. li giorno 2d-XJI, pers istendo lii secr ezione s ierosa dal tramite osstio d ella fe. rita., si a llarga e si raschi a col cucchiaio, a ,portando g ros~a sch eggia ossea ne• crosatn. Gennaio : persisiste secrezione e !'lcol11Lmento della cute della faccia postoriore lldla cosc ia, c he viene amp iamente as porta ta. F ebbra i o: persistendo se<:rez1one dal tramite osso:o, s i torna a raschiare estraendo u 11a scheggia ossea. 15 marzo : alla metil. del mese le condizioni gene rali d ell'infermo andarono .a;gra vnndosi: il ferito era iutensa111ente oligoemico : la febbre a tipo s uppurativo au ment11v1, ogni sera fino a raggiungere i •! O•, la secr ezio11e era d i aspetto s iero,o e di c11ttivo odo re. 23 marzo: constat andosi la presenza di un lungo trami te cbe s i a ffon da nel tessuto osseo dando esito a secrezione d i ca ttivo odore, previa rach i-anestesia con s tovaina ed emosta~ia colla fascia espulsiva, s i pratica una Jnuga inci,ione sul la faccia esterna. della coscia: si apre colla sgorbia il cnnalo midolla re constatando oneo-mielite diffusa, per cui s i pratica amputazione della coscia al IrI su periore, ,. livello della frattura. Si as portano numerose scbPgge ossee e s i Sl-'ga il moncone centrale del femore al disotto del collo chirurgico. Si lascia il lembo ape rto avv ir.inando solo i bordi con punti incavigliati. Ipodermoclisi, iniezioni eccitanti. 24 marzo: la temperat ura è disces:i. a 300, le condizioni generali de ll'infermo sono discrete. Il opl'ile : in buone condizioni viene trasferito all'ospedale gJ:L


4.88

CA~l·l:,T. CA CLI X1CA

Caso J'Jo - Ferito n . [17-l>is. Soldato austriaco pdgioaiero l'sosz Gergely, del .. reggimento fanteria. Il 28-X a Dobe rdò riportò ferita ciR. Laionetta ul ginocchio ~i n istro e venne ricoverato prim<i a l l'osped1de 003 ed il giorno 7- X 1T in q uesto. Al !'< uo ingresso si constatò che la ferita era chiusa, ma che i l gino~chio e1·a tumefatto ed arrossato: i tessuti ci rcostanti edematosi: praticatn puntura es plorativa, si estras~e liquido s ier o-pu rule nto mis t:> a !-,olle gassose : la temperatura rnggiung1i rn i 40", il ferito era agitato. ~i praticarono due ampie incisioni ai due lati del gi nocch io, .laudo esito a secr ezione siero-purulenta di cattivo odore accompagnata da bolle gas-m~e e si applicò un 11pparecchto immobilizzante gessato e fenestrato. Persistenrlo la secrezione nei giorni successivi, si praticarono giornalmente lavaggi intra articolari di ipoclorito e d i acqua ossigenatn. Il giorno 30-X l[ si riscontrò vas to scollamento della cute del polpacc io sinistro, che si incise ampiamente dando esito ad abbonùante fuorusc ita tii pus. Tuttavia le condizioni generali dell'infermo non migliorarono, la temperatu ra persisteva al ta, il polso piccolo e frequente, l'infermo era agitato, in~onne per i vivi dolori al ginocchio tumefatto. L'infezione minacc iava di salire verso I,, coscia, per cui per salvare la ,ita dell'infermo il giorno 4 gennaio 1916 si praticò amputazione della coscia a l III medio, lasciando aperti i le mbi del moncone. Nei giorni sucoessivi la. temperatura discese rapidamente: ce,sò l'agitazione, l'insonnia e l'infermo cominciò a n utrirsi. La secrezione del moncone amputilto andò cessando colla diminuzione di qualche cencio necrotico e andò ricoprendosi d i buona granulazioni. Allo stato attuale le condizioni generali sono notevolmente migliorat11 e !"i nfermo comincia a camminare colle stampelle. Caso u1ò. - Ferito n. 100. Soldato austriaco prigioniero R ei nella ?.!arti, del ... Honwed. Riportò il 20 ottobre 19 15 a S. Martino fnita d'arma da fuoco (granata) trapassante la regione media della coscia s inistrn interessante lo sole part i molli. All'ospedale 001, ove venne ri coverato il 21, gli venne praticati\ iniezione antitetanica e medicazione antisettica. Venne trasferito in quest'os pedale il 27-XI-H>, e si con'>tatò uu foro alla regione e ·tern'.\ della coscia con un tramite c he si Rpprofond'iva nei muscoli e dal quale veniva fuori secrezione siorosa e che venne ampiamente inciso, dando esito ad una raccolta marciosa. Tuttavia nei giorni successivi persisteva. la secrezione dal tramite della fer ita, anz i i t essuti ci rcostan t i ernno tumefatti ed edematosi, l'infermo era colto da febbre con br ividi, che alla sera raggiungeva i 39", ed era agitato, per cui il giorno lG dice mbre si prolungò l'incisione fin quasi al cavo µopliteo e si !'Seg uì unii contro-apertura in corrispondenza d ei tendi ni del bicipite e del somitendin oso. Si luvò ampiamente la cavitit con solu;,;ione di Carro! ed acqua. ossigena ta e l'i applicò drenag~io tubu lare. IJopo t a li incision i la febbre scomµ nrve, la secrezione perdette il suo c11ttivo o,iore, d iminuì ln t,rn1efa:r.ione e l'odem~ J.,i t es,uti: però il J!) gennaio 1916, es istendo scoll runento de i tessuti ver~o il cavo popliteo, s i dvvette prol ungare l'incisio ne ,-ino ad esso. Da allorn In secre;,;ione Rndò man mano diminuendo e la superficie della vasta piaga andò co prendosi di buone grn nulnz io ni, mentre le condizioni generali dell'infermo andn rono m iglio1·ando. A llo stato pre,ente tJ., iste una lunga cic1Hrice quas i completamente copert,.


CASUI;;TIC A CJ.1:S ICA

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Caso U 0 • - Felito, n. 104. Soldato austriaco prigioni,iro J, ruschr Ioh nnn, d o:J ... Landsturm. Il 13-X I riportò ferita de, proietti 'e di fucile con foro cl e 11t rata all'apiee delh. regione scapolare omerale sinistra e .trapassa t i i tessu1 i pro fondi o per forata lit scapola, fuori esce al disotto de ll'angolo di essa. Nell'ospedale, ove venne prima ricoverato, si ebbe praticatn iniezione ~nt it<tanica. Il 27-Xl, quando venne preso in cura in questo os pedale s i constatò che tutta la regione della ~palla compresa fra i due fori era t umefatta ed edemato~a.. per cui nonostante la d isiufezione ed il dren.n gg io prat icato, il 30-XI s i do\·elte incidere tutto il tramite, mettendo a nudo i tessuti periarticolnri. Il decorso ulteriore di questa. feri t a è note vole per la per,;istenza del processo su ppuri.t ivo, per la sepsi dei tess u~i circos tanti, per la quale si do,;, ett.,10 pra· ticare numerose e ripetute incisioni, come trascriviamo drd la storia cliuica. 2 dicembre: persistendo la secrezione, s i prolunga l'incisione de l tramite dell1. ferì ta. 16 dicemb,-e : la spalla si presenta tumefatta ed edematosn, la secrezioue è

abbondante e di cattivo odore mista a bollicine ga<;sose, In temperatu ra oltrepassa alla sera i 40°, l'infermo è agitato. Si pratica no tre contraparture: una 1• nella rr gione intrnspinosa d el la scapola, una 2" alla base dell'ascella, una s• alla sun foccin. an te riorr, mettendole in comunicazione coll'incisione precedentemente praticata . Nei giorni successivi la. febbre andò diminuendo, ma non ~essò de l tntto e la secrezione persisteva. · 8 gennaio: si pratica contraperturn. in corrispondenza della regione sottos pinosn della scapob dando esito ad abbondante quanti t à d i pus; sondando la feri hi praticnta, si constata che essi\ attraverso nd un foro della scnpolit prodotto dal pnssaggio del proiettile comunica con un'ampia sac..-a sottoscapola re in si cui trovava raccolt a altra notevole qn ,1nti ta di pus. Si lr,va con acqua ossigenata e s i drena con garzn all'iodoformio. La. t emperatura dis.cese quasi a l norm n.le. 20 yennaio: si pratii,a una contrnperlur11, in corri$pondenza del s olco bicipite deltoideo. Temperatura. 87°.9. 30 gennaio: si alla rga l'incisione pra.t icat.a alla regione sottospinos,,. Tempe· n,turn 3b0 .6. 6 febbraio: es;;endosi ma nifestala raccolt,, purulenta in prossimità deJl ·a ~celln.. si incide nuovamente d1rndo esito nd a bbor.d aute quantità d i pus. Ln. febbre che aveva di nuovo ruggi un to i 40° cominc iò da allora a disctnrlerr. ed ulla fine di febbraio ern quasi del tutto scomparsa.

Caso too. - F erito n. 132. Soldato aust riaco prigioniero Pecoly A lai5:, dd cacciatori. Ferito il 17-Xl-15, riportò al Monte S. Martino ferita d'arma dn fuoco con foro d'ent rata alla faccia nnteriore III superiore dul braccio sinistro e foro d'uscita alla faccia interna e con les ione d el nervo cubitale; il proiettile proseguendo nel suo cammino penetrò nella regione sottoscapolare sinistrn per un tr,,gitt o di circa 10 cm. Ricoverato in questo ospedal-e il giorno 8-Xll, si constatò che la ferita al braccio era quasi cicatrizzata e solo pers is t eva scarsa secrezione da quella della regione scapolare. L'infermo il giorno 19 fu colto dr, febbre alta e da brividi e contemporanea mente si notò tu~efaziooe ed edema dei t esi;uti de lia r~g ione scapolare sinistra,


MO

C,\ SU1STICA 01, J:-.ICA

1\rrossamento della cute, che si e:;;ten,leva a buona parte del dorso, secr e1.ione di cattivo odore. Il giorno 20 si incise ampiamenle il tramite d ella f«rita della regione scnpolare, raschiando i tessuti n ecrotici e praticando med iclltu ra con a cq_ua oss ige 1lll ta; lll tempera tura. n ei giorni successivi andò di min t,endo e cosi pure la s ecrezione e r itornò al normale dal D g e1111nio in poi.

Caso f lì0 • - F e rito n. 100-l>is. Solol:uo a ustriaco prig ioniero U lrich Michael, .del ... f'auterin. Jliportò il 2:?-X a S. lfartino ferite d'n rinn da f'noco da proiettile d i nr-tiglierin al brnccio ed alln coscia destra c<,11 fmttura co111minutiva del femorr. Xell'ospP.daletto. in cui venne rico\-erntv, gli vPnne pnni,·ata iniezione nnt itetanica e,1 llppareccl1io immobili zza n te feuestrnto. Trn!<localo i n questo osped1\le il 7-XII, si constatò che, m en tre la fer it i\ al braccio era qua si ci..;atrizzata, da quella alla coscia dest ra al III supetiore, faccia t:.stern:\, veniva fuori sec rezione abbomiantr. 17 dicembre : persiste l\ bbondante secrezione di cat tivo odore, Ja vaggio con soluzione di Carrel ed llcqu:1 ossigeuat:1. 2tl dicembre: continuan,lo la secrezione e n otnndosi tum efazione ed edema dei tessuti sulla faccia posteriore de lla coscia, si prntic,, unii contraperturn sulln faccia posteri ore di essa e si est me un grosso sequestro osseo del femore. 2 !}l't111aio : la frattu ra commiuutiva del femo re ò consolidatn . m n, persistendo ~ncrP7.ione d nlla fP. ritn , s i pratìr,n eulln faccia ante riore della coscin un'altra iucisionr, il cn i tramite e in comunicazione con que lli della faccia e~te rnn e de lla re• gione posteriore. :!G g,,nnaio: i tc~su t i superficillli della coscia nltorno nlla fer ita sono lumefnt.ti e,lemnio;;i ed a rrossati: la secrc,zion11 è sempr e a hhondnute, la tempe ratura r aggiu uge i -t0°,5, l'iu t'erm o è agi ta to. S i prolunga l'incis ione sulla faccia estema e si rnsc hia il tramite dell a feri t a. 13 f ebbraio: dal trnmite della ferita s i cstrnggono d,i e piccole !<chegge os;;ee. J:! 111a?'Zo : delle varie incis ioni prat icate esiston o soltaato due tramiti, 11110 alla fa cr ia e~terna ed uno a que lln poste 1iore della coscia, e da essi v ien fuori secrezione di cattivo odore, per cui i:;i incide il ponte d i tess 11 ti interposLo e s i ra schin il fondo d·ello. ferita asportando varie piccole schegge ossee. J(, m arzo : per siste secrezione di catti\·o odore, t utta b. coscia è tumefatta ed edemnrosn ,:;ino al giooccl1io, Il\ cule è lesa e lucente e numentntfl di temperatur:i. Culla pnlpaziune ,-u lln far cia poster o-e.ste rna della coscia si constata eviden te nei,itio 1w r la 1•re;:1mza di gas che sfugge attrnverso alla ferita. Si p rat ica u n a incis ione lu ugn 10 centi metri s u lla faccia posterio re della coscia incidendo nn che l'aponeurosi: dalla magl ie d<! l tessuto cellul>1re vien fuor i gèmi zio nbbondnnte d i s iero mis to II sang ue venoso. Lavaggio con ipoc lorito e zaffo con garza imbe\·uta d i acqua c.s.,;igenata. i!u marzo: pers isto la secrezione nbbon Jnnt e e di cattivo odore ch e pro\·ieue dal tra mite midollare. Dencliè la tempe rnturn. s ia piuLtosto bassa (iÌ, 0 .5), pure lo condi zioni geaernli sono gravi. Prev ia c lo1·0-n11rcosi cd emostnsia tspuls iva si incide ampia mente In cosci~ 600 al femor e e colln sgo rbia si :1.pre tutto il cann le midolln re, constatan do ostoo-mielite, che si propaga in alto 600 alla te~tn d el femore ed al g ran trocantere dore s i notùno seqL1estri ossei. Anche i tessuti che circondano l'os o sono di a c; petto lnrdaceo, i l periostio è -,taccato llall'osso, per cui s i pratica l>t clisarti cohlzione dell'anca. lpodenn ocl is i, i niezioni eccita nt i.


CA :':UISTIGA GUNTC'A

27 marzo: le condizioni generali sono migliorate: la tempernturn numentata a 38°. 8 aprile: in buone condizioni generali si trasferisce all'ospedale 2fl:?. Caso 17°. - Ferito n. 114. Soldato austriaco prigioniero Kesk es Tstvan d1:1l .. fante ria. Riportò il 22-XI ferita di\ pallottola di shrapnel alla co,cin sinistrn: nell'os pedale da campo. in cui venne prima ri covernto, gli venne praticata meJicRzione antisettica ed i11 iez ione antitetanica. Traslocato il 7-XIC in questo ospedale, p re3en tava ferita a canale snl la farc ia ante riore della coscia sinistra c he dava scars a secrezione ed a ltra sulla regione glutea destra interes,ante le sole parti moli i. Nei giorni successivi la ferita alla regione glutea andò cicatrizzando, ment:·e quella della coscin sinistra ric hiese una lunga cura perchè complicatn da infe7.Ìone settica 20 clir.embre: sì incide il tra m ite della fprita e !li ra~chia dando Asito ari a bbondant e quontità. di pus. • 5 ,qe,waio: altro rnsc biamento del tramite della ferita. f.J ye1maio: persiste sec: rezione, la q uale s i è fR tta strada fra i muscoli della faccia in t erna del la coscia : i tessuti circostnn ti sono edema t osi, Ia cute è t esa, lucente e cospar~a di macchie di colorito blua!':tro : colla palpazione si ha :a s cms11zione come di toccare dellll neve. L'infer mo ha febbre. che all,i sera ol t reµass a i 59°, è a lqtrnoto agitato e acccusa che la fasciatura della co.~cia è stret ta. Si pratica una cootroaper tura sulla faccia interna rl ella coscia e si raschia il tramite del la ferita coperto da grnnulazioni poltn.r.AA, mettendo a l v:vo i muscoli ~ottostanti. i quali sono di colorito ro~so bruno cosparsi di macchie di colorito giallo carico. La febbre nei giorni successivi a ndò rnpid,imeote 11.bbas~andosi, d iminuì l'edema' dei t essu ti ed i muscoli ripre-;ero il 101·0 11spetto roseo. 'l'uttavia fu necessario ancora (11 febbraio) praticare incisione del tramite compreso frn la ferita e In contrapertura. Così, me~sa completamente in piano, la fe rita nndò a mano a mano coprendosi di buone granulazioni. Caso !8°. - Ferito n. 60. Solda to austriaco prigioniero Gal Andms d el... fanterin. Viene ferito il 24-XI-15 da granata ali,, s palla destra ed alla reg iotJe soLtoclavicolare : le sue condizioni erano già gravi il giorno 25 quando venne rico,·.::rnto all'os pedale 003. Si notava già tu mefazione dei tessuti molli, edema e cr epitio sottocutaneo per svil uppo di gas. T rasportato a 'luesto ospedale il 4 dicemb,·r, si constata un largo tramite sottocutaneo che dalla· reg ione del gran pettorale destro va all'articolazione della !-pall;i: la testa dell'omero è frntturatn: p ersistendo secrezione dì cattivo odore con sviluppo di gas, si incide ampiamente il tramite e s i asportano varie schegge ossee c!ell'omero. Dopo tale intervento la tumefazione dei t es!Suti molli è diminuita, la secre· zione ha perduto cattivo oòore e l a t emperatura è tornata normale. La. ferita. alla regione sottoclavicolare andò a poco a poco cicatrizzando ed il tre.mite fistoloso dalla testa dell'omero andò col mandosi: rimnse leggera anch ilosi dell'articolazione della spa lla.


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C,\ $l,; 1"T!CA C l. l ~IC A

••• Etioloyia. - La g. g. seeon,li i p1u recPnti studi n on è dovu t a ad u11i r a causn. etiologicn, mn a var ie s pecie lllicrobic he: primn. si riteueva che il baci llo rle ll't de mi\ mal igno o vibri ~nc settico dei .Frnn<·esi (scoperto da Pasteur nel 1~87) fosse ,;olo capace di dare il quad rn c liuico <lella g . g., tna u lterio r meu te si vide che può es~er o dato auche da al t ri g~ rmi iinaerobi Tra essi merita d t esser ricordat" il bacillus phl,;!JIIIOl1 is ein;>liysµmatvsae tro va to dn \ Velch e l'iuttal, ma studiato o descri tto meglio d al Fril uke l, n el 1SU:J (I ). E,-so è un bacillo tozzo, c he mi:-ura 1-1,5 µ in larg hez1.a, per o-10 µ in lung hezza con e~tremità arrotondate: r iun iti nd altri della s tessa spt-cie co., titui,icono dPi filamenti Non ha mov i me nti, è n,porigeno, talvolta prov visto di c·1tps ul:1. Si ti11 gt! bene coi comuni colori d 'anil i,,a e r osis t e nl metodo di Gr:1111 . Nei t er re11i conteuenti glucosio d,\ luogo a sviln1•po di g11s. Le culture em11nn110 odorn d i idrogcmo solfomto. La gelatimi viene lenta· mente f:lu idificnta. Ha la s t c,-,m diffusion e del baei llo dell'ed ema maligno e se ne d istin gue pc! fatto che <'}lle~t'ultirno, a d iffo rl' n?.u ciel primo, e molii le, svorigeuo e dotato di potere patog~uo pcl couiglio. Questa di~ti nzione bisogna forl11. sempre, pèrchè il b11c illo d ell'edema m11li1?;uO, come Gh ou e Sachs harrno dimostrato ( 1!101), può d11r luogo al quadro ann torno· patologico, m11cro5copico ed istologico della g . g N11ll'uo1uo l'iofeziooe del lmcillo di Fr:inkel l, a luogo !<pecialmente in seguito a f~rite de lle parti moll i inquinate con t e rri ~cio. ,mbbin od a fn1 tt,urc commi uut1v e con ritenzi o11c di proh tti lì e tra.spor to n•·i tes~uti di pezz i d'inJumenti. ~on è ancorn. dimostr:-.to se nello svi luppo della g. g. oltre la quanti tà e viruleuza ,lei bacil li di Friinkel, la predi,posizione i ndivid uale . abbia anche impor tanza l'azione concomitante d i 11ltri g e rmi infettanti. 1'rn essi, oltre quello de ll'ede 1ua maligno, è da not11re il bacillo aeroyenc ayile. l'anaer ol., io di Gho n e Sach !<, cd il bacillo per{rin.gens. Ques to fu coltiva to n ei t essuti g ao greno~i da l prof. B elfanti, anzi con questo liacillo prepa rò un siero cura t ivo ch e eglt me tte a d isposizione di quan t i deridouo e,:pe r imentnrlo m,lh1 cura della g. g., ciò che mi propon go di fa r" i n altri Cf1Si che mi !'i prPse11teranno li b. per(ringPns fu t rovllto ar,clifl da E d w. Stei 11hnrdt {:?) H a rd e: anzi egli di sti ng ue tre fas i nel In evoluzione c liuicn e hatterio logicR della g g .: il primo stadio cnrntteri zzato da una gronde produzione di gnc: seuza fa goci t osi; nel s econdo staJio la produzione del gas è arresW\t.R, prevRlgo no i microbi nerobici della sup purazione, rnt>ntre il perfrinye11s si fa piu raro; nel te rzo stadio si manifesta at t iva fa gor it osi, mentre i t essuti ripre nd oa o il loro colorito normale F lemmiug (3 ) nei mo lt i ca,i di g. g. dn lu i os.~e rva t.i ha trovn,to cos1 antemcote il b a erogenes cap,ulat11.•; 11unsi sempre 11d esso ern a,sociato lo streptococco e talvolta anche il hncillo dt>I tct n110, il proteo, lo stafilococco albo o due hn c illi sporigeni che egli r itiene r.ausa dell'odor e putrido; non riscontrò mai il vtl, rione settico L a presenza d ei comuni piogeni coadiuva lo sviluppo d el h. nerog<'nC's e de i gas e la sua di fesa con tro i leu,:oci ti. (l) V. L CJSTIG. - .Malwtic i,.Jett.vc ciell'111Jmue rlrgli a11 i111a /i, voi. IJ, pn c . 2i">8. (2) S ociété dr. B ioloy ie, 23 gf'nnuio U)J 5. (:3) La,1oet, 21 a gosto l!ll :i .


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CAS01STICA CLI'.'>lCA

Il decorso è troppo rapido pe r l'uso del va.cci ui: che ~e '1u esto s i iniet tasse io primo t em po, come l'antitossina tetanica, si potrebl>ero ot tenere buoni risultati. Dudgeau, Gardner (1) es aminarono a ccurat amente il cout enuto ba tteri co di varie ferite osservate n ella presente guerra: 21 fe ri te, oltre la presen za d ei comuni piogeni resero ,·ulture,o di b. del tctan<, (ll) o di b ae rogenc, cupsu latus (l:l) o di entrambi. Sembra certo che qualche speciale conJizione debba es, er presente, perchè il b. aerogene capsulato dia la g. g e che nella maggior parte dell e fer it e infeue esso s ia o rap idamente eliminato o agisca da semplice pioge no o conduca senz'ultro vita s aprofitica. Il bacillo tuttnda può sop rn vv i\·ere a lmeno quattro settimAne dopo l'avvenuta infezione Iu un caso una cultura del h. aerogene capsulato fu ottenuta da una ferita suppurat o, ma i repart i batteriologic i furon o t1a~curn ti. L'arto fu amputa to. ma io tren ta ore il sogg (tlo mor i p~r una g . g. a r apido sviluppo. Da t utti questi studi e merge che la g . g. o n on è ltnl\ entità morbl•SI\ a Sf', b può essere causata da vari microrganis mi soli od a ~sociati a varie circo.;tan ze:·o è ancora da studiare quale di tutti i microrganismi sin"ora t ro vati sia q uello che realmente ed unicamente Db sia l'agente . Ciò che più ngnvol mente si potrà fare nei laboratori batteriologici col materiale inviato dai ,•ari ospedali. FrequeHzo. - F. Catellier (2), c he fu per oltre 8 mesi in una inf,mneria di prima linea in Francia, ha diviso la statistica. dei ca si da lui os-,ervati in <lue ser ie di fer ite ,~orris pondenti al periodo invernale ed al periodo estivo. L a maggior pe rcentuale d i ca s i d i g. g. u el periodo invernale vien e da lu i attribuita al fatto ch e du rante l'inverno le trincee ed i cn mmi111,menti erano ,1uasi impraticabili per il tra· spor t-0 dei fe riti ed i mezzi di tras porto non erano abbond anti e per fezioontl comosi ebbero do po, di modo che non solo ferite da s hrapnel e da granata m a nn clie d i solo fucile fac ilmente divenivano sattiche. Ser.ondo la statis ti ca di questo chirurgo nel periodo invernal e ;;i el.,be uu a frequenza del (39 p. 100 d i ca~i di gang rena g assosa , mentre in q uel!o estivo dal 10 m aggio al 16 settembre fu nppena del 7.7 p. 100. Tale disti nzione non s i può fare nei nostri feriti, perché la mag gior parte d i essi lo furono dalla fì11e di maggio ni primi di di cembre, mentre molto scars i so no stati d urante il periodo invern11le. Dal111 statistica pubblicata dal collega Caccia (tl; desumo che su 125:2 fer it e d'arma da fuoco avute nei m 'lsi estivi dal g iugno all'agosto si l.'bhero 17 casi di gangr ena e flemmone gasr-oso, cioè uua percentuale dell' J.35. È da o-;ser vare ch e s i tratta an che in questa s tatistica d i chirnrgia del fron te, fatta negli os ped11letti da campo, pross imi alle zone di comhnttirnento ma al riparo de i proiettili di cannoni d i lunga po rtata e d ov e i feriti potevano r icevere qualsiasi soccorso chirurgico urgente. Di tali casi : sei decedettero e si ebbe cioè 111 morta lità di circa il (31":) p. 100. ( I) Lancet. Sulla (lcra batterica n ello fe rite ddla vr~c11/.G guerra, n. XXIV, 19 15.

( 2) La pre•sn m f dicale, 6 geunaio 1916. (3) CM·CI\. - .-1.pp,m' i d i cltir11ruia d i g 1Lerra 1 c•cc. ottobro 19 15). M ,\IWON I. -

(Oi Jr n"llc d i m eclicin'I mi/1/are,

C011tr ilmto clinico e 1era pc111;co s uliu ganyrewi ga sdosa, opscn·ata nella co m-

pagw1 italo-1111str iaw . -

(Oior n,le di 111 rrliciw:i mi/itu rr, ot toh rr Hl t.,).


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C.:ASIJISTI CA CLJ :SI CA

Jl c11pitano meJico pr of. L~otla, direttore de ll'ospeJaltltto da cam po n . 62, pubblica nello stesso giornale (novembre 19 Lo), nove casi d i gangrena settica curati e guariti t utti con la cauterizzazione col fer ro r oveu te. Nell'ospedale da cam po 0123 da me diretto, e che r.ominciò a funzionare il 26 11ovembr e, venne ro ricov erat i n . 255 prigion ieri austriaci fe1'iti, la maggior parte dei qùali erano stat i degenti per u n periodo di tempo variabile da pochi gio rn i ad u n mese in altr i ospedali. Io essi si ver ificarono 1S casi di gnngrena gassosa e cioè I' 8 p. 100, con 5 decessi: cioè una pe rcentuale di morlalità del 3 0 p. 100. Sintomalolo.(Jin . - Tutti i chirurghi, che hanno os,e r vato casi d i gau~rena gas• sosa od entisematica nel moderno couflilto, sono d"accordo nel di:;tinguerue du e forme : n) gnnJ;rena primifi•,a o massiva o di/fHsa, R deco rso v iolentissimo, nella quale il prot'es;;o gangr(lnoso att:lcca tutta In sezione di un arto e minacc ia d iffomler1:i alla 1se<·onda metà. I n questi cnsi solo l'amputnziùne sollecita può salvare la vita del feri to (casi 7°, 8°, !)0 , 10, I 1°, li\0 ) o i•ttacca, il tronco o In radice di u n arto ed è rapidamen te mortai.i (ca~i 1°, 2°, 8°, 4°, 5°). Ln sintonrntologiR di questi casi a ùecorso rnpido in vadente si può r iassumere così: il ferito avvede dolore acuto a cnrnttere tensivo nella sede della fer ita, ciò che può precedere di qua lche giorno l'aggravarsi dei sintomi. Egli è di solito ag itato, an.,i oso, irrequieto, insonuc: q ualc he volti,, forse in sei;uito allo schok trnunrntico, è depresso, abbattuto. Il volto hR un pali.ore terreo: la temperatura e" varia bile, d i solito con elevazioni serotine, che tuttavia di rado oltrepassano i 400 e talvolta nell'u ltimo periodo è ba~sa (37°.6) {caso 2°) ; il pol~o invece è frequen te (l-l0 -160) piccolo; il res:piro nffanuoso, s upe rficiale o soporoso. I fatti locali possono insorgere subito dopo riportatR In ferita (cnso 4° e 5°), ma n ella maggior parte dei casi si JU(l,llifestarono piuttosto tardivamente, non prima del decimo giorno ed iioche dopo il terzo mese (caso 11° e caso 16°). L'altra forma di gangrena è b) l'infezioue .<Jall!Jrenosa o f{enww11e gassoso, nella quR le il processo infettivo ò lin1itato ad una zona de ll'arto senza invaderne tutta la periferia (casi 6°, 13°, 1-1°, 15°, li,", 17°). In ques ti ca;i un pronto iu tervcn to con i ncisione g11ner osa. del trnmite dtJlla ferita e controaperture od incisioni longitudi nal i parnllele interes· santi i comuni tegumenti e l'aponeurosi eseguite col bisturi o col te rmocauterio o col ferro rove nt,e (Leotta) ri esce a sah·are il forito ed anche l'arto. Sede. - Quanto 111la s ede, la gaugrena gas:;o~a s i sviluppa di r e!l'ola nei ca-i di feri te con frntturn complicitte o ùi lesio ui articolnri, o di vnsti strappamenti mu~cobri, o muscolo vnscolari. La sede più frequente è l'art o in fer iore, e la g ru• vit il è tanto più grande quanto più la ferit.a. e vic ina alla mctice dell'art.o. Dei diciotto cnsi esposti, 12 sono per ferite agli 1,rti inferiori, 5 a quel li superiori od a lla sp,dln ed u110 al tronco (caso 1° ), e quanto ai tipi di p roiettili , tredici fer ite er111,o prodotte ,li\ )'l'oiett ili d'nrtiglier ia, due da fucile (casi 14° e 15°), uno da proietti le di mitrnglintrice (caso 8°) ed uno da ferita da baionetta (caso 12°). La r11gione della maggiore frequen zit dei casi di gaugrc na gassosa iielle fe rite ag li nni inferiori è d ovut(I, al mnggior spe-sore dei tessuti, per cui i tramiti sono n ece:s,m r iamcnte più lunghi e sinuosi ed anche al t essuto cellulare lasso pi ù pbbondante, n elle cui magl ie hanno facile sviluppo i haci lli della gangrena . Dei tre casi d i ferite al g ino0ch io, per cu i si dovette praticare l' a mp utazion e della coscia, i n uno (cnso 3°J er:1 fratturnto il condilo femora le e l'infezione p ro-


OASUISTIC.\ C L!~J'C A

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segui nonostnnto l'a mpu tazione, tanto d,.i il fe1itu d,iredè va !:t'i gio rn i dopo. Nell'11ltro icnso 1G0 ) . nel quald la ferita interessava le sole parti molli della coscia e qu it di si era proµ11gata anchd 111 ginocchio, l'nrn putazione arres tò rap idamo>n te il processo infettivo; così, pure n ell'ul t imo cnso (12°,>, n el quale In go110 - si11ovi te purulenta e ra ~t11ta "lltli'llta da ferita iufett11 d i h11 io11Pt1a. È stato notato •:ome nellti les ioni vasa li, nell e qua li <'l'll Htttv npplic>1 to il l"ccio emo;;t A.tÌ\'o nella saziooe di sa nità, anche con 1cc11ica per t', ittn, è i n te rvenuta la gaogre11a gn,i~osn n pp unt o perché i l bacillo d i J,'r,ink t:1 l,a tro vato fac.ile svil u ppo in tes~uti t olt i dalla c<, n-eute dell tL circolazione s a 11guig ua ; dtL c iò Ja necessi t i\ di praticare al riù presto p,)S<ibile la lega tura dell'arte ria, in modo da ri stabilirsi al più pre~ to la ci rc0lazione collate ra le. 'J'ra tlain1,,1(0. - Qu~ntu nque non contagiosa, h gnn~1·en<1 g ,1s~o--s1 J .;1,• P'<8He isola t a. e trattata couie una mala tt ia t,asm issibile: anrhe i_ ,·a:;i sos1H1tti 1, (!\·0110 es~ere isola ti e separati <fagli nitri per un periodo alm eno di ci,q ue g iorni. P er preveni re i cas i di gangrena gnssosn bisogna dis infettai-e bene i con t.orn , della fe rit,~ con tintura d' iod io, :sbrigliare ampiamen t fl e precoremcnte i trnm iti, ricercan do ed asportando i co rpi estranei ( proiottili, pez,d d'in d ument i, s ch egge ossee di staccate) che vi si P"Ssouo t rovar('. Appena in5orgono i primi ~in torn i locali della ga n grena o la tempern t11rn aumenta Ad il po lso divien e ireque1,t.e e piccolo, ~i pratich ino sb rig liamenti lon gitudina li lu ngo l'a!:se maggio re dell'a rto, inc idendo nuche l'H poueu ros i c he t ien e stretti i muscoli: se 1Hl po,sono prnti(1are vario at torno 11,lla c ir conferenzfl. de ll'arto, ao cbe col te rmoc,wterio o col ferro r ovente : ma qu es t i m ezzi rhe sono molto dolorosi è meglio nppli~nrl i per disLruggore i rece~s i dr,i t ramiti della ferita rl,e non si potessero fare col cucchinio o colle forbi ci. l ' na cura propo~ Ln recentem e11te è la vnccino- t erapi n: pe,ò 11011 vi s o110 nncor11 espe rienze in proposito. Wei1nberg ,w e va propos to di ndottare il vnccino pr epa rato con cullure di b. pt!r· {l'inge11s, ma eviden temente s~ r ebbe riu scito inut..ile in pre,:r nzn di b:1cilli diver s i. Car,.azki aven propos to di ap plicnre u11 auto - , ,acci no pre pnr:o to dn u11n culturn KnRe robicn otten uta d rd si ngolo caso scaldando p er u n'ora n oS0 -GG0 • La polivalenn de l vaccino è problemat icn, perch è è più faci le che n ella cultura c rescano le forme sapr ofitich e cho non le i-pec ilìc he e si corre anche il pericolo d i in ie t tare le spore nncorn vi ve. F. Nedrigalow (1 , propo.,e di u~nre co111e nrn t eriale ,-accinote rnpico il liquido che ge me da uoa. incisione pratirnt.n n egli stessi t essuti gnogreno.si ngg iungendovl dei pezzetti del tessuto stesso. li tutto s i t ri t ura i n u n m ortaio, si filtra at travers o Chamherlaud o si tiene per un'ora. a G0° per du e volte a d istanza d i tre ore, tenendo n el frattem po a 37°: dopo sedi111enta,1i on e si inietta la parte liqu ida , Il vaccino può esser pronto dopo sei od otto ore. Tutto ciò ~i può praticnre in un grande ospedale, ~e pure il rapido decorso della. gaog renn d:a tempo d i pre pa· rnrlo; mentre migliori risulta.ti e più facile applic azione si dov rebbe ottenere da lla siero·LerApi~, della quale :11 Italia se ne sono presa l'iniziativ11 il prof. Pasini ed il prof. B el fan ti t2). Quanto al l'uso dei m ezzi cltimii:i ed il tra tta mento con gli antisettic i non hi• sognn ad d irittura ripuclinrli, perchè, spe,·iid mcn t e nei cas i di gnngrena c irco, cr itlu, (l i P ,nsiero m edico, n. 47, 1015. (2) Gm::efla d"gli 0 $pedali e delle ('lin iche, n. (ì2, 1ll15.


·1.J.(j

OA"'l:IS1 ! CA cr,TS!CA

pos~ono es-e ro utilis, imi, t enuto presenie che le resistenze or ganic he dei fe riti sono m olto scarse. In generale !"i abusa dei vrlutaggi le cui qualit/1. antist'ttiche, se sono otti1ue co11Lro i microrganismi in vitro, no n lo possono esse re contro quelli che sono ann idati prcfondamente n ei t essuti, p!'rchè coa~ulano la superfic ie di questi, a ~ iscono poco in profonditi!. e sono nocivi a i g iovani elementi cellulari, evac u.111do11e l'alhuminn . Tuttavia non si può ba,alire l'us:> dei lavt\ggi antisettici a scopo dete rsivo, q:,ando es iste una vasta piaga suppurante; ed ,o mi so no sP.rvit-0 ,n qutJs d ca~i dell ' ipoclorito J i calcio(,{ p 100) neutralizzato con acido borico (4 p. LUO;, e pos.:;o dire di averne ottenuti ottimi risul Lat i, specie q uan do la secrezione era di cattivo odore. L'ipoclorito è raccomandabile, pur chè ha la proprieti1 d i ùi4rugg~ro i tes~ uti morti scn,.a iilternre quelli viventi e per la s ua m ancanza di tos,iciti, . tJ ualcuno è arri vato nd ap plicn re sulle ferite uu a poh·ore compo!=<tn ùi uo11 p:irtc ùi do ruro di r 11lcio e nov1• di acido-borico. li prof. Brvcc:a ( l) nei r·,1-1i rii µiflgli e a limiti n,m uetti a pareti riltrate e od, re cattivo usa dei h, vagg i con .itere, che ~e ha l 'inco nvenie nte di ~S:kr molto dolornso, co,.:tituisce p~rò un ottimo mezzo Jrér pc·11etr11re in tL1 tte le a 11 t'rnLtuoc;i 1/l

A tale sco po noi casi d i fleOJmone gangrenoso ho u,.:at.o in1pncchi c1,11 alco,1! iodato, il quale è meno dolor oso dell'etere, ottener1doue buoni r i~1tltati. La co11.,t.,tuzivn e Ji forme fuso-,pi ril lari nelle gangrene i, stata la rngione d,,1 te nt11tivo di rum al',<P1IO ·bl.'11zutica , si,1 co.n iniezio ni cnd o l'etto!;d c he con inieziuu i loc:r Ii Lacn ptire e L enorm mc (2) h anno n~ato tal i m etod i di tcr:1 pia in :,.C l t e cu~i, tl~i quali ò u , di ga11g n ·1n1 g.,,;:,o~n di nrigine tr,1u1uatica. Lu cura fu negati\·a in uuo. po,..iLin, n .. ll'alt ro raso. Xel c,1,0 11,ga1ivo la tern J,ia fu u,;nt;r 11,,..a1 t itnli, quat,do la c;angrem1 11ve\·a Ìn\·a~o lntto l'arto inferiore, e nrnlgrnùo d,•ll'srniput aziouo do:Jii co,c.ia i l n1 011,·o ue i gangrcnò ,·ti i fa t ti gctJ crali si 11g~ravaruoo: nel ca,o fRvo re\'o lt?, la cura ar,e11io-ht.!niolica u11i t:t a ~tl11cros11 in('is iout del 1ocol11 io ei 1110:;trò utile n.u.,ilru a norrrg~,.,-e fatti g1·nerali e locali. li J1~lorrue. cho hn precouinnto l'u:-o dtdi'arqu:i ossigi:n:itn, cou:<1glia di cii · coscri\'t.!l'e l'nrt o minaccialo l'O n i'tlernizznzioni r inn0Yn111lo le i tt i,,;,,iuui !JÌÙ \' Ohe rii giorno S,,l,lit:nc tal u pr•Jrc•,so 11011 mi alihi!l dati i ris ultati spe rati, pure ho ,tro n ,t oot tittw J'u ~odcll'ucqna os;:i :_;euata nei cas i di Uemmo no ga11gr~11oso la,·audo con es;n il ti;,mi te ed i111bt:: veuùoml il drerrng:; io; c,;.-<IL ha i1 ,·au,:iµ-gio di n on irritare le l!nlllUla1.ioni , ni,1 Jtiut tosto .ii stimolarle : ll,·ita il danno,o strolinio 1•he si foce\' :\ del la t'u1it:1. per uoltarln. pe r, •l, i, 111ec,:anic::unenLe co lla ~r hiuma. che t',1rn111 l'ossi_ ~ eno · na~ce nte. n·ngo no n~port:1.to dalla les ione var1i uccrotidrn e l.ir:i.ude lli di t Pss uti rnortilicat i o<I in li110 è inodora erl iml1,lora, cd ho pt.tuto n otare cito 11<, 11 s , lo L, ,;ec rc;,i o ne d1111 111uivii. e prr,lcvn il cnt tivo odo re. ma d1e i t o?~ · suti n111, ,·olari p,, r ,le\'111.0 l'11"JlHto di carne cotti\ o riassurnl:nlllo ue11 pre,;co il lo ro colo r ito r o~•·o uormalu. ~ ,rn ho mai r icc,·,o nl lnccio cmo:<ll\tico. eJ in due c11$i di (·mornq:;in dulia femori\ le ho proced uto subito alla lcgalurn. utJa \'Oltn de llii fen,onde al sito di ,._ca rpn (I) Joum11l del' praticc,~~' 8, Hll ,3, 11. 18 . (2) PrcMr. m édic11lc, 20 g<'ntt!liO l !ll.'i.


C.1StTfoTIOA Cf.lNICA

,1.J 7

e,I un'a!Lradtll' iliaca esterna. Aor.ht:o durn.nte le l\rnputaziun i !io procu rato d i string ,ire il h\ccio quel tanto n ecessario per avere l'e1uost11sin, ben conoscendo le cattive conseguenze dell'applicRzione di esso per la f'nc ile insorgenzn della gangrena g-a~sosa. Otti mo disi nf1.- ttante infine n elle ferite con tramiti i116ltrnti ser p i~inosi, h o e!'perimentato la beuzi11a iod nta al o p. 100. Una !'peciale menzione credo opportuno d i do1·er fare c irca i I /r a!Lamellfo d elle y onc-si11oviti sttppurate, benchè sia soltRn to tre il nurn oro de i ca~i os,;ervati. Di essi, due si pot erono s alva re rnedi11.nte l'ampull\7.ione de lla coscia, mentre il t erzo cn!'o, n1.-I quale esist.. va la fratturn del condilo femor ale, nonostante si fos~e am putato sollecitnmente, non si ,sa l vò, pe rcl,é probabilmente il processo infetti vo s i na pl"Opagrtto lun go il ca unle 111idollnre del feruore. 'l'nnto i11 q uesto caso co010 ne l dot!icesimo, nel quale in segui to II ferita da ba ionett11 si e ,·n svilvppat11 In gono,i novi le. si praticò l" immobil izzazione del ginocclrio co n 11 Pl a r er,ch io ges,n.to, fe11 1>.5trato, do po a \· er vuotata l'nrlicolazione pri111a cui trequ n1·ti e quindi con doi•ria in cisione. :'\ei cn~i di frattur<\ <loi cupi Hrti,-o lnri è sempre a t e111ere che per gli effetti e<plosi ,· i de l proietti le in u n:1 rnvitll. cl,ivsn, corne ò il ginocchio. !!sistnno ne lle o, sa. dtdh· fei:;sure Jongitudi11al i1 iuappr.·zrnlii li a11 che al la rndi c,grnfi,, ch e p:n teu do dalla epi6si s i irrac! in no 11el11t ,lia6si e che ;:nrebboro la causn del l!I prop:igazione de! processo in retti 1·0 Jn questi casi disg raz iati aucl1!1 l'1u np11tazio ne fatta in pi-irno tempo 11011 rie~rc a salvnre il fe rico. t qu ind i ir,d ispcu~a bile iu ogui cn~o. nel qunle !-Ì è in p r,sen,a di grnv, s uppu raz ioni nrt icolari, 11ccorn pag1,ato <ln. nolori Yi\'i local i, nli:t tt'rnp~rn turn , grn,·e deperi m<- n to d;,Jlo srato gen ~111Ji,1 di a prit e a mpiame11te 111. cavi,,, flrti colan, \' Uotnre la rnccolla purnleota, a~pottarc i corµ i ostrnnei e le schogi;:e mobili, 11,sit:u1n re un arnp io dreuam;io (rne~lio ~(; tubola re), i111 11,obil izzu1,· l'n r tir-olaziouP.. Le r ontrQ11 pnture \' a11no prnticatc 11i lati della rotuh1 (i n ci si, 111i lt1te r u- posteri ore di Olli~r) e nel 1•t1 nto piÌI rl e ,·alO dd cui d i ~ncco sotto qu:,d ricipitnle secowlo il metodo tl 1 hl,oul oy, rvi tando s._.111pre di faro N1ntronpc1·ture nel cn,o popl it \•o p er ev itare i'' 's~ibiJ( e111orrngio s,·co 11di.rie (1). ?\ei cn:;i fortunnti, q11a 11do IIOll vi suno stnte ::;rn ,·i Jc~ic,ni o~see, la i"t, bbrc der ncll', i Caui loc:11i sro111pnio110, lo SIMO ~enera le migliora e In ~ernplicè nl'fro tom in. ~a n\ s t11.1n sutli~ icnt e n ,..r,l,aro il f.,r iLo J u 'I u11 ld 1I' raso sa r,\ uer.(;,~nrio rt pri re tu lta l'n r t i,·c, 1111.ione, i uc id(mdo a ne he i 1 tt11,i i11~ rotuloeo e prnti,•a11do u n lembo 11d u, disi 11 fett:t11do la 1.: nviti, n1·Licol11n· e metteu ùo drenagg i 111:i cui di succo lit.t ernle o sottoqundricipitnh, Se l ll t1 a1·ia riou si otti~m, uu 111igliornu1,·n to, l,1 lP111prratu1a J•<•r:-i, tt: alla e le con,l i1.iou i g e nerali n on migl iorano, 1,011 b i5oi::n11 :n:.,·nd,•rc oltrt>, p•!1<·l11·· i;i pos souo formare focolai n~<·c~~ual i, Jl1"0fo11di od <•SIPc,1u1dtli o n<-<-ro-;i o-s., èe e~teso c he, n on s i p osf;ono \'i..:Òorc-

C:~lor na111en te, od O 11er u.'.51ario J'ico rrcn;

n.J un i ot cr-

più cnà g ic,1 , quale Jlltu essere h, r ~sczione o l'a111pulnz ione. La resezione n on è un 1·ero prr,·e~so dernoli t iro e non s i può l'"rngon nru :IJ'fat to al\'arnpntazione. E;~a t rovn !11 sul\ indicazion~. µiutt o,;to i11 v,·,·c della semp lice arLrù W1nia. 4u,1n.Jo vi sono lesioni ossee, pc~t1cment., del !c r artil ngi ni, ~coppio d i u a condilo co u lesione d, Ila rotu la.

V ~Jt CO

( I ) B E RARD e B .,nJA I F. L. -

L 1 Pr.-~.<~ m/ ifirnlr, 11. -17, l!•l-i .


4:48

C,\SLllSTlC ,-\ C LJ:-;I CA

L ,~ r esezione si pratica con l' incisione classica ad li di Ollie r o curvi linea.alla hlakenzie, asportan do g l i estremi ossei ol tre i limi ti d ei dist ncchi, asportando la r otula e dre1rnndo largamente ai d ue lati. ~on cons iglio Ji nppl icare mai fili m e t a ll ici, che possono agire corne cor pi estranei e dare adito n fistole ossee. L'arto va fissa to con a p parecchio g essato, fe n estrato. Nei casi 1•iù g r a vi infine, nei quuli o la r esezione non dà lmoni ri sultati o nei quali fi n da principio s i sono an,te gravi lesioni articolari, per cui l'inftzio n e dei capi ossei si propaga rapi dnmente a tu tta l'epifis i e minaccia osteomielite, nei quali i tr:uu i ti suppurativi si nppro fo1 ,dn110 in IJRsso lungo il solco ed i gemelli o iu alto sotto il qundrici 1,i te, o n ei muscoli de lla regio ne pc~ teri o re della coscirt : l'unico in te rYento in dicat o ~ l'ampntnzione. l'e r q uanto il ch1ruq;o >lii, 1,10cc, prope11so a t n ie grave iute rnnt<', pu re IJi s og na anc he pensa re c he il ritard o a lla e>'ecu zio nc di essa può .riuscirn fatal o a l feri to e c he l'inte rve nto, quando si è dete rm inata l' intossicnz:one, l'ost eomielite o la se ttico-p iemia o l' i1~fenno è no tevol m .-.nt e depe r ito ed oligoemi co, può essere s eg uito dn. esito infaus to. L'amputazion e preced uta da rar h istoYainizzaiione ed emostasia con la fas1.:in espulsin1 va eseguita c t•l metodo ci rcolare lascian do Rperti i le mbi e appena riavdcionti quel tanto c he basta pe r tra tte ne re il drcnRggi o. li tene nte med ico Camera (1), dalla oi,sennz ione di :?o casi di in fezione gasSOH\ n ell \spedale da campo 0:22, s i è conv i,,t o c l, e l'infezione ha sempre ini;i;io n el t es,u t o muscola re lncernto o reciso dal proie ttile e c he s i propaga ~egueu do le fibre 111uscola r i, g li inte rstizi mu,;colari ed i fasci vasco lo-ne rvosi . Per c11i rgli prati ca la di ssezione anatom ica di t utti i muscoli Jt-lla regione d11 una i11Sl:'rtione all'nlna e dopo aver fatta la toilelle d egli in te rstizi luv1i con ab\Jond nnt e ncqna ossige nata ed imball a acc uratam e n te tutti i muscol i con compresse b~gnnte d i acqua ossigtnata. A ~s icu rn <li a,-e rn e nYut i ot t imi risultal i. D(•i 2:J ca,i di iufezio ne, 10 sono dece , s i. 1/,ona di gue rra. l o a pr ile 1:JHL

( I ) CAMlm-\ C co . La ,/is,·rc;?nc e /' i nd,allar,gi o m 101co/1i•r . t r;;,mnle ,/; m edicina militare, g<'nn nio l !l1 G).


CASUlSTICA CLI :-llCA

449

OSP EDALE MJLITARI<: PltlNCIPALE DI )1!LAi-O SE?.10,'iK N V.\'lf0 40fi lCA l P.\fllGU O~E.

t•IM: TTA

DAI,

PROP.

Rirri IJfò:l.1.'uSl)f.D,\I.H ll.\GG !Onf-: ) ,

E. )(1-:l)E A, »AGGIOI<~: )l[-:UICl•

I VA.NTAGG l DELLA PSICOTER~PIA NEL TRAT1'A:\IK~TO DI ALCUN.E SINDROMI NERVOSE POS'r.TRAUM.A.TICHE DOVUTE AD ASSOCIAZIONI I STERO-ORGANICHE, per il dottor Luc io .l\lic hcll, sotto tenente medico di complemento ed assistente della seziono nevrologica.

Mi pare non privo d'interesse il richiamare l'attenzione s u di un ordine di fatti che hanno notevole importanza pratica nel trnttamento delle lesioni nervose tanto frequenti nella attuale guerra. Tra i feriti che vengono ricoverati negli ospedali mili tari sono r elativamente frequenti le forme miste organiche-funzionali, nel le quali, ad una lesione più o meno grave di un nervo, o di rami di esso, si a ssociano ]lrtresi, o paralisi, che r iconoscono la propria causi~ in un disturbo di indole purnmente funzionale. Il più delle volte queste paralis i miste vengono curate come forme organiche, tanto più c:!11,, spesso, la sede della lesione lascin focilmen t e credere che più nervi siano stati contemporaneamente lesi dal trauma; la distinzione d'altra pMte non è sempre agevolo a fars i in ospedali non speciali7.zati e non d otati di mezzi diagnostici adatti. L a seri e dei casi, del genere al quale ho a ccennato, è assai ampia e, ~opratutto da parte dei nevrologi francesi, se ne sono d ist into varie classi. Il Babinski, ad esempio, ha r ecentemente r ichiamato l'attenzione su casi di contratture e lii paralis i d'origine riflessii, complessi morbosi, i n pratica, 0011 sempr e facilmente differer.ziabil i da paralis i e con tratture isteriche, tra le qual i v eni \'a110, fino a qualche tempo fa, classificate. Uno dei cnratteri che il Babi11ski indic:a per rlifl'erenziare le forme r iflesse da quelle di ua tnra istericn, è l' iu nnit:\ del tral UJ.· mento psicoterap ico nelle prime. · · Tralasciando di considerare le forme so pracitate, che purn se111l,rnno al, b~stanza frequenti, e le forme is teriche pure, restano assai nu111erosi i casa m <'lii un trau ma, relativamente lieve, dil luogo ad i mpotenze funzionali gril\·issime e resistenti alle comuni cure. Sono freq uenti le lesioni poco g ravi d i un ne1To producenti s intomatologie comple.s,e interessanti tutto un arto ; in cnsi di tal genere una <lingnosi precoce ed esatta p uò evitnre spiacevoli errori, tanto più che il ncvrol ogo viene spesso chiama to a giudicare dell'opportuni tà, o meno, ài u n inte rvento chirurgico. Ancl,o da un al t ro punto di vis ta si impone u na d iag nos i precoce. poichè è noto cùe le forme funz ionali t a.nto più. divengono resistenti al trnttamen to terapeu t ico, ']Ua11 to più ci si allontana dal momento del trauma. Il A!eige ha messo, recentemente, in luce quanta pnrte abbia l'abitudine nella produzione dtti dis turbi di na t ura, !9 - Giomale di mtdici11a milìt,re. -

fase. \'I.


VA. lilSTIC A C Lll\lCA

w.nzion:-.le ; può essere faci lrnonto constat1it11, da ì.' hi v ive nelle sezioni n evr ologi.che, la ver ità di quanto il Meige ha espresso con il bisticcio « l'hahitude cr( e l.'aptitude à l'nttit ude >. Il meccanismo pel qm\ le s i or iginano le ·acce nnate forme iisteTo-:>rgnniche è. spesso nlmen o, assai ditrìcile a stabilirsi; è probabile che 1\l loro insorgere contribuiscano e lo stato emozion1tle grnve in cui si trova il soldato a l momento del trauma, e l'impotenza funzionale c he, subito dopo la ferita, in11adc a nche il t erritor io di n ervi non direttamente le,;i, infi n e i do lori inteu,i, ~li& quasi sem pre a ccompagnano l'inizio ù i que5te for me 1nor bose. Le paresi e ~ ralisi funziona); sono, io generale, aggriwate dulie immobilizzazioni prol ungat e 'Ml<:es arie alla cura chi r ur~u·a. L 'npparenza di grav1li1 delle lesioni miste è acc,·ntul\ta, qu alche volta, dalia preSP.nza di disturbi cir colatorii e t rolìc i detla cu te (iperchc•ra to,i, discherato,:i . ' siu.nosi) a ssai estesi. E importnr.te, m quC!;te forme gra\·i di paralisi degli ai t i, a distinguere quanto è do\'uLo a lesione orgau ìca o quanto è invece d'origin e funzionale; per far ciò il mezzo miglio1·c è, senza du bbio, un a ccurato esame 1>ltittr o-ding nostico. Coll'esploral\ion e eletlrica, ne i casi d i paralisi istcro-orgo.niche, a,vic ne ,ii ;,o,istatare che ad un di~turòo della motili th interessante territori di va ri nern, :.oa corrispondo uo al l eral\ion i proporziouate della eccita l,ilitt\ elettrica, soprabu~to fo rndica. :'\egli ammnlati che pres,·ut ano la s intomatologia sopraccennata. le cure elet\ricbe e m11ssotornpicbe, ~e portn.te inditferoutemento sul territorio dei nervi organicamen te lesi e dei nen·i Jr.si sol tnnto funzionalment,•, danno ri~ulta ti essai 3ç11rsi ed imperfet t i. L'esperienza, fatta su numerosi malati, mi ha persuaso che r isultati terapeut ici assai migliori e rapirli si ott eng ono :1gcn do per via psi coternpicn o sugge.Jl.1,•:i., facei,do io modo di lib,•rare il campo d ni disturbi tiella m otilità di natura fuwrionule per rivolgere il trattamento fisioterapico unicame nte nl terri torio d ol DOrvo che ha su bito una lesione materiale. ~egueudo sistematica.men te il procedimento sopradetlo, ho visto migliorare rapidnme n te ammalati che n on avovauo 1itn,tto alcun beneficio cb prolungate cure lìsic he. Mi . embra utile, in prat ica, il tentare la ~uggestioue terapeutica o la p;.icoMirnpin duran te, o subito dopo, l'esame elettrodi11.gnostico, approfitta nd o della fa• ,:ore vole disposizione psic0Io~1c11 del pazienti'. D.Jpo un lungo pe1 iodo d i immol;iJità di un arto o di un segmento di l)sso, l'ammalato &i compi ace ne l veder ritJnmre, sotto l'uzione dullo stimolo elettr ico, una parvenza di motilità; iuterTone!ldo iu questo momento par v ia suggestiva o psicoterapica, R secouda delln m entalit;t\ dell'ammnlnto, si ottengouo abbasta nza facilmente e rapidamente r isultati 1CJ11peu t ici a ,-~ai ri lernnti, ditlìci lmen t e r aggiungibili con altri mezzi d i curn. Qoanoo il migliorameuto dcll11 motilità volontaria s i è in i,liato, i l pi ù delll' volt~ -pn."6eguo quasi automaticrimente rendì.'ndo soltanto necessario, da parte del me'iieo, un contr ollo vi:..;ile e coutinualo. 1liassumerò b revemen te, i n proposito, un caso, che mi pare as,ai dimostrati,o.

.

!U. E., di a nu i 20, mu rn t oro, s1.1lùato del ... fn11t el'ia. - Artrite n 17 au ni. ?\on a lcoolista . .Ferito il 26 ottobre da pro.i ettile di fucile nlla faccia posterot stcrna de!l'avam\iraccio s iuistr.), -1 centimet ri sotto l'articolazione d el gomi to.


C:ASl'lSTI CA CLINICA

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Il proiettile usci alla parte autero-interna del brn.ccio. a 4 centimetri sopra la piega del gomito. Al momen to del trauma l'ammnlnto avverti dolo re in teuso all'avam braccio ed alla lllano, le dita s i posero vioh,ntemente in flessione, tutto l'arto era agitato da tremi to violento. 'l're giorn i dopo il t rauma, i dolori era.no scom parsi, ma l'ammalato non poteva piu compiere movimento, alcuno n e col braccio. uil colla mano. Guarito chir urgicamente in 2::, giorni dopo i,s,ore pas~ato per varie formazio11i sanitarie, veune a noi il 13 dicem bre l !Ho. All'esa me praticato all'entrat a in corn p,nto si notava: riflt1!:!So ùul tri cipite pi1'.1 vi vo a sinistra che a duslrn, ri Jh·sso del radio improvocabi le a s inistrn, vivo a destra. Im possibil i i movimenti a car ico d el tricipite, bicipite, l ungo supinatore, d i tutti i muscoli de ll'llva111brnccio e mano. llvdico grado di ipotrofia muscolare all'avambracc io sini., tro. Xon esiste i pertricosi. Iperc heratosi con disch enitosi alla faccia palmare della IIHlUO e, m eno spice111a, alla faccia dorsale ùelle dita; s udazioue sciirsa, 111 a presente. Anestesia nssvluta tattile e doloritica interessan te tu tto l'avnmbruccio e la nrnno, tanto alla faccia est ensoriu che flesso r ia., Dopo qualche giorno di curn~ e qun.lcbe primo tentativo ps i<:ot erap ico, la flessioue ud estensione do! !'a vambrn.ccio sul braccio erano possibili Il ~7 dice,uhr.i ven ne praticato l'ti,;ame elettrotli,\g no,tico : a lla corren t e fo radica l'eccit1il, iliti, ern buo11a nel deltoide, bicipite, tri cipite, lungo s upi1,atore, Jfessor su perf:ìcia. le delle dita, {lcssor profondo, gran palmare, cubitale anteriore. interossei; ern lievemente diminuita uel pronator roton do e ne i piccoli muscoli del tenar: erano assolutnnwnte incccitabili i muscoli: radiali, estollsoro comune dita, estenso ro proprio dull' indice, luoso :\bduttore del pollice . .\ Ilu. co,.,.cnto galvan ica l'eccitnbilità era normale in tu tti i m usroli del br accio, dimiuuita 1,el prona.tor r otondo, buona in tu tti i muscoli flessori; esisteva gr ave R . D. completi\ nei muscoli doll'avau1braccio i11uer v11.t i dal radi,-1.,,. Durante l'esame colla corrente farndi ca, dopo f\\" er cou::;t11tata l'integri tà ùella eccitabilità. elettrica d.,i tlesl:lori del car po e dita, v ie11i, e~e rc itata snl pazie11te u11a energica az ione suggestiv11., e J;u bito si riesce ad ottt,nere l'esec uzione Ji piccoli movimenti di Hcssio11e delle dita e del carpo. In u1m se,·onda sedut11 psicoterapica. i movimenti vengono compiuti piu estesi. I l 00-XH si coustnta che l'anestesia., alla faccia f:ltls~o ria doll'avambraccio, è sco mparsa ed alla faccia est ensoria. s i è ca mbia ta. in ipoest esiu. Nel gennaio, in varie sedute psicoterapiche, si o ttengono movimenti d i opposizione del pollice, i movimenti di prima otte nuti crescono d'ampiezza e di rapidità. Naturalmente colla psicotera pia. non si ottengono r isultati p er quan to rig uarda la paralis i degli estensori del carpo e dita, che vengono cura t i con applicazioni el,;ttrogalvaniche e massaggio. Ve rso 111. f:ì11e cli gennaio ~i ottf'11gono piccole contrazioni volont!\rie nei muscol i esten sori, ma il carpo non 1rnò essere esteso. Il 29 gennaio, improvvisamente, iri si:guito a rialzamento passivo del carpo, il paziente riesct: a d estender e carpo e ' dita. Il !I febbraio la wotilità è discreta in tutti i muscoli dell'avambraccio e ma110, sal vo che nel lungo abduttore del pollice; la sensibilità è normnle in tutto l'n\'ambrnccio; per siste soltanto ipoostesia al dorso della. mano !', più accentuata, a.I mal'gi11u ra diale del pollice Un esa me elettrodiagnostico praticato prima che l'A.. lascias~e tl com parto, dimostrava la persistenza della R. D. n ei muscoli innervnti d al n . radiale.


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CASUISTICA CLINICA

••• Col ritorno della. motilità nel soldato M .. • •. E . . . . . il disturbo trofico a oarico della. cute si è in gran parte rapidamente dissipato; la grave alterazion&delle varie sensibilità si è ridotta nd una piccola zona. di ipoestesia nel territorio del n. radiale. Nel decorso della forma morbosa vi è modo di osservare quanta importanza. abbiano, in alcuni feriti, i tentativi di rieducazione motoria anche quando si· tratta di paralisi organiche, mentre ancora dura la R. D. elettrica 11ei muscoli •

*•* P . . . . F . . . . . di anni 2-1, soldnto. . . fanteria, ferito il 2S luglio da proiettile di mitragliatrice al margine esterno del terzo medio dell'avambraccio sinis tro. Il proiettile usci al margine esterno dell'avambraccio producendo frattura dell'ulua. Guarito chirurgicamente, e r imosso l'apparecchio gessato, l'A. non seppe più compiere alcun movimen to a carico dei muscoli dell'avambraccio e n1ano. Entrato nel nostro couipnrto il 30 ottobre 1915, presentavo.: p1ualisi comple\a. di tutti i muscoli dell'avambraccio e mano, ipotrofia evidente della muscolatura, ipertricosi alla parte inferiore della faccia. estensoria dell'avambraccio; grave ipoestesia ed ipoalgesia della mano ed avnrubro.cc io 6no a S centimetri i:,opra il livello d elle ferite. L'esame elettro-diag no·tico dimostrava una R. D. p11.rzial" nell'esteosor comune e uel flessor comune dita. Non si ottenne ro (colle cure 6s1che abituali) migliornment i della. ruotilit:\ fino al 3 fehbraio l\JlG. quando venue praticato un nuovo esame elettrodi,\gnostico che dimostrò un \\ eccitabiliLà n or• m al e di t utti i muscoli dell'avambraccio II mano. \'eune subito sottoposto nd un tra t t1unento psicoterapico, ed im1uediatarneute si pote rono ottenere de i piccoli movimenti d i f:lessione <lelle :dtime dita e di opposizione del pollice. Il trattamento psicoterapico veune continuato in altre sedu te ottenendo una sempre maggior ampiezza dei moYiroenti di fl essione di tutte le dita, flessione ed estensione dd carpo. li paziente è ancora in cura.

.•. Nel caso 1'. F., con o~ni probabilità, e corne ris ulta dagli e. ami elettrici, su di una paralis i organica s ì e impiau t nta una paralis i puramente funzionale. Anche nel caso P . F., brevemente r iassunto, che decorreva con monoto11ia d isperante, la psicoterapia ha ottenuto ciò che le c;1re fisiche non accennavano a produrre. Di altri casi, s imili a.i precedenti, tralascio di parlare per bre\"itll: a ccenno soltanto ancora ad un nostro ferito operato qualche mese prima di neurolis i di:'l radiale e che presentava fatti paret ici anche nel territorio del mediano. I n questo ultimo rualato qualche seduta pi-icotc r~1 pica ba'itÒ a far tornare la motili tà nei muscoli flessori ed a far ra pidamente miglior1,re la funzione doll'estensor comune dita, che si manteneva. paretico, sebbene la re azione elettrica fos'-e ormai normale,


OA;:,UISTICA CLINICA

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••• Ebbi modo di osservare, in se.\ioui chirurgiche, casi clinici di altra natura che vennero beneficamente inHuenzati da un trattamento ps icoterapico Dirò soltanto -delle due osservazioni più recenti Si trattava in un caso di un i;oldato ferito lievemente, tre mesi prima, al dorso del p iede sinistro da una piccola scheggia di granata; l'ammalato accusava ,ivi dolori ed impossi bilità di esP.guiro i movimenti a carico dei peronei, tibiale anteriore ed es tensore delle dita: dopo due sole sedute psicoterapiche (e di breve dura ta), l'A. riusciva a camminare coll'appoggio di un bastone. Nel secondo caso il soldato era stato ferito quattro mesi prima da fucile al terzo inferiore della gamba; non esistevano lesion i m uscola ri o tendi n ee di qualche entità. L'ammalato uon poteva contrarre il tibiale nnt. ed i peronei: inoltre il piede era atteggiato a lieve a ddu zione. Auche in questo secondo caso poche sedute psicotera piche bas taron o a far s ì che l'A. camminasse correggendo la posizione viziata del piede. Non credo possa trattars i di simulazione, n ei casi so· pracitati, oltre che per consideraz ioni di a ltra natura, anche percht', sarebbe s trano che un individ uo che ha simulato per mesi, smett a di farlo docilmente in seguito ad un trattamento ps icoterapico. !ui sembra che queste non siano nitro che delle paralisi d'abitudine provocate dal dolore e dalla lunga immobilità .

••• La ps icoterapia può riuscire ut ilissima o.oche in alcune delle freq u entissime paral isi dolorose causate dalla lesione di alcuni nervi (sciatico, med i11no). In qualunque forma dolorosa la re:izione e lettr ica d ei m uscoli è pochissimo al terata, mentre l'A., n:m sa com piere alcun movimento coll'arto ferito, anche quando i fatti dolorosi si sono atten ua ti o sono scomparsi. Questi ammalati hRnno spesso un vero terrore pe r i te n tativi di moti li tn volontaria e temendo sem pre r.he i dolori riprenda no violenti, t engono l'arto immobile, esponendos cosi ad eventuali anch ilosi. H o constatato che una rieduca· zione , pazientemente condotta, da risultati rapidi e soddis facenti. In una prima seduta eccito i muscoli (iimlntamente), sui qual i desidero 1·ichiamare l'attenzione del paziente, adoperando u n a corrente far adica d i media intensità, cerca ndo di far provare all'ammalato la sensazione della contn,zion e muscolare; in seguito invito l'A. a tentar di contro.ne il muscolo, m entre impri rno pass iva• m~n t e all'arto il movimento che desidero ottenere. I primi movimenti volontari avvengono a piccole scosse rapidissime, incostant i di ampiezza varia ed .i rregolare, alternate con contrazioni dei muscoli an t agonisti. Durante i primi tentativi l'ammalato contrae contemporaneamente la maggior pa rte dei muscoli dell'arto e, qualche volta, compie movimenti associa t i dal lato s ano . .Poco a poco, più tardi, le contrazion i divengono p iù ttmpie, p iù r egolari, m eglio atte allo scopo di muovere un segmento dell'arto, ces'iano i movimenti associati, fincbè alla fine il movimen t o viene eseguito correttamente. Questi risultati si ottengono già n elle prime sedute: in seguit o non resta che continuare la rieducazione in modo da avviare il malato ad una normale utiliz.zazìone dell'arto


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CASU ISTIOA CUNIOA

Rias;:umerò come es11mpio il caso seguente : R. ... L .... di anni 21, soldato .. fanteria. Ferito il 27 novembre 1915 da fucile alla coscia s inis tra ed a l terzo s uperiore della. tibia sinistra. G uari to chirurg ica mente, i dolori, che prima ernno lievi, si esacerbaro no. All'entrata in compnrto esisteça : abol izione d el riflesso Achilleo di sinistra, bnono il ri flesso rotu leo. Segno di La.sègue a s in istra, dole ntissima. la pressione del poi· paccio. Ipoestesia ed ip0algesia al po;paccio, anest esia rtl malleolo esterno del piede. Dopo q ualche giorno d i degenza i dolor i erano a ssai ù imi nuiti, ma l',,mmalatonon riusciva a compier e alcun movimento del piede e delle dita, sal vo un lievissimo accenno ad estensione dPll'al\uc,e. L'esame elettrodingnostico non d imostrava ch e un lieve accenno a lentezzR, all'eccitaz ione colla. corrente galvrrnica nel tibiale anteriore, ed R. D. n ei muscoli gemelli. Dopo poche sed ute psicote rapiche erano possibili moviment i a bbastanza n etti a carico dell'esten sore dita . del tibiale anteriore e peronei; tali movimenti crebbero, poi sempre in ampiezza fino 'luasi alla norma.

Avviene, qualche volti,, che il paziente sia un s imulatore o un esageratore dei= propri disturbi; in ques t i CA.Si, se è vero c he n on s i riesce ad ottenere l'effetto t erapeutico ricerc11.to, s i ottie ne a lmeno d i form ars i la convinzione che l'ammalato simula o esagera. Accennerò ora rapidamen te ad un caso clinico d i dubbia interpretazione, nel quale associammo un trattamento fi sioterapico alla psicoterapia: il caso ci se mbra interessante per g li ottimi ris ulta ti ottenuti. Si tra ttava di un soldato, il q uale aveva riportato i l 2 g i ugno una fed ta da fucile di nes~u na g ravità i n ra pporto alla eminenzll teuar ed all'u ltima falan ge del dito indice d i sinistra. Qualch e tempo ,d opo il trauma e ra insorto un edem a imponente del bra ccio e d ella mano con impossibilità d i flettflre ed estendere le dita. Il paziente era stato sottoposto a varie ,c ure, dopo delle qual i l'edema era scom p ar so al braccio ed all'avam braccio, ma. pe rsisteva invariato alla mano. I nviato a noi il 21 gennaio 1916, v enne fatta diagnosi di edema trofoneurotico e subito curammo il paziente con lievi massa ggi e psicot erapia. L'edema, che a veva r esistito, come si disse, a s variate cure, andò rapidamen te attenuandos i fino a scomparir e cornpl~tameate, la motilità si r estaurò in modo co"cnpleto. La rapidità dei risultati otteuu t i confermò in noi il dubnio c he si trattasse di u n edema trofoneurot ico: ci fu d 'a ltra parte i m possibile cerziorare la diagnosi, data la mancanza di dati anamnestici abbasta nza precisi. Naturalmente anche in questocaso pot emmo escludere assolut1u11eute la s imulazione.

*•* Quanto bo sommariamen te riassunto in queste mie brevi note non è ch e una piccola parte dei risultati benefici che ci possono dare la p sicoterapia e la sugge stione nel trattament o delle for me nevrologiche di guerr11. Ho tralasciato di e.e-


CASUISTICA CLINICA

cennare alle paralisi, paresi e contrattu~e puramente isteriche, che sono assa·i frequenti ad osservarsi e che debbono essere curate unicamente coi metodi sopraocennati. Credo superfluo insistere sugli ottimi risultati che si ottengono col trattamento ps icoterapico, nelle svariate forme di nevrosi e di psiconevrosi postraumatiche, poiché su te.le argomento altri colleghi hanno ripetutamente richiamate l'attenzione. Ho ,oluto soltanto dimostrare l'importanza della ps icotera pia nella cura di forme, che, abitualmente, sono trnttote con cure fisioterapiche che difficilmente, da sole, dànno risultati rapidi e durevoli. Perchè la cura possa produrre il massimo beneficio pos,ibile, è necessario eh~ i malati, che presentano alterazioni a carico del sistema nervoso, venga no inviati il più sollecitamente poss ibile (subito dopo la guarigione chirurgica) in os ped ali adatti, con personale specializzato, ove possano essern subito sottoposti, previa. una diagnosi esatta, alla cura più op·p ortuna e nelle m igliori condizioni di ambiente. È da augurarsi che sorgano numerosi, anche tra noi i comparti ospitalieri specializzati per la cura delle forme nevrologiche, come già venne fatto a Milano, ove, fio dall'it.izio della nostra· guerra, numerosi soldati vengono curati nell'apposito comparto della sezione militare dell'ospedale maggiore (padiglione Biffi) dirette. dal maggiore medico prof. Eugenio Medea, al quale mi è g rato esprimere i miei più vivi ringraziamenti, per avermi incoraggiato e consigliato a pubblicare queste mie brevi note.

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RIVISTA Ul GIORNALI ITALIAN I El) ESTERI

RIV1S'l1A MEDIO.A RATHERY e B1scn. -

AsceBBo del fegato e diarrea delle trlncee. -

(/Jul-

lelfo di.' l'AcacUmie de m,:decine, n. H, 4 nprile W16)

Si è molto discusso sulln rea le natura della d iarrea delle trincee ; senza negarne J'e5istenza, gli AA. pensano che il più delle volte trattasi di d issenteria. fn 4 casi di tali forme essi riscontrarono rnsti nscessi de l fegato. 11 decorso clinico della malattia era quello della colite disscnterifonne banale, che dur,wa dai 2 ai 4 mesi. Nessun fatto speciale a ttirò l'attenzione del med ico ali' inizio del male, essendo i quattro iniermi entrati in o;,pednle chi per disturbi polmonari conge::tizi, chi por febbre a tipo tifoso, chi per sintomi di colite. I 4 infermi, operati, guarirono corupletamentP. Gli AA. dallo studio dei 4 infermi truggono le seguenti importanti consi,J.,. l'azioni: 1. L'esistenza di Ynste raccolt e purulente intracpatiche in soggetti che presonta\·ano solo da poco t empo segni lievi di colite dissenteriforme, che permise loro di rimanere in tr incea per 2 a ,1 mes i, emettendo solo fri>quentemente flc'ci semi-liquide. 2. I segni della colite erano in rn1iporto con disturb i dissenterici precedenti t Degli 11mmalati osservati, 2 non presenta\·ano amebe nelle feci ed avevano dato re· sponso n eglltivo le sierodiagnosi di Flexner e Sbiga; un altro, pur n on present.ando amehe, an1·a fatto notare positivo il Flexner, negativo le, Shiga. li pus cioi quat tro ascessi e ra di color cioccolato, sterile agli esami microscopico e culturale ed nlle inoculazioni . .hlalgrndo tali segui negativi gli AA. pen~nno che si sia tratt.ato d i casi Ji dissenterie lievi. 3. L',ittenzione dei m ed ici dove es~ere sempre desta nei casi di diarrea delle trincee, tenendo presente la possibilità di complicanze epat iche che occorre diagnosticar subito perchi! l'intervento possa essere efficace. Mentre i ~intorni della locnlizzazione epatica sono appena evidenti (doJore, percussione, polinucleosi, ecc.), l'esame radiologico hn dato l'isultati pt: eziosi. Anche jo uno dei casi in cui esisteva pleurite emorrag ica destra sopraggiunta, la presenza del liquido pleurico non impedi di diagnosticare la raccoltn epatica con la radiografia.

s.


H1VI S1'A M E.U l CA

S1MON. -

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_L e febbri parattfoldl. - (Journal de m édecine et de chirm'git pratiques,

10 aprile 1916).

Oggidl si ten de ad ammettere che esist e un'unica malattia tifoide causata sia dal bacillo di Eberth che dai paratifici; il quadro clinico sarebbe cioè unico e causato da u na serie bacillare compostn di più varietà di bacilli (b. di Eberth, paratifo A e B, b. di Goertn er, e forse talvolta b. della psittacosi). Secondo Rist il b. di Eberth e i paratifi A e B passano tutti e tre nel sangue: n ei soggetti non vaccina ti il b . di Eberth piì1 vivace si svi luppa solo sover cbiando gli a ltri che s pariscon o; nei vaccinati invece il b. di Eberth è neu trnliz,rnto e i pnrati fìci si s viluppano liberamente. Da ciò deriverebbe che la vaccinazione contro il solo b. di Ebertb è insufficiente; e che di fron t e all'immunità ognuno dei detti bacilli presenta una specificità netta. I sintomi d elle febbri paratifoid i sono gli stessi di quelli della febbre tifoid:, per quanto a lcuni nelle epidemie delle attuali guerre abbiano cercato di differen· ziarli; al letto del malato, quind i, non sarà possibi le distinguere una paratifoide eia una tifoide; In di agnosi d iffe renziale s arà possibile soltanto con le ri cerch e d i laboratorio. Trn questo le prove p iù attendibili sono l'a gglntinazione e l'P.mocul· tura; l'a.gglutinazione però non può aver valore ne i v11ccin11ti, e d'altrn parte sembra i ns u fficiente pe r stabilire la varie ti1 mic ro bica. I repe rti dell'antopf;i:\ sono di massima uguali tan to n elle forme tifoidi che parntifoidi ; solo talvo lta nel pa.rati fo si riscontrano grosse lesioni dell'appendice e del cieco, lesioni d if:seminnte del colon, e sovro.ttutto colite segment<1,ria ulcerosa del colon discendente che per la loro localizzazione ricordano la dissenteria bacillare. 'l'u ttavi a, dnl pu nto di vista pratico è interessante stabilire la diagnosi di parntifoide, percM in questo caso la. prognosi è di r egola. pi ù favor evole, per quanto anche nel le parat:ifoidi possano a versi frequentemente complican:>.e gravi. L'etiologia e la profìla.ssi delle pa.ratifoidi sono uguali a quelle de lla fehl,re ebertiana. Ln vaccinazione aotitifica ha fatto di minuire l'infezione d11 b. di Eberth, ma contemporaneamente sono au mentate le epidemie da paratifo ; ciò fu ban m anifesto in Francia dopo la battaglia della ~farna., io cui i Francesi furono verosimilmente contagiati da portato ri di germi t ede;;chi, essendo fra questi frequenti le febbri paratifoidi in rapporto probRbilmente r.ol grande consumo di carni in conserva. Si impone quindi la necessità d i eseguire delle vaccimu1ioni miste, con vaccino unico, contro i b . di Ebertb e contro i paratifi A e B; questo metodo è p re feribile a. quello delle vaccina.zi0ni success ive. Le r n11zioni col v11ccino misto sono dello stesso ordine di quelle provocate col vaccino tifico. A. differenza della vaccinazione preventiva. la va.cci nnzione curativa n on ha da.to uguali buoni risul tati. Circa la bal neazion e, attualmen te il bngno freddo è pressochè abbandonato; e sono preferiti i bagni tiepidi o quell i un poco caldi. Secondo Hirtz anche il sonno nott urno nei t ifosi deve P.ssere ris petta.to, sovrnttutto nei militari es auriti dalla fatica. In compl~sso la cura delle paratifoid i non può ·ditreri r a da quella del tifo da b . di 'Eberth. · B ALESTRA,


RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

U. GrnoNr, c11pitnno med ico. - Bal t rath meato delle lofezlonl gu,o•e. ( Rivista ospedaliera, marzo 19 I 3). Ne i pri m i nove mesi della nos t r" guerra, l'A., capitano m edico addetto a ll'ospedale da campo o. 237, nel repa r to dn lui diretto, ha nvuto occasione di os servare 8G cas i d' infezione gazos a. Questa complicanzà delle feri te, g rave sopratutto per ln rapidità del deco rso, si sviluppa in generale, nei primissimi giorni, a vo lte nelle prime o re dopo il ferimento; per cui è da ritene rsi che l'Rgente penetri unit1unente al proie ttile. L'A. in tutti i casi osservati ha constat ato, in seno alla ferita, la presenza di bran delli di stoffa, la qual cosa lo induce a crede re che siano appun to questi i veiooli principali, se non unici, del g e rme - opinione questa che secondo l',L è avvalorata dai fatti. È nei feriti d'artiglieria, in part icolare Ja scheggia di granata, che questa infezione si manifest11, perchè appun to que,,ti proiettili, per la lor o forma irregolare e per la loro grandezz11, t ras portano in s eno ai tess uti rilevanti qua.utità. d i stoffa. Invece essa è eccezionale nei feriti da pallot to la da fucile, perchè questi proiettili per il minimo calibro e per la loro veloci ti, raramente s pingono avanti stoffa. Mai ì'A. ha osservato infezione gazosa nelle ferite delle m ani e della faccia: ciò eviden temen te dipencle dal fatto che queste par t i non sono coperte da panno o cenci. Le, svilupp11rs i di questa forma morbosa non è sembra to all'A. in rapporto diretto co lla gravità delln ferita : difatti gravissime fo rite prodotte, specialmente nei pr imi mesi di guerra, da proiettili e~plosivi, nella maggior parte decorsero senza questa complicanzl\, me ntre in ferite anche lievi insorse g11ngren a. Pare che sulla gravità dell'infezione possa ave re invece influenza una concom it ante frattura: su 34 ferite n on complica.te da fratture, !'A. ricorse una sola volta ad amputazione ed ebbe un so lo morto, mentre su 52, complicate da fratt ura, ricorse 5 volte ad :.imputazione ed ebbe 7 decess i. I casi osserv11.ti sono sempre stl\ti di ferite degli arti, che si sono compii· cate con infezione gazosa: 27 dell'ar to superiore, 59 dell'a rto inferiore. Non è da dedursi da ques to fatto, d i certo, osserva l':\., che solo gli arti ne possano. es· s sre sede Quando sorge l'infez ione gazosa, periferica mente alla ferita , si diffonde un colore giallognolo dovuto ad alterazioni d o! pi gmento ematico; la ferita si copre di detrit i icorosi e d i cenci necrot ici, a ssume un col ore grigio-br unastro e l'art.:i intero aumenta di v olume. Questo processo infiammatorio invade il connettivo, cbe in un primo t empo s i riscont.ra. in preda a forte imbibizione edematosa e poi si trasforma in una sostanza di 11spetto g elatinoso, che assume un color ito bruno; è t ra questa sostanza e tra cenci d i tessuti necrotici che si s viluppa poi il g11s determinante il caratteris t ico enfisema .


Il.IVISTA DI CHIRUHGIA !)I GV1':lll<A

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Conviene notare che lo stesso processo d:\ due forme anatomiche ben diatinte: l'une. superficiale, quando si sviluppa solo nel connettivo sottocutaneo; l'altra profond/l, quando invade anche il connettivo las~o interm uscolare e le guaine aponeurotiche. Nel primo cago s i ha aumento d i volume .:l.ell'arto. edema ed enfisema. sottocutaneo, nel secondo g l i arti assumono un cons iderevoliss imo volume, per cui la pelJe si t ende, acquistano unii r.onsistenza dnra che fa male percepire l'enfisema profondo. Nelle forme superficiali s i ha trasformazione solo nel connettivo sottocutaneo : nelle profonde, oltre al connettivo lasso intermuscolare, anche le aponeurosi Yen· gono alterate e la sos tanza contrattile pèrde la sua struttura., tras formandos i in una poltiglia del colore della sostanza epatica. In ent rnmbe le for u,e i vasi si trombizzano e l'obliterazione arrivR, s pecie nei vasi pNfondi, ad un livello più alto del limite esterno apparente della infiammazione: la necrosi che ne deriva sale rapide.mente dall'estremo distale e.Ila radice Jegli arti, ed a volte invade anche il tronco. Questa infiammazione non provoca, in generale, un dolore molto violento; pare anzi che il dolore vivo che determina una comune ferita decresce ; la temperature. generale insorge od aumenta con brivido; il ferito rapidamen te si anemizza ed assume un colorito sub-itterico, le orine si t'a.nno i:carse e ricche di pigmento; localmente nell'arto , specie nelle forme profonde, la temperatura si fa elevatissima. Dai margini della fel'ita, come dissi, molto precocemente si rliffond e un colorito giallognolo, l'aspetto della ferita si modifica, assume un colorito gri• gio-sporco e da essi\ si emana un odore ca.r atteristico di sostanze in decomposizione. L'estremità dell'arto si fa poi cianotica, fredda, !mlla superficie cutanea compaiono flittene a contenuto siero-emorragico; poi l'a.rto assume per un certo tratto il colorito nerastro proprio alle necros i. Non riesce quindi difficile, per le caratteristiche cliniche ed a natomo-patologiche for.mulare il giudizio dia.gnostico. Soprattutto importante per una diagno!,i pre<:ocl' è secondo l'A. la auffusione di colorito giallognolo che circonda e si diffonde da\la ferita : precede qualsia.si altro fenomeno caratteristico della infezione gazosa, quali l"edema, l'enfisema, la modificazione di aspetto della ferita, per cui ad esso è da attribuirsi un grande valore diagnostico, sopratutto perchè è un sintomo precoce. Sorprendendo così questi processi al loro primo manifestarsi, s i rende il giudizio pronostico, che deve essere pur sempre grave, meno sfavorevole. Naturalmente la terapia è esclus ivamente chirurgica. Nell'intervenire s i deve tener conto particolarmente di diversi ordini di fatti: la rapidità di diffusione, per cui l'intervento deve essere rapido; il tessuto prevalentemente invaso, per cui bisogna. mettere allo iocoperto la maggior superficie possibile di con11ettivo; l'elettività di certe sostanze per i germi specifici di questa forma e per i loro prodotti, ragione questa che impone di tratte.re i tessuti messi allo scoperto con questi pe.i;-ticolari. Occorre inoltre tener presenti le due diverse forme ànatomicbe che l'A. chiama superficiali e profonde: nelle prime, poichè il processo settico ha sede solo nel connettivo sottocutaneo è necessario scoprire la maggior parte possibile di questo tessuto, rispettando le guaine apone urotiche degli a rti per non portart:1 il me.te· riale infetto negli strati profondi; nelle seconde, che sono le più gravi, è neces· sario un intervento chirurgico più generoso : oltre al connettivo sottocutaneo bisogna aprire anche gli involucri aponeurotici degli arti e prepar>1re anato rni•


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RIVI STA D I CHIRUR GIA DI OUE:RRA

camente i singoli muscoli per r endere accessibile alle sostanze medicamentose il coauettivo la5SO intermuscolare. Seguendo questi criteri, l'A. pratica sem pre ampie incisioni, le prolunga oltre il limite dell'infiammazione in tessuto sano per colpire tutta la zona i nvasa e Lrntta poi con ·una sospensione di cloruro di calce le ferite e le inciaioni ope• ratol'ie. È l'acido ipocloroso ed il cloro nascente c he a contatto dei tessuti sviluppano dalla so~pcn~ione le ~ostnnze che, ·serondo l'A. esercitano uua azione specifica su quesL11 forma di iof.,zione. l..'nrido ipodoroso ed il cloro nascente sulle boccuccie vasali della superficie di sezione esercirnno una immed iata 111.iooe e1110statica, si fissano sui cenci necrotici tle i tessuti io d isfacimento e li distruggono, eliminando cos i una delle causo prime d1 sviluppo di gas; rispetta.no però i t essuti vivi, 011de, deu:rsa la ferita dalle sostanze morte, ridanno a que.~ta il colore m •so vi \'O delle buone grauulaziooi. :-,otto la loro azione, inoltre, l'edema, che rapidamente saliva lungo l'arto e che è indico del diffonders i del processo settico, si arresta, decre~ce e scompn.re in tre o quattro g iorni. L'à. si è ser vito del comune clornro di c11lce del commercio come sostao,m che anche n egli os pedali da ci1mpo si possiede iu gra11de abbondanza, serven do per deodorante delle latrine. B da prefor:rsi una sospensione e non una soluzione, perc hè il clorum d i calco è 1111a sostanza poco solulii le; pe rò anche le m inute ;::a1·ticello insolubili nell'Rcq ua che poi si fermano sui tessuti ngiscono come la pnrte che si scioglie; la so.-,peusione, e lse l'A. adopera estompornneamente, vien fatt... in a cq ua calcia previame11te bollita, a doperaudo per ogni litro cli acqua ci rca grammi 10(1 ,li sostanza me;:;sa 111 uno stmto di garza comune ed immerstt nell'acqua. Con quostu sosponsione egli liwa la ferita e le incis ioni operatorie e fa degli irnpr,ccbi, occorrendo anche due vol te al giorno, doll'arto in,aso dal proces,;o settico. Con tale metodo l'A. ha trattato (ii forme di infezione g a zosA., d c•lle qual i Hl ernno superficiali, fl9 profonde, ottene ndo in m!.'dia l'arresto del processo settico in 2• giornata e la scomparsa di ogni traccia di edema in 4• o 5• giornata di trattnmento: in genere la temperatura rapidamente d ecresce e scompare col cessare ùi <.,gni traccia di proce.~so intiammatorio. Che questa sostanza eser ci ti un'm-:iono specifica su questa forma di infezione, lo dim ostra il fatto che, sospeudeorlone l'uso a p rocesso non completamoDte do, muto, questo risorgo viole11tissimo e non cede, se uon ritornnu do alla speciale 1111:dico.turn. L 'A. i11 due c11si nrrest ò la cura gii\ iniziata con gli impacchi con s,,ptlosione di cloruro ùi calce, ri tenendo, 'luantunque permanessero alcune zone con minime tracce d i edema, dominato i l processo: assis te tte però ad un violento ris,.,,glio dell'infezione. Degli 8G casi, 29 furono trattatti con soluzioni di subl imato, d i permanganato di K, di El2 02; e in 57 usò il procedimen to ~oprn esposto. ~lontre 11ei primi si re8ero necessnri 5 amputazioni e si ebbero, compre~o un amputato, 6 morti, n ei secondi vi fu una sola amputl\zione e si ebbero 2 mor ti, in uno dei quali il decf'sso a vvenne per paralis i cnrdiaca, a processo gangrenoso completn.mente d.ominato. Nel caso di morte dopo l'amputazione l'A., amputando, a quattro dita t ras verse nl di sopra del limite superiore dell'i nfiammazione esterna, trovò i vasi prufondi t roml.iizzati Poichè si tratta di tromlii settici, egli ritiene pot sempre necessario amputare molto p iù in alto. Per questa s tessa r agione, ed nuche per non generalizzare il processo egli crede ch e s i deliba amputare in lcssuto in preda dc!l'iu fiammazione.


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RIVISTA DI CHIRURGIA D I Ot1ERRA

Quando la porzione superiore de ll'arto non caduta in nPrrosi s ia fìno dalle. radice dello s tesso in preda a processo gazoso, è necessario sopra~~ederE' a lla d emolizione, ed in questi ca si, per guadagnar tempo e per portare i te;:suti sovrastanti alla necrosi in condizioni de. poter essere sede di amputazione, l'.A. associa al trattamento s pecifico con cloruro di r.alce una specie di fissazione dei tessuti morti con soluzioni di formolo. Con t ale pratica ha potuto proceder tardivamente e con ottimo risultato ad una ampu t az ione di coscia in un i11dividuo, il quale, per ferite. della regione poplitea e s uccessiva. g angrena gazosa, ebbe rapida mortificazione della gamba ed invasione del pro,:esso gazoso della coscia. Da questo importantissimo studio l'A. v iene alle seguenti conclusioni : 1. Bas andos i sulla soffusione giallognola che si diffonde periferir.Rm ente alla fer ita, si può formulare precocemente la diagnos i di gangrena gazo~» . 2. Formulata la diagnosi, si deve, al più presto, intervenire eoergic1une11te. 3. L'intervento chirurgico deve consistere in ampie incisioni, che nelle form e superficiali devono r ispettare i manicotti aponeurotici deg:i arti, nelle for me profonde devono far mettere allo scoperto il connettivo iotermuscolare. 4. Una sospensione di cloruro di calce esercita sui processi di gangrene. ga• zosa un'azione specifica. 6. È necessario continuare il t rattamento con clorura di calce fi no alla scomparse. delle più piccole tracce di edema. 6. Ampntando per gangrena gazosa, occorre intervenire molto al di sopra del limite esterno superiore d<lll'infiammaziontl per non in contra re vasi occlusi da trombi set tici. 7. Quando è invaso tutto l'arto, non si deve amputare il tessuto in pr eda al proces"o settico, ma attendere che quest o s ia dom inato col t ratta mento con cloruro di calce, fissando intanto con soluziono di formolo i tessuti mort i ficati.

c.

MARY-i\[ERCI E R.

-

La radioterapia delle ctoatriol. -

(Pa ris

m,:dira.l,

o. 9, 1!)11;). La c ura delle cicntrici è ge nerai mente difficile per I' inco;;tanza de i r isultati. L'A. ha tratti risult:1ti vnn tnggiosi dn lla radioterapia. Non tutte le cicatrici sono d:i curarsi nei momen ti attuali, io cui non si può d i cer to pensnre a.ll'e;,tetica; alcune cicatrici si giovano del nitissaggio, delle vibrazioni o di u n trattamento chirurgico. Vi è però u n numero considerevole di c icatrici viziose, s pesse, profonde, aderenti o in~lobanti muscoli, t endini, os!Sa, con consecutivi dis turbi funzionali a volta a ccen tua tissimi. Sono queste cicatrici che l' A. sottopone a11'azione della, rn,1iot er apia. Egli espone ai raggi, fil t ra ti att raverso un mezzo millimetro di all umi uio. In sola cicatrice, proteggm1do i te~;;uti s11ni circostanti con la mina d i piombo, sulla qu11le è prn t ici.ta una fi nestra am pia quan to la cicatrice. Le SPdut e sono r ipetute ogni settimana. Appena dopo 3 o 4 sedute gih si nota che la cicatrice è meuo ruvida, dolce a l tatto e meno PSubernnto; s i notn a!tresi che essa è come scollata nella su11 profondità, i l che è ùovnto evirlentomente 11rl un rins-


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Rl, 1:iTA DJ CJHROIW! A DI GUltRRA

sorhimen to dei tes,uti ~cttostanli u eofori uati. Ln pelle riacquista la sua mouil itil di,·entirndo scorrevole sugli stra.ti profondi, mentre p oco pe r vol ta i tendi n i ed i mu~coli p rima ad erenti od inglouati diven t ano liberi e si muo,·ono sempre con m11 g3iore faciliti\. L'aspetto e;:terno della cicatrice, come la forma, n on mutan o sotto l'azione rad ioterapica, ma e"s n si decolora e diventa molle. L'A. h!\ sempr o, i11 3:? ciratrici aderen t i od i11globa11 ti, notati enormi vantag g i, 1111rl,e ,-olo dopo 2 o 3 s edute• in qu egli infermi clie per n ecessità dovettero es~er e sgombrati da a ltri os pedali. In med ia il nun-1f'ro delle sc·d ute Dl'ce~sarie pe r la guari~ione complèta è dal le 8 a lle l :?, ,·ar inndo n atu rnlm e1Ìte ca50 pe r caso. L'A. concl ude col dire che t ale trattanrnn to merita di e;:ser preso in seria cousiderazione, pur necc.~ ~itamlo auco rk ~ludi romplc- t i sull'argomento.

s. L o1rrAT -JAl:OD, S~: ZAHY e Fr-:1111Ai-1>. -

S c latioa. teletroslca . -

( l:(e •·ue de m1=de-

ri11e. o. 8 -!}, l flJlì). Gl i A. A. con la espre~sionc Ji sciatica t eletros ica ha nno inteso di designare delle sciatich f' t raum11tiche prodotte da un proietti le che colpisce l'arto inferiore o In regione ileolombare, senza intorcssare d irettame nte il n en ·o sci,itico o il plesso lo111bo-sacrale QuP!"IC sciat iche, cosi costituite, possono presentare i tipi più diver><i, dal la ,;en, plictl nen algi1t, d11lla 11evriLe frusta cnraLterizznta d11. form icolii e da ll',1bolizio11e do! d1l e,so ncliillco, s1110 alla forma parnliticn, sia pani:in lc, sia tot,,lc. La si u tomatologia della scit1tica tt1letro~ica ò up; ua le a qm·lla da Je,-ione d ir<!tla ciel nl:'n·o. L'aue;gia mcnto ciel pierie, In cti;ambulaziope, la pn.ralis ì, i r itlessi. l'atrolin mu~colare, i ù isLUrbi ~cositiv, suhbietti vi e obbiettivi, i disturbi t rofici, le modificazion i dell11 r eRzioni elettriche, l'e\· olu zione infin'l, sono eg'la li nel!' un caso e n1,l1'11 ltro. \'i si può ritrol'are anche la pnrnl isi dissociata o pa r cel lare, come è stata constatata nelle feri te del tronco nervoso. l.'o~servatore elle uon è edouo della cosR esita a d accettare nnll relazione di cau,;a ad {'tr,,tto tra di~turl,i n e rvosi co:-1i accentuati e una le$ione tan to lontana did tronco nervo~o. L'ipotesi di m an i festazioni isteriche s i p11ò faci lurn11 ~e scart11 re dopo un e;;,.mc• accurato e pa r ticolarmen te ri cercando il rifl esso ach illeo, il cui studio h :i realmen te un gran valo re pr r delucida re I,\ uaturn delle aff,n ioni g .. u~it ivo-motrici deg li arti infer iori. llisogna non confondere le sciMiclie t1• letrosiche coi disturbi motori i dovuti 11J una lesione diretta ,li cert i muscoli, i q unli possono o per riflesso o per cicatrici, en t rare i n con t rntt ura o r etrnrs i, dando luogo a modific:uion i s ulla deambuhzione e sull'atteggiamento che posso no gene rare confus ione. <._)ue,;te s ci11.tic he, che posso no essere ancl,e g ravi, n on s i ~piegano nè p er effetto di azioni rifies~e, n è per il fatto di infezioni; ma sono ve rosim ilmente do· vutc· a lle vibrazioni notevoli dei t essuti interpos ti prodotte da l pr·oiettile e traSml),;,;e fino a l nervo per lo scotimenw bru ,,·o dei tes~uti stessi : ciò sarebbe stato cl imostra to anche con eqperimenti ; in ,tl tre parole si verificherebb er o dei fono men i di scoppio, come quando i proiettil i colpiscono organi ce llular i. BALESTRA.


RJ\'JSTA r l ClllRUflGIA

Dl O IJERR A

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La radiologia dl guena. Appareoohto trasportabile (tipo militare) Ferrero dl Cavallerleone. - (Giornale della

L. F&RRERO DI CA VA LLERLEONE. -

R. Accademia di. medicina di Torino, Hll5. n. D-l2),

L'A., premesso un breve cenno sulla importa11za della rndiologi11, come e le· mento diagnostico, nella chirurgia d i gu <'tra, pone l a interessa11te questione reh ti,·n a quale delle formazioni san itnr ie tale mezzo di ricerca può es,er e applicato, e quale g enere di apparecchio debha avere la prefereuza n e lle peculiari contingenze delta guerra. Dopo avere prospettato in rapid a sintesi co me s i svolge il servizio sanitario in c1unpagna, l'A. afferma che, spec ialme11te nella n ostra attua,le guerra, che si combatte in alta montagna e nelle trincee, l'a,pparecchio radiogrn(ìco può trovare un utile impiego ancho negl i ospeù:iletti avanzati da 50 lett.i, e qualche volta, ~ebbene eccezionalmente, nelle stesse sezioni di sn11ità, specie quando queste debbnno immobilizzarsi e funzionare da veri reparti chirurgici. Mano mano che si procede dagl i stabilimen ti di prima linen A. qu nl li di seconda linea. e ai t erritor iali, l'utilizzn.bilità della radiografia div iene sempre maggiore. Per tali considerazioni occorrr far cadere la scelta su uu appnrec-,h io che per scarsezza di peso, e di dimensioni, p!.'r r esistenza, pe r f'1<cilità e conti11uit:\ di funzio~amen to dia garanzia d i poter es!'ere utilmente impiegato ovunque se ne sen1a il bisogno, nelle più svariate contingenze delln. v.ira chirurgia. di guerra. l11dicate sommariamente le varie specie di nppar11ccbl porta tili e fatta di cinscuno una serena critica, l'A. pa~SR. alla dcscri;done dell'apparecchio <la lui stesso ideato e del quale è dotato il R. E , ercito per il se rvizio radiologico in campngna . apparecchio che attualmente cousta di 4 casse princ ipali, più 2 cas~etle con accessori fotografici, tutte e 'sei som.,ggiabili su due muli, e perciò in cond izioni di potere essere trasportate ovunque, a nche su per i sentieri di alta montagna. Il pregio principale dell'apparecchio cons iste, oltre che ne Ila semplicità del funzionamento, rtella possi bilità di avere sempre una sorgente inesauribile di elet· tricità, poichè la dinamo è azioni.ta a mano, mentre, in tuttt1 le altre specie di macchine portatili, si ha sempre- una riserva limi tata di energia, che, oltre che per il consumo ordinario, può da un momento all'altro venire a mancare completamente per un'accideotalì tà qualsiasi, come con grande frequenza avviene con gli uccumulatori. • L'nppareccliio, così come è costituito, azionato a mano e adoperato da pe rsone che Fappiano conve nientemente s fruttarlo, permette di ottenere radiografie nitide di tutte le regioni scheletriche del c·orpo. Qualora, poi, si possa disporre di una correute strada le o di un opificio, si può eliminare la dii,amo ed usufruire di tale corre o te : ed a questo scopo la ditta Balzarini, che costruisce l'in tiero apparecchio, ha anche formato una cassetta complementa:re che serve alla trasformazione della corrente ed alla sua interruzione mediante un Wenelt: così l'apparecchio si trasforma da portntile in fisso, con un rendimento, naturalmente, superiore al consueto. Per aumentare la potenzialità detl'apparecchio si è ancl1e pensato di fare azionare la dinamo dal motore di un'automobile o di una motocidetta o dal gruppo elettrogeno delle sezioni foto- elettriche da montagna, e in proposito sono stati ese-


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[/J\'l>'TA DT CH!RUROlA

or GUERRA

g uiti degli studi clie si hi, ragione di ritenere condurranno alla pratica efi'ettua:>:ione del progetto. Nei ri g uardi delle a utomobili radiol ogiche, l'A. è ben lungi dal disconoscerne i pregi, specialmer,te nella considerazio11e che esse possono essere dotate di appar ecdii intensivi, e di numerosi acces!'ori, si da potere servire come i migliori impiant i fissi deg li osprdali m i litari territoriali. Ciò non pertanto, egli sostitne che, se è u ti le d,e le vettu re autoradiografiche s iano aggiunte agli apparecclii portatili, n o n è as~olu tameote il ca~o tli pensare che q uelle sostituiscano questi, per chè l'apparecchio r egolament.are clell'Eser ~ito corrisponde alle esigenze della chirurgia di guerra; perchè, data la !'!ua semplicitii di costruzione e la spesa mode sta in relazione a quella delle auto mobili rad iografiche, è possihile dotarne tutte le unità 1<an itarie che ne abbiano bi!'ogno; perchè per la sua facile trasportabilità su quals ia!'i v P-icolo, a do r~o di mulo ed anche a b,·nccia, lo si può avere ov•rnque occorra, s u qual unque terren01 n quals ia .;i altitud ine ed an che al letto dell'amll"alato. m e ntre l'automohile radiologicR per la sua pesantezze. e la gue. carreggiata non può per~orrere che le grandi strade in buona me.nu tom:ione; per chè infine essenrlo azionabile a nrn no rappre;,e11ta u11f\ sorgente inesauribile di ener g ia elet· trica, mentre n ell'a utomobile, una volta gua-.tato il motore, l'appa recchio è imiti· li1.zahile.

F.

G. )I A1K1:-;,;, -

Sull'importanza dell'a• ooltazlone nella diagnoai di ferite v a•colarl concomitanti a l e~lont d'arma da fuoco. - ('l'he J,anret, n . X VI , voi. l -

1()16.

Bt n conoi<ciu t i e caratt eristici sono i rumor i prodotti d1dl'esist eoza di lesion i delle pareti vnsitli, per l'arcer tamento dei qu ali lo stetoscopio non è t a nto io u!'o come ne sar ebbe il ca~o. L 'i mportanza di que;;to m ezzo di indagine è ovvio per ogui p;t!ncn, di fe r ite, ma è specialmente prezioso nel caso .di lesioni multiple, deterrninate dn v,\l'ie forme di frammenti in ,;egnito allo !;coppio d i proietti li nd a lto esplosi,·o e di bombe. In un determ inato g r-uppo di lesioni s uper ficiali può e!'ser v,•ne uno, che penetrando prnfondamente nei te~c;u t i nbbia causato un:i le · s ione vascolari'. che pnò essere snbit.o ri velata col s uddetto esame. Qualche e!'em pio illuc;trativo drll'eflicacia di questo metodo dir,goostiro può esser e opportu no e d i qualr he uLilità. a) In un soldato 1·icove rato per ima frntturn cornpos t.'l. della g,,mLa, la man canza di pulsazione dell'arteria t iuiale posteriore al malleolo in terno, e d el l'arteri a do r., ille del piede, indicava che tanto l'una ch e l'altra arteria erauo state lese. Una succe,;si·:n esplornzione confe rmò q uesto du bbio, ed cntmm bo i ,·asi .furono legati. L 'ulteriore s11 olgimento della lesione non fu soddisfacc>n te, e un ria lzo d i t emperatura a ccompagnato da un n uovo processo infia mma t orio del polpaccio, accertò che rlalla cavità. della p rincipale ferita com inciava ad esteoder3i l'infezione. L 'ascoltazione dell'arto r i,·elò la p resenza di un marcato rumore di s istole sopra il decorso d,·ll'arteria peroneale, la quale fu sezionate. super ior• m ente, r legl\la sopra e sotto il punto leso.


RIVISTA IH CHIR l: llG I~ Dr G t; ERHA

li) Un ferito ehe ave,·a riportato lesioni multiple di bomba al polpaccio, do po un11. breve sos t a in Francia, fu trasferito in Inghilt>:rra per un ult<'riore t rn ttamento. Dopo un periodo d i curn di qualche mes(' egli fu ricone>sciuto an cora idoneo al servizio mobilitato, e ri mandato al s uo reggimento al fron te. Di lii. però fu inviato 11. un ospedRl e. in conseguenza di un 'infezione s viluppRta~i nell'arto. L'ascoltazione, che probr,bilmente v<>nivn applicata pN la prima voltr., rlacr hè egli ern stato ferito . rivelò lR prcsP11z,1 di un pronu nziato r umore ch e ricordan, quello di rnacch inn. do,·uto ,ill'csisten1.a di u n an e urisma nrte r o- venoso, non pri mn a ccer tato. e) U n soldato venne colpito da un frammento ùi p roiet tile con foro d'entrata sopra la s pina delln scapola destra, e permanenzn d i esso in cnvitil: per l'espettorazione snnguig na e per l'esi~tenza di un'ottusitil, al la base destra, si ~uppose che s i fosse svilupp,1to un emotornce. Esaminn.-o do il petto si udiva nn forte e rloppio ru more su l' aia cardiaca, che era spostata a sinistra. 'l'al o r umore, dnl primo osservatore, fu supposto di orig ine cnrdiaca, ma n ell'esame successivo un tipi co « rumore come d i macch ina~ fu r ileva to sotto la clavicola destrn. per cui s i fece d iag nosi di una comunicazione artero- vcnosa fra i vasi innominat i . L a morte d el pa7.iente per v iolent a emottis i, segui nella stessa not te, ed a l tavolo ana tom ico la diagnos i, fu confermata in.~icme all'assenza di ogni lesione vnlvoln re cardi>1.ca. Que•ti t re casi valgono ad illustrnre il valore di tal m etodo di esame fisico, e a far r isaltare il fatto che in ogn i in fia mmazione di un arto concomitante a feri ta d' nrma da fuoco, lo stetoscopio oll're un pron to e s icuro mezzo d' indagi ne, per ~tnbilire la diagnosi . Di più. l'osservazione ùel puuto dovo il rumore è più intenso, servir/\ a localizzar" l'esatta posizione della lesione. Questo metodo è molto piu pratico d i quello b,LS11to sull'esame del polso, perchè questo ri mane obliterato soltan to se il vaso e s ta to completamente sezionato e, in rari.,simi casi, quando g randi masse di coagulo lo com primono, mentre la diminuzione di tens ione e d i forza è dovuta pi1ì probabilmente a lll\ moderata pressione da ll'esterno, c he all'esistenza d i una les ione laterale n elh1 parete arterios,~.

I. P,

J. A.. 11Eszu,:s. - L a cura delle ferite set tioh e oon la luoe di Slmp1on. (The LancP.t, 4 marzo 101G).

L'A. riferisce i risultati, nel m<>mento attuale interessanti, della cura delle ferite settiche con la luce di S impson . 1. S comparsa del dolore. - Quasi tutti gl'individui trattati concor demente dichiararono d i essere liberati d al dolore pressochè subito rlopo le prime applicazioni. 2. Miglioramento dei movimenti. - Uno o due g iomi dopo la. prima appl icazione certe rigidità muscola r i dovute alle ferite m igliorano notevolmeute. 8. L'e<kma infiammato,·io circostante a.Ile lesioni diminui~ce rapidamente, e questa forse è la ragione della diminuzione del dolore e della rigidi t à; l 'arros samento diminuisce parallela mente. 30 -

Giornale di medicina milito re. - Fase. \' f.


466

RtVl~TA DI CHIRURGIA 0 1 GU IWRA

-.l. J.'iassorbimento del tessuto ci<;atriziale. - Ciò è stato òiruo,,.trato cbi:,r11mcnte nelle vecchie ferite corneali, in cui se ne avv[l.ntnggia n otevolmente :mche la visione. E il fattu dovrebbe con•igliare l'applicazione del metodo di cura su più larga scala. 5. Dopo la prima o la seconria applicazione si notano impor tanti modifica zioni nell'Mpetto ùelle ferite: le granulazioni divengono di buon aspetto e l'epitelio s i avanza dn.i margini ùt>lla fdrita. C. La 5ecrezione delle foritc d iminuisce subito con,;iderevolmente.

I casi cbe l' A. ebbe in .cura furono tutti curati ambulatoriamente; ed erano individui i qUfdi furono luogo tempo in o,pedale prima dell'appl icn,zione de lla l uce di Simpson, e ne erano u,witi o ron lesioni no n ancora cicatriz1.n.te, o con le!'ioni r iaperte e suppuranti dopo la prima. c.icatriizazione. L'A. è in grado ,ti confor1nflre o;li utili effetti clell11, luce di Simpson anche in altre mflnif,•stazioui m or bose. e cioè in ca~i di.lupus, nel morbo di B asedow, ecc. B ,1 t, ES'l'RA.

RIYlSTA. 1)1 FISIO LOG L\ ~010 1.-\LJ~ E PATOLOGICA

Il rene del soldato i tallano. -( Alti della R. ,lccadem ia medica. di Padorn, feblm1io l!JF;),

E. CA V..\ZZ A i-.1. -

Poichò recenti stutli di Vorplml, Poucet, H,mschen, ~creiber, Jehle, Roihmnno, Mori ed altri h nn no me~so in chi1uo le i11Buenzo dell'ortostat ica, del la lordosi. della compressione del torace e d i altre azioni meccaniche n ella geuesi dell'al buminuria, e poil'h& si ritiene pur sempre che le fatiche eccPssivt, e l'umidità con la perfrigerazione cutflnea po!<~ano avere l'ipercussion i pi ù o meno sensibili sullri funiione renale. sarebbe stato logico preYeder e, fra le complica1.ioni dei m orbi !'uscitati dalla guerra a ttuale nei no;:;tri soldati, un CP.rto nnme,·o di n e· friti vere e proprie e di lesioni funz ionnli del r ene. Nel fotto, per quel poco che l'A. lta potuto Yedere n ell'ospe<lale militare di r i· serva d i Ferrnrn dal luglio 1()15 a tutt'oggi, le nefriti sono state molto scarse : per contro è stata notevole e qua:-i g en erale IR rapiditil. cot1 cui i soldati. che a rri vavano dalln fronte in istato. bene spessù verameute co u1passione,·ole, si rimettevano, dimostrando di a vere una ele\·ato. r esistenza g enera le dell'organismo. Se t ra i fattori d i questa r esistenza si11 da calcolate uno speciale p otere di adattamento d ei reni n tutte le cat:se patogeni' <li nnturn iis icn, è stato il q ues ito cbe l'A. si è proposto ed a cni portn orn un primo piccolo contributo. Le necessiti\ del servizio m il itare nlquanro gravoso hanno imped ito di estendere le ricerch e a tuun In funzione renale : tuttavia è dn credere che l'indice assunto, cioè eliminflzione di urina in cui non s i rilevi albu111iun cou un reattivo


RJl'br A DI }'l~IO I.OO IA :s'O IDIA l,E E

P .ITOI.O(;l('A

467

molto sensibile, q uale l'ac ido sul fosalicilico, sia. sufliciento p~r all e~lan, in linea generica lo stato normale del r ene. Furono messi in paragone so ldati coml.,nttenti , s old ati de l presidio e soldati della com pag n ia di sanità. Le ricerche furono eseguite sul totale di -if;J soldati , de i quali i:Jl7 prov en ienti Jnll:i. fronte coi tren i !lttrezzati o coi tre n i-os pednle, e 12 1 appart en enti invece al presidio di Ferrarn : di questi,· una part e eran o reclu te pro venien t i pe r lo p iù dalla ToscRDa o rla l \ ' e ueto : 23 della comp,,g ni,1 di san ità. !\el 1° gruppo si ebbMo ur ine normRli in proporz ion e rlel 1,4 % : uel 2° i11 proporzione del ti3.7 % : intor bidnment,o del'iso si ebbe ucl 10.7 % dP.I 1° gru p po, nel 9.6 del 2°: solo opHle,:;cenza nel 2'! 3 % del l O e nel 2G. 6 del 2° gruppo. Delle or ine d i 2il soldati del la compania di sanità. ch e prestavano st-rv izio nell'os pedale, 2 sole pres<•ntnvano leggera opalescenza. ::;e pe111<iamo che Grai ug er Stewart trovò albuminuria ne l ,32.8 % di person e sane. che H eu,;chen ba trovn.to al bum inuri ci il 2tl. l fino a l 33.3 % g l i s kia tori~ che Coignare l " A de la C'elle do Chatenburg ebber o c ifre ancol'!\ superiori, l.,j. sogna conveui re che il r ene dei n ost r i soldati ha dato prova di notevole resistenza Non s i sono r iscontrati p1nticolu d rapporti tra la presenza di a l bumina e determinate -forme mor bos e, come ris ulte rà dagli specch i che a s uo t empo sara1100pubblicat i. N.il corso di ques te ricerche, di cui l'A. da rli altrove più diffusa r e lazione, risultò un altro fatto : ch e cioè la m iscela d i ori n a e di a cido sulfosalicilico a ~s umeva talvolta una <'Olorazioue c he passn.va dall'azzurro-violetto al rosso più omeno virante al grana to: ques ta r eazioue colorata s i presento n el 63.6 % dei soldat i che provenivano dal la fronte e solo nel 23 % d ei soldat i d el p res idio, e n el 21.7 °'o dei s oldati della compagnia di SA.Dita, n ei qual i era atteuuata e t1ll'diva-

c.

R1V1 S'1'A DI OCULISTICA. M. Zrn2. - Sull'abbacinamento del aolda.ti addetti ai servhl d·a.viaz !one e c!. alla dlfea& antiaerea. - (Jfiinchm er m t<l . W oclie11schri{t. , n . .J I, !Di o). L'A. ha po~u to accertare che il personale a ddetto ai se r vizi d':n ·iazione ed nlle batter ie antiaeree p er la contin u a Ps pos izione degli occhi aù una luce in tensa va sogge t to a dei fenomeni di p crtul'bamcn to clella. ret i na e della sua fu n1.ione, che si possono rite ne re specific i. Tal i disturl.,i n on si pre,.;entano sotto for ma di scotomi centrali, g ii\ r ilevati dL11·nnt0 ecliss i soln ri i11 ::luggetti che fanno,


·:lGt:ì

J{ll" J,.,'J' .~ IJJ ùl' Ll Ll~T JC'A

l 'o ·o('r vnz ione ~1mza un'ad~guat a proleziolle d egli ocd d, 11i: d i s cotomi para e p er icPntra li c he !'li estendono attravrrso al pu11 to <l i fi,;~azi oue, come ebbe a co ns tatare il B 1rc h-HirschfC'ld in ind ividui esposti all'azioue della luce di lampade a,l arco, od a vapori di mercurio. Sono invece i;coto mi perife ri ci. d istan t i -10°-500 d a l p unto di fhsazione, molt o s ottili e con una caruUHisti ca dis po,-.izione anu lare. L'A. lrn osservato ne lle forru e più lie vi un piccolo scoto ma relativo per il b ianco da l lato t emporale . cbe va ass umendo in uu g rado su c<·1-s~ivo la forma di f alce con a pertura in n ito fi no a raggi un gere la fìgnrn di un a n ello: ta l i scot omi llOll sc1110 prrò a~solu ti, n on r isco ntra ndosi la ,·era scompar sa del segno adopf ra to 1w r l'c·mme, ma soltan to u na v isione m euo ni tid11 d i q ues to. Sn 172 soldati add ett i al servi zio d'a v iazio ne ed a lla d ife,a nn ti aerea, l'A . lta risco11trnto 17 ciH,i, mentre in altri 150 solda t i d i nitri r epart i l'esame fu negati vo : gli scotomi io g eue re co rupn iono dopo qun!rh e mese d i St> rvizio di vedetta : .c;ol tnn to i 11 u n art igliere fu consta t nto dopo solo ~ent i giorn i . Come mezzo effi~a ce ili prot ezi one con t ro i fe no meni d i n\Jbacinamc11to l'A. co11.<iglia l'u!SO d i occ h iRli colorati: q uelli gialle-verdi so no da prefer irsi a qu elli gr ig i . Coll'adozione di detti occhiali <'g li ha potuto r ilevare che Rolda ti prese11· rta1,t i s coto mi anulari completi prc~cu ta vnno s ucce~si1·ame11 te scoto mi folciformi .fi 110 nd a ,·ere piccoli scoto mi relativi.

P.

1

RlVIS'l A DI 'r ERAPJ~U'rlCA ·O . HEUAELLI. -

11 trattamen to delle 11ciatiohe nei s oldati ool raggi ul-

tra-violetti. -

(Co,iversazioni cast r eni;i del yrnppo 1nila11ese pe1· propagande

?ll ftliche i11 y 11erra, aprile l!ll G).

' ,_,' A., dirigente la s ezione elet trote rnpirn dPg li ospedali di riser vn. d i M ilano, :,i;.vc nc.o ril evato cl,e iu soli 6 mesi il num e ro d egli i,-chinlgic i ricoverati nei vari r e1,arti d i mcdirian a mmontava a circa 500 ha proposto alln direzione di sanità locale di occ upn.rsi d elle indagini intese a svel1u e le i.,chialgio vere dalle simulate e sperime11tare la cura coi rnggi ul t ra-violetti, che avev:i. già pr ecedentemente npplicato con ,;uccesso nei borghesi inviati all'is tituto di cure fisiche da lui · i i re tto. Secondo l' .A., n ~lla diagn osi de ll'isch ial g ia i tiÌlltomi clte non possono essere ,si mulati sono : 1) l'ntrou a mu;;col1t1·e di tutto o di parte d el l'a1·to affetto d a "l>cia.tica; 2) lo stato nd iposo del co nne ttivo sottocutaneo; 3) la ditle renza di t e m peratura fra un a rto e l'al t ro; -1) lo stato dei rifies~i a c hillei; 6) la Haccidi tà d e l Len d iue d'Ach ill<'. JJopo ,wne prc.v ,tto le Jio!teplici terapie, sia scientific he che emp iriche, più .in uso at t ualm ente , l'A è ri cor s:> alla cura dei raggi chimir:i ul tra-violetti, va-


RIVI STA IJI TEHAl' F:IJTICA

!endosi di una lampada di quflrzo e me rcurio a d alta intensità, per modo cbe l'azione attinica è quattro volte superiore a quella ottenu ta col sole naturale. A tale scopo egli adope ra. una lampada Nagelsmidt e Bach, molto potente, che si colloca alla distanza di 40 -60 cm. con irradiazioni di 3-6 m in uti, a seconda che si tratta di soggetti biondi o bruni, si ott iene nella parte dolor osa del nervo un'ana lgesia che si rivela sotto forma d i evidente eritema solare, il quale perduri\. circa una settima na, trasformandosi successivamente, a poco Il poco, in una pigmentazione brunastra, s imile a quella che si ma nifest a s ulla cute n elle esr ur· sioni s ni ghiacciai od a i bngni di mure, ed alla q uale fa seguito la desquam:\· zioae della. parte epiteliare della pelle. I r aggi ultra-violetti verrebbero in tal modo a d esercitare un'azione rivulsiva e batt er icida , con dilatazione arteriosa elinfatica e con aumentata tonicizzazione e ricambio dei t essuti. Tale azione a na lges ica, g ià dimos trata da Rollier e da B ernard coll'elioterapia· naturale, viene interpret ata dall'A. col fenomeno cli Herz, e cioè con l'attit udine che hanno i raggi ultra-violetti a scaricare i corpi d11i loro ioni negativi, in mo:lo che i restanti pos itivi esplicano il loro carattere calmante ed ossidant er li,ià ben conosciuto nello. cura delle nevrnlgie coll'applicazione di correnti galvaniche.

c.

RIVISTA DI IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA

U. :i!A.ssr. - Epldemta oolerloa dl trlooea. - (l111l/Pttino delle .~ cienz,, mediche, Bologna, fase. Il, febbraio 1916).

li vibrione isolato dall'A. nell'epidemia del n ovembre-dicembre 1915 e dell~ prima meta del gennaio 1916, durante il servizio prestato all'os pedale della Cr oce Ros,a n. 35, fu quasi sempre tozzo, arcuato, mobilissimo, analogo a qubllo gia s tudiato nel 1911. Nelle feci dei soldati nell'epidemia sudJetta l'A. ha riscontrato spesso ~ca rs i vibrioni e molte specie d i germi. 'fo.lvolta non fu possi bile ottenere da foci di colerosi, diagnosticati clinicamente, anatom o-patologico.me nte per le al terazioni del t enue, del rene,del fegato e per lo s viluppo del vibrione di Kocb da l contenuto intestinale o dalla bile, cultura di vi brione e in 'a cqua pepto ni3zata e in agar Dieudonné. S i sa che il periodo di tempo di eliminazione del vibrione può anche d urare solo 48 ore. Ciò però non si deve prendere in considerazione nei casi illustrati · dall'A.., perchè si fa~eva l'esame col materiale del le prime evacuazioni, specie a e pidemia conclama ta, essendo i militari ai prim i sintomi tras por ta ti in ospedale. ln altri al con trario si ottennero da fec i con r eperto batterioscopico di pochi viorio ni in 8-12 ore culture quasi pure di vi brioJ1e.


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D 1r;rn.:-r: o~::-ER.\Lt,: l'~ JIA'J'n:HJIILUGI A

Dall'au tops iR. J.,J coleroso eseguita poche ore dopo il decesso uscivano dall'i11te"Liuo tenue gas puzzolenti e in copia. La. « fRcies lmt t~ri<"R > de lle foci del coleroso dùll'epidemia ultima in tri nrea è in rc:lnziono secon,lo l'A. all<· conrlizioni di vita che ivi si e ('OStretti a condurre. Emozioni, di:-agi, freddo nella stagione au t uoun.le e al principio dell'i nverno hanno contribuito a riaccendere l'epidcm1ia. Inoltre la digestione 0011 può in tali condizioni compiersi sempre in tutti in rnodo noru,ale, e ciò spiega anche come la Hora sia cosi varia e r icca di forme batteriche. E quest,e elabon,no molte !'Ostanze tossiche, per cui il fogato ha Ja com pie re un !a,·oro O<'Ct's:-il'o per neutralizzarle. Cos i si può l'Ìienere che l'organii,mo ;; ia in potenza intossicato. DifntLi la tos~i na colerico, apportando altro lavoro u.lla cellula epatica, la rende spesso insullic ient,e: e il colera è allora grave e di frequente io brove tempo mortale. Tutti i vi,leni dei balterì dell'intestino del soldato in trincea agiscono, secoudo l'A., da ag:~rcssinc, nel sen»o che indeboli~cono il potere difensi\·o fogocitario e l'azione neutralizzante della cellula epatica. Iu conclusione quello che l'A . osser\'Ò nell'epidemia di trincea si La eccezionalmen te nelle epidemie comuni. Le alterazioni macroscopiche e istologiche degli org«ni : intestino tenue, rene. f,;gato erano an11loghe a quelle illustrate dal B1rndi. Oltr e la necrosi da co11gulazione degli epiteli dol sistemo. dei canalicoli renal i l'à . osser vò pigmen to gr1rnu· lare n erastro !<parso fra le anse del glomerulo, fra i cnn alicoli, entro il proto· plasma delle c•·llule epit.,Jiali di ri,estimento di questi : pigmento simile si tro,·ò pure entro il protoplasma dt11le cellule e patiche. Lo Strnus (lHSf,j, oltre Ti1.zo1ii e nel 19ll l'A . stesso, notarono pigmento nel rene e nel fegato dc•i colerosi, che fu inter pretato dal medesimo Strnus co111e pigmento ct11atico. L'A. ammeLLe che quello sparso fra le anse del glomerulo sin d'origine ematica, ma non crr,de c he quello del protoplnsma della cellu la ep11tica e quello delle cellule opitoliali del rene abbia la s!t·,;sa natura. per cbè 11011 si osser vano e111orr11gic• atto rno a lle cellule e perche i g rar,nli di 1,igrnento sono entro il protoplRswa. Forse questo pigmento deri~·a dal processo dcge ntrati\'O del protopla:-111a J,,lle <:t;llule ep Ltiche e epi:eliali del re11e. (' .

Jt IVI STA BIBLIOGH,AFCCA. D . TADDE 1. - Trattato di aemelologia ftlio& e diagnoatio& chlrnrgloa. ( Unione tipog rafica editrice tor inese, 101G).

.1:'e r l'incessan te perfezion amento e per la straordinaria esteusione dei metodi d i indagine clinica non vi è medico i l quale uon senta spesso l a n ecessità o uon riconosca l'utilità di un li bro, che gli ind ic hi i m orbi da i q uali deve d iff.:renzia rù il ca so che g li ca pita all'osservazione, i mezzi per r icercarne i sin tomi e per ric onoscerne la sede e In na tu r a, gl i esami s peciali, ch e possono o d ebbono essere ist it u it i por risolver e i l p roblem:\ diag nos t ico.


RIVJS1'A IlTBLI OG RAFlCA

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Era perciò sentita in Italia la mancanza di un trattato di si,meiologia fisica e Jiagnostica chirnq~ica, che pote~se servire di guida al chirurgo pratico per ri•

1· .._ :.

soln,re i quotidiani dubbi d iagno;;ti ci e per 1·icordargli le indagini da. compiere e 111 tecu ica da scguin· . Ed era d'altra parte doveroso anche in questo campo, <lato l'attuale fiorente sriluppo della scieuza e della prntica chirurgica italiana, l'emancipazione t.l:dl'opera straniera tradotta e la necessit,\ d i un t rattato italiano che seguissE! quel li pubblicati da maestri nostri quasi i11 ogni ramo delle mcdic:lie di~cipline. 'l'ale lacuali. è stata felicemente risolta da.ll'ogr.,gio docente di patologia chirurgica ùella n. Unh·ersità di :-liena, il quale ~i è assicurntn la collaborazione di altri valenti colleghi (Busi, Chiavare, Ci telli, De Lit:to-\'ollnr o, Ferroni, f'ragnito, Putti), per abbracciare tutti i cawpi della st·meiologia e diag nostica chiru rgiche. E sembrato conveniente all'A. di limit,u-e In trattaziono della ma teria 1dle indagini fisiche ed alle malat tie strettamente chirurg iche, pur non nascondendosi le diflicoltà di schematizzare i cnsi infinitnruente vari, che 6ffi"e la clinica, comtl quelle di separare con l imiti netti il campo chirurgico, la cui atti\"i tu è un progre:lire incessante, da quello medico. A Hzi egli affe rma che, anch e d:d punto <!i vista serneiologico, il ch irurgo moderno de·,e essere innanzi tutto un buon medico. I metodi di indagine e di diagnos i delle malattie in terne uvn suscettibili di cura chirurgica, come le indagini di laboratorio a scopo c lini co (microsco pia, chimica, fisico-chimica, batteriologia, sierologia, pa rassitologia, ecc.), sono già del r~sto rac colti i11 trattati anche italiuni . Al tratta to che si sta ora pubblicando l'A. ha voluto dare un carattere emi n~ntemente pr,,tico, tralnsci11ndo le citazioni bibliografiche spesso inccmplut.e ecl inutili. le minuzios itil di indagine di valore dubbio, i metod i di ricerca ormai caduti io, disuso. Nella prim:i. parte è riferito con quale ordine e come de ve essere studiato u n malato affetto da un morbo chiru,·gico. Nella seconda è presa in conside razione la diagnostica d elle malattie ~~nernli o comuni a varie r egioni od organi. L a terza pa rte si compone di,i capitvli rel,ltivi alla. diaguo:;tica delle malnttie dell e \'arie regioni, stabilendo dei capitoli separati per quelle malattie ormai pe r con~uètudine e per necessità diventate campo di atti vitil «specialistica,> (oto-rinolariogologia, odontologia , oftalmologia, urologin, giuecologi.., ortopedia). In cia,, r.uno di questi capitoli è fat to cenno delle m oderne e fini indagiui .~emeiologichc Jli1rt1cobrmente strument ali relative, che trovano cosi unn sede meglio adatta cl,e non n el capitolo di semeiologia generale.. Il trattato infine è completato da. due capitoli di altissimo interesse per il chirurgo. e cioè uno di diagnostica. radi ologi cn ed uno d i diagnostica delle malattie nervose s uscettibili di cura chirurgica. L'opera. consterà di due volumi di circa GOO pagine ciascuno con nume rose illustrazioni io nero ed a colori, in gran parte o riginali, ed uscirà in fascicoli di 82 pagine, n ella misura. approssimativa di uno ogui venti giorni,

c.


N .EJO.ROLOGIO Sul campo dell' onore. Tcrn,111e medi co di complemento DOMENICO CUCUSI, da C1lglh~ri, del ..• reggirucnto fouteria, deced uto in s eguito ad infeiion& pet ecchiale contrll tta in un r.11mpo di conccu l ramen to di prigionieri austriaci. 'l'cn ente med ico di compJr.meuto SAVERIO MUNTANO del . . . reggimento fan teria, assistente negli os pedali di Roma, cadut.o i11 un pos Lo di medicazione sul :Monte Cappuccio. Studeute in medici na EUGENIO ARA, dt:lla lL Cuiversità di 'l'orino.

PER IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITARIO MILITARt

RICOMPENSZ

al valore mllltare per la campag na dl gaerr& 1915-1916.

( Co11linu11 : ionf -

r,d, fa.icicv l, 1m ' ct"J e11/1 d el 19/.; t /!1/i;)

Decreto lltoyotene11z iale 23 11wrzo 1916. MEDAGLIA 01

,rnu:,;zu.

oli. .hlAl<TJSI Ellore, da Cambiano (Torino), capitano medico mili;,ia terriLoria le. r eggimento artiglieria campagna. - D iede c osrnnte esempio di solerzia cd abnl;jgazioue n ell'adempimento del suo servizio. Jn uua speciale circ 0s t au r.~, soccorse i serventi di un peno, ~cpolti :,otto un ri paro crollar.o per lo ,;cop pio 1 di una granata, attraversando pri ma. u11a zo.na inumsam euto baLtllta ~ . l ' ~e~ stando poi l'opera per il salva11Jento e pt,i· l,1 cura deì fer it i. - ''erho\ )J tl, luglio 1Ul5. . _ 57. P I LATO .tJ.dolfo, da l,lelfi ( i'oumza ), capit a no 1ued1co r eg gimeu t o i'nneti ria . .,u· Durante un cowbatti1ut, nto per la couquis tn delle posizioni, :,ì s la11c1uva. »P i tancumen te n e i p0sti più bnttuti, riu111va a lcuni gruppi di mi liu,ri e:sit~:~: e, sotto l'infuriare del fuoco avversario, li co nducl;jva in prima linea. gora, W luglio 1910.


PER IL 1.llHW n · o 1w DEI. OORPO

SA:S-JTAl!I O ~!ILl'l'Afl l•:

-178

58. SAl'IO Giuseppe, da Ne.r<lò (Lecce), sottot eneut,• med ico complemento reggimento fe.nterin. - P restò in modo lodevolti l'opera sua ai feriti durante il colllbattimento. P ur prestare, poi, soccorso e.d uo capitano, pure ferito, attraversava une. zona in tensamente battuta, rimauendo colpito egli stesso dal fuoco nemico. - Monte :Sau Michele, 26 luglio l!Jl5. o9. 'l'EoF.scu1 Giacomo, da Serra S. Bruno (Gatanzaro), tenente medico complemento reggimento faHteria. - Con spiccato ardimento e valore, sprezzante del pericolo. sotto intenso fuoco, cotnpi bene e ripet utamente il suo incarico di dirigente del servizio sani tario. - Cai;:cina Medole- Bosco Cappuccio, 27 giugno10 agosto 1915.

Decreto luogotenenziale 30 aprile l!HG. E!'iC0:11!0 1101,F.:N NF.:.

iitl. AmALE Giovanni, da Prizzi (P alermo), sottotenente medico complemento reggimento fanteria. - Sotto il fuoco nemico, noncurante dol pericolo, provvide lodevolmente, insieme ad :dtri colleghi. alla cu ra ed nllo sgombro dei feriti. - Monte Sei Busi, 18-25 luglio Hl15. GQ. B uoNASSISl Giuseppe. da Orsa.ra di Puglia (Avellino), sottotenente medico complemento reggimento ber saglieri. - Durante vnri combattimenti, dimostrò instancabile operosità e t enne contegno calmo ed energico, n onostnnte che il posto di medicazione fosse 03posto ai ti ri di artiglieria e fucileria nemica. Ripetutamente si recava sulla liuea di fuo,!o per raccogliere e medicMe i feriti gravi. - Monte Mrzlinh, 1-4 giugno 1915. Gl. COLA PIETRO Francesco, da Castiglione Messer ;\Iarin.., (Chieti), sottoteue nte m.e· dico complement.:, reggimento fanter ia. - Sotto il fuoco nemico, non curan te del pericolo, provvide Jodevolm~nte, ins ieme ad P.l tri col leghi, alla cura ed allo sgombro dei feriti . - Monte Soi Busi, 18-25 luglio 1915. GZ. DEU,A FAVF.ltA Giovarmi, da Mel (Belluno), sottotenente medico complemento reggimento fanteria. - Mentre era inte nto a medicare i numerc,si feriti provenienti dalla linea di combattimen to, nonostante che una g ranata. scoppiata sul posto di medicazione, vi causnsse nuove gravi per<lite, mantene,,a lodevolmente calma, coRdiuvando con intelli~enza il direttore del servizio e co ntinuRndo a prodigare le sue cure. - Monte Nero, 14 agos to 1915. 63. MA SSARA Domenico, da Catanzaro, tenente m ed ico complemento regg in,ento fanteria. - Dava prova di calma e coraggio dirigendo il servizio di cura dei numerosi feriti, sotto il fuoco avversRrio. Gi:\ r!istintos i n ella g1ornRta. del 22 lu~lio. - Monte S . Michele, 2G luglio Hl! 6. li t, MATUCCl Gittseppe, da Pisa, capitano medico reggimento bersaglie ri. - Durante vari combattimenti, rim~ci con la sua. ene rgia e<I operosità, nd assicurare la cura ed il trasporto di num erosi feriti, n onostante le gravi difficoltà, per essere il posto di medicazione espos to al ti ro di artiglie ria e fucileria nemiche. - Monte Mrzlivrh, 4 g iugno 191.5. 65. R EPETTO Amedeo, da Genova, tenente medico complemen to reggimento fanteria. - Dirigente il servizio sanitario, mentre em intento a medicnre i numerosi feriti, provenienti dalla linea di combattimonto, nonostante che una grana ta scoppiata sul posto di medicazione, causasse nuove, gravi perdite, mRnteneva lodernle calmi1, provvedendo n far trn•portare il po;:to mede~imo in 1.C1na più


s it·ura a co11Li11ua11do a dirigere con per izi:, il s•· rvi1.io e a prestare le sue cure. - :\[onte ;\ero, 1-l, agosto HJl5 !;G. 8A:-.-To1w :Jfa11f'redi, d u l'ampo ba-<so, sot toteneule m edico complemen to reggi mento fnntt-ria - l '0111 pi sempre lodevolmente il proprio ullicio provvedendo alla cura ed allo sgombro dei ferit i nuche sotto l'intenso fuoco n emico. ;\l cntP Se i Bu~i, 1-t-25 lu g lio l 9 J5. 07. UvA Giacinlo, da Min e 1·vino l\lurge (Bari), sottotenente meùico complemento regc;i111Pnto fanteria. - Sotto il fu oco ne mico. n oncurante del pericolo, provvi,le lodevolm eute, insi.,. mtl al nllri roll<'gh i, alla cura cd nllo sgombro dei feriti . - Monte Sei Busi, J,'3-:?5 lug lio 191<_;. 68. lAPr'.E·1··r1~1 Lo1'e>1 zo, da \ "ar<'Sé L ig ure (Gènova), sottotenente medico complem ento r~ggimento fanteria. - ÌllPdi ca va numerosissimi feriti anche oltre la line11 di fuoco, dand o esempio di atti vita e di sprezzo del pericolo. - Monte Sleme, 4 giugno l!)l5.

M uYtmenti anenuti nel Cor~o Sanitario e nel rcrsonale Farmarcutico {llalla r11 -1 •,·n., ,. 3i' al i, ,r,• d(•I /lolldlli110 11[/ici11l, ,le/I, 11 o mi,1P)

PROMOZIONI STRAORDINARIE PER MERITO 01 G'UERRA Decreto ltio1;otene11ziale 4 mag!liO l 9 16.

È confermata la promozione prov· visoria straordinaria. pe r merito di guerra al grndo d i maggiore generale merlico,· fatt.a dal Coma ndo Supremo <lell'esercito, del controindicato ufficiale, la cui nnziauitil nel nuovo g rado \'i eu c s tabi lita al :!G -aprile HH6.

B uo,.0110 cnv. Lor,m :o, colonnelio m ed ico. -

Uftiolall in s ervizlo p ermanente .

Decreto lllogotenenziale 4 rnafigio l :.H'1. Si,; s s, Bu1tA"f'r .1 Ugo, maggiore m edico, f. q. (decreto luogotenenzial e 9 d icel'.n bre 1916, u . 1757), comandato 56 fauteria. - Collocato in aspettat..i va per infer ro it.\ temporan ee provenienti da cause di servizio

Decreto l-uogote11enziale 7 rn.awio 1916. Promozioni provvisorie fat.te dn.l Comaudo Supremo e conferma te dal hl iuistero:

Decreto del Comando S .11premo 29 aprile 1916. Tene nti colonnelli rue<lici promossi colonnelli m edici, con anzianità 29 apri le W16 e contemporaneamente collocati a disposizione:


MOVIMENTI A \ ' VE:> UT I Ni':I. CORl'O SAX I 'r. I•'. .\EL l'El!'>, J,'AR~IACEUTIOO

47i'i

MARCHESE cav. Giov. Battista, direttore ospedale \"enezia - Continua come contro. BARLETTA cav. Salvatore, id. iJ. Piacenza (comandato ospedalo Messina). - I d . id. MENNELLA cav. A rcangelo. id. id. Chieti. - I d . id. C1ACc10 cav. Andrea, ispettorato di sanità militare. - Id. id. TAl'AZZANl cav. Cesare, direttore ospedale Cava dei Tirreni (Salt rno) (comandato infermeria lvren). - Id. iJ. Scnrzz1 cav. Pietro, id . id. Padova (id. ospedale succursale Mnntovn.). - Id. id. I seguenti ufficial i medici sono promossi al grado superiore: Maggiori medi ci p romossi tenenti colo n nell i medici: D1 GrACOilJO cav L ui.rii, ospedlile Bari. - Continua come contro. CUELESC111 cav. ·c arnillo, id. Novara. - Id. id. PASC111èT'fO cav. Ferdinando, inferme ria Novi L igu re. - I d. id. F EDERlCI ca v . Pietro, ospednle A lessandrin. ~ Id. id. MArn1 cav. L -«i(li. id. F irenze. - l d. id. AnzA~O cav . Francesco, f. q. (decreto luogotenenzialt• 11. 1085) (comnndnto ù ire zione sani tà V corpo armata) . - I d. id OooEnA cav. Luigi, ospedale Genova. - Id.. id. Ca pitani . medici promossi m,1ggiori medici, con riserv i\ d'anzianitil.: Di,: ANGELIS Gaetano, scuola appl icazione ca valleria. - Continua come coutro. C0NS101.1o ca v. Plar.ido, os pedale Roma. - I d. id. ROSTAG NO Carlo, 8 alpini. I d. id. PERHoN r Gioi;auni, ospedale Genova. - ld. id . . CAIAENDO Errico, id. Cava T irreni (Sale rno) . - Id. itl. P lROLI cav. Amedeo, f. q. (decreto luogoten enz iale n. 108;:,) (,·omandato :>fl arti• glieria). - Id. id. CASAORANDI Glauco, 43 fanteria. - Id. id.

Decreto luogotenenziale 11 moggio 191G. DONADJ,;O Vittorio, capi tano med ico R. corpo_trnppe coloniali Eri t rea (a dispo· sizione Ministero colonie). - Cessa di esse re a disposizione come con tro ed s ssegnato os pedale Bari, dal 22 marzo J\)16.

Determinazione m inisteriale 18 mo:1gio ltl16. CnrST1N1 Alfredo, capitano medico R cor po truppe coloniali Eritrea. - 'l' rnsferi to ospedale Firenze, dal 20 apri le 1016, con~inuando nell'attuale destinazione pe r mobilitazione.

Decreto luogotenenziale 26 maggio HJ16. l seguenti ufficiali medici sono n ominati t enenti medi ci in servizio at.tivo permanente a sen so del comb inato disposto dagli articoli 3 e 6 del decret o luogotenenziale 22 agosto 1916, n. 12!.13, con anzianitu 1° mnggio 1016. Essi sono assegnati ai corpi con t roindicati, continuando nell'attuale desLi · nazione per m obilita zione: Tenenti di complemento nominati t enenti medici effettivi: DE PASQUA Giuseppe. distretto Chieti. - 2 granatieri. Po1,ESF: Nello, id . N apoli. - ,10 fanter ia.


RIBEIU Pieli'o, distretto Cuoeo. - 2 alpini. C10TOLA A /berlo. iJ. Roma.. - 1 gra natieri. NuTA l•licola, id Fros inone. - 52 fan ter ia . Sot tot,,n c, nti di com plemento nominati tenenti medici e ffetti vi: BARCO Carlo. dis tretto Cas ale. - 53 fan te ria. DE Srno N~l Stefano, id. Cnsert a . - 20 id. GIRAIWI Giuseppe, id. Campag na. - ,avalleggeri di Fogg ia. RASOn1 Francesco. id. Parma . - I d. id. BLTC I.IAl!l GiusrppP, iJ . Cnstrov illari. - Sli fanteria. FORNASEll1 Cristoforo, id. C uneo. - !ti itl. Co r.Ll RPnzo, id. Modena. - 35 id. PEcun,1 n1 0 R a ffa ele, id. Cnserta. - 2G id . ONi;:STI Carlo, id. Parma. - 60 id. 8Al.V1Nt Cesare. id. F ros inune. - 3 alpini . l'ACITTO J·:doardo, id. Roma. - 1 an iglie r ia mon t ag na. :MONTI GC1etano. id. Roma. - GO fii merin. T'ARIGI J,;tto re, id. Pavia. - 6 alp in i. N1con: nA l•'elice, id. Cat an zaro. - 8 bcr sng l1eri. MARTUSCKI.LI Vincenzo, id. Cr, m pngna, M fa n teria. G UBITOSI Miclt•lanyelo, id. Cosenza. - r, id. l\f,1i:,;p111w1 l"i11cem:o, id. Ca«trovillnri. - IJ id. C ENTJN1•;0 Sa nti, id. C'efol ù. 8fi id. F 1u&s F:TTO GiJ<,<Pppe Auy11slo, id. Sa,-sari. 7,1 id. Sos TER A11to11 io, id. PRdova. - ~ nrt iglii,ri a montn g na. FE01mzzo N1 Umberto, id. Modena. - 311 fanrer ia. G IACONF: Vittorio, id. Pinerolo. - 1 g en io. D,11,1, A FAVERA Giot·anni, id T reviso. - 80 fa nteria. Cnoc~: Guido, id. Chieti. ~ 11 i.:l. \·1,;Tuscu1 I'a~quale, id. Teramo. - 12 id VisNOllAMK Renede/lo, id. Fro;,inone. ufl id. Sof'tO ::;anti, id Caserta. -- 3l id . f- l.i RACt /lruno, id . R eggio Ca lttbriP. H) id. LE PERA Antonio, id. Ca tanzaro. - !J itl. LANNA J.eonida. id Napoli. - 39 id. L,wc:i;:s,;; À11to11io, id. G aeta, 32 irl . H1cc1 Antonio, id. F o rli. - 3 g e nio. PAnON A Rnzo. id. Novara. - 1 bers a~litiri. T1:~c,1 Ale.~sa11rlro, id. ~ilano. - l nrt igl ie ril\ mo utagna. I.JARINAl"I Gi11~e11pe, id. Milano. - 11 fant eria. P 1t1ATI (,'io ,·anni, id. Savona. - -i g <'nio. JJ1TTAr,uoA Francesco, i rl. Geno,· R - 59 fan ter in. :Muru1io Carlo, id . \· icenza. - 8 bersng lie ri. FttANCJ11:-.1 (; io1·a,wi, id. Modenn. - é, ge nio. N uNZIATA Filippo. id '\'olR. - 2 artigl ieria µ,·· Rute campale. R 0 NGA Gaetano, id . Avellino - 6 1 fa nteria. l>AT'l·11.o Giuseppi, id. Catllnzaro. - 14 id. Rucc1 Pasquale, id. L ecce. - 78 id. :MA1t1 0 A/berlo, id. B erg-a mo. !H id. DF. B1,ASIO Guido. id. Bene ven to. - 6 a rt igli,•ria camp,1g na.


.I IOVJMF.:'('rl A VV!•::S\"T J :SEI.,

cor,PO SANIT. i,: :S l<.L P lmS. FA R)IACl•:UTI CO 4 77

Anyelo, distretto 11.loudovi. - 1 g enio. Gi,iào. id. Alessandria. - Gl fanteria . llORINO Enrico, id. ('uneo. 91 id. LEGORJNt Mario, id. Lodi. 8 alpin i. Rov&ruo Giacomo, id. Sfwonn. - ul foute ria. Cu!ESA Emanu ele, distretto Genova. - 25 fanteria . :-;or.ER I Giornnni, id. Genov:,. 25 id. Bov1 J1.lessa11dro, id. Ver ona. - 62 id. C APRA I,eonida, id. ?\lrintO\' a. 30 artiglieria campagna. ZA liCH&'fTA Domenico, id. Vicen:rn. 7v fanteria. GRAYA Carlo, id. Treviso. n7 id . BrtUSET1'A Onorio, id. Sa ci 1e . 2 genio. '.\LANCIS! Pasquale, id. Campobasso. ·- :3 alpini. PrOPERZI CURTl Jlenedetlo, id Aqu iln. - 8,1 fanteria. CJAFP! Jl119elo, id . .MncPr,.tn. 1-l id. F10RESTIN J Francesco, id. l'orugia. - 85 fanteria. LUPA'f'J'ELT.l Guido, id. Perugia. 63 id. DA:-.DINI o~; S 11.YA l 'ietro, id. Roma. 01 id, Bmz1 Fra ncese,). id. Orvieto. - G3 id. Z1:-coNE l 'ielro. id. Frosinone. - 08 id . Cuzzocmu Do111e11fro, id. Napoli. - 40 id· LANZE11'A Nico!a, id Napoli. 39 id. Dia: BF.HNARO J J!'rnncescv, id . Nol11. - tJfl id Zrro Ro,;co. id. :-.ale rno. - 87 id . Covo:-& J1.lfonso, id. Benevento. 17 id . DE FALCO Ett.;re. id. Avellino. - 27 id. ;\l.\s::;1.,10 l/ra11cesco, id Anllino. 9-1- id. ;\[11.ETTl J::niesto, id . Ave llino. 18 id. l>E B 1AS1 Pasquale, id. Avellino. !13 id. :-iAt.ErtNO Luiyi, id. Campag na 17 id. L EPOrtR J,uigi, id. Gaeta. G:3 id. MusTO Pasquale, id. Bllrlett11. 73 id. P1ccARHETA Francesco, id. Barletta. 73 id. fllOO<;tO Francesco, id. Catanzaro - 28 id. Ro:11ANO Michele., id. Lecce. 9S id. MA:-rn E tH Arnaldo, id. Cosen~a. 54 id. CAvAI.IERE Rodolfo, id. Reggio Calabria. 37 id. ZAt'l'IIW Giovanni, id. j\J essina. U) id. Di LEo R a ffa ele, id. \ l essino. - 23 id. R OSATO Gi11seppe, id. Palermo. 20 id. BELI.Oli ,:sTJ, Filippo, id. Poler,no. - 60 id. l'ASrORF:LLO Calogero, id. Girgenti. 9 bersaglieri. Lo V.Eccu,o Gioacchfao, iJ Cefalù. - GO fanteria. RAIMONDI Gioi:anni, id. Cefalù. ~ ofl fanteria. ZrsA Sebastiai~o, id. Siracusa. - 41:1 id. D'AoosTtNO Agostino. id. Siracusa. - o7 id. CH1Anu110A Giu~eppe, id Siracusa. - 02 id. A GNELLO Francesco, id . Siracusa. - 8 alpini. CASSONE Giuseppe, id. Siracusa. 60 fanteria , '.\[ARTtNA

Col.O)!lJARA


Pietro, d istre tto Calta n issètta. - 2 ~ fanteria . Giu sPpJ,e, id. l.'lltnnie. ·- 29 id. G11;r 1'RIDA . l ngP{o, i<l. Ca tan ia. r,3 id . '.\1wn1.~01.1 A 11rdiv .\forrn. id. Bergamo. 53 id. Ci ,11, 1.0TTI / l r uno. iii. B resci a. B:1 id . C'll'Ol.l,1:-1 Ulisse. id Pavi ll.. 12 id. T1mz1 h'er11,o. id. M ilano. - flf> id. DETTUH J Gio. Jf<Jl'ia, id S11~s11ri. - 7:! id . :::ic·, ,1.1-·H1 .,·ntrnlor,', id. ::\'r, poli. :11 111. 'fo u , 1:-1 I:1idOl'O, iii. \' ,•ro11R oI id. ,. 1WG A :-.-1 U,1imv1ulu. id. C rPmoun. - r :.! iii. STELLA

S .U OMON'F;

11 id . 2!J iù. B o 1m1.1.o Gior. G'i 11.~P11pe, id. Casale. - 2ì id. FARAO :O:E Valerio, id. R eg g io Cnlab r i:1. 20 id. Mr.111.1:- 1 Camillo. iù. Teramo. 1 l id. CAnu :-:o Erm ,·tP., id . L eccr. - 15 id. l)1u, l'c>N'T~: Gioryio, id. '.\'apoli. H id. MmsANI Villorio, id. B ologna. - 25 id. \'1,:SOITTJ J~'mi(irJ, id. ~npoli. -

Pi,:ssATI (Ji usc·J>t•e, id. i"alrrno. -

'1'1w:-:c:oi,; 1 Tito, soUoLcue nte di complemento, dist retto Caserta. - ~orn i nato tfnen te medi co in servizio llttivo p Pnn a n rnto, con n nzian it·à 11 novembre !!Ilo. e destinato legione al li e vi carabin ier i, co ntinuand o nell'attuale destinazi .:ll1e per m obilitaziom,. s;,gui rh ne l r uolo il tern·nte medico Gu11rnldi Cn.rlo.

Ufflolali i n posizione dl 11ervlzlo anslllarlo.

I Jecrelo mini~leriale 2

a11rile l!HG.

cn.v. A 11,qPfo Giaco11urntonio, teuentc colonne ll o m ed ico, di str etto GReta {in ~ervi1.io rec lu~orio milit:ire Gaetn). - Ricollocato in congedo, d al % fob· brn io Il) 111.

0Al1.1'A

n e,·rPfo luoyote11e11:: iale ·2:i not·embre 19 l6.

Cuoco cav. f, nigi, maggio r e med ico, di~trctto l'inccnza. - Colloca t o a r iposo pe r infer milil temporaneo n o n p ro ven ienti da cause di servizio, Il decorre re dal 1(l dicemhre 1Ul5 e n omi nato ca\·alie r(' n ell'Ord ine dei s S. Mau ri zio e Lituaro.

Decreto luoyot<•11e11ziale 25 111aygio 19l!:i. I S(•guenti magg iori m edici di risen-a sono promossi tenenti colonn e lli me· dic i di ri serva sotto indi<'H te: Q)(ùAIW cav. Gi11sPp11e, distretto Pn<io,·R , - G 1A~:,; , :,;1 cav. Alti111so. id. Geno, a. I sPguen ti ca pita n i m eri ici di ri ,en·a sono promoss i 1n n r;a:ior i m edi ci d i ri · s 0 n·a. ron le a111.innilil:


MOVBI ENTl AVV8NOTI Nl':L CORPO :-A'.': !T. E :-<El. P!WS . FAR)! ACEU TICl,

479

Co11 a1izianW, 23 dicembre lUiil :

Ugo, d istretto Genova. -

Rooi;:1.r,A

f:1eguirà nel rnolo rnai::-giorc medico Ros ini

Pietro. GROSSI Anacf,,fo, id. F rosinone. - Id. iJ. id. Grilli Alfredo. CAocc r Sisinnio, id. Cagl iari. - Id. id. id. (:eri \Jlderico. BELLACOLON:-. A Anfoni110, id. C11tan ia. - Id . id. id. ::'l! igneco Mario.

Con a11ziunitèi 23 m arzo 1H16 : ANC11 1s1

Tommaso, dist,·etto Cag liari. -

~eguin\ nel ruolo il m11ggi ore medico

Nastri Giusep pe.

U ftlolall dl rlaerva.

De1:rclo l-uoyote11e11ziale 27 aprile l!JI6. Giuseppe, maggiore medico, distretto Torino. - D ispensato da ogni eventuale servizio militare per infermit:\ non <lipendenti da cause di servizio.

ROSTAGNO ca.,.

Decreto luogofmenziale 11 11ia!t!1io 191G. I seguenti ufficiali medici di riserva sono promossi al grado s uperiore, con anzi anità 23 dicembre 1915: Capitani medici promossi maggiori medic i: CAPUT! Giovamii, distretto ì\"npoli. - Seguira nel ruolo il maggiore medico Rainone Ercole. GASCA Ettore, id. P inerolo - GRrLLI Alfredo. id Ascoli Piceno. - Segl1ira11no nel ruolo il maggio re medico Morace Vit!\liano. PASTORE Vincenzo, id. Frosinone. - Seguirf\ n el ruolo il maggiore medico T oo61i Raffaele. Tenenti medici promossi capitani: Roccur Camillo, distretto Milano. - Precederi1 nel ruolo il capitano medico Fio· rava.nti Cnrlo. TESTI Guglielmo, id. Mila110. - Seguirà nel ruolo il Cllpitano medico Casnico Sever ino. CAPO:S-&TTO Gaetano, id. Catania O:-io1tATO T,11i[1i, iù. 'rai-nnto. :-leguiranoo nel ruolo il capitano m ed ico Comparato Giuseppe. Dr Dr:sn l"i,,cenzo, ii!. Cefalù. - Seguirà nel rnolo il capitano med ico Pnlmieri

Carmine.

E11rico, colonuello rneùi co, id. )Jodeoa - BAr.DAS::!ARRP- CI\V. Geremia, id., id. Teramo - Bo:-.ELLI Francesco, é>tpitano medico, id. Avellino.

MAr.AVAS I cav.

- D ispensati da ogni even tuafo servizi o mi litare per infermità non dipcndPnti dn cau,e di S('rvizio.


480

~IOV'Ot ~:NTI AV\'ENt:'l'I N lsL COltl'O SA:-JT. F. S E I, Pr; Rs. FA IU:I ACEUTICO

Dec,·elo luogolene11zia!e 2l maggio UHG. 1 seguenti capitnni nwdici di ri;;erva sono promossi magg iori medici di ri• !'l'\"Vn :

D'r\,;co1.A Ge.rnele, distretto R eggio Calabria - 01,;101 J)o,ne11ico, id. Roma GIAN:S ON I Francesco, id ~fa,sa - T ONNAR F;1,1,1 GnAssi-TTI Ascau fo, id. :-;poleto - 'l'.ER7.AUIJI GinsPppe, id. Milnn o - R11u1.01 Gionomi. id. Fo g~ia - SCOll· )H:CNA A 11lo11io, id. liaril-tt,, Dr;: FrtA:-CESco f;rmu!'>·o, id . Cast rovillari Buca.w:-1 E_qitlio Gio. Battista, id. Fros ino ne - Li rP1 I 'baldo, i d. Cagliari l,1,;v1 ·att·alvre, id. Padova Pozzi Gaetrzno, id. Sienn - Aur,:(;nr:rT1 L ododco, id . Potenza - l::luSTAl!DEl.l.l Carl_o, id. Brescia - V11,LA Giorgio, id. \'enczia.

Defunti. iL11 ucc111 c11.v. Tirsi 'J.'erzo, maggiore medico non pii1 iu,-:cr itto n ei ruoli. - Mor to a San Giorgio Lomellina ( Pavia), il 25 aprile ll.J l 6.

- --=----= =-=--=il Dtr-C' Ll<H' O

l J H r •ùFll.lO t'C

CLA uoio ::ÌFORZA, tenente generale med ico

àRT UHO CASARI NI, maggiore medico

!HG) -

Ro m.,. 1916 -

Toµ. ~- V,,gh~ra..

LUIGI r ALlllERI

gerente


11,

"

La fatica nella vita militare. Memoria premiata nel concorao Riberi . 190'-1905. Un volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1908, . • L. l o. - I.e malattie e gli, infortuni nella vita m ilitare, Memoria premia.ta al concorso Ribori l905· l9U6. Un volume di pag. 402 con tavolo grafiche e etatieticbe. - Roms, 1908 • Cua.un. - Espolrizione sommaria dell'ord~nameoto e funzionamento d61 eervizio eanitorio_ in campagna preeso l'ò80rcito italiano. - Roma, 1906 • 1 Oa CBIIABE, - Studio sulle mediastiniti (mediaatiniti euppurative, aaoouo mediaatinico). - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 • . , • BvaTL - Onomatologia anatomica. Storia e critica del moderno linguaggio anatomico. Tradu1:ione libera italiana dei dottori C. PaSTTJ e C. Sroau. Roma, 1884. (Edizione rMa) , Le /eriu cauaciu dalle armi da guerra. Sintesi della relaziono BBnitaria sugli eserciti tedeachidurante la guerra franco.germanica 1870·71. - Roma, 1889. Un volume di pag. 348, prezzo ridotto. • M.t.lU.YBA . Studii storico-critici sulla meningite cerebro-spinale epidemica io Ttalia e par ticolarmente nell'eeercito. - Roma, 1883. Un volume di pag. 262 coo 2 t ..volo ij:T,.fich~, prez...o ridot to • S lLilf.t.Rl, - Le lesioni traumatiche dei centri nervosi. Memoria on?rata del premi J Riberi. - Roma, 1900. Un vo!urae di pag. 320, prezzo r idotto . , Sroaz.t. e G1aL1.utELLl. - La malaria in Italia. Opera onorata ·del 1° premio al concorso RiberL Un volume con 7 grandi tavole or owolitografiche. Roma, 1886, prezzo ridotto . , . foin:LLJNt. - Delle malattie· più frequentemente simulate o provocate dagli inscrit t i. - Roma, l875 . , Cus..ua. - G uida del medico militare per le esercitazioni pratiche sul servi:r;io sanitario in ca mpagna C.t.U.JUMI. -

6 8

r,o 2 ti -

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1JlL1TARf,

Dlrozi.,ne , d~Amminlstrazione: Pinn a Cavour, 17 • Roma

ro~ III ZI O:'\ I l>I .\ rmo~ ,urn~'l'O. t• Il u i11rnalt ,li ,w,/icinri m ilirnre ~i p11bblica l'u ltimo giorno di ciascun i n ro~r koli d1 5 10;!l i di starn µtt. 2° L '1:11>b1J1lll!l1811LO p l:lllllUO e dt'COrr e dol 1° /?61l!l8iO. a• Il prezzo dt'l i'Ahbonamento e:

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prevv

IO' I i,1Aw1•11·rj111 non ""' restrin"r.onn.


Ph bbUc~ iofW! men.ai~

GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Pubblicato dall'Ispettorato di Sanità mili tare Ql ornale di medicina militare : 1851·1864

Olornale ffleOlco Gel , Rea:lo E aorcito e oe lle R•ti• G iornal•

medico del

Merit'II :

t88&·18Qb

Reaio E11f'Cito : 18Q6 .. tQO,

ANNO ,LXIV -

191 6

31 LUGLIO

FASCICOLO

VII

. SOMMARTO M•: •eall-: Olll f.l l lWAI. I,

Camera. - Sulle ferite da· ~cheggl6 di grauata, dl bombe e da proiettili scopp1111U in geDer6, con 51leélale riguardo all'1ndl.riz1.0 terapeutico • Pt<g, 481

~OTE PREVENTIVE. . Il pane del soldato ID trincea • . . . • • . e ullè. - La stanchezsa mentale delle YIKlette nelle lìnee del ruoto •

Cuall e Pull• Catall

A

P

· -

CASUJSTICA CLINICA.

.

5tt

· - Br,vl cons!dérazioni di chirurgia di guerra

5!7

.:::~ - Sulle ferite penetranti de.I torace .

.

.....,.T.1 •• Glellll.11,1 ITALl.11111 EU E .TEal. ( V. l' Indice neU.'lnJm10 dtlla cope,·llna)

DIREZ IONE ED AMMINISTRAZIONE ROM.A. - Piazza Cavour, N, 17 - ROMA


I NDIC E DELLA RlVlSTA DI GIORK.ALI l'l'ALIANI E D ESTERI

Rl\' ISTA Ml::l•ICA. Stones. - Su, rapp,1rt1 tr:, • cuore del so)lfa.to • e ivertiro,flismo

. Pllfl. 547

111Vl5TA Ut CHlkPHGIA lii Gli EIUIA.

.',ui tr., um«ti,mi d1 guerra <lei l,ulbo nculare. con partiC<Jl:lre rigua r,to alle a! trrazio11i l11,l1retle nelle memhr.,n~ profonde

Guglianetti. -

558

RI l'J:-T.\ IJI ùCl'LtSTICA.

L·, cecll:, nuuurua. tra. 1 ,01,1.i t, .

Weekers. -

530

RJ\'I STA DI FJ:,IOJ.ùf;J.\ NOR~IA LE E PATOLOGICA. Galli . -

Il co,, rr dei ~nl,1~11

Ril' JSTA, D'IGIE:'iE lòl:::'\EB.\I.E E BATTERIOLOGIA . Alessandrini.•-

I 1111lvcchi ed i mezzi per distruggerli.

NEI.RULVtilO . Pr:R IL l:ll!RO D'ORO IIEL l:(JRJ'" SA:'-IT.HttO ~lll.lTARE. MU\' 1~11:.:'\TI Al'V~::'iL:TI ~f.L C0111'U ,';.\;'\ ITARlu K NEI. p1m:;O!\.H.E F.\ R~ACEl 'TIC(J

55~ 553

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Pubblicaiioni vendibili presso I' Amministraz. del 11 Giornale di medicina militare " ,.. ;

·...

~

h1eauco PIETRO. woente generale niooico. - Sull'a zionq degli a t tuali fucili da guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibr o, in confronto con que llo di medio calibro. /~tudi Rperimentali, con 15 tav. di fotogra fie e radiografie ri· prodotte in fototip,..:;rafia).-R oma, 1903. ( Vendibile !J)reeso la Tip Vogh e ra) L . ,t I o. ID. - Le operazioni più freque nti nella chirurgia d i guerra, oon 112 figure intercala te nel testo. - Firenze, 1898. (Vendibile p reeso la Lib. Ber nardo Seeber, Firenze) . . 1 8 A n tropom etria mi/1'<Jr e. - Risultati ottenuti dallo ifj)Oglio dei fogli sanitari del~ clas•i 1859- 1863; duo volumi io 4° con atlante : Yol. l (D&ti antropolop:ici ed etnologici) <'on Atlan te della geografia an1ropologka deU' Italia. Roma, 1806 • 18 Voi. Il (Dati demografici e biologici). - Roma, 1905 . . • 6 6.LROl'rIO e Sr onu.. Compendio di chirurgia di guerro compilato sulla storia mf'dico -chirurgic a della guerra di secessione d' A merica. R oma , 1888. 4 volumi, p r07.z.o ridotto . • 6 50 81tu:-<ARDO e 8REZ.Zl. Lo s~o mbero d egli amn..:\lati e feriti in guerra. M&moria premiata a l concorso Ribori. O n volume di p a g. 276 con molte figure e ta,·9Jo grafiche. - Roma, 1905 • a 6u C .à!<AH!r<I. Ln fntic·a nella ,•ila militàte. Memoria premiata nel con corso R iberi 1904 -1905. un volu me di pag. 330 con 65 figure. - Roma, 1908. » 6 I o. L,o malattie e gli infortuni n e lla vita ,militare. llfemoria p remiata a l conc<'rs o Rib.iri 1905- 1906. On volume di pag . 402 coo tavole grafiche e stati~tic h.,. - Roma, 1908 ., 8 Cue.i,.1<1. - Esposizione sommaria dell'orò:name nto e funzion amento del Ile.I'· ,-izio sa nitario in campagna proe~o l'esercit,o italiano . - Roma, 1906 . , 60 C,11: CE'.NARF.!. Studio sulle n,ediastiniti (mediastiniti suppuralive, aece880 me· diAAtinico1 - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 . • 2 BvRTL llnomawlogin anatomica. Storia e c ritica del moderno lìnguagp:io anBt()l nÌC'o. Tradu~ione libera italiana dei dottori C. PRETTl e C. S l'OBZA . Romr,. IS8~. (l•::',liziouc mm) , ti lt ferite cauaute n.al/e armi da f/Uerra. SinteRi della relaziono eanitaria s ugli t>serciti tedeachidurante lo iiu~rra frnnco-gerruanic a 1870-7 1. - Roma, J889. t7o volume di pag. 34 . prezzo ridotto. 2 -


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OSPEDALE DA CAMPO 022 DIRETTO DAL !!IAGGIORE MEDICO ETTORE TRUPFI

SULLE FERITE

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ba scheggie bi granata, bi bombe e ba proiettili scoppianti in genere, con speciale riguarbo ali' inbirizzo terapeutico Per il dottor Ugo Camera, tenente medico. Capo reparco di cl,irurgia

Tra le ferite di guerra., quelle prodotte da. scheggie di granata, di bombe a mano e da.i proiettili esplosivi in genere, senza. dubbio, meritano maggior attenzione, non solo per la gravità delle lesioni, che possono produrre, ma specialmente per le complicazioni a cui possono dar luogo. Si è ben poco lungi da.I vero col dire che nesmna di que.çte ferite è o si mantiene asettica indipendentemente dall'opera del chirurgo, come per lo più avviene per le ferite prodotte da proiettile di fucile, e parecchie volte pure per quelle prodotte da pallette di shrapnel. Ho avuto occasione di osservare e cura.re nel mio reparto un buon numero di queste lesioni, e non credo del tutto inutile rendere di pubblica ragione alcune mie considerazioni su questo interessante argomento, considerazioni che sono il frutto di una esperienza di continuo lavoro durante il periodo di 8 mesi (dal 1° giugno al 31 gennaio) in uno degli ospedali da campo più affollati della nostra. armata. *

**

Secondo i dati raccolti nel mio reparto, le ferite in parola com· prendono più del ~/4 di tutte le ferite d'arma da fuoco : 960 su circa. 3600 ricoverat i per lesioni di arma da fuoco: 31 -

Giornale di medicina miliùwe -

Fa5c. VI!.

/


482

SC:LLE l'ERITE DA SCREOG IE DI GRANATA, E CC.

da scheggia di granate 77r,; » » di bombe a mano 163; > ,. > > d'areoplano 16; proiettili di fucile deformati 6. ~

Qua.ntnnque prodotte da. armi da fuoco differenti, queste ferite hanno molti punti di contatto, sia per l'aspetto delle lesioni a cui danno luogo, eia per il loro decorso e sopra.tutto per le loro complicazioni, tanto che, indipendentemente dall'interrogatorio dell'ammalato, difficilmente si potranno distinguere l'una. dall'altra.; un criterio differenziale, però non costante, può esser e dato dalla maggior frequenza della. molteplicità delle ferite nei casi dovuti a. bombe a mano e a. bombe d'areoplani, e da.Ila. maggior estensione distruttiva (in ra.pporto a.l volume della scheggia) nei èasi dovut i a scoppi di granata. La. sede è sopra.tutto frequente negli arti (477 sopra 960), cou grande prevalenza negli arti inferiori: arti inferiori 81:3 ; arti superiori 166.

R arissime quelle penetranti nelle grandi cavità (2 all'addome, 2 al torace) o che avessero Jesi organi importanti (1 il laringe, 2 il cervello, 3 il midollo spina.le). Nei rimanenti casi le ferite interessa va.no indifferentemente le altre parti del corpo. La prevalenza di queste ferite negli arti e nelle parti esterne del corpo, e questa rarità di lesioni penetranti e ledenti organi vitali situati profonda.mente è del tutto relativa., ed in rapporto al fatto che le mie osservazioni vennero eseguite in un ospedale da campo, ad una certa. distanza dalla linea di fuoco, e che quindi non poteva ospitare ohe feriti giudicati trasportabili ; inoltre, dato il grande potere demolitivo dei proiettili in parola, le lesioni da essi prodotte, qualora vengano ad interessare organi importanti, debbono ca11sare, la morte subita.mente, o almeno tanto presto, da. non dar tempo ohe il paziente possa arriva.re in un ospedale da campo. Riguardo alla 1·itenzio11e de/. proiettile essa è molto più frequente in queste ferite che non nelle altre. Sopra 161 estrazioni di proiettili, compiute nel mio reparto, in 107 si trat t ava di scheggie di granate e di bombe, in 40 di pal.lette di shrapnel, 4 di proiettili da facile. Questa maggior frequenza va messa in rapporto colla natura del proiett ile, che è dotato di una minor forza viva e di una forma irre• golare e quindi poco p enetrativa.

in


SULLE FERITE DA SOHEGGIE DI GllANATA 1 EOC.

483

La sede della lesione e la qualità. dei tessuti interessa.ti dal trauma hanno poi la. loro importanza nel determinare o no una ferita a ca.Mie completo; generalmente nei miei casi le ferite a canale completo avevano sede nelle parti superficiali del tronco, del collo e della testa, dove le masse carnose sono piuttosto scarse, ed il sistema scheletrico è orientato in modo da favorire lo scivolamento del proiettile (volta cranica., torace); quelle a canale incompleto, negli arti, dove le masse carnose sono molto più spesse, e dove il tessuto osseo per la sua forma e disposizione, offre più facile presa al proiettile. Gli orifici d'entrata di questo genere di ferite sono del tutto caratteristicj e facilmente si distinguono da quelli prodotti da altri proiettili: possono essere piccolissimi, quasi puntiformi, oppure grandi, enormi tanto da occupare un'estesa porzione di un arto o di un altro segmento del corpo (V. fig. 1•) ; nei primi casi trattasi generalmente

FII"; t• Ferita di scheggia di ~anata alla gamb~ destra, - Dbciollamento ed asport.u1one del tegumenti e di tutti l muscoli della regione anteriore della 11amha per gran parte della loro estrusione-. Frattura comminuta della tibia per l'estensione di circa IO cm .. Ampia lacerazione nei ve1ilrl del muscoli della regionij posteriore e laterale nella gamna. - li'erit.i $etllca •T. 40'). -Trattamento. quale san esposto in seguito. - Luci.~ l'ospedale In vttlme condizioni.

di piccolissime scheggie dovute allo scoppio di bombe e. mano, e pos• sono esse,e così numerose, d1t costituire UD vero tatuaggio, che però quivi non è dato dalla presenza di particelle di polvere, ma bensì da frustoli di terriccio, di agenti estranei e da minutissime scheggie me.. talliche. I;n questi casi le ferite soDo superficiali, ed i vari proiettili non penetrano generalmente profondamente; si arrestano per lo più nel sottocutaneo, contro le fascia aponeurotiche; tutt.avia talora mi fu dato osservare che piccolissime scheggie metalliche, non più grosse di


SULLE FERITE DA SCHEGGIE DI GRA:SA'.('A, ECO.

una. lenticchia., era.no riuscite a. penetra.re profonda.mente e a. ledere anche l'osso. Nei casi comuni gli orifici d'entrata della ferita si presentano coi margini cutanei cincischiati, contusi, scollati, necrotici ; quando lo scoppio del pròiettile è avvenuto a breve distanza., si possono nota.re in essi pure ustioni più o meno gravi, ed anche una vera oarbonizz~ zioue dei tessuti; la. forma. <li questi orifici è . varia.bilissima, dipendendo non solo da.Ila. forma del proiettile, ma anche da.Ha. direzione, secondo la. quale questo proiettile ha. esercitato la sua. azi,one; può essere stellata, linea.re, a lembo, oppure presentare un aspetto cra.teriforme, con asportazione di porzioni più o meno estese dei comuni tegumenti; questi poi saranno più o meno divaricati, in rapporto coll'estensione della. loro soluzione di continuo, e colla. regione colpita. Nell'aponeurosi i proiettili in questione determinano delle soluzioni di continuo lineari, stellate, i cui margini facilmente collabiscorlo, sicchè quando non sono troppo estese, la. loro scoperta., senza. sbrigliamento, talora. non riesce facile; quando, invece, sia per il vol~me del proiettile, sia. per la. direzione con cui questo ha agito sulla parte, sia per la. violenza del trauma, si produce nell'aponeurosi una grande breccia, allor11. attraverso ad essa ed ai margini cutanei protendono ventri muscolari sottostanti, alcune volte illesi o solo contusi, quando il proiettile ha intaccato un interstizio, altre volte presentanti nella loro compagine soltanto un orificio, altre volte addirittura recisi _per una parte o per tutto il loro spessore. In questi ca.si le porzioni superficiali dei muscoli, a. livello delle lesioni, si presentano infiltrate di sangue e talora coperte da una. vera poltiglia. carnosa, dovuta al rammollimento ed alla necrosi delle fibre muscolari lesionate. - Gli orifici d'uscita sono generalmente più piccoli e si presentano meno cincischiati, meno contusi, meno scollati, meno anfrattuosi di quelli d'entrata; questa circostanza. è dvvuta al fatto che, oltre alla scheggia, concorrono per lo più a. determina.re le dimensioni e l'aspetto dell'orificio d'entrata anche altri materiali trascin ati dal proiettile, quali pezzi di panno, di terriccio, sassi, che vengono poi abbandonati nel tra.gitto della ferita. Il canale della. ferita non è mai così regolare nella forma e nella clirezione, come in quelle prodotte da proiettili di fucile e da pallette di shrapnel. L-3 sue dimensioni non sono in rapporto coi suoi orifici, e talora. 11.d un ampio orificio d'entrata può corrispondere un canale piuttosto piccolo, e viceversa ad un orifìcio d'e ntrata piccolo, a. margini pressochè collabiti può corrispondere un canale ampio, anfrattuoso, a.


BU LLE FBRITE DA SCHEGGIE DI GRANATE , ECO,

486

numerosi diverticoli, una vera caverna insomma, ove si può trovare un'estesa distruzione di tessuti, una vasta raccolta di coaguli, ed un materiale estraneo cosi abbondante, che non si sarebbe mai pensato avesse potuto penetrare da un orifìcio di dimensioni così modeste. L e accidentalità. e le dimensioni del tragitto, oltre che dal volume delle scheggie, dipendono dalla quantità, dal voi urne e dalla struttura del materiale estraneo, che può essere stato trasportato nella compagine dei tessuti, e quivi aver agito come altrettanti proiettili soprannumerari, e dalla natura òegli elementi profondi lesi: Se venisse leso qualche vaso importante, allora sarà facile la formazione di un grosso ematoma, che agirà per suo conto, trasformando il ca nale in una sacca; se venisse fratturato qualche osso, allora i frammenti pot,.-A_':Joéro essera proiettati all'intorno determinando altrettanti d;~verticoli, oppure i monconi essei per loro conto po:.· c· ~·P i!l'<' ~-.;~e~inare altre lesioni nei l<'H' l l1 , ircoi;t11nti. ...t._. di~. ,:io.,e '.2 .. J 1ra "',· ;'(r, .1, i ,!•eud ".... tem ente dalle possibilità. conte1.. r: ,r 01:1 .,t;,:::. fl,l'lHl'.~ ~vu ., di diverticoli, è sempre irregolare e ca ;·: ,iL, . 1t mou 0 che esso non decorra. superficialmente o per !, , ,,..:.,·~ :- ,,·~,.')Jre.

Questo fatto è dovuto specialmel.lte ai diversi gradi di resistenza. dei tessuti che il proiettile incontra nel suo decorso, !)Oichè esso, es,;eudo dotato di non troppa forza viva e di una. forma irregolare, può veniré facilmente deviato. A vremo così dei trngitti a baionetta, a spi rale, descriventi angoli di diverse a perture ; le maggiori irregolarità. nella direzione sono determinate dall'apparato scheletrico: quando il proiettile viene i.d urtare contro un osso, specialmente se non ne vince la coesione, può essere da questo d~viato nel modo più capriccioso, ed il proiettile viene così ad arrestarsi in parti addirittura talmente inaspettate, che la sua ricerca può riuscire difficilissima, o a determinare ·un foro d'uscita, che, ad un esame poco accurato, potrebbe essere scambiato, per la sua ubicazione, per un orificio d'entrata d i un'altra ferita. · Disseminato nel canale di queste ferite, molto più frequentemente che nelle altre, ci è dato ritrovare lllateriale estraneo, quale terriccio, pezzi di legno, frammenti di sassi, e sopratutto frustoli di indumenti. Questi i caratteri più importanti delle ferite prodotte da scheggiè dr granate e di bombe, q uando vengono esaminate subito o solo poco dopo. Più tardi, lasciate a sè, sopravviene fatalmente e rapidamente qualche complicazione infettiva, ed allora a questi caratteri si aggiungono e si sovrappongono quelli dell'infezione sopravvenuta.


486

SULL]!: PERI TE DA SCHEGGIE Dl GRANATA , E CO,

L'emorragia. è più a.bbDnda.nte che non nelle ferite da proiettile da fucile, che hanno azione più divaricante che lacerante, e che in quelle da pa.llette di shrapnel, anch'esse meno lesive, per la forma tondeggiante del proiettile; però non ha. nulla _di caratteristico, ed essa sarà più o meno abbondante, a. seconda dell'entità e del numero dei va.si colpiti, e a seconda del modo co~ cui questa. lesione vasale è avvenuta.. Nelle gravi lesioni, in cui il proiettile abbia, ad esempio, asportato quasi completamente un arto, può l'emorragia essere quasi nulla, e questo per il fenomeno d'a.ccar~occiamento delle pareti va.sali, già. cr·Hc-.,·into in chirurgia. civile, a proposito dei gravi tra.umi da strapi,atr~ì.::·_. d1e Ri possono avverare nelle moderne officine. .Anche ri:.1 lot~,..e nulla di particolare vi è da dire. Pure qui, come per i traurr.1 "$..g~nere, esso è in rapporto colla speciale reazione sensitiva del pazien~~o!la sede della lesione, col numero dei filetti nervosi sensitivi interessati ;- -n'ì,".; -~~i di lesioni gravissime, estese, il dolore può mancare per una specie' à; :.9~~ore della. parte. Questi casi sono accompagnati da shock più o meno inte·~ : A proposito di questa. complicazione, dirò che essa fu 'cù,. !!1-.~__os· servata ben raramente, poichè relativa.mente poche volte mi vennero inviati direttamente e rapidamente forlti dal luogo ove avvenne il ferimento (un'ottantina al più). Sia dalle mie poche osservazioni, sia da quanto ho potuto apprendere dalle storie cliniche dei pazienti a noi inviati, e dalla. conversazione con colleghi operanti vicino alla linea del fuoco, posso ritenere che lo shock si osserva specialmente nei feriti da scheggie di granat a, e la sua comparsa non è t anto in rapporto coll'entità della. ferite., quanto collo stato emotivo e coll'esaurimento fisico e nervoso del combattente. Più freq uente nei primi tempi, è ora. andato gradatamente diminuendo col crescere dell'abitudine delle forti emozioni e trepidazioni della guerra e dell'azione.

••• Le complicazioni, a. cui dà luogo questo genere di ferite, si possono distinguere in immediate, cioè verificantisi nel momento stesso in cui avviene il ferimento, ed in mediate, cioè q uelle che si manifesta.no parecchio tempo dopo. Alla prima categoria. appartengono le lesioni dello scheletro, dei nervi e dei grossi va.si. Sempre riferendomi ai casi caduti sotto la.


487

St:;LLE l'ERl'l'E DA SCHEGGIE DI GRANATA, E CC.

mia osservazione, le lesioni dello scheletro occupano il pr imo posto : nei 960 casi ho riscontrato 164 fratture, così distribuite: Cranio

5.

Ossa delln faccia

28

Vertebre Archi costali Clavicola Ossa del bacino

5.

Arto s uperiore Arto inferiore

mascellari 11. regione orbitaria 16, con 15 lesioni <lei bulbo. ossa nasali 1. 4, con tre lesioni del midollo. 7.

I

1.

\ 7 interessanti l'articolazione scapolo-omerale. 46 ) S > " del gomito. > del ginocchio. le articolazioni del piede.

Generalmente, specie nelle ossa lunghe, si trattava di fratture comminute, in cui talora e;itese porzioni ossee erano ridotte iu veri frantumi, ed i- framme nti erano cacciati anche a distanze rilevanti 9-al focolaio di frattura. I n quasi tutti i casi, nelle parti contigue alla frattura, si constatavano più o meno estesi scollamenti di periostio. Le mie osservazioni di lesione di tronchi nervosi e di lacerazioni di grossi vasi furono piuttosto scarse: Lesione di tutto il fascio nervoso del braccio . » del nervo radiale » ulnare. > ,, i> mediano. > > ascellare. sciatico popliteo esterno . ",> » facciale L acerazione contempornnett dell'arteria e vena omerale > dell'arteria omerale della vena omerale > dei va.si radiali. > dei vasi ulnari. » dell'arteria mediana interossE'a dell'avambraccio ,. della vena femorale . dei va!li poplite i (vena e arteria contem poraneamente) > ,. dell'arteria poplitea . dei vas i tibiali anteriori > b dei vasi tibiali posteriori .

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Nei primi 4 casi e nei 5 casi di lesione dei vasi poplitei, i pazienti 11,l loro entra.re in ospedale presentavano già segni più o meno estesi di cancrena umida da inanizione.


St:LLE .FERITE DA SCHEGGIE DI GRA!>ATA. E CO.

Alla seconda categoria, cioè delle comzJlicazioni mediate, iu questa mia memoria trov.ano posto solo le infazioni, poichè le .altre com plicazioni tardive (quali paralisi da compressione da calli ossei, da ci• catrici, aneurismi, ecc.) non si osservano cer ta mente in un ospedale da campo, per la breve degenza che i pazienti vi fanno. S opra le 960 ferite ben 850 circa presenta va.no fenomeni d i sepsi: se si considera poi che tra le 110 ferite immuni da infezioue, sono comprese circa 80, che mi sono capitate nelle prime ore del ferimento, si comprenderà che non è esagerata la mia affermazione : clte tutte le ferite da J1Cheggie di gra11ata, di bombe, e da proiettili esplosivi in genere, ,QM10 destinate fa.t almente a complicarsi di qu,alche proce.<1so infettivo. Questo fatto è dovuto alla. natura delle ferite, che q uesto genere di proiettili producono, ferite che ledono in sommo grado la vitalità

dei tessuti e ne riducono la resistenza; e ali' immancabile ioquioamento da parte di materiale estraneo, tr aspor tato ne lle ferite da questi proiett ili, che scoppiano a percussione, e che per la loro forma e per la loro minore forza viva, anzichè divari care o perforare ciò che eventualmente incon trano prima d i arrivare alla super ficie del corpo, lo lacerano e lo trascinano con se. Questo materiale est.raneo può essere costituito, come a bbiamo visto, da terriccio, sassi, pezzi di legno, ma specialmente dagli indumenti del soldato, i quali, data. le. vita che esso conduce in trincea, non possono essere che un fecondo semenzaio dei più s,ariati microrganismi. L'infezione più romim e è data da u n' infiammazic,ne necrotica, caucrenosa, sen za produzione di g as, a decorso rapido ed infilt rante. La regione si presenta tumefatta e dolente, i bordi della ferita sono di un colorito rossast ro, tendente al violaceo; i lembi cutanei si scollano più o meno estesamente in rapporto colla durata del pr ocesso, e dall'orificio o dagli orifì ci della ferita. fuoresce liquame poco denso,

icor0so, di colorito giallo sporl.!o. Più profondamente i muscoli hanno perduto !a loro consistenza. carnosa, almeuo nelle parti vicine _alla lesione; si presentano mollicci, sfibrillati, im pregnati di liqua.me torbido, copel'ti talora di est.ese mem braue grigiastre, ,erdastre. Questa infiltrazione ba ten denza ad estendersi rapid amente scollando i singoli muscoli per grand i estensioni, e formando delle pi0cole r accolte putride a livello degli spa zi preform ati. Qualche volta mi fu dato osservare, ad esempio, che per una ferita settica alla regione glutea, l' infiltrazione aveva scollato 11'1 faccie profonde dei glut ei, gl' interstizi muscolari posteriori della coscia, determinando la formazione


SULLE FERITE DA SCHEGGIE DI GRANATA , E CC.

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di un ascesso nel cavo popliteo; così purd l'infezione, iniziatasi in una ferita del polpaccio, aveva dissecato completamente la. fac cia profonda del tricipite e determinato u:·n a raccolta davanti alla porzione terminale del tendine d'Achille. Altre volte ci troviamo in presenza di grossi ascessi, a contenuto putrido, denso, puzzolente, formato dall'emulsione di tessuto muscolare mortificato e di membrane necrotiche : questi ascessi possono raggiungere delle grandi dimensioni e contenere t alora un litro ed anche più di essudato. Generalmente i vasi resistono all' infe zione; possono essere scollati per buona estensione e rimanere senza sostegno in , mezzo a Ila raccolta.: in questi ca.si si deve pensare all'eventu~Iità di un'emorragia seconda.ria. per erosione delle pareti vasali, q uantunque questa evenienza debba essere piuttosto rara. Io non l'ho osservata che una sola volta. I nervi, se non sono Jesi, reagiscono talora congestionandosi e tumefacendosi ; se sono stati lesi parzialmente o totalmen te dal proiettile, allora si assiste alla loro fatale distruzione, sia ascendente che discendente: si sfibrillano, si rammolliscono, cadono in necrosi: d ue volte ho osser vato questa nevrolisi infettiva. Il focolaio di fl'!l,ttura partecipa sempre al processo infettivo. Le scheggia libe're si necrotizzano rapidamente, il midollo osseo ass ume un colorito herastro ed una consisten za più dura, i lembi di periostio staccati si rammolliscono e ne residuano delle porzioni di osso s coperto, ohe danno ben presto il caratteristico suono dell'o.~so m01·lo. Più benigne, ma molto più rare, sono le infezioni piogeniche, con la formazione di un vero p,us ; allora l'infi ltrazione è più lenta ed il proc esso più localizzato. La temperatura è sempre elevata e le condizioni generali ri,elano una t-Ossiooemia più o meno grave. _. Nei casi di lesioni superficiali , multiple, che talora assumono l 'as petto, come ho già detto, di un t atuaggio, si osserva. sulla cute la com parsa di tante piccole elevazioni, dove si nota una parte centrale o scura (corpo estraneo) circondata da un alone r ossastro reattivo; più tardi si ha la. formazione di tanti piccoli a.soessolini, che aprendosi, sia. spontanea.mente ohe artificialmente, eliminano il materiale estraneo in essi contenuto. A ccanto a queste infezioni che non hanno nulla di specifico, le ferite in questione soggiacciono, più facilmente delle altre, ad alcune infezioni ohe hanno una fisonomia pa.rticolare, e c he la patologie. inquadra in altrettanti ca pitoli ben definit i. 0


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Voglio parlare dell'infezione tetanica e dell'infezione gasosa. Fortunatamente nel nostro ospedale non abbiamo avuto a deplorare in tutto che due casi di tetano, a decorso per0 gravissimo e seguiti da morte, non ostante le cure più energiche. In un caso si trattava di un ferito da scheggia di granata al 3° medio del braccio con frattura comminuta dell'omero, e fenomeni gravi di sepsi. L'infezione tetanica sorse molto tardivamente, cioè oltre 50 giorni dopo, quando il paziente si t rovava in via di guarigione. Nell'altro (prigioniero austriaco) si trattava di una ferita di bomba a mano ad un braccio, con recisione del fascio vascolo-nervoso, con necrosi incipiente da inanizione alla mano e all'avambraccio, e cancrena ga.sosa del braccio e della. spalla. Il tetano insorse 7 giorni d opo che ei:a. sta.te. praticata. la disartic9lazione dell'arto, q uando il decorso si presentava. ottimo sotto tutti i rapporti. In entrambi era stata fa tta l'iniezione ant itetanica preventiva. Molto più numerosi sono stat i i ca.si di infezione gasosa. Questa grave complicazione venne preponderatamente osservata in ferite da. scheggie di granata e di bombe a mano. Sopra 29 casi, ben 23 appartenevano a questo genere di ferite. Non mi intratterrò in questo argomento a vendolo svolto già ampia.mente altrove (1 \. Iu altri due casi l'infezione si era manifestata con placche rilevate di color bronzino, senza produzione di gas, con fenomeni di disfa.cimento e di necrosi specialment e nel sottocutaneo, senza tendenza. ad invadere i tessuti profondi subfasciali, accompagnata da tempere.tura piuttosto elevata. Si trattava di due feri te da. scheggia di p;r a nata : in un paziente l'infezione aveva. sede alla faccia. interna della. coscia sinistra, nell'altro, negli involucri dello scroto, estendentesi alla regione sopra.pubica e alle due reg ion i inguinali. Credo si trattasse di quella forma infettiva conosc iuta sotto il nome di erisipela bronzina del V elpau. Voglio ancora accennare ad un caso di flemmone ligneo riscontrato sulla faccia interna del 3° medio della. coscia, 16 giorni dopo il ferimento. In det ta r egione si notava una tumefazione ovalare, grossa. come il pugno, avente sede nel tessuto connettivo sottocutaneo, di consistenza durissima, dolente all!i- pressione, coperta. da cute pres sochè normale e sormontata da una piccola cicatrice recente. In mezzo ( I) , · . le mie puhhlicRzioni sn !J"infpzione gft~OSR delle ierite : GioNuile delCA ccade.,,da di .ll ed. cli T o ri110, dicembre 1!115. - Giornale di .lledici1'0 Militare, j;?<2' n n aio I \J I•,. - L a Clin ico Chir11r[1ica , marzo l !1 I (i.


Sl.iLLE FER ITE DA SCHEGGIE DI GRANATA 1 ECC.

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al tessuto connettivo fibroso, che costituiva la t umP.fazione, bo trovato una piccola scheggia di bomba a mano, in un piccolo ascessolino non più grosso di un cece.

••• La. diagnosi cli!ferenziale tra. queste ferite e quelle prodotte da proiettili di altra natura. (fucile, shrapnel) non è d'importanza teorica, ma eminentemente pratica. Se si possono abbandonare a sè con una semplice disinfezione esteriore e medicazione protetti va le ferit_e da proiettile da fucile ed anche da pailette di shrapnel, non è certamente prudente usare lo stesso trattamento colle ferite in parola., data, come abbiamo visto, la facilità con cui queste si infettano, e la gravità delle infezioni. Del r esto la diagnosi delle ferite da scheggia di granate e di bombe presenta ben poche difficoltà. L'aspetto dei l" ro orifìci è così caratteristico, che anche la pratica di pochi casi può guidarci con sicurezza. 'l'alora il proiettile da fucile può determinare fenomeni di seoppio a li\'ello del foro d'uscita, determinandovi delle alterazioni del tutto simili a quelle che si rieçontrano negli orifici da. scheggia di granata. Resta però l'aspetto dell'oriffoio d'entrata, che conserva i caratteri dell'orificio da proiettile da fucile, e che non ci può permettere l'errore. . Talvolta. accade che un proiettile da fucile si deformi, quandoprima di ferire venga ad urtare contro qualche corpo resistente (proiettile rimbalzato): allora sia il foro d'entrata che quello d'uscita può mentire !'a.spetto di una ferita da. granata; in questi casi il dia• gnostico differenziale è inutile, poichè le al terazioni che il proiettile produce ed i pericoli che la ferita. presenta, la fanno rientrare, specialmente riguardo all'intervento, nella categoria delle lesioni, di cui ci occupiamo. Il foro d'entrata e d'uscita delle ferite prodotte da pallette di shrapnel hanno un 11spetto troppo caratteristico, specialmente per quel che r i· guarda la loro forma, per poterci permettere qualche dubbio. L'interrogatorio dei pazienti, se mai, potrà esser ci di grande aiuto, poichè quasi sempre essi hanno saputo riconoscere il loro agente feritore. F ormulata la diagnosi per quel che riguarda l'agente feritore, resta. un altro quesito importante: esiste o non esiste ritenzione di proiettile? di materiale estraneo?


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Siccome il pericolo dell'infezione dipende essenzialmente dalla permanenza di questi agenti nei tessuti, si comprenderà l'alto valore <li una risposta precisa a questa domanda. Nelle ferite limitate al solo sottocutaneo o a strati superficiali, specialmente a ridosso di superfici ossee larghe, la palpazione esteriore può esserci di grande utilità. Quando poi il proiettile ha determinato un solco completo nelle pa, ti interessate, la semplice ispezione -ci illuminerà sul diagnostico. Più oculato e più circospetto deve essere l'esame quando il proiettile ba determinato una ferita a decorso profondo, specialmente in parti molto carnose e nei casi complicat i a frattura di ossa lunghe. Anche quando esiste nn e,idente· foro d 'uscita, 110n bisogna affrettarsi .ad escludere la permanenza del proiettile: può darsi che non una, ma due o più scbeggie siano entrate dallo stesso foro e non esserne fuoruscita che una; può darsi pure che l'orificio, che noi, ad un esame poco attento, abbiamo considerato come determina.io dall'uscita del proiettile, sia stato prodotto · magari da scheggie ossee e dal mon·COne di un osso fratturato, in seguito ridotto al posto di medicazione. Tutte queste eventualità mi sono occorse, e parecchie volte la presenza del proiettile, talora da me esclusa, mi ,eniva. rivelata e dall'atto operativo (sbrigliamento per drenaggio) che mi faceva cadere su di esso, e dal persistere, non ostante un buon dren aggio, deila tem pera tura e dei fenomeni di SP:'3:,. ~ qus.lche volt a anche dal colore nerastro, metallico, ,. l'Ìa vedevo assumere dagli zaffi e dal secret o della feri ta, nella successiva medicazione. Quando poi esistono più fori, allora la risoluzione del q uesito è più complessa, poichè, per il decorso ca priccioso, che, come abbiamo visto, possono assumere i proiettili di granata, non sempre si può ben valutare la natura degli orifici che noi esaminiamo. Nelle ferite profonde, ad un solo foro d'entrata, bisogna sempre sospettare la presenza del proiettile e di materiale estraneo. Jn tutti questi casi sospetti abbiamo a nostra disposizione un mezzo diagnostico molto importante e molto comodo: l' esplorazione .di1·etta del tragitto della fe1·ita. Nel proporre questo mezzo d'indagine, so di venire ad urtare ,cont ro prescrizioni r ecise ed assolute, che informano, a proposito dell'esplorazione delle ferite, alcuni « vade ruecum > del chirurgo in guerra, od articoli scientifici , che si sarebbero giovati dell'esperienza delle guerre più recenti. Secondo i lo1·0 autori, il sondaggio e l'esplorazion e a;gita le delle ferite, sar ebbero presidi dù1gnostici imprudenti, inutili, p ericolosi, che si don•ebbu o i;enz'altro p ros<:rit:er e. Pe1· ponderata


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e scrttpolosa esperienza sento' di potermi ribellare contro qneste asserzi.oni, pere/il troppo dogmatiche, troppo .àssolute. Condivido la loro opinione per quanto riguarda. il sondaggio delle

ferite con specilli od a.Itri strumenti, poichè li considero con loro mezzi diagnostici inutili e non adatti; ma l'esplorazione digita.le può esserci di grandissimo aiuto, quando venga praticata. naturalmente wm grano salis, cioè tenendo conto della sede della ferita, delle sue condizioni e dei mezzi che si hanno a disposizione, per poter rendere questa manovra scevra, o quasi, di qualsiasi pericolo d'inquinamento. Riguardo alla sede, le ferite penetranti in cavità sono a~compa• gnate generalmente da un insieme di sintomi abbastanza chiari, da. non essere neces~a.ri alt ri procedimenti per stabilire la loro diagnosi; ad ogni modo per quelle sospette è regola elementare di chirurgia.. di evitare qualsiasi esplorazione. Riguardo ai caratteri ed alla natura delle ferite. bisogna considerare che io parlo di ferite, che, come abbia.mo vi sto1 se non lo sono già, sono fatalmente ~lestinate ad infettarsi, e questo, n on tanto perun ul_ter iore inquinamento dall'esterno, ma per quello già avvenuto al momento stesso del ferimento : il pericolo cli infezione, che preesiste profondamente, s'impone su quello che eu~ntualmente pu,ò portare il ditoesplorlitore.

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Del resto abbia.mo a nostra disposizione, e dovunque, il m ezzo per rendere la nostra esplorazione del tutto i nnocua, o quasi. La t intura... di iodio, entrata così trionfalmente in questi ultimi anni nel dominio dell'asepsi, risponde molto bene allo scopo, ed applicata. come mezzo di a.sepsi alle mani del chirurgo, può darni un buon affida.mento, tanto più nel caso particola.re, dove si tra.tta. cli un'esplorazione che richiede un contatto molto breve. Per q ues:.e varie ragioni è- mia opinione, non solo che si posM, ma che si debb,i praticare sempre l'esplorazione cligitale delle fer ite in qne· stione. Qualora l'orificio d'entrata. fosse troppo ristretto, un colpo di

forbici ce ne permetterà l'accesso. Questa manovra ci servirà a riconoscere la direzione del tragitto, l'eventuale presenza di diverticoli, di proiettili e di altri corpi estranei, di valuta.re le lesioni profonde, e di gnidare ed orientare, come ve~remo, il nostro ferro operatorio nell'intervento. Comportandoci in questo modo, quant e ferite, g iudica.te dall'aspetto <lell'orificio d'entrata. punto pericolose, e passibili di una. semplice medicazione, si riterrebbero invece bisognose di un pronto ed ampio sbrigliamento, di una pulizia ben acctirata., di un drenaggio ben appli,.;ato !


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Per quel che riguarda. la complicazione infettiva. più comune surricordata, la diagnosi sarà posta facilmente tenendo conto del1a curva termica., dell'aspetto della ferita e della parte interessata. Le altre infezioni, diremo cosi, specifiche, sono ormai troppo note e troppo _caratteristiche, perchè non possano essere facilmente riconosciute.

La prognosi di queste ferite dipende in primo luogo dalla gi:a.vità della lesione e dall'import.a.nza degli organi colpiti. Ad ogni modo, anche nei casi che potrebbero apparire lievi, bisogna sempre tener conto della grande facilità dell'infezione, e della gravità. che questa suole assumere ; ne con.segue, quindi. la grande imp01·tanza. elle deve ave1·e la pi·ofilassi di queste infezioni.

••• A poco a poco, sfatate da.Ila dolorosa esperienza. quotidiana., sono cadute le grandi speranze riposte nella medicazione istantanea colla tintura di iodio, come mezzo per prevenire ogni ulteriore complicazione settica, almeno per le ferite di cui mi sto occupando, non già perchè il metodo asettico della tintura di iodio abbia perduto le sue preziose attribuzioni, così largamente riconosciutegli in chirurgia civile, non già. perchè una prima medicazione bene applicata. sia insufficiente . a difendere una ferita da un ulteriore inquinamento, ma perchè, come ebbi occasione di dire più sopra, in questi ce.si la causa dell'infezione non proviene dall'esterno, ma si è gia insediata. p·rofondamente nella compagine dei tessuti, al momento stesso del ferimento, tra.sporta• tavi dal passaggio e sopratutto dalla permanenza del proiettile o di altro materiale estraneo. L'applicazione della medicazione alla tint.ura di iodio può, dunque, essere ancora efficace, come mezzo profilattico, per quelle ferite, che l'esperienza ci dice, generalmente di per sè stesse asettiche (ferite da proiettile di fucile); per le altre è insufficiente e qualche volta. dannosa, poichè la formazione di una crosta, favorita dal contatto della tinture. di iodio coi secreti della ferita, può condurre all'occlusione completa dell'orificio, erl impedire così un drenaggio spontaneo, talor a provvidenziale. Quando, dunque, il pericolo delle ulteriori complicazioni infett ive risiede nella compagine dei tessuti interessati dalla ferita, quivi la


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profilassi deve esercita.re la. sua azione, e quest'azione non può essere esercitata che da un intervento pi:ecoce, oculato, sufficiente. Per quanto il trattamento, dato il suo scopo abortivo, dia maggiori garanzie di successo, quanto più esso è precoce, si comprende di leggeri, come esso non possa venire applicato nei primi posti di medicazione, dove il còmpito esclusivo è quello di fornire il soccorso urgentissimo e provvedere per un traspor to comodo e razionale del paziente, ma bensì nelle sezioni dì sa11ità e negli 06pedaletti da campo at;anzati. Generalmente il ferito arriva in queste unità. nelle prime 12 . o 24 ore, quindi in tempo p erfettamente utile, poichè, tranne in rarissimi casi di decorsi fulminei, l'infezione generalmente in questo periodo di tempo non ha avuto ancora il tempo a svilupparsi o, almeno, a. raggiungere proporzioni al:armanti . Questo intervento non richiede nè cognizioni chirurgiche elevate, nè un istrumentario particolare, potendo, nel caso, essere suffi.cieuti un paio di forbici e qualche pinza emostatica, non avendo altro scopo ohe di modificare favorevolmente le condizioni della ferita, senza occuparsi delle sue ripa.razioni ul teriori. Esso si può riassumere in 4 momenti principali : sbrigliamento, allontanamento del materiale e,traneo, disinfezione, d1·enaggio. Come ho detto più sopra., a ppena. un 'ottantina di casi giunsero al mio reparto nelle prime ore e nella prima g-iornata del ferimento; sono sempre intervenuto obbedendo a questi concet.ti generali, e poichè ho avuto sempre dei risultati soddisfacentissimi, mi <.:redo antorizzato di citare il mio modo di procedere in proposito. . Procedo a.nzitutto ad un .rapido e breve int errogatorio del feri to per· stabilire la natura del proiettile feritore per poter dare la precedenza (a. meno che non intervengano motivi d'urgenza) ai feriti da scheggie di grana.te. e di bombe a mano. Allontanata la. medicazione, faccio un rapido esame esterno, essenzialmente pal patorio, per valutare la vitalità. della parte, la reazione dolorifica, la eventuale presenza di corpi estranei superficiali, )'esistenza di fratture o di raccolte di qualsiasi natura; passo, quindi, alla disinfezione dei margini della ferita e delle parti circostanti, per una buona. estensione, con alcool iodato; infine pratico l'asepsi delle mie mani con un'energica e rapida lavatura collo stesso liquido. Procedo, poscia, all'esplorazione digitale della ferita, e, mediante manovre dolci, cerco di orizzontarmi sulla direzione del tragitto e rendermi conto delle sue condizioni, dell'entità. delle lesioni profonde e della eventuale presenza. di corpi estranei. Siccome lo scopo dell'intervento è la detersione della ferita, l'allontanamento dei corpi estranei e l'aggressione dell'infezione, se ha.


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SULLE FERITE DA SCH EGGJE DI GRANATA, ECO,

già cominciato a manifestarsi, gli sbrigliamenti sono sempre sta.ti da. me pratica.ti con tagli molto ampi, sia a li vello degli orifìci, che lungo il canale della ferita. Il tagliente da me preferito è la forbice retta. a punta smussa; con questo strumento lo sbrigliamento riesoe rapido, facile, tanto più che il dito esploratore mi permette di regolarmi sicuramente sulla direzione, ampiezza, profondità. del taglio, e di va• Iuta.re la qualità. e la topografia dei tessuti da incidere. Fattami così ampia luce in tutte le parti della ferita, posso riconoscere de visu, coll'aiuto di divaricatori, il còmpito che mi resta. da, assolvere. Se intravvedo od indovino recessi e diverticoli, questi ven· gono alla loro volta. sbrigliati ed esplorati. Con queste manovre difficilmente sfuggono i corpi estranei anche più reconditi, e quasi sempre nella prima seduta sono riuscito ad allontanarli completamente. L'allontana.mento viene eseguito mediante pinze, oppure per mezzo di un cucchiaio smusso usato prudentemente. Se esiste frattura., mi limito ad allontana.re solo le scheggie libere, rispettando non solo quelle unite ancora all'osso per mézzo di lacinie periostee anche sottili, ma. anche quelle aderenti ai tessuti circostanti. Procedo poi alPemostasi: direttamente per i va.si di qualche impor· tanza, essendo sufficiente ad arrestare le piccole emorragie lo zaffo e l'acqua ossigenata. Questo liquido ha sempre goduto e gode tuttora la mia preferenza. nella disinfezione delle ferite, e poichè mi ha dato sempre buoni risultati, non bo creduto di esperimentare altri antisettici, che l'altrui esperienza consiglia come ottimi. All'azione disinfettante blanda, non irritante per i tessuti, associa un'ottima. azione detersiva, poichè le bollicine di ossigeno, che si sviluppa.no dal suÒ contatto coi tessutit portano alla. superficie i minutissimi corpi estranei, che altrimenti non si potrebbero allontanare. Nelle ferite a fondo cieco, riguardo all'opportunità della. controaperturn, bisogna. naturalmente regolarsi secondo le esigenze dei singoli casi. Quando l'orifizio della fenta si trova in posizione de• clive rispetto al suo canale, in rapporto alla posizione, in cui dovrà adagiarsi in seguito la parte interessata, allora la. controapertura può essere del tutto inutile: è necessaria, quando queste circostanze non si verifica.no, ed allora. essa. servirà a ppunto a stabilire tali circostanze. Il p unto dove verrà praticato il n uovo t aglio sarà determinato dall 'interno della ferita verso l'esterno, sia per mezzo del dito, sia per mezzo di un istrumento smussato, che divaricando i tessuti verrà a riusci re e a determinare una sporgenza sotto la. cute nel luogo propizio. Incidendo e sbrigl iando in tale località, si avrà una controaper-


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tura che risponderà a.I suo scopo. Ta.lora una. sola. controa.pertura. non può essere sufficiente per un buon drenaggio. Questo succede specialmente nei ca.si di decorso ca.pricoioso, a. cui ho accennato, del"tragitto della. ferita.. Abbia.mo visto che talora., per la. resistenza. incontra.te. nei tessuti da.I p roiettile, ed a.nche per la posizione in cui si trovava il soldato all'atto del ferimento, il proiettile può comportarsi in modo da descrivere, nel suo decorso, un angolo di apertura. variabile, Allora sarà. prudente praticare un'incisione, che arrivi sino al canale della ferita, nel punto ohe corrisponde all'apice di questo angolo. Frequentemente in te.le loca.lità, in questo angolo morto, mi fu d11.to ritrovare del materia.le estraneo, specialmente frustoli di vestiti, che altrimenti sarebbero certamente sfuggiti alla mia ricerca. Il drenaggio da me usato è sempre stato il drenaggio capillare per mezzo di compresse di garza al vioformio o allo iodoformio: lo zaffo non deve mai essere stipato nel tragitto da. drenare, se non si vuole ottenere l'effetto opposto. Gli istrumenti che mi ha.nno servito all'intervento ven·g ono passati volta per volta. ad un a.iuta.nte, che a.bbia. esso pure fatta una buona. a.sepsi delle sue ma.ni; il quale avrà cura di nettarli accurata.mente

con cotone o garza. imbevuti di alcool iodato, ed immetterli in un recipiente, dove continua a. bollire dell'acqua. In tal modo posso passare rapidamente e con una. certa garanzia per l'asepsi da un ferito all'altro, provvedendo di volta in volta. alle mie mani con un rapido lavaggio ed un'energica frizione con alcool iodato. Quando l'infezione si è insediata con tutte le sue conseguenze variabili per gravità ed a.spetto a seconda. del111. sua natura, allora la ma.nsiOfl.e del chirurgo acquista maggiore responsabilità e richiede maggiore oculatezza. La terapia del tetano è troppo conosciuta, perchè io debba qui occuparmene. Ho curato i miei due casi con iniezioni endorachidiane di siero antitete.nico curativo e con iniezioni endovenose di acido fenico, senza ottenere alcun r_isultato. Per quel che riguarda l'infezione gasosa, per la mia opinione ohe mi son fatta in proposito, per la cura ed i risultati ottenuti nel mio reparto, rimando ai miei lavori più sopra citati. Nei due ca.si di erisipela bronzina. del Velpau, mentre in un caso ( dove l'infezione aveva sede alla coscia) è bastata l'incisione e lo scollamento della parte colpita per arresta.re il processo, nell'altro ho dovuW procedere alla scrotectomia totale ed a.Ilo sbriglia.mento delle due regioni inguinali; solo con questo intervento energico ho potuto arrestar~ l'infezione. Le ghiandole seminali si sono mantenute sane, 3! - Giornalt di m ell;ina millta,·e - Fase. ,·11.


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SULLE PKRITE DA SCBBGGIE DI GRANATA, ECC.

ed il paziente, quando lasciò l'ospedale, era in condizioni tali da. dare buona speranza alla possibilità di una prossima operazionè di plastica r iparatrice (V. fig. 2a). Nelle altre infezioni più comuni: che si presentano con quei caratteri cancrenosi, necrotici, che più sopra ho descritto, l'intervento da me usato è presso a poco quello da me consigliato più sopra, come primo trattamento delle ferite in q uei:itione, e, come q nesto, deve prefiggersi i seguenti scopi: 1° Sbrigliamento degli orifici e del canale della ferita e controapertura, che assicurino il buon funzionamento del drenaggio;

FW. l".

2° Allontanamento dei proiettili e del materiale estraneo; 3° Disinfezione, mediante sostanze antisettiche, della ferita, di tutti i recessi, e degli spazi dovuti a.Ho scolla.mento; 4° Drenaggio. Lo sbrigliamento in questi casi deve essere sempre molto ampio; meglio l'eccesso che il difetto. Esso deve interessa.re sopratutto gli interstizi muscolari, e non arrestarsi ohe là dove i tessuti siano decisamente sani. L'allontanamento dei proiettili e dei corpi estranei deve essere completo: la permanenza anche di picco1a quantità. di materia.le estraneo può sempre compromettere l'esito della cura e dar luogo a gravi complicazioni. 1l non essere le unità. se.nitarie avanzate fornite di apparecchi radioscopici costituisce altra. importante ragione per essere generosi negli sbrigliamenti. Per la disinfezione delle ferite, C(lme ho già detto, l'anti@ttico da me preferito è l'acqua. ossigenata; la lettere.tura medica consiglia anche altri ottimi antisettici, tra i quali i più quotati sono :


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Il liquido di Dakin, a base di carbonato di sodio e di ipoclorito di calcio; La soluzione ·di acido fenico al 5 p. 100 ; La soluzione di permanganato potassico al 5 p. 1000. Nei e.a si complicati a fratture comminute, dopo l'intervento, applico subito un bendaggio gessato immobilizzante, dove faccio praticare il giorno dopo delle ampie finestre a livello delle varie aperture per le successive medicazioni.

*•• Seguendo un tale indirizzo posso dichiarare di aver avuto risultati molto incoraggianti. Sopra gli 80 casi, dove ho potuto intervenire in prima giornata, quantunque in parecchi casi si trattasse di lesioni gravi, estese, sia delle parti molli che dello scheletro, non ho mai dovuto ricorrere ad a tti demolitivi; nel decorso postoperatorio non ebbi accidenti di sepsi nè di altra natura.; un solo morto per anemia acutissima. (lesione dell'arteria poplitea), che giunse a.ll'ospeda!e in istato preagonico. Negli altri ca.si, in cui l'infezione si era già manifestata. (a parte i casi di setticoemia ca.ncreno-gasosa), solo in tre casi ho dovuto intervenire con atti demolitivi esclusivamente per fenomeni settici, e la morte, avvenuta nonostante la demolizione, dimostr~ in quali condizioni di gravità era.no i pazienti all'atto dell'intervento. Ebbi 23 casi di morte così distribuiti: Per lesione di visceri addominali 1 ; > del cervello 2 ; ,. del midollo spinale B ; Per tetano 2 ; Per setticoemia cancreno-gasosa 8 ; Per cancrena gasosa 1 ; Per emonagia secondaria 1 ; Per setticoemia non s pecifica 6, compresi i 8 amputati sopraccennati.

Zona di guerra, aprile 1916.


500 ·

NOTE PREVENTIVE COMANDO SUPREMO D&L R. ESERCITO. -

S&RVIZIO SANITARIO.

IL PANE DEL SOLDATO IN TRINCEA.. - Note. dei dottori Pietro Caft:llll, maggiore medico, vicedirettore, e •·euce Pullè, capitano medico, addetto. Un argomento che ha importanza igienica notevole e quello del pane da fornire al soldato che sta nelle trincee sulla linea del fuoco. Si direbbe che e facile risolvere tale questione dandogli il pane di qualità. migliore. Ma il difficile sta appunto nel decidere quale ·sia il pane a cui si debba attribuire questo epiteto di migliore. Da poi che i decreti luogotenenziali dell'8 gennaio u. s. riguardanti il censimento e la requisizioue del grano persuasero anche i più sordi di quanto era già nell'animo della maggioranza, e cioè della necessità per .gli Italiani di fare la mas~ima economia sul pane, onde la nazione fosse il meno possibile mancipia della importazione sempre più difficile e costosa quanto più crescono i noli di navigazione e il cambio dell'oro, da poi, diciamo, che la persuasione èi tale economia divenne questione patriottica, scrissero scienzie.ti e profani, legislatori e igie· nisti, tutti per verità con molto amc,re di patria, e scrivono tuttora. disputando sulla via migliore per giungere a questa me.ssime. economia. Tutti sono d'accordo nel dire che il pane integre.le e i l migliore dal lato economico, perche utilizza tutti gli elementi del grano del frumento. E questo primato si acrorde. al pane integrale anche dal lato dell'efficienza. nutritiva, ma quando si arriva a parlare della digeribilità dei vari tipi di pane, fioriscono i più diversi pareri. Ram01entiamo che i tipi di pane più noti in commercio sono tre: 1° il pane di pasta molle, detto anche pan francese (pe.gnottine, kiff'el e simili); 2° il pane comune fatto di farine. burat tate., e di questo vi sono moltissime varietà, di colore più o meno scuro e. seconda che viene levata dalla farina più o meno crusca i U0 il pane integrale o completo in cui si utilizzano tutti gli elementi del grano del frumento, crusca compresa. L'opinione genere.le su questi tre tipi di pane è che la dige ribilità sia in ra• g ione inverse. della quantità di crusca che e contenuta nel pane, perche si dice cha la crmcica contenendo celi ulosa, venga difficilmente intaccata de.i succhi gastrointestinali, e perniò riesre. indigesta. Questa opinione rerò è alquanto gratuita, imperocche a noi pare che vada. confondendo digeribilità con assimilazione. È v ero cioè che la. cellulosa non viene attaccata bene dai succhi gastrici e che le cellule aleuroniche della crusca passirno pressoché indisturbate attraverso il ca• ne.le gastro-intestinale. Ma il fatto dell'essere non assimilabile una parte della crusca, non vuol dire che la. crusca riesca indigesta nel senso che non possa attraversare con facilità il d.etto cane.le. Quanti cibi noi non inghiottiamo ricchi di cellulose. e che digeriamo benissimo, anzi riescono igienici? Si aggiunge. che gli studiosi, i qui1li non si sono limitati alla superficialità nella questione del pane, hanno dimostrato che nella crusca vi sono delle sostanze, degli olii, i quali


NOTE PRBYENTIVE

501

hanno ve ramente potere digestivo e giovan o non solo alla digeribilità del pane impastato con la cr:isca, ma aiutano anche la digestione del restante bolo alimentare (1): L'azione della crusca può dunque divenire opportuna quando per condizioni speciali l'intestino non funzionasse normalmente. Questa considerazione è della massima importanza e sovr'e,ssa facciamo fondamento per trattare la questione dal punto di vista iJ?ienico pe\ soldato e diremo anche più precisamente pel soldato che sta in trincea e che vive perciò una vita specialissima. Quello che ci interessi\ sulla questione del pane è ndunque lo stabili re quale sia la qualità di pane più adatta per la digestione del soldato, di trincea. Noi non l'!taremo perciò a discutere se sia più nutritivo il pane di pasta molle o quello più o meno abburattato, o quello non abburattato affatto: concediamo anzi a p1'iori che il pane cosiddetto bianco possa essere, a parità di volume, piu ricco di principi nutritivi del pane meno abburattato o dell'integrale ; ma per o.;servazioni e constatazioni fatte di persona nelle trincee, noi siamo entrati nella convinzione che ai soldati, almeno quando vivono in esse, se non sempre, sia opportuno e necessario fornire pane integrale A parte dunque il lato economico, noi affrontiamo come problema sanitario di guerra la ques tione del pan!', e passiamo senz'altro ad es po?Nl le ragioni per le quali proponiamo di fornire al soldato di trincea pane integrale, in sostittlZione di quello che mangia att ualmente abburatta to al1'85 p. 100, pure ammet tendo che questo sia buono anch'esso, sotto molti rapporti. Qualcuno ci obbietterà che il bene è nemico del meglio, e che perciò potevam_o risparmiare la presente nota. Ma noi diciamo che la questione dell'alimentazione del soldato, di precipua importanza sempre, lo è molto di pi·.'.: in guerra, e non si può dire mai abbastanza studiata, perchè è cosa nella quale anche i det• tagli hanno importanza massima. Oggi poi, dopo aver visto con quali metodi s i svolge l'attuale guerra, si può e si deve tornare sopra ad alcuni problemi sanitari militari, fra cui anche quello dell'alimentazione. La vita di trincea è, come o rmai tutti sanno, una vita che ha fisonomia. specialissima, e secondo le nostre osservazioni anche la razione alimentare, che il soldato consuma in essa, deve essere adattata a questa specialità e modificata in senso adeguato. Abbiamo osservato nei soldati di trincea una serie di disturbi attribuibili alla cattiva digestione, non per colp11. della razione ohe è riccR e buona, ma pei cibi di cui è composta, troppo concentrati relativamente alle abitudini dl'gli stomachi e intestini che debbono digerirla, Tutti sanno che mala digestio nulla felicitas, la cattiva digestione cioè deprime il m orale anche quando non è fonte di una vera e propria malattia. Vi è stato un condottiero che è giunto ad affermare che il coraggio del soldato sta nello stomaco, e se in ciò è dell'esagerazione, resta nondimeno vero che l'uomo è s econdo quello che mangia, che cioè vi è un intimo e diretto rapporto fra la nutrizione e la produzione di lavoro materie.le e intellettunle. Non v' ha eh i non veda che se il soldato deve avere in ogni momento pronto il massimo delle sue forze, è più che mai in trincea che esiste questo bisogno. Già i Romani variavano la. razione del soldato a norma della fatica, della stagione e della regione (I) Pare che nell'involucro del chicco di g rano siano le vitamine, che a,·rcbbero apeoiale azione nell'equilibrio del ricambio materiale. Animali nutriti con grani decorticati a.i aono ammalati con fenomeni a.utossici che, sono scomparsi col porre cr usca entro al cibo.


502

NOTE PR EV!t~TIVE

che il soldato anda va a d incontrl\re, e 'l uesto modo di agire il del resto stato sempre u n a ssioma in zootecnia. Anche negli eserciti meglio organixzati si è ten uto mol to conto di ciò, e l'oculato nostro generalissimo, valente in ogni ra mo e che ha tutto fa t to in q uesta guerra, pose e pone la mass ima cura nello studio della alimentazione del soldato. Difatti l'odierna razione alimen tare, ricr.a. buona e va riata, corrisponde in esuberanza per numero di calorie a qua ls iasi più larga previsione di consumo muscolare e nervoso. Questa razione sodd isfa completamente e in og ni zona il soldato di qualsiasi arma, il quale, per un naturale istinto egoistico, è lieto di q uesta esuberanza che lo lascia tranquillo di potersi sempre e senza econo mia nutrire. Questo fatto h11 i mportanza indiretta, ma notevole anche perchè influenz& favorevolmente l'animo della fa miglia lontana del soldato, contenta pure essa di sapere che non ha n ulla da desiderare da questo lato.· E cosi, come è soddi.,fatto per la qualità. noi vediamo di continuo il solda to soddisfatto per la va r ietà. Ma egli non si accorge, nè può a ccorgersi, che in taluni casi questa al imentazione di cibi concentrati troppo, relativamente al suo tubo gastro-intest i nale assuefatto a cibi di maggior volume, gli va cagionand o dei disturbi che e gli spesso attribuisce ad altre cause, come la vita di t rincea, l'umi dità, la nostalgia della fam iglia e dei suoi luoghi'. Questi disturbi sono i seguenti: stipsi o diarrea. con emissione di feci scarse, brucianti e fetentissime, emissione di gas fetentissimi, cefalee, sensazioni di m alessere generale, di svogliatezza, di abbattimento, s,enso di calore interno, di bruciore a lla pelle, e talora vere forme es pulsive, eritematose o urtica.rie, temperature subfebbrili, talora fabbricole vespertine, tinta della pelle e sclerotica subitterica e talora itterica. più o meno ac· centu:1ta, urine dense, d i colore carico, spesso g iumentose, brucianti nell'emissione. Questa sindrome è quella dell'intossicazione intest inale. Non è frequente ma 11011 è neppure rari, per chi la ri cerchi nei solda t i di t r incea, i quali non banno l'opportunità come gli a ltri d i fornirsi di frutta o polente. o verdure nella quantità. che sarebbe loro necessaria per dare alla razione quel volume che il loro intestino è solito ricevere e dal q uale ve ngono eccitate le contrazioni peristaltiche. Chè se il soldato per ingordigia o senso d i vuoto t1,ntasse d i raggiungere questo maggior volume colla stessa qualità di cibi prendendone in più dai compagni, non verr ebbe che a facilitare la possibilità dell'intossicazione. È notorio che il contadino italiano, solito a mangiare polenta o in generale cibi di molto volume, non va ma i soggetto a stitichezza nè a tut ta quella sequela di disturbi, ben frequenti nelle classi agiate, provenienti dalla. stitichezza. E d è noto pure che oggidi i clinici p iù valorosi, e si p~ò d ire quasi tutti i medici, rifuggono dall'ordinare purganti c,mtTO l'insufficienza abituale della peristalsi e preferiscono ordinare una dieta appropriata povara di cibi concentrati. Solo nei casi i::,it'l ostinati ricorrono a me· dicamenti che non hanno altro compito che di dar volume al bolo alimenta re (fuchi, pa ne integrale, pane di avena, cura Rneipp). 8e l'intossicazione, quella almeno più avanzata, non si avvera sempre o più di spesso, ciò avviene per chè i visceri del soldato, che è g iovane e sa.no, sono for· tunatamente sufficienti ad equilibrare l'azione tossica dell'a lterato ricambio mat eriale. Riescono a d istruggere o espellere la materia peccans che si produce nel tu bo intes tina le dalla presenza in esso di un bolo alimentare fatto di cibi troppo concentrati e non bene assimila.ti o ritenuti troppo a lu ngo. L'adozione del pane integrale pei soldati di triucea, ol tre dare al bolo aliment are quel vol ume cui i loro intestini sono abituati, avrebbe anche il vantaggio che l'azione, legg.irmen te lassativa degli olii contenuti nella crusca, aumenterebbe


NOTE PREVENTIVE

608

la peristalsi in quei soldati provenienti da classi agiate o in quegli ufficiali che per ragioni congenite o abitudinarie vanno soggetti alJa stipsi e ai disturbi provenienti dall'intossicazione cronica. Si aggiunga che la vita di trincea, all'infuori dei giorni di azioni belJiche, è vita di guardia, e perciò non è movimentata come quella che il soldato conduce in caserma o al campo o nelle retrovie. Anche questo è uno dei fattori che aumenta la produzione dei casi di intossicazione intestinale e accresce valore igienico al pane integrale. Se si dubit11.sse che potesse riuscire ostico al soldato la sostituzione del pane integrale, perchè di colore più scuro delJa odierna pagnotta, proporremmo di fare la sostituzione gradualmente, in modo cioè che il soldato avesse facoltà di sce• gliere. Ciò si otterrebbe distribuendo ai corpi eguale quantità di pane, ma per una metà in pagnotta e per l'altra in pane integrale. Per curare aucbe meglio quell'azione morale che nelle colJettività ha molto ascendente e per prevenire il sospetto che, l'autorità militare debba o voglia fare economie sul vitto del soldato, bisognerebbe che oltre al ~uddetto graduale provvedimento, gli ufficiali adottassero il pane integrale e spiegassero il motivo della aostituzione, non dimenticando di dire che questo tipo di pane non è raro oggidl a vedersi anche nelle mense dei ricchi. Concludendo: noi proponiamo che ai soldati e ufficiali sulla linea del fuoco sia sostituito in modo graduale all'odierna pagnotta il pane integrale. Ciò per le ragioni igieniche suesposte, senza tener conto che con ciò si darebbe alla nazione il risparmio di parecchie centinaia di milioni. Zona di guerra, 16 maggio 1916.


504

NOTE PREYRXTIVE

CO)!A:SDO SUP8E)!O DE!, R. E SERCITO SE RV!.7.10 SA:SITARJO,

LA STANCHEZZA MENTALE DELLE VEDETTE NELLE LINEE DEL FUO~O. -

Nota preve ntivn dei dottori Pietro Casali, maggiore medico,

vice direttore e t'e llce Pullè , capitano medico, addetto.

Non abbinmo la pretesa di trarre oggi alcuna conclusiorie <lalle osservazioni da noi fatte. ma riteniamo ugualmente utile e doveroso re nderle di pubblica ra• gione per richiamare l'attenzione dei medici militari, che stanno fra le truppe operanti, sull'importante argomento che non fu mai preso sin qui in considerazione. Si è studiata. la. stanchezza menta.le degli scolari, e se ne sono ricava.ti dei dettami importantissimi per l'igiene scolastica. Si è potuto stabilire che qualsiasi lezione o conferenza non deve durare più di 45 minuti, che le lezioni delle ma• terie difficili devono essere fatte nella. mattinata, riservando il pomeriggio agli ,esercizi fis ici o ai mentali più semplici. Si è constatato che non attenendosi a. questa regola, la stanchezza mentale dà luogo a tale q ua.ntità di errori nei compiti e nell'apprendimento delle lezioni, da menomare notevolmente l' utili ti\ che avrebbero dovuto trarne gli alunni. Consci di questi risultati abbiamo pensato che s11rebbe stato prezzo dell'opera rictircare se le vedette delle truppe, cui è affidato un compito di vitale importanza, andassero soggette, e iu eh~ proporzione, alla stanchezza mentnle. Chè se questa cagiona nell'alunno diminuzione della. potenzialità di percezione di tutti i sensi, egual fenomeno deve avvenire nell11 vedetta, la quale, come lo scolaro, ha il dovere di concentr11re il massimo delle sue facoltà percettive nel compito affidatogli (1). Sembrerebbe intuitivo, per le condizioni d'ambiente in cui trova.si la vedetta, che questa dovess~ andare soggetta 111la s t1111chezza mentale molto più presto di uno scola1·0, anche tenendo in debito calcolo la diffttrenza. dell'età. Ma. si deve tener conto altresi dello sta to d'animo in cui si trova il soggetto. Come l'alunno s a che col perdere della lezione reca il maggior danno immediato a sè stesso, cosi la. vedetta sa. che col non attendere al suo dovere reca un danno che può giungere sino alla perdita della vita. sua. e di tutti gli altri che stanno dietro lui. Per q_uMtA éOns iderazione è pèr molte altril, che non stiamo ().Ui ad enumerare, perchè saltano agli occhi, è ovvio l'ammett ere che lo stato d'animo delle vedette, per tutto il periodo di tempo in cui si svolge il loro compito, è in una condizione d i tensione molto superiore a quella in cui s i trova l'alunno durante la scuola. P e r tale causa poi, deve apparire nella vedetta, più presto che in qualunque a ltro caso, la stanchezza mentale, l'esaurimento psichico. Si avverta che l'avvicendamento dei turni di guardia non è s in qui, o almeno (I) Riteniamo che nelle ,·edette si esplichi anche il Aen.oo, cosi detto, d ell'oriBn · tnmen to, cli cui tratteremo in altra pubblicazione llpposita.


NOTE PRB!VENTIVE

605

non ci consta che sia stato sin qui, regolato da norme dettate dall'igiene psichica. Ogni soldato oggi ba l'obbligo di montàre la guardia in turno con tutti gli altri sold'Lti della sua. compagnia.; qualunque sia il luogo o il momento, e la. durata della guardia è sempre o quasi sempre eguale per tutti i soldati. Ora, se questa eguaglianza di trattamento appare giusta dal lato militare, non lo è altrettanto dal lato psicologico. I casi da noi osserva.ti pongono già sull'avvertita in riJ!'uardo a ciò. Dalla disamina delle osservazioni fatte alla sera e al mattino successivo su un intero gruppo di o() soldati del 2'Jo fanteria, ,1he stettero tutta la notte di vedetta in una trincea a venti metri dagli Austriaci, risul ta e·v idente una differenza no• tevole e costante della sensibilità dolorifica misurata coll'algometro del Dona.Id (1). Questa evidente e costante differenza. non può essere causale, e ciò, a parte tutti gli altri casi, di cui parleremo altra volta, ci sospinge a comunicare subito agli sperimentatori che vorranno seguirci quanto appresso: 1° La sensibilità dolorifica misurata. coll'algometro del Dona.Id subisce profondi mutamenti durante una notte di guardia nelle vedette di prima linea; 20 Questi muta.m,mti sono, razionalmente, indice di variazione delle condizioni psichiche delle vedette; 8° Nel supposto, o anche nel solo dubbio, che queste variazioni corrispondano a $,anchezza mentale, è necessario eseguire sollecitamente più estese ricerche, onde determinare colla massima possibile precisione per quanto tempo possa una vedetta esercitare la sua potenzialità normale di attenzione; 4° Stabilita, a.Imeno in linea di media., la durata del tempo dopo del qua.le cominciano ad apparire i sintomi della· stanchezza menta.le, le competenti autorità. militari potranno e dovranno emanare gli ordini, per cui il turno delle vedette duri non tiiù di un da to tempo; 5° Per ora, s ulla guida delle nostre osservazioni, e per attenerci al sicuro, giudicheremmo prudente proporre: a ) che la, vedetta isolata s ia mutata. ogni mezz'ora; b) che sulla. linea del fuoco durante la notte le vedette montino la guardia a due a due per ogni ricovAro e per non più di due ore di seguito; e) che si formino drappelli reggimentali di scelte vedette, ottenute per eli• minazione mediante dati sperimenta.li scientificamente diretti. Zona di guerra, 1° giugno 1916.

(1) Abbiamo preferito questo strumento ai noti e numerosi estesiometri per consiglio diretto fa.~·oritoci dall' illustre fisiologo senatore Albertoni, che ci forni l'istrumento stesso, e noi siam ben lieti di rendergli q ui i più sentiti ringraziamenti.


.:506

NOT E PR E V B NTIVE

- - ---

-

-

-

Numero COGNOME E" !o.OME

DATA

LUOGO

I

2 Kaulo

B0100 C11pp uccto

Salzaoo Oiu,e ppe

II

. .

..

Carnazu Vlnceo~o,

Jig~

Peluzl Antonio.

!di>&

Caaall Pietro .

187'

Magg.med .

Pull~ Felice

1'366

Capit. oied.

Brut Italico .

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Pittore

Carrlerl Martino .

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carabinier e

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Id~

Soldato

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Automa

-progreeaivo

111

.

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I\' V VI

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Grado

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l"roletU Giacomo

X

5 !uulo

Monfalcone

Bru1 ltallco .

18TO

P ittore

Xl

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Caoll P l-tro.

1811

)fag11. med.

Caplt.med.

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J.3GO

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1858

Soldato

Xl\"

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IO lla1111lo

X\'l

• •

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.

. Oradi• ca

Pulli! Felice Cazzulli Aurelio Bale•t rl B111dlo

Cual i Pietro .

I II

1sg3

.

1877

Mau . med.

Corp,

• •

•

.

.XXI

.

.. .. . • .

XXII

•

Monte Cappuccio

Tapparlo! t:110

X XIII

20 Maggio

Lune t t a Canio&

Zacchh! Oalm)

l~:!7

Tenente

Boaab

X XIV

•

•

Soliou Lui11I .

li9l 'I

•

•

X \"11 X VI II

XIX

.:cx

.• •

(I) Le

PlreUI Pietro . Beo clvenga Fraoce,co Pull~ Felice Bolantlni Carlo

I

Capitano

1381

CanUe Il

: J.~il,I

S. Tenente HU. T en

I

Caplt.med .

I

l:!6'!

.

.t utomo

•

•

Soldato

lllauocco Vlnceoio .

Melacc l Fr11oc,,1co .

ld06

-•

Tenente 30 fante •••· mltrql.

.,.,

miaure al11ometr lclae ai rlfe rl1cooo a rhilo11ram111I, cmir<'l1~ Il ourntro 1no ID•lka la pressione di


607

NOTE PREVll:~TIVE

Ora della prova

I

I I Il

Grado Algometrico nella prova

ANNOTAZIONI 11)

In I IV

I

I

II

Jm \

10

11,SO

1'1

8SO

S10

460

1$

16,30

17

276

280

286

M

10,SO

17

230

2'0

200

11

16,SO

17

210

216

216

16

18,80

18,36

830

•o~

'70

16,SO 18,86 1a

ll

I

Condizione

IV

atmosferica I SerP.no

. .•

Il luogo preclao dove furono fatte le prove 6 1301co Cappuccio, lo trincea di prima llnea, ove ;luogevaoo di continuo l ucilate, bombe e 11noate. La terza prova apeclalmeute fu p~•a mentre lmperversa,·a un fuoco vloleotlsslmo. Idem. Idem. Idem. Idem.

.

ldem.

330

SllO

8~

026

16,SO 18,80

'85

06

.

16

,so

485

•

Cooduttore della ooetra automoblle fu au lul fatta la prima prova come ~ecooda a Gradllca, ed egli non ol • I nella gita.

3D6

810

Nuvoloso poi aereno

Le prove prime del 6 mag;Jo furono fatte a Udine prima della parte!Uol, le aecoude

14,80

390

18

18.SO

16,80 1.8,16

500

10

210

206

.

no

386

18

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870

10

18

500

S76

896

H

10,80

260

260

260

li

18

Il

16

Il 12

'

lo trincea di prima linea a Moofalcooe 1otto li Uro di bombe, qualcuna delle qul\ll ecopplO vicino a 1101. La tersa prova fu preoa a Udloe, subito dopo li ritorno.

Quato ,oldato e li .e11ueote ol &ti.etero lo a utomobile a Monfalcone.

Sertno

l!

13,16 14,36 18,40

216

195

210

265

I!

U,15 1,,86 16,40

560

3'10

390

365

l!

1',86 IMO

&26

'65

630

I~

18,(0

610

676

ll

La seconda prova fu fatta al Comando del reulmeoto.

La prima prova del JO maggio fu fatta a Udi.ne, la 1ecooda alla Lunetta di Boeco l'a ppucclo, la tersa al Dente del Orovigilo, la quarta a Gradite•.

l&,40

470

860

18,15

460

515

Queato 1olllato ,tette di guarcUa alla PN· aerella 1ull'Iao0zo dalle 12 alle 1' lo po1l1Jooe relath·amente sicura.

l3,J5 18,40 1',36 15,45

265

SllO

Cl 1lgoor tenente Tapparlo! cl accompaiDO r:.r tu~to U percono da Boloo Cappucc o, Monte Cappuccio, Dente del Grovlgllo, Lunetta C&nlca e Trllle@a C&Me da Morto.

13,:!0

206

u,.io

270

13

18

810

800

:llllogrammo, U numero 110 la pr-lone di un chilo e 10 grammi, e co1l d i eegulto.


508

NOT!t PliEVH:NTIVE

Numero DATA

LUOGO

COGNOME E NOME

G)

!

progreaaivo

Grado

Corpo

O'

. ..

Sacchett i Vitantonio

1889

..

Zappatore 10 lanter

Viti Anton ino:

1889

•

.

Lodovlcl Cesare .

1887

Soldato

Artiglieri

Tollemeto Cesare, a1,zi Renato

1895

Bu ffa Luigi

1895

Menghlnl Angelo

. . .

Maccagno Alfredo Miceli Gaetano Mk hele Alessandro. Rocchlccloll Fallero

•

Curatolo Ongllelmo

Udine

Mancini Lorenzo.

XXX\"ll

.

XXX\'lll

26 Maggio

Lunett a d el Gro,·lgllo

XXXIX

2'1 Maggio

xxv XXYI

xxvn

.

20 Maggio

• •

XXX\'

. .. . . .•

XX~:\'I

23 Maggio

XXYIIl XXIX

xxx XXXI XXXII XXXIll XXXI\'

XL

.

XLI

ze llagwto

.\'.LlJ

•

XLIII

. .

Lunetta Carelca

.

Soldato

1892

.

.

1896

S. Tenente

Bomba?•

1893

Ser1ente

30 fanter

1895

s. Tenente

.

H!lli

Cap.map.

47 artlg

181)4

Sol da to

•

.

1884

•

Pull ~ Felice

1866

Caplt. med .

Id . Id.

1866

.

.

Id Id.

1866

•

Udine

I d. Id.

1866

Faccini Ceeare

1868

Colonnello 29 fan~ ·

Levi Carlo.

1881

A. M. fn t •

Montanari Marino .

1869

Maggiore

Andronlco Oluseppe

1~92 S.Ten . A. Il .

Levi Enrico

1894

Ser1ente

•

DI Marco Amedeo .

I 189•

Sold ato

4• com 211 !ante

Sa ntelllnl .Alloneo

1894

Alcara Luigi

1894

.•

•

Boaco Cappuccio Coman do del Reg1lmento

. Comando del Batt~llon e

XLY

.

.•

XLYI

•

Dente del Gro,·lgllo

XL\"ll

.

. ..

XLIV

S. Tenente ao ranter

..

.

M. T.

. . .

I

XL\'111

XLIX L

• •

•

Fermanl Giuseppe .

1893

•

1894

Caporale

I

Bella vita Et tore.

.• 20 fante


509

NOTE PRP.:VENTIVE

Ora della prova

I

I II l III

i

I IV

Grado Algometrico n e lla p r ova

I

Il

m

IV

Condir.ione atmoefe r ic a

ANNOTAZIONI

I I

~

365

~

410

,:15 {l$

.

8'5 H

~

ffl

390

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so

416

56

395

41

MS

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205

,o

810

'°

610

I

611()

I

(!6

6

del 27 6

Sereno

Ool)t) anr percono 8'l Km. In motocleletta.

llereno

Dopo a,·er percorso In motoclolett a 50 Km; a piedi la 1allta del Monte Cappucclo.

Idem.

2S6

I

235

I 810

Dopo aver rlp~ato In letto 7 ore al ritorno dalla gita.

w

li Signor Colonnello dke di aeotlnl atanco p el m olto lavoro d"1111\c lo. .Sei mattino a ucceulvo non potei 11reoderc la eerooda 1111.oura come avrei voluto per ch+! eall ave,·a • e11llato tutta la oottt ed allora dormi,·a .

t!lll 6,10

del 27 5,10

del !!7 1 d~l ~

ldem

!15

2.10

221)

235

210

185

ISO

185

allO

240

285

2~

La seconda. l.erza, quarta pro,·a furono tatto a ore 10 del 27 dopo trepidante • eglla d I tutta la notte. Ide m. U tempo ~ 1t.amane plovlg-

l!lnoeo.

6,10

del 27

5,10

del 27 6,15

del 27 5,10 del 27 6,10

del 27

Dopo aver d ormito In trincea rtalle 21 alle U ml alni per prendere altre mliure al~o metrlche, ma non e11eodo pos1lblle distrarre 14 vedetta. ataote l"lmmlnensa di un attacco, tornai a rlpoaare flno aUe 4 del 27.

170

116

La a• e la 4' pro,·a ruron ratte. a ore 6, IO d el giorno 2'7 dopo ehe Il aergeote aveva ,·egllato tott.a la oottt.

t. m ontato di vedetta a ore 20 d el 2G e la 2" prova lu fatta a ore !i,10 del 27 stando l<'mprt a,·antl 2Q metri dalla trine•• nem ica.

205

llO

ldem .

230

U6

Iden,.

280

275

Idem

200

205

ldero.


510

NOTE PREVENTI \"11:

Numero DAT A

. LUOO~

progrMeivo

Dente

r

- - - ~-.~~==-=========== COGNOME E NOME

Cicogna Glut eppe

1804

Ll l

Cretl Enrico

1~94

LI II

Scarpone Antonio

1805

LI

Grado

Corpo

Soldalo

29 faoter.

del Grov111llo

Ll\"

Scuaarlello Mlohele

1887

,

LV

Mellace F ra nceaco •

18115

•

LYl

CleN& Franceoco.

18114

•

Mellllo A ntonio .

1891

•

L\'Jll

Mttraro Michele .

l l'l!S

•

LIX

Splo08a Sa h·atore

I 801

Sergente

LX

Berton Giovanni

1802

C&POule

LXI

Pale1tango Fed erico

18114

Soldato

LXII

Clmlni A ntonio

L\'Jl

Botco Cappncolo ~nte del Grovl11llo

LXlll

Saletto Antonio .

1 g~

•

LXI\"

D alfu10 P&,qnale

1889

•

LXV

Camp&oale Gl111lo

1804

•

LX.\'l

Madonna Antonio

LXVII

Pirolo Glo,·&nni.

1800

•

Lxnn

Arrl11onl Silvio

189~

C&p. man.

LXIX

Tafaro R ena to

1880

Sold ato

J.XX

Tatnlll Coolmo

1894

•

LXXI

Ne 11ro Giovanni.

1805

•

LXXll

C&pachione Fra nco.

11189

• •

L XXIII

An obile Don&to.

1!!85

LXXI\"

T a pparelll Franc~oco .

1804

LXXV

Poet& E rne•to

1889

LXXV I

Glor11lol Domen ico .

1802

LXX \'11

R o11lnl A lfredo

18115

LXX\'JIJ

U11aro Sa.lvatore

1880

LX.XIX

Vecchlarello Mariangelo .

1802

LXXX

Dlbell& Fra nce,co

1894

LXXXI

M &n&CCI Gino .

1805


511

NOTE PRF.V ENTIVE

G rado Algometrieo Condizione

nella prova

ANNOTAZI ONI

I

II

6,10 dal 27

825

186

E: montato di vede i ta a or,, 211 del 28 • la 2' prova fu falla a or~ 6,10 del 27 oiando ••mJ)rt· auntl 20 mrtrl dalla trine,•& De·

6,10 dtl ::7 11D 6,10 drl 27

S'IO

~

ld~m.

240

240

!Il

III

atmo1ferica

IY

mlC'a

!'Jl

:.i

6 , l(l

del 27 to 6.10 dtl ::7 11D 6,10 d el :7

:O.IO 6,10

•

Aoche la a• 11rova come la 1ecooda, fu 1 preM a ore 11,lll ael gloroo 27.

260

La aecooda pro1'& fu latta a or, 6,10 dtl 27.

340

ldtm.

La 2' e la s• prova 1Uf1)D latte a ore 5,10

620

dtl 27 .

Pl•l\lg~lu,,.o

475

del l!7

0,30

6.10 del 27

0,80

6,10 del 27

0,80 6,10 drl 27 D,10

0,311

440

dtl :n 5,111

203

Dormiva e IU IVtailato J)fr la prO'ta a)comttrlra. 2•, s•. ,•, p ~ a ore , ,20.

200

::I: 166

6.10 del 27 6,10

del 27 l.111 6,10 del :!T \IO $.IO ),f {I

270

ldtm.

1811

170

146

180

1811

2M, La 2', e la a• pro,· a furoo prtn a ore 4,ao del a loroo 27

no

dtl 27

ldtm.

5,10 d•I 27 ),fO 6 10

),4()

270

$0

del t7 ),fO

Id,m.

li.IO

del !7 ),fO $,10 del !4

La 2•, !I' , , , pro,·a luroo preoe a ore 4 dtl iitorno 27, e eool pure nel cu i 1e111antl nno al 111

Id•m.

3M)

,40

0,00

0,06

l,fO

200

180

uo

S10

271

'·'°

3'0

800

100

I

TemJ>O oem prt

p to,11111lo010

La 2' es• prova luron fatte a or~ 4,80 del 27. Idem.

Dormiv a • fu l\'tllll&to p.r la pro•• alaom,tr k a

I

Tempo 1emrr• p lO\'lpJDOtO

·'°

La l' e la t • 11ro\& latta • or, 4,40 del 17.

Idtm. ldtm.

,40

ldtm.

~

800

Sb5

280

230

Jdtm.

,40

226

220

30&

J dem.

.40

=i

226

:?90

Idem.

330

ldtm.

, '()

.,o ,, o

370

~

Jdtm.


-612

NOTE PREVENTIVE

-

I

Numero DATA

LUOGO

.

! 6

Grado

Corpo

1891

Soldato

j 211 fanterl

Mal ,nco Lulal

183~

•

Benatl Carlo •

1886

COGNOME E NOME

progreuivo

LXXXII

LXXXIII LXXXIV LXXXV

I Ka11irto Boeeo Cappuccio Fiore Glevanni 26

-

Dente del Grovl11llo

• • • •

. .•

P evau.l Giovanni

18GS

Batta11lla Teodoro •

18~

Gueiso Antonio .

1839

• • • •

1889

C&p. maag.

Nunil Lul11I

lt,9~

Sera.man.

Baecio M.lchele

1893

Soldato

DI Giovanni Edoardo .

18 75

Capitano

A1plr&nte

..• • • • •

XCI

• • •

..• . ..

XCII

•

.

llara11Uno Orar.lo

1892

XCIII

•

•

18~

•

XCIV

•

.

D' Aurlo Valeriano • Della Valle Gabriele

181)()

S. Tenente

.•

Guido Adolfo.

1891

•

.

Lolllnl Nazi.areno

18~

f'.olduo

•

1893

•

•

Pl181Dlt Carlo.

18',5

Caporale

• • •

DI Freeco Andrea .

189~

Soldato

.•

.Maneo Carmine.

1892

Borelll Agoetloo.

1893

Udine

P ullè Fran11lotto.

l~

L XXXVI LXXXVII LXXXVIII LXX.XIX

xc

.

..

xcv

•

•

XCVI

Z7 Ma1111lo

Booco Cappuccio Comando del 29 Fanteria

X CYII

.•

xcvm XCIX

c CI Cli

• • • •

. .

I

De Nicola Puquale

.Moronl Salvatore

.. .

. .

CIV

.

Del Pup 01 uee ppe •

1893

Soldato

cv

11 Giugno

1806

Cap. med.

cn

.

•

Pull~ F elice

C\"II

•

.

CVIII

•

CIX C.'C:

. .

•

• •

X .•

1860

.

P ullò Fr nnalotto.

190,

Studente

. .

Pullè Felice

1866

Cap. med •

Pullt\ Felice

1866

•

•

Del Pup Oluaeppe .

1893

Soldato

•

. .

Studente

• •

cm

.

I X. .

Sanit à

s anità


I

613

NOTE PREVENTIVE

Ora della prova

Grado Algometrioo nelle. prove.

Condidnnn

-ANNOTAZIONI

n/mj

I

,.so

!56

260

316

276

I0,50 4,ISO del 27

220

266

266

306

280

200

uo

Idem.

200

270

260

Idem.

326

800

820

Idem.

186

2fO

206

Idem. 080

Idem.

300

Idem,

176

Vegliò tutta la notte, temendoel Imminente un attaoco dal nemico che 1t.&va nelle sue trincee n 20 metti dalle noetre.

IV

I

! I0,50

f0,60

d~~

f0,60 4,60 f0,60 f0,60

del 27

,.so del 27

d!\~7

I Imi II

I0,60 4,60

220

080

100

,,so

870

806

'20

del 27

!0,50

I0,50 21

21

,.so

S86

SD6

810

6

200

140

160

6

SG6

dol 27 del 27

IV

e.tmoaferioa

Plovlgglnoeo

La 1• prova ro fatta a ore 20.60 del 26 maggio, la 2• e aocceulve furon ratte a ore 4,60 del 27. Idem.

del 27

La 2• prova non •1 potè fare per<:hè Il 1011-

11etto dormiva avendo ve11llato e lanciate bombe tutta la notte.

del 27 216

6

1D6

6

840

I 21

1 6,40

810

21

I 6 ,o de1 'l:I

800

21

6,40 de.I 27

460

816

Dl servizio al Comando da un meuoglorno all"altro.

21

540

1180

176

Idem.

27 21 rei 6,CO del 27

1135

Idem.

706

Idem.

21 2l

S25

del ?:I

La 2• prova non tl potè le.re, aveudo li aoggetto vegliato tutta la notte per lanalare bombe.

del 27

del 27

216

200

870

Tempo piovigginoso

I

I

21

d~·~

21

ia

18

'75

18

la

18

160

190

200

806 lS

8'76

16

'116

.lT

.

Alato allo o, peroono lii motoi:h1lo~ Km. 80. Pransato, rlpoeato, eco.

840

,10

8'70

uo

3'0

2'0

Idem. La 1• prova lu preea nella tempia 1lnlltr&, ove aono atate oempre preee tutto le precedenti, la 2• Idem ma pili lo alito, premo Il fronte. la 8" nella tempi& deatra, La '9 nel meno del fronte.

410

Preea nel meuo del fronte.

800 340

,10

S70

690

610

I ODO

800 e phl. Idem, Id-. Id.

710

as - Giornale ,11 111ecllelno mllUare -

Fase. VII.


NOTE l'REVENTfVE

=-

-

-

-;.-=.,.

I

Numero DATA

progreesivo

I LUOGO

-=---=- _---,:__ =--

COCNOME E NOME

I CXI

-=-

5

17 Giugno Bosco Cappuccio

• •

CXIV CXV CXVI

cxvn CXVIIJ CXIX

cxx CXXI CXXII CX Xlii

cxxn· cxx,· CXXVI

-cx x,·11 CXX VIII CXX IX

cxxx CXXXI CXXX II CXXXIU CXXXI V

c.:o:x..,v CXXXV!

cxxxvn CXXXVIII CXXXIX

CXL

. •

18114

.

Paoolluo,ghl Art uro

1~70 Caplt. A. H.

•

Nei'O Antonio

1$93

.

P ull~ Pellce

1!!66 Caplt med.

Capasoo Paolo

. .

..• . .. •

. ..• •

• •

. • . . • • •

•

Buca Cars lca Comando del Reaalwent o

.. .• .. .• .•

Trincea del Groviglio

Corpo

'

Roochl Fuoce.co

Comando del Reggimento

cxn cxm

Grado

4)

I

Colonnello 30 fanteria

Soldato

Teleloollta

Tenente

30 fanteria

Vaatarella Coat.antl no.

1886

Capitano

•

Malueard! Ivo.

188S

Denti F rancesco.

18114

Capitano Com. batt. , fanteria s .Ten. A..M.

Orabona Raffaele

1891

llaoel Salvatore.

Guadagnoll Francesco

1891

Sorrentino Onofr io.

15g3

FMolo Snlvloo

1870

'

Bonlful Adorno.

1895

Saotul lo Nicola.

1888

Vacca Arturo .

Auccl Do menico .

1990

Tenente

30 fanteria

Cappellano

so fanteria

Soldato

fanteria

..

.• I .•

• •

. .•

I

•

•

De P ollo Giuseppe .

•

Id. Id.

1885

•

Nigro Ca1mlne

189'

•

.• .

. • ..•

Giuliano Antonio

1896

Capocale

•

l'lghl \'lttorlo

189,

Soldato

•

Musa Leonardo.

1896

•

•

Mauro Carmine .

1887

• •

•

• • • •

llareaca Antonio.

18~

Padovnn Marco .

18$1

Id. Id. Barbieri Giovanni

1880

ll'a gnantl Cosbotlno •

1894

ld. id.

.

.

.

I

I

.. I • .

I

r

•

I


NOTB PREVBNTIVE

Ore.do Algometrioo nella prova

O.. della prova

I

I l I II

III

IO,U

I

I

6~

6,15

16,25

6,45

I ·I

300

2eO

356

810

270 1

S40

l20

186

del 18

'113,16

In Im Ixv

I

:i., I d 18

!Q,16

I

IV

6,15 1

Condizione

A.N NO'I'.d'SlON I atmo.ferica

Il Slg. Colonnello dice di anr rlpo.ato'telattvammte iraDquWo lungo la n°"9.

Sereno

'

La lettera • Indica che la mlaura fu presa 1ulla tJmpla alnlatra; la lettera <I' aallà &empia deatra; la lettera / nel meuo del fronte. Neuuna lettera vuol dire tempia 11Dlltra - D 1oldato Negro telefonJata fil di 111ardla all'apparecchio tutta la notte.

210,

!

1

10,1.5

6,,5

6,!6

20,15

6,45

6,411

420 215

20,'6 21," I 15,211 15,26

I 21,45 5.20 21,36 2'l,56 I 18 122,55 I

18 18

18 18

'

20,50 20,50

7 7

00,50 I

20,50 I

del 18 7

del 18 7

del 18

' 20,50

7

20,50

1

. ?.0,50

20,60

29()

230

210 j

186

lTOcl

1

Idem.

115

Dormiva e fu ave11llato per la mlaurutone.

350

26S

13

210

040

140

13

I 13

610

180

lllli

18

13

286

865

260

325

295

200

286

205

13

246

111

160

180 160

IS

295

160

1110

15

210.

260d

'»o/

235

170

186

7

1S

13

190

2e6

220

7

19

18

SdO

060

066

OIIO<I

18

18

160

085

7

lS

13

180

125

7

18

18

220

U5

7

13

13

S46

260

280d

I 11

15

2'6

800d

320/

13

286

160

160ci

11

1S

280

16&

lSO'I

1$

310

26641 2'0/1

del 18 del 18 del 18 del 1.8

20,IO

156<1

1S

d.1 18

20,60

195

13

20,50 1 7

20.50

2.15

7

,del 1S

20,50 I

!Oli 230

13

13

del 18 '/13,60

180 246

13 I

Idot1 18 13 Idel1 18 13

20,50 I

186 290

I

del 18

00,50

105 1 19011

'' I

13

Idei 1s

20,60

I

8'10/

13

7

'del 18

116

:1 :1

7 del 18 7

del 18

1004

La trincea del Grovtallo è a qualche metro dalla trincea nemica.

I

.


616

NOTE PREVENTIVE

Numero

I

progreaaivo

I

LUOGO

' DATA

COGNOME E NOME

I .!

Grado

Corpo

llllerlllo Paolo

1891

Soldato

I f1D'8rla

•

Daddarl Teodoro

1898

•

•

Amoroao Carmelo

1/196

o

Trlnoea

IO

OXLl

17 Giugno

CXLil

I

CXLlll

I

OXLIV

I

•

Id. Id .

OXLV

• •

' 1880

Capitano

I

OXLVI

.

Palma Maurlalo •

Boul Erneeto

ll!IM

Soliuto

Telefonllu

CXLVII

•

•

Fua:aua Bugenlo

189'

Caporate

•

OXLVIll

•

•

P oglli Karlo

1889

8 . Tenente

•

Ox.LlX

•

•

I..ecceae Nicola

1895

Soldato

811 fanteria

CL

18 Glupo

1805

•

•

• • •

.•

Id Id.

OLI

P errooe Filippo .

1896

Caporale

Id. Id..

18114

•

• •

d•t GrovtaUo

'

I

CLil OLID

•

.

CLV

I

CLVI

•

CLVII

.

Jonne Michele

1896

Soldato

•

Id Id .

1894

•

•

•

Salvador& Merlgo

1886

•

•

Id . Id.

188&

.

• •

.

.

CLIV

I

• •

Montagner Carlo

1SS5

•

Id. Id.

1886

•

Armantlnl Ghaeppe

189,

• • •

I d. Id .

! 91U

•

Rooa Amerigo

1893

• •

• •

OLXI

.

• • • • •

OLXIl

•

•

Id. Id.

1898

CLXlll

• •

• •

Coruza Silvio

189S

Id. Id.

1891

CLXV

I

•

Znln iBm.lllo

188'

Soldato

CLXVI

•

I

Id. Id.

188'

•

CLXVII

•

•

P etrella Nicola

1880

CLXVIIl

•

I

Id. Id.

111841

•

•

OLXll.

•

•

Del 1\abbro Giovanni .

1898

Sera:en'8

I

O.LX.X

•

•

Id. Id.•

CLXXI

•

I

.

CLVIIl CLIX CLX

I

CLXIV

I

•

Manlacalco Gioacchino

'

.

.

Caporale

.

1811S

•

18Gl

8old~

• I

• • •

. J •

•


617

NOTE PREVENTI VE

Ora della prova

Grado Algometrico nell• prova

I I I

Il

Imi

I

II

IV

UI

~I ,

I

\

Condizione

IV

.ANNOTAZIONI

at.moaferioa

I

18

18

'65

19()

100

m,ao s lS del 18 tuo '1 18

1S

39()

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19()

220cl

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810

380

400

0,66

2S

81 dichiara molto etanco, percM da 48 ore

390

non dorme e ba molto girato.

420

l!80

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1',20

265

270cl

386/

7

190

24-0cl

625/

14,20

270,

2004

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426

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:286cl

4,80

210

196cl

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7,10

425

810cl

SS0/1

I

Qne.to 1oldato (come I aeiiuentl tino al n. 19') è montato di ill&rdla In trincea alle ore O di etamane e v1 rellterà dno alle O di domattina; prima era nel ricoveri di rlpoeo da due giorni e vi ritornerà per altri d ne giorni dopo le 24 ore dJ llll&rdia. Coel 11 auccedooo aempre I turni.

=, I

345

7

Nuvolo

280/1

7

!f,00

i,20

Stette di guardi. all'apparecclilo tutta la notte auleme .i eoldato che 1eaue.

850/

IWO/

PloVOfO

616/

620/

800

ffl /

.

~ • • fu 1veallato alle 16,a& per J>Nlll• deqU le IDllure .tiiometrlob6.


6;18

NO)llE P&&V ltNTIVE I

Numero D,A.l'A

I LUOGO

COGNOME E NOME

progre•ivo

OLXXll

18 Olnano

Q=

llaoilcaloo Gloacchlno ~

Trlnce~ del GroTlgllo

1891

'

OLXXlll

Saqermano France1co

1888

CLXXIV

Id. Id.

1888

CLXXV

Oermello France,co

ws

Id. Id.

189S

Oornlatl FrancMCo .

1886

OLXXVlll

Id. Id.

1886

CLXXIX

Parini Carlo

189$

CLXXX

Id. Id.

1893

CLXXXI

Orlando DomeoJco .

1887

CLXXXII

Id. Id.

1887

OLXXXIU

Parlll Salvatore .

CLXXVI OJ,XXVll

.

CL.XXXIV

Antlno,sl SeTerlno .

1890 0

18112

CLXXXV

Id. Id.

111112

CLXXXVI

A nraa Michele

1892

CLXXXVII

Id. Id.

1892

CLXXXVlli

Pelle,rlno Pantaleo

1887

CLXX XIX

Id . Id.

1887

cxo

'

Riga Onorio

1893

I

Id. Id.

18 93

CX CI OXOll

Monte ~ppucolo

cxom

Soldat,p

Tapparlo! Ugo

Tenente eea. mttracl.

Soldato

Pelle11a&U Vito

1890

Pane Lulid,

1893

cxcv

Solenne Alberto .

1892

CXCVI

La Pietra Ale11&ndro .

1898

CXCVII

Genoarl Glueeppe

1898

CXCVIU

'Bulella Lullll •

1895

Soldato

CXCIX

Terllul Pietro

18116

Aaplnmte

Oecchlat Leon Bruno .

1891

Solda&o

OCI

Llmooaellt Andrea .

! Slj&

A1p1r,aD~

00 11

Carotennto Domenico.

im

Soldato

com

Can.llo France1co .

18116

CCIV

DI Odoardo Carlo •

CXCIV

00

San llartlno Trincea Bndello

Blèmento Quadraoaolare San Martino

Caporale •es. mltract.

Seramte

Cap.maa.

C_orpo

30 !aot.erla


519 Ora deDa prova

Gnr.do Algometrico nella pro_va

1/n/1u j

I

e

IV

14,36

I II

I III

240

245d

270

200d

400/1

Mi()

680d

506/1

2110

2.00d

515/1

.tNNO'l'A.ZIONI atmoaferica

IV

335 / 1

I

!

I

?,30 1',36

7,30

I

1',36

7,IIO

H,SS ?,SO

u,ss

315

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59011

606

5eOd

800/1

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875d

690/1

425

240d

825/1

230

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850

300d

220

lllOdl 265/

I

.

I

é pi4

850/

I

7,30

I

11,36

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800/

290

175d 170'1 I

360

Ul>d

306/

380

S36d

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32Q

I 345dl 340/

260

270d1 UOf

310

385di . 710/

380

8SOd

300

$2Sdl

2116

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240

11,5 d

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465

200dl 186/

680

5064

I

595

390d

390

800d

385/

260

23W

886/

7,80

1',SS

7,30

I

It,SS

7,30 H,35

7,30 14,35

8,30 8,30

8,30 8,30

Condi&ione

8,30

I

8,30

8,30

I

S70

0

8,ao 8,30

8,30' 8,80

I

36$/

255/

32(,f

PIOVOIO

Questa mlaura e le aeaueuil furono preee nella trincea Budello p..- S. JlarUoo del Cano. .

.

I 886d 400/

: 1.

8,30

610/1

3254

880/1

5154

M-0/

ll76

275d

,,i,

410

4464

496

415d

e60

415d

I

Nel meuo del fronte.

800

e , 10 860/1

I


620

NOTE PREVENTIVE

Numero DATA

LUOGO

I

progreasivo

COGNOME E NOME

I

I

i 6

Grado

Tenente

18 Giugno

Elemento Quadrangolare san Martino

Capolino B.mlUo •

18i!

COVI

•

•

Calemlo Carmine

18Q6

CCVII

•

• •

DI Vuolo Rall'aele .

18{1()

CCV

CCVIII

•

CCIX

ll AprUe

CCX

Parlai Mauro .

-

18G6

Corpo

Soldato bombardler. Caporale 30 fanteria Soldato

•

•

78 faoterla

Monfalcone Trincea clùl Tamboro 1• linea

Bontlnl Emilio

.

•

Gengo Franceaoo

•

.

CCXI

•

•

Balzani Ceeare

•

.

CCXII

•

Quota 87

Piccoli Domenico

•

• I,

OOXlll

•

•

Scano Salvatore.

•

OOXIV

3 .Aprile

Udine

Cadoma Raffaele

Tenente

Cavalieri•

Soldato

30 lanterl• sappat,ari

• •

98 fanteria

Ca•aUerla

ccxv

7 Maafo

llolco Cappocclo

Trincea

Amatela Battlata

t'

del Gro• l&llo

.

OCXVI

14lfaalo

Monte Sei .Buoi

CCXVII

•

•

Baldi Kmlllo •

OCXVIU

.•

•

Sormant Aleeaandro

Tenente

•

Cavuola Roberto

•

Facca Luigi

CCXXI

• •

8. Teneote Artlallerla 8oldato a ben- ciel.

•

Slmoll&ul OreAte

•

CCX.XII

•

Nell' nan..ta

Farrlerl Santo

•

CCXIX

ccxx

Buoi Maffeo Oluoeppe.

• 88 taote!U


NOTE

Ora della prova

1

...,

I

Grado A gometrioo nalla prova

Condizione

ANNOTAZIONI

l n / m I1v I n Imi J

I

621

PRE VJl;NTI 'VF.

atmosferica

IV

Sve11llato al momento di prendere le ml· iure algometrlche.

3U

2&64

885/

850

850d

830/

885

S80d

'10/

225

800d

'10/

P0Dl6·

700

800

La aeeonda miaura fu presa 16 minuti dopo della prima essendo Il soldato da due ore di vedetta a un ricovero blindato aotto un bombardamento rortlaalmo.

I

I

760

660

La aeconda misura fu p re•a 20 minuti dopo la prima. Glt ~ scoppiato vicino uno ,hr.,. pnell.

I

I

no

8,311

.,,., .,,.,

--

flllo !l&ilo

&,li 1S,t6

720

l,1S

l: di vedetta dalle IO di Ieri. (Fanno lU ore •otto Il ricovero e montano un'ora di sentinella e una di rlp08o).

I pii

'10

18

18,16

U,10

1,

t90

410

300

850

Sotto la lucllerla, bombe a meno e bom• bardo durante la prima prova; In calma durante la seconda,

Botto Il bombardamento.

800

I pfl

.a 11,20

•

La •econda rolaurn fu preaa 10 minuti dopo la prima.. E' di vedelta dalle 4 di oggi senza che Il soldato accusi dolore.

680

800

IO

Il

Sotto Il bombardamento. Due rucllate viclne.

2'0

IS,20

'I

li

J

1'

18,20

Sotto Il tiro di 1hrapnell.

280

4 Q()

460

Idem..

260

880

Idem.

810

:lt di vedetta dalle ael di stamane.

820

.

Sotto bombardameo&o o fucilate.


CASUISTICA CLINICA

0:WEOALB DA CAMPO 0123

SULLE FERITE PENETRANTI DEL TORACE. - Osservazioni cliniche del dott. Antonino Ameota, maggiore medico direttore. Su i56 feriti se ne sono avuti : sei penetranti del torace, che banno avuto un deco~o talmente differente che credo utile riferirne le sin~ole storie cliniche prima di venire a delle conclusioni; è da notare che tutti erano stati degenti per vari giorni in altri ospedali.

C<J8o 1°. - Ferito n. 9 (emopneumotoraee, empiema, resezione costale, gua· rigione). Soldato a ustriaco prigioniero Oberreiner Anton, del • .. reggimento fanteria. Fu ricoverato il 28-XI·l& all'ospedaile da campo 003 per ferita d'arma da fuoco al lato sinistro del torace. Il 2f>.XI venne trasferito in questo osJ>edale, o~e not.&vasi foro di ent.raia. da ,p roiettile di fucile al quarto spazio intercostale sulla linea parastemalè sinistra e foro d'uscita nel 7° spazio intercostale lungo la linea emiscapolare. Il ferito presentavasi in condizioni soddisfacenti : iron presentava emotorac~ nè febbre, 11.è, a quut.o riferì, avea avuto sputo sang11igno. Le ferite procedevano asetticamente ed il giorno 7 dicembre erano complet&R>ente cicatriz• zate. Il giorno 27 dicembre fu colto improvvisamente da febbre (mattina 37°.8, sera 38°.9), dolore al torace sinistro e forte dispnea. Esaminato l'emitoraee sinistro si riscontrò ottusità completa, scomparsa del fremito fino alla fossa soltoclavicolaNI, con aoeeu,t uaw spotitamento del cuore a destra.; ·l a febbre nei giorni successiv,i •ndò .sempre aumen.&ando fino a raggiungere i 4{)o.6. Il giorno SO si praticò una puntura esplorativa constatando la pres.inza di emotorace fluido. Il giorno 18 gennaio si riseontrò una tumefazione della grandezza di un uovo sulla regione mammaria sinistra in corrispondenza della cicatrice del foro d'entrata del proiettile , essa era di consistensa elastico fluttuante e dava la sensazione di crepitio per la presenza di gas. Nell& notte succeaaiva la bozza si ruppe proprio in corrisponden:sa della cica• trice del foro d'entrata, dando esito ad abbondante liquido ematico di cattivo odore ed a gas da esso sviluppatosi e che ave,· a determinato pneumo-torace. Nei giorni seguenti dal tramite della ferita riapertasi continuò la secrezione ematica sempre di ca,tivo odore, per cui il 23 gennaio ai ritenne opportuno eseguire la ton;.cente:<i, colla quale si est rassero circa 1200 grammi di liquido ematico trasfòrmato e fetido.


CA8UfSTl0A OLUUOA

li giorno 10 .febbn.io, aveodo il liqltido ematico su-blta la trasformazione pu• nleata, si praticò la toracotomia aegnita da NN1eZione oostale .della 7• ed 8' costa siniawa dando esito ad abbondante quantità di pus. Bi Ja,.vè la cavità pleurica con acqua ossigenata e si applicò un drenaggio tubulare. .li)a lillun. l'ammallato andò di gioroo in giomo, sebbene lenta.mente, mi-· gliorando. Stato presente (50 marso). ·Sulla faccia poateriore dell'emitoraoe sinistr& sottol'angolo della scapola lii 0988l"Va un'aper,tura ellittiea del massimo diametro di 10 ~tnmetri che dà adiM> alla cavità pleurica: il seno costo-diaframmatico è· quasi oompletamen-te soompa,rso, la metà. sinistra del diaframma immobile ai ~n· moe. incliatintamente colla pleura viecerale che ha perduto il Ruo as petto sieroao ecl è ricoperta da granulazioni rosee ; il cuore è completamenie spostato a destra, e l'urto della punta corrisponde sulla o• costa di destra, un 1?entimetro in dentr.o della linea mammillare Il •polmone sinistro è atelettasico e retratto in &lto ed addouato alla doccia vertebrale. Coll'esame radioscopico si constata che il limite superiore del viscere cardiacoè in corrispondenza del margine superiore della terza costa destra ; il limite sinistro in corrisponaenza della linea stemale destra e quello destro bulla linea mammillare destra. Evidentemente in seguito all'emotorace il cuore venne spinto verso destra e per infiammazioni pleuro-pericardiche si stabilirono delle briglie cicatriziali che dssarono il cuore nell'emitorace destro• . Il giorno 5 aprile venne trasferito in buone condizioni all'ospedale da campo n. 269.

Ca110 20. - Ferito n. 28 (modico emotorace, riassorbimento spontaneo, guarigione). Soldato austriaco prigioniero Heinz Adolf, della blasse 1889 e del •.. reggimento fanteria. Fu ricoverato nell'ospedale da campo n. 286 il 21-XI-16 per ferita d'arma da Cuoco tran'lfossa all'emitorace destro. Il 80-XI, quando entrò in quest'ospedale, ·present.ava nella regione laterale destra del collo una ferita Jacero-contus& diretta dall'alto in basso e da dentro in fuori lunga centimetri 7 che si approtondiva nel'la fossa sopraclavicoJare. Il foro d'uscita del proiettile 'trovavasi nella regione po· ateriore del torace, a livello dell'angolo inferiore della scapola nel 7° spazio int8l'OOIKÙe. Il ferito che avea a,vuto sputo sanguigno nei primi giorni presentava enfisema sottocutaneo, limita.zione dei movimenti della spalla, abolizione dei movimenti del braccio, a:v,.mbraccio e della mano destra. Modico versamento ematico nel cavo pleurico destro. La ferita procedette asetticamente fino a che il SO dicembre cica.trizzò completamente, il versamento a poco a poco ei riassorbi .c om,pletamente, Residuarono però paralisi del braccio. avambraooio e della roano per lesione del nervo radiale e mediano.

Ca,o IJO. - Ferito n. 87 (emotorace, resezione costale, guarigione). Soldato austriaco prigioniero Gruizza Ta.riff', del , . .. f&11teria della classe 1896. Venne ricoverato il o-Xl nell'ospedaletto da campo n. 97 per ferita di proiettile .di fucil11, con foro d'1mtra.ta alla regione ascellare sinistra in corrispondenza del pila>Jtro posteriore e foro d'usoita alla regione dorsale sinistra a livello del ,


624

0A8UI8TIOA 'O LINIOA

7° s pazio i ntercostale lungo lr. linea scapolare. Ebbe sputi sanguigni. Gli venne praticata iniezione di siero antitetanico. Successivamente fu trasferito all'ospedale da campo n. 78 e poi a quello di Latisana, ove si constatò la presenza di emotorace. Venne ricoverato nel nostro ospedale il giorno 7 dicembre. All'esame <Jbbiettivo risulta: alla· percussione ipofonesi su tutto l'emotorace sinistro; all'ascoltazione soffio tubarico nella parte' alta del torace. L'ammalaw avea febbre alta (39°.b) sputo sanguigno, polso debole, frequente, forte dispnea ed era pallido ed emaciato Il foro d'entrata era completamente oi• catl"izzato. Dal foro d'uscita veniva fuori abbondante secrezione purulenta e fe,. tida. Essendo aumentato l'empiema, il giorno 10 dicembre venne operato di resezione della. 7° ed 8° costola e venne applicato un tubo di drenaggio. L'ammalato dopo l'operazione ebbe un notevole miglioramento. La febbre andò sempre decrescendo, la ferita t oracica si chiuse, e le sue con· dizioni generali migliorarono sino a che il 12 marzo guarì perfettamente.

Coso 40. - Ferito n. li6 (emotorace, toracentesi, emorragia secondaria, decesso). Soldato austriaco prigioniero Viragos Laszo, del , . • Honwed (classe 1896). Ricoverato il 30 ottobre 1915 nell'ospedale da campo n. 99 per ferita d'arma da fuoco al torace destro con emotorace. Pre,i,mtava ferita da proiettile da fucile, con foro d'entrata alla regione mammaria des tra e foro d'uscita alla regione sotto scapolare sinistra. L'infermo aveva forte dispnea, febbre e tosse con sputo sanguigno. Gli venne praticate. iniezione anti tete.nica. Venne trasferito "ll'ospedale 0123 il SO-Xl-16. L"ammalato vi giunse in con· dizioni gravis-.ime. Sull'emitorace destro si notava ottusità completa. Venne eseguita una puntura esplora tiva estraendo liquido ematico. Il giorno 3 dicembre 1916 venne eseguita la toracentesi estraendo circa grammi 600 di liquido ematico Malgrado quest<?, il versamento ematico si riprodusse e le condizioni dell'infermo andarono sempre più e.ggravandosi, tanto che il giorno 6 dicembre moriva con tutti i sintomi dell'emorragia interna. Caso 5°. - Ferito n. 42 (emotorace, emorragie. secondaria, decesso). Soldato austriaco prigioniero Boros Ferencz, del . • fanteria (classe 1896). Venne ricoverato il 26 novembre 1916 nell"ospedale da campo 0():J per ferita d'arma da fuoco al torace penetrante in ce.vità Venne trasferito nell'ospedale da campo 0123 il giorno 26 novembre. Presentava ferita da proiettile di fucile con solo foro d'entrata, lungo la linea ascellare posteriore sinistra, tra il terzo e quarto spazio intercostale ed ebbe sputi sanguigni. La ferita venne medicata a piatto con medicatura ll.86ttica. L'ammalato presentava una piccola zona d'ottusità all'emitorace sinistro, che si estendeva sino all'angolo inferiore della scapola per presenza Ji versamento sanguigno. Il ferito aveva dispnea, to3se insh1tente e notevolissimo deperimento della nutrizione generale.


CASOISTIOA CLINlO.A

525

Il giorno 6 dicembre alle ore 18 improvvisamente fu colto da forte pallore, sudore freddo e perdita dei se!lsi. Dopo pochi minuti decedeva, non ostante iniezioni e('.citanti con i sintomi di emorragia interna. Difatti il giorno dopo venne eseguita l'autopsia ed aperta la cavità toracica si trovò nel ca.vo pleurico abbondante liquido ematico e nel lobo inferiore del polmone un'e.rt.eria recisa. pel passaggio del proiettile, che però non fu possibile rin venire. Caso 6°. - Ferito n. 68 (empiema, resezione cos tale, guarigione). Soldato austriato prigioniero Vinkor Marco, de l .•. Honwed (classe 1891). Venne ricoverato all'ospedale da campo 003 per ferita d'arma da fuoco alla regione posteriore del torace destro con frattura della 9• costola e ferita d'arma da fuoco al braccio destro con frattura dell'omero. Le condizioni del ferito sono gravi. Il foro d'entrata del proiettile si trovava alla regione toracica posteriore destra ; il foro d'uscita lungo la linea ascellare destra in corrispondenza del 9° spazio intercostale. Venne trasferito all'ospedale de. campo 0126 il giorno 30 novembre, Vennero sbrigliati il foro d'entrate. e di uscita del proiettile mettendo in comunicazione il lungo tramite e.d asportando varie piccole schegge ossee Venne applicato apparecchio gessato immobilizzante 11.l braccio. Per la ferita riguardante il torace destro vennero sbrigliati i fori d'entrRta a d'uscita, raschiato il tramite del quale, si estrassero molte schegge oss!le della 91 costola. Il giorno 17 dice mbre si notò un considerevole aumento d i temperatura (-!1°,3): l'ammalato fu preso da singhiozzi, da conati di vomito, forte dispnea, tosse stizzos;i. Alla percy~sione del torace destro si riscontrò ottusità con scomparsa: del fremito vocale. Durante i giorni seguenti 111. temperatura si mantenne sempre alta. e persistendo il vers amento pleurico, si praticò una puntura (22 gennaio) esplorativa all'emitorace des t.ro estraendo liquido purulento. Il 23 gennaio venne· esegL1ita la reseiione delr s• e 9' costa dando esito ad abbondante quanti tà di pus e si applicò un drenaggio t ubulare. Nei giorni 1-uccessivi la temperat1ua andò man ma.no decrescendo e le condizioni generali dell'infermo andarono legg.,rmente migliorando persistendo però abbondante secrezione purulenta. Il giorno 1° febbraio venne tolto l'apparecchio immobilizzante nel braccio destro, cons tatando le. buona consolidazione della frattura. Attualmente le (',0ndizioni generali dell'infermo sono buone. Res idua a ncorn però una piccola apertura sulla parete toracica. che si va. man mano obliterando e da cui viene fuori scarsa secrezione sierosa. Il 8 aprile in buone condizioni viene trasferito all'ospedale n. 232.

L'emotorace si ebbe in tutti i primi cinque cas i. Dei sei casi riferiti, due: il n. 4 ed il 6 sono decessi entrambi per emorragia seconda ria. veri6catMi nel 4° caso dopo sei giorni e nel 6° dopo 11 giorni dalla lesione e quindi causata dal distacco dell'embolo, che momentaneamente aveva occluso il lume del vaso reciso.


626

C~ SUISTIOA OLIKICN

L'emotorace fo steri.le eertamente nel 2" caso, nel quale H liquido si I'iassorbl, JDentre fu iofetto nel 1°, nel U• e nel 6°, nei quali ca.ei determinatosi l'empiema si praticò la resezione costale. Ma anche nel 4° e 6" caso, nel quale il liquido non ebbe ii tempo di traeformArsi in puTtrlento, dovette esser infetto, per essersi distaccato l'embolo e determina ta emort'll.gil\ secondari& L'emottisi si è manifestata in quattro casi (2", S0 , 4° e o0 ) insorgendo sempre ,poco dopo la lesione ed è cessata dopo pochi giorni. Il pnewn.oto1·ace si ebbe nel 1° caso nel quale esso fu do.vuto, oltre ohe alla penAtrazione dell'aria esterna (traumatopnea), anche e sopratutto ai gas- sviluppatisi nel torace per la trasformazione purulE>nta. del versamento ematico. Nel 2" ca.so si ebbe un inizio di enfisema sottocutaneo, che però scomparve con opportuna disinfezione della. ferita. Quanto al trattamento si procurò sempre l'immobilita d-ei feriti e non si esegui la. toracentesi che quando il versamento l iquido oltrepassò la spina della scapola e quando la grave dispnea minacciò la vita dell'infermo (oa si 1° e 4°). Nell'uno e nell'altro caso non si estrassero oltre 500 gyammi di liquido, ma purtroppo nel caso 4° il versamento si riprodusse rapidamente e condusse a morte il ferito. Una buona prntica sarebbe quella di sostituire il liquido estratto con dell'ossigeno come pratica qualcuno (Morreston) (1), e come si pratica il pneumotorace artificiale alla Forla,1ini. L'ossigeno sostituisce il liquido man mano che viene ~pil'&to, evrta.ndo una forLe pressione nega.ti va che può esser causa di emor ragie e di pericolo. Aspirato il l iquido, se si riforma. u n po' di versa.mento sieroso, si aspira. una second,1 e magari una terza volta, sempre con la sostituzione d i ossig~no. La resezione costale venne praticata nel 1° caso, nel quale l'emotorace infetto diede luogo ad empiema e nel S0 e 6~ caso, nei qua.li pure si determinò ben presto l'empiema. Nel 6° ca<:o questo si determinò per la diffusione del proces,io suppurati vo su· perficinl11 a i muscoli interco~tali ed alla pleura parietale probabilmente lesa essa -stessa dai proiettili. Dallo studio di queste fori te al tornr.e come da quello fntto n ella g uerra libica il S()ttoscritt'> crt1d<l indi~p,msnbile a.tbeners i a.lJe seguenti applicazioni terapeutiche. l " I ca.ai di ferite penetranti nl torace de vono, come q uelli addominali, essere immobilizzat i subito negli ospedali da campo e non essere tra~portati prima. -dei lo giorn i. 2° Non sondare, nè estrarre mai proiettili in primo tempo. 3° Non pratica re la toracentesi subito, e solo quando. per la grande qua11tità di liquido, si abbia dispnea grave e minaccia della. vita. 4° Attendere sempre il riassorbimento del liquido, o la sua trasformazione purulenta. per praticare la toracotomia o là resezione costale. Zona di guerra, aprile 1916.

(l) H. MoanlCSTON DAl'Il!lS. 1 916, n. 5.

Lancet, 28 dicembre 1912, pag. 177-'; e gennaio


(:JM;Uli;l'IOA OUNICA

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BREVI CONSIDERAZIONI DI CHIRURGIA DI GUERRA, per il prof. Giovanni Masnata. maggiore n,edico, direttore dell'ospedaletto da campo N. 18. Nel pr~ntere alle superiori Aut-orità la relazione sa-nitaria del la-voro, compiuto dal 1° ottobre 1916 a tutto il 29 febbraio I 916 nell'ospedaletto da me diretto ho potuto riunire alcune brevi osservazioni pratiche di chirurgia di guerra, che ritengo utile rendere pu·b bliche nella. speranza di benevola accoglienza da parte del valoroso corpo di sanità militare.

••• L'ospedaletto da campo someggiato, di 60 letti, N. 18, a i primi di ottobre del 1915 trasportò d efinitivamente la sua sede allo sbocco ovest ùi ..•.•, sulla stra,la che porta ad • • • , . A cura del Genio militare, colla amorevole benevolenza del comando del .. •. corpo di armata e coll'appoggio della direzione di sanità, della quale fu capo attivamente vigile il colonnello medico Calegari dott. Giov. Battista, vennero a tal uopo impiantati due padiglioni in aeternit (forniti dalla ditta Gay di Roma.), capaci di 20 lettini per ciascuno, con annesso stanzino di isolamento, capace di altri due letti e stanzino per l'ufficio degli aiutanti di sanità. I due padiglioni, paralleli, vennero riuniti fra di loro, verso il sud, con edificio in muratura comprendente il corridoio di comunicazione, la sala operatoria e quella di medicazione. Questi locali vennero cos truiti secondo i dettami della scienza: angoli smussati, pavimenti e mul'l\ lavabili, lavabi fissi, stufe, ecc. Allo scopo di aumentare la potenzialità dell'ospedaletto vennero di poi impiantati nei suoi pressi tre bai:accbe di legno della capMità complessiva di altri 22 letbini. Due stanze in muratura s i approntavano quale locale d'isolamento per le forme eresipelacee e g angrenose (6 brande), Aggiungendo il reparto ufficiali accantonato in una comoda casa (8 lettini) e la succursale (casetta Rosa) di 26 brande, la capacità totale dell'ospedaletto era portata a 106 posti. Nel contempo si aumentavano proporzionatamente t utte le dotazioni esistenti. A completamento dei servizii veniva impiantato un gabinetto di bagni erl una. lavanderia munita di grande lisciviatrice e di sufficienti vasche. Da pochi giorni venne concesso l'uso di un. orto allo so~po di potervi coltivare quanto può essere necessario per l'alimentazione dei ricoverati.

*** L'ospedaletto N. 18, cosi completato, adi bito soltanto a i feriti gravi provenienti dalle linee di combattimento risponde oramai a tutte le esigenze: nei suoi locali pul> essll'l'Vi aff,rontato con sicura coscienza qualsiasi interoento chirurgico, llflche ,,;,rerale. Ne fanno fede 16 gravi opera~ioni eseguite in questo periodo con risultati &118ai incoraggianti ·e di essi va data lode ai miei subalterni tenenti medici Gen•


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CASUISTIOA CLINICA

narini dott. Giuseppe, Strina. dott. Francesoo, Boccacci dott. Ettore, i quali, sia per la scuola da dove provengono, sia. per la esperienza. fatta, souo miei validi cooperatori, degni di tutta la mia fiducia .

••• SmRv1z10 RADIOLOGICO. - Tale servizio non è fisso: occorre volta per volta. farne richiesta. Per un ospedaletto chirurgico, dove i feriti si susseguono con frequenza. e dove i provvedimenti curativi debbono essere rapidamente presi, servendosi, ove occorra, più della. indagine radioscopica che di. quella radiografica, la mancanza di un appareccbio che sia sempre pronto, costituisce un inconveniente. Sarebbe assai utile che l'osped,det t-o N•... fosse dotato definiti va.mente di un apparecchiio radioscopico, il cui uso, assai facile, non rich ied erebbe nessun aumento d i personale.

RESOCONTO CLINIC:O·STATIS'l'ICO. In zo:rn, di guerra, occupati dal contin uo lavoro, non è possibile preparare u n completo e minuzioso resoconto. Il lavoro che presento è sommario; è il frutto delle osservazioni da. me fatte in questo periodo, Con esso intendo solta nto richiamare l'a ttenzione s u alcuni problemi della chir urgia in guerra.

**... lJiwENZA DEGLI I NTERVENTI. E problema assai importante quello dell'm·. ge11za degli interventi nelle gravi lesioni. In teoria possono aversi delle idee che re.ppre:<enterebbero la perfezione d ei ser vizi; pur troppo però in pratica esse non rappresenta.no che una pum e sem• pli ce as pirazione dell'an imo. Il chirurgo dovrebbe avere a sua disposi.zione i fer iti nel pit) breve tempo possibile, perché quanto più rapido è l'intervento tanto più esso è effica ce per h, vi ta del paziente e per la conservazione degli arti. Può sicuramente affermarsi che le pil't gra vi complicanze delle ferite chirurgic he in guerra (quali le gangrene e le sepsi comuni) sarebbero quasi totalmen te scongiurate, se i feriti potessero giungere al chirurgo subito dopo della lesione. In pratica però le uuitil s anitarie non possono essere portate sotto il fuoco del nemico: assai spesso duranw l'azione il ferito non può essere sottratto da lla trincea o dal punto ove è cad uto. Passano talvolta molte ore prima di poter portare il s occorso efficace dell'arte chirurgica, e sono ore che decidono della vita o della morte, della salvezza o della perdita di un arto.

GLI "'ADDOM INALI:.. - Ancora più grave è il problema della cura chirurgica degli addominali. Esso è ancora insoluto: In maggioranza dei chirurghi lia sostenuto fin'ora l'astensione, altri parla <lell' inter vento sis tematico in tutti i casi


OASUISTICA CLINICA

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di penetranza. La giusta via starà nel mezzo: l'intervento cioè degli addominali dovrà discutersi caso per caso. Intanto con<iizione assoluta perché il sussidio potesse essere effiencemente dato sarebbe quella di potere avere a propria di~posizione questi feriti appena dopo la lesione ed in condizioni tali da potere affrontare l'atto operatii:o. L e lesioni penetranti nell'addome, se determinano ferite dei grossi vasi, danno rapida morte. Se l'intestino venne largamente leso, danno rapida infezione peritoneale diffosa. Se la ferita è dipendente da proiettile di fucile, è di~cutibile se si debba aprire slstematictimente la cavità peritoneale quando molti casi guariscono spontaneamente col ri poso assoluto. Nella soluzione di questo problema non manca certo la volontà. dei chirurghi, nè la loro capacità. Iu molti ospedaletti da c11rupo av11nzati si trovano valorosi opera tori: qualsiasi ambiente, purchè già prt>parato fl I la bisogna. può, in mano esperte essere sufficiente a sopperire all'urgenza d i una les ione cavitn ria addominale ope· ra.bilt,, e posso affermare che ovw1q1te s'è presentata l'indicazione dell'intervento, si è operato.

*** 0

Occorre vedere in quali condizioni giungono certi feriti per comprendere qun.li sono i limiti che il chirurgo si vede imposti in guerra. Le unità sanitarie operatorie poi!;;:ono funzionare regolarmente sol tanto là òove il personale tutto potrà esperire fra11q11Wamentc l'opera s ua, là dove l'ope rato potrà sicuramente giacere. Non ba.sta operare, occorre ancbe poter ben curare, specie là dove l'operazione n on è tutto. Per raggiungere questo obbiettivo non ci si può illudere di portare il centro operativo nelle prime linee. I t iri delle artiglierie possono rnggiungere lo retrovie : alcuni ospednletti sono stati colpiti e varì ufficiali medici sono stati feriti a nche a morte, mentre serenamente ed eroicamente compivano l'alta loro missione. L'operazione fatte. sotto lo scoppio dei proiettili non può dare a tutto il personale la tranquillità necessaria: il nuovo pericolo temuti) dal ferito lo agita in modo impression11nte. H o vis to molte volte sobbalzare sul letto i sofferenti ad ogni colpo di cannone ed invocare piangendo lo sgombero immediato.

••• Si parla ora di unitè. sanitarie montate su automobili. Occorre pensare che,

ne.I mentre gli attunli ospedaletti da campo soliò someggiati allo scopò di pòr· tarsi il più avaIJti possibilu fra le montagne, un servizio automobilistico dovrebbe, in molte zone, restare a. valle. I feriti che restano talvolta molte ore nelle trincee, portati giù dalle montagne per difficili mulattiere debbono subire un viaggio di quattro, cinque, sei ore in barella. Dopo si lunghi trasporti, fatti il più delle volte di notte per evitare i tiri del nemico e che in zone montuose non possono assolutamente a'bbreviarsi, ovunque ei voglia impiantare l'ospeda le, :il ferito giunge, se gravemente colpito a ll'addome, -o morente o coi polsi appena percettihili. 34 -

Gfor"41, di mt diclno m i lUa1·11. -

, asc. VII.


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CASUJ .:;TIC A CL l:S-IC A

Lo sboc trnurnatico, il lungo viaggio, la perfriger azion e, le perdite d i sangue ridu cono in condizion i estreme giovani pieni d i energia e di -vitnlitll. In tali condizioni il chirurgo, anche se specializzalo (?), non può operare. Chi ora s i pro pone di muovere verso i po.~ti ai·anzati con unità chirur giche mobil i esclusivamente p1·eparatP prr inter1;enti ,,i~cerali persegue un'idea bella diti foto t eorico, ma poco pratica nel n ost ro fronte o mon t na:noso o troppo piano. Se nelle zone montagnose, perché dovrà restare indietro 11,gli ospedaletti e sez ioni di snuità; se nelle zone piane molto battute, perc hé dovrà stare lontano dalle prime linee.

••• Si è scritto che questi ospedall'tti mobili possono accorrer e rap idamente là dove se ne sente il bisoguo. Ma la guerra si combatte in due: sap piamo t111lvolt.a quando si inizia per conto nost ro un'azioue, non sappiamo qu:tndo l'inizia i I nemico. Questi preferi~ce at· tacchi notturni in pei·iodo di nebbia o di pioggia.. Si può immag inare un ospedale, che accorre di not te in automobile, sotto la pioggia, sotto il grandinare d ei pro iettili ? hln ... dove e come si impi11.nt,•n\? L'as~istenza sanita ria, nella guer ra attuale, de•ie essere fissa ed 01·11n,7ue vigi lante: solo in tal modo può esplicarsi una efficace e co11fi1111a assist enzn sani tar ia, come è voluta da u11a g uerra di t rin ~.ea e di posizione Occorrono pertanto os11edalelti e per.,onale chinir,qico .~perinientato : occon·o110

mezzi di trasporto per i f eriti comodi, 1·eloei e 1U01ì.~ro.si .

••• La gra vità del problema non sta nei mezzi, nè negl; ambienti. Se si ved11sse qturnto avviene nelle srzioni di sanità. e nr gli os pcdaletti piu pross imi alle prime linee d i cornlmttimento quau<lo i feriti affiuiscono a centinaia, c i si pot rehbe convinrere come qur.lsiasi volontà, qualsi!l.SÌ attività,qunlsiasi abilità. u manR rrstn talvolta naufragata. I feriti vengouo ioHudiciati di fango e di s11.ngue, ancora vestiti coi loro abiti, ricope rti il pili delle volte di parassiti, qua lche volta colle feci sparse sul corpo, madidi di pioggia.I Tnl uni, ancora forteme11te agi t1tti, invocr.no umilmente il soccorso, nel mentre altri o svenuti o incoscienti attendono il loro turno. Ed il chirurgo, r eso impassibile tra tanti sofforcnti, accoglie successivamente i vari feri ti apprestando loro tutte le risorse dell'arte. Ma esiste un limite alla potenzialità umana. Ho vi,;to chirurgi r idursi cascanti dal sonno, istupiditi dal l ungo lavoro.

• •• Ora, se pe1· caso vici no a quella t ale sezione <li snnità. si trovasse una un ità m ohile spel'ia /fazata per gli interventi viscerali, occorrerebbe fare lA. selezione fra i feri• i?... M11. quale diritto di preferenza a vrebbe un a,ldominale su di un cranico col cer vello interessato, su un toracico col polmone forito, su di un fratturato o s u di u n misero coll'arto strappato?


OASUISTICA CLINICA

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Quale preferenze. dovrebbe avere un addominale su di un altro, quando il tempo relativamente lungo che occorre per operare il p r imo s egnerà. la morte del secondo? Qunle importanza preponderante p uò avere in g uerra l'intervento discutibile sui feriti dell'addome, quando le ferite delle ri nrnnen ti pn1·ti d el corpo (rh e sono poi le più n umerose) sono t-utte egualmente gra vi ed im,portanti '! Una s emplice fei-ita delle parti molli non curata adcg u~ta.rnen te p uò porta re a morte per complicanze se t tiche, nello ~tesso modo d i un a fer ita cavitaria.. Feri te d'arma dn fuoco deg li arti, se trascurnte, di,t erminano gangr ene g assose mor• tali, mentre ferit e dell'addome lasciate comple tamente a sè possono port;ire a guarigione. In guerra non ci sono che feriti dR curine e da salvare nel maggio1· numero possibile: n o n possono es istere ques ti privilegi ~peciali, per cui chi ha r icevuto un proiettile nell'addome devo essere accolto in repart i specializzati coll'apparenza di una cura diversa e più effica ce'.

••• B en venga la nuova unità chirurgica mobi le: essa potrà ag giungere il proprio lavoro, a q uello fin qui fat to da tutte le ni t re unità : 111tlla di pih. È però errata e fal sa manovra quella. di far credere al pubblico che con rssa , e solo con essa, « potrnnno risolversi quistiou i medic he iner enti alle lesioni vi« scerali, che va rranno a r idurre ln mortalità nelle nostre valorose t ruppe >. È erra ta e falsa mnnovra quella di pubblicare ohe: « obbiet ti vo di questa nuova « uniti\ sanitaria é di por tar e un soccorso ch ir u rgi co completo nelle linee a van< zate ai feriti più gravi che non posson o per le loro cond izioni essere t ras por« tati fin o agli ospedali de lle retrovie senza grave nocumento e che, lasc iati senza « soccorso chirurgico adeg11ato,. sono destinati a mori re in una perce ntua le eluva., tissima > Oh! co~a mai banno fatto fin'ora i chirur ghi tutti della sanità militare <liRtribuiti nei numerosi ospedaletti d" catnpof Cbe cosa mai ha poi di sos tanzialme nte diverso l'ospedale chirurgico mobile Città di :Jfilrwo dagli o~pedaletti dfl. campo d ella. sani tà m ilitare, ove nulla fu trascurato, ove tutto fu previsto? Forse il servi zio au tomobilis t ico? Ma come gli ospedaletti si smontano e montano in poche ore e come s i ca rica n o sui muli per recarsi là. dove le automobili n on giungono, possono a nche caricars i sugli autocarri. L'ospeda.letto ch'io dirigo, oltre alle numerose e comode tende per medicazione, per operazione, per ricovero degli am mala ti, dispone orn di padiglioni, di sale operatorie, di comodi lettini, di bag ni, di lavande ria, ecc. Esso é mi.o dei più belli modelli e più adatti per la cura chirurgica dei feri ti gravi. Si trova nelle linee avanzate, tanto che i proiettili delle grosse artigl ier ie sono caduti avanti e dietro..., e qualche mese fa s i è discusso sulla possibilità del suo sgombero in linea più arretrata. E come q uesto se ne trovano tanti altri.


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C ASU IS1.'ICA CJ,INI('A

••• Non esiste a.dunque un problema tec:uico della cura degli addominali in guerra. E siste un problema clinico che va discu~so e risolto scientificamente, indipendentemente dai mezzi operatori e dalla valentia d ei chi rurghi. E siste però un problema di fatto, che è uno sole> : quello d ella cura dei ferit i in gu.erra. Tale problema d,d punto di vis t a d ella efficnce assistenza sanitaria, tale e q11al1? p11ò arn11u lter.~i teoricamente, è illsul-ubile. Colle offensive moderne fatte R. base di numerose artiglierie di tutti i cal ibri, che disseminauo con euorme profnsioue proiettili di tutti i geuer: a grandi distanze, colla slealtà di un n e mico senza scrupoli, le uni tà sanit:nie, anche se montate su automohili, non po:;so,w portars i a convenien te distanza, pe~chè i soccorsi de ll'arte possano giungere immediati al ferito. Là dove il fronte è inon tagnoso, alle prime si aggiungono altre d ifficoltà: quelle de i lunghi e penosi trasporti dei foriti La guerra di trincett e d i l\.~seclio, ch,:i porta. i belligerant i a distanza di pochi metri, r ende impo~sibi le di sottrarre i fori ti in pieno giorno: essi r estano lunghe ore in trin cea .•. prima di poter essere avviati a.i luoghi di cura. Quesia è la re11.le ve rità. La soluzione venà solo quando c1 s i convin cerà che a più alti, a più n obili, a più generosi scopi dovrit se rvire l'intelligenza uurnua, quando cioè i ritrovat i ed i trioufi dtJll'arte sanita ria. potranno servire a prolungare l'es istenza delle g enti intente al loro progresso civilo !

.• . ~J111· 1ME!'.TO DElll.1 Amt ,\LATI . Sul t otRle di . . ammalati a ccolti nell'o· speda letto, la mortalità fu dPl 9.69 p. 100 rd i trasferimenti d el 90,31 p . /00 . Consider~ndo che nell'o.,peda.letto ,·e11gono inviati i casi chirurg ici più gravi e che in detta mortalit:i sono compresi nlci..;ni giunti già morti ed altri morenti, t ale percentuale deve considerarsi come lusinghiera e d eve essere di sproue a p erseverare n ella via battuta fin'oggi.

.

•• CosS1DKRAZ1os 1 CL,IN I CHE . L e brevi con siderazioni che possono farsi in seguito a.Ilo esame glohnle d ei casi cura.ti in questi mesi si riferiscono p ri ncipRlmente : 1° a lle varie s pecie di ferite d'arma da. fuoco; 2° a lle fratture esposte; 8° alle f erite interessanti le articolazioni; 4° alle complicRnze settiche delle ferite.

••• I. Fr,:Rrri;: u Aln!A DA FUOCO. - a ) ferite da pallottole di fucile non defor1nate. - Le ferite deterrn i nate da proiettile di fucile n on deformato hRnno an· da.mento a ssai regolare, escluse, ben s'intende, quelle che ha nno interessa to organi v ita.li ed h anno determinato fratture ossee od articolari. 1


0AS0IS'fl0A CLINICA

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In queste ferite con difficoltà si riscontrano corpi estranei ed il decorso può essere del tutto asettico ; b) ferite d a p allottole d efo rma te. - La cam icia che involge il proiettile fa.. cilmente si rom pe, si a ccartoccia, lacera, taglia, fa da proiet tile a sè. Nelle s ue anfrat tuosit à s i annida no pezzi di stoffa, di pelle e terriccio, che vengono tra9por t nti in g rembo alle ferite con conseguenze set t iche ine vita bili. Se dal punto di vista bn.li~tico ta li proiettili bl ind ati rapprtlsentnno un progresso, da quello chirurgico esse cos ti t u iscono un ben gra ve incon veniente. Non occorre che il nemico s i a ffan ni a deforma rli (cosa dol resto ora mai provata) : colla guerra d i tri ncee e con l'enorme numero di colpi radent i c hA urtano contro mille ostaco li, qun,ii tu t ti i proiAttili vengono t ras for mi.ti in pallottole e du111 dum ,,, con conseg uenze veramen te deplorevol i; e) p a llottole di " shrapnel~. - Le pa llottole di shrapnel, d i calibro differente, trascinano assai frequen temen te, specie se deformnte, s toffa e corpi es t ranei in grembo alle ferite. Sono per tanto peri colose, a parte de lla lesio ne d a esse determinata, per le poss ibili compl icanze s et tiche ; d) sche,q.11ie di 91·aw1ta. - Le schegg ia d i g rana ta se m pre irregolari, a s uperficie rugosa , a pu11 te, a la mine t aglienti; oltre a lla molteplici ti\ e g ravità delle feri te, sono causa quas i costante di sepsi per la quanti ti\ notevole d i corpi est ranei che tras portano nelle forite. P er ques to le ferite da scheg g ia di granata sono da con!>idera rs i come le più g ravi. La loro azione va dalla lacerazione <li vas te parti del cor po, allo strap pa • ment o degli arti, allo stritolamento deg li s tessi, 611 0 a lle piccoli,;sime feri te superfic ia I i ; e) scher19ie di bombe (a. mano o ]and ate da app1necchi s pecia l i). - E sse si comporta no come le scheggie di g rnnate. Qua ndo colpiscono. d iss em ina no il corpo del ferito di un grande numero di lesioni di a ssai varia d imensi oue e profon d ità. · I fram menti non sono dota t i di molta forza di penetrnzione, i n tP.rossano più le parti molli che lo schelet ro. Finchè sono superficia li le feri te h1umo poca impol'ta nza : se le scbeg.gie invece s i approfondano, le corupl ica11ze sett iche sono assai frequenti. · TRAl"J.'AME NTO D E Ll,E FERITE D ARMA DA FUOCO. F erite snnp lici. - Il v o le re sis tematizzare con formule costa nti gli interventi chi ru r g ici ne lle va rie forme di ferite d'arma da fuoco è un errore. Og ni ferito de ve essere es a mi nato senza nessun preconcetto: le s ingole determinazioni debbono essere s uggeri t e d a ll'esame a ccurato di ogui singolo caso. In linea g enerale può affe rmarsi che per le ferite prodot t e da proietti le di fucile non deformato può essere sufficiente (quando non ven nero fer it i org ani vit:ili o non vennero lese nrticolazioni o non si produssero fra t t ur e) la semplice sterilizzazione degli orifici di e ntrata. e di uscita. Il proietti!H, !!8 profonda men te collocato, può rest a rvi iuca1)sulato. L a sua es trazione in ogni modo può essere differita a quando esso da rà !;eg ni di intolleranza e darà disturbi funzionali. 0

••• Ferite da p roiettili deformati. - Nelle ferite determinate da proiettili deformati (fucile, shrapnel, scheggia di gunate e di bombe), caratterizzate dagli irregolari orifìcii a margini frastagliati e contusi, quasi sempre occorre intervenire,


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CA SOISTIOA ClINIOA.

sia per r imuovere i.I proiettile, sia per togliere i corpi estranei, a potere altamente settico, sin per sbrigliare ampiamente gli orifìcii di entrata e di uscita, allo scopo di dominare i focolai settici o di svuotare le rnccolte pu rulenti g.ià costituite. L'esame di retto della regione ferita e l'andamento della temperatura indicheranno con sicurezzu. Ja via che il chirurgo deve prendere.

.••·

Fra/tu.re esposte. - La frattura determinata da proiettile d'arma da fuoco rappresenta costantemente una complicanza grave. Se la frattura avvenne per proiettile già deformnto, da fucile, da shrapnel, da scheggia di granata o di bomba e se il proiettile rima~e in grembo al fo. colnio di frattura, le condizioni sono assiti pii) gravi. Le fratture complicate della gnmba e del femore sono assai più gravi di quelle degli arti superiori. L'agPnte settico, trascinato dal proiettile, se si arresta sul focolaio di frattura, vi dete rmiua costnntemente un g rnvissimo processo di sPrsi, ch e può essere una gangren11. gnssosll, un flemmone gassoso, un flemmone settico, un processo osteom ielitico. L'insorgenza. di 'JUeste gr1wissimo, e tante volte mortali compl icanze, è facilitata. dalla presenza dei minuti detriti ossei, delle scheggia libere frnmmiste a midollo osseo, a sangue, in una cavità chiusa, dove i g ermi annorobi trova.no tutte le condizioni fA.vorevoli al loro svil uppo. L' intarvento operR.tivo iu ques ti ca~i è nssolutamente neces~:uio: la reazione febbrile e la tensione dell'arto leso avvertono che il proees!'<o settiro si è già iniziato. Gli orificii debbono essere ampiamen te a perti, si deve rnggiungere il focol11.io osseo fratturato, occorre asportare t utti i detriti e tutte le scheggie mobili ivi es i.sten ti (sch.e9,qiotomia 1. È bene conservare le scheggio ancori\ nòerenti 111 periostio : esse facilitt,ranno il consolidamento del.l'arto. Qunndo il proiettile ba determi n1tto una. « f rattura da scoppio:., allora la maggior parte delle piccole scheggie si trovano proiettate verso l'orifìcio di uscita, dove danno un caratteristico rumore, come di noci contenute in un sacco. È da quella p1trte che occorrerà. farne l'asportazione. Seguirà. un largo ed ampio dren l\ggio della ferita .

••• APl'A 111tccu1 I NAM vrn11,1, - Sono dn applicarsi gli apparecchi inamovibili, si.a pur., f,rnestrati, a primo tempo? L'e!'<perienz11. fatta mi consiglia di no. L'infezione settica può insorg(•re da un giomo all'altro: il focolaio esistente può inoltre diffondersi tanto verso la. radice come verso la periferia. Occorre sorvegli11.re continuame nte in ogni senso : talora la. presenza di un n uovo focolaio o la diffusione del processo è tradita. da ca mbia mento di colore de lla pelle che si fa .r;iallo-ram,eica o bronzea. La chiusura. dell'arto io un apparecchio inamovibile. sia per l'asfissia dello stesso dovuta nd a umentnti. tens ione, sia per i mascherati segni clinici d'in• fezione, potrebbe essere fatale all'arto stesso ed al la. vita del ferito.


CASO I STIOA CLINICA

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Te.nt.o non è il caso di pensare a processi di consolidazione ossea. durante lo sç-o)gimento di una infezione. Gli apparecchi. immobilizzn.nti inamovibili verranno fatti a. pericolo scomparso, a processo settico del tatto spento. APPARECCHI AltOvJBtLI. Nl'lle fratture de ll'arto superiore, quas i sempre esposte con sepsi, ho applicato apparecch i amovibili con stecche angolari di spesso cartone : nelle fratture dell'arto in feriore bo sempre a pplicato apparecchi amovibili con doppia stecca laterale di legno. Le s ingole medicazioni de bbono eMetè fatte · coi dovuti riguardi. Volta per volta, mettendo coinpletarnente allo scoperto le ferite, ho potuto procedere a quella pulizia dell' iutiero arto che verrebbe ostacolata dagli appar&echi immobilizzanti, là dove invece tutto deve contribuire a. soffocare le infezioni, Potrà, ciò facendo, residuare deformità od accorciamenti? Le deformità ed i più gravi accorciamenti intanto sono da attribuirsi alla natura stessa delle lesioni ossee. Occorre però tener sempre presente che si lotta con forme settiche altamente vi rulenti: l'impegno del chirurgo è quello di sai vare l'arto e la vita. Al resto si potrà ulteriormente porre riparo.

••• FERITE DA PROllli'l'T!Ll ESPLODEZ..T!. Non bo mai constatato fin'ora ferite provocate da proiettili ,ti fucile esplodenti. Le fratture « da scoppio » sono determinate da fattori ormai noti, specie nelle ossa cave: fatti esplosivi ho potuto rilevare, raramente, fra le parti molli, là dove atteggiamenti speciali dei muscoli in contrazione al momento della ferita ne hanno favorita l'ampia rottura anche nel senso trasversale. Altri ha studiato e descritto i caratteri delle ferite determinate dalla esplosione di ques ti piccoli proiettili: sono stati anche descritti i proiettili, i cui frammenti restano per la massima parte fra i tessuti lacerati. Di simili proiettili il nemico fa uso assai scarso.

••• FRATTURE Ji:l'U'!SAIU &:. Assai gravi sono le fratture epifìs arie, in quaoto ch,e esse frequentemente si complicano a lesioni articolari. I fatti settici, così frequenti nei focolai di fratture esposte, a mezzo delle lesioni anche fessurali della cartilagine articolare s i propagano fin dentro l' arti• colazione. Fra le varie articolazioni, quella del ginocchio espone ài maggiori pericoli, come dirò anche in seguito. Le goniliti settiche sostenute da lesioni ossee epifìsarie non si riescono talvolta a dominare nè coll'artrotomia bilaterale, nè coll'artrotomia a grande temh<> rotuleo, e, quando si è costretti a resecare o ad amputare, non è infrequente il cuo che si perda ugualmente il ferito per setticemi~.


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C'A :0:UI S1'1 C'A Cl.l~J('A

••• F&IHTE DEl , l,E AnT1Co1.Az10:--1. I.e ferite d'arma da fooco interessanti le articolazioni. se sono determi nate da proiettile di fucile n o11 deformato, possono gua· rire, senza int,, n·en to chirurgico, limitando le sole cure alla sola medicazione dell'articolazio ne· Quelle invece causate da proiet.tile deformato o da altri proiettili a forma irregolare, specie se a ccompagnate a les ioni dello scheletro, si complicano assai frequen temente con suppurazioni articolari che sono molto pericolose sia per l'arto come per la vita. Per esse, a norma delle circostanze, occorre procedere ad atti operativi più o meno •l11rnolitori che alle volte vanno ri petuti sullo stesso individuo, dal più SFlmplice al piu complc,!'o. Non è infrequente i l caso di artl'otomie seguite da artrecloinie, da 1·esezioni ed infine da ,111i1111tazioni.

CO)!PI.ICA:S:ZE SE'1'1'!CIIE o,:LLE t'EK11'E D'AHMA DA ~'UOCO . Le complicanze setticha delh, f.Jrito.i d'arma da fuoco sono sempre a ssai g ra\'i. Gli Mtlori hanno variamente cla~silicatn queste forme : io ritengo che dal lato clinico rlehhano r!ividers i io .'Jt;111grP.ne e fi P11wMni : gangrene là. dove predo· minano fatti di 11ecrobiosi coo morte rapida dei tos,uti e fl ,·m moni l i\ dove predominnno proce<;si suppur ntivi. a ) Gangrene !J<lsso~e. - Le gangrene gassose (q uas i seiupre massive, qualche v0lta )i mitato a gruppi muscol1ni) sono caratterizzate da un odore speciale che si sente a dist11.uza, per cui la diagnos i r iesce a farsi anche prima di visitare il ferito. La palpazione dell'arto colpito sviluppa il crepitio speciale dato da ll' in• filtro d i bollicine di gas: il te,;suto muscolare perde l:\ sua consistenza ed il suo colore assumendo l'aspetto di « carne cotta,., L'ai·to è gonfio, la pelle è tesa a larghe macchie bluastre, bronzee, rameiche. Nel radere i peli il rasoio determina un rumore speciale che è dato sempre dal · gas sottostante. li ferito, colp:to da grave e generale intossicazione, s i presenta con polso piccolo e frequente, con respirazione superficiale, con tinta giallastra, talvolta sub-itterica. LI\ mor te sopraggiunge quasi sempre assai rapida, fra le 24 e le 48 ore dopo lo sviluppo dell'infezione. La gangrena gassosa, frequente nelle gravi le><ioni dell'anca e della coscia, è meno frequente in quelle della gamba e del piede, meno ancora. negli arti supe· riori. Non mai vista al torace, collo, faccia. Indu bbiamente essa è la più grave complicazione delle terite in guerra. L e ampie, profonde, molteplici incisioni possono talvolta arresta r la, specie se limit11.ta al piede e gamba, ma è provvedimento consigliabile quello di amputa'l'e s1,bito. Spesso netinche l'a1:::putnzione r iesce a sal vare il ferito. Gl'inter venti operatori i precocemente fatti nelle ferite con ritenzione di stoffa o di proiettile o con fratture comrninutive o da scoppio, coi quali si sbriglia ato·


CASOISTJCA CLINICA

537

piamente il focolaio e si asportano i fattori delle i,epsi, sono destinati a ridurre al minimo lo sviluppo di si terribile infezione, che o mutila od uccide. Se fosse possibile operare immediatamente, appena dopo della ferita, scomparirebbero certamente lo gangreue gassose. Non si è mai verificato nei mi ei feriti l'insorgenza di una gangrena gassosa dopo gl'interventi: i casi osservati fortunatamente non molto numerosi, si ebbero sempre in cura co,i gangrena già in atto.

***

b) Gangrene circoscritte. - Queste gangrene, non massi\·e, interessano sol· tanto il focolaio della ferita. Sono frequenti nelle vaste le~ioui d eterminate principalmente da scheggia di grnuate, nelle fratture da. scoppio, nelle vaste distru· zioni delle articolazioni, specie del piede. In esse l'infezione ha mezzo di svill1pparsi su di un terreno lacerato, contuso, privo di quah;iasi reazioue, già destinat-0 allo sfacelo. Sono caratterizzate dall'aspetto bruno nerastro che prende l'arida ferita, dalla febbre alta. Collo sbrigl iamento dei focolai settici, coll'ampiR spaccatura delle ferite a can:i.le, colle miotomie, coll'apertura dei focolai di frA.ttura commi· nutiva, colla asportazione dei corpi estranei (prniettile, sto!fa, scheggia mobili) di frequente si riesce ad arrestare l'infezione locale. In tal caso a ll'aridità della piaga subentra secrezione abbondante d Rta dai comuni piogeni e si inizia la detersione dei tessuti. Alle volte però, pur migliorando il focolaio gangrenoso, si sviluppa e prosegue

fatalmente fino all'esito infausto la sepsi generale (setticemia),

*** c) Gangrene

trombo-emboliche.

Generalmente determinate dn diffus ione del processo settico 11.l fa.scio vascolare, necessitane, rnpido intervento demolitore.

*"'*

d) Gangrene da arresto circolatorio. -

La ferita dei grossi vasi non è rai-a. L'arresto d ella circolazione, senza ristabilime nto di circo lo collaterale, porta a gRngrena. Simili gangrene quasi s-en1;;re si complicano 11. process i settici graviss imi. Occorre amputare l'arto precocemente.

*** e) Flemmoni gassosi.

Quando l'infezione gassosa non colpisce tutti i tes• suti, ma si propaga nel cellulare sottocutnnc,o o fra gli inters tizii musc,olari o fra le fìbbre dei muscoli, assume l' aspetto flemmonoso. Ha. decorso ed esiti meno gravi della gangrena massiva. Sono superficiali e profondi; sottocutanei, sottoaponeurotici, inters tizial i. Con interventi appropriati, consistenti in lunghe e mol teplic i incisioni cutanee, in sbrigliamenti più o meno profondi, coll'apertura delle aponeuros i, delle guaine muscolari, colla dissociazione talvolta de i singoli fa.sci mus '.olari, si è potuto molte volte ottenere l'arres to immediato del processo gassogeno limitando, in tal modo le operazioni demolitrici od impedeudole del tutto .

•••

f) Flemmoni settici. - I comuni piogeni possono determinare flemmoni settici ed ascessi. Le loro 11paccature fatte a tempo, il più deJJe volte portano a guarigione i feriti.


538

CASIJISTICA CLINICA

g ) Eresipele. - Frn tante gravissime infezioni l'eresipela comune' ~ rara. Il fatto è a ssai stra uo e si do.rcblle a mmettere c be i germi d ell'eresipele. reste.no sopraffatti dalla virulenza. d egli altri. L'ho r ilevata soltanto due volte: tratta.vas i di eresipele facciali per lesioni del cRpo Cosi, nel mentre al collo e capo non ho mai visto fl emmoni e gangrene gassose, si hanno invece rare ere ipele.

h) • 'ep .,i generale (setticemie e settico-piemi,...) La sepsi generale accompagna e segue, in forma acu ta, sub-Rc uta e cronica, a ssai frequentemente le forme settiche locali. Pur troppo il desidP.rio di «conservare -. porta talvolta alla perdita del ferito. Se rimorso può colpire In coscil•nza del chir urgo che a ffannosamente segue l'andamento di s i terri bi li fon ue, esso può solo qualche volti\ insorgere quando egl i si è lasciato cul lare dal la s peran ~a d i potere couservnre la vita e l'arto. Se la chirurgia conservatrice in gucrrn diovesse essere intesa nel senso di conservare il maggior numero di v ite, dovrebbe con as~ai maggior larghezza ampu· tarsi in primo tempo. È invero assn.i freq uen te la g eneralizznzione delle sepsi locali: il chirurgo dopo avare eseguito molteplici ntti opero.ti vi n scopo di conservazione, nella sicurezza che l'infezione fosse solo dipenden te da fatti locali, si accorge in questi casi con dolore e con sconforto che l'opera s ua ·pietosa e prudente non è stata coronata da successo. Anche il sacrificio dell'arto frequentemente riesce allora tardivo. D'A.ltra parte è innegabile però che in molti casi le cure conservative hanno avuto esito felice. E siano ques ti casi di conforto e t.li guida là dove l'insuccesso sr.onforta.

i ) Tetano. Non os tante la gravità delle ferite non ebbi mai a registrare un solo caso di tetano. la tre casi di setticemie gravissime si ebbero, quale fatto pre11.gonic0, delle tetcmie circoscritte da a t tribuirsi certamente al fattore tossico e non RI g,mue s pecifico del tet1tno. Ques to notevole risultato va certamente attribuito alla profilassi antitetanica. estesa a tutti i feriti di guerra.

k) Congelazioni. - Furono assai pochi casi di congelazione accolti nello ospodaletto (22). Dalla inchiesta da me attentamente fatta è risultata la costante penetrazione di arqua nelle calzature. L'acqua agisce favorendo le. dispersione del calore e facilitando la penetrazione del freddo. Fu conservato l',.rto colpito fino a completa limitazione del processo. Non sono infrequenti però le complicanze settiche che talvolta forzano ad in· terventi demolitori precoci.


539

OASUISTIOA CLINICA

SPECCHIO DELLE OPERAZI ONI

PEBCEKTUALI SU 100 OPEBAZIOlfl

-~ Esiti I

:

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Reaezioni costa li (torllCOI,)

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Scheggiotomie v&.rie .

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Reaezlonl (50 ' /,)

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Nel non guariti son com-

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Ginocchio \foruo-tih.) .

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Tiblo-tar•iche.

3

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3

cessivl aUl operativi, H cui esito deflnitivo(lra,aferhneulo o mor te) è

R&.dlo-ca rplobe

Dla&rtlcolulonl (8¼)

2

Tlblo-taralcb e.

3

Il

0 hopart . Braccio .

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2

Lisfr ano. 1

.Amputazioni

oegoal<> con l" ultimo

Ginocchio

2

2

Avambraccio .

Amputazioni pro,rlam. dette

Coscia

8

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2

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Piede.

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<Operazioni varie . (20 ' / , )

, Artrectomie tiblo-tara •.

2

Artrotomie {glooocbio)

e

Miotomie ampie . . . . • .

6

4

Le gature di arterie •.•

4

3

Uretrotomie esterne ••• Laparotomie. , . . . • . .

- - TOTALI SU • . . 1100

5!

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36

lntervemto . I


540

CASO ISTICA CLINI CA

Or~: RAZIONr. Dal 1° ottobre 1915 al 29 febbraio 1916 furono eseguite . . •• opera;1;ioni chirurgiche di importimza e ..• interventi minori. Le operazioni chirurgiche di importa nza rappresentano l' 11 p. 100 di tutti i feriti accolti nell'os pedidetto. Le operazioni minori il 25 p. 100. Il 36 p. 100 dei feriti ebbe quindi trattamento chirurgico ed il 64 p. 100 non ebbe bisogno di interventi s peciali.

• •• M ATERIALE Le garze vengono sterilizzate nella Scimmelbuch. R itengo che la sterilizzaz ione a 100° sia s ufficiente, ma un autoclave a 1200 dar,..ibbe maggiori garanzie. Il cotone, lo bende, ecc. .. . sono tenuti in cassette metalliche sotto l'azione con• tinua di vapori di forn111lina. Gli strumenti vengono sterilizzati coll'ebollizione e, durante le medicazioni, la sterilizzazione dei f erri viene continuamente e eguita,

••• SoLuzro:-n. - Debbo dichiararmi completanrnnte soddisfatto delle soluzioni an· tisetticbe dn. me adoperate (soluzione al '3 p. 100 di ipoclorito di calcio e soluzione boro-ipoclorosa secondo la formula del prof. Giannettasio di Firenze).

••• NARCOSI. Ho quas i sempre adoperato la cloronarcosi; in cas i speciali l'etere-narcosi : il liquor sonnif'erns Zambelletti in interventi assai rapidi. L'ane,stesi.a locale (cocainica) venne usata assai ·di rado .

••• REGIONI Ol'ERA'l'E. A secondo delle vari e regioni le operazioni possono essere divise nel modo seguente (dovendo omettere per ragioni facili a compren· dere il numero preciso degli atti opera tivi mi limito o. registrarne la percentuale) ;· 1° Sul ci·anio si rivenne 17 volte p. 100. 2° Sulla colonna vertebrale 4 volte p. 100. 3° Sul torace 11 vol te p. 100. 4° Sull'addome 1 volta p. 100. 6° Sugli arti superiol'i 6 volte p. 100. 6° Sugli arti i li(eriori 58 volte p. 100. 7° Sul bacino, perineo, organi !7enilali 3 volte p. 100. Da ciò emerge quanta importanza ha in guerra la chirurgia degli arti e quanto è scarsa la chirurgia addominale.

••• CONSIDERAZIONI S1'ATIS1' IC11E. Nel mentre le resezioni ossee ed articolari rappresenta.no il 50 p. 100 di tutte le altre operazioni, le amputazioni (disarticolazioni ed amputazioni propriamente det te) sono il 80 p. 100, cifra assai elevata, ma a l certo molto attenuata dai molteplici interventi conservatori.


CA8UISTIOA OLI :-ICA

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L'oper11.zione più frequente fu la craniecto1nia (17 p. 100) e dopo in frequ.enzll, minore le rPsPzioni costali, le sch1•9.11iotomie. le am.pulazioni ddla gamba (9 p. 100 per ciascuna) quindi le ampi,tazioni della co.~cia (8 p 100). Nel mentre le amputazioni della gamb11. rappre!'enta.no il 9 p. 100 e quelle della coscia 1'6 p. 100, qu elle de l braccio sono il 2 p. l OOe quelle dell'avam braccio l' 1 p. 100. Ciò sta. in rapporto con la n ot e vole d ifferenza che esiste nelle complicazioni settiche fra le ferite d',nma da fuco degli arti inft>riori (assa i freq uenti) e q uelle dtgli arti supe1·ior i (rare). In r apporto agli esiti : il maggior numero di mi g liora menti stabili tali da consigliare il trasferimento dell'operato si ebbe nelle r esPzioni costa!, l'er complicanze pleurflli del le fer ite d'arma da fuoco del t orace (8 p. 100 di trasferimenti su 9 p 100 di operazioui). I ris ultati peggiori si ebbero nelle laminectom ie (4 p. 100 d i mortaliti\ su 4 p. 100 di oper,,ziooi).

••• M ORTALIT,Ì. OPEllATORIA. La mnj?giore mor talità., in rnpporto al numero di opera;,;ioni fatte, s i ebbe negli interventi cranici (11 p. 100 di mortali1à su 17 p. 100 di operazioni). Nelle amputazioni si ebbe uo11, mortalità del lO p. 100 su 30 p. 100 di operazioni cioè il t erzo d,·g li amputati è morto, non ostnnte l'opPrnzione subita. Occorre tener presrnte per dare il giusto valore alla mort,d ità nelle operazioni, per fer ite d'arma da fuoco in guerra che quasi tutto 111 opernzioni furono fatte per circostanze ch e 11J"genteme11te indicavano l'intervento, 11.//0 s,·np o di saf-

vare re.•istenza grai:eme,ile minacciata. La mortali:à in tali ci rcostanze deve essere assai ele,•ata: pur tntlavia s u 100 opernzioni il 62 p. 100 diede esito cos i soddisfo.ceute da permett;ire il t ra~ferimento : q ues t e f>2 esis tenze salvate su ogni 100 opernzioni debbono conside rarsi come strappate a morte sicura. Nel 12 p. 100, non e1,sendosi avuto miglior1une11to, si è dovuto procedere a nuovo atto operativo, il cui e,;ito è compreso o nel f>2 p. 100 di trasfe rimento o fra i morti. Il 36 p. 100 cli mortal itiL è pert11.nto do lor oso ma confortflnte, specie m es'>o in rapporto colla mortalità generale dei feri ti accolti nell"o<;peJn.letto che è del 9,69 p. 100, come già in an tecedenza ho d etto.

•* • CONSIDERAZIONI CLIN ICHE. - a) C,·aniectomie. - L'i n tervento pM lesioni craniche è necessario. Sarebbe molto uti le che i e cranici > gi ungessero assai più rapi,lamen te agl i , ospedaletti perch è l'operazione s ubito fatta, aumenterebbe di certo il numero dei risultati favorevoli. La rimozione delle scheggia comprimenti, di quelle miste nlla sostanza cerebra le, insieme a ll'ampliamento della fe rita, sono atti che n on compromettono i n nulla la vito. del paziente. Per essi si mette in evidenza fa. breccia. cerebrale, la men inge, si legano ve.si meningei sanguinanti, si as portano ematomi e vaste raceol te di detTito cerebrale.


642

0AS0ISTl0À CLINICA

Non sempre l'esito è favorevole, specie se la. lesione è vasta e profonda, se il' proiettile e ri,nasto ne lla cavità cerebrale e se gill si è iniziato un processo settico. L'ernia ce rebrale è s intoma costante di processo meningo-encefalico, che talvolta, se circoscritto, si arresta : il più delle volte però porta alla morte.

••• b) Toracotornie. - Le lesioni penetranti nel torace si acco m pagnano assai frequentemente a versamento em1Hico nella cavit.à pleurica. Quando l'andamento delle febbre e le punture es plorative indicano elle il versamento tende ad inquinarsi si rende necessaria la toracotomia. È ben e farla prima ancora che siasi costituito un vero empiema. È preferibile resecare una o piu cos te, a llo scopo di avere un'ampia breccia. La maggior parte de i sofferent i ha così salva la vita.

••• e) Lamin ectomie. ·- Pur troppo i risultati avu t i n elle laminectomie non sono str.ti incoraggianti. È importante fnr rilevare che, nel mentre la sintomatologia clinica induceva a diagnosticare uua lesione trasversale, totale, de l m idollo spinale, quasi sempre esso, all'atto operativo, si ?1ios11·ò integ1·0. I fatti clin ici ernno in quPsti casi determina.ti dalla comp?·essione di scheggia ossee delle vertebre o da em1itomi extra od infra-du rali, o da lesioni c linica• men te non a pprezzabili (e,uor ncbi1e, contusione, della sost1rnza midollare). Rimossa la compressione, si ebbe varie volte il ri pristino quasi immedinto della sensibilità ed il risveglio di qualche contrazione muscolare agli arti. Non si riusci p erò ad arrestare i fatti distrofici. I larg hi e profond i d ecubiti al sacro, ai trocanteri, a.Ile calcagna, le cis titi purulenti, le comp:icanze renali furono causa lontana della morte del la maggior parte di opern.ti. Uno è mor to per s tasi polmonare. E~isteva lesione midollue assai alta. Un altro in seguito a processo settico meningo-encefalico di inquinamento della feri ta dovuta da s cheg g ia di granata. La ·ra pidità dell'i11/ervPnto non s<>pprime le gravi conseguenze della conipres• sio11e e conltisione del midollo spinale. Le vie di conduzione, se gravemen te comprom:esse, pur non essendo totalmente lese, non r isentono che scarsi vantag gi dall'atto operativo. LA. morte può sopravvenire per le tardive conseguenze di ne.tura distrofica. Esso non possono evitarsi, giacchè le vie mid ollari interrotte anche funzionai• men te non possono essere s upplite da a ltre vie di compenso, come avviene nelle lesi on ì della corteccia ce rebrale, nel mentre che i decubiti insorgono rapidamente.

••• d) Scheggiotomie. - Indicando con tal nome le oper11zioni tendenti a rimuovere soltanto le scheggie esistenti in un focolaio di frattura, esse trovano indicazione nelle fratture com minutit:e, specie se da scoppio, con processo settico già iniziato. Lo scopo .di tale operazione è quello di a prire a mpi11mente i l focolaio e di esportare tutti i corpi estrnnei in esso contenuti (det riti ossei, scbeggie mobili, grumi sanguigni, proiettile). Se è fatta a tempo, specie nelle fratture della parte alta d ella coscia, possono scongiurarsi complicanze sett iche, talora mortali.


OASUISTICA OLI NIOA.

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e) Resezioni del ginocchio. - L e lesioni articolari del g inocchio sono le più gravi. Frequen temente ferite d'arma da fuoco degli estremi e pifìsarii dt,l)a tibia e del femore comunicano, per mezzo di qualche fessu r a., colla cavità a r t icolare del g i· nocchio. · Le in'fezioni esistenti nel t ocola io cli frattura. si propagano cosi fino n ella a rticolazione, Le condizioni anatomiche di questa articolazione, quali la sua ampiezza, i n umerosi recessi, cui di sacco, borse, rendono gra v1ssime le sue infezioni od assai difficile la cur a. H o riputa.to opera prudeat e, ed ho avu to qualche successo in caso di gonilite settica da semplice penetranza del proiettile, di pr ocedere per gradi. L'artrotomia bilaterale, ainz1ia, può e~sere sufficiente: ad essri pu.ò fars i se~uire l'apertura. a grande lembo rotuleo r iunendo trasversalmente ril disotto dellR r otula le due pregresse incisioni, allo scopo di dominare il eul di sacco sin,oviale s1111eriore. Se iii processo settico s i porta posteriormente ai legamenti crociati, o,·corre ,·e. 11ecare ed essere d i;1posti all'ampnlazione, se il processo suppurativo non si ferma. Se invece l'infezione del gi1wcchio è conseguenza di frattura drgli e;1tre1n i ossei articolari, occorre rescca,·e il pi11 presto possibile la epifisi frattu r .. ta pe r evita.re l'e.m;,utazione dell'arto o la pi:rd it a del feri to .

*•* r, R esezioni tibio-tai·si.che. - P er les ioni dell'articola,i:ione tibio-tarsica o dell'estremo ìnferiore epifisario della tibia l'intervento operativo, ~e indicato da fatti settic i incipienti, dà r isultati assai incoraggianti.

••• g) Amputazioni. - Non ostante il viviss imo desider io di far trionfare la cbìrurgia. conservatrìce in guerra , pure le complicanze settiche - ta lora rapidamente mortali - obblig,~no ad arnputnre, se si vuole salva la vi~a pit1 che l'arto. Non sempre però il risultato è fel ice : nelle gangren e gassose maHsive, nelle gangrene ilettiche trombo- emboliche, è freq uen te il trapianto dello. infezione Hul moncone. I ndipendentemente da ciò, ~oll'a.mput R.zione non sempre si vincono processi settici già. generalizza ti.

*•• Indicazioni e t ecnica delle a1npulazio1ti. - l\lolto ci sarebbe da dire s ulle indicazioni e sulla tecnìca de lle ampu tazioni. boJ.o a guerra finita, quando :ii potranno ..:onoscere gli esiti r emoti e definitivi di tutti gli operati, s i potrà venire a conclus ioni certe, realmente basate su tutto l'andamen to clinico del ferito. P er ora posso a ccenna.re a qualche problema assai ìuteressante per la eua soluzione.


544

l'ASO IS'l'JOA CLINICA

.•. l\{etocli a frmbi. - L ti amputazioni debbono, in chirurgia di guerra, farsi con metodo a lembi o con metodo circolare? L a ra11idifà dell'operazione è cond izione necessaria io certi casi: la sepsi grnve sconsiglia di lasciare infundibuli o spazii morti nei mon~ooi, e per e;,sa si aggiunge anche la necessiti\ d i l asciarli aperti, a mpiamente beanti, senza ch e si possa, in molti casi, vC'nire ad una sutura secondaria· · Date queste cond izioni, il metodo migliore che sodisfa tut te le indicazioni s uddette è quello d i Celso (metodo ci rcolare, in u n ico tempo). Quando la rapidità è condizione così impellente e predominante che si impom, da sola, quando non può essere eseguita uenncbe la narcosi o questi\ può farsi per brevissimi ist,i.nti, allora s i è obbligat i nd amputarli c ircolnn nente. La sep.~i !/rare, che ne l maggior numero dei casi trupiantn l 'infezione sul moncoue. è a ltra condizione che impont' l'ampu tazione in unico tempo. );,.I le forme s ettiche, non potPndosi s uturare i l moncone n è in pdmo, nè in $eçondo t empo. si han no retrazioni mu~~olari e della ptille co;,ì n otPvoli r he - s pa· cinlme11te nl hrarcio ed alla coscia - scompare qunl,-insi lembo e ~i ha >'em pre un monco ne co11 ico. Non vale du 1F1ue la p~na di eseguir e lembi inutili, che prolungauo l'atto ope· r a tivo, che facilitano le infezioni e che non ev it.no ln conicità d el 1nonc-one. Là dove non esiste il bisog no di eseguire uu'amputazione colla massima rapidità, là dove non esiste una sepsi grave, dove può r itfner ~i con re la tiva sic urezza di potere es egnire una sutura secon(larin almeno di affrontnmento, l'am putazio11e deve essere fatta con r igoroso me todo a lembo curnueo o muscolo- cuta n eo, a normi\ deJJe circostanze.

•*• Con icità del moncone. - Il moncone d i,·cnta conico anche se fatto secondo arte, quando, n on s u turato, le parti molli hanno avuto agio d i retrarsi. T »le conicità è un inconvenie n te assni freque nte neg li amputa ti al f,onte, ma è inevitabile in u n gran numero di ca.si. Il cliirur go si preoccupa princi palmente dai salt-are fa v ita del feri to: la r·e golarizznzione d el moncone potrà farsi dopo e da nitri.

••• h) L e!1aturP. di aderie. - P e1· e morragie secon darie s i è dovu to procedere a legatu re d elle ar t erie a ~rellare, t ibiale anteri ore, t ibiale pos t eriorP. Una v olta l'aTt eria ascellare, lesa laternlmente per contusione da. proiettile di fucile, ven ue legata in sito di lesione. T re al t re vo lte si inte rvenne per lega.tura delle tibiali. I n un caso, dopo la legatura, la morte s i ebbe in seguito a sepsi già esiatente n el focolaio di frattu ra.

••• Per invest imento dovuto ad autocarro venne ricove rato un s oldato con frattura semplice de lla coscia s inistra, della branca montante dello ischio destro, della sinfisi pubica e deU'1iretra membrano,a. i ) Uretrotomia esterna. -


OA SUISTIC.\ CLINI CA

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L'uretrotomia. 'esterna. o più precisamente il ta.ijlio perineale m ediano evitò l'infiltra.zione orinosa, a ssic uran do il li bero scolo delle or in e. Il ferito fu di messo q uasi g ua r ito : si e:·ri. ri costituita l'uretra seoza bisogno d i ca t eter ismo in per ma n enza . Orinava qua si completamente d alla via. n aturale : poche gocce venivano fuori da u na. fist ola. perineale ch e t endeva a. ch iuders i.

••• L APAROTO)II E. - Gli addominal i accolti ne\J'o ·pAdaletto rappri:~enta uo una parte assai scarsa (:J,S su 100 feriti). La rag ione è facile ad iuLe nder la: l a morte li colpisce per la maggior par te n elle triucee, sul. posto di combattime nt o, lungo la via as pra e penosa. Quei tali che r itiscono a raggiungere l'o;,peda.Je sono stati f(! riti in cir costam:e sper.iali, circostanze che hi..1100 salvaguardato organi vi tali : c.ircostanze e/te nella maggioranza dei casi p ermettono a 11cora la .1;1ia1·i!JiOl!e senza intervento operativo (su 1110 addom inali n e sono gnar it l 82 senza iote rve nto operativo, n e souo morti 18).

••• H o ~ili. svolto a m p iamente quale i l proùlem11 degli addominali si presenti nella guerra a t tuale e sulla u ostra fronte, un po' per col pa della n a tura l.IlOo tugnosa , molto per colpa ciel n emico sen.,.r~ sc rupolo, e qun!e couscgu en za della tecnica guerresc:i. così come oggi è sentita e<l nttu;\ta. Gl i addom inali g ravi n on pos--ono g1u11garc in tempo utile nl chi rurgo, perché que~ti po,asa trovare indicazioni tassative d ' iutarve nto. P usso affermare di nve e avuto n e l mio ospe·'lalcLto molti cn.;i di ferite ce,·lam ente penPtl'anti e pa.,-,a nti da. parte a piHte In. cavità ad<lom in,1.Je: i ,. essi non esist~i·a in•lit;azione cl'i11tervento : il ripo, o nsqoJuto, l'oppio o la morfina, la vescica di n eve, la d ietA. assolu ta, hnuno port«to a g trnrigione. Il tmst'erimento di <1uesti feri t i v en ne fatto quando già si e rn sicut'Ì d ell'es ito favorevole. In qualche caso si manifestò 6-;tola stercorac,m o biliare, : qualora In guarigione non si abbia spontrnieamente, sar11 g iustificato l' in tervento in ser.oudo

tempo Su 100 add omi nali fu ricono ,ciuto clinica mente e senza dubbio alcu no la penetr11n za in cavità solo io 15 casi: di essi, 8 sono gL1ar ìti e 7 sollo mo r ti. Il l8 p. 100 d i mortalità per lesioni atldominllli m esso in 1·apporto col numero t otale <l1:;i fel'it i accolti si r iduce ad una percentuale m inima di 1,9 p. 100. Su 100 feriti 111or ti uell'ospeda letto solo 12 furon o pe r lesioni add ominali, Chi si prefigge di r idurre la inortal itl J ovuta a ferite ca vi tarie dell'addome deve p ur t enere conto di quei ca'li che I ,sci,,ti a si, sa rebbero guariti sicuramente, nei q uo.li l'inttJr ven to può riuscire invece fatale. L a laparotomia fatta in qua lsiasi ambien te e da mani es·p erte non cessa ,li essere un prov ved imen to gr<1.ve n ei feriti d'arma dn fuoco. L'errore dia g nost ico è ass:ii facile sulla pe1rntrnnza o meno della ferita: il maneg g iam ento di t u tt-e le a nse intestina li e dei visceri cavi tari fa.Lto a llo scopo di ri n traccia r e T UTTE 1e lesion i n on può essere indifferen te, s pecie là dove si h an no. condizioni gene rali assai s pesso disastrose. 35 -

Giorn ale di medicina mil!la,·e - Fase. VII.


546

O IS'C!ISTICA OLINICA

••• In nessuno dei feriti accolti nel mio ospedaletto e da me scrupolosamente esaminati, bo trovRto indi<'.a.zione di intervento laparotomico. Ho acquistata la convinzione invece che alcuni feriti gravi da proiettili di fucile attraversante il fegato, gh intestini , lo stomaco, se operRti al momento in cui furono accolti, sarebbero stRti condannati a morte sicura: l'Rttesa imposta daHe condizioni del ferito e dall'andamento successivo favorevole /i ha indubbia-

mente salvati. Per occlusione intestinale acuta dovetti procedere ad intervento laparotomico urgente. Trovai steno~i multipla del colon da pri,gresse pe1·itoniti. Eseguita l'esclusione del colon praticai un ano artificiale iliaoo. Il s<Jft'erente mori per stercoremia •

•ili

0PE RA7.10 Nt MINORI. Furono rnttopo!.ti. ad atti operatori minori il 26 p. 100 dei feriti a ccolti nell'ospedaletto, cosi div'si: 1° E,;trRzioni di proiettili e corpi estranei nella proporzione del 3i su 100 operazicni minori. 20 Inc is ioni sbrigliative degli orificii, miotomia, per flemmoni gassosi, fiem· moni settici, ascessi, ecc. .., nella proporzione del 32 p, 100. 3° Apparecchi amovi bili, amoinamovibili per fratture semplici e complicate nella proporzione del 33 p. !00. 4° Toracl'ntesi nella pro porzione delrl p. 100. Non sono stati presi io considerazione i cateterismi vescicali, le recentaziooi di ferite, l'applica?:ione di drenRg~i, e cc... Quasi tutti i feriti così trattati vennero trasferiti all'ospedale di tappa di ..... Nell'S p. 100 soltanto si ebbe la morte, perobè il processo settioo non potè essere domato.

.

"'•

Queste sono le mie brevi e fugaci osservazioni personali fat te durante lo S\'Ol• gimento, tal volta aff1111noso, del Jav;iro. Incoraggia to dalle benevoli parole dell'attuale direttore di sanità, colonnello medico Salinari, mi s ono permesso di renderle pubbliche, nella speranza che esse siano bene accolte dal valoroso corpo sani tario militare. A questo corpo che tanto ha lavorato a fine di dovere e di uma nità, che varie vittime gloriose ha dato alla patria, vada il mio saluto ossequente. ' Zona di guerra, marzo l !'l 16.


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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI EO ESTERI

RIVIS'l'A MEDICA FL. A. STONBS. -

-

Bill rapporti tra < 0110n del aol4ato :. e lpertlroldumo .

(The Lancet, 8 aprile 1916).

L'A. si propone di dimostrare gli stretti rapporti esistenti tra ipertiroidismo e la tachicardia con dispnea riscontrata in casi di ci:ore irritabile e cuore del sol· dato. Questi casi di cuore irritabile somigliano ai lievi casi di morbo di Basedow. I gravi disagi della gnerra, i pericoli, la preoccupazione delle responsabilità, le esplosioni improvvise oon gli orrori e lo shock nervoso che le accompagnano, somigliano usai alle cause da cui origina il morbo di Ba11edow. Sono frequenti i casi di shock da scoppio di grana~ in cui sono ben manifesti sintomi di iperti rodiamo. D'altra parte per alcuni è manifesto che nelle loro famiglie esiste spesso la tendenza alla degenerazione della glandola tiroide con fenomeni di ipertiroidismo o di ipotiroidismo; es iste cioè evidente una predisposizione familiare, la quale per effetto d'una causa occasionale come quelle accennate, può dar luogo allo sviluppo dei sintomi del morbo di Basedow. Nei primi tempi questi rapporti di correlazione fra le cause sopra.riferite e l'ipertiroidismo non sono ordinaria.mento apprezzati; e i fenomeni si interpretano come fatti di shock e neurastenia. È interessante il fatto ohe questi casi migliorano e guariscono con l'applicazione dei raggi X, mentre gli ordinari rimedi non hanno alcuna efficacia; e ciò analoga.mente a quanto avviene per l'ipertiroidismo. L'esoftalmo generalmente non si manifesta o si manifesta molto tardi. Vi sono dei casi in cui per qualche tempo può esservi ingrossamento della tiroide senza sintomi del morbo di Basedow; e soltanto in seg uito si manifestano zone degenerative nella glandola coi sintomi caratteristici. Circa la cura tre sono i metodi: riposo e oura medica; oura chirurgica; cura coi raggi X. La Rontgenterapia dà ottimi risultati; non implica pericoli; r iduce l'attività della glandola fino.al punto voluto; è indolore; la cura però un po' lunga. e la sua durata può dipendere da molte ragioni. Secondo l'A.. bisogna. tenere in considerazione i fatti seguenti: 1° uo fine tremore lo un giovane non è normale; un soldato sano ritornando dal fronte non deve avere te.le taemore; 20 una eccessiva traspirazione con tremore non è normale; So un grande nervosismo, scosse tendinee non sono normali; 4° parimenti un pol~ a.bitualmente sopra 90; 6° lo stato conosciute, come cuore irritabile e cuore tkl soldato è da mettere in rapporto con ipertiroidismo, e va quindi curato riducendo l'attività della glandola tiroide. B ALESTRA,


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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

L . GuoLIANETTI. - Sul traumatismi dl guerra del bulbo oculare, con p&rtioolare riguardo alle alterazioni indirette delle membrane profonde. (Archiv io d'o(latmologin, ll llUO x xru, 1916, Il, 1 a 3 ).

L'osservazione e cura di 50 casi di trnuruatismi di guerra del bulbo oculare porge all'A. l'occas ioue di fore uno studio accu rato e co rnpltito che, m<'ntre accre<:ce la cas u istica, porta un contributo prezioso allR. tr11umatologia di guerra.. Il G11glillnetti divide i ca!<i o:1se1·vati in lesioni dirette ed indirette, comprendendo in queste ultime le a lterazioni dell'orcbio provocare dal trauma sia a distanza did bulbo, sia sul bulbo stesso. in un punto però non corrispondente all'alterazione. Le Je;ioui dirette derivanti Ja penetrazione dell'agentn vu lnernnte ne l bulbo furon o 30, ma tutte, a.I dir d ell' A., s e11za graude iu uH·e<:!le sci•rntitico, perchè r igunrJava.110 per lo p iù ferite dell'occh io freCJuenti a r i,;;cvntl'l\r,,i anche nella traumatologia comun e. D i mngi;iore interosc:e furono le 20 osse1·vazioni di lesioni indi r·otto del bulbo, !'ia per il meccanismo di produzione. che pel quadro clinico. ;o;e s i eccettua un cn:so di caturntta, tutte le al t re nltel'l\zio ui riguardavano le membr:rne profoude dell'or chio e con ~iste\'Rno in le<;ioni della r egioue maculare, rottura della coroide, co riore~ioiti n~roli che . e p~oltt'eranti e dis tacchi di r etina. L e alterazioni ocu lari <lall'A. dette indirette pos,;ono dete rminars i in 3 modi : 1° a zione dell'agente vulncrnnte (schegge, pallo uole, ecc.) sul bulbo stesso, m en.ire le a ltern7.ioni !\V vengono in uo punto non in corri,ponJ nza dell'urto; 2° per il ;;olo s po;;tamento d':nia causato dallo scoppio di u n e~plosivo; 3° per azione dell'agente vulnerante II distanza del globo oculare (azion e media ta) : q ue"ta azione può a sun vol ta effettuarsi in due modalità, sia ch e il proiettile colpisca la region e preorbitale senza penetrare n ell'orbita, sin che vi penetri. L'A. poi Aspone g li effetti cbe i n g enerale si possono constnt llre n el bulbo in seguito a i traumatis mi ind irtitti c he s i co mpiono n ei modi !<Il ri fe1·iti : 1. Quando l'agente vul11el'l\nte colpisce il globo oculare l'alterazione si stabilisce evidont emente per la ben nota azione contusiva s ull'occh io, già ampiamente studiatn nella trnurnatologia oculare· comune. In Lai modo si pro,J, ussero in n lcnni dei cas i le segn,;nti le;ioni: emo rragia della r etina per penetrazione di s ·l1 i>ggia di granata ne ll'orbita; alterazio ni rnaculari con rottura della coroide JH'r ponetrnzione di palletta d i s brapnell nell'o rbi ta; rot· tura d ella coroide p<'r urto di scheggia di gran:ita s ul b ul bo nella r egione scle rocorneale; rottura de lla coroide con corioretiuit e prolifornnte per penetrnziooo n ell'orbita di pallottola a mitrnglia. A questi cas i si possooo ag~iuo gore i seguenti : corioretinite proliferante ; emorragie 110 1 vitreo con distacco retinico e ills~azio ne della lrnte; rlist ncro retinico d,1 s coppio di bombe a mano e due cas i di distacco r e t inico da s ro ppio di proiettile esplos ivo In queste osservazioni però non va trascurata l'azione dello spo0


RIVIS'rA DI CHIRURGIA DI G UERRA

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sta mento dell'a:ria per lo scoppio dell'esplosivo, la quale può aver contri buito alla p roduzione delle grn.vi lesioni del fondo oculare. 2. In seguito allo scoppio di fort i esplosivi e sopratutto d elle granate, anche prima della gaerra attuale, si sono ossen·nti gravi effetti di commozione dell'occhio con emorragie r e tin iche, distacchi di retina, ecc., per il solo effetto dello spostamento d'aria, per il cosi det to colpo di vento. Si sono · osservati anche dis tu rbi v isivi, senza lesioni appnrenti oculari, complicati a sordità ed afasia. I ca,;i del gene1·e che l'.A. e~pone si possono nelle loro manife!':> tszioni attribuire anche allo spostament o dell'aria, il quale, però, in n essun caso ne era la causa certa. S. Di l esioni oculari provocate dall'agente vulne ra1,to a dis tnn,m d el g lobo ocu lare l'.A. ne ha visto 10': alcune prodotte da passaggio di pallottole di fucile nell'orbita, altri in cui l'agente aveva colpito la regione periorbitarie· L'A. dopo avel' accennato agli studi sperimentali dell'Adnm sull'azione dei proiet tili a ttrnverrnnti l'orbita, esamina i casi del genere capitatigli, che sono quattro. In uno la palln di focile attraversò trns\·crsnlmento entrambe le orbite verso il loro a pice, pro\·ocnndo una corioretinite proliferante con quadro oft11lmoscopico p re!!'so che ug uale nei due occhi; in nitri due casi la pallottola, dopo nver direttnmeo te di;.trutto !"occhio sinistr<>, nttra 'l'er sò le fos~e n 11s11li e rnscntò, con direz ione trns versale. la pnrte inferiore dell'orbita destra determinando la cecità dell'occl,ìo destro per corioret inite proliferante in un infermo, e per distacco retinico nell'a ltro. Nel quarto ferito il proiettile, col pendo la r egioni' t ernpornle, attrn,,ersò l'orbita sinistra passan d o dietro il bul bo ocula re con direz ione obliqua dall'alto in basso e da sinistra a destra e determinò nell'occhio un11 corior etinite prolifernnte. Di traumi in vicinanza dell'or bita con grav i lesioni della vista l'A. ne ha OS· sr:rvat i sci casi (cori oretin ite atrotica e proli ferante, r ottura coroidPnle, lesioni macula r ii. Le a l ternzioni indirette delle me mbran e p rofond e del bulbo soprn menzionate possono e~,P.r e ·provocate e possouo presentare p11rime11ti lo stE:sso aspetto oftal· moscopico sia che l'age11 te traumatico tocchi o non t occhi il bulbo. Il m ecc anisrno d i prodmdone di t nli II Iterazioni, a llorchè l'ngente toccn il bulbo o penetra n ell'orbit a senza tocrni-lo, fu g i/i ampiamente studinto n Plla letteratu ra. Nei casi invece in cui il bulho 11 C'n ò t occato e l'11gente n on pn1etra nell'orbita la spiega zione invocati\ d,.IJ 'A. è la l'eguente : Quondo il proie t tile col pisce 111. parete orbital'ia, esso <'omuni, 11 11 quest a di>i movimenti vil rn t , ri, d1e rnppresentnno la trasformazio ne di un:\ g ran parte dell'energiR vivn ,i,. .:ui e!!~O ern animato. L'intens ità, il rwu,C1ro, b for mn d i que~t e v ib raz ioni non sono nor.cm ùen conosciute, mn evidtcnteruente stanno in rapporto con la· forza di penetr11zione e di rotazione del proiet ti le e con la elasticit à e con form azione delle oi,,:a colpite. Il Dnntrelle rlifn tti avrel,be o,:servn to cl1e i punt i più pe ricolc si sono ln coda del sopracrigli o e l'osso malare. Dalle pA r et i 01 bitarie i movimenti vibratori vengono tra~messi alh, pHti adiacenti. cioè ai tessuti peribulb11.ri ed infine alle m embrane oculari ed a l liquido cùntenuto nel globo. Le al terazioni che s i p roducono n el le membrane profonde vengono determinate o dal sempl icP r boc vibratorio, subìto dalle me rn brn ne, ovvero dA l fa t to che n on es~endo sincron e le vibrazioni delle membrnne oculnri con quelle dell'u rnor vit reo, avvengono dei rapidissimi urti r ecipror i fra questi due tessuti i cui effetti


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RIVISTA DI CR IRUROIA DI AUE RRA

sono maggiormente risentiti dalla retine. e de.lla coroide, sopratutto nella rPgione maculare. Dopo aver esposto il meccanismo delle lesioni primitive l'A. passa a dare una sua personale s piege.zione della patogenesi delle chiazze di atrofia corioretinica, e di corioretinite proliferante. Mentre le commozioni retiniche, provocate da un edema poco intenso, scompaiono senza lasr.iar e tre.cce, quando l'edema supera. un certo limite, che sta in rapporto con la resistenza dell'organo, gli scambi nutriti vi drgli elementi del tessuto corioretinico vengono talmente turbati che subiscono lo sfacelo, il quale, del resto, potrebbe anche essere determin'ato direttamente da llo choc traumatico In questo caso, il tessuto corioretinico andrà incontro o alla s emplice drg ~nerazione atrofica o a proliferazioni di tessuto neoformato. Ques t'ultimo eflito, che caratterizza la corio retinite proliferante, avviene quando la retina, condannata alla degenerazione per l'intimo sr.onquasso dei propri ele· menti, s i trova in contdtto con emorragie d el vitreo, prodotte specialmente da concomitante rottura della coroide. In questo caso la presenza di s angue nel vitreo richiama un'at tivi tà proliferativa, che partendo dal connettivo dei tessuti lesi od alterati si spinge ve rso l'emorragia in seno al vitreo. Perr hè s i produca la corioretinite proliferante è necessaria pertanto la presenza di emorragie nel vitreo e lo sfacelo del tessuto col quale esse vengono a. contatto. L'A. poscia dimostra la necessità del la protezione degli occhi in guerra con occhiali opportunamente costruiti (Cirinc ione. Terrien e Cousin, ecc.): aggiunge inoltre che s arebbe bene proteggere la parete esterna dell'orbita e la regione zigomatica e ciò o con appendici metalliche agli oc~hiali di protezione o con allungamento del loro guscio metallico (Angelucci): si potrebbero cosi evitare i traumi della regione temporozigomatica., i qua li o indirettamente, o direttamente dànno luogo n forme g ravi che talvolta giungono fino a lla cecità.

s.

RIV1STA DI OCULISTlCA L& oeottà Dottanaa fra l ao14aU. - (Bvll. de l'Académie de medecine, n. 15, 1916).

WEEKERS, -

Mentre si riteneva generalmente scomparsa l'emeralopia dalle malattie della guerra, ecco che nell'attuale essa riappare. S u 8977 infermi d' un ambulatorio oftalmico della zona. bellica 409, e cioè il 10 p. 100, presentavano marcati disturbi di cecità notturna. In essi non esiste che nna insufficienza dell'adattameoto retinico; nessuna lesione riscontrasi a ll'esame del fondo, mentre s pessissimo notansi delle anomaiie di refrazione (7S p. 100).


RlVISTA DI OOULISTIOA

061

Lo stato generale di questi infermi e sempre soddisfacente e solo qualche volta essi presentano dei sintomi di depressione nervosa. La poca conoscenza della tisiolog ia dell'udattamento retinico rende difficile la patogensi di detta affezione. L'A. ammette due forme di queste emeralopia comparse nell'attuale guerra, una congenita e l'altra acquisita. La pritna e, diremo cosi, latente, lieve; l' infermo non ha avuto mai occasione di accorgersi di tale sofferenza, la quale ha. richiamata la sua attenzione solo quando si e aggravata nella vita di guerra: questa forma, sconosciuta fino a.I momento del suo aggravamento, è dRgli interessati attribuita esclusivamente alle fatiche della guerra. L'emeralupia acquisita non sarebbe dovuta ad una. causa unica, ma sarebbe la risultante di vari fattori. Di questi il principale è l'esaurimento nervoso, il sttrme11age prodotto dai pericoli della guerra, dalla vita antifis iologica che si è costretti a menare, dalla irregola rità del sonno, dalle scosse morali frequenti e talvolta anche dalla. no· stalgia ed inquietudini per la famiglia lontana. L'A. ammette una for ma di emeralopia da aunnenage. Non è il la voro all'oscuro che prod uce la cecità notturna; esso invece non fa che svela.re la. malattia. Come fattore tendente ad aggrava.re la malattia ha grande importanza la fa. tica oculare, che ris ulta. da un vizio di refrnzione, o da una infiammazione delle membrane oculari esterne. È conosciuta una forma di emeralopia delle collettività. dipendente da difettosa alimenta~ione: tale forma non ha nulla di comune con quella s viluppatasi nella guerra attuale, nella quale il soldato non difetta di certo di alimento. Circa la cura, escludendosi l'opoterapia epatica, che potrebbe aver ragione di essere solo nelle emeralopia d'origine epatica, e che \'A. ha trovato inefficace nelle altre forme, essa deve 8'!Ser sopratutto causale, tenendo C'Onto, s'intende, delle esigenze militari del momento. Si presniva.110 vetri affumicati, per combattere i danni di una prolungata esposizione alla luce viva; si curino le infiammazioni delle membrane esterne oculari, si correggano i vizi di r efrazio ne, non trascurando l'as tigmatismo. Queste prescrizioni, se non guariscono l'emeralopia., la migliorano però notevolmente, specie se si curano gli esaurim.,nti nervos i, ricoverando tali infermi anche solo in infermerie, e ciò per riposarli e sottoporli a cure di ferro ed arsenico ed a nutrimento congruo e più variato di quello del campo. Sarebbe opportuno durante i tempi di pace ricercare le eme1·a.lopie latenti fra i soldati, cosa che agevolmente potre bbe farsi vigilandoli durante marce e manovre notturne, allo scopo di dichiararli inadatti ai servizi di guerra, i quali pot rebbero aggravare i loro disturbi. La proguosi dell'emeralopia è favorevole circa. le attitudini al servizio militare, purchè si cerchi di modificarla, sia correggendo i vizi r11frattivi, s ia con le altre cure, di cui si e fatto cenno innanzi. È opportuno trattenere per qualche settimana l'emeralope in qualche servizio poco faticoso, pur trattenendolo in zona ava.nzata, ove riprenderà, dopo tale periodo, il suo regolare servizio. È ovvio il dire che altro trattamento ed altri provvedimenti necessitano per le emeralopie da coroiditi, atrofie ottiche, ecc., e per le altre forme di emeralopia.

s.


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RIV1STA DI FI~IOLOGIA ~OR:Ì\IALE E PATOLOGICA

G. GALLI.

Il ouore d e l soldati. -

(I'uliclinico - Sez. Pral., anno W~tl).

L'A. cntica il memora11<lmn di sir J ames M 11c-/,·i,11zie (The rl'c,·uiCs lteart. A '11V monmdm1i (or medicai exa111inP1-.~), a cui in Iughillfwra s; è dato una grande diffus ione, puliblicandolo perfino sui giom1di medici, ar,ciocchè pot.es~e servire di guiJa nella scolta delle reclute. I l concetto informato re Jel larnro rio] Mackenzie è questo : se un giovano dura.nto la fatica n on presenta di~turbi e la grandezza del suo cuoro non è aumentata. può ritenersi nhi le pei· la g L1erra, anche se presenta feno1Heni ol,LieLtivi irnprN,sionanti, qu1ili aritmie e soffi. l i 0 1\lli, pur concedenrlo al :il,«·k,; nzie eh,· il morale può euormeme11te influiTè su l fisico, tanto da renrlcr11 un Roggotto con cuore leso d i mag:::ior rendi· mento bellico che un soldato sano, o,s1;,rva che in gen erale ciò non succede ed è preferibile tenere il dovuto conto delle alterazioni fuu1.iouali cardiache, ulilizz11ndo gl"indiviJui che lo presentano in servizi di secondarifl importanza, ove potrnu uo r iusc ire di maggiore uti lità. M.

RIVISTA D'IGIENE GENERALE E BATTEHIOLOGIA O. ALESSANDR1:.1. - I pldooohl ed 1 m ezzi per dishuggerll. yi e11e, an. XXVI, fase. ll, WlG).

(J.1111ali d' i-

L'A. descrive le due specie di p,rlolwhi accusati di tn1.s 111ette1·e il tifo e~ao• teml\tico, dandone i loro cnraUerr spr•cifici, le 1w te ruorfvlogiclre, la l.,it,logia. P a:;sa quindE iu rassegna tutti i mez1.i llnùrn i111pi,•gali per di~trugg<'t·li, coudndendo rhe, sidvo poche eccezi.oui, quRsi nes~uno mggiu1,ge quel m ..s~imo -li requ i5iti che si vorr1,bbe. Fra i mez7.Ì fi~ici solo il vnpore fluente Ul'Ciùe con sicun•zza a,lulti eù uon1..; ma è un lll67t.zo d i lotta attuabile 111' gli o~pedali e cou le ,-:t,•ril iz:rntrici locomobili s i può SJJingere, in guerra, in vicinauzn delle linetl più a,·auzate, 1111\ è iuap· plicnl,ile nelle trinree. Fra i unmerosissinii agenti chimici che 1'i sono lldopernti, i pil'l ef6,•nci s i sono d imostrati i d(frivnti clorici del metano, elnllo ed etilene, ~inno adoperati soli per di,iufcstare gl'ind11me11 ti, oppure uniti a sostauze liquide o mo lli , per la disinfostazione personale. Il clor oformi o specialmente è un ottimo peJiculicida, pe rchè ha un'11zio11e molto energica ed è strno1·tli 1rnriame11te d iffusibile. Bnstn involtare gl'indumouti da disinfestare entro un g iornale assieme ad un bntulfolo


RIVIS'rA n ' wrn::rn GE:--f.RALE E BA'l'TERCOLOO IA

563

d'ovatta imbevuto di cloroformio perchè in pochi minuti si ottenga la distrn· zione dei p:doccbi e le lendini si riducnao iu stnto di non svilu pparsi. L'A. l'ha. impiegato in tori svizzeri affetti dn pPd iculo~i, me'!cola.ndolo ad oli o d'oliva e p etr olio, per agevolnrne l'in61trazione attriwerso i peli (cloroformio p. 1, olio d'oli va p. 2'/11 petrolio p. 'I.); una sola un1,i one fu sufficiente allo scopo. Infine l'A. nelle categorie de i mezzi fisico-chimici ri corda. il m etodo del capitano medico Muto. Ques ti impiega la creol ina all'8'.10 p.100, che porta in ebollizione facendone ~iungere i vapori in un cassettone a buona chiusura, ove si trovano gli indumenti infettati, lasci1Lndovel i per 10-20 minuti .

M.

NECROLOGIO Rul cam1)0 tlcll'ouorc. Capitano medico di complemento GASTONE SENZI, del ... reggimento fanteria.. perito n el basso Adria tico. in r<eguito al i:;i lurn.nwnto d i un pirosrafo. Tenente m,idico di complemento VINCENZO RESTIFA , riel ... r eggimento fanteria, perito nel basso Adriatico, in seg11ito nl s ilurnmento d i un piroscafo. Sottotenente m edico di complemento GIOVANNI Z UPPINI, del ... reg-gimonto fanteria, p11rito nel basso Adriatico. in seguito al silurnmento di un piroscafo. Capitano medico di complemento CESARE SARAVALLE, morto il Hi giugno in seguito a scoppio di granata. Tenente medico d i complemento ALBERTO SECCHI, della seziono di sanità della... divisione, caduto in Valle L ngarina, men tre sta\·a ope rando un ferito. Tenente medico di complemento UGO CALCATERRA, del ... battaglione alpini. Tenente m edico di complemento ALFREDO PESCE, del ... r eggimento artiglieria dn montagna. Sottotenente medico di complemen to CESARE MONDELLI deì ... r eggimento fanteria. Sottotenente m ,,di co rii comple1111:nto CIPRIANO MISTO', del ... r t1ggin1Puto fant erin.. Studente ID medicina GINO DE CORI, rlellu. R. Università rli P iim. .,. ~ GIUSEPPE GASPARINI, della R . llniyPrsit ,\ di Parlova. > ,. ,.. ,. ,. » > > GASTONE PACHER, ,. ,. » IVO BERCAMASCO. » > > ,. ,. .,. ,. 1) ALBERTO CHIAMPON, » » ,. ,. » » » ENRICO NARDUCCI, » >

..

Si

Mandiamo pure un rever ente sal uto alla m emoria del colonnello medico della riserva GIACOMO MORPURGO morto a Milano, del maggiore rnedico in servizio attivo CARLO CATTANI, m orto a Parma e del sottotenente medico di complemento ALESSANDRO TREVISAN, morto a Verona.


654

PER IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITARIO MILITARE lUOOIIPEllBE al valore mlllt&re per la campagna 41 saerra 1911-1918, ( Conli11u11:i-One -

Vedi (a~cieoli prectdff1li cui JflJS • J9J6)

Decreto luogotenenziale 1° giugno 1916.

MKDAOLIA D'ARGENTO. 8. CAMUSSo Ad-Olfo, da Torino, tenente medico sezione sanità divisione fanteria. - Caduto mortalmente ferito, noncurante di sè e preoccupandosi soltanto del pericolo che correvano i suoi soldati, a ccorsi a prestargli aiuto mentre intorno continuavano a scoppiare le granate nemiche, insisteva percbè stessero coperti. Mentre poi veniva trasportato indietro, incitava oon nobili parole i soldati a compiere sempre il loro dovere nel nome del Re e della patria. Col Ma rgherita, 17 agosto 1916.

Bloompenae al valore militare per la campagna~ guerra 1811- 1918. ' Decreto luogotenenziale 1° glttgn0 1916.

MEDAOJ..JA Dl BRONZO. 60. BIMA Giuseppe, da Caraglio (Cuneo), tenente medico complemento reggimento alpini. - Durante il combattimento, dimostrò di possedere le più alte qualità di carattere militare e professionali, prestando, con raro coraggio, l'opera sua nella zona. più pericolosa, e riu1rendo, con la sua abnegazione, a raccogliere e salvare feriti gravi. - Monte Nero, 21 luglio 1916. 61. BOFFA Virginio, da Torino, tenente medico reggimento fanteria. - Sotto le raffiche dell'artiglieria avvers aria, in terreno difficile, noncurante del pericolo, prestava cure efficaci ai numerosi feriti. - Col Ma.rgherita, 17 agosto 1916. 62. DEI, V ASTo Giuseppe, da Campobasso, capitano medico reggimento fanteria. - Direttore del servizio Panitario del reggimento, durante due combattimenti, spiegò grande a"ttività ed energia, dando prova di ardimento e di coraggio nel portarsi più volte sulla linea di fuoco per la ricerca dei feriti, e, beochè solo medico, con due battaglioni al fuoco, spiegò l'opera sua come sanitario in modo singolarmente lodevole. - Monte Mrzlivrh, 80-81 maggio e S-4 agosto 1915. 6S. MATERZANINI Aug-u sto, da Brescia, sottotenente medico complemento r eggimento artiglieria montagna. - ln ripetute circostanze, t·on spirito di abnegazione e sprezzo del pericolo, prestava la sua opera quale ufficiale medico. In una speciale occasione, avendo avuto un piede fratturato per la rovina della sua baracca, noncurante di sè stesso, in ben due riprese, attendeva a medicare i feriti della batteria. - Monte Nero, 29 agosto 1916. 64. MAURI PAOLINI Alberi.o, da Sf'nigaglia (Ancona ), tenente medico complemento. reggimento alpini. - In varie occai;ioni, nell'adempimento del suo servizio,


PER

IL LIBRO D'ORO DEL OOBPO SANITARIO MILITARE

666

diede prova di coraggio, procedendo imperterrito, sotto intenso fuoco. alla medicazione dei feriti. In una speciale circostanza, benchè egli ste.~so ferito, seguitava a disimpegnare la sua missione. - Pal Piccolo, 26 maggio-10 giugno 1916, 66, PALADINO ca.v. Domenico, da Gioj Cilento (Salerno), capitano medico sezione sanità divisione. - Sotto il fuoco nemico, diresse con serena ca!mA. l'opera di prima cura e di sgombro dei feriti: esempio ai d ipendenti nell'adempimento del dovere. - Sdraussina-S11gra.do, 18-26 luglio 1915. 66. R10B1N1 CamiUo, da Orbetello <Gros<,eto), sottotenente medico complemento reggimento fanteria. - Rimas to solo ufficiale medico, prestò le sue cure ai numei;osi feriti mantenendosi sempre calmo e sereno, anche sotto il violento fuoco di fucileria e d'artiglieria nemica.. e prolungando la sua permanenza in prima. linea anche dopo che il suo battAglione aveva ricevuto il cambio. Podgora, 20 luglio 1916. 67. SALUIEI Gi·u seppe, da Roma, sottotenente medico complemento reggimento fanteria. - In diversi combattimenti, dava costante prova di spirito di sacrificio, di abnegazione e coraggio personale, curando, in localitA esposta al vivo fuoco nemico, e in difficili circostanze numerosi feriti. - Carso, 25 luglio-12 agosto 1916. 68: VENERONt Ca.rlo, da Pavia, tenente medico complemento reggimento fanteria. - Durante il comba.ttimento, si distinse in modo speciale nell'a-ccorrere da una parte all'altra della fronte del reggimento per medic,we feriti, sotto intenso fuoco di mitragliatrici e artiglierie nemiche. Fu anche di grande esempio ai por taferiti, che trascinò, con sè, fin sotto i reticolati avversari. - Bosco di Varagna, 25 agosto 1916.

Decreto luogotenenziale 1• giugno 1916. ENCOMIO SOLENNE. 69, BILANCIA Costantino, da Volturara Appula (Foggia), capitano med ico reggi• mento fante.eia. - Con serena calma, p·restava l'opera sua a pro' dei numerosi feriti anche quando il posto di medicazione era fatto segno all'insistente ed aggiustato tiro dell'artiglieria. nemica. - Monte Sei Busi, 31 luglio 1916 70. HONAZZI Giiueppe, da Bologna, sottotenente medico complemennto r eggimento fanteria, ...'... Coadiuvò con molto zelo il dirigente del servizio sanitario nella. cura dei numerosi feriti, affiuenti al posto di medicazione. - Podgora, 1() giugno 1916, 71. BUFl'ARDI Gipvanni, da Napoli, sottotenente medico complemento reggi monto fanteria. - Collocava il posto di medicazione ad immediata vicinanza del luogo di combattimento, e. sprezzante dlel pericolo, provvedeva sollecitamente, alla cura d"ei numerosi feriti, dando bell'esempio di coraggio, perizia ed abnegazione, - Monte San Michele, 4-6 luglio 1915. 72. CAMPENNI Criswforo, da Nicotera (Catanzaro), tenente medico complemento sezione sanità. - Comandato in posti di soceorso esvosti al fuoco nemico, tenne sempre contegno calmo e sereno nell'adempimento del suo ufficio. Bdraussina-Sagrado, 26 luglio-6 agosto 1916. 78, CAPOARLE ~'Tancuco Antonio,. da Corato (Bari), sottotenente medico milizia territoriale sezione sanità. - Comandato in posti di soccorso, esposti al fuoco nemico, tenne sempre contegno calmo e sereno nello adempimento del suo ufficio, - Sdra:ussina-Sagrado, 26 luglio-6 agosto 1916.


556

PER IL l,I HRO o'OHO r,EL CORPO $..\:-( ITAlllO ~U L ITA RE

7i. CAREGA .4lessandro, da Bologna, tenente m edico complemento r eggi mento fan teria. - Mentre si trovava al posto di medicazione, fotto segno per tutta la. giornata a l fuoco avversario, compiva ugualmente con lode vole abnegazi one e con,ggio, l'opera sua . - Ju o n te Rothek, '1 agosto 1!J 15. 7o. CIAIIAVALLOTTI Leuluca, da Pizzo (Cat11nznro). sottotenente m edico milizia territoria le seziono saniti\. - Comandato in post.i di soccorso, esposti al fuoco nt!m ico, teno ~ sempre contegno calmo e sereno nell'ndP.mpiment.o d~l suo uf ficio. - Sdr11usiiin11-Sagrndo, 25 luglio 5 11gosto 1915. 76. Co1,1,1 llenzo, da M odfnn, sottotenente medico complemento reggimento fanteria. - Direttore del servizio ,oi,nitario del r 1-ggiruento, incurnnte del pericolo, presiò con 11more premura ed iulellig.. n7,11 le sue cure ai numerosi ferit i, che ailluivauo al posto d i ruedi~azioi,e. - Potlgorn, 10 giug1 o 1915. 77. GASP1<:H1N1 Ercole, da Bolog11a, sottotcneute medico miliz ia territoriale reggimento alpini. - In varie occasioni, .:li~de 1wo,·a di fermezzn, medicando feriti in l uoghi battuti e allo scoperto. Fu senq,re zelante e<l assiduo nel disimpegno dt>l la s11n mbsiò11e . . - Pn l Pi r r olo, G-J.~ giug110 1916. 78. LA M i..;:,sA Gim·epp,\ Jn flnn Donato di Niuea (Cosenza), sottot enente med ico com11lomento reggimento firntcrin. - ~I eutre si trovava al posto di medicazione. fatto segno, per tutta la gior11nta, nl fuoco avver~11rio, compiYn ugualmente, con lo<lovolo abnegazione e cornggio, l'opera sua. - - Monte Rothek, 4 11gosto1916 79. À!AI0!-11 Enlico, da Novnra, soltotc:nente medico di complemento reggimento fanteria. - Disirnpcg11ò )1\ sua opera con cnlma e con atti ,·ità instancabile, in un posto di nH·di ~a1.ion e 11011 co mpletnmente riparato dnl ti ro nemico. D opo il co111battimento, s i nd o perù per la , ir~rca dei morti e dei feriti rimnsti sul carn po. - Bu~n di Y e rlc. 2f) agr sto 1!'15. 80. .hl,1 11T1:-A A ngPIO, tln f'o rn r glinno d"Allm (Cu ne:>), sottotenente medico compl emento reggim ento fante ria.Di ~irn11eg11ò In ;;un opera con calma e con att ivi tà instanculJile, in un posto di m~diCRzione nou compl P.tnmente riparato d11l tiro Dl'mico. D ol'o il com l,a t tim e11to, si adope rò per In ricerca dei morti e dei feriti rinrn,;ti sul c11111po. - Bu-a di \"erle, 25 agos to 1915. 81. PATH 1z1 C1sr11·e. dn Do logn11, ~ott o t enl;!ute modiro complemC>nto rcggime11to fant,,rill. - Coadiuvò con molto zt·lo il dirigt•11 te df'l serviz io snnitario nella curn dei uumerosi ferili, nmuemi a l 11osto di medirazione. - Podgora, 10 giugno 1!)15. 82. PE<'<H, Kafn le, rin Trnmo nti ,li So prn (l;dine}, sottolt:nente medico complemen to rf'gg i111onto fouterin. - f' ond iuvè con mollo zelo il dirigente del ser vizio ia:a11i1ario nella curn d,-i numerosi feriti, affluenti nl posto d i medica.7.ion,i. - Podgorn, 10 giugno 1!)15 83. SANDtr1.1.1 P i1·11"0, dn Avei lino, sot toteuenle medico complemento reggimento fautPria. - Q1ll\le uITicialo med ico del battnglione. diia:impegnnvn con zelo i l servizio snuitnrio durnnte un lvngo periodo della dife~a d i un!l. posizione int e n~11mente battuta, dando ripetute prove di cornggio e di abnegazione. Caia:telouovo, 1!J l11glio l!Jl5. 84. S~;HnNO F orlmuito, da Ser~nle (Catnnz~ro), tPC1e11te medico complemento reggimento fanter ia. - Con lod evole zelo e cornggio, raccolse e curò, sulla linea di tuo ro, m1merosi feriti, dirnostrando co>-t11ntemente snngue freddo e ser eni tà n ~l disinqwgno delle i::ue m11nsi oni, nnrhe in momeuti difficili. - B oi,co T rinugolare (f'1n~o), 18 luglio-10 agosto 1916.

(Continua).


557

Movimenti avvenuti nel Cor~o Sanitario e nel Personale Farmaceutico (Dalla di; pen~a 3.~· alla 4G• elci 8 ,1/lelli110 11{/iciale ri e/te 1wmi11e)

Ufftolall ln servh.lo permanente.

Decreto lttogotene11ziale 1° giugno 1~16. Rizzo A11tonino, sottotet1en te med ico d i complemento, d istretto Catnnz11rC'. Nominalo tenente medico in servizio atti\'O pnma n eo le, con anzian ità 1° maggio 1\.116, e destinato ospedale succursale Mau tova, coutinu11nrlo ne ll'attuale assegnazione per mobilitazione. - Seguirà. ne l ruolo i l t enente medico Le P era Antonio.

Decreto mfaisleriale 1° givg,w l Lo stipend io annuo normale dei capitani medici inscr it ti nell'an nuario milita re cou anz ian it/1. 31 marzo 1911, è porta to a L . .UOO, dal 1° apri le 191H.

/Jecreto l1togotenenziale 11 yi11g,10 19 LG. Ufficiali medici colloc11ti in as pettativn per infer mità t emporanee non µrovenienti d11. c11.t1se di servizio : COTTAFAVA cav. E,wico, tenen te colonn ello medico osped ale Bologn a. P er la d urata d i sei mesi. GIANNOTTI Di110, tAnente medico 77 fanteria. Id. qu11t tro mesi. Ufficial i m ed ici collocati in as pettativa per i11fer1a ità temporanee non prov enienti d a cause di servizio, a senso del dis posto dal <lecreto l uogotenenziale 11 luglio 1LJ15, n. 108b : Vu,c1 cnv. Francesco, maggiore med ico osped,de Venezia. - Per lii durati\ di quattro m esi. S 1xo1..1T1co Giuseppe, capit a no med ico 5G fanteria. - Id. u n an no.

BASSO Ermenl!gildo, capitiino medico osped11.le

Cagliari. -

Collocato in a s petta-

t i va per infermità temporanee prornnienii da ca u ,;e- di servizio a seuso del di -

s posto del decreto luogolcuenziale 11 l uglio UHS, n. 10~5. Ufficiali medici, in aspettativa pe r iufermitn, r ichifunati in serv i1.io atti vo permanente e cootempomneamente collocati fuor i quadro i n Rggiunta ugli ufficiali della tabella X V a. senso dnl dispos to del decreto luogotenenziale 11 luglio 1915, n. 1085, continuando n oll',.ttuale RSsegn,uione per mobili t a z ione: VHH.a cav. Francesco, maggiore medico. P er mesi quattro (coblandato ospedale Venezia. 81NGLITlCO Giuseppe, capitano m edico. - Per 1 anno (id. 56 fanteria). B~sso Ermenegildo, id . - Per mes i quo.ttro (id. ospedale Cagliari).


558 MO VIMENTI A VVENOTI NEL CORPO SANIT. B NEL PKRS, F'ARMACEUTIC<, MAFFEO Lvt9i, capitano medico iu aspettativa per infermità provenienti da cause

di servizio. - Richiamato in servizio dal '1:1 giugno 1916 e collocato fuori quadro in aggi unta agli ufficiali della tabella XV (decreto luogotenenziale 11 luglio 1916, n. 1086) e comandato ospedale Napoli, continuando nell'attuale assegnazione per mobilitazione. GAZZA cav. AlPssandro, id. id. per infermità non provenienti da cause di servizio. - Id. id· 27 giugno 19 . 6 id. id. (id.) id. Verona, id. id. SK1A Giacomo, capitano medico, in aspettativa per infermità non provenienti da cause di servizio. - Id. id. dal 19 aprile 1916 e destinato 4 genio, continuando nell'attuale assegnazione per mobilitazione L1CASTRO cav. Giuseppe, maggiore medico f . q., comanda.to ospedale Palermo. Rientra nei quadri dal 1° maggio 1916, destinato ospedale Palermo, continuando nell'attuale assegnazione per mobilitazione.

Decreto ministeriafe 16 giugno 1916. Lo stipendio annuo dei maggiori medici, inscritti nell'annuario militare con le anzianità Sl marzo e SO maggio 1911, è portato a lire 6500 rispettivamente dal l' aprile e dal 1° luglio 1916.

Lo stipendio annuo dei capitani medici, inscritti nell'annuario militare con anzianità SO giugno 1911 è portato a L . 4400, dal 1° luglio 1916.

Determinazione ministerial6 16 giU!Jn.O 1916 Giuseppe, capitano m'ldico f. q a Renso del R . decreto n. 1262 (comandato 66 fanteria). - CP.ssn. di essere fuori quadro come sopra. D'ACCARDO Salvafore, id. 76 fanteria. - Collocato fuori quadro a senso del regio decrelo 16 novembre 1!Jl6, n. 121'l2, comandato 76 fanteria continuando nell'attuale assegnazione per mobilitazione.

SJNOLl'l'ICO

Decreto luo,qotenPnziale 22 giu7no 1916. Pietro, sottotenente medico complemento, d istretto Roma. - Nominato tenente medico in servizio attivo permanente con anzianità 11 novembre 191& e destinato 69 fanteria continuando nell'attuale 11.ssegnaiione per mobilitazione. - Seguirà nel ruolo il tenente medico Ganora Romualdo.

BOTTI

Determinazione ministeriale 22 9iugrw 1916. GRIPPO Donatantonio, maggiore medico R. corpo truppe coloniali Libia. - Cessa di essere a disposizione Ministero colonie dall' 8 giugno 1916 e destinato ospedale Catanzaro, continuando nell'attuale assegnazione per mobilitazione.

'D'tlotaU bi poatsloa.e 41 Hrvh:lo aalllllarlo.

Decreto ministeriale 25 maggio 1916. CIPRIA.NO cav. Luigi, tenente colonnello medico, distretto Palermo, in servizio ospedale Palermo. - Ricollocato in congedo, dal 31 luglio 1915.

Decreto ministeriale 10 giugn-0 1916 . Francesco, maggiore medico, distretto Mantova. - Considerato ~ome chiama to in servizio temporaneo, dal 27 maggio 191&, direzione sanità Verona.

CASTELU> cav.


ICOVIXENTI AVVENUTI NS:L CORPO SANIT. K NB:L PBRS. FARKAOBUTIOO

659

Decreto ministeriale 10 giugno 1916. CARA cav. Francesco,

maggiore medico, distretto Sassari. - Dovrà considerarsi come richiamato in servizio temporaneo ospedale Cagliari, dal 2'2 maggio 1916 al 17 maggio 1916.

Uftlolall 4l rlMrva. Decreto luogotenenziale 1• giugrw )916. SACCAR&LLO .Angelo, maggiore medico di riserva, distretto Monza. - Promosso tenente colonnello medico di riserva con anzianità 23 dicembre 1916. - Seguirà nel ruolo il tenente colonnello medico Chicco Alfonso.

Decreto luogotenenziale 8 giugno 1916, P1ccmN1 Luigi, maggiore medico di riser va, distretto Venezia. - Promosso tenente colonnello medico di riserva, con anzianità 28 dicembre 1916. - Seguirà nel ruolo il tenente colonnello Panni Luigi. I seguenti capitani medici di riserva sono promossi maggiori medici di riserva, con le anzianità sottoindicate:

Con anzianità 28 dicembre !915: FORNO .Angelo, distretto Torino. - Seguirà nel ruolo il maggiore medico· lodi Enrico. AGOSTtNI Luigi, id. Ve.Pezis. - Id. id. id. Raimondi Csmillo Giovanni. MoRBTTI Francesco, id. Venezia - Id. id. i d. Irianni Nicola.

Co"' anzianità 2!! mano 19/6: PUTBLLI Ferruccio, distretto Venezia. - Seguirà nel ruolo il maggiore medico Gajaschi Camillo. Ca&x1s1 Adolfo, id. Roma. - Id. id. id. De Dominicis Carlo. RoMUALDI Bru1utto, id. Orvieto. - Id. id. id. Levi Leon Vita. OLIVA Ferdinando, id. Nola. - Id. id. id. Teofili Raffaele. Con anzianità 21 maggio 1916: CoNDORELLI Mario, distretto Catania. D'Ascola Gesuele.

Precederà nel ruolo il maggiore medico

Drcreto luogotenenziale 22 giugno 1916. BoNGIOAN,;I Andrea, capitan'ò medico di riserva, distretto Milano. - Promosso maggiore medico di riserva, con anzianità 28 dicembre 1916. - Seguirà nel ruolo il maggiore medico Ravignani Giuseppe.

OBOBIFIOB•ZB. Decreto luogotenemiaù 1° giugno 1916. Insignito della Croce di cav11.liere dell'Ordine della Corona d'ltl\lia, in dipendenza del moto proprio Sovrano 11 novembre 1916 (dispensa 84 del Bolkttlno utfkiale del 1916: LEONI Tomma•o, maggiore medico riserva.


660

MO VIM ENT I AVVEN UTI NEI, CORPO S ANJ'r. E Nl-; L P 1U I.S. PA R)fACIJ:UTJCO

ONO lt l FICENZE

concesse nella ricorrenza de lla festa nazionale 1916. Ordine del SS. i\laurlzl o e Lazzal'O.

Decreto luoyote11enziale 3 yi1tgno UHG. In considerazione di lunghi e buoni servizi.

Cat·alieri. G 1AN1 cav.

Pietro, colonn ello m edico.

R. decreto 3 gi11gno 1916. M Ar1c.;UEs& cav.

Giov. [Jat tisla, colonnello medico.

cav. Salwitore, id . id. Cesare, id. id. Scrm.z1 l'ielt'o, id. id. BAru,E:T1'A

TA VAZZAN I

O rt li nc d f'lla Cn1·ona d'Italia.

OETER ~,INAZIONE SOVR ANA 3 GIUGNO 1916. ~elfa r lcor r cuza •lolla f1•sh1 1lcl1 0 St.atnto è concessa l a Cr oco dl ca valiere a l' nltl gli nf/lciali ·"".Juir io ,·t In senizlo attivo 11er111n11 r 11 to ocl a gli uffi ciali sn• pr rlorl d oll e catc•gorio in congudo ri chi nm,1tl pr<'!ISO comnudi, corpi o soniz l doll'esr.r cito ope raute o al com nnclo cll'el Ilvo d i t.rnp pr, an ch e se 11oi;t1~fitori dt>lle zone dic hiarate in i~tnto cli g uerrn (1).

J1ect elo taoyotenenziale 8 yi11gno 1916. In consider azione di speclall benemer enze.

Utfi:d11/P.

c1w. Carlo, tenente colonnello moJico p0,nr.1one ausiliario, r ichiamato io servi;do tempo ran eo o~µcùale militare principale Milano.

GRO'J"l'I

Caralier11.

T1rnzAc:111 Gius,•11pe, citpitano mr,>1lico t i);ervn richiamato in serdzio temponrn eo ospedale mi litare princip,de Milrrno.

D efunti. Gure1uu Giomnni, capitano medico di riserva, distretto Milano. - Morto a Ber• gamo, 2!1 marzo Hll6. cav. llomolo, tenente colonnello medico in posi ziono aus ilia ria, distr etto Roma. - Id. a Roma, il U agosto 1916. B i,;1t-ro1.111 ,1milcau, t en eute medico in aspettn.tiva p er i ufe r mi t a proveni en ti da cause di servizio a Torino . .:. Id. a T orino, il S febbraio 1916. RAO NDil

(ll L'elenco oomlnativo dr~ll uflicioll che s i r iferisce la presente coocesalono sarà pubblicato In a.ltra dispensa del Dolltllill<I I //iciale.

il Dir,• Lt,01 ,·

J 1 H0<lut.L0re

C1,A uoro ::i~·unzA, tenente genera.le med ico

A.llTURO CASA RI NJ, maggio re medico

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Il ,m.,. rn 16 -

Tip . E. V111(hera.

LUIGI PAL•IKRI

11trenlc


11,u,... YB.._ - Studii atorieo-critio1 aulla meningite cerebro-apine.li- epidemica in Jtalia e particolarmente nell'eaeroito. - Roma, 1883. Un volume di p ag. 262 con 2 tavole grafiohe, prezzo ridotto . . . . • . . •. . . . . . , 5-0 Su.mili. - Le lesion i t rau m atiche dei centri nervosi. Memoria onorat a del . premi .> Riberi. - Roma, 1900. Un volume di pag. 320, prezzo ridotto . , 3 110 8roau. e GJOLIAR:SLU . - La m alaria in Italia. Opera (?n orata d e l 1° premio al concoreo R iberi. Un volume con 7 graodi t a vole cromolitograflohe. Roma, 1886, prezzo ridotto. » I To1Uu.nn. - Delle m alattie più frequentemente simula te o provocate dagli i.n.acritti. - Roma, 1875 . . . , 3 60 Cus.un. - G uid a del medico mili tare per le esercitazioni pratiche sul servizio aa.nitario in campagna · .. , t 50 :I

n. - Per l'acqu1110 dello opere sop raindicate lnriare commiu1on1 e vaglla all"Ammlnlstrutone

del Giornale di medicina militare, Piazza Cavour, 17 . Roma.

A lt t•e 1mbblicazioni 11ied ico-tntlita.-1·t: 8.iNTA- MARTA prof. ALBERTO, capitano medico, libero docente di clinica oculistfoa nella R. Università di Napoli. - Le simulazioni in rapporto alla vista e relativi metodi d'indagine. Un volume di circa 2•)0 pag ine con illustrazioni. (Vendibile presso l'A. a Napoli-Vomero, ,·ia Scarlatti n. 110 ) . . L. 5 F:s&aARI LELu F BA!'IOESCO, mag_gio re medico. - Me.nuale di bromatologia pei me• dici militari. - F ire nze, 1906. Un voi. in 16° di pag. 484. (Vendibile preeao l' Autore in Firenze. Scuola d'applicin:ione di sanità militare). r, TmELLI prof. Euo, magg. medico. Ferite da arma da fuoco portatili. Tesi di libera docenza. U n volume di pog. 67(1 con li tavo le. - :.\f'od ena. 1915. 1V~ndibile pre~eo l'Autore, Scuola m ilitare) . · · , 15 S ERTOLI prof. A tJ'oNSO, magg. med., lib. docente di pato log speciale cnirurg1,ca nella R. Università di Piea. ·- Contributo allo studio del rinofima e ricerche isto· logicho sui t-rapie.nti di cute secondo Wolfe (con 18 tavole) - Livorno 1911 , Officine grafiche Chiappini. (Vendibile presso l'Autore, Ospedale militar e di Livorno) . , ll JANDOLO CosTANTINO, generale medico. Oftalmoscopia ed ottica o culistica. Manuale teorico-pratico. Un voi. in 8° con 82 figure e 12 tavole. - Napoli, Stabilimen to tipografico Ferrante, 19(15.' (Vendibile presso l'A:itore. R oma, via Principe Amedeo, 47) · 8 MANOl ANTJ Ezio, generale medico Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po (1880, 1!198, 190ò). Testo e progetto coo illustr1u:ion i, premiati con diploma d'ono re all'Esposizione internazio nale di Milano 1906. (Vendibile presso l' Autore, Ro1ua) 4 lo. 10. - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profilassi attuale. - Età d ella chiamata. - Ferma bienne.le. - Abbassamento della statura \. Relazione al Congresso nazionale d ' igie ne 1906 Milano. ( Id. id. id. ) . 2 8.iBELUCO URBANO, capitano medico. - Fasciature ed a pparecchi, fratture 'l luSBRzioni. - Fironze, ti p. Dar bèra . • T E STI prof. FRANCESCO, colo nnello medico. Ricordi di microùiolog1a purn ed appl icata. - U n vol. in 10° ,di pag. 408. Firenze, 1906. (Vendibile presso l'Autore, scuola d ' a pp licazione d i sanità milit,are, Firenze . , 6 l o. ID. - Le malattie infettive diffusibili più frequenti nel soldato it.a liano Kozioni di epidemiologia militare. U n voi. in 8° grande d i pag. 298. - F irenze, 1907. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicazione di sanità militare, Firenze). , 7 I D. 10. - Le grandi epidem i·e esotiche. Cole ra. pes to e feb b re gialla. - l\lilano, Ulrico Hoepli editore, (i\[ anna li Hoepli) 2 VIBDIA TOMMASO, ten. colon. medico. - Il cons ulonte Sanitario. Guida prat ica per conoscere e curare le malattie in assenza del medico. III. E ,j1zione. Uo voi. di pag. 410; e legantemente rilegato in tela. R occa San Cus,,iano. L . Cappelli 1899. ( Vendibilt> presso l'Autore, via :'\apoieone Jll o. 70. Roma). 1 3 DE SARLO prof. EuoENJO, magg. medico. - Le ferite prodotto dalle moderne armi da fnoco da guerra, e$Clllse le a rtig lierie. - R anmnn. I !Il I . Tip. R a ,·egnana . (Vendibile presan l'Autore, "spedale niilit-are di Livo rno ). • 10 P&TRAZZANI prof. PIETRO, vice-dire tto re del fr,:-nocom,o di H egaio E m ilia. Sullo stat o di mente dtll soldato A ugusto )lasert i - Ve11d ibile p re seo la li breria Beltrami di L. CR.ppell, - B ologna, o p res~o l'A utort'I. , R,..LIN A ni prof. SALVATORE, colo n ml'dico. --· L 'anatomia e la ch irurg ia np"rat o ria della mandibola e delle parti molli che la ri,·eRt on o. ~a pvli, 1906 voi. in S• di pag. ISO, con 58 fìi!ure intercalate nel testo. (Vend 1bìle 3 p r &880 l'Autore. Corse \·ittorio E manuele 380. ~apolij .


GIORNALE DI

MEDICINA NIILITARE lliN'zione ed AmmlDistrazione: Pluza Cavour, 17 • Roma

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. t• Il Giornale d i medie,na m.iiitar e si pubblica l'ultimo J:{iorno di ciascu.o m esP. in fascicoli d1 5 togli di !>lan1; -n ze L'abbonamento è a1111uo e decorre dal t• ge nnaio. :{ e li prezzo dell'Abbonamento è: Per l' Italia e la C,,lon1a- Eritrea . , L. 12, Per l' Estero • . . . . . . . . ~ 1::.,> t ,2!'i in Italia . Un rasc1colo s~parato Cl)8ta , E a 11 •stero • r,ao supplemento contenente l'Annuario 5 io Italia > 2 .n0 del corpo sanitario militare costa . l all'Estero . • :l, 7'a 4° L'abbo name nto non d isdetto prim11 del 1' dicembre s'intende rinnovato per l'1lllno succe;;:!"ivo. 5° l sii:110ri abbonali m1lilari in etfettivita di s ervizio posrnno pagare l' impo r to de:.· , t, bonam Elnlo per mezzo dei rispettivi comand apti di corpo (anche e rate mensili). •,• Per i soli nffìciah medici (drll'E ~er c ito e della Marina) è ammesso un aht,onamento c11111nlatiTO al. Giornale di medicina m,!itore ed agli Annali di r,,ed,rina nacale e 1.;o,onia/e al prezzo di L. 18 anuuo::. Per ottenere tale abbo· 11amento ~li abbonttli del giornale d i m edici1111 militare de vono far pervenire d1re1ta me11 te I.. fi. alrammi11is trazione degli Annali (pres so il ministero della Ma r ina) ~· à i librai s i ra lo s conto del 10 •,•. ma soltanto per gli abbonamenti delle pt>ri<nne e d~r-'li enti non militari, che non posso no fruire della facilitazione d1 cui al n. 5 ù 6. ~ e Le spe!'ie per gli estr·otti e quelle per le tavole lito§?raflche, fotograflc11e. ~<'C., che accompa(ò!'nas,-ero le memor ie. sono a carico degli a utor i. Qo C.li auto r i del le memorie potranno av~r ne gli estratti facenJ one ri cbi e~t a bll'attn rid l'in vio d Plle bozze c orr e tte. Gli estratti !'Ono d i due tipi: Tir o ..t. - Con cope r tina in bianco, senza frontespiz io, e colla impagina• tura e nu merazione d el fMc icolo. TIPO B . - Con copertina s tam pata, frontespizio, impaginatura e numera• zione speciale Il prezzo é r egolato d alla l>esruente tariffa:

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Gli estratti minori di un foglio si contano c ome foglio intero per le ordi• 1,,, zion1 d1 tOU estraili o meno. P er quelli che superano un foglio, le frazioni in più , che non supe rano il H!ezzo f?Hlio, si contano come meta, pur chA pero l'ordinaz1one non sia infe-

nori~, ..;:, n COple.

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GIORNALE DI

M~E DIOINA MILITARE t:ubblicato dall'Ispettorato di Sanità Olornt.le di medicina mllltare : 18&1-1884 01ornalo medico del Regio Eoercllo e della R&gia Marina : 188&·18116 Olornalo medico dol Re g io Eaerclto : 18116-1Q07

ANNO LXIV -

1916

31 AGOSTO

FASCICOLO

VIII

SOMMARtO MENOallE OIIIGl~-'l,1 .

Peru11la. - Considerazioni Intorno alla loca11zz:1zioìle ra'1iologlca dei corpi estranei. Radio- ' grammi di pr oiettili delle ossa acoo una· tavola)

.

Tarantino. - Sulla sterlllz:r.azlone della garza In pacchetu ravvolti da carta pergamenata

• Pag. IS6'1 570

NOTE PREVENTIVE. •011. - Sulla locali1uzlone. del proiettili med innte- la radioscopia

.

574

CASUISTICA CLINICA. Camera. - Sulla 8Utura tardl•a delle ferite . ..:.. A proposito di uo interessante caso di chi· rurgla di guerra • Lerda. - Contrlbuto ·àlla conoscenza delle suppurnio::il da benzina. . . . • . MalltefliA- Contri,buto alla cura degli edemi cronici consecuUvi a t raumatismi di guerra ' .

578 583 591

alYI.TA • • GIOlllWAIJI IT-'LIA!H ED IK.TEIII. (V. l'Indice n eU'f1"tNIO dtllli eoperHna)

DIRBZIONB BD AMMINTSTRAZIONB

ROMA. .- PieJP;sa O avour , N. i7 -

ROMA'

Per le l(Mnjo111'1II' piblilfol'tà ·'rivolgerai 'dlreUa~è nte ali' Ufflolo delege.te a · tale ··· -vtdo"- Roaa. Via to•dtffll' n. 91 - Te1et11e~ne&.


INDICE DELLA RIVISTA DI GlORN.àLI ITALIA.NI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA.

Llau. - Il car diopal mo da iperle11s1one arteriosa 11e11",•,ercito Well. - ;\uovo mezzo tlia~nosllco dei so m f11rozionali car,fo,c1

Peg. 595

59,

IIIVISTA IH KF.VIWl'ATOLOGIA.

M1r1elll. - Psichiatria di guerr" l\( Vl:ffA lii CHlllUI\GIA lii GUE1111A. Ros-1. - Gli osptolall cllirur11ic1 di Milano Monti. - Le v,c,·11de del rroietlili di piombo penetra ti nelle ve nt. Co11seg uoroze pro:s:sime e remutc del loro pa~saµ~,o ue l ouorn . Dehelly e D~mu. - T1cni.-a r] ..11• .<lerilin:01.io11~ •!e lle ferite in :rnerra Ga leuzl. - La rieducazione pr, fe.,s,onal,· ci,,; la\"ura lori mulila li In gut>rra Ortall . - Contrih11 to alla ch1rurgb rt~ile fcrittl tlel cranio • Gasquet. - Sul trattnme1110 ci11rur~ko dello krit•' penetran ti Jd t orace .

Ahadle. - Ci rca 11 trat1,1111c11to delle lente 1ienetrn11l1 rosll'addom,· . Mo.re. - Le (l11rallsi riel facciale in guerrn • Carles. Ch1rr ler. - L'a111s t~,I:\ i,n•l11ngata col cl11ruro di e llk nrlla chirurgm di guerra Savarlaud. - (,":, nPste~,a co l cloruro ,i, elil"

l eaussenat. -

ros 61(1

612 616 619 &'Il 6'!:t

6S3

Eslra,.ioue di un proiollile rtal la c:ivita c~rdiaca

RiVIS fA u· IGIE.'iE GKN1m., 1.1s E 8.\TTERIOLOG IA . Galeotti. - 11elazione ,ldle ricerd,e co111i,iulo sull't'flkacla profl lall icn delle vaccm:izioroi anlitilldw e ~ulle epiliP11.Jie rt, tifo e paratifo fra hl tr1111pc cornbaltent, . Stokes e Cl arke. - Ricerch e lii 11or1a1c,ri rti bacillo tilko in 600 con,.a lcsceutl

Caucher ,. Klein. -

613

6?7

l\(VI S l'A 01 11.\LATTfE vgs.:llEE E OELl,A n;1.1.1r. p;o,t,.,j emot iva e traumatica

RIVISTA BIBLIOGBA PICA. Perez. - ;\oraw j)r3tichc d1 rhirurjtla tli gur rra •

Nr:1 ROLU.iiO. l'~.R IL 1.111110 O"ORO IJRI. CO IIPU SANITA RIO )IILITAllE . )IIJVIMIU~'rl A VVENU rl NEI. t;URPU SANITA IIIU r, .'il,I. Pl<:IISONAI.K p AR~IACIWTICu

G19

6:19 G30 635

Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz. del 11 Giornale di medicina militare 11 1.J,ee.u.oo PtETRO, tenente generale medico. - Sull'azio ne degli a,tuali fucili da guenae specialmente del fucilo italiano di piccolo ca libro, in oonfronM> oonquello di medio calibro. /Studi sperimentali. con 16 tav. di fotografie e radiografie ri• prodoUA! in fototip<'grsfia). - Roma, 1903. (Vendibile preaso la Tip Vogben) L. , Jo. m. - Le operazioni più frequenti nella chirurgi& di guen'B, con 11:1 figure intercalate noi testo. - Firenze, 1896. (Vendibile pr-, la Lib. Bernardo Seeber, Firenze) . . . • t 8 .Anwopomuna mi/ilare. - Risultati ottenuti dallo spoglio dei fogli ADikri delle olua.i 1869-1803; due volumi in 4° oon atlante: Voi. I ID&ti &Dtropologici ed etnologici) con Atlante della geografia AD· \ropologica dell' Ihiia. - Rom&, 1896 , 18 Voi. li (Dati d emografici e b iologici) - Roma, 1905 • • · . , 8 ~ H•aor:no e Sroau. - Compendio di chirurg ia di gueua compila.io mila 1k>ria medioo-ohirurgica della gu~rra di &eceaeione d' America. Roma, 1888. , volumi. J>N"LZO ridotto . , 6 60 B S-.illDO e llRKZZ.I. Lo sgombero degli amu:.~lati e feriti in guerra. M.. moria premiata al concorso Riberi. U n volume di pag. 276 ooo molle 8«ure e tavolo grafiche. - Roma, 1905 • . . . . 1 I 60 C,U4JUJ:U. La fatica nella vita militate. Memoria prerniaia nel 000oono Riberi 1904-1905. Un vo lume d i pag. 330 oon 65 figure. - Roma, _1908. > e -


M E M OR I E

OH J G J NA LI

0SPEUAI. E ClllHUROlCO co:-n:.,1AC!At.li: l)i Uot:-E (Olll'-:TTOIIE COLONN' : LLO ll~:t>ICIJ ·pno..-.

s. SA "TCCCI)

Considerazioni intorno alla localizzazione radiologica dei corpi estranei Radiogrammi di proiettili nelle ossa P er il dott. prof. Felice Perussla, cnoit11no medico, <11rettore ,!t·l G,ll,in•llo ra llulo~iro

I numerosi feriti di guerra che dalla v10ma zona di operazioni continuamente affiuiscono a questo ospedale, fornito di ogni più prezioso sussidio della moderna tecnica medica, offrono al radiologo un vasto ed ir: teressante campo di osser,azione e di studio. E così, fra gli altri, un problema, tuttora molto d ibat.tuto, qn e llo ci11è della locaJizzazione radiologica dei proiettili noi tessuti, trova qui, assai meglio c he nei lontani ospedali territ.oriali, una pratica soluzione nel quotidiano esercizio di ricerca e nell'immed iato controllo dell'intervento chirurgico. O nde mi sembra non del tutto inu tile svolgere in proposito qualche con sidemzione pratica, che è frutto di una esperienza personale ormai lunga in radiologia cli guerra, q uale logica promessa ad un breve studio su radiogrammi di proiettili loeali zzati nella compag1ne delle ossa, fatto che ricorre con una certa frequenza e che offre indubbiamente notevol~ in teresse dal duplice punto di vista, radiologico e chirurg ico. InfatLi in simili casi si afferma più che mai la. necessità che Jtt. localizzazione fatta dal radiologo sia locali zzazione anatomo-topografìca, ca pace non solo di fornire al ch irurgo la noz ione esatta del proiettile, p1'eseute nell'osso i n det,ermi nata sede, ma ancora d i sug· 36 - (iiornole di metlid,111 mi/i/11 r e. -

fase. \"lii.


5 (3~

CONSJD E RAZJO:(l ll\TOH~O AL LA LOC ., LIZZAZI ONE RADIOLOGICA, i.cc.

gerirg li le direttive che dovranno guida rlo nell'intervento, destinato all'estrazione del corpo ei-trnneo. E d è ap µunto q uesto con cetto che io voglio ribadire, che cioè il rad iologo, nella ricerca d i proiettili nei tessuti, de bba con ogni espediente di tecn ica. che è a sua d isposizione, venire essenzialme n te ad una localizza zione anatomo-topogra fica, piuttosto che acconten tarsi di sem p lici determin azion i di profond ità, le quali, a ncorc hè esa tte, non po:;sono com pletamente risol vere i l problema., cusi come e pos to dalla pratica. Il rad iologo infat ti n on <leve ma i pe rdere di vi:;ta. i l vero obbietto della ricerca, che è q uel lo di una localizzazione nel corpo u mano, u t ile essenzia l mente ag li scopi c h irurg ici e t A.le d a risol ve re contem poraneamente i mo lteplici problemi che le si ricolleg1-tno e ciqè la conoscenz.a delle alte razioni a natom ic he provocate dal proiettile nel suo decorso, i l giudizio prognostico relat i vo al la per man enza del proiettile 11ei tessu t i o<l ai rischi ed agl i esiti defì n i t i , i d<:: lla sua e:ltrazio11e, q uindi l' in<licazione o meno dell' int ervell tO, le direttive per aggredire i l corpo estraneo e eosì via, q uestioni tutte c he soltanto possono essere a.ffroutate dal med ico radiologo, i l quale proceda. alla. r icerca con conoscenze e criter i cli a n t1tomia, d i patologia e d i meùicina operatoria e non da clii si prefigga uui eameute la soluz ione ùi u u problema fisico-matematico. E que ·ta tendenza va apertamente com battuta per chè, sotto le pnrveuze d i r icercare la massima precisione, cela spes:<o il desiderio d i adagiars i iu un comoJo sempli cismo, onde riesce pii1 pericolosa c he non si creda e pt1ù eondu rre non solo a<l insuccessi dolorosi nella pratica di ch irurgia di guerra, m a ancora a d i ngeuerare uu seuso d i fid uc ia e di scettic i,;mo ver30 la mdiologia da p,t rte cl.:d c hirurgo, il q uale tal volta si trova ben poco eoa<linvato, talvolta persino ingannato da u11a localizzazione di proietti le fatta con c riter i troppo limitati ed u n ila.tenil i. Con ciò naLuralmente io n on inten<lo affatto ueg&re l 'indiscusso vtdore d i parecchi m etod i di localizzazione dei proiett ili ch e s i fon dano essenzialmen t e s ulla misura di profond ità; sono auzi il primo t~ g iovar mene, ogoi q ual volt a se ne p resent i l'ind icazione; ma sempl icemente desidero ribsdi re il con eetto che il criterio d i profondi tà non è tutto in un a l ocali zzazione d i corpo estr aneo n ell'organismo umano, m a che il vero c rit erio al quale si de ve in spi ra.re il radi ologo n ella sintesi definitiva della s ua i ndagine è il criterio anatomot opografico; cer tamente per giungere a questa sintesi s i dimostrerà spesso ut ile com plemento la. determinazione di profondi tà, fatta con


CONSIDERAZIONI INTORNO A LLA LOOALIZZA2·lON€ RADIOLOGICA, E CC.

663

metodi geometrici, talvolta anzi, sebbene di rado, essa sarà l'unica. via possibile da seguirsi", ma sempre, nel condurre l'indagine, non do-

Flg. a.

vranno venire omessi t utti quegli espedienti di tecnica che costituiscono a ltrett anti metodi di localizzazione sem plici e pur molto utili,


664

OOI\SIDBRAZI01'I INTORNO ALLA LOC ALIZZ4ZJO::-.E T?ADIOLOGI0A 1 ECO.

capaci spesso di fornire senz'altro una pratica soluzione del problema proposto, capaci sempre di completare le risultanze della determinazione matematica di profondità. Fra i molteplici istrumenti che sono sta.ti proposti per la misura

r

F1fl. b.

di profondità, mi s1 e dimostrato ottimo il tadiostereometro (fig. a ) dell'ing. Baese, il qua.le, nella applicazione altrettanto semplice, quanto geniale di un nuovo principio, ha saputo risolvere colla massima sem-

B

plicità l'arduo problema; e poichè l'esperienza ormai di parecchi mesi mi ha sempre più convinto del valore del metodo e della praticità della sua attuazione, così mi piace affermarne qui pubbl icamente i pregi, tanto più- che si trntta di cosa. italiana., purtroppo ancora non sufficientemente conosciuta ed apprezzata, come meriterebbe.


COXS10ERAZIO:-. I INTOR:Sù ALLA L OCA LI ZZ AZ10;>;E R ADIOLOGICA, EC'C,

ò65

E cco in poche par0le la t eoria del rad iostereometro Baese: Se immaginiamo un cor po im perniato fra. due punte (fig. b) ed inter posto fra un tubo Runtgen ecl uno schermo flu orescen te, qualora si fa ccia rota re q uesto corpo, vediamo le sne ombre spost arsi sullo schermo in uno od altro senso, ad ece;ezio·n e delle ombr e, provenienti dall 'as.;e di rotazione, le quali rimangono nat uralmente i mmobili: e lo stesso ac cade se invece (fig. e) ruotano intorno a detto asse il tu bo e lo schermo,

f'1 ~, d,

collegati rig idamen te fra loro, nv•nt re il corp0 si mantiene immobile. Un proiettile che dia un'ombra la quale non si sposti durante la rotazione del sistema tubo schermo, deve essere q Lliudi si tuato sull'asse di rotazion~, noto. Orbene, i l radiostereometro permette appunto, con una manovra semplicissima. di spostare l'asse d i rotazione durante la. radioscopia, così da farlo passare per il cor po estraneo. Una cate,nella (fig. cl ) si parle dal centro di oscillazione e termina con un a.nello che scorre lungo un'asta m illi metrata , la quale si può sostituire allo schermo, in modo che si trovi perfeUflmen te sulla linea do! raggio normale che passa per il proietti le. La lnng hezza d ell a caten Plla è t ale che segnerebbe lo zero della g raduazione su ll'asta, qualora q uesta fosse abbassata fi no a toccare col suo estremo i nferiore il cor po estraneo. L 'asta, arrestandosi sull'epidermide, segna i'! p unto sott0 il qua.le si trova il corpo estraneo nella di rezione ind ica ta dall'asta stessa, mentre sulla graduazione millimetrata si può leggere la profon dità del proiettile rispetto a quel pnuto cutaneo, essendo segnata


òfiG

CO N.~ lDl::H..\ZlO .\'l l :STOR:-lO ALLA L OCAJ.IZZAZI<) ::,(E RA DJO J.OG ICA, E CO.

s ull'asta dal li vello ove giunge la catenella. L'opernzione non richiede c h e po(jhi minuti ed i risultati sono a l trettanto esatti , quanto faci le è l' uso de!l"a pparncchio. Del rad iostereometro Baese io fac cio uso quotidiano per completare utilme nte l ' indagine in ogni t:aso cli local izzazione di proiettili nei tessuti ; ma, come bo de1 to, non trascuro m a i cli giovar m i nella r icerca preliminare, di q uegli svariati espedie11ti di tecuira i q u ali, qtrnnù' an·~he non bastino da soli ad espletare il caso, souo pur sempre rict.: bi ùi risultanze, ri schiarand o qualche lato del prob le ma, preci~ando uu clettagl io Sono, fra questi espedieuti, utilissi mi: a ) La radioscopir. in diverse proiezioui, ruotando la parte del corpo ove trornsi il pro iettile fino a clie !"ombra d i questo appaia il più p ossibile vit.:ina al contorno della cu te, così da d eterminarne con certa ap proi-simazione la profond iLa e da staliilire rispetto a qual punto enta11eo questa sia minima o, se si trat.ta di pro iettili la cui ombra si con fonda cun q ne l la di un osso, i u moùo ù a ottener ne la t otale o parz it1.lt> separazi one, qualora effe1,tivame11te in tuuo od in parte estnrnei a l l'os,;o e da. apprezzarne la d istanza ed i rapport,i rispetto alcuni punt i d i r apare, ra ppreseurati da parti colarità a11atomiche ben note dell'osso :,:I.esso. b) La ricer ca del punto cutaneo d o 11de si pO.~$a pr0\7 0Care la massi111a m obilie.azione del proietti le, premeudo, palp1rndo e sposta1,1do le parti ad esso prossimiori . e) La ricer ca della m o bilita zione ~pecifka, diremmo così fun zionale , del pro iettile il quale, sito iu determinati or gani, subisce quegli spostament i c be souo caratteristici dell'organo ste:,:so. d ) La radio .sc:opi11,, previa iu t rod uzio n e di sostanze o di istrumenti opachi in cavit à natnra li dd corpo od in tragitti fistolosi, allo sc;opo <li prec;isarne i rapporti r.o l proiet.tile. e) La d e termina;,;ione rad ioscopica di due diame tri i 11crocia ti nel cui puuto di i nter:;ezione si trova il prc.:,ieLti le, aveu•lo 1rnttualmente indi ,iduato il r ag~io centrale. / ) La rad io g rafia in due piaui ortogo1rnl i, bada ndo a c he il ragg io tJOrmale passi pe r il proiettile, già prima approssirnatiYam eute 101:alizzato colla raJi .'.>se;opia. g l La R o ntgeustercografìa . h l ll co11Lro llo rad10seopico intermittente d urante J"estrazioue del proiettile, e,;eguitH. in gabinetto rad io logico, su l truco«c<•pio.


CONSIDElUZIO:SI INTORNO ALLA LOCALTZ7..l.ZJO:>:E R ADIO LOGICA, E CC.

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• ** Venen do ora più particolarmente a dire della locali2.zazione dei proiettili nelle ossa, si d imostra senz'altro l ' ut ilità d i una prat ica att uazione dei concetti sopra enuncia ti. Infatti la d i agnosi di l ocalizzazion e intrnosseA. di un p roiettile è solitamen te possibile anche soltan to in base a lle r isultan ze della radioscopia d i un Hto, ch e r uuti attorno a l suo d iainet,ro massi!'.20, in modo da offrire successiva mente p iani d iversi alla incidenza dei raggi: se l'ombra del proiettile, per qualsiasi g rado d i rotazione d el l'ar t.o, n on si separa mai dall 'ombra dell'osso, a llora si acquista senz'altro la certezza che il cor po estrn,n eo si troya inuicch iato nella compagine dell 'osso : e poichè q uesto, per la sua ben nota conformaz ione anatomica , offre a l radiologo moltepl ici punti. di repere, è p os· sibile, con un esame semplice e rapido, pre6sare una localizzazione anat.omo-topografica, che ri nsr 1ra ver amen te util e al chirurgo, quando eg li si accingerà ad aggredire i l proiettile. NelJo stesso tempo e col medesi mo espediente il radiologo potrà auclie stabi li re la p rofond il'à. appros:,imatirn in cui si trora il corpo estraneo r ispetto alla super fic ie ossea, potendosi, colla rotazione del l' arto, misurare la minima distanza che, i n un determinato pi ano, l'ombra del proiett ile p resenta r ispetto a l contorno dell 'osso; non solo, ma si potrà anch e stabilire se per ay ventura il proiettile si mantenga per u na sua por zione extraosseo, qualora, in nna determinata proiezione, la. sua ombra d ebordi, sia pnr parz ial mente, dal contorno dell'osso; e t utti questi r il ievi, come ben si comprende, ri.mltauo per i l ch irurgo di un valore a l t issimo, per n ulla comparabi le a quello che avrebbe la semplice determinazione d i profondità del proiettile rispetto ad un pu nto d i repere cutaneo, ciuando pure qne.:<ta misura risu ltasse esatta fino a l millimetro. A complemento d~ll' indagine ed allo scopo anche d i p recisare l e lesioni provocate da! proiettile nel suo rl ecorso attraverso l'osso, come pure pèr forni re al chirurgo un documen to che possa servirg li d i gnida dura nte l'atto operati vo, è sempre u t ile eseguire a nche d ue rn<liogr.afie in p iani ortogo11ali della parte in cui si t rova il cor po estraneo; q nesto metodo, ch e fu tra i primi adottat i in tecnica radiologica per la localizza zione dei cor pi estranei, ha, secondo me, conser vato, in determi nati casi, tutto i l suo va lore, ancor ch è recent emen te si aia voluto contestarne l 'esattezza, posponendolo ai metodi geom etrici, fond ati sul p ri nci pio c!ei triangoli simili opposti al vei:.tice.


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CO~ SIDF:RAZION I INTQ R:,;o ALLA LOC ALIZZAZIO:-E RADIOLOGTCA, ECO,

La freq nen7,a cou cui i p roietti li si inni cchiano nelle ossa è ma~giore di quel che si cre la comunemen te ed il fenomeno, almeno per quanto mi risulta dall'os. ervazione d i numerosi casi, sembra seguir.e determinate leggi genera Ii. Anzitutto è eccezionale che si ritrovino proiettili di fucile ·nella compagine dell'osso, ccme pure è poco freq uen te che si rit.rovi no scheggie di granata o di bomba; la freq uenza massima è data i nvece. dalle pal lot.tole di sh rapnell (v. 'l'avola, fig. 1\ 211) . In secondo luogo si danno sed i cl i predilezione per la localizzazione intraossea dei p ro iettili, che sono rappresentate dalle ep.ifi~i delle ossa lunghe (v. Ta,ola, fì g. 18 e 3") e dalle ossa e0rte (v. Tavola, :fìg. 2n), in J:J.Hre parole da quelle porzi oni ossee, formate in pr~valenza rla sostanza spugnosa, ri ve>"tita solamente d a una tenne cor· teccia di com patta; un solo caso, fra tanti, mi fu dato ossenare nel quale un a pallottola d i !-hrapnell era penetrn.ta, trattene ndovisi., nel canale midollare della diafi;;i omerale, per forando quasi a stampo la cort icale . In un altro caso un proiettile d i fu eile era riuscito ad innicchiarsi nel canale mi dollare del la d iafisi omerale, essendo p enetrato però in corrispondenza della cavità olecranicc1; o,e la corticale è sottilis;;ima (v. T avola, :fìg. 4"). · hleHfre d, solito le Jesioni ossee provocate da i proiettili sono molto gravi, verificandosi le bon not,e azion i <li scoppio, invece nei casi in cui il proietti le ri mane innicchiato nell'osso, si suole constatare per lo pit'.1 un graclo assai tenue di lesione ossea, titlvolta anzi tale da sfug~ire persino all' indagi ne radio~r ,1fì ca: cosicchè si ingannerebbe di molto chi, d,tl l'assen za d i manifeste lesion i ossee, fosse indotto a n Pgare la penetrazione del p roiettile nella compagine dell'osso stesso : ed il fatto, a tutta prima singolare. trova la sua s piegazion e nella for7.a viva relati vamente scarsa di cui deve essere animato il proiettile per arre tarsi nell'osso e nella peculiare struttura de lle sedi p red il ette di loca lizza zione. ove cioè il tPnue strato di corticale e le f'mg ili trabecole del_Ja spugnosa possono venire facilmen te infranti rimanendo circoscritto il focola io di frat tura, senza che n ecessari amente ne risentano le parti pros!:'imiori . Ne deriva che l'os:;o in cui è andato ad innicchiarsi un proietti le presenta alla radiogr afia per lo più solamente un' alterazione d i struttura del la spugnosa, le cui trabecole appaiono interrotte, scompaginate, mentre qua e là lungo il trngitto percori;o da l proiettile si notano piccole ombre tenni erl irregoln.ri do\'ute a sc heggia ossee mobilizzate ed una litive mac chiettatura pit'.1 intensa, esponante d i minuti frammenti metallici ce• duti dal proiettile lungo il suo decorso; quando però il corpo estra · 0


I

Fig. I',

I

P'ig. 3•

Fil, ~· .


CONSIDERAZIONI IXTOR:SO ALLA L OCALIZZA ZIONE RADIOLOGICA, ECC.

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neo, a ttraversato tutto lo spessore dell'osso, r iesce a raggiungere la corticale del lato opposto, a llora frequentemente vi provoca il distacco di u na più grossa scheggia, tri angola re, con larga base data dalla corticale stessa e con apice rivolto verso l'interno dell'osso (v. Tavola, fi g. P ). Ìllerita in fine menzione il fatto, possibile talvolta a constatarsi sui r aùiogrammi, d i opacità diffuse intorno all'ombra del proiettile, le quali stanno ad indicare una sorta d i scorza ussea, d i orig ine peri.ostitica, che lo i ogloba, e che può opporre qualche difficoltà al chirurgo, che si ar.c:i nge all'estrazione del corpo estraneo.

SPIEGAZIO)JE DELLE FIGURE DF. LLA T AVOLA. F i g, l". - Pallottola di shrapnell inni cchiata. ne l t e rzo superioro d l'lla t ibia sinis tra, in un piano sagittale media no rispetto al l'asse d e ll'osso ed io piano frontale p r ossimo a l lato posterio re d e lla tibia, ove notasi il d istncco d i u.na scheggia d e lla cort icale. - Conferma operativa. d ella localizzazione. ()foggiore medico prof, Ricci). F ig. 2°. - P a ll ottola di s hrapne l! ne l corpo d ell'a s tra.galo, in un piano sagittale più v ic ino al lato mediale che a que llo late r a le ed in piano frontale prossimo al la t o pos t eriore d e ll'osso. - Conferma. ope rativa d olio locnlizza,.iono. (Capitono medico prof. C. Barilo). Fig. 3". - Pollottola d i rivo lt ella noi condilo intorno d e l femore sinistro, io un piano frontale prossimo a l lnto posteri o re ed in parte s porgente ne lla cavi tà a rticolare d e l g inocchio. - Conferma operativa. della locnliz:r.azione. (Capitano medico dott. Xucci). F i g. 4". - Proie tti le di fucile ne l cannle miclo ll11re a l t ono m edio d e ll'omero sinis tro, p en e t rato in corrispo nde nza d e lla. fossa oleornnica. F essura. d e lla. cor tica.l~ a l te rzo inferiore.


OSPt;;DALI CO :S'f U~IA CIALI D I ABA KO

Sulla sterilizzazione bella garza in pacchetti ravvolti òa carta pergamenata P er il dottor Salvatore Taran tino, tenente medico

L 'idea <li confezionare la ga rza in pacchetti ravvolti da carta pergamena sorse certo per comodità e per economia : per comod ità. perchè un pacchetto è sempre meno ingomuraute d i un cestello di autoclave, e per econom ia, pcrcbè ,-aie certo meno infettare e sciupare un paccbet.to che un cestello d i g,~r za. E quando si pensi al ~onsumo enorme di medicatura che occorre per g li •)spedali mil1tari in tempo d i g uer ra, come l'attualEI, ed al la necessità <l i avere del ma teria le molte volte a portata d i ma.no per le condizioni precarie in eui viene a trovarsi l'ufliciale medico, come nei posti a vanzati di medicazione; qnando si pensi al rincnro dei prezzi ciel materiale di medi catu ra che la guerra trae seco, e <lfl mau,ria le occorrente per I,~ sterilizzazione - benzina, a lcool, petrolio - si trova che quell' i ùea è abbastanza g iustificata. e lodevole. Ma la comodità e l'economia non bastavano da sole a giustificare l'idea dell a confezione in pacchetti della garza, se la confez ione stessa non aye,;se dato l'e ffetto u til e che si propon eva ed a cui m irava, q uello cioè di a.vere a più portata di mano, e con m inore sciupo, piccola quauti tà di materiale sterilizzato perfetta.me n te. P erchè si com prende di leggeri che. se mancava la sterilizzazione, o era iusurl :ciente, venivano a mancare la com odità e l'econom ia . Io ho voluto eseguire degli esperi menti di controllo sulla. sterilizzazione dei paccbet,ti di ga,rza, e mi sono avvalao di quE1lli che si


SULLA STEIH LIZZAZIOXE DELLA GARZA L.'f PACCH l::TTJ , E CC.

ò71

confezionano e si sterili2.zano nello stesso mio r eparto. I pacchetti sono così confezionati: si tagliano quadretti ili garza e.li ~0-40 cen t.imetr i di lato, e si piegano in quattro da una parte, e poi ancora. in quattro per corto, in modo d'avere un q uadr ettino di centimetri 5-10 di lato, a seconda dei bisogn i. Da 20 a 30 di quei lfUaJrettiui si ravvolgono in carta. per~amena completa.men te da formare un pacchetto dm si lega a croce con un filo d i refe. Per il controllo della steri lizzazione bo usato solamei.:te la. pro\·a biologica di Pfnhl, come q ue lla che dà più affida.mento d i sè per la sicurezzli. dei risultati, essendo quella t:Oi termomet,ri a ma;:;;ima, e l'altra. cogli avvisatori com plicate e mal sicu re. S i sa in fat.ti che es~e possono segnare, inYece che la tem peratura del vapore, quella dell 'aria che sia potuta r estare imprigionata in qualche punto della stufa, e dare risultati non troppo attenJ.ibi!i. La prova. di Pfuhl l'ho praticata. con germi asporigeni e con spo· rigeni. Per i primi ho usato i comuni germi della suppurazione, prelevandol i per mezzo di pezzettin i d i fili di seta, col pus stesso d i ferite s0tt iche. non t occate da a lcu ua soluzione antisettica. I fi li d i seta cosi infettati li mette,o nel l'interno di uno o d i due q uadrettini di garza, e q uesti cosi preparati li disponevo nel mezzo del pacchettino, il quale era poi inc,,rtato e legnto I pacchettini contrassegnati li colloca,o insiene agli altri comuui sul fondo e nel mezzo del cestello. L'autoclave usata era una trifasica. Nel 1° esperimento bo fatto funzi onare l'au toclave per mezz'ora a due atmosfere. Tutte le pr ovette di brodo in cui si erano messi i fil i di seta, come le piastre di agar, su cui si erano strisciitti, sono r imaste sterili dopo tre giorni lasciate in termostat.o. Nel'2' esperimento l'autoclave è st ata port!l.ta per mezz'ora ad una atmosfera. Provette e piA.stre son pure ri maste sterili. Ho iniziato allora la prova per i germi s porigeni, e l'ho praticata col bacil lo subl'ilis, preleva ndolo dai germogli delle patate, c he, come si sa, lo ospitano sem pre. Per mezzo di due tagli obliqui staccavo un pezzettino di patata nel cui mezzo com prendesse un g ermog lio verde; dqe o tre di tali pe~zettini h mettevo come i fili di seta nei quadrettiui d i garza, e q uesti ne l mezzo dei pacchetti. Nel 1° es perimento l'autoclave ha funzi onato per mezz'ora ad atmosfere 1 1/ , . L e pro\·ette d i brodo dopo 48 ore presentava.no abba · stanza visibile un intorbidamento, e le piastre i n agar, preparate sciogliendo l'agar e versandola sul pezzetti no di pa.tata nelle capsule - di P etri, mostravano dopo quattro giorni colonie del bacillo. E questo tanto per i eampioni del fondo che per q uelli cli mezzo del cestello.


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su r,LA STEIHLIZZAZIONE DKLLA GARZA J~ PACOB:E'l'Tt, ECC.

Nel 2' esperimeuto l'autoclave ha funzi onato per m ezz'ora a due a tmosfere. Il risultato è stato identico : provette e capsule erano infette. In una nuova serie di esperimenti ho usato dei pacchettini di garza preparati come gli altri, ma lasciati aperti ai lati, e soltanto legali nel mezzo. 'rerminata la sterilizzazione, e la.sciata raffred -lare l'au toclave, ~montavo questa, aprivo il cestello, e rapidamente chit1devo a i lati la carta dei pacchettini, lega ndo a croce. Come controllo ho messo anche d ei pacchett,i chiusi completamente. Nel 1° esperimento l'autoclave ha funzionato per un'ora ad atmo· sfere 1 1/ , . Le provette e le piastre, che '!Ontenevano i pezzetti di patata dei pacchetti rimasti a perti durante la sterilizzazione, son rimaste sterili; infette invece quelle di controllo. Nel 2° esperimento l'au tocla.ve è stata portata ad atmosfere 1 1/, per mezz'ora. Il risultato è stato identico a l precedente. X el '3° esperimento l'autoclave ha funzionato per mezz'ora ad un'atmosfera. Il risultato è stato lo stesso. Kel 4° esperimento l'autoclave è stata portata per mezz'ora a mezza atmosfera, e nel 5° esperimento per mezz'ora a 1 l atmosfera 0.2. I risultati sono stat i sempre gli stessi . I bacilli sporigeni dunque non vengono distrutt i nei pacchetti d i garza chiusi completamente e legati. È lecito supporre cbe il vapore acqueo non penetri bene nei pacchettin i così confezionati, e l'aria. n on ne sia scacciata. P erchè condizione necessaria che la sterilizzazione avvenga è che il v apore penetri ovnuqne, ven ~a in contatto in og ni parte cogli oggetti da steril izzare, spostando l'aria contenu ta, essendo questa cattivo conduttore termico, e non capttce di mantenere mescolato che poco vapore. Dai precetti d'igiene sappiamo in fatti che in quelle già dette condizioni di opportunità bastano dieci minuti perchè il va pore a pressione orrli11aria, o flu en te come si uhiama, uccid a le form e pii1 resi:Stenti di germi i11 piccoli oggetLi da sterilizzare. Che se iu vece q nesti fossero v oi umi nosi, è pi ù eflìcace il vapore sotto pressione, si A. perchè la tempera.tura. è più alta di quello fl ne!1te, sia perchè sotto pressiot1A può penetrare ovunque scacciandone l'aria. Dagli es peri menti possiamo conch iudere : 1° Che la sterilizzazione della garza a pacchetti chiusi comple tamente con carta pergamena e legati non è sicura e completa, avven endo soltanto per i germi asporigeni e non per quelli sporigeni; 2 1 Che la steri lizzazio!le invece si ha completa lasciando aperti ai lati i pacchetti, e chiudendoli rapiLlamente quando devono esser portati via dal cestello dell'antoclave;


SULLA STERILIZZAZIONE DELLA GARZA IN PACCHETTI, ECO.

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3~ Che per la steri) izzazione com pi eta non è necessario portare l'autoclave a. forte pressione, e per una durata ct i tempo abbastanza lunga, purchè dall'interno dell'autoclave st,essa sia stata cacciata l;aria in modo completo. A l signor direttore degli ospedali, colonnello medico prof. Giani, che mi diede il permesso e mi incoraggiò di eseguire il lavoro, ed al dirt'ttore del gabinetto batteriologico, ca,pitano medico prof. Segale, Ghe mi fu largo di consigli, porgo i miei più sentiti ~iugraziamenti. Abano, giugno Hll G.


074

N OTE PREVENTIVE 0SPF.OAf,~~ MILITARE P Hl!>Cl l'Al.E D I 1\111, ANO Rli:PAHTO DI GIUSSANO.

SULLA LOCALTZZAZ TO~E DEI PROIF:TTILT ) f lWTANTE LA RA DCOSCOPIA.

-

:Metodo proposto dallo studente in medicina E. llloll, a iutante di sanità.

Il m etodo che proponiamo segue due criteri i di rettivi : qu11llo d i traccia.re per mezzo del rag~io perpendicolare una JineR che passi pel corpo estraneo e deter · minare i punti d ellR super6cie cutanea inter~ecnti da tnle linea; e quel:o di det er minare le spostamento subito da ll A. imagiue rndioscopicn del pr oiettile per un dnto spostamento del tubo; esso è inversameute proporzionn.le all'altezza in cui si t1·ova il corpo estraneo. Questi due criterii n on sono <'ertRmente nuov i, poichè d11, Ri r tz e Gallot in poi sono stnti largam ente sfruttati; dei tnnti metodi su d i es5i bn~ati, ed in special modo sul secondo, possiamo citare qu el lo alp;l'h r ico con In n ota formola del )foritz, il metodo col compasso Marion -Dnnioo e quello r ecente del prof. Gbilarducci. 8i è però r iscontrato che in g Pn erale questi metod i hRnno l'incon\·enien te comune di do ver cono,;cere con precisione la Ji~ta11r.a dell'Rntica tode r\nllo schermo, e di dover mi;mrare esattamente nnche il tratto di cui vienfl spostato il tubo. Inconve11ien te qu esto ch e diventa qtiasi unn impossibili tlt , quando sia ueces,nrio di lnvorR re con tubi sn sopporti leggeri e tra<:portabi l i (stativi), <'Ome è il ca~o de i pi"coli appn.reccl1i da cnmpo. Si è quindi imposta la necessità d'un metodo che non ri chiedesse alcun ca lcolo di que:<ti dati, e col qua.le e;::si potessero essere delle continue varinbili. Cre• diamo di nverlo trovato nella seguente modalità te<'nica. Es<:a, a nostro parcrP, non potrebbe essere più rapida o pi ù semplice; ed è adatti\ tnnto ni p iccol i im pianti con tubi su stativo quanto ai trocoscopi. Si centri in primo luogo il tuho; si determini cioè il rnggio perpendi<'olnre che parte dall'nnticn tode. P er fa r questo si può ricorrere al noto mPtodo di far sovmpporre le irumngini r11dioscnpicho di due croci metn lii che poste su piani paralleli. Nel n ostro ca,o una cro,·e trovas i sullo ;schermo fluorescente, che deve essere perfettnme11te orizzontale; ht serondn è posta sul pia110 di base de l misuratore ,di profonditi, dn. noi ideato. di cui diamo una breve descrizione (vedi 6g. 1). E~so consta d'unii vite a cremagliera <V), alta circ11, 20 cm., spostabilfl verticalmente e portnnte alla sna ec:treruità inferiore un braccio orizzontale di fi l di ferro tenninante ad anello (A). ;l[ediRnte questo movimento a cremagliern è reso po~sibile un passaggio cont inuo dell'anello, indicntoro della profond ità, attraver so tutte le a ltezze, e, co~ corrispondente continuo spostnmento ,lell'immagine radioscopico. sullo schermo fluo· rescen tP, si ottiene come vedremo una vera visione della profondità..


NOTE PR~: VE:>T!V~:

575-

L'anello viene centrato con la croce meta llica (a, b, e, d•, ali' incrocio d ella quale corrisponde pure un'n.pertura n el piano di base, att raverso la quale s i può far avanzare un tampone (1'), premendo una piccola leva ( M) su cui è fissato.

Centrato il t ubo, il centro delle cro<'i metalli .. he, del tam pone e dell'nnello, si trovauo sul mede,illlo r11ggio pe rpendicolare (ll). che parte dal1'antic11 tode. 1n tale posizion e, qu ind i, verranno a sovrnpporsi le loro immagini ra.dioscopich&

fig. \!

sullo scher rere .mo fluorescente; l'immagine dell'anello poi, quando lo si faccia scor• 9 11 8 g iù, si vedrà rimpiccioli re ed ingrandire a seconda che esso s'avvicini 0 s' 1 1 a ont a n·1 d Il a o schermo, ma non dovrà spos tarsi lateralmente, ed il suo ct:ntro


576

NOTE l'R EVE NT!VE

dovrà sempre coincidere col cer.tro delle croci metalliche, quando s n esattamente centrato. Si ponga orR il pRziente sul piano del misuratore e s i centri il proiettile, facendo coincidere la sua immagine r Rdioscopica col centro delle croci. Sul medesiiuo raggio perpenrlicolare si troveran no allora pure il t ampone e l 'anello (vedi fig. 2). Abbassando questo fino a sfiorl\re la pelle, si segni attraverso di esso con una m(ltit11 dermogra6ca il punto di repere cutaneo superiore. Abbassando la piccola leva, il tampone, imbevuto d'inchiostro da ti mbro, preme sulla pelle e segna istan taneamente il punto di repere cutaneo inferiore

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Fi;:. 3.

Questi due punti indi viduano unn retta che passa attraverso il corpo estraneo il quale è cosi localizzato secondo due d imensioni dello spazio. Ci manca perciò di deter minare la terza dimensione, cioè la profondità.. Lascinndo ancora centrnto il corpo estraneo, si sposti il t ubo lungo una asse t rnsve rsnle d'una qun.ntità qualunque. Questo sarà assa i più facile per i soppor ti leggeri (stativi} d egli apparecchi trasportabil i che per i trocosropi. Con uno stativo infatti, bnsta fa r scorrere il tubo sul brnccio orizzon t1tle che lo sostiene. Col trocoscopio invece, occorre arrestare il movimento de l tubo nella direzione tras~·er,-ale; non sara però diflicile trovare il modo di farlo con piccoli tassell i di legno fissati ai bordi del troco"Scopio, e di ottenere cosi un sol movimtnto lungo ra~se longitudinnle med inno. Fissato il tubo in questa. seconda posizione, si segni s ullo schermo la posizione dell'immagine radioscopica del proiettile (6g. 2, P f) dopo lo spostamento subito, la cui quantità lineare non ci interessa. Per far q nesto rapidamente, si può segnare con una penna la posizione direttamen te sullo schermo, oppure valersi d'una riga posta sullo schermo, e l unga qua n to esso, mun ita d'uun lancetta. spostabile. S i tolg a ora. il p:Lziente dnl fianco del misuratore senza muovere nè lo schermo fluorescente, nè l'anello del misuratore, nè il tubo. Questo è import&nte, poic hè è erroneo erodere di poter rimettere il tubo e 1'11nello uella stessa posizione, centmndoli d i nuovo; ciò infat.ti non si potrà mai fare con J'esflttezza necessaria , qua11do lm,;ta un piccolissimo s postamento per d,u· l uogo a notevoli errori Es-


N OTE PREVBNTIVJ<;

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sendo invece stato centrato l"anello insieme al proiet tile, a bbassandolo, saremo sicuri che in un certo punto passerà per l'identica posizione in cui t rova vasi il proiettile. Si giri infat ti la vite che fa scorrere la cremagliera: l"nnello abbassandosi non s i manterrà più fermo come quando era proiettato perpend icolarmente, ma la sua immagine si sposterà. lateralmen te a destrn. o a sinis tra. La fig. 3• dimostra graficamente gli spostamenti a', b', e', dell'immagine radioscopica dell'a nello, c<>rrispondenti ai successivi abbassame nti a, b, c. Orbene a bbasseremo l'anello fino _a quando vedremo coincidere l'immagine de ll'anello con In seconda posizione dell'immagine del corpo estraneo (P ''), segnata sullo schermo dalla lancetta della riga; avremo allora che, l'angolo di pro iezione essendo egua le per l'anello e per il corpo estraneo, troi·andosi l'anello nelle identiche condizioni cli l1w90 del pro· iettile. l'anello dovrà necessariamente segnare !a profondità del corpo estrnneo. Misurata quindi l'altezza dell'anello del p iano di base del misuratore, avremo ricavata la distanza del pl'Oiett ile dal punto di l'epere cutaneo i11fe1'iore. Infine si misuri con un compasso pelvimetro del Collìn il diametro definito dni due punti di repere cutanei; sottrae ndo da questa qua ntità !ineri re la dis tan za del proiettile dal punto di repere inferiore, si avrà pure ricavata quella dal punto di repere cuta neo superiore. Il p roiett ile in tal modo verrà ad essere esattamente localizzato.

Mila1101 giugno 1916.

37 - Giornale di med icilla 1,1 ,l,toi·e. -

Fase. VI II .


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CASUISTIC.A CLINICA

OSPEDALE DA CAMPO 022 D IRETTO DAL IIAGGIORE 11 &1 !CO R,\(lf.\ELE ll lV.\I.TA

Sl:LLA SUTURA TARDIVA DELLE FERITE. - A PROPOSITO DI UX INTE· RESSANTE CASO DI CHIRURGIA DI GUERRA, per il dottor Ugo Camera, tene nte medico, capo reparto ùi chirurgia.

T. E. soldato del 73° fanteria, \·enne, ferito il !H ottobre per lo scoppio di uni\ bomba a mano, cadutagli fra le coscie, mentre s i trova,a. chinato l\l suolo. Entra all'ospedale 0'32 il 2 novembre. Presenta numerose ferite alle regioni glutee ed alla regione perianale. Datn la loro moltiplicità ed ubics:r.ione, e le condizioni in cui avvenne la lesione. non s i può valutare con un semplice esl\me esterno se tutte queste soluzioni di éOiit iouo rappresentino orifìci d'entrata di altrettante ferite a fondo cieco, o se qualcuna di esse non corris ponda al forarne d'uscita di qualche proietti)P. Ad ogni modo esse sono cosi distribuite: 1° Due alla parte media della reg ione glutE'R destra, alla distanza di circa 1 cm. l'una dall'altra. 2° Una. a forma semilunare, abbracciante quasi a ferro di cnvallo la regione perianale, lasciandone solo intatta una breve porzione a sinistra. Probabilmente ques ta feri ta è dovuta all'a:r.ione di diversi proiettili, che hanno agito sulla parte, contigua mente l'uno all'al tro. 8° Un.altra al perineo 2 cm. circa, a vanti all'apertura :i.nale. 4° Un'altra s ubito dietro la regione trocanterica sinistra. 6° Un'altra sul margine interno delln regione glutea sinistra nel solco in• t er~luteo. G· Un'altra ancora sulla faccia interna del III superiore della coscia destrn. Altre ferite da. striscio al pied11 ed al braccio sinistro. Le ferite, specialmente quelle delle regioni glutee e della regione perianale, hanno un ca t t ivissimo as petto: l11rdacee, secche, secernono una scarsa quantità di liquame s ieroso-torbido, cancrenoso, non aerato. La regione glutea des tra è tumefat ta, dura, edematosa, doleutissima alla pressione. Le condizioni generali sono piuttosto gravi. T. 89.4. Polso piccolo, fre· quante. Quantunque il ferito come ho potuto constatare in seguito, fosse un individuo molto paziente e tollerante del dolore, tu ttavia si presentava allora molto agitaM>, smanioso, e si lagnava di atroci dolori., profondi, terebranti, irradianti alle re·


CASUISTICA CLINICA

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gioni inguinali, alla radice del pene e lungo la faccia posteriore della coscia sinistra. L'esplorazione digitale mi svela un capriccioso decorso dei tragitti delle ferite; alcuni di essi si dirigono verso le fosse ischio-rettali, altri nelle masse glutee; mi fa inoltre constatare un esteso scollamento quasi circolare della porzione inferiore del retto, la frattura comminuta dell'ischio di sini11tra, e la presenza di corpi estranei, che al tatto danno l'impressione di essere piccole lamine me• talliche. Esplorando con una lunga pinza le ferite situate, una sulla faccia interna della coscia destra, l'altra Rulla regione retrotrocanterica, osservo che, senza resistenza nel primo caso, la punta della pin,za fuoresce dalla soluzione di continuo situata nella regione perineale, nel secondo caso fuoresce dalla soluzione di continuo situata nel solco intergluteo. Si tratta va, dunque, di due ferite a canale completo, deeorrenti, la prima, lungo la faccia interna della coscia destra, la seconda nello spessore della massa glutea sinistra. Sotto narcosi cloroformica sbr iglio gli oriflci ed i canali delle ferite, e con molta prudenza, coll'aiuto d,elle dita, del cucchiaio smusso e di una pinza Klemmer, ·riesco ad estrarre tre piccole lamine metalliche contorte, frammenti ossei, e nu• merosi frustali di vestito. Lavo i tragitti e le anfrattuosità con acqua ossigenata, e procedo ad uno zaffamento accurato di tutti i recessi, con striscia di garza al jodoformio. Dopo qualche ora di quiete il paziente torna ad essere assalito dalla stessa agitazione, ad accusare gli stessi vivi dolori. La mattina dopo il termometro segna 400,1°; le condizioni generali si sono aggravate, e si è aggiunto un senso di resistenza dolorosa al quadrante inferiore di de·stra dell'addome. Nausea e qualche conato di vomito, che non so se mettere in rapporto colla narcosi, o con qualche fenomeno infiammatorio peritoneale incipiente Alla medicazione osservo che le ferite hanno ~empre un cattivo aspetto. I loro orifici ed i loro tragitti sono secchi, grigiastri, umettati da un liquame cancrenoso, puzzolente, che proviene da diversi recessi, che si approfondano verso il bacino e nello spessore delle masse glutee. La tumefazione, l'arrossamento e l'edema si sono pure estesi alla regione glutea sinistra. L'insieme di questi sintomi mi testimonia la. persistenzn. e l'aggravamento dell'infezione, e mi dice chiaramente, che il primo trattamento era stato insufficiente. Le condizioni generali gravi, poi, richiedevano· un'urgente determinazione, ·sicchè, mi decisi, seduta stante, di procedere alla ricerca e all'aggressione del focolaio di infezione. Per raggiungere questo scopo m'era necessario aprirmi un'ampia via che mi permettesse un'esplorazione accurata di tutti i tragitti delle. ferit,e e dei loro recessi, e siccome questi si dirigevano capricciosamente sulle masse -glutee e verso le fosse iscbiorettali, non mi restava altro che aprire ampiamente queste regioni. Cloronarcosi. - Quantunque il procedi mento sia. poco anatomico, pratico due profonde incisioni trasversali attraverso le masse glutee, in modo da scoprire & sinistra il canale a decorso trasversale delle ferite, ohe ho più sopra descritto, e a destra, d'arriva.re fino al fondo cieco delle due ferite, situate nella parte media della regione glutea., fondo cieco che raggiungo nello spessore del medio gluteo.


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~ e risultano cosi due ampi squarci operatori, molto più ampio e profondo quello d i sinistra, che q uello di destra. A sinistra le alterazioni sono più gravi che non a dest ra. Quivi noto un'infiltrazione canc renosa, necrotica lungo i tragitti delle ferite: infiltrazione, che ba anche guadagnato l'interstizio compreso fra il grande ed il medio gluteo. Disseco questi mus:oli l'uno dall'altro sino ad arrivare sul sano. A sinistra. il fondo dello squarcio è costituito dall'ischio, per buona por zione frantumato, nerastro, necrotico; dal muscolo piramidale, coperto da pseudomembrane cane-renose; dal ner,o sciat ico, grosso tome il dito medio d i un adulto, molto con. ges to e lesionato da una piccola scheggia ossea, ancora impiantato a tutto spessore sul ner.o. Un liquame denso, icoroso umette poi t utte queste parti e s'infilt ra pure attraverso gl'interstizi muscolari del medio e del grande gluteo. Allontano tutte le scheggia ossee, mordo con In pinza a sg orbia ed a sporto la porzione di ischio necrotica, dista cco facilmente le pseudo-membrane, disseco l'interstizio del grande e d el medio gluteo. Lavo abbondantemente con a.equa ossigenata e detergo con ba tufoli di garza sterile, tanto a destra quanto a sinistra. Rivolgo quindi la mia attenzione a lla regione pe rianale e perirettale. Anche qui l' infezione ha prodotto delle devastazioni abbastanza. estese. L e foss~ ischiorettali sono ta-ppezzate da pseudomembrane gi1illo-verdastre, e bagnate dallo stesso liquame icoroso: la po rzione anRle del retto è qua.si completamente scollRta da questa infi ltrazione necrotica cancrenosa: quivi rilevo ancora qualche frus tolo di vestito. Edotto, dall'esperienza, della tenRcia di queste i nfiltrazioni cancrenose se non vengono aggredite sino a i loro es tremi limiti, faccio saltare con un colpo di forbici, IR breve porzione perianale ancora intatta a s inistra , e tenendomi all'e.;t-erno degli sfinteri, isclo tutt'attorno la porzione terminale del retto s ino agli elevatori dell'ano. Anche qui 11llontnno gli essudati e le speudom embrane e detergo e lavo con acqua ossigeuata. E splorando, bene in luce, le due fosse e particolarment-e la destra (per l'indolenzimento notato nel 'luadrante inferiore corrispon· dente dell'addome), q uivi mi vien dato scoprire una lacerazione stellata nell'elevatore dell'ano, piuttosto ampia, tanto da. permettere l'introduzione dell'indice. Con questa manovra do es ito II q ua.lche goccia di liquame cancreuoso e riscontro la presenza. di un corpo estraneo situato nello spazio pelviperitoneale, che mi è facile estrarre e che ò costituito da una. scheggia met,,llica larga circa. 1 cm'. Allargo la lacerazione del muscolo, lavo con un getto a bassa pressione la cavità, e vi introduco uno stretto e largo zaffo d i garza al jodofor mio. Riempio con batufoli di garza s terile i due ampi squarci operatori, dopo aver zaffato con striscie di garza al jodoformio tutte le anfrattuosità e g li Sp>1zi dovu ti alla dissezione. Il giorno dopo ho riscontrato subito un palese mig lioramen to. La T. al mattino cadde a 37°.8, per ri11lz,,rsi al 38°.2' a lla sera: i dolori atroci si erano attenuati e modificati, non accusando più il paziente che un sen1;0 diffuso di bruciore alla regione operata: scomparsa la d ifeea muscolare all'addome; rialzate alquanto le condizioni generali. Soddisfaciente il decorso ulteriore. Dopo tre giorni la T. divenne norma.le: a poco a poco tutte le anfrattuosità ed i recessi andarono detergendosi e ricoprendosi di belle e rigogliose granulazioni. Anche la congestione e la tumefa· z ione del nervo sciatico si modificarono fa vorevolrnente. A sinistra modica sec1·&zioue purulenta, proveniente dal focolaio di frattura dell'ischio.


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La cura consisteva in medicazioni quotidiane mediante abbondanti lavaggi di acqua tiepida. coll'aggiunta di H'I O! (5%) e rinnova mento degli zaffi. C<>n carti~e di oppio e di magistero di bismuto provocavo stipsi per un pe• riodo di dieci giorni, a. cui facevo seguire lo svuotamento dell'intestino eotto mio diretto controllo, mediante un purgante oleoso ed un clistere di acqua glicerin ata. Quantunque gli sfinteri fossero privi dei loro appoggi, essi hanno sempre funzionato bene. In 25• giornata, tranne un po' di secrezione purulenta a live1lo del focolaio di frattura. dell'ischio, tutto il campo operatorio era coperto di bellissime granu• !azioni. La. regione appariva come un grande imbuto, il cui fondo era costit uito dall'apertura. anale risalita, come abbiamo visto, sino a l ivello· degli elevatori dell'ano (V. fig. 1•:.

Fig. I'.

L'infezione, adunque, era stata completamente domata, la vita del paziente era salva: restava. però il compito di riparare alla grave lesione, che il coltello operatorio era stato obbligato a prodarre. In primo tempo con grossi fili di seta, pasfando l'ego a t utto spessore, ho ravvicinato i margini dei profondi sq uarci esistenti attraverso le masse glutee, con punti di sutura. s~ccati situati alla distanza di circa 1 cm. l'uno dall'altro, lasciando un'apertura di circa. 6 cm. a sinistra per il drenaggio del focolaio di frattura. dell 'i~cbio. In s econdo tempo, mobilizzando la porzione inferiore del retto (manovra che mi riuscì facile), ho r iportato in basso alla posizione primitiva l'apertura anale, fissandola mediante punti di sutura molto ravvicinati. Il coalito non a vven ne da ppertutto per pi-imam : in alcuni punti fu di· sturbato da un po' di suppurazione, che produsse qua e là degli slabbramen ti, però superficiali, s labbramenti che venivo volta per volta riaccollando con nuovi punti di sutura. Breve: verso la metà di dicembre le due regioni glutee erano abbastanza ben costituite, la. regione anale ben appoggiata in tntto il suo contorno: persisteva ancora una breve soluzione di continuo al perineo, quasi colma di granulazione, e a livello dell'upertura lasciata per il drenaggio dell'ischio,


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sicchè il giorno 15 dicembre viene traslocato in un ospedale di Milano. (V. figura 2•). Ho chiesto ed avuto a diversi intervalli di tempo 11otizie del paziente. Esse furono buone: presentemente trova.si in licenza di convalescenza, e non è re• siduato alcun disturbo nella deambulazione e nella defecazione .

*•* Ho creduto interessante l'illustrazione di questo caso, non solo per il buon esito definitivo dell'intervento, ma eziandio perchè esso è un tipico appoggio a quanto ho avuto occasione di propugnare altrove (1): cioè la necessità e l'utilità

Fig. i•.

dei grandi sbrigliamenti com~ m ezzo per pre-i:enire, combattere e vincere ù gravi infezioni a cui so110 fatalmente clestinate le f erite prodotte da scheggie di granata e di bombe a mano. È mia convinzione che il paziente, di cui ho riferito la storia, sarebbe cer, tamente soggiaciuto ali' infezione, qualora non fossi ricorso a quell'apertura cosi ampia e profonda delle regioni colpite, che mi permise di dominare e combattere i vari focola ri settici. Inoltre q nesto caso mi dà. occasione di accennare ad 1&1· cune considerazioni sul trattamento postumo delle ferite, che hanno condotto, sia. di per sè stesse, che per l'intervento che hanno richiesto, a gravi perdi\e di sostanza nelle parti molli dell'organismo. · Ogni chirurgo che abbia prestato la sua opera durante questi mesi di gue rra, sia in un ospedale da ca mpo che in un ospedale territoriale, h a certamente avuto oc• (1) C AMRRA, - Appunti di chi rurgia di guerra. ConsideraziOt1i 8tdle ferite da 6Cheggia di grcmata Pr -0. (Giornale di .Medicina militarr, Fase. Vll, 1916).


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casione di osservare, specialmente nelle ferite prodotte da grosse scbeggie d i granata, delle ampie perdite di sostanza a spese delle masse carnose, s opra tutto negli arti e nelle regioni glut-ee e lombari, a r rivanti sino allo scheletro e talora, interessandolo. Dopo un trattamento con veniente che a buia servito, sia a prevenire l' infezione che a combatterla, il fondo, le pareti, le anfrattuosità di questa cavih\, va nno coprendosi di rigogliose granulazioni, che tendono a colmarle. Lo stesso avviene per le ampie ferite operatorie, richieste da estese e tenaci infezion:, dove talora è necessario asportare blocchi anche voluminosi di masse necrotiche. Quale il trattamento più opportuno di queste ferite giunte ad un tale stadio? Certo, lasciate a sè, o per meglio dire, curate con semplici medicazioni nsettiche, il tessuto di granulazione finirà per colme.re la cavità per g rande che es~a sia; me. questa terapia astensionistica porta con sè parecchi inconvenienti, eia· scuno dei quali basterebbe da solo a farla ri tenere poco adatta: a) il pericolo di qualche infezione relativamente possibile, nonostante tutte le precauzioni asettiche, sopra ampie superfici granuleggianti, che vengono trattate in ambienti, ove necessariamente sono contemporaneamente ospitati feriti infetti. ~) l'eventualità cli dist urbi funzionali tard ivi, dovuti alla sostituzione definitiva di un t roppo abbondante tessuto cicatriziale al tessuto contrattile muscolare, quando la lesione interessa profondamente ed ampiamente un gruppo di muscoli importante (come s arebbe certamente avvenuto nel caso sopradescri tto /. rl Le deformazioni postume sopratu tto nei tratti d i nrti, che la natura ha fornito di curve armonic he, deformazioni che ne compromettono l'estetica, danùo l uogo a membri di parvenze elefantisiache, per l'eccesso del tessuto di granula • zione riparatore. e) la lunga durata del processo di riparazione e cli guarigione, che tiene per lungo tempo immobilizzo.ti ed inutili individui, che possono ancora prestare la loro opera, sia come soldati di prima che di seconda linee.. Tutti questi inconvenien ti possono venire, se non del tutto aboliti, cer tamente modificati e sminuiti, ricorrendo all'a bolizione di queste perdite di sost anza, coll'accollamento delle superfici granuleggianti, med iante punti di sutura. La cond izione permettente sine qua non di questo intervento postumo è rappresentata dalla detersione completa della ferita e dei suoi recessi. Il Carrai (Presse Médicale, n . 48-1915), consiglinndo pure q uesto metodo d i cura, ritiene indispensabile un pre ven tivo esame batteriologico dei secr~ti della piaga, che ne nssicuri la sterilità. Certamente questo procedimento rappresenterebbe teoricamente un mezzo sicuro per salvaguardarci da ins uccessi dovut i nl riaccendersi di un'infezione apparen temente sparitH; praticamente però non solo è d ifficilmente applicabile, ma a nche non assolutamente necessaria. Infatti, non tutti gli ospedali possono essere forniti di un laboratorio batte· riologico adatto, ma pure ben difficilmente il secret.o di una superficie granuleggie.nte diviene completamente asettico; esso può contenere ancora e per lungo tempo svaria ti microrganismi, ~be la batteriolog;a ci indica comE' patogeni, ep• pure non essere pericoloso : questi microrganismi, s ia per l'esuberanza. vitale del tessuto di granulazioni di buona natura, sia per la loro diminui ta virulenza, pos· s ono vivere os piti affatto innocui su queste piaghe, c.o me vediamo normalmente vivere bacilli pericolc•sissimi sulle mucose del nostro corpo. Il reperto batteriologico negativo pot rebbe farsi attendere per t roppo tempo


e forse non verifi cars i mai ; e noi vedremo a poco a poco frustrati dalla lunga a t t.e~a tu tti i ,autagg i che ci eravamo r ipromessi. Quando per .J o 5 succe.qsive m ed icazio11i il tessuto di _qra,iulazione ricoprente la soluzione di c011lim10 si m antiene di bell'aspetto, senza secrezione di liquido p u ri(orme, 11111etlalo da wi leggero i:ela,ne opa /Pscente. contenente tutl'al JJ ÌÌ1 qualche fioc chetto di fibri na, a /lo1·a si pub essere abbastanza garantiti, e p ossiamo procedere al rai:t"icina111e11/o dei 111aryi11i della piaga. Pe r questa riunione, lo stesso autore sconsiglia l 'uso della sutura, raccomandando in,·ece il cerotto ades i,o. 1:iecondo la mia esperienza il cerotto r isponde male nllo scopo. e questo per d i,ersi moti,i. içei rasi di ampia perdi ta di sostanza, esso non può sottostare alla forte ten sione necessnria per tene rne a ccollat i i bordi, e sempre si stacca : qu nndo In soluzione di contin uo è molto profondo, il cerotto non fa aderire che la parte superficinle dei margi ni, e ne res iduano profondamen te de&li spazi morti, che è l}çne siano sempre a boliti per il buon es ito dell'operazione; inoltre, per q uante precauzioni s i possono prendne, d ifticilmente si può disporre di cerotto s terile; quin<l i un possibile pericolo d i infezione, fa\·orita inoltre dal macer11mento del cerotto stesso, nei pun ti i n cui è in contatto coi secreti delle ferite. Per ques te ragioni, nei vari casi d i riunioni tarJi ve da me praticate, sonori· corso sempre a lla sutura, ed il materiale da me u.,,ato è stato il filo di seta I casi da me trattati r iguardano in gran parte r ipniazioni per inter venti ope· rativi, che ban110 richiesto estese ed ampie aperture, per aggredi re ampi e profond i focolai tl i infezione. Quando la piaga ha assunto quell'aspetto più sopra descritto, e che io giudico sufficientemente garante. mi accingo all'atto operativo, prendendo le più minute precauzion i consigliattl dnll'asepsi. Il campo operatorio circostante alla ferita, è scrupolosamente disinfettato con la tintura d i jodio, e tutta la super6cie d ella piaga viene leggermente toccata con bat ufoli di ga rza im bevuti dello s tesso l iquido. Mi limito a cruentnre i bordi c utauei, r ispettanJ o scrupolos,unente le granulazioni, sia percbè la loro cruenta· zione è i nutile per determinare il coalito, e sia per evitare la lo ro parziale necrosi e la formazione di raccolta sanguigun : circostanze che i,otrebbero favorire l'insorgere di qualche infezione s penta. Prepara la cosi la pa rte, il paziente Yiene condotto ad >1Ssumere una posizione che favorisca la manovra d i ravvicinamento dei bordi dell'escava zione. Si procede quindi a lla sutura. Tutti i fili vengono ad annodarsi alla s u perficie es terna.: al· cuoi di essi sono passati superficialmente, a ltri profondamente. I profond i ven gono applicati alla distanza di d ue o tre centimetri l'uno dall'altro e decorrono a tutto spessore e pe r tutta lo. profondità. della piaga, r icorrendo per ciò, se l'ago comu ne seroiluunre non è sufficiente, nll'11go d i Hèverdio. Essi hanno per iscopo d i ottenere il coalito d i tutta la superficie granuleggiante, evitando cosi la formazione d i spazi morti : i suprrficiali vengono interposti tra i profondi e servono ad affrontare più regolarmente i bordi cutanei. Se nella superficie della piaga si trova qualche focola io d i frattura, viene lascia to. nel sito più opportuno, lo spazio sufficiente per un d renaggio. .'e non esiste frattura, la ferita viene completamente chi usa. .Med icazione. Si avrà cura di mantenere il pazieute per pa recchi giorni colla parte interes· sata nella po izione tenu ta durante l'at to operativo, ricorrendo magari ad un ben• daggio immobilizzante.


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Dirò subito che non sempre il decorso post-opera torio procede senza i ncr,nvenienti; anzi nel maggior numero dei cas i è s tato disturbato dalla s uppurazione, ehe s i manifestava, sia colla fuoruscita di pus tra un punto e l'altro, sia colla formazione di piccoli ascessi superficiali o profondi: talora questa secrezione, rammollendo i tessuti sottoposti alla tens ione dei fil i, prod uc.,va degli sla bbramenti più o meno estesi. Tutti questi inconvenienti però non hanno mni gra nde impor tanza sul buon esito definitivo. Questa infiammazione purulenta è sempre ben igna: essa non è mai stata accompagnata da rialzi di temperat ura, e cedeva do po pochi giorni con qualche lavaggio all'acqua oss igenata; cosi pure gli ascessi s i esauriva no r:i• pidamente dopo lo svuotamento mediante una piccola apertu ra ed un breve periodo di drenaggio ca pillare. AJJora la porzione d ì ferite slabbrate, ven i vano riac• colla.te con a ltri punti di sut ura. Generalmente in 16, 20, 25 giorni e ta lora a nche in meno, ho avuto il coalito ·completo della feri ta. I punti venivano lasciati in sito almeno quindici giorni dal momento della loro ap plicazione. Kell'avvicinamento dei bordi non bisogna mai esagerare nella trazione, e questo per non esporre i tessuti troppo stira ti a fenomeni d i nec rosi, che fin irebbero per rendere inutile ed anche dannosa l a nostra opera. Ad ogni modo sarà bene proteggere la cute mediante bat ufolini di ga.rza interpost i fra essa. ed il fi lo. Non è neces sario ottenere il coalito completo nella prima seduta : q uel che non si è ottenuto in primo tempo, lo si ot t er rà grad ualmente nelle sedute suc• cessi ve, intercalate da. qualche giorno di attesa : da ta la grande estensi bilit:\ della cute e la cedevolezza. del tessuto di gra n ulazione, s i può, procedendo cosi gradualmente, ottenere il combacinmento completo di perdite di sostanza, che a tutta prima non si sarebbero credute colmabili col ravvicinamento. Talora, pur procedendo in questo modo, a tappe, non è possibile ot tenere il ravvicinamento completo: tuttavia si avrà sempre guadagna to nel processo riparatore, diminuendo la cavità e quindi il compito del tessuto di granulazione. In certi casi, si può prevedere sin dal principio che un accollamento completo dei margini deJla. ferita non sarà mai pos<ii bile; questo avviene s pecialmen~e quando, unitamente alle masse carnose, sono state as portate estese porzioni dei comuni tegumen ti ed in regioni dove essi si presentano poco estensibil i. Tuttavia, anche in questi ca!o!i, si possono ave re colla sutura d11i vantaggi, sopratutto per quel che riguarda l'estetica della. parte. Nei primi di giugno 1916 venne ricoverato nel mio reparto un soldato che era stato ferito a.Ila faccia pesteriore della gam ba da una grossa scheggia di granata, che gli aveva aspo1·ta.ti i comuni tegumenti ed i muscoli della reg ione posteriore e laterale della gamba per tutta l'estensione del III inferiore di essa, determinando inoltre una frattura comminuta dalle due ossa. R imase degente per oltre tre mesi nel mio ospeda le, e tutta la vas ta cavità venne colmata da tessuto di granulazione, che eccedette, come al solito avviene, nel s uo compito riparatore. Guarl, con un arto bensì solido, ma ben poco estetico per il suo as petto elefantisiaco. Poco soddisfatto di questo risultato, in alcuni casi del genere occors imi in seguito, ho potuto ovviare a questo inconveniente, applicando nei lembi cut anei dei punti di sutura, i quali, se non potevano servire ad affron tare i margini della f erita, avevano per iscopo di imbrigliare e plàsmare il tessuto granuleggiante secondo le esigenze del caso. I fili della s utura, passati esclusivamente attraverso i bordi cutanei e decorrtluti al disopra del tessuto di g ran ula.<ione, vengono au-


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nodati con nodi provvisori. Questo tessuto di granulazione viene prot.etto dalla compressione dei fili coli' intromissione di strati di gi.rz.i. sterile tra esso ed i fili medesimi. Nelle medicazioni successive s i allentano i nodi, si sostituiscono gli strati di garza, e si riannodnno i fili, sottoponendoli, volta per vol ta, a quella tensione ne· cessaria e adatta per modellare, secondo le esigenze dell'estetica, il tessuto di granulazione, che per la sua mollezza e cedevolezza ben si presta a questa manovra. Ho potuto in questo modo prevenire e rimediare, almeno in parte, a quelle deformità antiestetiche, a cui sopra ho accennato. Concludendo: credo di poter consigliare questa sutura tardiva delle ferite, QUA!'<DO LE LORO CO:S-DIZIONI nr ,I.S EPSI I.O PEIUI.ETTO :SO, conie ottimo mezzo per affrettare la loro guarigione, dimimiire il pericolo di po:ssil;ili infezioni e le even· tualità di disturbi funzionali poslwni, e per ovviare in b110na misura all'inco1i• veniente che .Jlossa110 residuare deformità nella fìsionom ia della parte colpita. Zona. di g uerra, maggio 1!!16.

OSPE DALE )111.lTAHE DI TAl'l'A -

SEZIONE (;HJRUR GIA

Cl\'IDALE ( SE:.J INARI O)

CONTRlBUTO ALLA CONOSCEi'l'ZA DELLE l:>UPPURAZIONI DA BENZI~A per il prof. G. Lerda, capitano medico. Una. fortuita circostanza. mi ha posto in condizioni di seguire dappresso tempo fa - le conseguenze dell'iniezione di benzina nel cellulare sottocutaneo dell'uomo. Siccome fra suppurazioni da causa chimica, quelle che riconoscono come agente ca.us ale la benzina sono generalmente assai poco note, e siccome data la sua diffus ione - la benzina può facilmente essere alla portata di tutti, ho creduto non inutile pubblicare le mie osservazioni io proposito. Tanto più percbè, nei tempes tos i tempi che corrono, esse potrebbero forse servire a qualche collega militare, per riconoscere ed esplicare l'origine di qualche forma. flemmonosa od ascessuale, di cui non apparissero netti i caratteri oggettivi ed anamnestici delle comuni infezioni piogeniche. P er fortuna nostra, e per l'onore delle nostre truppe, dobbiamo tos to soggiungere che in dieci mesi di guerra passati in questo frequentatissimo ospedale fu rono assolutamente eccezionali i casi in cui potesse essere concepito anche solo il sospetto di simili lesioni volontarie.


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l casi che ebbi occasione di osservare sono due: nell'uno era stato inavver• tentemente iniettnto, da un flacone da iniezioni, che per errore la conteneva, un eme. di ben zina del commer cio; nell'altro si era , d1..1rante l'iniezione, riconosciuto l'errore, e se ne era quindi iniettato soltanto 1/2 eme. all'incirca. Entrambe le iniezioni erano state praticate sul lato esterno della coscia, nel cellulare sottocutaneo. Avvisato tosto della cosa, tenni sotto diligente osservazione i malati: perciò questi casi banno tutto il valore di un esperimento. Nel caso in cui venne soltanto iniettato 1/ 2 cm::. di benzina. si ebbe a constatare soltanto, dal 2" al 4° giorno d all'iniezione, un lieve edema della zona iniet. tata, con lontano accenno a. pseudo fluttuazione : la cute eri\ lievemente nrros• sata, e la palpazione appena dolente. Nessun fenomeno generale evidente. In &a giornata ogni sintomo era scomparso. Nel caso in cui venne iniettato 1 eme. di benzina la regione iniettata, nel giorno consecutivo, era alquanto dolente alla palpazion e, e p&.reva edemrttosa. In 2• giornata l'edema era evid entemente aument,ato ed allargato, con lieve sensazione di crepitio come di enfisema, appena percettibile alla palpazione. In 3• gior• nata la cute era assai arrossata e t umefatta, il crepitio enfisematoso era spic.:at o, ed alla percussione si aveva suono ùi smorzamento timpa nico non ben evidente. I n 4• g iornata la tumefazione e l'arrossamento avevano rag giunto un dif\metro di 8 -10 cm.: la cute era pastosa e molleggiante alla pression e : il crepitio enfisematoso si sarebbe detto un po' meno evidente del giorn o innanzi: alla periferia l'arrossamento e :'edema andavano digradando, come se si fosse trattato di un processo flemmonoso iniziale. L!!. palpazione ern dolente. Nei giorni consecutivi, i fatti infiammatori a ndarono gradualmente localiz zandos i, tendendo e.I tipo asce3suale. In 61 giornata s'osservava un arrossamento tendente alla ciano3i per un tratto di 6-7 cm., oltre i quali la cute diventava quasi bruscamente nor male, senza edema e sen za fatti l infangioitici corrispondenti. I~ questa zona arrossata la cute ern andata. a por.o a poco assottigl iandosi e si comincinva a percepire d istint a mente il senso di fluttuazione; il crepitio era scomparso; la percussione era distintamente timpani.:a. In 9• e 10" giornata, oltre allo assottigliament o maggiore de lla cuti! che an· dava facendosi sempre pi ù cianotica, la pt\lpazione brusca I'lvelava un senso di

guazzamento, e si sentivano attraverso la cute delle ineguaglinnze bernoccolute dei tessuti sotto3tanti, come se alcune parti si fo ssero colliquate ed altre conservassero la consistenza n ormale. In 12• giornata la cute si ulcerò spontaneament e in mia presenza (fig. 1) al momento della medicazione (semplice garza s t e r ile), dando es ito a g as, in cui non mi riusci però di riconoscere alcun odore particol!Lre, e ad abbondante pus gialloverdognolo non omogeneo, n on troppo denso, con piccoli grumi e nu merosi cenci di c1:1llulare a diposo in via di necrosi, di cui il maggiore, visibile nella figura, m isurava circa 6 cm. di lunghezza per S di larghezza, aveva forma piramidale, ed aderiva ancora coll'apice ai tessuti s a ni. Il decorso ulteriore fu semplicissimo : la suppurazione si esaurì rapidamente, il fondo dell'ascesso andò rapidamente detergendos i e coprendosi di buone gra· nulazioni, la cute - per lungo tratto cianotica, a ssottigliata e sottominat a cominciò r apidamente a r iprendere aderenza coi tessuti profondi, e la guarigione avvenne con una piccola cicatrice ton deggia nte, che conservò a lungo un largo. alone congesto.


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In tutto questo tempo non si ebbero fenomeni generali clinicamente degni di nota. L'A. conservò appetito normale, urine normali alle comuni ricerche, dolen• zia localizzata alla regione iniettata. e non molto intensa. La temperatura - mi• surata per via rettale - mos trò una volta sola un rialzo a 39• tra la 2• e la s• .giornata: poi ridiventò ra pidamente normale. L'esame microscopico del pus lo rivelò costituito in prevalenza da abbondan:tissimi leucociti polinucleari neutrofili, da abbondanti cellule connettivali ed adì-

Flg. f.

i)OSe in via di dis grega zione, con molti residui nucleari, qualche linfocito, nessun bacterio. Non si ris~ontra rono poliuucleari acidofili, o basofili. Non ci fu possi-bile la .r icerca dei sudanofili e dei globuli d i grasso. Tanto il decorso clinico, q uanto l'esame macro e microscopico del pus asces-suale sono razionalmente spiegati dalla natura dall'agente chimico che fu causa della lesione. Sappiamo infatt i che la comune benzi na del commercio, ottenuta dal petrolfo greggio america.no, d istilla dn 60° a 75°, con densità da 0,64 a 0,67 : essa è quindi piuttosto volatile. Perciò è naturale che, a lla temperaturR del nostro organismo, la sua evaporazione sia abbastanza rapida, se non rapidissima: il che spiega il crepitio d'enfisema, da noi percepito solo a partire dalla 2" giornata, ed il timpanismo, fattosi evi, dente in 6" giornata. Entrambi questi fenomeni non dovrebbero verifìcaffli per iniezione di liquidi meno volat ili, p. es. di olio di trementina, che bolle a 160°, o di petrolio comune. bollente a 90°. È evidente che la peculiare a.zione dissolvente dei grassi della benzina può .avere importanza nella determinazione dei caratt.eri di queste suppurazioni. Io bo voluto farmene un concetto grossolano, ponendo dei pezzettì di cellulare adiiJ0$0 d i bue entro a provette contenenti vari solventi (benzina, cloroformio, tre-


CASC I STICA OLl!'<ICA

mentina, etere solforicoJ. Mentre, ad es., nel cloroformio dopo poco tempo questi peizetti diventano trasparenti per la dissoluzione della sostanza adiposa che è contenuta nelle cellule, nella benzina, invece, essi conserva.n o su per giu la loro forma ed il loro aspetto. ma si rammolliscono a poco poco dalla periferia. al centro: dopo 2i ore la benzina è diventata. leggermente opalescente, ed una piccola compressione sull'adipe con un bastoncino di -çet ro basta ad esprimerne una. grande quantità di grasso in forma di piccoli fiocchi, mentre l'opalescenza della benzina si fa più s picco.ta; lasciandola. poi a riposo, si separa uno strato s uperiori! di benzina limpida ed uno s trato inferiore, in cui s tanno sospesi minutis-

-,

Fig. t .

simi fiocchi grassosi. Il ca.lora (35°-40°} aflretta ed inten 3ifica alquanto questi fenomt1ni, ma. non li modifica i n modo essenziale. Ciò prova. che la penetrazione della benzina avvienEl abbastanza lentamentenei tessuti, e che la solubilità del grasso an imalE! nella benzina non è molto spiccata. e non s( esercita. facilmente attraverso alle me mbrane cellulari. Se poi si prova ad inietta.re in un pezio di tessu to adiposo di bue della benzina., si può facilmente consta tare che, invece di diffon dersi uniformemente nel luogo dove venne iniettata, essa segue di preferenza gli interstizi cellulari c he separa.no i vari lobuli adiposi e le diramazioni vascolari. Questi fatti ci danno ragione, s ia. dellll diffusione notevole dell'azione irritante della benzina in rapporto alla quautità iniettata, sia. del lento formarsi di cenci adiposi necrotici per il diffonders i di questa fra lobo e lobo negli spazi cellulari, esercitando prevalentemente sulla. loro superficie la. sua azione solvente ed irritante, mentre al centro questi lobi si ma ntengono quasi normali. Va da. sè ohe la qu1mtità maggiore o minore di benzina, la profondità mag· giore o minore alla quale essa. ve nne iniettata., le condizioni di asepsi o di sepsi, possono modifica.re var iamente il decorso di codeste lesioni, dare ad esse una. maggiore o minore estens ione o profondità, produrre nei tegumenti - ove non s'intervenga - una escara. più o meno larga. ed evidente, alla caduta della qua.le avra esito una maggiore o minore quantità di pus e di cenci necrotici.


-590

OASUISTICA CLINICA

Come ben si comprende, la presenza o meno di bacteri nel pus dipende easena:ialmente dal modo in cui venne praticata l'iniezione, e non sarebbe quindi de.cisiva. Le figure n. 2 e 8 mostrano la fase acuta di due ascessi, i cui caratteri collimavano con quelli delle lesioni descritte. La loca.\izzazione più frequente di queste lesioni è alle natiche, alla coscia

r

flg, 3.

,ed al polpaccio, ma ne furono talora constata te al ginocchio, alla radice deJ!e dita del piede, e fin nello scroto. Dovramo dunque tenE>r presente l'azione flogogena. della benzina in casi di .ascessi ad anamnestico poco convincente, in cui, assieme a rialzi di temperatura non coJpicui, rapidamente scomparenti, e non accompagnati ad alterazioni dello stato generale, si constatano fatti d'infiltrazione inizialmente diffusa, con senso d'enfisema più o meno evidente, seguiti poi da formazione di ascesso con cianosi intensa ed assottigliamento della cute corrispondente, con poca reazione dei tessuti circostanti e dei gangli, con timpa.nismo percussorio ed eventuale senso di guazzamento e con pus ordinariamente - ma non necessariamente - sterile, ricco di grossi cenci di cellulare adiposo in via di necrosi. Zona di guerra, giugno 1916.


691

OASUISTICA CLINICA

0SP.ICDALE DA CAMPO 015 DIRB1\TO J\AL CAPITANO MSDICO GU1,UKI.MO TAM

CONTRIBUTO ALLA CGRA DEGLI EDEMI CRONICI COKSECUTIVI A TRAUMATISMI DI GUERRA, per il dott. Candido l\lantelll, capitano me· dico, capo reparto di chirurgia, aiuto nell'Ist ituto di patologia. e clinica chirurgica, libero docente di patologia chirurgica, clinica chirurgiM e medicina operativa nella R. Università di Torino. "• r1 • ,.;(,, é -t. •- '1 <: O., ....

,

Nella guerra attuale sono assai frequenti i casi di edemi cronici consecutivi a contusioni dei piedi e delle mani e a distorsioni dell'articolazione tibio-astragalea. Non è qui il luogo, nè io avrei gli elementi sufficienti per la di!;cussione, di ricercue i fattori eziologici di tali edemi cronici; molto probabilmente assai spesso l'alterazione anatomo-patologica principale consiste in estese occlusioni di linfatici. Qualche volta l'affezione può anche essere dovuta a manovre fatte dallo stesso malato allo scopo di perpetuare la propria infermità. Già in tempo di pace si era pensato a tale eventualità. nel caso di infortuni, e Schlichting (1) in un lavoro sull'edema duro del dorso della mano di origine traumatica esprime l'opinione che l'affezione possa essere perpetuata da frizioni ripetute iu senso cen· trifugo sul dorso dell'arto ammalato; opinione che era giti. stata espressa da Patry e confermata da Taendler (2 ), il quale asserisce che l'edema duro traumatico è un'affezione speciale dei paesi nei quali esistono delle leggi per gli infor• tuni sul lavoro. Tale affezione compare sotto forma di piccole epidemie in certi centri operai e scompare il giorno nel quale i medici scoprono la frode. Di tali frodi si sono occupati non pochi autori specializzati nella pratica degli infortuni; ma non è qui il caso di insistere su questo argomento. E probabile che anche ne' vari eserciti si siano verificati fatti di q uesto ge• nere, e del resto è stata accertatn. in qualche caso l'a pplicazione di lacci stretti moderatamente sulla gambà. per lunghi periodi di tempo e special01eute durante la notte. Léri e ~oger (3) hanno fatto l'anno scorso u11a comunicazione intorno a fatti di questo genere alla Societti. di n,ivrologia di Parigi. Certo è però che i casi di edemi cronici dei piedi e delle mani, consecutivi a traumi e non di origine fraudolenta, sono assai frequenti; si tratta di lesioni che spessissimo danno luogo a provvedimenti consistenti in lunghe licenze. In ogni modo il soldato rima.ne per lunghi mes i o anche permanente mente inutiliuato. ( l ) SORLtOHTr~o. (2) Tu:NDLER. -

Deiitache Zeitschrift fiir C!iir., giugno 1910. Monatachrift fii r Unfallheil1crmde und Invalidenweaen, aprile 1912.

(3) Lé:at et Roosn. - Société de neurologie de Pnris, luglio l!)l;i.


592

C' ASOISTIC A CLINICA

Sare bbe senza dubbio van taggioso restituire questi soldati a ll'esercito in un tempo possibi Imente breve, e, in questo intento, partendo dal concet to che la base della lesione sia. in unn stasi linfatica, ho pensato di applicare un inter· vento che tenderebbe a stabilire un buon drenaggio linfatico. 'raie drenaggio si può ottenere assai bene con l'applicazione di fili di seta, decorrenti nel cellulare sottocuta neo, c he dal teni torio in stasi linfatica si por• tano in territori perfettamente normali. Lungo i fili di seta la linfa viene dre nata ass ai bene. a condizione che l'intervento sia stato eseguito nset tic~mente. L'idea non è nuova; essa risale difatti al 1908. ed è dovuta a Sampson Hand· ley (1), che la propose e l'applicò con buon esito nella cura degli edemi cronici e dell'elefantiasi. Xel W09 Handley (2) pubblicò un nuovo caso, nel qu::i.l e aveva applica to il metodo con esito brillante. PL1re nel 19(19 Lexer (3) present.ò alla Società delle scienze mediche di Konigs· berg due casi d i elefantiasi operati e guariti col metodo del drenaggio capillare. Xel 1911 Beketoff (4) applicò con successo il drenaggio sottocutaneo con fili di seta nella cura dell'efantiasi. Nel 1Vl2 Kondoleon (5) e (6) adoperò il metodo neJJa cura degli edemi cronici e poi dell'elefantiasi. Wilson (7) nel 1911 ebbe dei buoni risultati dall'applicazione dei drenaggi con fili di seta nella cura dell'edema palpebrale. · Non posso dilunga rmi oltre, perché in un ospedale da campo mi mancano i mezzi per un11 completa i ndagine bibliografica e debbo a ccontentarmi de' miei appunti. P erò, poichè nel mio s clledario bibliografico non trovo altro sull'argomento, pens o che ben poco o nulla d'ahro sia stato pubblicato. Ad ogni modo, come ho detto poc'anzi, pensai di applicare il d renaggio ca· pillare con fili di seta nella cura degli edemi crouici consecutivi a traumatismi di guerra, e nel primo caso, nel quale l' ho eseguito, potei ottenere un risultato buono, che credo non inutile pubblicare. H. E., del 5° reggimento alpini; entrato nell'ospeda le da campo n. 016 il 4 m:,ggio 19U>. 11 25 novembre 1915 venne colpito al dorso del piede sinistro da una spo· letta. d i shrapnell animata da piccola velocitu, tanto che non vennero lesi i te· g umen ti. :3i trattava di una coutusione con tumefazione molto n otevole del dorso del piede Venne curato con riposo a letto, fascia t ure compressive, posizione sopraelevata. del piede, applicazioni calde, massaggi ; poi in un ospedale tenitoriale, da to che la tumefazione non d iminuiva, nel dubbio che si .trattasse di una raccoita, venne fa t ta. un'incisione, che nat uralmente diede esito negativo. .Ma lgrado le cure continuate per parecc hi mesi, la tumefa zio;e non a ccennò a diminuire. • Al momento dell'.,ccettazione nell'ospedale n. 0 15 l'ammala to BOD può reg( 1) S ,UI PSON HA.SO LF. Y. • 'l'hc Lancet, marzo l uos. (2) :h,1rso.s H .1:s-01.E Y. - The L c1,ncet, genna io J909. (3 ) L EXER. - Dcutache m ed . Tl'och., 1?iugno 1009. (4) BEKETOFF. - T erapeutitcheskoié Obo:rén ié, giugno 1011. (5) K mw or,Eo:-. - ce ..tralblall /iir Chirurgie, l OJ 2. (0) KoNooLEO.:.;. - M 11nchmcr med. ll'c,ch., 1912, ( 7 ) \Yu.SoN. - The /Jriti8h M cr/ical. Jounv:1l, Ujl l.


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0ASt: IS1'ICA C'LI:SI CA

gersi conve nientemen te sul piede ammalRto che è sede di torpore e d i m olesto senso di peso. Tale piede è notevolmente tumefatto; ecco, del r esto, le misure com pnrative fra esso e il piede sano ~ Piede sinistro

Circon ferenza a lla r adice delle dita " all'interlinea tinso-metatar.sea . » all'estremità infe riore del la gamba subito sopra i malleoli

P iede d e•tro (oBno)

29

2i.;

80

27

29.3

2fì

Il piede ha perduto la sua forma nor,nale e la s ua superficie è liscia e tondeggiante; esso ha perdute tutte le particolarità anatomiche con si.~tenti in rialzi e depressioni. Anche le d ita sono g onfio e liscie, e cosi pure la gam ba n ella sua estremitì. inferiore. A Ila palpazione s i rileva la pastosità caratteristica dell'edema. Nella consider azione che s i t1atta evidentemente di un fatto cronico, il quale ha g ià. resistito ai vari metod i d i cura che v en gono comunemente applicati in questi casi, si decide di eseg uire il drenaggio sot tocutaneo con fili d i seta. Tale interv,·nto viene esegui to il 7 mRggio 191G sotto narcosi cloroformica. Si adopera per il drenaggio un grosso filo di seta che r isnlta diill'attorcigliamento di t re fil i m inori. Vengono a pplicati duE> di questi fi l i che si lasciano tal quali n ella parte di mezzo, mentre \>tingono suddivisi nei tre fi li miuori alle due estr emità. Si dispongono poi i due tronchi indivisi sotto lii cute de lla gamba s ul l imite della ?·egione anteriore con quella lat er ale e con quella m ediale pe1· tm tn1tto cbe decorre fra il collo del piede e il punto d' unione fra il terzo medio e il terzo superiore del la gamba. Si distribuiscono poi le sei ramificazioni inferiori (tr e laterali e tre rnediilli), in modo che siano equidistanti e form ino una r ete estendentesi a tutto il do rso del piede 6no alhi radkc delle dita_ L e sei ramificazioni superiori vengono distribnite analol'lg. 1•. gamente ne l terzo superiore Jella gamba fin o all'altezza del ginocchio (vedi fig. la). L 'applicazione sottocutanea dei fili di .setr1 viene fa tta parte con agh i curvi comu ni, part e con 11ghi di R éverdin. 11 decorso postoperativo fu perfet~amente r egolare, s11nza la menoma r eazione loca le. n è generale. Dopo otto giorni (l f> maggio H.116) il piede aveva gill qua~i assunto la sua forma r egolare ed era notevolmente .ietumefatto, come r isulta dalle misure com parative con l'arto sano : Cir con f erenza alla radice delle dita all'interlinea tarso-metatarsea . all'estremi t à inferiore d ella ga mba > subito sopra i malleoli, .

Piede 9lolstro

Piede destro ,aaoo)

27.5 28

2U

28

26

27

Dopo quindici giorni (22 maggio 1916) il miglioramen to era anche pi ù accentuato, e oggi non vi son più che differenze m inime che si misurano in mdli 38 _ Gfot•na le di medicina m i litare - Fase. Vili.


594

OASUISTICA CLINICA

metri. L'edema non è più clinicamente rilevabile; l'ammalato si sente benis• simo, non ha più senso di peso nè di torpore anche quandJ sta in piedi per più oro consecutive. Stn per lasciare l'os pednle e dopo breve licenza potri\ riprendere il servizio. Mi son deciso a pubblicare questa osservazione, perchè è a.ssai nbiara, e se i colleghi vorranno applicare il metodo in casi analoghi, pot ranno forse restituire ali' esercito in pochi giorni indi vidui che sarebbero stati a lungo inoperosi e potranno invece essere di nuovo dei validi soldati. Zona d i guerra, 28 maggio 191G.


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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MEDICA L1Au. - n oar4lopalmo 4& lperten•ìone arterio•& nell'e1&rolto - (La Presse M édicale, n. 29, p. 229, 1916), E' a bbastanza frequente nell'esercito, massime nelle truppe territoriali, osser-

vare dei soggetti, che presentano un cardiopi1lmo causato da. un grado più o meno n otevole d'ipertens ione arteriosi\, fatto i udubbia,n,mte assai importante e che po· trebbe o.vere conseguenze gravi, se misconosciuto, P oichè la di.aguos i è possibile solo colla misurazione della pressione arteriosa, n e derin l'utili tà d ell'adozione d i uno stigmomanomctro, del quale apparetchio dovrebbero, seconda l'A., essere provviste certe formazioni sanitarie adibite appunto all'esame di questi ammabti. T 11tELLI .

E . \\"Jm,. - Nuovo mezzo diagnoa tioo dei soffi funzionali oa,diaci. - (Sedute d i roeùi.cina della l V a rmata , 2-1 ma rzo 1916. - La 1:'re;;i;e mi:dicale, n. 2J. È noto, come spesso la di a gnosi diffe renziale tra solli funzionali detti extracardiaci e soffi organici sia piuttosto focilc, se i soffi fun?.il)nali sono dolci e leggeri; assài difficile, se intensi ed associa ti a disordini fuuz ionali (tachicardia, palpitazione, dispnea, ecc.). Ora l 'A. propone un metodo col qu:tle si r enderebbe facile l a - diag11osi, p erchè farebbe scomparire qualunque soffio t\mziooale. L a compressione dei globi oculari dà luogo normalmtnte ad una leggera diminuzione dei battiti cardiaci, o ad un Jegi.;ero aumento (lO cir caj. :'iei sc,ggetti che presentano so1ti extracardiaci, il m iocardio è evidentemen te in uno stadio di eretismo particolare, per cui reagisce in uu modo speciale. Colla compressione, i l cuore, prima accelerato, passa bruscamente, dopo pochi secondi; da 80 a 100 pulsa zioni a 60, 40, 30 a l m inuto. I battiti sono spesso irregolari di !orza e ritmo ed i soflì cessanl) completamente e si possono far ri comparire fa. cendo correre il malato per qualche secondo. Una co rsa di 20 metri basta per far salire le pulsazioni a 120 a 150, a far aumentare i soffi primitivi ed anche a fur comparire un doppio soffio alla base ed alla punt,a, mentre all'inizio se ne a veva uno solo . La compr essione fa allora cadere i l ritn,o a 70, 60, 40 e 80 e cessare i soffi.


59G

RI V IST A M E DICA

I ri , u ltr,ti delle e«pP.rien ze sono costanti e furono controllati in una tren tina d1 io f,•rmi. Pare cl1e il metodo possa servi re pei ;;offi vah-olnri, i quali pers is tono colla comp1·e""ione. e divt>ngono più netti, p ' r chè la compr essione diminui<ce la rapidità dei hattiti e fn.ci li t11 \'n,scoltazione. Questi fa tti, se con fer mnti, avrebbero una importanza g ran dissima n ella n,e. dicina legale militRre. T11n:r.1.r.

IlJVTSTA Dl NEVROPArr()LOGTA A. ::\Ions~;r. 1.r, capitano medico. - P s lchhtrla d l guerra. c:mlP111ia 11tPtlic-a di Grnom, np rilc Hllt;).

( Alti della 1l. .-k-

L'A., che tln i primi giorni di gucrrn, pu r esse11,lo nllorn add1>tto Rd un o<pednle da campo, s i e s0111pre occupato del le mala ttie 11e r \'O.~e e ment,nli ,i\·ol~encisi fra le t r..:ppe ~ombattenti, e che ora dirige i servizi 11euro-ps ic hi11lri,·i di tutta la 1• armnrn, ove v,t r11cco1'l iendo un m,mNoso e v1nio materialo clini~o. in tlicn sotto il nnme di l'sichinlria Ili fJtt P1T<t un vero n uovo capitolo della Patolo!!in nwntnle. Egl i, o.nzitntto, esclude da lle p~icosi e psico-nPvrosi !Je\l ic·hf' t utte quelle forme comun i che la g 11erra, coi suoi strapazzi e con le s ue con,lizion i ;:.peciali di vita, fa pn"1>"re dallo stadio di latenza alhl attuulit;\ iu individui gii, profondamente pre,lisposti; e anco rn più ne e,;cl ude quelle l'on ne chA nP.lle rlussi ri cl1iama te potow111 0 c.,,;cre già in eor,;o. quali, aJ es., le p;ico~i alcooliche, l'epile,,ia, . la demenza precoce, ecc. Rimnngono cosi formo morbo-se ingenerato esclu,inlmente d alla guerra, pt>r lo più avC'nti un dec:or,;o 111:uto, clrn ,-i sviluppano s1wcialmPnte por le emozioni del comlmttimento: secondo l'A. es,e h anno tutte un fondo d'astenin. Se n e po5· s000 fare, s econdo le sue o:-:sor vazioni cliniche, se i o .~ cue gruppi : 1° stati di a,tenia neri·osa acuta, m11,si111e sotto forma di 1rnuru!-'tcnia e psica stenia; :3° stati i~/Pi-ici, molto vn ri. frll cui mutismo, b:1lb11zie, t r,m1ore . parnlisi. attacc hi co11n1lsivi, catales:::ia, sanna1nhul is 1110; $ 0 stat i d epres.,il'i, nlcuni di semplice tristezz11, al tri di an~ictà con irlee deliranti o <li suicid io: 4° stati sluporo.,i, t11.h·oltti iu forma semplice, tal'al nn con f,uti cntntonici richiamanti il quad ro della demenza p recoce; o• stati alb<cinalori, mao ifostanti~i in modo t rnn si t orio in s<'guito nd emozioni; G" stati con(usionrt{i, con carattere d i amenza; 7" qun.lche raro eccitamento maniRco. L'A. afferma., dietro sua e~pericnza, che q ueste psicosi e psico-nev rosi proprinmente bellic he sono quasi tutte gn,u·ibi li in tempo breve, per cui il loro stu dio diag nostico e il loro t rattnmeot.o possono essere fatti con maggio re pro6tto in zonn d i guerra. A tale scopo l'Is pettorato di sanità militare h11. istitu ito i servizi ps ichiatrici delle quattro arma te combattent i, dotandoli di reparti ceutrn.li e sue· cursali. Secon do l'A. è da ra ccomnn'.ia.rsi che i militari ps icosici suaccennati non


RlVlSTA Dl Nl::VRvPATO LOGrA

597

siano mandati n ei ma n icomi, se non nei casi ch e si dimostrino refratta r i alle prime cure. Grave è, r ispetto a queste forme spec.iali causate dalla guerra, il problema della simulazione. L 'A. dimostra le difficoltà prntiche che spes;:o i simulatori, piu o meno coscienti, offrono alla indagine medica, ed espom, quali siano i metodi da lui usati per scoprirne gli nrtifici e per u tilizznre il u111ggior n umero poss iliile di questi individui senza punirli . Una ,olt.a detC'rm inn1a la s imulazione, il meglio è di ri11riarli alla fronte; ma per for "ÌÒ occo1 rn che In os,;ervazioue medica sia compiuta con grnnde aliilità, e quindi sia 11ttich ta 11 ;:peci11 listi della materia. Il ri.~ultato dt!l trattamento dei repar t i p~ichintrici in zona di guerra il a s;:ni soddi,facente; la proporzione d t: i guariti raggiunge in alcune forme il 60 p. 100 entro i primi 10 gionii. La nrnggic,r cliHicoltà, seco11do l'.\., per ricono~cere tutti quC'sti stati morl.losi n on è tnnto la diagnosi della forn ,a cl iniea, quanto l'el,milH\zioue di uua sim.ulazio11e e\·en tualc. Le forme, già t,:,poste, souo state ricouo.s ciute per v ere in base a rnri criteri diagnostid, tra i quali .sopratutto quello della inevitabilo concomitanza di sinLomi tisici non riprod ucibili nrtiticinsamente. Cosi si è potuto confòtatare che questi quadri. ed auc lie quell i raccolti sotto la deuom inazione di iste ri ci, si accompagna no a modificnioni del la t emperatura, a variazioni delle reazioni normali litlesse, a brndica rdia od a tachicardia, ad ip.-rten.-:ione od ipot ensione del polso, a lievi stati, 011grstizi ct-nbrnli. ad ipE>rid1o~i, ad ipersec1ezione delle gl11.n-

àole sebnr.ee del viso, ad ipotonia ge11ernle, a torpore delle funzioni ga~tro iutestinali. a modificazione delle u rine, ecc. L'A . ha accennato a lla ,-imuln7.ione, ed invero questa è la mnggior difficoltà. E ciò non solo per il uo~tro e5ercito, mn per qualunque esercito ed in qualunque mome11to, in qunnto i medic i militari sanno come l'a llega Te o il simularn malaLtie sin cosa cournrie. Certo rh~ oggi i s im ul:i.to ri approtittnno d ello stato di guerra per cren.rc qu:idri, o copiati da altri genui ni in;:orti in compngni, o ndd-irittnra fantastici. Cosi nlcuni iuscennno s tati grntteschi per assurdità di tremori, di conYnlsioni, d i deliri, che sono ricon osciuti facilmente; ma al tri invece mostrano ta le abilita che si rimane a lungo perplessi sulla r ealtà o meno della malattia . .l\on basta uoa prntica clinica , e meno che mai è sutticiente allo scopo l'inS<>gnan1ento teorico: occorre invece un11 pratica di centinaia di casi per riuscire ad avere m aggiore nbilitil, mugiriore i11tuito, maggiore astmda per svrnrnre i trucchi. hla an chP. dopo una esperienza protrntta ::-i è nondi111cno messi a duriss ima pr•>va, cosi che l'acce1·t11mento della simulazione non si ottie ne a volte se

noo qu:indo si è. posto il soggetto nulla 101possibilit:'l di usure quegli artifici in• sino allora adopcrr.ti. Convulsionari con pupil la irrigidita in midriasi, che, sorpresi lU attAcco, ntteSt11\·ano con l 'assenza del rifl esso pupillnre la reale natura dell'nccesso ; - sog · g ,·tti con cardiopalmo da ca ffei nn.: - ~tu porosi con sitofobia ( I' A . ne osservò uno che d opo dod ici g io rni di alimentozione con la <;onda nasoesofagen confessò l'nrtificio); - melancon ici amnesici di tutto, nnche del prnprio nome; - maniaci c be ~i cnlmavano subito e muti che riacquistavnno la parola per incanto, ecc., messi in oppor tune cAmt-re di isolnmento o ammoniti con arconcie parole, non tardavano a mostra re l'11r t i.ficiositil della loro maln t tia. Con tutti <:ostoro è una piccola lotta d i abilità, di astuzia. di pertinacia per riuscire: e quando si r ,,gg i u nge lo scopo, non è piccola y1 ttoria.


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RlYISTA. DI NEVROPATOLOGIA

Per q uanto sia pretesa 11.ntiscieotifica voler dare norme mediche a base di aforismi, tuttavia l'A. l'Ompendia quanto gli suggerisce l'esperienza nel modo seguente : l O un quadro, insorto troppo lentamente e senza causa plausibile, e che non corrispon<1E. ad alcun quadro clinico conosciuto sinora, e che non sia. accompag na to da disturbi fisici, è simulato; 2" un quadro morboso che guarisce in por,hi g iorni, non è di solito simulato, chè il simulatore è, di regola, te nace r;elle sue manifestazioni, ond'essere allontana to qull.Ilto pitì è possibile dalla zona di guerra; 3° un quadro morboso, qualunque es:so s ia, se ne è accompagnato, o se lascia, dopo essere scompnrso, fenomeni fisici non facilmente riproduci bili, è genuino (valga ques to anche per gli e pilettici). Ma n on è sufficiente per il compito impostoci scoprire una simulazione. Se questo, r iusceudovi, non è poco, non è però tutto, nè quello che più importi. Se lo scoprire un artificio è una soddisfazione innegabile per il medico, non è nulla, intanto, per lo scopo che l'Ispettorato di sanità militare richiede sopratutto ai consulenti e che può cosi riassumersi: ri donare all'esercito il pitì possibil., degli uomini da stimars i clinicamente solidi, in modo che qu est i compiano un la voro utile. A questo cri terio ha sempre mira to l'A. di informare la sua condotta di fronte al simulatore: ba cercato, in nitri termini, non solo di scoprire il trucco, ma di agire sul soggetto, in modo che questi più non torni ad adoperarlo. È una te• rapia i!pecialissima, se si vuole, ma altamente morale. Cosi, meno che per casi estremi d i incorreggibili, non ha mai ritenuto essere la punizione disciplinar e il mozzo diagnostico per eccellenza: esso non è che uno dei mezzi, n on il migliore forse, e nemmeno quello applicabile i n ogni caso . · È preferibile agire sul soggetto di rettamente, in modo che egli sappia di es• sere stato r iconosciuto, e possibilmente confessi l'artificio egli ste<,so; ma n ell'un caso e n ell'altro togliendogli il des iderio d i tornare all'ospedale. Egli entra come ammalato, e come tale deve esservi trnttato; questo semplicissimo con cetto, app licato al simulatore, r iesce cosi poco gratl ito che difficihoente egli è indotto a far ritorno n el reparto, una volta che ne è uscito. A parte le forme s imulate, si può afferm a re che quelle realmente d a guerra sono quasi tutte guai-ibili ed n nche in un tempo piuttost o breve, a volte di giorni. a volte di poche s11ttimaoe. Quando una mnlattia assume invece un decorso più lungo, un carattere meno acuto n ei fenome ni, è logico pensare che si tratt i di una di quelle entitii. cliniche che poco o n ess un r11 pporto hanuo con la gue rra (ad esempio, i rari oac;i di iudementimenti primitivi osservati). Il servizio ps ichiiurico, sorto pe r una innovazione ardita di quello sanita rio m il itare da part e de ll'Ispettorato di sanità, previo a ccordo col prof. A. Tamburini, si è andato gr11datamente affermando n ella sua im portanza e sempre più svilnp· pan dosi dal set tembre ad oggi, ins ino ad a versi I'attu1de organizzazi one. In ognuna delle armate combattenti è stato nominato un consnlente specialis ta, a lla cui dipendenza sono, secondo i l bisogno in rapporto ai casi di psicosi, due, o tre o più repi1.ni di osservazione per psico,nevrosici: d i questi, a lcuni sono pitì avanzati verso la prima linea . A capo d i ognuno è addetto, come capo reparto, un u fficiale med ico, pur egli specializzato in psichiatria ed in neurologia, che coadiuva i l consulente nelle sue mans ioni. A cuuplemooto di questa organizzAzione mili tare, c he concerne i casi guari-


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RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA

bili i.n poco tempo, per iniziativa. delle direzioni mediche di manicomi sono stati istituiti in non pochi degli stabilimenti situa.ti in zona. di guerra, s peciali comparti riservati ai militari alienati, la cui cura non pot rebbe essere fa tta nei reparti di osservazione, sia per la en tità, s ia. per la durata. della malattia. L'.A. ne ricorda cosi alcuni, quali i reparti impianta.ti nei manicomi di T revis o, Udine, Vicenza, Verona, Brescia, ecc., omettendo quelli fuori della vera zona di guerra. L'organizzazione del servizio sanitario psichiatrico, cosi come si è venuta sviluppando dalla. primitiva concezione, non è da riteners i i n n ulla inferiore a quella. posta in atto presso gli altri eserciti: anzi, se si deve giudicare da quanto s i è letto di questi, deve essere ritenuta per alcuni riguardi superiore. Essa segna ad ogni modo un progresso, del quale la psichiatria non potrà che a~vantnggiarsi, sia fin d'ora, sia nell'avvenire. 9.

RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUE RRA

B. Rossi, maggiore medico. - Gli ospedali ohlrurglol 41 Mllauo. dale rnaggiore, maggio 1916).

(L'ospe-

Dall'infaio della conflagrazione presso tu t te le nazioni i servizi s anitari di guerra hanno dovuto subire modificazioni e perfezionamenti, in rapporto con l'acquisita nuova potenzia lità offensiva degli eserciti, con i rinnovati princi pì strategici e tattici, con diversissimi cara tteri topografici delle varie fronti <li com• battimento. Perfino in Germania, dove da. un quarantennio, con cura meticolosa, si org11nizzava.no i servizi militari e s i prepiuavauo gli animi all'idea della colossale guerra e dei sa.critici tremendi necessari per sostenerla, si rilevarono deticienze che potrebbero far pensare a colpevoli trascuratezze, se in questa. guerra non fossero emerse le più imprevedibili contingenze eh~ ha nno sconvolto ogni preparazione tecnica., basata sulla teoria e sulla es perienza delle conflagrazioni passate Quando si pensa che nelle dodici g iornate che seguirono l'inizio della battaglia di Ypres passarono dalla stazione regolatrice di Bruxelles 100 mila feriti prussiani, che, in lunga e qua.si interminabile fila di treni di ogni qualità, venivano inviati verso la. madre patria, si può agevolmente immaginare la confusione e la. insufficienza, in prima linea, di ricove ri, di mezzi, di cure che ba costretto l'intendenza dell'esercito germanico a uno sgombero così imponente e cosi rapido, ctirto poco consigliabile per una percentuale non pi,~cola di feriti tra• sporta.ti. A.nohe in Francia, dopo la battag lia della Marna, i servizi sanitnri dove ttero provvedere alla cura. di 112 mila feriti : si comprende quindi e si s piega come a

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(jQ(J

ll1VIS1'A DI CHint;RGlA IJI Gl.ERRA

L ione, malgrado uu a fervorosa p··eparazioue di ospeduli e di ricoveri t erritoriali che avevano invaso per fi no le cn~e civili, si sin110 dovuti ricoverare n umerosi co11ti11genti di soldati sopra distese di paglia e come per molti di questi valol'osi a bbia potuto ritardare, o sia nuche mancato. il soccorso c hirurgico necessario P er qu:i.nto r iglrnrda i servizi cbirui·gici di prima linea, dei quali soltanto l'egregio A ., chirur go prima rio dell'ospedale maggiorP di Milano, intende qui occupars i, si era molto spen1to. io base alle ris ul tanze del le g uerre pas~ate e ai recenti p rogressi uelh1 cura de lle le~ioni violente, che I uso sistematico della ti n tura di iodio e del parchetto di medicnzione, d i cui sono forniti tutti i solrlnti. a vrebbe costitnito un provvellimento ,;ufl-icie"te, per la maggior parti! dei feriti, contro le compii· canze infettive, cosi da permettere di r itard nre lino al loro arrivo negli ospeda li di :seco111la linea e in quelli t~rri toriali i prov,·edimenti operati,-i eventualmente OCCOITClltÌ. .Ma q u11 nto ,li versa 11pparve la r ealth. delle cose fin d"l principio della gnerrn, e quanto 111nggiori r isultarono i bisogni! Qnundo si potò coo~tatare qua1i souo re:i.lmente le lesioni dell'artiglierill moderna, larghe, ir r~~o lari, rnccoglienti n ella llnfrattuo,-ità dei corpi stranieri, dei brandelli d'abito, de l terriccio, causa d'infozioui gravi; qunndo si vide che anc!ie ferite p ircole, all'apparenza esterna afl'ntto innocue. potevano n ",<condere nelle loro profondi t i, i peggio ri ell•nienti d'infezione, quando si os.~ervnro no for me vi, rn lenti. filiali la gangrena ga~SO!<a, insorgere frequentemeute a minaccia della vita nelle ft'rite cu i ern t a rùalo il tra ttamen to chirurgico ò stato unanime l ' accordo tra sa11it,1ri nel proclamare la necessità di iot1.> rventi immetliati, d i l arghe iurisioni, di regohu-izzazione e pulizia delle fer ite anfrattuose, dell'e,.tra:r.ione dei proit't· tili, dei cor pi s tranieri, dei brandelli d'abito. e n el ri conoscer e di conseguenza l'opportunità di r ;,ffor zare i servizi sanitnr i di prima li11ea cou u nità. a cnr attere prettamente chirurgico, là dove n on fu poss ibile efl'ettunre un servizio di sgom· bero a bbasta nza rapido per far giunger e il fe rito, dopo poche or e, nd ospedali atti a -prestare una completa assist enza. U n altro problema s'imponeva intanto a 11cora più importnnte e diffici le La m:111,-ioue prccipun dd personnle sanitnrio in vicinanza della linea de l fuoco, dei medici reggimentali, delle sezioni di sRnità e dogli ospedalctti avanzati, è quella d i sgv,ubr;ire i feriti vcr:so gli ospeda li retro;,lan ti pe1· fnrli giungere al pit'i presto negli o,pedali torrito1·iali. Ne~sun sanitario, che ha ,·isto i l funzio1lf\mento di una noi,tn\ ;;ezioue di sanità 11ei mo meuti d i grande ,,zione, può pensn re che ivi si poss1u10 praticare cu re che vadnno al di là d i provvedimenti di assoltitii urgenza, di med icazioni sommarie dei feriti. L'at tività chirurgica cui:ativa degli uf(ièit\li m ed ici pas~a in sPcond a linea rlaYanti all'import:1.uz11 mai:;gio re che h a la neces~ità ,!elio sgornhero rapirlo. Eppure n ella massa dei feriti che arrivano alle sezioni di saniti1 vi è una percent uale cospicua che non può e:-sere sgoinbrata se11zR gr11vi consPguenzc im mediate, perchè il trasporto può riusci re fata le. Sono specialmente i feriti caYitarì, a ddominali, toracici e cra ni ci : s::ono i fc!'i ti gravi, in cui lesio ni multiple ed est ese dete nn inano uoo stato <.l i depressione< rg,uiica, che può essere pe ri colosament e :\ggravatn da un lungo trnsporto. Questi feriti de \"ono e@sere trattenuti nella sezione di Sflnit lt. o n ei vicini o5pc· dali da campo, e dau no la percentuale m,1gg ior e d i ILlOrtalità, oltrech è per In gravità speciale delle lesioni, perchè ad essi non e possibile di appr ,istare, per r agioni di forza maggio re, SOC<'O rsi chirurgici proporzionRti all'entità delle le~:oni.

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RI\ISTA DI CHlflLlRvIA DI Gt:ERRA

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P er le f",Jrite toraciche è ormai unanime l'accordo sulla necessita di una rigorosa immobilizzazione del ferito, al più p resto e ne l. pos to p iù vicino, e di non sottoporlo per parecchi g iorni a traspor t i lung hi e di ,agiati, che potrebbero 6 S· sere cau..a di complicazioni gravi e irreparabili. Per le lesioni d el cranio e della colonna ve rtebrnlP, s i ò d 'accordo nel r icouoscere, ol tre al danno di uu l ungo tra~portt• im mediato, che, ove ris ulti indicato un atto operati vo, questo deve essere praticato precocemente, pe r rim tiovere eventuali corpi estran ei. possibili fonti di iof.izione e per togliere fatti d i ,·0111 p re,sione r.he pos~ono d iminu ire la r ,•siste nza or ganica dei feriti e de termiu nre de lle manifes t azioni s i1.1tomatiche al la rmauti. È pnò com·ebuto ch e tali in te rventi debbono es~ne prnticati soltanto da per -.onale chirurgico speri mentf.to ed in ambien te adatto, dove s i po,;sn. essere sicuri di uoa r igorosa a- epsi. E cosi !'A. g iunE;e 111la questiono 1ii ù co utrover -a, più dit'licile CLI auc he più ,mpoÌ·taute fra quaote ,·ennero sollevate iu ques ta guerrn: il trattamento delle ferite penetran t i dell'addome. Come è noto, in baso nd atrerr1111ziooi eccessiYnmen te favore vol i ed II srntistiche tro ppo r oseo formulate per ri fe ri mento alle pas,;a te guerrE', ci e r11.van10 indotti uolla persunsione che sul campo, i foriti ndJo minali, piuttost o che di un trattamell tO chirurgko immediato, quale è ind ica to nella pratica civile, poto~.~e ro trarre speranza di ,,mlvezza d11. una currt medica rigorosa, cioè d111Ja qn ie te nssvl u t;1 del corpo e dell'i JJtc,,ti no, oltenutn 111ediante immobilizzazione sul po~to, <ligiu110, sommini~trnzione di oppiacei ; e ciò in piena contrnddizione con quanto è r iconosci tito u ecessario nella pratica ch irurgica a bituale . I n vece po i di iu<licar e come cans:1 d i t ille di \·ersità d i criteri le dolorose neces,iri clic r c11devn110 cousigli11.l,i le n e lla chirurg ia <l i guer.r:i il trattamento astensionista (condizioni sfavorevoli di ambiente e di circo;La nze, enorme alliuen za di fe. r it i n egli os i,edali ava nznti, du ra nte le az ioni. cl1e obbliga gli uffi cia li medici ad un lavoro ttimtiltuoso ed imperfetto ), s i arrivò ad affermare quasi una vera superio ri tà ùel tra ttamento medico sull'i11 t e1·rnnto c h irurgico. Si faceva rilevare che un a parte delle fer ite a ddo rniunli sono deterwinate da proiettili di fuci le. e s i afferma va c he que,;to da lnogo a ferite tn11 t o streue che s u l tulio intest i1rnle la le5 ione può occluder ,;i spontanea mente per la sem 1>lice t um efazione renttiva d el la mucosa, io modo da e,;sere imptldi to lo spandimen to del contenuto inte,;ti11ale n ~J periton eo ed il conseguente in;;o1'gere dtlla peritonite set tica, specialmente quando fo~se man ten u ta la qnieto as; oluta del paziente e dell'intestino con i prov,edimenti m edici sopra accennati. A so~t egno de lla tesi as te nsionis ta si c itnva nuche il parere di d istin ti dii· r u rghi , i quali, dopo l'espe ri e nza fatta n e lle ultime gue1re. a \•e vnno dovuto co11venire es~e1·e meglio att e nHsi, per i feriti addominali, a lle cure medi.c he, anche se davano r isultati limi tati di guarigiotH', piutto,;to r he fnr loro correre il p ericolo di una morto q u11.si certa con l'i ntervento, e s i dimenticava che tali g iudizi non erano dettati d>1 l convincimento d i una superiorit à rc,ale della c, ,ra medka, ma dalle ri conosci ute de!i cieuze di ambie nte e di circostanze in cui wtli ch irurghi si erano trovllti. Così si cita. il parere di Treves e cli l\l n.c Cormach, i quali hanno coo fe;;sato c he t utti i loro lapara.tomizzati d urante la g uerra del Transwall erano morti, ma si trascura di fn.r ri levnre che essi avevano attrilrniti gli insu.:cessi alle tristi condizioni operative in cui si erano trova t i, cc,s ì da capitar loro, sotto quel cielo tropicale, c he nuvoli di mosch e venissero a pc,!:'a rsi ~apra le anse intestinali, portando l'aseps i anche lit dove non esist eva. ·


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RIVISTA DI Oil!RURGIA DI GUERRA

Si riporta pure l'esperienza della guerra in Manciuria, senza tener conto delle sfavorevoli condizioni di quella regione (bassa temperatura., mancanza. di ambienti adatti), che giustificava.no pienamente l'ordine emanato dal capo dei s ervizi sanitari giapponesi, il generale Haga, che vietava in modo a ~soluto ogni intervento sui feriti addominali. E si citavano con compiacimento delle statistiche eccessivamente rosee con il 30, 40, 60 p. 100 di guarigioni mediante il tra ttamento medico per proclama re la superior ità dell'astensione s ull'intervento. Ma purtroppo, già all'iui.do della grande conf.hgrnzione, s i dovette dolorosamente constatare che, quando le lesioni sono çeramente p enetranti, quando la cavità addominale è attraversata dal proiettile nei suoi assi maggiori, in modo da risult arne molteplici per1orazioni intestinali, i feriti muoiono qua<Ji .tutti per l'insorgere qur,si fatale d ella peritonite se t t ica. Si dovette ancora constatare c he una gran parte delle feritll è determinata da proiettili di cannone, che producono nell'intestino delle les ioni a mpie, irregola ri assoluta mente irreparabili senza !'in, tervento. Si cominciò allora a dubitare della reale efficacia della terapia medica, e ci si domandò se non sarenbe s tato meglio ri correre invece a razionali provved imenti operativi, cioè alla lap~ratomia, al riconoscimento delle lesioni viscerali, e alla chiusura, all'emostasi, alla disinfezione della cavità peritoneale. I primi tentativi d'intervento, praticati in condizioni poco favore,oli di tempo e <li luogo, non diedero risultati iscoraggiaoti, e lasciarono a nc:>ra·perplessi i chirurghi sulla vera opportunità della cura operat iva Ma statistiche più favorevoli d i r.ltri operatori, venute io contrapposto ad affermazioni di astensionisti, che avevano osservato il numero dei morti pari a quello d ei feriti (Dupont e K endinlj y avevano visto morire tutti i ter iti all'addome con les ioni dell'intestino, da loro curati medica lmente, in nu mero di 40), diedero nuovo impulso alla tendenza intervenzion ista, ed ora, n più di un ann o e mezzo d'esperienza e di discussioni, la m agg ioranza dei chirurgh i va defi niti vamente orientandosi verso l'utilità dell'intervento, Può apparire s trano cbe tan to tempo s ia occorso a. formulare un giudizio con tan te risultanze alla. mano, ma di tale difficoltà ci dà rag ione la enorme divergenza tra i d a ti sta t istici forniti da i di vers i osservatori astens ionisti od intervenzion isti. L'A.badie, in una recente comunicaz ione a lla Società di chirurgia di Parigi ha voluto riun ire i dati statis t ici finora forniti da vari chirurghi (23), dividendo i casi opernti in q ueste tre catego rie: a) Ferit i ch e senza lapa ratomia sarebbero certamente guariti (naturalmente delle lesiÒni addominal i), ciò che equivale a dire : la parn.tomia inutile e forse nociva (casi n. 34). b) F eriti che sen za laparntomia sarebbero forse gua riti e cioè : laparatomia forse inutile (casi n. 1271; e) Feriti che senza. la pnratomia. sarebbero morti certamente, cioè: laparRtom ia necessaria o impot ente a r iparri re dnnni (casi u. 6 18); e viene in base a questa statis tica d i .179 ci~si alle seguenti conclusioni: 1° I feri t i , che s;enr.11. laparatomia sarebbero certamente guariti delle loro lesioni addominali, gmiriscono ugualmente a nche se operati; 2° I feri t i, che sunza lapa.ratom ia anebbero pot uto +'orse guarire, guari· scono qu asi s icurame nte con la lapar11.tom iR; 3° Deì feriti che senza laparatomia snr ehbero cer ta mente morti, una notevole percentuale (?.6 p. 100) guarisce grazie alla laparn tomia.


RIVISTA DI OHIRUB.GIA DI GUERRA

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Ciò equivale a dire in modo un po' brutale e non considerando che gli estremi: « Errando nella indicazione all'intervento, non si uccide alcuno; operando dei feriti votati a.Ila morte, se ne salva un quarto ,. D'altra. parte osservazioni spassionate hanno dimostrato che molte delle guarigioni s pontanee di ferite addomirn\li sono da. attribuire al fatto che la ferita non era. pe netrante o che, pur essendo penetraute, non al'ova interessato il tubointestinale. Infatti Proust sopra 117 casi di ferite addominali operato sistematicamente, ne ha riscontrati 46 non penetranti, e queste constatazioni fanno spiegare completamente i brillanti ris ultati di certe statistiche aste nsioniste Consegue da tutto quanto soprn. esposto che il trattamento ideale delle ferite 1,ddominali è la laparatomia Il p_rincipio dell'intervento nou deva però, se~ondo \'A., 1:ssere generalizzato a. tutti i feriti e a tutti gli arohienti. Intervenire si, ma intervenire soltanto quando !li può avere la speranza e si è in condizioni di portare un reale vantaggio al ferito. In primo luogo non si deve operare troppo tndi, possibilmente nelle prim& sei ore dal ferimento, quando l o stato del pazien l,e dia ancon~ affidamento di resistenza organica sufficiente a. sostenere un grave atto operativo e prima che l'infezione settica abbia avuto il tempo d'intossicare l'organismo o quanto meno di diffondersi e di mggiungere uno stadio superiore alle nostre risorse t erapeutiche. Finalmente si deve opera.re soltiwto quando si dispone di un ambiente chirurgico fornito di mez;r,i proporzionati alla gravita dell'interve nto, da person e competenti e mes'le in condizioni di poter disporre del t ewpo neceiasario per una ope razione lunga. grnve e comples,m., quale è una laparatomia per lesioni viscerali. Tutte queste e;igenze limitano, a prnere dell'A., e di molti chirurghi, che si sono resi conto dell'urgenza d i un provved imento, ad u,m sola la soluzione del problema dell'assistenza chirurgica ai feriti addominali, la crear.ione di unità sanitarie specia.lizzate per i grandi interventi operativi e per la cura in g enere dei feriti grnvi intrasportabili in tutta v icina11ia della linea del fuoco che dovrebbero essere a_d isposildoue d..,J Coma11do ed orgnnizzate con l'obbiettivo di potersi spostare rapidamente per rafforzare nei momenti di grande azione le sezioni di sanità cor• rispondenti alle truppe maggiormente impt>gnate n oi combattimento. Queste unità, fornite di tutto l'occorrente per funzionare in modo autonomo, debbono poter disinteressarsi della grande was><a dei t'e,iti comuni, la cui ass istenza resterebbe compito delle sezioni di sauità e degli ospedali da campo nv;-,nzati per riservare la propria attività ai feriti più gravi, a quel li ci oè che s arebbero in pericolo di vita, se non fossero immerliataruente operati ed a quelli che correrebbero pericolo di vita, se venissero subito sgomberati. Questa limit11.zione de ll'attività c hirurg ica. permetterà al personale sanitario di esplicare con t ranqnillitll, con ord ine, r.on mezzi adatti e quindi nelle condizioni necessarie per raggiunge re 1·is ultai.i buoni, la sua attivilà. operativa e cu· rativa, nè il chirurgo si potrà trovare nella dolorosa contingeuza di domandarsi, primn di accingersi a.d una lapuratomia, se sia conveniente che egli dedi chi allo intervento tutto il tempo che gli si conviene, me ntre molti altri gli si affollano intorno attendendo con;;iglio e medicaz:oue per le loro ferite, come può purtroppo capita.re in una se;r,ione di sanità. nei giorni di oombnttimento Ni~turalmente la specializzazione delle unità d eve 11nche r iguarda.re e materiale e personale, il quale deve essere e>mogeneo, a.f'fi,uato, possibilmente derivante da un'unica scuola, raccolto into rno Ri proprio capo, costituito eta operatori provetti, da assistenti ~ da infermieri esperti e bl'ne allenati.


604

RIVI$TA DI CHll! ORGl A. 0 1 (;t'ERRA

Cosi gli opera.tori, che conoscono il valore dei p ropr: assistenti, dei propri m• fermieri, possono ris parmiare la tensione e la fatica dei preparativi e conservare calma ed energia. per le mans ioni che sopratutto a · loro debbono incombere stabilire cioè le indicazioni o.ll'intei·vento ed eseguirlo. Datn poi la grande utilità che gli operati gravi, specialmente quelli all'addome

P1,; I. - Sala ope ·atoria.

~ alla te.,ta, siano ·seguiti dal chirurgo che li ha operati nlroeno per il periodo

immediato post-operat,vo, e dato che molti feriti gravi intrasportabili possono anche bòfi richiederé l'intervento operativo (tot"tu'liei ) oppure richiederlo soltanto

P1g. Il . - :, ,la di slenhz1.az1une è ,,1,,nf, z 1011~.

<lopo qualche giorno, è neces1<ario, secondo l'A., che la sezione spec iale disponga di larghi mozzi di spedalizzazione, di un numero di letti che sia proporziona.t.o alla sua attività. · · 'rali sono i termini nei quali l'A ritiene vad1rno concretati i provvedimenti per una razionale a ssistenza dei feriti gravi intrasportabil i, sopratutto degli a ddo· minali, ,e tali s ono i criteri che lo hanno guidato nella creazione degli ospedali -chirurgici mobili, a cui i l Comando Supremo e l 1 I ntenden1.a generale banno accor·


RI\. I STA

nr ('}lfl/1·1:o rA Ili Gt:~:R :1 ,1

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dato approvazioni e pl>tuso e che la 11111nifi~,1 lurne fìl'euza milnnese ha permesso di Attaare. L'ospedale chirnrgico mobi le idento dall'A . Ì! uno s peciale ospedale da campo cnpnce di dare rico vero s ino a 100 fe riti. Esso e opera perfettamente italiana per il materiale {fabbrica t ende d >L rt\mpo :E. Moretti di Milano) e ·per il s uo adatta; mento ai peculiari bisogni de lla ncstra ope ra in guerrn.

Fi;:. li i. - Te nlla spo~l1alolo e hal(ni

Il materiale dell'o~peda le è costit.uito per quanto rigua r da gli ambienti da: l 0 Una ba rn.<\ca -tendP. per sahL operatoria, della superficie di metri 5 X G con arroa.tura di ferro zincato, dop pia parete (interno di legno,· estemo di te la imper-

FII(. IV. - Tra cio susshliari,•

·meabile) am . . . . . ' pio 1ucernano e pav11nento lll 1egno ricoperto di linoleum (v. 6g. 1°); 11 questa è annessa : 20 oper .Una tenda di metri 5 X 8 divisa in tre comparti per preparazione degli a;di, Per disinfezione dei chirurg hi e per sterilizzazione del materia le (v. fig. 2"). Una t enda per lo spoglio dei feriti {v. fig. 3"ì; 40 Tende per uso infermeria cou lettini elevati dal suolo 70 centimetri ( v. 6g. 4'); 00 Una tenda per magazzino e fnrmacia; 6° Una tenda per personale di truppa, con 48 lettini, in t re ordini.


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RIVISTA DI CHIRUBGJA ·0 1 GUERRA

7° Una tenda per ufficiali suddivisa in 10 comparti. So Una tenda per infermiere volontarie. 9• Una tenda per radiografia (v. fig. 5'. 100 Una tenda per l'isolamento degli infetti vi. La sala operatoria, la tenda di preparazione e quella di spoglio, formanti il

Fig. V. - c;ruppo ele ttrogeno.

nucleo centrale dell'ospedale (tig. G, 7 e 8) sono fornite di ri;caldamento e di illuminazione a gas di benzina genera to da un auto gazogeno montato sopra un camiou. Lo stesso gazogeno alimenta pure i fornelli per la sterilizzazione degli

F ,g. VI. -

Veduta del gn1p1>0 princir ale.

strumenti, del materiale di medicazione, per 111 potabilizznzione ddll'acqua e per la produzione d1ill'ncqua distillata. Si è ricorso al gas di benzina (petrolene1 per l'illuminazione, piuttosto che ad elementi elettrogeni Azionati dai motori dei camions, percbè l'illuminazione ri· suita più uniforme, andando soggetta la luce elettrica, azionata da motori a scop· pio, a tremolio che disturba l'occhio dell'operatore, a parte il maggior costo degli elementi elettrogeni e l'enorme peso che richiederebbe un grosso camion per ·il loro trasporto. L'A. ba creduto necessario che la sala di operazione fosse una e11mera in le· gno piuttosto che una tenda, malgrado del peso maggiore, perchè gli sembra op·


RIVI~TA DI CHIRURGIA DI GUERRA

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portuno che le pareti di una se.la. di opera;.ione per i grandi atti operativi siano rigide e non soggette, come possono essere le tende, agli scuotimenti determinati dal vento, con pericolo per l'asepsi. La verniciatura a smalto bianco de lle pareti, facilmente rinnovabile, aume.n ta l'elfett..· dell'illuminazione, ottenuta. d.i giorno medillnte un lucernario che si estende su tutta una parete e nella metà delle due contigue per l'altez:za di un metro, di notte mediante tre forti lampade alimentate dal gas di benzina.

t'ig. V1l - Ved11t,i d'Insieme lato nord.

La copertura esterna della baracca con tela impermeabile vale a garantirla contro le sorprese del maltempo. La felice disposizione dell'armatura in ferro e delle tavole in legno che la

rig. VIII. - Veduta d'insieme 1~10 sud.

compongono, la semplicità degli attacchi, ne rendono lo smontaggio molto più facile e più rapido di quello che possa sembrare n chi esamina la costruzione quando è in piena effici enza. Del materiale sanitario fanno parte, oltre all'armamentario chirurgico più completo, ~i tavoli operatori, e agli altri mobili accessori, una s terilizzatrice con 14 ces~lh per medicazi•me, una lavanderia con due lisciviatrici, una sterilizzatrice per mdumenti, una farmacia in casse·,armadi speciali, un apparecchio radiografico completo montato su autocarro. ~'ospedale ba per 1n1>zzi di trasporto. oltre all'au tocano radiografico. un furgone· speciale destinato alla sa.la. operatoria, cinque camions, e tre automobili da turismo.


(j( J')

RlVl•TA DI C f!IR U HOIA DI r.UERR A

Tutto l'o,pedale può e-~ere irnpianuno e m~sso in ~rado di tuuziona re in sei ore Jn quattro ore può es"cre >'mo11tato e r ic11 ri cato sugli autoca rri. li per;;onRle e costituito da: un maggiore merlico, diretto re ; 6 utliciali me· di ci, 3 R!"l!Ji ran ti med ici, un u lliciale farmac ista, uD utti cial(J d i amminist raz ione, UD c:i. ppe llitDo, -B mi liti, d i c ui 10 inferinillr i cli profe.;~ione, -1 iuf.;rm iere volontar ie, 1D conducenti di au t omobili e 1necc1111ici. Dall'elenco somnmrio d el materi,tle. ap pa re c be la nuova unità possiede t utti i mezzi per impiant a re in l,revis>'imo ten,po, in qunl unq ue punto occorra , indipcll(le ntamc nte da qunl;;in.si ri ~orsa locide. un com ple to morleroo ospedale chirurgico a datto per l'ese<:u zioue di quall;insi atto opérat i\'O e per il ricove ro e la cu rn cousec uLiva di 1(\0 feriti . ~aturalmen te, quando sia possibile l'accantona mento, quPsto sn.rà preferito per il ricovero dei feri ti e s i i111pionterà i l solo g r uppo centra le di attt n <lamen t i: s1tla o pern t ori1t, tenda di preparazione e t en da di s pogl io. I mi•zzi d i traspor to p ropri cons<:n tono poi all'os pedale una facile spostnbili1II, per modo che e!<so può iapirlamente por tar .;i nel luogo as..;cgnat ogli e, terrninat<• il suo compito, trasfor irsi in a ltro settore, dove si preve1la opportuna la su a presenza, Ed un a volti< ch e l'ospedale è imp•n.111ato, i cam ion s, cl,e sono torn iti 1t11cho d i 111.rell t', posso no pro vve,lere n.l trasporto de i ftdti <lall n l inea del fuor·o all'o~p..:dal e, d 11 qu esto agli ospedali r etrost :outi. L 'attributo« mol,ile • . osser \'11 l'A ., 11 011 de\·e già es<o1e int,•so nel ~e11~0 ch o l'ospe· d:, J,. continui a s po~ti~r,ai J or prO\' Veclere ai s li "tti opr rni ivi, lascian ,lo ad a lt ri la cura consecuti\'a, qu:de è, ad ese111 p io, il funz ion amento di a lcu ne am hu lauze chirnrgiche fra11r.e<;i. Os pedale« mobile» per c:hè atto a pc)rta rs i rnp idamente dù\'O oc~o•·ra Jn snr, opera, ma nel \'ero concet.to o;;JH!tln Iiero è de:- t in,no. tome l1a g ià di:rto, al ricove1 o, oltrn ch e II l tra ttamento dei f,· 1iti grn vi. intrasport 11bi li. tiucbè 0 0 11 >1ia po.~siliile e sr.e vro d i p,·r iroli il loro !'lgomber o v er,o g li ospedali ret ros taut i. Es~o con la co11111letP1.za e la perfez io ne dei ntt>zzi d i c ui dispone, la com1wte111.n, l'orga 11iu.azio11e e la d 1sci1.Jina chi r urgi<:a ilo! perso111d'l che n e fo parte, rui ,-a a ra11;~iu11~cre in v icin>lllZl\ della line!\ del fuoco le wedt•si rne c,mdizioni ìo cui l"Ì troviamo u ~i no~t ri o~pcdali c ivili ddlll g mndi cittil, nella ::pernnza di con,,:guire i mmlesimi succes::1i op~ r:i tivi e curnLivi.

c. Le v icend e d el prolettlll di piombo p enetra.ti nelle v ene. Consej!,uen1;e prossime e remote del l oro pass aggio nel ouore. - (llvl-

A. :\lo:-.-r1. -

l,,lltrto della Sodelh m edi co rhiruryica Ili l 'aria, marzo HJJ li ).

li prof. Vittorio A!<coli, nell'itdu na.m:a ,!ella societll ruerlico-r bimrgica di Pa\·i1~ dell'll n ovembre u. s ri fe 1·i In. storia clinica d i un fuciliere, che, ferito il 18 luglio al dorso da scoppio di shrapnell, rncutre camminava. curvo l uugo u na trincea por raccogliero g1t111elle, gìu uto a. P1w1a febb r ic·itnnte il 23 luglio, dimostrò il 1° agosto nll,t radioscop ia una p11llottolr1 rotonda ,:mlla proiezione dell'a la iliaca sinistrn, al suo p unto di inezzo. Dopo una deci na di g iorni (notte clol 10 agost o), il soldato ebbe una cr isi di dolori n otturni, che si irradiarono dalla ferita a tutto il dor:<o e s pecie a l fianco si nis t ro : forse durn.nte una tal c risi dolorosa a vvenne lii peuetrazione del p1·oiettile ndl a ca.va e la sna mi g ra1. ione all'o recehietta sinistra.


RIVISTA DI C!IIRURGIA DI Gt,;ERRA

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Infatti al 1° settembre non si trovò pii.i traccia del proiettile nella regione ìlinca, dove eri\ Rtfl to veduto più volte ai µrimi di agosto, e si accertò invece la snn presenza nell'ambito cardil\co. Nel chiudere l'illustrazione d i un caso cosi mro, il prof. Ascoli, non mancò di accennare come la sua Ollservazione invita.va a nuove indagini su11a tolleranzl\ d t"l cuore per corpi estranei, sulla trnsmigrazione di corpi e;,tranei lungo le vene, ;.ullR temibilita degli infarti polmonari. Per spiegare il caso importRntis!>imo, per accertare qu rtle fondamento av11sse l'ipotesi della migraziOM d t1l proiettile lungo la éi\vi\ à~ce ndPnté fino nell'orecchietta. destra e la ancora più strani\ permanenza ,lei proiettile in questa cavità, J'A., direttore del labornto rio di anatomia patologic11. della R. Università di Pavia, hR. istituito de11e interessanti ri cerche sperimentali sui cani e nel cadavere, di ~ui riteniamo opportuno ria.ssumere i più importanti ri"ultati. I proiettili e specialnH•nte quelli sfer ici, una volta pen etrati n elle v ene, procedono in di r ezione del cuore con r elativa facilità. Possono ricndcre nelln vena !'opraebolia croci~ta per il foro d i Botallo: n el cuore dunque pos~ono arrivare proiettili. sia per ferite rlirette. s ia per via em bolica. Rerr>nti osservazioni di chirurgia cnstrense dimostraco che il cuore noo è meno tollerante di nitri visceri alla penetrazione dei corpi stranieri: infatti ormai sono noti diversi casi di proiettili penetrati e rimasti nel cuore senza dar luogo a sensibili disturbi obbiettivi e subhiettivi. · Nel cnd11vere umnno le pilllottole sferiche introrlotte nell'iliaca interna possono <>s,;ere spinte fi no nl cuore destro, ma non vanno oltre l'orecchietti,. In Rltri termini l'esperimento fotto dall'A. sul cac-la,rre rip rodure il cnso os· s,.,·\·ato dall'Asr.oli, e dà ro.gio ne di credere che la. pallottoln mohile n ell'orecch ietta destm incontri note,ol i difficoltà a proscc;uire verso il v~ntricolo, perchè il peso r endo a,;sni difiirile a lla. pnllottola di s11pernre l'ostacolo oppo.~to dalla v nl,ola d'Eu!'Larhio e dalle vele valvolari tricu;:pid11.li. P ertan to non è forse ner.e~snrio supporrn che nel caso Ascoli 111. pallottoln. sia imhrigliata dn. uu lacerto di tessuto. Nella hihliografìa si ha notizia di circn. s e~santa cas i opernti per ferite del cuore da arma da fuoco. Notevoli sono i ca,:;i r ecenti di Beaus~eirnt. di Freund e Crtpersohn, nei qun.li dei JH'oi<>ttili liberi penetrnti n el ventricolo-destro furono ff•:iremente estrntti. L'n.tto opern.tivo pere:,, anche nei casi fortunati, fu sempre !'t'gnito da sintomi e4remnmente allarmanti di apople~sia polmonare. Nei casi che non sopravvissero all·atto opr•rativo si trOY3rono alter azioni più o meno gravi dei polmoni. I corpi stranieri, introdotti n el cuore per ,ia venoc;a, posso110 <(Ul\lcl.io vnlta fis. sarsi a lla par ete dell'endorardio auricolare, corno l',\. h>1. potuto accertare in duo esperienze istituite !'Ui cani, e come vcnno giiLos~<>rvnto occezionnlmf'nte nell'uomo. Kegli animnli quadruperli i proiettili rotoncli, anche voluminosi, non s i arrestano nò nell'or ecchietta n ei nel ventricolo destro, come ar.caddo diverso volte ne ll'uomo, ma procedono !'empre verso il polmone, ottuntndo un ramo pii.i o meno volumino,-o dell'arteria polmonar e. Negli animnli snni il passaggio dell'embolo nel polmone non produce conse• guenze. Kel cane san o il territorio, cui si distribuisce il tronco arterioso p olmonare occluso dal proiettile, rice ve ancora sangue sufficioute dalle arte riole bronchiali, che prov\·edono n.lla nutr:izione del tellsuto. 38 -

l.'iontal<! di medicma militarr -

Fase. Vili.


610

RIVISTA DI CHIRUBGIA DI GUERRA

L a circolazione si ristabilisce ben presto auche nei rami deriva.ti dal tronco occluso della polmonnre per tre vie: a i per le anastomosi tra le arteriole bronchiali e le minori suddivisioni dell'arterir, polmonare; b) per via dei vasa vasorom dell'arteria stessa, che derivano dalle bronchiali e preset1tano una rnpida ed imponente ipertrofia compensatoria, dando luogo a d un nuovo circolo collaterale; e) per di retta. canalizzazione del trombo, quando il pesante embolo ba potuto affondarsi nel tessuto. La canal izzazione di trombo avviene per una elegante formazione di vasa in vaso, comu venne già descritta dalle classiche ricerche di Luigi Porta. L'infarto polmot1are non è cot1seguenza necessaria dell'occlusione embolica di un ramo della polmonare: esso dipende essenzialmet1te da una lesione dei rami dell'a.rteriR bronchiale, che provvedono a.llR nutrizione del tessuto polmonare . L'embolia polmonare pe rtanto sarà specialmente pericolosa quando esistano fatti di stnsi del polmone, o process i bronchitici e peribronchitici , che possono direttamente od indirettamente compromettere le arteriole bronchiali. L'A. conclude che nei ca.ili felicemente operati l'integrità del polmone e J.:i bronchi ha re~o po~sibile il successo d ell'inturveuto. Nei ca s i s·u b ii,dice la radioscopi11., rilevandoci lesioni obsolete d el polmone, processi morbos i bronchiali o pe ribronchiali, potrà darc i una con troinùicazioae medica alla, del resto, non facile oi,erazione chirurgica,

c.

Teouloa della • teriUzzauone delle ferite lu guerra. (La Pres:;e M édicale, n. 26, pag. 203, 191G).

D1mELLV e Du~rAS. -

-

È un.sata sul principio di t enere continuamente umettate le ferite in tutta la loro estensione con una, soluzione a ll'l p. 200 di ipoclorito sodico preparato secondo la tecnica di Dakin e Dut'rest1e, finché essi non si dimostrin o clinicamente e bat terio log icamente amicrobiche. Occorre prima fare una a ccurata toilet te della feritn, togliendone tu tti i cor pi es tranei (proiettili, pezzi di vestimenta, frnrnmenti ossei li beri e proiet tati, ec..:.), esplorando dolcemente e sbrigliando il trngitto e resecando le superfici muscolari, o cellulari, intiltrate da pezzetti di vcstimenta; indi si deve curare la emosta~i comple ta e togliere tutte le mtiltraziot1i muscolari ematiche, pe rchli possano da r luogo i,.d ascessi. Iooltre l'ipoclorito di sod a bn il potere di sciogliere i coaguli sanguigni, e quindi, se i vasi un po' gro3«i recisi n on vengono allacciat i, s i possono avere emorl'R.giu secondarie più o meno fas ~idiose. Ciò fatto, si applica l'apparecchio ad i rrigazione continua Cons is to in un r ecipie nte di vetro contenen te 500 a 100 J grammi di s oluziot1e all'l p. 200 d'i poclorito sodico, posto un metro circa più io alto del piano del let to, d;\ I qua le parte un tubo di gomma lungo circa due metri, che a 20 centimetri dal reci piente presen ta. una pinza a pressiot1e regolabile e quindi un cont.n· goccie, de•Lina.ti a regolare il passag~io de l disinfettante. Raccordi di tu bo ùi vetro servono poi pel' mett e re in comunicazione questo apparecchio con tubi o installnzioae continua lunghi 25 a 35 centimetri, con o senza fori laterali, che si


:RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

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applicano diversamente, a seconda che le fari te si estendono in superficie, oppure sono fogg iate a cul di sacco o a setone, Le ferite in suJ>el'ficie si coprono con uno strato di garza, e su di esso si applica il tubo ad ins tillazione continua, chiuso con un laccio 1\l1 1estremo, che deve andare a contatto colla ferita, e perforato lungo il tragitto, che rimane a contatto colla. g,t rza, da tre piccoli fori, perchè l'antisettico si versi cost11ntemente sulla piaga. Ad evitare che il tubo s'incrosti ed i grumi occludano i fori, non lo si npplichi dire ttament e sulla superficie cruenta, ma si interponga tra questa e quello una. sola garza e non parecchi strati , perchè questi, coll' i mbeversi tlei liquidi dalla ferita, imped irebbero all'an tiset t i co di andare a contatto colla s uperficie cruenta. Nelle ferite a wl di sacco semplici, dalle quali siano stati tolti il pn,iettile ed i corpi estranei, s'introduce, fino al fondo de l cui d i sacco, un tubo pe rforato lateralmente. Cosi la soluzione antisettica, condotta 'fino al fondo d ella cavita, rimonterà lungo le pareti, per uscire dopo aver bagnato tutto il tragitto. Se questo è largo e termina con una ca.vita a vente rlelle ripiegature che impediscono il contatto del liquido con tutte le sue parti, s'introduce, al lat-0 del t ubo, una striscia di garza, la quale, aderendo alle pn.ret i, ne favorisce l'irrigazione, purchè esse non faccia tampone Se esistono anfrattuosita, con diverticoli negli scollamenti muscolari, o periostei, come spesso si ha nelle ferite f ratture, occorre esplorare e iden tifìcn.re tutti questi diverticoli e mettere in c iascuno di essi un tubo a installazione. Nelle ferite a cui di sacco, il di cui orificio d'ingresso ne l decubi to supino viene a t rovarsi in un punto declive, come avviene nella coscin e nella faccia posteriore degli art i, si usano tubi rivestiti di tess uto s pugnoso, percbè trattiene l'a ntisettico. L o stesso trattamento s i fa nelle ferite a setone, ma in certi casi, come. per esempio, q uando vi è molta secrezione o sangue, dato che la spugna se ne imbev erebbe divent l\ndo inutile, si introd uce un tubo legato all'estremo, che and rà. verso l'orificio più nito della ferita e perforato 11,tera lmente: con ciò il liquido, uscendo dn i fori laterali, va luogo le pareti e s i dirige verso l'orificio più decl ive, imbevendo tutto il setone. fo p ratica, in tutte le ferite delle parti molli si usa il tubo ri vestito di spugna , ed in quelle complicate a frattu re si usano più tubi, perchè si tratta di focolai traumatici anfrattuosi, che debbono essere t utti irrigati. unitn.me nte al focola io osseo. Applicati i tubi colle no rme indicate, si mettono in comunicazione, median te un raccordo, col tu bo di de8usso del v aso contenen te l'ipoclorito sodico e s i fa passare il liquido in qun.n t ità v11ri'abile, a seconda del tipo della ferita. Se questa. è vnsta, s1 ri ch iedA uni\ instilla zione più rapida e più abbondanLe. Per una piccoli~ ca.vita gli AA. fanno pa,sn.re ci nque goccie a l miuuto, per una grnnde venti. D urante il periodo d 'instill n.zione, la medicatu r a, che per essere semplice, facile a rinnovarsi e protett iva, è composta di una gross11, falda di cotone i,frofilo ri ve• stita d a uno strato d i garza, ampia sufficientemente per rivestire tutt'attorno l'arto od il tronco, deve essere cambiRta due vol te al giorno. Si cons iglia inolt re di ungere la pelle, specialmente n elle part i declivi, per ovvia re a l pericolo di processi irl'itativi da contat to col disinfettante. Do po tre o q1tatt ro giorni In ferita d 'ordinario è divenuta clinicame nte e batteriologic amente sterile. Si tolgono allon~


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RIVI TA Dl CHIRURGIA DI GU>o:RRA

i tubi e si applic1, una semplice medicntura asettica. protettiva, avendo cura dopo un giorno di rav vicina re le labbra dell a ferita cutanea con striscie di cerotto adesivo lungh e 20 a 25 centimetri. Questo me todo nµ plicato su 155 ferite da pezzi di obice òi gran ata o di bomba d iede 135 (87.4 p. 100) cicatrizzazioni, delle quali 121 (89.7 p . 100) in dodici giorni cd il rimane nte entro trenta g iorni. Di quest e 155 ferite, 25 erauo com plicate a fratture e di queste, 22 cic11.trizzarono iu meno d i t renta giorni. Sembrerebbe quindi un m etod o m eritevole <li essere preso in con siderazione. TJRELLI,

R. G AJ..&:AZZl. guerra. -

L a rleduoaztone profe11ionale del lavoratod mutihtl in , Al/i del I II CO//fjl'e,,·i;o 11azio11al P ,Z, lle opere d i educ:azione popo-

lare, R oma 1916).

È un argomento che s11.rebbe stato sempre inter essaute. m a che a ssume ogg i u na importan·z11. capitale: In. vn.lorizzazione sociale del mutilato in guena fu posta come t ema fondamentale al III Convegno de ll'Unione italian11. dell'ed ucazione µo· polare. Crediamo per ciò utile ed opportuno di dar e un largo cenno de ll'impo1·tant<> relazione del prof. Galeazzi, direttore del maggiore istituto italiano di rie ducaz ione dei mutilati. Per ntgp;i ung ne In solnzione socinle più deg-nn dell'infelire colpito e più utile alla collet tività, l'A. ri tiene indispeusnbile pei nc>stri mutilati di guerra un nl!ennmon to morale, u n allena mento funzionale ed un alleuanH'nto profe~sionale. Allenrimenlo morale. - La preparazione morale dei soldati stor pi o mutilati in guerra è forse il fattor e essen.dnle della loro reden zione, ed é ri tenuto uno d ei còmpiti più dil:licili da chi couosl'!e lo stato pllrticolar e della mentrtlit/t di un g ran n umero d i questi valorosi dHl ln patria. 1\on basta creare delle scuole di r ieduca1.ione : occorre persuadere i mutilati a freq u entarle, e l'idealo sarebbe rnggiunto, c;e que;:;to s i potesse ottenere per tutt i col solo 11101,20 della persu11sioue. {.;no dei m ez7.i più etlìc11ci è certameu t e quel lo di far peuctrare in essi la con· vinzione che per tutti i mutilati la pPnfiione dello Stato non è in grado d i 11.ssirurare u 1111. dignitosa e~istenza e che non potril e,serne 1wmenta to il tasso a nnuale, perchè le pensioni rappresentano un c11.dco enor memente gra~o pe1· il popolo irnliano, e non sono inoltre infer iori a qu elle stabilite da nazioui più r icche della nostra. Snrà. pure di grande ellicnci n perSl1;\Siv11 togl iere fin da principio a i nostri sol<lnti muti Inti la spPranza radicata nell'animo di quasi tutti di ottenere che In g r atitudine naziorrnle si mnnifosti distribuendo loro qualcuna di quelle um ili fu11zio11i pubbliche a cui aspirnno per trndi7.ione i mutilati. Queste p otranno es· sere riser vate a que lli cosi gravemente colpiti da r imanere inP.tti ad un liworo produtl1vo; ma n on sariì mai abh11.st,.nza ripetuto ch e, per volontà del la na7.ione., l'organizzazione de.ll'assistenza a tutti g li a ltr i non dovrà ma i acquistare il cara ttere, nè palese, nè larvato, di soccorso elemosiniero. Tutti gli sfor zi di qLrn n ti circondnno ques ti infelici debbono trovare le vie capaci di ravvivare )11. fiduci a n c•lle facolti\ che loro ri m1,11gono e che essi stimano r.J d i sotto Jella r enlta : la


RIVISTA D I CHIRU RGIA !)I GUERRA

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capac ità lavorativa, la resistenza alla fatka, lo zelo na ll'applicazione sono t utte quali tà. legate strettamen te allo stato psichico del mutilnto. A llenamento fu11zionale. - Lo stnto clinico dei nostri soldati mutilati ha convinto l 'A , che ind ipendentemente dall'indebolimento della loro energia dovuto ad unn grave lesione od alla perd ita. di un ar to, ess i presen tano un g rado p iù o meno rilevante di indebolimen to ; enerale c he ne riduce sensibilmente il livello energe tico. Orb~ne, noi dobb iamo determinar e anzitutto in ogni solda to mutilato il grndo real e d i indebol imento del suo valore pro fessionale causato da q uesti due fattori e detet·mimi.rlo con metod i rigorosamen te scientifki, se vogliamo dedurre criteri posit ivi ed esatti pe r il suo av viamento professionale, per chè soltanto la conoscen za d el suo stato fis iologico p uò defiu ire il valore inizi1de dello storpio o del mutilato ed il grado de l suo possibile miglioramen to. L'A. percib r itien e n ecessario che d i ogni m utilato, e già durante il periodo di g u arigione delle sue ferite, s ia Stllhilito specialmente: 1° lo st11 to generale del l'organ i,mo (cuo re, polmoni, s istema nervoso) ; l1<> lo stato motorio dell'uto leso. Procedere a ltrimenti snrebbe fondare la rieducazione del mu t ilato s u basi empirich e Ogni scuola professionale per i soldati storpi e mutila t i dovr à, ·pertanto, essere dotata di u n laho rntori o per ques te r icer ch e sperime ntali. O~n i r ied uc11zione fum:ionnl.-, cioè la r istaurazion e della fo 11zione m otoria d i tin art o·mu til11to o st0r pio è ta le prÒble1u a complesso che recla ma t utta l'ntte11zione e le cure dello speciR.list,t che vi pre~iede nell'fatituto ùi riedur.azione. Essa esi~e una tecnica appropriata che r eali zzi l'allenamento metodico e progressivo, senza s forzi, nè sofferenze, nè fatica: r ichiede apparecchi dinamometrici precis i che permettano ad ogni momento il con t rollo dell'energia, della velocità, dell'au1piezza di ogni s ingo lo a tto motore . Al/lma1nPnlo pro/"ess io11.11le. - Ne lla pratica molto s pesso e con vantaggio conv iene 11ssociare o fo.r procedere di p,ni pn.,so la rieducazione funziow1le del mo· vimento allr~ rieducaz ione professio nal e. L'educazione prot'e~siomde ha lo scopo s pecifico di di,;ciplinare o di allen are i. mo vimenti dei monconi muniti di nppa reccbi di protesi o gli nrti fisicamente deficien t i ai fin i <lei mestiere prescelto. E legge gene rnle della fis iologi1t del lavoro che. non gi,\ con procedimenti empi ri ci, roll. soltanto con metodi r igorosamente scientifici. s i riesce a perfezionare l'economia d el la voro in tu t ti i r11mi dell'atti vitil omana, e t anto pi ù ciò è n ecessar io quando si tratta del lavoro degli storpi e dei mutilati. Il metodo miglio1·e per riuscire n ell'intento è ancora q uel lo d i atteners i s ul le linee gene rali al metodo grafico consigliato e suggeri to d a Am1n, che consi.~te nel riunire gli utensili di lavoro di meccanismi dinnmogrnfi ci convenienti che ci forniscano le componenti dPgli sfo rzi muscolari eseguiti dall'ind ivid uo e ci r egistrino la s ucce;:sione degli sforzi n el tem po e n ello spazio. Gli studi fatti dall'A. sni mu tilati con qu esti criteri lrnnno permesso di ,:cabilire ohe i criteri gcnernli nella manovra degli uten~ili e nell'org11nizzmi:ione cli un de ter mi na to lll.voro manuale debbono essere modificnti de. quelli del l'operaio sano, se s i deve rendere i g ravemente storpi o mu ti la t i capaci di uu lavoro, malgrado i loro grnvi difetti ed otteuere da~li altri una tale somma di lavoro da compens are in tu t t o o in parte la loro grave deficienza.


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RIVIS'I'A DT CHIRt:RGIA DI GUERRA

Ogni Istituto di rieducazione professionale d ovrà quindi essere munito di strumenti del mestiere dinamografici per misurare il grado d'indebolimento dell'arto leso: ta le sisti,ma applicato alla rieducazione dei mutilati è il met.odo migliore pe r il loro autoperfezionamento di retto a porta rii alla massima produttività col minimo sforzo e quindi al ma~simo grado di utilizzazione sociale. Apparecchi d i protesi. - L'operaio che deve lavorare con un motore artifi·Ciale è evidentemente in condi.e:ioni di grande inferiorità rispetto al lavoratore che dispone di u n motorfl normale sia per rispetto all'elasticità, libertà, ampiezza dell'atto motore, sia per 1·ispetto all'energia e alla rapid ità che egli può impiegare ni,lla sua esecuzione. Di qui l'importanza ecceziouale che ha l'apparecchio di protesi nella riedu cnzione professionale dei mutilati. L'arto artific iale di lavoro però è ben lungi dall'essere perfetto e dal realizzare condizioni di lavoro vicino alle fisiologiche. Finora i migliori arti di lavoro sono ancora gli apparecchi più semplici, meno ricchi di leve, di ,cerniere, di molle, di meccanismi complicati, costol'i ed inutili. Dal punto Ji vista del lavoro profes~ionale l'A. ritiene che un buon orto artificiale deve essere: a ) s emplice, non complicato nei suoi meccanismi, cnuS!l di continui arresti di funzione per riparazioni; b) solido, seguainmen te per i mestieri di forza per gli arti superiori, e per la stabilità dell'equilibrio nelle mutilazioni degli nrti inferiori: e) leggiero, onde il suo peso morto, che il mutilato deve sopportare, non sia e,·cessivo; cl) solidamente fisso al moncone, senza che ne inceppi la funzione muscolare; e) applicato per modo al moncone da lasciargli la massima libertà di movimento. Organizzazione delle scuole. - Nell'orgnnizzazione di queste scuole profes~ion nli per i mutilati in guerra, la scelta del mestiere da impartirsi è uno degli atti più difficili, più delicati, più importanti per il successao finale dell'opera nos tra. in quanto da essa dipende l'avvenire economico e morale del soldato mutilato. I prinr ipì fondamentali della organizzazione delle scuole professionali per i i:oldati storpi o mutilati si potrebbero second o l'A. così formulare: 1° Lasciare l' im piegato all'uflicio, l'operaio nll'otfìcina, il contadino alla terr a ed elevare nella scala profe;,sionale, ogni qualvolta è possibile, il soldato storpio o mutilato costretto ad imparare un mestiere diverso da quello che prima esercitava; 2" Indirizzare il soldato operaio a quei . mestieri in cu: In rieductizione, lo sforzo di volontà, le ~upplenze fisiologiche, le modificazioni delle macchine utensili, lo potranno rendere, con maggior aprrossimazione, idoneo a compiere gli atti del mestiere che impara con la più completa indipendenza personale; 3° Non procedere mai empir icamente nell'inse~riamento del mestiere, ron accompagna•e s1:<mpre l'insegnamento pratico all':insegnamento tecnologico del mestiere stesso ed associare al tirocinio professiollale un corso di coltura generale per tutti i mutilati e dare agli analfabeti gl i eleme nti essenziali dell'istruzione primaria; 4° Scegliere mlle~tri e capi officina che abbiano una sicura capacità tecnica ecl un valore morale superiore;


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RIVISTA DI CHIRURG I A DI G UERRA

6° Ogni insegna.men to che si indirizzi nd individui normali ha d a essere, n ella misura del possibile. individuale; 6° Gli I stit uti di rieducazione dei mutilati dovranno conserva.re sempre il caratte re di scuole, e non divenire mai officine permanen ti; 7° Gli allievi che lascia no la scuola debbono essere operai sicu ramente produttivi e capaci di renders i economicamente indipedenti col proprio lavoro e devono essere muniti di un diploma di idoneità, nel quale siano sinceramente e coscienziosamente valutati la capacità dell'operaio •'d il valore percentuale del suo rendimento professionale r ispetto all'opernio snno e sia110 trnscritte tutte le informazioni utili per il pRdrone dell'officina che lo deve assumere. Tre, a parere ddl'.à.., sono le forme d i istituti in cui il soldato mutilato e storpio può essere a vviato ad un mes tiere : la s cuola per soli interni, la scuola con solo esternato o mis ta, l'officina. privata. È ormai entrato nel l'opin ione generale ch e il collocamento dei mutilati n elle ofticine private d ebba essere il procedimento di eccezione e che la soluzione migliore é data indubbiamente dalla creazione delli!o scuola professionale. Colfocamenlo. - L e scuole di rieducaziont>, i Comitati regionali che presiedono alla loro organizzazione ed al loro funzionamento debbono attendere con le massime cure al delicato compito de ll'assis tenza individuale d i ogni mutilato che esce dalla scuola ad educazione tinita; essi devono facilita.re in tu tti i modi l'impianto e l'tsercizio del mestiere a q 11elli che lo esercitano a domicilio, debl,ono mirare a collocare il mutilato possil,ilmente nel suo paese d'origine, debbono seguirlo nel nuovo am biente professionale, cc.stituire n umerosi uffici stabili di collocamento, · a cui possano convergere i mu ti lati che abbiano bisogno di a iuti, di consigli, di Ja,oro, e s iano organ izzati in modo da a vere i mezzi d i far entrare il mutilato in tutti i vari mestier i a cui è idoneo. A questo ri.sultato non potranno giungere senza l'attivo concorso delle Camere d i Commercio, dei Sindacati industriali ed operni: e perciò l'opera di collocamento d eve essere nazionale. Pem.;iu11i militari. - L a rieducazione professionale avrà raggiunto il suo scopo ogni qualvolt a il salario del soldato dcovernto costituÌl'à un t a le complemento, alle r isorse che a lui offre la pensione militare, da concedere a lui ed alla sua fa.miglia u na dignitosa esisten za. E perchè questo scopo sia realmente raggi unto, occorre che la pensione costituisca r ealmente un compenso proporzionale alla defi c ienza fisica. soflerta del soldato in causa de lla guerra. L'A. ritiene perciò neces~aria una revisione della nostra legge, come del resto si è fntto in .l!'rancla, pe r quanto rig uarda specialmente la class ifica delle categorie. L'A. termina la sua interessante r elazione affermando che, se si vuol giungere al risultato iJeale che tutti i soldati storpi e mutilati in guerra, suscetti• bili di rieducazione professionale, ritornino al lavoro e rieuti-iuo al loro paese n ativo, in s,100 alla 101·0 famig lia e fra i lavoratori, in possesso di una vera autonomia professionale, mater iale e morale, confortata d:dla soddisfazione del dovere com piuto per la grnmleua del!,. patria e dalla simpatia r ispettosa dei loro concittad ini riconosceuti e memori, e siano domani soldati ugualmente valorosi dell'industria e del progresso sociale, occorrono g li sforzi uniti e concordi di tutto il popolo italiano, e non si fal'à mai abbastanza vigoroso appello alla beneilcenza pubblica e privata.

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Rl\"ISTA. DI CH IRURGIA DI GOERRA

O. On'l'ALI, capitano medico. - Contributo alla ohlrurgla delle ferite del cranio, - ( Gazzetta degli Ospedali e d elle Cliniche, n. M, 1916). Perchè una terapia nettamente interventi~ta nelle ferite del crllnio possa ndottarsi con successo occorrono S fattori: opernre i feriti il pii:i prontamente possibile; disporre di una formazione sanitaria vernmente chirurgica, che off~a tutte le garanzie di sicurezza dal lato dell'a::,epi; avere personale di cooperazione e d i as-istenzn in modo da costituire un as,ieme ben trenato ed affiatitto . . L'ospedale da c,unpo OGO, di ~.ui l'A. ha .diretto il servizio chirurgico per circa 1L mesi, ha risposto a quest e esigenze con .,siti soddisfacenti, perc hè n on solo fin dal suo inizio si è potuto impiantare in località adatte e abbastanza dcino ni posti di combattimento, ma si è p otuto pure fornire con sufficiente d iligenza del materiale n ecessario per il buon funzionamento di una sezione ,;hirurgica. Alla mancanza dell'autoclave, inconveniente questo ch e dovrebbe essere, secondo l'A., a S8olutamente tolto da tutti gli ospedali dn campo, ha provvisto coll'ebollizione del materiale di\ ste1·ilizzare servendosi di grandi reci1,i enti in rame con rubinetto. L'ebollizione viene eseguite beu due volte con l'intervallo di 8-10 ore l'una. dall'a.ltra e per la durata di men'orn circa; terminata l'ebollizione viene aperto il rubinetto del reciJ>iente, e cosi la garza c;i libera quasi completameu te dall'acqua dì r,ui è imbevuta. L'a.sep,i è stata sempre scrupolos 1unente osservata, e l'A. non ha dovuto lamentare complicazioni per mancanza o difetti di essa. L'A. ha eseguito 20 atti operativi su 2:J casi d i ferite del cranio ; in 16 è intervenuto in primo tempo, e cioè da 1'2 a 2! ore ùopo lll lesione; in 4 t,udivam ente, dopo qualche giorno, per essere s·t ati gli infermi trattenuti, pr ima di \·enire allll sua osservazione, in altri ospedali, ove vennero curati con semplici medi cature. In questi 4 t'asi fu esit o comune In suppurazione della ferita. con produ· zione di a~ces, o cerebrnle e morte in due; negli altri operati invece egli non ebbe a lamentare alcun processo, ad eccezione <li un caso, che sarà oggettu tli altra comunicazione, in cui si ebbe In produzione di ascus~o cerebrale, perchè non fu poss ibile durante l'intervento asporta.re tutte le scheggia ossee a ffondate e nascoste ne l cervello. La st,~tistica Jell'A. p,,rl,t adunque in favore dell'inte rv ento precoce; e di ciò ormai sono convinti tutti i chirurghi, salvo poche eccezioni. È un dato ben n oto che nelle lesioni dPI crnn io, quando la forza agisce d!lll'tls terno, per lo pii:i è le, o, d ep·res,;o o scheggiato il tRvolnto in terno o vitreo per una maggior estens ione del tllvolato esterno. Ne con«egue che in ogni ca so di les ione da arma da fuoco del crnnio si deve nsportare il tavo lato esterno per tale estensione da poter v edere qunndo sin leso l'interno, e specialmente se siano penetrate nell'ence falo sdieg_g ie ossee o anche corpi estranei, come proiettili, ca· pelli, pezzi di panno, ecc. Non si può parlare allorn di vera trapanazione, ma di r evisione di ferita, che di solito non occorre fai-e col trapano, ma con la sgcrbi11. L'A., anche in quei casi nei quali fu fa t ta la vera trapanazione, non si è mai servito del trapano, che ritiene istrumento non utile e alle volte pericoloso; la sgorbia, la pinza di Dahlgre u o quella di L iier possono servire ottimamen te allo


RIVISTA DI OHIHURGI A DI GIIERRA

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scopo. Colla sgorbia si esegue una piccola breccia ossen, sufficien te a lasciar passare l'estremità della pinza Dahlgreu, colla quale rapidamente detta brnccia può e!':sere allargata a piacimento. Quanto più precocemente in tali casi viene eseguito l'intervento operatorio, tanto migl iore è la proguosi. La. sostanza cerebrale è cosi sensibile alle l'ls ioni esterne, cosi poco capace di riparazione, che lesioni permanenti pos5ono essere evitate soltanto cou interventi precoci quanto è poss ibile. Inoltre è molto grande il pericolo dell'infezione pei corpi estran ei nella parte cer ebrale lesa. In a ltri cas i le lesioni craniche decorrono con cosi lievi manifestazioni cliniche e con così leggera lesione de l cuoio r.apelluto, che chi non stia sull'avvisofncilrnente non avverte frattura del cranio. È necessario allora, con una larga incisione cutanea, sbrig liue la ferita ed esaminare attentamente il periostio ed il tavolato es terno; ~e esiste una ragnatura, una fessura od il più piccolo scheggiamento, bisogna trapanare; s i scoprono allora lesioni del t,~volato interno, , scoppi a stella, S<'heggie più o meno lunghe, staccate talvolta e proiettate a distanzR, ematomi spesso molto estes i. Se nu!IR v'ha di apparente, ma il soldato s i lagna di cefalea, se vi ha torpore e, a più forte ragione, se s i manifestano sintomi corticali, è necessario intervenire ugualmente; l'in r.is i<•ne e,-plorativa, oltre che averci insegnato lo stato dell'osso, avrà servito alla pulizia e nlla r egolarizzazione della ferita. Riassumendo~ non intervenire in cnsi di ferite con lesione evidente dell'osso ù prati,;a dannosa, specinlmente se si è in presenza di ferite in cui le. lesione non si limita all'osso, ma sono colpiti anche le meningi e l'encefalo. Non trapanare negli altri casi il pure dannoso: bisogna sempre te ner pi:esente che nelle ossn !1 t avo lato interno è leso, anche se il tavolato estorno è iu• tatto; che la più piccola ferita di questo tavolato può dare un ematomi\ che nulla fa so;,pe ttare. L' A. hl\ os,;ervato due casi di ematoma; uno epidurale da rottura del ramo anteriore rlella meniug"n. m ed ia; e l'altro subdurale senza alcuna lesione ossea. In am bedue i casi ric hiamò la :-un attenzione, n on la lesione locale est erna che non aveva nulla di grave, ma la sintomatologia imponente (stat o soporoso, paresi. bradicardia, vomito, ecc.). L'intervento operatorio è controind1cato solo nei casi gravissimi, in cui è e d dente che esso non può por tare Rlcuo giovamento, come ad rs nei grandi s labbrarne uti, negli scoppi estesi dcl Jn scatola cranica, nelle gravi di lacerazioni d~g li emisferi. I feriti sono comatosi e muoiono varie ore dopo In ferita; cosi avvtnne nei 9 ca ~i dall'A. n,>n operati. Devono essere suturate o no le ft>rite craniche? La questione è ancorn dibRttuta. La maggior parte dei chirurghi sostiene il punto di vista che si deve fare a meno della !mtu ra,e a nche il Tillmann e l'Ende r len sostennero questo contegno nel congre~so d i chirurgia di Bruxelles. Anche in uno degli ultimi lavori sulle feri te d'arrnn da fuoco del cranio il Thiern:mn scrive che la sutura si deve evitare in tutti i casi, percbè mette i pazienti in gravis.sirno pericolo. Il Manasse è dello stesso parere. Invece recentemente alcuni (Boerne, Syring) chiusero le ferite del capo dr,po un adatto trattamento per impedire il ripetersi di prolassi cerebrali, ed ottennero così risulto.ti soddisfacenti. Frey sutura pure primariamente le feri te, servendos i in caso dì prola11so di una plastica del periostio insieme alla galea: ha. operato 26 casi con 8 ins uccessi per ascessi cerebrali e processi meuingitici.


RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA

L'A. invece apre ampiamente tutte le ferite del ca.po, tanto se son o lese sol· tRnto le parti molli quanto le ossa del cervello, esamina la parte lesa ed estrae tutti i corpi es tranei raggiungibi li: poi tampona lassamente con garza. la cavità e lascia completamente aperto nei casi sospetti o con suppurazione in atto, mentre invece negli altri casi, e specie in quelli nei quali non è lesa la dura madre, dopo aver n:esso lo zaffo res tringe la ferita con qua lche punto in seta.. Egli ha eseguito 1G sutur e parniali su 20 operati ed ha avuto a lamentare u n sol caso di ascesso cerebrale post-operatorio, che però non si deve nssol11tamente attribuire alla sutura delle parti molli, ma alla presenza di .corpi estranei nel ce rvello, che vennero espulsi ~olo collo svuotamento de ll'ascesso. La sutura parziale dell t.. ferite, quando è possibile, abbrbvia di molto il tempo di guarigione . i: può evitare anche la produzione di ernia celebrale. Nella cura degli a sce~si cerebrnl i l'A. non si è mai servito della fognatura con tubo di gomma, di vetro o di altro materiale, come consigliano certi chirurghi, ma. solt11nto di garzi\ non stipata. I tubi non sembrano ..datti all'A., perchè non raggiungono le tasche e gli anfratti dell'ascesso, perché per la. pulsazione cerebrale possono facilmente perforare la parete per lo più sottile fra. !'ai-cesso e il ventricolo e perchè non procurano il deflusso del secreto. Egli lascia in isito la primii medicazione p~r due o tre giorni per poi cambiarla. quotidianamente. La cavità si deve is pezionare ogni volta. accuratamente, togl iere il JJUS completamente ma prudentemente con batuffoli; quando la suppur azione è molto abbondante e l'apertura è in posiziom, sfavorevole al deflusso, si volta. il pazient e, in modo che il pus defluisca bene. Vuotato completa.mente il .secreto, s i r imette garza asciutta nella cavità. L'A. si è servito anche dell'esplorazione digitale per riconoscere ed asport a re da.Ila cavità. ascessuale corpi es tranei che favoriscono la suppurazione. Egli ha curato tre cRsi rli a scesso ce rebrale con 1 guarito: gli a ltri hanno avuto esitò letale; uno per rottura del la cavità. ascessuale nel ventricolo cerebrale; e l'altro per erisipela con;,e~utiva. Dopo avere espu~to le storie cliniche dei 20 casi operati, l'A. osserva che su un totale di 20 pazienti colpiti da ferita al cranio, 9 avevano lesioni molto estese con frattura completa. della scatola cr anica, con slabbramenti mol to grandi, perdita di grande quantità di materia cerebrale, emo1:ragi1, abbondanti, ecc. Tutti gli altri furono o perati e si ebbero 13 guarigioni e 7 morti. I decess i sono così avvenuti : 1 per pe netrazione ed arresto del proiettile nell'encefalo; 2 per largo scheggia.mento dell'osso e spappolamento di materia cerebrale; 1 per contusione cerebrale ed ematoma subdurale; 2 per ascesso cerebmle ; 1 per emorragia postumi,. Dei Hl guariti, alcuni n on hauno presentato postumi di sorta., al tri hanno avuto complicitnze più o meno gravi a seconda dell'estensione della lesione (emiplegie, monoplegie, em ianop.~ie). R ig uardo alla natura delle ferite, i casi sono raggruppati dall'A. in 4 categorie, 1° Ferite penetranti nella sola parete cranica: casi u. 1. Il p roiettile aveva determinato una larg~ scheggi>1. o~sea a. spese specialmente del tavolato interno, e si era incuneato fm esso e la parete cranica, . 2" Ferito penetranti con lesioni delle meningi e dell'encefalo e con arresto del proiettile : casi n. 4. In un solo caso fu possibile l'estrazione del proiettile, che si era ar!'e.stato nella scissura interemisferica. 3° Ferite tangenziali con notevole scheggia.mento dell'osso ed affonda.mento di


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RIVISTA DI CBIBGRGIA DI GUERRA

scheggie nella sostanza cerebrnle: casi n. 13. In un solo caso sì ebbe voluminosa ernia cerebrale. 4° Ferite tangenziali non penetranti, nelle quali la trapanazione ha dimostrato lesioni del tavolato interno ed ematomR: casi n. 2. In un caso l'ematoma era epidura le per rc,ttura della meningea media; n ell'al t ro subdurale. Circa la sintomatologia, I'A. rifer isce che q uas i tutte le ferite del cranio danno commozione ce rebra le, che ne i primi tempi oscura il qun.dro c linico dei sintomi generali e locali. Le. cefalea, la leggera sonnol•mzn e l'amnesia riel pas · sato spe ttano in modo quasi generale alJe v arie forme di ferite del cra1tio. L'incoscienza non è a ffatto in rapporto col la gravità della lesione Per lo più è di breve durata e tutt'al più dura qualche ora. La cefalea intensa è ra ra: l'A, l'ha osservata due volte: pe r lo più si tratta di un vero senso di peso al capo. Il vomito è frequente nei l)rimi giorni : tardivamente l'ha ossen·ato nel pro lasso e ne ll'ascesso. Le. diminuzione del polso es isteva quasi sempre, però di solito non era cospictrn, ma quando il polso scendeva sott o ai GO, conte mporaneamente notavasi che l'ammalato dive:1tava sonnolento, r ifiutava il cibo, rima· veva immobile e capace di <:omprendere tutto, ma con ritard o. La coincidenza d i queste condizioni psichicl1e con la d iminuz ione spiccata del numero deJJe pul· sazioni costitui!Sce, secondo l'A., un'indicazione per la pronta esecuzione dell'operazione. Relativamente ai sintomi locali, !lnche nelle nlfeilioni puramente co1·tical i mancano i fenomeni irritativi motor"i quas i completamente. In due cas i l'A. ebbe a notare convulsioni jacksoniane, ma tardivamente e per la produzione di asce-;so cerebrale: non ha osservato i nvece alte razi on i nella sen· sibil:tà. Ha avuto inol t re un caso d1 emianopsia, che si è pre!Sentata con g li stessi can,tteri coi quali si osserva. in altre affezioni cerebrali.

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0AsQUET. -

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Sul trattam e nto chirurgico 4elle ferite penelra.nti 4el torace.

(La Presse M édicale, n. 21, l!JlG).

L'A. cons idera la chirurgia delle ferite polmona ri sotto il t ri plice punt o di vista del pneumotorace, dell'emotorace ed emorragie secondarie e della permanenza del proiettile e relativa ind icazione per l'estra:r. ione. Il pneurnoto?·ace, parziale o totale, può essere la conseguenza di una ferita polmonare o toracica. Il pneumotorace da causa polmonare con ferita esterna chiusa si riassorbe progress iva mente e q uindi non richiede alcun intervento chirurg ico; se invece dipende da ferita esterna larga e beante, Chévenot e Dumarest (f,yon chirv.rgical 1° ottobre l!Jl5)) cons igliano, quando l'intervento può praticarsi poche ore dopo avvenuto il ferimento, e cioè quando n on si è ancora prodotta l'infezione delJa cavità toracica. di chiuder e la ferita esterua colla sutura, pflrchè, abbandonando a sè stesso il ferito, o col drenaggio, è inevitabile l'infezione e quindi la produzione :ii un empiema. Per questa speciale grnvità del pneumotorace da ferita esterna è necessado, al contrario di quan t o si praticn nelle altre ferite per armi da guerra, astenersi da ogni sbrigliamPnto della ferita toracica, salvo casi raris-


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R I\"I ST A DI Cll!RC:RGI A DI GUERRA

simi, e cioè d i fratture scheggiate delle coste e di ematom i sottocu tanei, ne i quali per !"apertura dell'ascesso nel torace si può produrre tardivamente u n pneu mopiotoract>. Il piu ~peqso i corpi estranei passa no trn le coste e si ferma no immediatamente dietro agli orifici di entrata e di uscita, sbrigliando i qua li si ver rebbe 11. creare una. porta d'ingresso all' infezione, che rapidamente s i p ropagherà alla cavità toracica.. Consigl ia <[Uiodi, per quanto riguarda la dia gnosi, di fondarla sui d ati stetoscopici, sulla puntura esplorativa e sulla rad ioscopia, e per quanto riguarda la cura, di lim ita rla ad una sempl ice medicatu ra occlusiva.. Assai raro è il pneumo torace t ardi vo spontaneo, e per esso non s i r ichiedono speciali interventi chirurgic i. L'e11wto1·ace può essere non infetto e in fetto. Nel primo caso, benc hè sia di regola immobiliz7.are il fer ito ed attendere 11 r ias~orbimento s pontaneo, evacuandolo solo quando, per la sua abbondanza. provoca fenomeni inq uietanti, l'A. consiglia dopo il primo setLeuario l'evacuazione d ell'emoto.rnce con punt ure parzia li e succP.ssive fatte ogni tre o quattr o giorni. Ciò a llo scopo d i a bbreviare il p.,. r iodo dell'assor bimento, evitAndo la diminuzione funr.iooale del polmone; d i diminuire la possi bilità di infezioni tardive de ll'emotorace, che s i manifestano seni.a ragioni e q u1rndo il ferito è apirettico, o di una infezione endogena attravers o i l t ragitto int rapolmonare fi , tolizzato in con!'eguen za di un p rocesso di bronchite o di polmonite reattiva attorno al proiettile. Questo trnttamento decomprime s ucce~sivnmen t e il polmone senza a lcun danno, ne favor isce lR riespans ionr, gli restitui<,ce la capacità funzionale e ne att iva la guarigione. Se il pneumotorace è infetto, è ind is pensabile la toracotomia retrocos tale, praticata nel punto più declive della raccolta, vunto che viene ottimamen te indica to dalla rndioscopia. Si d1'bbono respingere i lavaggi io cavitil, ed i d renaggi lunghi introdotti profondamente: questi debbono essere corti, do ppi, grossi , appena debordanti d alla superficie interna della par(:te e destinati a mantenere beon te l'ori!icio Nel decorso d i una pleurotomia. il pneumotorace consecutivo produce la retrazione del polmone. Il collasso polmonare determina una grave d ispnea ed allontonando i due fogliett i pleurici, ritar da In g uarigione. Ad ovvia re a que;;Li inconvenienti l'A. consiglia la lamina di caoutchouc a valvola d i Auber t, p nrchè snll'or ificio, s ul 'luale de;e e:'<stire applicato, s ia stato, ad evitarne la chiusura troppo rnpiòa, prn.ticttta la resezione di un pezzo di costa con tu t t e le parti mol i i' sotLo.,tn.n ti. Le emorragie secondarie s i possono manifestare in rnri casi sotto forma di emottisi, e più spesso di emorragie intra pleur icbe, le quali richiederanno la pleurotomia, quando la racrolta dà luogo a s intomi allarmanti e se i fenomeni di emorragia interna persistessero in morio assai in,tuietante, si dovrà ricorrere alla toracotomia, alla suturn od al ta mponamento in permanenza della. ferita. polmonare. Le reazioni infiammatorie attorno al proiettile vanno dillla polmonite persistente e recidivante, all'ascesso intrapolmonare ed alla pleurite nelle vicinanze. Questi ascessi c istici raramen te si svuo tano con una vomica, più spesso apren dosi spou tn.neamenLe nella pleu ra, l ungo i l tragitto pol monare lìstoloso e, se a questo livello es istono del le naerenze, il pus potrà an che uscire a ll'esterno dal foro par ietale.


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RIVISTA DI OHIRURGIA DI GUr: RRA

Pierre Duval distingue i proiettili intrapolmonari in superficiali o profondi, situati in un blocco polmonare aderenti alla parete con o senz.a fistola cutanea; ed in proiettili situati in un polmone libero non aderente al torace. Nel primo oaso l'indicazione operatoria è nssoluta: occorre togliere il corpo estraneo per far guarire il focolaio fis tolizzato o no; nel secondo, la qu estione è ancora discutibile, tanto più che molti feriti in questa guerra vivono normalm_ente con proiettili incistati nel polmone. L'es trazione si deve tentare solo quando il proiettile sia stato esattamente localizzato in profondità colla radioscopia, o col la stereoscopia, <> con un compasso localizzatore (Marion, Hertz, ecc.), seguendo preferibilmente la t ecnica del Marion, se esi~tono a derenze, oppure quella di Paul De lbet o di P ierre Duval, in caso contrario. TIHF.:l,LI.

Circa il trattamento delle ferite penetrantl nell"addome. (La P.resse Médii:ale, n. 24, 1V16).

ABADJFJ.

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È noto come i c hir urgi a questo ri guardo si distinguano in nstcn sionisti, int erventisti condizionati ed inte rventisti as~oluti. A risolvere la questione l'A. la considera sotto il triplice punto di vish• di stabilire il trattamento di scelta, delle condizioni che esso richiede al fronte e del n10Jo col quale s i potrebbe facilitMne l'applicazione. I'c1· dooidere s ul trnttamentb d i scelta è indiscutibile ohe lo. ris posto. 1;i può

trovare soltanto n ei feri t i oper1tti, poiche in quelli trattati coll'nsteus ione, b diagnosi e l'indicazione curativa r e,-;ta sempe ince rta. Ora r i~ulta, che l'iote1·vento su coloro che senza laparotomin snrebbero ce rta mente gu,niti dalle loro lesioni addominali, non ne peggiorò affatto, le condizioni, perche su 18 interventi ebbe I r. guarigioni e 2 morti, uno in 2• giornata per n,;fissia da pneumotorace e l'altro in 1 • gioruata, per associazione toraco-i.d<lomiua le dipendente dnll'eterouar cosi. l uoltre coloro, che senza laparotomia 11vrehbero pot,ito guarire, gu1uir-· no ugual· mtJn te nnclie coll'intervento (6b iu terveuti, <ì3 guarigioni ed un mo1·to per polmonitt>) e coloro che seuza intervento sarebhero cert.,mente morti, ebbern il 25 p. 1()() di gunrigioni colln. laparotomia (2GO interventi, G7 guflrigioni). Ciò, secondo l'A., induce a concludere che, se l'i11t,,rven/o 0 0 11 peggiora la situazione nei casi in cui si potrebLe evitare, dà il 25 p. 100 di gtmrig ioni iu coloro che certamente morirebl.,ero coll'astt:nsiooe, si deve considerare come il metodo curativo di scelta n elle ferite dell'addome. P orchè poi possa essere applicabile, è ner.essario in t empo di guerra n·eare numerosi posti cbirnrgici fissi vicini al fronte di battaglia, simili a quelli a11ìdati a Bou vier e Cn.ud relier e provvedere, perchè nelle 11m bidanze i mmobil izznte vi sia sempre pronto un lociile adatto por laparotomie. I l direttore cli snnitll d 'nrmata o di corpo d'armata avrà poi a s ua di!<posizione dei reparti specializzati, mobili~simi, trninatl s ·.1 automobili, indipendenti, forniti cli tutto l'indispeo8Rbile in personale e m\tteriale per simili operazioni, da poter rnpi damente mandare ove ne sia più sentito il bisogno, senza che per essi ne debba derivare danno od ostacolo al regolare funzionamento del servizio sanitario iu guerra TIH E Ll,I ,


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RI \ 'I STA DI CHIR U ROIA DI GUE llRA

E. I. :liuURE. - Le par&llsl del taoolale tn suerra. 13 aprile 1916).

(La Presse Jfùlit:a l",.

Il nervo facciale, quirndo esce dal cranio, passando pel condotto uditivo interno, invece di ester iorizr.ars i, è ancora conte11Uto in un canale di oss o eburneo, profondamente situato nell'apofisi mastoidea, dal Gellé chiamato 11,assivo osseo del fa cciale, e lo percorre in tutta l'altezzll. con tragi tto dall'alto al basso e dal diet ro all'a va n t i, per venire ad e mergere a livello del foro stilo mastoideo. Da ciò ne risulta. un fatto chirurgicamente assai importante, e cioè che nel suo tragitto intramastoideo il nervo facciale è più superficiale in basso, che in alto. Inoltre da fatti .:liuici e s perimen tali l'A. viene indotto ad ammettere, che il tronco del facciale è compo sto d i due ordini d i fibre ; le une sttperficiali, innervanti i muscoli della metà inferiore della faccia; le altre situate al centro, e che innervano il gruppo muscolare superiore; le prime, più sensibili, for merebbero alle seconde una guaina e perciò darebbero più e,;poste alle cause esterne ; d a ciòla spiegazione della magg ior frequenza delle paralis i parzi:di, su quelle di tutto il terri torio d'innervazione. Uscito dal suo canale osseo, fa bruscamente un gomito e quindi si divide in un ciuffo di rami, che innervano i di versi muscoli della faccia \tronco superiore) e del collo (tronco inferiore). QLtesti due tronchi sono cosi ben distinti, che nella g uerra attuale si sono app unto verificati dei cas i di sezioni, o d i A.iterazioni nervose limitate A.ll'una, o all'11ltra delle due branche principali. Nelle ferite situate all'angolo del mascella re possono esser e sezionati in totalità tutti i filetti del facciale superficiale; in quelle della g ota, lo sono solo pa rzialmente. L'A.. v ide assai più numerose le sezioni de i rami inferiori inuervanti il mento od il labbro, come conseguenza di ferite verticali più " meno estese attro1verso al buccinatore e situate a qualche contirnetro dalla commessura labiale al davnnti del dotto di Stenone. Questi casi, deter minanti soltanto un poco d'im· paccio nel pinlare e nel masticare, non ricliiedono alcun t rattamento chirurgico. La contuHione, o la sezione delle fibre s•1periori, spesso si assoc ia a fistola de l dotto d i Stenone ed a disturbi oculari, tanto più gravi, quanto più il ner vo è colpito prima della sua divisione perife rica e che rendono necessario un inten·ento. Per le fis tole salivari basta mettere il malato a riposo, e cioè senza masticare, per un periodo da tre a cinq ue settima ne. Per ridare la mot ilità ai muscoli della faccia, il :liorestin fa delle anas tomosi m uscolari ed alla Società. di chirurgia di Parigi presentò il 30 giugno ul timo scorso un caso di sezione de l ne rvo faccinle, de l linguale· e del mascel!A.re s uperiore migliorato med iante anastomosi muscolare, che mettevano in rapporto _l'orbicola re delle palpebre, con un fascio del te mporale, del buccinatore e del mnssett·re. li Mou re consig lia in,·ece di levarb t u t.to il t essuto cicatrizinle, che separa le due labbra della fer itR, il quale appunto impedisce a lle fibre nervose sezionate d i ri un ir~i, e. poichè spe,;so è i111po~sibi le avvicinare gli estremi nervos i, si limit8. a ~u turn re le due lnl,bn\ della feri t:\ Con qu e~to metodo virlA spe~,;o ri torn,i1·e l1t mot ilità rlei mnscoli pa.ralizzA.ti a.l


RIVISTA Dl CHIRURGIA DI GUERRA

massimo dopo due o tre mesi. Questo metodo ha inoltre il vantaggio di renderepiù estetica. la. lesione. Nelle ferite del facciale intrapetroso nella. sua porzione discendente, dopo le. sua curva al livello della fines tra ovale, l 'A. consiglia lo stesso procedimento che si usa quando si vuole svuotare tutta la mastoide, affine di allargare il cRnale timpano mastoideo per avere sott'occhio la porzione ossea del canale di Falloppio.. al momento in cui esso emerge de.Ila finestra ovale. e cioè a li vello della. sua parte inferiore. Ciò premesso, stabilito bi>ne H primo punto di repere, si fa saltare dolcemente colla sgorbia quel In. sottilissima porzione di osso che copre il nervo, per metterlo allo scopMto. Ciò fatto, lo si segue dall'alto al b1tsso, allargando il ca.ne.le che lo contiene e si arriva c osi a livello della parte inferiore della mastoide, ove è profondamente situato, allargando la doccia che lo racchiude s ufficientemente per vederne bene il .fondo. Ciò fatto, si potrà secondo i casi avvicinare i capi del facc iale sezionati, o liberarli se compressi, Questa ope· razione, che all'A. avrebbe dato ottimi ris ultati, è più sicura delle tentate anastomosi collo spinale, o coll'ipoglosso, e perciò merita di essere presa. in considerazione. T1RELLI.

I. C.t.RLEJ-, A. CHARIUER. - L'aneateata prolungata ool oloraro dl etih nella ohlrurgla dl guerra - ( Prog1·èi; 111tclical et Jo1lr1tal de m édecilte et de chirurgie, maggio 1916). SAVARIAUD. -

L'aneateala. ool oloraro 41 etile. - ( Presse médical, n. 6 ).

Carles e Charrier segnalano i grandi vantaggi da. essi ottenuti in chirurgia di guerra. utilizzando il cloruro di etile invece del cloroformio. Il primo punto sul quale insistono è la facilità con la quale si può provocare col clor uro di etile una anesttlsia. di lunga durata, la quale permette l'esecuzione di atti operativi complessi e lunghi, come .amputazioni, disarticolazioni, artrotomie, ernpiemi con resezioni cos tali, ecc.

Il cloruro di etile riesce ugualmente pre;~ioso ed esente da inconvenienti, sia che si tratti di una anestesia di 5 che di 40 o 46 minuti o più. Un altro vantiiggio irupot·tante del cloruro d i etile è la r npidità con la qunle si produce la narcos i e la rapidità del ris veglio, cose queste c he in chirurgia di guerra sono preziosissime, perchè il tempo disponibile è sempre SCf\rSo. L'ammalato s'addormenta in qualche secondo o al massimo in due minuti, mentre l'etere fld il cloroformio esigono sempre oltre i 10 rninuti Il risveglio, come si è detto, è anch'esso rapidissimo ed innocuo : qualche secondo, od al massimo due minuti dopo la cessazione delle ina lazioni anestetiche, il ferito ripri>nde la sua prima coscienz11, parla e può m uoversi, tanto da poter essere anche trasportato seduto per un lungo percorso. Tutto ciò è un enorme vantaggio per un chirurgo che opera. in prima linea, con scarso personale, il quale non ha più d11. preoccuparsi dell'imruobilizzazione postcloroformica, che talvolta deve essere, per necessità di momento, affidata a semplici soldati poco o nulla esper ti. Un altro vantaggio dell'anes tesia col cloruro di etile è dato dal minimo di


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RIV I STA DI CHl !{ UB GlA DI G'GERJU

a zione tossica del far maco. L'eliminazion e d i questo è rapidissima , quasi is tan· t nnea. La faci l it a, con la quale l'orga nismo si li ber a di esso. spiega , indubbiamen te, J' ..s enza di t utti i segni tossici, propri dei vari a nestetici, anche quando l'anestesia è durata per mol to tempo. Nè è da temersi la sincope, come pel cloroformio. Il Sa.variaud p reconizza anch'egli l'impiego del cloruro di eti le per u n a ane·stesia prolungata, principalmente nelle medicatu re complesse (o m ol to dolorose e per le qual i si esita ad usare il cloroformio, perchè troppo deprimente e per chè ll')ll consigl iabile amministra to quotidianamente. Anche questo A, come i due precedenti, dà al cloruro d i etile il primato fra g li anestetici, per..:bè produce anestesia in pochi secondi, permett e un risveglio immediato sen za proJurre inconvenie11ti di sorta, tanto che l'operato può per fino mangiare una o due ore d opo il risvei;lio. L'A. esegne l'anestesia in questo modo: Applica sul viso /iell'operando 4 o 6 compre~se di garzi\, in modo da tener r ipa rati gli occhi. La testa vien poi rìcoperta. da una grossa tela impcrme11bile, sulla quale, a livello delle n a rici, è prat icato un forellino piccolissimo, attraver~o il qunle, a !<trofinio, ,·ien intromesso l'estremo dol tubo del cloruro cli etile. Basta elevare i l foudo del tubo un po' al di sopra dell'orizzontale por ottenere la polve rizzazione del cloruro che è cosi messo a contntto ctirntto delle narici. P e r passare dalla polveriz7.azione alla semplice evapJrazionA basta abbassar e il fondo del tubo contenente il farmaco. In tal modo si può :somministrar e l'anestetico quando si n1ole sen1.a mai allontanare il tubo dal foro corrispondente alle narici; difatti quando non si produce la polvori7.zn11ione si ha la sola evnpora• z ione <lei farmaco, cosn che non influisce s nll 'aoestesi11. Siccl1iJ, quando l'anestesia è prodotta, è l'acili~si,uo il conservarla, polverizzando di tanto in tRnto 1 o 2 eme. dell'an!'steti,·o, non appena o priina ch e il paziente dia qunlche ~egno cli risveg lio. Un tubo di lo gr. di cloruro di eLile è sufliciente per una aueste in di 15 minuti. Con un secondo tubo s i mautien~ l'anestei:;i11 per un secondo q uarto d"ora : si può Rnda re cosi nvllnti l\nche per un'ora di anestesia, usando 1 c:mc. di cloruro tli etile ogni minuto. Il s1•greto consiste n el non lascia r svegli:ne l'ammalato e dì non lasciar gli r e,pir.. re che poca aria libera : è perciò c he la teli\ imper meabile deve e,ser ' grande t1tnto da poter,ene ripiegare i quattro angol i ,!ietro il capo. Anche il Sa,·ariaud, come i precedenti AA .. ritiene che po ·sa ri,,obersi il problema cti eseguire lu11ghi e dillieil i atti opera tivi con questo nuovo metodo di n11e,tesia innocuo e r1\pidis5imo. S.

B1>:Aus,;EsNr MAUntCE . -

-

Estrazione d i un proiet tile dalla oavità. oardiaoa.

(Acad,:111ie des Sciences, Séance du 16 avril l!llG),

I casi di f('rìte nl cuorn, che non cagionano la morte, sono ormai abbastanzn. nume rosi. Il Lecèno narra di un ferito, nel q uale un prùiettile di revolver n'l'el'l~ attraver;aato il lembo polmouare s inistro, il pericardio e la pn.rete ante1·iore clel ,·eutricolo sinistro, n ell'interno del qt1t1.le colla radiografia appa ri1·a libero e giaco.,nte verso 111 punta. Il Fuistcrer riporta un al tro caso di proiettile libno nel veutricolo sinbtro, che seguiva i movimenti del cuore ad inter valli di qualche


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RIVISTA 01 CHIRl"RGIA Dr Gl!ERRA

secondo, turbinando nella corrente sanguigna e che poi ritorna va verso la punta. Il foro d'ingresso era piccolissimo e situato sulla parete a n teriore del ventricolo siuistro vicino all'orecchietta, con bordi avvicina.ti e scarso emopericardio. Fu Sutur ato sen za estrarre il p roiettile, il quale non · produsse i nconvenienti. Due casi consimili vennero o,:;servati dall'A. nella guerra att uale. Uu granatiere p resent ava una scheggia di granata uel ventricolo sinistro, ed un caporale di fanteria una. pallottola di shrapuel del peso di 10 grammi uel ventricolo destro. P i:li gmvi disturbi circol11.tori determinati dai detti corpi estranei, l'A. ricorse alla cardiotomia per la loro estrnzione e quindi a lla sutura de l cuore. L'emorragia, invero formidabile, s i arrestò facilmente e la guarigione fu completa dopo 15 giorni. T IUEI..L!.

RIVISTA DI IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA Relazione delle rloerohe oo:nplnte sull'effloaola profl.lattloa. delle vaoolnazlonl antitlfiohe e sulle e pidemie di tifo e paratifo fra le truppe combattenti. - (Treviso, 191ti).

G. GAt.1WTTI. -

Per incarico dell'Intendenza generalt:, dell'e~ercito l'A. ha eseguito important i r icerche, coadiuvato dal dott. P entimalli e dall'aspirante medico CiccC\nardi, va..lenJosi in parte dei dati pervenuti da lle varie direzioni di sanità d'armata, degli ospedali da campo e di quelli territoriali, ed in parte dei risultati delle indagini sierologiche e bntteriologiche che ba pot uto compiere nel l 'Istituto di farmacolo.gia dello. R. Univers ità di Padova. L ' interessante r elazione, data ora alle stampe, raccoglie iu una prima par te i dati statistici riguarda.nti le vaccinazioni a11titilìche, nella ,:econda le ricerche sulle epidemie d i tifo e di paraLifo, ed in una breve appe ndice i ri,;ultati di alcur;i.e esperienze s u alcune varietà di paratifo, isolate da soldati infermi: tre allegati infine riuniscono i risultati delle indagini personali, i dati statistici fornit.i dalle varie autodtà sanitarie milital"i e 4 carte, in cui è notata la distribuzione geografica del tifo nelle regioni occupate. Le conclusioni alle quali è pervenuto l'A. si pos~ono riassumere nelle seguenti: Le mancanza di dati per formulare una stRtistica sulla morbilità e sulla mortalità per tifo tra i soldati vaccinati e non v accinati non permette di giudicare co.n sicurezza sull' efficacia rea le dell~ vaccinazioni, eseguite ne lla primavera e nell'es tate dell'ann o scorso. Su 1844 casi diagnosticati clinicamente come tifo, dei quali l'A. h a avuto notizia, 608 avevano subita la vaccinazione tre volte, 192 una o due volte e 1044 non erano stati vaccinati. La constatazione di un considerevole numero di tifosi, che avevano s u bito tre

,o - Gir.>,•nntc di medicina 11oililarc. -

Pasc. \'lii ,


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RfVlSTA D'IGIENE GE:-ERALE E BATTKRlOLOGIA

Iniezioni immunizzanti, ha ingenerato una certa sfid ucia. sulla efficacia. delle iniezioni antitifiche e!-eguite, m a un esame più accurato dello stato d elle cose fa vedere che tale sfiducia è ingiusti ficata o per lo meno esager ata.. In zona Carnia, ove si è tenu to con to della morbilità per tifo fra i vaccinuti e i n on vaccinati, si sono avu t i questi ris ultati: morbili tà tra i n on vaccinati 4,ll : morbili tà tra i vaccinati 1,45. Ques te u ltime cifre non si discost a no molto da quanto fu trovato in altri eserciti e in altri tempi. e mostrano che, anche ora, le vaccinazioni antitifiche hanno avuto un'azione profilatti ca cons iderevole. Sembra che il tifo nei vaccinati abbia s.vuto un decor.;o meno grave e che la mortalità sia s tata mi nore. Se le vaccinazioni eseguite non hanno avuto tutto l'effetto che ci s i doveva attendere, ciò può dipendere dalle seguenti rag ioni : a ) non aver eseguito le vacc inazioni in mas5a: poicbè solo d all' i mmun izzazione di tu t te le truppe possi,,mo aspettarci risultati ben paltlsi e intierameute s oddi!Sfacenti; ò) l'aver eseguito le vaccinaz ioni irregolarmente per il n umero e per la sequenza de lle iniezioni; e) l'e,sere stato piuttoi<to debole il vaccino p it'i largamente a doperato, come alcune ricerche sulla sc11.J"S1Jz7.a. o mancanza d i n.n ticorpi ne i soldati sani v11ccina ti t enderebbero a dimostrare ; d) l'es istenza di un gran n umero di forme paratific he, che sono state con• Riderate come tifo. Oli esami sier ologici e bacteriologici, dall'A. compiuti. s u 459 casi, clinica• m ente des ig nati come tifo, hanno d imo.,t rato che di questi : 50,8 p. 100 er ano ca.si di tifo; 35,4 p. 100 e rano casi cli paratifo n; 8,0 p. 100 erano casi di p,t ratifo A; 5,8 J>. 100 erano casi di paratifo nn omalo. Sommando le percentual i d ... i paratifi, si vede che, s u 100 cas i dall'A. esam in at i, 50.8 erano veramente di tifo e 49,2 di paratifo. VA.ha ra ccolto anche analoghi dati, ricavati do. altri esperimentatori in l\ltri os pedali. Si ba co~ì u n totid e d i 1500 casi esamina ti, e le percen tu al i gen erali sono : tifo 5-t,3 p. 100; paratifo B 36.7 p 100 ; paratifo A 4.6 p. l Of>; par atifi indetermi nati o in certi ,i ,3 p. 100. In conclusione da q uesti dati statistici r isu lta, che, tra le nostre truppe, su 100 casi de~ignati come t ifo, 5 1,3 son o veramente di tifo e ,! 5,7 sono di paratifo. Fra questi il paratifo IJ mostra la per cen t uale più alta: il paratifo .4 ba una percent uale ,tssai p iù bassa, 1111> s i deve n otare che m olti sperimentarori hanno trascurato di eseguire le pro\·e di agglutinazione anche con questa sp;,cie bat· terica. Si sono v erificati tm le nostre tru ppe combattenti casi di p aratifo, prodotti da bacilli, che s i differenziano dai tipi A e B per la loro proprietà di agglutinl\zione, e per il loro diverso comportamento biologico . Q uesto fatto è degno di coosidernzione, perchè l'immu nità raggiunta verso il tifo o i paratifi comuni cuu lu U 11 p ro\J,.d,ilità L ..)ll prutt:,gg1i ù11 q t1tJStt1 ultrtl infezioni intestino.li.


RIVIST A o'I GIE:O.E GEXERALE E BA.TTERIOLOOIA

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P er riguardo alla distribuziond del tifo e d el paratifo nelle varie armate )'A. può dire che : nel Trentino ha predominato il t ifo e i cas i di paratifo sono stati :scarsi E< limitati a pochi focolRi; nel Cadore pure vi è stata predomina nza di tifo; in Carnia poi il paratifo è stato a ~saì raro. I nvece nella zona del medio e del basso I sonzo, ove l'epidemia tifosa è stata più intensa, si sono avuti n umeros issimi casi e focolai di paratifo, tanto che in a lcuni luoghi ai pi1ò credere, che le infezioni para tifiche abbiano s uperato quelle prodotte d11.l bacillo di E berth. Concludendo l'A. ritiene che lo vaccinazioni antitifiche, eseguite nella p rimavera El ne ll'estat e dell'anno scorso, sehbene non abbiano avuto tutto l'effe t to, che da esse ci si potev.a attendere, banno con ogni probabilità contribuito a modera.re l'infezione tifosa nelle nostre truppe; che è uecessRrio ripetere ora le vaccinazioni su tutti i soldati e che si può concepire ogni miglio~e speranza s ull'effic9,ci a di esse, se la immunizzazione sarà estflsa a tutte le truppe ed eseguita con la dovuta r egolarità; che è necessa r io a doperare ll n vaccino contenente un maggior numero dì germi; che, data la grnnd e proporzione di casi di paratifo n elle forme ,c linicamen t e diae;nos ticate come tifose, è necessario a doperue un vaccino m isto contenente, oltre il bacillo del tifo, anche al meno il bacillo paratifico R.

c.

Rtoerehe dl portatori dl baolllo tttloo ln 800 oonva• leaoentt. - (Tlui Lan cet, 11 marzo 1!)16).

STOKES e CLARKE. -

L e ri0erche degli autori r'urono fa tte !SU !)27 individui, dì cui 117 n on avevn no avuto certamente infezione tifo~a.. Nei rimanenti la diagnos i batteriologica si ottenne soltanto in 1~5 ca.si, e i microre;ani!Smi specifici t'urono isolati dal s a ngue, dagli escrementi. da ll:i. roseola, e in 11.lruni al tavolo an11.tomico i.e lla vescichetta. biliare. I n 145 cas i fu trovato il bac illo del tifo, in 19 il pa ratifo B, e in uno il paratifo A. Nei casi rimanenti la. diagnosi fu fondata sull'agglutinazione. Quando il siero dava una reazione negativa o cl ubbia per il bacillo di Eberth, si sagg ia va p er il paratifo B, tenendo come norma per il bacillo tifico una ren:dooe marcata con una diluizione di 1: 100, e per il pirnitifo B con una diluizione di 1: 2501 oppure 1: 600. Gli infermi furono e!<nminati in vari periodi della convalescenza; i ris ultfl,ti delle ricerche sono in complesso i seguenti: port atori intes tinali temporanei 4 p. 100; portatori urinarii t emporanei 4 p. 100; portatori cronici intes t inali 1.6 p. lCO; portatori cronici urinari 0.24 p. 100. Tutti i portatori che ven ivano s coperti, sia al primo che al secondo esame, erano accp.ratame nte sorvegliati · ed esaminati a intervalli settiman:.li. Perchè i portato ri p otessero essere dimessi dall'osp•·dale, era. n ecessario assicur Me sei esami negativi consecutivi. Non furono maj riscontrati portatori dì pnratifo B con escrezioni'\ per le urine. La cura per i portatori d i germi è veramente un problema difficile da r isolvere·


(i2

1

R!Vl'>TA D IGIE:-.I!: GE:-. IrnALE E BATTl':BIOLOOI A

Gli autori hanno tentato due es perimenti. Per il fat to che l'ar senico sotto forma di liquido del Fowler p rovoca la t-liminazione dei bacilli di Eberth, sommin istrarono in due casi 30 ceatigrammi di Salvarsan, ma senza risultato pratico a ppreaabile. F u somministrata urotropina per 10 giorn i a 33 portatori temporanei eliminan ti per le ur ine con buon risultato, E dimostrato che i po rta tori temporanei sono più frequenti in individui di giovane età. BALEST RA.

RlVl~TA DI ~I.HATT!E VE~[RU'. E OElU rElLE GAuC11En e K t.EIS. -

P • ori.a•l emotiva e traumatloa. - (Parfa m ,=dical, n. 19,

maggio 191 G). La psori,u,i è un'ermdone di origine interna i cui rappor ti con In tuber colosi appniono ben stabiliti. Già n el lVOò Gaucher avev:\ pel primo attirata l'attenzione sui r apporti fra tubercolosi -e psoriRs i: e La psoriusi è frequente ntslle famiglie dei tubercolosi ... è possibile ,che la psoriasi sia una maniftstazione tossica tubercolare, come il lupus eritematoso... Al di là di ogni interpretazione patogenetica, sono numerosi i fatti clinici che mostrano la coesistenza frequente, la stretta associazione fra psor iasi e tuborcolosi " · Il Gnucher aveva notato spesso tra fanciulli della stess11. famiglia che alcuni erano sofferenti di p,;oriasi ed 11.ltri avevano m an ifesbizioni evidenti di tubercolosi, e che i psoriasici spes;;o ernno ,preda di man i fest11zio11 i tu hercolari. La p,:oria~i. nel più dei casi. è sottomessa a c11use occnsionali o provocatrici interne (ecces~i de lla tavoln.) ed esterne (irritazioni cutanee). Però in alcuni casi l'eruzione sembrn provocata da disturbi ner vosi, o meglio da un choc nervoso. Dopo la c:.tastr ofe del pi roscnfo l<i11a gli AA. curarono un marinaio psorinsico, uel quale la malattia e rn insorta bruscamente in seguito all'emozione v io· lauta provata al momento dell'esplos ione . Ricordando questa [oro precedente osservazione, avendo notato durante la guerra un gran numero di casi d i psoriasi, volle ro indagarne le cause e trovarono che queste erano costituite da ~hoc n or· v oso, violenti emozioni o traumi. Altre v olte gli AA. hanno coostatnto delle forme di psoriasi stabilitesi in seguito a ferite e spes~o la maln.ttin s'iniziava proprio sulla cicatrice. In questi casi è possibile che l'cmoziooP s ia stata la causa or.casionale e che la malattia siasi localizzata sulla cicatrice. come avrel>be potuto lo..:alizzarsi in altri punti sottoposti a ripe tute irritazioni. Difatti non pDÒ ammettersi cho l'irr itazione sia la sola causa determinante della psorinsi : la ferita uon è che un punto di minore r esistenza sul quale s'inizia la psor iasi emotiva. Dopo aver riferite le storie cliniche di vari informi di p soriasi emotiva e traumatica gli AA. espoogouo il trattamen to curativo da e:;si adottato.


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RIVISTA DI MALATTIE VENEREE: E DELLA PELLE

Anzitutto occorre asport1tre le squame didla pelle coi metodi comuni. Poi s i applichi la seguente pomata de l Gaucher, che è ben sopportata e dà ottimi risultati: canfora polverizzata ed acido salicilico ana grammi uno; solfo prer.ipitato ed olio di calce ana grammi dieci; ossido bianco di zinco grammi venti ; vaselina bionda grR.mooi trenta. Ogni di1e giorni l'infermo dovrà essere sottoposto ad un bagno con lavaggi con sapone. In circa un mese l'infermo o guarisce completa mente o migliora notevolmente.

s

R I V1S'1'A B IBLlOGRAF fOA G. P&REZ -

Norme pra tiche di chirurgia di g uerra. (F. Val lardi, Milano, 19t6),

È un piccolo volume tascabile che dovrebbe, nel momento attuale, essere fra le mani di tutti coloro che in campngna prestano la loro opern. nella. cura dei feriti. L'A. modes tamente dice nella. prefazione che il suo libro è scritto per gli studenti e neolameati e pei colleghi :non specializzati in chirurgia; egli, però, pur contenendosi in stretti limiti - i qu1di per al t ro non sono a scapito della chiarezza e precisione - è riuscito a dare alle stampe un li bro utile anche ai chirurgi. i quali vi t.roveranno taute cog11izioni indis pe nsabili nel campo delfa chirurgia di guerra. IL piccolo manuale è ciivi~o in 6 capitoli. ~el 1° trattausi le g eneralità sulle lesio-ni da. proiettili. nel 2° i pericoli immi,diati, prossimi e tardivi dei trau· mati.smi. e le norme pe1· scongiurarli; nel 3° l'evoluzione de l proce,so di c icatrizzazione delle ferite e cure secondarie; nel 4° vi è un rinssunto delle principali norme di ass isten.:1a; nel 5<> son trattate le perfrige razioni, i congelamenti e le ustioni, e net" 6° 6na.lmente sono esposti i concetti sulla chirurgia co11serv1,tiva.

s.

NECROLOGIO Sul campo dell'onore. Capita.no medico di complemento PIETRO CAPELLI, del . . . reggi mento fanteria. Tenente medico di complemento ANTONIO TADDEI, del ... reggimento fanteria. Sottotenente medico di complemento GIUSEPPE DEGLI ODDI, del . . reggimento alpini. Sottotenente medico di complemento ANTONIO COZZI del . . reggimento alpini.


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NEC R<)I.OGIO

Sottotenente medico di comple mento VITALIANO CATTANEO del . . . reggimento fanteria. Studente in medicina ANTONIO PENNATO d'ella R. università di Padova. Id. id. ANTON1Q BONI, id. id. Pisa. I d. id. GIUSEPPE BOSACCHI, id. id. T orino. Id. id. ANANIO CELSI, id. id. Pavia. Id. id. DANIELE CASSINI, id. id. Pavia. Id. id. GUIDO DE PAOLA, id. id. Genova. Id. id. MATTEO RENATO FLORIO, id id. Napoli Id. id, ERCOLE CORATTI, id. id. Roma. Id. id. DANIELE CRESSINI, ict. id. Pavia.

Dopo lunga ed a spra permanenza in Libia, mentre ritornava in patria e. bordo del L elimbro, ins idiosamente colpito, il cnpitano medico prof. ROSARIO SCAUA, dopo aver disputata la sua vita ai flutti, fu colpito barbaramente e. morte dn piom bo nemico. a poche ore di distanza d alla cara isola nat ia, ove la giovane sposa ed il tenero fig lioletto ne sospiravano l'imminente arrivo! Il capitano medico SCALIA. modesto e buono, ha vissuto amando: amò la patria, lo stud io e la famiglia. Era un idealista convinto; incapace di compiere il male; dallo s fondo buono del suo essere giudicava t utti e tut to benevolm1mte. Lavoratore lndefesso, fu tenu to in altissima cons ide razione nella 8° clinica medica di Napoli, che egli frequ entò per due anni, conseg l1endo successivamente la libora docenza. Chi lo conobbe ne ammirò la vasta coltura, il forte ingegno e l'anima bella e candida: la s ua figura serena di a sceta ris pecchiava que lla di uomini d'altri tempi. Da queste colorme giunga nlla derelitta sposo, come conforto, il conoscere che il corpo sanitario pia nge l'immatura ed atroce pe rdi ta del caris!limq ed amato collega.

PER IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITARIO MILITARE Rtoompense al valore mlllt&re &l morti ln comba.ttlmento o in seguito a ferite nella. oampagna 41 guerra 1916- 1916. ( Cont,nu a;ione -

l', t/i fa., ricoti pr,,udP11 li del 19/:; t 19/G)

Decreto 1-uogotenem:.iale 25 !;iugno 19 LG. Af~:DAGLIA DI BRONZO.

6U. MAONANl Sante, da Regg io Emilia (frazione Riva.ha), tenente medico Croce R ossa in servizio reggimento fanteria. - Sotto l'impervers are del (uoco di

artiglieria nemica, diede bella prova di seren ità e di costanza uol compime nto del s uo dovere. U n colpo di g ranata lo uccise mentre curava a morosamente due feriti. - Col di L 1u,a, 20 a go.~to 1916.


PER I L LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITARIO MILITARE

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RI00JIIPEJIJ8E

al valore militare per la oampagoa di . guerra 191&· 1918.

Decreto luogotenenziale 25 giugno 1916, MEDAGLIA D 1,HtGE:S'l'O,

9. M E UCCI Tullio, da Fucecchio (Firenze), sottotenente medico comple mento reggimento bersaglieri. - Esplicava con audace a t tività. la propria azione di medico, e, con ent,rgia, rimandava sulla linea di fuoco soldati dìspersi o leggermente feriti, Spontaneamente si portava alle estreme linee, e, con la sua consueta serenit à, curava, sotto vivo fuoco, diversi feriti. - Carso, maggioagos to 1916.

•

Decreto l:uogotenenziale 22 luglio 1916. 10. C OSTA ..4.iigiisto, da Genova, sottotenente medico complemento reggimento alpini. - Incurante del pericolo, prestò l'o,pera sua in prossimità dì unn. trinct<a soggetta. all'intenso fuoco dell'artiglieria e fucileria av,•ers1nie, continuando con serenità e calma ammi re voli a medicare i feriti e provvedendo al t rasporto d i essi ai posti di medicazione. Ferito alla mano sinistra da una scheggia. di · g ranata, non solo non volle abbandonare il proprio posto, ma, spontaneamente, si recò, insieme coi port~feriti, fin sotto i reticola.ti nemici, riuscendo a far trasportare indietro due feriti e tre morti mentre più violenta si svolgeva l'azione di fuoco. - Santa .Maria, 2l ottobre 1910. 11. MARIANI Giiiseppe, da Mila.no, capitano medico reggimento fanteria . - Stando ad un posto di medicazione avanzato, s i dimostrò instancabile, noncur ante del pericolo e dotato di mi rabile coraggio e sentimento milita.re. In mezzo a 'gra.n di difficoltà, provvide alla medicazione di un notevole numero di feriti; anche di a ltri corpi. In una speciale circostanza, veniva colpito alla tes ta da scheggia di granata nem ica mentre si recava a prestare la sua opera ad un sottotenente gra vemen te feri to. - . Pendici di San Michele, 21-23 ottobre ]!)16. M EDAGLI A D1 BRONZO,

70. BF.STA Oreste, da T eglio (Sondrio), t enente medico complemento reg gimento fa nteria. - Con lodevole serenità, prestava l'opera sua sotto il violen to fuoco dell'artiglieria nemica, che aveva aggiustato il suo tiro sul posto di medicazione, e colpiva i feriti. Noncuran te del pericolo, faceva poi trasportare i feriti nl riparo, ritira n dosi per ultimo da l posto di medicazione e trasportnndo egli stesso un fe rito su lle spalle. - Monte Costou, 20 agosto 1916. 71. LA RoccA Paolo, dn. Canicattini (Siracusa), tenente medico ufficio sanità divisione. - Durante i qua.si continui bombardìimenti n emici delhl.bitat o e della zona circostante, con disprezzo del pericolo, accorreva sempre spontaneamen te a pres tar l'opera sua di sanitario ai feriti tanto civili che militari, dando ripetute prove di elevato sentimento del dovere e di esemplare coraggio. - Ronchi (Monfalcone), 20 luglio-24 agosto H/15. '12. LATTEJS El'nesto, da Torin o, sottotenente m edico complemento r eggimento fanteria. - Con lodevole serenità, prestava l'opera sua sotto il violento fuoco


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P E R I L LIBRO D :ORO DEI,

CORPO SA);ITARIO MILITARE

de ll'Mtig lieria nemirn, che avevn ag11iustato il suo tiro sul posto d i medi r.azione, e colpiva i fer iti. Sprezzante del pericolo, faceva poi trasportare i feri t i al r ipa ro, r iti ra nrlosi egli per ultimo d al posto d i medicazione. - Monte Coston, 20 agosto 1915. 73. Q UA G LIA 111 w.1, 1,o Gaeta 110, da Salerno, capi tnno medico reggimen to fant eria. Dava. prova Jeile più a lte virtù milituri n el continu11re lr, cura e l'assistenza dei feriti, sPbbeoe il posto d i mediC'azione fosse r ipetutamente r.olpito dn gra• n ate nern ichf', e, con calma ammirevole, pr ovvedeva all'ordinato trasporto dei f eri t i stessi in luogo più sicur o, men t re egli, n on curnnte de l peri colo, r imn n Ha su l po!<to battuto pPrch ò p iù prossimo 11.Jln linea. rl i fuoco. - Vermegliano, 2.J. lnglio-7 agosto l !H5. 74. Tonirn Edoardo, da San Salvatore :\Ionferrato (Alessand ria), ten ente medico r eggi 111eoto f!\11tcri11,, - Durante nn violento bombardamento d'artigliena avver~ar ia, infor mato che le trincee del battaglione, al q unle prestava servi;,;io, ero.no state bl\ttule dal fuoco nemico, e c he urgeva l'opera s ua , ;;apendo che, p er u hica1.ione di terreno, i fe riti n on potevano es:~er e tras por tati a l po~to cli medica.zio11e se non dopo molte ore, attraversava, con slancio, ardire e s pirito d i abnegazione, 111 zo11n battuta, e, giunto a lle t r iucee. benché più volte fatto segno a fuoco d i fuciler i,t avversaria, prestava. con ca lma e sangue freddo, l'opera sua, non d esistendone che dopo aver medicato tut ti i feriti. - P lava, 26 ngosto 1915.

Decreto liw.r;olenenziale 22 lttglio l!ll6. 75. Az:>a Azzo, da Imola ( Bolog na), sottoten ente med ico complemeDto reggiment0

ar t iglieria campagna. - (;olpito egli stesso mentr e s i t rovava a l posto di medicazion e, continuava nell'opern sua di a., si;;temrn e di cura dei feriti . - PoI rizzo, 10 st>ttem bre 1915. 7o. Bn'~'•S Piero, ti,~ Ma renv di P iave (T revi~o', sottotenen te medico complemento rcg~imento alpi ni. - Nonc ul'fln te del fuoco avversa rio. prestò l'ope ra sua di med ico sulla linea di combattimento, r estandovi im passibile, a curar e i feriti. - ' l'ol,lin gher Riedel e ::lexten Stein, 17-19 agosto Hllo. 77. n'A u :ssArrnno Ate:<sa.11dro, da N apoli. t enen te medico r eggimento alpin i. Orgn11izzavo 1 con grancle perizia, il se1·vizio sanitnriò al Sl'f;ùito del bi\ttaglione, soprn un g hia<'ciaio, riuscendo a medicare inin te rrottnmente e a far sgom• brar!', sotto il fuoco nemico, p iti di d uecento frn. feriti e congelati, d11.ndo pro\"a di abnegazione, di spir ito d i sacrific io e d i valore persona le. - Ghiacciaio di Cr esta Bian <'a, 21-22 ottobre 19l5 . 78. Dm ASG1i:1. 1s .4.1'1foi,w,da ~apoli; c:cipitano med ico r ege;im•mto fanteria. - Di· mostrò grande eneq~in e corng-gio nel dirige re il i:ervizio sani tario di pri1ua linea. e, inr.urante del nu t r ito fuoco di artiglieria ne mica, operò e diede disposizioni çon serenità impare~giabile, ottenendo c he nessu n fer ito del r eggi• m ento ri ma nesse privo delle neces~}lri!' cure. - Monte Sei Busi, 21-24 ot.bre 1916. 79. DF.LLA VA 1,r.0 Alberto, da P arma, so ttotenente med ico complemento, reggi• men to art iglioria montagna. - Quale medico della batter ia, animato dai pit't n obili sentimenti. sprezznnte d' ogni di~ngio e d'ogni pe ricolo. eem pre in prima l inea colla b11,t tcria, sfidava, impavido, il fuoco dell'artiglieria e fucileria avv ersarie, per prestare efficace opera d i soccorso a i feriti. - Monte Coston e Yalle J!'onda, 18 ngosto-18 settem bre 7 ottobre W l i'i.


P ER IL L lBRO 1,'ono OF.L CORPO SANITA RIO MI LITARE

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FASCIOL' > L1tiyi, da N,>vi Ligtne (Alessandria), tenente medico complemento reggimento fanteria . - Mostrò co~taulemente bolle quali t à m ilitari e professionali nell'apprestare urgen t i soccor~i ai fel'iti sulla linea d el fuoco. - Monte San Michele e San Ma r ti no, 16-23 ottobre 1915. 81. FE1(RA1tO Sebastim~o, da ;\fontema g no (Alessand r ia), sottoten ente medico complemento reggimento alpi ni. - D urante l'infuriare del fuoco d 'ar t ig lieria nemica aiutato dal gradua to a iutante di s anità. svolse, per pi ù d i novti ore, la sua missione um11.ni t aria, curando i numerosi feriti che afH uivano al posto di medicazione. Soltflnto in seguito ad ordi ne del comandante delle t ruppe, abbandonò. p er ultimo, il pos t o, dopo aver provveduto percbè una ve ntina di feriti già. medicati, fossero tratti al sicuro. - Monte L odin, 14 settembre 1915. 82. F1tANCUC cav. I,uiyi, da Z ogno (Bergamo), m ag!;iore meclico sezione sanità d ivisione. - Men t re il nemico bombardava la sezione di sanità, incurante del pericolo; corse, por primo, a prestar aiuto ai fe r iti sgomen tati, ed a traspor· tarli in luogo m eno esposto al tiro, incitando, con l'esempio, i suoi dipendAn ti, n. continnal'e. cou serenn. almegazione, il loro pietoso compito. - San Canziano, 22 ottobre 1915. 83. GENTU,E Litca . da Bitonto (Bari), t en e nte m edico complemento reggimen to be r;;aglieri. - Duran te il combatti m,mto in po~ti d i medicl\zione molto soggetti ai t iri delle art ig lierie ne mich e, adempivn. il suo ser vizio con ser ena calma e grande attivi t à, e, la sern, di rige va in egual m oclo le ricer che dei feriti e dei morti sul c·ampo di battaglia. - Plezzo, 11-18 settembre 1915. 84. R ossi Arlw ·o, da Genova, t e nente medico comp lemen to r eggimen to alpini . Più volte, in c ircostanze !.em pre gravi e difficili, d iede provn. di ardimento e abn egazione nel ra c('.o~lie re e soccorrere i feriti e nel l'incitare, con l'esempio del proprio cor raggio, i d ipendenti. Già d i,;tintosi al Colle R ombon, il 27 m agg io l !H5. - Monte Rorubon, 27 agos to 1915. 85. V11;:TTI 11:fm tro, d a Chi vasso (Tori no), tenente m eù ico reggimento fan teria. Dur ante un violento bornbnxdamento dclra rtigl ieria nemica, noncurante d el pericolo, s i shlnciava in soccors o d i un soldato ferito, rimanen<lo egli stPs~o g ravemente colpito da una s chegg ia di granata. - Miiegrobe, 2lJ ottobre 1915.

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Dec1·eto l1109olenenziale 25 9i11g110 1916. E:-co~,o SO LE:-:-r,:. 85. BRU NI A ngPlo, da. Rivalta B or m ida. (Alessandria), sottotene nte medi c'. o com• plemento reggimento a lpini. - Serenamente calmo sotto vivo fuoco n em ico, con alto senso di abn t>gazione e di n.ltrnismo, s i spin gevi\ i n posizioni avanzate, per m edicare i foriti dellsi. comprtgn iA. - Passo d i Sesis, 8 agosto 1915. 86. Buosocom;: Antonio, da Vico E q ucnse (N:i.poli), sottoten ente medico complemento reggimento fan teria. - Noncura nte di,! peri colo, adempiv a il s uo mand,110 con calma, cor11ggio ed a.lacri ti\. - Monte Sei B usi, 25 luglio-2 agosto 1915. 87. CACCIAPUOTI Giovanni Rattista, da Giuliano di Campn.nia ( Napoli). capitnno med ico complemento r eggi monto fanteria. D ir esse il servizio sanitario r eg· gimentale con cura a ssid uA, fermezza d'animo e lod,wole calma. F erito legg ermente ad un fianco da.Ilo scoppio di una. grn11ata. nemica, con tinuò a r imanere u gualmente a.I suo posto. - Monte Sei B usi, 25 l ngl io-2 agosto 19lo. 88. CAsucc10 Gitcseppe, da Ra calmuto (Girgenti), teut>n te m edico complemflnto reggimento fanteria. - Durante vari combattimenti, pres tò !"opera su R con lodevole calma e zelo, q uan tunque il posto d i m edicazione fosse es posto al tiro" dell'artiglieria nemi~a . -- Monte Piana 16- 20 luglio 1915.


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P ER IL L IBRO D10RO DE:L CORPO SANITARIO MIL ITARE

89. G11rRUt10LD1 Felice, da Mila no, sottotenente medico di complemento reggimento fanteria. - Pur avendo, per necessità di terreno e dell'azione, il posto d i med icazione de l battaglione q ua;;i sulla linea di fuoco, diede prova di ca lma e d i abneg azione, in momenti assai difficili, prestando l'opera 1,ua in modo esem plare, ai numerosi feriti. Si era comportato bene Rnche nelle varie azioni di guerra precedenti. - Monte Sl11me, 14-19 agosto 1915. 90. G1AN~OT'l'A GiuseppP, da Bonefro (Campobasso), sottoteneD!te medico complemento reggimento fanteria. - Sprezzante del pericolo, si mostra,a sempre

prqnto ed assiduo nel soccorrere feriti, anche di altri battaglioni. -

Monte

Sei Busi, 25 luglio 2 agosto 1U15. 91. P&TTAZZI Giuseppe, da Rocchetta Tanaro (A lessnndr ia), tenente medico complemento reggimento alpini. - Sprezzante de l pericolo, di sua iniziativa, si av· vicina va a lla linea di combattimento per poter soccorrere i fedti, che, per man· canza di personale, non potevano es-erti tras portati al posto di medicazione. - Moate Nero, 16 agosto Ull5. 92. SrLVESTRINI Sifrio, da Poggio Miri.eto (Perugia), sottotenente medico milizia territoriale reggimento fanteria - Ufficiale medico al posto di medicazione s i distinse per calma ed att1vit à nel disimpegno delle sue funzioni, nonostante la grande quantità di fer iti e la poca sicurezza del post o. - Monte Piana, 15-20 lug lio 1916.

Decreto luogotenem:iale 22 luglio 19 /6. 93. CONI01.ro Ignazio, da Alessaudria della Rocca (Girgenti), s:ottotenen t11 medico reggimento fanteria. - Noncurante del vivo fuoco dell'artiglieria nemica , recavasi s pesso sulle p rime linee e al posto avanzato di med icazione, ove rimaneva, spon taneamente, anche in cootiagenze molto pericolose, i ncitando, col s uo nobile esem pio, i propri dipendenti. - Monte S. Michele, 21 ottobre 1916. 94. DOGLIA Luigi, da. Voghera (Pavin), sottotenente medico r eggime nto artiglieria campagua. - fo vari combattimenti. provvide, con grande zelo eii amo• r evolezza, alla cura dei numerosi feriti ed al rapido loro sgombro del posto di medicazione. - Costone Salesei, 16-17 luglio, 17-29 ottobre 19 15. 95. GuASCHINO Angelo, da Casale Monferrato (Alessandria), aspira nte ufficiale me· dico reggime ot:> bersaglieri. - Non curante del pericolo, si man teneva quasi sempre s ulla linea del le tr incee, prestando la s ua opera efficace. con calma e serenità. - Monte Orsic, 15 agosto ltr16. · 96. LA1t1 Cr Carlo, da Cremona, sottotenente medico complemento reggimento. Im piantato il posto d i medicazione dura nte un colllb!lttimeoto nel quale vi fu rono numerosi f e rit i, vi s i manteneva, nonostante il posto stesso fosse bat· tute tla vivo fuoco d'ar tiglier ia 11ernica, e davo., cosl, lodevole prova d i a bne· gazione e coraggio. - Mon te Slemc, 14 agosto 1915. 97. S0 1t1A~O Giuseppe, d a Ai:erra (Caserta), te nente medico complemento ospedaletto do. campo. - .Mentre g ranate nemiche cadevano n e l recioto dell'ospedale destando l'al la r me t ra i fe ri ti che vi eran c ri coverat i, diede prova di fermezza e coraggio, facendo t r asportare i ricoverati in a ltro locale meno esposto. - Casseglia no, 20 ottobre 1916. (Continua).


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~lovimenti avvenuti nel Cor~o ~anitario e nel Personale rarmaceutico (Dalla dispensa 541 ,Ila 63' del B~l ldli110 11ffìr iale dtlle n omliie)

PROMOZIONI STRAORDINARIE PER MERITO DI GUERRA Decreto luogotenenziale 20 luglio 1916. Nomi ne e promozioni provvisorie fatte dal Comando Supremo e conferm~te dal Ministero:

Decreto del Comando Supremo 23 marzo 1916. Capitani medici promossi maggiori medici, con decorrenza. degli assegni dal 2"il marzo 1916, continuando nell'attuale destmazione per mobilitazione: CoNSIGLJO cav. Placido, ospedale R oma. - Coo anzianita 2'2 gennaio 1916. MAZZETTI [,()reto, id. Napoli. Id. 9 id. Te11ente medico promosso capitt1no medico, con decorrenza degli assegni dal 23 ma rzo 1916, continuando nell'attuale destinazione per mobilitazione: G R1F1 Vincenzo, 5 alpini. - Con anzianità 12 dicembre 1915. Tenente medico di complemento nominato tenente medico effettivo. con decorrenza per gli assegni dal 23 marzo 1916, continuando nell'attuale destinazione per mobilitazione: PtSTILLI cav. A lberto, distretto Mantova. Con anzia.nitll. 31 d icembre 1911 ed a ssegnato 11 bt:rsag lieri.

Decreto del Comando Supremo 28 11iarzo 191(ì. Capite.no medico promosso maggiore medico, con decorrenza. µer gli assegni dal 28 marzo 1916, con tin uando nell'attuale destinazione per mobilitazione: BEDEI Manrizio, 38 fanteria. - Con anzianità 28 gennaio 1916.

D ecreto del Comando ~11tpremo 18 aprile 1916. Capitano medico di complemento nominato capitano medico effetti vo, con decorrenza per gli a ssegni dal 18 aprile 191G, continuando nell'attuale destinazione per mobil itazione : P 1t0Psnz1 Fra11ce.~co, distrotto Aquila. - Con anzianità 23 dicembre 1916. Assegn,ito 18 a rtiglieria campagna. 'l'enente medico di comple ,nento nominato t en rnte medico effettivo, con decorrenza per gli a ssegni dal 18 aprile 1916, continuando nell'attu:ile destin,.,done per mobilitazione: LUPOLI Antonio, distretto Nola. Con anzianitll 2 ottobre 1913. Assegnato 17 fanteria.


63/3

)HJVOIE.STI AV\"E.'WTJ .SEL CO RPO SA.S IT . E ~ E L Pi':RS. PA R~I ACEUTlCO

Decreto luoyolene1iziale 27 luglio 1916.

P non:11z1 F ranCP-SCO, capit.ano medico di complemento, distre tto Aquila. -

R evocata e considerata come non avvenuta la sua confer ma di nomina a capit 1100 medico io servizio attivo perman ente, per merito di guerra, di cui nel decreto luogotenenziale 20 luglio 1916.

Decreto lu ogole111mzia!e 27 luglio 1916. Capitani medici promos!'li maggiori medici per merito eccezionale, a senso del disposto dell 'art . 13 del legge sull'avanzamento, con t inuando nell'a ttuale a,segnazione pe r mol,ilitazio nc : SA.STA MAltlA cav. AlhPrlo, o,pe tale • a po li. Continua come contro. :\J~;:rnE!'l cav. Guido. 2 regi;iznento granatieri. - Id. id.

Deler111inazio11e rni11i., f P1·ial ll 27 luglio 1916. TArtc 111 Vir!lilio, capitano m Pdico 2 alpini. - T rasferito R. corpo t r uppe coloninli Eritrea. dal W aprile 1916. CA.~SANESE Gi11.~•1,pe, id- R. corpo truppe coloniali E r i trea. - I d. 2 artiglieria montagna dal 11; luglio UJLG, continuando nell'attuale assegnazion e per mo· hilitaz;on e. Scr)LAIU Jforio, id. a disposizioue Ministe ro colonie. - l d. o;,pedl\le Ra venna dal 16 id., id. id.

Uffiolall In servizio permanente. D ec1·eto luOfJOtenenziale 2!) !Jill!Jl!O 1916.

P ASTOlffl, LO J,i/Jorio, m aggiore medico in a~pettativa per infermità n on proven ienti ùa cause di servizio, n Catirnia. - Richiamato in servi1.io d nl 16 mag gio l !J l6 e conternpornnt:nme11te colloc1tto fuori q uad ro in a ggiuntlt agli ufficia li della tabella X V a senso del disposto del decreto luogoten enziale 11 lu glio 1915, D . 1085.

Dec1·eto litoy o1e11P1iziale 2~ giugno 1Vl6. L'nnzianità di grado del mR~gi ore genArnle medico stato p ro1nosRo straordirmria me nte per merito d i guerra, vi tme rettificata come sAgue : CAv1 cc111A cav. Francesco. - Dal 3 d icembre 19 16 al 28 ottohre 191b.

Determi11azio11e ministeriale G ltty lio lVlG. H1A1:1:,;1 Gion uwi, cnpitano med ico a disposiz ione .Minist ero colonie. - c e~sa d i essere a dispos,ziooe come contro, dnl 10 giug no 1U! 6, e desti nato 2 al pini coutinuaodo 111:ll'attuRle asseg11azione per molo i litnzione .

D1•creto luogotenenziale 2 1 novembre 1915,

su p ropo.~ta d g/ Min.iste1·0 per gli affari esteri. Mu z zETTI cnv. RlisP.o, tenente colonnello med ico. - Nominato commendatore nel-

l'Or,line della Corona d'ltnlia .

Decreto l1wvotenn1zi all'. 20 luylio 1916. SANGU1NE'l' I cav. Git>1·am1i Carlo, colonnello med ico io d isponibilità (decreto luogoteoe11zi11le 26 luglio 1916), a 8Rcile. - Collocato in posizione f\Usiliaria, d 'a ut ori tà, a d11tare dal 25 luglill l:Jl6.


MOVIMENT I AVVENUTI NEL COR PO SANll'. I, NEL PERS. FARMÀOEOTlCO

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CASAORANDI Glai1co, roRggiore medico 43 fanteria. - Collocato in a spettativa per infermità temporanee provenienti da cause di servizio, dal 21 giug no 1916. SIMONI r,av. Giiiseppe, id. in aspettativa per infermità temporanee non provenienti da ca.use di servizio ( R . d ec reto 27 settembre 11114). - Richiamato in serviz io e contemporaneamente collocato fuori quadro in aggiunta agli ufficial i della t abella X V, a senso del disposto da l decreto luogot•menziale 11 luglio lfl15, n. 1085, dal 27 settembre 19H, e comandato os pedale Ancona. DucCEscu, cav. Modesto, id. id. id. fR. decreto 6 maggio 1916 e decreto luogotenen ziale 27 gennaio 1916). - L'aspettat iva di cui contro è prorogata. per un periodo di sei m esi, dal G maggio 1911-i.

Decreto luogotenenziale 20 luglio 191G. Tenenti medici promossi c1\pitani medici, con riserva di anzianità: MAOLIULO Alfon..~o, ospedale Genova. - Continua come contro. Cm,1r.:LLI Uml,P-rio, a disposizione Ministero colonie. ·- Id. id. B1Axca1N1 Giuseppe, id. id. - I d . id. CA:11PE1'Nl Cristo(<Yl"O, 2 a rtiglieria fortezza. - I d. id. Rossi Arturo. 1 alpini. - I d. id. SACCO Rosario, 4 id, - Id. id. RoccA Michele. ospedale Alessandria. - Id. id. l\IwOLLA Carmelo, id . Savigliano. - Id. 1d. CrccoNE Eliseo, a d isposi,:ione Ministero colonie. - Id. id. TELESE Vi,wenzo, 19 artiglieria cnm pagna. - Id. id. FERRI Gitido. R. corpo truppe coloniali Eritrea. - I d. id. GONZALES Alfredo, a disposizione Jliin istero colonie. - Id. id. CAPECELATRO Ettore, ospedale i\lilano. - Id. id. G1tn·1 Vincenzo, R . corpo truppe coloniali Eritrea. - Id. id. TATTONI Filcno, 7 al pio i. - I d . id . MAST!UNTONIO Vincenzo, R . corpo truppe coloniali Eritrea. - Id. id. Curni.xT1 l!'erdinando, a dis posizione :Ministe1·0 colonie.'- Id. id. PEZZULLO Luigi, ospedale Padova. - Id. id. CUIAPPE R P.nalo, a tlispos i1.ione Ministero colonie. - Id. id . V&zz1x1 Santo, R . corpo truppe coloniali Eritrea.. - Id. id. GASPARDII Ginlio, a di3po~izione Minist ero colonie. - I d . id. MAS'l'ROl!A'I""l'IW Michele, ospedale Verona. - I d. id. STUt'f'Eltl Ma.rio, 2 alpini - Id. id. P 1ts1•ri;; Cesare, R. corpo truppe coloniali Eritrea. - . Id. id. Monli:LLI ,'l'fario, ospedaie Verona. - Id. id. CA:-TONE Francesco, 6 fortezza. - Id. id. T ,utcu 1 Virgilio, 2 alpini. - Id. id.

Decreto luogotenenziale 20 luglio 1916. 0RA7.IANI Francesco, tenente medico di complemento, distretto Castrov illari. Nominato tenen te medico in servizio attivo permanente, con anzianità 11 nov embre 1915. Seguirà. nel ruolo il tenente medico De Bernardo Francesco Antonio. Destinato 81 fanteria, continuando n ell'attuale assegnazione per mobilitallione.


638 MO \'HIENTI A VVE:S C!'Tl NEL CORPO SA:'\IT. E NEL PERS. F A.JUI ACEOTI Cu t;fli.ciali medici di complemento nominati tenenti medici in SMvizio a ttivo per manente con anzianità 1° maggio 1916 e con la destinazione per ciasr,uno. i ndicata, continuando nell'attuale assegnazione per m obilitazione: Tenenti di complemento nom inati tP-nenti medici effettivi : DosoERO Achille, distretto Voghera. - Destinato 7 fante ria. DE :'l[AllrN1S .A.urelio, id. Salerno. - I d. 62 id. V1sco:-.T1 Sesto, id. Torino. - Id. 2 id. Seguiran no nel ruolo il tenente medico De Pasqua Giuseppe. CARVAOLIO Edoardo, distretto Firenze. - Destinato 22 fanter ia. - Seguirà n el ruolo il tenente r.1edico Polese :'.\l'e lio. BEHRE'l'TA Gim•ppe, id. :~,Ulano. - Destinato 8 fanteria. -:- !:ìeguirà n el r uolo il t enente medico Ciotola Alberto. ZOl'Pl Gioachino, id. Novara. - Destinato 36 fanteria. - Seguirà. nel ruolo il t1•nente medico Gubitosi Michelangelo. Sottotenen ti di coruplemtnto nominati tenenti m edici effettivi : FAcco Allilio, distretto Sa vona.. - Des tinato 41 fanteria. - Seguirà nel r uolo il tenente medico Forna.s eri Cristofaro. Gm vAHELl,O Uiccardo, id. Torino. - Destinato 38 fanteria. - Seguirà p.el ruolo il ten ente medico Zoppi Gioachino. UNGINJ Cherubino, id. M11cemta. - l>estinato 43 fanteria. - Seguirà neJ ruolo il t enente medico So~ter Antonio. P ATno:.& Giuseppe, id. Gaetn. - Desti nato 69 fanteria. - Seguirà. nel r uolo il tenente medico Vetuschi Pasquale. :\IAG111s1 Enea, id. Perugia.. - Destinato46 fanteria. - Seguirà nel ruolo il tenente medico Funchini Giovanni. C1AC$IU Gio,·gio, id. Siracu sa. - Des tinato 75 fanteria . Seguirà. nel ruolo il t enente medico Cassone G i ti seppe. G1u1wo Francesco, id . Milano. - Desti nato 42 fanteria. - Seguirà n el molo il tenente medico Dettori Giovnnni Maria. Buoi RoffaPle, id. Saleru,o. - Destinnto reggimento Nizza cavalleria. - Seguirà n el ruolo il t enen te medico Ven ditt i Emilio. R1ùl!I Giuseppe, id. Siena. - Destinuto 83 fanteria. - Segui rà. rrnl ruolo il te• ue nto medico Carlino Ermete.

Decreto luogotenenziale 20 lv!Jl.io 1916. L'auzianità. dei seguenti ufficiali medici promoss i 11.ll'attuale grado straordinar iamente, per merito di guerra, è r ettificata come appresso: SAL1:.A1tl cav. Snlv(l/.o re, colon nello med ico direttore ospednle Caserta (comandato os pedale Na poli). - Di,1 3 dicem bre l\H6 Rl 25 ottobre 19 15. Mo1m10 cav. Francesco, id . id. id. Ravenna. - Dal 13 id. a l 17 novembre 1915. SASTUCC1 cav. Stefano, id. ospedale R oma. - ORI 20 id. al 18 id. PAt:li: cnv. J,uigi, tenente eolonnello medico direzione sanità VIII corpo a rmata. - Dal 14 ottobre l !Jl5 al 21 settembre 19 16. GuA 1,01 CI\ V. Ca1·lo, id. ospedale Napoli. - Da.I 14 id. al 28 id. RtVA cav. Umberto, id. id. R om a. - Dal 16 febbraio 191G al 4 dicembre 1915. CA<X:IA cav. Filippo, maggiore medico infermeria Aquila. - Dal 14 ottobre 1916 al 21 settembre 1915. FRAU cav. Giuseppe, id. ospedale Verona. - Dal 26 id. o.l 19 ottobre 1916. R1cc1 cnv. S erafino, id. id Roma. - Dal 13 dicembre 1916 al Sl agost.o 1916.


MOVIME NTI AVVENUTI NEL CORPO SANIT. E NEL PICRS • .FARllACEUTICO PERNA cav. A·medeo, id. id,

639

Rom&. -

Dnl 13 id. al 24 novembre 1916. Dal 13 id. a l 20 id. BuccrAST& cav. Al/redo, maggiore medico os pedale Roma (comandato Ministero guerraì. - Dal 16 febbraio 1!)16 al 2li dicembre 19L5. CONSIGLIO cav, Placido, maggiore medico os pedale Roma. - Annullato e consiCASALI cav. Pietro, id. (comando corpo di stato maggiore). -

derato come n on avvenuto il decr eto luogot enenziale 7 maggio 1916, n ella parte che r iguardo. la s ua promozione a maggiore medico.

Notlfioazione. SFERRAZZO J,'iladelfo, capitano m ed ico f, q. (comandato 90 fauterin ). - Condannato a.Ila pena di 2 mesi di carcere militare ed alla sospensione dall'lmpiego per ugual tempo in seguito a sentenza. del t r ibunale speciale d el IV corpo d'armata. in data 6 novembre H/15. Prenderà. posto nel ruolo dopo il capitano medico Giarrusso Gesualdo.

Ufdola.11 di riserva. /Jecreto luogotenenziale 29 giugno 1916. I s eguenti capitani m edici di r iserva. sono promossi maggiori medici di ri serva con le anzianità sott oiudicnte:

Con anzianità 2e 111.a1·zo !9/6 : Ugo, distret to Dologo,~. Donnis Cesidio.

BE'l''l'INl

Seguir/, nel ruolo il maggiore medico De

Co n anzianiuì 2 I maggio I Y JG : PASCALI Silv io, d istretto As coli

Piceno. -

Precederà nel ruolo il maggiore me-

di co Coudorell i ltfario.

Decreto luO!JOlene11ziale 16 luglio 19 16. I seguenti ufficiali medici di riserva sono dispensati dn ogni eventuale servizio militare per infermità 110 0 d ipéodeuti da cause di servizio : PA~1>v t.E'1 Arn-0l{o, maggiore m edico distretto Pistoia - Bt'l'ON'l'l Gaetano, id. id. L ecce - O r.. tvA F,·ance~co, capitano med ico id. Coseoz,~ - T1tucc1:11 Giovaim,i, id. id., id . Savona - CA.11pi;:1,L1 Giovanni, id. id. id.', Piacenza - A1.1PtU~Ù'r Giovanni, tenente medico id. Sr,voua MAHZAlll Giova1ini, sottotenente medico, id. Pndo\'a. ONORIFICENZE E RICONPENSE.

ONORIFICENZE. Decreto luogote,ienziale 16 fofJlio l!HG.

. 1. seguenti u ffic iali su periori d ell'e~ercito in ser vizio attivo permanente sono IDSigniti d e lla croce di cava liere dell'Ordine della Corona. d'Italia, p er il ti• ~olo di lun9f1i e buoni servizi, in dipendenza della determinazione sovrana in ata 3 giugno 1916 (dispen sa 49 del bollettino ufficiale):


640 MOVIM ENTI AVVENUTI NEI, CO HPO SAXIT. E NEL PERS. F ARMACE UTICO Rizr I,1tigi, maggiore medico - RrzzuTr Giuseppe, id. id. - Tos·rr Domenico, id. id. - P,msA Amedeo, id. id. - lMPEJUAU Ghtlio. id. id. - MARblNGO Lo1·enzo, id. id. - G1LLONE Carlo, id. id. - Bosco Piel-1-o, id. id. - SATTA Puu.:TTO Salvatore. id. id. - BF.HSO Eugenio Mario, id. id. DEMURTAS Corn elio, id. id. - Vrnoir,r L11igi, id. id. - FALCETTI Luigi, id. id. - SmECI Gin!<Pppe, id. id. - D'A1.01A Giovanni, id. id. - CADEoou J.lbe-rto, id. id. _ T ORCl!IO ErnP.sto, id. id. - C1mzA Franresco, id. id. - TEMPESTA Francesco, id. id. - llERNARDl Lni_gi, id. id. - TIHEl,Ll Elio, id. id. - S~~NN! B URATTI Ugo, id . id. - TnuF~'L Ettore, id. id. - G1ANNE1, r.1 Alessand1·0, id. id._ BALLIANO Enea ..4.rtiiro, id. id. - FU'.IIA1or,1 Gaetano, id. id. hlAZZAOLIA Gio1:anni, id. id. - BARBARO Nicolò, id. id. - hlor,INAHI l'tfario, id. id. _ BOR· n uso PiP.fro, id. id. - BARZOTTI Vincenzo, id . id. - TnuLLI Gabriele, id. id.Cor.UMBA Cesare, id. id . - Rrnm .A.I/.Jerto, id. id. NAPOLITA'.III l',{Plchiorre, ' id. id. - ANzÀ Salvatore, id. id. - ZucCARJ Federico. id. id. - DE NA POi.r Ferdinanrl.o. id. id. - Z1CCA RDt Giu.'!eppe, id . id. - Auo1s10 Pietro, id. id. GRIPPO Donata11tonio. id. id. - C,1STAUNONE Pietro, id. id. BAUDTZZONE Gio1·a11ni, id. id. - PENNl, T'l'I Cesare, id. id. - 0AL1ì:ND0LI Sarerio. id, id._ L OMBARDO L eonida, id. id - SOPRANO Ed11anlo, id. id. - CAST1GLJOLA Orlando, id. id. - i\l ATTlA l\fichele, id. id. - CAFAIW Nicola, id. id. - GHronu F,nrico, id. id. - BUDA Fra1icesco, id. 'id. - NAt:CIAIWKE ,I 111/P./o, id. id. _ GABHT Gi11se1•PP., id. id. - CAJ>1ALBI nobile dei conti ...4nlonio, irl. id. - An MANo-UonN Giovanni:id. id. - C1Au1u Rosolino, id. id. - Ru0Ax1T,ui,qi, id. id. ' ,11,i;:n1o!Gi11SPP/W, id.id. - Dr;: A1wE1,1sGaelano, id.id. - RoSTAnxoCar/o,id.id.Pi,:1rnox1 Gioi:anni. id. id. - CAL•Exoo En·ico, id. id. - CASAGRAN01 Glauco, id. id.

RICOMPENSE

Rloompen11e al valor civile.

Deten11i11azione del ministro dell'interno 18 mag_qio 1916. 1'1snnAn1 dott. Gio1:anni, dit Asi1tgo (Vicenzn). cnpitnno medico. - Affron tava un cavallo, tmirrn.nte una carr o7.7.l\1 dato~i alla corsa entro l'abitato riuscendo a fermarlo. - Spilimbergo (Odi n e), 15 giugno 1915.

D efantl. ExR1co cav. Prance.~co, forrnll,ci,;ta 1:nil itare di 2' clas'le, ~iugno mm.

Mor to 11 (;11.gliari; 1'8

Il Oirrt.tnre

li R r,lat,Lorc

Cr,AUOIO SFORZA, tenente generale medico

ARTURO CASARINI, maggiore medico

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MEDIC·I NA MILITARE Pubblicato dall ' Ispetto rato di Sanità militare Giornale di m.cllcln a mllllaro : 18111 -1884

Glomalo n>edloo dt1 Ro&lo Eurcllo o dello Retti• Marina : 18811-181111 Giornale medico del Re1fo Eaerolto · 180 6~1007

ANNO LXIV - 1916

FASCICOLO IX

30JSET'l'EMBRb:

SOMMARIO M IE •

Pleruccl. -

e a I IE e a I G I 1W -' I, I .

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• /'ag. 04t

NOTE PREVENTIVE.

Patellanl e Celemlllao. - La batterioterapia lattica nelle ferite di guerra.

648

CASUISTICA CLINICA. A• toal, - Relazione clinico ataUslica del militari ammalati c1 rerlU eurall dal maggio a tutto novembre 1915 nella Clinica chirurgica di Padova (con dieci tavole).

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Pubblicazioni wendibili presso I' Amministraz. del II Giornale di medicina mllltara 11 Pl.t."&Z t. C.t.'l'el/B, ~. I l

l•eau.oo PJETBO, tenente generale medico. -

Sull'azione degli attuali fuc!Ji da guerra e specialmente del fucile italiano di piccolo calibro, in oonf.r onto con quello di medio calibro. /Studi aperiment&li, con 15 tav. di fotogra6e e radiografie riprodotte in fototipc~fia).-Roma, 1903. (Vendibile pre1180 la Tip Voghera) L. , J1>. lD. - Le operazioni più frequenti nella chirurgia di guerra, oon 112 figure intercalate nel teeto. - Firenze, 1898. (Vendibile prMBO la Lib. Bernardo Beeber , Firenze) . . , 8 A ~ u r i a mi/ilar e. - Risultati ottenuti dallo i,poglio dei fogli 8AD.itari ctelle elusi 1859- 1863; duo volumi in 4° con attante: Voi. l (Dati antro pologici ed etnologici) <'on Atlante della geografia ao•ropologica deU' Italia. Roma, 1896 1 18 Vol. II (Dati demografici e biologici) . - R oma, 1905 . . • 6 B.t.ao rno e S• oaz...t.. - Compendio di chirurgia di guerra co mpilato sulla storia medico-chirurgica della guerra di aeceesione d' America. - Roma, 18811. • 5 50 , volumi. prezzo ridotto . BlllLlU.BDo e 8 Rgzu. Lo sgombe ro de;gli amn..~lati e fe riti in guerra. M.~ moria premiata al conco rso Riberi. Un volume di pag. 276 con molte 6gure e tavole grafiohe. - Rom!\, 1906 , I 60 C.u.t.RUfl. - La fatica nella vita milìtare. Memoria premiata nel oonoorao Riberi 190,-1905. u n volume di pag. 330 con 65 figure. - Roma. 190/l. ,. e l J>. - 1.e mal.a ttie e gli infortuni nella vita militare. Memoria premiata a l cnnooreo Riberi 1906- lll116. On volume di pag. 402 con tavole grafiche e etat ietiehe. - Roma, 1908 . 1 8 CoaAirt. - Esposi zione sommaria dell'ordinamento e funzionamento del eervizio aanitarlo in campagna presso l' aeercito italiano. - Rom11, 1906 • M Da O!:a.u ut. - Studio 11ulle mediastiniti (mediastiniti suppurativo, &acell80 lllt>· dlutin.ico} - Roma, 1900. Un voi. di pag. 144 . 2 KYBTL - Onomatologia anatomica. Storia. e critic• del moderno linguagi;cio anatomico. TraduLione libera it aliana dei dottori C. P:a'S'l"rl e C. Sr ORZA. Rorna, l884. (Edizione rara) Il Lod /eritd oatu<JU dalle armi da guerra. S inte~i della relazione eanitaria augli eserciti tedeach.idurante la ~uerrl\ franco-germanica 1870-71. - Roma. 1889. Un volwne di pag. 348. pro,w ridotto. 2 M.t.NAYBA. Rtudii •torico-critici sulla meningite Oflr&bro...,pinale epidemica in Italia e particolarmente nell'llllercito. - Roma, 11183. Un volume di pag. 262 con 2 tavole i rafiche, p rezw rid otto I 6iO S & LI1Unt. Le lesioni traumatiche de i ce ntri nerv08i. Memoria onorata del prem i , Riberi. - Roma, 1900. O n volume di pag. 320, pre-..zo ridotto . 3 60 8roau e GrnLIAR&LLT. - La malaria in Italia. Opera onorata del 1° premio al conco rso Riberi. On volume con 7 grandi tavole cromolitogr86che. Roma, 1885, prezzo ridotto. I 'l'o1uu.LINL - Delle m alattie più frequentemente simulate o provocate dagli inscritti. - Roma, 1875 . 3 60 Ousl,,Nl'.. - Guida del medico militare per le eeercitPZioni pratiche sul servizio I 5() ll&llitario in cam pagna :11. u . - Per racqulsto delle ope re sopraindicato Inviare aom•IHlonl e vagita all'Ammlnistruto•• et Glomale di medicina mllltare, Piazza Cavour, 17, Ro ..a.

d.lt·r e pttbl>lic(tZìut1i m e t/ico-1uilitu1·i,: BABTA-à'i.uuA p rof. ALB B:R TO. capitano modico, libero docente di clinioa oculi· etica nel.la R. Uni ve rsità. di Na poli. - Le eim ule.zioni in rapporto alla vieta e relativi metodi d'indagine. U n volume di circa 200 pagine con illnstr&zioni. (Vendi bile presao l'A. n Na poli-Vomero, via Scarlatti n. 110). . . L. 6 Fsaa.t.RJ LELLI F R A-'Q Oll:800, m a ggiore medico. - Manuale di bromatologia pei we· dici militari. - Firenze, 1900. U n voi. in 16° di pag. 484. (Vendibile preeeo &l'Autore in Firenze, Sc uola d'applicazione di sanità militare) .


MEMORIE ORIGINALI

Di un nuov9 apparecc_hio aò estensione per fratture òell'omero. Per il dot t. Goffredo Pleruoci, runggiore medico

Le fratture della diafìsi omerale, specie con accavallamento dei frammenti, le fratture scheggiate, le fratture esposte, ordinariamente prodotte da ferite d'arma da fuoco, ed anche le resezioni della spalla, costituiscono un gruppo dì lesioui dello scheletro del brace.io, per le quali è, in genere, necessario un apparecchio ad estensione. Sarebbe superfluo ricordare, come nell'attuale guerra, i feriti con lesione della diafìsi omerale sono stati e sono numerosi, e come una certa q uantità di essi, per necessità di cose, g iunga negli ospedali con accavallamento dei monconi ossei, e con una incompleta riduzione della frattura . I colleghi tutti 11.vranno avuto modo di. pensare, di quanta ut ilità sarebbe stà.ta l'esistenza negli armamentari chirurgici di un apparecchio ad estensione per fratture dell'omero, semplice, prat.ico, di facile a.pplicazic,ne e di facile sorveglianza, che n on ostacolasse la meàicazione delle ferite nei casi di fratbure esposte (gli apparecchi gessati fen1311trati facilmente si insudiciano della secrezione delle ferite, si rammolliscono e si rendono inadatti ad essere mantenuti in sito, e le manovre per rimuove..rli non sono certo di vantaggio per la frattur a) a che non immobilizzasse il ferito in posizione incomoda. È noto che gli apparecchi ad estensione per fratt ure dell'omero, sono sta.ti rappresentati dalla stecca di Wedd~r (1), dalla stecca del Swinburne (2), da~l'appa.recchio dell'Ha.rtwig (3), da quello del Mar(l) V. deacrizioue de l Ma·1111ale di medicature, fasci11ture 'e a1>7Jarecchi del dottore

G. F•BU,N I. (2) Voù i Manuale Fabiani loc. citato. (3) V e<li J!anual e. Fabiani loc. citato.' H -

Giorn« te e.li medi-.ina m,lllare - hsc. IX .


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,·o A P"T S

DI UN U \'U

t iu i \l , dal 011SCiuo ƒ d Dåƒ t ¿Eþ¬ æƒo q çƒ @Àƒd r ès ļ§ƒŚ6$ƒ Z> ƒ FĪī ƒe bµ Ěƒ rqel Lo. en (3), dell'Il ¨õ ƒ ƒ I. 7%ƒ o tƒ H GöÁéśƒo ÿƒ !/?&ƒ HĬĭIĽ c¶Âƒ ĹŲ Ŝà ´ƌƒ del tutto c&dntl in Jisu o L'&pp&recchio ben noto d' = Āā ĺ ƒ ƍƒ Bų Äd ƒ ŝŴŞş ľJƒ Kƒ Ă Œ êƃ mellte adoperato, che nsp ă ƒ ­ƄĿ ®Å[÷ ĄŠ ƒ øLƒ e· ƒ ŀ f¸ u ƒ źęM0ƒ buon& tacnic& e co,,trmge Æëƒ ĮNŽÇ ąš¦1ƒ O ƒ ŵĆPƒ į ÈžÉěć ƒ ĈĜĉƒ 8 ùİŁ ƒ mantenibile. Recentemente, da chirurghi francesi, sono stati segnalati ¯ìʃ Qıƅƒ parecchi: ad fln$O laterale prr (raffi.re del terzo ËĊ©¥ő Ìĝł ƒ vƒ,Ɛñòƒ ĞúƒeŢƆğƒ del a111wdet 6), /(I doccia m all11111illiu e • "8ƒ quello geniale dtl ,Delbtrl (8). L'apparecchio che io presenl.O, che ricorda q óô ƒ ̓ L> íƒ_ Ńţ'ƒ ¹\ƒ una parUI i1r>ec1ale. caratteristica uel mm1icollo a d1,e r ili conlrarie (,•ed1 disegno e diecrez1one), il quale permett.e nel modo piu facile e semplice UD& estene1oue e controestensione eil:icace e gTaduabile, si può dire al millimetro, ed e inoltre studiato iu modo che: l " è di faciliS1im& applicazione; i' di esatta ~ completa sorveglianza: 3' non costrmge l'ammalato a posizioni Îċg ûĠw ;ƒ 4° non catacola la med icazione delle ferite nei cli.lii di fratture espo:ite: :-,0 la estensione e controesteusione :ii °ńR Ŷ]Č ƒ œSŰűTü Ť ƒ ƒ facilme11te con una semplice ,•ite; t,O la prOM1one sotto l'as<:ello. (estensione, Ŕσ ª ƒ č îƒ ý ſƀġƒ x ïƒ cavo a.,,cellure, e sia quella, come la. cootroestensione, vengono ŕ ŅhƏ, tate lungo l'asse normale dell'omero : 7° l'11pparecob10 servo ugu:i.lmente ƒ ŖÐUƒ IJ ņƒ Ň ňť ƒ y ŗŦʼnƒo #` ƒ ij il siuistro. li sistema della doppia vCƒt.o ƒ у Ż ĎŧV±²Òƒ ÓďzÔƒc.Ƈ^ŨÕƒWÖƒ Đ2ƒ 3ƈƑ-:ƉƒoƊAƒ ƒ 9 costituiscono l" 11pecialttii eƒ 45ƒ'o ĴĵXŊ iº×Ģ(ƒ j» )ƒ Ķŋ żYũģ*ƒ ŌØŘķĤđ{ ƒ a . nissìmo allo bcopo. Non sono 1 mom ĒŪÙƒ Ļŷƒe:1 ūÚƒ |Ûƒ Ŭ }Ü ō ƒ k ēƒ ðŸĔ³¼¡ƒ ~¢řlŎÝƁÞĥĕß+ƒ ĖƎ abbandon&l'ili a disq Źàƒ$ 1 Ƃá ƒn ⃠ŭ mėãn½ <ƒ op ŏŐĦ ƒ «Ůůäƒ £ƒ ĸħĨ¾¤ƒ oĩĘƋ elusi ve parole.

(I) \.edi .110,..al• Fabi,,,u loo. cit.at o. (li) \'edi .Ilo·, ""' /l'obtJJ,.i lot1. c itai.o. (3 1 r,1 ,·. Mo"''°'' di Olo,,...,g'4 gtMttdo ... lia&IONI< T tLLMA!C"'9. (0) \". 'ho au·a O.itN - N oi,~ tli,./qu,~ et 1MrapeutÒ9,.,., do Clururgl~ tlt A. ?lt.lulor ,., F,t.. 'du.,urw, Pur• 191H.

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(i) \".,J1 come .opre,. (8) VNi, G \batON. - OJoir,.,.g,, d" !,Ut-rre. l >tdu;o1;,- gt.wraJo d11 Troiltt,..,.,&11 Plo ,,. ,t. VW'~ \ . Mttloino, e ~ Fili, klrt,·ur~, P•ri1 llllO.


DI e, :-i liOVO APPAHl!CCH I O A D E'-TENSIONE. ·~:cc.

643

. Ecco perchè. io ill ostro solo brevemeu te e senza veste bibliografica. (anchf' perchè il lavoro incah:ante ,non mi darel-)be il tempo) questo apparecchior che per la sua sempl icità non ha bisogno di minuta descrizione, e d el quale, appena visto, anche i n disegno, se ne comprende subito la facilità d'applicazione. · . L'apparécchio (vedi fìg. 1 °) consta di cl11,e pm·fi: una superiore od ascellm·e. ed umi inferiore od antiurad1iole.

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La parte superiore (ascellare) è com posta di un ,çotfoascellare (N. 1), convenientemente imhottito ed adattabile al ca vo a scellare, e che può fissa.r&i al disopra della spalla con apposita cinghia e fibbia. Al dìsott.o ed alla mi;,ta di questo .,oftoasceUare, è fissa.fa un'asta piegata a gomito, e che termina con 1m pa'sso d·i i,:ite (N. 2). La parte inferiore (od anti brachiale) - è costituita da un semibraccialetto metallico (N. 3), anch'esso imbottito in modo adatto per essere fissato con apposita cinghia all'ava.mbraocio. Questo semibraccialetto, nel mezzo della sua parte superiore, porta un'asta di ferro diritta, che termina anch' essa con un passo d1'. vite (N. 4).


644

DI U)I' N CO\"O APPARECCH IO AD !:~'TENSIONE. EC<'.

Quest'asta n on è fi ssa n el semibraccialetto. m11, è limita tamente mobile i n tntti i gens i, mediante un a ft(lcco snodf!to a mezzo di call offn (N. 51. P oco ,1 1 disopra di dett a art icolazione, t rovasi infilato n ell'asta un ·anello (X. IÌ) che serve per impedire c he !"asta giri, girando il m ani· cnlfo a d ue viti contrarie, di cui parle remo a p presso. · · Vicino ad u no dei marg ini del semi braccialetto metallico ed ai lati del! 'attacco snorlato a mezz? di callot t1:1., t rovansi due magliette (N. 71. c he, come ve~remo, servono per fi ssare cou una fa~cia od una cingh ia il semihra.ccialetto al braccio, im pedendog li di scorrere in a vanti_ s ull 'a vambraccio. La s pecialita de ll' apparecc hio, consiste, come si è d ett o, nel ma· nicotto a clur• riti co11f'l'a1·ie (N. 8), il q ualt: un is ce le due parti d ell'ap· parecchio stt sso, e che avendo d ue anda m en ti differenti cli riti, fa si, che ad ogni movimen to che s'imprime al manicotto, a secon da che esso s i gir:-1, ve rso destra o verso sin i ,tra, le d no ast e d i ferro, fisiae a l le d ue p,trti dell'apparecchio, si al 10 11 teuano o si avvicinano: allontanandosi, a ume nta no distanza fra il sott oascellare ed il semibraccialet ro; onde, qua u11o l 'apparecchio è in si to, s i esercita una pres· s ione in alto .,erso il cavo _a i,,cella re (confMe.qtensione ) ed una in basso verso !'a v11,m braccio ( e,;fen8io11e ) : pressione, la quale, come è facile a com prell rlere, s i può aumentare o di m inuire (aume n tando q uindi o dimiaueudo il g rado di estensione e d i cont roestensione) allontanando od a vvicinando le due ast e dell' apparecchio, ossia girando il manicotto a. de,-ira o•l a sinist ra. Raggiunto il grado voluto di estensione e cont roestensione, per impedi re che il manicotto si spo;ti da sè nei movime nti dell'ammalato, a lle due estr Pmità de l manicotto stesso, sono avvitate dne conlrociti (N. !J), c he servono pe r serrare in alt o ed in ba,;;so questo manicotto, i m pedeudogli di muoversi, e fissandolo nella giusta posizion e \·oluta. Altro part icolare van tagg ioso dell'apparecchio è quello di potere- ser vire indiffei·enfemente per l'arto destro e q1Mllo siniifro. L'applicazione dell'apparecchio è fra le piu facili ( vedi fig. 2 e 8). Gua.rrla re, anzitutto, c he le due aste a vite sieno a. contatto; ovvero che l'appa recchio sia, diremo co~i, chiuso. Si scostano poi le due conf.mv iti: r:l alle estremità del manicotto; s i applica il sottoascellare, previe. imbot t itura dell'ascella con s trati di cotone a falde, spargendo lo strato di cotone aderente alla pelle con polvere di talco, e si fissa con le. cinghia al d iso pra della spalla., applica n do prima., anche 4ui, lei cot one. per e vitare pressione sg radevole. P e rchè questa cinghia non scivoli a ll'e~teroo, i;i fi-·serà. con qualche

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DI UN NVOVO APPARECCHIO AD ESTE1'1Sl0l.\"E 1 XOC.

645

giro di fascia o con una cinghietta, alla cocca des~ra o sinistra \ a seconda del lato dove si applica l'appar.ecchio) del triangolo o della fascia che sostiene al collo l'avambraccio flesso ad angolo retto, come vedremo in seguito.

Fig. :t•.

Si fa allora piegare l'avambraccio ' sul braccio ad angolo retto, e si fissa in tal~ modo cou un triangolo o fascia robusta, che deve mantenere l'arto solidamente in questa posizione. Si può allora. applicare il braccialetto all' avambraccio, previa fasciatura con cotone nel punto·in cui iÌ braccialetto deve premere; si ferma


l 646

DI UN NUOVO APPA RECCHIO AD ESTE!-ISIONE:1 E CC.

il bracciò.letto, all'estremità del braccio, perchè nou scorra in avanti verso il polso, passa.odo qualche giro di fa.scia od una cinghia nelle due magliette che si trovano sul semibraccialetto metallic0 a.i la.ti

Flg. 3•,

dell'attaccò a callotta: indi si stringe convenientemente il b.raccialetto all'a.va.mbraccio con l'apposita cinghia. L'attacco snodato a mezzo Ji callotta che trovasi nel braccia.letto, permette a questo di essere 'applicato, a :1econda. dei casi, più verso il gomito o piit verso j} polso; ed offre anche l'opportnnita di poterlo fa.re applic~re indifferentemente all'arto destro o sinistro.

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DI UN NUOVO APPAR EC'CBIO AD E ST E:SSIO:SE, ECC. ·

64.7

Me,so l'apparecchio così a. posto, si inizia la estensione e 111. cont roestensione, girando il manicotto a, due viti contra1·ie, che allou tana le due aste, q uel tanto che è necessario; manovra q uesta, che l'apparecchio permett.e compiere .anche con il coutroll.o della radioscopia, ciu che è g aranzia ed utilità n on indifferente. Vantaggio del manicotto a dttl' 'l_·iti contr·arie, è, come si è detto, q uello grandissimo di potel' gradnarè l'cstensioné e la controestensione come si vuole. Ottenuto il grado necessario di estensione e controestensione, per impedire al m anicotto di spostarsi, si stringono le due controviti sulle due estremi tà di esso : controviti, che abbiamo visto ·d oversi allontanare dai manicotto quando si applica l'apparecchio, ed il cni compito è quello appunto di mantenere solidamente il manicotto n ella posizione voluta. Se, nel girare il manicotto, l'asta inferiore girasse c on esso sull'attacco a callotta. e quindi non camminasse nel passo d i vite come deve, pér tenerla fissa, si . ricorre al piccolo anello (N. 8 ), che abbiamo visto è appunto per questo scopo applicato all'asta in parola. Ottenuta la r iduzione della frattura e la estensione e controestensione voluta, non si tratta che di sorvegliare che 11 triangolo o la fas~ia. non si allunghi, e ch e non si sposti il braccialetto. Se si tra"tta di frat t ura esposta, l'apparecchio permette benissimo la medicatura delle ferite senza necessità che sia rimosso. Non è il caso di insister e nè snlla praticità, n è sui vantaggi che presentc1. l' apparecchio, che mi sembra risaltino da sè, e non ritengo superfluo segnalarlo ai colleghi, pensando che potrebbe figurare · benissimo nell'armamentario chirurgicotlegli ospedali, semplifi.1:ando assai il liratta::mento delle frat t ure- dell' omero. In q~ esti m omenti, nei quali è doveroso per tutti portare il massimo contributo di intelligenza e di fervida operosità a vantaggi o di c.hi benesmerita della più grande nostra "Patria, se sarò riuscito anch'io a. fa.re qualche cosa di uti le, avrò ottenuto il premio più ambito al mio lavoro. Zona di guef'ra, giugno WIG.


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NOTE PREVENTIVE ÙSPKDAL!o: MILITARE DT ABANO

LA BATT~~RIOTERAPlA LA'ITICA NELLE l'ERITE DI GUERRA, per il prof. S. Patella nl capitano medico e dott. S, Colomhlno tenente medico.

La bRtte rioterapia a base d i fermenti lattici, tentata per la prima volta in Francia, già da parecchio tempo era stata quasi completamente abbandonata, non perche fosse errato il ptinci pio informatore, ma per un errore fondamentale di applicazione, pòichè s i volle ottenere·un risultato terapeutico d,dl'uso di fermenti di valore non mai costante e molto spesso del tutto inefficaci. In Italia, grazie ali' iniziativa del Ministero di agricoltura, industda e comm~rcio, che fondava dieci anni fa un la.boratorio per lo studio dei fermenti lattici in rela.zione con le lavorazioni industriali del latte. si potè invece fin dal principio della guerra disporre d i un fermento lattico dotato di intenso potere fermentativo, controllabile, volta per volta, sia con l'analisi batteriologica che con l'indagine chimica. Ali' in izio del111 guerra la stazione sperimentale di batteriologia agraria di Crem11 metteva a disposizione di alcuni clinici degli ospedali militari questo fermento, il quale venne specialmente applicato dal prof. Ferrata. per invito dell'on. prof. Castcllino, nell'ospedale militare di Brescia per le cure di varie forme intestinali. I l"isultati ottenuti e pubblicati dal prof. Ferrata si possono riassumere nelle seguenti due principali conclusioni: 1° è sempre poss ibile trasformare le. Bora intestinale sostituendo i germi naturali preesistenti con i bacilli lattici; i 0 nelle for me acute, che sono il vero campo di applicazione della batterioterapia lattica intestinale, s i nota costantemente una rapida caduta' della febbre e la guarigione del pr6cesso parallelamente col trasformarsi della flora intestinale.

.•. Il punto di partenza della batterioterapia delle forite si deve ricércllre in questi risultati ottenuti nelle malattie intestinali ; ma: prima di venire all'applica, zione clinica si cercò di trarre dall'esperimento qualche &ltro datu direttivo. Le esperienze consistettero essenzialmente nel cercare qual i fossero le mod&lità d i applicnzione del fermento la.ttico necess&rie per poter conservare un tessuto ani· male immune da putrefazione per un certo periodo cli tempo. Si vide. ad esempio, che prendendo due pezzi di muscolo di coniglio di uguali dimensioni e man· tenendoli in termostato, mentre il pezzo non trattato subiva alla temperatura di


NOTE l'R EVlt~TIVE

649

88 gradi nel corso delle prime 48 o re una pretta fermentazione putrida, l'altro invece sottoposto ogni 24 ore 11d uu bagno di fermenti lattici per la durata di mezz'ora, restava immune da ogni fermentazione. Non solo questo si verificava, ma anche il pezzo in putrefazione, che appariva allo esame microscopico invaso da un en orme numero di stafilococchi, t rattato in questo momento con un bagno di fermenti lattici riusciva a s barazzarsi de i germi della putrefazione preesistente. Sono on in cura nell'ospedale ,:hirurgico milital'e di Monteortone (Abano) numerose forme di f'erite di guerra. e si è potuto vedere nettamente : 1° che è possibile s terilizzare in pochi g iorni una ferita, sempre quando si possa port.nre il fermento lattico a di retto cont.1.tto con t utta la sn.perficie infetta. deHa ferita; 2° ch,e la riparazione della l'erita è, accelarate, e ciò con tutta pr-obabilitil in relazione con la sterilizzazione della ferita stessa. Tali risultati favorevoli si spiegano f,.ci l meute, se si pensa che il trattamento è fatto con un liquido, il quale per la presenze. eh a ttivi fermenti lattici ha un forte potere battericida, che per la sna cvst ituzioue chimica (siero di lntte 0 peptone) è un vero siero fisiologico, il qun1e ha inoltre il vautaggio di mantenersi puro da inquinamenti di altri g,.-rrui. Ques ti t·isultati favorevoli ci spingot10 a moltipl icare le appli r.azioni cliniche, in modo da precisare bene l'n;.:ione esercitata dal fermento lattico ne!Je varie infezioni; da. stabi lire nettamente le indica zioni nei va ri casi; da perfezionare il dis positivo ueces<;ario per l'applica zione dul medicamento sulle ferite.

•• • Le es perienze e le ricerche cliniche s opra a ccenunte. relativo al trattamento dtille ferite iu guerra, poterono essere reaJiz7.ate grazia ali' iui;.:ia tiva del col011nello medico prof Gie.ni, direttore degli os pedali militari di Abano, il quale, previa autorizzazione dell'ispettorato di s a11it:1 militare, istituiva un piccolo laboratorio lllell'ospedale di Mouteortone e rende va cosi possil.ule lo stud io scientifico della questioue con la collaborazioue del direttot:e della stazione sperimen~1e di bat1teriologia agraria di Crema, dottor Franco Sam11rani. Cosi si renlizzò forse primo in Italia un ambienttl di s tudio delle forite di guerra, '1Ua!i esistono dotati di ll;"ra.ndi mezzi in Franc ia, a Compiégue sotto la direzione di Alessio Carrel e D.cakin ed a Boulogne sotto la direzione di Almroth Wright. · Noi ci iauguriamo che anche nel nost ro Paese possa s viluppars i a beneficio dei nostri soldati un centro di s tudio rer le ferite di guerra non inferiore a quelli già esistenti in altre Xazioni. Abano, agosto 191G.

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650

CASUISTICA CLINICA

RELAZIONE CLI.NICO-STATISTICA dei militari ammalatj e feriti curati dal maggio a tutto novembre 19.16 nella Clinica chirurgica · di Padova, diretta dal prof. sen. E. Bassini, per il prof. Amatore Austonl, aiuto, capitano medico di complemento. Nell'aprile 1916 l'amministrazione dello sped,lle civile di Padova, con nobile senso patriottico, accogliendo il suggerimento dei signori direttori delle cliniche maggiori della B. Università, mise a disposizione dell'autorità militare n. 700 letti per il r icovero di militari ammalati e feriti. Di questi 700 letti, 2o0 per soldati e 76 per ufficiali formarono il riparto chi· rurgico, il quale vennè af6dato al prof. sen. E. Bassini, coadiuvato dal personale della clinica da questi diretta, composto àal prof. R. Penzo, aiuto onorario e sos tituto del direttore; dal prof. A. Austoni, aiuto eff<Jttivo; dal prof. A. Carraro, 1° assistente; dal dott. O. Ricci, 2° assistente. Il riparto cominciò a funzionare a.i primi di maggio e, non esistendo in qu11ll'epoca altre succursali dell'ospitale militare principale, subito accolse un buon numero di ammalati e feriti comuni, affluenti a Padova, per l'avvenuto concentramento di truppe bel Veneto: In seguito, vennero accolti in prevalenza feriti in ·guerra, arrivati direttamente dal fronte o trasferiti da altri ospedali. Per disposizione emana ta dall'Ispettorato di sanità, fu provveduto per il rico· vero in clinica dei feriti più gravi e di quelli abbisognevoli di· speciali cure chirurgiche destinati alla zona di Padova.

"•,. La presente stntistica riguarda soltanto i militari, ufficiali e soldati; che fu. rono accolti in clinica dal maggio a tutto novembre 1910 Il che vennero dimessi entro questo periodo di tempo. Essa viene divisa in due parti: nella prima sono compresi i .feriti ed ammalati comuni, nella seconàa i feriti in guerra. . Noi però, nella relazione, ci oc cuperemo q uasi esclusivamente di questi ultimi, riferendo le osservazioni fatte c he si reputano di qualche interesse ed indicando il metodo curativo seguito ed i risultati ottenuti. E, per mettere in rilievo tutte le nozioni pratiche acquisite nella cura dei . feriti , quando Stl ne presenterà !'oc·


OASUISTIOA ~LINIO.A

661

casione, ricorderemo anclie alcune osservazioni fatte sopra individui che furono degenti in clinica ulteriormente all'epoca a cui arriva la presente statistica. Pochi commenti potranno essere fatti sulle cifre riportate,. perchè trattasi di una f!tatistica parziale, composta d-i elementi che sono insufficienti e troppo va. riabili per prestarsi a considerazioni d'indole generale. Per cita.re qualche esempio, ricorderemo comè nella. nostra statistica i casi di congelamento figurino in numero limitatissimo (12 su 1000 ricoverati), mentre nel novembre già parecchi di questi erano s~ati accolti in altri ospitali di Padova e nel mese di dicembre ne entrarono in clinica circa ottanta. Cosi, se la percentuale dei morti da noi avuta risulta abbastanza elevata, devesi considerare che in clinica ' furono ricoverati molti feriti gravi, parecchi dei qnali pro~enienti da altri ospitali della regione venet!l..


652

OASC ISTIOA CLI:SI OAL T=ELLA

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Va rici degli &rtl Interiori •

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Adenite 1uppurata

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Unghia Incarnita •

10

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Scrofola

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Aace..o ac uto

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Vl&IO ili conlormulone.

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Cl1tlte .

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Contusione

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Dl&tor•lone

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L11.aazlooo

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167


CA SUISTIOA CLINICA

668

Le cifre esposte indicano quanto grande sia il numero dei soggetti ricove rat i nell'ospedale per affezioni non contratte in guerra., molto invero di poca ent ità, che forse avrebbero potuto essere cu~a.te nelle infermerie reggimentali od a.i depositi. Furono complessiva men t e eseguiti 226 atti operativi. Le operazion i d i elezione, qua.li per ernia, varici, varicocele, vizi di conformazione, ecc., s ono state relativamente numerose, se si cons idera la. t en d enza dei militari a. rifiutare cure radicali per affezioni che possono costituire motivo di riforma o di esenzione da lle fatiche di guerra. Il numero dei riformati o dichiarati meno atti è s t ato, in ra.pporto e..! numero compless ivo degli amma.lati, relativam ente piccolo, ma ciò dip~se dalla impossibilita di pote r a ttendere a.llo svolgimento delle relative pratiche medico-leg11.li, quando urgeva sfolla.re i r eparti per d ar posto ai feriti in guerra. Anzi, alcuni di q uelli ch e figurano tra i riformati, vennero trasferiti men tre erano ancora in corso i procedim enti lega.li. Meritano q ualche nota illustrat iva. i tre casi di decesso avuti. Il primo (452 s.) (l) era · affetto da voluminosa. cis ti d i echinococco suppurata del lobo destro del fega to. Venne ope rato il giorno s tesso del suo ingresso con ampia incisiooo della paret e addom inale sot to l'arcata costa le, s paccat ura e marsupializzazione della cist i che venne o pport unamente fognata.. Il processo settico, gia di ffuso ol tre le paret i della cisti, continuò a progredire, si a ccentuò il progress ivo disfac:mento del parenchima epatico ed il soldato venne a morte per S<!tticopiem ia. · , Il secondo (1113 entrò in condiz,ioni gravissime per peritonite' purulenta saccata al fianco des tro e volum inoso ascesso sub-frenico da proba bile appendici te. Fu opera to d'urgenza, apre ndo e fognando ampi a.mon t e le raccolte · nei punti più declivi.

s.)

Il .p rocesso suppurativo,. rimasto localizza to, andò rapidamente limitandosi, ~n 20• giornata il paziente ern 1\piretico ed in condizioni g enerali buone. In 30" insorse pleurit e essudativa destra ed il giorno dopo il soldato improvvisamen t e mori per paralisi cardiaca probabilmente favorita à al modico grado di ver s amento pleurico formatosi. 1 terzo caso (1426 s.) presenta va fistola tora.cica consecutiva a. pleurotomia per empiema. destro tubercolare. E ssendovi abbondao te secrezion e e ristagno di pus per la posizione alta de lla fistola e mancato accasciamento della par.ete toracica ven~e eseguita una toracoplastica. che il paziente tollerò bene. Non miglioraron~ ~ro le sue co ndizioni ed il processo specifico polmonare aumentò in prosieguo : e~ten~ione ed intensità; si aggiun~e n efrite che affrettò la morte, avvenuta. g'.ornt dopo l'operazione.

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i'}jtL'.\

la let,~en ~ ~. se r,·<' n el iudicar c .chl' il 11umcrò s i ri ferisce a<l u n soldat,o, ment re d ,m~ e, n "· •,nd,cJ,.,,.11, che il num,;ro si riferisc,• ad un ufficin le. I numeri corrispon. a q ue lh d,,j r .:·g,stl'o . . · I' JI' d I . I gico dei >1old1tti. nosoI og1co ,I <'g I'1 11 ffi · crn , ed I\ que , . e reg,st,r o noso o-


664

CASOISTICA CLINICA

FE R ITI

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Soldati

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656

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658

(' A,-U1STI0A CLINICA

,IRTO INF11 IIHIDA 122

.'\KTICOJ,.UIO~"& flBtO

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659

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Cow.. a bhiamo già o,,ervato, ,!il. u11e. srn.ti~nca par1.i,de. come e la presente, <;i r,o;;,iono r icavare ,:lement i per stahilire mia qmdsiasi pe rcentuale, esse11,io t .d: .. lemeuti trop po scar..;i e ,·ariall!li. Podii corurno:mti pot rauno quindi c~-,~r,· ratti ,mlle cifre e.-;pos tt!.

11011

Feriti da arma da fooco. La di-,tinzio11e frn .le ferite ,In arnm d 11 i'uoco ,li pi<·col,, ca l ibro e riuelle ,lt gru~so calibro o di bo111bl\, quando non ,·i l'l"l\no dati olJbiPtti\"i sutlìcienti p,•r st:d,i lirl", venne fa t ta di necessit,'t in lm~e all a ,Hcbia r azio11e del ferito, il quale. per lo p :11, an,·J.o iu buona fecle, ·afferma cli e~.;er., .;tato col pito da pallottola di fuci le. In cui ferita e cooside1·ata pi ù nul,il,•. l'Prr.iò il 11umero di f11dte che tig11rnoo nella .;ti\li~tica come prodotte da que.;t'1Lrmt1, J.:, 'l"e ritem•r:ii nlq11nnto m11ggiore ,lei te:de. Feriti da arma "hianca.

t d11 rilevnri;i il numero Yernrue11t1; es,guo dei feriti J R. !\l'ml\ biaac!\. :•u,o del lR quale semlirn propl"io po,:o fn1uil111re ai nemici uostri. fn g~11t·rnle si è trnttnto d i ferite lie:l'i. i11teressan ti i soli tessuti molli s.uptrfk i:.li e p,·r lo 1,iii degli 11.rti. Feriti da proie ttill indlretli. ÀÙLiaa.o riunito t ra le f eri te da proiettili i11d iretti quelle pr oJ.otte di\ frnm ment i di pi,·tra, da scheggie d i legno o d'a ltri 5!0rpi pro iettati per l'u rto o scoppio di un proie:ttile ( per lo viù di grosso calibro) o per lo scoppio d i 1101t mina. Geuera.lnH·ote s i·è trattato di piccole sch egge m u ltiple, producenti ferite ln cere, oppure, più f~equentemente, a can11.le c ieco con tragi tto breve e rilenzione del corpo estraneo. · In alcuni casi però furono rinvenu ti gro,;si frammenti, e lo scriven te rir ordn che, uel pre~t:,re serviz io temporaneo R.ll'ospedale di Mouteor tone, ebbe a d estrarre u na pietra del peso di circa 400 gmmmi, incu neata uel sacro. L e parti che maggiormente s i presentarono colpite turano le oatich.e, la testa, il dorso e le superfici posteriori degii ar~i, ciò che si s piega pen sa u:10 alli~ posizi ono che soliLa.rneote p rendono i soldRti p..-r ripararsi dni grossi proiettili. lo d iversi ca si, R.ozich è una soluzione di continuo, si ebbe a r iscontrare per s imili proiettili dellecoil tusioni con e.:chimosi od eruR.tomi e spes;;io R.n ch e fratture ooperte. . A.I esempio il n. 92 u. ebbe a presen tare, cospicuo emotom ce per frat tura di •. coste prodott a du. frammento d i pietra. ed il n 381 s frattur11 de ll'omero ~d emotor ace per la. stessa causa. In quest'u lti mo però non esisteva frattura di co5tc, bensi sintom i di lacerazione polmonurn prodotta da s uccussione. In un altro ~aso (n. 103S s .) si cons tat ò frattura doppia. del bacino cimsata dR. uo· m acigno sro'osso in seguito a.I lo scoppio di un,, granata.

Traumi d h ers i. Nei tra.umi d i vers i a bbiamo colloci,to le contusioni, d istoraioni e frattu r e prodotte da caduta , travolgimento, ecc. . · n vin.ti al I coutu~i, per lo più leggieri. do po pochi giorni di r iposo, venne ro 1 lor o corpo.


6 [))

T rn le di!:'tor~ioui 11:\ pr1>,lom i11a to qut>lla ril,io- ~11r~ic11 si>mplice: ;;oltnnto in due ca~i fu vista 1t":-ocint n a pan~:i,lc i'rnltu rn di 11n malleolo. Anc·he la distor-

e

~ione del ginocch io stata abha,-tan;m frequen te f! per lo più <'omplicata da con· tu~ione e lieve versanwnto articolare. Furouo curate con immobilizznzio11e e fa .s<:iatura compressin\ per pochi _g,nrui f (j.10) e poi con mu~saggio" mo1·ime11ti pnssivi ed altivi. · l'el ginotchio. i11 qualche cn»o ili p(' r ~ìsten'te ve1·,:;anwnto, :;i ordit,ò u1rn. fascia ehtst ica. La lu~~aziono d~ ll"anca fu os• ern1ta solo in uu cas:o ( 11. 62 u.) . '11 rnun1·as i di un nvintore caduto ron l'appareccl, io e che nv<>vn ripor tato altre lesion i nlla. Lesti, ron frnttura 1·01111:ninuta ùell:L ma1>dihol11. La lussa7.ione venne facihnente ridotta ~otto narro,;i. Ln mit,!?gior parie delle frnrture ~ono stlLtP !lempl ici. ad ec,..ezion e del c,1so ulti111nn1e11te r icordato e di un nitro che merita riJi,.yo per il notevole r it.nrdo c he si è nv,,to nella. formazioue del callo. Trnttavns i di un motociclist11 (11. 1131 s.). che, 1,el cad\'re con ln mac -:hi na. aveva r iport:ito ·frattura eompletn delle dul! os,;a della gamba tra il [l! medio ed il III iuferiore co11 perforoziotte d elle pi,rti moll i e filor iu,-cita del moncone ti· hiRl e :,;uperiore . Es~•·ndosi inconLrnt:1 dit\i,•olti\ a m1'11tt:nere ben r idotta la frattura, venne prnticata Ja sezione del tendiue d'A r li ille . Dopo due mesi, mancando ogni :wce1rno alla fo rm a zione llel callo. si cercò di init,tr e i moncon i soffrega11doli fortemen te tra di loro JJo po un al tro mese fu necessa r io ripete re la ma11 ovr1.\ eque! ta volta, sì iniettarono anche alcuue goccie di soluzione•1li cloralio a 1:10 tu t to attorno e nello spessore ilei focolaio di frattura. Cosi si raggiu n~e l'i ntento e dopo altri q uaranta g iorni d i immobilizzazione dell'arto, questo pot,,', essere lasriato li be ro e sostene re la persona senza nitri appoggi. ('on tutta prob1tli ilitit il r itardo n ella formazione de l callo er a stato cau~ato dnll' interpos izio11e di parti molli tra i moncoui . [I ,·nso menta riliP1·0 per il huon ri!'tdtato ottenu to Sl·n1.a ricorrere tl mezzi c 1·ue11 t i.

,.

l"~lìoui.

Poro nu mlc'rosì souo stati i casi di ustione. Tra •1t1esti nou abbi amo compresi quel l i 11ei qnn l i le scott.-'l.tu rc, per lo più l imitate al viso ed alle mani, era no state p rodotte d allo sco ppio vicino di una Lomha a manQ, perchè geue r11lm,·nte accom· pagu ate da altre lesio11 i di magg iore imporrn uza. M erita r ilie vo un cr1S'> (n. ~17 s.) di u,,t ione di I[[ grado prodott " da colpo di folgore. La scari cn a veva lasciato al ,mo pns:-nggio un11 s triscia di cute carbonizzat a larga ~ a ·.t diLa t rasverse ,•ou torn:rnte l' arto inferior e si11istro, dalla re· giont• tro<'nnte r ka ti 11 0 nlln p1, rte iuforiore e<l intero" del polpacc·io. Dopo la l'a dutti del l"ti,.;cnra, la ripa rnzìone è nv1·enuta con sorprendente rapidità. L a cut·a ha con.-::istito nel nr:,ntenere l'asepsi e proteggere ie suped:ici granuleggrnnti coi, 111 mini! ~i tagliate di guttaperca SJ):\lrnnte ,li va:selina.

ai~

C"111;rlame1110.

Poc h e ,-.on:,:idernzioui si potrehbero fare !-ul numero a ai l imitato di casi di :ono-el:uunito ~urati e dimessi dnll:i clinica tino n t utt o novemb re o i;ht• figurano teli: pres1-,nte st:iti!-ticn; pur tutt nYia, siccome 11ei mesi successivi si ebbe campo .i fnre una larga prnticn. riferirem o gli :nsi>gn,lllll'Dti che da questa ci sono de iv11.ti, indicando il rnetodo curnti,·o a,lottato ed j r i:sulinti ottenuti.


662

CASGISTfOA 01,INICA

In ogni caso si trattò di eong11lamento limitato 11i piedi; ora ne era colpito uno solo, ora entrambi, nello stesso grado od in gradi diversi. , Dalla storia di qnesti pazienti si rileva. quasi costantemente che il congelamento fa favorito non u,nto dalle basse temperat11re quant.o dall'nmidit,i., dalla delicenzf\ di moto e dall'uso di calzl\tU re permeabile all'acq na e di fasci.i o le. gaoci stretti ai polpa.cci. Nei congelamenti di I grado spesso mancò la constata1ione di alterazioni locali, mentre fu costante la presenza di dolori a tipo nevralgico, spesso inten~i. Q11alc11Do però evidentemente esagerava o simulava le sofferenze. In tutti que,ti casi in pochi giorni, con pediluvi tiepidi seguiti da massaggio e protezione con spesso strato di eve.tta, si misero gli individui in condizione di poter rlprendere il lo-ro servizio. Nella cura. dei congelamenti di Il e III grado. si cercò di mantenere, per quanto fosse po'lSibile, asettica 111, parte e di favorire i processi spontanei di rip11razione. Abbiamo 11Sato il seguente procedimento: Alla prima medicnzione si pratica, se non è già st.,ta fatta, un'acc11rata pulizia di tutta la parte colpita con garza o cotone imbevuti di benzina, la que.le molto bene si presta per le sue proprietà di sciogliere i grassi e prosciuga.re l 1 cat.e; dopo questo .viene fatta su tntta la parte colpita da congelamento, una pennella.tura con alcool iodato al titolo di cirel\ 2 p. 100, quindi ai copre con garza sto· rile, avendo onra di passe.rne delle ~triscie tra un dit-0 e l'altro; poi cou spesso strato di ovatta pu.re l!terile e si termina fasciando con benda amidata senz,. punto costringere . A.bbiamo trovato 1U1sai vantag~ioso, specie nei casi con estesa necrosi, di spM· gere della polvere di iodoformio o meglio di acido s111icilico, trii lo strato di garze. e quello di cotone onde limitare i fatii putrefattivi. CoJJ tale procedimento siamo riusciti, qUASi sempre, a mantenere secca la gan· grena, ·anche quando questa era estesa ad una partii considerevole del piede. Di norma. esoidemmo solo le bolle a. contennto purulento e mai allontanammo parti od o.mputammo in primo tempo. L'amputazione v11noe bensl eseguita in due casi, ma in secondo tempo, qnando cioll 11i era già nettamente sta.bilita la. linea di demarcazione e nessuna speranza. rimaneva di poter salvare sia pure ulla piccola parte del piede, mentre i pazienti trovavansi in grave stato setticopioemico. In tutti gli altri casi si attese l'eliminazione spontanea della parte necrosatR e si intervenne solo più tardi per regolarizznre, s.i vi era bil!Ogno, il moncone residuo. Per favorire i processi di riparazione si procurò di tenere le parti colpite al caldo, a'1volte in abbond:inte strato di oVl\tta a()(lanto a bottiglie od altri recipienti ripieni d'acqua riscaldata. Nello stesso tempo si curò che la dieta per questi ammalati fosge nutriente e di somministrare loro degli eccitanti cardiffci, specie '1Ìllo e caffè. Tra le complicanze osservate ]11, più grave o relativamente più frequente 1t stato il liemmonu, limitato per lo più al cellulare sottooutaneo, ma talvolta este<;O e.oche alle guaine telldioee ('d ai muscoli. Lo si è visto illSOrgere ~che in C(lll• gelati di II grado. Di solito non oltrepassò la 1ino11 dei malleoli. Fu curato con 1tmpie e multiple incisioni sbriglintive, fatte précocetnente ea estese o.oçbe oltre i limiti del processo per interrompere le vie liniacicbe.


CASCl$1'1CA CLl:S:Jt',\

tiG3

L'aspetto di qu1·sti ammalati. simi le a 'lue llo ù i iudi,,idui in predn a grave tossico-setticoemia. fu spesso preoccupante e la guarigione h:i s,,rnpt·c rii·hiesto molto tempo a verilicarsi . !\ei due casi ricorJati in cui venne praticati\. l'amputazione esi~teva congelamento d i I!J g rado oste"o a tutto il piede, febb re <Jle,·,ua e grnve dep,:rimonto organico. La lino11 di demarca,.iot,t: i,pparve evidente in XIT g iorni,t a a livello dei m11l!t:oli. Anche se si fosse 11ttesa l'eliminazione spo11ta11ea, sareLhc ;;tat.) u ,;ce,-;;11rio proce•!ere in sPcon do tempo a lln regolar izzazi0ne dol 1noucon e meditmte 1111:i resezione sopramalleol:il'o; l'arto sarebbe rimasto egnalrneute privo del pi,•de ed ac· corc iht-o. :Parve qu ind i gi ustificata l'amputazione delh1 ga.lllb11 t ra i l 1TI meri io ed il III info1·iore allo scopo d i gullclng11ar t> tempo e migliornn· subito le condizioni generali d el paziunte. L '11m pntazione venne eseguita col metodo cir,,oline, formnlldo un m.micotto e.,ente un'o.ltczui. un po' superiore al diametro dell'arto e lasciando l' i111buto nperro e fognato con gan:n. Sulle indicazioni e ,·a11L1tggi di 'lnesto·metodo ancmo occnsione ùi ri Loma re. 1n Lutti i congchi.ti t!i 1I e Jll grado, nmi s i trascurò di praLicRre, ~e n on era giit srt,tll fatta iu pre1:edenzn, una iuiezion e antitetanica e nei casi pii1 g ra,·i Yenue 1·ipetuta . Cosi non e bbi mo mai t r a q uesti ammalat i a n·gisti:are alrun ca<;o di tetano. Feriti In pl h r<'gioni.

R elativamente g rande~ stato il nu mero· dei fel'iti iu J>iù re~io11i; 1,1olt.i tli questi presentarono dn ·2 a o fer ite, t u tte di una cert a en t itil, prodotte da pro• ie ttil i c\iversi e s pesso anc he da a1·ma diver~a. Più frequentemente s i è t m ttato d i feri t e da s hrap11ell o da gnu1atu o da bomba. ).!'el computo cli questi feriti non a bbiamo tenuto calcolo delle ferite di piccola e?Litll.

Xnmero totale delle fer ite curate e proporziono t ra re rit,e infet.tr e 11011 ln fett1i. l iei·iti dR arma da fuoco. ria l\l'ma hianca e da pro iettili indiretti ;:ono srnti ,·ompl essivamente 907. In q11e,;ti si sono r iscontrate 10.U ferite r! Al le c1trnli soltn n to 2 1-1 i11fctte. La percenttmle è statn adunque del 20 p. 100 circa, cifra \' er111m·nte éonfo rte,·ole e che fa mol Lo onore al cor po sanitario c he preFta servizio nelle prime linee. · l)Pve~i però notare <· ho :ibbiatuo annoverato tra le fe rite infette soltanto quelle c he 11,ll'ingrcsso in clinic~ o durante la deg-enza in <ittesta p resc11ta1·ouo fatt i guppuraLi,·i di una certa e1,tit/1 e che ricli iesei·o l' iutel'veuto cliin11·gico, omett endo quelle in cui, pu r presen tandosi fatti 1·eo.ttivi, q ,,.,sti si risolve ttero spontn· neamente o con appropriate cure. D nl le cifre. 1•sposte si .lcsume una relat iva maggio1· f're1 1ueuza della suppuraz i 011e nelle ferite da arma d i grosso ralibro, d,1 lioinba e .Jn proiettili indiretti che nel le forite da arma di p iccolo cali bro. Non sar<·hhè pel'.:i co11validatn l'opi· n ione di coloro che ,;-orrcbbero consideJ"11re tutte le ferite del primo genere come .sempre infette. :\'e aùb inuio osser va te p nrecch ie, nnr he ,:on ri te ozi oné del proiettile, i:he ~lib ero u n decorf;o complclnmen te n~ettico.


664

CA"CibTl C:A 01,l:',J(' A

Caratteri ,Jelle rerlte . d'n..rma da fuoco. Relatirnn11.>1,to ~raud e è stato il 11u mero di solda.ti ed nfficia.Ji cbe fu rono rì co\·ernti pei fori te 1·ootuse, lucero-contuse e da s t~isrio di po<'a entità e pro~siwe alla gunri~ioue. .Forse t: stata la necessità d i dover i,gombrare gli ospedali du r am po ch e bu d,·tennioa t-0 il loro tras ferimento negli ospedali di riserva. Solo alcuue contusioni all'addome, al torace ed al ginocchio richiesero ol tr~ 15 g iorn i di cura e poco più le fer itf! hwere e da stri~cio con perdi t n d i sostanza. Nelle fe 1·ite 11 ranale c ieco q u!I.Si sem pre fu riscontrata li~ p r esenza di proiettile sitnato talor11. ad untt. di;.:t.nnza notevole do.I punto cl' ingresso. [u ,ilcuoi casi di fcritn sicuramente penetran te senza foro ùi u s<'ita. non fu po;.,,i bile rintrac,cmr e il proiet tile nemmeno con l'indagine radiologica. Ricorèiamo> 1111 caso (u. 1240 s.), in cui il proie ttile venetrato ,i.li' ipocondrio d_e stro doV E>Vll esaere 1:1tato t-liminllto fttt r avenn l' inteistiuo, perchè n on fu r invenuto io alcun· sito ed il ferito avova presentato una intumescen za nella fossa iliaca r.on febbre e distu rb i nel ,:ircolo fecale, fatti '1uest'u ltimi che scompa rvero completamè11te durante la degenza in cliuicn. l u altri cas i s i venne alla conclusione ch e il pro itittile, an zich è essere penet rato iu prof'oud itil, avesse p rodott-0 solo una fer ita 11. stam po. Nat u ralmente mni fummo indotti a specillare In ferita solo per chiarire questo particolare di1,gnostico. 'fra le ferite a canale completo forono pur comprese alcuu eJ invero poche, in cu i v enne cousta ta t11 la presenza di qua lcllf' piccola !'cheggia .lascia la dal proiet tile che si era deformato lungo il tra gi tto. Per lo pii'1 minime differenze furon o rilevate tra foro d i entrata e foro d i uscita ne lle ferite da palle d i fuc ile e p1dlette rli shrapn el! non deformate : il foro d i u~cita s i p resentò più ampio di quello d 'entrr,t n e con margini fras taglia t i e perditi\ di sos ta n za 11ei casi di proiettile deformato e di proiezione di fr11 mmenti ossei. Quattro volte la feritn fu giudicata dovuta a scoppio del proiett ile, esistendo una co~picuo. distruzione delle parti molli seuza proporzionate al tom zioni scheletrich e. 'ripico ti il ea;.;o n.131fl s., ne l f!Ua!e uuA. pallottola di fucilo penetra ta a li,·ello della fossa iliaca estern a di sinistra aveva prodot to uno squaroio enorme nella 111\t ica corr is pondente. Venner o r intraccio.ti nei tessuti piccoli frammenti della cam ici;, e d el nucleo del proiettile . ln un nitro soldato (u. 1367 s) fu con ~ta· tata l'nspor Lnzion& d i un largo tnc.tto dello. massa sacro-lombare ed in un terzo (n. 591'> s) l'asportnzioue di quas i tutte le parti molli del dors o della mano. l"n ufficiale (n. H ', ehbe frantumat:i l'a rti colazione dell n spalla con lar g>< perd it n di par ti llloll i. Le ferit.e con perdita di sosta n za furono riscontrate in individui colpiti du gros;,e scheggio di grnn:ola o c he presentavano frattu ra comminuta delle ossa. Ora sì ~ trattato di espor tazione di soli lembi cuti.nei o cutan~- muscolati. ma in ri ua: r·he caso furono d:ste a sportnte 11nche par ti scheletriche. Tali ferite s i riscoutrnrono in prevalenza agli arti. Sono stnti considerat i tra i feriti cou perdita di una parte quelli arrivn.ti in c linic11. g iit amputati e che ra.ccon tnrono di ,wer avuta la parte sfrac.ellata od as portat a dal proietti le. ~on furo 1,o cotllptt>se le pel'dite di falangi e di uno o p iù dit11. Os,,ervR1.ion i prflci,-e non potorouo ,e,;sere fatLe su que~ti fc.l'iti, percbè por la ma ggior pnrle ci giun sero privi d i unri •iu,llsi;,si dichia ro.zio1w medicn giustilì·


caute la rle111oli,:ione compiuto. Ct>rl? o: he ii, qu:Ìld1e c:.., o, '-C·co11do l',dl'o:n11uz io11e ,lei ferito, e,;sumlo li111it:tta la lc,..iom, po tP1·,1,..i t'or,t: t 1:111.1rr· la t·u ra cou.~er Yntirn. .l!'urouo ctm1te 7 frntture t•opertt. :l dell'omero, 1 del cuhito, :? tl elll' cost(' r-d l della clavicola pro,ìotte dull 'urto di rotto ,li uu<1. g rol',fl. sch eggi" ; nell11 parte rolpita esist,·va ,... m pru unn la r g1t ec<:h i 111t>si con o ~em:a lc,iou i cu tnn et>.

~t•lt1 delil' frrlle e loro t.t'atl11111e11lu.

Cra11io: / '1i1·/i molli. - Le fori te contu.• e, Jac1:ro, ronttL,e. H ;,tri,,ciu ed II t·auale iutere~santi le parti molli del crnnio non prtsent1tro110 nulln di pa rticol:;rmentt: i11teress11ute. \ ·ennero però uei primi giorni attentam1:11re /<orn~glinte -per esclu· dere la compartecipazione d1·lle ossa e del r•ontenuto crnuico. lu 1nolt i c11.,i a tal fine uou v,·n ne trascurata l'indagine radiologica Merita r il ievo il caso u. 151::l s .. (~uesti presenrn,·a uella pa r te a lta dellu regione pa ri etn le sinist1·a una piccola ferita rotonda. ric?perta da urost.f1 e data n te da 21) g iorni. Esiste ni par ali i dell'iu-to iuferiore destr·o. elio, ~,·coudo il pn:dente. er11 ,-uccedt1t11 immediatarue11te al traum11. La c11llotrn cr11Dica r1 ppa1·i 1·a del tul to 11ar· ma le i,.11ch e· a ll'indagi ne rn.d 10Jogica e non si riusciv11 a trovare il p roiettile. Colpi il fatto di u on ri levnr•· nell'nrto tiuel g rado d i i potrofia che av rcl.ibc dovuto tener d ietro 1\d una parulisi d:u,rnte da 20 giorni : iuoltr t! h : ma;;se ml1scolari non emno flacide ed un certo grado di contrattura potevasi ri l,, vrne n ei mo, vi men ti pa;;~i vi. L a sen s ibil ità tattica e ter mica serubra \ 1\ :diotita, rn a solo da l gi nocchio in 1.ia,-so, così dicasi dei r elh·ssi tcnd in .. i. Dall'11na11rne,-i non r isu lt.aYa che dopo il trauma prodotto tla sr·oppio d i g rn na ta fosse s11cct:Juto u 11 periodo di i ncoscienza con fatt i c o11_v ulsivi 1 men tre, d iet ro n ost ra r icb1e,tn.. il pazitnte affermò, d 'aver ve duto d ue suoi compagni tliriti nello stes~o punto della t esta e 1·imasti con l'arto pa r 11litico. Sor s e il sospeLto <:he si trattns;,e di si1uul:i.zio11e o d i fo r ma i;;.~er ica Si r ir·orse alla na rcosi clorofor mica pe r wrlere ;;e durante il perioJo di eccitamento fosse compi uro •t ualcbe mnvin1e11to con l'arto destro, urn tnle indagiuo riu1<ci uegativa. · Pur tuttavia co11tinuru1do a tonei·e il ,;ol,l.1to in osservazione ci fu dato r isol,:ere il dulibìo Jiagnostico. Infatti, un giorno, avendolo in \·itato, ment re era a let to d ii;trntto, a mettersi rnpida111eute II seci~re. compi il movimeuto spiega11do con tPmporaneamente i dL1e arti inferiori . .F111toto persuaso che non esi;:tev1t paralisi, in pochi giorni potè camminar,· sp,,ditam ente. I 1 caso, iuterpretato sol to uo Lro ptmto di \·is ra. a nehbe fatto µeusa re a n . d1e a d una le!<ione org-1111il'a <folh cortecc ia cerehrnle prodotta dn llo scoppio dell11 granat!l o per semplice sc11o t i111euto. r casi di 4uesto genere, tome •1 u,.Jli di cosi d ettfl neurosi traulllatica, sarchhero, SC<'Ondo nl cuni autori, ,1s!'.ai frcqticnti 3d osserval'::-i nelle ruoderne g11orru. 'Noi, .;eaz:, metterne in duhl1io la p.,,sihilità. dohbinmo porre in ril ievo c he n essu110 dei ·fer iLi r icoverati i11 din iCft i;hl.ie mai r.. pre,entare tal i forme . E, 111011· tre Sl'l'L\·iamo, 11ti :lono pas.-mti sotto In 110.,:u·1L ossen•a,done circn Hill)O. dei qlmli uo buon terzo elihe· .sicuramente n trO\'ar.• i Yici u i,s.mo al punto di scoppio· di grossi proiettili. 0

;I


1 nostri t"crìti, "P•·c;e quelli di una certa entità. pas~ato lo sbalordimento e la prcocc-u·pazione dei prim, gior ni. t"ur ono ammire \·oli per serr•niti, e buon umore nei ri cord,, re le trngic he or e pas,;ate e nessun di,tnrbo 11en·o-o eLboro a pre· ~e11 tart>. Que<:te con:>tatazioui, e l'esempio sopra r i portato. darebbero r11gio1,e al Chllrcot qua11<lo afferma che la ma!!gior p arte delle co~l dette ""urosi, traumatiche ,;e non sono s imulate, t raggono origine p io frequ ,·nternen re dn alter11zioni psichic he ed id1•1)lr,g 1,·he clie dn uua vera lesi une or~.,o ica del ~i, te1na n •·n·o·o (1). L P. ft'rite dt:! cuoio capelluto 1,~r lo µiii gu~rirono senzA. suppttr87.Ìone e r ,,pi· d 11mento; se coperto d11. cro,ta venue ro 1:i~,:iate a llo sroperto, ,,ltrirueuti furono protetti• con g,,r7.'ì sterile. La lvilcl le della parte ~i limitò al t a gl io dei capelli e ad uua p111.1nellatura iodica. 8 1;110Lb:1'RO. Tra i feri ti con lr•siooe ,!dia callorta. cranica meritn. rilievo il n . 1071 s. 111 que~ti esisleva una ferita a fondo eie,·o leggermente su ppurata alla parte al.lteriore della regione parino-temporale ,ì,·..:.tra, in app,,re11zn di pocn eD· t iti,. L'iud ividuo, enLrnt o in clio ica 5 giorn i do po d "a,·e1· riporta ta la lesione, stn'"a perr'e,tn1ocnte bene e r imane va tutto il giorno alzato. rn 7• gioruatn è c;ol to da a r ces,;o epi le ttico che s i rinnova n el giorno seguente e poi per 5 a l m , volte nella notte s ucccs~ivn. La rad iogrnfìa dimostra l'esistcn7,a di un a ...çheggia !unga 2 cw. i11t'os~a t a sotto il tavolato in rer uo nella seùe della l'erita. \"enue subito eseguita la craniotomii.L, asportat a la scheggia, fognata e suwrau1 in pnrt.e la ferita ope· rn toria. Gli acctJ~~i epilettif'i non eblioro più n ripe tersi e la guMigiouP., ri tarJata d:dl11 forma?.ioue d i pi,·coli sequestri ossei, fu completa nel term ine di n o mese. Neg li altri d ue cai:;i di lesione della callotta, riportati nella statistic:,, esisteva lim itati,. depressione tlel tavolato O:lseo seuza ;ilcunn man ifo;;tazio11e morbo;;a da parte .le!l"euccfolo ; in uno era stata prodotta da proiett ile indi re t to, ue ll'altro d:i pallo ttola •li rim balzo. '.\on vo1111e f\ttu11.la nlcuna curn ~pec1alc. Eguale com portamento abbiamo tenuto in tutt-i i ca-si consimili rico,·erati ul· teriormente in clinica. riteneudo inutile e forse dannoso int raprendere un atto oµcrativo quando ues~nn s iutomn dimostri chinrn1uente unn lesione del conte· nulo crnnico. J;;:,.c~:1-'A I.O. - I fer iti t on lr,ione dell'e11ceì'nlo corr is pondono al n. lOJ u. e or.2 ' · L'ulfic iale pre~e11 la va ferita da palleltn di s hrap111ill 11. rannlP. complrto trn· ver snnlu obli']un,ocnte la scntoh1 cwauicn ,!a!IR regione pinietÒ-frontale di un In~ a quella opposlu. In un os pednle dn. campo ei:auo state tstratte alcune sc.:lrtJggte osst>e ed ampli:ilo il foro di Putrata . \"i,ni va n noi :!O gi,,,·ni do po ln lesione ; era in h1101111 condi?.ioni, seuz,1 nl,·110 si utonrn di lr>~ioue a focola io dell"encefalo. Fn dopo pocl, i giorni, d ietro sua richie~t a, t,rnsfet·ito in altro ospit ale. . 11 S•Jl<fa t·o pre~PnLavA. ferita d11 fucile n ca11alo ,·ornpleto traversante il c-rauio llll una n·gi•Jlle 1mrieta!e all'all1:l nel trnlto .posteriore, ònta nt" d11. \103 scttimllna. Era io i,lnto cli compiuta incosr·ie11z:\ e ,li doJirio : JH-rdeva orine e feci, r i6lltll\'II il ,·iho, avova <1ualche contrnz1ouP ton,c·a ng li at·ti, pupille midriMic he poco ret1· geuli, focol ti, vi.sivn 1110 \Lo r,0111pro11u.:ssn. La. motilitll e seu,-ibilirù generale er:iuo nl>ba ..t,11om 1·011~er vate, 11 0 11 p r,10,·,1 p1:rò rej?(;'<ir~i in pierli; la temperatura Sllli· fel,hrile. {I) l<<'t·f·n lf:J1H'H11 · n l d1i111110 ,,,·11tu i11 ,·11r,t al1ri :! ,:u~i cli tu•v1•u,i 1r,tunio tiN\ in 11tlic·1nJj :..: 1111r1ti in 1,,1(•hi :...ri0rn1 .... ,,11 1., c11rfl !:11:.:11,•:-1\1\·n.


CASr.:1S'r JC \ C'Ll':\'IC.-\

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I fori di entrata e di. uscita del proiettile si p1·e,;eutarn1lo piccoli, regolari e qur,si c icatri1;zllti: la radiogralìa non dimo,tra va la prP,:enza nè di depressioni, nè di scheggie iufos,mte. Col ri poso. alirue1,1tazion e artiHci..le. vescir.n di ghiaccio sulla testa P c1wilche ipnotico m igliorò tanto rapidamente dii potor alzarsi e cammina re, bench& ,orretto, dopo circa lu giorni. Venne trnsferito in :2:5" giorr.ata a Pavia in con•l izioni soddisfacenti; pet·:;i~tevano modici d istu rb i della ::;l'ern visi vii dov•iti a scotomi, un po' d i confusione mentale e di incertezza nei movime11ti. R iconlereruo alt ri due fer iti al cranio 1lelln regione pinicto occipit.nJ,, con lesione dell'encefalo avuti iu cura ulteriorurnute. .Entrambi nv11vano subito in o~pedali dn campo operazioni non ben precisa bi! i. Al loro ingresso presentav,mo prolasso del ~ervell o iu qoni-;po11rlenza delle breccie ossee, di,tn:·bi \"isivi ed in un o anche gra,·i perturbamPut i p1-i,·hi.:i e motori. Anche i11 questi cnsi oon si e proc!ltluto :vi nlcun atto operati vo, rua si In.sciò fa1·e a. madt"e onturn, che invero b i, provved uto in moJo sorp1·eocleote. Infatti. col cicfltrizzarsi del le fori te, s i ridusse s poo tane1uneo Le anche i I prola,-so del cer vello, dim inuiro110 11otevolmente i .!i:;turbi visivi e per il resto d iveuner o individui quasi del tutto uorm:tli . La fig; . l rappresenta. la fotografia di u110 di questi. il pi ù gra ve, l>i cu i guarigione h1, destato 111eravigli.t tra i visitato1·i dei 110,-tri reparti. Un terzo ferito al nanio, pure aNuto ulteriol'menle i11 cura , presenta,·a al suo in gresso ferita s u ppurata ,la scheggia di grosso p roiettile o ella- regione parietale · sinistra con l:trs;a aspot'tazione di p,1rti molli,· denud,imeoto del tnvolato o~seo e frattura mgginta ,1i 'lUe&to con l ieve infossamen to; nel mezzo del focolaio C'sistev;, una schegj?ia ossea delle dimen sioni di mia moneta di ò ceute;;imi con segni d i nec:r o:si. TI soldato aveva febbre elevatn., cefal ea, emiplegia destra di moto e di seuso, torpo r t! int ellet tu1de. Kon aveva .Pt>tÒ mai prese11tat-o fatti convubivi, ne vo1uito ed il polso e rr, piuttosto freque11te. Il sospetto cl1e i l processo s nppurn tivo s i fosse diffuso dall'esterno all'interno del crnnio attra verso le linee di fratturR aveva qua lche fondamento e iu discussa l'opportuu it:'l di un pronto iuterve11 to . .Pre,·alse invece il criterio di do ver soprassedere e d Mte11de1·e che la so,;pett nta. forma Sttppurat iva. avesse a delimitarsi e che più chiari sintom i ins.>rgessoro ad ind icare unii raccolta. endocranica. 11 de corso ul t eriore dimostrò che !'11 ue11e nou in ter, e11 ire. Infatti, con appropr iata tnedirazione, la ferita auùò detergenrlosi, cessò la fehbre, scomparve la ce1'alea, sorsero dalla periferia della fer ita e dalle fessure della fr11ttura delle granulazioni che a poco a poco copr iro110 la. parte di callotta deuudata, compresa. la scheggia c~ntrale, della quale veuue eli111innt:1. spo11tanti,11ne11te solo ~11111. p1ccoht parte corn spou<lf'nte al tavolato esterno. Grndo grado il fe r ito riacquistò l' uso dell'arto d: str o e. dopo due rne-:i, pote\"R essere 111:i.nclato a cnsa re-;ìduanclo solo l..g~cr grado di contrattui·a ·

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D a.gli esern~i ri po:Llti si ùesumti la linea ,li co11d0Lt!t che 11.bbinmo creduto di .~er ten~n, 1,ei feriti a l cranio a n ivati II noi qualche tempo dopo l'an·,·uuta Ies1oue · e, m · · r e,·ent1· p er stn liiT ,re se anc h e ·rn que,:; t·1 sia ' ,mca. l'··~pcn·enza su fenti te m eg~io s o prassedere, uppure inter venire subito allo scopo di pre\'enire o mann~re cit coscritta J'inr·e,.iooe del co11te11uto cranico. . ~r to c h e la. co1lstnta7,io11e ,li scheggie o di co,picui av\·allauw11ti potrà ~empre grns tifica re · • • un pt·ecc,ce interveuto. di 'l'ra tutti i feriti :l\'Uti in cura fino :il maggio l!Jltl ~bbimo oc~asione os,-,en·11re ·~ ~.o I te la torniazione . . . 1o aneu n. sm1l trau mat1co . •le 11·arteria . 1.1·, uu picco 0

\~,sr. -


tt:11 porale , up1,r6,.iule per t'evita da min ut e scheggi.- di bomba a. livello della reg ione 1.ig onrntica in d ue casi e del la r eg ione teruporo -frontale nel terzo. Due v,•unero curati con una semplice fasciatura com pres~iva ed uno co l\:• ex c1~;011e dell'aneurisma . .l:'Al't'IA 'l'ra i feriti alle par ti molli della facci a, chl:l meritano rilievo, ri,·,,rd-,1·emo i l u 132f, s. To questi un p roiettile di fucile nell'attravl:lrs>1·r e il p o uu,ll o di u11 n guancia snevi\ leso il do, to di ~tenoue e dato luogo nlla foi·mazione di uu., :·,11·colta cisti ca salivar<• lungo il t r ag itto i cui fori si erano chiusi: bastò p uug .,n · !R. sacca cou un n eqmnti dalJa su perficie orale e lasc iar e a permanenza. pe r c;rca un mese, uoa p iccola fog-naturn tubulare, per creare una fistola p e rman e11te e g·ua.r ir e l'i nd ividuo . .\"1,i casi di pe1·dita d i p11rt1 e deform it ,i tli qualche r ilie\·o. scompar,so ogn i si.,gn o di suppurazione fu provved u to con phlsticbe od imiesti. ( 'os i pure nelle ferite i nteressanti lo scheletro m11i si esegnirouo in primo tem po operazioni di plastica, accontentandcci di ten er e in buona posizione i f ra.m· m,;11ti con semplici fnscia t ure fino a che il fpcolai o nou si fosse sponranein:nente de tM'SO i\~l lo fratture della tnan d ibolu (11. i;2 11. e ~19 u .) u sammo con ottimi 1.·is1..d tati la bondn del men lo, n oi, mai aeplicnm mo sutur e od altri apparecchi di p r ote,i.';olo a gua1·ig ione ultimata questi feri ti , \·enl'lero i11viati allo s pecialista. per la s ostituzione dei denti anda t i pe!'(iuti. . L e ferite penetranti in cl\vità vennero pure in genere abbandonate al i A. gua· 1·igione s pontanea e so!t,anto si prescrissero freq u~ntissimi coll uttori con liquidi indifl'e rent~ sterili. Ogniqualvolta per !11 sede ed est!'nsione delln ferit.a, s i aveva ragione d i t emere <'he potesse 1·esiduarP u n certo grado di serramento della mo.ndibola. fu per tem po pre[.;critto l'ese1·cizio di apr ire la bocca con appositi coni fotti a vite o con comuni 11pri- bocca. :-;'ou osservammo fe ri te dell'orecchio ch e meritassero speciale rilievo . . [ feriti ag li occhi vennero trasferiti nella clinica oculi!,t ica; s i tratteno ero sol· t a nto quelli che presentavano fer ite impor tanti in altre regioni, pur rironnen do sempr e affi•la.t i allo s pecialista per la cun, dell'nffezione ocuhre :-.olo in un c.. so (12i>7 s.) s i ebbe occasiom; di pratica11e l'enucleazione d i un lml l>o oculare. Una meningite pnrnlenta basilare con secut iva a tlemmone or bitario. ebbimo o~r nsione lii oss<:rvare in un soldato (n. 1024 ·s. ) passatoci da un altro riparto dove pdco:prima aveva subita l'e nucleazione del bulbo e l'estrazione di un proiettile incun i:n tosi nella superfh:ie nasnle dell'orbita. Erano g ià patenti i sin to mi dell'infez i,rne men iug ..,a e, nella sper auzl\ di trova.re una. raccolta. a ucora limitata.alJn fo~sa crnuica. nnte rio re, vPnue p ra ticata. la demolizion e rlella parete superiore dell'orb'.tn d ietro il seno frontllle; scolò del liquido ce falo racldù iano mol to torbido, si m i~e 11 u 110 znffo : mn a nullH. val ~e l'in terve nto perch e j ) proce,sso e rn ormai d iffuso e s o'.,lu tù morì. Ì\e, feriti nl nru;o 1·ou lesioue ~cl1eletrica o n ote\·ole defor mi t à si rimediò a q11e•·.11 cercando d i tener i' i frammenti in buoni1 posizione. Non ~i ebbe mni occns1on4; di dover in tervr nire per correggere In r osmes i d i qttl's tn p::ine.


('ol on111t ro r lclirnle.

Le t'e1·ite d••llc pnrti molli J1•lla rolonna vertehr ::lu, cioi, queile iutt'res,-.ant1 gli imegun1e11ti eJ i mu,,·,,li ,imati in pros,irnitil delln coloa11a. vertr·bralu, t'uruuo oggetto d1 s 1J,•cinle ntt,•nziooe non solo p.:r e"clud,·r e un a com1Mrtccipazio1w d,·llo srhelelro, mn. :incht1 1Hlr l1t po~;,,ibi liu\ ùulla d i lJ'u-;ioue secondari« vor,o lo "l'P•"O VPr lol,ral,• di un p1·ù1·,i,;-o settico origin fltosi nll'e,tel'llo ,li qu,!sto. Que!,la po;;,;ibilicà è dimo,-trnl tl olnl s1•r;u.,11tt" <·n;o<>. , Uo solda to 111. 8•i!J s.1 rièoveralù ,1l1'0,.:pit ale milit11rc µrincipnl e ,li l'ntl onL presentf\va una t'Nirn. da pnllei tn di sl,rn pncll a fondo cieco ue lln ·regione pa1a \'ertel1rnle rlestrn a lil·;}l lo rlclbl 3• dor-:ah, Stette co1npleta1111Jnlu h1·11e ti no iu 7• g :ortH\lR, t:1 n to da p,itar r iinaoeru il!1mto e camrn,ua.re. ro s· gionutt:\ in~or<.,; fobhre cou rnorl icù brivido e ùolo rnliilitit. nellfl region e fe ri l :1. Il giorno s,,g11,•11tE1 impron·isamento ,,omp:uve vnraplPgia di moto e di senso, pa ra!i."i inte., ti11al1• e del detru~ore. Tr11,-;frr itn d ' ,irgem:a in ,·linirn, si consmtò con l'ind ngiue 1·11,iiologica. la pre-;c n,m dd pro:ctLilu incu111mto trn le apotis i s pino,;e dtllla fl• e -t• dor~.t! e iD v icin,rnz,i d,•lla 101·0 lmso. ~ottopo~tù atl ,1tLo operativo, fu trovato il prnii,tti le immer~o in una rnc<:olta purulenln ~ùruun,,·aute, attrave rso uuu frut turR. esi,tente n1:Jlf\ 1am ina del la .J." v_ertebra, con 1111' a llra raccolta s1 tuata n ello speco vertebrale. A perto anrh,i qul'sto e l\1dl'nto il focolaio. per qualche giorno si n otò le~~i,•ro migl iora.mento; Jiminu , la telllp•·rat urn co rpo rua ed appn1·ve In sonsibil it:\ nrll'ano io ferior,• di i-i nis lra . Oopo ::<ei g iorn i p,·rò il fo r ito ven111· n morte per tlifl'usioni! del p rocesso se~tico luugo il m idc,llo. · Ju questo caso, se s i fos~e nl lo11ta11ato subito il proiettile. si snreblie forse evitatn la fatale r.0111pli<:nuz11. Am maestrati d a questo e,;cmµ io in U1l t i i cMi di ferita intercs~n.ute la 1·pg:one vertebl'll le con .:;egui <l i ;;uppurn.l\io11e o con r itenzione del proiettile, ques to ven11c t'Stni.tto ed a perto il t ragitto-. Meritano s peciale ril ievo i feriti con les ione dd midollo spina lo e del ln. co•l R equinn In due casi ( n . 79 u . e n. SO u .) em s tnto iuteressalo i l m iriollo corvi•·al,· da un proiet t ile di fu,·ile il q nnle, n c ll'attrnver;;nre il collo, avovn frntturnto n e l primo l'arco ed il corpo del In t• vertclmi., nel secondo l'arco della. 6" verrebrn. In en t r ambi e:,;i;;tc va parnplegi:i. di moto e di senso, paralisi i ntestinRle o del de· t rusore e n e l primo anche paralisi dei muscoli resr,irntori ~ussidiari del torace. :Non ,;i ri t enne opportuno tc o t111·e alcun intervento, giudicando completa hl r ecis ione del midollo. li primo morì i o 6·' giornntn. principalmente in seguito nll'11lter:1.ta meccanica r espi r atoria, il secondo_in 17" gior1rnta con i sintomi.e le complicam;e de lla parali,;, int esti o a ie I n sei ca si esi;;teva lesio ne <_lolla porzione dor,.;ale. U no d i q uesti venn e o r or11 1·icordato; n e l ,.;ccondo (n. 1031 R.) la ferita, pr odotta J.a pnlletta di shrapnel!, era situata a livello d e lla par te medi1rna della colonua dorsale, con foro d'e n t rati\ a 4 d ita tras,erse dnlla li nea d elle apolisi spinose, fra t t u ra dell'arco dalia 7• ed s• v ertebra e ritenzi o ne de l proiettil e nel corpo della 7° v erso lo speco. La lesiooe d a t a va da 4 gior n i, ed i l paziente presentava,lU. 5 ceL1tigrndi di temperntura, pa· r aµ legia, paral isi intestina.le e delb vescica L ocalizzn.to il proiettile, dat o il per sistern della felJb r o e levata che faceva sospettare la esis tenza di una s uppurazi one , 0


I i'il)

,·eno•· ,l1·ciqo ed a ttua ro l'intervento . .às porta.to l'arco della , -. ed 8' dorsale con lt scb1:g ge o,see i n fos~at e nello speco, fu estratto <'On facilita il proiettilé: li 10idol!o ì orte mente compreFso verso sinistra. appariva leso solo nella metà destra. Al <!~<;a una fogna tura capillare, non esistendo segni patenti di !<uppurazione, si s uturò a 1;truti la ferita Dlminul per qual.che giorno 1a temperllturo.. ma n on si mod iucò alfotto la pa 1alisi ed il soldato venne a morte dopo 10 giorni. Del tutto s imile si presentò il terzo caso (n 1713. s .) . .Anche in questo esisteva fe rita da palletta di shrapne ll a fondo cieco a livello <lella S• vertebra dorssle, ri· porta ta 5 g iorni prima d'"l suo ingresso in clinica. con ritenzione del p r oiettile nel cori,o della 6• vertebra, paraplegia, paralisi intestinale e del detrusore. La t empe raturn. corporea ern elevata. Due giorni dopo venne eseguito ratto operat.ivo: a<1portRto il 4.0 • 5°, 6° ai-co ve rtebrale. si trovò il proiettile profondamente annidato ne l corpo de lla i;• vertebra e<l il midollo completamente ~pappolata pe1· un tratto di o cm. ~on esis te ,,a s uppurazione. Mori in 3° giornata per complicanza broncopn,.ulllonica. Kei n umeri 1241 s. e 12-12 s . la feritn, di fuc i Le, era a can ale 1·ompleto attra· ver~ante la colonna v ertebrale a livello della s• e .1• dorsale ron tutti i segni della rer isione totale del m idollo. Nel primo la lesione datava da 16 giorni e già s i erano formate p iagl1e multiple e vaste da decubito. Nel sec.ondo la fer.i ta data va da 8 giorui: p1·e,e ntava suppurazione del trag itto, ~ste~a da una scapola a ll 11d t m, e grave ser"i ge nerale. Vennero entrambi a m orte dopo pochi giorni di d eg1:11za ~ el H0 eai.o (n. 111 :a s.) JR ferita, di fucil e, attraversava la colonna dorsale a livello della !>'' ver tebrale <:on frattur,, déll'ar co e recisione del midollo. A differenza fii tutti gli altri ricordati non presentava disturbi di innervazione del tubo d igerenLe . Dopo 15 gi orni di degenza. durante i quali per nulla s i modificarono i fatti dovuti alla lesione midollare, venne trasferito in altro ospedale. At1c he per numerosi a ltri cas i a\·uti successivamente in cura, possiamo dire che le lesioni d'arma da fuoco del midollo cervic,de e dorsale comporta.no una progno:.i gravissima lRnto con l'intervento chirurgico che senza di questo: In lesiouu midol lRro non è suscettibile di riparazione ed i pa1.ionti soccombono per le complicanze che a questa tengon dietro. Nel ca.~o rli le.~ione d,.lb coda equina (n. 30 u.) si ebbe invece buon esito Il proi<!t t ile , di fucile, peuetrato nella massa lombare sinistra era us<'ito a livello d01l11 t'ossn ilia~a es terna di destra a...traversando la rnchirle a livello della 5• lom· baré; l'ufficiale prescn.triva paralisi qtmsi completa dello sciatico di destra, p a resi n el territorio dello sciatico sinistro, parnlisi ve~cicale ed impotenza sessua.le. Col t e1upo questi !:>in tomi andarono wan mano dileguandqsi; si ripristinarono dap· prima la funzione vescicale e Ja motilitll nol'male dell'arto sinistro, coropnrvero dolori nevralgici m,I c ampo innerva to d ello sciatico destro e parziali contratture; poi lR motilità in gruppi muscolari dapprima paralitici. Dopo cluc mesi poteva camminare: rnsiduaudo solo paresi limitata. ad alcuni muscoli del piede e della gRmba destra.

Collo. Nessuno dei feriti al collo avuti in cura ebbe a presentare lesione degli orga~i cavi; osservammo lUl caso (n. 99 u ) di fer ita d.,ll'a rteria linguale, che fu compii· cli.La da emorragm secondaria i11 10° giornata. Il proiettile, di fucile, penetrRto


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al meuto ern fuoruscito ,.1 lnto esterno e posLerìore ,l,•l (•0110 pr, ,duc·entlo frattura cowmìnula della man ii!Joln e le,-io11r dc·l plcs~o lirachiale sinistro. Verificnca;;ì l'emorn,gia, fu pratic11ta una incisione ,-:otto la m1rndibula spaccando in pnrt;e il tmgitto del proiettile e r rovata. J"nrteri,1 rcci.«11 \'1;:une r,llacciata e In ferìta tampo1mtli. [ lterionnent" fu rono de~e11ti ,1 ue s.ohlnti con aneu r isma nrte ro- \'enoso della CRrotide primitiva, nm non 8.\'e11do accctmta la. p ropoHa della cura chirurgica vennero tra~feri ti. Noi 3 cnsi di lll~ione ncrvoi:a era intere,;·<:ltO il ple.sso brachiale di un lato: io due p~ r fl'r ita eia pallot.ol:i di fucile ed in tino da p11.llett,l di ;;lirnpnell. Ln p:1rnlisi, rste!la sul principio, a11dò li,uitan,losi sempre pii! ud alcuui t ron~hi nerrnsi, e veune ro trn.;;feriti col con,ig lio d: non r,ccettare l'eventuale p ropost a di u11 Atto operativo se nou fo,;scro passati almeno 3 mesi d:illu ,lati\ df•llfl ferita. Durnnte la <l1!g<'n?.a furono eseguiti runssa~gi, mo,·imenti llHivi e passivi ,1,i appl ica?.ioni elettr idie sui gruppi mu:<colnri ('andi tir1 .

Torace. Le fo ri re 11011 pe11etranti in tom~e, limit,ue cio.'.: alle sole partt molli o cou coruparrecipaziono rlcllo scheletro se11zl'L k~ione plcnl"ica, non prescutnrouo nulla di par ti1·01:\~mrnte inte ressante e d,•corse,·o fnvorevolme ,ne sen7,a complicfll1ze. [n 3 ca,;i la f,•rita av ovfl inter~~~ato la plt:!urn senz1l le<IMe il polmone, P~"e11do il p ro iettile Jlft,~ato tnngenzi:,lmente alla "llJlCrficit• cli q ue.:t,>. Esi~teva sfn>gnmen to pleurico limitato al t ragitto del proiettile ed in due nuche modico Ye1·.snmeuto ,-ier o- emntico che srompnrve spo11tn11e:<1nente in br e,·o ternpo. Nf'lh, ferite pcuP.tn111ti co11 lesione del pol,none uon ma11rò 11iai nei p rim i giorni l'tispe ttorn?.iouti di snugue e qurt-;i srmpre fu pr!'SPnte versamento plenro emati,·o più o mono abbomlante. Fu l'isco11trato inf1,tti 11; volto sopra 18 f1·riti (uumeri 27, 9 7, 159, ltllt Ul\1 u . e n ume ri f,tll, 615, 9 H, l-102. 1410, Hol, 1793, 18.?4, J S..1:J, 165 I, 1889 s.). Il ve1·si11uenLO 12 volte ebbe a rin;::sorbi rsi spontn ueame11le senza l:, s(·iarc 1dcu11a traccia appre?.z,tliile; soltanto uel c,1~0 18!3 s. dopo ·l 5 g iol'lli potevn<;i nn rorn. ri lavare una incompleta espim sione del polmone. In due casi (n u,neri 169 u . e !Hl s.) fu nece~sar io svuotar e in pa r te il li11uido con puntura capillare, porchè arrivava alla pun ta della scapola., pruduceva febbr e e tarda,·a a r iassorbirsi. · · Altt·e 2 v olte (numeri G45 e 1402 ;;.\ es<;en<lo 1txvenuca l:1 trnsfornrnz io ne purule uta, del liqnido, fu ,:;ubito eseguit11 la t orncotomin con resezione d i un tratto "di ci r ca 10 ero. ·<lc,l\'8° e 9• costa sul ln o.scollare posteriore. Au cho in quosli ca s i l'esi to fu feli c issimo ed i feriti dopo I.O giorui furono t rasfe ri ti, e$se n<lo prossi m i a guari gione. D a lla cnsistica r ifo1:ita r isulta qunle sia sto.lo il r·riterio d i curn d a no i ~eguito per l'emotornce : r ispettato !Sempre in primo. tempo, cioè a ferita an cora recen te, v e nn t< in p1trte svuotato qun.ndo mostrò di tardare nd essere rinssorbito, e fu ape r t o il ton_\('e n.i pdmi segni r;icuri di un t\ avvenuta trnsfol'mnzione purule n ta.. E c be s i p ossa a ,·cre uua riso!U?:iono sponLnnea anc he ,1uo.udo compaiono sintomi gravi lo d i rn o-;tra i l seguente caso : un utTiciale (n. 15!1) preseutan, una foritn dn f n cil e attrn.vers.iote l'emitornce dest ro diil la pn.rte Anteriore dell'ascella a l


mar!.{i11<: ,;piu.dè ,J,,Jla ~r:npoìa \"f'r•o l, punt,1. datan te da 4 giorni. Lo stes,o proi11tt J,, in·cva 1,.,rfor.1to le pa rt i 111 ,1li .Jel lmu:r,o dP~rro. E s1::.tcva versnmentO vleu r i,·o fino all'ar.~o!o m:'1·r1ore ,[,,ila q,•11pola. woJica dispne11. temperatura osr.d l:rn te tm 3i0 .~ e 8&0 .ti. l'cr 11 giorni queste conrl:zioui ri.mnsero staz?onarie, poi aull!entò la temp<'raiura lino a 411°.i'), r:ruhho la di'lpnr·:1. e peggiorò lo stato generale. l;n a pm1t11rll •!!'l plorali\·:~ rli1•!le r·-ito a li'1uido ..,iero eruntico, che nl microscopip non appan·e 1·ìl'f'O di g lobuli biauchi e nelle !'emine non diede .~ viluppo a germi. P eggioran,io anr.ora lr co111lizioni del ferito, dopo altri '2 giorni fu ripetuta la p untura eva~uando 5() cm' di Ji,111 ido aventll gli ~i.,;;,.i ,·aratteri del primo ottenllto. li g:ior110 segu1:nte <'<,miuciù a ù imirrnirti la tcmperlltw·a e 3 giorni dopo ern completnwenrP apiretico. Ve11n1· tra~f•·ritn II vf'nova 12 giorni . dopo, ed :i.Ila distn11za di ùu& me~i •:bbimo nntiilie che c,rn ritornato 1ìl fro11te. 111 ne,;-.nno dei casi ri:,ortati nella statistica ,;j ehbe a coDst atare r iten.zione d1:I proietti!,· nell'interno riel tr1race. K!'I 1,. 6~5 s .. gii\ ricord11to, la ferit~ ern ., fondo c·ieco, ma il p,roi,,ttile, dopo avere attrave rsato il cliafra1nma, erasi arre~tato nella ,oa-;~11 dei mu~,;ol i ~l\c:ro-Jomhll.ri, dove vPoae lasciato 11011 dnndo luogo l L f'.,Lt, suppurl\t1vi rnal~raùo la complica11.1.a doll'em pierna. r II solo ferito con ritom,io11e ùel proi1etLile nel polmone (scheggia di gran:.ta ) 'li è avuto sino ad:orn. in ,:urn. Questi, oltre nù altre fori te tn,n5fosse al dorso e spalla, pre'!enlavn urm feritn a fon<lo cieco al1'ipoc:ondrio destro sull'asceUare anteriore con riteu:r.1011c rl~l proiuttile a livello del .i.• arco costal e sulla Ste$Sa linea ascellare anteriore, acl un:, profondibi di circa a cm. rlalla parete costale. 11 soldato ero. fehhricitatHe, aveva tosse con abbondnnte escreato muco-purulento e deperiva progn•ssivnmente. ;>/ella l:lecle del proiettilo 1•sisteva un11 zona di ottusit à larga cirra 10 1:10. estenclc•n Lesi 10 ha~Ro v e,·so il foro di entrata. A.ll'ascoltl\Zione si per cepivn qu alche rantolo a g rosse bolle e r espiro auforico. La puutura e splora· tiva eseguita, due volte e rn r iuscita uegativn.. Accennando la temperatura o.d ,rn mon tn re ed rwPndo 1\-.-<Sunto l'espettorazion e ln forma d i vomica, s i decise l'interven to, din.gnosti,·ando. un a~cPS:<O pohoonare forrulltosi a t torno e )ungo il trngitto tlel proiettile. Eseguito uu taglio obliquo dall'ascelll\ verso l'ipocondrio " resecato un. t ra t to di 4 s uccessive coste, si esplorò col d'ito la cousistenzu dei tessuti sottostanti, o dove questa. a pparve maggiore, venne praticata una incisioDfl attraverso la. qualè si anelò alia ricerca del proiett.ile, ch e v enne trovato immerso in un ascesso gr-ande quanto tm U:ovo di colom bo nel punto precisato con l'indagine radiogra fica; l'ascesso si estendeva in basso luogo il tragitto del proiettile 8 comuniciw1t coi hrouchi. Fognato l'ascesso e zaffatn la ferita operatoria, s i eb~e un decorso ottimo. Cessarono bc,IJ presto la feLbre o ]'espe ttorazione, le cond1 zioni generali rapidamente migliorarono, e, dopo 2 mesi, l'ammalato pote essere· d imesso convnloscen te. Uu a ltro caso cli a scesso polmonare con;;ecutjvo a ferita da scheggia. di granata, ma senza ritenzione di proiettile, si ebbe nel n. 1882 s. Eseguitll la toracotomia e l'apertura. del.l'ascesso polmona r e, tutto sembrava dovesse procedere ~ene, qunndo in l(}& g iornata insorse pleuri te essudativa dal lato opposLo e n el grorno · per pnra1·.1s1· c.ardinctt, c 9rto f a-vorita dal ver· sPgnente si· ebb e morte ·rmpro11v1sa

+

snmento pleurico rapidamente s tabili tosi.


CASl"J!-- 1 W A ('1, IXl f' A

·P oca espe 1·ie11za nhhiamo avuto CJ\mpn di t'nre sulle le~1oni 111>ll':1.1!do111<•. ,·s,;eu,lo staro ricoverato iu cli nica uu nnmero rolativarnente esii:,:uo tli ,1 ue.<ti ieri.i. l n fatti. non te1wndo calcolo di q1;ell i con losioni limi tate alle po.reti. soprn 111•1() in,li,idu,, •oltauto 8 presentarono f,•rita pene rrirntP in ca,•iti1. PossiR.1110 s pi<·g.nci la r agio ne di un n cosi lini:.,. pro pot?.ione µt>rls,,ndo che un i;rao llllme ro di qnest:i t'Arit,i ha dovuto forse so,.coml,ere prima ,ti ;1l'l'i rnre n. noi ,., sul cam po rli battaglia o uegli ospr.tlali di prim a li1wa. La percCJltuale es atta de i feriti all' addome potranno darla ~oltRnto i ,rn.nitari che s!'guono l'esercito comlmtteu te e solo que;;ti sa ranno in grado <li riferi re, ba~1rn do,,i su una m1me rosR. casistica. sui risultnti ùei vn1·i rn etodi cu r;.tiYi. Per lo più quest i f,,l'i t i a uoi v,mnero trasferiti R d ecorso g i,\ inol tmto. Nel 11 . l :?11 s. la l~sione da tava ,L. H giorni; il proiettile,. scheggia di gra-. 11::.ta, penetrato u el 5° spazio i11tercostnle rl e!<tro sull11 P.rni,·l 1i,·enr ,•, t:ra ~i :o rre•tato nPl q11:1drnto dei. lorol,i <lullo ::;tesso lato a ltrn\·ersnudo \"Cro~imil!11ente din1 ram ma. e fegtit o. Al suo ioi;res~a pres•·nt,r:va morlica t'ebl•n' r <l.;il,•117.ia n ll' ipocondrio ferit o. Cu r:i.to con ripo;;o, .dieta nt1:< te ra e \'e;acica d i ghiaccio sull'nddo1n>', dopo ;1 i;iorni fu a piretico ed 'in 11;• g iornll.l>1 s i Rizo. 'fenn,- mandato poi in li,•enza guarito senza nlcun disturbo da pnrte tlel pr oietLile che ~i ern in,·,tp::u lnto. N el n. JSSo s. il p ro iettil e (di fu,·ilo), penetrato puro nel :1° ~pnzio inter,·osta le destro sulla e1niclaveare, era~i turestRto ne l qmtdra to dei lombi do po :1.v6r attraversato rli a frnnnna, f'pg11,Lo e ren e. La ferita datava d a W giorni e quando en trò in cli uica., il ,;oldi~to pre~enr ava . febbre elen~ta, \'Crii1LmmJlo pleu r ico purnlento n. de~trn, !i,;tola biliare uel punto d'ingresso d,.J 1•roiett ile e µrobahile ascesso sub-fr,•ni co. Uiliutò ost.i111Lt1imen te quallmqne ;;orrn d i inte1;vcnto : p,•r qualche giorno pegi;iorò, ma in seguito subentrò 11110 stato cli tollernnz,t \'erso il processo settico ve,.amente sorprtmden te e fu pussi hile, dopo 13 giorn i di cl,•genza, soddisfare a l soo d("i-1Ìd1irio di e~sare trn><for it o n 'Tor tou n. l'<,rmanern. il ,er:<a· m ento p leurico pur11lenio e la. ti•tola biliare, ma le cond i1.io11i genernl i ,;i era n o fattll d isc- rete e ]H. tempe rntura din-nuta quas i normale. Nel n. 1·1-0:2 s., già ri1:ordato tmttando dei feriti a l tol'a•·e, il proiettile, di 1\1. cile, ave va a t trn vtir;;aw dall'avanti H.!l' iudictro la h11se tlell'emitor:ice destro. Il soldato. qualche giorno d opo d'a\·er riport:i. to la l'Hri ta, prese11t:111tlo fehhro.: ele,ata, era stato tr>1sforito in un rnparto di medici uii dove per ·lO i;iorni 1\1 cu rnto per tifo. Soltanto dopo ques to periodo di tempo, r,,sas i p atente la s uppnr·117.ioue nella zona iittravei·sata rlal proiet t ile, fu a vve rti to l'errore di.ignostico e l'iud iviclno con ,;egriato al chiru rgo Yo1rne subit o opernto di toraco tomia ed a p,, r ta u na sacca pleurica purulenta corrwnic..1.nte con un vas to ascesso sub-fr,, n ico. Dieci giorni dopo era t11.nto migliol'flto da p oter essere tmsferi to a 11.fassn. C'nrra r~. Nel n. 12-H), gii, ricordato a propo;:;ito d elle forite a foudo cieco, non fu possibile riIYVenire il proiettilr· penetrato a li vello' del 6° sp11zio inter co,;nde sulla emic lavenro. Questo solda~o, t'eritn da 9 giorni. prosentò n el la t'ossr\ iliaca interno.di sinist ra u n n. iutumesceoza a contorni non net ti. pastosa. d olente, ~ia a lla prr>s,sione che ,;pontirnea rnente. Av eYa faLb re oscillante t ra i 137°.S e i :39°.3 e disturbi rià ostacolata. , iabi lit:i. in testi ual e. Curato con riposo, d ietn au~rern, o ppiacei e ghiacc io s ull'addoniu, dopo S g iorn i ln. febbre scompan·<' <' l' in tunH!S<:enza ,liminui.


~elle feci fn nr,rata la pre~enza di pus, ma non $i rin~ennt> i l proiet tile. che p ure dov~ va Essere :-tato eliminato a ttraverso l'in t est ino. percbè la r icerca non 'l'rnne fatta a ccu rat:un ente. I ,;intomi di stenosi intestinale do rarono· per al t r i 2ò giorni, poi si attenunron,, fino l')Hnsi a !.com pa ri re del tutto nell'epoca in cui venn_c tras ferito ad altro ospPda le. La les;one d el tuho digrren te fo os ser v>ita in altri f3 cnsi. Nel n. 1520s. ln fe. rita data va da 3n giorni. Il proiettile. di fucile, penetra to nella reg ione della base del Sll<' ro. al lato si11i~tr o, en\ uscito in vicinanza della spi"nn iliaca antero-snperion, d i destrr1. J\el d iario, red:,tto con cura n egli ospedali da campo n. S.3 e 233 dr,Jla 3• armr,ta, era r ife ri to che il sold:lto prese ntò subito parnlisi dello sfintere ai)Clle e riel detrusore della vescica Si man tenne in buone condizioni fino, in 13" giornata, e por.a in cui insorse feblJrn eleva t a e vivo dolore a lla regione inguinale destra, do, e poco dopo v enue aperto un asce;;so stercoraceo. All'iugres~o in clio irn per~il-te \·a fabhre eleva ta e forte dolorabilitt, all':i..nca dest m: l'addome r: ra libero e n eg1ttivò l'esame per il retto. L a ra<liogra(i;, mise in r ilievo, oltre ad una fra ttura del sacro interessnnte lo speco, una scheggii,turn dell'ileo in viciuan:m del la cavità cotiloide. no110 pochi giorni si rese patente una raccolta purulenta nel rarticolazione dell'anca che v enne aperta e fognata, Il pus aveva odoro fecaloide ed evidente- . m ente il focolaio articolare era i n comunicaz ione con queìlo peldco. Non si otteune alcun ru igliornmento ed il paziente mori dopo poch i giorni per setticopiemia . Nel o. Hi4d s. esis tevn una feri ta a càn:de cieco nell rt fossa ili11ca di destra. rbttan te da 8 gioxni. l'.oll'esam r radioscopico si potè nccertarP. che il proietti le, at traversa ta l'ala iliaca. si e r1t arrestato subito al disopra del g ra nde trocante re di destra. Il ferito presentava febbre elevata, dolo;e alla fossa iliaca interna ed esterna, ven tre m eteorico: n ella fos,;a iliaca non era d11to di percepire, anche aiut 1tndosi colla e,;plornzione rettale nessuna intumescenza o r accolta. Sospettata l'esist e11za di un nscesso formatosi attorno al proiettile si procedette, 1tll'estr a zione di q ues to praticando Ulm. larga incisione attraverso i glutei. Lo s i t rovò c i r condato da poco pus e In ferita venne zaffata. P er diversi giorni . si ebbe note\·ole miglior amento, poi insorse di nuovo febbre elevat a. e dalla ferita operatoria cominciò a fuoriuscire abbondante pus misto a feci, ed il pa,1,iente, gìt\ molto deperito. venne n morte per settico-pioemia. In questo caso era passata inosservata sul principio la lesioue intestinale. che !li rese palese solo quando attraven;o il foro prnticato dal proiettile nell"ala iliaca s i a p ri spo11taneamente l'ascesso stPr cornceo. Da l') Uesti esempi e da a ltri consimili avu t i ul teriormente in curi\ impai:amm~ :l g iudica re grnviss ime e qua!' i sempre mortalt le feri te dell'addome pene~r~nt'. in ca vitt\ con co11temporanea lesione dello scheletro, perchè, data l'eveutuahh1. di un n~cesso sterconiceo. è quasi inevitabile l'i11sor ge11za di un gl"l\ve processo osteomielitico dovuti, alla d ilfosion~ secondaria della sepsi verso il focolaio dt frnttura Nel n. 1701 s . esist eva ferita da fuci le da t:i11te da 7 giorni, a ca11~de co_mpl~~· con foro dt enr rnla alla fossa iliaca esterna di s inistri, e foro di u scita 1ll vie•· uanza della linea. nlb11. !/otto l'ombellico. P r ima de l s uo ing resso in clinica era stato r ico\·erato all'ospedale di lllonteortone rlove ebbimo occasione di v ederlo_ e d i cous t at ;i 1·c un llemmone del le pareti nddominali luogo il tragir to della fent.'l

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OA SI.I ISTIC A CLIX I CA

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e peritonite settica circosciit t a. P er errore venne trnsr'erito a P adova a ssieme ad un convoglio di altri fer iti gra vi ma t rasporta bili. Per il nuovo ,·iag g io peggiorò assa i ed appena giunto in clinic11 fu constatato che il processo peritonitico ernsi diffuso a tut to l'addome : malgrado il pronto intervent o per evacuarn con,enientemen te il cavo · addominale. il ferito venne a mol'te il giorno stesso. Particolare interesse offre il n . 1472 s. Questi era staro ferito circa 45 g iorni prima del s uo iugresso da palletta di shrapnell penetrata nella fossa i liaca destra. in vicina nza. della spina iliaca anteriore supe riore. la un ospedale da campo ern stat~ sottoposto a laparatomia e venne a noi senza a lcuna indicazione dei sanitari che l'ebbero in cura. Presentava, una t'erita opera toria sulla linea alba completamente cic~trizzata, ad e ccezione della parte bassa dove esisteva una fistola. vescicnle. Era apiretico ed in condizioni generali buone. Dopo 10 giorni presentò febbre elevata cou brividi e dolori al basso ventre. Praticata l'esplorazicne rettale, si rilevò una intumescenza dura-elastica con un nucleo cen trale du1 o nel cnvo r etto-ischiatico s inis tro. ::,iospcttnndo In presenza. del proiett ile, fu eseguito l'esame radiologico che riusci positivo e con taglio perineale fu facile estra rre il proiettile che venne trovato nella sede indicata, immerso in una sa cca ascessua le. Subito dopo l'intervento scomparve In febbre e rapidamente il soldato guarì. La fistola vescicale n el frattempo s i era s pont!l,neamente chiusa. Volendo fare qualcbe considerazione sui feriti all'addome dobbiall\O dire che sono quasi tutti feriti gravi che bisogna sor vegliare attentamente e per molto tempo, potendo presentilre ser ie complicanze anche a mol ta distanza dall'accidente iniziale. Sono a mmalati che non devono essere con faciliti\ trasferiti da un ospedale a ll'altro e ce lo di most ra il n. 1701, nel qmi le i disagi del viaggio fecero si che una peritonite sacca.ta suscettibile di cura efficace si trasformasse in peritonite diffusa mortale. . · Nor me generali sulla condotta da tenere di fronte alle varie complicanze nei feriti al ven tre non possiamo darne: sarà bene però ricordare cho in queste contingenze, più che in ogni a ltra, il chirurgo deve intervenire solo quando ha raccol to d ati suffic ienti per formulare un g iudizio abbas tanza esatto; quando la diagnosi e incerta e l'indicazione non e completa ..,1 rà bene s oprassedere ed astenersi da ogni intervento cruento cbe può espor re il ferito ,i gravi pericoli. Ricordiamoci s empre c he il peritoneo è il pit\ grande amico del chirurgo, basta che non s ia. disturbato nella sua ope1·a di difesa e d i riparazione. Uacìno

Le f e ri te non penetranti in bacino, ed interessant i le sole parti molli offrirono n u lla d i p a rticolarmente interessante, ad eccezione di quelle accompagoitte da perd ita di s ostanza.. Ne ricordiamo due casi (nn. 1343 e 1525 s ), in cui era stiita a sportata q nasi completamente una na tica per azione scoppiante d el proiettile nel primo 0 per grossa scheggio. di granata ne l secondo. Lasciata. detergere la parte, <i uando la ferit~ com_inciò a gra_nuleg giare, ~i ~tte~ne u11 s ~fficiente rav: vicin a.mento d e i l embt mediante 6.ssaz1one con stnscte d1 cerotto rmnovnte ogni

aiorno. 0 M e ri tano pur e di essere ricordati a lcuni casi di ferita a canale cieco con ritenzione del" proiettile, nei q uali con diflicoltit si è riuscito n s t itbilirne la sede i, a t t. a ed a procedere all'estrazione, perchè situati profonda mente a ri<losso del-


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CAS'ClSTI C.~ CU~I C..\

l'ileo od addirittura nel cavo pelvico. Due ,ol~e fo tro\•11ro n ella fossa ischio ret tale e un'altra t rn. il cocige ed il retto. 1Jn particolare cli tecnica opera toria che va tenuto presente è di evitare la lesione dell'arteria glutea, accidente che provoca u na emorragia gra ve e difficilmente frenabile e che può richiedere una la p:iratomia d'urgenza per legare l'ipogastrica. . Ln lesione dello scheletro senza compartedpazione clegli organi pelvici fu ·osservata cinque vol te ( n . SO e 179 u. e n. 1035, 167:3 e 1760 s.). La lesione riportata dttll'uffìcinle n. SO è già statR descri ttn tr,.tcando dei feriti alla colonna ver· t ebrale; nell'ufficiale n. 179 un proiettile di fucile, pen etrato un po' all'esterno della s pina ilJ'aca postero-superiore, avevR urtato contro l'ala del sacro scheggiandola e frantumanùosi in 7 pezzi. Al suo i.n gresso dopo !J giorni dall'a ver riportata la lesione, presentava già flemmone diffuso a tuhta la natica. Stabilita la sede delle sc.heggie, situate par te a r idosso del sacro, parte a r idosso delJ'n la iliRca ed in parte nella · massa dei glutei, furono estratte aprendo gli a scessl formatisi attorno ad esse. Fu constatata la lesione ossea con in cipiente osteo-mielite. Per 10 giorni il ferito continuò a migliorare, poi, essendo insorta una doppia pleuro-polmonite, venne r,,pidamente a mor te. Nei tre soldati il proiettile a veva trapassato più o meno obliquamen te il bacino frattqrando l'ala. iliaca od il sacro; guarirono tutti senw cure speciali. Nei tre casi di ferite penetranti l'isultò les.:> l'apparato urinario, e precisa1nent~ nel n . 1472 s. la vescica e nei n. 1033 e 1100 s . l'uretra. membrauosa. Nel ca..<:o di ferita della vescica era già strtta fatta in un ospitali.! da Cl.\mpo la cistotomia soprapubica e residuava nna fi stola cbe gnari spontaneamente. Nei due casi di lesione dell'uretra s i ebbe guarigione spontanea. In uno vi fu anche minaccia di flemtI!one ori.noso perineale. Ulteriormente abbiamo avuto in cutR un altro ferito, nel quale il proiettile entrato da una natica era uscito nel triaugolo di Scarpa del lato opposto ledendo uel 'passaggio l'uretra; da.ll'orifìcio di uscita ad un certo periodo e dopo, ch e l 'am malato aveva presentato disuria, si vide uscire orina, me. poi tutto s i cicatr!z~ò spontaneamente senza altre coruplicanze ed al ferito residuò solo un leggero grado di stenosi uretrale, che venne curata in secondo tempo con la divulsione graduale. P er nostra esperienza a dunquè possiamo 'd ire che anche nelle ferite delle ,·i~ urinarie basse conviene attendere <'Ompniano delle n et te indicazioni primR di procedere ad un qualsiasi intel'vento cruento. Nelhi presente statistica non è compreso alcun caso di ferita penetrante nel cavo pelvico con lesione del retto'. Di simili casi ne abbiamo avu to in c ura ult imamente due, un ufficiale ed un soldato. Nell'nfficiale il pl'oiettile, penetrato dalla natica sinistra, era uscito dalla fossa. iliaca esterna. dest ri\, attraversando l'ampolla rl!ttale. Aveva avuto copiosa emor· ragia rettale all'atto della ferita e per qualche giorno consecutivo. Trasporta_tc · · ·m c 1·rn1ca, · · d opo 10 g10rn1 o. I .suo arrivo presen tò mo di ca emorragill secondRna. . . ).l a. fatto questo che indusse a tenerlo in riposo con dieta assolu ta ed oppiacei: • cli alla distanzn. di una settimana sentendosi bene volle ingerire roaggior co.pi~ a · s1•s1Jll cibi e p1·endere a nostra insaputit uu purgittivo. (Nella notte e bbe copi0 :· . 0 . a di gb1>lCCI emorragia che lo mise in pericolo di vita. Fu ftrrest-ato. con v escic voltn t11 al1'1tddome, inJezione di morfin1i, di siero gelatinato e di e rgotina. QueS


n,7 ri mase a dieta a uster R per· ci rca 15 giorni e sen za e va~na re µe1· :21) giorni. Att u:\lmente è guari to senza reliqua1 i. In q uesro caso ol t re a lla lesione d el retto do,·eva esser stRto leso u n gros.·o Ya so: l'eiuurrng ia second ari a fu tavorita dai movimenti della par te durànte In, d efetazione. Kel soldato una ident ica J,.sioue d ecorse se nza alcu na compl iranza e g uarì pure senzR reliq nati. ùn;a11i g<'nitali e~l ('nd

Nei due ier iti al pene in uno L·rn interes,-ato jl glnnde e nell'altro l'as tR alla Sltperficie \'en t rn le. In entri.mbi la ferita era a doccia, inf..•tta 1,d a margi ni s l11bbrHt i. 11 vrocesso ili gua rig ione fu len to, causa la difficoltà rii mod icare asetticamente e le frequenti modifìcnzioni di volume dell'organo. :Xo n p re.sen t1:u-ono però complican ze, uè residuarono a l ternzioni a pprezznbili. . Kel feri to al te~t icolo (n. 1B2:'i ,;,) il proiettilA a ~·eva a ttraversa t o n ello s tesso tem po una coscia e lo scr oto. Io conis µo11de::iza ,lel foro d i nscita fal'eva ern ia il d idimo· la cerato. :Malg rado esii<tesse una for te re azione infi ammator ia non venne eseguito alc un at.to opem l i,·o. ::ii a pplicò dapprima una medicazione ca ldo umida con acqua saturnina e poi u na nwdicazioue secca .La po1·z ione d i testicolo erniata in parte cadde necrosata eli mina11dosi spontaneamen te ecj in parte s i r idusse; res irtuò u n tes t icolo più piccolo, mrt con t utta prob11.bi liti1 ancora fun zionante.

S P AL I.A ..

Pai·ti molli : Kelle ferite delle pa r ti molli ùella spalla abbiamo compreso q uelle inte ressa n ti gli integunrnoti od i m uscoli delle :regioni deltoidea, sopra e sotto olavenre , s opra. e sotto s pinosa. Non presentarono particolarità degne di r ilie vo. Sche{(1tro: Nelle fèrite dello scheletr o, 2 interessavano la clavicola, 2 l'acromion, 6 In s pi na e 4 l'a li, della scapola. Ve nne ro c urate im~obilizzando la spalla con l'ar to corrispondente fissa to 'al tora ce. In caso di s uppurazione, a bbas tanza frequente nelle ferite da scheggia di granata, si è Sp<1ccato il tra~i t t o in modo pii1 o meno completo riuscendo cosi sempre a mnn tenere localizzato ed ll debellare il processo. Un caso ti pico d i edema ma l igno fu os serva to ttlt.-r iormente iu un fe rito da grossa s cheggia di granat a · penetrata a liv!lllo della fossa sot to~pinosa ed arrestatasi a l disotto della clavicola in vicinanza della cupo la pleurica , dopo avei· fra ntumata la s pina d ella scapola. Quando venne a noi, l'edema era g ià manifesto al braccio, al collo e parte 1tlta d~l torace ; il ferito, fortemente cianotico, aveva intensa d ispnea e fèbbre e levata. Venne. subito estratto il proiettile e s i praticarono l\ mpie e multiple incis ion i sbrig1iative. Alla sera tut to l'art o s uper iore , enor memen t e tumefatto, a veva un colo rito a rd esiaco, e tale a.spetto 11,veva assul\to il collo e parte alta del ~orace. Morì n e lla notte. All'autop;;in s i t rovò che i l processo era.si diffuso anche alle ple ure e m ediasti no. A ,-tico{a z ione : P ure nelle re rite de ll'a.rticolazione, con o s en za lesione dei ca pi o,;s e i, s i e bbe di mira princi pa lmente ùi i mmobilizzl\re 1a parte in modo assoluto. Nell'insorgenza di u n proce,.-so s e t t ico conclamato si esegui l'artrotomia con titglio


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C'ASCJSTI CA CLJXICA

anterior e nel solco delto ideo pettorale e controaper tn ra posteriore al disoprn del tend ine del grande dor,ale. Cosi venne tra ttato il n. H u. r icord ar.o a proposito dei proiettili esp losivi. P osto un drenaggio t u bolare nella fer ita posteriore ed uno zaffo · poco stipat o iD que lla a n ter iore, dopo a ver.e e;,tra tti a lcuni de i frammen ti del proiet tile che erano ri mMti nella parte colpita, si immobilizzò la spalla col bra ccio alquanto 11 bdotto. li decorso fu ottimo e quando l'ur'6cia le dopo 40 g iorni v enne trasferito, non res id ua va che un p iccolo tragitto fistolo~o p rossimo a chiudersi, mentre i movimenti della spalla erano g ià in gran par te po sibili. Jn u n secon rio caso (n. 1169 s.) esisteva u ni\ ferita d a fu cile a canale completo antera- poster iore con f rn.tt.ura comm iuuta della testa dell'omero e piart ro. Rubito dopo l'inter ve nto ce~sò la febbre, scompa r ver o i dolori ed alla. distanza d i 13 g iv rni potè es5er e trasferito-. In un terzo caso d i ferit,R infetti\ dell'a rticola z io11e d ella spalla, l'esito fu in• fau st o. Venue a noi (n. 1667 s.J dopo fi giorni <lalla lesione in condizioni grwvi e con la p11.rte insufficien temen te im mobilizz11.ta. Presenta\"I\ una ferita da scheggia di g ranata con ritenz ione di grossi fr&i m men ti di proiet tile. frattura commin u ta della testa rlell'omero e grnve Stlps i progrtJSSi va. Ve nne subito operato ed immobilizzata la spalla, ma nella notte, essendo de lirante, riusci a rallentare la fasci atura, ban che fosse fatta con bende am ide.te. co.si che per i movimenti compiuti si aggrn va rono le sue condizioni e mo ri nel g iorno seguente. Vasi: In un caso .(n. 246 u.j si è presentato ane urisma s purio dell'arteria a scelbre consecuti vo a t'orita d i f uci le a c an al e completo antero,pos teriore, d alla

fos~R sottocla venre a lla faccia postero ,esterna doll a spalla. Coesisteva paralisi quasi comp leta del plesso br ach ia le. II turu ore aneurismatico si es tendeva dal cavo a scellare in a lto ed in a,·anti sot to i m uscoli pettorali fino alla clavicoln. L a ì eritn da.ta m da 20 giorni e nou si percepiva i I battito d ell'arteria radiale. Fu con· s igliato, prima d i sottoporsi all'atto operat ivo, di subire per un periodo d i nlmeno un m ese 111. compressione d ig itale del!,, succla via pr otrl\tta gradatamente siDo a due-tre ore, allo scopo di favorire la formaz ione del c ircolo collaterale ed evitare la possibilità clella g l\ng r enn o,1 atrofia dell'ut o in segui to a ll'a legatura dell'asrellare Rlln purte a ltn. Appena iniziato tale trnttament o preventivo, il ferito des iderò di esser e trnsfer ito n R omn. Ulteriorm t>n te abbiamo nvuto i n cura un a! t r o feri t o alla sp1dla con volurniuoso aneuris ma s puri o dell'a sr·ell,,r e e lesione del plesso brachiale. Al suo in g resso notavasi l'in t umescenza aneurismatica occupnnte t n t to il cavo a scellare, e la meth supei·iore della faccia interna del braccio: a ppariva piena di coaguli e pochi-"siir,o pul~Rn t('. Nella s pei·n.nzR che si potesse eJfottu :i.r e la guarig ione spontanee. e per fnvorirl' 111. fo rma;,,io11e del circolo collnter ale, venne ·pra t icatn g iorn aJm e1ire la compressioni' d igitale clella ;;ucclaYin. per IR d urn t a di 2- 3 ore. . Dopo 2o giorni di t ait' t rnttnmento ern migliorata la circola zion e sanguig_M, nell',nto, mn l'i ntumescen?.a 1nniche ,limin llire era aumentata ; comparve xx:iodi•·B ~ • - I febbre. ed ema, e si in te11sific11rono i dolori n ell n par te. Ment re si era iudec1s 1 ~n,· l'opportun it i~ o meuo dell'inten•euto. si produsse, nttraverso nno dei fori del pr~ie:· t i le. già coper to da cro;:ta. una imponen te emorragia. L 'anenrisnll\ em sro 11P1RtO a ll'estern o 11tt rnYerso il tr:,git.to del proiett1lt·. . Fer mRta JH0,·,·iso ri11mcnte J'emorrngia con l1l compres$ione digitale dell 'artena succhi~ia , il ferito veune trRspor rnto subito i11 ::ala operntor iu ed opera t o . ~0 11 iirupia iucisione e~te.;a dal la •' lavicola lino all>i meti1 del braccio, s i a pri dELppnma


CASC"IS'J'JCA C l, IN!C.\.

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il ca vo ascellare ed isolata l'arteria ascellare nella pa rte a l ta \·em10 chiu~:, provvisorir.mente con pinza emostat ica, in~ i, aperta la sacca n11em·i;;mMica 13d allontanati i grossi coaguli in essa esist enti, si trovò il punto in cui era s ta ta les a l'arteria; 111 disopra ed al disotto di questo si mise un lacc io di t:atgut, si asportarono in gran parte le pareti della sacca e, ravv icinati con qnalche punto iu catgut i m uscoli recisi, si ch'iuse la ferita cutanea dopo aver messo ,lue fogna· ture nei p unti piu decli vi e fatta una coutroapertura. È da 11otarsi che n ell'asportare la sacca aneurismatica ed i coaguli fu r in\·,mut o un blocco ùi indumen ti. Senza dnbbio questi avevano determinato l'insorgeuza del processo infetti\'.:> clie a sua volta fu causa d(c lla rottura ~ponta nea del l 'aneurism:l. Tre giorni d opo fu necessario riaprire in g ran pa r te l:1 fe r ita per domia,are Jr. suppurazione divenuta patente e piogressiva. Nervi :· Ol tre che nei casi sopraricor dati, in altri tre ~i è avuto lesione p iù o meno tistesa del plesso brac hiale. Nel n. l'iZ u. un proiettile d i fucile penetrato nella fossa sattoclavear e i.d uscito all'apice del cavo ascellare aveva r eciso il uen·o ulnare, me11 t re nel n. 165 u. il proiettile con tragitto da lla fossa sopraclave1ne alla fossa sopraspinosa aveva prodotto paralisi dt>l 11e1·vo radiaÌe e med iano. Nel 111 caso (n. !l!I s.) la paralisi era estesa a tutto il plesso brncbiale ed il proiettile penetrnto nel :;oleo deltoideo pettorale, st1bito sotto lll. cfavicola, era uscito dal la fossa sopraspinatn. Oltre alla paralisi ed all'atrotia più o meno e.:tesa tu tti quest i fer iti p resen tarono dolori nevralgici talvolta cosi intensi da ricb i11dere l'usq di analgesici o di . ipnotici. In due casi fu osservata un'ulcera da decubito in corrispondenza <lel!11. epitr oclea. Circa il trattame nto della les ioue nervosa in ogni caso ci limitammo a prescrivere movimenti atLìvi e passiv i, urnss11ggio ed applic,.zioui elettrichti. Operazioni di plastica nervosa non si souo mai compiute, pe rch è in tutti la ferita era recente e spesso non ancora cicatrizz:ita completamente a ll'atto del trasferimento dell'individuo in altro ospedale. Tale linea di condotta è basata s ull'esperienza che c i ha insegnato a n on intervenire nelle ferite d'arma •la fuoco recenti dei nervi, perchè molte volte tali lesioni sono suscettibi li col tempo di uno spon taneo miglioramento e può anche succeder e una completa. i·iparaziooe. Ma di remo in seguito per quali motivi non è consig liabi le u n interve:ito pre, coce nelle t'eri te recenòi d'arma da fuoco dei uervi. BRACC IO.

Pa rti molli: In diversi cas i fu os:-e·1·vata perdita abb:istanza estesa di parti molli cuta n e o-muscolari per ferite da grosse l!'ch egge od in seguito a frattu ra

dello scheletro {I proiezione di· frammen t i. Non richiei;ero per ò mai opemzioui di plastica e tutte guarirono senza n ot evoli r el iquati. Scheletro; Delle fratture dell 'omero riportnl1:1 nella statist ica, t1 l•rano sem]'lici, prodo t t e da urto di proiettili indiretti, le rimanenrj 16 erano complicate e prodotte da ferite d'arma da fuoco Nell e fra tture semplici del I l 1 medio ed inferiore, dopo la ridu.,.iou tl dei mouconi, controllata con l'osnme radiologico, irnmobili.r.zammo l'arto con l'avamora<:,·io piegato ad an g olo retto sul bmccio, mediante fasciatura in .. widata con ferula di fen·o zinc.ito estesa dalla fossa sopraclaYeare al d orso della mauo. 1n ciuellt• del Jli s upe riore invece i1umo\Jili:.1zammo l'arto con l'nvambraccio applicato contro Jn. parete anteriore del t orace ed i nterposi;,ione d i uu 1ri11.11golo t ra il torace e<l il braccio ond e tene re questo leggermente a,l,dotto.


6;-o;(J

CASCI STlrA CLISICA

:'>c·llc fra.i, .r.: complicate da ferite da arma da fuoco, per ottenere une. buoua coattazioue del frammenti ossei per lo più UJultipli, si n co1·se con molto vantaggio all'impiego Ji un tria11golo intt'rpoiito tra braccio fratturato e torace nel modo rappre~entato dalla tìgur" 2. Questo t r iaugolo s i costruisce e:1tE>mporaneameou, media nte una lam ina Ji ferro zincato dello -:pessore di mm. 1- 1 'h, l:i.rga circa 10 cm., lunga 38--10 cm. e ripii:,gatn in modo da formare tre lati di differente lunghezza e precisamente uno di 15. l'alt ro di 13 e.I il terzo di 10 cm. circa. Compiuta la medicazioni• dell,, feri t i, e me;;so un sufficiente strato d i ovatt.< a nche attorno 111 torac,· ed alle spalle, si insinun il triangolo con le faece esterne e gli spigoli pure imbottiti mediautt- sottile strato di o vatta, tra la parete late· raie del to race Pd il braccio abdotto, avendo cura di far corrisponde1-e al torac<' il lino più lungo e qu.-llo più breve all'avam braccio, che ,-iene 1iiegato ad angolo retto e poggia to <:011 l'cstr.. m iti\ a nteriore al tor11ce, in posiilione inter medi11 trtt pro e s up inazione Co11rn,Jlata la ltùona po,i,done dei monconi rii frattura e dei frammenti ossei nll'i?,nme rnd io;.copico. mcdianre g i1·i cli fascia inamjdata passati nell'interno del tr iangolo si 1is.... a dnpprima. que;.to !\l tornce e poi il braccio e parte dell'avambraccio ai lati esterno ed inferiore de l triangolo stesso. Si completi\ la fasciatura., che nesce a ssai solida e ben tollern~ fìssi,ndo a l torace il rimanente trattò del· , · l'avambracc:o (,·e.l i tig. :!•.. 'Tuie appar..cchio può essere tenes t rato o megl io permette di, rio novnre la fa. sciatura ne l t r11tto "orris po ndeote a lla pa rh: d i braccio si,1le della fer ita e cosi l'iwmohilità asso luta può mrrnteners i " lungo. Con l'applicazione ùe l ;.riangolo abbiamo potuto con sto.t a re cho la r iduzione dei monconi di frattura e Jei vari fra1nmen t i ossei i11 buono. posizione avv iene ,;pontrt11 eame11 te sl!n za bisogno di specia~ manovre. Riesce poi sem pre facile, nel fissare il braccio lll lnto corrisponden te del trill'Ilgolo, di fn1·e pressioni io vario -a;enso · ui mònc:oni di frntLurn allo scopo di correggere eventuali deviazioni di ques ti (vedi tig. 5 e 3-bis). 'l'al e pro~edimenro di c ura è appl icabile a tutrn le frattu re della dialisi ome· rale consecuti ve a ferita d'arma dn fuoco, specie poi a quelle fratture che int~ ressnno la pa rte s uperiore del lH. dintis i e collo owerale, nelle quali il moncone centr1.Je. obbedenrlo nl deltoide, 11ss ume posizione audott:i. Io 111:ssuii caso usa.mruo p rocessi cruenti di s in tesi os.~en, 11è in priu10. n .i in seco11clo tempo. Ci gua rdammo pure ùa ll'allonta11are frammenti ossei che non fos· sero completamente lìl.,eri, e di resecare tratti spor genti o denudati. Lasciammo alla natura il compito di elimìnare le parti morte; si cu rò soltanto l'asepsi e di dominare J.., e,·entuali com plicanze settiche con incision i sbrig liative. contronper· t ure e fognatur ,•. Il perioJo di cu ra nei cas·i rli frntrura non complicata. da sepsi fu iu media ài 41 1 6 iorni : in q11f.'Jli coo proc:esso su p purativo e for mazione d i sequestri fu nn· t u ralmen te pili lungo. . li 1·is11ltato è Slnto costantemeute buono,nou solo riguardo ~Ila conservazione, ma anche rispetto alla fa11zione della parte. . Vosi: La rou11ra dell'arteria omerale fu constatata n el n. \.1-16 s lJue9 u . ve· uuto n noi d1.1e g iorni dopo ri portata la les ione, preseutav a uua ferita infetta.da fucile n rn nnle r.omp leto 11 lla faccia o.nt~i-o-interna del Il! i n feriore del brar.~io, <'On ,·olu minoso ematoma ed inc ipiente llemmone gangreuoso. ~i intervenne d ur·

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rA.:;I I~'rlL:A 01.Il\J C.~

geoza, tentando di couservare la p:ute. Yenne legata l'aneria 'subito al di~opra e al di~orto della lt,sio1Je e praticate a.lllpie e multi1ile iuc1sio11i sbrigliati\7e. DO(}O due g iorni la mor tiacazio ne d ellu mano ed avambraccio em evide11te ed il prore~so settico che 111 iua1:cia va di estendersi ve'rso l'a lto, c i deci~e ad a'ltpa re l'aroputazio11e del 1,rncciò :d 111 superiore. I leml,i \·en uero sutul'ati in parte e la fer ita opl'lrntoria drenat:i, ma i u t erzo g iorno ftr 11ece;;sario togliere tutti i punti di s utura e praticare incis ioni shrigliative per l'insorgen za di un tiemmone gassoso nel moncone. Il soldato gu·,u ·i. . Ulte riormente o,:;servamrno un èaso di aneuri::<ma spurio dell"o111erale al [Il superiore consecutivo a ferita <la piccola. scheggia di granata. li sohlaro, gi ù curato in altro ospi tn le, era stato mandn to in licenza come guarito. Egli si aecorse de l l'impei·fezione e, nel r ient rare al corpo, .~i fi:ce r icoverar,, iu clinica. Avendo r ifiutato la cura chirurgica propos t1ig l i, venne tr11.;;ferito. Nervi : Dei nerv i del braccio 4 volte su G è st:1.to ri;;cùntr:1.to leso il rad i,de ; ne l 5° caso era leso l'ulnare, nel 6° il media?10. L a ferita del rndiale fu sempr e accom pag nata da frattura ddl'oml·ro. Ul ter ior1nente abbiamo avuto in cura u1i utfit'iale con parnlis i qu,isi completa ed i nt ensi dolori nevntlgici u el campo del brachial1:1 cutaneo interno, del mediano e c ubitale per fer ite multiple da scheggie di bomba a mano all r, parte su pero - interna del bracc io ed ,dia reg·ione soprnolecranica. · A Ila radioscopia si eonstatò la 1-.restlnza d1 n umerose scheggia minute in ;1un t i co rr ispon den ti al passag~io di detti ner v.i. Pnssati due m esi dalla Lesione, e d in assenza di fatti intiamwatori, fu deci:;o l' intervento per allontanare i corpi' estranei e sbri gliare i nen i dalle cica tr ici che dovevano comprimerli. · I nfa tti fu tnvato cho il mNl iuno ed il urnclliale cutaneo eruno strozzati da u no spesso nucleo d i tessu to cicatriziale formatosi attorno a lle sclieggie etl a i pezzi d i ind u me nti; parimen ti era del cubitale .nella doccil\ retroe pitl'Oclear e. I n e r vi fu rono sbr igliati 1iccuratame11te ed il tessuto 9i cicttt ric,i con i corpi estrane i fu allon t anato. IJuasi . immedi a tamente cessarono i dolori e miglio rò alq u ant o la fu nzione motÒr ia, che s i r ipri,sti n.ò ,:,rcsi::o<'hè in teg ralml' nte dopo tre m e si dnll' inter rnn to.

T r:\ le fer ite del g omito souo pitl importanti quelle interes.,au t i lo sch eletro e l'articolazione. ·. Schelrtro: I n tre casi la lesione e ra limitat a ali' epitroclea e d~corse senza coi:npliranze, es~end o rim asta in t egra 1'1uticolazione. •1h'licotazione : I n cinque ca.si i nvece il proiettile :weva attra\·ers,.to l'art ic o la zion e lede udo p i ù o meno g rav fment e i ca pi articolari. I n tre di que~ ti la fe r ita decorsè :1settica mente e la cura cons istette nel tener e immobil izza to l'a r to cpu l'a van:ib raccio piegato ad a ngolo r ett o fino a g uari gione qua si completa della lesione delle pa r ti molli. Non piu tiudi del 25" gio rno pe rò furono f11,tti eseguire mstodica mente dei movimen ti a t Li vi e pRr::sivi onde i>revenire o li mita re la con trattura dell'articolazione. I n due casi la fer ita del g omito fu complicata da sepsi. Nel primo (u . 107 n. ) e s isteva r it enzione del proiettile e f ra ttura in traar t icolare dell't1pi6si infer ior e dell'o m e ro, osteomielite ed a r t ri te p uru lenta. L'articolazione venne a-pe rt ,t e drenata. a i lati est erno ed !n terno; il proiet.tile fo estratt o tlall' e picroclèa ùove era.si incastrato '


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C'.àSUISTICA CLI:,.IGA

Dopo pochi giorni dall'intervento cessò !11. febbre ed il ferito si avviò rapidamente a guarigione. Residuò ali' atto del t rasferimento, dopo 40 giorni, una A.ncbilosi parziale suscettibile col tempo e con opport une cure di migl ioramento. ~el secondo (n. :143 s.) l'articolazione era stata nsportata colle parti molli per. tutto il tratto postero- esterno ria una grossa scheggia di granata.; l'avambraccio era ciondolante e la ferita gravemente infetta. F u intrapresa la cura conservativa. con ottimo ris ultato. L'ampia ferita andò man mano det.ergendosi, si elim in a rono spontaneamente dei sequestri ossei e s i stabilì u na a.nchilo!,i in buona posizione. Altri casi con simili ed a nche più ,gravi abbiamo avuto ulteriormente in cura, e sempre s'è potuto cons ervare l'a rto ed cvi tam il diffondersi del processo settico. N erd : ln tlue casi di ferita _al gomito fu constatata la paralisi ·del nervo ulna.re per lesione dj questo a. li vello della docciatura retro- epitroclea.re. Av.HIBRACOIO.

Pa,·ti molli : l-'a.1·ticolarità merit-evoli di speciale rilievo non rilevammo nelle ferite limitate a.Ile pi\r ti molli <lell' avambraccio. Alcune volte per la rerdùa estesR di sostanza si ebbero, come reliq uati, contratture e limitazioni nei movimenti della mano e delle dita che cercammo sempre di prevenire i mmobilizzando, almeno nei primi tempi, l'arto in pos izione opportuna e prescrivendo per tempo movimenti attivi e passivi. Raramente ebbimo a.d osservare l'insorgenza di. gravi flemmoni, combattuti con ampie indsioni s brigliative, e s olo una. volta s i verificò la forma ga.ngrenosa. Trattavas i io questo ca.so (n. fl-1 u.) di ferite mul tiple da shrapnel! al braccio ed a vambraccio destro c&n frattura comminuta del radio ed ul na, spappola· mento dei t essuti molli e ritenzione d.i proiettili. La lesione datava da 6 giorni ed il processo i,ettico-gangrenoso era limitato a.Ila parte~feri t a , ment re uelln tnttno conserv1,vasi un circolo sanguigno abbastanza attivo. La temperi~t ura non era. molto elev:ata (37° 7 - 38" 7) e le condiz ion i generali non eran o gravi. . Fu attuata la cura conservativa estraend o i corpi estranei (proiettili, indu· menti e scheggia ossee l ibere) e prntican do incisioni s brigliative. I n VI giornata era apiretico, ma li\ parte f'ed ta conservava un brutto a spetto e la mortifica· zione dei tei<suti lacerati e contusi andav a estenden dosi. Vennero aggi unte altre in cisioni sbrig lintive prolungandole fino al braccio fattosi ed'lmatoso e si cercò con ogni m{'ZZO di sostenere le forze del paziente che anda vano progressivamente esau ren dosi. Ancora s i spera ''Il di poter riuscire oell' int ento qua ndo in IX gior· nata ven11e a ruOl·tti per paral is i cardiaca pro voca ta indubbiamente dallo stnto setticemico. In questo ca so fu r ilevato come un processo settico-gangrenoso possa decor· rere senza notevole eleva.men to .di temperatura. 111 l\lt r i feriLi consimili la curn conservRtiva è invece riuscita piem;mente. Scheletl'IJ : ~eUe ferite con frat turi\ di una o di entrnmbe le ossu dell'avrrni· bn,ccio si cercò di immobilizzare questo piegato ad angolo retto sul braccio i~ posizion f\ intenned ia tra pro e s:upiuaziont>, nllo scopo di tener tra loro d i~nri· rate le due ossa eri evitare il pericolo del rec iproco salda.mento. Come apparec: chio contentivo si usò quello inamidato con feru la di ferro zincato larga quanto il d iametro dell'r,rto ed applicate. a l lato dor,ale,- rlalla estremità d istale dei me· tac11rpi fino a l JII super iore del brarcio.


CASL'IS'rICA cr.1::,.;roA

683

11 periodo di cura ha varillto da 1 a 2 mesi e fu completato con ruassai;gio, movimen ti attivi e passivi. Nervi: Nei - cinque casi di le~ione di nervi, 4 volte si è trattato del uwdiano ed una volta sola dell'ulnare; iu tre eravi cc,nrempor :1nearnent e leso lo scheletro.

)!A:so E

Ol'l'A.

Relativamente frequent i furouo le lesioni alla mano e dita (10~ sopra 104L), ed in molti ca~i nac4ue il sc,spet t,o che si potes,;e trl\tta re di auto-ferite. Mancan,lo però elementi di certezza non si credette opportuno far segu ire un rapporto di accusa, ed invece q..1esti feriti furono man<lati, appena guariti, a raggiungere il loro reggimento. P a rticolarmente i111portanti s i pre:;entarouo le ferite infette interess>1o ti le ossa ed articoh~zioni del carpo e met acarpo, pel fatto che il processo suppurativo mostrò tendenza a propagars i lun~o le guuine tendinee e cl,. un osso all'a ltro, e s pesso r ichiese un pronto ed energico intervento, come per esempio anche la s paccatura. della mano iu due me tà, per assicurare nel miglior modo lo scolo del secreto e poter dominare il focolaio. Una volta sola si eube ocr.asione di pmt icare la tenorrafia, che veòne eseguita in un caso cli recisioue dell'estensore dell'ind ice per ferita da scheg g ia di granatn. fo questo fer ito era già. stato fatto in altro ospedale il tentati"o di sutura a fer ita recente, ma, come era da aspettarsi, co11 esito negativo. ARTO INE'l.:HJO l(l,l

Col-ile : Già abbiamo ricordato a propos ito delle

fer ite dell'addome il soldato

n. l o20, che presentava contemporanearnente lesione del cotile; in un altro (n. 1642)

il proiettile era penetrato in corrisponJen za del!' iugu ine a ll'esterno dei vasi femorali ed era uscit o nel solco r~trotrocant.er ico scheggiando il collo del femore in tutta. vicinanza del la testa. Il ferito venne te nuto immobili:l:zato con appa.recchio gessa.lo, come usasi nelle coxiti, per 35 giorni, e guar : senza reliquati essendo la lesione decors a senla cornplica117;e. U lterionuente è e ntrato in curi\ un altro ferito al i' anicolazione coxo-temorale con scheggiatura del cercine ~otiloideo. Questo presentava già segui indublii di artrite purulenta e fu necessRrio pr aticare una incisione nel solco retrotrocanterico pe r itprire e fognare I' articolazione. Pure in questo caso \·enne applicato un apparecchio g essato alla Lorenz con feuestra che fo lasciato a permrrne11za per oltre due mesi e poi sostituito da nn apparecc hio inamidato con ferula laterale comprendente il bacino e la coscia. Nell'ulteriore decorso lo stesso paziente eblie a prese ntare una g rave eres ipela iniziata.s i do.Ila ferita o.Ila pnr te anteriore della co3cia e diffu;;nsi ad entrnmbi gli arti fino ai piedi ed agli organi genitali c:sterni. In corris pondenza ciel pene, dello scroto e clelln faccia anteriore d ella gamba destra. l 'eresipela divenne f:lemmonosa e si ebbe fo1·mazione di raccolte purulent e e perdita di parti molli. Contem por a neamen te si manifestò trombosi della gran de ;;afona ed artrite purulenta del ginoc,· bio destro rhe rese neces~ario l'artrotomia. Malgrado queste complicanze il for ito attualmente t rovasi in via d i guarigione.


68:1-

l' ASU!•T!CA CLIX!CA

(;USCIA .

/'arti 11tolli: .::Sella coscia, p iù che nelle altre r eg ioni, fu l'ono l'elativamente frequent i le fe rite con perdite di parti molli prodotte da scheggie di gro~si pro:ettili o per scoppio de lla diafisi femorale . . In genere le ferite· t! i questa parte mostrarono poca tendenza alla suppuraZt vne ~ qunudo ebbe a manifestarsi rimas~ quasi sempre circoscrit~a,. Soltanto in un caso (n. ~48) s i eùbe sviluppo di flemmone g assoso circoscritto. Questo comportamento favorevole deve attribuirsi senza d ubbio al fatto di essere in ogni caso in terven uti ad ap r ire le raccolte marciose al loro primo form1trsi . Ed " proposito di ferite iufetté della coscin :ricorderemo un c,,so ussai interessante avuto in cura in un periodo s uccessivo Il quello che riguarda la presente statistica. In un soldhto una palla di fucile aveva attraversato contemporaneamente le parti molli della fnccia anteriore della coscia sinistra al lII ~u periore, il dorso del pene e le pnr ti molli della faccia posteriore della coscia destra pure al I II su· periore. Al suo ingresso le ferite alla coscia destra ed al pene presentavano solo un a leggera rea zione infiammatoria che ben pr~sto scomparve, attorno alla ferita d e lla coscia siuistm invece si era sviluppata e tendeva a. progredire una eresipela flem,uonosa. Spaccnto il trRgitto e fatte inci~ioni sbrigliative all'intorno, si riusci a d ane.~tar e il "di ffondersi dell'e resipela, ma, dopo ·qu,~lche giorno. insorse bru~ca meute uu'art1·ite purulenta del gi~occhio corrispondente e poi, anco1·a alla distanza di pochi giorni , una trombosi diffusa delle ve ne supedicial1 e profonde con rap ida izangrena dell'ano e morte. Alla au t opsir, si constatò che il proiettile net suo tragitto ave va leso tau· genzi,llmente l'arteria fe moral~ e reciso la, grnnde safena; l'arteria nel punto lesi) presenta vasi completamente occlusa da un trombo già organizzato; tanto la ,·ena safena che .la venll femorale coi suoi rami e ra no completamente tro111· bizzate, ed il troi:nbo (rnolle) estendevasi in alto 6no alle. confluenza delle due iliache. Molto versosi1ui1111ent.e, in questo caso, la lesione arteriosa essendo solo parietale, non ebbe immediate conseguenze, invece in s eguito al processo eresipelatoso insorse u na trombosi setticn della gr.ande snfeno. che si propagò poi alla vena femoral e determinando la morte. .Scheletro: Meritano di essere ampiameute illustrati i casi di ferite della coscia con frattura dello scheletro, poichè tali lesioni costituiscono uno dei te mi più importanti della trnurua tologia di guerni, considernto specialmente dal punto di v ista ourati,o. E nel trattamento di queste gravi ferite c he l'abilità e· pazienza del chirurgo vien e esperimentata. Nella sta tistica figurano soltall.to 10 casi di fr~.ttura del filmore; l'esper ienza nostrn odierna però si basa su un numero mol to maggiore'. a,•endone an,ti successivamente in cura circa altri trenta. Generalmente questi fer iti vennero a noi dopo pochi giorni dalla lesioue in condiz ioni gravi ed assai doloranti per insufficienza di immobilizzazione della pal'te. )folti infatti pres entavano una fasciatura con bende semplici e sottili ferule di carton e o di legno , estese dall'inguine al ginocch io o poco al disotto di que~to: I u q ualche caso l e feru le ed i giri di fascia. si estendevano bensì. dai 6ancb 1 at malleoli, compre ndendo il bacino e la gamba, ma si ern ben lungi dall'avers i una vera immobilizzazione dell'ut o fratturato. essendo le ferule im piegat~ non suf·


CAS1.:18TI CA CLUIC -\

ficien teml\n te r igide ed i giri di fascil\ se1~plicc non att i a fissar le. E p oicbè si è avuto occl\sione più volte di rilevn.re uni\ delicie11te immobilizzflzione a11che i11 casi di fr atture di altre ossa ed in casi <li lei<ioni articol11ri, credinmo opportuno e doveroso rich iam11re l'rlttenzioue dei prepost i al servizio sanit11rio m ilitare onde provvedano a. ch e il g ravo inconveniente sia eliminato. Torner à uti le. ricordf\l'e il prece tto, spesso dimen t icato e tmscurato, che per immobilizzare una parte è nece~sario fissare contemporaneamente anche le articolazioni s opra o sottostante. Sara1tuo cosi evitat e sofferenze a troci a i feriti, specie <lurante il viagg-io eci i molteplici t rasbordi, come pure le compl icanze dovnte a mo vimenti r ipetuti nella parte lesa. Vene ndo ora a t1·attare delle particolaritì, o~serl"ate nelle frattu r e del -fen{ore ricordernmo come rispetto all'arma feritr ice sono state più frequenti quelle prodot te da pallottola d i fuc ile, in confrouto di quelle prodotte ria pallette di sl1rapnell o dn scheggio d i gros,;i proiettili. . T u tti i vari S(·gmenti del fon.,ore si prr~entarono colpiti, p iù frequell wmr·nte per ò l,1 d ialisi; in que.~ta si è con;;tn.tttto nel nrn.ggior n um ero dei cn.,;i frattura comminuta a molteplici frammenti grnudi e piccoli prodotta da pallottola di fucile; la p11.llettll di shr:qmell invece, per c: hil dotata di minore for za, produsse gen er a lmente frattu re semplic i o con poche sr· h,·g gie. ~on fu lllai osservata la per forazione semplice delln. dialisi: la pin·fornzione della epilì ' i inferiore fu 11ota t a una vo lta; n elle fratt,u ra comminute, prodotte di\ scoppio dell'osso, si trovarono scheggio disseminate nelle par ti molli co·n gravi lesioni d i queste e spl!sso cou a m pia perd ib, di so!"tanzn. Diverstl volte fu constata.La lr1 r~ten-lione del 1n·oiet tile o di frnmmenti di questo. In quasi t u tti i çl\si d i frattura. del femon,, a rrivati a no i dopo pochi giorni dl\lla lesione, si ebbe a notare sull'iuir,io 1urn reazione in fiammatoria più o meno accen tuata . In molti bastò immol,1lizzar e l'a rto per aversi in poco t.empo la S<'.omparsa di tale fa Lto ed uu decorso di guarigione del tutto a1rnlogo a quello che si ha nelle fratture coperte. Pre~ent a rono invece. quasi costanteme11te fatt i suppurativi pitt o meno g m vi i casi di frat tura con vasti e1natomi 1 lacel'l\zione es t esa. d i par t i molli, ritenzion e di proiettili o di al t ri coi·pi estranei; però abbiamo avu to diversi casi in cui avendo lasciato in sede i I proietti le o le scheggiP, q uesti corpi fluirono ad es:iere incapsulati e a,! eSStlre beue tollen, t i come di mostrano l e r adiog rafie r iport ate n elle figure H , l o, 16, 17, l S, 21. In presen za d i fatti suppura tivi ben mani fes ti po~· fatti locali e genetali si e i n t ervenu ti con incisioni sb1·igli:lti ve fatte io opportun a sene e J.irczione e con adatte fognature di gomma e d i g a r1.a. A llontanati i co r pi estra n ei e le scheggie ossee com pletnmen te lil.J~re ci guarda m mo dal ma.ltratu,r e i tL•,-suti e di denudar e i m on coni. S ul p r incipio us ammo irrigazioni con vnri anti;:ettici (ad es. a cido feuico, acido salicil ico, clorosa n, a c:qtui. ossigen ata od iodati~, ecc.) o co11 liquidi inditfereu t i st erili; poi ci convincemmo c he m iglio ri r isultati si ottengono col frtvc>rire . lo sco lo de i secreti med iante fognature ed adatta medicaz ione assor ben te, senza dis t u r bare la fer ita con r ipetuti la vagr;i. Con questi cl"iteri e con questi mezzi, nei nume1·osi nost ri fratturo.ti a l femore, mai ebbimo a lamenuue complican,:e gra vi e r iuscimmo sempre ad ottenere una bu?oa g u n.rig ione. Il p r oblemfl della cu ra delle frl\tture, sia semplici che complica t e del femore . ve1111e felicemente risolto dal prof. Bas$in i con rimpiego di un appnrecchio che


BR6

CASUI.;;TICA CLl:-ICA

permette r,e!lo stesso tempo di immobilizzare l'arto. di contenere in giusta posizione i monconi di frattur>< e di applicare la trazione continua, Per allestirlo basta avere a dispo.~izioue, oltre a l materiale di medicazione e e di imbotti t ura, due s triscia di cerotto, q ualche fascia inamidata e delle lamine d i ferro zincato dello ·spessore di m.n. 1 '/! -2 e della larghezza d i 4-5 cm. Occorrono poi una forbice da lattonaio, un panteruolo, dei cosi detti ribattini ed un mar tello. Colle strisce di cerotto, un po' di ovatta e qnalcbe g iro di fascia inamidata · si allestisce uno d~ quei stivelett i cou staffa comunemente usati per la trazione · continua s ull'arto inferiore. 11 gambale di questo stlvaletto viene ricopert0 con carte. pergamenata. affinché non abbia ad nderirt:, agli strati che gli so.ranno alte• riormente sovrapposti. Medicata la feriLa e fat to sporgere dal letto l'arto fra:tturato, questo è sostenuto da un infermiere che, mentre esercita su di esso uDa modi,·a trazione, lo mantiene leggermente ahdotto ed un po' sollevato. Attorno al bacino, alla co~cia, al ginocchio ed all'esterno del gambale dello stivaJetto si mette una imbottitura di cotone che viene fissata con qua lche giro di fascia ~11m plice. Se non è giò. pronta, s i può in pochi minuti costruire la ferul11 adattata a l caso, nel seguente modo: su una lamina di ferro zi ncato. lunga quanto è la dis tania che intercede t ra il fianco ed il punto di mezzo della gamba del ferito, si inchiodano trasversalmente quattro altre s triscie di divers11. lunghezza, e precisameute· una all'estrem ità s•1periore lunga circa la metà della circonferenza dell'addome a livello del fianco, un'altra all'estremitil inferiore lung~ poco più della me,tà della circo1tfereoza della gamba al polpaccio, e due altre in punti intermedi corrispondenti a'i monconi s uperiore ed inferiore di frattura, lunghe poco più deUa met/J. deJia circonferenza della coscia (vedi fig. 4). T:mto la branca .longitudinale che quelle trasversl\li sono pieghevoli·e vengono modellate in modo d11, seg1iire la prima la linea es terna delrarto fratturato, dal fianco al Ili medio deJla gamba, e quelle trasversali in modo da a bbracciare ad U rispettivamente il bacino, la COS!)i& sopra e sotto il focolaio di frattura e la gamba a livello del polpaccio. A.pplicn.ta la ferula. questa viene fissata con gir i di fascilt innmidata, avendo l'avver tenza di non stringere in corrispondenza del ginocchio e dello stivo.letto. Un simile· apparecchio, anche appena applicato, riesce abbastanza solido e dopo 1-2 giorni, con l'asciugarsi della fascia amidata, diviene del tutto rigido. Il frnttu rato lo tollera benissimo e può com piere liberamente i movimenti più necesS1\l'i (vedi 6g. 5). I pesi possono essere applicl\ti anche subito dopo nltimato l'apparecchio e I~ controestensione vien fatta tenendo !.'ammalato col tronco in posizione declive. La trazione continua si elfettun regolarmente, inqullntochè l'apparecchio in corrispondenza del ginocchio e dello s t ivaletto si limita a contenere l'arto senza costr ingerlo. Se la frattura ò semplice o decorre senza complicnnze set tiche, viene lasciato a permanenza per tutto il tempo necesgario alla 'formazione di un callo abbastnn_za solido, cioè in media per c irca 70 giorni; se invece la ferita alJa coscia ha bisogno il i essere medic1ita o trattata chirurgicamente, potrà. essere aperta una fenestra ; mn miglior partito r<arà quello di rinuovare nlmeno di quando in quando l'intero apparecchio. Comunq ue, devesi ricorda re che 1n fenestr1, va sempre chiusa in modo daris tnbili re la continuità e solidità dell'appareccbio non solo, ma anche in modo da 0


CAS;UlSTICA CLINIC'A

687

esercitare sulla parte che si è scoperta una pressione uniforme a quella eser cita ta sulle a.ltre parti deJl'arto immobil izzato, e ciò per evitare lo stabilirsi di un edema nel focolaio della lesione dove invece si avrebhe bisogno di un circolo attivo. E che lo stabilirsi ùi quest o edema sja molto dannoso abbiamo av uto campo di constatarlo in feriti venuti a noi con apparecchi fenestrati da parecchio tempo: erano quasi tutti febbricitanti, la ferita preseutava un catti vo aspetto con g ranulazioni torpide, esuberanti. ricoperte sovente da una pati na d if teroide e secernenti abbondante pus tenue; assunsero m igliore a spetto poco dopo ~he si ei·a cambiato il sistema di fascia tu ra. Tutti i casi di frattura de l femorr , s ia semplice che complicata, avu t i in curi\ vennero trattati nel modo sopra accennato, ed i J·isultRti ottenuti . furono im·ero superiori a quRlunque a s pettativa. L a guarigione fu ottenuta in tu tti. e mentre in pochissimi casi si ebbe un mass imo di 2 cm. di accor ciamento, nella g rRnde maggioranza questo fo di grado quasi trascura bile. . A miglio1·0 dimostra;,.ione di q uess to asserto pre8entiamo varie rad iogrn.Se di

nost1·i feriti con frattu ra del femor1:1 in diversi periodi di cura (vedi figu re '1. 7, 8, 9, 10, l i, 12, 13, H, lo, l G, 17, 18, 19, 19 òis. 20, 21), ed µn gruppo fotografico di questi soldMi pro!-!simi ad essere mandati in lico:> ozn (vedi 6g . 22). La dumta della cura uei cnsi di fratt ura com plicata ha variato dai Sai 5 mesi ; \·a da ·sè che la trazione coi pesi fu 111a11t enuta solo fino alla formazione del callo osseo provvisorio e che in seguit o fu lasciato solt llnt o l'appa recchio content ivo. L'espe l'ien zn. poi ci ha insegn,\to a non aver troppa frett a d i lasciar completamente libero l'arto. 111 due casi infatti ossen·ammo la re iufrazione s pont anea. del callo circà in 70 3 giorimta. Nel primo, curato da noi, era stato appena tolto l'apparecchio con ten t ivo e la frattura s i produsse in seguito ad un mov imento compiuto dall'a mmaluto nel t entativo d i de'frcare stando a let to ; il secondo era stato cumto in altro ospedale e mandato in licenza dopo '10 giorni ùalln. èpocn della frattura: la reinfra1.ione avvenne pochi giorni dopo in seguit o a d un piccolo urto· ricevuto n eJla pa rte. Que~to soggf' tto ci d iede anche modo d i apprezza.re i vantaggi del no~tro metodo di c ura, perch è, trattato con la. tra:done continua, guarì con un Rccorcia· mento di poco più di 1 cm., mentre, secondo quanto eb be Rd affermarci, n ell'uscire dal primo ospitale dove gli era stR. to applicato un npparecchio ~essnto a permanenz11, e prima della , eiofrar.io ne, a veva notato µn acco rr.iame n to di 8 b uone di ta trasverse. Ulter ior men l;e ci venne trasferite, da u n ospitale di riserva p rossimo a Pndovlt un solda to con fr,ttturn del femore al III s uperi or e, complicata da grave seps i locale e generale. Il ferito era s 11tto precedentemen te operato in u11 ospeda letto da campo di s intesi os.~ea co11 sutu ra metallica, che fu poi toltH. nell'os pitale t~rritor iale a ccennato per combattere la gra ve complicanza settica insorta nel focolaio. Quando venne a noi, era in condizioni tali da non poter sopportare Rlcuo inter vento : i monconi di fra ttu ra ap parivano per buon trat to den uda t i e necrotir i e dalle ampie incisioni g ià esistenti scolavn abbonda nte pus ten ue_ m isto a snngL1e e fetid is.,imo. Morì due giorni dopo per setticem ia. Il caso dovrebbe servire di ammnestramcn to a chi ancora consen ·n l'illusione di poter applicare nel!!\ chirurgia di guerra quanto pure nella chirurgia borg hese l'esperienza deve ancora di mos trare se d i , era utilità.


688 );oi sittmo convinti che con l'applicnzi ooe cl i i-uture n elle frnttll re delle ossa da 11.rm1t da t'uoco ~:a v oler esporre il ferito a. gnn·e pericolo e In chirurgia Ji g u erra 1td im•ucce,,;:i. l 'a:,-i : l feriti con les ioue clei vasi fe111or:di portati nella presente stati s tica ;:ono rlue. D i uno ho g ii1 forto cen no ti·attaud o delle ,·eri te do.:lle parti molli della coscia. Il seco11do (n. J/329 s .) presentava anl!ur isma fa lso della fetl'lornle o. livelJo del terzo ine,lio dt>l vo lt11l)e di un no,·o di t1tcchiuo consecutivo " ferita dn µallot · tola d i fucili·. Successi vnm eute ne :d,biamo 1Lvnto in curn altri 8, pure feriti da fuci le. iu cui IR surca aneurismaticR situnt» pressocb è allo stesso livello. In tutti itll'nito d,, J1a tl-rit.i si era avuta copiose: emorragia, frenata con fa. s c ia· tura compre,;si va; poi c ir.:.tr 1zznta la ft: rita es wrna e ,·ominciaudo gli ammal:ui ad nlznrs i comp,uve lll iotuwr-sceuzn 11ui>uri.~m:tl ica d:lpprima pas,:ata inavver tita. ::;olame11te m uno, amli cliè uua sacca nnourismalicn con tut t i i segni cnrat ter istici, si mau, festo·, un 01111\ton,a poco o nulla pulsa ut e. l pn r ti colari di- q uest.i casi sa· ranno r iferi ti t ra t tando deg li nncurismi tru u matic i' in go1H:rt;. S,·gueodo I ori teri già espressi, ne~s1rn o d i 'l uesti ferì ti ve11 ne op,·rato i o p rimo tempo. ma ;;olo dopo nvere e~ercitllt o per un periodo di uuo o du e mesi la c om· p,·e,,sione digitn le o co n ntlntto peso ceutri pe taweut.., sull'arteria central e dell'arto. Ya,-i: In tl ue casi fu const:it;otn J., lesioue cl,•l nervo ischiatico. ln uno In. 171:llJ) data,·a da 3 mesi eù eri, s ttt lll prodot tu da proiettile di fucile c he aYeva attrnverl'ato la rogioue re1 r otror:auu, ri,·a. Pre<;eutava para lisi dei mu· scoli della garubu e ch•I piede, po~to in posizioue d i equiu ismo e dòlori nev ralgici. Ì\on a,·er.do 11t:cett.ato la proposta d i un iutcrvunto per ris tabilire In co.n"ti n uitll del nervo. venm, riformato. Nel secondo (n . ll•jn) la recisionu dello sciati r.o era stuu, prodotta d e. unn scheggia d i grno:,ta pt: nctrata nella pnrte bt1.;;~I\ ric lll\ 111\tid11 Jestra ed arrestA!JISi uel piccolo bac iuo t ra pareti, ant,· r iorti dt:I cocige e retto. Prescut.ava ,·n.tt i ana· loghi al precodu11te , ma e~seudo fa ferita reccu te fu solo estratto il proiettile e poi tra~fcrito in llltro ospitale. . Al t ri r a~i di li,;;ione dello sc iatico ebbimo io cun, ulteriormentt:" e t:ra questi uno con recis ione tot a le a due di tit trns ,·erse al disotto del punto rii u scitu._ ti ~] nervo da l bacin o. Dopo aver atteso 3 mesi se11 zn che vi fos!!e un accenno n 1 ripn· ,;ti110 ,lt.'111l i'um:io11e ,;ia1uo iulc,rn•11uti ucl moùo c lic sarì, detto tnotta.udo delle opernzioni sui nerl'i.

•·rn

G1i,;vCClll•J.

L e ferite tL1rn1a d a t'uoco del g i11occhio, anche se inter essnut\ le sole par~i molli, 111eri ta uo pur SPmpre uun accurntR llttonzione da parte del eh i ru rgo, 11 qua](', in ogni caso, deve as.~i,·.u rars i delle condizion i della articolR zioue, perc~l',."e vi è solo un dubbio c he anche quosta s ia staln lesn, è necessario t rattar e i l tento <'OU ogTJi r iguanlo ed immob ilizzare l'urto 011de evitar e possiloili g r ~v i cowplicn nze. y d',amo a I cmu. d'1 que,;L1. 1·enti . • ve nuti. a 1101. con una se111p 1·1ce ft1sciatura j .1cor · proteggen te i tori di entrata e di u scita situati io direz ioue tal e dn. far awwet· . . . . . ii al 1.DOIJlell to tere 1\ pn1rnL v1srn \l ll tragi tto èxtrunruco lare; ernno stat i lioue no .. · · · arriva · ti· present11.rono 1.eu,.b r O, tuinctaz1one , Ie J Ioro t r:o.,pono ·111 e1·m1c11. ma qu1,·1


CA<:OISTlCA CLINICA

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e dolore all'articolazic11e. In Rlcuni casi con la immobil izz:1zione assolutn. della · parte, in pochi giorni, scompan•e ogni renzione iufìammatoris, in altri invece la. lesione articolare progredl e fu necessal'Ìo passnre >1.d interventi gravi. .A maggior ragione devono essere trnttnte col criterio sopra accennato, tutte le ferite che interessano le epifisi. L'esperienza.il)fatti c i insegnn che molte volte in tali casi posso110 esistere linee di frat~ura endoarticolRri, non rilevabili nemmeno con l'esame radiogn,tico, linee di frattura che possono essere il tramite di diffusione verso l'articolazione di processi settici ini7,iatisi a dista·uza da ·questa. Nè crediamo sia uticessario dimostrare quanto sia legittima la preoccupazione del chirurgo di fronte n ferite d'arma da (uoco interessa nti ùna grande nrticolazione, come qnella del ginocchio. Quuste ferite sono certamente le pit'.1 imporLanti tra quelle che sono accolte negli ospitali tenitorinli, sia per la loro frequen:r.i.i e gmvitil che per In difficolt,\ della cura. Nella statistica i casi d i ferite penetranti uella articolazione ciel g inocchio sono 16; in 5 di quest.i la le!oìione era stata prodotta dit pallottola di fuci le (n. 120 u. e 003, l!JUl, 10:32, L?W s.). in 4 da palletta di shrapnell (n. GG7, 675,. 1036, 1475 s .) ed in 6 chL scheggia di . gra11au (o. 6ol:i, 1117, 1132, llù2, "1858, 1925 s.). Q uelle da fucile erano tutte a canale comple to ed in 8 esist1::va frattura. dei capi articolal"i . .Tutte presentai·ono sul principio emartro e reazione infiammatoria abhast1tnz:L accentuflta, speci~ nei casi venuti a nòi senza una immobil izzazione razionale della parte. Colla imruobilizzi.izione rigorosa, ilccoppiata in qualche ca.so alla medicazione cal<lo-uruida, pass arono tutte in breve tempo a. guarigione Senza complicanze ne reliquati di. qualche rilie\'O. Andamento meno favorevole presentarono invece le ferite del ginocé.hio prodot te da shrnpndl ed in ispecie da granata, perchè si accompagnarono sempre a suppurazione piu o meno g rave. In 3 ca.si I" t'eri la era a canale completo, nei rimanenti ern a cauale cieco con ritenzione del proiettile e spesso di brandelli di i nd umenti nel ca.vo articolare o nei capi ossei. Questi feriti arrivarono a noi per lo più in condizioni gravi con febbre eleVtt.ta, tnméfazione assaì dolente dell'articolazione colpita per edema delle parti molli e versamento endoarticolare. In alcuni di questi fu possibile stabilire i n modo certo che tali fatti Mano insorti o per lo meno si erano grandemente accentuati durante il viaggio di tra• sfel"irnento, per movimenti ripetuti nella parte ferita non sufficientemente immobilizzata. Crediamo utile riportare in br~ve la storia di questi casi. Il n. 667 s. presentava. ferita da palletta di shrapnell penetrante nel g inocchio d~st ro con ritenzione del proiettile l ibero ne l cavo articolare. Ern stato ferito due giorni prima e giti. esisteva. discreta reazione i nfia mmatoria nella parte colpita. . Dopo 4 giorni, essendos i constatato un aumento della febbre e la trasforma.zione purulenta del vers1tmento, fu e.seguita l'artro tom ia con tagli laterali alla. ~~t_ula ed estratto il proiettile; posti due tubi di fognatura, l' a.rto venne immod ~hzzato · Dopo 85 giorni s·i potè trasferire l'individuo in altro ospedale in via 1 guarigione. . h I~ n. 676 s. presentava, oltre una feritA. nlla scapola, una fe1:ita -la palletta di :.ra.,nell a canale completo traversante un ginocchio con sçbeggiatura del con0ste rno del femore. Era stato ferito 4 giorni prima e nella parte colpita 1 ° 4

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Gio,-na le a1 medidna militan. - Fase. IX.


G!H)

OASUISTIOA OLINWA

esistevu una intensa reazione inliammatoria. Dopo ~ giorni, essendo patente l'es istenza di un vel:'s&mento purulento nell'articolazione, questa venne aperta e drenata anteriormente ed ai lati. Dopo 2 me.;;i venne trasferi to prossimo a guarigione. Il n. 658 s. presentava ferite m~l t iple da scheggia di granata al ginocchio destro con frattura iatrnarticolare dei condil i femorali, ritenzione del proiettile, piartro e flemmope peri-articolare progressivo. La le5ione datava da 2 giorni ed il ferito arrivò in condizioni assai gravi. Dopo 2 giorni si pratica l'11rtrotomia e si estrae il _proiettile e frustoli di indu· meuti. Continuando a peggior1\re le condizioni locali e generali, dopo altri 4 giorni si fanno nuove incisioni sbrigliati ve ed una più nmpi.a art rotomia. Mal· gra(lo ciò il ferito si mantiene febbricitante e deperisce in modo note vole; dalle fHite fuoriesc~ molto pus ed il processo settico tende 11. diffondersi sempre piu in a.Jto guadagnando la din6si del femore. In 26° g iorn1tta le condizioni del ferito e~sendosi fatte a.s,;ai g ravi, viene eseguita l'amputazione della coscia al lll super. Dopo 3 giorni divenne apiretico ed in poco tempo fu iu g1·ado di lasciare il letto. Il n. 103(.i ~i presentava ferita da palletta di shrapnel! penetrante in ar-tico· !azione con ritn1zione del proiettile n elle. tuberosità èsterna della tibia. Eravi renziooe inliammatoria non t roppo intensa e solo in 12• giornata, essendosi que· sta accentuata, venne a perta l' nrticolaz ion e dal lato es terno e dalla stussa inci· sione fu estratto il proiettile. Messo un semplice drenaggio di garza ed imm0 • bili1.z1ito l'arto, si ebbe un decorso ideale. Il n. 1117 s. presentava ferite multiple da g ranata al braccio con fratturo. del· l'omero, all'avambraccio con frattu ra delle 2 ossa ed al ginocchio con riteozion~ del proiettile. Tuttti queste ferite erano gravemente infette e datavano da 5 giorni. Le condizioni del paziente, elle aveva sofferto assai pel viaggio, erano gra. v-i. Il giorno stesso dell'arrivo fu esdg uita !'.artrotomia del ginocchio, vennero sbrig1iate le feri te al braccio ed avambraccio ed estratti i proiettili. ll ferito non tollerò l'entità del nuovo trauma e dopo due giorni venne a morte. . Anche il n. 1132 s. ci giunse in condizioni à!ISai gràvi. Presentava due f~ri~ da granata, una a1la gamba con frattura d ella tibia e flemmone gangrenos o iuc~piente ed unll al ginocchio del lato opposto con frattura dei condili femorali, ri tenziooe del proiettile e cospicuo pia rtro. Essendo già manifesti i s intom i di setticemia grave, si intervenne d'urgenza sia sulla ga.mha che sul gioocchio- D 0 Po l 'intervento il paziente cadde in collasso e mori al secondo giorno. Nel n. 116~ en g iit i>tatn eseguita in altro osped.ale un'artrotomia d el ginoc· chio per ferita se t~icfl da granata a canale completo. Erano st.ate fe.tte due piccole incis ioni laterali a lla rotula e posti due picco· lissimi drenaggi tubuhu·i. Venne a noi in condizioni gravi con apparecchio iOl~o· bilizzan te del tutto insufficiente e pochissimo 1nateriale assorbente di J:Pedica· 6 zione . .Presentava febbre elevata, cospicuo ristagno di pus nell'articola.:z:i 0 ~ 8 . flemmone periartic:olare. D giorno seguente all'ingresso vennero ampliate ] e incr· s ioni gil\ esistenti ed aggiunte delle altre nei punti più declivi dell'articol •Zjon~L'arto fu rigorosllmente immobilizzato. Dopo altri 6 giorni essendosi p::ia.nr· festa ti segni di raccolta purulenta nelle parti posteriori della cavità articolare, anche queste vennero aperte e drenate. In seguito i! decorso fu buono. Il n. 1476 s. presentava ali' ingresso gonilite pul'u lenta sinistra consecutiV~ a fer ita infetta da palletta di shrapnel\ a canale cieco co11 ritenzione del proiet·


O~SU ISTICA CLINICA

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tile nel cavo articolare data1tt1> da 6 giorni. Arrivò in condizioni gravissime con temperatura. a 400 Il ginocchio fer ito era protetto da una fasciatura semplice, non affatto immobilizzante, ed il fer ito affermava d'aver sofferto enormemente durante il viaggio di trasferimento. Il giorno seguente ali' ingresso venne eseguita l'artrotomia, estratto il proiettile ed applicato un apparecchio gessato con fenestra. Le condizioni però n on migliorarono, andò aggravan dosi lo st&to di sepsi generale ed in 10• giornata il ferito morL Nel n. 1868 s . esisteva ferita da ·scheggia di granata datante da 8 giorni a canale completo attraversante l'articolazione del ginocchio destro con scheggiatura. del condilo femorale interno. Arrivò febbricitante con la parte ferita insufficientemente immobilizzata e eon segni di vivace reazione infiammatoria. Dopo 6 giorni di rigorosa immobilizzazione, persistendo la febbre ed aumentando il versamento purulento en do-articolare, venne eseguita l'artrotomia. Il decorso ulteriore!fu buono ed il ferito dopo un mese potè essere inviato in altro ospeJale. Nel n. 19-25 s. esis tevano ferite multiple infette da scheggia di granata a çanale cieco con ritenzione del proiettile, alla gamba sinistra, al ginocchio destro penetrante in articolazione, ad un avambraccio ed alla regione temporale sinistra. Datavano da 7 giorni ed il ferito Òi arrivò in condizioni gravissime, dopo un viaggio -ioloroso. · Venne operato d'urgenza estraendo i proiettili, sbrigliando i vari focola i ed aprendo l'articolazione del ginocchio. Dopo l' intervento si ebbe collasso e morte in 3° giornata. · Da queste storie risulta come, purtroppo, l'e sito delle ferite infette' del ginocchio sia 11ta,to poco buono. Infatti sop1·a 10 casi si ebbero 4 morti. In due di questi però (n. 1132 e 1925) esistevano contemporaneamente altre ferite gra,vi che, senza dubbio, contribuirono grandemente a determinare l'esito infausto. Risultati molto migliori abbiamo ottenuto nei casi avuti in cura ulteriormente, e questa diversità può forse essere messa in rapporto al mutamento nel1' indirizzo di cura che abbiamo attuato dopo la prima esperienza. Infatti s ul priuc ipio si riteneva opportuno, ali 'arrivo di questi feriti, di intervenire al più presto possibile per aprire e drenare l'articolazione ed estrarre i corpi e,stranei. I'ovemmo però convincerci che l'applicazione sistema tica di un tale procedimento costituiva un vero errore. Infatti è sempre pericoloso compie re u n atto operativo di una certa entità, quale quello dell' artrotomia. del gin occhio che richiede l'anestesia generale e dura spesso .diverso tempo quando si tratti anche di estrarre un proiettile la ·cui ricerca può riuscire laboriosa, su un indi"?"iduo la cui resistenza è stata enormemente diminuita e dalla natura dell'affezione e dai disagi patiti ;· in secondo luogo s appiamo che le affezioni settiche articolari possono grandemente accentuarsi in seguito a movimen ti ed a maltrattamenti ripe tuti della parte, come succede di solito durante i trasferimenti, e che, data questa esaltazione del processo settico, intervenendo prima ancora che l'organismo abbia messo in campo i suoi pro.cessi naturali di difesa, nell'attraversare le parti sane per aprire l'articolazione od i focolai infetti, vien fatto un seminio di germi virulentissimi, contro i quali l'organismo ed i tessuti non sono preparati per difenderai. · Cosi credemmo di dovere, in linea generale, evitare di sottoporre ad atti operativi questi feriti al loro arrivo e di attendere invece che si fossero almeno


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CASUI :-:TICA CLINICA

rimessi da.i disagi del viaggio, l:mita.ndoc i ad applicare nel frattempo una rigorosa immobilizzazione ed una medicazione caldo- umida. In qualche caso ò state>· possibile atten dere parecchi giorni. ottenendosi una patente attenuazione e netta delimitazione del processo settico, ciò che favori grandeme ntl'l l'es ito in guarigione. I n Qualche a.ltro caso, in cui esisteva già. un· v ersamento purulento nel!' articolazione, si potè evitare ogni intervento, ottenendosi una completa guarigione spontanea o col sussirlio di qualche puntura evnc•)Rtiva. De l resto ngn diversamente eravamo soliti comportarci nelle lesioni articolari che si incontrano 11ell1L pratica comune Anche riguardo al modo di. pratica re I' a.rtro tomia d el ginocchio, dovemmo alquanto modi fica re la tecnica adottata sul principio. Per non compromettere la g iil scn.rsa circolazione sanguigna delle parti a nteriori d e!rarticolnzione del ginocchio cosi ricche di tess uti bianchi, abbandonammo le ampie incis ioni e procurammo di ridurre a l minimo possibile la ma· nualità e la durata del!' i n tervento In linea generale ci è sembrato sufficien te per drenare in modo opportuuo tutti i recessi dell'articolazione, di praticare 5 occhielli luughi al massimo 5 cm. e clis posti come segue : uno attraverso al tendine del quadr:cipite a 4 dita tras verse sopra !,i rotula, 2 ai lati d i questa verso i condili femorali e 2 altri in corr ispondenza del contorno posteriore di questi, subito al davanti del tendine del bicipite all'e.~torno e dei tend ini form11uti !A. zampa d'oca ali' interno. A ttra· verso questi occhielli s i fanno passare tubi (li fognatura sufficientemente ampi che peschino nel cavo articoln.,e. Soltanto nel caso di fatti suppu rativi diffusi ai tessuti molli pe1·i- 1irt.icolari e di concomitanti focolai osteo111ielitici, .saranno giustilicate incisioni più alllpie e controaperture m punti più declivi; vicevllrsa nei casi in cu i si ha rngiooe di r itenere la su ppurazione limitata alla parte anteriore dell'articolazione , baste· . mnno Io due incis ioni laterali alla rotula,. In un cnso, avuto io cura ulteriormente, venne esegui ta l'artrotomia con lembo nnteriore a ferro di .:avallo e. svuot11tn l'articolazione, fu rimesso a p oSt o il lembo, suturando la capsula ed il tendine tì l>io-rotu lco. È venuto a guarigione, ma. dopo un periodo lunghissimo di cura ed. è residuata uu' anchilosi coo:iplet& con gamba leggermente iper~stesa. P erdurando ed estendendosi i fatti su ppurativi con deperimento potevole delle condizioni genemli sarà. giustificata, come nel nostro n. 658, l'nrnpu t;f\.zione prima che le forze del l'individuo abbiano troppo a scemar e. . Un'altra condizione essenziale da. os-,orvars i nella cura delle lesioni settiche del ginocchio è l'immobilizzazione a ssoluta con apparecchio esteso dal bacino al piede. E siccome per la natura della ferita è solite.mente nec;ssllrio rinnovare di frequente la. medicazione, per ecouomia e p<' r evitaré i ripetuti movimenti 81 " l'articolazione, sempre assai dannosi, e le s offerenze atroci dei poveri pazienti, ~ in questo caso pienamente indicato, nlineno nei primi tempi, l'uso di apparecchi gessati e fenestrati. Però la fenestra de ve essere molto nrupia , si da perruet~re una facile e completa. pulizia del focolaio e bisogna, nel riapplica.r e la roedtcazione, 11.ve r cpra di stl'ioge1:e uniformemente con i giri di fascia tutto il tratto di arto es posto e di muntene1·e questo io posizione elevata onde impedire la formazione di edema che tanto ostacola i proces~i di l'iparazione.

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CASU1STICA C L1NI0A

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In molti casi ci siamo trovati egualmente bene coli' appareccqio iJ,1amidat o armato <lella feru la metallica usata per le fratture del femore, o colla ferula poplitea de l Bassini nrn uita nlla parte ;:uperiore di un'altra . nla verticale che va a corrispondere alla parte esterna della coscia e de l bacino fino al fianco (vedi fig 23-a). L e principnli osservalioni fatte s ui feri t i all'arti colazione del ginocchio pos. sono essere ria~sunte nelle ,-ei;u euti proposizioni : 1° sono feriti gral'Ì che non dovrebbero essere sgombrati da((li ospitali di prima linea se non forniti di a ppar ecchi rigorosamt·nte immobi li1.:1.anti, per evitare le sofferenze atroci che altrimenti sotrrireuliero nel viaggio e per prevenire delle ~omplicanz~ spesso assai gravi; 2' anche per queste feri te la cura deve essere conservativa e l'intervento per aprire e drenare la cavità articolare infetta non deve essere tanto precoce; giova attendere c he il processo suppurativo si renda ben mamfesto e si stabi· ]iseano le burriere naturali di d ifesa; 3° in linea gene rale bisogna e vitare le troppo ampie incisioni per non r endere ancora più deficente la g ià. !<carsa circolazione ~anguigna del g~nocchio ed ostacolare i processi di r ipa. razione; -l0 ne lla cma ha una parte esssnziale la rigorosa immobilizzazione. V AS1 El NER\'I .

N ella presente statistica non figurano casi di lesione dei grossi vasi e nervi della regione popljtea. Un caso di enorme aneurisma ~purio per ferita dell'ar·teria poplitea fu curato ulteriormente colla t ecnica che sara ricordata a proposito del trattamento degli aneurismi traumatic i. GAHBA.

Parti m olli: L e ferite d'arma da fuoco della gamba presentarono con maggior frequenza,' in confronto delle ferite in altre parti, complicanze settiche. Ben poche infatti decorsero senza un certo grado di reazioue infiammatoria luogo il tragitto del proiettile ed in parecchi cnsi si ebbe sviluppo di · ve.ri flemmoni in tutte le loro gradazioni, eia. qu elli cir coscritti a quelli progressivi, gnogrenosi e gassosi. Questi ultimi si manifestarono prevalentemente in ferite da granata e da shrap· nell, complicate da frattura delle ossa o eia ritenzione ciel proiettile (nn. 611, 674, 772, 1132, 1203, 1674, 1763, 1925 s.). Furono però visti insorgere a nche in ferite a canale completo dell e sole parti molli, prodotte da arma di piccolo calibro (nn. 594, 651, 1560 s.). In questo caso la parte colpita era sempre il polpaccio ed esisteva un ematoma più o meuo v~luminoso. Quest.e osservazioni i11ducono ad ammettere che nellH. gamba debba esistere una. speciale predisposizione allo sviluppo delle complica.nze settiche più gravi, predisposizione dovuta, senza. dubbio principalmente, al fatto di essere questa. parte più d'ogni altra nei combatten ti imbrattata di materiaae ricchissimo ili germi assai virulenti e di trovarsi spesso a contatto del terreno anche dopo ferita.; ma è probabile che entri in giuoco nuche la particolare costituzion~ anatomica della gamba. stessa, che favorisce, per la presenza di una robusta fascia avvolgente e di larghe lamine muscolari sovrapposte, la formazione di ematomi e non


·cASUISTIOA CLINICà

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AR1'1COLAZIONr: '1'ID10· 1'ARS1CA.

Più che sui casi riportnti nella presente statistica, per esperienza fattn su quelli avuti ulte riormente in cura, possiamo afi'ennflre che le ferite d'arma da fuoco dell'articolazione tibio- ta rsica, quando sin no complicate da sepsi , sono s empre gravi e ri ch iedono, al pari di quelle del gi nocchio, \111 lungo ed oc ulato trattamento. Anche per queste è uecessario attuare una rigorosa immobilizzazione del la pa.t·te e limitare più che sia' possibile gli interventi o,ggi·essivi, perchè molto si può spernre dalle semplici cure risolventi. N!!i casi di g rnve lesioue dei cnpi art icolari, mai praticammo resezioni ossee o raschiamenti ; ·fu s ufficiente sbrigliare il tragitto del proiettile e fognare la cavità articolate nel punto più d eclive per vedere procedere a guarigione anche i focclai osteo-m ielitici. Dei casi riferiti nella s tatistica, d ue (n. 761 e 1661 s.) riguardano ferite da pallottola. di fucile e due (n. 91 e 269 u .) riguardano ferite da scheggia di granata. Nei primi il proiettile aveva. attraversato i due malleoli e l'astragalo, e nell'articolazione esisteva versamento ematico e viva reazioue infiammatoria; collo. immobilizzazione e medicazione caldo-umicl a si ottenne l a risoluzione spontanea del processo. Nei secondi invece, pur essendo la. ferita r~ canale completo, si ebbe intensa suppurazione che rese necessario. l'artrotomia e lo sbrigliamento della fsrita. L a cura. dur ò a lungo per la formazione di nwnerosi piccoli sequestri che s i ritenne conven iente lasciar eliminare spontaneamentt>. P er immobilizzare l'articolazione tibio-tarsica usammo sempre ln. ferula poplitea. del Bassini che assicurn la buona posizione d'tll piede in caso di guarigione con an chilosi.

T'JEDE.

Ciò che è stato detto per· le ferite della mano può rivetersi per quelle del piede, si~ per quanto riguarda la frequenza che per la causa e la natura delle lesioni. 1~ da rileva rsi soltanto che nel piede sono state relativamente p iù frequenti le ferite da scheggia di grossi proiettili. p a re nel piede, come nella mano, le fel'ite settiche interessan ti lo scheletro assunsero spesso Ullll particolare gravità per il propagarsi del la suppurnzio11.e luugo le guaine tendinee e da un osso all'altro. Ricordiamo alcuni di questi casi in cui l'ammalato eLbe a presentare un aspetto ed una sintomatologia g enerale molto simile a q11ella ,lei tifoso. Il trattamen to fu di solito fino dal principio molto energico e con~istette nel praticare incisioni dorsali e pino tari ed in qu1\lcbe caso fu necessaria ln. spaccatura ~lell'avampiede in dne metà, (Obnlioski). )la.i però asportammo parti ossee se non comple tamente staccate, n è vennero praticate in primo tempo a.mputazioui o disarticolazioni. L'applicazione sistematica della ,ferula poplitea del Bassin:i n elle ferite del piede, valse anche per questo a.d evita.re guarigioni in posi~ìone viziata.


OASU TS TTOA Cl,I:N I C' A

Trattamenio delle rerlte d'arma da fuoco In gener ate Ha natu ra lrnente variato a seconda del!' essere la fel"it& asettica. o settica. con o senza complicarize. Ad ecr.ezione delle piccole fer ite già ricope r te da cr osta. che vennero le.scia te sen?.a prote zione, oppure difese con poca garza tenutn i n sito da ~triscie d i cerotto. in tlltte le a l tre si Pbbe cura lii opplice.l"e un,, medica;,;ione ch e fosse n ello s t esso t em p o asettica, assorbente ed occlusiva. Tnolt,·e, pe rsuasi che mantenend o la p11rte ferita al caldo e nella immobilità s i fo.voriscono i pr ocessi di ripa.raz.ione e si evitano 1<pesso complicnn;r,e anche grnvi. in tu tte le lesioni di q oalcbe entità, s pecie se situate in parti sog~ette a faci li movimenti, veune applicata unn iullltta imbottitura ed una fasciatura immobilizzante. Come m ater iale a ssorben te si usò garza_ idrofila sterilizzata a secco ed applicatn io maggiore o m inore quan tità a seconda. che la ferita si pre~entava. più. o meno secerne nte; in presenza di fatti infiammatori però s i ricorse con molto vantai?gio alla medicazione cnldo- umida. 11 cotone idrofilo venne ~ola.mente impiegato per p rotezione o per imbottitura, n on mai come mater iale assorben te, non avendo affat to simile proprietil. ris p e tto ai secreti delle ferito. In sua vece·. e con vantaggio econor::ico, usam m o i l cotoue greggio. Per mirn teoer e iu posto la m edicazione e r enderla occlusi,;,a, ci serviroro 0 p er lo piii ili fasce amidate, che sono poi ottime per costruire solidi apparecc hi illl· mobi lizzanti, specie con l'aggiunta di fe1 ule form nte con lamine di .ferro zino:ato. Raramsnte si ricorse a. fasciature gessati;, per applicar le quali il c h irurgo deve perde re t roppo tempo ed imbrattare sè s tesso e l'ambiente. . Giil s i sono esposte le ragioni che ci indussero a ·]imitare più che fos s e possibile l'impieg o di apparecchi fene!'<trati. 1 e. toi· Nei casi d i ferite decorrenti senza reazione infiammatoria, curammo lettP. rlelJH. regione col pita radendo i peli ed allontan"a ndo il sudiciume con una compressa im bevuta di alcool denaturato o ben zina. poi, disinfet tata la. cu_te_~on tintura. di iod io al titolo 1:-8 p. 100 ed apJJlicllta la m edicazione, l'i o d 1 vi u_o veniva abbnndonato a sè quas i fino a g uarigione, salvo i ca s i in cu i, per a,.vv~· nuta :ilterazioue della t emperatura o per a ltri dati, si .fo'lse ritenuto necessario ispezionare nuov:imen t e la ferita. Q,1este ferite ma.i vennero dis turbate uè con ~pecillaziÒui, n è con irrigazion_i di liqu idi qualsiasi ed i tragi tti ma i vennero fogna ti o znffati. tCi è occorso qualche volln di vedere deJJp ferite a caniile completo con s o to chi tili tubi di fognatu ra o con lunghe striscia di garza insinuate nel trag i t sa COii quanta pazie n'l(L e fatica da parte del curante : orbene tutte que~te s i_ sentarono regolarmente infette, ment re forse non lo erano prima di un 5 i COI e tratta me nto. · se e, recen te, va r1s . oettata, oppure, S d . vi sono · :i cann Ie, specie U na f l'l"lta fofor t i ragioni per ritenerla infetta, bi,ogna sbrigliarla onde potere appJ1ca.re er• 9 gnau1r1;: clre garanti~cano lo ;;colo dei s ecreti, e vita ndo gli znffi stipati, che vono sola m ente a chiudere il n emico in casa. . i feriti Spetta in morlo particohtre ai medici che devono soccorrere _per priDl 1 l'osservamm di questi pr ecet ti.

P:r

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CASJ; I STICA OLINIOA

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E ssi dovrebbero as~olutameu te n~tPners i dal praticare qualun r1ue manualità sulle fe_rite a c anale prodotte da 11ru\a d i piccolo c11liliro, perchè s oli tamente decor rono senza complican:r.e; anche mol t e fo ri te a t:anale completo da scb eggie di proiettili di grosso cali.bro dovrehlJero av~re eguale trat tamento. Sarà giustificato lo sb rigliame12to ed il drenaggio solo iA qt1elle ferite da granata, da sbr11pnell, da bomba a m ano e da proiettil i ind iretti che siano a ccompagnate da lacerazione e soppestamento di parti molli e complicate .da voluminosi ematomi e da ritenzione di corpi estm m ·i, perchè, in questi casi, l' infezione è regola quasi costante e I' iu tervento sopraind icato ne co;;titui ace la miglior cura preventiva. Nei casi di ferite con s into mi di ·rea,z iooe infìammato~:ia la condot ta nostra si è alquanto modificata nel corso de!l'esperieuzu. Sul -prinèipio si er a procl ivi ,td intervenire precocemente con inci~ioni sbrigliatiye fognature ogui q ualvolta l ' individuo c i ftt·rivava con febbre, tumefazione e dolore ne lla parte colpita a secrezio ne più o meno purulent a della ferita; quan do poi coes ist eva ritenzione del proiettile ciò costituiva sempre una ind icazione d' intervento d'urgeur.,i. I ris ultati però non furono troppo soJd isfo,cen t i, per ch è in di versi casi si è avuto un peggioramento notevole delle ·condizioni locali e l'insorgenza u l' aggrr.vamento dei sintomi di sepsi generale, con qualche esito letale a breve

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Qués ta c0nstatazione ci indusse ad essere meno interventisti e ad applicare in un .maggior numero di casi le cure cosidette risolutive, consistenti princi palmente nell'immobilizzare la parte, nel tenerla (nel case di u n arto) in . posizione elevata.. e nel!' a pplicare una medicazione sterile caldo- umida o leggermente antisettica. Cort simile trat tamento si sono vis ti in molti cnsi rapidamente regredire i fatti . reattivi e molte ferite a canale, già secernenti pus, passare a guarigione spontanea, malgrado anche la permanenza in esse del proiettile o di frammenti di questo. Certo è n ecessario che il chirurgo ·sorvegli continuamente ques te ferite, sempre pronto ad intervenire quando il processo se ttico minacc i d i estendersi o si formi no rac,colte purulente. · Come 11bbi11.mo detto, in questi casi, anzichè ,a lla medicazione asciutta, si&mo volentieri ricorsi molte vol te &Ila medicazione caldo-umida fatta o con liquidi indifferenti (acqua bollita o soluzione fisiologica) o leggermente antisettici (acido fenico al · 1; 2 p . 100). I migliori risultati furono otten uti coli' a cqu a vegetominerale. Al cessare d e i fatti infiammatori s i continuava naturalmente con la. medica• zione asciutta, tralasciando nello stesso tempo di tenere la parte immobilizzata. ed. in posiz.ione elevata.. L'esper ienza ci ba poi indotto tl differire, nei limiti dei°possibile, l'intervento anche nei ca~i di sepsi r.oo clamata con compl icanze più o meno gravi. Sul principio si rite neva. di doYer intervenire sistematicament e d'urgenza all'arrivo di questi feriti per aprire ampiamente i focola i, detergerli, dren~rli ed allontanare g li ev.ent.uali corpi estranei o frammenti osse i liberi• . M11 in seguito, per alcuni esiti infausti avuti e per varie cons iderazioni già ricordate trattando degli in terventi n elle ferite. del ginocchio, fumm o indott a. mutar metodo e :i.d attenerci in linea· gener!\le al principio di dover lasciar ri


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CA!;UIS'TICA 01.r:--rcA

posiire i feriti :\) loro Rrrivo. Jimitau,Joci nd applicare nel frattempo una rigorosa immobiliz7,nzione ed una med icazione caldo- umida. Con q uesta curR as pettnntc tnlvol ta fu poi,sibile, se non di evitare I' interveuto, di ri t ardarlo d i parecchi gioroi, ottenendosi .una attenuazione e netta delimitazione del processo set t ico, ciò che favori grand emente l'es ito in guarigione. S11J,l''11so di sosta11ze a,iti.~ettiche : G iil a bbiamo r icordato il procedimento seguito per la toilette della regione col pita. L'alcool de naturato e, meglio ancora, J9, benzina, c i serviro no ottimamente per 11.llo~tanare il sud iciume. 11 L' i mpiego della tintura di iodio, come disinfettan te della cute, non ci serollr ~ controind icato se non nei cns i di eritemi prodot ti da applicazioni precedent.•· ~ mai ebbimo ad osservare alcun fatto di intolleranza. S' iote11de che non cleve ess.ire instillata nella r'erita, come Vitln fatto u..n corll da t a luno. · Sul princ ipio, nel t rattamento delle ferite infette, siamo ricorsi, nel!' 'i D ten t-0 di mod ificare Il processo sett-ico. ad irrigazionj con liquidi antisettici, q u~i l'acido fenico, il i;ublimato corrosivo, il clorosan, l'acqua ossigenata, ecc.. xn.e. 1 ~ nessun caso ebbimo a rilevare un miglioriimento attribuibile ai liquidi impiega.ti. Perciò finimmo col dare la prefe renza alla med icaiione sterile asciutta o legg?r: me nte bagnata in soluzione indifferente per facilitare l'assorbimento dei Jiq u~di corpus colati, ri correndo a lavnggi con semplice acqua bollita o soluzione fìsJ.O· logica solo nei ca s i di superfici o cavi foi·temente s uppuranti o per inumidi r e la med icazione prima di staccarla nelle ferite sanguinanti. Nei casi di forme g:mgreoose con mummifice.zione e sfacelo di una p a rte us iamo cospargere questa di polveri antisettiche (iodoformio, acido salicilico), a.~ fi ne di li~i tare i proce,si putrefatti vi. Allo stesso scopo usiamo m~ttere t8-ll polveri tra gli strati della medicazione nei ·casi di ~ecrezione abbondante e s aniosa. Con ques to mezzo s i riesce a combattern efficacemente lo sviluppo d e l piocianAo, contro il q uale giova molto anche l' i mpiego dell'etere solforico. . 1 Abbia mo sovente s palmato con vaselina sterile o con unguento all'itti olo margini delle ferite, onde evitare il coalito del materiale cli medicazione e cu ra.re lo stnt o eritemR.toso s pesso indot to vi dal pus r istagnante. Nei casi di secrezione abbondante, per non rimuovere troppo di freque nte 1~ med icazione, sovra pponemmo fl q uesta uno strato impermeabile, essendo con -vinti che i.n l inea g enerale è necessa rio d isturbare il meno che sia possibile la f"eri ~· Ciò facendo, non solo si ot ti ene un van taggio economico non intlifferente, xx:i& 1:° molt i ca s i, col ma nte nere in riposo la parte, si favorisce il processo di guarig ione o s i e vi tano delle g ravi compli-:anze. Ricordinmo questo per chè ci è capitRto cli vedere avviata una inchiesta. u flì· 1 ciale promossa da un conduttore sn111tnrio di 'un treno della Croce di Mal t s, pe fatto che e rano pnr,i t i dalla nos tra clinica, senza es~ere medicati da 4 giorni. u: sold RtO con esit i di congela mento d el le dita di uu piede patito 2 mesi priros ~ un secondo con esiti di di ~articolnz ioue di u11 nlluce s u bita da oltre un ID-ese lD a ltro ospitnle per ferita dn fuc ile. In en tram bi le piccole piaghe residue e :n ,.,oo gr11 nuleg g inu ti e prossime alla cicn tri ZZHlliou P!

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CASU ISTIC4 CLINICA

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f 0111 plicanze delle ferite d'arma da rnoco. C OMPLICANZE ll> F ET'l'IVE SETTI CO - PIOGENE 1,00,1LI.

Flemmoni : Tra le complicanze settico - piogene locali delle ferite <l'a rma da fuoco, i flemn,oni1 occupano per frequenza il primo posto. Noi li abbiamo dis tinti in quattro categorie, corrispondenti ad altrettante entità. cliniche ben defl ui te c he sono: il flemmone semplice, l'eresipela, il flemmone g angrenos o ed il flemmone gassoso. A ciascuna di queste forme poì, abbia mo fatto corris pondere due varietà che sono quella circoscr it ta e· quella diffusa o progressiva, le quali comportano una prognos i diversa e s pesso anche un diverso trattamento. Flemmoni semplici: Abbiamo cons iderato come tali quelle forme suppurative determina.te dai comun i piogeni ed aventi un decorso benigno con forma:iione di pus bonw,n, senza notevoli fatt i locali e di sepsi g ellerale, in altri termini con i caratteri che si osservano nei liemmoni che più di frequ ente s ia mo soliti curnre nella. pratica comune. Nell~ ferite d'arma da fuoco costituiscono per lo più una complicanza tardiva, determinata d a ca.use occasionali diverse, come ad esempio la permanenza di un corpo estraneo, di un sequest10, il ristagno di sec1·eto, la formazione di un focolaio osteomielitico, l'infiltrazione purulenta di linfoglandule, er.c. Nulla di particolare potremmo dire' circa il loro modo di presentarsi e nei · riguardi del loro trattamento. Sia nella forma circoscritta a t ipo ascessuale che in quella progressiva, dopo un periodo di vigile attesa ed es periti i soliti mezzi di cura risolutiva, siamo rir.orsi al bisturi per da~ esito alle raccolte marciose e sbriglia.re i tessuti infil trati. Eresipela: R a ramente ebbimo ad osserva.re nei nostri feriti l'insorgenza di eresipela e ciò si deve senza dubbio all'accurata. tecnica della medicazione da. noi seguita. Ànche nei pochi cas i avuti, rimase qua.si costantemente c ircoscritta e cedette in breve tempo con l'impiego di u nguento all'ittiolo ·e fomenti di acqua saturnina e piccole iniezioni di soluzione fenica nella zona di conflue. Soltanto un soldato, già r icordato trattando delle ferite al cotile, durante la degenza ebbe presentare una e1·esipela flemmonosa che s i estese ad entrambi gli arti inferiori ed a g li organi genitali. Due altri c i arrivarono con ques ta stessa forma giil manifes ta, Di u110 di questi già ri(erimmo trattando delle ferite infette delle part i molli d ella coscia.,. del secondo riteniamo utile riportare brevemente la storia. Riguarda un ufficiale tras ferito in clinica da un ospedale territoriale della regione veneta; ave~a. riportato ferite multiple da scheggie di bomba. a 1;nano in più parti del corpo e p!l.r• ticolarmente a lla gamba e co~cia sinistrn dove esistevano 3 soluzioni di continuo suppuranti. Tutto l'arto, fino· a ll'inguine, era dolente, tumefatto per co11picuo edema, con cute tesa., leggermente a.rrOS3a.ta, senza segni cli paten te fl uttua;-.ione. La temperatura si maI?.teneva sui ! O cen tigradi, e lo stato gei;ierale era q uello 'di un settico-pioemico grave. Esclusa, con l'indag ine radiologica, la presenza di proiettili nei tessuti e di lesioni ossee, fatti certi che le ferite in t€l"essavano solo le parti molli superficiali, si venne nel concetto dove rsi trattare di eresipela flem mo11osa.

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7ùt)

CASUI>-TlCA CLINICA

]nfA tti, pratica te ampie e multiple incjsioni, sio. attorno alla gamba che alla coscin., i<i trovò che in diversi punti il cellulare sottocutaneo presentava focolai di fusione puraleu ta. ~ per il per iodo di un mese si dovettero, di quando in quando aprire qua e là delle raccolte mar ciose sottocutanee. Pure in questi casi di eresipela Aemmono~a. oltre alle inc isioni sbriglio ti ve fatte and,e n distn11z1t lungo il decnr,o dei li nfatici effereu ti, si ricorse con vantnggio all'uso dell'ittiolo e dell'acqua i·egeto-mint,rnlP, non t rascurando· di immobilizza<6 la parte. \'bo Flcm.mone ganyrenoso: È importante, specie nei riguardi della prognosi e d 8 \ '\.~ curn, t en er presente ch11 nelln. genesi dei flemmoni g:1.ngrenosi che complice.1}C> t'eri te d'a rma dn fuoco, nou è sempre il JJr ocelòso settico che costituisce il fa't'te>~~ principnle, ma che molte volte l'importanza di questo è secondaria a quella c h e a!'sumono· le alteru?.ioni m eccaniche determinate dal tra uma stesso o che a questo tengono dietro. Jnten dinmo con ciò alludere ai casi in cui 111. vitalità dei tfssuti è diretta.J:l'.lente coni promessfl. per g li avvenuti strappamen t i e soppestamecti di parti, per la recisione doi principn li vasi snnguigni, per fasciatur e t roppo strette, per lacci ero 0 · statici lasciati in sede a lungo, per raccolte, specie di sangue. impossibili ts,te ad espande rs i e com primenti i vn.s i. ecc. • !-ìi snrebbe forse dovuto d istinguere varie sorta d i flemmoni go.ngrenosi in bs.5 e alle tliverse cause determinanti ora ri cordate. mn siccome quef<te in effetto nelle ferite d i gnarra intervengono spesso contemporaneamente e molte volte è d.i fiicile stabilire quale è stata la causa principale della gangrena, fummo costretti a. f'a,roe . un'un ica categoria. . Ahbiamo detto che questa dis tinzione è.importante riei riguardi della progn°s ' e della cura, ed in fotti d i fron te al caso in cui l'incipiente mortificazione di uo& pnrte è determinata da altera7,ione grave ed irreparabile del circolo sanguigno, ad esempio per avvenuta recisione dell'arteria principale,· poca o nessuna spere.:nza potrà essere nutrita d i arrestare il processo gangrenoso e l'amputazione si r eJl· derà nE>ce ·saria, mentre l<e la causa foi-se da ta dalla sepsi o da un semplice osta• colo meccanico al circolo s i potrà ancora sperare, combn.ttendo quella e favore:o d0 questo, di ~alvare la pnrte dal completo sfacelo. • Pleuw,one 9ang1·eno.rn circoscritto : I 6 ,;as i di flemmone gangrenoso riports.t1 n.,lla statistica ri guardano t utti feriti da scheggia di grana ta, 3 alla gamba. e 2 all'avambraccie> In tutti la ferita era recente (2-6 giorni); esisteva frattura. coXJ'.l: · minuta delle ossa e mortificazione non soltanto dei tessuti strappati e contu 91 , ma anche di quelli limitrofi in preda ad inaltrnzione icorosa. 1n due vi en1 a nche ritenzione di proiettile e di brandelli di ind umenti Io ferite giil per sè stesse ampiamente aperte ci limitammo II detergere le superfici con liqu idi indifferenti, a staccarti senza far sangue le parti coaopJeta· me,ne mortificate e ad assicurare lo scolo dei secreti con adatte fognature ed . abbondan te medica:tione assorbente. · Si ricorse al bisturi ·soltanto quando si è trattato di dover s paccare tra.gi.tt! tortuosi, allontanare corpi estranei, svuotare raccolte di secret i, sbrigliare tessu ti dli-t es i da intiltrnzione ed1<mntosa o purulenta. Flrm m one yany1·e110~0 f S/eso o pro:;ressii;o : I 4 ~asi che· sono riportati :0~1111 s ta tistica r_igu11.rclano due feriti da grannta ull'avambraccio (n. 64 u. e n. 2 58 s . ) e due feriti da fuc ile, uno al braccio (o. 9-16 s.) ed uno alla gamba (u. 772 s.). In tutLi la ferita era r ecente (da 2 a ,1 giornij eJ esisteva lesione del tronco


CASUISTfCA OLINICA.

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arterioso principale, vasto eiuatoma s uppurato e segui manifesti di incipiente gangrena dol tratto distale dell'arto colpi.to. Già. si ebbe occasione, trattando delle ferite R.ll'avambraccio, di ricordare la storia del n. 64 u. morto in seguito !L paralisi cardiaca, quando il processo g angrenoso sembrava ormai dominato. Il soldato n 125~ presentava una ferita forse ancora più grave di quella del n. 64, essendo il processo gangrenoso pit't esteso, ma, t rattandosi di un individuo robusto, s1 pot e ottene re la g ul!-rigione conset·vando l'arto in discrete condizioni funzionali. La cura ha consistito nel praticare subito estestt iocisio 11i sbrigliati ve nell'estrarre, le scheggie, fognare il focolaio sett ico e mette re l'arto a l caldo. Anche d egli altri due s oldati (N. D-lo e 772) venne già riferita la storia trattando delle ferite al bracc io ed alla gamb~ . Dopo un teu tativo di conserva re l'arto, in entrambi fu n ecessario amputare, essendo il processo gaugrenoso sostenuto · principalmente dalla recisione dell'arteria omern.le ne l primo e de lla arteria. tibiale posteriore nel secondo. ' T.i-a i primi feriti, avuti in cura ebbi mo ad osservare due casi di gangrena ùa laccio emostatico. In uno era s tato tenuto a perrnaneozii per più di 24 oro e venne a noi già amputato al III s uperiore del braccio; nel secondo (n. 1588 s.) il laccio era rimasto applicato al III superiore d ella coscia per 18 ore consecutive. Venne a noi dopo 2 giorni con tutto ìl tmtto di arto sottost1rnte tumefatto per edema, dicolorito cianotico e quas i freddo. Avendolo manten uto in posizione declive ed al caldo, s i· ottenne il ripris tino del circolo e la gua rigione, residuapdo però una sensibile diminuzione n ella fo1:za muscolHe e distu r bi neu ritici. Medta di essere illustrato un caso di grave flem mone gangrcnoso prog ressivo, che ebbe origine da una fe rit~ antica già da tempo del tutto ri1narginata, poichè rappresenta un ti pico esempio del m icroòìsino latente, sul quale hanno fermata l'attenzione specie' i Francesi. Si tratta di un ufficiale colpito, 3 w esi prima del suo ingresso in clinica, da pallottola di fu cile al III inferiore dell'avambraccio, con foro di entrata alla faccia dorsale, ritenzione d el proiettile n elle pa1·ti molli della faccia palmare e scheggiatura dell'ulna. Dopo l'estrazione del proietti le la ferita operatoria aveva tardato 2 mesi a cicatrizzare complet amente. Guarito ed andato in I icenza, da 15 giorni aveva già. ripreso -servizio, quando, seuza causa apprezzabile, insorse dolore, tumefazione e ro~sore in corrispondenza della cicàtrice. · Accolto in clinici~ dopo ci rca 36 ore dall'inizio del male, presentava già cos picuo edemtt duro esteso dalla mano fino a metà braccio ; la cute dal polso fino oltre la metà. dell'avambraccio era. di colori to rosso.scuro, più n1arcato dal lato u lnare ed al posto della v ecchia cicatrice esisteva una zona circolare di necros i totale secca della grandezza di uno scudo, circondata da una vescicola a contenuto emorragico. La. teinperatura del corpo era molto elevata. · . Venne operato d'urgenza, spaccando in più punti il focolaio gangrenoso e sbrigliando ampiamente il cellulare sottocutaneo all'avamb~accio e braccio. Si trovò che l'infiltrazione e la trombosi dei va.si era già. estesa oltre i limiti della zona necrotica e p er un buon tratto dell'avambraccio. Il processo fu s u bito arrestato e l'a~malato guarì in d_ue mes i, essendos i dovuta. riparare una largA. zona di tegumenti andati dis tnitti. Non venne trovato alcun corpo estraneo nella sede d ella vecchia cicatrice che era stata punto di partenza d el flemmone, ma è p~ssibile che s ia stato eliminato, senza essere scorto, assieme ai lem bi necrotici.

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OA~U I STI CA CUK ICA

F{p,m,no;,e gassoso: li quadro clinico del flem mone gassoso merita di essere r iassunto pe rchè qu Hlche volta ci è capi tato di vederlo confuso con qµello del flemmon~ gaog r enoso Nel flemmone g assoso l'odor e, so p ure assomiglia a quello del flemmone gangrenoRo, é pe rò p iù in tenso, p;t't nauseante e più pers istente; è da paragonarsi all'odore dell'indolo e scatolo ed a quello dei sorci. La ferita è per lo più grave. · anfrattuosa, di nspetto atonico. coi bordi m acer ati, brunastri, in via d i sfacelo, ,co" secr ezione più o meno abbondante, icorosa, molto fetida, mescolat a a gas ; può p8t" essere rappresentata dR un piccolo foro poco s ecernente. · -~ La par te è t u mefatta ed i l gonfiore, in confronto di quello cbe accompa.1!,~~ flemmone gaugren <'so, è as;;ai più considerevole e si estende al disopra ed al d~so't-'I~ · della f erita. La tumefa,:ione è dura e ·t esa, la ptllle è li,:1cia con marmoriz:za.z ioJJ• rossastre o violaèèe chB in seguito di ventano brunas tre o verdas tre. Spesso s i notano flittene ripie ne di liquido ematico. Vi è presen,:a di gas non s oltanto nel secreto della ferita, ciò cbe p ub o ssel'vars i a nche n el flemmone gangrenoso, ma anche n ei tessut i, i quali vengono in.fìlt r .. t i e danno un suono timpanico alla percussione. L'infiltrazione del gas avviene specialmente nel c&llulnre sottocutaneo a.l diso.pra e al d i sott o del focolaio primitivo e si manifesta con un senso di crepitazione fin a, carat teristica, che n on ma n ca mai e costituisce un segno capitale dell'aff'e·ziO%le in pa rola. L'infi lt razione gassosa del cellulare sottocutaneo si manifesta precoceroevte -~ 1 si propaga con rapid ità, cos i che in uno o due g iorni può estendersi a tu tto 9to tronco. Sul principio la p arte è sede di dolore intenso, lacerante, ma ben pre diviene r1uasi insens ibile, sia per l'a ssopi mento i n' cui cade il ferito, sia per ]a rapida mortificazione dei t essuti. Così le estremità divengono insensibili, icnt:n°· bili, cianotiche e poi fredde. Oltre Il questi s intomi locali si hanno precocex:ne 0 ~ sintomi generali di gmve sepsi ; faccia terrea, colorito s pesso sub-itterico, o ccbl infossati, lingua l\ridR foliginosa, febbr e 13levata continua, dispnea, polso pi ccolo frequente irregolare, ;ipesso diarrea, agitazione, delirio. L a distinzione fra flemmone gassoso circoscritto e flemmone gassoso diff'uSO 8 o gangrena gassosa propriamente delta è n ecessaria per distinguere due f"orrD. che souo tra loro !lustanzinlmente dive rse e per gra vità e per m odo di presen. ts.r9 •: Nel primo lo stato g enerale s i mantiene relntivamente b uon o, l'infez;j_ove e a n cora circoscr itta alla part e feri ta, v i è secr ezione di icore mescolato a g a.s ~ ti~· 1 panismo della piag a, modico distend i mento e limitata mortificazione dei t0.ss n t i uel secondo invece la form:\ ha a ssunto un carattere progre;;sivo inv adendo t u ~ to l'arto ferito. la infìl tr11zione g11ssosa del ce llulare si è estesa, è a v venuta 1 t ificazione massiva dei tessuti anche a distanza e compaiono s i.n t omi gener~ l 1 sepsi gravi,,sima. li passaggio tra la prima forma e la secouda è abbastanza ra pido. ed a.le uve volte poi è addirittu ra rapidissimo e può avvenire anche nelle primo 24-46 o r e dalla fori tn, favorito da c ircostanze d·i verse, quali la poca resistenza dell'indi v:id 0 0 : la preseuzn di corpi estrane i, gli estesi soppestamenti dei tessuti, le gravi l es ioE~ 5t 1 vascola r i, fasciatura str etta o laccio emostatico la!!ciato a lungo in sede; in que · casi s i ha la cosiJetta gangrena gassosa fulmi nante. · _ In generale, mentr e il Hemmone gassoso circoscritto può facilmen te g us.r:ire con un. pronto iu ter vento, il flemmone gasso~o diffuso è per lo più mort ale a n c he dopo il sacri ficio della parte invasa .

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CASU IS'l'ICA CLINICA

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Fle1nm.one gassoso cfrco.~c1·itlo : Fu osservato in 10 casi.e precisamente 7 volte alla gamba (no. 594, Gll, 651, 113:3, 1203, 1560, i925 s ), trna al gi nocchio (n. 658 s.), una. alla coscill (n. 9! 3 s.) ed un a alla spa lla (n. 8 LO s.). In <l ue casi (nu. 594 e 651 s.) · la feri ta era stata prodotta da pa llottola di fucile, in tutti gli altri da scheggia di gran11ta. Nelle due ferite da fuc ile ed in una da g rana,ta (n. 1560) la ferita. era a canale completo ed interessa va le sole pa rti molli; esisteva però un vasto ematoma e lacera.zione dei tessuti. Nel n. 651 poi vi era anche lesione de i vasi tibiali posteriori. Nei nn. 611 e 943 vi era ritenzione di proiettile; nei un. 810 e 1203 la ferita era complicata da frattura commin uti\·a e nei nn. 658, 1132 e 192:i oltre alla frattura comminutiva es isteva. ritenzione d i proiettile. In tutti il processo flemmonoso era già manifes to al loro ingresso. Ad eccezione di qualche caso in cui si credette utile di dover lasciar riposare per qualche ora il ferito affrnnto dai dis11gi del viaggio, s i è sempre intervenuti d'urgenza, praticando, previa congrua per quanto sommaria preparazione, ampie e profonde incisioni nella. parte colpita, aprendo le anfrattuosità della feritll fino all'osso e · fino dove i muscoli Ri presentavo.no tumefatti, a.nemici, di colore bruno pallido, infiltrati di gas, allontanando i corpi estranei ed i tessuti completamente s taccati, facendo delle contro aperture nei punti più declivi ed incis ioni sbrigl iative dtil cellulare sottocutaneo anche a distanza e lungo il decors o dei linfatici. Tuttociò senza maltratti1.re i tessuti con strappi od altro, ma. seguendo accuratamente gli interstizi muscolari e risparmiando i vnsi ed i nervi e procurando d'essere solleciti. ' Sul principio usammo detergere !e superfici cruentate con debole soluzione fenica o d i ipoclorito di calcio, ma poi siamo ricorsi di preferenza all'acqua bollita ed alla soluzione fì~iologica. Nelle parti cave più declivi delle ferite furono poste fognature tubulari di gomma abbastanza grossi ed a pareti resistenti, negli interstizi invece e nelle incisioni superficiali ponemmo soffici zaffi di garza. La medicazione fu fatta con abbondante strato di garza o asciutta o caldo-umida. In ba~e all'esperienza fatta, ora diamo la prefere~za a questa ultima. In ogni caso, anche in assenza di frattu ra ossea, cercammo sempre di immobilizzare la parte e di tenerla in pos izione elevata. Si sostennero le forze con ipodermoclisi, sommin istrazione d i a bbondanti bev~nde anche alcooliche e :ritenemmo utile r ipetere in tutti 2-S v olte la iniezione di siero anti- tetnnico I ris ultati ottenuti nei dieci casi riportati nella presente statistic~ sono i segu9nt,i: in 7 il flemmone gassoso dopo il primo intervento si arrestò : dopo pochi g_iorni scomparve la febbre, si iniziò il processo di eliminazione delle parti necro. tiche e g,·adatamente s i arrivò alla guarig ione ; qualche volta però fu necessario durante l'ulterior1, decorso :iprire dei piccoli ascessi_ formatisi o per ristagno di secreto o per formazione di sequestri; in un caso (n. 651) si ebbe ripetutamente em~rragia secondaria sempre frbnata. colla semplice compressione digitale dell'arteria p r ·1nc1· pa. Ie prot ratta per circa 1 ora. . ~!lll'ottavo caso (n. 668) trattava.si di ferite multiple di scheggie di granata a~ gmocchio r·on frattul'a. intraarticolare delle epifisi tibiale e femorale e riten· zione di proiettili. Dopo· il primo intervento fu arres tato il .flemmone gassoso, tua per~istette intensa suppurazione e dell'articolazione e dei capi articolari; per altre due volte con incisioni si cercò di aprire ampiamente i focoll\i, ma de.:


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CASU ISTICA CLIK IOA

perendo progressirnm~nte l'ammnhto e 1uioncciando di soccombere alla setticopioemin tu decisa etl nttu11ta l'ampumzione del!., coscia al JTI superiore che ebbe buon esito. In tutti qu.,sti fer iti In lesione era ablmsLan za recente, datando d&i 2 ai 4 giorni eù il pronto interve11to fu efficace. );on cosi invece n.vvenne n egli altri d ue casi i n cui la ferì ta data ,·a da· 7 giorni. l,\uesti (no. 1 1::H e 19:?5, già ricorda t i t r,i.ttando delle ferite al gino cc hio, pre~ent.'lvau o 1;ntrnml,i olt r e al tlemmt' ne gassoso 1,d una gamba consecu. tivo a fc1·itn da g ran at>1 con frattu ra d elle oss>1 "rit enzione del proiettile, anche ·una ,ferita infotu, al g inoc:chio de.I lato opposto con rite ni1ione de l proiett ile. ti o . 1925 aveva poi alt n, due grn vi ferite infette All'avam braccio e tesLa, · Nessun iuter,1ento era st11to prHliC1\to io p1 ece,lt:: nza, mai!:;rado l'e,·idenza della formo tiem· monosa. A I foro iugresso la temperntu ra uou era e levatn (87.6 . il primo, 3-8, 5 il secondo), mn g1·a,·i ~,,ime o,i preseutl\rnno le <:ondizioni generali. Ciò nondimeno fu t euLato d i s11lrnl'li collo sbriglin.re t utto le ftt1·ite in fette, ma lo stato d i collnsso andò au111entundo e si ebbe li, mort e in terza giornata. Ora, r iflettendo all'esito avuto in questi due Cf\Si d i~gmziati in confro .n.t.o di q uel lo ottonuw uei casi precedenti, appare c h i" ra Jn n ecessità di un s ol1ecito inten-euto n on appena si ronda man1 fo-;tn l' insorge11z1\ de l Hewmone gassoso. O lt re a questi ricordnti ebbi mo ad osser v>\re casi di f-lemmone gassoso c ircosc rit to s vilupp,\ to;;i nei monconi di am11uta zione o,u turaLi. Come gii\ ricorda.ru.D.1°, fu s uf-licicnte r iaprire l" ferita e p ratica re in cision i sbrigliati ve riei lembi per arres tare corn pleurn,eu le i l processo. FLE)l.llOXE G Al>SOSù D I n•u:;o

o G A:--UJtF:NA GAS,ll),;A PHOPHIAMJ:::<'l'E OJ,~TT' ~

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Fiuo n. tutto novem l;i re ~opta 1000 ferit i furono osservati soltanto due ca.si di flernrnone g1.1s:;oso d iffuso ed entrnmbi ebbero esito let i,lle. • :,ç"ul primo (n. 167,1 s,) esisteva feri ta da grnna ta ad una gamba con fra,t't.ura. comruinuth;a delle l.1L1c ossa e r itenzione del proiettile, un' al trn ferita pt..JI r e da . grao11 ta a fondo cieco a lla lllttica dello·stesso la to ed una terza fer ita a c on a~e 19 coroploto interessante le p11rti JU(Jlli a lla spalla. Al s uo ingresso notnvasi =-- :O::- ~ 1 · e e d e d ema d'I tutto I' arto ,;101stro, · · · · turne t.a zion s~crez1one 1corosa assai· p-a.:a t r da . 1 m i,;ta a gas. dalla piag a della g><mba, c repita ;i:ione dai malleoli fino sopra i l ~ · n occhio, cianosi e i-affrc<ldamen to ùel piede e g am!Ja; pure la ferita all11. r:=-- s. t;JI~ presentavasi gmvemente in fetta con secrezione icorosn, mentre in quella de a spBlla poco intensa era la r eazione infiamm,.toria. · . L'aspetto era que llo di un settico -piormi.:o g rave e per di p1~1 nota.. ~sn~• 0 con trazioni toniche e ton ico-clonich e.,all'a.rto feri to. Si intervenne, dopo , L ,;,-er lascio to riposare per lO o re, sùrigli1\or!o ampiamen te tutte le ferite ed il ~ ·e ilu· la re lungo il decorso dei liufotici, e~Lr~e,,.Jo i proiettili e drenando le feritE' - Ln medica,done venne fat ta con garte im bevute in soluzione di clorosan. . Nello st esso g ioruo s i praticò una in iez io ne s ottocutanea d i siero aotitet::;-9-nico e n~i g io tni seguenti, arce nn,rndo i si utomi òi in fezione t etanica Ad aume:ca ta.re, · furono fatte I.li verse iniezioni eudornchidee. 11 processo Jlemmoooso fu ar restato, nell'arto colpito d iminuì notevol~ ente l'edernn, s i r ip ristinò il circolo, s~ompa.rye lo Cl'epi tnzioue. Alla ua Lica ed alh\ spalli\ pure il proces,o ~ettico rimase localizzato. L e condizioni g enerali pur tu ttavia non migliornrouo, le f&rite rimanevano torpide,


OA:';CIST: CA C LIX1G A

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persisteva febbre elevata ed abbondante secre;,:ione d i pus tenue: E ran,, pu'1 tut tavia scomparse le manifes tazioni te~no iche. Per facilitare lo scolo dei i,ecn,ti furono aggiunte ,\l~re inci ioni n l polpaccio ed alla. coscia m11. tutto fu in utile. Venne a mo r te iu 17" giornata. per set tico pioemia. Nel seconclo caso (n . 1763 s.) esisteva pure una forita dn g ranata :tllil gamba sinistra. cou fratt u ra comminuta delle 2 ossa eù una seconda feri ta l aceri~ al fia neo dello stesso 1a to. IL ferito em stato trnsportnto 3 giorni dopo la lesione a ll 'ospedale di Monte Ortone dove io quell'epoc;, noi si prestava servizio provvisorio. Era ormai patt-nt e il 1-lemrnoue g11.s;;oso e d' urgenza venn11ro prnticitto inci- . sioni multiple alla gamba e cosciR. ed estrR. t ti dei fram menti di proiett ile e brandelli òi in<l.umenti.' · Dopo 3 giorni, sospettando la riten1.ione di. a lt r i frammei1ti di proiettile, lo trasporta mmo" in clinica per l'indagine rndi ologicR.. 1': ssendo risul ta to fondato i l nos tro dub bio e notaudo!,i u u1t pro_gre><sione del flemmone gns«o,-o alla coscia-, con crepitnzio11e fino ali' inguine, ve11::i ero praticate ,iltre incisioni sbriglinnùo t utti i tessuti infiltrati ed allontanando il corpo estraneo. Il fe r ito, dopo il nuovo interven to, cadde in collasso e mori dopo 2 giorni. R icordiamo ancora l'esito infausto che s i è avu to nel caso ùi edema maligno insorto ,rapidam ente in seguito a ft>rita dn sc·heggiR. di granata a lla spa lla destra con frattura d ella scnpol:i e r itenzione del proiettile, caso gia illustrato trattando delle fe r ite in quest a regione. · È da_ cbiedcr,:i so in questi casi disgrnz i1iti s i sarebbe potuto e dovuto fa re qual che cosa di più o di d iverso. Ne l ferito alla s palla è evirlenteche il rapido diffonders i ri e l processo al collo e mediastino i,one\·11 il chirurgo nella impossibil ita d i prestare \111 valido soccorso. Negli a ltri due forse si sa.reblie potuto tenta.re la disarticolazio ne d ell 'anca, · ma gli indivi du i erano in condizioni t,di che difficilme nte avrebbero potuto tollerare il nuovo g ravi$simo trauma 13 per di più disgraziat amen te e-;istevano propr io in prossimità de l punto dove s i sarebbe dovuto· pratica re l e in cision i, dello altre

fe1·ìte g ravemen te infette. R esta q ui ud i provato, anche in ba~e alla nostra espe rienza., che contro il flemmone gassoso diffnso poco possi a mo per sal vare la vita, e cho l'unico mezzo efficace per combatterlo è di sR.perl o prevenire, i11 tervenendo quando è ancora circoscritto e meglio forse ancora sarelil.,e se s i provvedesse a sbrigliare sistemnticamen te, ·e ntro le prime 24 ore, tutte qnello fe r ite che per esperienza si s11.nuo es.sere infette e predisposte allo sviluppo d ella t erribile for ma in parola. . / Jifterite cldle pia.,,he : Casi d i vera di fter ite dello piaghe o gangrena uosoc0':1ale non ci fu mai dato di o;;servnre nei nos tri feriti e ciò sta a provare la ontà del m etodo di medicazione $egu1to. . Sol tan to in quakbe CllSO Il\ ferita s i presentò con aspetto difteroide, snbito r llevato dalla particolare dolo rnbilità, pallore e faciliti\ di sanguina re delle gra nula;,:ioni. Con l'uso d i una medicazione lnggerm ente imbevuta di etere solforico e

;in-

· novat . . d . . a. og 1l..-1 g iorno, l'as petto della piaga. el opo 1Il seconda o ter,m 1~pp1·1ca-.r,1one r1· 1v en ne buono .

. 1'rombo- flebite : La complicama della t rombo-flebite fu os;;ervatn sempre a ca r-1 co d e1Ja f e morale ; due vol te fu. 9l e 259 u.) s ucooss1· va a ferita · · rn · f ettn d a gra• 45

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Giorno.I,• di 1t1rclicma mili/are -

,·

Fasr. IX .


C,\S!;I . 'l'ICA CLINI CA

natR al!'articoln.zione tihio-tarsica, una t>OlLn (n. 119 u . ) in seguito a fer ita in -fetta trnvers11o te le due natiche ed unn quarta v olta (n. 897 s.) successiva a. ferita. iDfetta all'inguine tangenziale ai vasi. Ad eccezione di quest'ultimo caso; già. i llusLrnlu, iu cui si el.,l.,e: ei,i to iutausto per la ùiffu;;iuuti rapida del processo t r o DJ.b O· tiro fino alla vena ilincn iuternrL, neg li a ltri si ottenne guarigion e con impa ccbi caldi di acqua vegeto minerale ed irnmoliilizzll.zione dell'arto in posizione declive. Osleo 11dflile : Questa comphc,rnza tanto frequente n elle fer ite d'Rrma da 1:·uoco con frnLtura s i man~enne nei n ostri reriti quasi sempre circoscritta a l focolaio di les ione. R ico rdii,mo soltanto un caso (n. 670 s.) in cui assunse andamento p rogressi vo, cosi che fu necessario praticare l'amputazione dell'arto. Jn t utti ~li altri casi bastò sbriglinre la ferita, porre delle fognature a. con· tatto coi monconi ed immobil izzare r igorosamente. La medicazione caldo-u..ID-i da ha trovato in questi casi la migl iore srrn applicazione. Ma i siamo r icorsi a resezioni o ad osteotomie e procurammo invece di r i sp et· tare anche i 111inimi fra mm e nti os~ei che non fossero completa men t e smcco. t i . Yedemmo cosi risti.bi l irsi la contiuuitÌI in ossa frattu rate a n che per lungo tra.ttoe cou sepsi grave della ferita (vedi fig, l!, H, 17). ment re ehbimo occasione d i con· statare in un ferito cur :, to altr ove con resP.zione dei mon con i ùi frat tu ra, il p en oso reliq11a to·d i u u a r to dn pulciuel la (vedi fig. 24). Gio\"a ricord,ne che n on convi1,ne dur ante il periodo a cuto del processo e>s t eo· m iolitico compiere mauualitu di quakhe importnnza per corregger e eventu :a"li deformitiL o spo,;t:rni enti dei monconi di frattura : n e · potr elJbo der iva.re u n esa lta· mento della forma settica con complicanze spesso gravi cd inopa rabi li. Natu r almente, come consc~uenza,dell'o~teo-mi elite,si ehbe d i frequente l f;I. :for· mazione di sequestri, ch e qua lche volta richiesero un in terven to per essere a.1 I on· tnnati rnodinnte 111\mpliamento doi ~e11 i 6.~ t0losi o spacca.tura della cassa d a x:x:io rto, Ma nnche n simil i in terveu t i si r icorse più ta rd i che fo~se possibile, prefe r ·~ nd0 in li1H!I\ ~e111mllc att endere che I\Vven isse l' elimiuazione sponta nea. . ,lr/.rile 7>w·ule11ta : I cnsi di artrite pu r ulenta per ferita d 'arma da fuo c 0 in· t<>rPssantc direttamonte od inclirettflmente l'articolaz ion e fu rono già m ustrat; i trnt· trrndo d(:lJo ferite nelle vaiie regioni, e per ciò ri mnndiRmo i l lettore a quei. ci-ipi· toli rlove ve n ne esposta an che la rmra a.ttun.ta ed i risu ltRti otten u t i. v ennero anche ricordati due oasi di gonil ite purulenta svilµp patMi a d i:S t 9 oza della ferita (situata rispettivam ente al cotile ed alla parte alta della cosci 9- ) se· nd condarinmente ad un processo di eresipela. Uemmouosa con trombosi del la g i·B- ~ safena, e 1lovuta, per 11 uanto a 11oi è sembrnto, ad una propngn.zione direc -c;a. ~e 0 proce8SO settico !lai cellulare· sottocutnneo alla sinoviale, per i vn.si Jin fet- t. i c i v enosi, ir11l ipe11den t emente da un fnLto pioem ico. · 0 J[,mingile p11rnlenla : Jn un caso (u. 102-1) di ferita da proiettile d i fuci l ~, 00. foro di entrnta al contorno esterno d ell'orbi t a rottura del bulbo oculare> e r i· tenzio11e di proiettile incummto nell'etmoid e, si ebbe insor g!\nza d i mer1 .i ,o. gite ba~ilare purulenta. L'individuo, accolto nel r ipn.rto oculistico, e ra stato oper:ito di enucleazione del bulbo ed estrazione del proiettile e poi paSllato a uoi il gioTIIO 1. . • • • d. . . ,., e> eosto seg Liente con li emmone d o I cn.vo Ol'u1l1H10 e s1ntom1 Lmenin g ismo. , enoo1· prnlir'ati in corrispoudenza delle in ~e n:ioni palpebrali dei tngli sbrigliativi o x:ocsso un dl'enaggio tlove era stato ostn,tto il proiettile. Il flemmone orbit~rio -çe nue arr~st ato, ma, persi~to11.lo fehbre assai e levata e siutorui patenti di meui ng i t e b~· s ilare, iu I V giormtta si praticò l'exeuteruzio e In demolizione della volts, orbi·


CASUISTICA CLINICA

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taria, nelll\ sptiranzn. di trovare una meningite basilare ancora circoscritta. Aperta la cavità cranica e visto uscire del liquido lattescente, si pose un soffice zaffo di garza. Dopo due giorni l'individuo mori e si trovò all'autopsia meningite purulenta diffusa a tutta la base. Plem·lle e peritonite purulenta : I casi avuti .in cura di ompiema e di peritonite purulent a consecutivi a f erite d'arma da fuoco furono gili. ampiamente illustrati trattando aelle ferite al torace ed all'ilddome: per ciò si ritiene inutile ritornare sullo stesso argomento. COMPf, ICANZE !NFE'l'TIVE SETTICO-PIOGlllNE GENERALI,

Settico-pioemia: A lcune ùolle complicanze settico -piogene] locali delle feri te di guerra si accompagnano Efrequentemente ad uno stR.to settico-pioemico più o meno grave; questo nvviene ad esempio per i focolai di osteomielite e di rt rtrosinovite, ma sono specialmente i flemmoni gangrenosi ed i flemmoni gassosi che fin dal loro ini,1io danno l uogo a manifes tazioni generali da parte dell'org1mismo, che s i esplicano con molte plici t urbe a carico dei diversi organi ed apparati, man ifestazioni generali che nello svolgersi del procesao finiscono spesso a pre,·alere e ad esser causa principale dell'es ito letale. Non v'è dubbio che in ogni singolo caso la gravità della forma settico pioe~ica sia in rapporto principnlmente con l'entità ed estensione del focolaio infettivo che l'ha originata, Il'll.·molto s pesso entra in ginoco anche l'individualità d el soggetto colpito, nel senso che uno più dell'altro può ad essa r esistere o soccombere per predisposizione morbosa di un qualche organo od apparato. Ognuno infatti avrit avuto modo di rilevare come degli individui con costituzione organica debole, esauriti da lle fatiche di guena ed estenuati dai disagi dei ripetuti tras ferimenti, possano presentare manifestazioni generali di grave sepsi anche quando la ferita. n on presenti co.ratteri allarmanti, e degli altri con precedenti -morbos i a carico di qualche viscere, socl'ombere per rapida e grave alterazione in questo prodotta da l nuovo fatto morboso. Ricorde remo come esempio l'ufficiale n. 64 ferito da granata ad un avambraccio con t:lemmoue gangrenoso, venuto a morte improvvisamente per paralisi cardiaca determinata dallo stato settico- pioemico pe rsis tente anche Jopochè era scomparsa la febbre e lo stato della ferita face,a hene speri\ re. Questo individuo, di costi-· tuzione gracile,· soffriva in precedenza di card iopalmo! Qu1lie deb ba esser e, se,:ondo noi, il criterio curntivo della. sf'ttico-pioemia , emerge dnlle premesse fot te. Si dovrà cioò uon soltanto ceree.re di estinguere il processo settico e-be ba sede n Plla feritn, ma 1rncho di aiutare l'intero orga.11ismo nella lottn di resistenza contro il materiale settico che lo percorre, rivolgendo la nostrn attenzione in ispecie a quegli organi od apparati che ci ris ul tassero pili deboli per malattie precedenti. i\Iezzi specific i per combattere le roanifesta,zioni settico-pioemiche non ne conosciamo, e per nostrn esperienza, fatta anche n ella pratica comune, pochissimo valore siamo indotti ad 11.ttribuire all'uso di an tisettici, di sieri o di altri preparat i messi in commercio. Procuriamo invece di ~ostenere le forze dell'ammnlato e prirticolarmente l'ntti'l"ità del cuore e dei reni con ripPtute ipollermoclisi o rettoclisi, con fo somministrazione d i cardiotonici e di abbond1rnti bevande anche alcooliche, quando lo stato


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çAsUI~TlOA CLINICA

del 6.ltro renale 1o permetta, e, se appena appeno. le condizioni dell'apparato digerente sono discrete. facciMno assumere una b~ona dose di alimenti facilo::i.en til assimilabili e di elevato valore nutritivo. Pioemia: Tra i 1000 feriti riportati nella. statistica non si presentò a.1cu_n cu.so di pioeinia. Invece tra quelli avuti in cura ulteriormente, che sono circa altri 1500, ebbimo ad osserva.re tale complicanza tre volte. · La prime. in un soldato ferito da bomba a mano, mentre stavi\ per lanciarla. Questi venne a noi mutilato di entra.mbe le mani e con ritenziòne di scb.eggie multiple alla faccia. Le ferite erano completamente cicatrizzate e non esiste-va reazione infiammatoria a ttorno ai proiettili, che vennero lasciati in sede. Dopo parecchio tempo ebbe a presenta.re dolore all'orecchjo sinistro e febbre elevata con brivido iniziale. Si trovò un piccolo nscesso formatosi a.ttorno ad una scheggia situa.ta in prossimita del condotto uditivo esterno, ascesso çbe venne aperto nell'asportare lo. scheggia. Qualche giorno dopo si ebbero accessi febbrili interm ittenti alla distanza di 1-2 giorni, insorse dolore al fianco sinis tro e poi pus nelle orine, quindi ancora. dolore e tumefazione al ginocchio sinistro con vers\\mento purulento endoa.rticolare. In questo ca.so ci limitammo a praticare una puntura. evacua.tiva della. rac· colta nel ginocchio rigorosamente immobilizzato ed a somministrare d.,( sa.li.ci lato di soda con .bisolfato di obi nino e dell'urotropina, curando. con opportuna dj eta, di sostenere le forze dell'amroa.Jato. L'esito, contrariamente a quanto pote vo.si attendere, fu felice. Scomparve ogni segno di lesione renale e guarì la forma articolare, residuando una parzia.1.e anchilosi fibrosa, sascettibile di modificarsi con ulteriori cure. Nel secondo ce.so trattavasi d i feritn da grannta all'articoln,ziooe tibio-t,.f;Lrsic& d i sinistra con lesione dei vasi tibiali posteriori, osteomielite e flemmone ga~· grenoso progressivo. Risultati vani i tentati vi di curo. conservativa, vennE3 & lll· potata la gamba. al ·III superiore. Ma lgrado si fossero lasciati io gran pari.i aperti i lembi, manifestò in questi un processo flemmonoso che rese ::,:::a.eoessarie a.rupie incisioni sbrigliative del moncone. Nel frattempo l'ammalato ebbe a presenta.re un ,,oluminoso a.scesse> tra i glutei di destra, cioè dal lato opposto a quello io cui aveva sede la. lesione, tri,u; matica, a.scesso che s i dovette interpretare di origine metastatica. Ancb- e ne terzo caso si ebbe formazione di un voluminoso ascesso nelle parti profond~ della natica. Trattavo.si di un ufficiale ferito da granata all'ava.mpiede sinistr-<=> ~on frattura di due metatarsi e flemmone circoscritto; dopo lo incisioni sbrigli. 9 - t l ve, q uando il processo fiemmonoso appnriva gia arrestato, insorse la Jo~lizz-..z~one alla natica dello stesso lato. Potevasi forse in questo caso pensare ad una. d 1 siooe del processo settico luogo le guaine linfatiche dello sciatico, ma ci s~xo.b più probabile l'origine meta.statica. Da ques ti due esempi si potrebbe dedurre che le natiche presentino m:i8- spe· ciale predisposizione per lo sviluppo di ascessi secondari, Da cosa dipendo. questa predisposizione è diffici le stabilire. Forse vi'p1:1ò con~ tribuire il fotto che rappresentano le parti maggiormente sottoposte a pressioni nella posizione in cai i feriti agli arti inferiori sono obbligati a tenere IL l etto• . d a 001. seguito . ne li a. cura delle complicanze pioemiohe è sta to del L ,.llld'1nzzo tutto analogo a quello esposto n proposito della settico-pioemia, a partç s'ixi te nd8 il trattamento speciale. del tutto chirurgico, delle localiztazioni metastatiche-

si

ff:

u


C.\SUJSTH',\

CLJ NIGA

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La cnsistica dei feriti con infezione tetan ica. avuti 1n clinica, sehbene poco numerosa, "riesce interessnnto per il buon esito avuto dalla curn intrnpr esn. Servirà i noi t re a dimostrare come n e i feriti di guerra lo manifestazioni della terrib;le malattia ,possono insorger~ auche II notevole distanzad1dl'ar.ciclente iniziale. I casi osservati sono 4: e preci.~amente 2 nel periodo anteriore al dioembre, o figurano perciò nel In tal,ella, e 2 ulteriormente. :-.lel primo (11. 18-W s.) trattav asi di feri to. cla grn nata nl III superiore del braccio destro con frn.ttura comminuta dell'omero e grave lesione del fascio vasco!o~nervoso, r iportata il 27-9. Il giorno stesso io un ospednletto da campo gli Vem1e nmputnlo l',nto a livello ùella frrita 1;1 prntico.ta l'iniezione n.ntitetanica. Ft1 rico,·ernto iu c linica 5 g iorni dopo. Al suo ingresso era apir etico, ma il n1oncon e, lasciato solo in pnrte ape rto, presentR\'R una cospicua suppurazione, s pe!·i,. a ttorno a lacci cli catgn~ rima~ti scorwrti. Al terzo giorno di tlegPnza comi11c io ad acc1,,;11re violenti dolori nevralgici a l moncon e di amputazione che r ic.hiesero l:1. som ministrazione di morfina, poi dopo nitri due giomi, e c ioè a lla distanza di 10 giol'Ui d1dla data della f'er ita, si eb be il primo accenno di trisma e lcg~era rigiditlt della nuca. Poi scoppiò violenta la for ma t etanira con· t.uttn 1-a siwirome caratte ristica tino agli accessi dispn<:>ici per nontrattu ra dei muscoli ' '\"'es piratori su-;aid ia ri del tor neo. Subito al pri1110 sospetto ernsi ripetut.:, l'iniezione di 10 cm" di siero nntitetf,ni,·o per via ipod1:rmica : nll'npparire <ld t1·is;11a ne vennero iniettati ancora 20 c1H1 1icr la stessi\ vin, in seguito furono praticate iniezioni intran\c- h idee di 30- 40 cm• d i siero, sul prin'c ipio a giorni alterni e poi, n el mamfes tari un migli oramento, a p(•r iocìi di tempo sempre più .l unghi Couteinporanearneute.il malato v l"one isol:.to in amhiente oscuro e tr:anquillo, gli si sommini:-tr11rono og11i giorno dai 2 a i 8 gr. di cloralio iùrato o per bocr.a o p,-,1· clistere, fu fotta qualche iniezione di rnorLimi e la feri ta del moncone di amputn.zio11e nuoe 1ned icnt11 con impacch i di soluzieoe fenica al 1./~ p. 100. Per due ,oltc s i 1,rntirnrono :mche in iezioni d i acido fenico (1 centigr.) nella. r egione ;;opraclaveare lungo il plei-so brn.chi:iJe. Sj ottenne la ·sromp:,rsa di og11i mnoifestnzione tetanica dopo 25 g io rni dall'inizio dt-1 nude e l'iodivi<luo venne a guar igion e. N el s econdo caso ( LG7.1 s ), gi/l illustrato n el capitolo del Ucmmone gassoso d ifru.c;o, le prime 111anife~tazioni teL:i.nir,he ebuero chiarnmeote n mrtuifo;;tnrsi in sesta gioruatn, sommandosi ai s iutorn i gi;', esistenti di grave settico- pioemia. Anc. he iu quc,to, oltre al trattamento chirur gico del focolaio di infezione che Pennis e di arrestare il proces~o flemmonoso ormai avanzato, s i attuarono le cure 8 ll litet~niche u-;ate n e l caso precerlente, ottenendosi in una settimauri la scompaz·s a. c:3i ogni manifesta;i:ione de.Ila 111nlauin. Ll\ •1.1or te del ferito, avvenuta i11 17" giornata, fu determinata soltfmto dalle 'lllanife!', cn:>.ioni ,;etLico- pioemiche ch e non si fu in grado di combattere. J\"eJ t;erzo caso trattava;;i di ft>rito multiple iufette da granato. al la gam ba ed articolaz, iono del ginocchio di des tra con fnltlura comminuta e~tPsa d elle due ossa e 1·:i -te~wione Lii proiettile, flemmone in a tto e piartro. La les ione datava da 8 giorni e già e.~is teva tri,-ma, rigidità della nuca e contra;i:ioni ton iche e ton ico c\cl'i:ùc\\~ dell'arto foso, ass,1i doloro~o.


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OASUJSTICA OLI:SICA

Venne eseguita d'urgenza. l 'amputazione della coscia al III superiore, sembrando pienamente indicnta, non solo per allontanare il focofaio principale d'infezione tetanica, ma anche per evit are sofferenze atroci quotidiane all'ammalato che sarebbero stat e inevitabili ad ogni medicazione nel caso si fosse voluto conservare l'a rto cqsì grave mehte leso, mentre, d'altra parte, era necessario pro· cura~gli una quiete a ssolu ta. Seduta stante f u pratica ta una iniezione intrarachiciea cii SO cm• di siero antitetanico ed un'altra di acido fenico (Ì centigr.) lungo il moncone dello sciatico Il seguito della cur a fu del tutto analog o a quello del primo caso descri tto. I n nona giornata fu tolta la sutura cutanea del moncone, essendo la ferita completamente cicatrizzati,. · Per circa 12 giorni la sindrome tetanica s i ma ntenne gra ve con accessi dispnoici, poi gradatamente i vari s intomi si attenuarono ed in m eno di un mese l'ainm11lato potè alzarsi. Il quarto caso è interessante per l'epoca m olto lontana · dalla ferita in cui ebbe a manifestarsi l'intezione tetanica, Trattavasi d i un ferito da g ranat a alla gamba sinistra. con frattura r.omminut a della ti bia, l'itenzione di scheggia di proiettile, brandelli d'indumenti e flemmone gassoso cir coscritto. Tenne subito operato con ampie incisioni s brigliative e furono allontanati i corpi estranei. Il decorso fu buono ed alla distanza di un mesé il paziente poté alzarsi Persistevano due seni fistolosi ed alla radiografia fu constatata la presenza di due piccoli sequestri e di una piccola sch eggia metallica. Mentre s i e.ttend-eva l'eliminazione s pontanea di questi, in 45• giorna ta l'ammalato ebbe a presentare t r isma e rigidità del.la nuça, fatt i c he nel giorno seguente a nda rono a ccentuandosi. Si provvide subito ad allon tanare i corpi es tranei e si praticarono iniezioni intrarachidee di siero antitetanico (SO centimetri cubi per volta) alla distanza di S giorni una ·dall'altra. Q~esto trattamento fu sufficiente ad arrest are ed a vincere l'infezione tetanica. Come si vede n ei nostri c1~si di tetano tmumatico uon si adottò un unico mezzo curativo, ma vennero contemporaneamente usati quei medicamenti che nella pratica comune sono ritenuti efficaci. Dalla nostr a osservazione però s iamo indotti a ritenere che i buoni risu lt ati ottenuti si debbano attribuire più che a d altro alle a lte dosi di siero introdotte nella rachide Infatti s i potè rile vare che ogni qualvolta in un ammalato veniva sospeso l'uso del siero, si aveva subito un aggravamento dei sintomi che tosto regredivano col ripetersi del!' iniezione. A d ogni modo, vista la buom~ riu!'cita d,iJ m etodo tf'rapeutico seguit o, n on ci sentiamo disposti n è possiamo con sigliare d i tentare u:na prova di cura col solo siero antitetanico, senza ricorrere contemporaneamente ed a l cloralio ed a l· l'a cido fen ico ( l). Complicanze ,·arie. E~!ORLlAG1A SECON DA R IA, - Dopo le compi icanze settiche locali e generali nei feriti di guerra p er importanza. e frequenza v iene l' emorragia secondar ia.. Noi ebbimo ad osservarla 4 volte sopra i 1000 feri t i r iportati nella tabell 11 e circa il doppio n ei feriti avu t i in cura dopo il novem b r e.

(1) A ffatto r econ toruont o s i eb ho occnsiono dì curare un altro caso g roviss;'~~ di Letano. consecuti vo a foritn cl u pietro al braccio, e ~i ottenne pure oomp 0 g':'arigion'I, anche malgrado la co1npli~anza di una bronco-pneumonite.


CASO I S'l'IOA CLINICA

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Iri tutti la causa prima determinnnte ò stata la. seps i d ella ferita, però iu qualche caso vi h anno contr ibuito al tee circostanze che m eritano di essere rilevate . Una volta, ad esempio, fu osservata in un ferito all'ascel la con formazione di 0 " 1uminoso -0matoma 1111euris matico che si a perse spontaneamente lungo il t rngitt , de\ proiettile leggermente infetto; in tre al t ri casi l'e morragia ~i produsse :, notevole distanza dall'epora in cui fu ricevuta la feri ta e quando il proces~o settico app:1riva i n ques t a ·qua,i spento. Gli ind ividui presentnvano un gra ve stato discr asico, diremo quRsi emolìliaco, causnto dalla proti-atta s uppuraziooe e l'emorrag ia, a nappo, prove 11iva dnlle granulazioni e dai p iccoli vasi c h'erano stn.ti in teressati durnnte l'intervento chirurgico giit da lampo praticat o. . I n un quarto caso l' emor rngia avvenne in una ferita iu!·o:tta da granMa al braccio con frattura comminuta dell'ome i·o. durante i i viaggio di t rn-;fer imento dell'individuo ; l'arto fratturato non era stnto convenientemente i mmobilizzato e si comprende come tale fatto a ùbia potuto cont ribuire all'insorgenza clell11, complicanza. P er i disagi del vin,ggio fu pu re fovoritn l'emorragia che si p rodusse in un ufficiale ferito a 1 bRci no con perfornz ion e do! r etto. La con oscenza di que~te cause, c he possono fo,vorire se non addirittu ra determina.re l'insorgenza di un a emorragia seconda ri a, stirve n ou solo ad ind irizzar e n ella cura ma anche a saper prevenire · t ale com plicanzu,. Per p revenirlR occorrera n on solo combattere l'i nfezione locale, mR anch fl m an· ~enere la pa r te ferita nella pit'l as;;olutn immobilità e provvedere per tempo a mi~liorare lo stato discras ico d ell'amm1\l uto. I me zzi per arres tare l'emormgin secondaria in atto naturalmente va r ieranno a seconda delhl importanza del va~o s Rngu innnte, d ella sua sede e del le. cause ch e banno determimtto o favori to l'emorrag ia. Rico rd er emo soltan to qu elli da noi applicati nei singoli c11si . In u n' i mpon ente emor ragia secondaria delle cavità nasali a ttravers11 te dn una palletta di shrnpnè ll che pen etràtn jn u n'orbita eras i arrestata n oJla fo'5sn s feno· mascellare del lato opposto, s i otte nne l'nrrei<to praticando il l'am pouaru!'n to an• te.r iore e post eriore, mettendo l'iwiividuo sedu to con la ves,·ica d i ghiaccio s ull,i testa. e facendo iniezioni di er gotina prima e poi di siero g el11tinnto. · Io un caso di elllorragia secon da ria dell'art eria linguale co n frattura <!elio. manaibo la si spa ccò in pa r te iJ trag it to del proiet~ile e trovato il vaso sanguinante veune ul l!1cciato e la fcri t~ ·tamponat a. In un u fficiai~ con ferita perforn.nte il retto e probabi le les ione di un g rosso vaso, trasferi to alla clir,ica in X giorn nta, si eb be s ubito u na cospicun emorragie. r ettale ce rtamente favorita .dagli strapa,.zi del viaggio."· Col riposo ass oluto, dieta aus tera, oppiacei, vescica d i gh iaccio s u ll'addome ed iniezione d i siero iielat inato s i ot t e uo e l'an-esto s pont an eo. Dopo otto g iorni aven do l',unmala"to, contrnria ruonte alle pre,;cr izioni, a s~unto maggior copia di cibo ed 1wuta una scarica al vina in :=-eguito i,d u n purgntivo, si ripetè l 'e morragia r ettale cosi im ponente da m"etter lo i11 immed iato pericolo d_i vitn. L soccorsi d'urge n za consistettero n el m ettere l'a1urnalato col capo e tron co iCL posizione d eclive, ~omruinistrare oppiacEJi, prnticar"e u na inie?.ion e di oC) ceut,miii!o tri cubi di s iero gel atinato e porre una VP.S<'ica di g hiaccio ,;u l pet\ueo ei.\.oPa sull' nd J ome. F u tenuto a dieta austera per 15 giorni e fn provo: catn Ja p,·i~ll a scar if"a in 25' g iorn:it11.


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CASL I-'TlCA 01.1:--ICA

N1·l caso di emorragin secondaria JJer apertura spoutnnea lungo il tragitto Jel proiettile d i u11 ematoma aneurism1ttico 11.l l'tt.scella. venne spaccata 1::. sacca, pre\'ia e111ostusia provvi.soria colla corup r·('~::ione digitale dell'a rteria succia.via e trovato i l vaso leso, qnesto venne l l·gato nel focolaio e la ferito. in part e sutu· rata cd in pn rte t11mJ1011a tn. In qunttro cu,-i di emorrn~ill seconùlll'ia alla gamb,1. favorita dallo St(1to di• scrasicv dt:Il'indiv iduo, fu sutfa·ente, ller nrre,,tarla, di praticaTe la coro p1·essione di git&.le della fe111o rnle p er ci r cn 1 ora, tenendo l'a rto nl'lun11to elevato : due volte fu prntil'atn l'allficciatura ddlr1 tiuinlc pò!<ieriore nel focolaio di lesione ed un'altra vo lta q uesta arturil~ vcunc, allacciali, nella coutlnuitii.. In un ca!'o .Ji emorragia secondari:< di un gro~so nono d,, ll'arterin fcroornle in un monco110 di a mputazione del la coscia al IH medio in p1·eda a grave sepsi venne pru l i.:arn. l'allacci,1tum dell'aneria principale nella sede d i elezione.. La feritrt operatoria gnnri pe1· JJl'imain e non ,;i ebber o rtltre complicauze.,

Comè è noto, in seguito 11Jle ferite d'arma do. fuoco delle arterie non. s i ha mai 111 formaziouc di un ancuri;ma Yero, LellSÌ di uu aoeuris mn fnlso o s purio, chitto n1,cl11; cm11tom11. am•nriswnlico. Un'a!Lra va1·ielil di aJLeurisina trn111nntiro à data dnll'nnfluriswa arlero-Vt>UOSO che s i .s lnlJilisce in seguit..o alla lesione 1:011tem1101·a11e1, di un'arteria e di una. " ena coutigue. J't,r quanto noi si s;op1•ia. nella lc ttl'raturn n on sono r iferiti ca."i di enintomi nneur: ~maiici so~teuu t i dalla lesione dcll1L sola vena. l'\oi invece ne al,hinruo 03 • serv ato un cnso che per Jn ;;un s illgolnritiL mer ita d i essere illustrll.to. 'l'r1tttnsi di UTJ sol,lato fel'ito dn p:dlottola di fucile penetrata un po' p iù io basso del puuto uw,l io della plica gluteo- femorale ed uscita alla fn.coia ante riore dello. r oscia u !3 Cl'n timetri all'cst<:rno dell'apice de l triangolo di Scarpa. Alhi.Lto tiella tel'ita e ra uscitn monica quanti LI\ di $1111gue,. subito arre.stAtasi co11 l'applicazione della me,licazione p rMcttivn. · Dopo ~ircn :!b giorni <li deg,m;(n a letto il srLnittL;.io che lo curava flvend.o constatata la guarigiona dei fori di entrata o di uscila e l'.assenz,t di co(l1ph· ci,nzc. lo autoriz7.Ò ad nlzi,rs i. A lla sera ;;tes,11. il prtzieute ehl>e a rilevnre dolo~·e ad uun cospi1:t11, i utumo~cenza· s viluppatasi in corrispondenza della regione ID cui era fooriu~cilo il prnicHile. · Dopo altri 1& giorni èircu di ripò.4 0 a leuo tal,• intumbseeuzà si oro. di rnolto ridotta . ,·osi elio il ferito tornò nd 1,b1arsi, ma sLtlJito il fotto si ripet.:: ed in modo ancor più accentuato. Quaurlo ,·cune l-1:1lst'cri to io 1·linica prose11 l1t1·a Lumefa.tLfl tutt:l. ln po rte ante· l'io re ed interna d(ll segm«:nto superiore dell11, coscia, a cominciare da 4 diti\, trns 1·erse i-oUo il vuoto medio· de l le~1uuoulo di F a lloppio. L' intumescenza r icoperti\ di\ tegumenti nornrnli, non diminuiva colla. compre~lìiO uc, ern tesn, più che rln~Licr1 eri iu .qual che pu11to sombriwa fluttu~nt~ i :\Il:~ pnl1mzione non s i pcrN:piva in al cu n pun to fremito e nev pure sen;;o di pu,; sn1.io110; ."oltanto, segneud.; dall'alto in basso il tronco del! ' arteria fon,orn le, ~ poteva sentire il battito di questa lungo In linea m edia1111. dell a i11tu111esce~lza · r1 etino qua~i ul suo limito inferiore. .Alltt. ascoltazione lungo questa linea 51 . . . d Il . roe"cenza vava un tenue e dolce sotlio, mentre 1u tuttti le nitre parL1 e a 1ntu non p errepi vasi :tlcun rumore. 0


C.ASU:';T ICA CLI XICA

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Dumnte la degenza b tumefazioni! aveva subito variazioni di volume ora in più, ora in· meno. Per q u esti caratteri, e pel fatto che il trngi t tn d,•l proietti le appariva s ituato un poco all'esterno dell'art,iria fomor:de supe rfic iale, si 1wusò ad uu emRtoma aneurismatico consecutivo a lesione dell'arteria fe morale profouJa o di un cospicuo ramo di questa. Si attose qun.lche mese n el !' intento di ottene re con la co11,iires~ioue periodica dell'artoria femorale alla su,\ origine, se non la guarigioua s.pout, , uea, nlmcno lo sviluppo di un bnou circolo colliuerale. L'opera:r.ione venne e~eguita alla fine del m,1g~io u. s. n el s eguento modo : messo attorno nlla rndi ,:e della co,;cia un laccio emostatico pro11to ptlr cs~e re all'occorrcn:r.a stretto, con una incisione ver t irnle co nd oua lungo il t1·agitto dell'arteria t'emor,de superficiale s i 1l!iso 11.llo sroper to questa da l punto di ernergen·M\ dell:i arteria femOJ·:do prolond (L fino al limite inferiore. tiella iutumesCl'ttZfl. S i constatò che detta arter ia, molto ridotta di cal i uro, µn ,;;;aya al di ;.oprn, dell 'intu mescenzi.. rimanendovi se1uplicementu accollata. Si tentò di i,;olare in blo,co l'intum e, ce nza, proccd(mdo per strati di ,:l iv:lg~io format.i da muscoli e da cot.enue Ub1·iuose, w:, le ditlicolt!\ pn.n·cro itt'lon uon taliili, d11Lo i l volu,nc de ll'inL11mes1.enza ed i suoi rapporc.i colle parti molli e collo scheletro. Ye11n11 nllorn spnccata estraendosi , dfl. una cavitil grande qn,u1to una u,,rn di f..,to, ci rca 8()(1 gr. di grumi di san, g ue in pi.rte reecnti ed in pane a n tich i, s tra titicn Li cd iufiltrnti di ;;a li Le pa1·eti di que,-ta cavitil 1,rcs,•ntavauo i seguenti r;, pro rti : in avanti con la faccia prof'ond n. del tensore del I" fo~d11 lat:i, tiel sa1·torio, della fas<'in cribrifor me, <lei VM t femorali e del retto intl"1·no ; al l'i nterno pure con la faci:ia profonda clol ret tv interno e coi rnu;;coli adrluttori: all'indietro ed all 'e~te1·110 successirn,mento con gli a dd uttori, col vasto i nterno con la d iafi ~i femorale e col rotto an leriore. In corrispondenza .!ella dittlisi fernornle a dutl dita trasve rse sotto il piccolo trocantere, la. p111·eLe delln. sacca llrn ndcrente all'osso pe r un trntto d i altre il di ta trasverse. Al di ~o tto di qu esto limiLe staccnn\s i dalla ,liaHsi (vedi Llg. 2:,), una scheggii\ di ossv, lu11ga 5 cm. con la base attaccatll alla J i:;Usì e con l'estrelilìtil., foggiat:i. 11. pun ta, rivo lta i11 alto erl all'interno verso i vasi fe m ora li cù contatlo intimo cou la parete posteri ore della vena. •r,tle spi11a ossea, c·o mp1·e;;a u elìo ,;pesson i (fo lla parete noteru inferio re saccll. jmpe,liva I\ questa ui alHosciarsi aneho Jopo l',i'itrnzio ne dcl l:t mnssa d i coaguli co nte nu ti vi. Compiuto lo svuotamento della :-a cca si constatò ch r 11ou el'a in com uoic:azione diretta _co n al cun v aso a r terioso. Si p rocedM te nllora a.lii, rcse:r.ion<J della spinll ossea, i,,olan doln cautame nte con uuo stacca pe ri ostio. Ktil liberare In punt1t si. trovò -:he que.,t1t era iu:r.ecc:ttA. n ella pA.re t e della vena in m odo tale che nèll'al lontnnada. rimase una soluz.ione tit continuo n ella ve11u stessa e da ques ta cominciò a_ sgorg are al,hondaute sang-ue. L egata la ve na a l disotto ed al d isoµ ra delt:~ JacernZtone, si e<:.:isoro in pn.ne le pareti delht sarca o s i dctersero a ccurA.tamente quelle part i che si reputò conveniPnte l,u,ci,ne in s ito .. . ~i terrninò poneudo u11a fognatura t ul.,ula re nel pn nto più declive e sutura11do gh 1ntegnmuuti. · L'oper ato gun.ri cornr,letiuncnte . . Q uale ~ia stat,a la pa.togen,,s i doll'emaLotna aneurismatico jn q uesto c11so, ri;;ulta evidente d alla des crizio11e fatta . Il proi t:ttde l eritore n ell'anraver,:,rn la coscia av e,·a prodotLo il distacco pari.tale di u11n lunga sc hegg ia ossea dalla dialisi fcmo-


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OASUISTIOA IJLl :-1ICA

raie, s cheggia ossea che, proiettnta in avanti ed all'interno verso i ,·nsi femorali, andò n ledere, colla suo. estremità fog::i;iata a punta, la parete poster iore della vena L'emorragia ,che ebbe a manifestarsi s i arrest ò s pontaneamente con la fascia· turo. compressiva e col riposo, m1\ appena qutisto fu abbandonato, in seguito Il movimenti ne lla parte, la s pina os!:<ea inzeccata nella vena determinò nuovamente lo. rottura di questa, e venne a formarsi . u n ematoma n elle po.rti profond e del\!\ coscia, ematoma che non potè essere del tutto riassorbito per la presenza d ella spina ossea che teueva allontanate le parti molli dalla diafisi femorale. S u ccessivamente, a sempre in seguito a movimenti nella parte., ebbe a ripetersi pe r varie volte la apertura della vena e l'emat omn crebbe i.li dimens ioni acquistaudo i ca· ratteri che abbiamo descritto. In questo caso, essendo la ferita da fucile a ca nale completo e non es istendo segni esteriori rii lesione scheletrica.. non si peusò di esegu ire l'indagine r a ctiologica che forse ci avrebbe meg)io indir izzati ne lla. dia gnosi, che invece f u chiari ta solo durante l'atto operativo. Sino o. quest i giomi, sopra ci rca 3000 feri ti, ab billmo complessivo.mente o,;ser· vati 14 casi di aneurisma traumatico e pre<lisllmll.nte 3 per lesione dell' a rteria. temporale superficiale, 2 per lesione della carotide primitiva, 2 per lesione della a scellare, l per lesioue della omernle, ·i per les iono della. femorale, 1 per lesione della poplitea ed 1 per lesione della tibiale posteriore (1). . Gli >tneuri~mi della temporale s uperficiale vennero provocati costantemente d" ferite di minute· scheggia di bomba, 2 vol te io corrispondenza della region e temporale ed 1 volta lun go il ramo frontale dell'arteria. Si present,1rooo· del v o lume di circa un nocciolo di ciliegia e guarirono spontaneamente con la sola fa. 9 cintura ,,ompressiva. ln un caso venne praticata l'uspor tazione. Dei 2 aneurismi della carotide primitiva prodotti ùa pallottola di fuci le, uno con t utta probabil ità era urtero-venoso ; avendo gli individui rifiutata la. c urn, vennero pi·esto trasferiti iu altro ospedale. Gli a ltri casi di aneurisma vennero già quasi tutti illu~trati trattando delle ferite nelle varie regioni. Ricorderemo come in tu tti l'agen te feritore s ia. s tato una pallott-Olo. di fucil e e che nella maggior par te dei casi J'iatumescen~a a n eurismatica ebbe a manifestars i alla d istanza di parecchio tempo dall'epoca del la, ferita. Ciò induce a rite11ere che molte Yolte la formazione dell'a neurisma dipeo da non da immedia ta. solu2.ione di. contin.uo de! vaso, ma da. semr,lice contusion e della pa rete di questo. con il.lters?.ioue delle t-O nache, le quali ad-un i.lato mome11to, ven· gono n cedere sotto l'urto delln corrente s:i11guignn. Plew·o-polmonite : Nei fa.riti d'arma da fuoco venne osser va t a in un solo caso e precisamente nel l'ufficiale n 17~ fento da proietti le d eformato o.Ila. natica con r itenzione di frammenti e flemn,one. L a complicanza pleuro-polmonare insorse in VIII giornata, quanc1o l a ferita , (1) :\lltLtLO recontomcnto si oh bo occasiono di curare un voluminoso àneurismo Rpur io d oll'orterio ,::lutoa in un sold oto con ferita tlo pnllott.a di shrnpnell ~tt~aversanto il bacino. La socca oneuri,.mriti<·o. p,•r <'rroro diuiznostico, ora soato 1~?15 8 in al tro o~pctlolo od il chirurgo. zaffat" for ta;11e11t.o la c1n°jtil, rw cva t rasferit,o < ll!· • .111 o 1·m100. . V e nne pratica . ta m . <1uo8t o cn.• o eI opprima . I a Iapa rotollllO g e o,... 1·1 r1'~1..0 a o l'allacciatura de ll'ort orin ilioc11 interna. " subit,o dopo, t olto lo zaffo dn ila ~no~n anonr ismiiticu e cr eata un'ampia brcccin nttrnvPrso i i.:lt1Lei, ftt nllaociat,n J' ort,cri . g I uton neI punto Ieso, mentre 11n as,1Htcn tc monto11eva. col pugno for f,0111on te com· ., 0 pro~~n J'nor tu addomino lo. •melo arrcstnrP il POhpir·110 f111s~o ri i san~ue cho proven" dal tron co periferic o dc ll'urtoria duLra r,,cign. li soldnto ò in vin di guarigi oue,


CASUI S'l'J('A OLfNICA

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per opportuno trattamento chirurgico, aveva assunto tiu buon RSpetto. Iniziatn u destra, dopo due giorni si propngò a sinistrn. e fu causa della morto. Un caso di congelamento di III grndo ai piedi fu complicato da empiomn meta pneumonico, 'l'i(o : Di tutti i' feriti di guerra sino !ld ora avu ti in cur,l, soltnuto du e ,•hbero a presentare infezione tifosa e p r ecisamente il n. 61.l entrato con una lesione da granata intere~saute le parti molli <lei gomito ed il n. 1500 con ferita da fucile attraversante il palmo della ,unno. · Venner o trasferiti nel r ipRrto medico, e,-sendo le ferite prossime n guarigione. D ue altre volte, e prec isamente in un ferito da grnnlltll nl pierle ed in un ferito da fucile alln mano, si obhe sul pr incipio f<o-;petto di infezione tifosa. La parte colpita in fatti presentavasi r.on sogni di modir.a r eazione infinmmatorin, mentre esisteva febbre elcvatll qmisi continua, st!lto soporoso, lini; un. fuligino~a, milza ingrossata, feci diarroiche di colore purea di pis.il li. B en presto però do V•1Tnmo convincerci che la sintom!ltologi11. er;1 unicnn1ente dipendentè <la i procosso settico invadente iu uno le ossa del tarso e n ell'altro le osso. del carpo. Atti opera tiYi. J :,;c1Sll):-il SllHfGLIAT l\'E RD E.VA CUATIVE,

Il ma~gior n umero cli ntti operativi su feriti di guerra fu eseguito per la cura delle complicanze s ettiche, e pr~cisaruente per sbrigliare t essuti infiltrnti o per eva:cuare raccolte rr.nrciosc. Farne ora. una esposizione dettngliRtn ci sembrn inu ti le, tnoto più cbe si ebbe già occasione di ricordare , t rattando delle complicanze settiche de lle fer ite, quale ,;ia st11.to volta per volt o. il procedimento seguito. · Sempre ligi alla cura consPr vativn. nu che nei casi io cui si aveva ra gione d i dubitare forteruente d elln vitalità della pRrtt>, n on praticammo mai l'amput n,1ione in primo tempo, ma ogni volta tentammo prima con incisioni sbrigliative di arrestare o limitare il proces,;o flemmonol'lo o gangrenoso. Stabilita l'indicazione, intervenimmo, n on con ta~li piccoli e tim idi, sempre insufficien ti, ma con i ncisioni adeguRtamente a mpie, t'ntte nelle sedi più opportune ed i n nu1uero tale da interessare già al primo intervento tutto il focolaio,

R1ci,.:rtc,\ ED ESTRAZIONE Dli:I PRO IE'I"flLl . Le indagini radioscopiche e rndiogrnGrhe s,1i fer iti ed nmmalitti Rccolti neJla. clinica chirurgici\ vennero eseguite nel gnbinetto a questa annesso e dal pcr:-o• nale SRnitario da es,:a di peoùen te. Furono in numero rilevante, essernlosi ad esse sistematicamente sottoposti qt'.asi tutti i r icovel'ati e riten endo neccssRrio, per completare il giudizio dingnost•co, di non m a i t rascurnrc t>tle esame. . Così varie volte ci fu dato rilevare delle complicanze ossPe o visccr~li in ferite apparentemtlnte di poca ontitit e stabilire IR ritc11ziono di· proiettili 111. cui pre· ~enza n on era stata soi;:pettata od esclu$11, nnrhc in huona ft'de, dallo stes~o ferito, 11 quale aff\mnnva. d'aver trovato il proiettile fra gli indumenti o che questo gli era ~iit stato in precedenza estratto. · l' Come es.empio citeremo solo il 11. 1'172. . già ricordato parlando dei feriti aladdome, il quale venne Rppunto a noi nfferma11<lo d'aver ;,ubito un atto opern-


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CASt:ISTICA CLINI CA

t~vo, di cui esis t eva il sr·gno evidente, per l'estrazione del proiett ile, :mentl'6 · ques to fu rinvenuto nel cavo rHtoisc hiatico. P er dc tir.enza di pP.rsonale e mancanza di tempo. molte volte do-emmo limit arc i al l'indagine radio,copica. la quale del rf's to, quando s in bene eseguita., è più che f..u!Jireote per la m aggior p1uto de i cnsi. Questo afferm iamo specie per q uanto riguarda la rice.rca ·e la localizzazione de i proietili. Su qu ..sto 11rgornen to sono comparse nncho recentemente ,arie puhbl icazion i che consigliano ]'impiego di vari metodi r adioscopici e rad iogra6ei r itenuti dagl i a uto ri ~·e111 plici et! e,:att i, m entre in r f'alta sono poco p rn.t.i ci e di d i fii ci le nt tu11ziono. · Trattasi infatti d i metodi rhe per essere el'eguiti ri chiedono un11 per!'-ona part ico!a rincnte pron•lla, uno spPr.i,.\e dc:lirato dispol'iti\·o ed a ~sorbono un t empo non i m l i ffereo ie (J r ij , per quau to in Itnlia e:-<istano mohi individui çhe hanno avuto D'.lodo di pren,lere qualche fam iglia ri tà con le i nrlngin i md iologich u, rel11 ti va men t e pochi si souo potuti pPrfoi:ionare al punto d i saperle appl icare n el modo volu to dai citati autori e cioi, con una t ecnica tutta pnrticolare e delicata . Date ·10 esigenze ocl inue, san,hbc nece~sario n on solo che m igliaia di r adiologi provetti ,;-enissero di~tril,uiti nei v11ri osperlali, rn11 occorrere uhe che que!'-ti fossero anrhe nel con tempo d'c:i d1i rurgi opPralori, perchè 11c-sperienza c i h n insegna to .che par aversi risparmi o cli tem po e maggior sicnr ezza di. risultfLtO è op· portuno che l'indagi ne per .~tabi lire la sedo d i un corpo estraneo sia fn t. ta dallo stc~H> individuo che davo estn,rlo o po:;sibilme1,te poco prima di pass11re all'atto operi,. ti \"O. N è facile ri C'!.c:irebbe il fo rnir() tutti gli osµit1di o reparti dell'intero di-s positivo occorrente ; in molti!;simi l uoghi 110 11 si p o;;siedfl e non sarehl,e· nemmeno possiliilo collocare che un :,Cmplire gonerntorn di raggi X. La qiw.~t io11e del tempo costituisce un'a-Jtra grave d ifficoltà pratica all'attua• ?.ione dei pro<'clli111enti ncce no nt i. Uonside riamo, ad esempio, quelli propos ti ,fal Ghilnrducci nel fase. 2° faSr., 11• d el giol'llale I l Pnliclillico, sezione pratica, del corr(lnto anno. Non rite u go opp ortu no riportarli uemmc uo in ri a~sunto, perchò an che quest.o ri uscirebbe lungo e di(licile a farsi . :3euza du bbio non s i può di rli che pecchiuo di esattezza . ma che siano l'<Omp iici e rapi.Ii n on lo cr orlinmo. Anch e eseguit i d111Jo stesso autore f'or., e r ichir dono quakhe or:t ri i tempo, di ' cu i un rhirurgo militare diffici lJ'.ll 6 Dte può disporre. . . D1wcsi in fotti t t>ner prP;;E-uto cho è 11eg li ospedal i d a. campo eà in q u el h ~ ri,,en ·a . i qual i ri rm·o110 frriti a pochi giorn i di di,,t,,rnze. dnlla bnttagli11., dov_e . 6 1 prcise n te. più frpquenteme ute l:1 1,cce-!'sità dell ' in ùagi u<.-! radio logica., per s t ab ilire la pro,:cnze. o la setlf' rie, pruic~t ì]1. Om in questo formazi oni i fer iti, r h e ri chiedono d'urgenza l 'indagin e in pa.. 110 <l 1' soYenlo, )'e r non d.ir e quas .i somprr.. 111 . ~nmnero n·1 l'\'f\P te udlo r o1n . nrnva 1 stes-:o giorno, e .~:ncb\io iwpos-:il,i le al chirurgo di sorcorrerli tutti anche co l 'nui:;ilio di uu o o più prO\'Ctt.i ra,liol ogi, se pPr ognuno dovesse ntteuder e eh~ sia completfLtf\ l'indagine rndiologirn c"l metodo consiglit\to dai p redetti a.u~n: 1 Oc·corre inv<'ce, por ],, esigeuzc attuali, un prored imento possibi le ad esegut7' 18 8 in p oc hi minuti anr he dalla ~tessa pe r,;ona. che deve ope rnro l'estrnzione ~ · Ie d'1spo,,ni1vo, · · · app1·1c n b.l 0 · I· u c l contempo 11o u rw 11e<I r, 11110 spocrn Sll\ 1 e n e1 rua"'gior nunH!l'O dei casi e dia r isul ta ti nbbnstanza sodJisfa('cnti.

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CASUIS1'1CA CLINICA

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Nella nostra cliuica, chi scrive, ha introdott o un procedimento rad iosco pico che permette in graudisi;imo nu urnro di ca~i di localizzare rapidamen t e e con

sutficente esattezza la sedo d ei p roiettili. Tale procedi~ento è applicabile spec ialmoate per le indagini sugli arti, ma può però tornar u t ile anche per le ind:1gini in a l t re parti. "Non richiede alcun s pcr.iale dispositivo ma solt anto un particolar metod o d'esame. S i esegue sul seguente modo : collornto il paziente sul trocoscopio o davanti · ad un dispositivo qua l unq ue, munito cli t ubo R éintgeo, si pratica un primo esame radioscopico per stabilire la presenza del proiettile. Trovatolo, si dispon e la parto in cui ~ s itua to colla faccia anteriore ri volta v erso lo schermo ed in m odo che il p roiettile v engR a bovarsi noi ceutro d ol diaframma o per meglio dire sia attraversato dai raggi perpendicolari dell'ampolla. Allora, facendo com piere all'arto di::;teso dei movimenti di rotazione di un quarto d i cerchio a ll'interno ed all'esterno ed osservando i rapporti del pi·oiettile colle ossa e col contorno esterno delle parti molli, si riesce non soltanto a sta · bilire la sede del proiettile rispetto 1illo scheletro, se cioè trovas i anteriormente o posteriormen t e a questo, dal lato interno od esterno, mll. anche a detenuinare il ponto della s nper6cie est erna delle parti molli più prossimo al proietti le . in al tri termini dove questo trovas i più superfic:iale. Per stabilire questo punto e sega l\l"lo sulla cute Ripassa una mano od un'asta met a llica sotto lo schermo e me ntre s i fa ruotare lentamente l'arto in un senso o nell'altro, colla punt a dell'indice o coll'estr omitll dell'asta metallica appoggia ta sulla s uperficie cutanea, s i segue il contorno delle parti molli pro iettato s ullo sch ermo, tenendosi sul piano tras versale che passa pe r· il proietti le. A meno che questo non s ia in pos iziono cen t rale, la .sua ombra v erri\ man mano ad avvic inars i a quella de l dito es ploratore o dcll'as tl\ met1\llica per poi d i n uovo allon tanarsene; nel momen to in cui av viene questo passaggio si arresta la manovra e si fa un segno sulla superficie cut1rnea su cui era appoggiata l'o· ~t remità del dito o d ell'asta metall ica ; questo segno corrisponderà. al punto dove il pr,oiettile t rovas i più superficiale. · Cont em poran eamen t e, senza m u tar posizione a lla par te, si sogna sulla super· ficie di questa che è r.ivolta verso lo schermo e l'osservatore, il punto dove è proiettata l"ombra del proiettile. Questo secondo p unto serve ad ind icar e Il\ pro. fondità del proiettile c he sarà data da lla d istanza in line1t rètt11, ir11. i due pia.pi paralleli passanti una pe r il primo e l'al tro pe1· il se~ondo punto segMti sulla cute. Mol t e volte accadrà di osse1·vare che facondo pressione nel punto dove il proiettile è p iù su pe rfic iRle si riesce ad imprimere a questo dei movimen t i, a provocare dolore ed anche a palparlo. Noi abbia mo approfittato di ques ti particolari di ternica per rintracciare e 1 ocalizzar e proiettili s i tuati anche in part i molto spes:;e e che dillicihneute si prest ~no, s ia a ll'indagine radioscopica che radi ografica. Ricordere mo ad esempio tre casi io cui il p r oir.tt ile era rispettivamen te situato ~ra coc ige e retto e tra retto e tuberosità ischiatica; d urante la radioscopia venne '.ntro.dotto un dito nel r otto e rivoltolo verso l'ombra del proiettile fu possibile ltn primero a questo dei movimenti ed a percepirlo, ciò cho r ese faci le e s icura la t1ua 1ocnli"zzaz ione. e c1Ci°s i i n ca;.,ì d i proiettili nelle coscie, nelle na tiche, nelle pa rti molli del tronco e collo, pn,meudo tutto attorno :i.Ila prn·te du rante la r adio.~copia e badando


71R

CASU l STICA 01.INU, A

ai movimen ti ch e eventua l mente sì venivano a p rovocare nel proiettile, molte volte si r iusci a s tabilire subito .senza n itre indagi ni la sua sede ed il p·unto dove era più super ficiale. Si compr ende come s ia quasi indis:pen;sabile, per il giusto apprezzamento di qne~ ti dati, che l'indngine r adioscopica s ia fatta dal la s tessa. persona. che deve operare l'estraz ione del p ro iett ile. L'i ndagine ,radiogralìc1< v en ne ri ~erv ata por qubi casi in cui il proiettlle eu s ituato p rofon damen te ed in parti c:wita r ie, come pure quando ci sembrò oppor· tuno di dover meglio stabilire il rnppnrto di e~so colle ossa . Per questa indagine ci a t t enem m o al metodo semplice delle due pose seconde due piani tra. loro perp endicolnri, metodo ch e in complesso ci ba. sempre dato buoni risult.a.t i, a.n c be se non può dirsi del tutto esalto. P er segna re i pu nti di r Ppere sul la cute usammo un cRnn ello di nitrato d 'arg ento bagnato alJa es trem ità, per ch è, dovendo poi pa ssare all'att.o operativo, e compiere la disin fezione del campo con pennellature <li ti~tu ra di iodio, i punti segnRti assumon o uu colorito bianco madreperlaceo per formazione di ioduro di argento e rimangono a lungo ben ,is'ibili. Circa lo indicazioni per l'estrazione dei proiettili r itenemmo n ecessario di dovere allontanarli n ei casi di ferita infetta e quando fossero causa d i processo su ppu rativo. Non esagerammo però mRi n el senso di voler cercare di al!on tanare s istema t ica.mente tu tti i possibili frammenti esis tenti in una ferita senza. badare ai s,1cri fici · di parte ed al maltrnt t amento dei t,ess uti. Ogni volta, prima. dell'intervento, si commisurarono i vantaggi che potevRno derivare dall'allontanamento del corpo estraneo coi p ericoli ed i dan ni inert'nti all'atto operativo. E questi possono essere notevoli quando il proiettile sia situato in parti difficilmente a ccessibili, quando esistano n umer o,:i framm en t i d isseminati e la s eps i della ferita sia nel periodo di maggior vir uleuza. Coll vien e allora soprnssedere ed a tte n dere ch e ins organo realmente le temute compliéan7.e CRusate d111la presenza del proiettile, n ello. speranza che, ' n e l frattempo, si for mino quelle barrie1·e naturali di difesa che coadiuvano poi al buon esi to dell'atto operativo, oppure che i l processo r eattivo si spenga ed il corpo estraneo venga incaps ulato e t ollerato dall'organismo. . L'esµe ri enl\a ci ba iusegaa to che quest' u l t imo esito è tutt'altro ch e infrequente: Noi l'abbia mo r eg istrato in nu mero g ra ndis;,imo di casi e come migl iori eselll~l ri corderemo quelli di fe 1·i te a lla co~cia con frattura commiuuta del femure e ritcnr.ione d i numerosi frammenti d i proiettile che poter ono essere incaps ul sti è re-;tarono indifferent i in mezzo a l r.al!o mnlg rado che le ferite fossero stnte gravemente in fette (vedi f.ig. 14, 15, lG, 17, 18, 21). . Certo c h e q unndo l'estr11>1ione si presenti facile e poco pP.ricolosa conviene sempre offc:ttuarll\ per soppr imere una possi bile fonte di compli canze, per slfret: t nre la gun.rigione cd a nch e pe r t ogliere a lla persona un evtntuale pretesto di iofer mitit. Analogo cl'iterio nhbinmo 1tdottnto per i casi d i fer ite !lon inf,•tre, abbiamo cioè proposta l'eistrazione del proiettile quando questo e ra access i bile con relat iva facilitA, l'a bbiamo invere Ja,:;cioto in sede qui.udo per a g gredi rlo si fossero dovuti a ffrolltare seri p ericoli. Come g i{1 si è dotto in li nea genenlle si ebbe cura che l'estrazione f osse e_se· · 11 rn · . o J·adio• d gu1. tn d1~lln ste;:,~l\ per.<ona c I1e ave,·a praticato ogrne rad'1oscop1ca. grn/ìca ed n.vvenisse a poca distanza da questa.


CASl"I::;T IC A C LTNlOA

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Nei feriti recenti è buona norma di seguire il tr:tgitto del proietti le opportu o:tmente ampliato ciò che faci lita la ricerca e serve a combattere l'eventuale infezione. In que~ti casi un dito esercitato sa r nggiungere lo scopo in b reve tempo e senza recare alcun danno. Qnalche vol t a, l:> pecie nei cas i di scheggia minute, s1 trovò utile praticare l'estrazione sotto la g u ida della rndioscopia.

IlIDU/.10:-IE E CURA DI FRATTUllE.

Intendiamo ora·occuparci solamente delle fra tture complicat e prodotte da arma da fuoco, poicl1il per il trnttnu1ento di qu elle s emplic i nulla di parti<'-olare avremmo a dire. Già ebbimo occa sione di rico rdare quale è stato il nostro criterio dir ettivo nella cnra di q neste fratture, criterio fondato essenzialmente sul principio di evitare qualsi11si demolizione e r ispettare le parti anche quando la loro vitalità apparisse molto compromessa . Quindi n on mai raHchiamenti né resezioni, né modellamenti di sorta. Se la frattura era infetta, ci li mitammo a sbrigliare le parti molli e po rre convenitinti fognature, nllont11nare gli eventuali corpi estranei e le scheggio completamente is olate. Nel caso di monconi procidenti, dopo averli op· portun11mente detersi ed all'occorreuza ampliata la ferita delle parti molli, praticammo la semplice riduzione. R icordiamo qualche caso in cui con meraviilia potemmo osservare dei l uughi tratti di diafisi quasi completamente deuudati, una volta ridotti, ra pidamente CO· prirs i di gr1tnulazioni e s aldars i colle parti ossee avvicinate ed a.versi una guarigione completa, mentr e ci fu dato veder e ad esemr,io un ferito con un arto da pulcinella ( vedi fig. 2-!) r egalatogli dal chirurgo che gli aveva resecato per un cer to t ratto i monconi delle ossa rimasti a l lo scoperto in seguito ad una ferita da granata. Cosi, avendo ris pettato tutti i frammenti anche winimi, s i potè ottenere la guarigione senza notevole accorciamento anc;he in casi di g ravi fratture com· minute con lar g hissima perdita di so!'ltanze (vedi lig. 9, 14. 17). Per la coutel}zion e dei monconi mai pensammo di dover ricorrere alla sutura ossea, persuasi che questa non possn. mai essere indicata nelle frattur e prodotte da anu,t da fuoco . Trattando d ei fratturnti al femore già ricordammo' l'esito che si é avu to in un f?rito al q uale ern s tata applica to un simil e pr ocedimento. Le manterrnm,no ridot te invllce cou o pportune fasciature ed apparecchi già desc1·itti nei capitoli precodenti. Solamente p1H' le fratture del fomo re si fece uso si:;tematico delln trnzioue conti nua. I n linea gPnornle tenemmo immouilizzata la pane fratturata per periodi pi utt o~to lung hi, ll pec1e ne l caso degli arti inferiori, avendo avuto occas ione d i osser• ;~l'e. due vo lte In. rei ufrazione sponta nea de l femore rispettivamente dopo 60 e , a g iorni. Uno di questi furi ti era stato curato da noi e la rottura del c:.llo av.,.~~ne 8 °:~ito dopo tolto l'apparecchio per un movimento forz11.to esegui to a letto 1 a atto ai mettero a posto il. rccipient.: raccoglitore delle feci. 1 d ~ ~econdo ferito era s tato curato in altro ospita le e cliruesso dopo 60 g iorni 1 a a trattur:i ; men tre era a casa in seguito ad un leggillrO urto ricevuto sulla coscia si p rodusse la rotturn del callo.


72tJ

CASUISTIC A Cl.l:-'lC.A

Prima d i l:i~ciar usare libernmente la parte, cercammo sempre di assicurarci coll'e,.:1Holl radioscopico e rndi ografic:o se il <:allo osseo erasi formato e sufficentemente consolidato. 'folto l'apparecchio, curiunmo con massaggi e movimenti attivi e passivi le ntrolie musoolnri e la rigi d ità articolare, ottenendo sempre le. scomparsa qu1,si completn di questi postumi. Noi caso d,•gli arti superiori invece si cercò di n on protrarre mai a lungo il periodo di immohilizzazione, per e\·itare le facili contrat.ture del gomito e del polso; gli apparecchi vennero tolti appena formatosi un callo sufficeotementc sol ido e ,·cnoero precocemente iniziati massaggi e movimenti attivi e passivi. AnnwTo.,11&.

Già trnttaudo delle feri te d'arma da fuoco intc re;;santi le sing ole articolazioni abbiamo, volta pt1r volta, i11d1cato i casi in cui si ritonne n ecessario d'inte1·venire per aprire il cavo articolare od al,l, i,.mo anche dc,scritto il procodimento operatorio seguito. . Ricorderemo qui soltanto come siu provfll.;;o in noi i l princi pio di dover appli· care su largn. scala la curfl ril'olvcnte e è"interveuire solo nei cas i di patente progrcssivfl sepsi del ClL\'O a rticolaro. P or aprire e drenare i r ecessi di q uesto; usammo in genere incisioni non troppo ampie, al fine di non compromettere il circolo in pa rti che per la loro costituzione anatomica sono gi/\ poco nutrite e consegueutemonte poco resistenti ai pro· cessi infettivi. Rammentiamo inoltre c he una delle coudizioni essenziali per la buona r iuscita della cura d elle lesion i settic he articolari, sin. priu,a che dopo !·intervento, è di attuare un'assoluta immobilizzn,.ione della pnrte. Col solo ausilio di questa si è potuto ottenere la guarigioue spontanea io parecchi casi di ferite già. avviate IL suppurazione. A111JJ11lazio11i.

,Dei 1000 feriti riportati nella stati,;tica, 4 soltanto su birono l'amputazione di un segmento d'arto. . . L a storia di qu esti fu gi,\ ricordata tr11Ha11rlo cl elle fC'dte nelle variè regioni e dell e complicanze sottico~pioemioh<>, p or cui ora basterà riassumere qual i sono stat e le imlicazion i e quale il procedimento operativo seg uito. In 2 casi (n . 772 e 945 s.) si è ampu tato per Hemmone gangrenoso progressivo cons,,cutivo a feri ta infett a r ispettivaménte deUa gamba. e del braccio con k siono d ell'arteria principale e vasto ematoma; in entrambi si era in prece~~oza . ten tat.o, ma rnuL 1·1 111cnte, d"1 arrestare 1·1 prvcosso gaugrouoso con ampi·o iac1s1oni shrigliative. Ol'indiviclui vennero 11. gunrigione. t,. Ncgli altri 2 caqi (u. G5$ o G70 s .) l'amputazione fo consigliata dallo stat.o seu· tico-pioc mico e progressi vo ùepPrime11 to orgnnico p er grnve e proluognta ~u~pri razione di una ferita al ,.., <Ti nocchio iotere~saute l'articoln,>:ione ed i cnpi articoar .a t·1-· l n entrambi erano gi,\ stati pralicati numerosi interventi per aprire il cavo . 0 . . )"tic co Iaro e d ronaro 1e racco I t e 111arc1oso prove n,. ont1. da1. t·oco Ia1. o;;tC'om10 1 i · Il pnu1. · sn1,·ato, 1·1 seconc lo, e11t1 prf'St•ntavn g,a · · vn<;ie p1ag · l ,e d 1" d l'CU b·to tu 1 ed nlbumi. 01"de 1 nuria, do,·eite so<"comliere ; all'autopsia ùi que.,to si trovò dcgeuernziolltl a llll nel fega to, nulla milza e n.ei reni.


CASUISTIOA CLINICA

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Altre 5 amputazioni abbiamo avuto occasione di praticare sn feriti avuti in cura successivamente a l novembre. In due casi l'indicazione era data da c.o ngelamento di III grado del piede; esisteva gangrena flemmonos1t estesa fino alle ossa del tuso ed i pazienti si trovavano in grave s tato settico-pioemico. Si atte."e la formazione della linea di demarcazione, che compa1·ve verso la III settimam~ a livello dei malleoli, e poi si amputò al III inferiore della gamba, essendoci formata la convinzione che anche se si fosse atteso il distacco spontaneo, sarebbe stato necessario intervenire in li tempo per regolarizz11,re il moncone residuante con· la resezione dell'estremità inferiore della tibia e perone. In un terzo caso l'individuo presenta.va, olt re ad una. ferita d a granata alla. g11mba con frR~tura completa delle d ue ossa e tlemmone ga.0 soso incipiente, anche un'altra ferita ."ettica penetrante nel gjuocch io dello stesso lato e manifestazioni spiccatissime d'infezione tetanici\. Venne praticata d'urgenzi\ l'amputazione della coscia tra il I II medio e il III superiore, nel concetto, non solo di dover allontanare il focolaio dell'infezione tet.a nica, ma anche di sopprimere una parte g ià gravemente comprome;:~o. e che sa.rebbe stnta causa, se si avesse voluto conservarla. d i quotidin,ne atroci sofferenze ad ogni medicazione, mentre, per combat..: tere efficacemente la malattia che più dì rettarnente minRva I,\ vita, era necessario procurare al ferito una quiete assoluta. Nel quMto caso s i amputò lR gamba fra i l III m'3dio e il III s upe riore per ferita. infetta da gmnnta, a I i ve llo dell'articolazione ti bio-tarsica con la frattura dell'epifisi tibiale e d ell'astragalo, lesione dell'arteria tibiale posteriore e 8e1nroone gangi-enoso del piede. Si tentò dapprima con incisioni sbrigliative di arresta"re il pro.:.esso gangrenoso e venne decisa l'amputazione solamente qui!ndo il piede apparve d cGnitivamente perduto. Nel quinto caso esistevano due ferite da shrnpuell gravi,mente in fotte nello stesso arto e precisamente una all'Rvampiede con perdita di sostanza e Hen.mone gassoso circoscritto, ed un'altra al III superiore della go.roba con frattura comminuta intraarticolare dell'epifisi tioiale e piartro. In pri1no t empo veunero praticate incis ioni sbriglidti ve iii piede, allontanato le parti mortificate o drenata l'articolazione del ginocchio, ma al quar to giorno, essendosi constatata la diffusione del fl~tnmone gassoso alla gamba, ginocchio e parte inferiore della coscia, si esegui. l'amputazione di questa a l III superiore.· Tutt i questi amputati vennero I\ guarigione. Tenuto calcol~ c:he s ino ad oggi si sono avuti in cura circa 3000 feriti, possiamo di re ohe il numero di amputazioni da noi eseguite rappresenta u na percentuale bassissima (S p. 1000), tanto più se si con!<idera· che nella nostra clin ica. ve~nero a pr.,ferenza ricoverati dei feriti gravi, provenienti anche da altri ospi. tah territoriali dellR zona di Padova, conforme a disposizione emanat a dRll'Ispet• torato di san ità. militare. Lontani dal gridare ostracismo assoluto alle amputazioni, siamo però convinti che ~ueste possono e~sere ris_parmiate in un gra.n numero di casi; ricorrendo ai mezzi ohe la moderna chirurgia insegna, e noi possio.mo dire d'essere riusciti a conservare pa recchi arti che, secondo il parere d i ultri chirurghi, avrebbero dovuto essere sacrificati. D i_ pà._rticolare i mportanza sono le ossenazioni fatte circa la. tecnica delle amputazioni ne·1 f"enti . . . · d1 guerra • . 46

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Glo,·nale di medicirta rnilitat·e -

Fase. IX.


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CA 'OISTIOA OLINICA

Sul princ1p10, operando in ambiente ada tto e con tutte le norme della sepsi, ci parve di poler tentare anche intervenendo per forme settiche, la guarigione per primam dei monconi di amputazione; perciò suturammo i lembi piil o me no completamente, ponendo uua o due fognature tubolari nei punti più declivi, come si p ratica ordinariam.. nte nella ch irurgia generale. Ma qu nsi costantemente non si rnggiunse l'intento e fu necessario in .seconda o quarta giornata al massimo di tog liere le suture e riaprire i lembi per l'insor· g enza in questi di un p1·ocesso ileroruonoso. In diversi ca.si anzi. essendosi sviluppato un vero flemmone gassoso, si dovettero praticani anche ampie e multiple incisioni sbrigliative sul moncone. ;Lo stesso tra ttamento richiesero i mutilati in altr i ospita.li che erano venuti a. noi col moncherino di recente sutura to. La guarigione per primam fo ottenuta soltanto nell'11mputato per tetano orn ricordato; in questo caso però il buon risul tato d ipese dal fatto che !',imputazione fu eseguita precocc: mente e di proposito molto al di;:opra dei focolaio settico, ap· punto per ca<lel'e con maggior probabilità su tessuti a ncora sani. 111n si compreude come non sia sempre l ecito di sacrificare una porzione d'arto maggiore del necessario pel solo scopo di ottenere un risul tato imme· diato buono. Al contrario, :ouche a costo di dove r nffront11re qualche pericolo e la prospet· tiva ùi una cura l ungà e paziente, noi dobbiamo sempl'e cercare di risparmiare quanto più si può di un arto, sapendo che il \';\lore di un moncherino è generalmente p1'oporzionnt'o al la sua lungh<'u,a. Dopo l'esperienza fatta fummo del tutto convinti che l'amputazione all'aperto nei fcl'i ti d i g uer rn debb.J. costituire il metodo di scelta. Perciò continuammo a d amputnre sul,ito a.I disopra del focolaio morboso. ma lasci11.mmo s empre ampia· mente beanti i lembi, assicurando lo s colo dr,i secreti della ferita operntoria con soffici dl'enagg i di ginzn. I risultati octenut i con questa tecnica furono invero soùdisf:ocenti e non ebùimo mai più ad osservare ~oroplicanze di sorta. Alcuue importan ti osservazioni vennero fatte sni vari metodi impiegati di• noi e da altri chirurghi per J:i. formazione dei lembi, Quello /']10 più sembrn corrispondere per l" bontà dei r isultati, ed nnche p e rcbè può es~ere applicato in ogni caso, è il metodo circolar e a. manicotto lungo, esuberante. cost.ituito verso l'estremit:'i dei sol i tegumenti e più in al to da questi e da muscoli t11gliati ad imbuto. Il manicotto deve essere hsciA.to beante, c on un soffice d!'enaggio di garza che arrid fino ,.11a sezione dell'osso, altidando nlla fa. scinturn il compito di tene re a vvicinRte le pa r t i. Con questo procedimento, pe,: quanto grande si:o la retrazione delle carni, si ottiene sempre un moncoue abbas ta nza regolare, con cicat rice piccola, cn pace di sopportare in breve tempo la prote,;i, Gli altri metod i invece hanno present a to vari ìucouvenienti. Nella a,mputazioue circolare alla Celso su uno stesso p i,mo ad esempio, si è vi5to r esiduare costantemente un moncone a ssai irnigolare che per guarire richiese ul: te riori interventi per resecare le ossa rimaste sporg,mti e le masse muscolari esu bera nti. Ehbimo in cma vari timµutn t i di queslo g enere provenienti da altri ospedali, ed in tutti fu necessario regolarizzare il mo11cone frus tando cosi le mire c onservat ive del cbimrgo che li nveva oper;oti. Ri cord inmo poi due am puta ti nl I H su· 8 periore del la co$cia (n. 797 e 1Hi2 s.) che ci arrivarono con grave osteonl ielite


CAS O rSTICA CLINICA"

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necrosi d.el moncone femorale ri masto per lungo t ratto den uda to e procidente vennero a mo rte pochi g iorni dopo malgrado si fosse s ubito interven uti per resecare l'osso e sbrigliare i tessut i molli circostanti infiltrati di pus. Un moncone conico ha residuato par imenti nei casi rii am putazione col metodo circolarn esegui to semm l'avver ti>nza di form are un m~nicotto di pnrti m olli a bbastanza lungo, avente cioil una a ltezza quas i eguale Rl diametro della parte, perchè, non potendo la ferita operatoria essere suturata e la guarigione avvenendo per seconda intenzione, la retrazione cicatriziale f u tale cìa mettere allo scoperto lo scheletro. Si è poi .constatato che nelle amputazioni fatte con metodi ad uno od a parecchi lem bi, poichè solitamen te questi si retraggono in modo i rregolare e s pesso si est roUettono lasciando allo scoper to l'osao od u na vasta piaga g ranuleggiante la guarigione ta r da a verifica rsi, e residua un moncone con cicatrice amp ia, irregolare e spesso molto dolor osa. P ure r ilevammo che il conservare nella formazione dei lembi molte ca rni n uoce al buon risultato, perchè le mnsse muscolari restano facilmente proc identi e ri tardano cosi la guarigione.

Regolarizzazione del monconi di amputozloue. Dei 1000 t"t::ri t i riportati nella statistica, 12 ci pervennero g ià amputati d i un segmento d'arto, e precisamente 3 all'avambraccio, 2 al braccio, 3 alla gamba e 4 a lla coscia. In 7 d i questi fu neces~ario interven ire presentando moncone conico od irregolare. Nei nostri amputati invece n on s i ebbe mai ad osservare simile complicanza, aveudo avuto l'avvertenza di formare lembi piut tos to esuberan ti. Per regolarizzare un moncone di solito ci ;:1iamo limiblti a resecare un t ratto· più o meno lungo .dello scheletro isolato dalle parti molli collo staccaperiostio a parti r e dalla superficie grannleggiante ; soltanto in qualcho caso escidemmo contemporaneamente por.zione delle carni rimast e esu bera nti. Non sutur ammo m11.i l;i fer i tn ope ratoria, ed. invece, m essa una adatta fognatura di garza a contatto con la nuova sezione dell'osso e qualche punto di riavvicinamento dei lembi, cetcammo con opportun i giri d i fascia di tenere affrontate le parti cruen t a te. 0 1ie r a zlou i cli 1·e1·se. Cn.i.:-110T0~11A. Venne P.seguit a 2 vol te, una {n . 10:M s.) per meningite basilare p urulentll. consecut iva a ferita infetta dell'orbita cou ritenzione del proiett ile. e la seconda (n. _1071 s) per epilesf'ia Takssoniana consecutivll a ferita a stampo da pallctta di shrapnell alla regione tempor ale con frattum del tnvolato cranico ed infossamen to di un frammento. I particolari di questi inte rventi vennero già ri feriti nei pa ro.grafi riguar• . danti la meningite purulenta (tra le complicanze settico-pioemiche locali) e le t'eri te della t esta. LAMINl>C'l'OMI A. Venne es eguita 3 volte; la prima (u . 869 s.) per ferita da shrapnell a fondo cieco con ritenzioue del proi ettile incuneato tr a le a pvfisi spinose della IIf e IV vert ebra dorsale, frattura delle lamine ed ascesso comuni-


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0A5t:)STI0A CLtNJCA

ca.nte secondariamente con lo speco vertebrale e comprimente il midollo; In seconda e la t erza (n. 1031 e 1713 s.) per ferita pure da palletta di shrapnell a fondo cie~o con lesione del midollo e ritenzione del proiettile rispettivamente nello speco vertebrale e nel corpo d ella vertebru. nel tratto mediano della colonna dorsale. I particolari vennero gill. riferiti nel paragrafo riguardante le ferite della colonna vertebrale. La tecnica seguita non si discosta da quella ordinaria. Praticammo in ogni caso una lamioectomia definitiva ed usammo lo scalpello ed una pinza ossivora, gomitat11, sul tipo di quelle U $>1te dagli otolog i per I' ingrandimenLo della breccin ossea nella trapanazione della 'mMtoido. L e parti molli vennero r iunite SJ!tanto in parte e fognati gli spazi morti risultanti. Come si ebbe già occas ione ,li rilevare, n essuno dei feri t i alla colonna verte.brale potè ri tra rre vsmtaggi dall'atto operativo. T ORACOTO)IIA, Fu necessario eseguirla 2 ç olte (n. 645 e 1402 s .) per empiema comecutivo H feri ta perforante il torace con lesione del polmone e versamnnto ematico. Per la stessa indicazione fu eseguitu al tre due volte su feriti avuti in C!]rrl successivamente al novembre. · In un altro di que ~ti si praticò un'ampia resezione costa le per aprire un ascesso polmonare cnusato dalla presenza di un proiettile. Il lettore troverà. i particolari nel paragrafo ri guardnnte le ferite del tora<'e. Fu nostra cura, in caso di empiema, di intervenire piuttosto precocemente e di resecare buon tratto di almeno due coste contigue nel punto più d eclive. Ven.· nero usate fognature tubulari che si alloutanarono in media dopo 20 giorni. I risultati in ogni caso sono stati ottimi ed in nessuno ebbe a residuare fi. stola t oracica. S r,;QU.:STROTOM1A. Nei feriti riportati n ella statistica nessun o ebbe a presentare indicazione di intervento per estran-e sequestri, essendo in tutti la lesione ancora troppo recente. S iamo intervouuti, or non è molto, su due soldati feriti da parecchi mesi da scheggia di granatn alla ga1uba, perchè presentavano un unico e çoluminoso se· qucstro che non poteva essere eli,minato attr!leverso i piccoli seni fistolosi esistenti. L'operazione ha consistito nello spaccare la cassa da morto, estrarre la scheg· gia di osso mortiticato e zaffare la ()aviti\. In tutti gli altri casi abbiamo preferi to a ttenrtere l'eliminazione spontanea che molte volte abbiamo visto succedere con facilità. Questa linea di condotta ci fu suggerita dalla considerazione che nelle ferite d'arma da fuoco quasi sempre si ba formaz ione di sequestri multipl i, piccoli e disseminati e che è impos,ibile sperare di 1>oter allontanarli tutti con un atto operativo che d'altra parte non è mai esente d.f\ pe ri coli.

Operazioni sol nervi. Gill abbiamo avuto occas ione di rilevare quale s ia s tato il nostro criterio cu· rativo nelle lesioui dei tronchi nervosi. Per noo ripeterci ricorderemo soltanto ch e in linea genera.le abbiamo la sciato trasco rre re alquf\nto tempo d11.ll'epoca della ferita prima di passare ad uo qual· siasi atto operativo e ciò per potere con fondamento stabilire l'entità della lesione nervosa e la possi~ilità o meno d i una spontanea riparazione.


CASU tS't'ICA CLINICA

725

In un ferito recente, infatti, è difficile nella maggior parte dei casi accertare se la paralisi di un dato tronco nervoso dipeuda. da semplice compressione, contusione, irritazione, o da. interruz ion e par-aiale o totale di esso; per di più l' intervento precoce, fatto anche a solo scopo esplorativo, trova unn. controindicazione nèlla natu ra.' della. ferita che va ;emp1·e considerata, se non addirittura infetta, almeno non sicuramente asettica. Ma anche quando non vi fosse più ragioue di avern questa preoccupazione, converrà ancora attendere per vedere se. gli effetti della lesione nervosa tendono a modificarsi oppure no.· · Specie quaudo si tratti di ferite recenti che interessino un plesso nervoso è necessario tenere questa Iine~ di condotta, percbè è appunto in tali casi che con maggior frequenza ai fatti paralitici dovuti ad interruzione di un tronco nervoso o di una radice si associano fatti paralitici di altri t ronchi o radici, dipendenti da semplice contus ione o compressione od irritazione; fotti paralitici questi ultimi che sono destinati a scomparire· più o meno completamente. D'altra parte molte v·olte succede ne lle ferite d'arma da fuoco dei p.ervi, di aversi non una sezione completa di essi, ma bensì una sezione parzia lEI ed allora non essendo i nterrotta la continuità, può darsi che ,tvvenga la rigenerazione spontanea della , parte lesionata. Quindi ad eccezione dei C>\Si in cui con s icurezzn può essere fatto il giudizio di recisione totale del nervo ed in cui è giustificato un intervento a nche precoce, semprechè processi settici in atto non lo controindichino, negli altri casi con sintomi d i lesione incompleta o di semplice contusione od irritazione, converrà attendere, data la possibilità della guarigione spon· tanea ; in ques ti casi si interverrà quando, passato il periodo di almeno tre mesi, non sia ancora. comparso alcun segno di restaurazione del nervo, come dolori spontane i nel campo paralizz11to, . restringimento delle zone disestesiche, ri~om· parsa del tono muscolare con accenno a contrazioni volontarie. Si potrà anticipare l' intervento nei casi, .come in quello da noi già r icordato, nei quali esistano dolori violenti dovuti ad irritazi,me dei fasci nervosi per , la presenza di. nodi fibrosi, di un callo osseo, di proiettile o di altri corpi estranei addossati a l nervo stesso e cht ne ostacolano anche la rigenerazione. Naturalmente in questi casi il cbi_rurgo . dovrà limitarsi a liberare i.I nervo, escidendo la cica trice od il callo che lo imbriglia, asporta ndo il proiettile od i corpi es tranei che lo comprimono e lo irritano Ultimamente ebbimo occasione di intervenire in un ufficiale il qua.le, in seguito a ferite da scheggie di granata al disopra della plica gluteo-femorale di sinistra., presenta va paralisi di moto e di senso dei nervi ischiatico popliteo este rno ed interno. L'innervazione dei muscoli posteriori della coscia era pressochè integra.. Pas;;:ati 3 mesi senza che si fosse notato alcun accenno di rigenerazione spontanea, fu dec isa l'operazione e si trovò il nervo sezionato a 2 cm. al disotto del suo punto di emergenza dal bacino. I due monconi, tra loro distanti circa 4 centimetri, terminavano a clava ed erano riuniti 'da un cordone fibroso facente corpo colla cicatrice corrispondente al tragitto del proiettile. In questo· tess uto cicatriziale si trovavano p1,1re inglobati, verso il lato postero interno del tronco dello sciatico, i rami collaterali di questo, destinati ai muscoli posteriori della coscia. Primo compito fu quello di sbrigliare questi rami, ciò che richiese molta pazienza. Isolati quindi i due monconi dello sciatico per un breve tratto (2-3 cm.), prima. di procedere alla recentazione di essi ed a lla esci-


726

CASU JSTICA CLIKI CA

sione d el tess uto di cicatrice, dovendo risolvere il problema. di portare i due monconi a reciproco contatto per la sutura , venne pratic11 to un modico stiramento tanto sul tronco periferico che su q uello cent rale. Questo cedette poco, ma colla tra zione su quello p&l"iferico si g uadagnò una lunghezza di olt re 8 cm. F nttà Jlet· tere h gamba sulla coscia, si otte nne d i poter comodamente riavvicinare i due monconi che convenientemente recentati vennern riuniti con sutura veriferica in catgut. La feri tn operatoria venne riuni ta per prirnam con qualche punto di riavvicinamen to dei m uscoli. Fra ques ti, per precauzione, fu posta una piccola fognatura tubolare che si levò dopo 48 ore. L'arto venne immobilizzato con fasciatura nroidata armata d i fe • rula di zinco con la gamba flessa quas i ad angolo retto sulla coscia. Attualmente è io corso di cura e sernbra ohe tutto debba procedere bene.

Opera,zionJ sol ,·asi sa11gul5 ul . P oche volte s i ebbe occasioz>e di inte rve nire con mezzi cruenti per a rrestare un'emon-agia. secondaria, pei·chè, come si è detto, per lo più questa ha ceduto spon· ta.ueamen te colla compressione digitale dell'arteria centralmen te al pu~to sanguinante per il pe riodo di circa l ora, tenendo l'arto in posizione elevata.. L'allacciatura del vaso sang uinante venne compiuta nel focolaio di lesione, una volta per emorragia seconda.ria dell'arteria lingua le e due volte per emorragi& secondaria della tibiale posteriore. Quest'ul tima arte ri it per la stessa causa venne allacciata sulla continuità 2 a ltre volte, e così pure 1 volta si allacciò la femorale sulla. continuità per emorragia secondaria in un moncone d'amputazione suppurato. Siamo intervenuti 5 volte sino ad o ra per la cura di aneurismi. Sul principio abbiamo seguito il procedimento d i mettere anzitutto allo scoperto il vaso aneurismatico sopra e sotto la sacca per poi isolare questa ed esciderla in toto con un tratto dell'arteria corrispondente all'apertura nella-sacca stessa. Per la tenacia. delle aderenze e per le dimen sioni della. sacca, s pesso voluminosa, s i incont rarono molte difficoltà cos ì che fummo indc.tti a mutar metodo ed a procedere come segue : Messo un laccio emostatico a I di"sopra dell'aneurisma si ricerca. l'arteria subito a monte della sacca e la. si scopre per potere chiuderla nell'eventunl ilil che il laccio avesse a sciogliersi; quindi s i s pacca la sacca in un punto della sua periferia e svuotatala dal contenut o si ricerca l'apert ura che la mette in comunicaz ione col vaso, ciò che ordinariamente riesce facile, altrimenti si rallenta il laccio ed il punto dove ha sede l'apert ura è subito rilevato. Sulla guida di questa è facile scoprire ed isolare il vaso aneuris matico che si lega s u bito al disopra ed al disotto dell'apertura stessa . Si escidono poi, per qua nto è possibile, le pareti della. sacca, non preoccupandoci affatto se ne rimangono in sito tratti più o meno es tesi. Si termina suturando le parti molli dopo aver messo una fognatura t ubula re oelln parte pili declive, fognatura che dovrà essere tolta dopo 86-48 ore. Ricordiamo ancora. che fu nostra cura di praticare in tutti preven tivamente per il periodo <ii circa 2 mesi, la compressione periodica dell'arteria a monte della sacca nnElurismatica, al fine d i favorire la. fo~mazione del circolo collaterale ed. evitare la possibile complicanza di gang rena o di atrofia dell'arto in seguito alla legatura del vaso. ·


C.!. S OISTIC.A. CL I NICA

'fraJ)iantl.

Meritano· d i essere infine. ricordnt i gli interventi eseguiti per favorire l'epite,lizzazione di piaghe cou trapianti epide rmici tolti o dal ferito stesso o 'd a pezzi di cute asportati durante atti operativi s u a ltre pe rsone. Qualche volta ebbimo occasione di correggere la cosmesi alterata con piccole oper:1zioni di plastica, e sino ad or:\ solo in un ca so si ebbe l'opport unit:i. di esflguire una tenorndia. hiti.

Dei 1000 feriti ri por ta.ti nel!;. statistica, 571 (dei quali 70 u fficiali) vennero trasferiti in altri ospedali, 405 (d,;i qua li 99 ufficiali) furono dimessi g uariti e 25 (clei qua.li 4 ufficiali) sono morti. L a necessità. spesso urgente, di dover sgombrare per da r posto ad a.Itri feriti recent i, ba fatto si che un numero relativamente gr ande di degenti dovesse essere t rasferito in altro osperlale a guarigione non ancorn ultimata. Non s i è però mai lasc il\to allonta nare un ferito che non present,1sse seria g ara.nzia d i tollera re bene il viaggio, e tu tti i casi di qualche g ravità furono trattenuti per seguire, nell'interesse del feri to, il decorso della ferita fino ad esito definitivo già assicura to. I 405 dimessi per chè guariti, ve nnero inviat i, parte in ù reve licenza, parte al deposito del loro reggimento e parte n ei convalescenziu.ri. · Il numero dei morti è stato re lativa mente elevato (Z,5 p. 100) ; però, come si ebbe già occasiono di rilevare, è di\ tener presente che nella clinica, per disposizione d ell'Ispettorato di sanità militare e per cortese interessamento della direzione dell'os pedale m ilitare principale di Padova, furono r icoverati di preferenz~ i feriti di una certa gra\"ità, trasferendovi anche quelli g ià ricoverati in altl"i ospedali tenitoriali. · . P er citare un esempio, ricorderemo che tra i nostri 25 morti, 7 sono individui che ci pervennero in condizioni gravissime dagli ospedali di Abano. Essendo già. s tati riferiti i particolari dei casi seguiti da morte, ci 'limitiamo a riportarne l'elenco con l'indicazione della natura e sede delle ferite, delle complicanze insorte, degli l\tti operativi eseguiti e delle cause del decesso.


728

OASG ISTICA CU K!OA

ND!ERO

d el

XA ' ITl:{A E SEDE DELLE FRR[TE

R •·~islro

li-I

l' llit·iu li

P fe rita lacera strappata da schei:-gi,t di grannta con pe rtlitn di pa.rti molli al lato outf.'ro -c,s t e rno clol braccio d estro, ILJ inferiore. 11 ·' foritn lacPra strnppata pure rla s<'he!n:in di granata al II1 medio del1'1.wo.rnbraccio rlc><tro con pe rdita di parti •111olli, frattura comminuta de.I radio c,d ulna: rit enzione di proiettili.

'i!• 1·mcin li

F c,rito. dn fucile n ceno le completo (,ravC'r s1mt1· la rncbide a livol lo delle. VIl éen·i calo con -reci,;ione co111plet,. d o! m idoll o.

:,h

FMitn d o fucik• n rnnnle cornpl<'to trnvc rsnnte la rachide o livello della IV cen 1icnlc- con reci,;ion e co111plotn cie l midollo. ·

l "fli<·iuli

I i!i l"lli cia li

l~crilo dn proiettile scoppiunte olio foss>1 iliocn csl.crna d i destra a canale cieco con ritc,117.iono di n11m('rosi ìrammC'nii e sclu,gµ- iutu ra d el sacro e ciC'll'ìleo.

fiiO

F'l' rita infe tta da s hrapnc ll n l llf ~11pc rio r e d ella rzamha ~i nist,·a con frattura i II t r nnrticolnrh d ell 'epifisi tibiale.

Snld,,Li

7'J7

f;oldut i !Hifl

Solduti

1r,24

Soldo ti

:\lon<'O llè d 'amput,a zione 11 1 I U s11 p oriortl d e lle coscia destra supp11rato con p rocidcnzn del femore n ecr otico. Ferita da pallctt n di s hrap,u·II a fo ndo cieco alla regio ne d orsal e con riten- . zion(, del proiettil e tra le apofisi spin oso della 111 e IV vC'rtebra, e Jrat · tura n e lle lamine corrisponde nti. F l' rita da fuci le attra,·ersont,I' l'orbita di sinistro con frattura dell'apofisi orhito.ria e~term\ , ro ttura d e l bulbo oculare e ri tenzio n e del proiettile nell"C't.rnoi<le sinis tro.

I():! I 8olduti

Ferita clt< pnllt'tt,a di s hrnpnell alla rogione dorsale della colo nna ve rt.ebre.le oon irattura d e ll'ureo della \ "U e VJU verteb ra, lesione d e l midollo e ritenzionP del pr oiettile n el corpo d e lla VITI vertebra.

. 11 l 7 :O-o lctnt,i

l '' ferit.a in fetta da i;:ran1tta nl braccio des tro con frattttra comminuta del-

l l :J2 :--o lclnti

l'omero. Il' fPrita infetta eia g ranata all' twambmccio d estro con 'frattura commin ute d ell,e dnC' ossa. capi ar111' feri ta infetta da p:ranat a al ginocchio d estro co n frattur,1 tico'lari. l"' icrita infetta da fuci le al I.Il ~uporiore d e lla !titmba s inistra con frattura co111111inuta d olla tibia. 11• irl'i ta infe tta da fucilo a l ~ inocchio d est ro co n irattu rn d oi oapi 11.r tieolari e ri tenzio ne d e l proiettilu.


729

0ASU1STICA CL I1' ICA

TAB ELLA ~.

3

CO)IPLICA~ZE

OPE.R.Azro:x r mmourrn

OSSERVAZIONI

Fle rnmono 12:nngrc noso; sotticopioe m ia

Estrnziono rle i proie ttili ; incisioni surig lintive.

Morto 1~·r pa ralisi cardiaca q uando giì,. 11ota.vasi un migliora.rnc·nto n e llo stato d e lle ferite.

Pn ro.p lcgia di m oto o di s e nso; para lisi intestin ale.

L a morto vC'nno a!Yrettota. dallo stato pn.rnli tico d e ll'apparato diger,·nt e.

Pttra liai di moto e di son so; puraliai int<'R tinn le e d e i 1o uscoli respiratori d e l t ornoo.

L o. morte ven n e affrettnta specialmente d a lla paral,is i dei muscol i respimto,·i s ussidiari d!'I to race.

Fle.mmone d ello m\ tich e; oste6miolite d e 11' i 1e o; p louro -poltnonite bilate· ra ie.

Estrazione dPi r>roic Uili; incis ion i s l.,rig liative.

C'nuso dirotta d e lla mo rte fu il p1·oe<.'SSO pleuro-polmon itico bilnten\le.

Art rite ed osteomie lite purulenta; suppurttzione protratta; sot~icopioc,nia.

Artrotomia. ù c l g inocchio; incis ioni sbrig liative in diverse epoche ; a mputazione della coscia al III s u peri ore.

Quando fu amputato le condiz ion i gen e ro.li e ra n o gravi per la. protn\tta suppuraz ione. Vi e ra d egenerazione amiloide d e i parench imi ghia ndolari.

SetticopiMmia; emorragia seconda ria.

Resezio n e d el femore procidon te; incisioni sbriglilltive; omo sta s i in gr embo allo. ferit a.

Mor te p('r setticopio emio.

As cesso secondario diffuso per In linea di frn tturn a llo s peco v er tebrale ; parnplogia.

E strazione d el proiettile; laminectomia,; dren aiigio d ell 'ascesso endorn.chidoo.

L a mor te fu a ffretta.ta d ta lla para lis i iutcstina le. L'operazione non portò alcun vantaggio. .

Meningite basilare consecutivo. a flemmone d ell'orb ita.

Trapanazione d ello. \1olta o rbitaria; drenaggio d egli s pazi s ub-aracno ide i d ('lla ba.se.

L'ou ucleazione del bulbo e l'es t razione de l proiettile e rano state fatte in al tro reparto.

Pnr.-ipl<'gia di moto e ·di sen s o; pnrnlis i intestina.le. ··

Laminectomia; estraz ione d o! proiett,ile.

Nessun vautaggio; la morte f11 affrettata d alla para.lisi intestinale.

FJonunono d elle vario re g ioni colpite; se tticopioomia.

I ncis ioni sbrig liative mul t iplo e drenaggi d ei v a ri focolai ; artrotomia d e l g inocchio.

Non s i rie bbe dallo shoch postoperatorio.

Flen11none gan g renos o d e lla gamba s inistra; o.rtr.itc p urulen t o. d el g inocchio deatro; setticopioemio..

Incisioni sbrig liati v e a lla g a mba. sinistra; artrotomia. d el ginoc chio clestro od estrazione d ol pro iet.ti le,

I d.

/


730

CASUISTIC A , CLINICA

:NlJ MERO

'

ci e l R egistr o

:XATURA E SEDE DELLE FERITE

1152

::folclut i

]\[oncone d 'aruputzruono della coscia s inistra a l ill superiore. s uppurat.o con proc id onza d e l fomore n ecrotico . Ferita in fotta da gran ata o.I piede d estro con frattura· d e llo ossa d el tarso.

1241 Soldo.t i

F eri to d a fuci le a cimà le completo e.ttro.versant-e la c olonn a dorsale a Jjvello d e lle. 1 V vertebl'a con r ecision e t oto. lo del midollo.

12-12

Soldati

F erita infetta da fucilo a canal e completo attraversante la colonna dorsale a livello d e lla Il! vert ebra con r ecisione toto.le d el midollo.

1352 Soldo.ti

F erita do. ~cheg-g ie di granato alla gamba sinistra con frattura comm inu t.a d e lle duo ossa e ritenzione di proie t.tili.

1382 8oldat,i

Ferita do. sch eggia di' g ra n ala attrave rsante l'emitor ace sinistro con lesione d el p o lmon e ,

1475 Soldati

F erit,o. do. po.llett& di shrapnel! a l g in occhio sinistro p en etrante in &rt icolazione con ritenzione d e l pro iettile.

1648 Sold o.ti

F erita da fucile o. co.nale c ie co att:'avers a n te il bacino in corrispondenza delia fossa iliaca d estra con les ion e d e ll 'intestino e frattura dell'ileo.

1675

I" forita de. scheggie d i g ranata a llo. gamba sinistra con frattura comminuu

Soldutj

,

del p oron e e riteu z iono di proie ttili.

n• ferita da fuci le all11 natica s in istra con rite n zione d e l proiettile.

Iq·· fer it.a d a, fucile u cnn,, le complr·to nlla regione sottoscap o lnre d estra inte-

11

ressante le pa rti moll.i. 1701 Solclntì

Ferita d a fucile ull\,ddoino p1:n et.ri1 n te in cavità..

1713 Sol da ti

F Prita. <la p111lottola d i shrupncll nlle region e d ors a le con frattura dell'nrco d elln III vc rkbro., rec isio n e d .,J midollo e ri tem .ion e d el proiettile n oi corpo ver tt•brulr.

li54 Soldo.ti

ir

I ~ !f. Il

I " ferita d a g ra nnta a l III supl'riorc d c·llu gnmba d estro. con ri tenzione del) ~ proicUi lo e frnttura d ,·ll' epifis i tibia.ile . II" f<'ritn a cana le completo o.Ila reg ione lombo-dorSt\le int<'lrcssanto le pe.rti moll i. llI0 icri Lo. la cera o. I secondo d ito ùd piede s inis t r o .

11


731

C A OlSTI CA CL,INI CA

Segue TABELL A N. 3.

COJ\IPLICANZE

· Setticopioemia.

OPERAZIONI ESEGUITE

OSSERVAZIONI

Rese,;ione de l trat to cli femore prociclente; incisioni sbriglitit ive a l moncone e d al piede.

Mort o per lo stl, to eetticopioemico.

Paraplegia di moto e di .senso; para.lisi intestinale dello sfintere anale e del d etrusore d e lla vescica; piaghe do. decubito. Oltre ai fenomeni dovuti alla recisione d e l midollo esisteva sepsi.della ferita..

Morto in 22" g iornate.. Aooentu ati i fotti dovuti a lla paralisi intestinale.

Sbrigliamento d e lla fe rit a.

Morto in 4,• giornata.

Flemmone

gassoso progressivo; setticopioemia.

E s trazi one dei proie ttili; incisioni sbrig liat ive.

Morto per setticopioemia.

A.s cesso polmona re; pleurite easudativa. del lato opposto.

Toracotomia ed aperture. d ell'ascesso polmonare ; fognatura.

Morto per paralisi cardiaca fa,vorita dal versamento pleurioo di d estra.

!'cm -artrite purulenti\; settioopioernia.

Artrotomie.; estrazione d e l proie ttile ; incisioni sbrigliative.

Mo rto per eetticopioemia.

I

Ascesso iliaco stercorlloeo; osteomielite dell'ile o; se t tioopioemia.

Estrazione d el proiettile ; a pertura d elle raccolte maroiose.

Id.

Flem n,onega.ssoso diffuso a tutto l'arto sinistro; setticopioemia; tetano.

Ampie e multiple incisioni sbrigliative; estrazione dei proiettili; iniezioni endoracbidee di siero antitetanico.

Si riusci ad arrestare il flemmone gassoso e l'infezione tetanica; mc;>rl in 17" giornata per setticopioemia.

Peri tonite settico..

La.pare.tomia; drenaggio ca vo addominale.

del

P er i disagi del viaggio la peritonite che prima era circoscritta si difluse.

Paro.plegia di mo to e di sen.ao; paralisi intestinale , d ello sfintere anale e d e l dotrusoro della vescica.

Laminectornia ; estrazione del proiettile e d elle soheggie.

L'operazione non modificò affatto la paralisi.

~lemroone gassoso alla. Estrazione del p roiettile ; incisioni s brig lio.tive mult iple. gambo.; settioopioemia.

Era stato trasferito in condizioni gravissime per eetticopioemia.


782

CASUISTICA CLINICA

NUMERO del Registr o

NATURA E SEDE DELLA FERITA

1762

Ferita da fucile nll11 sprdla einistm con frat,tur a intraarticolnre della testa dt-1't'omcro e rite uziono d cl proictt.ile.

Soldo ti

1703

Soldati

1925

Soldati

P f Prita. dtt sehei::f(in di gr11nntti n!Jo gambo sinistra con frattura comminuta del!e duo ossa e ritenzione del p roiettile. n • fer:i t a da sceggia di g ranata ul fianco sinistro intercesan te lep arti mo.lii.

1• forit a da scheggio. di granato. alla gRmba sinistra con frattura della tibia . e ritenzione df>I proietti le.' n • for itn da scho{(gia di grono.to al ginocchio destro con ritenzione de l proietti le nel cavo a r ticolnre. III" forita da scheggia di JZTlma to all'avambraccio sinistro co~- riten:r:i one del proiettile. IV" ferita alla regione tempornlo sin,istra.

...


733

CASUISTICA 0 1, INICA

S•gt1e T A BELLA N. 3.

COMPLI CANZE

OPERAZI01'H ESEGUI'l' E

OSS ERVAZIONI

Pan-artrite purule nta della spallo.; settico pioemia.

Artrotomia; estrazione de l proiottile.

Nel dl'lirio si on~ allent,ito la fllsciutur11 , ciò che contribui ad aggrn.vo.ro lo sto to della lesi one osseu cd a rticolare.

Gangre na gassosa dell'11rto sinistro; fremmone <lelle parti molli del fianco sinist r o . '

Estrazione del proiettile ; a mpie e mu ltiple incis ioni sbrigliativo all'nrto e fianco di sinistra.

i\Iorto pe r setticopioemia.

Gro ve sepsi di tutte le ferite; f:lemmone gassoso circoscritto a lla. gamba sinis tra ; setticopioe ruia.

E strazione · d oi proiett,ili; artrotomia clol ginocchio d estro; ampio e m ultiple incis ioni shrigliative. ·

\

r

Id.


734

f'A"C IST,CA OLI~fOA

SPIEGAZIONE DELLE FIGURF.. Fig.

•

• •

Soldato San w ro Pn11qualo E!ni\rito da J;(rav o forita d'arma da fuoco al111 ro~iona t l.'mporo -occipit1,d o con 11.'"ioue d,-.Jl'encefalo . . Frattura cl<' ll'o rnero Rinistro nl III s,upMiorc do arma da .fuoco, ridoUa 2. e conte nuti\ mod ianto l'applicnzi,,no d e l trio n golo consigliat.o dall'Austoni. È stato 1118!!80 un triangolo nnl.'!1e in cor rispondenza del braccio non frntturoto per inùicl\re cn11w va 11itu ll to . •) ,>, Fro.tturn roconle d"ll'ome ro sin i8tro rd nr s uperiore da arma da fuoc·o ridotta con l'applicazion e d el tria11golo. :i bi,. - Ln stosdo, dopo C!!BC'rc s tnLo corrotto Ja d e \'ia,.ione dei monconi con l'introdu rre doi cnsc iui,t,ti di ovatta tra il braccio ed il triangolo. 4. F erule di fnrro zinot•to p er In. cura d elle frntt,nro do! femore col metooo BaAsini. 5. - Ca.io di frnt,tum d el frrnoro s ini!!tro al ID medio con apparecchio contl'!l· tivo ed a tmzione co ntinua cons igliato dal Bnss ini. 6-7-8. -- Casi di frnttnrn so tto -trocant.,rìca d ol krnore da arma cja fuoco curnti col mC1todo Ro Rsìni. !l- JO-ll- 12-13- 14-16-16-17. - Casi di iratturn d el fomore a l III medio da a r ma da fuoco curo.ti col metodo B1\ssi11i. 18-10-19 bis. 20-21. - Ca~i tli fratt,ura d el femore 111 III inferiore da armo dn inoco r un1LÌ co l mc, todo Bnssini. :J2. - Gru ppo dì frn tturn t i d e l fem<>rc· gn nritì e, fotog rafati alln vi1,<ilia di anda re in lic.·111.a . 23. - F orulo di ll'JtllO d (' ] 8 1\s~ini : a ) p{)r ottl.'nc-ro I' i nunobilizzazione nelle ll•s ioni d,•I g inocchio . rl<'lla co~ciu e d e l coti lo ; b) per l' immobilizwzione tklln gl\111lm e do] piode. 24.. - Art,o di pul,,i no llu , osito di ferit11 d'arma da. ino<'o a lln me tà. d e ll'a\'lrn>· bro.ccio, c urata in altro o s pitale con resezione dei monconi delle o.~sl\ fratturate. 25. - R a.•l ìo!!'rAli•• ù olla cosci,i eseguita clopo l'atto operativo noi caso di euu,toma m1euris mat,ico ri forito u c l 01,pitolo e Aneurisma n. Si vedo il punto di attacco allo. diofisi femorale della spina ossea che ò stata rosocata v icino olla. sua. ba.se. J. -

J?ndova, I a gosto 19 I G.


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T nu:LLI p rof. Euo, magg. medico. -

Ferit.e da arma da fuoco portatili. Tesi di lib41ra docenza. Un volume di pag. 67() con 17 tavole. - Modena, 1915. (Vendibile presso l'Autore, Scuola militare) . ., . . L. 16 S ICBTOLI prof. ALFONSO, magg. med., lib. docente di parolog speciale ch irurgica nella R. Univel'Bità di Piea. - Contributo a llo studio del rinofima e ricerche i11tologicho sui t-rapianti di cute secondo W ulfe (con 18 t avole). - Livorno 1911, Offic ine grafiche Chiappini. (Vendibile presso l'Autore, Ospedale militare d i Il L ivomo). J _. m:,oLO CosT.1> NTCNO. generale medico. - Oftalmoecopia ed ottica oculistica. :M:anu&le teorico-pratico. Un voi. in 8° con 82 figure e 12 tavole, - Napoli, Stabilimento tipografico Ft>rrante, 1905. (Vendibile p r8880 l'Autore, Roma , VU\ Principe Amedeo, 47) 8 M.urOIANTI Ez10. gen"rale medico Lo sgombero acqueo dei fer iti nella v alle del Po ( 1889, I R!)S, 1905). Teeto e progetto con illustr azioni, pre. miati con diploma d' ono re ali' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendil>ile preaeo l' Autore , Roma) • • lo . I D. - Esercito e tuhorcolosi. (Notizie. Profila88Ì a ttuale. - Età d e lla rhiamata.. - F erma biennale. Abbassamento della statura\. Relazio ne al Con1ZTe~eo nazionale d'igiene 1906 Milano. (Id. id. id.) . • 2 SA nEJ.LJCO ORBANO, capitano wedico. - Faeoiature ed apparecchi, frattu re e lusettzioni. - F irenze, tip. Barbèra. i TESTI n ro f. FRL'<OY.SC'O, colo nnello medico. - Ri,•ordi di m icrobioloi,r1a pura ed applicata. - C:n vo i. in 16° di pa~. 408. Fire nze , 1900. (Vendibile pre880 l' Autore , scuola d'app li.,a ,Jone di a,ini t.à m ili ture, Fironze . . . ·, . . • 6 ID, m. - Le maiottie infe l tive diffusibili p ii) frequenti nel soldato italittno Nozioni di epidrmiologia mi litorfl. On voi. in 8° grande d i p ag. 298. - Firenze, 1907. (VendibilP presso l'Autore , si,uola d'applicazione di sanità militare. Firenze). • ? ID. 1 o . - Le gran di epiddmio esoticho. Colera , peste e febbre gialla, - Milano, U lrico H oepli editore, (1foouali H oepli) 2 ID. rn. - La c hirurgi" dello vie biliari. Memoria onorata di un att.P•tato di lode dello Società medi{'o-ch iruri;:ica. <li Bolopna. - B o lngna. 1003. On voi. in 16° cU pag . I !"I~. (Ve ndi bile p rell8o l'Autore. Cor,ao \'itto rio Em1rn11ole 386, Napoli). l o. JD. - L'ipotesi dell'evoluzione. St udi e ricerche. - :\filano, Associazione ti p . pri,. 2• eùiz.. I 900. ( Vendibile p resso l'Autore, vis XX settembre , 8!) p. 1°) • 2 DE FAI co A NDRF:A, ten on to colonnello medico. - Patog,mesi unica delle ma-lattio vosrolari. eecr!'tive e ood11lnri d ogli occhi e de~rl i o rg ani vicini. Un voi. io 8° di png. 240 con 8 tavole fuori wsto. - Napoli, Società commercio'" lihra.ria, I 005 . . . . • 8 B A NTUCCI p ro f. $TEF,\NO, colon. med ico, li ber o docente d i oftalmo logia e di clin ica oculistica n ella R egia Univ<¼rsità di T orino. Studio scie ntifico pratico 8ui trsumatismi ocular i. Voi. cli 242 pagine con I 6 tavol~ contenenti 63 mi_crofotoi.:rafie e con prefazione e.lei professor C. R EY MOND, direttore della Ree2is clinico oculistica di T or in o. R oms. Enrico Voghera 1906. (Ven dibile p r11Mo J,. tipografia E nrico Vogh e ra, via Po 3, Roma , . • , R1 vAl,'l.'A KAFFAE I E, mngg. modico. Ma lattie professionnli ed infortuni del lavoro neJl a vita c ivile e ne lla vita rnilitarf>. Rocca S. Casciano 1908. (Vendibile presso l'autore, ospednle militare Bologna) • 6 CABATJ P rETno, mo)!giore medico. - l,a chirurgia conservatrice nei s uoi rapporti con la traumatologia e la legge concernente gli infortuni sul lavoro. Trattato di 08egC8i clin ica in rapporto alla P ropedeu t ica chirurgica gene rale e alla '.e!1islR1iooe sociale italia.na. - R oma. 190 I. Società editrice Dante Alig hieri. (Ve n d ib ile p resso l'a11tore, via XX Settem~re 89 p. 1°, Roma) . . . . • a VIRDT,. T OMMA>SO, teo. colon. medico. - Il coneulonte Sanitario. Guida pratica p<or con oRcere e cura re le mslattie in nssenza del mooico. lll Edizione. Un voi. di pag. 4 10; eloganternen le rilt-gato in toln . R occa Son Cu,aciano. L . CRp pelli 1899. ( Ve nclibil.-, presso l'Aut ore. via '.\apoleone JIT n. 70. R oma). • 3 DE SARLO prof. E OGENIO, mogg. medico. - Le fer ite prodotto clRlle moderne armi do fuoco d a guerra, escluse le a r tiitliorie. - Ravenna, l !'ll l. Tip. Raveg nana, (Vend ibile p resso l'Autore, ospedale militare d i Livorno ). . • 10 PJ:TRAZZA.Nr prof P IETRO, vice-d iretto10 del fren ocom10 di_ Reggio EmiER. S u llo stato di monte d ,•I eulcla.to Augusto Masetti - Vendibile presso la libreria Beltrami di L . Cappelli - B ologna, o presso l'Autore. • S .t.LINARI pro f. SAI.VA>TORE, colon medico. L'anatomia e la chirurgia operatoria della m and ibo lR e delle parti molli che la rivestono. Napoli, 1906 vol. in s• cli pog . 130, con 58 figu re interca late nel te sto. (Vendibile presso J'Aut;ore, Corso Vittorio Emanuele 986, Napoli) . ,· 3 -


GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Dll'llllone M AmmlnkCnwlooe1 l'lw Oal'Olir, 17 • Boma

CONDIZIONI DI ABBONA.MENTO. 1-. Il CJiornau di medieina militare ai pubblica l'ultimo giorno di ciescUD mese in fascicoli di 6 rogli di stampa. 2- L'abbonamento è annuo e decorre dal 1• gennaio. 3e Il prezzo dell'abbonamento è: Per l' Italia e la .Colonia Eritrea . • L. 12,'"·'Per l'Este ro • . • . . . . ) • • . ~ 15,.Un· ,a~c1co ~· · 1o separato costa i· inIl'Italia > 1,2& , . • · a E'Ssero > 1,50 Il supplemento contenente l'Annuario ~ in Italia > ~50 ~el eorflO sanitario. militare coste . 1 all'Estero . > 2,"'5 4°. L"abbonameoto non disdetto prima del 1' dicembre s'intende rinoonito per l'1rnno· sucéessivo. f>o I s gnori abbo nali militari in efl'e ttività di ser vizio pose.ono pagare l'imporlo de ll'aubonarnento per mezzo dei 1·ispetlivi comandanti di corpo (anche 11 rate mensili). 1;• Pe1· i l'Ol i 11fficia h medic i (dell'Eserc ito e della Marina) è .ammesso un ubbonaniento llnm11latlTo al Giornale di medieina militare ed a gli Annali di medicina naoale e cu,oniale al pl'ezzo di L. 18 annue. Per o ttenere tale abbonamento p;Ji abbo11oti del giornale di med.icina militare de,•ono far pervenire diretlame ile L. 6. ell'arnmi11is trazione degli Armali (presso il ministero della Marina) 7° Ai librai s i fa lo sconto del 10 •, 0 • ma l'ollanto per g li abbonamenti delle pert<one f degli enti non militari, che non po~!'!ono fruire della facilitazione di cui al n. 5 e 6. 8° Le spese per i<li estr·otti e quelle per le tavole lìlograflche, fotograf.che, ecc., elle e ccompaguass ero le memorie, sono a carico degli auto ri. !)o Gli auto ri delle memorie potran no averne gli estratti facendone richiet-L11 bll'allo tie ll'inv-io de lle bozze corret te. Gli estratti s ono di due tipi: . TIPO ..4.. - Con <'operl ina i,1 biAncri, senta frontespizio, e colla impagina· tura e numerezio11,• 'del fa!' cicolo. Trpo B . - Con copertina slampala, fr,onlespizio, impe~inature e numera, zione spec iale. Il prezzo é regolalo d11 Ila l'egnente tariffa : Prezzo cli oiasou.n. :fog1lo cl.i atampa

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Gli estrall1 minori di un f,1~Jio i>i contAno come rogito mtero µer le ordì• a11·Li nn1 d t 100 eslralli o me110. Per q uelli c he s uperauo un fn,rlio. le frazioni in più . che non s uperano il mezzo foi;t'lio. s i contano come mEeta. purclif'I p11rò l'o rdinazione non sia infer iorf' a ;,o copie. Polrim no ave rsi estrnll1 rn 1:Al'ta e rormalo di versi, previi accordi per sonali tra ~,: Autori e la Ti pog-ralìa. 1()0 I 1m1r1o~c ri lli non ""' rest1tui!<cono.


,.._.

# /3 P.1tbbUcaziOtl.6 me1u,i.l~

GfORNAl~E DI

MEDICINA_ MILITARE Pubbli cato dall'Ispettorato di Sanità mil itare Giornale d1 medicin a milllaro . 1851 · 1884

Gior,ule medleo del Regio E aorofto · 18Q6~1007

31 OTTOBRE

FASCJCOLO

X

SOMMARIO Nl'-MOal lE

01116,IIJWAI.I .

Il aor•lzlo i,ao itarin militare e le coot1i,.ioni igienico-sanitarie io Cirenaica da l giugno ~a~ primi me , 1 <lol 1gf6 . • Par,. 737

Tfftl. -

CASUISTICA CLINICA. lallo. - Osaervaz.ion l clinicti~ su oUalltarlue casi di_intossicatione da gas ftHaslanU In guerra

i i2 -

~CROI.C'OIO. f!l;tR IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITAIIIO MILITARI!: . MOVIMENTI AVVKNUTI NKt CORPO SANITAlllO E NEI, PKRSONA tE PAIUIACEOTICO

80~ 80f> 80?

DIR EZION E ED AMMINIS' rRi>.Z IUN .E

ROM A -

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ROMA

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Pubblicazioni vendibili presso I' Arnniinistraz. del " Giornale di medicinaimilltare ,, 1• 1 \f.7, \ C' \Htl) R . , .

1,

Pno:rao , tf'nente genornie ,nedico. - Sull'azio llft degli a ttuali fucili da guerra e epeci&lmente del fucilo italiano di piccolo calibro, in confronto oon quello di medio calibro. 18tudi epor imeot.ali, con 16 tev. di fotografie e radiografie rip r odotte in fototipr;rafia).-R-Oma, I !J03. ( Vendibile pr0880 la Tip Voghera) L . I o. 10. Le oper azioni piè frequenti nella ch irurgia di guerra, con 112 figure inter calate nel teBto. - Firenze, 1898. ( \'en<li t,ile presso la Lib. Berna.rdo Sceber, Firenze) • • , 8' Ànlropom, 1,iu mil i tare. - R isul tati olwnuti <lnllo bpoglio dei fogli &a11itarl delle cltlA~t l!l.:ill- !Kt\J; due volumi io 4° con atlante: Vol l (L,.ii antr opologici ed etnologici) con Atlante della goografi a an ,ropologico doli' Italia. Roma, 18116 • Hl Voi. II (Dati demografici e biol,Jgici ) - R oma, I ~O::. . . 6k .oaorno e S • ottZA. - Cmopend io di chi rurgia d, i:;uerrs compilato •o lla stor ia .,,,'<:lico,chir11rg1c a Jella guerra cli eeco881ono d ' A mort l'... Roma, 1888 4 volumi, pro..zo rido t to . 6 50 H1ta.1<A1<DO e U1u:zz1. Lo sgombero degh aom.~llltt e t,, rit i 10 guerra. Me m o ria prnmiata al concorso ·Riber i. O n volume di P"8· :l76 con molte figuro e tavolu ~rnfiche. RomR, 1905 a Cu1,.1<1s1. La lati<'a nella vita militare. Memoria premiata ool ooncorso Riber i 11104-1005 Un volume di pag. 330 oon 66 figure. - Roma, 100~ . » l.e malt1ttH1 e gli info nuni nella vits militare. ~1emoria premiata a l Lo. concorso Rib,•ri l!l06-19U6. O n volume di pag. 402 con tavole gratiche o eia,;. e•irh,,. - R om .. , 1908 • 8 t~a,.,, L - Bepoaiz,ono 80m111urrn dull'ord:nameuto e funzionamento del eervizio 8tmitorio tn cauipagna proo~o l'dser cito italiano. - Roma, 1906 1 ou Ds C1t!IA RI'.. - Studio Rullo n,e<lioatiniti (moùt..atiuiti suppurative, uoe11110 m&dia;itin,co) - Roma. l!IIJO. On vo i. di pal(. 144 • 1 8 v RTL. Onomatologrn aont.rnricn. Storir, o critica del moderno linguagJòtÌO autLturnico. Trudu~io110 libera italiana dei dottori C. P nET'[J e C. S l'ORt:.&.. Rom a , 18!!4. ( ~di7Jone rnra) t! /,e /eri~ cauaare da/le armi da {/Uerra. Sintt;lai dolla relazione &an.itru-ia irugli el!Orc iti ,1.edo~cl11duront,,> lo guerra fronco-ge r1oanico 1~70 -71. - Roma, 1889. lJo volurno <.li pag. 348. prozzo rrùott,o . • 2 \I Jo. N A Yrt A. Htudii ~toric<.1-crit1c1 sullo meningi te cerobro-epin ale epidemioa In 1, ..1111 " pnrticolorinonte noll'<-sorcito. - Ro111a , 1883. On volw:ne di pag. 26S con 2 tu vole irafìchc, prezzo riduttu 1 60 d Jo.LINARI. Le lesion i traumatic he dei centri norv011i. Memor ia o norata de l pr emi, Riberi. - Roma, 1900. O n volurue rli pag. 320, prez7.o ridotto . • S 60 81'o&u e GrnuARELL I. - La rualarin in italia. Opera onorata del 1° premio a l concor AO Riberi. Un volume con 7 grandi tavole oromolitograficbe. .Romn, 1885, prezzo ri<iot.to . " a TOJdllLLl!il, Dolio malattie più frequentemente simulate o provocate dagli in8.-ritti. - !<orna, 18 75 • 3 60 <JUBMH, Guida d e l medico militnro per le ,,eer citazioni pratiche eul 11ervizio sanitario in campagna • I 50 ho1 BBl.!>OO

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.~ . Il . -

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r4 lt,,.e 111tbl1tic,1::io11t 11ietlico-111ilitnr,: p ro f. ALB ERTO, ,·np1t>1110 m ed ico, liber" docente di clinica oeulieti,·a nollu H . U nivors1là di Napoli. - Le sim uluz1v11i m rapporto alla vieta e relntivi ,not udi d'indagine. Un volume di circR 2110 pagine con illuetra'l.io ni. (Vondihile presso l 'A. ,., Napo li - Vomer<>, via Scarll\tti 11. UO) . . L . F1:.r<1<.0>11 L ELLI F11A" CKsco, 111al,lii;ior e m~ico. - Man u ale di brornat.ologia po• m ... d1c1 nuhturi . - Firenze, l ll\!6. Un voi. in lòù di pag. 484 . (Vendibile pret<,,O l' A utorn iu Firenze, Scuola d'appù.c ..?.iono di ~aniti\ militare).

tiANTA-)IARIA

6 -

6 -


lVl EMOR I E

O RI G INAL I

Il servizio sanitario militare e le conòizioni igienico-sanitarie in Cirenaica òal giugno 1912 ai primi mesi bel 1916. ì .,. (i•_:.', _____ /-:'/~~

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P er il prof. Francesco Testi, colonnello medico.

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.Fra i tanti serv1z1 che ve1inero aftidati al corpo sanitario militare, q uello· riflettente le nostre nuove colo11ie libiche non fu certo dei meno importanti. Anche presentemente, mentre attive energie del corpo sanita\·io militare· con slancio eroico e con abnegazione, pari alla so, lennità del momento storico che attraversa il paese nostro, prestano qui tutta la somma del loro sapere e del loro interessamento per la cura dei feriti e dei malati, per l'igiene delle truppe combattenti, per la profilassi contro i mali infettivi minaccianti, altri colleghi nostri, · · pure avendo l'occhio fisso ai futuri ùestini d 'I talia che segnono con animo teso e fidente, continuano nelle terre da noi conquistate a dare la loro opera paziente volenterosa altruistica, assolvendo un compito veramente uivi le ed umani tario. Io che per quasi tre anni ho prestato ininterrotto servizio i n Cirenaica ed ho veduto man ma.no sorgere, est_e ndersi, affermarsi la conq uista militare e ci vile d i quelle regioni per opera di valorosi condottieri, di illumiuati governatori, d i abili fu n zionari, io che nl'I ho seguite le vicende militari, politiche, igienico-sanitarie, che ho preso parte quàsi d irei intima a.Ilo svolgersi della vit.a pnbbl ica, con grande amore, con -grande interesse, con grande fede, e che porterò semprequale ricordo indelebile ne lla mia mente la visione delle vicende variedi q nel paese ohe fermamente ritengo indirizzato ad un lieto avvenire, sento il dovere di affermare che anche i n quelle regioni pulsa intensamente il cuore del la nazione, che anche in esse alita un soffio li -

taornale di w•dich111 111i/i1.,,·, -

fase. X.


738

IL SE~VIZIO SANITARIO :MILITARE, ECO.

vitale della patria nostra. recante le ansie, gli ardori bellici del paese com battente, le speranze, la fede nei destini della patria nostra, che anche là abbiamo una terra da custodire, dei frat':llli da difendere. E ciò valga a farmi scusa.re se distraendo per un momento l'attenzione dei lettori da altri e più tangibili argomenti, mi soffermo a dar loro una visione la più chiara possibile, per quanto compressiva, dell'opera. nostra in Cirenaica, d el servizio da noi prestato e dei risnlta.ti ottenuti, delle condizioni igienico sanitarie e di quanto più può interessare il medico circa quel paese pochissimo noto fino alI'epoca della nostrn occupav.ione, poco studiato ancora e degno per l'an,enire di tutta l'attenzione e di tutto l'appoggio nostro. Non è vana rettorica il dire che quelle region i risorgeranno e diverranno fiorenti. Certo non si potrà pretendere che il pae~e dei Battiadi ri• torni ancora all'antico fasto quando la stirpe ellenica dominatrice ne aveva fatto u n centro di studi, di arte, di vita operosa. e feconrla, o quando Roma imperiale con opere cli cui ancora. rima.ngo.ao tracce i mponenti l'aveva innalzato al grado di paese agricolo di primo ordine: nè alcuno penserà che quasi per un influsso magico risorgendo e prendendo vita le storiche rovine di Cirene, di Apollonia, di Tolmeta, si ricostruiscano popolose ed industri città. Ciò è umanamente e storicamente impussibile. Credo però che chiunque abbia visitato quelle r egioni e vi abbia vissuto un certo tempo esaminando e studiando con calma paziente, con studio accurato, senza preconcetti di sorta, possa ben affermare che se l'operosità nostra ed il senno dei nostri governau ti vorranno agire, là vi sono terre da sfruttare, industrie da far sorgere, paesi a cui dar nuova vita. Ecco perchè il pioniere di civiltà che per primo si reca in quelle regioni, ed il medico non è fra gli ultimi per l'indole stessa dei suoi stud i e delle sue conoscenze, de,·e tutto vedere e studiare, e deve di tutto far tesoro allo scopo di gettare i semi fruttiferi per l'avvenire. Dissi che il medico ha gran parte nello studio dei paesi di nuova occupazione. Tutte le conquiste coloniali infatti sono state precedute 0d a(·compagnate dallo studio delle condizioni sa.nit.arie locali,. giacchè uon è possibile colonizzare se il colonizzatore non è a conoscenza delle mede&ime, sia per modificare o indirizzare le proprie abitudini e adattare il proprio organismo alle condizioni igienico-sanitarie del luogo. sia per difendersi dalle malattie endemiche dominanti, sia per proteggersi dalle insidie del clima. Ed anche la nostra conquista cireuaica ha avuto i suoi pionieri sanitari che da lungo tempo studia.ronò le condizioni sanitarie, climatiche, demografiche, igieniche della regione: mi basti citare l'opera illuminata indefessa attiva energica.


IL SBRV(ZIO S ANIT.lR[O MILI'rAE.~:, ECC.

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del dott. Aldo Mei, il quale per non pochi anni prima della. nostra occupazione diresse l'ambulatorio medico-chirurgico ita liano di Bengasi studiando e pubblicando lavori scientifici che furono giustamente apprezza.ti e presi in molta considerazione. E durante l'occupazione e dopo mai venne meno l'opl'lra dei sanitari giacchè colla solerte azione dei due egregi colleghi òella sanità pubblica, direttori dei servizi sanitari civili, dottori Mercatelli e Collina., con quella dei capi ufficio di sanità divisionali prima, in seguito colla istituzione della direzione di sanità militare della Cirenaica, si cercò sempre di studia.re, di raccogliere ogni più ampia nozione possibile sulle condizioni Sf!.uitarie del paese e di far opera attiva di propaganda, di sorveglianza, di assistenza, affinchè lt1- popolazione civile e militare nuova venuta in colonia trovass~ modo di ben adattarsi alle condizioni climatiche, di resistere alle influenze morbigene locali, di difendersi dalle eventuali endemie ed epidemie. Scopo precipuo di questo mio lavoro è quello di portare a conoscenza, specie dei colleghi militari, quanto è stato fatto in rapporto ai servizi sanitari durante il tempo in cui ebbi la fortuna di essere a capo della direzione dì sanità milit.are in Cirenaica. Gli argomenti da trattarsi sarebbero molti, ed affi.nchè potessero essere svolti in quella estensione e con quel rigorismo scientifico che si meritano, avrebbero avuto bisogno di più profondi e prolungati studi. Mi auguro di potere col tempo, partitamente e successivamente svolgere quelli pei quali ho raccolto maggior somma di materia.le. P er ora mi contenterò di esporre sinteticamente l'operato dei sanitari militari, il pia.no della loro azione, le provvidenze. igieniche e profilattiche che furono da. essi u sati per la diftisa dai morbi endemici ed epidemici, la loro azione come medici, come igienisti, come medici coloniali nel senso politico della parola. ; di dare un cenno sommario e:ulle condizioni sanitarie delle truppe e della popolazione indigena, sulle malatt,ie dominanti; di riferire su alcune proposte di ordì ne igienico-sanitario e di ordine tecnico. Ripeto che, se il tempo e i mezzi me lo con• sentiranno , tratterò successivamente a guisa di monografia in modo più dettagliato argomenti diversi di indole igienico-sanitaria; per ora basti quest o schizzo generale che mi lm,lingo possa esser letto con interesse tanto da quelli, e sono fra i più, che ignora.no o poco conoscono quanto si è fatto e si fa in quelle r egioni, quanto da coloro che, pur avendone conoscenza per avervi preso parte diretta, ricorderanno con piacere i tempi del comune lavoro e faranno voti poichè le belle tradizioni del corpo sanitario milita.re anche nella storia delle nostre conquiste coloniali non rimangano ma l comprese o peggio ig norate.


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I L SERVIZ[O l:IANITARIO ~111.JTARE, EC'O.

Insisterò in ogni modo e nella maniera la. più efficace possibile sulla organizzazione che venne fatta dei ser v izi sanitar i e sulla pai·te · pre::;a dalla direzione dei ser vi zi stessi fin da quando ebbi l'onore e la fortuna di esservi preposto, intimamente convinto che solo oon un'efficace preparazione, solo col co~corso d i tutte le forze, solo col• l'uso dei maggiori mezzi d'a zione, solo col lo studio e colla :vigilanza. continua sui fattori sanitari locali si può fare opera veramente utile e d nrevole, si può attendere con animo sereno che da.i semi gettati si pussano ruccogliere adeguati, e perenni frutti. 1. -

F uhzionnmento della direzione di sanità della Cirena ica e dei sen izi sanitari.

Fino al giugno Hll3 non si ehbe <lirezione di sauità. Esistevano però uffici d 1 :an ita divisionali, i cni uapi ufficio furono il Fa.ralli per la II di visi0ne a Bengasi , l'Oggiano per la di visione speciale di Derna, il Mauri per quella d i ' l'obruk, il Paolini, poi il Rivalta ed il SA.ntoro, per la I d i-vioue speciale a Cirene. Giunto a Bengasi il 10 giugno l\ll3 e dopo a ,ere a~sist ito a Ile due importanti opera.zion i militari per l'occupazioue dei cam pi arauo-1,urchi d i Etta.ugi e per quella del campo di Ras Mdauar, .mi acci11si alla sistemazione della direzione dj sanità e a lla orgau ìzzaziOHe dei servizi seguendo le principali i.torme dettate dai nostri rnr!;vlamenti sul serv izio sanitario territoriale e quelle contemplat<' dal servizio sanitario in guerra, con quelle modificazioni. e cogli adattam.enti che lo speciale st,ato di cose e la natura dei J uoghi irn r,ooevano. avendo successi va.mente a segretari gli allora ca· pitani medici Violr. e Fautoli e l' attua.le capi tano mèdico Corti, i quali t utti c:on zelo, con abnegazione, cou competenza esercitarono il loroufficio e ai quali mi e grato porgere i più vivi riugraziameuti . La. direzione d i sanità della Cireuaica venne stabilita definitivamente con ordine del comando del corpo d 'occupazione in data :30 giugno 1913. La sua sede fu varia: dapprima nell'antico ufficio di sanità divisio· uale all'u opo sistemato, situato nella casa della missione in via Torino, successivamente in via Derna nel fabbri cato in c ui ora h anno· sede gran parte dPgli ufficiali postali della ci ttà, ed infi ne in un lol!ale d 'affitto situato in via S. Barbara. Dall'epoca della sua istituzione la direzione 'd i sanità della Cirenai<·a <.;&n:ò sempre di sviluppare nel modo più esteso il concetto di ra ppresenlare l'organo dirett ivo dei servizi e l'organo consultivo del comando, e tu mia cura di assistere personalmente nel modo più freqnE'nte ed esteso possibile a tutte q uelle vicende igienico-sanitarie-


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nelle quali erano in giuoco le. salute delle truppe e l'integrità. sanitaria. generica della colonia, e di provvedere coi maggiori mezzi possibili alla sistemazione dei luoghi di cura e di ricovero degli ammalati rispondente alle esigenze ospedaliere generali e a quelle locali dipendenti dal clima. Fu ùO$Ì che venne completato l'ospedale militare di Bengasi, che veunero · aumentati e migliorat i quelli di Derna, di T obruk, di Apollonia, di Tolmeta, che venne costruito quello di Cirene, che vennero allestite infermerie presidia.rie, infermerie specie.li ai <:orpi, depositi di convalescenza, ecc. Circa ai servizi si tennero in dovuto conto l'arredamento ed il rifornimento dei magazzini di materiale sanitario, si allestirono formazioni sanitarie particolarmente destinate alle 11peciali esigenze della guerra d'Africa, si provvidero in adeguata quantità mezzi di trasporto e mezzi di pronto' soccorso. Diverse questioni vennero studiate, la maggior parte di carattere igienico, alcune riflettenti quesiti di ordine disciplinare ed aromini• strativo, per la qual cosa la direzione di sanità cercò di tenersi in continuo rapporto coi diversi stabiliment i sanitari della colonia, cosa · però non sempre facile da.te le difficili comunicazioni per mare, speci e in certe stagioni dell'anno, e le quasi impossibili comunicazioni per terra con alcuni dei presidi occupati. L'opera della. direzione di sanità fu però specialmente rivolta allo studio ed alla. pro filassi delle malattie infettive diffusibili, specialmente della peste, la quale per qua.si tre anni colpì la colonia formando or qui or là focolai spesso di non comune gravità ma che venne energicamente combattuta. tanto c he da qua.si un anno può dirsi definitiva.mente scomparsa da.Ila colonia. A richiesta delle autorità civili la direzione di sanità concorse col persona.le sanitario a. sua. disposizione nel prestare opera. in parecchi servizi sanitari civili, diede il suo parere col direttore dei servizi sanitari ci vili sopra alcuni quesiti igienico-sanitari di carattere civile, cooperò col personale a disposizione alla profilassi cittadina contro i morbi epidemici, alla difesa contro le malattie celtiche e specialmente alla profilassi portuaria per la qua.le già da tempo, fin dall'inizio cioè dell'epidemia. pestosa., per suo ordine e ooi soli propri criteri direttivi nei porti di Tobruk, di Apollonia. e di Tolmeta. venne attuata. una. rigorosa vigilanza sanitaria. E la direzione di sanità prese anche a . cuore col massimo interesse, conscia di fa.re opera. alta.mente civile e politica, l'organizzazione e la sistemazione degli ambulatori per indigeni, che tutti senza eccezione, da.i presidi più lontani a. quelli di governo civile, furono diretti da medici militari.


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L'opera della direzione di sanità circa il personale sanitario (ufficiali medici, truppe della compagnia di sanità, assimilati, ecclesiastici) è stata continua, assidua, spettandole i movimenti del personale, la sorveglianza tecnica e disciplinare sua, le proposte, i rapporti personali, le pratiche medico- legali, ecc. Anche nelle diverse operazioni militari, e non furono poche, la direzione di sanità provvide all'organizzazione dei.vari servizi ; provvide inoltre al rifornimento del materiale sanitario nelle diverse zone che le trasmettevano le apposite richieste, raccogliendo, esaminando, vagliando i dati relativi.

2.

Stato sanitario delle truppe - Malattie dominanti.

Non potrà recare meraviglia che lo stato sanitario delle truppe si sia notevolmente m-0difi.cA.to nel senso di un progressivo migliora.·mento man mano che dai primi tempi dell'occupazione si ,venne ad oggi. È però notevole il fatto che il miglioramento fu rapido, anzi rapidissimo appena che sistemate le truppe e convenientemente alloggiate ed organizzatosi il servizio sanitario su di una· b&se solida concreta ed unica, si potè avere sotto mano a far funzionare quei congegni sanitari e profilattici che era.no richiesti dall'urgenza del caso. In una relazione che ebbi l'onore di trasmettere a S . .E . il governatore della Cirenaica in data 2 ottobre 1914 ebbi occasione di riferire in base a documenti statistici e a considerazioni generali sull'andamento sanitario presso le truppe della colonia a. cominciare dall'epoca in cui a cura della direzione di sanità. furono raccolte e vagliate le cifre della morbosità e della mortalità, tanto di quelle ge· nerali quanto di quelle riferentisi alle malattie speciali, in particolar modo a. quelle epidemico-contagiose. Dalla relazione in parola stralcerò i dati più essenziali per illuminare dal lato sanitario quel periodo che andò dal luglio 1913 a. tutto agosto 1914. Rilevasi innanzi tutto che le condizioni sanitarie, già piuttosto gravi nel 1913 e più ancora nel 1912 per quanto mi fu dato conoscere, andarono man mano migliorando salvo lievi oscillazioni. Da un allegato in cui era indicato per mese il numero degli ammalati entra.ti nei diversi stabilimenti sanitari militari della Cirenaica si rileva.va la elevata. morbosità dei mesi di luglio, agosto, settembre, ottobr.3 1913, specie ne lla. zona. di Bengasi, di Cirene e di Derna, e la· progressiva. diminuzione sua fino all'agosto UJ14, nel q uale mese si ebbe complessivamente il minimo di entrati all'ospedale. Un relat ivo aumento si ebbe soltanto nei mesi di marzo e aprile 1914 dovuto in


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parte all'arrivo dei battaglioni eritrei e somali che diedero nei primi tempi un contingente piuttosto elevato di ammala.ti, in parte alle numerose operazioni militari che ebbero luogo nei detti mesi. Anche da un altro allegato indica.n~ la forza media giornaliera. degli entra.ti nei luoghi di cura durante lo stesso periodo di tempo, si ebbe lo stesso risultato. Siceome però poteva !l01·gere il dubbio che le migliorate condizioni igieniche fossero anche l'effetto del!~ diminuzione dei contingenti di truppe avvenuta a. partire da.I novémbre e dicembre 1913 o per lo meno che questa diminuzione del contingente fo'3se capace di alterare in q ualc he modo il risultato dei dati statistici, cosi credetti opportuno compila.re due specchi rappresentanti l 'uno il per cento complessivo rispetto alla forza media mensile presente dall'agosto 1913 a tutto agosto 1!)14 e l'altro lo stesso per cento calcolato però oltre che pei suddetti mesi anche partitamente per le diverse zone di occupazione. Orbene, da queste c ifre risultò evidente il miglioramento graduale sensibile delle condizioni sanitarie, miglioramento che per alcune zone, specialmente per quella di Derna, fn veramente suggestivo. Circa a.Ila mortalità i dati relativi furono pure interessanti in quanto andarono progressivamente e senza oscillazione alcuna abbassandosi in relazione coll'abbassamento della morbosità. Finalmente, a. megliodimostrare l'importanza della progressiva. diminuzione della morbosità, nonostante il continuarsi delle operazioni militari e l'azione permanentedeifattori climatici ad onta della persistenza dell'epid~mia. pestosa che già da.1 settembre ed ottobre 1913 aveva iniziato le sue gravi incursioni e al di fuori di ogni influenza prodotta dalle o~cillazioni della. ·forza presente nei singoli mesi presi in esame, vennero compilati grafici e tabelle relative all'andamento di due fra le più gravi malattie infettive, le quali per la. loro frequenza e per il loro stato di endemicità. in que lle regioni rappresenta.no, si può dire, il vero indice delle condizioni sanitarie locali, la febbre tifoide cioè e la dissenteria- Orbene quei grafici e quelle tabelle dimostrarono in modo evidente che 1mche per quelle malattie vi fu un migliora.mento progressivo e sensibilissimo in tutte le zone della Cirenaica. Dai documenti che ho a. disposizione circa Panda.mento della morbosità e della. mortalità da.I periodo preso in esame, rilevasi che nell'agosto 1913 il numero dei ricoverati nei luoghi di cura sorpassò di molto quello del luglio. P redominarono fra le malattie infettive il tifo, il paratifo, la dissenteria. a decorso grave. I focolai di infezione tifosa e para.tifosa, fra le qua.li infezioni sono da comprendersi anche i n~merosi casi di ittero infettivo che là come. qui nell'attuale ~nerra. e come hanno dimostrato esaurientemente il maggiore medico prof. Fru-


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goni e il capitano medico prof. Cannata furono certamente dovuti alla azione patogena del paratifo B, si ebbero nei presidi di Apollonia, Cirene, Derna, Bengasi, Tobruk. Cause probabili furono: le acque inquinate usate durante le operazioni m ilitari, l'infezione del terreno, il contagio interumano col concorso di cause predisponenti quali le condi• zioni climatiche locali, la diminuita resistenza organica delle truppe pei continui disag i, per le g randi fatiche , per i deficienti mezzi di ricovero, Furono in t utto ricoverati negli ospedali 5390 infermi, fra i qua.li ebbero a notarsi 284 casi di tifo, 112 di dissenteria, 237 di enterocolite dissen• teriforme, :318 di febbri intestinali 11011 ben specifica.te. I morti furono in numero di 147, dei quali 87 soltanto nel territorio della IV divisione. L a qu1.1.ntità di ammala.ti, il loro soverchio accumulo in locali ristretti, non ancora rispondenti alle norme igieniche le più elementari, l'affollamento soverchio delle truppe, specie in alcune zone ed i pericoli che da ciò potevano d erivare, con's igliarono un attivo ed esteso sgombero di ammalati reso fortunatamente facile dalla frequenza colla qu ale in quell'epoca la R. nave ospedale Regina d'Italia frequentava i porti della Cirenaica. I presidi di Ci rene e di A poi• Ionia n ei quali oonoent,raronsi le trup pe delle. X divisione che sostennero i disagi, le fatiche dovute al noto raid attraverso la Tripolitania e la Cirenaica furono quelli che diedero il numero maggiore di sgomberi ; essi raggiunsero complessive.mente una cifra che superò di molto il migliaio. Reputo necessario fermarmi alquanto su q ues~o episodio della no· stra azione medico milite.re, perchè servirà a dimostrare da un lato quali difficoltà si possano incontrare in certe contingenze belliche specie coloniali, e a convincere datl' altro come l'opera dell'ufficiale medico, non sempre certo adagiata su un letto di rose, possa essere rapidamente utile qualora l'azione sua. sia energ ica. da un lato e nello stesso tempo duttile e serena nell'affronta.re responsabilità di fron t.e e. situazioni di certo non molto semplici e facili. Ero passat9 per Apollonia dovendo recarmi a Derna perchè denunciatimi alcuni casi di peste bubbonica e già in une. brevissime. fermat11. avevo deplorato il cattivo e insufficiente impianto della così det,te. infermeria di tappa. impianto però reso qua.si fata.le da.I fatto che quando le truppe sbar· ce.rono e. Marsa Susa . non trovarono altro ricovero pei malati e feriti che la vecchia caserma turca. ed essi ed i suoi dintorni furono e rimasero le basi delle. futura infermeria. Ben è vero che successivi lavori ne avevano resa più estesa .la capacita ed avevano assicurato u n più facile funzionamento, me. in quell'epoca essa era certo ben lontana dal rappresentare anche un luogo di ricovero, sia pure


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di passagg10, per ammalat i e feriti. Quando discesi a Marsa Susa stabilii di imbarcare 560 ammalati trovai delle condizioni ve re.mente disastrose e fu fo1·tuna che Ia nave · ospedale, da me sol.lecitata. con apposito telegramma, passasse in quel momen to, giac.chè alt.rimenti per la promiscuità e l'affollament o inverosimile a.I quale erano soggetti gli ammalati venuti da Cirene, di cui moltissimi tifosi , e con forme infettive intestinali d'altra natura si sarebbe certo diffusa un'epidemia gravissima. Anche al mio ritorno da D erna le condizioni erano di poco mutate ed anche allora i ricoveri erauo insufficienti al numero grande di ammalati. Stando cosi le cose telegrafai immediatamente a.U'intendenza di Napoli per ottenere oggetti letterecci , mezzi di ricovero, un potabilizzat ore, una lisciviatrice, un apparecchio di disinfezione· ed altri oggetti già. precedentemente richiesti, ed ebbi la fortuna di avere assicurato il sollecito loro invio. Feci inoltre inalzare una tenda 7X 7 dell'ospedaletto di 50 letti allora anivato da 'l'obruk e mi assicurai del pronto allestimento1 di qualche nuovo padiglione e di un locale per convalescenti, nella qual opera venni con quella solerzia e quell'attività che sempre lo distinse fortemente coadiuvato dall'allora capitano d'artiglieria Carletti addetto al servizio dell'intendenza locale. Fu -questo il principio di nuovi lavori i quali più tardi potentement e diretti e fatti eseguire da.I capitano medico Terra-Abrami, il quale si rese particolarmente benemerito nel dare tutto il suo concorso di zelante capacità. e dal comandante il presidio il colonnello Trionfi ebbero per risultato di vedere compiuto l'attuale ospedale a funzione territoriale che per essere in colonia e per essere sorto con mezzi modesti e in mezzo a non poche difficolta è uno degli stabilimenti migliori dell<J. Cirenaica. Anche nel settembre 1913 le condizioni sanitarie si mantennero poco buone, giacchè il numero degli ammala.t i fu quasi uguale a quello del mese precedente. Si ebbe però una relativa diminuzione dei casi d i tifo e di dissenteria. ed anche la mortalità. generica fu meno accentuata. Anche in questo mese si dovette ricorrere a larghi sgomberi ed infatti vennero rimpatriati colla nave~ospedale 2307 individui dei quali 1537 della IV divisione. Un particolareggiato rapporto dell'ottimo capo ufficio di sanità della IV divisione allora maggiore Santoro mise· in giusta luce le condizioni generali sanitarie in relazione alle locali condizioni climatiche, orografiche, idrografiche, e toccò le molte quistioni igienico-sanitarie che per la vastità. delle località. OC·· cupa.te che si estendevano in larghezza da Psiara. a Sidi Maffa, in profondità della costa a Za.via. ;F11.idia. r endeva. degne di studio e di ,e


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esame. La relazione· in parola molto opportunamente e largamente documentata mise in . rilievo le deficienze ed i bisogni ed a tutto si cercò nel più breve tempo di provvedere.' Nell'ottobre le condizioni sanitarie migliorarono assai. Il numerodegli entrati agli ospedali fu di 3379 sopra una. forza media che era allora di 53,900 uomini, ed anche le forme infett.ive dell'appara.te> g astro-~nterico, specie nella zona di Cirene, diminuirono sensibilmente di numero e di gravità. La maggiore morbosità relativa fu osservata. nella zona di Tobruk quale conseguenza postuma. dell'avanzata di Ras Mdauar e delle fatiche e dei viaggi sostenuti da.Ile truppe, ed anche in parte dell'imperfetto alloggia.mento loro e della. deficienza dei luoghi di cura. L e condizioni sanitarie andarono poi se mpre migliorando in modo da. aversi le seguenti cifre di entrati in luoghi di cura.: 1817 pel novembre, 13'77 pel dicembre del 1913; 1287 pel gennaio, 1587 pel febbraio, 2090 pel marzo, 1529 per l'aprile, 1608 pel maggio, 1705 pel giugno, 1853 per il luglio, 1419 per l'agosto del 1814. Le oscillazioni in aumento che osservaronsi in alcuni dei mesi presi in considerazione non infirmano il principio di un graduale e sensibile miglioramento delle condizioni sanitarie giacchè la ra.gione loro risiede nell'aumento della forza per l'arrivo successivo di diversi battaglioni eritrei, i quali per sopraggiunta dovettero anche pagare u n certo tributo alla morbosità in causa delle condizioni climatiche non sempre loro favorevoli. Del resto le cifre percentuali in rapporto alla forza sono eloquenti a dimostrare la rapida. e notevole diminuzione delle. morbosit,à nel periodo preso in esame, giacchè dallo specchioche venne allegato alla relazione più sopra citata si rilevarono pei singoli mesi fre. l'agosto 1913 e l'agosto rn14 inclusi, le seguenti cifre proporzionali per 100 della forza: 9.1, 10.2, 6.2, 4.1, 3.3. 3.6, 4.0, 4.9, 4.0, 4.4, 4.3, 4.3, 2.2. Dall'epoca presa sopra in esame a venire alla fine del 1915 si può dire che lo stato .sanitario fu assai buono, sia nei riguardi delle malattie generali, sia in rapporto . a.Ile malattie endemiche pii1 frequenti ed osservarsi in questi climi ed alle malattie epidemico-contagiose. E siccome la speciale nosografia os.servatasi nelle nostre truppe in questoperiodo fu identica a qnella osservatasi nell'altro periodo, colla differenza soltanto dell'intensità e della gravità dei morbi osserva.tisi t così credo inutile fare delle distinzioni che sarebbero più artificiose che rea li ed espongo in quel che segue ciò che più comunemente ebbeai caro po di osservare e studiare. Fra le malattie comuni prevalsero quelle d a ca.use reumatiche specialmente frequenti nella stagione ·invernale ed in quella. estivo-au-


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tunnale per effetto degli sbalzi di temperatura non infrequenti b della grande umidità atmosferica ch,e regna in alcuni mesi dell'anno,. più frequenti ad osservarsi nei presidi dell'altipiano che in quelli della costa per ovvie ragioni climatiche, più frequenti nelle truppe di colore che in quelle metropolitane per ragioni di ordine etnico, per ragioni di adattamento loro alle locali condizioni climatiche, per ragioni anche inerenti a.Ile abitudini di tali truppe, ma. specialmente di quelle soma.le, le qua.li portano ad una speciale noncuranza, quasi direbbesi inadattabilità a sottoporsi a quelle misure relative all'abitazione e al vestimento atte a proteggere il corpo dalle intemperie e dagli squilibri di temperatura. Una forte morbosità ed anche una forte mortalità. furono date specialmente t:lagli ascari ehe nuovi giunsero dalla " omalia. ver,;o la fine del 1915, fra i quali si manifestò una severa epidemia di broncopolmonite e di polmoniti, alcune delle quali tubercolari, la. qual cosa non mancò di interessare la direzione di sanità che prese gl i opportuni provvedimenti per allontanare dal bitttaglione i non valori con una pronta ed accurata selezione, e trasmise al locale governo una dettagliata relazione in proposito. Altre affezioni più comuni furono quelle degli orga ni digerenti, catarri gastro-intestinali molte volte accompagnati da itterizia, diarree comuni dipendenti da diversi fattori, qua lche volta da cause reumatiche, altre volte da ingestione di a.equa non buona usata durante le ricognizioni e le operazioni mili-tari, molte volte anche da inosservanza dei comuni precetti igienici. Fra le malattie comuni infettive è da. notarsi la relati va frequenza. di infezioni intestinali a carattere non grave, forme non eberthiane,. le quali ultime, anzi, in q uesta colonia andarono sem}ire più diminuendo di diffusione e di intensità, ma forme para.tifiche o pseudopa.· ratifiche e forme intesitinali infettive specialmente frequenti a. Derna., la cui genesi è molto svariata, ma che ritengo sia dipende:,;ite nel maggior numero dei oasi da condizioni localistiche inerent i a.l terreno inquinato da rifiuti organici d'ogni specie, ma particolarmente da. feci anima.li in quei presidi dove l'agglomeramento è intenso ed è stretta. la. promiscuità fra essi e gli uomini, sia. da. acque comunque inquina.te con b. coli e germi affini. A lcune ricerche batteriologiche d'orienta.mento che feci fa.re in proposito sembrarono darmi ragione di questo mio modo di vedere. Notisi ancora la presenza. in alcune loca.lità di forme dissenteriche prevalentemente amebiche, che anch'esse diminuirono assai di numero e non presentarono più il carattere epidemico che si constatò nel 1912 e nel 1913 nel presidio di Derna, e l'insorgenza in altre di piccoli focolai di parotite e di morbillo, di


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que,.,t" uttimo specialmente che manifestassi con una relativa intensità sul finire dell'anno e s i estese anche alla popolazione civile, specie i u q uella indigena, con tutta probabilità importata dall' I talia da reparti metropolitani, specie dalle nuove reclute. Circa. alle a.ltre malattie infetti,e meno comuni sono da notarsi pochi ma. gravi casi di meningite cerebro-spinale di origine setticemica d iplococcica, una r istretta epidemia di febbre ricorrente osserrntasi a Merg, una ristretta epidemia di vaioloide molto leggera, però presto domata, fra i battaglioni eritrei e somali. Casi di febbre di Malta se nè riscontrarono, ma in numero esiguo e ad andamento lievissimo. Cit,erò infine la com· parsa di un focolaio piuttosto gra,;,e di scorbuto sviluppatosi nel pn:siùio di El-Abiar non tant,o per la sua possibile genesi infettiva, cosa che qualche autore vonebbe ammettere, quanto pel suo modo di syolgersi a carattere endemico. Ritengo opportuno ferm armi ad illustrare alcuni casi di malattie e di gruppi di malattie più degne di nota sia per la loro speciale natura, sia per il modo con cui si svolsero e si diffusero, Notevole fu l'epidemia (mi si passi l'espressione) di scorbuto osservatasi nel presidi.o di El- A.biar nell'agosto 1915. Questa malattia o sindrome morbosa che dir si voglia. mai erasi osservata in prece· deuza ad onta che in molti presidi i fattori igienici e le cond izioni speciali sanitarie ne avessero potuto favorire l'insorgere. I primi ct1.si si manifestarono con una sintomatologia abbastanza oscura e i::i os· sanarono sporadicamente per un mese circa. Ma ad uu tratto da .s che erano stati in precedenza, raggiunsero in pochi giomi la cifra di JO. Ma non si arrestò qui la marcia del morbo, che in breve quasi un quarto del battaglione venne più o meno colpito andando dalle forme gra ,i emorragiche, di cui alcune letali per emorragie vis-c erali gra· vissime, alle forme lievissime, le quali solo distinguevano per il colorito palli.do-terreo deila cute, per l'emaciamento generale, per le piccole emorragie pm,tiformi cutanee, per lo stato delle gengive, per le condizioni di stanchezza generale e di esaurimento che gli infermi provavano. Il sanitario che prestava. servizio al distaccamento riteonne che le cause dovessero attribuirsi alle cattive condizioni di nutrim ento e specialmente all'uso soverchio di carne in conserva e di galletta e alla mancanza assoluta di alimenti vegetali freschi. Certa.mente queste cttuse che corrispondono ad uno dei concetti patogenetici. più ger1e· ralmente ammessi non manca,rono: il presidio di El-A.biar per la sua lontananza. d11. Bengasi, per la difficoltà di rifornimento da parte del mare in causa degli approdi sempre difficili, spesso impossibili, per l ' impossibilità di essere rifornito per via di terra, data la mancanza.

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d1 ogni sicnre1/.za per parte delle carovane che avrebbero do·v uto vetto,agliarle, per la natura del suolo che non permetteva alcun gen ere d i colti vazione, doveva vivere con risorse molto ristrette, mancando spesso rli carnè fresca, quasi sempre di v~g etali freschi, ricorrendo spesso all'uso dei viveri in conserva. Si aggiunga poi che le condizioni degli alloggiamenti erano t u tt'altro che ottime, che l'agglomeram ento era inevitabile, che lo stato di difesa quasi continuo a cui da lu ngo tempo erano assogget tate le t ruppe ne impedi vano il regolare com pito d i esercitazion i all'aria a perta, ed infine che la permanenza per più di un anno di te.li t ruppe i n quel presidio ne a vevano ll,Ssai fiacca to il morale, t utte co:::e che certamente dovevano predisporre alla insorgenza della m~laLtia. La subi taneità con cui essa comparve, ad onta che le condizioni ant igieniche fossero g ià da tempo tutt'alt.ro ...:he buone, la rapidità con cui si diffuse, e l'estensione ch e pre:c:e potrebbero dare q nalclte ragione a,i sostenitori d i una patogen esi da, causa infettiva. E ssendo m anCM\! osservazion i e ricerche di gabinetto su tale indirizzo, lascierò naturalmente aperta la q uestione in proposito, Solo faccio osser vare che in altri presidi in quasi idell · t iche condizioni lo scorbuto 110n si o~servò, la q ual l.:OSt1., come faLto di pura osservazione epidem iologica,, potrobbe essere favorevole all'idea d i uo germe infettivo, sia pure come espressio11e di un fatto concomitante od aggravante se non proprio ...:ome espr<"ssione di fa.ttore ezio logico specifico. LTna circoscritta ma interessante epidemia di febhre « den g ne ~ avvenuta verso la fine del marzo 1U14 e nella prima ffit' tà d el seguente mese fu osservata nel presidio di Apollonia e precisamen te n ei militari del parco trasporti. La speciale sintomatologia di «1uesta for ma morbosa fu la seguent e : I nizio brusco. In un primo p eriodo te mper atura 3\l°, 3D0 .5, 4.0° per due o tre g iorni ; li ngua fortemente patinosa, umida ; stipsi, lieve meteorismo addominale; in alcuni amm alati m od ico tumore di milza; iui ezione lieve delle ...:oug iuutive b ulbari con leggera fotofobia ; sensorio integ ro, non d epresso ; polso va.lido, poco frequente ; non cefalea ; negativo l'esame del torace. In un secondo periodo tem peratura ,.m0 .5,3H'-'.2 per r, o 6 giorni restando immutati i sintomi _suddetti. In un terzo periodo temperatura 37°.5, 37° per due o tre giorni e risoluzione dei fatt i morbosi. In alcu ni la malattia fu preceduta da dolori ai lombi, in altri da dolori alle ginoucbia. In vari casi. al 2° o 3° g iorno di malattia si ebbe al tronco un'eruzione di papule ros:ie che scomparvero dopo due o t re giorni SAHza desquamazione. Notevolmente deperito ed oligoemico il convalescente riacquistava molto. lentamente l'appetito e la perfetta fun -


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zio11abilità dell'apparato g,1stro-enterico. Escluse le comuni febbri eruttive (morbillo, roseola., scarlattina) mancando i sintomi caratteri· stici di tali malattie, esclusa l' influenza, si pensò che potesse trattarsi à i febbre e dengue :., mala ttia che risulterebbe non infrequente nelle regioni costiere dell'Afri ca Settentrionale. Tale diagnosi fu confortata dal fa tto della sua comparsa in forma epidemica e da.Ile manifestazioni sintomatologiche pii'.1 i mportant i di questa malattia. Mancò, è vero, un fatto di una certa importanza, la presenza cioè di quei dolori alle mem bra così pen0si che spesso rendono di un colpo gli ammalati incapaci di muoversi e di tenersi in piedi, ma è da. osservarsi che io questi climi molte di queste forme morbose, specia lmente quelle erntti'rn, quali ad esempio il morbillo, assumono caratteri non sempre tali da potersi facilmente individualizzare. Cosi dicasi di certe altre forme che mi fn dato osservare, sulle quali non oserei pronunciarmi in modo preciso, ma che certo erano Rffin i a quelle febbri dei 7 giorni e dei 3 g iorni che ll el bacino del Mediterraneo non sono d ifficili ad incontra.rsi. Del resto in alcune località. della. Cirenai ca come nella. zona d i Merg, ucn fu diflic ile il riscontrare la presenza del phlebotonws zynppafa.~ii, il quale, come si sa, è l'agente trasmettitore della. febbre de i tre giorni. Un focolaio epidemico importante fu quello di febbre ricorrente o spiri llosi africana. che osser-vossi a Merg dal giugno al settembre 1915. L'epidemia si manifestò dapprima in un soldato del battaglione dell'SG0 fanteria di stanza. a Merg nel qual battaglione si ebbero in segnito altri 5 cnsi. poi si diffuse a1 battaglione bersaglieri nel quale fu rono colpiti F> ind ividui. Altri 3 casi si ebber~ nel plotone sussi• stenza, nel la sezione treno, nel personale addetto all'infermeria quad rupedi, u n caso per ogni distaccamento. I nfine si osservarono sul finire dell'epidemia 3 casi nel presidio d i Sidi Rahuma, 9 casi in

q uello di Zavia Gsur. Il totale dei casi fu di 36. L e manifestazioni cli niche furono quelle della febbre ricorrente africana, se pur si vuole ammettere, come del re!!to la mag gior parte deg li scrittori di pato· logia coloniale ammet te, una sindrome sintomatologica caratteristica per q uella forma che si osserva in Africa. L'esame del sangue fu pra· t icato su 21 degli indiYidui ammalati e fu positivo in .tutti i casi; i. preparati colora.ti col Gie)llsa mi vennero cortesemente favoriti dal tenente medico dott. Patanè, che prestava servizio a.Il' infermeria. di l\[erg e dirigeva il gabinetto batteriologi co dell' infermeria. stessa. Mi occupai della questione eziologica e pregai il detto ufficia.le me· dico e cosi anche altri medici delle singole zone che procedessero alla ricerca degli er.toparassiti incrimi nati (zecche del genere a.rgus,


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-ornithodor-u,.s), visitando specialmente le abitazioni indigene, le tende loro, il terreno ove queste sono collocate, i tappeti su cui gli indigeni riposano ed ove fa cilmente si annidano i dett.i artropodi, ma non mi fu dato avere che le comuni zecche dégli animali, zecche dell'asino, del cavallo, del c9,mmello specialmente, tutte appartenenti al genere J.roclPs. Siccome è ammissibile che anche altri ectoparassiti e specialmente il pediculu.ç vestimenti, sieno il vettore di tale forma morbosa , cosi è facile il su p· porre che essa siasi trasmessa colla puntura di tali insetti abituali commensali negli indigeni e che purtroppo erano· comunissimi anche nei nostri soldati. Notevole anche non certamente per la gravità, ma per il suo modo di manifestarsi e per quelle considerazioni epidemiologich_e e cliniehe che so ne possono trarre, fu l'epidemia di vaioloide che si sviluppò q uasi esclusivamente nel 3° battaglione Benadir. Jl numero degli individui colpiti fu di 63; si ebbero inolt.re ~ casi nel 7" batt aglione indigeni libici, 2 casi nell'S' batt11,glione eritrei e 2 nel I,F battaglione eritreo. Dalle risposte avute relativamente ad 1111 quéstionario che credetti opportuno fa.re in proposito, mi risultò che dei 63 colpiti soltanto 8 erano stati rivaccinati ; di questi G erano stati vaccinati di recente, 1 appena da due giorni, 2 erano stati va<'ciuati due anni prima. Dei non vaccinati appena due ebbero il vaiuolo nella i nfanzia. Sull'origine della piccola epide mia fu diffic ile P?ter trova.re il nesso epidemiologico, giacchè in q uell'epoca, a qnanto mi risultò, non era stato accennato affatto a presenza di vaiuolo tauto nelle truppe di colore, quanto nella popolazione indigena; non è da escludersi però la possibilità che in quest'ultima serpeggiasse q urdche caso, giacchè è ben nota la noncuranza che hanno gli indigeni nel presentare agli ambulatori ca.si di malattie infettive ai quali non attribuiscono alcun valore epidemiologico, specie poi quando tra.ttisi di forme, come queste, che manifestandosi con sintomi cutanei essi confondono con mille altre manifestu.ioni di ogni genere, molte volte anche di origine banale. Fu notevole il fatto che le forme più gravi, se così può dirsi perchè tutte indistintamente ebbero manifestazioni assai miti, si riscontrarono nei libici e negli eritrei, mentre nei somali il decorso fu straordinariamente lieve. Le tempera ture massime che riscontraronsi furono di 38°.4-38°.5. I fenomeni generali furono in genere talmente miti che gli ammalati non toccavano neppure il letto. Le manifestazioni cutauee consistettero generalmente in piccole papulette non più grosse di una testa di spillo, diffuse alla fa~cia, al tronco, agli arti, seguite òa formazioni vescicolo-pustolose, qualche -volta, ma raramente, da caratteristiche pustole ombelicate. Spesso ln


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eruzione si seguivh. in diverse regioni del corpo e a. d iversi periodi in 1nodo che m entre in una località essa era. a ll'iniz io, in altJ·a avernsi g ià la formazione d ella crosta, la qual cosa poteva far riaprire la que:>tione dell 'unicità o meno fra vaioloide e varicelle.. In genere nelle truppe libiche ed eritree J'erqzione fu più diffusa ed omogenea ,. ,-ol p: spesso an che la. rune-osa della guancia, delle fa.nei e del palato dove osserva vansi piccole vescichette bianch e circondate da un a lone ro,;so-bl nastro. S'intende che come misure profilattiche si adottò un pronto i,-olamento e si praticarono in larga sca la le vaccinazioni. l nfì ne \·euoero notate non infrequentemente affezioni prodot te da pun t uro· di artropod i, da ingestion~ di sang uisughe, da sviluppo di larve d i mosche 11el le cavità aperte. E così citerò alcuni casi di sangu isughe- i11 faring1:1 con sintomatologia non dissimile da quella osservatasi anche i n 'l'ripolitania, un caso interessante di miiasi nasofaringea e l.ie mise in pericolo la vi ta dell'. infermo ()a.rve del genere ,'urcvpltaga ), ed uno di grave int,ossicazione per puntura. di r,,gn o. Que,;t' t1 ltimo caso fu osservato uello zaptiè Mohamed bu :Mansur, il quale venne ricovernto d'urgenza all'ospedale di Cirene per gravi fe,nomen i di collasso ma nifestatisi in seguito ad un morso nella spalla rlestra. Ja nn ragno di color nero, Ji c ui cons~rvo l'esemplare insieme

ad a ltro del la stessa specie, uscito poco dopo l'accennato fatto dalla fessura di un t ronco d'albero che era. stato abbattuto per bruciare. I fe nomeni gra,i du rarono parecchio tempo ed anche dopo 12 ore si aveva sensorio abbattuto, polso piccolo filiform e, dispnea., conati di vomito, si nghiozzo, aece11tmtzione dei riflessi patellari, anuria; i tessuti c- irco"stanti al luogo dell~ puntura. erano edematosi e pi.il tardi :;;i formò una piecohi nlcerazioue ch ti si trasformò poi in escara. Fra le malattie epidemi co-contagiose di natura esotica il primato appartenne esclusivamente alla peste bubbonica, la quale esordì nella ::ieconda metà del HHB, continuò nel 1914 svi luppandosi prima a Beng asi, poi formando focolai ad Apollonia, Ciren e, Tolmeta e Merg con q ualche caso d'importazione nei presidi più interni, e cessò verso la 2a metà. del l!H5, nel quale anno non si ebbe una v era epidemia, ma si osservò piuttosto q uello stilJicidio di casi soliti ad osservarsi nella. curva. dis1;endente del ciclo epidemico. In complesso la malattia assunse un carattere di tenacità non lieve e le ragioni di questo fenomeno, il quale del resto è comune in t utti i paesi del litorale setten· trionale a fricano dove ha preso piede (Egitto, Tunisia, Marocco), sono mollepl ici, ma è specialmente dovuto, secondo il mio parere, alle continue nuove importazioni per parte degli indigeni dell'inter no coi loro rapporti commerciali, dalla insufficienza forzata delle mi~ure


lL SE R\"JZIO S ANITARIO MlLJTARE, E CO.

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igieniche per tante ragioni che è inutile discutere allo stato attuale delle cose, dall'enorme sporcizia degli indigeni e dalle loro abitudini fra cui il germe attecchisce, persiste in vita e viene così successivamente propagato. È inu tile accem1are che la scuola odierna attribuisce a l la in fez ione dei topi la maggior parte, se non tutta, della ragione eziologica del l'epidemia. Io non nego affa,tto che così sia in molti, anzi nella maggioranza dei casi : io ammetto anzi che la infezione e Ja moria dei topi sieno i fenomeni primi che precedono l' insorgere di una epidemia così come si riten ne per Derna nell'anno 1913, c,,me .forse potè ritener.~i per 'I'olmeta nell' anno 1914, ma non posso condi vide re I'esci usi ,·iRmo cl i questa teoria avendo notato molte voi te la ma11canza assoluta di rapporti fra, l'epizoozia e l'epidemia, teoria che del resto trovo combattuta da non pochi recenti epidemiologici e che ha, secondo il m io parere, il grave difetto di indirizzar:;i ad u n lato solo del problema eziologico, tenendo in non cale tanti a ltri non trascurabili ed ai quali deve rivolgersi la profilassi se vuole essere effi- . cace e completa. I casi di trasporto di retto e di trasmissione mediata o imm ediata internmana che potei os:;ervare fnrouo nume.rosissimi ed ineccepibili e mi sembra errore il non tenerne calcolo, così come la dottrina, certamente giust issima, dei por tatori di germi in a lcune malattie come il tifo ed il colera. o dei malarici cronici o dei portatori di emoparassiti intesa nello st retto senso e mirante solo alla bon ifica dell' uomo senza tener calcolo dell'ambiente o di altre condizioni extra-umane mi sembrerebbe troppo unilaterale qualora limi ta;;se la sua azione profilattica soltanto ad un lato del problema. Ad ogni modo è certo che il bacillo pestoso è assai più resistente agli a genti ester ni di quello che comunemente si cr ede, e siccome lo stillicidio dei casi che si verificò nel lnlG non potè avere altra spiegazione che uella sopravvivenza ·del germe nelle abita,1ioni, nel terreno, negl i O,!!getti rl'm,o, negl i indumenti, o fors'anche in qualche altro animale che uon sia il topo, come a lcune osservazioni mi diedero rag ione di dubitare, così ne viene la conseguenza che u na sana e proficua profilassi dovrà ri,olgersi a tnr.te q neste cause, comprend ere cio~ t utto nn assi eme di misure d' indc,le generica, d ' indole prevalentemente so0iale, la bouifì0a sanitaria cioè delle popolazioni ed un iusieme di misure in tese a ri:;vegliàre in es~e almeno m1 barl ume d i cosciPn?-a ig-ienica che purtroppo i n q neste popolazioni è ancora lettera morta. Hesta intanto e fortunatamente stabilito che ormai il pericolo epidem ico i niziatosi ne! tnl3 devesi ritenere spen to. Non bisogna però farsi soverchie illnsio11i. La Cirenaica è al confine dell'Egi tto dove ormai la peste è endemica o rlove il momento politico attuale è fa. ,8 -

r;1on«llt d i 111tiliri11a ,,.,1,1.. ,.t. - P:"c. X .


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vorevole al movimento di truppe indigene e di popolazioni con propagg ini verso i presidì da noi occupati; nessuna mera.viglia quindi che possa. riaccendersi l'epidemia contro la. qua.le però il corpo 11anita.rio militare saprà efficacemente lottare come per il passato. Circa alle malatt ie veneree, esse non raggiunsero cifre mo!to notevoli, rimanendo in genere in quei limiti soliti ad osservarsi anche nelle guarnigioni d'Italia.. La sifilide fu fortunatamente poco diffusa, comuni invece le forme blenorragiche colle relative complicanze e più frequenti che in Italia le ulceri veneree con conseguenti adeniti. La maggiore o minore diffusione di queste malattie andò di pari passo colla maggiore o minore possibilità di contagio relativamente ali' importanza dei cen tri abitati ed alla facilità quindi dei rapporti sessuali. In com plesso non ebbesi una grande diffusione di tali malattie e buona parte di queste favore voli condizioni d i cose credo si debba attribuire alla vigilanza oculata dei sanita.rl militari, i quali ebbero nella maggior parte dei p residi militari la. sorveglianza. dei postriboli ed anche nei territori di governo civile ebbero quella dei postriboli indigeni. Fra le malattie chirurgiche in genere, ccmprese le malattie oculari e quelle della pelle, notaronsi i comuni ascessi, i forun coli, le otiti, le dermatosi semplici e parassita.rie, le affezioni congiunt iva.li (frequenti in determinate stagioni dell'anno, la congiunt.ivite di Koch· Weechs), qualche rara forma di tubercolosi ossea ed i soliti traumi ,~om u11i. Di lesioni traumatiche più gravi, come ferite, lussazioni, fra.t• ture per cause accidentali, non se ne ebbe che un numero limitato. Di fe rite da arma da fuoco in combattimento se ne ebl)ero, durante l'an110 1915, 401 con 153 esiti letali. 1otevoli furono gl' intarventi chirurgici d'urgenza e non poche le vere e proprie operazioni comprese quelle di compiacenza. Numerose furono le operazioni di idrocele, di ernia, di emorroidi; numerosi gli interventi laparotomici, le disarticolazioni, le amputazioni, le opera· zioni consecutive a fratture, ad affezioni ossee, a postum i di ferite d'arina da fuoco. Quando fu possibile ed i11 determinati casi, l' inter· vento chirurgico fu corredato dalla ricerca radioscopica e radiografica e ciò specialmente nei due ospedali che sono provvisti di completi a ppa recchi radiografici, l'ospedale di Bengasi e queìlo di Derna. Ot· timi operatori si dimostrarono il maggiore Cossu dell'ospedale di Bengasi ed i capitani 'l'erra-Abrami e Chironi, rispettivamente degli osp1!dali di Apollonia e di Deru a. In molti casi però anche altri uffi cia.li medici, come il Colloca a Tolmeta, il Virgili a Cirene, il Co· lumba a Tobruk, eseguirono operazioni d'urgenza con molta perizia,


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ed a tutti questi, non esclusi i rispettivi assistenti, va. attribuita una -0alda. parola di elogio. Per dare un'idea sommaria del lavoro compiuto dal lato overa-torio presso i principali stabilimenti sanitari, dirò che per l'anno 1915 neH'ospedale di Bengasi (operatore Cossu), furono eseguite 81 impor-tanti operazioni fra le quali 16 di ernia, 16 di emorroidi, 2 di epa.tostomia per ascesso epatico, 4 di gonartrotomia, 3 di ascei,;so para.renale, 8 di allacciatura. di arterie, 4 di varicocele, 4 di asportazione di adenomi, 5 di resezioni e sequestrotomie ossee, 2 di amputaz_ione, 2 di disarticolazione, 2 di laparotomia }Jer lesione di visceri addominali, ed altre minori; che in quello di Apollonia (operatore 1'erra-Abrami) si eseguirono pii1 di 40 operazioni, fra le q ualÌ 2 di craniotomia, 1 di appendicite, 2 di laparotomia, 7 di ernia inguinale, 2 di varicoce]e, 1 di emorroidi, 1 di sutura della rotula, l astragalectomia, 1 di artrotomia, 1 di asportazione di tumore eucondromatoso; che in quello di Derna (operatore Cbironi) se ne eseguirono 27, fra cui 3 operazioni d'ernia, -2 di varicocele, 2 di amputazione, 1 di emorroidi, ed altre minori. N otisi anche che a corredo della diagnosi clinica di molti casi medici e chirurgici, come anche nella soluzione dei di versi quesiti d'indole igienica e profilattica fun zionarono sempre in ogni ospedale, con quei mezzi che furono disponibili, ma che mi augurerei fossero, .almeno per i principali luoghi di cura, più completi, i gabinetti di anal isi microscopiche, bat teriologiche e chimiche. Ad essi fu dovuto un compito non lieve nella at tuazione delle ·diverse ri'cerche urolog iche, in quelle siero-diagnostiche, nella diagnosi batteriologica delle malattie infettive, nelle analisi di materie alimentari, nell'esame di -acq ue. Qui dovrei ricordare molti nomi di valenti colleghi. Mi basti citar-e quelli del Romby, del Costa, del Gallia, del Corre.di, del Malanga., del Passa.lacqua e specialmente q\?,ello del m.aggiore Rizzuti~ <lell 'ospedale militare di Bsngasi, il quale alla rara. modestia accoppia uno stndio indefesso ed una competenza. non comune nelle ricerche di g a binetto. A dimostrare i risultati delle misure sanitarie che man mano progred irono in bontà. ed efficacia, il miglioramento surcessivo delle condizioni igieniche, l'oculata e continua osservanza della profilassi varranno alcune cifre stralciat e dai modelli n. 7 della statistica sanitari a militare. Ricoverarono infatti nell'anno 1915 nei luoghi di cura della zona di Bengasi 3767 ammala.ti, in quelli della zona. di Merg Hl44, in ·quelli della zona di 0irene 2826, in quelli della zona di Derna 1721, in quelli della. zona di Tobruk 847, con una differenza in m~no sul numero dei ricoverati nell'anno precedente rispettiva-


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mente di 15-!5, 1:25~), :2025, 8 74, HJ 3. E piu ancora rilevasi il miglio• ramento sani tario delle truppe nell'anno in esame qualora si prendano in considerazione le malat tie infet tive specialmente quelle epid..-mico-contagiose le qua,li calcolate c:omplessivamente per tutti i luogh i di cura raggiunsero la. cifra osp i taliera di 484 in confronto di quella di 1 1079 dell 'anno precedente. •-ot.evole poi è il fatto che tale miglioramento è stato osservato dovunque, in t utte le zone, in tutti i presidi; la. qual cosa. è anche di conforto nei riguardi prettamente militari, giacchè rende facil i dal lato sanitario, non dando luogo a preoccu pazioni di sorta, gli sposta.menti di truppe da un punto all 'a lt.r o della colonia non soltanto lungo il litorale ma anche nei presidi dell'altipiano. Al migl ioramento della morbosità andò di pari passo quello del la m onalit;i, risul tando eh.e ·mentre nel Hll-! il n umero <lei decessi fu di 3;J5, nell'anno 191 ~, fu di 251 . Unica nota alquanto st riden te in così rosea sit uazione sanitari a è il faLto g ià in parte a• ·cennato più addietro, del comportamento di· ,·erso a.Ile malattie. speeie a quelle infettivr·, dell'elemento milit are di colore in confronto eol le t rnppe bian1,;he. Le truppe eritree, ma speeiulmeni,e lfUellc somale, hanno dato, 1>articolarmente in aknui m esi llol l'anuo p iù rigid i, un maggior contingente di morbo:<ità. e mortalità, e le infezioni in geuere sono state la causa dei n umerosi dec:essi. Un attento e:1ame del fenomeuo certo assai spiacevole quando si pensi itlt' uti lità, nll'ot,tim~ prova che hanno dato i battaglioni eri· trei, ha. . però di most.rato essere in gran parte in corr elazione diretta col peri odo più o m Pno lungo di iwclimatazione e col paese d'origine, esseuJosi verificato che la prodivitìt alle malattie diminuisce grada· tamente col prolungarsi la permanenza in queste regioni e c he sono speéia.l mente le trnppe somale quelle cJ10 vi pagano un maggiore tributo. E che questi due fatt i rappresentino la chiave onde spiegare il fenomeno è dimostrato dall'ossen·azione che, a parità rii cond izioni e di circostanze, le truppe libi che, o:<sia t ratte da elementi ùel b ogo, in confronto a quell~ eri tree e somale godono d i una maggiore resistenza alle malattie, specialmente a quelle infett ive. Ria:;sumendo: le condizioni sanitarie delle truppe andarono suceessivamente migliora11 clo dai primi tempi dell'occupa-:ion e ad oggi. La qual cosa, pur tenendo caleolo clelle m inori fatiche per un minor 11nmero di operazi oni mili tari, c!ella riduzion e di molti presidi esterni ed anehe !lolla acclimatazione v ieppiù maggiore delle truppe, è sem pre in<'lice di migliorate condizioni igienidie, d i una più esatta aonosceuza della speciale n osogndìa della colonia, d i nna sempre pi.ù atti·nci ed oculata sorveglianza igieuico-sanitariiì.


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Mis111·e e 1uezzi 1,rotlla.ttiei igienico-sanitari.

I n molteplici occusioni la direzione di sanità militare della. Cirenaica intervenne per dettare norme ig ienico- sanitarie, per ordina.re sopraluoghi in caso di malattie epidemiche, ed io stesso feci frequenti ispezioni a. Derna, Apollonia, Cireue, Tolmeta, Merg, Tobruk ed anc he n ei presid1 più interni e lontani per assicurarmi delle condizioni sani tarie locali, specie in occasione dell'epidemia. pestosa. In molte circostanze furono ord inati esami chimici e batter~ologici di acque e di alimenti, i quali diedero poi occasione a relative relazioni e pratiche sanitarie, e fu precisamente per ottemperare alla necessi tà di avere acqua e ri;,erve d'acqua nei diversi presid1 colle mig l io.r i garanzie igieniche possibili, anche nel caso che i presidi stessi rimanessero eventualmente e per qualche tempo scarsi di comunica.z.:oni e di rifornimento, che si fornirono i medesimi di adatte cisterne e serbatoi curandone in modo speciale la costruzione e il mantenimento, che si provvidero di filtri Berkefeld e di fialette di brom o (l'unico modo di sterilizzazione chimica. usato in Cirenaica. ma. <!he diede sempre risultati ,era.mente ottimi), che si inviarono potabilizza.tori nei luoghi ove maggiore era la. forza d~lle truppe e dove maggiori erano i bisogni. Una. misura importantissima che era reclamata dalle necessità. politico-militari, ma. che aveva ·anche importanza dal lato igienico fu quella. ordinata da. S. E. il Governatore di riunire in luoghi adatti sotto tutti i rapporti i diversi attendamenti di indigeni sott omessi che prima erano sparsi qua. e là. ovunque fosse uno spazio libe ro , entro i confini dei trinceramenti di Bengasi e delle sne adiacenze. Comandato a presiedere una commissione a ciò delegata, dopo alcu'tli studi e sopra.luoghi, messomi d'accordo e validamente coadiuvato dall'arma dei reali carabinieri, potei ottenere l'aggruppamento di tutte le tende in due distinti accampamenti, uno a. sud della cosiddetta ~ batteria orientale > fuori Porla. a.Ila. Berka., al ò.i dietro del villaggio di Sidi Hussein fra. questo e quello di Sidi Daud, un altro nel palmeto che trovasi fra l'aoca.mpa.mento del battaglione libico e le mura di Bengasi ai Sabri, fra la strada e il mare. Questa saggia determinazione ebbe un gran valore sanitario, gia.cchè fu reso facile di tenere sottomano questo forte nucleo di indigeni, di sorvegliarli da.l la.to sanitario, di esser pronti ad ogni sospetto di diff,usione di qualche malattia epidemico-contagiosa. Nella circostanza. in cui mi occupai di questa. sistemazione dei campi degli indigeni


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ebbi occasione di interessare il commissario civile di Bengasi perch& fosse data la maggiore opera. possibile ad una sistemazione permanente e veramente pratica delle tende in gruppi, in r eparti con relative strade in modo da poter favorire nel miglior modo la circolazione è da rendere più facili gli isola.menti in caso di epidemia, ed alla numerazione e censimento delle tende. Ma pur troppo quest'ultima misura. non è facilmente realizza.bile ; l'ara.bo, nomade per eccellenza, sfugge facilmente a questo controllo per la sua estrema mobilità.. Nelle misure profilattiche più specialmente rivolte a fronteggiarel'epidemia pestosa vanno com presi i diversi miglioramenti che in parecchie circostanze proposi per le abitazioni del soldato, particolarmente pei ba.racca.menti, la pa.vimentaz'ione e la bonifica. generica. dei magazzini1 specialmente di quelli per farina e grano, l'impianto in ogni reparto di truppe di un locale di isolamento oltre alla comune infermeria.. E sempre parlando delle misure profilattiche per l'epidemia peatosa e bene accennare che il persona.le sa:nita.rio militare cooperò con quello civile sia nelle visite a domicilio, sia nella sorveglianza sanitaria portuaria, sia prestando servizio ai posti di ricon oscimento tanto in Bengasi quanto in tutte le .altre località. ove fosse in atto o minacciasse l'epidemia. Alla profilassi ·contro le malattie veneree provvide il corpo sanitario in t utti i presidi di governo milita.re; in quelli di governo civile i medici militari, come sopra dissi, ebbero l'incarico della sorveglianza sanitaria. e.i postriboli indigeni. · Rientrano nel novero delle misure profilattiche le vaccinazioni eseguite in larghissima. scala durante l'epidemia. pestosa, le vaccina zioni e rivaccinazioni antivaiolose e le vaccinazioni antititiche. Leva.coinaziorii a.ntipestose si dimostrarono di u n'efficacia profilattica. a.ssai notevole, specialmente nei reparti di t ruppe di colore e presso· la. popolazione indigena. ; e per quan to in una lettera. dire'tta a.l Governo della Cirenaica. dal Ministero delle colonie prospettante le idee dlella direzione generale della. sanità. pubblica. si facessero giustissime011serva.zioni e si accennas!!e anzi alla necessità. che sulla efficacia. di tali vaccin~zioni si cercasse di raccog liere maggiori detta.gli, tuttavia credo di poter afferma.re, che, ammesso pure il principio di una scarsa. contagiosità. interumana del morbo, alcuni fatti furono di valore certa.mente notevole per la dimostrazione dell'efficacia. delle vaccinazioni; valgano ad esempio i brillanti risultati cha si ebbero nell'epidemia. di Tolmeta, di Apollonia., Sidi K a.lifa, nella difesa della squadra indigena. dei lavora.tori nel porto di Apollonia., quella della famiglia e di tutto il numeroso persona.le di servizio del Capo Zavia di Tolmetat


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in quella. della. batteria. indigena. anch'essa. residente a. Tolmeta e nella. quale cogli ascari coabita.va.no le rispettive famiglie. Circa. alle vaccinazioni antitifiche esse furono eseguite in discreto numero, non però in modo completo, come era da. desiderarsi, stante i continui spostam~nti delle truppe e il succedersi delle operazioni militari. Il presidio più completa.mente vaccinato fu quello di Tobruk proseguendo così le buone tradizioni lascia.te dall'ora. tenente colonnello Ma.uri , il quale tanto si occupò della questione. I risultati furono dovunque ottimi. Fra. i provvedimenti profilattici Ji ordine generico debbo accenna.re infine alla. profilassi portuale. Tale profilassi fu da me istituita fino da.i primi casi di peste nel 1913 in quei · porti nei qua.li non erano, come a Bengasi e a Derna, medici portuari civili. La. sorveglianza profilattica fu stabilita nei porti di Tolmeta., Apollonia e Tobruk nei qua.li il servizio fu affidato a subalterni medici, a.i qua.li vennero date le opportune istruzioni e che per verità risposero sempre. ottimamente al compito loro affidato.

4. - Miglioramenti edilizi ed igienici dei fabbricati militari ed in particolare dei luoghi di cura. Dai pl'imordi dell'occupazione della. Cirenaica. quando tende e baracche provvisorie a forma triangola.re, caserme· turche e abitazioni priva.te in condizioni igieniche ed edilizie deplorevoli forma.vano l'abitazione del soldato, si progredì · man ma.no fino ad a vere oggi comode baracche e caserme da. non invidia.re quelle metropolitane, qua.li la. grande caserma della. Berka e la caserma. Torelli a Bengasi, la. caserma di Derna., le costruzi,o ni più recenti che man ma.no vanno erigendosi a Oirene, a. Merg, a. Tobruk. La direzione di sanità si interessò costantemente della questione dell'abitazione del soldato ed in, diverse occasioni con rEl)a.zioni sanitarie fece proposte concrete specialmente atte a promuovere la costruzione di edifici in mura.tura., la. qua.I cosa. è da. augurarsi venga. al più presto possibile estesa., giacchè se non l'inclemenza. del clima., la sua variabilità. però e l'alto valore dell'umidità. relativa di queste regioni rendono poco atte come ricovero le comuni baracche, le qua.li per giunta. si deteriorano con grande facilità e rapidità., e peggio ancora le tende. I ba.racca.menti hanno il grave inconveniente di esporre il soldato alle intemperie della. stagione, di essere troppo caldi d'estate, troppo freddi d'inverno, di a.vere pareti e pa.v imentazione facilmente inquinabili. Nella impossibilità. di poterli per ora sostituire tutti, furono


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però fatti lavori di riparazione sufticienti a garantirne l'uso, ed io raccomandai sempre ed ho visto eseguire con molte cure la bonifica degli interspazi che trova.usi sotto il pavimento delle baracche elevate dal suolo ed ogni altro provvedimento igienico occorrente. Dove però i miglioramenti ig ienici ebbero la magg iore estrinsecazione fu nei diversi luog hi di cura per quanto in verità molto ancora resti a fare. Noto aucora con compiacenza che dovunque fu pos1,ibile, anche nei più piccoli r epart i di truppe, i:ii ottemperò alle urgenti d isposizioni regolamentari destinando un loca.le ad uso infermeria per g li ammalati leggeri o con malattie di breve durata ed un altro piccolo locale per isolamento di malattie contagiose. Questa disposizione diede sempre ottimi risulta.ti e maggiori ne darà quando anche i più lontani presidi potranno a.vere comodi e buoni loca.li a tale scopo. Fra i m ig lioramenti e i lavori più importanti eseguiti ai singoli ospedali citerò i seguenti: . OsPEDALE DI BENGASI. - Questo ospedale è ormai completato e si può dire l'unico che abbia vere e proprie costruzioni in muratura le quali oltre a servire di ricovero agli ammala.ti, di a lloggio a.gli ufficiali, di magazzino, ol tre a comprendere i maggiori e più importanti servizi per il buon andamento del nosocomio, hanno anche una certa apparenza estetica semplice ma gradevole all'occhio. Disg raziata.mente i bilanci non permisero di costruire nuovi padig lioni per aroma.lati, la qual cosa mi costrinse a disporre affinchè 1m fabbricato presso porta ai Sabri in consegna all'ospedale venisse adibito per ricovero di ammalati e che il fabbricato attiguo all,'edifìcio centrale che doveva ser vire nel primitivo progetto· per alloggio delle truppe di sanità venisse invece adibito quale r1,parto di medicina. Una buona istallazione di baracche fu fatta ultimamente per accogliere tutti gli ammalati delle truppe di colore e togliere così una quantità di inconvenienti che derivavano dalla promiscuità loro colle truppe bianche. Il padiglione per le operazioni chirurgiche fu completato, munito di tutto l'occorrente, di acqua àbbondante, di illuminazione adeguata. Notevoli mig lioramenti vennero anche apportati al sistema. di fognatura ed all'approvvigionamento idrico; alla illuminazione a petrolio fu sostituita quella elettrica. Si è anche impiantato u n p iccolo a pparecchio per la fabbricazione del ghiaccio. O SPEDALE DI TotlfETA. Furono eretti tre fabbricati, uno per la direzione, uno per reparto ufficiali e malati, uno per alloggi ed uffici. È in costruzione ed è quasi e.I completo un fabbricato che dovrà contenere la sala operatoria, la sale. di medicazione e quelle.


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cli r ad iografi.a. Si stanno anche iniziando altre costruzioni, le q uali

potran no rendere libere successivamente le attuali baracche già vecchie e cadenti ancora in uso per ricovero d i ammalati. L'epidemia pestosa rese necessario l'allestimento di due lazzaret ti, uno per indigeni e uno milita.re. Quello indigeno di recente costruzione ha tre a mbienti in muratura ed un cortile interno nel quale possono trovare posto numerose tende. '-luello militare è a ncora in baracche, ma ebbi assicurazione, prima che io lasciassi la colonia, che presto sarebbe costruito in muratura ed in località più a datta. I NFERMERIA PRESIDIARIA DI 1\IERG. - Questa infermeria è ancora quasi tutta in baracche e la grande deficienza di materiale da costruzione, la diffico ltà. dei trasporti e la scarsezza della mano d'opera n e sono la cagion,e. 'Furono però costr uiti di recente un piccolo loc ale in muratura. completament e isolato ed altro locale, pure in muratura, per collocarvi la stufa di disinfezione. Ul timamente fu anche costruito un lazza.retto per militari ed indigeni in località perfettamente isolate e protette da un alto muro, contenente due ambienti per militari bianchi, uno per militari indigeni, 1lne per la popolazione ci,ile, altri piccoli locali per il sanitario e pei servizi. OsPF.DAI,E DI A POLLO);IA. - Tanto nell'anno 1914 che nel 1915 ai eseguirono lavori notevoli di miglioramento, i quali se non raggiunsero completamente l'obbiettivo propostosi, giacchè quest'ospedale ha il peccato d'origine di essere racchiuso entro limiti alq uanto angusti e di trovarsi precisamente nell'area delle antiche rovine della citta, la qual cosa ne impedisce il uaturale sviluppo, hanno però nei riguardi tecnici e pratici assicurato più che a sufficienza il funzionamento normale dello stabilimento per l'opera indefessa ed illuminat-a àel suo direttore fino a poco tempo fa, il capitano medico TerraAbrami. Diverse volte mi recai ad Apollonia. e sempre ebbi a lodarmi delle opere che sorgevano e della im portanza notevole che di giorno in giorno acquistava. questo luogo di cura, specialmente nei riguardi dei locali per uso chirurgico e del lazzaretto ed ambulatorio che ne dipendono. Nell'anno 1915 furono sistemati la. cucina per ammalati, il pa· diglione pei gabinetti di microscopia, clinica, chimica e batteriologica, il locale pel distillatore annesso alla. farm acia, un padiglione per sale di visita. con annesso gabinetto ed uno stanzino da. bagno, ed erano .già in corso i lavori per la sala mortuaria e per una sala di necroscoria. Altri locali dell'ospedale sono in baracche come pure è in baracche l 'attuale lazzaretto, il quale fu allestito durante la mia presenza, dietro mia propost a e sotto i miei ordini nell'epoca dell'epidemia. pestosa, e funzionò sempre ottimamente.


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OsPEDAL~ 0 1 CIRE::-IE, - Fu cominciato a costruire nella seconda. metà del 1913 esclusivamente in baracche di legno in una località. da me scelta. Qualche piccola costruzione fu fatta nel 1914 ed una più grande sta per essere ultimata. P er l'isolamento dei malat i e sospetti durant'e l'epidemia pec::tosa furono usate alcune grotte, all'uopo· allestite, situa.te al disotto della Zavia verso il piano. È da augurarsi che sorgano al più presto opere stabili in muratura, cosa però che incontra molte difficoltà per l'attuale scarsezza di mezzi e di bilanci. OSPEDALE DI DER!U. - È una trasformazione dell'ex-ospedale da campo n. 8 ed è situato al porto della città. Ad eccezione di una piccola palazzina prospiciente il mare, la quale serve per l'alloggio degli ufficiali e per gli uffici della direzione e di piccole costruzioni per i bagni, per la farnia.eia, pel servizio di disinfezione e per la fabbrica del g hiaccio ai quali fabbrica.ti tutti vennero applicati alcuni miglioramenti, tutto il resto dell'ospedale è costituito da baraccheDocker le q aali hanno fortunatamente il conforto di essere situa.te fra numerose e verdeggianti palme e di essere quindi sufficientemente protette dal calore solare. Da tempo la direzione del genio militare della Cirenaica compilò un progetto di costruzione per u n nuovo ospedale in n;iuratura che esamina.i ed approvai dal lato sanitario, il quale dovrebbe sorgere nell'area dell'ex-ospedale da campo n. 7 dove fu costruito fin dal 1913 un padiglione in mura.tura con bellissima sala operatoria. È da augurarsi che questo ospedale sorga al più prestotanto più che la precarietà dell'ospedale attuale tutto costruito in baracche, la relativa ristrettezza della. sua area, la sua ubicazione troppo vicina a l porto e all'abitato, il miraggio di una possibile nuova costruzione più rispondente allo scopo hanno sempre im-· pedito di pensare a vere e proprie costruzioni in muratura. I miglioramenti sono stati quindi rivolti alla riattazione, alla manutenzione, alla più adeguata sistemazione delle' baracche e dei servizi già esistenti, fra i quali import.ante quello dello smaltimento delle materie fecali essendosi provvedute tutte le latrine di apposito sifone. ' OsPEDALE 0 1 T OBRUK. - Anche l'ospeàale di Tobruk è.costruito di sole baracche. Nondimeno si sono apportati non pochi miglioramenti nella distribuzione dei locali, nel funzionamento del servizio di di· sinfezione, nell'approvvigionamento idrico. .A.Ile baracche furono fatte, acconce ripa.razioni sia per renderle più solide, meno esposte alle vicissitudini atmosferiche, sia per sostituire alla pavimentazione in legno una solida pavimentazione in cemento. .


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Una istituzione che diede un certo risultato pratico fu quella dei convalescenziari, specialmente quando diminuiti gli sgomberi versola madre patria per mezzo della. nave ospedale, e venuti nel concetto· di fare la maggior economia possibile di uomini per la scarsità prima e poi per la mancanza assoluta del rifornimento dei complementi, dall'I talia., si dovette agire colle sole risorse locali. Disgraziatamente ragioni di bilancio e scarsezza di locali costrinsero a lla s0ppressionedei due principali, quello di Derna cioè e quello di Bengasi.

5. - Servizi di carattere civile. -

_.\.mbulatori per· indigeni.

L a preponderanza. dei presidi retti a. governo m'i litare e la conseguente limitazione dei servizi sanitari civili ai soli centri abitati di Bengasi, di Derna e in parte di .Merg con sensibile scarsezza di medici civili da un lato, dall'altro il bisogno sempre più sentito di acca· parrarci per quanto più è possibile se non _l'affetto almeno, per ora,. la riconoscenza dell'elemento indigeno per le cure igienico sanitarie, ma specialmente per quelle sanitarie, la necessità anche nei ca.si di malattie epidemiche, di compiere opera. profilattica estendendola alla popolazione indigena coi mezzi che sono a nostra disposizione, tutto questo fece sì che in moltissime circostanze l'attivitàdel medico· militare· · si estrinsecò fuori del suo ambiente, ora coopera.udo coll'elementosanitario civile nelle misure generiche di risanamento igienico e di profilassi, ora curando l'ospedalizzazione degli indigeni in tutti i casi. urgenti ed in tutti quelli in cui venne fatta. richiesta o dal segreta. -· ria.to generale per gli affari civili o dall'ufficio politico militare, ora istituendo lazza.retti per indigeni, ora. istituendo ambulatori, molti dei quali funzionarono ininterrottamente fino da.i primordi della nostra. occupazione e funzionano ancora.. Già dissi _d ell'aiuto che il personale sanitario militare diede ali funzionamento profil~ttico civile durante l'epidemia pestosa. di Bengasi, la· qual cosa deve ripetersi per Derna dove la. sorveglianza sanitaria. alle porte della città e la organizzazione e la. sistemazion& sanitaria. dell'attendamento del Bent fuori porta Tobruk furono pure opera. di medici militari, fra i qua.li primeggiò il Lo Scalzo. Già dissi d~lla. sorveglianza. milita.re sul meretricio, parziale a Bengasi e a Derna, completa negli altri presidi. Già dissi del servizio sanitario portuale a Tolmeta., ad Apollonia e a Tobruk anch'esso fatto per opera dei medici militari, servizio da. me istituito fin dal 1913 ed ora integrato, dall'obbligo a. cui furono assoggettati i detti sanitari di compilare, per ogni mese i bollettini prescritti dalla. sanità marittima.


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A queste prestazioni straordinarie dei servizi civili debbo aggiung ere q uella concernente l'ospedalizzazione degli indigeni, la quale nel 1915 raggiunse una non lieve cifra di ricoverati; e siccome n on sono ancor11. sorti ospedali civili, sebbene siansi fatti appositi pro getti, così in molti casi urgenti e g ravi e quando speciali condizioni di indigenza o mancanza di mezzi adeguati rendevano impossibile una cura a domicilio, furono ospedalizzati anche ammalati della popolazione civile italiana, comprese anche alcune donne. Ed ancora d ebbo far rilevare il concorso che l'ospedale di Bengasi prestò al servizio farmaceutico municipale destinandovi successivamente i farmacisti Gandolfo, Labruzzo e Plini, ai qua.li, ma al primo specialm ente che fu anzi l'organi,1zatore dell'attuale farma{)ia in piazza del Municipio, va. dato un giusto tributo di lode Dove però l'opera d el medico militare veramente rifulse fu nell'organizzazione e nel servizio degli ambulatori per indigeni nella quale opera molti ufficiali medici si distinsero e si distinguono tuttora cooperando alla cosi detta penetr azione pacifica nel più alto grado, facendo opera veramente civile non nel senso burocratico della parola, ma nel senso pratico e morale. Quando trasmisi a.I Governo della Cirenaica (ufficio politico-militare) la relazione sul funziona.mento degli ambulatori, S. E. il governatore Ameglio insieme a parole di vivo elogio per l'opera dei medici militari, la qual cosa. fu -certo di sommo g radimento e di · incoraggiamento a proseguire nel· l 'opera, scrisse queste testuali parole: < La relazione mette in evi-denza come l'opera del medico dia. Hempre risultati morali e pratici òltre que1li sanitari, e come l'interessamento per gli indigeni aroma· lat i concorra potentemente a.d affermare la nostra influenza fra queste popolazioni >. Queste parole rappresentano appunto il programma. che colla creazione degli ambulatori gli ufficiali medici, specie quelli dei presidi più avanzati, veri pionieri di civiltà espli·Cano di C\Ontinuo nell'interesse della politica coloniale a base di penetrazione pacifica. Ma bisogna intendersi su questo punto. Non si -deve credere che questi ambulatori rappresentino un qualche ·cosa di organico o di organizzato al punto da costituire dei veri reparti di visita, di assistenza, di cura. e più ancora. di ospedalizzazione. Troppo precari sono ancora certi presidi, troppo scarsi' sono ancora i mezzi ,d 'ogni genere, compresi quelli finanziari per arrivare a un tal punto di perfezione; nè sarebbe .il caso di pret endere troppo. La maggior parte dei medesimi sono stabiliti in località e còn mezzi .dirò così di fortuna., molte volte in piccole baracche od in tende, provveduti -del puro necessario per la comqne assistenza e per le cure ambulatorie


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degli ammalati, e sono diretti dall'unico ufficiale medico che presta servizio al presidio; essi rappresentano quindi un'appendice delJe infermerie di corpo, appendice però sufficiente ·ai bisogni che spesso nella. sua modesta semplicità compìe opera. delle più umanitarie e proficue. Ecco perchè nella relazione citata sostenni che ad eccezionedi quegl i am bulatcrì funzionan ti nei centri più popolosi, i quali hanno g ià un'organizzazione se non del t utto stabilita per lo meno già avviata e che rappresentano quasi l'embrione d i quelle organizzazioni più complete che potranno sorgere quando i bilanci ed nna costi tuzione di puro gover110 civile lo conse1itiranno, tutti g li altri non sono nè possono considerarsi che propaggini del servizio sanitario, militare, istituzioni sue proprie ohe nHlla possono avere di comune coi sen·izi esclu:;ivamente civili 1101 senso bur ocratico della parola quali sa.ranno istituiti in seguito, e che perciò dovranno essere rette, gestite, forn i te per ora dal l'amministrazione militare; fare altrimenti conduce a lungaggini burocratiche, a d iffico ltà amministrative, a difficoltà cli bilancio, a. que stioni d i competenza sempre d ispiace,oli e da eY itarsi. Gli ambulat,or1 per i ncJ igeui furono stabiliti su bito dopo avveuuta. l'occupazione militare. Il 21 ottobre 1911 infatti, dne g iorni dopo la o ccupazione di B engasi e sotto la <li pendenza dell'ospeda le da campo n. 1, d iretto dall'allora maggiore medico prof. Rantucci veniva istit u i to il primo ambulatorio, il quale trasferi tosi poi nella piazza dei ferrari. in un loca.le offerto dal muni:.:ipio P.d appartenente ai così detti beni cacnf costituì l'embrione dell'attnide ambulatorio « Reg ina E lena ", alla cui organizzazione ed al cui p1·ogresso molt_o contribui r ono l'allora maggiore med ico prof. Canna,si ed il maggiorè medico pro f. Besso. Ben presto sorsero altri ambu latort: quello dell a Berk~ presso Benga~i qnalr· appt"ud ice del ~oppresso ospedale da campo n . :\ q u e llo di Derna. quel li J i Apollonia, di Cireue, d i hlerg, di Tolmetta e t ·utti gli altri dei presidi minori. Al novembre J191::: gli ambulatori t r a grandi e piccoli erano 28 . Nell'anno 1916, quando io lasciai l a colonia, colla soppres ·ione di mol ti presidi a ndarono diminuendo p ur r estando però nel discreto nume'ro d i l B così divisi a seconda della loro i mportanza : l" categoria : Bengasi, D erna, Merg ; 2" cate goria : S idi Daud (Bengasi), Tolmeta, Apollonia, Cirene, Tobruk; 311. categoria: Benina, Er Regina, Tokra, Ghemines, Tilimnn, S olluk, ElGhegab, E l-Faidia, E l-Hania, Beda. Il n umero degli i ndigeni accorren ti agli ambulatori fu molto variabile dipendendo esso da parecchie ciscostanze ma specialmente dalle oscillazioni dell'elemento indigeno sottomesso sempre instabi le


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per a bitudine, per ne~essità e per progetto . Certamente nei centri più popolosi e a popolazione stabile il numero del1e visite giornaliere fu assai alto, prova ne sia. che a Bengasi, ad esempio, nell'ambulatorio e Regina Elena • si arrivò anche a 180 visite al giorno. Dovunque l'indigeno a ccorse fiducioso e pazientemente si sottopose .ad ogni cura e ad ogni atto operativo, con scrupolo osservò le pre· scrizioni terapeutiche e dimostrò anche la sua riconoscenza., specie quando qualche cum energica o qualche operazione gli ridonò una perduta funzione come nel caso di cateratta più volte operata nell'ambulatorio di Bengasi. Le visite ambulatoriali agl'indigeni oltre al.lo scopo loro politico banno anche grande importanza scientifica perchè sono l'unico ele• mento, se si eccettui qualche visita a domicilio che in verità. non manca quando se ne presenti l'occasione, per trarre le principali notizie sulla speciale nosografia. della colonia. Fu perciò che con circolare della direzione di sanità io prescrissi che venissero mensilmente inviati dati sta tistici e relazioni sanitarie ed indirizzi, anzi ai direttori degli ambulatori uno speciale questionario riferentesi alla esistenza o meno delle speciali malattie dei paesi caldi più proprie ad osservarsi in queste regioni. In tesi generale si può dire che le forme morl.,ose più comuni ad osservarsi nell'elemento indigeno furono le . affezioni oculari croniche, specialmente il tracoma con tutte le sue compli.-ianze e conseguenze, le affezioni sifilitiche acquisite ed ereditarie con forme spesso terziarie g ravi e assai ribelli a. cura, la. t ubercolosi, specialmente la chirurgica (tubercolosi ossea ed a.rticolare) e non infrequente la tubercolosi polmonare, la qua.le fu osservata parecchi~ volte anche nei beduini nomadi, contrariamente a quanto si ritiene generalmen te, qualche caso di vaioloide, le affezioni intestinali dissenteriche, il parassitismo in testinale assai va.rio (comuni elminti, anchilostomiasi), vari casi di schistomia.si, le mliasi cavita.rie o extra· cavitarie, le piaghe croniche, alcune dovute alla nota simbiosi . fuso· spirillare, il micetoma. di diverso genere, la lebbra. (piuttosto comune e st,udiata in modo particolare in un'ottima. mon,o grafìa del dott. Mei); furono pure osservati un caso di Ka.la-aza.r e qualche caso di febbre remittente. È assente la malaria., a.Imeno nelle località. da noi occupate. Accennerò infine fra i servizi di carattere civile ai lazza.retti per indigeni st&bilitisi durante l'epidemia. pestosa a. Tolmeta., a Merg, ad Apollonia, dei quali alcuni, come quello di Apollonia., banno assunto un'organizzazione stabile ed hanno corrisposto ottimamente a.i fini


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pr')filattici sebbene creati con mezzi certamente uon troppo larghi. È da augurarsi però che l'organizzazione profilattica abbia nel più ·b reve tempo possibili:¼ una più estesa e pratica attuazione.

6. -

Considerazioni e 1•roposte.

Da quanto sono andato esponendo spero risulti sufficientemente illustrata L'opera sanitaria., igienica, politica compiuta dal corpo sanitario militare nella. Cirenaica. Altre notizie potrei aggiungere, ma anche limitandomi a quelle riferite parmi fra ttanto siano perfettamente provate l'importanza e la necessità. quindi di una direzione dei servizi Sl\llita.ri militari e di una organizzazione dei servizi sanitari quali sono a.l presente stabilite. È vero che ragioni di bilan cio, ·e più ohe tutto le attuali speciali condizi? ni in cui trovasi la patria nostra nell'epica lotta che sta sostenendo, impongono sacrifici di persona.le e limitazione di mezzi, e mi risulta che dall'epoca in cui io lasciai la colonia e durante la quale m olte limitazioni fu rono fatte, altre e più forti ancora. ne seguirono. E bene sia. Non posso però esimermi dall'insistere affinchè le limitazioni non vadano tropp'oltre. Le difficoltà di comunicazione colle diverse zone e coi diversi presidi, la distanza fra loro, l'isolamento in cui per lungo tempo poterono trovarsi questi ultimi, la necessit4 di avere organi adat.ti per l'esecuzione delle misure sanitarie e per la difesa dai morbi epidemici rendono indispensabile una organizzazione che dal lato tecnico e disciplinare possa rispondere ad ogni esigenza. Quello che urge e che, a mio modo di vedere, deve essere ben tenuto in considerazione dagli ,o rgani di governo, è che, appena sar à possibile, si ripristini l'organizzazione primitiva in tutta la sua efficienza e si provveda. anche ad una. sistemazione dei servizi sanitari militari meno aJeatoria e più rispondente a.i reali bisogni, la qua.le ad ogni modo esca dall'equivoco, mi si permetta la parola, in cui si aggira, affrontando risolutamente il problema se convenga cioè fin d'ora attenersi in tutto o in parte all'organico e alle norme diretti ve stabilite dal Ministero delle colonie o soprassedere considerando il servizio metropolitano come in gran parte metropolitane sono le truppe della Cirenaica. Nel primo caso -Occorrerebbe fin d'ora giungere al concetto dell'amministrazione autonoma degli ospedali facenti ca.po a quello di Bengasi con grandi ·difficoltà tecnico-amministrati ve sapratutto inerenti allo scarso personale medico e d'amministrazione a disposizione, a lla scarsezza çli magazzini, alla deficienza dei mezzi di comunicazione marittimi e terrestri fra i diversi stabilimenti di cura, alla grande distanza fra


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loro, al!.:i presenti condizioni poli tico-militari in cui trovaai- il paese. ~ el secondo caso i1n-ece tratterebbesi di c ontinuare nell'attuale st.ato d i cose attendendo che col tempo, tranquilliz½atasi completamente la colonia, si venga •ad una sistemazione polit ico-am ministrativa · più rispondente a quella orgauizzazione civile che rla. tempo si attende. .Mi si. perdoni però se io parlo franco, solo mosso dal bene della CO· Ionia 11e1la quale ho vissuto per tre anni e alla quale mi affez ionai, e se mi permetto dire che vedo.ancora lontano il giorno in cui colla tranq uillità de l paese, col progresso civile ed economico bene a.vYia.tot col bilancio florido, sorgeranno ospedali c ivili, lazzaretti, dispen sari ed altre prnvv iòenze igienico-sanitarie del genere. _E cco perch è, stando così le cose e per ora ben s'intende, mi sento fautore di u n programma q ual'è q uello fin ora espletato ; ecco perchè ritengo non ancora possibi le muta.re l'assetto organico militare da. quello che è attual mente, tanto più che fl uo ad oggi mi sembra abbia corrisposto abbastanza beae al sno scopo e non abbia d ato l uogo ad inconven ienti di sorta. Fare .altrimen ti significa cadere in un sistema. organico ibrido, il quale può forse sussistere e bastare in altre colonie come in quella Eritrea e i n quella Somala, ma n on certo in quella Libica, la quale per la sna ubicazi one ha. int imi rapporti coll'Italia, e può o potr à esser sede d i avve11imenti di. primo ordine. specie nella crescente importanza poli tica c he stanno assumendo le cose d'Oriente. Che se si dovrà arrivil.re a. mutare lo stato di cose con una vera e propria organizzazione coloniale compl eta e rispondente a. determina.ti fini politici, si affronti addiri tt.nra il problem,i. si c0stituisca, come si è fatto per le alt.re uazi011 i, un , ero e proprio cor po sanitario colouiale coi suoi doveri, coi suoi diritti, 1:c, lle sue aspirazioni e si stabilisca. un'orga.· n izza.zione sanitaria completa con criteri però assai più larghi di quanto finora si è stabili to. A più r ipre~e, nelle diverse relazioni che ebbi l'onore d i trasm!lttere all e autori r,à superiori feui p roposte relative al l'igiene generale del sold,1to e comprende11ti l'alimentazione, il vestiario, l'abitazione. Sulle due prime n on è il caso che riu i mi fermi , essendo le medesimerivolte a problemi sani tari d'indole comune e giornalier a. D ove però cr edo opportuno insistere è sulla questiione dell'abita7.ione ·del soldato e dei divet·si luoghi di cura, questione che avendo un carattere di stabi lità por ta con sè un indi~cutibile vantaggio alla salute e all' igiene delle truppe. L'abitazione del soldato è ormai in gran parte assicurata in quasi tnt,ti i presidi della. colonia, ma qualche reparto ritengo abbia ancora ricovero sotto tenc.la e qua lche altro, pure fruendo di un rico,ero,


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è alloggiato in ambienti così mal ventilati, così mal riparati dalle vicissitudini atmosferiche, che una loro sistemazione si impone. E parlo specialmente di qu~i ricoveri detti boere che t rovansi in parecchi for t i e ne i qm,J°i l'ari!I. co1ifiua ta, i prodott i di esalazione e di escrezione nmaua, :l terreno g1,neralmente umido e inquinabi le c,);;tit uisc.:ollo tre elemt'nt i dei piit nocivi alla salute deli'uomo. I n verità 'J Uaudo la;;:citt i la colcmitt . mo lti ·1avori erano :st,t t.i fatti od ini:tiati; è da aug urars i che ,,nesto i m portante problema d i igiene militare venga al pi u presto risolt u. U n a ltro problema anche grave e non sempre risolvibil f" e q ut·llo deila raccolta e della remozione dei rifiuti organie: n egli l\(;cam pa menti. In molti di essi furono des tinate a tale scopo delle l'os:;e entro le quali si raccoglievano tutti i rifiuti che p oi veni,an o brueiat i, ma mo lte vol te era' ben diffi,c ile il trovare un l uogo a cconc io a lla bisog na ed evitare incomode e, noci ve esalazioni. Ed altra q uestione im portante fo quella riferentesi allo smaJtimen to e alla remozione delle m aterie fecali . Nelle cas.erme magg iori fo1:ono costruite le solite lat ri ne alla turca e qualche Yolta a uche latrine all' ing lese con sifone, m a I ·acqua scarseggi a dovu nq ne od anche m ,in ca. e non esiste affatto fogna tura, per modo che il sistema rimane si può dire iuut ilizzato. Il problema per ora e difficile a risolversi, ma è da sperarsi che coi progre:Ssi edili zi e colle future opere del genio civile anche questo inconveuiente verrà a cessare. Intanto si fa uso dei così det t i pozzi n eri assor bent i, il più delle v olte semplici, altre volte, quando ,i è un po' d'acqua, cr,struiti col sistema delle così dette fosse Mouras, sopportabili com e. prineipio ma in complesso non ris pondenti allo scopo per la mancanza dei relati vi adeguati apparecchi d i vuot ameuto per aspirazion e a si,;te ma inodoro. Stando così le cose raccomandai1 quando fu µo-,sibile e specialmente nei baraccamenti, l ' uso de lle tinet te m obili, e feei costruire forni incenera.tori raecomau<laudo in modo che anche iJ fun).o ed i gas che producevansi coll'incenerimento venissero a lla l or volta bruciati. A tale scopo e sotto )' impressione dall"otti mo appareceh io del dott. Bréchot , che vidi funzionare in diver.,t> r:-s p,1sizi vni ::l'igi~ue all'estero. proposi pe1· il presidio di Derna. un eeunomico inceneratore il cui dise~no, dietro le mie u orme, fo gentilmente eseguito dall 'allora capi tano del genio signor R icci. Circa agli stabilimenti sanitari delle diver"e zone, feci oggetto di :s peciali raccomandazioui n.1 Governo le proposte fattemi dai singoli direttori, e specialmente l'allestimento di nuo vi padiglioni in muratura per l'ospedale di Beng asi, onde sostituire man me.no le attuali baracche, che vanno deteriorandosi e che riuhiedono per la manuten49 -

Cìiur 11alt di m ediomn 111111111,·t -

F;;sc. X.


770

IL SERVIZIO 8AN1TARI0 M1LlTARE 1 ECC.

zione lavori e spese continue, la costruzione del nuovo ospedale di Derna, la qual cosa si impone per l 'importanza che va assumendo q uesta graziosa cittadina, la costruzione di un òspedale a Cirene, sia pure in limiti ristretti, ma anch'esso indispensabile, data l'ubicazione, ]a lontananza di altri centri ed anche l'importanza di questo pre· sidio. P er gli ospedali di Apollonia, Tobruk e Tolmeta, per l'infermeria di Merg ci si potrà accontentare per ora dell'aggiunta di q ualche piccolo fabbricato, di una buona sistemazione dei servizi, di una riparazione delle attuali baracche in modo meglio rispondente a lle esigenze igieniche. Circa le proposte relati ve agli ambulatori non ho che da ricordare quanto sopra dissi in propor:-ito raccomandando che dove sorgono in centri abitati ed a popolazione fissa, le autorità locali, come del resto sempre hanno fatto, dieno anche per l'avvenire il più largo aiuto morale e materiale alla provvida istituzione. In quanto ai lazza.retti debbo osservare che in. queste regioni così esposte alla importazione dei morbi es.otici, la loro istituzione costituisce un'imperiosa. necessità. In alcuni presidi il governo civile ha. già provveduto o sta provvedendo, e sebbene non spetti a me occuparmene, non posso tuttavia trattenermi, anche perchè feci parte di una commissione a ciò delegata, dal far voti perchè quello di Bengasi sia al più presto costruito come da progetto, che quello di Derna sia per lo meno migliorato ed ampliato. L'enumerazione delle proposte rifl ettenti il servizio sanitario della colonia non rappresenta certamente una cosa. di poca enLità, specie nei riguardi economici, ed io sono il primo a ricouosqere che, specie nei momenti attuali, molte o la gran parte di esse dovranno forzatamente rimanere allo st adio di desiderio. Per l'obbligo morale però che il lungo servizio di direttore dei servizi sanitari e la. pratica ac<]uistata in proposito mi impongono, sento il dovere, come già feci a suo tempo, di insistere ancora. sulle proposte fatte, persuaso che i miei successori nella direzione dei servizi sanitari della Cirenaica le approveranno e ne cureranno successivamente l'esecuzione.

* ** Ed ora t ermino non senza esprrmere un pensie'l"o ed nn voto, e cioè che al progresso sanitario della Cirenaica vada compagno il pro· gres~o igienico, progresso quest'ultimo che ha il suo fondamento nella conoscenza esatta dei suoi fattori climatici, dei suoi fattori etnici, del suo ambiente patologico, in un insieme cioè di da.ti scientifici al cui studio debbono in ogni momento attendere i medici militari, i


IL Sl!:RVIZIO SANITA RIO MlLITARE1 ECC,

771

quali in questi momenti e forse per lungo tempo ancora hanno pel m aggi0r contatto coll'ambiente e coll'elemento indigeno maggiore facilità di osservazione. Ma per far ciò occorrono luoghi di cura non solo adatti per ricovero degli ammalati, ma provveduti ·di tutti i mezzi più adeguati e recenti d'indagine scientifica. E cco perchè mi augurerei che pacificatosi completamente il paese, avviatasi la colonia ad un normale stato di benessere · e di prosperità economica, sorgessero ospedali, dispensari, la zzare~ti, istituti scientifici, fra i quali anche un istituto per preparazione di vaccini e sieri, analogamente a quanto è stato fatto nelle vicine colonie nord-africane. Ma le cose sono a buon punto. L'inizio per quanto laborioso e soggetto ad alterne vicende, fn ottimo. Le cure continue degli uomini di governo e specialmente di S. E. il gener ale Ameglio, sempre il primo ad interessarsi a nche nei suoi piccoli dettagli di tutto ciò che serve a.I progresso materiale e morale della colonia, hanno già recato inestimabili vantaggi. Faccio voti sinceri che sulla via tracciata. continui e si estenda sempre più l'opera feconda del progresso in tutte le sue più alte e vitali estrinsecazioni. Zona di guerra, agosto 1916.


772

CASUISTICA CLINICA OSPEDALE YILITARE DI RlSERVA I H OT EL Lu:u I DI VENEZI A

'

Dlrettnre colonnello m edico DONATO DE YITA.

OSSERYAZIOKI CLI~IGRE SU OTTA~ TADOE C•.\i- r DI INTOSSICAZIO~E DA GAS A:-SFl:-SJANTT I~ Gl' J::RHA, per il p rof. G <•nnnro G a llo, capitano meòico, libero docente di medicina infantile alla R. univers it à di Xapoli.

Il nos tro et..i·no nemico, l'Austrinco, forzando a criminosi fini la scienza benefica, il 2(.1 giugno 191li (come si legge uel n o/lettino di Cadorna), ul ·ca rso, nella zo11a di monte R. Michele e · Martino, spi11se 5\1 le nostre linee clense nubi d i gas asfis.~ia11ti, che produssero, in molti dei nostri valorosi soldati, notevoli fenomeni mo rbosi, il cui :;;tudio può intere.;;~are iu ispedal modo il medico militare. Jl l " lug lio u !<,, ott,tntadue di que~ti militari colpiti dai gas furono ricovera t i ali'« H òtel Luna »; e l'egregio d irettore colonnello medico De \'it:a a ilidò a me, ca po-reparto di medicina, l'mca rico di studiarli, da l punto di vista clinico e tet·apeuLico : incarico accettato d i buon grado, e di cui,.con animo riconoscen te, g li 1·e ndo infinite a zioni di grazie.

••• A sentire l'unanime r ac..:ouco. fatto con vii.i .:olori dagli ammalati in pa1·ola, bisogna r itenere che g li e ll'etti di questa nno,·a n rma d i com bnt t iment,o iurono add irittu ra d isastrosi, come. del resto, a,-evano pure sperimentato gli eserciti francese e ing lese, q•rnmlo i tedesch.i per la prima vol t a ri corser o All'uso dei g as irrespirabili. Di fatto, tu tti rifer irono che que~ti g:Ls. sia R.!l'aria aperta, che n el le trincee, nei cammi nament.i e nelle gallerie, provocavano i 111me<liatamente molteplici disturbi e indicibili molestie, su le mucose degli occh i, d el naso, delln gol1L e dei bronchi ; e, :;nbito dopo, anche oou l'uso della maschera, un senso d i soffocazione, c he « toglieva addiritt ura il respiro ». Di modo che essi, in preda a sba, lordi mento e a sofferenze iuenarr21bili 1 c~,n ambasr.ia respiratoria, spesso senza poter e neanche parlare, furnn,, costretti a fnggi 1e, da soli o con l'aiuto dei compagni, perchè, non di r ado, erano pure a ssaliti da depress ione gene·rale delle forze o d e. es trema deholezi.a nelle gambe, per cui, presi nel vor tice dell'atmosie ra av velenata, cadevano al ~uolo, per rialzars i, dopo un po' di riposo o un aiuto qua lsiasi, o n on r inlzars i m1,i più. E ognun d'essi ha visto, intorno a sè, vari compag ni, con il v iso sconvol to, correre all'impazzata. e ser\'irsi di t utto ciò che poteva attenuare i cat tid effetti dell'1lmbiente inq uinato, come il chiudersi la bocc~ e il naso, con fazzoletto ba, g n1tto nell'acqua o nel caffè.


CASCl:';TICA CLI~ICA

773

E ogn un d'essi ha visto pure cadere quasi asfittico, tramortito, qualche suo .compagno, o è inciampato in qualche cada vere. dal volto bluastro, con dens& spuma bianca fuori della bocca e delle narici. Qualcuno, poi, scampato; per fortuna. dalle prime trincee, ha affermato insistentemente c he i casi di trnmorti mento e di morte furono numerosi nei camm inamenti e in fondo alle tri ncee, in cui i g as, progredendo lentamente, si a ccumul&vano in dense nubi. E non solo gli uomini erano soffocati da tali gas, mn furono visti pure alcuni muli, co là reca.tisi per il tras porto del caffè ai combattenti, moriro, tutti gonfi -e spas imanti, con la stessa spuma dalla bocca e da lle narici. Molti dei nostri u::imini, intanto, fuggendo, accendevano d ei fuochi, con paglia, le ttere. giorna1i, libri, oggetti di vestiario, e poi vi si getta van su, carponi, con la faccia q uas i a contatto d elle fiamme ; e, solo cosi, potevano respirare un po' meglio. Si cho, ovunque, si vedevano questi fuochi accesi, con 4 o 6 soldati intorno, tutti intenti a respirarvi su, percbò quelle vampate di fiamme rappresen'ta,!lno la salvezza del momento. Cosi, a dolorose tappe, sostenendos i a vicenda, poterono &Jrivare ai primi posti di medicazione, dove vennero loro praticate le prime cure richieste (inalazion i di nmmon iaca e di ossigeno, iniezioni di etere, frizioni alcooliche, ecc.), e donde furono inviati ngli os pedali d!l campo e a quelli di riaerva, tra cui l'«Hòtel Luna •, che, come si è a ccennnto, ne accolse ottantadue. Ora, io, nell'accinge rmi a q uesto qualsiasi lavoro, dirò subito che, all'infuori d i qualche deduzione personnle, esso ha il solo scopo di r ichiamare l'attenzione degli ufficiali m edici italiani su ques ta nuova clinica di accidenti morbosi, nella cui produzione gli austro-tedeschi si sono mostr nti detestabili iniziatori e maestri. Dalla enumerazione ed espos izione dei casi osservati e curati, insieme con i colleghi .d'ospedale Boer, Sa cca rdo e Purisiol, risulteranno chiaremente la sintoma• tolog ia, le co m plicanze e le successioni morbose, gli effetti c urativi e l'esito della sudJetta lesione. È superfluo di re che elencherò, in quadri sinottici, i cas i, r,er dir cosi, più comuni e meno intereSfanti, mentre esporrò più estesamente i casi degni di nota, per le loro ma.u ifestazioni patologiche, si acute che tardive. Gli ottantadue casi in pa rola possono, Tigv.ardo al 1nmto di vista clinico, che, finora, è il meglio conosciuto, razionalmente dividersi in tre categorie: 1• Casi leggeri, con fenomeni a cuti immediati; 2• Casi leggeri o gravi, complicati da manifestazioni morbose di altri or• gani e tessuti, continui e contigui o meno, della umana economia; s• Casi gravi, con solenni successioni patologiche tardive, in parti profonde dell'apparecchio respiratorio, e in altri organi del nostro corpo. E di queste tre categorie studierò, in succinto, tutti i Cllratteri l)articolari a ciascuna di esse, traendone le eventuali illazioni clinico-terapeutiche

I. I n questa prima categoria, come si rileva dai quadri sin·o ttioi più giri esposti, sono compresi tutti quegli infermi, che presentavano i sintomi immediati, provocati dall'azione irritativa o deleteria dei gas sulle mucose delle prime vie aeree. -con fenomeni g,enttrali transitori, senza alcuna complicanza. o successione morbosa.


774

l'ASUl;;'flCA CLINICA

Infatti, all'attento esame fisico, in genernle si notava: viso alquanto congesto, tosse più o meno violenta, stir:zosa., incessante, bruciore e dolore e.Ila gola, a livello del cavo naso-faringeo, della laringe e della trachea, dispnea, cianosi delle labbra, dei lobuli delle orecchie o del letto delle 11nghie, cefalea, capogiri, dolori al torace e all'addome e in tutte le regioni del corpo, lingua. impaniata, nddome tumido, meteorico, nausea, anoressia e stitichezza, rarissimamente dian-ea e vomito, espettorato scarso, mucoso, con strie sanguigne, q ualche voltn molto tardiTe, qualche sibilo, ronco o rantolo dei grossi bronchi, rare emottisi o epistassi, sudori più o meno a ccentuati, polso piuttosto piccolo, a. volte frequente, a volte bradicardico, apiressia, debolezza negli arti inferiori, prostrazione generale e l ieve obnubilazione della coscienza. I pazienti suaccennati, come, del resto, q uasi tu tti gli a.Itri, presenta vano uno stato di shock lievissimo e respii:n vano con grande sforzo, appunto perchè avver• tivano, e. loro dire, oppressione al petto, con difficoltà all'espansione della cassa tora.cica. La maggior parte di easi riferiva di a vere anosmia. completa, tanto da non avver tire affatto l'odore delle vivande, le più piccanti e le meglio condite; anzi pareva. loro di avvertire ancora. l'odore insopportabile dei gas inspirati. E ciò, nonostante la perfetta assenza di quals iasi lesione o alterazione locale, come risultò dall'accurato esame rinojatrico, praticato dal prof. Putelli, pochi giorni dopo l'accidente. Ma, quello che è importante a notars i, tutti i sintomi riferiti, qual più, qual meno, durarono molti giorni ; e, spesso, ritorna.vano in atto, anche quando l'ammalato pareva completamente guarito, o non li avvertiva più da qualche tempo. Questo quadro fenomenico, piuttosto imponente, richiedeva cure pronte ed energiche; per conseguenza, si somministrarono i rimedi più opportuni richiesti

da ogni singolo ca.so. 'l'utti indistintamente, anche perché moltissimi fra loro non sentivano affatto bisogno di alimentarsi, furono per le prime 2!-36 ore tenuti a dieta idrica (con aggiunta di caffè o marsala), seguita da dieta lattea, che dette sempre buoni risultati. P oi, successivamente, si aggiunse qualche brodo speciale, una o due minestrine, qualche tuorlo di uovo, un po' di pollo, fino ai "/, o alla razione intera. A tutti fu somministrato un purgante (acqua amara), qualche volta ripetuto; e, secondo l'importanza della sintomatologia in atto, si usarono rimedi locali o generali, continuamente o a intervalli, come richiedevano le loro peculiari con• dizioni: frizioni sul torace e sugli arti, pennellature di tintura di jodio su le regioni dolenti, pozioni con benzoato e bicarbonato di sodio, polver~ del Dower e oppio polvera.to, inalazioni di ammoniaca e di ossigeno, iniezioni di etere e di olio canforato. Di più, a tutti, specie in primo tempo, quasi continuamente, durante le intere giornate, furono prat:cate ina lazioni a caldo di timolo e di eucaliptolo : 5, 16 e 20 grammi per volta in 100, 200 c. c. d'acqua in ebullizione. Come si è accennato, si praticarono, su larga scala, le inalazioni di ammoniaca, iniziate nei primi posti di medicazione; ma ease, oltre a non essere bene accette, non dettero affatto i buoni risultati terapeutici delle inalazioni di ossigeno. Insistendo con tali rimedi curativi, quasi tutti questi casi leggeri poterono. essere dichiarati guariti dopo i 16-26 giorni. I dati seguenti confermano le mie esposte asserzioni:


T!:MPBBAT.

DATA SINTOMATOLOGIA

Polso Reapiraz.

Tosae. dispnee., lingua impaniata, ventre meteorico, stitichezza, dolori toracici e addominali. Cute e mucose pallide.

Apiressia P. 86. R. 23.

1°- luglio

Cefalea. Intensa dispnea. Tosse incessante. Dolori alle reg. anter. toraoiche.

Apir. P. 75. R. 30.

Idem.

Guarito il 17-7

1° luglio

Tosse, lieve d!spnea. arroesamento alle fauci o alle tonsille. IBC&l'IIO eapettorato muc0110, Mucose visib, pallide.

Apir. P. 78. R. 28.

Idem. Clorato pot.. Oppio polv.

Guarito il 19-7

Lieve tosse e dispnea, Stitichezza. Dolori toracici,

Apir. P. 80. R. 19.

Dieta idrica e lattea. Purgante, Inalazioni, eco.

COGNOME E NOME d'entrata

C. Carmine.

P, Giuseppe

M. Salvatore .

D. Giuseppe •

L. Giuseppe

1° luglio

.

. . . .

1° luglio

1° luglio

..

1° luglio

M. Domenico,

1° luglio

M. Uliae

TERAPIA

ESITO

Dieta idrica per 24 ore. Die-

Guarito il 18-7

te. lattea fino al 5 luglio. Pur-

go.nte. Inalaz. ammoniaca, timolo, eucaliptolo. Frizioni e pennellazione di tintura di jodio.

Guarito il 15-7

Idem.

Idem.

Guarito il 17-7

Dispnea lieve, Cefalea.. Toase. Stitiohezza. Muoose visibili pallide.

Apir. P. 75. R. 16.

Idem,

Guarito

I d. Arrossamento delle fauci, Obnubilamento della coscienza,

Apir. P. 65, R. 20,

Idem.

il 15-7

Idem. Iniezioni di olio canforato,

Guarito il 20-7

~

z ....

o >


DATA COGNOME E, NOME

SINTOMATOLOGI A d'entrata

.,

T!!:ao>BRA.T. Polllo Raspira1:.

I

TERA~ IA

ESITO

1° luglio

Poca tosse. Scar so espettorato. Lieve dispnea. Lingua impaniata. Qualche sputo sanguigno il 13-7.

Apiressia P. 60. R."22.

Idem. Marsala. Acetato piombo. Oppio polv. ana centigr. 6 in 6 c., 3 al giorno.

Guarito il 20-7

L. Giuaeppe..

1° luglio

Idem, Condiz. generali depresse.

Apir. P.50. R. 19.

Idem. I niez. olio ca.nforato.

Guarito il 20-7

D. P rimo.

1° luglio

Poca tosse. Scarso espettorato. Dolori in tutte lo regioni del corpo, specie agli arti infer. Lingua impaniata.

Apir. P. 60. R. 20.

Id!lm. Frizioni e pennellature di tintura d i jodio.

Guarito il 22-7

Idem. Inalaz. ossigeno. Iniez. olio canforato.

Guarito il 18-7

P. Lorenzo.

P. Giorgio.

1° luglio

I dem. Spossatezza gener. Anoressia. Apir. Anosmia. Cianosi dei lobuli delle P. 6 1. R. 22. orecchie.

P. Luigi.

1° luglio

Idem. Dopo quattro giorni, diarrea. Cute e mucose pallide.

Apir. P.64. R. 20.

Idem. Salolo, ~ gr. pro d.ie.

Guarito il 22-7

C. Michele .

1° luglio

Dispnea. Tosse. Ronzio nelle oreochie.

Apir. P. 86. R. 24.

Idem.

Guarito il 15-7

M. Luigi.

1° luglio

Tosso eeooa, stizzosa. Lievi aoceesi

Apir. P . 80. R . 26.

Idem. iniez, olio canforato.

Guarito il 18-7

di asma. Oppressione alle reg. tora-

ciohe super..

.. I


TEIO'EBAT.

DATA COGNOME E NOME

SINTOMATOLOGIA

Polso Respiraz.

TERAPIA

Apiressia P. 60, R . 28.

Idem. Ace tato piomLo, oppio polv. ana centigr. O in 6 c., ;J al gio rno,

Ouo.rito il 30-7

Apir.

Idem. Pennellature cli t intura di jodio.

Guarit o il 18-7

d'entrata

E. Donato .

1° luglio

T osse abbondante. Espettorato sanguigno, ohe cessò dopo 5-6 giorni, per ricomparire il 26-7. Cute e mucose pallide.

C. Antonio.

1° luglio

T osse stizzosa. D olori e oppressione al torace. Faringe, tonsille teggorrnente arrossa te. Cute o mucose pallide.

P. SO. R. 20 .

I

EST'l'O

S. Pasquale.

1° luglio

Idem. Spossatezza gener. Capogiri. Qualche sputo sanguigno. Cute e mucose v isibili pallide.

Apir. P . 72. R 18.

I rlem. Iniez. olio cnnforo.to.

Guarit o il 22-7

T. F rancesco .

1° luglio

Dis pnea intensa. Tosae stiz~osa . Dolori addominali. Ve ntre stitico. Lingua impaniata.

Apir. P. 74. R. 18.

Idem. Olio cli .ricini, cataplas m i di !inseme su l'ndclo mo.

Guarito il 18-7

M. Ottavio

1° luglio

· Tosso. Lie ve dis pnea. Dolori muscolari. Qualche ronco e q uatcho sibilo. Il 24-7, espettorato leggerm. sanguigno con esame toracico negativo. Cute e mucose pallide.

Apir. P. 86. R. l!l.

ldew. Oppio e ncetato di piombo (per una gio rnata).

Q ua.rito il 211-7

S. Oinseppe. .

1° luglio

Tosse, lievissima dispnea, dolori toracici, capogiri, qualche rant olo, leggera sposso.tozzo. genero.le.

Apir. P . 85. R. 18.

Idem. Iniez. olio ca.nf. P t"nnelluture jodio e g uajacolo nlle spalle.

Guarito il 20-7


COGNOME E NOME

I I

I DATA I

TBHPER&T,

SI NTOl\IATOLOGIA

Polso Respira.z.

TERAPIA

ESITO

Apiressia. P. 84. R. 20.

d'entrata i

O, Giuaeppe

1° luglio

Idem. Anoreesia, Anosmia, Cute e mucose visibile pallide.

Id. Inier.. olio canf. Pennella.turejodioegua.jacoloa.lle spalle.

Guarito il 21-7

R. Bernardo .

1° luglio

Tosse, cianosi delle labbra, abbon- Temper. 37.3. Idem. Tiooolo 1 gr. pro die. dante espettorato mucoso, Dispnea P. 70. R . 19. Purgante. sere.le, stitichezza, seguite. da diarrea, Spossatezze., genere.le.

Guarito il 25-7

R. Felioo

1° luglio

Cianosi del letto delle unghie. Tosse, Temper. 37.8. Idem. Purganti. Salolo (2 gr. dispnea, lingua impaniata, pa.stoaa. P. 88. R. 20. p. die). Ventre tumido, meteorico.

Guarito il 26-7

l'IL Giuseppe .

1° luglio

Tosse, dolori toracici e agli arti. Lingua impaniata. Cute e mucose pallide.

Apiressia. P . 85. R. 18.

Guarito il 20-7

O. Gioacchino

1° luglio

Idem. Anosmia. Anoressia. Cute e mucose visibili pallide.

Idem.

D. R. Ruggero .

1° luglio

Tosse scarsa, lieve dispnea, cefalea, spossatezza. generale, qualche ronco e rantolo, dolori agli a rti inferiori. Cute e mucose vieib. pallide.

Apir, P. 80. R. 20.

Idem. Pozione con benzoato sod. Massaggio.

Guarito il 20-7

1° luglio

Dispnea, tosse, espettorato lievem. sanguigno, ronohi e rantoli dei grossi bronchi. Ventre stitico. Cute e mucose visibili pallide. Cianosi delle !abbra e lobuli orecchie.

Apir. P. 85. R. 26.

Idem. Purgante. Oppio e aoet. p iombo per 3 giorni,

Guarito il 24-7

L . B. Michele.

.

Inalazioni timolo e e.mmoniaca. Frizioni con alcool canforato. Idem .

Guarito il 21-7


Tmtl'IIB.AT.

DATA COGNOME E NOME

SINTOMATOLOGIA d'entrata

L. Leonardo •

Polso Reapiraz.

TERAPIA

I ESITO I

1° luglio

Lievissima dispnea, poca tosse, dolori muscolari. Mucose alquanto pallide.

Apiressia. P. 78. R, 18.

G. Giovanni

1° luglio

Volto leggerm. congesto, cianosi labbra, tosse, dispnea, intensi dolori n elle regioni ipocondriache, forti contrazioni dei muecoili addominali, etitichezza. Espettorato leggerm. sangnigno il 9-7.

Apir. P. 79. R. 19.

Idem. Inalaz. ossigeno. Entoroclia.i con glicerina e infuso di senna. Purgante. Cataplasmi di !inseme su l'addome.

Guarìto il 26-7

G. G. Batt.iata .

1° luglio

Cefalea, dispnea, rari conati di

Apir. P . 78. R. 18.

Inalazioni. Purgante. Iniez. ai etero.

Guarito ìl 18-7

-

to888, mucose pallide. Lingua impa-

Idem. F rizioni.

Guari to il 17-7

niata, anoressia, stitichezza.

S. Oronzo •

1° luglio

Cianosi delle lab bra. Tosse, lieve dispnea., cefalea. Cute e mucose pallide. Leggera spossatezza generale.

Apir. P. 76. R. 18.

Idem. Iniezioni di olio canforato.

Guarito il 18-7

L. Matteo

1° luglio

Dispnea notevole. Cute e mucose pallide.

Apir. P . 66. R. 36.

Idern. lnalaz. di ossigeno.

Guarito il 17-7

1° luglio

Cianosi delle labbra. Lieve dispnea, rantoli dei grossi bronchi, tosse. Ventre tumido, meteorioo.

Apir. P, 80. R. 36.

Idem. Pozione con benzoato sod. Purgante.

Guarito il 18-7

C. Felice .

. .


I DATA

I I

COGNOME E NOME

SINTOMATOLOGIA

d'entrato 1

I .

C. Salvatore

TEMPEB.AT. Pnlso Respira.z.

TERAPIA

ESITO

10 luglio

Tosse , cefalea., dolori muscolari, specie al torace, lieve spossatezza generalo. Pallore delle mucose visibili. Lingua impaniata, stitichezza.

Apiressia. P. 86. R. 18.

Idem. Iniez. olio canforato.

Guarito il 19-7

1° loglio

Tosse rara. Qualche raro rantolo e sibilo. Dolori agli arti inferiori. Palloro mucose visibili.

Apir. P. 80. R. 18.

Idem.

Guarito il 22-7

1° luglio

Notevole difficoltà nel respiro, bruciore alla gola, cefalea, dolori toracici, faringe arrossata, rari rantoli a. grosse bolle, escreato denso, giallognolo.

Temper. 37. P. 96. R. 40.

Idem. Inalazione di ossigeno, pozione alcalina.

Guarito il 15-7

G. M.a.rco_.

1° luglio

Idem. Iniezioni di olio canIdem. Condizioni generali piùttosto Temper. 37,6. gravi. Cianosi alle labbra, orecchie e P. 75. R. 34. forato per i primi 4 giorni. letto unghie.

Guarito ìl 26-7

B. Francesco.

JO luglio

Cefe.loa, dolori e.gli ipooondrii, re.ntoli a grosse bolle. Cute e mucose pallide.

S. Mansueto .

.

Apir.

Tiocolo. I nale.z. timolo.

Guarito il 18-7

Idem .

G uarito il 17,-7

P. 85. R. 18.

- - - - -- B. Domenico .

10 luglio

Idem.

Apir.

P. 85. R. 18.

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(IJ

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' P. Audino

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TEMPERAT.

DATA

TERAPIA

ESI TO

Ide m. Inalazione di ossigeno.

Guarito il 10-7

Idem. Rantoli numeros i a grosse Teruper. 36.7. Usò la maschera, quando fu bolle, espettorazione schiumosa, san- P. 76, R. 28. colpito. g uigna, che durò tre giorni. Id. Oppio e acetato piombo.

Guarito il 15-7

SINTOMATOLOGIA

COGNOME E NOME

Polso Respiraz.

d'entrata

L. Luigi.

--V. Giovanni

Di~pnen. volto congcsto, cianosi Temper. 36.7. allo orecchie, cefalea, qualche ran- P. 77. R , 28. toto a grosse bo! le.

I 0 lngliv

- -- ---1° luglio

--- - D. Ruggero.

1° luglio

Tosse, dis pnea , cofalea, dolori a g l'ipocondrii. stitichezza.

M. Domenico.

1° luglio

B. Damaso.

1° luglio

Idem. Ugola e tonsiJle arrossate. R ouchi e sibili a.ll'em itorn,co d estro.

p ·Nicola

1° luglio

Dis pne n, tosse, cefalea . Condizioni Tempor. 30.2. Ide m. Inalazione di ossigeno gene rali J)iiìt,tosto g ravi. Cianosi delle P . 90. R. 26. Iniez. olio canforato. labura e dol lotto delle un ghie.

M. Giacomo

10 luglio_

Idem.

---

--

-

- --

Idem. Rantoli a grosse bolle.

-1° luglio

-----

Guarito il 16-7

Temper 3U.5. P . 80. R. 18.

Idem.

Guarito il 16-7

Idem.

Id.cm.

Guarito il 18-7

-

-

Tempe1·. 37.5. P . 90, piccolo R. 2 0.

T osse, dis pnea. Espettorato abbon- Tempor. 37.5. dan-to, schiumoso. sauguigno, che du- P . 85. R. 26.

rò Bore.

Inalazioni t imolo, eucaliptolo: Purgante.

-

---

L. Emilio

T em por. 3G. P . 76. R.. IO.

Guarito il 20 -7

Idem. Inalaz. ossigeno.

Guarito il 18-7

Usò subito la. maschera. Oppio e 11oet, piombo.

Guarito il 18-7


DA'l'A COGNOMB ltl NO~IB

S1NT0i\L'\T0LOGJ A

d'entrata

~T.I Polso · Respiraz.

S. Luigi .

1° luglio

Dispnea, cefalea, a.r rossamento dell'ugola e delle tonsille. Tosse con scarso espettorato vischioso, gialloverdognolo.

Apiressia P. 81. R. 24.

I. Salvatore .

1° luglio

Tosse, dispnea, lieve iniezione congiuntivale a destra.

Apir. P. 67. R. 20.

P. Anton.io.

1° luglio

Al. Giovanni .

1° luglio

B. Franco

1° luglio

M:. Gennaro

1° luglio

Idem.

I dem.

TERAPIA

ESITO

Usò la maschera. Inalazione timolo e ammoniaca.

Guarito il 15-7

I

Usò la maschera. Idem. lne.lazion.i ammon.iaca e timolo.

Guarito il 18-7 Guarito i l 15-7

Apir. P. 85. R. 18.

Idem.

Guarito il 23-7

Dispnea, tosse, stordimento.

Apir. P. sa. R. 10.

Idem. lniez. di olio canforato.

Guarit.o il 15-7

Tosse, espettorato ecareo. Rantoli

Apir. P. 85. R. 19.

I dem. Pozione alcalfaa.

Guarito il 18-7

Apir. P. 86. R. 20.

I dem.

Guarito il 17-7

Idem. Dolore a ll'oreocbio deet.ro, ohe durò 7-8 ore, ma l'esame relativo, praticato dal p rof. Putelli, dette esito negativo.

a grosse bolle nelle reg. poster. del-

l'emitorace sin., che durarono fino al 12-7.

M. S&lvat.ore .

1° luglio

Tosse, lievissima dispnea.


. Tlllan.AT,

DATA COGNOME E NOME

SINTOMATOLOGIA d'entrata.

Polso R espiraz.

TERAPIA

ESITO

I dem. Pozione alcalina.

Guarito il 16-7

l\I. Ettore

1° luglio

c. Francescco

1° luglio

I dem.

Apiressia P. 86. R. 19.

Idem.

Guarito il 16-7

L. Francesco.

1° lug lio

Idem. Lieve depressione generale.

I dem.

Idem. Iniez. olio canforato.

Gua rito il l&-7

8. Silvio.

1° luglio

Idem.

I dem.

Idem.

Guarito il 16·7

Tosse, dispnea, rantoli a grosse bolle, Temper. 37.2. lingua impaniata., ventre meteorico, P. 86. R. 21. cute e mucose visibili pallide.

---B. Domenico .

1° luglio

Tosse, dispnea, dolor i muscolari. Mucose visibili pallide.

G. Pietro. .

1° luglio

C. Vitantonio

1° luglio

Tosse, cefalea., che si è ripetute. il Temper. 37.2. 10-7. Lingua impaniata., stitichezza. F . 67. R. 18.

P. Giovanni

1° luglio

T osse, espettorato mucoso scarso. Ternper. 38.8. Idem. Inalazione di ossigeno. Arrossamento d ella retrobocca e del39.2. Gargarismi clorato pot. e al" le tonsille. Cianosi delle labbra e P. 89. R. 24. lume. lobuli delle orecchie,

-

Tosse rara, lieve dispnea, rarissimo espettorato. l\fncose pallido.

ApÌI'. P. 85. R. 21.

Inalazioni di timolo e eucaliptolo.

Guarito il 18-7

Apir. P . 86. R. 19.

Idem. Pozione alcnlinn (benzoe.to sodico).

Guarito il 15· 7

Idem. Purganti ripetuti.

Guarito il 18-7 Guarito il 15-7

.._, 00 o.,


T t:MPE!l~T-

DATA

SI ~TO'.llATOLOGI A

Polso R espiraz.

TEJlAPIA

E!SlTO

'l'o~M.e, r.~ p<-1,torn Lo tiC fi t"130 , rnntoli n g ro,i8u bolle. C11 1,o o nrnCoijO pnllid,,.

Apircl,;S Ìn P. 85. lt. 11'!.

[don,. l nalti:,ioui. di os1,1ii,:f'no.

<:11nriLo il 15-7

1° luglio

Epi,;tn.-;tii, cofoloa, rouolii e ra ntoli. Tosse.

A1•ir. P . 69. R. 10.

Ide m. Piccoli 'l.,.ffi con ootune a l percloruro di ferro nolle narici.

C:11a1·iLo il 15-7

E. /\nLonio.

1° luglio

'l'os~w, dis puon, <lo lori muijcolori voganti. Cute o IJIUCOS O pallide.

A.pii'. l' . 70. R. Hl.

[dom. Frizioni canforato.

(~111uiLo il lfi-7

P. Francesco .

1° luglio

Tol!sC e rantoli a g rosse bolle in tutte le regioni post. d ol torace. Lingua impaniata. Dopo 8 giorni, disturbi gnstl'ici (gastralgia, peeo, tensione, digestione le nto. e stentato), che, ali'esa me fisico, non danno a lcun sintomo obiettivo, e durano tre giorni.

Apir. P . 60. R. IO.

Idom. Pur gaute. Magnesia usta ed estratto secco di bolladonna (una cartina dopo ogni dose di latte).

Cuurit-0 il 18-7

s. Leonardo

10 luglio

Lievissima dispnea e tosse. Ventre meteorico Mucose pallide.

Apir. P. 75. R. 18.

Inalaziono ammoniaca e timolo.

Guarito il 15-7

T. F rancesco .

10 l"glio \

Ling"• ho,.niot., atitioh,.,~ Dopo 5 giorni, dist urbi di stomaco: dolori, crampi, diges t ioni labo riose, che ùuro.no o tto giorni. Obnubilam. dello. coscienza.

Apir. P. 80. R. 20.

Idem. Digestivi o carminativi con ripetuti purgant i.

Guarito il 18 -7

COGNO'.IIE E NOME d'entrata

F. Giovanui

l" 111.;lio

I

----- -- - - - D. F . Luig i

------

-

-

0011

alcool

- ---

-

-

-

.

I


TlbfPBJU.T,

DATA COGNOME E NOME

SI N'l'OMATOLOGIA

Polso Respiraz.

TERAPI A

E SITO

1° lug lio

Tosse, Lingua impaniata, ventre meteorico. Shok lievissimo.

Apiressia P. 78. R.23,

Idam. D igest,ivi e car111inativi oon ripetu ti purganti.

Guarito il 20-7

1° luglio

T -,sse, espettorato mucoso. giàl[a- Temper. 38.5. Idem. P11rgo.nt1 (olio ùi ricistro. Dolori agli ipooond.rii. Alvo » 38.2. ni c o.cqu1.1 amara). chiuso. con febbre, che declinò dopo P . 80. R. 26. l'esito ventrale. Obnubilamento della. coscienza.

G uarito ;il 18-7

1° luglio

Idern. Dolori a lla. regione ipogastrioa. Lievis. stordimento.

d 'entrata

D. D. Francesco

--

----

P. Carmelo.

--

-

---

N. Franco.

Apir. P . 85. R. 24.

Idem,

Guarito il 10-7

--R. Eugenio

1° luglio

Idem.

Apir. P . 70. R. 20.

I dem.

Guarito il 15-7

z.. Giuseppe

1° luglio

Idem.

Idem.

Idem.

G uarito il 15-7

.l\pir. P. 69. R. 20.

Idem. Inalazione di ossigeno.

Guarito il 16-7

Apir. P. 65. R. 25.

I dem.

G uarito il 18-7

Api1·,

Idem.

Guarito il 2 1-7

--Idem. Rantoli a grosse bolle- nelle regioni toraciche super. Obnubila.men to della coscienza.

B. A.ugelo

1° lug lio

D. L. Primo.

1° luglio

Idem,

1° luglio

I dem, Mucose e cuto pallide.

::,. Giovanni

,,

.

--

---- --

P. 64. B. 20,


-

COO NO)lE E :,.;o~m

Tiu1PEHAT.

DATA Rl ~TOMATO LOGTA

Polso Respirnz.

TERAP (A

F.RTTO

Tosse, d is pnea. rantoli a grosse bolle. Mucose pallide. Astonio.

Temper. 36. P . 95. R. 30.

Idom. Ioiozioni di olio canforato. Jnalaz. ossigeno.

Guar ito il 2ll-7

d'entrata

Al Matteo.

1° luglio

T . Lnigj.

1° luglio

F. F rancesco.

1° luglìo

Idem. Ron ohi e rantoli a grosse Temper. 36.5. Usò subit o In maschera. bolle in tutto l'ambito rcspirntori o, P. 80. R. 19. Pozione a lcalina. Innlnzione osStordimento. Capogiri. sigeno. Iniez. olio canforato.

B. Giuseppe

1° luglio

Depression e generale. Mucose pal- Temper. 36.2. lide. Gastricismo. P. 90. R. 20.

Idem. Purganti.

G\1ari to il 18-7

-c. Vincenzo

1° luglio

Tosse-, dispn ea, espe ttorato scarso. Condi.z ioni generali d epresse. Cas trioismo. Lievissimo ehok.

Idem.

Guarito il 17·7

'P. Nicola

1° luglio

I dem. I niezioni olio canforato.

Guarito il 20-7

Idem.

I dem.

I dem.

Guarito il 21 -7 Guarito il 10-7

----

Temper. 37. P. 80. R. 22.

·-Dispnea, tosse con espet t orato mu- Temper. 36.2. i?oso giallas tro. Obnubilamen to della P. 89. R. 24. ooeoie11z11.


CASUI STICA CLINICA

787

II. P assiamo allo studio degli a mmalati appartenenti alla seconda categoria, nei quali, come si è detto, oltre ai sintomi presentati da t utti gli a ltri, fin dai primi giorni o nei s uçcessivi, si ebbero complicanze e succe,;sìoni patologiche, le quali o arrecarono grande molestia ai pazienti. o li afHissero per lungo tempo o ne misero addirittura la vita in pericolo )fa di questi appunto è utile riferire le relat ive storie cliniche. 1. Soldato P. Angelo: Enfisema sottocutaneo al collo. Bronco-polmonite. Dalla sua cartella clinica, redatta all'ospedale da campo· ri. 236, ris ulta che <:olpito dai gas, avverti subito notevole d ifficoltà nella res pirazione, bruciore a lle. gola . cefalea e dolori d iffusi al torace. All'es ame obiett ivo: condizioni generali discrete, cute pallida, labbra cianot iche, ling,ua fortemellte impaniata, faringe arrossita, ì,ddome meteorico, t rattabile, rautoli e sibili su tutto l'ambi t o polmonare, enfisema sottocutaneo a lle regioni laterali d el collo. T. 37° C. - P. 120 - R. 60. - Effettivamente il 1° luglio, entrato e.I • Luna• rifori che, il 29 giugno, verso sera (il getto avvenne nelle prime ore del matt ino), i movimenti della testa sul coli:> e di questo sul tronco, nonchè i conati di tosse, provocavano dolore n elle regioni latero-cervicali. più accentuati verso la bnse J el collo. ::,l1bito dopo, notò gonfiore nelle surriferite regioni, più visibile in a,anti, che aumeutò al mattino successivo. Contemporaneamente, egli stesso a vv e 1·ti, n e lle regioni antero-lntera li del collo, un" s pecie di crepitio, con le sue ml\ni, sotto le quali pareva sfuggisséro delle pallottol ine d'aria. Per tanto, il 2 l uglio, presen tava intens a dispnea (R. 66), volto cianotico e cefalea. All'ispezione, le sunnomina te regioni apparivano ingrossate come edematose; con la palpazione, la. press ione delle <lita produceva quel part icolare scricchiolio, d ipendente dallo spos tamento dell'aria, contenuta nelle magl ie della cute; a lla percussioue: suono t impanitico. Inoltre, l'esame fisico del torace faceva notare rantoli, roncb i esibili, in tutta la s uperficie respiratoria. Il 3-VTI, e.i fatti riferiti si n.ggiunse un'a bbondante epistassi, con s puti striati di sangue, polso frequente (100 al minuto). T. 8&0 .1. Il 4, col diminu ire della t o~se stizzosa, l'en fhe ma descr itto andò g r,,daJ amente diminuendo finQ a scomparirn; il 10 dello s tesso mese, mentre il pro cesso catarrale si diffondeva. ai piccoli bronchi ed agli alveoli polmonari, alla base di destra, regione posteriore (rnn toli s ubcrepitanti, respirazione bronchiale, sputo · rosso-rugginoso). La bronco-pneumonite in parola, con fas i di peggioramento e di miglioramento, al nono giorno guarl, lasciando il paziente in notevole stato di deperime nto ed anemia, nonos tante le attive ed energiche cure apprestate (latte. brodi speciali, tuorli d'uovo, tiocolo, inalazioni di ossigene, ecc.); s icché il Sl \"III, potè r itenersi completamente guarito. Questo caso mi è sembrato abbastanza interessante, sopratutto per il descritto enfil'e ma, il quale produceva notevoli dis turbi ; s enza dire che l'enfiagione cuta nea, qualora il foro d'uscita dell'a ria non si fosse chiuso, sarebbe potuta g iungere, come _q ualche volta. è avvenu to, a g radi s tra.ordine.rì; cosi che il corpo intero i,pparisse deforme. Per fortu na, tale enfisema non è dovuto esseri\ una complica111.a mol to frequente, se, in ottantnd ue casi, si è oS$ervato una sola. volta, benchè il P . asserisca, con insistenza, di aver visti alt ri suoi compagni nelle sue identiche coudizioni.


7H8

CASI.J1S1'I CA CLINICA

~ on credo, poi, sia il caso d i s pendere parole, per spiegare la sua patogen11si. Collle d'ordio,irio avviene, per rottura d' un organo interno, contenente aria, probabilii s imamonte i ripetuti e forti colpi di tosse hanno sfibrato o rotto il connettivo in terposto tra gli anelli tracheali o g li a lveoli degli apici polmonari, in modo che l'aria si e aperta h, strada fino alla cute, causando la lesione in esame. 2. Soldato D. G. Fedele : Congiuntivite a cu ta doppia. E;ot rò i l 1° luglio, con congestione del volto. ri is poea, tosse incessante e scarsa espettoraY.ione, con q ualche ronco, rantolo e s ibilo· alle regioni basali posteriori del torace. D 12, ebbe dolori e.Ile. regione ipogastrica, vent re tumido, meteorico, s ta,;i fecale, che durò due giorni, per cu i si dovette ricorrere a ripetuti purganti, enteroclisi g licermate e coo infuso d i foglie di sena, che dettero buon effet to. Di più, avverti un po' di dolore all'occhio destro, nel quale. il 12 stesso, si manifestò leggera iniezione dei vasi congiuotivali, che, a.umeotaodo, rese appa.riscente uoa. rete d i v1tsi pi u o meoo picco Ii dis posti 11e1lr. spessore della coug iu ntiva. come dimostrava il loro spostarsi. insieme con essa.. Più tardi, l'mfiammazione ;;i propagi. a lla congi u ntiva bulbarn, con leggero edema delle palpebre e fotofobia.. i;; supertluo aggiungere ch'egli avvertiva la sensazione di c~rpo estraneo uell'occhio. cagionato naturalmente dai fiocch i e filamenti di muco denso. che si formavano nel !;acco congiuntivale. li 19-Vll, si manifestò dolore pure nell'occhio ~iois tro, il quale g radatamente presentò gli st.eS'>i fenom eni veri lic1\tisi nell'a.lt ro: s icchè, al matt ino, egli s i s vegliava con le palpebre agglut'Ìnate fra loro, per la secreziont: notturna; e du• ran te le ore serot ine, avvertiva notevole molestia. E, in ambo gli occhi, non ostante la cura s,·guita scr upolosamente (lavaggi d'acqua borica e instillazioni ri petu ~ di 1:ollirio di protargolo: 0.60 in 20 c. c. di acqua distillata), si ebbero alteroR.tive di pcggior>1men to e ùi miglioramen to, di modo che potè essere d ichia ra to guari to il 7 agosto. Il dott Fauo c~11 fermò la d ia g11osi di congi unti vite doppia ed escluse ogni sospetto di J,·sione procurata. 3. -.;oldato M . J\icola : Congiuntivite a cuta doppie.. E ra in t rincea d i prima linea. Colpito, ebbe i soliti fenomeni, con debolezza alle ga mbe, per cu i ne lla fuga. dovette essere .;osteouto da due ,moi com pagni. Avvert iva dolori ag li occhi e s intomi d'irritnzione bronc hiale. RicoverRto "'l •Luna • present ava lievissima iniezione coogiuntiva le in ambo gli occhi, che si mantenne stazionaria, no uostauie i lavaggi IJorici q uotid iani. ~e oon che, 1'11 luglio, pian piano, quasi come nell'alt ro, s i ma.11ifei;tarono tutti i fenomeni obietti vi e subiettivi di congiuntivite doppia (confermata dallo stesso oculista Fano, che, !lnche qui, escluse la provocazione), la qua.le, pur essendo trattata pronta• men te ed energicamente. con il metodo già riferi to, guarl solo verso il 10-VUI. Ho riferito un po' diffu samen te q uesti due c11.si, sol perchti la congiuntivite s i sviluppò solta nto dopo 10-11 giorni dall'azione deleteria dei g:ts su tale muco~a.; no11 essendovi sta to affatto alt,ro momento eziologico. -i. ~ol,la to C. Salv11.t ore: Bronco-polmonite doppia. All'at t1•nto esame tisico (1° luglio), s i rilevava: rantoli e roncbi su tutta la superficie respin1t,ori1t, mi,ssime ne lle regioni posteriori d i s inistra, lingua torte· mente impaniata, ventre meteo rico. A.ccusava dolorr al petto, massime Delle re-gioni superiori, diHicoltil di respirazione e cefalea. Avevn tosse incessante, con -.;c11.r~o espettorato.


0A SIJIS1 ICA CLINICA

789

T . 36°.9 C. - P. 86 - R. 6U. - ' Colorito alquanto pallido, labbra cianotiche. Furono subito usati i purganti, le pozioni alcaline (benzoato e iposolfito di sodio), le pennellature di tintura Ji ,iodio, le inalazioni di ossigeno, di timolo e di euca• liptolo a caldo, le iniezioni di olio canforato, ecc. Tali fenomeni furono quasi s tazionari fino al giorno 6- VII, giorno in cui cominciò ad accusare intenso do· lore alla base dell'emitorace destro, dove l'as.coltazione f'ece notare presenza di rantoli scarsi a medie e piccole bolle. 7-VII: Dolore n.ll'emitornce sinistro, regioni posteriori, che si ·accentllava negli att i ins pirntorf, con espettorato muco-purulento, striato di sangue. T. 88°.6 C., P. 80. Alla percussione leggera ipofonesi, in corris pondenza della regione poste• riore del lobo inferiore; e, all'ascoltazione, numerosi rantoli s ubcrepita~i. 8-YII : Anche in corrispondenza del lobo inferiore destro, regione poste riore, scarl'i rantoli su bcrepitanti ed affievolimento del murmure vescicolare. 9-VII: Soffio bronchiale, tosse ed abbondan te espettorato. T. 88° C . - P. 100 - R. 313. 11-VII: Fatti broncopolmonari a destra, in via di r isoluzione, con qualche rantolo di ritorno. l'J-VII: A sinistn, lo stesso; risonanza alquanto più chiara, rantoli di ritorno. T. 36°.8 C. - P . 60 - R. Sl . - Risllltato dell'analisi delle urine, negativo, quanto ad albumina e a sali biliari. Il 18-Vll, scomparvero i fatti s uesposti, e persistette solo un po' di tosse, con ~screato muco-purulento. Senonche l'infermo rimase molto debole nelle forze generali e in stato di profonda oligoemia, e solo dopo unn energica cura tonicoricos tituente, con aggiuntn di iniezioni arsenico-ferruginose potè essere inviato in licenza di convalescenza, il 7 agosto. . Quanto alla r.ura farmaceutica di questo importante CMO, come di tutti gli .altri con forme patologiche bronco-polmonari, cade a proposito qualche considerazione di terapia clinica. Per. facilitare l'es pettorazione i medicamenti espettoranti sono raramente utili qualche volta, anzi, nocivi; sono 1nolto meglio indi-cate le pozioni a lcaline emollienti e fl uidificanti il muco. Ma riescono straordi• nariamente efficaci, nei casi del genere, le inalazioni di eucaliptolo e di mentolo, co11. acqua calda, appunto perchè i relativi vapori penetrano facilissimamente nelle più fini ramificazioni bronchiali e negli alveoli. Senza dh·e che, con tale semplice mezzo {recipiente qualsiasi, con acqua in ebullizione, su lampada ad alcool), si mantiene satura di umidi tà. l'aria della camera dell'infermo, che, così, ne facilita la. insuf. ficiente respirazione. • 6. Soldato S. Domenico: Bronchite a destra.. Bronco-pneu monite a s inistra. L a s ua cartella clinica dell'ospedale da campo riferisce che fu colpito dai gas, pel' es plosione di proiettili, lanciati dal nemico. Usò la maschera. Il 1° luglio, all'esame fisico, si riscontrò: viso congesto, rientramento del giu• gu lo e dell'epigastrio, durante l'inspirazione, arrossamento dell'ugola e delle ton"Sille. ronchi e rantoli alla base dell'emitorace destro, escreato piuttosto liquido, verdognolo. I fatti d'irritazione bronchiale, a ccompagnati da fenomeni generali, piu o meno imponenti (polso piccolo, frequente, temp. sub-normale), persistettero per vari giorni, nonos tante l'appropriato trattamento dietetico-farmaceutico, gia esposto. Il 17, cominciò ad .11vvertire dolore intenso nella. regione sinistra del -torace, nella quale l'ascoltazione rilevò la prt>senza di rantoli a piccole bolle, in -corrispondenza del r ispettivo lobo inferiore. La tosse divenne più insistente, con ·espettorato tenace, striato di sangue, che divenne subito rosso-rugginoso.


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CA~LlsTl CA CLlNICA

Nonost a nte la temperatura pers istente di 36° a s,;0 .8 C., si ebbero, cosi , tutti i: fenomeni obiettivi e subiettivi di una bronco-polmonite a sinistra (rantoli sot tocrepitnnti, a fiìevolimento del mormorio vescicol1He, respirazione leggermente bron• cbiale, ecc.), che s i aggiunse alla bronc:hite del lato destro. Energicamente curata, la suddetta affezione polmonare, con fasi di pe,ggioramento, accompagnate da insignificant i elevazioni termiche (S7°.2 e 87°.S C.), e con periodi di miglioramen to, guari solo il ù agosto, lasciando il paziente in con• dizioni di no tevole deperimen to generale e d'intensa anemia. 6. Soldato I. A.lfrecfo : B ronco·polmooite recidiva. Era nelle trincee di prima linea, quando fu colpito dai gas che penetrarono in esse. Nonostante l'uso tempes tivo e ininterrotto della maschen\ prescritta., avverti subito note\·ole difficoltà nel respiro, bruciore alla gola, cefalea e dolori diffus i al torace. Tentò fuggire, mentre alcuui suoi vicini cadevano tramortiti al suolo; ma, avvertendo ostrema debolezza negli arti inferiori, cndde e dovette essere trasportato a braccia da alt ri compag ni. R icoverato nel mio repa rto, il 1° luglio, s i notava: c ianosi intensa del volto, tosse s dzzosa, incessante, notavole dispnea, qualche sibilo nell'a mbito tora<'ico, espettorato g iallastro, alqua nto mucoso. Subito sottopos to ad energico t ratta.mento: inalazione di ossigeno, iniezione di olio canforato, ecc: Il g iorno seguente, intensi dolori addomi nali, con ventre tu mido e eta.si fecale, che rich iese l'uso dei purganti e dell'enteroclisi. Contemporaneamente, all'esame obiettivo del torace sinistro, regione posteriore: ra ntoli sottocrepitanti, nccom pa.gnah da aumento della frequenza. respirator ia. ('W atti al minuto), da tosse con espettorato l eggermente rugg inoso, da eleva.zioue di temperatura. (S9° C.) e da depressione generale di forze, con polso piccolo, qua.si filifor me, frequentiss imo. Tali fenomen i, migliorandosi un p oco in primo tempo, ma peygiorandosi in .veguito, pers is tettero fino al 10 luglio, mettendo l' I. in pericolo di morte. Se non che, il 1:.! luglio, mentre il paziente era convalescente della broncopolmonite pos teriore sinistra, tale processo infiammatorio recidi vò nella regioneanteriore dello stesso lato, si che s i osservò di nuovo successiva men te: rantoli a. piccole bolle, consonanti, in corr ispondenza del lobo inferiore sinist ro, regione ante riore, frequ·e nza di polso (92 battiti) e di respiro (:36 r&ipirazioni), elevazione termica (88".5 C.), tosse con espettorato caratteristico, notevole malessere genera.le. A.oche ques ta volta, i sintomi durarono, con alternative di miglioramento e di aggravamento, fino al giorno 22 luglio, in cui)' infermo, dopo aver superata. una minaccia di collasso, entrò in convalescenza. E, il 7 agosto, si potè mettere in uscita, per una lunga licenza, in notevole sta to di oligoemia e deperimento organico. A.nche in questo infermo, l'ur ina, analizzata. due volte, fu trova ta prii:a di

albumina e di sali biliari.

••• I d ue cas i surriferiti (al pari di qua lche altro che esporrò in seguito) stannoa dimostrare la poca o nessuna efficacia della masch~ra. finora usata, benchè, in altre occasioni (attacco del :28 ag osto u . s. sul monte Zebio), abbia dati buoni risul tati.


CASOISTICA CLINICA

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Certo, u tal proposito, non mi ingolferò in lunghe discussioni, che esulano dallo scopo di questo lavoretto, tanto più che scienziati competentissimi si stanno seriamente occupando di tale argomento ; ma riferirò solo che molti soldati, pur avendola. usata più o meno in tempo, imbevendola o non del liquido neutralizzante prescritto, presentarono tutti i fenomeni immediati e tardivi, locali e ge• nerali, dell'intossi.cazione da gas irrespirabili. Senza dire che, per il fas tidio che essa arrecava, qualcuno dovette smetterla dopo pochi minu ti. Ma, naturalmente. il vantaggio event uale della maschera dev'essere valutato in rapporto a fattori molteplici, cioè : natura. e densità dei gas, tipo di maschera, composizione chi mica del li quido difensivo, grado d'imbibizione d i essa con quest'ultimo, staw d i ventilazione, e, quindi, più o meno rapiùa diffusione dei gas impiegati, ecc. III. Anche degli amma lati di ques ta ultima categoria è necessario riferire alquanto minutamente le storie cliniche, appunto pe r la loro importanza clinica, anatomo• patologica e terapeutica. 1. Solda to M. Carmelo: Gangrena polmonare circoscritta del lobo inferiore destro. - Nella sua cartella. clinica si legge che ebbe gli stessi fenomeni di · asfissia, presentati da.gli altri. Individuo di normale costi tuzione scheletrica; nutrizione generale scaduta; anemia. S i presentò alla mia osservazione, con fenomeni di catarro bronchiale, che durarono per circa t re giorni. Il 4 luglio, espettorato sanguigno, che s i mod ificò dietro prescrizione di oppio polverizzato e acetato di piombo (ana centigr. S, p. die) per due giomi. Il 1,.1, luglio, notevoli dolori gastric i, con disturbi diarroici, a cui si aggiunsero dolori vaganti in tutte le regioni del corpo. Cosi si arrivò al 29 luglio, quando egli improvvisamente, senza causa apparente, comin ciò ad avvertire mnlessere generale e cefalea.. 30-VII: Tosse insistente, espettorato scarso, colorato di sangue, polso .debole, piuttosto frequente. Fremito vocale tattile, nella parte inferiore dell' emi torace · destro; all'ascoltazione, res pirazione bronchiale e scarsi rantoli a piccole bolle: alla percussione, suono ottuso, timpanico. 31- VII: Sempre sputo sanguigno. T. 1.16°.9 C. - P. 100 - R. 32. 1-VIII: E spettorato piuttosto abbondante e liquido, non di rado emesso a. fiotti, con odore fetido, nauseante, che aumentò sempre più fino alla quantità di 195 centimetri cubi nelle 24 ore, diventando sempre più sieroso-ematico. T. 87°.2 C. - P 100 - R. 26. 4 e o-VIII: Ai sintomi descritti si aggiunse gradatamente depressione generale, per cui il malato era in posizione supina, in una specie di sopore, con occhi chiusi e sintomi d' imminente stato comatoso; ma a coscienza e sensorio integri, tanto che rispondeva, sebbene lentamente e con voce bassissima, a tutte le domande. Presentava anoressia .:ompleta, di modo che bisognava trarlo da quello stordimento, per fargli deglutire qualche cucchiaiata di latte, di brodo, di acqua con cognac, di pozione con tintura di strofanto, ecc. T. 36°.9 C. - P. 70 - R. 28. All'esame fisico del torace, persi'3tenza di qualche rantolo a piccole bolle, specie alla regione basale posteriore destra, con lieve soffio bronchiale e suono di percussione timpanico. Alito fetido, nauseante, anche a discreta distanza. Se non che, l'infermo, sottoposto a energico trattamento terapeutico

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(iniezioni eccitanti, inalazioni ininterrotte di oss igeno, timolo, ecc.), andò successi\·amente migliorando, iu modo assai rapido, fino a che, il 15 agosto, fu inviato in licenza, guarito clinicamente d ella forma toracica, ma anemico e deper ito in maniera considerevole. È notevole il fenomeno della rara emiss ione di escreati s iero-sanguigni, anche durante la convalescenza 2. Soldato S. Giuseppe: Gangrena polmonare circoscritta del lobo inferiore sin istro. - Era nelle trincee di prima linea e fu svegliato dal forte tossire dei suoi compagni, già colpiti dai gas. Usò subito la maschera, bagnata con liquido di prescrizione ; ma solo per pochi minuti, perchè bisognò smetterla, a causa de ll'impedimento arre.:ato a lla :regolare respirazione e dell'ostacolo ai movimenti degli arti s uperiori. Gli s i manifestarono, pertanto, tosse e dis pnea, a cui, durante la g iornata, si aggi unse molestia alla gola e allo st omaco, con completa inappetenza, ohe durò tre o quattro g iorni. All'os ped!!,le dell~ Misericord!ia; ove fu inviato, in primo tempo, non si rilevò alcun fatto note vole, oltre queUi a ccennati, fuorchè un accesso di vomito, pro-

vocato, pa.re, da. somministro.zione di latte . L'ostinata stitichezza, che segui allà inalazione dei gai::, persistette v ario tempo; per cui, non ostante i purga nti e le e nteroclis i, l'infermo defecava solo saltuariamente, a distanza di 6-4 giorni. Dopo circa. una settimana, l'espettora to, non ostante la diminuzione della tosse, divenne abbondan~issimo, s ieroso- ematico; progressivamente però, nei di succes· sivi, sempre meno ricco di sangue. Il 28 luglio fu r icoverato al c. Luna " con tali fenomeni e con sintomi ma· n ifesti di oligoemia e deperimento organico. L'esnme fisico, oltre a lla curva termica normale, fece rilevare la presenza di qualche rantolo subcrepitante e affievolimento del murmure vescicolare, in cor:rispondenza della regione posteriore sin istra. 24- VII: Espettorato abbondantissimo, fino a 205 centimetri cubi nelle 24 ore, siero-sanguigno, con odore pene trante, caratteristico delle sostanze necrotiche. 26-VII: All'emitorace sinistro, regione basale posteriore, piccola zona di suono t impanico, rantoli a grosse bolle, consonanti, timbro quasi metallico della res pirazione. Durante quest i giorni, il malato, pallido, deperito, espettorava semp re moltissimo, a fiotti. Successivamente, i fenomeni morbosi surriferiti a ndarono scomparendo, a poco a poco; e l' i nfermo, anche psichicamente migliorato assai, cominciò ad avvertire un po' d i benessere. Il 27 luglio, provò ad alzarsi, pet pochi minuti; ma fu preso subito da capogiri, ohe l'obbligarono a letto per altri giorni ancorll. Come era naturale, fu curato con dieta corroborante ed energ ici rimedi t onico-eccitanti, per mantenerne sollevate le forze. È da. notarsi però che, il 7 a gosto, mentre sembrava del t u tto g uarito, ebbe di nuovo sputo sanguigno, che scomparve dopo circa 56 ore, sen za alcun rimedio. Pertanto, entrato in con· valescenza, il lO agosto, si notava sempre, in lui, accentuato pallore· della cute e delle mucose, con denutr izione generale e prostrazione di forze, per cui, fu invia to in licenza. Anche in questo caso, l'analis i dell'urina dette risultato negat iv~, pe:r l'&lbu· mina e per i s ali biliari. 8. Soldato L . Michele: Gangrena polmonare circoscritta a l lobo inferiore destro. - Eta in t r incea. di rincalzo, quando vide venire verso le nostre linee una. specie di nebbia giallo-ve rdastro, che si ma.nteneva bassa (1.60- 2 met ri dal !luolo) e che


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progrediva lentamente. Stette esposto poc,h i minuti ' all'azione nociva dei gas, usando ~eropre la maschera, im bevuta del liquido prescritto. Ebbe tosse, dispnea ,e gran debolezza nelle ginocchia, per cui fu trasportato a, braccia da due compagni al posto di ,medicaz ione, donde, dopo le prime urgenti cure, fu inviato all'ospedale n. 85 della. Croce Rossa. Colà si riscontrò: dis pnea, cianosi al letto delle unghie e a,\I., la bbra, lingu,• secc<L e patinosa, s t itiche;za, polso pi.ccolo, aritmico e fenomeni di catt\rro bronchiale. Il 5 luglio, passò al locale ospedale della Miser icordia, dove, a i sintomi sud• descrit ti si aggiunse sputo emottoico. In seguito, r;coverato al "'Luna i., si riscontrò anemia e denutrizione generale, con persistenza di fenomeni bronchiali leg geri, fino al 2 agosto. S-VIII: All'esame obiettivo: diminuzione del murmure vescicolare e rantoli .a piccole bolle, a.Ila regione basale posteriore del torace destro, nella quale, alla percussio.ne , si notava una piccola zona a s uono timpanico. L'espe ttorato da mucoso divenne siero-ema tico, molto abbondante, con odore d i macerazione anatomica. Tali sintomi furono s taz ionari fino al 7 agosto, giorno in cui cominciarono succe199ivamente a modificarsi, non ostant e la presenza dell'espettorato, sempre flu ido e in grande quantità. Ma dopo qualche giorno, cominciò a essere meno carico di sangue, per ricomparire, ancora una volta , siero-ematico, con odore sempre n auseante di sostanze n ecrotiche. In seguito cominciò ad avvertire benessere generale, a levarrsi ~al let to , per qualche ora, mentre la completa inappetenza dei ,giorni precedenti, causata secondo lui, dal persistente odore del gas inalato, cedeva il post o a un fisioliogioo a.ppetito. L'urina, n on fece mai notare pres enza di sali biliari e di albumina. Perta.uto, dopo circa due settimane di cure opportune, potè essere dichiarato guarito e inviato in licenza. di convn.lesceo za, per il notevole stato di anemia e -di deperimento.

••• P er ln. diagnosi clinica di quest i tre interessantissimi casi, sono ind is pens abili alcune brevi deduzioni, che derivano, s opra tutto, dalla natura dell'agente etiologico, da qualche carattere organolettico ddgli espettorati e dal risultato d egli -esami microscopici degli stessi, Benchè la gangrena polmonare, anche circoscritta, sia fra. le malattie più rare, sono fermamente convinto che, nei casi in parola, s i tratta appunto d i focoln.i di mortificazione polmonare. Ormai, si sa che alla manifestazione della s tessa contribuisce l'indebolimento ·dell'organismo, che h a maggiore tendenza ai processi ai mortificazione ; e noi si ·è v isto in quale stato di depressione e di deperime11to sono, chi più, chi meno, rapidamente caduti i nostri uomini, colpiti d ai gas nocivi. Di più, secondo lo Jaccoud, l'inspirazione di gas tossici hl\ la specialità di provocare frequentemente la gangrena polmonare; e queste mie osservazioni su .ga.s, dimostratisi eminentemente tossici, confermano l'opinione del sullodato scrittore, Se non che, la traduzione clinica di t fl.le affezione ~orbosa apparisce un po' · strana, sia per esse~e i nsorta. tardivamente, sia perché accompagnata da quasi -completa apiressia, sia perchè gli ammalati si ritrovarono in condiz~oni subietti· "Tamente buone, in breve tempo.


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Ma il fet,ore cad11 verico e' il reperto microscopico degli espettorati, nei q uali,. come s i vedrà più a ppresso, si è riscontrato, fra l'altro, epitelio polmonare in vario grnclo cli conservazione, permettono di formul are la diagnosi di gangrena. polmonare tiudiva da gas irrespirabili .

..•... 4. Soldato Z. Nello : bronchite diffusll. C'olicistite. - Ricoverato nel mio reparto,. il l • luglio, presentava fenomeni d'i n tensa dispnea, con dolori alla testa e agl'ipocondrì, tosse insistente, r.on abbondante sputo mucoso, striato di sangue. All'ascoltazione: rantoli a grossti e medie bolle, in tutta la s uperficie respiratoria. Polso 60, .debole. T. 39°.9 C. Si prescrisse d ieta lattea, inalazione di ossigeno, ecc. 4-VH: Do lori alla regione posteriore dell'emitor11ce destro, ne lla quale si r iscontrarono rantoli a piccole bolle, con espettorato sempre abbondante, per cui, si r icorse all'uso del tiocolo (I grammo p. die) e delle inalazioni di timolo. Tali fatti rimnsero st,,zionari fino a l 6,VII. 7-YII: Lingua. saburrale·.e s titichezza, per c ui, purganti e dieta idrica, con caffè e cognac. Tracce di al bumi na nelle urine, assenza di pigmenti biliari. 8-Vll : Ness un esito dai purg;,nti. Intenso dolore nella regione ipogastrica, ventre meteorico, alvo ostinatamente chiuso, per cui s i aggiunsero enteroclis i con acqua tie pida sapona ta. con glicerine. e infuso di foglie di sena, che, la sera, fecero emetttore materie fecali puzzolente, nerastre. Polso piccolo. freq uente. 9.,111 : Dopo le scaric he, il dolore era a lquanto diminuito; ma il ventre sempre tumido, m eteorico, dolente a lla, palpnzione e a ogni toccamento. Con temporaneam e11te, i fatti genernli si accentuavano sempre: depressione generale di t'one e polso piccoliss imo, con 120 battiti al min uto; lingua sempre saburrale, arida & meteoris mo addominale considere volissimo; per cui, si sospettò di una localizza. zione in testinale e peri toneale e lo si inviò al reparto chirurgico dell'ospedale civile. Colà, gli s i manifestò: colorito subitterico congiunti vale; adàome non teso, tra ttabile; solo in sede epatir.o-colecistico- duodenale, la palpazione dava un certo dolore e faceva notare la presenza. della colecisti ingrandita di volume. Si amministrarono purghe oleose e sali ne. 11-Vll : Due scariche scarse, molto colorite in giallo, con q ualche scibala piccola, cretacea. 16-Vll: ç ondizioni assai rnigliorl\tE'. 16-\'Il: Non ha più dolori all'ipocondrio destro. 9-VIII: Trasferito all'ospedale cli Santa Chiara, con proposta di SO g iorni di licenza di convalescenza.

••• Con tutta probabilità, in q uesto caso, i gas hll-nno causato gastro-ente rite, con diffusione a.I duodeno e relativa occlusione <lei dotto coledoco, donde colicistite, stas i biliare e lieve itterizia.

• •• 6. Soldato A. Francesco: gangrena intes tinale da gastro-enterite diffusa. Ent rò al «Luna,. il 1• luglio, con lieve dispnea.. All'esame fisico: ronchi, sibili. e rantoli i n tutto l'ambito respiratorio. Intensissimi dolori, nella regione i·pocon·


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driaca destra ; lingua fortemente impaninta; nlvo chiuso da quattro giorni. Si prescrisse In dieta idrica, con caffè, e olio di ricino (SO grammi). S-VII: Con la palpazione sull'addome : maggiore intensità dolorifica, in corrispondenza del punto di Mac-Burnay. Clis teri di acqua saponata e glicerina: nessun esito. 4-Vll: Persistono intensissimi dolori, specie nella regione ipocondriaca destra. P er la contrazione dei muscoli addominali, non riesce facile l'esatta osservazione delle condizioui dell'appendice vermiforme. I ripetut i clisteri fanno emettere pochissimi materiali fecali. Stato genernle d Ppresso. T. 37°.7 C. Sudori freddi. Lingua fortemente impaniata, arida. Polso 100, debole, fil iforme. Applicazione d i ghiaccio su la regione addominale. Ma, persistendo tali importanti sintomi appendicolari e peritoneali, s i inviò, per opportu110 in tervento, al reparto chirurgico dell'os pedale civile, diretto dal prof. D. Giordano. Dal registro nosologico dello s tesso risulta quauto segue: Il soldato A. entrò il 5-VII-16, con diagnosi di peritonite ga appendic ite. TI 5mattino, fu operato di resezione intestinale, metri . 1.25 di tenue per gangrena, entero anastomosi termino-terminale. Le condizioni, gmvi tanto che si operò con anestesia locale, si a ccen tuarono nella, giornata, e nella notte venne a morte, il 6-VII. All'au topsia: Nulla all'encefalo. Bronch ite ed enfisema polmonue acuto; infarti e morragici embolici polmonari. Peritonite librino-purulenta circoscritta, secondaria a gangrena da gastrn-euterite d iffusa. I nfarti ane mici embolici del rene des tro. Per il primario: firmato BOT'l'ESli:r.r.E•

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..•

Al proposito, devo riferire che alcuni medici mi litari francesi si sono occupati dalla gastrite degl i asfissiati in guerra, dal punt o di vista clinico, anatomo-pa· tologico e terapeutico. Secondo essi, dopo le vie aeree, un'altra via d'irritazione diretta e nperta ai gas è l'apparecchio digerente. L'irritazione invade man mano il faringe, l'esofago e lo stomaco, causando gravi lesioni: si ha un11. gastrite, analoga a quella, che provoca l'inalazione di cloro sotto campana, negli animali da. esperimento, Ora, il caso descritto, l'unico letale tra gli otta ntadue ricovernti, conferma pienamente l'opinione dei sullodati colleghi. Ind ubbiamente la gastrite da deglutizione d el gas, a sua volta, diffusasi all'intel!tino (per continuità e contiguità di organi ~ tessuti), ha dato un'acutissima. enterite, con consecutiva ga ngrena e peritonite, ,che, in 48 ore, trassero a morte l'A,

••• 6. Soldato M. Salvatore: Nevralgia sciatica a s inistra. - Come risulta dalla sua cartella clinica, il 29-VI, colpito dai gas, cadde svenuto, in preda ai soliti fenomeni di asfissia. n giorno seguente, oltre alla dispnea, ebbe sputo mucopurulento con strie sanguigne. Tutto però, scomparve in pochi giorni ; si che si riteneva completamente guarito. Ma, il 2(). VII, cominciò ad accusare dolori, nella. gamba sinistra, specie R-1 polpaccio.


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CASu ISTWA CL11'"l0A

Ricoverato al e Luna > il 22-ì"II, si rilevò: Nessun sintomo obiettivo, da parte · degli organi interni. L'arto inferiore sinistro era costantemente tenuto in posizione di semi-flessione. Alla palpazione, avvertiva dolore alla regione posteroesterna della. coscia, al cavo del poplite, alle regioni ga.strocnemie e al collo del p iede di sinistra. Asseriva. che i detti dolori si erano iniziati subdolamente in corrispondenza. della regione lombare sinistra., due giorni dopo il getto dei gas. A suo dfre, i suddetti dolori gll impedivano ·la stazione eretta e la deambu laz1one regol,ue; di modo che, quando lo si obbligava a cam1.0ina.re, egli zoppicava alquanto, tenendo sempre in semiflessione l'arto offeso, di cui- poggiava sul suolo le i,ole punte delle dita. Persistendo tali condizioni, il 27 luglio fu inviato al prof Giulio Ceresole, · direttore del gabinetto radiologico ed elettroterapico, all'ospedale militare prin-· cip,\le, il quale, all'accurato esame elett1·0-Jiagnostico, riscontrò « lieveménte diminuito. l'eccitabilità neuro-muscolare dell'nrto inferiore sinistro>. Mn, ciò non ostante, dietro opportune cure locali . e 11:enera.li (riposo a letto, pennellature locnli di t intura di iodio, massaggio, j oduro di sodio), dopo circa tre settimane, il M. cominciò a migliorare e a camminare meglio, sino a ritenersi completamente guarito, essendo cessati i dolori e ritornata gradata.mente ls. normale funzionalità dell'arto leso.

Anche a que;;to proposito, qualche brevissima considerazione clinica sul valore da attr ibuirsi a questo caso e sul modo di interpretarlo: io mi tengo nel mas• simo r iserbo, poichè la sciatica, specie nei soldati sottoposti ai disagi di guerra, è assai frequente. Però il sa.perè come molte delle sostanze, tra cui il cloro, che si crede entrino nella miscela dei gas nsfissianti, esercitino un'azione tossica, anche sui nervi periferici, induce a pensnre a ,una continuazione tra i due fntti, a u,;i rapporto da causa ad effetto. E il Babinski sostiene che i g as tossici sono capaci di produrre nevriti, proprio come sarebbe avvenuto nel caso in esame. Ma se tale rapporto etiologico veramente esista, spetta ad ulteriori osservaziou i casistiche l'inoppugnabile dimostrazione.

Ora, fatta astrazione dalle esposte alterazioni nosografiche, riscontrate solo io alcuni pazienti, è doveroso riassumere in breve i sintomi principali, manifesta.tisi in tutti gli infermi osservati e che danno, per dir cosi, la fisionomia. speciale ·di tale nuova forma patologica.. Di più, mi corre l'obbligo di esporre, sempre in succinto, i risultati degli e,1ami microscopici eseguiti sul sangue e sull'espettorato di molti fra i nostri ricoverati, anche per avvalorare i criteri clinici, da essi detratti; in alcuni suesposti casi Di questi fenomeni, come si è visto, alcuni sono dovuti alla irritazione del!~ mucose offese (tosse, dispnea, espettorazione): altri rivelano chiara.mente la intoss icazione genera.le dell'organismo (cefalea, astenia, modificazioni d11l polso e della tempera.tura, algie, anemia,· disturbi gastro-enterici, ,lesioni più o meno im· portanti di organi interni). La tosse è costante, immancabile; e precoce, e, spesso, ha. qualche carattere della pertosse; è molestiss ima, esauriente; dura invariata per 6-7 giorni, senza

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CASIJISTlOA CLINICA

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cedere a nessun calmante; durante le ore della. notte, non raramente dist urba pure gl' infermi dei vicini reparti. Poi, va man mano diminuendo, diveutstndo meno secca, sopratutto di giorno, fino a scomparire, dopo lC,-20 giorni. È sint oma. a sè, provocato dallo stimolo tossico, o è compagna. delle complicate condizioni bronchiali e bronco-polmona.ri; e, in questi casi, è meno stizzosa, p ii, grassa e seguita da facile o difficile espettorazione, e segue le fasi delle lesioni patologiche in atto, La dispnea è un altro sintomo. unanimemente a.ccusato : tutti gl'informi avvertono un ostacolo, più o meno insormontabile, nei movimenti respiratort, preceduto da pizzicore su la membrana di Sch neider e su la mucosa della g ola , del laringe e d~lla trachea, con un senso di soffocazione. La. maggior parte fra essi ha una vera sete <li aria, appunto per il senso soggettivo del bisogno di respiro ; e la diminuita ossigenazione del s ~ngue provoca un'angoscia inriicibile, che s i dipinge sul volto dei pazienti, moderatamente o fortemente cianotico. In qualcuno, s,· sono riscontrati perfino 40-60 atti respiratori al minuto. In qualche altro, . si è notata una s pecie di tirage nella. fossetta del giugulo e nelle regioni sottosternnli, che fu passeggiera. A differenza della. tosse, se non sopraggiungono gravi complicanze o successioni morbose, sia per il ttlmpo trascorso (d'ordinario 3 o 4 giorni d;,H'accidente), che per lfl. cura sintomat ica appropriata, cede gradata• mente; di modo che il paziente comincia a respirare in ma niera fisiologica. L'espettorazione è pure un fenomeno, il più delle volte, precoce, molesto. Al principio è diffic ile, scarsa, s pumosa, con a ssenza o presenz11, di muco o di strie Slloguigne, non di rado a ttaccaticcia. Nella maggior parte dei casi, diventa , più o meno pres to, alquan to abbondante, mucosa o muco-purulen ta, d i colorito giallo o giallo-verdastro. Qunndo non sopravvengono complicanze o successioni morbose, dura, in gellerale 7-8 giorni, in corrispondenza o meno delle fasi della tos;;e. In q uei casi, invece, in cui, si m,inifestano gra7i les ioni bronco-polmonari, si ha, come si è visto, espP-ttora;i;ioue d i liquido s iero-ema.tico, poco · m ucoso, più o meno abbondante che, in casi ecceziona li, raggiunge perfino la quautitii di :205 c. e nelle 24 ore (come nel S.). Ta le espettorato, più o meno liquido e rossiccio, continua anche quando l'ammalato sembra del tutto guari to: e, in qualche raro caso, r icompare, <topo essere scomparso almeno macr<'scopicamente, pe r 2 -S giorni. L'espettorato, in complesso, dal punto d i vista macro-microscopico, ha caratteri parLioolari. di cui è indispensabile far p,irola, anche per trarne (come si è fatto) dei criteri, diagn ...stici. EssQ, in provetta, s i dispone nettamente in tre strati: 1° :'-trato superficiale : breve, leggero, in cui è raccolto del muco : 2° Strato medio: rossiccio, completamente !lieroso, d'aspetto di sangue dilnito, . n on emolizzato; So Strato inferiore: g rigio, denso, d'aspett o quasi pu.rulento. Circa, poi, i ri~ultati dell'esame microscopico, è notevoli, che, iu questi espettorati, s i riscontra: epitelio polmonare in vario grado di conservazione, globuli ross i, pochi leucociti, cellule cardiache, rari diplococchi capsula.ti, molti streptoc.o cchi e diplococchi e bacillotti corti e tozzi, talvolta disposti a streptobacilli. Ma, di questi interessanti risultati, come di quelli dei divers i esami del sangue degli ammalati in pnrola, si sta occupando l'egregio prof. Rina.Ido Pellegrini, aiuto all'Istituto di medicina legale dell'Univers ità di Parma , il quale ~ta conducendo, · cou somma. diligenza e accuratezza., esaurienti ricerche scientifiche su l'etiologia e patogenesi di qu1>sta entità morbosa, che vedranno la luce fra breve.


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CASU1ST1CA CLlNICA

La cefalea, a sua volta, è costante : spes~o precoce, raramente tardiva. Alle volte, è localizzata io alc une regioni de lla testa, specie al s incipite e alla fronte; altre volte, ne occupa la metà, a forma di emicrania . Alcune volte, è continua, persistente; altre volte, infine, scompare, per ricomparire, dopo qualche giorno, senza alcu11a ca usa apprezzabile. È un sintoma qua!ìi trascurabile, che cede facilmente agli analg esici e tonici (fenacetina o piramidone con chininol, o nou richiede affatto cure specia li. L'astenia o, meglio, ipostenia è, quasi sempre, accompagnata da semiobnubilazioue de lla cosc ienza. Quasi tutti i colpiti, a qualunque delle tre categorie appartengano; in is pecial modo subito dopo l'accidente, si presentano come iil preJa a stordimen to, in uno stato di generale abbattimento e di depressione psichica o d i semi- incoscienza: hanno polso piccolo, atti re.ipiratori superficiali e frequenti, torpore in tutte le funzioni organiche-vitali, percezione alquanto tarda, sì che rispondono, alle domande rivolte loro, a bassa voce e lentamente. Non di rado, persis te a lungo, anc he a guarigione avvenuta; e nlcuni fra i pa~ient i, anche se colpit i leggermente, rassomiglia.no in parte ai convalescenti di grave malattia acuta. Anche il polso e la temperntura <legl: ammalati hanno offerto qualche dato, degno di rilievo s emeiologico e clinico. Il polso è s tato quasi sempre irregolare, piuttosto piccolo: in alcuni casi, abbas tanza. frequente (l:?O battiti a minuto), in altri ;1lquanto bradicardico (60 bat• titi). 111 un a.mmaliito, la bradicardia contrastava con la frequenza respiratorie.. Si potrebbe quasi o.zzardare la ipotesi che i gas, us,,ti nell'attuale guerra, ha.uno, non rnramente, sul ritmo cardiaco, un'azione to~ice. uguale a quella dei sali bilia ri, perché anche q ui, come nelle forme itteriche, si ha, qualche volta, una ce rta brarlicnrdia. La temperatura nnche essa ha dato, ne i diversi casi, curve anor mnli, differenti da quelle che, d 'ord inario, s i osservano nei processi morbosi, s imili in parte o in tu t to a quelli da me studiati. Io generale, è stata norme.le o subnormale, in tutte le forme patologiche, ancl1e quando esisteva b roucopol· mon ite doppia: rarissimamente si è elevata a 33° C. e 39° C. È da considerarsi, al ri g uardo, che, nei ca s i osservl\ti, l'ipotermia, la q uale, in malattie decorren ti con te mpern.tm·e iperpiretiche, ind i(\& grave intossic11zione dei centri nervosi e i11ibiz ion1: dei poteri organici di difesa, non è stata, invece, mai un segno di prognos i infausta, giacche t utti g li ammalati, con gravi,asime lesioni e temperatur1~ norma le o subnorma le, sono g ua riti. Tale modifica zione della temperatura, a m io modo di vedere, è effe tto della deficie nte aerazione del sangue, prodotta dai gas ins pirati, se pure non si vuole attribuire questo modo di reagi re dei centri termici a quella depres~ione g enera le, che può d irs i costante in tal genere di infermi. U n a ltro !<intoma costante, caratteristico è una spec iale forma di algia., local iZ1.atn in alc uni muscoli o gruppi muscolari, oppure vagante pe1· tu t te le regioni del corpo Effe t ti vamente, tutti gli amn.1iìlati, chi più, chi meno, alcuni s ubito dopo l'accidente, a ltri un po' tard ivamente, banno acr.usato dolori alle regioni superiori del tronco, specie del petto, alle regioni ùegl'ipocoodri, dell'epigastrio e del precordio, uonchè in tutte le so;r,ioui deg li art i inferiori . Tali dolori, il più delle volte muscolari, non hauno nessunn reg ola; non raramente, s i preseotnno iu corris pondenza di orgaoi inte rni, con ris ultati negativi a un accurato esami! degli stessi. Spesso, scompaiono, per ricomparire, dopo alcuni giorni od ore, nella s tessa o in nl t r1t reg ione del corpo. Con una certa frequenza, cedono a pennellat ure di t intura di ,iodio, o a frizioui con aJcool canforato, o a massaggio ; oppure,


GAS UISTIOA CL INICA.

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infine, accompagnano tutto il decorso della malattia, scomparendo poi spontan eamente. L'anemia, grave o leg~era. può riteners i cosLante in tutti i casi, con o senza ,complicanze e successioni morbose. In a lcuni, comparisc11 più o meno presto, per an9-are successi vamente scomparendo. con o s enza opp~rtuni rimedi dieteticofarmaceutici. In a ltri, poi, massime in colo,·o che banno avute, gravi manifestazioni patologiche, da parte dell'apparato res piratorio, persisie anche dopo la guarigione; assume l'as petto di un'entita a sè, eccezionalmente grave, per le sue eventuali conseguenze, e che deve, perciò, richiamare tutta l'attenzione del medico, sia uel presente, che per l'avvenire. Intanto, ,·om'era da prevedersi, il sangue di tali ammalati ha dato un ri cco e interessante risultato microscopico, d el quale, come d i quello degli espettorati, si -occuperà diffusamente il sullodato prof. Pellegrini, iu uua sua prossima pubblicazione. P er consegueuza, d irò, in s uccinto, che i risult1tti dell'esame del sangue di numerosi ammalati non presentano tra di loro grandi di,·ersità: si che s i può rias:;umerli C·Omplessivamente. In un primo peri odo, iu cui l'esame fu praticato, circa dieci giorni dopo l'inc id ente, tranne alcuni, nei quali i globuli rossi rnggiungevano un mas~imo di .J ,W0,000, nelle. quasi totalità essi osc illnvano tra :3,400,000 e 3,800,000. I leucocì t i. in d ue casi solamente, raggiungevano i 12.000; nei p iù, oscillavano tra 4 e 7 mila. Iu un secondo periodo, dall'esame del sangue J i circa trenta ammalati (pr1lt.i<:ato ~5-30 giorni dopo l'incidente), non vi e ra mutamento nel numero dei leucociti, mentre il numero dei globuli rossi si manteuen,, iutorno ai 4 milioni; esso, in due soli CA.si, raggiunse i 5 m ilioni, e, in un sol caso, salì a G.f>ll0,000. È opportuno notare che, nell'esame per striscio del sangue di t utti i casi uou s i rilevarono alterazioni morfologiche de lle ernazie. I fenomeni g1tstro-enterici sono, per dir cosi, all'ordine del giorno: tutti i colp iti da i gas hanno avuto nausea, anoressia, senso d i peso allo stoma co, ~astralgia, enteralgia, stitichezza, d iarrea, lingua impaniata, ven t re tumido, meteorico ; e ciò immediatamente o più meuo tardi. Inoltre, qualcuno dei feuomeni snddetti (niarrea) s i m anifesta rara mente; qualche altro (la stitichezza, a preforenza) è immancabile ; è precoce, a sbalzi, scompare e ricompare, senza causa apprezzabile, resiste qualche volta ai più energicL mezzi tenipeutici. Cos i, in qualche ammalato, si è avuta la defecazione perfi no dopo tre o quattro giorni. Ma l'a noressia deve r itenersi un sintoma caratteris tico di tale forma patologica : s i manifesta fin d a l primo momento. tanto che qualche soggetto, per molte ore, non ba voglia di deglu ti re neppur·e una cucchia:ata. di latte o di brodo; ac. compagna, co·n varia vicenda, tutto il decorso della malattia e, in qualche caso e ccezionale, persiste fin dopo la convalescenza. Qui mi corre l'obbligo di riferire che al.:uni urlìciali medici francesi hanno riscontrata una vera e propria g>1strite io. soldati colpiti da ques ta nuova arma d a. guerra ; IU:!1, io sono autorizzato a dire soltanto di ave1•e osservati fenomeni di u.na banale irritazione gastrica. Da parte dell'intestino, invt1ce, come ho esposto, 81 sono osserva.ti sintomi imponenti e gravissimi in due casi: colicistite e gan• gren,, intestinale. In ul timo, le alterazioni funzionali o anatomo-patologicbe di qualche altro ~~g _ano interno completano la sindrome fonomeni ca descritta. Si La, quasi sempr,e , ifl usione del processo toss ico-irritativo. d alle prime vie ae ree ai grossi bronchi;


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('A'-L' l S'I'TCA CLINICA

e, poi, con la ma ggiore frequen za, catarro bronchiale diffuso ; e, poi, bronchite,

bronr.o- pol monite, focolai di mor tificazione polmona re. Fin:llmen te, anche la congiuntivite e l'en fisema sottocutaneo possono eccezionalmente complicare la forma morbosa, di cui mi sto occupando, come è avvenu to a ppunto in t re dei miei ca si.

••• L'e~posizione fatta dei fenomen i patologici, comuni a t u tti i pazienti, con 111. rela tiva 0011 ra ra tendenzri a lle recidive, impone assolu tamen te una considera· zione d'iuJoie ge::ierale, .:i rea la terapia clinica e la medicina legale, su cui mi sembra opportuno ri ch iama re l'at ten zione dei nostri ufficia li medici. ('ome s i è visto, in quasi tut ti i casi, a lla fenom enologia p iù o meno importi,nte, specie tardiva, d(:lla lesione i n parola , residuano, con relati va freq uenza, tracce e postum i non tras cu rabili, che si r ipercuotono su l'intero organ ismo : anemia e deper imento organico. E di essi deve tenere gran con to il med ico mi• l itare. n c,ll'adottare la cura consecutiva e il provvediment,o medico-legale del caso. Per conseg uenza, s i regolerà molto bene quel capo- repar to che userà la pru· denza, qnando beninteso, impellenti ragioni di ser vizio o im ponenti necessità cli· niche non si opponga no, di non mettere in uscita, dopo soli pochi giorni, i mil itari gi/\ asfissiati, s pesso appl\rentemente in via di g uarigione. Li sottoporrà, q uindi, per un a ltro periodo di tempo, più o meno lungo, a un'ocula ta sorveglianza e a un'energ ica 1·u ra ton ico-r icos t ituente, consider ando app u nto che a.lcuni di essi, mentre sembrano completnmente guariti, da un giorno all'alt?·o, come è successo in alcuni miei cnsi. sen za causa alcuna , possono anda re incontro a g ravissime successioni patologiche. cou le loro eventuali t risti conseguenze. In secondo luogo, è opportuno che le competen ti au torità mìlital'i, a ttenendosi a larghi c r ite ri te rapeutici. emettano un adeguato provved imento medico-legale, per la maggio r parte d i questi m'ilitar i colpiti da.i gas nocivi, s pecie per coloro Ghe hanno pre~elltato, sill immedintameute che tard ivamente, s intomi d i lesioni organiche. ln 1Lltri ter mini, a fJuesta sµec ie di i nfermi, i l più delle volt e, non è sufficiente accordare d ieci, quindici giorni di riposo; ma bisogna concedere, secondo i ca.si, 30-oU- 90 giorni di l icenzn di couvalescenz;.,. · · Di gia, è avvenuto che nlcuni di questi col piti, inviati d i nuovo iii fronte, ban no avvertito, s pecie negl i s forzi corporei alquanto ei:cessiv i, dolori in tutte le regioni de l corpo, un po' d i a sma. e frequen za cardiaca, accompag nati da sudor i più o meno profus i ; per cui !<Ono s tati costret t i a r ientra re in ospeda li.

••• Pertanto sorge s pon tanea la doma11d a : da quale gas o miscuglio di g;is sono causate tutte le surriferite altera zioni morbose? Come si comprende di leg ger i, non è affa t t o facile r ispondere con esat tezza; perchè manca assolutamente il da to di fatto, non essendos i, finora , avuto, per quanto mi sa ppia, fra mani un campione o un residuo di g as usa t i dai n ostri nemici. Purtuttavia, couside randò bene le opinioni degli altri Hutori, che s i sono occupati dell'ar gomen to, 111 iiupres!lioni e i chiarimenti forniti dai ma la.t i, i pri nci pali ca ra t te r i dei g as maggior men te incr iminat i, qualche manifestazione c linica e qua lche prova di fatto, si può, almeno con g rande probabilità, veni re a. una concl usione prat ica.


CASO I!'T I CA CLl~ICA

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In vero, i princi pali g as, su cui cadono i sospetti dogli studiosi dell'import a nte a rgomento, son o il cloro, il biossido di zolfo, il tetrossido, il fosgene e il bromo, la cui densità, ris petto a quella dell'aria, varia da 2.21 a 5.36. Ma io non credo molto pr,iti co l'impiego di r1uesti gas, all'infuori del cloro, sia per la loro non abbondante e ra pida produzione , sia per il l'elativo costo, ch e, in q ualcuno (fosgene, p. es.), Mriva a L. 35 al ch ilogramma. Invece, riteugo fe rmamen te che il clo ro a.~.,olu.to sia il gas usato dai nostri nemici. E ciò, princ ipalmente, per i suoi caratteri fisici, per la s 1111. fac ile e pronta produzione, e, ;iopratutto, per il suo prezzo commercia.le, molto inferiore a que llo degli altri. Dinmo, perciò, un rapi,Jo sguardo alle sue proprietà fisiche e a lla s ua azione deleterii, su l'org anismo animale. Il cloro è di colore g ia llo -verdastr o. La sua densità è di 2.'16. S i liquefà a 400, a pressione ordinaria. Inoltre, secon do gli esperimenti di vari autori : 1 cm.• cl i c loro in 1 m. c . di a.ria produce fenomeni d'irritazione: 10 cm. 3 in 1 m . c. di aria. producono gravi atfozioni polmonari ed emorragie. Infine, l'aria. contenente 0.00032 p. 100 di cloro agisce su l'uomo energicamente, producendo: cianosi, in}ensa dispnea, secrezione d i muco dalla bocca e dalle 11a rici, forti dolori al petto, cefa.lalgia, d iminuzione della tem peratu ra e polso p iccolo. La sua produzione è facile e poco costosa. Basti solamer•te ricordare che esso si ha come ,:ottoprodotto, nei processi elettrolitic i più modern i, per la preparazione di numerosi sali e prodotti c himici. Da ultimo, è il s uo minimo prezzo commerciale che meri t a g rand issima considerazione e che lo rende il pi 1i allatto allo s copo. Di fatto, il cloro com presso in boml>e di a cciaio, che ne contengono da 5 a 50 c hilogrammi, costa solo lire <lne al r,hilo1;ra1n1na,· e il cloro liq uido in bombe costa 0.60 }le?' chilogramma. Passiamo orn all'enumerazione delle opin ioni de i diversi ,\ccennati scrittori. Sanarelli cita, al proposito, tre gas (cloro, bromo, iponitride), dan do il primo pos to al doro. Ferrero di Cavallerleone parla di v11.1·i gas, mettendo in pri ma linea il ebr o. Cevidalli dice che, fra tutti i g,1s sos pet tati, il cloi·o merita di ossere r ico rdato per primo. Guntz afferm,\ r isolutamente c he, fi nora, si t impiegato solo il cloro in massa , probabilnH,nte mescolato a cloruro di zolfo e a cloruro cli carbonile. Vivian B. Lewes asserisce che il cloro è usato d.i i t edesch i in la rghissima mis ura.. « Siccome, egli dice, una ca,ra t teristica spiccata de i gas u sa ti è il colore g ia.llognolo, & proba.bi lo ch'essi usino qua.si esclusivamente vapori di cloro ; e anche i sintomi presen tnti dai colpiti fauno concludere in questo sen~o ». Pey r o nnet de Lnfonvielle ritiene che il cloro pre<lomini fra i gas adoperati Nei rapporti e processi verbali, pubbl ica ti in un volume dalla Commi~sione d'inchiesta, istituita d al Governo francese, per la cona,tata.zione degli a tti, i:omm essi da.i tedeschi, in violazione de l diri tto delle geDti, pi1rlundosi degli rdfetti dei g as in questione, s i rileva .che i medici e i chimici, incaricati d i stud iare la nntura di questi ultimi, sono venuti nella conclus iorH· che il gas usato è il cloro, con d iverse impurità, quR.li gas solforosi. Si n oti pure che, in tu tti i lavori che s i occupano di questi g as, impiegati dai tedeschi, s i parla di nu bi, d i n ehl,ie e di fumo di colore giallo-verdas tro. Ve ne ndo poi a,l caso nostr .:i, è notevole il fatto che la mMsima parte delle cl _

r;aornale di 111edich111 otil't"'''' - Fase. X


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CASIJISTIOA CLl~ICA

cn rte lle cliniche dei ricoYerati al « Luna,., firmate dai nostri medici al fronte, diceni. : asfi.~sia da !JCLS a base di cloro. l~ u!\c;i tut.t i g li ammala.ti, interrog ati con la massima dilig enza e separntameutt: l'uno dall'altro, a ffermarono di aver visti tali gaE, lanciati mediante proietti li es plosivi, o bombe a mano, o a pparecc hi a getto, sot t o for ma di nebbia, di piccole nubi o di fumo, con colore giallo-verdastro e con odore penetrante, irri· tante. Uno solo disse di aver visto il fumo, con colori simili a quelli dell'arcolialeno. "E, SPmpre a loro dire, tali gas, specie dove non c'era corrente d'aria, si p-onfia vauo. si distendevano, invadevano largamente lo spazio. man ten,mdosi semp re Il poca a ltezza dal s uolo, 1,50 a 2 rr:etri dal suolo. Quanto 11ll'odore, che par ecchi non h a nno saputo precisare. è necessario dire che ho fotto qualche esper i111en to prat.ico. Ho fatto cioè odorare a tutti i pazienti l'acqua di cloro (soluzione di cloro in- a cqua, secondo la F. U.). contenuta in mm bottiglia, e quasi t utti hanno affe1·mato esserne l'odo re perfettamente ugu11,le a quello dei gas inal1i Li Anzi, un in t'e,·mo, al solo in ul,u·e, pe r poc hi secondi, la s uddetta soluzione,

ebbe una penose. impressione e lievissima congestione del vol to. Soltanto qualC'Uno affermò che tale odore Don era quello dei gas, il quale, invece, rassomigliava a q,wllo dello zolfo bruciuto. Inol t re, basta ri cordnre, in s uccinto, i fenomen i locali e genera li , immediati e tllr<l ivi, presentRti dai n ostri pazienti, quo.si in t utto simili a quelli prodotti dall'inalazione e respirazione di aria contenente minime quantità di cloro, per avere la prov!l clinica della mia asserzion e. Ancora : si sa che il cloro è una sostanza m etemeA lobinizzante, che trasforma cioè l'emoglobina in metemeglobina e che distrugge i globuli del sang ue; proprio come si è riscontrato n ei praticati esami tlel sangue dei n o;;;tri so~getti. Donde, l'anemia più o meno in tens a. in!c'orgente in modo qua,~i sempr e rapido, n ei soldati colpiti dni gas, con ferma sempre più la i,ucldetta asser:r.ione. Ma v ha di pii,. Le stellette de i soldati colpiti diventarono, quale più, quale n:e 110, d i un colorito verdas tro, al pari di qualche oggetto di metallo, ch'essi a vevano addosso, in quei momenti. Ebbene, l'eg regio prof. Tonegutti, direttore del locale laboratorio chimico della Direzione d'artigl ieria, qbe sta studiando l'argo111e 11 to dal punto di vis tr, chimico, volle por tare tutta la sua attenzione su l'esHme d i umi catena da orologio, appartenente a uno dei soldati colpiti, tal C. Salvr,t,He. E . con sq ui;;;ita cortesia, di cui lo ringrMdo sentitamente, mi comunicò relati vi risu ltllti dell'esame, che riferirò con le stesse sue parole. « Esame della catenella da orologio, eseguito il 14 luglio 1916: ., La cate11ella1 che, secondo l'affermazione del sc,ldato proprietario, possedeva prima la lucentezza e il colore dell'ottone, appariva del tutto opaca, ris1; ltando più o meno ricope rta di uon. leggera pa.ina, il cui colore variava dal bianchiccio al g in llo-ver dognolo . .. Questa patina si è potuta asportare, immergendo, per pochi istanti, la catenolla in una solm:ione a cquosa diluitissima di acido nitrico; nella soluzion e, cosi ottenuti\, ,si é accertata la presenza, oltre che di zinco e rame, anche di quantità apprezzabili di c loro. « P.irtnnto, la patina suddetta ere. cos tituita da cloruri, for me.tisi, senza dubbio, per azione diretta del gas cloro s u la lega m eta.llicn, costituente la catenella in parola•. Ì\on è, for se, questa la prova evidente che il gas lanciato contro le nostre truppe, il ~9 giugno u. s , era proprio cloro?


CAS0 1ST1CA v LINJCA

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Ora bisogna vedere come si posso. intervenire profilatticamente e nel primo momento cont ro i tristi effetti di questo gas deleterio. Il problema, si so., è molto complesso e insoluto ancora, e io non pretendo af. fatto risolverlo. Indiscut.ibihnent e, occorre neutralizzare, diradare e disperdere i nembi di gas, lanciati contro i n os t ri uomini. Sono, perciò, consiglio.bili alcuni mezzi, direi, individnali e generali. Trn quelli vo.nuo, senza dubbio, compres i gli occhiali, per proteggere g li occhi, e una maschera. che, per lo m eno, l\bbia tutti i requisiti per un buon funzionamento. Di pit't, deve ess.ire imbevuta di un liquido neutralizzante o difensivo, contenent e un po' di glicerina, carbonato di sodio e , soprat u tto, ipo· solfito sodico (detto ,inticamente anticloro), il qua.le pare il meglio rispondente allo scopo, specie n ella proporzione del 2 al 3 p. 100. Tra i mezzi profilattici genera.li occupa il primo posto un'attiva e razionale ven t ilazione (a motore elettrico, p. es.) delle gallerie, dei camminamenti e delle t rincee, nonchè dellò spazio che le divide da quelle nemiche. Essa, sotto la guida di persone competenti, che tengano conto di tut td le condizioni atmos feriche del luogo e del m omento, dovrebbe procurare un a corrE>n te d'aria, contraria a quella che spinge le nubi di gas verso le nostre linee, o farle deviare in modo da non permettere loro di guadagnare le nos t re trincee. Un altro mezzo, atto a puri.ficare t ale aria im1uin11ta, è rappresenta to d11. grossi getti d'acqua, con iposolfito di sodio (4-5 p. 100), m edi.a nte le comuni pompe od a ltri opportuni apparecchi. Vien poi l'accensione di grandi numero~i fuochi , che cos tituirebbero un mezzo profilattico e curativo a un temP.o· Questi producono colonne di aria calda. a.scendente, che richiamera nno verso di esse i gas tossici che rasentano il s uolo. Ho fatto già rilevare l'unanimità di pensiero dei nostri ammalati, a~ r i~ua.rdo iii questi fuochi, su le cui vampa.te, essi, gittandosi con la faccia, potevano respira.re un po' meglio. Quanto, poi, ai mezzi cura,tivi del primo momento, Yanno ricordati il pronto allontanamento del sogget to dall'ambiente avvelenato e le continue inalazioni di ossigeno. Ma è sempre necess ario il praticare la respirazione artificiale, che dà i migliori risultati. Anzi, è d'uopo tenere ben fisso nella m ente che, nell'a.s fissia, c'è un periodo di pausa, di morte apparente, durante il quale bisogna, più che mai, insistere nelle raziona.li manovre di respirazione, che, spesso, richiamano alla vita. quelli che sembrano già soffocati dall'azione deleteria del gas.


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CAS CHSTI CA CLI NICA

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NECROLOGIO Sul campo dell'onore. Capitano medico di complemento ETTORE PIO RIGHINI del . . . regg. fan teria. Tenente > • PIETRO BAY del . . . ospedaletto da campo. GUIDO ROYERA del . . . reggimento alpini. > ANTONINO RIUO della . •. sezione sanità. Sottotenente > > FRANCESCO RUSSO dol ..• raggiro. fanteria. > > > DIONISIO BONITATIBUS del ... regg. fanteria· > > > LEONARDO GROSSI del . .. regg. alpini. )t > TULLIO MEUCCI del ... regg. bersaglieri. > Studente in medicina ALBERTO SUZZI della R. Università di Bologna. )t > CESARE CRESPI • > di Padova. > > 6. BATTISTA CAVAUI > > » STEFANO GIACHEDDU » di Cagliari. > > FRANCESCO ALBERTARIO > di Pavia. ,. > GIUSEPPE DEL PRATO > di Torino. > GIUSEPPE PAUANI > » > ,. ATTILIO SCOPELLITI • di Napoli .

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Mandiamo pure un reverente saluto alla memoria del colonnello medico ETTORE BARBATEUI, morto a Verona il 27 ottobre. Ai funerali intervennero tutti gli ufficia.li medici del presidio, ed il colonnello medico Bernucci pronunciò s ul feretro commoventi parole.

PER IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITARIO MILITARE . RICOMPENSE Al BENEMERITI DELLA SALUTE PUBBLICA. Con decreto luogotenenziale 14 settembre 19 I 6 è confe1'ita: a) la Medaglia d'oro ai benemel'iti della salute pubblica a: :S. E. SFORZA dott. CLAUDIO, tenente gènerale medico: A Tripoli, quale dirigente i servizi sanitari e presidente della commissione sanitaria istituita presso l'ufficio di governo, diede opera superiore ad ogni elogio, per competenza ed attività nell'organizzare, dirigere, sorvegliare, con trollare e personalmente integrare i servizi di profilassi del colera, nella epi· demia trovatavi dalla nostra O!XUpazione.

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PER IL J.113110 0 0 RO DEL, CORPO SA:SITARIO MILITARE

o) la Medaglla d'argento e.i benemeriti della salute pubblica a: 1. C1AURI dott. R OSO LINO. maggiore medico: l'"fficiale medico '.lei R. esercito, nel 1910 a Trani e quindi a S ubiaco ed in altre località della pro\·inci1\ di Roma; nel 1911 a Scafati ed in a.ltre località d,,Jla provincia di Salorno; nel 1912 presso la colonia degli arabi d eportati nell'i~ola di Ponza diede opera :1ttiva ed offìcace nella organizzazione e nell'itttuazione delle rnis ure di profi lassi del colera. 2, MARI OTT1- B1ANCH1 prof G10. BATTIS'l'A, maggiore medico: Ufficiale med ico del R. eserc ito, nel 1910, in occasione deila epidemia. coler ica di Barletta, rese particolari servihi, sia attendendo alle indag ini batterio, log iche. sie. sovratutto · concorrendo, in mezzo a gravissime difficoltà locali, e.Ila J irczione doi serv izi di isolamento dPg li ammalati e di risanamento degli abitati. 8. Mr-:)1Mo prof. GIOVANNI, maggiore medico: U fficia le medico del R. esercito, a Barletta, in occasione della epidemiacolerica del 1910, rese particolari servizi, sia attendendo alle indagini batteriologiche, sia sovratutto concorrendo, in mezzo a gravissime difficol tà locali, a ll'nttun.zione de lle contras tate 01isnre di isolamento dei colpi t i e di risaname n to delle loro abitazioni. 4. M11-1 c 1 dote. Euo&N IO, colonnello medico: UfGciale medico del R. esercìto, quale direttore di sanità del I corpo di ar· mate. s pecin le di s ped izione a Tripoli, ebbe ali' inizio della nostra occupazione la direzione dei servizi saaital'i e per essa attese con zelo, attivitll ed abnegazione alla organizzazione della lotta contro il colera attravers o e contro le gravissime d ifficoltà derivanti dalla s ituazione del momento. 5. R1zzuTI dott. GtUs&PPF:, maggiore medico: Uf6ciale med ico del R. esercito, si segnalò in occasione della. epidemia colerica del 1910-11 prestando opera validissima alla dipendenza del Ministero, ·dell'interno nella organizzazione dei servizi di profilassi in provincia di Napoli e di Palermo, e sovra.tu tto, a ttra.verso gravi difficoltà,, a Balmonte Yezzagno e a Partinico. Inviato a Tripoli, ebhe sin dall'inizio della nostra occupazione e t,mne con onore e vantaggio della efficacia della. lotta r.ontro il colera la di rezione del servizio batteriologico nel localo di isolamento nll'orfanotrofìo italiano; nel quale servizio pure si distinse in ocCll.Sione della epidemia di peste nel 191S. Nel 1914 contribui efficacemente alla lotta contro la epide1uia pes to5a di Bengasi, dirigendo il laboratorio batteriologico di quella direzione di sanità. militare. 6, ZAF FIRO dott. ANTONI NO, ca.pitano medico: Ufficiale medico del R. esercito, attese durante la epidemia colerica del 1910· 1911 alla vigilanza sanitaria in molti comuni della. provincia di Roma. ~ s~ecialmente nelle Palu,li Pontine, segnalandosi nel superare le particola ri dif· fi colta delle circostanze. (Continua),


807

1

Movimenti avvenuti ne! Co1,~o ~anita1io e nel Personale ~armarnuUco 1

(!)alla d o~ponsa 5,1• ~lla 71' rkl 8olletti110 11f,1ro.. 1, (l, /1, 1wu, i ne)

Ufftol&li in .ervizlo permanente. Decreto luogotenen ziale 30 l uglio .WlG. Buos o1,10 Cl\V. L orenzo, maggiore geoernle medico. - L'anziauitit di grado viene rettific.ata dal 26 ap rile 1916 al Hl dicembre HH5. Decreto luoyotene11ziale 19 marzo 19l6.

0 DD1 Oddone, capitano medico. ospedale militare Aot·o11a. - Collocato in riforma. a decorrere dal l• aprile 1916 e nominato cavaliere nell'O rdi ne del la Corona 1 • d'Italia. Decreto ltIOyotrnenzialc li'I ogosto 19 16. BURAT'rl Aristide, capitano medico f. q_., (comandato 3° art iglier ia for tezza). Promosso maggiore medico con riserva di anzianità assoluta. c11ssa di essere fuori quad; o come sopra ed as~eguato 3° a rtiglieria forte1.z1•, continuando nell'attuale dcstin:•zione per mobilitazione. Seguirà nel ruolo il maggiore medico 1'ecce cav. Pasquale.

F armaol1ti milltarl. D ecreto ministeriale 1° luglio 1916 VACCARO cav.

Francesco, farm acista capo di 2a. classe. - Promosso farmacista capo d i P classe con decorrenza per gli nssegui dnl 1° dicembre 1915. Musso E1wi co, farmacista di 2• classe. - I SOLA E milio, id. 2• iti., fuori ruolo perché in Li bia. - MARRA Giu~ep11e, id. 2• id ., id. id. - LABRuzzo M enotti, id. 2• id., id. id. - Promossi alla 1• classe, con decorrenza per gli asseg ni da l . l • ottolbre 1916.

Ufftoiali in po1lzlone 41 aervh lo anslllarlo. DeC?·eto luogotenenziale 9 aprile 1916. CJilD~OLA cav. Giuseppe, colonnello medico, distretto Campagna -

Collocato a r iposo per infermita non provenien ti da cause di servizio, a decori-are dal l • maggio 1916 e ·nominato cavaliere nell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro,


808 MOVHlENTI A\IVEN CTI ~ EL CORPO SA N I T . E NEL PERS. FARMACEUTICO

PROMOZIONI STRAORDINARIE PER MERITO DI GUERRA . Decreto luogotenenziale 17 setternbre 1916. Nomiue provvisorie fatte dal Comando Supremo e confer mate dal Ministero:

Decreto del Comando S1tpremo 14 aprile 19Hl. Sottotenente medico di complemeuto nomina to tenente medico in servizio attivo permanente, con l'an zianit à sottoi11dicata e con decorrenza. per gli assegni dal 1-l aprile 1916 : SA NDULLL

Pietro, distre t to Avellino. -

Con anzianità 17 giugno 1916.

Determinazione miniliteriale 14 settembre UH6. T1wM111i:TTA

tare. -

r:11.v. F.d11wndu, colonntillo medico, segretario ispettorato sanità m iliComandato Ministero guerra.

Dec1·eto luogotene11?.iale 21 settembre 1916. 1:av. littore, colonnello medico. - Collocato a riposo per anzianità di servizo, a decorrere dal 1° ottobre 1916, ed inscritt o nella r iserva.

BAJ<BATJ-JLr,1

F&rm&oiltl mllltari. Dete1'1//i11azio11e ministeria le 7 settembre 1916. FA I, CHI E,nilio,

farmacista capo d i 2" classe, ospedale militare Chieti. - T rasfer ito oSpL·dale mili tare Ancona. D i,;1, P1&1w Giov. Battista, id. id. di 2" id., id. id. Verona. Id. id. id. Ch ieti.

(Continua).

ONORIFICENZE E RICOMPENSE. ON OBIF IOEll ZE.

Ufficiali che n~ll I ricorrenza del 50° anniversario della campagna di guerra del 1866 sono stati insigniti della croce di cavaliere dell' Ordine della Corona d'Italia, per aver partecipato a tale campagna. R. decr e.to 20 setlenibre UHti, d i molo v 1·oprio di S. M. il Re. A SQUlt-L En,·ico, magg iore medico non più iscritto nei ruoli, distretto Treviso. VERG Aii! Giovan,ii, capitano id. id., id . Milano.

l l D , r~.:r t.< li , ,

l i H,~dè•LlOC'C'

CLAUDIO Sk'ORZA, tenente generale m edico

An·runo C ASARINr, maggiore medico l,u IGI PA LIIIF:RI. yrrtn le


TtRELl, I pro{.

Euo, magg. medico. - F erito da arma da fuoco portatili. T~si di lib,.ira docenzn. Un vo lume di pug. 67l1 con 17 tiwole . - Modena, 1915. (Ven dil>ilo proRso l'Aut ore , Scuola militare) • · . L. 15 SEBTOU prof. ALFONSO, m ogg. mod., lib. docente di patolog speciale chirurgica nella R. Università di Pi..a. - Contributo allo studio del rinofima e ricerc he istologioho ~ui trapianti di c utu s..condo \Vo lfo (con 18 tavole) - Livor no 1911, Officine g rafiche Chia ppini. ( Ven dibile pre98o l'Autore, Ospedale militare di Livorno). Il Jun>or.o Cos·rAN'rrNo. generale rnedico. - Oftalmoscopia ed ottics oculistica. }fanuale teorico -pratieo. l'n v oi. in 8° cun 82 6g uro e 12 tavole. - Napoli, Stabilimento tipotzrofi,•,1 F urrnuto, 1905. (\'endi b ilo proseo :•:\:.itore. Roma, via Principe Amedt>o. 47) 8 M,u,olANTI l•: 1.10 , gen .. r nle m Nlico Lo sgombero a cqueo d<'i feriti n.,Jla valle d e l Po ( 188!), 11'! !18. I !llJ5). T 1>st.o e progetto con ill,1strnzioni, r,rern iat1 C'On d i r,loma d' onore nll' E8f.>OAiz.ion e intornazionule di Milnno 1906. (Ven dil; ile pr.,Muu I' ,\11 t(1re, ltoma ) 4 lo. 10 . - E sercit o e tu bercolosi. (~ o tiz io. - Prurilns~i attunle. - Età dollu ch iama ta. Fe rma h iennalc. Ab bnss umonto d oli" st uturn l. l{olu·,.iunc, al C<m)-(re sso naz ionn J,. ct 'ig ien e I \)06 Mila no. (Id. id. hl. ) . 2 8AnEL1. 1co Uno~No, cap itano medico. F1111Cit1ture ed apparocc hi, frutture " lussazioni. - F'ironz.,, t ip. Ra r bèra. T ESTI o ro f. FnANCE~ C'0, colonne llo medico. Ricordi di m1crobiolog1u puro ed n ppl icatn. - O n ,·,,I. in 16° d i pllg . 40 8. Firenze , 11106. (Ve nu it,i J., pro!l<!o l'Autore, scuo lu d 'npplimziono di ~n ni tà militare . .Fi re nze . • 6 - (D . m . Le ,nniat.tio i nfot tivo òi fl us ibili più freque nti noi sold 1Lto itul,nn o Nozioni di ep idc miolugi,1 mi li turn. Un vo i. in 8° grande di pag. 298. - r' ironzo, 1001. (Ve ndib ile pre1<Ro l'Autore, • <'uo ln d ' opph ciu:illne ,li " uni tà. m ilitare, Fire nze ). , 7 ID. 1u . - Lo ~rnnùi opid .i111io esotic he. Co lora, pesto o feb bre gialla, - Milano, Ulrico Hoepli edi tore . Pla nuali Hoepli) , 2 ID . rn. - La c·hirurg il\ d1,llo v ie b iliari. :\lomoria on orata di un utt.t-stato di 1ude d e lla F;o,·ic t.ÌI meclico-f'hi rurg ico. di Bo lo~no. - B olog na. 1903. U n voi. in 16° di P"lt· I!•~. IYf'nòib ilf' rre~~o l'Autore . l"o rso \' itto rio Eronnuole 380, Napoli). Lo. rn. - L' ipot,osi dell'evoluzione. Stud i e ricerche. - )lilano, n 1umciazione tip. pri.. 2• eJiz.• 19Ufl. ( V1>11dihile p re .... o l'Autore, vin XX se t tetnb re. 80 p. I"! , 2 DE FALCO A l'l1'.> R>:A, ten e nte colonne llo me dico. Patogenesi unica d e lle ma lattie vnsro lari. secrf't.ive e nodula ri dog li occhi e d flg li org uni vic ini. Un voi, in 8° di p n!(. 240 con 8 ta vole fuo ri testo . - N npol i, Società comruerciolr li hrarin, 1'105 . 8 -' ANTUC:CI pro f. Rn:FA.io, colon . medico, li bero doce nte di oftalmologia e di clinica oculist ico nella Regia Univ.irsità di Torino. Studio scientifico pratico sui traumatis mi ocu lari. Voi. di 242 p!lgine con I O tavole contenenti 63 m.icrofotog mtie e con p re fazione del pro fe ssor C. RrtYMOND, dire ttore della Red o rlinicn nr ul i~t ic-A di T nr ino. Romn, f.nric" V,, g he ra 19,111. ( \"e ndibile ,-,resse la tipograria E arico Vvgh orn. vi11 l'o 3. H o 111 1> t RtVALTA RAFFAE LE, n1 a g 11:. medico. ~lidl\t tie profossiunali <'d in for t uni de l l"voro nella vita c ivile e n olla vi t n milit a r<•. R ocl'u S. Ca sc111 n o l!JIJS. (Ve ndi b ile preaso l'autore. ,,s peciale mil itare B o lo gn o ) oC A SALI Pt&TRO. m ngg-1ore 1nedico. Ln r hirurgiR r onservatri,·" mu ~11o i ro pporti c•o n la tra11mnt nlogia e la loizize concorne nt.e g h infortuni 0111 l,w uro. T rat· toto di ..eegc-Mi clinic a in r npportv nlla. Proprù outioa chirurg ico gone mle" ull11 :,-gir<l,1, i,"'" socmle itnl in m,. - Rc. m11. I !lii I. i:!nc1<>t/\ '"lit.rico 01\nto Alig hieri. ( V ... 11d il,ilo pr8><8o l'f}uto n , . viu XX .'et tembr u Il\) p. 1°, lw,na) . , 3 V lBD I A T o ~o1A>10. t o 11 colon . nwdico. li coneulonto Sanitario. GuiJn prutioa por c o11os,·c;r8 o curnre le 11,u latti e m as• .,nza d ol rn,•dico. Ili E,i,..iono. Oo voi. .di pa if. 41 0; eleizonteu ,cnt0 riJ .,goto in t-0fu . Rocco San Cusciono L. Cappelli l!Hl9. ( Ve nJihil<• p resso l' Autore, vio ., opoleone 111 n. 70. Rumo 1. , 3 - DE SARl-0 p rof. E u! ,.ENI O , ma!!g. 111ed ico. L., ferite prodotto dalle moderne ermi da fuoco Ja g uerra, escluse le art iglione. - Ravenno. 1911, Tip. Ravt1gnant1. (Vendibile prosso l'Autore, ospedale militare di Livo rno ). , 10 p IITBAZZANI pro( PIETRO, vice-dire tto1e del fre 11ocom10 di Hogµi o Ernil'ti. Sullo st.at0 di n:e nte d ,•I s oldnto Aug usto ?llas1'tti - Ve ndibilo pro~so la libreria Beltrami di L . Co ppali - Bologna, o pres~o l'Autore. . . . • ~ . i.JNAB I prof. SALVATORlt, colon medico. ·-· L'anatomia e la chirurgia op ornt-0ria dell6: mandibola e dello parti molli che la rivestono. Napoli, 1906 voi. m R• di pag. 13(1, con 58 6gure interoela.te nel testo. (Vendibile p reeso l'Autore, Corso Vittorio Emanuele 386, Napo li) . . 3 -


GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Direzione NI Ammlnlatnalone: Piana Cuour, 17 - Roma

CONDIZIONI DI A,BBONAMENTO. 1• Il Uinrnate di medicina militare !li pubblica l'ultimo giorno di cincua mest-1 in fas cicoli di 5 fog li di st.ampa. 2- L'a hbona m enlo è annuo e d ec o rr e dfl l 1• i;:ennaio. Je 11 pre zzo de ll"abbo 11ame nto è : Per I' llalia e la Ct> lo11111 Eritrea . . L. t2, P er I' Estero . . . . . . . • • ,. In,. l. in )Lelia • • I,~ , E l U11 fa~c1colo s e parAto costa a 11 · s er o • 1,a0 Il suppleme nto c o nte11enle l'Annuario i io llalia • 2,!'.0 dPl corpo sanitario militare costo . 1 all'Estero. • 2,-,,5 0

4° L abboname nto non d isdetto prima del 1• rlicembr e s'intende rinnovato per l'anno successivo. 5° I s i~no ri a bbo nati mi lil.ari in etlellività di servizio possono pagare l'impor to d e ll'ahborrn mflnt o per mezzo dei nspeLLivi comandanli d i corpo (anche a rnte m en s ili). fi• P er i ~oli 11ffìciu h m e Jic i (drll'Esercito e della Marina) è ammesso un abhouament.o f'nmulatlvo al Giornale di med icina m ilitare ed egli Annali di m ~,l 11·11w 11aMle e co oniale al prezzo di L. 18 annue. Per oltenere tale abbonn1ne 11Lo izJi u b bo 11a li d t>I gior nale di m edicina militare devono far pervenire d11 tHttH11 e11te L. (i. All'Rmmi11i!:'- tr a z io ne degli Annali (pres so il ministero della Mn rì11a ) -: 0 Ai J1br11i s i fa lo sconto del 10 •, 0 • ma soltanto per gli abbonamenti delle pN~one e degli enli no n militari, che non possono fruire della racilil.8zione cii e u i al n . 5 o 6 . l>0 Le s pes e per frli e stratti e quelle per le la vole lilograftche, fotogra f.clt11, ecc., che acc()m na11nas<:ero IP m e morie. sono a c a r ico degli autor i. !)o Gli autori delle memo: ie polrauno ave rne gli estratti ra cenù one richieFta 1,ll'allo rlell'invio dPll e bozze corrette. Gli e sl rRlli l'ono di due ti pi: T1Po À. . - Co n r,o pertina in bianc o, senza frontespizio, e colla impaginatu r a e numerazione de l fa scicolo. TIPO B . - Con copertina stampate, frontespizio, impeginelura e numerazio n e speciale. li prezzo e r e~olato d11 Ila !le guente tariffa : Pre.z;.z;o cl.I. ot.a.ao'1.n.. ~og1t.o cl.i ata.mpa " l; ~, 1,; H O

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Gli e!'lrall1 minor i di un f1,F:lio si contano c ome foglio inte ro per le ordi• nazio ni d1 100 estratti o meno. P e r que lli c he s u perano un fo f?ho. le frazioni in più. che non superano il mezzo fo!Z'lio, si contano come m t! là, purchil però l'ordinazrone non sie infe. r1orP. a :iO copie . P o tranno aversi eSl1'8Lti rn carta e formato diversi, previi accordi peraona l1 tra ~l i Auto ri e la T ipo1?rafìa. 10• l manoscrilt1 non "" r esL1tuiscono.


GIORNALE DI

MEDICINA MILITARE Pubblicat o dall' I s pe ttor ato di Sanità m i litare Olo rnale d i medicina militare : 1801- 1884 Glo Ma la medico del Raglo EMrclto • della R. .I& Marina • Gio, nala medico del Realo Eaerclto • 189 6-1110 '1

ANNO LXIV -

1916

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FASCICOLO X I

30 N OVEMBRE

SOMMARIO •EMealE ealQIIIA 1, 1,

Darantt. - Brevi note di chirurgia di guerra Ttzn11. - Nor·me contro l'tnt... lleranw e l'anafilassi da eiero antitetanico NOT& PRKV SNTJVE.

I nfHl9. - Indagini radìol'oglche nelle rt rite d'arma da ruoco deJ ton ee. (Ostacolo cl1e pu/J olfrlre il perlçar(llo al cammino dei proietUli).

838

CASUISTICA CLINICA. Ma111ata. - B revi ccaslderazlonl statl!llche, roo epeeiale riguardo al problema degli addominali. • C.rr•lo. - Delermatite da caosa Irritante esterna tsm tanie vegetali) a tipo di er itema

8'6

11apolo-pustoloso•llcbonolde, • . . • • . C.lllna. - St udio radiologico di una lettone del cuore da pallottola di ehrapndl.

8M Ut

__ ..

. . . . . . . . . . . . . . . . .!SALI ITALIANI • • 111eT•:a1. (Y. l ' l ndlu neU' lntmao deUa ,operU110)

DIREZIONE B O A MMINISTRAZIO NE R O MA. - Piazza C avo ur, N. 17 - ROM.A.

Per le ln..,.zionl 1111 1111'*Uoftà rivolgerai dlreltam~nte aH' Ufflclo deltg: !9 a tale

..,.vld• - R?me, V'.a c..::o!tl, a. 91 - Teiet,ao 1188.


INDIC E DELLA RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERI

RI VISTA MEDICA. X. -

l,a. t11l,ercvl,,si e la :,(Uerra

. P• g. 8H

RIVISTA 01 NEVROPATULOGIA, l owerl. - Su di un r iflesso pa rticolare t· pa to logico d, •ll'aliuce. Il f~nomt no dèlla scco11da ~~

IIIVI STA Ili CHIIIURGIA Ili GUERflA. Schlaul. Il 110 0, o tralt:om,·nto ltittlol(ic<• d,·11,· 1111<·1.1.. ni cl11ruq; icl1c acute d,·gll arti con ;p,·clal,· rlg uar.:11, alh· fi:r1t1• inh•tt~ 11 ); UO·r r:i • lll U/\IONI SCIENT IF ICIIE IIEGLI UFFl~I \LI ~f@l)j(' I 11' ZON A ,,, r.u~: n nA NECROLOGIO. PER IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITAIIIO MILITARI-: .

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8i6 Sli

878 819

Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz, del II Giornate di medicina mllltara ,.

h1aauoo PtErBO, tenente geoe rale medico. - Sull'azione degli a t tuali fucili da guerra e epooi.alrnonte del fucile it&lianc di piccolo calibro, in confronto con quello

di medio calibro. /Studi aperimentali, con 15 tav. di fotografie e radiogra6e ri• prodotte ID fototipcgrafia).- Rorna, 1903. (Vendibile preeao la Tip Voghera} L. , ID. m. - Le operazioni più frequenti nella chirurgia di guerra, con 112 flpre intercalate nel testo. - F irenze, 1898. (Vendibile prMBO la Lib. Bernardo Beeber , Firenze) • • • • • . • • 8 .fùOpOmelno mi lùare. - Risultati ottenuti dallo çoglio dei fogli Militari deile ol11.t111i 1859-1863; due volumi in 4° con atlante: Voi. l (Dati antropologioi ed etnologici) con Atlante della geografia &D · tropologica dell' lta.lia. - Roma, 1896 • 18 • 8 Voi. Il (Da ti demografici e biologici). - Roma, 1905 • • . B ABor no e Sl'OBZA.. Compendio d i ohirurgia di guerra comp ilato w1la aM>ria medico-chirurgica della guerra di eec8111Pone d' America. - Roma, 1888. 4 volumi, prinzo ridotto . • 5 60 BSBNARDO e BREZZL Lo sgombero degli amn.sla ti e ferUi in guerra. lii.moria premiata a l concoreo Riberi. Un volume di pag. 216 con molte figure e tavole grafiche. - Roma, 1905 , I 50 C AI A RI NI, La fatica nella vita militare. Memoria premia ta nel oonoorao Riberi 190, -1906. Un volume di P!IS· 330 con 65 figure. - Roma, 1908. . i. 8 l o . - l .e malattie e gli infortuni nella vita militare. Memoria premiata a l ooncurao Riberi 1905-19U6. On volume di pag. (02 con t a vole grafiche e aw.'-1•'icbe. - Rom&, 1908 • 8 C'v&Alfl. Esposizione sommaria dell'ordinamento e funir.ionamen~ del Nr· vizio sanitario in campagna pree~o l'aaercito italiano. - Roma, 1908 . • 1 60 D• C'Jta.u u:. - Studio aulle mediaetiniti (rnediaatiniti suppurative, uoeeao mediuUnico). - Roma, 1900. Un voi. di pag. 1"4, . 1 2 ~ BYBTL. Onornat.ologia anatomica. Storia e critica del modemo ~ o a1111,tomico. Tredu,:ione libera italiana dei dottori C. P1n:rr1 e C. Sroau. • 6 Roma, 1884. (Edizione ra.r a) L~ / ~ oaiuate dalle armi da guerra. Si.ntMi della rela&ione .-nit&ria augJi eaeroiti ted06Cludurante la guerra franco,germa nica 1870-71. - Roma. 1889. On volume di pag, 348, prezzo ridotto. • 2 M ANl,YRA. - Studii •torico-critici aulla meningite oerebro-epinale epidemica In Italia e particolarmente nell'080roito. - Roma, 1883. Un volume di p ag. 181 con 2 tavole grafiche, prezzo ridotto 1 ISO


MEMORIE ORIGINALI

Brevi note di chirurgia di guerra. (l ) Per il senatore prof. Francesco Durante, d1rell1.1rn o!etla n. Clinica chirurg1<·a dell'Univ~rsita di Roma

L e freq uenti v1S1 te da me fatte agli ospedali territoriali e da campo, in questi 16 mesi di guerra che va tractia ndo la g loriosa ~ia che percorrerà la storia de lla grandezza della nuova Italia, mi hanno persuaso .che mol te deficienze vi sono, per colpa del Governo nell'insegnamento ùella t raumatologia di guerra e ne ll'organizzazione del personale sani tario m ili tare, bench è, in tempi opportuni, sia stata r icLiamata sull'argomento, da alcuni clinici del n ostrn paese, l 'a ttenz ione del Ministero della pubblica istruzion e e di quello della guerra. Le cliniche generali dispongono di pochi malati, appena sufficienti per educare i giovan i alla conoscen za dei principa li processi morbosi l'lte s' i ncontrano nel l'eser cizio della pratica civile. Le cliniche traumat ologiche, istituite io alcuni g randi centri u n iversitari, mancano di m ezzi, di locali e perfino di ammalati, s1cchè la n om ina degl'inseg~anti si dovrebbe ritenere come un favore a lla persona, SI} n on fossPro stati indicati da un regolare concorso. Da questo stato di faLt,c> ne è derivat,o che, la maggioranza dei medici italiani si trovarono impreparati ai servizi sanitari iu. guerra. Questa grave lacmrn pote va essere in parte colmata, se il Mm istero denla guerra, nella chiamata a lle armi, a"t"esse mobilitato tutti i clinici ed una parte fra i più n oti primari di ospedale con il loro personale affiatato ed il l,oro tntLteriale medico-chirurg ico. Si sarebbe così !'aggiunto l'ideale nel trattamen to dei nostri cari fE>riti neg li ospedali da campo che sono i l pernio della chirurgia conservativa e il salvaguardia delle ( 1) Ques to lavoro è stato contempora.neam ent.c pubblicnto nel P oliclin·foo (sezione pratica.), fase. 43 del 19 I(;, 3:! -

<Jiona,,le di mcttiG,aa m1lltorr -

Fase. Xl.

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BRl(V l !':lJ'l'I, 0 1 CHIRURGIA Dl GUERRA

in fez ioui chirurgiche mortali o cagione almeno di mu tilazioue o di gravi deturpazioni fi siche e funzionali. L'arrnolamento d oi medici fu fatto con criteri fon damentalmente sbagliati. Hasta, a che un m edico avesse 15 anni di la.urea per farne un capitauo, o la laurea ed una li bera.. docenza per diventare capitano o ma.!!giorn. Cosi, abbiR.mo vi:to med ici che mai avevano esercitato, a ltri di scarso valore o assolutamente 11egativo in chirurgia e cou essi naturalisti, anatom ici, \·eterinari, ecc.. ecc .. inviati sui ca.mpi di battaglia, e, quel che è peggio, destinati a capi reparti di chirurgia negli ospedal i da campo e territoriali ,~on qua.li conseguenze è fal· ile, immaginare. Aù onor del vero debbo di re che, per d isposizioni opportuna• mente prese dall 'att,uale lspettorato di san ità militare e per l'energica azione dei comitaLi sanitari regionali di corpo di armata, i servizi merliei, oggi, sono stati notevolmente migliorati, trasferendo e colloca_ndo in posti secondari i medici meno addestrati n ei servizi ospedalieri e da caro po. R esta però, a quanto pare, il fatto sconve· niente che quest,i continueranno ad us ufruire del g rado milita.re superi,n·e a lle maJ1sioni cui sono adibiti. Poco male !

* ** venia.rno ora a mettere insieme qua lnhe uota di chirurgia pratica. ehe possa sN·vi re ai meno esperLi nel curare le ferite . sui campi ,I i battt\glia e in seeonùo tempo le loro complicazion i negli ospedali da campo e 111 quolli territoriali. * * *

l i w edieo, sui campi d i LaLtaglia, di due cose soltanto deve priuc i palmente preoccuparsi : dell 'asepsi e .della emorragia, dalle quali dipende il succC'sso favorevole delle ferite · nelle cure consecuti ve, q ualora es~e capitiuo in mani com pet e nti. A.~1·1u,i ed 1'111()r1·riyi{i (folle f erifr>. Comunemente si crede che l' infeziouo di u ua ferita sia dovuta all' ignoranza od alla trascura· t azza del chirurgo. N ulla di pi;i errato ! G li operatori più addestrati e più scrupolosi nell'arle d1 medicare con i metodi asettici ed a.ntiset· tici sanno che auche le ferite chirurgic he eseguite negli ambienti più a.d atti e con la migliore assistenza e con la steriÙzza.zione più scrupolosa di tutto l'o<:corrente q ualche volta divengono settiche, vuoi per la di l"tìt·oltà d i ;.terilizzaz ione dei :fili di sutura, specialmente del


BRl'..VI :O.O'l'E D I CHIRURGIA DI c.;UERRA

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catgut, vuoi per la localizzazione nella ferita di germi patogeni, sia dalla via sanguigna. e linfatica, sia. attraverso i tessuti viciniori di organi normalmente o accidentalmente infetti, quali sono le vie digerenti , le vie respir11,torie, le vie urinarie, ec·c. Le suppurazioui. che talora si manifestano n ei tramiti dei punti di ~utura., per mol to tempo le ritmrni causate dall' incompleta sterilizzazione dei fili di catgut, perchè, all'esame 1,atteriologi eo, fatto previa colt11ra, di sezioni microsco piche del catgut come ci viene preparl\to dal com mercio, ho trovato, specialmente i numeri pii1 grossi, iuqui11ati per lo più di stafilococch i, nelle loro part.i assiali, <love non veni\1ano raggiunt,i dai mezzi chimici di sterilizzazione. Visto per altro che anehe i fi li di seta, sebb1me più di rado, potevano dare il medesi mo accidente, sospettai clie stafilocOC"Chi annidati nell'epidermide e nelle ghiandole cutanee, potevano essere trascinati nei tessuti soU.ocuta.nei dall' ago e dal _fil o. E seguii e feci eseguire dalla mie. scuula numerose ricerche sulla possibilità della c.lisinfezione ideale della pelle e siamo venuti alla conclusione che ciò non è possibi le, e che si deve alla. attenuazione in cui si trovano ordi11aria me11te i germi annidati nelle glandole sudoripare, nei follicoli dei µel i e n elle glandol e sebn,cee, se non si ha la suppurazione del tramite fatto dall 'ago, in ogni caso di sutura . . Dalle brev~ cousidernzioni su esposte, appare chiaro che, se pure operando negl i ambienti piìi adatti e con le precauzioni più scrupolose, non si riesce talvolta ad evitare la suppurazione delle ferite, a maggior ragione anche il chirurgo più esperto non poche difficoltà incontrerà sul campo di bnt.taglia, percbè una ferita possa esse·re resa asettica. Finchè si t ratta di una ferita da palla di fuci_le, non complicate. a grave emorra~ia, il chirurgo deve limitarsi a rimuovere quanto vi è di estraneo n ei forami cutanei di ingresso E:ld eventualmente di egresso del proiettile, spennellare con t.intura alcoolica d i iodio i margini della ferita e la pelle circostante, e fasciare IP. parte con medicatura asettica. Nelle ferite degli arti, complicate da frattura di nno o più ossa o da notevole emorragia, si deve nel primo caso irnmobiliz;1,are l'arto, si11 pure medi ante semi>liei l; a :;toni d i leguo fissati c·on robuste fasne, quando non fosse possibile il farlo con stecche di legno o di metallo; nel secondo caso, nrge applicare al disopra •lella medicatura un l accio o, maglie ancora, una fascia elastica per l'emostasi provvisoria. Quando non sia stato possibile provvedere all'emostasi dirett.a.DJ.ente nella ferita e si è stati costretti ad applicare il laccio o la


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BREVI NOTE DI CHIRURGIA DI GUERl1A

fascia elastica, è indispensabile inviare immediatamente il ferito alla sezione di sanità o ad un ospedaletto da campo viciniore, con l'avviso di provvedere di urgenza all'emostasi definitiva. Se invece trattasi di ferito agli arti con complicante frattura delle ossa lunghe, cui sia. stato applicato un provvisorio itppareccbio di contenzione, non si trascuri, appena giunto alla sezione di sanità o all'ospedaletto da campo, l'applicazione di nn apparecchio razi onale e inamovibile. Nelle guerre attuali, sono frequentissime le feri te lacer o-contuse pit1 o meno estese, fino alla mutilazione di un arto. Esse sono prodotte da pallotLole esplosi ve, da schegge di bombe a mano e da frammenti di granata. In questi cRsi, il chirurgo, sul campo di battaglia, si deve limitare all'a11acciat ura in situ, delle arterie sanguinanti, a ll'accurata asportazione dalla ferita di qualsiasi corpo estraneo che si sia reso ad essa aderente (terra, scaglie di pietra, frammen1.r di vestito, ecc.), e ciò mediante batuffoletti di cotone idrofilo imbevuti di alcool iodat,o, che nello stesso tempo viene a disinfetta.re la ferita stessa e la pelle circonvicina. Ciò fatto, si coprirà la parte con medicatura s1,e rile e, fasciatala relativa mente stretta, s'invierà il fe r ito alla sezione di sanità con un breve cenno diagnostico e la raccomandazione di procedere subito all'iniezione del siero anti tetanico. F1·atture espl)ste. - Le fratture esposte degli arti, specie se sono comminutf'. o scheggiate e infette, devono essere considerate comelesioni grn.vissime, e infatti vari ch irurgi le ri tenevano mortali, nella grandissima rnag~ioranza dei ca:;i, senza la m uti lazione. Tale fune~ta conv.i nzione, non più fondata nello stato attnale della scienza, si è manifestata in parel'ch i chirnrg i, onde, al pr i11cipio cii q uesta guerra, gli a mputati apparivano in Humero spr oporzionato. E fu perC"iò che credetti mio doYere richiamare l'attenzione dell'autorità. mili t,1re: bastò i11fatti u:1 a circolare, colla q uale si prescriveva che ne.;;suna mutilazione si dovesse prnt,icare senz,1, il t·onsenso d i due c0n· sulen tì, per avere nel mese successivo uua progressiva dirninuzi0oe di mutilati. Tuttavia, perchè il provvedimento raggiunga il fine d i arnre il minor numero possibile di demolizioni di arti, è necessar io che i consulenti n on vengano ch iamati quando è g ià troppo tard. i, come purtroppo si c0stnma fare, quando cioè gl' inter vent i conser,a.· t ivi sono frustrati dal grave stato gimeralA e Io"cale del ferito, s ul <1 11ale la stessa mutiln7.Ìoue non può più garant irne la vita. .I Le fra.ttnre e,sposLe per feri te d 'arma d a fuoco talora. mettono 1 c;hirurgo 'Jelia, dura condizioue di procedere iu primo tempo alla cle· molizione più o meno estesa di nn arto; ma, per a,rrivare a tanto,


BREVl N OTE DI CH IRURGIA DI GUERRA

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non basta aver riseontratù una l arga. fer:.:2. laeer0-contusa e la frattura comminuta delle ossa sottostanti: c,e;cc:;.-;-e e!!i::h~ sta bi!:rn e:Ì.le ie lesioni dei vasi e dei nervi siano tali da rendere impossibil e la vita della porzione distale dell'arto. Se i vasi principali c he irrorano l'arto sono integri ed i n.ervi solo parzia lmente o ffesi, gl' impacchi caldo -umidi con sol uz:one fisiologièa ri petuti più volte al giorno, e meglio, qnando è possibile, i l bn.gno della parte a permanenza e con irrigazione t-ie pida continua, ma11ternrn11<? l'HSE'psi e fac il iteranno l'eliminazione ·dei tesimti necrotizza ti . Q nando poi Ja fori ta s i è a vviata alla prod uzione d i buone granulazioni, si medi c be rà a secco e si modelleranno l e parti l ese con apparecchi fenest rat,i, dando loro quel la fo r ma o quella direzione che p iù si confa a lla normale funzione dell'ar to. Tale i ndirizzo cl i chirurgia c,onservativa, da me costantemente seguito da t unti n1rni a questa parte, mi ba frnttato, con v iva soddi Rfa?.ione, la sa lvt> r.za di n umerosi arti, che pur uon raggiungendo con la guarigi on e la perfezione arn1t,omica e fnnzionale di quell i nor mali. valgon o, inrli scutiuilmen tP, aRsa.i p iù degli arti c he la rneccau ica geniale odierna ha ,:aputo ro;;t,ruire. Però è utile avvertire ai bene in iziati nella chirnrgia cl,e i loro <'riter i nl ioici e tecn ici devono essere accompagnRti <l1.1. n na 1~azie11za ine>sanribile, senza di che n on raggiungeranno lo :,wopo: lnngo e minuzioso è il tmLta.ment;o di ques to gi,snere di fer ite, per ~l qual e si richiede tutta la passione. dello scienziato e dell'artista . Fe1·ite del.le r11a1uli crir,:th. - I feri ti delle gra11di caYità, rlopo la prima m edi,atura, dovrebhero raggiungere al più pres~o po:-:sibile almeno un ospPdaJetto da campo, munito di tutto il necessario per un p ron to inte rvento, dal quale. dat.a l 'indicazione, dipende il successo 11 ella mRg-gior parre rlei casi, ,;pccie nello feri te penet,rant.i d ell 'addome e del cran io. Per le fe ri tP del tomce, se n on sono compl icate a notevole emor· 1·Rgi a, co 11vie11e meglio l1 i ast,eners i da ogni inten-ento chirurg ico, e. m ed icate una primft volt.a, è meglio astener;;i dal rimuovere anche ta l e m ed iea.tura, a meno c he sintomi locaJj o ~enera li non accenninc a l sopragg iungere di u na complica?.ione processuale. Lo sgon'.lbero dei feriti dagli ospedaletti da carnp,) d e,-e procedere r apido per dar posto e dimora ai feriti delle ~raneli cavità, il c ui trasporto è pericoloso prima de ll a loro bene avviata guarigione . . Lo sgombero degli o~redali in genere fino ad oggi è stato com· pi uto con criteri errnti, in quanto ehe i feriti spesso vengono trasfe-


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Drmv1 NOTE: 0 1 OH lRIJRGI A Dl GUERRA

rit i da un ospc·dale a ll'altro, e solo dopo essere stati per vari giorni in 7-8 talora 10 ospt1dal i, passano i n quello dove r icevono le cure opportune flu o a guarigione completa. Si comprender à .far:ilmente qnanto pericoloso r iesca per la vita o per · la conservazi oue fouziona!P. o anatomica di un arto, l'attendere tant i giorni prima tli sottupnrre i feriti ad una cura metodic.i,. razional e. È ve r o c he le <.;omplicazi oni flogistiche delle ferite :;pesso accadono per l.1 presenza di corpi estranei settici t rascinati dai proiettili nei t es,rnti o per la penetrazione d ei ger mi da u u orga110 a contenuto settico, com'è d "ordinario il canale digerPnte, ma. è ahresì \'ero che la maggior par te delle ferite divengo no settiche a ('ausa d e lle suc('e,;si ve mPdicaturc, praticate sen7.a a lcuna. i11di C'a zio11e clinica e con poc;he cnntele a nfo:ettic he. E inrnlso l 'uso, in parecchi ospedali, di medicare il f eriro appena gi unto, vi sja o non l ' indi cll.zione, sicchè è diflìcile che egli :sfuggn alh~ in fez ione della sua ferita rlop0 di an-r pas:;at.o in pochi giorn i per ·J. 5 e più ospe1lnli . spesso idiiJaf.o a medici p ')CO esperti in chirurgia e poco educai.i ai rnetodi rlella p ii1 rigon,sii lìsepsi ed t111~isepsi. I fetìiti chC' sfugg0110 al l' illfeziùne in pri 1110 tempo gnnri,;couo :,u1pendame11te cou l ' immol,ilità e pool,e meclicnture, auche quando le pA.ll ottole cli :;llntpue ll e cli fu0ilt1 ahl,ia.no tlttraverilato il toruce1 le articolazio11i e le ossa. cl1e spesso si r.ro\'ano subeggia1,e, fram · men la le. I fpriti c he• arrivmto agl i ospc,chdi t.erri1orittli :souo quasi tutt.i sup· pura11ti e pit1 gn:t.vi ,;i pre,.;<' ntano quelli con lesi.,ni os,,eL· o dulle maggiori artico! azio11i . 1 ilenrn11rn i e le suppurazioni cl1e t1Yrn11gono 11elle ferite Jelle parti molli si p1):<so110 facilmente dowinare, quaud o nou occupi11 0 reg ioni profonde o di struttura complessa, ne l qual caso l 'abile ope· nttore rleYe nggirar;;i tra vasi, 11ervi, orgall i i mponanti o grandi c:,tvità sier u:;e, per dare pr011to e f'a.ci le sc;l)lo alle marce ed e:;Lrarr e i cor !JÌ estntr,f'i che le 111ante11go no e le n·11du110 invadeuti e saniose. l~er tanto, iu ogui c:aso i11 cui s1 noti scolo di ma,n;ia abbonJirnte d,dla J'eriLa, diverticoli eù in,;u1.:uHme111,i 1 e dove essa uon trovi faci le scnlo e risu1gua proùucendo nuo\·e infiltrazioni flemmo11ose e febbre nlta, e,murienll', il c;hirnrgo ucm de \·e por t<'mpo in mezzo : aceuratameute r il'ernberiL ht d1re~io1te df'i diverti1.:oli, la profondità degli insac,l·ame u t i e con opportune e hrnghe incision i rettilinee, curve 0 combinate, s l1riglivra i seni, vuoterà g l' in,-accam ent1, praticherà aper-


B REVI N OT I,: VI CHJRL"RGIA DI GU F.R RA,

ture e contro a per t ure sotto doccia continua di ~olnzione d' ipoc lorito d i calce, che è il migliore antisettico, detersivo delle ca,itit cenciose, n ecrobiotiche, suppuranti. D opo cl,e l'opl"rntore si Harà assienrato con a ,·conce manualità, che da llt,ss1rn µnnto dei· tfl;;suti fuoriesce, premendo, uua goct:ia d i pus, passerà. atr,nwer so le a pe r1ure e eontr o aper ture :::r,ri,we rii garza ,-teril e, tampo11r>ril la. f'erit.a con g anrn. imbevutn d i i pochHito e ftt-;ce1·.'l la r Pgi<mE'I cn11 11110 spP.sso 1 i<tra t o dì orntta sterile> e ma nderà. il pazi,mte al sno let.to. -Pa,1-ate p(khe ore da questo I rn1 tame11L,)1 •1na khe vnlL11, la t em- · p e rntura tona~ a l normal e: in ogni 1110, lo, 11 011 arrint iill',dtl'7.?:a ,lella ,..e ni. 1•r,: ceden t,1-1 e ii nisce per ridiscendere al normali', FI al dii,;otto ri i r-,;so ùi parecl'hi tentìgnidi 11ei giorui stJg11e 11t,i. :-;e civ 11u11 al't,ules., e d 'urdinario. è seguo che q11a ld1l' t;,c:olaio i:: 1t ppnrati \"O è st'nggilo nll' indagine ...d ,tll' a;,:in11e cl11rn1'!.:il':t, onde la . 11 Pt·Ps,;i1,à d i rinit:rlil·,tre il paziPnte f' fan-i nno ve ri(a:rulie l " 'l' ,;,·ol'ri ro e soppri mere la ntUSH c hi' nrn nt ieJte la frl,l,n,. ::::kPpr t:11dn 1111 llllOYO t'<>rnlarn purul ento. si incida, ,- i sbrigli, si d rPni e ,;j nw.li,· l1i n elhi ruaniern anzidt>lta; nel c·a,;u cnn 1,rari0 s i de\'E' pen:-:,Lrn <·hP la f'(·l1bre , avente i canuteri di (Jllt>lht ii tipu ,:11 ppuni t i \"CJ, s ia 111,ui t,'nuta d,dln ritardata climiJHlzione d,- i c:1· 1wi 11e,:n11,1t· i e noc·rol,ioti,· i, l·Omt1 ., nule a.v,·P11ire nell e ,ttste e profonde i'èri te la,.:Pr,1-1·ontn,t>, •> dal lH. ost eorniel ite pnruleuta dei m uneo11i di frat.1.nrn, qnanJu e,;is111110 1 Ìllllieat,a rlalla sp( ,rge11;,;fl fnng.-,,m 1it>l m idotln; ov,·,, ro rlalla i11.,mµ;(•nza oli l'ltafilo eoc1·iem i,L, i I ,· he. ::,u-à. di mustrnt,1 ,!al 1· e,;,t111r ha, t Priologicu del :,;.augue. N el prinio <·u,su, si m edichi al111L1110 dne \·olt,P al· giorno c:011 a,bl ,ondanti e p1·ulnngate irriga;,:ioni tiepid(· n11t1,-;ot1,ic;lie es' im p:v·chi la feritfL 1 fino all,L sua comple111. rletPr,-io11P, ,·.. 11 c;arzu o ont!ht imhevnf<' di t1<..:1pt>L tiepida RLPrile C"Llh·ne nte 0 .7f> p. I IJO di durnro di so, !10. ~•·llH sezi1111i pt•rif',.rid1e Llegl i ani, g1rn11do i;, po,;,-ìbi ll"l, si de,<:! prl" fdr irn il l•:tg-no loc.:al e a c·orre 11te coutitHHL e1111 hl sol11z11lUEI ti-;iolo~ ÌC':\ ,n1;,;idctta, per dtH' o tre giorn i <l i sPgnitn, e reg<>lar~i d,,pn un paio di medieatur 1' seer·l 1e :<e conviPne o m P110 d i ·ri petf'n• il ling111). Ì\t'i seconrlo caso. oceonu s<:llC('hiaiare le fnngosi1:1 mi,lollari ,, ('1\.11· t,erÌ;,:7.::i,re fin a lla jH'<>J nzi»THl di nna. spP:a:;;:, p,c·fu·n.. <inanclo co l sPmplic1' c:ucc biHiù w,11 s i pot,rà nu..>.:,~iung.'rt' i l 1·onfi11f' del midollo infi ammato "" le c:onJ izioni gencrn.li .Jell' infe r mo lo per10eUen , 0110, si t-cnti di ragginngere tutui. l"e•tP.11sion,• dc>I n1idollo in preda a lla flogu:,Ì suppnrat Ì\·a con lo sgorhi11,n1l'll t.n dc-l l\1sso, l',1pertura Ùf' i canale midollar e ~ il rasc:hiamen to clt> I 111i rln llo, P <'O'- Ì tutto f1trà sperare neJla cn11., er\'tlZÌ011e dPll\1n,o.


.BREVI NO'l'E

01 CR IRURG[A DI GUE RRA

Fe1·ite al'ticolari. - Le ferite delle g ra ndi articolazioni e delle arti r:ola.zioni la birintiche, q uali q ue lle del carpo e de l tarso, complica te a flogosi su ppurativa, sono le più gravi, per le quali il precoce ed energ ico inl,erve n to farà trio nfare la chirurgia con servativa. L itrghe incisioni sempli ci e com bina t e a contro-apert ure, estrazione di ossicini e di fra mme n t i osse i _resisi !:bG:.;, e;;~ra ziooi e s pei:zam t:!nio cie il'even t uale p resenza di cor pi estranei, tamponamento con ga rza sterile, con impacchi caldo-umid i d i soluzione fi s iologica sterilizza ta e, potendolo, con bagno a per manenza. a corrente continua del la ste:ssa ~equa, cost it uiranno la prima cura di esse. S i avranno c·osì risultati couser vativi meravig liosi. La s uppurazion e dopo 2-4 giorni si rid uce sensibilment.e e si Mt.enua il pote re tossico, la febbr e cade, la ferit a s i copr e di b uone g rnn nla zioni , la medicatura a secco fn rà il resto, avendo 110! frattem po cura di co llocare l 'arto e di modellar e lo parti con adat.ti apparecchi, in modo che le parti lese, guarite, megl io servano al la. loro funz ione, poic h è le a.ncbilosi consecutive 50110 ÌnHit;1biJi. Fe1·itè del/.'rirtico/11,zione del gmocchio. - F ra le ferite delle g randi urtieolazion i seguite ,la flogos i. q uel la del ginocc hio, spesso, è la più d iflicile a tratt,tre, spef'ie quand o i I processo assu me il ti po flem m o1~oso. l grandi recessi della ,,;novi ale, le sue freqnen t,i comuu icazioui con le grandi borse m u cose d 1e la cir condano, l' impianto dei legnrn eut.i int.rarLicolari che la sepimeutano, rendouo i11completo lo scolo delle 111;1 n·e e ne f1wiliurn o la loro infiltrazione nf>i tessuti periarticolari, ne Ilo-1 guai ne vascolari . ne lle ten <linee, 11eg Ii in terst.izi muscolari e lungo il parost io della tibrn e del femore, onrle si n--con tran0 va::-.t.i insai;c11 me1Lt.i marc iosi i;he i nn1,llono la tosl:Ì11, ed altri chfl di sct>11douo ll(·I la rPgion<' dt>l p, 1 1paccio. L e l:1rµ:!11'11pe rtnre pararotult'e. le co11trnapennre poplitee e.I i larghi lavag~i a.1nis,,t,ti~·i, d,u1no quakhe fe li ee ri,;u]rn1.o. se la supµun11.ioue si li111i La al la ,;ino\'iale e ]Jiù c he fle111111 011osti h,i il carattere d i siL·ropurnle11t,H. l.,,,r d,>111in:1n: la ,-iuo\·itf> purnlenta i;t rcoscri tta a!J'arti,·vh1ziu11•·, iu 111J11 h,J trv\·,tto miglio r met,1do di quc•llo dflla r..,~ezioHC'de l ginuc· ch io. P e r t.alù rese·1,io1t,• prcf'Pri-;.:o il pl'ùl:es:;o :\[ac kenzie, prrnhi> JR. li 11e,i d i ci,·at n 1·0 e,-L,·1 Ila d(ll lemlio, a g ui'lrigione eo1uplE>ra. non si so,•rnppo111· alla ,;i1;atri1·t· O'-::wa. Appena apP1 .,, l'articolazltlne si la\·~1, con u.bl>ouda11te 1i0qmt. L:itlcL~ sterile. spazz,t11dv cuutemµt>n1nea1ne11t,e 1·011 un bat,ulfolo di garza Lutli i r,'c,issi della sino\'lalo, indi si dl'\1,ortica la ror.ub, si n,~f>cano i ·condili del fc.1u11n· e la t~sta della tibia 11,·l l.1 linea di eo11ti ne delle


BREVI NOTE DI CIDRURGJA DI GU ERRA

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cartilagini d'incrostazione e si cauterizzano le super ficie di re.sezione col ferro rovente, per sottrarre il midollo osgeo, mediante l 'escara (}he cosi si provoca, ad una p ossibile auto-infezione. La c_a vità prodott,a dall'atto operativo si tampona con garza sterile, si abbas~a i l lembo sn d: essa, :;i fttsciR. ia regione con stra.ti di garza e ovatta e si immo bilizza l' arto in egtensio ne e s otto moderata t rnzione manuale mediante un apparecchio gessato eseguito in m odo c h e la sezione d ella c oscia venga rinnita a lla gezione della g a mba e del piede con tre archi d i fì lo d i ferro a,vo lt i di fasc ia g es~ata, c h e li renne r igidi, e posti: uno an teriorm•mte, g li altri due laterillmente. Con un tale apparecchi o bene cost-ruito, tutto l'arto diviene un pezzo rigido e le med i('a ture succes~i.ve si compio uo facilment,e e senza gravi molestie pel pa.2ie11te. lnta.uto la c a Yi ta d e lla sino viale, me;;sa com plet amente allo sco· per to e d is iu fottnta e med icat.a ogni giorno, n ou 1;~rcLL a g ranula re, , mentre le grauulazioui 11elle sezioni del le ossa si mr111ifeo<tano con la caduta delle escare µruvol'ate col Cll.ll t Prio . In q n esto mome n to, per acceJer a r e la gnarigione, si c:o lloca un drenaggi0 ><porgente dai d ue la.ti, si ab\Jn !"sa il lombo contènente la rotu la e si fì,.sa con puoti di s n t nra. La rotu la, a derendo ,mila linea c icatrizin.le cl i rest>:>.io ne , r ende p iù sttlJa l\1111· hi lo.;;i fl m an t,ie11e i HOrn1 al i nippor t i cl'im p in.nto del musco lo q uarlri<.:i pi te f'einorrde . L 'onros inovi te purnlenta He mmonosa, complic:tta e.ri i11 fil1,razioni rnar c iose della gamba e del In. coscia, eccozionalmente !"l pr esta a l trattamento ;:;u r ;ferito. perchB i )lt17.Ì l:'nti, stremati ne ìla. r P;;i slon;,;,t or ga11icl\ dalla f'd,bre e dal le profn st• su ppurazion i, si esanriscono e m u oiono pèl n1cna,;11a, a11clu~ SI" li abbia ri spar miati la sett.i coem ia e la p ioem ia. Qualvrn lo stato genera.le del!' in f'er mo pr esenti nn qualche at'ti damellto di r es i:<t e1,za, si potri\ tentare, per sa \ç1 ari' l'a1·to, la n •:iezione del ginoechi,> e larghe inl'is iou i e drPua!.!~i dt·lle i11filtrazi o11i e d t3lle sacch e m a r e iosl·. ·;:01Tegl iaudo s empre lo cu11dizio11i dello. sta to g Pn Prale . Se i u p uulii giorn i il dP;;idenuo m ig lioran1e 11 to nou sì otti E>no, l:'n.mpu 1azio11e s' i mpo ue per s,tlvnre, con la ma;;sirna p robabi li tà, la vita del paz1entP. N e !I P. altre grand i artico l11zi o11i , sel,hene co11 iis;;a i mi11or e freg u enza, c he in <.j u e lla del g inoechio, ma per le stC's.~e rngio11i, s iamo c o si.re tti a procede re alla re:i0zione d e i capi articolari. 'l'uttavia, 11ella m aggior par te dei casi, no11 è> d i ffic ile dominare 11 processo suppuriuivo eon oppor t une e lar;he inc isi o ni <: he d ia.110 facil e e completo S\'olo alle ma.ree, it\·endo eura d i mantenere l'arto iu


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D R E \'l XOT I~ DI CRlRU RGIA DI GU ERR A

posizione e direzione che m eglio si p resta alla funzione cui è d Pst inato, poicl,è, con hi g uarigion e, l'ancbilo,;i è inevi tabile, -ben ch è alcnne articolazioni, speci~ qnella del l'nn ca, del gomi to e della. spalla., in secondo temµo, si r iesca a m obilizzarle con i noti metodi operativ i. F er ite del (Tanio e del fo speco u?'lel,ral<'. - L e ferite che rich iedono speciale competenza cliirnrgi<.:a ~ono quel le penetranti nel crl\nio e m·llo speco vertelirale. 8pe:,so la loro penetrazione e ];-1 l0ro nbicazione veugono indicat.e dalle le!>Ìoni fo uzionali motorie, ,;ensori::d i e psiohid1e dei r ispettiv i (·entri <·er<>brn.li e midollari , ma in g<>nere la precis,ì locali z,1azione clP] proiettile llOll 1n1ò essere data c he dnl i' immagine radi ografica . "8 da. qu,,,f a cl1e il cl1irurg-o giwli<'a se con , iene int-en enire in pri1no t,tlll[)", si1:1, p( ·I' esLra rre il proietl ile, 111. cni pr<>sP11za c011t,in11a a d,rnneg~iRre il lessnto nen ~u;;o Il ei quale è andato nJ annirl.arsi, sia . per sc.:,,nµ:in rare le 1·omplieazim1i fl ogisticht\ ordinn r iftrue111,e m ortali. A'c.:ci 11i{Prsi i u primo t'"mpo a ll'e,d razione d i un proietti!P, beu lo· •·ali:-:zMo. 11011,L c,do1111R \',•r;;ebntlv, t.:Oll \' Ìe ne iu og11i ca:-,•, anrhe (J nauclo si prPSC· nt:1 no i ,;,•gni cl i e;ra\·e ed est,t>;,a le~ione cl PI midollo, poichi• con !,i ri111uzi onè (lPlh1 p,tllo1tola, dei frnmme uti o:ssei e dl:'1 · l'ematllnHl. intrA.r,l"liidia111) si sono otten uti ri:<ul1,ni c.;nrnt ivi e fun zio11uli bt\or,\ in,pPrati, J11f"11 t re. o p1·ra 11t!o in ;,(•1·011do Le1J1po, se ancbe si ha In, fortu11n. di guanre l' i11fermo, Je aJte1nzioni funzi enali, almeno in gr,11 1 parte, ri11rnllgo110 st» bili e 11011 scevre Ji peiricoli con· ~e1·uti,·i , sr la vc.:,.:CÌ('l:I, n " n ripr,•1ule la sua 11urmale atti vitil e ;;i ma· nife,;ta110 clist11 rhi disLr1Jl'ici n ei LC!=illlt i ,.:ottratr,i »Ila i111Jen·az·io11e fi siolngiea. Qnitlllrn poi s' in t.ervi e 11 f' , in se1.,011dn telllpo, co11 111. tl,igusi suppunu.i,·a ini:-:iata nPl lo sp~co -ve rtelm:1.le, l'e~itu le1,.ilu e~ la re_gola. H i,-pe t,1,0 1d l' i11 tc,·\'f" 1Ho sn l 1·.r;-1ni<, pe1· t'e ~it,e da sdiegge, per pnl101,t,o!P penetrate ti l\~n1i.ne:;i n ella strn (.aWit.a, la conrlot1 a, del chiru;·:.::-,, i11 p•·i1m) 1empo ntrier,\ a seco 11cla che il cc,rpo est.nrn eo si ,ia soll'ntn ato f'rn le 111enit1 c.'i e ~li si mti snpcrliciali del cc>rvcllo f\cces:-il,i li al la man'I c•l,irnrgil'(t1 ,,,·v,..ro si :-ia iufitt,o profondauiPHte nella sos1.anz:t cerebnd•· . Ndla ]Jri ma ipotesi l'operatore, previa adat ta (lisiufezione della parte, procede, co11 opportnne i ncisioni, alla scopHt11ra del crnnio, rirnu1, ve i frAmment i d,·lla frattu ra in esso prodot tn 1 ne 111nplia il ,·,.>ra me fb.LtO dal la pnlJottola, sbriglia la ll ttra madre per mettere sotto vì~ta i l corpo estraneo e sent.ir lo i n pro,.:~imità dd ia corteccia cerehrnle, p1Llpa11do col dito. , 'e la v ista e fa. pnlpa:r,ion e non lo r ivelano, no11 si deve i nsis t,ere con ulteriori r icerche opernti ve, sal vo qualche <J ue!Ja

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B1rnv1 -:SOTb: DI CH IRU RGIA Dl GUERRA

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puntlllra esplorativa fatta con lung hi e sott ili aghi , n ella speranza di poterlo per cepire , nella sost,a nza ce re br a le c irconvi cina al la feri ta . In La i caso s i pra.tic beni. u n sem plice sbri g lia m e u Lo per r en derne pnssibi le l'estrazion e . S e in vece le puntur e ri usciran no neg ative, '3 meglio limi tar si ad 1111ci m edicatunt scrupolo,;ll m e n te :•"ett.ic11 , per non aggr avn r e le già g raYi co11dizioui del feri to. P otendo d isporre d i un b nou ;tpµa re,;chio r adio~r,1.lìco, il com pi to della. ricf'rea dei p roieUil i p e ne trat i n ella scatola c ranica è imm en samente focil itiito, sopnttp tto per deter min a re la p rofou<litit e la sede d i es si . }la non bisogna crear.si l' il ln;;io11e (' he c iò possa farsi sempre co n pr eci -,iou e . .:.V:algra 1ò t11 tti g li -i ugegnosi apparecchi ed i m etodi d i m isn r. · zion e , 111. pratic1t ha d i mostr ato che all'operR.tore spe.;so sf'uggu il pu nto r he pnreva m atematico, etl infatt i l>a,,ta.l!o poch i · mill imetr i d i s pl>st,1,1neu t o in qnaln11L1ue senso per disor ien tarlo e 110n poter ru ggiu11ger e la sed e esatt11 ciel p roiettile, beirnhè la rad iografia lo iwe sse de1erm iuato in Jnog o accessibile alla m !luo d1 iru rgica . I n secondo tempo, l'inter ve nto sul c n wio è gj usl,i Rcato sia dalla p :·esen:.rn di framment.i necrot i1;i 1 sra dalla pr e>'en za di u n p r uic t t ile ~u fisso 11e ll'osso, o nel la so,;taHza cor t icale cl,1! ,·er,el lo , r1tggiu 11 g ibili dalla m»uo clel chirurgo, s ia da lll\ produz ion e d i u n se110 con iu sacc:amouto mar c·i oso o d i 1111 a:.cesso. I n q nest'nltima eo11 ti11g euza g rav issima è rnest i,·r i es,,g11ire un'ampia.. rc,;... z1011 e do] tTt111io per domina.re il ca vo ,\,;(·.essnale, 011de 11011 a,ve1tg,t ri:-ta!.!;110 d,• l pu", il cn i s co lo, oc,·orrc>udn, ;;i fa1:ilite.rà con ,.;P111 p li1·e moccolo ùi g11,rza. iod,,. for n1ica, e cio in luogn dei eo 111un i d l'~lla~~i, che ne!L~ <·11 ,·i111 \;ra 11 :ea h o trovato es"'er rl11u11os.i. F illo a q uan,lo il proce:<so s11pp n rnt.i,·o IIPU ,;1 ,.;arit atte1111ato ~ 11~cessarjo 111f>d1carc lc1. ferita alnH'IIO due \·olte nl gi,,r110. e, m itn UHU,o t;b e l a pnditit d i >'oiltt~n z.a si cul merà. di buone g ra n11l11.zio11i . ><i allun gh e r à il pl~riodu dè lle ntedit.:atnr ,•. F eritt: dei nerri - I proio1,tili iusie 111e a d e parti m ulli Ptl ;li te, o:;sR. co lpi,scono mollo spes::in i prin<;i ,,ali t r on c hi 11e r,·osi, ,;d1iaccian· doli, lacernud ul i espezzu.ndoli complew.111en te, per il che s i 111a u1 fes t,1no d i u n s11bi to fenome11 i p,~retic i o p11ral •t ici delle pn)v1 11 cie must.:olar i che essi an ima n o. ln q ne-.te l esiu11i a11 :..tomicl1e e fuu zion ali , il c:h irn rgo, in prim o t e mpo, n v 11 cle \·e µn1 ti<,are a lcu u in t er vento, pHc hè è risa puto d 1e molte vo lte i fe nomen i pfl rnlicici sono la con.,egue 11z a del la sem pli t·.e contt.1si on e o lrteen1zion e pa r:t.i11 le de i t.ronc hi 11 ervosi c h P va n ll o m ano


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BR E VI NOTE Dl ClI!!?l' fHHA DI GUERRA

m ano mig liorando e fi n iscono per scomparire t ota lmente n e l periodo di 3-4 mesi. Q ualora. i n tale periodo d i tempo n o n sopraggiungano n otevoli mig lior a me n t.i e la cicatr iz,mzione della feri t a si è compìeta.ta, è segno cer to ch e i l n er vo è sta t o interrotto nella sua continuità o almeno for tem ente im br ig li ..1to n e i t Pssu t i ci catrizi a li. Nell' uno e ne ll'alt ro caso con ve rrà i uten-e ni re rispettivamente, isolando il n ervo de i to,-su t i cicatriziali c he lo strozza n o o ri ntr acciando i m on coni d e l n ervo i n ter r oLto e rece ntandoli e s uturandoli a reg ola d 'arte. Nella pri m a e ve n ienza, la fu nzional ità 9 rdinariame nte s i ri pristina , nella secon da. invece, l' insu ccesso funzi onale si ha ne lla mag gior pa.rte dei easi. F erite rwnetranti del torace. - l,' in ter ven to c bir urgico n ella cavit à tora ciPa è indicato in primo tem po per a.Jlacciare i vasi, per la r accolta emornigica, ma i pe r il solo scopo di ri cer c,1,re i l pr oiet t ile. In secondo t empv si deve iaLerve ni r e, o per l"P,-tr azione del proiet t il e quando dà luogo a g ra,i soffer enze ne vralgic he e disturbi fu m:ionali, se la r adiografia (\e lo ri le,a acce.~sibilc chirurgi,·am e nte, ov\·ero qnaudo si manifesta no i sintomi di asces,;o pol mo11nre o di ple uri te su pp urativa. I n q uesti casi la pl enr otom ia, la r esez ione di una o due costole e, a lla occorre nza , la toraco-pla,:tica hanno pri11c i p,1 lmente lo scopo di vnotar e l'asce,-so e d arn faci le .~mio nlle mtt-rce e s u bordindtam en t e, ,-e poss i bile, l'estrnzione del proiettile. Vin·ite p enetmnti del!'adclourn. - Rispetto a l tra ttamen t o ch irurgico dell e fe r it e pe1tetrnnti ne ll' ad,lome, le opin ioni d e i c h irur gi n on sono a npora cou c0rd i. Con il sorgere dtill"ant.isepsi o dell'asepsi par ve che il -çecchio cauone del non in ter vento fos5e spodestato. 'I'utta\'ia r i mane a n cora s1ili iuclice lu. question e se si debba i nterven ire i n og ni caso e q n.tle m, i;ia il momento più opportuno. Alcn ni c hiru rghi e lotti ,lu.llP no n rn re guarigioni spo nl;A.nee, r iportate dal le stu.tistic he riel periodo seuico della ch irur ~i1t, stima no do veroso l' iuter veu t,1 ;tll <>rq ut1.n do vi ·ono i seg ni d i lesi v11i visct1ral i o di emor· ragie interne e p<JÌ vengono i:tl la eonclnsione c·be. mitlgnvl o i progr essi ìelb cl1irnrgia . i r isul tati favornvol i nou so no di g ra11 lunga u, igliori d i q ne lli df'lle \'ecchie statistic he, 11ou accorgendosi ch e l'errore di g iudi zio in c ui e.-;si c1t<l0 no è f.indato n e l loro ti1,r,livo i ntervento . q ua ndo cioè co111iuc iava o era g ià, accentuata 111. periton ite genera le. I 11 conscgne nza è beusì \"ero c he operanrlo in que,;te condizioni IH. mor tal i t,a s'av vicin11. a quella degli a,;tens io nis ti ; non potendo i nterve nire eutro le 6 or e dopo il fe r imento, J"in ter, e11to sa rà t.anto piil fa vorevole per q uauLo più ad esso si appro;;s i 111 a l' a tto o pe rat ivo. Dunri ue ne l!e ferite penetrnut i ne ll 'addome solla11to l'i nter vcnto preco-


BREVI ~OTE DI CHIR URG IA l) I GUER RA

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c1ss1mo potrà far ditnostrare brillante la statistica sia 11elle e morragieinterne, sia nelle più svariate lesioni perfora nti cjei visceri. È certo che, p er quanto immediatamente si proced R. a ll'a tto operativo,, uon si potranno nutrire grandi speranz<• di successo n elle gravi lesioni dei visceri addominal i. Pur troppo dai campi di battaglia i feriti all'addome arrivanosovente con molto ri tardo alla camera operativa., che dovrebbe essere preparata a scopo laparotomico uegli ospt:da le_tti da campo. Nella no· stra guerra di montagna q uesto genere di feriti sono arrivati dopo 12 e più ore, perciò e facile in t6ndere quanto numerosi debbano essere gli esiti letali uon im p11tabi li all'operatore, bensì alle profonde e morragie interne, allÒ shock nervoso verificatosi e a.I lo scoppio della peritonite generale. Qualcuno pot rà obiettare : iu questi casi perchè s'interviene? Infatti nessun chirurgo di san a pratica oserà aprire il ventre ad un ferito in stato di stupore orga.nico o di profonda anemia, quasi sen za sensi e con polsi appena pei·cettibili ; ma, finchè lo sta to generale e la. relativa validità del cnore lo permetton o, la laparotomia e sempre . g iustificata, perchè è il solo mezzo che può strappar& q nalche ferito di qnesto genere alla morte. Senonchè nella peritonite in a lto n on saprei a bbastanza raccowandare lo znffamento delle cavità perito11eal e S'intende che il peritoneo si de,·e zaffare dopo di averlo ripul it,> in tutti i suoi recessi, con pezze d i garza sterili, di tutto qmwto è capi tato di estraneo in esso e dopo la p iù r ompl eta emostasi e la sn tura delle ferite d el tubo ga;;t,ro-enterico co11 o senza resezioni par· zi a li ùelle pareti, a seconda che le ferìte si trovano a foro o sono lacero.contu se. D eUe arnhnlcrnze chil·nryich e antomobili.stiche. - Nell'attunle g uerra s t e rmina trice, onde avvicinar e i 1,11merosi feri t i addomi nali alla c:L· mera operat,i va per operarli immediatamente, si è pensato di us ufrui re d i un gruppo di automobili speciali provvisti di tutto il n ecessarin, per un im pi..into rapido di u n ospe.ìaletto e di una camera laparot,> · mica e di farli a ccorrere là dove pìi1 ferve Ja, bat,tnglia . Jl uonce~to s.a rebbe stato geniale, se non 8i fosserù i ncontnùe cli ili• c:olt,t, spesso i nsuperabili, nella guerra cli monta~na. Lt1. scnr ~a vi,ibì lit\ la r istrettezza delle strade ed i l d ifetto di locali tit piaueggia.n ti per col100are tutto l"aUeodamento e i U o 10 grandi carri automob.li di trn,sporto, n eutralizzano l'efficacia che si riprom et,tevano gl'ideatori di q uesti corpi sanitari ; ed i nfatti, ess i d'ordina.rio si son dov u ti fer. mare in paeselli alpestri, in vicinanza di un ospedaletto da campo e lontani 8-10 e pi ù chilometri dal punto in cui si svolge l'azione guer--


Brrnv1 N01'~: DI CHIRU RG I A DI GOl':RRA

resca, fra mo11ti, boschi e valli quasi inaccessibili , dai quali solo l'amore pel compagno colpi to spinge i porta-feriti con faticosa lena e p,t recchie ore di pericoloso cammino a trasp0rtarlo nelle mani del solerte operatore. Qualch e rara volta i più arditi c hirurgi de ll'ospedaletto a utomobile ~ono riusc it i a rl impia n tarlo nelle v icinanze dell'esercito combatten te, ma poco dopo in tutta fretta lo hanno dovuto dislocare, perchè, ave n• dolo scoperto, il nemico lo faceva segno, con barbaro giubilo, a.i tiri di g ranate. P e rtanto l'antomobi le operatoria n on ha da.'to i frutti che se 11e aspettavano e, ,fato l'enorme suo costo (più che trecentomila lire cia scuno), vien voglia, d i dom au darsi se non valeva meglio d i preparare negli ospedalett._i carreggiabil i. e ;,omeggiabili una ca me ra. la.paro. tomica, dove n.L bisogno ch irurgi provetti a vrebbero potuto accorrere in automobile con apparecchio radiografico e a rmamentari o speciàle, traspor tabili anche a dorso di mulo. l a cangrena en(i.semn.ticci. - U na delle complicazioni pi ù tem ibili e n on rara. specie nel le ferite d'ar ma da fuoco, è la ca.ngreoa enlÌJe· matica, la q uale si manifest a entro una settimn,na dalla. ferita, ecce zionalmente pii1 tard i, con edema invadente, crepitante fotto la palpazione e 0 0 11 s intomi generali in appare11 za :::etticoemici. Se il ch irnrp;o n on s i accorgE' p resto de lla strn. comparsa, il pazi ente è irrepa rabilme11te perd uro. Q11a11clo l'atfezi one in parola col pisce g li arti, 1.;omunemen te si è rieor:;o alla rlisar Licol,\7.ione o all'amputazione per salvare }11, vit.-1. del paziente: i l c he .riesi:.e se il taglio ca sca s n i tes~uti sani, a ltrim enti i I morbo e ntro le ventiquattro ore s i vede ricomparire e diffondersi rapidament,e sui moa0011i <li mu tilazione. NE>liH a.Jr.re region i dE'l tronco si ,.:ogl iouo prat.i care incisio.ni mult iple, ini ezi0ni e medicature antise ttiche, mii con a,.:sai sca.rsi risu ltati. Il rimedio :<\>Vrn.no per combatt,ere la cangre ua enfisem atica io l'ho trovato nr ll'uso d e l ferro roveute. Con incision i multir,le i-t1ttilinee, parallele, i,lla distanza d ì +. n cenr,im etri l'una dal l'altra ch e in teressan o i tessuti dalla pelle a ll'aponenosi, e occorrendo i muscoli, si delimit R.uo i tes,suti edematosi i ntìltrnti d i gas. rammol liti e con l 'aspetto di carne lessa. Compiuto questo primo t.empo dell 'orerazione, con un grosso ferro ro,e nte. si n$tionano tuUe le snperfì ci crneutu fi no alla produzione di uu'escara H-lquant.o spessa, .iudi con un irupa.cco caldo uU1 ido <li so lnzio11e fisiol ogica steril e si fasci a la parte operata. G-ra de vole è la. sor pres& che si ha uel r i vedere q uesti ope rati dupo van· tiquattro ore: la febbre è cessata sovente con sudore profuso, l'as petto setticoemico <J.Uasi scomparso, il c he sta a dimost rare che in


BREVI NOTE DI CHIROR(HA DI Gl"EltHA

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questi casi, almeno in principio, più che con una 5etticoemia si ha da fare cun una tossiemia. P ortando l'osservazione snlla parte operata, si trova diminuito notevolmente l'edema e non più crepi tante, e nell'insieme l'infermo su bietti vameu te prova un senso di miglioramento. Questo felice risultato però uon si ottiene qualora le i ncisioni e le cauterizzazioni non hanno raggiunto i limiti dell'affezione. Iu tale evenienza i sintomi l.ocali e generali si attenuano ma non cessano, e allora con l'attento esame è ella pa.rte lesa si scoprirà che in uno o più pun ti limitrofi alla regione operata vi è una nuova invasione del morbo che costringe a ri petere immediatamente, in quest i punti, lo stesso atto operativo, ed il successo non manclierà a11che quando si trovi invasa nna vasta region e qel corpo o di nn arto. Cu1·e consecutive ad interv,mti operafiv-i. - Quale deve essere in fine la condotta del c hirurgo nelle cure consecutive dopo interventi pra· ticati pet le complicazioni delle ferit.e su accennate? Per esaurire il processo seUico che diede motivo al nostro intervento e per accelerare la guarigione non hanno meno importanza le . medicature successive e le operazioni supplementari. Nelle medicature s'impiegano i lavagg i, i drenaggi e gl'impacchi umidi o a secco. · Per spazzare il pus che resta aderente n.lle po.reti dei canali e dt>i cavi suppuranti, malgrado il facile scolo che acl esso si è procurato ~on le aperture e controaperture nei pnnti più dP.clivi della r egione rispet,to alla giacitura ordinaria de l corpo, si usano irrigazion i d i acqua che L:Ontiene in soluzione sostanze a11tisettich~ e di acqua sterilizzata semplice o cout.enente in soluzione il 75 p. 100 di cloruro di sodio. Fra le numerose soluzioni antisettiche io preferisco la soluzione di sublimato corrosivo a.Il' 1 p. 1000 e quella d'ipoc lorito di calce al 10 p. 1000. La prima, trova il suo utile impiego nelle suppurazioni abbondanti e molto virnlente, capaci di mantenere la febbre malgrado il facile scolo delle marce, ed è il migliore antidoto del bacillo piociaui co. La seconda, al suo potere antisettico unisce un 'azione autiputrida e detersiva, per cui deve preferirsi nei processi necrotizzanti, ulcera· tivi e putrefattivi. Per l e ferite deterse che dànno poca marcia cremosa serve molto bene il lavaggio con acqua sterile a l cloruro di sodio, se si t ratta di cavi o di canali granulanti, e il semplice asciugamento con una garza


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BRE VI NOTI!: 0 1 CHIRUR G IA DI GUltRRA

sterile n elle piaghe granulanti. Questo, per non trau,matizzare le granu· )azioni con brusco strofinio. si pratica· stendendo uno o due st,rati di garza sulla piaga e con un batuffolo d i ovatta si comprime la garza contro la superficie di essa. Facendo in t,a.I modo, quanto vi è di estraneo resta preso nelle maglie della garza e la piaga resta asciutt,a. ,e pulita. Il lavaggio con la soluzione di cloruro di sodio, a titolo fisiologico, non turba. lo sviluppo e lè attività n onna.lì delle granulazioni, come fanno i liquidi antiset tici, specie il sublimato, sicch è essi;\ procedono rapidamente alla cicat rizzazione, mentre d 'altra parte vengo110 ad essere distrutti i p iogeni già attenuati. I cavi ed i ca nali suppuranti devouo es,;ere ordinariam ente dre· nati con st risce d i garza imbevuta di o lio o di glicerina iodoformica o iodica a ll' l p. 100 o con tubi di gomma, onde il faci le scolo del pus n on venga i ntercettato dal collabire dei te.:;suti. Il drenaggio di stris ce di garza mòJicata è preferibile a quello di gomma, poichè il cont atto de lla gomma con i tessut i determina, rlec ubiti necro biotici delle neoformazioni connettive, mentre la garza ~10dicata. favorisce la p roduzione dell e g rann lazion i, purchè non Ja si facuia agire d a tampone. H·li impa~:c hi caldo umd i, intrisi con acq ua s terilizzata semplice o medicat,1, ri petuti più volte a l giorno, spiegano un'azion e benefica n el le feri te co 11 infì lt,razione flog istica suba<.mt a dei tes,mti cutanei e sot,t0cnta.n ei t.:i r,:onvici 11 i che rendono congeste e fnngose le granulazi on i, onde il manei,t o inizi o della cicatrizzazione e J"arresto qu ando fo~'-'e già ini:;,.ia.ta. <+l"i m pacrhi caldo-nmi<l i sono a ltresì utili quanto l'eni pi ast.rn per att1;1n11tire e circoscrivere le compliea.:;,.ion i f-l e mmouose delle ferite. Gli impacchi a secco ra.ppre!;e!ltano 111. normalt- e period ica medi· catura rli tutte le ferite avv i11,te a guarigione, ehe n elle ultime sue fas i può e~:sere. arrestasa <lid la preseuza d i un framme nto osseo n ec ro-;ato, ,!11,J l' M;cartuuei11me11tn e inrlnri\mento dai ma rg in i c utanei e d d l'ttl lunta1w1neu to clalla sorge nte e pitel iale. come avviene n elle vas te. perdit,t' di sustll.11 7.a. X el ,•rimo c,tso, appena il pezzo necrot.ico s i rcncl(I m obile, se u e deve fare ] 'estraz ione, per l1L quale siwsso bisogna ricorrere allo sbrig liiimeuto della ferita. 1 el secondo caso, eonviene cau terizzare energicamente I.a. pelle del margine ,della ferita col nitrato d i argent o, per ravvivare l'attivi tà. n ~oforma.tiva n ell'epiteli o del corpo mucoso del ì\falpigbi, dal quale s i avanza il rivest i mento epitel iale sulle superfki graunlauti . Quando


BREVI NOTE DI ClURURGIA DI GOERRA

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poi la perdita. di sostanza è vasta e le produzioni malpighiane non bll.stnno a fornire il rivestimento necessario, si ricorrerà all 'intervento chil'urgico con innesti epidermici ed, all'occorrenza, con plastiche o trapiantazioni p lastiche. Chiudo questi miei pochi appunti di chirurgia di guerra col raccomanda.re v ivamente ai colleghi meno esperti in questo ramo della chirurgia e costrett i oggi a. fa.re, a causa della guerra, ciò che limitatamente avrebbero fatto nell'esercizio civile, a non lasciare mai le frittture delle .ossa degli arti con feri te suppuranti senza l'appli<"azione di un apparecchio che immobilizzi il focolaio di frattura. Il continuo spostamMto dei frammenti, per l'azione muscolare e per le occorrenti medicature, irritando e graffiando le parti molli, mantiene e diffonde il processo suppurativo, mentr e i dolori che suscita sono u1~ coefficiente apprezzabile dell'esaurimento organico del paziente. L'apparecchio inamovibile che meglio risponde allo scopo è que llo gessato chP- va dal bacino a l piede nelle ferit.e con fra ttura del fe more; dalla radice della coscia a l pierle nelle ferite con frat,tura delle Ossa della gam ba j dalla spalla alla mano nelle ferite CO lt frattu ra dell'omero ; dal braccio _a lla ma.no nelle ferite con fratt ura delle ossa dell'anti bracoio.

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Per le ferite dell'articolazione e delle ossa della mano e del piede bastano. rispetti vamente, la stecca palma.re e la stecca plantare, avendo cura, nel fissarle, di modellare le parti lese in modo che, a guarigione completa, ' risulti la. minore det urpazione possibile dal punto di vista. estetico e funziona le. Gli apparecchi gessati debbono essere larga.mente fen estrati in corrispondenza della feri ta, per rendere agevole le medicature e non es · :;ere imbrattati. Qualora poi le ferite fossero multi ple e d istanziate fra loro, invece di fenestrare l'apparecchio g essato, si collegano le sezioni superiore e inferiore dell'apparecchio stesso, al di sopra e al di sotto delle ferite, con archi di fili metallici ri ve:ititi di fasce gessa te e a. curva m ol to pronunziata. per non impacciare le manovre d i disinfezione e d i medicatura.

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<:io,- ,wlo d i 111ed 1c, na m,hl ar; -

f"sr. X I


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l,All(MATOHIO MI L ITAI\~: SI E H O A1-'rl'l'I.:'l'A1'tC()

Norme contro l'intolleranza e l'anafilassi da siero antitetanico. Per il prÒf. Guido Tizzoni, tenente colouuello medico. direttore

R i tengo o pporLuno esporre alcune cons iderazioni sugli i1H,onvenienti che possono dare le in iezinni di siero an t itetanico per particolare iutolleran za doll'or gani:;mo od in segui to a fe.nomeni anatilattici, e sul couteg110 che iu q uesti casi df.-'ve ten,•re il chi rurgo. Le iniezioni d i si ero antiteta11ico, ,,uando :-o tw fatte sopr,\ ind ividui c he non furono precedentemente preparati, cioè che n un 81tl>iro110 in antccecli-nza iniezioni clellv ste::;so siei·o, non r ecano incon ~enie11 te a lcuno, q nalu11que :;ia la dose d i sier o iniflttat a e la via per ht qual e viene introdotta. Quc·~ta eonclusione non fu mai :-.mentita e non ehhe mai ect-ezione a,lc1ui.1. nella lunga es perie11za da 11, e fatta nella pr atica.. c ivi le e m i l itare. I t0ed'1ci, specie i m e.dici milita ri, devono qni 11 di ten erla sempre prese nte n ella enra dei loro feriti. Per1.;iò le iniezioni preveati ve di s iero . a.ntitetanirn o q nel le faue a scopo curativo supra individu i che non era110 stati pr eceden t.~mente i 11ietLa1,i con siero, si possono praticare a mano frau r.a e senza n e::;su11a esitazi,.1 11l·, perc·lic'· 11 0 11 det.er m ina110 mai disturbo alcuno cl1e prove nga dal siero per sè st e,;so riconosàuto di as.~oluta Slet'iti:trì , senza . aggiunta d i di:;i ufetta.nti, e n on conducono i u alcun ca;;o a.cl ineon -

veuienti di sorta. Per contro I 'attenzio ne de l med ioo de v' esser p ortata. s ~ i.. casi in c ui occorra ripeter e !' .i niezione p revent i va, e più ancora. su q u e lli in c ui si debbano pratica r e i n iezion i c urative sopra soggetti c h e ebbero in preceden za, cd in det.e rminat.e condi zion i, iniezione di s iero.


NORMK CONTRO L 1 JNTu l,LEllA :SZ.A, ECO.

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In questi casi, per effetto della preparazione che si opera nell'organismo in seguilo alla µrecedente iniezione, può verifkarsi, se il tempo che intE"rcede tra questa e quella successiva è abbastanz.a l ullgo, di 15 giorni o più, l ' insorgenza di fenomeni morbosi tutti speciali che ca.ratteriz_z ano l'anafilassi : feuomeui i quali, a seconda della loro g ravezza, possono essere distinti nel quadro del la piccola anafilassi ed in' quello del la grande anafilassi. Il quadro della piccola anafil assi, detta anche st'lmplicPmente i n tollerauza eia siero, uon di rado fli riscontra, negì i ammalati di tetano curati col i:,iero. Esso interviene, in g enerale, in periodo avanzato <lel la malattia, qnn11do i l malato ha avuto introdot ta buona q uantità cli siero e la cura spe<;in(;a e già molto avm1zata, e si limita il più delle volte a fenomeni !orali, dati dall'eritema da siero, che dal punto della praticata iniezione ;;i d iffonde alle parti circostan ti ed invade talora anche regioni lontane, specie le parti superiori del petto. Qnesto fenomeuo, ch e non è mai preoccu paute, frequentemente si accompagna a senso di pruri to alla µa rte, a inquietudine d el mal~to con cefal ea fro1i ta le, a legg1wo innal zamento della t.emperatura, più raramente a te11e:;mo vescicale che può determinare iscuria e talora a nche ematuria. 'l'utti questi fenomeni regred iscono rapidamente ed in breve tempo scompaiono, per ripresentarsi dopò nuove 111iezioni di siero. Di fro nte a questi fatti il m;dico non deve mai allarmarsi, ma deve saperne a pprezza re il valore e disporre in conformità. Se tratta~i d'iniezioni prt,ve11tive, la cosa h a poca importanza; gli effetti molesti della praticata. iniezioue spariscono con sollecitud ine e tutto rieutra, a llo stato normale. Invece, quando trattasi d' iniezioni curative,· allora, se la q uantitii. di siero introdotta è ormai abbastanza grande e sufficiente per la cura, il medico deve sen z'altr o soprassedere oq interromµere le ini\·zioni, per riprenderle piì1 tardi, a piccole dosi, quando i fenomeni da siero siano intieramente scomparsi, q nalora. c iò sia reso necessario dal decorso della rmdattia ; se per contro la intolleranza· del malato per il sierv si manifesta fino llal le p rime iniezioni, in questo ca.so conviene non i uJ. ugia re e proseguir e nella cura, senza occupar~i ,lei!' flri tema e cle_gli a ltri sintom i che possono accompagnarlo. Fra le pi1·(:ole mol~st.iP che produce il quadro della into ll era111'.>1. per il siern eJ il peric·olo che la mnhittia abbia a 1-'rog redire nel suo decorso, il medico nOll ha il diritto della scelta e, deve continuare nel le iniezioni d i siero senza occuparsi dej piccoli distttrbi che queste possono determinare.


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:-ORME CONTRO L' I.STOLl,ERA ~ZA, ECO.

Solo sarà opportuno dimiHuire il prurito della parte facendo applicazioni di soluzione di mentolo ed amministrando qualche seda.ti vo, perchè l'eccitazione che il prurito stesso ingenera. aggrava sempre il quadro del tetano; ~nzi, -per l'aggravarsi dei fenomeni tetanici in relazioHe coi disturbi da siero, si può credere erroneamente ad un peggioramento della malattia, quando l'eritema e gli al tri fenomeni ricordati avven{!ono nel periodo della sua risolnzione; basta in questi casi sospendere l'iniezione del siero per vedere nuovamente migliora.re il malato e proseguire nel corso regolare della guarigiont>. Invece le cose n on sono cosi semplici quando si tratta della grande anafilassi. A llora il malato, anche in seguito ad iniezioni d i piccole quantità di siero, cippo un periodo d i tempo che varia da pochi minuti fino a 2-3 ore, a st>conda· della via per la quale il siero stesso è stato introdotto, è preso da smania 0 da vera ambascia, accompa· . gnat.a subito da forte dolore epigastrico, cui spesso tien dietro il vomito, da profonde modificazioni della meccanica cardiaco-respiratoriat che si manifestano con accessi asfittici, n ei quali si sospende la respirazione, il polso si fa frequente ed appena percettibile, la faccia di viene cianotica, lo sguardo spen to. Questi accessi possono terminare con la morte, se i l medico riman e inertf' spettatcre, e se non provvede come sarà detto fra breve. L'esit.o avviene per slw<:k, ed è rleterminato dai fatti asfittici sopra ricor' dati. Qnando l'ammalato sopravvive cessano gli accessi asfittici, cessa il vomito, ma per qualche tempo rima ne uno stato di smaniA. ed i l dolore all'epigastrio; più, in breve tempo, si manifestano eritemi, ora diffusi a tutto il corpo, ora limitati ad un a parte, specialmente al111 faccia. Ho avuto occasione di ossen ·a re e di studiare nei molti ammalati di tetano esaminati in questr ultimi tempi a lcuni casi di anafilass i, dei quali dirà pro~simamente in un particolareggiat o lavoro il capi· tano medi'co pr of. Vernoni di questo laboratorio m ilitare. Ed ora come deve comportarsi il medico d i fronte ai disturbi, gravi o leggeri, determinati dal siero? 1° A net(ilassi da iniezioni p1·eventive 11mltiple. Questa pnò verificarsi quando ulla saconda i niezione preventiva segue a. gra11de distanza dalla prima, reclama ta dalla gravezza della ferita. In tt1.li casi il medico dovrà sempre curare che la seconda iniezione di siero ~ia fatta quanto più prnsto è possibile, in modo da non fare inter('edere troppo tempo fra la. prima e la seconda. Perciò nella revi ::;ioue dei feriti la secon da iniezione pr eventiva, quando le condi ~ zioni della lesione lu impongono, dovrà esser fatta sollecitamente,


NORM.E CONTRO L'INTOLLERANZA,. ECC.

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,quanto p1u presto è possibHe, mai al di là di 10 giorni; in questo modo provvedendo ad un te.m po ad 1ina migliore protezione del malato contro il tetano ed eliminando il pericolo della insorgenza di fenomeni anafilattici. Peraltro. secondo quauto è stato da me o!lservato, questi "fenomeni, in ragione della via di introduzione del siero e della mitezza della dose usata, non sono mai preoccupanti; ordina.ria.mente si limitano a puri fatti loodoli che sollecitamente scompaiono; nè mai À stato visto sopra.vv~nire inconvenienti seri per il rip~tersi u na seconda. volta della iniezione preventiva. Perciò il medico non deve esitare a prtlticare una seconda. iniezione preventiva quando occorra, anche se è trascorso il tempo migliore per praticarla. Ho voluto accennare Aspressament.e a questi fa tti, perchè non sì giunga. ad esagerare il pericnlo che viene dal rip('tersi delle iniez.ioni preventive quaudo queste sòno fatte con ritardo, con intervallo d i. oltre 10 giorni l'una dal l'altra. In questo capi tolo merita una particolare attenzione una speciale condizione in cui può trovarsi il medico nel caso di proiettili, specie di proiettili secondari, inca psulati in mezzo alle carni e rimasti nel corpo anche dopo luugo tempo dalla guarigione della ferita. Sono qt1esti i casi in cui si impone una 2" iniezione preventiva da farsi ordinariamente a grande distanza dalla 1\ iniezione che il medico non può trascurare di praticare per il pericolo che si sa presentare in tali casi la asportazioue del corpo estraneo in seguito al risveglio della. infezione tetanica, il cui virus era fino allora rimasto nascosto e silenzioso entro la capsula che avvolge il corpo estraneo medesimo, la quale in un organismo semi-immunizzato forma come una barriera i usormontabile. In tali casi, naturalmente, il medico non può esitare fra il pericolo di cagiona.re con l'operazione n ua infezione tetanica e queHo di a va.re qualche fenomeno anafilattico non grave; perciò prima di procedere a.ll'opemzione, 4-6 giorni avanti, praticherà 1-2 iniezioni preventive, anche se sia trascor;io molto tempo dalla prima, 20 giorni, 1 mese o piil, sempre sorvegliando l'ammalato per il caso che insor ga.no fanomeni da siero. 2° À:na(Uas.s·i da iniezioni curative. - Come è stato d etto, questa avviene solo nel caso in cui l'iniezione preventiva sià stata praticata da molto tempo, da lò giorni od oltre. LJosì in questi casi bisognerà andare molto cauti nel prat.icare le iniezioni cura ti ve e regolarsi colle normE\ seguenti :


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~O IU ! K OON'fRO J..'l:S'fOLl,EIUNZA, E<'C.

I n grnerAle si deve tene r presen te che del le d i ver se v ie di introùnz ion e d e l siero antitetan ico, la sottoc utanea, la endoveoo:;a e la, endoraehid<'a, la p i ù per icolosa p er l'anafilassi è l'en doven o~u, poi viene la sottocu tanea, fì11 a lrne1100 J'endor ac hidea. L a iniezione E>ndorachi<'lea vie ne r icon1aLa fH'r u ltima, se nza escludere la possibi li t à cl1e anche per 4Ul·sta via si pos~au o avere feuomeni ana-fìlattici, e solo perch è fi11ora fn da to ossPn·are forme grn.,i d i 1rnafil a · ·i p er iniezione endo,Pnosa ed anche p er inie zio ne sottouuta 11eR,, mai pe r i niezi011e e ndorac h i<li>a,. Pen.:iò, <prnn rlo ci t r oviamo <la,an t i a c.;1-1,~ 1 m eui fu praticata l"inie zione prHenti\·a d;1 oltre 15 giorni, u e l rlnbbio, la prndenza im po ne di mettere da p ;1rle !"iniezio ne " n <lo rac hid ea.; e fra l' iniC'ziune endovC'nosa P la sott.nc utan<·a att e nersi a ll'ulti m a P p ratiearla d1:1.ppri111a c,111 picf·Ole dosi di siero. Qui11cli in tal i cu Qi si f>uit, prima 1 illiezio n e d i 5 ~c. di siero, e d o po a lcn n e ore si pn11,ic h e ril uu i\. prima inif'z ione sottoc n t a11 ea curativa di 25 cc.; P. quaudo ' 1t1e ..;t.a. no11 lle1,e nniui Jistnrbo a lc nno, si passerà senz'ali.ro 11.ll' ini .,zi u ne e nclovPuo~il ed Pntlv ra1'l1 i•l"a, si~ il cas,> lo ric.;l1 il·de. )(a, purtroppo, vi so110 1w1malati ,·hP, a 11 d1e 11,.a11rlo la 1nass ima pru,lon za, non si rie,we a t oglier loro la pari icnlare sensibilità pPr il sino di ca\·allo, e ri ,poll dou o l:Oll fe n o meni gra\·i, allche se s i inietta 1 cc. <li siero sot.t.o l,t p e ll C1 o 0 .5 cc n e>lle ~eue. a n c lte se \·ip11e u sato · iArO nrnlto \·ec,1·liio, rl i !i-S ann i e più, che, co1ne si sa, è m e no s,·n · tit.o 11a ll 'orga11ii:im0 d i q11Pl lo di r ecentP preparaz i0rn• ; e c iò, 11011 so lo n Plla prima ini 1•zion e c u rati \"!\. ma a1tche n e lle su<:cessi\"e. I n q uest,i c;isi si 1:tìns 1~ !itl di arloprare, seco 11d ,) i precetti Bt>s r etl k ,\, ,;i cr o Jiluit,o con '3 vol11 1ni di Hl:qna ,;alèi.t,ti P ris0;1 ld ìitO pt=-r un'nnt a li,ig11omari,L ,1 ~/) • C.: mt1. snpr<t qw'sr.o io n on ho pari i1·o lare c s peri en;r,n, in ogn i m,,,\o simile t.rnttame nt o 11011 nt"i1ee trop po pratico tt t'11 r j in glH'lTiL. M es,;i 11ell'al1 f' ru.~1,iv;1 fr:1 il prog re,li re dei fe11 0111 en i t,c,t,ani ,·i Pd il pericolo rii per1l e re il 111alato JWr 1rnafifassi. 11.-, po t e ndo per J•!lrl ieolar e .-;e11siliiliLà t!PI sog~N,w ll'l o prnrP IP i ni<·zio 11i sot.toc·utl1nee, 1nolto me110 q ne lle enUO\"Pnose, p, ·r (]Ha11tu fat.te a dosi minime, io rni souo atte1111 to, e sf'mLra eon ba,;h1u1.e nu1taggio, alla intro duzione dol s ier o pP1: via retta.le, c lie. com'è 110!<, 1 11011 dà luogo a feuilnw ni <lit ,- i,·ro, prat i1i..i.11,lo "1 i:1tPri di }lssor bime11to di r,() . l(J() cc. di siero an, itetani<.:o ciasc11 110 e r i prLe11doli 1 -~ vol te al giorno . !~uesti ultirni 0,,s i semhrano e,.t,re m!l.mcnte , tir i, ,·cl io ~te;:;;;o uo n ebbi a,l oss1,rvarn P c h o 1111 0 solo, cli e sarà pnrv rif,•ri to etl ill u strato diii Cfl!>itano m Pdi,•o V e rn011i .


:-.OR)I F.: rON'l'RO L' IN'rO L.LEJt,1:-.z.,1, F.C'C .

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~e poi nella cu ra del tetano si ve1·ificano eccnioualm ent,e f eno. meni grav i di anafihissi, il medi co deve r imanere calmo, forte del la conoscen za a·i ciò che pnò a ccad ere, fidentf' d1-1i me7.7.i d i l otta c he s.ono a sua disposizione per scongiura re la catastrofe, quando taH mezzi siano m essi in pratica con sollecitudine e con metodo. In tal i casi m olto impre·sionanti s i devt~ cere.ire di rist,abilire al pit1 presto la funzione polmonare con la r ospirazioue artificiale cont inuata m e todicamente e con i11 ;;istenza fino a c he il peri<'o lo d ella vita non siasi dileguato, èd in sieme eccitare la fonzi onE\ car diaca eminentemente depressa; con stimolazio11i locali (,;en apiz;r,azio ne al precorrli0) e con i card ioci netici (inie?..ioni cli 0 lio canforato, caffei na, ecc.) In questo mod o furo no s3.lvat.i due a m m:.lat,i, in c·ni il quadro ·aHafìlattico i11 seguito ad i11 ii•zio ne c uraLi va d i ;;inro antitetanico si e r~t fatto as$olut11.m ente miHnccioso. 8i conclude da tutto y_na u to è stato e~posto : l ' Ne$St111a preoccnpa zione deve a,ere il m eù i<·o per l,1, prima ini ezione d i sie ro, t a i1to fatta a dose preven t,iva, qnan t.o faLh~ a d osA curati va,, · 2° D 0 ve1-1do ri pete re le ini,·?.i1,ni pre ,·Pn t iYe, <·ansa lit p:nl icolar P gravezza rlella ferita, mP~lio è praticarn la seconda 1n1r zic,ne qnn nt,o più vicino è po,;$ibile alla prima; in generalo non n lt.rP J( J gi orni da lLuesta, 3° I dist,nrbi c he si possono a ve r e per il ri petM><i d e lla in iezione preventiva a d istanza maggiore da lla p r eeede11te, 110n sono m11.i di se ria g ravezza, li mitR.ndosi ordinariame n te a feno meni auafì lattic_i loca li (piccola anafilassi) ; perc iò il med ico n on do n,\ P.SÌ t are a fare una seco11da iniezione p reve n t iva, se occorra,, anehe qn A.nd0 sia t rascorso molto t e m po d alla vrima. 4.0 Avanti di proceùern i~cl estr azio11e d i corpi estran Pi, p nm1 tivi o seuondari, c he rimasero i11cap,mlati da nwl10 t.P>mpo in me;r,zo alla carne, s i deve p r aticar e nua nuova inie zio ne· prcv~' 11tini, tf1nto se il ferito fu precù<l,•nteme nte ini Pttalo oppur 11'\ e q ua lnn ri ue sia la distanza dalla urecuden t.n i11;e7.jo ue : e iò pt·r evitarr il pericolo c he s i risvegli u n'inf'ezione t etanica, i l cu i v irns fi no allora. 1:im ase inerte e sile nzioso e ntro la capsul a che avvo lge il corpo PSl',raneo si,e,:ilo, n e lla. quale SeT".lbr a t ro,0 are un potente osta<·o lo all a sua di!Tn;;ione. 5o Quando n e lla cura del tetano avve ngono fenomeni rli piccola anafi lassi, al lor a si sospenderà o $i illterromperi, la c ura , se i l mal~to ebbe già iutrodott.a la q nau t i t .i. suffic ient.e d i s ie ro ed i fenorne rn teta nici s ì e r ano mostrati antecedente mente i 11 regr rsso ; altrimenti a i. conti nuerà nella c ura, frazi onando ]e Ù<>si c urat ive e miti-


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NORME CONTP.0 L' INTOLWtRA.NZA, E CC.

gancio con calmanti loca.li e genera.li i disturbi ca.usati dalla mala.t,tia da siero. 6° Quando la. iniezione preventiva. fu fatta a. grande distanza da ll'inizio della. cura, iti deve far precedere sempre di qualche ora alle iniezioni delle dosi curative una iniezione sottocutanea. a. dose preventiva; dopo insi~t~ndo specialmente sull'iniezione sottocutanea e passando a quelle endovenose o endorachidee quando le prime si siano dimostrate innocue. 7° Se, non ostante t ali precauzioni, insorgono fenomeni anafilattici gravi (ciò che accade molto. raramente), allora si deve senza indugio provvedere allo shock anafilattico, ristabilendo la funzione polmonare con la respirazione artificiale ed eccitando la ft.anzione del cuore con stimolanti locali e coi cardiocinetici. 8° Quando per ecceziona.ie intolleranza non si riesca ad abitua.re l'ammalato ali~ iniezioni di siero, per quanto fatte con molta prudenza, cioè sotto la pelle ed a dose minima, in q uesto caso si sosti'tuiranno le iniezioni con clisteri di assorbimento fatti 1-2 volte al .giorno con 50,100 cc. di siero antitetanico. Bologna , settembre 1916.


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N OTE PREVEN TIVE

DlltF.Zl'>:0.R DI SANITÀ DELLA PRDIA ARMATA. 8EltVJZI0 RADIO LOGICO

INDAGINI RADIOLOGICHE NELLE FERI 'l 'E D'ARMA DA FUOCO DEL TORACE. (OSTACOLO CHE PUO' OFFRIRE IL PERICARDIO AL CAMMINO DEI PROfETTILI ). - · Note ra<liologiche prev.,ntive, per il dott. Carlo Infante, maggiore medico.

Le ferite del torace che interessano sc,gnatament~ il mediastino anteriore sono rapidamente mortali, perch è è leso qunsi sempre il cnore con i s uoi involucri. Fino a cir ca un vrnt<'nnio fa i feriti a.I c uore erano l'ite nuti irrcmed iabilmente perduti e si repu ta va u11 esito assolutamente eccezionale qualche sopravvivenz11 a tali ferite. Oggi però è noto quante volto si siano tantati 1\tti ope rativi fin sul muscolo cardiaco ed il più s pe~so dei cnsi con esito feli ce; e non è stato infrequente, durante questa guerra, ris~ontrare, con gli e1-ami radiologit:i, serie lesioni c11rdiache con pernrn.nenza di p roiettili o schegge m etalliche fin nella cavità d1>l cuore stesso, compatibili con 1n vita. del ferito. Non è possi bile pe r ora, date le condizioni attuali, raccogliere la letteratura di tutti i c11.11i che sono stati oggetto di osservazioni, e riporterò in questa nota soltanto quelli che sono momentaneamente a mia conoscenza, e sarò grato ai collegh i che potranno comunic armi alt.re o,:servazioni in proposito. Nella riunione medira d ella IV armata francese (ottobre 1916) i l Vouzelle ( l ) riferì del c aso di un ferito 11[ p<'tto con emotorace, nel quale egli constiitò, con l'esa me ra<lioscopico, un corpo straniero mobile in modo sincrono alle pulsa·zioni cardiache e che sembrava nell' interuo di q nesto orp:ano. Il fe rito presentava grav i i:;egni di angoscia, pnllv·re e sincope al più picr.olo movimento, tauto che fu impossibile condurre a termine l'atto operativo. E ssendo v en uto a morte dopo ·quatf;ro giorni, ne fu praticata l 'autopsia, che fece ri ~contrare il corpo straniero nel ventricolo sinistro; era. penetrato uell'orer.chietta ed era stato spinto dall'onda ,ianguigoa nel sottoposto ventricolo, dove em libero e nou aveva provocato lesioni alle tuniche del ventricolo stesso. Alla societa chirurgica •. i Pa.ri~i (novem bre-dicembre 1915, febbraio l !JIG) il Delbet (2) presentò un ferito nel quale la radioscopia aveva fatto nota re la pre( 1) (La radiologia medica, vol. Tll, fase. 6 G, pag. l:iO, recensioue Rossi). (2) (T,a l'adiologi a medica, voi Hl, fase 6-6. p11g. 14V, rw·en;;ioue R o~~i.


sP.nza di un proiettile nella parete posteriore del cuore e ch e non fu sottoposto ad ntto operativo, p er cbè non fu possi bile localizzarlo con esa ttezza. Il B i,aussenat 11 ) presentò un ca.so importanti;;simo, che fu da lui operato. Si t rattava d i un fer ito da grnnata a. mnno alla r egione deltoidea sinistra, alla coscia destrn ed al torace, dove il proiettile era pi,oeLrato un di to trasverso sotto ed a si nistra dell'apice rl ella cartilagine xifoidea. (''era s tata abbon dan te eruorragia dalla for it11, emottis i per ri nque giorni, forte do1ore precordiale e d ispnea. Gli esami rad iosco pici ri \·e larono la pn·sen ui. di u.a framme nto di p:>llottola, im pit111tata 11el perkard io o: che seguivn tutt,i i movi menti del cuore. L'operaz ione fu r s.,guita a ttr:we r;:o una breccia fatta sulla qu int:. costola sin istra per circa 8 c(mtimet ri . Spi11ta 111. pleu ra ind ietro e i:;cope r to il peri cardio, fu prat.ic:.ta un' in cisione, dalla quale fuori ust:i poco p iil liqu ido de l n ormale. incolon·. L'esplomzion e d el miocardio fece sent ire n el vcntr i1:olo destro u 11 corpo mobi le, duro : luss11to il l'Uore e t enu to fuor i d el pericard io con ùue au:;e di seta, passau t i attraverso la partJte del ve11!r icolo d,·s n o, l'operatore 11111.nLenne a cont.atto dello par eti il pr0 ietti le col pollici' e la nitre ù it11. d ella mano sinistra . 111cnt1·e ineidf'\"11. fra di L":;se. Attrav<?r:;o questa im·isione, rlurun t e la di astole, fu eslrn t.to, con una pin,.n, i l framm ,•nt o de l proiettile ltu,go l cf'nti 1netro e m ez1.0. :-,utu rati la feri ta ca r· diaea ~,l il perica rdio, l':i111 11mlato g t1a rl completamente dopo ci rca 20 giorni, malgrado t re emholic polmo11ari. Il VouzAlle ( :.! ) r ifori 5,!e di un fe ri to al tornce. che presen tava gmvi c r isi di 1<offorn.111ento ) 1eùiante l'esame rad iografico, il proiAUilc f'n localizimto e fu ten tato 1111 11t10 opornLÌ'\'O : 111,,, e~se11Llo sop1·aggiunti fa t t i sinco pali. l'operazione fu i11tcrrotta. li feri t o mori dopo qu~ttro gio rni e J'nutorsia dimostrò una scheggia penet rn.t:t attrnve1,;o l'orecl:!1ie t ta de~tra, un poco al di5opnt de l svlco in lerauri<'o lo-ventrìcola re. dove s i n otava una piccolissima c i,·1ttr icc ;· l"c11docardio era iutegro. li Fre u11d (;11 des~rive due ca~i di feriti n l tor ace, dei q ual i il primo pre...:e 11 t1Lva u11 proiettile di fucile al disotto d,•l!a pu11 t 1t del cuore, che fu localizzato ne lla parete dl'I Vl'u trico lo siuistrn, ,,d il secondo presentava uu altro proiet til e localizz:uo por melà n,·lla parete pos t•'rior,' del ventr ico lo sin istr o e per m etil 11cl ;:ncco pc ricn di co. L o .le nkrd ( IJ rit'cri di liii caso di u 11 ferito a lla 1·e~ione curdiaca, nel qu ale l"esitme n11liolo~ieo rivelò il proie ttile infi-;,:o ne l perica rdio a destrn del la linea 111edra111i e chti av,-,·a d1:t,·1·111i111ito imponen te versamento ematico. I l fer ito gua rì co mpletmn,:,11 u, clopo l'u t.to operativo. 11 capitano ,nedioo Sih·:1u (:>), a. Padova, h11. avuto -occasione di osservare il caso d i proiettile n el cuorn. (1) f.u ncef. !".i giugno HJ15. - f ,n. 1·adioloyia 111Nl ica, voi. III, fa;;c. 5 -G. p ng. 160, rece11...:io11e P e russni.). (.!) (l'res~e 111,:ili.:ulc. n . 5G, pn~. 4:20, UH5. - f ,a r n.clìologia 1ne.d ica, voi. III, fase :i-1; , p ag. I uo. rncensione P eru ~;;ia). (8) (fo'()')·f. a. cl GPb. d. Hontg, 1:JL5, voi. XXlll, f ,1. - f,a r adioloyia m ed i ca, v oi. Hl. fase. 5 G. peg . l 1iO, recension e P erussia) ('11 <.lfPd. A"ti n., 11. tl. W lo . - La 1·arlioloyia n,1•dica, vol. IlI, fnsc. 6-6. p 1tg. l li2, rece nsione Ponzio) 5 ) ( A ti i della R Accademia d i Padova, f el,bra io 19l(j - Gim·nn.le d i medicina milifa ,·e. :31 maggio HllG, fa~c. V, png. 38 l, recens ione !'.).


NOTE PREVl,NTIVG

K35

Si trattava di u n soldato che fu in viato al r epar to osserv11zione dell'osped al ,• militare pet postumi di ferita d 'a1·111a da fuoco alla fos~a soprn.-spin os,L della r eg ione scapola.re de-tra. ,lo\•e si n o tava una cicatrice regobre, e l littica, 1\lquanto ~ollevata, indole nte. , Il soldat o, appeua fe ri to, e r a stato colto da sincope e da e111o r ragia polmonare, Chi\. du rò ci rca una settimam1. Gli !'Sami rad iologici, eseguiti dal capitano Silvan, fecero u otarn la pre;:enza di un proiettile di fucile locnli1/.zino con o~ni prol,,,bilitil verso la r e gio ne d,·l h 1 t to nel ventr icolo destro. L 'ombra del proie ttile era totalm e n te compresa dalrombra ciHdinca: 11ell'osservazioue 1\otero- posteriore appal'Ì\'a localizzata nel terzo inferiore del cuore, subito a :-inistra del la I iuea 1ued io -sternale, ol,liq u11 mente ri voltu, ve rso la punta, e nel l'osscr\'a,.ioue nac;versale s i not,1va obliquamente <lispo,ta in \Ja,;,o ed innanzi , secondo un ,1agolo di 1~J0 cii:ca, occ upando la r ei:;io ue vent1·icolare uel teni., a utero -in f,,riorc. L'es:1 ,n,, o b biettivo dell'npp1ireccliio car d10 vnsco lare, oltre ad unn minore 1·lai a rciza del prin,o to110 su tut t i i focolai, non face va rilevare a ltro di notevo le .

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•• D u1ante qu esto periodo cli gue rrn, non IP iuclag ini radiologiche, h o avuto o r · c,,sione di svdare finora, diverse volte,. 111 preseuza di proi..:ttili nel mediastino anterio re, ndt!eissnti al pe ri cardio, pe netrativi da diver:,e v ie. sen:1.a che tali cor)' i t:;tranei aves~f'ro dete rm inato. comti seguo della lorn prcsP11:1.:a, serì cl i;;ln rbi cir· colatori e fuuzionnli, da ,·ic biamare l',n.re1,7.iouc per la p <.ls,-iliile loro uhicnzi~ tll', l proiettil i avevano fatto un p ~rcorso p iuttosto lungo e tortuoso e !<i tro,n· \'ano addossati , in punti diversi, ulle pareti pc ricnrdiche, le quali , pur infossauùo.,; i, an,nu10 arre:stat(t la loro m11rcia, e d o ve po i il t e.-:;;uto areolo-11 ,li poso c ircosta11te le il veva ti--:ue. La prima oss1.1rv111.io ue ri111o nta id me:e d i rlice111hr,: J,·llo s,·o r,:u a11110, q11H11.!o io fui chiamato a .. . pe r e,;.i;;uire de lle illlla gi11i rarli,Jlvgwlw pH 1:011to ~(;)ll'ospedrd,, t!a canq,t.J da 2(1() letti, 11 . 21H. .b' !'a i rnilit11ri rlie fu ro110 ogi,;ctto Jell1, 111ie os,,- n·rp:ioni <:J r,1,· i i l inlJato ],'_ A .. del . . . n·gg i11,e1, Lo alpini bnttagl;o w.: \·i ce mm), della cla~.:c 1:-:: 1;,, .-111: ,·1·a stato ferito a ~[ u 11 t 1! )!aggio il l o ,.1g,•~l,) l!JJf, e eh,· pn·s1·11tnn1 al t e rzo snp,· •·iore de l brncc10 si ni,; tro, alla ,.;uperlicie an1tiro -ostnna. un:1 <'i,·atr i,·o ovoida.lti della lar glr,·:1.z:t dt circa 1 •·e11ti11Hn1·0 <l 111pzzo nel di:1111etrv ,·1:rtiç:alc ,. di l l-.1:u· t iinei ro in quello orizzo nrnle, ;;11corn ler; ~~n11e11 te ro~,.:astra. i11 do leate, spost11bilP. E . . ra Stato f.,rito dallo s~oppio di uno slan,puo· ll e 110n ,•si.;;t1:va c lat quel l'uni ca crea tric.,; 0011 c' en1 stuto foro di 11srit:a. Il solùa to si la111e11tavu ancora cii una con" d o le11tia ul 111:ac,:io ed ,d to!'are nei inov·lllH·n t1. - e pe r ti\1·1 postun11· m1· ~i r id1iede,•a dt· r1ccrc11re · · qua l 1· I1e l e~1011e dt·llo--:r·h ·tetti·1f' n.; I lJracc1·0 : ma l' esa m e ra· d , e l i,tro o la po>'st' l'I ll e presen1.a d e i pro •c.s(·o pic o 110n vi t'cc« r ileva re a lcun>1 alter:i:1.iv11,. 0'4~e:,, nti presenza del proiet tileNO di s,·he"'"0 meta lli c he • ~o on mi arrestai pe l'Ò ri questi\ ~<>h\ i11d,ag i11 e ed ave11do pre~~11 te il ca111111ino spesse volt " ·mvero~11n1 · ·1 e e l10 ta11110 · · ·1·1 t, segna t.ame11 tf.l Ii, pa l ie tte d'1 sl 1· pru11itt1 ira pne l l, portai l'osservazionP. sulle re g io ni cicli:. !:<palla e del torace, d ove not11i a prese n:rn del proietti!,: sfrr ico

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83H

NOTE Pll.EVENTlVE

L'ombra di questo s i disegna.vii nel medfast ino anteriore, sul margine sinistro de ll'ombra del pericardio, v11rso l'apice, ed era. mobile, partecipando a.i movimenti del pericardio stesso. Invitando il ferito a trattenere il respiro, non s i arrestavano le oscillr.zionì del . proiettile, le qua.li erano legate a quelle ritmicbe1 della parete pericardica sulla quale si vedeva che era. a dagiato, escludendosi cosi qualsiasi intima aderenza col polmone di sinis tra. L'ombra. de l muscolo cardi,1co si disegnava nettamente attraverso quella del pericardio, facendo esclude re q uals ias i ve rsiun('nto, ed era chiarnme nte visibile l'urto d ella. punta cardiaca contro la par ete peri cardica, urto c he de terminava il soJlevameuto de Jla pallet,ta e lti sne ri t miche o::;cillazioni a ssieme alln, paretll stessa. Ques te os«ervazioni preliminari furono eseguite con l'app,trecchio ra diografico trasportabile dn campo, tipo F erre ro, e poi ripe t ute presso l'ospedale militare principale di Verona do ve, c JI permesso del sig. Gen erale medico direttore di sanità, a.ccompagnai il ferito al lo scopo di eseguire altre ricerche radiologiche, serven domi di un 11pp1uecchio pi1't potente e d i un dis positi vo più completo di accessori, L e radioscopie, eseguite sotto tu t te le incide nze luminose possi bili n egli esami -del torace. confern111rouo l'ubicazione de lla palletta nel punto sopra indicnto. Osservando in una con venien te posizione leggerme11te laterale, si notavn, sulla paret e pe ricardictl un leggero infossam ento ch e circondava un quarto circa della -circonferenza d ella palletta.. e, con l'aiuto del dinfra.rnma ad iride, si r endeva. ma nifes to l}n sot ti le sp:tzio chiaro tra l'om bra del proiettile e quella della parete sot tostan t e infossata, ciò c hti facovn pensare a tessu to neoformato interpostosi, ·esc ludendosi cosi, con probabilità , q ua lsiRsi lesione anatom ica de lla parete ;.tessa. Non esisteva s ul feri to alc u na. al t ra lesione da. far pensare ad a ltra diret ta penetrazione de l proiet tile n e l torace e qu indi non pote va. lnet tersi in dubbio il -ca.ru mino della pallet t a, che dal braccio era penetrata n ella CflSS>t toracica, ciò che io potei confe r mare con l'anamnesi e cc;>n l'e,;ame c linico d el ferito. Il sold ato mi riferi infa tti che i l 18 a gosto, a Mon te Magg io, le t rnppe ava.n;,;avano in ter re no co llino!'lo, e fu nella discesa d i un coston e abb11stanza ripido ehe egli fu colpilo dalla. pa lletta de llo shrap nell, che scoppiò poco al di sopra del live llo della sua test a , ,dia. s ua sinis t r a ed alla dist a nza di 5 a r, 1t1et ri circa . In quel momen to egli a veva il braccio destro che portava il fu cile a bbassato, mentre era elevato il s inistro cbti p .. r ta va In piccozza . Ap pena colpit o al bracc io, egli avver t i con temporaneamente un forte do lore ~Ul"he all'ascella ed al torace d i s inistra, che g li produs;;e un ;;enso di 1:oancanza di r espiro da farg li r itenere e se1·e s tato ferito 111tch e al petto. Continuò ad a vanzare, discendendo la c hin R per nitri SOO met ri, fino al piano, ed il dolore ai torace !'li a ncia.va accentuanao, specie ne i movimenti res pirnt orì, ed era a ccompag nato da un notevo),3 senso d i affa nno. Nella corsa, oltre a questi d isturbi, ebbe aHche tosse s lizzosa , accompagnata <la boccate di sangue rutilante, e g iu nse al termine della discesa ins ierne ai compagni, ma non li potè seg uire per ris alire il cost one dell'a ltro lato e dové sos tare, perchè l'aff'am:.o ed il senso di costrizione card:aca si andava a ccentuando. .Rice rcò invano il posto di medicazio11e del suo battag l ione, che s'era s postato, ~ con l'a iuto di un bersag lie re raggiunse un a ltro posto, dal quale ebbe la prima medicatura alla ferita del braccio.


NOTE PREVENT lVE

837.

Fu indi. inviato all'o,pedalttto n . . . . 11. • • • • • e d i là al ,'os pedale di riserva.. di . . . . . , dove restò otto giorni, e poi a quello di . . . . .•, dal. quale fu dimesso il 12 settembre ed inviato in licenza d i convalescenza. In tutte queste sue peregrinazioni e durante il periodo di licenza il senso di af. fanno andò man mano diminu1mdo, riaffacciandosi ('no 11111l certa inteusità soltanto negli sforzi fisici e quando saliva le scale Nella ,;tazione eretta n on avverti va alcuna. sen.sazione mole~ta e n Pi primi tempi a letto doveva giac,ae supino o sul lato sinistro, mentre il decubi to s ul lato destro g l i produceva dolore a.l torace ed un senso di costrizione alla regione precordiale, dovuto certame111e alti\ pressione esercitata dal peso del proiettile: attualmente qualsiasi m o lestia è cessata. ed egli può prendere a letto qua lunque posizione. Durante tutto il periodo di tempo trascorso in licenza non ebbe più to~se nè sputi sanguigni, mai ele vazioni f e bbr ili. Dopo li\ licenza ri torn ò al deposito del s uo reggimento, ed a ccusando ancora ripetutamente i dolori al braccio ed al tora1::e, fu fatto ricoverare all'ospedale da campo da 200 letti n. 213, che poi ne richiese l'esame radiologico. L'esame clinico del torace mi fece riscontrare che a sinistra la pressione suscitava unll certa dolorabilità, s peeif:l in u n punto situato a metil della distanza tra la clavicola e la mammella, ed in questll zona all'ascoltazione s i notavi\ un leggero indebolimento del murmure vescicolare. Nessun s intomo di versamento nella cavità pleurica., come aveva. anc he fatto rilevare l'esame rad iograJico, ch_e esclu• deva del pan quRls iasi les ione costale. Anche l'esame del · cuore n on fece rileva.re alcuncbè di anormale: l'aia di ottu.sità. ed i limiti erano normali, face11do cosi escludere anche clinicamente alcnn versamento nel pericardio. Ho avuto occa sione di rivede re il .~oldato Frizzo dopo un lungo periodo di )j . cenl'.a di con valescenza, ed ho voluto ripete re s u di lui a ltre indagini rndioscopiclie. · Nessu na modificazione si n otava riguardo all'ubic azione doli,, palletta nel sito sovra ind icato e nessu u altro segno apprez7,a1Ji lo d i lesione degli organi circo s tanti e della re.viti\ del mediastino. Egli continu1wn ad a ccusare il senso di costrizione cRrd iac,a e di affanno negli sforzi muscolari e nel salire )., scale. L'eso ·ne clinico d el t orace non fece rilevare alet1na nota impo1·tan te a rarico del l'al bero respiratorio e dell'apparecch io card io-vascolare. :>.

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L11. seconda osse rvazione fu faLta ali ospedale militine principa le e riguarda al sotto tenente dell' .... battaglione ciclisti, signor l\:l. N., che e rn s tato invia co all'os;;erva · · · 1·1. ·· z1one rna·101og1ca anc he pe r po,-tum1· d1• congeIamento ai· p1ec Egli raccontava di essere stato ferito a ì\Ionte Sei Busi, il 25 n ovembre 1916. da llo scoppio di uno ~brapnell, e presentava infatti nel cavo d ell'ascella destra una cicatrice rotondeggiante, ancora leggermen te rosea, indolen t e, spostabile con~~ cute, ve1·so il bordo del grande pe ttol'l\le, quasi all'altezza del capezzolo. icordava cbe appena ferito aveva avverti to forti dolori al tora ce destro con. v l vo senso d 1· a ff.anno e tosse stizzosa, · · contmua, a ccompagnata d " s boc,·.h.1 d.1 · S angue.


Era s tato in condizi oni g raviss ime per note-vole versamento nel cavo pleurico · <li destra, che. r aggiunse la s pina della scapola e che si riassorbi dop<, circa 4 mesi che passv in un ospedale di ri!'lerva dellfl Riviera Ligure, dal quale poi fu dimesso con 50 giorni di licem:a di conntlescen;m, al termiue della. quale si ripresentò al suo battaglione. Gli era stato praticato on es ame radioscopico, ..110 aveva rivelato la presenza di una µall etta di shrapnel! nel t orace i:ii nistro; m a non era stfltll. precisata la sua ubicazione e pt-1·ciò mi s i ri chiede va un esame pii, com pleto L'esame rn.diosco p ico fece rilevare la presenza di un proiettile di shrapnell nel medi,1.stino anteriort>, a ddossato alla i:,arete s inistra del pe ricnrdio, verso l'apice Il pt·oicttile partecipava ai m uvi111enti respiratori ed a quelli del pericardio, ma facendo so' pe 111lc re gli atti respiratori, contrnuava ad os1Jillare con le pareti del pericardio stesso Non ,-j notava alcun vl' rsamento nella cavità del pericardio a ttraverso la cui ombrn. si d iseg nava, .;ettamente distinta, l'ombra del muscolo cardiaco. come pure non si notRva alcu11a alte razione d ei polmoni e delle pleure, sp ecialmen te Il destrn, dove erasi a, uto il versamento. Le es1:ur s io11i polmonari era.no normali, non s i notavano opacità apprezzabili in corrispondenza del punto d'entrata del proi,,ttile ed anch e il seno costo-diafrarn· matico non lasciava r ilevare Rlcuna ombra di raccol ta liquida o di essuda.t i orga· nizzati, come pure erano n ornutli. tnnto a destra che n. sinistra, le e~cursioni dia· frammai iclte. All'esame obbiettivo n ulla si rilevav11 di n ote vol e t an to µer l'albero respiratorio quanto p · r l'appal'ecch io ca rd io vascolare. Egli pllrÒ nccus,,va. un vag-o se11so d i 1;ust riz ione cardiaca c he si accentuavn, con gli sforzi fis ici. qua11du salil'a le sc11le e >'pecinltueute quando correva in bi· ci eletta, c·~er ci ,.i o ch e a ,·e,·a r i pre>'o I i torna udo al corpo. Ho rivi ~io il sottoten en te ::;ig- j\l, N. ve rso la mPtl!. Je l mese di agosto. Egli mi hn. r ife rito che il scuso d i aff,rn110 µers1st,·. specie cogli sforzi tì::;1c:i e quand o sale le .:cal e. L"e,mme ra lioscopico non ha fatto u otare al cu n spostamento rld proiettile ; !-.olo l'ombra ri el p E-' ri r ardio appare ,d <1 uanto ingrn11dita, S<'gnataru ente nel dia1netr., trn.:vf·r~:ilP. e l'apire Jel cono p,:; ri t·R.rdi co. Jove è ada giata la pallettn, si pre::;enta 11.lqu ><nto p iù acuto. Questn. modifica?.ioue di forma d,' \'e'-'i a ttribuire, ,!on ogn i probal,i li tù, a i l,, retrazione ci r,at riziale del connettivo c ircostante, che fis~a la p::dl,Jtto. ,-;ulla parete pericirnlica e tlall'idtt·n. s i a ppoggia al ,Jiaframma. A conr"o rto Ji yue,tfl co nsideraz ion e st,, il fatto che n ,•ll'ulti1no c 0 :i..me radioscopico si o~,-;erva c he. f'ar!Pnol o sos pe ncl f:r e g li atti respiratori , la palletto. e,egui\•a solt~11to il tnovimon to noi ~ens:o trasversale, :1..ssie111e a 11uello dell'apice del cono perirar,l ico : mfl quand o si invitan1 il fer ito a re•pirare profondamente, tanto da fare esegui re a l dinfn,mmn de lle sen~ibili escursioni, la pallettn e~e· gni,·a un movimento di r.ig-;mg negli abbas ~a.rne11ti della Cl\poll\ diafram.nrnticll, Evidenteme nte es~,1 s i trovava nel dominio d i due forze che agivano su di essa, la prima (perica rdi ca) nel s e nso trnsv ersall', la seconda ('1 i,it'rammatica) nel se n so vor ticale.

La terza. osservazione riguat'dr. il ~olda to S. A. d el . . . reggimento fa.nla)ria, che e ntrò ne ll'os pedale da campo n 212 il . .. Lo Spera ern. stoto ferito il 16 giug no scorso, sull'altopiano di Asiago: il proiet• tile aveva colpit,o l'elmetto vei·so il ltt.to sin istro, producendovi una breccia eJ


!o:OTE PJ?EVENTTVE

i bordi ri i questa, e.ssendosi acca r tocciati, s i erano infissi nella regione zigomatica s inistra. Il ferito m ccon tava di ,n-er dnrato un po' d i fatica per portrn via l'elmetto e che, dopo ll.\'01' vin to, con grnndc dolo re, la resiste1J1.a che offrivano i lembi m et a llici a gg rappati ai frammenti os~ei, s i era prodotta t1D1, imponent8 emorragia. Appe na col pi to, oltre a l granrle dolore a lla te~ta ed alla regione zigomatica, .avverti ·un violento senso di costrizione tornc ica con affanno e tos., e ~tizzosa Non ,ebbe mai s puti sanguigni. Ri cevette i primi urgenti soccorsi P, dato l'i1,f'miare del combattimento, fu mesao al r iparo dietro una roccia, 'dove r estò qualche ora 11 fu ind i portato a l posto d i medicazione che prov vide alle prime r.ure. Fu indi sm ista to e trasportato all'ospedal_e d a campo n. 212 e ricoverato nel reparto stomntoiatrico del l'arm nta. Prese11 tava una larga ferit a a fondo cieco ed a margini frastagliati d el dinmetro d i circA. 2 rontimetri A.Ila r 1>g:one zigomatica sinistra, con edema ed ecchimosi notevole di tutta la t'accin. corrispondeute. L'es ame radiografico dimostrò la frattura comminuta del ponte zigo matico e la presen zi~ d i un f ram mento 1m•tallico n el focolaio di frnttura, oltre ad altre piccole schegge m etalliche n elle pa r ti molti ci rcostauti. Essendosi forma ta unR raccolta purule nta in corrispondenza dell',rngolo della. mandibola, fu praticata una controape rtura snlla rPgione carotidea n el p u nto pi ù declive, uu c\-!ntimetro circn sotto l'a n golo del rnnscellar e inferiore, e clnl foro vei:.ne fuori d('l pus, assieme alle piccole schegge m éta.!liche che ln radi ogra fi;1. aveva !>t?gnalato. Nel corso d ella meòi('atn r a, co11tinuanclo il ferito ad nccusa re senso di a tf'nn110 e dolori al tornce di s inis!l'a. c he egli desc1·iveva come la puntura di 11110 spillo verso il capez7,olo s inistro, ùu r r\llte g li atti inspiratori, si pensò di sottoporlo nll'esame :rnrliogrn.tico del torace, che svelò la prescnrn di un proiettile di fuci l.., situato o ri zwntalrn cnte sulla parete Intende ,-iuistrn del per icardio. all'alte1,za della qu1\l·ta costola (" ,che segni va i ~ovimeuti ritmici del per ica1dio. Nell'es3.me rudi osco pico irntero posteriore si n ota vn. l'om lira del proi,•tt ile a,lngiato con la p unta rivolta all'estern o. rico perta dall' ombra del perica r dio 6 11 quasi ai due terzi e con tutte t e altre incidenze lumi110,;e s i confer1110 pienament e l'ubicazione del proiettile sulll\ por11io11e superior e de l la parete sinistra del per icardio. Il proiettile era adagiato i11 mocto che, m entre In sua base e ra di:·etta v e1·~0 . In linea mediana dello sterno, In. sua punta volgeva v erso l'angolo della sca pol11. s inis tra, e segui\•a tutti i movimenti del p ericardio, come si pote\'a constatare facendo sospendere al ferito gli att i r espiratori. Invitando il ferito a res pirare tranquillamente, il movi ,nento del proiettile non 8tl ~iva alcurH\ m,odificazione, mentre qua nflo lo s i invitava ad eseguire a tti re, sp,ratod profondi ed in fretta, il p roiet tile si vedeva o,;c illare A.tto ruo al s110 a sRe tr·asvcr sale mediano, col quale poggiava sul bordo della parete sin istra de l pericardio, con un chiarissi1ùo movimento d i alta le na. L'esame radioscopico, eseguito sotto un'incidenza luminosa obliqua, flcendo passare il fascio 1101·male secondo una linea attraversan t e il torace da l margine deat ro d e l lo sterno all'ango,o della scapola sinistra, verso l'altezza della quarti\ costola, c he prendeva d'infilata il proiettile, ri velava la sua ombra di~egnala sullo sterno, nettamente rotonda. ·


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NOTE PRF.VENTIVE

••• L n quarta osservazione fatta nell' ospeda le militare principale di... rigua rdi\ ,I sol· dato M D., del . . . fanteria , de lla clasee ' 9-1, che fu ferito al monte Cappuc · do s ul Carso, n el lugl io dello scorso anno, da.Ilo scoppio di uno shrapnell . Presentava una cicatrice r otoudegg iante, rosea, indo len te. spostabile snlla spallii s inis tra in · corri ~pondenza della porzione pos t eriore della regione delto idea Egli r accont a va che appena ferito era s tato colt:> da forte affanno e t osse sfzzosa con s puti sa ng u i~ ni, che gli durarono per c irca quindici giorni. F u tra.~portato in g ravissime cond izioni prima a Romans e p oi a Palmanova ed ind i a Bre,cia ( non ;;a p recisare se all'os pedale civile o militllre di riserva), do ve r estò ven t ise tte g iorni ed, :, ppena le s ue cond izioni lo permisero, fu inviat o in un os pedale di riser va a F a en za., dove r estò ri co verato per al t ri venti giorni e ne usc i con licenza di con ve.le scenza di u n m esC'. Mentre la ft>r itR cutan°a 1tndò rapidam ent e m igliorando, la freq uernrn dei ha ttiti carJiari, i l ~l·nso di l\ffa ono nel ial\lirc le scale e neg li s forz i muscola r i ernno sempre 1•ersi~tenti . Ricordavo. che a let to n on gli e ra con~en tita che la po!'i zione supina, per chè col decubito laterale destro av vertiva c,ome u n sen so d i pressione al cuore con ver tigini, che scompA.r Ì\·ano np pena r ettificn.vR la pof<i?.ion e e t eneva con teropo rA.n enrnente stretta Il\ bnse del to race. A.Ilo stato att uale egli r ife r iva rh e i llisturbi erano alquan to a lle villti, ma ch e ne i movim,•nti del t ronco a ,;ver tiva delle sensazioni strane, come di u n corpo m o1,i lo C"hc .si ~postr,s~,· in ava nti, se iuc li na va in avan t i il tron co, ed indietro, se si 111et teva supino n le tto. Sf' inclin:wa il tronco verso il lato destro la sensazion e r. rn p1 ù molef:tR, perd,é· ,:i !\l'<'Om pagna va a dolore p record iale, col ..;enso d i str io• ~i mento a l rornc11 e cli a ffan no L a posizione che p iù gli em con ~entitrs a ·1etto e ri\ la IR te ra le isi II i !'t1·11. Volli sottop1rlo itll'e~ame rndio~cc pico, che fece n ot11.re la pre,:enza d i une. pallettA rli slirnpn,111 nel r11edin<;tino 1\11Hn:iort>, situate. s:.illa s upe r ficie laterale :<in i~tr11 del peri,· 1\l"d io a ll'altezzn d"lla -1• costola. A di fl"f'.remrn delle p r.,ocdenti, que~tR pnlleLta non er a addos:;nta alla p:i.rete poricnrdica, e m entre era mob ile e si n crona al le escu rsioni !pol11101rnri, n egli a tti re~pi ra tnrt. Prn de l pari mol,i le e siucroua 11.lle oscillazion i peric11rdich e, fac<>ndo sosplmdere la re., pir~zione. Io qut-Sla pansa r espirat 01·ia s i per cepiva ch e il proiet t ile, non e~,(,ndo ad,ln~,a to nl ln pa r ete pericardica, nou !IC<:ompn go a va questa nulle o«:ill:11.ioni. ma, 1:00 os~e r vt1ziono nttentn, si poteva r ile,·are che il suo mo,·i111e1110 1,,-guin, qui: llo dtilla µ:Lret,1 per ica,·di('.a, perchù , i percepiva ,:om e doYnto .,,[ u na. ~trnpp11ta eserc:itatll dll tis,n, nel mnR~i1110 d,,ll n sua contrazion e. L'e,ame radioscopico e,eguit o !;econdo t nt te le poss ibili inciden ze l u mi nose ,lei t orace confermò seiuprs la predetta u hicnzione.

•• • D a lle r i!lul ta nze di ta li esami, 1oessi in r elazioue con le a l tre indagiui cli niclie, r isulta evidente il C'amm ino percors o dal proiett ile per giunger e al pericnnl io.


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NOTE PRl!:VBN'!' l V .K.

Nel caso del soldato F . (osservazione I ) è chiaro c he il cammino fat to dal proiettile per penetrare n el medias tino fu dal braccio si nistro elevato, secondo 1111a linea retta, dopo aver attraversato le mass'.l muscolari del brar.cio e dell'a• .«·,·lln, la parete toracica, nel secoudo o terzo s pazio intercostale, ed i 1 polmone d i ,i111-trn. 11 suo passaggio infatti provocò tosse stizzosa, accompagnata da sboc<'hi di sangue e certamente u na leg~era reazione infiammntoria, che scomparve pres10 e non fu tale da r ichiamare l'attenzione sulle condizion i dell'albero respirato rio o.,, primi giorn i che seguirono allR sua ferita. Nel caso del sottotenente ;.ignor M . N. (osser va;ciooe Il ) In pe.l letta pe11~: rò u•·l torace dall'ascella dest1:a per Il terzo ,:pnzio inte!'costale lunp;o l'ascellare antHiore, attraversò il polmoue de~tro, fuori uscenùo nel lato destro Jel mediasti no su:erio re, e couto•·uò il margine infe riot·e del perice.r<lio ne11o· spaz1 0 r.,u·osternale, arrestandosi verso l'apice del com, pericardico. lo questo caso la palletta., oltre e. provocare col suo passnggio lll lesione poi- · mone.re, come lo dimostrnno la to:sse e gli sbocchi di .~angue, determ inò anche un notevole versamento ematico nella cavit:\ dflln pleu!·a, per lesione di qunld,e vaso importante. Parimenti nel caso d el ,:oldato lii. (osscrvnzioue la pallutta, penetra ta nelle. spn.l ht dalla reg ione deltoidea posteriore, penetrò nel t orure nt~rave rso noo dei pr imi spnzi intercostali della rP.gione ascellare, attrn ver~ò il poi mon,,, fm·mandosi presso la µ:i.rete pe ricardi ca nel con nettivo circo~tnn Le. La s,i:• po~izione infatti deve esser!! mnutenuta da briglie ,~onnettivnl i r.he ,·anno dn lla parete pericard ica a q11ella pleurnle med iastinica, mediante le rinoli la palletLa reRt:1 come sospesa. coDseutendosi <1.•l es,n. co~l il rnov iment.o di /J(1/m1 i.;1:ntenl. Si ~piega con q ue~tn ipo tesi no n solo l'o,;.ervazionC' rn d io~copica suol<ietta cin:a i movi menti dellu. palbtta, qua11to la special11 sen~azio no doloros,. r.he il for ito ba r ilevMo nei movimen t i del tronco. Nel cn;;o del soldato S. (osservazione III) il cnrnmino percorso dalla pallottola è più impor tante. per le diverse regioni attraversate dall'alto .al basso o p~r 111 diverse formazioni c he ha dovuto incon trare. Infatt i, pe11etrnto d rdla regione tcm poro-ntn!';C'ellnre, prorlur.enrlo l a frattura r;om,nin uta del ponte z igomatico, esso attrn ;,er;;ò In regione latero-C'ervicale sinistre., <hdl'a.lto al hasso, evidenteruente dietro il f11.~cio 11erveo-,·ascola1·e, peuetrn11do nella par te e.I ta del roed iastino an tcriore attraverso il tessuto areolare che cir· conoa i vasi nl.!IIR bft.se d el collo. ,\!l'altezza del mnnr,brio de llo sterno la pallottola passò innanzi all'arco della a~rta, senza produrvi alcuna lesione. come le l'icercbe cli11iche e le inùngini r:i.di?logiche hanno confermato, e, continua:ado ancora per breve tratto il suo caru· ~mo, _mentr e In velocità in iziale nnd,1va spegnendosi, si aù,igiò trasversalmen te -~ulla tace ia .an t eriore · d e I ;:.:.cco pericrtr · d 1co, · · · se11za. pro d urn· apparenti· Ies1on1. Durante questo tragitto la pallottola ha subito un m ovimento d i rotaz ioue sul s uo a sse longitu finale, p resen t andosi, come più avanti è detto, disposta oriz~?ntalmente con la be.se verso l'as~e. vorticale del pericardio e l'apice in dirczzoue obliqua verso In. paret e laterale sinistra del to1·a ce. t Uove sia avvenu ~a la r otR?.ione d el proiettile non è facile pi·ecisn.re, ma con ,utta probahi l ità si può ri tenere c:he ciò sin. avvenuto appllnto verso i 'Mco de l1 aort a ' nel p assare d a uno s pRZIO · p1'ù ris · tret to 111 · una cav1ta · · pzu · · a Il arga.ta. 1N0 nèra r o il .1·1 ·· queste rotazioni · ·d· • caso t 1·I o~'<erva.re con I· r eperti· rRu 10 ogtc1 et 0 · roiettili cilind1·0-cooici fra i diversi organi, trn. fasci muscolari P. tendinei che

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J\·,


N <>TI-: f'R~V EKT I VE

es;:i altraver~a110, ess,:11do 11uesto movimtin to rot:itorio dovuto a mo lteplici circos t anze iuerenti, sia a l proiettile stesso, s ia ai car11. Lter i di struttura dei tessuti che attraversano, e sopr atutto del loro sta to di qu iete o di mov imento. Per la penetn1-:ione d irètL1t del proiettile attraverso la base del c ollo, secondo une. linea retta fra le maglie de l t essuto cellulo -ndi poso, sta. il fatto eh.,. in qui\· st o caso $i può esclt1dere qua ls iasi lesione de lla p!Pura. e dell'a p ice polmonare sinistro, esseudo manca.ti la tosse e gli s puti sanguigni, come del pari si possono escludere a ltre al ti, razioui della. trachea, ~sofago, vasi e nervi di quella regione.

••• Ol rrc 'Jllt!SUi (1 Ua.tlro o.,-;orv«ziou i pe rsonitli r iferisco di u n'a ltra fatta nell'os pedale da campo n. OHJO di . , . . Riporto le n ote ricavate dall'estratto del registro nosologico del secondo repR r to chirurgi,., dove e r a ri covera to il forito. (Rag. nos. u. 64, luglio 1\116) li soldalo V. E., dr ! . . . reggimen to fanteria, fu ferito il giol'l)O 19 luglio u. ~. sull\ dtiviano di As iago da pallotlola di shrnpnell al dorso. Con dotto al posto di med ica;,,ione, ebl,e una prima medic>1tu n1 e poi cinlla sezione di sa111ti\ r11 traslo· cato direttamente in que ll'os pedale il :H luglio. All'e1=;ame s i riscontri> una ferita con so lo foro d i ent m ta alla regioue sotto spinosa delh\ scapola sinistra; copioso versa1nento a-tl'e1uitorace sinistro, spur~-, emorragico, respit·o ::3:3, volso 98. Fatta In punLum esplorativa, si estrasse del liquido ematico e la t empen1tura nei giorni scgun n t i oscillò fra :'lo0 ,::; e i:38°,2, "'" dopo un p eriodo d i ci rcll oov~ giorni il ma lato di v,·1rno co111plt!t ame n te apiretico. li ve1..~;uuento tora~i.:o l\nd0 m an ma no rias,-orbenrlo1=;i e dopo, scompa1..~o a11clu~ lo s purgo e morragi co. rimaso solo lie ve dispn ea : anche la fer ita >l i 11orso hmiò presto in via di g ni~rig;ione. A ll'es am e de l 5 Agosto il versamento ern q uas i com ple tamente scom parso : rtl · sta \"I\ solo 11na pic·cola zoml di ottu::;ita alla ba1=;c del polmone si n istro : la. feri ta era completameu te cicatrizzata erl il me.lato poteva Sf.'n za d istu rbo seders i ~u \ letto. JI giorno 1() fu escguit::t la r adi og ra fia rltd torace. che ri,·elò l,:i. presenzi\ di una pa lletta di sh.rnpne l t r/\ l'ombra de l ptll'icartlio e que lla del diaframmu a s 111 istra. E sse11do stato il ferito pass;1lo in altro o~pedale, 110n furo 110 possi bili altre in· ò agioi radiologiche, ma dall'esame dell'unico negtttivo rad iografi<:o, ch e ue f u p resentato, considerando l'u bi(·.;\zione dell'ombra. della. palletta in rela-.ione dell'ombra d elle parti d rcostanti, della sua g randezza, del ~110 contorno non netto per roa\ cata fissità, de ll'incidenza lu minosa u t ili:r,zata nell'esame r adiografico, io 1 c he il proiettile fosse capitato nel merl.,astiuo n11teri ore dopo a ve r attr avei·snto . . . d . Il t . d . . to h ·a a v valor11to po Imou e !':m1,;l,ro, terman osi su a pare e pe l'lcar ,ca., concet c e e 1 da l prectldente e,«1 110 clil!i c-o del pazie nle. · z e~ Un'a ltra consimili, os,,erv azioue è st11ta fatL1\ dal capitano m!!d ico prof. u cari ( 1). dircLlore cloll'ospedale da. campo da 10<) letti n. 062. . . . - al 1 . . . t n. mes t ra 1e nsn . 1ta, t r a g 1·1 a I t r 1. ca::. · i di forit snn1tana . di D a l ia s ua re1a:r,1one 1e . d J"oiett1 t orace, uno che presenta va un eguale rcpert.o, essendo stato ferito a P . e . f" di u sc1tll, s hra.pn ell, penet rato nell'cm1torace dest ro e che non present11v11. oro

nte"'.\

(l ì (B,eh,zione sanitaria t r imestrale, maggio-luglio U)l6, ospedal e da cl\mpo n. 062).


NOTI-: PRP~VEN'J'lVE

nel quale l'esame radioscopico dimostrò la palle tta arrestata nel tor,\ce sinistro all'altezza del capezzolo de l I>< mammella e che« sembrava appoggiata sul pericarilio e produceva gravi disorùini t·espiratori e cardiaci •. La sede esatta del proiettile non potette accertarsi per l'imposs itilitù di man tenere a lungo seduto il soggett o dinanzi al tubo dell'apparecchio rad ioscopico da campo, da te le sue gravi condizioni. Attraverso- una serie di complic,1zioni polmonari su(;cessi1·e, c he misero più 1·olte in pericolo di vita il p,oziente, si ottenne la guarigione perfetto .

.....

1 diversi autori (Bus ch-Hircher, I1nbriaco, Bonomo), che hanno fotto esperimen ti sull'effe tto de i proiettili sulle diverse sostanze e sui diversi tessu t i del corpo umano, si sono serviti pe r le loro prove dei JJroiettili di fucile, e fu con~tatato da t utti che essi sui bersagli ~la!=<tici, solo quando sono forniti di una notevole velocità residua, dPter minano perfo razioni nette r egolar i, tanto più piccole rispetto al diametro de l proi ettile, quanto moggiore è l'elas tici t,\ del bei·saglio colpito. Il l{ocher ritenne infatti che i proieti ili sui corpi elnstic i tJserci tn vano un'a· zione di cuneo. · Non sono .;tate fa t te, che io mi sappia, osservazioni sull'effetto prodotto dai proiettili sulle membrane elastiche in movimt:oto osc illatorio, come le pareti del pericardio, e si deve ritenere che qub to movime nto de bbn influire anch'esso sulla forza di progress ione e di penetra~ione de i proiettili Del pari non mi consta siano stati fatti es perimenti s ui diversi bersagli cou proiettili di shrapnel!, e quindi per spiegare la via tortuosa percorsa dalle pallette. attraverso i vari tessuti per arrivare al mediastino 11nteriore occorre anir pre · sente in p ri mo luogo che le pallet te di shrapnel], per la loro minore velocità residua, rispetto a i proiettili cilindro conici di pari calibro, eh<! son o anche animati da grande movimento rotntorio, o per la minore dens ità t r asve rsale, risenton o pi ù di questi della resistenza dei dive rsi tes suti che attraversano, a second,t d ella forza viva dalla qua le sono animati. Per t a le ragione il loro cammino nel corpo può avere le direzioni ed i percorsi piu strani, perché esse tendono a percorrere le lioee di minore res istenza. Nei casi in parola la varia r esistenza de i ,li ver,;i tess uti attraversati concorreva ad aliievolire d i man o in mano In forza di penetr11ziolle delle pallette. di modo che t:S~e poterono essere arrestate dalla barriera del pericardio, la cui forte parete elastica ed in c o ntinuo movimento oscillatorio, p u r info~sandosi, poté cont ribuire al loro a r rest o definitivo nelle magl ie del tessuto areolo-a<liposo c ircost11nte. dove, ess~n dosi s e nza dubbio provocata un:1, reazione infiammatoria, esse furono 6ssnte defin iti va1uen te. Circa il cammino d<ll proiettile del fucile (osservazione III), devesi considerare c h e la Slla forza viva fu notevolmente ridotta, prima dall'ur to contro l'el:etto di acciaio, sul qmde provocò un largo foro, po i cont ro le ossn de!IR faccin. ove determiuò la frattura del poute zigomatico, ed è da rite ne rs i quindi che 6 :<iso pen etrò n el torace attraversHndo in linea r1,tta la region e anteriore la terale s in ist r a del collo con u na sca1·sis,ima forza viva e con una ridottissima forza di Pe n e trazi . rie d . one, ta nto da essere arrestat o, al pan delle pallette, dalla parete del rear 10, le cui r itmiche . o;,cilla7.ioni con tribuirono a nche alh\ sua rotazione.


XOTE l'RE VENTIVE

li connettivo del mediastino a nteriore, cbe circond11 il sacco pericnl'dico, rap, pl'ese11ta un'efficace st11zione d i arresto dei proiettili che vi giungono al &ermiue della loro corsa, arrestati 1lalle pareti pericardiche. Noi s11 ppiamo in fatti che le lamine della pleura mediastinnle non aderiscono Rlle pare ti d el pericardio, ma ne sono divise da uno stra to areolo-adiposo lasso, c he s i interpone fra ,li loro e nel quale decorrono i vasi d iiLframmatici super iori ed i ne rv i freni ci. In av,rnti la faccia an teriore del pericard io, fortemente conue;;sa, non sta in 1·apporto immcrliato con lo s terno e le cartilagini costali. QuesW\ porzione del pericardio non piglia contat to con la parete sterno-costnle, di cui lo strnto più in· terno è fo tto dal muscolo t,rasven;o del torace, m a ne è separato da uno spazio, il cosi d~t'to « spazio preperica rdico o sterno-peri c;irdico », riempito dallo stesso tessuto cellu lo- adi po.,o delle altre pareti, il quale avvolge i seni autt:riol'i della pleura, co11 tinua111lo,;i in al to col tessuto simile del piano s uperiore del mediastino, avv olgendo tutto il sacco peric11rdico in un'at mosfera cellulo-adiposl\ uniforme. Questa in avanti, dietro lo s terno, riempie uno spazio che m isura in alto da due a cinque centimetri circa di s pessore ed un centimetro in b11sso dove C<•rris ponde ai fasci sternali del ùiafraruma, ed in questo tratto ed in certi soggetti il tess uto areolo-adiposo si addensa, formando come un ligamento che fu descritto col n ome di « ligamento pericardico , . Da queste o~se rvazioni appare e1·idente io primo luogo come il pericardio, con le sue robuste p11.reti elastich e, io continuo movimento oscillatorio, possa rappresentare un'efficacia b11.rrier11. all'ulteriore progredire dei proh,ttili, ani mati ancora d,. s carsa forza viva, e come poi il tessuto :ueolo-adiposo c ircostante possa i1npigliare tali corpi estranei, In cui presenza n elle sue maglie può anche essere ab,. bast anzi\ i noi i fferen t e.

••• O lt re il grando i11 tcrc~se por il c:.mmino percor:.o d11.i proiett i li e per \a l oro ul,ica zione. quest i c11,;i ser vo uo >111zitutto ii di111ostrn re di q uanta importanz1t sil\no g li esa111i rad iologici del tor11ct1 11elle lesioni per colpi d'arma d a fuoco. La p resenza di corpi estranei metallici n<' l mediastino, trattenuti dal t ess uto areolo-adiposo. è pii, frequente di q uel che 11011 semb1·i, e q uindi è doveroso un ac~urato esame radiolog ico d!}I tor.~ce nei d ivers i c11si, e segnatamente quau rlo esisto un solo foro di ~ntraLa dei proiettile e qua ndo si s ia ce1·ti del s uo p assa.ç?:gio ntr raverso il polmone. Que~te o,servazioni diroostrauo co111e un· esame radiologico mancato o d iuc,Hn· pleto può c-outrib uire n rf\ffonmre attorno ai ferit i quel l'atmosfera d i d iffidenza, coll:i'.41rnlP ordinariamente sono accolte le descrizioni dei disturbi sul,biettivi e h<' si a ll1·g11no 11lle visito mediche, ed ognuno può comprendere quanto danno possa d er irnre s ia ai feriLi, s ia ~Ila disciplina un g i udiz io p re,o 11l la leggera. Dimost ra chiaramente altresi in primo luogo come s in. indispensa bi le ri corre re ni s u,sidi delle ~indugini rari iologiche rou In maggiore freq uenzn posshi le e poi quanta respo1,..abi lità a;;s nmtl sia ver~o il ferito, s ia verso lo Stato il 1·a.diol ogo. sulle cui osserrn7,ioni sono ba., ate ta11te delicatt: e c•om ples;ie questioni. "\"egli anni scors i, in 1mrecchi,~ OCCf\Rion i ed iu un cido d i conferenze s ul se1·vizio ra.livlogico tenuto all'ospedale ruilitare di Napoli p ri111a della gnena, esp osi dt:lle i lee iJl proposito


Fiu. I .

OSSERVAZIONE

1°.

~nl,tnt.-, F . .-\nt<>uio. <lt•I •.. nlplnl. f<-ril<> al braccio s inl,1 r o ,tn ~coppi o di sl,rnpnc ll . Alla rn«licr del hr~l'CiCI sullo JtUpt·rfll'ii• llntf ro ,•.:oltrr11n , s i nntn 1rl ricntric·r rot.orul eq~innt c drc lntlirn Il punto d ' inurr sso della 11nllr ltn.


F ig . ...

OSSER VAZIONE 1• .

!'loldnto F. Antonio. Ri puù nntmr• Il cammino fntt-0 ,lnl proiettile tlnl br:tccio elevato p er ro1111l11niicr" il pcrlcnrrllo.


f'l11. 3.

Oss .e:RV AZlONE

l ''.

;\oldato F. Antonio. R ndloirrnfln 11nrzinlc d el t.orn,·c rnn lnrhlt•nzn lumin<>sn dnllo at omo. SI n ota l"omhm d ella !>'liletra •nl rontnrno d cll"nmbra rlrl p ,•rkardio nttron<r,o lo •pnzlo lnt r rrosf.llre ; Il bordo dei P<'r icnrdlo n pparc dcp rrsso . 1\fr 11t,r e l'om brn d elle pnrti !lChl'IPt rir llC' si dl~e~tu\ n enntnruf 11ettl, l'o mhrn cfr l prnii.'f t lh· np.

Pn re con doppio contorno do\'uto nl mov ime nto trasnH·sso d nll"a p1,an'rrhlo pcrlrard lcr, durontr In

Poon m d iograncn.


Fig. 4 .

Oss 1mv A2.I0~E

I".

Soldnto F . Antonio. Ra<liogrnOa totale del torace con lnci,le n1.n luminoso dal d orso.


F !)I 5.

OSSERVAZI ONE

l"

Sol,lnto ~· . .\n1,o nlu llndlllgral1" t otnle d el v,nwc .-11 proOlo. con lnclrlc 11,.n lurnlunon d nl lato dr ,,;n l ."n rnbrn cfr l · . · , · J>ro1ctt1 le /\ppare ne l m cdlnot1110 n11t crlor1•. c111ns, nel cc11tro dcll'ornb rn d e l Perlcnrcllo. • ul M ntorno tle ll'ornbrn d el dilllramma.


l'ig . o

S. T r 11,•nt e )I. !r. del!· . ..... hnllo~. innc ric li•tl. SI notn u nn clrntrirc rot.ondn nrlln regione nJ<ce llnre dcs trn, in l>r09'imitA del ~np e1.zolo, J)nnto ,l'rntrntn de lla pnllrtt n <li •hrn1>11rll.


Fi!!. 7.

ÙSSEBVAVION.E

2•.

R. T e n e nte M. M. 1l"1dio11rull11 t.ot11le ,lei t<>rucc, con incide nza lumino.a dnl dorsr. L·ombrn del proiettile appare vcn,o 1"11plc1• dcll'ombrn d el cono pericardico. , ul rontorno •lell"ombtn del rllnfrnmrnn.


Fil! l'l.

Oss~:RV,IZIONE

2'-

s. Tc neut P )[. )I. Ra~ing rnnn d el tnracft i11 promo. ~i ron tn In po,i1,in11e d e l pro lett Ile venH> il cont orno lufcriorc d c ll'omhr:1 clc l perlcnrdlo. nttrave"'o l'ombra tleiln c u1>0ln del diaframma .


FiJl O.

0~S ..~RVAZIONf~

za

il-. Tenente Af. M. flnrlioi:rrnOn d el torneo In posi1.lonc lnternk sinistro obli11 11n. il; m 1> t-.te In cvld~n,.n In poolr.l~ne delln pnllctta aull"nJllce d e l cono pericardico, lmlll)Cndcnt~ , ombra del dlarrnmmn . ~I


Fiet. JO

OSSERVAZIONE

3"

Soldnl<> S. Antonio de l .... rcµ~ime nto fnntcrin. Fotografia della le•lonc chlruri'lCn ch e presentò al s uo inl(rcs•o in ospeda le.


Fi~. Il.

Oss1mv..1.z10NE

:l"

Solùat,o s. Ant onio .HadiOJlrnfin d ella test,n. S i rilevn In gro•sn sehel!l!Ìa mr tnllicn dcll'ehnet,to, che crn p enetrata nelle Jlnrti m o 111 d e llo regione zii,oml\tic,,. produce ndovi la frnU,u ra d el p onte. SI not.1,,,no nucom piccolo •ehCJll!ÌP met.'\lliche nelln reg ione de l collo fra l'ombro d e lle verte b r e e quelln d ell'nngolo de l mMcellnre.


(l~s 1m\'A7.IO:< ~:

:1 •.

Rold:ifn~ . ...\ntnnin Riulio~rafln tot:11 ,• .Ji·l 1.,r:li•,• t•,111 i11eid1•111..n l11m inrH\ <1,,111'lrrn '-;i 1101:, J'umhrn ch·I profPttllr. tll fnril~ Rit,11:110 1r:'l'"l\"t•ri1t!llm1•n1,• t'l'HI la punr., rivolt:, V1'r.ln In lini•:\ mNllnnn, ,:uJ mnru.ine t lnlstro dell 'ombrn perlcnr~ irn


I io

I J

Oss1m\'.,Z10N1·

:t·'.

Soldato~ - .,\ ntouio H:ulìt)i.!ralin l11fal1• '11·1 l11r;1t,· ,011 i1u·i•k111.:1 l111n i11,~n •JnJln 4 trruo .


f'i~ 11.

~nldnto ~ .•\nt oa,n R,Hlio.,.!r;\lin c1 1•I fdr:1<'1' in pr1;1;i1.ion · ultlhprn 4iui .. trn. tudfnn~n 'llll\Ata PO!ll1,lon~ l'incl1lt•111.n l n miuo,a. nllr;1 v t•r ,-anlt' il proiPttik 1111,1-., .::,·c111Hio l'.,q~r lon!,!i~ I (', <flRCJtnn 1'nmhrn m'f1.:1m1"'-11t•' n,t"11tl:i lii unn d ••l11• 1,.:itrrml1.·1 dr: 1,roi1>Uilf'. 1•h1· appar~!-l:rn111re •Rnto a ll'o,nbra <lt' I pcricarclio.


Flg. 15.

ÙBSEJl.VAZIONE :t• .

Soldnto S . Antonio. Jl.adio~mflti del torace di proOlo, c:on incidenza luminosa dnl lato destro. L'ombra d el Proiettile nppnre sempre sull'ombro del pericardio.


n r:. 10.

OSSERVAZIONE

3".

Soldato 8 . Ant.onio. Po.stnmi <l clln l(·Sinne riport.,tn 11,·lln r c~iont 1.11?omatl~n. Pamlisl ,l~I fneclnl e si nist ro.


,

l"i;:. 17

Oss i;:nvAZIONE 4 ".

$old:1t() M . D o menico. ,lol .... font.cri:\. Ferito nll:i spnlln • ìnì•tr:i da pallott., di ijhr:>pnr ll. SI not:> l ' l m mnulnr <lr lln r.lcnt ricr rotonclr11ulantc in corri•riondc n1.a d r lla porzion<' Jl()!'tr r l o r c <lt-iln r c~ionc dcltoldcn.


}'ìg. 1$

0 SS!:RVAZI ONE 4 " .

Solda t o M. Domeniro. Rnd iografla del tornce con Incidenza lumlnosn dnl dono L 'o mbra d e lla pol!ctta (lppnre 8111 margine , lnlstro rlelrombm del perlcordlo.


t'ig. l o.

OSSERVAZIONE

4 ''.

SoWato M. Domenico. HruJIOK-ra iln <lei torace con ioci<lc 111.:1 lumino,a ,fallo ,terno. L'ombra della pal letta è compresa nell'ombra ,tel perieanilo.


!

Flg. 20.

0 S8ERVA7.10NE

4 ".

Soldato 111. DomPnico. RndiO(lrnfl:i del tornce in po,, izionc lutcrnle obliqca •lnlstr:1. L 'om bru della pnll,Uu nppore rl..-01,crt.a dall'ombrn del p~rlc:,rdlo.


F i~. 21.

ÙSS };J<vAZIO N E 4 •.

Soldato M. I>0me1>lro. Jl adic ~rnfn drl , ~rnee cli protllo. L 'ombrn del ht pn l:( tta :IJ)JHHe fuuri dPl,'<.mbm f!C"I IH'Tirnrdio lr1n:rn1J h •1uet111

del c o r p I vertebrali.


Flg. 22.

Immagine a grandezza naturale dell'on,bra radlo11raflca del quattro proiettili. , ·81 nota Il loro contorno non netto dovuto al loro movimento con l'apparecehlo pericardico.

I Ouervaz.lone 1° Soldato }'. Antonio. Il 2" S. Tenente M. Il. Ili 4° Soldato M Domenico. IV S. Antonio.


f

..

Flg. 23.

Soldato V. Enrico del . .... re1111lmento fanteria. 0..enailone fatta atrOapedale da Campo o.100 L'ombra della palle tta appare aitunta fra il margine dell'ombra del diaframma -e quello destro d el pericardio


•

I

.,

i "..

./ I


NOTE l'REVRNTI VE

845

Insigni cultori della nostra speciaJì t:\ hanno potuto fin dal princ1p10 della guerra esporre delle giuste propost., circa il funzionamento del servizio radiolo-gico in campagna, segnalando pubblicamente defi cien ze ed inconvenien t.i e non ci può essere ora alcuno che non divida le idee cli chi ha chiaro nella mente tutto il grave e delicato compito affidato al la radiologia. I l radiologo, specialmente nelle contingen ze attuali, non deve solo essere un prat ico del maneggio d1>gli apparecchi, cosa che in più o meno breve tempo si impara, ma deve poso;edere tutto 'luel corredo di cognizioni varie che solo una lunga e.~perienza ed un a adeguatA. coltura può aver insegnato. Egli non deve content arsi di un e'-ame s uperficia le, fatto a solo scopo di avere u~a ri ualsinsi diagnosi, limitandos i Rlla soln Jocali1ii offt>sa, mn dev e essere il più possibi le completo, avendo prese.ote che non e solo la clinica che a spetta d alla radiologin il r esponso, ma che questi esami hnn no i l massi mo vnlore per tutto ciò che concerne la medicina legale, per i provvedimen ti n l tcri ori, nel!' interes!'e sia dei feriti, sia de:Jo Stato Zona Ji guerra, settembre· IDLG.


846

C AS UI STIC A CLI NI C A

0S PXD.\l,E1'T0 DA C.\ Ml'O S.

18

BREvI CON,- ;JDERAZIONI :--TATL '1'ICHE, CO ~ :--PEClA LE R IGUARDO AL

PH.OHLb;MA D EG LI ADDO.M INALL -

Pe 1· i l p rof. t~io , ·a nni i\Ja,m a ta,

maµ;g iore medico direttore, docente d.i med icina operator ia nella. R . univers ità. ,li Favi,\, diret tore dell'osped:ile civile di Stmdella .

..-\ vendo p resentata la n· lnzione sull'andamento dell'os peda letto dal 1° rn arzo a l fll luglio J:l l G, otte nutn la s uperiore autori?:zazione . .:redo b1ine rentlerlt\ pub· blica, d a µpo ichè in essa sono pro:<pett,lti alcu ni proble mi, i cu i dati potraooo al cr·rto essere uti li por la esa tta va lute;,;io ue dr,i rea li biso~ni e d elle reali neces· sitÀ. della chirurgia d11 gue rra. Perdnrnndo lo stato di guerra, debh<> soppr imere nomi di località e d a t i prin_c ipa li, mantene1tdo, come feci pPr la mia p rima re \a?:ioue (1), le sole percentu t\h: E sse riescono a da re un' idea approssimativa del movimento degl i amrol\lati, :<enza p~r que~to vo.,u ir m eno al dovèroso ri ser bo c he ci è impo~to.

• •• L'o<;peda letto d a C;1mpo n . 18 coutin uò ad ave r sede a C.... fino .al 7 aprile 1916. quan do, in seguito a b1Jmbardamento ne mico dei buaccamenti s ituat i n elle sue vi r,inanze, \·enn,· nelle JN·ime o re p omer idiane di de tto g iorno ord in EL to l o sgombro dei feriti . Erano degen t i n r· ll'ospedaletto, in q iwl giorno 45 fer iti : di essi 42 ve:nner·o sgomhrati su Ci ... , adoperando 11 u~oam hula nzl' per i più g ravi ecamions p e r i m ,mo grnvi Tre in condizion i graviss i111e vennero, in h11rella, trnsferiti all'ospedaletto c he r i ma;,e quul c he al t r o 1,;iorno a C ... Al l11 ore 16 d etl'istes;;o giorno s i ri c.:vette ord ine dal la di rezionedi sanit,FL d el ... cor po d'nnn a ta di partire la notte per S. •. , porta ndo tutto il carico r egola· m en ta re. A lle ore :!H l'os peJalotto, p1·eced uto e seguito dagl i ufficiali t utti, con i l suo carico al completo, la<:c iava C•... 'l'ntto l'ingeute materiale nec,-.ssnrio al fun zioname nto dei ! O(ì letti venne a~ cu 111u lato n ei pa d iglio11i iu Etcrnit, lascianrioli in consegna ad un g raduat;O e a u n solda to di ~an itil ( i) Vedi Giornale d, medici,w militare, luglio 1916.


I

CASUlS'.l:lOA '::LlNIOA

847

Alle ore 3 del mattino del!' 8 a prile, senza inconveniente alc:uuo e col massimo ordine, la lunga colonna dei muli e del personale di sanità raggiungeva il posto assegnato. Quivi ci si fermò nei giorni dall' 8 al 12 aprile. In t11,l giorno si riceveva ordine di immedilltO trasferimento al lazzaretto di S . ... S .... , ove si giun geva la sera stes.~a. L'indomani mattina l'ospednletto t ornava n. funzionari! nccogliendo 22 feriti gra,i. In tanto la direzione .ti san ità con tanta competenw retta dal ,-ignor colonnello medico Sa lina ri cav. Salva tore, seguemlo il mio ùesiJerio, n ell'intento d i avvicinal'e l'osped,d etto al le prime linee e di collocarlo in s ito b"n profilato ai tiri nemici, sceglieva qm,le nuova ubicazione una località posta fra L .... · e S .... presso il H.... potok, a ridosso dello S . .:. Il comando de l ... corpo d'armata ed il genio m ilitare s i adoperarono nel mi glior modo perchè l'ospedale\to risorgesse n oi più b reve tempo pos~ibile. Iniziati i lavori il 12 d i aprile collo sm ontaggio d ei gn1.ndi padiglioui i o Eternit esisten ti a C .... , il 4 maggio successivo l'osped:l.!etto 18 P.rn in condizioni d i poter funzionare nella s ua n uova sede. I l nuovo trasferimento avveniva ne l pomeriggio dt'.'I 4 mngg io ed il giorno 7 si accoglievano i nuovi feriti.

••• Ess endo stl\ta a m e affida ta In sorveglia mm dei lavori, cu rai che tutti gli impianti si facessero secondo un proget to di ma!'<sima da me inù icato ed approvato dalle autorità competen t i. Posso affermare che l 'osp.idaletto, cosi come ora ~ ;;orto, costituito da padi glioni s tacca ti, situato a 4, 5, 6 chilometr, dalle prime linee d i ,,ombattimento, sia ·uno de i migliori del genere. I due padigEoni in 1':::ternit (44 letti) vennero disposti sulla stes,;a linea. r iuniti al centrn da ampio corridoio in muratma che di~ nccesso a iluo sa le operatorie. Queste, tutte in muratura, con pavimenti in cemento e · pareti n s m11.lto, con acq ua corre nte, lnvabi. d i nulla dife ttano per potervi c~eguire qualsiasi operazione. Più indietro e quindi p iù a ridosso del monte ed iu nn piano più elevato al tro baraccamento i n leg no (24 letti), costituito d1~ 4 s compartimenti da G let ti ciascuno e da una ia;tanzn intermedia per servi zio, è adibito. ad uffi ciali fer iti. Più indietro ancora e più in al to :~l t ro grande baracr.n.mento in legno, a doppia paret e di calce (32 letti), con intennedia stanza di medica7.ione e camerini. Una baracca in legno, staècata (G letti), con due ambien ti, ti adibita ad isoln· mento. In tal modo i letti disponibil i sono 106, ai qual i bisogna aggiungorne a ltri 80 accantonati a L .... Un padiglioncino a. parte ~ adibito a gabinetto radiografico e<l è a sua <lipe n· <lenza una camera oscura. Baraccamenti posti alla. sinistra dei padiglioni, a llo !'.bacco della imponente gola, dalle pareti a picco, del torrente, ~ervono per allogg io ufficiali medici, cap. pellano, farmacista ed ufficiale di amm inistra ... ione (8 letti) e per la m onsa e cucina ufficiali.


OASU JSTIC A CLINI<' A

L·« c«ci na per gli ammalati dell'os pedRletto costituisce altra baracca. isolatfl, menti·., la c ucina della t r uppa è presso L ...., ove· trovansi anche a ccan t onati il persona IP d i sanitÌ\ e treno ·ed i muli. Un'altra l.nu,iccà è adibita ad ulfìcio, farmac_ia e guardaroba ed un'ultima a be.gu i, lav1rnder ia e depos ito indumenti e biancheria sporca.. Una piccola costrur.ione in blocch i di cemento, p re~so le rive del torrente, in locali tà poco vis ibile e fresca. serve per ce.mer a mortuaria. Il cimite1·0 è a ri dosso J i una collina pn,;aso S. ...

••• L'acqua , fre1<ca ed abho11donantc, venne t ras portata da S•... a mezr.o di tubi di ferro, e siccome in seguito ad esarne batteriolog ico, eseguito nel gabinetto diret t o dn! capit,1110 medico prof. Marco Al11111gi il., si è dimostrata inquinabile, si è provV(•duto alla s ua potabi lizzazione chimica a i:uezzo di vasche-ser batoio espre~samente costruite iu cemento armato. L'a r,qua ò po rtata ai bag n i, allR lavanderia ed in varie vaschette dissem inate fra i padiglioni: giunge al la ca mera oscura ove si raccoglie in vasche per la la· Yatura delle lastre fotografiche. L e due sale op,watorie, la sala di medicazion e, sono fornite di nc,:iua corrente. Roi latrine a cad uta d'acq ua servono per i vari repn r ti. Alt1·e latrin e m obili, uci c,tmpi 11.d i>1centi, raccol~ono i r ifiuti del l'ospeda letto, men t,r e la medicazione sporca v iene tutti i giorni bruciata nell' inceneritoio .

••• Il personale medico e aumentato di due suba lterni : il tenen te

P i,:n:;oNALE. medico R e!<t:igno Ann ibRle ed i l sottotenente medico Bellucci Bruno, ch e sono ad ibiti al repar to accan tonato a L ... (80 letti). Il t e ntrnte medico ( ;en11a r ini Giuse ppe fu t rasfe r ito :tltrove per necessità. d i rotazion e : t u so~t i t11iLo dal tenente medico Stroppa F,,rruccio. p1·ovenien te drd ... reg g iment o fanteria Il capitano rned ico Cino D;, I Pino dirige il gabi netto r:,diografico e. n doma.nda do.,lla cl irnzic,na di sanità, presta l'opern sua in t u tti g l i ospedali ed ospedaltitl i de l ... cot'po d'armata. A miei coadiutori dirtitti ncl l'o1wra chir urgica. ho q uin rl1 a vuto: il r.npi tano 10,idico Striuo l<'ran,a•,,co e,1 i teoe11ti medici Bocca -ci 1': aore e ~troppa Ferruccio. Es,i, co me tu tti gli a lt ri, ha11110 co,tn11ten1°nte itdemµi ute le loro m n11>- ioni col 111a<:.;i1110 zelo e 1;011 com pet enza a degnata Rlla biso;;na

••• GA111N1crru 1:,01,JG 1tAFll;o . - Il 21 rna~;io HHG t'u ina ugurato prcs~o qnestn u nità il ,:;c,r vi z io radiogrnlfoo per ma,ie nte di retto <lui val ente rndioloi;o capitiino medico Ci no d ,ll l'i110. L e ind:c~iui ven~ono l'alto in uua h:i r.l c:ca C'..; pre,samente co~truita e fornita ,li apposito t:wolo a 1uezzo <li un 11pparecch io Ferrero di Cavallerleo ne, v ecch io modello.• 11 radiologo è a di:;po~i 1,io11e di iutti ~li o,pedaletti <lei ... corpo di a r ruata e d si r,,ca cou au tocl\ni ,nes,i a dis posizione \'Olla pt'r ,·olta d alla d irez ion e di


CASUISTICA CLINICA

~49

sanità. Ogni volta. quindi il materiale, chiuso in casse, devti essere montato, smontato, caricato, scaricato con perllita <li t empo n otevole e con danno evidente -del delicn to macchinario. . Oggimni si impoue la necessità. di autoambulanze radiologiche appositamente costruite, leggiere, che possano segnire g li spos tamenti degli ospedaletti da campo, fornite di app,u-ecchi pC'rfezionati. Quello che inll~ressa al chirurgo, oberato talvolta dal lavoro, è di poter farP, all'esame c linico del ferito, auche una ?'apida ?·adioscopia. Essa dà risult.-ti pratici os,ni p iù uti li che non la tarda rad iografi a, la qunle ha importanza solo · nel cuso in cu i s i voglia conse r11 a re j l docun1ento od in q uei casi nei qua.li occorre s tu d iare "' e n,isu nne. L ' apparecchio Ferrero non s i presta molto alle radi oscopie. Con esso s i hanuo solo buone radi ografi!!, s 1wcie negli art i, nel torace, nel crnuio. · Re aves~i a di,;posizione un buorJ apparecc hio che mi desse la possibilità. di eseguire rapidi esami rad ioscopici, me n e ~ervirei 111 elodicamente per t utti i casi. Allo stato attuRle quindi l'e8Rme clioico dèl forito, lo sbrigliamento del tramite, la s ua. diretta osse r vazione. specie n tgli i,rti, rnppr esentR il m Pzzo più rapido per raggiungere il focolaio di ,fratturn e valutarne la g r nvità, pe r scop1·ire il pr9ìettile e procedere alla sua estrazione. La radiogr afia viene fotta solo n ei ca si in cui è pe r mcs.qo !·attesa ed in q uelli nei quali colla indag ine ctirntta non si è riu sciti a scoprire il p roiettile. Ben contento quindi di ave r v isto appagato i l mio deside rio coll'ave re n ello ospedaletto un irnpiai, to s tabile radiogn:dico, mi auguro che su tale problema s i concentri l'attenzione dc:i competouti per un a :;ollecita, 1·ar,:.ionalc e p 1'atica. soluzionfl.

•*• Dal 2:3 trn, ggio al 3 1 luglio " enoero esaminat i Vl feriti sui qua li furono prll.· ticati 122 esami radiog ra fic i.

.. •

~T1m1J.1zZ.\Z 10 :-.E 0~;1, LA ~rn1>11·Az10:-:i;:. - Dn poco t empo l'ospednletto possiede un'autoclave a 2-3 ntmost'erc r e r la ster ilizzazione della medicazione occorrente nelle ope raz ioni cavi tarie. Per le altre contin ua pn,~tare ottimo servizio la ,;terilizzatl'Ìcll Scimmelbuch a lOOo.

••• Mov1ME:-.To L>IWLl AM)IALATI. - Dal io marzo 19 tB a t u t t o lug lio entrarono... ainmalati, J i cui ... (79.4 p. 100) feriti e ... (20.6 p. 100) amma lati e trnu mnLici . ·e1 mese di marzo furono a ccolti n ... ammalati, ne furono tra MA1tzo H/16. sferiti ... ne rnorirouo ... L a. percPntuale dei traRferime n t i fu del 96.8 e quell,, dei morti del 4.2. Si ebbtll'O ... giornate di os pedalità, con una media g ioroaliern Ji .. degcuti ed una media per ogni ainnrnlato di 3,7 giornate di ospednlità. AP1t11,i,; .l!.91G. Nel me"e di aprile furono acco lti n .... nittmalati, ne furono ti·asfe1·iti ... ne morirono ...


850

CASU J g 'l'fC,\ C J.lNTCA

La pel'centuale dei trasferimenti fu del 95.5 e quella dei morti del 4.5. Si ebbero... giornate di ospedalità, con u na media giornaliera di ... degenti ed una media per ogni a mmalato di 2.8 giornate di ospedalità. MAGG IO UHr,. - N el mese di maggio furono accolti n . ... ammalati, ne furono trasferiti ... ne moriro110 ... · La percentuale dei trasferimenti fu de l!' 80.7 e quella dei morti del 19.3. Si ebbero .. giornate di ospedalità, con una media giornaliera di ... degenti ed una media per ogni ammalato di 5.3 giornate di ospedalit/\. UN A~:-0 DI ESEl!CIZIO OS l'ITAL!tilRO. C'ol Sl maggio l'ospedaletto 18 com• piva 110 anno di esercizio in zona di guerra ed in territorio di opera zioni. Dura.11t0 l'anno dal 2 giugno 1016 a l 31 maggio 1816) furono Reco It i n. ... am· mala t i C. feriti (81.4 p. 100) e ... affetti dr,. malattie mediche (18.6 p. l<lO). Ne voa11ero tras feriti . . (~-t.'.3 p. 100), ne morirono ... (5.7 p. 100). Si el>bero ... giornate di osµcdalità. Lì\ media g iornal iera gencr1de degli ammalati fu di ... ed il numero medio delle giornate di osped,,lità per ogni siugolo ammalato fu rli 4 9. Il maggior nnm ero d i ammalati fu accolto nel giugno 1915 (•.. ), il minor uu· mero in aprile IVIG ( ... ). La medi11. giornaliern dei degenti fu massima n <.• I novembre UH5 ( ... al giorno) e n1i11i11m nell'aprile 1916 (... al giorno). Gauo:-io 1:JLG. - Nel meso di giugoo furono accolti n .... ammalati, 11e furon11 tmsforiti ..., ne morirono ... La percentualità dei tra~ferimenti fu del 7-:3 2 e quella dei morti del 27 .8. Si ebbero ... ~ioroate di os pcdalitlt, con un:i med ia giornaliera di ... degenti ed uua media per ogn i ammal11t:> di 8.5 gioruMe di ospedalità. LUGLIO 1:Jl6 - Nel me,e ùi luglio furono accolti n . ... amma lati, ne furono trasferiti ..., n e moriron~ ... La percentuale dei trasferimenti fu del 79.5 e quella dei morti <lei 20.5. Si ebhe ro ... giornatfl di ospedalità, con unn. med in giornaliera di ... degenti ed una media per ogni ammalato di 9.1 g iornate di ospeclal ità. Al Sl luglio 1916 restarono nell'os pedRletto ... ammalati ... (Nella parole. generica di am1n11lati si compre11dono feriti, . t raumatici ed affetti da malattie med iche).


I

~5]

CASUISTlC A CJ,lN!CA

I

QUADRO GENERALE DEL MOVIMENTO DEGLI AMMALATI

I

dal 2 giugno 1915 al 31 luglio 1916.

ENTRATI

PER<'EN-

USC ITI

T OALE

,1 ES E

Giu~ no

1915 .

99.5

0,5

1,7

2

Lug lio

98,8

1,2

4.!)

3

Ag os to

95,0

5,0

5,7

94,9

:;, 1

5,0 4,5

•

Settembre 5

Ott o bre

92,4 1 7,0

6

Novembre

90,0 I 0,0 .. . . :3,4

i

l)icembre

1 84,5 15.5 1 .. . fi,O

8

Gennaio

9

Febbraio

10

Marzo

Il 12

1916 .

:;,4

!)0,7 • !J,3

I

93,2

(i,8 .. . 5,(i

I

l

!J5,S

4,21.. . 3.i

I

Aprilo

9;;,5

4,5 ... 2.8

Maggio

so.i

lfl,3 :~

5.3

ì\fi;:01..1. OENERA L E

94,3

ii,7

4,9

13

Giugno 1916 .

72,2 2i,8

8,5

14

Lug lio

... . . . ... 7!!,5 20,5

9,1

» . . . .. . . . . . . .

TOTALI • • . • • • •

•

I

...1 ~ I'


852

CA$UISTICA CLINICA

QUA LCHE co:-s1D1>RAz:mn; sT,\Tlt<TIC..\ . Dul'ante i periodi di maggiore af· -fluenzn, quando !'i è spinti d alla necessità di eseguire il maggior numero possibile di ;:goro bri, diminuisce la media delle giornate di ospedalità per ogni singolo ammalato. Coi=<ì nel giugno !Mo, quando si ebbero n eJl'ç,spedaletto .•. amm1\°Uati, il mag· gior numero cioè avuto ti11'oµ;g i, e si conser,ò una media giornaliera d i ... degenti, i giorni di ospedalitil pe r ciascun !"icoverato ful'ono. nt;"I me,e. di 1.7. Nel luglio scorso, ,~on ... >1mnrnlati ricev uti 11el 111e,e, il minimo che si sia av uto. non esse11d c, so:-piuti <lnlla necessita del lo sgombro, s i ~uno potuti trattenere più a lungo gli ammfl lnti e !'i è antta una medio. d i 9.1 giornate di ospe· dalità per ogni degen te.

M uHTA LJT ..\ vK:-1wA1.F:. t dPgna di speciale menzione la notevole ascesa della morrnlità. dal maggio .al lu ~lio di quest'a nno. :-ìel men t re durante il pe.iodo in cui l'osperl,detto ebbe sede a C... la mortalità non eccedette il 15 p. 100 (d icolllbre 1!!15) e s i mante nne negli a ltri tm,si attorno al 4, 5, 7 I-'· 100, si hanno poi i ;a:egu,mti dat i: n el giugno Wlo con • . ( il mn,;~ imo oumero) <> ntrati ue morirono .... (O.o p. l OOi; nel luglio 19L5 cou ... entrati i morti furono .. (1.2 p. 100): n el m~gg io Ull r. in ver.,~ 111 f!Pl'Centuale d ei morti 11ale li !H.3, uel giugno sale ancora a 27.8. nel luglio ri disce nde di pocc, a 20.6. È agevole indagare e conoscere le ragioui di queste oscillazioni estl'e111e. Nei primi giorni della guerra nll'os peJale 18 i feri ti a!Tluivan o di retta~ente. L'os pedale funzionò per qmd,,be tempo quasi come sezione di sanità. Il n:assimo IHvoro !-i ebbe nei primi giomi : il 2 giugno llll5 e ntrarono ··· ammalati e se ne tn,sfer iro110 ... : il :l giugno e ntrarono ... 11.mmalati e se ne trasferirono ... ; il 4 giugno entrarono .. e i-e ne trasferirono ...; i l & giugno en· t rarouo ... e se ne trasfori ro110 . . E:bbene, in questi 4 giorni con ... entrati uon si ehbero che ... morti 10.8 p. 100) ! Il fatto s i spiega. La mortali tà che s i e bl>E1 i11 quei giorni fu solo per, i feriti g ravissi1ni, giun ti morenti ed intrasportabil i. Q11c lla dipl' nd onte cinl le varie coinpli1·ànze delle ferite nou pote e~sere r egistra ta, perc ltè gli Altri tutti vennero rapi da mente sgombrati. D eve e!lsere l'ilevato inol t1 e cl,e i feriti ar;r olti i n quei giorni ernao g enernlmente poco grnvi. q uasi tutt i da pallottola d i fucile. dappoichi, le artigl i,•rie e rano ancora a ssai ~carse in q ue,;tn fronte. Ii16ne occorre tenere anc he presente c he vennero act"olti in quel tem po molti soldati affetti da malat tie merl ic hP co n morLalità quasi nulla. Co~\ nel g iugno 1915 i f<>riti furono ... (8t 5 p. 1001 e .gli Rlli::tti d a malnttie mediche furono ... (l'>.Ò J>· I O'J). Nel luglio U.1 15 i feriti ru,ono ... (:?5.1 p . 100) e gli affetti da ru.al»ttie me· diche ... (74.:J p. IOU). Adunqu e Il spiegare la s c:i1sa mortalità stanno i s!'guen ti fatti: ferite gen~ralmente leggiere, pochiss11na degenza n ell"ospedale, notevole numero· di IJl(\,lattie med iclu~.


OA Sl."I:-1'.C A Cl ,1:-S!CA

L'ospednle lS poi man mano venne specializzll11d osi in sola chirorgi11. e dal , mese di ottobre rnu, in ava.oti funzionò esr:Ju,iivame nte come os pedale chirurgico. I feriti che venivano inviati a C.... provenivano g,mP.ra lmente dallo S.... , M.... , V. .• , D .... , me no frequentemente dal M.R. .. . , N.... , U.... ; con freq uenza. med ia da P ... Le distanze oscillavano dai 17 km ( P .. ) ai 1~ km. (lJ... I, ai 5_ km. (Dr....). Sono queste però distanze stradali , non compreso qu in rl i il tmtto dtl percorrere sui monti per gli a spri sentieri. In ta li co11dizion i i fer iti venivano n el l'osp. 18 -a C. •. almeno dopo 2-J ore da l ferimento. Qualche caso raro ed eccezionale giuoge,·n uella :stessft giornata È evidente che in queste condizioni i .,;ra1;issi1ni ri1nanev:1r,o a lle ris pettive sezion i di s,\ni tà o u ~gli ospedaletti pii1 a va11zati, qnali l'os p.... o l'osp ... di I .. , l'os p. .. d i Dr... , l'osp. . . d i :-- .. Dopo il bombard:rn1e11to di C... 1?li ospedaletti n . . . e furono spostati da I.. . ed il 18. impiantato fra L .... e S .., ven ne a trovarsi in prima liuea, a. distanza massima di 9 k m. da. D ... e<l a. diM.auzn m inima di 4 a 5 km. dallo $ .. I feriti g iungono ora all'ospedale infra le :.!-J ore dal feri mentv e tal volta dopo 5 a 6 ore. L'ospedale, d i\·e11ta.to in tal modo uni tà sanitaria avanzata n ella quale debbo110 t ras ferirsi t utti i f eriti grad s.~imi intrasportabili, ha visto au mentare la mortalità.. L esioni del cranio es t ese con pr ofonda par tec ipazioue de l cer vello, a ddom iual i con lesioo\ pl·n etr,mti in cavità, ferite vaste com plicate da frattura de l bacino, della coscia, del ginocchio, ecc., ,,Jie prima non riuscivano a raggiunge re l'ospedale e si fe rmavano o alla sezione d i sn11itù o ad altr e unità int.,r medie, ora riescono a trovarvi ricovero Gravi in çerventi operativi n ecessari ed urgeuti vengono est>gui ti sugli operahili ed in queste circostan ze ci è di ~oot'orto l'aver potuto cont mstare alla mortti i casi pi u d isperi,ti e l'avere t.ras fer ito quasi sempre fuor i d'ugui pe r icolo il 72, 79, 80 p. 100 dei ricoverat i. Dico f'11ori d'ogni pericolo, perchè, da ta. la poca. attività guerresca ch e ci ò stata in questi ul timi m,•si in questo setto re, non essendo 1<tat i spint i quindi da necess ita. di sgombro, si è potuto inviare ngli ospedali r d ro;a;tnnti QUl\:;i tutti i fn ici solo quando. scompi~r.s e le vnrie complican ze. erano in vi;\ di g uarigion e

C0Nstoi.:1u::ro"1 ç 1.1~1c·11E. - Ben poco posso aggi un gere alle considernzioni fatte nel la mia precedente rel:.i.zione. ~i è caro però intrntwn en ni 11ncora Ulll\. volta sugli aùdomiuali. AoDO)l l~ ,1l.1. Sotto que.~t o t,itolo qu,di casi dehhouo esse rn considerati ? L ' ;nterve n to rapido, che garcn t irebbe i migliori su,:ces,;i operatori, dovrebbe esse re praticato su tutti q uei casi nei qua li per l'ubicazione dell« ferita o per i s intomi cli nic i si ha il dul,bio fo11<lr,to o la certezza di uM, penet1a11za in cavit à . Quando il fer ito giunge n elle prime ore della lesione i ~intorn i clinici-pn togoomonici dell,i. pen ennn:ta, nel mng!:{ior numero di casi, fanno d ifetto. L'ubicazione del foro di entra ta, la t ra iuttori a percorsi\ dal proie ttile, le ricerche rrtd ioscopiche sono quelle che ùebbo110 g u idar e il chiru rgo nella d i Aicile via della diag nosi di pe::etra.nia. Ogni ferita quindi che per il punto ove si trovi\ p.uò dar luogo a penelra111.a


CASll l»TICA C LJXICA

o a dubbio di penetrnmrn., J1• ve e;;se re considerata ai fini ope rator, come facente parte di quei casi 1'linic i iu cui l'opera del chirurgo potrebbe e~sere utile con atto operntorio addominale esplora t \·o o curativo. Questi casi dehhv110 qu indi cons ide rars i come acldon, inali, no11 tan to percht: realmente penetra11ti in cavi tà addolllinale o periton,·ale o ledenti visceri coutenuti in detta ciwiLi,, quanto perch è attraverso alla cavità addominale dovrebbe eseguirsi quel:'atto opera t ivo nvente iutenclirnenti d i cura radicale. 111a che potrehbe invece Jim1tar,i a d una 1,ura 6$ plorar.ione cavitaria o ad un p rovvedimen to pal!i,.tivo. J>appoichè, se oper<tti, questi casi fig urano fra gli a ddominali, anche se il proiettile non lese visceri addomina li o non penell"Ò n.-lln cavità pi>ritoneale. 1 er esatta \'al utnzione dei fatti e per chiara (l iscuss1011e s tatisticn, clin ica ed ope,.a· toria, anche se 11011 uperati. essi debbono e;;sere presi in esame e discussi. Fra gli arldominali qui nd i io comprendo tanto i casi accertati di pe netraozn, conte i dubhii, come quelli c he io seguito arl inda~ine c linic11. poterono essere considerati non pe11elranti, quantun q ue la ~&de della lesione fosse tale da potersi. a primo e$ame, am,nettere il dnbhio di pen etranza. E debbo comprendervi an <:ora quei casi n ei quali l'ubica?.ione d el fo ro d i entrata era lungi dal cavo peritoneale, nel mentre IR. traiettoria dava come possibile JR. penetranza iu cavità, perchil au che in questi casi l'interventista sistematico dovrebbe portare l'opera sua

..

•• Nei m esi nei qua li l'ò.;i,t·dale s i trov1t,·a 111 ;:01H\ avanzata ho potuto seguire colla maq<;irna 11tte 111.ione tutti i caQi . Sicco1ne la sala operntoria v e1111e <:ostruita e ptOV\'i~ta di ogni necessario coli' intendimen to ù i e~eguin·i qual,,ia;;i a tto operati vo cavita rio, così non è mancata in me n è la possibilità, 1,c la volo11ti, di da re u11 contributo sull'argomento c he tanto a ppa"sio nn i d1ir11rgi. Inttndo però <"he il mio c:ontr ihuto a bbia 1rn i;ofore .,01ta11lo l ocale.

... ~

i•: g ra l"e errore lo :<tabilirn i n r,1,i r nr gia ,!egli c1,,io111i cd il se 5 uil'li ciecamente. 1 dog11ii :1pp:1rre11~ono alla f.,,le: la chi r urg ia è sc·ieurn e nulla hn da vedPi-e colla l'edti . . È u11 c rro,·e q ui 11di l 'illfo1"1",;nli.,11,o ad ogni costo. pe1· tutti i casi. Ln laparotom in, anche t•splorn ti \"n, ne i fe r iti cl'11rma da fuoco dell'addome è no n g rave opr,razione. Lo svolgimento tielle anse in test inali pel ri conoscimelltO del lt• ferite, quasi Si,111pre moltt!plici. è grnve da per se 1-olo. I provvedimenti atti a ripararo le p e rforazioni in te,stinali, complicate tu l '<'oltR

da lesioni p iù o meno va8te del mesen terio, del fega to, della milza, dei reni, della vescica, ec:c.. rnpp reseutano un' imvrt'Sll arduR per il tecnicismo e per la duratR.. Controindicaz ioni o perative possono an.:rs i per g ravi lt!sioni conc:omitaoti del cran io, del torace, del bacino, dol permeo, dell a coscia, J etermioate d nllo stesso proiettile o da più proiettili. Controind icazione t requente è data dal grave :;hoc!; g~nerale, da lla rea:done


(; As 1· J,-1'lCA Cl,!N lC A

peritonitica già 1mz1ata ed in specie dni fatti :<ettici o t o,sici rap idamente tnsorti in seguito all'i11 izio di una periton ite, carntterizzati dal gra,,e esaurimento cardiaco Il ft<rito deve por questJ e;,sere e,-a1oinat o <:ome se fo>-Stl un caso nuovo ... perchè difatti sempre nuovo è il quadro c linico, sia per il genere di lesione, s ia per la aua ubicazione, sia per gli or~1rni in teressati, sia pbr le modalità di tempo e d i luogo in c ui il ferimento :w,·enne, sia pe r la maggiore o m inore resist enza del paziente, sia per le coudi;,,ioui in cui s i trova nel momento del l't·same, quando cioè debbono vagliarsi le i11di,·,ozio11i e le controi 11dicazioni d1·ll'atto opnativo, i vantaggi ... ed i rischi del!' intervento.

* •• Altro errore è quello di volere g eneralizzare quello clic in una guerra mondia le, eslende ntes i per migliaia di ch i lometri d i fronte, uon rappresenta che un episodio c hirurgico. Co:-1, ~e un g ruppo di ard iti cl1irurgi in :Fraucia potè operare ad 800 o a 400 metri dr.Ile t rincee 11C'mich1>, ciò non vuol dire clie su tuttò il fronte .-i possa o si debba operare in quelle s pecialissime condizioni. P rova ne sia che gli ospedali ch irurgici mobili, creati espressamente in Ital i!\ per p ortarsi in prim issima linea, durante l'offensiva nemica nel T ren tino e d.urante la nostn, controffeu$iva, non potel'OnO ~piuger;:i oltre a lcu ne belle citta dine d e ll'alto -Vicentino. Ccsì pure, se alcuni chir urgi hanno n.v.u to u11 C't,r to numero di successi. civ non significa chC' l' i;;tc·5So d ,,l,ba ve r ificarsi ovunque. Varietà d i luoghi, di attività, d i attitudini pos,ono rendere possibil..i in una regione ciò c.t,e è impossibile i11 altrn. Quanto io- r ife risco intendo per questo cht' abbia un valore esclusivo per l'ospedale n. Ui, collocato fra L ... ed ::l...., e per feriti che vi giunsero in quello speciali cou d izioni. Dalle mie con clu,;ioni 11011 debbono ri tra rsi norme clrn r egoliuo il .:on tegno del chirnrgo, se non in ca s i ugu1\li " quelli caduti sotto la mia osser vazione<•,! in circostanze ,:irnili.

... L 'a,;pra guE> rra di montag na si svolge in questa fronte dallo S.... al i\L... , al V.... , alle trincee di D .... I s old ati appenn feriti ra ggiungono generalmente i primi posti tli medicazione o trllscinandosi coi propri mez~i, talvol ta a nche di corS:\, o portati iL dorso di n.lt!'o compagno. o trasportati da. piu com pngui. Durante le azion i non ò possibile un efficace soccorso : non è infrequente il caso di ferii i che s i lasciano rotolare allonta nandos i anche dai primi posti di medicazione, perchè temono d i essere sorpresi dallo scoppio d i qualche proiettile di a rtiglieria o da bombe. Nei ferimenti isolati, che non mancano mai anche nei giorni di m11-ssi111a calma, viene raggiun to quasi sempre i l posto di medicazion e. I n ques ti pos ti il ferito è b,mdato dopo pulizia della parte e sterilizzazio11e della p e lle con t intura di iodio.


0A S0I ST1 CA (;I.DHC4

Non può pretendersi di più in un piccolo ricovero di montagna privo di luce e d i ac:qu11, dove, specie nei giorni d i pioggia e di f11ngo , il medico /.lrlcolla non ha nemmeno mezzi pe r pulirsi le m nni. La di~cesa dalla montagna a mezzo di camm inamenti angusti e di viottoli scosces i e pieni di sassi, si a vvera lentamente in liarella. Talvolta occorre a<ipettare ch(l sopraggiunga la sera per evitarn il pericolo di e"<se re colpiti dal n emico n ei pass.,ggi scoperti. Non ò a dire quanto sia pe noso e dannoso questo trasporto in feri ti gra vi ed 11, addominali in specie. • Dai posti di medicazione dello S.. i feri ti giungono alla infermeria reggi· 1111.:ntale d i K ... (da quota 1160 a quota 800) dopo due o tre ore di barella . Da li a \"... e L .. , sede del ... repar to someggiato della ... sezione di sani tà \da quota 800 n r1uota 600 e 400). in altre due o t re ore. Da L .. all'ospedale n. 18 - s,' rnpre in b1trella in altra mezz'ora od in t r e q uarti d'ora. J 11 totale dnl posto di medicazione all'ospedaletto, da qu attro ore e mezza a. 6 ore di barella . Da a1;giu ng,•rsi le fe rm a t e accident1di e quelle volontarie, tanto lu ni;o il per· corso mou t:<110 per dar e r iposo ai por tator i ~d a l forito, r,0111e ali' infermeria ed nlla ~eziooe d i s ani tà per i dov erosi e~ami dei medici che <lebbo110 giudicare s ulla possiuilità o meno di pote re proseg u ire il ,·iaggio, per le iniezioni antitetaniche, per pos!-ihili r imedicnz ioni.

••• JJai po.,ti cii 1nedicnzion e di Col. .. Po •.. (q uota 1000) e del M ... (quota 126!) e lll lfl1 i ft> ri ti g-inng-ono in hr,relln a quota CTOe , ove esiste un posto di medica· zio11e alla dipenrlenza d ella sezione di sanità, e q u indi a Se... (quot a 200) dopo 3 a -! ore <l i tatico~a mnrcia. !Ja 8tf .. a K ... (sed,· d.,JJa se7.ione ,li sani tà) i feriti sono t rasportati in a.m· hu hu,za " cavall i (mp7.·z'o n, a tre 'Jll" rt i d'ora ). Da lC .. 11ll'o~ped11\ctto n . 18, pe r o ttima strada, in au tonmhulrmz:11 in 20 ltl lllUti . T otale, da -1 n. 6 ore e mezz11 .:i rcll, a-do1wrnndo t re vari mt>z,1i di tms porto. Dn.i posti di m Pd icaid o ne di quota 1u:io e del V .. (qu,i ta 600) i feriti sono tru~porta t i in bart>lla I\ V .., ali' i11 fen neria reggimeutal" (quota 200). dove arri· vano µ,·r aspri sentieri do po 2 a f3 ore. D,1 \" .. a K ... in n rnbulan;,a a c:ontlli (1 ora; : da all'ospedaletto in auto11111h1, lanza in :!O 111 inuti. •rotale, da f! o re e ,nuzza R 4, ore è mezz , circn, c,imb iando tre volte i m ozzi ùi trn ~pn rto. Dalle tri11<:ee di D .. " G ... ( po.~to d i mecl ir:a1.io a e) e V... in harcll:o in un'ora, un'ora e rn,;1.za. Dn \',.. a J{ ... ed a ll' o,:peùnle tt o iu un'o.ra e mer.za, pa r te in am bulanza. "ca· v nlli e partti in a11tonmh11 l1111za. Totale, tre ore circa, r.atn biando t1·e volte m ezzi di trasporto.

J, ...


867

CASUISTlCA CLIN I CA

••• A questi tempi mini11ii bisogna. aggiungere quello che occor re, percbè il ferito Pos~ , d;il punto ove il caduto essere trasportato al posto di medicazion e. Ne è poi da credere che i feriti grnvi possano realme nte in unico tratto passal'e dai posti di medicazione all'ospedaletto. 'l'aluni giungono es1rnsti, sfinit i, quasi morenti ai posti di medicazione e li res ta.no fluo a quando, già medicati, non presentino condizioni favorevoli per l'ul teriore trasporto in barella. E le prime medicazioni quante sono lunghe, specie ai ferwti con frattur e drgli arti, sporchi di terra, di sang ue, di fango! '1ifon è a dire che ,•.osa significhino tre, quattro, cinque ore di barella su sentieri im!)niticabili di montsgna, scoscesi, pieni di sa.ss i. In alcuni pun ti occorre deporre la barella..., trascinare :il soldato feri t o per le braccia e per le g ambe, far passare la, barella..., e continua re il viaggio '. ... Tante volte questo lungo per<'orso vien fatto sotto la pioggia o fra la neve, con temperature assai basse!

***

I feriti cavitari a ddomin ali , in questi mesi di mia attenta osservazione, gi u nsero all'o~pedale tto nel modo segu!'11t 11 :

SU 44 ADDOMINALI N.o

Ore trascorse dal ferimento a ll'entra ta nell'ospedale_

dei feriti

Minimo

Massimo

3

dopo

6 ore

18

dalle

7

5

•

13

10

• •

19

•

24

25 »

•

48

5 3

alle 12 ore

•

oltre 48

18

•

•

~_uali siano le consegt1enze di questi trasporti montani lo vedremo pi u avanti, cousiderando i risultati statistici.

*** b~ER UNA ESATTA STA"rIS'l'J C A. - I va lori statistici, an che iin ~hiru rgia, possono su ~-e tutte q uelle osc ilhu:ioni che a l oro si vuol dare. a~ta non tener couto d i alcun i casi .. o basta aggiungerne :i,lt ri per combinare e variare i ris ul tati a t·olo11tà.


C,I SU!STH.:A (' LJ 1'!0A

Se 8i vo l~s,;e ro raccoglic rt: tutti i casi . favorn rnli . e soltrtoto"loro (e chi li cont rolla~...), si potrebbero a vere percentuali strabiliauti. Voltm rlo con coscienza e ,ierietà a ffrontare una d isc ussivne, occorre mettere in ta vola tutto. Il chiru rgo che r.ompie coscieuziosa111enLe il suo doverP in m ezzo a molteplici òillic.:oltìi.. fra feriti gra viss i1ui, nulla ha da ternère ,lai r isultati positivi dell'opern s ui~. E d11. ~t.ol t i credere che s i poss,rno e debbano fare dui miracoli. come è ingenuo volere fare intendere che solo so tto quella mano o <piel bisto:I... i morti r iirnscita no. Sug li addominali molto s i è scritto e molto a ncora si s cr ivcra, sempre assillati dalla s peranza d i vedere m igliorare i r isu ltati ... e le pe rcentuali! M tt i11 chtt w odo souo fatti i c1dcoli s t.atistici '··· Dal campo d i battaglia o dalla t rincea ove si muore e s i rtis ta talvolta in· sepolti, senza che il medico abbia potuto accert a re la causa di mor te, ai posti d i prima medi caz ione. agli ospedaletti a va11 zRti , Rg li ospedali di tappa, a quelli territoriali è tu tta u11a eernitu. Quanto più s i va indietro, t.a.n to ptù d im inuisce la mortalit.il e la grnvità delle ferite. U n addomi111ile cavit,~rio con ltisione vi~rerale non ragg iunge gli ospedali territorio.li e, se vi g iunge, è ~i /t fuori d i ogni pericolo. U11a s tl\Lis tiC(L di a ddominali fat t a n el lo vai-ie u nità sanitarie Jeve dare rieultl\ti diver;;i man wano c:he ci s i Rllontana d alle pri111e linee: chi raccoglie i vari i.drlomi111\li in os peifali t erri tor iali potrà t1·ova re un'altissima percentuale di gua rigiou i l d iscordi pal'c ri, le di tt'e rcu ti proposte son o co11seguen7,n. del modo diverso rii circost nn1.a e di luo~o. ÙC'I como vountwo rncr·ol~i i vari dati .

A r iprovi~ del le ,uic a ffer11111 ,:\oni s ul g ra nrlL· e notevole divario stn tis t ico eh,· esi,;te fra ospùd:t\e ed o:;podnle, ma11 mnno ch e ci allontana dalle linee del fuoco, valgano i s,•gucn t i dati: 1. :s;,,ll'o.:;pedale IS, 1,ci 111c,i di XX ..., tronlltdo,-i iu prinrn linea avaozatn. ,;u ;]LQ teriti ,.:j ebbe Ullll mor tn}ita del 2:2.l::i p. 100. 2. ;s;oll' istc,;so ospedale 18 . q ua11d o ern impiantato a C ..., a •I r h ilometri pi ù indi etro, in 1111 intiero ».11uo di 1,sercizio s i ehhe mm m ort».li t à media del 0 ·7

~00

.

3. Nell"ospeda le 20, ,l i sta11 zfl a L ..•, a li chilometri d i distanza, n egli stes 51 mesi d i XX .. , su 28/i for i ti. liL mortalit à fu del 3.2 p. 100. . . 1 ' •! . Ne l g r a nd e osp edale c hirurgico d i tap]Ja si to a C. ,a SO cl,i lometri dt · stanza . '<tJ mp re n r, llo H u~so per iodo d i tempo XX ..., su !]664 feriti, la IJ]Ortahtà fu del O.~ p lOO. Gli arldo11dnali clebbono ex~ere se91titi n Ptlri loro dolorosissima d a cr ucis per

?

e-0111vr1mdere t11tta la y m !"ith del problema.

*

**

. ·sione Meteo la benevola coo perazione del capo ufficio di san itll. della .•. Ù1 " 1 • Ro ' maggiore medico Anzà Salvatore e del suo segtretario capitano medico Bellott\ · berto o del capitano mediM prof. P ornile Vittorio Emanuele, direttore del a ···


CASU ISTICA C f.lNJCA

85U

sezione d i sanitlt, ho potuto avere dati sicuri s ugl i addom inali r accolti n elle linee del fuoco del si,ttore S ..., M .. , V.. e trAsport ati verso l'ospedale 18. In ... mesi (dal ... al ... ) trans itarono pe r la sezione di s an ità ~ per il suo reparto someggiato, complessivamente 1260 fer iti. Di c~si. 1027, perché meno gravi e trasportsbili, fu rono invia ti ntl a ltri ospedaletti retros tanti 233 invece - quali g1·a,1issimi, i11t,·asportabili - venn ero in viati a ll'ospedale 18. Di essi,solo 51 (e cioè il 4 p 100 del la totnlità dei feriti) fu rono ansiati all'ospedale 9uali a drlominali o sos petti ta l i.

••• (,Jt:A1.C nK RI L IEVO c 1.1N:c o. Gli addomi11ali ch e g iu~gono, dopo lungo<· penoso v iaggio, subendo tutte le scosse e tutti I peggiori disagi, dopo G a 24 ore dal ferimento, pre,::entano ge neralmente condizioni tali per cui clinicamente la diagoos i di peuetranz,l è as~ni agevolata. Intanto quei tal i fe r iti il cui pot.~o e re.ç,,iro sono normali e addome trattabile, con condizioni generali buone, possono, a primo e~ame, o,sere considerati quali non penetranti in carità pe1·itoneale. È be,,e fare h, distinzione fra cavità addominale e cavità pe l"itoneale, giaccbè le ferite penetranti nella loggia r enale, i casi d i lesione del colon m,Jla pa rte extrn·peritone1de, i casi di lesione della vescica., sono meno g ravi di quelli con penehanr.a nel peritoneo e con lesioni d i Yisceri ivi contenuti. Quei cllc;i nei quali Psi~te la cosidetta si!l(frome parape1·itoneale (risentimen to peritoneale, contrattura di difesa, cond izioni generali più o meno gravi, tal vol tn. vomito, talaltra singhiozzo) determinata ·dal fatto ch e il proiett ile lambì, ma n on pen etrò nel cavo 1•eritoneale, a primo esame, danno il dubbio de lla penetranv.a. E ssi sncce~si rnmente migliornuo e dan n o il maggiot· contingen te alle guar i g ioni spontanee. Quegli a ltri, nei qua li la lesione interessò peritoneo · e visceri cavitari, qi,asi tutti giungono in co11div.ioni cosi gravi, con polso cosi piccolo, con reazione p eritouenle co;,l spicca ta, r.h c in essi non è più indicato, o meglio è nettamente <:ontroindicato, quabiasi atto operative. Per altri addominali feriti 1d cranio, al torace od in varie pa1·t i del corpo, talvolta anche con fratture comminutive e g angrena. degli arti. e;iistono spesso controin dicazioni oper ative pe r In molteplicità e gravità delle altre ferite. Convinto nnch' io che l'intervento operativo in m olti casi rappresenta l'unica speranza di s,d vezza, ho dovuto purtroppo, nelia ricerca a ffa nnosa del cnso opera.bile, trovare le più grand i disillusioni.

••• Non :ntendo in qurs ta re lazione di":,ddentrnrmi nello studio cli nico dei s iugoli ca s i, cosa che farò più avant i, quan Jo potrò disporre d i maggio r tem po, ma credo sufficie nte alla bi~ogn11. In e;;posi"zione numerir.a. D1,i 233 feriti inviati qu1di grndssimi in tras po rtabi li solo o2 (22.3 p. 100) erano a.d<lornìn nli o sospetti tali. L'andamento clin ico accertò che solo 2 1 e mno cavit,ui, mentre gli alt r i 28 nou lo ernlto .


860

CASUISTIO-' CI.J:-i!CA

A ques ti feriti, che giunsero alla sezione di sanità in condizione di poter pros••guire per l'ospedaletto, debbo aggiungere altri 60 casi certamente addominali e cavitari occorsi nello stesso periodo di te,npo, che raccolti sulle prime linee, por• tati ai posti di medicazione ed alla sezione di sanità, non poterono esser e a vviati all'ospedaletto, perchè giunti alla sezione già morti o perchè la morte li colse alla :iezione stessn. poco dopo il pietoso trasft: r ime11to. Su ta li 102 casi di addominali seguiti dalle prime linee del fuoco sino all'os µedale si hanno i st-gu1:nti dati: 7,1 erano certamente ca vi tari. Di essi : 32 giunsero morti alla sezioue di snn ità; li::l giun--ero more nti alla sezione e moriro110 senz:\ pote r e~sere t ras feriti; 15 ginnse ro all'ospedale 18 in coudi7.ion i gravissime e morirono poco tempo d opo, uon opera.ti; 3 mor irono n ell'ospedale, nonostante l'in tervento operatorio: G sopravvis~ero (8 in seguito a tl atto op11rativo e 8 senzr~ alcun intervento ). Dei 3 operati, 2 furono trasferiti in via di gul\ r igioue ,un caso di perfora7.ione ve· scicale ed un caso d i penetranza nel peritoneo senza lesione intestina.le); uno è ancora dcgP11te n ell'ospednletto per les iono del cieco complicata a va.sto flemmone sett,ico clellu coscia destra : mi gliora sempre ed è assai probabile la s ua guar igione detinitiva. Dei S non operati, due erano per f e1·ite dPllo stomaco ed 1 renale. Due vennero trasferiti in via di guar igione (uni\ ferita dello st.omaco ed il renl\le), i l terzo. t orneo-gas tri co, gunrito completamente della. lesione gastrica è an cora degente nell'os pedidetto per complicanze toraciche, per cui ha dovuto !':U \,ire la toracotomia. Migliora. ecl è assai probabile la sua guarigione definitiva-

••• 28 non erano Pa\·itari. Di es~i. 2 morirono per com plicanze post-o pe rat ive indipendenti do.I la oµe · rnzione. Degli altri :1li: due ven nero operati per duhl, io di pouetranza. in cavità e 2-1, s icuramente non penetranti, nou furono ope rati. Tutti vennero t ras feriti i11 \·ia cli guarigione.

••• 8 TAT1;,T1CA o v 1.n1tOSA. -

Su 102 nddomioali, solo7-l (i2 p. ] 00) erano cnvitad.

Di es,-i ne mor irono (l8 (91.7 p 100 1 e cioè: lB (su 74) giunsero morti alla S!'7.ione 1•1 3. 2 p. lOU), 1:3 morirono alla sezione (2 ! .8 p 100) ; cioè il 67.5 P· 100

morì prima di giu ngere a.ll'ospedalotto. 15 morirono al\'osµoda le Sfiuza alcun intervento, perchè g iun t i i11 condizioni estr eme (20.2 p. 100) ; 3 mori rono dopo un atto o pcmti\·o (4 p. 100). Ne sopravvisse ro soltanto 6 (ti.3 p. LOO). Noo parlo de i uon cavitari, il cui i!ltercs;;e è assai scarso .

•••

6 · t·I e· d 1111q11e el era i·1s:-:1111a, · 1.a 1nor t e <l ''!II I . a dd · 0 11111w e ta1e Jo s~r' 11egll alt fronti : sarebbe utile che anche al '.rove ~i t..n es~P calcolo degl i e lementi che io A

"


CASOISTICA CLINICA

861

ritengo imprescindibili per una statistica veritie ra. Ed è bene riflettsre che i dati da me forniti souo ancora inferiori al vero, perché non è improbabile che vi manchino deg li addominali giunti mor ti o morti in alcuni posti di ml'dicazione. Concludendo, gli addominali cavitari che giunsero all'oSJJedale in condizioni tali da potersi curare furono una minima parte. Gli altri morirono, sia per con,;eguenze dirette ed immediate della lnsione, si a per gli strapa7,zi ed i uisagi del lungo trasferimento in montagna.

••• STATI STICA CONt'OKTANT&, "A NON VEH•TìEHA, Vorl'ei dimostrare come il calcolo può essere rifatto nel modo seguito dalla generalità dei chirurgi, tenendo soltanto conto dei feriti g iunti all'unità sanitaria. J ris ultati sono più confortanti ... ma meno v1:ritieri .

•• • Su 62 a ddom inali e sospetti tali a ccolti nell'ospe<lale u. 18, n e morirono lo, entrati in condizione di tale graviti\ che qualsiasi intervento era controindicato (28,S p. 100 di mortnlit.il) Ne morirono, nou ostante l'atto operativo, nitri o (S cavita.ri e 2 non cavi tari ), cioè ,il 9.6 p. 100, il che porta la tnortalitt\ totale a 20 su ' 52, cioè al ìl8.4 p. 100. Ne sopr:\Vvissero :!2 (6 cavitari, dei qunli 3 operati, e 26 non ca,·itari) e c ioè il 6J.6 p 100 di guarigioni. È bnn facile rilevare come questa statistica sia cosi rosea, perchè d i PSSa fanno parte 28 feriti ritenuti addominali, wa non c~vit A.ri. Escludendo i non penetranti in cavità peritoneale, s i h ro nno questi altri risultati: Su 24 adt!omin11.l i certamente cavitari a ccolti nell'ospedale n. 18, n e morirono 15 nellti condizioni già ripetutamente specificate, tl cioè il 62.5 p. 100 di mor• talità. Ne morirono inoltre altri 3 in seguito ad atto operativo, il che porta i m orti a 18 con una pe rcentua.lP complessiva. di 75 p lOll di mortalità. Ne sopravvissero 6 (3 operati e 3 11011 ope rati), E CIOÈ n. 25 P. 100. 01 GUA• RIGIO!>l.

..

•• È ques ta statist ica e~I\Ua , ma n on veri t ie ra. A. non essere veritiera contribuisce princ ipnlmente il fatto di non avervi considerato tutti gli altri addominali che morirono prima di a rrivare n ell'ospe• da letto.

I 6 guariti ra ppresentano l'ultimo avanzo di 74 addominali cavitari... e nou di 24! Contribuisce anr.ora il s istema 01 ma i inva !so di trasportare I\ 100 quanto si è avuto su soli 2•1 feriti, come se gli nitri ipotetici 7G dovessero avere forzatamente un andamento identico.

.•"'

Le conclusioni d a me tratte nella precedente rela?.ione, già pubblicata, non .tenevano conto dei Jati e delle circostanze ora preci~ate.


K62

CASU ISTIGA CLI XI<'A

La mortn.liti, dt'gli addom inali nccolti a ell'ospedaletto, quando questo !'i troan,·ora a C..., er a statn bassa : su 15 casi cer ~nmeate ca vi tari, 8 erano gua-

'1\VR

rit i e 7 erna o morti. '.\la fra gli a ddominali ch e gi uug<>va no a C... piuttosto rarn,mea te, ve n e era qualr:u no scar icato d11 nitri ospednlc tti aatc,:tanti, i n condizion e di guarigione già a,;sicurata; vi erano al tr i feriti dn :H e più ore, nei qua li o n on esiste· vano pi ù spe rnnzo di salvezza o si e rano <h•tormimLte circostanze favore voli per u na guarigione s ponta al'a, o che, i1L mnyyioi·anza , 110n e1'f1no cm;ifari. Degli altri ch e erano morti per via, allora non pott-' i tener cnlcolo. Ciò del rc:,;to è In con ferma della grande d iver sità di risultati che s i ha da ospedale ad os pedale, man mano che ci si sposta dalla fron te, e degli errori statistici. qn11.lora non si t enga conto di tutti 1 dati da me gin espo:,;t i .

•• • A )IAJ. I E!:iTHF:~11. l'lSTtrnm n 1~rnn1. -

Una esatta Il scrupolos11 in dagi ne ci ha

µortato adunque all'accertnmeuto di cifre sconsola11ti. G5 a,ldominali su i-1 morirono, o quasi s ubito o lungo il tra,-.porco, od alla se· zione di ~aniti.. od ospedaletto, senza che su di e11si 11i .~ia J)olut,, l e11/a,1·e ru,.~:mna ~Hr /.1. Vo len,lo an,·lte scartare i 3::? gi u ut i mor ti alla sezione di ,mnitù, ò si<•u ro che 18 n.ddom inali giunsero morenti 1111,\ sl'z1 u11e o 15 altri all'ospedl\letto {n!.I s11 42•, ,. solo su \J potè e~sere es p&ri ta l'opera curativ a . 'froppo percorso di m0ntagn a, eeces,:ivo tra\;alh1me11 to. ]~ si em in estate! Co.~11 di re degli addominali che,. immobilizzati n ella lmr,, Jla, debbono essere trasferiti per ore ed o re con t,·111pomture che si abhn~sano a parecchi gradi sorto zero ;_ . Nnn è pos~iliile a ccorciare le distanze. Le -;ozion i di sar.it;\ per tali for i te son,, ,u... h'esse lon ta ne : eppu rn si t rovnno alle falde dei r ispettivi monti e vis itate freque11t<·men te da proiettili nemici. Nè sul lo ::ì..., 11è su l ;11 .... nè sul \· .. , possono impia11tn 1·,;i S<·zioni, i11t\•nnerie. o.~pedalecti co n ~li anoe~si serv izi. E drqipoichè il volere trns port11re questi miseri <lai primi po>'t i di medicaz ione Ag li o,:pedalet.t1 a :,;copo cura tivo li cspoue i11vect'I ai pi ù grandi d isa gi e ad un a mor te 11w1,;i .,ic1tra, la proposta che scatu r is.ce c hiara e preci,;a è una ~ola: S i scl'/!la sii q11e.-li 111011/i, '!UI piccolo sitn, si p1·ol,·f1!JfL co111 P 11ece.,11ità lo t111ole, 1·i si imp,anti 1rna bm·acchetta della eapacith di L() (I, 16 ba(ell1; per sP.tlo?·e, la :;i riscalcl'i di i11t·er110, e .9/ i adA.lo m inati o so.~pel./i tali 1·i :; i rico•:crino subito dop<> il f erimento e si lascino nel p ih cornp/etn e<l a,;~ol1. to ripOlio. Qu:.Jche ini ezione di modin a e d iP.tR :\ssolutn. Tl tr:ittnrncnt9 ,:ioè che prima della guerrn r. tt111\le s i pa tro,· i uava dai principali chimrgi. Per quest i eri\ trnt tarnento di elezione, 11el c"so nostro invece sare b be t ra t;-. tame11to cli nece~sitù. Dopo due o tro g iorni i non ca vitari miglio rnn o cos i rapida mente e present ano S<·gn i clini,·i cosi c·hi a r i c he pos-;ono esse re sgombrati senza pericolo. Gli nitri, certamente ca vitari. n on è a c redere c he in questo modo siano ab· bando11ati a s~. J::ss i sono i11vect1 cu rati nel modo migliore e più razionale di.e p u.<Sfl es.~l!l'P. (ritto in ,,uestn f1·011fP.


CASL' l STIC A C LI).JCA

S63'

Invece di stra~ are le loro ultime ore di esistenza in uno s paventevole dondola.mento, in un continuo rimbalzo che dura ore ed oro e che li uccide prima di raggiungere il sospirato asilo, o poco dopo, si lascino in quell'assoluto r iposo c he solo può de.re a loro s peranza di salvezza. a c h i ripete che in questo modo si conda11n,i.no tali i11felici a. morte sicure. consiglio di leggere la relazione preS(' nh1.ta dal Tulfier all:i. Societi\ di .chirurgia di Parig i il 15 marzo 1916 ri guardante i risultati avut i diti non intervento nell'ambnlan zll a utomobile de l chirurgo Chevassu, r elazione quasi pel' e8teso p ubblicata nella Clinica chirurgica, n. 3 e 4 di quest'anno, pag. 031. Quei d1tti, non sospetti, perch è prese11tnti da u n convinto ii, terventista, dimostrano la possibilità della guarigione spontanea di a lcu11e fer ite i11te~tinali d'arma da fuoco. anche m ul tipfe.

Concludo affermando cli e quanto propoHgo rappresenta un provvedi mento cl1e reputo necessario in questo fronte di montagnn. Se altrove i ferit i cavitari addominali potranno raggiullgere gl i ospedaletti con minor per icolo e soprntL1tto i n te-rnvo 1tlile per esperire quell'open\ curativa che si crederiL neces!<aria, non è certo per loro ch'i,, pr0pongo l'astension e.

0PEHAZIOS I, -

Dal 1° mano al 3 1 lug lio J!)l(ì furono eseguiti .. . atti ope-

rativi, dei q uali . . . di s peciale importanza e . . . di 1;hiru rgia minore. L e operazioni chirurgiche d ' importanza rn ppresentauo il 24 p 100 di tutti i

feriti; le operazioni minori il 3tl p. 100. Il 03 p. 100 dei feriti ebbe quindi t rattamento chiru rg ico ed il 37 p. 100 no11 ebbe bisogno di intervento.

..

,;:

REOIO NJ Ot'RRA'I'&, A seconda delle va r ie regioni. le operazioni principa li· possono essere d ivise nel modo seguen te : 1. Gli interventi s ul cranio rappresentano il 22 p. 100 di tu tti gli atti ope· rati vi. 2. Quelli s ugli occhi il 2· p. 100. 8. Quelli sul cvUo l' 1 p. 100. 4. Quelli sulla colonna vertebrale l'l p. 100. 5. Quelli s ul torace il 7 p. 100 6 Quelli sull'addome 1'11 p. ICO. ? . Quelli sugli arti s uperiori il 18 p. 100. 8. Quelli sugli arti inferiori il 41 p. 100. 9. Quelli sul baèino e por i neo il 2 p . 100.

••• ; Soli interventi sugli arti rappre!lentano il 54 p. 100. el mentre nella m ia precedente relazione gli interventi s ull'addome rappre0 1,1 p. 100, ora la percentuale è salita all'll. ·

9 enta van


CASUI STICA CLINICA

Ciò s til in rapporto alle considerazioni giii. fatte sugli addomina li. Quelli che giungevano a C.,.. non prima de lle 24-48 ore non necessitavano più di cure chirurgiche: la maggior parte tirano lesioni extra-pei-itonea.li già. in via di miglioramento. Io rtuelli entrati negli ultimi mesi, nella n uova residenza dell'ospedale, si é potuto tenta.re qualche intervento. Questi atti operativi vennero fatt i ~u ... feriti: il numero degli operati è ÌD· feriore agli interventi , perchè non è infrequente il caso di operazioni che deb· bano successivamente ed in vario te mpo eseguirsi sullo stesso individuo.


866

CASUISTICA CLINICA

SPECCHIO DELLE OPERAZIONI eseguite dal 1° marzo 1916 al 31 lngUo 1916 (Percenltiali ~u 100 ope1·aziom). ES ITI OSSERVAZIONI

TITOLO DELLE OPERAZIONI

• Nei non guaritf sono compresi quei casi che vennero sottoposti a successivi at ti opera tivi.

Ruezioni : 48 %,

Resezioni ossee : 42 %, Craniectomie

22

9

13

R esezioni costali.

6

4

2

Ltnninectomie .

1

Soheggiotomie ve.rie .

13

l

9

3

.

Resezioni e.r ticole.ri : 6- %· Reeezione del ginocchio

1

Tarsectomie.

3

Resezione del gomit;o

1

1° mete.tarso

•

»

l 2

1 l

1

Amputaz,, ni: 17 %Disarticolazioni : 6 %· Dis. rudio-ce.rpica .

l

1

s capolo-ome_rale .

1

ti b io- t a reica

2

1 1

»

s ottoaatragal. ,

1

•

L isfra.no,

1

Amputazioni pr. dette: 11 %,

Amp. del braccio d c Ila. coscia .

•

»

gamba,.

4

3

5

3

2

2 2


86fi

CASUI~TI C,\ CL INICA

S egue SPECCHIO DELLE OPERAZIONI

ESITI d·.;; I o·- i

TITOLO DELLE OPERAZIONI

z~p •

OSSERVAZIONI

I

t:I)

Riduzione di Lwuazioni: 2 %, Rid. luss. onca

-

l

l

l

)

4

2

P er ascesso fossa iliaca int.

2

1

,,

-

I

1

-

Es p lora.tive per ferite n on pen.

2

2

-

Taglio ipogastrico .

3

1

-

3

I

Exentcratio bulbi

2

2

Artrotoinie

n

~

spu.llo. .

Ltgalure vc,Hali varie: 4 %·

• Nei non guariti sono compres.i quei casi che vennero sottoposti a suecesaivi atti aper&· tìvi.

-

l

J

Operazioni sull'addome: li % ,

»

perirennle .

Laparotomie.

.

J

2

J

•J

-

OperoziOfli varie: 18%,

-

7

2

5

Ampii sbrigliamenti, ruiot.

7

3

I

3

Plastiche del collo .

1

-

l

l

1

---

-

100

52

15

33

Urct rotomie esterne

.- TOTALI SU

I


(',A~U I S Tf(;A l' l.lNIOA

867

••* Da que, ti s pecchi ri ,iulta che le opcrn z1011i pii1 t'req ue11 r,i fo1·0110 : 1 Le cra11iect i mie: 22 p . 100. 2 . Le schcg g iotom ic: 13 p. 1nc 3. L e artro tomie : 7 p. 100. -1. Gli ampi sbrig!i,.,,uouti: 7 p. )l)Ù. 5. L e re~ezioni costn 1i : 6 p. 100.

.*.

Consi d<> ran do i l!;l'Uppi di op11razio ni, si ebbero i seguenti dati: 1. L e rese;,;ioni o:<sco.J ed 1nticol:ui rnppr•·se11t11110 da sè .~ ole il 48 p. 100 2. L e amput11zio11i il 17 p. 100. 3. L,1 opernzio11i sull'a,hlome l'll p. 100. Consid,,r az ioni spc<·iidi g eneriche da fa re sulle varie operazioni mi r i;serl,o nella re l1tzione clinica che ho io corso di preparnzioue.

**• Su 100 g ravi ope ra;,;ioni. la mort alit à è del 33 p. 100, I casi trn,:;fer iti in condizione eia pi·evE'dè re sicura la gunrigione furono il 5'3 p. 1(~ 1.

ESIT I Vl'IWATOHÌ .

.*. Ho ~ià d et to le r agio11i per cui la mor tali tà s i man tiene nlta in m1 os p.,da!etto da. cam po che raccoglio in prima l inea i casi g ra vis;;imi i11trasporlabili. L'ave r,~ potuto mer cè atti ope rn ti vi ,wmpre gravi, su fe r iti qu~,;i se rnpre nfl'ct ti d11 gravissime for me seuid1e, sal vare su 100 l'er it i 52 ,· itt·, co!< t itu·sce ccrtom en t,• il 1nigliore compenso a l lnvo,·o coscieuziosan1eote fatto

.* . C 1:11Ru1H:1A ~ll~CJH1'. -

l ca;;i d i <',h irurgi,, min o re t11rono 11rlla prnpo rz1one d,·L

· 3() p. 100 ti i tu tLi i feriti rico,·ernti. Fra LOO operazio ni u1iuor i ~i ebbe ro i ,;i:guenti d,iti:

I. Applicazione di appa recc hi n 1no-i namovihilì: 45 p . .JOO. 2. Incis-io11i sb rigliarive eri evacua t r i:!i : 30 p J l/(1. 3 . Estrazione di proietti li : 2·2 p. 100. 4. T oracentes i: 2 p. 100. 5. Taxis: 1 p. 100.

... "'

Nella l'elazione clinica, che sto prepan111do, e c he spe ro pot ere pub blicare n guerra finita co11 tutti i dRti relativi - sen;,;a ri correre al ripiego delle percentuali ' sv · · I avoro, dopo un anno ct·I per- o I gero' a111prn.rnente I·1 ri·s u I tato d " I mio ma nenza. all a fronte. Zona ùi g ;1erra, 11go;.to UJ!I ,.


868

CASU IST ICA ClINlCA

0SPEOA L B .\IIT,I'l'ARE D I R!SEHVA

CmrnnTo I - R OMA

DERMATL'l'E DA CAUSA. IRRITANTE E STERNA (SOSTANZE VEGETALI) A TIPO DC EH.CTEMA PAPULO-PU~TOLOSO-LlCHENOIDE. - Nota cllnic~ d el prof. :\·l arian o Car1•11ccio , maggiore medico. Nel r eparto denn opatici de ll'ospedale di ris,·rva Umberto I di Roma n ell'au t uono 19lo e ne l successivo invel'llo l!l15-1Dl 6 ho avu to opportunità di osserv1Ue numerosi casi di de rmatos i ar.u t a pre5entatasi in modo quasi identico su oltre cen to soldati. Mohi ,ti questi soldati pt·ovenivano da paesi ·vicino a Romtt, dove avev11,no trasr-orso la licenza in f1uniglii1. E,;;;i, in vece di tornarsene ai loro corpi in zone. di guerra, s i presentava110 mala t i o al post o di soccorso della s tazione ferroviaria, o di r ettament<J al l'o,;pedale m ilitar e prinr.ipale da dove ve11ivauo inviati al repar to de rmopatic i. Altri provenivano dlli depositi dei corpi con diagn osi di svariate dle nnn tosi e qualche volta pure di dermati t e provocata: no11 d i rado con d iagnosi di ma lattia esantematica. come morbillo, ecc. <._\uesta dermatosi non e~a hCcompagnata nè da s intomi di reazione gener11le, nè dll disttubi viscerali. rer confessione stessa d i q1111lcuoo dei soldJ:1ti che ne erano affetti, riuscii a sapere che tale ma lattia era provocata con l'applicazione sulla cute di so;;tanze vegetali, Queste erano precisamente la radice p e-.:tata della Daphoe Cnidium od il succo della fog lia de l Cactus t anto comune nei nostri giardini. Q ueste sostanze venivano a pplicate da mano es per ta coo legg~m friziooe per tutto il corpo e raramente iu parti c.irnoscritte (ad esempio, sugli a.rti od al tronco), non prod ticeoùo n è alterazione delle cond izioni generali, nè forti soft'erenze locali, a differenza di ituanto accad<J usan do per lo stesso scopo o gli acidi minerali o l'o lio di croton o l'ol io etereo di trementina. L'eruzione cuta nea. si inizia sotto for mll ùi un eritemii. per lo più intenso, nia ben circoscritto alla parte s u cn i fu ;ipplicata la sosta nza irr itante. Questo stadio erite matoso raggiung e il s uo completo svil u ppo circa ventiquattro ore dopo l'e.p· plicazione suddett a ed a questo seguo rap idamente la fase pP.pulosa. sotto forma d i r ilievi più o mei10 accentul\ti deg li s hocch i degli organi follicolari c utanei, con mar cata intilt razione peri follicolare ed i11durim e nto d ei follicoli stessi. Si, la fase eritemato-pa pulosll µers i;;te e s i accen t ua. ta.n to da assu mer e l'aspetto di un er itema acuto tossico o di un liclien tropica.lis, allora nella quasi totRlit:\ dei cas i s i os;e rva la forrnttzione di nu mero><is sime p iccole ve,-cicole superficiali, a contenuto nett amen te purule n to e p iù o meno 11,bbonùante. Tnli p iccole vescicr,- pustole sono a.Cl1minatl' e corri1pondono ali" p,nte ce ntrale dei fol licoli g\audolari. In qualche ca~o queste pus tole tendono a conf-lu ire ed a formare una superficiale piccola fli t tena purulenta.. Q11eqta fase pus tolosi\ dellr. de rmatite, più facile ad a.ver s i su lle superfici fornite di peli, è do vuta, secondo le r icerch e batteriolo· giclH: fatte dal d ott. Zane lli n ell'Istituto d'Igiene diretto dall'on . prof. Sanarelli, all'azione v ir ulenta dPllo stafilococco p iogene aur eo. · La d urata della. m11.lattia , 11aturalmente, è diversa a secondn dell'intensità dell'eruzione, dellll fase di sviluppo che ess a raggiunge e de l grado di r esist enza della ent e all'azicne della sostanr.a irritante i g rado di resistenr.a che non è difficile con.<;tatare essere in d iretto rap porto con le condiz ioni c:ti nutrizione gei;ierale.

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CAlSO!STICA C I.INICA

Gli individui affetti dalla Jermatosi ,;uddescri tta, da me o:;ser\'l\ti, forono tutti medicati con ripat ute applicaziooi di olio t'euolcanforato, . pre pn,rato s0<:oudo la formola seguente : Fenolo puro gr. 1; c11.ofora gr. o; o lio di vaseli1m gr. 100. Con questa cura, in un periodo di tempo variabile dai tre a g li otto giorni, s i otteneva la cessazione dei fenomeni irritativi Jiogistici e •1ui ndi la scomparsa dell'arrossamento iper emico della cute. Ne lla fa.se vescico- yu,;tolosa l'ess udato purulento si essiccava i n breve tempo for1uando cros ticine g iallo-hrull:tSHe. L 'iufilr ra zione dei follicoli si attenuava soltanto più o meno presto, giacchè ud ln. maggioranza dei casi anche ces~ato l'arros,ame uto della cute, essi st mostra vano alqunuto rilevati, con e-0lora~ione brnoast ra limi tarn 111 loro sbocco. In un caso di q uesta dermatite pro vocato per esperi mento da uno f<tudente di 10edicina addetto al reparto, con l'applicazione del succo di Cactus s ulla super ficie ~stensoria de!l'nvambre.ccio, limitandone però molto l'azione, con ~tatai che per circa sette g ior11i dllrÒ la persistenza del rilievo degli organi follicolar i cutanei, e ohe la colorazione brunastra di essi s i protrasse per venti g iorni cou d iscreta desquamazione forforacea. Ho creduto non esser privo d'interesse il richiamare l'attenzione dei medici su questa derma t ite provocitta cosi tipica. e così ben definita ; tanto più che di essu non ho trovato cenno nella diligente monogra6a pubblicata dal magg iore medico dott. R. Rivalta che ha per titolo Patomimia e dermatosi simulate. È anzi al pregevole la voro del dott. Rivalta che indirizzo il lettore de,ider oso di con~scere il completo dott rinale e l'e;;tesa. lii bl iog1·1tfia sull'argomento Roma, ottobre lDl G.

0 S!' E:UALE MILl'l'AHR: D I ltlSF.11\'A

l~!O I. A

SERVIZIO RAD10L00JOO

STUDIO RADLOLOGICO DI UNA LES10N.h: DEL CUORE DA PALLOTTOLA Vl SHRAPNELL per il do t t. Gin,·annl Colllna , tenente medico.

li caso di lesione car diaca pe r a r ma da fuoco, pervenuto sotto ltt nostra o~servazione senza t'e norneni obbiettivi e su bbiettivi apprezzabil i, rn e1·i ta. d i essere conosciuto, se non come rarità (stante il discr eto numero d i altre osser vazion i di tal genere fatte recentemente negl i st,1bilime nti sanit11ri d i guerra), almeno quale contributq statistico snlle lesioni d el cuore pTodotte dalle moderne armi da fuoco. Si tratta di un soldato d i 41 anni nmmogliato con otto figli, cer to C. P. della · .. centltria di ]I:( T . (distretto GG, matricola 2384., che fu inviato a questo ospe dale perc h è fe rito io zona di guerra . I s uoi g enitori sono morti; il padr e ~·er apoplessia, e la madre durante uu pa1·to. Nulla di notevole a car ico dei collatc,rnl i No n ha avuto ma lattie degne rii rilievo fin o a due a.uni fa. in cui 11.mmalò con dolol'i nlln regioue renale destra, dolori c h e s i p rot r11.ssero per pnrecchi mesi, non ebbe nè ematu rie nè emissione di calcoli . I gnora la diagnosi del suo medico curnnte. Riferisce che il 16 magg io u. s ., mentre in zon11 di g uerra stava lavoraud o per cos t ruzione di trincee, fu fe ri to dallo scoppio di uno shrapnel! 1dl'emitorace sin istro. La s ua sensazione al momento del la fer ita fu di avere ricevuto un forte pugno: barcollò perc hè preso da g irame nto di ca.po, ma non cadde e, sostenuto sotto l'a scella. d estra da 1111 suo com pagao, s i recò a piedi a l posto di meù ir.azioue, che d iòta.Va circa 200 metri dalle. locatiti, dove era stato colpito. La ver-


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('AS \ 11:-.'l' J(.;A C l.I NI(.;A

t1g111e durante il ca m mi110 andò dileguandosi, 1ue11tre s1 ru1z1ava un dolorepun· to rio all'emito rnc<: ,-.in ~~tro cou diffusio11e all'add ome, ùolore che andava sempre più uccentuandosi iu r elazione a i rnoY imenti res pira.tori e a quelli del tronco. Dopo i primi soccor::,i fu in viato ali' ospedalet to dn c ampo di Q., ove fu con· statata. « F. a . f. alll\ r eg ione sotto sca polare f'. in istra ,. con solo foro di entrata, penetrante iu cnviti1, c on diffuso enfi.;;ema sottocutaneo e ottusità a tu t to !'emi· torace sinistro per probabile ve r.• nmento ematico » . .Fu notata dispnea e forte dolorabili tà o.I la metit. s in istra del tronco. L'esame r:1dioscopico fu negativo per !A. r icerca del proiettile e positivo c irca la Jiagnosi ciel versamento. Fu inv iato A.questo ospedall• d i Imola il giorno 2i !"uccessi vo. Esa.111e o/,1.,ictffro: ] ndividuo di s111tura media, d i colorito pallido, con mas;;e muscola r i poco sv ilup p ate e pan n icolo 11diposo scar.<·o . A pparato linfatico normale. All'esame dei v is cer i a ,ldomiuali e dcll'appA.rnto ge11ito-urinario nullA. degno di rilievo. 'forace allungato,,, largh i SJ)\1zi iute rro8tali, 0 0 11 carenato. La porzione dorsale della colonna vtirtebrnle è leg ge rmente scoliotica a sinistrn. J-:spa nsi bi li tii della gabbia torrw ica : norma le I\ destra e l imiti.tissinrn a sioi· stni . dove la pelle s i p r esenta legge r meut., edematosa. I dati ple;:sici e 1,custici u. rie~tra. sono no rma li : a i-i11istra e~i,;te una zona d i ottusità, che all ' altezza del 3° s pazio intercost1de, part t ndo dnlla ott usità dell'aia cn.rd incA.. s i dirige orizzon· t1dmentc in fuo1·i e all'ind ietro, sorpas,-;audo di due d ita l'angolo infe riore della sca pola . Su tale area il munnure ve,cirolare i., a~s:,i affievolito cd i l fremito v.t. è quasi scornpurso . .All'apice sini~tro 111 ri sonan;rn e il murrnure ~ono qu11si nor· mali. il fr<'1ni to vocal>i tatt ile è uu po' r A.ffo rz:,to. 1\011 -,i perce pi.<:cono rantoli. J},,sa'IIIP clrniCO d e/ {: /I Q l'P. 'nOll p er 111f•//v di /1111"/"I' ÌII 1•1"i(l ~11za sinto nti degni tl i ri/iPru. l~olso 8:?, t 111 po' ,·unto La radioscopia, ,;1,.- c'., stttta ri pelu tn p i i1 voi te (e l um11 osservazion e fu fatta ~otto il cout rollo del prof. Bu,;i dotL. .-\ristid,·. din, tto re dei sP.rvìzi rnd iologici dd \'l co rpo di l\rn111.ta), ha po rtato costll nte me nte a questi r isultA. t i : F:sa111 P, y 1•11 P,r alr tiella cndln t orucica : L'oll) bra d el cuore. del fascio vA.scohue e dell'areo <icl l':1.Mt:1. ;,0110 normnli p,H' fortn!l e volume : solo appaiono un JJO' spo~t-nLi iu bl ucco Vl'r so dest rn. Non si rinvengouo segni -li v~rs ameoto pericar· di co. L'apice del polmone destro e n onn nle e ta le è la tra.;; paremm di tutta !a s ua area . ment re gli spazi intP.rP,O~ tA.li, nornml i ci rca l'espa nsib il ità, s i presen· tan o a lquan to dist,wziRL i fra loro- La cupola dia framm a ticn destra è un po' aL· bassata, fodernenU> appiat· ita e Sl·g11e una linea obliq ua dall'alto :d oasso e da si u ist.rn a destra. L a surt 111obilitn è n ormal e. L'a rea polmonare s inistra già nl :1• s pazio in tercostale è m eno tra<;p1ncnLe ed Rl 4° s i conden sa in un' om bro. un iforme ed iuten;,i,. che s i p roluu ~1~ in basso lino nll'1nea ch :nrA. gastricn. Tale ombra nelle forti 111~pirn.zioni si spo<;ttt in basso per lo s pazio di ci rca un ce11· ti metro. Non so no vi.sibili gli spazi in tercostali d iscendendo ·dal -1°, e n o n è ben disti nto il contorno del la cupoln d infritmmatica si uist r11 1 ch e sem br a un po' ab· hass1tta. E.,ame pitl'licoln r e (lelt'1,,,1b r a (lP{ cuore: Osse rvando dlll piano ventrale l'om· bra d el cuo re, s i scorge , subito 111l'interno d ell'articolazione trn la o• costa e il m,ngine de;;tro de llo sterno, un a pic"c ola ombra più sc•tra d i quella del l'aia car · dia.ca, de lla grA.odezza di circA. 2 <l~nte~ imi, e ch e presenta uo movimen t o \,(·U mani feslo e oomple~so. si11t•romo ai movim en t . del cuoi·e. O;;ioervando q,iest'ombrn


C ASUISTI CA CLJNH'A

~otto le più s vn1·ia te posi bioni òell'i 11<livi,iuo ri,:;petto a l raggio cc11tra le, si può scoprire che rnle mo\•i mento u la risn Ita o te di uno :<posta111en t o latern le obi iq u o. combinato con un alt1·0 spost1un,·nto obliqno dall'Rlto in La~,:o. La form a s fer ica, la rE'golarita de l conto rno, la de nsità d i questa piccol a ombra a utoriz7,ano 11 ri t enere che sia di, ta da un corpo met,illico. q uale potrehlw essert• la pallettn. di shrapnell che ha colpito l'emitornr.e s ini~tro de ll'infermo. Nes~un ni tra i pote,:i è pos._il,i lb circa IR ,;ua interp1·etnzione n c,I se11so rndiologico. Questo proiettile in rnppor to ai movimenti del c.uore: 11) con proiezione d orso-ventrale nella s ii;tole (ricono,.:ciutn al polso car o· tideo) si sposta ve rso la l inea med ian1t e qua,-i la raggiu nge pe r r itornn r e verso destra, dove, all'in izio da lh ,l ia<;tole, viene a trovarsi a circ.a 2 centimetri !lai punto soprnd1>tto. b) con proiezioue larero-lnlernle, nella fase si:<tol ir a s i spostn \'l'!'SO la colonna ver tehrn le Pd in hnsso per modo che l'inizio della <liast<, le coincide col ritorno d ella sua oruhra ver:<o il punto di pi.rten1.a Questo scc-011do spo<tnmen to è meno pronunciato del pl'Ìmo. Se pensiamo che i mo viment i del proietti le si sommano cN1 quell i ol1e sono 6siolo~ici dell'ombra appartenente a lla massa <lei <;uore r ispetto alla parete to· rac ica, resta spiegnto il fatto co111e il suo ,spostameuto sullo schermo ~ia m olto pronunciato e complesso. Circa il pu n to di proiezione <lei col'pO c$traneo in rnppo r to ngli elementi anfl• torn ici CÌ\'.:O,:;tanti, ;;i OSS•' l'Va: a) rispetto all'ai(I, cal'diaca in proiezione sag ~itt:tle (con set.ermo snl torne-•' ) l'om brn. del proiettile si trova un centimetro a ll'i11teruo òell'e;it 1·emità inferiore della l in ea che segna la baso del cuore secondo il metodo De Giov,rnni ed. in proiezione Intera le, su Ila ver ticale corrispon dente ,ti 1nn:;gior asse del <1uorP, a circa 5 centimetri dalla puntn. b) rispi·tfo alfa parete torarica, in rro iezio ne saggitta lc, con schermo sul to· race, l 'ombm del proiettile s i trovtt. a circa uu cen timetro dal l'Mticc,lazione <lPl!a 64 costa D. col bordo sterna le. mentre. con lo scherino po~giato sul dor ~o. l'ombra viene proiettata sultito a D. della 7• vertebra dor:<n le. :-;ell:t proiczionf' Intero - la ternle i I proietti le s i vede a cirl)a 5 centimetri e mt•zzo ,l,d pinno stern ii le e all'altezza del 6" spazio intercostale Quest e c ifre non <levouo essere con;;idcrate a;;;solute, ma calcolate com.i medie degli spos t amenti suhìti da l proiettile ri,-petto :\ quei p unt i della p:irete toracica iu c ui pa1<sava il r:~ggi o dell'a nticatodo n el momen to dell'i ndagi ne. Osservando l'inf. nelle posizioni soprn ri conlnte e in quelle corris pond en t i agli altri diametri del tor:ice s i r iscontra che l'ombra del proiettile e l'onibra cardiaca non sono dissociabi li e rhe la pr ima resta se mpre ro mpresa nella stconda. I movimenti della degli1ti1.io11e, della r espirazionii forzatA, del tossi re e dPI ponzare n on infondono al proiettile 11es><un altro spostamento diver,.:o da quell o d Pscritto e da quello che con t1di manovre viene impresso all'ombra del cuoro L o stesso dicasi dei cambiamen ti di posizione del paz. da quella. supinR a quella eretta (e viceversa), fatti con O/?Di cautela. Dallo r:;poglio dei diat·i compilati dal 27 maggio tino al 16 lugl io (giorno t11 cui l'in f. fu trasferito nella clinica chirurgica di S. Orsola in Bologna, diret tn dal prof. R uggì), risulta :


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CASU I;;T I C A CLl :'> IC A

L'in f. nel pri nc 1p10 ùella sua deg enza presentò l ieve febbre rem itten te, coo cu r va t er mic-n. r.h c N ggiu nse !1t n orma il giorno 6 giugno successivo per mai piii r ialzarsi. Jn questo periodo i;offri di iusonn ia. Non ebbe tosse, nè dispn ea. Il polso osci llò d a , (; a 90. Nei giorni su ccessivi oscillò da 70 a 86, e fu con statato sem• p re ritmi co, regolare, con teus io ne no rurnle e d i media ampiezza. Ne lla prima dccRde ci i gi ug no l'alt ezza de lla zona di ot tust i, all'em itorace S. diminuì alquanto, ,;i c he poster iormen t e no n ra g g iuugeva l'angolo della sca pola . E diminuì ancora le ntamen te du rn nte il r esto della deg enza. E stato gia accen nato al la manca nza d i fenomeni clinici degni di nota con l'intiag ine semeiologica del cuore. Non è stato po~sibi le esegui re le istan tan ee della lesione per mn n canza di apparecch io nd111to a llo scopo. li 4 uesito ci rca la di ag11osi di sede del p roiettile può- esser e impostato, anzi dev e es~ere im post ato, per chè permette un a soluzione di cer to ap prossimat iva (se nou ri goro;;arnente esa t t n), se si pone un po' d 'attenzioue a q uanto il r eperto radioloi!ico ha po~to i11 nostra 1111111 0, Po,-siamo in t !ln to ;;ubito e~cl u,iere, osser va udo la proiezione ciel corpo estraueo sulla paret e wraci<'a, c;he qu11sto s i s ia fe r mato nelle d ue ca vi ti, ,;inist re del cuore o nelle loro pa reti È bensì ver o r. he il ventricolo S. si spiuge ,·er,.;o dei-!tl'R r ispetto alla Sllggitta le del mcdin,;ti no e l'oltrepassa per raggiu n gere il bul bo aor t ico, ma ciò ,n,vie ne in nu pu nto ch e è JJill eleva to d i llt!f"l lo in cu i il proiet· t ile è s tato ved u to. R ag ion i di topogra fia mettono del pari fuori causa l'orecchietta S. R ei,tau o le d ue cav ità destre. 'l'ropp11 ragioni port11no ad esclude re che il pr oi1•tl'le nubia l~sn l'o recchietta destra. P r imier nmente, perch è tu tt i sanno come la l,•., io ue di e!<,m (do vu t.n in tnle ipotesi a perfo razione e nou a d in6s,.;ione del proietto nella :'illll parete ,;he è troppo sottile per conteu erlo) è sem pre estrema· 111en te ::;rnve e. n e l ca,;o concrnto, avnibbe po r ta to a dis t urbi s ubbiet tivi e a ft:· nom~ui cl inici imponen ti Con ogni µroba hil iti\ qu ' ndi ò da 11r gui rsi che il ~or po estraneo s i tro vi uel ven tril'olo D. l>ove'> ~ ella pareto? \"erso la base? l n ca vit:i. ? Ju <·0, vi1i, 110, >111;(i tutto pnr l'.,~somrn. d ,·gl i i mmnnca.bil i dist,urbi tisio- pat olo· gi(li ch e pou~vauo es!'ere osser vat i sia in primo tempo c he do po. Vouzclie e Beaus· ,-011at., ch e hanuo co ustatuto rad i0graficame11tP e a l t a volo di opcr nzi"n" ra,i ,li proiettili liberi nel ventri colo do~ tro. hanno dlc vrno n el 4 ,rnd ro s in to ma t ico della lesio11e ùei fenomeni i111poulwti come: aocpqq j d i a ngo~ci:i. co n pallore, gincopi t't-e,p.ien ti, fo,,ci,~ ausiosi<, re;.piro co rt.o : tutti ;;egni rhc nel uo,;tro P . non furono o,~ervn t i U11·,. Jtrn pn,n,, che me r ita •111 ccrtù 1wso. ò data dnlll\ o~se r vazione rad ioscopic.11. ! ufntti i c11muirt111enti ùi p,,.~izione d,, l ,·orpo dell 'inf. (esegui t i con ogni c;, u tela cercando di r ipetere s;emµlicemeute q 11èlli del la sua v ita vegetati va) ri,;pctto a 1la verticale avrebl,c> ro dovuto in flui re sulla posizione di 1m proiettile ~1·er i(\o e levigato, li hero [n c11. vith. ~è s i dica che potevan o esse re i muscoli pa · pi Ila r i rt trattenerlo, poichè nllorR, co111e effetto di qne~to coin ter essamen to di IJRr ti così delicnte per fa meccaoicll. ciel cuore, come i p ila~tri, i ·muscol i papil· lari, le co rde te11di nce d<'l1e vele va lvola ri, doveva risul tarne o unn. insufficienza della tr icuspide o q ualche al tra an orma lità funz ionale con quel che segue. Il proiettile qu indi i, da pro~ume1·si inclnso n e1l,1 parete del ventricolo D., e pos,.;iamo a nche dire che il punto in cui gi1lce appartict1e a.Ila sui. faccia posteriore, ver.:;o la hnse del cuore (forse presso il setto i11ter vl·n t r icol1n e ).


OASU1STICA CLINICA

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Vari fatti corroborano questa presunzione: a) la mancanza dei segni clinici surricordati, conformemente alla constata• zione radiologica di altri autori, i quali, in casi di ritenzione di proiettile nelle pareti di questo ventricolo ebbero una fenomenologia pressochè muta (Delbet e Silvan); b) il movimento presentato dal proiettile. Si sa che durante la sistole il cuore ruota sul suo asse de. sinistra e. di,stra, mentre la base si abbassa. È noto puro che l'Haycraft nel 1891 dimostrò (esperimentando sul cuore di gatti o di conigli) che nelle. contrazione sistolica la zona del cuore che si abb11ssa è situata rerso la sua base, mentre l'apice in questa fase s ubisce i minori spostamenti dall'alto al basso. E pertanto, nella sistole, preso un punto sulla parete posteriore del ventricolo D. presso la ba~e del c uore, è da a spettarsi che tale puuto ruoti verso S. e discenda in basso: debbn in altri termini eseguire lo stesso movimento constatato nel proiettile in questione. Nou esis tono altri punti sulle diverse ve.reti del cuore che possono trascina.re un corpo estraneo infisso in queste a compiere quel movimento, Un'ultima. osservazione ci dice che il proiettile, data la sua proiezione rispetto all'aia. cardia ca, è situato più verso il ventricolo S. çbe verso il bordo libero ·del ventricolo D.: cioè è poco discosto dal setto interventricole.re. Non è mio compito trattare della patogenesi del caso, ~ome pure degli ap· prezzamenti di carattere clinico e chirurgico che lo riguardano. Nelle lesioni di ta.l genere il comportamento del clinico e del chirurgo emana. ùalle ded uzioni della pili severa critica fatta caso per caso. Ogni caso libro novo. BIBLIOGRAFIA Prt8d,: i\'lédicole, n. 66, 1916 L!Jncet, n. li, giugno 1916.

Atti della R. Açccuùmia di Padot-a, febbraio 1916 L. L u cIANI. Fisiologia dell'uomo. Lt:JARS. Chirurgia d'urgenza. Ln radiolog in medica, n. 6 e 6, 19 I O.

Imola, agosto J9Hl.

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Gi11r,w./e di m ,d1.ti11a militare -

P'asc. Xl.


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RIVISTA DI GIORNALI ITALIANI ED ESTERl RIVIS'rA MEDICA X. - La tuberoolo•l e la c11erra. - (Journal de médecin~ et de cl1irurgie pro.tiqu,e:1, n. S2. 1916). L·A., che per ragioni personali con!lerva. l'anonimo, si occupa della. import.anw ueatione della tu bercoloili nei s uoi rapporti con la guerra, questione scottant.e e 11 assai preoccupante il corpo medico e molte società scientifiche per il fa.tto che la mina.ccia.ute propagazione tiella malattia e i pericoli de rivanti da visite superticia.li permettono di incorporare nell'esercito molti individui già tuati. allorquando scoppiò la grande guerra, unica cura e preoccupazione della Fran, eia fil quella di inviare alle t rontiere le sue truppe ; e insieme col rilascia.mento dei servizi pubblici e d elle opere private, si a ssopi anche la crociata. llperta. contro la tubercolosi, a cui fu cosi lasciato libero il campo: t utte le cause di miseria fisiologica e socia.le, le preoccupazioni, gli affanni, i dolori, il :1urmenage morale e quello fisico, le agglomerazioni, che favoriscono il contAgio i ndividuale e collettivo, le epidemie concomitanti, ecc-, banno servito a preparare il terreno per lo sviluppo della tubercolosi Ora lo stato di guerra non avrebbe dovuto in nulla modificare i precetti acquisiti con l'esperienza. per quanto ha tratto alle misure preventive da applican1i per la popolazione r.ivile: ed in ogni modo si deve con'· siderare giun to ora il momento di far cessare il rilasciamento derivato dalla gaerrn nel fun1.iona.men to delle o rganizzazioni pubbliche e private che assicurR.no questa profilassi. Per i militari . m t>n tre in tempo di pace esiste un eccezionale rigore nell'allontanare dalle file dell'eseroitv i tubercolos i. in guerra, invece la caccia al tu borcoloso si può considera.re quasi interdetta, nella cons iderazione forse che anche un tubercoloso può essere buono e utile a sparare il fucile; ma senza pensa.re R.1 danno degli sputi che esso espettora. È contro ques ta tenden za errata c he bisogna reagire, tenendo presente che delle les ioni assopite e latenti possono r imanere tali inde6nitivamente nella vita ordinaria, mentre con gli stra· pazzi e i disagi della. vita in guerra possono esplodere con manifestazioni gra\"i e pericolose: la necessità quindi di ricerr.a.re esattamente i segni che permetton~ di s covare la malattia.; e di richiamare su tali considerazioni l'attenzione dei consigli di leva e dell u commission i per le rassegne. Sarebbri necessario eh!' gli ind ividui sospetti fossero, dopo un primo esame, sottoposti al controllo di speciali collegi composti di medici competenti e specializzati, tenendoli, se occorre, anche in speciali reparti di osservazione.


R1VIS1-.,A DI NEVROPA1.,0LOG rA l'. .lio vE1u. - 8u 41 un rifieHo parttoolare • patologico dell'alluce. Il renome - o della Hoonda ralang e. - ( [ ,a lli(ornw 11ie1lica . n. 2o, 18)(, ,. Il fa tto s ul tp1 11'e l'A., ,l ir igu ote la ""zione 1111\la tl ie ner vose .tell'osvudale mili tare di A lo::ssa ud ria, de,;id f'1·R at~i ran· l'aue11zio no d ei clinic i è il s•·~ueote : Se si. mett e un i11divi<l uo s:1no s11I letto, u .. l\a posizio ne pro na, colle gambe piegate ad an11:o lo retto s u lla coscia, in modo da llare all'arto infe r iore stesso, 11r<·diaute l'an gol v Jel vi.,do.: sul!:l g umba, la posi zi o1,e ,1 Z, e "e ~i pe rcu<>te, con un 11,artdle tto <l a ritles~i. il tendi u e d ' Ac hi lle, si osserva di r0;,g-o l:t un 111o vi1uento di flession<> del pi1,de: iu a ltre p:i.role .qi con,t.atl\ il r it lcsso :icl,illeo 11o r ma le. 111 al cun i i11d1vidui mala t i o fe rit i, invece l'.\. !11, potu t o p iù vc>lte os,i,r vare c he, iu 11s~e111,a J,-1 r itlesso ach illeo, la percussione del 1•.-ndin., ,l';\ c:hill e pro\·01:ava uu a tl,,,;sio11t! del la secow.hi. fal:rn g e d ,·ll'nl!uce. Col pi t... Ja que.~tll con~Lata,.ioue, eg li ha Sltulia t.,,. iusi11111c cc,ll,1 .'lttule n to: Hell i11 i, iu ijllali condizioui que~to fo1101ue uv si p re~eut,wa, utilizzandv lo s \•:triat o materiale d el comparto-neu ropatologi~o <la lu i dirntto, e so no emerse dolle .:011s ta· tazio11 i 11hl,ast1111za i nte r,·ssirn ti I.a fless,oue dellu seco n<l ,, falaog,• doll'atl11ce 110 11 s i osser v:~ 111:gli i11dt ,·idui 11o r 111ali e neppure quanJo è proseme i l r illes,o Ji;I te 11di ue J'.\ chi lle : iu ve,·,·, i soggetti d 1e prese11 ravnno 11u,·,;to t'eu o11ui110 e ra110 a trttLi <l,t 111:i lat tte ùi v.,r,e : les io ni 1uirlolh1.ri - lesioni del !., r,1d ici ,;pinali - legioni .lt!l lo sciatieo, e s i tr:,ttava pe r la maggio1· pai-te di ferit i di g uerra ed i11 parti<:o lR rt! di sold,ui r he portavano lesion i <l e! nervo sr.i .. t i,~o. La fless io ne Jel! ll I [ fala11ge ùe\l 'lllluce 11ou si osse r va t .itte le vol t., ..J,e manca i l r ,tl esso del te11di11e d' Achille: tu tt'altro l'e rò, n"i feriti d,•i 11e r vi, ;, p i1'1 frnqu ~nt., d i <JU <11lo c he no 11 si µ o., , a pe nsa re. L>o po ave re r iassunto 10 de i r.a;;i pit', di1nostrnti v i, l' A . o,:;.P.rva cl,o il fe11011 1c:110 sopra d ,•,nitto lm u 1rn certa i111 portn11za pll r i : fa l to <'!11: può i ll u11 , i11art i ,-ul lo s t ato rl c,lla cond iz irrne n e rvo/hl e d ella riflett iviti, p,·o fo11dn. I JJ fo tti , 'I 11nndo è p,·c-o il grnn de s /\ia tico cf e lla ,,o,,,,a. opp ure lo sciRtico po p I i tuo io t,• rn o, 0 011 si o~.;erva nc'.3 il ritl e,sso a cl,illoo, nè ,I r it!e,so ,lc ll11 s<1co11J a t'alan ~e <l ~ll'al luce ,\] con trar io, la pn, s,·11z11 del •·i t!t·~-o del \" J'leco11d11 fa lrrn ge parla iu favore tli una J,.sione parzial11 tlel g raud e ,..,;,.t,cu o dllllo ;;<".iatico pn p liteo estA1·n o

. P,,re >t l l'A . inutile r icorda re e h,·. n,, ll a 1·i,·erc l\ dt>l fo11011ten o ,·t,,ll'~ll u,·e, per e :it,iro e r rori, è 11tccssari,J c he la pe rc ussio11e v..11~a t'atta prec1 ..:H 111t!11Le ~ul l•!udint: <i'A c· h ille U11a t'Ccita zione j>l')t'Làta uo po' i11 al to p,,t rt: lolJP. riovinre il risultato e re nd ere pos itivo. i11 causa d ello stimolo ,l iretto riel n, ,o:-1cvlo, tlll riH,·,so i11 renl tà assente. <._!uesto per le [,·;;ioni dir,::tt e dei uerv i. N cl'1 I es1001 . . mii · I o li a.r ·,, ·1 · . . ,. I ,e · e i c ·1si ' , 1·Annm,· 1,0 è p nrn 11np .. rt a 11 L1• ,,..,. I" 1101.10111 P Uò da r c i a pro pl)~ito della loca I iz1.azion1: e <l,•l la ,•.:t,,n .:io11,• cl PI la l,0 si,rnti d <· I rll ie1olio ste~!'lo.

Fors e c i p u ò 1· -itrui· re llnch,• sul d, ·r.o rso dcdl a 111al:<1tia . •·,st:111!0. ~ ..1;v 11d ,1 1,oi 1a. com par · a c1· . . 1 q ue;to teno . " m~no, tn i11,livi<l 11 i ..J1 .. pri111 a 11 011 I, , pr.,~1·11tavx110, n n ><• oto mo di 111iglio n,111 e n to.


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RI V IST A 0 1 NF.VROPATOf.OGJA

Quare il Nigui6.:11to di q 11e8to fenomeno, si d<>mand « l' A. ? È esso l'espreRsione d'una es ager.1zione de 1111. r itietti vit à? È esso 110a propagazione d'eccitazione che ' non potendo sviluppar~i ne i seni,i nor mali, per l'iote1n1ziooe ·dl'i filetti nervosi de i mu~coli ~upe rfi cia li del polpaccio, si fa pii.I profondamente nel l ungo flessore dell'alluce? · Ciò è verosimi le, ma non ~i µuò ,dferml!re in mo-io s i,,nro. I n ogni c11.so, qualunque si11. !1L patogenesi del fen omeno, l'A. crede per il mo· mento di dovere arre~tars i al fatto, atte nde ndo che delle ricerche piu <'Omplete e p iù profonde v engan o a p;ettare uuova luct1.

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RIVISTA DI CHIRURGIA DI GUERRA Scu1.&ss1. - · D nuovo tratt.mento blologloo delle intesionl ohlrurJlobe

aoute deg li arti, con •peolale riguardo alle ferite lntette di guerra. (Bollettino della Socielh m edù·o chiru,·.?ica rii Bolo.1na, n. L8, l9 L6). L'A. osserva come in oc<:llSione del la gue rra attuale In, te rap11u t ica delle f~rite in fet te ~ia stata ogg.,ttn da pari.., dei chirurghi di g raude interessamento e coine molti 11bb11lnO impiega to r ip"tuti sfoni anch e pi ù che per il passa to per risolYere il problema della migl ior e c ura di ta li a ffezioni morbose, p roblema che si con11ette i n ti malllente <:on quello delle infezioni chirurgiche in generale: s'è con· eluso dio l'aotise p5i d eve riprendere t utti i diritti che da di vers i au ni le er11uo 11tati contestati. L'A., dopo aver8 esposte le rag ioni pe r cui non ha mai accettato cotali conclusioni, ri ferisce di essersi giovato invece e di giovargi tuttora di un t rn ttnmento ,;he con~iste nella immer~ione in un liquido a 380-39-:6 del: l'arto in fut to con venientemente aperto n el focolaio dove sono situati adatti tnhi di vetro da d re11aggio e n • l fare oscillare In. duratR del bagno fra le 8, 12, l o ore e più; i l h:ii;no poi è ri petuto con intervalli differenti tante volte quan te siiwo r ich ieste dalle cond i1.iou i del focolaio L a sol_uzione ado.pera~a òall' A. è in r.arte la. _s olu;,:ione fis iolog ica _eh~ gi~ pr:; pose per 1poderm oclis1. Solo v'è una vAr1a nte. rii un certo valore. 1ot1odot:11 fine di conferire al li4ui rlo proprietà ipertoniche e dissolutrici degli essuda ti ~ecreti da lle .~ uperti cie inf.,tte. Lll soluziono proposta è la seguente: Cloruro sodico ,. potassico . » d i calcio fuso . Jdrato di s,,dio µuris><i nw Citrnto "odico . Gluco>'io . . A cq un sturi lo .

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RIV!STA DI CHIRURGIA D1 GUERRA

A.d evitare precipitazioni egli consiglia di sciogliere i tre cloruri a parte e di fare successivamente la mescolanza con la soluzione, pure fotta a. p1<rte e a freddo, del citrato, dell'idrato e del glucosio. Con quesoo liquido l'A. i,ratica i bagni per mez:zo di apparecchi speciali molto economici che ha fatto co~truire se~oudo quattro tip i ed a seconda della parte di art;o che deve es~ere immersa e che pre~enta all'assemblea descrivendone tutte le particolarità cii applicazione. ' · L'A. ritiene che in fonm di questo m .. todo di cura ,;i ottengono successi infuiitamen te maggiori di qu;,lli c he si ott,·ngono con altri procedimenti e nell'affe rmare tale s uperiorità nota che code~ti bagni devono i loro bu<mi effetti a tre fattori: l" al grado ed alla durata della iperemia attivi\, a lla quale si assoggetta la regione malata: 2" alle modalità del dnrnaggio c he per i bagni sì is titui~ce: 9° alle az:ioni nella soluzione medi1;11mento,a, ipertonica. L'iUlportanza di tali fat tùri St,mbro. all'A. decrescere dttl primo A.I terzù, nrn tutti però cooperano insieme per ottenere il succe,so Egli spiega J., cau~e dei buoni efftltti che seguono al prolunga to conta.tto d11l liquido ave .. te proprietà. esosmotiche colle superticie infette, al d reoaggiv per,uanente istituì to con quelle inod,1 lità, alle azioni della iperemia attiva, fenomeno quei;to portllto dal bagno al mas~i,no di efficienza e per il q11nl11 si svolgono nella regicnll afl'tltra tutti quei fatti i~tnlogici ed umorali cli fogoc, tosi, di batter iolisi e di proEferaziooe, chti t<"11clon11 valida.mente al consuguimeuoo della gu11.rigioue. L'A chiama tale metodo biologico, perchè d es,o ;;i giova sopratutto di ur. mezzo 11atu1·ale pol'tato . ad un mussi mo di valorizz•1.ione; e p~r non essere frainteso di chiara che c:oo esso non c:rede che si possa ottenere la guarigione de:la totalità assoluta dei feriti col piti dalle varie specie di inf<>1,ioni chirurgiche acute degli a· ti, ma dichiara per vero che tutti i trnttflmenti t e>pfri, ><i,rologici e chimici finora UHti non pos~ono ot tenere tanto, neìla µluralit1'\ dei ca si, quanto que~ta cur a hiologh:a. L'A. tmumern da ultimo le affezioni nelle quali è indicato il metodo, quali le angio-leuciti ed i linfo-flemmoni; le infezioni mono o polibatteriche delle articolazioni; le osteomieliti oµernte degli adolescenti in quei casi in cui l'operazione ed i drenaggi comuni non ri es'lono a spegnere la flogos i; le fratture a focolaio ap rto ed infotto, e fìn11lrnente le le,io11i da congelazioue di 8°-4° grado.

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R lUNTO Nf SCIEN'rlFlCHE DEGLI UFFICIALI MEDICI I N ZONA DI GUERRA 10 . l'ette111hre - Dm&Z!ONE! DI SHIITÀ DEI. Il CORl'O D'AltMA'l'A. - 1r enente medico Giu . . ~ l:PPE P A~sJo;nA, dPll'ospe<in letto da campo n. 16. Rift1risce s u di I un caso di ferita da ~ch eggin d i gr11,nnta del polmone siois t ro i. da I u1· curato nel novembre tno- ue ll'ospcd !\le 01,~


87l-- 1111·:--roNr ~,IE!'>TIFil.,liE DEG l.l UFFICIA LI MEDICI IN ZONA Ol GU!t:RRA Riguarda]il solda to C. Antonio, del .. reggimento fanteria, proveniente da 1/.agoraf dov'em stato ferito la sera del 10 novembre 1916. Presellltnva all'emitorace sin istro due ferite dfl scheggia di granata. d i cui l'una peuetrante in tomce. Tale scheggia, dopo aver attraversato il polmone, si era sotre,·mata alla regione sottoclavicolare, da dove venne estrattR. L 'altra ferita , a decorso obliquo in fuori ed in bl\sso aveva il fondo cieco alla regio1Je d eltoide!\, da dove ve111,e as portata u11a seconda scheggia. L'infermo, ri coverato in coudi,doni g rav issime con cianosi e dispneA intensa., present,iva en6sen111. sottocutaneo diffuso al collo ed al torace, pneumotorace sin istro, con l' area car diaca tutta spJstata a destra. La temperaturl\ osri llava fra i 38°.5-39°. !JRti i sintomi nllarnrnnti a carico dell'appnrnto respiratorio e circc•lat orio, ven 11e pnnicata una prima torncentesi nel settimo s pazio intercostale, con la qual(• si e~trassero, fìuo a tolleranza del l'informo, circa oOO cm' di ~angue. Veu· nero ino i tre fat te iniezioni di eccitl\nti (olio canforato, caffe;na, fvrgcnina) di ergotina i11 gela tina ed ipodermoclisi. Una seconda torncentesi venne ripetuta la seconda voltR, est.mendo piu di 201111 c ,11·1 di sa•1gue. Dopo 48 ore insorse brivido intenso, seguito da ipertermia (40".7;. con aggra· V f<nll' n tv 11otevole di tutto i l quadro Silltoruatologico. A vendo In re plicata puntura esplorativa dato esito a pus in condizioni quasi preagoniche, il C. venne sottoposto alla pleuro-rostotom ia con resezione della 7' e s• costa. Dopo un bre,·e 1w riodo <li colla!"so il feri to si ri ebbe e !<'ini ,iò così un gradua le e pr ogressivo miglioramento. •-·<l., ;,Pg-u(:nJo l'andamento dell'alt ra ferita del torace, non pent>tru11tr. e che pur e.~"" ebbe decorso alquan to grnve, Accenna all'utilità, nella medicaziolle delle f.-rite infl'tte. d.-ll'uso della soluzione tiepi,la di ipo<·lorito di soda, ricord1wdo la formola di lJiikin ola lu i a dottata, i n ~imili casi con TÌsultati !Sem pre lusinghieri. Comuriica i11fine che il fnito in tempo relrttivamente breve ;wperò la crisi erl a di:-tRD7.a di poco più di un mE>se, in via d i guarigione, po1è essere ,:gol!l· brnto s u altro o..:pednle.

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NECROLOGIO Sul campo rlell'onore. Sot totenente m e,lico di complemento '1ARIO MAGNI del . . . rnggi inento fan teria. ,. ,. • GIOVANNI PALANDRI del . . . > • .:\spir 1111tt> merl ico FRANCESCO DOMl NICO ALBERTARIO del .... R. Fnnterin. S tudeut,e in medic inn GIOVANNI ALÌ della. R . (Jniversiti, di C11tani1t. » ,. ,. G llATTISTA DE BELLI$ » • N apoli. • " MA!!IO O. t AROLIS • ,. •

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LUCIO LUCETTI

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:-E.CIWLOGIO

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Studente in roe'.!icina GABRIELE VARESE d~lla R. univers ità d i Pl\lermo. ,. IIARIO RUFFA Modena. • " ,. ,. > DOMENJCO GIANNASI ",. ,. ,. « > CAMILLO FA88RINI ,. ,. ,. ,. PAOLANTONIO FALCO Napol i. ,. ,. ,. A80STINO PAGANONI • ,. ,. ,. FRANCESCO CARRÈ Ge nova. • ,. ,. Pis a. MARIO MANETTI • }> Il > PIETRO SOLINAS Cagliari. •

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Inviamo ancora un reverente saluto alla me11,oria del i:npitauo med ico di com• pleme.oto GILBERTO MEI GENTILUCCI, ass istente pres~o l' I s ti t uto di medicina lega.le della R. Università di Pisa., morto, vittim n della scienza, per avvelena mento, conseguenza di es pe rimenti sui gas asfi ssianti.

PER IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITARIO MILITARE ·RIOOKPEJIIIE al valore militare per la o&mpagoa 41 gaena 1916•1818,

1Co111inua;;ion, -

l'rc:li fa , cicol i p,·,c-d e11li d~l 191:, t 1916)

/)P.c,·elo l1109ote11enz ia le :10 agosto t.<il6. Mt<:DAGLIA 01 lll<OllZO.

81>. BullllNl G-iorawii, <la Pi~trasanta (l.ucca), sottotenente medi i:o complemento reggime nto fant~rin. - Rotto il preciso tiro dell'artiglieri11 nemica, con g rande s prezzo d e l pericolo, assisteva un forito grave e, nonos tante che de triti e po lverone, prodo tti dA. scoppi d i ~r11nate, i mhrnttas<iero la med icazione, resa ancor piò difficilt· da.ll'l'strema ngitazione de l p11ziente, continuA.va nella sua pietosa opera, fino a condurla a compimento. - Cave di Seh;, 18 febbrA.io l!-116. 87. CAFIKRO GiuNeppe, d,1 Suez (Egitto). tenente medico complemento reggimento fanteria. - Sotto l'infuriare di u n violento fuoco di artiglieria nemica, benchè colpito da scheggia e contuso/rimnneva. in prim1t liue... con serena. tranquillità a cui·nre i feriti. - Monte Sri Bus i, 28 ottobre l!Jl&. 88. FA~RIZl N icola, de. Capr.,rola (Ro m11), cA.pitano medico reggimt>nto fante ria. _ Direttore d e l s ervizio sanitario, orgauizzava lodevolmente. durante il comb ttimeuto, i l servizio a lui affidato; a ccorreva ovunque l'opera sua era neces• a. dllv.. bell'es empio di Abnegazione e di alto sentimento del dovere. earia e Globna, 27 ott obre 1!116.


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Pl.;R lL LlBl<O .,'ORO DEL CORPO SA~ I TABJO MI LITARE

S~J. G Al.t"V Gior!fiO, ùn Modica (Sirncu ~r.), capitaao medico reggimento fanteria. Dirige ado il Sl'l"Viz io sanitario reggimentali', compi le s ue wansioni con costante .:~lo " spl"ezzo del pericule>. l u una speciale cin;ostanza, s a puto che due utliciali cd alc ur,i m ilitari d i t ,·upi,a e rano rimas i feriti, con grande nbnegazi<>ne, benc he il terreno da percorr.,re fosse iute usamente battuto dal violento fuoco del i'artiglierin ne, n ioa, corse " prestar loro !:i. sua open1. - Ca ~ttllnuovo, ,;ettembr~· ottobre 1}!16. 90. G IA YOT'l'O Giuseppe, da Serravnlle Seri vin (.~ lessandria), aspirante ufficiale medico complemento, reggi ment o bis bersaglieri, n. 5272 l ma t r icola. - Esempio a tutti i i,ortaferiti, s i recava. ove più ferveva la lotto., fin sulla più espo1:1t.l linea di tuoeo, per pres tare la. s ua opern. umanittlrin. - Altipiano Carsico, 28 ottobre-2 novembre 1915. 91. K v R\"I.INSKr Mor.,e, da Ode,;s11 (Russ ia), 1,enenu:i medico complemento volont11rio regg1me u to art ig lieria fortezza, - Con grande calma ed ardim en to, pre · s tava in td l igentemente l 'opera sua, sotto l'uggiustato tiro di grossi e medi calibri nem ici, sia nelle lmtterie del suo gruppo. s ia, di propria iniziativa l'l"t!~So ,dtri reparti pii, a rn nza t i. - Cormons, 17-28 ott obre -7-12 no vembre 1916.

Decreto li1()f;otenenzia/e 20 agosto f!l tli. ENCO)IIO SOL ENNK.

98. .BENAzzr Pietro, dn. Milano, sottotenen te medico complemento reggimento alpini. - Durante un furioso combnttimento, che rea deva a ssai pericoloso il percon-ere lll posizione, nccorse dovunque, con sprezzo del pericolo, a pol'tare la sua opera di sanitario. - .Monte Scanitz, 12 ottobre 1915. 99. MACCIOTTA Giwieppe, da .Messina, sottotenente medico complemen to reggimento bersagl ieri. - Diresse il servizio s anitario in modo encomiabile, spin• gendos i fin s ulla liuea del fuoco per medic are i feriti, e dando prova di sprezzo del pericolo e d i abnega:1,ione. - Pre~si di Valfonda, 7-8 ottobre 1915. 100. MARC Hlì:LLI Appio, da Genova, tenente medico reggimento artiglieria caro pagna - Si r.,cava, di s ua iniziativa, pres!:io una batteria soggetu, ad intenso ed aggius tato fu<ico d i art ig lierie ne miche, per medica.re un fe1·ito g rave - Za V11rzeli noru, 2S ottobre lHlo. 101. ::i F.~ZL Gastone, da Firenze, tenente wed 1co Cro~e R ossa reggimento fanteria. - Incaricato de l servizio sanitario del batta glio!1e, durante un combattimento, adempiva co n lodevole ze lo, il suo dove re. Benché avesse avuto l'ordine di ritirar:li ins ieme con lu truppa, ritornava sul cam po di battaglia il mattino suc• ce~sivo, e, co»diuvato da pochi portaferiti, riuniva parecchi feriti che il giorno precedente non era stato po,sibile raccogliere e li trasportava alla s1>zione di s anità . - Vallo di Sexten, 6 settembre 19 H>. 1(12. S TROPPA Fermccio, d R Codog110 (.M1la110) sottote11ento medico complemento reggimento fanteria. - Sotto il fuoco di artiglieria nemica, curav a amorevolmente e con serena calma numer osi feriti delle due compagnie cui era addetto, portandos i, con prontezza ed ardimen to, da un punto all'altro del ter reno .occupato da i due reparti. - Malga Coston, 7 otto bre 1915. (Continua). li r>i r e t.t.ore CLAUDIO s~·oRZA, t ene nte geuerale medico , U SO) -

lloma, IVH -

Tip. E. v.,, 11 .., a.

Il R e d a.t.t.o re d.ll'rlIRO CASAR1N1, maggiore medico LOIGI

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S,t.1Jlllll. - Le lesioni traumatiche dei centri nervoai. Memoria onorata del pr:emi.> Riberi. - Roma, 1900. Un volwue di pag. 320, prezzo ridotto . L. 3 10 8toBu e Gicn:uasu.,. - La malaria in Italia. Opera onorata del 1° premio al 000001'10 Riberi. Un volume con 7 grandi tavole cromolitograftohe. Roma. 1886, prezzo ridotto. ,. I TouLUlfl. - · Delle malattie più frequentemente simulate o provocate dagli ioloritti. - Roma, 1875 . • I 150 Cui.un. - Guida del medico militare per le eeeroita:r.ioni pratiche eul eervido lllnitario in campagna • I 60 li. B. - Per l'aoqulsto delle opere aopral11dlaate Inviare commi11lon1 e vagile I Alornale di medicina mllltare, Piazza Cavour, 17, Roma.

all aw., lnistru1c11

.4.U,•e p1ibbUcazioni mecltco-militm•,: llàJno.t.-llIDu. prof, At.aERTO, · capitano medico, libero docente di olinioa oculiet,ica nella R. Università di :Napoli. - Le simulazioni in rappor to alla vieta e relativi metodi d'indagine. U n volume di circa 200 pagine con i1111etrazioni. (Vendibile presso l'.'\.. a Napoli-Vornero, via Scarlatti n. 110). . . L. 6 rna.t.Jll L1tLLI FB.t..ll01tsco, maggiore medico. - Manuale di bromatologia pei medici militari. - Firenze, 1906. Un voi. in 16° di pag. 484. (Vendibile preeeo l'Autore in Firenze, Scuola d'applice.zione di Banità militare) , . • . . 6 Tm.&r.u prof. Euo, magg. medico. - Ferite da arma da fuoco portatili. Tesi di libera docen:r.a. Un volume di pag. 670 con 17 tavole. - Modena, 1915. (Vendibile preeao l'AutoNJ, Scuola militare) . • • 15 8nrou prof. AuoNBo, magg. med., lib. docent.e di patolog speciale chirurgica nella R. Università di Piea. ·- Contributo allo studio del rinofima e ricerche istologiche 11ui t.rapianti di cute secondo Wolfe (con 18 tavole). - Livorno 1911, Officine grafiche Chlappini. (Vendibile presso l'Autore, Ospedale militare di Livorno). . . . . 1 tl J,UIDOLO COSTANTINO, generale medico. - Oftalmoecopia ed ottica oculi.etica. Mannaie teorico-pratico. Un voi. in 8° con 82 figure e 12 tavole. - Napoli, Stabilimento tipografico Ferrante, 1905. (Vendibile presso l'.'\utore, Roma, via Principe Amedeo, 47) 8 M.t.NOIAFTI Ezio, generale medico Lo sgombero acqueo dei feriti nella valle del Po (1880, 1898, 1900). Testo e progetto oon illustrazioni, premiati con diploma d'onore ali' Esposizione internazionale di Milano 1906. (Vendibile presso l'Autore, Roma) . . . . . 1 " h>. ID, - Esercito e tubercolosi. (Notizie. - Profilassi attuale. - Età della chiamata. - Ferma biennale. - Abbassamento della statura). R elazione al Congresso nazionale d'igiene 1906 Milaao. (Id. id. id.) . • 2 8.t.BELLICO URBANO, capitano medico. Fa11Ciature ed apparecchi, fratture " lu1188Zioni. - Firenze, tip. Barbèra . . . 1 'l'liBTJ prof. FRANOESCO, colonnello medico. - Ricordi di microbiologia pura ed applicata. - Un voi. in 16° d i pag. 408. Firenze, 1906. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'appliCl\zione di sanità militare, Firenzeì. . • 6 ID. m. - r..,. mfllattie infettive diffusibili più frequenti nel soldato italiano. Nozioni di epidemiologia militare. Un voi. in 8° grande di pog. 298. - Firenze, 1907. (Vendibile presso l'Autore, scuola d'applicazione di sanità militare, Firenze). • 7 In. 10. - Le grandi epidtJmie esotiche. Colera, peet.e e febbre gialla, - Milano, Ulrico Hoepli editore, (Manuali Hoepli) . • 2 Dr FALCO Am>REA, tenente colonnello medico. - Patogenesi unica delle malattie vascolari, secretive e nodulari degli occhi e degli organi vicini. Un vol. in 8° di pag. 240 con 8 tavole fuori testo. - Napoli, Società commerciale libraria, 1905 . 1 8 B.t.11TUcCI prof. STEFANO, colon. medico, libero docente di oftalmologia e di clinica oculistica nella Regia Università di Torino. Studio scientifico pratico eui traumatiemi oculari. Voi. di 242 pagine con 16 tavole contenenti 63 microfotografie e oon prefazione del professor C. REYMONO, direttore della Regia clinica oculi.etica di Torino. - Roma, Enrico Voghera 1900. (Vendibile presao la tipografia Enrico Voghera, via Po 3, Roma) . • " lùv.t.LTA RAl'll'AltLE, m agg. medico. - Malattie professionali ed infortuni del lavoro nella vita civile e nella vita militare, Rocca $. Casciano 1908. (Vendibile preMO l'autore, ospedale militare Bologna) 1 5 0.t.U.LI Purrao, maggiore medico. - La chirurgia conservatrice nei suoi rapporti oon la traumatologia e la legge concernente gli infortuni eul lavoro. Trat~to di eeegesi clinica in rapporto alla Propedeutica chirurgica generale e alla :epllU'ione eociale italiana. - Roma, 1901, Società editrice Dante Alighieri. (Vendibile prMSo l'autore, via XX Settembre 89 p. 1°, Roma) • • I -


GIORNALE DI

MEDICINA NII LITARE Dlreslone ed A.mmlnlstrufone: Plana CaTour, t i · Ronia

CONDIZIONI DI ABBONAMENTO. t• Il Uio,.nale di medicina milìuir e 5'i pubblica l'ult im o gior no di cieecu meee in fa scicoli di 6 logli di slampa. 2- L 'à bbona m e nlo è annuo e d t::corr e da l 1• gennaio . a- Il prezzo d e ll'abbo nam e n to è: P e r l' Ital ia e la Co lonia E ritrea . • Per l' Estero . . }. in llalia • , E t U n fasc1colo s eparalo c osta · a11 • s e ro Il !>uppletnPnlo ~onle11en.l~ l'.4 n nuarìo S in _llalia · da{ cor1,o sanitario mi/,tare costa • l ali Estero .

L . 12,> I S,> 1 ,25 > 1,5 0 > 2,50 > 2,0:-5

4° L'a ~bonam ..illlO 11011 disdetto pr ima del 1' dice111bre s'inten de rumovato

per l'an no ~ucce5<sivo. 5° l siirnori a Lhona li militari in effetlivilà di ser vizio po s so n o pa gare l'im· po r to de ll' Abbonarnt>nto pP1· mezzo dei l'1spe tl1vi co nrnnd ao ti di corpo (anche a rate m ensili). 1;0 P e1· i !->Oli 1i1Tki11li 1110J1 c i (d t>)l'E~er l'ito e de ll» Marina) è ammesso un 11bhounm colo ~1111111lat h o al Giorn o/e <11 medicina m ,litare ed ag li .Annali di medicina navale e co1oniale a l p1·e zzo di L. 18 a nn ue . P er o tte ner e tale abbo· namP. nlo ~li abbon11ti de l g io r nal e d i m edicina militare de vono far per ven ire d ire1ta111e111e L. li. a ll'amminis tr azio ne degli Ann a li (presso il m inist er o della Merirrn) 7° Ai libr ai s i fa lo s co n to del 10 •1o, m a soltan to pe r ~li a bbona m enti delle pPr:;:011e ~ degli en ti non m i!rtar1, che non pos~ono fr u ir e de lla facilitazione di c ui al n. 5 o 6. 8° Le spe~e p e r ![li esll'Olti e q u elle p e r le tavole litograflc he , fotografi• c he, ecc., c11e a ccompagnassero le m e mo r ie, son o a carico deizli a u tor i. 9° Gli a ulori Jelle m emorie pol r e 11 110 ave roe ~li es1ro1li fa cendone r id 1ieste 1,W allo ri P-ll'in v io dl!l le b ozze corr ette. Gli estr a tt i !'Ono d i d ue tipi: T ir o A . - Con copertina i11 bia n co, senz a fr o n te spizio, e colla Impagina· tura e numerazio ne d e l fa scicolo . T IP O B. - Coo copertina !c'tampa ta, frontespiz io, impa~ina tura e numera· z ione spec iale . Il p r ezzo é r eizolalo d nll n ~PJ:'.11P.nte tariffa:

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Gl i esl ra/1 1 m in,,r i ili un fni?lio si cnnt11110 co m e fo glio inte r o per le ordi• 0 11ziN1i dt 10ù esl ralli o me 110. P e r qu ell i che s uper1rno u n foicito. le frai1ou i in piu , che non superano il m ezzo foj,'tlio. si conta no come rn1·1a. pur chA per ò l'ordinnione non sia int.r io re a ;..o copre . P otranno aversi e~lrall i 1n cArla e fo rmato d iversi, prnil accordi nali tre gli Autor i e la T ipojlrafla 10" I m fl lll)SCr.iU1 110 11 - r t>.~lll11iscon o .

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il !J

Pubblicaa:tone met'8t~

G[ORNALE DI

MEDICINA MI.LITARE Pubblicato dall ' Ispettorato di Sanità militare G ìornale d• medicina militare: 1861·1884

G lo,n• I• (medico de l Regio Eactrcito • d e lla Regia Marina: 188&· 1806 Gi ornale medico del Regio

E aercllo ~ 18Q6.1007

A.NNO LXIV -

H)]6

31 DICEMBRE

FASCICOLO

XII

SOMMARIO OR I C. I ~ ~ I . I .

11 1 : 11 O Il I • :

Lu stlg. - S u i meto ti per sa1?gl,11c !"al ·1v1 ta <ki Yarc111 i ( ,n t•tiflri. antico Jcric1) • Pag. 881 Gradenlgo. - Mala1tic 01 e 11'01e cliiu, n.,,o, fari nge e la, h o(è nei m ,Jlt,rn • . 888 Lerda. - S ull~ cura ,!clic !ratt111 e <li ~ucrra rle;h r11L1 . 901 saggio. - ,( l cune co:isi ,cra1.1011i su i llem moui della coici• cn;,sec~ ti,·i ·a re.:,ll' à·ar ,r'ia da ' ~,o . ,. oco . • ' • • . . . . . ' • Sanglor111. -· Dis•entcr rn l1,1r1ila1~ M• ',•111 h 1 n ~I T re·,ii:I ,nu 915 Colomblno. - ~La Ci$ I0 1to1111., 111'11,· 1t·, 11<: ,:cl mi,!11llu • 9 1!> CAi'-lllSTlt:A Cl.l:\ICA. !H3 Fun • loll. - · 1 vn ,i tipi cr.,nlo·f,1 iali e le' ,tirrere1ozr <11 re,is1cnz1 1>skhic,1 in g ueor., c,ufllnl. - Cont ibuto 1'1111 cu :ilh• ·t·• 11,, dcli~ co·,tr,,1tu1c ,,terichc gcuo>ra li. . 9SO :XOTE T KllAl'WTIClt t<'. . Franceschtnl - Contril,ulù alla cura n,p,da ,ll'lla ,c,hbia. 9Ji a11r1.,·r .,

0 1 4;u tn i1'~1, 1 1·r~1. 1,1i1' 1 , ,: n

• :8r1,;n 1.

(\". r l 11dice n ell' intn·110 della c11pe,·ll11a)

..

-:,·:--

D IREZIONE ED AMM !NISTHA Z I ONE

R OM A -

P i azza Cav o ur, N. 17 -

ROM A

Per le Inserzioni di pubblicità rivolger si ùlr•cl t :une nte all'Ufficio delegefo a tare aervlzlo - Romz, V!a Con~o!ti, n. 91 - Te1efono 1106.


INDICE DELLA RIVISTA DI GIORNàLI ITALIANI ED ESTERI

RIVISTA MV.Olt:A. Corlu. - La rel,hre uroidd llrl eornhattcnte . Ne Nee, Rensh1w e Bruni. - La fclihre dellP trinre,. •

ICeatan. Descoaps, Sauvage. -

IIIVISTA Ili l'ill.VROPATOI.OGIA. I nlsturhl ,i.-Jr~quilllirin ncll,, commozioni rrank hc

9'3

fllVl5TA Ili CHIRURGIA DI Gll t. Rll A.

!De Paoli. - Co nt ri'111t " :,Ilo sturlln dr llo ferite del t.,rac,· e,.,, IC'•it•ne 11olm,m1r,, RIVt SrA O'IGIE.-. E r. E~EltHY. f. DATIERIOLQGL,. Y11lsaw1. - I.a va,·cina1.i1111~ nnllt irlr a 11d l'.1r m .ra i;:1,q10,mc,r • Pozzatc. - n,,1 me,.z, ,11 •li· lrnti,,111· ctl'i 1•,·•lìcol , 11..t la lo lla co n tro li tifo petecchiale

917 948

IH\'ISr.1 lii m :11r.1l'i, u :r." E.

S1rgent. -

La tul u•rcu)u.ii noi ~•,hla1 1 io SP~uifo a tr,1t11na. t1, 1111 d•,J i.1racu

918

Hll'l:-T \ l >I OTO·Rlì\\1- 1.MIIN(ìOIATIII.\. Graden lgo. -

Es:1gcrazinnc e , mul·,1.un,e dd h ;nr<111,, ch'i rnrlila ri .

950

ll( Ul'ilU:'l( SCIE'.\'TIFIC:1 e 01,:,.1.1 l'FFICl.\1.•1 m lllCI 1:- 7.0:'>A lt l 1;n:1111A

051

.l'iJ,;CRUI.\ GIU. l'ER IL LI IIRCJ ll'UBO liEI. Cl1IIPU ~A:'-ll'All lO )111.ITA n~; . )IUVIM E1'TJ AVVE1'111'1 :--EL C..:Ulll'U SA l'ilTAIIIU E :-- E l. l'l!II SUi'-A LI': FA R~J\CEUTICt, l !'ìlllCE G!<. '.\'EllAL!-: IIEl, I. ~: M,I TEII IE PEii l.'Al'i:">U t ~u ;

957 958

96! ~6.1

Pubblicazioni vendibili presso I' Amministraz. del 11 Giornale di medicina militare" ,. , , ., ..,., e_· ~,·,. 1_·11 , t". ' '

ti-nen te f(on..ru le medico. - Sull'azione d ogli stt u ali fuci li da guerra e epecia.Jrnonte dol fllcilo it nlisno di picco lo c,.Jibro, in confronto con q 11E>llo di morlio calib ro. IStucl i sperimentali, co n 15 tsv. d i fotoir,aflo e radiogr1\ffo riprodot te in fototipr;;rafia.). -Homa., 1\103. \ Ve mlibi.lo probSO la Tip Vop;hera ) L . 4 I P. rn. - Le operazioni pi ìl frequenti nl'IIB chiruri;:ia d i guerra, c on 112 tìgure interca la te noi testo. - Firenze, 18ll8. ( Vondiliilo proeso la L it,. Uorni, rdo Scober, F irenze) • . , 8 A nlropome.lNO m ilitare. - Rim,ltati ottt>nuti dnllo &-pnglio J.,i fop:li eanit nri d d le ola..ssi 1859- 1803 ; duo v olumi io 4° con atlnnte: Voi. 1 (Dati antropologici ed etnologici) con Atlcmto doUn googra1ia 80 . , ropologica doll' H11li11. - !tomi\, 18(/1) • 18 Voi. II (Duti domogrnfici e biologici). - R omn, UI05 . • • O 1;3.u wrno e .:ironzA.. - <.:ompondio ,ii clururµ,ia. di p;uerrn cornpiJ11to @ulle. Rtor ia 10..xli1.'t.1,chirurg 1ca Jolla. guerra di 1:1sco11t11011e d' Amc,rica. - Roruo, l~88. , v olu111i, pr~zo rid <iltCJ . , 5 50 A&!lNARDO e BnEZZl . Lo l!~nruh,.ro dN(h n mn,,lnti e f,·riti in 1,(1.lerra. ~ ... mor ia premiato al concorso Hihl'ri . Gn voluroo J i pag. l!70 con mnlte figure e t e.vole graodu,. RomR. l\JU5 • a 110 CAB.lnINI. La fat ica nellR vit a milit ,.ro. Momoria promiRtB nel con <'oreo R iberi 1904- l!l06. U n v olume d i po.g. 3:10 con figuro. - Roma, 1008 , » Il lo. Lo m a lnttio e gl i infortuni n olla vi tn militf\re. Memoria premia ta ,.1 concorso Riberi 10115- UJOO. un volum!' di p11g. 402 con tavole grati,.;ho o s tati, s \iche. - Roma, I 008 • 8 0u B A1"1. FspnR1z1one somml\rio dPll'or,linR10N1to e funzion omen td dol 81:lr · vizio e,rnit11riv iu cnmpnann p rcR•O 1\•~crcito itnlilmo. RnmR, I Ulltl • I 60 Ds l'1t8AHF:. - ::C,tuclio 1mlle 11,rdin<Jt.mit1 ( me<l1RBtlr11ti suppur 11t1vo, e.aces..qo mo· di'\St;nicl'). - Roma, HI0(1. l.n v oi. n, poi.:. 144 . , 'l BY R! I.. OnomPt•>lugin enntomiCA. Sturin o <r1tiul\ J,.J n,,,,lerno lin1C11r.11i.:io anaw,uico. 'l'r1«lu11.)ne hl>f'ra italiana dei cb~tori C. l'RETTl a O. S.-011z,1,.. lwnu,, 1884. (h:di?.JOne rnrs) tJ l:u BRIAOO PI ETRO,

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MEMO R I E

OR I G J NA L I

Sui metoòi per saggiare l'attività òei vaccini

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[antitifici, anticolerici)

v~ .

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"~th del scuatorc prof.

NO'r ~~;~nCA

Alessandro Lus.t lg, t e11ente colo11 11<·llo rned ic:o

'- ' La prat!ca della vaccinazione auti tif:i.ca, flntipar1\.tificti, aati1;o)c. rica è ormai entrata. largam~n te nella p ratica, soprattutto della m e· dicin a. preven tiva m ilitare ; e si può dire che il numero dei soggetti vaccinati nei vari eserciti ascenda oggi ad uua 11 lta percentuale, se non a.llR. quasi totalità degli uomini d i truppa. Ormai posserlia.mo dun qne una esperienza. abbastc~nza larga di <Jtrnst.o procedimento profilattico ; e numerosissimi dati statistici, raccolti con ogn i rigore di metodo, in vari tempi e in varie nazioni, permettono di concludere in moùo decisivo sull'efficacia delle prat.iche vaccinali per la. difesa degli eser citi cont1·0 le in.fezio11i intestina li di t i po tifoideo e contro il col era. È a ppunto sulla ba,-e dell e st.atisticlw intérnazioua li (unici argomenti che valgono n e lla pratiea :;n,nitari11,) cli<:" possiamo affermare essere il periodo di prO\'ll. delle vaccinazioni antitifi~he e un t.i co lerich e ormai sorpassato: ogni ult.eriore indagin e in qnesto. en so non varrà che a conferm are nn risul tato. d i cn i ~ia si9:mo sicuri. Come è noto, i vaccini che s~ usano contro il t ifo, il paratifo e il co_le ra, sono semplici sÒspensioni di bacter i, uccisi, in sol uzione fisiologica. Questo è i l concetto fond a.mentale per la prep,irazione di tali mezzi profi lattici, ma variano nelle particolarità di tecnica e speeialmente è 11iverso, secondo i diversi ricercatm·i, il modo di uccider e i b acteri. É facile co mpren dere in 0gui modo che le mantrn.lità di _p reparazione dei vaccini siRno state g randemente modi fica te nel passaggio di ques to metodo d' immunizzazione dall'espe rimento i.n p iccolo, al tra ttamen to di grandi masse d ' uomini. Altra cosa è preparnre pochi :;7 _

Ui o r n alt a, mecJ,c,na mili/an -

Fase. Xli.


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P E R S \ J;G I ARE

l.' AT r1 vr·1·i nr,;1 VAL'OlNJ , E(X' ,

cen Limetri cul ,iGi di emulsione lJaL;teric:a per nsa r la in quald1e ri cer ca, a ltri\ cosa faubriGar11e m ig lia.iii di li t ri. ln t_tll te le na zioni le autorità sanit arie militari e civil i banno ~Labi l ito norme preui.,;e per f'abb rieare i ,aecini, secoH<lo un uuico t ip o, e poi i I com pi t,o d i questa preparazio ne si è r ipartito t ra li\ bo-, ratori di :-sutto. isLit.nti scientifici, ca~e industr i.il i. Di ogni var.cino g iu ng:0110 idJ' Esercito pron·iste d lvise per ltl(Jgo e per tempo d i fab· bri cazioue, ed. è n ecessa rio essere sicur i uhe ogn i partita di vaccino sia perl'èt.~.uneut.e adat Li\ allo scopo p rofilatLiuo a cni è destina.ta. Ora G0111tl pu,'i d i c iò ga.rauti rs i l'autor ità san it aria '? come puù

prati(·arsi il cuutro llu de l1' 11tticitit d' un vacci no? I mNudi staLisLiGi elio GOnclncon o e.rl nn ris ultato iuconfutabile, nou s1 possono in questo ca,,o appliuar e,. e ne sono p arecchie le ragioni.

(; 11ecess1trio quind i rieor re re a metod i :-per i mental i di retti ed iudiret.ti, e ,ml ,·alore d i lJUesti met od i dobbia mo a p p un t o ora. fer· m arni. T re p1111ti si devono in questo n guar do con siderare: l 'ontr ollo clell'inuueuit.°l d'un vaccino. C011Lro l lo d t:ll ' eJlicauia i111mn11 izza nte d' u n vaccin o. C on t r ollo della co!:son ·Rzio11e del valo re im ruuuiz z a n te di un vacc ino dopo un cer to tempo da c h e,~ stai.o prepar a to. I. L11 halia il pr imo 1·011trollo è sempre r iguro:;amen te ~segn1to d a i b1bor aturi del la sa11 i tit pubbl ica . Ri pro \'a ,;e u11 vaceino è sterile 1Dl·d ia11te i11surne11zalll0nto jn terre ui sol idi e liquid i, eon metodi aorolii e a11aernbi, e osser vaz ione prolungara per o 4 giorni delle c u lture : si 1,ro rn inolt re Sl~ è privo c.l'o~ni to ·s1ci tit mediaute inocu· la zio1 1e agli a11irnali (]). l i. LI sccoudo co11 t rollo, che è sen za. dubbio i l pi ù im port.ante. a.bituA.linvn Le JJt' l' ragion i ovvie non si p ra t ica, e lo S tato p r esupp on e elhenc:e uu ,·uGutno pte1i:1rato con le nornH~ g·iìL st,ab ili te. Ma non dobuiamo nnsc:onderGi d10 ]11, capacitiL immuniz;,:1rn te di un vaccino 0 u n a prol'rieL'L 11~sai delic;1ta e t:be li evi mod i fi cav.ioui di tCGIIÌl'a, camhi:imeuti d e l terren o d i cu lt ura, e -i n g enere del le condizioni d i vita d ei b.ideri, d ifferenze negli ,-tipiti u sa t i (si do· vrel,bero ~ceglien· sempre p(•r la p r eparazion e d e i vaccini sti p i t i ricava ti d i re<.:en te dal m a.lato e sehiziona.ti nei riguardi del loro potert' a.ntigenP). possono prod urre d iver sità 11011 ,i11d 1fft' r0n ti sulla pffica eia r eo le dc I ,·A.1T iuo.

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( I) Gmn c,. - llol/ett. R .. t c,·od. m •d. di Roma . ,m oo XLII, f1tse. III, I,Y, lii i& ~ n~iglia l'i niM ion e di un cine. nal peritoneo d i ua a 11.via di 300 i r ,


,;ur. :I.I ETO DI PER ,;.~GG IA !ll~ L1 ATT[VlTA D IU VACL' I~I ,,:cc.

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Sui procediwenti c he si possono u ~are per questo controllo credo opportuno esporre quan to segne : a ) 1.'itolazione del c1Jnte11uto ·i n v e1·mi. - T a le v P-riAca donebhe es;;ere. sempre fatta., p oiehè uon vi è dubbio che deve p ur s ussist ere una cer t a r ela z ione tra la q n a u ti tà di antigeni in trodotti in un organismo e l a, validità d e llo stato i mmunitario, c h e per e ssi si p r oduce. D'a.ltra parte lo Stt1>te, ' rescrive c he u n ce ntimetro cubi co di vacciuo debba conte nere una d11va quan t ità cli germ i . Così si sa che, secondo le n o nne vigenti, il v1wci110 antit ifopa rntifico .s i fa con cir ca. ~00 milioni di ba c illi del t ifo e 400 milioni ri i biwilli d e l para.tifo B pe r eme. ; e quello antico lerico con ~ mil iard i di ' v i brioni per eme . La titoluzùme si eseguisce appnn to con vari m e todi, che bre,-ernente sono i seg u e nti: 1° conteggio diretto co l 'rhonrn Zeiss o altro apJJaret:ciiio cou simile (l) ; 2° mescoiando il vaccino con una emulsione già ti w lata. di emazie eppoi ca lcola11do la quantità di. germi dal rapporto fra numero d i germi ed ema ,de ( lVi·ight) ; 3° coi così detti oz)(ici1,1etri, che sono apl'arecchi (;he servo n o a d eterminare l'opac ità o il grado d i Lor bidit.à di nmt emulsione bacterica e q u in d i in v ia ind iretta con esatle:tz::t 11 0 0 asso luta , mn s u flìcien te pe r la pratica, si ha un' idea del coJttennto in gHrn i. I l compianto d o ttor P01·celli Tifone aven\ i mmagi 11ato nn opacim etro comodo e sempli ce, cllL' si basa sul prin u ipio cli gnardare attraverso a<l u n dato spessor e costante d i emnlsi one b,1ctcrica una tavola su c ui souo incise tante linee parallele, la t:ni J ist,mztt reciproca Ya r iducendosi i n' u na d ire zi one: dal punto fino a cui l'o pacità d e llo s tmto cli e mulsione permette d i distingu e re le linee c"me dist inte si g iudil'a cleJla d e n sità della emuls ione. -.\. uche i 1 ( ,11.~in l1a. idt'.,1,to nn com odo e d e legante vaccinr,.~copìn. come tlgli lo ch1tuna {~ ), che si basa su lla r esisteuza c h e, coeferi8 po· 1•ilJ1t.~, o ffro no i vaccini di vari o titolo alla visi on e di segni gr:1tic i. incisi f' U congrui di.l frammi : « Ou mpiona ndo quesf-,a r esisten za una volta per :.;;e mpre coll' uso di emu ls ion i rigor osamente cognitP, si v iene a p o sse d e r e il criterio per il d osaggio d i quelle in,·ognit,~; tt,tto viene a riso lve r s i io nn ca.lcolo del lo s trato vacuini co occo r rente per abolire u n rt e te rminato fen omeno ottico; . X o t erernn che •1 11e,;ti rn et.nr1i (')pacimetrici sono i so,Ji a<lot,tabi li ?er i n\eci ni fatti da quald1e tE:- rnp0, in t:ni i g e rmi sono andati IU<:ou t r o 1:1. fotti d i ,·lisfa1:i111ento. e 11 011 so no faci lmente 11nm er11bili dir€-tta,me11 t e col me1 0.lo d ,1ss1co d i W1·i{Jltt, col 'l' ho roa Z:eiss, ecc. ; Cl ) V . P o 1tm:u, 1 T LTONE. - Riforma m i d,ca, U115 , n . 4 2. , ( 2 ) Bo}leu, R . A.ccad med. <li Roma, Vo i. XLTI, faso. I.li , I\", 1916.


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sn ~11!:TOD I l' ER 1-AOGIARE J. 1 ,\TTf\. lTÀ DEI v,1 cn~ l E('(' ,

anc:he gli opal'Ìll1l·tri però, per questi va.ccìni un p<•' vecchi, possono dare risultati me no e,;atti, in sµecie se l 'opacimetro ·o il vaccinoscopio fu g raduato con emnlsioui fresche . l)) J?icei·ca cleyli antigeni 11el raccino, in 'titro, ·m ediante sieri .,·pe· ci/ici rul alto titolo. - Questo metodo e ~t.i.to proposto da qualche autore ::.traniero. E~so n on ha cnf-.o un v,dore provativo assoluto, ma in ogni modo non don-elJbe essere tra.::.cnrnto. Se gli. auiìgeui (a~glutinogen i, precipitogeni, ecc.) nel vaL·cÌno !<0110· ht:m conservar.i , il vac· cino doYrebl,e e:sere a 6 ;luti11at0 o µ re<;i pitalo da UH ,.:i ero immune ad alto titolo. Anche la ricerc,t della fissar.i one del complem ento può avere grande valore per gara.mirci che parte a lmeno degli antigeni bacterici (il ch e Ynol dire poi del protoplasma bacterico) è iun lterato nPl vaccino e· che uu a efìica<:.ia immnniz::r.ante è eia aspettarsi. Il r eperto neg~ltivo avrebuo meno valore; poichè, sia l'az ione di temperature ele\"atr per l'ucci,;tone dei bncreri, sia l'iLggiu11ta rii anti settici, ecc. , potrebbPro negli ,111t.igen i baeterici aver distrutto i gruppi portatori della coagulabilità o agglutinabilità, ed e:::sere inYece restati i g ruppi .fis,;atori; in modo 1,;he i ge r m i del vaccino pofrebbero essere paragonabili ai gel'mi scaldati a li.-,0 o ai germi t,rattati con a<.;idi, i Llntdi secondo le orlllai liOte ricer <;lte di Eisenbe1·g e l'olk e d i Was· sermann fissano in - vitro le agglutinine, ma non so11c agglutinabili . Ora i germi in tali coud i½ion i potrebbero essere sempre atti a produrre anticorpi in ·1;il:o, perc bè appunto g li irnt.igeni. loro conser· vano i grnp!Ji fissatori, ed i gruppi fissatori ba-~tano, almeno fino ad un certo punto, per pro\·ocare la produ;,;ione di bacteriolisine. Queste r icerche sul l'esisteu7.,t d'antig11ui nel Yaccino possono essere S•)Yra tntto raccomandate, quando con rapidit.:'t si debba enunciare 1111 giud izio sulle proµr ie til, imm1mizzanr.i di uu dat o vaccino, ma, ri petiamo, e,;~e non po,;sono a,..ere un valore deciso ed assoluto. c) l'1·ova. llel raccino in viro, quale yenern.tore d'a,q,q latinine e tli /1,<cl(')'iolisine. - La ricerca degli anticorpi, p rodottisi in un animale trattato con dato vaccino, è un mezzo sicuro per giudic.mro del valore immunizzante del vaeci no ~tesso. La ricerca delle agglutinine è più fa. ci le, ma assai m eno proba ti va, perchè ogni giorno più si ottengono risultati che t e nclnuo a farci concl1Udern per una indipendenza coro · pleta tra anticoi·pi agglutinanti e ..;;taLo immunitario. Ma n essuno può ormai p :tì. negare, che, a lmeno per ce rte in fezioni (tra le quali app unto si anno\'era.uo il tifo , il paratifo e i l colera), lo stato di im· muuità è strettame nte l egato a.I potere bactericida dbl sangue. Anche il metodo del la deYiazione del complemento può essere utilizzato per


SU I Mr.TODI l'ER i'-AGG IAR B: r}A'I"rI VITÀ DEI VA ('('INl E('(',

~½Fi

stabilire se l'an imale trattato con un d ,ito vaccino ha raggiu nto u ua sufficiente immunità . Queste r icerche'.vanno fatte, porchè s1a110 veramente conclus ive ,· con uu indirizzo q ua ntitatirn e m eg lio anzi confrontandole se mpre con ricerc he d i contr ollo fatl'e col siero d'anima.li trattati co n un ,acci no sicuro (em uls ione bacterica preparata <li fresco con stipiti dotA.ti di alto potere an t ige11e). E sse hanno il solo svantaggio di ricLieclere un considerevole las~o d i tem po per la preparazione d egli f~ni nrn.li . L' an ima.le c he con maggiori vantaggi si usa è il conig l io. .'\. 'luesto si inietta 11 v.~ccino i11 pr ova o sottocut,e o ne lla veua . L'iniezione ,;ottocntanea ravvicina p iù l'esper imento a lla mod,d ità usata n e ll'a pp licazione uurnna. L' inie:6ione e ndo veuo;;a sembr a cagiouare una. più rapida produzione di certi auticorpi, meutre p er a l tri ill\·ece l ' iu iPzio11e sot.tocn tanea è anche pi1'.1 favorevole alla f,d.1bricaziuue degli an ticoi-pi fl ). Ave]l(lo tempo e materia le a ùi,;posizioue, pot,rà inocu lar s i un g rnppo di aninrnli . per nu,t via e nn nl~ro per l'altra : a vendo in 1·eca m ol1,a fretta, ]1L \·ia e11dovenosa potrà fu r,,e coud urei piì.t p resto allo scopo. · L e iniP;1,ion i ,an no ri petnte due volt.e o mP~lio. tre, a disttinza di 6-7 g iorni l'una dall'l'llt.ra. Dopo.'-\ giorni, 111111 meno, drdl'n lt irna iniezion e, s i sagQ.ia il C'ontennto in anticorpi de l siero. L e rieen:he d i a~glu 1,inazione si fauno col soliLo lll etod0. G-enemlment.e un buon nu~ciuo, dopo nn pa ir, di iuiezioni suttocut:einee (1 2 e,·ut imet,ri c:nbi) nel ccmi~lio, r P1lt.le il siero d1 q uesto fortemPnre 11~~lL1(in.1nt,e, tino ad 1: ~>UU, e t.alorn. cl i più . I n. ca.;;o cli urgenr.a. andie 1111a sol1:1, i11it-z io11e, ;;~gui ta 8 giorni dopu <la un S!Llasso e da 'p-:,ime del siero (a.gglnr.i nazion01, potr;L giìL rlnn• uu'irlea ( lel gro.do d i con:;ervazionP degli a.ntigeni in n11 vaccino, per. chè già d()pO un'inieziot1e cli nu'em ,il,:io11e baeierica UL:t:i:S,L cli fr{':;co l l Cf'nt1rn etro cu bo) il ,;iero df,J (:ou i:.;lio 1110 ,;tra. n11 co11t1,l!nto d i aggln ti uin e nc:ttameu te f<llJH"riore a l nornrnk. . L 11. detenni11·, zio,1e ,le l potere h,wter icida del :siero ,1 .. 1 coniglio con i l va cc ino in esiime ,,i fa con i :<oliti. 1110.to<li della 1,al'toricidia con lt> piastre e coj fe11r>rne110 cli-I Pt't>i fft'r. ) ,. n L:be in q lll'~to r igmrnìo cou un bno u vaL:c ino ,;i deve otLet1ere n1.pid1~111et1ta n11 sier b clc,titt,o di potere bactori,:i,l a, alle diinizio11i di 1 sn \WO, 1 su iiOO. . d ) Pr,,ra <le/. l'accino in viro .w' ropa,·e tli ,.,,n1le,·e i111111u.ni gli

anunaLi ,li / 'rrmte alla i11uc11./azù111~ cli ww. cultura .~ù-w·amente 1:iru-

19

{~) Lu.-iTm e Roxoox1. - Trattalo d,1/le ma lattie i11f.:ll il'I:, Yallrlnli , Milano, l -i - .tl:1 1 5: N1rn1, :::iperim.e,1/ale. fase. 5 °, UJ LB.


8:-3(}

,-cJ ~IETUDI

l'ER

SA1;(;1ARI!: L 1 ATTJ'VlTÀ DET VACCI :-( F.<:O .

lenta. -

Si po:;s0uo u sar e per questi. esperimeuti le cavie ocl i coni;.(li. ::li trattano p er nn paio di volte co l vacci no i n esam e e poi si i11idta loro n e l perit0neo una q u a n t ità deter •ninaf-,a di u na cultu ra \· irule11ta. Qu e~ti e;;peri m ... nti souo più se mplici <.li que lli sopra r icordati e 11u!'~On<• con maggioro fa ci lità eseguirsi, ma so no anc he meno pr obati ,·i, p')rcl11'· in genere n on si fanno con un metodo ci uanti ta.ti,·o 0he perm etra d i st,al.iil ire qnalt1 dose mininrn di vacciuo p uò 1rncora pre\'elJÌ.re l'infPzio1w dell' auimale tra.tt ato. :-ie il ri sult.,1tn positi vo di tali es por inwnti n ou pt> rinet te J i <·oncludere r h f' un vac<·ino, che premu11is1;e hl, ca \' i,1 dal l'infe zione t i fi ca o l'Oil.:l'ica, sia u11 eilicace m ezzo pr ufifo,ttico per J"nomo, il ri,ndtato 110!.:;ativo per m e tte d i affermal'e il con t r a rio, e c;ioè 1: he i; da r espinge rsi un vacciuo, che u c.,n valg,i ne mm e no più a sah arn le cav ie dallit infezion e sper imen h d1>, e di rali n on è impossibile che se 11e tro\'inv in <·•>1nmercio, daL.t l ii gn1Ull e e a ffretta.La prod uzio11e ch e ora Sl:l n e fa. 0

III. - ( 'o:-;-sia:1"·A2 10:-.r;: n1.;1, ,·A1.orrn

1.1rn us1zz A:-.'l'1·: or U N nuo:-;- \TAC ·

Que,:;i,n argo mento lrn un' importanza prat ica non iu diff.:re n te, poicbe p uò dnrsi chl\ ter. mitu~to il pe rioJ o d'immnnizzazione dt>lle truppP, rimangano ancora graudi depositi <li v accini. Può 1inc lrn a ccader e clrn ditt e indust l'iali vogliano consegn a re ali' f!:sel'cito pani t e d i Y?.ccini di n n t ic:i data . Le autor ità saniLarie pu:;,;ono , 1uindi tro,·arsi t.ii fron te a quest& qne~tione : i n qun.i1to t e 111 po u11 vaci·iu o penle la sua etli ca c ia? qual'è i l massimo periodo di tempo che si può perme t tere fra lo. d a t a di prepar nzione e la <1at a dell'uso ·1 U u vaccino couservato allo si,n.to di per ft>U.a secchezza, al ri paro <l a! l'ossigeno, da.Ila l u <;e e dal calor e, non si tl eter iorerebbe cer ta men t~, anche per moi t,issi1no tempo. }[a nei vacci ni liquidi, contP11e nt.i iu sospe llsione i curpi ba.cteri<"i. com inciallO subito processi di autolisi, e poi di idro lisi dei cosi it uen ti ba0tPr ic i. B n ot,o che le pal'ticelle pro· t eich<}, per il semplice fatto c h e si trovano in soluzione, sotto l'azione de~li elet.tr o liti, d e ll 'ossige no, d l:' J:ln. Ju ue e d e l calore, vanno a gl'ado a g rado clenatnrandosi, e perdono prima di t,u tto le lo ro t1ualità spe· cìficb e. da.lle quali dipende appun to il l0ro Yalor e rli antigeni. Un vacciuo ,ecchio è duuqne sicuramente n on pi ù efficace, ma sul t e mpo minimo per la perdita d i ciuos!.a e flìcacia non cr edo che ci si,1,no r icel'che siste matiche. ll Castellani pe rò, c he hA. iucontest.abii-,• mente una. praticc\ g rnnd issimn s u que~ti argo meu t i , insiste nel dire c he al massimo, d o po quatt1·0 11iesi dalla clt1ta di preparaz ione, u n v11,cc ino 11011 d ovr ebbe essere più t1 doperato. Il t e ueute medico dott. Fulle ri:-;- o D O PO 'l' RASl 'O!.SO u~ (' KRTO l' e: HTO IH) DI 'j'~~~IPO. -


SUI ~!F:TODI Plm SAGGIA R E J.'A TT I VIT_.\. DE I VAcrr :q

EC•· .

:-X~'j

ni eseguito, nell'ist it uto di patologia d i Firenze, alcune r icer c he in (\Ue~ to senso, ed lrn trovato c he i vaccini anticolerici,. dopo poco più di 1.1n mese dalla prepn razione dànno, inoculati nel C'ouiglio 12 iniPzioni d i 1-2 centimetri <·ubi) per via ~ottocutauea, s ieri cou t i tolo ag glutinan te che arriva .tino ad I: .iOO: vact.:ini pr epara.t,i _dn. ·i me8i e mezzo diurno sieri gil m olt o più d e bol i, il c ni litolo agglntinautl-l ar· riva a.ppe11R. ad 1: 100, btJnintesn in seguito ad eguale tralt,11J1ento degli animali; infine Yacci11i di 8 m es i, iniettat i pn rR due volt.e sol · tocute, n on elevc1,no il trisso norm ale di aggln t inazio11e del siero o lo e lev,1110 c1,ppena •ti t oli s n l : 10-J : 20) . . R i<'erche dj t.a l g enne andr ebl>ero ri pt>.t nt.e e complef a le con i metodi più ~opra ricorda t i, ma in tanto s i pnù conc lndPre e h .. sarebbe nn errore usa.re per le ,accinazioni in 11111,ss,1 vaccilli vecchi di più di tre o q uatt.ro me~i. . A.pp,ire q ui nd i la n ece:;sità di p1:epani re vncci ui - 00n sti pi t,i fre- scbi e selezi onat i - in yuantità corrispondenti a ll' inc irca a i bisogni periodici de l m omento. in modo da non lasciar e grandi prov,1 ist,e ad iuvecchiue nei magazziui , e, poie hè · il m etodo di pr e parn:i:ione d tii vaccini stessi è così sempli ce e r apido, si può fa,·ilment.P stabi lire le cose in modo da ns11,rli frnsc:hissirn i via via r he ven gn110 fa1.b ricati . Zonn. di guerra, 15 uovembre l!Jl1i.


Malattie del r orecc hio, naso, far in_ge e l arin_ge nei mi litari - - - -0 --- - - --/oJ X ur111•' rnli

t :I.

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{11,:,n•r l,1111e 11 /11 di 111u•.<f1, m alullie.

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.,., 1~·.-11ya11.:iot11' ,, si11ud(~::i ,111P 1frllrt .yn!·ditù . (.'1·il!'1·i o/Jil'fti1:i ntilizza· bil i 1w1· /'11cc«l'[a1111•1tfu d,·ll1i su1·dìt1ì noter,1le, l1il11i<'rale, a r 1•pNfO li111111111 Ìl!fl //l'f/llfir11 :

:; ' !,,, 111,1(11//1~ d,·ll',,1·,•cc/Ji.., 111·(1 tm·11t1, f/rli/iàu/111e 11te .: . 1° / )r nn '('di11um fi ,·/!(-, .~i 111·op,,11y,111n ,,,,,. u ff1•111•1·e 1111_if,1r111ilit cli c ri /f'J'i 1w1· tali 111ulali ,1ei 1/if[er,,11/i 11s1>etloli :

l'.:r i I prof. Giuseppe Gr.idenigo, 1t•11en(1• 1·011111111-•Uu 11\C,li ' H, 01du1a ri~, ,! i ùlor11u,l1rio:.:ol u:,:l'I

1ie ll.l lt . r n,\cr,if:1 il i T t,riHII.

I. Nonno pr r l'accel'ta1111·nto d~lle 111ula lti<' 1l0ll•orecchi o , M l ,rn..o, far illl!l' (' larin1,;<'. ART .

.J! t,

· b e v,i ·sempre l , ·u.c,..·r L,tineu t u tl P li e o t,i· ti· 111et1·ti:! :-;n I' pnraLL· ,·e cronre eseguito en l 111f'zzo (l!·llu. uLo:wopi,t dn, u11 m edico suflieicnt,•111,•ll~e p~·a· . I.a I ,, g:c,11..-1-e r1·1 t·san11. . So ' I o l' t"<t\l11e 1:u 11a v1sLit · puu. f'01·n 1 r 13 . w b. co 10 dicn zioni sit· urt· ;.u]la s,·de e1l este11si,111e dt,Jla fH: r t'oraziour ti rnpan icn, . l ,tnt . ,t. <I t'I. ;:uot. 11Jargu11, . . s11 l compor tt1llH· 11t,o J e Il ,:i. rnuco~a s n li e parul'O . . . . ll . 1· . . . 1· d1 o,a~se e a, ca,;,;èl, 1,1mp.1111ea, s11 ,~ (·.;1~te11za < 1 !()r1111-1z1on 1 po qio,w . . cl li . . . . . I . I 1· ,rro os11co co I .,,Hea1.,,111,t1t,se, ecl'., ,.;nten 1:1.s,,a1 llll[h>rl 11 11 l 1 ll C n guarto l U ·i-, e progu ustieu. . 1 roce· Su lo i11 ca~i cec;ezio11a li cle ,·esi far r icor,;o per la diarr11os1 a. P . . . o . . ioute a din1e11Lo cosid('t.tu di Valsal va. c h e co11stste uel l' rnv1 tare 1l p,tz.


)lALA'l"!'rn OEl,l}OR P.1·1 ·1no, N,\SO, FAHJ:--nE E l,AIH~GJC NEI Mil,I'l',U:r

K'-i\l

soffiare con forza a bocca e naso c hiuso, e nell'.asc vltare il rnmore di soffio causato dall'aria che esce dal la ·perforazione timµanica. Detto proced i men to è po00 sic uro e non e ..,ente da ,pericoli. È poco sic uro, pe rchè il rumore d i soffio n on è i11,lizio di uua s uppurazion e timpanica in a tLo, ma si pnò avere anche ù1 casi di perfor azioni a sciutte ile i Ia mE:l m brana, a pr ocesso :;u ppu n 1ti vo gnari !;o, p1'rfora.zìoni ascintt,1;1 n on sempre incomp,tLibil i col sen · izio militare . P f' r couverso, a110he èprnndo esista la snppnrazi on e con per fo razione t1m p1iuica. la pront pu ò ri nsci r n eg ati va, sia per e li è il pazie nte n o n è eapace di eseguirla, s ia pe n:h è l a t r omb1\ e la cas,:;a timp,rnic1t ostrni te nu u Jasciauo lili<'.'l'O 11:1~s,1ggio .dl'.tria dal la r inofuringe. Not isi che pr ecisamelile in rpielle oti t i purulente che son o piu pe ricolosP, per chè hanno sed f' nella par te a lta o i lace ida della m em bran a t,impa11ica 1inf..,v.io11e dt'gli spa zi e·pi timpanici), la uscita del l'aria d al la per 1·ornziuue snol e rna1 1car,,. IL procedimento di Val:.;alva non è e::1e11t e da pe ri coli, pe rc l1e facilita la r e infezione clol la çav ilà t i mpanica rlalla r inofaringe. 'l'fd m1i :;oggPt,t i 8/lllOo imitare, n el c hiude r e il llll.SO colle d ita, i rumori di ,;otlio della tBcit a d e ll'aria dalla cavit:'t tim p11nica, anc he quando n on e:;i,it.a per for az io ne. Prinut di pro nunciare la riforma per otorr ea cron ica è consigl i:i· bile in qualche caso speciale di espe rir~ un periodo di cura appro· priato in un rep,tr to otitic i: e c ìoè q 1iando si possa r itenPre che la otite pur ulenta duri da pochi me:;i corne r esid uo di n n'oi.ite media fran ca , uon effteacemente curato, - ch o la per fora z ione tirn pa11ica sia piccola, a hbia sede .!.nlla pa1·s tensa llel l:1 m embrana e c h e il malato J10 11 pre:;enti reliquati Jj wgd.a;,:ioni adeuoiùi della r inofar inge.

-·~· TLttti i pur!atori di o titi med ie ,1upp11rat.ive croni ch t'1 dPvono nmi r n'.o_rm ati secondo il di;;po;;to della circoline dell'hpe1,tonuo d i ;;nni tà milllarti. numeri) di pnitocollo ,,:t3S, in cb 1,a 11 giug110 l'.1 1fi . Lit•enze r~i convale.~ ceuza anche l ung he non dànno aHidam C'n t.o tli utili ris1tltat.i in ta li malattie, che il militaro cer tarnE:1ute trn.scura con1 pletamen t.e rlu ra. nte Ja sua p ~r maue11za i n fomigl ia. . l'e, for n,z inni t i mpaniche asciutfP. - Le p·erforn7,iou i della m e mhrnn2 llm pa11 i e·t · · ~e u za e I1e esista · · · ftt,t o, po,;;;o n o ', n.sc ·ull., ~e, c:10e s up purazione 10 e;;se:e com JJM,i b i li col serviz io an0he atti ,,o o q u an tfl meno coi :;..n -ir. i ternto1·iali · Va ten n to co11t.o 111 · pro r o,nto · . · . e ::;erl e lltan. eIe1· :;pgn ent 1· Pnuc1pali cri teri: · - e r1tenu . . . 01rntn.m en t e n I servtz10 . . . P. ossono e S:,Pr t1. 1'Jone1. .rnco11 d 1z1 . . . anti c_ie !Jre,-e11tano perforazioni pi ccole , Ji dat.a evidemerne11te ca, cot m ftq:!;i1 1i isprssit.i, ri-;iedent.i nella par re te:;11, rlella mem-

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8\JO

~l.\l ,ATTIE IIEJ.t.'01u,;n ·1110, :,;,\ -.;o, l'ABl:-(rn E LARI NGE :,ir,:1 )l l l.lT..& "BI

hra11R 1 con mucosa d (·lla. cassa pal lida, col condotto uditivo stretto r t ortno;;o. n a;;o e rinofaringe n ormale, udito ben conser v :i.to, a lm e no da un lato. S1~ranno da a <;S(·gnarsi ai s&r vizi di d e posi to i milit ari po1tatori di antiche perforazion i, anche estese, d e lla m em bnwa tiro _panica, ma se11za t,nu.:cia ~uppnrnzione a tt uale, con mucosa della cas~a li,-c ia, pallida , oppnre ve.n e ~pidr rmizzata, e c he n on oO"rono tipo a cleuoidoo. tlaninno d,'}cisa1t1e11t,e da rifo r mare, anche in mfl.nca nza cl i una snp· pnra zione attuale, i pnnatori d i nna porfora:;,;ione timpanica ampia. con mucosa della cassa ar ross!l.t,a ed infiltrata, soggett i a recidive di ,,u ppurazione, con con.I.otto udiLivo largo e diriLto, - che fnci lita la rt-infezio11e drdl 't>s tel'lto, - o uon postumi di vegetazioni ade1 1oiJi, c l,e fa t.:i liLaoo la r ei11fer.i one dalla rinofaringe; oppnre con e,identi .\lternzioni col 1>.~1eatomatoi-:P Jell'epit iDtpHno e dell'antro roas tr,ideo :

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,1pp11re affetti da snrd i1,à uotevole bilttteraJe. A HT . ij(). L'accen.n.meuto del grado della sonliLà bil1H,·rnle o ffre t al ora. g ran dilli col:.à anche pe r un Otlllogo spe rimentato. Si t engtt, conto s pecial· mente tlell 'udito per Ja 'i'Oce di eonverSM'.ione or dinaria; i l s o,!?:getto donà segu ire srnza sforzo la, co11 vPrsa:-1iou e flll!!. dic;tanza di oltr~ c inqne metri n eg li ,imbie nti chius i. J,) ve di solit,o si pra.tica·uo tah esami . Se la ,·oce cli -<:Oll \'er,;azione è facil me nte intesa . nHt ad uua. distanza minore .di ~i1L4ue m et.ri , il militare potr:i. esser e a ssegnat~ a i SArvizi di d"'jH>sit.o, mentre. '1uando f'gl i non inte nlla la , oce .d• 11 · · C1>nve1·,Hl:t1oue o ,3., J tanto I11. 1ute n ,l ... ·ut v1· u ·111a11z0,, d e ,·e v e 1Jt·r d 1dll '

r;~to u on abile al SPn ·1 zio. ·. . . . 1· · ;'nmiliare, . V anno l'lll' nUtl co:n~ ID P llO at.t1 I SO"'!..!:fl tt.1 C()Jl SOII J l,/:1, I<• d'1 che lamentano rumori sulJbietti ,i inte nsi, anche .~e la sordit:\ n on e d . . . ff noicarat· . qnamIo .1 e1·1stnr 1· gra d o marento e soprn,tutr.o 1t u 11.1v1 o ro . d' . . I . . . l i I . D ovr a. a,nche, ten I u11 1t pnrtecqmz1011e a,b1nnt 1ca a a ma attia. . es· r, . . 'd . l . . .1 l I a,Jc ulll S0n ." ser pre,;a lll ,,,,1·1n. co11s1 era:,,1011e a 1p c m r 11s1a. no orosa, e ,e . . . . . . . . . . . g !i span g e tti, di so1J1.., a,1~1101,J,.,,, co 11 sonlnr. bunil1are, provauu per. . lare dell 'artiglieria e inolLre: l'esistenza cli verti~iui di orig i n e vt:5tibo nte ad acce,-:<:i. Questt' ulL1111,' t:,itegorie cli m alati sarn.Hno opporl nnfl.me alli clati a l ~indizi o di u110 :-peci.di sta 8per i meutato . ~l'de · . atT't'1ti. d a sorri 1,t a· r-ner sin ])e vo1!,1 ;;enz.ii I 1,1·0 rt.1·\Jl'll1are .I m1· 11tan d l ti ·, . ,. . 1· . a· h . . t'ziale en conge nivn. 1 qtt 1 1 presPJlt lllù rE> l<\LH1t1 1 e 1·rat1t,! 1nt.ers 1 ,' hill.rn c 1s1 . . <:1. s111wrwri . . n10, 1·1a111 co 11 margrne . l'I be ro tag 1·iato a colpo d uog l"""t, ~

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}IALA TTrn DELL'Orn:,·c 1110. NASO. },'ARl~t.E E LARI:S-GE NEI )111.ITART

H91

fdent i di Hutchinson l, aucl ,e se la sordi.t.à a l momen to dell 'esam e è dì lieve grad<), perchè la esperienza c li11ica dimostra la tendenza al rapillo aggrn,-ameuto.

'f ra le cause dell'insuflil'ientv l"P., pirnzione nasale ,,.j donà tene1'e molto conto c.lel l 'o1ll>noùlis,1w, L"io.:. ,:iR. ùel la pel'sistenza dulie cosidette vegetazioni. adenoidi dell,.t ri 11of,1riu!..(e lipe rtrniia della tonsilla farin gea\ sia dei r eli.ri11 ,1 i di es,;e. La f'aciPs ailenoidw è caratterizz1it,t, come è 11or.11, dalla bocca semii\pert,t ("nn lnl,hrn :rn !1eriore trnpµo corto. <hl na:-u ri.i!trett.o detto a toUello, Jalla ristrt:Hez:rn d i ambedue lf' l'axit.à nasali con ser,to nasale frequentome11te deviato. d,11la vùll.a palntina 11b1H>rn1erne uto a lta e ristretta,dallit irregolar e di;;tri huz irn1e dei eleni.i della mascella superiori>, dnl tornea mal s\"i lupµatu. ec:e. r soggeUi :v!e1widei, frt>tpienti piit uhe no n si n cda t rn i giov1tn i soldati, respirano i11suffi.1·iente1uente ,lèd ua:a:o, s11ffo,no tli fari11gite crouica con tendtiuziL il<l acuti?.zazioni , non sono i11 grado d i compiere m,Lrcie e fat.ie he. 'J'iili sogr:Pt,ti de\'Ollo ess<'re rite nuti idoiwi solo per servi?.i terri toriali . A ll' i nfuori dell'ade11oiùisml la. i11.,11tt-ìcienzu dc-lla respirazione na· sale i> nel u,ag~ior numero dt>i ca;:i Cfln!mta cla devia zio ne della canilagille ·,p11.1drn11_golare ciel set LO 11a,;;tle uonseeut i nt a sofferto traum a. del n11so. 11 peri to per pron u nuiar ,• nit giud izio terrà couto : al del gnvlo più o 111t> n0 co111pl eto d i occlnsione d i una delle cavi tà nasali e d e lle condizioni ri i pervietii ddl'iiltrn; 6 ) del gradu di sviluppo dei · nrnscoli elevatori della pinnil tlel naso (suee;lùr.mflnto dell'ala del nii so n t•ll a i ns pin1 zione · pr ofonda) ; e) d eJla esistenza. o no ndl soggetto dt>lla f11t.ie.~ ade11oi,[t,a carattol'istica dt;.-l l1t abituale respirn--:ÌOlle prendentelll e nte bucc:il~. I milittt.r i a tfot.t i _rla occlu"ione di una cavitiL na.-iale per devittzione d~J setto non son o abili ai servizi mobili tati, mt\ id ouei al deposito. G!ova poi te:uel' pre.~ente che la r esezione sotto·m twosa. del sct;to nasale è in ;i;ra.do di rimnov(•re l'ost,lClllo a l la respirazione e Jovrà v en ir propost.a dal m e ,li<.:o perito all'i nteres ·;HO . 1

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•A R T .

;-,3

~L fe t ore p e rma ,,en te del na'lo ,-i ris,·011 tra nell"ozena. Questa ma1 attza O s nppuraz ione d iffusa. d e lla mucosa na~ole. - c he non s i ac. cotn pag u a . . . . ru n,1 ad ul ceraz 10111 t;.- a n çnos1 del le oss,1, sarà 1wcer·


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!II Al,A'I'TIE D~:l.l.'ORECC'!llO, NASO. FARlNGF: F. LARJ NGE :,;i,:1 :\Jil, I'l'AllI

ta-tu coll'esame rino.~<'Opico in ha"e ai s uoi tre p rincipali sint om i : ristagn o nel u.l.~O d i seureto ablJondaute co n tendenza alla formazione di cr oste; fetor e : atrofia dPllo S\'hele! ro del naso, sopr atu U,o di quello del tmui nnto medio, spesso soltnnlo uuilatera.le. T_,"ozena dà luogo a riforma. LA n1i1,l,1ttie dei ;;p11 i n f\:<,1l i ,·011110 di>1.g11ust,icat~ '<:oi m etodi della n.1C>derna rinolo~ia, spPcialroentt, col la tnu1sillnmi 11azione dei seni e colla radiogrntia. l mn.lati con forme ad andamento lento e scarsa Slljlpttrnzione pos;;ono ritener;;i idonei ai s,wvizi ;-ed<'nL,1ri : qunudo e.sistcu10 ,mppnrazio1w mts:.IP abhùnda11te con feto re. e fl:uome11 i iuter· correnti di acuzie, i milittni vanno Sl•nza altro riformar.i. Lrt pres.,nza di polipi nrnltipli nel nits,> da etmoiùit.e cronica è cansa di rifllnna. . \ flT. 1·,;?.

Cnnw c,rnsa d i ri forra a ,·a ritenma la i perlrofta G~11sidere\·ole. d(']l.i ton:;illa, Liring,·n. (v(;getnzioni aÒf'noidi), clte (~ di gra,e ostacolo ll.lla rcspiraziun,.; 1111-<ale. Nel l\tccer tame.nto dell>1. ipPrtrofia gnwe rlelle ton;;illP pahu.ine con· v~rri~ d isli11gu,•re la ipenndia sernplite dall1t ipertroti:\ (:1111 infezione c·ron ic:L delle nipte to11si]l>1ri : la p ri111,1. ,:e nun t", ili alt.o g1wln, pu~ esst>r compatibile col sen·iziu milit:ne, ma ,;,irà 1,t'.'ne i11eornggi:1re 1 sc,ggetti n. farsi operare. Ln, opi>ra7.ÌOnt! dov1:à pr1:>fc•ribilmeute, colle 11,•cp~-<ario n orniP, esser,· •;;egniLa i11 nn repa rto spE'l:iulizzatO, e con °· ::::perlalizzazioue ùi aleu11i giorn i. La ipertrofia ,·on i11fPzin11e vroni~sdelle c r irr,e. peruh~ su:-t:r1t.1hile d i Jar ltwr;o ,;oi di~agi dPlhL vita milit11 '."P a pe riculosti i11fezin11 i Jo,·ali e gt'ner:i li (rt'nrn111,ismo art.icolnre. netrne el·C.) , verrà 1'0nsi'1,•rahi ,·omo motivo d i as., t-gnn1.io1,e a s 1·n·izi non mouil it.n,t i, qmtn•lt) il ,mg~f' t to lh>ll ,.;j ,;ot,tnpo11ga alla 0pen1:1.i0110 Atn. li\l.

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· T, ·accer t,.uuen t,n d ., IIE' 111a Iil t t·1e l l i a J,nrnge sani· •~emr)r·e i>~e(7uito · ,... . Ia l 11 r111g,,s,·op1a . . I Ia 1111 n I"11c .m Ie JU N 1·tl"O :-p1'r1t11cn . rnto in t:de m•· Iiaute • geuPre di esami. . . e a t·nn1e . , I a spmp 1·tPP lan11g1te . . catarn1 I e e: r onira ·,.;ooo IJe d 1,. f'0111e compatihili cnl ,,ervizio previtl1>11te1t1<'111,e st,dl'lllarin : quelle rn,rni~ 1,1me · p1. (I e 11 C' c:,ln1l' YOl·a h, . e I1e 1·1 paz,<' . nte 11ftnt1t d a, papi-1 1om1- o 1I ::L po 11 . f li l ]'· :1· l voc.:·1leperle· ,11 ar o p1°nirfl, que <' ca11s:1te , a pa ra. 1::;1 t 1 u11a (·t1r ,t ' :-ione del n e rvo ricorrentP rle\·ow1 es,-ere cau:::.i ri i rit'11 r111~t.


)IAI.AT'rrn DEL,1.'orrnr.c.:rr,o. ,'(A ~O, J,',\1/1:St: E E LARIN(H': ~El ~111.ITARI

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Molta c ura si dovra dare n ell'esame tiella laringe alle forme anche sospette di tubercolosi, quando l'esame laringoscopi~o faccia r iconoscere infiltrazione della regione iuternrituoidea o delle ari t noicli, specialmente se la disfonia s i accompagna a d eperimento organ ico o a, lesioni onche iniz iali de~li apici polmonali; il paziente dovrà in t ali casi venire immediatam ente trasferito in re parti ;;peciali per l a osservazione dello stato generale e l'esame de l torace e al più µresto riformato. I casi, - così frNiue nti ne lla presente guerra, - di mntismo e afonia di natura psichica r1ovranuo, di rE'gola . ·prima.di essere inviati in una lungn_ licenza di <·011\'alescenza, essere trasferiti in un reparto specializzato e sottoposti atl opportuno tratr.amento cli ri educa zion e della parola.

II. l:sagerazione t• s i11111l az ionl' 1lt•lla sonliti1. Crite ri olJietti\'i u t ili zut· hili pe r l'accurta111 cuto <ldla sonli til notcYolo hilatera le a reperto t imp.iuico m·gati rn. Si tratta per lo più c.k•lla es:1ger r:7,ione di una sorditù, esistente, piuttos to ch e di una vera simu lazione : m olte volte in caso di sor· diti nnilate rale, la qualf' 110 11 dil 111,)~r> :1 ri f'orm:i., il pnziente afferma falsamente di 1:,sser e sordo n nc he ual :,N:oudo orec:uh i<, . I nnmerosi m et od i propo,;r,i per scoprire la esagerazio11e e la si· mulazion e hanno 111 geue,·e ;;c:ar;,o v '.ilor e, anzi , se i rn piv.!:!;ati da medici non snflìcienten1em A prat ic i del l'esame funzio nale uditivo, 110::;sono condurre a ri ,,ult.aLi e rronei: a, qne:;to rigua rd .1 gio\·a ri petere che la pratiea cl ini ca può sola fo.r nire indicazioni abbast,a11zfl ,-.i•: nre ( l ) Gioverà p oi tener conto di al cuni criteri, clH', se non bastl\ 110 pe_r _lo più a prunnnc1a re cou sit;urezza un giudizio, possono venir utt11 zzati come indizi iroporta11r.i. V,i tenuto presente 0he in casi di sordit à a,whe comple t ,~ !a m e m· brana ti · · l a fa nuge · . a I tflraz1. 011 1. < • mi,antcfl, 1! uaso, possono non o tfnre e che per con ver:;o la rre.se nza di c icatrici e di c hiazze calcari !lu! la · · d.1z10 · sicuro · cl"I una pregressa ma l att1a · clmembrana t·1m pan1ca, se e· m ell'or~cchio me::lio, è compatibile cou una funzione uditiva norma le o q uas1 n ormale. · · Ia?.1011e · d e lia sor d'1t,1. ~ nei. m1·1·t . - G" .ilcc( l) d Vedasi· . · · E5S· ngei-az1one e 1<mrn 1 ari. iorn ~· a · di - M edicina di 1'orino 10 marz o 1916, e ..4·1·cllivio !tal. d i ololog· ia e la,ingot · ' ' ogta, Fase. 2, Voi. XXVlJ, 1916.


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.I IALATTIE DF:l, L1 0 RE•"• ' MJ 0 . 1\!SO. FABl~(; g E LAIHKG r: NEI )1ll ,I1'ARI

E cco i pri nei pali crit eri a i qual i s i è prima. accennato : In casi di sordità t otale o d i grado notevole di natura or· g 11.nica: a ) Causi' ·,norl,u8e. - Tali sord ità sono la conse gue nzs. di lunghe suppurazioni t i mpa nich e svo llesi nei primi ann i di vita, di sol ito in segui to a scM lattina o a mor billo, oppure la conseguenza d i m e u iug i te cere bro-s pi11nle, di fe hbre titoide, di sifilide congeuita. ecc L a al legata esist.e nza d i uua di queste cause mo rbose fa a p pP.rire verosimile la sordi ti , m antre la allegazione da parte del pazie nte di c.H1se e vident,e m en te i na deguate (una fe rita al collo in vi cinanza all'or e<.:eb io, una cad u ta 11ell'aeq ua, uno ~pavent o, e cc.) giustificano il dub bio. b 1 Contegno clel soggetto. - Il vero sordo g uardR. in viso chi g li pa.rla, cer ca d i compr~nderue le paro le e inte rpretarne i segni, r irnlge senza osten tazi o ne l'orecchio mi g lio re alla bocca di chi pa rla. Il fa lso sordo si com por ta per lo più com e un auto ma , mostra di non compre nf1e re n eppure i ,;egni, tielltl g li occhi a terra. sfuggendo lo s_g uardo d i c hi lo interroga, ri>( pon de e,;·as ivamente alle d omande e mauti <•n" spi>ssc> ì,JPr u0n trad irs i un ostinato mutism o. E degno di n ot a c he ue ll'e,.;ame d el n jst.a14mo ocu lare n istibolare, tali :-oggetti si ri fiutano s pesso ri i volger e lo sguardo ne lla <Ere z ion e d 1e vieue loro i 111 licatR.. op pure n1a 11t0ngono gli oecbi serrat.i con forza per im pedire la, o,--;t>rvaz ion e <lt>i m11,; ime11 1i riHess1 b ulba ri. <') Porticnlo rit,·, ti('[ lingivt{l[JÙ). - Se la !';Ord ità s i è sviluppatl\. n e lla infa nzia u nel la prima fanciullezza, q ua ndo il d ifetto nditivo im pedire l'a.ppr e 11tlime llto d ella pa· no n fo allor a d i g rado t ale r o la (sordo mut is m o), i l pazi (.> Utt> parla con vo<'e a lterata io u1odo così caratte r istico che tale par ticola ri t à d el liugm~ggio per mette a chi ~ pratico <li stabilire ht esistenza di una so rcli t.a g r ave fì llO d ai pri~ 1 11,nui di vi ta. La pronunc ia de.Ile sibil11,nt i è più specialm Ante di· fett osa. È poi notorio c he c0I0ro <.:he sono rdfet t.i da un cert o gntdo di sor· dità bilatera.le parla no a voc;e tro p po som m e'lsa q ua ndo la ma1at,tia colpisve p revalent e me n te l'apparecchio d i trasm issio ne dei i.uoui, a vo~e t rop po el e vata q uando è invece colpito pre valente ment,e 1'1tpparecchio · e. ll,ne,;to 1w · 1·1zw, · 4 1111 n,J n esi· ste, p uò a 1·ere va ]ore dia· el 1. pe.rvez1011 g nos1.i co. ti ) l'ror;a. ct,,/l'assflrdn ,wrntn a.rti/ìciale. - Se ;:i a ;:sordauo ro;'. 1 suo ni int.l' 11si a.ml>Pci11 e g li o revc h i di nn sog~ett o beu~ udente, e~ n el pa r lare e l0 va in vo lo utariamentt> il to no della propria voce . Qnan

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~°iA LA'l'TIE D1~LL 10LU:CCHIO , ~ ,\ SO . F ,\ Hl :\"(H'. P: LARlNr~E NEI Mll .lTAfH

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la sordità è bilaterale e completa, l'assordamento non modifica la ~·oce del soggetto: se un orecchio solo è sordo, la modificaziou e della voce si ha so1ta.nto qnandò si assorda l'orecch io che funziona. Si usa a tale scopo un apparecchio a molla d i orologio, detto a8,ordato1·e, ma possono impiegarsi anche rlne comuni telefonj animati da qnalsiasi corrente elett rica int,errutta, anche dalla corrente alternata industria,le opportnn11mP11te trn.sformatà. Dura.ute la prova si invita. il soggetto a leggere i\. Y O<·~ ordinaria, o a riferire la storia della sna mabtti11, o a cont.are ad II lt a vnce unè\ serie dei numeri . e/ Letfnr<t della pa.1·ol,1 dall1J /u,bl1ra. - Il soggetto intel lige11te e dotato di buona vista, se nffdto d: grave sordiLà di tlata an tica, è ~pesso in grado di compreuJere e ripetere le parole chdle labbra di chi gli parla ln qne;;ti casi bast.a che J'p,;aminatore si colloc hi in faccia »1 par.iPnl"<' in bn0nn. ln ce, anche alla distanza di due o più metri, e pro11uuci uettameut.e, lentam en te, le parole, anche senza emettere alcun snouo: il paziente le ripete con prontezza , Bisogna però tener conto d1A molti sordi an uhe d i antica dau~ n on hanno appresa o sol tau lo imperfettamente le lettura dalle labbra: perciò la ma1t(;anza di questo crit-.erio non esclude la esistonza di una sordità bilaterale, menrre per converso la abilità al la le1,tura rl,tlle labbra stabi list:e eon sicurez~a la esistenza di 1;rna gl'a\'e sordità di llata antica; quanto rnag~iore anzi è il gra.Jo della sordi tà , tanto più facile è l ' iucontrare qu esto si11toU1a. fJ P1·orn. ile/. l'e/leS80 j)alpebrale at suono. - l'Acenclo agi re in ,·ici:;.anza ad un o re(·.chir, d el malato, special mente se d'impro-vviso e a sua insaputa, nu ,rnono int enso, p. es. quel lo di nna cumuuP tromba da automobi le o ancl,e di un telefono, si po;;sono notare clelle azi ,,ni retlesse; in alcuni casi, si ha nn brusco snssulto del la testa o a1,~he di tutta la persona. in alt.ri si pro\'0(',l solo la chiusura rapida, più o meno compl eta, delle p1dpebre (ammiccamento) di ambedue g li occhi o soltanto dell 'occhio dal hLto corrispundeote. In altri casi, la reazione è appena acc1->nJ1ata; si ridu..:e ad nna. fuf!;p;evole r·ontrnzione <l~ll'orbicolare d€'1 1e pal pebre, rhe si o~s<'rva pi ù faci lmente a l marg i~e libero del la palpebra. superiore, oppure 1ld un.i contrazione fi . brillare ù ell'orbicolare della palpebra i nferiore nella sua porzjonein· t,erna. Il reflesso si esaurisce rnpirlnmente, specie quand o lo stimolo so~oro viene rinnovato a periodi di tempo eguali. E con siglia bile di • e:itare un ritmo nella produzio ne del suono e di divergere l'at,ten· zione del malato. 'L'alorn· il riflesso si l i mita all'occhio dal la to dell'orecchio, ~he fnnziona meglio, o.ppnre è più ,irnce d a que~to lato.


):on bisogna esagerare la i mporta1rna di que&t,a p r o va. Alcui1i ~l'lggetti a n c h e beue uden t i riescono a reprimf're ogni azione r eflcssa: d'H.ltra pane, se i l suo no è intenso. si nota il r iflesso palpebrale ali· c h e in per ,;one affette da grave sordità . Come tutte le azi oni r iflesse, a11che questa è molto influeuzata, oltre che dallo stato della andi z ioue) a110he d a lle conci izion i d e l sistema nerYoso centr a le ( 1). g ) P ,·uve restil111lari. Qua ntunq u e l'apparecchio vestibolare sia 11e ll 'or ecch io i n terno ben dist into d,d l'appar ecchio c oeleare, si può n otitre n el le sord it.à gravi di natura organica e be la funzione vesti · bolare , esaminata co i metodi clini c i abitnali, lascia riconoscer e di solito una diminuita ect:itabiliLà. E desider abi le a questo propusi to cbe gl i ot ologi si accord inv n e llo s l abil ire qnnli delle _numer ose prove che si so •10 proposte per l'e;;ame dell'apparecchio , ostibolare abbian o maggior e importanza n e l la pr atica. Giova po i t e11er presente che una esagerat ,L eccital1ili tà v est,ibolare può coesister e con lesion i co· cleari g r a\·i. "\e llll, sordiUt cnmpleta, per lo pi ù un i laterale, c he si o~serva spe-.;so qua.le postumo di gravi tr n,umatis mi alla test.a, se d i d ata r ec.;r·Hte, si o:;ser,a un i m portant e g rup po di Jistu r hi v est iunhLri, che 11,~n no g rande val or e d iag n ost ico. 8 0110 fen omen.1 do\'uti a mancata c:ompensazi one n el l'eqnilibrio pe r l'azion e del labiri nto che è il solo fllnzionnnte, e c ioè 11istngrno sponLanco orizzo11tale a ;,;guardo rivolto n e lla d irezio ne òell'orecc hio S!l no, e impossibil ità o g rave incertezz!\ nella stnzion,; e retra , e He i cnm mino) s pecialmen te ad occhi be11dnti, ,·on tenden za a cade r e n e l la di r ezion e dell'or rcchio leso. · NPlle sord ità n flv r otichf\ o iste rich e dn esplo~ io n e, d a 1raumi. cli\ Pmoz i0 11P, le •inal i ~pes,io si assoc.;iano a lesioni org,in icbe varie d egl i or ct·cb i e L1\il sisLcnrn. u e n ·oso, ,ii h anno i segue nti princ ipnli car a tteri: o ) T,a . o rrli tà. ,'.i b ila.t..;ra le e così eo mpleta) come nou si riscon trn q u n:-i ma.i nelle affe z ioni or ganich e d egli ore c<'hi . h) Essa si açcom pagna. a.d altri sintomi da p Hrte del si;;teuia ner voso (rest ringimen to d e l campo ,1 sivo. i nvers ionE" Jei eoloii, a nomalie u ei va ri mod i d i sensihìlità gen eralf', ern.). r) 1-:s ist.e ,;pess<J un a a ne,;te;. ia tattile completa, n on simulabi le. del le d ne me m b ra n e t irn pa11i c he, da esperime.ntarsi impiegando uno speci llo co ll a est,rem ità avvolrn di cot one, ;;ul la guida d ella visti\. d l K on è cambi,1!0 il t on o d ella v oce d t> l sogget.to e l'ass 0rd a· (1) 11 r efle"<SO uditivo fu recentem Pote ,:tudiato dni profe~s or1 A . J:Ierli t1.ka e Grndenigo n~l lnboratorio d i fis iologia di Torino coi m etodi g rnfic i. 1,; refl ef SO ad incidenzn cocleare: il t em po latente è d i 2 a 6 cen t,:simi di ~econ do


M,I LAT'l'I F. DEL l.' ORE l'C IIIO, :-:AS01 FARJN<: It E 1.Afll'!'ì"G E :-;r::1 MlLl' l'A llI

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mento di ambedue gl i orecchi pnò pro vocare un anwe11to nel tono della. voce, come si avrebbe n e i simul.1tori. e) Possono essere perfettamente n ormali le reazioni \'estibolil.ri·, come in CR SO d i simulazione di ,.;onlit à; tal orn. sono molt.o esagPrnt,t>. S on si om1>tterà mai i n tali p.1z1e1111 l'A~ame otta.lm0:;co!H(·ò.

Hl. l,c nrnlattie 1leWorecch fo prorncat(\ a.rt iliciah11ent1'. In questi ult.irni tempi è andata anme11ta11do la freque1iza delle m:da,ttie dell'or1,cc h io provocati-: an:tiumlmentf'; im porta cho l'uili ciale med ico nd l' esame Lli un uliticu t.1>11ga i:-empr~ p resPnte •1u e:ata possibili tà. Si t ratta di otiti esterne suppurative provocate colla applicazio11e, talvolta. ripetuta, al condotto udit ivo esterno di sostanze irritant i o caustiche le più va1·ie: s ucchi vegetali ir ritan ti, olii essenziali, aci<li vegetali o m ine rali ; t al vol ta si è ricorso a.Ila applicazione diret.ta., sul meato, cli ferro arroventato, di c il indri d i tela o di carta impr.ignati di sosta n ze g r asse che si fanno ardere, ecc. Uno st ndio doc:Hmentato s ulle otiti es~erne, provocat e con I.a ttici di enforbiacoe fn recentemente p ubblicato dal T orrigia11 i (1). Le otiti e s terne provocate possono distinguers i in dne principali categorie, a. seconda del modo con cui fu applic:1t,a la s ostanza. can · stica : se il caustico attuale o pote nziale fu applic:1to1 s ia co n coto1w sia cou stru men ti arrove ntat i e sim ili sul]' ingre~so del co111lr1tto nditiv0: la Jesi.o'ne r esta limit a t a a lla. parte pit1 esterna del condotto e attorno al m eato; se i nvece il liquido caustico fu istillato a goceie nel con· dotto e m antenutovi il tem po sufficiente, prende parte alla infiammazione l ' intero rivestimento c utaneo del condotto e della me mbrana. timpanica i i u tal caso, se i l caustico impiegato è molto energico, ciò che è eccezio nale, possono seguire la pe rfo razione e perfino la di struzione q uas i completa della membrana. t impanica. L e l esioni procurate sono così perfettamente cara.t teristich e per i l o ro a.spe t ti clinici nei primi giorni, c he l'otologo esper to non ha. d ifficol ta. n el porre sicurament e la diagnosi. (1) T ORRIOIAS I, d irigen te del r eparto otoja t rico d egli os pednli di tappa d i l ' dine (.-1 rchiv io italian o di otologia ecc., 1916, fase. I V). 58 -

Gfon>« l e di meai , m11 ,rulilal'e. -

raie. Xli .


S'.l,....

M.11,.\ 'l"l'I l.; J1!•: 1.1)0Ln:cc11

w, lsAStl. FA Rl!'(f;1,: F. LARl:S:tiE NEI .I IILITA IU

Questo non è in vece più il caso q ua.ndo, sia le vesc.;icole; sia le 1.1scare arL1fi0iali si sono distaccate e i l m edico si t rova in presenza rii una comune oLite esterna i;nppurante. L a diagnosi potrà però ancora esser posta con molLa proba.bi lit.à i n base ai seguenti c riteri: a ) La malat tia. colpisce di solito u n sulo orecchio, senza che si pos..;,l ù i1t1 •H~rare n11a cd.usa, e p iù S!J8SSO l'oreeuhio de:1tro n ei soggetti destri rl i 1Hano. ln alc un i sogg~tti la ma latti a, q n a 11do sia guarita, recidiva a brevi inte rva lli alterna.t.ivamente dai d ue lati; talora colpisce u n h rn p po d i inrli,·idui sia corregioqali sia appartt-nenti a lla ,i ies::;a. corn pagnia. h J La atfE>zione n on ò quasi mai li mitata alla pelle del m eato e Jel coudo1.to, ma. s i estende, sflgnatn.mente ne i primi g iorni, alla pelle della conni e (lelle region i ,·i1·ine de lla faccia e del collo. · e) L e lesioui sogliono esser e nettame11Le c ircoscrit te alla par te p iù esterna, ruegliv a cce;;sibile, de l e011dott.o; an ch e qua ~ <lo si esten· rlon u alla me lllbraua timpan ica, è et:cez ionale c he esista la perfora· zio ne dnlla membraua (] ). d ) Le lesio ni ~uari,;co no nq.,idarneute, anche con trattamento ,omplice, quando però si abLi11. c ura <li applicMe un bendaggio oc,·lusivo, in rn udo c he il 1nizient,e non possa u0mpiere a l disotto di ùsso mano vre fra udolente. e) L' iute ressa to uo u dii alcuna spiegazione sulla ca.usa e sol modo di :;vo lgime 11 to Jella malauia, o ppure dà. s piegazioni n on p)l\U· s ibili. Iii tali casi sarà u t,il e far eseguire una im1m·d iata perquisizioM !lulla perso1rn del n1 ala1,o e sui SU()Ì <:>{fotti: t a lora gli si seq uestrano piecult- ti.ti,.; di liquido~ la1,tiginosu o pol veri sospette, c he gli ven· gono sped ite a nche per post a. Qua.ud o la diai;uo.~i d i malattia procurata n on possa ess.:r fatta c he GO u probabi lità, rie ::;1..:irà, ad ogni m odo opportuno c he della so· spei,t.ata frode si,1. uiticialme ute avvc•rtito il comando del cor po al quale il miliLare a ppartiene, q uando egli vitme dimes:so guar i to di.I· l'o~pedale. Nei casi di di1nostrafa, frone sani. opport.nuo deferire il sogget t~ al tribuun.le militare, sopratut to a llo scopo di oppori!Ì all'estendersi delle pratich e c n mmo~e 0

(1) Buon c r iterio della UHtncaoza di suppurazione dnlla. cassa ti m p:~nica é

che nel liquido d i lavacro dell'orecch io non si osservano fiocchi d i muco.


l[AJ,ATTTE or::r,r.'ORJ.:< 'C1IIO. NASO, [•'AH[:-;GF. E LAJU:-;Gis NF:I M[Ll 'L~Rr

~99

IY. (;ouclnsioui. P11ovv1rnlMENTI c m,: SI l'IWl'ONGO~O l'J, R OTTESERE ll:S l k'OR .\ IITÀ. DI CRITJ-: l/1 :'>Kl,l,E .\JALATTIE D I OIU:CCH! 0 1 :-;A:,</ F. T,A IHNG J, .

La indetermiaatezza nelle disµosizioni cc.Ht.t!nute negli articoli dell'elem:o infermità. i quali r ig11A.rdano le malattie dell'orecchio, del naso a dell a la ri1,ge. :,e uffre <prn.lche vantaggio, presenta il grave inconveniente ,li consentire agli ufficiali medi ci periti uua latitudine di giudizio, c he torna ev ideut,emente a scapito della desiderabile uniformità. nelle decisioni. Così può accadere, ed accade di fatto in pra.· t ica, che soggetti port,atori d i u11a stessa malattia vengano in una sede d ichiarati idonei a l servizio, e di chiarat i meno atti e fors~ a nche non idoosi in altre sedi . )ftlit,nri con affezioui dell'urecehio e della laringe snseettibili di uua profì.cu11 cura veng;ono spesso ri covern.ti in repa.r ti generici di l.ll.eù ic:ina o di chirurgia, do\·~ 11 0 0 ricevono a lcun trattamento 0 [,:)pure nn trattamento ioadeguat,o e forse t!ll,0lta d a nnoso, per inc0 rnpeten,1a 110;:ologica del personale ~anitar io. Le ot.iti ,rnbacnte di~engono per tt1.l modo croniche e le assegna7.Ì oni a rifor ma, anc he uei casi nei qtwli più nettam en te si impongo !lO, ve11go110 rit,ardate talvolta per mesi, peregr inando i soldati d i o,- peJale in o:-11orlale !l t,t,ra,er~o a periodi più o meno lunghi di lic1;1 1.1za dì convales0euza; questo oen:hè ; capi di tali reparti sono restii ad ,tssnmern responsabili tit meLl ico-lega li in argomenti nei quali si r iconoseon0 i11eompetent.i . .Si incontrauo talorn malati ù i la ri nge trattenuti ~ lungo in re parti di medicina, dorn ne furono e.samin aLi e st udiati con diligenza, i\ può dire, quasi t ntti gl i organi ...., eecetto la laringe. }. porre riparo a inconvenienti cli t.ale ge nere sarebbe necessario ve u i ,;~ero pre"e di:- pn:-iziolli a N,iò questi pazi E.- nti fossero t n t.ti rac:colLi in re pinti sp,1,·ializza1,i : 11nt1. lorn i repitrti p;ià prnv ,·ida tnen t e i.stie uiti si d I most.r,<'ssero i usu ffi ciell ti ni bi~ogn i, con \·errebbe istituirne di n vovi. Spec ii,.ìi-;ti r·apac ·i non maueano tra g li u f:li r.ia li medici, e Pare~ chi so110 a.tt11al me11 te adibiti a serv1z1 aenerici dove l'opf'ra 1 . . ::, ' . oro -torna ev1dente111e11te as.s a1 meno proficua. ehe nella cura dei mala.ti , :Li loro com petC'nza.


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>1.11.ATTIE DE LL'o,~ECCHIO, '.l: ASO, FA&l:S:f, ll: ~; LARI:--,n, NF.I :MILI T ARI

.-\rl assicura re la uniformi tà di indirizzo nell'accerta mento e nella cura delle malattie d i orecchio, naso e gola e nei relativi provvedimenti medico-legali, potrebbe tornare opportuua la istituzione di uno o più ispettori consulenti per questo mmo di servizio Ad ss_si potrebbe veni re con van taggio assegnato il còmpito di fare nelle più importanti sedi quf\lche dimostrazione prat ica dei recenti metod i di esame, specialmente dell"appareecb10 vestibolare, 11,ncora troppo poco con osciuti. Potrà anehe tornare opportuno intlire una o più riunioni di ufticiali medici dirig1m ti servizi della speci}ili tà oto-rinolarin gologica , l?er permettere a detti capi repart,o di discutere le questioJli p iù i mportanti e contror erse "11e ::si connettono al b uon andamen to e alla m11g· giore efficacia di questo servizio speciale. Un'ul tima proposta : sarebbe bene che gli aspirant i a l pilotaggio nella aviazione fossero esaminati preventi rnmen te, non solo allo scopo di assic,urare le perfetta i ntegrit."~ dei loro orga,ni di ,;enso e la 11or· male pervietit t ulrnria, ma alt,resì - 0.ome si pratica già in ak uni paesi rlell'estero - nei riguardi delle funzi on i vestibolari dell'orec· chio e delle reazioni emotive ai suoni, valendo:;i anche di opportuui metodi ài registrazione grafica. Torino, 1° novembre 1916.


S 1'ABILDl~~x·1·r SAX I TAR I D I T .l.PPA DI CIVIDALE

Sulla cura delle fratture di guerra degli arti Per il prof Guido Lerda. ca pitano m tJd i,·o lll wro •!Ot'(1'111 P dJ rlmk,1 dtlrllf gir,1

Rare volte nella c lie utel('I, civile mi e occorso di osservare dei postumi disgraziati di qualche gnwe frattura, senza nclire in pari tempo r equisi torie più o muno feroci >dl' imliri:r.zu Ùt> l medico c he J" avent curata; ni en t re ill,·el:e raramc11te mi occorse, utl esempio, di ~edere Un amputato che 110n si mo:.trasse ben co11 vi11 t0 dell,L necessità. imPTescinùibile dell!I. !!•11tilazioM .toccatagli. Sicchè mi semhm cl'ts,;er facile profota, <lice11do che, a l t irar dl}lle somme, ailorqnu.ndo, finito il l,urrn.scoso pE'ri odu rlelle aziuni bt>lliche, s:i aprinrnno le Clltcratte della e:.ri t iua, le. f,, la11gi dei fratt.ura t i ma.laOJ ente guariti, co<;ti1 nim11110 u nn, pas:-;ivj t ù non t.rnscnrè\hil e sn l conto delle beneme ren r.e ac,1ui~itc dalla cln~s<' 1m•dica. V ero è che ogni mPuico ,;a quali terribili le.~i ooi [Jroclucano le al'mi da fnoco n e lle o..;sa e 11ul le arLicolazio11i, vero è che ogn n110 d i 11o i sa che un tern po la c10rt,;1 Ii tà cl i g nf's t.e J,.,;io n i ero. gra11cle e h ma ggiomuza J i qnf'st i fratturati gravi era clesti1rnta al! 'a,mpntazione: onde pe r nostr a co11solazione pot.remo dire di poter es::>ere soddisfat.t i (.\.~\.ì 'opera n ostr,1 , a l 1.;onfro11t o d i ùn pa ·;;aLo non rnoho remoto, dal momento c he att,ua lmcnte, sja pure eou qualche accorcictrnento e con quB-1<:be imperfezion e, (·i riesce di n,~ol1i d i conservare gli arti, e quasi Sf'mpre la vit.,\. · J\fa, VC>lendo e ·sere im pan1iale, arl un e~ctm e cl i coseiem:a spa~~ ionato, p os..siamo 11oi di r e ch0 pHr queste l0sioni si è fatto e si fa t11f-to i l possibile ? Il semplice esume rli . una radiografia (ii IC'sione l1a scoppio d olle 'Ss,~ ..,. e meglio ,inco ra !"autopsia <l'un a rto frat.t u rat.o <la. un pr oie tt,i le


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:-.IJLI.A C1'l!A OEJ.LE FII ATTUflE DI Gl EllfU DE(:t.J ARTI

d 'nrma chi fuoco, 1·i mostra la, ~ravi tà e l' estensione d i q ue~te le· :;;i1 ,11 i. N el focola io è di sseminata nu'i11fì11itù d i scl,e!f!Je, cl i -~·picole os· ""''" ,li varia forma e d i111e n'lio1 1e : ali' in torn o i muscoli, il et>ll ulare sntt,ocutan eo ed i ntramtt';co!nre, i11fil1r,1t,i rl.i s,tngne, pPrforati 1 lacerati . ;;1,n11pu la1 i, con t nsi , pare 11ou a1 Lenda uo altro ,·he il ger 111e de/111 s, 11., i cl1e HP fa c;,·ia fac:ile preda ; e bene spesso la pre.~e1 1za e l'abhondauza di qnP, ti g1:r11.1i è Hs:<ic·Ltrnta ria una qna11ti 1il d i corpi stra· ·11frri1 prni~ttil i, ><a -<,-i. i11 d nmenti, t erri ccio. lu qnP$tf' (·0Hrl izioni il f,, r ito - dopo l'xpplica7.iont:> e , .-111 u,1le del 1•a•·1·0 di m,-,li,·f\zi ,Jtll', ., 11011 di rn do dopo prolm1gati 1rasp0rti in bar,·lla. o "11 Hrnl i - " punal,n nd u11 puvero posto Ji meil ica7.io ue, o a ,1 u11:1 più o lll•'ll" in ,pr <,,·vi!;a.ht :-•·zinne ùi s,tn it:'i, Jn,·e d,H-rehhe rtl·•·,·Pre le prime cnrt:'. Quale i>, qt1nle clp,·p 1·s~ere i l ,·ompito del <"11irnrg<\ ('li<>: i 11 ,111~sti Jn.. _~lii di n1pi ,lo pns,;,t~g10 cl i nrn lal,i, ll,, ,·e presbtrn le 1•ri111e cnr,• e qnesti gra vi J,, rìt,i ·! l ù 11011 ,·redo clte in q11rs1,a prima ,;p,lc si po:;,;,1 pro,·vc-dere :Hl n.l1rn d1e albt ,;e1npli1·t> trn·letra d,•11<' regiuni feriti:' , ,tllo ,-e11po d i f' l'Ì· t a re ulteriori ragioni d i ~c,p,:i ;;econd ,t r ic>, ed H l la imm .. 11rli z z:1zi,,ne provvisuria1 ma t.;O t11ple1a. <ldl,1 pari-e. J! o d,·11n c,1111pf1,fu . pPrchtl le l't1s1' Ìa,1 11re imnl()lJi li z:r,1u1ti t ro ppo ~pp,;-;o 11011 olibed i:;c,)1tc; al l'ht,,icl' J>l'P('ett,o di li,-,;an.• perf'e1 tameu t;, lt> artivola '.l.ion i eontiguc alla lc~ione. ~ pe<.:ie per la co:wia: l'ap1,liuaz1011,· d i don·ie d i fil di ferro zin,·nto, l'Ul1'1uee sp,•sso a lw udaggi df'I t.nt10 illn,;nri . U n'llltra i nd ieazione t,..nq >PuLieu, c he-. nl pn:;t.o <li 111etli,·,ì:r,io11t•, ne· t.:P~-<i ta :<pes,,o <li c.:n re nrgc11 ti td illun1 in a1.e, è J'emorragin.. P er eò~a :.olo ef:cezi<>lln lrn e nte nn· io11e di rlo~·0r prat il!are Yeri e p rupri i11ter· vP11ti a l lo scopo di prnl i1·ine l',·niost,n,i <li va~i cospi1;ni 1,:an(!'11i nanti: 1,e r le comuni ernorrng ie, •111a"i "" m prP. ,·e nosP. m i pare si dovrebbe 1,iù freq ue11u:me11 re adotti1 rE: i l lll l·zzc, semplic1ssiin o clf'lln. t'la11zi1111i 'pr1,/u11y11/n cle/l'((rill in po><iziune vertic.:a le o qnasi , al c:a::,1>, pr e \·io l•f'n rl aggin <:ompnis"i"o ..,1 1,.~pu l.,i,·o c],.Jln partv. (iU P,<LO sempl i ,·e e>']Je· dil! 11 te, cl1e io uso a sstl i ,;pps;:;o ,. ,·olE-11tie ri, mi h a qnasi ~e111pr.: .:orri· "postu Pgrc•gi,111w 11t.e, Ad io c rt>Ju ~arPbbe utile che ·,·P11 issr u ,::1n> ~n "cala a$.,ai piì1 larga r.l1c 11 0 n ,· e11!.!;a 1·o m11n,•m entP adortaLO, 111,11 ,.;oio p,·r arre~tar e emn r rag ie import,111ti in a i to, ma per preve11ire uei fe ri t i di l't>C'elltf', 111 1Pl lc nsLE\ iu tilt rnzion i sa 1,rrnirr11t· ,, ,., c he cosr,i tuiscullO il rniglior pal.>nln11t al l~ se!'si e,Pn t1rn li. L'i11no<:llit~t di que :-hi. P1:11.· t il!a. lii r,•11 le d i gmn lu11~·>ì '.n·,·t',•rihil ~ id l,l 1ipplì.c,u: i (l ne d el !,,cci:, c lie n o u S<'lltpre & iu11ucuo 1 Pii c1, q uel t11111p1111 r1111e11 10 dei /uri dellP /e· 1·ite, t:lie spingf:!ndo pn.>fo1uh1.ne uto le i m pLuit.'t che si.anno alla Sn per-


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fllèl.LE FRA T 'ITRF. nI (;i'ERRA IWG I.I AR'l'J

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ficie della ferita, e provoe11udo il ri st::i.g no del .~angue e dPgli e!'<SUdati , cos t i tuisce la causa. pri ma. d i m o lte complicazioni setf ic he. Ma u.n'altrn, (1111zior1f i111pm-tr111/g.,i111.a potrPhbe a\'ere pe r •1 nPst i f<'riti la sezione di sa11ilii, f uuzione a r. ui e:ssa a.t.t n a lme u te, , iPn meno per la troppa si:he111aticità clella s n a fun;,:ione di ,-~om bro. A tt.u:ilmPutP._ ~alvo cafi ecce.zionnli, la sezione di. sanità s t1r ri1 ·a tq tf.i i sn"i f<"ri ti traspo rta b ili ;;ugli 1>spedaletti da campo; qne.,ti qnasi sem pr e su osp,,d11li da /()0 e da. 2()0 letti, e q nesti :-ull' ospNl11le di tnp11(t, ilvll(le poi si spe,lis.:<1110 f'lg li o.~pnl11/i di risl'rrct. OrbPtte : t[Uu.,t-u Lriis po r to frazi 0nn.to ,·ost itui,;ee l' i rnpfldimen10 mag~ir,ro n. e h,, ,P11ga t Pmpesti,a m ent,e P.! pfffracPm rntP i,.tir,n ito nn l rrrtta,,11,11/,1 1·tt.?io1wle e eomplnt11 di qne;::te ln,ioni d,,IIC' g r a 11di oss:1. l i m ed icu, d 1e s,i c lw il fe ri to n<m si tra t,te rrìL n f' l :<un r epar h) ùhP un paio di giorni , in attesa d i uu nlteriorP traspor to, r:Lramente ;::i dflcide ad i ,;t iLnire nn t ra.trn.men to d efill it.ivo, l'l1e fo rse 110n incontrerà l'a,[,pro,a~ione del merlir.;o sncce;,sivo, ('cl e.- ittt ~pes'w ad a:ssn.nernr la r,•sponsabilir,a. Ne viene r h e, <l i tni..1.t;1rnrnt.o prO\'VLsurio in t,r à.t,t Amen to prc) v,i;;orio, i ft.1 l'iti w ·ril;ano spe,;:-<o H.l!'ospctlal"' d i r iservt~ l f! li5- ~0 g ioru1 dopo il t,n 1.uma, seuza. a v er ri c·r \1n t,) a11 l'or:1 1111 trat.tamento a,legnatu c h e a,;sieuri la, riduzi o ne. Pii una bnona lìs,azi nnc> clf' i TnOllt:Oll Ì .

Le c,mseynen::i> di qu e.~ti. fa tti smw (,tt'i/111,,,nte i111111ayi1111!,ili, f''l io ho avu to occa., io n e cli persua.dormene, q 11a.11clo fui a -vi:sii ri.r<' ah-nni ospeda li d i ris,·rva ù nrn.n te la lieenza. PP.r con;;fat:1ziu1rn miH, e per con fessione d i alc nni culleghi dPgli osprdali cii r isC1n ·a, ho clO\·uto conviu ce rmi \.'he, ad e:::empio, te /r11 tt1tr<' di y11err1i dd /1' 11t01·f' ywc rile bene, set.1za a .. c·or cianie 11 tu fu nr.ion.dmeHte "J'pre zzal.ii le, 01sti/11i.s1·1111(~ mui mi·1w1·a11;:a i111pre~-~iona11fo. Ora, n ei prirn i t t•mpi del la g ue rra . io mi ero freq uentt·inente meravigliatn d olla po<·n u1nclC'11z,i al lo ;;pn~1a-· m en t o eù a l le r etrnzio ni prinrnrie pr e-:f'ntaLe cln lle fra ttu n • da :nml\ d a fuoco. Ques ta con,;i;atnzion e, c he non 110 vedulo 11oi r ecenf i t rnr,ta ti di ch irurg i a. -d i guerra., l'ho pure t rovata. i11 li bri ormai ,eccl1i. att ri1>ui t a a Pirogoff, sah·o errore. E;;s11, si ~piE'ga c11//i1 l,•sio11i cospic11e 1:d ''.·'te8e, c h e s i r iscontrano quasi sempre 1tei muscol i cont.ign i a q tHHti focolai di f'r;1ttura: ment re invece I.e fratture da (·Ru ,.:a indirrtta (t'ad u ta ecf', ) conii.urvn vano assai m@glio l'inte~r ilà. mu:-colaro,1. e quin di la. r~gion e es~e.117.iale d egli spostam enti e d<'ll,• r etrazioni . . E que s t 0 il moti vo, pe r cui la r id uzione \l..,l le fra.tt11re d i g uerrn. ri esce o r d inariamentA facile e banal e -- ,;en:rn bi,:og no d i f!U C'Ì ricordi a_~ ato_mici e fisj o)ogici , che sono q n asi inllisppn,;abi li ad n n;t buon n 1 ~ uz 10 n e della fratt.ur a da causa indi r etta. - <i patto })Pl'!Ì c h 'r~~a sia atta ScnrTo, a breve distanza dal trau ma.


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!-ULT.A Cl ' llA O!;LT, b: FllATT l'll E DI GUERRA DEGLI A ffl'I

la cosa è ben diversa quando s i d ia tempo ai muscoli di ri pren dere la loro f11n7.io1n1.liUi a la loro tonicità , e quand,, s i dia t empo a.i µr uce:<si <li ri ptini zi one d i fìsf'arP eiea.tri zialmentl' la r e trazioui e le po.~i11io11 i v1zwse ,1equis11,e. Eri r,guuno rii noi sn c he · in questi fa cola.i -- qaa.~i se mpre più o m eno infe tti - n on è pr11dente appli. citre, n <•!CIH.; ho 11tr,Jin,me 1i te. /,, m,111111: l'e -eìolenti, ehe p<•trt<h!,e ro p,-,.:cre u., n1e i n cs~i di fr,lLtnre Fe mpl ici, per t1\·ere r:1gi()lW d i certe posi7.ion i y jz inse the ,·a1wo cousnlida11 •lCJsi. Ke Yi ene quindi pé r me l'Ol\l1: Jogicn. l:OII S1'p;t1et11/.'1. c he si LÌt•hl,;1 C<'J'Care rii Ottenc•re al fJÌÙ preSLll - e "ui 111i11i111 i 1uoz;,,i - i l t ratta.mentù definitivo. 1\ q11<'SL1) scn!JU :<areblw desi<lE>r11 l,il e che i frattnrati degl i urti, ,eni.,:,en, ,,[ piì, pn·.~t11 t ra:<purhtti Jid la sezioue rii SftllÌLà nel lungo Jo ni d,i , · nu1110 att.\.'nde1 o l'hl;) la C.:<•Hso; idazione <lei c:allo srn b,•ne ini z i!.lL1l. t> dli' uèll0 st1·ss,1 tempo le e ,·e11t uali co111pli<;tt1/-Ìoni ,ettiche ,-ia110. s,• 11011 c;,,aurite, 1ioar lu meno domi11 :ue. Ni e,·iterebbe c;osi uua se-rie J•,ll,rn,.;a ed int,1ust:t di Slll:t'es;.:i,·i tr.-t•p•>rti, c·lie ra ppresentrrno uu t rn1111ia1i~111 0 11c,11 i11Jilii·rt:11te ,.11 l luc:ulaio di frn1i11ra, e snl !e sue o ,·l'll t,11 ,d I l:n 1111 ,1it' a,, i o II i si.:Lt, i e l,,. . ;-; i t ,. i tl:'rt' li I ,e co'si. ht ru ,bsi ma. parte d i ()llf•lla. ÌIJ\.J.lidita vl1e il g1WPl'llO ,ll1\'J'l3. ~pe.sso pen"al'e ad iudell · nizr.an'. e d i 1·11i u oi sare1tlo, 11011 !-,·111prt> ,L torto, ÙPtt i r esponsabili. lJtti l!'.l eil'n· elie .,tanno a mia CÌÌ.5fJu:,,i:.1ionC' risnl 1.r1·rbhl' c he ira j /i1 ,·ifì di y1te1·rri questi fraLlurnt i eo.,ti1,11ire\1bt:rv dal 10 al lf, p. 1(10 del tot,de, »icchè a me l',1re ehe, fi n o ul peri u(lo in cui il l oro tras µorto ll Oll p o:;,;a, jlÌÙ ,~011,; idPrarsi dat111(1~0, <':<s i pnt.rc:blJPl'O ben issimo e~sere rico\'~r.tf.i e c:urn t i 111,gli o,;peda!i ch irnrgici di tappa - 1·ome del rt>sto II v vibno in C~ormitll ia . :\Li. se 1·ag iun i till }'t>riori y i_ s i o ppoHes~ero. tt,;sai med io di'! trn,;port0 frnr. iona t.o, a c ui cloYemmo fì norn troppo " pesso ;1 ,fa1,tari.: 1, sareblie nn l1·asj>()r/o unito l'(l i,mnediatn fi uo agli 0speda,I i ,li riserva, a p,t1,t0 c be i t'e ri ti g iu uge:,;,.:ero io treno nspcdal~ ed :d lllH.~:,imo ,,11fro i 11ri,11ì da,• o h e yiorni dolici (t!1·it11, 111i11 ;;o lo, ma , }w µ:li o;:pednli di r1,;erni clc>,( inid.i u ricPverli, abl •ia11 0 nn per='ouale sprw1n li:a :ato c h0 <lia. ,;nflì1'. ieu t1, ga ra,n~i:t di sitper ,•nrare aJeguntaw e11Le qup,;t.e lE1sioni . Pi;:rch,·· ,. c;,rt1> meno nti le t·be si pen~i a1i in,iare direlt:iineuiP. dall P retru,·ic ad appo,.:1t i ospetiali i rnntilrtti, pinr.tos1 0 ehe [•P11;:,ir~ nd it..;sicurare le ct1r,• piil 1·011.~l'lt P . :L q nel li che sonCJ in pH i colo di d i,·t"11(,Rrlo. , ti t' 11 i ro · t P;:n, po e1·L pat·" 1• "'· · 1· 1 ] ,,.ir,1011 lH~ll l' r a,·,, ,·n ,~11<: I1e 1n .\ 'o 111ll1:i . , . . t ·eblw nu reparto ,;peci.ilo per ]a, c ura dolle fr.ttLlU <' . P er cl1P non s1 po 1 _. t'are lo s t ('~so per mi c·ert o nuwero di ospeçlali 111ilit,ni '? I r ep,, i ' · :-nre b''1)e ro l'er to IJPn prn · · f ac1· 1rn1•11 w a .i tna I1 ll. 1· "'· beo :t • [iC\r trattuntti

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::;u t.l ,A C C R A l"IELL E l<'R AT'I'O t<F. DI 0 1· EnRA D EG l.1 ARTI

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trimenti utili, dei r epa rti <'h e desider er ebbe il Perez per qnei fe riti. per CUi sia d cL temersi l'am pu tazione. E passiamo a l trattarne11fo ve ro e propr io cl i q ueste fratture. Nella chirurgia di pace il t ru.ttnmento dell e frntture media nte l' e.~te.nsione crmtùma gode s impR.tie nwri ta te e diffuse. Mi>rita l'estensione altret t an to favor e nell,t c hirurgi a ri i g ue rra? F rancamen t e non lo cr edo . A nzitut,to l e con d i ,1io ui 1ur t icolari dei noski ospedn li e sorra tutto del nostr o person ale di assiste11za. sono tali dn. non ga1·antfrci abbastan ?.a de lla ginsta e gicura ap plirn::ione t,ecn i ca cli questo mnzo t PrapPttf·ico. H.arnm e n te capita d i ispezionare a d ore i n;.,ul ìte un a i nfor roer ia senza t rovare q ualc uno d i qmi:.ti mala t i c he , per 1111 motivo o per l 'a l tr o, s'è fatto toglif'r e i pesi. I n secondo /,wgo la n ecessi tà d i m edicaz ioni frt:qne nt i e prolun gat~ r ende spesso illu!-ori a la i mmobilizzriziouP otteuttta con qnesto mezzo, ed oltr e m odo dolorosa e d nnnosa ogni medi cazione. f.11 terzo ÙWfJV i trasloc hi rie hiederi:,bbero pur sempre l 'applica zione d i un altro mez zo immobil izzante. ~[eglio a lloni Jt>cidersi Sll · bito per l'immobi liz zazione immPd iarn. Va eia ·sè <:he es;,a deve es ser e prn ticat a i n 1stato d i riel uzio11e p~rfetta, ot.tennt a. se d el caso, in esteusioue con o senza anestesia. .Per fratture dell'ar to inferior e · io m i son fotto cost.ruire allo scopo un npp11reccltio in leguo, ap11licr1 bile a <zual.~iasi tavo/.o comzme, il q1111,l e serve altrottaut,o ben e che gl i apparecchi d i Schede e d i H.ossi 1 ed hl\ i l rn11taggio d i costar e poc he lire e di poter essere cost.rutto da un q1ul-!iasi falegname. Di tutti gli appar ecchi immobilizza nti , di mi v ' à g r an do \·izia, uess uHo offre, secondo me, i vama.ggi ckg li a pµarecclti gessati. Per le nece:-;si ta d i ispezionare freqnenterne11te · le ft1rite ed i te:ssuti co11tigui senza r imuover e i I bendag~io io bo dat.o q nasi St>tn pre la prefer euza alJe stecdtl' ge.~.~af1, .~emp/ici, o 11111/tiple, a doccia, l e qnali, fa.tre d iret,. tau.ente sull'arto, e fissate perfett:unen t,e aJ di sot ro cl ella Jpsio11e con giri d i beuda di t ela, immobili7,z,.uo perfettame nte l'arto lasciando am pi amente scoper ta la le~ione. N e lle lor o particolarità d i esectrnione esse sono va riabili all' i11 fì nito. si adaLta110 qu i nd i perf'ettameute nel maggio r numer o rlei casi, costit·nt·ndo per me l'ideale de i benda~gi <tniovo-i11a.ino1,ibili. Una eccezione va fa tta ver il f emoi·e, ove sono inrlispe nsabi li i bendaggi com11t<iti con adatte fenestrature. Quando p0i. pe r la molt iplici tà. d e lle fe r ite t u tto n n segmeuto di art.o ,.ia inter essato. i n m odo d .~ no n permet~er e l'appli ,·Rzione di stec:che, o d i bendag;i fene• ~t rat i , allora trovano la loro i nd icaz ione i benclagyi acl fl ll,m, di c ui 11 più pr ati co ed econ omi co è quel lo pr oposto d,d l'amico prof. .i\1 oro,


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'-'{"I.I.A C\'HA DEI .L E l'IU':"I'OH E

DI l;l'ERII A ll E(;J.l ART I

t·<•st itnito da due manicotti gessati, c he fissan o in a lto e in basso le anicola7.ioni c11n tiguP. e t'he vengono collegati fra loro solidnmente con due o tre anse di legno a C., le cui estremità n11gollo in n icchiate <.:11n r•appa cl i gi•sso 11ei man icotti suddet,ti. Bi 01.tiene co,;ì di a\·t>re ampiamente sc·1Jrer t.o tutto u n seg:nen to d, 11':trto. si da. pot.ervì ]Jrnticn1·P •1n,1l~ìnsì trattamento ter apeu tico. Xo11 ho p,irlaLo fiu qni, di pr.ip,,sirn, delle i11f'ezio11i che costitui ~(;u110 pnrt.roppo l1 el i>me1 :to più pericoloso e pit'.1 preoccupttme nella cttm d<·llo fratture e:-poste de;;l i art i. ) 1 110;;1ro vompito deve qui oat.nnlimi:rite tl'ner a ·oc<:hio in primo lnogo la vita i> la cousNvazi ont' d,,11 ·.1,rto, lii,~ Òe\·e pnn~ cercare di const'_!~nire pos.~ì l,ilmt:>llte la lun gl1t'zza fl la fnnzionl' 11nrn1ctle clell'arto ste:Sso . . \ rnggiun~ere q uesto li11e, alcn11i credOllO d1e val~a meglio l'<lsfe11sio,1i.1111u più rigiJo, a ltri Uli tnd t1une11w 1111tisNtico ed autifl(/gi;Lìco, più o meno PJH'rg ico da ,·!;1",;ifÌe,1r,-i tra il pn•1·,,11fir o e l'aborr.ivo. 1 giornali fraJJ:·0-<i in :-pet.: inl modo rignrgi t ano di relazioni di L·h irurgi . i qn..tli -- snllil fal:-Rric:ti di ( 'nrrel e (li T nfHer- i11terve11 ~·mo nl piìt pre..,to fH1::sil,il<>, qtwsi sempr<> iu prin1a giornn t.a,, nei fo. tolai di fntttur:1, ]'l'lUi°c:u10 PstPsi shrigliamellti, aperLure e contro Hpertnre, S\'UOta11(! en1atorni, :is11ortanu schPgge, prnt icano lavature ,·uut.i 11nate 1 pref,,n!Jilme11te cogli ipoeloriti, li ::,ut.11rn110 poi q uest,i fo. culai quando lo ;.;1,ri,-1:in faLto ,·ol s(·c re10 della fr·rit :i ap1,nFe a l mi· r; ru.~t.:opio prin> o .i,-,-ai poYPro d i 1,ru;terì. Il metodo, per quan to sa· d11 ..e11t<c!, e vautal() dii. 111<, lt,i g;io\'a11i, 11nn ot.t.enne i l <'Ou:-eww di rnolti f'rn i lu111iu,ni dPlla t.:hirnrgia f'rall cese : cito aJ e:;èmp10 : Quenu, l larhnann, DE'lbet. 8qui torna i11 prnpo,.:ito alli1 llll' llt<> il 1le1to di P a'lten r, che, quando ,-i tnit.t.1i d('IJ'iofi11i1anwnr,<' p1,·<,0lo, vnlg()UO solo i repert.i 1•ositivi: a unila ,-ervo110 i w•gati\·i . 3l a. SPllza niscntere il Yalore suie111itico del c riterio tnape1uico de"'nnr.o dall',·;;aPH:· d,·llo .~trist:i\l in q~t<•s1,ionP, n oterò l'he, an, he rec ... 111,issi111,u11<'11te, DellìPt ,·olle µer prova, appliL;are lo stE:-sso niterio dt'll 'e,m111e dellP st ri,-c i,,, 11011 a l 11101uento i n cui poteva -.·e· n irl' in qneA:011e la cli ittsnrn ùella t',·rit.a, ·ma nni prirni periodi dopo i l Lnlttllll\ . Orl 1t:"11 e, :::u ~~ t.:,\,;j Ji IP;;io11i da s•.: liegg•! recc•nt i, i n (·u i ,,gli pr:t· tieù ~,O slri~ci ,·i,t~(·t1n11,, s_o ltanto H Yol te e~li 11.vrel,be :wcPrtato la pre-Puzn ,! j b1w1.,·1·i. Ed t>gli ug~i1111g,' (·he i risul tati clinici sollo nwd iul'l'i, 1••'r<.:h~·. tli unili,·i ca,,i ,,;,·g11iri tÌ ilO RI termine, rl ne sole v0lte si t·N powro prati,·,irP I.i ;;ur,nni d,,lla ferita . e due , olte si ent110 an·ici11a1i "011 <"r ror1.i 11d,,s.ivi i marg111 1: prntica lwn cono· ::;.:intt\ fin d,1i urn1pi pii1 a.111,ichi e no11 certo hr ill1rnte. N0n è qui11 li 0


SULLA CURA DEU,E FR.H TORE ()[ GUtmnA DF.GLI ,IRTI

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improbabi le eh<' il tempo sfrond i molti degli aJlori chu si vorrebber o t,rib1uare a questa r ivivesceoza dei 111et,od i di a.ntisepsi dùmica. Ed è iufatti impressio 11a11te il fatlo 1.·l1e, uelle re lazio11i dei c:asi di fratture crnrate seeo1tdo questi priuuipi, ,-j trat ta assai spesso di t'.·ri t.e da pallottole d.i fllC'ilc e di ,d1rap11l·l, che sono not0rHu11eme quel le c lie più d i radn si infoti,1110. Ora, p11r uon ·l.1-;cian;i te11t,tt·e a 1·oler sa/rare con i111en·enti e11ergici e non sempre i nnocu i de~I i art.i eh,~ si 8td rereh/wl'I) di per 8r~, bi sogna ti>1tere a nu,• 111e c l1 0 lo ,;brigliamfnto ,.:isten1a1 ic.:o d elle frnt.t ttrè può uon essel'e st·e1· ro ài in co1H·en i1.·11t.i, perdi.;; la mauualit.à dell o sbrigliameLiLu, e l'c,:Lo,;a apertura i.!1. i t.rat,ti o-;,;ei, non possono essere inuocni alla viui.lita di n1oltt; sdH'ggie, la. eui nntri;:inne ti C'Om JJl'O· mes,:a al n1as:<in10 gracl,\ e dipe11 de clH. luc:inie perio;:;teaE. che - malgrado le 1J1;1µgio ri t.:.i ut,ele - \'eDg<,no tncilme11te 11:'se d urante l' i11 · tervento. Su q 1H..·;;to peneolo in.~iste l' f.-nilrdi (1 ), e recen 1.e1lle11te \'Ì insiste anche il Caiot in UHO sc ritto vi.~ibilmente i;;pinnn dn ll 'osse r,azione éli frequ .,nti psenclartms i, e più t'rN111e1tti aCc\O l't.:iam,·mi, fornitigli seuza dubbio ,i a.Ile 11sauzt1 larµ;arne11tP. inten·e111 i,:t,· domina111i in Francia. Personalmente iu c.:re:do L lie l,i collrlo tta del cliirnrp:o de\'G ispirarsi ora a ll'u uo orn a.ll'nl1ro c1J1wetto, a secn1Hla delle modalità della lesione: t.e1H·11 do n, menu, e;l1e la c.,011serv:1zionc delle schoggie di" euta uu\•nceziu11e, •1u:i11do si re n tluno uece:;sari ac:1,i ,-IJrigliameuti e r,d ic;.ili re1·isio111 del focolai// di frnt.l11ra . Cercan, lo di ,,intetizz,i r.-1, io pnlpuuikrei a rPt"O•·r•: µt·eferibile ht cura a.~pelta11te, t.:011 SPlllJ.1li<.e tvel ... tt,:i e,1e1·11a ed i mt11ohil i-:za zione dell'Hn.1, nelle ferite a Lrngitto c•1111plc-to cou orifizi r istrel.ti, ed in buo ua i,11.rte dellE> f•!l'i t.0 a f,mùo c i "ll'<J, con porn1a11e11za di proie.t· ti le di fuci le e di shra.JJnel. 1-: iterre i i nl'ece preferil.!lle l' iut,ervento d1ret,to a.J ,1,;pnrtare i corpi eestrauei, ad escidere possibi lrn ,mt e i te,,snti cont,usi. o n prnt,i ,·1\re In. più 1u.:eura.~a tneletta - pret'eribtl111~11te a sf'1·co - del t'uc0l>'l.iu. a,;;:icurando in p ari tempo il dremiggio. in tu tte quèlle ferite l.u·erc, ed ampie che sono date da sc h eg-.;1e ,l i granctr,a di sa,::;o o di bo111ba, nel le q ua l i - per dolorosa esperie11z.:1. - s,1 ppi;i 11111 ehe la :ep~i e qua:si sempr e i11e ,·it.:1.bile e jlarticulannent.e maligna. \ atnralme11u>, i n questi casi, qnanro più presto :,;Ì Ùll erv ieue, tallLO lllaggiuri sono lrprobabi litù cli SU('l't':'iSO. 0

( 1), L . lsNARDI. Ourn dcli.- fcritr. cli guerra coll'astensionismo. - « Giornale della' R. Accadomia di T o ri no l91 5·l ti "· Comunicn1.ioni vA.ri,, rnccolte in un in tere>g .. sante opuscolo d e ll'Unione tipografica cùit rice torinese.


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~L-1,LA C UltA OF:T,l , F: F RAT1TRI•: DI GL·~~RT!A DEG LI ARTI

Malg,-.irlo tutto, sono pur senipre le frattu re esposte quelle che Cl danno il mag:;iore 1111mero d i :;E-p:si grnYi e maligne, d i cui i tipi pri ncipal i si <:om penrl i1rno n elle iuft-zio111 g:issose, e nell'edema maIig110. t in quPsti ca~i C'lae la /ernia, 1·azi1J11ule ,, pmcle11ie degli sbriglia.menti p110 dn re i m~gl inri ri~11l1,a1.i, siH nei rig n1ud1 della conservazione della vita e rlell'arto , ,;ia per la cou:;er\·a ziL•ue dPlla integrit.t nirntomi<:a e fo11zio11ale dell'art.o stt>:so: al r11tale si.:opo llCln sarà mai esflg"r:11.a l'imponan7.a cl,\ dar.;i alle con sider·azioni an:1r,n1niche nella scE>lt I\ delle inc isi-in i cli sl,ri~li :,mento e di d renaggio, an cl1e perl'hè le diffu sioni :-:et ticlie ~egno1111 ll i prefon·nza i piuni di elivaggio ano.· wmi<:i. ~1'i ('asi, iu cui i più ge11Prùsi e raz1011ali :--brigliamenti ncn pa1·pyano clon•r trionfare della scp-,i, h o trontto talora uti lis:simo, allLI s,·oi'n di p,;pon e la rgamen te tntto il focoll\ io della feribt, la c/i.,forn;:i 1111e {P111z111,·1111 en d,,i. ,,,011cu11i, i q1,al1. Ìll) lllObilizzati in pnsizioHe an · gola re, assicurano nel miglivr modo il clr e11,1ggio del foeo laio. Ju f11.t1 i, ri 11u11z iaudo tenq1oraneitm entP alla rirlnzione della frattura ed iorn10bil izrnudo i mon1·u11 i oa:;,;ei i11 pos izione an~olare, non solo viene prun:Pduto 11el ni i/,!l ior modo al drc!rng:~io della ca v ita midol h,re del!\)i;:;n, 1111t vi ene :i11ehe cout,ernµ() r a11ea11w111e ahulito ogni r eces,io iu ,·ui :si poss,i a1111 i1lar0 la 1-P.psi. Uo n quP:.,Lo e;;ped ient e b o pot,nto pareccl1ie vo lte a\·ere rag1u11e di '"'J,~i, c lte, t'vl le altre rnisnre uir:,!'euti<·he. Ullll mi ern. rin.~.;it o domi11arn e per J,~ ([Uali e ro or mai r asse~11tit.c, all'arnputar.ioue. ( : 111 <[ll ùil i prin('ipi )' ÌtLlllf) 11ua~i·sempre riu.5c1~i t1. dominare i pro c~:;si setl,ici lu<.:a.l i, si cehè le i nclit'azion i agli 111 ten·e11 ti demo Iit.ori, furo no ,late senzi, e1;<:ezio11~ da lla 1·1111!1re11a .~1,y11ie11{(t/e degli arti e dal lu. .~,,uimi' 111.i11. ~O !'rn u11 tot,l'Lle d i ciri·a :1011 frnt,ture dPlle ~rn11Lli ossa, ho 1;011tato 1:; innrti "'l 8 ampn1,1d,i \·1,·i, <li <·ni clue -ol i idl'a.r to s uperiore Si avr ebbe qninùi urrn 111or ta li tù pari al ·± p. 1 00, mentre le amputazi011 i :--arPU,ero po,:o pi ù dP! 2 p. 11/IJ. (Jue,;1 i risult,at t ci paiono dav,·ero confortanti, quando ,·e hamo i.;he iu F ra11<·ia il ::\[r,rel-KJ\hn ~nl rnateriide ù egli o.,pedriti di risnTrr di )[i0 ho11. ,\"i-dt,Pr, .Jalagttier, D11rna.re~t. lrn t r•.1Ya to <'ile g li a.mp:1t.ati <.:.0s1,ituirehberu il 12 p. 100 del t.<>tal r , ed i morti il il p. 1()0: il Gazin p11re i11 o,- pprl11 li di risPn·a lm 1111a perc,.11t.ua l\ il e i 9 p. eeutodi m•ini fl ,lei 2 p. 100 rli :1mpt1ta.1i . . L e c ifre di <[He,te rlne st,nisriche frauce:11 sono d i per sè Stt'~ie parlunt i. a 11,·hc- sot to u11 altro punt o di , ista : ;.;e si debbR. cioè amputar e più o me110 prec,wenH' UtP, e più o meno foc·ilu1e11te. 0


SVLT,A CU RA D ,K I.U: FRA'I"LTRJ.: lJJ Gn:1;1u O IWL[ AWr l

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Ognuno vede infatti <·he I~ perceutuali fra i mort.i e gl i amputati \1Ìvi sono in rapporto inverso fra loro. . Ora dato - e non conces,;o - che i casi del nostro ospedale di testa di tappa di un set tore mont,,guo:;o • ed esteso, siano paragonabili ai casi degli ospedali di riserva di questi ospedali francesi, noi avremmo, a paragone del Cazin, quasi la ste:;sa <'ifra di amputati, e meno della metà <li morti. Ma quel che più interessa si è che, in confron to del More! Kahu,

noi avremmo l'l p. 100 m più di mo1:talità, ma il 10 p. 100 in meno di amputati nv1. È questo certamente il dnbbio più torme ntoso rlel proble~a terapeutico di queste lesioni. Ma, se dovessimo da queste cifre tre.rre un criterio diret ti,7 o, ci riuseirebbe certo assai arduo e penoso l'e· sporci ad avere dieci mutilati di più, per contare poi sul totale un morto. di meno.


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Alcune considerazioni sui flemmoni della coscia conseéutivi a ferite d'arma da fuoco Per il dott. Gino Baggio, c;opitano merlico, a iuto ,!ella H.. Clinica chirnrgica di Romn.

In sette mesi di servizio militare - d t1l novembre l9 15 a l maggio l!)l{'. n ell'ospe,111.le di Ponleuone, c lte per essere uu cont.umacial_e di primo ordine <:onta c:ir<::èl. 'i()O letti di chirurgia ed ha un 1uov 1• mento assai cn11sidè re vole, ho avnto o,·casion e, e n ecessità. c01ue c redo, del rf sto, clif> sia capi titto a t,uLti coloro che si sono trovat '. negli ospedali fkllP si>1·o nde li nee - cli .segnire 11•1 grande numero di proc:Ps»i ~uppnrati,· i ;;vo ltisi i11 ,.,p;;n1to a fe 1·itP n'arma ùa fnoc:0 . Xegli ospecf ali rii sc>conda linea i tlenimo11 i sono all'ordine del gio rno, e fl e in rno11 i con s ider evol i, a11 ch e sLl fe rir,e c h e <la pri 1 te i pio devonu apparin~ a.s~rti leg!l;ere. Que lli, però, cl1e supe rA.11,, di ~ra'.1 lnng,i gli tthri per gra,,itìt e p ":lr it1sisten1.a., il ,·oro as"illc, rle l cln· rurgo, sono i fl t> mm1111 i della ,:o-;c:ia. $e dicessi : i fkmmoni dell'arto 'in!'eriore, sarei più compren:;ivn, e, fino a. u11 1' ert.o p nnto, n o n rneno e satto. ;\h lit gamba non è, ,;otto qn<>s1.o aspetto, r.osi t,emibi l e c o~e la coscir~ : al la com plicazione s11ppnrati va di nna ferita del giuoccb JO t·ia'illllU O ril'onos,·e lii. s na gravità; la cos0ia. i11-ece, offre a lle s n PP1:· r azioni t erre no ngevolissimo, eppure nnn ;, te11nt,a, forse, a questo n· guardo, Uf'l la consi,lernz in11e c liò morita. Anzi, è app,rnto per u bè n: · · srnno · e l otti t.engo e h " non tut.1· cu 1oro e 1,e non 1·1 n hl· 11,1.no s P.g11d,1 d' 1 d e lle eon-;egut!nze c he i flemmoni de lla coscif\. possono dare. e he tali a ff\·1.inni ~orrci oceup,1rmi brevem~nt.e . !)non l col piti alla coscia fo r m ,1n o - aJ ogn i mandata - un . 51 unmero frn. i ricoverati de~li o~pedA.li di seconda lin ea. Parlo · · cl' nnna tl a t· uueo. e 11e· qlle 11e ,1' arma 1.u1anc • • flsono capisce - , 11· t'1• n1e tanto rare l'ilf• nnn conta no . L11, feriL11. p11ò ,·,;ser e tnw ,fu,sa, da pitllOttola. di fncile. e i 11 ter~s· 0 sare soltanto le mn:;se rnnsco l,1 ri. In q uesto ci.,.;o decorre ·- d 1· sol1. • . . una ser.t1ma.11a . O' t1 0.rtlì0, - asett1ea.me 11tt>. e 1··111 f'ermo 111 puo. ri. te 11erst. ""


ALCUXI~ l'OX:-l;i r: RAZI O:-.'t ~l'l J,' 1, R.\O!ON! IJELLA Cl•SCIA 1

1•CO.

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perchè - si sa - la pallottola di fncile non trasporta con sè stracci di vesti, a meno che n on s ia d e formata, e da sola, il pit1 delle volte, non infettR. i tessuti fra c ui passa. Anche la feri ta da p,tlletta di shrapnel) può e,;sere asettica, se t ran!'lfossa e de!IP sole pnrti m olli, ma non è raro che sia pure inq11ina ta. perchè lo straccio, die la p1-t llena di s hrapnel ] quasi sem pre porta con ~è, rinrn n e talvolr,a frn i te ,,mti anche quando il proietto 11e sia uscito, o inf.,u1:1. ne l solo pa:::;;are Sono infettP auc:M più frequentPmente - siano pure transfosse e delle sole parti molli - le fe rite da s,·hegge di granata o <li altro proietto seoppiu11te: e lo sono molto spesso le ferite co n fraLtura; e quasi sistcmati!',1me11te le ferii.e cvnservanti il µro iett,'I, Lascio da parte com pletame nre le in fo zio11 i eanc re11nsP. perr.hè voglio soffermarmi so l1n11 to ~nlle suppurati ve. Le su ppura7,io11 i ·,;t,n,hi I it,e si su ferì t e del la, co~cia con fratt ura sono, certo, assai più gr_,wi di quelle che seguon o a ferite delle sole parti molli. Quanto le schegge d'osso - e sono <]LHtsi tntt.s> fratture comminute - quanto gli stessi m one<111i regolari di una frattura esposta - sebbene sbrigliA.ta e dom inata mantengano la suppurazione pri'lla di det.erger,;i e dì saldar:;i , ognuno lo sa. Da uua. fral', tnrn, snppnnrnte pnò - tra l'a lt ro - o riginarsi una osteomielite diffusa, Ja cui mi11acc.:ia è hen u ota Ma auche le S!.i p pun1,:,: ioni dei soli tessuti molli. meritano, nella coscia, tutta la no;;tra attc11zione. Per lo m~no: 11 e l la coscia, s<· l'osRO fratLnrato manti,, ni> notevolm,•nte la supptll'ilzione, il peri'ister e del~'alta virulenr.a del pns, della te11de11zH, di esso a nuova i11 \·11.s ione, 1 fenomeni tos~ici che la ,;u prnrazione i1 1~ist.e a .!:.re, ili pendono in gni.n parte dalla partic:olare costit11,-ione anaton1ica dei tessuti molli: dalle volumi no,;e masse mnscù htt·i. · che del fo\;olaio snppurati,o r<·11dono difficile il dominio, da,~li abhondauLi conn~ttid lassi, dagli 0ste:;i spazii s iPr osi , dalle forti aponevrosi, lnn~o i qnali i l pus facilmente sì diffonde e s i 1rns<.:onde, da.lle ampie vie d i assorbi mento per le qnali i prodotti batte rici arri vano presto in circ()lo. ~on il.Itrimenti. si spiega rx•rehè, in certi <;asi, il midollo osseo e i tessnti pfl · rostah d e i mou cooi d i frattnra gra11uli110 già attivamente, mentre il pus continua a i11filtrare i t essuti molli in ogni !,oro pi ù r eeondit,o recesso ., uo n a 1tnment1 . . s1. sp1egA. . . al\ere - a questo com e possallo r11u modo sed I 1· · l . . e pro uni;rata r1 snppnr,1.z1one e mas:,ie , musco 1ari· attornianti un m . 1)en nvest1t,o . . e I·1 c ui. m1, d Il . oncone f'emora Ie a·1 amputazione O prolife ra a. ro,:;50 bott.one; uon altrime nt i si spiega per chP- qnee. debe llazione del pro0esso suppnratìvo, che riesce t,ntt'altro che

st


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AI.L'l")<I-: co :-srn EnAZIONI SU I FLJ::)!MON I l>l!:J,L~ co::;o IA,

F.('I'.

facile su una frattura esposta del fem ore, si possa ottenere, invece, assai piit pre:;to su fra tture esposte, ben più ccmminute ed estese, ma dell'omero. Tra i suppnranti della coscia (mi r iferisco - naturalmente - a suppurazioni diffu,;e) ho visto alcun i esser colt i presto da t,e mpera· cure :,::ui .10·1 , e t al volta con brividi; altri - piu numerosi - a ttra· ver>'are prirn1:1. un periodo d i qualche settiman,t con t emperature fra i 38" e i B!Y', e mantenersi co,:ì, temporaneamente, in uno stato g enerale, c he, non considerato il tormento delle medicature, e.vrebi.i~ potuto dirsi d i appareùte benessere; altri d ifender si anche meglio ed avvia r:,: i a g ninigione ; ma - purtroppo - ne ho visti parecchi fi. n ire, o presto o tardi, in preda a vera setticemia, e di questi: ch i lasciarci l'arto, chi lasciarci, addirittura, la vita. C'è cli più. Mentre nei casi, cui m i sono riferito fin ora, la ca· r n,tteristic·a del decorso della ferita era la suppurazion e, copiosa, i 11 • frena bi le: in a ltri casi ho vi:::to il processo su ppurativo essere d ominato abbasbtnza fac i Imente, e uon per q nesto la lesione perdere d e lla Su.a g ravità. In questi casi era ani va to u n momento in c ai - mercè l e inci,;ìoni genero:;e e ripetute - i tessut i avevano già assunto un beli'~· spetto, quella cer td. quantità di pus ch e si formava sul I' arnpiii 5u perficie gmnul eggiaute non ri stagn11.va più, a ffatto, e non di meu.o la temr,eratnra si IIiantenev a febbrile, le condizioni genera li con1,1· n uavano a. peggiorare, e il fNito seguiva la sua china fatale -fino in fondo: d;tl flemmone s'era originata una trombo-flebite suppur ativa. Questa, della trombo-flebite, è una complicazione delle ferit e sup· }JLHH<n ti d ella coscia, più freque ute d i q uello che si cr e d a . 1~ ue ho avuto J,1 diruos·trazione, clinic:a e anatomica; e, q u1tntunque \ 1111 casi non siano stati molti, bo ragione di credere cbe molto p i ù • marosi siano quelli uei q ual i c'è stata eg ualmen te, anche s e non riconosciuta. Ora, io non int,en<lo punto di far conoscere delle novità,. J.,a eh'.· rurgia settica ha u na storia troppo ricca, perchè possa credere di scn; 11 0 ,ere cose nuove chi oggi ri0hiama. l'attenzione su quello· c he ~ . ·0 orim· es-,ere Llll fiem mone della. cos,aa o su l fa t.to ehe r\a questo pu " narsi una trombo-fle bite suppurativa. Nè i nt.endo che ciò ehe ho vist.o io debba costit uire la reo-o l a.· b o e· I u ter venti adatti, e ripetuti con intelligenza vigile, poss 000 bb nissimo aver ragio11e anche di p rocessi flemmonosi che altri a.9're / detto i n vincibili. Un'allacciatura in tempo può arrestare s u l pan ° · · e h e rn · a I tro caso s1· sarebbe portat-o via. · 1' inferlll0a.· una sett1cen11a, Anzi: l'oculatezza nel cruentitre tessuti infiltrati di pus, ltL preferenz


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quando s ia p o,,,ibile - al c:oltello i11ca11rl C'~1·Pn1,C', cJ.,nAb bero evitare , o, pt>r lo m e no, r i.Jurre lr1 c;omplicazirrne della tromboflebite. I o intendo "emplit·eme11 to oli portar;, ]_.. mifl o,s,·r q1,zi011 i a contrib1110 d P.lla g rande i111pr,· ·a. c n i -;empre ;. r:!1 ifun,~1.1-1, 111 ,·las, P ,:, ni taria, rrHs og~i i11 m1) 1,) f1 Ì 11 f,,1,br ile 1.k l ._.,lit 11. d i s,1l varP P d i 1·1111sen .i re pi ù c: be si pnv. ~acr1fìva!'i' una ;.::ambii. pe rJe re u11 ,~ y j 1,, jl"I' inJ',..zinnP <·~11 r·r,•ll11s:1 è 1foli1roso a:-;s,1i; ma un'ampntazinne. un a m.,rt0 !1"1" '-'C'111plwi fatti s11ppnra1,ivi d o lgono ,u,cor d i pi1'1. E. ,;e è v ero dte r~,t,>•·n,1 pw·, tro\'ilre f',w ilt> a11 .: l1P <·i,', <" li P all'i uesper to ri,-,slJe di!licile, è al1retbu 1to \·e ro vlie, ,·PJ'lr • lc·,i1111i uon p,1. trebbero mai rag~inngert:J h~ gniviL~~ chi! r:igginn_ g mw, :-1• t'i,,-si>ro t.r:irtafe in tt-'ll1f)O. e vhe r iut,•rv eu tu ri<:liiè,tOl tla t1 11:1 f,, ritlL :-- •1 pp n rn1 11 r . 11ei prim i m111ll c·11Li, s1:ompa r i,a.:e d i fron r,(' alla eo11 1;1l1•ssi 1i1, il,·11:i r u ra t:lie s'im po11e piil l,~r,li per 1.:,rn1l,attere i l fl<'mn1011P ,· lit> .la ,.aie r\•rit.a s'è g ià fo r mato .\ n,·he per q ue,1to - a <l11uq ne - aul:h e per le c:oas<>guenze m e1 1,l 1em ute sarabl,e nece;;s:,rio c l1e il 1;hirur~o fo.,;:e m r-,-,, 1 nC'lla co1i,lizione d i in t.erveoire sui nv,-tri l'eriti il più pre,;fn pos:-;il1il1·. E •1ui io u o u posso - certo - fo rm uhir e <:on~i~l i. L 'ideale sarebbe clw tur,te le ferite sos pctt.t> p o t:r,;;~pro r,..;Pre sl,ri g liate convenieot.emP11t.e fi n dai L1ri111i mome nti . )fa negli o::;pPclalett.i del le prime linee, i feri t~, (lnnwtE' le azioui lallii· he, arrivano aucora. a o ndate tropp•) im pNnn,e. perch è il c hi 1·11rgo possa sistemarli tntt i; e Ll'O!Jpi me zzi ni;tn can0 anco ra, in gi>11e rale, perchè si poNa ruel.Lor I m r1,111 in qua l,i:1..;i fi>ri1,a - pnr 111)11 cavi taria - 1.:0ll lid nci a di l'fl<Y,,ini'qi;,·r,' l'ol,i,iP1t,i\·o. D'al tra parte,· il tra" l'tnto 11..,gli ..,~spe;ia li d0lle :a<'• ·o nd<' li11ee 11 11n 1 pn11,ic·n.te l'I<' · ; La11 to s o lle,· it.o che le prim,~ cnrfl 1·hirnrgichq qui vi S<:ano sern pre in tempo tt1,ilo. ~e -- vome in parte s'è enm inciaco a fare - "' pot.fl~:-:P !'Ornpi,·rE' hL CM11it.a d e i fe r it i, per c ui ,·ia,euno trova,;,-e riG0v 1·ro in ln ug•> pii1 ~·.l e~n11.to ai b isogn i ,l e!I P. s ue le-< ioni , i soccors i cl'nrg,·11 ?.a potrebber o, l~r.se, r i.-<po 1i.lere -~<)rldi;;t'acentemrnte al loro Pom pitn, e nelle primcIi_net1, ac,;;1u ro a quella che per CP,rte ferite diventa sn h it.o la c nrn radica~e, >ii p otr ebbe esegnirt> esaurieute ment,o, n egl i n it ri <·ns i ri>ht.i,i , 0 1 11 ~'. nmeu,:;o ·rnutaggio del paziente, El con grauJe so<ldisf'azi on o del e trurgo, anc he la cnra - d iciamola cosi - p re ve nti Y >L. lu tal cn.::;o, alle feri te dèll;i. coscia, ad una frAtLurn. e.~post.a del ft>lllore' si · Jgere gramI eatteuz.10ne, · · nguar · d o .11· ' do vr e bbe nvo n on sol o 1l1 :i'!) -

f;/«•t'n 11 / P ri i m,,(h ,·;,,,, m ,fif11 ,·,- -

Fa.-;.-. Xli.


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,1 I.Cl" ,'1<: ('0~ >' [1)1".RAZJ O\ l !<t.;J FLEM M() :S:T IJF. r.1.,1 GOSClA. P.OC.

peri<"oli immellia1,i delle infezioni caucre nose, c.::>muni anc he alle idtre forite, 1:: ta.uto frequenti quando queste non a bbiano avuto nna convonienLe t oel etLa., non ,;olo in con::;id er a zio ne delle t ante d ifficoltà che si opporranno al com pleto ripristino dell'arto, ma. anc he tenuto conto d el la gnwe m inat.:cia che s u d i o,;, e i ncombe per forza d i ~0li proal.:: ttnf:3 volte - una v ita . che due ces~i s u pi•nr.ttivi, per i qu1tli bell e i1H:isio11i iu tempo u tile avrebhc ro pot.u to salva re, è invece cou-

rlannaLa. Z:ona di guena. settembre l:Jlli.


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LAH(fRATùll l O BAT1' EKIOf,OGICù

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Dissenteria bacillare epidemica· nel Trevigiano. Pe1· il dottor Giuseppe Sanglorgl, capitano medico

~el luglio scor,;;o rn111va segnalatH. ·fra la popola:.::ione ci,·ile del comuHe di Zero Branco ('l'n,viso) la comparsa, dap prim a in modo subdolo, ben presto pe rò con un carattere epidemic·o, di una forn,rn d i dissenteria Allo sco po Lli prendere le disµos1zioni profilattiche atte ad impAdire che la 11rnl.attia venisse a colpire la popo lazivue militare di quel centro. fui incari<:i>.to da quest11, on. Direzio1,e di s,mità H.. E sercito di st,ndiarne la natura e la fisi onomia epidemicn,. fhgli elementi rac~olti in un sopra luogo ii:;pettivo non mi fu difficile iut.anto ammett ere che la ml\.la.1 1 i " 11011 ,-i d iffoude\'a a me11zo dell'acqua: Zero Branco , come moltissimi centri della pianura ve:iera, é alimentttto du pozzi artesiani notevol mPnte profoniii e ben d ifesi . Il contagio diretto piuttosto o o n l,1.~1·iava dubbio che ginoi:a.s:::e lfl, parte essenziale 11ella, diffusion e: l!a:;i attorno a casi iu,;orgevano iu terfls,;audo, i u un breve volger d i tern po, più cli un <,;e 1niu11io d'individui di ambo i sessi e di ogni etii.. I bambini d e lla prima :infanzia ed i soggetti giovimi erano quelli cl1e da.van maggior tnbuto alla morbilità ed alla mortali1,ìi dp. 101) ,. 1:'e1·ò adnlti i>v,, ceh i neerauo egnalme nt.e colpiti e non d ifettlt,·a1111 t'r1:1, t-s~1, il e h ... e i11teress,tntt dal pmu.o di vist.a epidem iologt<.;O, i casi ,·o.,1detti « li e ,is~i111i > di m al11,ttia. i qua li non di rado si sot,trl:levano al controllo mPdico dinu.11zi al pregiudizio d e ll' isolamento. Ma in i>s,;i, a prei:;c indere da questi casi «lievissimi>, il decorso della malattia era di sol it.o mite, e la gnarigioue entro i 15-20 giorni ·e rtt l'e.;ito più comune. Nei soggetti g io,ani invece il


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OISSE:>'l'El:IA IHCII. LARr:: l•: l'WE~tr \ ;\"EL 'l'Rlè VIG I.ISO

quadro cliui\:O glrJbalu a\·e va piuttosto uu· impronta. d i p a rt icolare gravita. L'tnizio d e lla malattia era in ogui caso brusco: dolori addomi· mdi enwo seguiti <la num eros is ·ime scaric he diarroiche d i feci, c he hen prnsto a s'.ln mevano l'aspf'Uo cli un liqna me fe t ièo muco-pu rolen to commi,;1,o a sangue. Presente in og11 i ua:;o il tenesmo, eceezioudle il Yo mit,O, 110n eleva.t.o i l 010 ,imento te r mic:u 1:1 '0 -,30" C.). ):°ei casi gra· Yissimi si notava rientra.m unto d e l veutre, (acies peritonitic,,, coll<ts:;o , i potermia, cni sf.'lgni\'a la m orte. :;\folr,i ele 111 e11ti, sia rhd punto di \·i,;La cl inico che epi<lemio logico, depone van o per 111n1, t o rma di Jisse n r.e ria lnv:il !fl.r e epidi>mica, e tosto l'e:1,1.mù mic:ro.,;eo[Jic,i ·e batte r1olog1 1:o dellt> fe c i \·enne a c0nfort11. re pie 11au1e n te il gi udi 7.io. Dalle fee i infatLi d i alc:nni ,;og getti ricoverati nel L azMnet10 locale putei i"o lare, coi m èz7.i oppor tuni cbe il casu ric hie11eva, trn gi>rme eoi carat,r.,ri morf0logi<.:i e cultura.li del gruppo d e i bac illi d issemer ici. qua,:i in cnltura puro, ;:pPcie nei casi di r èce ute co lpiti. D'a ltra )IRl'te 11011 mi fn rìiAìC'i!e escludere l'esi s1 e aza cli fa ttori e 7.iol ogi ci d 'ttfi.ra nat ura e con formare su preparll.ti colora.ti, ,il li:stiri da i fi oe;cheLt i Ji mnco del l iqua111e intestinale, il solito reperlo uii,·.ro:acopico ·che del la d issenteria. baci llare è canitte· ristieo , cioè la 1Jrese11za di un gran numero cli. corpuscoli pu ruleuti, più o meno rimpinzati di germi gram-negatiYi, m orfologicnmente mili a que lli del gru ppo tifo-coli, di gloliuli rossi , d i epiteli i ntc,tt·

s(·

nal i sfaldati. Il germe isolalo delle f,·ci s u piastre a lla. Drignhdù-Conr ndi e aJltl. J·:nc.lo pre.; enta i segnenti caratte r i: Gram negativo, immobi le (dotato di oscillazioni Hro w11iii1w), in brodo ed i11 acqua-pe ptonata non ton na p ellicola superficiale, 11è indolo, '11011 l iquefo la gelatintt, non coagula il Ja1,f.e, 11 0 11 ferrn e!lt,t il mitllosio, il latto~io ed il sacca rosio; fer menta invece leg~erm e nt..e il glu cosio, pii1 !•ner~i cam e nte In. mannite; 5 ul· l'aga\·-mri:i nite alla lac:camnffa dà co l0nie rosse. bleu invece sull'agar· malto:,io, snll'aga r.::;accaro.;io alla lacc:amnITa, sn.ll'aga,r alla Drigal~ky· ().rnra<l i, i1wolore sul)' ag,ir End o. Non dà fl u or~seeuza .n e l terre~io di Rot.hberger. P e r g li animali da espe rime n to (coniglio e cavJ!l J 111m è n è t.ossi co, n è dissenterigéno. Si t,rnt.ta ad u nque di un ce~po di bac illo dissenterico del g r uppo dei fermenti-mannite od atossici, clfl i qnali i più com nnemente ~oti sono, come si sa, i tipi Flexne~·j 1 :-ìtwng , ] I iss - H,nsse ll. S eliben e biolrwinuue n te e · 1.:ultur almen t~ . . n . . Sh 1<1a· rnppo da m e 1:;olaLo nor t rispondesse a i c:,natt.eri del tip o ~ "' . 1 . J(ruse, tu t t,.v ia meglio m e n e accertai con l'a(fglut inazioue, c • . . . o ' . K. se a1rnentanclo lo con nn s iero agg lutmante il bac ill o S h1ga· ro l' l : 50'1 fornitomi dall 'I. M. r../esito', come m i utteudei·o ,

S.


O l ~SEX'l'fi:RJ,\ BA C H,L.All P. ~: PlOl!'.MICA NEI, 'J'rlEVIG lAXO

9 1 'i

fu n egativo. I nfelicemente altrettaut o n on ho pot u to fare co11 sieri agglutinanti i tipi fer mén ti-mannite . Per cui b o dovuto con tenta rm i di u n a identificazi one molto appr ossimati va basata snl com por tam~nto de1 ceppo ris petto alla ferme11 La7,io11e d E>gli z u cch eri, comportamento c h e d epon e per u n ceppo d i buc.:illo l1issenter ico molto più v ie i n o, d ei tre ti pi atossici più uo t i, id ti po H iss- H ussel I. Che quest.o <·e p po fosse r eal mente la cansa d.rlla forma di d1ssente r :a di Zero Brn1wo l' hn d imostrato i n modo irrefutabile rnediautt• J'agµ: l n tina7.i<,11e irn·rocia!a, vi 1nfl11l~ ntl o cioè il b,wil lo iso lat,o dell e Ù·ci d el malato A, col to di r eC'ente dai sintomi dissentBric i, col s ier o d i :-tingue del malato B c·nirato giit n ei pe riodo di con,alesce nza. Così opemuclo, bo ot tennr,o eccell enti agglutinaz io11i m a.croscop iche e.ntro le prim e due or e di rermo;;iato ad u u t ito lo i;nfli(' iente ll: ,JOfJ) per ril,ene re specifi ta la prova.. H o Yolu to mt>ttere 111 ri lievo qnesta 1•pidemia don1 ta al bacil lo dissent e rie;o (l i p e1· la gran!le impor ta11 za, nei riguardi igieni(·i e sa· uitari alla q u al~ as::;1:rge h~ dissenteria bac:illar e epidem i(·a iu que;;ti tempi eccezion al i com e fo ruut m orbo,;a ca~t.l'ense per e1:ce]lt'11za, la di cui diffns i·nne 1~ enormement e fa<:i l:t,ata dallo staro a.hnonne ùi <.:ose che la gue1Ta cr<::t. 1:,'Italia n,,u <.:on ta\'a (a l lllcno pP r quellu c he s i sa dal la. leLtt·n, lur a) pri ma. Jella guerra cli LilJia, se non dne is0la,ti episoJi epidem ici di dis~e11tniu. h acill :He, srg11al1lt i l' nno da 'lfaianli in pr1n ·i11eic1. d i l ,e ll 11111), (S 1ampe ri n. HPale, Homa, l\}0:3, l'altro da X egri e l \ tn i> in p r uvim:ia. d i l\t ,·ia ..·lrd ,iriu rfrlle .~cie11ze 111nliche, l!) J5 . );°t>I l!ll2 Sangio rgi e Ho11~io,rn11 i11 i ( f>a f/111/1,,qic(I . l!ll,I: ( 'e11 lrfll JJlott ('. JJac'f ., Bd. 6!-;), Orig., l !ll:31, n propo:-ito di una. pit·(:(Jla m a grnx issima epidemia occor 1>a a l:focca. l'a11avf'sf' i_Tori11 0), dC'tlcro l'allarme s u l pericolo cle ll'i mpc,rtazionv n e l no.,tro !'>tese del la dissenteria bacillare per mezzo dei solllati provenien ti dalla Libia . I•:. f)p,;.der i ( Pat/,nl11yica, 1914) r anno u opo ne St,wliò Ullct mol t./J più este~a a S, Damiano d ' As ti t Ales,,a11drio •, segna latn p oco d o po il ri 111patrio dalla Libi a d i a lcuni s o ldat.i . N o n vi è r·hi 11011 v ede com.e n C'l l'attua le campag11a, pi ù grave, d i q ne lla che 11011 fosse all 'epo<·a della gne1Ta <l i Libia, d e b ba es:;ere la minacc ia della d issenle rii1. IJac.:il l.i r e per le popo lnz ioni e sµ ec: i:=dm ~n te per la m ilitare : l'episodio di Ze r o Brn11co non è che uuo fra i 11011 poeh i, clie n o n tarde ranno ad esse re messi in luce, ( 1 ) R ibarlisoo il concett o (gi,',. do. 1110 esprcs~o, v. I. c.) di cc h. ù i~son t<'rinc• • come causa t.le lla. • dis8eu teria bl\cill!\rC< », cond i\' idendo pionn.mcnto le id e<' d C'lla ~cuo ia. frauc<·se (Doptor ) 8llIl'u m· c,·t·a 07.10 · I og1cn. · d ..,,I I ,a1;1·11·1 e1·1sscn t er 1c1, · · ·


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1,1..,5~::ST E R lA

11,\ (' l l.l.Al? E Ef' IDF:lll(;A Nli:L 'fllr:YIOl ,\ XO

1H:cor si nella µ ialllna v e n eta durante l'estate, testè d ecorsa Jlel pieno mov i me nto ri i trnppE\ legiilo alle esigenze milit ari della nostra guerra. Hi:;ogna q u indi ,igilare a che energicamente si a llontani la mimu,;c· ia de Ili\ d i,;se r. t,Pr iu bacillar e, d i q ues:ta f ornrn. morbosa c he, oltre a col)ll i\· idere 1·011 a ltrr piìi tem ute consegue11 ze do loro~e, è fra le 1ml111tri1• i11f't>itive n nn de ll e p iù d1fl1c ili a debelll-l.r e, perc hè ~rea « 110r tatori di bacil li » in ·numero consirler e , ole n o n "olo, ma di una tenacia s1 r11.ordi11nria ! Chi non conosce a tal proposir,o il Cù~O c:itato da . 'imou (C,,11tr11/li!11tt (. 1:t•l'f., ( 1rig ., :iG, d i nu soldate clw per hC>n -+1 4 g iorn i continuò ari el inii n:ne il b. H is~-H u;;sell '.

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0Sl'EDAL E ) II Ll'fA HE DI A II ASO l!El'AR'J'() C fJJ R t; HG ICO D I M u :..'l'EUllTQX E

La cistostomia nelle ferite del midollo. Per il Dot t. Silvio Colombino, lenente 111etlico

L a proguosi dei f eriti al midollo in g u E1rra è nwlt o grave . La ruor l;alitù , Ghe in cer t,e sta t.ist iche si eleva fin o a ll' SO p. 100, è dovu.ta mol to s pesso alle ltsioni pol i viscerali concomi t,m t i: mà nnchr, prescindend o da ques t.e, molteplici sono le 1,;n.me di morte dovute c..lirettame11te od indirettamen t e alla fer itn midollare. L a morte, ell e soprav viene per lo pii.i già alla. fi ne deHa prima Sf'tti ma 11n , è dovnt a a complican ze infetti ve, che per ord iue di fre<1ne ,1za sono : l ' iu fe,:io11e del tragitto d el proie ttile, Ili, meningù111ielite, l'in fezione urinaria ascendente, le complicazioni broncopolmonari , l'i nfezion e secondarin. delle escare . L u freg u enza e la gravi tà. delle cornplic,lzio11i in fe tt.ivo local i aut orizzano il c hirurgo ad inter venire precocement e and1e qmrndo l:1 radiogtafìa uon indic hi l'esistenza. di twa C'um pressioue de I midollo per oper a d i un proiettile· o d i un a sch eggia. , ntebra,le. Con mia operazione p recoce s i potrà s pesso prevenire l'i n fezion e del t ragitt0 e la mening omie lit~. I dee nbiti e le complicanze broncopolmon ari pos:,on o essere efficacem ente combattu te con tu tta una serie di piccole cnrf' Cll ev1tanclo le pressioni t r oppo prolungate sopra 1111,t data parte. Ma il pun to oscuro nella cura di q uest i feriti, che iteÙa g uerra a i tu a le hanno destato così scnrso i nt eresse scien t ifico, è l' iufezi011e a.scen d en te d olle vie urinar ie. È questa la c~usa d i mor te, la l!ntd e per im por tanza. viene subit o dopo all'i11f'e7.Ìone dt>lln ferita ed alla meningomie lite. Ora, men t re è sem pr ~ del icRLo e t n.lora impossi bile dom ina re i f e nomeni infettivi della feri t a. e del m idollo, n oi a bbiamo rn ma.no un mezzo m olto semplice per elim i1rnre le complicazion i


l,A Ci s1'o;;TOMlA 1'.EL LE F l-:IHTE DEL l HDOL,LV

infetti\·e del l'apparato urinario. Ma conYiene a\·ere pre,-eute il m0d0 ..::on il ,pu.dti i11s•,rgo11n 11ue,,te iufe:r.i ou i, 4 u,tsi sem pre mor tali, dP I l'arp,1rat o 11ri 11ariP I fdr iti a l mi:Jol l,> tier,lnno, a ppena a vvenut o il t'('r1rne11to. l.t <mp,wi t à d i urinare e la se11,.:11.zione d el hisogno d 1 nr iuar,•. ~ i ,;tahi li ,;t·e <'ivi'> nn:t rit ,,.nzion<> co11111l<.>ta di nrin:i.· ,·he il pi ù cklle \·,dt,v 1,011 é affat1.o av1·t-rtita l!11l f;?rl to . .\. '1t1P,1,11. r irr11zi<nlt' ,ouqil t' t1~ 1,,i 11 1..11-. la 1;1 .,Lwt:e,le re, s•ì 11 uJ1 illt,•t·\·1 pn~ i11 u• 1111J•l :·l•tkra ,lei cltirnrgo, n11a j.11c.,11t i11P11;i;a pPr rig 1rgito ..\. q nP:;to momento, come ò 110U>. l,:1-.1;.1, t a l!lra lln sulo c;atetPris1:111 p,,r pr ,,, oeare 1>1. 111'11'1,P. per qUt·,lu l:lw tort i chirurgi . c:onH, il P o n~~Pn, si a,;te ngonq 1.lidl'inren·P11Ìl'l' fl prvt',·r1s,·1,1111 ahl>aniuuare l'c1.n1111.dalo alla SihL ,;,n·tp Ul,;;R. :1.\·,·i·1-r."1 d1 q:1n,ti a 111 mul,ni, c hA pMr 1... 1·ùn.-l1zir11 1i d1 distP1h Ì0ne di 1ua,, 1·a!1Jl,ll'dl o 111·i1uriv prP,;e111,1lllO un a e11or111P rr t·t'tf. Ì ,·ità p ,..r le 1nfpz1(111i ed n u a gra11 1,, fa1·.i'lt 1à alle 1'111at nrie, "'' ,;;1ra11nn ~ot t op· •:<l,Ì it ,:v 11e ,ta11H·11Li irn·~11la ri d,,11,L lorn v,·~f·i,·,1 '! lù l ,; ci n e;;ta J'Pven1 u alit:\ l,t più t'n·•1u,·11l..t', ,l11v11L,t i11 grt1.11 pan,• al r'ar1q 1·l1e 'lne;;ti fe ri ti, uo n :<Ptl tf-11du il his,>gnd .Ji nri nart', 111J11 n •c la111arn• il eatet,er ismo 111..tndico. <ira t.111111111e.;;1Ì g11c1.i p.,s .;u1w """"l'f> t':tt·il111»111e evitari_ ;;p ;;1 p rn 1 ica i11 1,, 111pn I.~ t: ÌSll)s~omitt i png1u,rni..:11. q 1111.udo poi l'in fezi1111e si è ;;vih1 pp1lta. e ;;11c,,n1. qne,na l'1111 ica ri ,orsa. l.'! 1e però n o n ~<'tnpre r ie· , ce. Uue suuv 1 .:a, i <·hL· si pu,sono· pn•se 1uare. e cio~ l it rite11 zio11<' corn plùla a.se t:1,ica i11i z ial,! e lti r itenr.ione ~1;u1ra s uc.:es5i va : que~ti .Jue st,ati p ossono essere l:LCC1)mpagn,1t.1 ,, n 1,11 d:1 d istrnsione ,·e~l'ical,,. Q11,111du ht r it,en :r.i0n,• ò H.se ttir·a, si dP ve prn,tin1.r e a l più presto po:;siuilP. i u rel.i:1.io11e 1;0 11 le co111li:6io11 i i;en,, rnli. l a ci..;t.)stom ia. ipo· gastri<·a. :-:i mn1,te1·à, in w ..l·i1·a. un pi c.:cnlo drai11 1mico (X . 20 L~har rièr e \. S e \·i è <.:0111,em!•oran ... ~monl,e d isf.eu,;i,,11e. bi~ognerà evita r e di sntvlun· d" un col po 1·1L ,·P.st,:Ìca attrave,n;o al h il io i po.!::-astri1·c\ ma si pruc<!,ll·rit "''.~11<' nd1, lfl 11nrm(' t·la o.; siclH' :<t,lhilit,<> <.!:il hu_Yon per lo ,-.vuot.c1.111tJulu dell.1 ,·c,-t.:i1·,1 d1;;1 ,~sa t·o11 il nltetcrismo n retra l~. (~nando in \·eec ht ri teuz ione è se1,t ini, 1,i,.ognor à astenersi (la 11' a· prirl' IH ,·es;L'.ica iu 1111 solo t e111 po, <1nck e \'ÌLèl re la •'OlltAm irrnzion_e perive,scintl,•, ,·he potrubbe r i nsl·ire f.da l, Ì !~ amma.l,1ti ,·o m e qne st.1, _;he hanno lo si ,u,i g,•11endo m11l to 1·n1np1·•1mP~"'l. nouvicne al Iora n· eorre re alld1. cisLost,0111 ia Ì jh>gèt,;tric·a in rlue t e111pi, o pernzinne e he io nrolo<Ti.:o d i .Pari"i l)r1:sun1 a i 1•er il !H"i m ,, al uon<Yre"sn 1-i n -. dE'I :u 11S. A lltlra non IL\' O\'O PL'llsato a. 4ue:H,:t en•1Hllalitù,, perchè in tenqJO Lii pace !,, lC'-,io11 i ilei mitl ol io 1w u .so110 lll 11lro fn,q nenti . L'o1w ra.11 ion.e. se~und u qn,tuLu st,abilii tiu d a pri nci pio e che ,·,~nue ronfer mato 111 · cl ,t nunwros1 · · casi, · tro Yr\ Ia .;iua 10 · c1·1caz10ne · seguuo tut te 1e v olte · che bisogna at>rire u ,1a vescica fon e meut.e infetta i n un ammalato poeo

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LA CJSTOSTO)I IA X EJ. I.E FE RIT E DE L )I IDOLI.O

9~1

resistente per l'e t,à aninzata, per l'insufùcienza rena le n per altre cause . Da 1111ell'epoca ho sempre op::-rato in dne Lempi i prostati ci c<111 vescica molto infetta, i calcolo,-i iniettati, uei qual i la liLotris ia è impossìbile, le i nfezi on i n rirrnrie e le tistit i gn:l \"i ri c hiedenti un. drenaggio a t.raver;;o l' i pogast.ri'.). In q nesro 111 0<10 c redo orn che si l1eb bano opE-ra r e i fe rit i del m i.Jollo affetti da rite11 z1one completa d i urina ser.tica, specia lm ente qnando le condizioni genernli so110 co111 prome:s,;e. L"operazione i11 ques1e circostltllZC' è di una be11ig11it.ii assoluLa, e: se non ries<:e sPmpre a salvare l'amlllalato, c.;erto non agg iunp;e rn1lla ,dia g n1\-it,\ rlelle condi zioni pree:sisteuti . E ssa puC:, quind i es,-ere esegnita auche i11 concl izi,,n i q1rnsi rl i,:perate. E cr,o o ra bre vemente il proi·ecl imento, operai ori o come l"ho es posto nelh /,'eru P cliniq//e d'nr,,/or;ie del g ennaio l !JI 1. P revi.i ane,;tesia l oca le del la paret e addomi11al e, che ne i ferit i Hl mi<lollo molto sµesso non ,, neC'e-;saria, ~i inciJo uÒ i piani parietal i sulla linea m ed iana C()m inciando ali 1111 centim etro al di ,;oprn del bordo 8npcrion· del pul,e ed amlando ver so l"onil,e lico p!:r la lun g hezzlt d i otto d ivci ce11ti1ner.ri. Jt1c•i,;a la parei.e a·dclom iunlo con il me todo c las,;ico della cistotomia sopra puhicf1, ><i puna la pioga per itoneale in a lto fìuo all"angolo su perior e clell"iucisione pari tòbde e s i applica il d irnricatore J i Legueu. L a vescicR. --porgt:J nd lo ;;pazio ova · lare limitato cfalle due valve del di,1aricat,ore o, iu rn<1 nca11,,;a d i que sto, tra due uncini di Farabenf'. .~\ qnesto m o mento s' inizia ln, fiss.azione della vescica a llfl, pa.r ete itddo1n inale. Qnes~a fi ssa;r.iono viene praticata con otto- d ieci pn n·t,i d i sutura ad U, d i cni due a g li angoli SUJJeriore o inferiore perpe11d ico lari al grande asse <lolla ferita, g li a.I tri para llt•l i a <111esto stesso asse s ui_ l,ordi h\tern li df"lla fe r ita. P er ogni pnuto !"i:lgo deve peJJetrnre nello ::;trato musc0la re della vesci ca, corre r e ne l s no sp es ore 1<f'11 za µen e t.rare in <.:avi tà e,.l uscire a.d un cenLimet,ro più lonta110. L e estremità d i queste anse so110 pa:isate aL· traverso ai pu11ti a diacer. ~i dell,1 parete :ulrlomi 11ale. pr endendo soltan to l'aponevr osi a n teriore dei g r a nd i obliqni, e poi lt•gat-e fra d i loro. E inite q ueste legature. s i v M!e l'apone\'l"osi accollata a i bnr cl i dell'ov-ale vescicale. A questo mome nto si m f' lte al cea t ro dell'o \·ale' nn'alt.ra a nsa. ..:ome l e precedenti, c he corre nello spe::;sore de lla pan·te vescicale. I due capi di q ne1t'an:s,L s i lega110 tra. di lor o e si lasciauo lung l1i, perc~è devouo se rvire poi di r e per e per l"apertnra dell a vescica. Si fi . nisce r e,;tring en lo alquanto I.i brecc ia pa.ri,·tak in a,lto e iu hasso e zaff'andc i l tratto intermedio con g a,rza, in 111odo da manten~re a l-


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I.A C~hTOSTO .\ llA NEl , l.fi: Flo:ll!'l'E

tH, L ~lll)Of.J.O

qna.nr.o allou t.auati i bordi dei muscoli retti. U n a settimana dopo._que· sto primo inte r,entc, si è stabilita una buona aderenza tra la parete a<ldomjnale e la \~escica, e il tessnf;o cellula re sottor· nta.neo è ricoperto da una barriera di granul,i.zioui protettrici . A qnesto momento si pnù impunemente aprire la ,es(;ica, per quanto grande si.a la sep~i del suo contP,11nto. Per fare ciò si r iem· pie la \·est:ica;, e p oi si pu llge <:ol bis to ri la parete ves(;icale nel pumo ceutrale dello spazio ornlare, là o,-e si trova l'ansa iu dicMrice. A pena la v escica si mette un picc.:,,Io tubo a permanenza, (N. :30 Clrnrrière\ e t u tto ti fi11;t.o in pochi minuti, se11zu bisogno di ,tne· SI !'S UI .

~folla settimaua che dPcorre tra la · fissazione d e lla vesc ici~ e l'a· pe r t,ura si pratica il c·ateterisr.no metodico, e, se qncst,) è di1J' cile, si lascia Ulla son da a pe rmane11za. Quando p ropo,.:i per la prima volta 10. c istosto1uia in due tem pi, ài,si c he si trattava d i u11 procerlime nto eci;vzionale da riservarsi a. quei casi, n e i quali per la f;eps i dell'urina e le condizion i di recetti,it à d e l paziente i l proce,-so clr~ssieo in nn solo tompo aneùbe po· tuto condurre a m urte. J,e stesse idee devtmo guidare j) chirur/!o e he s i trovtì di111rnzi ad un f,,rito ciel miclull o con ri te uzione di urina. Ad ogni modo. la,ciando da parte la q uest io11e del pro<:etlimento oporatorio i11 uno o d1rn t empi, 1·r,s/a bene .~tal>ilitu, l 'a.~~-ol11tr1 neces6itÌl,

cìi inler.,;enire precun•111enll' con 1t11a cislo:,fu111Ìlt ipvga.~tric(I, allo $COpo, di ecit//re le terribili c0,11plfrazio11i i11/i•ttive 1:escico-re1wti, c/11• si 0-~· ,•w1Tano invee(• costa11/e111,ente con i ·,nefocli s,,yuili fino ad ora n etta i.:ura df'i lranmi llet · 111iilo/.lo con 1·ifr11 rio11e <li 1trina. ~!011 teort one.

ot tol.,re I HIli.


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CASUISTICA CLINIC A VARlI 'l'IP! CR.-\ '.'\10-FACI.-\U E l.E IJJFFl·: l:E:,ZE DI Hl·> l ~TEì'iZA PSICHICA lN t; t · EB H..-\. - Per il !Jl'Of. c;;wl ,1110 1: ,anaioli, maggio1e rnedi.:o, libero rloc1·11,., J"autropol, ,gia ni111i11ale µreStiO l'l"ni v e rsit,it. d i 'l'oriuo. :31 riLie n e c li., ,·i sia 1111 rnpport.i tra i tipi di eu n fo nnazi o ne crnn io-fac iale e le 111otln lic:i di est ri11,,,-:aziou" 1,,.:i,; h ica: ~i péu,.:n. ,ui ese111pio. d1c il tipo somatico anti-euritmiM ,;ia 11ppan11ngg:o n o n raro dt!~li i11divirlui lll'Uropatici io genere e dei 11eura,te uici cos:i tuz io unl i in isp<·cie e c he il ti po •· r:rnio- 1nciale ~,,i mmetriro sia freque 11tt: in individui a rea zio ni c p ile tto ,idi o -,µilt>Lt ir-1, e, a llo stesso modo che la fo nl!a s pi ccutnmt:,nt.i ,·i liu,lrica ,J..-1 torn e t: v uul,;i ind,,·e <l i tenrlr•nzt: tuberr.olari . Le fon n e c ranio-fa.ci a li si i;volgo nu ,ecu n d o u11a rle1c- nn io ata di retti,·a. illipressa d a particolare c,·ol nz ione in cl iv idun.le e ~0110 la t'abari;;a, ><ec o udo c u i ,- i proie tta11 ,, le att it u rt in i fu11.d o1ml1. tal.-laè il 111o vim,•11to fun zio11ale 1'Sicl1i co pren.Je rilie,·o tJ 1 c olo rito da una partico lar., rpi:1: i1i, ili for'11 a cn111 i~·:1 . )1os,;o d r. ' 1uesre consirl e rn ..:ion i sui n•p1Jl}rli trn m orfol,,g iit e ps icolog ia, mi sono dat0 cu ra di ossen·are ul c u11 i r ipi d i co11l"onnnzio11e cn,11 1e11.<;e i11 rnla..:io11e a llem11nifesto~ io11i d i resi;,temm del la. m e n ta l i1i1 in d1,·idll.ilc in zo11a <li gue rrn, sfrutt><ndo a tfll 1'1·., p o-,iio u1m p:Lrt.e del mat~rialc umano ii,1 111 .. 11,eglio stndi:ito nei dieci uu.:.~i, iii cu i s.i no st.a to a ll11 direzione dtJl 5:!" o, pud a l,·tto d:1 campo. Casi cliui,;i : 1 G., so ldato del ... rt>gg i111ento fat1te riR. riC:O\"t:,n\to per n:u1 is1110 d a tralllll l\ J>Sichi c o . Dalla tabella clinic" s i , ·ie11e 1~ co1,oscl're die al 1<eguito di uno scopp io. d i gran>tta. presi;o il pus to di g ua rd i:i d i,·,..n11e m uto. D 1\ Lre 111e ,i è in zo 11a d i guena; 11011 la:r tare e reditarie, uè p!·r.~on :di. Obiettivame nte e~ li prese nta 1,po crnnio-f.ac iale :i~imme tric:o (plag io('efalia sinistra e phgioprosopìa destl':o J con :u·cu11110 ad OJ'ecc h ic ad :111~n: ò iJ1tegro nc,i visce l'i to1·acv-adJ0111i11ali. Ril e vas i ;ittitml ,11e a co111pre11ilt1 re il li11g11 agg10, a esporre j p1·opri p e u ~ieri in itinirto; 111 11 110 11 può eg li co u,·er., are. p"r <J Un 11to si sfoni. Lo ;.;i ,·etl.i spesso pinugern, " " ' " la solitudme, :seri,·e SJte,so ai ,-uui, lan ,e numcio di n o n p,,te1· parl:1 re. Con cu r a suggest iva e ricost itu,· 11 te ' ri e.<ce dopo u 11dici giorni da lla suhit,a. emozione a b:allie tta re con :;:forzo la parol a « 111a1111,1a » . 2. N. A., s o ttoten e11tt: n el .... 1·eg~11u e nto ùtntc rin . ri cv ,·erato )'<'I" 111ut1.<mo da cn,u rn a 11sichicc. H isulta che :,.lU mi.d r ~ è ister ie;, e u11;1 sort!lla .;, i,ar i1m,nt i isreropa.t i<":t : u èl WO, ~gli t:h litJ d v p..i la 111ort1) di u11r, l'" ren t e 11111 ,·m i pan·si sinistrn tra t 1:n t.a e ~('o:npa r,;a c o n eu rn su~gestiva. Da Ul :;iorn i Ì! ,-ull' l sc,nzo : n,·1 settembre l!Jl5, !\I S<>g11iw d i vivo l,o m l,arda111e11to, restò a s,-:a i ;;co., ~o, n1 o lto più c he si trovn.vn iu tr in cea avammtn. e iml'1·0,· YiSllt11 e rima~e qunlche te111pù in. i., tato di s ':! u1 ic.::,.a; · i,~11r.:t A l rii o rn o ,le ll a co,r. iP. n7.a, ~i a ,;cvr~c della ditlicolt/1 ,I<. m u o\·e i·e i/ l,··a c c; io e la gnnalJ,1 si ni., tr:1 , 110 11c he della reni i ta d,·l 111 pal'ola.

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<:ASL' 1...,TWA C' l.l::S I L!A

Obietti \',11nenlo· ha tipo c raoio,facia lc 111i,to ( é nnLi-euritmico iu faccia , 11.~im · 111etric" in ~1:..:ione c r:1.1,i.:nj , l ieve tR.i'h i,·nrclia (!IZ pu lsaz ioni al minuto primo e in stato di 1·ipo,00J. N o n pote nd o parlar,•, cn muni ca per iscr itto e notific a i fatti c ui ha pn·,o partP: s,: ri\'I} ,,µe-so ai su o i, i nLrnttencud o li ,,ulle ,mc rnuJ1c he,oJ,.ue a conn, rs:,rn. i·: ma li nco ni r.o. 1ne11 t re per l' i11uam:i ern gaio, sta ,itirato do r,11,· poro If a e 111 1pare .. i s i ni,-Lrn ed 1·1niauP•te,1ii th- llo :<te.,so lato. :! (' \' .. s o ld at o ,l,•I : . rt' g :2:im e n1 0 fante r ia, all',·tt•) ,!11 mutismo emo;1,io na lc; l' inf.,nniti1 è in,orla dop" 11110 scuppio d i ~rana ta a 1,re\'I: di,tan;,.a. È in zonn di g:11errn I]" :, rne.,i Obio::tli\'u mo::nte ha tipo c 1·11nio f'acia l,· asimm1:trico (plngi o pro ...o p ia s i1,i~Lra c:ou ipnt ri r11s1 do,·,><.lt: : è ir,tt- ~ro n t'lh fu111.ionaliti. dc>~l i org1rni ' tonwo a.tdomiu:tli: ha ipocstesi,~ i'an11g•·a È in cu11,!i1.in11e di ,·01111n<mdern l'altrui lingun~,gio, wa è imp,,s,;il>1liwto a <l~1,rirnr r~i n paro !... Xllll n 1p1iett: ospitnlie ra cum incin dopo 12 giorn i ad artir.oL,re q 1rn ld1f' 11,ouo~ill:ilio. l 'l'. L., sol,lato d el ... tar,lc r in, affetto d,1 depn·ssio111~ p ~ich ir.a; ò scu:rn p rP· l:t<•l,·nti c r,·dir ari : t rovasi rn zo11:1 di ~\IP.I'!':\ da 01!1 e otto rnesi. ln sei:uito a 11111;;:, n1t c,s:, i11 trinre11 t d,-p,·r ito, fa11 0 st,111<·0. Ohil'tt;v,.m,·nte p re~L·lr t a ti p" cr:1nio-i':tt·ia!1: l:om une, integritù dt:i \'arii or~au i. è ,h•nutrito . 'l',,rpido 1J<1l l:\ pt•n•e7.io11t> ~ 11ell'app.. r re;1,iorw, EH\ toualiri, affett i1·,, tri~te. , i pn,o<;c·upa n,,ai d e l suo i11d ,·lioli 111c 11 Lo fisi "o. Pre;-entn ,·i ,·nr.it:\ riO ,·~, a. speeie dt·i rotuh·i . t ro 111orP di~it:de, d .. rnrc•1,r:oti~mo pt'rsistenle. ,.;;i fa di :1 ::i;n o,i di dl!pres· s io11e psi ~I. ica. d'ind oh· n e\'rn,t.•nica. Uo po ,•0 11 gT11 0 j)l'l'l"do tli ri po., o e di cu ra in n ,pano aJa1to ,-i r i,,t,diili:<,·e e r i pre 11.!P. ,;l:n·izio. 5 T . P., ;;oldato d,•!I' ... r ~g~i 111,·nt11 fanu•rin . :tff,·tto d:\ ma lin c·o11ia. ni ~ul w cìr,• u11n di l11i ,;or,·l!:1 <'· d,,tit'it>11l1·. (.: in 1.011a di guerrn da 6 111csi ; 1ìopv uu'it· ler izi a catnnnle C<Jt1lratt1i i11 t<'rTÌlori" di -"1wla Lucia. rliv,•nne tri,:t e, tarinrrno. O l, ieuin111u•nl,: hn t ipo ,·nt11io fncialp mi,to (anti-è uri uui,·o ·illre,·i.,re ). J 11U•!!;rO 11, •gl i oq.;,rni tornro nddorni na li, d ,,, a si•, non e,;1C'rna 1tl<'ut1 des iderio, ha co111eg110 n ·111i-~i1·0, 1,resput11 r ill1.,-:,i 1· i,·aci. Tr.asl or nto in altro lu o~ò ,li "~· S!'1·1•a;1, io111·, andò Ì \'Ì ;;ogi:;1·uo " fa si piutto, to l,re 1·i di :1gitazio110 p, ieo-1not,iria, tn k hc fu ri ,·o nosriu to <"he In. fase pnm it in1 m,.!i 11('0 11 ica e ra l'espo11en te di 11110 stato c·fr loti 111 ico. li. A. l'., ~oldnto d 1\l .... fant,,1·i:1. nffi'l-to dn epilo~sia t•o11vulf:il·a. llisulta cbe ùn ì anni fn pa,,11·0 di cu nv11lsioni. da cui .:, llil',·tl o pure 1111 di l rri fr,.tell.,. Di r;arntte:n• voluh, lc, u rca tti,·o. facile ,il lr p,•rro,-,e \'d tti litigi. Da 111 giorni trova~i i11 zoun <li guHrnc una :o;(•r,,l rl opo t·s,1.!r1 · ... 1no utato ili :znardin., l,(,,·ve 1ne1.zo l iLro ùi ,·iao ro;;so : '• s,,uti ma l>'. e bhe ,·,J rn ito. capo ;i r i e po i convulsioni, per <'lii fu fatto ri ,·ol'Cl'a re i11 '"i•t•dal e . Ub ietti \'nml'nte rli t ipo cmn io fac inlc decisam e nte n si 1111netri.:o. f.:. facilmente d istrn il,.r.,, µ i, rtto,no len to 111·1 1:L p,, rct>z:011 c . poco soc ievo le, d i sc:r.r,;u ,·0lorll~_: pr·,•senta r itlc-si sup•·l'li,·i,di poco att i v i, attiv is~imi i profo11d1; iut P.f: l'O n ei n · -:<"eri ronu· ic i. ha li•·ve g11sn1·c1:i,i a. Durante la d eg.- n u , io rt>p nrto el.ibc un :lC-

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c~~~o ,·onvu ]-;ivo il C>\rattt'1·e

t--pil PLt ic·o.. i. F . ~[. sol.lato ,11·1 ... roggi111e11to a n iidier i:,, nff,•tto dH. 111ut isrno c r:101.ionale, Jicrch~ l'(iriti,·atosi :d ,w:.:uito d, ~coppio di ~ rnnat:o a bre ,·e distanzi\. E iu 7.olla il i ~u,•1-ra cla -l lll\;:SÌ. · c<'foli11 UhieLti\'a1111n,te ha tipo c rauio -focial,• a~i111111etrico (!-pi cc:it" p 1:ig10 . . . . 1· ton.- rl·

,d C!4n•). la bbrn s u1wl'iore corto ,, pintt(,,.to esile·, palato og n·ale. 1pc rtr o JR


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CL lè\l CA

l11re doppia. voce u:tsale (~os:;gettu adC'noideo:,; è leggermento tachic,Hd ico. Comprende ciò cbe gli s i diee E>. g l i. s i ordina, co11v,,rsn per i~c riuo; e sovente inquirto e piauge a dirotto nuc he i11 prese111/.a di medici, preocr.upato di non porer e ripre11dere In parola :--i me tte ugni g io rno in r elnzio ne scritta coi suoi di fomigli :, . S. F. T., caporale J e l .. , fau teria. alfo:1t to da l'p il;is~ia <.:onnds11·:t. Risulta es~ere egli da vari anni epilettico. È i n zon" tli guerra da u11 1m·,tl: dopo un attacco austrinco in zo1.11< di Sant11 Lucia, ,. cui prese parte col suo b1ttta gl io11e, s i sentì s possato e thie giorni ,li poi Pblw c ri" i co n vulsiv11., dichia ru tn. dal medico reggi mentale di natura epilettica. Obiett ivamente è di riµo crirni o -faciale a~immetrico (plngi,,cefalia si ni,-trn) . •·on mandibola gro~sa e me11to sfu~gente. È to q ,ido 11.. Jle auitudin i mentali, di sentimen ti egois tici, poco olihcdient,•, 1111111it'...sta spe,.:so tend enze cla:-;tiche. Dedito n litigi, cerra, anc lle in reparto, ogni prt-testo per att11ccare l iti. Ehbe in re parto uu;, cri;,i co11 sch iuma al la bocca 11 <·on qualche scos,m muscolare ,•ù inoltr e con torpore cli reazioue pupi ll11re. .fu dimesso con di11g 1rnsi di af"i"ezione epilettoide. 9. D. V., soldato del . ·.. fanteria, a ffetto d,L de bolezza montale. Dopo 26 gio rn i di ponnaneuz a in zona di guer rn. entrn i11 ospedale Obiettiva mente il n tipo crnn io-fociulc a.;;1 1n1ootrico, imm une da a ltern.r.ioni degl i organi toraco- :\d.Jomi 1J:1li. S i pre:-;,•11t.1L i:1 M tt>;;g iame11to rii mc,.: tizin. !<ta soln, non cl:"t ~pieg11z.ioni tu11µi..i su la ,; ua dis<!r1.io11c. ~0n i: i, ulta ,!t:d ito al l"ai),1;;0 dt<I ,· iu o, nè che a\"<:-;;;e Le,·ut.o il g io rn o dcll'ahhn11,lva(, p1.; r pocl,~ ore tl~ l suo l, att:1g lio11e in ripo,o; non r i,;ulra fo.,,., ,-pint o a tnlf' ntto (!,., fatti µa~sio11n l 1: Ji ,. ,ii-;~rtato rer poche ore sen.r.a scopo. Egli ,•1ul' Lte ude aff,•r111azi o 1rn cou · ,·vce tms-;a, i11 atteggiauJeu Lo apati<:o, t:01111• se h\ diser1.io11e 11011 lo ri;,uan!ass.,. )lu:;~r a poco affuu o per i suoi. [noltr1t to in stnbili muuto p~i,·hiatri_,;o per ul terior e o,;,;ervazione, e rir.ono.sciuto affetto dn de hol ez:m men tale, coufermandosi cosi la 1Jntui-a de ll'nff,.- 7.ion~ m e 11 t:1.lP, d iai;no.~ticat:t ali' in~,-~,-;,o 111:ll'oFp,·dnle. J1). L. V. ,;olda co nel !'.... rP,{!.;illlPll tu J",1uteria, ac,·olto pe r t! i, turbi a1111,nzi,di. È SCllza prece l,•oti f-tmili:ll'i e pcr,onAli. In zo11a d i gucrrn da 10 mesi ha goduto saluf;t-, 111c 110 nel mese <l i mnr;,:o l \illi, nel qual m<ise sotfri cat11no entr.r ico ncut ,J, cli,: !'obbligò a l letto per un u1 eEe ln<li r iprese senizio, ·mn 110 11 lo pote prosegL1ire, scnt,•mlo,I stanco. e divPne 11do poi 111e11tal111e11rn co ufuso e d isorientato . Obiettivame nte ti di tipo ct·nn:o-faciale co mune, con lobuli 1111 r ic<>la1·i ;;u11i li .~on palato og ivale. Intatto n.,gli orga n i toracici, presentii m,Jderato ti111pani,mo gas tro-enteric-o Ntn ~a do\·c egli si tro\·i, JH"u:,;ta pocn nuenz ione, guarda 6,so in u 11 p unto in alto e ;,ov,•nte pro 11 u11 ci:1 le par de« eccoli. ,:c,·oli », e nllora i:;i copre le oreccbie colle nmni, al,lJa~sn n,lo il cnpo. Dorme por-o, ., plé,SO ,;i Hi:; ita, 11011 lrn iniziativa. 1 L B . A., ;;oJ.1,-to d,·l ... fanteri11, atfotto ria a s ten ia ps ico-11•·rv o.:;:i. I~ in :r.ona di guerra da S mec;i, è :atn11co, non dige 1·i-,ce hene dopo lu11ghi mesi di ,·irn in trince11. Obiettiva m ente ha tipo crnn io ft1cinle ~nmu ue, è ,;enz11 i.Iterazi oni viscer a li. Dal punto rii vist" psichico s i d_istrae facilmente, ri evo,:a· con lentezzn. i fatt i cti SUI\ v ita. non ::o sti1:ne un luugo in terrog11torio, si emozio11n facilmen.te. è di scarsa iniziativa, d i umore depresso. A qualunque obietto pong a r ifltlssione, si esau ri s<'e pres to. Tale sr:i to d i astenia me11ta le col riposo va llt teuuandos i fino a scompi\r ire dopo tre mesi di cura e di qu iete. 12. A. G., soldato de l . ... reggimento fnnteria, affetto da nevrof<i traumatica a . forma nevrastenica. È in zona di guerrn dn 7 mesi: il 17 febbraio 1916, in se-


guito a scoppio di grnnata, ha perduto i Séns i e. r ipresa poi la conoscenza., si sente stRnco. depre, so, incRp11ce di qual-iasi lavqr o. Obiettivam ente hn. tipo crnuio-fa<"iale comune, è immnne da alterazion i v iqce m l i, e,·cettuRtR. u11' ipot onia g a',tricn. l·: poi inadatto 11. lun ga attenz ione. ha dif· ticolth dt riprod u/.i.:>ne 1nnemon icn., torporn d,•i proce~si idllfl.tivi e di più depressione del t ono se nt i1uen tale, in moJo da p:·c fe ri re la S1,litudine e da trova1·e ~ol lie N 11ella tac iturnità. Prese nta rfllletti vit:, esagerata, spec,ie de i ri flessi achillei tre 1nore fi !i :-illnn, d ella lingua e instahi lità di st11zi0Dl' eretta so pr11 uu solo piede Col ripo~o l' ns tenia p:< iro -u.,rvo:<a si è ~lndata atteuu11ndo. e dopo l me.si .si è dileg,i:11a lll. L. L ., caporale 11el .... reggimento fanteria . aft".,tto dn confos ione wentnle. E iu zona di gunra ria!:! mesi quasi co ntin ui; do po uu me.s e di licenza in u n eonva lesce nziario, li.:en :t.a ottenuta Rl s,guito di febbri ma la ri che, ritornò alla,vit:i di t.ri u cea, ma gl i strapani fisi ci, le t·mozioni lo indeboliro no ben presto, al punto ,la fa1·gli cangiare umore, da produrgl i inettitudme al lavoro. Obiettivame nte ò rii tipo c1·a 11io-facial e r ozzo, h a lie ve splenomegalia. Torpido !lella perce1.iooe, ha ideazioue confu,;a, è cl isoritmt>1 t-0 r ispetto al tempo e al luogo: è abu lico, in$01ine. 1-1. B. R, ,;ol<la to de l .. reg gi.uien to fanteria, n.ll'etto da confrisione mentale. È i" 1.oua <l i guer ra da ;.;ei m e-,1. Dopo un'1\1.ione g uerresca contro Tolmioo, a av uto fehbre nnt1tos s ic", 1d ,;eguito delll\ q u:tli, -i sono manifestati i fenomeni m en tali di d i,;01·i,;ntatn,.m t v. Obiettivai:ue11tf' ~ di Strntt urn c ,·1111 io..:r11ciale rozzo. senw. alteraz ion i viscerali. i; co nfuso, I.Jisbiglia pa role : " vigliat:r. hi, vi gl iacchi •. gu:.trda spesso <1ua e I:\ co11 occhi stralunati, 11011 fi;;~a !'Rttenzione, uo11 ha iniziati\"!\. ~; 1perestesico. nlao i f a.-.tn. dcnnog rafi-;n10 vivo. l[n insonn ia

<.:ol I ipo~u e ,:on cura ri cost.ituente

r ipre nde vi l!;Ol'e e s i ri rnr·tto in rela,li ooe c.:ol J"am l, ien te e,te rno. lo. V S., ~tl rg e ute n tJ I .. fante r ia, affetto da d istu ri.Ji a,nenziali , OR. 7 mesi I, in :t.on:< di ,;u(;rra, il de pe rito; tb po un 'azione in t ~rr1torio Ji S,uit, Lucia si .i , cu , i,o as,ai srnncu ed ehl.Je :;iutomi d i d i,:or ientamento. Ob1ettiv,,men te è d i tipo cnwio focia le conrnne, sen7.ll a lte ra;.:ion i degli o rg:tai t o raco-aJ,lominali. l's ichicamente co nfuso, non !<:, r endersi co nto del luogo ove è, monnorn le paro!., « m orte al ne m ico ... l~ualche vol ta guarJa fis~o n ello spazio, cou occhi spalrtnc:,ti, e poi 6 ridtt: « 1uorte1 morte .. : al iorn assu we posi:t.ione di difesa È in,onne, r irnla d i solito tristezza. 'l'al i si nto m i esternati i primi giorni i11 reparto, poco a p oco s i di leguarnno, talchè infine il d i lui contegno s i r icompose e la se uti.menta li ti\ s i ri so!levò al tono norm ale. rn. L. D .. si>rgent <" n ella ... compagnia p re;a:id ia.r ia, a ff-.tto da fol,itt. Ri sultR che è stato sempre di tem perame nto nervos ,. I~ iu zona di guerra da !:l8 giorni: lm "ussulti 11otturai, è insonne più de l con~ueto, ed ha p iù viva di prima la paura nngoscios n d oll'111ei'.-tte ><<a del pagamen to ,\,. Ile crnquine e del pag,unento verso i forni tori della co mpagnia. P er qu anto richiR.mato sull'i ngiustific1tto timore, egli n o n sa con ..ggers i : al momeuto d e l pagamento trema, s i fa rmlli,Jo, à pn,so cla vPnt

a ngo.. : 1· i:t.

Obi,,tti v,.. u,·ntP. ha tipo crn n io-f,, c; ì11le nnti eurit111ico : iutegro nei visceri torn eo· 11.ddom i11nli . ha ip,· rec:.t e,ia <'tttnnea, ,·ivnc it!t d.,i ri tle~si. PsichicamentC' emotivo, r ivela idetl o:.sc,;,..ìvc circa. Il\ i·espon,-,al,iiità r i~petto ,Il p~gnm ento ai militari e fornitori della ~UR compag11ia; n ella vocc tremula, 11el pallorn cutaneo, ntJlla tre· 1 pidazio11e de lla p9r,Jua. e ; terio riz·,.a l'an,i>t. i otera1t, che lo p ervade all'id~a dei


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pagamenti. E ssendo"'i riconosciuto all't!tto da nev rnstenia co;;tiLUzionale, s i dimrtte dal servizio. 17. G. P ., sold1tto del •··· reggi m en to fant er ia, affetto da confus ione men tale. È in zona di guerra d11 !-J mesi: dopoché in zo 11a di Sn11 ta )fada rest.ò se polto sotto le macerie d i una ca~a bo mll!HdRta, andò soggetto a fenomen i d i confusione. Obiettiv,tmen te è senza connotati ,li rl,·_!~eno raz ioue c rn.11io-faciRle, ha ipotoniR enterica. l',;ichicnmente stordito. Ji,mtte n lo, prova di llicoltil. a riflettere e :t r isolversi ; è di umore d•·pr e~so : i, iu.,;onnc; ha esagernta reflettiviti1. :i\"ell11 quiet e ospitahe ra m iglio1a as~a,. 18. G. A., soldato del .. . reggimento fan ter ia, a ffetto Ja debolezza inentale. È io zona di guerra da 3,-; gio rni, e i:;i è 1;i•gnalato per svogl iatezze , per p oca l1ubordi1111.zio11e e per freque nti a ttri ti coi compag11i, clte lo sc her11i vanv per il d i lui strano contegno. Obietti va me nte prese11ta ti po era II io-facinle nsin1111etric·o. con c,recchie ad a usa completa. È iu ta tto 11t·i v i~ceri toraco :,,{dom iuali. 'l'ardo uella percezion e, rispo ude pigram ent e a s ti moli ver bali, occorre energia pe r indu rlo al l'azio111,. Sta q unsi t utto il giorno i11 letto : 110 11 scri ve ai s uoi, n e ppure nlla madre, che si lflment11 della trasr ura tf'zu, fil i,dn. 19. L. l!'., sohln.to del .... r eg~i 111tl11lo fa11tc 1·ia, affetto da ipomania reciùivante. Risulta c h e ii :Jf, rrn n i fu ri covera to in man icomio pf' r eccita111e11to man iaco. È in zou ri di guerra d a due m esi. F.ssendo in r i poso in J;orgo ::;:, 11 Mau ro col prop rio bat'tagli001\ bov,·e L\11 111t·zzo litro <li vino e un po' di cognac, si eccitò 1:1,;sai e fu tràs portato in o,;p1,dnhi. Obiet tivamente ha ti po c ran io. facie le a11 t i -eurit111ico (defi..:e11zl\ d,·1 srgm~n to fron tale). È e11fo1·i<lo, sorride seuza moti vo, ge,:tisce mo lto, sovente ,·rLnta c11uzo11i patriott ic he, esige le anni per ucc ide re i u emici. È i11,;on11 e, mangia po<'O, il pi ù sovente pre nde laUe. Si interua in manicomio, p rolungnndo,,i lo sta to ma11iaco. 20. M. '.\I., sol,l:tto del ... . r ej?gimo11 to fa 11tc:ri11, ri co,·crato per amenzia. Fu sano da borghese. IJnpo li m esi di sog~io rno in zo na ùi g uerra e nl segL1ico di proluugato bombardamen to iu ten itorio d i :;a11t..1. L uc ia cominciò a <li ve11i re agitato, disor ien tato, p1·eoc:cnpato. :'.\on re11d1wnsi conto del luog0, dove fosse, non r i:;ooosceva i co111p:1~ 11i, sè stesso. Obiettivllnt(lllt u è di ti po· cran io f'at.:i:a le co111n11e, i 11 tel/: l'O n ei visceri. P ~ichica mente è r.onfuso. non si rit:orda dPi fa tti d'anno ,·u i prese parte; ti ene il più spesso b us~a la testa; q uidche ,·o\La. si gL1a rda atto rno. ;,u~~ur rn udo le parole: ~ assassini ,. Tnl1:1 stato di co nfnsiorrn mentale si modifica dopo pochi g ior n i d al.l'entrata. in reparto. e in t re mc:li e mezzo r it orna il coulro\lo nrnn :.nle s ugl i a tti e sulle par ole. 2 1. 'E'. F., soldat o d el .... fanteria, affetto da confus ione mentale. È in zona di gue rra. da 7 me~i : do pQ l'ispirn.zione dei gas a s fissinnt i in teJTitorio di :--11n ta L u c ia ebbe catano bronch iale e disorientame11to me ntalo. O bietti vamente è d i ti po cranio- t'aciahi rozzo, ha rl\n toli ,li{fo;;:i a medio f grosse b olle su t utto l'ambito polmonare, è un po' cianotico in faccia, h a l ieve albuminuria. Pres" nta reflettìvità. vivace. P sic hica mente stord ito, h a tor po re m ne• monico e ideativo, è insonne Lo stat o coot'ns iona,le di origi n o tos~icl\ cede IJlOCO alla vol t a a l riposo c alle cure. 2:a'.. N. T., sol:iato del ... reggir uttnto fanteria, aO'oito da co nf.1sione m en tale. È iinmuue d a tare ereditarie e pe rsm1a li. Trovasi in 1.ona di guerra da novtl mesi e mezzo. Per i prolungati ;,trapa1.7.i è deperito tisica111 r nte ed lia c11ngiato u mo re: accusa cefalee, è stordito.


CA;;t:t:-'J'l G.-1 Cl.IN IC.~

Obietti va111e11te prescn ta ti po cran io-facial e ro zzo, i p,;r tri cosi sternale· o è integro m •g li org11oi torac·o-nddominali. Psi.-!1icamente di,attento, è to rpido nei ricordi e nell'id,·uzio nc, è di se nt i111 entalitil triste, è abu lico. Mostra derm ot-: rafismo vi1·0, e,ngerazione rlei rifle~si a <ldomio :oli e rotuleo-ac hillei. Col riposo lungo, lo stato men tale ,;i rico mpon t•. ::,e .~i esami1m la rt>si stcnza psic l, ica da ciasc11u individuo prese11 tatt1 io zona di gu<-rra di fronte nl rispe ttirn tipo cr1111io- faciide. emergon o alcuui dati intere ~~a nti : infatti i soggetti di num er o 1, 2, 3, 5, r., 7, 8, V, 16, 18, 19 posseggono tipo cra11io-faciale d iverso dal comu ne o i ier ri le1·anti asimmetri P. o per spiccate llnti-e nritmio o per co1111otati m ist i <li anti-eur itmia e asi111metria; orbene in •1uesti indiv idui a cosl ituziu ne crauica alrnonue la fum:io11alità psichica si poti, adllttare a l le ei;,igPnzc del servi zio t11il itare in zo11n di gue rra pe r un periodo di tempo reln.tivamc nte a ssa i br1·1·e. JI u. 1 restò in t,·rritorio Ji operazioni 90 giorn i: il n. :2 31/ gic,rni : il n. '3 lòO giomi; i l 11. ,e, p a.riiuent1 li'ill g iorni; il 11. 6 giorni JO; il n. 7 g iol'lli 120 ; il n. ti giorni 30 : il n. D giorni :!1\: il n. 16 giorni l:JS : il n. 1S giorni fl5: il 11. I!) /.!;ior11i UO. o·sia i mil itari in esame vi restn1ono, in comples~o, ::i2H g ior11 i. All'op posto gli a ltri 11111l ici a ti po crnnio- faciale comune pote ,·ono sottostare al reç;i me.., :ii d iSR!;i. dpll:1 zo na di guerra p t)r un tempo >1S''>IÌ p iù l u11go; il o. -I "i rPstò ~IIJ giorni; il n. 1\1 gi o rni 81)0; il 11 . Il g-iorni 380; il o. 12 gio,ni 210; il n . 13 gi orn i ~70: il n. l ~ g io rn i ltiO: il 11. 15 giomi 210; il n. 17 l?iorni 270; il n. :!O giorni ltlO : il n. 21 giorn i 21U: il n. 2:2 gio rni 281:, ; c- ioil essi <"i ri mas~ro in tot,.J,· :Mtl5 giorn1tte. Ollrec h.'.: pe r il pe ri oJ o cronologico di rea;:ion<· p~irhica, i due gruppi di i11d ividui studinli si diffo re nzi >1 1·ono a nc he p»r In natura della form ;, morl,o,a : i mi li ta l'i n tipo rrnnio-fari:llc romune ehhero diso rdini m e nta li, ora a siud romo 11Pvrastenica. ( 1.1 1, U ) orn il più SJJt'S•O n s indrnnw di confusion e menta le ar uta (10, Hl. l.l, 15, 17, 20, :!l, :!:21. ,iisonliui pro vocati i11 modo p1u- t ico l11n, o dn pro· lungatc tcn;::iuni n e rvo,;r Jl" I' lii vita ,li a Ltesa in trio cc,a, o dalle ìntos~ icar.ioni !{a,:;tro cnv•rid1e o d a g"'1.s tt~li.~~ia n ti. o J a eiuozio ni int.·n~o per scoppi i Ji g rnw , t,1. l 11vece i 111iliL><ri Il tipo ah11or111e c rani o -faciale fnro110 pnssivi di di~ord ini 111 ent:1 li i,011trn-;-,,~ 11nti o ei a 111uti,mo ( l. :?, ,1, 7 ) o da. fenom e ni l'ir.l o t i1nici (.'ij o da si ntomi d',•pil e~!<ia r,;_ 8) o da ~in <i rom c di debolezza mental i' (U. l o) o da sin: dromo di 11e\· rn,te 11ia rostitm:io11nle o-=;:c,:,:;iva (l!ì) o d a crisi maniacali ( l!l): cio<' a di re 111 •1mist i ulti111i preval,e ro !'unne mo1·bose l"uuzionnli a cnrntttHl' gra,·e, n •r,id iva11ti. An c he in ,,ue,ti ult imi il d isordi ne m e nt a le iusor~l". od al seguito ,ìi emozio11i p ur i:coppii di grnn:ne, o tfo po n 1J'e,.io11i cntarral i d elle vie di i;ereot.i. oppure (e c iò co ntrndclistingne l'etiologia morho;:a in :d cu no d i 'I nes ti i ,lopo l"in· _gostion e mod orat n di vino. · PnnPh 1·f' poi d1 c l'ns i111111rtri:t c-rn11io--facinle fo.ssP ba<;" preferita allo ~viluppo funi.ion ale d i ~indrou, i ana logh,i a qu,•!le ì:-te rirh e. Il u . 1. il n. 3, il n . 7, i~ tipo cranio-f,w,al,• de(' i.~:1111ente a-=i1111nP t ri,·o, il 11. 2 (che a i con11ornti d i r,nti eur itm_i 11 fnc: nlc as,ocia <pw i d 'nsi mrn e tria <"r ;,n i,,a) ri,·elinono fo r.m e di muti :<1uo e rnor.i,~na le, rl1(• f'C, !Ptte a cura ;;ug-g,·stiva. Anzi il n. :?, figlio d ' isterica e fr;1tello_ d i1110 . · · pa,;s 1,·o · d'en11pares1 · · s,11 · 1stra · " an111· pnma · ~ter,ca, g1>l compa r ~n ., (l *' J ric hw sotto )t) armi per 111obilitazione e riso ltns i co11 c ura ps ic hica, e,trio~ecò in modo 1 piii c hinrò la untura is teri ca del suo mu t ismo, coll<'gando a <letto fe n o men~ " c miauesu•sia e l'em ip1u-p,i s inis tra ~nl s ubMtato u11atomi co dell'usimmetria c ranicn, La rnanifes ta,done precoce òi fenomeni psich ici m orbos', ·noucb è l'indole. spe· oial o di es~i 111 individui con ùetc rminati pro fi li crnnio•faci 111i è un fotto d egno


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CA SIJJSTJCA C l .l~ JGA.

di essere fissato e messo ancol'n in r ilievo, pe r quanto I ca.~i ,:tudiati , s u cui il fatto si appoggia, ,;ì:rno pochi. Del fatto è un po' diflicile dare un a spiega,done e:<atta. Pure in base alle nozioni nttuali di morfologia e dei rapport i trn morfologin e fun7,ioue s i può osservare il tipo nani co co111une corrispo u,fo a d una co mlii11azio110 m ol'fol ogica. che e il l'isultato d i regolare e\•oluzione or::;,,nicn. gc11tll'ale ,. C'he cl i regoh1 annou izza rou un t ipr, p~i<"ologico valiciu tl ret r,q::;o uo a i v: u·i urti 01J"e 11-;i vi; 111t·11t1·ri il t ipo cra11io-faciale non com un e ri~po11tle ad una co111l,i11azio m' 111orfolog i1;;1, che i: indice di e volu,IÌ o no deviata o co111u n, 1ue irnpi,r t"etta ,, r-.he s i a,"ocia d i 11o n11a a un indice psichico m e no valido. P e r ciò l'ari1,ia crnnio faci:de, :;ogur nd v n o> lla fotti:;pecie la regola gen e rale evolutiva, h,, c rra to nell'orga ui., nrn i11tlivid1111le u11a tes ·ituni psico-ner vosa lal>il1,, su c ui ltn1, no av uto buon g i110<:o i 111C11t,, pl ici ag,~n ti p~rturl,atvri del periodo d i ;;uerra , <lis:;oh·e1,do pr<'sto ia perso,mliLi, p., i,;o ti,;icn <' dando luogo a fon ne morbose di cnra ttne deg l.!11<, rati,·o, 'luali si su110 ri scontrn(e in un gruppo de i milita r i stud iati; laddo ,·,· h ge11ui11iti1 de l tipo regio11rd e cr:-u, iofaciale, coinc idendo co11 evolu zi ono psic lti,·a r l'q olarr, l,:1 c 1·e:1to 1111:1 hns(1 a,sa meuo labi le e p iù sol ida rtllo svi luppo dei fr· no meni 111cutnli, ,:i ù c l,11 lo:, pr-rrnesso all'altro g ruppo dei m ilita ri osservati uu imlit-e di aclAtlalitl ,t,, 111ollo m:iggi o re rli fro nte ai ùi;:agi ed all e esigen ze tlt·l i:ri t ieo p<:r iod n g1u.:n te,wo. Rise r bandomi di tornare a suo tempo e con p i11 P.St";:·a co pia ùi dati s ull "i11teres~ante argomen to, ritet1go di po te re intanto t rarre dallo s t ud io rle i cn,-:i 1·i!ati le conclusioni .,f'g11e11ti : a ) il ti po cranio-facinle comune co<,titui<.;r:e n e ll'orgnn izr.azionc imli\"iduale la'migEore garanzia d i resisteuza p,idiica all e emo1.io~i e allfJ fati clie di gn,•1·1·:: ed u11a garnnzi>1. di al>l>astania rupido ri w rno al r itmo 11o nnale di u 110 stn to psich ico pe rtu rba to; · b) i ti pi cr1n1io facinle abnor m i ~0110 la hni;e di pre1:oci e vario ,•;;tr i 11Sl'C'l1· iioni m o rbose funzionali, prcval e nrl.o però s indromi istcrid1P in t.ipi :o.;:;immetrid C/ la cost ituz io ne craoio-faciale se~n:i. rii r ... gola la 1li réttiva Joi fenom en i fu11zio1111.li d'or1li ne psichico. 0

Zona d i g uerra, settembre UIJ.•i.

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Gi,1,·na1e di medicina militare. - Fasr. ). Il.


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0Sl'l,;IJA l.1•: ~1 11 , I T .\llli: PRJ :,.,'l' I PAl.f: DI R O )IA 1'1:rnn 1<r.P~1:ro .11r.n1ro

(:0!\TH.IH l 'TO C LI ~fl 'I> A I.LO :--'J'U DlO lH,I.Lt: CO'.'\TilATl'URE 18TERI C'Jlf; GENERA LI. per il prof. P u hlio ( : ìullini. mnggiort' medicq. :,,;.,i co111plo:a-<o e ,;t.n1or<li11aria111cote ,·n,·io quad ro cli ni co, col quale si rivt'!a

la 11C\'ro-,i i,1.er ica , a:;sumouo as,-(tÌ spesso una impo rtanza note vole leco11t rnttun.1 e ~li ,;pa~111i, ,;ia Jlt!l' la loro d itru,-io11c . sin p e r il i;rado d a essi rnggiunto, sia p e r le i::olfo r,·n~.c. l'hc pr,w11r:wo all'informo e per la diffir.ol tit, coll11, •1uale c·edono alle oppo1 tnue c u re. L a localizzaziono tutta \'ia til·lla u n e e degli altri nou suole io griw ndc ,,ss,Jru molto c,.;to;:1 : uu 111u,.;colo, no SL•gm ento d i ua 11.rto, tutt.o un arto. 1111 ,irto e rl'1:d,·h,· a ltro di.,t:re ttc, muscolar e vicino so~lioao p io'! spesso co· ,-Liluirc la SL·dc di que~ti l'cn omcni JUMhosi. L' informo, ..i,., h o potu to e,-:imin11.re noi repart,1 da me diretto, co,;tituis~e a taJ riguardn. ,lin,i qna~i. 1111a ec·,·czio11e : in e.• »o la contra ttura. e ra di ffu:;:R.,. tutta la 11111»colatura dd rurpo. '.\011 ~olu : t11Lt" la metà d,·~tra. ed in ~rRdo iuc ompt1r!lhil111n11 1..e 111iuu1T la i-- i 11i -..Lnt, era. a 11i1u;1ta. da. !"ipa.,;,.;111i clo nici , i qua.li, :sovrnppolll'lllloi-:i :1lln pri111:1, i111pri111nvan o al ,,.,,o i11 quistion e un c an1ttere clinico del tutto :::pc.: iu ll'. 4uill,• io 110n :;,·,·v,1 i11 p rn<'1Jd•mza mai osservato, 11.i, da ind:1gin i pratic-at•· uella Ì<'Ucn,uir,, nw,Jica, mi risulta c h e nitri, prinui di me, ahbiii avuta la opportu11i1,;l di pottlr c ou"tntare nu t':.ttòcon~irnile. Rar issima difatti è la i:ou· lra tt un, i." t,•ri,·~ i:;e11erali u .11ta, ccc1·1.io11alc lo spasmo ,;,.:teso 11 tutta una mrtà ciel ,·orpo : l'1111io11,: poi ,li que~ti du.i fc110111c11i costitu isce la principale importa111.:o t!u! c,u,o, del •1ualc rin qui ..,,:011o"clut:o t.n·it lR rea lizzazion e c li11 i1:a. La g radtil i11oltni cll'i f,,11 .. ,11.. 11i. I,, l1111g;i. d11r:ita dei 111Pdc,;imi, co mµa.tiuilc cou u n o stat.o J i· ,-,:rutv di ,.:alute d ul 1•:1zie11tL'. la ,•:;istem~a di altro notevolis~ime tu rhe i~tericlie, la i11 olli t.:11:ia d,·IIL· cun' i,.;tituite co,.:Litui~cono altrettante ra;ioni, le qnali m i ha11110 indol tv alla p11l,l,l i,;nzio11c di •pies t·a 111in o,;~er vazionc, ,l.ill,1 quale riasst1mo ,111i la is tol'i:i clink:.: 1 ;-;ol,lnto L. B . .-\ ,· turo. di ,s~ n1111i, co111me1Tia11te, a m1uogli:.lo co n prole . U11 tiglio i.• morLo <li muningit,., t uuorcolare. Nulla dal lnto e reuitnrio: r. iente nei col· l:otcndi. Ciro·,\ il v ,· nte,-iin.:> anno soffri di febbri malaric h e, e p oco dopo di bll•· uorrai;i:o. All' età di :.lf> anni ricevette un forte colpo di 111a1,,.n suJI,\, reg ione pa· rict.nl,· s i11istra d e l cranio: cv111parvtJ subito cmato111a, che fu vuotato in seguito. Il c rnuio non ,.:ubi frntt1trè, od avva llame n ti npparenti. Da circa 6 anni, un auno cioè dopo il trauma, ha co1ni11c iatu aJ andar soggetto ad attacc hi di grande isteria. i qtnli si ripPtouo di Lauto in t,,nto. e-i in ispeci,d modo dopo strapazzi fisi c i. od i11 ;;e;ui1,,> >1 di,-piacori. Alcu 11i di questi sono stn ti os,e rv1tti anch e nel reparto e corri~pomlono ai caratteri dei medt,,imi, e cioè: arco d i c erchio lombare, so· s p onsio110 dell a re~p i razione in pr inci1)io, p oi 1·iap par~, rn moro~a ed affrettata , no11 1,ava, n o n per,lita di uri111, ecc. Da ci r ca un nnno si s on o m anifestato scosse c lv nidie, r i pl)tl:luL1:;i a JisL,,uza d i poc lii ~econdi l'una dall 'altrn; esse dapprima


CASt:lS'l'lf ' \ ('1.J N l <:A

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hnnuo colpita 111 metà d1::~tm dt' lla fa ccin ed in seguito si souo estcSl' auche al brncc io ed alla gamiia <lc llo stc,;~o lato. Oltre ques te scosse cloni c h e i l malato Jrn uouuo die gli arti si irrigirli~cono e eh<> p i ù propria mente a d~:,t ra tendono a d nssum1;11·e 111 posizio rw di ticssione cd a ,;i11i.~tra quella d i e:stnns ion e, montre il capo è girato forte111pnte a de<trn, g l i o cchi de l p a ri r otati a de,;tra e la lingun. r.ell'interno del cavo o rale fort eme11te piegata c\11110 S~Psso lato . in modv da ren dere i lll possil,ile la parol it. .lccu.~a inoltre <lo lo rl! ,:ont i11uo alla r ,·gio110 lomlmni. cefal o:. iuten~a. affann o: nlvo e d,un•si uol'J nali. l!):;ame ol,/Jii,Uit·o - I g lo Li ocular i teml o no •11ialc he ,·ol ta a vulgi;rsi verso l'interno. !\"o n è po,~ib ile poter giudicnre s« i ,u,,do~i,ni souo capaci di essere rotati in tutti i sensi e dirnzio n i. Ui trrnto in tanto s i vclono ambedue i soprnccig;ti solieni t i l)ruqcam en Le in alto. Tnttn la 111u•co latura inn ervatn dal fac i:1le d <:st ro è ani,nala da sco.~se clonic:l, c, <'hl.' r e~ll'ill!.(v n o la ritnA. pa lpeu n.Je 1:orri~pondente, e l'angolo labiale è stirato a ll'e-;te1·no. U0ntempora nea111 e ute ~i ,·eclono dei mo,·i ruenLi ri i elc ,·nzion.i e di abbass amen t o della maud iuo la. La lingu a è abitualmente de\· i1w 1 verso dcs t r:1 r,d o~n i ta nto, più o meuo sinc r onicame nte cogli altri spa• srn1 d,-·1 fac ia lt•, \'Kme rota t,\ bru~cameute ,•e r.,;o dest ra. Al p nzien te r ics1·11 impossihile <li parlare : solo qua lche \·olt,\ con d ilncolt !t riesce a dire qu ,d c he pnrl) ln. co n grido e t\JllO s n,·r·r,•lo La tesLa è r ivolta brusC'a mente v.,r,;o d estra o q unlc-bo v o i ta vi en,· pre.,;a d11 uno ;; pa~tuo tonic o enorm e . Qu,ando lo spn!<mo giung,· a .I 1111 gr»rlo as,a i notevo le d i rotaz io ne si v ed ono ~li 0<:chi riv olti on c h 't:s~i ver,o il lato d c,tro. Son ò po-;sil,ilt.: sa~~ i11re i movi 1nenti pr,ss1vi ed att i d . ì:'\on e s1sto1u) di8turbi trotici de;;l i arti. E,;s[ t e ndono tutt i Ml a ~suu ,e re 111ovi m1:11ti ti;;,-i. Per lo pi ù qut.:!Ji ùi s i11 istra as.;umouo posi;,; ione ,li semiHr.ssion e, o,! iperesteus,ou r . fu que,;t'ulti100 cas o i due A.rti ~tl'ssi v re~1.:11ta110 una rigiù itil tal ,· chr. è impo.,;:0ibi le ,·rncerla, a n r:ltc u,an<l<' e u orme t'or1.:i . Talvo lt:l l'a rto ;;upcrion' di ::i11isu-a s i v ede a ff~rmn · !:i, m am,uolla r:orrispo ndente e stir:,rue I>\ c u te. Ogni tanao s i Vèdo110 ,;cuotero in toto 01·a l'arto ,;i1pr>riore, or,i. l'i11foriorn di i::ini~t rn , inte 1·0111p1.:ndo c,,,;i l'tlbituale co11tratt n r a . · Di ,·.,r,o è il m o •lo clt 1·0111por tar.,i degli a rti di d e,tra : il supe r ior e è iibi tualmel!te t 1:11uto in 1p,i 1c -;u,n,,ioue fo rza tu. Ptl alqua11w a<lilouo ; le dita invece hSS11ino a o c ,,stuntcmeute la pc.siz;o ne di a rt i~lio. Di tanto iu t:t11to l'>u·to tc11uto co~tan t o mcut., io questa pos iz io n e r ig ;,Ja si vudc> c a cl,•rc iu proda a ~ros ,e hrusrh e. c hu u.h.tu c un\) e ,1 ualt:l1<· vo lta adduco 110 alquanto ìa Sj1alli\. L ,· J ica del pa.ziente. t,u,J,,uo se,uµrn '"' atlerrare il p it: in 11 .. 1!'11.r :;o co rri ,p,mde111e 1 il t1uale è in co11 tr_"Ltllra · tles-.o ria1 in 1tiolio che 1dl1, mano è fa,·il1111:n10 a cc:e,,il.,ile il p iede stc,;!-'o. L ano inft' l··10 1'0 (I('Stro IIH. una JJOSl7.10ll0 · · 11,~ · .. : CO<,· t:. · ti ..s,fi ,:u l Il>1C I. 110 0 1·1en: llle1> t e =~lxiotta, garulia ip,: rllc~sa, pietk in posi zione i11ti ifl'erente. .Andie qui di ta~;,o iu tanto scos,e clo11iclu• brusc h e , d1f' m od ilicnno que,ta posi z io n e : la co~c,a vi e u e tte~-;n e,l P,,t,·~n, come pure insiem e la gn,nhn, sulla co,;cia ed il p iede ~ul/,., g,uuba. l),· Lt<1 1•<c:11 r,;1011i so110 ptirò molto Jimitilte. La t<'ndcn1.a ad atl'..,n·are Col:a. •u,u,:JO ue,, , trn l·1 !J 'C< Ie e. ~O IO •! p1,;od1ca. !\ei t enta t i vi di llllh.>v,·1·e gli a n i clal la lo ro po., izio no 111or liosa :;i provoca d oI . , . . Jo re e d au I o b e nta a ~e,"10110 11111,colai·e : 1·osì puro ...c,:ade al lvrq uaudo ,:1 111te r ro · u1e, o ,·omu uque !'SI· :-t><n c Ju· i t' rcquentl'men tti 111 · ques t' n I tim · o g ~1 a .luugo il µ az1e r.a,.o ,;1 de . p· . t<;,niun,. u 11 irr ii;1di111,mtv e11onne d i t u tta ln mu,;co latu r11, ta n to che tnferu ,u c a dt' • oj 111, · 01·go u o v,,r, e prop r ·i nttacc h'1 " ven ~ , g 1·L a t tl'l·1, ut1· d e Il a g ran d e i,;teria.


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CASClSTI CA CJ.l.K W .\

La co1ttratturn degli 11.rti impedisce Ji saggiare i riflessi te11dioei superiori ed inferiori. Alluci silenzi osi. Nessun disturbo a carico degli sfinteri. Pupille d i media grnnde7.za reagiscono scarsamente nlla luC'f'. Anche sul modo ùi comportarsi dc•lla sensil,ili ti, non si pos,:0110 dare ;;iudizi as ·ol u ti ; ~olo il paziente fa capire di ll\'vertire hr,ue le impressio11i dolorifiche. :-:on è possibili:' esaminare i sensi sµecilici, lll:o il 11111lato V(•de, riconosce le per_ soue e ne apprezrn il signi6r,tto : .o,le henc. :\C,tl~rado che il paziente sia affetto du sco;:se cloniche e tono universale, è cap .. ce di camminare, aflerrare bc11e gli oggetti, comprnsi i bicc hieri pi t·ni di li q u irlo lino a portarl i a lla l.iocc11, senza ver•nl'lle i l contenuto. Sr r i ve a11che, sebbene la sc1·itrnra ricsc~ t remoln11t,'. Durante il sonno non ha sr.osso e lo;:t11to di contrattura ced., cc1111pletf\luent,,: dorme poco . .\'t'I cnn11uino teud,·uza. R1l a11drtre in nvRnti: non e mai cnrluto. -:-;egativo l'e~a111e di tntti gli org:111i interni del pa;,.ieoto. ;-;i tratta v11 qui nrli di 11n infe rmo nel quale, !;euza preC"edE>n ti Pn' clitnri mor hosi, se no eccettui for•e il lig-lio morto di menin~ite tubercoh,rc, a distanza di un nnuo J,. un forte trauma, riportato nella regio11e pa r ietale sinistra de l crnni o, si svolse una cla$SÌc11 s indrom,· istenca, h cui principrde 11m11 it'c:;taziune, in quel te111po, E:ra costituita dugl i nttacC'hi classici della grnnrle ist•·ria. Dopo cir('a cinriu,; anni, uu a11no ci"e pri ma del In nc,strn O!'SCrvn~.'one, il malRto hn cominciato ad a,Pre scos~" clo11ich<' dei ruu,;coli innervati d,\l f'A c ialt> tlestro in principio, qniocli tali spn~mi si 5 011 0 estl.'Si agli lll'ti cd in modo specialissi mo R q11l•lli d i destrfl ~ el tempo istes;:o u n certo ~rado cl i cout mtturn in vndern tllt tn la mu:;colaturn del corpo . ~on e3i. ,;revano disturl.,i d egli sfi nteri rettnli e ves,~icnli : 11è forse del l:o seusil, ili w\ oli1,ìettiva e ùei ;;ensi specifici. per qunnto le condiz ioni stesse d ell'infermo Rbliiano re30 dilli cilis;;irni ta li ,•sami e qt1indi inct'rti i ri<mltati. ;';fel sonno ta,:l'\'a tutta la s intomnt,,logia cl 'n ica in atto. Di fronte ad un _qn11dro morboso co,,ì com)'lesso e così ri cco, con una evoluzio11e quale è quelli\ avutasi 11el nostro informo, tre possibilità ùiagno,mche pot evano aff:icciar,;i ali:\ oo~tra <'Onsidcrazione. La prima ei:a clw ci si Lrov11sse <li fronte ad un ,·ero e prop rio sinw h,tore, il quale ce rCR!'Se sottrar~i ai s uoi obblighi militari. Tal., ipote~i però potè fn cilme1,tc essere rn~pinta, r.onsiùerrwùo in primo luol!o h\ sncce~-sione de i fenomeni cliuir.i, i i:pmli erano ct>minciati r, auu i fa , dopo 1111 trauma, ed n gr:,do n grado !>i en,no arricchiti, CStPSi con tale regola rità. e si p1·esP.ntavnno poi con tutte h: caratteristiche proprie nd altra be n nota origine, •1 uali d i lJìcilmi,nte potrebbe realizw,re un simulatore volgare. L'osservazione i11ol· tre diligente e protratta dal malato durnn,e il tempo, 1Je l q1rnle fu rico\·ernto nel repar t o. non per mise 111:,i di ril evn.1·e alcun fn.(,to in disaccordo con questa C1pioione: i l paziente di fatti in tutte le ore del giorno ed io t utte quelle rlella notte, nelle quali 11011 riusciva a dormire. prese11tava la stessa fenomllnolog ia, la ,;tessa contra Ltnm, i medesimi spaf<n1i. senzu che qua lche accen no, anche fugace, tr:i.diSf<{' la stt1\ ~tancl1ezza. Egli fu anchr osservato quanao meuc. potE>v,1 cretine d1e sì eserr·itasse su di lui un cont"rollo 1]ttnlsi:1si : nè ma i al cun a tto fu rilernto. clte potesse dPµo rre i11 favo 1e di una. si11111lazione. L'iufermo anwa sette ,mrii fa sul.oito un torte iraumn al capo. tanto da ri· ~hiede1·e l'intervento chi rurgico. un anno dopo erano comi n ciate le sue sofferenze. ' i po1,eva qui ndi pPnsa1·e anche alla possibilità che una lesione orga ni ca cerebrale costituisse il sulistrnlo della fenonl', nolog ia clinica. Questo concetto pero


CASUI"''l'ICA. ~· r.t NICA

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i contradetto da molti rilievi: la s indrome morbosa iuiziò soltan to un anno dopo il traumatismo, inoltr e vrimi a manifestarsi furono gli attacch i convulsivi della grande isteria e solo cinque ann i dopo e,ordirono g li altri fenomeni motori. Quale lesione moi·bosa cerebrale in atto poteva inoltre spiegare uua s intomatologia clinica così ricca, compatibilmente con uno stato quasi pe r fe t to de lle condizioni psichiche del paziente. con uno stato di salute ,discreto~ Il m11.lato era indubbiamente un isterico: la pi<icht>, gli attacc hi convulsivi delb g rande isteria, da noi stessi osservati, il traumatis mo, la success ione de i fenomeni c linic i, la risoìuzione completa degli stessi duran te il sonno, la integritit. dee;l i stiuteri , c i pe rmisero d i accogliere unic11.mente la terza ipotc5i e rito · nere lo sL:1to di contratiurn generalizz:~ta e gli spa~.mi m n~colari, ~pecialmente interessa nti la metà. de,trn del corpo, di natura. funziona le, e rife rire all'isterismo t:1tta la sind rome morbosa. Affe rma Bioswauger cho le con tratture in t utte e quat tro le estr emità. sono n:,fativamento rare. Secondo .Riclic r le formo perm11.ut)l!ti, co.u coute111poranea anestesia generale e con punti bila terali d i dolore o.Ila pre~~ione ovarica, si hanno nei casi più grnvi di isteris ruo solo come ci~si i~olati e como feno meui 1uorbo,ii dopo il par os;:ismo, rima11endo solo poche ore dopo l'attacco isterico conv uJ;:ivo. Le più inten,:e sarebbero. a di r e dell'au t ore, le cont rattu re n elle sezion i distal i delle a r ticola1.ioni: le estremitii superiori a preferenza nella posizione di flussione, le infe riori in quel la d i estr usione. Fiuo al 190.1 esiste nell,, le tte ra,turn ,;olo In o,;servazione di He111,nm, come e.~empio di una v era contrattuni p ermaueu le del le quattro estremi tà. Si tratt ava di u ua paz.iente di 2-l 11n11 i, In quale p resenb,va coutrntt urc dn 7 a nni, dappdrua alla estrem iti\ i11fonore sinistra (po,-i;-.ione di estcnsiouc e di a bdt11.ione ), poi all'es tremitù !':uperiore sinistra, d a ul ti mo ,, tu tta 1:1. mus<'olatura della m m;ticazivne, 1\ll'orlii cc.bre de lle prdpelire ed 1dla metil de~tra del corpo. L'iper estesia g,·nt'rale ern co~i notevole, ch e nuche nl lllinimo tocco si J'l'Ou ucevnuo conv ul-:io11i clou iche di t ntl a In mu~colatura, con :tlte mnnifostazioni d i dolor e. LR C'O n trazione ehlie comple to su<·C($,;o : lt1 contrn.tture ~i d ileg uarono colla s tP.ssa successioue, coli" q un le rrano co111pnrsc. Si deve poi arri vnre nl l!l(JG pe r tro vare n fo riLe altre o,servazi on i di contratt ure, se non generahzz>He a tutta la m u~colatura del corpo, almeno no tevol mente estese. Un caso d i t!l.l ge11crP. è ri coi·d;ito Lia Pinz.za (11 llorn n,;;:isU, !l te (Ìr,Jla clin ica neuroµatologica di Ro111n) : in 1111 g io v:in<>, d1e prn~e11tavn nit r i siutomi di ister isino, si maui festa rorio entro un an 110. in ra~poi·to anche con lcgg"lre eccitn zioni psi<: hiche. 7 volte de lle contratture de lle e~tl'emitit in form" d i emi. 1110110 e paraple gia. L a pitl in teressante fu la cont rntt ura, delle due estrnrn iti~ snpcriori, accolll pagnata da. abo lizione di tutte lo forme di stu~ibi lit/1, ohbiettivn, s ulle brar.c\a, mani e s palle. Una cura suggesli \·a allont:1110 il di,;tu rho. )rotevol ,nc n te più g r!l.ve è il ca-:o ri t.·ri to poco t empo dopo nlh Societ:\ di n cu rolo~ia di Pari gi da Dej,1rine e S6~an·. La malawi dn essi pre,-;cntata era affetta •la s in tv mi <li isteria particolarmente grnvi ed affat1,o ec,'.01.ionali. E;;sadifatt i e r;, da 10 a.1111i costrf'tta a letto da una parnplegi n ,;pnstica molto nccentuata, ed un a contrntt111·a, 1.lt·l pari in1,cn-:11 rle ll"al'tO ,rnperiore sin ist ro In priva va dalla s t es~n ep.Jc;a d dl' uso di que,;to m eml1ro : il solo arto s uperior,i destro cc-nsen·aya t utti 1 tnoviin,•nti. E~istevnno inol tre uotevoli tnrl,e ,!ella sens ibil it à obbiettiva e dei sen,:.j ,o,pecìti,:i. l~1,1 a"i identica alla osserva1.ione sopra ri cordata di H eil bruu é quella rli B ous'] uet e,t Ang lndH. Ne l periodo di coutrattun, g Aner ali7,7.a ta in questo in-


O,I SL: I STJC,1 Cli X ! CA

fenuo ogui t-le,;sio1w delle artico lttz.ioui era i iupo,;,;i hil .. : la r igid i t ,t impetl i1·a a l 1u;,Jato di se,!P re sulla. veti nra s tessa, colla q u ale fu condotto iu ospedale. ~ubto , taro si e ra in p re cerl e n7.a prodotto n11a volta e la cr isi òi .cont r nttura si era protmttR p er due giorni . L' as~e11z,1 d i fPbbre e ,l i reazionP d i·I li11 u1do rcrebro-~pi· oale , le ~tirn11111 te n1 i,terin p erme tte,a 110 .-li 1·iferirP. all.1 11<!1T osi le contrattu re. 11 c·a,o ,•rn i11tères~a11t<', n ou ,;ulo p o r la for ma ge n f•ntliuala d e ll a contrn tturn bt,•rica. ma 1111d1e per i l m odo di cnm portn. rsi dei ritlossi, qturndo s pari li, t.:on ll'àl turn. :\lent re dir a tti uu e~niue tlll p0' rnpiòr> a ,·rdil rP JH·rnlt' , <O d i u otar,, 1111a e,aC:"l'az io11,· dei 111etle,i111i. 110 11 i.i trntt:wa in ,·ealtit, he d i 1111a fai,.,~ e,ag<>rnz ione e oli u11,~ fal,>1 tri•r, iil: zio 11P epildtoi,\<;. ,\n,·he la o,,,.1·v:17.i,,r1f: ,li J)at,lli~ville ri ~uanl a uu <·a, o ri i con trl~tLurn g-,~uer :i.li7.zala. d i 11au 1ra 1::,l e rica . :--i t rntta\'a di 1111 giovaue :<olda10 indigeno, il q ua le, e,..;en lo punitv di prig io11e, 11.i11 tn.r,lò a 1•1•,,se1nare u11a c.:o ntrn.ttura i;1:ne1·.olizznt11. L:t ;J:;i:;110,;i di i... t ,•ria si i rn pon ,w:L p or l:l s11r.ce,;;;io 11<' <!egli n1·ve:1i 11,'11ti, l'111i1.io brn:<<:o <· l'e1·ol u zio11e d,•lla m :1 iat1 ia. Umt p>tralisi flacri,la prere,lette 111 co11tr:ìt t 11 n 1, ,l1Jpo la •1u:de npp:.r\'e 1111,) .~tato d i risol117.i.,11 e. ~<·gt1it>l ..;al,it:une111e dalla cu u lrn t.tu r a g,•n, ml iu:tta. L ' in fcrn10 ,:o..t1>11 11•1 qu~,ta p,·1· iitJ o re s eu z:, r il.,,ciarsi. e d11 r.111te 411e~ to t (!mpo la ,;,J rvcglianza fu :t<;solut>1111e11tc' ri~nro..;n : In st:rn"11~1.za 110 n a ppan·e l'lte 11,,po •1u.i.,to ;;t'orzo µ rol u11_~.no. L\ tl!,·rna117.,l <l el,n paralisi iJ,.c, ci.in rollo stato .:li ~u11tratt•Jrn din11,'<tl'l\1·a , "'"c,111,lo l'au tore. r·hti qu, -<to i- tP. rico. ,-;u\i,\o,:1•io11t,:, 0tl in ~o~cie11te, !-imula\'a. U i,-,·n·t,1111t111te 1·,tt:SO ,,..,. lu ~pasmo tn111ro dPi m11,;;o li u,·l (':t,o d i G,,l lownv. I n e,;<;o la 111ivtoniri. n n u dat:.1·., clie da. o 01eìi eri ,·1·n q u,1<:;i l'S<· lu.,i,·:iwente limitata a l lato -i11i,tr,.:, del t'OrJ.JO, ).'nlla e~ist~n, dal litto ereditar io. e <l ' altra µ,u· te il ,;o/.:':::;l'lto era :ul og ni r ig11,u·,lo v•'rf,nto: ,,,lv il r i1 lt:sso ro1uleo ><ini"tro l 1evr-mo me e-ar:;,•m to. Tre s ,, Ii cn-;: n,,l u11 <1u,· rig11:1r !ano in fornii co11 <''>11.rntt;ll'a e,tesa a. rutta la lll ll"•'ol,1tu rn '.Id corpo : ca,o di l-fri !l,ru 11. ,l i B ou~•t u Pt -,\ n i;Jatla, e dì Dauthe\·ille. lnv,,,·e in u n ca"o (Piaz'l.a) lo ,: pa-<1110 t un1~0 " ' prc~,mt:t\'11 so t to for u1a'tii ,,ini. orn <li 111011a.o par,-.ph.:~1a; in u11 altro ,D,•jPrine e :-;,··.,n r y) sot to for111tt paraple· g i<"a cou iutt,rcss,umm ro L'Zia11tlio dt:ll'ano , upcriore .•i11i ,tro, ed io u n rerzo ,·:i,:o inti11 ~ (Gallowny ) si av(•n1. 411a"i .,,.;l'\u,sivn m ,•nt" cmico11 t rnnurn ,;i11 i~ t n1 L: ua ,-ol a o,serrnzione 110 d c•sun ta ò " I la lt'ttl'l'l\tll rn 1·1gua r<l n 11 re !!li ~pas10 i cl()n i,• i. dì mttu rn i ~t e r ica, u ot,. \'olmtintu diffthi. b;.;,a Ai <l<we a l{o nseud:~, e qui bn'\'e11H'nte

In, l'Ìll""II HIO, U 11:i. g io1·aue do11ua, d i ::lb a1111 i, pre:,cntnvn ,la 14 11.uni a cce.<si di ;; pnsrni rit· 111ic1 in uu111cro ,l i pnrccc hi u ù lltt giorn:\la, prec,·duti J tt uun hr~\'O aura -c:u, it ivn /formicolio). F.<."'i p o t .,l' a u o nou rlurnr e r,h., qrrnl<:hc 111inuw ed ,lllorn lo ,:pn· smo rit111ir•o re~ta va localizzntr, nl collo . o,ì ora11 0 rii m a g ~ ior e (l ura ta e lo sps,1uo si p ro pag,., va n tntto il corpo, corJ pr<.,do1u in io al 1,rn ccio sinistro. ,;imulnndo l'~ pil e.,;•i 11 j11.k.<oniann. L'ace1'~.<o si man if,,,;ta\"11 in ogui ci rco,; ta 11za, i11tcrro111pe,'" nppe 1H1. le or,·up:!zioui dt<lh 111alat.a, e lo; i 111pres;sio11 i p~i,. h ic hc 11o u ave va.no c h e po~,l iollue11zn su d i es<o. L11. ter:ipin psiclii,·a ed a l t re cure non mod ifica r o110 lo spnsmo e gl i ne· C~""Si ,

~ c~su11 caso a d11 uque si d1>-unw dalla lf'tterflturn, u el qnale s i ;.ia avuta IR 1,~soci:1ziono rii 11uo st,., to r!r co111 ntttu ra ~e11ernli;,.imtR, come nei tre casi ricor. d ati , i n te rrot ta d Nlln m a 11ifest 11z1ou<ci ò i spasmi cloui,;i p t LI o men o os tesi e diffusi. T11le m11011e •111iud i dove es.- t:re rnri,-;irna. ~e I:, mia costitui<cc In pri ma o.;sen 11· zi o u e tiuo ad o ra not,1.


Per qu1tu to nel mio caso si s ia avuta unci co-.i r i,·,·n si ntonrntologi:i mu><<·o lan' ~pastica., n on pa r ve che fossero r ilevah ili diRtu r b i dl'!la ,wn,;il,ilit:\ ol,1,iettil'a. Tn tre soli infe rmi so no d'a ltrn parte ri cordati rl istu r hi st->11,.iti ,·i: una ,·olta. ~ot to forma d i ipere;:tesi:t g ene rnle (caso di U e il hrn11). un'altra l'al>olizio 11e rigunrdnn, og n i i;eu;:il,il iti, ohbiettiva uoi territori i 11 v:,s i ,ialln ,,ontn,tu,rn (cciso di l'iazz:i): nella o-.:-ern~zioue infine di Uejeri 110 e H.:·~a1·y In tt1 r ho della :,;,•usihi l iti, crimn co11giun te con queile dei sensi "JJec iti,; i. I s in tnn,i s .. nsiti ,· i non "Ollo ad,mque in dipornleazn dclii, mag~ie re o mi11ore e"tl'nsio:io tll'i si11to111 i tmoto ri: 1n :111<'a,·:11,o uel mio"",;,, in ,, w·llo d i Housquet e An glada. " n f'lla o~sE\n·aziono di J)auth,•vill,~ di contrnt t ure ••stese 11 tut to i! corpo e,l e ra no d'altra p:<rto pn,~cnti. 11011 ~ol o n•·I ra,o di lleilbn111. m:-. nn rlw i11 <111 .. Jli di l'ia1/,;m e di Dc,iori11c e :-ii•;:n r.,·, d ,e :ii r ir'vri,,•0110 a s pn,;u1i 1nc110 e; t e,i. Ma 111·1l\·:1no 1i.1 \J'uni,·,t ,,;:s~r vaxio110 di ,pnsmi ,·lo11ici gl'neraliz·1.ati. Tn u11 u11i,·o caso (D., ulhevillc) la contratl11r,t d i tutti i nn1~roli del eo1·po ern pre,:eduta da p:L rnli,i llar·r.it.ln. doi 1,10,l 1·,i1ni. Jl ;:esso -<Pmh ra 1t,·ere pol',fl i11lluenza ;:nllo ,-,·iluppo e sull:t gr:i vit:'L as~11nln. dalla mnla t till.: di 7 c;i,i •li fatti , r.ompren.J,~n,lovi a1tl'ltfl qul'llo co11 i:pa<111i r.loui,.i. tro nppa r leugono al sc:-so femm inile ,. l a l 111'l '"'hile. ~., a 'l''è"'ti \'\)oJie uui rs i anche la mia osse rvazion,·, s i potn•hlir, for,;c p••n-m r c ad ' un" liev11 pre,·:1l~nza de l ses~o 1,1r,sclule : 5 ca•<i ùi fro11tc a::. Cont m tt11re i,,:t 11,;e :t lutto i l co rl'o si <'hi,no in uua donna (ca9o di Hcill>r11n), c•l in ,lue 11,,111ini (c:1,-i di Bon ~qnl't u,I Angla,ln, cn;;o rii Uau t!t,·villc) : in un uomo (r·a><o mio) si el,1,,i l'as~o,;iazio1w dei;li ><pa,mi tou ici g,wllr-ll i1.zati con i ,·Ionici lirnitah tp m,i e,,•lusiv:i.111f'nle n,l nmt meti, del coq ,o. meutre iu una don11a (caso d i l! oa..:.. n.!11) !<i SVlll!-'f' l'O spu~mi clouici p1·opag:rnti,i n Lutto i l corpo. Fo n ,w ~ ra vi l'd C>' l,ese ,pti,,Ji iml1f1'1·1·en LI'· 11,cntc ueil'uuo e 1wlLdtro se:s;-o. P e r quanto riguarda l\,tà, s i 1n1ò r ilcn1r,, co111e si t 1·:1tti cli int't>n11i ~ i,,,·an i. o rela.tiv:uJJonte giovan i, in nn',,poca ci,,c ù,•lln vit.:\, 11pll:\ quale ,;noie p iit ,:;por.ialmon te rnanir'c~t:.r;;i la nc-.· rosi i:-tt-rica. l•'u va r ie ,·ohe oggetto d i di;;cu;;;:ione i1 modo d i co111porta r;;i dollt> r•ontrattur" iilte,ic h c ùu,·nute il ~011110, cd a lquan to ùis"or.f i t'11runo le opinioni d1>i v:\l'i o;:ser• va tori. Schu~tcr ri ti on e cl,e alcu ne, 1nalgrn<lo l:i opi11i01!e ,li cer t i auto r i, pe r~i stano di n ott e, au che nel souno profo11do. Egli l,:i. riò o,." ervato due vulLo : in nuo de i ca~i 111. contrntturn ~i 111:rntam:va a rn:he 1l11ra11t<; la pl'Of, ,11.la 11arco~i r·lorofor111ica. Anche nel cm;o d i 1-by mond (emico11trnttnra isteri,·n sini%ra, rt"":ii acceutuatn) la con trnt.tnrn. della mano e d el p iede 110n >< i mou ili,·ava cl11• di po,·o nel s onno profon,lo. Non .~i traltll.va pero d i un a pu ra co11 trn(·tu r:1 i~teri<:a po11· l1 ò la r igirli t:'.1 ern dov ut a in parte a rett·a zioni fi hro-tcnd inPe, forn1nle"i i n seguito alla con t n"lltura i-;ter ii:1, ;;tessa. 'l'u tt >l.vi:t Hayn10111l l'l'ede i,1,c dur:tnl<l il :-onno !'A.utomat is mo ce rebrnlr, può co ntinuare in un,1 cn ta mi,-ura la su:, nzione. e quind i le contratture µossono persistere, 1·ome .~i vedono persi»ten• c,irti 1110\'imen t i automatici. Oppe nhe im ri tiene al contn\r io r.!10 la con trnttu ra. ist,,ri<'a po~<a mant.,n e r;:i nuche n el ;;onuo, m a. c iò n on è frP.qu,m te. [I ntio in fenno, duran tP. le poclt o o r e di sonno, non solo n on pre~•·utava i:; li !5p :tS1l ll clon i,·i, mn ~i r is<>lvc,·11 comple teta,u ontc lo stato di con tratlurn g ,• n,: rnlc . Es~o q u in di per q w'SliL p:i rt i•:o lari tl, ri e n t rnvii nel b, mnggioranza dei cn,;i, in !l<·cordo col la o p in ione d i O ppe n l1ei n1. Dura11 tn i pochi giorni, 11ei qual i 1'iaf,1n 110 r ima~o in c.,spoda! I' furono cons igliate variP- cure; isolament o, riposo. bromuro, vn ler i,w11. .. , co11 ri,ulmt i presso , chè nu lli. È c onos ciut a difatti la pr:rs is tcnza <li , , uesto l'o nne o la re,i.~ tcnza all:i


CA st;TSTJCA CLTNlOA

terapin. i.;tituitn, lu quale n1ole e!l,Pre in ispecial modo quella dell a n e vrosi iste r ic11, di cui t,,u to le conlra ttu rc::, r1ua nto g li s pas m i c lou ici non sono che 10anifr4L11.zio11 i. prin,: ip:Lli 1110.Ji ,li estri11,.. r.a;done. D iilico ltii di trnttamento, ch e è pos-<ibilc rle,u 111 ure da.~ li :-ies,i ca., i rli u id ,1:t 1110 sopr :i riferiti: ·i n d ue soli di essi d ifatti " i parla di ~11ari~io11e. oiLe11utn i 11 uni\ gio\·;,11e d onna ( H ei lbru n ) colla ca :;trazion,·, col in u n ultro (Pi azza) colla cura ,:uggP,;tiva.

Hl IH,lQl; J: .-\ FIA I;"'""'"'"· - D ,r 11.•ldtair , in Not/,n ,111d Spr.c. Path und 'l'/,,r. XH. Bd. I !1U4 r.l ll'111ii:. - ( 'itut o dn 111\Csw ,,;o: 1,:,i. 111-:11.1:1<"'· - 9,:11/ml/ll!IU /•ir (l!J•wl:ol o[Ji-, . •\ . J:,.,;:i . :\. L'1 \1/,Z\, l nn11/ i dr/l'fs1it1</Q p.~ich iatrico di /,'om,a. 11) . l!lllfi. Ot--.,J1.1c1~1·. ~ :,-:1,;o.;,,HY. Socif'té de n,.urolo,r,·,, d, Paria. ~,·dnln 2 111 n~µ-io. JHOi. n,11 ....... l~T (? 1\ ~f:t,,\I•.\. (,'r,:;,u, de.ti 1-/,,pitau.c, HJO !t. Ou TII I-'\ li. I.I--:. - f ,'a:·ctre t/r.v Jl ,;piU1.11.,•, 1~1111. \: 11.1.,n,·.,,. - J>r or,·edml]~ o/ t/,1 /;,,?tal ,Sr.,•Ù I!/ o/ flf ulicinr r,f Lontlon, l!•I:!. R••,:-: E'\'.11,. . lrrl,icio ,t; p11i',·hiolria, nr 11r f)]Jal .. cc·c., l !HI.J . S, 11, , ·1·,.. 1:. - /:, r/. 1:nrl/8•·h . /:;, r,,_,,r/,. ,,,,r1 .\'erur,ik. S,•d11ta 7 rnnggio J!11 11; (in S c11rolugi8cl,, ,• C, 11tm//,/11 t1 . I !lllli ). I< \Y\IPNIJ. - Socil t/ dt n, 11ro/tJr,i, ,IP. ,,ar;.,. St'·nn c" 14 111ni, J !l()i;, Ù1·1·1·::-.11i-:1M. 'l'ra //ato de/11• m 11! 11llie ncn·ose. \ "ol. Il. i\Iilnno, ltl115.


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NOTE TER APEUTICHE .CO~TRfBOTO ALLA Cl.RA RA PIO.-\. DELL A 8C.\HB1A , J>t11· il prof. Glo, ·a nni 1-·1·ant·t!s•·hini, dorcnte di dr.nn osifìlopu.ti ,·a n ella H. Gniveri;it/l. d i Roma ). Parlare ai uo., tri giorni dei r imedi effica ci coutro lii iwabbia 11011 è ,l1tvvero il caso, che tutti san uo be11issi1110 - anche .,enza essere dermatologi - ..:omf' In acnrio,i s i possn debellare con le cla ~siche sost.a117.e acr,r icide, IJUali lo zolfo. i halsamici, g li empi reum,it ici - lnil.~nmo del 'J'ulù. balsnmo de l Perù. stir,.,,o, ca• trame, nafto lo, petrolio - . :-le quest i vnri r imedi h:'\11110 tu t ti il pote re di uccidere l 'flcants scabiei o sn,rcopfo.,· tw,nini~. uo11 t u t ti però bao110 una eguale rapidità di azio ne e 1100 tutti sono di pratica nttua7.ionc·. L o ,;,;opo d, e il 111edico s i J e vc prefiggere n ella cura d el la scal,bia é quello dì usare un rim edio che siu : 1° cli rapi rla a;done :=;pecifìca : :2° d i facile o se111plice applicl\zione : ;:5° che non iusud ici la pelle l' la hi11ucheria; 4° eh~ non prùd uca eczema ; 5~ che non sia molto costo.~o. Una c ura r apida ed efficace della scii.bbi:. è quella - per esempio - <I C'I bals:imo pc n1viano puro. spalmato. per mezzo di un morbido pennello, su t ut tn la sur,erficie corporea; urn. ques ta è unu cura co~tosa e per di p i11 il bal~~mc. peruviano, elle è 11ernsflro, insudicia notevvlrnente la biancher ia. Ottime sono pure le cu1·e eseguile per meizo di po mate, e non m nnc11uo ce1·te pomate class iche consigliate da illus t ri de rruatol~i. :\Ii basti citare la pomata di H c hne ri c h {a base d i zolt'o e ~ottocarbonato potassico, quelli\ di X eunlflnn (a base di zolfo ., babamo peruviano), quella rii Bourguignon (l\ base di zolfo, di sottoca:bon nto di pot1tss io. golllma c1ra gaatc e olii di lavanda, ment11., r.innP.momoJ. quella di \ \' i lki i1Son (a b11,e d i fio ri di zolfo e cli· olio di cndei, qu ella di W ei 1t1berg (a bnse .òi stirare e f-iori di zolt'o), quella de l Knposi (a base di naftolo e sapone verde), q uel!"' del E\,ulnrd (a ba;;e di lmls?.mo pcru vi1rno e naftolo). Come si vede, pomate contro la scabbia 110 11 manc:ino r.cl' tamcnte, ed i l medi co, che Yoglia us~ r e una pomat}l por u11 suo pa-:ie a to scnhhioso, non h;i ~hc l'imbarazzo della scelta. L n cura [atta per mezzo cii pomate, se può essere l·acile e pratica quando la scal,hin è lim itat:l a piccole r egio ni del la super ficie coq)orea (111an1, bnLccia. spalle), d ive11tll difficile ed imprnticabile quando la 111nla u ia parassi laria e diffusa a tutto o n quasi tutto l'involucro cutaneo Ha,-tn pensate al fasticlio c he arreca il sentirsi tu tto il corpo impia~trii:cinto di gra:::so e ,d l'azion e sulla biancheria d e lle diverse pomate, nnc he se no11 coloranti i n 1,ruuo od in viola, per eompre n dei·e e gillstificare In r,•pnlsione che quasi tutti i malnti hann o per le unzioni fattf' m o lto .,:;tesamente sul la cute. Ne q11est1l ripubione al le pomate è !!tata -vinta dai nuovissi 111 i rimedi dell'artienale far maceutico mo,lerno - qna li la peru· scabino. il perno! . l'epiearina, l'eudermol - rimedi <tuesti che, dovendosi u sil.re uniti g ras.;;i , Jianno .t utti gli in co nvenienti delle po11111.te, senza !\\·ere aie.una su -

a'


X<l l'!::

'l'El,~l'E C'l'IOIII-:

p,•1·ioritiL !'ullc vuccliie prep:~razioui. cou le qn!\li uon posson o certo.mente compete~e pe1· elìicac:ia ternpeutica, essendosi aùJimostrati di molto i nferio r i allo zo lfo, 11 1 b::i.lsa ,110 pfrn\· ia n o, allo stirnce. l::'iù ;:emplice, più J>ulita , a$sai lJtÙ :igg-rad<'\' Ole ~ la cura Jeih ,,cal.b ia p er mezzo ,lE-i liagui solforosi, po ichè un bagno caldo i! ~em p n· una cosa piacevole , ed pi:wevole, d opo il 1.uq:mo s<'11ti1·~i la pelle monda ed a sc iuua ed illùossa.re l,i11 11dieria pulita. ~fa il baguo solfo1·0,.:o 1111 b Ji , 0 rn zin d i 110 11 J'Ott:r· essere ef1',·ttuaw ..;empre e do\'lrnrpie. poich,': 11ou i n tutti i l',l·ntri :dritaLi· - sp<'cialrnonte se· picroli - c,;i,tc uur1 :-tal,ilim,_·uto pe r l111g11 i e u on tutte le CrLst• - ,:pc·l'ialmen.te ,-e rnode,te - sono :'t1rui1.e ùi n11 0 stanzino per l,:ig-1~i. X& il ùai:;110 ~011·oroao 1rnò e,<sere impro\·vi,mto donrnr1uo con un po' d'ac•iun cald:t e 1·011 una rinoua di h·~110, s in per la q ua nt it.\ d ,•ll'ac,1na calda 11ece,;..;aria, i<ia p,!1' l'a,dom, decolor:.nte, cl1e i 1-.,rni di zu lfo h u11 t1 •J sul la t1q1p"zzeria d ell:t ~ta11z>L, sin perchte in u,111 tutti i luoghi si pu,; a\·ere n prop rit1. u isposizio n c> u 11a tiuozz~, di l,·g no . l'os,; ia,,10 quindi con clutl,·r e che la cura d.:lla sral,hia pc·r 11.1;".ao di µornate e di hag-ni 110 11 r:ui;c;iun:.:;e q11ella facilità di nttnn1.ione pr.,ti"a ,, quel!" :<e11; plicitil. clie dovreLh..,ro c,~ern i rer111i~iti di nua simile cu rn . J:',,r nlcu,w c ure - co111e ,,uel,in a base di l,al,u ,no pern\·ia110, epicarinn, ecc. - devo :i11c he sogg1u11ge1·e ..J,o ,;uuo 11,olto cu:;to,:c e qui u li non :<ompre p ;·aticabili: e 1,er lu cure a baso di mlfo - c·he .,;0110 ,li 1,oco co,to e ,noico cfiirn<'i - dr.:vo pur J inl C'he nou .,0110 dotate ri't111:L grnn,le , c:1npl i r.it:'i . ni: d',1111, ~ra11d,· fa!' dit;l rl i applic::a1.io11t,. Se,; puv quin di <lire cire la <·urn della ._,·nhbin i: uua tl<:lle più sicu re e che iu po,·lii giorni essa ucci.Je il sar,:uples llo111inis, d,)l.,l,iamo pure d ire che, sia sotto r'orrnn ,li p:.nuate ,·he rii lmgni, n o u s,·111pre è fattiliilo e non sempre il s ,;evra ri i i111·011v1,11ie11ti p,•r la pr:,tica !:(iOnlldi,• ra. ,,

e

••• \'olt•111Jo;;i lrnttet'P \'ÌC p ii, -.pi,.cie e t en e.i re 111eto,li pii, .-.,•mpli,· i. all o scopo di i,tituin· una n uova ,:ur11 a11 1 i-,i;abl ,io,,i, la qwde presen ti il 111n,;..;i1110 ,i i ;;em1>lr,·it;, e di pr:,tic it:'i e 110n ,•,i.~ a n .'.: l'n"'e di .~o~ u,nzc g:·,~..,:;r., nil di u1,a grande qHAlltitit ct 'ac,,ua, 11è d'una \'.l~CrL o ll'1.111a tiooz1.a, e ra licn nau1ralo che, <:onw ~o,iH U 7.I\ 1\ "arir :dit p t>t· e1.:cf'lit•11za, ,i ,w•·~IiP,se lo 7.01 fo. (.;~,.,1,·rei ;li t'.ll'e ,·o,a ~<'olastica ,. da p edn,11t<: , se. a q11t•, to punto, mi indti giassi :L ri imo~t rare· - con l':t<'i le erudi:don~ ;.;•.ori ca - c·o ,ue lo 7.olfo :i hhil!. goduto 1':t111a rl i rimc<liu ;;o,.,.ano contro l'acario~i ti no .la. epoche lo11ta11 i,;, ime e come qup,;la famn si sia nmnt,•nnt:t i ua l t e rau, !Ìno 11.i n o;.;Lri ~iorn i . .-'I. que,:to ,;i :ig!!iu11g:\ che d t: lle va r ie ,;,:,,;t:.01.ù 1waril'ide lo zo lfo è f 0r,e la so.,tan z a d i ni i o oi co,co, f) auclie lJt,e, t,, <lou• ÙP I poco prezzo 1tleritn d i e,l~1·re prPSII. iu consirleTJ\·. ziou e in nn11. d,·nnopati:t di 1tfll nm co;,j p0pi.l l11rP, c·o1ne u110 dei p rinci pllli o\o~nelltl rl i fal'ih, 11~0. l o auda\'O p,· n ~audo d,i qualche t e u1po ad uu prApa rato ,:olfo ro~o, "111• uo11 avi, -;,;c J' i11co11,·eniP11te d i_ i11,;w! ici,na le \'c,;ti con111 l'han no le poroate,e 11011 e;,iges"" 1111 :ipp,,,1to :i1·111'.1nie11t:11·io, qmtle lo \'og 'io110 i Lia ~ui. ll irù ~ LI l>1 \.O per •1 unli rngi o 11i m ni 10 ,·er,;a,,i uu:t sin1ilo pn·p11rn6io11e :,;e,npl .t·,, . pnl ibl.. ,-.pic: 1a: . ·1 f-', non 111~orn . In•1n ll e.sf"~u1'b1l tJ 1n . qua1:"ia-..i luogo e di lJOC'O costo. D r \ c:,ch•· e. 1a.c1 . 1 . . si ,.;copprata a gnmTa 10, e I 1c vivo !Il u n,1 ciuà pro,:<inm ul,e in=tague doVfl . 0

1

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com lia tte P rlre n.ppuuto p»r o;,-:e1<1 co~ì \· ici n a al co11-ti1u• o ~e111pr,i pien ~ _ di ~o · dati di pa,.,a~g10 o a cr.n,,,!·mati , ebl, i c,l h o qu,,1 i,lia1,u 111e ute occn!i·on e di vedere · · d i S"ahhia. Pos.~o dire che i n q n e'!ti duP an11i d t· g ul'rrl\ mo1te p e rso,,., 1111..ttate


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T &H,l l'EUTICIIE

la scal.Jbia h:L pre s o pre$SO di u o i 11 11a di tl't1,io ne e 11o n11 e e c li ù du rìtn te questo tratto di tempo io lio v isitato e curn,to tanti scahh io"i qu a n t i fon::<! pe r lo pa,,l\to non ho curato i n una ,Jie,; im\ d a 11ni. F :11•il 1n, ·nlP si capi,con o le ra !:;ion i rl i q,w, ta rlifl'n ,,one st.raordi n aria rlcll« s<'aub ia. <ina nd o s i pt!n~a alln, l'on vive 11za d ei ,-r,ldati n e lle <'1t,,1 1·mt>, a l lo ro r i po., o .-:1111,. p.,~li a, al lo ro pa,,;ag~ io d i c i tti, in ci t t à, di qua rtiere in qu>1rt ie re, al l<>ro ,;otl",•rnn1r,,i in ,;talle, fattorie. <'a,., r.ol011i<·he, al loro ri torno i11 fa miglia ro 1· q11:1Jr, l, e h1,.1·u liccnz.i. a lh diliir.olt:'i ,1,·lla pu lizia corpor:ile n egli 11<',·:1111pa:n,·11ti e n elle t r incet;, all ,t 1111p<1s ~ihilit,, di t':iru bagni ., di ,:aml ,iarsi fre•1,1enlc111 ,•11 tr, di i 11ilurn1:uti e ,-;pc<'ic1l r111c11te di l1ia nc he ria Per t ultll quo,te ra~i011i h ;;r1d ihia,.~" ò:· dill'usis:<i111a 11ei ;;olrl,H,i che ~0110 ;;n ll a l in,,a <li c:0,111,att im r·u tu '"nella 1.1,ua Ji gt11'! rA in gPu e n :, i, pure rli11"11s issi111a l'ra 111, popolazio11" ,,i viie, cl,., nl, i,~; 1wllc cittit e n e i pic<·oli cC'utri prO'-Si mi a i l uo~hi clel lu gue r ra . L'osi io e blii 0t:,·:o;;io1w di 1·e !Pr..-. i n qu i>-<ti 11lti111i t,•rnpi, militari di tutti i grad i - 1,e1 ti11 0 qu:tl.-lte u rlkial.i 1ncd 1,·o - u iw l ividu i d1 t utte le cla,,si all't:tti da ,.,.,d,hi.1. \"on ;;,·n1pre 11,i •·rn f:1~ile ~u~g o, ri re una r u rn opp,.l't u1, n . (; li :d,itanti di pic coli CPJJt r i ,:,I i m ilttr,ri in in11a J i g uerra 11 <>11 ltnn 111> 1111•1.zo d i fare l,a1;11i solr'o4osi e 1uo lti Ji e-.~i si ribc· lla110 n ll,• u11zic, 11 1 e,tese sll tutta la ~upe r licie cor porea. ;;pecialtucnte i militari. eh<' n o n pos,<ouo av..:r,· l\l c:1111po e uei qua rt ieri impro1·1·i,;ati biaucher ia S\111i,·icn te por c:au il,ian;i e ,·hc n e lle I rin r e e uou lrn11u,) tn ll'o l ta 11enir1.rn110 l'a ,·qn:\ 11cres..;,11"ia i'"r l11var:'i di tau to in tanto dopo lo; u11:1:io11 i. 'l'alvolrn,. qun.nJo i0 pa rld , ·v ,l i a ·,111:. i11 di:-c r,•t11. qna11ri1:',, ,·,·.\evo "orrirlcre i miei clienti ,. mi se n ti,·o ri ,pou ric rl' ,· hu ptor lal'arsi J., m :111i " la f:~cia u~:l.\'nno ]a 11e ve. Fu rp1 i11 d i con Vl)J'<> t•utusi .1~1110 <;lu· io u1 ì a cci n,i ad " "'l'e ri menlare nn ~ap,'lue s olfor u<o. c h e mi si <li s.,P. 111olt1, f'lli•'>ll'H ,·,mtro l:i ..;f;:-t lil,i ii . il co,i<letto s a p on e au tip,onc o cont ro h s,:,d ,hì:t. f,d,br i,·at·) <l:tl laborat o ri0 f:.r m:1,·cuti,·o :\. C.1s sia ,li :!\1il,to,J. Dappri 11:a e :s pe r i111e11 tai , 1nesto sapone ,-,,lJa m ia p1,lle cou~ta tard s e e ~so ese rc itava u11·a zio n e ir ri tautu ,-1,ll:1 cure. '1'<1tt11 lo vo l te cht> ud mio studio. iu casa e n el mio :a mliulato rio dove ,·o l11n1nni le mani 11~a,·o il s apo ne solfo ro-o d,•I l '11s,-ia: e c iò feci per pure,·,·lii gio rni ù i segt1it,1. l)e .-11 d.i r u ,:he dall'uso µroluugato di questo ,-,ipo 11u, u o n ,;olo n u u u:,l,i nlc 1ma irritnzioue :i.lln. pelle nelit: mnui e dui pols i, m:~ ne:11meno ebbi qutdla ,;1•cc h e1,'l,a e 'l'' el la ariditi, cutnnea. che benP ~pcs s ·J su::,egue all"u,-;o dei co11H1n i saponi a k,se di ,wlr'o, clui s i t1·,, . ,a-uo i n com merci o. Ri levai p i utto4o che es,o 1111 pro,·ura ,·a uru1 ,·,::'t>l 11101'1,i,le;,;1.a della pe l i,: . L o prescri,-,si allo ra a pf!r,;one uffelle d;o s eal,bia n llc 111•rni e a lle l,r:ll'r.1 a e in p uuti lo<:n,l: z;,;ati tlel eo rpo. qu,.Ji lt: .,:palle o le nati c he, r· hH suuo s e,J,· p ,.e,.lil e tta rle ll'ac ar'o, e c onstatai che do po una in~npo n:nu ra n l,hondau te 1;on i l s:ipo n e ,iel 1.: a;;si a e co11,.iic t1tiva frizion e, non solo :<compH ri ,·a l' i11t,·n1<0 e torm e nro"o p r u i·ito, rn H c he i 1 p a ra.~sita veni vn eùiracè111"11te o pro ntame nte <lehel lato, •·omc lo cl imostrnva la r 11pifln sco111 pars a d e lle 111a11it'c,<ta;,;io ui curnuec propri o> d i , ,u,;sta d e rm cp:u ia para,<,ita r i,t. Fu ,111~1·:. d,e co11,- 1gliai la ~u ,;ap,,1mtu ra d i t utto il corµo a qwsll i in di v i,lu1 , ch e avel' >\110 tu tta In s 11pcrl:k ie c u-t :111ea i nYa~a <lall'~ caro; ed n1H: he in quc,ti c., ....i d i s,·ril,l, ia g <:Jn +'rali zzrt ta ottenuJ efì'elti pro nti e sicuri. C on il sa p o n e f\n LÌ\Hvr ii:o t_;,i-;, i:. io ho Cll l'lltJ i11 •1u..:,t.i 1ilt i1n i 11 1e~i rn ..,Jti .- .sime p e r so n e all'<!ttt:l <l a a cu1 io-;i ù , J,Ho il 11 u1111>ro grn11t.l,i,., i111 0 ,i,,gli s,, al> h iosi,1:i

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'IE flA PEUT ! Cl lfl:

me r.urnti con questo si,;tema e rnpi dRmente g nnl'iti posso dire che il s uddetto sapone è .,ffìcacissimo e rii pronto effetto. Fino dall a prima insaponatura i l pa:t.ienLc avverte 110 nott,·o\., sol lievo al suo tormeutosissi mo prurito. La curn è semplici,-si111a, f,,rilE', rnpiJ a, e può e,sert! esegu ita dovunque e può essere prn ti cata an<'lw con prc hissinil\ ncqun. Io consiglio :i.li<> scabbioso di fa.re cosi; dì hagnare la pane m ahtt>\ o tutto il corpo coro un po' d'acqua, servendosi dì un a spug11a o d'un batuffolo rii cotone o rl'nn f;,zzolc•tto, e quiocli di immer~ere il J1t'7.zo di .~11 poue antipsoril'o nell':ic']u,i rli un cati no ( meglio ~e l'a<'qua cRlda) e poi ol i ,;trofi11are forttirntntP la pelle malata con il per.zo di sn ponP, pnSSRn do sull:. Jwlle ripetutai11e11 te. li sapone antipsorico noo t'a s puma, ma. se passato piit volte e con for,m sull,~• pellP ba~nata, Psso le.s,·ia sulla cute u no s trat o molle di sos1:.1,z1~ saponose. lJ11awio In. pelle /j r icoperta di questo strato s>1po110~0. il pn· zienie de,·e soffre~11re fortemente. p()r 'Jlllil,.he minnto, In, parte nrnlata con il palmo della mano, cosi che la so,:;tnnza d,•l srqionc penetri profondamente nella p,,lle :itl aggredi re l'acaro appiatu1to nel ,-.uo cuui~olo. Dopo 11111\ simile proluu · g :otl\ l'ri;1,io11e i l p:izie11te rl,·,•e risciar.'1uar,.:i, alla buona e iu fretta, c.0 11 un po' di ar•11•n pun1, servenrlo~i ,l1ella spugna o d 'uu bioccolo di cotone e 1p1indi a~ringnr ... i. c,lu:u,,io Pg!i si c; ia nsr.i11g:,to, io izli consiglio di spoh·e1·iz;,.arsi la l'upertirie r.11ta nea - l h:tndn 1111 J)iu rna criolo qualsinsi o meglio u n batuffolo ,li cot onP a,ri11ttn - ron talro vPiipt0 porli r izzato e fiol'i di ;1,olfo iu p arti ugnali.' :--e il p:,:1.ie11t0 ha tt•mpo disponibile, può esegu ire '1uesta in,n.pon>1tura 11.nch•· due rnllc al giorno. lu rm.,o diverso suf1i,·iente anche um• soli. insnponaturn .,I ~ io rno, p11rd1(: ~ia fatti\ pe.r qunlrhe giorno <li p iò. 111 li nci\ g •·nerl\le posso • dire che 1h1,• o t re gio rni sono surticienr.i pe r la ~uar igiono cornplet:i, s ,: (11 c11rf.l 1·if,11P p 1·a licn.lrt. 1.w1!tr11111<11l .1• . l i 1111,todo c1,rat.i,·o - coiue si cnpis1·e - è 1110\ro semplice e molto prn t iro. Co n }'ochi pP7.Zi di ,-ap:rne (che il mnlato di sc:il1bin pnò po1·1are r e>n sè :~nche so d a!:;gi n, poi..J,è sono ben poco ingombranti) la ,inr a è cornpll'Lata. e la g 11arigion r si ottiene :a:P117.a i11 i::.u,Jici:ire IP ve~ti, senza rospnrgt• re la pellP di untuosit,i. e di materie colornn1Ji, seo;,:a che ci sirl hisogno d i lllolta aN1ua (c he uno o due liti; po;;son o essPre sufficienti ). senza che vi s in nece~· ;eit:, rl i strumenti o di ogg~tti special i, e può essere fatta ovu nque, in casa, al l'nllJC'rgo, al r:i.111po, in 1rincea. A c hi e stato mabto di sc:ililiia io sono ~o!ito ,li cou:-igliare - anche a guarigic.ne ottcuuta - di n.,tn<' per alcune ,-ettimane ii sapone untip;;orico nelle abitua li l:ivature gio rnnlier" delle mani: e se oe c ripbce far i I mente ln rn.gione, r1uando si pt>nsa che le mani ~ono le pa r ti che più ,l,irettn '. na>1ite sono a contatto ron il mondo o~terno e c he quakhe acaro sJ•P,nl11l<> puo trovarsi 11t:ll'11.111bie11te dove hR !<Oggiorna to lo :<calil,ioso. 1'oichè •1uesta cura 1lella scabbi~ per mez:r.o del snpo1,e :iutipsor iro rontro la ,;,:al,lJi11. del lahorn tono d,•l dottor Cn~sia mi é ri,:ultata di rnpidn. 11.1/.ioue ,;:peeifica e puid1i, c,sa 11011 pre,e1nn l' inconvt•nientc di i11sudic iRre In l,i:inolw1'1'. a, n t· di yro· . ,ocare l'oczt'mll.. od é d i facile c., c;t.1mpli cc nppl icn:dont> prnti,:a , io non t!'1110 di 11" · ,;Prirc cl,!' •'f'-<o pn•sc11ta tuue quP.1Je doti 1·!111 !<i nrlriicono Rd u na cn,·1t idPnle, e credo q ninrl i vitl~fl prezzo dell'opera l'additrnla a l pul>bl ico mPdi co, specifL1me.nt(· iu que,ti tempi, in i:ui la ~cahliia ha uua cosi lr,rga dilfosione l'rn i mi I it!H' e frn I., popolazione ci ,·il<·.

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\ 'ir-Pn7.a. novemhre l\Jlf;.


H,IVLSTA n[EDI OA .F. C\mu:s. - La febbre tifoide del oombattente. et chi ,·io·_r1ie v1·aliq11 e:;, 11 '.!13, l\llH).

(Journnl de 111,:d,•r,ille

L'A. ri ferisce il risu ltato dell'osse n-azio11e di circa 1800 casi di febb re t ifoide. che egli hn potuto seguii·e iu un ospedale d11. campo siao dal)' inizio dell" guerra. Egl i mette in rilievo in ispecial modo alcune forme assai par ticola1·i da lui os servnte in detPrmiuati periodi. In corri m,dnti egli ha cou~tatato una fo r ma i:olerica ç liè si produ,;se in in,l il"id 11 i d1e pre~Cdl'11temo11te at"t'\'11110 ;;ùfl-.;rro ente· ritc R \'llta " tipo h,rv111.o. In questi 111:-ilati l' inf,n i'>n,, dive nta rap ida 11:l'nt e grnvti cou al;l,a~,;amc 11U> d\•lla tP111p1<ratllrn. e. f.,tto uotovoJ.•, la riiarrt.!a di\'f;nta inre..,.:-,:ì.tJttj, nut ~~111µre oc rae-.,n, c;.u·at t t risttc a ~ u el couteu1po l' 1uf..,•r1110 din1ug-ra rapidnw r nle. ,, rlopo due, tre o ci trnttro ~iorni d,111' i11 i1.io dell'abbas~:imen to dt:lla temperatun1. con la fa cfos d' un vùro colc ro..:o: orliite i11fossate, naso arlil .. to, viso e res t o d el corpo ù'Rspetto sclrnl.etric,>. :--embra che in questi iu tl ividu i la febbr e t ifoide. riacutizzando una inr'ezione inte,;tiualo antica, pn·nda un d,,corso d el tutto sper· ia l•i n:l u n mo111<·11to n1.1·iahil,• ,lei!:~ SUA. evoluziom •. La stessn. te mpia, che ha d ato buoni r isultati ucll' e11terite coJ,..riforme d,·lle trin,·cf>, l1a dat..i a11d1e risu ltati f.,v,,re,·oli ucll" fblib re tifo id,, a tipo coleri formu ; l)i,;ng n:~ idn1ta1·e larga11a•nLe gl' irll',,1·1,1i con i11ieziono soltoc utauo.L di 1-2 litri òi ,;1en> rii l:fayem o <l i l.ockP, o con irrig,17.ione rettale nlla )furphy, e ,:on i11 ie,do11 i sottocu t an,·e d i ct,ire : in ciucsto modo n poco a po,·•> In. t e mpcrat ,11·R ,;i rialzn.. la dia rrea " i \<Omiti cess1u 10, la febbre tifoide riprende un M1·so n o r111a.lb. Ua altro fatto importa11tll nella fehh rii ti foi,!e dei combattenti è lo stato del s istentit n ervos~. Co111i;: ù,sser vasi u('~ li animal i di o,;perimeuro sottopost,i " ,:1, r· m e nagc mate r iale, tut~i gli indi,· idui prese11 t11vano utr o stato di ipoten~io1,o 11o>rVO$R. ,iggrantto dal surmennge 111ori\le; con ,,stenia profonda. fisira e ps ic hic11, che si 1n-otr~e anc he pe r lllOlto t11m po do p.> passata l' infezio r,e. La vaccinazione a11 t i, i 1j,,_. h~ uua in ll nen~.a decisiva nella ~eOlllpa rsn pr·op;rcss i,·i\ cl,•lltL ft·ul> re t ifoid o. [11 -lO l tifo~i n on vnccinnti furono <'ou, tn tati fil) decessi; in U7 l della m edesim,1 ,;erie c urati ne llo stesso modo, ma çacciuati. s i l'Ùiiero ,;ei d ecessi ,;oita11to. 111 eifre percenHtali nhbi11mo dunque 1111n mortalità. del 17,3 p . 100 u ei non va ccinati, e rl cll'l ,7 p. 100 nei vaccinati. Di più si fl notato c l,,, uei vaccinati contro il b. d i Ebert h la fehbro t ifoide da. b di EI.Je rth è r ara ; trnttasi iuvece abitualmente di paratiti. Ne segue come corol !Rrio · che la vr.ccinaziooe mista, antititica e antiparatitica , deve r impiazzare quell:'1. an tieberti1rna util i?.zata s inorn.. BALESTRA.


lii VI.- ;T I. ~I 1·:l>ICA

:J:c ?\i,:.:, Rrs"~IIAW ti U 1w " T . .Jou nwl, III, l !J W ).

La febb1·e delle trincee. -

(IJ1·itish ,medicai

G li auto r i h n n n0 de•c r itto un:i. n ff,•zi o ue fr b b ril e c h e no n 1·ie ntm nel qu adro d i n e'<,.;1111a m:1.l11ltia co no,.;ci u tn, q11 al inc1n a u F,·blire delle tr inct>e » , di c u i s i sono per h prima ,·-,lta occu pat i Rt irli n g e Holus in uu ntune ro d e l J,rrn c~t d e l 20 novembre U.!l::. L e trnp pe iug le, i o per a nti in F ian,l ra presen t; ,rono du ra n te i m e,i dal l ugl io a l se tu, m l,re l \!l b uu n u m ,, ro to nsi d e re vo le cli c:1~i <l i frbb r«a cl i b re ve d u rn ta con t'e n o1111mi do lo rosi (ni iri lgie. ne vralg i<') co mttni rt t u tte le: a ffezion i febb r ili, n o n rapporta bil i p rnt ic,u n entc ad a lcuna etio logia p rer. i, n. \"en ivano cla c;~i ti ca te a secoud a d e i cn.,i co me bl'On r.hiti, i1,t!L1e uz11, colt t i, e<'c. Seno nc hè gli au tori, d a q uesto gn1ppo t! i n tfozio ui m a l dt·fin il~, hanno p uttilo iden t ificar e u ni, entità m o rbosa <:l,e co1T i.-pon ,l<:i a n 11 ti po cl in ico ben caratter izza to, di most rllndo c h e e ssa è iuf'ett iv n, cau sa t a. d n g e n ui eut..logl o bular i d i nat ura a ncora indefi n ita, l:o c ui inoc u la;;:i on e ue l s a ng ue t rnsiutJtte lit mn lnt t ia da u u in d iv iduo all'al t ro. (; lj Rulo ri ha n no d isti u to dm~ t ip i c li uici : u no CR.rnttp1·i,.;;:a t o d a felJ bre cli b re ,·e d urntll, di ci l'f'a u11a St>tLirna n n.. s ,1guita d n po q ua lr.he giorn o d a u·ua rica· rl uta ; l'a ltro n der.o rso p iù lu u g o c11rnt te1·iz:,;ato so v ratntto d a l n ume ro, dall a pre· cisio ne e da lla pPr iod i,·1t il d f"l le r icn,.iLlle. l ~into mi cl iui c i n ei d ue t ip i sono iden t.ici ; i 1, iit costan ti e caraotteris ti c i ~ouo l:1 cefalea, fl i d olo r i alle g a ru .,e e ai lu111 lii. 1,1ue,ti ,iutt 1i pi sono pro habilmen1,e d ue vari l'til d ' u rrn n n ica e medes im a rnnlatl ia : ci;, è <li1uo ~trrito a n<· h e d al fotto ch e r,on l' ino culazi on e .lei s nug ue d i u na fonna tli l,r e ,·e cluru t a s i pnù ri pl'Ocin r re una in fezi o ue d,,l\a for·rna cii lu11gfl. d urata. L a durnra ,lt!l p.-r iodo cli i nocn l,11.ione nuia fo rs co n la dose del v ir u~ iniet· rntu : spe r :1n, ntal m(·11 te s i è potuto accer t l\re c he la dur a t a pi il t, rc· ve e di G g iorni e quella più l1111g,1 d i 2:?. L:t ma lattia i· t1·a,m is,ihile i11 o~ n i r-aso pe1· inor11l nz ion e i ntntv Pno~a o in t ra· m11s,·olan, ilei ~:i11g11e dei n1,1la t i; 11utt i, Lra ,me~sil,i le con i11<' C:1lazio ne del s ino svio fil trntu. li n rn, de \'e e.~, ,.rn co11tt:11 uto 11 rgl i t::le m e nti figurat i d e l sangue. glob uli ro.,~i o Jp11t;O<' it i. I g lobuli :-au g uig n i lava t i ci 11q ,1., volt,~ di seg uito con In , o luzio ne fisio logica in mod o d a p ri varli rie l pla s 11rn si so no ,l i111 os t rnti infet· t a n t i. On n u m ero con~iclt' re,·ole d i p rnparnzio ni di ,:angue fa tt" in t.utt i g li s t ad ii d e lla mal,utia 11v11 hauno fat to 'scopr ii·e 11 es>'1111 pn rn!'sit a. P 11 ri n wn1i no n s i è vot 11to co11,t:\tarc se s i t ra tta d\m v iru fl u ltr·a- ,n ic rMcopico. L a s1,l11 mod ificazione 1no r fologica del >-i•ug-ue rhe si o~sen·a in m :i.n iera co~tan to è la prè!:'e11;-.11 d i gra 11ulu;-.io11i b:i,ofile, spe,so n un1e rosi:<si111e. Ln. nume ra zione di g lobu li non cli, nes· su n,~ inrli cRzione im porta n t('. È important e a no t 111·e c he g li i11di ,·i rlu i col piti souo q ue ll i delle tri ncee e i mi li tari d, •lln s«11 itl\ : il co11 t,.gio o si efì',•ttna (ln uo1no a d uomo . o p p u re è t rn-; po r t>1to t i!\ par.t~siti, co l!l e pidocc hi. z .rn1.n re, mo~c he, freq ue nti..:s i111i nelle 0

~rincoe. B ,1L1•: ,;1't!A .


l RIVISTA DI NEVRO.PATC)LOGIA C 1,: xTA1'. J)i,s,·0 ~1 i,;,,, ~ .,u1.1u~;. -

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111,:,1,, 11,

I ùlsturbi clell'equ;llbrlo nelle commozioni -:?3, l91G).

G li auto1i lia11110 !<tudi,1to c1inin11ne11u: 54 ca~ i ùi co1n111 ozio11e per col pi dirett i su l c ran io o per scop pio di obici a bren i di,;tu 11z:,, ed hanno n levnto la grande frequenza di d ist urbi d t·II ',·q u il i br io, eri in p a n icolnre : I• qu a si t u tti i trau n1 ;1tiz z11 t i J i re tri <lei crn11 io ha n n o presentata o pn· St 11tano ,intorni verti ~i uo~i; 2·• ),i, !llaggior pa rt e d,,i co1,1moziu1rnti pe r c ltoc h ,wreo pn•,entano ;;intomi ~ertigim,si . I.o i,ro v t, stnniulog:clw us11to dagli 1tutori ~o n o di duo ord in i: pru1·c stat ic h e comprend,·nti la .~t1tii u1w su d ue pie,!i: la s tnzinne s"l ll\ pu11ta d1:i pi~di; la sta· z ionu .~u u n ,,oJo p ied.i : la ri<'erca de l n isrngmo calorico : In ric·erca d el la verti gi n e vo ltai c:ì. l' rr)VC di namich e "0111preudent1 I:. d,·n,ul>ul,n~i o n e in avant i e iu diett·o a ocd,i d1iusi: il salto l;u du,· pie,Ji o s u u u o <so lo a o cchi apert.i e c biu:>i: la r ota zi o ne o ell'a,;1<e \ ·<'rticr1le; la de«rul>ulazione in avanti e in dietro a occ hi c h iu -;i SùltO lr, cor rente g:i h·anicn. Nei trnuruatismi tliret1 i del crn11 io al,binmo f<' 11o m e n i rl i squi l i hrio 111·,) 1iriamen te det to e fo11ome11 i con,·omit nnti. T.a. ~<: n!'iaz ion ll v!'rti~ino,,a può n pp;1rire in mome nti o in po.~izio ni S\'fl rintè : !apes,;o n1Jll:1 p o,;i~.iou e orizzo11tale o ue l J>(,nno: qualc h u ,·oll a la ve r tigi11e è a ,;eorupngnntu .l:i cad11tii. J,e vro ve ,::emeiologiche ordi n a rie :-:tatiche e cl 111:0 11iiche 11011 ron"e ntono p .. r ,-.~ l'tf'>'!-<1 ri i fare una di:q:;110:<i. ma p o,·-;ono fornire, i11,Jica;,; ioni ut ili : molto più impo rta 11tu ò ill pro va d inn mira del la olc!\ m bu lazi1111e io a,·ant i o indietro a o,'.c l,i c hiu:<i, ser.ondo il m etodo ù i 8 ;,h iuski - W e i l : son o SLfl t,· eos i uotate d,· ll e de v ia:1.io11 i nel s,·11:;o delle lan,,ctle di u n o rolo;;io o io ,-en ~o r·onU'ario i deviazioni latP t·,.J i o mo,·i111cwti di tl'ashzio11e : dev iazioni corre tti v e o annula11 ti , perc h é l 'i noi i v id u o 11e l r i to1·nv perco r n · 111 sen ,o inve r so il c:amm ino. fatto. :--ceoutlo l' aspetto g rnli r,o dell1~ li11e a d e i po., ;;i. s i po;.sono dist1n g u ,•r" : uun d eamhlllazioue a stella , u11 a d,·:1111h11h1z io ne a 1.ig - z:1g: u1111 d e a mlJtliRZ!oue ad a rco o 11. linca c u r v a. La v e r tigine v,il ta ic a dev e eg~c·,e semp r e ri ce1·catn in u n tn1.u11111t 1zz,,to ciel crnuio ; gli autori hn.11110 ri,:co n tr:,to de lle variazio ni d i sensil;i li tà <la l mi lliampi:re "211.:n 111illia111pim·s. con ipc,,;ensil,i l it à n egl i i n d ividu i c o 11 hLrg:o pc rdi tn. di sosta nza o~sen, iJH: rse11~i b;Jiti1 11,·gl i a ltri. La dN~111l.>ula;-.io:ie a v a nti e inrlietro ~otto le. C'or re11te gnh·a n ica è a11C'he p i ù se n si b i le de lla vertigine , ·oltni ca . Parimenti è di un grnnde in ternsse d iagn osti r o il nista gmo calorico. 'l' w i d istlubi c h e 11c1·0111pRgn:tn o i fe nome n i v .. rtiginosi tl c h e sem bra no d a 1·a p por tH,1·e a l la. fo 11zio 11e d e ll ' equi li br io , gl i a u to ri han n o ri leva to d isturl,i udii ivi, vis ivi, seu siti vi,. e ,;i11 to111 i ps ic h ici . 1'ra i dis t u rui se11s itivi sono da r icordare cefalee con t inue o in ter mi ttet1ti c on pu nto di pnrtc nz n sen s oriale (~ccit11zione uditivn o JuJ11i n osa) opp u re t o po11lg ie p rovoc ate J a l r u m ore , localiz t.ate vor~o In fe.


9·+'±

111\'l"TA Ili ~t,;V RO l'A'fO I.OG I A

ri t a; iperestesia alla v ibrazio ne ossea. Tra i di,;uirhi psic hici sono da r icorda re s tati s11banRiosi R fo11do \·ertig ino- fobico, che termina no talvolta con una vera nisi di ,·c,tigine di i\f ~ui è re; sono state notate anche senRaz ioni penose di All· go; c. ia e d i d isor ieutarucn to : al lucina;.ioni i puagogid1e a carattere equilibra· ti vo, ecc. l cornmozionnti pe r clioch aereopresent auo cos tante m ente segni sensoriali dal lato dell'ud ito. spesso s,·nza alc una altnnzi one apprezz1~bile Je\111 membrnon dPl timpano. Anche il c nrnpo visi vo in questi comruozionati può el'se re modificato ; e,~ì inQltre pr"sentano frpqu en t i distu r bi amn esici. Nell o co mmoziou i a e ree r ipe· t ut e vi po,~ono esR,·r e dis turbi d i equilibrio part,icolarrne n to intensi. I · i rea la p1ttog <'uesi di ques t i d istu r l,i, trattasi ti i stabil i re se s i ha a c he fare co11 una lc, ione nervo~a pe r it'el'Ìr a, con un a les ioue ne rvosa central e, co n 1111:, co1111nozione cerebrale o con una co mu101.ione l:ibi r inti ca. A.llorchè tra tt asi d i . rnurua di retto, I' ipo te,: i p iù verosimile è quella ,l<:1 1:, commozione labir intica. ~ e\ l'IISO d i c hoch aereo, s i p t:6 invece trattan, di feno m eni di commozio ne <·e re brnle e di d isturbi co nsecutivi alle m od itica1.io n i di pre,;sione i<lraulica locale o di commozione la.1,i r i u~i ca diretta pe r aumento l1rusco del la p ressione atmo· :<i'er ica . Ci rca la progno.si, i dis turbi ri co rd a ti pre~entano unfl. grande instabil ità, e "pes~o dopo un cer to t e mpo s i hann o agg r:,\·arue11 t i dal lato cieli' udito e delle ,·e rt ig iu i por ('Onsocut i VR s c·lt ro.~i.

B 1 1.E~'J'ltA •

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RIVISTA DI CHJRl"RGL\ DI GlE RRA I·:. lJ1,: P .101.1, ma!:gior e m cd ico. -

Contributo allo studio delle ferite del tora ce con l ealone p 'll m o n are. - (.-liii d~lla U. Ac1'11d.,1nia 111fdi ,·11 ,ti r;•.

11 0 1·ci,

n. 2ii, U) Jf;).

L'A. ha ,35e.111inaLo (j{I fer ite con les ione del polmone, d,,llc 'luuli ::!/ti prodotte ria proie t t ile di fucile cd l j;J di s lirnpnels. A seco nda di ,quanto r i fer ivano i fe r it i stes,i, vi erano ,:tnLi t're<1ue11Li r'enom e ni di sl ,oc k imt11t" l in to con cad uta ,d ~uolo. se nso di del iq uo, e"c· [I dolo1·e caus ato dal colpo .'li m a nifestò :,pcl'SO in reg io11 e diversa del torace. c ioè all'a,ld o me in hnsso, a lla spa lla ed al l)ra ccio.: q u i irt,•)1<,· ro ta lo r,ì p1trali ~i di "e 11!;0 e di m o to o all',uto tr1111<;itori,• o per, 1• ,;t.-n l i più o 1111•110 n lu11~0, di c u i i l,•!_;'am i fra i primi d 111i nèrvi i11te rcosrn li, il toracico lungo e i;li is,·ap ul ati coi u e rvi t!el hrnccio dann o far. il,• spi,.;!!;n1.ione. D,dl' A. nei fe riti r icove ra ti t! n. 5 n l(; i;io rPi do p ., il colpo. 11011 f'll o>'.'lervat~ pneurno torncc : con tuita prob;:i,b i! ità 11011 do vette O>'sc re note vol,· 11c ppure net prim i giorni, e in is pe1·i è nei casi con lesion e dei due po lmou i, in cui 11 011 si e ra mai avuto not,ivolc d istu r bo del re~piro. L'eu6sc1ra so ttocutRneo fo no tato due sole \'Olte. L'emottoc iu \·e<·11 s i e bbe a ve r ificare quasi St.: rnpre. ma n on roolt~ .co· pios11, 1tè durò per molti g iorn i ; se ne cons tatò l'assenza i11 qual ch o cn.so d i 111 ~ dubl,ia r\, ritn del pol mone, e d 'altrn. parte si mostr.-1 in ,·a ~i in t:ui e rn ste.tll lesa


RIVISTA

l>I CHinURGIA

I li 1;UERUA

V45

;;olo In. parete toracka.; non è perciò i.egno cos tirnLe e si•:nr o del!:. lrs ione polmonare. L e ferite e,:t erne furono dall'A. r ii.,, ontrate giù in g ,·,rn parte chiuse, ma tnlora anche suppurate por l'in foziont• delln l or o parte pi,, e;:;terna. E s istev" ne i più dei cnsi un ver~ameuto iutrnple11ra!a •In ,.·rnorrn g ia e d a roa zioue lh•gi,ti<'ll ,lelln pleura, ch11 presentò tenden7.11. 1L(i a ,.;or l>i r ~i eJ a OJ"l:tani7.7.arsi, a n,'. hf' riuau •lo l,• t\;rite e,t,•rn,• t•r1Lno inf... ttr. Solo in ,lue ca" i l'au,nento j'll"Og ressiv0 do, ll'c ,no torn eo, con fenoml'l1 i d i soffocnzione e di -;po:=<tn men t i df'gl i o rg-1Lui in tr:1tornci1· i, , ,J in altri du e !>i f..,r rn a7.ior11· d i un r,nq1i.,111;1, J"Ps1·1·0 ne,·..., ~ario un i1:t 1·rn•11co. E~se11do 11oto che i proio:ttili da 11.rn1>1 ria fovco p1J,-;, 0110 tr:t.~port>1rA g-e n ni i11fett·1 11ti t1 r.l«l l'infezione primitiva .i .. 11e lvro fer ite i: (J itt i 111por ta11te dr:l la .•er.or.d:tr in. l'A ammette clie il ra ro diffond e r,si del l'infe:,.;o ne a li>< p :eurn etl nl polmone non d l)\'<l g iud1<'"rs i ,·,,u, at.o da n.-<~•·:nm ri i ~l!n11i patos:Pn i, !IÌ.l ria R-i:,ps i delle ferik. tn a rl ~ I pote re <iul la plrurn di 11,,orl,ire e di 1tet1 l1·:dizznr., m ,tter iale i11fe tLnnte, e, da un:i ,:;pet.i al e n ,frnl t:1rietil d,,I polmon o ,d ia dit"ù,,.ione rl, Ile infez ioni ch irurgi<'he. Ciò è conff'rmnto dn lle o,sr>rva zi"ni d i Hflicl,P d i 1,i110tornr e couserva t• si .-tel'ile in c11so di r'onnazio11 c di lie mm'llle SC'tti,·o in to rn o fd ln feri!R d r:lla paretu t orn,::ca ~ J,. i ri sultati d,,JI,. esperienze •IP! uo, tro l<azz11bo11i sug li nn im1Lli. ( 'on tutt:. prohnhi!ici\ an<"l,e h con i'ormazion ~ c!,•I trug it to <l ei piccoli pro iett ili coutribuisce a ll'arresto dell'iu fezione u ella Sll ll p1Lr tfl più periferica. L'A. nota. in proposito chP ne i due casi di empirmn si' era nei primi giorn i prnt ier•tll l'Pstrazio11e dei proiet ti li nr restnti ~i nella. parete toracicR, e fo,·se to lla così In h:1.rriera al <litfonders i dell'infezion e. .I fe riti es,unirrnti dnll'A. avevano ~o ffe rto n f i pri,oi giorni d i nffanno di r, ,. ;;piro, ù i febbre più o m en o elevntn, d i to::se e di dolo re locnliz,r.nto in specie all a parte infNiore del tornce leso ed e<;acerl>nntesi nei movimenti re;:;p irn.torT: d' ordi nario tu tti que1<ti fenomeni si ernno ~ià atteuuat i dopo pochi giorni di drgenza ospedaliera. Persistevnno pe r ò il pi ù de lle volte i segni fìsici di un ,·ersame nto intrntoracir.o; era in ispecie frequente d i riscontrare una forma Sp<.'cinle •!ella 7.0na d i oLtu~ità a lli1, percussione, che giuugeva ad un livello più basso an· rerio rru e nte, si ele 'l"a va J11t,·rn !!!lente ed assai più po.q tcriorrner1t.e. e n c,n varia c·n col mutare di posizione del ferito. si trattaYn 1w rciò di trnva;;o e di essudn to incap~ ulato ' da ad esioni intrapleu rali, la cu i d i<;posizionc ora ,·agionntn dn.lla posizione orizzon tilie, mantenuta nei primi tempi dal fer it o. (.!nesto reperto suole mantenersi a lu ngo, e spesso ~i trov11.. qua~i imn,u t nto parecchi ni e.~ i dopo la lrsione. La radiogrnfìa, prnticnLa !I distauza;vuria di tem po, pPrmette di !'arsi u11'idea esatta delle condizioni d !'lln ple ura e del pol mone, e delle evnntunli lesioni . dello sc heletro della cassa toracica. In tre dei ,casi osservati du ll'A. si osse rvò notevol e at1me uto dell'area cnrdinca. e si ebbe m nggior fondam e nto al ~ospetto <li r'oritn del pericardio gill. formulato per l'esame cliuico. Lll persistenza del la febbre e l'agp-rnvars i dei ftnomc ni generali sono cau sati. " parere d e ll'A., o dall'a<;~orbimento di nu emotornce non perfeHnmento sterdè, 0 dal suo trasformRrsi in purulento. Successive meto;iicLe punture di sagctio, e l'e,;e.me c itologico e batteriologico del liqui,lo ottenuto, eù o ppor tu n i' indagini Sul sangue po'!;;ono in questi ca~i aiutare la diagnosi . _Ma seco n do l'A. ha speciale interesse l'esame accurato de i t't,rit i dopo la guar, gaooe delle lesioni estPrne e la scom parsa dei fenom er,i im med iati. Vi è una pa~t-e molto limitata. di cMi, in cui può parlars i di vern gnMigione, e J',~snme fi;;ico e r itdiologico rivelano solo lievissi me tracce del processo ripa rntorc svoltosi 6{

{;fo,·na/~ cli 111eàiri11a 111ilil11re -

f'~sc. Xli.


llll'l "TA lii ( "IUIH' IWIA

Il i

rn• 1mrv,

n ~ll a pl,·ura e nd po lmone.•:--i lra t t11vu iu !,111,,,ti ca~i in iSJh;cie di lc~ioni d..ll',1 pi,:e P rlPi lc,hi su per ior i <lPI pol m onP. ma a a cli c> io a lcu ni di lesioni btlatcrali ,fogli or~aui tornc· ic i ed a drlonii ual i ad un t emJJO. L'A. 'J tlÌ forse obbe R CU· rnre individui dot;.li di rcs is teo?.n. a ffatto ::,peoiale :i.Ile ferite ;,rl al lu iufoz io ni ; l:os n iucici ed J~rr.egovi ui i. , ?Il/\ od mag gior llllllll'l'O df' i casi si r isron t rnrono an coi·a St·g11i fisi ci e fu n· 1.ic,nali di lrsioni ('l e ura li, o di gravo limitazione dellt:nPr, re:-pi1·atoria . Si notò <lcp1"es:sio11c e ·ca rs a 111ohili t:"I dPI to race ft.rito. incl inazio11e de lla :sp,t!la, scolio~i vertebrn lt>. ,;cars:i 111ohiliti, nt'l diaf ram:na, ~;;istl"nza di a <l tire111.e pleur:il i. e di ate· lo<'lasi,,. più o mt' no grnve dt:I polm011e. La d ,·iicenza oella n ·~p ir:,zio11e c ri. r i \'data dall'alfauu o i11~or :,?:enle ad ogni ~forz.,, 1<1 s~li r dell e scalo. al "11111m iu are in fretta, i, da un a c:os pkua dim in uzio ne ile ll a capaci t :'t ro~p ira to r ia, l'id,,tta anche ad u n t er?.o ddla med ia fisiolo· gica. :-ii 11o taniuo inol tro un a grnnde dolomhili tii al Lornce offel'O, i11 s pc<'ie alla ~11 1\ pa rk laterale tld iof,;riore; h\ prcsc: nza cli v ere nevralgi e in terc o;;rnli e g r:wi soffere nze n !\i mo vimt'nti r!ell>1 1·o lo11na vc rtr·Lrnle senza corri s po11 rlc u tc sua lesione. L'A. r icorrla qui due casi in cu i le ;;off~1·e11;,:c già accusat,· i11 primo t,eu1pol'i a ~gravarono, <l a mio !110~0 11 vere f! a r:tli~i di motilità e sen~ioil it/1 rlel :'arto s u pe· riorc . ]11 u110 di es~i parn, evi cl<' nlo lo d iffosion e della n e v rite dai· ne rv i toracici Rl ple,:~o hrac h ia lt· : in am lwdue n.1111011 0 uni, pa1·te dei fe uomen i clolorosi parve lei:n ta a nev ro~ i. J-la poi s peci:d,, inlE-r e,;~e un caso cl i va~ta ernill pol m onari, ,legli ultimi spa1.i in t r rcostali !l,,n11a a ro t turn con s po~t a m e nto dei frammenti di p iu COStL". l}idea d i una hc11iµ:1Ji1 i1 uote ,·o h· do:lle f'tJr ite del polmo ne d .. 1ir a111 d a f11oro po t r,·bbe nrcet·tnr~i, a pare re dell'A.. pt;r !] U!'sti ferit.i 1uorul 1:ila,u, flHL nò n qu()ad ( 1111cliv11••1,,, pen-h ò molti t'rn. e:s!'-i rt' :4 eru nno per lungo tempo ed anc he per sem· pre inauili 110 n :-,ilo al sur vizio m ilitare, mn nnr lie ,nl ogni la,·o ro un po' gra, o,;o La. tera.pia de lle fer it e del po l111011e d:t pic<"oli prvie t t ili di g ue rra 110JJ devt: e!'ser,• co01p leta111on w i11nt.ti,·a . S,· il vm·.,~111f'11to c1Uat ico iutrn- pleurnle n o n si r in~sorbe. ma si aumPnta. e da c;rnvi d istu rl,i per I:~ com pressione e lo ,.: po-,tn.111P11 to de~li oq..:an i i11t rnturacici, si Je vo. s ul l'ose111piu cfolb magg io r par te dei d1 irurghi tede· :-chi. :dlP, ,·11no. dop:> 8, }l) g,or11i r!all:i f,•rit:1, la romprcs~io11tt con ripi,tu te e,·a cuazioni di 1110-H\IO •:<J11ti 11n•11tt·i c uhici ri i li•1uidu. [1t due casi co n,;1rnili l':\. in· ten·e n ue ,·o lla to rarutolll in. ,·be meg lio e v11.n11t il sa11g:1e li <]n i,lo o con.g ulaLo. e pre\'icne la forn1a1.ioue di soliòo e va:st e a rlere11ze. Questi o p,• rati ~i trov11ro 11 o rlo po bt guarip:io u,' in M ud iz ioni 111i/:!;liori di altri c be a H· 1·ano prose n t nto un c mo t o raco molto 1110110 estt' SO, e che ern no ~na r i ti s poutnneameut!'. ~folti rii <]Uu4i feriti rl. Ahl1ono es~en, suttopo, ti n.d una t e rnpi11. tis i.:a ra1.io· na le. TI soggioru o in un di rna ad atto, la ginnastica respiratoria, le in~piraiioui n ,•ll'ariR com pres,a e J'c-;pirn;,.ione ne lla rare fat.t a , p rn t icat e in apposi to isti t uto p o)'Sooo trn -;t'orma re ntpi <la111 e n te lt· r.o ndi zioni depresse dC'gli organi res pirator'i, e facili tare il ritorno ~ ra,lun.lc d ella cn1>a ci tà respiratoria a lla media r'lrmale.

c.


RIVISTA DI IGIENE GENERALE E BATTERIOLOGIA I ,1u1.-;A\\'A, - La. va.cclnazione a.ntltifica nell'arrua.ta. gia.ppc,nese. ,11,:d i wf, u 22, l!Jlfi).

(Pari.•

Lll vaccii,n'l.iooe antiti fica fu i11i~.iatn nc ll'e~el',.ito g in ppouesP. n el settembr,, 1911!:i. E ssa fu <la pl'ima limita ta a qunl c be rcggÌmento e man rnnno fu estesa. tanto cl,e ·uel 1910 furono vacci nate tn tte le reclu te, eccetto quell e c he dovevan o pres tar brevissimo servizio, mentrP si r i\'accinavnno tutti gli anui i soldati nnzian i. Fn u sato un vnccin o P fciffer K o l :e con li<'v i n,od ifìche, iniett:Ho in 2 volt e di soli to. Ln prima in iezione era costituita da 1 n 2 milligrstmmi d i m icrooi. !a seconda da ~ a :1, J\ci ~nsi in cu i fo fatta una te rza va<"cinaz ione ques tn fu di 3 a -b m ill igra111rni. Da! 1Sfl7 a l 1011:1, ne l periodo cioè fra la guel'rn ci110-gi11.p1io nese e la guerra russo-giapponl'~t!, 11011 vi fu un aumento di tifosi : s i ebbero in m edi a annu almente 1;:3!) am nrn lat i e 121 morti; la n1 o rhi li tà fu del 5 p. L/JOO e In mort»l it.it dell 'J. ,,. 1000. Do po la g uer ra ru,;so-g ia pporw~r i r.asi d i tifoi de s i élevaro110, soprn tutto nel 1D07, 11el qua le iu.iuo si el.il!cro Ul,5 nmmnl,1ti cou 218 mort i, e, cioè·. morbilitil dell'S p. 1000 e ni o rt1i.liti1 tle ll'I 3 p. 100(}. La 11,orlJili t :'1 e mortali t!t dnl HJ08 a l l!Jl:2 fra i vaccinati e no n vacciuati presenta di ffe renze uo t e,·olissi,n c. A111111a lnrono dei vacriaati, in m edia, il 0.7 p. lOttO e dei non vaccinnti il 5 p. 10(111. L 11. mort,ali til ne i \'acrinati, 11ello stes~o J)P.t·iodo. fu solo del O. I p. 111(10, mentre fu ri el 0.8 nei non \'a cc i11 t1ti. È <la 11otnr,;i che nella po po lllz io ne civile t1 o n fu i11 qnes ti periodi n ota t a un n d imir111 z iou e <l e i cR;.;i .Ji 1-if'o. L'az ion e .J<•lln 1·:o r (·i 11azio11e nntitiffrn. iJ studiata nnch e 1ht.ll 'A. in rn ppor to nl d eco,·~.o drllu rualattia ili 1111u ca~ui;;tica parti.,oh1roggi;, ta c he raccoglie 3Sb a m u11dnti , d e i quali 21>1, vacci ron.ti . Ju que~to ,!!rt1 p po !a mo r t<t litil dei non vncciua t i e d1· l :2 L,:3 p . lUO, qL1c l);, rl,·i vn r.c;i nMiJel Ilio; in quel li \'ac,·inati una so ra vol ta . ali ini;,.io del ,;,-,:vizio, hL 111orta litil è ~upe r ,o re a q11 ell., fra i w,rci nat i più \'Olle ( 10.l p. 1•,0 co11tro !l.3 p. 1011). :,;'t:1i ,·,11·cinati la feblm, i) più de bo le e du ra minor t e mpo. Si può aff,, r 111are di e IP 111a l:ittin <ler o r rn m e no g ,·a\'eru c nte fra i v,i.:einl\ti S e l' i n te rva llo l'rR b vnccin n ione " l ' inizio della ma lattia · fu lungo, In ùurnta c d alt«-:zu della curvl\ della ft. bb re fu tnl\ggiore e g rn1,d c fu la morta litil : f:emp re p ero miu.,i·i •1ue,.ti da1i 1·he 11,ii n , n v>t.ccin,-ti. Ancorn nrn g ~ iore 111. mnrtalità e p iù g-,·s,.ve il .J..,cor~o si notò i11 q u,dl i ,·:1r<'in:iti durnnt,· i l periodo d'1n c ub11 zione dt:lia n1,d11 t( ia: ~11d1e i11 ,, ue;;t i cn..;i la 111ab,ttiìl fu 1S1• n1prA p iir l i••ve ch e ne'. no11 ,·a~c1nati . S c1>111lo ,l i 11w lto h m o r tnl icì1 e J,. gn1.vitil dtii ~into rni in qu elli n ei q u n li il 111nlc s' , niz iu da. ~ettimnne II pili rn esi ciopo la n1 cri rrnzione. L'.ernor,·agia i ntP.stin;rl., 11ei vaccin:iti i, os,;er vata co n min o r freq u <·nza. Di fo.tti su :?<;G nii:c irn1.ti so lo l (l (G p. 100) elilw ro e m o rrn gie intesti na li, m en tre i n l :.?2 non vnc<'innti si notaro no 20 emorragi e ( IG.4 p. 1011).


L'A. vi11ue poi a lle seguenti conclusioni, che riproduciamo testualmente : 1° La va cC'innzione nntiti6ca non ngisce solameute sulla morbilitù, ma ~ulla inten sità della malat~ia, molto fnvorevolmca te; ,,o L'azione dell11. Ynccioazione si con~erva per u11 ann<' circa ed n,umenta qunndo la ,·aeci nazion c è s pesso r ip,·ttltl\ :-;.

Po,:zATO. - D el mezzl dl distrazion e dei pedlooll nella lt>tta. oontro il t ifo petecoblale - (l)ns11~dh/P 111a!J!Jfo,·,:, 11. 10, 191 6 ). :'-e non cono.~ti,.111 0 il germe del t i1'n pet,,cchiale, sa ppiRmo però cou sicurew, nssolntR che il pri ncipale, ,se 1100 l'unico veicolo oli trasmissione dall'ammalato 11.l sa110, r,1ppreseutato d.,i pitloccl,i. J,a prohla:<SÌ quincl i di tale mnlattia ij basata ne lla ,li,;truzionc· dei pidocch i e delle lendi ni. :Non basta pel'Ò ali on tana 1·e il p:t rns.~i ta dal I.e vesti111e11ta, co~a che a Icune so~tn.nze producono, 1111\ occone che e~so m uoia e d1R le leudin i siano distrut.te. LR cosa è più d iffit·ile pcr que~te ult ime. I,· quali J,nnno eno nu e' re,-i.; tenu. T.)A. ha f:t1to uno studio completo co n i seg11,·nti o,;pe r ime1,ti: I. Hesisreuza del paras:<itn A !111 fa111c. 2. Suo comportumento in relnzi ome con le co nd izioni !ì~icJ.e di am biente, l,asse temp,·rat nre. c:i lore secco (3. F.llica r ia ped iculicida d!'i m,·,.zt m•·ccanici e c hi mie i p,olid i, liquidi e gas,;osi. I >alle sue e~pericn:-.e è risultato ,·be ùue so110 i mezzi migliori, più effiraci e di p iù pn,ticn. applica?.ione s ulla lotti\ co rit.l'o il pidocchio, e cioil il calore seccO e l'nnidri tle solforo:-a. Egli allora bn. pen sato ,li associa1·e quest.i due mezt.i ed a tal uopo ha faltO costruire un "1'tiarecc hio c he nella prntica gli è riuscito m ol to utile. Gl i inJumenti, dopo il pa-:saggio attraver;;o dett.o >1pp1treccbio. cbe consuma poco zolfo ed una piccola qunntitit di co,nbus tibi:e, no n sono pel' nulla d:iuneggiRti e l'uc· ,·isione, i;.ia d ,·i parassi ti che del le le11din i,. ('> s icurn..

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RIVISrrA DI MED10lNA LEGALE E. SKRt;r-:~'I'. - L & to-beroolo11 nel aoldatl ta aegutto a traa.matuml del toraoe. - (./onrnal de m,:<l, et chfr11r!1ie p,·alique.,, n . 3:2, l!J)({J. · · n ilitllri L'A. ha raccolto uu numero n ote,·olt· di osservazioni di tubercolosi 10 1 8 pnrallclamente 110 11umero n.11prezzabile di os,;el'vazion i di trnn01i del torace · egna· 1115 particolarmente di fer i t e, e b,·ochil non s i possa a ncora trarre da es~e lcuni 6 111coti clinici coU1pleti, hann o tu ttnvia lin d'ora importn.1.1>1a per tracciare principi: genera.li.

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RIVISTA DI MEDlCINA LEGALE

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È necessario innanzi tutto scartare gli errori di diagnosi ci rca h natura tubercolare d egli accident.i torac ici consecutivi ai traumi. Ed a questo riguardo tre accident i sovrattutto sono da prender1:1 in esame : le emot t i<:i dure voli e tenaci; le pleuriti r ecidi vanti; le supp•1razio11 i incist:\t e della pleura e del polmon e. Le emottisi durevoli e tenaci '-so no esttemaruente frequ en ti 1ll'lle ferite del torace; ed è ben noto che mol ti- medici associano strettamente il cun cet,t o di tubercolosi a quello di emottisi, L e emottisi possono a ccompagnart- o seguire il trauma .- breve dis tanza; possono presentarsi anche tardivamente, n el (Jual ca~o quasi s empre un pro ietti le perman e nel polmone, e l'errore può in certo modo e;se re scusal.Jile. arn,n ùttenJo un ri sveglio del processo t ubercolare. Le pleuriti reridivanti so no anch'esse una 1uauifestnzione freque n rn de i traumatismi t-oracici di guerra, quali postumi di emotorn,·e; evolvono qu asi sempre in m,, niera api1·et ti ca ed anche senza sintomi funzionali Rpprezza lJ ili, e sono per lo più beo t0Lt·rat0; .non raramente sono incistitte : m a gli esami citologici e le prove sperin1eu ta li p ermettono di ei<cludero la uaturn tube rcolare. Le · uppurazioni inci;;tate della plc11 ra l' del polmone si osservano tl i frequen t e quali pos t u111i !011t11 ni tle!le fer ite de l torncP; infa tti Lali m a11ifestaz io11 i ~i risco11 trnno in individu i conva lesce11ti e giil "gombrnti a ll'inlen10. Tutte que~te man ifes ta;1, ion i morbo;.:e si a ccompagnano quasi semp,·e con de cadim ento delle, stato gP11ernle. segni bronco-polmona r i e immagini radioi;rnfiche, che possono erronea111ente far p,·nsa r e ad una tubercolos i , Ì"Ono appunto que;;t., cause di e rrore che ,levono metter e in g uardia circa i rapporti tra u1bcrcolos i e l 1aumatisnii t ontcici ; tale d ipendenza si deve invece considerare ecce;1,ionale. Uua.volt;1. però eh~ s i ,;iR110 c li 111im1te le cause d' errore e c he la d ingnosi di tubercolos i sia !<tata fatta pe r ;;rgni ce r t i, è n ece,sario stabilire in <1lrn.le m isura il trau1u t1, toraci.:o lrn, potuto determ ina1·e o r is vegliare la tubercolosi. Oggidi è diffici le am1pettere che un trnumR possa di per sii i;enernre h tu bercolosi. a meno che non s i ammett,1 ,·he per i d i:,:ord ini g ra vi cl1u esso ba potu to d1:ti.'nuinare ne lla re,<is te111.a g ,•nerrd,• dell"orga11i-.mo Psso abbi a fa vorito lll recettiYità rie l t erreno pe r un genne vi,1111to da l di fuori: ma in yu r,.to r.a ,o è chi~ro ch e qualnnquL· trauma può a\' ere le ste:<8e <:01H,·~ue nze. Seconrlo l'A., per...: he nn tr.m,n•l tornc i,·o ahhia i111luenza sull'e,plù:-ione d'una tubercolosi polmonarf' è n,·ce..;dario chu es -;o deL,, rmi11i il ri,,·oi;lio d'u11>< tubercolosi pol,nonnre più o meu o ,u,tir a e la ruu te . Onl però un faLto " ,,;r1i inipo rtnnte ewe i·ge ,talle osservazion e de ll'A., ed ò che m•intre i c,lsi ,l i ri -;vc.,.lio di Luhercolo,,i nei militari in guerra souo n;;sai nn ,ncro-,i, '-J110ll i iu rnpport~ con t raumatisn1i tonlc ic i sono assai rar i: ,rn 1100 casi di t ubcrco lo~i i11 m ilitari, solt:rnto in !J ·esisteva tr:ll1ma t ora.dco, senza poter nep pure n ff,,1·mare che iu questi nove CMi il trauma era stato la causiL certa d el risveglio d ella t uhercolo"i. In sosti1nza. la tube rcol osi trauma t ica è !:lstrema m en te rara nei fer iti J c l t orace ; il che non pu~ sorpreHtl e re, quaurlo s i cons 1dern. l'est1·e11111 rarità delle tul,er c-olosi lo<!nli (os,:ee. arttcolad ) n e lle leo;io11 i deg li :nti in in<l i vi.Ju i affetti 1rnd1e da tu ber colosi poi · Ulonari l atenti . E come l'impor t11,n;1,a del t raumat ismo dire t t o locale è r iJ otta nd ~n8: inHuen,:,,."' co,i pi;coln, ch e si può co11s ider :i1·e qu asi n ulla. co.~i anc,ho nl trauma !~diretto a ù istanza non si può an1111 ette ,·e u11a ioH ue nza magg ior e ; i11 4uest'ultuuo CA.so i I traum,l p·.,ò a o-i re per le >< ne conse"ue nze e c ioe pe r :I rise 11timento 0 SUll' · · · .-. • ' ,. eqtu ltbr10 gene rale rle llil .~ alute e s u lla re:;i- tenza individuale pe r efftc:tto del· I 1 ndeboJ·1 . . . m cuto p rogrE!,<<t YO dell'orga111:-mo costn, tto a passare lu 11go tempo in am b1e11 t e r1·I O!Sped!\le.


f!Tl' J-,;'l'A DI MEDi r r::,; ,1 LEGAI. E MIJ,!'l'Al:E

Per qua11to r igua r da l ' n1.io11e d e i g11S a~fissianti in rappor to al l o svil uppo dellu tul,ercolo,-i pol 111011are, S€-1·oncl o lo os:<en·n.zioni delrA., i g as asfissianti occ11pn110 u n po~to impor tante t ra \e cause c li e posson o r isvl·gli:u·e lfl. t u ber colosi: m a n~lla ,· r i1 i,·a d..,l lo osi::.-n·nrio ni bi ~og na e ss,• l'l' m o\ to r igorosi. l!n i11.!ipe11de,11,•111<:11 lP. d1t qne~ti r:o pporti eti'J,;eni,~i fra tra u m a toracico e~l'i l1,ppo il,·lla rnher ,·olosi pol111011ar,,, ~,)coud o l'A, ;:, nece~sariu ri<:1:rc:ue l 'i11Hue111.;, ,ìi tu t t,· le cansu d i tuhc reolizza,done c he si trova no r i uniti' n ei m ili t.ari per i l ,'a,tto d,,!ln g11Pr1':\ : ,. lii~c1_g11 a di,c11tPl"d se l a tuher M \o~i n ei rni l itari rnol,:l ita t i ~ 11ella 111:1:.(gior parte dui cn"i un ri,;i;-cglio di uu:, t 1il ,e n ·olo,i in izialP : se e,-<C!1•lo 111 1 r i,11·!-('lio. 11011 l ' "'' d n ,· !111,~o a t\i r itto n pP11 sioneo inde uni tà; in r111ali l':1'1 il prir,cip,o t!i que~ta in.J1·11ni1a cle ve e;:,c re a ,ume,,.:o : in •11rali c·11~i può e,, .· .,.ere ritiut><i•J.

RillSTA DI OTO-RlNO-LARI.KGOIATRlA 1 : . (: n ,1 u Es1<;t, -

I:11ag e razìone e elrn ul a zione della sordi ni d e i m ilitari. -

(.1r ,·/1irio ilrrlilrno di ()l,Jloyio . v ol. XXYIJ, f,hc Il, 1\Jlt3).

1:ci;re~io rli rl'tt1>1·r ch•l\a cli nica oto ri 11oln l'i 11goiar r ic11 di 'l'o rino ha fauo un'iu· t t'fe,~an t o co11111nic•a1.io11e alla H. /\r .. a,!,,mi,, ,li 111erli,' i11a di qucJ J:i. ,..ittf, . d1e r re <li,,111" opport11110 ria~~unwro 1wi p1111ti prinripnli, te11e11do pre,e1,1e le [!On porhe

di 1li<-ol l l\ che ;;i iJ1<'0J1tnuw n oi r icono,cere In ~i m ulnzione dall a sor.iit :'t c·d 11od1e la sempl ice c:':at:"r azi r, n r, spec·ia\111Pnte 11,•i ca"i i n r ui manca qual, i n-.i le•1011P ohl ,icttivamentt• dimo,-;trnhill' d,·ll'o r;.:;:rno 1h·ll'11c!i10, del na~o e de lb fariugP. L a s im11la1.io11t1 d,·lla ~onliri, ,-;i i1wo 11 trn r (:la tiv11 111en tl' r·o 11 l'requeuz,1 n;·i 111i· liia r i. uou pe rc hi·, co,nP fu ,letto da •1tutlru110, gli in t t•r..,s,1ni ritengano più focilt' t 11le 1'orm1t d i .:;i111ulnzio11e in <'011fron L<, ari :rltr•', mn pen;l ii· ~ono freq u,·nti l e 11ltfral.io11 i. n 11cl1e di po<'o mo111011 te>, spe·ia I111,· 11 lt· drll'on ·,~<' h io ('i<t,•rno e 11J.-'Ll i o. che r i.:hia111:\uo l'nttPn,. ione clt,1 ;;og!.(etto a l l'org:rno dt1ll'nd it o e eh<> di,·engo110 P'.'rciò occn,:ioM• prr lui di ,; ~,tg,· rnz ion e o ,I.i si11111 la1.i0n e. . SN·C·1..lo la espori cnzn pt>r~on:rle dell'A .. i i;i11111latori infatti a pparf en:ro11C"1 di ,:o\tto ~d umi ,li oue~te tre, ca , C!.(O ri " : 1° I ndiv idu i affn t i ,~. 111al:'ltlill 1ul anda 111ento c ron:co d i uno o d, aml ,o,iue !;li ori>cchi, op pu1·e C'he ,mffrono gi a di u n gn11lo uotp,·o) p ,li ,:01·•lit,i, u 11 iht<' r;ile e ,-0110 inclina ti a e,-;ng,• rarP la ,:orditi, ,lai !1110 affetto e n si m u lare un r·P r to grri<lo ,li sordi t :1 a1whe d al ~"""11do OrPr·c lii v . ::?v Tndiviclui che h an no an1 to la loro n.ttenzio1ui ri c hiamatn all 'o r Pcd,io per · se, 11·.. rra 111 • ]'l\~,.at o e po,· c.:>111 1, J,·lam eut e .,;u anta, · 111, ' otite o ppure pe 1• lU1 'ope r n1 '· · l I' 111 0 I l i llll tll· p1·11na, · '" Z ·!OllC S •t1)1ta a Il 11. 111a,to1t <'O ll éS ·l( O , 1·I COlll ]ll e t " t ·e<lit11tio · · ·c irnnti!\ iulr'!/r11t11 d,,ll 'o r gn11n. oppu re clic, ha11 no nv1110 oper azion i solta 11to io '-' 1 all"o1('1:,·bio. J1P r ,,.:. llll:r ghi:111.Jnl:i Sll]'Jlllrata al collo, ecc


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O> Jndiviùu i la Cli i atte n ,.iunP fu a ttirata a,I u 11 o r,ic c hio cl:i. un trauma r i • ponnto , an che di l iel"l'I entitù, all:i testa, n l l'orecrhio sLp;;-.o o ;,ulla r1>gion P p e r 1n11ricol:1 re1 s~ n ,.a c h e si11110 const>.!:;11 ite le,ioni oùbit-'t ti ,·n nH·n te ùi mo~I ral ,i li o f ..110Jnf ni d i istero tra111rn1tis 1110. J'(°ei I iguardi d ,•11:t medi~ in a 111il itare il r o111pil o d,•l pPrito ù n:-:<iai l'aci l itat (, '1:i ciò eh,.. per l'esen:i to i tnli:1110 n ello 1•: le n eo d t-lle in fl'rmità , le qwd i danno 1110ti1·0 11 ri fonoa od a p:l r,-iali esPnz io11i dal ,:,•rvi,.10, 110 11 ti i;urn la ,;or,liti, un il a t.·rnlt·, q u:i.11<!0 110 11 siri. ar.co11qrng11 ata ù11 lr;:iun i pnrult·11 Le ùell'app:o rr·r.-!1 io t.i mpau ico Ltr.il111t•n11· rit·oao~ciliili al l'olo,;copia. \ "i,·1,e ptJ1Tiò a 11n, 11,·are ll L·~ li inL,•rt>,,at i lo ~,·o po del la ;;i111ulazi o n c d (·!la $01'• ditA u11 ila : ,, r:ol1>, ,. qu i11tl i perd0110 im µort1111za i 11u11i,•r osi 111cL,1òi <·hc n ' nrwro propo><ti v er ~c·oprid:1. J..>':dtra pa r le a,sai tl ilTi,·il.: che v"ng:i ,;i u1ul,1 L11 1:i. sortl iti, b ilr. tl·r:,lt· r o m pletn : h <'!i nira poi ri cl iu10,trn che anch•i 11c i ,·asi dolio più µ:n L1· i 11-,-,on i or g ,1 ni c h t1 del lal,i1·i11to o d r, ) n e r\'o l\t'.llqir,) i• f'(IJl<:P1·va t 11 ,J'onl i11111·io 111 p Prl'"Z Ìllll•' di nlrno110 un:i. parto dulia ,;calri tou n l,,. , icd1è i11 rn.;o ,li sÒ1·,li t i1 t0tnl,,. h i,r,g11 n pen,,11., 11lla ane,:tpc;in a custira i<stPricn o ister o-tr:i. uinat11·:t, cl,o •li ., 0iito s i n,·comJ•agn:i. nel n itre sligm:tlc del In 1,e vrosi. Pnc1ò n el la rn:iggior 1mrlt' d,• i ,:a~i i soggotti ~i mul., 110 u11a sonlit:', Lotall' S•)lta 11to da un lnto e un a .,un lii:'t pa rnii\lc•, rp l!l ll · 1unque i.;pe,:c;o di alto ~ r ,vlo. d:1! ~,·cc,ndo o rec<'11io. ~u11wro<: i !-0110 i 111etorli J>l"O)l<'8ti per ~c:op ,i r'l h ,i111u:a z io11~ d1•ll a sordit,, h il11tA1""1',1 : e l'A. ricorda i11 propo"itu_ le pn·gevol i p1il,lili1'>1·1.;011i di di,tinti >-]l<'C'Ìa· l,~ti mili t !!.rÌ it:di :rni, r lH· n C'lla lo ro ')WJ.lit:1 di rapilnni rn ,.,\j,. j funlltO a~si s te nt i 011or,u·i 11eJJ,, cl i11 i,:11 di 'l'ori n o, r1 11n!i o~t i110 , .\"i,•tldu-S,·m 1d,•i, T o ui,·Ui, Bnll11, PC"<'. :--0 110 p e r eccolle11,.a i m dod , or<l i111<1"i d e ll 'P.S(WlL• fu11,.io11alo ntli t i \·c colh• lor ,, rPgole co;;i lien dc tr:rmi11ntc , 111:1. p u r :,;c)rnpr e curn1, l1i,.;sr. e cltt: 11,>11 11ii,~0110, s., o n • t"a,· ilmP.nte couo«ct uLe o iL1 ,l0vi11a t,• <i11 i s0ggPUi, rpw ll i <'!,e po rmettou o d i formarci 1111 giu,i i1.io sicuro ~lii grado d i «i n ceriL:', d, •J soggetto i n o,;sn n·:17.io ne. :-,i nn·à ciuè 111otivo ùi du l, itar,, d i qu..,;;tn <;1nc erit:\ tu t t e IP volte d te I,· r i~u ll,w ,.e d egli e:<nmi nou r:onispowl Pr:rnno alla 'ii11to111at, ,logi n cl.i u na for.mn 111orho,a rl i 11 icnn1 c 11te ben clcfi11itn. · Tn cl ica.;1io 11i Yer:uu e11te pratiche si ric a l'ernnno da 1110lte pJ i,. j eoJt~t11t Rz 10 11i . f),,J h n 11:iron1',i ap p re ncl ,·re1110 (' h c· In. ~orditi\ i, c .. mpnrsa iu srgnito a f'ir,:o,-tan 7.P sp1·sso poco vn os im ili o st rane ; pPr e,;., d o po 1111:t lie,·e opom,.io110 prn t i,·111a in l" i r innm:a all'o11~cchin. d o po una pn,:,eg-~ iern e-<p usi,.i11u P a l fr,,tldo , Cl' C',. e rl,t· In supp o ,:ta m alattia. •1111111tu11ql1e svolta-;i nc ut:ulH'lll", u un ;:i ~ rt('c:ompagnat a a i co n-uPti ,:; i11 tom i di reri.zion e t im pan ira o h1L iri11 ti, ·a . li co11tPg110 del s imubt o r c è b e 11 d iff,,rrntP da qm•llu ,Jol v C'ro !'Ord o: <'g li c\"Ìl.'\ li i ri'lpo11d .. rE' :i.li<' doma n de, t it' ne lo sguard o osli1rn:,·rn1rn tc tis~o :ti ~no lo. i111·pcc• ch e o;:s,•rnue a ttentam e lltf> colla vi ~ta i m ov i11wnt i d ,,llr n ostre l:i.bhrn, per riin tnrsi a c ompn•ndcre 111 n ostre domande. R i-pm ,d P ,..,11 rita rdo, ro11 . in~erte7.ze <' pc nti n ,e uti, alle differP.n ti prove uditive , l,t,('iantlo:< i guidaro fnc ilmeute dnlle nost re ;:11gg1>stion i fal,e ad a.rte. L ' es , nic colla \"O<:P afon a, c l, r> tan ca importa11za ha in t·lin ica, nP ha i11 1'f'C<' po c h is,; im a i n ca, i di ,-, i mtila7. ÌO D" : il ,.;ogg-l'tto. l'hc 110 11 ù ,1ffauo rthituato a p1·0s tare ntt.,llzione a t ale quali tà , c osi s pec-iale, i1111s a t,a . ,li voc·c. pre~ci u clr ,la ,·,~a S<'u za di fti c ol t.à e sen z a s forzo. .\ 11c h e J"e,.;anw c 01!u v0<'c d i ,·o n,·t<rsa::io n e d:", risul1llti p C'l" lo pi ù poco at.t.endil, ili, pcn·hè il soggetto s i Ji111i ta p:,ssivnme nt e a n o n ripetere le p arole c he gli si profer h,cono, o le: 1i pc lc solo •tllflll do ve ng ono g ridati' i n im m e di a ta 1·i,:inanza all'orecchio.

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RIV I STA DI OTO ·Rl.:-.O·L AHINGOIATlllA

Iul'f::ce otti,ai ri,-ultati per scoprire la frode ba ,l,\lo s •mprl! >ill'A . l'esarue col i,1 VO<'P <:li r,onYers:uionc. an eho.i d,·1,o le (n o n 1,crò culla voce afonn ) •1uando ).Jraticato, 11011 colla c,)n,;u ta 1e,·nic a di 4111·sto e,a111e, nin i n tprnld11i modo, all'i11sa.put:i del 11111i:.to, qua11do cwù 1,. ;:ua :utcn7.io"c era i11terarncnle assorbita uel rbpon<l,!rn alle v1lril> prv1•e C"l1c egl i :;tnva e,;egucn,lo coi diapason e col l'orol ogio. L o stesso so.;g-,•tt o. che 1110,tra 1·11 di n ou comprender (' I R. voN• g ri,1" ti\ d R. vnn t i :d l'ort•cchio nellf' p•·•J h• 11dit 11·e rull:. vu<~è fatta èsp1·e- s1tmc11tE', n s pc111Jc\·n Ol'!l co n t utt:, p r.ill· tl'z:rn e f,1,·il1111.?ute n ,ion,a 11de r i \·oltegli ro11 vor " dcl,ul<· a pi1'1 di un n,nro ,il d,~tnnz:i. <·,..11~c T11t!t1 tl al Ll"i e,:;11111 t'unz1011ali. Ì·'. asS!li più i111porta11Lc di ,ptc·ll1) che " l'l',ii4 il pro\·1·cdere a lm111l:ne in tutti i casi !-(li u,·rì1i all'o,sc rnu11io co n due liatt1dl'uli di cotone e- uun l'a,da di 1-;r,rz:1 -;o \'rapJ•O.~ta, i 11 11w•lcr e-Tic ,·:::li r1•,-Li r-0111plct:rn,c11 te disorie11 t ato ucll'aml,i,·11te P 11ou c:(111,cr\·i rn !'l'ur,· la p, •ri·eziou,· d<>lla Iure, ,·li., \'it>11e dalle fine-tre o d1tlìe l.111q1a·i t': il ,..,i:::~e llO rc·,t :. da ciù n1ond1uc111l: as,;ai ,lc pr..;;so e :<gome11to Ju.'r la ,, ,1 (',,,il,. l1t:, ,01•rnt 111(., iu t·1ti ,,, Lru1:, di cvulrollare ,~oila l' i~tu le 1•anico!:11 il:1 ,·u u c11i ,i ,,..... ~ ui,wo110 I,· i'I Ol'C l'L1111.i.,11uli uditin•. Ott i111i indizi dt'i 11 111:tn<'rit,1 ,-i u ~,.11ti1 d ,· llc ri•J•1J., tc, ,.; uta:11!!0110 :,l\or,1. qu,u,Jo ~i fac•·ia col le d0v1ne caut11i<l \'>lriar~ ,:l di,1a11za Jalrurt•r .: h10 del.., \'al i,· fo111 i ,;u11orP, p t-r h, l]llali il :<oggt>ll(I a.,, .. a a1u1J.\~~...;u ,i1 a\l·tc 11 11 i·(·rtu ,:::p·aJo d . pe.r.·Pziv11t•, J)l'l* u,,,nq,io. t\ :-.f·C(Hl,J:t del g-r ,,,lu d i u i1 ìo ,·lie il ,-.oi.:!!;1:t l ,1 1110,tr.1 di c·u u.-.•!' \·nn·, ,-.i:1 il l111ttilo d ell'or ologio, ~it, !'.1 1u l11~ io a riptl i7.:uw • u il 1,a :tr,·1101110, ,•t·,:. :--1 J'OS-<e>no non di rad o c·vn,tn· t ,uu ,·oJt t:i ,. «rtiti.-10 !,· J>ltl 1la;.;r:111ti c•J11!1:1•l ,!ir.,c,J1i , ,e:11 pre, l,PlJÌU~!lsu. qnnndo ,-i ,d,l,i11 ,·L1r., di elin1inaru ugu1 pu.~,iuili1:', d i orirrnt1u11t·t1Lo dèl sogt:• tto, ..h~ :l'i(:vll;L :1tt,·nt:1n1,·ntC 0g11i ru 11,1 n~ d,·i 11111_\ iru••nt,ì .. dt•l pu:-,~i degli c;-.a 1u11, aU ri. l'..>1chè, ud nw·; gi,11 111111,t?ro ,ltl i c 1t:,:i, i so:.:i;c tti, d,1, ' nfl'n1nrrno di n,,., ,:('IOI· pr<:111lcre 1<! parole di pro1·a pro11u n1·iftUJ u vo<·u 11f,rna o a voce di conse1Tazion~. :i mw e tt ouo Ji ~(·ntiro, and,,, per brc\·c du1,1ta, i ,-uoui Jci d ifl·e renti ,!inva.sou, ottimo 111ea.o di c o11tl'Ol!o ddla !oro awiti, uditiv:i può rius,·ire l'e,-ame col lilC· !Jdo ott ico di ac1111Wll'i1t p,·r i J ia pa~Oll 1111,-,,i, p i ù sopra d.-s,.ritti, , \u zi, tenuto couto clii> rii ~"li1,1 IB rlit11i1111zio11c uditi\'a è cau,.1ta, quand,1 nrn rwhino cvi,lenLi llldizi di lc~io ni SIIJl('lll'l\livè 1i111)'nnich1·, d ,dll, 1:n:;id<·ltl.' c,lìti ·//fedi•· ~n;rlw. \',\. ba di ret to !e ,: uc 1·i,·erch1• per s111bil1rP i n quali rripponi ~ia ]'audizione ).Jer ,l('(1•rmi11ati rliapa :,on e l'aud i·s io11e JJ<:1' la \'OCe di couver:<:l?.ior•e, dell1t q11;,lt, :<opr:lltllto ,-.i dc,vc• tener couto p1•r ;:1 :lli il ir,· l'nttitudinc al ,,orvi1.io m ili t a r e. Or.timo ill•lizio ~i ri n•Vfl :iltrcsi da\ to110 cldla l'OCe d(•I s ogg~ tto. X,•i ,·a~i. ,uì es.. uci •1un l1 d:, 1111 <i n·ccliio ii al\'..,rrnata 11ua ,;orditi, totalP. e d,il se1:011clo or,·cc:hio 1111a ,orlith pnr\'. Ìnle, s1• si detcnnin n l'as.~or,la1111·11to a•·tifl,·inl, • di quf•slo s..-,·on ,\o " r r1·1·l,io, sia collo s t nt111Pnto hen 11oto di Hlt;·i1111·, ;;i:\ ,·.on un tel<·fono " s11ot1v molto i11te11"0, si n ota <'ilC' il p:l7.Ìc•utt:, s,• iuvit:ito R. parlare, eleva iu\'olo11wril\· me11te il t,>11,1 o :in : resc·,· lil i11te11sitit. dtil!a pro pri,i \"O<'e. qnu.11clo il prirnO on,c· c• bio è re1tl111 c 11tc: 11ff11tlo ,,or.Jo. m c ntro s~guita a parl11rn co tla ,;ua \'Ot:I' 11»ui r al~: ,;e il primo on•,-chio ~uppo~lo >'Onlo pos"ie,1,. in\·occ un cPr to grndo di u,li to. ~ 1 :<piega ge11,· raltn L•ntc•. q111•,to f,•11ome110 c·oll'11mmt'tte r e clie noi. uden t i. 11d parl:ll'l' regoli a 1uo n11tomat i,·a111N1l1 il tono!· la int,·u- itit. d1·ll:i n ost ra ve re, gn,,de al i·ontro.i-., che su di ,•,;sa .,;:rn·it 1amo rol 1!o~lro urlitn : 11011 ,·i s:irnbbe però nigione 1 pun·hi: s.-·mpn•. q111rnclo ,-i assordano c,,n un fol'll' r11mon• i due on1cch1. ln i nte'. · s ità e i! tc.110 dulia voce vengano elevati, e si polJ'el,l,o and1e supporre che ,u t a l u11i ca;;i . apputtto pur il mancato con tro\!o uditi\'o, c~si \'Pugano R.\,\Jassall. . ~,n \ '(•l"O co me I! il rn-o di L,tio qu1tndo ,,; a ,,rolti a pnrlnr e per q11:1k11e tc,n,po 1


HlV I STA

D I 01'0 Rr:-0- 1.ARIXGOIA'.l'RIA

sordo. All'A. pare più plausibill· u n 'altra spiegazione, che, cioi:. noi trov11ndoci !id un t ra tto a parlare iu mezzo ad u n rnmore fori issi mo, eleviamo cou u no sforzo, di cui siamo t:ilora perfettamente consape,oli, la no~t r n voce, come è n ostra consuetudine di fare per farci intende re in arnbi<· nti molto r umorosi . .Ma J;t voce può for n irci un a ltro impo r taute St>guo d i uua sorditil gran\ se datante dalla pri1J!a iufan;,,ia del sogg'ltto, dal l 'epoca c ioè in cui ha imparato a par · liu-e : se l'udito ero. difetto><o !in da quell'epoc11 in alto grado. e r i;;:ultato il sordomut ismo. colle cn1·1\ttori,:tirl1e ben 11ote cl,e offre la voce di un ~or do1;1rnto. il qurilc hn irnparntoartifidnlruente 11. parlare : ,-e l'udito era difettoso. mn in ~ rndo m ino re, il lingua~gio ~i ,, bunsi sviluppato, mn e,;so offre tlefonnnzioni be n d eterrniua te, o part icolarm ente i soggetti non ,:0110 in g 1·ado ùi pronunciare la lettera 1< e le al t re;, sibilanti di tonalità acuta, appunto percl11', 11c lle ,;orJili'.1 <'he colpis.cono i bfrn1bi u i ~i tra.tla spesso d i le~ioni r:h e intc•res"ar.o il lal,i l'iuto e il n ervo :icu· stico, nelle qu:'lli ,..ono pE';,;-gi"o o uon sono nlfatto pr rcepiti i toni nc ut,i, co n ii'po11 ùenti a i fe 11ome11i s ibilant,i (111tm i11gito cerebro- pi11alC'. lalJirintite d;i !ue co11ge· 11ìta, ecc.). :--i terrà conto i11oltrc, uel pro111111cinro un giudizio del la esisto:n,:a 11ell'indiYìduo sottopo,-to 111 nostr o e.same, del la pa,·ticola r e conl'orn mzione della facci" f' del palato du r o, la quale nell'adulto si tro \·a ,·omo indi7.io ,),,\la Y~gctazione ade· noidc dt>lln r inofaring ite sofferta nella. infanzia e nelln fnn('iull czzn : la co,i dt-tta faci<'s aclrnoi(l,,a, CHrntterizzato, come è noto, dalla lio<'<·n i;,, miapert.R con Rhitua le rel'pirar.io ue prevalC'1, to1n cnte bocc:ole. 1111,-0 ri;:;tretto a eolfrllu. setto dedato, ai:-cata <lei p,dato duro e~ag,·rata111,·nte sti·ettn e ri,dznta, lnbbrn ,wpcriore eerto, ecc. Siccome la sordit:\ e assai di frequente co11se~ncn1.a dclll< ngl'tazioni ad,;uo:Ji, il riscont ra1·e nell'adulto h conformazio11e dello scheletro e parti 11101l i d elln, fac<'ia che s i ha negli adenoidi è huonn pn,:<un,.ione per ammette r<' l\,,;isteu,.,i. d i le::;ion i secondarie della tromba e dell'orechio ' m edio e conseguente sordit à. E da ultimo l'.à. ricorda di t em· r prc,.;e11te la opportunità d i praticare i11 tutti i casi d i su ppostn. ,-ori! i t i L anche l'esame di;ll',, pparecchio vc•sti ho lare la1Jiri1, tico, specialmente col provocare il nistagmo o<·.ul11ro vost ilio la re, sia colh, rol,,zion<· pa,..si rn sulla sorlia gire\·ole Bill'irny, sin coll:i irrigazione con acqua nu po' raffreddata {da :H0 a :17° C.) dei dm· orecchi s uccessivamente. La manc ata eccitabilità rilies~a vestibolare, la diminuziono·d i. questi\ e~citabilitit o In sua esng,· razione che si o., . ser va per lo più nei processi morbosi retrohhi riutici 11011 iste1)ci, 11011 perm!'ltono certo d a solti .::.i formulare <:ou <:lu~ioui su l gnido di fuuzionnliu\ (l;,ll'orecchio m edio 0 Jcl labi r into <'Oclearc, mn sono s em pre in,portante indizio delle condizioui vere d_el l'o i·g:i.u o ud i tiYo e servouo a sull'l'llgare efficnceme11to il giud izio ba~ato sui r is ul tat i dell'e,:ame uditivo . . È d'uopo ad ogni moclo ricon oscer<,, con clude l'A ., cht: lo scoprir1• la esager:tzion ~ 0 la simul ab ione de lla ::;onlitit re:::ta pul' sem pre, 11u\lgrado ; progressi re· ·centi del);, otologia, uno d~i compiti più diffic ili del medico perito milita1e. 0

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ll ll JN I ON f SC I~: ~rl1 Jlq Ofl E DEGLI UFF ICIA LI .:\ l l!": DICI IN ZONA DI GUERR.A

:wt1t•111hro - ().~1·1,:u,11.J·: l'.\ 1',l)II'" ll1 L - ('npil llllO 111(,oli,·o ~f., s,J)IO C'J IIA· 1,11<1. 11 ire\ tore tl•·l l'os111·d1dc ./ 1 ,·:1111 po 4. - « La ,·:u·ci11oll!rap ia ael tit'o addo·

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l'rc111e,.,e :dc1111e co11si1i1·razioni d'i11Jole cli11i,·a e !\ll:itomopatologi,·a ,;1d tii'o 1i,ii val'<'innti e dei 11011 vu r.cina t i. sulle sindro111i di tifo a,Jdo111i11ale coleri1'on11~. ,1,lle 111:111iù),~:,zio11i posli~ifkhe 1\ta:;siclic e psicogeni'. 1'0 1wr la prolila,~i vacci· 11 i:n. r it'erisr·c le slatistidw chc ,-i de,;umonu tla ll c p11l,bli1·azio 11 i italinnc e stra· n1('r1·. dalle r1,1ali lllftc ,-i i11rlun· c he effi>ft1va111l'nt,• la ,·ar<'inuz•onc autitilica ba :1 11 grande ,·a loro: ,I i pre.;Prvi.zion,· R iportn 11· ci t're da lui nttcnut,· all'0.~p,·Jnle .. Cn~en11n Alpini» di C' ivi,hle, o,·e ,u flOS,1 tifo~i c-lil,P 111111 1111wtalità frn i var1·rna ti da ,1.HI 0 0 E' f1:i. i 11011 ,·acc1unti ri i d ... li'll.J:;• 0 • ~t11,li,i t'OlllJviPlltm,·11t,· no n,alnti, dei quali l8 11UHt i da tifo :i,ido111i11:il{'. 1; dR l' 1rntit'o 13 e -1 dR p:tr,1tifo ,\. Pronrniv:rno 111lli rlallo: zone d,·!l'nlto e m,·•lio 1-onzo DC'i -l paratili .·\ ., ~ en11111 ;;t,ui nir1·i11at i 1· ~ 11u; dt>::-:li 8 paratiti B., ~ erano stati vacc·innti e 1; uo; ol<'i l H f'hor tl1in11i, lu 11 0 11 t•rnno st:ni ,·,i,·,·inati. Fu rono c11 r:iti con l:1 v11 ,·ciuotPr>1pin iu,-ie111e nel 1dt1 i lfit) 11111111alnti; ebl,(' 1111n 111urt:1lit/\ del 0.Uo l p. JIH10. :'Ila JJÌÙ ..!1t' p~r: la ,,,,,;,i,.:,.:i1"a 111o rtalitit otte1,11t:i. l'(). 1H:lla seronda parte rlell11 su,, c0111u11 i1:uzio ttf' t'a r i~nltarti il valon· drlla vn,·,·i11ot,•r:1pia p1J1· la gra,·it :, dt-i ,·,1,.:i trnunti nei quali el1hfl ri,u lbli i 11~pr•rati n ,11 I,· i11i1J1.ioni enJ,n·e. uo~,· di :11 111.fJC)Q.lillll 111ili,,11i di h:v·illi, 1111•11tn• r·ont~u1p0rnn .. n 111 <'nte idratarn l:1rg.,mi> nle i p~1.i,, tJ ti e "" riul1.11,·R la pn·<:~ion,· :irt <·rio~n 1·011 l',uiren:ilia,i L'O. pre,.:\·11tn r il l11~rni. le µ:rnlid1e ill.'gli a 1n11111 lari c·urati 1·,.J vaccino sp,•ci· ric<:i, c·h1' fu •1u vllo ,!,·Ila Sa11iti1 militi.1·,·. tipo l'i'.-ifl\:1·.Eolk 11<:ato 1w r In proli1..s,i, ,lei quale i11 i<,LIR\'>t ,ottri1·11t,• o 11,·llP. ve11,· la 111et:', o In:;• p11.rlP ciel tlaroul! n. l , e pr.. pnrzio11alt11,•11t1' d1·i llll. I [ e 111 b ,!,•,·ima parte. I r i<nltnti irn111l'rliati n·nlt1vi r'urouo qut'lli gi:', ri<',,nitti da a lt ri: brivido ,li freddo. cJ.. vRzi0111< ,1,,Jla t1;nq•1' rn\11ra. !"t1riora zio11t·. Jet'crv,·~c!'n;:a 1•e1· <'ri:<i o per li,;i. I usist,, sull:1 ,.:11d1·razi<>r,1· c he v idP abl ,u11da 11ti.;~111.a 111-i parntìfi. ~u)h, de!"•)IHIIW1'l.i•>11f' r. liP pr1·:•'11tf\,·n110 tuìri i i:urnti :!-:I g·iorni ;;11liito dopo l'iniezionP, ;:ull'efl'etto ,,,,,l11ti,·o dt>I ,.,.,.,·,111> nei tlclirauti o ')"lii' fonnc p•irnge11e: ;;ulh ;;,olll· par~, 1·ap1da drl h:1,·illo 111·11., llr111e. • L'O. r iti,·11(;1 ..Jw la ,·:ic1·i 1wtrr:q1ia ~Jll:rilica 11ul tifo ad,lominl\le ~in d i ç;r:1noe YulorP, pvichè ri dt1"1· l:1 111nrlalit:,, il ,le<'o1·~0 d,·lln 111nlalti11, In. co11 ,·:llt>S<:CO"-:<, t:<I t ug11:il111 e1111· ellk1v·•· n•·l t iro e nel p11ratifo. Le i u i,•'lio1,i rii ,·:1t<'ino dehhono es:-erc prn.1i,·at•· neri.; pr imPOr<Jd,·l 111Rtti 110: nell e Y.-11 e. i11 11u111,•1·0 di :1 al 11.:1o;-i1110 ,1 gio rn i alt,,rni, da ;-;,10 a r;oQ 1niliou i _Ji gen ni. Si d,·1·, no ~,·111·tar,· i ,·11si 1;ri1111,licati da ;!;rn ,·~ i11~01nhro polmo11a r e (polrn on ite hilaternl,;;, d:i mior:ird1tc•: 1111>11 tre le all"e'l.1oui bro1wh ::1li r rc11~li ,;0110 ,-ollecilR· menti· vi11te d a l ,.,rr·iuo. · I e 1pol1:>'1 · · e1111w·111 · t e litiI r,w1po IIottn· na Je per 111 · 1eTpri>t1<rO L '(.) d ·,~c'lt,· 11111110 il 111ccca11i,,1no d'azione Jd \':H:ci no; e~clud,·1tdo c lrn ~i tratti d i vncci n 111.i out: s pe·


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cifìca e prnprnde a ritenere che :si abbi a a c h e fare piutto;;to con f., ac;,meni autl· iinrdilattici r con anm e n tatR fa ; o,·ilo., i. Cap ilnno m rd ico P1n:1:--l'-l. <! i1·etto .-e <lt,11 o,pon :dct.to da campo n. flG. Prc, e11 t,, t111 svi Inta fe1·iLo tla s r heg~i1, di gr,,nH,L uella n·;;iouo (emporop:11·iL•L:dc ;:iui"Ln, con t'ratt11 r:1. os,ca e rotiur:t rii•! ramo p o,teriore dcl l'artl!rin 111~niugen nie,I ia, 1,el qu,ol" i:;~c~u i la •:r:ou1ectoniia. La pal'f.,o mcd ia ,i .. lla 1.orHl rl'l la n di<·a ,-i11isLra era routusa . In conse)'.!;1H·nza: parali ~i dtl! l',u•i.ole in 1·,i riore d o',,tro : di,:.l'Lria : i po Lon i:i d<:' i 111 u~coli ol1.d u-01wo e d,·gli arti a de::;tr,,: a 1a,"111. n ei mo,·im ,•111i: d i min 11zio111· d,·lla ""n,iiJiliti, l a Lt il e, dolurifica, ciel s e 11so 111 tH<·ol:.r,• a c :1ri,·o tl,•ll'artv ,;11periorti d e H1·0 e "inist r o : fc . no ,n\lni e h !\ -:i p rt! <eu i .lllo s p1t,o:tt =~· ìmi per il puoi ice •·d 1nt!1<'1· de!lfl. ruano Ùc:-Ll'ltj µr,•, c 111.;, ollll Ba bi11,-ki o del l'Opp11, •lwim. L'1mponuw1.fl. ,fol 0.,,0 <'lini,·o <> datfl. dal!:\ perf<:Lt-i r.o rri,pond c nz,1 fra cog-ui zioni ~t1wL0111oli:<io lo ::i.-l1~ e s;n,l ro me Lit lc,i<.>ne fu' n e u ·,\ e loc,diizat.a; 11011 vi l'urouo f,-n0111e11i :1 di!,tanza Si•Uf'111hro . Tutti•> C.11.i> -

l'~' Fl<'l() n, S,IXIT.\ 1>1,;1.1,A ,. l)l\'1:<1<1Xh: -

(':qiitaun llll'fl ic o \'i'f·

L<: for i tu rl'a r nrn d:i. foo,·o rle~·li iini. L' O., premP.s~o un cenn o

. ~u \ le n rn, i da fnoco i11 u;<o e ~ui loro proietti li . os,;t<n·a eh" I<, ferite d'arnm da fuoco ""·gli art.i rnppre:-:f'ntano 11clla prntic a d1in1rgica di 1-(Uerra il r a111po più YH:<to <11 n ion o pei sa11itari di prima line:t. LR c hirurgia di g11 c 1-rn. p e rò u o n può a\·1·Rl t" ,i dei <'" ll<'l'tLi 11 d.-i 1111'10 !i rlclla c·l, irurgì a dPI t <'111po d i p:tce: oell'nmhi.,nte cl c; lla 11uo11n gut>1..-a tropr, i :':trr 1·i ,,,11., 11111tati i •pi:d1 r i,·hi,•dono l'adozio11e cli nu o vi nwto di pi·.'; ettican,111<•11lo: :tUi vi p••r b ,·m·i• <lt• l!r, 1\·rit., degli arti . .-\ nzit11tt o lit u1 i11.,r a ta n · :<[-t..111.'l org1111i ,·n. Jc l f<·ri iu. ,·o,t1·dto a ,·iven· per giorni e gio l'11i 11 ;,ll,· h·in•·Pe, O.'<lèll ll:tnd v,., i i n 1111n to-n,il'l:i.• 11 .. n.,),a s1·nzrt !i1w e sutt opo1.1 e11olo•i !'i"•-:,o :t<l ogni ~orta ,li pn,·azi,111i. 1n ,...,.,.Jlrl" i uu::;o le parti colarit il d0lln. t'e,·it n donit<' a l le ,<peciali qualit :'i \'ll !1J r r:u, t i d.- ll P n,o derne nrrni da foor·o , spec i:il1nt'llle in rapporto ai proit·nili ,l'art, g l iPr,>1. 1.',I a llo hr,111h<'. JJ:t ul t i mo li:; co11,!11.ioa i t,, ·ceii,ni:dm, •11 tl' d i,,q.:i>lLe in c ui si tt·ova il d1 i rnrgo che d e ve Ì)ra l'icare !:i prima 111edk:11.io n,• L'O. p ·Hla quin•li d1?li'i111porta11z:l rh,· n elle ferito tl,•:;l i 1nti veugono Rd :os- . sume re le l es ioni d1)i grossi va,i, e n t i e11,. ,·l,r· ::ti po~to ùi me i ic-nz io n11 si del,l,11 s o lt,111to c uritre l'em osLa~ i t o :11po r ,1111>a; o in l,1cr,. "e e~~:1 è 1• >-sib ile o c o l lacr:io emo., tnti,:o e provvedere al pronto trn,portO d,·1 t'o1·i tù 111 più ,· i-:i no luogo di C'l(l'fl. I.,t panecipnzi o ne ,lello i.;c h elo•tru ., rio:lle urti,·ol:1zioui ,·0111i'li,;a 11 vt,·,·vl111enre il giuùizio J 1:1g-n o;tit·o e proe;nost,ic,'J de lle t'i>r i1e de~ li 11rti eri i n 1p1•·,.ti ,.a,i ,,; im)'on u la perfet ta i111111ot,1l iunz1011c-: c.Jdl',uto leso i n po,i1.i .. ne i.d:i t tn. L 'O. trnuR i11 li ui, doll'iHf.,1.ione rlPlle f,· rirr· dt>gl i n.rti <,ud d i\·iri c11, l ola in d ue g rund i ca1.,,~orif' : l'u11fl n.erol,i ca dovu ta a ' l'i11\'a-do11,· d,•i comu111 piog,•n i che può 1·e~tare local11.zata o r;-eu ern li 'l.zar,i (,ett il'1'1nin). l ' ,1lrrn :111:11·robi,·a. c he mnui festa~i 11elle dno fon ue t i p11;l,c d1·1l'i11t'uz:une t<: tnn :ca. ,, r!,,!lit c a1 11, r i>11:1 g.,,"o ~n; Pe r ~ue,t'11lti111a i11fp1.io t1f\ 1:,po11,• i f,1vor,,,·oli ris u ltati otteuut;i clall 'u~o del la c alce anidra.

L'O. 1·iupilog,L i11fi11,· In divisio11c d e l lnvoro 1·ra le ,·arie t'on11azi o ui s :111 i ta1·ie che potrebbe cosl stn hili ,·,i : . I. Pn.~ti di m1>li cnzion ,•: primo lwn IH!.::~io n<>ll<> fr:1·i ,.. l'lll O:'bt<i prov..-i<or in. l ln111obiliz7,nzio u c tl •:g l i art.i frnttnrHi:


Ui'i(i 111 !".\'IO:,(l ,W I E :S~' JF,t RE llE G l.f UFFWI Al.f ~11!:!JH' J TN ZOXA 01 GUb:RR A. 2. Reparti di sezioni di sanitit e s ezion i d i sanità: tole tta a ccurata e disinf\'~ion e delle fe rite. emo5 ta~i dctinitiva, rinnovnz.ioue degli app» recchi; ~- Ospedali : t ratti,rnento d efini t ivo e ~11r1t delle fo 1·ite; e v e u tuali intervent i c h irurgici riparntori o d.,molitor i. Ottoli r <'. - STA!lll. Dlr~l'\'l' I :,A NITA HI !J I TA 1•P,1 Dl l'n1:n:. -- R eparto R e n ati . )laggiore m e,lico DA 1t1(1 MA1t,1(:1.1A:--o. Le f',·a/tul'e ,1;m1·i in 91wrra. - L e gravi fr,tttu re da .artiglier ia m o de rna CO · F<ti t uisco11,, le;;ion i fra h • pi,i i 11te n,s,<R1-iti, e ><ono q n,·lle che pii, direttament i:: v e ngouo intluewmte d,di'ope ra del c hi n1rgo in gu('rra. ~el df:corso dellll graudi~~ima m11!!;gioranza di queste fr:,ttnre si di,tin g uono tre periodi : :Se l priuto. pn·suppurn ti\·o, il tr.,trnm,·11to deve e:;:ior e a spHtante, e sclusivamente pr,>li lattico ed imtuohiliz;rnute. l feriti dcvouo essere trnsport11ti al più presto m,g li os1wd,d i d i secoll(lfl li n eR. dovt: J>O"Sono rice vere le cu r e n ecessarie e restan, dege11Li per il secondo 1,erio,lo ,<1111:llo s11ppurntivo) :;e11za .,cnli int1/i/i e t/a.,u,osi 11ei vari ospedali da campo . Il seco11rlo periodo ,-:i può divider" i1, due fasi : 1°dclla.w7>p11razione iniziule: :?0 t.t~fla s1t11purazio11e con<:l,1 11111[,1, c n ratter izzal:L cla grnd proces.~i di 11ecrosi da e olliquazione e d n ~oagu l ,i,.io ne. i'.": u elln prima f'a,.;c c h e l'i11terve11to .-le~·e e.-<St'1·e s p,•ci11l111 c11te energfro s,•uza attende re la st-co11dn. Si de\'0110 e liminare tutte le scl,e~ge lil)l're n o n solo , ma ancora qnelle t1dere11 ti alle a pon on·osi f'd a lle i11~n z io11i muscolari. perché ,.J og ni modo es~L· sono v otate a lla Ol·cros i. :-i deve i11so111111a eso•guire nn,c ,.,,, n,io 11-, alit•fra ,,rl'cr, C/'.. Da qul·Stù inlcr\'e nto R cui ha co111lo1to l',·sp,•ri,:n-.R d i t,inti mesi di guc1T3 non ~i deve, distogliere il ti111 o re di 1111>1 110011nrosi, p<!1·chè il chiru rgo può, con un inte n ·e11to sncce·,.,i,·o, ottene r,• 1:Prta111 e uto la t·o11solitlazio11e osse!l. Speciidmente grnvi so n o J,.. frnttun· epifì~n.rie con linee di fra t tura i11 trn-ar· ticolari, g 1·a,·i n ou solo p,cr l'arto, ma an che pc•r la vita, pe r le s upp11rnzio11i :\I'· t,icol:Hi dte 11,I e,;;;e posson o succedere. ~ei casi in.izinli clt ~,rtrite p,1rnle11ta SC'nz:, lt•,;ioni oss,·e tmppo g ra vi pu0 bn· Stare 1',,,.fro!o111i11, 11111 quc,;ta .i.,,·e e~"ero eseguita n o u s c,lo con in<·i~iooi ante· r iori e lR t e rnli . m:i. ;\ncor,, con 11n'inc i.-<ione po,.;to.:rioro che drC'ni il rncusso popliteo, q ua~i sempl'e nffot.to utile artriti purnle11te con~tn1ti Yo a fra11u rn. Qua udo ,•si;:t nno grn vi le~io11 i ossee• ,·1Hlo-a rt i<'olari, i co~i detti f'racassi dei Fran cesi, 11011 ,-i è che uu a ,;ola condottll da ~e guirc por sal vare l'arto e la virn: la r•·sezione. l~uesta, (l.,v\1~;;en ; e~egnitfl p rPcu·emcutP 1 giù m,lla fa~e i11iziide del la snppurn~ione e ;;'impune sp1;r·inl 111ente por il ginocchio e JlL'r l'a11cn. Li ,,,. c·o111plic"7.iom), pc>l' fortinrn l'llrn. ma ~ rnviss ima uell é fratture suppuran ti, Ìl l'ernorl':ig,a ,-:eco?Hlarin per rotturn t1trcliva de lla popli tf'a o della fcrnorale co· mune.

f>e r •1ue~ti casi. l':tmpuLaz ion" immediata dev\·s,;ere l'inte n ·ento di scelta io c o 11 fro11to rlel h le.,aturn. Poiché, quef.ta,.,PsP.guitn sulla poplitea o ;,ulln fomorRle cum u 11 e, negli a rti cos~ anter,·deute nwute maltrnttaii, nbo lisre J,. 11utrizio11" nei 1essuti: i micr o rp:n11is1111 1\Crohi ed a n a e robi, eho pullulRn o ne l focola io d i fra ttu ra, moltiplican o il l_oro nurn el'o e la loro v indc u,m, e l';,rto i.., colpito rnpidam e nte d a g Rugre ul' setti~a, i cui effetti n o11 ,-i po~soao 11~m11H,n o ~cougiurnre con l'n 1nputnzion e ,;ec·oo d urm.


runuo::n ~('!l>:NTH'ICIIE f)fèG l.l L'F~'IC fAl,I ) I EDI C T I N Zl,NA DI (;(;Jo: IWA 957 Per queste considP,razioni c re<le che nei casi dc rottura tardiva della poplitea pe1· g ravi fratture endo!lrticolari del g inocchio, s i deliba eseguire l'ampu tazione immediata sopracondilica; per lii rott ura della femorale, per la frattura suppurante dell'estremo superio1·e ciel femore l'amputazione imm<Jdiata al quarto· su perio re del la coscia, ~el periodo di riparazione delle gravi fratture da artiglieria o da palle esplos i ve, è fenomeno non r:1ro la ro:111ca11za di consolidazione. I tessuti del focoln.io osseo, µer li\ gra,ve suppurazione, t · forse anche per la natura del trauma, perdono la propriet;~ di fissart1 i s,di di c,ilcio. In ques ti casi, <JUan do le ferite delle parti ,uolli siano chiuse, il chirurgo potrà intervenire con •1u:isi certezza dt successo cl')u l'innesto osseo-periosteonutopla;;tico. La stecca ossea. non sarà innes tata con lo scopo di vede1·la attec· chire e rimanere definitivamente c Jme negli innesti os,ei in te5suti sani. Ne.i nostri casi, la' steccl\ inue~tata nei focolai ossei, c he sono io fondo focolai osteomielitici, viene el iminata dopo due o tre mesi ; ma in questo fratte mpo essa serve come spinta al processo di rcc:dcitìca zione; attorno ad essa si fissano i sali di calcio, ed il processo di consolidazione :;i compie rapi damen te. In due casi di gravissime frat ture. a vutf a l .Reparto ;,eminario, in cui dopo mol t i ID t>Si n o u si aveva nemme no l'inizio d.,J\a con;;oli,lazione. l'inne~to o~seo pot·tò ad 110 s olido 11allo µoch,; o,t:ttima11e ,lùpo.

NECROLOGIO Sul cn.111110 clc ll' onore. Maggio re med ico ti ella C. R. J. FR4NCEf CO SCHETTINI Capitano medir o >} » GENNARO P~RRICONI I VINCENZO SPINELLI, » » " Tenente » DUIUO SOLDI » " .,, » D » VINCENZO BAIOCCHI .,, )) RANIERO ROCCHI • I Tene nte m~dico di compl,.rn1ento DOMENICO GAMBOLO', dal . . . reggi u1en to faut;,ri a. T e nente medico di c:omplemento ELIA Ll!INGONI. del . . . r eggi mento fanteria. » » 00,..ENICO CARNEVALE, del reggimento fl\nteria. Tenente medico di complemento ARNALDO BARSANTI, del . reggimento fan teria, S tudente in medicina UELFINO CALOIROLA <lella R. U niversità. di P1wia.

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DIEGO GUICCIARDI

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PER IL LIBRO D'ORO DEL CORPO SANITARIO MILITARE RICOMPENS C: a l v alore mili tare per la. campagi;a 4l gnerra 1 916 1916.

I f.'1o11/ 1n11 u :ic)tll' -

r,·di {1Uri( o ( 1 J11"11(('J111/a d Pl J9 J./ e f!)/1;1

1

?iJP.D.-\ GI. I A D AIWE:-Tu,

D eaeto l-uoyo/Pne11ziale n1 a_,;o:;to 1916.

12. t 1,,;,;1:-.r Gi11/;o. ria Pi,-a, <'npitano rn ed iro r Pg!:!; Ìmento t'a nteria. -

R ipetutamente ed llrd ita_me ute si spinse ad t>..:p licare J.1 s ua missi on e tli medico sulle li nee pi ù 11v>111r.ate, dando p rova d i a llo se nti,ne uto del dovere e di sereno ,- prezzo rl el p~ricolo. D urante l'intenso lanc io di g:i.s as fis,danti p e r ope ra Jel nem iro, n o n cur:wtP <i i 1,i, e del v io lento fuoco rii n r LigliP1·ia. s occorse. da solo, e s alvò molLi fcl'lti " a~ li-;siati !<Upt!rando gr:1vi diflicol t!,. - '.\fonte ::lA.n ~ichele, 2H :!(I e:iug:n n , 1° lugl io J!!l!i.

i\1 1,; u _.\ l, J.I .\ LII

l<HOXZ(I.

I Jecr1>fo l11oyolf·111•11ziale ol ayo.<fo 1~1 Hi.

:9~. PA01.i,;·1T1 l'en •ro111lo. da P,wugiA, c,1pita110 medico r Pgg i m c·nto fanteria . :-;po 11ta n en1ue11te si offt-r,t- a p restare SL•r viz10, rlurnnte il romhattimi>n to, presso 1111 r<>JHHto pron·i,to di 110 s-olo 110iciale medic·o. Contu~o ,1 11 Lma sr heggi:i di ~n111r1 tt1, conti nuò, u gual m e n te, l'opera Strn, - ('ol di La n1t , 27 ngosto Wl:1. !J:-1, l'I Ct:OLl / ,11,iyi, da \'irc•nzit, so t toteueut u rn <'dico comp lc111~n to 1·eggi mento bersnglie r i. -- Costante ese mpi o ùi alrnegazione e co r,,~g i,,, cadu ti feriti due l>l' rs nglieri di VPdet111 in un posto a ~nn7.lllo. acco n evn spon t!rn!'lt1mente a,d 11,ssistl' r li, percorrendo u n o !'pa 1.io inrpn;;amfrntc battuto dall a focile ri,i a vve rs aria.

Più t1\l'di . sempre e~posto al fuoco nemico, personnlment,, con·eva a t rasportare a l posto di m ed i rnzi o , e il p i1'1 grnve . - Sextc n. lll otlob r P l!H5. 94. H,FBUFFc, Gioi-anni /Jrdlisl.a. d:1 Genov a, sottote nen te medico complemento , r Pggimen to fonLeri a. - N o n c u rante de l per icolo, per pot...1· m l'glio udeiupire le sue 1111111sio ni 1 si reca va fjn prcss-o 1... li n ce cl i fuoco e v i ri maHeva m ortai· mente colpi to. - :\fonte Mrzli, gi ugno l!Jlo.

Decreto lllo.'lote1,,,n:dafP. 13 srfte,"bre l\H6. 95. A UI.ETTA Gi ,,~,,pp,t, da F rn t ta111a ggio1-e ( Nnpo lì ), ;;ot tot e ll e nte med.ico reggi:

1 IDt'Uto fo 11 t <'ri,1_ Co11 g ranrlt' ,·,,lnrn, r i u c orn,•a i portaferiti e m eJ icav a . 1 soldati t'e1-i t i dal lo scoppio cli una g rnnat a n e llli('a , che nveva cli;:trutto. posto d i m cd icAz io ne nella trincen , ove Pgli ,-tes.;;o ;; j trv v ava. - Mon t e :-e, B usi, 2- ::?G, o ito hr <> l!llo.

!


Plm li. 1.11:1w

D'o1w J 1.;1, ("01!!'0 SA:SITARlO ~1 11.ITAlU:

$-\59

1llì. B A1.D.'..S8AR1l'I,; 'J'm,iquillr,, da Sorrnilo (l'anull), sottoteru•nte medico milizia territoriale r eggi111ento fanteria. - (;on g r ande calina, ri nun ciando an che al c11.mbio prestnbilito, 111edicav11. cen tinaia di f'tri t i nol posto di m ed icazione ava nz.ato, sotto l' infuriare del fuoco dell'artiglieria nelllica, le cui granate t'eri· vano èd uccide vnno, vicino a l u i, num erosi solda ti. - Mo n te Sei Busi, 21-:!G ottobre 1915. !J7. CA1.,·o Attilio, da Avo!;, (:-;irnc11~:1), ~ottotl·nente medico complemento fonte1·in. - ,In vuri com hattimentì, attc;,e, con vera al,11eg;izione e se1nrn. i11tr0:pidezza. all'n'4!..i,:t" n7.a d, ·i ,·,-r iLi ~- du1·a11te l'ava11rnta d el r~ggimento, ~i recò fr,•q 11e11temente a i posti di 111f!ci ica7. ion u avanz .. ti e ~ulle prime linee, intrepi,lo e non cur ant,~ df'I pe r icolo, riu,cenclo di hell'e~1~111pio 11.i suoi (l ipencleu t i, - ~fonte Sa11 '.\Iichele. ,i ot to lin•-5 nove111bre l!tl5. !18. CF:NT IIIIECJ Sant i , <la G:111gi ( Paler mo). ~ortotenl'nte modico complcment.o r eg~i men to fant.eria. - A,:.; i,;t.,v;i. con v,·ra 11hncg:iz.ione, i 1111merosi fer iti d urn n te l'1t\'11nzata d, •I r eggimento. rl1ì11rlo ~,·mpre holl n prova di c01·a ggio e SA.n~ue freddo, nn<"l1t 111,i momenti piu cr itici. Non c ura11te del peri~olo. rnc;\\·a,i .c;pes~o nelle t ri ncee t>cl al po~to nv:mzato di med ica'l.ione, r incon,11do, c·o11 ln :,;uit in stan ,·,1,hi lc ntti vi t:'t. quelli eh., l'iwco111p;1g1mv a110 ncl l'a..lempimenro òella sua pe ri r.olo:Sa 111is.,io nt:. - :'1!011te Ha11 i\ l ichele . :21 ottob re-5 novembre 1\l lfl. 99. Co)t R:-lA·I. E Salrat11rP, dfl. Ca!<t e llidiate (frazione Rnntn. ~!aria) (:snle rn o·,. s0Uotene11te m edico cou1 plt•meoto r eggimen to fan teria. - N Pi po,11 <li m,·d icazionf'l avan zati, a. pochissinrn ti istan za dalle ti i11t"ee 11e111ichc, ncl einpi Vll . con grande a bnegazione, il mn11da to ufficlatoµ;li, n11d1<• <]Un11,lo gni n flte nemiche. per ben clue ,·olt1>, distrns,ern il posto di medicazione. - i\lonte Sei B11~i, 2 -:?6 otto· l, re l!Jl o . 100. (C;1 IIH l ti Slaiiù,lao, da Jli11 poli, n.spinwte uilicia le mcd ico re.;;g:mento fanteria. M en t re una g rnn ata nemica cadevll sul posto cl i medicRzione durante il com bnttimento, uc<'itltn,do tre soldati e f., 1·1mdo110 dodi ci, con sereno corng~i c. p r o;,egui nella ,;ua opera, ,.:orc:o rrendò 1u,ehc. i nuo,·i t't: ri ti, e non ritiran dosi 1·ho io sq;11ito nd ordine del crqi it,mo medico. - Porfgor fl, -ll nov,-rnbre 1!)15. 101. J-' 1tA:-z,1 /{ob,·rlo, d11. :Napoli, so1.totelle11te medico complemento reggimPnto fa 11 teriR. - l >ura 1, te l' in~eni-o ·fuoco uerni<'o, rimaue va, calmo e se1euo. in no posto d i 111cclica;,:ione iwan7.alo, pe r me•lic-are ceutinnifl di fe1·iti. sotto J' in!Si sten i e p ioggia di schegge di ~ranate nn·c rM1.r ie Riuunciava al carnl,10 prestabi l ito . - Monte :-:ei Bu~i, 21- 21; ottohre l !:llo . 102. L Ec<·1-:;;E A 11fo11fo. da El1,11n (Gnserla), sottotenente m eri ico com plemento r eg• gimen to fo ut e ria. - F e rito da scheggia di ~1·a11atn, do110 medicato. continuò, , on se re n11. calma, a p restare le sue cu r e ai feriti rim nnendo nl suo posto d i m ed i<.:l\z.ione nv:rnznto tj uo n. c-he, sostituito d11. 11.ltr o uffi cinle med ico, r icc,·ette o r dine d i farsi tra~por t:ne ;,Ila SPzioue di sa n itit. - A ltipiano Ca rsico, 2 n ov e m bre HJ}6. 103. P AU L IA ltE 1.1, o ( 'alo1.rro, da Del in (Caltan iss:ettal. sottoten r nte medico com pltlmen to r egg imP n to fante ria.. - I n vari combattimen ti, atte;:f', con infaticabile .-..uiviti\ e g rande ;:pirito d i a bnegazi<:>ne, R]la Clll'I\ dei numerosi feriti del reggi~e n to, e, d urf\11 Le le a vanza te, uoucu ra nte d ol pf:ri colo, s i r ecò freq uente men t ~ s ulli,. liu ..a di tuoco pe r soccorrere i fer it i pià grnl"i, infon,lendo coragg io A.I di pe nden te personal e sa n ita rio. Monte San M ic hele, 4 ottobre· 5 nov e m br e 191ii.


9 1i(J

Pl, R li. 1.mn o

0 '01:0 D E I. CO R PO SA:-IT AHI O )111.ITARE

lO t PAsnrnli: Albi,w, da Genova. t t>Ol"ote medico comple mento d irezione san1ti1. corpo d'armatA. - Add etto alla direzione ùi un lazzaretto in localit.a pr ossima. a l fronte, durante i ripetu t i bombardamen ti nemici che cansarono dann i agli edifi ci e fe rirono per sone, diede co5tfln te esem pio d i coraggiosa calma ai s uoi d ipendenti e a i ricove rati. - \ "ilht Blauchis, 23 settembre- 20 ottobre 1910.

Rloompen•• al benemeriti della 1alute pubblloa. ( l"r d; .fo,r,c.,/n X · 1916)

e:) la l\f~; o,wuA 0 1 nno:-u , ai benemeriti d ella ~:o Iute pubblica a: l. BASSO dott. J,1d.'t i, sottott· ne nte medico. -

Oflic iale med ico J el B.. esercito, da l· !'11gosto Hll-l al gennnio l!Ho fu addett l ai se rvizi d i cura nei locali di isolamen to dei mili tari col pi t i da pest e d i Tolmetta e :\ferg. seg nalandosi per abnegazio ne, nttivit i1 e C!l pncitit. 2 . B..:DF:I dott Jfanriziù, maggiore med ico. - Uffic ia le medico d el H. eserci to , a ddet to, u el l!Hl, in s ervizi di profilassi e di a ssis t enza de i colpiti dal cole ra n ei comuni di Ch ioggia e ( "avarzero vi rimasA inst•r\" Ì:>:ioanchequandolesue co nd izioni d i sal11t e d i veuivano malt'erme. 3. Bi;;n:stx:c1 dott. flodol(o, mag g-iore med i'!o - U flicia.le med ico dd R. eserci to, quale llirettore d i san i tà a ~ ogad isC"io, organiz,.<Ì e cli res<w i servi7.i sanita ri in occasi one d ella epid e mi:i di pest e bubhonica del HH3. -t. Bl.\ :SCO do t t . U 111lw rlo, capitano medico. - U flic i11 le mediro del R . eser<'ito, pre~tò per tre mesi ne l rn l 4 otti mo se rvizio nel loca le d i isoh,m,·n to per g li i ud igPni colpiti da peste n d lR. epidem iR di 'l'olmett ... 5. CAHIHl<E dott, F elice, t enente c·oloonello medico. - Uffir iale merl ico del R. eser· cito, quale d irn t tore de ll'os ped a le m i li t are di Ci rene e ùe i serv izi sanitari della 7.ona. 1\tteso alla lo ttn. contro l'epide mia d i pes to buhho11ica del Hll-l, a Ciren o s tes~~, A poi lo nia ed a h ri. prt·sidi. r.. C'M< .\l'INTA dott. Gim·a nni. mag g iore medico - Officia le medico del R . e;;cr c ito, prl'!', tc'.i l'op., rn ;; u a f.lJ,, d ipende nze del Mini~t,, ro del!' interno n ella lotta con t ro il cole ra. 11e l HJIU iu provi11cia di F oggia. nel 191 J a Palermo, 0\'0 fu piinicolarmente pre pos to a com hattere le ma111fest:1.zioni veri ticatisi n e i m a · o icom i. 7. Cgnvi::1,1.0 dott. Ugn, capi t ano 111edico. - Utiici1lle m odi co del I!. es ercito, i11viato dal llin i~tero de ll' interno in pro vincia di Ave llino per la. lotta contro la epidemia ri i colera de l l!Jll, vi p1·estò opera particolRrmente segnalat:t, p~r le gran diff:i col t ll supera te, in isper ie a S. ~hrt i no \"a!IP Cau d111a. 8. Cv1..0111:,i dott . .l[a,·io. tenente med i~o. - U tli cin.le med iro del R. esercito, did 1',qwile del l!ll+ al magg,o H.11 5 pre ,tò o pern n.1tivissima di profilassi d ella p e Sl l' bu bbornca nel pcre ,irl io di Ghegab p rima , a C1 rene poi. s,,g nalan<losi nel superare con in iz ia t iva e alto ~f'11,o <lei do\·ere gra viss ime dil!i,;o ltà. ù. CvTHo:sE1 dott T omma .~o. m agg iore medico. - U ffi r ia lc medico d el R. esercito, fu da l l\lini;;te ro d ell'interno iuviat; in servizio rii profilassi in va ri comuni d<'lln provincia di < ·asNta, colpiti dal colera, oelln epidemia del l!H I, nei quali si segna lò per atiività e coraggio esemplari. 10. Di,; H1m:SARD1:-11s dott. Virgilio, capitano medico - Uffic iale med ico del R. e sercito, ne l l!Hl fu adde t t o in se rv izio òi profiln«si de l colora nei com uni d i Me•


Plm Il, LIBRO D10RO 01!:L CORPO SANl1'A RI O MILITARF.

~(::il

stre,Dolo,Fnv11ro: quivi si ,,egna.lò in occr•sic.11e deigrnvitumulti co11 i, 1uali la popola:>.ione t eutò opporsi 111la aùozione delle nece,;sa , ie misure; attese poi 111l'as~istenza e cura dei militari convale,;cent i di co lera provenienti dalla Libia ricoverati alla stazione sanitaria dell'Asinnra. li. FAltRONl dott Enrico, capitano medico. - Ufficiale medico del H.. esercito , $i segnalò per nttività, zelo ed abnegazione, attendendo ai servizi di prolilas~i del colera, iu mezzo n difficoltà di ambiente nou lievi, dnl g iugno ,.!l'agosto 1911 in provincia di Pnlermo, e specin,lmente a Belmonte Mezza~no, ùail'agosto in poi, in provincia di Napoli e s pecialmente a Torre ,\unuuziata. 12. FORMfG01NI dott . Manlio, capitano medico. - U ffic iale m ~dillo del R. e,.;ercito, attese segnalandosi in modo speciale per zelo, attivit à, spirito di sacrificio, qualità di organizzatore e di es.,cutore, nella epidemia di pesti' bul.)hoaica a Derna del 1913. • l!:l. FORTI dott. Gino, capitano medico. - Utliciale medic o del I{. e"errito, prestò durante la epidemia colerici\ del Ull0-1:,11 servizio di profilassi io div er.;;e località del Regno, ovunque segnalandosi per attività, tlltt::-, amorevolezza r.ellkssisteoza ai colpiti, coraggio; egregiamentfl si C<)1uportò a Nettuno, ove cor ::;e, nei gravi tumulti co n i quali la popolazione si oppoSA allo m/s ure sanit.nrie serio pericolo d i vita 14. FRAU dott. Giuseppe, maggiore medico. - l,;fficialo medico del IL esercito, a di<1pos izione del Ministero dell'interno par i 11~rvizi di profilassi contro il colera nella epidemia del l!Hl, si segnalò org1~nizzando l'opera di difesa contro il morbo a Vietl'i sul Mare. l;,. GuN:-iELLI dott. Alessandro, magginre medico. - Officiale medico del Hegio esercito, quale direttore della infermeria presidia ria di Merg, di,,de durante la epidemia di ptste dal novembre 1914 al gonna io 1916 opera utti va, zelante. efficace per combattere il morbo. lG. Lo S CALZO dott. Vito, tenente colonnello medico. - Ufficiale medico del Regio esercito, tenne nel 1911-1~ la direzione <.lei locale di isolamento per colerosi nel locale dell'orfanotl'O rìo italiano in l'ripoli, dando prova di intelligenza ed abnegazione noi s uperare le grnvi ditli.coltà del momento. Diede nel 191!3-14, qua le direttore dell'ospedale militare di lJerni. e dei servizi san itari della zona, opera ... ttiva per combatte1·e In peste bubbonica mlln:f'estntasi in fo rma epidemica. l ì. M,1 DI A dott. Giu.<eppe, t enente colonnel!o medico. - Utticiale medico del R. eser cito. subito dopo lo sbarco delle uo;,tn, truppe R Tripoli fu incnric ato e si occupò co n attività, zelo ed abnegaz ione uon com un i della orgauinazione dei servizi di rrofilassi del colera anche nei riguar:I i degli indigeni . 1-~- MA:s<.:1Nr.:Lr,1 dott. A nnibale, 'capitano medico. - Ufficiale medico del H,, es<·rcito diede n ei primi tempi della nostri. o::cupaz1one op1,rn attivissima e meritoria. alla profila.;;si del colera, dapprima in 'rripoli, poi come direttore del locale di isolamento di Scinra-Said. lli. MARTI NAZZI <.lott. Pietro, cnpit ano mi.dico. - Utlicinle medico del R. esercito, spiegò dal novembre l\JlS al luglio 1914 opera attivissima 7,elant1,, lodevole, disimpegnnndo lo speciale incarico della prolilassi della pe!'< te bubboniCtl nel presidio di Cirene, con la direzione del 101:e.le di isolamento dei colpiti dal •) morbo, bianchi ed indigeni. ~O. '."1AUR1 dott. L11igi, tenente colonnello medico. - U tticiale medico del H. esercito, d urante la epidomia di colera del 1911 fu in servi,lio per conto del Mini-


9 1ii

P l-: R TL l.ffiRO ll1 l)IW 0 1;;1. CORPO SANlTARIO MILIT ARE

:<~ero del l' i11terno" Nocu ra in l'e r iore, C,1vn. de i 'l'irren i. Viet ri su l Mare,srgna l11 ndo~ i :!l ~L\ z:tn:TTI dott. ( '(u /o, ca piuw o med ico - u fficia le medico del R. esercito, inviato dal Min is t ero dell ' interno in provincia di Caserta. elTicnce meute vi concorso 11,lla lotta cou t ro la ipcdemia d i colera dal 1911. particola n n en tc segnala ndosi nd Acerr :i e uri Elerrn (( 'n11t:11u11).

lorimenti avvenuti ool Cor~o Sanitario e nel Personale Farmaceutico (IJa lla ll1>p,·11•a 3g• alla !6' ,le l IJultcUino 11{/ic, ,. /e ,tl'llt 11 0111 i11r1

Uffiolall In po•hlo.ae dl Hrvido •uslllario. Dec relo luOf/Otcnenzi <1/e 8 set tc111brè 1~1,:.

I seg u1 ·11ti te nenti colonnelli med ici in po;;izior,u n u;;ilia r ia SOJIO promossi cnlonuelli msrl ic i i n pos izionu ausi liarii~, con a nzianità 2t! m arzo 1916 : <:av. S l'ipione, d isLrctto P ia <'l'n za. - Pre(·ede ri, nel r uolo il r olonnPllo med ico llo 111ano cav. Francesco. ì\lo Ni,:J,Ll ca v. l·.'r n e;;lo, id. Bologua. - :--eg ui ri1 ne l ruolo il colo11 nello Cu rti Pc· Larda rn v . "\"i,·0!11. C 1us1.:UuL1 cav. S icola, irl. Ha r i. - l d . irl. id Cu t ri cav. F erd iuando. R 1NA!, l >1

Decreto l aogote11e11zia!e 10 sl'/(Pntbre U/16. Gozz A:so cav ~ rnncesco, mag_:;iore gen e riil,· roecli,·o, di,;trPtt-0 Roma. tene nt e gcu er:tle 111erlico.

fJ ronios.-<o

/Jec ,·eto 111ini.sleriole JG ;;ellr m/J/"e 191(\. GoizA:S•> cav. Fr a,u·e., r:u, Lura· ut e ge ner ale medi,·o richi a mato in sen rizio t empora n t,o i~pe t tora to sau it;\ lll il ita1·f' - Ri colloca to in congedo, dnl 16 set tembre l l/14\.

Ufdolall non plù lsorltti nel ruolt. D ec r eto 111 inisteriale 8 l1t!fl io 1916.

B1zzA100 ca,·. R oclof( o, nu~ggiore med ico non più iscri t to n ei ruoli, d istrAtt ~ Mi' cous 1.d .. rars,. ric . h .ia mato 111 . ser viz . io, . con assegn .i, os pedale Milano. Iano. - l Jovr ... "b d a l 3 agosto W16. " s ua domandn, in virLtl dell'articolo :2 del R. decreto m arzo 1915, n. 365. . .. .,,,cr 1tto . . SoRMA N I cn.v. G w;;eppe, coI ounc Ilo w cd'1co non p111 11e1. ruo 1·1, id · Psv1a. d' · erva - Dovrà considerars i r ich iamato in servizio, c,011 assegn i, os ped 11 l_e I ri~l'nrP avia, clr.I 7 gi ng no ! !li:, al :J.l lllR.!l;~io l!Jl6, ,, su,1 do,uanda , in vrrtli de t icolo 2 dt·I H. do,Cl'Olv '28 lll fl1"7.0 1915, Il. oè>5.


INDICE GENERALE DELLE MATERIE PER L'ANNO 1916 , MEMORIE ORIGINALI. B ,H :010 Gino,

i:npitnn o 111ed ieo. Alcuno con s i,h•rnzion i bui flom,non i ,. .,,!f. drllu <'Oscia cor>M:t·uli\'i a feri te d 'o rma da funco B1)...;cu1 Cnctano, n,nggiore n1odiC'o. P or una « n-1c,li<·iru.1. di gu0rrn » co111e sµ t1ciu litù. C1)1Er. 1 U:=o, te nPnt,• medko. - Ln di1<sezione " I' irnl,nl lag~io rnus.:u lnro C.1.11E1<.1 Ugo, tenonto rncdic,>. - Sufi<' f,·rit ~ dn ~,·h <'g l!iil di g n\1»1tu, di bo111l,v, o da p ro iottili sc<1ppi,.nti in gonore , ron s peci11l<> riguardo al- • I' inrlirizzo t.ernpo Jti<'o C11 E1w 111:-: 1 Lc>rcn,.o . cupitn n o 1ned icn. - :::11i c·oJJ!.(Plarnf'nti clogli urt i . C,11.nM B IN O Siivio, tencnl <' me d ico. La C>~t0Bto111io n e lle fPrite d,·1 ,r irlollo DE ,\ ,-c;E1.1:s Gio\'a nni. t en ente medico. - R olnzi,1ne ~<' prn ricerc h e lmtterio loi;?ic ho rigJJurd:,nti lu flora batte ri,·n d c lln 1!8JJg rons gasso~ll . D~: S.\IH.•> Eugenio. m a).!1::i:1re rncdico . - S ulla prv 61nssi J p lJo infl'>.io11 i chir urg ic h e nollo ferit o d'armo da fllor·o d,.•llo C's trornit,\ . Dt-~ S; HLO EugPnio, rnu~~io ro n,,,d ico . Su l lrnt t,u nunt o cfollo fr.rit., 1·ran iclio d'armo do fuo ·u . D'01u11-:.1 C:ui lo o S1,:.:..1u: ~focio, cupitnn i rnl'<l i,·i. - Sindromi .. morro !<'i rho cutan eo cn , t re JJ ai . , Dn: ,.v-r,-: Fran cesco, s onntore. - l3rov i n ote di clii, 11rJ!i" di g11tJr ru . r; 11AD~:N1 C'lC> Giuseppe, ten1;n t u ,,01on11e 1Jo ll1l'dico. - ~ltda ttie d e ll'ort'oc hi o , )I oaso, faring e o la ringe n.ii militari. Giil\o.v, Giova n ni , mnizi;iore medico. - P or In rnpidn potahili'l.znziune ch•ll'o cq ua in cnm po L;nO. b ~,>< Gu ido . cupitu,10 mo:l ir o -- Sulla profilusHi rlc,1 p0J ic11lus lu, ,ni11is L~; nD .\ Gino, cupi tono modico. - Sulln cura d elle fn,t,r mo d i guorrn dei. li a r ti L u~T I!: Afo,.sandro , t,mento 1·olo11noll o mod ico Sui 111ot odi p nr sngg in r u l'attività d.,i \'nr c ini (>1 nti ti,ì 11i, antieole rir.1; l[ ,l.7.1·:·1vri L o re to, m.\ C!g ioro 1Jt(1dico . - G li 0spedn li t·o 11!,11rnac inli in 'l.onn di g n a r r a. Korrr ,o por I' impi11nt.., e il f1111zion11mPnto . P~:t< uss 1, F e liCP. c a pit.nn o nwdico. - Con sid <·rn,ioni intorno ,dia locnli;,,zazio ne rd iol()g ica Ùf'i corpi estrane i. ~ ndir,g rnm,ni ùi proietl ili nollcoss,t ( eo n u n n tnvo l,1) P 1i::nr\c ,: 1. Coffr<'ri<>, n111g-giore m edico. - Di 1111 nuovo "l 'l'"'''h'chio ttd este nPkne per f ,·.1tt11ra d oll'o mero ,':i lf, I.V ll<I S alvo.t oro, colonnello n:,., lico. - - Conlr1lu1Lo n ll u 1<!.11dio i!,, llu pnt o lo g in d a l g rnndo ep ip loon S ., ~f:l<II( <' < G <Lh ~ l•l't·, cap itano rnoJico: Os~orv11,.ioni ~ullo [.,('; d ,, i so ldati r i,;over ut,i n eg li ospe d ,di niilit,1r1 tl-rril or ia li di \ ',,noz iu. S .,NC:Jùtti:r G i us,,p~w . cnpiU, n o JJ1t.·di!'f' Dis,w nt~ri,; l•1w ill11ro oi,idr•m io:n nel T re v igiAno . S EG A I E ~[ arto, capitnno 11>c di,·o. M,·toJiche di ac,·ertnrne n t,, lm UtJr•o lo g ico su v a sta s c-n l,,. Noi.a I: Portotori di co lor" t • t, •rn·n o A ron son T ,\R~::-T i i-o Sol v n to re, t " ue nte medico. Sulla ,;1orilizz11·1.i,, 11r doll a ~tlr·,.n i n p acch e t t i re.vvolli du ca rta por~nmenfl .

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rNDllJE OY.XERAl,11'. OE l, LB MA'l'ERrn PER 1}ANNO

l 9Hi

T1tsT 1 l<' rnncesco,

colon n e llo medico. - Il B'lr vizio aanitario militare e le rond izioni igie nic" sanitarie in Ciren aica dal g iugno 1912 a1 pri mi mesi d e l 19 10 Trzzo:-1 Guido , ten t>nta colo nnello rnerl ir:o. - Nor rne rontro l'intolleranza o l'anafìlA.ssi da sie ro ,rntitetllnico V1rn:-:o:..-i Guido , capitf\llo m edico. ' - II relazione eui oasi cli tetano OB· ser vBt,i (sette mbre 1916-genaaio JIH6) con u l terior i indicazioni pra· tiche per In cura della malattia .

Pag.

737 826

200

NOTE P REVENTlVE. P i.itro, m ag g io re medico, o P 1'LLi;: F e li,.e, capitano medico. - Le lesioni QB conaolamenlo e un me zzo p e r p re,·e n irl<' C As .11.1 Pi.,tr<;i, mnggiore medi co, o P u 1.d; Felire, capitano medico. ·· Sulle IM io.lui d,, congc·lnmouto e su i mezzi per prevenirle . (' '" , 1.1 P ietro, mag gioro me cliro, o 1'01, 1.1:; F e lize, capita no modico - Pro· posta di 1111 moz1.o pt>r ripa rare dBlla pioggia il soldato in marcia o in trinc<'a scoper t i\. C , ;;.u ,1 P ie t ro, mnggiort' medico e P u Lr. l: F olico, capitano medico. - La scurpa Jel ,.,,tJuto o u n n u ovo mezzo por re nd erla sicuramente impermonl1ilo. Nota quarta . C , ,:; , 1.1 Piotro, ma!!i;iorn med ico, " P t:LJ.E F o :fro, cRpitBno modico. - Il plln o d ol s oldato in t rincea C u; .,1. 1 Pietro, magi;io ro m udiro, o P t· Lu: F, lico, Ollpitano m odico . - La SLuoch ~1.:a me11t 11le dolle vodette n elle linee del fuoco . C,rnsw1..10 Placid o, um,:giora medico, La d e linq uc•nza militare in guerra . lln"., NTi,: Carlo, maggiore 111t clico . I ndagini radio logic he nelle ferite d'arma d a fuoco del torace . (0<1tacolo cho può offrire il pericardio al c amm ino d e i p roiottili) . :1101.1 E. - Sulla lo<'nlizzaz iooe dei p roiet tili m ediante la radioscopia . P A:ri,:i.r,., :, 1 S., capitano modico, e CoLo~mINo S , tenente medico. - La batteriot.era pia lat tica n e lle ferito di guerra (' 1!< 1r.1

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CASUISTICi\ CLI NICA. , A~1 e::.T., Ant onin o , m ai:;gio ro moclico, 8111le g angrene gassose. A.,n::-.rr I Antonino, magg io re medico. S~lle ferite peoetrauti del torace. A t · ~T<>'-1 Amatore , ai uto, cnpitano ' m '!d icn. Ro lazione c linico-statistica dei militari ammalaU o fori ti curati dal mogg io a tutto novembre 1015, nella Clinica c hirur~ioa di Padova (c on 10 tavole). , 8A.u.~T11., Dliii io, 111 ,g gio~l' modic o. - Co ntributo all o s tudio d e lle micoeì. 8 ,o\T,1,1.,~o Art uro, magg ioro rued ico. - Dia rio ch irurgico con b revi con· s iderazioni sui .-nsi pi1ì n otevoli osservat i nel 1° reparto dell'o~pedale eu ccursnlo del Se111inari,1 n oi primo trim estre di gue rra. C OLLIN \ !': iovanni , tenont,e modico Studio radio logiuo di uoa lesione riel ruoro di\ pull,,ttull\ di s hrapn~II C, 'll::lt.1 Ugo, ten , nto m odico. - Sulla sutu ra tardiva d e lle fe rito. A pro· p osito d'un in tt,rossa nte caso di c h irurgia d i guerra L' \RIH'CCIO Mnriano, rna ! g iore m edico. Der matite d, 011,usa irritante (sostBn?.o v eget&li l .

Pa '!.

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1

I N DIO E GENERA L E 01'.: LLJ,; ACATE RIE P E R L ANNO

96?!

1916

·C Av.1.1.z o TT Francesco,

sottotenente medico, e T Al'A P.E Ll.l Armando, radioPag logo. - Nota eulla cura delle conge lazio ni ai piedi FU!iAI OLY Gaetano, maggiore medico. - I vari tipi cranio•faciali e le differeo:re di re11is teoza ps ic hica in guerra . G ALLO Gennaro, capitano medico. 088ervazion i clinic he s u 8 2 caai di intosaìcazione da gas asfisaianti in guArra . ·C IUP PINI Publio, maggiore medico. Contributo c linico allo s tudio delle contrattu re isteric he generala , L t:nn.1. GuiJo , capitano m edico. - Con tributo alla co noscenza d e l1e suppurazioni d a benzi,n a . :lh~TELLI Candido. capit ano m edico. Contribu •,o alla cura degli·e d e m i cronici co nsecu ti vi a traumatismi di guerra M...sr-ATA Gio vanni, maggio re medi co - Bre vi conside razioni di chtl"urgia d i guerra . M AS,rA T A Giovanni, maggiore m edico. Brevi c onsid erazion i s tstietiche con ep13cia 1e rig uard o al proble m a d i>gli addo min ali l lrc Rt:LF. Lucio, sottotenen te m edico. I vantaggi d e lla ps icoterapia nel trnttamen t o di alcune sindromi nervos e post -traumatiche do v ute ad 8.'ISOciazio ni istero-organiche P rcc,o\t,UGA Snw Frances co, capitano me dico. - S u di un ca!'<> d i congiuntivite p ietrificante. Oaeervazione c linica con ricerche batteriologic he s perimentali .

•

54 923 772

930

686 69 1

52i 8 46

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NOTE T ERAPEUTICH E F.RA.NCESCHI NI Giovanni,

professore. -

Contributo alla c ur a rapi~"' della

ecabbia .

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9 37

Pag.

4 17

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61

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21 3

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5A5 874

RIVISTA SINTETICA·Ga ncoNT G iovan ni, m ag~iore m è dico. -

L a d ifes a contro

pidocchi .

RIVISTA OEl GIORNALI ITALi ANI EO RSTERL RIVISTA MEDICA. Nefriti acute criptoge netic be o, a.,rva te nelle truppe in c a mpagn11 - P a rìsot e A me uillo . . . . . . . . . . Rea u jeu e N ote c lin iche eu una e pid emia a d a nd a men to parat ifoide Ehringer . Sui rumori cardiaci accide n tali nei combatt enti - Ehrnt . ~ oeaso d e l fegato e dtnrre a d ollt1 tr;ncee - Rathe ry e 13isch . . febbr i paro.tifoidi - Simon . . . . . . 8 I ui rapporti fra • c uore d i solda t o » o ipertiroidis mo ~ Stone3 1 cardiopalmo da ipe rtona ione arteriosa nell'6:!eroito - L iau. Nuovo . . d e a. so ffl f unz1ona . 1·I card iaci L . mez:i:o d aagnostwo \Voil a tubercolos i e la g uE>rra - X . La febbre t·r · d e l rvrn ba twn te - Corles . I oade L

a febbre d o lle trincee -

Mo. Nee , R e neha,v e Brunt

214

5 \)5

1141

•

942


lè\ llll~E ì.F: :-F:RAI..E OF:Ll.F. )fA'fEIHF. PER L'A Y:-0 ) !)16

RIVISTA DI CHIRVRGJA DI GU F:RRA. l.t1sione cl e i ne r vi peri ferici da fer:te d i gue rra. P11rali~i del nervo radiale - Putti L esio ne cle i n e rvi p<'rife ri<' i do fodte di g ue rra. P 11 rolisi chiale -'- Putti

d el

l'r, g

62

pf(,s@o bra -

63

Sul t rn( tamento clelle f1-rite set1 ic he - Pe re z rn ,·a so di nneu ri~mn del!,, suo:clnvia d n ieritn d'ormA da f11oc<1 - S,·hiass i Curn nl)t)ttiva d ell t\ in fazion" d e l!!' f,•rit" C a rre l, D nk in , Daulra ~ne .

ll4

D o ho ll~· e Dumos F e rit<J lnrin l!<> trnc h onl i in i::norm -

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67

6:l 139

Guis,•z .

J,'osteosintf'$i i11 <'hirurgin di guerra M irtv Ferire t)r h1t<>·oc11li,1 'i os~Prn,t" in g ue rm - T t.'r r ie n

lH 2l9

!\o re cli c h ir u r gi" di guorro - Cnmpo rf\ Le fC'rito p rodotto dt, r •ceo li p roie tti li R o u ln nd 1'ulle fn ri o p,• n o l r,.nti n e l t o rneo P e rre nu

220

Curn d o lh· nrtri t i ,rnpr,urnto dl'I g ino crhio B e rnrù o Bnrj LLv!' I N uovo pr()re,Sr) di di , inft1zi n n" delle forit~ - Ca rr~I o Dak i n .

29 ii

E,niun.->psit, in ft>riorc per trrit(: riportnt-c in !.! UOrn\ Cnngr~nn dei ptt»di , la con gt· ln1. io11u -

2:?:J 292

:100

Su lln fctidi t/1 d elln gnni.:ronn ;.inz,Jso - Crn: rmo nprN. L 'nc·tino ternpiB r11>ll(I lo -ioni d i i.:•1<>r ra - Spinelli. Co ntr·ilmt o speriment,,'e n llu con c:Rcr n zA d r-Il e c 1111ao o dL•I 111e,·,·<1niRmo dPI l'O O!!•.:l r\tllOnto

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G ioesl,10 ~ <· n ,,r,w.rù.

C:n 1nh !"Orini.

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K •·l'i

Alc uno <'On~id<'rnzi o ni sull' in1p11·rro ci.ii f,•riti in gu<'rrn

C'm,i n !tli

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Sullv {ori lo pcno(rflnti d,·11",,rl ionio 111 itucrr" ·- Q11e 11~1. I nlorn n nd 1111 cu6•) di proit'ltil<' noi ,·uo r» - Silvo n . 1,,, t r ap11nnzi •>n'l d · 11r~onv1 n elle f,..ito po notr,1nti LI OI c ran ;o -

V " I ', •r

!°'u u.lcuni cnsi di chi ru n~1a cru,ni "'a - (1,-o~~i , . fl lrnllom,•nto ch•lla cecilà di, con c us~io1w ~ H e rtz " O r 111o n .! :-iul trottnrnento d nll,· infeLioni JZA7.<'~~ - Giro n i.

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302 :103 .104 ~77 :183 38 t 3~5 :H7 :187

La rnd,olorup iu J ;· lln cic-n tri<" i - i\l n r.,· ,\l e rciur. S ,·in tic n t,•ll'trosi ,·n Lor lnt -Jurob, :jh .ar~· e Fe rrnnrl Lu rnd io lc,gin ,J i g oo r rn. A p p~rec!'h i,, rrs,,<po rt nhilu (ti po militnrt• ) F ('l'· r ,•ro di Cnq, IPrl"'•n o - L. F c rrnro di Cn n dlPr:eon e

463

:--,tl l' i111p11rt 11 n ,,a <lell 'nsC't\lt,v ion,) n,, I'" di,ign osi di f•· ril ,• vn~cola ri ..:on C'O· 11,ir .. 11t1 a lc•sion i di 11rnrn d,, fu uC'u :\l nk inc.

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La ,·uro dPl',1 fe, , t,· ,wrtich11 cl'o la hu:e d i :-iimpscm - ~le11~ r"~. :-i11i tra u matis m i di ~ lll'rm clol bul bo o ,ulur.-, ,·on par·ti,·olar,, 1·i1.t1111rdo Rill' ni t, rnt.inn i i11di1·,·tr ,, ù,•llu 11,,,1111.JrMlP profonJe - 011gli11n o tti. G li o~po<.lsli C' hirn ,~ i,·i di :\ld,111 0 B. ,~8i .

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' ·" vi•·u n<le rl , i pro iot tili di pi oroho po rwtrn11 n u l ln , ·enc. C,, ns,•;;:uc n"o prossirr\o 1...• r\~1111,ro d ol ln,·o rH:,;sa"'gio th·I cuore - )louti . T ,wnica dol:11 ,slori 1u.,.,i,rnl) •lolle f,•rito i<1 gut>rrn. D o h cll.,· e 0111111\3 . Ln r ied llCA.7.Ì; ,n ,, prOit·~sionnlu d<-i In vornto ri rn u t dn i i in c; ,,errn - r..ol1:az1,i

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ContribntQ 111111 !'l1irurgi11 dull1• ferito ù,,1 c rnnio - O rtlll i S u l tr11 ttnr1rt" 1t·o chi r 11r1,.i<"o dt'lle fr·rit1• penetrn n t i d!'.'I to r:.,1e - Ga ~'lu el. Circa i l 1mttnmo11(0 dollo fe r ite p,,neLm11ti n ..,11'11, lrlome - A litvl io . l.n pnndisi d ,·1 Ctw einl,· itr guerra \l o nre .

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IN DI CE <:&:-."ERAl.1, OELLE MA'l'ERIR PER L'ANNO

19lfì

L'anestesia proluogatn col cloruro di etile nella chirurgia di guerra Charlee, Cbarrier . L'aneetesia col cloruro di etile - Savariaud. Batrar.ione di un proiettile dalla. cavità cardiaca - Bea.useenat . Contributo allo studio delle ferite del torace con lesione polmonare De Paoli : . Il nuovo trattamento biologico delle iofezio ni c hirurgiche acute degli arti con ,peciale 1 :gunrdo alle ferito inf,•tte di guerra - Schiaesi .

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623 G!la 624

944 87tl

RIVISTA D'IGIENE GEN'ERALE E BATTERIOLOGIA. Metodo facile por le diainfezioni in g unra - Hau(y e Codier . Pug. 138 Osservazlo11i sopra le co mplicanze e gli inronvenienti doll,1 vaccinazione antitifosa - Bertarelli . :: 16 Sopra un nuovo metodo di rice1 ca e di isolamento del vibrione colcrigeno nelle feci - .\ l nrassini. . 306 Per la rupida. tecn ica d ,•lln r eazione uggiutina.nto a sç·opo d ia !!nostico nel tifo - BertRrelli . 308 Il tifo esantematico in Sorbia - ;\lor-,n 310 EpidemiR colerica di trincea - Ma~si . • 46!1 I pidocchi e i 1nezzi por distl'nggerli - Alessaodrini • 652 Relazione delle ricerche compiuto eull'ellìcac;a profilattica delle vaccinazioni antitifìche, t> $lllle epidemie di tifo n paratifo fra le truppe combattenti - Galeotti. . 1125 Ricerche di portllt0ri di bacillo tifico in SOO con valescenti - Stokes e Clarke. • 627 La vaccinaLione antitifica nell'armata giapponoao - Yagisawa . 047 Dei mezzi di diatruzìo no de i ped1coli nella lott" co.ntro il tifo ~ Pozzato. 048

•

R1VJS1'A DI ANATQ:\LIA E FISIOLOGIA NOR\IALE E PATOLOGICA. La braùice.rdia d " f,itica -

Oouget

P(l rJ.

La sindrome " male do,gli aviatori • li re ne d el soldato italinno Il cuore doi soldati - Galli

Fllrr.1· Cavazzani

•

137 391 466 052

RI VI STA DI MALATTIE VENEREE E D ELLA PELLE. Psoriasi emotiva e traumatica -

G aucher ,. Kle in

Po//·

628

Pug.

228

»

948

Korrne per la prevenzione e cura degli assideramenti e congelazioni nelle truppe operanti. Pag.

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RIVISTA DI :ILEDICINA LEGALE .\'ULITARE. Contributo alla diBgnosi della sciatica - Neri. . . . . . La tube rcolosi nei soldati in seguito a trRumtltiRmi del torace -

Sorgent

RIVISTA 0 ' IG IENE :IHLlTARE.


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I'.'-D!OB: GE!\EIULl~ DELLE )IA'fERIE PBlt 1,' ANNO

19 16

RIVISTA DI OCULISTICA. S ull'abbacinamento doi soldati addl'tti ai aervizi d'aviazione e alla diresa antiaeree. ....!... Ze.de La cecità no tturne. fra i soldati - \Veeker_s . . . . . . .

Pag.

407

560·

RIVISTA iD1 OTO-RlNO-LARINGOIATRIA. Esagerazione .i simulazione della sordità nei militari -

Gradenigo

Pag

950

RIVISTA DI NEVROPATOLOGIA. Sulle nevrosi traumatiche in guerra Foreyth . Psiehiatria di gu,.rra - Moraelli . . I disturbi dell'equilibrio nelle ,còmmozioni craniche - Cestao, Descomps, Sauvage . . • . . . • • Su di un rifle9110 particole.re e patologico dell'alluce - Boveri

Pa11. 370 6!16

, 943 87'

RIVISTA DI PSICOLOGIA. Pag.

Osservazioni psicologiche sulla nostra guerra - Ferrari .

229

RIVISTA DI TOSSICOLOGIA. G11s &sfissiantt e maschere protettive -

FerrAro di CRvallorleone

Pag. 311

RIVISTA DI TERAPEUTICA. Il t rattom1mto delle sciatiche noi a,Jd&Ìi coi r11ggi ultraviol~tti . R edaelli

Pag

468

R.I.VISTA BTBtfOQR.AFJCA. Trattato di semeiologi" fisica e diag nostica chirurgica Norme prati~he di chirurgi11 di gt1e~ra - Pe rez. .

Pag. H O 629

Tadd.,i . . .

R IU~ION l SCIENTIFICHE DEGL[ UFFICIALI MEDICI IN ZONA . Pag. 847, !'154 DI GUERRA .

NOTIZIE. P rig ionieri di gue rra.

.

PER IL LIBRO D' ORO DEL CORPO · SANITARIO MILITARE 233, 313, 393. 472, 55! , 630, 805, 879, 958.

Pag,

2~3

Pag.

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Pag.

75 148 630 730

NECROLOGIO. Guido llarcelli. Pie tro Orocco . R osario Scalie. . Pi.,,tro Malabarba.

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SUL CAMPO DELL'ONORE Pug. 76, 148,233,312, 392, 472,663,629, 735. 805,878,967 MOVIMENTI AVVENUTI NEL CORPO SANITARIO E NEL PERSO· NALE FARMACEU11CO Pag. 76, 151, 236, 315, 397, 474, 564, 635, 807, 962 INDICE - Anno 1916 . . . . • . . •. . • . . . . . . . Pag. 963 =='--"-==-, - - -- - - - - -·- - ==--=-=--- - - - . Il Dire ttore

J I H <,•uatLo r e

ÙLAUD10 S t·ouzA, tenente genera.le medi co

AR·runo CASA RINJ, maggiore medico

(l!!•~•l -

Romn. 1916 -

T,p. E. Voghera.

I.UIOI l 'ALWIBIII jjef'tlll•,


w ferita caruau dalle afflli da g~a. Sinteei della relazione -.nitaria 1ugU eaerciti tede&cludurante la guerra franco-germanica 1870-71. - Roma. 1889. Uu volume di pag. 348, prezzo ridotto. • • . • . . L. 2 M,11,n.i.. - Studii ,torico-critici sulla meningite cerebro-.pinale epidemica in lt.Jia " particolarmente oell'eeercito. - Roma, 1883. Un volume d .l pag. 281 con 2 tavole grafiohe, preuo ridotto •· • 50 StLJ!fAI\J. Le lesioni traumatiche de i centri nerva.i. Memoria onorata del premb Riberi. - Roma. 1000. Un volura'II di pag. 320, prezzo ridotto . 1 3 60 8roau e Gmt.1A.RJ:LLT. - La malaria in Italia. Op'lll"a onorata del 1° premio al ooncorao Riberi. Un volume con '1 grandi tavole crornolitog r.A6t'he. Roma, 1886, prezzo ridotto . 3 To11iLUNI. - DeUe malattie piò frequentemente aimulate o provocate d11gli UIIIOTitti. - ltoma, 1875 . · , 3 60 CvlWII, - Guida del medico militare per le eeercitazioni pratiche sul servizio sanitario in campagna 1 2 50 11. H. - Per !"acquisto delle opere sopraindicate Inviare commlnlonl e viglia all'Amm lnls trazloH I Glomale di medicina militare, Piazza Cavour, 17, Roma.

A.lt1•e pubbliccizit>ni m e rllco-1nilittw,: B.uru-M,uuA prof. ALBERTO, capit o.no m edico, libero d ocente di clinica oculistica nellf\ R. Università di Napol i. - Le s imulazioni in rapporto alla vista e relst.ivi metodi d'indagine. U n volume di circe. 200 pagine con illustre.zioni. (Vendibile presso l'A. a Napoli-Vomero, v ia Scarlatti n. 110). . . L. 5 ll'•BBABI L"ELLl FRA:,ioxsco, maggiore medico. - Manua le di bromatolog ia pei m&dici militari. - Fi.rooze, 1906. Un voi. in 16° di pag. 484. (Vendibile prceao l'Autore in Firenze, Scuola d 'o.pplici.z.ione d i sanità militare). 5 Tnun.Lx prof. ELIO, magg. medico. - Ferite da arma da fuoco portatili. T esi d i libera docenza. Un volume di pag. 670 con 17 tavole. - ;)Iodena, 1015. (Vendibile presso l'Autore, Scuola militare) . • 15 81!:RTOLI prof. AL!'ONSO. mogg. med., [jb. docente d i patolog. speciale chirurgica nella R. Università d i Pisa. - Contributo e.Ilo s~udio del rinofima e r icerche istologic he 11ui t,ro.pianti d i out.e s.,condo W olfo (con 18 tavo le) - Livorno 1911 , Officine grafiche Chinppioi. (Vendibile presso l'Autore, Os p edale militore di Livorno). • Lo JANDOLO COSTANTINO. generalo medico. - Oftnlmoscopia ed ottica oculistica. Manua le teorico-pratico. Un vol. in 8° con 82 figure e 12 tavole. - No.poli, Stabili mento tipoi,rrafico F or re.ute, 1905. (Venrlihile p resso l'.<\:itore, Ro rna, via. Prinr-ipo Amedeo, 47) » 8 tlhNGIANTI E zio. gen•·rulo medico Lo 11gon1bl'!'o a cqueo dei fe riti nella v alle dol Po ( l88H, 1808, 1906). 'Testo e progetto con illnatroziooi, pr em iati con diploma d ' onore ali' E sposiz ion e internazionale di ;\Iilnno I 906. (Vendibile• p rl'SSO l'Autore. Roma) 4I n. 10. E ~erc ito o tube rcolt>s i. (:foti7. ie. Profilassi attuo.le. Età della chiamata . - Ferma bienu nlo. Abbasso.mento d e lla stnLural. R ulu·Lione 2 al Cc•n!?T<'-~so n azionale cl' iµie ne 1906 Milano. (Id. id. itl .) . 8Al'ELLICO URl'A!<O, capirono medico. - Fn~ciatnro ed a ppnrect'hi, fratture e h,~a,»doni. Firl'n1.e , tip. ilarbèro. . • T ESTI pr,, f. F1usCE!lro, co lonn ello medico. - Riror<li di microbiolo!!ia pura od a pplicata . - va v oi. in 10° d i pn,::. 408. .Fi.ronzo, 1!>06. ( Ve nd ibile presso l'A uto r u, scuoi!\ d'npplicnzione d i S1lni1i\ milituro, F ire nze,. • 5ID. 10. L e muinl Li,, infr·t,tive d iffusib ili p i ù froquenti nel sold1tto ita liano. Nozioni d i opidf'miologi11 militnrn. Un voi. in S0 grondo di p,1µ . 298. - FirE-nzo, 1907. (Vendibile prPs~o l'Autore. sc11oln d't<pphcnz10ne cli snnit.à milito.re, Firenze ). • 7 I o. co. - Lo t;rnndi opitlP111io esotiche. C,,lcro., peste e febbre gialla, - lllilnno, Ulrico H oopl i editori'. Plumml i Hoepli) . • 2 O.Il: F ~ LC'O A :o 111\"A , te nente colonn<'llo tn('dico. - Patogl'n csi unica ù elle m alattie vaseolnri, Recrl'tivo e nodulnri d cµl i occhi o dl'gli organi vicini. U n v oi. in 8° d i pne!. 2-!•) con 8 tavulo fuo ri testo. - No.poli, Soriotòr. commercinle libr,uia. I !1115 • • • • 8 .5ANTUCCJ p r o f. STEF,,..,o. colon m.:-d ico, liboro docente di oft11lmologin e di clin ica roc-u listic11 nr,lfo. Rr:::in Ciniwrsitù d i 'Torino. Studio scientifico pratico au 1 t ro.11nmli><1111 oculari. \"o l. ù i !.?42 pn,::d ne eo n LG tavolo contonc:nti 63 mic r ofntoi;ndio o <'on prefn,inno elci proìos.~or C. Rwo10Nn , <lirottore <ll'lln Reg ia cliuicn O('ulistic·n ùi Torino. Rum11. Enrico Voizh ora 1906. (Vendibile p r eSRo l B tipo,?'mlil\ Enrico Voi::horn. vin Po 3, Romn, . . . . . . . • 4 RIVALTA Hàb"F,,. F.Lt::. m11:;g. medico. - ~lnlattie profo•~ionnli od infortuni d el lnvoro ne!l0, vito ci vilo o n C' lln vitn 1111litl\r<'. Rocca S. Cascia no J!lOS. (Vendibile p r c.•sso l'outore, QSpocls le rnililoro 13ol"!!nn)


GIORNALE DI

MEDICI NA MILIT A R E Direzione NI Arnrolnlslrazlone: Pinza CaTour, 17 • Roma

CONDIZIONI DI ABBON..lMENTO. t• Il Giorn ale d i medicina militare si pubblica l'oli.imo gior no di e,;.. m ese in fasci coli di 6 fogli di sLampa. 2" L ' a bbon amento è annuo e decorr e dal 1• gen naio. ~ li prezz o d ell'abbonamen to è: Per I' Italia e la Colo nia Eritrea . L. 12,Per l'Es tero • > 15,. in Italia • > t ,25 u n fascicolo separ alo costa a11• 1~!:'lero . • 1,n0 li su pplem... 11 lo co11te11en le r A n,wa rio I io Ilah1:1 > 2 ,50 ,t,,l cnr·,,o sanitario militare C/1,-tn . I all'Estero . > 2,-,.:;

· 1

4° L'1i!Jb1111anwnto non tl11"det.lo prima del 1' dicembre s'intende r innovato per l'a11110 sucressivo, 6° 1 sig11nri a '. Jlnuiat i 111ili1.;:jri in e fletli,it1.1 di servizi o possono pa gare l'imporlo delrahbn11111111•11 lo per mezzo d<>i rispettivi com nndauti di corpo (anche e ra te m.i11s111) t;• p,,,. 1 -0li 11 1liri11li 11111 lif'i (d•·l l" l•:..,er r· ito e dolln M Arina) è ammesso un ablooua1111•ulo 1·1111•11lntil•o ,il (,iori,ale clt metlir ,na miluore ed agli Annali di nt e<.t11'1w, " acole e ,.., u11,a le nl p1 e1.zo d i L. 18 1111nun. P Pr o ttentlre fale ab~onam ... 11lo '-!li ulib01111Li del giornale d1 n1 ... d ic iri11 11,il1L8 r è devono far pervenire d11·,,11.8 111e11le I.. li. ~i1r11m1ni•1i~r ri1z f011e tleµl i Ar111111t (p1·ef;SO il m ini~tPrO della M,tl'IP11l )

,• A i l:!Jrni l>1 :a lo ,,..,11in d•~I lfl •,.. 111d ,oit11nt,1 per gli abbonnmenll delle p,...,..,.,,,, ., de:.!li e11t1 11011 1,11!1lar1, c:l,..: rn111 p,,._Rono fruire della fac ilil8zione di <'111 :i l Il 5 o li 1\0 1.r ,pp,, , ,,nr d1 <':-lrn•li e 'Jll•·llr !"''' I•• t>1\'11le lilog~ntirh o, ft>toizrsf.-

che, ,,.,'.., ,..,., ,1,Tn11 ,•, 1!.'.L:1,-;~Pi·p 1,-• 1n,,11J1,:·1••. !>01111 a C><r1co doirli au tor i. 1:1" t:1, oulori del!,• me111n:1e 1·c<lr1,11111, 1H·•·rne µli e>"'tlllli facen d one r ichief'la b ll':illn oJdri11 ,, d,•111· b•,7Zt\ co,·r, li<·. 0 ,

G li eRlrnllt ~0111> J t dlll: ~q ,1 : T i" , ..d . Con ,·op~:'l11111 i n b i1111c", :,.t>11u1 frn11leRpizio. e colla i mpeizina· wra e 11111uernzio1,,-. dt:d f11 ,cicnl1J. Two B . - Con n,1,e: ~,na -;t,Hn!'u la, rro11t,•io<p1 zin, impa:zinatura e numera· ·1.io111~ spec11Jle

li f'l'l'/.I.<' ~ l'"!!OIÌ>!!O ,1, ''rt "l' '.!ll f'II IP la rifl'fl:

-

Tll'l l)I ESTIUTTI

25

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4,-

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I

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6,50 9,-

10,18,50

8,80 4,80

, ;Ji \>,,tr:illi minori di un f,,p-lio !'t ç,rnta11n <.:ome foglio inti:ro per le ordi• d1 lflU t~Rlrntti n '"~: , . p,,,. q1wlh rhe !-:1lp<'1 ""o UIJ f f:.10. 1~ fr:11.ioni in più, che non superano il men o l'oglio. !ìi conl;,110 crim.:i ,n, ta, puri'IIÀ pl:',rò rorcJioazioo e non sie int.. ri"'"'' R :,11 <:<•pie. Pol 1•u111,o 8 \'e r =<i f'"t ,..,,:: 111 rR 1·la e fo rm11lo diversi, previi accordi p81'11()oo n oli t r>1 gl i Au tori e lu 'J ll•• >;r,·: 'i•1 I O' I 11lOfll'.)~Cr1ll1 n,) 11 "' ,-~111111 ('·)111 • n >1 7• .. n1


GCORNALE DI

MEDICINA MI.LITARE -Publblicato dall ' Ispettorato di Sanità mUitare Giornale d1 medicina mllllar e : 18&1 1884 Gk>male medico del Regio Esercito e dell.111 R&gl1 Marina ·

t886· 18Q&

Giornale m•dico del Regjo Ete r,cilo : 1896-1907

ANNO LXIV - 1916

SUPPLEMENTO

30 Grnor-,;o

AI,

FASCICOLO

Vl

QUADRO D'ANZIANITÀ DEL '

CORPO SANlrrARlO MILCrfAR.~ E DEJ

FARMACl8 'rI .M. lLlTARI al 1° luglio 1916

DIR EZION~ ED AMM INISTRAZI ONE

ROMA -

P i azza Cavou r, N. 17 -

ROMA


SUPPLE!\•! ENTO AL N. 6 del Giornale di medicina milita,.e. -

(ANNO LVIII)

QUADRO D'ANZIANlTÀ DEL

E DEI

FARMACISTI MILITARI al 1° luglio 1916

R OMA TIPOGRAFIA E NRICO VOGHERA 1916


INDICE

Spiegazione del s ei;11i i11•lica nti le decorazioni, ecc.

l'flU,

5

Quad ro organico de l co rpo Mnilario o dei farmacisti mi lllar i.

1

TalJella organica !legli ufficiali olei cor 110 sanita rio m ilitare .

8

Prospetto nume rico dihatt i g li ufficiali mrrlici u farmacist i mali ta ri etl'o ttiva men~ esistenti al 1• lug lio 1916 . . . . .

9

Ul!lc1ali medici (lell' Esercito permanente • . .

• . • .

IO

Ulliciali medici i,n aspdta lìva la cui anzianità /> sospesa.

86

Farmacisti militari.

ss

Ullicia fi medici uo ll~ l'O~izione '1 1 ser vir.io au,i liario

!19

U!Jl ciafi medici .J i ri~erm . . . . . . . • .

1113

.

UIUciall me,llci Loll i ,J:11 rnoli dol Il . l':sercilo e ch e eo oservA no Il gr., tlo e l'uniforme

·tnrliee alr;ihetko . . . . . . .

•

116


SPIEGAZIONE DEI SEGNI ltl>ICANTI LE DECORAZIONI, ECC. MM. Medaglia mauriziana.

e Cuallere dell'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro. O

Id.

,§o

l<t.

I

Militare di Savoia. della Corona d' Halia.

G C!

Gran Croce Grande Ufficiale. CommeOtlatore. U UOlclale. M.edaglin d'oro 1iei benemeriti del terremoto del 1908. ~ Meda11l1a d"argento al valor militare. 6 lrt. al valor c1v11e. ~ 1,1. al valor cli marina. • Id. dorato pei benemeriti della salute pubblica. ~ lfl. pei benemeriti della salute pubblica. Id. pei henemerlti del terremoto del 1908. o Merta~lia di bronzo al valor militare. o Id. al ,·alor ci\·il~. é Id, pei beaem~riti della salute pubblica O Id. pei benemeriti di,I terremoto del 1908. ~ Mc<laglll\ rommemc.rnllva di Crimea. ~ Id. per le campai:rne dell' lndipendenu. d' Italia (t). <Al Id. per le campagne d'Africa (I). C lrl. J)er le campagne della Cina (O. © Id. per la campa~na della Ubia. r'n 1,t. rei henemerlti del terremoto cJel 11!08. ® Id. per la liberazione di Roma. EB Croce <l'oro con corona per anzianità. di servizio. ~ Id . per anzianita d1 serv11.io. Croce d 'argento per anzlanita di ser,•lzio. ,w Promozione per mel'ito di guerra. + Aiutante maggiore in t•. Id. id t". Aspell. r~m. Aspettativa per motivi di famiitlia. Aspeu.,n(er. Aspettativa per inrermità ,tap, lt. spu. A~pettaliva ('er motivi speciali. Co m. Comando. com. comandato. R. A. Riserva c1'anzianita. L. D. Libero docente uni•er3Hu iQ. P. C. I. Perilo chimico Igienista. dir . s«n. direzione di saalta. Oir. san. Direttore di sanlta. osp. ospedale principale. Dir . osp. Direttore '1~Jlo ospedale principale. osp. s ucc. ospedale succursale. lnfe rm- pres. inrermr ria prPsi,lluia. c. a. co r po d'armata. se. app. san. Scuola di applicazionP di sanità mililare. prof. titol. p rofessore titolare. prof. agg. proressore aggiunto ln segn. tito l. in segnante titolare. a. ammogliato. c. celibe, v . ~edovo. F. '1· cuori quadro. G U davanti ai segni delle decorazioni sopra C

lnrticate.

a

a

•

+

(t)

1

n u mer i e~pone1111 indicano le campagne.


7

OUADRD 111111• dtl oorpo 1ult1rlo 111lllbrt (Tabella 75 rtel t9t3J (t). Limite massimo di età

68

TPnenti gene rnli m edici

65

Maggiori generali id.

3

6t

Colonnelli

Id.

t6

58

Tenenti colonnelli id.

36

(16

Mal(gior

Id .

Hl

53

Capitani

Id,

3t4

!50

Su balterni

lfl,

i80

773

TOTALI,

OUlD!lO or11111loo del t1r1111ol1tl militari (T ;obella XIX, circolare 344 del lt ll ) Limite, massimo d i elà

60

Chimico rormacista is1,ettore. Chimico farmacis ta direttore . 16

Fa rmacisti capi d i I' cla~se •

lcl.

t8

Id. di t• classe

Fa rmacisti di t• classe •

30

di t• c la~.i e .

t6

Id.

TOTALI.

r

.

•

8t

IO Al Con R decreto n. 6H del 13 mal!l('io t9t5 si è s tabilito che possono ,-s~ere c<•lloca ti . Quad ro, in sopranumero alla tahella X V anne~so al vig,•11IP t e~to unico tJd lc ltg~i sul1!~:\ , rnamc n t o dPl R. Rs,:rc1to 3 colonnelli del corpo sanitario militare d B) Con d er reto lnogotenc11zial,, 11 1757 rld 9 (l1crmhre 1915 si ò slJbililO clw, 1,er la 0 ~;~ ta ,' '" I.la l(unra . possono 1,ss<•rc collocati fuori quadro in a ~grnnta alla tat,,·lla X V. a n · a a v agen te t(•.sto unico rl~IIP. IPg~i s ull'onlloam~n to del n. l!scrcito 3-0 lPnent, colonnelli 0 48 rn.igg 10,·1 del coriio s.:inltario m ilitare.


8 T,,oett(l gmd1v1le t """'erie,1 N. 75 degli ulllolall dii eor,1 unitario ,.llltaN ( 1913),

Com.\11,to ,tel cor po lii ~I.alo 111al(giore . . . • . . L.e,:ioni territnriati carnhinieri rrali (Roma, Napoli, Pa· ler mo e Cal(lrar1 • • . . . . l.e1:i11110 allievi carabinieri reali. . Rei:l!irncnti 11rAnatìeri e rantcria ,Il linr ~ ftPl!lliment i lr,·r~ai:licrl . . . . . lle;:i:i rnenli :tipini . • . • . . . · . . Conq,al(nie ,ti <liscipli ua stahi lrnw nti militari ,ti pena. RP)!l(imenli <l i caval leria . • • . • lk µgirill'nti <l'art i)!lreria ria r.arnpa~na ReJ!i:imenl.c, rl'arli:tl it'ria a cavallo. .. ·fl•·i.:i;imcnlu <1 'ar llglieria ria montagna ll•'l(;!i111enll ,1'ar t ii:lieria da rort~zza .

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34

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58 71 I ili I

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36

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flc}!~imC'11 l o ,1·arli~lit·ria pcsaofe ila r:unpo

t

5 16 li

n,·g~i11u•11 tì ,1.1 1 ~enio

6

6

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6

I 6

ftallaghone iipt•r•ialis ti otel ~enio llalla,:lione aviat ori . . . . lspellora to ,1, sa uita mililnrc. . lli rninni ,Il s:111ita mili tare . . nirP,.ioni rii o., peda li milita ri princi pali "succur,all, i11rernwr 11' di r rc,i,lio e ~pecrali, cu11111agnie rii sanita . • • I Scuola ili g11crra . . . . . • . . . • . • . I Sr 11ola d·a pplicaziono rl'arlhllleria r go11io I Acca<l••mia militare . . • . Scuola militare . . . . • . . . . . Sr11ola ,1'applir,1zlonc di sa11ila mi litMe Collegi militar i. . · . • . • . • Scunla <I ·applirazione rti ranterin . Scuola (l".rp1d11Am one ,li cavalieri~ ::tahilomonti militari <1 'arti~li,•rla . Stahilun rn t• militari lrl genio • .

I

TOT ALI .

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36

113

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i69

(t) In IM rle possono rssrre sostll11iti 11a ufficiali m~dlcl ,l i complemento. Noie. - :',on sono conwresl nella r res~nte I.a bella gh u ftlciali che sono portali nel quatlr<>

oq:a111co ,1~1 Il. corpo lii trup11c coloniali . Va ri:rnrlosi il 1111111ero •l<•ì r.o ll,lf(i militari, verrà variato in 11roporziono il numer o dri ra1•it:111i mn<lici 11,1,trtl1 ai •·ol lc,ri stessi. Quando l' urt\c,ale inf~r ,ore mrdlco ,lel comando ,tel corpo rti stato magf.!iore riveste il ~rnrto <11 c:ir,ilano, l'or:;lanlco clel'li o.,pe.llaH viene dim1 nuìto lii un c.1 pi tano ed aumenl~to di uo 1uhall,•rn<1


9

PROSPETTO numtrloo del oorpo aanltar-lo mllltaro tlftttlnmente t1llttntl al 1° luglio 111 lf.

P0 S 1Zl0NE

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Utflclall medici Tene11ti generali.

4

4

Maggiori generali

6

IS

13

Colonnelli

liii

53

,oc

Tenunti colonnelli

'1 87 Il(

18~

Mairglorl.

IO 13! 314

511

68~ 493,IOI!

t'8!

1083

19'7

Caplt:rni .

464

9 ..

1711

5

TPnenti

345

I

3"7

I

Sottotenenti

..

..

IIH

151

TOTALI

..

I

.. . . . . j I 1138

no;

1753 8&3

78: \486

1861 889,7314

~

Farmacisti mli ltarl Chimico farmacista ispet tore

I ••

t ..

Id. IJ. direttore .

I .•

t ..

ll'arm c~ri I cla•se 1,1.

id.

Il

id.

ll'a rm. I cl a <sa

"'· Il

id.

Farm. complemento TOTALI

ti

17 . .

ti ..

t8 ..

l S •.

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36 .•

36 •.

36

ti

!l

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I ..

~~I . .

••

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..

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'

8JIDWI

tO

DATA

di

LUOGO DI NASf.lTA

3 !i

CASATO E NOME

POSIZIONI

DECORAZIONI E CAY.PAGNK

nasl'ila

V,

Tenente generale medico. n. ' · lspett. capo san. mil ,

N. !\'.

a

Sa velli (Catan1.ar" )

: 10. t O. 51 :iciumba ta Giu1q,pt, U e, G. U. +. 1B

lspelt. san. mU. ,

Maggiori generali medici. dal u. • al n. •. !speli san, mii. .

e

In tra (N oara)

31. 8, 51 Ooùhio Eugenio, U e, C o§>, 1B .

a

Ca,·a rtei Ti rr. (~alerno).

16. 4, 55 Pa risi f 'el oct, U e .C ,§,. ®, 1B.

Id.

id,

e

Caragllo (Cuneo)

~5. u. 53 Bi ma Maudzio, e, U ,§,, EB ..

Id.

Id,

a

Lu~o (Ra,enna).

t 8. i,M ç, Ca, icchia Prancesro, • ,§,, (B .

M.

Id ,

a

AnJria (nari) . . •.

4.10,:,7 ~ llunnomol urenzo•• l:D,~L.D. in c hirurgia nella 11. . o, lloma .

Id.

id ,

'[.fia

Colonnelli medici. ,!al n. I al n

.a.

. san,Vc,

il. ~, r,3 Rarbatell, Ellnn, e . U <j!,. @ ", EB

A dilJ). ( C<llll, D,r,

a

Na11oli

a

Roccella lo nic.1 (Reggio Calahria).

4. 6.53 ~linici 811gP11i o,

a

Gattinara (Novara)

!I. H .53 Cnmetti Si lri,1, • · U <§,, @, (9. EB .

Id,

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Ma,M Superioro (Rovir;o) .

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Oir. ,an. VII e;. a. id• 1V

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I

ANZIANITÀ

YÀRIÀZ/lNI durante

Tenente generale

l'anno

maggior

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Colonnello

TPnente

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generale

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Mag-

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Te-

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nenie tenente

Sotto-

...

...

LAUREA in medicina e chirurgia

I

...

30. 3, 94fi 16. ,. 90~ 17. u. 9nlS

8. 6. 97 rn. 1.91 u. 9. 7Y il. 5. if t3. ,. i4 Padova

C3. 3- 913 iS. 9. 90ii

5, J. 9Y 11. u. 91 18. 3.80 18. tt. 76 1t. IO. 71 Torino

16. 3,H

.

,.

8. 7&

s. ,. 8t ,. u. 78 t6. w. 76 Napolì

10. 9. 76

1. g_915 17. H . 9-08 :r:,. 9.901 :io. ,. 96 !9. 9.81 t. 1.80 16. 10. 77 Torino

tt. 7, 77

8. 1(. 911

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1.908 19. 9.903 16. 1, 96

3. (t.915 31. l:!.9U 1:1.11.91 ;; 30. 6,9U

...

...

.. ...

30. 9.910

I. 7,!108 4; 6.99 tt.10.94 !3. l i, 80 t i . 10. ;9 Roma.

,. 7.78

K3.901 31. 5.90 '17. 8.87 I O. 9.~I Napoli.

5. 3.83

8. t.82

9.l?.77 4. 11.75 Napol i .

!5. 1.75

IO. 5.83

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Il . 8.77

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9.l '!.811

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DATA LUOGO DI NASCITA

di nascita

CASATO E NOME

POSI ZIONE

UKCORAZIONI E CA MPAGNE

dal n. :. al n. a•.

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n

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Dir san. IX c. a.

Aquila

i. 9.5:1 l)'Aogelanto11io E't/1)1·• . •

.'<oceto (Parma).

~o. v,~ 11iu1Tredi A/(,-e.Jo. • ~. EB

[d •

id. Il Id.

Gubbio (Perugia)

':14. 3.55 Cenig11i Gin n 11111 i, e ,t, ,§o .

Id.

id. X Id.

Pisticd (Potenza)

! I . 9.:i5 Grit-co Giu.ic1>11r. • ,§,. EB

(d .

id. Ili id.

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a

Tramonti (Salerno)

7. 8. 53 Vìce<1orninì ,llo !t,•o .

e. +. ~-

Id.

itl. Xl id.

e

Cic:,la (Catanzaro) .

43. 3.55 Ta llarieo llu11 i(11cio, • ,§,. EB .

Id.

irt. VI Id.

a

Palema (Catanzaro)

!. 4.55 Carino Tom11111.,i 1111. • U ,§, _;. , EB

Id. o:<p. Napoli .

a

Prnto (Firenze) .

13. i.5r. Li vl lli dolf o. • ,§,. ®" " , ffi. L n. in antrop1 ,lu1.: 1a ,., 11:t u. 11• 111 n.. ma.

Id. se. appl. san. mii.

a

Cervere (Cuneo).

é!O,lj .5!1 Vll'al<la C1Irlo, • ,§o, EB .

Id. san. I c. a .

;'t

Giugliano Campan ia (l'\npoll).

o.tl .51 Gerun•1o Giulia11.,, •· ,§,. EB .

Id .

osp. Milano

a

Sedegliano (IJdinP).

13.11.56 PrPssacco l'o~qtwle, • · <{;•, ® " " , EB .

Id.

Id. Palermo

':!9. 1.:,8 Test i fra 11ceH11, • U .IJ,, ® " i;3 . rr). ©, ,§o L. D. on 11:iene n,•lla R, u. 0 1 Mo-

F

" Modena.

q. (com. disp. m. co 1011 ) (Llhia).

uena.

n

l,allsana (Venezia).

~\. t.5i l'abrls !Jomr11 ico, • ,§,. ® " , EB .

Asp, 11. i 11(erm.

a

le., i (Aoco,,a) .

H. 8.56 Gandoln Giacnmo. e ,§,.® ". 11) EB .

Dir. osp, Roma

a

Torino

3. ~.57 Trombetta Bdn1011do ,• U ,§,, D-ITI-~ l,.lJ. in oculistica nella H. U. d 1 rurmu.

Seg. isµe tl. s•a. mii. Dir. osp. Alr~sandria ·

Y

Napoli

lfl. 3.57 ·1,ania l!111 11um u,llo. • ,§,. ® " • 1B .

e

r.astelnuo,·o Scrivia (., lessa ortria).

l i . ; ,:,; Galli Giuv.D11111t>11ico,

e

llar~e {Coneu)

'!:!. 3.51 Peri~sì Giovminl A 11 lr,11 i11, • · ,§,. ~ . I.. Il. in r h irnr,:1,1 .,11· istituto super,ore <li l'irenu .

e Scandiano (Reggio Ernilial . e

Piscina 1T,1rino).

a

llorno 1Pavia)

•'*'· ~.~. l'.D,

,§o

~1.11.:'.6 Rnini Cn11111lo, • · ,§o, y

Id.

i,1 . An ·o,,.

A dispos. (com. O'I'· Ca"3 dei Tirr~niJ (S.1lerno~ /d. id .

(com, osp. AD·

conaJ /d, id. (COIO• o,p. Ca· seri.a)

~! . 3.57 Tommasi11a .1/,u ·i/J, ,1ò, ,§,,, ~-

Id.

16. 3.5~ 8 er1111rci 1;i11ollfmi . • · ,§,. ®" " . i}J . ~ . (i.), EB·

Oir. osp. Verona·

id. (COIII• 1~· t,oiara)

a

Carrara ()tassa Carrara)

a

Castighon Fior• nl•nu (A rezzo) 16. 8.57 Faralli Ctlealfo.,. • ,§,, © , ~

Id.

a

Crevaruore 1Novnra) .

13. t .58 Sanrl rellill11riw. e

Jd. Id. Torino {com, 01P·

a

La~o11Pgro (Pot • 11z.1) .

15. 7.:,7 Marrorco Achill ,. ,§o, (i;). ,§,.

a

Caserta .

! . !.58 rlell3 Va lle F,·1111c,.,c,1. U • · U ,§,, ~

m.

'11-,®"''·". (i;). ~

id. !Ìirr or.e ·

Cagllar il

o. a> •" - . m. F. 11· (com. osp. N•pohJ. (com. C!!IIO ; et, mln, P',11i·, rra) (mcaric•M·


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13·

ANZIANITÀ

VARIAZIONI COionnello

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I

I

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Maggiore

Cap,. tano

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Sotto· 1~nente

in m~diclna e ch irurgia

I

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31, 3.911

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9. 1,98 ~ . 6.81 :!3.l!.80 '!I.I0.78 Par ma.

16. 7.7d

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I. 1.908

I. 7.98

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18. 5 911

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30. 9,909 19. 9.!103

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19. 6,81

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M.

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LAUREA

I

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30. 6.911 30. 6.907 11. ,.s9 31.1'!.84 i ~ . 9.8'.! Torino.

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Id

Ul.90 ~. 8.87 IO. 9.84

Id.

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18, G.S~ ti:11.81

I. 8.8J


(Seg,u) OOLOSSl!LLI I TlllDl

H

llATA

LUOGO DI NASCITA

di

nascita

CASATO E l'\O}IE IH:CORAZIONI K CAMPAGr.E

POSIZIONE

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Pavia.

8. 3.',8 v,tt~dini c,111,il/(I,

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e

Mo,tena.

30.1!.S.'l Pullnoi AJ,,.,,t ,,to,

*· +. ® " " , ,§,.

a

Ponlanella (Ber, a1110)

7.11.a~ C."ll•g.ri /';io. /1,11/i.</'1, • · o§,. ® ""

a

ferranova di Polhoo (Potenza)

'tQ. 3.!ii

a

~lassa (ltassa Ca rrnrnl

5. 9,r,; Ma~~e,i T"""""'"•

@".t'. ~ .

Dir . o•ri. Onlnana (eom. osp. Catanzaro).

a

l.uci1mano (Arnzo)

i:I. 3.r.9 Pim1iinell1 Plet,·o. •· '*'•®"",(!;), ffi

Vice dir. se. appl, s.10. nul.

r

Montes.:a!(lioso (Potenza)

i . 6.60 ~ S:ilinar i ,~,,,..,,,,,,.,, • «». ® "·"· 0 lì], (9. ,§,, L.. Il. in rll111,~a c111rurl(1ca ,mli,, n u. di l'arma

Dir. 0 <11. Ca.<erla (com o;p. Napoli).

~. ,.. "' ..,, ~ rrl ©. ffi.

Virga li ila .Ilario,

*· '*'· ©" ". EB *·'*'

Dir. o•P- Genova (c; m. osp. r ,acenza).

F. fl, (com. Comao;locorru

S. M.).

Dir. o~n. Oari (com. 01~. Hresc!.)

F, q . ( :om. osp. Roma)

+. ® '"· ,§,. Id. 01p. Ravenna

a

Torino .

5. 1.6/l w, Morino F r,11,cnu,, ~

a

Chieti

30.t l.f,O Sanl•>ro Giu.<,'P/11', $. ,§,.@ " · " ,}, ©

a

S. Sehastiano Corone (P;Jvia).

!7. t.5!• lìi~ni l'i,•t,·"

e

Na vdli (A11uila).

9. !.~3 ,it;, Sanlucci Ste{mw . $, III (9. ,}. L. D. in ,,cui stica nella Il. u. t11 Tor ino.

O;p. Roma

a

S. Nicnla da Cr,ssa IC1H:\11 ·

~9. 4.,,~ Marrhese (;fo./l,1llid11, 41, olr, ® " , (!;)

Dir. os1J, Venezia (a disp.

e

Cal t;1i:iro ne (Cataui:.) .

IO. 3,5U ll,1rleth .S11l cntor e, ••

nM.

'*'· ~.

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O). ,§,.

Placenta (won '*'· © "· O. Id.oip.id.Messina)

a

nionero (l'Hlijn·,:i).

~. 8,:,8 )lonnella Aru1117eln.$,~.@• ..H,?·

a

Cata111~iro .

( 3. t.r.9 Ciaccio A111i1·e11, $,

a

Pavia.

+. ~. 5. 9.:i~ Ta, a nani r.,.<,11·e, *· olr, é , ® "" " ffi• ff fl U_tl tl,

a

Venezi:i.

Id. Id. Savii:liano

*·+. •} r.. n i11 Clin. <ler· F. q. (com. osr- Bar>· 111os1111opat,ca ne11a H. u. ,li Parma

'!8.H.6n Schizzi Piel>·o. $.

"1. Id Chieti I" di5p) l.sp. san. mii. (id.) •

Dir. osp. Cava dei rir,,n

(Saleroo1 ( ·om. infenn pre.<11l. Ivrea) (111.).

Padova (.-om '*'·@ " ".,_., ", EB Dir.osp.osp. succ. Mao1ov,) (id.)

TPnentl colonnelli medici. dal 11. I al 11. ~ .

e

llolotana (Sas3ari) .

~fi.10.'>9 ili:t::iano fìitil'm111i. <i},. @" " · © ~

e

llorso (Treviso) .

16.11.58

a

ca,a111arciano (Caserta/ .

, . J.60 Dt1 llosa ,!lichelc,

·rrel'l,an l:.'ugr,iit>,

'*'· ©, ,§,

'*'· © "", (!;). EB •

a

Vnleg;:1.:> sul Mincio (Verona).

~,. 9.59 llarra l"itl<1dn. 1•, ® " ·" , ®· y

a

Biella.

!,. 7.59 Gur

1(0 .dd,ille,

'*'· © "·".? ,

F. q. <:orn. o,p. 1·,,ronal Dir. osr,. Padova .

Id. Id. Perugia Id. id, Lfvurno .

J.t. i~. C.1gliari (•·om. osr. Tormo).


l:'l'lfU,LI KIDIOI

t5

ANZ I ANITA LAUREA in

VARI AZI01V/

durante 1'01171/l

ColonDello

Trnente ro lonne llo

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Id .

31. 3.913

....

3.lt.915

Id.

1,1.

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nento

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Sottotene nte

1,1,

m edicina e chirurs;ia

8. 4.&l ~3.lt .85 r a,ia

4. 7,84

t. 1.908 !.H 90 ~t. a.sr. IO. 9.84 Napoli.

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Id.

f'ireuzo

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Id.

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5. 7.83

23,H.85 Napo li.

s. 8.84

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u. 7.84

5.I0.8~ i\a1,uli .

H. 7.84

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Id.

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1.908 13. 3.9! !i. 8 87

Id.

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1. t 909 11.3.900

Id.

31.t 'MtJ

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Id,

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17.19.91

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z. 7.914 28 5,908

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5. 7,8!

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ld.

10, 9.8-~

t J. 7.83

8. 3.94

Id.

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17. 7.93

8. 4.88

Id.

Id.

.

10. i.83

llolui;na

7. 7.111

,.ss !3.11.8~ Sns; a r i.

tt. 7.~4

16. 8 9U 1!8. 5.908

8. 3.94 27. 8.8; IO. 9.84 Padova

30. 7.83

{6,8.914

Id.

13.U.94

l rl.

Id.

3. 1.91 5

f(f.

, . 7,914 18 .5,90~ 3. 4.93

8.

8. 4,88 13.U .85 i'iapoll.

7. 7.84

111.

27. 8 87

Id .

Pallova

14, 7.83

7. 3.9/\1

Id.

Id.

Torino .

!8.tl .83

I


(S.,U,) TJIID!J

16

DATA LUOGO DI NASCITA

di nascita

CASATO K NOME

POSIZIONK

Dl!:CORAZIONI E CAIIIPAGNK

dal n. 8 al n. aa

a

Caprino Rerl(ama~co (Rerga· !6. 3.60 Perego l'flto, io. U,§,, ®" .... E!,[l]. ©,,§, m o),

Stroppo (Cuneo)

Dir. O~Jl. UJine (corn.o;p lll1lano).

*·

f !. 9.59 Abelli \'iUnd lJ, ,§,.@ "-'',

*.

lct. t,I. Messina (r.orn. o.,p Sa1'igllano)

Id. id. Novara (com. o;p

Brogliano (Vicenza)

~- 8.59 Tomba Giim ppe, ~.

a

Potenw.

t O. 6.60 Rossi .Alfr1,t10, ,§,.

a

Varaporlia (Reg2i.. Ca labria). 24. tt .59 Vir!l ia T1, ,11m11;r,, • ,§,. O,@, (J) " ,.

a

Vlzzini (Ca tania)

27. 5.~9 Cantella Mflri(l111). •

a

Cagliari.

26. 6.61 Delogu Gatlm.,,, ,§,. ® " d , ,§,

e

Vaz1.ola (Treviso) .

10.1:t.60 11loZ1.c·lli Eliseo \I. M.. •

C, ~ Cl O,

dir. san. IX r. a.

a

Guagoano (l.eccr) .

!,.1:t.f:,(l Ceino A rhillr. <§,, ® "·",

+.

l nferm. prrs . Lecce.

a e

Cal1agiro11r

31. 3.59 f'uraò Gi,1com o ,

a

Zuccarello (Genova)

'!. 5.n(l l>elminio Oro.~in, • ·

e

Peruitia .

\!l.l!.61 Rossiui Tommaso. {,, ® ", ,§, .

a

Cara,·aggio (Bergamo)

i . 8.60 Zi hetti Giim pp,, ,t,.

Cap:liarl.

28. 8.59 Marini Erntslo ,§,, ® ", "· EB .

Id. C..~gliari

Suelli (Calanzarl')

5. 8.61 S1•ina Vi11cn1~0, ,§,, (I) " ", ,§, .

..t di,po,. m i11. {fm111:•

Osp. Milano.

a

n n

Venezia).

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Id. td Rre~cia (com. In rerm. pres. Terni),

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Osp. Napoli,

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ANZIA N ITÀ

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ANZ I ANITÀ

LAUREA

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Tenente colonnello

Maggiore

Capitano

Tenente

Sottolenente

in medicina e chirurgia

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DATA LUOGO DI NASCITA

di

CASATO E NOME

POSIZIONI!:

DECORA.ZIONI E CAMPAGNE

nascita

dal n. • • al n . te.

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Fucecchio (Firenie)

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F. q, (l".om. o sp. Livorno)

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Siena, •

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Papozz~ (Rovigo)

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Succivo (Case rta)

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Pedaso (Ascoli Piceno) •

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Firenze •

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Porto Cereslo (Va rese)

15. 7.6! Mauri Luigi, •• IT]. © ,

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To rtona .

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Miog lia (GenoYa)

t S. fo.63 O,ldna luiyi. ~. @ " ·" . ©.

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1<1. J\'ovara. lnfer . pres. Novi Ligure

Osp. Alessand ria.

Torre Or;aia (Salerno)

a

Osp. Ba ri.

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c. a.)

Osp. Ge n ova

Maggiori medici. ,lai u. I al n. ta. a

Somma Ve::uvla ria (Napoli)

t 9. L til Fusco Et1dlin, ,§,. ,§,.

A&p,1/.• 111(,.,·111.

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Viadana (Mantova).

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Chie ti

l'J. l.fit Silll()ni Giuse,,pe,

a

Tresnnraghes (Cai:cliari) .

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a

Pistoia

1'.l !l.61 Oneces,·hi ,1/•Jdcsto,

a

Ma,;sera1w (;>iu,·arn)

20.1! .6:t Cos ta Qtt/1110,

a

llar,lonecchla (To rino)

&. 7.63 Boggio Lr ra lìnbrit'le,

©, ,§,.

+. ® .. ", o. rn. O,p. Ancoo +.

Id . Cag liari .

Asr,-.11. in(enn.

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Scandiano 0111~~'" t:,;111111.,).

7.t0.6.1 Uiva A,11,.1,i11, ,t.@ u " · ,§o •

a

Monren le (Palermo)

20.t:!.6~ Grano Po ulo, ~-@ " -". O, [T], ©.

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Cortemai;rg1ore ( 1'1aeernaJ

tS. 2.fo~ Chin i Go, 111110 ,

a

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8. 6.fi3 Nota c,uo,

Id, Genova Id. Ravenna

+

Id, P a lermo P', q. (r.o m. osp. Torino)

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DATA

LUOGO DI NAS'.:ITA

di

CAS.\ TO E NOMK

POSIZIONK

01-::00RAZIONI E CAMPAGNE

nascita

dal 11. a.a > I n. • •

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8. 4.63 Pastorello _Liborio, + J) , ..... ,

m(b) + F. q. (co m. osp. Aocona)

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Osp. Genova

Borgia (Catanzaro).

4. ,.64 La Cava /yn••zio.

Lucca.

8.l!.63 Martin elli Giu~eppe. ,§-, ® ,.....,

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Palrrm~.

%. 1.03 Licastro Giu sepp,,

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Terni (Perul(iaJ .

6. 6.63 Catini Alpi~ulo, o§,.®,...,,(!;), +

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Osp. Palermo .

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7. 7.6( Zo r,o li Glov(l nni Enrico ® ...... ~

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Lo nato (Bre ·cw).

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Siena .

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Con,•ordia Ol• d ena)

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Sussa ri

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Osp. Flrcoie Id. Chieti.

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Verona

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Leonrorlo /Ca1ani;1).

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Monre,1!0 (Pa le rmo)

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S. Gimignano (Siena ).

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P., lermo.

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Osp. Napol i • ,

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Id. Caserta

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Id. Ll l'orno

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S,·ttimo Torinese (Torino> .

16. :t.69 t.nnza Tow ma,o,,§o,® '....,, O'"·"'.©

Id. Torino.

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Id. Brescia .

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Id. Caserta)

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dir. san. X I c. a.

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5.t 1.r.r. Slerano f'm',erlo, o§,,® , ...., ©. ,§o

O!p. Bo l o gna

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Vicenza.

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Id. PadO\'&.

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s..mmarlva Bosco 1Cun~o)

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Id. Ssvigll.lllo


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medicina e chirurgin

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14

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POSIZIONI

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8. 8.68 Cantafora Nacufo . ,§,. O, (9;,§o .

Id. Caunzaro

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Vletri sul 111are (Salerno)

,!O,ll .66 Cirninn Frllwe.i ca11to11fo, +. ®

Racal11111 lo (Girgenti) .

l'.t. 1.f.5 Grillo 1.·11nr r <{!,, ® , ...., ©

Id. Milano.

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17. 7.70 !demmo Gi,1va1111i, . e , ,§o. ®, Cl l'i'l, © . ~. I.. O in Igiene nella R. U. tll

l ~rett. san. mli • .

l:ollalto (Pen,gia)

5. 1.66 Ras lli Andrni. ,§•, ® ''-". (9. ,§o

Osp. Caserta

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20. 4.67 Cor hi Bdoa rdo. <§•. ® , ....., [.'!. !:i'.l, © , ,§,.

Id. PerullÌL

8aSSJOO (Vi('COZa) .

13. J.6!1 flern u cci flo dolfo,

.....

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Id. Genova .

Roma.

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~1.10.68 To bia Arturo,,§, O,® ......,©, ~

Id. Pactu,•a .

Id. Perugia .

l'ontremoh (Massa)

18. 4.67 Bozzi Pielro, ,§,, ® ....., ©, {o

Id. Genova

T1zzana (Firenze)

IUl.69 Procacci A•·lur o. +, @ ...... ,§,

ld. Ancon.,

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flra (t:uuPu)

lj, 1.68 Tesio GitiS'-/JPf, ,§,.@ ....., ©

f\ia[loh

17, 1.69 Sc:AIP.SS (;ior oio, ,§o, ® ...... , Cl) © ,§,.

r•umar lcu (P•,tenza)

15. S.70 Mas~arott i f.i1t1,•ppr, ,§•. ®' ..... IC - "'· ©, ,§o.

Id. MIiano .

Selci (l',· ruµ,a)

15. ~.67 !tl.s•inl l:1111/fo Paolu, ,§,, ® ,_....., O. lT]

lnrerm. pres. Ch ita \'ec·

e

Ozicr i (Sa,~ari)

2;.1~.iO Sanna Attilio. ~. O,® ,...., ©. ,§o

Osp. Milano

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4. 8.69 Annino /Je11 i,r mi1111.

a

s. l>on:i to <C~serta)

un.6; Te1nresta C"slcrn :11.

a

Bril (Cuneo)

5.11.f,8 Negro Er11rgto .

a

Ca<crta

t. 7.H Ruta Seb,utir111u. ,§,, ,e .., "', ©, ,§,.

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Id. Torino .

Id. Ca va dei Tirreni lemo).

Id. Paduva.

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lnferm. pres. lvre.1 . Osp. Ll,•or,,o

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Girgent i.

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Id. Perugia

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30. i.iO Gri~onl l.lova,rn i. 'i!•, L IJ. iu Ig iene n,.,lla R. U. d1 su.ma.

Se. appl. san. (llro!. tlt

a

Vent1m,~ l1a (l'a lerino1

l f..tH,7 Santini Ftdrl'ico. ,§,, ® .....,O. En ,§o

lnfenn. pre..<. Trap.n•

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Biel la ('.'.ova ra)

1~. 11.r,; Coda ca.-lo ,§,, ® ,,...

-Osp. Pa d ova

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1'reja (Mar,·ra~1).

'H . t.7~ Castellu nì num,o. ,§,, ©

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Corleu11r (l'alcrmo)

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Nola (('.nscrta)

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a

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Torrd (l' Isola (Pavia).

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~5. f.71 Jarnn n P,·a.neesco,

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Os,1. s ucc. Montova.

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td. Roma .

tolO!(ia ch,r. nella R. U. di Roma.

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Porlt .

~i . 5.7t Rìval•a Ra/fafle. <{!o. (D.

il

Pi'rugia .

I. 9.il Ma.r iolli· B;an,·hi (;/o. l/a flista, ,§,. (i;)

e Sc<,l)IJllO (A•111ila)

1,1, Boloirnn

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I.. n. in aro;i tomia patologica nel a R. U. di Roma.

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11. Roma

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·1.. O. in t m 1111111olog1a nel fa Il. cli Hlln, a.

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I. 9.8" ~ Frau Giu,, 71pt, ,§o, © ' .

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I. S.· 9 Troiani Pirlro. '2", ©

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A•ell in o

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A lgheru (~a<·a r i)

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IO. 8.fi9 PalmiPr i ll11ff(lf'f, ,§o,

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Popol i (A quila) .

9. 5.1\ll lln " ' " ' hanls r;11tsrppe,

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Serdse { Pol enz:i )

9 . 4.fi~

l)sp. Verona

F. q. ( com, o,p. AnroMJ,

F.,,g,,,.,,._o!,· , frl, +. L. O.

1)sp. Fir~nte

iu chi rur;.:1;i nell, R. U. d i Pis a.

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c, m•", © +.

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}larco11e S•r(a 110 . ,§,. ® '"''· © .

~!!. 3.f,9 Fa ut•,li G<11 !,1,

, art. camp.

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Cav. Treviso ,181.

; ra11t. ..t diip. 111/11-, col. 1Libi1).

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.., P• rna Amed, o, ,§,, 12, m L. D in 1 cclon10 at rra nella Il. TI. ar Roma.

F. q. (c~m. osp. Torinol · O, p. P alermo . Id. Firenze.

Com. eorpo S. 11. Osµ, R m s.


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ANZ IA N ITÀ

LAUREA

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Maggiorij

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In medkina e chirurgia

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5. 1.99 ti . 6.9fi Roma

l '!,7.9:i 14.11.9:; 20. S.9!l

hl.

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16.H.906

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16. t1.9{1fi 13. 5.900 18. 3,97 Nap~II.

hl.

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Il.

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Id.

Id.

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9. 7 95

1G. 6.907

Id.

19. 3.9f,

Torino.

27. 7.91

Id.

Id.

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Id.

1<1.

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3 7.95

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17.7.900

i4.H 9 15 3 1 3.911 :11 .8.9151! ·.s 903) noma .

6, Il .90~

1'1.

hl.

Id.

1,1.


DATA

CASATO E NOME

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LUOGO DI NASCITA

POSIZlON!

OECORAZIONI E CAMPAGNE

______________ __ ______________ _______ nasr.ita

,:_

..,__

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dal n.

-

al n. 1118.

a

Acciano (Aquila)

a

llestre (Venezia)

+. ®· (O. ,§o • O•p. Chieti 11. 8.73 Fiorentini Bmlliu , +. m. lT]. (O +. Id, l'lreoze

15. 4.71 Ri1.i Luigi.

~

Panettieri (Cosenza)

:!il. i.it Rizzuti Giuseppe.,§,, (O

e

Rogllano (Co.; eoiaJ.

7.I0.70 TosU Dum e.. i ,·o.

a

Folsae..·; ia (Chieti),

'f1, :i.SO 'B Ru~iaaro ,Jlfrwo, +.,i.~ I,, D, In oculista nella H. tJ. di Rllm~.

·e

Palombara Sabina (Roma) .

19. 7.70 lmrerhli Giulio, +, e ,.."', (O,

a

Roma.

3. 8.H Passera F:,·cole. <io q, (O L. D. In ocu-

A àÌfp. min ci,/. (LI

+

Collegio mii. l'iapoli.

+

llillca ,,~Ila R. U. ili 110011.

e Carmagnola (Torino).

a e

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Osp. Roma (com. guerra)

F. q,

om. osr. K

F. q, (com. /Jsp. NIJ•

t'!.11.74 ~l:lrengo l o,·enzu. O (9. q, L. O. io oculi-lita oe lla R. u. d i Roma.

F. ,,. (com . 3 alp".) .

+ O, (i;) ,§, +, + 1.s . 5.H Satta-Pulctto Salv(ltnre, +. o. (i;)

Livorno.

i3. uo Giflone Ca • l o

F. q. (com. 50 ranLJ

Buccino (Sa l~roo) •

'H. 8.73 Bosco Pietrn,

I'. q. (com. oJp. Cas

Sassari

F. Q. fcom. cav. Sll zo (UJ.

Torino

l i\. ~.7fi fli,ssn B"ge11iu Mario,+. O, L. D. in oculistie,1 nella R. U. di Roma.

a

lerzu (Caglm ri)

':li. {.71 Oemurt:i~ Cor11e/i,., ,§., (D

a

Massignano ( Asc1>li Piceno)

Ul.69 Vir11ili /,11111•. o§,

A àùp. m,n. eor. (L1

a

Ro ma.

t. 8.71 l'alcetli luigi,+ .

F. 'I· (co111. dep. 3ero tic..) (dirig. r aero;t

a

Siena.

l!i. 6.iO Gerulll ,411(/r ra,

Alia (Palermo)

!1.1!.a Sireci Gl,, sepp,>, <io. o,®, (D ,§o

a

Casalduni (IJene vento)

\!3. 4.71 O'A loia G1on11111i.

a

Ascoli Piceno.

16 1.7! l'omponi Enrico, '5o. I,: o. in trauma-

F. fJ. (0011i. osp. ROil

n

Cagliari .

i l 5 il c.,,1,...11111 ,1/~f r/o, 'il•. ®· e ...... •••.

F. q. (,·-0111. Ltg. e; Caghari).

e

Torino ·.

19. !.i4 Tord ,io Br111•,iro. ,§o, O. (j'J, (O

a

l'etr;dia Sottana (Pal,·rmo).

23. 6.71 Messineo Gwsepi,e.

S. Ma rtino Sannita (U,meveuto)

4 10.70

+

+. @, ~

tolo;;1a ne lla R.

+

o: d1 lloma.

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+. (O •

Cerza Fra11c,uo . +. @

e

s. Dom,to Val Comiuu(Caserta) 16.10.71 Te m11, sta P,·r111, esw . +, (D

e

!l.isrerni (Cal~ini.,;.sella) .

ç

a

~8. t.H

llernard i /,u igl, o!},, @

.+. ©, ,_ O. in ocuUstica nell, R. u. (11 f orino.

F. q. (COlll, osp. gllano)

F. q. (com. osp. Gag

F. q . (COiii . osp. F,r, F. q . (com. t arL m F. q. (co m . osp. Ra ..

F. q. (co111. 6 nrt. lo ~· - fl• (COIII Arseo. CO!

Torino>.

F. q. (com. cav. L0c1i I'. 11. (com. os;•. C.1se F. q. (c om. o;p, Gen

13. i .71 Samperl Gaelfrnu 1

f'. q. (com. lnferm.

Avei I 1110 .

1!4. 9.H Teccc /•m qualc. ,§-.

f'. q . (~om. osp. Nap,

Ca rpi Olollena) .

l!tò. 4.73

F• q. {com. Se. mii. li

Tirelll fili", +. I.. D. in clìnlca chlr. e medtc operai. nella R. U. di Modena

Catania).

tltol.).


AN Z IAl"ilTÀ LAUREA

VARIAZIU1VI

-

du1·ante l'anno

Maggiore

Capi. taoo

Teoeute

lo medicina e chirurgia

Sottoteo e11te

I i7.lt .915 16. 6.90i 13. 5.900 Il . 6.\16 Nàpo li.

13 H D5

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16.U 9f 5 30. 6.911 l ~.907 L 9.903 f6. 1.916 t 9. 9 .907 13. 5.900

4, 7.9; noma.

7. 7.96

hl.

Id.

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Id.

Id.

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1,1.

Id.

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6. 8.96

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Id.

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Torino.

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Sassari

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96

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Roma.

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Id.

Id.

Id.

29. 6.98 Napoli.

49. 8.95

16,7.901 Il . 6.96

Id.

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13. 7.96

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Id.

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6. 7.96

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Id.

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Id.

Id.

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Il. 3.99 Palermo .

Torino.

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!9. 7 .98 Na1ioli.

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18. 7.96 i8. 7.96 ,!(I, 8.96

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1,1.

3. 7.98

Id.

16. 8.97

d.

Firenze

6. i .97


30

DATA I.UOlìO DI NASCITA

di

nascita

CAS \ TO E NOii!!:

POSIZIONE

OKCORAZIO:\I E CAMPAGNI!:

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Vigev~no (Pavia)

9. 9.7:! Sarto V,tto,·io,

f'irenze •

16.t i.a senni Buratti Ugo,

a

Zavattarello (Pavia)

'13. 9.7! Trurfl BIio, e ,§,, .

a

Scansano ( r.rosset o)

'. Il. l.7,1 Pieruccl <,o(Trrdo.

a

Morlena.

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F. q (com. Se. appl. (pror. , llol.).

e a

F. q. (com. 5 alp ) .

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A1pelt. lri(trm.

F. q . (com . osp. Yen

+.

F. q. (,:0 111. Jt art. ca

a

Nocera lnl<riore (Salrrno) .

2A. ti.i:! Giannelll Al ma ndro , + ,o ,O ® .@ .~

F. q. (com f4 art. c.,

e

Ca litri (A ve llrno)

:H. !.i~ Pol•stra Gi ,mppe, ,IJ,. ® O, m, +

R, tr11r,p1· col, Eritrea(, m i n wl. 1.

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<i rana ( \ le,•and rl9)

IO. 3.a lhllia n o 811• <1 A rturo, o§-,0. ITl (i;)

F. q. (com. os p. Udir

e

Po maran ce (Pi , a)

!i . 3.i3 Funaioli f: ar,,uto, +. I..... O. In anlropo-

l'. 't· (com se. appl. (pru1. al(g, ).

a

Lentini (Sirac usa) .

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a

!Xicolo1i (C~ t., nia)

t 1. ~.H Mazzaithn Glo1>11 u 11i. t§•, @ ,

F. q. (com, o~p. MP«

a

Monta lbano ( Messina).

I n. s :;~ ButJaro 1\ 'iw lo. ~ . O, t'r]. (9.

F. 'I· (com. CISP- Pa le,

log. cri111111 . 11ell:1 R, U. ,1 i To rino.

F. q. (i:om. 4 ·(ant. ).

~la<~,iri G111« 11/lt, ? •

a

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9. 9.7t )lolinarl M"rio, ,§o. @,

F. fJ. l,·c,m. os11. Bolo•

a

S. Pip1 ro Vcrnotico (Lecre)

9.1t.i~ l'enn• lt.~ .ll11 ra(). -§-, L. r. in Patolog. ,per. meit. u.•11,, n. 11. lii Pi-a.

F. ,,. (c,un. osp. Bar-'

e

Ca •le llamare (Trarnni)

19.li.71 B11rruso />.,••·" ~- .

F. 11. (com . fi art. rai

a

Hurna.

ir..11.;o 11arzplll l'ì -re,, w ,§,.

F. •I· (cum . 3 art. I

a

Trlj::airno (B,,r1).

10. l.7~ frulli 1;11hnr le. ~ , O, {f;.

F. q (com. osp. Bari\

a

Sortino (Si rarus.1 ) •

3. 4.71 Culumha C,•s , ,·e

e

Mod r na .

t fl. ~.il Righi Al/m·to ,§,.

F, q. (co m. OS/J. Bol,,~

(COSI.a lv i t.).

'*'•

A disp. m i 11. col. (I.i!

e

Monlorio (Ternmo).

2S. l.i3 l'aolinl Atlu /fr, ,§o . .:'.), 0, f:D. @

F. q. (r.om. o,p. Rvma

e

Fe rrino (Pi:ireni ,1) .

1$. r., ;:1 Casnpin l~ r.1ov111u11.

F. 'I· (e..,m. I.e~. car

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Tur ino

ll.t 0.i3 rri u lzi 1;;11(i11 111,?. @

F. q. (com. 73 lnnt.)

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C:ani posano (Caserta ).

8. I.a

;,i~poli~111i ,. ,r lcl1irl1Tr,§,,

F. 'I. (cotn

e

s. Pit'tro r aui (Me,sin..)

l 9.t0.i l

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e

:'>a po li

11. G. ; 4 S,•rtr,11 Alf11us11. (9. I • n. In P.1lolog. •:111r 11ella Il. u. "' l'l,a.

F. '-1· (w rn . ,,,p. Lh or

n

I ,ola del Llri (Ca,erta)

t5. 5,;5 7.ur,·,iri F,,1,,ric1), 'Ìl-, o, f'I]. (l;). L. fl. ìn l'ra un, ,tulu~,:,. 11.-lla 11. lJ. ,ti Ro ma .

F. (I. (Ct.)nl , u,p. MIian,

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Palr r mo).

F. 'l, (•·om. 0,11. llvlo~.

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S ,mlJuca ('ìi r~cnti)

t 5. 5.i3 Amenta A u/,111in11, * ·?,O. IT]. ©,

f irmo (Cosenza).

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lii 1t,,iv~11a

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Il, Il.

F. q. (Cum. o,p. il<>lll1


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AN ZIANITÀ V.4Rl.,fZIONI

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Maggiori•

Ca r ita n o

Te· n eute

l

LAUREA

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I l6. l .9{6

3. 7.98 Pavia •

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Moden,

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3. 7.98 Sicntl •

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~- 7.98


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D\TA LUOGO DI NASCITA

I

di ' nascita ,

CAS ITO E NOME

POSIZIONE

DECORAZIONI E CAMPAGNE

dal o. •:.• al n. •••· a

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e

Ca<telluccio Val Ma.ggiore(Fog- l 'U !i.74 Zicca rrti Giu.1eppe gia). 8. 3.73 Salva tore n o11m1.i co, +. ([;). Mignano (Terra di Lavoro).

a

Monca lvo (Alessandr ia) .

U 0.73 Aurllsio l'ielt·o. ,lf,. ('ij

F. q . (com, os p. Caitliar

F. q. (com. Leg. cara! Roma). A di'JI. miti, /lnnnz~

+,

Osp . Catanuro •

r

Pietragalla (Potenza).

3. 3.74 Grippo D 0 11af1111t 11t1i 1>

a

Sala Cons!lìoa (Salerno)

3. 7 .i'! Volpe Mazzi ui , ,§,. (O

F. tJ. (com. o~p. Napoli\

a

Tricesimo (Udine) .

5. fi.75 Zanoll ìni Primo ,§,. (O.

F. 11, (cnm r a,•. Mon!e r atol (131.

e

Ca~ale ( Ales;anrtr1a)

'!8. '!.71 <.:ast.1 gno11e Piell'O, <{!o, (1;)

F. q. (c.1m. !! geni,,)

r

Pa lermo,

!'!. 1. 73 Viola Piel1·(). ,§,. (1;)

F. <J. (com· osp. r alerm

e

Niella Tanaro (Cunet,)

'!.11.H

r

Volturarn (Avrllin•>)

'!L 5,73 Pennetti CW ll'f ,?,

Raodizzonn Giov11.1111 i ,§,. (1;)

f. "· (com. n~p. S,1• ,cllano). f'. q. (com . :r.l fan l.)

• @.

F· 'I· (com. I pranat.).

Zagarolo (Roma)

!5. :l.72 Simeoni Alr~:q111<h ·o .

a

Visciano (Ca~erta) •

14.1~.a O'Elia A11l1111io . ,j!,.

a

Siracusa.

~- 3.i3 C,,lenrloli sa,·n·i,,. ~. ®, (O, ~ .

r . 11. (com. osµ. Milan~

r

Trapa ni.

':!~. 7.i l

L.om harlio I.N111it/11 ,§,, •

F. '1· (com. osp. Pa lerm

r

L1,·eri (Caserta) .

31. 7.73 So11r:rno IJt/1110·,In . J},, 0 , II). (1;).

~·. '1· tcom. 39 Inn i.)

I. 9.74 Castl11lioln 01'11111d/J ,§,. •

F. q. (com. ns p. Milano

a

e Sassari

o.©

F. q. (com. '11 ranl .J

r

Tol ve (Potenza) .

r.. r..i:I ~la ttia ~lich,l e. ~. ([;).

r. q. (com. o~p. Br e.srl

a

s. Ar ;cnin (Salerno)

~t.l0.73 Ca faro N{cr,l a, ~- © .

F. (J. (C<lm, O$ p . GPIIO\",

e

r-apoli

I. &.H

e

Fire111.e .

8. 8.H Ghidoli E11l'i,11 . ,§o.O . O, lf:, (O

F. q. (com. osp. Tor in·

a

Cas!el rli r.uio (Bol ogna)

15.I0.71 Ugolini GitW!pp, ~ •

6 hers.

a

Perugia •

~ - 5.73 s ayon Et1111m,do. <§o, O, tn. <O

6 genio

a

M11iJena •

16. 8.76 Cnsarini A,·iu ..,,. ,§o, O. ITJ.

o,p. Na1>oli.

Infante Co rio. ,§,. t'fl .

:t,, tr]. (1;) •

lspett. ~an. mii. 4 art. !ori. (rosta)

a

Gia rdini (Me,,ina) .

~ - 8.70 Buda Fnmrem ,. ,§,, @ ,

"

Tor ino

~. ,i.il Verando l!llf>,·f . .§,. O,©.

O<p. l,i vc,rno

a

Napoli

13. '!.76 Naccii, rone A111Mn , ,§,. o. ®· ©

1,1. C111a <lei Tirren i (:'

a

nresria

11.11.n

Foresti Albn·ro, ,§o, ©

r

Ca;nle

Il. i .i3 Perra t,ino Ott111·i o, ,J!,, O, frj, (!;).

Ca v. Cat~nia (:11) .

e

Catania •

27. ~.; .1 ~lartogtio F,•,·d i111111tln, ,§, ®, ~-

R. t ruppe colon . Eritr

8. ~.75 Gahri GiuF•'PJJf, ,§,, O , (O .

!6 art. camp•.

,.

s~stri Levant e (G enova).

lerno ).

lrl. Bre,ria.

(di., p. 111i 11. col .).


ICI

ANZIANITÀ

V,Hl/AZIONI dt,nmte l'anno

I. l.9Q8 i:I. 9.~ l tS. 9.99 Napoli .

. -

tano

tenente

~. S.98

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Id.

Id.

hl.

I. 8.98

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Id.

Id.

Id.

Torino.

19. S.!l9

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Napoli.

:!9. 7 .98

Id .

Id.

Id.

Id.

Id.

J. 7.98

Id .

Id.

Id.

Id.

Padova

Id.

Id.

ltl.

1,1 .

Torino.

17.U.9i

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16. 7.98

Id.

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Pale rmo •

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Id.

Id .

Id .

Id .

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3. 8.96

Id.

Id.

Id.

Id.

Naroli.

tt. 7.98

lei.

Id .

Id.

Id.

Roma .

; . i .98

Napoll.

'28. i.98

Id.

Id .

Id

Id.

Id .

30. 9.908

Id.

Id.

JJ.

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Id.

Id .

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l i.l~.908

Id.

Id.

Id .

15. i .98

Id . Palermo •

'!i .li,9i

Id .

l'iapoli .

30. 7.98

Id .

Sassa ri

9. 8 .98

l'iapoli.

2i .t 2.97

Id.

I•!.

Id .

Id.

Id.

Id.

Id.

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t,I.

30. 7.98

1,1.

I. 1.909

Id.

18. 9.99

Id .

4. 8.98

Id.

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30. l .!m ,.,.91)() Siena

Id .

Id.

27. 3.00-2

3. 7,!18 Bolo gna

I. 7.97

Id.

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25. 8.902 ~~-8.9()/) Firenze

s. i .9i

Id.

1,1.

27. 3.901 ~7.3.900 Catania

37. 7.96

Id .

Id.

I. 9.00-! 29.7 !)O() TMino.

( 9. 11.98

Id.

Id .

1,1.

Id.

Id.

Id.

Id.

.

LAUREA in medicina e ch irurgia

16. 1.916

Id .

Qu «<l,·c, d.1

Sott-0-

Mag,?iore

lrl.

3 -

Tenente

Cllpl-

3. i .99

10.; .\)00

31. 3.909 l\!.I0.903 8.I0.901 Modena

Id.

Id.

1<1.::

Id.

Id.

Id.

Id.

30.6.909.

Id.

anziana/a del corpo smiil11rlo mili/art, ecc.

Id .

:"iapo ll .

l(J.

Pavia

.

li. 7.99

s. ;.99

U).9/lO Toriuo.

30. 7.98

Roma.

16- 6.99

29.7.900 Ge noTa

I G. 7.99

Id.


31

1.=::::;================== == ========= = ===== ======

I·.,~

u.nA

:,.

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Ll'uGO DI l'\ASClTA

e,

CASATO E NOME

di 1,,1sclla

in

POSIZIO~E

llECORAZlONI E CAMPAGNE

I Clal n. 1 8~ al o. I N,

a

Parma

ti. 9.73 Gli~r~rtli Gìuv. Baltit l!I, +.

:17 art. eamr,

a

Monteleone (C.~tanzaro) .

7.H.71 C;,pialbi nob. dei conti A,,1t,11i..,<§-.1:':,©

,s fant.

e

TorreJJellice (Torinu) .

t4. ! .73 Armand·Ugon Givv,11111i,'Ì}>, (l;),.

Osp. Milano.

e

Gibellina (Trapani).

,. ~.i3 Ciaurl /losoli M o§,.

a

i:eciaa <Pi, a)

8. 8.68 llll!!ani l uif1i,

Id. Ruma •

*·~_.....,Q . + .t.. In F. 'I· (com. 87 fant.) oto rino lar111;:u1atrla n~lla R. U. di li.

Turino

e

+. !J. f'.rj••

Fih·tlo (l'.hi•Ul

~i .t t.M ,·" lel'io r;;u..,eJJ11e.

Modena .

t@ .tr.;o 11e,,~rnt t1 • Ben,·enot1 Gi~ep1.,·, ,.,_,_, © ,§<.

e

Sciacr~1 (C.irgentl) •

t. l.i5 Il~ An~elas G11etano '1'·.

a

Leutini (Si racusa) •

l. 6.i 7 Cvnsiglio Placùlo,

e Torino

7. 4.74 Rostal(no

F. q. (cnm. ~c. appl. sa, (prol. t 1toJ.).

+. ~ F. (prof. q. (com. Se. awl- ~1 litui,). Se. appl. cav. ·

'*' O. tt, (9 .

ca ..10, ,§o, Ell © .

S alpini

Perronl Giovanni,+· @, (i;). ,§,.

e

Ll'onforte (Catania)

H .lt .H

a

Napoli

~7. 6.7.3 Caliendo E,.,.ico,,§,,, @, (9 .

~Ionie

e

Lugo (llavcnna).

7. 7.75 Casa~randi Glauco, ~- ~.

Osp. Genorn

Id. Ca •a dei Timni (,

Ierno).

s. Martiuo (Macerata) . '.!5.11.73 riroli Al11edro, e , ,§-. (9.

a

0.;p. lloma .

F. q. (com, 33 art. caro!

o. (i;)

43 !ant.

Capitani medici.

d :d n. I al n. 8 .

e

Il

Feltre (Bell uno)

Ga;:i:ia Afario, ® • -. ©

. i spett. i11(r1·m.

8.70 Mancini A11qelc111f1mi o, ,§,. O, (i;)

.l spcll. jn(trm.

t (I. 9 W

a

Aq>ino (Caserta)

~

e

Aiello (Cosenza).

tt ti .ii \'ocaturo l.,l'lli/11,· • • • • • •

a r

Chieti.

t O. 5 71 Maccl1ia Ernesto, ®, e ,.. 101 ,

Roma.

:16. 3.il lluratll .~ri,t;df, 18 . . . . • .

a

Id.

'!G. 8.73 O,lrti_ Oddo11e1.0 • fi'j ..L. I). in Patologia ch1r. nella 11. U. d1 Rom:i.

+.

..u pell. i11((rn1. ,. . ecom l ;p. Grnc

l" • .•

A spiti. ,.,.(m». · ·

r-. q.(corn- v·P ' ·uicc

a

Vlnloi (Catania)

l. 1.7' Guzzardl luigi,

m. . . . .

f'. CJ cco1!1 1arcrn1. siracu,a).

e

Arpino (Ca,erta).

13. ,.11 zumpena Giuurre, ®· © ,§,.

A.<pe/1. infef'III. • ·


?5

'IT.Uil DD101

A NZ I ANITÀ

LAUREA

VARIAZIONI

cho·anle l'armo

)ta1gicrc

C:ipi · tano

16. f.916 30. 6.909

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Te· n eo tc

Sottoten~nte

lo me<licina e ch irurg ia

I. 9.00:! IO. 9.901 Parma.

tO. i ,!/9

Id,

Id .

Id .

!9. 7 .9(10 Napoli.

IO. 8. 99

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t. 9.900 Torino ,

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Id.

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8. 9 96

I 7.94 Siena •

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t . 7.906

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hl.

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Id,

Id .

Id .

Id,

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Roma .

6. i.95 IH. 7.99

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I. 9,900 To rino .

Id.

9. 8.08 39. 6. 9

15. 7,99 16, 6,99

Pale rmo •

30.t0.99

111.

h l,

Id .

Napoli.

• 15,!2. 98

Id.

Id.

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Id.

Roma

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1,1.

31.t'l.9(\g

M.

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Catania

• ~5. i. 99

19. ò 905

8. 9.906

I. 7,9,1 Padova

t J. 7.93

fi I'! 110; 13. r,,900

,. 7.97 Napoli.

8. 8.96

1(1.

I , I 908

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Id.

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u. 7,96

Id.

Id.

Id.

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18.tt.96

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19, 7,97

1,1.

Id.

Id.

Napoli.

H .H.g;

Id.

16. 7.901

t, S.96

1,1.

Id,

~. 9.90!

IO. 9. 99

Id.

tt. 9.909

Id.

t . 9.90')

Id.


DATA LUOGO DI NA SCITA

di nascit a

CASATO E NOIIE

POSIZIONE

UECOR AZfO~I E CA)IPAGNE

na l n. e al n. S8. a

Reggio Emilia

t. 6 74 Ferretti .4n·ioo

A&ptll. ,nferm.

e

Fllalliera (Massa Carrara) .

2$. 5,;; Ferr~r i Pie/)'(/. C. O;. (i;)

7 ar t. camp.

a

Alessandr ia

u.t(l.73 )fargara

e Torre s. Susanna (Lecce) .

c,,w,·e .

24, ~.i.I Cenellera Dù111/.t•,, (i;)

7 art. rort.

Osp. Bari.

a

~lontepagano (Tera mo) •

3. 9.H Pas,amonti G11<111,1v. ,§,. @, ©, o§, •

a

SanrtnMto Val Comino (Caserta).

3. r,.; o Massa Gr,ffi·pdn .

a

Casalhorrtino (Chieti).

&. ~.i6

a

~apoli

'!.!I).a Santa-Maria .41hel'lo,

Id, Napoli,

Fvrh •

H. 3.75 Bedei .4/n 111·i:;in, O, 0. ~ . @,

38 font.

Fiorano (Mudena)

Cav. Aquila (17) •

e Rieti (Perugia)

:u ~ 73 Frigier! lilnv,w ui, [:. r[. l\l I ~ 73 Ceratog li Tu/li,,, ©

e

3. 1.7' Pia1.ia n..,,inmi no, ,§,, o. f::, @.

F. q. (com. 6 !a ni. ) . Osp. Messina

e

+. o. @, ©

Molis.ini .41f1·edo, © .

+. L, D. in ocu• listica nel la R, U, d1 Napoll.

Termini (Palermo).

Id. ChieU

Carceri mli. Napoli . Osp. Roma •

i bers.

N,scemi (Caltanlssetla)

15 tt.H Crescimone RoNritJ. o. o. k'.'., © .

Catania •

13.11 ;4 Stella \'rnce,1:;n. @. ~ .

Id. Palermo

Orindisi .

:19. 5.72 Yagnaghi lieiid", (i)

9 bers.

Parol<lo (Cuneo)

!3 art. eam p • •

e

Ruvo di Puglia (Rari)

'!<J 11.11 Cotugno />u'.fro, (i).

e

Pizzo (Catanzaro)

21-14.H

e Ripacandida (Potenza)

Bilotta Vì11u11 : o, ,§,. o. (i;)

~- 8.73 Santomauro Ruggi, ,.,,

Osp. Bari.

Id. Messina

F. q. (com. inierm. pr, Foggia).

e

S. Stefano Camas1 ra (Messina) 26.H.i5 ZaCO ro ,1111011 111.. , ;;., ,§-, (i)

a

Vicoforte (Cuneo)

9. 8.i3 Bracco Ginc..mo. (i)

4 alpini • • •

a

T!'Tlizzi (Bari)

6.tu,; lbrile C,.,,,,.,. L. D. in patologia chirur111ca nell:i R. U. d i Pisa.

Osp. Yiren1.e

a

Urbino (Pe,aro) .

IO.li i5 Fri,011i Paolo, (i) .

a

Fircn2e.

18. 8.71. M~nrlP,s G11id11.

a

Spezia

17.11.H

n

Torino

20. S.76 Tnm Guuliel ,,1n. ,§,, ©

+. e:.~. (i;) •

Foce Edg111·dn , C, 1l'.·

l,eg. all. caral>. Roma .

Id. Roma .

i gran.

Osp. Firenze li genio

e

Pralormo (Torino) .

13.IO.in Seia Ginco1110, (i)

4 genio

a

Acireale (Catania) •

23. 1.77 Scalia 1/o,•ni-io

Osp. Messina

a

S. r. 1or,:io l,lorgelo (lleg11;io :!O. 9.ir. Grassi Gitmppr. :., '.f. (i;)

a

Roma,

CalalJria).

•

•

18 12 i~ Sagnotl! ,fog 11$l11, ff. Ci).

A1peti. i-n(erm.. • Piemo n t e R. ca,•. (1)


DICI

Ji

A N ZIAi',I TÀ LAUREA

Y A R IAZ IO,Vl dtll'anfr l'n,wo

Capi-

In

Tenente

te11ente

31. 3.90!!

I. 9.!lre

I. 9.90() Modena

31.1!!.9()!)

lrt.

Id.

Parma.

• 15.tt. 99

1(1.

Id.

Id,

Torino.

. i l. 7. 99

3t. 3.91.0

(d .

Id,

Napoli.

5. s. 98

Id,

• 91. 7. 99

Id.

• 15, 7. 99

medicina e chirurgia

6. 7.99

lit.

Id.

Id .

[d.

Id.

Id.

M.

Id.

Id

Bologna •

I!. 7. 99

• ~ - 7. 99

. tt.11. 99

Id.

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Id.

Napoli .

Id.

Id.

Id.

Pavia.

Jd.

Modena

• !14. 7. 99 • 47. i. 99

1. 7.9Ul

,

Sotto•

l a 110

Id.

Id.

(d.

Id.

Roma .

3ù. 9.91(\

Id.

Id.

Paler mo • • 16. i. 98

(d.

Id.

(d.

Napoll.

. 31.1.99

Id.

Id.

[d.

Catania

. u. 7. 98

Id.

(d

Id.

Pisa.

.

• 13.ll. 98

Id.

Id.

Id,

Tor ino.

. IS. 7. 99

[cl.

[d.

Id.

Napoli.

• 18. 7. 99

Id.

ld.

Id .

Id.

, . 8. 99

ld.

li. 6.903

Id.

Id.

3. 8. 98

Id.

l :!.t 0.903

8.t 0.90l Roma.

• \!O. 7. 900

[d.

Id.

Id.

Torino.

. j l. 3.900

Id.

Id .

Id.

Napoli.

• iS. 7.900

Id.

Id.

Id.

Roma.

. H . i.900

M.

Id.

Id.

Id.

.

• 18. 7.900

Id.

[d.

Id.

Geno•a

• 15. i. 99

lrl.

ld .

Id.

Torino .

• tS. i ,900

(d.

Id . ·

Jd.

[d.

• tS. 7.900

[d.

Id.

Id.

Napoli,

5.H .900

Id.

• 26. 7.900

Roma .

• ! 7. 7.901

Id.

lii.

. Id.

Id.

Id.

(d.


(&,u,) Oillf.ill

38

DA TA

CASATO E NOME

di

LUOGO 0 1 NASCITA

POSIZIONE

·DKCOR.\ZIO~I E CA~IPAGNK

nascita

dal n. S9 al n. ••· a

Bellona (Caserla)

I~ 13.76 J ella Ciùppa A 11gel •1, O , ©

a

c.,~telceriolo (A i.,ss:111,lrm) .

4. R.75 llontanari A lliliv, © .

Osp. Alessandria. S.woia cav. (3)••

3 genio

e

Nulvi (Sas~ari)

27. 7.75 Tcdde Giu;,·ppe, '!', ©

a

t,iol (Sa lerno)

~7. V6 Paladino D0u1n 1icn, C), O,@.@, ~

Osp. C-' va dei Tirreni (Sa· lerno).

:1

Terlizzi (Ra ri)

l I . J.76 lla rile F; lice, '?·

Cav. Piacenza (18).

e

P,)1.1.olo Formi1taro ( Ale,,a11-

J0.10.75 Dellacha Giu ..,ppr. ©

50 fant. •

a

Santa N111ra (Trap:1111)

16. 5.74 Acc., r,li .lfo 1·i11 . ,§o. ©

5 fant.

a

Na1•oli

~1.12.i~ Cotronei Tn;""'"·' "· @. @.

e

Vollit d..r Conte (Padr,va )

a 6.77 7.ara Sìll'io.

,lri,1).

Osr. Napoli

+. @,O.El'. © .

l ! a rt. camp. •

Sur,H D•1m, 11!co, O, 0, tr. @

a Trigg:ano (Ilari). a noma. a

llieti ( Peregia)

a

Cividate Camuno (Brescia) .

:!9. 4.77 CaslelnO\'I Lnduuiw , ,§o, ©

t6 art. camp.

a

Parigi <Frnnci:1) .

'!I l ~.i~ Bt1lla A lbPr l 11 , ,§o, C:J. E:'.:,@

Osp. Torino •

a

Nereto (Teramo)

5. 3.78 Costanlini Gi 1.mp1 " · ,§o. O , ©

Id. Chieti

•

Osp. Bari.

• •

:! . 6.77 F:ilcetli Pitlro , 1,. O. ùj, © .

i a rt. camp.

•

'!I. 8. i fo Bali>str:1 D1111io, O. l'.i

Osp. Roma (com. IJpel s an. mii.).

'!O. li.ii

mo iVic,.la. ©

a Campi (Lecce).

IO. 11. if, Spr io

a

Bologna.

fi. t t.77 l.onzi An,111n<IO, ©

Leg. carah. Tonno •

7 bcrs ••

a

Caltanissetta .

Hl. 9 7i Scolo F•iiJJPO, O, ~ .

86 fa nt.

e

Lecce rlei Marsi (Aquila)

7. 4.ir. Terra·Ahrami Gi11 < ·ppe. O, l'r]

Osp. Livorn o

a

Nola (t.aserta)

4.12.77 Mazzetti /,orelo. @

Id. Napoli.

a

Morlena •

19. L i9 Gazza A lessa 11dr,1, ,v,. ©

F. q. (com. osp. Veron

e

Napoli

IO. i 78 Papa le /11111 ie,·,, , ,§o, [1;l, [f. ©

Ars. COHr, art. Napoh.

e

S. Ani;:elo del Pesco (CampoJ,a.,soJ.

19.11.76 di Lallo Cannine, U ,§o. o, o . ©

!I art. camp.

a

Trecasali (l'arma)

~8. 3.i5 Corradi 1\'u,1111 , ,§o. O. a;. @ •

e

Deruta (Perugia)

- \!i. I 76 M:il(nini G,,.emin. O, Li:, ©

Se. &ppl. lant. (in!e~. Ili.

8 a rt. rort.

e

Briaglia (Cuneo).

!!. l.i6 Oorsarell! Giot•111mi, o, ©, ©

S alp.

a

Lel'anlo (Genova)

li .to.71 F'araggiana f'r1111 cr.•co

A clisp. mili. /fnanzt .

8

F'rass" Tt·le, ioo (BcneT~n,o) . !5. 8.77 l'lcone 811rlolome,J

l bers,

a

Napoli

I ~. 8.7i VPcch ionc Ad1Jl{o, <i;>.

a

Napoli

ao t t.iS )lomaco Art11rn. +. 1:2, rr:. (l;)

!4 a rt. ramp.

e

Cegll~ri .

30.t ! .i ll• Porru Pietro ,~. @ I

Osp. Napoli.

. . . lrl. Cagliari •


3>1

1)(01

A:-17.IANITÀ

U t.:rll,::\

VA RIAZfONI durante l"an uo

Capi· tano

T"-

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Sollo·

Lcor ut<J

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30. 9.9 10 12.10.903 (,!,

Id.

Id.

Id.

8.10.901 Napoli .

6. ~-900

Id.

Torino

. 15. 7.900

Id.

Sass:iri.

9. 7.900

Id.

Id.

Id.

:lia po!i .

tR. 8.90<)

Id.

Id.

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1,1.

. i?. 7.900

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Id.

Tvrinv ,

• 20. 7. !J9

Id.

Id.

(d.

Napnli.

• ~.;. 7. ~

!d.

hl.

Id.

M.

19. S.9o0

IJ.

Cll. $.90, IO. 4.9'li f!ologna

s. 7.!100

Id.

31.

.905 'il. S.90J Xapoli .

u. 8.90:!

3 1. t ~.911\

Id.

11.

Roma

15. ;.901

1,1.

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Id .

Id,

13. 7.9(11

31. 3.911

Id .

Id.

Pavia

IO. 9.90!

Id.

Id.

Id.

Tori no .

. :!O. i. 99

• 19. 7,901

Id.

Id.

Id .

Napoli .

lof.

Id .

Id .

Bologna

9. 7.90!

l•I.

Id.

Id .

Tor ino.

u. 7.9()-2

1,1.

Id.

Id .

Na poli .

• ':?5. 7.90l

lo.

Id .

Id.

Id.

19. S.!lilt

lii.

Id.

Id.

lrl.

1. 8.91H

lrl.

Id.

hl.

)lodena

5, 7.'01

Id.

(d .

Napoli .

ld.

~5 . 2. 9(Hl 18. ':? 90•

Naroll .

,s. 7.902 3. s: o,

Id.

19. 9.905 24. 2.901 Modena

• :!fl. I I.90t

Id.

J,l.

Id.

M.

~iPO~l

8. i.9()1

Id.

~o. , .oor, Il . 4.904 Tori no.

• 16. ll.9nt

Id.

IO. 6.90G 6. 6.901 r.enova

• 30. 7.903

~o. 5.91 1 5. 8.906 18. 7.904 Na JJoll. Id .

lrl.

30. 9.911

Id.

31. lt.911

Id.

9. 8.91')2

!d.

Id .

9. 8.91l.l

Id.

!,I.

. ~8. 7.902

26. 7.904 Cagliari

• 18. 6,902


40

I l.l'ùGO l•I N.~~CIT:\

I

I

IJATA

di nastila

CASATO E NOME

POSIZIONI!:

Of!:CORAZIONI E CAMPAGNE

dal n. • • al n. • -.

c

Cl1i.1ramonte (Si rar usa) .

t 8. ; .i8 la onlzzoll O Cannrt,,, +, (l:)

c

M<1rcellina ra (Catanzaro)

t(). 5.i7

a

C:oslrouovo (Palermo),

!l,tl .i9 Alronzo Lt,igl. 0. fD (!;)

68 raot. ·•

Revaeqna Al(rtdn. + .@. L. O. in anatomia patolog. n•IIA Il. u. di Napoli.

R. truppe colonia gr11r, (di1p. ml11. ,ol.). i arL pes. eamp.

rn.<O

Oap. Torino

111. ©

Id, Rom&

e Trisobhio (Ales~aodria).

0.1l.79 Gallia Amelio, O, ~ -

a

Roma,

15. 3.iS Pazzi lìrma,m11, o§o, O

c

Napoli

~3. tl .ii Palomho Luigi,(!;)

A di,p. t1Un. col. (Lil>ia

a

As,is i (Perugia) .

ji.t0.77 Mo<1estini Paolo, ~ . (l:) .

Osp. Perugia

e

.\ ugusta (Siracusa).

6 t t.78 Yancuso Roberto, © .

e

Cottolungo (erescia) .

U. 9. i7 Secchi France,eo. (l:) .

77 ranL

e

Napoli

!!I. 1.79 Bracco Bduardo, @ (l:)

31 Id.,

n

Pisa

il~. i 77 Matucci Giuuppt, © .

e

Agira (Catania) •

3. &.i!I Oe Berarrtini• Luigi, O, 0

'i,I , ) i!l Grosso l'illorìo, o§,, 0. trJ, (D.

c

Torino

a

Cagliari .

13. 1.;9 Vlll'lsan ta Giu,eppe,

a

Lerrara Fridd\ (Palermo)

t 5.W.ii Giordano Glt11eppe, O

a

B:or l,ania (Tor ino) •

•u. 5.77 Gaiot tino Co:1rlo, (!;).

•

S art. t amr.

Osp. ~Ulano

ri'I (!;) •

Id. Napoli (com. corp. In e Vet.).

:t5 art. camp. •

+.

Osp. Firenze

l'i'J, (I;).

Id. Palermo t art. pes. camp.

n

Nota (Caserta)

16. 5.i S Rina Idi o,wft·io.

r

Roma.

~7. &.i6 Di Nola Angelo,

+. (l:)

La hor. precls. Roma

e

Muntof)o l, (Flr,·me)

tl U.i9 falr.h l Luig ino, O , ©

Bau. squad. ul~t.

c

Cogl(iola (No,nra) •

t6.l 'i.i8 ~Jmone ~f ndtsfo, O, !lì,(!;).

n

}lon1eroton,lo (R om a).

k l.ifi Campeggiani Ma1simn,

r

Millesimo (GPn uva)

H . 0.76 Sca rzella Michel e.© .

r

Soa,·~ (Verona) •

9.10 i6 Pomi ni Guido,(!;)

Id . Padova (ti).

e

Con,PI1•e (Padova) .

13. 2 ii Delog u Gino, o @ . (l:).

Genon cav. (4)

a

Sassari

6. 6 i9 Simula (Jbald o , ,§o. ©

l nferm, pres. Sa;;a~

•

Cav. Udine ('9)

91 rant.

p m. L. O.

In otn·rmo•laringoial ria nella R. U. d i Hl'111a.

Osp. Perugia .

Cav. Guide (191

r

Castro, ill:, ri (Cosenza)

11. 7 .i8 De N.apoll Antonio, l'r]. © .

Labor. plrotec. Boloillla

a

Felitto (Sa lerno)

2. 4.78 Migliacci Giovam1i , ,§o. © .

19 art. camp••

r.

01·ha110,·a 1Re:-:gto Calnhria)

17. $.79 Spadaro Giu seppe •

a

Pollenza (Macerata)

31. 7.7? Lapponi G11ido, (!;).

a

Ma,tilalena (Sassari)

':Il . 8 iO Oasso li"rm enegilclo, ©

F. q. {com. osp. r,aglliri:

r

Pisa

I!. t.iP Ca lò 1'1llllrlo, + , @

Osp. Pi,1eenza.

ti tant.

•

Os p. Roma .


DIOt

H

A.\7.IANITA VARIAZION I

d"rm,le l'an110

Capi· ta110

Teneate

Svttole11ente

J,Al"REA in me,licina e chi ru q~ ia

I at:t 1:•11

5. 8.9(16 16. 7.90l R,,ma.

• li . 7.901

t. S.90$ Na poli ,

. 26, i.901

1,1

:!i!. 8 90l

Pa lermo

, ':!;;. i .903

ltl.

ltf.

Id.

Torino .

• 18. i .903

Id.

Id .

Id.

Rr,ma .

. 15, i .903

1,1.

Id.

Id.

.\a poli.

• j { , 8.903

lo!.

Id.

Id .

Roma

• {6. i .903

31. 3.912

Id.

Id.

hl.

. {4, 7-903

Id,

Id.

Id .

Bolvgna

{. i,903

fd.

Id.

Id .

Na poli.

. ir. 1,903

Id.

[,t.

(d .

Pi;a.

6. 7 903

Id .

1.1.

r.1.

Rr,ma .

. 16. i.9()3

1,1

!d.

(d.

Tor ino .

• t5. 7.903

lei.

[d.

!d.

Pa lermtl . . 'i5. 7.903

Id.

[,t.

M.

Torinl'.

. t O. 7.903

hi.

Id.

[,t.

Napoli.

. 13. 8.903

[,J. Id . Cagliari r,_ 1.9(17 ~- t.005 Roma .

. f 9. i.001

1,1.

, . ~l. ~~

1,1.

'"·

311. ~-~U 11 • .\,

Flre01,e

i . i.904

[d.

~ - 3 007 \lii. 3. 905 Torino.

• IO. i .903

I,!.

:io. 3.!'()7 ~, . 7 .~,o~ Roma.

• 18. i.901

1,1.

lù.

I

"'

• 30. G.,oJ

r,t.

31). 1.91\~

~6. 1.905 f a itliari

• 'ii. 6.90(

IJ .

28. 4.907 28. 4.005 Bologna

'i i 903

I·'.

19. 8.907 19. 8,905 Ca~ liari

• j8. 6.\!ffl il. i .903

In.

Id.

Id

Sas,a ri

Id.

Id .

M.

Napoli .

8. 8.903

h1 ,

Siena

1. 7.903

(rt.

'"·

j(). S.90~

I 9.907

1,1 .

Id .

(,t.

Roma .

• 18 7.004

hl-

Id,

[d.

Sassari.

Ut.904

(t.

lrt.

Id.

Pi~a.

t 9.905 r.apoli.

. ~o. i .90.1

• ':!6 i 904


( S.,,U,) O.lfflJi

DAl'A

CA SATO E NOME

di

LUOGO DI NA SCITA

POSIZION&

DECORAZIONI E CAMPAGNE

nascila

da l o. ••• al n. 1a1 .

e

s. Ca1erina !C1 ltani;st'lla).

~. ~.iii GaOi!i Sa l c11tnre, <Q.

Os p. Messina

e c.w un (Caserta).

!~.IO.ii Ficrro ,11'chele, ®

a

A«:qualormosa (Cose11za)

~r, H .7S c ,ppa r•· lli \'i11cenzi110, © .

e

Finalmarina (Genova).

ti ; 78 Piantelli f;iuuppr ®· •

,1 rant.

e

~·rassinello (Aless.111d ria)

16. 2.81) lluscaglìno Aug111to

91 I.J.

e

Palermo.

:!i.l:!.tlll Fio,enza l g1111ii11. IIJ. ©- •

F. q. (com. os p. ~lessin :

a

Car pignano (l.ecre)

8. I 78 Chiro01 Pietro, (i;)

A disp. min. col. (l.ibia

a

s. Andrea Vali<'fredrtn (Ca-

5. l'l i8 !tli~nac~a Pietro ,<.!) .

Se. appl. san (prof. agi

17 :; i9 Mo ng uzii Umberto, (i;)

17 art. camp. •

se rla).

e noma.

•

In lerm. pres . Capua

•

O,p. Pad o va •

"

Sa lò (Brescia).

8 10.79 l.nndriani Roberto, ®,@

Regg, ari. rav.

,·

Nizza Sicilia (Mo,;s,na )

!l.l0.711 13riguglio Sn111i, O,@

36 art. camp.•

e

Bauco (l"rosinonr) .

4.10.i!I l.i hera ti Luca, (i)

t ari. mont••

e

Gagllui .

li .11.78 lleìana Ort&U. © .

F. q. (com. os p. Cagh:i

e

)lessioa •

r,. 9.;;ll Saij(l Paol o, O .

F. q. (com. osp. Torino

e

Mo<lena •

19. f..!ll Se•·eri L·u igi, (i),

F. q. (rom, lane. Manto~

e

Sc1cli ($i racu,a1.

13. :,i.S1 Risica to E1111,1a1111el e, O,©

F. q. (com. t 811rL cam r

(15),

e

Parma

30. li.i9 Gasflla De111/e, ©

F. q. (com, 61 fant.)

e

Roma.

22. :!.SI Bini G1'1Jo, 'S', ®. @ •

F. q. (co m. 0 , 1>. Fìrnnz

a

S. Appollonl a {Ro vigu) .

~I 6.iH Qua~lio Celio, ©

F. q. (com. '!O arL cim r

e

.\lezzoiuso (Palermu) •

15 ll i9 Criscione Gae:a no, <Q.

F. q. (com. 66 rant.J

e

Cocligoro (Ferrna) .

12 H.81 llasero Riccardo, ~:i. i.i9 Accorinti

o. rt]. (i).

rince11z,, , O, l':r). @.

F. q. {com. ~3 id,). F. q . (com. 59 id.)

r,

Pino (C,ta n1.aro)

e

S.

e

)l a nfredonia (Foggia).

17. :J i $ De Ma rio Vi11cen:o, ®

a

Lentin i (Siracu sa ) •

20. u1.~n Slerrnzzo Fllad1·l fu. (i)

F, q. (com, 90 fant.)

Ci[lriano Ir m o).

Picent i110

IS•·

~ t.81

Ma ro lla Garl11110, () ®· © •

F. q. (com. osp. Napol i

rr:.©

F. q. (com. 19 art . ram

c.,mr

r

Twon1~llo (Pa,·ia)

2!i.1 2.!l0 lle><' jlOlli Ellrico, ,§,, @ . ©

F. q. (com. 9 art.

e

Verrnno (Ca1anzaru, .

I U .79 Co ucialorc Dome,uro. ©

F. q, (com. 51 ranL)

e

Cat ania •

95. 9.80 Gia rrusso Gw ,aldo, ~ ©.

F. q. (com. osp. Plaeen,

e Boma,

21. ,;.M Oonali Gi,mppe, O, (i) ,

F. q. (com. o,p. Roma!

r

Campobasso

:!I. :!.$11 Colìtti S ll u,11. (i)

F. q. (com. 30 rant.) •

e

Oriat:r o (Cntan,aro)

IO. :!.i !• Colloca f:.'11ric11. (), o .@. i:r]. (i).

F. q. (com. ln rerm. pr Mooll'leone).

!

<f, q .) Fuori quadro al termini de l R. Il. 8 dicembre 19U, n. t:148 e 15 dicembre t9U, n. 1!6i,


43

ANZIANITÀ

l,AUREA

VARIAZIO.VI d!Ll'(l>l l t

I' 1111110

in

Capitano

Tenenie

Sot to· tene111e

30. ~.9 12 ti. ,\ , Id,

t . 9.907

t. 9.9/l.,

Palerrilo

Id.

Id.

~apoli

17. l i.901

1,1.

lrl.

h.l.

Romn .

• '!"!. 7.90!

111•dicina e chirur~ia

'

I:,. .1.9n~ ,:.tQ.\)/\5 <;eno-.a

Id.

1,1.

hl.

I

I

I

I 9.905 Torino

'"· lù.

11. 3.~•l8 21. ~.!•ll(j Palermo .

1 1,

:,.1. ~ 5. l.!,i\6

I. \.!~li<

I . 1.9/lt, Napoli.

5. 7 ,9()$

, Il. 7.901 . 15.10.901

u. 7,901 8. 8.903

IJ.

. ! 5. 7,9/)$ • 15. 7 .904

Id .

IJ.

l•I.

Torino

Id.

lei.

Id.

IJ.

, 17.10.904

Id.

Id .

!ti.

Messina

. ~o. 7.90~

Id.

Id .

Id.

Roma .

, li. 5.PIJI

Id.

9. u os

9. l.9/)f, Cagliari

.17. 6904

3. IQ.91\l

t. 9.9/ls

I. 9.\lflò Toriun.

R. A-

7. 7.90~

Id.

M.

Id.

Id.

1,1,

Cata nin

8. 7.905

Id.

hl.

Id.

Sassari

6. i.905

Id,

Modenn

. 11. 7 905

ltl.

l<I.

Roma .

. tO. 7.905

Id.

hl.

1,1.

r n1ova

5 . ;.905

Id.

Id.

l•I.

Pa lermo . • 30.1 1.90.~

5, 10.\IOS

Id.

Id.

.

! . l.!•13

Torino.

. ~, 10 905

Id .

l 9.I0.!••1~ l!l.10.9()6 1':1 p<, li .

• 31. i 90!i

l ct.

5.12-~l"lx

5. 12,!ll)t~

l!l.

. 2i. i .905

Id.

u. I ,!l"'J 14 1,907

Id.

. li. 6.901

Id,

5. J ,90\1 5. 3.9\17

hl.

19. 7,90.,

"'·

5, J.909

R. A.

5, 3.907 Pavia

6. 7 go,;

3. \ 913 2i. i.~1 i7. 7,903 Napoli

8 8 903

R. ,\ . IJ.

.; . 3.90!• 5. 3 907 C1tania

6. 5.905

Id.

I l. l.!il)~

, ~. 7 .904

Id.

~5. 4.909 ,19. 3.90i ~apuli.

Id.

?S. 7.9(19 :!il. 7.9/li

'

1.9117 Roma.

IJ .

i . s ooa . I i . I :!.901


(&,tu) OAIPIT

41

DATA LL:OGO DI NASCITA

di

nnscit:l

CASATO E NOME

POSIZIONE

DECORAZIONI E CAMPAGNE

---------------- - --------------,-------Jal n. ·• •• al n. •••.

1

c

Garg nano (Bresci:1).

7. 1.81 Bertelli Hnrlro. O, o. © .

F. q. (com. ca v. Lucca)

e

l'iapoli

8. !1.&1 de Porcellinls ca,·lu. (D.

F. q. (com. t o art. cam

e

capraro la (Roma)

t 3. t t,8(1 l'a hrizi NtetJ/11 , © .

F. q. (eom. ac. appl . ! (prof, agg.J.

e

a.,imolo S. Vito (Manto,,a1.

'!!1.I0.8t

a

S. Ca loge ro (Cata niarù) • •

Gozzi Celrslh ro, L. n. ,11 patolog. gen or. n elln H. U. d i l'a,,ìa .

tr.. l!.~I Rombola Antonio. ('. ©

f . fJ, (com. loferm, pi

Pavia).

l', q. (com, Id, Id, Re~ Calabria),

Girgenli.

3. ~.AA Sordi Gh•m1pe, C) , I:(; ©

Rionero Vo lture (Pot enza).

8. S.80 Mnla ni:n D1l110l 11. ©

F. q. (com. t3 art. ca

a

Palermo .

! 6. UW !J'Anna Giusrppe, (i;).

F. q. (com. 85 raot.)

a

Volturarn Appula (Foggia).

16.ll.80 Oilanrln Cos/11t1 li110

F. q. (com. H Id.)

Susa (To rino ).

!S. 3.83 Gatti Dlontgt, ©

F. q. (co m. 6 art. c.111

~5. 3.Si! .\!assera no Giulio, O, ®·©

,. q. (com. 4 bers.).

e

Torino

e

Callngiron@(Ca1.1nia) .

•

• ,

e Garlasro (Pa via).

.

F. q. (com. osp,-'lessan,

I~. 3.79 Gaspar ini lginfo , ©

F. q. (com. 34 art. c.ao

I! 6.81 Casasco Egidio , ©,

F.q. (,:om. osp. Alessanc F, q. (com. 6 alp,)

e

Verona .

4. ~.83 Pellegrini Fnmusco, (i;).

e

Reggio Emilia

6. 8.~ Tosi Riccardo. O , (',©

e

M1Jnl.1 lto Marche (Ascoli Pi· ! 9.l :!.81 Crin rlidorl B11r1r... (D. ceno).

F. q. (com. 15 a rt. can

F. q. (com. osr,. Anco

e

Cas tellaneta (Lecce)

18. l!.80 llo l!a ri Carlu. ®· (i;) •

A dlsf). m i n. eol . (I.li,

e

To rraca (Salerno) .

3.11.ltt Rifani M3rfo, O, (i;)

F. q.(com. fa b. armi Te

e

Peru,zia .

3. l!.81 Paolr lll Ver teondu, C), O, ® , ©

F. q. (com. osp. Per u;

1!6. 6.80 Granata Saverio,©

F. q. (com. 45 fant.J

e Cagl,a ri. a

Franca villa (Calanzarù/ • •

Il. 1.70 Catalano Franu.m,, © .

e

Rieti 1Ro1T111) •

lt. f,.iO Turilll A 11to11i o , O

F. q. (os p, cata niaro>

©

F. q. (com. 5 art. l.>rt.

e Corlona (A rezzo)

15 . 3.ijl

Bruni Niccol o, 4'. (i;) •

F. i· (com. caY. l"lz

e

}lonteforte (Avellino) .

1!7.U.81 Forino Sa/ M io,·,•. (D .

F. q. (com. osp. cuer

e

Polla (Salerno) •

i7 .lt .iU Curcio Sa11el'lo. (i;).

p. q . (com. se. appl. sa (prof. ai:g.)

e e

Palermo.

'li. 6.80 LI Virg hi Salvat,n·e. © ·

F. q. (co m. 76 fanl,)

Ven osa (Potenza )

U . t.80 I.ovaglio Rocco,©.

F. q. (com. osp. Ilari) .

(t I.

e

MrirlMa (Pa,·in).

\!r..t t.81)

~hlabarba Plel>·o , ,i},.©,

F. q. (com. osp Udine:

e

c ,,,apulla (C,1~· rt, )

:!3.l i.A-0

d'Albore Prn r1usco, ©.

F. q. (com. osp. Ca ·ei

e

Oris1ano (Co~llarl\ . •

30. UO Lu1Tredo A l{ndo, © .

F, q. (com. 44 rant.)

(F. 11.) Fuori quadro ai termini <lei H, O. 8 dicembre 191&. n. IUS e I& dicembre 1914, 11, t ~òi.


101

l

ANZIANITA

VARIAZIONI du1·anle l'ant10

Cnri· tano

Te· nenie

Sot to· tenente

LAUREA io med icina e chir ur~ia

• f3. 7.900

3. 4.91~ 20. 8.909 ~- 8.90i Parma.

B. A,

Id,

r,1.

ld.

Napoli .

. j(). 7.906

M.

1,1.

l(J,

Roma .

• 16.t0.906

Id.

Pa\'in

5, 7.9(),;

f<I .

Napoli,

, 19. 7,906

'!9. 6.91 :! t8. 8.909

R. A, Id,

Id.

Id,

Id.

Id,

Bologna

3. 7.90~,

[(f.

Id.

Id.

Roma.

. fl. 7.906

Id,

lii.

[d.

Palermo .

. u. 7.906

lii,

Il.

Id.

i\"apoll.

7. 8.905

Torino. '"· Id. Id.

7. 7.!)(),;

Id,

Id.

t .10.913

Id,

5. 4.914

I . 9.90Q

R, A, Id.

R, A.

l•f.

Id.

0

• 16. 7,906 , .tt.906

Roma.

t. !l.906 Pavia

5. i .905

1,1.

l O. 9.909 l U0.90i

Padova

7. i.906

Id,

'.!5.H.009 '.!5.H.907 Bologna

6. 7.916

d,

!!8.H .909 jg.11.907 Roma .

. tO.I0.906

ltl.

Id.

Id.

Id .

.

7. 8.906

Id.

Id.

Id.

l'iapoli,

8. 8.906

Id,

Id.

Id.

Firenze

9. 7.906

Id.

l,t.

Ca;:dia ri

• '.!$. 9.9()6

'.!. 7.9U 30.11 .m 30.11.907 Napoli. R, A. Roma . hl. lol. Id.

• 21. 7,904

111.

3, 8.901

Id.

I0.12.90'J tO. l'.!.907 Pisa

. • 12. 7,905

Id .

fl.t! .90'J '.12.12.907 Napoli.

. '6. 7,906

Id.

15. 1.9!0 15. l.90ll

M

30. t .910 30. 1.008 Palermo . . H. i.904

Id.

'.!8. l!.910 iS.11.907 Napoli.

Id.

3. &.OIO

1(1,

J,t.

Id.

ì'òapoli.

l ò. 8.91! Il. A.,

3. 4.910

Id,

Roma.

, . 8,905

Id.

. • ~ - 7,906 11, 7. \)/)ij

3. , .oos Genova

.

i. 7.906 • H. 7,906


( S.,U.) Oilf?i

46

l>ATA di

LLIOGU 01 NASCITA

nascitii

CASATO E NOME

POSIZIONE

DECORAZIONI E CAMPAGNE

I

,tal n. • • • al n..

e

Voa~rand~ (C~l ania)

t••.

! . ?Ub M rune G11u rpp e, (i;) •

F. q. (com, t3 (ant.)

46. i.Sll S,nglltico (;iusPppe. (i;) •

56 (ant.

a

SerrJSlrctta (Catanzaro).

e

Co useh•e (Paclo, a) .

6. 1.$1

Penali Robe,·lo , (i;)

n

Palermo.

~ ',. t 2.7~

Sa lem .Ale1~andro •

e

Cagliari.

11. s.st H•1mby Pa <•lo.

Os p. Tor ino.

F. q . (com. 80 rant.)

+. ©·

f'. q. (com. se. api,!. sa, (l,ror. agg.).

.

e

Montaguto (A,•ell11io),

~. 9.SO Bruno F,·aiicesco, (9.

~

5avona .

rn. :l.83 S:1SS<lli h'rne., lò , ,§,. e,. @.

r

t111ma

15. \ .S~ Ba ltislini Co millv . (i,),

F. q. (com. 9 art. rort.)

r

Ttlnda (Cuneo)

15.411.$'. r ~rrier Sl,•(nnr,, O,©

f'. q. (com. o,p. Ton o,

r

Ave1.za 110 (A qui la/ .

~9. 3.~',

e

Cagliari .

!6. 7.84 Cre<!'ellnni Cill·lv •

F. q. (com. o, p. Fireu,

e Sa1nli11ca Zabul CG1rgent1) .

~3. i.iH C•acc10 rnn, fii,©

F. q . (ro m . cav. Fog~i (11 ).

e a

Ile nernardinis n ,·gi11 io, ffi ,

.Aipell. In (enn.

f', Q, (COITI, M Id ,)

F. q. (rom. Si rant.)

fl acalinu to (G1rgcnll) .

13. i .$:! Sc1l,ctta Gud,111", ©

F . q. (Cl'ITI, 8 beU ) ,

Crema (Cre,nvna)

~;. ~.~3 C,tr lli AIPm111dro, @

6! fanl . .

Palo111 bara Sabina (ttoma).

1\. 5.81 f'vrli lgi>/(1 , O,©

F.q. (··om. ca,·.c, serla) Cl

~01)011

20. 1\.$1 cle Simone Git1s,•p1w. ©,

F. q. (com. cav. Roma)

Piato (f'ircnze).

11. 8.81 Ma1.1.e1t, c,,l'lo,©.

f', q. (com. 78 (anL)

e•

l'orto Torres (Sassa ri)

r.. S.!13 Cncinotta Al(trd o, ©

F. q. (com. 30 art. cJml

:i

S:,mbuca P,, toie,o (Firenz,•) .

( . $ .8t G1a1tnoni f>iel ro, @

F, q. (com 8S ranl,),

e

Sanlacroce Ca,nerrna \Sira -

IJ. 4.S3 Manganaro C.:o-melo ® .

F. q, (co m, 71 id.)

cusa),

e

Monterosso AImo (Siracusa)

3.i ~. 4 A?Zaro Glus,•ppe, ©

F, q. (com. t• id )

e

Hercct o (P anna).

~ . i .Sl Visconti Glll~rJll•r , O, ©

f', q. (com. osped. sue

e

Sd;ciooo (Caserta) .

i. 4.81 Ariola LUC(I , O, @

f'. q, (rom. ti raol,)

e

Carbona ra Scm ·ia (Ale!san· ,tria).

i! . 9.S3 Cartione l'in ,enzo, ,§o, ®.

R. truppe col, Kritre.,

e

Cataoia ,

i. i.83 Oe111edio ,frlu,·o, O, i:l:l, ©

F, q. (com, 3 fant.).

e

Vittor ia (Siracusa) .

~ . 4.S3 Panagia An lcminll, O,©

\19 art. camp . .

Bitonto (Oari)

1;. t.80 Calia G M /11110 , O, ll'J, ©

F. q. (com, 1nrerm. µre

e

Monreale (Palermo)

36. i .SI O'Accardo S11 l v11lo n •, ti(J, :fj. ©.

F. q. (com. 75 fant. ,

e

Savona • •

17.12.Sl Ciarlo Silvio .

Osp. Geaova

e

·:in lkmo (Porto Ma11r i1.iv)

tO. ~. 4

•a

nampi PiPtro. ©

Parma).

Lecce).

Lane. Novara (5). •

(~·. q.) Fuori quadro ai termini del Il. I), 8 dic.embre t 9U n. t US e t 5 dicembre ( Vt4 o. 116'1,


,101

,;

ANZIANITÀ LAUfiEA

VAR IAZIONI du 1·a·n le l' anno

ne111e

in Soltolenen te [ medicina e chir urgia

7, 4.91(1

T11-

16 8.9U

7. 4.908 Torino.

. 26- ,.906

111.

15. t..911\ t 5. 5-908 Napoli.

. 25. i.90;

Jrl.

2&. &.910 H. 7.!JOi Torino .

• 21. t2.905

Id.

t . 7.910 29. ;.908 Paler mo .

n. " · .

'"· 4.40.914 Il. A.

hl.

• 19. 9 905

16. 8.(11)1) Cagl iari

. ts. 6.90i

s. 5.910 s. 5.90$ Napoli .

. 13.l!,90!

Id ,

Id.

hl.

lfl.

. '!9. i .907

111.

Id.

M.

Roma .

• IO.IMO;

Id.

Id,

Id .

Torino.

. 18. 7.907

lfl.

"'· lrl .

lrl.

Jlom:i

. 19. i .9(17

l<I.

Cal(liari

. ~- 6.!lfli

Id.

"'·

1~-

Paler mo . . ! ti, i,!1/ti

Id .

Id.

Id.

·a)lùli .

5, 8.!•07

1,1.

Id.

Id.

Firenze

. 18. 7.!1()7

Id.

1,1. -

!(I.

F!Ollla ,

• l!I. i .907

Id.

IJ.

!d.

Na1ioli.

5. 8,Wi

Id.

Jr!.

M.

Firenze

• t 5, 7.90i

1<1.

Id.

Id.

Sass;,rl.

5. 7.907

Id.

lei.

Pirenze

9. 7.907

Id.

hl.

Id .

i'inpoli.

Id .

111.

Irl.

Ca!a!Jlla

5. 7.007

3. t .9t 5

Id.

Id.

Panna .

. 15. 7.907

Id.

Id.

Id.

Na poli.

.

Id.

Id.

td:

Genova

. Il . 7.907

!d.

R. A.

"'·

·"

";,99i

8. S 900

lrt.

Id,

Irl.

Roma.

• 19, 7.907

Id.

Id.

ld.

l'i,111011.

• 25 7.90i

Id.

Id.

Id.

Id.

6. 7.\107

Id ,

Id .

Id.

Palermo . . :!8.11.907

Id.

M.

Id.

Geno 1·a

Id.

I . 7.910 16. 8.908 Pa,·ìa

, . 7.907 • 19. 7.907


DA H Lt:OGO DI ~ASCIH

di

nascit a

CASATO K NOME

dal n. ••• al n.

a

~apoli

e Canna (Cosema).

POSIZIONE

UECOR.~7.IONI E CAMPAGNE

••.t.

IO. li.!!' Abate A lnrn1,dl'o, © 8. :\.81 Pitre lli Nlcr,/(1.,

li art. ump• •

+. o, (i;)

t8 ranr.

e

Viziinl (Catania)

8. 4.~ CafTa relli 8 rnedttlo , r;:i (i;).

Osp. Geno-.a

:

Spezia

:!9. 6.81 Camoriano P it'lt'll ® ·

70 ranL

e

~ es~ina.

:!7. 5.80 De Domenico Francrsco. ©

o~p. !\le,sina 84 fant.

Guagnano (!.ecce) .

~.11.S? ~am Gi11., e1,pc, +. © ~3.10.Si Degli Alti l'incPllZ'O, IIJ,@

e Gru mo Appul a (Baril.

t i. 9.$:! Ma~lll'Ol' ili Nicola, o. o. © .

IO ran~rla

e Roma. e

F. q. (com. osp. Udine)

e

Sorano (Grosseto)

6. t.83 Sel'"i Gio11a1111I , O, @

67 Id. ,

e

l.agùnel!ro (Potenza) .

~5. 7.8~ Gallotti Giuva1111I, ©

Leg. earab. Napoli

a

P0ntremoli (Mas;a C,vrar. )

~. 6.81 Sa vini G11fl llae1·0, O, El'.:), @

t ari. ror t. (costa). •

e

Sassari

il. tll.8t Costa Fausto, ©

R. truppe col. Eritrea

e

Beneveo to .

~:;. !U,5 Be 1·ilac<1ua Am leto,~. 1T] .

R. truppe colon. 111rìtr, (di!p. min. col.).

e

Torino

e Par ma

2~. 6.Kl ~l.. tino Cnl"!o, o. ©, tr], @

Os p. Udine •

18. Ula ~Mari Ct,,11·,•. ©. @ .

3i fa.nL

e

Pian Cas tagnaio (Si na ) .

i. 5.!l:? Ra,si 1,iu.,,·pw . o. e:;.@

79 i,I.

e

Villa franca (A lessandrin)

~6. 8.8! Oggero Cm1rr . © .

l.aoc. Viti. Em. u. (10)

e

Andria (Bari) .

t. l.84 Sini~i G"i,"1. e::"-

Lane. Firenze (9). •

e

Siena .

25. I. I Giardi Golil,o, © .

87 ranL 11 art. camp.

e

Fiuma lbo ( \lodeua)

6. U~ Giam l,i l uigi, o. C1 fl:. @

e

Orsoi;na (Cl11eti).

4. ~.SJ Tena,i;li., Gi11~epJ)P

e

Montesarchio (Oen~vento} .

~. 5.ll2 l~p0<:e An/rm io, ~ . [jj .

Osp. surc. Pmn~- •

a

Cellino Attannsio (Teramo)

l i. !!.$3 rie Alt.,en tiis G1,ido. {'r;. @ •

31 art. (amp.

e

Prizzi (Paler mo).

18. 8.81 Pintacu1la So hml ol'P ©

e

Carolei (Cosenza)

i. IO.Si Scaglione \"illn,·in. ©

Os p. Ila veooa .

e

~larsala (Trapani) •

:!:i. ii.81 Signorino Rnrai-lo. ,§,. © •

Id. Udine .

e

Catania . •

25. 3.86 Maup:er i l\'lcolò. O, @

Cav. Aless.'lndria (U)

e

Roma.

li .11.:H ln1?ravalln Alfredo, O. @.

t art. camp• .

e

MJUi la

ti. 5.1'5 Piccl nln i Vno. @

18 art. cam p,

e

llvlilerno (Pote111:1)

i .11.$5 Ger m ino ..flfrtdo, O,@

A d i$JJ. min. e~/. (UUla

F. q. (com. o,p. Narolil

*· 0, {Tl. (!;).

•

c

Napuli

21. G.~ )la mlli .Alberto, ©

e

Acireale (Catania) .

t 4. 5.~3 lnd~licato lii111tp1u, O , ©

r

Firenze •

i!!. 2.82 Bicei Gastone

,

•

l.eg, carah. Milano •

31 fa lli.

•

lnrerm. pres. Aquil11


!DIO!

Aì'-ZIA NITÀ

VA RIAZIONI cltt1·1111le l'atuw

Te· n,•n re

C,ofli· 1::u, o

S<>lto, te11e111e

1.A UBEA. in merlicina e chirurgia

-

I H . 1,\11:;

4 -

I. 7.9!0 \fi. 1\.908 Napoli .

• !(). i 906

B. A. lt.1.

Id .

(rl.

I I.

Id.

Id.

"'·

I<!.

tn.

t-'Ì .. :'l .

lrl.

1,1.

(<l.

Mt·S~ina

, 31.10.907

hl.

l<I.

{6. 3.90'.• Boma.

. li. 7.9,1G

'"·

l!I.

i5. :t.909 l'ia1wli.

i.t.

Id.

Id.

Id.

t6. 3.!109 P., via .

Id.

(I.

.fO. S.9<W :'(apuli .

t. l~.91lS

Id.

1(1.

Parma.

IO. 7.008

Id.

Id.

Torino.

t I. i.9(18

Sassari.

, ~. i .908

I<!.

'"·"1.

,.,.

In.

3. 8,907

Palr nno . • 1Q, l l.911i

Id.

9. 7.9tli

6. i.90i

. ':!S. 6.907 i. i .908

Id.

"'·

Id.

Id.

Id .

Napoli.

li. 7.(11\8

Id.

Id.

. 11. 7.908

ld.

Id.

"'·

Genova

ttl .

Siena

5. i .90S

Id.

1(1.

lrt.

Tor ino.

• ':!3. i.9116

Id.

(d.

lit.

:'(apoli.

5. S. 903

Id.

lit.

(,1.

$ iilna

5. 7 POS

I<!.

(d.

1,1.

Mo,lena

18. 7. 90l!

Id.

ili.

Id.

ì'->t)O II.

5. $. 908

Id.

1,1.

Id.

Id.

8. ~. !108

Id.

lii.

I.I.

Boma.

16. i . 9(18

Id.

hl.

l<I.

Pale,1110 • . 17. i'. '108

Id.

Id .

Id.

Roma .

(<l .

(Il .

l<l.

Napoli .

• 23. 7,907

1,1.

~6. 1.9 11

i . i'.911) Cat;111ia

. I!. i.909

Id.

lrl.

l<I .

Ro ma.

. 30. i.909

Id.

1,1.

(<I .

Nàpoli.

lf,, 6.9119

"'·

l rl .

t . 9.909

"'·

. 28. 7.909

[com,,1.)

ltl.

[,t.

Id.

, Id.

Id.

Id.

l<i.

Id.

Id.

Id.

Quad,·o ,H 1111zianili d el co•·po ,anilal'lo mililal'e, tee.

.

Id.

• ~I . i .OOS

Id.

i. S.90')

~·ireoze

3. i 909


50

IJ ATA LUOGO 01 "ASCITA

CASATO E NOMK

di

POSIZIO!'i!

DECOIIAZIONI E CAMPAGNE

11:IScita

- - - - - -- - -- -------'---=--- - - ------------''--- - - - - - - - -

I

dal n. • •~ al n. • • • .

I

e

Palermu.

I. &.81 Cervello Ugo, o.©

Osp. Udine.

e

Maenza (lloma1 •

t !. J. t l'asani Fru11c,&co, rI) .

69 rant.

e Salerno.

t8. 4.84 Uuonovnnc Ca1·10, o. (D.

8 id.

e

Me;sina.

t i . 7.81 Denaro A11lo11, o, O,© .

O,p. Bologo., .

e

Crsarò ()t, s,;inal

t8.0.:,~ Schiraol Vi ncenzo, i •, ~ . (i;).

3 art. mont.

e

Roma

JO. i .~4 Lucci A mrrico, (i;).

Se. m,lltare .

,.s~ Pelle6rinl Oresle, © .

r.o fant.

a

O::issano di Sutr, !Roma)

1.

a

Rcc,natl (Macerata)

16. 1.-,.; F~ltciauuell Gmdo

Osp. Ancona

e

Calauzuo •

ti . ,.~3 Sorhar4 /lmilio.

Id. Vcne1.l1

e Cagbarl.

Id. Ca!lllar,

t ; . J.8~ l':Hltla Siro :U. 5.~1 Call.laroh

Fr,11tc,sro, @

e

lluvo ,ti Puglm (Ilar i)

e

Anzano d,ith lr1•in1 (A Yel· !I. :!.Sa Ros.l Anlonìo, © .

•

35 ar i, cam11. F, q. (com. osp. Cas,•rt:

11110).

e

Teramo .

16.U .8$ Lucangeli 1;1ov1111111, Q

49 f:lot . •

e

Tropt:a (Catanzaro)

u. 6.S) l.01acono Anlunlu, ©

Osp. l1~5sm,

e

llrgalfrnt o (Cat ania)

ii. 8.8J ~' 1umerroa,10 Vwce11zo, O , O, (C. •

lt rant.

e

Varallo lì'io,·ara)

:ft.t!.:!! llacchialoni Allolfv, © .

A tU1p. m fo. coL (Llb~

e

Ualluzzo {Fi renze) .

e Modena,

3. !.83 F'usi Pietro, l'.l,. ©.

71 faot.

il. l.Sl F'orrni~gini .1/011110, O- Q .

57 Id,

+. III .

a

l'oll,lloa (Reggio Ca labria)

i !'>. !.SJ llomnno 1\ 'ic.,la,

e

lloma.

l>. t .8\ Ro,si Pe,.,.uccio, ©

Sa voia ca v. {3) (com. I, s11uad. aviatori).

5 bers.

e

:;. Lucia ,lei Mela (MPssinn)

t ?";. 5.11! t;uduotla /iugcn io, Il,. Q .

58 font.

e

Acerenza (Potenm)

u. 6.84 l'olosa I fncen:o, O, (D.

Lane. ~ontehello (8)

e

Catania .

t . 1.8G Caslorma Giu•e1111e, O. Q

ca,·. Milano (7)

e

Sllmmatino (Caltanissetta) .

f .tt.85 (!ammarata Gio111mni, Q .

li bers.

a

Palermo.

:io. 9.8! Corti /,ufg., o, (i;)

A .Ji,p. m in. col. (Ubu

a

Craco (Potenza).

ti. t .8~ ihadonna A11lonlo, o, (i;).

4 art. rorL teosu )(J1>I

e

s. vuo Chwtrno (t:l11et11

17. 3.8~ Yazzoccone CamWo, fr. Q

7 BlJJÌDI •

a

Acireale (Ca1a111a) •

17. S.l!i Romeo G,amba rlolo, ©

37 !aut.

e

Va;to (Chieti)

Cl.

R. t r uppe col. So1Jl

e

Pelitto (Salerno)

5. 6.83 M1gli;1ccu, Roma110, Q;)

Oap. Geno,•n.

a

Oai oi S. Giuliano {l'isa)

i ,U .:13 Tangheroni Don le, O, U,. (i;)

88 raot. •

,.s, n,tuccl·Chlnni Agostino,©

•

Taranto).

(dilp. miti.. col.I,


~101

Ai'iZIANITÀ

VARIAZIOJVI tforan/e l ' an,10

Cal'i· t"no

Tenenie

Sollotenente

LAUREA in medicina ~ chirurgia

.. -

u. t .915 26. t .911 t 9. 8.905 Palermo • . u. 7.904

'

R- A. Id.

Id.

8. i .909 Roma .

. tS. i.908

Id.

Id.

i .'_7.9to Napoli.

. U. S.909

1,1.

Id.

Id.

Palermo .

3. 9.9Q<J

Id.

Id.

Id.

Napoli.

7. 8.909

[d.

Id.

Id.

Bologna

3. i.909

Id.

Id.

Id.

Roma .

. n 7.909

Id.

Id.

Id.

Id.

• '!O. 7.909

Id.

lii.

Id.

Napoli .

. tu.U.909

Id.

Id.

Id .

Cagliari

9. t 0.909

Id.

[d.

(d.

Napoli .

. u. 8.909

)Il.

Id.

Id.

Id.

.

• 15. 7.90'J

Id.

Id.

Id .

Roma •

. • JO.tt .909

l/J.

Id.

lc1.

Id.

4.to.909

Id.

Id.

ld.

Napoli .

. tt . 8.909

ltl.

Id.

Id.

l/J .

[d.

Tor i110.

• 3'1. i 9119

8. 7.90'J Firenze

. 26. 9.908

Id.

Id.

9.10.910 Modena

• 18. 7.908

Id.

Id,

8. i.!/0') Na~•oli.

• 31. 7 .908

1,1.

hl.

7. i.910 lloma

i. 9.909

Id.

Id.

8. 7.909 l'iapoll .

• t 7. 7.908

Id.

Id.

i. 7.910

• 13. o.909

Id.

Id.

Id.

Bologna

Id.

[d.

hl.

Palermo . • 31). 7 .909

Id.

Id ,

M.

Jd ,

Id,

7. 7.909

, 1. 6.!l08 Ooiogna

7. 7.907

Id.

Napoli.

. !3. 7.907

lrl.

Id.

. 3t. 7.908

Id.

Id.

Id.

Id.

8. 7.909 Roma .

. !9. 5.908

Id.

Id.

1. 7.910 Bologna

5. 7 .909

I d.

i. 4.9{!

8. 7.9Q<J Napoli.

Id.

Id.

Id.

Pisa.

5. G.908

. IO. i.906


DATA J.UO{;O 01 NA SCITA.

di

nascltn

CASATO E NO ME

POSIZIOtiE

DECORA7.10'.'/I E COf PAGNB

dal n. •~• al n. . . .. e

Pomaro (A lessan.J ria).

7. ~.iH Vil(llani F,de1ico. O , (0

A di&p, m !-11 col. (Libia) . Osp. Piacenza •

e

Collelongo (Aquila)

l :I. f,.83 Ue Caris A goitrno. @

e

Molitn no (Polenzal

6. I.Si Galante Cnrlo, O . @

Id. OoloKna

e

Ses tu (Ca~ l'ar,)

15. ~-S3 Mcreu /lw,ti110, C). @ •

46 lant.

,

S. Angelo Mux,ro (G,rgt nll).

7. 5.$1 Circo Gi useppe, @ .

e

Turi (Rari).

8. !l.$1 Orlanrli Vincenzo, C), O ,

e Sa !Jluoneta (Cremona)

'!$. t .ijl

55 ili

ro, (i;) •

Pic,rinl Muzio-Ftrr uccfo, O, ~.

34 id. I alpini

r

Mcl ii (Po tenza)

18.1 2.83 Pilato Adolfo, O , O . IT:, (i;) .

t fanteria

(·

M, rtmo F'r:o nco (Tcr:11no)

~;.1:l.8? Basile Antonio, O, o. @

Osp. Chieti . 9 lant.

r.

llionero in Vulture (Pot enza) .

:!. 8.~t Grazlola (;era,-du, [1";. @

,.

Cuneo

~I. 8.~! Zepponi 1\'11polto>1 r . C, li:)

IO art. fort.

r.

~ontes~rchlo ( Benevento)

3. 9.S3 Parente F,•rdin a11 tin

19 fant.

e

Sa rno (Sale rno) .

~\. 2.iH Ole ri \ "i11cenz1J , lb).

~ id.

e

Lecce.

12. t.~! Greeo /Jomm i co, o, (O.

R. truppe col. So,u~lla 5 .irt. camp.

(disp. 111i11. col.).

e

Tri11i1a (Cuneo) .

7. 2.84 Muratori C11rlo-Fl'li ce. @.(i) .

e

Gang, (l'~lt•rmo)

t4. 7.8:! F'ranco Vit1cen1.o, ©

t 3 rant.

e

Part111 ,co (Pal., rmo)

3. I .S5 Sa va rino Sav, ,.io,@

63 id.

e

R:J rnmacea (C·1tA11ia) .

:!5.11).~~ Zarpalà GiacOMo, O, (D

25 id.

e

C~glm Messapic., (1,ccce)

tS. 1.8, Suma Cosimo. ©

3 bers.

e

)tes ~ina.

\I l . 2.~1 lluggeri An!o11i110, @.

Osp. Messina

a

Ora

'!i. 2 .s2 Petliti Pa,q11at, , @

54 lant.

e

Sa lur.zo .

I t. i.~, Bocca Tito ~

k. tr uppe col. Somali,

a

Monlecalini Va l di Cecio :i .

6. ~.sJ v~nnocci Qulr1titw, o. II) (!;).

t 11rt. lort. (costa)

e

Pesclna (Aqui la)

e Carlentini (Sirncusa) •

•

(ditp. mln. col.).

t . 2.~2 Cambise Eltor, , ('.i'3

74 lant.

19. I 1.8! Sesto .A>llo11fo

Il hers.

e

Cìlta11ova tllei;gio Cala iJria)

8. 3.~1 Albanese Riccio/li, rr;, © .

~ fant.

e

Torri~ lia (GPnova) .

:!!.\O.~:l Crosiglia Bvand rJ .

R. tru ppe col. Som~hi

a

l\a poli

30.12.~~ Oe An~elis ..._,.d uino, (i;).

t 6 rant.

18 fd.

(dùp. ,r•i11. coL).

e

Palermo.

3,1.11.s2 Rir.c.:. BIIOl't , f:E, <i)

a

Itri (Caserta) .

!i. ~-~1 Sinapi Vi ncmz,,

lnlerm. pres. CìV!tavecchh

S. Benedetto riel Tronto

U. 2.Rl Ca mer:incsi D111 u, (O.

61 rant.


IBDIOI

I

\ :-.ZIA ;-..1n· VA/I/AZIONI d 11r 11n le 1'<111110

Ca pi 13110

Tr -

I

n.;n te

LA UIIEA

Sollote1::.11te

(ro,ur le-

lo

medicina e r hirurgia

I 11,enLo)

u. t.9l 5 t 6. !.911 Il. A. lei .

I

I

.

. ~o. i .9i\9

Id.

Napoli .

• 43. 6.909

Id.

~. 7.9119 Cagliari

8. i,O(l~

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Id.

~i. 7.907 Paler mo . • 16. i .9116

Id .

Id.

8. i.!109 nom.1 •

. tU:t.91lll

Id.

Id.

7, i .910 PaYia .

. 10. i .90'J

1'1.

Id.

s. i .009 [li;q ,oli

• IO. 6ilrni

Iù.

. Id.

lrl.

hl.

lol.

t i. ~.915 A. ' 11.hl.

lrt.

l rt.

hl •

5. 8.90,

Id.

Roma .

. 16. 6,(IOS

Id.

l lorlcna

. in. , l.9'lò

Id.

lrl.

N:i poli

. 29. i .~lOi'

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,. !.909

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. I". 8.91\g

31. 6. 9()8

Id.

. li.tt.90i 8. i . ~09

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Id.

I(!.

7. i .910 Torino

s . l.l/15

1!1.

8. 7 .909 Palermo • . 31.ll.9(il!

H. A ,

I

8. 7.908

7. i .910 noma .

Id.

Id.

I

8. 7.909 Torino

l ii.

Id.

I

Id.

1,1.

Id .

i . i.910 Na poli

. 24. 7.909

1,1.

l<l .

s . i .!)/\!J Catania

,. 7.90~ • i 6. 7.909

'"·

Id.

i . 7.910 Na poli

1,1 .

Id.

i i. 6.907 Modr na

. 18. i.90S

id.

id.

17. 6.909 Torl110.

. - 9.11.909

1,1.

Id.

7. 7.9!0 r a vla •

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Id .

8. 7.91)9

risa . •

8 12 909

1,1.

lù.

Id ,

Roma .

. 15 i,.908

. ! I. i .908

Id.

M.

Id .

:-.a r oll

Id.

li.

Id·

[d .

I~.

!, 4.911

i . i ,91<1 Genova

Id.

Id.

s. 7.909 Na11oll

Id.

Id.

Id.

Id.

6. ;,91:,

Id.

Id.

5. ~-9-08 . , ~. i,!I()~

i .{2.908

Boma .

. ~I. 7.908

7. 7.910 l'iapoli

• 27.11 .909

Id.

Pb a

8. IH 09

li


.,

-~

DATA

LUOGO DI NASCITA

di nascita

CASATO E NOME

POSIZIONE

OECOR I ZION I E CAMPAGNE

rlal n. '18 , al n. 8 1 '1.

e

Benestare (Re;:gio Calabria)

t . !.$3 Porcar,, Isidoro, ©

Il art. camp.

Valente Gioocchinn, © .

3 a lp. (com. se. appl. san.

e

Torino

e

Castefl ucdo de' Suari (Foggia) IO. t..SI Gelorminl l uigi, O . © .

Accademia militar&.

e

Bernalda (Potenza)

Osp. succ. Mantova.

ff. lt .81

t 6. ! .81 Rinaldi Giusep)le. ['l"l .

o. (i)

c

Nicolosi (Catania)

5. S.81 Tomaselli Vllo,

e

Gill1one (Campoha,so)

14. \l.81 Oel Vast o musepp,·. o. (i)

'U Id.

e

Casale Mon ferrato.

7. I .SI Ara Achille, Q. Q . (!)

Osp. Brescia

91 fant.

e

Torrac.1 (Sal~rno)

Il.IO.SI Viggiano A lfredo

4i fant.

c

Chiavnrl.

tt 3.8:. Noce Giot•o•rni, (!).

89 id.

e

Asiago (Vìcen1.a)

16. S.SI Ferrarl Giova n11i o. ©. (i)

Lane. Vercelli (~).

e

11acalmuto (Glr~ent i) .

t6. tl .x1! Grillo Gfro/111110, (i)

65 rant.

a

Roma

tS. 9.S1 Cog liatl-On ia fìi 11se1>pe. o , ID, (i).

Osp. Ancona

a

C..1serta .

9. ~.S2 Pi~.iz10 A1do11io. (i)

15 rant.

e

S. POPtro On-eliana (Campo-

7.11 .83 Perllli Gioi-alln i. cr; (i) .

34 id.

e

Pescina (A41uila).

t&. 8.$3 Ippofili A rnoldo. o .

basso.

rn ®

6 i;enio ( batl. Roma)

a

s. Gior gio rii Cat.1nia.

~~- :i!.83

c

Gallarate (Milano).

14.tt .85 Dinnghl .A/berlo, o © .

33 ran t.

e

~faddalonì (Caser1:11

!I, . ; .R,; Corcioni Con odm o ®

Cav. Palermo (30)

e

Marcianise (Casert.i)

5. '!.83 Adinoln Salvol 1,r e, O, ©

34 rant.

e

l'cll rc (IJellunoJ.

5. 6.S3 Ga;.rg,a Emilio, lì] , (i)

R, truppero l. Eritre.1 (d1

a

Nocera 1nrerior e.

t t. l.82 Vito lo lìmauuelt ,

Mignemi Frrmcesco. fn. (!).

OSI). Udine . • •

m i11. col. ).

rn. (i).

8 fant..

e

Siracuga.

13. l.St norrtone Cllrmrto, (!).

tnfer. pre,,. Siracusa

e

Camandona (~orarn) .

~9. t.~1 Soin ,o An 11a11do, © .

, , fa11l. •

e

Serra S. Bruno (Catan,ar o)

26. r.. 1 Tcde.,chi Giacomo . O . C!. l'.Th ©

19 ,d.

e

Torino

19. ll.St

llA!tazzi Tullo, (i) .

Osp. Torin o

e lloma

3.t t ~n Rinal<ll Pietro. Ci) •

Id. Roma

c

Santamar ioa (Salerno)

3. 4 X{ l'c llt·g-rino l ormzo, C, (!).

A di1p . mm. coL (L1hi

e

l'iapoll

5, 9.~:i .\l:I O('llli l uigi , (!) •

t• art. monL

e

Arrccires (Buenos Ayres)

11.H .S:t G:tlti Giu ~•l'I'•• (!).

Cav. f..1tania (~ )

Palmi (R~i::gio Cabhria).

10. 3.83 Lopre, ti A111on,,w. ,§,. ©.

I gran.

Santhia (!'iova ra)

21. !.&i t:hia hre ra Glnrplo, O, '4:)

6 art. '.ort. (co m. se. a1 ).'

e

~""


5 1,

MP.DIOI

-,

ANZIH'1T~'

- --

l'All/AZIO,YI f ari· tauo

durante l 'atmo

Te·

LA UREA

I Sofio.

11Clll0

1e11.'.:'.,te

in

me,licina e ehiruriiìa

(omnle· ment ")

!. 4.91t

R. A. Id.

Id.

Id.

Id.

Id.

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3. i.907

Id.

7. i.9!0 Roma .

. '!I. i ,!1()9

Id ,

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Torino

. :! I. $.909

. t u. ;.m

8. 7.909 ~apoli

3 . i .90S

M.

. 31. i .9,l~

Id,

Parma.

9. i.!X19

l1J.

!d.

8. i.90<J Napoli.

5. S.90~

Id.

(d.

7. i.910 Bologna

. ~o. 11 .9M

Id.

id ,

Id.

Padova

. t G.to,9n9

Id,

Id.

1,1,

Napoli

• t ~.l(),!1()9

El. i .~ i

t J. n.91 5 R . .\.

Id.

Id.

Id

Jtl.

15 . r. .!l09

Roma .

lrl.

1,1.

~7 . G.90i

Napoli

2. S.9or.

hl.

Id.

b, i,9, 9

Id .

. :!3. i .!,OS

Id .

Id.

Id.

Id.

. tJ. i·'·<»-

Id,

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((1.

Catan ia

Id.

i. i .9 10

ra,·ìa

. i ll. i .~>O!l

1<1.

Id.

Napoli.

• i !l.11.909

I ~.

. 31. i.90S

J,1 ,

lei. G. i .91:i IL ~ .

'!. 4.91 J 8. 7.90V

Boloi:;na

7. i .908

Id.

lcl .

Napol i .

. 13. 7,908

Id.

7. 7.9!0

Id.

u. 8.\119

Id.

1,1.

H."· f t. 11 .!l l'Ò

!). i .!lO~

1,1.

l ,1 ,

5. !l,IJt :i

I. 4.91!

I. \l.9-09 Torino.

. 33. 7 .!IOS

Id.

Id.

I. 3.!109 C.:ata Dia

. ~,.11 uo;

'"· lei .

fil.

t. 2.9!0 Torin o

• 1!1 1 l.~11$

I. !!.912

s. 1.,10 floma .

I i. l!.90.",

Id.

I. 4,9U 10.89!0 ~a poli.

11. \.

I

i . i ., 11) l'iapoli.

8. 4 9 1:i

9 . 8 .90?

M.

, -:!6. 7.90\l

t 10,!IIO Siena

3 , ; .90!)

Id.

Id .

ltl.

(ò.

((I,

1,1.

15. J.9 11

no111a •

. 19. 7.910

"'·

Id.

15, 7.911 Torin <>.

U. i .~IO

!<I.

Il


56

O.\TA

l.l"OGO 111 NASCITA

di

c:ASATO E NOME

P0Sl7.IO;<;E

Ui-:CORAZIO:'/l E CA MPAGNE

n:,sclta

-

---- --·-------'------------------ -:---------1

et. I n. li 18 al n. ll.&7. 13. t.~6 Talenti Cesai·e, © .

,. ller.;. ! t fant.

a

Pi<a

;_6.s· Lepri Giulio o, O , o . ©

e

Vercelli.

!7. 4.~5 BntiuPlli Ma,·celli110 , O , (O .

A diap. m,n. col. (Libia'

e• Fano (Pesaro)

19. i .R3 P,rc,,lì Giova11r1i, © .

F. q. (com. osp. N3poli

e

Yuros (S:1<,a ri)

12. 3.86 Manroni .1/ic/iele, ©

81 fant. •

e

Torro~lia (Ge11,.1a1.

~I. H.i;6 I mperiale Ce.<at·P, © .

Os11. Geoon

e

.\lon<10 ,•1

5. ; .$5 Basso Gio. Botta, ©.

91 fant.

,.

Ca•a1!1nni (l'eue, en to)

30. l.8ò Romano Gmuaro, o.©

31

e

Vd larrMwa 111 L11nigian:1 (.\la•· ~a Urrar:i) .

i. 1 ~,; Vannelll Bt11·ico, ©

n. trnrpl\ c·ol. Soma

.,

Gio•·e cPeruµ1:q.

J. fi.85 Marinucci J/a ri,10 @.

i;o fa nt.

111.

(dì,p. 11cìn. col .) .

,.

M,)oleleone

i:?.lt .83 Perretti Cru toflu ·n. O, (9.

8~ id.

:i

Caslel S. t orem o (Salerno)

:!.10.81 ·MafTeo Li.igi, O.©

F. q , (Cf}RI, O.<J), Na pol

e

S1,ezia

'30. 3.S5 s .,hatini A1,9el o, ~. ©

~I rant.

Lenola (C:is, rta)

30. S.SI Tnl:\relli l 1ii9ì. ©.

Osp. Ca.serra

Ruma

3.12 :; Rellini f;uid n, O. © .

6 ber, .

.\lirM (.\le<sina )..

~- O.Hl Mach i Seba.<tlano , ©

35 rant.

l'r<1riita (i\'a110Ji1

29. I .k3 Co~tagliola. A11t1mi11.

Attila (C,,-enza \.

S. $.81 Pag/,u, o Alfonso. ©

1 ç{ran.

S:amhura-7:i t,ut Wlr,.1e11li) .

ILl/1.~1 Ca m pìsl Baldos<an·r. ©

,i art. camp.

5. Ufi Valdam erl Giu11·p 1ir. @.

lnrerm. pre!<. Br r11:amo

o. (I;).

R. truppe col. Eritrea •

Cerre to-,annit.:.• cllene,ento)

1.11.85 P1lella A!e11,•,.,.dl'o, ©

3 nrt . ro rt. (rosta fort

Cnt :\nia .

1,. 7-~~ Pi v~I li Francesco, o. ©

R. truppe rnt. ~nl:I ldip. m in. col. ).

F'r,1 ncav111a ( I.ecce)

f 3. I.Sfi Ar~ent ina Gio. Bolla . ©.

R.

truppe col. !-oma (di1p. mi11 . eo/.J.

Jack •illc ·Florì,ta (Ame rica \

I. 2.86 1111.z(l Coni,/in, O O ,©

3'! art. ca mp.

Bar i

13. 7.S-1 n e Liso Ca,·lo. CJ. ©.

R. lrnpre col. S.•ma (ditp . min. co/.).

3 i .83 Criserà Gi,w1111r

R.

31. 7,85 Dal Colle:. Au r111.<10, @.

,o art. camr,.

30.12.~ Cion ini Giulio. © .

nsp. Livorno

Porlo Ma11r11io .

~6- ~.81 Oan erì G111se1•Jil', O, ©-

Id. Tor ino.

Anri ri~ 1Rari).

15. I 81 Ci • ita /la,r,.,1,.

e Schto (\"icema).

e C.1 paonoh (1'1,a )

: li

,

1

o. (1).

truppe col. Soma

(dl~p. mi11 col.).

Id. Bar i.


5i

Aè'iZIA ,' ilTÀ

LA UREA

!"ARI AZION I

lluranl e I' annu

Sottolenente

in medic111a e chirur~b

i:arl· tano

Te· nente

11 H .91:)

l . &.91i 15. i .9H TorirH)

Il . A.

• !:i , ;.\'10

1,1.

Td .

lo!.

Pisa.

;, i.9!0

IJ.

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Id.

l'orino.

. I0,11 9!0

[d .

Id.

Id.

lh1lwna

i, ;,9!0

111.

[d .

ld.

11nma.

• 18. i,!110

Id.

[d.

Id.

Genova

• ~:?. 7.!IIU

Id.

hl.

Id.

Torino.

9. i .910

lrt.

ld .

1,1.

Napoli .

&. 8,!IIO

hl.

Id .

t,I.

Genova ' •

. 18. i.910

ICI.

Id .

Id.

Roma.

. 16.li.910

Id .

M.

Id.

Napoli.

. I!, S.91 0

Id.

Id.

ltl.

Roma •

. 'H . 7.910

Id.

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Id .

Torino.

. 12.1 t.9!0

lrt.

ltl .

Id.

Napoli .

• :!,8. 7.9 10

Id.

lrl .

Id.

Bologna

t. i.9IO

Id .

1«1.

Id.

Palermo . . 2i. 4.91 0

Id.

Id .

Id.

Napo!i.

4. 8.910

Id.

Id.

Id.

Roma.

. 21. 7.9!0

Id.

l~I.

Id.

Palermo . . IC. H .910

~7.11.~t :,

1<1.

Id.

l'ado1·a

• U.t t .910

l<I .

I,!.

Id .

Roma .

. 16.12.911

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l:J.

l,J.

Catanm.

&. 7.910

Jrl.

1(1 .

Id.

Na poli.

. 10. 8 91(1

Id.

Id.

Id.

Catania

6. i .9 10

Id.

ia.

Id.

Napoli.

8 8.9(0

Id .

Id.

Id.

lrl.

• 18, l !.9!0

Id .

111.

hl.

Pactov,1

i. 7.910

Id.

I d.

(d.

l'isa.

i . i ,9IO

hl .

Id.

Id.

Puma.

. 18, 11.9 1~

IJ .

Id .

Id.

Napoli.

Il. A,

.is.

I

1.9 10 )J


58

DATA

LOOGO DI NASCITA

CA SATO E NOME

di

II e

POSIZIONE

DP.COR AZIONI E CAMPAGNE

uascita

,tal n. li u, al 11 .

a,,.

)l:,na r,, t I r:q,ao,\.

1,;, 6 86 Cast r ii , B1i if1111to, ©.

Osp. Paler mo .

Ca, trore,1le (Messina).

l 5. LS:; lla rtol one G1oocthi110. o.©

lrl. Me5slna

~le•J110• ~i Liveuza (Treviso .

li. 9 ~I ~:,ccc,mani Giot·yi o

Jd. Vr net la

Pa l111n MontechlMo (Girgenti)

18. tt .,r.

a .Yaz:a rrno. e o . (i;).

Vajo 1

R. truppe col . Eroi (diq,. mi11. col. ).

n

S. Elin n Plani,i (Carnpohasso). :!.'\.Hl.Sa Di Pnlmn V111u11zo. © .

30 rant.

e

Rari

t:i. 6,RI llo na,leo IWorin

0.;p. narì.

n

(;:o,:u11urinno (Ca;ert.,) .

10.10.i,;1 Gra,iano Carn1i11,. ©

lr!. Ca va del Tirreni

e

Catania.

t l. lO i<I

e

Torin,,

?. ( ~.SI FP: rari .lllll'iO, (0 .

A di,p. min . col .

e

Succh •o (Coscrla)

i. 3.6~ Palumbo Gio•upp,•, ~- @ .

'4 art. camp• •

e

Mezz.1no Oi;.:li ( Pa\'ia)

! 7.10,ii:1 Cei Isidoro. © .

Osp. Ales;anrlria.

Ulstcfano G111,.,,,p,, (l;)

lerno).

Osp. Piacenza •

e s,ssa (Pnrma)

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R. tru ppo col. Eritrea

e

Caltce Ligure (Genova) .

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Rntt. sc11nla aviatori

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l'.1rtinico (Palermo)

H. f,,. I Giallomto·,rdo 01'e.<tr , ©

o,p. G,'lva dei Tirrem I

e

Canale (Cu neo) .

u.U.153 ca~el ta Ce~o,·e. @ .

Rnlt. ~quad . a•·iat. (r

r

Comacc luo (Ferrara) ,

3. 8.Rr. llaitarotti Gi1HtJ>J1r, ©

~ rant.

lerno.

se. appl. san.).

e il':1poli

28. 5.86 Scolli di l'cdo D11mn, i co. o.©

A di~. m in. col. (Lil•I

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Rari

3. t.85 n,,it•str:izz, l ui{li, <§, o. ©

O,p. Bari

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l!~l!alhuto (Cat~niaJ

15. ~.81 T,•rrano1a A /fin, @.

Cav. Pìern. Reale('!)

r

llo~eto Valforte (f oggia)

o. ~.$5 ne ce,nrP l'incm:,, (0.

R. t rnp('le col, Enl

r

Sa ,s1ri

13. ;;,s1 Ar,1manrlo A••yrlo (l;)

l ofPr. pre.•. Sas<nrl.

e

Comiso 1S1rncu;a) .

18. 8.85 Dimartino J\'icolò, ©

R. truppe rol. Som•

.,

Arrola (Spezia) •

I ~. fo.RI A l:l1111a Bmilio. © .

C• " . I.odi 11:iJ .

e

Lunigo tVicenzo)

4. 8 85 Sc:trpierl Cum·t, O @.

5 art. ftlrt (cosl. ror1.

e

Nr,re ( Ila rii

5 S.8& (;allo A r/tlt'O, ©

3 ili. id. (irl. •.

,.

Trapani .

!5. r..x5 G1~1to /loccu, (i;).

lnler m. pres. Trapani

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s. GIU,Cl'f'C (P.1lrrmo)

~8. s.~:; $u11scrì Gi1w•pp1•. ©.

Osp. Paler mo .

,.

Cal11~0 (To rino) .

r

Camerino (Macerata) .

Il .~.85 Pas~cra Tancndi, ©. rn. i,.~6 Mcstica F l'anu.«o, ©

O,p. Roma .

,.

Cai.1hr.· t10 ( \ vcllioo) .

111. 1t.~I Ca rlncci Hoffntl e, (0.

1,1. Milano

(di$p. flli11. col.1.

(da&p . m i1t. col.).

A d l sp. m in col .


I

59

ANZI.ANITA'

l'ARIAZIONI dt1r(lnte l'anno

C.111j..

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1.Al'RE.-\

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I Sotto tene nte

in medicina e chirurgia

(rompleI m • nto)

I. 4.91! 15. 7.911 Geno ,a

• 15. 7-9!0

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CASATO E NOME

POSIZIO;'\E

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I,

Napoli

14.11,81 ,l'Alessandro A le.«a11d1·0, (6) .

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l'lrei1ze.

I. 8 84 Prniello Annancto, (i)

lrl. Firen ze

Arcadia (Avellm1J.

~ I. 8.liJ Vassalli Giovanni, (i)

F. 'i. (com . osp. l'iap<

S. S1er:1 no Camastra (Messina)

Moll,•tta (Hari ,

~u t.~6 Cernl~lia Domenico 3. t.~; s ,, l tu,lio Lui(Ji, o, (i)

F. •I, (com. 40 fanl.)

Ch1aram1Jnle (Si racusa) .

~I. 5 Sfi G:ila Matl eo, (D.

F. q. (COlll. osp. Mila,

r

rl •oli (Roma)

8.I0.8:. \' a,quali 1'111crn;o, (6)

F. 11. (com. osp. Peru

f'

Pavi:ì

13.11 80 }lnrtinazzi Pi etro, (6).

F. ,,. (com.

f

Sirarusa

19 to.841 Ani:elico Gitmppe, (i)

F. '1· (ro111. i11I. pre,

.'ioicattaro (Jl.1ri)

't5. ~.8/J Dera ro Nicola, (i) .

A disp. min, col. (Ul

O•p. Napoli.

F. q. (com. osp. Paler

no/ (i).

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F. Q. (com. Accad. mi

' r

S.GmsCJ)P•' ,·esn\'iano (i'iaJ•OI•) 'tl IO.SI Calapnno Edt111l'do. (i) .

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~:hoh (Camp:,µ:1rn) .

:U. ll.~3 Culllca Eu9eni11, (i)

r

~la'1cfaloni (Caserta)

2. 1t·ll6

e

Conversano (Ilari) .

'!S-!0.83 Panelli Vi1111111m i1, (i)

F. q. (com. 6 alp.) •

r

llenga Filippo, (6).

A cti sp. niin. col. (Li i

F. q. (com. Sa vola ca,.

CaJ.;liari.

7. 1.84 Zuddas Silvio, (i)

.F Q. (com. o~p. Tori

I c

)lontalcino (Sieua).

6. 1.87 Angeli ni At1/011io, C). (i)

F. (I. (com Si lant.) (,

e

Cah·a no (Cas~rla)

30. 3.~A f>'Amhroslo Glu.1 epw, o, (!;).

F. Q. /com. 7 alp.)

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T••rmini lmere;r (~lessin,1).

5. 8.8S F'olena (}mberlo, (i)

R. truppe col. Eri

C

Sir:ICU:'ll

8.1I.Sii Cassini; (}90, ©

F. Q. (com. t3 art. MC

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Tr:111i (B.H I)

~-12.85 Oini Domenico, (6)

Il. truppe col. Er, (ctbp. mt11 col.).

se. ar1,1 . san.).

(ctisp . .mfo. col.)

e Cas 1r:1lcn,la (C:a rnpob:1sso).

41. ur. r.orsi Alfndo, ,f,, é. (i)

F. q. (com. osp. Napc

e

As<1si (Peru~ia).

i l l't.8i Maimoue J)ogalrno, (i) .

Slab. coslr. aeronaul

,.

r.r.1s,a110 (Polmza \

u. 4.86 Canitano Saverio, o . (i)

F. 11. (com. 3! lanl.l.

10 5,85 lliaoconl Ricc ..,·dn, (i)

R. truppe col. Soli!

i .1 0.81 Bouaccùrso /,eiter111. (i) .

F. ,,. tcom. 8 alp,).

(cti,p. mm. col.),

,·

Andria (Ilari).

11. 6.8:, Pomo Felice. (6).

F. 'J. (com. I id.)

e

noccad~bal1tl (Cuneo)

l 5. 4.85 Bruno Cal'lo, (6).

F. q. (com. cav. cara,

r

Csgl,ari .

17. 6 86 Carnbazw .• lono , (D.

F. ,,. (com. 6 ari. (ori

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ANZIAi°'ITA ' LA UIIIU

\"ARIAZIONI dt11·1rnt e l'anno

cari· t ano

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me<ticinn e chirurgia

U·11en te

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dal n. ••' al n. •••.

8851Raioer i Umbtrl o © .

F. 'I· (com. 7 bers.) .

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Messina.

I.

e

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13. I 85 Fusco Anoeto, ©

F. 'I, (rom. Se. a ppl.

e

CanoM ( Rari).

I 18. I s, Pesce

iYlcola . ©

F. q. (com. t lant.).

r

CasLtURSO (Boloitn&)

'l3. S 85 Possa li .A/berl o. ©

A d isp. mln. col, (Libi

e

Messina .

31. 8.86: Scarcella l'l11m1:o. o @

R, tr uppe cn l.P.rllrea (cl

e genio).

o. ©

e Canic,itllnl (Siraeuu ).

:16.10.81\ La Rocca Paolo,

e

Pialto (No vara) .

30. 1 86 Gurgo Pierino, © .

e

Coml•o (Messina)

~5. 8.86 Scii I ieri l'inu n zo. (i).

e

Sperlunga (Casert..1)

I 4. 6 84 Trani Paolo, @.

m i n . ",t.).

F. q. (com. osp. RrP,c

F. ']. (rnm

av1atrm),

Balt. scu

P. q • (com. osp. Vene F. q. (com . 64 rant.)

e Acireale (Catonla) ·.

28. 2 I , Toclero Gi ovanni, © .

Ba tt. S']Uadr. aviatori)

e

Acqualormosa rcosonza)

IS.10 s:1 Buono Demell'io, @

lnlerm. pres. Castrovil

e

Co•eoza.

5. 5.88 Corlgllano Enrico,©·

rn lanl.

e

B<'lo gna.

15 3 Sf> Knapp Giovanni. (i) .

Osp. Bologna 14 art. camp.

1

1

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Fonl.3netto Po (Novara).

31. 7.86 l!ianco Umbll'IO, ©

e

Canna (Cosenza)

rn. 8.Sil Rago Gi ut·11t111i , ©

e

Acicatena (Cata nia)

ll7 .I0.81\ Pa lanè /,ucio, ©

R. tru prc rol Eritrea ( 1ponz. min. col.) . .

e

Perrnizano (Reggio Calabrla).

tt. 1.8~ MMtano Giovanni, @

R. tr uppe co l. Eritrea ( sr oslz. 1111ti col,).

I

A disp. min. col. (Llh!

e

Vie~te (F Ogl(ia) •

U . 1.8& c,ssltto Fr 1mcrsco. ©

e

Bi von ghi (Reg~lo Cala~ria l

i4 • 86 Fiorenza Fernando. o. <!}

O~p. lldine ·.

e

Sperlungn (Caserta)

2.1.12 83: Tr ani /l'otalillo . C). @ •

80 fant.

e

Martina Franca (Lecr e) .

n. 6.86 7.ito F1·a11crsco, ©· . .

Osp. Verona

'!O. 1 ~3! Macedonlo Michelm101lo. © . I

Leg. all. c.,rn b.

e

Franravllla (Rrind,si) .

e

Nicosia (C.itania)

e

Vittoria (Siracusa).

I

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43. 1.8~ Mastrojannl .Anlot1i110. © .

.~ dlsp. min. col.

Osp. GMo,·n

I O. 6.stl Ma1.1,a Ro, arlo, o . @ . .

Id. Udine .

e Ottaiano (Napoli) .

t8. 9.86 Annuo1.1ata l'111ce1uo. ©

F. 'J. (com. osr. Piactoi

e

CastrovillHi •

U.I0.85 Cassanese Gl11stpp,. @ .

R. tru ppe rol . Eritrra (d sposa.:. min. coi.i

e

Sperlonga (Casert,1) •

4. 6.81 Sca llatl Alberto, ©

R. trupp~ col.

e

Brindisi.

&. Il.SOi Guadalnpl Hollet·l1>. (6)

In fer. pres. Gaeta

~8. t .85\ Rohotti Loren zo, @ .

Osp. !llllano

e

Solero (Alessandria)

Er!lr1

(dilp. mtn. col.) ,


• ANZIANITA' VARl,fZ/ lWI

durante l'an,io

Capitano

Te-

St'lttotenente

nente

{r.omple-

LAUREA in medicina e chirurgia

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16. t.916 30. 6.913 Il. A.

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LUOùO 0 1 :-;ASC!TA

di

CA:-ATO E NO~IE

POSIZIO:\E

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dal o. _.se al n. -189. ~ anfrcd•>llia (fnKgiaJ.

Il. 6.85 Guerra Yh1ce11zo. @ .

Osp. succ. Manto,•a .

Cano~a tll Pu 111i.1 (n~rlelta)

23 . 9.84 Pa uhr,elli S0 d 11o , © .

H. truppe col. Erilrra

Torino

~7. 1.84 Scolari A/orlo Fede, ito . ©

A dup. min. wl. (l.lbla1

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~6.10,81 Ma1.zar1110 Cannelo, @ .

4 rant.

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:!7. i.Si ~.l einer l Lu•oi.

A àiip. m l11. toL (Uhi~)

Parl111lco (Pal~rmn)

~S. 8.87 l'ass:.l~cqua Gioacchino <li•. ©.

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31.I0.87 d& Ma rlillO Rol/!1·/11, © .

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Miliicllo (Ca tn11ia ).

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e

S1~11a .

30.tl.88 Biagiui r;oor111111i. ©.

e

Le11 lìnl (Sl racu<. )

'.!J. 9.Si llugliarello /<rdt1·iro. ©

e

Sau~e\'PrO . •.

7. !.88 Mallce Altu111, rJ1·0.

7 alp.

e

S. Glus,ppeVesu,·l.1110 (Na11oli)

i. 5.K7 l.ang,•lla FroMPKCIJ

9 art, rort.

e

Aquila

6. ,.~

Claprlnl Gi110

18 nrt. eam p.

e

s. A/!'IICIIO (Napoli)

:13. 9.87 De G,o rgl Atlllto

A disf) 1111>1. col. (Lit,;a·

e

Ca,tr llammare (Trapa11I)

10 7.8; Plai't N11lal, , ©

cav. Padova (11).

e Monreale (Paler mo)

~4. 4.87 Gra,lo Be11edetro

~ di,p.

e

A11cona .

19. ~.ll7 T~cchlul Tullio .

là.

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Andria (Oarlotta)

3. ! .•9 Mirnc:,pillo Ge11,w1·0, (O.

Id.

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Id.

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e

Tcrrano,·a Mar~h~r ila (Trapani) 12. 7.SS De Gast ro l g11a z:io, (i)

Id.

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Id.

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(111.)

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Desa11a (:'\ovar:1).

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S. Paolo di Cillla le (l"oggia)

:l'.!. i .86 Lombardi 8 11l'icn

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Id.

Id.

id.

11<1.1

/ti.

i rJ.

id.

(lrl, I

e

f.iuli.1110,·a (Teramo)

IO. 3,87 De 1if arUi, (i1u t,,vo

e

Savocn <Messina)

7.tl.87 Toscano n nctn::o.

e

Rra (Cuneo)

16. 8.8\1 1,occa G11lhùe1·t (;11glt•lmo.

e

Napoli

'.li. t.~i Cusanl ,lfarlano.

Os p. ~ apoll .

r

8 ~111.a,·llla (Ca U11ia) .

t 3 7 86 Mnrz:tl(alll Edoar du

A dl•JI· mln. col. (l.,~iJI

I .;lp, •

r

Bi1011to (Oarl)

4. 4.85 Abb,1lli, 1a limnm1elt , ©

lnrern,. pres . Treriso

e

Pellezzano .

19. 7.87 flor e Ge1·rmla

A disp. mirr . col. (Libia) 6 nl r .

r

Ro ma

~6.!0.86 Taucredl An~lid.e .

e

Anrlria (ll,11 i ).

~6 9.87 Cieco 1,iovan 11i .

A tli.•71. m i rr. col. (Lit,~1J

e

C.111lr;1 111111 (Slr.1 c11s:1).

11. u ; :Xacca rato Pilippo. O. l'.D, CO

C:1v. Umberto I (Ili,

e

noma

i5.tt.Si ~la,sl Emilio .

n. tru ppe col. Eritrea .

,.

l r~l11n (Poten1a).

3. 5.!ìO Co11il{lio N icola.

A dl~p. m in. wl. (llhla)

r

n er anau

13. 1.86 Glo rgl r;1o,·yio •

Osp. Roma :

r

Snmu:.:heo <Orh1a11<•) .

19. 5.S~ Mura ' all'olore •

A dup . min. co·. •

11


Il

ANZl•NITA'

VARl-lZ IONI dur a111e l 'a11110

SolloCapi,ano

-

In med iciqa e ch irurgia

(compie mer:10)

11.11 911

hl.

t7 39U Fire oz o

U l .9tf

111.

6. 9.9ft Bologna

11.U.~tt

Id.

M.

li -

teuenle

t6. t.116 n . 1.9H t9. t.911 Bolog nn

R. A,

'

Te·

nenie

LAURKA

hl,

40.&9tl U.1091! C&tanhl

9. 1.9 10

lit.

30, 8 914 16. 1,913 Torino.

. I li. 7.911

I . 1,913 Palermo

. t 8, 7.9ft

M.

Id.

Id.

M.

Id.

1,1,

!8 1!913 Siena

, . 7.9t3

16. 1.913 Catania

• 18.7.1111

lii.

Napoh .

. !3. 7.1111

lrl.

lrl.

lrl.

Id.

Id .

Napoli.

Id.

Id.

Id.

Napoli .

Id.

Id.

Il!.

Roma

IJ .

Id.

hl.

Id . .

. lii. 7.lift

Palermo

, lt. 7.911

Id.

Id:

111,

, Id.

111.

18.1Ut3

Id.

lrl.

Id.

Id.

ltl

5. 3.911

Napoli.

7. U tt

. sa. 1.1111

. 15. 7 .913

Roma .

• IO. 7.913

Id,

. 10. 7.913

ltt.

Ip.

18. lt 913 f'alerm(l

Il!. -

Id.

!6. 1.913 Torico.

Id.

Id.

Id.

1,1.

. 19. 7.911

. 111.11:91 3 . I ~. 7 .9U

r.enova

. 16 . 7.911

Id.

IS 11.913 Napoli.

. H. 7.913

Id.

IJ,

16. 1.913 Catania

Id .

Id .

M.

Torino.

. 18. 7.911 . IO. 7,9!1

Id.

Id.

18.11 913 Nap, Il .

. 10, 7.9U

Id.

l,t.

! G. I 9!3 Catania

• UI. 7.91'1

Id.

lrl.

IO a.911 N~poll.

8. 7.9H

Id.

Id

18 U .913

Id .

. i8. 7.913

Id.

lii,

30.H 913 Roma

. I O. 7.913

. u . 7.9'3

[1!.

id,

18.H 913 To rino.

td.

Id.

16. 1.913 Catania

. 15. 7.9ft

10.

Id

!8 lt 913 Roma •

• 1,. 7,913

Id.

Id . .

lrl.

Napoli .

. IO. 7.913

Id.

Id

Id.

lloma .

. lt 7.913

Id.

"'·

Id.

Cagliari

• 30. U IS

Quadro d i onsianila del corpo 1anlla1·io mm lare, ecc.


(&rw} mlll

66

~

>

·;; o

s

LUOGO DI NASCITA

DATA

C.\SATO K NOMK

di

DECORAZIONI E CAIU'AG1'1

nasci la

"'

POSIZIONlt

'tenenti ••dlol. dal n. I al o. ••· e

Visciano (Caserta) . -

O. 3.8~ !.a Manna Salvaiore,l'n, ~

Oap. Napoli.

e

P'irPnze.

t4. J.86 Lozzianl Lucii:mo, ~-

.t1pell. fn(er .

e

Varese l, i~ure (Genova).

to. i .8:1 Baronlo Dat·i•\ (t) .

44 r. nt.

e

~0111 (Caserta\

8. •.86 Angellllo A.l(onio, ©.

,e id••

e e

Verona.

3. 1.Si Orland1 Nino, O, © .

A dùp, mln. col. (l,l~I

Relmonle (r.o.qeuza)

!4. 3.83 Veltri /i'r ancoro, © .

Osp. Catanzaro

e

S. T~resa di Riva (Messina)

18 . !.86 Gr•gorio Giova""'·©

A disp mili. col. (LIM

e

Napoli

13. i.8& Sorrenllno B111111a11uek , ©.

{d.

id.

(d.

(i~

e c., l tanlssetta .

tO. 8.86 Ll>iO Gael•no, !Il .

lnre r. pres. Catania .

e Cata11L1 .

'li. 3,8:i Conti Paolo, (I;).

A dup, mln. ,ol, (l,f~i

e

Rlpatr:m~one (Ascoli Piceno). !8. 8·85 Celllnl Luigi .

8 alp.

~

F1ìgnano Magsrtore (Cas~rta) • 17. 7.88 Mai;liulo .Al(on,o

A. diip. mili . col. (Llh

e

Ce n to (Ferrara).

U . 9 87 Come lll lfmbe,·lo.

/d.

id.

id. ~I

e

S. Quirico d 'Orcla (Siena )

tO. 9 88 m~nchlnl Gi,wppe.

Id.

id.

id.

e

Nlcotera (Ca1a111.aro) .

H . 1.88 Camrenni Ct·illofor o .

(I,

I art. rort. (,·osta)

e

Gen ova.

e. 7.86 Ros,1 A.rlurn .

t a lp.

r

Glq::e11ti.

18 f.86 Polìxzl Anlo11io .

:I Id. .

e

Rocca di Noto (Catanz,, rv ) .

I 10 R6 Sacco R o &(l'l"Ìtl.

4 Id .

e

ScalPa (Co,en,.a)

9.11 .8~ Roccl\ Alichcle.

Oi p. Al~sand1la .

e

Catania .

t5 rn 89 MMo ll., Cn,.,,.,10.

Jrt. $;\Tlg]ionO ,

e

1>01.1.uolf (N,q ioll)

5. 5 89 Ciccooe Eliseo

,1 àisp. mitt. col. t~ibi

e

OurazzallO !Ben eVPnlo) .

t ~. 8.83 T• lese Vincenzo.

19 art. e3mp.

e

1,, ,1 (A n co11:o).

I .I l.~3 Grll! Vincenzo

5 a,Jp••

e

1Jorl(hett11 <1"Arroscia (Por lom a u rid o).

17. S 89 Massone Giacomo ,

Osp . s ucc. Parma

e

Blht,kna (Areno)

U 9.90 Fe rri Gulio

R, t ruppe col Eritr63

e

Terracina (Roma)

t 7. 8.88 Gllnzales ,fl(,·edo

A abp. mln. col. (Ubl

e

Castel Morrono (Caserta)

8. 1,86 Capecelal ro Bltor,.

e

C.:ippella Maggiore (Treviso) ·• tO.tt.89 Oe Poi Piefro

Osp. MIiano • A à i sp. min.:col. (UN


IDIOl

67

ANZIANIT.\'

Y.41/ldZIONJ dt.ll'anle l'armo

L..\UREA

Sottouineot~

In

- medicina e chirurgia (•·omple-

Teneote

mf nl.u)

,6. l.9tl 8. 7 909 Naroll t. 4.9U 15. 7.91 I Flre11ze 1,1,

11.

GenoYa.

t.~8 9tt 15 6 9 11 Nnpoli,

lrt.

I. 4.91:1 R,,lognn .

t. 4 913 IO, :).9U Roma. 35. 6 913

I . 4.91:I llologna .

I lf,9i3

!rt.

Napoli ,

17. 7.908 ,. 7 910

. .. . 13. 8910 'I. 7.9ft

. ~5. 7.911

o. 0.911 . "· 7.911

30. 8.9U 16. I 913 Palermo. H.

Id.

l'i:,poll.

ld.

l<l.

Oulngna

6. 7,913

u. t .915 !Il.ti 913 Naµoli, lt, A Id. tS. 9 91t Bologna .

. t 1. 7.913

6 5.91!

t. 7. 9(3

Id.

tS. 6 91-1 Siena

Id,

16. 5 913 Napoli ,

9. 8,91)

Geuova

• t7.tt.9U

I. 4.91t Napoli.

. 15. 7.911

Id.

Id.

Id,

5. 7.913

"'· hl.

6. 6.911

Id.

Id.

~ tt.913

Uologna

t. 7.913

Id,

!8. ~.91t Napoli,

5. 8 .9 13

Id.

10 8 910

Id .

IO. 8 909 Modena

, 18. 7.908

Id.

I. t 9U Genova

, u . t.9U

l'lrenxe

. IO. 7.913

l rf ,

Id.

Id.

• :!Il. 7.9t l

, :16. 7.909

Id.

6. 6.914

Id.

,s. 5.91 ,\ Roma

. 16. 7.913

U 0.913 Napoli . 18. M U Rnlogna

. I O. 7 .91~

Id, hl.

I

3. 7.9t3

I


es

DATA LUOGO DI NASCITA

di oueita

CiSATO K NOME

POSIZIONE

DECORAZIONI E CAllPAGNB

rlal n. ••alo . . ..

n. 1 88 Gr16 Pìllppo .

R. troppe col. Eritrea.

e

C.,Marvla (Jlarerata).

e

Isola rlel Gran Sasw (Te ra mo) IO. 8.841 Taltout Flùno

e

Colle1orto (Campobasso)

fi. 3.88 ~astrantonio Vimtn:;o .

R. truppe co!. Eritrea.

e

Yc ntepolclano

5 10.89 Chimentl Fel'dinaftdo

d diip. mln. col. (Libia)

I 6,8, S.'lYlnl Guglttlmo

8 al p.

Osp. Pado,a

e Po111remoll (Massa Carrarn1

•

7 alp.

e

Frallamagg lùre (:'lapoll)

17. t.8!1 Peuullo Luigi .

e

M;i.ssa

tt t .81 Chiappe Re11alo.

A ditp. min. col. (L1~1.:

e

Genova.

t8. 3.88 Vnr.lni Sa·11l u

R. t r upp~ col. Er,trea .

e

Mombello I, M, cCvuh,)

11. 6.87 Guparinl Glulfo

A dl,p. mi11. col. (Lli.ta

e

Vico Gargano (Foggia)

30 ui6 Masiromatteo ,ll~Mle

Osp. Ver ona.

e

S. Vito al Tagllarnento •

17. 8.88 Stufferi Ma1'io, O .

I alp.

e

Manciuria (L~>

18. !.89 Preite C,_.ilt'e.

R. 1rnp1,e col.

!O. 3 88 Morelli Mat·lo

Eritro

(di,p. mbi. col.).

e

Firenze ·

e

S. Giovanni l a Punta (Catania) !O. 6.~i C.1ntone Ft·,rnre,co

5 a rt. rort (costa e rort.

e

Flrmi e.

Il. 6.87 Tarchl l'trgUio .

tali).

e

Mammola (Reggio C.1 labrla)

t6.IO ~; Agostlno Vlncenso

R, troppe col. Kr ttr ea .

e

noma

tt. 5.86 .\leasio Paoli,10.

A dlip. min. col. (LIIJI

e

Llmbarll (Catanzaro) .

10.10.8~ Lazraro Fi·nnc,sco Antonio

e

Belgh ate (Novara) .

U. ,.s, r.arbagnl Giuseppe

Q3p. Verona.

Id.

Id,

ad.

(hl.)

Osp. Novara.

e

Savlano (:'iola)

13 9.Si Maurrei11 Alf1·edo •

R. truppe co l. Krìtrca .

e

Tor ino .

7. 3.Si Bassi Ugo .

A disp. mi11. col. (l,il,ia)

e

CMogno (~Ulano)

t4 4.90 Cairo Gaetano

e S0mma1lr1o (Caltanl•setta).

18.lt.85 \'èndra Salvatore .

/d.

ld.

id.

(hl.)

5 alp.

e

Castellammare (Salerno)

l 5 10.88 De Leo Solvato,·e .

0~11. succ. Mantova .

e

~·errara (F. Quacchlo)

Jo.t o.s, Fai,rgtoll Cal'lo

G art. camp.

e

Cologno (Brescia) •

14. 6 8i Mar.1.oUI Boi·lolo

A d.lsp. mln. col. (Lihla

e

Dari

!7.10 s; MontclPOllO VitlCfflZO.

e

Roma

11.lt 88 Cah·a nl F, dei·ico

I d. '"· Id. Osp. Verona.

15 art. camp.

e

S. Croce Camerl11a (Siracusa),

9 6.!9 f"a,lla Grovm1111.

e

\"agli Sotto (Ca;tel111u.,vo G.).

!6. 5.87 Nitrint P elteg~ino

l 6 Id.

e

llocea di Neto (Calamaro).

18. t .87 Ape Nic(}la

Osp. Vero na.

e

Vko Equrns6 (Napoli)

30. 6 89 Oo bblosl BmHio

Id. Alessandrla.

id.

(Id.)


ANZIANITÀ

VARI AZIONI duranù ra11110

Tenente

LAUREA

Sollo• tenente

lo

- medicina e chirurgia (com1>le· mento)

u . uu e. 6.9u Firenze R. A.

. u. 7,91!!

Id.

6. 5.914 Na poli.

, Il. 7,913

M.

t8. 5.914 Siena

IS. 7.913

hl.

10 8 909 Parma .

. 10, 7.908

Id.

t8 5.914 Napoli.

. u. 7.913

Id.

e. 6 01, Genova

. 16. 7.9!3

M.

18. 5,9H

Id.

. 18. 7.913

Id.

Id.

Pa1 la

Id.

.

t

UH Bologna

. IO. 7.913 . 16. 7.9ll

Id.

11. 6 914

Id.

. ' t. 7.913

"'·

18. 5.9U

ltt.

t . 7.913

Id.

18.lt 913 Fìrenie

7. 7.911

Id.

t 7.Qt3 Catania

. 18. 7.ttt

Id,

18 5 914 Firenze

. 18. 9.913

Id.

17. 6.914 Napoli .

. H . 7.913

Id.

ti. 6.914 Roma

. 11. 7.913

IJ.

6. 6.916 ~apoll.

. H . 7.913

ltl.

t8. 5 914 Torino ~ . . '!9.tUtJ

Id.

Id.

Na1101l.

. t S. 7.913

Id,

7. 6.914 Bologna

Id.

n . 6914

Il!.

• l ·l.H.9l3

l it

16. 9.913 Roma

. U. 7.91'!

5. 7.913

Id

6. 6.914 Napoli.

. !$. 7.914

ltt.

ti. 5 913 Modeoo

. IO. 5.91:t

Id.

6. 6 9U Bologna

16.1:1.913

Id.

t8. 5.914 ~apoll .

. t :1. 7.913

Il!.

I . 4 1114 Roma •

• '!(). 7 .913

Id.

18. 5 9!4 Bvlog11a

1. 7,913

t8, t.914 Pisa .

. :!3.0.913

,...

18. t .915 !,I. I

7. 7.913

tt. 5 913 Roma

lc1 .

I. 5.913 Napoli.

6.UU

Id.

7.1! .9 t i . 1~. 7.913


(Stoue)l'Un

70

DATA (h

LUOGO DI NASCITA

o

5 rn

nascita

CASATO B NOMB

POSIZIONI

DECORAZIONI g CAMPAGNE

ilal n. •• al n ••· Osp. Ptaeenz;i •

e

S. Vllo Roma"" ·

30 t n 86 Capanna At'Mldo .

e

A•clll110

f9 7.87, Barra Auau,10

4 alp.

e

Rnshmano (Alruaurlr1a).

30. t .85j Sari.1110 Luloi .

osr. Veroua.

e

Ra•!

U . I 88 Per• Ra((Mll-0 .

I d. succ. Mantova .

e

Taurasl (\,rlll110) .

18 6.81 S.1ntoli Pasqualino

Id. Pado,a.

e M<,11reale (Salerno)

6.11.87 DI Salvo t;/uuppe

lrl. Brucia .

e

N:,pvll

I. f.88 Stefanelli Srve,·o

Id. Veroi~, .

r

Sn•lano (:,,'1,I:, )

31). 6 ~9

De Risi Anlc>nòo.

li!. Ravtnna

e

Mll le, tmo (Pallo•~l

t 6. 9.86 Glaeosa /:uclide.

Id. Ven•zl.1 .

e

Tr•ranl.

H.11 87 Miceli Antonino.

Id. U, lne

e

G~1Jtr.chh1 (Pol e11z.1>

f. t .87 Pto•e Mot·lo

l n f•r, pru. Cremom

e

Risc..11lle tfl ,rl)

31 10.87 llrll"Olio At1gtln

Osp. Udine

e

l':l vln. •

t9. 5.8\ Vcncront Carlo. O, fD .

9 fan!,

• •·

e

Nc,•e ffort11111.

I . 6 SI (~1staf,{11Crl Giorgio, (C

49 Id,

e

Paternò (Cat:mi:11 ~

f. 8.8~ Russo DomtJJi co, (I) •

85 lfl.

e

llernnI.Ja (Potcm.1 l

e

Caragito (C:nneo)

U 1.83 Dtma Giuseppe,

e

Napoli

8. 11.81 Tl'descfll Bdmondo

I bers.

e

Rarlr tta .

4. 1.s , Ratt:1J{lla Gioo cehh10. ©

11. truppe eCll, Rrilrea

e

Bnsto Arslzl, ,.

Bnllle. © '~-~n:s1 l.tmlcU Epifanio G111uppe •

IS hers,

30. I .SI AmfJroso Ba,·lolomro.

15 trl.

I lleni'vent ..)

:j

'l4. 3.8:i Cru1cpa Romolo .

li lii.

5. 6.8G f.al 'ttcllt Domenico, li;) .

68 Id ••

e

A ri·aja

e

C:, rmaJ{nola (Tori11n) .

13. r..84

e

Roma.

6. S 88 A11111 Sordtllo

o.

c., alls Gioo Pid r 11. (C.

4 alp.

6 fa11t.

73 ti! . • 93 M ••

ff . ~-86 Ar~~nlnl 'f•o/llo, © .

Il 1<1.

3. 4.H4 Cappelli ,41(,·edo, o. o.

C.w. Fog,ta (Il l

e

Rvmu.

13. 8.8~ ll'Avack Alf,edo

't bers.

e

Caste lsar do (Sass:,ri) .

it. 6 87 llatar,to Bt10,·e. ©.

65 ra11t.

e

ll"apoll

't~. 1.89 Felsanl r;ioei11 to

39 lrl.

e

Frugarolo •Al.,ssau•h~•).

.-i. •0.86 r aselll Cal'lo

l50 1~.

e

Corat~ (Ilari).

8. 9.86 r.apano l g1,culo, ©

u hcr,1.

e

Rieti (l'eruFI~ ,

1,10.~7 Pasr111all Rrmipio, (I).

I td.


:IDIO!

7t

ANZIANITÀ.

VARIJJZIOJVJ duran te l 'an110

LAUllEA

Sotto•

In

wrwnte

T c11eulè

mt dHna ~ chlrurgln (com p ie· meutùl

.

t8. l.!)1 5

t . 5.913 R(•ma

1,1

6. 6 914 t'ial'Olr.

1,1.

t. 4 91t .llode113

7. 7.9lt

1,1.

!8. 5.911 Naµoli .

. ~.t 0.9t J

. to. l t.913

Id.

6. 6 9 11

lii.

9. 6.913 Pa lermo

13. 7. 91!

Id.

t . 5 913 Napoli.

. P. 8.911

Ili.

6. 6.914

1,1.

t . 5 913 To rhw.

lrl.

Id.

. 19 . i.91~

. :!'l. 7.913

. :!!l.11.,n

1(1.

6. 69H Bol:il(11a

8. i . 0 13

l tl .

!8 5.911 Nnpol i .

. :!8. 8.9l 3

18 5 915

t. 6 913 Roma

!.1!.911

lt.11 .915 ti . 6.:,1'19 l':lv~,

. u . 1.9ng

lii.

Id.

18. 6.!ll l Torino.

Id.

. 13. 7.9!0

Na rd i .

H. 8.910

Id.

Id.

IO. 3.0U i'i:·11 •l'I.

. ~f. i.911

Id.

t. t.910 Tol'i1111.

.1 . l!.909

Id,

:i!. 1.914

1,1.

18. 6.9 15

Id . l<I.

15. '!.9 15

.. ·I

l r1.

7.i7.910 l\'apoll.

l ii.

IL r..9lt )lu<lcna

Id.

io.11.9 10

Id.

ti . 1.9ft

J,l.

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18.1~.!}()'J

I

Id .

I

:t.tt.910

1,1 .

3.lfo.91j Roma

Id.

16.1~.91:! Sass:\rl.

I. 1.91~

I.!.

16. 1.\/ lt fap11II.

l !.1,.:11:1

• 13 i.91!

I

Id.

1,1.

Id.

IJ.

l<f.

Id.

)loden;,

' l'iap,,ll. Roma.

. , .,n.91, . 19. 8.9 , ~ .

~. l!.91~

I I


.

71

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(S.U)n

DA.TA

I UOG'J 01 l'< ASCITA

li cn

r11

oa.srlta

-

CASATO p; NOK& POSIZIONE

01!:CORA.7.IONI K CAMPAGNE

<1n l n . e è al o. I N e

Napoli Vittoria. (~Lracusa) .

" · 3.86 Merlln.o Vffo. Cl:) 18. 8.86 llnares .~11g,lo. (i;)

7 fant.

e I'

AbL~teralano (Catania)

14, I .S8 Scuderl G1111eppe

cav, Palermo (30)

7. 1.8~ Bruno Do •,ie11ico

36 art. ramp.

r

S. CrlSUna (Rc11glo Calabria) .

t 5.U.8l GalattJ Giweppe

19 faot.

e

Fa.\·ona

7. 8.89 Ferro Luigi

91 lit.

r,

Genova

'!3. t 88 Malerba Lul11t

U Id.

r

Cassino (Caserta)

18. 3.89 de l Foco Ollon llO.

tld.

e

Ma1da1onJ (Caserta)

,. 9.88 Ratrone Al/01110 .

Cav. Trevtso (18).

I. 4.87 lito A rchlle, (i;) .

1,1. Udine (lii) .

r.

Trentln.va (~a1erno)

t7. tt.8R Cavallo liugr'11iO, ©

16 fant.

e

1~1stclrreotano (Chieti)

u. 1.88 Scloll Gen11aro

78 l(i.

..

..

6 bers.

e

Finale Emtl~1 (Molleoa) •

!5. I 88 lluara 1di Carlo.

it 11•

r

Porto Recanati IMaccrata) .

1. ~.R1 Volpini Fra11ce,co.

R. t ruppe col. Krttrea.

e

Roma.

I R.

!.90, OomplanJ Roberlu .

I bers.

r

Pa~liela (Chieti)

15. 5.87 DI l'iella /\'icola . •

79 rant..

e

O·lllmaro (Novara>

19. 3.88 r,attanco Giuseppe.

t3 Id.

e

16. 3.87 La Torr e Maria Pa olo.

4 Id.

.. Gropprllo Calroli (Pavl,1)

G. ~-90 Castoldl Guido

68 Id.

Il . f.89 Campo F,·ance.ico •

81 Id.

e

Tusa (Messina)

e

:'>apuli

t5.U.94 Ferraro A•mondo.

31 Id.

e

Onqgfla. (Porto Ilaurl•lo}

'n. 3.8'1 Ramolno Paolo.

89 Id,

,.

C~wtid (Messina)

e

7.11.88 Mingarl Fa.vento ,Vuolò

Lane. Flreo1e (9).

3. 7.89 RluoJ, U111berlo.

88 rant.

..

Ae,1uarunda1, (l:aserla) .

17.10.89 Pastore Francuco.

e

Cuco (l'utr nz3).

18. 3,91 r.ro<sl Leonardo

e ,v. Catania <11) . so r~nt.

e

Noccm 111.:cr l1JrC (Saleruo).

17, 4.99 O' Al~.;san•lro lla(fatlt

3l 1,1.

·.

,:

17. t.89 llelllgllo Giuseppe .

l8 Id.

.. (',alasclbetta (CaltaniSsctta).

;, 9.89 Vita Guido

91 M.

e

IO. 9.89 Tonleltl Carlo

88 [.I.

.. Gl'r.1cl s1,.u10 (Palermo) .

l i.t0.88 Musciollo Sllotstro

Sii 111.

e

Glarre (Gatanla) •

16. 7.89 P3tané Carmelo

t ili.

e

Mestr e (Vr ne· la.)

15. U8 De Carll Gudavn

71 Id,


>ICI

73

Al'-ZIANITA

V.4RIAZION/ dvra11te l 'anno

T e-

nento

LAUREA

Sottoten•ntc

In

med lrlna e chlr11rgk1 (compie-

mento)

U .11.915 16. f.9U Roma.

• :19.tt 9 U

to. 3.913 Catania

. _18 Il 91i

Id,

.

Id .

s. 5.\13

Id'

:!9. 8.91l

l<I.

17.1 J.913

Id.

~.U.913 Genova .

1,t.

Id.

Id.

hl.

Id,

Roma.

• 30. U.913

f'\a;:oll.

. ,u 7_q13 . tt. 7.913

t,1 ,

Id.

Id,

l ,t,

• " · 7 913

Id.

Id.

ì\apoll.

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Id•

Id.

5 8 913

lii.

Id.

Boloi:na

4. 7.913

Id.

3. 9.9! I

lii.

. 18. 7.914

Id.

6. 4.911

Id,

17. 0.9J4 l~ l11gna

Id.

1-1.

Id.

t.to.9U

3. 7.9U

Id,

Id,

Pa.v~,

1,t,

Id.

f~1 lc.•r1no

• :15. 7.9H

i. 7.914

Id.

Id.

J\":woU.

L 8.916

Id.

(,1.

Gr-no1·:,

17. 7.9U

Id·

Id.

l'a lermv . • Il . 7.914

1d.

Id.

"'·

lcl.

~aroU.

· 30. 7.9 H

1-1.

I d.

Id.

. 5. 8.913

Id,

• :!5. 7.9H

Id.

Id,

lrl.

tol.

"'·

Id.

1,1.

Id,

1, , 1:011~1

M.

1,t.

l'alél'OlOI

Id.

Id.

L"llan~, •

1,1.

1,1.

l':lol(l\':I

. IO. 7.9H

7. 7.9H

I


(Segut) TIK!Ml

71

DATA LUOGO DI !'USCITA

di

CASATO B NOMlt

POSIZIONE

DECORAZIONI E CA.llPAGNB

dal n. ••• al n. ••• ·

e

fl.,11•mn Gr,11 ina (C11"('U7,Ù,

3.11.89 Principato Rol1erlo

03 rant.

l~tlzola (Alr s~andri:il.

tll.l 1.88 Pezzana Lu.ip'

, bers.

i~. \).\)(! Rarone Qio1•a11ni

75 rant.

e Sp:\C(n lv1·111J (Siracusa) P(•r11J!ia.

14 . .\.88 Cater inl Prdn•icc

51 Id.

e

.\era.ti;, (A r cllpoo l .

:10.1".89 ClccareUI Domenko

&, Id •

e

Pcrr iuli (PI,:, )

48. I0.89 Provera °'ovanni •

s alp.

7. 9.88 Càlarzl Ollorino

88 tant.

..

31. 3.89 Prosdocimo P.mo

Lane. Novara (~)

e

P:1h\r11111.

e l'L,tk, I (l'otcoz:i)

to. 3.91 Cosenza Qa.•part .

l.anc. Mantova (15) .

i :;. 1.89 Sillet ti ,lliehe/e

10 bPr.,. 37 ront.

e

0 \'a<ia 1,\ lcs.,;;,a 11d1·i.,)

;. o.a:, Cortella FrcP&<r3CO

e

)[,11 1ws·al,(li1,:-:.o {l\ 1l1·1l'1a)

:!I. 3.90 CasPl!a Bmedrtlo.

8 M.

e

111,·:oll:o l~1rn1Hn \.11,•,,nndria)

15. 8.!IO Rr11nl .ir1g, lo.

38 irt.

\I. 5,88 Na1 di Gi1istppt •

ca,•. Umberto I (t3 ).

~. f'l••i:i•J l'la tnn (•i ir11•·11")

i9. !t.8\1 Gurnacrl« (;frolamo .

5 fant.

8. !.88 rte Cata Domuiico.

8' Id.

15. G.8!• ~pcrapa nl Elpidi o .

!7 Id.

Il. 3.89 Mlslano Anl<>nino .

iQ 1d.

.. e

e

Scrr.ulllako Ca lta11t,, e: l•

20.t r.ss Prlzz.l Valtnlino

76 Id.

e

Mard111tse 1C1scrta) •

1:L U JII Grauso A lberto .

Cav. Piacenza (18)

e

Casi l1<1!11nc Messer Ra1mo11110

17. t.88 Mo.•chelh Qiora,mi .

4 tant.

(Teramo).

e

<:1.ro (Ca taniar••)

, . !ò.89 Sahnllnl Aduro

4& Id.

31. ; .im Znnnlnl /, uigl

58 Id.

t\. 9.!I~ Scarpls Ei·,irlen.

19 Id.

11. ~.<!) Perozzo Gio1•a 1111i .

R. troppe col. Krflr,a

16.(t.~; Fo111.0ne L ortn:o .

87 rant,

e

Mu11l:11,, .\ ntllir·a \~;ilern,J)

18. 3.8:• f>,ossarelll r.uueJ>JJt

83 Id.

e

P:11luv:1.

IG. !1.88 Serrorlo Gioauè .

56 Id.

C11llctorl<! (C:1mp1,i.assn)

:.. ~.8!1 De BerMrrto , ·r1111cesco ..fnl<mfo.

L&nc. Viti. Eman. Il (101 •

IG. :l.87 Mod ugno Do111tnico

t4 lant.

.. r

Mcl~ (Gcnu1a)

t!l. d.88 Mantero /.of',11so

5 id.

e

s. Yil•• (; lilcUno (Chietn

,~. li.89 M~ rino Pn $quale

c.... Padova cm .


Cl

ANZIANITÀ

VARIAZIONI

S1,tt,1-

d11rat1lt I' an110

Te-

te11e11te

1tt•11tc

(co m1•leD'N1tu\

11.11.!lt~

lo

m erllrina e cl ,irur~t,

1.I0,91\ l'\apnli.

6, 8.914

1,1.

J,1.

hl.

1,1.

Napoli .

. i t. 7." tl

frl.

lò.

Boloj:11:1

7. 7.!f t \

Id.

(r].

Napoli .

t. 8.9U

1ft.

1(1.

Id.

l rt.

~1 .. 11a

:;. i .91\

,,,.

Id.

hl.

l cl.

P:il,·rm"

o. o. o

,,,.

Id.

l'\a1 oli.

. 13. t t.911

l,1 .

(rl.

Gr110,·:1

. t1. i .!Il I

hl.

) ( (.

llolo1m:o

6. ; ,!)t\

Id.

1,1.

T11rlno .

. l 5. 7.!IH

'"·

Id.

Id.

Id .

•

LAUR!A

"'·

Palerm o . . 31. 7.911

ln.

Id.

(et .

I,!.

lfl,

l(j .

l tl.

l'a~vll .

. 16. i .9 H

Id.

1,1.

• ~;i, 7.914

1,1.

"'·

::-1r 1c1

8. ; .911

ltl.

Rom,

. ~~- 7.!1.4

Napoli .

,~.ll.9 1i

,.,.

lu.

M. hllii. 1(1 .

'"· "'·

Id.

lrl.

l<I.

r,t.

In.

Id.

Pado va

~- 7.911

Id.

111.

Roma.

. ~\. i.91\

M

lll.

td.

Id.

(ic W,\':t

17. 7.!lJ I

Id.

Id.

Nai,uli.

. ~~ - i .911

I


(Segue) TEKII

7G ,

o,

=

DATA

·~

LUOGù DI i'i.l.SCITA

<U nascita

CASATO & 1'10111

POSIZIOIU

DKCORAZIONI K CAMP.lGNI

dal n. ••• al n. • -

e

)lu11tep11kla110 (Siena)

17. t.38 Scorcia o;., ,eppe

Cn. Caserta (171.

,. !.811 ~·aruftlnl A11lonlo .

cu. Vicenza (14).

ti. 1.49 Gla,.notti Dino.

.,f,pell. ln(er

I. 4.89 Sultur Btt,,re

16 rant.

e

Della (C.altani,;sett:i)

t8. 1.90 Barberi Ollav in.

46 id.

e

r.,stlµllon del I.ago (Perngta),

8. 8.91 Blan ·hlnl .4crifio

70 Id.

15. 3,8; Znccile ttl Edoardo

67 Id.

e

)l•lllte vc nlc (A ,•clllno)

6, 6.87 Bocch~ttl F,drrico.

FncecchhJ ffh·c11zc/

:lt. 7.86 Mcuccl '1'1tlliO, 0 ' .

R, truppe col. Eritrea .

Mo11tclcn11c dt Orvtelll (Pe-

u.u.88 Severi Pompeo •

On. Aless.'lltdria (H)

18. 9.87 Oc Pa rls A 11gtulo .

"

!O art. camp. •

l"llf;Ì:IJ.

15. 8.89 Fc rrarl l 'g,1, O.

5 bers.

9. 9.89 Sal$.aJt1.1 Gaetano, O .

34 art. camp•.

e

Cam del Tirreni (Salerno).

\!I. 8.87 Bo opkm l Gaeltmo.

8 bers.

e

Ca.-tellcttc (Torino)

t8. t.87 Pc rotto /'berlo •

7! fant.

e

ltucll Garga11Jco 1Fo1<~la)

3. t.89 De Nnnzh) /<\'anee,eo.

R. truppe col. Eritrea.

e

l)rlndlsl

18. 3.90 Delle Gro tt.11(lle Giovanni .

68 rant.

e

Nolo (~lrroCUSHI .

5.lt.95 l\ell:IDI ( '11,0

3 a lp.

e

)lontecastell,, (Alcssn ndrla)

10. ~-90 P ccolLI Egidio •

3 art. monr.

e

ltoma .

9. 7.89 Frltzscltc R1•11alo

~ a.rt. cam(l .•

e

Punte S, Plctr11 (llcrw,,mo).•

18. to.39 L'llta noo Achille.

BL1nehl l'f.llol'IO

Bello 110 e 111111111Pl e e

e

e

Asti

Sll)!li:11111 (Potc11w ).

S. M;1rla 01p11a. Vcl<!l'd ((~'\·

scrta •.

IO. 1.90 ll:w r r:1 Guido

3 bers.

Ca\·. Lucca (161 :!7 a rt. camp•. 8 i I.

1,1.

Sarrll'lll Tornmoro.

Genova. cav. (4)

M ,ndel .1/m.trizlo .

I art. camp•.

!O.li .87 Caml'ol,asso f'l·ance,co .

t o rant.

Dc Cc~~re lulc,1

33 art. camp ••

CùlllOl'C . fo/1>11(110 •

u rant.

Gcrm:t~() Giu1eppe.

66 Id.

l'~\Cilll : f/(rPdO, 0,

31 art. camp••

B Cl'lo l urrl /;ino.

7 a.lp.


77

il

AI\YIA I\IIÀ

VARIAZIONI duranù

"·""°

T··· neute

ll.lt.915

S., t to• t e11~nte

-

LAUREA In m,,licir.a e ch!Jurgia

(cm nplP• mento)

t .to.9U

Id.

Id.

Id.

hl.

1(1.

Id .

Siena

6. 7.914

lrl.

Id.

l'iapc,U.

. 21. 7.914

1(1.

1(1.

Ffrenz~

. 15. 7.914

Rori,a.

. 19. 7.9"

&lugua

o. o o

Turl11u.

19. l t.914

2i. 1.91:i l'iapoll.

. U.12.911

1,1.

lt.{0.914

Id.

Id.

lei.

Id.

1,1.

Id.

l rl .

Id,

'"· 1,1.

~.11.911

1,1.

Id.

lrl,

lrl.

l rl.

Id,

Id.

.

lrl.

ltl.

lilode11a

4.t l.9U

Id,

lii.

Boloi;m1

t. 7.911

lcl.

lfl.

Torino.

. '9.tt.914

Id.

1(1.

Id.

. f O. lt.915

lei ,

lfl,

:Modrna

. 14.tl.914

!M. t .915 Mollena

. 14. tt.9H

21. t .915 Na1,oll.

. l4,li.9t ;

u . 3.915 l'ia1ioll.

. 30. t.915

Id, Id. Id. Id. Id, Id, Id, Id,

Id. Id.


78

OATA u

LIJOGU DI NASCITA

.sj

di

nasrlta

n

CASATO I NO:VE

POSIZIONI

OlllCOI\AZIOffl I CAMPAGNI

dal n. ••• al n. na. ~

Mottola /lecco) .

·· 1 ·

.. .

6.1 I .9() Mor ea Yiurm rn.

7 lrl.

Gl·1ssan1 ,Vari o.

55 rant.

c: o111lolori (iiov,rnni

l3 ld .

Sr:im hla Ofoconni.

'7 Id.

Fronta li 1;;,.,)

9 bers.

Pe ni:, Rr 1111/n

!lO rant

r.cnova.

lol.

Bl:111chcrl T1o1filn •

61 11

~lle nzl Oiu•rpp,

59 irl

nt·~t.'l l:1 Antonio.

Jj id.

)lauro .~11 rr/io

3 art. mont.

DI Flll11po \ 'i llrm : o . r.

31 ort. cnmp.

Spagn unlo Pirola

!5. t .85 r,,,t:1 1;111,-p 1,,

AuQu,,to

lòras,u H liJ>i,11 •

!8 rant. 4 alp.

H fant .

Fr:1wl ilna 1;oe1ano

3 irl.

ll:1j ..11i F.111·iro

54 ,,,

.\liss1111i lanu ;ii ).

5~ id .

Quelrn lo f:rn t• rn. O .

Il ld.

Oorzlh Lwui .

~3 id.

R. truppe ·col. l rllrea

c:hL~hrrro Corto /,uigi

33 rDot

Buecl Paolo

14 M.

Plzwrelll .•il'/ms/i111,o.

tt art. ramp. 36 Id,

Lonrz,,Jla V111dc/l'

91 fan!.

Coll.~:iris r.flrlo .

36 i,t.

Fr:vns~i Gu i do.

65 rant.

s ..,u Pid,-o

69 rant.

Fa hi:i 111 l'ielf'o

30 ld.

id.

R. lrul'pe col. l!T!tl'$l •

6 alo.

1:ala111i1:o Otrn cin

~ ld.

B roc~hlo·1·1 (;ui!lo

1411.

( ..:J111h--.ri I (;ir,r11mO.

3 art.. camp.


tDIC:I

79

ANZIAN ITÀ

VARIAZIONI

duratale l'anuo

Teueul<1

So•toteoeuta (comnlen,en to)

U.UREA In

medJclna e chirurgia

tf.t t.915 18 3.915 Ro n,:t . • . \!.\. 7.9H

Id. I.I. 1(1.

Id.

Id. Id. lò , 1/J .

ltl. (rl. 1,1.

1,1.

Id .

lrt. lii, 1,1.

lei . lit.

lc1.

lrt.

,,,. 1,1.

Id.

'"· Id.

Id.

,,,.

1,1.

Id. [d.

Id. 1,l.

19. t.9()3 P1,:1.

16. 7.903


( ~ t) TE.,ll

80

DATA LUOGO DI NASCITA

di

nasrlta

C... SATO E NOIIE

POSIZIONI

DECORAZIONI E GAMPAGNI

dal u. ••• al n. •••· Coo faloo c Ra(futle . .

40 rant.

Trombat ore Vl11cenzo

3 Id.

Portela Pdcl/lco .

"l,I,

t .U.88 Troncoul Tito .

L eg. ali. carab.

Dc Pas111ia Oimeppe .

:! j!l"il.11

I. 8.84 Polese il 'ello .(i;.).

,o rant.

2-1. 1.88 llilleri Piel,·o . .

:! nJp.

8. ~.91 (;iulola ..dlbtrlo .

( ifl'iO,

:!. :.,8\1 i'io t:1 1\'icol,• . .

si ranr.

:!7. l :t.86 Ba rro Crtr lo. (i;.).

53 lrl

21. 3.88 Oc ~imune St,,/(1 110

39 hl.

tG. 8.87 Girar,11 Ci ,ueJ,P'-

Ca,. Fos;d:i (I I)

7. 3.88 lhsort F f1111 cesco • 13. 10

I d.

911B ugl ~111 1a11,ep p, •

ld .

311 !ani.

15. 't.90 Ful'IUISl'l'i C,·isfo{oro .

91 lrl.

6.10.881Colli Rn ,zr, . . . .

35 lrl.

19. \ .89 l'ec,,rariu n11,rae/,..

~ lrt,

18. 3.88 UOPSI I Ca r lo .

60 h1

t ll. 3.88 s., 1,·inl Ce1u,·e

3 :tip.

i9. 6.89 Pad tlo l i<luardn.

t 3rt. mout. ·

29. 19.89 Mu ntl O ru/,1110

60 f:int.

I

16. ~-88 Parig"i f.'1t,11·r . 18. 1:!.GI Ntcotem FdìcP .

5 :" ~·

8 br rs,

Ma r lUSl'l'III \'i11cenzo.

&4 fnnt.

Gn l,ifn,i ,IHr hel cw oelo

6 In.

.Manfr,'nl \'i11re11 z().

9 Id.

t:1•11t.illl'O S11n le .

.

86 lrf,

FraS,l'I, .. 1;111.,rpp1•.

i4 111.

Sus lrr Aut,,,,;o . .

2 nrt. 1110111.

Fedrnz,,.,1 / 'm/Jerlo

30 rant. ·

<a.vonr l 'W oviu . .

I genio ,

Da lla Fa,·~ra Giova11ni .

80 rant.

Cr orc Gu ìcJo • . . . .

ti .Id.

·l


SI

:1

A \Zl.\~ITA

LAURU

VARIA ZIOiVI

Sotto-

Te-

durante leanno

nente

In

te11~11te

rr,c,llc'l oa e chlrur~~l (C<lllll'IC-

menlO)

ll,H .91r.

I

I

Id. Id ,

1,1.

I. 8.911

I. 5 .9 l tò (d .

31. :l.ill:!

1,1.

1.10.911

lii.

~6. t.9131 .

lrt.

t.10.9141 .

I d.

fL;, 1.913

l!I.

I. 7 .913

hl.

28.12.!Jt:I

h l,

1.10.!ll\

l rl.

1,1.

1,1.

Id ,

ltl.

hl.

hl,

Id.

rrl.

Id.

Id .

1(1.

Id ,

Id.

Id.

I.li 9H

1(1.

t. 7.88

1(1.

lù. [d . 1(1. 1,1. I([. Id.

Id. Id. Id .

6-

QMa1h-o cU an1'anlià del co,110 1anil111·i o ml/Ilare, r.cc.

'"·

1,1.


S!

DATA

g

.,.,,:i

LUOGO DI l'-ASCITA

CASATO E NOllE

cli

nascita

POSIZIOl'iK

DECOUAZION I E CAXPAGNK

,lai n.

••8 al n. •••.

Vc l11srhf Pa&quol e. .

U f:tnl.

Vcn,trame 8 ffltd1•1/o .

63 Id.

SoOo Smli .

3t irl,

Sura rl Bruno

IO li!.

l.•· Pera A11to11fo

9 Id ,

n1zzo A11/011i110 .

O, p. succ. Mantova .

l..anrnl l tonida •

39 rant.

l.cccc,e Al1lo11io

3:t lei.

lli•·rl Ant1,11io

3 ge nio •

P;iron;1 h'11zo .

I. ber.; • .

Tenra Ali•ssnn d1·0 . Carina li

r.;111,,,p,

I. ari. monf.

H fant.

Pig:lt i (;fornnui.

4 11en1..

PII t.1 I11,ra Pra 11a,cfl .

58 fnnt.

Muraro CM·/u • •

8 ber.;.

Fra nchinl {;iflvn m1i

5 genio .

I !'i11 nzlnla fìli11710

2 art. pes. ca111r, ·

. , Ilc n~a (;n,•/rrno .

G4 fanl.

Da ttilo GitW'Pl"

U Id.

Bucri Posqunlr .

78 lrl.

Ma rio A/lwrl o .

J.\ 111.

ne Blasio Guidi)

6 ut. camr. ·

l\L'l.rlioa A11grln'.

I genio .

Cnlon,1,:ira Gtrid11 .

01 rnnt.

Morino 1:.·111ico .

91 lrl,

Le~orini Ma·d o .

8 alp.

Ilo vcrlo Glna, m11

(\I fanl,

(:hfcsa E111n11uete • Solcrl Ginvm111i .

;J5 lri.

Bovl Ateu n11d1·0

~J! id.

ç.,_pra L e1mid11 •

30 art. caIJl P· ·

Zn nchetta Dom enir11 .

;9 rant.

Grava Cm·/o • .

07 Id,

B1·1mctt:, Onorio

2 genJo •


DICI

83

A:'\21.1:'\ITA

VARIA210NI durante l'anno

Te-

nente

Sottotenente (complemento)

LAUREA ID

rnediclna e clilrur l-(la

t. Ml6 Id. Id, Id, Id.

,~.

Id. Id. Id. lol.

Id,

1<1. Id. Id, Id, 1(1.

1(1.

Id,

Id. Id. Id.

ltl. Id.

Id. Id. Id,

Id, (d . Id. Id , Id,

Id, I d, Jd,

:I


81

USATO E NOME

s

LUOGO DI NASCITA

POSIZIO~E

nEC0!H7.l')NI E CAllfPAGNR Jl;lSrit.::t

·r.

,fai n. 18:S al o. a11.

Ma 11r iui P11.1q1111le • . .

2 alp.

Pro~erzl (.; urli Ben,• fr//u

8, fant.

Cbffi .l nQd•i.

u fil.

Flnr,ml.iJti Pranceuo .

85 Id.

Lupa l klll (;u idt> . .

53 id.

o,,11<1i11i ,le Silva J'i,t,·n.

91 111.

Jlrl.zl F,·,11,reuo

63 iJ ,

Zil1ei1nr JJi,•I ,·n .

:;s lrl.

L:inze1 1~ .\"icola. . .

39 hl ,

40 111.

3~ 1,1. 87 lrl.

7.i l" Hocco Cv\10 llfli .U(,1111v .

l i ili.

Or F:'1 ·o 6Ho,·, .

~7 id, !l'i Id.

)lilèl li Hn1e,1/., . •

l8 hl,

llr Bra,, Pas11w1I,.

9~ i•I.

s~•rroo Luioi

l 7 M.

t e pore Luigi.

63 11.

Mu,to p.,sr1u ole

73 l<I.

Picc..1rella. P,·a11(nr,, .

i3 1,1.

Froggio P,·nnas..-o.

'!S ifl,

n,,mano N k ll, k. .

93 j,1,

. ' Manlrelll A ,·.,11/d...

51 I(] ,

I

I

. Oav~liere Rudul(•• .

3i Id •

_I zamro ,;;,1,·,ut11i

19 Id,

I Di l,(:,1 /l,1//11tJ,, .

~ Id,

.1 Hc salo r;1u-1,•111w

~ id,

Bell,,rnunlr f';fipf'"

60 1,1.

Pa , torello C,1/i,g, ,·,1

•9 ber;.

Lo \·ecc hl J r;i,;a1"d11' ,,,, .

60 rant,

1

:i3 Id , ~8 i<I,


:orci

85

ARZIANITÀ

VA RIAZIONI d11,rante l'a,mo

S0t1o-

Te· IICU 'e

t.e11eutc (rr,m p lem enlùJ

I • .,.9lG

Id. lrl. J<l • • Id.

Id. l,J.

Id. Id. Id.

ltl,

1(1. l rl. Id.

Id.

Id . Id , Id. le!. Id. Id . Id, Id. Id. Id.

Jct. Id.

Id. Id.

1,1.

'"·

Id. l rl.

LAUflEA In mc<lldna: e chirurgia)


(&iflN) T P.~ K~·

G

CASATO E NO HE

s

POSIZIONE

L UOGO DI NASCITA DECOI\AZIONI E CA.11.PAGNE

;:l

·r.

,,~, n. 3'1~ nl n. ••"·

o·Ago,llno Aqoxti110 .

:;; f,lllt.

r.1ik1 ramlda G-1111,·pp, .

9i Id .

Agnello Fra11ctsco.

8 alp.

r.a,sone Giusrppr .

GO rant.

Stella Pietro. • •

:H id .

Sillo.11onr Gltueppe

illltl.

Gluffrio.la :fn ge/o .

6.3 Id .

Nel(rlsolJ A ttl'Plto Ma,·co

53 Id.

GnllotU Bruno •

33 i,1.

Cipollt11I l.!liue •

U icl.

T,·rzl fr •·1110 •

3~ id.

•

nettnrt Gi,1. Maria

i~ id.

S~ulerl S ,ili;awre .

a1 id.

Tollt11! / &ldoro • .

54 1<1.

Verg:, ot Rnimo,,du

5':l 1(1.

Vendittl Emilio .

Il 1(1.

Pennati (,'iusrpp~

:t9 j,t.

Borcllo 1;;0. r.iu&,'/1/ , ~ Id.

F:H':\u1.e \ \ ,/11ri,1

..·· 1

Merlloi Camilla

I J ltl.

Carlino Jfrmil,• .

15 lo(.

Del Poale Gù.,·gio.

14 Id .

:Wgnanl nu..,.i,. .

Ufficiali medlol la c u

n

I ,ol u 'I.

a

wmre (Genova)

28.12.5, :;.,nzuineti Criova,mi, ,§,, ~ •

t,, duponllnlUò

e

Bellagio (Como).

t8.tt.i3 Gllartlonl e,,,.,,o

~,<ptll. (am.

, . , ..

,


87

:l'ICI

AN Z IA N ITÀ

LAllllgA

VARIAZIONI dut'ante l'amu,

SuUO·

Ct1I011· nello

Tcn ~nle coluu-

n,·110

M.:1:!giure

C•r,i• ta 110

teuentc Tcueul~

In

medicina e chti·u r~~,

( l'('llll•l 1"\o.

lllè lllù)

l. 5,91{;

1,1.

lJ . lii.

111.

Jd. Id,

Id. Id. Id. Id.

Id,

'"· Id,

1,1. Id.

'"· Id. Id, [(!.

Id, f,J.

Id,

~nzlanltà. è eospes a .

io. 5.9t ri J l . J.912 17. 3.909 t l. tll.88

IO, 2.8\

~l.t0.81

Siena •

t . t .908 16. 7,901

J. 7.98

Pavia . .

.

4. 7.80

t O. ?· 96


FARMACIS'fl MILITARI.


DATA

LUOGO DI ~A SCITA

di

C\ SATO E NOME

POSIZIONI

l>f:CORA ZIONI E CAMPAGNE

FARMACISTI MILITARI,

Chimico farmacista Ispettore. n. t Al\'ito (Caserta) .

a

30. .,,,;1 Celli l'l ncm.so, e, ,§o P. C. I• •

lsp• .~a n. mli ••

Chimico farmaclata direttore. Il

a

Uesana (['.o ,·a ra\

t .

U:1.65 Ma rtlnotti ,1,,u. f 't11'111 , ~

Fa rm. centr, mli,

•

Farmacisti capi di I• olatae. rial n. I nl n. n .

a

Montcmagno (Alessan,lria).

7. :1.58 Ferrn ro A 111,tbnlt ,§,.

v

Cologno I~ a i Colli ( V•rnna).

S. G.58 Mant ice Gioc,11111i ,§,.

Id. Verona

a

F irenze .

2;. 7.57 :ilannajo n i Giovo 11111. ,j,.

Farm. centr. mii.

Osp. Genova

a

Trieste •

~s. 5.!IG Meriol t'rrmct!co, ~ - <t)

a

Idei (Ocll uno).

31. 8.57 Fahris l l icw,·do, ~

a

MOtlena .

~~- 9.!\9

a

Palerm o

19. 9.:i6 Po mpeia ni Carl o, ~.

Id.

ld.

Osp. Padova Id. l\o ma.

f'errari Claudio. ,§,

Id, Bori

a

Noceto (Parma) .

I. '!.:.7 GiulTre,t i Giu{f,-edo. ,§,

Id. Piacenza .

a

CeYn (Cuneo) .

,. i.fii Marenco d oti.. rnro.-lu, ,{io.

Farm. ceotr. mii.

a

T,·nda (Cuneo)

16. 6.r.3 Gui<li Gio. llolfi!lo , ,§, .

Osp. Torino

e

Montescudo (Fori!)

3n.1 t.i6 Ga•pari />lo, ,§o, Ql " "

lrl. Alessantlrla

a

ce,enn (Fo rll)

~6. 5. 7~ Suzzi cloll. Filippo , ,§,, ® ·

lsp. san. mil• •

a

Consel Ye (Parie va) .

~ . 5.~9 Micchinl Anlnnto , ,§, .

Osp. Brescia •

e

~lonca lvo (Ale,,anotrc:,) .

~. l:!.f,S Cerrut i rloll. Romnln,

a

SaYuna •

14.tn.,,7 Cep1>i Ugo, ,§,. f:!'l.

a

Tre vlro (A • elllno) •

4. ,.~

Ferrara c:,11ir.p1 e. ,§, .

hl. Catania ro

e

l'ttl('rmo.

t 9. 9.79 Co rrarl1 Rr1111l, ,§,. IL .

Id. Paler mo •

111 I.a "!'•IP ,1·an1.,au lla t! .tata dal R. ,te,11•to 30 ;,111µ 11 , 1911. \!/ I, . 1,t. ltt. 1• r,,1 ,1 ,r.110 1,11 ,

*· .

A diSJJ. min. fìnan:t.

Osp. Messina

(• ) l)Pstinati In Libia o nell'P:geo a aen;,


rILITill

91

ANZIA NITÀ

:himlco farmaci.la

F a r macist a

I I I I I

cfi teca110 di I' c:lasie df ili di di spetto re' Direttore l"capo clnsse classe t• rlasse 3' classe ,, classe

!5.12.9t 5 14.10.915

1:;, 8.9!3

...

15. 8.913 !9.4.91l

IG.12.9tll

t<J. 1.9H 28. 2.907 19.1~.!)(}I !5. 1.88

7. 5.!108 ~. t.907

7. 7.91

DATA dell'enIrata in servizio

lllPLOMA

fn farmacia

.

...

25. 1.88

Napoli .

9. 7.84

. ..

18.tl.85

Torino.

19.lt .84

l . .. . .. ... ... . ..

. .. ...

... ...

18. 7,911

18. '!.907 '!6. 6.90!

Id.

Id.

Id.

\15. 9.91l

Id.

9,H.9H

Id.

4.lt.80

5. 4.85

H. \1.83

u. 8.79 Torino.

16. 7.81

Padova

lO. 8.76

. .. 7. l.900 t5. l.88 '!9. 7.8, 11. a.si

17. 8,Qj

Firenze

18. 6.80

. ..

s. t.77

Padova

so.t ue

17.H.87 19. 7.83 17. 8.8!

'!5. l.78

Id.

8, 8.77

1!8. U07

13. 3.9'! '!5. 3.86 31. 5.83

30.1.80

Modena

t5.!0.7V

,. 5.98

t 5. 9,87 19. 7.83 '!9. 4.83

5. t .8S

Napoli.

IO. 8.80

!9. 6.~

9. 5.89

li. 4.86

17. 8.8'!

17. 8.8\!

Parma.

'!7. 6,81

. ..

IUU7

'!5. 9.87 !9. "83

l 6.I t.97

'!5. 9.87 !9. 4.83

6. 4.99

l.U.78

... ...

. .. .. .

U.ll.9t'il

...

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...

...

n.t'!9t':I

.. . ... . .. . ..

... . .. . ..

Id.

H.

!9. 3.908 '!8. !.907

u. 5.91

8.H.87

Torin~•

\16. 7.81

f.t.

Id.

'!8. U-07

,. 5.98

'!5. 9,87

. ..

!5. 9.87

Id.

'9. 6.86

I. 7,VU

Id.

Id •

ill. 8 03

2. 7.96

Id.

\17,6. 77

5.tt.V6

...

!9. 7.915 30. 6.9lt t3. 9.911 '!8. 't.907 '!3. 1.87

...

Bologna

'!. 1.96

Ur bino.

7. 7.94

Ii1 .

31. 4.0lt '!8. \1.901 '!8. 5:95

I. 9.84

15.10.81

Padova

3. !1.8':I

...

Id.

30. 6.91:I ':15. ':l.9ll ~- t .907 Il. 8.96

. ..

Il . 8.96

Camerino.

t8. 7.94

.. .

{d.

31. 4.91'! ~- t.907 f 6.t'.:!.97

l. 7.87

30.10.Stl

30.10.85

Geoon

Il. 7.83

i3. 6.Stl

Id.

':17. f.79

Sassari

19. 6.85

4. 8.913 !U. 8.9H iS. :i.907 15. 9.\J()j

. ..

15. 9.9-01

Palerm<1 •

3. 7.901

...

. .. . ..

.. . ..

. ..

... ...

\14. 8.91'!

'!l.ll.907

tt.H.907 t. 9.908

(4)

Id.

(I)

tU0.915 \17. 8.911 18.f'!.015

decreto ':15 IUKlio 190, n. 87'.

(t)

Id.

(,!,


(Segru) P~

DATA LUOGO DI NASCITA

di nasrlla

CASATI) E !'ìOME DECOI\AZIONI E COI PAGNE

POSIZIONE

Farmaclali capi di 21 cl111e. dal o. t al n. 1 8 . n

l.all:ibellott.i (Girgent ,) .

31. 8.6; V~ccaro f hrnceico ,

+

Osr. Bo logo&

n

s. Sel'ermo l!\lncerata) •

5.lt .H Pallndini tlolt. .lla,·io.

Id. Ca.~erta

.

e Alghero (SMsari) •

. .

a

Genova •

a

Sassari •

e

Noceto (Panno) •

t 'J.11.63 Nonls RatratJe

IO. 8.6~ Segni nob. Maul'lt lo,

.

Id. Caiillari

+

Id. Ruenna .

7.11.61 Falchi Emm o

Id. CbleU.

3.t 1.64 Corchia Primo, ® , .... .

Id. Milano

e Carate Lario (Como) . a l"elluano (AlesS110J r ia) •

'J6. 8.(.4 Cornelli Cornt lio, ® .

Id. Novara

10.lt.65 Cornelio lvlgi

Id. Sa vigliano

e

Galatina (Lecce) .

s. 8.;s RegarJ llott. Pidr u

Farm. c~ntr. mli. min. guerra).

e

Metil (Potenza) •

31. 8.77 Pagnlelio tlott. Al(.-tdo. I. o. in chim. bro m. nella lt. U. ili lloma.

a

Alghero (Susari)

13. 3.66 Nonis Gerolam o, ® ,..., " •

Id. Napoli

a

k lvarooe (A lessanclrfa) .

7. i.67 Forche rio lu'i,I .

A d'1p. m/11, fl11a11u.

( ( 011

o ,p. Perug~1

a

/'>npo ll

li. ;.68 Giordano l'"1c-eii:o, (C •

Osp. B ologna

a

Arezzo

i 8.t1.fo6 Martini Glocannl, (I) , ....... ©.

Id. Verona

e

Perugia .

3,. Q.:'! lluz1.io li A11lo11/1J, ,§o. ® •wo, O - "' ..,-. m. <e.

Id. Perugia

a

S. Miniato lFl renze)

~- o.r.9 Conti Cat'lo

Id. Firenze

a

Roverodo (Uc1ine)

!!8. 11.7(1 Del Piero Glo. Balllda •

Id. Verooa

t

Milano •

15. ~.;5 8 orlinetto dotr. O,·e•le .

F• rm. centr. mlL (ruo ruoto •).

.

Farmacisti di 11 classe. dal n. I a I n, a.

.

a

S, Glor~lo a I l.iri (t:ase ta)

i. u.s Lulrar lo Giacomo ,

A

Borgo S. Donnino (Parma\.

13. 7 .~7 Perott~ Gustavo.

Id. Parma.

3

Sarno (SnlPrno) .

16.10.63 Parfsi 1'111unzo.

lnler. pres. Gaeta.

a

Rotonda (Po tenza).

A

Vlllnfranca (Verona) , 0

(

. ..

Os p. Caserta

l 3. 'U9 Te,leschl F t'(lllUICO. o .® .,."", ~

.

16.UI llensi Piel, o •

.

..

Osp. Napoli. lnfer. pres. Pa,,la

1 lr.stin3li in Llh1a o neln:11eo a sen-o tlel R. decrt ro 15 luglio 191!. n. 8H. - (U La sede di IIIIIÌ&Dil


A NZ IA N IT ., DATA

VARl.~Z/01\'I

F a r mnelstn

durante l'a111w capo <t i \!' classe

I

I

I

do (1i / rii ri i 1• rl.osSP 2• rla<SP 3• classe ! 1 classe

DIP LOMA

dell'en· trata in serrizto

in fa rmacia

I •· S.91~ 30. 9.90i :!fl. ti.~1(1'. ~i . 4.90

...

:!i. 4.90

2s. uo; 15. 9.902

...

15. 9.90:l noma .

9. 5.90.!

u. 1.85

(t\

(d.

li. -6.9 12

Id.

fl. i~9()

13. 6.85

:!5. U6

30.U .84

Napoli.

25. 9.Si

..

\!5. 9.87

Cagliari

, . 3.87

29. 6.90t ~3. t.SS

..

25. 1.88

Sassa ri

!10. 6.87

U .11 .912 ~8. \!.907 16.12.97

\'!d.I

Palermo .

[d.

U.U .911 (i ) t. 4.913

Id. Id.

M.

~5.10,g9

..

s.11.s;

Pa rma.

9. 7.87

15. .91~

Id.

1.10.00:l

9. r..89

...

15. 3.Si

PnTia •

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Torino.

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13. 5.9!0 ~ - \!.!)()7 :!3. 8.91

14.11.901 Napoli.

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30.12.$5

Sassa ri.

19. 6.92

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Torino .

7. 7.92

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6.11.89

Bologna

IU. 6.911

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Perugia

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14.11.912

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Id.

2~. 9.92

Id.

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Id.

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Id.

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Id.

15. 3.94

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Id.

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Id.

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Id.

15. 9.!!0i

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!l'I. ~.007 3.11.93 :!3. 6.85

... ... ...

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.al R. decreto t• febbmiv 19 1,.

-

5.l! .89 9. 7.00!

Id.

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13. S.!lO

31. 5.83

I .IO.SO

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Panna .

15. i . SI

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U ll.86

Napoli.

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7. 1.000 :io. 4.88 20.IU5

30.1~.83

Id.

..

19.! '.!.83

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Id.

\!7 .10.97

Id .

16.1! 97

Id.

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20. 1.901 :!5. 9.87

Id. Id .

2 1.

,.S!

~G. 11.83


DATA LUOGO Of l'iA SC tTA

,11 n~scita

C~ SATO I<: NOME POSIZIONE

OECORAZIONI E CAMPAGNE

- -- ---------- -- - -- -------------- -:----- -- ---da l n. • a l n. 38.

Cre,pellano (Rn ln~ na)

7. i!.~4 :', ico! ai An gelo, ® ,,.,. 111 © .

.1

ltiri (S.1ssari) •

10. fi.G7 Emi co P,·,m ce.,ro, ,§,, CC> .., ,.,

Id. Cag liari

v

Padova .

24. 4.ii

Id. Padova

a

Pailo"a •

H. 5.7~ r. tier a rdini doti. l'raldo, I!;)

Id. succ. Udine

a

To ri no

3. 3.7r. App101t1 dilli. F n ·diu a11dn,

Id. Torino •

e

Perugia.

17. 7.81 Mar ini d olt. Ca,.l o. ©

Fa rm. centr. mii.

e

Bo logna.

'!5. l.~4 !\lozzana d ott. Ca l'lo.

a

Roma.

15. r..~~ Lom bardi d ou. ,Vo,i!io, (i)

e

Frosinone (Ro m~) .

7.to.sn Salvatori d ott. Giuseppe,© .

e

A,·ellino.

13. &.~

Anto lino Alberto , ©.

lnfer. pres. Aquila

e

Fe rrere (Alessand r i,1).

I t.l ~.83 Accossato dott. l:'n1m,egHdo.

Farm. centr. mii.

c

Nizza Monlem.110 (Alessa ndria)

:\.11.83 1,0 ,reta d utt. Ca d o,@.

Id. id••

r

.\l onternilo ne ll'olPn:r.a) .

4. i.$4 )ta nfredi luigi, ©

Os p. Napoll (luori ruoti

Gitr~ni V,llle Piana

I. t.81 Fortunato Lro,wrdo . ©

Id. Calaozaro

Ancona.

n.t n ~1 .lii ·ticli 1'eoJorico, ©

Id. Ancona •

r.

O.•p. Bologna

To(lerlni df.i G>;tliani is d ella Volta 110 1,. doli. T,•.,tJurn.

Id.

id.

Os p. 'Roma • Id .

Id.

e Cassinasco (Aless,1nd ria).

I&

G.~r. llohl·a Clowlio .

Id. Piacenza .

e·

noc ,·adrbaldi (Cu neo)

il. I SI Solaro Al,,sa11d1·0. ©

Farm. centr. mli.

!'esche rcampoltas~o)

3. 4 86

e

Crrs~rntino (NoYnra) .

19. I ~I Care tto 11011. Brcolf .

e

V1zzi111 (Catania)

l.1 1.87 Vita a o11. Garl ann I!;)

Id.

id.

i d,

(M.)

Com Ila no ,t'A l l>a (Cun eo)

li .li 8• ~icc a rdi (i11 id•J. @.

/d.

Id.

jd.

(1,1.\

:;. Eµ irtio (Teramo ).

17. 4.~~ FMin .1 Felice,©

n

Bi tonto ( Bari)

20. 4 85 Savino \'ilo

Id. Bari .

e

Gas,ino (Torino)

7. 1 ~6 Mr lllo d otl. co,·radll .

Farm. centr. mii.

c

ne Vloccnzl C•11mo, I!;) .

R. truppe col. Somalia

A disp. min. col. (llbìn'

Osp. Flrc nze (fuor1 ruoli>'

Mercate llo (Ptsa ro) ecc.

14. 3.86 Pa rri doli. Yalln·, ©

Ve ne1.ia

~3. 5.S3 Fiorini dott. Dante

Osp. Udine .

Id. Savlgliaoo

Id.

111.

Id.

c

flm;ezio (Cuneo)

i . IO 83 Ma rtini F.-a,1rr5co, @

a

Vil lamagna (Chiel i)

"!5. 6,83 13;itta~lin i Guido. © .

Id. Roma

e

Scurzolvngo (Ale•sandriaJ.

~9. :!.85 llmno Pa1qu o le, @ •

Farm. rentr. mli.

e

Alla ( l'alPrmo) •

13. 1.85 GriJ nani do ti. Eug1'11io

Osp. Palermo •

e

Mo nt ~cat ini Val di Cec ina.

Il.Il 89 Ca1•pcll i rlott. Giuu ppr, ©

Id. Roma

(' l 110~1on ,li in l.i llia o nell' Eireo a sen so del fl. dorr~lo '!3 lu::lio 1911, n. Si 3. -

(I) I.a s ede di :miianil


IT~l

95

ANZIANITÀ f>ATA

VARIAZIONI

Fa r macista

duronle l' 011110

I I

di

,1i

rii

11• classe '!' classe J• classe

-

\14, 9.88

Bologna

6. 6.88

18.U.910 '!8. !.907 16. '!.93

16. \1.93

Sassa ri

'!6. 5,91

16.tt.90! Parma.

. n . 6.904

U.11.912

Id.

1,1.

Id.

li.

1,J.

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J. 3.904

1 dal R, decreto !I novembre 1913.

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1,1.

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Id.

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Id.

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I. 5.91&

5. 6.913

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Id.

1.1 . !,913

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Id.

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Id.

{6. ~.913 ti. ! .913 (I)

-

in farmacia

'H.l'!.907 '!9, 9.903 i!9.I U9

ti.tUU ! . 5.909

-

DIPLOMA

tlell'entrata in serviiio

...

~.12.90\l

Id.

3. 3.901 Torino.

. 'fi. 6.901 • 35. 7.90t

l. U07 Camerino. . li.H .908 l. t.909 Torino.

. t(i. 7.908

30. 4.908 Roma •

. 13. 7.907

31. t.908

Id .

• i. 7.907

,. 1.904

l'iapol, .

• • 9. "906

I. '!.909 Torino.

• ~6. 7.907

t.U.908

• '!3. 7.907

Id.

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5. 6.ot3

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6. 5.908

o. 7.908

r,. U l 3 1•,·rn~la

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1,1.

Torino.

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Id.

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M.

N, poll.

. tt.lUOS . 20. i .907

Ht.914

1,1.

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Id.

Id

...

Id.

Torino

Id.

Id.

Id.

Catania.

. 97. 9.908

Id.

Id.

Id.

Torlao .

. 11. 7.908

18. 3.915

- Id.

... ...

Camerino

18. 7.908

Id.

... ...

Id.

M.

Id.

Bari

• "· 7 909

Id.

Id.

...

Id.

Torìno

. \!J, 1.909

Id.

Id .

• !7.11.909

(l)

19. 7.015 '!7. !.913

1().

Id.

Id.

Id.

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5. 6.913

.. . ... .. .

Id.

Padova

• H . t.908

Id.

Torino .

. Il, 7.909

(O Id.

...

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Napoli .

. 13. 3 909

Id ,

.. .

Id.

Torino

. H. 7 911

Id.

14.tt.913

... .. .

t8.tU t5 5. 6.913 (t i

'U.lt.913

Palermo. . 18.I0,9to

30.H .909

Roma .

. 19. 7.9H


96

.

OATA

LUOGO [li :XASCITA

di

nnsrlt:,

CASATO E NOME 01<:COHAZIOXI E CAMPA GNE

POSIZIONE

Farmacisti di 2• ,olaeae.

e

Pettinengo (:-lovara)

13. 9.S5 Musso B111'1co

Osp. MIiano

e

IJronte (Catania)

8. 1.89 Isola Bmilio •

Id, Brescia (fuori ruol<

e

l\ovito (Co~en1.a)

21. 5.88 Marra Gi useppe

Id. Alessaod rla

e

Taranto .

11. i ~6 Lallruno .l/e11orti, (i,).

Id. Chieti (fuori ruolo Id. Napoli

, , •

(f u o

r uolo

Flomerrcd1lo llruzlo (Coseozr,)

9.10.$3 ~l:izzaroue dr,1t. Fit,11/'o, (4,)

Potr;no (Torino/.

:to. !.!i3 Ar[Jlno dotL. l'1c/1·0, (4,).

Id, Verona.

r.

Mont.~Ua (A lcssandnal

11 i.85 Mlglino 1lfa 1·io. (i;).

Id. Venezia (fuori ruolc

e

Napoli

13 4.90 Corlassa Silvio, (!;)

lnfer. prn.,. Crem ona

e Sampeyre (Sabuo)

11. 5.91 Rocchiett.a

e

Torino

18, 5.~9 Folco ,l otr. /, lborio

e

Pistoia

l o. 6.87 \' isani M frhtla11 gelo .

e

MeoJl (Girg,m!IJ .

e r.arhai,:na (AlessAndria).

r morio, ~ . ,

Osp. Messina (fuori ruol

Farm. centr. mii, Osp. Li vorno •

15. 5.~s Valenti ,t n/o"in o, ~-

Id. Novara. •

iU:?.St Alviginl Gio rgio,

Irl. Alessandr ia

e

Torino

8. 7.87 Maiznctti U11spare •

Arpett. i11fe.m.

e

Solarino (S,r acusn)

15. t..~3 O'Ago,l,Dù Etlor t .

Osp. Cn va dei Tir reni

e

Ser rastre tt.~ (<.;.1 tan z.aro)

lt. ':! .~6 ~!orante l°IIIUPl'IO

Id. Torino (fuori r uolo

e

Sav1ano (Napoil)

e

OUlda (Ascoli Piceno)

l!i .1t.s6

1,1. Ila 1·en na (fuori ruol

a

OzleM (S.1s,aM) •

.e e

Id. !'iapoh

Saccoccia dott. h'midio •

4.IO.Sfi Sulns Pa1q1wle .

•

6. I .Si l'ulegn doll. l>u11alo.

Tern1no1a Br\1Cr io,lini (Arezz o) IO. 8.84 i'oh ·erìui Ang,oto .

e 1; ,, ,, llh•rolon~ (J:ltlt• li/.

ii, 3 88 ~lultsnni lliccr1t·dn .

t•) lle,unall in Libia o n,·li'r:geo a sen•o d(•I R. decreto 2:l lni;:IJ,1 i912, 11. 873,

lr:I. Genova (id .) . Id. Bologna

1,1. Perul!'ia Id. Milano .


TURI

ANZIANIT.;,. DATA

URl,1ZIIJ.\'l

luru uk

Farmacist.~

l' ftti1111

di

I

cli

i" classe 3• classe

DIPLOMA

dell'e11· !raia ,n servizio

in farmacia

I i l.ll.!113

...

2,.11 913

Torino

• IU. 7 909

Id.

..

Id.

Catania

• 19. 9.910

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..

Id.

Nai,vli

ss. 6,910

I. ~.~ I I

..

t

r

I, 5.9U

Id. ,

24. 6.910

Id.

..

"1.

Roma.

t• 7.910

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. ..

Id.

Torino

l O. 5.910

Id.

..

1<1•

Id.

15. 7 911

Id,

..

lrl.

.. ...

iO. 9.914

...

I. 7.914

Id,

Id.

17. 7.911

Id.

Id.

7.12 911

l.t2.9U

Id,

..

Id.

Pavia.

s. 5.911

..

t.12.9U

Torino

17. 7.911

...

(rl.

Catania •

.... 1.909

Id.

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31. 7.908

Id.

.. ..

Id.

Id.

30.IB II

Id.

..

Id.

Camerino

11. 7.909

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t,~. IÌ.~( O

Id.

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~3. ,:,901

Id .

Roma

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Id.

Id.

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Id.

~3. 5.!H5

...

~3. 5.915

Id.

.. .

Id.

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l Qundl'O tli a ni ia11itu del corpo 11111ilal'io mililar t , ea,

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, •. .. ~'\"" o , ~.-"\_;. ...> . ..•'!., '

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21. i .911

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Id. Id.

.

Id.

I. i .914

•

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/ · ... 1'


UFFICIALI MEDICI NELLA POSIZIONE DI SERVIZIO AUSILIARIO

TENENTI GENERALI MEDICI

n. •

n. •

I aprii• 1114

3 febbraio 191 O

6. 6.53 Ft1rrero di Cavallerleone luigi.

f t . 3.18 Sfon:a Claudio,

c e .oc+.@ •....,• ·

rn.@. EB . . . . . . . Rom:\

<li), EB .

e e . G U +.

. . . . . . . Roma

MAGGIORI GEN ERALI MEDICI dal n. • al n. a

dal n. 7 al n. •• 9 ma11I• I Il 5

s febllfala 1910 7.lf.49 Gouano Ff'anrt$CO,

U

e.

19. 4.411 Susca Domemeo,e, U

GU+,<J>", ffi . . • . . Roma I gennaio I 9 14 fl.t0.!50 !ilorino Domm ico, U e. e+. EB • . • . • • Torino SI maggio 1914 8. 3.49 De Furia Ettore, • . C ,§,. e! Avellino ·Hl. t.50 Capor.,so luigi, U • · C ,§,. ffi Roma Il ottobre I 9 I 4 ts. 3.49 Massa Gi1mppe, e. U ,§o, EB Roma 18 febbraio 19 I 5 -i9. Ut Sosca Vilo, e, Co§, . • . :,.+ Bari

• . m.

+, ••

~.411 •••• •. .. Bari H agosto 1111

14. 7.51 Bussone·Chtattone Gio. Àn·

lon,o, e, U tj!o, e! . • IHt.49 Rosanigo ..{lberlo, e, U

. Firenze

+.

411 • . , . • . • . . Piacensa

13. t.SI Selicorni Car1o,e .c

+, <J>'...,

EB • • • . . • • • . Alessan drla t i 1onmbre 1911

4. 3.!50 Barletta tYicolò, e. U + ,411 Roma 19.10.M Mangianti B:1io, e U EB Roma

+.

COLONNELLI MEDICI dal n. t al n. ,

dal n. 8 al n. ••

· 27 ..1n1lo I 917 iO, 5.19 Crema

U

Gio.

Ballista, •

+. EB • • • • • • • Cuneo s aprila liii

+. + . Mantova 15. U> Bile Giova1111,, e U +, EB Napoli 13. t .51 Orlandi Giovanni,

8 gennaio 111 4

u . t .51 Ardnino Forlunalo, +, +. Torino 9 aprllt 1114

17. 3 54 Carbone Bruno,

+, + . . Catania

n. 3.53 Natoli Franee&co, e o§,, EB Caltanissetta 16. t.&3 Falconi Gavino, +, +. . . Roma 21 11111110 .. , •

+,

+ Novara +, + Campagna

U . 3.53 P!~ol Giulio, (1) 11 • , 6. 7,54 Cedraia Gi1.11eppe, Il:!,

I ott•br• IIIS ~ . 7.51 Vtiiorolll Achltle,

+ . . . Bologna

•

81 maggi• 1914 tll, t.51 Bozzi F, Het,

+, +. , . Mll1110

li 1,1111ra1, 1911 t. t.S5 Yaogeri Franet,eo,

+, • •,

411 • • • . • . . . . LIT-O


100

(Srgi<e) u r,. NELLA POSIZ. 0 1 SERV. AOilL. - COL. TES. COL. B MA GGIORI II EIICI

rial n. IS al n. 1,

rial n. 18 al n. ••

23 dl--re 191 5

9 m..a1, 1915

13. 6.54 Cherubini Giammaroni Or· l!111do. Firenze

+. + .

.

22 agosto 1115 ! ~. 4.&6 Moschini Enrico . o§,. ~ ... EB Roma 5. 7.56 Magett& B1l111011tl o. ,§o, Roma.

+. u . 4.56 Sellia Em i/lo, • · +. ~" ",

~ . • • . • • . . • Vercelli 15. t.35 Re Gl1m1>pe, o§,, ~ ", !?· Torino

H . 8.56 Carta Mantigi la f'ilippo, • ·

+. ~. +. . . . . . . ,o.,+ . .

Torino t3. i .!16 Arpa Vlltorio, e . U,§o. ©,+ Napoli , .10.66 Gelmetti ,frlu1·0, Venezia !3. 7. IJ6 Del Vecchio Ruggero, +. Catania

+

21 inarzo 1115 14. 6.56 Romano francesco , .,<§>.+. Caserta t 7.1Hi5 Curtì Petarrta Nicola. Torioo t:I. 1.56 Cutri Fen.U11amlo, ,f,. ,ço. . Caserta

,o..+.

TE;";ENTI COLONi'iEU.t MF.OICI dii 11. I al 11 . 9

dal n. •• al 11. • •

Il marzo 1910

3 $Blltmbrt I 9 I 4

t7. t.55 StelTenuoi Bllot·e.+, ~ ",EB Milano 31 marzo 1912

+. + + .. .... ... Roma

li .l 0.li6 Grolli c a ,·lo, u. + .®, (I) "•,

a, rn. +....... Milano

+ . . . .... .. Tor ino

29 maggio 1913

l'l'l, +.

+.et,, • ·

, , ... . . Palermo 4.10,55 Criscuoli Nicola, ,§,, (I),...., • .m.+ ... , , .. Bari a settembre 1914

7. l~.53 Leonan1l Denedello,

9 maggio 1115 14. 4.liS ln!elise Giuseppe, ~. (I), t.:l, (i;). Catanzaro 12. 1.58 Sciavo luigi, o§,, Ql 11 " , ,§i. Cuneo 15. 4.58 Cusanl .lfortì110, •· ,§<, Ci>'...,

+. . . . . . . .

1f.1n.56 Monelli Eme.sto, 'B', ~. EB. Bologna

3. 7.S5Cipriaoo Luigi,

11

EB . . . . . . . . . Barletta

16. U 6 Rinaldi Scipione, <f, Piacenza 19. i .57 Au~icllo P11sq"ale, ,§,. ~ ....., 30 giugno 1912

+, ~ u,

4. 10.:SO Cocola Vincm zo,

5. 7.58 Sulliolli E fuin ,

e. ,§,. ®,

®", + . ... ... Torino

12. 7.56 Tucci Filippo,

+. +· . . Perugia

22 agosto liii

IO. 5.60 t oschi P ìelrOJ. 1•. Ql " ",

+, ® ·

+ , . . . ..... Roma 5, 3.53 Do Simone Zeferi,io, e. +, Ql' ....'. +. , , . . . .' Caserta 7. I.Si Gaeta A11geln (;i,1cnma11l u· 11io, ,§,, Q) , ...., + . . . Gaeta

+ . . .. .. .. . $acile +. . . Cuneo

~- 8.5G llichcri Ca l'Io, ,t-,

S febbraio 181 I \t3. 3.!>S Fiori ni Fiv,., n :;o

i•, it 11• 11,

+ .. , .. , . , . Bre!cia

MAGGIOllt :IIEIJICI' dal r.. & al n. 9

dal n. I al n. • 28 maggio I 9 08

21. 9.59 Gasole Italo, ~ . (I),....

,+ ,

31 marzo 1910

6. t.61 Cara Francesco,

+

+. (I)"·",

. . . . . . . Sassari

SI dlçe mbre 1111

2.11.54 Valle ,t,igelo,

+, + . . . Pavia

! gennaio 1119 13, 6.60 Pa lumuo Giuseppe, ~- • • Chieti

3 aprile 19 I 3

30. 6.61 Vesrasiano Dom r.11ico, ,§,, ® ....., ~ . . . . . Caserta . ~1an1ova 3. 5.&0 Castello Frau, ,sco, i• 9 dicembre I 9111 18. 1.63 Marini Pio,

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2 otlobrt 1919

19.t,.61 Ba$\ in11el li l,:n1l•rrlo, i', li>" ,

+ ...... . .. Spoleto + Bologna

16.11.61 Benall Al(onio, +.@,...,,,


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( Segue) UP P. ~ELLA POSIZ. 0 1 S KRI' . A USIL. - llA GO. , C AP, p; TKN. llBOICI

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dal n. 111 al n . t•

a gennaio I 91 4

22 agt1to 19 11

30. 8.63 Vinci Angelo,®''-''. ~ . . Siracu»

U .10.65 La Cascla Sal vator e, (I)''"",

In, ,§o . . • . . • . . Palermo 18 febbraio 19 15

5. 4.64 GiulTritla l uigi,@''"" . ,} • Mess na 3. 9.63 Margotta C~sa,·e, ® ....,, ~ . ~ • • • • •• . • . Sacild

2 e Mttembre 11 I 5 t s. l 0.67 ()ahbene Filippo, lii,...,", (1), o§, . . • . . • . . Torino t 5. 8.63 Ad;i nl Carlo, ,§o, 11, u-u-,,..,,

Il. !D, ~. . . , . . . Roma

CAPITANI MEDJCI dal n. I al o. a

dal o. 41 al n. •

24 dicembre 1191

Il marzo 1115

il. 6.54 Del Giuclico Gaetano, ,§,. • l'iapoli

6. 5.61 Petrecca Michele.

a giugno r aoo

Campobauo

Il marzo IHI

H . 5.49 OominNli> Giusepp e • • . c., tanìa I ottobre I 902

18. 5. 60 c;atU Giovanni, o§, . . . . Milano

i O. 8 .63 Visalli P11olo.® ' '"" ,1Il, (i;),,§, Yessina

TENEl'iTE MEDICO

n. I 11 dlct111ltr1 1171

o . T .45 Nascimbeni Alw a11dro. .

. . . • . . . • . • Padova


103

uF F I e I A L I M E D I e I D I R I SE R V A TENENTI GENERALI MEDICI

dal n. I al n. •

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ti. 1.45 lmbriaen Pietro, C • G U 63 L. n. i11 medicina oonaturia ,wlla Il l.l. ,fi lln m~ e L. n. iu tr,111111atvlo~ia n 1•lla R 11.

1908 191.

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. • • . Roma d lc. 17 'D. 6.H Chlaiso Al{onso,U e GU+. ~". 1910 EB - • • • • . • • Roma mar. 31 !3 i.39 Landolll Ftderieo Ce GU 8. us De Renzi Giu1,ppt, e e GU b 63 - . . . Palermo mar. 31 ii,, ~ ", 63 - •• Napoli mag. 30

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MAGGIORI GENERALI MEDICI dal n. I al 11. s

dal n • .a al n. M

1911

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!0.10.43 Pi11to A,1lo1llo, e C+ d>, ~".

15. 8.46 Pabis Robtrto, • • U ,§, fil- Campagna - indisponibile apr. t . . . . . . . . Bologna mag. 31 t O. 1.45 lall!lolo Costantino, U e C s:u0.46 Caradonna Antonino, • u+ ,63 63 , , . . . . Roma Id. • • . • • • . Padov:1 ott. H

+

!6. 3.46 ,\loro•si Giovanni, e C

+. 63

1913 18. l.54 Baldanza Andt·ea,

- . . . . . . . . Sacile genn. S

e U. ,§o, 63

191&

-. . . . • • • . Napoli nov. t5

COLONNELLI MEDICI dal n. I al n. ,

dal n. • al n. 16

l!.10.48 Guarnieri Pietro, e, U

+. +

- .. ,

1908 29. 1.49 Mlehieli Luigi,

. Bari Olt. lii

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e, U +. 63

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1911

. . . . • • • . • Sacile dic. 31

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16.10.49 Orrù Ra(fcult, . , 6l • • • • • . • • Mondovl

1909

io. !,51 fiossi '4 111111110 , - • . . • . . . Venezia 1111.

e.+. + -. .

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1919

1910

to. 9.50 Menniti Michele, • · ,{!,, ,§, - • • . • . . . . Catanzaro mar. 3l . • . • • . Voghera rebb. ~ 13.l0.51 D'Ajello Raffael e, e,+.+ -:I. 4.47 Silvestri Franu,co, •· ~ • . . . • Caserta mag 30 Firenze g lu. 30 ~9. lt.48 Siromho Nalalt, • · +. ,§o 4. ! .54 Carratù Cel estino, e U ®, 63 . . . • . . . . . Torino id. - . . , • . • . Savona sett. 30 t9.tU9 Laera Michele, e + cf>, I . 7.5! Ver ri Luigi,

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• . • . • . • . Mila no iO. 4.51 Pesartori Bgidio, • • ,§,, El! - •

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Bologna apr. i

. . . • . · . . Bologna

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+. 63 • • . . • . . Roma mar. 31 • . • • •. . . . Brescia ott. 3 17.10.51 Nevlani Pio, e, +, + - . 3. 4.lH Fregai .4>"-rraldo, e.+,~-. 9.12.54 ùiuliani Frnnm co, • • U

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•lai u. 141 al 11. • • 2,. '.'. ;s Corte Silv;o ,

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191.

1913

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t ~. S.5i Gambino G,11•ta110, ;ft, ~ - !?J, - • . • . . . . . 11.. rna n1ag. tl Torino ott. 3 t9. U 9 lnzilari Giuseppe, ft 1913 . . . . • • . . Caserta ott. 1

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5. u:i Temp~su l"igi. • , o}, . . . . . . . Frosinone apr. 3 1.914 !i. ~.&8 Rig hini Pio Etto,·e, • ,§,. 18 8.53 Mart,~llo r;aetano, Id. - . • • . . . . )lanto.-a . . . . . . . . • r',apoll mag. 30.10 ~, Llcarl ri!1 ce11z~. ii< t!,.

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. . . . . . . , To rino !I. I I 511 )!acca imo Giacomo. ,!,, o§,. et,, ® n •,. 11 . ......, ~ - • Cuneo ! S. U9 Perfetti F,·anc~sco, i; ,§,,

Id. id.

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. . . • • . . . C.1~liari

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:1916

2.! Ui Citanna N icola, ,§o, . • . . . . . Catanzaro mag. 9 19. 10.\ 9 Salii Nicola, e, ~ . . . . . . . . . Torino dic. 13

15. t.53:Abbate D01111lo. e,+.

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:1916

. . . . • . . ~apoli g,mn. t 6

• . . • . . Romà mag. !9

TE~ENTI COLO~!\'ELI.I MEDICI

rtal o. I al n. 1.a

dal n. •~ al n. ••

1908 Il. 3.51 Bistarcll i A11gtlo,

6. I ;111 Bv111lti Gu9l1elmo, .;i.

11HI

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. . . . , . . . . Aren o mai,. t7 !5. ! .j3 Polistina. D0me1Uca11lo11io Ba· 1.909 dliiù,e ,o§-,®•", ~-Napoll i<I. Milano apr.

. J.ncca apr. !

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15. 9.30 B111,zi E'milio. 8. i .49 Martinazi:i Lodovico. •

1919

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3. 8 53 Maugeri Anodo - . Catania mar. 31 16.10 .53 Caredda Fed.edco . . . . . . . . Cagliar i :mag. 30 1910 10. ~.53 Buronzo Giovan11i, . . . . . . • Torino id. • . Lucca giu. 30

. . . • . . . . Mantova id . io. 8.50 Sonnino Dnvid.e - . . noma dic. 3t

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!4. 5.5'! Gattai Riccard11 14. '!.53 Cougnet Filippo, ,§,. ®

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. . . • . . . • . Tvrino

I . 3.5-1 Tursì ni (iiov. Francuco,

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. . • . . . . • . Roma

, s. 8.,,1 Pedrazzi A lf,· ~d. o, • <i!•. ~ • • . . . • . .

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1.913

19111 13. 6.55 Gtanola A11to11fo, e+,~ -

19.H.3! Pa.,riuale Ferdi111111do, .IJ,.

• . . • . . . . Torino apr. t ii. 1.50 Raineri Gatlano, • ,s,, . • . . Catania id 16. 4.54 Moro,ini ,1/nrco, • oi!-, • . . . . • • . ~t,lano id. '9. 4.56 z ~nchì On11le, • ,g., . . . . . . . . f!erg,1mo id. I. 8 53 Mazzei noh. p ,tr. ,li Pistola

ott. 3

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t4. 7.55 l'iardooi A11 t1ni io, • ,j!,, ® • ,§< -. • • • • • . Siena

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. • . • . 6. 8.56 llosso Oreste,

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~ - 3.53 Dell'Olio Gio. JJaltista, -

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. . . . llr ggio Calahria

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t .l0.:1! Lorido Giu1. - A, ellino id. I l. 8.58 Mcnrlini Gi111eppe, . . • . . . . . Rologna Id. Gio1•111111i, ili U ,§o, + -. . id. . . . . • Pistoia mag. i i H . 6.5i F:1scia Gius.,+,®".+ -f'o~gia u . 3.57 Aba te Alfonio, • ,§,. ! ~. 6.53 81.'hllli P ietr o. • i•, + - . . . . . . . . . Benevento mag. 19 . . . . . . . . ~10,tena id. G. 1.56 Ranrlado F.rne,ro. <!, O ® 23.11.~~ Fr r chio Gllm1>11e, • ·

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dal n. 33 al n. 87

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19 13

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4. t.~7 Astengo Frat1cesco. a§,, ,:} -

7.U.57 Gag liano Pranct &co,

. . . . . . • . Sa ,·ona mag. 30 t6. 5.58 Delle Piane luigi, e. ~. ® " , id. ,:} - . . . . . . Torino !5,lt.55 Brancaleone Pii•/,.o, ~ - . • • . . • . . . . Palermo i1pr. 9

7.10.59 Corra(!! Angelo, • ,§o, •J, , ® " " ••. ? - . . . . . s ,,01et o 9. 1.56 Sa1nory Postumio,•·'*'·® ,....,,

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4. 8.53 Moscati Tommaso, ,z•. ,:} -

~ - . . . . • . Pircnze I ~. 1.57 L~111·ini Frane., 4' ,§,, ® , ...,,

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. id. 4 3.57 Barzi Ezio . . . • Fire111.e • . . . . . . . . l'iapoli sett. 3 !7. t .55 Marco-Giuseppe Achille, • ,§,,, 7. 5.58 Ruggorl Giu,epJJt, $ ®..,.." - . . . . Savona dic. t3 Id. . • . . . • • . . Torino 11.11.53 De Roberto Gaetano, • ,f, t. i.59 Aprosio Robe1·10, ® '"", ,§i ld, • . . • • • • • Salerno Id. . . . . . . . Torino Id. :!O. 1.53 Stella Frnnce,co - . . • Bari 26. 4.58 Sirignano Felice, • '1!• ®, ®''"", • 9. 8.54 Garelli Umi lio - . • Or vieto id. i<l. l'iola 1/1. !. 4.5! Ro nzanl Giacomo - . Vicenza 26. 6 53 Sch irru Gugllel1110, e. e§,,+id. t O. 5.55 Loprestl Francesco- Reg):?iO C. Id. . . . . . Ca~llari id. tt. 4.50 Panni luigi - . . . Barletta · U. 3.57 Severlco Gluuppe, e M. 6. 5.56 Picchini luigi . • Venezia id . . . • • Cremona 8. 4.56 Di Venere Goela110, U ,§,, i;,, 4. 8.57 Margaria Gi o 11a1111i, ,§o, ,k, id . . • • . . . . . • . Bari ®"""", +-. V1ren1.a Id. I:<. 5.54 Ciccarelli Angelo, ,§, - . . '3.U.58 Fattori Giovan11i, •.+.@" u , Id. . • • • . • • &rlelta 1,1. Mnde11a lrl. tU0.56 Chicco Al(on,o - . . Barletta 1916 30. 9.55 Snccarello Angelo - . Monui Id. 29 7 .59 Quirico Giova1111i, C • C ®· 16.10.58 Gualdi 'l'ilo - . . . . Roma id. · ,§i - . . . , , , . Roma 111~g. 9 15.11.57 Caradonna F,•a-ntll.JCO - Jloggia icl. 3. 8.58 Lucciola Glo. Giaeomo, e. 17. 5.51 Bergonzi Cesare, Heggio Id. ~ - . , . . . , . Bari id. Emilia . . • . . . 3. 4.57 Ga$sl Frat1etsco, • · ,§o. ® ''""· 191G id. Bari 7.H .59 Cceche tlnni Domenico, I& 30. 9.57 D'Amato Cal'melo, • ®, id. ® ,...., Salerno @"•"·", ffi- . . A QIIII& fehl,. 3 9. 3.57 Cardi Fronce,co, • ~. ® ,...., 30. 10.58 Tapparini Ce,are, • • ®" " id. • , , , • • , (.MCe id • Gaeta \17. 6.59 Cusmano 8 n ,. i e o, • O, 5. 3.57 Io rio Luigino, • .+.@"-,,§i i,t. ® " ,......, Siracus a hl. . • Campobasso l,1, u. 8.57 Mlraglia A11toni110 - Palermo id. 7. 5.58 Bog i 8r11esto - . . . L1J•:ca id. l 3.tl.54 Antoni Ranieri . . Lucca \Il. ~.54 Cacchione Francesco,+.

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30.10.56 Traversi Leopoldo, U ,§,, ® ", "', •, .., " · ......,.§. - Arezzo 30. 8 56 Mele A1ca11io, • · ~. ® ", • . . Benevento 19 U.56 Dettori Anael o, • ® " .., Sassari 31. 5.55 Sticco ,hilonio, •· ,§,. @ ", . . . . . . . Perugia

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4. V,6 Salvelti Italo . . . Sacile 11.t ':l.53 Traina Al(o1110 . Palermo 4.tl.51 Rocca Ttre11zlo - • Genova, u. ':t.61 Cairone Pabl'izio, • U ,§,,

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11. 8.61l Ongaro Gi.,sepJ)f,,f,,,§,,® .,_,., Pado va 111).11.59 G,:rnninl Al(o11so, o§-, . • . . . • • • Ge ,ova

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MAGGIORI MEDl::I dal n. I al n. •

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1901

t9. i .51 Parlati Paolo, @ " • . • . • B•.rlPtta mar. ti 3.lt.53 Toller <iluuppe . • Corno lcl.

1908

3. 5.5\ Domenici Sabati,10 - Livorno dlc. t9 t. 4.55 Carioni Leonar do - . . • . :qir. \t 3. c ;1 Arcari Bernardo -

Frosinone

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1916 f7. t,51 Mattloli Ntllore -. • Orvie to I . t .5t Badaloni Gimeppt, •

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. . • . . • • . . Roma

95. t .55 Menlchino Prancesco - Nola 8. t.57 Marotta Fila11<lro . Siena t7, 7,:iS MalaYasi Giuseppe, - , • • • • . • . . . . Modena

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15.U.60 t eooi Leone, O ,®" - Milano ago. n Id. 1.11.61 Cassini Gtusepr>e - . Geno,·a 3. 8. 58 De Cecco Adolfo,+ - Chieti Idi. ,d.. ti. 8 61 Vine lli Glo. Ballista - Genova tJ. ~-n Salomone Gitueppe, ®" -

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191'1 19. i 59 Fimiano Raffaele - Catanzaro Id. !!5. 8 6:1 Glacom~tti Giovanni - Vicenu id. 17. 9.59 Rossi Cesare, ® " ", id. 13. t.57 Brachlnl Alfredo - . • Siena • . • . . . . Rei;:gio E. Id. id. ~U O61 Cervelli .4ngtlo, O - . RomA U 0.81 Del Priore Garlbald,, ,§,, ® ", id. Firenie ott. 3 15. 7.. 59 Massa Pa,quale - . Frosinone !7. VIS Del Re Arcangelo - . Taranto Id. Id. 'fi. 6.59 Garino Giuseppe, Roma id. 9. 7.59 Del Bel lo Antonio,•·+.+ 8. 8.60 Ca.stellani Bnrico - • Livorno . • . . . . . . . Roma gen. i 13 t 0 .6/l Cereseto Pi~lro - . . GenoYa id. id. H. 6,6t Boccino Tobia, •· O,®" 6. 7.60 Del Greco Bl'nuto - • Roma. id. Fo,zl(in 16. 8.54 Benedetti Giusto . Treviso dic. j3 S4. 3.61 Melampo Gi1mppe, ®, id. :t5. 3.56 Zoccola Giuseppe - Alessandria - . . . . . • . Bologn11 id. id. 30. 5.53 La Scola Prancuco - Celalù 6. t.59 Bogllone ,Vichele, Como id. 4.10.61 Coppola. Nicola, • · O, ®"

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8. 5.51 Marcacei Prancuco - Livorno 3.l't.51 Lazzerl Augmlo - . Firenze 30. 6.118 Angelinl Paroll Ca,·lo,

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31. 1.58 Denti Francuco - . . Milano 8. 4. 54 DI Martino Nicolò - Girgenli

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fl. 8 55 Pacinotti Giu,eppe -

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7. 5.57 Racchi Gio. Balli1ta - Napoli 3. 1.56 Brlndieci Ghueppe, ® " - Bari I!. 5.&I Campi li Giuseppe - . . Roma. 16. 3.55 lodi Blil'ico - . . • • Lucca tO. 4.~I Forno .~11gelo - • • . Torino ,r1. ;, !.55 Chlaradia Gaetano - • Sacile •d. IO. 7.61 Slmonettn /,uigi - . . Milano Oli, i t7. 5.58 Di Santo Pietro - • . . Bari iO. 9. 53 Soli mene Achille - . . Napoli 191. 4. t.57 Angeletti Anllibale - Firenze 5. 9.57 Cusmano Giacomo, ti . 8.61 Marsanìch ,frltlf'O, +,O,®',..", . • . • • . . • Palermo Roma gcn. 8 tt. i .$7 Brini Tommaio, Roma 31. t .Gt Como la Git1lio, ® -, - . . . . . . . Nn\'arn apr. 9 16. !.5i Qnarella Gio.Ballilla - Brescia 6.10.56 f':111palardo Salvai. - Salerno 14.ll.6! Doria Rosario, ® ...... - . • . • • . . Trapani mag. 31 30. 7 .58 Canio ne France,co - Foggia 14.11.58 Urtoler Giu1eppe - . Mantova t3. t.64 Bri vio Francuco, ®· . . • . . . • . Brescia rei,. t 8 13. 8.58 ZatU Giorgio - . . • Padova 7. t.59 Lozzl Vi11cenzo - . • Roma 13.tU3 Fortuna to Cal'lo.+.+.- ~ap, li id. 17. 3.64 l'a~ino Eligio, ® ,,.., , (3 ('l,'.l, 8. ~.6i Marrapese Giacomo - Caserta 9.H .60 Gaietti Vittorio Em. - Milano Casate Id.

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id. id. 1,1.

id. Id.


(.Segue) UPPICIALI DI IIIS KI\V" - IIAGCIORI ll& UICI da l 11 . ·• • al n. ••• 19'16 dic. 13 iii. id. itl . 16. 3.00 Rossi Emilio . Alessandria Id. t 5.H .57 Rosini Pietro - . . . Arezzo id. 3.tt.58 Rodella Ugo - • • . Genova id. :Ml. t .56 Cosco Angelo • • Cosenza id. ~- 6.58 Focaccl Piell·o - . . Firenze t. 4.59 Pucci na Pihcaia Giltseppe - • id. . . • . . • . . Firenze 1d. 19. 4.58 Bianchi Gino - • • Ra,·enna id. W 4.58 Vertova Agostino Milano id. !t. 9.58 Fongoli l.uig i . • Spoleto id. 13. 8.58 Formigini lJemelrio - ~lilano id. 16. t .59 Roncalli Fra11cesco - Bergamo u. 4.59 Marzano Frm1ctsco - . Napoli id. t9. t.60 Fre.,ia Agostino - • . Savona id. id. 3.tt .55 Pizzillo iYicolò - • . • Roma Id. 10. 3.60 Luzzattl Vittorio . Lucca Id. 16 . 7.59 Tommasioi Remigio - Milano t5. 3.59 Gianl luigi, o§, - • Bergamo id. 6.tt.6t Oi Renz:o Antonio . Napoli id. :li. t.6t Onorali Lorenzo . Spoleto Id. t 7. 8.6! Vadalà Pùtr o - . . Girgentì id. 30. 8.6i Denti Pompiani Santo- Brescia id· 30. tt .6t Palazzolo Nico/d - . Catania id. 17. 9 63 Ferrante Biagio,+ - . Napoli id. 7. 9.63 Bellinzona B11ge11io - Mi lano 1,1. U.l l .6t Balacco Corrado - . • • Bari icl. !6.l:t.62 Burchi Fulvio - . . Bologna id. t~. 1 .55 Benedettelll .Vanlio - . Roma Id. 13.tt.5i Spicacci Giuseppe - Barletta icl. 3. 1.58 Ruggirro Giuseppe - Reggio C. id. 19.I0.59 Formmti Vittorio -. • Lori! Id. 6.10.59 Oonelli Cu ar e • • Verona id. 30. 5.60 Ferraria Be,1eclello - . Milano i<1. 3. t .59 Uuerenghi Fra11cesco - MIiano 1d. 4. 8.59 Piaequadlo Ra{f11tle • . . . . . • • . • Benevento Id. id. 7. 7.58 Cro ce Sllvi110 - . . . Chieti 13. 4.60 Stura Fr11,1ctsco - .~le~sand ria id. 16. 4.59 lraci Alfredo • • Perugia id. H . 1.60 Gandollo Ctaare - • • Savona id. id. !3.11.61 Vandelli Giovanni- ~lacerata id. t. 8.60 Le porl Vi/I or io - . . Firenze id. tl.10.6'! Belli T ullio, O - . Parma I!. t .5:1 D'Antonio Ratrat lt, Id. . • . . . . . . Napoli id. 19.11.61 Prnco Glo. 811llhla - Genova I. 8.118 Bltonti Gaetano • • Lecce id. 26. 9.6t Morace ~'i1aliano - Catanzaro id. 3.10.54 Gasca Ettore - • . Pinerolo id. I!. 1.56 Grilli Alfredo - • • .\Scoli P. id. 19. H .58 Gross i Anacleto - . Frosinone id. ~O. 1.60 Valeutì Giaeo"'o - • Spoleto id. Id. l!I. 3.6:! Caste lli /.uiol. ~" - Iw.rgamo id. 4. 7.60 Geri Uldengo - . • Pistoia id. t i. 6.61 Caoeci Sisit111io - • • Cagliari 9. l t.58 Rainone lircole - • . Foggia 6. l t .54 Caputi Giova,ini - . . Napol i 19.11.57 Magno Yi11cenzo . Venezia

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1()7

dal n. 1~8 al n. , . . 191& '.13. I U7 Deracendls Giuuppe - : Bari dic. iS !O. 1.63 Maglio Gi1ueppe . Genova ' id. 17. 8.63 Raviirnani Gitueppe - Verona ld. 14. 9.6t Bongloanni Ancfrea - Milano id. n .H.61 Mondinl A11gt l o - • Ravenna Id. ti . 3.61 Ferranti Cflrlo, Roma id. 14.U.61 D'Ago3tino Albal11, U

+- . +- .

. • • • • . . • . Napoli 27. 6.61 Guizzetti Pi, t,·., -. • Parma

~5. 9.60 Cercignani Giu1eppe - Livorno 18. 7.61 f\aimond i Camlllo Gl0-va11na . . . • • • • • Verona 30. 1.61 Agostini l uigi -. , Ven ezia 16. 1.6:l Licciardello Mario - Messina 14. 4.61 lriannl Nicola - Caltanissetta u. 6.61 Moretti franctsco - Venezia I, ~.02 Yigneco .llado • Catania tO. lt.M Bell:1colonnaAnloni110 - Cat:1uia 4. 9.6t Ciocch i GC1eta 110 - • • llaeta 9. 4.61 Milano Frottcesco - . Savona 6. 3.6:! D·Ambrosio Angelo 31. 8.61 Bauer Fortunato - .

id. id. id. id. id. id. id. id. Id. id. id. id.

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/\'0111 . mar. U FlrenzP. id. Il. 5.60 Bianco Paolo - . . Avellino Id. tt.t 0.60 Abate Raffaele - • . Caserta id. t9. 3 60 Palmieri Giui,pp, . Napoli Id. 13. 5.57 Petrelli Rigoberl o - . Ancona Id, tO. 4.60 Ti lli B"rico . - .\sco li Piceno Id. 29. 8.58 G,ijaschi Camillo . Parma id. 18.10.59 Putelll Fel'l·ueclo - • Venezia id. !3.10.57 Bonrantl Corrado - Siracusa id. 10. 9.61 Antonelli Slani1lao - Uvorno M. t9. 1.60 Capei Gaspero -. . Firenze itl. li. ·1.6\! De Dominicis Carlo - Avellino id. 3. U! Cremisi Adolfo - . • Roma Id. &. 8.63 Pis poli Raffaello - Ascoli P. id. t5. 5.60 Brindisi Ca11io • . - Potenza id. 14. 8.57 Taru!II Andrea - • . Pi;toia id. t3. 9.61 Gra:i:zlni Gitu~pe - . Firenze id. 6. 7.53 Restagno Gluuppe - S:ivona Id. 16.t 1.62 Levi lto11 Vita - . . Genova Id. 8.H .6! Romualdl Brunello - Quieto Id. 18. t 61 Delmon10 Dome11ico - Pesaro id. t. 1.6:t Palombella Ago1tino - • Ilari id. 9. 3.6! De Benedlct is Glu,eppt - . • . . . . . • . . • Foggia i.t. 6. 1.60 Teo flll Ratratle -. • . AQlllla Id. H.lt.57 Oliva F er dinando - . • Nola Id. :18. 8 .6! Pastore Vincenzo - Frosinone it:I. t9. 8.63 lacoli Zef1ìro . Modena id. '!7.tl .63 Cinti ~ancuco -. . . Roma id. 6.lt .64 Ci•ico Biagìo - • • • Roma Id. 13.lt .6'1 Damlani Vance11zo - . Roma id. t. t.6't Luciano Bmaniule - Voghera id. 7.10.61 D'Alessandro Raimondo - • • • . , . . . , Girgentl id. t. 4.6! Della Valle Bartolomeo - • • . . . . . • • • Savo11a id.


(St9 Ut l ~ FflCIALI DI Rl 'ER\"A - lfJ\1;,;1,.RI & CAYI TA~I lfEOICI

d,l n. . . . al n.

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<h l n. • U al n. ti•

1916

1916 1

H . 6.!lt Ile Uonn ls Cesidio - Su lm ona 1111r. ~3 , 13. i .58 Confl,irelli M<u·io, l!, - S1racu sa l ll3JZ. ti t !. 8.61 Case lli Fra>1ceico - . Vei ona 111. I '1.59 O'Ascola Gem ele - . lle~gio C. 1d. t. 5.61 i\'a,; tri Gius,p1,e -. . G1r11enti Id . 1.i t.63 Guidi D0me11ico • . Roma id. 1,I. i l.lt.61 Anch i;i 1'om 1111uo Cagliari id. ~6. 8.63 niannoni Fra11ceuo - Massa •u. 4.fit Ga11lla rdi l'llore--CastMnllari Id. I '16. '!.&, Tonnare lli Grassetti Amrnfo '! I. , .r.2 Folco A 11lo11io - . • Sal'ona id . . • . . . . • Spole to id. l i. 3.65 Cava,.1.:rn1 Emilio - . Ferrara iù. 3.~1.63 Te rz&ghl Gfauppt, ,§,- ~'.ilano hl. • • Cuneo Id. 'l.il .63 llinaldi Giovan11i - • Foggia id. 3. 1.63 <:nido /gnn::io t . 7.63 r :i ldella Pi.,>tro - • • Ca;ale ir1. ,. 9.63 Scomme11naAnlo11io- Barletta id. 10. i .63 Montano Cr,ice11::o - . No la 111. u . 10.M !Jc Francesco Ge 1111 aro ! 5. 8.63 n ,,rtali Gìoruio . . Siena id. . . . • • . C:istr,.,•illMi id. i9. 4.36 Francoschl (;i,uep1>t, C o§, :!SA~.66 B11izllonl Egidio Gio. 8 ,11/i,ta. "2' . • • . . . . . notoiina id. . • . . . . Frosinoue Id. 10. 9 60 Nat..1lucci Giuseppe, >§o . . ! 8. 4.63 Uppi Vbnltlo - • • Caglìa.r l id. id. 13. &.65 l.e,•i Salvatore - . . Padova • . . • . . • . Macerat:t id. 19. 4 611 ll iccl A11 tnnio - . • Livorno Id. ti . 1.61 Po1.zi Gaeta 110 - . . . Siena id. ':16. i .63 Positanu Pietro • • Uari id. i. t I .G~ A11,•i:ret ti Ludovico - Po tenza id. 1;. 7.1H Antoguélh Alf.-edo - Ancona id. Id. 1. 9.61 Uontardr !I I Carlo - • Bre;cia n. 9.6~ Fedele M cola - • • . &,cii~ ì,1. 13 11.G\ \' ifla Giorgio - . . Ve nezia Id.

ts.

I

C.\ PITANI MEOICI ,l,11 n. t al n. ••

tlai n. •• al n. •8

1 8 90

190&

~O 3.5i ForU Pfrro - . . . l.i•·orno mag. tt :I. 3.5S Tint.i Gioua1111i . B ni.. ~na itl. ,. i .38 Co lomia tll Luigi . Torino id. 1 8 9 ~ 1. 6.55 Ricotti Frat1c11co - • . Chieti id. , '! !. t.:n L11tl,.l'Hi. R,11111'" • On 1,·I " I U!!. 4 ~- t .SS NoYelli Pielro . . Pistoia Id. 1896 !7.10.,a l'a,s.1lacq11a .lh'clw/,11,wl11 - . . . . . . . . . P<1ler,110 id. 8. 9. 37 lzzo Giovn11m. ,§, . l'iapoli gen. 16 '14. ti .56 Cares~lla Ca on ilio - .- . Chieti olt. 31 l:n llli9i- 7. 3.60 Carpinteri A leua11dro , . . . . . . Siracusa id. ':II. ':1.5\ Grisanti Gioacch1110 - • Cdalu zmr. IO id . 6. ~.55 Magri Ft lict - . . . <: 1t111ia 16. 5.5l Mun<lula Giuseppe - . Sassari ma)l. 31 11. 1.56 Trucchi Gio u111111 i - • Sa,•on:1 1d.

u+,

1906

1898 ~J. J,At T opi Do,,,e11ico -

. Livorno mar. li

~ . 1.59 Solito F ili11po - Callanl, 1etta log . 9 :H. 5 6 1 Crh<tanl Ugo - . • . Bologna id. i. 3. ;ii )loli11aro Salvato.-~ - • , • • . . • . . . . . A•·ellino Id. t •l. s.:;9 Za m petti Alfo,uo - llerl(amo i,1. 9. 5 57 Ctqle lli Giuseppe - . . Cuneo Id. ~ 1 9.!\ll Leccia Patq1111/e -. • Caserta Id. - 190!1 5.11 .39 )lawirella Baiilio - . Ga•ta id. o. ! .51 rran1.on i P jffro - . 011. i9 5.11.59 Galanti Ft11uto - . • Roma i!l. ~- 9.51 Amati l'inr,.,::o . l'io•·ara Id. 1,1. i. 3.60 Ma lPsant luigi • . Verona 6. O. :i1i Ang,•1,·lli ,\'fro/,, - . \11rt,u3 j,J . tr•. 1i 60 lth,·ear'1 1 011 11,·vpr - JlHl11r:11a i<I. i ,I. ~. S.:~1: lall'ii111 P11~,1111ile .~. - P.it1•11za 30. IO 61 )lenatti Att,lio - . . Traµani id . 1L ~.:i711;1l P, 1,.J!, 1/l1,n11·n- \ l,•.::fiii:1ud1'11 Id. 1906 ì,1. ! 3. tll.5i Uarcl1U·Si h'11nco - . :ll~c~r·, ta ~- i.Ml Pica Glooanni - . . Potr 111.a mar. tt 9. I0.5i r.i annott1 8e11vt1rnlo - Are 1.zo id. 1801 6. i $11 Gh~rar(II Guìdo - . • Parmn 1(1. :. 6.:-,:; ~r,cu:n i o G1ttllo11u - ( ,..., ,rt t mag. 9! I. ~.:\7 Quadri Gìusep pe - . Peruizia ott. 14. 3 j$ l'uccinelli Alfrecl o - . . R,,ma od 9. 4 60 Falconi Gngorio - . Campa gna id. '1i . l l ;1-i t.••:nl , 11·, li \ ·,,.,.,·,1 : , , -u ,•11,· ~p11\,1 1.i. 31. s.:~ Gall ia hllor·io - Ores•; ia • . :d.

!15. 5.55 r.a ta,so Co,r,111ti11 0 Lecce i:iu. Il ':18. 1.5:; Piguatar i Salvai. - Ca,trovil l. id. 18- '! 5i Marino To mmM? - . Trwnn i id. IO. 1.51 Cicchett i Annibale - Pot ,:n ta id. 3.IO.:i6 Lu<·i 11,i .11,r/,.,f,, - • • . ll;ri ltl. H. 1;.,;o ,:i,11(·1111 . l rno/do - . n..1,.~11a i ,!.


IO,l

(Segue) UrFICIALI DI RIS8R'U • CAPITA~! )I Ef\lCI dal n. 49 al n. 98

dnl n.

••o al n. , , . 1009

1906

<lic. '3 23. i.6:; Lo Presti Gaeta110 - • lloma O!f. I l 19. IA.61 Rarone l'i1icen;o Palermo irt . id. 10. 8.f>! ~l errntelll \'h1ce11zo - Cagliari Id. ~4. IO 62 Brescia-Morra luigi - Salerno id . IO. 1.65 Lus;irtli Cmnillo - . . Roma Id. 16. 3.61 Pic,;inino Gi ,mppt - . N:1poli id . Id. 11. 6.61 De Risio .il{OIISO . Chieti ~5. 4.61 Capon i Anto>1io - . Avellino id. 8. lt .6i Ran<laccio .Il ari" - . Palermo ti . 7.61 I.atteri Ferdinando - . Cefalù

1910

190, I!. 3.56 Carafoli Probo 15. 8.6! Uzan Clemwle -

Boloi:na mar. H • l.il'orno

id.

16.H.60 Verduri Ermslo - . . Parma 18.12.,;() Olivà Fra11cesco - · • Cosenza ~5.11.GI Rellia D0 me,1ico . Ca tania

.

id. Id. id .

Il. 7.til Boniracio Francesco S,1verio -

6. 6.64 \'adora Fr11nce"o, ® ,,_,, - .

Sa,·ona nrn r. 31

1911 H . 7.77 Alessandrel.lo 1;iovo11ni, ~. ~ Siracusa ma r. 31

t f. 9.59 )linneri Edoa ~ao, ,§, -Palermo apr. ~ Potenza id. :!O. 5.65 Russi Errlco - . i'iapoll Id. :19. 7.61 Piccione ,Yicolo - . . Trapani id. 19. 5.60 nanieri Fi-a ucesco - Ref,tirio C. giu. '!3 t3. 4 6 1 IJL'll'A11na D011olo illlchele Lecce id. '!. 5.6~ Bolli Pasqurd e . Fro, inone id. 15. 10.59 Tortarolo A>1to11 io - Geno\'a id. 30.10.61 llrunelli Rnbert,, Bresria id . '.t.tt.65 01 1.iherto Frm1ce.cco-Palermo itl. 6. 3.6~ D' Ambro~lo Ar1gelo • ;\'ola Id irl. · !3. 6.57 F'iorioli Fran cesco - . Roma sett. 30 H .tfl 6i l'etrilll T<1r ,111alo - • Firenze 1n. 5 61 Dall'Olio l 'iltor ìo - Fer rara id. 'H. 3.61 )larl~,,i Giulio . ~lilano id . ii. 9.69 Rig!(IO Giacomo - • Palermo lrl. 16. .~.fit Orrcllce Fu u.<lo \'ene1.1a i I. 3. 2.61 Tortora Gi useppe - • Salerno mag. ~7 29. 3.63 Berrinl Cipriano . Brescia id . 23. 6.68 d e Renediclis 011orio, ,§, 1909 Ter, mo ott. ~ 7. 7.60 Ginni Dc>nntn - • Potenza IO. 1.61 Tabasso Sisto Torino arr. lt.l . 9. 't.63 ciauro lJa,·/olo meo - . Ca,ale 14.11.57 Savio Giuseppe - • Tor ino Id. Id. t 5. i .56 )l11n,la Cato9e,-o !:!6.U.57 Cianì r;iuseppe Avellino id. U. l.6t Piraino Gitueppe Cefalu id . Caltanissetta id. !7 9.58 Tinozzl D0me11iro. Teramo ili. I R. 6.65 Porro C111'10, "2' Savona id. i 5.l 0.59 Di Lorenzo lii iutppe - . 15.11.67 Bracchetti Antonio - Asroli P. irl. 11. 3.61 Torra 8milio - . . ;>.n,·ara Id . Campa1:na id. U0.63 ~ a~n Emilio - . • Orvieto lt. 3.6'! Buongiorno S a I v II t o re Id. . . ( . . Napol i Id. 21.10.63 Grassa A•1lonlt10 Pa lr rmo id, 3. 6.62 Cim.1 duon10 Nicol,,, f, - ~a pol i id . l t . 7.6i Se~selego /l,u·ico - . C:1gliari id ':ti. 8.61 Bellini Ugo . BOIO!_!na id. 21. 9.62 )la1.1.aro11e Alfonso - . Co<en1,~ lii. 15. 3.6:! (;11rrierl R<1({aele • Bnlc,gna id . ~6. 1.63 Corr,a l r&i gi Napoli id 20. 9.62 Grasso Gi1&1eppe . Ca ta11ia id . 18. t.fifi nanfl Giu Hn - . Mo nza itl. 4. 7.6t l)'Acl<labho Uron:o :'(apoli lt1 1,1. 5.19. 61 Oc Flammincis luigi - TPr~mo l 9. 3.67 Sca lia Alf onso Palermo id. 13. 2.65 Pari~I Giu~e ppe - . • Arezzo id. H. 3.65 F'ranceschi Car lo - . Forh id. ~6. Il 6ù Per,ichetti .llicht l e - . Chieti id. tt. 1.63 ~ ariuone Giovat111i Pavia id . 16. 4.65 Bruni Ca,·melo - . Napoli id . S.t1.tl2 1nra11tone Rocco - . Bergamo t,I. 3. 9.61 Uutt G"ido • fl rPnze i li. 13. 3.63 Rooi .~ut..nw s a,·ona id. 13.11.65 Oello S1rolo~o Df1rio- Livorno clic. 31 23.7.63 G11~tinclll C11rmtlo Arezzo Id. 30. t.6i Perrl R11({11ele . Catanzaro id. ti. 3.54 Floris A11lon io Sassari otl. 14 t. 9 .64 Serra Bt1iilio - . Casale id . 4.10.6! nel Vecchio l'asquale -Caserta lii. 19. 3.64 Sat,hallin i A r naldo 3t.t2.6~ Pascal! Silvio Ascoli P. id . Frosinone id. 13. 7 63 Conrtorclli .~lario - . Catani;i i..l. 4. ~.65 Sega \"irg/11io - • Forlì ili. 30.11.63 Cangiano G i ,, va n n I 5. &.65 11organllnl Cflmillo - Novara id. Benevento id. 11.11.67 )larzullo Michele-. Avellino id • .I. 1.63 l.ofaro llocca n l onlo ~8. ~.64 Ros~i Glus,ppe - . Spoleto Jtl, BP~;zio C. irl. ~ '. 4.64 Aldinio Giu1ep1i e • Pote nza Id. tt.11.62 Guidarelll Giova nn i - Orvieto id. 13. 3.6i 01 Giuseppe Pier Camltlo 16. 7.6! l.orus, o Camlllo Rari id, • . Napoli Id. '33. :t.:i9 Patella ç1o vam1i - • Salerno irl ,. 6.6! Lieto Sali·ator e - . Avellino id . 16. 2 63 l'anich i Lor,nzo .Hcoli P. id . li . 1.66 Fontana N icolò • Trapani lrl. 31.lO63 )lont.1 lto Vincenzo - Tr:i.pani Id . 16' 5.6i Mo rama rco Giacinto - . Ilari Id. 4. 1.6, De Simone luigi -Campot,asso id. '!8. 5.64 Ottone llo l/11rico - • Cagliari id.


{IO

(Segue) CPPICIALI DI

klS~HVA - CAPITA:<! IUIOICI

dal o. 1,, al n. 19"

dal n. , . . al n. •••

1911 t9U~ 4. 4.68 folli France&co • Bologna 111ag. 30 t . 9.65 nlcci l'incenzo . Cosenza dlc. 31 id. n. 3.68 Rotondo Gius,ppe - • . Ba.ri Id. 49.10 68 1:,nnoni Crso,·, - . ~tanuro ~- 8 68 Turbi! Cltmenle - . • Torino id. i. 3.63 Sighinotn Cgo - . • Pistoia id. U. 't.69 Volpi Girolamo . Bergamo id. 1919 ti. 5.60 Nardacchione Do11alo France\!7. t .59 Picarra Frm1ce1eo - Messina mar. JI sco - . • . . Campobasso id. U .U .55 f errante ,hlo11ino - • Ceralù Id !'l.11.57 Fortuoato Ro&ario - Messina id. IO. 7.65 IJe No bili E1ulncl.10 - Napoli Id. :!O.I! 61 Dlcorrado Francesco • • H .U .70 Moreschi Alt1sandro - Aquila id. • . . . • . . • Siracusa id. id. 13. 3.66 Renedettelli Lello - • Roma 10. , .61 Stazza Achillt - . • • Sassari Id. ~- 7.66 D'Alessandro Ftll ce - Napoli id. 16. 1.66 DI-Franca Dometilco- Catania id. t J.11.66 Accame Pìelro - . . Savona Id. 3. 8.6; nasao P it lro . . Treviso Id. 30.I0.65 Pa~ano /Jasilio : Salerno id. il. 7.66 Boeri l'alerio -. . • Ma,sa irt. 14. 7.67 Olioli Fasola Giova1111, - . . t. 6.66 Ugollni Angelo - . . . For U id. . • . . . . . . l'\ovara ltl. IS. t.66 Guassardo Giu1q1pe - Genova Id id. IO. l!. 65 Stanrati /latrnete - . Cosenza 11.10.66 Larizza Pietro - . Reggio C. id. ':11.U .65 Giarrizzo Michele t1. 3.66 Mioetti Rinaldo - . Genova id. irl. . . . • . • Caltanissetta 16. 5.61\ Guatlagno l\'icola - . Salerno Id. id. 30. 9.68 Sandulli Adelchi - • l'>apoli 15. \t.67 Troisio l"i11cenzo - . Salerno Id. u. 9.67 Cacciamali Hnce11zo- Bergamo id t9. 9.66 Mangiai Gioacchino - Geno,•a id. t. 4.65 Laurenzana Do11ala11tonlo - • 3. i.67 Mazzoccone Ftrd11iando - . • id. . • . . . . . Benevento . . • Chieti - i0<1ispo nihile Id. 8. !.65 ~tura G,ova1111i • Cagliari Id. 16. 11.66 llondlninl Giacomo,,§, -

1913

•.

. . . . . . . . Perrara ':16. 5.65 Demicheli A lbe1·10 - • Lecco

ld. id. Id ,

i l. 9 6, Pisani a ,acomo -

. Catanzaro ,1en. 1

U.11.65 Tommasone Luigi - Avellino Id. . • . l'iola geo. 30 id. ~. IO.il Lom harcll Gi1ueP7le - l'iapoll id. id. 15. t .65 Dam,ani Girolamo - • Gaeta id. id. t S.11.65 Africa Giuaep11e - . Reggio C. :!7. , .63 Sacra Errico . . Caserta 1<1. 5. 3.68 Rucci Paolo - • • • Bari id. , . 1.67 Gagliardi Vo11ato - . Taranto 111. '15. t .63 1òalasso Gi"•ei,pe - • Napoli id. 13.1!.67 Liscia Renaio - . • Livorno id. '!6.U.6! :Jossa A 11d>·ea . • Sassari Id. 6.l l.66 Trafficante Pranceico- Girgentl id. 17.10.66 Angelico Giacomo - ::,irncusa id. 7. \t.67 Paeilio Brnu l o - . Napo Ii id. id. 18. 4.68 Zapparoli L"igi - • Maulo,·a , . 3.59 Vaccari Luif i - . . Bologna id. l't. 3.67 Todeschinl Gl ur,J)pe - Milano id. 3. 9.68 Ranfaidl A11t011ino - • • . 13.11.66 I.a Selva L uigi - . . fog~ia id. • . . . • • Caltanissetta id 7. 8.65 l.iburdl Bal dassai·e - • Roma Id. U.lt.6Y Spediacc, co,·rodo - • Siena id. I O. 8.65 AIl ieri .d.elaille • , Monza ld i9. t.69 Sola Bn1ulo • • Torino Id. i 6. 5.66 Savio fliz>I A11gelo Milano id 6. 9.68 Quassolo Lui/li - • Pinerolo id. 20. 9.66 Cataltlo Gaetano - . • Nola Id. 19. 5.iOGiammarco Pier Giu1eppe - . ,ui.os Di Laila Francesco - Foggia id. • . • . . • . • Sulmona Id. ,. 4.65 Magnclta Vincenzo - . :Xapoll id. i . 7.69 Grimaldi Arturo • • Forll itl. ,. 6.66 Gay Gi useppe . • Toriuo mag. 30 11.11.68 Nasi ~lefa110 - • • MondoYI id. 8.10.66 )tataraizo Coll,1bi!e • • • 18.11.64 Barbagallo M ario - • Catania Id. . . • . . • . Campagna Id. ! 7.6i Abba Ft·a11ce,co . Torino id . ~- 9.66 Messina (l?io(do - . . Na11oli id. 17 .t0.58 Forzani Angelv L uig,- Mondo\'I Id. t 't. 6.fi9 Salvi Adolfo . . • Torino id '9. 7.61 Sarra Ratraele . . Taranto id. IO. 't.67 Panlchi Rodolfo - . Firenze id. , 16. 1.58 Passeri Biagio • Potenza apr. 3 '!I .1 t .69 Del \' icario Gfoseppe - Foggia Id. 15. 1.59 Amaturo France1co - Salerno Id. 4.t'!.67 Gaihissi Adolfo -. . S.wona id. 16. 9.53 Ferro Florindo - . • Napoli Id. i5. 4.68 Cap1iaroni Piell'O • lloma id. 4. 4 61 Savarese Ratraele - • • Nola id. I. 4.65 Venturoli Fra11cuco - Oologna Id. 5.10.58 Carlevarls Giu,eppe Cuneo Id. 31, 5.6i Cor bollini luigi, o - . Como id. iS. 7.67 Rocca Celso - • • . • I.odi Id. i.li 67 Blundo Gio,·gio - . Siracusa id. i. I 69 Mastrangelo Marco - Avelli no Id. I0.11.67 1'iga1.1.i Bmilio - • . To rino Id. 30. 6.6P Cas!.1gneri Glo. Batlnta . id. IO. 9.66 C:rimaldi T n111ma10 - !Xapoll . . . . . . . . Tonno id. t7. '!,66 ~laiorano Gabriele - Tarant o Id. 31.10.67 Moltisan ti Carmtlo - Siracusa id. 13. 9.66 Balbonl Aldo - • • • Férrara id. 13. 11.66 Dosi Curio - . . . . .Forll Id.

3. 4 68 Novo Salva tore . Palermo !9. t ! .G5 Ravaldini L eopold-0 • Porli 8. 9.66 Ali~nanl Pa1quale . Milano

15. 6.65 D'Elia Gaetano -


(Segi,e) UFFICIAI.I DI ft1SIU\VA - CAl'ITANI ll~DICI dal n. 9M al n . • • •

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1913

3. 8.67 Lagorio Maurizio - . Sa ,·ona apr. 3 17. 6.69 Pozzani Btlore . . Padova lug . ft 14. 3.67 Cacozza Franceico . • . tS. 5.68 Lo Giudice P a olo, Il) ......, -

. . . . • • Catanzaro 9. 9.67 lihgnavacchi Paolo - . • • • • , • . • • Renio E. 11.tt.67 Renda Antonio - . C..,tamaro 19. 9.67 Spadacci Gii,seppe - • Siena

Id. id. ili. id .

. . . . . . . . Ca tania 7.f0.64 Guastatlerro Vlnce1lZO - Nola ti. f.6~ Gianantonl Pomp,o - An cona 30. f .63 Menabue Giuseppe - Mo,tena 30. f .6:! Tommasi Ellon . Are zzo

id. irl. id. Id.

id.

1 91& Girge nti id. 7.tl.67 Argento Giuseppe tt. 7.66 Mug ~io Riccardo - , Torino id. U . 3.58 Giovinazzo Gi,mppe - . . • , , • . . • • • Rel(l(io C. id. 30.10. 7i llagone Save,·lo -. . . Bari mag. 't9 24. 5.69 IJebel lis E,uta"hlo - . Ra r i giul:(. lt 17. 6.59 Filir11i Giacomo Savona id. !O. ~ 60 Sollini Fra11cesco • tloina hl. 16. 9.69 Sandr ini Umberto - . . . . • • • Sacile - indis ruo ibile id. t4. t .69 Oe Gaetitoi Lui9i - . . . . Messina - ln,llsponibile 1d '5.10.69 Caccia to re Adolfo • Lecce Id. 7. 6.69 Ma rino Sal vato,·e - . . . . . . . . . . Caltanissetta id. ll.lft.69 Valdamcri An,ano - . Milano id . 4. 6 68 Porli~liotti Stefano - Vercell i 1d. f. 3.69 Meschine lli Comino - Vice nza id. lii. 7.68 Me lzi Urbano - . . • Milano id. '9. 4.68 ll:irtolotta Anloni110 - Ce fa lù id. 10. 3.69 Tecce ,H cola - . . Sulinonr. id. 11.1:1.68 Valenti Car melo • Cata nia id, 1:1. 9.69 Za nna Gii,seppe - . . . . . . . . Monia - lndi,pon ibile Id. 5.1 0.68 Sotis Ermele . , . Gaeta id. fl.H 69 Gallo de Tommasl Gennaro . • . . • • . . . Napoli id 30. 1.68 Mazza Alessn11 dr1J, O, ® .,..., 29. 11.68 Cande1;1 /locco - C.1strov1llari 6.U.71 Sc uoc io Domenico - . Ca<erta U . i 68 Corazza Giovanni - • Are1.zo 5.lt.69 llame lla Piflr o - • • Mila no li.lt.Gi Cucca S,ba,tim,o, O O, ® , ...., " - . • . . . . Sassari f. 8.69 Bellinzo na Carl o - • • Pa via t 8. 4.68 Ma rino Ciro . . . Chieti t4. 8.67 Ma caluso Michelnngelo • • . . . . • Gir~en t i 4. 8.68 Scopinaro Raffaele Chieti 8. 3.S7 Cassini / tolico . . Varesd 29. 6.69 Gigant i Bnrìco Vittori o - . . . • • • • . . . Glrgen t i ':13. 8.69 Ruggieri Giuseppe Barletta t8 11.69 Fundarò Paolo -. . Trapa n i 31. 5.68 Cl,ieriche lti An gtl-0 - Milano 30. 6 .68 Mor i llmbtrlo . Rc11gio E. 13. 8.68 Barila Domenico Antoni o . • • . • . . . Reggio C. !O. 9.67 Vlana Giuseppe - . • Nova ra

H . ll.69 Giorllano Tomm<Uo - . Napoli apr. 9 6. 9.70 Sig ur ta Gio. Ballitta - Milano Id. 1\1, 9. iO Tatlucd1i Virgilio - Livorno id. 13. 4.68 concetti Geremia - Ascoli P. id. 15.11.70 Mascitelli G"glielmo-Sulmona id . IO. 7.70 Amprimo Emesl o - . Casale id. H .11.69 Bella t i A ngelo - . . Ve nezia Id. !8. 1.10 Pistono Remo . • Ver celli Id. i(I. t 7.I0.70 Rossetti Luigi - · . . Torino 36. 8.10 Chiesa- AhbiaU ,t1110 n io - . . . . Voghera - Indisponi bile id. ,6. 9.69 Pispìco GiovannC . Lecce Id. 3.11.i O Rivera Gi,.1eppt . Genova id. U . 3.69 Oo Giulio Pa1quale - . . Nola Id. te. 6.70 Capnto G1,staoa - . . Lecce Id. :Il. 8.71 Ro,·i~lio Ad f.od a lo - Bergamo id. t. 3 7! Tripani Dnmenico - . Pote nza Id . IO. t .7t Astiriti F'rance,co - • • . . • . . . . . Cut rovillarl ltl . IO. 2.71 Severi Severo - . . Or rleto Id . I . 4.7t Colancri Fer dinando - Roma id. 24, !.il Salvatore (;1011ann( - • ll;lrl Id. U. 8.70 Ara ngino Luigi - . . Cagliari id , 20. !.70 Boc.hiec hio A n lo11lo - Chieti Id. 5. 6.70 Vitale 811ff11ele - . . Reggio C id. I . 8.69 Torreggiani Amedeo - Per ugia id . 7. tt.69 Ca ta ni uopo/do - • l.i,·omo id. I. 8.70 Grande Anlo11i110 - . Siracusa Id. 1,1. 19. 7.69 Licciardi Mar ,arilin o . . ICI. • . Siracusa Id. lrl . 18. 6.69 lann ieili Frcince,canlonio . hl. . . . . . . . . Potenza id. irl. id. 8. i .66 Pia zza Gerardo - • • Napoli t 6. IO.it Fergola E,1rico Giulio •. id. . . . . . . • . Geno• a id. Id. 5. 8 .66 Messina Glu1eppe - . Napoli mag . 31 id . 16. ! .70 Chiri• ino Yi11cenzo- • Napoli Id. 9.11.70 Bellinvia Carmelo - . Mes~ina id. i,1. id. 19. 4.63 !'atto ri Romeo - . • Ancona id. t S. 1.70 Mal(nanl Co millo-. . Torino id. 1d. 18 .H .69 Rabitti Augu,lo - • Mantova Id. 19. 8.7i Gennusa llatleo - . Palermo lug. 5 id. t7. 6.69 Guadagno Paolo - • Salerno reb. f8 lug Il 4. 6.7t Busch e tti Lu igi - • . Torin o id. id. 1 91.6 id. i 3. 5.61 Mcl,• Giot·o1111i . • f vg~l.a mai;. id. \!9. 6.71 Gonano Pasqual e -. • S.,eile Id. Id. t7.U.71 Banc hi Allillo - . • Firenze id. 1 id. 7. S.71 Tamantl 1asco - • • Pesaro id.


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191 .. :t3 !.74 Glsmo ndi .Alfredo-. Genova mag, J .t0.69 Licilra Giorgio - • ~iracusa id. 17 11.,;s Schia,·onl .!f(lrio, ,§, - Roma Id.

6.11 .il l.orenzonl Egi1to - . . Pi<toia mag. i!. I0.71 n a lla l'ioc~ Antonio - Fire nze ili. 16.12. i O .lla11gia, illano Giu,<ey,pe - • • Id. . . . . . . . . Gir~ent, 28. 5.71 Tonzìg CleMenle - . Ve ro na Id.

8. 4.a De Gra11di S il11io - . • Varese

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13. 3.a C:itrnnia Brmele - •. Fe rra ra 30.10.71 Baj Orute - . . • • To rino li. 4.71 r.rocé F'i/17,po - . . Rc~~io C.

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1;;. 3.71 11innrhi A ltililJ -

1,. 5.a P111a roli G11i clo -

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~S. t.iO Miranda .H1rhelangelo -. • . . . . . • . . Frosinone 17.li.it Lorid o C,1r mina11lo11io.

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• • Novara . . To rino

3.10.70 r.rn tili Gi._,mondo- • . Romn 13.Hl 69 R,naldi C(lmil/o - • Roma 30 6.70 F'e rrari Paol o • . Milano 11.U. 7! Mnsorat i F ert'1lcclo - Ferrara n 6.M Ol inro Guglielmo - . Torino ':!6. t.74 r.al di Prnucuco - • . Napoll 17 . 8 73 G:ilazzi Landriani Cr,r/o - . •

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~5.11 .iO Per1i11i l11inl - . . • Torino 5.11 71 Mnntrsi Alf,•o - • . Prsar11 3. !.il Zurla l odot·ico - . . • Lodi 9. ~. 71 Scollo R111mm1do - Catanrnro j t. I .i l Pinto frrrnre.~co - . . . n.ul IO. 7,71 llulgar ini F'ilippo - . • R,,11m 3. V.71 Topa Domenico - • Re;:i:cio C.

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!13. 6. 73 P'ranco Fr,lt1,tQ - . Cosenza

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~8 . 5.7:! Lavos i A nlo11io - . . Sassari ':!3. ':!.73 Chimlchi ,llo i•è Giorof-0 - • •

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. . • . . . • • . Milano

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t 6. 1. 75 C.1rini L uirii . . . Cefalo u '! U n roizg ia Cuar e • Milano ! . 5.?i Prh ilera A>1lo11io- . Mc.,siua 16. 7.74 PlanMi 1/ennto - . . Padova I.li ii Rnrloano .~I/r edo Gcno\"a l7. 7.7' o~ R11ssi r;iacin to - Geno1•n i. t:! .7~ Ca ln111idn linrico , - . Girj!enll IR. 7.7! ~f,•s.<anelli Donalo - Barletta ¾7. 7.7! Bonchi P asq,w le - . T :iranto I. l i.i! Do Lorenzo A lfredo T r ofi/o Ro-

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7. :i.71 D'.~niello Al(red ,, - . S;alerno !I. 8.73 Cll!ml~llo ,Wil10 • BrPscia

id. Id.

:6. 6 7l C<·cchlr,l l uigi - . • • Forl l 8. 9.i t Traversa Ce, are - . Ta ranto 13. 5.H Oanicll Srbflstia no - . Rov,go 15. 6.71 fiossi l!duar do - . . Potenza

id.

~9. 8 71 ~tm,telrone At1 lo>1fo - ::;alerno 13. 4.70 De filasi frfl11rr1co- Trapani I. r, 69 rie l.ut11s l:ìduardo . Nola IO. i .70 Naccarato r;tflva11ni - Co.•en1.a '3. 9 71 C1sella Al/01110 • • l'iola :15. 1.74 Tnnturri lJomanico - . :-iaJ)ol i 9. 2. 73 Sicnr1ani P, rruccio - . Siena ~i . !.71 Arch inl N e!lore - .. Voghera U. ! .70 .\lazza Giu" pJ't - . Catanzaro

. 5. 1.72 Orchluzzi A11gelo - . Cosenza 19.14 71 · H1cc10 l/ulcl,u.<are - C,0so11za 31 IO.i3 Arpin, /fr111i11io - . . GPnova 4 . 4.i3 Vecchi ,1/.,rio - . . • Pnrma :!O. IO.73 Paw GiU,</'fJ/Jt. - . ne;!l!IO ~.!. !!7. 4.7i Prim:ini:1•1i l'olerio - . Roma 6. 9.71 f'rass1ndti AJ!lmuo - • ~lassa u . 5.H Yol11e .lf,ch,ld - . • • 8;, ri :Il. 5.73 Uuranclo 1;111/io - . Pinerolo 13. 4. i3 llol Vasco A lvise - • Tre ,·iso !i. 8.a l'a,i.:hara Ferclh1a11do- Salerno ~I . !.H\ ,iuli:ino ()tlfl VÌUtlO - Cat:111ia 6. 9.73 ~l asc.,olta b'l1gio - Campoha.<so -!3.11.71 \'it ullo fro 11re.1eo - . Chieti 11,.w .1~ Camrli Cm·lo - . . ,\sroh I'. 6. !.7t Oe Pauli~ Frn>1asco-Avel llno 9. S.73 Jacono .Sfllv11tore - Siracusa 15.11 i l Bellucci r;u;,10 - . • Gr no rn 31. 8.i3 Oi Sa lvo 1;;,mppe - . S11cile :18. i .ii Fahri Pietro - . . Piacenza S.U.H Benna St/Ja sli11no - . • B.1 rl 3. ':!.i::! !lalt;,glin S,1!u/llore \'illorio C111ip elli11i -

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16. 3.7' Pozzuoli Gi1ueppe - C.1 se rta 6. 6.H Sardo Pasquale - . . Brescia u Il ; :1 Tranchida L eo11a rdo - Roma :!9. 6.n TNh'schi Vi11ci-nzo - A velllno 5. 8 71 Jorio Dom,·nico . :asorta

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4. 4.70 Collelll Gi u$1o • :,1rn~usa 4.10.70 nocca Co,ta11zo- Colonia Erilr. 26. 7 73 Vitali\ Gm1epp, . Caserta

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15. 1.71 Lnrlnni Arturo - • • Nnpoll H. 5.a Pilte lli lialrntore -Calanza ro t7. t.73 A1i11iotli Cal'lo • • Tcmno i . ~ H To rretla /.11if)I • . To rino il. 5.7' SaOlrio Sebastiano - Moudo vl 13. 6.a CnutPrncrio Giovanni . .

. . . . . . • • Cosenza 11.1 ~.73 Borsini Carlo - . . Piacenza 13. f ;4 Orsini Qlm·ordo . Livorno ti. O.il Qnln~li Ra/fll•'II" • . . .

. . . . • . C3 mpoha..,sn t~. -On Mn•si Fa 1u li110 - . • Ore.scia 5. 3.7:o Ca valla,·~ Gi11sepp,• - FirPnze 1:1. 1.71 C.1mpelli Giov111111i - f>!Ac~nza 5. :! 7' PIii Q 10 . Bol1'8ta - • Glrgentl i l. 9 i! MIi ite Germano . Salerno ~8. s.; .1 Cio mpi Gc, altiero . Lucca 4 t .7:! Ile flosa h'Uor e - . • Napoli IO. 4.i l Pronto .~m,ibate • Lecr.e i. ! .i4 )lazzitello .A nton ino - • • •

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(Segue) OPFICIA,. DI Rl~EftVA - C APITANI ~ T E NUITI IIIKDICI

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191 5 ! i . 8.73 De Feo Pa$quale •. • Avellino 1w,~. '15 4 73 Zingalo Giuseppe - . Ce f,1111 Il!.

15.t0.i4 Coi ta llomn/o -

. . Novara 30 6.63 Tarantini n .. ro t:o - . Forll

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t!I. 3.75 Vent urlnl .d.n/01110 - P:ilermo 5. !.74 Camerano .A.leu1111clro-Torino ! . 3.75 Orlan,11 C .mre - . • Torho U tt.74 Cnrahba l'ill o,·in - . Chir tl I O ! 74 p.,llonl .d.111/an - . • . Varese U .11 .74 Nar,h,eel Uume11iro - . Roma ! . 1.i3 F usco Pa<q11a lc - • • t ecr.e H.11.73 o,, l.uea Piore - . cn,enza 7. 7. I \la, troclnqur /tP11 i(l111 i,10 .

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. . . . . . . 18.t O .;; Na1111111i Pio - . . !7. !.7J Manir rr Ct&ar• - • ti' I.ili l,fan•ulli F1hJ>p11 -

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UH& 17 .t~.69 $poto Giacomo - . Girl(enli elle. n !9'. 5 73 llonini Gultaz~o - Cala nzaro 111. IJ. t .74 Weiss Oh41tJIJJt - . . lloma it1. il. 8 73 Cà<nico .Stt'll'MO. © - Milano ili. t ,. e.i3 T~sli Guglrelmo - . . Milano 1,t. t 9'.lt.55 F,o ra ,·,11111 C,1 r ln - • . Sl,•na icl.

Soraccri F,·10,r,·sco - r.1111ova 1\1.t\l.67 ne Cn ~toranu Fer d it10>1do . • . Sa ler no t 9. t 74 Ra~her., L 11i(l1 - • • Barh•tta 9 tl .74 Ner li Gua,111 - • . . l\11•i~o :!1>. 3.74 Compar., to 1;111uppe- Palermo IO ~.75 Ca11nnrll(I 1;,u/1111.0 - r.ntania

Taranto •ett. '!6 I 3.75 Ouorato /.u,,,, - . . Taran to Mo,lrna iii. 13. t.i5 Palmieri Ctmnlnt - . . Ilari • tercp ltl. Jf>,11,74 Oi Di110 \'i11cr11;0, (9 - Cel,1lu

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24. 9 71 O,•bellrs Ln1·,,1zn - • . B"ri iu. !! 74 Cnpozzi A11 l1111111" - . • Nola 6. 3 a f'u<ro r.ior11n11i - . Avellino ! 5. 3.74 Tnn:,:orra Fmnusco - . R,tri il. t 74 Ocrtoni Pi,r F r ance, co - . . . . . . . . . . ~ u,lena H . 3.7\ Nei:ri Giovc111111. Q - . .

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INDICE ALFABETICO B

1Angelelli ,H colo 108 /!lassi ligo ~ ni:t>l•tli A 11nibole 406 l!.1sso Ermenegildo 4ù ~ n;,ehro Giocomo I IO Gio Balla !i6 AlJRte Atewmdro 48 Giuse111,e 60 Oacchialoni Adolfo 50• Gi'IISPPJle lii Al(ouso 104 An~t>hllo Al(o11so 66 !litlaloul GiustJ)pe t06j Pielt·o t tO W Ra11aro11i Giuseppe 511 Ra; tia11,·ll i Umberto t on lli•/frul e 107 Anµe lim A1llo11lo ' 70 llatolo l iiigi 117 • ,An~l'lmi-Pnruli Carlo 106 Raiar.io Bllo1·e AIJ I,a f t'a,ict!CO . . . 1, 0 . t li ' O\ \ 11gm ·,m C,1nv,m,u 11 7 Daj Orrslt lit Ratla~lia Gtoaechino i O 1 Alt , 1., e . 0 110. o , , G! A111111rato11e Carlo ~. 6 Ralacco eorrn d o <i I I i utvato,·e lt:I Ab' •a lii ' ta b ,nau,u,e . JJ . . . :, O I I Id 110 Ahelli l'illorio tfo An111no e1111'.'.111110 24 al ,on A o ll>ttaJ!linr Guido 94 1 Aerarne Pir iro 103 flatll; tini C,.m,1/o 40 110 Aunu11z1at11 I 111ce11zo Gt l1ald.1 nza A11drea Acc.orài Jlal'io 38 11.ou,lizu ,ne (;iocarm i 3'i 381AulO;tno1i Al(1·e,do IO~ llale;;tra Duilio Accorinll l'lnce>1zo 4~1Antohn\l Alberto 94 11:1lestrazzl l11lgi 58 llaucr p c,,·/11111110 t 07 .\ ntonellì Slcrni$lao 1,1111,illa Alberto :IS llayon Bt1mo11,lo 3~ Accoss.• 10 Ermenegildo 105 Dalla ben~ Cesa·r e 118 Bedet .lfnudzio 36 94 Anto11i //,rnit r i nnl Cai·lo Anza Sfllvutore 30 llall i11110 e,,ea Arl11ro 30 Relllgllo Giuseppe 7\1 101 Aù JAJJC J\'icol11 68 nani:l,i Alti/10 110 llellal i A n y, /o IU A1leln,io F'e<lerico t 16 · A•hnolll Salv11toi-e ~~ APi't;.:.~/erdi11a11do1!~ :i:~:'.ai~:;~o,1/ario :~~ 11,•ll;t~~lorrna Attlo- 107 1 1 :APro,io lto/Jerlo Alrica Gius,,.,,pe t<J5 llarha110 Alf1·e1lo 112 Belli Pasquoie · 109 Agorllo F't·1111eeseo 86 - Ara Acllillt !14 llarharo ,Yicolo 30 Bellin D11me111w 109 l o, AI\O<lini l.uigi L · · Arang 1no u1g1 111 llarlla telli BUo,·e IO, lìmilio t OO 8 6 Ago<Lino Vinunzo Arcari lteniar<lo t05 nnrliera Luigi 113 Bellini Alfo11,o US

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l

A]ruone ModtSlo

~ ·Archlni Neslv1·t l i! llarlleri 011,w lo 76·11~11,nvia Cormelo 111 ,. 0 \Ardui110 P o rltmalo 99 flarchlesl Enrico IOS Clelhnzooa Carkl lii "" !0 7 ll:! Ar1,a11lni '/'e o(i/o 70 Barco C«rlo so s,,genfo 105 D~llomo l:'maniiele 711 109 Ar>(,mllna Gio. BaU. 116 l.!arKonl Allilio 'uuo rnirppe Argento Giuseppe lll R:irila Oom. AnloRellomon1e Filippo 8l Al~sS1•mlrello Giovan- 1Arlola Luca 46 nìo 111 nellucci G11i1lo 412 11 1 109 ' Arma11à-Ui:on GioBarile c,sare 36 Beuat.l Al(onto l OO Alcssandri Carlo tl6j vannl 3, Prliee 38 Béne<fe ltl'III Lelio 110 1171Armnnd1 C«rlo Cllrlo U 8 Oarldta. Mcolò 99 Ma11/10 · 107 1 Corlo tlS Aromando Angelo 5~ /ialvarore 14, Beneilelli Glu.llo 106 Alessio Paolino 68 Arp11 Vi/Iorio 100 llaroue Dcmnlu H 6 Oergonil Cesare t05 1 Alfonzo Luig i 481Ar1ilni E1·1111nlo llt Gfooaunt 74:Rernnr,li Luiçi !8 Align.101 Pasquali 1101Arp1110 Pltlro 96 rfocenzo 1oo' nernucci Giova1111i li Allegretti Oadano lll lArri B11rico 115 lla ronlo Oa,·i-0 66 Hodol(o 14 Ludovico IOM Ar2., no Franu,eo \IO narra Aug,ullo 70 1Rerrlni l ~pria110 tOt Allieri Achille H O Asqulnl Enrico tl7 narrocchlno Carlo u siRert.elli 811rlco AllObelli A~ulo 18 Ast,·giano Gio. Bai [lartali Giorgio IOSillortineiti Jl,wcel50 Alvhdui Gi orgio Ibla HII Bartalinl Bmlli-0 t16j Imo 70 Amali l'incenzo 108 Astengo Fra11euco 105 Barlolone Gloacehlno!\8 B.ir tolucci Gi,;o l t:t Amaluro Antonio 74,Astirili Fra11ce, co 111 llarlololla A11lo11io 111J11crtonali Alllho Franc~w, 110' \ ttllì Sordello 70 flarnlTaldi Liborio 116 Uertonl Pin· Fra,1A menta Antonino 30 Alzcnl Gm,eppt !04 Uarzi Bm·lco t O!I ct!CO I 13 Amoro,o Bartolomeo 70 Auilouino Albtrlo 117 tlarzottl Vincenio 30 llesso Eugenio Ma,·io !I Amprimo Et·nulo lii Audlsio Pitlro 34 11as1le A·nto11lo 5i Oelti 7'ullio 107 Anchisl Tomma,o 108 ,uslello Pasqua!, 100 n.,sili Andrea 14 OeLtinl Ugo 109 Andreinl Alfredo 'J4 Azzaro Ghueppe 46 Bassi Giuuppe 48 Revacqua Alfredo 40 Ajrolrll L u igi Alagna Emilio Alli,inese flicciolll Al 1' . e·

961


(Segtie) INOICK ALPABKTICO

Beverim Bma,1u clt Ocv1hcqua Amlel o Biagini Giovanni Oiamo nte Achille Olaneheri Teofilo Bianchi ,Hlilio Gino \"i/Iorio Oiaui'llin1 Acr isi,1

118 Bo~chelti 811gmio H6 llu1.1,i Emilio IOSICaoccl S~innio 107 48 Borsini Carlo I lt Capano Ignazio 70 61 Bo;ir.o Pielro t8 C;.pccelal r o Bllore 66 116 Bosl Carlo 110 1;a1; el Gaspare 107 78 RolLari Carlu 44 Capelli Gì1mppe 108 Ht Bolli f •ittro i8 Ca11ialbl Antonio 3i l071Bovl Alessandr o 82 Caba~si P ielro H 6 C:aponetto Gaetan o US 76 1101.zl Felice 99 Cahi hbe Feli ct tO Cn11oraso l1dql 99 76 P ietro '!4 Cacchione Fr a ncuca 105 Capozz1 Alllonio 109 Gitiseppe 66 Oracchelli ,tlllo>1io 109 Caccia FiliJipa t6 Anl a1u110 t 13 Hiancn P110/o 107 Bracco l!d11arct11 40 C:ocr.iam·ili l'mce,, zo 110 Car1inrelh Vit1cmUmbt1·10 6i Giaco mo 36 Cacclat ,,re Adol fo Hl : iuo H Oiancoui R1cc11r,to 60 Bracll ,ni A l {r,d.o 106( aco,.za l"r a»cesco lii r:api,aro ni P ie!ro l!O Ri,,sioli Umhorto i! llrn 11r.1lcone Pielro IO~ r.a1lt!,ltl11 Alùcrlo i S1Cappen1 Alfredo 70 llifaui Afono 41 llr,•,;da-Morra L u ig i I 0 9 Cararo .licola 31 G11,seppe 94 1 Bilancia Cos~rnti110 &4 llrezzi Gi,w·ppt 10! e: dTarelli llenectello 4SIC,pra L eurula Si llile Giovan11i 99 llrii:alli 1; ius~p[Je ll3'Cairo Gaetan o 6SICapuli Gi ovfl1111i 106 lii lolla 1·111c,11 :o 36 llri)!u!llio Sauli u Cairo11 e F,,bri:io 105 c,wuto G11$lavo Hl Bima Gitise11pc 70 r1ri11,1rcci Gii,sr ppe t06( ·olamltl~ B1trico u ~ICara France1co 100 A/1114riz10 10 Rrin li.;1 Caniv 107 Ca lamilx VtlflVIO ; s ,Carabha l/aff11de t15 Biuaghi Allict'lo 54 ' Urini Tonim.<110 106 e, ldarola Frrmcesco 50 Vìilot'io lt3 1!111i l)r1111r.11ico 60 llrivio Fnrn.cesco 106 Calilerini Ferll.i nandotl5 Cara<lonna Antonino 103 G11i,1,i H llrizi Francesco 84'C,, lolo /yn a:i o 108 Francesco !05 ll1s l,i11i l'ielro 101 11ror.d1ieri Gtii do 78 C·lipgarl Gi... Ballisl11 t4 1Carhone Brnno 911 B1slar~lli A11r1elo t 01 Rro)(~i~ Ce,are ili! i:a1 .. u<1oli Sa verio 3! 1'1ncenZt> 46 llilo1111 GnPla 110 107 llro;.: l,o Enrico H 7 Calia Gaetan o 461C.1rilì Francesco t 05 H1zzarri lludnlfo H l llruu<'lli 1/oberl o 109 Calif(arl~ Carlo 78 Card o11e F,·ancuco ll16 lllundo t;iQr gfo tl O Brune llo Ai<g,uln !!I Cal11wdo Orrtco 31 jCarerlJa F,cter ico IOl flohbìc Li'l,gwlo 10 !Jrune tta U,iorio 8:! Cali, Vi ttorio &O Caretto e,·role 94 Rucca Tilo 5:! llruni Angelo i4 Ca,vani Federi co 68 Caricati \ 'i ncenio 113 B,}ccclla Gtut. (;iorCarmelo l03 C:imhazzo Mario oo carinat, Git1st71pe 8! gio

Bocchelli Fed,•rico llo,·d;la B11r i co liocchicchio A n t o-

C

117:

Nlcol1,

1r, Oruno Carlo

Hai'

Oo111e11 ica

1

44 1:amhia no Gl uuppe H 3 Carini Luigi 111 1 S! Carino 7'omma !ino ti 1i Cn111boni Fr ,mcesco !U 'Car leva r ls G,u.1 ,ppe tlO 46 Ca111elì Carlo tl'! carlino Bl·mtle 86 94 Camerino J\'icola 113 1Carloni L eonar do l05 1 78 CameUi Silvio to Carl ucci lla(faele 58

r,o Camhi,e /Wore

France~co 11ill Ili P asquale Bor ri l'olo·io. . tlll lfluecl Paolo Ho)(~10-Lera Gflbr1ele ':!O: l 1a1q11,r1le 8! c~m•'r:tnPsi 0 Ìllo 5t 'caro o,·azio I06 110::,:I Brnuta t05 ,Bucc1antc Al(r edo il< CnrnoranoA1,ssa n1frottJJc,.rosclla camillo t08 11,,glinne M1r llrle lùol lluccino Gabr iele 117 Ca111 man11a Gio v a,inl 50 CarotcuuloDome11icoU 6 llo111p,a11i 1;ue1ano 76 Tobia IO&Comoriano Piclro ,s'. eari1arel li 1;iuuppe HS llober/Q 7:! Bulla Frrm eesco 31 Camp,·µ~ian i Mnssimo 40 Carp111t er1 A les.•anBonaccorso I.Ptlerw 60 Ougliarc llo Pededco 64 Ca111pclli Giovarmi 112) dl'O 108 Uo11raot1 Co,·rndo t ù7 1llu)(l:ari Giu1ep/lr 80 Campennl Cr,doforo 66 Carratù Celellino 103 llt>111; ioanni A11ctrta 1071Buglioui 011id,io Gio. ]Campili Giuseppe 106 Cart;i-Manliglia FI· llonHac:io p,.a,icesco l /Jalli.sla . 108 ~arnpi<i llatdass111·re 56! lippo tOO Su vrrio t0S Oul~arin, Filippo U2 1,am po Frat1ccno 71 ca~aburi F rancesco U 7 1 Ronini Gllleazzo 113 B11011giurno Sa.IvaJcam11oqa~,., Fran lcas:i$1randi Glauco 34 llo11ito Givsué 1171 ,o,.e 109 cesco 76 Casali P ielro 26 llo110 r;101m1111i li:! tluono Demetrio 61,Can,lela Hocr.o 111 Casalini fliccar do lt6 fluo uomo Adal berto 118 ~ao ,ldori Giova nn, 78 Casali, Gio. Pietro 70 Bonomi 1;uel11no Bo 11o rnn 1ricoli110 18 L11re11.:o IO <.an,lHlon 8 11nco U Casaµinta Giot1rmn l 30 Boutardellì Car la IOSI 11uou,1pao11 Carlo !}O Cane!"allo Lorenzo " icasarinì Arl.w·o 3! llordonc f.armelo 54\ BuratLi A ristide 3,. :anepa Romolo 70 r.as:1.,co Bgidt o u ISorello (;io. G1uBurchl F,tlv i o !07 Can~i:1110 Gi ovam ,i t09'c asella Alfonso U1 uppe 86 n11ron1.o Giov111mi to, Ca,dtano .sa vPt·io 601 //t nedello 74 Bori:hcsi Gacla "o tl 6 ilu~ca~hno A ugu,to 4i Canuas i\1eolo 18 Danie U tifi Ou,d1elli L u i gi lii Ca ntafora ,\"icola i 6 Caselli Carlo 70 Borgi Giovan n i Rorlinetlo Ore3le ~t Cussnrw-Chiattono A1&· Can tella A/aria,io 16 Pru·u ce,co 408 Rorruso Pietro 30 Ioni() !IO Ca o tel li Or este 113'casetta Cua,·e 118 Ror:;arol li Gio vanni 38 Outi Gu.ido t OO Can tone Prtmtesco 68.Ca, nico Severino tu

'!ti


(Segue) INDICR ALFA O~TICO Cassaoeso Giustppe 62 Corretti luigi H 7!Civ il;i Raffaele 561C<>ttafava &irico 18 ·Cassanij U(IO GO Cerrull Romolo 90 Cu,,cia luigi t09 Cotter ch io Aleuio t M 1 Caisini Giuse1ipe 106 Gervasio Sal ual or e H o'. Cocola \'"i11ce11zo 1011 c otugno Pietro 36 1 Italico Ut Cervellera Donato 3n Cocla Cori o t i cougnel AI/Je ,-10 U8 1 Ca•sito Frrrncesco 62 Cer vel li Angelo I06jCol(lìal1· U~zza GluP,llppo t0$ 1 c ~ssnne Giuseppe 8fi c~rvello Ugo 50 seppe 54 G,m,ne J.r(on ,o 84 r~~sta)(ner1 Gfo. Bai- Cer vl1t11i Gi111•1m11i tt( ol:11n11s,o Flaviano tl8 Cr~mn Gio. lla!lilla 9!1 lisl <i (( O r.erza F,·(lncesco ~ Cola11eri Fenllu(ltl,Cremisi Adolfo {07 Gior17io 70 Cr.vasch1 Cfllullo 1115 do l ii Cro,cimone Rosario 3,, Cast":;11011e Pielro ;1! Cli elcschi Cflmillo ~O Cohtti S ilvio u Crespellanl Ca1io 46 Caildla11i Enrico IO~ Cherulm 1i Hctonrdo tifi :'ollr tt1 Gfo~IIJ tu Crespi CP$ar e U6 Romea •,u Ch~rubi11i- Giarn111a - Colli fle11zo so Cricrhi b'varislo tt7 Caslell 1110 Fedele :H roni Orlando 1001r.01toca E,11·i co .I:! Criscionc Gflela110 ,~ Castelli b'p i(u11fo 5~ Chiahr<·ra Giol'y i o 5t, Colomhara Gttido 8! Cr iscnoli N icola 100 lui gi f07 Chiabrero Carlo i8 Colo mialli luigi t<ìll r.ri,era (iiuseppe 56 Castello Fra11cesco l011 Chiaiso Al(o,w> 103 Co l11111 loa Cesc11·e 30 Cr is110 libalclo tO 1 C~stel110,·i /,odovico 38 Chia1111e //,111110 68 C.,1net11 f'mtm·lo 66 Cristan i ligo 108 Castiali Carl o t 13 C.:hwraol1a Gaetano f OO:Comola Gi11lìo !06 1.r i, t ioi Al ( r·edo 60 1 Castii;:liola Orlo11do 32,Chiara1111,,o Gi1w•pp1• ss1compara to lii1•$e111ie 113 Cr oce F1li1rpo lit Casloldi Ello,·e ~6 Chiari Nìc(1l<J 117 Concetti Geremia llt lCroce Sitv1110 107 Guirlo ,t ~hicco Al.fo11so to51Co11ciatore Dome11iCroci />irll·o . 116 1 ca~tor,n~ Glt,!t/J!lè ra Lhlettl ,ll1clt P.le tts1 ro o Croslgl1a Ov11nslo 5! Ca,t rorio l'o Diego 1171Cl1i~richetti A,ig, lo Ht co,ulorelli .lf111·io ios1c rude l1 Giulio 117 Catala110 Fra,icesco 4 4 Chie~a- \ Llllali A••lo· ,1/,in o 109 Cucca S1'ba1lia11n t ll Cataldo GMltrno ttO 11.io ttt 1Con,·1111a l",l o li i Cucinott;i Alfredo 46 1 Cata11i l eop,,ldo l U Chio~" Emanuet,, 8:!1Conf.t lone l/11f{flelc llO, Buge11i o !IO Catapano E'd.,ardo 60 Ghille111i On11(l'io G'l! Con,gll11 Nicola til C11d liwrgo f6 Catarz, 01/o r mo H Chimetotl Ferdi••a11d" 68 1:011,iitlio Plilci clo 31 Cugniolio A/I.ilio li t Calerini Ftd.:rico 74 Chimiclu .lfol se IU C:011s..1e (;it,se/JJJC IOG Cuueo A mbroyio I OG C.itini Atpmoln 'l!! Chini Guela110 ~o'c on1i Carlo 92 Cuoco l11ioi 106 11 Callao~o 11..w 1.a i'6 Clti riv,no l'illcmzo li 1j Paolo s;; :u rcio Saverio 44 Gi11.<11}f)e i2 Ch1roni l',etro 12 Cllppola .ricola I Of, Curti-Petar.la 1VlcolalOO 1 t:att.ini Carlo ':!(1 Giaccio A11dre<1 t 4 Corazza (iwrn,wi l ii C11rzi Dtcin H7 1 Cat ta n,a b'1·melo IU Vilo 45,Corb,!llini L 11iyi tt O Cu,anì ,llaria,10 64 1 Canwr uccio Gi~vanICi.1ffi An,1elo s1 Cur hi Jido,,,.do \H .llarti110 100 nl i ii Cia11i Giu$eppe 109 C,1rd1ia Primo 9:i Cuscnza Ca$!)are 74 Ca valiere Rotlol(,1 81 C•a1'ri111 Ci11,i Ml1;ror.e Giii,fo S(ì Cusmano b'nrico (05 Canlfero Giacomo ;s Ciarlu Siluu, 4r,fCorcioni Corradi,10 r,1 1 Gincoi110 106 Ca,allaro (, foS~JJ/lt 1.B Ciauri Ro$0/i110 34 Corigha r< o l:'!1 rico 61 Cutrl Fer clìnm,do 100 Cavallo E1111e11lo n C1auro Bartolùm eo t00\:orn~lio Llligi 9! Cullica Et,ge11io 60 Cavazzani H111ilio 1011 Cicc:irellt A11g, to t or.icornelli Cornelio Oi C.:azzouea Uomtnico 84 Cav!cclo'.a _f'rw,cesco l)vme,iico i4 Corona AltJ/llSIO lf7 j Ca• 1cc111oh Alfredo il8 Cicchcll i An n ibal e I08IC.:or r:1tli A11.oel o tll$ 1 C,,vigltoli A 111edev 115 r.icco Gi,,vnnu• 61 Gug/i,/111.0 tlS CtJ<:chettaniOome11 icol 05 c,ccone E/Iseo Gfi Num" 31! Ceccltmi L" igi H ! Ci~li11 ttl liwseppe 18 //emo 90 ,tlas.m11 o 118 Ci ma,luomo ,V.colo 100 Cor., i Alf,·ed n 60 Dabbene Filippo 101 Crcl rola Giusi"f)pe 99 Cimino Fr ancuco Cor ta~., a Silvio 96 U' Acca r<lo S(lloolor• 16 Cei Isidoro AnlolliO I ! Corte Silvio 1,,,~IO'arldablJo Oronzo 109 Ceiuo Achille t 6ICinti FranctJ<co ; ~Joa~asso Pier Lui gi fl8 1o7 Cortell,1 Pra,icuw Cclii Fd,ce i 06 Ciocchi Gaetano IOi Corti ltugi 50,D'Agusl lno Al}oslino 86 9 Ciompi Gutillie,·o tli r.osco Angelo Vincenzo IOi l Ellor e 96 Cellini Luigi 66,Cionìni (;mlio :ifi Co;su A ll,e.-10 16 .Alberta 107 <>utineo Santi 80 Ciotola Al•,er lo 110 Costa Emilio ~J O'Ajello lla/Toele t 03 C<'nlone .A11ionino 76 Cipollini Ulisse 86 F a listo &S Uai nelli /,11ig 1 fl5 Ceppi Uno 90 Cipriano J,ui/JÌ IPO G1,is,·ppe iB rt'Al flore Fra11cesco 44 Cera!ogi1 Ttd/io 36 Circo Giu.~e,,pe 5t Qlli>,lo ! O Oal Collo A11g11.<l o G6 Cercignani Giuseppe !07 Citanna f',rJinando 116 Romolo ll 3j1D'Alessa11 ,1ro Aie&· Cereseto Pietro t06I N i cola tOI Costa11liol.1 Antonio 56 ,a11dt·o 60 1 ,r.eruiglia Domenico 6tl Cite)lì A le1mndro 46 Costantinl Gi,w •ppe :1KJ Felice HO ,Cerqua Nicola H i lCi\·ico B iagio 107 Cotronr i Tu11111111~0 3<, RajJfle le 7t

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(Segue) I NDICE All'ABBTICO

D' Alessamlro Ralne n onni, CPddlo 108 Demurlas Cornelio !8 Di Santo Pietro 106 mondo t Oi n~Facenrlis Gi1111'J}pel07 Oc Napoli Antonio 40 Oi Stefano Giu1eppe 38 Dalla Fa ,era Giolle Falco Ettore S4 Fe1'<li,.anao 30 Di Venere Gaetuno 105 1,oniri rn IW Feo Pa.,qunle 113 llenaro A11/on10 50 Ooglla Luigi 78 !>a lla Noce Ant,mio I u Oc Fl,unrninei, l11lt1il0!> Oe Nohili Eu.<1,1d 1io 110 Oomenici .Saboti110 f 05 OalJ'Olio Vi/t ori,, f 09 lle F'ra11ccsroG<iworolO>< llr n11 Prouce.ico 106 Oo u1i11r clv Gitul'ppe 101 O'Aloia ~iovann,i ! ~ lii' Furia /itlo,·e 99 0 Pn li Rom11iani Santel 07 Oooar!ei Enrico 78 Oal p i,1.1.0 f)o,neu fro 10.~ Il~ Gac1a111 /,111ni lii De N11n,i,, F'r111icesco 76 Donal1eo 11illo roo 58 D'ArnatlJ Cm·m,to rnr. Ile Gior).i'i Attilio 65 " e Pa ri, Aw11,sto 76 Donati Gfasrppe 4i O'Amhro~•IJ Ang,/o tn, /Jen ia111 i 110 H Do Pa.,q na r;ius,,ip,, 80 Oonato SatJn·ìo ln G,u.<l'f'PC r,n 0,1 Giuli,, P,,,q11,,1, 111 Ile l'anlìs P1·ance1ro11t Uonelli c,sar e 107 ll:rnwlr l ' irh·n 117 0er: li Alli Vi11re 1 zo 18 Ile p ,.j Pl,lro 66 Oonini Gill$epf)e I& [1arnia11f r;;,,.t11 .,,n I IO De Granrli Sii, io H l! de Porcelhuì, Ca, lo 44 l)'1J11o rr10 Dornwico 117 l'inr, n ~() 107 l>,'11111:1 Ore,/e 4~ n,, Prisco l. ul pi 18 Ooria Rornrio 106 1 Il'.\ miro ,/li11fi/" Jf!,OOI Oollo A11l1u11n !06 Or R,•111.i r.111,eppe IOJ Ou hboo,i E111iho 68 Rondini •le Si h a l'ie Ile Leo Sulvntore fiR joe His, A11touio 70 Durcrsclli :1/uàrrto 10 1 rro ~~ 111'1 Foco 111orlno a 1oe ll,~io A l(,m.•o ! 09 Ouraodo Giulio IU f'aneri Gill.<,p]IP :\f> llrl Gna,lirr c;11eta,11, IOf De fl1Jl1n10 Gaetano !05 O'A11i,elan 1o 11 io /:'llnre l ~ Ilei Greco Bn1nlo. I00 10 e Ho , a EIIOl'e !):,nieti Sr1,11~/im,o IH IJ' Klia A11/onio 31 Pr·anceiro fl 7 l)anor lln Al("ll." fl! Gnf.Cono :1/ir,llrle 14 O'Ann:1 r;; 11 ,.,,1,1,, ,1 Oeliso Ca rlo 56 t,e Hossi Ginr,i11to 11'1 Enrico Frn11c,•,co 94 [)'l ntnna r;;,,_,, 1,1., ff i 1J,•ll:1rhil Giu.•r111•e 38 Ile :-arlo B11r1mi<1 \!6 Kpifanio GluseJJPe 70 O'An 1<,nìo /11,Jfatl, 107 IH•lla C.ioppa A11~elll 38 Il,• Simone /,uigi 109 Errera Gio,,an,i i 106 D:,rra l'l//m·io fl jOrl laorgra /,>11(/i lii (;fo•tfl/Jt 46 O' A,rnla r.,.iup/e W~j llrll' /\1111" /Jonnlo 109 Sl,f11tto n·an, lo m.. ~~ l>rlla Vallo /lnt·lo/o· Zr.1ui110 IOO D 'A \'nrk Arf,·,do weo !07 Ile Slrphani., Giu, O' Al'rrsn Gi11srJl/l t lt i Frnnasco 12 u v pe 1c. Fablan i Gm11n,·o 1l r Al henliis r,,.id11 4R dli,ch, te . .. 113 llrstìn ~ S11 lva1o r c 116 Pietro i8 Oe An l(Plis Anlu /11 ,, 5\! llellc Gro la ~h~ (, 10IJe Uor, A·n grln 105 Fahri />im·o 1n G<ulnt10 31,, vm,ni if. r.i r1: .lf,11·ia sr, Fabris Dome11iro ft ne hc ltis Btostach io 111 IJelle P ia rlfl l1u11I 1or. Oe V,ncpnz, Cosmo 94 Ricrar ll.o 90 J.oren ; 0 113 Od l'Olio APl,Qtlo ;o Di Rrne,lello Selli Fabrizi Nicola '4 r>e B1·nr ,lic1is Gi1,Gio. B «fli .<t,1 ! (1 1 mo H i Facci Giuieppe lii seppr ! (li n ello Slrolo~o Dal'lol ll9 Dì Rrnza Savurgnan Fad,la S aro 50 QnQrfo W!l Oolminio Orazio 16 Pio 118 Fa~gioli C,tr lo 68 De B• rar<linis J,,.igi ,oln ehnool e Dome>1itn !07 Dicorrado l'rnncnco 110 Fai lla Gi ova,ml 68 n e e~rnar<linìs v,rgi . Oelogn G11rl" " " lf. Ili Oiuo n »en , zo 113,Falceui l1tioi t8 mo 16 Gi,10 !O fli Do menico Nicdt, 116 Pietr11 38 De Bernarrto F1·11netne Lorenzo Al(rr.clo IU Oi Filipµo l'incen.zo 78 Falchi Emilio 9t ,o (t'tn 84 net Piero Gin. nau. 9J Di Franca D0mt11ico l fO Luigi,io Fr1111usco A 11l1iDel P onte Gi,,rgio 86 n; Giacom o /, u iu1 IO F'alconi Grwi ,w 99 mn 74 Or i Priore Gnrib11ldi IOfi Oi Ginsrpr,e 1'1t r C11Grego,.io 108 De Bia,i 1'11iq11ate 81 Oel Re Arcn11urlo 10a milio tr9 Fal!lella Pielro 18 o~ Rla; i Frnn rr.,,,, l I! Ciriaco 118 Ili Laila l'o rnr,esco 110' Pietro 108 Oe Blasio Guicln Si ne Luca Fiore 113 cl i !..allo Carmine 38 Familiari Giuvon.,.I 118 (le C• r is Ago,li,io 5! ,le l,uli ls Bduarll.o IU Di Leo Raffntle 8-1 Vanchlo tli B11genio 18 l>a r~~rh G'1ula1;u a Ilei Vasco Alv i•e fU rn Uberto f'r o11 cercol09 i anelll v,1,111101110 60 Oe Caro /l'ico/11 61) DPI Vasto Gl tue,,p, !i4 Oi t.or •nzu Gi«s,1,pel09 Fanta.,ia Salva/ore H7 l)ecaroli J,,'n111io 116 Ilei Vecchio l'asqual• IIJ!I ,ti Martino Angelo lii Fnntoli Gi 11lio !6 Ue castro lqn a~in 61 R11ggero 1ro Carlo 118 Faraggiana Pranc . 38 ne Cata n ommic11 ;; Oel Vicario Gltueppet 10 JV,cotò 5q Farallì C;,/e.diflo Il Ue Cecco Adolfo l ()f, 11e Maria Nicola \16 Nicolò IOtì Faraone l'atuio 86 Gi11u ppe I Ili De ~lar ri1s Gu1lnvo 64 Di NP.lla Nicola 7t F'arrna Frlice 94 De Cesar e /,1t1pi i 6 l)~ Marrioo Robr1·/o 6, Ili Nol'a Ang,•ln ,o Pnrulllr11 A11to11io 76 Vmcenzo 58 Ile Marzo \'incen:o 41 Di Palma Vw cmzo 58 Fasanl France.1to 50 Oe Cristorn nu FerIle Ma tteis Ft·11u eu eol06 DI Paolo Lmgi 118 Fascia liiiueppe 104 cli11ando H ! D~ Me1l1ci Michele H S Oi Renio A11lo11io 1(17 Fattori Giov anni 105 e llo menìco Fra'llc. 4~ Oemc,lio Arturo 4r. 01 Sa l'Vo Gl,u eppe 10 Romeo 111 Oe Oo mh1ic1$ C,,rl o ! 07 De Michell Alberto 110 Giu1eppe H :! Pazlo Ga~lano ti

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31 GP11tlle Raffat lt

117 Giorgi Gioru,o

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IIGGottardl l uigi

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1Seg11e) IIIOICB .lLf"AIIETICO

Gouano Pr11ncuco Gllnl c,t,slitio Gr,,lo /l,'nede/lo

'La .Scola /i'ra11cesco t 06 Lorus,;o CamWo 109 La Selva Lu,gi H O I.o ·ca lzo Vito f6 La Tor re .4 /aria P11olo 7t Loschi Pietro 100 P11olu !!{) 1,,coli z,r11,·o 10i1LalLeri F~rdina,1do 109 Lovaglio Rocco 44 r.rarnP:rna Giovanni 71! lacono Francesco tr. l.a11re111.aoa D0n11t1rn- l.or~cchlo lìioacclll!lo84 r.ranat.a S11veriù 41 S111D11l1i r e liiÌ Ionio 110 Loizi Vincen:o f06 Gra11tle A11t1,111no lii lanrlolo Co!la111ì11~ f03 Lavosi A11lonio ti ! Lualdl Ercole 70 t;ra<!la Antonino t Oll lani:;:ro Al(o11so lli 1Laz;1.ar,1 Frane. Ani. r,8 Luc~a <ìulhberl. Gulìra, si Gi1uep]lt 36 1a1111Plli F,-a,ic. Auto- t.az;7.t'rl ,t,.g,ulo 106 glie/mo 64 Gras.so f "iliµpo i@ 11 io 11 I L•c cP<e A uto11io Bt Ln,ani;teli Giovan 11, !!O Gi,mppe 109 lnunihclli P,ioln 11.11Lecc1a Pntqua/t IM l.u~rl Amwìto 50 fl ra11so .llliert,, 74 lanuini P11sq1111le to~ I.A~Mmi Mtiriu Si L11ccio la Giovanni r: ,a.-a C11rlo x:t lau11i1.wtto Cm·m, lo ~O 1.,,11zi Armn11dn 3!1 Gìaw mu 105 Gr.iiianv Cann ìn e r.~ !annoni Ce.<ar-. 11011,eonarilt llent dtllr, 1110 1. ucta11l Arltiro lii 1,r."11.iola G,•rardu r,~ tapoci, A ••lmlio ,s t.ronl / .eo11, 106 /.nvrni o 18 11 Gr.11.zir11 1;,.,s, 1>/Jt l i t mhriaco /'ierro IOJ I.a Pe ra .,j_ ,./011io 8t Miclìtle 108 Gre ro Dm111•111cn 51 lnq,nllorncni (;j,.. Le1>ore l,u,~I 81 l.uria110 Em,inuelt 107 r.re;:or,u (;iuv,11m1 66 s,1ipt , 18 l.•pori 1"11/,,rio !07 1.u,1ovisl l/11mr o 1118 lòri<'CO f;i,w7'1,e ti lmpr r1ale Ct,fl rt 5o Lc1•rl G111/iu 5f> Lu1iattelll G1,ido ~ Grill FolipJ•u 68 lm1w riali (;i11lio 28 Leuri ni Francesco tOii l.upeuo Pio,·enzo 116 I rnceii:o ll(i ln<khcato Gitt, ,pJ> • ~8 Leva l.eon Vi/a 1117 Lusar,h Cam1llo 109 Gri~11:.nl /iuoe uio 91 1nra11 to Cado 3t Levi S11!IJ11l.,re 1118 A.lberto 194 C.rtllt Alfredo rn; 111ra11to11e llocco l f1'J ll.itw ratl J.uca 4! Lutra rio Alberto HS C.rtllo Brt,,re :!I t11felisn Giu,.,,pr. fOo Uh rola L11i"i U5 G111co1110 91 F,1111110 I t. lng,·~11i Giovmml t 06 LiburJi lloldMsa,·rettO Lu1.1.at.ti \'il/orlo f07 Girol,111111 51 11,~rava lle Al(,·rdo ~81.ic:;i ri Vina 11:o ICI L11z2iani L,ui<rno 66 1; ri111al<li Al'l,.ro I IO lttzil:iri Giuo•;,re t0111.i~a.<tro Giusepp t \!! 1'o mm 1uu t lii ludo 811r1to t0fi J1.iccrnrd 1,l/11rgttrili 1101t I C.rlppo l/ollrrlirnl,mio :!t to rio D0111, 11ico iBILicdard ello 11/a,-io t ui }{ (: ri<attti Gior1ccl,ino 108 L111{111w t,l:; l.lcitra Gio,·gio ti t 1orls 11na l."fl olre11s~ 18 111politi Arnn lilo 5', JLielo Snlvalor, 109 ~la.-:i luso .Uieh.-/11111;,·,xo111 r;iova1111i 11 lra,·c Ga~r ifl e Il ~ 1.ig 11ori \ 'i11ce11zo ti? gelo Hl f.ro,st A11acleto I Oi lraci Alfr ,,t o 1•'7 11.i11ares A11gelo ii Macc:w110 Giacomo IC\4 1.eon ,, nfa 7t lrianHi 1\'lcola 10; l.io nti Girolamo ~,; Maccantl Giuv111111i lii Gro, ,o l"illorio IO Isola Emilio 91\11.ippl Ubnld.o 1n~ ~farc ltla Brnesto 31 Gro11i Carlo 100 lz1.o GioM11n i fO~!l.iscia Renaio t HI ~lace,ton10 Mkllelan· G11aolag11u Noc,./n l to 11.itLudi Nicolao f8 gelo 6:1 1'11olu lii Li1•i Rid olfo U Madti Sebasliano 56 G11,,<1 .. Jiq,i floberlo 6~ Li Viri;:111 S11lt)(IIQ• e H 11.1,lia Gh,,17,1,e 18 1.i11n1t,ol1 C•.<nr e lii linap11 Gior a,rni 6! L•zin Ga,,11111r, 6ti MnlTco lu.igi 56 Gu :i l,li Carlo 16 1Jia11co luigi ~t llalll Gi11seppc 48 (;11ahll 7ìlo 10:, 11.ofauo llocrtmtoni-0 tO\, Mag::esi "/"omma10 14 G11arnloll Carlo a l.offr>',io Alf,·edo U .11:t gPl la Bdmo11do t!lO 1;11nrnaccia r;irolamo 71 Lahrnzzo ,tfeuolll 9<i I.o Giu,licc Paolo lii Magli o <ìi,ur,,p, ! 07 Guarnieri l 1i elro 10.1 l,a f.a.<cta St1l vat,wt IOl ,Loj,u·ono A11lo1110 !IO Maglioli Anlo11io !Il r.11a.<sn rrto /;nlké/J/l' ttn I.a " '"" /{}110:10 ~:!lt.omliartli 811rico 61 Magl1ulo Al(ou•o 66 r.11:istnncrro r111, m zollt I.arra .llirhel• tù3 I.Qmhardi Giuseppe 110 Magna~hl Guido 36 Gututns1 .ll,chel,.r nLM:orlo .1/a.,ri :ìo ttt ,11,.ntio 91 Mngr1ani C1111111/o tll gelo SO l.n Grolle ria /l11sq.le ~~ Virtr.en:n IO,, ~ al(na,·acclt, Paolo lii Guerra \o"ìncf'n:o 6. !, a Ma111,a ·,1lvatore ,;r. f.omhnr,to A11t,mio I hì Magnolla 1·i11ce11zo HO 1~11 Ha S,,1111110,·e 11 :, 1.,1111lulll Fe<leric() tn:1 /.eorri,fo 3t .lla:,rnelti Oa•JJa r e 96 Gulclarclli Gioran,ii to9 1..,nd roani f/1d•(!'l·/o 4! Lon~art llodol(o jO )lagni Anlonio UG Cuirli Oommieo IIJ.'< La n;.iella /11111frle 78 /.ttlg1 118 \lag nini Grremia 38 Gio. llallisla 90 Fra11ce<eQ 64 Lopn1< t1 A11l,111ino r,4 Magno rillc-,uo IOi G111zzelt1 Pfrtro rn; l.an11a L tUnida !ti Fr1rncc1co 10:; Mai:ri Hmilio f 09 t;uri,r11 Achille Il l.or1111 i;,,.,,,,,.,110 t~ 1;,,~/,1no f09 Felice 108 Pie, foo 6t Tomma&u i! S11lv11tore tl 4 ~ aimono D0anli11o 60 t.urrierì llt1ff0tlt 109 l.an zr tta ,\'ico rn 84 Lor,•nzoui Egisto ttì Malon, Enrico 78 G11•rrlero Fre,,r,~ro 11.·, l.a p11011I r;11ido ,o Lorirlo Curmìnaulo- Maiorano 1;11briele HO G11.,tinrll i C111·111elo 1(19 I.a rizza l'telro I t() nio 11 t Mais lo Piuqnale ~ -GuzznrJi L111yi 3~ l..a Rocca l'aolo 61 1 1;it;sep1ie IOI Malabarh:i Pietro 44 99 H 61

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(Se911e) INDICI! A LFABr!TICO Malanga Dc,11ato 44i}larri llzio i~ ~la zzaro11e A!,u11.;u l c9 .l lilite llo Hn,ilio tt Ma lava•i Giuseppe tot, )!arrocco Acliillt I~ Filippo 96 .\ linelli /lirrnldn !I O ~la lerlla l, uir1I 72 ~arsani~h Arturo 106 )lazzei Giuv1111 ,i/ IO! .l lin)!a ri FaV\'t nlo Ma le:san i /,111pi I PS Mnr tie llo Gal/111111 l u4 }lazzelli la,·lo 16 N1c,,1,. a Ma le tti An/011io lti lMart,na A11yelo 8~ l or,10 38 Minici /i11genic, 111 Malice Aleum1d1·0 61 Mart111azzi Lodovico IO\ Mazzitello A1!1011iMlnnoci IJd,.nr lo !09 Mancini A11oet1111/011. 341 Pietro 60 "IO li ~ Mlrr1cap1110 Gm 11aro 6~ l11l9, 5~ )lart ine ll, Giusrpp• 11 ,11:tzzoccunc Perdi.llìraJtlin A11!011ino !05 Pus11uolt 84 1Ma rtini A11!011111 t 18 n a111ln H (l Eu~tu el,io !!6 Mancnn i 1llicllelP 561 Franct.,co 94 Comi/lo 5,1 ,\ lira rab.lfie/ie/11ngt'lo ll t Mancu~o I/ober i <:> 40 r.iov<11111 i 9! .\ lazu,t ri llal'lolo 681.l l rr,lflle C111l1er to 96 Ye ude l .llaurizio 7u )1artinottì Carlo 90 ~lcrt11:.mo Fruflce5co I(}~ .l l•r•JIIP (ii1uepp, 46 1 Manrr, dì Alfndo 6ll1Ma rtire A11to11i o H S M,•i11Pri l ul9i 6·1 M1sh110 .Antuu i no i4 Arnaldo 81 Martoi::li0Ff1·di11a11.l !elc,mpu G,ustppe l(>fi 11i.<i1an() Gi~va,1111 6) Ermco 9fi do 3~ Mele A.r,111 /0 tOI\ )li$S011i lg,rn:io iS L uigi 94 )la rrus,·elli \'incenzo 80 Gioo11n,.1 I I I Mod,•s tin, Paolo r.o l'iticenzo 80 \IMulli A lberto lo$ Mehdoro Ciiu.seppe 11 7 ,1od u i1no /J,m1e11ico 74 Man;:anaro Carmelo 4fo Ma rvalli Pilit•JlO tt ~ .l lello Cormdo 91 )lo linari ,tlti ri,1 :10 Mangianli Ezio 99 ~larz:urnlli /,'d um·do 61 )leM lirba·110 lt I l1n linaro Sa/011/nrt !08 Mani::ì:nillau o fi11J.· /itarzano Fra11ct .sco tu: )lemmo liiov,u111i ~1 ,~lolino larlo 48 .<eppe I t:l .l la rzarì 1;1nv111mi 11.1 Me nalluP. <i,u.,,pµe I I I .l lo li.s.~11 i Alfredo 3,; Ma11~1n i (;inarchi no ll\ li:,r1.occh i l'a/Jw l ii ~l•lllalli .! I/ilio ! Od° Riccanl.o 96 Ma 111eri Ce.w ,·,· IIJ )l:1rwllo ,J/icl, elc IO~ .11<•11,!cs fi11irlo :11; .\ tolli,,111ti 1:"rmel o 110 Ma,111:ajou i (iio11m111i 9(1 M• sara ti F , rnucio 112 ~l .. od111i Gii;.!l'/J/•e t o1 1.1111111hello Br11e,to 16 \la niero /.or e11:u i4 \ tasella R occo t 18 ~le11 rd1in o F nmce\lon a,·o Arlu,·o :ts Ma ntice ,;1ov111111i 90 \las rio tta Eli,1io IB ' "" !06 <:osl1111 li11Q 36 MMca rci Frmireuo I06\1asc1t.-lli G11ulieh110 Il t \k11111!ll:i Arco11r1elo U Mondin, A ngel o IUi Marc.l,e.,eGiv. lfoll.i,lu H l)l assa Gh1.<rJ1pe 99 )lt•1111itì .1/ic/,rle IOJ !lu11d10 G119lirt1110 118 Marchc tll Temi.i/ode 117 Goffr edo 3r, Merrn le lli 1'i,ice11zo l ll"J .\ lonelli /Jn,,.st1J Hl() )larcilli f',·cm.-esco 118 P n,,1111,i., 11111 l!Neu /lmolrno 5 3 .\11111:.:111.,.i Umhuto 12 Ma rco-li111s,•p.Aciiillt'!05 )1assari l i i 11 < . f J1pe 30 /, 111!/i lt<> .\l,111011uli C11rn10 H3 21; lla.s,arvllì (in,.<rppe 2, M,,rl!ni C,'. millo 8•\ )lo nta lto l focenzn 100 Marconc Sl.e(r.rno )la r,·11 ~0 l 1/111no 90 111,ssei l'i11re11zo t i; )h,rlmo l e,·o 7 t Mo111a n ar i ,I/l i/io J8 Ma rengo f.o,·e,1 :o ':!~ \!:asserano (;folio 44 M,•rlo lun,1110 lt~ L11igì 95 1 1 )la r;.:ara Cr,m·e 36 \lassi Ew ,l i<> 641llr~d1i11elli t.omia1 •1 U t .llo111:111u Crescr11:n Hl.~ Ma r;.(a ria liiurnm1i 10;;!_1.1,.ssimo Fr,rnce.<co 81 lle,;anelh 110,wto l t t .l lontr l.-on e A 11ton i ,1 lit Margotta C,•rn ,·e !01 .\!assone Gì11c1u11 0 fi6 llessea Al tss wdro I t8 ' l'i11c~11w fi8 Maria11i l!111·ico H )l:astran~e lo 11/,rn o 1t(l MP:;s,1ro t1i -B,Hl\'e11uti l)lo n1e, 1 A l{eu tl t Gwli11 ltJS 11.,stra nto nio \'inlii11.ce,,1,e 34 M~11 Li liaetano 80 Marirl<'Jli ,1/ichd e tl S ce,a.zo 68 .\lo$,11,a Grnsrppe t t I, Rout, 111 t 1~ Ma rn, i Curio 91 .\las trocnHJUfl Benin11:ifl(ri o IW )J ,,r,w• l'it,,t,nno !07 H111ilfo l'uolo :!I min o 113 .\l,•s,111,,0 Gwsrppe ':!is .\ln ra 1n.1 rro Giaci11ln 1119 Bn,rsto l fi .\l.1st roja11nl A11/011i11061 ~te,sntì Gru/11110 ti 3 Mnrea l'i 11re11zo iS Pru11cP.uO 911 }lasl rn nratteo ,lfiM,;stlca Friwcesro 58 .\lr,rdli .lla·n o 68 Fra11usw H6 chele 5g .\le11rti Tullio i6l)lurc,ch i Afr.wmdr u ! IO Mar m i Pio 10,1 Maslro\'iti /\'1cola 48 .\ lc1.1.atlri Gi11se11pe liii ~lor,· tti f 'rance.<eo tll7 Marino Ciro Hl 11.darazzo t.11.<tu bile 110 1.\li:1 1on na A 11/011l o 5(1 ~l11r~a11trni Cam i l lo 169 Giuuppe U 4 .\I itlia .1/irhele 3! ~li-'cl,ini A 11to11l o 90 \tu ro Vm/J, rlo lii Ptts11unle 74 Ma tlloli N ,ostnr, 105 M,cheh T,o<lòrico 9 ~ ~lù rh10 lJome11ieo 99 S u / o(I//WIJ ltt .\lal 11 eri /iiu~rn,e 40 )lirh1e h l.1tiyi 103 1 End,·o 8~ 1'0111maso IOS ) la 11gerì AlltJ<'ill l01 .l litlo llu <:,11·111,,to 66I F ra11ce&cn 14 1 Mari11one Liov,m11i 109 Fr1rn ~1·sro 99 .11,~ll:icri 1;,ovmrni 40 ~l•1r 11 T<fo 18 1 .lla rh,ucci Jlar i110 51, /\'icolo 48 )llgl 1acc10 f/umcmo 50 )l .. ro.• 1111 ,I/arco Hl,i Ma rio A lf1c1·to 8.i \lauri l11 ipi ~O Ml1,:lmo ,ll11rio 9 6 )lorossi ,; ;ovmmi 10:1 )l:ir ioll i- l!ia11chi (;io. \la u ro Aurelio 78 )1"n w·ca l'i,tro 4! \l orpnrgn t;iacumo tt 6 /larlr1. ~6 \lazza Al,•.<.<1111dro lii 111 ~11a ni Vittorio 8fi,.\b ,., cal i T1Jmmu.so tH5 ~la ro lta f'i/undro 106 Gi us,•p11e t l2 11,i:11eco Afa rio !0•7 \111,ch~lla (ii ovan11i 74 Ga,-.inoo 4~ n ,,sario 61 ,\ t i'!n(•ml P1·rn1ct$CO 5~i)l11scld11i E11rico 100 Marra Giust111>e 96 .\lazz:u.:lia Giovarmi 3u )J d:uni Frm,cesw 1071}los ri Fnrnce,co 115 l larrape., e (;iacnmo tfl8 )lnzzar<'lla //a.<itio IO/, Mile,lli lirnr.#o 8:! M11«a A111frnr 110 Ma rras R11JT11ele 18 Mazza rino Carmelo 64l) lilite Germano ti :i, )h,zzana Carlo 9\


(St{lllt) INDIC E ALYA8BT ICO

Mozzetti li'liseo Mug;(io /liccardo Mun,la Calogrro Munrlu la Gi,ugppe Mura liiov,m11i

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Palumho G11ueppe

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Luigi l'anag ia A11to11i1w Pandolll Amvlfo Gaetano t i! Panid1i Lorenzo 'IO floaolfo

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110 Sal valo,·e 64 IJcchiuzzi Angelo Muraro Carlo 81 OdiJera Luigi Muratori Carlo 5:t Ocl/11 Oddone Mu,ciotto S,!vesh·o 71 ll(ll(no C:ua,·e Mussi Fau~lino 111 uggiano liiovannì Musso B,1rieo 96 Oliaro Guglielmo Musto Paiquale 84 Olloli Fasola Gioàlutant F'ellce US va11ni Muuioli A ntonio gJ Oli,·a Ferdinando Druso lt6 f'rance,co Oli vari Pielro One•tl Car lo Onl(:oro l,11ueppe Onorali Lorm:o

l OO Pellegrlnl Ortsu 50 40 Pe lle grini-Trieste 46 Giulio lt6 t ll6 Pellegrino Lormzo 5\ (17 Pellerioo A11area H 109 Pelosiol Prancuco IU U O P~nco Gio. BaltWa tr7

34 P11ooi Luigi 105 Pennati Gfuseppe 86 48 Panslol Ga.tpare 106 Pennetta Ma-rio 30 t4 Pantano Arturo tt Pennelli Cuore 31 111 Paoh1tU r cruondo 44 Pen la Re11ato 78 Paolini Adolfo 30 Pental(na Rugot:1·0 113 110 Papale 1/ani,ro 38 Pepe Ratraell-0 70 107 Paparo Ji,,ffiule 111 Perantoni Pt1olo tl J 109 Pappalar<loSol11atorelO,l Perassi Giov111111i An26 Parente F et'11inan.ào ~i lot1io t! so Parigi BI/ore 80 Perazio Giovann i 74 I05 Giuse1111e 109 Perego liUlorio 16 107 Paris Andrea 115 l'eretll F1·a11ct$çO 90 Onoralo /,uigj tt3 Parisi l'eh ce IO Porretti l'rance,co t04 c,sart t OO Vincen:o 9J l'erilli Giovo1111i G4 Orlan,ti Ctmre 11 3 Parlati l'aolo !05 Perillo Fra n ce,co 116 Naccarato F\lippn 64 Giovmmi !l'J Parona E11;0 ts't Luigi 113 Giovmrnl lt t /Vino 66 Parri WC1lte1· 94 l'erna Amrdto 16 N.~,:ciaro11e A mleto J:t Vincenzo 5! Pascalo .~11/er/o IO:\ 1•erotta G,utavo 9t l\annhli /"'1 U 3 Orlando Sebadiatw I u l'a.,cali Silvio 109 1•erotto Umberro 76 Napolilan1 ,llelclliorre 30 Orr~llc1> Fausto 109 l':isrhetto J:' erdit1at1l'erozzi Gattano 113 N,.rdacchmuo D01w1o 11o urrù 1/a(f,.ele 103 do '!O l'erreui C:rlllofo1·0 56 N,lrd1 Git1SP1•Pe 74 Ursuu liht ra,·ao ti~ l'asino Eligio 106 ('erri Raffarle ! 09 Nardinl G&11lio ~ Oteri Bdo11rdo 116 1'ast1uale F erdinanPerrier St, fan-0 46 Nar,lono Carlo tli Vi11ce11:o 51 do t04 l'e rra ne G1111cp11e tl8 l\ar,lonl Anlonio fOl Ottolen~IJI lJavidt 11 7 Pasquali Remigio 70 Perroni lii<>va11nf 3l Nar<Jurc, Unm,,11l co 113 Oltonellu Blirico 109 \'incenz11 r,o l'~rro tti Antonio t 06 l\a,cirutwni Afr.,·s111111•:is,1ualigo l'el/egri· PcrsichP.tli Michele 1119 dru tOl 110 lii l'rrtl r. i L1u11i tli ;>,a~i Slrfnno I IO i'assa lac1ua liioacl'iisadorl Eg idio lò3 l'iruitri m...i,,,pe to., chino lò\ P,.• ce Nlcol11 6i l\:italucr l liHi.<e1,11e IOS 11/ich,tanyeto 10$ 1•etrarolr l'incw:o 113 Nnlo li Frm1cr$CO 99 l'ahi, Rub,rto f/13 l'assa111011li Gaetano 36 l'el.rccca M ich,le IOt N,•gri Giov"n "i ll :1 l'ace Lui{li lti l'a,s.1rella ()go ~o l'elrella A n/01110 418 Nc~risuh A u,·tlio l'adli,i /Jrnesto fl(I Pas,arel h Giuseppe 71 l'etn•lli /llyuuerlo ! 07 ,l/111·co 8(i P"cilli Alfredo 76 ' l'a.,~cra Ercult ~Il 'To1·qu,1lv !09 N,...:.:-ro b'ntf'.dQ t4 l'ar ino ti i (i11,.<r11pe tofi Ta ncredi !\S Pctrl 111 Ra(f11ele ti 7 ~ ,·rii 1;"''') 113 l'ac,t.to E•lon,·Jo SO Pas~l'ri /li,111io t 111 l'!'lrone Andreu Ili !\"i·, i:uu /lw tOJ l'~~ano /lrui:ao tlll l'a<toro Frnncesco 7~ l'PI ti n oi li hlome110 i 'J l\irndnu o Suf,mo 11111':,111iar;i F r1·drnao1lo tt t Fi11ce11zo 107 Pettill l Pa~q1tale 5':! N1r,-,l:li A••(1fl01 91 l'al(lin<o A lf,111~0 5t; 1'.1storello Calogero 81 l'ezz~li R/Ju,·rlo .46 l'il"ol<•ra f "tl,r.e 8tlj l'.,~n idlo A f(rP!lu 9t Giu1e11p• I l :\ •••zmna L ,,i11i a l\'1cd,lu ,f i,/c/llÌo /Jomenico 38 Llliorio 2~ l'enrillo /.111r1l ,;s Nu•ri /\'ic()loo l <Jn J>.11,11.10 C,111111/0 113 l'alnnc t armP/o H 1'1:1,·11uat111, lt11{Taele tOi l\'i•rnti Pellc11•ino ,;i,; l'al:11.,.010 1\'lco/6 IOi /,ucio r,~ Pia nori llr uato I lt 1\11.zoll .~ch i lle tl i l'aloriu u- P,11t•r.1 Sia- JPate lla 1;1ora11m lo~J l'ia11t,•lll Gu,$tppe ~i f\'r•Cc (;i,, ,•,n,ni 51 11i ,/110 !06 f'anllrelll s ,1,:i,111 61 Piazr.:i lle11fo111tno :i~ N1l~ ~111 /Jom.e,uco lli ll'dla,i111i .lfll•·io Ol P,w ia 1;11/i111rm ~,; P ir a r.iova1111i IO~ l\on1, fi,n,la mo 9i Pah111,·r1 C:qnui11e Il~ Paz1.1 En,11111110 40 1'11:~r,Ji -~"1,wlo 117 11,,,r,,,/e 9t l',1l1111ni liiusr11pe 111; l',·rdl<l ,;;o,·111111 i 116 l'irar.10 A11lo11io ~4 Ne.la 1:,/io 20 l/11/f1<ete !r. l'ecorario fr11 /f111•l• lj/1 Pwr,.rctta Pr,111a1co ~~ ,Yicula bO l'alutnltnr, Nazzail'e,lr:i1.z1 .~lfr e,10 Hl.I Picr,hini /,11 /g i 1115 1 N•ivdh Jli, tro mq rn,n tllf, 1'e,trlni Anl»n10 5N Pi1•l'in1ni /Wore !t6 N,n·,, ,:,j,11,·,,lor e Ili' Paloml•Pila ArJt1s/i110 u,; l'ela;(all, IJ:11110 IH Ugo ,s l'iunimt.c F ,1, ppo li:! l'al111111,o 1,iusenie 58 1',•llr11r1111 ~·,·11nct.<co 14 1'1rci11 ino 1;;11,,r11pe IOS

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(Srg11e) I NDIC~ Al,PAU~TICO

Piccione /l'i colò 109 Po1.1.i G11Pt a 110 l08 lla nfallli A11l om u lii l ltllRocrn CodOllZO Picco li Gi ova m 1i 56 l)ozi uoli Giuseppe Il! !lanie ri P,·a11« 1co 109 Michele 65 Piccotll Byidio 76 P,reite Cernre 68 Ra~PrO Riu ardo U T,t·e11:io 105 Piceni Giulio 99 Pressare.o Pasq u,,l e I ~ •rnsori P,·a11.ceuo SO. noccl,ieu a Vilt-01·w 96 Picone llc1rlo!omeo 38 r relll Carlo I Hi nattaui Tullo 5• Rodei 111 Ugo 107 Pier ucci Goffredo 30 Prom an geil l'aler io I U Havil B,·,,uto liti !lod i ,htlo nio 109 1 Pigali Giovann i 8t P rmcipato Roberto i 4 llavai<finl /.eopoloJo uo nom a Ferdina11do (lii Piguatari Sal vatore 108 P rl'fltera An tonio 112 Ha•era Guid o 76 llomano B11rico ili Pignalclli Pilippo 26 Prizzi l'al,•1111110 i4 nav,gnani Giuu ppe !07 Francesco 400 Pilato Adol fo 5! P rocacci Arturo ':14 Ile Gluuppe 100 Gennar o 56 Pi tella Aleuandro 56 l' rolllo Anllibale Il:! llccchio11d Bllo,·e s, 18 Afichtle Pimpin elli Pietro 14 Proiett 'l At·ma,«10 60 He)!ard Pietr o 91 ,Vicolo 50 P111aro,Ji Guicto Ili P ronotLo llm edelto lleitani llgo lff i61flomhy Paolo Pio oa Ugo H3 Sulp l z i o u Holl ini Guido 56 Rombola Anlo11 io 44 Pintacu,la SalvaloPro1lerzi • Cu n i Re• ll~n,fa A11t011io 16 H I IRomeo Franct8Co re 48 ne,lelln SI Hen11,, Filippo 6tl Glamhai·tolo 60 Pinto A11lo,1io 103 Pirosdocimo E rno 71 Ga etn1<0 8t Romiti G1tglietmo 10 , Ft·ancesco ti! Provera Giovanfti ~4 lle nn a Seb,.stiono flt ·, nnmuaMI flrunello !07 Piraccin i /, 11igi 117 Pucri d a Fllic1ia GiuRe os l Pieh'o 9t lloocalli Pru11ctsco 107 Piramo Giusepp e 109 seppe l07 nes~gotti B11rteo 41 Roìlchi P,uqtwle lt t Piroli Amedeo 34 P uccinPII• Alfredo tO!! ncstairno Gi 1u,,,pe !07 ftond inini Gi11 como ll•l 1 Pisani Gincomo 110 P ulega Donato 96 llcvc lli Sam uele 116 Ro n~a \'i11ce11:;o 24 1 Pisano Gi ovan ni /Jul· l' utelli Ftt·ructlo to7 Riberi Pi tl r., 801Ro11za'.1l liiacom () IOl\ lim , H5 lllcca Au lon io U 61Rosanagl) Alberto 90 Pispll'O Giovnnn i lii Snlv,,tore 8, 68 Rosa to r.iui,ppe Pispola /fu/f11ello 107 Ricci A11lo11io !08 Ro~ini J>, ~lro toi Pis1,,no /lemo lii At1t,.,,io s ~1Rnssetti L uigi Hl Pitrelli Nievi" ,s Gllstone 4R n os~i .~l(r ccl o 16 1 Pillalu~a f'mnctsco 82 Qu:i,tri Gi11up11e t OS SeTfl(ino 16 Rossi Antonio 50 Plttelli Sal vatore lt t Qua:?lio Cr tio 44 Vi11u11zo li6 Ar tu ro PlVPlti f'rnn cuco 56 v11ar:1 nta Aon..ti,10 fl 7 n iccio Hnl dassan ·e t H Aug11.sll) 103 Pizzarelil Sebaslia,10 7, /,"cia110 U 6 llicc6 Ettor e ;12 Ce., ore !06 Piai llo 1\'irolù IOì Q11arPll:i liio. 8 11lti, Rirl,•lla A11lo1tio ,S Etl111JJ·rJo 11 '1

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Pi,zoraro Clemente

18 sta ! Ofi lliciH•r i Cnrlo 100 En,il i n f07 Pizzocolo ()y11iùe11e H Qu:assnlo J, ,.i11, 110 llicol l i Pro11u ., co 10,ql F,,·rrir.cìv 50 Ple ia N ,ilale 61 \J t1 cirt10 Er /lf.<lfl 7H <lii:• 11f11r1u () IS 1;a.1ta11n Plaz,. a r.eranlo 111 IJ 11er,·n~i" f'rnncesco l Oi Ri;:az,,i l,',uilio 110 Giu,-.,,pe l(l<J Po,Jda l'n rifico So Q11111zii R<1ff,iello l U \li~i:10 Giacomo 109 Ros<lni Tomma.<o fG Poggi ~/arco H f. (.111iraco 1;1uva11ni 1115 lh~hi AlhP1·/o io, :w flosso Ore~te Po lesr /\'rito SO lligliini Pio Etto ,·, IOl llo.sta~n,, Carl o 3', Pul,•stra liillsepJ>e 30 l1 111altli r:,rn,itlr, 111 no1on•io Gi,w ,7,pe 11 0 Poli:Jtir,a D0mr11icanGfovu,nti 10$ llov:a ti Fl'Crnc,•scll tl 6 Ionio /Jasi te to.\ 1; i 11.<P/>Pe ~4 llovrrlo Gi1,c11mo 82 Po lizzi 1111..uio 6G .1/irl<rt, 117 Ro vi~lio ArJ,,,,1,,tn 111 Polloni Alliliu 113 Ra hitU ,fliqrulo tll n,1,.f r i u 40 /111 h1110 Armido 11~ Po /usa l'i11ce11zo Gt, /tacchi Gi,,. / /11/li.,/11 !06 Pltlr11 !fil 51 llucci P1wlo Poli eri11! 4.u~iolo 96 Ba,Ja,•Jli P,·ri rle ti~ Sci1'1011e 111,1 nuro r i11ce11z11 t1 S Pomand f'erd1t111nflall,JIIO Al/ou~o a llis1c:1to hmm11, clr 421Hu zani /.uir,i :H rJo t t ~ 11:ago (;1o m11111i G~ ll ltucci-Cl1111nl A goHuµ-µcri Anfo1,ino Pomini Ouidll ,o fl •!!ù llC S1111uin Il t sliuo 1nn 50 Gi11.<r/>1" Pvrno F.•licc 60 lla1111011'1i Ca111ill o Riva A11t .. ,111l '!O fìtt,,,,ppl' Il t Pompri:11,i C1U"IO 90 f;i,,u,uw i l07 llmbe,·to t8 Hui:~icro (, 111.<11,pc f07 1 Pompon i 6n,·iw !!8 G1of111rnl 114 lliva ltn /t,1ff11Cle I li 26 11,.1ini Comil/o Porcara ls~~10,·o !H n::uneri Ga ~t,rn.,) toi Uivcra Gw."CJJJie IO'J t t l Hu.-...:i h'1·ric,, Po rlezza /.u iai t 17/ Umberto 6t lli1.i /,1u11i ~~ :!G1 .Sc1l oo l"re ;n P11rru Ca r l o IOll ll:a/1111110 Eaole l06 llizzo A lll01J11111 83 nns....;o /Jmoeuico Porro Pitlro 3~,lla 111,•Jl.1 t •i,l ro il f Corw/10 :i8 11111a ~ r b,ui.11110 i4 1 Por1ighol t1 Sle(1mo li i Ha111oi110 Pa,,lo H ll1zrnt1 r; 11u,•ppe Positano Pietro 1118 n.11npi Pietra 46 Rr,l,ha Cl,w d,o Poss.11, Alhirto ò2jt1 u1<taccio .!/,, ri o IOJ llo b111t1 l.uu,.zo 6~1 I 1/lant!J clO 1;n11•sto tot llocca c,1,0 o:;ai>Jtm l Anoet o

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Sahnt i11i ,frl1u·o 71 Srnlc., e Gì,.rgio Snbha,tini ,frn.,ado 11.19 S<'alfat i Allwdo Sa crnrello A11r1el o 11>~ Sca lia Alfonso Sacco /losarfo 66 //oMriu Saccor.ci., J;wilin ~f\ Sra mhia liillvan11i

!&1Si1<hin0IH Ugo 1\2 Signorino llo.i nrio lfi9j5 •11u r1à G•o Balla 3fi :-1lr111.i Gi,..,,ppe

II O•Stutrer1 Mo,·io 48 Stura Francesco H l Sultzer Ellore i8 Sulas Pa•qual, i R,Sil iprnnrli r;,ovaimi H 3 Sulliotti F.fìsio 51l $11let1i Mic!ifle 74 Suma Co•l•no

68' 107 76 96

100 Sacromanl Gio,·gìo 5R:Sc;ina vino z ,({iri110 5! Sacr;1 Brrìco 1101,;cnrpie ri Ce.,are 58t ih·csl ri Fr1111cesco IOJ ,unserl Giuseppe 58 Sa0 t1a l nrm:o IO ,;, arri, Enrico H ISimroni Ale., ., ,111dro 3~ Suraci Brm10 81 Sa llJno S,·t,a,li,111<1 Il 11Srarrell11 lù1 cn, ;o 6l! Simon,•tta L1,i,1i t1\f, Surdi D0mn1ico 38 Sa)?gi11i Hr11r13lo I!! Sr:iri .. 11a ,1/,cliele &Cl1S,moni ~ :;usca D0m e11ìco 99 f't·o11ceuo 115 S ·lo1:l\'1rn1 ,Ilar i o t l~jSim ula fi11,1lrlo 40 ,;usca l'ilo 99 S:,i::11 011i Augusto 3ii Sd11 ra11i l'for,11:0 50 S1n:q,i l'lnren zo 5! Suizi Filippo 00 S;iija Paolo 42 Sd11rr11 r;11gli,lmo IO:\ Si11g litieo Gluuppe 46 Salem Alt -,llndro ,16 Sdiinl />it lro u S111 i,i G1i i,lo ,s Salerno /.1<ìy i 81 S~11,,.11a t:aelrrno 46 Sirer i (;iuu pp,. t8 Sali11:ui S,111'/IIOre Il Sc11heri 1'(11a n zo 62 ~iri)(nanu f'elice 105 1 Sa lln <tin /, 11ig i 60 S1'i1111' 111i E1·am10 I 18 Sirùm ho 1\'ul ale \OJ &ilom nn~ (; ,u, ,•/>J)e 86 Sl"ir, 11 Ge1111,u·o H Smurra / 1/flro 11 7 <,iuse1111e t ()f, Sr·i11111hal;i 1;,11,eµp« 111 s..1111 S"uli ~2 Tahasso Si sto 109 i6 Sd :11·0 l ui!li 1110 ,;u!l~iu ,f 11/011in t\ 8 Tahtll'rlll l'irgilio lii Sa lsu1111 Gu elnuu Sa h ·at11re /)n,11miro n S,·o l,,rl ilfol'io 64 Sogno A1·111rn1do 5! Tacchini 'r111/10 64 Gtnl'/mui 111 Sr,, lc rl S11r1111 l <11·t sr, Sola /:rn,•, ln 110 Talcnll Cesary Sii S a ll'alori 1;11,~•'l1J•e 01 Js ,·on11111·)(11a A11lo11 io W8 So lari Cn11re 4$ r allnrir.o /111ni{ario 11 S:llw ui /1,,tn 1n5\S,·opi11ar, , //111[11fle lit Solilro Al ,$,nndr o 9l Tam G11uhtlmo 36 Sa ll·i A,1111(11 11 0 S,·orria Gu,.i ,pµ e ;,, Suler , Giovam,i 8! 1':,manh ,·asco fil Salvi111 1:.t.<ll•'' ~o ., col o Fl 117,/JO 3~ Sr,li111P11P. Ar lulle 106 ra 11r rc,1I ,f1·iilide s, Sam11ry / 1,,,,111mìo 10:; S,·11Lti rti l'r.-io l roSolito l-'1 1,pp n t OS Tnn~heron, /mule M

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San,lrelli li•,ncn Sanrlr,ni /'111/J1•,·111 San rnll i A<l1•frhi

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hllN>zione ed Ammlnll!lraatone: Piana Cuour, 1 7 • Roma

CONDIZIONI l>l ARHONAMENTÒ. t• Il <Jwrnale di medicina mili111 r e i.i p11blilira r ullimo l!'iorno di eiHCUD mese in fascicoli di 5 fogli di stampa. 2" L 'abbona m ento i., annuo P Jt'cur-re òul 1° ge11naio 3• I l pr<!zzo ddl"11bboname11lu è: P er l' Italia e 111 Colo111a Br1Lr·e11 Per l'Estero .

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4° L'abbonam~nlo non dii-d.,llo pri ma del 1' Jicembre s'intende rinnov e~o Jctr 1'n1111n i"n,·cei",.ivo. · 5• I ,.,i.r11nri Ahbonali milit.ur1 m cll'c1l1"ill1 rii !'<e rvizio pos,.ono pa /l°are l'11n· ,)n r t,, Jell'u hhnrrn m,-ntn pPt· mezzo der 1·1srell1 vi cnnrnnt11mli di corpo (an c he 'l ra te nie11:;1il). !.• Pt•r i !'Ol i 11l?i<; iHlr medic i (d,·ll" E·r-r,·iln e dol l A Marina) ~ ammes!;'O un ·1 11honnm rulo l'nmnlati,·o n l Giorno/e d i 1,,et!1r1 nn m,liwre ed nirli A nnali rii meau:irw 11111•0 /,: e: co CJ1t i11/e al pl'ei.zn ,-1 j L. 18 an1111P. P~r cytl,·1.'... r e lale abhonnmPnto gli 1.1 l,h1111«Li d el g ior1111le d, 111,•d ic i,rn n 11lr l11 1·0 rle"o110 far pervenire d1 1",·1l1111,011le I.. fi. 11 i\ '011.11,i11is trl:l l ione Ù<'µ-li Annuir (prc,so il n 1i111s lero · dellll :\! 11ri11n) ;n A i lihro1 !'-1 :·a lo senni.-, del IO •, 0 • 1na ;,ollnnto p,w p-li 11hhonamenli tielle pt1r~o111• e ch·;zli e 1,ll non m 1.1111rr, che 11011 p ,)"-"(JIJO f'1•u 11·e della f'acil i tazrone d, l'IJ i 111 11 5 o fl. K" I e !>pe><e f•Pr c!l 1 i>!'-tn111 , e q11 ~·1le per le tavole litog-rnfkhe , fot,o~raf.cli e. ,•cc .. c.1,~ a cc0111paµ1.1.1"'"1·ro l0 " "·rnnrie , sono a cnr,co degli a11lor 1. H0 ( i li ttu lnri delle m/1\1 110: re POt1·u1111n av,·rne gli estratti fa cendoae richie• l.8 1;\\'11110 d,-.l\'i11vio ù,·11(1 b, ,zz~ ·,:orrl'Lle. G l i O!=<lr11 tl1 ~0110 di d ue 1i1,i : TrPu ;t . Con r n 111• rli111l i n bianco, ;"8117.ll fr ontespi1.10, e colla impagina tura e 11111111•rnzinn r> ci el fai-cicol o 1 T IPO B . Cu11 .:ope~\1111J :-illl111 p u t n , f1·onle,.p1zio, impai;zinalura e nume ra, zir,n e spei;rale

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Pntr1111110 avPr!;'i e!<lrAlli rn r1nt11 e f(II·malo diversi, preYii accordi pe1'80nu\1 Ira ,-li A11to r1 e la Ti1,01tn.1r1~ 10• \ 1n8Tlf)~cr1tt1 non - r t'!'Lr tu1!<cono .


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